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+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 79031 ***
+
+ KENILWORTH
+
+
+ DI
+ WALTER SCOTT
+
+ VOLGARIZZATO
+
+ DAL
+ Professore Gaetano Barbieri.
+
+ »E beltade e virtù, congiunte al paro
+ »L’eccelsa figlia di Tudor fregiaro;
+ »Tremi chi nanti a noi con felli accenti
+ »L’augusto nome lacerar s’attenti
+ IL CRITICO.
+
+ TOMO TERZO.
+
+
+
+ NAPOLI,
+ Presso R. MAROTTA e VANSPANDOCH.
+ 1825.
+
+
+
+
+KENILWORTH.
+
+
+
+
+CAPITOLO PRIMO.
+
+ S’avvicina il momento: è giunto: or tocchi
+ Di tua carriera la gran meta. Gli astri,
+ Che parteggiar per te, vinsero: amico
+ D’ogni Pianeta t’è l’influsso: ognuno
+ Co’ segni suoi giunto il gran dì t’addita.
+ _Schiller._
+
+
+Pervenuta era al suo termine una sì rilevante ad un tempo e penosa
+giornata. Il navilio del Leicester, dopo avere sofferto più d’una
+burrasca, e urtato in più d’uno scoglio, entrò nondimeno in porto a
+bandiera spiegata, allor quando quest’uomo straordinario, raggiunte le
+soglie della propria abitazione, si trovò estenuato, siccome appunto un
+nocchiero al cessare della tempesta. Non profferì egli una parola in
+tutto il tempo speso dal Ciamberlano nel cambiare il ricco mantello da
+Corte in una veste da camera foderata di pelliccia; ed allorchè questo
+uficiale gli annunziò, che Varney desiderava parlare a sua Signoria,
+rispose solamente collo scuotere il capo, come uomo dominato da mal
+umore. Varney entrò ciò nonostante, interpretando un tal segno come una
+tacita permissione; onde il Ciamberlano si ritirò.
+
+Il Conte, che teneva appoggiata sulla propria mano la testa, ed il
+gomito sul tavolino che gli stava a fianco, rimase silenzioso ed
+immobile in quella positura, come quasi non s’accorgesse dell’arrivo
+o della presenza del suo confidente. Il Varney studioso d’indagare in
+quale stato d’animo si trovasse un uomo che in quel giorno medesimo
+avea ricevute sì moltiplicate e variate impressioni, e tutte violente,
+aspettava che il Conte aprisse egli stesso il discorso. Ma questo
+aspettare fu indarno, e fermo l’altro nel tacersi, con tai detti il
+confidente ruppe il silenzio scambievole.
+
+«Poss’io congratularmi colla Signoria vostra della ben meritata
+prevalenza che ella ottenne in tal giorno sul più terribile de’ suoi
+rivali?»
+
+Sollevò il capo Leicester, e mestamente, ma senza sdegno, rispose: «Tu,
+Varney, che colla tua mente, vaga soltanto di correre le vie tortuose,
+mi traesti in tale labirinto di bassi artifizi, puoi giudicare s’io
+abbia, e quai motivi io m’abbia, per congratularmi con me medesimo.»
+
+«E che? mi biasimereste forse, o signore, perchè al primo scoglio
+che ci si presentò, non fui primo a tradire un segreto, da cui
+dipende la vostra sorte, e che tante fiate e con sì premurose istanze
+raccomandaste alla mia prudenza? La Signoria vostra era presente.
+Quando che vi fosse piaciuto, non era forse in arbitrio vostro il
+contraddirmi, e perder voi stesso, confessando la verità? Ma non
+certamente si apparteneva ad un vostro fedel servo lo svelarla senza
+che gliene deste un comando.»
+
+«Non posso negarlo, o Varney (disse il Conte che indi si levò, fattosi
+a traversare con lunghi passi la stanza). La mia ambizione fu quella
+che tradì il mio amore.»
+
+«Dite piuttosto, o signore, che l’amore tradì sul più bello i disegni
+del vostro innalzamento, chiudendovi il cammino ad un avvenire colmo
+di possanza e di onori, a quella sorte brillante, che l’Universo non
+può offerire fuorchè a voi solo. Premuroso di assicurare alla mia
+rispettabile padrona il titolo di Contessa, perdeste l’occasione di
+divenir voi medesimo...»
+
+Qui troncò a se stesso il proprio dire Varney, come se un concentrato
+rammarico gli avesse impedito il continuare.
+
+«Di divenir io medesimo?.... qual cosa? (gli chiese finalmente il
+Leicester). Parla chiaro, o Varney.»
+
+«Di divenire voi medesimo re, e quel che più monta, re d’Inghilterra.
+Nè col parlare in tal guisa offendo io del certo la Regina. Poteva
+egli accadere altrimenti, tostochè cedendo al voto generale dei suoi
+sudditi, fosse venuta all’istante, non forse lontano, di scegliersi uno
+sposo in cui si unissero nobiltà, avvenenza e valore?»
+
+«Tu sei pazzo, o Varney, rispose il Leicester. Per altra parte, a’
+dì nostri non abbiam forse veduto bastanti cose per far abborrire a
+qualunque uomo una corona nuziale tolta dal grembo della sua donna? Hai
+forse dimenticato quello che accadde in Iscozia a Darnley?»
+
+«Darnley! disse il confidente. Signore, e che mi parlate voi di quello
+sciocco, di quell’imbecille, di quel giumento sellato a tre basti, che
+si lasciò lanciare in aria come un razzo tratto in giorno di festa? Se
+la Stuarda avesse avuta la sorte di sposarsi a quel nobile Conte, che
+parve un dì chiamato dal destino a dividere il soglio con lei, le cose
+avrebbero preso assai diverso andamento. Ella non sarebbesi in allora
+dimenticati i riguardi dovuti ad un tale sposo, e voi avreste trovato
+in essa una moglie docile ed affezionata, quanto possa vantarla un
+gentiluomo di villaggio, avvezzo a vedere la propria compagna, che ne
+segue cavalcando i cani da caccia, o gli tiene la briglia del cavallo,
+mentre egli sta per salirvi.»
+
+«Poteva forse accader quanto dici, o Varney (replicò il Leicester,
+e tosto un lieve sorriso d’amor proprio soddisfatto ne schiarì la
+fronte in pria nuvolosa). Enrico Darnley conosceva poco le donne.
+Tutto altr’uomo più pratico di questo sesso, avrebbe facilmente
+mantenuta la dignità virile al cospetto della Scozzese. Ma non può
+dirsi altrettanto per chi avesse che fare con Elisabetta. Credo
+che Dio nel darle un cuore di femmina, le compartì ad un tempo un
+cervello maschile per frenare questo cuore. Oh! la conosco troppo.
+Ella accetta bensì pegni d’amore, e contraccambia di egual prezzo i
+propri adoratori; ben collocherà nel proprio seno le amorose poesie che
+le si offrono, ed altre ne saprà pur anche rispondere, e condurre le
+galanti corrispondenze fino al termine che divengano un mutuo cambio
+di affetti, ma _nil ultra_ ove trattisi di tutto quanto può lusingare
+un uomo ambizioso. Costei non abbandonerebbe un _iota_ del suo potere
+supremo per l’intero alfabeto dell’amore e dell’imeneo.»
+
+«Tanto meglio per voi, o signore, disse il Varney, tanto meglio per
+voi, intendo, se tale, come supponete, fosse la mente della Regina
+da non poter voi aspirare al titolo di suo sposo. Ne siete però il
+favorito, e vi conserverete tale sintantochè la signora del castello di
+Cumnor rimarrà nel buio che la nasconde a tutti gli sguardi.»
+
+«Povera Amy! (disse il Leicester mandando un profondo sospiro). Ella
+che brama sì ardentemente, di essere riconosciuta alla presenza di Dio
+e degli uomini!»
+
+«So bene che ella lo brama, rispose Varney, ma è egli ragionevole un
+tal desiderio, o Signore? I suoi scrupoli religiosi non sono al fine
+soddisfatti? Essa è già sposa legittima, onorata ed amata siccome tale;
+gode della società del marito ogni qualvolta egli può esimersi da
+indispensabili doveri. Che può ella dunque bramare di più? A me sembra
+che una persona affettuosa e d’indole tanto soave, com’ella si mostra,
+piuttostochè menomare in alcun modo gli onori e la futura grandezza del
+suo sposo col volere immaturamente dividerne le prerogative, dovrebbe
+acconsentire a condurre anche tutta la vita nella oscurità in cui
+trovasi presentemente; oscurità, che ben calcolando tutte le cose, non
+è da posporsi all’ingrata vita cui si vedea costretta nel miserabile
+castello di Lidcote.»
+
+«Avvi, nol nego, qualche cosa di vero in quanto dici, o Varney, e
+vedrei tutto perduto se Amy comparisse alla Corte. Però, come impedire
+ch’ella si presenti a Kenilworth? Elisabetta non dimenticherà gli
+ordini dati a tale proposito.»
+
+«Lasciatemi dormir sopra a questa difficoltà, disse Varney. Non posso
+così su due piedi aver formata tutta la pianta di un disegno che mi sta
+or nella mente, e che concilierebbe i vantaggi di soddisfar la Regina,
+di non offendere la mia padrona, e di lasciare questo fatale segreto
+sepolto nel buio in che ora trovasi avvolto. Vostra Signoria ha altri
+ordini da darmi per questa sera?»
+
+«Bramo essere solo, rispose Leicester; lasciatemi; mettete su quel
+tavolino la mia cassetta d’acciaio, e state pronto a ricevere gli
+ordini che dovessi darvi.»
+
+Non appena si fu ritirato Varney, il Conte aperse la finestra del
+proprio appartamento, e dopo avere trascorso lungo tempo a contemplare
+le stelle che in brillantissimi gruppi ornavano una delle più belle fra
+le notti ancor vedutesi in quella state, lasciò sfuggirsi tai detti
+senza avvedersene.
+
+«No: mai non ebbi tanto d’uopo delle costellazioni del Cielo: troppo
+oscuro e intralciato è il mio cammino su questa terra.»
+
+È noto che in tal secolo si avea grande fiducia nelle vane predizioni
+dell’astrologia giudiciaria; ed il Leicester, benchè generalmente
+immune da tutte l’altre superstizioni, non era superiore sotto questo
+aspetto al secolo in cui vivea. Che anzi niuno potè starsi dal por
+mente all’incoraggiamento da lui dato ai professori di tale pretesa
+scienza. Nè per vero dire è cosa maravigliosa, che il desiderio di
+conoscere l’avvenire, sì comune agli uomini d’ogni paese, domini con
+assai più grande forza sopra coloro, la cui vita si passa fra gli
+avvolgimenti e le cabale della Corte.
+
+Dopo avere il Leicester adoperata tutta l’attenzione per iscoprire se
+mai la sua cassetta d’acciaio fosse stata aperta, e se la serratura
+trovavasi tuttavia nello stato in cui egli l’aveva lasciata,
+v’introdusse la chiave. Indi ne trasse una certa quantità di monete
+d’oro contenute entro una borsa di seta, poi una pergamena, sulla quale
+erano dipinti i segni planetarii, e le linee e le cifre numeriche,
+di cui si valgono i facitori d’oroscopi. Dopo avere contemplati
+minutamente questi mistici indizi, levò dalla cassetta medesima una
+larga chiave, poi sollevando la tappezzeria, l’adattò alla serratura di
+una piccola porta nascosta in un angolo della stanza, e che metteva ad
+una scalinata fatta entro la grossezza del muro.
+
+«Alasco, (disse il Conte alzando la voce, ma in tal guisa che lo udisse
+soltanto l’abitante della torricella cui conducea quella scala).
+Alasco! ripetè egli, discendi.»
+
+«Vengo, signore,» rispose una voce dall’alto della torre, e il camminar
+lento d’un vecchio faceasi udire lungo quella scaletta a lumaca;
+finalmente Alasco comparve nell’appartamento del Conte. L’astrologo,
+uomo di bassa statura, pareva assai attempato: la bianca barba gli
+scendea lungo il suo nero mantello fino alla cintura di seta: bianchi
+ne erano parimente i capelli; ma le sopracciglia apparivano nere,
+siccome gli occhi vivaci e scaltriti ch’esse adombravano; singolarità,
+che dava un’apparenza affatto straordinaria alla fisonomia del
+vegliardo. Fresca però ne era tuttavia la carnagione, colorate le
+guance, e gli occhi che già descrivemmo rassembravano quelli d’un
+sorcio; tanto maligno e malauguroso ne era lo sguardo. D’una specie di
+dignità non andavano privi i costui modi, e l’interprete delle stelle,
+comunque rispettoso, sembrava uomo assai agiato, e che assumeva persino
+il tuono dell’autorità conversando col primo favorito d’Elisabetta.
+
+«Voi vi eravate ingannato ne’ vostri pronostici, o Alasco (disse il
+Conte dopo avergli restituito il saluto). Egli è convalescente.»
+
+«Figlio mio, replicò l’astrologo, permettetemi ricordarvi ch’io non
+mi feci mallevadore della sua morte. Tutti i pronostici che noi
+possiamo ottenere dai corpi celesti, dalla loro forma, e dalle loro
+congiunzioni, sono sempre soggetti alla influenza superiore della
+Divina possanza.
+
+ «Astra regunt homines, sed regit astra Deus».
+
+«E a che giovano dunque tutti questi vostri misteri?» domandò il Conte.
+
+«Giovano assai, figlio mio, rispose il vecchio, perchè dimostrano
+il corso naturale e probabile degli eventi, benchè questo corso sia
+subordinato ad un più alto potere. Così, se la Signoria vostra tornerà
+ad esaminare l’oroscopo ch’ella assoggettò all’arte mia, potrà vedere
+che Saturno è nella sesta casa opposta a Marte, che questo Pianeta
+dà addietro nella _casa della vita_; nè si potea far di meno di non
+leggere in tutto ciò una malattia lunga e pericolosa, di cui l’esito
+sta nelle mani della Provvidenza, benchè quest’esito per solito sia la
+morte. Nondimeno, s’io sapessi il nome della persona di cui si tratta,
+potrei tirare un altro oroscopo.»
+
+«Il suo nome è un segreto, disse il Conte. Pure sono costretto a
+confessare, che la predizione non si appose in tutto al falso. Ei fu
+infermo, pericolosamente infermo, ma non al punto di morire. Hai tu
+novellamente tirato il mio oroscopo, siccome te ne diede il comando
+Varney? Sei tu presto a scoprirmi qual cosa predicono gli astri sulla
+mia fortuna avvenire?»
+
+«La mia arte è tutta per voi, disse il vecchio, ed eccovi, figlio mio,
+la carta della vostra fortuna, brillante al pari dei fuochi medesimi
+di que’ sacri segni ai quali il nostro destino è soggetto. Questa
+fortuna che vi predico però non andrà affatto esente da difficoltà, e
+da pericoli.»
+
+«Se fosse altrimenti, ripigliò a dire il Conte, io sarei al di sopra
+d’un mortale. Proseguite pure a chiarirmi le cose, e persuadetevi di
+parlare ad uomo pronto a tutto quanto i destini gli serbano, e risoluto
+ad operare o a sofferire qual si conviene ad un nobile Inglese.»
+
+«Quel coraggio che ti fa pronto all’una o all’altra delle due prove,
+dee sublimarsi ancor maggiormente, rispose il vecchio; le stelle
+sembrano annunziarti un titolo più superbo, un grado più fastoso.
+Tocca a te l’indovinare il senso di una tal predizione, e non a me lo
+scoprirlo.»
+
+«Deh! mel dite, ve ne prego, ve lo comando,» dicea il Leicester, e in
+ciò dire si faceano ardenti al par di brage i suoi occhi.
+
+«Nè posso, nè voglio dirlo, replicò il vecchio. Lo sdegno de’ principi
+è eguale alla collera del leone. Ma poni mente, e giudica di per te
+stesso. Qui Venere, ascendendo nella _casa di vita_, e congiunta col
+sole, sparge ondate di luce, ove lo splendore dell’oro si mescola con
+quel dell’argento, certo presagio di potere, di ricchezza, di dignità,
+di tutto quanto alletta l’umana ambizione. Quel Cesare sì rinomato
+ne’ fasti dell’antica e potente Roma, non intese mai dalla bocca de’
+suoi Aruspici un avvenire di gloria da paragonarsi con quello che,
+invigorita dalla fecondità di un tal testo, potrebbe sfoggiare al
+figlio mio favorito la mia sapienza.»
+
+«Tu ti prendi giuoco di me, o vecchio,» disse il Conte, maravigliato
+del fervore che l’astrologo poneva in quella sua predizione.
+
+«Forse che questo è momento di scherzi per tale che, siccom’io, ha gli
+occhi fisi verso il Cielo, e i piedi sull’orlo della tomba?» replicò
+con solenne tuono il vegliardo.
+
+Il Conte fece due o tre passi nel suo appartamento, tenendo le braccia
+distese, e qual uomo che ubbidisse ai cenni di un fantasma, che lo
+eccitasse ad alte imprese. Pure nel volgersi addietro sorprese l’occhio
+dell’astrologo immobile sopra di lui, ed una maliziosa furberia
+dipingevasi negli sguardi indagatori che costui lanciava per traverso a
+quelle nerissime sopracciglia. L’anima altera e sospettosa di Leicester
+prese fuoco tutto ad un tratto; si lanciò sopra il vecchio partendosi
+dall’estremità di quel vasto appartamento, nè si fermò, che allorquando
+la sua mano distesa fu quasi addosso al corpo dell’astrologo.
+
+«Sciagurato! diss’egli, se per tua disgrazia ti fossi avvisato di
+darmi ad intendere chimere, son tale da farti scorticar vivo. Confessa
+che t’hanno pagato per ingannarmi, per tradirmi. Confessa che sei un
+impostore, e ch’io sono la tua vittima, il tuo zimbello.»
+
+Il vecchio diede alcuni indizi di sbigottimento; ma non però maggiore
+di quello, che avrebbero potuto destare perfino in chi fosse stato
+innocente le furie subitanee impadronitesi in allora del Conte.
+
+«E che vuol dire una tal violenza, o signore?» tosto si fece a dire.
+«Come posso io essermi meritato la vostra collera?»
+
+«Provami, rispose, tuttavia fuor di se medesimo il Conte, provami che
+non ti sei concertato co’ miei nemici.»
+
+«Signore, rispose il Vecchio con ben mentita dignità, voi non potete
+avere su di ciò prova migliore, siccome quella che vi sceglieste da
+voi medesimo. Ho trascorse le ultime ventiquattr’ore rinchiuso in una
+torricella, di cui voi solo vi riteneste in poter vostro la chiave.
+Ho speso il tempo della notte in contemplando con questi miei occhi,
+pressochè spenti, tutti i corpi celesti, e ho travagliato nel durare di
+tutta la giornata il mio ingegno a compiere i calcoli che nascono dalle
+combinazioni di tali pianeti. Non gustai cibo terrestre. Non udii una
+voce d’uomo soltanto, e ben vi è noto che l’udirla m’era impossibile.
+Pur v’accerto io, che ho passate, vi dissi, queste ventiquattr’ore
+nella solitudine e nella meditazione, vi accerto, che la vostra stella
+ha dominato sull’orizzonte; onde o il luminoso libro de’ cieli ha
+mentito, o un felice mutamento debb’essere oggi accaduto nella vostra
+sorte. Se in tale intervallo, nulla occorse per cui la vostra possanza
+abbia acquistato maggiore fermezza, o siasi aumentato il favore di cui
+godete, allora del certo non sarò io che un impostore; e la divina arte
+che nacque nella pianura della Caldea, non sarà null’altro che una
+bassa furfanteria.»
+
+«Egli è vero, disse il Leicester, fattosi più tranquillo, che tu eri
+strettamente rinchiuso, ed è parimente vero quel cambiamento delle cose
+mie, che tu racconti avere letto negli astri.»
+
+«E perchè dunque, o figlio, mi aggravi con tai sospetti? (disse
+l’astrologo prendendo un tuono esortatorio). Le intelligenze celestiali
+mal soffrono una tale incredulità, se anche alligna negli uomini ad
+esse i più favoriti.»
+
+«Chetati, o vecchio, rispose il Leicester, io m’ingannai; e sii pago
+d’aver udito da me tal confessione, cui nè per bassa condiscendenza, nè
+per iscusarsi, le labbra di Leicester discenderanno più mai, se non è
+appunto innanzi al potere supremo, al quale tutto dee prostendersi su
+questa terra. Ma passiamo ora a ciò che mi tiene sollecito l’animo in
+mezzo a queste tue visioni d’un avvenire brillante. Tu dicesti esservi
+ancora una parte di prospettiva men lieta. La tua scienza può essa
+istruirmi d’onde il pericolo è da temersi, e qual sarà lo strumento che
+lo condurrà sopra di me.»
+
+«Le sole cose che la mia arte mi permette soggiugnere in risposta alla
+vostra interrogazione son queste, disse allora l’astrologo. Il lato
+sinistro degli astri vi annunzia qualche spiacevole vicissitudine,
+siccome cagionata da un giovine.... forse un rivale. Ma non iscopersi
+se un tal rivale debba esserlo in amore, o nella grazia della Regina.
+Sola particolarità ch’io possa dirvi di più, è la seguente: il rivale
+viene dalla piaggia d’occidente.»
+
+«Dalla piaggia d’occidente! Basta così, sclamò tosto il Leicester,
+perchè da tal piaggia appunto vien la tempesta. Le contee di
+Cornovaglia, e di Devon! Raleigh, o Tressiliano! È chiaro che gl’indizi
+portano sovr’un di questi. Io debbo dunque liberarmi d’entrambi. Saggio
+vecchio, s’io ti feci ingiuria, ne avrai almeno una generosa ricompensa
+da quel medesimo che t’ingiuriò.»
+
+Detta la qual cosa trasse dal suo scrigno che gli stava innanzi una
+borsa piena d’oro. «Eccoti il doppio di quanto ti promise Varney.
+Sii fedele nel custodire i miei segreti, ubbidisci alle istruzioni
+che ti verranno date dal mio grande scudiere, nè ti dolga di alcuni
+istanti molesti che tu debba per ben servirmi trascorrere nel ritiro.
+Te ne sarà tenuto largo conto, non ne temere. Olà! Varney, conduci
+questo rispettabile vecchio nel suo appartamento; non lo lasciar
+mancare di nulla; ma soprattutto prenditi gran cura ch’ei non abbia
+corrispondenza con chicchessia.»
+
+Varney, già comparso al primo cenno, chinò il capo dopo d’avere uditi
+questi ordini; l’astrologo non si congedò altrimenti dal Conte che
+col baciargli la mano; indi seguì il grande scudiere in un altro
+appartamento ove stavano per l’indovino preparati vino e reficiamenti.
+
+Sedutosi costui all’apprestatagli mensa, il Varney chiuse colla massima
+cautela due porte, ed esaminò la tappezzeria per accertarsi che nessuno
+fosse ivi a spiare; indi sedutosi rimpetto al suo personaggio, cominciò
+in sì fatta guisa ad interrogarlo.
+
+«Intendeste voi i segni che vi feci mentre tanta altezza ci disgiugneva
+l’uno dall’altro?»
+
+«Sì, disse Alasco (tale era il nome che in questo luogo si dava il
+mariuolo) ed agli stessi segni mi conformai nel tirare il mio oroscopo.»
+
+«E lo spacciaste senza incontrare difficoltà?»
+
+«Non vi dirò senza difficoltà, ma lo spacciai; nè ho dimenticato di
+accennare, come fu nostra intelligenza, un pericolo che potea scaturire
+dalla rivelazione di un segreto, e da un giovine venuto dall’Occidente.»
+
+«I timori in cui si sta il mio padrone, e la sua coscienza, ne
+guarentiscono ch’ei crederà vere così l’una come l’altra delle
+predizioni, risoggiunse il Varney. Non vidi mai uomo lanciatosi nella
+carriera ch’ei corre, conservare con tanta forza i ridicoli suoi
+pregiudizi. Ma non ho già scrupolo nell’ingannarlo, poichè si tratta
+de’ suoi vantaggi medesimi. Parliamo ora de’ vostri altari, saggio
+interprete delle stelle, perchè io posso dirvi la vostra sorte meglio
+che tutti i pronostici possibili. Sappiate dunque che vi è d’uopo il
+partire di qui sull’istante.»
+
+«Non voglio saperne altro, disse impazientendosi Alasco. Troppe
+agitazioni d’ogni genere ho provate da poco in qua. Dopo essere stato
+per giorni e notti chiuso entro il breve ricinto di una torricella,
+voglio godere finalmente della mia libertà, e proseguire ne’ miei
+studii, ben più importanti, che nol sono i destini di cinquanta uomini
+di Stato, o di cinquanta cortigiani, ch’io paragono volentieri a bolle
+d’aria, le quali si sollevano, e scoppiano tosto nell’atmosfera di una
+Corte.»
+
+«Voi farete come crederete meglio (rispose il Varney, con quel
+riso sardonico che una lunga consuetudine avea fatto famigliare ai
+lineamenti del costui volto, e che è preso per distintivo dai pittori
+allorchè vogliono dipingere il Diavolo). Godete pure della vostra
+libertà, e continuate ne’ vostri studii fintantochè i pugnali degli
+uomini stipendiati dal Sussex attraversando il vostro mantello, non vi
+vengano a salutare le coste.»
+
+Impallidì il vecchio a tai detti, ne’ quali così il Varney continuò.
+
+«Credete voi ch’egli non abbia offerto una ricompensa a chi arresterà
+il malvagio ciarlatano e venditor di veleni Demetrio, che fornì certe
+preziose droghe alla cucina di sua Signoria? E che? Impallidite,
+vecchio amico? Sarebbe forse perchè il vostro Alì vede qualche
+disgrazia nella _casa di vita_? Ascoltami: noi ti manderemo in
+un’antica abitazione di campagna che m’appartiene; tu menerai ivi la
+tua vita in compagnia d’un buon rusticano, e gli trarrai ducati col
+soccorso della tua alchimia, ch’è quanto di buono, cred’io, ella sappia
+fare.»
+
+«Tu te ne menti, derisore temerario quanto scortese (disse Alasco che
+un impotente sdegno fece tutto fremente). Non v’è nel mondo chi ignori
+essermi avvicinato alla perfezione più di quanti chimici sono sopra la
+terra; nè fra questi se ne trovano sei che mi pareggino nel possedere
+un’approssimazione esatta al _Grande Arcano_.»
+
+«Via, via, disse interrompendolo Varney, a che, in nome del Cielo! far
+meco queste commedie? Forse che non ci conosciamo l’un l’altro? Io ti
+credo sì ben innoltrato, sì perfetto ne’ misteri della furfanteria,
+che dopo avere ingannato tutto il genere umano, sei giunto persino ad
+ingannar te medesimo; tal che senza cessare dal far tuo zimbello i tuoi
+simili, sei divenuto in tal qual modo il tuo proprio zimbello. Non fare
+il vergognoso, che non ne hai il motivo. Tu sei erudito. Ecco ch’io ti
+presento un conforto classico:
+
+ «Ne quisquam Aiacem possit superare nisi Aiax.»
+
+Tu solo potevi ingannar te medesimo dopo che riuscisti ad ingannare
+tutta la confraternita dei _Rosa-Croce_. Niuno giunse più di te ad
+alta meta nel _Gran Mistero_; ma fa che questi miei detti entrino bene
+nel tuo orecchio: Se il veleno posto per opera tua nel brodo di Sussex
+avesse avuto effetto più sicuro, stimerei un po’ più questa tua chimica
+che tanto porti alle stelle.»
+
+«Tu sei uno scellerato indurito nella colpa, o Varney, rispose Alasco;
+molte persone ardiscono commettere azioni di tal natura, ma non hanno
+poi l’impudenza di parlarne.»
+
+«E molte ne parlano, che non ardirebbero di commetterle. Ma non andar
+in collera. Io non voglio attaccar briga con te. Povero me se il
+facessi! Mi crederei costretto a vivere per un mese di sole uova, onde
+cavarmi con sicurezza la fame. Dimmi dunque tostamente, come ti sia
+fallita la tua arte in un’occasione di tanta importanza.»
+
+«L’oroscopo del conte di Sussex, rispose l’Astrologo, annunzia _che il
+segno dell’ascendente essendo in combustione_...»
+
+«Finiscila una volta con queste tue scipitezze. Credi forse aver che
+fare con un compare?»
+
+«Perdonatemi, disse il vecchio, vi giuro non conoscere io fuorchè un
+solo rimedio che fosse stato capace di salvare la vita al Conte; ma non
+v’è uomo in Inghilterra, che sappia tale antidoto eccetto me, e per
+altra parte gl’ingredienti necessari a comporlo, e principalmente un
+d’essi, sono sì rari, che è quasi impossibile il procurarseli. Laonde
+mi è forza credere, ch’ei debba solamente la propria salvezza ad una
+costruzione di polmoni e di parti vitali più robusta che in uom vivente
+siasi trovata giammai.»
+
+«Ho inteso parlare di un ciarlatano che lo ha curato (disse il Varney
+dopo avere pensato un istante); siete voi ben sicuro, che nessun altro
+possegga nell’Inghilterra questo prezioso segreto?»
+
+«Eravi un uomo, disse il dottore, una volta mio servo, e che avrebbe
+potuto rubarmi tale tesoro della mia arte, siccome me ne rubò due o
+tre altri; ma la mia politica, come v’immaginerete bene, non comporta
+che alcuna persona intrusa si frammetta nelle cose del mio mestiere.
+L’uomo di cui vi parlo, non ha più voglia credetelo, di correr dietro
+ai segreti; e tengo per fermo, che fu sollevato al Cielo sulle ali di
+un dragone di fuoco.... lasciamolo in pace nel luogo che è. Ma passando
+al ritiro ove vorreste confinarmi, avrò io un’officina ai miei comandi?»
+
+«Un intero laboratorio, rispose Varney; perchè un reverendo padre
+abate, obbligato a dar luogo al re Enrico ed ai suoi partigiani,
+saranno vent’anni, aveva un compiuto apparecchio di cose chimiche, che
+fu costretto lasciare ai suoi successori. Là tu potrai sciogliere,
+soffiare, accendere, e moltiplicare, sintantochè _il dragone verde
+divenga un’oca d’oro_ o come meglio piacerà esprimersi alla spettabile
+confraternita.»
+
+«Avete ben ragione signor Varney, disse l’alchimista digrignando i
+denti, avete ragione anche quando vi fate beffe delle cose le più
+giuste e le più ragionevoli; perchè di fatto quanto or dite per solo
+dileggio potrebbe accadere innanzichè c’incontrassimo di bel nuovo. Se
+i dotti i più venerabili degli antichi tempi hanno detta la verità;
+se i più saggi de’ nostri giorni l’hanno ricevuta qual si dovea; se
+venni accolto per ogni ove, e nella Polonia, e nell’Olanda, e sin negli
+estremi confini della Tartaria siccome un uomo, cui la natura fe’
+parte de’ più impenetrabili fra suoi misteri; se ho acquistati i più
+segreti segni della cabala Giudaica a tal grado di perfezione, che le
+barbe più venerabili della sinagoga si terrebbero onorate scopando i
+gradini del tempio per farli degni di essere calcati da’ miei piedi;
+se omai non v’è più d’un passo che disgiunga i miei lunghi e profondi
+studii da quella immensa massa di luce, per cui giugnerò a scoprire
+la natura che veglia sulla cuna di quante ricchissime e gloriosissime
+produzioni vengono dalla sua mano; se brevissimo intervallo soltanto
+separa lo stato mio di subordinazione, ed il potere supremo, la mia
+povertà, ed un tesoro cotanto immenso, che senza questo nobil segreto,
+non basterebbero a pareggiarlo le miniere dell’antico e del nuovo
+Mondo... ditemi, ve ne prego, non ho io ragione di consacrare la mia
+vita futura a questa ricerca, convinto, che dopo un breve tempo, dato
+pazientemente allo studio, m’innalzerò al di sopra d’ogni soggezione
+verso i favoriti, e le loro creature che oggidì mi tengono schiavo?»
+
+«Bravo, bravo, mio buon padre (disse il Varney coll’espressione a
+lui ordinaria di causticità e di riso sardonico); ma tutta questa
+approssimazione alla pietra filosofale non trae un solo scudo dalla
+borsa di milord Leicester, e molto meno da quella di Riccardo Varney.
+Ci abbisognano servigi terrestri e visibili; e poco a noi rileva il
+sapere chi sieno quelli che tu inganni altrove colle tue filosofiche
+ciarlatanerie.»
+
+«Figlio mio, Varney, disse l’alchimista, l’incredulità che ti sta
+intorno, simile a folta nebbia, oscurò l’acuta tua vista, e ti fece
+incapace di conoscere quelle cose che sono una pietra di paragone
+per l’uomo dotto, e che nondimeno agli occhi di chi cerca umilmente
+la verità presentano una dottrina sì chiara, che si può leggerla
+speditamente. Credete voi che l’arte non possegga gl’ingegni, onde
+compiere quelle concozioni, che la natura lasciò imperfette nel
+formare i metalli preziosi? Nel modo medesimo, col soccorso dell’arte
+noi terminiamo gli altri lavori d’incubazione, di cristallizzazione,
+di fermentazione, e tutti quelli, onde vediamo da un uovo inanimato
+sorgere di per se stessa la vita, da una lega fangosa scaturire una
+bevanda pura e salutare, e ricevere moto la sostanza inerte d’un
+liquido stagnante.»
+
+«Ho già inteso parlare di tutto ciò, disse Varney, e mi son fatto
+franco contro la tentazione di questi vostri bei discorsi fin quando
+pagai (sia maledetto, allorchè vi penso, io era ben novizio in quei
+giorni) sin quando pagai venti buone monete d’oro per impratichirmi nel
+grande _magisterium_, che la dio mercè andò in fumo col mio denaro.
+D’allora in poi che ho pagato sì bene il diritto d’essere libero
+nella mia opinione, sfido la chimica, l’astrologia, e tutte quante le
+scienze recondite, lo fossero pur anche al par dell’inferno, a slegare
+i cordoni della mia borsa. Non dico perciò di sfidare la manna di san
+Nicolò, il cui ministerio mi è necessario. Ti sia adunque prima cura il
+prepararmene una certa quantità, appena giunto al mio piccolo eremo,
+ove è d’uopo tu vada a confinarti. Dopo di che ti do licenza di far
+quant’oro vorrai.»
+
+»Non voglio più comporre nè poco nè molto di una tale pozione,» disse
+in tuono risoluto l’alchimista.
+
+«Allora, rispose il grande Scudiere, ti farò impiccare per quella che
+già ne hai fatto; e tu vedi che ciò accadendo, il tuo segreto è perduto
+per l’Universo. Non cagionare tal danno irreparabile all’umanità, mio
+buon padre; credimi, fa di mestieri che tu soggiaccia al tuo destino,
+componendo un’oncia o due di questa droga. Essa in fine non può portar
+pregiudizio che ad un individuo o due tutto al più, e così prolunghi
+la tua vita quanto basta per discoprire il rimedio universale, che
+ne dee poi liberare da ogni genere di malattia. Ma non isgomentire,
+o tu il più grave, il più dotto, il più irrequieto di tutti i matti
+di questa terra. Non mi dicesti tu, che la tua droga somministrata in
+picciola dose non può produrre se non se miti effetti, e in nessun modo
+pregiudizievoli al corpo umano? Che ne derivano soltanto una stanchezza
+per tutte le membra, nausee, avversione fortissima a cambiar luogo,
+finalmente un tale stato dell’animo, simile a quello che impedirebbe ad
+un augelletto di volar via, quando anche ne fosse aperta la gabbia?»
+
+«L’ho detto, e nulla avvi di più vero, rispose l’alchimista, tale è
+l’effetto ch’essa produce; laonde un uccello che ne prendesse nella
+indicata proporzione resterebbe una intera state appollaiato nel suo
+tronco d’albero senza pensare nè al cielo azzurro, nè alla verdura
+della foresta per lui sì gradevole, nè lo distorrebbero da questa
+languida immobilità o i raggi del sol nascente che colorano la volta
+del firmamento, o il concerto mattutino onde fanno risonar le selve i
+suoi pennuti compagni.»
+
+«E tutto ciò senza pericolo di vita?» soggiunse allora ansiosamente il
+Varney.
+
+«Sì, purchè non si oltrepassi la voluta dose, e semprechè qualcuno
+istrutto della natura di una tal manna sia presto a scandagliare i
+sintomi ch’essa produce, ed a somministrare, quando faccia d’uopo,
+l’antidoto.»
+
+«Tu stesso regolerai ogni cosa, disse il Varney, e te ne verrà
+splendida ricompensa, se adoprerai tali cautele, ond’_ella_ non corra
+pericolo di vita. Altrimenti aspettati severissimo castigo.»
+
+«Ch’_ella_ non corra pericolo di vita! ripetè Alasco. Gli è dunque
+sopra una donna che si vuol far prova della mia abilità.»
+
+«No, pazzo che tu sei! rispose lo Scudiere, non ti dissi già che si
+trattava di un augelletto, d’una tortorella domestica, i cui gemiti
+potrebbero impietosire il falco presto a piombare sovr’essa? Vedo
+già agli occhi il tuo ingalluzzarti, e so bene che non hai la barba
+tanto bianca quanto la fanno apparire gli artifizi che adoperasti.
+Ecco almeno una cosa che tu giugnesti a mutare in argento. Ma bada
+bene: questo augelletto non è pane per li tuoi denti. La tortorella
+in gabbia appartiene a tal personaggio, che non soffrirebbe rivali, e
+molto meno rivali della tua specie; tu devi sopr’ogni altra cosa aver
+cura della sua vita. Ella può da un dì all’altro ricevere il comando
+di recarsi alle feste di Kenilworth; pure egli è convenientissimo,
+importantissimo, anzi d’ultima necessità ch’ella non vi comparisca.
+Bisogna ch’ella ignori tutti questi ordini, e contr’ordini, e le
+cagioni che li muovono; egli è quindi opportuno si creda che il proprio
+desiderio di lei risparmia l’uopo di spiegarle que’ buoni motivi che si
+hanno onde ritenerla in Cumnor.»
+
+«Tutto ciò è assai naturale,» disse l’alchimista, componendo il
+volto ad un sorriso non ordinario in lui, e più fatto a svelare la
+vera indole della persona, anzichè conforme a quella indifferente
+distrazione, che avrebbe dovuto scorgersi nella fisonomia di un uomo,
+il quale veracemente fosse stato più inteso alle idee d’un mondo
+astratto e lontano, che alle cose presenti attorno di lui.
+
+«Gli è vero, rispose Varney; tu conosci assai bene le donne, comunque
+sia possibile che da lungo tempo non conversi con esse. Di fatto
+non è cosa espediente il contraddirle: nondimeno non torna sempre
+il permetter loro tutto quello che vorrebbero fare. Intendimi bene;
+un lieve incomodo, bastante a toglierle ogni desiderio di cambiar
+luogo, e ad autorizzare i membri della tua dotta confraternita (i
+quali potrebbero essere chiamati in suo soccorso) a prescriverle di
+non uscire per qualche giorno di casa; ecco tutto il servigio che si
+domanda da te, servigio, che sarà altamente valutato, e ricompensato
+del pari.»
+
+«Non si vuol dunque ch’io intacchi la _casa di vita_?» disse
+l’alchimista.
+
+«Guardati bene dal farlo; saresti impiccato per ogni menomo danno che
+tu le cagionassi,» replicò il Varney.
+
+«E avrò io tutto l’agio per preparare i miei lavori, ed inoltre venendo
+scoperto, tutto il destro per fuggire o nascondermi?»
+
+«Tutto quanto vorrai, uomo sempre incredulo, fuorchè per le
+impossibilità della tua alchimia. E che? vecchio stregone! per chi
+m’hai tu preso?»
+
+Si alzò il vecchio ed afferrando un candeliere s’avviò a quella
+estremità dell’appartamento, ov’era una porta, che guidava alla
+cameretta assegnatagli per quella notte. Giunto vicino alla porta
+medesima si volse, e prima di rispondere all’ultima interrogazione
+fattagli da Varney, la replicò in questa guisa: «Per chi ti prendo, o
+Riccardo Varney! Per Dio! ti riguardo siccome un malvagio, maggiore
+ch’io stesso non lo sia stato giammai. Però adesso mi trovo fra le tue
+reti, e buon grado o malgrado mi è forza servirti finchè sia spirato il
+mio tempo.»
+
+«Va bene così, disse impazientito il Varney; trovati in piedi allo
+spuntare del giorno. Chi sa se nemmeno ci farà d’uopo della tua
+medicina? In somma non far nulla prima che io arrivi. Michele Lambourne
+ti condurrà al tuo destino.»
+
+Allorchè il Varney si fu accorto che l’alchimista, dopo avere tirata a
+sè la porta, l’avea prudentemente chiusa di dentro con due catenacci,
+si avvicinò, usando le eguali cautele dalla parte esterna; poi tolse
+la chiave della serratura articolando fra i suoi denti tali parole:
+«Io più briccone di te, maladetto ciarlatano, stregone, avvelenatore!
+Di te, che avresti volentieri sottoscritto un contratto col diavolo,
+s’egli si degnasse di servitori della tua sfera! Io sono un mortale, e
+cerco per tutte le vie umane di soddisfare le mie passioni, e innalzare
+la mia fortuna. Ma tu! tu sei a dirittura un suddito dell’Inferno. —
+Presto Lambourne,» andò a gridare da un’altra porta.
+
+Comparve Michele col volto infiammato e barcollando nell’andatura.
+
+«Tu sei ubbriaco, o birbante,» gli disse il Varney.
+
+«Certamente, nobil signore, rispose senza intimidire Michele: noi
+abbiamo bevuto tutta la sera alla gioia di questo bel giorno, ed
+in onore del nobile lord Leicester, e del suo grande Scudiere. Io
+imbriaco! che caschi morto se non dico il vero! Chi potesse rifiutare
+in tal occasione di bere per fare almeno una dozzina di brindisi, non
+sarebbe che un miscredente ed un vile, e gli farei inghiottire sei
+pollici del mio pugnale.»
+
+«Ascoltami, furfante, disse Varney. Ripiglia la tua ragione
+immediatamente; te lo comando. So che puoi a tuo talento spogliarti del
+delirio dell’ubbriachezza, com’altri cambiano di vestito. Se ciò non
+fosse, ti capiterebbe male.»
+
+Il Lambourne chinò la testa e lasciò la stanza, ove ricomparve nel
+termine di due o tre minuti, colla fisonomia in istato naturale,
+aggiustato ne’ capelli e nel vestimento, diverso in somma da quel
+che mostrossi istanti prima, come se fosse accaduta in esso una
+trasformazione.
+
+«Sei padrone della tua mente ora, e puoi intendermi?» con severità gli
+disse il Varney.
+
+Michele chinò il capo in atto di affermare.
+
+«Tu devi partir sull’istante alla volta dell’abbazia di Cumnor in
+compagnia del rispettabile Dottore che dorme nella camera contigua.
+Eccoti la chiave, onde entrare e svegliarlo quando ne sarà il tempo.
+Conduci teco uno de’ tuoi compagni, di cui tu possa fidarti. Usate
+ogni spezie di riguardo al Dottore; ma però tenetegli addosso gli
+occhi; se volesse battere la ritirata, bruciategli le cervella, e
+starò mallevadore per voi. Ti darò lettere da portare al Foster. Il
+Dottore verrà alloggiato al pian terreno dell’ala posta a levante;
+gli sarà libero il valersi del vecchio laboratorio, e di quanto si
+contiene in esso. Non gli si permetteranno colla signora del castello
+altre comunicazioni, se non se quelle che approverò e indicherò io
+medesimo, a meno che ella stessa non trovasse qualche diletto a vedere
+le ciarlatanerie filosofiche di costui. Tu aspetterai ulteriori miei
+ordini a Cumnor, il che ti raccomando sotto pena di vita. Guardati
+dalle osterie, e dai fiaschi d’acquavite. Nulla di quanto accade nel
+castello dee trapelare al di fuori, nemmeno l’aria stessa che vi si
+respira.»
+
+«Basta così, nobil Signore, volli dire mio onorevol padrone, e ben
+tosto dirò, come spero, mio onorevol cavaliere e padrone; voi mi
+forniste d’istruzioni e di libertà; compirò puntualmente le une, e non
+abuserò dell’altra. Il sole quando nasce mi troverà a cavallo.»
+
+«Fa il tuo dovere, e sappi meritarti la mia protezione. Aspetta. Prima
+d’andartene, vôtami una tazza di vino.»
+
+Il Lambourne si apparecchiava a versarne dal fiasco che l’alchimista
+aveva lasciato pieno a metà: «No, viva Dio, sclamò Varney, vammene a
+cercare un altro.»
+
+Il Lambourne ubbidì, e il Varney, dopo essersi risciacquata la bocca
+col vino, ne bevve una tazza colma, indi nel prendere una lucerna per
+recarsi al suo appartamento pronunziò tai detti: «È cosa straordinaria!
+niuno meno di me si lascia aggirare dalla propria immaginazione;
+pure non posso parlare un istante con questo Alasco che la mia bocca
+e i miei polmoni non sembrino assaliti dai vapori dell’arsenico
+calcinato... Eh! a parte queste malinconie;» dette le quali cose si
+ritirò. Il Lambourne, com’è da credersi, rimase per assaggiare il vino
+che aveva portato. «È vino di St. Johnsberg (diss’egli contemplando il
+liquore che facea cader nella tazza, e già odorandone la fragranza):
+ha il vero odore della violetta: ma conviene per ora fare un poco
+d’astinenza, per poterne un dì assaporare a tutta mia volontà.» Dopo
+averne per allora bevuto con discretezza, trangugiò un bicchiere colmo
+d’acqua per mitigare il calore solito ad eccitarsi da questo vino del
+Reno, poi ritrattosi lentamente verso la porta, fece una pausa, nè
+sentendosi capace di vincere la tentazione, tornò addietro con vivacità
+ed appressatosi il fiasco alle labbra, si soddisfece finchè fosse vôto,
+dispensandosi allora dal ceremoniale del bicchiere. «Se non fosse
+questo maledetto vizio, dicea egli intanto, potrei salire alto quanto
+lo stesso Varney. Ma chi è che sia capace di salire, quando la stanza
+vi gira attorno come una trottola? Bisognerebbe che la mia mano e la
+mia bocca fossero più distanti l’una dall’altra, che per arrivare alla
+bocca si stentasse un po’ più. Ma domani non voglio bere che acqua. Oh
+sì, acqua pura!»
+
+
+
+
+CAPITOLO II.
+
+ _Pistol._ Porto messaggi di gioia e di
+ felicità, notizie d’alto valore.
+
+ _Falstaff_. Va bene. Ma ti prego
+ raccontarle, come si dee a persone di
+ questo mondo.
+
+ _Pistol._ Al diavolo il vostro mondo, e
+ gl’imbecilli che ne fanno parte! Io
+ parlo dell’Affrica e de’ suoi tesori.
+
+ _Enrico IV. Parte II._
+
+
+La sala pubblica della famosa osteria dell’_Orso nero_ posta in
+Cumnor, ove ora ci riconduce la nostra storia, potea vantarsi nella
+sera di cui parliamo, di accogliere una brigata più che per solito
+meritevole di riguardo. Eravi stata una fiera nelle vicinanze: il
+merciaio, che vedemmo essere lo zerbino d’Abingdon, e molti altri di
+que’ ragguardevoli personaggi che già presentammo ai nostri leggitori
+siccome amici ed avventori dell’osteria di Giles Gosling, aveano
+formato attorno al fuoco l’usato lor crocchio, e stavano parlando delle
+notizie del giorno.
+
+Un uomo vivace e lepido assai, che il suo fardello e il bastone di
+quercia guernito di punte d’ottone additavano per un di coloro, i quali
+professavano il mestiere d’Autolico[1], si conciliò assai l’attenzione
+degli uditori, nè contribuì per poco all’intertenimento di quella
+serata. Giova qui il rammentare che i merciaiuoli di que’ tempi erano
+tutt’altra cosa de’ merciaiuoli degenerati de’ nostri giorni. Da questi
+trafficanti peripatetici il commercio delle campagne si provvedea
+pressochè interamente dei tessuti fini che servivano all’uso delle
+donne. Chè se un mercante di tal natura fosse stato abbastanza ricco
+per viaggiare a cavallo, diveniva uom d’alto affare, e potea starsi
+in brigata coi più agiati fittaiuoli in cui scontravasi nelle sue
+peregrinazioni.
+
+Il mercante foraneo adunque, di cui parliamo, prendea liberamente
+parte siccome attore ne’ passatempi che faceano eccheggiare le
+soffitte dell’_Orso nero_ di Cumnor. Or trovava motivi di sorridere
+coll’avvenente Cecily, or di sghignazzare senza ritegno col nostro
+ostiere, e spesso di prendersi giuoco del leggiadro sig. Goldthred,
+che senza averne l’intenzione era lo scopo generale dei motteggi di
+quell’assemblea. Questi e il merciaiuolo si trovavano già innoltrati in
+una discussione intorno la preferenza da darsi alle maglie di Spagna
+sopra quelle di Guascogna; e il nostro Gosling facea un cenno d’occhio
+agli ospiti, quasi volesse dir loro: amici, fra poco avrem di che
+ridere; ma allora appunto si fece udir nella corte grande strepito di
+cavalli misto a quello di varie bestemmie delle più usitate in quei
+tempi, e profferite dalla persona che chiamava lo stalliere con sì bel
+garbo.
+
+Tostamente uscirono, gettandosi gli uni addosso degli altri, Will
+palafreniere, Giovanni garzone, e tutta la milizia dell’_Orso nero_,
+che prima avea disertato dai suoi posti per ascoltare le facezie
+di questo e di quello. Anche il nostro ostiere scese nella corte,
+sollecito di rendere agli ospiti nuovamente giunti l’accoglienza che
+avrebbero meritato; ma ritornò quasi subitamente, introducendo il
+suo degnissimo nipote, Michele Lambourne, a sufficienza ubbriaco, il
+quale scortava l’astrologo. Alasco, comunque serbasse le forme d’un
+vecchio, coll’aver cambiato la sua posata veste in abito da cavaliere
+ed essendosi rasa la barba e le sopracciglia, mostrava men di vent’anni
+al disotto della età che in lui compariva; lo avresti preso per uno
+di quegli uomini tuttavia robusti che s’avvicinano ai sessant’anni.
+Egli sembrava grandemente inquieto, e molte istanze aveva fatto al
+Lambourne, onde non fermarsi nell’osteria, e trasportarsi in dirittura
+al luogo ov’era inviato. Ma col Lambourne non si poteva toccar questo
+cantino. «Per il Cancro e per il Capricorno, sclamò egli, e per tutte
+le celestiali milizie, senza calcolare le stelle che ho vedute nel
+cielo del Mezzogiorno, rimpetto alle quali i vostri pallidi astri
+del Settentrione appariscono altrettante candele, il capriccio di
+chicchesia non mi farà mai essere cattivo parente. Voglio fermarmi per
+abbracciare il mio degno zio, l’ostiere dell’_Orso nero_. Buon Gesù!
+sarà egli possibile che gli amici si scordino delle lor buone massime?
+Un _gallone_ del miglior vostro vino, carissimo zio, e noi lo berremo
+alla salute del nobile conte di Leicester. E che? Non trincheremo noi
+insieme per riscaldare la nostra vecchia amicizia? Non trincheremo noi
+insieme, io domando?»
+
+«Con tutto il cuore, parente mio (disse il nostro ostiere che cercava
+alla presta sbarazzarsi di cotal ospite). Ma ti prendi tu l’assunto di
+pagare tutto il vino che si beverà?»
+
+Una tale quistione trasse a sgomentire più d’uno di que’ compagni, ma
+non cambiò punto le deliberazioni del Lambourne.
+
+«Dubitate forse de’ modi ch’io ho di pagare, mio caro zio? (diss’egli
+mostrando una mano piena di monete d’oro e d’argento). Siete voi
+incredulo alle ricchezze del Messico e del Perù? Non sapete quanto
+valga lo scacchiere della Regina? Dio protegga sua Maestà, che è la
+buona padrona del signore che mi stipendia!»
+
+«Ebbene, caro parente, disse l’albergatore, il mio mestiere è vender
+vino a coloro che lo possono pagare. Dunque _Giovanni, fa l’ufizio
+tuo_, questo è il proverbio. Ma io vorrei bene, o Michele, guadagnar
+denaro con tanta facilità, come vedo che lo fai tu.»
+
+«Mio zio, te ne insegno tosto il segreto. Vedi tu questo vecchiarello,
+secco e aggrinzato più che le toppe di cui si serve il diavolo per fare
+scaldar la sua pentola? Costui, caro zio, sia detto fra voi e me, ha il
+Potosì nella testa. Corpo del demonio! Fa ducati con più prestezza che
+io giuramenti.»
+
+«Io non voglio monete sue nella mia borsa, o Michele, disse l’ostiere;
+so qual fine si possono aspettare quelli che contraffanno la moneta
+della Regina.»
+
+«Tu sei un asino, carissimo zio, a dispetto degli anni che porti sulle
+spalle. Non tirarmi per le vesti, o dottore, perchè sei un asino anche
+tu. Per conseguenza asini tutti due.... Parlo così in via di metafora.»
+
+«Siete pazzo, disse il vecchio sotto voce al Lambourne, ovvero avete il
+diavolo in corpo? Non volete dunque che andiamo via di qui prima d’aver
+concitati su di noi gli occhi di tutto il mondo?»
+
+«Tu t’inganni, rispose senza curarsi di parlar sommesso il Lambourne,
+nessuno ti vedrà se io non gliene do la licenza. Giuro per tutte le
+potenze del Cielo, o signori, che se qualcuno di voi ha la temerità di
+volger gli occhi addosso a questo vecchio galantuomo, glieli strappo
+fuor della testa col mio pugnale. Dunque, vecchio compagno mio, sediti
+e non pensare a malinconie. Tutte quelle persone là, sono di mia antica
+conoscenza, ed incapaci di tradir nessuno.»
+
+«Ditemi: non fareste meglio, o Michele, a ritirarvi in uno stanzino
+a parte? soggiunse Giles Gosling. Voi parlate di cose alquanto
+stravaganti, e vi sono per ogni dove orecchie che ascoltano.»
+
+«Non me ne importa niente affatto, disse magnanimamente il Lambourne.
+Io servo il nobile conte di Leicester. Ecco il vino, vôtate in giro,
+maestro cantiniere; una tazza alla salute del fiore dell’Inghilterra,
+del nobile conte di Leicester. Sì, del nobile conte di Leicester!
+Chi ricusa di farmi ragione è un porco di Sussex, e lo sforzerò ad
+inginocchiarsi mentre faremo il brindisi, dovessi tagliargli le cosce,
+e farne altrettanti presciutti affumicati.»
+
+Nessuno ricusò di prestarsi ad un brindisi proposto di sì buona
+grazia, e Michele Lambourne, cui questa nuova libagione non diminuì
+ubbriachezza, continuò nelle stesse stravaganze, rinnovando lega con
+quelli della brigata ch’ei conosceva, e ricevendo da tutti accoglienze
+mosse da buona volontà unita a timore; perchè l’ultimo servo del conte
+di Leicester, e soprattutto un uomo tal quale il Lambourne, era fatto
+per eccitare così l’uno come l’altro di tai sentimenti.
+
+In questo mezzo, Alasco, che vedeva in tale stato di mente il suo
+condottiero, pensò bene non fargli più rimostranze, e sedutosi nel
+più recondito angolo di quella sala domandò una piccola misura di
+vino delle Canarie, sopra di cui parve s’addormentasse, sollecito di
+commettersi il men che poteva agli sguardi dell’assemblea, e di non
+fare nessuna cosa, che potesse rammentare nè meno la sua esistenza al
+Lambourne, il quale si pose in conversazione, a quanto sembrò, la più
+animata col suo collega antico Goldthred di Abingdon.
+
+«Non mi credere più mai nessuna cosa, o mio caro Michele, disse il
+merciaio, se non mi dà gusto il vederti quanto me ne darebbe il denaro
+d’un mio avventore. So che tu puoi procurare ad un amico buon posto per
+godere di una festa, o di una mascherata; inoltre tu puoi mettere una
+buona parola presso il tuo nobile padrone, quando _sua Grazia_ verrà
+a visitare questi paesi, ed avrà, per esempio, bisogno d’un collare
+spagnuolo, o di qualche altra bagattella di tal natura. Gli dirai
+allora: tien qui bottega uno de’ miei antichi amici, Lorenzo Goldthred,
+che ha un bellissimo fondaco di tele rense finissime, di veli, di tele
+batiste, e che soprappiù è onestissimo giovane fra quanti vivono nella
+contea di Berk. Egli è tanto affezionato a vostra Signoria che si
+batterebbe per lei con qualunque altro uomo della propria classe. Puoi
+aggiugnere ancora....»
+
+«Posso aggiugnere ancora mille altre bugie; non è vero, merciaio?
+rispose il Lambourne. Ebbene! non si dee stare per tema di dire una
+parola di più dal far servigio ad un amico.»
+
+«Alla tua salute, Michele, che ti fo questo augurio di tutto cuore,
+risoggiunse il merciaio. Tu puoi ancora istruirlo delle cose che sono
+oggidì più alla moda. Era qui poco fa una bestia di merciaiuolo, il
+quale voleva dar preferenza alla maglia di Spagna, andata or giù
+d’usanza, sopra la maglia di Guascogna. E tu vedi bene quanto una calza
+francese faccia spiccar meglio la gamba e il ginocchio, principalmente
+se i legacci sono di bella fettuccia, screziati e ben guerniti.»
+
+«Ottimamente, rispose il Lambourne. Di fatto le magre polpe delle tue
+gambe, con tutti quegli apparati di frange e di nastri impiastrati con
+gomma, hanno la vaghezza di un fuso villereccio, cui manchi la metà
+della sua lana.»
+
+«Ma dove è andato questo maledetto merciaiuolo? (prese a dire ad alta
+voce il nostro mercante di maggiore considerazione, al quale i fumi del
+vino montavano al cervello) dov’è andato? Non era qui un momento fa un
+merciaiuolo? ostiere, dove diavolo si è rintanato costui?»
+
+«Egli si trova dove dee trovarsi un uomo di giudizio, maestro
+Goldthred, rispose Giles Gosling. Rintanato, come dite voi, nella sua
+stanza, fa il conto delle cose vendute oggi, e si prepara alle vendite
+di domani.»
+
+«Venga il malanno a questo tanghero! disse il merciaio; sarebbe,
+cred’io, opera buona l’alleggerirlo delle sue mercanzie. Questi malvagi
+vagabondi girano i paesi con grave danno dei mercanti patentati. Anche
+nella contea di Berk si trovano uomini allegri. Il vostro merciaiuolo,
+ostiere mio, lungo il cammino potrebbe scontrarsi in alcuno di
+questi...»
+
+«Oh! sì, rispose ridendo Gosling, e se una di queste persone allegre
+s’abbatterà in lui, troverà con chi barattare facezie; perchè il nostro
+merciaiuolo è uomo di buona complessione.»
+
+«Veramente?» disse il Goldthred.
+
+«Veramente, soggiunse l’ostiere, e posso giurarlo. Egli può dirsi in
+persona il medesimo merciaiuolo, che diede a Robin-Hood quella buona
+lezione, onde fu fatta la canzonetta
+
+ «Baldo, dalla guaina
+ »Trasse Robin l’acciaro.
+ »Ma il merciaiuol del paro
+ »Snudò la sua squarcina,
+ »E botte sì autorevoli
+ »Al misero applicò,
+ »Che dal trovar suo spasso
+ »Nel farla da Gradasso
+ »Tosto Robin cessò.»
+
+«Ebbene dunque! ch’egli se ne vada, disse il Goldthred, non v’è nulla
+da guadagnare con un uomo di questa tempera. Or dimmi, Michele, mio
+caro Michele, la tela d’Olanda che mi guadagnasti ti ha profittato
+bene?»
+
+«Ottimamente, come puoi accorgertene, rispose Michele. Ti voglio far
+dare una tazza di vino per provarti la mia gratitudine. Empi il fiasco,
+maestro cantiniere.»
+
+«Ti do avviso, Michele carissimo, che sopra simili scommesse non mi
+guadagni più tela d’Olanda, disse il merciaio. Il brutale guardiano
+Tony Foster si sfoga contro di te in invettive, e giura che non
+metterai più il piede nella sua abitazione, perchè le sole tue
+bestemmie bastano a far saltare in aria la casa d’un cristiano.»
+
+«Parla in sì fatta maniera di me questo ipocrita vigliacco, questo
+miserabile avaro? sclamò il Lambourne. Or bene! Io voglio che in questa
+sera medesima si trasferisca qui, in casa di mio zio, a ricevere i
+miei ordini, e gli farò tale ammonizione che continuerà per un mese a
+credersi tirato per le vesti dal diavolo, tutte le volte che udirà la
+mia voce.»
+
+«Si vede bene adesso che il vino ha fatto il suo effetto, disse
+Goldthred. Tony Foster ubbidire ad una tua chiamata! povero Michele! va
+a metterti a letto. Fa a modo mio, va a dormire.»
+
+«Ascoltami, imbecille, disse con forza il Lambourne. Scommetto
+cinquanta scudi contro i cinque primi scaffali della tua bottega, e
+contro tutto quello che vi sta sopra, ch’io obbligo Tony Foster a
+venire in questa osteria prima che ne abbiamo fatto tre volte il giro.»
+
+«Io non voglio poi fare scommesse di tale importanza (disse il
+merciaio, alquanto sgomentito da una proposta che annunziava una
+cognizione un po’ troppo esatta di tutti i cantoni del suo fondaco
+per parte di chi la facea). Ma se ti piace, scommetterò teco cinque
+scudi, che Tony Foster non lascia la sua casa per venire dopo l’ora
+della preghiera a far conversazione in un’osteria, nè con te, nè con
+qualsivoglia altra persona.»
+
+«T’ho preso in parola, disse il Lambourne; venite qui, caro zio,
+tenete le poste, e ordinate subito a qualcuno dei vostri ragazzi, dei
+vostri novizii d’osteria, che si trasporti sull’istante a Cumnor,
+che dia questa lettera a maestro Foster, e gli dica che il suo
+collega Michele Lambourne l’aspetta nel castello del proprio zio, qui
+presente, per parlare seco lui d’affari di altissima importanza. Corri
+presto, ragazzo, è omai notte, il tanghero va a dormire col sole per
+risparmiare la candela.»
+
+Il breve intervallo trascorso fra l’andata e il ritorno del messaggero
+fu speso tra ridere e sbevazzare. Il famiglio adunque portò per
+risposta che il Foster veniva subitamente.
+
+«Ho vinto, ho vinto,» gridò il Lambourne, mettendo la mano sopra i
+denari.
+
+«Non ancora, disse il merciaio impedendolo, fa di bisogno aspettare che
+sia arrivato.»
+
+«Che diavolo! egli è già sulla soglia, soggiunse Michele. Che ti ha
+egli commesso rispondermi, o giovinetto?»
+
+«Con buona licenza di _vostro Onore_, soggiunse quel messo, egli ha
+posto la testa fuori della finestra, tenendo un moschettone fra le
+mani, e dopo avergli io partecipato il vostro messaggio, cosa che ho
+fatto tremando, mi ha risposto, piuttosto bruscamente che la Signoria
+vostra poteva andarsene alle regioni infernali.»
+
+«Avrà anzi detto senza complimenti all’inferno, soggiunse il
+Lambourne, perchè egli manda colà tutti quelli che non sono della sua
+congregazione.»
+
+«Sì, signore: ha propriamente usato di queste parole, riprese a dire il
+messo; ma mi è sembrata più poetica l’altra frase.»
+
+«Vedete un garzone di spirito! disse Michele. Tu beverai una tazza di
+vino per rinfrancare la tua piva poetica. E che altro soggiunse il
+Foster?»
+
+«Mi ha richiamato, incaricandomi dirvi, che essendo voi il quale
+avevate bisogno di parlargli, potevate bene andare a casa sua.»
+
+«E poi?»
+
+«E poi ha letta la lettera, che parve lo mettesse in grande imbarazzo;
+indi mi ha domandato se _vostro Onore_ era... così... allegro. Gli
+ho risposto che parlavate a metà spagnuolo, come quelli che hanno
+viaggiato alle Canarie.»
+
+«Che dici mariuolo? tu non vali una tazza a metà piena; ma tiriamo
+innanzi.»
+
+«In ultimo ha borbottato fra i denti, che _vostro Onore_ col non andare
+da lui avrebbe fatto fuggire quanto era d’uopo tenere racchiuso. Così
+dicendo ha preso il suo vecchio berrettone, e si è messo addosso il
+suo giustacuore turchino tutto spelato, e come vi dissi lo vedrete fra
+poco.»
+
+«Ed è che costui dice vero, replicò il Lambourne parlando con se
+medesimo; il mio sciocco cervello mi ha fatto uno dei suoi soliti
+giuochi. Ma coraggio! ch’egli venga. Non ho corso sì lungo tempo il
+mondo per non mi sapere liberare dagl’imbarazzi in qualunque stato
+io mi trovi, o imbriaco o digiuno. Portami un fiasco d’acqua fresca,
+ond’io possa battezzare il mio vino.»
+
+Tantochè il Lambourne, tratto, a quanto parve, dal vicino arrivo del
+Foster in più mature considerazioni sul proprio stato presente, si
+accigneva a riceverlo, Giles Gosling, cheto cheto, si trasferì nella
+stanza del merciaiuolo. E lo trovò fortemente esagitato, e che facea
+grandi passi innanzi e indietro per la camera.
+
+«Voi vi siete ritirato assai presto,» disse l’ostiere all’ospite.
+
+«E n’era ben tempo, rispose il merciaiuolo, poichè il diavolo è venuto
+a stare in mezzo a voi altri.»
+
+«Non trovo cosa molto urbana per parte vostra, che qualifichiate di
+tal titolo un mio nipote; anzi come buon parente, non dovrei nemmeno
+rispondervi, benchè pur troppo sia vero che Michele possa in qualche
+modo riguardarsi come un confratello di Satanasso.»
+
+«Ah! non parlo dell’imbriaco, replicò il merciaiuolo, ma dell’altro,
+perchè posso parlarne... in somma, quand’è che partono? Qual è il fine
+di questo lor viaggio?»
+
+«Veramente, disse l’ostiere, son tali interrogazioni, a cui non saprei
+che rispondere. Ma ascoltatemi, signore. Voi mi portate un contrassegno
+della memoria che il degnissimo sig. Tressiliano conserva di me. È un
+bel diamante.» Prese l’anello; tornò a contemplarlo con aggradimento;
+poi aggiunse, rimettendolo nella sua borsa, essere tal ricompensa al di
+sopra di quanto mai potea fare per mostrarsi grato a sì rispettabile
+donatore. Egli, Gosling, facea il mestiere d’albergatore, e meno che a
+chiunque gli conveniva frammettersi negli affari altrui. Quel poco che
+aveva potuto sapere intorno alla signora di Cumnor, lo aveva già detto;
+ella continuava sempre a dimorarvi nella più compiuta solitudine; que’
+pochissimi che per caso ben raro l’avevano veduta, si accordavano
+nel dipingere l’aria sua di tristezza, e il contraggenio che ella
+mostrava a rimanersi così confinata. «Ma, continuò a dire l’ostiere,
+se voi voleste far cosa gratissima al vostro padrone, ne avete cred’io
+il più bel destro di quanti mai se ne sieno a voi presentati. Tony
+Foster sta per venire in questo luogo. Noi non abbiamo bisogno che di
+fare annasare al Lambourne un altro fiasco di vino, per essere sicuri
+che gli ordini stessi della Regina non basterebbero a smoverlo dal
+banco ov’è seduto. Voi avete adunque un’ora o due per poter fare con
+sicurezza le cose. Se volete prendere con voi il vostro fardello, il
+miglior fra i pretesti a mio avviso che possiate trovare è trasferirvi
+alla casa del Foster; non vi sarà forse difficile l’indurre la vecchia
+fantesca, sicura che il suo padrone è lontano, ad introdurvi dinanzi
+alla Signora per venderle alcune delle vostre galanterie. Con questo
+espediente voi potete conoscere il suo stato, meglio che non ve lo
+potessimo spiegare io o qual si voglia altra persona.»
+
+«Ottimo, eccellente stratagemma! (sclamò Wayland, il quale, come ognun
+facilmente immagina, era il merciaiuolo). Stratagemma però non immune
+da pericoli; perchè... supponete un poco che tornasse a casa il Foster!»
+
+«Supposizione facilissima a verificarsi!» aggiunse l’ostiere.
+
+«Ovvero, continuò Wayland, che la signora non mi fosse molto obbligata
+delle mie premure.»
+
+«Il che parimente è fra le cose possibili, riprese a dire Giles
+Gosling. Io mi maraviglio come il sig. Tressiliano si affaccendi tanto
+per una persona che lo cura sì poco.»
+
+«Sia in un modo o nell’altro, ho ricevuto una trista commissione, disse
+Wayland, e considerando bene tutte le cose, tale disegno non mi quadra
+gran fatto.»
+
+«In verità, sig. servitore, disse il nostro ostiere, questo è affare
+del vostro padrone e non mio. Voi dunque dovete sapere meglio di
+me quali sono i rischi da temersi, o fin dove siate risoluto di
+cimentarli. Ma non potete sperar certamente che nessun altro si esponga
+per voi, là donde vi tirate addietro voi stesso.»
+
+«Aspettate, soggiunse allora Wayland, ditemi solamente una cosa; il
+vecchio, giunto questa sera, va egli pure a pernottare al castello di
+Cumnor?»
+
+«Sicuramente, rispose l’oste. Il servo, che condussero seco, ha detto
+aver ordine di trasportar colà il loro fardello; ma la birra ha tanto
+potere sopra costui, quanto ne ha il vino delle Isole sopra Michele.»
+
+«Basta così (disse Wayland, prendendo un’aria risoluta), io confonderò
+i divisamenti di questo vecchio scellerato. Il ribrezzo inspiratomi
+dalla sua orrenda presenza comincia a far luogo all’odio che sento
+contro di lui. Aiutatemi a caricarmi del mio fardello, o buon ostiere:
+e tu, vecchio Albumazar, trema; vi è nel tuo oroscopo un’influenza
+maligna, e viene questa dalla costellazione della grand’Orsa.»
+
+Nel dir ciò Wayland si pose sulle spalle la sua bottega portatile, e
+guidato dall’albergatore, uscì per una porta di dietro, prendendo il
+cammino men frequentato che conduceva a Cumnor.
+
+
+
+
+CAPITOLO III.
+
+ V’ha di tai merciaiuoli che valgono
+ meglio di quanto v’immaginate, sorella
+ mia.
+
+ _Novella del verno. Atto IV._
+
+
+Nel tempo che Tony Foster pensava ad eseguire appuntino le
+raccomandazioni per più riprese fattegli dal Conte, era parimente
+sollecito di conciliarle colle proprie massime insociabili, e colla
+propria avarizia. Onde nell’assestare all’uopo che richiedevasi
+la sua casa, pose maggior arte ad evitare di farsi scorgere, che
+ad assicurarsi da una molesta altrui curiosità. Perciò in vece di
+procacciarsi molti servi che vegghiassero alla sicurezza del deposito
+affidatogli, e alla difesa dell’abitazione, aveva cercato anzi col
+tener poca gente al suo servigio di sconcertare i calcoli dei curiosi.
+Quindi, eccetto il caso che si trovasse a Cumnor qualcuno del seguito
+di Varney o del Conte, un vecchio servo, e due altre vecchie fantesche,
+le quali si prestavano agli ufizi più abbietti degli appartamenti della
+Contessa, erano le sole persone impiegate nella famiglia. Fu una di
+queste due vecchie, che aperse la porta, allorchè Wayland picchiò;
+ed essa corrispose con sole ingiurie alla domanda fattale dall’altro
+di potere in persona offerire le sue mercanzie alle signore che ivi
+abitavano. Ma il merciaiuolo trovò un espediente onde pacificarla col
+lasciarle scorrere fra le mani una moneta d’argento, e col prometterle
+in dono un pezzo di drappo da farsi un vestito, semprechè la padrona di
+casa comperasse da lui qualche cosa.
+
+«Dio ti benedica, perchè la vesta che ho è tutta in minuzzoli. Fa
+d’introdurti disinvoltamente col tuo fardello dentro al giardino,
+poichè la signora vi sta ora a diporto.» Lo guidò ella stessa, ed
+additandogli una vecchia conserva da piante esotiche abbandonata:
+«Vedila là, figlio mio. Ella farà buone compere quandochè le convengano
+le tue mercanzie.»
+
+«Ella mi lascia solo (cominciò a far queste meditazioni Wayland,
+allorchè udì che la vecchia partitasi da lui chiudeva la porta del
+giardino). Mi toccherà uscirne alla meglio che potrò. — Vado io a
+procacciarmi un presente di bastonate? — Uccidermi! non oseranno
+uccidermi per sì poco ed in una sera tanto chiara. — In somma non è più
+tempo di tornare addietro. Andiamo. Un buon generale non dee pensare
+alla ritirata, che quando si vede vinto. — Scorgo due donne dalla parte
+di quel vecchio edifizio. In qual modo mi farò a parlar loro? Proviamo.
+William Shakespeare, sii tu il mio soccorritore in tal congiuntura.
+Canterò un pezzo dell’_Autolico_.» Allora con voce forte e sicura
+intuonò questa cotanto nota strofetta.
+
+ »Bella, bella mussolina,
+ »Bianca al par di neve alpina!
+ »Veli neri come l’ali
+ »D’uccellacci sepolcrali!
+ »Guanti degni della mano
+ »Delle spose del Sultano!
+ »Mascherine mezze, e intere,
+ »Buone ai furti del piacere!
+
+«Che cosa è questa novità? Il caso ne manda cose straordinarie, o
+Giannina. Comprendi tu nulla?» disse la Contessa.
+
+«Signora, rispose Giannina, egli è uno di quei mercanti di vanità
+mondane, detti merciaiuoli, che spacciano le loro inutilità con canzoni
+ancora più inutili. Ben mi maraviglio, che la vecchia Dorca l’abbia
+lasciato passare.»
+
+«Anzi è una fortuna, ragazza mia, disse la Contessa; noi meniamo qui
+una vita tanto noiosa, avremo forse di che distrarci per qualche
+momento.»
+
+«Dite bene, mia graziosa signora; mio padre però!...»
+
+«Ma non è padre di me, o Giannina, e non è neanco mio padrone. Dunque
+fa avanzare quest’uomo. Mi abbisognano appunto molte bagattelle.»
+
+«Se è per questo bisogno, riprese a dire Giannina, basta lo facciate
+sapere, colla prima lettera che gli scrivete, al vostro sposo, e purchè
+le cose di cui mancate si possano trovare in Inghilterra, non tarderete
+certamente ad averle. Diversamente, ci accadrà qualche disastro. Ve ne
+supplico ancora, mia buona padrona, permettete che ordini a quest’uomo
+d’andarsene.»
+
+«E voglio anzi che tu gli dica di presentarsi a me. — Ma no: fermati,
+mia buona fanciulla; andrò verso lui io medesima per evitarti
+rimproveri.»
+
+«O mia cara signora, piacesse a Dio che non vi fosse da temere
+null’altro!» disse mestamente Giannina, intantochè la Contessa dicea ad
+alta voce a Wayland:
+
+«Accostati buon uomo, e disfà il tuo fardello. Se ne porti mercanzie di
+buona qualità, benediremo entrambe la fortuna che qui ti condusse.»
+
+«Di qual cosa abbisogna la Signoria vostra?» disse Wayland intanto che
+apriva la sua bottega portatile, e faceva la dimostrazione delle cose
+contenutevi, con tanta maestria che l’avresti detto merciaiuolo di
+condizione fin dalla prima sua giovinezza; benchè per vero dire nelle
+diverse trasformazioni della vagabonda sua vita avesse professato anche
+questo mestiere. Nè si stette dal far l’encomio delle proprie merci
+colla scioltezza ordinaria alla gente di tal condizione, nè si mostrò
+ignaro della grand’arte di assegnarne il prezzo. Tornò in ultimo a
+ripetere: «Di che abbisogna la Signoria vostra?»
+
+«Di che abbisogno? disse la Contessa. In verità, considerando che
+da sei lunghi mesi in qua, non ho comprato per mio uso un’_auna_ di
+tela rensa o batista, nè la menoma bagattella, credo stare meglio a
+me l’interrogarti: _che cosa hai da vendere?_ Metti da parte questo
+collare e queste maniche di tela batista, queste frange d’oro a doppio
+giro guernite di tocca... e questa mantellina di colore scarlatto non
+ti piace, Giannina?»
+
+«Se mi permettete dirvi il mio parere, rispose Giannina, direi che la
+ricchezza pregiudica alla grazia del lavoro.»
+
+«Non te ne intendi, figlia mia, disse la Contessa. Per tua penitenza,
+porterai tu stessa questa mantellina, e i bottoni d’oro massiccio
+consoleranno tuo padre, e lo faranno più indulgente sul colore
+scarlatto del drappo. Osserva però ch’egli non li levi per mandarli a
+far compagnia agli _angeli_ d’oro che tien prigionieri entro il suo
+scrigno.»
+
+«Ardirei io pregare la Signoria vostra a far risparmio del mio povero
+padre?»
+
+«Oh pei risparmi, lasciamoli fare a lui, che è tenerissimo de’
+risparmi,[2] replicò la Contessa. Ma torniamo alle nostre spese; io
+prendo questa guarnizione da testa, e questo spillone d’argento fornito
+di perle. Giannina, metti a parte quanto basta del drappo men fino che
+vedi lì, onde Dorca e la sua compagna Alison si facciano due vesti.
+Povere vecchie! nel venturo verno si ripareranno meglio dal freddo.
+Or dimmi un poco (voltasi di nuovo al merciaiuolo) non hai essenze, o
+sacchetti profumati, o boccettine da odore di nuova foggia?»
+
+«Se fossi un vero merciaiuolo, avrei trovato la mia fortuna,» pensò
+Wayland fra se stesso mentre rispondeva alle inchieste che la Contessa
+volgevagli con vivacità, una addosso all’altra, coll’ardore di giovane
+persona priva da lungo tempo d’intertenimento cotanto gradevole. Egli
+avrebbe voluto condurre i discorsi a più importanti considerazioni. Ma
+come farlo? Mostrandole allora tutto il fornimento che avea d’essenze e
+profumi, per conciliarsi maggior attenzione da lei, trasse il proprio
+dire alla seguente osservazione: che tali merci aveano pressochè
+raddoppiato di prezzo dopo i magnifici apparecchi, cui stavasi intento
+il conte di Leicester per ricevere nel maestoso suo palagio di
+Kenilworth la Regina e la Corte.
+
+«Ah! disse con forza la Contessa, questa voce è dunque fondata, o
+Giannina?»
+
+«Certamente, o signora, rispose Wayland; e mi fa maraviglia che ciò non
+sia giunto alle orecchie di vostra Signoria. La Regina d’Inghilterra
+passerà una settimana di questa estiva stagione fra le feste e i
+piaceri che sta allestendole il Conte. Quanti dicono che sono vicini,
+il nostro paese ad avere un Re, ed Elisabetta d’Inghilterra, Dio la
+benedica sempre! uno sposo prima che finisca la state.»
+
+«Chi parla così mente con impudenza,» sclamò la Contessa,
+impazientitasi oltre ogni dire.
+
+«Per amor del Cielo, mia Signora, acchetatevi, soggiunse Giannina,
+fattasi tutta tremante. E chi fa attenzione alle notizie date da un
+merciaiuolo?»
+
+«Sì, Giannina, sclamò la Contessa, tu hai ragione di rimproverarmi.
+Tali ciance, intese ad oscurare la fama del più chiaro, del più nobile
+fra i Pari dell’Inghilterra non possono trovare credito e spaccio che
+presso persone abbiette ed infami.»
+
+«Voglio morire, o Signora (disse Wayland che vedea la collera della
+Contessa tutta scaricarsi sopra di lui), voglio morire se ho fatto
+nulla che possa meritarmi questi rimproveri. Ho detto solamente ciò che
+pensano alcune persone.»
+
+In questo mezzo, la Contessa erasi composta a tranquillità, e fatta
+cauta dai suggerimenti di Giannina, cercava sbandire da sè ogni
+apparenza di mal umore. Onde voltasi a Wayland, sì gli disse: «Mi
+spiacerebbe, buon uomo, se la nostra Regina abbiurasse il titolo di
+vergine sì caro a tutti i suoi sudditi: accertati che non accadrà nulla
+di quanto ti fecero credere». Poi studiosa di cambiare discorso: «Che
+cosa è la mistura ch’io vedo custodita con tanto riguardo nel fondo di
+questa scatoletta di argento?» soggiunse ella esaminando l’interno d’un
+cofanetto, entro cui si trovavano, ordinati in cassettini disgiunti,
+vari profumi e droghe.
+
+«È un rimedio, o signora, contro un’infermità, di cui come spero non
+avrete mai a lagnarvi. Una dose di questa pomata, non più grossa d’un
+pisello, inghiottita nel durare d’una settimana, fortifica il cuore
+contro i vapori neri prodotti dalla solitudine, contro la tristezza,
+contro una passione infelice, o una speranza delusa....»
+
+«Impazzite ora? si fece a dire vivacemente la Contessa; ovvero credete
+che per aver io avuto la bontà di comperare a prezzo esorbitante le
+vostre cattive mercanzie, potrete d’ora in avanti farmi credere quanto
+vi verrà nella mente? Ove si è mai detto che le affezioni del cuore
+potessero essere vinte da rimedi amministrati alla parte fisica del
+nostro corpo?»
+
+»Salvo l’onorevole vostro beneplacito, vi dirò, nobile Signora, ch’io
+sono un galantuomo, e che vi ho venduto a moderato prezzo le mie
+mercanzie. In quanto spetta a questo prezioso rimedio, nel vantarvene
+la virtù, non vi ho già consigliato a comperarlo. Nè tampoco vi
+guarentisco che valga a risanare da una malattia di spirito fortemente
+radicata; cosa che possono operare Dio solamente ed il tempo. Pure
+vi sostengo, che il mio balsamo dilegua i vapori neri che nascono
+nel corpo, come parimente la tristezza che opprime l’animo. Con
+questo rimedio guarii diversi, e cittadini e cortigiani, e fra gli
+altri ultimamente il nobile sig. Edmondo Tressiliano, gentiluomo di
+Cornovaglia, che i cattivi trattamenti, mi fu detto, di una giovane da
+lui teneramente amata, aveano ridotto a tale estremo di tristezza, onde
+si temesse per la sua vita.»
+
+Qui si fermò; e la Contessa si tenne per qualche tempo in silenzio, poi
+con tuono di voce, che invano ella tentava di rendere intrepido e qual
+di persona indifferente, gli chiese:
+
+«E questo infermo da voi curato, presentemente ha riacquistata la
+salute del tutto?»
+
+«Sta assai meglio, rispose Wayland; almeno non soffre più mali fisici.»
+
+«Voglio provare questo rimedio, o Giannina, disse la Contessa; anch’io
+soggiaccio ad assalti di questa nera malinconia che offusca la mente.»
+
+«No del certo, fu presta a dire Giannina; qual certezza avete voi che
+le droghe di questo mercante non sieno pericolose?»
+
+«Sarò io medesimo mallevadore della mia buona fede,» disse Wayland, ed
+inghiottì alla loro presenza una parte di quel rimedio. La contessa
+ne comperò il rimanente; poichè le osservazioni fatte da Giannina per
+dissuaderla da ciò, non valsero che a confermarla nel suo disegno.
+Anzi in quell’istante medesimo ne assaggiò la prima dose, assicurando
+sentirsi già il cuor sollevato, e risorta in sè la naturale gaiezza,
+effetti che giusta ogni apparenza non erano che nell’accesa sua
+immaginazione. Raccolte allora tutte le cose acquistate, consegnò la
+sua borsa a Giannina, raccomandandole di pagare il merciaiuolo, intanto
+ch’ella, quasi parendole d’essersi anche di soverchio allettata in
+quell’intertenimento, augurò la buona sera al venditore, e ritornò con
+aria indifferente al castello, sicchè non rimase speranza a Wayland di
+parlarle oltre in privato. Ei tentò nondimeno di procurarsi qualche
+schiarimento maggiore da Giannina.
+
+«Mia giovinetta, diss’egli, la tua fisonomia indica, che tu debba amar
+molto la tua padrona. Ella di fatto ha grande bisogno del tuo fedele
+servigio!»
+
+«E ben ella lo merita. Ma a qual proposito dici questo?»
+
+«Figlia mia, io non sono propriamente quel tale che comparisco essere,»
+disse, abbassando la voce, Wayland.
+
+«Doppia ragione per non crederti un onest’uomo!» rispose Giannina.
+
+«Anzi doppia ragione, soggiunse Wayland, per credermi tale, giacchè non
+son io un merciaiuolo!»
+
+«Vattene tosto di qua, disse Giannina, o corro a chiamar gente in
+soccorso. Mio padre dovrebb’essere già di ritorno.»
+
+«Non fare questa pazzia, rispose Wayland, perchè te ne pentiresti. Io
+sono fra gli amici della tua padrona. Ella ha bisogno di acquistarne
+altri ancora, e non di perdere per tua colpa quelli, su i quali già può
+far conto.»
+
+«Qual prova vorresti darmi di ciò?» fu pronta a chieder Giannina.
+
+«Guardami in volto, e dimmi se non leggi in questi lineamenti l’aspetto
+d’un onest’uomo.»
+
+Di fatto, benchè il nostro artefice fosse lontano dall’esser bello,
+pure scorgeasi nella sua fisonomia l’acutezza d’un ingegno inventivo,
+che unita ad occhi vivaci e pieni di brio, ad una bocca ben fatta, ad
+un modo gentil di sorridere, dava sovente grazia e vezzo a lineamenti
+irregolari di lor natura.
+
+Giannina lo contemplò qualche tempo con quello sguardo scaltrito,
+che è proprio del suo sesso, poi gli rispose: «O amico mio, ad onta
+della buona fede di cui ti vanti, e benchè io non abbia la sapienza di
+leggere libri della natura di quelli che ora mi vorresti presentare,
+credo vedere in te qualche cosa, che sta fra il merciaiuolo, ed il
+vagabondo.»
+
+«Eh! un pochettino forse anche di questo! disse Wayland sorridendo; ma
+ascoltami; questa sera o domani mattina arriverà qui un vecchio, in
+compagnia di tuo padre. Egli ha il passo leggiero del gatto, l’occhio
+fino e maligno del sorcio, i modi carezzevoli del can di Spagna, e la
+ferocia del mastino. Guardati da lui, e per il tuo bene, e per quello
+della tua padrona. Guardati da lui, bella Giannina; egli nasconde il
+veleno dell’aspide sotto la pretesa innocenza della colomba. Non saprei
+dirti al giusto qual delitto egli mediti, ma la malattia e la morte gli
+tengono dietro. Non dir nulla di tutto ciò alla tua padrona. La mia
+esperienza m’insegna che nel suo stato il timore di un male può esserle
+dannoso quanto il male medesimo. Abbi cura ch’ella faccia uso del mio
+specifico. Sappi (continuò egli abbassando la voce e con tuono solenne)
+che è un antidoto contro il veleno. Stiamo ad ascoltare; Essi entrano
+nel giardino.»
+
+Di fatto si udiva un bisbiglio, in mezzo a cui distinguevansi voci di
+smodata allegria ed altre più serie e robuste. Wayland, a questo primo
+sentore s’appiattò in fondo d’una folta macchia, e Giannina si nascose
+nel vecchio edifizio delle piante esotiche per non esser veduta, e
+affine di nascondere per allora le compere che avea fatte dal preteso
+merciaiuolo; del rimanente ella non aveva alcun motivo d’inquietarsi
+per se medesima.
+
+Il padre di lei, il vecchio servo del lord Leicester, entrarono
+nel giardino tumultuando, e posti nel più grande imbarazzo dal
+Lambourne, al quale il vino aveva affatto volta la testa. Cercavano
+di acchetarlo, ma invano; perchè costui aveva inoltre la bella sorte,
+che quando il vino lo prendeva, non si lasciava infine vincere dal
+sonno, come è solito degli altri imbriachi. Ma egli era uno di quelli
+che si reggevano lungo tempo sotto l’influenza del liquore di Bacco,
+sintantochè a furia di libagioni cadono in una indomabile frenesia.
+Diverso inoltre il Lambourne dalla maggior parte degl’imbriachi, che
+perdono la libertà de’ moti e delle parole, egli al contrario nello
+stato d’ebbrezza parlava con più enfasi e più scioltamente che mai
+nol facesse, oltrechè raccontava tutte quelle cose, che a mente sana
+avrebbe voluto non lasciar traspirare all’aria medesima.
+
+«E che? gridava Michele con tutta la forza de’ suoi polmoni, non farete
+voi altri una festa al mio arrivo, non farete gozzoviglie in onore di
+me che conduco nel vostro canile la fortuna in sembianza d’un cugino
+del diavolo? d’un cugino del diavolo, che ha virtù di cambiare i pezzi
+d’ardesia in buone piastre di Spagna? Accostati, Tony _Brucia-Cataste_,
+papista, puritano, ipocrita, avaro, libertino, demonio impastato
+di tutti i peccati mortali, accostati e prostrati dinanzi a chi ti
+condusse il _Mammone_ che adori.»
+
+«In nome di Dio! parla sommesso, disse il Foster; entra in casa, avrai
+vino, avrai quello che saprai domandare.»
+
+«No, vecchio tanghero; voglio averlo qui, gridava a tutta voce lo
+spadaccino, qui _al fresco_, come dicono gl’Italiani. Se sarò matto a
+bere fra due muraglie, avendomi vicino questo diavolo d’avvelenatore,
+che mi farebbe soffocare fra i vapori dell’arsenico o dell’argento
+vivo! Varney m’ha insegnato a non fidarmene.»
+
+«In nome di tutti i diavoli! dategli vino,» disse l’alchimista.
+
+«Ah! ah! che tu ci metteresti poi il condimento! non è vero, vecchio
+ghermitore? Sicuramente! ci troverei il verde rame, l’elleboro, il
+vitriolo, l’acqua forte, e vent’altri ingredienti diabolici, che
+fermenterebbero nella mia povera testa, come il filtro che le vecchie
+streghe fanno bollire nelle loro caldaie per chiamare a sè il diavolo.
+Dammi il fiasco tu stesso, vecchio Tony _Brucia-Cataste_, e guarda
+che sia vino fresco, e che non fosse mai riscaldato a quel focolare,
+dove furono arrostiti i vescovi in questo paese. Ovvero aspetta che
+Leicester sia Re se vuol esserlo! Bene! e Varney, lo scellerato
+Varney! gran Visir. Ottimamente per mia fede! E che cosa poi sarò io?
+Imperatore. Sì signori, l’imperatore Lambourne. Vedrò questa divinità
+che costoro hanno imprigionata qui pei loro segreti piaceri. Voglio
+che ella venga questa sera a vôtarmi da bere, e a mettermi la mia
+berretta da notte. Che cosa può farsi un uomo di due mogli, fosse egli
+venti volte Conte? Rispondi a questo, Tony, figlio mio, vecchio cane,
+ipocrita, reprobo, che Dio cancellò dal libro della sua grazia, vecchio
+fanatico, bestemmiatore, intenditore di vescovi, rispondi a tutto
+questo.»
+
+«Or ora gl’immergo fino al manico il mio coltello nel ventre,» disse
+Foster a voce bassa e fremendo di collera.
+
+«Per l’amor di Dio! non commettiamo violenze, disse l’Astrologo, ce
+le farebbero pagar care. Su via, Lambourne, mio buon amico, vuoi tu
+trincare con me alla salute del nobile conte di Leicester e di Riccardo
+Varney?»
+
+«Certo! mio vecchio Albumazar, certo! mio bravo venditor di veleni. Io
+ti abbraccerei, onestissimo violatore della legge Giulia (come dicono a
+Leida) se tu non avessi addosso un esecrabile odore di solfo e d’altre
+infernali droghe di tal natura. Andiamo dunque, son pronto. Alla salute
+di Varney e di Leicester, delle due menti più nobilmente ambiziose di
+tutta l’Inghilterra, dei due increduli più profondi e più simulatori,
+più sublimi e più maligni, più... basta. Non dirò altro; ma chiunque
+ricuserà darmi ragione!... Giur’al Cielo gli pianto il mio stilo nel
+cuore. Andiamo, miei buoni amici.»
+
+Così parlando il Lambourne terminò di trangugiar la bevanda versatagli
+dall’Astrologo, la quale non era già vino, ma liquor distillato
+che costui ebbe in pronto da sostituire. Onde il nostro Michele
+incominciava un giuramento, allorchè gli cadde di mano la tazza vôta.
+Mise la mano all’impugnatura della sciabola, ma non ebbe forza per
+tirarla fuori; barcollò e cadde privo di moto e di sensi fra le braccia
+dei famigli, che portatolo nella sua stanza, lo adagiarono sul letto.
+
+In quel generale bisbiglio, Giannina, senza che alcuno la vedesse,
+raggiunse la camera della padrona. Tremava ella siccome foglia,
+risoluta nullameno nel suo animo di celare alla Contessa i terribili
+sospetti che le parole del Lambourne le avevano inspirato: tanto più
+che tali timori, comunque non le apparissero ancora perfettamente
+schiariti, troppo s’accordavano coi suggerimenti del merciaiuolo. Onde
+confermò la Contessa nel disegno di prevalersi dello specifico datole
+dal medesimo; consiglio, che ella forse non avrebbe mai insinuato senza
+gli avvenimenti di recente accaduti!
+
+Nè i propositi del Lambourne sfuggirono certamente a Wayland,
+appiattato, come dicemmo, dietro la macchia, ed il quale era in istato,
+meglio assai che Giannina, di assegnar loro il giusto valore. Si sentì
+commosso da forte compassione in osservando che una donna vezzosa
+quanto lo era la giovane Contessa, e già da lui conosciuta in seno
+alla domestica felicità, fosse così abbandonata alle trame di una
+banda di scellerati. Aggiugnevasi che l’abborrita voce di quell’antico
+padrone, da lui temuto ed odiato del pari, gli risvegliava nell’animo
+commozioni conformi a questi due sentimenti. Fidato grandemente nella
+propria destrezza, e nei modi ancora che possedea per adoperarla,
+concepì adunque il disegno di scoprire in quella sera medesima tutte
+le fila dell’orrendo arcano, e di salvare l’infelice prigioniera, se
+ne era anche in tempo, fattosi pronto ad affrontare qualunque rischio
+che andava unito al compimento d’un’idea sì generosa. Alcune fra le
+parole fuggite al Lambourne nel forte del costui delirio, lo trassero
+la prima volta a mettere in dubbio, se il Varney operasse unicamente
+per proprio conto nel corteggiare la giovine bellezza, e nel cercare di
+cattivarsene l’affezione. Diversi romori intendevano a far credere, che
+questo zelante servo fosse stato soccorrevole in altre amorose tresche
+al padrone; per lo che venne il pensiero a Wayland, che il medesimo
+conte di Leicester potesse anche essere il protagonista dell’orrido
+dramma. Comunque non avesse alcun motivo di supporre che la figlia del
+cavaliere Robsart fosse già maritata col Conte, ben vedea come una
+tresca ancorchè passaggiera con una donzella posta nel grado di Amy,
+diveniva un segreto d’altissima importanza, la cui rivelazione avrebbe
+portato fatali conseguenze a questo favorito di Elisabetta.
+
+«Quand’anche il Leicester, dicea Wayland fra se stesso, titubasse a
+valersi di modi violenti per estinguere sì fatte voci, ha al fianco
+tai malandrini, che gli presterebbero il reo servigio senza aspettarne
+l’assenso. S’io voglio adunque frammettermi in questa bisogna, mi è
+d’uopo prender l’esempio del mio antico maestro, allorchè componeva
+la sua diabolica manna, cioè mettermi una maschera al volto. Domani
+adunque abbandonerò Giles Gosling, e cambierò dimora così spesso come
+una volpe inseguita. Vorrei ben rivedere ancora questa giovinetta
+puritana: ella è sì avvenente, e se non m’inganno sì fornita d’ingegno,
+che non direbbesi mai primogenitura di quello schifoso, scellerato uomo
+di Tony _Brucia-Cataste_.»
+
+Si recò pertanto a prender congedo da Giles Gosling, che non fu per
+vero dire scontento di vederlo partire. L’onesto pubblicano scorgeva
+cosa sì pericolosa il contrariare i voleri d’un favorito del Conte di
+Leicester, che bastava appena la sua virtù per sostenerlo in sì fatta
+prova. Non risparmiò ciò nonostante proteste di buona volontà, e della
+sua premura di prestare, occorrendone il bisogno, a Tressiliano o al
+di lui messo que’ soccorsi tutti, che fossero stati compatibili collo
+stato suo di pubblicano.
+
+
+
+
+CAPITOLO IV.
+
+ »Ambizion se frettolosa troppo
+ »La vetta aggiunga, dall’opposta banda
+ »Del pendio discosceso alfin dirupa.
+ _Shakespeare._
+
+
+Le splendide feste che stavano per celebrarsi a Kenilworth erano
+già divenute l’argomento de’ discorsi che faceansi da ognuno
+nell’Inghilterra. Tutta dovizia di cose atte a render più deliziosi
+alla regina Elisabetta que’ giorni che le sarebbe piaciuto dimorare nel
+castello del suo favorito, venne adunata, e d’ogn’intorno dell’isola,
+e dal Continente. Intanto il Leicester progrediva ogni dì maggiormente
+nelle buone grazie della Regina. Sempre a fianco di lei ne’ consigli,
+ben ascoltato nell’ore consacrate ai passatempi della Corte, accolto
+in qualsivoglia istante coi contrassegni della massima intrinsichezza,
+era il Leicester la speranza di tutti coloro, che avevano grazie da
+chiedere alla Sovrana: ricercato da tutti i ministri delle corti
+straniere, che in nome de’ loro monarchi gli largheggiavano delle
+più lusinghiere dimostrazioni d’affetto, egli era, giusta il dire
+cortigianesco l’_alter ego_ dell’orgogliosa Elisabetta, impaziente a
+quanto credevasi dell’istante favorevole per collegarselo al poter
+supremo con fargli dono della sua mano.
+
+Nel mezzo di tante prosperità, questo favorito della Regina e della
+fortuna era forse l’uomo il più infelice che si vivesse in quel regno
+di cui sembrava l’arbitro ed il dominatore. Egli aveva certamente al
+di sopra delle sue creature la sovranità data da ingegno, e vedea
+cose, che ad esse fuggivano. Niuno al pari di lui conoscea l’indole
+della Sovrana; siccome quegli che aveva fatto un unico studio di
+indagarne ad un tempo le singolarità e le virtù, studio che unito ai
+poderosi espedienti di quella sua mente abilissima, e al lustro che
+gli crescevano le esterne sue prerogative, valse a sollevarlo in tanto
+favore. Ma questo medesimo conoscimento ch’egli aveva dell’indole di
+Elisabetta gli facea temere, ad ogni piè sospinto, qualche disgrazia
+rovinosa e non aspettata. Il Leicester somigliava a nocchiere, che
+avendo innanzi agli occhi la carta su di cui stanno delineati tutti i
+punti della via da trascorrersi, scorge nel medesimo tempo gran numero
+di secche, di scogli coperti, e di scogli a fior d’acqua; onde tutto il
+vantaggio ritratto da sì inquietante schiarimento è la certezza, che in
+un prodigio soltanto sta la speranza di uno scampo.
+
+Di fatto, la regina Elisabetta aveva un’indole stranamente impastata
+di maschia fortezza d’animo, e di tutte quelle debolezze, che sono di
+consueto il retaggio del sesso, cui perteneva. Gran profitto traevano
+i sudditi dalle virtù che in questa Regina superavano di gran lunga
+i difetti; ma quanto ai cortigiani, ed alle persone che le stavano
+intorno, trovavansi di sovente esposte ai capricci e alle violenze
+d’uno spirito per sua natura geloso e dispotico.
+
+Tenera madre verso i suoi popoli, ella era ad un tempo verace figlia di
+Enrico VIII; e benchè i patimenti da lei sofferti in giovinezza, e le
+cure di un’ottima educazione avessero compresse e modificate in essa
+le inclinazioni che si portava seco col sangue, queste non si potevano
+dire sradicate.
+
+«Lo spirito di una tal donna (così esprimevasi sir John Harrington,
+che l’aveva avuta in matrina al fonte battesimale, e ch’ebbe a vicenda
+occasioni di provarne l’affabilità e i mali umori), lo spirito di una
+tal donna era il più delle volte siccome un vento leggiero, che in una
+mattina estiva sen venga dall’occidente; dolce e soave a tutti quelli
+che la circondavano; i discorsi di lei guadagnavano ogni cuore; ma
+giugnevano istanti, in cui credendo ella scorgere qualche disobbedienza
+o mancanza di rispetto, prendea quel tuono che palesava compiutamente
+di chi fosse figlia. Il sorriso di lei era come dolce calor di sole, di
+cui ciascuno si contende l’influenza gradevole; ma tantosto sorgeva la
+burrasca preceduta da oscure nubi, e il fulmine cadeva indistintamente
+sopra d’ognuno[3].»
+
+Tale mobilità di carattere, nè lo ignorava il Leicester, era sopra
+tutto formidabile per coloro che le avevano inspirato qualche
+sentimento di affetto; perchè il credito, frutto di tal sentimento
+medesimo, non lo era così di servigi indispensabili, che que’ favoriti
+prestar potessero alla corona. Perciò la grazia conceduta al Burleigh,
+o al Walsingham, benchè al di sotto, quanto allo sfarzo, di quella onde
+godeva il Leicester, era fondata manifestamente sul senno e non sul
+capriccio di Elisabetta: laonde questi cortigiani non temevano le fasi
+dell’incostanza da cui erano ad ogni istante minacciati coloro, pei
+quali i primi meriti ai favori della Regina si stavano in prerogative
+esterne, e nelle inclinazioni d’un cuore femminile.
+
+Que’ grandi e saggi ministri non venivano giudicati se non se in
+proporzione degli espedienti di stato che suggerivano, e delle massime
+onde affortificavano i partiti per essi posti nelle adunanze del
+consiglio. Al contrario il buon successo dei disegni formati dal
+Leicester dipendeva da tutti que’ venti leggieri ed incostanti di
+capriccio o di umore, che contrariano o favoriscono i progressi di un
+amante nel cuore della sua donna; ed era Elisabetta tal donna, che
+offeriva ai propri adoratori altro scoglio, cioè il timore continuo che
+era in lei di dimenticare la propria dignità, e di compromettere il
+poter di Regina coll’ascoltare di troppo le inclinazioni connaturali al
+suo sesso.
+
+Le spine che circondavano il possedimento del favore d’una tale amante
+ben comprese erano dal Leicester; ed allorchè spiava egli intorno di sè
+quai modi avesse per conservarsi in uno stato sì precario, ovvero, (che
+a ciò pur meditava) di scenderne senza pericolo, poca speranza egli
+vedea di buon esito, così ad un partito come all’altro appigliandosi.
+
+Ora gli erano altissimo argomento di considerazione il segreto suo
+maritaggio e le conseguenze che ne sarebbero derivate. E preso da
+amarezza contro di se medesimo (ch’ei certamente non potea concepirne
+contro la sfortunata Contessa), si rampognava d’essersi gettato
+nell’impossibilità di fondare sopra salde basi il proprio potere collo
+stringere un nodo inconsiderato, ed attribuiva a questa, così chiamata
+da lui, sconsigliata passione il pericolo di una vicina caduta.
+
+«Ognuno dice, così ragionava egli in questi momenti di perplessità
+e di pentimento, ch’io potrei sposare Elisabetta, e divenire re
+d’Inghilterra. Ogni contrassegno sembra annunziarlo. Non si fa menzione
+nelle ballate fuorchè di queste nozze desiderate ansiosamente dal
+Pubblico. Se ne favella ne’ ginnasi; i predicatori le raccomandano
+dai pulpiti; esse son quanto l’un dice all’orecchio dell’altro fin
+nelle stanze d’udienza della Regina. Si prega che tal maritaggio si
+verifichi nelle chiese dei calvinisti del Continente; fino i nostri
+uomini di Stato ne han fatto parola nel Consiglio. Niuna ammonizione
+è venuta a frenare sì arditi propositi, intorno ai quali la regina
+Elisabetta ha dismessa la consueta sua protesta di voler morir vergine.
+Ella conosce l’esistenza di tali romori, nè mai si mostrarono ver
+me più affabili i suoi detti, più graziosi gli atti, più soavi gli
+sguardi. Niuna cosa sembra mancare a che io divenga re d’Inghilterra,
+ed a che trattomi finalmente al sicuro dall’incostanza delle corti, io
+m’impadronisca di questa corona regale, gloria dell’universo. E sarà
+dunque, allor quando io potrei stendere più ardimentosa la mano per
+impadronirmene che questa mano medesima si vedrà incatenata da un nodo
+segreto ed indissolubile. Ecco, diceva egli impazientemente, ecco le
+lettere di Amy che mi persegue colle sue incessanti inchieste, ond’io
+pubblicamente la riconosca, e renda giustizia a lei, a me, e non so a
+chi! Quanto a me ho ben fatto finora tutt’altro che rendermi giustizia.
+Ed Amy mi parla come se Elisabetta fosse presta ad ascoltare la notizia
+di tal mio maritaggio colla contentezza di una madre alle nozze d’un
+figlio prediletto! Elisabetta quella figlia di Enrico VIII, la cui
+collera non risparmiò giammai uomini o donne che la contrariassero ne’
+suoi disegni! Che direbbe ella all’atto di scorgere maritato quell’uomo
+che con una simulata passione la trasse in tanto inganno da confessare
+ella stessa il proprio amore verso di un suddito? Quell’uomo che si
+fosse fatto giuoco di lei, come potrebbe un cortigiano prendersi
+trastullo d’una povera contadina! Oh! ben vedremmo allora quanto una
+femmina furibonda sappia operare!»
+
+Fermandosi in sì fatte meditazioni chiamava Varney, e lo chiedeva di
+consigli, assai più di quanto il facesse in addietro, poichè spesse
+volte da tal consigliere lo aveva allontanato il ricordarsi gli avvisi
+che contro tal segreto nodo avea posti in campo. La conclusione
+di questi intertenimenti era sempre il deliberare sul modo di far
+comparire a Kenilworth la Contessa. Risolvettero, finchè poterono, far
+ritardare la partenza della Regina, ma alla perfine una conclusione
+divenne necessaria.
+
+«Elisabetta non sarà certamente paga a men di vederla. Non so
+s’ell’abbia concepiti alcuni sospetti, come mel fanno presagire i miei
+timori, o se il Sussex o alcun altro de’ miei segreti nemici s’adoprino
+a ricordarle sovente la supplica di Tressiliano; ma certamente in mezzo
+alle espressioni di bontà con cui ella è solita ad onorarmi, la storia
+di Amy Robsart si frammette frequentemente. Io credo che Amy sia la
+schiava postami dalla cattiva sorte dietro il mio carro per umiliare i
+miei trionfi nel momento il più glorioso per me. Suggeriscimi qualche
+espediente, o Varney, per sottrarmi da passo cotanto arduo. Ho fatto
+per differire queste maledette feste tutte le obbiezioni, che con
+qualche apparenza di convenevolezza, potevano essere messe innanzi;
+ma l’abboccamento ch’ebbi oggi colla Sovrana non mi permette omai di
+commettermi fuorchè alla sorte. Ella mi ha detto con tuono di dolcezza
+sì, ma ad un tempo risoluto. — Noi non vogliamo più, sig. Conte,
+lasciarvi tempo a fare apparecchi per timore che andiate del tutto in
+rovina. Sabbato, giorno nove del mese di luglio, saremo in casa vostra
+a Kenilworth. Vi preghiamo non dimenticare alcuno degli ospiti, pei
+quali mostrammo desiderio: ci sta a cuore soprattutto conoscere la
+donna, che ha potuto preferire al poeta Tressiliano il vostro servo
+Riccardo Varney. — Dunque, Varney abbi ricorso alla tua fantasia che
+mi è stata utile le tante volte; perchè come è vero ch’io mi chiamo
+Dudley, le disgrazie predette nel mio oroscopo incominciano finalmente
+a minacciarmi.»
+
+«Nè vi sarebbe qualche modo di persuadere a Milady l’esser contenta
+di sostenere per alcuni istanti la parte oscura cui circostanze del
+momento l’astringono?» disse il Varney dopo aver esitato per qualche
+tempo.
+
+«Che osi dire, o scellerato? La mia Contessa passar per tua moglie! Ciò
+non può accordarsi nè col mio, nè col suo onore.»
+
+«Oimè! Milord, rispose il Varney, pur non è conosciuta sott’altro nome
+dalla Regina. Col toglier questa d’errore si andrebbe a rischio di
+scoprir tutto.»
+
+«Pensa qualch’altro espediente, disse agitato oltre ogni credere
+il Conte; cotesto che tu proponi non può giammai essere all’uopo.
+Ammetti ancora ch’io condiscendessi, non vi sarebbe mai l’assenso
+della Contessa; perchè debbo farti sapere, o Varney, che Elisabetta
+sul proprio trono non ha tanto orgoglio quanto ne ha questa figlia
+d’un gentiluomo oscuro della contea di Devon. Dolce, pieghevole nelle
+circostanze ordinarie, in tutte quelle, ov’ella creda scorgere il suo
+onore compromesso, l’indole ne è accensibile e violenta al par della
+folgore.»
+
+«Ne abbiam fatto prova, o signore, e se tale non fosse la sua indole,
+non ci troveremmo ora in questo impiccio. Non so ora a qual altro
+stratagemma ci resti ricorrere. Mi sembra poi che la persona dalla
+quale scaturisce il pericolo, dovesse mostrarsi, quand’è in suo potere,
+sollecita di allontanarlo.»
+
+«Ti ripeto che è impossibile (risoggiunse il Conte facendo tal gesto,
+che proibiva al Varney fino il pensare a tale divisamento). Non conosco
+forza, d’autorità o di lusinghe, che inducesse mia moglie a portare il
+tuo nome nemmeno un istante.»
+
+«La cosa per altro è alquanto scabrosa,» disse il Varney con tuono
+tronco, e senza fermarsi su di tale argomento. Poi soggiunse: «Se si
+trovasse qualch’altra persona da sostituirle! Tai giuochi di mano sono
+andati a buon termine sotto gli occhi d’altri monarchi antiveggenti
+quanto lo è la Regina Elisabetta.»
+
+«Tu perdi il cervello, o Varney, rispose il Conte: la falsa Amy
+dovrebbe sostenere il confronto di Tressiliano, e ne diverrebbe
+inevitabile lo scoprimento.»
+
+«Si potrebbe allontanare Tressiliano dalla Corte,» disse allora senza
+esitare il Varney.
+
+«E con quai modi?».
+
+«Con quai modi? Un personaggio posto nella vostra condizione ne ha
+infiniti per allontanare dalla scena un uomo, che incessante nello
+spiare i vostri segreti, vi è divenuto un pericolosissimo oppositore.»
+
+«Non voglio udirmi parlare di tal genere di espedienti politici, o
+Varney, disse il Conte. Poi nel caso in cui siamo non gioverebbero
+a nulla. Possono esservi alla Corte molte altre persone che abbiano
+veduta Amy, e mancando Tressiliano, non si starebbero dal far venire
+il padre di lei o alcuni de’ suoi amici. Cerca ancora qualch’altro
+stratagemma nella tua immaginazione.»
+
+«Signore, io non so più qual cosa proporre, ma so bene che se mi
+trovassi in una perplessità qual si è quella dell’animo vostro,
+correrei volando a Cumnor, e costringerei mia moglie ad acconsentire a
+quegli espedienti, che la sua e la mia sicurezza chiedessero.»
+
+«Non posso, allora soggiunse il Conte, costringerla a cosa, che
+ripugnerebbe alla nobiltà della sua indole. Troppo, così operando, mi
+mostrerei ingrato all’amore ch’ella ha per me!»
+
+«Ebbene, o signore, rispose Varney, voi siete un uomo nel quale onore
+e saggezza vanno del pari. Non vi dirò dunque che questi scrupoli
+delicati son da romanzo, e non possono aver corso fuorchè in Arcadia,
+come lo ha scritto il nipote vostro Sydney. Ma permettete un’altra
+osservazione ad un vostro umilissimo servo, il quale ebbe finor la
+fortuna di vedere non disdegnata nemmeno dalla Signoria vostra la poca
+cognizione ch’egli si acquistò vivendo nel mondo. Vorrei sapere se
+in questo felice nodo che unisce a voi la figliuola di sir Robsart,
+l’obbligazione maggiore sia dal canto vostro, o da quello della
+Signora, e qual dei due abbia maggiori motivi di usar compiacenza, e
+prendere in esame i desiderii, la convenienza, la sicurezza dell’altro.»
+
+«Ti ripeto, Varney, disse il Conte, che quanto fu in mio poter di
+concederle, non fu merito mio, ma pagato al di là dalla sua virtù non
+minore in lei della bellezza. Ah! no: fra le persone pervenute ad alto
+stato, non fuvvi giammai altra creatura più capace di ornarlo e di
+abbellirlo.»
+
+«È una gran fortuna, o signore (riprese a dire Varney con quel suo
+sorriso sardonico, che ad onta de’ riguardi di rispetto non era sempre
+in suo potere il frenare), è una gran fortuna che ciò tanto vi appaghi!
+Voi avrete tutto il tempo di bearvi con sì deliziosa compagna, però
+spirato il termine di una prigionia, forse proporzionata al delitto di
+aver delusi gli affetti di Elisabetta Tudor. Voi non isperate, cred’io,
+di scontarlo a più lieve costo!»
+
+«Spirito infernale! Osi tu schernirmi sulla sventura in cui m’avvolgo?
+rispose il Leicester. Aggiusta le cose, come ti parrà meglio.»
+
+«Se dite davvero, o signore, convien sull’istante portarsi a briglia
+sciolta a Cumnor,» replicò il Varney.
+
+«Vacci tu stesso, o Varney. Il demonio ti ha compartito quel genere
+d’eloquenza, che fa più impressione allorchè si tratta una cattiva
+causa. La mia fronte tradirebbe la bassezza della mia anima se ardissi
+proporre sì fatta frode. Vattene, dico, hai d’uopo ancora ch’io
+t’aggiunga sproni per compiere il mio disonore?»
+
+«Per servirvi non ho d’uopo di sprone, o Milord. Ma se volete
+seriamente affidarmi l’incarico di far gradire a Milady un espediente
+divenuto unico ed indispensabile, fa di mestieri mi diate uno scritto,
+che presso la nobile mia padrona mi faccia vece di credenziale.
+Assicuratevi poi, che io sosterrò questo partito con quanto è in me
+d’eloquenza. Porto sì ferma opinione dell’amore che la Contessa nudre
+per la Signoria vostra, e della inclinazione ch’è in essa a far tutto
+quanto possa tornare a vantaggio del suo sposo, per non dubitar punto
+ch’ella non acconsenta a portare per alcuni giorni un nome umile come
+il mio, tanto più che per antichità non cede in nessuna parte a quello
+della famiglia Robsart.»
+
+Il Leicester prese tutto quanto occorrevagli per iscrivere, ed
+incominciò per la Contessa due o tre lettere, che stracciò senza
+terminarle. Finalmente scrisse alcune righe slegate e disordinate,
+colle quali supplicava, per cagioni che riguardavano il proprio onore
+e la propria vita, la sua Amy a voler portare il nome di Varney per
+quel solo tempo che duravano le feste di Kenilworth. Aggiugnea che lo
+stesso Varney le avrebbe comunicati questi motivi onde si rendea tanto
+necessario sì fatto inganno. Dopo avere sottoscritta e suggellata la
+lettera, la gettò sopra la tavola, facendo tal gesto che intimava al
+Varney di partir sull’istante, e che questo consigliere intese a prima
+vista.
+
+Leicester rimase siccome uomo impietrito fintantochè udì lo scalpitar
+de’ cavalli; perchè il Varney senza nemmeno indugiare quant’era
+d’uopo per cambiar di vestito, salì in sella, e seguito da un solo
+servo s’avviò a tutta briglia verso la contea di Berk. Udito questo
+rumore, il Conte si alzò precipitosamente, e s’affacciò alla finestra,
+venuto sull’istante in idea di rivocare l’indegno messaggio di cui
+aveva incaricato l’uomo, che a confessione stessa del Leicester,
+non possedeva alcuna sorte di virtù, eccetto l’affezione per chi lo
+proteggea. Ma il Varney era già lontano tanto da non poter neanco
+udirne la voce, e l’aspetto del firmamento seminato di stelle,
+riguardato in quel secolo siccome il libro del destino, stolse il Conte
+da una risoluzione che sarebbe stata più degna di lui.
+
+«Eccoli che seguono il taciturno lor corso (dicea il Conte trattosi
+alla contemplazione del Cielo), eccoli questi astri, il cui possente
+influsso è sentito da tutti gli abitatori del nostro Pianeta. Se gli
+astrologi non mentiscono, ecco la crisi de’ miei destini! S’avvicina
+l’ora, l’ora per me di sperare e di temere ad un tempo, come mi fu
+predetto. Re si fu la parola. — Ma in qual modo? — La corona di
+Elisabetta! Da questo lato ogni mia speranza si dileguò. — Ebbene! io
+la rinunzio. Le ricche province dei Paesi Bassi mi domandano per loro
+capo, e se Elisabetta non si opponesse mi offrirebbero la corona di
+que’ Paesi. — E non ho io forse diritti al diadema?... anche entro il
+regno? Se Elisabetta venisse a morire, non appartengo io alla famiglia
+degli Huntingdon?... Ma asteniamoci dall’addentrarci maggiormente in sì
+rilevanti misteri. È d’uopo che per qualche tempo ancora, io continui a
+guisa di fiume sotterraneo il mio corso nell’oscurità e nel silenzio.
+Verrà giorno che mi mostrerò con tutto l’apparato della mia forza, e
+trascinerò meco tutto quanto si opporrà al mio passaggio.»
+
+Intantochè il Leicester cercava ingannare la sua coscienza medesima col
+presentare a se stesso l’aspetto di una pretesa politica necessità,
+e s’avvolgea per tal modo fra i lusinghevoli sogni dell’ambizione,
+il perfido suo ministro aveva abbandonato la Corte e la città per
+trasferirsi in tutta fretta al suo destino. Nè meno del Conte il
+Varney si era sollevato ad altissime speranze. Costui di fatto avea
+condotto al punto cui voleva il padrone, che discoprivagli, come
+ben vedesi, i lati più reconditi del proprio cuore, e si prevalea
+dell’opera di quest’uom detestabile, persino nel mantenere le più
+intrinseche corrispondenze colla sposa. Divisò dunque il Varney,
+che per l’avvenire il suo protettore non potesse più, nè far senza
+di lui, nè ricusar di secondarne le inchieste, comunque si fossero
+sragionevoli; onde se la _disdegnosa signora_, tal era il predicato con
+cui solea, fra se stesso e con Foster, qualificar la Contessa, se la
+_disdegnosa signora_ condiscendea finalmente alla domanda dello sposo,
+egli, Varney divenutone il marito supposto, divorava colla mente la
+futura condizione a se favorevole in modo cotanto straordinario, da
+non vedere omai limite alcuno alla propria autorità.... nè ravvisava
+perfin difficile l’ottenere un trionfo, cui agognava, primeggiando fra’
+sentimenti infernali che lo stimolavano quello di vendicare i sofferti
+disprezzi. Ma in mezzo a tali speranze non trascurava il ribaldo di
+meditare all’altra possibilità di trovare Amy affatto renitente ad
+accettar la parte che le si voleva assegnare nel dramma di Kenilworth.
+
+«Alasco, diceva egli, farà se ciò accade il suo ufizio; ed una
+infermità sarà il colore onde scusare presso Elisabetta la negligenza
+posta dalla signora Varney nel venire a tributarle omaggio in persona.
+Oh sì! e sarà, cred’io, una lunga e pericolosa malattia, se la Regina
+continua a riguardare milord Leicester con occhio sì favorevole. Non
+rinunzierò già di leggieri a divenire il favorito di un Monarca.
+Trotta, mio buon palafreno. L’ambizione, la sete di piacere e di
+vendetta conficcano i loro stimoli nel mio cuore, come io nel polveroso
+tuo fianco gli sproni. Trotta, trotta, mio buon palafreno, e il diavolo
+raddoppi la nostra velocità.»
+
+
+
+
+CAPITOLO V.
+
+ «Perchè colei, che un giorno
+ »Fu vita tua, disdegni?
+ »Del padre mio al soggiorno
+ »Chè non lasciarmi allor?
+ »Ah! invano, invan di lagrime
+ »Quest’occhi miei van pregni;
+ »Nè mai tanto durevole
+ »Tua lontananza amara,
+ »Ch’io più non son, rischiara,
+ »Barbaro, nel tuo cor!
+ (_Il castello di Cumnor_
+ di W. Giulio Mickle).
+
+
+Le più leggiadre signore de’ nostri giorni avrebbero certamente trovato
+nella contessa di Leicester, oltre all’avvenenza ed alla giovinezza,
+due qualità che a buon diritto le meritavano un grado fra le persone
+distinte. Noi la vedemmo nel suo intertenimento col merciaiuolo
+manifestare una grande propensione alla compera di cose inutili, ed
+avidità verso tutte quelle graziose inezie, che appena possedute
+perdono tutto il vezzo. In oltre le piaceva assai lo spendere molto
+tempo nell’adornarsi, comunque la ricca varietà del suo aggiustamento,
+nel luogo ov’era, non le giovasse che a procacciarsi o lodi per metà
+satiriche dalla scrupolosa Giannina, ovvero solamente l’approvazione
+di que’ due occhi brillanti, che vedeano riflettuto dallo specchio il
+proprio splendore. La contessa Amy per vero dire potea sulla leggerezza
+de’ propri gusti allegare in iscusa l’educazione solita in que’ giorni
+a darsi alle fanciulle, la quale non era fatta per inspirare la volontà
+dell’applicazione a giovani menti per natura leggiere e nemiche dello
+studio. Se questo eccessivo diletto per l’adornarsi non fosse stato in
+Amy, avrebbe potuto anche nella casa paterna fare tappezzerie o ricami,
+e decorare de’ lavori delle proprie mani le pareti e le suppellettili
+del castello di Lidcote, ovvero distrarsi da tai cure col preparare
+un grosso podingo a sir Ugo quando tornava da caccia. Ma Amy non avea
+preso genio di sorte alcuna nè al telaio, nè all’ago, nè alla lettura.
+Ella avea perduta in sua fanciullezza la madre: il padre non osava
+contraddirle cosa veruna; Tressiliano, unico che sarebbe stato capace
+di coltivarne lo spirito, molto si danneggiò appunto nell’animo di lei
+accettando con troppa sollecitudine il ministerio d’esserle precettore.
+Perchè accadde che questa giovinetta, la cui vivacità e la cui
+indolenza non trovavano mai opposizione, si avvezzò a riguardarlo con
+una specie di timore, e con un rispetto, mal concorde con que’ soavi
+sentimenti, che Tressiliano avrebbe voluto inspirarle. Così preparato
+il cuore d’Amy, ognun vede quanto fosse esposto a cedere al primo
+assalto, e quanto dovesse cattivarsi l’immaginazione della fanciulla il
+Leicester e per nobiltà di esterno portamento, e per grazia di modi, e
+per accorte lusinghe, prima ancora ch’ella avesse in lui conosciuto il
+favorito della ricchezza e del potere.
+
+Le frequenti visite che il Conte fece a Cumnor ne’ primi momenti delle
+nozze contratte con Amy, le rendeano sopportabili la solitudine ed il
+ritiro, cui si vedea condannata. Ma dacchè queste visite si diradarono,
+e fecero luogo a lettere di scusa, le quali, oltre al non contener
+sempre espressioni di tenero affetto, erano generalmente laconiche, il
+mal umore e i sospetti cominciarono ad introdursi in questi splendidi
+appartamenti, che l’amore aveva preparati alla bellezza: ed ella il
+dava troppo a divedere nelle risposte che faceva al Leicester, colle
+quali, adoperando più di franchezza che d’accorgimento, lo pregava
+finalmente a liberarla da quell’oscura prigionia col pubblicarne
+solennemente il maritaggio; ed ordinando i suoi argomenti con quella
+sola destrezza che in lei trovavasi, credeva renderli più efficaci col
+calor delle suppliche. Talvolta pure li mescolava di rimproveri, di cui
+il Leicester pensava aver qualche motivo di lamentarsi.
+
+«Non l’ho io fatta Contessa? diceva questi a Varney: ben mi sembra
+ch’ella potrebbe aspettare per prenderne il titolo e lo stemma
+quell’istante, in cui ciò mi fosse gradevole.»
+
+Ma la contessa Amy contemplava sotto tutt’altro aspetto le cose.
+
+«Che mi giova, ella dicea, d’avere di fatto il grado e gli onori di
+Contessa, se nessuno lo sa, se mi vedo costretta a vivere oscura,
+prigioniera, lontana da ogni consorzio, ed esposta a vedere ogni
+giorno ingiuriata la mia fama? Poco mi cale di queste perle, che tu,
+o Giannina, frapponi ogni dì alle mie trecce. Ti dico bene, che nel
+castello di Lidcote io non avea che a mettere una rosa novella ne’
+capelli, ed il padre mio mi chiamava presso di lui per contemplarla più
+da vicino, il vecchio curato sorridea, il buon Mumblazen vi trovava
+qualche allusione _blasonica_. Ora eccomi ornata d’oro e di pietre
+preziose, che sembro un reliquiario, nè vi sei che tu, o Giannina, per
+ammirare tutto questo mio aggiustamento. A Lidcote vi si trovava anche
+il povero Tressiliano... ma gli è inutile oggi il parlarne.»
+
+«Di fatto, mia signora, tutto ciò è inutile in giornata, rispose
+la grave Giannina, e per vero dire mi fate talvolta desiderare di
+non ve ne udire parlar sì sovente, e, perdonatemi, con qualche
+inconsideratezza.»
+
+«Le tue rimostranze mi sembrano fuor di stagione, o Giannina; io sono
+libera, benchè in questo momento si voglia tenermi incatenata, sicchè
+mi si direbbe piuttosto una schiava straniera che la sposa d’un Pari
+dell’Inghilterra. Te lo ripeto, Giannina: amo il mio sposo; l’amerò
+fino all’ultima mia ora, nè potrei cessar dall’amarlo, quand’anche il
+volessi, e perfino s’egli giugnesse a dimenticarmi... Dio solo vede
+s’io sia pur serbata a quest’ultima disavventura. Ma ciò nonostante,
+lo dico con franchezza, sarei stata più felice col rimanermi a
+Lidcote; avessi anche dovuto divenire la sposa del povero Tressiliano,
+e sostenere lo sguardo malinconico, e la farragine delle dottrine
+di cui egli avea piena la testa, e delle quali m’importava sì poco.
+Egli soleva però dirmi, che se mi fossi data a leggere i libri suoi
+prediletti, siccom’egli me lo consigliava, sarebbe venuto tempo, in cui
+trovarmi molto contenta di avere abbracciati i suoi suggerimenti....
+Oh! credo, Giannina, che questo tempo sia giunto.»
+
+«Mia signora, soggiunse allora l’ancella, ho comperato per voi alcuni
+libri da uno zoppo, che li vendeva sulla piazza del mercato, e che mi
+guardò in un modo bene ardimentoso, ve ne assicuro.»
+
+«Vediamoli, Giannina, disse la Contessa, ma soprattutto ch’essi non
+siano di que’ tuoi libri puritani!... E di che trattano questi qui,
+mia devota compagna? _Smoccolatoio per un candeliere d’oro! Fascetto
+di mirra e d’isopo per purgare un’anima inferma! Tazza d’acqua della
+valle di Bacca! Le volpi e le fiaccole!_ Che nome dai tu a questo
+guazzabuglio, o mia cara?»
+
+«Oh Dio! signora, era mio debito prima di tutto il mettervi innanzi
+agli occhi la _Grazia_, ma se poi la rifiutate, non so che dirvi:
+eccovi componimenti teatrali, e poesie, a quanto penso.»
+
+La Contessa cominciò con aria di trascuratezza il suo esame aprendo
+parecchi volumi, divenuti omai sì rari, che uniti insieme, sarebbero
+oggidì un tesoro per qualche dilettante d’ogni antichità bibliografica.
+Eranvi il _libro di cucina stampato da Riccardo Lant, i passatempi
+del popolo, il castello della Scienza_ ec.... ma tal genere di
+letteratura, non maggiormente che il primo si confaceva al gusto di
+Amy. D’improvviso un calpestio di cavalli si fece udir nella Corte. La
+Contessa, levatasi con gioia, abbandonò il noioso intertenimento di
+scartabellare in questa preziosa raccolta, e lasciando cadere molti
+libri sul pavimento corse alla finestra, sclamando: «Egli è Leicester!
+il mio nobile Conte, il mio Dudley! Ogni calpestio del suo cavallo
+rimbomba a guisa di suono armonioso.»
+
+Videsi qualche bisbiglio nella casa, e il Foster, con
+quell’accigliamento ch’eragli solito, entrò nella stanza della Contessa
+per dirle, che Riccardo Varney dopo aver corso tutta la notte giugneva
+portando ordini del suo signore, e chiedendo di essere sull’istante
+presentato a Milady.
+
+«Varney vuol parlar meco! Ebbene! avrà da arrecarmi notizie del Conte.
+Introducetelo tosto.»
+
+Varney entrò nell’appartamento, ove stavasi seduta Amy, adorna di tutta
+la sua naturale avvenenza, e di tutti i novelli fregi aggiunti dalla
+ricchezza, dalla eleganza del semplice suo abito, e dalle cure datesi
+da Giannina nel farli meglio spiccare. Ma il migliore adornamento di
+Amy era la bella capigliatura, che ondeggiava in leggiadrissime anella
+attorno ad un collo bianco siccome quello di un cigno, e sopra un seno
+che la concetta speranza di rivedere lo sposo aveva agitato, colorando
+di un animato vermiglio tutti que’ vezzosi lineamenti.
+
+Il Varney se le presentò in quell’abbigliamento medesimo con cui aveva
+in tal giorno accompagnato il suo padrone alla Corte, sicchè lo spicco
+dell’abito facea strano chiaroscuro col disordine d’aggiustamento
+prodotto da un viaggio sì precipitoso, intrapreso di notte e per
+cattivi sentieri. Leggeansi sulla costui fronte l’inquietezza
+dell’animo e l’imbarazzo proprio di chi debbe annunziar cose che
+non crede dover essere ben accolte, ed è nondimeno costretto dalla
+necessità ad eseguire con tutta sollecitudine l’assuntosi ministerio.
+A tale aspetto spaventata subito la Contessa, sclamò: «Voi mi arrecate
+notizie di Milord, o Varney! Gran Dio! Sarebb’egli infermo?»
+
+«No, Milady, per grazia del Cielo, soggiunse il Varney. Calmatevi
+adunque, e permettetemi di riprender fiato prima ch’io adempia il mio
+messaggio.»
+
+«Non voglio indugi, o signore, rispose la Contessa. Conosco i vostri
+artifizi; e poichè il fiato vi ha sostenuto a condurvi fin qui, vi
+potrà sostenere ancora nel raccontarmi quello che avete da dirmi, o
+almeno per darmene succintamente una idea.»
+
+«Signora, rispose il Varney, non siamo qui soli, ed il messaggio di
+Milord non riguarda che voi.»
+
+«Lasciatene, Giannina, e voi pure signor Foster, diss’ella, ma rimanete
+nella stanza contigua in modo di udir la mia voce.»
+
+Il Foster pertanto e Giannina obbedirono agli ordini di milady
+Leicester, ritirandosi nel prossimo vestibolo. Allora la porta della
+stanza fu chiusa accuratamente a chiave ed a catenaccio. Il padre
+e la figlia rimasero al di fuori, il primo con feroce e sospettosa
+attenzione, l’altra coll’animo diviso fra il desiderio di conoscere
+la sorte della sua padrona, e la cura di pregare il Cielo per la
+salvezza della medesima. Si sarebbe detto che lo stesso Tony Foster
+avesse qualche sentore delle idee in cui stavasi immersa la mente di
+sua figlia, perchè attraversò l’appartamento, e prendendone la mano le
+disse: «Tu hai ragione, prega, Giannina, prega il Cielo: tutti abbiamo
+gran bisogno di pregarlo, e qualcuno di noi più degli altri. Orerei io
+medesimo, se non volessi porgere orecchio a quanto succede là entro:
+qualche disastro si prepara, o mia cara figlia. Sì veramente: qualche
+disastro è vicino. Dio ci perdoni i nostri peccati, ma questo arrivo
+subitaneo del Varney non mi presagisce nulla di favorevole.»
+
+Era questa la prima volta, in cui Giannina intendesse dal padre
+simili detti, che doveano in vero renderla diffidente, e sollecitarne
+l’attenzione a tutto quanto avveniva in quel soggiorno del mistero.
+La paterna voce sonava all’orecchio di lei siccome quella funesta di
+un gufo, che pronostica lutto e sventure. Fisò ella gli occhi alla
+porta con tale ansietà d’animo, come se da un istante all’altro avesse
+aspettati accenti d’orrore, o spettacoli di spavento.
+
+Nondimeno le cose erano tuttavia affatto tranquille, e le persone che
+parlavano nella contigua stanza il faceano con voce tanto sommessa,
+che non se ne poteano distinguere le parole. Se non che, tutto
+all’improvviso, si udirono alcuni detti pronunziati affrettatamente,
+indi la voce della Contessa, che col tuono della più veemente
+indignazione esclamò: «Apritemi la porta, o signore, ve lo comando:
+apritemi la porta. Non è tempo di repliche, (continuò ella coprendo
+colle sue grida la voce soffocata di Varney, che però per più riprese
+si fece ascoltare). Temerario! Uscite, vi dico. Giannina, chiamate
+gente in soccorso. Foster, atterrate la porta. Uno scellerato mi
+trattiene a forza. Adoperate leve ed accette, sig. Foster: vi starò per
+mallevadore io medesima.»
+
+«Non farà mestieri di ciò, o signora, (disse finalmente Varney
+in modo da essere inteso); e quando vogliate palesi a tutto il
+mondo gl’importanti segreti di Milord ed i vostri, io non pretendo
+impedirvelo.»
+
+Vennero tolti i catenacci e aperta la porta; onde Giannina ed il padre
+di essa si lanciarono nella stanza ansiosi di sapere i motivi che
+produssero queste reiterate esclamazioni.
+
+Entrati appena, trovarono il Varney in piedi innanzi alla porta, che
+digrignava e presentava nella fisonomia i sentimenti, fra loro opposti,
+della rabbia, della vergogna e del timore ad un tempo. La Contessa
+stavasi nel mezzo dell’appartamento, siccome giovane pitonessa invasata
+da fuoco profetico.
+
+Le vene turchine della sua bella fronte si erano enfiate per la
+violenza che fatto avea nel gridare. Rossi al par di scarlatto il
+collo e le guance, gli occhi sfavillanti d’ira, lanciavano sguardi
+simili a quelli che un’aquila prigioniera manda sopra coloro cui non
+può avventarsi dalla sua gabbia. Se fosse ragionevole l’immaginare
+una delle tre Grazie agitata dalle Furie, nulla esprimeva meglio
+tal fantasia siccome il volto d’Amy, in cui si univano nel medesimo
+punto e quanti vezzi, e quanti sentimenti di sdegno, di disprezzo, di
+alterezza, di rabbia sia possibile l’ideare. I gesti e l’atteggiamento
+d’Amy corrispondevano alla sua voce, al suo sguardo, e mostravano un
+aspetto maestoso e seducente ad un tempo; tanto la forza della passione
+aveva accoppiato naturale avvenenza a sublimità. All’atto istesso dello
+schiudersi la porta, Giannina era corsa inver la padrona, e Foster,
+benchè a passi più lenti che non la figlia, pur sollecitandosi più che
+d’ordinario, si avvicinò a Varney.
+
+«In nome della verità! che accadde alla Signoria vostra?» chiese
+Giannina alla Contessa.
+
+«In nome di Satanasso, che le avete voi fatto?» disse Foster al suo
+amico.
+
+«Chi? io? (rispose Varney colla testa bassa e di mal umore). Ho dovuto
+comunicarle gli ordini del suo sposo, e se a questi non si vuole
+uniformare Milady, sa meglio di me che le convenga rispondere.»
+
+«Giannina, ne chiamo in testimonio il Cielo! disse la Contessa, il
+traditore ha orrendamente mentito; egli non può che mentire, poichè
+dice cose che oltraggiano l’onore del mio nobile sposo; mentisce
+doppiamente, perchè le parole di costui non sono intese che a favorire
+un disegno esecrabile quanto impossibile ad effettuarsi.»
+
+«Voi mi avete inteso male, o signora (disse il Varney ricorrendo ad una
+specie di sommessione). Ma lasciamo tale argomento, finchè sia calmata
+la vostra collera. Allora vi soddisferò su tutti i punti.»
+
+«Non te ne verrà mai l’uopo, disse ella a Varney. Mira quest’uomo, o
+Giannina. Egli è ben abbigliato, l’esterno suo è d’un gentiluomo; ed è
+venuto qui per farmi credere essere intenzione, anzi comando assoluto
+del mio legittimo sposo, ch’io parta seco lui per Kenilworth, e che là
+alla presenza della Regina, de’ nobili della Corte, del mio consorte
+medesimo io riconosca lui, lui che spazzola i vestiti, che pulisce
+gli stivali, lui dico, lo staffiere di Milord, ch’io lo riconosca per
+mio signore, per mio marito! Gran Dio! Dovrei io stessa fornire armi
+contro di me, quando vado ad implorare i miei diritti, il mio grado?
+rinunziare alla fama di onesta persona, rinunziare a prendere la mia
+sede fra le rispettabili matrone della nobiltà Inglese?»
+
+«Voi la udite, Foster! e voi Giannina la udite! (disse Varney
+profittando di quell’istante di silenzio); voi la udite nel momento
+medesimo della sua collera. Non mi rimprovera ella fuorchè un
+divisamento suggerito dal nostro buon padrone nella lettera che sta ora
+fra le sue mani, un divisamento comandato dalla necessità di custodire
+un certo segreto.» Allora il Foster tentò di porsi in mezzo con
+quell’aria autorevole ch’ei giudicava conforme al grado affidatogli in
+quella casa.
+
+«Sì, o signora, debbo confessare che vi lasciaste condurre da
+troppo impeto in tal circostanza. Simile frode non è tutte le volte
+riprovevole, e semprechè venga adoperata a buon fine. Non altrimenti il
+patriarca Abramo finse che Sara gli fosse sorella, allorchè andarono
+insieme in Egitto.»
+
+«Non vi nego questo, disse la Contessa, ma Dio per riprovare sì fatta
+impostura commessa dal padre del suo popolo, si valse fin della voce
+del pagano Faraone. Vergognatevi di non leggere la Scrittura se non
+se per citare, a guisa d’esempi, quelle cose che vi sono proposte, in
+vece, siccome avvertimenti.»
+
+«Ma con vostra buona licenza, risoggiunse il Foster, Sara non si oppose
+alla volontà del suo sposo; e fece anzi quanto le venne ingiunto da
+Abramo col nominarsene la sorella, così per l’interesse del marito come
+per quello della propria anima, che la troppa avvenenza delle forme
+poneva in pericolo.»
+
+«Oh! il Cielo mi perdoni ora un inutile sdegno! replicò la Contessa, ma
+tu sei un ipocrita ardimentoso quanto colui è un mentitore impudente.
+Potrò io creder giammai che il nobile Dudley abbia approvato il disegno
+di disonorarmi! Egli è in cotal modo che calpesto co’ piedi questa
+lettera infame... S’egli ne è veramente l’autore, io ne cancello per
+sempre la rimembranza.»
+
+E in ciò dire lacerò di fatto la lettera di Leicester, calpestandola
+co’ piedi nell’eccesso del suo disdegno, quasi volesse annichilarne
+fino i più piccioli rimasugli.
+
+«Siatemi testimoni, disse il Varney, ripigliando il suo tuono di
+sicurezza, siatemi testimoni, ch’ella ha lacerata la lettera di Milord,
+immaginandosi di far ricadere sopra di me un disegno che partì dal
+volere del suo medesimo sposo. Ella vorrebbe che fossi io solo il
+colpevole, quando in tutto questo non ho verun personale interesse.»
+
+«Tu menti ognor più, o abbominevole ribaldo (disse la Contessa ad
+onta degli sforzi, che per costringerla al silenzio facea Giannina,
+sfortunatamente presaga che tanto impeto non le gioverebbe se non se
+a fornir armi contro di se medesima). Tu menti. Non m’impedir ch’io
+parli, o Giannina. Dovesse questo essere l’ultimo mio detto, egli
+mente! Egli si prefiggea, sappiatelo, uno scopo infame, e vi sarebbe
+corso più apertamente, se il mio sdegno mi permettea di conservare più
+a lungo il silenzio che lo aveva incoraggiato da prima a discoprire le
+scellerate sue mire.»
+
+«Signora, disse il Varney (preso da grave confusione, che la sua
+medesima sfrontatezza non gli valse a nascondere) vi prego a credere
+che prendeste abbaglio.»
+
+«Crederò piuttosto che sia notte in pieno meriggio. Ho io forse
+dimenticato ogni cosa? Non rammento io certi tuoi artifizi, che, se
+Milord gli avesse saputi, ti avrebbero meritato una morte degna di chi
+ti somiglia anzichè la sua intrinsichezza? O perchè non sono io un uomo
+per soli cinque minuti? Questo tempo mi basterebbe per costrignere un
+vile tuo pari alla confessione della propria scelleratezza. Ma vattene.
+Esci di qui. E dì al tuo padrone, che quand’anche mi sentissi capace
+di tenermi all’obbrobriosa via, in cui mi porrebbe necessariamente
+l’impostura, che osi dire da lui suggerita, cercherei dargli un rivale
+meno immeritevole di questo titolo. Oh! puoi accertarlo che nol
+soppianterebbe almeno un vil salariato, le cui glorie si stanno nel
+far la caccia agli abiti di Milord prima che sieno del tutto usati, nè
+atto a sedurre che una qualche giovane di contado coll’eleganza di un
+nastro nuovo, aggiunto opportunamente ad un paio di scarpe vecchie del
+suo padrone. Vattene, dissi, esci di qui. Io ti disprezzo, quanto mi
+vergogno di sdegnarmi contro un ente obbrobrioso quale ti sei.»
+
+Varney abbandonò quella stanza dando a divedere ne’ moti della
+fisonomia la cupa rabbia che gli premea l’animo. Lo seguì il Foster,
+che comunque non avesse una coscienza facile ad atterrire, si trovò
+soprappreso da questo torrente d’indignazione impetuosa, uscito dalle
+labbra d’una giovane, che si era mostrata insino allora di tempra
+dolcissima, e assai indolente per altra parte onde si potesse crederla
+capace di nudrire un pensiero di sdegno, o di pronunziarne un accento.
+
+Il Foster si fece come ad inseguire di appartamento in appartamento il
+Varney, addossando interrogazioni ad interrogazioni, alle quali non
+rispose l’altro sintantochè non furono alla vecchia biblioteca, di cui
+già il lettore ha fatto pratica. Colà giunto il favorito di Leicester,
+si volse al vecchio Puritano, e gli parlò con una certa sicurezza,
+perchè pochi istanti bastavano a costui, avvezzo a comandare ai
+movimenti del proprio animo, per ricuperarne la fermezza e ricomporsi.
+
+«Tony, diss’egli, usando dell’ironia a costui famigliare, non vo’
+negartelo, la donna e il diavolo, i quali, come te lo potrà confermare
+il tuo oracolo, Holdforth, ingannarono l’uomo sin dalla creazione del
+mondo, hanno quest’oggi trionfato della mia saggezza. Questa piccola
+Furia aveva modi cotanto seducenti, ebbe l’arte di contenersi con tanta
+naturalezza tutto il tempo da me impiegato a comunicarle il messaggio
+di Milord, che finalmente (odilo in pace), ho creduto potere lasciare
+andar qualche parola anche per me. Costei crede ora aver la mia testa
+sotto la sua cintura, ma l’ha sbagliata d’assai. Dov’è il dottore
+Alasco?»
+
+«Nel suo laboratorio, disse il Foster: è questa l’ora in cui non se
+gli può parlare. È d’uopo lasciar trascorrere il mezzogiorno, se non
+vogliamo distruggere l’effetto de’ rilevanti suoi studii, o a meglio
+dire, divini.»
+
+«Sì, egli studia la divinità del diavolo, disse Varney, ma semprechè io
+voglia vederlo, tutte le ore sono a proposito. Conducimi dunque al suo
+_Pandemonio_.»
+
+«Sì,» disse il Varney, e con quel passo trepidante di chi sta per
+precipitare l’esecuzione d’orribil disegno, seguì Foster, che lo guidò
+per traverso a corritoi, dei quali la maggior parte stava per cadere
+in rovina, sino all’appartamento sotterraneo occupato in allora dal
+chimico Alasco. Fu in questo luogo medesimo, che qualche tempo prima
+un abate di Abingdon delirante per le scienze occulte, avea con grande
+scandalo del suo convento messo un laboratorio, ove pari ad altri
+insensati di questo secolo perdè e gli anni e molte somme di denaro
+nella ricerca di un grande segreto.
+
+Tony Foster fermatosi dinanzi alla porta, che era con diligenza chiusa
+al di dentro, mostrò di nuovo grande titubazione. Ma Varney che non
+dividea coll’altro gli scrupoli, a furia di grida e di ripetuti colpi
+all’uscio, trasse il saggio da’ suoi lavori. Alasco aperse dunque
+lentamente, e a ritroso. Gli occhi di costui si vedeano accesi, ed
+offuscati soltanto dal calore e dai vapori usciti del lambicco, su
+di cui prima stavasi meditando. L’interno di quella cella offeriva
+alla vista di chi vi entrava un confuso miscuglio di sostanze fra
+loro eterogenee, e di arnesi misteriosi. Il vecchio allora borbottò
+impazientemente tai detti:
+
+«È dunque deciso, che ad ogni momento io debba essere distolto dagli
+affari del Cielo per que’ della Terra?»
+
+«Per que’ dell’Inferno, soggiunse il Varney, perchè quello è l’elemento
+che ti si conviene. Foster, abbiamo d’uopo che tu assista alla nostra
+confabulazione.»
+
+Il Foster entrò a passi lenti in quell’antro seguito dal Varney, che
+chiuse la porta dietro di sè. Ma lasciamo questi tre scellerati che
+stanno deliberando, per venire alla contessa Amy, che col disdegno e
+il timore dipinti su quel bel viso andava innanzi e indietro pel suo
+appartamento.
+
+«Scellerato, traditore, vile artefice d’iniquità! Ma io l’ho
+smascherato, Giannina! Aspettai che il serpente svolgesse dinanzi a me
+tutte le spire entro cui raggruppavasi, e mi comparve strisciando in
+tutta la sua laidezza. Ho repressi i moti della mia collera in modo,
+che mi sentiva scoppiarne io medesima per lo sforzo, ma gli ho repressi
+fintantochè m’abbia egli scoperto il fondo del suo cuore più nero
+degli abissi. E tu, o Leicester, avresti potuto per un solo istante
+rinnegare i diritti legittimi che ho sopra di te, o cederli tu stesso
+ad un altro? Ma egli è impossibile. Tutto fu menzogna quanto venne da
+quell’uomo infame. Giannina, io non voglio rimanermi più lungo tempo in
+questo luogo. Temo Varney, temo tuo padre. Sì, Giannina, lo dico con
+ispavento, temo tuo padre, ma soprattutto questo abominevol Varney.
+Voglio fuggire da Cumnor.»
+
+«Oh Dio! Signora, e dove vorreste voi fuggire? Quai modi sono in voi
+per sottrarvi da queste mura?»
+
+«Nol so nemmen io, Giannina (disse la sventurata Amy, sollevando gli
+occhi al cielo e giugnendo le mani) nol so nemmen io ove mi fuggirò,
+nè quai modi mi avrò per fuggire. Ma sono ben certa, che quel Dio, al
+quale prestai sempre omaggio, non mi abbandonerà in una crisi cotanto
+tremenda, poichè al presente mi trovo fra le mani degli empi.»
+
+«Non pensate questo così in generale, mia cara Signora, disse Giannina.
+Mio padre è bensì di un’indole severa, compie scrupolosamente i comandi
+che gli vengono trasmessi, però....»
+
+Nell’istante medesimo Tony Foster entrò nell’appartamento tenendo
+fra le mani una tazza di vetro, ed un’ampollina. I costui modi
+aveano questa fiata qualche cosa di straordinario, perchè comunque
+nell’avvicinarsi altre volte alla Contessa non si fosse mai comportato
+se non se col rispetto dovuto al grado della medesima, pure lasciava
+sempre scorgere quella salvatichezza naturale che parea non si potesse
+scompagnare da lui.
+
+In tal circostanza soltanto, nè dalla sua fisonomia, nè da’ suoi detti
+traspirò quel tuono d’autorità, che costui d’ordinario occultava sotto
+una maschera grossolana d’urbanità e cortesia, come i malandrini
+nascondono le pistole o il bastone sotto un ferraiuolo mal messo. Ciò
+nondimeno il sorriso di questo ipocrita parea mosso da tema anzichè da
+benevolenza. Quella sua venuta era intesa ad offerire alla Contessa un
+cordiale, prezioso al dir del malvagio, e tale che avrebbe ridonata
+la calma allo spirito di essa, agitato tuttavia dallo spavento dianzi
+sofferto. Pur quel suo sguardo e la mano e la voce tremebonda, e
+tutto il suo portamento lo dinunziavano complice di qualche sinistro
+disegno, e posero in sospetto fino Giannina, la quale dopo essersi
+fermata qualche minuto secondo a contemplarlo con maraviglia, parve
+si preparasse d’improvviso ad un atto ardito: onde alzato il capo,
+prese aria ed andamento, risoluti ed autorevoli, e lenta frapponendosi
+alla padrona ed al padre, volle togliere di mano a questo la tazza,
+aggiugnendo con voce sommessa ma ferma queste parole: «Padre mio,
+verserò il cordiale alla mia nobil Signora quando a lei sarà in grado.»
+
+«No, cara figlia (disse il Foster con tuono vivace ed inquieto ad un
+tempo) no: non s’appartiene a te il renderle tale servigio.»
+
+«E perchè, disse Giannina, perchè non a me, se trattasi di cosa che dee
+ristorarla?»
+
+«Perchè, perchè! (disse il ribaldo, alle prime esitante, poi mettendosi
+in collera, il che gli era ottimo espediente per sottrarsi alla
+necessità di dar ragioni migliori) Perchè voglio così, figlia mia.
+Andate all’ufizio della sera.»
+
+«Altre volte potrò assistere all’ufizio, rispose Giannina, ma per
+questa, ve lo protesto, non uscirò di qui sin ch’io non mi veda meglio
+rassicurata sulla sorte della mia signora. Datemi, o padre mio,
+quest’ampolla,» e a malgrado di lui la tolse dalle sue mani, che pareva
+avesse aperte il rimorso. «Quanto può giovare alla mia signora non può
+essere a me nocevole. Padre mio, alla vostra salute.»
+
+Il Foster senza rispondere parola, si lanciò sulla figlia e le
+strappò di mano l’ampolla. Indi confuso di quanto avea fatto,
+irresoluto su quello che dovea operare in allora, rimase immobile in
+quell’atteggiamento, com’uom fatto di pietra, coll’ampolla in mano,
+colle gambe allontanate l’una dall’altra, e tramandando dagli occhi,
+che fermi avea sulla figlia, tutta quella schifosa orridezza che nasce
+dal collegamento della rabbia, del timore e della perfidia.
+
+«La cosa è stravagante, o padre mio (disse Giannina, e nel tempo stesso
+lanciò sul padre una di quelle occhiate, onde, a quanto dicesi, i
+custodi delle persone prese da nero delirio le fan soggette al proprio
+volere). Voi non vorrete adunque nè ch’io serva alla mia padrona, nè
+ch’io beva alla sua salute?»
+
+Il coraggio della Contessa si resse nel durare di sì terribile scena,
+e conservò quella rassegnazione che le era connaturale; e benchè
+impallidita fin dal primo istante dell’apparsole tradimento, l’occhio
+di lei appalesava tranquillità, e quasi disprezzo verso i suoi
+assassini.
+
+«Questo prezioso cordiale, volete assaggiarlo voi, signor Foster?
+Poichè non permettete che Giannina ne gusti, non mi negherete almeno
+di soddisfarmi nel secondo modo che vi propongo. Bevete adunque, ve ne
+prego.»
+
+«Non voglio,» disse il Foster.
+
+«E a chi era dunque serbata questa peregrina bevanda?» disse allor la
+Contessa.
+
+«Al diavolo che l’ha composta,» sclamò il Foster, e detto ciò
+affrettatamente partissi.
+
+Giannina mirava la Contessa con occhio, in cui esprimevansi la
+vergogna, la compassione, il cordoglio.
+
+«Non piangete per me, o Giannina,» disse dolcemente a questa giovane la
+Contessa.
+
+«No, mia Signora (rispose l’altra con voce che interrompeano i
+singulti). Non è già per voi ch’io pianga, ma per me medesima, per
+quello sciagurato, che oso appena... Coloro che si disonorarono innanzi
+agli uomini, e che Dio condannò, coloro debbono piangere, e non già
+chi si conosce innocente. Vi lascio, o mia buona padrona,» diss’ella,
+prendendo in tutta fretta la mantellina ch’era solita usare, allorchè
+usciva di casa.
+
+«Mi abbandonate forse, o Giannina, mi abbandonate voi, mentre mi trovo
+in una condizione tanto crudele?»
+
+«Abbandonarvi, o signora, (sclamò questa buona compagna correndo
+tosto verso di lei, e coprendole di baci le mani). Abbandonarvi!
+Possa abbandonarmi, se di ciò fossi capace, fin la speranza della mia
+eterna salute. No, signora: voi ben diceste che il Dio, cui prestate
+omaggio, vi aprirebbe una strada di scampo: io l’ho pregato notte
+e giorno perchè m’illuminasse; io mi stava irresoluta fra i doveri
+dell’obbedienza verso quel miserabile, che or volse di qui i suoi
+passi, e di quella obbedienza cui avete diritto. Non debbo chiudere
+quella porta di salvezza che Dio stessa vi apre. Non mi domandate altro
+intorno a ciò. Fra poco mi rivedrete.»
+
+Così parlando si avvolse nella sua mantellina, e passò nell’altro
+appartamento, ove scontrandosi nella vecchia fantesca, le diede a
+credere di trasferirsi, come di solito, all’uficio della sera, indi
+uscì fuor di casa.
+
+Intanto il padre di Giannina era tornato nel laboratorio, ove trovò i
+complici del delitto ch’egli non aveva ardito mandar a fine.
+
+«L’uccelletto ha bevuto?[4]» disse il Varney con un dimezzato sorriso;
+ed eguale interrogazione faceano gli occhi dell’Astrologo che non parlò.
+
+«No, disse il Foster, nè sarò io quel tale che le presenti il veleno.
+Vorreste adunque ch’io commettessi un assassinio alla presenza di mia
+figlia?»
+
+«Oh uomo vile senza essere perciò migliore! E non ti fu detto, rispose
+con rabbia il Varney, che qui non trattavasi di assassinio, come piace
+a te, o stolido, il chiamarlo con quella tua voce tremante, e con quel
+tuo sguardo smarrito? Non ti venne assicurato che si volea soltanto
+procurarle una infermità leggiera e di niuna conseguenza, della natura
+di quelle che le donne fingono continuamente, onde potersi a lor agio
+sdraiare sopra un canapè anzichè curare i loro affari domestici? Ecco
+un uom ragguardevole che giurerà per la _chiave del castello della
+Saggezza_.»
+
+«Lo giuro, disse Alasco, l’elissire contenuto nell’ampolla che tieni
+ancor fra le mani, non è mortale. Lo giuro per l’eterna invariabile
+quintessenza d’oro racchiusa in tutte le sostanze della natura, e la
+cui segreta esistenza non può essere scoperta se non se da colui, al
+quale Trimegisto cederà la chiave della scienza cabalistica.»
+
+«Ecco un giuramento d’alto peso, disse il Varney: Foster, tu saresti
+peggio assai che un pagano, se ti rimanessi nella tua incredulità.
+Per altra parte, puoi prestar fede a me, che giuro unicamente sulla
+mia parola: se tu continui a ricalcitrare, rinunzia alla speranza di
+convertire in atto di proprietà il tuo contratto enfiteutico. Nè Alasco
+cambierà in oro il tuo stagno, e per quanto spetta a me, virtuoso Tony,
+tu non sarai in eterno altra cosa che il mio fittaiuolo.»
+
+«Io non comprendo, signori miei, disse il Foster, qual sia l’ultimo
+fine di tutti questi vostri divisamenti: ma ben avvi una cosa, a cui mi
+son risoluto; ed è che qualunque incidente stia per accadere, voglio
+siavi alcuno che preghi il Cielo per me, e questo alcuno, sarà mia
+figlia. La mia vita fin qui non è stata buona, ed ho pensato troppo
+agli affari mondani; ma Giannina è innocente siccome allor quando
+scherzava in grembo a sua madre. Mia figlia almeno non andrà priva
+della sua sede in quella beata città, che ha muraglie di oro puro, e le
+fondamenta di pietre preziose.»
+
+«Che sarebbe veramente un paradiso conforme al tuo cuore, disse Varney.
+Discutete con lui su quest’argomento, dottore Alasco; io tornerò fra
+brev’ora.» Nel dire tali cose, il Varney si alzò da sedere, e presa
+l’ampolla che stava sopra la tavola si partì da quel luogo.
+
+«Figlio mio, (disse Alasco al Foster, appena uscito il Varney) io ti
+protesto che qualunque cosa ardisca dire questo impudente e profano
+schernitore della scienza sovrana, in cui per la grazia del Cielo ho
+fatti tanti progressi, non v’è alcuno fra gli artefici viventi ch’io
+volessi riconoscere per mio maestro. Lascio pure che questo riprovato
+inveisca in bestemmie contro cose troppo sante per essere comprese da
+uomini incapaci di concepir pensamenti, fuorchè carnali e colpevoli; ma
+te lo giuro io, la città veduta da san Giovanni nella luminosa visione
+dell’Apocalisse, questa nuova Gerusalemme, a cui sperano giugnere tutti
+i credenti, annunzia in figura la scoperta del gran segreto[5]; di
+questo gran segreto, per cui le cose le più preziose e perfette che la
+natura abbia create, si ricaveranno da produzioni abbiette e vilissime
+della medesima, siccome la farfalla dall’ali leggiere e dorate,
+vezzosissimo tra i figli del venticel della state, sfugge dal carcere
+d’informe crisalide.»
+
+«Il maestro Holdforth non ha parlato di questa versione, disse il
+Foster con aria di perplessità; per altra parte, dottore Alasco, la
+santa scrittura ne insegna, che l’oro e le pietre preziose della città
+santa non sono fatte in verun modo per chi fabbrica menzogne, o si
+lorda d’abbominazioni.»
+
+«Ebbene, disse il Dottore, che concludete voi da tutto ciò, figlio mio?»
+
+«Concludo che chi distilla veleni, o chi li somministra segretamente,
+non può aver parte a queste ricchezze ineffabili.»
+
+«Conviene distinguere, figlio mio, riprese a dire l’alchimista, fra
+le cose necessariamente cattive e nei modi e nei fini, e fra quelle
+che comunque ingiuste possono produrre un bene. Se la morte di un
+individuo può avvicinare a noi quel tempo, in cui basterà il desiderio
+per vedere compiuto quanto è di bene, per vedere tolto dalla superficie
+della terra ogni male; per arrivare a quel tempo in cui le infermità,
+i patimenti, gli affanni, ubbidiranno alla scienza umana siccome
+schiavi; a quel tempo che il menomo cenno del sapiente sarà assai per
+farli fuggire; a quel tempo in cui quanto avvi oggidì di più prezioso
+e di più raro sarà posto all’arbitrio di chiunque ascolterà le voci
+della saggezza; a quel tempo in cui l’arte medica cederà affatto luogo
+al rimedio universale; e i saggi divenendo i monarchi della terra,
+la stessa morte rifuggirà alla lor voce; se vi ripeto questo felice
+avvenire può essere affrettato da un accidente di sì lieve conto,
+qual è la perdita d’un fragile corpo fatto di polve, e che soggetto
+necessariamente alla comun legge, vada a finir nel sepolcro qualche
+istante prima dell’ora assegnatagli dalle leggi della natura; che è
+egli mai un tal sagrifizio per accelerare il Santo _Millenio_?[6]»
+
+«Se non m’inganno, _Millenio_ vuol dire il regno de’ Santi,» disse
+crescendo sempre nelle sue dubbiezze il Foster.
+
+«Dì, ch’è il regno de’ saggi, o mio figlio, o piuttosto il regno della
+stessa Saggezza,» rispose Alasco.
+
+«Si è toccato questo articolo col maestro Holdforth nell’ultima
+congregazione; ed egli sostiene che una dottrina simile alla vostra è
+eterodossa, e la spiegazione che voi date, falsa e diabolica.»
+
+«Egli è avvinto fra i ceppi dell’ignoranza, o mio figlio, rispose
+Alasco: il suo grado non si estende oltre al _cuocer mattoni in
+Egitto_, o al più ad _errare nell’arido deserto del Sinai_. Facesti
+male in parlando di sì fatte cose ad un simile uomo: nondimeno ti
+darò ben tosto tal prova, che sfiderò questo teologo di mal umore a
+confutare, quand’anche volesse lottar meco, come i Magi lottarono
+contro Mosè alla presenza del re Faraone. Assisterai tu medesimo,
+figlio mio, quando _getterò la mia polvere di proiezione_, e ti
+convincerò co’ tuoi stessi occhi della verità.»
+
+«Prosegui, prosegui, dotto filosofo (disse il Varney che entrava in
+quel medesimo istante), egli può bene ricusare le testimonianze che
+vengono dal tuo labbro; ma come negherà quelle che i suoi occhi stessi
+gli procacceranno?»
+
+«Varney, disse l’alchimista, Varney di ritorno? Hai già?...» nè
+proseguì oltre.
+
+«Hai già eseguita la tua impresa? tu volevi dire, rispose il Varney.
+Sì; e tu (soggiunse, mostrandosi più che d’ordinario irrequieto) sei
+ben sicuro di non aver versato più o meno della misura esatta?»
+
+«Lo sono, rispose Alasco; sicuro almeno quanto si può esserlo nel
+far proporzioni tanto delicate, e che dipendono anche molto dalla
+differenza delle costituzioni.»
+
+«Se ciò è, disse il Varney, mi converrà starmi tranquillo. E sono poi
+anche certo che tu non vorresti fare verso l’inferno un passo al di là
+di quanto ti obbliga il tuo salario. Fosti pagato per procurare una
+malattia, e del certo avresti per insensata prodigalità il commettere
+un assassinio allo stesso prezzo. Andiamo; ciascuno si ritiri ne’ suoi
+appartamenti e domani vedremo l’esito.»
+
+«Qual modo adoprasti tu per costrignerla ad ubbidirti?» disse il Foster
+fremendo.
+
+«Nulla, rispose il Varney. La fisai soltanto con una di quelle
+occhiate che mettono a dovere i pazzi, le donne e i fanciulli. Mi fu
+detto nell’ospital di S. Luca[7] aver io uno sguardo quale appunto
+fa di mestieri per sottomettere un infermo ricalcitrante. Tale fu il
+complimento che ricevei dal custode de’ matti; onde vedi che non mi
+manca una via di guadagnar pane quando cadrò di favore alla Corte.»
+
+«Nè temi, soggiunse il Foster, di qualche sproporzione nella dose?»
+
+«Se ciò fosse, disse il Varney, dormirebbe un sonno più profondo; nè
+questo timore è tale da intorbidare il mio. Addio amici.»
+
+Tony Foster mandò un profondo sospiro alzando gli occhi e le mani al
+Cielo. L’alchimista annunziò la risoluzione in cui era di continuare
+in quella notte un’esperienza di grande importanza, e il Foster e il
+Varney si separarono per andare al riposo.
+
+
+
+
+CAPITOLO VI.
+
+ Ora m’assista Iddio in questo terribile
+ pellegrinaggio! Ho già scacciato
+ lungi da me ogni speranza di terreno
+ soccorso. Chi fra i viventi si
+ augurerebbe mai d’appartenere al mio
+ sesso? Misere donne, compassionevoli
+ e fedeli, sì spesso derelitte, e sì
+ capaci di provare il dolore, soggette
+ a’ più duri trattamenti per parte
+ di coloro sul cui affetto avete più
+ forti diritti, e contraccambiate
+ d’ogni vostra bontà con altrettanto
+ d’ingratitudine!
+
+ _Il Pellegrinaggio d’amore._
+
+
+Stava per finire il giorno, e Giannina temendo col prolungare il suo
+allontanamento di eccitare ricerche in una casa piena di sospetti,
+quanto lo era necessariamente il castello di Cumnor, affrettò il suo
+ritorno e risalì all’appartamento ove lasciata avea la Contessa. Questa
+se ne stava allora col capo appoggiato alle braccia incrocicchiate
+sulla tavola innanzi cui era seduta; e neanco alzò gli occhi, o fece un
+moto benchè menomo al giugnere di Giannina.
+
+Questa fedele seguace corse verso la sua padrona colla rapidità del
+lampo, e lievemente toccandola per toglierla da quel letargo, la
+supplicò d’uno sguardo e di narrarle qual nuovo avvenimento l’avesse
+posta in quello stato. L’infelice Amy alzando il capo a quella
+preghiera, e fisando gli occhi che pareano spenti sulla compagna:
+«Giannina, disse, bevei il fatale liquore.»
+
+«Sia lodato Dio! disse Giannina con vivacità. Intendo sia lodato,
+perchè le cautele prese non furono inutili, nè potete paventare alcun
+danno da quella bevanda. Alzatevi, e fatevi forza per iscuotere
+quel letargo che vi assidera le membra. Bandite soprattutto dalla
+vostr’anima la disperazione.»
+
+«Non mi togliere da questa positura, o Giannina, ripetè la Contessa,
+lasciami in tale riposo; lascia che io finisca tranquillamente i miei
+giorni. Sono avvelenata.»
+
+«Voi non lo siete, mia buona signora, voi non lo siete, disse con
+grande commozion d’animo la giovinetta, e grazie a previdenze che
+certamente furono additate dal Cielo, non può nuocervi quanto beveste.
+Venni qui in tutta fretta ad avvertirvi, che i modi di fuggire sono in
+vostro potere.»
+
+«Di fuggire! (sclamò l’infelice Contessa, levandosi dalla sedia ov’era,
+intanto che a poco a poco gli occhi di lei ripigliavano l’usata
+vivacità, ed il loro colore le guance). Ma oimè! Giannina, egli è
+troppo tardi.»
+
+«No, cara padrona. Alzatevi ed appoggiatevi al mio braccio per fare
+un giro all’intorno della stanza. Non vogliate che la immaginazione
+produca in voi l’effetto del veleno. Non vi accorgete or forse che
+ricuperaste l’uso perfetto delle vostre membra?»
+
+«Di fatto sembra diminuire il sopore in cui stavami (disse la Contessa
+facendo passi lungo l’appartamento, sempre appoggiata al braccio di
+Giannina). Ma sarebb’egli adunque vero, ch’io non sono altrimenti
+avvelenata? Il Varney qui si trasse allorchè eri lontana, e lanciandomi
+sguardi, ne’ quali io leggea il mio destino, mi comandò bere questa
+orribil pozione. Oh Giannina! essa debb’esser mortale. Fuvvi mai
+bevanda innocente presentata da un tal coppiere?»
+
+«Nè egli credeva, a quanto temo, che sarebbe stata inefficace a
+mal’opera; ma Dio confonde i disegni degli uomini malvagi. Credetemi,
+e lo giuro sul santo Vangelo, in cui stassi ogni nostra speranza, la
+vostra vita è in sicuro dal veleno somministratovi da Varney. Ma come
+non cercaste resistergli?»
+
+«Regnava il silenzio attorno di me. Tu non eri in mia compagnia. Sola
+io a fronte di costui!... di costui capace d’ogni delitto! Venni a
+patti con esso onde mi liberasse dall’odioso suo aspetto, e a tal fine
+bevvi quanto mi porse. Ma tu parlavi di fuga o Giannina? Sarei forse io
+tanto felice?....»
+
+«Siete voi forte quanto basta per reggere al contento di un annunzio di
+fuga, e per intraprenderla?»
+
+«Forte quanto basta! rispose la Contessa. Oh! domanda alla giovane
+capriola, se è forte assai per superare i dirupi quando i denti dei
+veltri stanno per afferrarla. Oh! sì. È in me tutto il coraggio che
+vuolsi per fuggire da questo luogo.»
+
+«Dunque ascoltatemi, disse Giannina. Un uomo ch’io credo fermamente
+essere nel novero de’ vostri fedeli amici, mi si mostrò sotto diversi
+abbigliamenti, e cercò venir meco a confabulazioni. Ma non essendo per
+anche schiariti i dubbi che teneano perplesso il mio animo, ricusai
+sempre tale colloquio. Colui che il chiedeva era e il merciaiuolo
+dal quale comperaste diverse bagattelle e il venditore dei libri che
+poc’anzi vi diedi. Ogni volta ch’io usciva del castello era sicura
+di vederlo. L’accidente di questa sera mi ha indotta finalmente a
+parlargli. Egli vi aspetta alla porta segreta del parco, ed ha seco
+quanto è d’uopo ad agevolare la vostra fuga. Ma ripeto, vi sentite in
+voi forza e coraggio a tentarla?»
+
+«Chi fugge dalla morte trova sempre forza bastante, nè il coraggio
+manca giammai a chi vuol sottrarsi all’infamia. L’idea di aver vicino
+lo scellerato da cui sono minacciati i miei giorni, ad un tempo, e
+l’onore, mi darebbe vigore per sorgere dal letto della morte.»
+
+«Allora dunque, in nome di Dio! soggiunse Giannina. Io debbo dividermi
+da voi e confidarvi alla sua santa custodia.»
+
+«Non vuoi tu dunque seguirmi, o Giannina? disse sorpresa da novello
+turbamento la Contessa. Io ti perderò adunque? ed è questa la tua
+fedeltà?»
+
+«Mia cara padrona, io fuggirei in vostra compagnia con quel contento
+che ha un uccelletto nell’abbandonar la sua gabbia; ma sarebbe la
+stessa cosa che scoprire il tutto sull’istante, e dar luogo ai vostri
+persecutori d’impedirvi ogni via di salvezza. È d’uopo ch’io rimanga
+e mi adoperi a celare la verità. Il Cielo perdona una menzogna che
+imperiosa necessità suggerisce.»
+
+«E dovrò io dunque viaggiar sola con uno straniero? disse Amy. Pensaci
+bene, o Giannina. Non potrebbe questa essere una cabala più nera e
+meglio tessuta dell’altre per disgiugnermi sino da te, diletta mia
+amica?»
+
+«No, mia signora: non la crediate tale, rispose vivacemente Giannina.
+Questo giovane è sincero; egli è amico del signor Tressiliano; nè venne
+fra noi che guidato dalle istruzioni medesime di chi desidera il vostro
+scampo.»
+
+«S’egli è l’amico di Tressiliano, soggiunse allor la Contessa, io mi
+abbandonerò dunque a tale soccorso, come a quello d’un angelo inviatomi
+dal Cielo, perchè uomo non fuvvi giammai al pari di Tressiliano immune
+da rimproveri di viltà, o di personale interesse. Ha sempre dimenticato
+se stesso quando ha potuto giovare agli altri. Oh Dio! qual compenso
+n’ebb’egli!»
+
+Le due donne raccolsero in grande fretta tutto quanto dovea portar
+seco quella di lor che fuggiva. Nè dalla sollecitudine andò disgiunta
+la destrezza di Giannina nel preparare il fardello, e collocarvi le
+minute cose preziose, che più prontamente le si offerivano alla mano,
+e soprattutto uno scrignetto di diamanti, che giudiziosamente pensò
+poterle venire all’uopo ne’ più urgenti bisogni. Indi la contessa di
+Leicester cambiò i suoi panni con quelli che Giannina era solita a
+vestire dovendo imprendere gite di breve tempo; perchè nel consiglio
+ch’elleno fecero, si trovò cosa necessaria il mettere in disparte
+qualunque distintivo, che avesse potuto eccitare particolarmente
+l’altrui sguardo su quella d’esse che dovea rimanere sconosciuta.
+Tali apparecchi erano terminati nell’ora che già essendo alta la luna
+sull’orizzonte, tutti quegli abitanti aveano ceduto al sonno, o almeno
+stavano ritirati nelle proprie stanze; laonde per uscire della casa e
+del giardino non potevano esse temere altri ostacoli fuorchè quello
+di trovarsi sopravvegghiate. Ma in tal momento diveniva questo un
+ostacolo di nessun conto, perchè Foster si era accostumato a riguardare
+la propria figlia con quell’occhio, onde un peccatore tormentato da’
+rimorsi riguarderebbe un angelo custode incessante in proteggerlo ad
+onta di continuate malvagità; quindi metteva un’illimitata confidenza
+sovr’essa, e Giannina, padrona delle proprie azioni in tutto il durare
+del giorno, possedeva in oltre una chiave della porta di dietro del
+parco, per cui poteva trasferirsi al villaggio ogni qual volta glie
+ne veniva talento, sia per gli affari interni della casa ad essa
+affidati, sia per prestarsi ai pietosi doveri della setta cui pertenea.
+Ben è vero che alla figlia del Foster non era stata conceduta una sì
+ampia libertà, fuorchè a patto di non valersene mai a proteggere una
+fuga della Contessa; divisamento che si sospettò covare in questa fin
+d’allor quando si mostrò impazientita dei confini che s’imponeano al
+suo libero arbitrio. E di fatto le orribili certezze apportate dalla
+precedente scena, bastarono appena a trar Giannina nella risoluzione
+di violare la promessa data, e d’ingannare la fiducia in lei riposta
+dal padre. Ma le vedute cose non solamente la giustificavano, ma le
+comandavano imperiosamente di provvedere alla sicurezza della padrona,
+e di mettere da banda tutt’altro riguardo.
+
+La Contessa fuggitiva, e la sua seguace attraversavano con affrettato
+passo un sentiero, talor fatto più oscuro dai folti rami degli alberi
+che s’incrocicchiavano al di sopra de’ loro capi, talora schiarito dal
+lume tremolante ed incerto de’ raggi della luna, che penetravano fra
+le tacche fatte dalla mannaia fra mezzo alle frasche. La strada era di
+frequente sbarrata da alberi atterrati, o da grossi tronchi, che si
+lasciavano sparsi qua e là finchè si avesse il tempo di affastellarli
+per l’uso giornaliero de’ cammini.
+
+La fatica e le moleste sensazioni del timore che si mesceva colla
+speranza, sfinirono sì fattamente le forze della Contessa, che Giannina
+fu costretta a proporle di fermarsi alcuni minuti per riprendere
+fiato. Si assisero entrambe sotto di un’antica quercia, e com’era
+ben naturale, volsero il guardo verso il castello che lasciato
+avevano dietro di sè. Se ne discernea l’ampia fronte a malgrado della
+oscurità e della distanza, e i cammini, e le torri, e l’orologio, che
+sormontavano i tetti, parean disegnati sul campo azzurro del cielo.
+Una sola face rischiarava quelle tenebre, ed era posta sì bassa, che
+sembrava ne venisse il chiarore dal terrazzo posto innanzi al castello,
+anzichè da una di quelle finestre. Nel contemplarla fu presa da
+subitaneo timor la Contessa. «Essi ne inseguono,» diss’ella indicando a
+Giannina quello splendore che le metteva spavento.
+
+Meno agitata della padrona la figlia del Foster, s’accorse che quella
+luce era immobile, e spiegò alla Contessa come venisse dalla celletta
+ove l’alchimista era solito fare le sue segrete sperienze. «Egli è,
+soggiunse, nel novero di coloro, che si alzano e vegghiano di notte
+tempo per commettere le iniquità. Fu ben trista la combinazione
+che trasse fra noi sì fatto uomo; il quale in ogni suo discorso
+mescolando la speranza dei tesori della Terra alle idee di una scienza
+soprannaturale, unisce tutte le qualità pur troppo atte a sedurre il
+mio povero padre. L’ottimo sig. Holdforth aveva pur ragione allorchè
+dicea, e penso ben che il dicesse con animo di somministrare un’utile
+lezione ad alcune persone di nostra casa: avvi tali uni, ripetea di
+frequente, i quali anzichè ascoltare i detti che parlò il Signore
+per bocca de’ suoi veri profeti, vogliono, siccome Acabbo, prestare
+orecchio ai sogni del falso profeta Zedechia. E molto fermavasi su
+queste parole; indi aggiugnea: Oimè! fratelli carissimi, molti Zedechia
+si trovano in mezzo a voi, molti uomini che vi promettono i lumi della
+loro scienza carnale, purchè abbandoniate la ragione, dono venutovi
+dal Cielo. Costoro vagliono forse meglio del tiranno Naas, che volea
+l’occhio destro di tutti coloro che gli erano sottomessi?...»
+
+Chi sa fin dove la memoria avrebbe soccorso l’avvenente Puritana nel
+recapitolare il discorso del sig. Holdforth? Ma la interruppe la
+Contessa per assicurarla di essersi riavuta in forze quanto bastava per
+giugnere, senza fermarsi novellamente, sino alla porta del parco.
+
+Elleno pertanto si ridiedero a fuggire con maggior sicurezza; e
+Giannina per la prima volta osò chiedere alla padrona verso qual parte
+ella divisasse condursi. E non ottenendo sull’istante una risposta,
+poichè forse in quella confusione d’idee tal rilevante argomento
+di deliberazione non s’era ancor presentato al suo animo, Giannina
+aggiunse: «Forse vorrete portarvi alla casa del padre vostro, ove siete
+certa di ritrovare sicurezza e protezione?»
+
+«No, Giannina, rispose mestamente la Contessa: lasciai il castello di
+Lidcote con un cuor felice e con un nome onorevole. Non vi ritornerò
+fintantochè la permissione del mio sposo, e la pubblicazione delle
+nostre nozze, non mi restituiscano alla mia famiglia, ed ai luoghi
+ove nacqui con tutti gli onori e le distinzioni, di cui questo sposo
+medesimo mi colmò.»
+
+«E dove andrete dunque, o signora?» disse Giannina.
+
+«A Kenilworth, figlia mia, rispose senza esitar la Contessa; mi porterò
+a veder queste feste, queste reali magnificenze, delle quali i soli
+apparecchi eccitarono tanto rumore. Ben m’è avviso, che mentre la
+Regina d’Inghilterra viene onorata di feste nel palagio di mio marito,
+la contessa di Leicester non debba esservi un ospite importuno.»
+
+«Prego Dio, che vi siate bene accolta!» rispose Giannina.
+
+«Voi abusate dello stato in cui mi trovo, e dimenticate quello in cui
+siete,» rispose la Contessa, presa da un moto di collera.
+
+«Oh Dio! rispose mestamente la giovane seguace, vi sfuggirono dalla
+memoria i severi ordini dati dal nobile Conte per tener nascoste queste
+nozze, e che in tali ordini non ebbe egli altro fine che di conservarsi
+il favore di cui gode presso la Corte? E vi date a credere dopo ciò che
+egli possa gradire un subitaneo apparir vostro nel suo castello in tali
+circostanze ed al cospetto di tai testimoni?»
+
+«Ho inteso: voi giudicate che non gli farei onore; lasciate andare il
+mio braccio: so camminare senza l’uopo del vostro soccorso, come so
+operare se anche risparmiate i vostri consigli.»
+
+«Non vi sdegnate contro di me, le rispose dolcemente Giannina, e
+permettete ch’io continui a porgervi il braccio: la strada è cattiva, e
+voi non siete avvezza a camminar fra le tenebre.»
+
+«Al dir vostro (continuò la Contessa sempre dominata dal risentimento)
+il conte di Leicester sarebbe dunque capace di favorire, e fors’anche
+d’aver voluti gli orribili attentati che si commisero dal padre vostro
+e da Varney! Oh! saprà dal mio labbro medesimo tutte le colpe di
+costoro.»
+
+«Per amor di Dio, mia buona padrona, risparmiate il padre mio nel
+racconto che divisate fare al vostro sposo. Possano i servigi, comunque
+deboli che vi ho prestato, giovare all’espiazion dei suoi falli!»
+
+«Commetterei troppo grave ingiustizia se non riconoscessi questi tuoi
+servigi, o Giannina (disse allor la Contessa, che riprese ben tosto
+la dolcezza sua naturale, e il tuono di confidenza che fu sempre usa
+mostrare a quella fida compagna). Non temerne Giannina: io non dirò
+mai una sola parola, che possa nuocere a tuo padre; ma tu comprendi
+da te medesima, mia cara fanciulla, ch’io non posso concepire altro
+desiderio, tranne quello di abbandonarmi alla protezion del mio sposo.
+La perfidia di chi mi circondava m’ha costretta a fuggir dal soggiorno
+che m’avea scelto egli stesso; ma sarà questa la sola cosa in cui mi
+avrà inobbediente. A lui solo voglio appellarmi. Da lui unicamente
+bramo esser soccorsa. Io non feci mai noti a nessuno, nè li farò
+independentemente dal suo volere, i segreti nodi che uniscono i nostri
+cuori e i nostri destini. Voglio vederlo, e ricevere dalla sua propria
+bocca le istruzioni che regoleranno la mia condotta avvenire. Non ti
+studiare a combattere tale divisamento, o Giannina; tu non faresti che
+confermarlo nell’animo mio. Quando tu il voglia sapere, ho risoluto
+di portarmi senz’altri indugi ad ascoltare dalle labbra medesime del
+mio sposo la sorte mia. Queste sole me la debbono annunziare. Voglio
+cercarlo a Kenilworth; unico espediente che m’assicuri di non vedere un
+tal disegno infruttuoso.»
+
+Giannina dopo aver calcolato nel suo spirito le difficoltà e le
+incertezze inseparabili dalla condizione della sua sfortunata padrona,
+cominciò ad inclinare ad opinione affatto contraria a quella che
+aveva manifestata da prima; e perfino a persuadersi, che costretta
+ad abbandonare il soggiorno assegnatole dallo sposo, la Contessa non
+avesse più importante dovere del portarsi a lui onde spiegargli i
+motivi di sua condotta.
+
+Non ignorava ella quanta fosse in Milord la cura di tenere nascoste sì
+fatte nozze, nè tampoco si dissimulava, che il fare senza permissione
+di lui un’inchiesta da cui ne fosse derivata la loro pubblicità, poteva
+essere cagione di eccitarlo a sdegno. Ma per altra parte, s’ella
+facea ritorno alla casa paterna senza che il suo grado fosse chiarito
+solennemente, si mettea in uno stato sommamente pregiudizievole alla
+sua fama; e il pubblicarlo a malgrado del Leicester potea occasionare
+una compiuta rottura fra i due sposi. Aggiugneasi alle considerazioni
+soccorse a Giannina, che la Contessa, giunta a Kenilworth, avrebbe
+potuto trattare da se medesima la sua causa, e comunque la figlia del
+Foster non dividesse colla sua padrona quella intera sicurezza sulle
+intenzioni del Leicester, ella era però ben lungi dal crederlo capace
+di partecipare alle colpevoli trame delle sue creature. È vero, pensava
+ancor fra se stessa, che fuggendo Amy dalle costoro mani, non avrebbero
+risparmiati espedienti per soffocarne le giuste querele. Ma supponendo
+pure il peggio, e che il Conte le avesse negato protezione e giustizia,
+e ch’ella fosse stata costretta a far pubblico il sofferto aggravio,
+non le sarebbero mancati in Kenilworth un avvocato nella persona di
+Tressiliano, un giusto giudice nella Sovrana; cose tutte che Giannina
+aveva potuto raccogliere in sua mente nel breve colloquio avuto con
+Wayland. Per tutte queste ragioni bilanciate fra loro, Giannina trovò
+finalmente ben fatto che la sua padrona si portasse a Kenilworth, e
+solamente le raccomandò la massima prudenza nel far sapere questo
+arrivo al suo sposo.
+
+«E tu hai avuto per parte tua le necessarie cautele? le disse la
+Contessa. Questo condottiero, cui sto per mettermi fra le mani, ignora
+egli il segreto del presente mio stato?»
+
+«Nulla egli seppe del certo dal mio labbro, rispose Giannina, nè forse
+egli crede più o meno di quanto si giudica dal Pubblico intorno a voi.»
+
+«E che si giudica dunque dal Pubblico?» Si fece tosto a chiedere Amy.
+
+«Che abbandonaste la casa del padre vostro. Ma voi vi sdegnerete
+un’altra volta contro di me, se continuo,» così interruppe il suo dire
+Giannina.
+
+«No, prosegui, disse la Contessa; gli è ben d’uopo ch’io m’avvezzi a
+sopportare le sinistre voci, cui diede origine la mia imprudenza. Si
+penserà, m’immagino, che io abbia abbandonata la casa di mio padre per
+unirmi ad un amante con illegittimi nodi. Questo errore finirà ben
+tosto, perchè son risoluta o a vivere con una riputazione immune da
+macchia, o a non vivere più lungo tempo. Io vengo dunque riguardata
+siccome la favorita di Leicester?»
+
+«La maggior parte, o signora, vi crede anzi la favorita di Varney,
+rispose Giannina. Avvi però chi pensa non essere questo secondo che il
+mantello entro cui s’avvolge il Conte nel soddisfare le proprie brame.
+Si è saputo qualche cosa dell’esorbitanti spese fatte nel fornire a
+tutto punto questo castello, profusione, che passa di gran lungo le
+sostanze del Varney. Ma sì fatta opinione non è generale: tanto più che
+quando si viene a parlare d’un personaggio sublime, qual’è il vostro
+sposo, le persone osano appena pronunziare i concepiti sospetti, per
+tema di essere puniti dalla _Camera Stellata_ siccome calunniatori
+della Nobiltà.»
+
+«E fanno bene a parlar sotto voce, disse subito la Contessa, coloro
+che osano credere l’illustre Dudley complice di uno sciagurato quale
+è Varney!.... Eccoci arrivate alla porta del parco. Oimè! mia cara
+Giannina, è d’uopo ch’io mi congedi da te. Non piangere, mia buona
+figliuola (e nel dir questo cercava nasconder sotto apparenza d’ilarità
+il suo contraggenio a dipartirsi da una sì fedele compagna), e allor
+quando ci rivedremo, o Giannina, fa che in luogo di questo tuo collare
+troppo semplice, io te ne veda uno di pizzo ricamato, ond’abbia
+maggiore spicco quel collo avvenente. Cambia questo corsaletto di
+bigello, sol convenevole ad una fantesca, in un altro di bel velluto
+messo ad oro. Troverai nella mia stanza molta quantità di vesti:
+accetta questo dono che ti fo sin d’ora di tutto cuore. È d’uopo che
+ti adorni, o Giannina; perchè comunque tu sia stata fin qui la seguace
+di una donna infelice ed errante, priva di nome, e persino di buona
+fama, all’atto di rivederci, dovrai portar vestimenti confacevoli a
+persona che terrà il primo grado nell’amicizia e nella casa della più
+ragguardevole fra le Contesse della Inghilterra.»
+
+«Possa Dio esaudirvi, mia cara padrona, e permettere, non già ch’io
+porti vesti più ricche, ma che l’una e l’altra portiamo i nostri
+corsaletti sopra cuori più contenti ch’ora nol sono!»
+
+Mentre quest’ultime cose dicevansi, la serratura della porta segreta
+dopo vigorosa resistenza avea ceduto alla chiave di Giannina, e la
+Contessa, non senza un segreto fremito, si trovò al di là delle mura,
+che lo sposo le aveva indicate siccome limite de’ suoi diporti.
+Wayland, nascosto a qualche distanza dietro una siepe che stava sul
+confin della strada rimanea con grande impazienza aspettandole.
+
+«Avete preparato ogni cosa»? gli disse, appena furono vicini, Giannina
+grandemente commossa.
+
+«Ogni cosa, rispos’egli: solamente non ho potuto trovare un cavallo per
+la signora. Giles Gosling che non sa scordarsi d’essere pubblicano, me
+ne ha ricusato uno benchè glie n’abbia io offerto qualunque prezzo;
+e ciò per timore, dicea, di entrare in disgrazie. Ma non importa.
+Ella monterà sul mio cavallo; io l’accompagnerò a piedi sintantochè
+possa provvedermene un altro. Non saremo inseguiti, semprechè voi non
+dimentichiate la vostra lezione, leggiadra Giannina.»
+
+«Nel tenerla a memoria imiterò la saggia vedova di Tekoa, che non
+obbliò le parole postele in bocca da Gioabbo. Domani dirò che la mia
+padrona non si può alzare dal letto.»
+
+«Sì, e aggiugnerai che soffre grandemente, che prova grave peso al
+capo, palpitazioni al cuore, che non vuole essere disturbata. Non temer
+di nulla; crederanno d’intenderti ad una mezza parola, nè ti faranno
+molte interrogazioni, perchè conoscono l’effetto della malattia che si
+lusingano averle procacciata.»
+
+«Ma, soggiunse la Contessa, eglino scopriranno ben presto la mia
+lontananza, e per vendicarsi uccideranno Giannina. Amo meglio tornare
+addietro che esporla ad un tale pericolo.»
+
+«Non vi affannate per la mia vita, o diletta padrona. Piacesse a
+Dio, che voi foste certa di essere ben accolta da coloro a’ quali
+dovete volgervi, com’io lo sono che mio padre, qualunque sdegno abbia
+egli concepito contro di me, non soffrirà che mi si faccia il menomo
+aggravio!»
+
+Wayland pose la Contessa sul suo cavallo, avendo piegato il proprio
+mantello attorno alla sella in guisa che le divenisse un comodo cuscino.
+
+«Io vi saluto e possa la benedizione del Cielo accompagnarvi!» disse
+Giannina baciando per l’ultima volta la mano alla Contessa, che con un
+muto accarezzamento le contraccambiò il fattole augurio. Finalmente
+si separarono, e Giannina volta verso Wayland, esclamò: «Possa il
+Cielo, allorchè lo implorerete ne’ vostri bisogni, usar con voi in
+quella proporzione onde voi vi mostrerete o fedele o traditore a questa
+Signora tanto ingiustamente perseguitata, e tanto sfornita di terreni
+soccorsi!»
+
+«Così sia, bella Giannina! disse Wayland. Credetemi, giustificherò la
+confidenza avutami in modo da meritare che i vostri begli occhi, in
+mezzo a tutta la lor divozione, sieno men disdegnosi meco quando ci
+rivedremo.»
+
+Le ultime parole di questo congedo furono pronunziate con qualche
+ricercatezza; ma Giannina non fece ad esse una risposta; ben la fecero
+i suoi sguardi, mossi senza dubbio dal desiderio che era in lei di
+accrescere forza ad ogni motivo che potesse maggiormente assicurare
+lo scampo alla sua padrona, ma non però di natura da distruggere le
+speranze, che co’ suoi discorsi mostrava aver concepute Wayland. Ella
+rientrò per la porta segreta chiudendola dietro a sè. Wayland afferrò
+tosto la briglia del cavallo, ed egli e la Contessa incominciarono
+silenziosamente l’incerta loro peregrinazione.
+
+Benchè Wayland facesse trottare, quanto poteva, il suo corridore, pur
+questo modo di camminare era sì lento, che quando il giorno cominciò a
+diradare i vapori dell’Oriente, i due viaggiatori non si trovarono più
+di dieci miglia distanti da Cumnor.
+
+«Maledetti tutti questi ostieri larghi di belle parole! (sclamò
+il maniscalco incapace di nascondere più lungamente il dispetto e
+l’inquietezza che lo premea). Se quel cane di Giles Gosling m’avesse
+detto con franchezza, due giorni sono, di non far conti sopra di lui,
+mi sarei provveduto da altra parte: ma costoro hanno talmente il vizio
+di promettere qualunque cosa lor si richiede, che solamente quando
+v’attignete a ferrare un cavallo, vi dicono che non hanno ferri. Se
+avessi potuto preveder questo, avrei potuto accomodarmi in venti altre
+maniere. Poi, in un affare sì importante e per una causa sì buona,
+avrei ben io avuto scrupolo di rubare un cavallo nel vicino villaggio!
+Tutto sarebbe finito col rimandarlo al commissario del cantone.
+Possano il moccio e la rogna impadronirsi in sempiterno delle scuderie
+dell’_Orso nero_!»
+
+La Contessa andava confortando il suo condottiero col fargli osservare
+come il giorno che già spuntava gli avrebbe permesso di camminar più
+veloce.
+
+«Va benissimo, mia Signora, ma il giorno farà ancora che altre persone
+ci vedranno; cosa che potrebbe essere di non poco incomodo sul bel
+principio del nostro viaggio. Ciò mi sarebbe stato indifferente
+affatto, se avessimo potuto essere ora più lontani da Cumnor; ma
+la contea di Berk, dacchè conosco questo paese, è piena di diavoli
+maliziosi, che vanno a letto tardi, e si levano di buon’ora col solo
+disegno di spiare i fatti degli altri. Oh! questa genia mi ha dato
+faccende altre volte. Però non vi spaventate, mia bella Signora; poichè
+quando si ha spirito, ogni poco che le occasioni lo favoriscano, si
+trova rimedio a qualunque incidente.»
+
+I timori mossi da Wayland fecero più impressione nell’animo della
+Contessa di quel che la consolassero i conforti, con cui cercò medicare
+i primi detti. Ella riguardava attorno di sè inquietamente, e a mano
+a mano che l’orizzonte brillando di un più vivo splendore annunciava
+vicino il nascer del sole, ella s’immaginava ad ogni passo, che la
+nuova luce l’abbandonerebbe alla vendetta de’ suoi persecutori, o che
+qualche ostacolo insuperabile interrompesse il lor viaggio.
+
+Wayland si accorgeva dell’agitazione in cui venuta era la Contessa, e
+scontento di averle dato alimento egli stesso, cominciò ad ostentare
+gaiezza camminando dinanzi a lei. Laonde or parlava al cavallo com’uomo
+bene addottrinato nel dialetto delle scuderie, or canticchiava a mezza
+voce squarci di ballate: spesso, assicurava la Signora non esservi
+alcun pericolo, e nell’istesso tempo guardava bene all’intorno se
+mai vi fosse qualche cosa che dismentisse le sue parole nell’atto
+stesso del pronunziarle. Continuarono in tal guisa il viaggio, finchè
+un accidente non preveduto offerse loro i modi di proseguirlo più
+comodamente e più presto.
+
+
+
+
+CAPITOLO VII.
+
+ _Riccardo._ Un cavallo! un cavallo! il regno mio
+ Cedo per un cavallo.
+ _Catesby._ Ecco un cavallo
+ _Riccardo III._
+
+
+I nostri viaggiatori passavano vicino ad una macchia posta sul confin
+della strada, allorchè si offerse ai loro occhi la prima creatura
+vivente che avessero incontrato dopo la loro partenza da Cumnor, ed era
+un picciolo rustico stupido di fisonomia, e che parea il famiglio d’un
+qualche podere. Col capo scoperto, vestito d’abito grigio, colle calze
+che gli cadeano sulle calcagna, e tenendo i piedi in un paio di grosse
+scarpe, stava alla custodia di quella cosa che i nostri venturieri
+potessero maggiormente desiderare, intendo dire di un cavallo, fornito
+inoltre di una sella da donna, e di tutte l’altre cose necessarie ad
+una viaggiatrice. E per migliore combinazione il contadino, accostatosi
+a Wayland, gli disse in sua maniera queste poche parole: «_Signore,
+siete voi quella certa coppia?_»
+
+«Certamente che lo siamo, mio garbato giovane,» gli rispose senza
+esitare Wayland. E sia giustizia alla verità, anche qualche coscienza
+educata ad una scuola di morale più severa che non forse quella cui
+studiò il maniscalco, avrebbe ceduto ad un’occasione tanto seducente.
+Il darsi tal risposta da Wayland, prender la briglia dalle mani del
+contadino, far discendere la Contessa dal suo cavallo, e metterla su
+quello che il caso aveva fornito, furono l’opera di pochi istanti. E
+la cosa andò con tanta naturalezza, che la Contessa, come si è saputo
+dappoi, credè fermamente che quel cavallo fosse stato ivi apparecchiato
+per cura del suo condottiero o di qualche amico del medesimo.
+
+Ciò nondimeno il giovine merlotto, che si vide con tanta sollecitudine
+liberato dal suo deposito, cominciò a girar gli occhi e a grattarsi
+in capo, come covando qualche rimorso di avere abbandonato il cavallo
+contentandosi d’una spiegazione così succinta.
+
+«Non v’ha dubbio, borbottava fra i denti, che questa non sia la
+_coppia_, ma tu al vedermi avresti dovuto dir _fava_. Lo sai bene!»
+
+«Sì, sì, è vero, rispose a caso Wayland, e tu _presciutto_.»
+
+«No, no; aspettate; io doveva dire _cece_.»
+
+«Bene, sia _cece_ se vuoi così; ma _presciutto_ era una _parola di
+passo_ migliore.»
+
+In questo, trovandosi già sul suo cavallo, tolse dalle mani dello
+stupido villano quel resto di briglia che l’altro esitava ad
+abbandonare, e gettandogli una moneta d’argento, senza altre cerimonie
+cercò di riguadagnare a gran galoppo il tempo perduto. Il baggeo rimase
+a’ piedi della collina, mentre la salivano i nostri viaggiatori,
+e Wayland volgendosi, lo vide colle dita nei capelli, immobile
+come un palo, e col capo sempre volto alla dirittura da essi presa
+nell’abbandonarlo. Finalmente essi avevano di già raggiunto la sommità
+della collina, allorchè lo videro abbassarsi per raccogliere la moneta
+d’argento.
+
+«In fede mia! disse Wayland, questo può dirsi vero dono della
+Provvidenza. Una buona bestia che cammina bene, e che vi porterà fino
+al luogo ove se ne possa trovare un’altra d’egual gagliardia! Allora
+potremo rimandar questa per far tacere qualsisia rimostranza.»
+
+Ma non erano tanto lisci questi suoi calcoli, e il destino, che sulle
+prime parve sì propizio ai due viaggiatori lor diede a temere bentosto,
+che l’incidente per cui menava tanto vanto Wayland, non divenisse
+cagione della compiuta loro rovina.
+
+Non avevano essi per anche fatto un miglio dopo lasciato il villanello,
+allorchè intesero una voce d’uomo che gridava a tutta possa alle loro
+spalle: _Al ladro, al ladro, ferma mariuolo_ ed altre espressioni di
+simil natura. La coscienza di Wayland lo trasse naturalmente a credere
+essere ciò una legittima conseguenza dell’avventura che poc’anzi aveva
+mandato a termine.
+
+«In verità, sarebbe stato meglio per me andare a piedi per tutta la
+mia vita. Siamo spietatamente inseguiti, ed eccomi uomo perduto.
+Ah Wayland, Wayland! tuo padre te lo predisse più d’una volta che
+i cavalli t’avrebbero condotto alla forca! Se un qualche giorno mi
+trovo mai sano e salvo fra i sensali da cavalli di Smithfield o di
+Sumball-Street, darò loro licenza di appiccarmi all’altezza del
+campanile di San Paolo se mi trovano mai più a frammettermi negli
+affari o de’ gran signori, o de’ cavalieri e delle loro donne.»
+
+In mezzo a queste malinconiche considerazioni, volse la testa per
+sapere chi lo inseguiva, ed ebbe qualche conforto in accorgersi di non
+aver dietro a sè che un uomo solo a cavallo, ben montato per vero dire,
+e che si avvicinava ad essi con una rapidità da non permettere idea di
+fuga, quand’anche la Contessa fosse stata abbastanza forte per poter
+galoppare a pari della gagliardia del suo cavallo.
+
+«In fine poi, pensava Wayland, il cimento è eguale fra noi; non siamo
+che un uomo per banda; e a quanto parmi il mio futuro competitore
+nello stare a cavallo ha più garbo di simia che di cavaliere. Se mai
+si venisse agli espedienti estremi, non dovrebbe essermi difficile il
+gettarlo di sella. Ma zitto! Il suo cavallo medesimo, per quanto spero,
+mi risparmierà questo incomodo: esso ha il morso ai denti. Diavolo!
+Qual uopo ho io d’inquietarmi (gli sembrò di ravvisare sull’istante il
+cavaliere), non è che quella caricatura del merciaio d’Abingdon.»
+
+L’occhio avvezzo di Wayland avea scorto giusto a malgrado della
+lontananza. Il cavallo del valente merciaio, pieno d’ardore, ed inoltre
+eccitato dal vedere due cavalli, che alla distanza di alcune centinaia
+di tese pareva corressero colla massima velocità, si diede a tanto
+furiosa scappata, che ruppe affatto l’equilibrio del cavaliere. Costui,
+a grado del cavallo, non solamente raggiunse, ma oltrepassò di gran
+galoppo le persone inseguite, comunque non cessasse dal tirarlo per
+la briglia e dal gridar a tutta possa: _Ferma, ferma_, esclamazione
+allor indiritta, come ognun vede, al cavallo, anzichè alle persone
+lasciatesi addietro. Di questo passo ei fece più di mezzo miglio
+senza potere arrestare il corridore: riuscitovi finalmente, tornò
+all’incontro de’ nostri viaggiatori, riparando alla meglio il disordine
+de’ suoi vestiti, e cercando coprire con un’apparenza di audacia e di
+collera la confusione e il dispetto, dipintisi sul suo volto durante
+l’involontaria sua corsa.
+
+Intanto Wayland ebbe tempo di avvertire la Contessa sulle prerogative
+del personaggio, ond’ella cessasse dallo spaventarsi: «Credetemi, non è
+che uno sciocco, e m’accingo a trattarlo siccome tale.»
+
+Allorchè il merciaio ebbe riacquistato quanto fiato e coraggio
+bastavangli a ricomparire dinanzi alla Contessa, ordinò in aria
+minaccevole a Wayland di restituirgli il suo cavallo.
+
+«Che ascolto? (disse Wayland con enfasi ed in tragico tuono) ne si
+comanda arrestarci, e consegnare le cose nostre sulla regale strada
+maestra! A te, mia Escalibar, esci del fodero e fa sentire a questo
+prode cavaliere, che la forza dell’armi dee sola decidere la tenzone.»
+
+E l’altro: «Correte, correte quante siete, oneste persone. Si pretende
+involarmi ciò che mi appartiene legittimamente.»
+
+«Indarno tu invochi i tuoi Numi, o scellerato pagano! M’è d’uopo
+compiere il mio divisamento, vi dovessi anche perire. Sappi, intanto,
+infedel trafficante, esser io il merciaiuolo che ti vantasti volere
+spogliare della sua mercanzia sullo spianato di Maiden Castle. Onde
+preparati a sostener la disfida.»
+
+«Ma io dissi questo per modo di scherzo, soggiunse fattosi tutto mite
+Goldthred; sono un onesto cittadino, un merciaio, e arrossirei di
+assalire chicchessia.»
+
+«Quand’è così, formidabilissimo merciaio, mi duole in fede mia del voto
+che feci, e fu questo, di portarti via il cavallo la prima volta che
+t’incontrassi, e farne dono a questa mia sovrana se tu non ti sentivi
+di difenderlo coll’armi. Ma ora che il giuramento è pronunziato, la
+sola cosa che io possa fare in tuo favore, si è lasciare il cavallo a
+Donnington nella prima osteria.»
+
+«Ma v’assicuro, disse il merciaio, che su questo cavallo medesimo
+io doveva condurre oggi alla chiesa parrocchiale, poco distante di
+qui, Giovanna Hackam di Shottesbroock per cambiare ivi il suo nome di
+famiglia in quello di signora Goldthred. Per venire a raggiugnermi,
+ella si è fatta strada saltando giù da un finestrino del granaio
+del vecchio Gaffer Hackam, ed eccola già colla sua mantellina di
+ciambellotto, e la sua frusta fornita di manico d’avorio, al luogo,
+ove credea trovare il cavallo, soprappresa sì che sembra la moglie di
+Loth. Io ve ne prego colla maggior possibile civiltà: rendetemi il mio
+cavallo.»
+
+«Ne sono afflitto così per l’avvenente donzella, come per te,
+merciaio mio nobilissimo, soggiunse Wayland, ma fa d’uopo che si
+compiano i voti. Tu troverai il tuo cavallo a Donnington, all’osteria
+dell’_Angelo_: gli è tutto ciò che posso fare in buona coscienza.»
+
+«Al diavolo tu e la tua coscienza! disse dando nelle disperazioni
+il merciaio. Pretenderesti forse che una giovane promessa sposa si
+conducesse a piedi alla chiesa?»
+
+«Mettila in groppa dietro a te, sir Goldthred, rispose Wayland. È tal
+cosa che gioverà parimente a calmare l’impeto del tuo corridore.»
+
+«Sì, e se poi vi dimenticate di lasciare all’_Angelo_, come lo
+promettete ora, il mio cavallo?» chiese titubando il Goldthred, in cui
+era venuto meno ogni coraggio.
+
+«Il mio fardello resterà in pegno pel tuo cavallo. Esso è presentemente
+in casa di Giles Gosling, nella stanza parata di cuoio damaschinato,
+ed è pieno, stivato di velluti a uno, a due, a tre peli, di felpe, di
+zendadi, damaschi, rasi, e di ogn’altra sorte di tessuto di seta.»
+
+«Aspetta, aspetta, gridò il merciaio, io veramente sto a patto d’essere
+appiccato, se nel tuo fardello si trova la metà di quanto tu dici. Ma
+se il mio povero Baiardo cade nelle mani di qualche mascalzone...»
+
+«Può anche darsi, mio buon Goldthred, ma intanto io vi auguro il buon
+giorno. Felice viaggio!» soggiunse indi continuando il cammino colla
+Contessa; intantochè il merciaio scompigliato se ne tornava assai più
+lentamente che non fosse venuto, meditando quali scuse avrebbe addotte
+alla sua diletta donna, che stava mestamente aspettando il novello
+sposo in mezzo alla strada.
+
+«Mi sembrò, disse la Signora, che la caricatura da cui siamo disgiunti
+mi desse occhiate come di chi si ricordasse avermi veduta; io però le
+nascosi quanto mi fu possibile il volto.»
+
+«Se potessi creder questo, soggiunse Wayland, tornerei addietro per
+fracassare il cranio a costui, nè avrei paura di danneggiargli il
+cervello, perchè tutto quello che ha non basterebbe, cred’io, a darne
+una boccata ad un papero nato di fresco. Nondimeno è miglior consiglio
+proseguire il nostro viaggio. Lasceremo a Donnington il cavallo di
+questo sciocco, anche per togliergli ogni talento di tenerci dietro,
+poi cambieremo i nostri abiti, onde ingannare le sue indagini se
+volesse pur continuarle.»
+
+I viaggiatori giunsero senza altri spiacevoli incontri a Donnington,
+ove fu necessario che la Contessa si procacciasse il ristoro d’alcune
+ore di riposo. In questo intervallo Wayland prese, con prontezza e
+sollecitudine eguali, tutte le cautele necessarie ad assicurare il buon
+successo del rimanente del viaggio.
+
+Dopo avere cambiato il suo mantello di merciaiuolo in una zimarra,
+condusse il cavallo di Goldthred all’osteria dell’_Angelo_, situata ad
+una estremità del villaggio opposta a quella ove i nostri viaggiatori
+avevano preso stanza. Nella mattina, Wayland mentre attendeva ad
+altre cose sue vide il cavallo ricondotto dallo stesso merciaio, il
+quale avendo raccolta una numerosa banda d’uomini per gir contro chi
+gli aveva involata la sua cavalcatura veniva a riconquistarla colla
+forza dell’armi. Gli fu questa rimessa senza dover pagare altro
+riscatto, fuorchè il prezzo dell’_ala_ bevuta in copia dalle sue truppe
+ausiliari, che il cammino aveva assetate, e intorno al cui prezzo
+maestro Goldthred sostenne una disputa veementissima col commissario
+del quartiere, chiamato in soccorso dallo stesso Goldthred per far
+marciare la gente della Contea.
+
+Dopo eseguita una tale restituzione, che la giustizia e la prudenza
+egualmente volevano, Wayland procurò per sè e per la Contessa due
+vestiti compiuti, che li faceano sembrare agiati campagnuoli. In oltre
+fu deciso per togliere alla curiosità tutti i pretesti, che la donna,
+durante il cammino, si spaccierebbe per sorella del suo condottiero.
+
+Un buon cavallo, non brioso, e fatto per andar di pari passo con
+quello di Wayland, compiè i preparativi del viaggio, cose tutte
+che il maniscalco pagò col denaro somministratogli a tal fine da
+Tressiliano. Era quindi vicino il mezzogiorno, allorchè la Contessa
+trovò riparate assai le sue forze da un profondo riposo di alcune ore;
+onde continuarono il loro cammino, deliberati di condursi il più presto
+possibile e tenendo la strada di Coventry e di Warwick, al castello di
+Kenilworth; ma il loro destino non volea che procedessero molto innanzi
+senza scontrarsi in nuovi avvenimenti che li tribolassero.
+
+Fa qui di mestieri avvertire il leggitore, che l’ostiere di Donnington
+avea fatto noto ai nostri pellegrini, come una lieta brigata si era
+un’ora o due prima d’essi, partita da Donnington per trasferirsi a
+Kenilworth; e che questa, a quanto sembrava, accigneasi a rappresentare
+una di quelle mascherate o commedie solite ad entrare fra i
+divertimenti offerti alla Regina allorchè portavasi in viaggio; dal
+quale avviso nacque in Wayland il consiglio di unirsi, se il potea, a
+questa banda, tosto che l’avesse raggiunta in cammino, sembrandogli
+che per tal modo diverrebbe più difficile il riconoscimento così della
+Contessa come di lui che non se avessero camminato soli.
+
+Comunicò pertanto sì fatta idea alla compagna, la quale in sostanza,
+non desiosa che di giugnere senza interrompimenti a Kenilworth, lasciò
+al giudizio di Wayland la scelta d’ogni espediente più adatto all’uopo
+medesimo. Quindi fecero trottare i lor cavalli, sinchè videro la
+picciola carovana con parte di gente a piedi e a cavallo, che saliva un
+monticello da essi distante non più d’un mezzo miglio. In quel medesimo
+tempo Wayland che non guardava solamente dinanzi a sè, si vide dietro
+alle spalle un personaggio a cavallo, che correa con istraordinaria
+velocità. Seguialo un servo galoppando, perchè gli sforzi del galoppare
+bastavano appena a pareggiare in celerità il cavallo del suo padrone,
+comunque unicamente trottasse. Wayland osservò con inquietezza d’animo
+queste due persone, mostrò turbarsi, osservò di bel nuovo, indi fattosi
+pallido, disse alla Contessa.
+
+«Quello è il famoso corridore di Riccardo Varney. Saprei riconoscerlo
+in mezzo a mille cavalli. Questo è ben un incontro più serio, che non
+lo fu quello del mercante merciaiuolo.»
+
+«Sguainate la vostra spada, gli disse Amy, e trafiggetemi il cuore,
+anzichè lasciarmi cadere nelle mani di costui.»
+
+«Preferirei mille volte passargliela a traverso del corpo, o ferirmene
+io stesso. Ma per vero dire, l’arte dello schermitore non è fra quelle
+ch’io conosca meglio, benchè ad un estremo evento io abbia il coraggio
+di valermi del ferro freddo al pari d’un altro. E accade in oltre
+che la mia spada (trottate, ve ne prego!) è una trista draghinassa,
+mentre son certo che egli è armato d’una delle migliori sciabole di
+Toledo. Aggiugnete esser con lui un servo, ch’io giurerei quell’infame
+del Lambourne, perchè sta sopra il medesimo cavallo, di cui si valse,
+dicono (vi prego, correte!) quando svaligiò un ricco mercante di
+bestiami verso la parte occidentale della Contea. Non è già ch’io tema
+nè Varney, nè Lambourne, tanto più ch’io difendo una buona causa (il
+vostro cavallo, se lo spronate, può trottare di più!) ma nondimeno
+(vi supplico! non gli lasciate poi prendere il galoppo; potrebbero
+accorgersi che li temiamo e inseguirci; basta che lo manteniate nel
+gran trotto) benchè, dico, io non tema costoro, avrei molto caro di
+spacciarmene piuttosto per le vie dell’accorgimento che per quelle
+della violenza. Sol che potessimo raggiugnere i commedianti ed unirci,
+passeremmo con essi senza essere osservati, purchè per altro Varney non
+sia venuto a posta per inseguirci.»
+
+Dicendo tai cose, ora stimolava, ora frenava il cavallo, agitato ad un
+tempo e dalla tema di far sospettar che fuggiva, e dalla cura di non
+essere giunto dal Varney.
+
+Salirono finalmente la collina dianzi accennata, ed arrivatine alla
+vetta, si confortarono in veggendo la picciola carovana fermatasi in
+fondo alla valle in vicinanza di tenue ruscello, a’ cui margini erano
+due o tre capanne; onde allora Wayland non dubitò più di non essere in
+tempo a raggiugnerla. Cresceva inquietezza a Wayland l’osservare la sua
+compagna che senza profferire accenti di timore o querelarsi, andava
+vie più impallidendo, onde aspettavasi ad ogn’istante vederla cader da
+cavallo. Pure a malgrado di tai sintomi di debolezza, spinse ella tanto
+vigorosamente il destriero, che si trovarono presso i commedianti in
+fondo della valle prima che Varney fosse arrivato alla sommità della
+collina d’ond’erano scesi.
+
+Videro essi nel massimo disordinamento la compagnia colla quale
+divisavano di collegarsi. Le donne, tutte scapigliate e come
+affaccendate in cosa d’alta importanza, entravano continuamente nelle
+capanne e ne uscivano. Gli uomini stavano qua e là tenendo per le
+briglie i loro cavalli, e mostrando quella sbadata fisonomia che è
+solita in essi nel durar d’affari pe’ quali non si ha bisogno di loro.
+
+I due viaggiatori s’intertennero, come mossi da curiosità; poi a grado
+a grado, senza interrogare nè essere interrogati, si frammisero alla
+carovana, come se ne avessero fatto parte da lungo tempo.
+
+Non erano scorsi più di cinque minuti dopo il fermarsi lor nella valle,
+ov’ebbero grande cura di tenersi quanto poteano sui labbri della
+strada, onde mettere gl’individui della carovana fra sè, e fra Varney e
+Lambourne, i quali discesero rapidamente dalla collina. I fianchi dei
+costoro cavalli, e le spronette, col molto sangue di cui erano lorde,
+contrassegnavano assai con quanta velocità il padrone ed il servo
+fossero corsi. L’esterno de’ commedianti, che sotto sopravveste di
+traliccio nascondevano i lor vestiti da maschera, la picciola carretta
+per trasportarvi le loro decorazioni, e i diversi arnesi bizzarri e
+fantastici ch’essi aveano fra le mani, bastarono onde i due cavalieri
+scorgessero lo scopo cui quella brigata intendea.
+
+«Voi siete commedianti, disse il Varney, e vi trasferite senza dubbio a
+Kenilworth?»
+
+«Sì, o nobil signore,» rispose un attore.
+
+«Ma come diavolo indugiate qui, soggiunse allora il Varney, se non
+avete un istante da perdere sol per giugnere a tempo al castello di
+Kenilworth? La Regina desina domani a Warwick, e voi canaglia, state
+qui a darvi bel tempo?»
+
+Si fece allora a rispondere un ragazzo nano in zimarra che aveva una
+maschera al volto, e un paio di corna d’un bel rosso di fuoco, e sotto
+la zimarra un abito di rascia nero stretto con cordicelle alla persona,
+calze rosse, e scarpe fatte all’uopo d’imitare i forcuti piedi del
+diavolo. «In verità, o signore, la indovinaste. Ma sappiate che mio
+padre, il diavolo, sorpreso dai dolori del parto, ci ha ritardati nel
+cammino per accrescere la nostra brigata d’un diavolino di più.»
+
+«Come! il diavolo!» disse Varney, la gaiezza del quale non avea indizi
+più forti d’un caustico sorriso.
+
+«Il ragazzo ha detto la verità, soggiunse la persona in maschera che
+avea parlato da prima; il nostro diavolo in capo, poichè questi non è
+che diavolo secondario, sta ora entro di quel _tugurium_ ad invocare
+Lucina.»
+
+«Per san Giorgio! o piuttosto per il drago che è forse il compare del
+futuro diavolo infante! questo è un caso comico; se ve ne furono, disse
+Varney. Che ne pensi, Lambourne? Vuoi tu essere per questa volta il
+patrino? Certamente, se il diavolo dovesse sceglierne uno, non vedo
+persona che ti pareggi nel meritar tanto onore.»
+
+«Eccetto che alla presenza de’ miei superiori,» disse il Lambourne con
+quella impudenza per metà rispettosa di un servo, che nel giudicare
+indispensabile la propria opera fonda la sicurezza di avanzar qualche
+scherzo.
+
+«Qual è il nome di questo diavolo, o per meglio dire di questa
+diavolessa che colse sì male il suo tempo? disse Varney. A Kenilworth
+noi non possiamo far senza d’alcuno dei nostri attori.»
+
+«_Gaudet nomine Sibyllae_, disse il primo interlocutore, e si chiama
+Sibilla Laneham, moglie di maestro Riccardo Laneham.»
+
+«Il donzello della camera del consiglio! disse Varney. Che mi dite?
+Ella non merita scusa; doveva avere bastante esperienza per ordinare
+meglio le cose sue. E chi erano quell’uomo e quella donna, che un
+momento fa ascesero la collina con tanta fretta?»
+
+Wayland stava per avventurare qualche risposta, allorchè il piccolo
+diavoletto si fece avanti di bel nuovo.
+
+«Con vostra buona licenza, (diss’egli accostandosi a Varney, e parlando
+in modo che gli altri compagni non lo intendessero) l’uomo sarà il
+nostro primo diavolo, perito quanto basta nelle astuzie per far le veci
+ai cento diavoli della natura di Sibilla Laneham. E la donna, sempre
+con vostra buona licenza, è quella savia persona, i cui soccorsi in
+tale momento sono della massima necessità alla nostra parturiente.»
+
+«E che? Voi avete la commare in questi dintorni? disse Varney. Di fatto
+la fretta del suo correre dava a divedere come si portasse in tal
+luogo, ove era grandemente desiderata. Voi avete dunque in riserbo un
+altro suddito di Belzebù da sostituire a Mistress Laneham.»
+
+«Senza dubbio, Signore, disse il picciol mariuolo, i sudditi di Belzebù
+non sono tanto rari in questo mondo, come vostra Eminenza potrebbe
+supporli. Questo maestro demonio che voi vedete, saprà, se vi è in
+grado, lanciare alcune migliaia di scintille, e vomitare nubi di fumo
+dinanzi a voi, sì che crediate aver egli nell’addomine tutto l’Etna.»
+
+«Non ho il tempo di fermarmi a contemplare tal maraviglia, o
+chiarissimo figlio dell’inferno, ma ecco di che farvi bere per una
+buon’ora, e come dice il proverbio, Dio prosperi le vostre fatiche.»
+
+Così licenziandosi diede due botte di sprone al cavallo, e continuò la
+sua strada.
+
+Il Lambourne rimase un istante addietro del padrone per cercar nella
+borsa, d’onde tratta una moneta d’argento ne presentò il compagnevole
+diavoletto «a fine, disse costui, d’incoraggiar la tua carriera verso
+il fuoco delle regioni infernali. Già si discerne qualche scintilla di
+questo fuoco, che ti scappa fuori dagli occhi». Dopo avere ricevuti
+i ringraziamenti del fanciullo, spronò egli pure il cavallo, e colla
+rapidità del vento raggiunse il padrone.
+
+«Ora (disse l’astuto diavoletto, accostandosi al cavallo di Wayland,
+e facendo uno scambietto per aria, che legittimava le sue pretensioni
+al parentado col principe di questo elemento), io raccontai loro chi
+siete. Ditemi a vostra volta chi mi son io?»
+
+«Flibbertigibbet, ovvero sicuramente un figliuolo del demonio,» rispose
+Wayland.
+
+«Tu lo dicesti, replicò Dick Sludge. Vedi qui il tuo Flibbertigibbet.
+Mi sono sciolto dai legami, in cui mi teneva il dotto mio precettore,
+come ti diedi parola di farlo, volesse egli o non lo volesse. Or
+narrami chi è la donna che conduci teco. Io ti vidi nell’imbarazzo sin
+dal momento della prima interrogazione, e venni in tuo soccorso. Ma mi
+fa di mestieri sapere tutto quello ch’ell’è, caro Wayland.»
+
+«Tu saprai cinquanta altre cose ancora più belle, o mio diletto
+compagno, disse Wayland, ma per un momento metti da una parte le
+tue interrogazioni; e poichè andate tutti a Kenilworth, io vi ci
+accompagnerò, e ciò per amore, vedi! della tua amabile figura e della
+spiritosa tua compagnia.»
+
+«Tu avresti dovuto dire, _spiritosa figura,_ ed _amabile compagnia_,
+rispose Dick. Ma come viaggerai tu con noi? Intendo che parte
+sosterrai?»
+
+«Certamente quella che mi scegliesti tu stesso: la parte di
+giocolatore. Tu sai che questo mestiere, lo conosco,» disse Wayland.
+
+«Va benissimo: ma e quella milady! soggiunse Flibbertigibbet, perchè
+debbo dirti aver io già indovinato che ella è una milady, e comprendere
+pure dalla impazienza che mostri l’imbarazzo in cui ti ritrovi per lei.»
+
+«Ella... (rispose Wayland) ella... sì, ella è una povera mia sorella.
+Canta e sona il liuto con tanta dolcezza che farebbe uscire i pesci
+fuori dell’acqua.»
+
+«Procurami tosto un saggio di tale sua abilità. Amo assai il liuto.
+Nulla avvi che mi dia maggior diletto, benchè non abbia mai udito suono
+di liuto.»
+
+«Oh bella! come puoi dunque amarlo?»
+
+«Ti dirò, come negli antichi romanzi i cavalieri amano le loro donne,
+per fama.»
+
+«Quand’è così amala _per fama_ qualche tempo di più, finchè mia sorella
+siasi riavuta dalle fatiche del viaggio (disse Wayland, che poi
+soggiunse fra i denti:) Maledetta la curiosità di questo nano! Ma non
+mi torna disgustarmelo. Troppo mal partito ne avremmo.»
+
+Dopo tale intertenimento, Wayland corse al maestro Holyday per fargli
+offerta de’ suoi talenti personali, e di quelli della sorella, qual
+donna perita di musica. Furono prima chieste alcune prove dell’abilità
+di lui, e senza farsi pregare, ne diede di sì convincenti, che gli
+attori giubilanti di acquistare un uomo fornito di tanta capacità,
+ebbero per buone le scuse da lui fatte per sua sorella, che dianzi
+voleano parimente sperimentare.
+
+I nuovi compagni vennero invitati a partecipare de’ reficiamenti di
+cui ben provvista andava quella banda, e nel tempo di tal colezione,
+non però senza difficoltà, Wayland trovò un momento per parlare
+segretamente alla supposta sorella e per pregarla a dimenticar qualche
+istante così le proprie sventure come il proprio grado acconsentendo a
+starsi in brigata con coloro, che dovevano esserle compagni di viaggio,
+espediente il più sicuro onde non venire scoperti.
+
+Tutto questo impero di circostanze fu sentito dalla Contessa; laonde
+quando si rimisero in cammino, cercò ella di porre in opera i
+suggerimenti datile dal suo condottiero, e volgendosi ad un’attrice che
+le era vicina, introdusse il discorso esternando compassione per quella
+povera donna che era stato forza l’abbandonare.
+
+«Oh! ella ha buona assistenza, mia cara! rispose l’attrice, che pel suo
+allegro umore avrebbe potuto dirsi il perfetto emblema della moglie di
+Bath[8]. La mia commare Laneham non si prende fastidio di ciò, come di
+nessun’altra cosa; di qui a nove giorni, se tanto duran le feste, sarà
+con noi a Kenilworth, fosse anche costretta a portarsi il suo bamboccio
+sugli omeri.»
+
+In questo modo di discorso regnava un non so che di _libero_[9],
+che tolse alla Contessa di Leicester ogni voglia di continuare la
+conversazione; ma ella avea rotto il diaccio parlando per la prima
+alla compagna, onde questa che negl’intermezzi dovea far la parte di
+Gillian di Croydon, si diede tutta la cura che il troppo silenzio non
+rendesse malinconica quella peregrinazione. Narrò dunque alla Contessa,
+fattasi muta, un migliaio d’aneddoti di feste reali, cui s’era trovata
+incominciando dai tempi del re Enrico fino a quei dì, e le accoglienze
+che avea ricevute dai gran signori, e i nomi degli attori più cospicui;
+e faceasi ritornello d’ogni racconto il soggiugnere: «Tutto ciò sarà
+nulla in confronto delle feste che avremo a Kenilworth».
+
+«E quand’è che vi giugneremo?» disse la Contessa con tale agitazione
+che invano studiavasi di palliare.
+
+«Noi che siamo a cavallo, noi possiamo trovarci questa sera a Warwick,
+d’onde Kenilworth non arriva forse ad essere distante cinque miglia.
+Ma ivi ne converrà aspettare i nostri compagni pedoni, se però il mio
+buon signore di Leicester, come è probabile, non manderà incontro ad
+essi cavalli o calessi, a fine di liberarli dalla molestia di andare
+a piedi, che è un assai tristo apparecchio per danzare innanzi a
+personaggi di corte. Nondimeno ho veduto un tempo, in cui, coll’aiuto
+di Dio, avrei fatto cinque leghe colle mie gambe il mattino, e ballato
+sulla punta de’ piedi tutta la sera, siccome un piattello di peltro,
+che un giocolatore fa girare attorno sulla punta d’un ago. Il crescer
+degli anni ha raffreddato un poco questo mio ardore; ma quando mi si
+affanno la musica e il mio danzatore, posso ballare una giga così bene
+e così lungo tempo, come qualunque altra donna di Warwick, obbligata,
+quando vuole scrivere i suoi anni, a valersi dell’ingrata cifra
+_quattro_, posta innanzi ad un _zero_.»
+
+Se la Contessa per parte sua si trovava incomodata dalla loquacità di
+tal donna, non era minore la pena che sofferiva Wayland per ispacciarsi
+dai frequenti assalti dell’insaziabile curiosità del suo conoscente
+antico Riccardo Sludge. Il malizioso nano aveva un’indole naturalmente
+proclive ad osservare e voler conoscere a fondo tutte le cose; il che
+collegavasi maravigliosamente col genere suo di spirito malignoso anzi
+che no. Avido di spiar tutto, non v’era forza che lo avesse impedito
+d’intromettersi negli affari, gli fossero pur estranei quanto si volea,
+bastava che ne avesse sorpreso il segreto. Egli passò tutto quel giorno
+a guatare per di sotto alla propria maschera la Contessa, e le poche
+cose che potè scorgere non contribuirono poco a crescergli curiosità.
+
+«Questa tua sorella, o Wayland, ei diceva, ha un collo ben bianco per
+essere nata in una fucina, e le mani ben liscie e delicate per donna
+avvezza a maneggiare il fuso. In fede mia! crederò che siate fratello e
+sorella, quando vedrò dalle uova di corvo nascere i cigni.»
+
+«_In fede mia_, disse Wayland, tu sei un piccolo ciarliero, che
+meriteresti un cavallo in pena di tua sfrontatezza.»
+
+«Ottimamente, disse allontanandosi quel furfantello; quanto posso dirvi
+è che voi mi nascondete un segreto, e che se non vi rendo fava per
+piselli, non sono più Dick Sludge.»
+
+Sì fatta minaccia, e la distanza in cui gli si tenne nel resto di
+quella giornata il diavoletto Hobgoblin, mise in molta agitazione
+Wayland. D’onde fu ch’ei persuase alla finta sorella il fermarsi,
+prendendone pretesto dalla stanchezza, tre o quattro miglia al di qua
+della buona città di Warwick, e promise agli altri di quella banda, che
+gli avrebbero raggiunti sul mattino della domane. Un picciolo albergo
+di villaggio loro offerse asilo per riposare, e s’allegrò entro il suo
+cuore Wayland in veggendo allontanarsi e Dick Sludge, e il resto della
+brigata, da cui con affettuosi congedi si separò.
+
+«Domani, o Signora, diss’egli alla compagna di viaggio, se così
+vi piace, di buon’ora ci rimetteremo in cammino, onde giugnere a
+Kenilworth prima che si faccia folla alle porte del castello.»
+
+La Contessa approvò le idee del suo fedel condottiero, ma fu per questo
+una grande sorpresa ch’ella non gli soggiugnesse altra cosa a tale
+proposito. Questo silenzio lasciava ignorare a Wayland se Amy avesse
+immaginato qualche divisamento intorno al modo di condursi in appresso.
+Comunque gli fossero note solo imperfettamente le particolarità che
+la risguardavano, pur vedea la necessità di continuare a movere con
+circospezione ogni passo. Dal tacersi della Contessa egli indusse, che
+forse ella avea nel castello alcun amico alla cui protezione poter
+fidarsi, e che l’incarico di lui sarebbe finito non appena l’avesse
+guidata colà, come ripetutamente ne mostrava quella il desio.
+
+
+
+
+CAPITOLO VIII.
+
+ «Udite! Il suono de’ bronzi e lo squillo
+ degli oricalchi or chiamano le persone
+ convitate; ma la più avvenente non
+ risponde all’invito. Le sale ringorgano
+ di cavalieri e matrone; ma la donna
+ più amabile è costretta a celarsi.
+ Come potesti, o principe orgoglioso,
+ lasciarti abbagliar dal fulgore di
+ quelle brillanti meteore, e perdere
+ quel giudizioso senso che ne trae a
+ preferire lo splendor degli astri a
+ quello di una lucciola, e il rossore
+ del modesto merito all’arroganza delle
+ corti?»
+
+ _La pantoffola di cristallo._
+
+
+L’infelice contessa di Leicester, fin dalla prima sua fanciullezza
+era stata accostumata ad una indulgenza così illimitata come mal
+provvida, che le usavano tutte le persone cui spettava l’incarico di
+educarla. Certamente la dolcezza della sua indole l’avea difesa dal
+prender modi o disdegnosi o superbi. Ma il capriccio che le aveva fatto
+preferire il bello e seducente Leicester a Tressiliano, del quale ella
+stessa apprezzava cotanto l’onore e l’animo affettuoso non mai verso
+lei dismentitosi, questo solo capriccio che distrusse la felicità di
+sua vita, era frutto di quella mal concetta tenerezza, che risparmiò
+alla sua infanzia le lezioni, moleste sì ma indispensabili, della
+sommessione e del riguardo. Tal debolezza medesima degli educatori
+l’aveva usata a non aver uopo che di concepir desiderii ed esprimerli
+lasciando agli altri la cura di soddisfarli. Queste si furono le
+cagioni, per cui nel punto più fatale della sua vita si trovò sfornita
+affatto di quella prontezza di mente, che le sarebbe stata necessaria
+a divisar norme di una condotta prudente, ragionevole e adatta alle
+circostanze cui ella era venuta.
+
+Le difficoltà si moltiplicarono incessantemente per la misera Amy allo
+spuntare di questo giorno che stava per decidere del suo destino.
+Abbandonando ogni idea che vi si frapponeva, ella non avea desiderato
+altra cosa, che trovarsi a Kenilworth alla presenza di suo marito,
+ed ora che ne era tanto vicina, il dubbio e l’incertezza si fecero a
+spaventare il suo animo, presentandole il timore di mille pericoli,
+quali reali, quali immaginari, ma tutti gravi, ed ingranditi dal suo
+stato e dalla mancanza di chi la consigliasse.
+
+La veglia di quella notte l’avea talmente spossata, che non seppe qual
+cosa rispondere a Wayland quando venne la mattina ad avvertirla essere
+l’ora della partenza. Questa guida fedele incominciò a sentire vive
+inquietudini, e ad agitarsi ancora per la propria persona. Era Wayland
+in procinto di partir solo per Kenilworth, nella speranza di trovarvi
+Tressiliano e di potergli annunziare che Amy era poco distante. Ma
+s’avvicinavano le ore nove del mattino allorchè Amy fece chiedere del
+suo condottiere.
+
+Egli la trovò pronta bensì a continuare il viaggio, ma il pallor delle
+guance lo pose in gran tema sulla salute della medesima. Gli disse ella
+di allestir tosto i cavalli, resistendo impazientemente alle istanze
+che l’altro facevale onde persuaderla a munirsi di qualche ristoro
+innanzi di mettersi in cammino. «Mi hanno dato, diss’ella, una tazza
+d’acqua. Lo sciagurato che viene tratto al supplizio non abbisogna
+d’altro cordiale. Debbo contentarmene al pari di lui. Fate quel ch’io
+vi dico.» Titubava tuttora Wayland. «Che volete voi ancora, allora
+soggiunse, non mi avete forse inteso?»
+
+«Vi chiedo, perdono, ripigliò a dire Wayland; ma permettetemi
+domandarvi quai disegni avete. Non vi fo tale interrogazione che per
+meglio uniformarmi ai vostri desideri. Tutte le persone del paese
+corrono a Kenilworth. Sarebbe difficile il penetrar nel castello anche
+muniti dei necessari passaporti. Sconosciuti e privi di amici, può
+accaderne qualche disgrazia. La Signoria vostra mi perdonerà se le
+offro un umile avvertimento. Non faremmo noi meglio col ricercare la
+nostra comica banda, e unirci ad essa di nuovo?» La Contessa crollò il
+capo. «Venite, continuò la guida, non vedo che un unico rimedio.»
+
+«Spiega dunque le tue idee, disse Amy, soddisfatta forse di vedersi
+offerire consigli ch’ella avea rossore di chiedere. Ti credo fedele.
+Ebbene! Qual cosa sai tu suggerirmi?»
+
+«Dovete permettermi ch’io renda consapevole il sig. Tressiliano del
+vostro arrivo costì. Son ben certo ch’ei salirà a cavallo insieme ad
+alcuni uficiali della casa di Sussex, ardente di vegghiare alla vostra
+sicurezza.»
+
+«Che ascolto? Ed è a me che osate proporre di mettermi sotto alla
+protezione del Sussex, di quell’indegno rivale del nobile Leicester?»
+disse la Contessa. Indi accorgendosi della sorpresa che tai detti
+aveano portata in Wayland, e pavida di aver lasciato apparir troppo
+l’affetto suo per Leicester, soggiunse: «E quanto a Tressiliano, questa
+cosa è impossibile. Guardatevi dal pronunziare il mio nome dinanzi
+a lui. Ve lo comando. Non fareste che accrescere le mie disgrazie e
+procacciare a Tressiliano tali sventure, cui egli non saprebbe come
+sottrarsi.» Ma osservando ella che Wayland continuava a contemplarla
+con aria incerta ed inquieta, e tale che il mostrava perfino dubbioso
+se la Contessa fosse assolutamente padrona della sua ragione, prese
+ella modi più tranquilli, così dicendogli.
+
+«Guidami solamente al castello di Kenilworth, e sarà compiuto il tuo
+incarico. Colà penserò a quanto mi convenga eseguire in appresso. Tu
+mi hai servito fedelmente sin qui. Eccoti una bagattella che ti potrà
+compensare.»
+
+Gli offerì ella un anello che conteneva un diamante di molto prezzo.
+Postosi a considerarlo Wayland, titubò un istante, indi lo restituì
+alla Contessa.
+
+«Non è, diss’egli, ch’io mi creda al di sopra de’ vostri favori, o
+Signora, perchè io non sono nulla meglio d’un povero sfortunato,
+costretto alle volte, e Dio lo sa, a ricorrere a’ più umilianti
+espedienti, nè certamente io novero fra gli umilianti la generosità di
+una Signora vostra pari. Ma, com’era solito dire a’ suoi avventori il
+mio antico maestro maniscalco: _non guarigione, non salario_, io vi
+farò osservare, che non siamo ancora giunti al castello di Kenilworth,
+e voi avrete tutto il tempo di pagare la vostra guida quando il mio
+viaggio sarà interamente compiuto. Spero con tutto il cuore che tanta
+sarà nella Signoria vostra la sicurezza di essere accolta in modo qual
+si conviene al vostro arrivo, quanta la fiducia ch’io non ometterò
+sforzi, per condurvi là sana e salva. Vado a cercare i cavalli.
+Permettetemi di pregarvi una seconda volta e come vostro condottiero,
+ed un poco ancora come vostro medico, a prendere qualche nudrimento.»
+
+«Sì, ne prenderò, diss’ella con vivacità; andate, allestite subitamente
+tutte le cose.» Appena uscito della stanza Wayland, ella sclamò fra
+se stessa: «Ah! pur troppo lo veggio: gli è invano ch’io voglio
+mostrar sicurezza. E quel povero servo ben s’accorge che i miei timori
+tradiscono il mio improntato coraggio; ei legge, sì, ei legge nel fondo
+di quest’animo quanta ne sia la debolezza.»
+
+Allora sperimentò prendere qualche cibo per conformarsi ai consigli
+che la sua guida le diede, ma nol potè; chè gli sforzi fatti per
+inghiottire qualunque minima parte di nudrimento le davano una nausea,
+onde credea rimaner soffocata. Poco dopo i cavalli comparvero innanzi
+alla grata della finestra. Amy salì sopra il suo, sembrandole rinvenire
+all’aria aperta e dal cambiamento di sito il sollievo solito derivarne
+in sì fatte circostanze.
+
+Ben tornò ai divisamenti della Contessa il genere di vita irregolare
+e vagabonda, condotto un dì da Wayland. Costretto per tal cagione
+a scorrere in lungo e in largo il suolo dell’Inghilterra, si era
+fatto pratico così dei traversi e de’ sentieri spartati, come delle
+strade maestre della ricca città di Warwick: la quale cosa in allora
+mirabilmente giovava, perchè la folla, che trasferiva a Kenilworth per
+vedere entrare la Regina in questa magnifica residenza del primo suo
+favorito, era tanta, che ingombrava e omai toglieva l’accesso a tutte
+le principali strade; onde i viaggiatori per portarsi innanzi erano
+costretti a lunghi giri.
+
+Gl’intendenti della Regina avevano trascorso la contrada levando dai
+poderi e dai villaggi tutte le vittuarie che i proprietari dovevano
+fornire quando viaggiava la Corte, aspettandone tardo rimborso dal
+regio erario. Coll’intenzione medesima gli uficiali della casa di
+Leicester erano stati per tutti i dintorni; e molti amici e parenti
+del Conte procurarono questa fiata di guadagnarsi favore, mandando
+derrate d’ogni specie, e cumuli di salvaggiume e botti di squisiti
+liquori. Ogni strada maestra era coperta di mandrie di bovi, di
+castrati, di vitelli, e di maiali, ed ingombra di carri, i cui assi
+gemevano sotto il peso degli smisurati lor carichi. Succedevano
+continue pause per l’imbarazzarsi degli uni cogli altri, ed i rustici
+condottieri bestemmiando, e ingiuriandosi sintantochè la loro collera
+fosse all’estremo grado, terminavano discutendo i propri diritti colle
+fruste e co’ loro grossi bastoni. Tali dispute venivano di ordinario
+sedate da qualche intendente, o sindaco, o altra persona autorevole del
+villaggio, che fracassava la testa ad entrambi i competitori.
+
+Eranvi inoltre canterini, istrioni, bagattellieri d’ogni specie, che in
+gioiose bande tenevano le strade d’onde pervenivasi al palagio _delle
+reali delizie_, nome dato dai giullari girovaghi a Kenilworth nelle
+poesie che precorsero le feste da celebrarsi. In mezzo a tai confuse
+scene, diversi mendici mettendo in mostra i loro mali o finti o veri,
+presentavano uno stravagante chiaroscuro, non però insolito a vedersi
+tra le vanità e le angosce della umana vita. Si trovava parimente su
+quelle strade un’immensa popolazione condotta ivi dalla sola curiosità.
+Qui un operaio, che tale lo annunziava il suo grembiule di cuoio,
+dispensava gomitate a qualche signora posta in tutta eleganza, alla
+quale avrebbe fatto di cappello in città; altrove i villani colle loro
+scarpe ferrate andavano sopra gli scarpini di agiati borghesi, o di
+rispettabili gentiluomini. E Giovanna la venditrice di latte, col suo
+pesante andamento, e con due braccia arsicce e vigorose, si apriva
+strada fra mezzo a gruppi d’avvenenti donzelle, i cui padri erano
+cavalieri o scudieri.
+
+Tutta questa moltitudine ciò non ostante presentava l’indole della
+gaiezza; tutti venivano colà per prendere la loro parte di diletto;
+tutti rideano di piccoli inconvenienti, che in altre occasioni gli
+avrebbero adirati, o messi almeno di mal umore. Eccetto le risse
+accidentali, che, come dicemmo, insorgevano per mezzo alla razza
+irritabile de’ carrettieri, i confusi accenti che udivansi fra quella
+calma, annunziavan contento e folleggiamenti di gioia. I sonatori
+accordavano i loro strumenti, i canterini canticchiavano le loro
+ariette, i buffoni di professione brandendo i loro panconcelli,
+mandavano grida che sapean di gioia e di delirio ad un tempo; i
+danzatori faceano sonare le loro campanelle, i contadini gridavano
+e fischiavano; spettacolo che facea scoppiar dalle risa gli uomini,
+mentre le giovinette con acute esclamazioni esternavano le loro
+maraviglie. Chi da un canto mandava ad alta voce scherzi ad un altro
+che li rimandava a guisa di volante cui le due opposte racchette si
+rispingono scambievolmente.
+
+Nulla avvi forse di più crudele per un’anima assorta nella tristezza
+quanto la necessità di assistere a scene di gioia, che son ben lungi
+dal trovarsi in armonia co’ sentimenti dell’animo. Questa volta ciò
+nonostante il tumulto e la confusione di tale spettacolo, diedero
+qualche divagamento alla contessa di Leicester, arrecandole se non
+altro il misero alleviamento di toglierla alla considerazione delle sue
+sciagure e allo sconforto di crearsi anticipatamente idee terribili
+sulla sorte che l’aspettava.
+
+Ella camminava siccome persona dominata da un sogno, abbandonandosi
+interamente alla condotta di Wayland, che mostrò allor più che mai
+quanto per disinvoltura ei potesse. Or si apriva un cammino per
+mezzo alla folla, or si fermava per aspettare occasion favorevole
+d’avanzarsi; spesse fiate abbandonando la strada maestra, battea
+sentieri tortuosi che vel riconducevano dopo avergli somministrato
+il vantaggio di aver trascorsa una parte di cammino con rapidità ed
+agiatezza.
+
+Fu quest’ultimo espediente che gli fece evitare Warwick, ove Elisabetta
+aveva passata la notte in quel castello. Era il castello di Warwick un
+fastoso monumento dello splendore de’ secoli della cavalleria, e che
+la falce del tempo ha rispettato sino ai dì nostri. Ivi ella doveva
+rimanersene sino al mezzogiorno, ora a quei tempi in cui pranzavasi
+in Inghilterra, poi dopo la mensa trasferirsi a Kenilworth. Lungo
+il cammino ciascun gruppo delle persone fra cui ella trascorreva,
+trovava qualche osservazione da dire in lode della Regina, non senza
+framettervi però quella tinta di satira, usa a condire i giudizi che
+portiamo sul nostro prossimo, massimamente se è prossimo al di sopra di
+noi.
+
+«Avete udito, dicea taluno, con quale grazia ella parlò al giudice,
+al cancelliere, e al buon ministro sig. Griffin allorchè stavano
+inginocchiati alla portiera della sua carrozza?....»
+
+«Sì: poi come disse in appresso al picciolo Aglionby: Maestro
+cancelliere, mi volevano far credere che avevate paura di me; ma per
+verità m’avete sì bene sfilata la enumerazione delle virtù necessarie
+ad un Sovrano, che vedo omai esser io che dovrò avere grande paura di
+voi. — Vedeste dopo con quanta grazia prese la bella borsa ov’erano
+le venti sovrane d’oro. Parea non la volesse toccare; ma nondimeno la
+prese.»
+
+«Sì, sì, disse un altro; m’ha sembrato che le sue dita si fermassero
+assai volentieri su quella borsa, e ho creduto fin d’osservare che la
+pesò un momento colla sua mano quasi volesse dire: Spero che le sovrane
+saranno di peso.»
+
+«Oh! non aveva a temere nulla di questo, soggiunse un terzo. Gli è
+solamente allorquando la municipalità paga conti d’un gramo operaio
+come son io. Allora sì, lo rimanda con monete tosate. Fortunatamente
+vi è un Dio al di sopra di tutti. Intanto poichè fa d’uopo che le cose
+vadan così, il nostro piccolo cancelliere sta per divenire più grande
+di quello che lo sia mai stato.»
+
+«Su via, caro vicino, disse quegli che fu primo a parlare; non vi
+mettete fra le lingue malediche. Elisabetta è una buona Regina, e
+generosa... Ha donato la borsa al conte di Leicester.»
+
+«Io lingua maledica! Il diavolo ti porti via per questa parola che hai
+detto, replicò l’operaio. Ma io credo bene, che un dì o l’altro donerà
+tutto al conte di Leicester.»
+
+«Mi sembra che soffriate assai,» disse alla contessa Wayland, e le
+propose di abbandonare la strada maestra, e di fermarsi fintantochè si
+fosse alquanto riavuta. Ma Amy si rendè padrona della commozion d’animo
+in lei destata da tali parole, e da altre della stessa natura, che le
+ferirono l’orecchio nel durar di quel viaggio; ed insistette affinchè
+il suo condottiero la guidasse a Kenilworth con tutta quella celerità,
+cui permettevano i numerosi ostacoli che incontrarono nel cammino.
+L’inquietezza di Wayland per questi quasi reiterati deliquii che la
+prendevano, e per vederne assai dissestata la mente, si aumentava
+ad ogni istante; onde egli pure cominciò a desiderar grandemente
+quanto ella con ripetute istanze chiedeva, di vederla cioè arrivata
+al castello, ov’egli non dubitava che la Contessa non fosse sicura
+d’essere ben accolta, comunque sembrasse non voler confessare su di che
+si fondasse tal sua speranza.
+
+«Se mi libero una volta da questo rischio, pensava fra se medesimo, e
+se qualcuno mi vede più mai scudiere d’una donzella errante, gli do
+licenza di rompermi la testa col mio martello di fabbro ferraio.»
+
+Apparve finalmente il magnifico castello di Kenilworth, in cui per
+abbellirlo e migliorarne i dominii che vi appartenevano, il conte di
+Leicester aveva speso, dicesi, 63,000 sterlini[10].
+
+Le mura esterne di questo grandioso e gigantesco edifizio racchiudevano
+sette acri di terreno, del quale una parte era occupata da vaste
+scuderie e da un delizioso giardino ricco di vaghi boschetti e di
+fioritissime aiuole. Il rimanente presentava il primo cortile.
+
+La fabbrica che s’innalzava nel mezzo di sì sfarzoso ricinto, era
+composta di molti spartimenti magnifici d’abitazione, i quali
+sembravano essere stati costrutti in diversi tempi, e cignevano un
+cortile interno. I nomi e gli stemmi presentati da ciascun d’essi
+spartimenti, richiamavano la rimembranza d’alti personaggi morti da
+lungo tempo, e la storia dei quali, se l’ambizione fosse stata capace
+d’intenderli, avrebbe data utile scuola all’orgoglioso favorito che
+aveva acquistati e dilatati i loro dominii. La vasta torre, che di
+fatto era la rocca del castello, contava un’antichità rimotissima,
+benchè nulla di sicuro potesse additarsi intorno al tempo in cui fu
+costrutta.
+
+Essa portava il nome di _Torre di Cesare_, forse per la simiglianza
+che avea con quella dell’istesso nome che vedeasi nella torre di
+Londra. Alcuni antiquari pretesero l’avesse fatta innalzare Kenelph, re
+Sassone, da cui il castello di Kenilworth trasse la sua denominazione;
+altri la voleano stata costrutta poco prima della conquista de’
+Normanni. Dalla parte esterna di quelle mura vedeasi il terribile
+scudo dei Clinton, che sotto il regno di Enrico I. furono i fondatori
+dello stesso castello, e l’altro anche più formidabile di Simone di
+Mont-fort, che nelle guerre de’ Baroni difese lunga stagione Kenilworth
+contro l’armi d’Enrico II. Mortimero conte della Marca, famoso così
+pel suo innalzamento che per la sua caduta, celebrò ivi feste, e
+liete giostre v’aperse, intantochè il suo sovrano balzato dal trono,
+Eduardo II, languiva nel confine d’un carcere. Molti ingrandimenti
+avea ricevuti il castello da Giovanni di Gaunt, che fece fabbricare
+quell’ala nominata tuttavia _edificio di Lancastre_; ma il Leicester
+avea superati tutti i suoi predecessori comunque fossero e ricchi
+e possenti, edificando altra immensa facciata, che poi scomparve
+sotto le proprie rovine, quasi monumento dell’ambizione di chi la
+fondò. Il castello riceveva ornamento e difesa da un lago, su di cui
+il Conte avea fatto costruire magnifico ponte, onde procacciare ad
+Elisabetta allorchè entrasse in quella dimora una strada preparata a
+solo suo onore. L’ingresso ordinario era dalla parte di tramontana,
+ove proteggeva il castello altissima torre, che si vede anche oggidì,
+ed alla quale per estensione e stile d’architettura pochi castelli di
+signori si agguagliano.
+
+Dall’altra parte del lago, era un immenso bosco popolato di daini,
+caprioli, cervi, e di tutta sorte di salvaggiume. Verdeggiavano ivi
+grandissimi alberi, dal cui mezzo si faceano scorgere in maestosa
+foggia la fronte e le massicce torri di quell’abitato. Nè possiamo
+tacere a tale proposito, che questo sì nobil palagio, già teatro a
+feste di cui tanti principi vennero presentati, e pur campo illustre
+a parecchi guerrieri, ora di veraci e sanguinosi assalti, ora di
+giostre cavalleresche ove la beltà distribuiva i premii che il valor
+meritavasi, questo palagio non offre se non se un deserto oggi giorno;
+il suo bel lago non presenta omai che una limacciosa palude, e le vaste
+rovine attestandone solamente l’antico splendore, non giovano che a
+meglio imprimere nell’anima meditabonda dello straniero, mosso per
+visitarle, così la vanità delle umane ricchezze, come la felicità di
+coloro, cui meglio allettano i contenti in mediocre stato offerti dalla
+virtù.
+
+Con sentimenti diversi assai l’infelice Contessa di Leicester contemplò
+queste torri maestose ed abbrunite dal tempo, allorchè le vide per
+la prima volta innalzarsi al di sopra di folti boschi cui pareva
+signoreggiassero. La sposa legittima del favorito di Elisabetta,
+il quale era ad un tempo l’idolo dell’Inghilterra, s’appressava al
+palagio, ove il suo marito stava per aver ospite la propria Sovrana,
+e vi s’appressava in compagnia d’un misero giocolatore da cui avea
+per ventura l’essere scortata, o a meglio dire protetta; e comunque
+signora di quest’orgoglioso castello, le cui porte pesanti ad un menomo
+cenno di lei avrebbero dovuto di per se stesse aggirarsi sui propri
+cardini, non potea dissimularsi in proprio cuore gli ostacoli che le si
+opponevano ad essere accolta entro il ricinto di queste mura, che ciò
+nonostante le pertenevano.
+
+Di fatto le difficoltà sembravano crescere ad ogni minuto: nè andò
+guari che i nostri viaggiatori ebbero da temere non fosse loro conteso
+l’innoltrarsi oltre un grande cancello d’onde procedeasi a delizioso
+viale che guidava per mezzo alla foresta di cui favellammo. Cotesto
+viale che disvelava le più belle prospettive del palagio e del lago,
+si terminava al ponte novellamente costrutto, e postogli in dirittura;
+ed era per quel cammino che la Regina dovea trasferirsi al castello in
+questa sì memorabil giornata.
+
+La Contessa e Wayland trovarono questo cancello, che mettea sulla
+strada di Warwick, custodito da una compagnia di _Yeomen_ a cavallo
+della guardia della Regina, coperti di corazze riccamente cesellate
+e dorate, e che portavano elmi invece di berrettoni, tenendo i calci
+delle lor carabine appoggiati alla coscia. Tali guardie, solite a
+prestar servigio ovunque in persona si trasferiva la Regina, andavano
+comandate da un araldo d’armi, che i colori e gli stemmi della divisa
+annunziavano appartenere alla casa del conte di Leicester. Era loro
+istruzione il non concedere l’ingresso che alle persone invitate alle
+feste, o a coloro che aveano parti ed ufizi negli spettacoli, e ne’
+giuochi.
+
+La calca premeasi attorno al ridetto cancello, ognun presentando
+qualche diverso motivo per venire ammesso; ma le guardie si mostravano
+inesorabili alle preghiere, adducendo a scusa il rigore degli
+ordini avuti, rigore soprattutto fondato sulla specie di ribrezzo
+che notoriamente avea la Regina a vedersi stretta troppo da vicino
+dall’affollamento della plebaglia. Coloro, che le ragioni non
+appagavano, venivano rispinti senza cerimonie dai soldati, i quali
+o movean contr’essi i loro cavalli bardamentati di ferro, o gli
+allontanavano coi calci delle carabine; fazioni che produceano sì
+fatto ondeggiamento in mezzo a quella piena di popolo, onde più d’una
+volta temette Wayland vedersi disgiunto d’improvviso dalla compagna;
+nè tampoco egli sapeva con qual pretesto conciliarsi la permissione
+di andare avanti, e stava con grande perplessità discutendo in sua
+mente sì fatta quistione, allorchè l’araldo d’armi del Conte, avendo a
+caso volti gli occhi sopra di lui, esclamò a grande maraviglia dello
+stesso Wayland: «Soldati, fate luogo a quest’uomo del mantello giallo.
+Avanzate, maestro buffone, e spacciatevi. Qual diavolo vi ha trattenuto
+sin ora? Su via, avanzatevi con quella vostra carabattola di donna.»
+
+Mentre l’araldo sollecitava Wayland con tale invito non soverchiamente
+cortese, li _Yeomen_ aprivano ad esso il passaggio. Fattosi questi
+sollecito di avvertir la compagna onde ascondesse il volto quanto il
+potea, entrò conducendo per la briglia il cavallo proprio e quello
+della Contessa; ma tanto umiliato si mostrava nella fisonomia, e
+sì dipinte vi erano e l’agitazione e la tema, che la folla già
+indispettita dal vedergli usata simile preferenza, lo accompagnò con
+urla, e risa insultatrici.
+
+In tal foggia, tutt’altro che lusinghevole, ammessi nell’interno
+della foresta, Wayland e la Contessa incominciarono a meditar sugli
+ostacoli che loro rimanevano tuttavia da superare attraversando quel
+grande viale, d’entrambi i lati difeso da lunga fila d’uomini armati
+di sciabole e daghe, riccamente vestiti delle livree, e fregiati degli
+stemmi del conte di Leicester.
+
+Questi soldati erano situati alla distanza di tre passi l’uno
+dall’altro, talchè quella strada ne andava guernita incominciando
+dal cancello e portandosi fino al ponte. Non appena la Contessa
+vide più da vicino l’aspetto maestoso di quel superbo castello, e
+le bandiere che sulle torri e sulle mura sventolavano, e immenso
+ondeggiare di splendidi pennacchi su tutti i merli e tutti i terrazzi,
+non mai usa per lo innanzi a sì fatte magnificenze, ne provò tale
+interna confusione, che chiese per un istante a se medesima qual cosa
+avess’ella donato a Leicester onde meritarsi di dividere seco lui
+questa pompa veramente regale. Ma un connaturale suo orgoglio, ed un
+generoso entusiasmo ne discacciarono dall’animo simile invilimento che
+a disperazione l’avrebbe ridotta.
+
+«Che gli ho donato? soggiugneva fra se stessa. Gli ho donato quanto
+femmina possa donare; e nome, e fama, e questa mano e questo mio
+cuore. Ecco quanto io diedi a piè degli altari al signore di questo
+magnifico ostello, nè di più la regina Inglese poteva offerirgli.
+Egli è mio sposo; io la sua sposa legittima. L’uomo non varrà mai a
+separare coloro che Dio stesso annodò. Io ridomanderò i miei diritti,
+e mi presterà maggior sicurezza il venirmene improvvisa e sfornita di
+tutto soccorso. Troppo m’è noto il mio nobile Dudley. S’impazientirà
+un istante della mia inobbedienza; ma Amy verserà qualche lagrima, e
+Dudley le concederà il suo perdono.»
+
+Tali meditazioni vennero interrotte da un grido di sorpresa, cui
+mandò il suo condottiero Wayland nel sentirsi d’improvviso stretto
+con molta forza da due lunghe braccia, nere e magrissime, spettanti
+ad un individuo che dai rami d’una quercia gli si lanciò in groppa al
+cavallo, fra molto ridere delle circostanti sentinelle.
+
+«Certamente o il diavolo, o Flibbertigibbet (sclamò Wayland dopo
+avere tentati vani sforzi onde spacciarsi e scavalcare il nano, che
+strettamente a lui si tenea). Le quercie di Kenilworth portano adunque
+tal natura di ghiande!»
+
+«Sicuro che le portano, maestro Wayland! rispose questo non aspettato
+compagno, e ghiande troppo dure, perchè voi con tutta l’esperienza
+che vi danno gli anni siate capace di romperle se non ve ne addita i
+modi io medesimo. Credete voi che avreste superato neanco il primo
+cancello, s’io non mi fossi dato cura d’avvertire l’araldo d’armi, che
+avevamo lasciato dietro noi il nostro capo buffone? Io mi son posto ad
+aspettarvi sopra d’un albero ove aggiunsi spiccando un salto dalla mia
+carretta, ed immagino la rabbia ch’avranno i miei compagni nel vedermi
+mancare in questo momento.»
+
+«Non v’è che dire, m’accorgo ora che sei il figliuolo del diavolo
+veramente, replicò Wayland. Riconosco la tua superiorità, nano
+proteggitore; nè mi resta fuorchè a supplicarti che tu ne mostri tanta
+bontà quanto hai potere.»
+
+Favellando in questa guisa giunsero ad una forte torre situata
+all’estremità meridionale del ponte da noi descritto, e che difendeva
+l’ingresso esterno del castello di Kenilworth.
+
+In circostanze sì malaugurose per essa, e con un corteggio cotanto
+straordinario, la contessa di Leicester fece il suo primo ingresso
+nella magnifica residenza di uno sposo, che andava quasi a pari co’
+principi.
+
+
+
+
+CAPITOLO IX.
+
+ _Snug._ Avete voi scritta la parte del
+ Leone? Datemela, ve ne prego; poichè mi
+ occorrerà molto tempo innanzi impararla.
+
+ _Quince._ Oh! voi potrete anche
+ improvvisarla. Non fa d’uopo che
+ ruggire.
+
+
+Allorchè la contessa di Leicester fu giunta sul limitar della torre al
+cui piede stava la porta maggiore del castello di Kenilworth, la trovò
+difesa da uomini d’aspetto straordinario. I merli andavano guerniti
+di sentinelle la cui statura vedeasi gigantesca, e portavano, chi
+scuri, chi clave ferrate, chi altre armi antiche: con che s’intendeva
+rappresentassero i soldati del re Arturo, que’ Bretoni de’ vecchi
+tempi, i quali giusta la tradizione, primi occuparono il castello,
+benchè la storia non ne faccia ascendere l’antichità che all’epoca
+dell’_ettarchia_. Alcuni di tali strani custodi erano veri uomini
+che portavano coturni e visiere; ma la maggior parte di essi stavasi
+in uomini di legno, che faceano compiuta illusione a chi dal basso
+all’alto li riguardava. Un portinaio, vero colosso, posto alla soglia,
+ne difendeva l’ingresso. Tanta era la larghezza delle costui spalle,
+e tanta l’altezza della statura, che avrebbe potuto far la parte di
+Colbrando Ascapart, o di qualunque altro gigante degli antichi romanzi
+senza l’uopo d’ingrandirsi artificialmente d’un pollice. Ignude le
+braccia e le spalle, calzava zoccoli adattati al piede con liste di
+cuoio rosso, e guerniti di fibbiagli di bronzo. Una stretta casacca
+di velluto ornata di trine d’oro, e due brache dello stesso drappo,
+gli coprivano le gambe ed una parte del corpo, tenendo luogo a lui
+di mantello una pelle d’orso che gli pendea dalle spalle. Scoperto
+mostrava il capo, e folti capelli e nerissimi ne ombravan la fronte.
+Ogni suo lineamento presentava quell’aspetto grossolano e feroce, onde
+salvo poche eccezioni, si attribuiscono ai giganti indole burbera e
+tardo ingegno. L’arme ch’ei brandiva corrispondeva al rimanente di tale
+arredo, ed era un’enorme mazza guernita di molte punte di ferro, che
+valea per se sola una compiuta armadura.
+
+La fisonomia di questo moderno Titano, nell’atto che Wayland si pose
+a considerarlo mostrava impazienza ed inquietezza: or s’adagiava
+sopra enorme sedile di pietra posto innanzi alla porta, ora si alzava
+crollando l’immenso capo, poi fatti alcuni passi innanzi, tornava
+al suo luogo. Mentre il terribile portinaio in simil guisa agitato
+trovavasi sulla soglia, Wayland come continuando indifferente per la
+sua strada, fece per entrar nel castello. _Fermo là!_ gli gridò il
+gigante con una voce di tuono, e sollevata la sua grande mazza come per
+accrescere forza al dato comando, lasciolla cadere per terra, quasi
+sotto le narici del cavallo di Wayland. Sorsero scintille di fuoco da
+quell’urto col pavimento, e le volte della porta ne rimbombarono.
+
+Allora Wayland, così consigliato da Flibbertigibbet, cercò chiarirgli
+com’ei fosse un individuo della compagnia comica, rimasto per accidente
+in addietro, ed essere necessaria la sua presenza entro il castello.
+Ma inesorabile il portinaio, incominciò a borbottare alcune frasi che
+Wayland imperfettamente intendea, tranne quelle con cui gli negò per
+più riprese l’ingresso. Ecco quanto il maniscalco potè raccapezzare dei
+detti affastellati da costui. (Prima parlando da sè) «_Che bordello!_
+no... _inferno_!» (Indi a Wayland) «Voi siete un infingardo. State
+fuori» (Un’altra volta a se stesso) «_Che inferno!_... nemmeno... vedo
+che non ci riesco» (A Wayland) «Su via vattene, o ti rompo la testa.»
+(A se stesso) _Che! Che!_... Ah! non saprò mai dir altro, più della
+parola _Che_.»
+
+«Aspettate un momento, soggiunse Flibbertigibbet a Wayland, ho capito
+dove la scarpa gli fa male. Lasciate a me il pensier d’ammansarlo.»
+
+Detto ciò, scese da cavallo, e avvicinatosi al portinaio, lo tirò per
+la coda della sua pelle d’orso, onde abbassasse quella grossissima
+testa, poi gli disse alcune parole all’orecchio. Non fuvvi mai
+talismano che operasse maraviglie con maggior prestezza; perchè
+comparvero tosto la modestia e la sommessione sulla fronte del Titano,
+che lasciando cadere la mazza da una mano, sollevò da terra il nano
+portandolo a livello del suo orecchio, altezza da cui certamente
+Flibbertigibbet non avrebbe voluto cadere.
+
+«Sì, così, appunto così, sclamò il portinaio con quella enorme sua
+voce, va benissimo, mio bravo ragazzo. Chi diavolo te l’ha insegnata?»
+
+«Non pensate a questo, rispose il diavoletto. Ma statemi dunque
+attento.» Indi continuò a susurrargli altre cose all’orecchio,
+mandando nello stesso tempo a Wayland ed alla signora occhiate che
+li rassicuravano. Terminato il misterioso parlamento, il portinaio
+rimise a terra il fanciullo con quel riguardo onde una prudente massaia
+colloca sul cammino un vaso screpolato di porcellana. Indi chiamati
+Wayland e la sua compagna: «Entrate, entrate, ed abbiate un altra volta
+attenzione di annunziarvi meglio quand’io sono di guardia.»
+
+«Or via, andate innanzi, aggiunse Flibbertigibbet. Io debbo rimanermi
+un istante col mio Golia. Vi raggiugnerò ben tosto, e scoprirò i vostri
+segreti, fossero profondi quanto la torre di questo castello.»
+
+«Può darsi, rispose Wayland, ma spero in Dio che questi stessi segreti
+finiranno d’essere sotto la mia custodia, ed in allora, li sappia tu, o
+chiunque altro, poco m’importa.»
+
+Superato questo ultimo passo, la Contessa ed il suo condottiero,
+attraversarono tal prima torre, chiamata la _torre della Galleria_.
+
+Il ponte, che dall’ingresso di essa estendeasi fino ad altra torre
+situata sulla riva opposta del lago e detta la _torre di Mortimero_,
+era ivi costrutto in modo di formare ampio steccato, di circa cento
+trenta canne di lunghezza, e largo dieci, coperto di sabbia, e riparato
+e difeso d’ogni banda da alte e forti impalizzate. Stava questo luogo
+preparato per le matrone che dovevano assistere alle giostre. I nostri
+viaggiatori lo trascorsero sintantochè fossero all’altra estremità
+ov’era la torre _di Mortimero_, per cui entravasi nella parte interna
+del castello.
+
+Questa torre presentava sulla sua fronte lo stemma del conte della
+Marca, la cui audace ambizione dopo avere rovesciato il trono d’Eduardo
+II, aspirò a dividere l’autorità suprema colla _Lupa di Francia_ sposa
+di questo sventurato monarca.
+
+La porta, su di cui vedeasi tale scudo malauguroso, veniva custodita da
+molte sentinelle vestite di ricche livree. Me esse lasciarono passare
+la Contessa e la sua guida, poichè ammesse una volta le persone dal
+portinaio della _Galleria_, non vi era un motivo d’impedir loro il
+procedere innanzi. Silenziosi pertanto si avanzarono nella gran corte,
+d’onde poterono liberamente osservare questo vasto ed antico castello
+e le maestose sue torri. Tutte le porte erano state aperte in segno di
+ospitalità, e folti scorgeansi gli appartamenti di signori d’altissimo
+grado, seguiti da un numero considerabile di vassalli, di servi, e di
+tutto il corteggio, ond’erano usi farsi scortare a tali feste di gioia.
+
+Wayland fermò qui il suo cavallo, fisando gli occhi sulla Contessa,
+e in atto di chiederle comandi su di quanto dovea farsi ora ch’erano
+giunti al luogo cui intendevano. In silenzio tenevasi la Contessa.
+Finalmente Wayland, dopo avere taciuto un minuto o due, si fece
+coraggioso a chiederle i suoi comandi. Amy si pose la mano alla fronte,
+qual chi vuole raccogliere le proprie idee e decidersi ad un partito,
+poi con voce quasi spenta, e siccome persona che parla standosi assorta
+in un sonno doglioso:
+
+«I miei comandi! Sì, non v’ha dubbio che in questo luogo ho diritto di
+darne. Ma chi è che vorrà ubbidirmi?»
+
+Dopo di che, sollevò con una certa dignità il capo, e risoluta
+s’indirisse ad un servo assai ben vestito, che attraversava la corte in
+aria d’aver molte faccende.
+
+«Andate a dire al conte di Leicester che bramo parlargli.»
+
+«Al conte di Leicester?» rispose il servo, che stupì a tale inchiesta.
+Poi volgendo gli occhi al misero arnese di colei che prendea sì fatto
+tuono d’autorità, aggiunse con arroganza: «Molto bene! Chi è dunque
+costei, fuggita certamente da Bedlam, che domanda di vedere il mio
+padrone in un giorno siccome è questo?»
+
+«Risparmiatemi il disturbo d’udire le vostre insolenze, rispose la
+Contessa, e fate quanto vi dico. Gli affari per cui vo’ vedere il Conte
+sono della massima importanza.»
+
+«Bella Signora, risoggiunse il servo con ironia, volgetevi a
+tutt’altri, fuori che a me per adempire le vostre commissioni. Fossero
+queste anche dieci volte più importanti di quello che dite, non me ne
+incaricherei certamente. Andare ad incomodare il padrone, che sta ora
+colla Regina! e ciò per farvi cosa grata, non è vero? M’insegnereste
+bene. Sarebbe per me ottimo espediente onde guadagnarmi, non so quanti
+buoni colpi di frusta. Mi maraviglio però che il nostro vecchio
+portinaio lasci entrare certa sorte di persone. Ma! il pover’uomo
+ha perduta la testa dopo che vogliono costringerlo ad imparare un
+complimento a memoria.»
+
+Il tuono schernevole che questo servo tenea, fece accostarne due
+altri, onde Wayland, che incominciava a temere per se medesimo e per
+la Contessa, s’indirisse a quel d’essi, in cui gli parve scorgere più
+urbani modi, e fattagli passare fra le mani una moneta, lo pregò,
+volesse procacciare un ricovero alla signora, ch’ei conduceva seco. La
+persona a ciò pregata, che giusta quanto appariva, godea di qualche
+autorità nel castello, rampognò a quel servo sfacciato la sua villania,
+intimandogli prender cura de’ cavalli di que’ due stranieri, dai quali
+si fece seguire.
+
+Amy rimase assai presente a se stessa onde comprendere, come per
+quell’istante le fosse d’uopo abbandonare l’idea di vedere il suo
+Leicester; e sprezzando gl’insulti di que’ servi arroganti, e i bassi
+motteggi di cui le avventuriere leggiadre divennero tema, seguì
+taciturna insieme a Wayland la nuova sua guida.
+
+Entrarono essi nella corte interna per un’ampia porta collocata fra la
+torre principale chiamata, il dicemmo, _torre di Cesare_, e un grande
+corpo di edifizio, conosciuto sotto nome di _alloggiamento del re
+Enrico_. Per lo che si trovarono nel centro di questa grande fabbrica,
+le cui diverse fronti offerivano superbi modelli d’ogni genere
+d’architettura, introdottasi nell’Inghilterra dai primi giorni della
+conquista dei Normanni fino al regno d’Elisabetta.
+
+Attraversata la corte, il duce loro li condusse ad una torricella
+situata a greco del castello, e contigua ad un salone, che essa
+disgiugneva dal vasto edifizio ov’erano le cucine. Abitavano la parte
+bassa di sì fatta torre que’ servi della casa di Leicester, che i
+doveri del loro uficio teneano in tale angolo di quell’ostello. Nel
+piano superiore, cui salivasi per una scala foggiata in curva spirale,
+era una stanza che atteso il bisogno di alloggiar tanta gente, fu essa
+pure posta all’uso di ricoverare qualche straniero. Fu questa per lungo
+tempo lasciata in abbandono; e correa voce esservi stato racchiuso,
+poi trucidato, un prigioniero di nome Merwyn da cui quella torre avea
+preso il nome. Costruttone in volto ogni piano, erano quelle mura di
+una prodigiosa grossezza, mentre la stanza più ampia che vi fosse non
+oltrepassava in estensione i quindici piedi quadrati.
+
+Angusta parimente la finestra che le dava luce, si apriva essa sul
+_luogo di delizia_, nome imposto ad un ricinto fregiato d’archi
+trionfali, e di trofei, e di fontane e di statue, e d’altri ornati
+architettonici, il qual luogo divenuto era tragetto a chi si portava al
+giardino del castello.
+
+Venne pertanto introdotta la Contessa in tale stanza, ove non si
+trovavano fuorchè le suppellettili indispensabili; cosa per altro cui
+non pos’ella grande attenzione, chè gli sguardi suoi unicamente si
+volsero a fin di vedere se vi fosse il bisognevole per iscrivere, e
+scorse di fatto quanto bramava su di un tavolino; nè fu poco a que’
+giorni, in cui ben di rado tali attrezzi si collocavano in una stanza
+da letto. Le venne tosto nell’animo di scrivere al conte di Leicester e
+di starsene ivi rinchiusa sintantochè ne avesse ricevuto risposta.
+
+L’ufiziale che lor fu di guida domandò cortesemente a Wayland, la cui
+generosità aveva già esperimentata, se di null’altro abbisognassero;
+e poichè Wayland ebbe fatto comprendere, che qualche reficiamento
+non gli sarebbe stato discaro, l’altro il condusse alla credenza,
+ove lautamente si dispensavano commestibili di ogni specie a
+chiunque ne richiedea. Scelse Wayland que’ più leggieri alimenti
+che credè confacevoli al gusto delicato della Contessa, ma quanto
+a sè non trascurò sì fatta occasione onde procacciarsi una mensa
+più sostanziosa; e così se ne tornò alla stanza della Contessa, che
+terminata appunto avea la sua lettera; nè tenendo ivi suggello o filo
+di seta, la chiuse con un riccio de’ propri capelli.
+
+«Fedele amico, diss’ella a Wayland, tu che il Cielo inviommi
+soccorritore nei più incalzanti infortuni della mia vita, ti prego
+anche di tal favore, e sarà l’ultima molestia che ti assumerai per una
+sventurata. Piacciati arrecare la lettera che vedi al nobile conte di
+Leicester. Ogni modo è opportuno purchè gli pervenga. (Pronunciò ella
+tai detti dimostrando una agitazione mescolata di speranza e di tema).
+Vanne, fedele amico, omai non ti sarà d’uopo l’angustiarti per mia
+cagione. Ora concepisco più dolci speranze. Oh! tornino i giorni del
+mio antico splendore; nè verun servigio prestato avrà avuto miglior
+guiderdone quanto quelli che mi rendesti! Consegna, ti dico, questa
+lettera a Leicester, ma in proprie sue mani, ed osserva soprattutto
+qual ne diverrà il contegno nel leggerla.»
+
+Wayland non esitò nell’accettare tal commissione, e solamente mise
+molto calore nel pregar la Contessa a prendere qualche cibo; al che
+ella consentì per mostrarsi compiacente a sì buon compagno, ed affinchè
+egli si trasferisse con più sollecitudine presso il Conte. Wayland
+partissi, raccomandandole di chiudere per di dentro la stanza, e di non
+uscirne. Indi andò a cercare un’occasione di adempiere il messaggio
+fidatogli, e ad un tempo di mettere in opera un disegno, che le
+circostanze gli aveano suggerito; perchè la condotta serbata da Amy nel
+durare del viaggio, un silenzio mantenuto sì a lungo, la titubazione
+e l’incertezza che scorgevasi in tutte le risoluzioni di essa,
+l’assoluta impotenza sua di pensare e d’operar da se stessa, tutte le
+ridette cose aveano fatte conchiudere a Wayland, nè al certo senza
+molta verisimiglianza, che gli scogli dello stato cui era pervenuta le
+avessero fino ad un certo segno alterata la mente.
+
+All’atto della sua fuga da Cumnor, il partito più ragionevole per lei,
+non v’ha dubbio, sarebbe stato di ripararsi fra le mura paterne, o
+in tutt’altro luogo lontano dalla prevalenza di coloro che l’aveano
+perseguitata. Allorchè in vece ella mostrò desio di recarsi a
+Kenilworth, Wayland non potè spiegare a se medesimo lo scopo di una
+tale risoluzione, che supponendo Amy deliberata o di mettersi sotto
+la custodia di Tressiliano, o d’implorare la protezione della Regina.
+Ma ora, anzichè attenersi ad un partito sì naturale, consegnava ella
+alla sua guida una lettera pel conte di Leicester, pel protettore del
+Varney, di quel Varney che avea giurisdizione sopra i luoghi ove le si
+fecero sofferire tutti i mali, ai quali fin allora soggiacque, salvo
+sempre il dubbio se da immediato ordine del Varney le fossero derivati.
+Tal condotta parve a Wayland imprudente e suggerita soltanto dal
+delirio e dalla disperazione. Laonde temendo questi di compromettere
+la sicurezza propria non men che quella di Amy, coll’eseguirne troppo
+tosto la commissione, risolvè non movere alcun passo sino a che non
+si fosse accertato all’uopo d’un sostenitore; al qual fine divisò di
+cercar Tressiliano prima di consegnare la lettera, e partecipandogli
+l’arrivo della figlia di sir Robsart a Kenilworth, addossare al suo
+committente e padrone tutte le conseguenze degli atti avvenire.
+
+«Egli comprenderà meglio di me, diceva a se stesso Wayland, se ben
+torni il soddisfare la brama nata in lei di portare appellazione a
+milord di Leicester. Per me lo credo un atto di demenza. Ma sia che
+vuolsi! Quando avrò rimesse le cose nelle mani del sig. Tressiliano,
+quando avrò confidata a lui questa lettera, quando avrò ricevuto
+quel compenso che vorrà darmisi, volgo, che non mi parrà vero, le
+calcagna a Kenilworth. Dopo tutto quanto mi è accaduto, prevedo che
+sarebbe un soggiorno poco delizioso per me. Partiamo, partiamo. Vorrei
+piuttosto ferrare per tutta la vita le rozze del più tristo villaggio
+dell’Inghilterra, che partecipare alle feste e ai banchetti cogli
+abitanti di questo castello, comunque bellissimo.»
+
+
+
+
+CAPITOLO X.
+
+ »In sin dai giorni ch’io m’andava a scuola,
+ »Più d’un portento ho visto, e cose rare.
+ »Ho visto il figlio di Robin compare
+ »Passar pel buco d’una gattaiuola.
+
+
+Fra ’l tumulto in cui stavansi allora il castello di Kenilworth e
+i suoi dintorni, non era sì agevole cosa il trovare una persona di
+cui s’andasse in traccia, e meno agevole per Wayland, che, comunque
+gli rilevasse grandemente lo scoprir Tressiliano, conosceva tutti i
+pericoli che andavano uniti al volgere sopra di sè l’altrui attenzione,
+nè osava quindi movere le sue inchieste a nessuno che appartenesse alla
+casa del Conte.
+
+Ciò nonostante col far molte interrogazioni indirette, giunse a sapere
+che Tressiliano dovea trovarsi fra que’ gentiluomini del seguito del
+conte di Sussex, arrivati in quella mattina medesima a Kenilworth, ove
+il Leicester gli aveva accolti con ogni genere di riguardi. Qualcuno
+aggiunse che i due Conti unitamente al loro corteggio, e molt’altri
+nobili Signori erano montati a cavallo, e partiti alla volta di Warwick
+per iscortare di là sino a Kenilworth la Regina.
+
+L’arrivo di questa Sovrana, come accade d’ogni altro rilevante
+avvenimento, aspettavasi d’ora in ora. Finalmente un corriere venne di
+tutta carriera annunciando che sua Maestà, trattenuta dal desiderio di
+ricevere l’omaggio de’ suoi vassalli assembratisi a tal fine a Warwick,
+non sarebbe stata al Castello prima del far della sera; la qual notizia
+concedette un momento di respiro a tutti coloro che immaginandone
+istantaneo l’arrivo, non aveano posa per tenersi pronti a compier gli
+ufizi a ciascuno assegnati nel cerimoniale di sì fatto ricevimento.
+
+Accortosi Wayland che molti cavalieri si volgeano intanto verso il
+castello, entrò nella speranza che Tressiliano fosse di tal comitiva.
+A fine di assicurarsene ei corse a mettersi nella gran corte presso la
+torre di _Mortimero_, situazione tale che niuno poteva o entrare od
+uscire senza ch’ei lo vedesse. Guatava pertanto con ansietà le vesti e
+l’andamento di ciascun cavaliere che vedea spuntare dalla torre della
+_Galleria_ ed attraversar caracollando lo steccato coperto per venir
+nella corte.
+
+Mentre Wayland stava così di sentinella per iscoprire Tressiliano, che
+non gli riusciva mai di vedere, lo tirò per la manica un tal altro cui
+avrebbe in vece voluto tenersi nascosto.
+
+Era questi Dick Sludge, che simile allo spirito folletto di cui portava
+il nome ed in allor l’uniforme, pareva essere per mestiere all’orecchio
+di chi a lui meno pensava. Benchè molesto oltre modo ne fosse
+l’incontro al nostro maniscalco, pure giudicò prudente cosa dissimulare
+ogni mal umore, e fingendo anzi d’aver ciò a caro, così disse al nano:
+
+«Ah! sei tu, mio diavoletto protettore, mio piccolo sorcio.»
+
+«Sì: veramente il sorcio, rispose Dick, che rode ad una ad una le
+maglie della rete allorchè il lione che vi si lasciò accalappiare si va
+trasformando in giumento.»
+
+«Mio piccolo saltamartino, in questo dopo pranzo tu sei agro al par
+dell’aceto. Or dimmi come la passasti col gigante quando ti lasciai
+solo con lui; io temeva non ti spogliasse, e fatto di te un boccone,
+non t’inghiottisse come una castagna.»
+
+«Oh! replicò il nano, se così avesse operato, gli starebbe ora
+nel ventre più cervello di quanto ne fu mai nel suo capo. Ma il
+gigante è persona cortesissima, e conosce la gratitudine al di là
+_di molt’altri_, che ho soccorsi in momenti cattivi per loro, _sig.
+Wayland_.»
+
+«Diavolo! Flibbertigibbet, rispose Wayland, tu tagli più acuto che non
+farebbe una lama di Sheffield. Nondimeno sarei curioso assai di sapere
+di quale incanto ti valesti per mettere la musoliera a quel vecchio
+orso.»
+
+«Molto bene! replicò Dick. Vedo il vostro stile. Volermi trappolare con
+belle parole. Sappiate dunque che il buon portinaio, allorchè giugnemmo
+in questo luogo, avea scompigliata la testa per non potere imparare
+una poesia composta, è vero, per lui, ma che a quanto pare è al di
+sopra della sua intelligenza, inferiore assai al suo corpo. Ora essendo
+questo eloquente componimento, siccome molt’altri, opera del mio dotto
+maestro sig. Erasmo Holyday, l’ho inteso ripetere tante volte che me
+lo ricordo sino all’ultima parola. Appena accortomi pertanto, che la
+memoria del mio Golia lo serviva male nel tenere il filo delle idee,
+gli ho suggerito quella parola che lo mettea di mal animo. Fu allora
+che presomi fra le sue braccia, mi sollevò, fattosi tutto gaudioso,
+al livello del proprio orecchio. Sappiate ancora che per allettarlo a
+concedervi l’ingresso, gli promisi nascondermi entro il suo mantello
+d’orso, e starmegli in aiuto della memoria quando sarà l’istante di
+recitare il complimento. Or che mi son ristorato prendendo un po’ di
+cibo, torno a trovarlo.»
+
+«Ottimamente! ottimamente! mio caro Dick, risoggiunse Wayland.
+Spicciati per amor del Cielo, poichè quel povero gigante sarà in
+grave angustia per la lontananza del suo piccolo suggeritore. Addio.
+Conservati, mio caro Dick.»
+
+«Oh sì! _Conservati, mio caro Dick_, rispose quel folletto. È forse in
+tal guisa che si ringraziano le persone dopo avere ottenuto da esse
+quanto volevasi? Tu non sei dunque nell’intenzione di contarmi la
+storia di quella signora ch’è tua sorella quanto il son io?»
+
+«Che ti gioverebbe quand’anche la sapessi, maligno diavoletto?» gli
+disse Wayland.
+
+«Potevi risparmiare questa interrogazione. Ma così sia! E dunque non
+cercherò più i fatti tuoi. Però! tienti a memoria, che incapace io di
+tradire un segreto affidatomi, m’adopero con tutta l’anima a sventare
+i divisamenti di cui si pretende farmi un mistero. Ti auguro la buona
+sera.»
+
+«Non correre via sì tosto, (soggiunse prestamente Wayland,
+che conosceva a prova per paventarla l’operosa solerzia di
+Flibbertigibbet). Non correre via sì tosto, mio caro Dick. È egli ben
+fatto separarsi così acerbamente dai suoi vecchi amici? Saprai un
+giorno tutto quello che so presentemente io di questa signora.»
+
+«Oh! e questo _un giorno_ verrà forse presto, replicò Dick. Sta bene,
+Wayland; torno dal mio gigante, che se non ha mente acuta al par di
+tanti altri, conosce meglio, come ti dissi, il valore de’ servigi che
+gli si prestano. Nuovamente; ti auguro la buona sera.»
+
+Detto il che, fece uno scambietto e usando della sua solita agilità in
+un istante scomparve.
+
+«Dio volesse ch’io fossi a quest’ora fuor del castello! meditò fra se
+stesso Wayland. Se questo malizioso nano mette le mani nella pietanza,
+diverrà degna di Satanasso medesimo. Quanto mi cruccia il non vedere il
+sig. Tressiliano!»
+
+Ma Tressiliano, che Wayland bramava con tale ansietà, era entrato
+nel castello per parte opposta a quella in cui l’altro si ritrovava.
+Uscitone la stessa mattina per accompagnare i due Conti, che è quanto
+per appunto si era immaginato Wayland, egli sperò saper ivi qualche
+notizia del suo messo. Deluso poi in tale speranza, e sembrandogli che
+Varney, il quale era nel corteggio di Leicester, volesse accostarsi a
+lui per parlargli, giudicò cosa prudente l’evitare sì fatto colloquio,
+ed uscì della sala di ricevimento in quel tempo che il seriffo della
+Contea arringava sua Maestà. Risalito indi a cavallo, e tenendo la
+strada men frequentata, entrò nel castello per una porta segreta, che
+facilmente gli venne aperta quando lui riconobbero per un ufiziale
+pertenente al corteggio del conte di Sussex. Tal fu il motivo, onde
+Wayland lo cercò inutilmente fra i cavalieri che tacito andava passando
+in rassegna.
+
+Dopo avere affidato al servo il proprio cavallo, Tressiliano si
+diportò qualche tempo nel _luogo di delizia_ e ne’ giardini, men
+tratto da desio di ammirare le bellezze della natura, e i capolavori
+dell’arte raccolti quivi dal Leicester, che voglioso di abbandonarsi
+senza incontrare divagamenti alla mestizia delle sue idee. La massima
+parte delle persone di maggior riguardo abbandonò quel palagio per
+accompagnare i due Conti; tutta la gente rimasta avea preso luogo,
+qual su i merli, qual su le mura esterne e le torri per vedere il
+grandioso spettacolo dell’ingresso della Regina. Perciò intantochè
+ogn’altro luogo del castello eccheggiava di romori festevoli, nel sol
+giardino regnavano allora la quiete e il silenzio; nè tal silenzio
+interrompevano che il susurro delle foglie, il canto degli augelli e il
+mormorio delle fontane.
+
+L’immaginazione malinconica di Tressiliano copriva d’un tetro velo
+tutti gli obbietti che lo circondavano. Laonde volgendo l’occhio ai
+disordinamenti della natura che arte maestosa avea parimente imitato
+in que’ giardini, li paragonava ai folti boschi e alle deserte paludi
+che circondano Lidcote-Hall. L’immagine di Amy Robsart, somigliante a
+fantasma gli compariva in tutti i dintorni di quel paese che la sua
+fantasia a mano a mano gli dipingea.
+
+Nulla avvi di più funesto alla felicità di coloro cui piacciono la
+solitudine e la meditazione, quanto l’aver nudrito di buona ora una
+passione sfortunata, che getta ne’ loro cuori sì profonde radici, onde
+questa diviene per essi il sogno di tutte le notti, il pensier continuo
+di tutti i giorni.
+
+Quella molestia cui sente l’animo, quelle ricordanze dalle quali veniam
+tratti a seguir l’ombra di quanto già perdè tutto lo spicco de’ suoi
+colori, quel continuo ritorno verso un sogno crudelmente interrotto,
+tal è il complesso di sentimenti in cui si sta la fralezza d’un cuor
+nobile e generoso. Era questa la fralezza cui soggiacea Tressiliano.
+
+Provò finalmente egli stesso la necessità di divagarsi; e uscì quindi
+del _luogo di delizia_ per unirsi alla folla giuliva che coronava le
+mura, e per veder con essa gli apparecchi della cerimonia. Ma appena il
+suo orecchio udì quello strepito, quei suoni, quelle grida di gioia che
+rintronavano d’ogni lato, sentì violentissima ripugnanza a collegarsi
+con persone i cui sentimenti sì mal s’accordavano con quelli del suo
+interno. Per lo che deliberò ritrarsi nella propria stanza, e rimaner
+ivi sintantochè la campana maggior del castello annunziasse l’arrivo
+d’Elisabetta.
+
+Attraversato pertanto il luogo che disgiugnea le cucine del salone,
+ascese al terzo piano della torre di _Merwyn_. Spignendo allora
+la porta del piccolo appartamento assegnatogli, fu sorpreso sulle
+prime di trovarla chiusa. Ma poscia si ricordò che il Ciamberlano
+nel somministrargliene la chiave, lo aveva avvertito come in
+quella generale confusione fosse d’uopo il tener ben custoditi gli
+appartamenti. Laonde pose la chiave nella serratura ed aperta la porta,
+qual ne fu la maraviglia in veggendo una donna, che gli presentava
+le sembianze di Amy Robsart! Sua prima idea divenne esser quello un
+seducente fantasma che l’esagitata immaginazione gli dipignea; ma
+rimase ben tosto convinto di vedere Amy, la stessa Amy, nella donna
+che gli stava innanzi, più pallida certamente che non si mostrò in
+que’ lieti giorni, allorchè univa all’avvenenza e alla freschezza
+d’una ninfa dei boschi la vivacità d’un _Silfo_[11]; ma ell’era sempre
+Amy, nè gli occhi di Tressiliano videro mai altra donna che potesse
+pareggiarla in bellezza.
+
+Non minore di quella provata da Tressiliano fu la maraviglia nella
+Contessa, ma non però sì durevole, perchè Wayland l’aveva avvertita
+come il Cornovagliese dovesse trovarsi nel castello. Si alzò ella da
+sedere appena il vide, e il pallore delle sue guance diede luogo ad un
+vivace rossore.
+
+«Tressiliano! diss’ella, che cercate voi qui?»
+
+«E voi stessa, Amy, qual motivo vi ci condusse? Venite forse in traccia
+d’un soccorso che non vi sarà negato giammai?»
+
+Si mantenne ella un istante in silenzio, poi rispose con voce che
+esprimeva duolo anzichè sdegno: «Tressiliano! io non imploro i soccorsi
+d’alcuno. Quelli che la vostra bontà potesse offerirmi mi sarebbero più
+pregiudizievoli che vantaggiosi: credetemi: è poco lontana di qui tal
+persona, che le leggi e l’amore costringono ad essermi proteggitrice.»
+
+«Questo sciagurato adunque si prestò a quella sola espiazione che
+rimaneva in sua facoltà il tributarvi, soggiunse Tressiliano, e or vedo
+alla mia presenza la sposa di Varney!»
+
+«La sposa di Varney! (rispos’ella con tutta l’enfasi del disprezzo).
+Con qual infame titolo osate dunque disonorar la...» e pronunziò più
+volte balbutendo l’articolo _la_. Poi chinò gli occhi mesti e confusi
+pensando alle conseguenze cui poteva commettersi col pronunciar le
+parole _contessa di Leicester_. Ella si sarebbe creduta di tradire
+un segreto da cui la fortuna dello sposo suo dipendea, e giudicò che
+svelarlo a Tressiliano diveniva la stessa cosa siccome svelarlo a
+Sussex, alla Regina, a tutta la Corte.
+
+«Non romperò mai, disse tra se medesima, il silenzio giurato a Dudley,
+dovessi anche per esso espormi ai sospetti i più disonorevoli.»
+
+Gli occhi suoi si gonfiarono di lagrime, e rimase muta alla presenza
+di Tressiliano, che dopo aver volto sovr’essa uno sguardo di dolore e
+di pietà, sclamò: «Oimè! Amy, i vostri occhi dismentiscono il vostro
+labbro. Voi parlate d’un protettore, che vuole, che può difendervi;
+ma queste lagrime mi annunziano assai che foste delusa, abbandonata
+dall’uomo abbietto cui concedeste gli affetti vostri.»
+
+Amy lanciò su di lui tali sguardi, dai quali trapelava in mezzo al
+pianto lo sdegno, e si contentò di ripetere con accento sprezzante di
+compassione sull’errore in cui stavasi Tressiliano: _L’uomo abbietto!_
+
+«Sì, l’uomo abbietto! ripetè questi, nè dissi abbastanza. Ma ond’è
+dunque che vi trovate sola nel mio appartamento? Perchè tutte le cose
+non vennero preparate per accogliervi onorevolmente?»
+
+«Nel vostro appartamento! sclamò Amy. Dunque, vi libero tosto dalla
+mia presenza.» E in ciò dire cors’ella verso la porta; ma ricordando
+lo stato derelitto cui si vedea abbandonata, s’arrestò sulla soglia un
+istante, e aggiunse con tuono doglioso e commovente oltre modo: «Oh
+Dio! mi era dimenticata che non so a qual parte volgermi.»
+
+«Lo vedo, sì, lo vedo (soggiunse Tressiliano, sollecito di correre
+a lei e di avvicinarla ad un sedile, ove si lasciò ella cadere) voi
+abbisognate di soccorso; sì: abbisognate di un protettore comunque
+il confessarmelo vi spaventi; ma no: non rimarrete senza difesa, e
+vi affiderete al mio braccio. Io, io rappresenterò il vostro degno e
+sfortunato genitore, e ci trasporteremo uniti alla soglia di questo
+castello. Voi vi presenterete ad Elisabetta, e il primo atto di questa
+Sovrana in Kenilworth sarà un atto di giustizia in verso il proprio
+sesso e in verso i suoi sudditi. Affortificato dalla bontà della mia
+causa e dalla giustizia della Regina, non mi ratterrà la possanza del
+suo favorito. Vado in traccia di Sussex sull’istante.»
+
+«Arrestatevi in nome del Cielo! (sclamò spaventata la Contessa,
+per cui il guadagnar tempo era necessità). Tressiliano, voi siete
+generoso. Concedetemi una grazia... Credete a me, se gli è vero che
+vogliate salvarmi dal massimo de’ mali e dalla disperazione, soltanto,
+concedendomi ciò che vi chiedo, mi gioverete più di quanto saprebbe
+giovarmi tutto il potere d’Elisabetta.»
+
+«Fatemi qualunque inchiesta di cui possiate spiegare il motivo, disse
+Tressiliano, ma non pretendete da me...»
+
+«Ah! per pietà! ristatevi dal metter patti, mio caro Edmondo, sclamò la
+Contessa. Vi piacque altra volta udirvi chiamar con tal nome. Non v’è
+che stranezza nello stato in cui mi vedete, ed ora la sola stranezza
+può somministrare util consiglio.»
+
+«Favellando in tal guisa (soggiunse Tressiliano, cui lo stupore facea
+dimenticare l’affanno e la risoluzione in che erasi tratto) voi mi date
+a credere di essere incapace di pensare e di operare da voi medesima.»
+
+«Oh no! (diss’ella, piegando un ginocchio dinanzi a lui), no; non
+sono io già un’insensata, ma bensì la più misera fra le donne, che si
+è veduta trascinar nel precipizio da un collegamento straordinario
+di circostanze e fin dal braccio di chi pensa sottrarmene... sì, dal
+vostro braccio medesimo, o Tressiliano... da voi ch’io onorava, ch’io
+stimava, e ch’io amava ancora, posso dirlo, benchè non dell’amore che
+avreste desiderato.»
+
+Erano in quella voce, in que’ gesti una tale asseveranza,
+un’appellazione sì commovente alla generosità di Tressiliano, ch’ei ne
+fu scosso nel più profondo dell’animo. Dopo averla rialzata, volle con
+voce interrotta confortarla a rassicurarsi.
+
+«Non posso, ella rispose, non mi terrò mai sicura se non mi concedete
+la grazia che vi chiedo. Ascoltatemi. Io vi parlerò con quella
+chiarezza che or mi è lecito adoperare. Aspetto qui gli ordini di tale
+ch’è in diritto di darmene... La mediazione d’uno straniero... e di
+voi soprattutto, o Tressiliano, mi perderebbe... e mi perderebbe senza
+speranza di scampo. Aspettate soltanto ventiquattr’ore, e forse la
+sfortunata Amy avrà modo di provarvi, ch’ella apprezza, che forse può
+ricompensare il vostro disinteresse, la vostra amicizia; ch’ella stessa
+è felice, ed in istato di rendere tale voi pure, premiando questa
+sofferenza che vi chiedo per sì breve tempo.»
+
+Tressiliano sull’istante non rispose veruna cosa, e si diede a
+ricapitolare per congettura nella sua mente le diverse contingenze,
+che potessero far divenire la sua mediazione pregiudizievole, anzichè
+utile alla fama ed alla fortuna d’Amy. Considerò indi esser ella entro
+le mura di Kenilworth, non potere ragionevolmente paventare alcuna
+sorte d’insulto in un ricinto onorato dalla presenza della Sovrana,
+ed abitato allora da tante persone ragguardevoli, e da tante guardie
+difeso, poter convertirsi in mal uficio il volere a malgrado della
+stessa Amy implorare per lei l’assistenza di Elisabetta. Dopo aver
+fatto queste considerazioni acconsentì a quanto ella gli chiese con una
+restrizione, mossa dal dubbio che l’unica speranza di Amy si stesse in
+un cieco affetto per Varney, supposto da Tressiliano il seduttore.
+
+«Amy (le disse fisando in essa gli sguardi con quella tristezza che
+annunziava ad un tempo la perplessità del suo animo); ho spesse
+volte osservato che dai capricci anche i più fantastici della vostra
+fanciullezza, non si disgiugnevano buon cuore e retto sentire. Mosso
+da questa sola considerazione vi lascio padrona del vostro destino per
+ventiquattro ore, e vi fo promessa in tale durata di non frammettermi,
+nè con atti nè con parole, nelle cose che vi riguardano.»
+
+«Voi me lo promettete, o Tressiliano? la Contessa soggiunse. E crederò
+io che abbiate assai fiducia in me per tenermi tale promessa? Ah!
+porgetemene la vostra fede di gentiluomo e d’uomo d’onore. Promettetemi
+fermamente di non prender parte negli affari che si riferiscono a me,
+qualunque cosa voi possiate vedere od udire, o comunque le apparenze vi
+traessero a credere me abbisognante dell’opera vostra. Vi fiderete in
+Amy fino a tal segno?»
+
+«Ve lo prometto sull’onor mio, rispose Tressiliano, ma trascorso questo
+indugio...»
+
+«Trascorso questo indugio, sì lo interruppe, sarete libero di operare
+quanto giudicherete più all’uopo.»
+
+«Avvi altra cosa, o Amy, ch’io possa fare per voi?»
+
+«Null’altro che lasciarmi, ed anche... arrossisco di vedermi ridotta a
+tal seconda inchiesta, ed anche cedermi per ventiquattr’ore l’uso del
+vostro appartamento.»
+
+«Non so riavermi dallo stupore. Quale speranza, quale vantaggiosa
+prospettiva potete scorgere in un castello, ove neanco è arbitrio in
+voi d’una stanza?»
+
+«Oh! vi chiedo tal grazia, lasciatemi.» E quando ella vide che
+Tressiliano si allontanava lentamente e a ritroso, soggiunse:
+«Generoso Edmondo! verrà giorno che Amy ti proverà com’ella non fosse
+immeritevole del nobile affetto che in lei collocasti.»
+
+
+
+
+CAPITOLO XI.
+
+ »A qual pro tema cotanta?
+ »Non mi far l’anima santa;
+ »Nè ti prenda già paura,
+ »Ch’io denunzi tal freddura.
+ »Il mio stil questo non è;
+ »E ’l mestier che Dio mercè
+ »Abbracciai di vagabondo
+ »Quel vorrei di tutto il mondo.
+ _Pandemonio._
+
+
+Tressiliano, il cui animo era in preda a violentissima agitazione,
+non avea appena fatti i due o tre primi gradini della scala di quella
+torre, allorchè con grande sua maraviglia si scontrò in Michele
+Lambourne. Costui, servo degno veramente di Varney, portava scolpita
+sul fronte tale impudenza, che rendea Tressiliano proclive quanto mai
+a fargli misurar la scala d’un salto, ma gli si presentarono alla
+mente i danni che il menomo atto di violenza, usato in tal momento e
+in tal luogo, avrebbe potuto partorire ad Amy, meta unica delle sue
+sollecitudini.
+
+Pago quindi d’aver lanciato alla sfuggita sopra costui una di quelle
+occhiate che s’addicono ad enti indegni d’ogni considerazione,
+continuava a discendere come se non lo avesse ravvisato. Ma
+il Lambourne che in cotal giorno di profusione non si stette
+dall’inaffiarsi con copiosa dose di vino dell’Isole, benchè la sua
+ragione non fosse ancora affatto alterata, avea tutt’altra vaghezza che
+d’abbassar gli occhi dinanzi a nessuno. Laonde fermò senza cerimonie
+in mezzo alla scala il gentiluomo di Cornovaglia, e indirigendosi a
+lui con modi convenevoli a coloro che vivono nella più intrinseca
+famigliarità: «Ebbene! diss’egli, Tressiliano, spero non vi sia più
+alcun rancore fra noi. Di fatto io son uomo più proclive a dimenticare
+le querele recenti che non gli antichi servigi. Oh! ti potrò convincere
+che le mie intenzioni per riguardo vostro erano buone ed oneste.»
+
+«Non mi garba molto la vostra intrinsichezza, Tressiliano gli rispose,
+serbatela ai vostri simili.»
+
+«Ma guardate come va subito in collera! risoggiunse Lambourne. Questi
+signori che si stimano creati d’un’argilla più nobile, guardano
+dall’alto al basso il povero Michele Lambourne. Chi non direbbe essere
+il sig. Tressiliano uno fra i più timidi, fra i più modesti degli
+spasimanti che amoreggiarono ne’ primi tempi della cavalleria? Perchè
+volere fare il santo dinanzi a noi, sig. Tressiliano? O dimenticate
+ora, che a grande scandalo del castello di sua Signoria avete rinchiuso
+nella vostra stanza quanto può compensarvi? Ah! Ah! ho colpito, cred’io
+nel segno, sig. Tressiliano!»
+
+«Non vi comprendo (rispose l’altro, il quale da tai detti concluse, che
+il ribaldo s’era accorto della presenza d’Amy): se però, soggiunse, voi
+siete incaricato del servigio delle stanze, e fosse la vostra mancia
+che ora desiderate, tenete, a condizione però di non mettere piede nel
+mio appartamento.»
+
+Il Lambourne considerò la moneta d’oro, e ponendola nella scarsella
+disse: «Ora non so più nulla. Ma avreste fatto meglio i vostri affari
+usando meco dolci parole, che non con questa moneta. Nonostante è
+sempre un pagar bene il pagare in oro. Michele Lambourne non fu mai un
+disturbatore, nè un guastafeste: gli è giusto che ognuno viva; tal è la
+mia massima. Solamente mal comporto queste persone, che mi passano da
+vicino con quel disdegno come s’eglino fossero d’oro ed io di piombo.
+Se custodisco il vostro segreto, sig. Tressiliano, voi mi tratterete
+d’ora in poi più umanamente, non è vero? E se mai avessi d’uopo io
+pure di scusa per sì fatte fralezze, mi fondo sulla vostra indulgenza.
+Voi vedete che vi cadono gli uomini ancora i più saggi! Del rimanente,
+che quella camera sia il caso vostro, e della picciola capinera che vi
+collocaste, non son questi i pensieri di Michele Lambourne.»
+
+«Fatevi in là, ch’io passi (disse Tressiliano, omai divenuto incapace
+di raffrenare la collera), già vi diedi la mancia.»
+
+«Corbezzoli! (disse ritraendosi il Lambourne, benchè a ritroso e
+borbottando fra i denti le parole pronunziate da Tressiliano: _Fatevi
+in là! vi diedi la mancia_)! Non importa. Se non mi fo un guastafeste,
+come vi dissi, non sono nemmeno un cane alla mangiatoia. Intendete?»
+
+Costui cresceva il tuono della voce a mano a mano che l’altro, il quale
+pur lo tenea in un certo rispetto, continuando a discendere, veniva
+meno in grado di udirne i detti.
+
+«Non sono un cane alla mangiatoia, e neanco uno che somministra i
+carboni. Intendete, sig. Tressiliano?» Tressiliano era già fuor del
+caso di udirlo quando il furfante così continuava: «Conviene però che
+veda anch’io alla sfuggita questa giovinetta, che voi leggiadramente
+vi procacciaste nella vostra stanza. Ah! forse temete gli spiriti, ed
+è per questo che non volete dormir solo! Vedete un poco! S’io mi fossi
+dato un tal passatempo si sarebbe sclamato: Scacciate subito questo
+ribaldo, strigliatelo con un buon nerbo di bue, fatelo balzar dalla
+scala a guisa di trottola. Oh! questi virtuosi gentiluomini si arrogano
+di grandi privilegi sopra di noi miserabili, schiavi de’ nostri sensi.
+Ottimamente! Ma almeno una sì felice scoperta mi dà in potere il sig.
+Tressiliano. Oh! sì, è ben cosa certa, come n’è un’altra ch’io voglio
+procurare di dare un’occhiata a questa nuova beltà.»
+
+
+
+
+CAPITOLO XII.
+
+ »Io perigliai per te; cotal profitto
+ »Di servigio fedel mi rendi? Addio.
+ »_Tu ver Gerusalemme, io ver l’Egitto_.
+ _Imitazione d’alcuni versi del Falconer._
+
+
+Tressiliano camminando avanti e indietro per la corte del castello
+meditava sullo strano avvenimento di questa comparsa di Amy e del
+colloquio avuto seco lei; dubbioso ad un tempo se l’obbligare la
+propria promessa, e lasciare tutto un giorno in balia di se medesima
+quella giovinetta fosse stato buon consiglio per parte d’uomo
+rivestito, com’egli era, della paterna autorità.
+
+Ma in qual modo ricusar tale inchiesta ad Amy, ch’ei poteva anche
+credere legittimamente sottomessa all’autorità di Varney?
+
+«Se Varney, diceva egli, l’avesse riconosciuta per moglie, qual diritto
+sarebbe in me di toglierla al suo potere? Converrebbe neanco, ponendo
+la discordia fra entrambi, distruggere le sole speranze di domestica
+felicità, che possono rimanere a questa sventurata?»
+
+Tale riguardo si fu quello che fece risolvere Tressiliano a mantenere
+scrupolosamente la promessa fatta ad Amy. Che anzi, poichè a tal si
+era giunti, allegravasi di vedersi in circostanze più propizie onde
+soccorrere una donna infelice a lui sempre cara. Amy non era più
+rinchiusa in un ritiro solitario e lontano, sotto la guardia di persone
+sospette. Ella trovavasi nel castello di Kenilworth, in mezzo alla
+corte della Regina, difesa contra ogni sorte di violenza, e sempre
+in grado di mostrarsi ad Elisabetta; le quali cose tutte sembravano
+collegarsi a favore della figlia di sir Robsart.
+
+Intantochè Tressiliano stavasi così esitando, or fra i pericoli da
+temersi, or fra i vantaggi da sperarsi per la giovane, giunta in sì
+strano modo a Kenilworth, gli si accostò Wayland, che esclamò in
+veggendolo: «Lode al Cielo! pur trovo la Signoria vostra,» e gli disse
+all’orecchio, che la giovane era fuggita da Cumnor.
+
+«Ed è ora in questo castello, soggiunse Tressiliano: lo so, l’ho
+veduta. Fu per proprio volere di lei che venne condotta nel mio
+appartamento?»
+
+«No, rispose Wayland, ma abbracciai il primo espediente che mi
+s’offerse per metterla al sicuro e si fa per me un nuovo contento il
+sapere che alloggiate voi in quella stanza. Piacevole situazione per
+vero dire! Da un canto il refettorio e dall’altro la cucina!»
+
+«Taci, che questo non è momento di scherzi,» risoggiunse mestamente
+Tressiliano.
+
+«Non lo so che troppo, prese a dire il maniscalco; ho passati tre
+giorni che non mi sarebbero stati più amari col capestro al collo.
+Questa povera Signora non ha la mente a segno sicuramente; nè è,
+credetelo, per accettare le nostre offerte. Mi ha proibito parlarle di
+voi, ed è risoluta a commettersi fra le mani di Leicester. Del certo,
+se nel punto che entrò nella vostra stanza l’avesse ella conosciuta per
+tale, mi sarebbe stato impossibile indurla a profittarne.»
+
+«Qual è dunque il suo divisamento? ripigliò Tressiliano. Pensa ella
+forse, che il conte di Leicester per favorirla, vorrà far uso del
+proprio potere sopra un infame vassallo?»
+
+«È ciò che non saprei accertarvi. Quanto v’ha di sicuro è, che
+accordandosi ella con Leicester o con Varney, il lato per noi più
+sicuro di Kenilworth sarà quello, d’onde potremo più facilmente
+metterci al largo. Se debbo dirvela, io non fo conto di fermarmivi
+un istante, tostochè avrò consegnata al Leicester la lettera della
+Signora. Prima di portargliela, io non aspettava che i vostri ordini.
+Ecco, vedetela... ma no. Oh! venga il malanno a questa lettera! L’avrò
+dimenticata in quel fenile, o per dir meglio canile, che è divenuto la
+mia stanza da letto.»
+
+«Per la morte! gridò Tressiliano perdendo in un subito la pazienza.
+Piaccia a Dio che tu non abbia smarrita quella lettera da cui dipende
+un avvenimento più importante che non mille vite pari alla tua!»
+
+«Smarrita! rispose prontamente Wayland. Vostra Signoria scherza; l’ho
+rinchiusa con tutta diligenza entro il sacchetto delle mie robe da
+notte. L’avrete a momenti.»
+
+«Corri tosto, e con fedeltà recala a me. N’avrai ricompensa. Ma se si
+avverasse quanto ho temuto, se più non fosse in tua mano, guai, guai a
+te! ti farei portar invidia ad un cane ammazzato.»
+
+Wayland partì colla gioia e la sicurezza sul fronte, ma tremante in
+fondo dell’animo suo.
+
+La lettera era smarrita, e nulla eravi di più sicuro, ad onta della
+scusa che il maniscalco allegò per calmare la furibonda inquietezza di
+Tressiliano. La lettera era smarrita, ed era tal lettera che se cadeva
+in cattive mani, facea noto tutto un maneggio, di cui Wayland era
+complice. Nè comunque andasser le cose, vedeva egli alcuna speranza,
+che tal maneggio non si scoprisse. Or lo traevano ancora a molesti
+pensieri gli atti d’impazienza di Tressiliano.
+
+«Ecco la bella moneta onde vengo pagato per prestar servigi, in cui
+va la mia testa di mezzo. Gli è ora che pensi a me stesso. Io qui non
+fo altro, se non m’inganno, che rendermi colpevole verso il signore
+di questo magnifico castello, verso uno che può togliermi la vita con
+tanta facilità quanta ve n’è a spegnere una candela da sei denari. E
+tutto ciò mi guadagno a servire una donna impazzita, ed un malinconico
+amante, altro matto, che per aver io perduto un cencio di carta piegata
+in quarto, mette mano alla spada e minaccia d’ammazzar tutto il mondo!
+Soprappiù, qui si trovano Varney e il dottore. La vita vale anche più
+dei denari. Ho risoluto. Vada al diavolo ogni compenso, e fo di gamba
+in quest’istante medesimo.»
+
+Egli è naturale che sì fatte considerazioni si presentassero all’animo
+di Wayland, ingolfatosi più avanti ch’ei nol credesse da prima in una
+sequela di maneggi misteriosi, inesplicabili, e tali che perfino i
+primari attori parea non sapessero qual fosse la loro parte. Nondimeno
+fa d’uopo rendergli giustizia. Queste personali considerazioni
+erano, fino ad un certo grado, contrabbilanciate nell’animo suo
+dalla passione, che l’idea di abbandonare quella infelice giovane
+gl’inspirava.
+
+«Non penso a Tressiliano più di quello che pensi ad una moneta di sei
+denari. Con lui non ho debiti. Condussi la sua errante donzella in
+questo castello. Studii egli a farle la sentinella. Ben mi rattiene la
+pietà dovuta ad un’infelice. Chi sa a quai disgrazie andrà soggetta in
+mezzo a questo chiasso, a questo tumulto. Sì: è necessario ch’io mi
+rechi nella sua stanza, ch’io le confessi d’aver perduto la lettera.
+Così almeno potrà allestirne un’altra, nè ella mancherà, spero, di
+messi, in una casa ove non è penuria di servi, che possono ben portare
+una lettera al loro padrone. Indi le dirò che vado via, raccomandandola
+alla bontà del Cielo, alla sua propria saviezza, alle cure e alle
+previdenze del sig. Tressiliano. Forse le verrà in mente l’anello che
+mi aveva offerto. Affè, che me lo sarei guadagnato! Infine! ella è
+un’amabile creatura. Dunque all’inferno l’anello! Non voglio avvilirmi
+per sì poca cosa. Se anche fossi vittima del mio buon cuore in questo
+mondo, sarò più felice nell’altro. Due parole alla Signora, indi gambe
+mie fate il resto.»
+
+Col piè leggiero e coll’occhio attento d’un gatto che guati la sua
+preda, Wayland s’avviò alla stanza della Contessa, trapassando e corti,
+e corritoi, studioso ad un tempo e d’osservar coloro che gli passavano
+da vicino, e di sottrarsi quanto il poteva agli altrui sguardi. Con tal
+tenor d’andamento si trovò al grande atrio situato fra la cucina e il
+salone, indi alla scaletta della torre _di Merwyn_.
+
+Già il nostro buon maniscalco si compiacea d’avere scansati tutti
+i pericoli, e preparavasi a salire, facendo due gradini per volta,
+quando s’accorse dell’ombra d’un uomo che dipigneasi sopra una porta
+socchiusa. Allora scese tosto sulla punta dei piedi tornandosene
+alla corte interna del castello, che trascorse in lungo ed in largo
+per un quarto d’ora all’incirca, sembratogli quattro volte più
+lungo dell’ordinario; poi rivenne alla torre colla speranza che
+finalmente quest’uomo a lui ignoto ne fosse partito. L’ombra di fatto
+era scomparsa, onde ascese qualche gradino di più, e mentre stava
+deliberando se fosse miglior partito il salire ancora o tornarsene
+addietro, s’aprì d’improvviso la porta, offerendo a’ suoi occhi rimasti
+attoniti Michele Lambourne che tantosto sclamò: «Chi diavolo sei tu?
+Che cosa vieni a cercare in quest’angolo del castello?»
+
+«Non son già io un cane, che ubbidisca al primo uomo che fischia, lo
+sapete voi?» rispose Wayland ostentando una sicurezza troppo smentita
+dal tuono tremebondo della sua voce.
+
+«Tu cerchi credo me, Lorenzo Staples.» Sì disse il Lambourne ad un
+omaccio mal costrutto, cogli occhi loschi e alto più di sei piedi, che
+comparve alla porta. Indi rivolto a Wayland, continuò: «Poichè ti piace
+tanto, amico mio, questa torre, posso dartene a conoscere le parti le
+più profonde, poste dodici grossi piedi sotto il letto del lago. Le
+troverai abitate da serpenti, rospi, lucertole e da altri leggiadri
+animali di simili famiglie, che ti faranno buona compagnia. Presto!
+rispondimi, chi sei? che vuoi tu in questo luogo?»
+
+«Se una volta si chiude sopra di me la porta d’una prigione, sono
+spedito,» ragionava in suo cuore Wayland. Laonde rispose con modi i
+più sommessi esser egli il povero bagattelliere che _suo Onore_ aveva
+incontrato il dì innanzi a Weatherly.
+
+«E qual giuoco di mano pretendi tu di fare in questa torre? La tua
+brigata, disse il Lambourne, è nell’edificio di Clinton.»
+
+«Vado a trovare una mia sorella, disse Wayland, che abita là in alto
+nella camera del sig. Tressiliano.»
+
+«Ah! ah! Ho capito adesso (sclamò sorridendo il Lambourne). Affè che
+questo sig. Tressiliano per essere un forestiere non si prende fastidi
+o riguardi, come se fosse in casa sua; e con molta leggiadria mette
+nelle proprie stanze le suppellettili che gli accomodano meglio.
+Ottimamente! Sarà un fattarello di più da ingrossare la vita del santo
+sig. Tressiliano; scommetto vi saranno persone alle quali ne andrà
+a sangue il racconto più che non a me una borsa d’oro. Ascoltami,
+furfante, sì disse volgendosi a Wayland, e intendimi bene. Non vogliamo
+che tu faccia stanare il lepre, perchè è nostra mente prenderlo al
+covo. Vattene di qui con quel tuo ceffo da imbroglione o ch’io ti fo
+saltare dalla finestra; e in verità sarei tentato a sperimentare se con
+qualcuna delle tue astuzie sei capace di preservar le tue ossa dagli
+effetti d’un capitombolo.»
+
+«La signoria vostra, come spero, non avrà un’anima sì crudele, ne sono
+certo, ripigliò Wayland. Conviene lasciar vivere la povera gente; anzi
+spero dalla bontà di vostra Signoria la permissione di parlare con mia
+sorella.»
+
+«Tua sorella, sì, dal lato d’Adamo, non è vero? Che s’ella lo fosse
+altrimenti, non ne saresti che più colpevole; ma sorella o non sorella,
+ti sventro come una volpe se tu ritorni a questa torre. Anzi or che ci
+penso, dalla parte di tutti i diavoli! sloggia subito dal castello.
+L’affare è più importante che nol sono tutte le tue gherminelle da
+barattiere.»
+
+«Sempre col rispetto dovuto alla Signoria vostra, rispose Wayland,
+è d’uopo ch’io faccia la parte d’Arione nello spettacolo da
+rappresentarsi questa sera sul lago.»
+
+«Per san Cristoforo! la farò io, disse il Lambourne. _Orione!_ È così
+che tu lo chiami? Sì: io rappresenterò _Orione_ col suo cinto, e le sue
+sette stelle, chè è più. Su via esci, mala semenza. Seguimi. E poi!....
+a te, Lorenzo, metti fuori questo mascalzone!»
+
+Lorenzo prese per il collo il tremebondo bagattelliere, e Lambourne
+correndo affrettatamente dinanzi ad entrambi, si indirisse verso una
+segreta porta forata pel muro di ponente a poca distanza dalla torre, e
+fu quella medesima, per cui Tressiliano dianzi era entrato.
+
+Intantochè attraversavano lo spazio che disgiugne la ridetta porta
+di soccorso dalla torre _di Merwyn_, Wayland si lambiccava invano il
+cervello per iscoprire una via di giovare alla infelice giovane di
+Lidcote ch’ei continuava a compiangere ad onta dell’incalzante pericolo
+in cui si trovava egli stesso, ma appena posto fuor del castello, e
+udito ch’ebbe Lambourne, il quale con tremendo giuramento gli chiarì
+come una pronta morte e il ritorno in quel luogo sarebbero stati
+una stessa cosa per lui, alzò gli occhi e le mani al Cielo, quasi
+prendendolo in testimonio, che sino all’ultimo istante avea difesa la
+donna oppressa; volte indi le spalle alle superbe mura di Kenilworth,
+andò in traccia d’un ricovero più umile, ma più sicuro.
+
+Lorenzo e Lambourne, dopo averlo seguito cogli occhi per qualche tempo,
+rientrarono nel castello, e in tanto che camminavano, il primo disse
+al secondo. «Il Cielo mi benedica se indovino qual motivo aveste per
+discacciare questo povero disgraziato che dovea sostenere una parte
+nella festa già vicina ad incominciare, e tutto questo per una donna!»
+
+«Ah! Lorenzo, rispose Lambourne, tu pensi a Black Ioan Suggs di
+Plingdon, nè hai svestite ancora le umane fragilità! Ma fa coraggio,
+mio nobilissimo duca della Torre, investito dell’alto dominio di
+tutte le prigioni: per giudicare di questi affari non sei illuminato
+da maggior luce di quella che rischiara i tuoi feudi. Sappi adunque,
+mio molto reverendo signore dei _paesi bassi_ di Kenilworth, che il
+rispettabilissimo nostro padrone Riccardo Varney, sol per trovare un
+buco nel mantello di questo Tressiliano, ci regalerebbe quante piastre
+bastano per farci bere cinquanta notti di seguito, e ne darebbe ampio
+concedimento di licenziare l’intendente della casa, se ci venisse a
+sconcertare prima d’avere votato l’ultimo fiasco.»
+
+«Oh! quand’è così, non so darvi torto, soggiunse il gran carceriere
+di Kenilworth. Ma come farete voi, sig. Lambourne, a custodire il
+deposito, se vi allontanate di qui; perchè giusta quanto mi sembra,
+all’arrivo della Regina, voi dovete starvene presso al vostro padrone.»
+
+«Ah! ho fatto i miei conti sull’opera tua, mio vicerè. Sei tu che farai
+la guardia in mia assenza. Lascia entrar Tressiliano, s’ei lo desidera,
+ma non permettere a nessuno l’uscita. Se la giovane tentasse fuggire,
+cosa parimente fra le possibili, avrai cura di spaventarla colla
+tua grossa voce..... In fine poi, non è che la sorella d’un misero
+saltimbanco.»
+
+«Farò meglio, ripigliò Lorenzo. Chiuderò il catenaccio di ferro che sta
+alla seconda porta; in tal guisa o per amore o per forza non durerò
+molta fatica a guarentire questa donna.»
+
+«Allora poi Tressiliano non potrà più andarla a trovare (e qui
+Lambourne si fermò a pensare un momento). Ma non importa. È assai
+se nella stanza di lui verrà sorpresa la donna. Tu però confessami,
+vecchio barbagianni delle prigioni, che temi di passare svegliato la
+notte in questa torre _di Merwyn_.»
+
+«Io! perchè volete che ciò sia, signor Lambourne? Tal cosa non mi dà
+maggior fastidio del dar di volta a una chiave. Gli è vero che in
+questa torre si sono intese ed anche vedute strane maraviglie. E benchè
+non siate che da poco tempo in Kenilworth, è difficile non v’abbia
+parlato qualcuno delle visite che la nostra torre va ricevendo dallo
+spirito d’Arturo di Merwyn, di quel capo di Barbari, il quale caduto
+nelle mani del valente lord Mortimero, che comandava l’esercito sulle
+frontiere del paese di Galles, qui venne, a quanto dicesi, assassinato.»
+
+«Sì, ho inteso raccontare tal favola più d’una volta, e che il fantasma
+non istrepita mai tanto forte come allor quando si fanno bollire porri,
+o si fa frigger formaggio nella cucina. _Santo Diavolo_; non ti lasciar
+udire, Lorenzo!»
+
+«Tu però ti lasci udire, soggiunse quel guardiano, con tutta la
+saggezza che ti piacerebbe ostentare. Gli è un caso, credilo, da far
+fremere i più intrepidi, l’assassinio d’un prigioniere! Si consegni
+una stilettata ad un uomo sorpreso nell’angolo d’una strada, non è
+gran cosa per te: si meni un gran colpo di chiavi sulla testa d’un
+prigioniere ricalcitrante, dicendogli nel tempo stesso: _Sta buono_,
+io chiamo ciò mantenere il buon ordine delle prigioni. Ma sguainar a
+sangue freddo una sciabola, e piantarla, come fu fatto, nel corpo di
+quel trucidato signore di Galles, è tale eccesso da suscitare fantasmi
+capaci di rendere inabitevole per più secoli una prigione. E vedi fin
+dove io spingo la mia affezione verso i prigionieri! Povere creature!
+Quando ho avuto in consegna e scudieri e persone di riguardo, che
+s’erano spassati a far camminate proficue nelle strade maestre, o a
+dir male di sua Signoria il sig. conte di Leicester, ho preferito
+l’alloggiarli cinquanta piedi sotto terra al chiuderli in quell’alta
+camera ove fu commesso il misfatto. Sì, per s. Pietro _in Vinculis_
+ch’io maraviglio come il mio nobile Signore, o il sig. Varney,
+acconsentano ad assegnar tale stanza agli ospiti del castello. E se il
+sig. Tressiliano ha potuto indurre qualcuno, e massimamente una bella
+giovinetta, a tenergli compagnia, dico che ha fatto assai bene.»
+
+«Ed io ti dico, rispose il Lambourne, andando su e giù per la stanza di
+Lorenzo, che sei un asino e nulla meglio. Va a mettere il catenaccio
+all’uscio della scala, e tralascia di pensar agli spiriti, o piuttosto
+portami vino. Mi sono alquanto riscaldato nel mettere quel cialtrone
+fuor della porta.»
+
+Mentre Michele andava ammorzando la sete col tracannare per più
+riprese, e senza ricorrere al bicchiere, un fiasco di Bordò, il nostro
+guardiano della torre, persuaso veramente dell’esistenza de’ fantasmi,
+cercava destramente di ricondurre il discorso sul fantasma d’Arturo di
+Merwyn, per giustificare la propria credulità.
+
+«Scorsero poche ore soltanto dacchè sei nel castello, e queste ancora
+impiegasti sì bene nell’avvinazzarti, che non ti fu possibile nè
+parlare, nè vedere, nè udire. Chè certo, faresti meno il gradasso,
+se avessi passata con noi una notte di plenilunio, tempo in cui il
+fantasma smania più forte, massimamente allorchè soffiando con violenza
+il vento di maestro, cominciano a cadere gocciole di pioggia, e s’odono
+a quando a quando colpi di tuono! Oh Gesù! Che fracasso, che tintinnio,
+quali urla, quai gemiti si odono allora nella torre di Merwyn. Quando
+siamo a questi spaventi, t’assicuro, che due boccali d’acquavite
+bastano appena, pei miei figli e per me.»
+
+«Ah! tu non sei che una bestia (rispose il Lambourne, cui le ultime
+beviture, aggiunte a tutte le precedenti, cominciavano ad alterare
+il cervello), non sai tu stesso quel che ti dica. Nessuno ha veduto
+questi spiriti, e chi ne parla meno dice minori sciocchezze. Chi crede
+una cosa, chi ne crede un’altra. Visioni tutte! fanfaluche! Io ho
+conosciuto persone d’ogni fatta, io vedi! mio caro Lorenzo, ed anche
+uomini di molto merito... ve n’è uno soprattutto... un gran signore,
+che non voglio qui nominare. Egli crede agli oracoli, alla luna, ai
+pianeti, e al loro corso. S’immagina perfino che questi non isfavillino
+se non se per lui. Ma quant’è sicura la parola d’un uom digiuno, o vera
+quella d’un imbriaco, io credo che le stelle risplendano unicamente
+per salvare dalle cadute ne’ fossi le buone creature della mia razza.
+Nondimeno questo tal signore dia pure buon pascolo alle sue fantasie,
+chè è ricco per poterne avere. Conosco un altro, uomo dottissimo, te ne
+fa fede Lambourne, che parla il greco, l’ebraico, come io il latino:
+Ebbene! Egli ha la debolezza delle simpatie e delle antipatie, e di
+voler cambiare il piombo in oro. Lasciamolo fare, e lasciamlo pagare di
+tale moneta i gonzi che di tal moneta sono contenti. Tu ancora ti metti
+nel novero di queste persone, tu altro grand’uomo, benchè nè nobile nè
+sapiente; ma sei alto sei piedi, e cieco quanto una talpa. Credi pure
+agli spiriti. Per altro abbiamo qui un altro grand’uomo, un grande
+piccol uomo, o piccolo grand’uomo, che tu lo voglia chiamare, mio caro
+Lorenzo; il suo nome incomincia per un V.»
+
+«E che cosa crede costui?»
+
+«Niente, mio caro Lorenzo, niente, assolutamente niente. Non adora nè
+Dio, nè il diavolo. Per me ho fede nel demonio, perchè credo debba
+esservene uno che possa portarsi sulle sue corna la mia anima
+
+ »Quando stanca del mio frale
+ »Gli darà l’estremo vale,
+
+versi di una famosa canzonetta; perchè non v’è antecedente che non
+abbia il suo conseguente, solea dire il dottor Brucham. Ma questo è
+greco per te, mio caro Lorenzo, e in fin de’ conti son cose affatto
+inutili da sapersi. Dammi dunque un altro fiasco.»
+
+«Corpo di bacco! Se voi continuate a bere così, Michele carissimo, vi
+troverete mal in ordine per far la parte d’_Orione_ o per accompagnare
+il padron vostro in una notte tanto solenne. A tutti i momenti, io
+m’immagino udire la grande campana della torre di _Mortimero_, nunzia
+dell’arrivo d’Elisabetta.»
+
+Intanto che Lorenzo faceva tali osservazioni, proseguiva in suo bere il
+Lambourne, che finalmente rimettendo sulla tavola il fiasco pressochè
+vôto, e mandando un lungo sospiro, disse con voce a metà spenta, e che
+sollevavasi a grado a grado mentr’ei parlava: «Non ti prendere fastidio
+di questo, o Lorenzo. Se m’imbriaco, Varney saprà richiamarmi alla
+ragione. E perciò non ti prendere fastidio. L’ubbriachezza farà a modo
+mio. Poi se devo andare sull’acqua come _Orione_, bisogna mi premunisca
+contro l’umidità. Tu t’immagini che non sarò capace di far da _Orione_!
+Io sfido anzi il più intrepido gracchiatore fra quanti si sono mai
+sfiatati per dodici soldi a farmi la critica. Avvi forse un sol uomo
+che non s’imbriachi in tal notte? rispondimi. È una prova di fedeltà
+l’imbriacarsi, e ti giuro che se mi scontro in chi dopo aver bevuto non
+sia allegro, rischia in mia fede di non essere mai più allegro nemmeno
+a digiuno. Non nomino persone, ma... gran virtù che ha una foglietta
+di vino per mandare al diavolo i mali umori, e per eccitare allegria.
+_Vivat_ per la regina Elisabetta, pel nobile Leicester, pel degnissimo
+sig. Varney e per Michele Lambourne, che potrebbe farseli girar tutt’e
+tre attorno a un dito.»
+
+Dopo dette quest’ultime parole, scese la scala, ed attraversò il
+cortile interno.
+
+Quel guardiano continuò per qualche tempo ad osservarlo, poi chiudendo
+lo sportello della torre, dicea fra se stesso: «Che bella cosa l’essere
+un favorito! Poco mancò un giorno ch’io non perdessi l’impiego sol
+perchè il sig. Varney sognò ch’io sapessi d’acquavite, e quel furfante
+non teme d’essere cacciato via su due piedi col presentarsegli innanzi
+gonfio di vino siccome un otre. Bisogna però fargli giustizia: egli è
+un furfante pieno d’abilità. Io non intendo mai la metà di quello che
+dice.»
+
+
+
+
+CAPITOLO XIII.
+
+ »Ella s’appressa a noi: l’annunzi il suono
+ »Delle festanti squille; e tu soldato,
+ »Corri, t’affretta ai merli: or non ministro
+ »Di morte, il foco al cavo bronzo appresta;
+ »E l’aura ripercossa e rotta a lei
+ »Gl’impazienti nostri voti adduca.
+ _La Regina Vergine._ Tragicom.
+
+
+Dopo che Wayland abbandonò Tressiliano, come dianzi il dicemmo, il
+secondo stavasi incerto su quanto si dovesse operare, allor quando vide
+venire a se Raleigh e Blount che si tenevan per braccio, e ad un tempo
+disputavano fortemente fra loro, giusta il costume. In quello stato
+d’animo in cui si trovava il giovane di Cornovaglia, egli sentivasi
+per vero dir poco vezzo della lor compagnia, ma oltrechè non vedea
+un modo convenevole ad evitarli, comprendea che obbligato qual erasi
+con promessa ad Amy di non vederla e di non avventurare per lei alcun
+tentativo, il miglior partito per esso lui diveniva quello di mettersi
+tra la folla, nè lasciar comparire, che il men possibile nella sua
+fronte le angosce e le incertezze, fra cui internamente agitavasi.
+Fatta dunque di necessità virtù, salutò i compagni: «Ebbene, come
+passaste il tempo, o signori? D’onde venite?»
+
+«Da Warwick, disse Blount. Siamo tornati per cambiar d’abito, come
+usano gli attori di certe compagnie comiche povere per moltiplicare
+sulla scena i lor personaggi. E voi, Tressiliano, perchè non faceste
+altrettanto?»
+
+«Blount ha ragione, soggiunse Raleigh. La Regina è tenerissima
+dell’etichetta, e reputa una violazione del rispetto dovutole il
+comparire innanzi a lei con un abito ove si veda la più piccola orma di
+polve o di fango. Ma guarda! mio caro Tressiliano, guarda, e fa se puoi
+di non ridere, il nostro Blount. Osserva come quel suo cane di sartore
+gli ha messo addosso un catafascio di turchino, di grigio, di rosso, di
+nastri color di carne, e compiscono l’opera quelle rosette gialle sulle
+sue scarpe!»
+
+«Che cosa pretenderesti di meglio? rispose Blount. Certamente non mi
+stetti dal raccomandare a quel mariuolo di fare una bella cosa, e di
+non guardare a spese; e credo poi anche che questo da te chiamato
+catafascio, non manchi di fare spicco. Per lo meno il mio abito è
+migliore del tuo, e ne fo giudice Tressiliano.»
+
+«E lo sia, disse Walter Raleigh. Per bacco! ne ho tutto il piacere. A
+te, Tressiliano, profferisci sentenza.»
+
+Tressiliano, instituito arbitro, cominciò ad esaminare le cose che
+divenivano materia di procedura, e indovinò d’un guardo, che il povero
+Blount prese sulla parola del sartore quell’abito carico di nastri, in
+mezzo ai quali sentivasi imbarazzato più d’un contadino quando mette
+il suo abito della domenica. Il vestito di Raleigh invece, elegante e
+ricco ad un tempo, gli si affacea sì vantaggiosamente, che chiamava
+ogni sguardo sopra di lui. Laonde Tressiliano pronunziò, più ricco
+essere il vestito di Blount, di miglior gusto l’altro di Raleigh.
+
+Blount si tenne contento di una tal decisione. «Lo sapea ben io che
+quel furfante di Doublettich non avrebbe avuta la poca accortezza
+di presentarmi una giubba liscia come quella di Raleigh. Gli avrei
+spaccato il cranio col suo stesso ferro da distendere. Poichè se
+dobbiamo essere pazzi, siamo almeno pazzi di prima sfera.»
+
+«Ma, e tu, Tressiliano, allora disse Raleigh, che aspetti tu per
+andarti a vestire?»
+
+«Un equivoco m’ha fatto rimanere fuori della mia stanza, rispose
+il gentiluomo di Cornovaglia, e mi priva qualche tempo del mio
+arredo. Anzi stava io per pregarti a darmi un poco di luogo nel tuo
+appartamento.»
+
+«E con tutto il piacere, soggiunse tosto Raleigh. La mia stanza è assai
+vasta, nè può negarsi, sua Signoria di Leicester ci tratta con ogni
+riguardo, e ne volle alloggiati da principi. Certamente, se anche è a
+ritroso tal sua compitezza, ei la porta sì lunge, che la ritrosia non
+si scorge. Laonde nell’atto stesso di farti padrone della mia stanza,
+ti consiglierei volgerti al ciamberlano del Conte; egli ti farà subito
+avere soddisfazione per l’altra stanza che t’hanno levata.»
+
+«Oh! la cosa non merita l’incomodo di pensarvi sopra, massimamente
+poichè condiscendi tu ad alloggiarmi. È egli poi ben sicuro che non
+darò disturbo a nessuno. A proposito! Avevate compagnia nel venir da
+Warwick?»
+
+«Grande, rispose Blount. Varney, e un’intera tribù di _Leicesteriani_,
+poi anche una ventina circa di fedeli amici del conte di Sussex.
+Noi dobbiamo, a quanto sembra, ricevere la Regina nella torre, che
+costoro chiamano della _Galleria_, e assistere a tutte le buffonerie
+che si preparano per farle festa; indi saremo noi gl’incaricati di
+farle corteggio nel trasferirsi al Salone, affinchè tutti quelli che
+l’avranno accompagnata sino al castello, abbiano il tempo di cambiare
+in più ricche vesti gli abiti loro da viaggio. Sto da re, se la Sovrana
+mi volge qualche parola. Dio mi castighi s’io so che risponderle.»
+
+«Qual cagione vi ha trattenuti sì lungo tempo a Warwick?» continuò ad
+interrogar Tressiliano, studioso di allontanare il discorso dalle cose
+che lo riguardavano.
+
+«Ci ha trattenuti... una infinità di stravaganze, rispose Blount, ma
+stravaganze tali, che non se ne vedono di sì fatte alla fiera di S.
+Bartolommeo: discorsi imparati a memoria, commedie, cani, orsi, uomini
+vestiti da simie, donne trasformate in fantocci, che so io? In verità
+maraviglio come la Regina abbia potuto reggere a tante goffaggini.
+Eh sì! coloro che ne erano i personaggi ricavavano a quando a quando
+clementi occhiate dalla Sovrana, e lessero nel volto di lei più d’un
+segno d’aggradimento. Convien dirlo: la vanità fa talvolta impazzire
+i più saggi; ma andiamo tutti alla torre _della Galleria_. Vieni,
+Tressiliano... non capisco per altro come ti trarrai d’imbarazzo con
+quell’abito pieno di polvere, e con que’ tuoi stivaloni.»
+
+«Starò sempre dietro a te, caro Blount. Così la nobiltà della tua
+presenza, e l’eleganza delle tue vesti copriranno quanto è di sconcio
+nel mio aggiustamento,» rispose Tressiliano, che s’accorse come tutte
+le idee del nostro Blount si fossero concentrate allora in una sola,
+intendo la pompa insolita de’ panni che aveva indosso.
+
+«E pensi che ciò accadrà veramente? rispose Blount. Ebbene!
+rassegniamci. Non puoi credere quanta sia la mia soddisfazione, perchè
+trovasti di buon gusto il mio abito. O non fare una pazzia, ma tratti a
+farla, si faccia almen grandemente!»
+
+Nel dir tai cose il Blount, ora s’aggiustava il cappello, or mettea
+studio a ben portare la gamba, pago di se stesso come se avesse
+preceduta la sua brigata di lancieri, talvolta mandava occhiate
+contente alle cremesine sue calze, e alle larghe rosette gialle che si
+spiegavano sulle sue scarpe. Mesto e pensieroso il seguia Tressiliano,
+senza por mente a Raleigh, il quale spassandosi sulla goffa vanità
+di Blount ne facea il testo di mille graziosi motteggi che susurrava
+all’orecchio dell’altro compagno.
+
+Di tal maniera attraversarono il ponte coperto, andati indi a porsi con
+altri gentiluomini innanzi alla porta esterna della _Galleria_, o torre
+d’ingresso. Il loro numero era di quaranta persone all’incirca, scelte
+fra i cavalieri di primo ordine, e schierati in doppia fila da ciascun
+lato della porta come una guardia d’onore.
+
+Armati soltanto delle loro spade questi gentiluomini, portavano
+abiti ricchi sin quanto l’immaginazione può concepirli; e poichè
+l’usanza d’allora volea grande sfoggio di magnificenza, non vedeansi
+che velluti, ricami d’oro e d’argento, nastri, perle, e preziose
+catenelle. I gravi pensieri che occupavano l’animo di Tressiliano non
+gl’impedirono d’avvedersi, come con quel suo abito da viaggio benchè
+elegante, facesse meschina comparsa in mezzo a cotanta pompa, e più il
+trassero in tale considerazione le maraviglie fatte da’ suoi amici,
+e gli sguardi schernitori de’ partigiani del Leicester. Non potevamo
+omettere simile circostanza, quand’anche taluno la riguardasse men
+consentanea al carattere grave che attribuimmo a Tressiliano. Ma però
+questa maggior cura che si dà all’esterno aggiustamento è una specie
+d’amor proprio, di cui neanche l’uomo il più saggio va immune, ed è sì
+connaturale alla specie umana, che non solamente la serba il soldato
+fin quando si cimenta ai rischi d’una morte quasi sicura, ma lo stesso
+colpevole che cammina al supplizio si studia di mostrarsi nel modo men
+disdicevole. Però si evitino le digressioni.
+
+Terminava il crepuscolo vespertino della giornata estiva de’ 9 luglio
+1575, che tutti aspettavano ancora con grande ansietà l’arrivo della
+Regina. Ogni istante ingrossava la folla già da molte ore adunatasi.
+Un’abbondante distribuzione di reficiamenti e di bue arrostito, e
+le botti d’_ala_ congegnate con pertiche in diversi punti della
+strada, mantenevano nel popolo la gaiezza, e la sua affezione in
+ver la Regina e il favorito della Regina, affezione che sarebbesi
+del certo affievolita, se la molestia del digiuno si fosse aggiunta
+all’impazienza di un lungo aspettare.
+
+Così a quella turba non parve lungo un tempo trascorso fra popolari
+trastulli, e schiamazzi, e risa, e triviali scherzi, che gli uni agli
+altri mutuamente si indirigevano.
+
+Di tal genere era l’agitazion che vedeasi nello spianato vicino al
+castello, e principalmente presso la porta del parco, ove il popolo
+più numeroso assembrossi; allor quando vistosi d’improvviso brillar un
+razzo nell’atmosfera, si fece ad un tempo udire per tutta l’estensione
+della pianura il suono della campana maggiore del castello.
+
+Cessarono in quest’istante le grida, cui succedè il sordo mormorio
+dell’aspettazione, onde non altra cosa ascoltavasi, che un confuso
+ronzio di migliaia d’uomini che parlavano sotto voce, e per valermi
+d’una frase bizzarra, il bisbigliar lieve d’una moltitudine immensa.
+
+«Giungono adesso, non v’è dubbio, disse Raleigh. Tressiliano, questo
+suono ha un non so che di maestoso. Noi di qui l’ascoltiamo, siccome
+naviganti, che dopo un lungo viaggio, odono in lontananza il flutto che
+si rompe urtando in qualche incognita spiaggia.»
+
+«Secondo me, rispose il Blount, questo rumore ha molta simiglianza col
+muggito che fan le mie vacche nel ricinto di Wittens-Westlowe.»
+
+«Adesso, per Dio! sta pascolando, disse Raleigh a Tressiliano, e non
+gli passano per la mente che buoi e praterie. Di fatto ei non val
+meglio de’ suoi armenti cornuti, nè diventa uomo che quando gli si
+parla di sangue o di morte.»
+
+«Bada, soggiunse Tressiliano, ch’egli sull’istante non te ne dia prova,
+se non la finisci colle tue spiritose bizzarrie.»
+
+«Eh! non ci penso neanche, rispose Raleigh. Ma tu pure, mio
+Tressiliano, sei divenuto un barbagianni, lo sai! Tu non voli più che
+di notte tempo. Tu cambiasti i tuoi canti in lugubri lamentazioni, e la
+buona compagnia in un buco di muro.»
+
+«E tu! che specie d’animale sei tu, o Raleigh, che corri tanto nel
+giudicare i tuoi simili?» disse allor Tressiliano.
+
+«Io! io sono un’aquila che non mi abbasserò mai fino a terra,
+sintantochè vi sia un cielo verso cui indirigere il volo, finchè vi
+sarà un sole ove fisare il mio sguardo.»
+
+«Bella millanteria! per san Barnaba! entrò in campo il Blount.
+Ma, caro il mio signor _dall’aquila_, guardatevi dalla gabbia, e
+dall’uccellatore. Ho visto altri uccelli volar alto quanto il vorreste
+voi; poi gli ho visti dopo, molto leggiadramente impagliati far da
+spavento agli altri uccelli loro compagni. Ma zitti. Da che deriva
+questo improvviso silenzio?»
+
+«È il corteggio, disse Raleigh, che si ferma alla porta del parco,
+ove una sibilla, una di queste _fatidicae_, parla colla Regina e ne
+trae l’oroscopo. Ne ho veduti i versi che non hanno gran vezzo. Poi
+sua Maestà è stanca di poesie. Ella stessa in tempo che il cancelliere
+di Ford-Mell l’arringava, mi disse all’orecchio, che era _pertaesa
+barbarae loquelae_.»
+
+«La Regina parlargli all’orecchio! meditò subito il Blount. Come finirà
+mai questa faccenda?»
+
+Ma tali sue considerazioni vennero interrotte dai romorosi applausi
+della moltitudine, che da ogni eco venivano rimandati due miglia
+all’intorno. I gruppi situati a mano a mano ne’ luoghi d’onde passava
+Sua Maestà, mettevano plaudenti grida, che da un gruppo all’altro
+si comunicavano fino al castello, onde finalmente quelli ch’eran di
+dentro n’ebber gli annunzi, e quando la Regina aveva oltrepassato la
+porta del parco, e quando fu entrata in Kenilworth. Allora si fece
+udire la musica del castello, e il romor del cannone si mescolò a quel
+delle scariche degli archibusi. Pur questo fracasso di tamburi, di
+trombe e di spari di cannone discernevasi appena, tanto forti erano le
+acclamazioni ognor crescenti di tutta quella popolazione.
+
+Allorchè lo strepito cominciò a sminuire, si fece vedere alla porta
+del castello un vivacissimo splendore, che si distendeva ed ingrandiva
+col suo avvicinarsi. Tale splendore avanzavasi, tenendo il sentiero
+del viale che guidava alla torre della _Galleria_, e venendo per mezzo
+alle file della gente del Conte. Tantosto da entrambi i lati di quelle
+file medesime s’alzò un grido: la Regina! la Regina! silenzio! Di fatto
+giugnea Elisabetta, preceduta da dugento suoi cavalieri, che portavano
+torcie di legno resinoso, il cui chiarore, pari a quello del giorno,
+splendea su tutto il corteggio, in mezzo al quale stavasi la Regina
+vestita nella massima pompa, e raggiante tutta di gemme. Saliva ella un
+bianco destriero, unendo dignità e grazie in condurlo, talchè in quel
+portamento nobile e maestoso ben ravvisavasi l’augusta discendente di
+cento monarchi.
+
+Le dame d’onore che seguivano sua Maestà non trascurarono certamente
+nel loro ornarsi nessuna cosa di quante si voleano a sostenere il
+lustro di un sì brillante corteggio. Tutte queste costellazioni
+secondarie erano degne del glorioso astro che circondavano. La pompa,
+onde cresceano spicco all’avvenenza di loro forme, stavasi bensì ne’
+limiti d’un ritegno che le facea riguardose di non parer gareggianti
+col maggior astro, ma tale sempre si mantenea, onde si scorgesse essere
+elleno il fiore d’un regno tanto rinomato pe’ suoi fasti e per la
+leggiadria delle sue abitatrici. La magnificenza dei cortigiani, non
+frenata da prudenziali considerazioni andava oltre ogni limite.
+
+Il Leicester, tutto splendente d’oro e di preziosi ricami, veniva a
+cavallo alla diritta della Regina, onore che gli si addicea e come
+ospite di lei, e come grande scudiere. Era il destriero uno de’ più
+famosi corridori di tutta l’Europa, ed un’insigne somma avea spesa
+il Conte per procacciarselo, e farsene merito in tale circostanza.
+Questo nobile animale mostrandosi impaziente del lento marciare di
+quel corteggio, ritondava con grazia il maestoso collo, e rodea in
+leggiadra guisa l’argenteo morso che lo frenava. Ne uscia dalla
+bocca la spuma, e cadea come fiocchi di neve in su le belle sue
+membra. Degno il cavaliere del proprio grado, e di salire sì nobil
+corsiero, non eravi alcuno in Inghilterra, nè forse in Europa, che gli
+potesse contender la palma o nell’arte di guidare un cavallo, o in
+tutt’altr’arte cavalleresca. Col capo scoperto, siccome ognuno di quel
+corteggio, il lume delle torce rischiarava e le prolungate anella della
+sua nera capigliatura, e quel dignitoso volto, ove il censore anche
+il più severo non avrebbe potuto notare altro difetto, che un’altezza
+di fronte, soverchia anzichè no. In questa sera tanto memorabile,
+dipigneasi nei suoi lineamenti la tenera sollecitudine di un suddito
+compreso d’alta gratitudine per l’onore compartitogli dal Monarca, ma
+che ad un tempo va orgoglioso d’esserne meritevole.
+
+Ciò nondimeno, comunque gli raggiasse la gioia sul viso, alcuni del suo
+seguito credettero accorgersi d’una pallidezza più che ordinaria in
+quel volto, e gli uni agli altri si manifestarono la tema, che le molte
+cure e fatiche cagionate a lui da un tal giorno non ne pregiudicassero
+la salute.
+
+Varney seguiva da vicino, siccome primo scudiere, il padrone portando
+un berrettone di velluto nero ornato d’un fibbiaglio di diamanti, e
+sormontato da bianco pennacchio. Egli tenea gli occhi costantemente
+fisi sul Conte, siccome colui che per motivi non ignoti al certo ai
+nostri leggitori, dovea fra tutti i numerosi servi del Leicester
+augurargli più ardentemente e forza e risoluzione nel sostenere
+i travagli di un giorno per lui sì penoso. Comunque il Varney
+appartenesse a quel picciolo numero di scellerati, che giunti a
+spegnere i rimorsi passano dall’ateismo a tale indifferenza, onde
+i loro animi si chiudono ad ogni nobile affetto, e si fanno simili
+ad agonizzanti assonnati dall’oppio, egli sapea nondimeno vivere
+fortissima nel cuore del suo padrone questa fiamma inestinguibile del
+sentimento morale, e che in mezzo anche a tante pompe e magnificenze
+lo martoriava il rimorso, verme roditore che mai non muore. Nondimeno
+l’astuto scudiere si confortava in pensando, che il Leicester era
+giunto a persuadersi di quanto gli avea egli detto sulla leggiera
+infermità cui soggiacea la Contessa, scusa validissima a dispensarla
+dal comparire innanzi alla Regina, e s’immaginò quindi che in tal
+momento ogn’altro affetto avrebbe ceduto all’ambizione, potentissima
+nello spirito del Conte, e che per ciò non si sarebbe egli mai tradito
+col lasciar trapelare sensi di debolezza.
+
+I cavalieri del corteggio della Regina erano quelli fra gli ospiti del
+viril sesso che maggiormente attraessero a sè gli sguardi d’ognuno.
+Appartenevano tai gentiluomini alla nobiltà la più illustre di que’
+tempi, e lo sfarzo onde pompeggiavano toglieva ai circostanti ogni
+vaghezza d’osservar quelli che venivano dopo di loro.
+
+Era giunto il momento che quella insigne schiera facesse mostra di
+sè al gigante custode della porta. Ma questo grande baggeo stavasi
+in tanta agitazione, ed in oltre una brocca d’_ala_ ch’ei trangugiò
+credendo rinfrancar la memoria, produsse effetto sì contrario in quel
+povero suo cervello ch’ei poteva appena respirare standosi adagiato,
+nel suo sedile di pietra. La Regina, cred’io, sarebbe passata senza che
+ei si movesse da quella positura, se il suggeritore Flibbertigibbet,
+che stavasi dietro lui in vedetta, non gli avesse conficcata la punta
+d’uno spillone nelle sue larghe spalle.
+
+Costui mandò un grido, per vero dire fuor di concerto in quella parte
+che ei dovea sostenere, poi alzatosi incominciò a girare a destra e
+sinistra la sua mazza ferrata, e simile ad un cavallo che dopo avere
+ricevuto un colpo di frusta, precipita in sua carriera e aggiugne
+in un sol tratto la meta, così egli recitò d’un fiato la sua tirata
+coll’aiuto sempre del suggeritore. Ella era la seguente; e il leggitore
+comprenderà, senza fatica, che i primi versi di essa s’indirigevano
+alla folla, il rimanente ad Elisabetta, al cui avvicinarsi il gigante,
+quasi colpito da un’apparizione, abbandonava ogni insegna della propria
+carica, cedendo il luogo alla Dea della notte, e al corteggio della
+medesima.
+
+ Che bordello! è qui l’inferno?
+ O un guardian son’io di paglia?
+ Che si vuol? Fuori, o canaglia,
+ O le membra vi squinterno.
+ Però adagio! il guardo mio
+ Chi abbarbaglia oltre il costume?
+ È una donna, o fora un nume?
+ Addio, mazza, chiavi addio.
+ Gran Reina, cui d’appresso
+ Va il contento, io t’offro omaggio.
+ Al mirarti chi ha coraggio
+ Di contenderti l’ingresso?
+
+Elisabetta accolse con molta grazia l’omaggio di questo Ercole moderno,
+e avendogli fatto col capo tal cenno, che grata ne l’indicava,
+attraversò la torre datagli prima in guardia, da’ cui merli udivasi una
+musica guerresca. Tal musica ripetuta da altri sonatori collocati su
+diversi punti di que’ baloardi, e prolungata dai vari ripercotimenti
+dell’eco, dilatò cotanto quell’armonia che parea omai venisse da tutte
+le bande.
+
+Al suono di tal musica deliziosa la regina Elisabetta attraversò il
+ponte che tenea tutto lo spazio compreso fra la torre della _Galleria_,
+e l’altra di _Mortimero_. Innumerabili torcie poste alle impalizzate,
+spargevano un chiarore vivace siccome quello del giorno. La maggior
+parte di quei gentiluomini, scesi a terra, mandarono i loro cavalli al
+villaggio di Kenilworth, per seguire a piedi la Regina; come il faceano
+gli altri ch’erano stati scelti per riceverla nella galleria.
+
+In quel tempo Raleigh volse alcune parole a Tressiliano, come per più
+riprese avea fatto in fino allora, nè poco stupore destarono in lui le
+risposte vaghe ed insignificanti che ne ricevea. E tal circostanza,
+e quelle dell’appartamento abbandonato, e simile comparsa in abito
+da viaggio che non potea far di meno di non ferire gli occhi della
+Regina, e molt’altri sintomi osservati in Tressiliano, trassero Raleigh
+a dubitare che non fosse accaduto qualche istantaneo sconcerto nella
+mente di questo Cornovagliese.
+
+Giunta appena la Regina sul ponte, altro nuovo spettacolo le si
+offerse alla vista. Fin d’allora che i suoni musicali annunziarono
+per ogni dove la sua presenza, si vide movere una grande zattera, che
+rassembrava ad isola galleggiante illuminata da molte torcie, e cinta
+di macchine intese a rappresentare i cavalli marini, su de’ quali si
+posavano i Tritoni, le Nereidi, e le altre divinità de’ fiumi e del
+mare. Tale isola si avanzò lentamente fino alla vicinanza del ponte.
+
+Scorgevasi sovr’essa un’avvenente donna, vestita d’un mantello di seta
+azzurra, annodato alla persona da un cinto, che presentava misteriose
+cifre improntate, come il Filottero degl’Israeliti. Nuda le mani e
+i piedi, smaniglie d’oro ne ornavano le braccia e l’estremità della
+gamba. In mezzo a lunghe trecce di neri capelli stavale una corona
+di vischio finto, e portava in mano un bastone d’avorio guernito
+d’argento. La seguivano due ninfe vestite al pari di lei d’un abito
+antico e simbolico.
+
+Il tempo venne calcolato sì al giusto, che la signora dell’isola
+galleggiante era con entrambe le sue seguaci alla torre, quando vi
+giugnea Elisabetta. Allora questa abitatrice dell’acque con elegante
+parlamento si annunziò per la famosa donna del Lago, rinomata nelle
+storie del re Arturo, e celebre per avere protetta la giovinezza del
+formidabile Lancilotto, e per avere coi pregi di sua beltà trionfato
+della saggezza e degl’incanti del poderoso Merlino. Da quel tempo non
+avea giammai abbandonato i cristalli cui dominava, comunque illustri
+personaggi avessero a mano a mano tenuto il castello di Kenilworth. Nè
+i Sassoni, nè i Danesi, nè i Normanni, nè i Samolowi, non i Clinton,
+non i Monfort, non i Mortimeri, non i Plantageneti, benchè grandi ne
+fossero la magnificenza e la gloria, aveano potuto indurla ad uscir
+fuor dell’alghe del suo palagio. Ma appena un nome più di questi famoso
+risonò al suo orecchio, divenne ansiosa d’offerire omaggio d’obbedienza
+all’Inglese eroina, e d’invitarla a quelle feste, di cui sarebbero
+stati teatro il castello e i dintorni, il lago e le rive.
+
+La Regina che accolse gratamente tale salutazione, le rispose
+sorridendo: «Noi avevamo creduto fin qui che il lago facesse parte de’
+nostri dominii, ma poichè una donna tanto celebre a sè lo richiama, ci
+sarà gradevole a miglior tempo di metterci in corrispondenza secolei
+onde regolare i comuni nostri interessi».
+
+Ottenuta ch’ebbe sì cortese risposta, la donna del Lago scomparve;
+e Arione che entrava fra le marine divinità si fece vedere sul suo
+delfino. Ma il Lambourne, che si era assunta questa parte dopo avere
+discacciato Wayland, intirizzito dal freddo in un elemento tutt’altro a
+lui che aggradevole, nè sapendo a memoria la propria parte, nè avendo,
+come il guardiano della torre della _Galleria_ un Flibbertigibbet
+che gliela suggerisse, si volse all’unico soccorso che l’impudenza
+fornivagli; e gettata da sè la maschera si diede a giurare ch’egli
+non era nè _Arione_, nè _Orione_ quale che dei due nomi si fosse il
+vero, ma bensì l’onesto Michele Lambourne, che dalla mattina alla sera
+non avea fatto che bere ad onore di sua Maestà, e condotto erasi a
+Kenilworth unicamente per aggiugnere le sue congratulazioni a quelle
+degli altri sopra un arrivo sì desiato.
+
+Tale buffoneria improvvisata ebbe più favorevole effetto d’un preparato
+discorso. La Regina ne rise di tutto cuore, e col suo usato giuramento
+affermò essere questa la migliore fra le arringhe da lei ascoltate in
+quel giorno. Il Lambourne accortosi che l’espediente cui si tenne avea
+incontrato fortuna, saltò subito a terra, dando un calcio alla sua
+marina cavalcatura e facendo voto di non intricarsi mai più co’ pesci,
+se ciò non era attorno d’una tavola ben imbandita.
+
+Intantochè la Regina entrava nel castello, fu tratto quel memorabile
+fuoco d’artifizio, nella cui descrizione si adoperò sì fortemente
+l’eloquenza del maestro Laneham, personaggio che dianzi demmo a
+conoscere ai leggitori.
+
+_Tali erano_, son questi i termini propri del donzello della camera del
+Consiglio, _il chiarore de’ razzi, lo spicco delle stelle splendenti, i
+lampi de’ fuochi artifiziali, lo strepito del cannone, che ne rimbombò
+il Cielo, commosse ne furono l’acque, e crollò la terra, e quanto a me
+comunque io sia uomo coraggioso, non mi presi mai tanta paura in mia
+vita_[12].
+
+
+ _Fine del terzo volume._
+
+
+
+
+NOTE:
+
+
+[1] Personaggio di merciaio in una commedia del Shakespeare.
+
+[2] La Contessa fa qui un giuoco di parole, che necessariamente nella
+traduzione non può avere egual grazia come nell’origliale Inglese ove
+dipende dalla voce _to pare_, che corrisponde egualmente ad _avere
+riguardi_ e ad _usare sudicia economia_.
+
+[3] _Nugæ antiquæ_, Vol. I, pag. 355.
+
+[4] L’obbligo di fedel traduttore m’impedisce di dare e a questa parte
+di romanzo, e ad alcun’altre dello stesso genere che vengono dopo,
+quelle tinte che pur a mio avviso, non sarebbero state inopportune
+per indicare quel senso di molestia, da cui esser dee compreso
+gentil narratore, e da cui sarà stato, anche non assai fortemente
+esprimendolo, compreso l’autore di _Kenilworth_, comunque tratto
+dalla necessità della sua orditura, ed in parte da storica verità, a
+raccontare delitti or meditati, or eseguiti col riso sul labbro.
+
+[5] È superfluo l’avvertire, che tai cose sono poste sul labbro d’un
+ipocrita scellerato; è noto per altra parte che l’autore del romanzo è
+protestante.
+
+[6] Ci riportiamo sempre alla nota precedente.
+
+[7] Ospitale dei pazzi a Londra.
+
+[8] Eroina d’un racconto del Chaucer, rimodernato da Pope.
+
+[9] Giova qui il far presente, che in Inghilterra il pudor delle frasi
+fra le persone educate, principalmente se appartengono al gentil sesso,
+è spinto sì oltre, che sovente nelle buone società conviene adoperar
+molto studio per trovarne di adatte a far intendere cose che sol di
+lontano risveglino le idee di quanto le leggi della modestia vogliono
+espresso velatamente.
+
+[10] Vedi notizie istoriche di Kenilworth, Tom. I. Pag. 7.
+
+[11] Nome che i Cabalisti danno ai pretesi genii elementari dell’aria.
+
+[12] Vedi il racconto lasciatone dal Laneham sul soggiorno
+ch’Elisabetta d’Inghilterra ebbe a Kenilworth nell’anno 1575, storia
+dilettevole scritta dal più stolido fra tutti gli autori. Rarissimo ne
+è l’originale, quantunque se ne sieno fatte due edizioni.
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici.
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 79031 ***
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+ <title>Kenilworth, vol. 3 | Project Gutenberg</title>
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+<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 79031 ***</div>
+
+
+<div class="booktitle">
+<h1>
+KENILWORTH
+<span class="smaller">TOMO TERZO.</span>
+</h1>
+</div>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="titlepage">
+<p class="main-t">
+KENILWORTH
+</p>
+
+<p class="pad2 x-small">
+DI
+</p>
+
+<p class="pad1 x-large">
+WALTER SCOTT
+</p>
+
+<p class="pad2 small">
+VOLGARIZZATO
+</p>
+
+<p class="pad1 small">
+DAL</p>
+
+<p>
+<i>Professore</i> <span class="large">Gaetano Barbieri</span>.
+</p>
+
+<div class="poem-container">
+<div class="poem inl"><div class="stanza">
+<p class="i01">»E beltade e virtù, congiunte al paro</p>
+<p class="i01">»L’eccelsa figlia di Tudor fregiaro;</p>
+<p class="i01">»Tremi chi nanti a noi con felli accenti</p>
+<p class="i01">»L’augusto nome lacerar s’attenti</p>
+<p class="i12"> <span class="smcap">Il Critico</span>.</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<p>
+TOMO TERZO.
+</p>
+
+<p class="pad2">
+<span class="large g">NAPOLI</span>,<br>
+<span class="smcap">Presso R. MAROTTA e VANSPANDOCH.</span><br>
+1825.
+</p>
+</div>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
+</p>
+
+<p class="title">
+KENILWORTH.
+</p>
+
+<h2 class="nosp">CAPITOLO PRIMO.</h2>
+</div>
+
+<div class="poem-container">
+<div class="poem inl"><div class="stanza">
+<p class="i01">S’avvicina il momento: è giunto: or tocchi</p>
+<p class="i01">Di tua carriera la gran meta. Gli astri,</p>
+<p class="i01">Che parteggiar per te, vinsero: amico</p>
+<p class="i01">D’ogni Pianeta t’è l’influsso: ognuno</p>
+<p class="i01">Co’ segni suoi giunto il gran dì t’addita.</p>
+<p class="i12"> <i>Schiller.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<p>
+Pervenuta era al suo termine una sì rilevante
+ad un tempo e penosa giornata. Il
+navilio del Leicester, dopo avere sofferto
+più d’una burrasca, e urtato in più d’uno
+scoglio, entrò nondimeno in porto a bandiera
+spiegata, allor quando quest’uomo
+straordinario, raggiunte le soglie della propria
+abitazione, si trovò estenuato, siccome
+appunto un nocchiero al cessare della
+tempesta. Non profferì egli una parola in
+tutto il tempo speso dal Ciamberlano nel
+cambiare il ricco mantello da Corte in
+una veste da camera foderata di pelliccia;
+<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
+ed allorchè questo uficiale gli annunziò,
+che Varney desiderava parlare a sua Signoria,
+rispose solamente collo scuotere
+il capo, come uomo dominato da mal
+umore. Varney entrò ciò nonostante, interpretando
+un tal segno come una tacita
+permissione; onde il Ciamberlano si
+ritirò.
+</p>
+
+<p>
+Il Conte, che teneva appoggiata sulla
+propria mano la testa, ed il gomito sul tavolino
+che gli stava a fianco, rimase silenzioso
+ed immobile in quella positura,
+come quasi non s’accorgesse dell’arrivo
+o della presenza del suo confidente. Il Varney
+studioso d’indagare in quale stato
+d’animo si trovasse un uomo che in quel
+giorno medesimo avea ricevute sì moltiplicate
+e variate impressioni, e tutte violente,
+aspettava che il Conte aprisse egli
+stesso il discorso. Ma questo aspettare fu
+indarno, e fermo l’altro nel tacersi, con
+tai detti il confidente ruppe il silenzio
+scambievole.
+</p>
+
+<p>
+«Poss’io congratularmi colla Signoria
+vostra della ben meritata prevalenza che
+ella ottenne in tal giorno sul più terribile
+de’ suoi rivali?»
+</p>
+
+<p>
+Sollevò il capo Leicester, e mestamente,
+ma senza sdegno, rispose: «Tu, Varney,
+che colla tua mente, vaga soltanto di correre
+le vie tortuose, mi traesti in tale labirinto
+<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
+di bassi artifizi, puoi giudicare s’io
+abbia, e quai motivi io m’abbia, per congratularmi
+con me medesimo.»
+</p>
+
+<p>
+«E che? mi biasimereste forse, o signore,
+perchè al primo scoglio che ci si
+presentò, non fui primo a tradire un segreto,
+da cui dipende la vostra sorte, e
+che tante fiate e con sì premurose istanze
+raccomandaste alla mia prudenza? La
+Signoria vostra era presente. Quando che
+vi fosse piaciuto, non era forse in arbitrio
+vostro il contraddirmi, e perder voi
+stesso, confessando la verità? Ma non certamente
+si apparteneva ad un vostro fedel
+servo lo svelarla senza che gliene deste un
+comando.»
+</p>
+
+<p>
+«Non posso negarlo, o Varney (disse il
+Conte che indi si levò, fattosi a traversare
+con lunghi passi la stanza). La mia ambizione
+fu quella che tradì il mio amore.»
+</p>
+
+<p>
+«Dite piuttosto, o signore, che l’amore
+tradì sul più bello i disegni del vostro
+innalzamento, chiudendovi il cammino ad
+un avvenire colmo di possanza e di onori,
+a quella sorte brillante, che l’Universo non
+può offerire fuorchè a voi solo. Premuroso
+di assicurare alla mia rispettabile padrona
+il titolo di Contessa, perdeste l’occasione
+di divenir voi medesimo...»
+</p>
+
+<p>
+Qui troncò a se stesso il proprio dire
+<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
+Varney, come se un concentrato rammarico
+gli avesse impedito il continuare.
+</p>
+
+<p>
+«Di divenir io medesimo?.... qual
+cosa? (gli chiese finalmente il Leicester).
+Parla chiaro, o Varney.»
+</p>
+
+<p>
+«Di divenire voi medesimo re, e quel
+che più monta, re d’Inghilterra. Nè col
+parlare in tal guisa offendo io del certo
+la Regina. Poteva egli accadere altrimenti,
+tostochè cedendo al voto generale dei
+suoi sudditi, fosse venuta all’istante, non
+forse lontano, di scegliersi uno sposo in
+cui si unissero nobiltà, avvenenza e valore?»
+</p>
+
+<p>
+«Tu sei pazzo, o Varney, rispose il
+Leicester. Per altra parte, a’ dì nostri non
+abbiam forse veduto bastanti cose per far
+abborrire a qualunque uomo una corona
+nuziale tolta dal grembo della sua donna?
+Hai forse dimenticato quello che accadde
+in Iscozia a Darnley?»
+</p>
+
+<p>
+«Darnley! disse il confidente. Signore,
+e che mi parlate voi di quello sciocco,
+di quell’imbecille, di quel giumento sellato
+a tre basti, che si lasciò lanciare in
+aria come un razzo tratto in giorno di
+festa? Se la Stuarda avesse avuta la sorte
+di sposarsi a quel nobile Conte, che parve
+un dì chiamato dal destino a dividere
+il soglio con lei, le cose avrebbero preso
+assai diverso andamento. Ella non sarebbesi
+<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
+in allora dimenticati i riguardi dovuti
+ad un tale sposo, e voi avreste trovato
+in essa una moglie docile ed affezionata,
+quanto possa vantarla un gentiluomo
+di villaggio, avvezzo a vedere la
+propria compagna, che ne segue cavalcando
+i cani da caccia, o gli tiene la briglia
+del cavallo, mentre egli sta per salirvi.»
+</p>
+
+<p>
+«Poteva forse accader quanto dici, o
+Varney (replicò il Leicester, e tosto un
+lieve sorriso d’amor proprio soddisfatto ne
+schiarì la fronte in pria nuvolosa). Enrico
+Darnley conosceva poco le donne. Tutto
+altr’uomo più pratico di questo sesso,
+avrebbe facilmente mantenuta la dignità
+virile al cospetto della Scozzese. Ma non
+può dirsi altrettanto per chi avesse che fare
+con Elisabetta. Credo che Dio nel darle un
+cuore di femmina, le compartì ad un tempo
+un cervello maschile per frenare questo
+cuore. Oh! la conosco troppo. Ella accetta
+bensì pegni d’amore, e contraccambia di
+egual prezzo i propri adoratori; ben collocherà
+nel proprio seno le amorose poesie
+che le si offrono, ed altre ne saprà pur anche
+rispondere, e condurre le galanti corrispondenze
+fino al termine che divengano
+un mutuo cambio di affetti, ma <i>nil ultra</i>
+ove trattisi di tutto quanto può lusingare
+un uomo ambizioso. Costei non abbandonerebbe
+<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
+un <i>iota</i> del suo potere supremo
+per l’intero alfabeto dell’amore e dell’imeneo.»
+</p>
+
+<p>
+«Tanto meglio per voi, o signore,
+disse il Varney, tanto meglio per voi,
+intendo, se tale, come supponete, fosse la
+mente della Regina da non poter voi aspirare
+al titolo di suo sposo. Ne siete però
+il favorito, e vi conserverete tale sintantochè
+la signora del castello di Cumnor
+rimarrà nel buio che la nasconde a tutti
+gli sguardi.»
+</p>
+
+<p>
+«Povera Amy! (disse il Leicester mandando
+un profondo sospiro). Ella che brama
+sì ardentemente, di essere riconosciuta
+alla presenza di Dio e degli uomini!»
+</p>
+
+<p>
+«So bene che ella lo brama, rispose
+Varney, ma è egli ragionevole un tal desiderio,
+o Signore? I suoi scrupoli religiosi
+non sono al fine soddisfatti? Essa è
+già sposa legittima, onorata ed amata siccome
+tale; gode della società del marito
+ogni qualvolta egli può esimersi da indispensabili
+doveri. Che può ella dunque bramare
+di più? A me sembra che una persona
+affettuosa e d’indole tanto soave,
+com’ella si mostra, piuttostochè menomare
+in alcun modo gli onori e la futura
+grandezza del suo sposo col volere immaturamente
+dividerne le prerogative, dovrebbe
+acconsentire a condurre anche tutta
+<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
+la vita nella oscurità in cui trovasi presentemente;
+oscurità, che ben calcolando
+tutte le cose, non è da posporsi all’ingrata
+vita cui si vedea costretta nel miserabile
+castello di Lidcote.»
+</p>
+
+<p>
+«Avvi, nol nego, qualche cosa di vero
+in quanto dici, o Varney, e vedrei tutto
+perduto se Amy comparisse alla Corte.
+Però, come impedire ch’ella si presenti a
+Kenilworth? Elisabetta non dimenticherà
+gli ordini dati a tale proposito.»
+</p>
+
+<p>
+«Lasciatemi dormir sopra a questa difficoltà,
+disse Varney. Non posso così su
+due piedi aver formata tutta la pianta di
+un disegno che mi sta or nella mente,
+e che concilierebbe i vantaggi di soddisfar
+la Regina, di non offendere la mia padrona,
+e di lasciare questo fatale segreto sepolto
+nel buio in che ora trovasi avvolto. Vostra
+Signoria ha altri ordini da darmi per questa
+sera?»
+</p>
+
+<p>
+«Bramo essere solo, rispose Leicester;
+lasciatemi; mettete su quel tavolino la mia
+cassetta d’acciaio, e state pronto a ricevere
+gli ordini che dovessi darvi.»
+</p>
+
+<p>
+Non appena si fu ritirato Varney, il
+Conte aperse la finestra del proprio appartamento,
+e dopo avere trascorso lungo
+tempo a contemplare le stelle che in brillantissimi
+gruppi ornavano una delle più
+belle fra le notti ancor vedutesi in quella
+<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
+state, lasciò sfuggirsi tai detti senza avvedersene.
+</p>
+
+<p>
+«No: mai non ebbi tanto d’uopo delle
+costellazioni del Cielo: troppo oscuro e
+intralciato è il mio cammino su questa
+terra.»
+</p>
+
+<p>
+È noto che in tal secolo si avea grande
+fiducia nelle vane predizioni dell’astrologia
+giudiciaria; ed il Leicester, benchè generalmente
+immune da tutte l’altre superstizioni,
+non era superiore sotto questo
+aspetto al secolo in cui vivea. Che anzi
+niuno potè starsi dal por mente all’incoraggiamento
+da lui dato ai professori di
+tale pretesa scienza. Nè per vero dire è
+cosa maravigliosa, che il desiderio di
+conoscere l’avvenire, sì comune agli uomini
+d’ogni paese, domini con assai più
+grande forza sopra coloro, la cui vita si
+passa fra gli avvolgimenti e le cabale della
+Corte.
+</p>
+
+<p>
+Dopo avere il Leicester adoperata tutta
+l’attenzione per iscoprire se mai la sua
+cassetta d’acciaio fosse stata aperta, e se la
+serratura trovavasi tuttavia nello stato in
+cui egli l’aveva lasciata, v’introdusse la
+chiave. Indi ne trasse una certa quantità
+di monete d’oro contenute entro una borsa
+di seta, poi una pergamena, sulla quale
+erano dipinti i segni planetarii, e le linee
+e le cifre numeriche, di cui si valgono i
+<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
+facitori d’oroscopi. Dopo avere contemplati
+minutamente questi mistici indizi, levò
+dalla cassetta medesima una larga chiave,
+poi sollevando la tappezzeria, l’adattò alla
+serratura di una piccola porta nascosta in
+un angolo della stanza, e che metteva ad
+una scalinata fatta entro la grossezza del
+muro.
+</p>
+
+<p>
+«Alasco, (disse il Conte alzando la voce,
+ma in tal guisa che lo udisse soltanto
+l’abitante della torricella cui conducea
+quella scala). Alasco! ripetè egli, discendi.»
+</p>
+
+<p>
+«Vengo, signore,» rispose una voce
+dall’alto della torre, e il camminar lento
+d’un vecchio faceasi udire lungo quella
+scaletta a lumaca; finalmente Alasco comparve
+nell’appartamento del Conte. L’astrologo,
+uomo di bassa statura, pareva assai
+attempato: la bianca barba gli scendea
+lungo il suo nero mantello fino alla cintura
+di seta: bianchi ne erano parimente
+i capelli; ma le sopracciglia apparivano
+nere, siccome gli occhi vivaci e scaltriti
+ch’esse adombravano; singolarità, che
+dava un’apparenza affatto straordinaria
+alla fisonomia del vegliardo. Fresca però
+ne era tuttavia la carnagione, colorate le
+guance, e gli occhi che già descrivemmo
+rassembravano quelli d’un sorcio; tanto
+maligno e malauguroso ne era lo sguardo.
+<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
+D’una specie di dignità non andavano
+privi i costui modi, e l’interprete delle
+stelle, comunque rispettoso, sembrava uomo
+assai agiato, e che assumeva persino il
+tuono dell’autorità conversando col primo
+favorito d’Elisabetta.
+</p>
+
+<p>
+«Voi vi eravate ingannato ne’ vostri
+pronostici, o Alasco (disse il Conte dopo
+avergli restituito il saluto). Egli è
+convalescente.»
+</p>
+
+<p>
+«Figlio mio, replicò l’astrologo, permettetemi
+ricordarvi ch’io non mi feci
+mallevadore della sua morte. Tutti i pronostici
+che noi possiamo ottenere dai corpi
+celesti, dalla loro forma, e dalle loro
+congiunzioni, sono sempre soggetti alla influenza
+superiore della Divina possanza.
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">«Astra regunt homines, sed regit astra Deus».</p>
+</div></div>
+
+<p>
+«E a che giovano dunque tutti questi
+vostri misteri?» domandò il Conte.
+</p>
+
+<p>
+«Giovano assai, figlio mio, rispose il
+vecchio, perchè dimostrano il corso naturale
+e probabile degli eventi, benchè questo
+corso sia subordinato ad un più alto
+potere. Così, se la Signoria vostra tornerà
+ad esaminare l’oroscopo ch’ella assoggettò
+all’arte mia, potrà vedere che Saturno
+è nella sesta casa opposta a Marte, che
+questo Pianeta dà addietro nella <i>casa della
+<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
+vita</i>; nè si potea far di meno di non leggere
+in tutto ciò una malattia lunga e pericolosa,
+di cui l’esito sta nelle mani della
+Provvidenza, benchè quest’esito per solito
+sia la morte. Nondimeno, s’io sapessi il
+nome della persona di cui si tratta, potrei
+tirare un altro oroscopo.»
+</p>
+
+<p>
+«Il suo nome è un segreto, disse il
+Conte. Pure sono costretto a confessare,
+che la predizione non si appose in tutto
+al falso. Ei fu infermo, pericolosamente
+infermo, ma non al punto di morire. Hai
+tu novellamente tirato il mio oroscopo,
+siccome te ne diede il comando Varney?
+Sei tu presto a scoprirmi qual cosa
+predicono gli astri sulla mia fortuna avvenire?»
+</p>
+
+<p>
+«La mia arte è tutta per voi, disse
+il vecchio, ed eccovi, figlio mio, la carta
+della vostra fortuna, brillante al pari
+dei fuochi medesimi di que’ sacri segni
+ai quali il nostro destino è soggetto. Questa
+fortuna che vi predico però non andrà
+affatto esente da difficoltà, e da pericoli.»
+</p>
+
+<p>
+«Se fosse altrimenti, ripigliò a dire
+il Conte, io sarei al di sopra d’un mortale.
+Proseguite pure a chiarirmi le cose,
+e persuadetevi di parlare ad uomo
+pronto a tutto quanto i destini gli serbano,
+e risoluto ad operare o a sofferire
+<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
+qual si conviene ad un nobile Inglese.»
+</p>
+
+<p>
+«Quel coraggio che ti fa pronto all’una
+o all’altra delle due prove, dee
+sublimarsi ancor maggiormente, rispose
+il vecchio; le stelle sembrano annunziarti
+un titolo più superbo, un grado più
+fastoso. Tocca a te l’indovinare il senso
+di una tal predizione, e non a me lo
+scoprirlo.»
+</p>
+
+<p>
+«Deh! mel dite, ve ne prego, ve
+lo comando,» dicea il Leicester, e in
+ciò dire si faceano ardenti al par di brage
+i suoi occhi.
+</p>
+
+<p>
+«Nè posso, nè voglio dirlo, replicò
+il vecchio. Lo sdegno de’ principi è eguale
+alla collera del leone. Ma poni
+mente, e giudica di per te stesso. Qui
+Venere, ascendendo nella <i>casa di vita</i>,
+e congiunta col sole, sparge ondate di
+luce, ove lo splendore dell’oro si mescola
+con quel dell’argento, certo presagio
+di potere, di ricchezza, di dignità,
+di tutto quanto alletta l’umana
+ambizione. Quel Cesare sì rinomato ne’ fasti
+dell’antica e potente Roma, non intese
+mai dalla bocca de’ suoi Aruspici un
+avvenire di gloria da paragonarsi con
+quello che, invigorita dalla fecondità di
+un tal testo, potrebbe sfoggiare al figlio
+mio favorito la mia sapienza.»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Tu ti prendi giuoco di me, o vecchio,»
+disse il Conte, maravigliato del
+fervore che l’astrologo poneva in quella
+sua predizione.
+</p>
+
+<p>
+«Forse che questo è momento di scherzi
+per tale che, siccom’io, ha gli occhi
+fisi verso il Cielo, e i piedi sull’orlo
+della tomba?» replicò con solenne tuono
+il vegliardo.
+</p>
+
+<p>
+Il Conte fece due o tre passi nel suo
+appartamento, tenendo le braccia distese,
+e qual uomo che ubbidisse ai cenni
+di un fantasma, che lo eccitasse ad alte
+imprese. Pure nel volgersi addietro sorprese
+l’occhio dell’astrologo immobile sopra
+di lui, ed una maliziosa furberia
+dipingevasi negli sguardi indagatori che
+costui lanciava per traverso a quelle
+nerissime sopracciglia. L’anima altera e
+sospettosa di Leicester prese fuoco tutto
+ad un tratto; si lanciò sopra il vecchio partendosi
+dall’estremità di quel vasto appartamento,
+nè si fermò, che allorquando
+la sua mano distesa fu quasi addosso
+al corpo dell’astrologo.
+</p>
+
+<p>
+«Sciagurato! diss’egli, se per tua disgrazia
+ti fossi avvisato di darmi ad intendere
+chimere, son tale da farti scorticar
+vivo. Confessa che t’hanno pagato
+per ingannarmi, per tradirmi. Confessa
+<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
+che sei un impostore, e ch’io sono la
+tua vittima, il tuo zimbello.»
+</p>
+
+<p>
+Il vecchio diede alcuni indizi di sbigottimento;
+ma non però maggiore di
+quello, che avrebbero potuto destare perfino
+in chi fosse stato innocente le furie
+subitanee impadronitesi in allora del
+Conte.
+</p>
+
+<p>
+«E che vuol dire una tal violenza,
+o signore?» tosto si fece a dire. «Come
+posso io essermi meritato la vostra collera?»
+</p>
+
+<p>
+«Provami, rispose, tuttavia fuor di
+se medesimo il Conte, provami che non
+ti sei concertato co’ miei nemici.»
+</p>
+
+<p>
+«Signore, rispose il Vecchio con ben
+mentita dignità, voi non potete avere su
+di ciò prova migliore, siccome quella
+che vi sceglieste da voi medesimo. Ho
+trascorse le ultime ventiquattr’ore rinchiuso
+in una torricella, di cui voi solo
+vi riteneste in poter vostro la chiave.
+Ho speso il tempo della notte in contemplando
+con questi miei occhi, pressochè
+spenti, tutti i corpi celesti, e ho
+travagliato nel durare di tutta la giornata
+il mio ingegno a compiere i calcoli
+che nascono dalle combinazioni di tali
+pianeti. Non gustai cibo terrestre. Non
+udii una voce d’uomo soltanto, e ben
+vi è noto che l’udirla m’era impossibile.
+<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
+Pur v’accerto io, che ho passate, vi
+dissi, queste ventiquattr’ore nella solitudine
+e nella meditazione, vi accerto,
+che la vostra stella ha dominato sull’orizzonte;
+onde o il luminoso libro
+de’ cieli ha mentito, o un felice mutamento
+debb’essere oggi accaduto nella
+vostra sorte. Se in tale intervallo, nulla
+occorse per cui la vostra possanza abbia
+acquistato maggiore fermezza, o siasi
+aumentato il favore di cui godete, allora
+del certo non sarò io che un impostore;
+e la divina arte che nacque nella
+pianura della Caldea, non sarà null’altro
+che una bassa furfanteria.»
+</p>
+
+<p>
+«Egli è vero, disse il Leicester, fattosi
+più tranquillo, che tu eri strettamente
+rinchiuso, ed è parimente vero
+quel cambiamento delle cose mie, che
+tu racconti avere letto negli astri.»
+</p>
+
+<p>
+«E perchè dunque, o figlio, mi aggravi
+con tai sospetti? (disse l’astrologo
+prendendo un tuono esortatorio). Le
+intelligenze celestiali mal soffrono una
+tale incredulità, se anche alligna negli
+uomini ad esse i più favoriti.»
+</p>
+
+<p>
+«Chetati, o vecchio, rispose il Leicester,
+io m’ingannai; e sii pago d’aver
+udito da me tal confessione, cui nè
+per bassa condiscendenza, nè per iscusarsi,
+le labbra di Leicester discenderanno
+<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
+più mai, se non è appunto innanzi
+al potere supremo, al quale tutto
+dee prostendersi su questa terra. Ma passiamo
+ora a ciò che mi tiene sollecito l’animo
+in mezzo a queste tue visioni d’un
+avvenire brillante. Tu dicesti esservi ancora
+una parte di prospettiva men lieta.
+La tua scienza può essa istruirmi
+d’onde il pericolo è da temersi, e qual
+sarà lo strumento che lo condurrà sopra
+di me.»
+</p>
+
+<p>
+«Le sole cose che la mia arte mi
+permette soggiugnere in risposta alla vostra
+interrogazione son queste, disse allora
+l’astrologo. Il lato sinistro degli
+astri vi annunzia qualche spiacevole vicissitudine,
+siccome cagionata da un giovine....
+forse un rivale. Ma non iscopersi
+se un tal rivale debba esserlo in
+amore, o nella grazia della Regina. Sola
+particolarità ch’io possa dirvi di più,
+è la seguente: il rivale viene dalla piaggia
+d’occidente.»
+</p>
+
+<p>
+«Dalla piaggia d’occidente! Basta così,
+sclamò tosto il Leicester, perchè da tal
+piaggia appunto vien la tempesta. Le contee
+di Cornovaglia, e di Devon! Raleigh,
+o Tressiliano! È chiaro che gl’indizi
+portano sovr’un di questi. Io debbo
+dunque liberarmi d’entrambi. Saggio
+vecchio, s’io ti feci ingiuria, ne
+<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
+avrai almeno una generosa ricompensa da
+quel medesimo che t’ingiuriò.»
+</p>
+
+<p>
+Detta la qual cosa trasse dal suo scrigno
+che gli stava innanzi una borsa piena
+d’oro. «Eccoti il doppio di quanto
+ti promise Varney. Sii fedele nel custodire
+i miei segreti, ubbidisci alle istruzioni
+che ti verranno date dal mio grande
+scudiere, nè ti dolga di alcuni istanti
+molesti che tu debba per ben servirmi
+trascorrere nel ritiro. Te ne sarà tenuto
+largo conto, non ne temere. Olà!
+Varney, conduci questo rispettabile vecchio
+nel suo appartamento; non lo lasciar
+mancare di nulla; ma soprattutto
+prenditi gran cura ch’ei non abbia corrispondenza
+con chicchessia.»
+</p>
+
+<p>
+Varney, già comparso al primo cenno,
+chinò il capo dopo d’avere uditi questi
+ordini; l’astrologo non si congedò altrimenti
+dal Conte che col baciargli la
+mano; indi seguì il grande scudiere in
+un altro appartamento ove stavano per
+l’indovino preparati vino e reficiamenti.
+</p>
+
+<p>
+Sedutosi costui all’apprestatagli mensa,
+il Varney chiuse colla massima cautela
+due porte, ed esaminò la tappezzeria
+per accertarsi che nessuno fosse ivi a spiare;
+indi sedutosi rimpetto al suo personaggio,
+cominciò in sì fatta guisa ad
+interrogarlo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Intendeste voi i segni che vi feci mentre
+tanta altezza ci disgiugneva l’uno
+dall’altro?»
+</p>
+
+<p>
+«Sì, disse Alasco (tale era il nome
+che in questo luogo si dava il mariuolo)
+ed agli stessi segni mi conformai
+nel tirare il mio oroscopo.»
+</p>
+
+<p>
+«E lo spacciaste senza incontrare difficoltà?»
+</p>
+
+<p>
+«Non vi dirò senza difficoltà, ma lo
+spacciai; nè ho dimenticato di accennare,
+come fu nostra intelligenza, un
+pericolo che potea scaturire dalla rivelazione
+di un segreto, e da un giovine
+venuto dall’Occidente.»
+</p>
+
+<p>
+«I timori in cui si sta il mio padrone,
+e la sua coscienza, ne guarentiscono
+ch’ei crederà vere così l’una come
+l’altra delle predizioni, risoggiunse
+il Varney. Non vidi mai uomo lanciatosi
+nella carriera ch’ei corre, conservare
+con tanta forza i ridicoli suoi
+pregiudizi. Ma non ho già scrupolo nell’ingannarlo,
+poichè si tratta de’ suoi
+vantaggi medesimi. Parliamo ora de’ vostri
+altari, saggio interprete delle stelle,
+perchè io posso dirvi la vostra sorte meglio
+che tutti i pronostici possibili. Sappiate
+dunque che vi è d’uopo il partire
+di qui sull’istante.»
+</p>
+
+<p>
+«Non voglio saperne altro, disse impazientendosi
+<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
+Alasco. Troppe agitazioni
+d’ogni genere ho provate da poco in qua.
+Dopo essere stato per giorni e notti chiuso
+entro il breve ricinto di una torricella,
+voglio godere finalmente della mia
+libertà, e proseguire ne’ miei studii, ben
+più importanti, che nol sono i destini
+di cinquanta uomini di Stato, o di cinquanta
+cortigiani, ch’io paragono volentieri
+a bolle d’aria, le quali si sollevano,
+e scoppiano tosto nell’atmosfera
+di una Corte.»
+</p>
+
+<p>
+«Voi farete come crederete meglio
+(rispose il Varney, con quel riso sardonico
+che una lunga consuetudine avea
+fatto famigliare ai lineamenti del costui
+volto, e che è preso per distintivo dai
+pittori allorchè vogliono dipingere il
+Diavolo). Godete pure della vostra libertà,
+e continuate ne’ vostri studii fintantochè
+i pugnali degli uomini stipendiati
+dal Sussex attraversando il vostro
+mantello, non vi vengano a salutare le
+coste.»
+</p>
+
+<p>
+Impallidì il vecchio a tai detti, ne’
+quali così il Varney continuò.
+</p>
+
+<p>
+«Credete voi ch’egli non abbia offerto
+una ricompensa a chi arresterà il
+malvagio ciarlatano e venditor di veleni
+Demetrio, che fornì certe preziose
+droghe alla cucina di sua Signoria? E
+<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
+che? Impallidite, vecchio amico? Sarebbe
+forse perchè il vostro Alì vede
+qualche disgrazia nella <i>casa di vita</i>?
+Ascoltami: noi ti manderemo in un’antica
+abitazione di campagna che m’appartiene;
+tu menerai ivi la tua vita in
+compagnia d’un buon rusticano, e gli
+trarrai ducati col soccorso della tua alchimia,
+ch’è quanto di buono, cred’io,
+ella sappia fare.»
+</p>
+
+<p>
+«Tu te ne menti, derisore temerario
+quanto scortese (disse Alasco che un
+impotente sdegno fece tutto fremente).
+Non v’è nel mondo chi ignori essermi
+avvicinato alla perfezione più di quanti
+chimici sono sopra la terra; nè fra questi
+se ne trovano sei che mi pareggino
+nel possedere un’approssimazione esatta
+al <i>Grande Arcano</i>.»
+</p>
+
+<p>
+«Via, via, disse interrompendolo
+Varney, a che, in nome del Cielo! far
+meco queste commedie? Forse che non ci
+conosciamo l’un l’altro? Io ti credo sì
+ben innoltrato, sì perfetto ne’ misteri
+della furfanteria, che dopo avere ingannato
+tutto il genere umano, sei giunto
+persino ad ingannar te medesimo; tal
+che senza cessare dal far tuo zimbello
+i tuoi simili, sei divenuto in tal qual
+modo il tuo proprio zimbello. Non fare
+il vergognoso, che non ne hai il motivo.
+<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
+Tu sei erudito. Ecco ch’io ti presento
+un conforto classico:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">«Ne quisquam Aiacem possit superare nisi Aiax.»</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Tu solo potevi ingannar te medesimo
+dopo che riuscisti ad ingannare tutta la
+confraternita dei <i>Rosa-Croce</i>. Niuno giunse
+più di te ad alta meta nel <i>Gran Mistero</i>;
+ma fa che questi miei detti entrino
+bene nel tuo orecchio: Se il veleno
+posto per opera tua nel brodo di
+Sussex avesse avuto effetto più sicuro,
+stimerei un po’ più questa tua chimica
+che tanto porti alle stelle.»
+</p>
+
+<p>
+«Tu sei uno scellerato indurito nella
+colpa, o Varney, rispose Alasco; molte
+persone ardiscono commettere azioni di
+tal natura, ma non hanno poi l’impudenza
+di parlarne.»
+</p>
+
+<p>
+«E molte ne parlano, che non ardirebbero
+di commetterle. Ma non andar
+in collera. Io non voglio attaccar briga
+con te. Povero me se il facessi! Mi crederei
+costretto a vivere per un mese di
+sole uova, onde cavarmi con sicurezza
+la fame. Dimmi dunque tostamente, come
+ti sia fallita la tua arte in un’occasione
+di tanta importanza.»
+</p>
+
+<p>
+«L’oroscopo del conte di Sussex,
+rispose l’Astrologo, annunzia <i>che il segno
+<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
+dell’ascendente essendo in combustione</i>...»
+</p>
+
+<p>
+«Finiscila una volta con queste tue scipitezze.
+Credi forse aver che fare con
+un compare?»
+</p>
+
+<p>
+«Perdonatemi, disse il vecchio, vi
+giuro non conoscere io fuorchè un solo
+rimedio che fosse stato capace di salvare
+la vita al Conte; ma non v’è uomo
+in Inghilterra, che sappia tale antidoto
+eccetto me, e per altra parte gl’ingredienti
+necessari a comporlo, e principalmente
+un d’essi, sono sì rari, che
+è quasi impossibile il procurarseli. Laonde
+mi è forza credere, ch’ei debba solamente
+la propria salvezza ad una costruzione
+di polmoni e di parti vitali più
+robusta che in uom vivente siasi trovata
+giammai.»
+</p>
+
+<p>
+«Ho inteso parlare di un ciarlatano
+che lo ha curato (disse il Varney dopo
+avere pensato un istante); siete voi ben
+sicuro, che nessun altro possegga nell’Inghilterra
+questo prezioso segreto?»
+</p>
+
+<p>
+«Eravi un uomo, disse il dottore,
+una volta mio servo, e che avrebbe potuto
+rubarmi tale tesoro della mia arte,
+siccome me ne rubò due o tre altri; ma
+la mia politica, come v’immaginerete
+bene, non comporta che alcuna persona
+intrusa si frammetta nelle cose del mio
+mestiere. L’uomo di cui vi parlo,
+<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
+non ha più voglia credetelo, di correr
+dietro ai segreti; e tengo per fermo,
+che fu sollevato al Cielo sulle ali di un
+dragone di fuoco.... lasciamolo in pace
+nel luogo che è. Ma passando al ritiro
+ove vorreste confinarmi, avrò io un’officina
+ai miei comandi?»
+</p>
+
+<p>
+«Un intero laboratorio, rispose Varney;
+perchè un reverendo padre abate,
+obbligato a dar luogo al re Enrico ed
+ai suoi partigiani, saranno vent’anni,
+aveva un compiuto apparecchio di cose
+chimiche, che fu costretto lasciare ai
+suoi successori. Là tu potrai sciogliere,
+soffiare, accendere, e moltiplicare, sintantochè
+<i>il dragone verde divenga un’oca
+d’oro</i> o come meglio piacerà esprimersi
+alla spettabile confraternita.»
+</p>
+
+<p>
+«Avete ben ragione signor Varney,
+disse l’alchimista digrignando i denti,
+avete ragione anche quando vi fate beffe
+delle cose le più giuste e le più ragionevoli;
+perchè di fatto quanto or dite
+per solo dileggio potrebbe accadere innanzichè
+c’incontrassimo di bel nuovo.
+Se i dotti i più venerabili degli antichi
+tempi hanno detta la verità; se i più
+saggi de’ nostri giorni l’hanno ricevuta
+qual si dovea; se venni accolto per ogni
+ove, e nella Polonia, e nell’Olanda,
+e sin negli estremi confini della Tartaria
+<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
+siccome un uomo, cui la natura
+fe’ parte de’ più impenetrabili fra suoi
+misteri; se ho acquistati i più segreti
+segni della cabala Giudaica a tal grado
+di perfezione, che le barbe più venerabili
+della sinagoga si terrebbero onorate
+scopando i gradini del tempio per farli
+degni di essere calcati da’ miei piedi; se
+omai non v’è più d’un passo che disgiunga
+i miei lunghi e profondi studii
+da quella immensa massa di luce, per
+cui giugnerò a scoprire la natura che
+veglia sulla cuna di quante ricchissime
+e gloriosissime produzioni vengono dalla
+sua mano; se brevissimo intervallo soltanto
+separa lo stato mio di subordinazione,
+ed il potere supremo, la mia
+povertà, ed un tesoro cotanto immenso,
+che senza questo nobil segreto, non basterebbero
+a pareggiarlo le miniere dell’antico
+e del nuovo Mondo... ditemi,
+ve ne prego, non ho io ragione di consacrare
+la mia vita futura a questa ricerca,
+convinto, che dopo un breve
+tempo, dato pazientemente allo studio,
+m’innalzerò al di sopra d’ogni soggezione
+verso i favoriti, e le loro creature
+che oggidì mi tengono schiavo?»
+</p>
+
+<p>
+«Bravo, bravo, mio buon padre (disse
+il Varney coll’espressione a lui ordinaria
+di causticità e di riso sardonico);
+<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
+ma tutta questa approssimazione
+alla pietra filosofale non trae un solo scudo
+dalla borsa di milord Leicester, e
+molto meno da quella di Riccardo Varney.
+Ci abbisognano servigi terrestri e
+visibili; e poco a noi rileva il sapere
+chi sieno quelli che tu inganni altrove
+colle tue filosofiche ciarlatanerie.»
+</p>
+
+<p>
+«Figlio mio, Varney, disse l’alchimista,
+l’incredulità che ti sta intorno,
+simile a folta nebbia, oscurò l’acuta tua
+vista, e ti fece incapace di conoscere
+quelle cose che sono una pietra di paragone
+per l’uomo dotto, e che nondimeno
+agli occhi di chi cerca umilmente
+la verità presentano una dottrina sì chiara,
+che si può leggerla speditamente.
+Credete voi che l’arte non possegga gl’ingegni,
+onde compiere quelle concozioni,
+che la natura lasciò imperfette nel formare
+i metalli preziosi? Nel modo medesimo,
+col soccorso dell’arte noi terminiamo
+gli altri lavori d’incubazione,
+di cristallizzazione, di fermentazione, e
+tutti quelli, onde vediamo da un uovo
+inanimato sorgere di per se stessa la vita,
+da una lega fangosa scaturire una bevanda
+pura e salutare, e ricevere moto
+la sostanza inerte d’un liquido stagnante.»
+</p>
+
+<p>
+«Ho già inteso parlare di tutto ciò,
+disse Varney, e mi son fatto franco contro
+<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
+la tentazione di questi vostri bei discorsi
+fin quando pagai (sia maledetto,
+allorchè vi penso, io era ben novizio
+in quei giorni) sin quando pagai venti
+buone monete d’oro per impratichirmi
+nel grande <i>magisterium</i>, che la dio
+mercè andò in fumo col mio denaro.
+D’allora in poi che ho pagato sì bene
+il diritto d’essere libero nella mia opinione,
+sfido la chimica, l’astrologia, e
+tutte quante le scienze recondite, lo fossero
+pur anche al par dell’inferno, a
+slegare i cordoni della mia borsa. Non
+dico perciò di sfidare la manna di san
+Nicolò, il cui ministerio mi è necessario.
+Ti sia adunque prima cura il prepararmene
+una certa quantità, appena
+giunto al mio piccolo eremo, ove è d’uopo
+tu vada a confinarti. Dopo di che
+ti do licenza di far quant’oro vorrai.»
+</p>
+
+<p>
+»Non voglio più comporre nè poco
+nè molto di una tale pozione,» disse in
+tuono risoluto l’alchimista.
+</p>
+
+<p>
+«Allora, rispose il grande Scudiere,
+ti farò impiccare per quella che già ne
+hai fatto; e tu vedi che ciò accadendo,
+il tuo segreto è perduto per l’Universo.
+Non cagionare tal danno irreparabile all’umanità,
+mio buon padre; credimi, fa
+di mestieri che tu soggiaccia al tuo destino,
+componendo un’oncia o due di
+<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
+questa droga. Essa in fine non può portar
+pregiudizio che ad un individuo o
+due tutto al più, e così prolunghi la
+tua vita quanto basta per discoprire il
+rimedio universale, che ne dee poi liberare
+da ogni genere di malattia. Ma non
+isgomentire, o tu il più grave, il più
+dotto, il più irrequieto di tutti i matti
+di questa terra. Non mi dicesti tu, che
+la tua droga somministrata in picciola
+dose non può produrre se non se miti
+effetti, e in nessun modo pregiudizievoli
+al corpo umano? Che ne derivano
+soltanto una stanchezza per tutte le membra,
+nausee, avversione fortissima a cambiar
+luogo, finalmente un tale stato dell’animo,
+simile a quello che impedirebbe
+ad un augelletto di volar via, quando
+anche ne fosse aperta la gabbia?»
+</p>
+
+<p>
+«L’ho detto, e nulla avvi di più vero,
+rispose l’alchimista, tale è l’effetto
+ch’essa produce; laonde un uccello che
+ne prendesse nella indicata proporzione
+resterebbe una intera state appollaiato
+nel suo tronco d’albero senza pensare
+nè al cielo azzurro, nè alla verdura della
+foresta per lui sì gradevole, nè lo distorrebbero
+da questa languida immobilità
+o i raggi del sol nascente che colorano
+la volta del firmamento, o il concerto
+mattutino onde fanno risonar le selve i
+suoi pennuti compagni.»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
+</p>
+
+<p>
+«E tutto ciò senza pericolo di vita?»
+soggiunse allora ansiosamente il Varney.
+</p>
+
+<p>
+«Sì, purchè non si oltrepassi la voluta dose,
+e semprechè qualcuno istrutto
+della natura di una tal manna sia presto
+a scandagliare i sintomi ch’essa produce,
+ed a somministrare, quando faccia
+d’uopo, l’antidoto.»
+</p>
+
+<p>
+«Tu stesso regolerai ogni cosa, disse
+il Varney, e te ne verrà splendida
+ricompensa, se adoprerai tali cautele,
+ond’<i>ella</i> non corra pericolo di vita. Altrimenti
+aspettati severissimo castigo.»
+</p>
+
+<p>
+«Ch’<i>ella</i> non corra pericolo di vita!
+ripetè Alasco. Gli è dunque sopra una
+donna che si vuol far prova della mia
+abilità.»
+</p>
+
+<p>
+«No, pazzo che tu sei! rispose lo Scudiere,
+non ti dissi già che si trattava
+di un augelletto, d’una tortorella domestica,
+i cui gemiti potrebbero impietosire
+il falco presto a piombare sovr’essa?
+Vedo già agli occhi il tuo ingalluzzarti,
+e so bene che non hai la barba
+tanto bianca quanto la fanno apparire
+gli artifizi che adoperasti. Ecco almeno
+una cosa che tu giugnesti a mutare in
+argento. Ma bada bene: questo augelletto
+non è pane per li tuoi denti. La
+tortorella in gabbia appartiene a tal personaggio,
+che non soffrirebbe rivali, e molto
+<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
+meno rivali della tua specie; tu devi sopr’ogni
+altra cosa aver cura della sua vita.
+Ella può da un dì all’altro ricevere il comando
+di recarsi alle feste di Kenilworth;
+pure egli è convenientissimo, importantissimo,
+anzi d’ultima necessità ch’ella
+non vi comparisca. Bisogna ch’ella ignori
+tutti questi ordini, e contr’ordini, e
+le cagioni che li muovono; egli è quindi
+opportuno si creda che il proprio
+desiderio di lei risparmia l’uopo di spiegarle
+que’ buoni motivi che si hanno onde
+ritenerla in Cumnor.»
+</p>
+
+<p>
+«Tutto ciò è assai naturale,» disse
+l’alchimista, componendo il volto ad un
+sorriso non ordinario in lui, e più fatto
+a svelare la vera indole della persona,
+anzichè conforme a quella indifferente
+distrazione, che avrebbe dovuto scorgersi
+nella fisonomia di un uomo, il quale veracemente
+fosse stato più inteso alle idee
+d’un mondo astratto e lontano, che
+alle cose presenti attorno di lui.
+</p>
+
+<p>
+«Gli è vero, rispose Varney; tu conosci
+assai bene le donne, comunque sia
+possibile che da lungo tempo non conversi
+con esse. Di fatto non è cosa espediente
+il contraddirle: nondimeno non
+torna sempre il permetter loro tutto quello
+che vorrebbero fare. Intendimi bene;
+un lieve incomodo, bastante a toglierle
+<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
+ogni desiderio di cambiar luogo, e ad
+autorizzare i membri della tua dotta confraternita
+(i quali potrebbero essere chiamati
+in suo soccorso) a prescriverle di
+non uscire per qualche giorno di casa;
+ecco tutto il servigio che si domanda da
+te, servigio, che sarà altamente valutato,
+e ricompensato del pari.»
+</p>
+
+<p>
+«Non si vuol dunque ch’io intacchi
+la <i>casa di vita</i>?» disse l’alchimista.
+</p>
+
+<p>
+«Guardati bene dal farlo; saresti impiccato
+per ogni menomo danno che tu
+le cagionassi,» replicò il Varney.
+</p>
+
+<p>
+«E avrò io tutto l’agio per preparare
+i miei lavori, ed inoltre venendo scoperto,
+tutto il destro per fuggire o nascondermi?»
+</p>
+
+<p>
+«Tutto quanto vorrai, uomo sempre
+incredulo, fuorchè per le impossibilità
+della tua alchimia. E che? vecchio stregone!
+per chi m’hai tu preso?»
+</p>
+
+<p>
+Si alzò il vecchio ed afferrando un
+candeliere s’avviò a quella estremità dell’appartamento,
+ov’era una porta, che
+guidava alla cameretta assegnatagli per
+quella notte. Giunto vicino alla porta
+medesima si volse, e prima di rispondere
+all’ultima interrogazione fattagli da
+Varney, la replicò in questa guisa:
+«Per chi ti prendo, o Riccardo Varney!
+Per Dio! ti riguardo siccome un
+<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
+malvagio, maggiore ch’io stesso non lo
+sia stato giammai. Però adesso mi trovo
+fra le tue reti, e buon grado o malgrado
+mi è forza servirti finchè sia spirato
+il mio tempo.»
+</p>
+
+<p>
+«Va bene così, disse impazientito il
+Varney; trovati in piedi allo spuntare
+del giorno. Chi sa se nemmeno ci farà
+d’uopo della tua medicina? In somma
+non far nulla prima che io arrivi. Michele
+Lambourne ti condurrà al tuo destino.»
+</p>
+
+<p>
+Allorchè il Varney si fu accorto che
+l’alchimista, dopo avere tirata a sè la
+porta, l’avea prudentemente chiusa di
+dentro con due catenacci, si avvicinò,
+usando le eguali cautele dalla parte esterna;
+poi tolse la chiave della serratura
+articolando fra i suoi denti tali parole:
+«Io più briccone di te, maladetto ciarlatano,
+stregone, avvelenatore! Di te, che
+avresti volentieri sottoscritto un contratto
+col diavolo, s’egli si degnasse di servitori
+della tua sfera! Io sono un mortale,
+e cerco per tutte le vie umane di soddisfare
+le mie passioni, e innalzare la
+mia fortuna. Ma tu! tu sei a dirittura
+un suddito dell’Inferno. — Presto Lambourne,»
+andò a gridare da un’altra
+porta.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
+</p>
+
+<p>
+Comparve Michele col volto infiammato
+e barcollando nell’andatura.
+</p>
+
+<p>
+«Tu sei ubbriaco, o birbante,» gli
+disse il Varney.
+</p>
+
+<p>
+«Certamente, nobil signore, rispose
+senza intimidire Michele: noi abbiamo
+bevuto tutta la sera alla gioia di questo
+bel giorno, ed in onore del nobile lord
+Leicester, e del suo grande Scudiere.
+Io imbriaco! che caschi morto se non
+dico il vero! Chi potesse rifiutare in tal
+occasione di bere per fare almeno una
+dozzina di brindisi, non sarebbe che
+un miscredente ed un vile, e gli farei
+inghiottire sei pollici del mio pugnale.»
+</p>
+
+<p>
+«Ascoltami, furfante, disse Varney.
+Ripiglia la tua ragione immediatamente;
+te lo comando. So che puoi a tuo talento
+spogliarti del delirio dell’ubbriachezza,
+com’altri cambiano di vestito.
+Se ciò non fosse, ti capiterebbe male.»
+</p>
+
+<p>
+Il Lambourne chinò la testa e lasciò
+la stanza, ove ricomparve nel termine
+di due o tre minuti, colla fisonomia in
+istato naturale, aggiustato ne’ capelli e
+nel vestimento, diverso in somma da
+quel che mostrossi istanti prima, come se
+fosse accaduta in esso una trasformazione.
+</p>
+
+<p>
+«Sei padrone della tua mente ora, e
+puoi intendermi?» con severità gli disse
+il Varney.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
+</p>
+
+<p>
+Michele chinò il capo in atto di affermare.
+</p>
+
+<p>
+«Tu devi partir sull’istante alla volta
+dell’abbazia di Cumnor in compagnia del
+rispettabile Dottore che dorme nella camera
+contigua. Eccoti la chiave, onde entrare e
+svegliarlo quando ne sarà il tempo. Conduci
+teco uno de’ tuoi compagni, di cui tu
+possa fidarti. Usate ogni spezie di riguardo
+al Dottore; ma però tenetegli addosso gli occhi;
+se volesse battere la ritirata, bruciategli
+le cervella, e starò mallevadore per voi.
+Ti darò lettere da portare al Foster. Il
+Dottore verrà alloggiato al pian terreno
+dell’ala posta a levante; gli sarà libero il
+valersi del vecchio laboratorio, e di quanto
+si contiene in esso. Non gli si permetteranno
+colla signora del castello altre comunicazioni,
+se non se quelle che approverò e
+indicherò io medesimo, a meno che ella
+stessa non trovasse qualche diletto a vedere
+le ciarlatanerie filosofiche di costui. Tu
+aspetterai ulteriori miei ordini a Cumnor,
+il che ti raccomando sotto pena di vita.
+Guardati dalle osterie, e dai fiaschi d’acquavite.
+Nulla di quanto accade nel castello
+dee trapelare al di fuori, nemmeno l’aria
+stessa che vi si respira.»
+</p>
+
+<p>
+«Basta così, nobil Signore, volli dire
+mio onorevol padrone, e ben tosto dirò,
+come spero, mio onorevol cavaliere e padrone;
+<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
+voi mi forniste d’istruzioni e di
+libertà; compirò puntualmente le une, e
+non abuserò dell’altra. Il sole quando nasce
+mi troverà a cavallo.»
+</p>
+
+<p>
+«Fa il tuo dovere, e sappi meritarti
+la mia protezione. Aspetta. Prima d’andartene,
+vôtami una tazza di vino.»
+</p>
+
+<p>
+Il Lambourne si apparecchiava a versarne
+dal fiasco che l’alchimista aveva lasciato
+pieno a metà: «No, viva Dio, sclamò
+Varney, vammene a cercare un altro.»
+</p>
+
+<p>
+Il Lambourne ubbidì, e il Varney,
+dopo essersi risciacquata la bocca col vino,
+ne bevve una tazza colma, indi nel
+prendere una lucerna per recarsi al suo
+appartamento pronunziò tai detti: «È cosa
+straordinaria! niuno meno di me si lascia
+aggirare dalla propria immaginazione; pure
+non posso parlare un istante con questo
+Alasco che la mia bocca e i miei polmoni
+non sembrino assaliti dai vapori dell’arsenico
+calcinato... Eh! a parte queste malinconie;»
+dette le quali cose si ritirò. Il
+Lambourne, com’è da credersi, rimase per
+assaggiare il vino che aveva portato. «È
+vino di St. Johnsberg (diss’egli contemplando
+il liquore che facea cader nella tazza,
+e già odorandone la fragranza): ha il
+vero odore della violetta: ma conviene per
+ora fare un poco d’astinenza, per poterne
+un dì assaporare a tutta mia volontà.» Dopo
+<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
+averne per allora bevuto con discretezza,
+trangugiò un bicchiere colmo d’acqua per
+mitigare il calore solito ad eccitarsi da
+questo vino del Reno, poi ritrattosi lentamente
+verso la porta, fece una pausa, nè
+sentendosi capace di vincere la tentazione,
+tornò addietro con vivacità ed appressatosi
+il fiasco alle labbra, si soddisfece finchè
+fosse vôto, dispensandosi allora dal ceremoniale
+del bicchiere. «Se non fosse questo
+maledetto vizio, dicea egli intanto, potrei
+salire alto quanto lo stesso Varney. Ma chi
+è che sia capace di salire, quando la stanza
+vi gira attorno come una trottola? Bisognerebbe
+che la mia mano e la mia bocca
+fossero più distanti l’una dall’altra,
+che per arrivare alla bocca si stentasse un
+po’ più. Ma domani non voglio bere che
+acqua. Oh sì, acqua pura!»
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span></p>
+
+<h2 class="nosp">CAPITOLO II.</h2>
+</div>
+
+<div class="blockchap">
+<p>
+<i>Pistol.</i> Porto messaggi di gioia e di felicità,
+notizie d’alto valore.
+</p>
+
+<p>
+<i>Falstaff</i>. Va bene. Ma ti prego raccontarle,
+come si dee a persone di questo
+mondo.
+</p>
+
+<p>
+<i>Pistol.</i> Al diavolo il vostro mondo, e
+gl’imbecilli che ne fanno parte! Io parlo
+dell’Affrica e de’ suoi tesori.
+</p>
+
+<p class="indr">
+<i>Enrico IV. Parte II.</i>
+</p>
+</div>
+
+<p>
+La sala pubblica della famosa osteria dell’<i>Orso
+nero</i> posta in Cumnor, ove ora
+ci riconduce la nostra storia, potea vantarsi
+nella sera di cui parliamo, di accogliere
+una brigata più che per solito meritevole
+di riguardo. Eravi stata una fiera
+nelle vicinanze: il merciaio, che vedemmo
+essere lo zerbino d’Abingdon, e molti
+altri di que’ ragguardevoli personaggi che
+già presentammo ai nostri leggitori siccome
+amici ed avventori dell’osteria di
+Giles Gosling, aveano formato attorno al
+fuoco l’usato lor crocchio, e stavano parlando
+delle notizie del giorno.
+</p>
+
+<p>
+Un uomo vivace e lepido assai, che il
+suo fardello e il bastone di quercia guernito
+<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
+di punte d’ottone additavano per un
+di coloro, i quali professavano il mestiere
+d’Autolico&#8205;<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>, si conciliò assai l’attenzione
+degli uditori, nè contribuì per poco
+all’intertenimento di quella serata. Giova
+qui il rammentare che i merciaiuoli di
+que’ tempi erano tutt’altra cosa de’ merciaiuoli
+degenerati de’ nostri giorni. Da
+questi trafficanti peripatetici il commercio
+delle campagne si provvedea pressochè interamente
+dei tessuti fini che servivano all’uso
+delle donne. Chè se un mercante di
+tal natura fosse stato abbastanza ricco per
+viaggiare a cavallo, diveniva uom d’alto
+affare, e potea starsi in brigata coi più
+agiati fittaiuoli in cui scontravasi nelle sue
+peregrinazioni.
+</p>
+
+<p>
+Il mercante foraneo adunque, di cui parliamo,
+prendea liberamente parte siccome
+attore ne’ passatempi che faceano eccheggiare
+le soffitte dell’<i>Orso nero</i> di Cumnor.
+Or trovava motivi di sorridere coll’avvenente
+Cecily, or di sghignazzare senza ritegno
+col nostro ostiere, e spesso di prendersi
+giuoco del leggiadro sig. Goldthred, che
+senza averne l’intenzione era lo scopo generale
+dei motteggi di quell’assemblea.
+<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
+Questi e il merciaiuolo si trovavano già
+innoltrati in una discussione intorno la
+preferenza da darsi alle maglie di Spagna
+sopra quelle di Guascogna; e il nostro Gosling
+facea un cenno d’occhio agli ospiti,
+quasi volesse dir loro: amici, fra poco avrem
+di che ridere; ma allora appunto si fece
+udir nella corte grande strepito di cavalli
+misto a quello di varie bestemmie delle
+più usitate in quei tempi, e profferite dalla
+persona che chiamava lo stalliere con sì
+bel garbo.
+</p>
+
+<p>
+Tostamente uscirono, gettandosi gli uni
+addosso degli altri, Will palafreniere, Giovanni
+garzone, e tutta la milizia dell’<i>Orso
+nero</i>, che prima avea disertato dai suoi
+posti per ascoltare le facezie di questo e
+di quello. Anche il nostro ostiere scese
+nella corte, sollecito di rendere agli ospiti
+nuovamente giunti l’accoglienza che avrebbero
+meritato; ma ritornò quasi subitamente,
+introducendo il suo degnissimo nipote,
+Michele Lambourne, a sufficienza
+ubbriaco, il quale scortava l’astrologo.
+Alasco, comunque serbasse le forme d’un
+vecchio, coll’aver cambiato la sua posata
+veste in abito da cavaliere ed essendosi
+rasa la barba e le sopracciglia, mostrava
+men di vent’anni al disotto della età che
+in lui compariva; lo avresti preso per uno
+di quegli uomini tuttavia robusti che s’avvicinano
+<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
+ai sessant’anni. Egli sembrava
+grandemente inquieto, e molte istanze aveva
+fatto al Lambourne, onde non fermarsi
+nell’osteria, e trasportarsi in dirittura al
+luogo ov’era inviato. Ma col Lambourne
+non si poteva toccar questo cantino. «Per
+il Cancro e per il Capricorno, sclamò egli,
+e per tutte le celestiali milizie, senza calcolare
+le stelle che ho vedute nel cielo del
+Mezzogiorno, rimpetto alle quali i vostri
+pallidi astri del Settentrione appariscono
+altrettante candele, il capriccio di chicchesia
+non mi farà mai essere cattivo parente.
+Voglio fermarmi per abbracciare il
+mio degno zio, l’ostiere dell’<i>Orso nero</i>.
+Buon Gesù! sarà egli possibile che gli amici
+si scordino delle lor buone massime?
+Un <i>gallone</i> del miglior vostro vino, carissimo
+zio, e noi lo berremo alla salute
+del nobile conte di Leicester. E che? Non
+trincheremo noi insieme per riscaldare la
+nostra vecchia amicizia? Non trincheremo
+noi insieme, io domando?»
+</p>
+
+<p>
+«Con tutto il cuore, parente mio (disse
+il nostro ostiere che cercava alla presta
+sbarazzarsi di cotal ospite). Ma ti prendi
+tu l’assunto di pagare tutto il vino che
+si beverà?»
+</p>
+
+<p>
+Una tale quistione trasse a sgomentire
+più d’uno di que’ compagni, ma non cambiò
+punto le deliberazioni del Lambourne.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Dubitate forse de’ modi ch’io ho di
+pagare, mio caro zio? (diss’egli mostrando
+una mano piena di monete d’oro e
+d’argento). Siete voi incredulo alle ricchezze
+del Messico e del Perù? Non sapete
+quanto valga lo scacchiere della Regina?
+Dio protegga sua Maestà, che è la
+buona padrona del signore che mi stipendia!»
+</p>
+
+<p>
+«Ebbene, caro parente, disse l’albergatore,
+il mio mestiere è vender vino a
+coloro che lo possono pagare. Dunque
+<i>Giovanni, fa l’ufizio tuo</i>, questo è il proverbio.
+Ma io vorrei bene, o Michele,
+guadagnar denaro con tanta facilità, come
+vedo che lo fai tu.»
+</p>
+
+<p>
+«Mio zio, te ne insegno tosto il segreto.
+Vedi tu questo vecchiarello, secco e
+aggrinzato più che le toppe di cui si serve
+il diavolo per fare scaldar la sua pentola?
+Costui, caro zio, sia detto fra voi e me,
+ha il Potosì nella testa. Corpo del demonio!
+Fa ducati con più prestezza che io
+giuramenti.»
+</p>
+
+<p>
+«Io non voglio monete sue nella mia
+borsa, o Michele, disse l’ostiere; so qual
+fine si possono aspettare quelli che contraffanno
+la moneta della Regina.»
+</p>
+
+<p>
+«Tu sei un asino, carissimo zio, a dispetto
+degli anni che porti sulle spalle.
+Non tirarmi per le vesti, o dottore, perchè
+<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
+sei un asino anche tu. Per conseguenza
+asini tutti due.... Parlo così in via
+di metafora.»
+</p>
+
+<p>
+«Siete pazzo, disse il vecchio sotto
+voce al Lambourne, ovvero avete il diavolo
+in corpo? Non volete dunque che andiamo
+via di qui prima d’aver concitati
+su di noi gli occhi di tutto il mondo?»
+</p>
+
+<p>
+«Tu t’inganni, rispose senza curarsi
+di parlar sommesso il Lambourne, nessuno
+ti vedrà se io non gliene do la licenza.
+Giuro per tutte le potenze del Cielo,
+o signori, che se qualcuno di voi ha
+la temerità di volger gli occhi addosso a
+questo vecchio galantuomo, glieli strappo
+fuor della testa col mio pugnale. Dunque,
+vecchio compagno mio, sediti e non pensare
+a malinconie. Tutte quelle persone
+là, sono di mia antica conoscenza, ed incapaci
+di tradir nessuno.»
+</p>
+
+<p>
+«Ditemi: non fareste meglio, o Michele,
+a ritirarvi in uno stanzino a parte?
+soggiunse Giles Gosling. Voi parlate di
+cose alquanto stravaganti, e vi sono per
+ogni dove orecchie che ascoltano.»
+</p>
+
+<p>
+«Non me ne importa niente affatto,
+disse magnanimamente il Lambourne. Io
+servo il nobile conte di Leicester. Ecco il
+vino, vôtate in giro, maestro cantiniere;
+una tazza alla salute del fiore dell’Inghilterra,
+del nobile conte di Leicester. Sì,
+<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
+del nobile conte di Leicester! Chi ricusa
+di farmi ragione è un porco di Sussex,
+e lo sforzerò ad inginocchiarsi mentre faremo
+il brindisi, dovessi tagliargli le cosce,
+e farne altrettanti presciutti affumicati.»
+</p>
+
+<p>
+Nessuno ricusò di prestarsi ad un brindisi
+proposto di sì buona grazia, e Michele
+Lambourne, cui questa nuova libagione
+non diminuì ubbriachezza, continuò
+nelle stesse stravaganze, rinnovando lega
+con quelli della brigata ch’ei conosceva,
+e ricevendo da tutti accoglienze mosse da
+buona volontà unita a timore; perchè l’ultimo
+servo del conte di Leicester, e soprattutto
+un uomo tal quale il Lambourne,
+era fatto per eccitare così l’uno come
+l’altro di tai sentimenti.
+</p>
+
+<p>
+In questo mezzo, Alasco, che vedeva
+in tale stato di mente il suo condottiero,
+pensò bene non fargli più rimostranze, e
+sedutosi nel più recondito angolo di quella
+sala domandò una piccola misura di vino
+delle Canarie, sopra di cui parve s’addormentasse,
+sollecito di commettersi il
+men che poteva agli sguardi dell’assemblea,
+e di non fare nessuna cosa, che potesse
+rammentare nè meno la sua esistenza
+al Lambourne, il quale si pose in conversazione,
+a quanto sembrò, la più animata
+col suo collega antico Goldthred di
+Abingdon.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Non mi credere più mai nessuna cosa,
+o mio caro Michele, disse il merciaio, se
+non mi dà gusto il vederti quanto me ne
+darebbe il denaro d’un mio avventore.
+So che tu puoi procurare ad un amico buon
+posto per godere di una festa, o di una
+mascherata; inoltre tu puoi mettere una
+buona parola presso il tuo nobile padrone,
+quando <i>sua Grazia</i> verrà a visitare
+questi paesi, ed avrà, per esempio, bisogno
+d’un collare spagnuolo, o di qualche altra
+bagattella di tal natura. Gli dirai allora:
+tien qui bottega uno de’ miei antichi
+amici, Lorenzo Goldthred, che ha un
+bellissimo fondaco di tele rense finissime,
+di veli, di tele batiste, e che soprappiù è
+onestissimo giovane fra quanti vivono nella
+contea di Berk. Egli è tanto affezionato a
+vostra Signoria che si batterebbe per lei con
+qualunque altro uomo della propria classe.
+Puoi aggiugnere ancora....»
+</p>
+
+<p>
+«Posso aggiugnere ancora mille altre
+bugie; non è vero, merciaio? rispose il
+Lambourne. Ebbene! non si dee stare per
+tema di dire una parola di più dal far servigio
+ad un amico.»
+</p>
+
+<p>
+«Alla tua salute, Michele, che ti fo
+questo augurio di tutto cuore, risoggiunse
+il merciaio. Tu puoi ancora istruirlo delle
+cose che sono oggidì più alla moda. Era
+qui poco fa una bestia di merciaiuolo, il
+<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
+quale voleva dar preferenza alla maglia
+di Spagna, andata or giù d’usanza, sopra
+la maglia di Guascogna. E tu vedi
+bene quanto una calza francese faccia spiccar
+meglio la gamba e il ginocchio, principalmente
+se i legacci sono di bella fettuccia,
+screziati e ben guerniti.»
+</p>
+
+<p>
+«Ottimamente, rispose il Lambourne.
+Di fatto le magre polpe delle tue gambe,
+con tutti quegli apparati di frange e di
+nastri impiastrati con gomma, hanno la
+vaghezza di un fuso villereccio, cui manchi
+la metà della sua lana.»
+</p>
+
+<p>
+«Ma dove è andato questo maledetto
+merciaiuolo? (prese a dire ad alta voce il
+nostro mercante di maggiore considerazione,
+al quale i fumi del vino montavano
+al cervello) dov’è andato? Non era qui un
+momento fa un merciaiuolo? ostiere, dove
+diavolo si è rintanato costui?»
+</p>
+
+<p>
+«Egli si trova dove dee trovarsi un
+uomo di giudizio, maestro Goldthred, rispose
+Giles Gosling. Rintanato, come dite
+voi, nella sua stanza, fa il conto delle cose
+vendute oggi, e si prepara alle vendite di
+domani.»
+</p>
+
+<p>
+«Venga il malanno a questo tanghero!
+disse il merciaio; sarebbe, cred’io,
+opera buona l’alleggerirlo delle sue mercanzie.
+Questi malvagi vagabondi girano
+i paesi con grave danno dei mercanti patentati.
+<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
+Anche nella contea di Berk si
+trovano uomini allegri. Il vostro merciaiuolo,
+ostiere mio, lungo il cammino potrebbe
+scontrarsi in alcuno di questi...»
+</p>
+
+<p>
+«Oh! sì, rispose ridendo Gosling, e
+se una di queste persone allegre s’abbatterà
+in lui, troverà con chi barattare facezie;
+perchè il nostro merciaiuolo è uomo
+di buona complessione.»
+</p>
+
+<p>
+«Veramente?» disse il Goldthred.
+</p>
+
+<p>
+«Veramente, soggiunse l’ostiere, e
+posso giurarlo. Egli può dirsi in persona
+il medesimo merciaiuolo, che diede a
+Robin-Hood quella buona lezione, onde
+fu fatta la canzonetta
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">«Baldo, dalla guaina</p>
+<p class="i02"> »Trasse Robin l’acciaro.</p>
+<p class="i02"> »Ma il merciaiuol del paro</p>
+<p class="i02"> »Snudò la sua squarcina,</p>
+<p class="i02"> »E botte sì autorevoli</p>
+<p class="i02"> »Al misero applicò,</p>
+<p class="i01">»Che dal trovar suo spasso</p>
+<p class="i02"> »Nel farla da Gradasso</p>
+<p class="i02"> »Tosto Robin cessò.»</p>
+</div></div>
+
+<p>
+«Ebbene dunque! ch’egli se ne vada,
+disse il Goldthred, non v’è nulla da guadagnare
+con un uomo di questa tempera.
+Or dimmi, Michele, mio caro Michele,
+la tela d’Olanda che mi guadagnasti ti
+ha profittato bene?»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Ottimamente, come puoi accorgertene,
+rispose Michele. Ti voglio far dare
+una tazza di vino per provarti la mia
+gratitudine. Empi il fiasco, maestro cantiniere.»
+</p>
+
+<p>
+«Ti do avviso, Michele carissimo,
+che sopra simili scommesse non mi guadagni
+più tela d’Olanda, disse il merciaio.
+Il brutale guardiano Tony Foster
+si sfoga contro di te in invettive, e giura
+che non metterai più il piede nella
+sua abitazione, perchè le sole tue bestemmie
+bastano a far saltare in aria la
+casa d’un cristiano.»
+</p>
+
+<p>
+«Parla in sì fatta maniera di me questo
+ipocrita vigliacco, questo miserabile
+avaro? sclamò il Lambourne. Or bene!
+Io voglio che in questa sera medesima
+si trasferisca qui, in casa di mio zio,
+a ricevere i miei ordini, e gli farò tale
+ammonizione che continuerà per un mese
+a credersi tirato per le vesti dal diavolo,
+tutte le volte che udirà la mia voce.»
+</p>
+
+<p>
+«Si vede bene adesso che il vino ha
+fatto il suo effetto, disse Goldthred. Tony
+Foster ubbidire ad una tua chiamata!
+povero Michele! va a metterti a letto.
+Fa a modo mio, va a dormire.»
+</p>
+
+<p>
+«Ascoltami, imbecille, disse con forza
+il Lambourne. Scommetto cinquanta
+scudi contro i cinque primi scaffali della
+<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
+tua bottega, e contro tutto quello che
+vi sta sopra, ch’io obbligo Tony Foster
+a venire in questa osteria prima
+che ne abbiamo fatto tre volte il giro.»
+</p>
+
+<p>
+«Io non voglio poi fare scommesse di
+tale importanza (disse il merciaio, alquanto
+sgomentito da una proposta che annunziava
+una cognizione un po’ troppo
+esatta di tutti i cantoni del suo fondaco
+per parte di chi la facea). Ma se ti
+piace, scommetterò teco cinque scudi,
+che Tony Foster non lascia la sua casa
+per venire dopo l’ora della preghiera
+a far conversazione in un’osteria, nè
+con te, nè con qualsivoglia altra persona.»
+</p>
+
+<p>
+«T’ho preso in parola, disse il Lambourne;
+venite qui, caro zio, tenete le
+poste, e ordinate subito a qualcuno dei
+vostri ragazzi, dei vostri novizii d’osteria,
+che si trasporti sull’istante a Cumnor,
+che dia questa lettera a maestro
+Foster, e gli dica che il suo collega
+Michele Lambourne l’aspetta nel castello
+del proprio zio, qui presente, per
+parlare seco lui d’affari di altissima importanza.
+Corri presto, ragazzo, è omai
+notte, il tanghero va a dormire col
+sole per risparmiare la candela.»
+</p>
+
+<p>
+Il breve intervallo trascorso fra l’andata
+e il ritorno del messaggero fu speso
+<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
+tra ridere e sbevazzare. Il famiglio adunque
+portò per risposta che il Foster veniva
+subitamente.
+</p>
+
+<p>
+«Ho vinto, ho vinto,» gridò il Lambourne,
+mettendo la mano sopra i denari.
+</p>
+
+<p>
+«Non ancora, disse il merciaio impedendolo,
+fa di bisogno aspettare che
+sia arrivato.»
+</p>
+
+<p>
+«Che diavolo! egli è già sulla soglia,
+soggiunse Michele. Che ti ha egli commesso
+rispondermi, o giovinetto?»
+</p>
+
+<p>
+«Con buona licenza di <i>vostro Onore</i>,
+soggiunse quel messo, egli ha posto la
+testa fuori della finestra, tenendo un moschettone
+fra le mani, e dopo avergli io
+partecipato il vostro messaggio, cosa che
+ho fatto tremando, mi ha risposto, piuttosto
+bruscamente che la Signoria vostra
+poteva andarsene alle regioni infernali.»
+</p>
+
+<p>
+«Avrà anzi detto senza complimenti
+all’inferno, soggiunse il Lambourne,
+perchè egli manda colà tutti quelli che
+non sono della sua congregazione.»
+</p>
+
+<p>
+«Sì, signore: ha propriamente usato
+di queste parole, riprese a dire il messo;
+ma mi è sembrata più poetica l’altra
+frase.»
+</p>
+
+<p>
+«Vedete un garzone di spirito! disse
+Michele. Tu beverai una tazza di vino
+per rinfrancare la tua piva poetica.
+E che altro soggiunse il Foster?»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Mi ha richiamato, incaricandomi
+dirvi, che essendo voi il quale avevate
+bisogno di parlargli, potevate bene andare
+a casa sua.»
+</p>
+
+<p>
+«E poi?»
+</p>
+
+<p>
+«E poi ha letta la lettera, che parve
+lo mettesse in grande imbarazzo; indi
+mi ha domandato se <i>vostro Onore</i> era...
+così... allegro. Gli ho risposto che parlavate
+a metà spagnuolo, come quelli
+che hanno viaggiato alle Canarie.»
+</p>
+
+<p>
+«Che dici mariuolo? tu non vali una
+tazza a metà piena; ma tiriamo innanzi.»
+</p>
+
+<p>
+«In ultimo ha borbottato fra i denti,
+che <i>vostro Onore</i> col non andare da lui
+avrebbe fatto fuggire quanto era d’uopo
+tenere racchiuso. Così dicendo ha preso
+il suo vecchio berrettone, e si è
+messo addosso il suo giustacuore turchino
+tutto spelato, e come vi dissi lo
+vedrete fra poco.»
+</p>
+
+<p>
+«Ed è che costui dice vero, replicò
+il Lambourne parlando con se medesimo;
+il mio sciocco cervello mi ha fatto
+uno dei suoi soliti giuochi. Ma coraggio!
+ch’egli venga. Non ho corso sì lungo
+tempo il mondo per non mi sapere
+liberare dagl’imbarazzi in qualunque
+stato io mi trovi, o imbriaco o digiuno.
+Portami un fiasco d’acqua fresca, ond’io
+possa battezzare il mio vino.»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tantochè il Lambourne, tratto, a quanto
+parve, dal vicino arrivo del Foster
+in più mature considerazioni sul proprio
+stato presente, si accigneva a riceverlo,
+Giles Gosling, cheto cheto, si trasferì
+nella stanza del merciaiuolo. E lo trovò
+fortemente esagitato, e che facea grandi
+passi innanzi e indietro per la camera.
+</p>
+
+<p>
+«Voi vi siete ritirato assai presto,» disse
+l’ostiere all’ospite.
+</p>
+
+<p>
+«E n’era ben tempo, rispose il merciaiuolo,
+poichè il diavolo è venuto a
+stare in mezzo a voi altri.»
+</p>
+
+<p>
+«Non trovo cosa molto urbana per
+parte vostra, che qualifichiate di tal titolo
+un mio nipote; anzi come buon parente,
+non dovrei nemmeno rispondervi,
+benchè pur troppo sia vero che Michele
+possa in qualche modo riguardarsi
+come un confratello di Satanasso.»
+</p>
+
+<p>
+«Ah! non parlo dell’imbriaco, replicò
+il merciaiuolo, ma dell’altro, perchè
+posso parlarne... in somma, quand’è
+che partono? Qual è il fine di questo
+lor viaggio?»
+</p>
+
+<p>
+«Veramente, disse l’ostiere, son tali
+interrogazioni, a cui non saprei che rispondere.
+Ma ascoltatemi, signore. Voi mi
+portate un contrassegno della memoria
+che il degnissimo sig. Tressiliano conserva
+di me. È un bel diamante.» Prese
+<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
+l’anello; tornò a contemplarlo con aggradimento;
+poi aggiunse, rimettendolo
+nella sua borsa, essere tal ricompensa al
+di sopra di quanto mai potea fare per
+mostrarsi grato a sì rispettabile donatore.
+Egli, Gosling, facea il mestiere d’albergatore,
+e meno che a chiunque gli
+conveniva frammettersi negli affari altrui.
+Quel poco che aveva potuto sapere intorno
+alla signora di Cumnor, lo aveva
+già detto; ella continuava sempre a
+dimorarvi nella più compiuta solitudine;
+que’ pochissimi che per caso ben raro
+l’avevano veduta, si accordavano nel dipingere
+l’aria sua di tristezza, e il contraggenio
+che ella mostrava a rimanersi
+così confinata. «Ma, continuò a dire l’ostiere,
+se voi voleste far cosa gratissima
+al vostro padrone, ne avete cred’io il
+più bel destro di quanti mai se ne sieno
+a voi presentati. Tony Foster sta
+per venire in questo luogo. Noi non abbiamo
+bisogno che di fare annasare al
+Lambourne un altro fiasco di vino, per
+essere sicuri che gli ordini stessi della
+Regina non basterebbero a smoverlo dal
+banco ov’è seduto. Voi avete adunque
+un’ora o due per poter fare con sicurezza
+le cose. Se volete prendere con voi
+il vostro fardello, il miglior fra i pretesti
+<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
+a mio avviso che possiate trovare
+è trasferirvi alla casa del Foster; non
+vi sarà forse difficile l’indurre la vecchia
+fantesca, sicura che il suo padrone è lontano,
+ad introdurvi dinanzi alla Signora
+per venderle alcune delle vostre galanterie.
+Con questo espediente voi potete
+conoscere il suo stato, meglio che non
+ve lo potessimo spiegare io o qual si
+voglia altra persona.»
+</p>
+
+<p>
+«Ottimo, eccellente stratagemma!
+(sclamò Wayland, il quale, come ognun
+facilmente immagina, era il merciaiuolo).
+Stratagemma però non immune
+da pericoli; perchè... supponete
+un poco che tornasse a casa il Foster!»
+</p>
+
+<p>
+«Supposizione facilissima a verificarsi!»
+aggiunse l’ostiere.
+</p>
+
+<p>
+«Ovvero, continuò Wayland, che la
+signora non mi fosse molto obbligata delle
+mie premure.»
+</p>
+
+<p>
+«Il che parimente è fra le cose possibili,
+riprese a dire Giles Gosling. Io
+mi maraviglio come il sig. Tressiliano
+si affaccendi tanto per una persona che
+lo cura sì poco.»
+</p>
+
+<p>
+«Sia in un modo o nell’altro, ho
+ricevuto una trista commissione, disse
+Wayland, e considerando bene tutte le
+cose, tale disegno non mi quadra gran
+fatto.»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
+</p>
+
+<p>
+«In verità, sig. servitore, disse il nostro
+ostiere, questo è affare del vostro
+padrone e non mio. Voi dunque dovete
+sapere meglio di me quali sono i rischi
+da temersi, o fin dove siate risoluto
+di cimentarli. Ma non potete sperar
+certamente che nessun altro si esponga
+per voi, là donde vi tirate addietro
+voi stesso.»
+</p>
+
+<p>
+«Aspettate, soggiunse allora Wayland,
+ditemi solamente una cosa; il vecchio,
+giunto questa sera, va egli pure a pernottare
+al castello di Cumnor?»
+</p>
+
+<p>
+«Sicuramente, rispose l’oste. Il servo,
+che condussero seco, ha detto aver
+ordine di trasportar colà il loro fardello;
+ma la birra ha tanto potere sopra costui,
+quanto ne ha il vino delle Isole sopra
+Michele.»
+</p>
+
+<p>
+«Basta così (disse Wayland, prendendo
+un’aria risoluta), io confonderò
+i divisamenti di questo vecchio scellerato.
+Il ribrezzo inspiratomi dalla sua orrenda
+presenza comincia a far luogo all’odio
+che sento contro di lui. Aiutatemi a caricarmi
+del mio fardello, o buon ostiere:
+e tu, vecchio Albumazar, trema; vi è
+nel tuo oroscopo un’influenza maligna, e
+viene questa dalla costellazione della
+grand’Orsa.»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nel dir ciò Wayland si pose sulle
+spalle la sua bottega portatile, e guidato
+dall’albergatore, uscì per una porta
+di dietro, prendendo il cammino men
+frequentato che conduceva a Cumnor.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span></p>
+
+<h2 class="nosp">CAPITOLO III.</h2>
+</div>
+
+<div class="blockchap">
+<p>
+V’ha di tai merciaiuoli che valgono
+meglio di quanto v’immaginate,
+sorella mia.
+</p>
+
+<p class="indr">
+<i>Novella del verno. Atto IV.</i>
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Nel tempo che Tony Foster pensava
+ad eseguire appuntino le raccomandazioni
+per più riprese fattegli dal Conte,
+era parimente sollecito di conciliarle colle
+proprie massime insociabili, e colla propria
+avarizia. Onde nell’assestare all’uopo
+che richiedevasi la sua casa, pose
+maggior arte ad evitare di farsi scorgere,
+che ad assicurarsi da una molesta
+altrui curiosità. Perciò in vece di procacciarsi
+molti servi che vegghiassero alla
+sicurezza del deposito affidatogli, e
+alla difesa dell’abitazione, aveva cercato
+anzi col tener poca gente al suo servigio di
+sconcertare i calcoli dei curiosi.
+Quindi, eccetto il caso che si trovasse a
+Cumnor qualcuno del seguito di Varney
+o del Conte, un vecchio servo, e
+due altre vecchie fantesche, le quali si
+prestavano agli ufizi più abbietti degli
+appartamenti della Contessa, erano le
+<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
+sole persone impiegate nella famiglia. Fu
+una di queste due vecchie, che aperse
+la porta, allorchè Wayland picchiò; ed
+essa corrispose con sole ingiurie alla domanda
+fattale dall’altro di potere in
+persona offerire le sue mercanzie alle signore
+che ivi abitavano. Ma il merciaiuolo
+trovò un espediente onde pacificarla
+col lasciarle scorrere fra le mani
+una moneta d’argento, e col prometterle
+in dono un pezzo di drappo da farsi
+un vestito, semprechè la padrona di casa
+comperasse da lui qualche cosa.
+</p>
+
+<p>
+«Dio ti benedica, perchè la vesta
+che ho è tutta in minuzzoli. Fa d’introdurti
+disinvoltamente col tuo fardello
+dentro al giardino, poichè la signora
+vi sta ora a diporto.» Lo guidò ella
+stessa, ed additandogli una vecchia conserva
+da piante esotiche abbandonata:
+«Vedila là, figlio mio. Ella farà buone
+compere quandochè le convengano le tue
+mercanzie.»
+</p>
+
+<p>
+«Ella mi lascia solo (cominciò a far
+queste meditazioni Wayland, allorchè udì
+che la vecchia partitasi da lui chiudeva
+la porta del giardino). Mi toccherà uscirne
+alla meglio che potrò. — Vado io
+a procacciarmi un presente di bastonate? — Uccidermi!
+non oseranno uccidermi
+per sì poco ed in una sera tanto chiara. — In
+<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
+somma non è più tempo di
+tornare addietro. Andiamo. Un buon
+generale non dee pensare alla ritirata,
+che quando si vede vinto. — Scorgo due
+donne dalla parte di quel vecchio edifizio.
+In qual modo mi farò a parlar
+loro? Proviamo. William Shakespeare,
+sii tu il mio soccorritore in tal congiuntura.
+Canterò un pezzo dell’<i>Autolico</i>.»
+Allora con voce forte e sicura intuonò
+questa cotanto nota strofetta.
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">»Bella, bella mussolina,</p>
+<p class="i01">»Bianca al par di neve alpina!</p>
+<p class="i01">»Veli neri come l’ali</p>
+<p class="i01">»D’uccellacci sepolcrali!</p>
+<p class="i01">»Guanti degni della mano</p>
+<p class="i01">»Delle spose del Sultano!</p>
+<p class="i01">»Mascherine mezze, e intere,</p>
+<p class="i01">»Buone ai furti del piacere!</p>
+</div></div>
+
+<p>
+«Che cosa è questa novità? Il caso
+ne manda cose straordinarie, o Giannina.
+Comprendi tu nulla?» disse la
+Contessa.
+</p>
+
+<p>
+«Signora, rispose Giannina, egli è
+uno di quei mercanti di vanità mondane,
+detti merciaiuoli, che spacciano le
+loro inutilità con canzoni ancora più
+inutili. Ben mi maraviglio, che la vecchia
+Dorca l’abbia lasciato passare.»
+</p>
+
+<p>
+«Anzi è una fortuna, ragazza mia,
+disse la Contessa; noi meniamo qui una
+<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
+vita tanto noiosa, avremo forse di che
+distrarci per qualche momento.»
+</p>
+
+<p>
+«Dite bene, mia graziosa signora; mio
+padre però!...»
+</p>
+
+<p>
+«Ma non è padre di me, o Giannina,
+e non è neanco mio padrone. Dunque
+fa avanzare quest’uomo. Mi abbisognano
+appunto molte bagattelle.»
+</p>
+
+<p>
+«Se è per questo bisogno, riprese a
+dire Giannina, basta lo facciate sapere,
+colla prima lettera che gli scrivete, al
+vostro sposo, e purchè le cose di cui
+mancate si possano trovare in Inghilterra,
+non tarderete certamente ad averle.
+Diversamente, ci accadrà qualche disastro.
+Ve ne supplico ancora, mia buona
+padrona, permettete che ordini a
+quest’uomo d’andarsene.»
+</p>
+
+<p>
+«E voglio anzi che tu gli dica di
+presentarsi a me. — Ma no: fermati, mia
+buona fanciulla; andrò verso lui io
+medesima per evitarti rimproveri.»
+</p>
+
+<p>
+«O mia cara signora, piacesse a Dio
+che non vi fosse da temere null’altro!»
+disse mestamente Giannina, intantochè la
+Contessa dicea ad alta voce a Wayland:
+</p>
+
+<p>
+«Accostati buon uomo, e disfà il
+tuo fardello. Se ne porti mercanzie di
+buona qualità, benediremo entrambe la
+fortuna che qui ti condusse.»
+</p>
+
+<p>
+«Di qual cosa abbisogna la Signoria
+<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
+vostra?» disse Wayland intanto che
+apriva la sua bottega portatile, e faceva
+la dimostrazione delle cose contenutevi,
+con tanta maestria che l’avresti
+detto merciaiuolo di condizione fin dalla
+prima sua giovinezza; benchè per vero
+dire nelle diverse trasformazioni della
+vagabonda sua vita avesse professato anche
+questo mestiere. Nè si stette dal far
+l’encomio delle proprie merci colla scioltezza
+ordinaria alla gente di tal condizione,
+nè si mostrò ignaro della grand’arte
+di assegnarne il prezzo. Tornò in
+ultimo a ripetere: «Di che abbisogna
+la Signoria vostra?»
+</p>
+
+<p>
+«Di che abbisogno? disse la Contessa.
+In verità, considerando che da sei
+lunghi mesi in qua, non ho comprato
+per mio uso un’<i>auna</i> di tela rensa o
+batista, nè la menoma bagattella, credo
+stare meglio a me l’interrogarti: <i>che
+cosa hai da vendere?</i> Metti da parte questo
+collare e queste maniche di tela batista,
+queste frange d’oro a doppio giro
+guernite di tocca... e questa mantellina
+di colore scarlatto non ti piace,
+Giannina?»
+</p>
+
+<p>
+«Se mi permettete dirvi il mio parere,
+rispose Giannina, direi che la ricchezza
+pregiudica alla grazia del lavoro.»
+</p>
+
+<p>
+«Non te ne intendi, figlia mia, disse
+<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
+la Contessa. Per tua penitenza, porterai
+tu stessa questa mantellina, e i bottoni
+d’oro massiccio consoleranno tuo
+padre, e lo faranno più indulgente sul
+colore scarlatto del drappo. Osserva però
+ch’egli non li levi per mandarli a far
+compagnia agli <i>angeli</i> d’oro che tien
+prigionieri entro il suo scrigno.»
+</p>
+
+<p>
+«Ardirei io pregare la Signoria vostra
+a far risparmio del mio povero padre?»
+</p>
+
+<p>
+«Oh pei risparmi, lasciamoli fare a
+lui, che è tenerissimo de’ risparmi,&#8205;<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>
+replicò la Contessa. Ma torniamo alle
+nostre spese; io prendo questa guarnizione
+da testa, e questo spillone d’argento
+fornito di perle. Giannina, metti a
+parte quanto basta del drappo men fino
+che vedi lì, onde Dorca e la sua compagna
+Alison si facciano due vesti. Povere
+vecchie! nel venturo verno si ripareranno
+meglio dal freddo. Or dimmi
+un poco (voltasi di nuovo al merciaiuolo)
+non hai essenze, o sacchetti profumati,
+o boccettine da odore di nuova
+foggia?»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Se fossi un vero merciaiuolo, avrei
+trovato la mia fortuna,» pensò Wayland
+fra se stesso mentre rispondeva alle inchieste
+che la Contessa volgevagli con vivacità,
+una addosso all’altra, coll’ardore
+di giovane persona priva da lungo
+tempo d’intertenimento cotanto gradevole.
+Egli avrebbe voluto condurre i discorsi
+a più importanti considerazioni. Ma
+come farlo? Mostrandole allora tutto il
+fornimento che avea d’essenze e profumi,
+per conciliarsi maggior attenzione
+da lei, trasse il proprio dire alla seguente
+osservazione: che tali merci aveano
+pressochè raddoppiato di prezzo dopo i
+magnifici apparecchi, cui stavasi intento
+il conte di Leicester per ricevere nel
+maestoso suo palagio di Kenilworth la
+Regina e la Corte.
+</p>
+
+<p>
+«Ah! disse con forza la Contessa,
+questa voce è dunque fondata, o Giannina?»
+</p>
+
+<p>
+«Certamente, o signora, rispose Wayland;
+e mi fa maraviglia che ciò non sia
+giunto alle orecchie di vostra Signoria.
+La Regina d’Inghilterra passerà una settimana
+di questa estiva stagione fra le
+feste e i piaceri che sta allestendole il
+Conte. Quanti dicono che sono vicini,
+il nostro paese ad avere un Re, ed Elisabetta
+d’Inghilterra, Dio la benedica
+<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
+sempre! uno sposo prima che finisca la
+state.»
+</p>
+
+<p>
+«Chi parla così mente con impudenza,»
+sclamò la Contessa, impazientitasi
+oltre ogni dire.
+</p>
+
+<p>
+«Per amor del Cielo, mia Signora,
+acchetatevi, soggiunse Giannina, fattasi
+tutta tremante. E chi fa attenzione alle
+notizie date da un merciaiuolo?»
+</p>
+
+<p>
+«Sì, Giannina, sclamò la Contessa,
+tu hai ragione di rimproverarmi. Tali
+ciance, intese ad oscurare la fama del
+più chiaro, del più nobile fra i Pari
+dell’Inghilterra non possono trovare credito
+e spaccio che presso persone abbiette
+ed infami.»
+</p>
+
+<p>
+«Voglio morire, o Signora (disse
+Wayland che vedea la collera della Contessa
+tutta scaricarsi sopra di lui), voglio
+morire se ho fatto nulla che possa
+meritarmi questi rimproveri. Ho detto
+solamente ciò che pensano alcune persone.»
+</p>
+
+<p>
+In questo mezzo, la Contessa erasi
+composta a tranquillità, e fatta cauta dai
+suggerimenti di Giannina, cercava sbandire
+da sè ogni apparenza di mal umore.
+Onde voltasi a Wayland, sì gli disse:
+«Mi spiacerebbe, buon uomo, se
+la nostra Regina abbiurasse il titolo di
+vergine sì caro a tutti i suoi sudditi:
+<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
+accertati che non accadrà nulla di quanto
+ti fecero credere». Poi studiosa di
+cambiare discorso: «Che cosa è la mistura
+ch’io vedo custodita con tanto riguardo
+nel fondo di questa scatoletta di
+argento?» soggiunse ella esaminando
+l’interno d’un cofanetto, entro cui si
+trovavano, ordinati in cassettini disgiunti,
+vari profumi e droghe.
+</p>
+
+<p>
+«È un rimedio, o signora, contro
+un’infermità, di cui come spero non
+avrete mai a lagnarvi. Una dose di questa
+pomata, non più grossa d’un pisello,
+inghiottita nel durare d’una settimana,
+fortifica il cuore contro i vapori neri
+prodotti dalla solitudine, contro la tristezza,
+contro una passione infelice, o
+una speranza delusa....»
+</p>
+
+<p>
+«Impazzite ora? si fece a dire vivacemente
+la Contessa; ovvero credete
+che per aver io avuto la bontà di comperare
+a prezzo esorbitante le vostre cattive
+mercanzie, potrete d’ora in avanti
+farmi credere quanto vi verrà nella mente?
+Ove si è mai detto che le affezioni
+del cuore potessero essere vinte da
+rimedi amministrati alla parte fisica del
+nostro corpo?»
+</p>
+
+<p>
+»Salvo l’onorevole vostro beneplacito,
+vi dirò, nobile Signora, ch’io sono un
+galantuomo, e che vi ho venduto a moderato
+<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
+prezzo le mie mercanzie. In quanto
+spetta a questo prezioso rimedio, nel
+vantarvene la virtù, non vi ho già consigliato
+a comperarlo. Nè tampoco vi guarentisco
+che valga a risanare da una malattia
+di spirito fortemente radicata; cosa
+che possono operare Dio solamente
+ed il tempo. Pure vi sostengo, che il
+mio balsamo dilegua i vapori neri che
+nascono nel corpo, come parimente la
+tristezza che opprime l’animo. Con questo
+rimedio guarii diversi, e cittadini e
+cortigiani, e fra gli altri ultimamente
+il nobile sig. Edmondo Tressiliano, gentiluomo
+di Cornovaglia, che i cattivi
+trattamenti, mi fu detto, di una giovane
+da lui teneramente amata, aveano
+ridotto a tale estremo di tristezza, onde
+si temesse per la sua vita.»
+</p>
+
+<p>
+Qui si fermò; e la Contessa si tenne
+per qualche tempo in silenzio, poi
+con tuono di voce, che invano ella tentava
+di rendere intrepido e qual di persona
+indifferente, gli chiese:
+</p>
+
+<p>
+«E questo infermo da voi curato,
+presentemente ha riacquistata la salute
+del tutto?»
+</p>
+
+<p>
+«Sta assai meglio, rispose Wayland;
+almeno non soffre più mali fisici.»
+</p>
+
+<p>
+«Voglio provare questo rimedio, o
+Giannina, disse la Contessa; anch’io
+<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
+soggiaccio ad assalti di questa nera malinconia
+che offusca la mente.»
+</p>
+
+<p>
+«No del certo, fu presta a dire Giannina;
+qual certezza avete voi che le
+droghe di questo mercante non sieno pericolose?»
+</p>
+
+<p>
+«Sarò io medesimo mallevadore della
+mia buona fede,» disse Wayland, ed inghiottì
+alla loro presenza una parte di
+quel rimedio. La contessa ne comperò il
+rimanente; poichè le osservazioni fatte
+da Giannina per dissuaderla da ciò, non
+valsero che a confermarla nel suo disegno.
+Anzi in quell’istante medesimo ne
+assaggiò la prima dose, assicurando sentirsi
+già il cuor sollevato, e risorta in
+sè la naturale gaiezza, effetti che giusta
+ogni apparenza non erano che nell’accesa
+sua immaginazione. Raccolte allora
+tutte le cose acquistate, consegnò la sua
+borsa a Giannina, raccomandandole di
+pagare il merciaiuolo, intanto ch’ella,
+quasi parendole d’essersi anche di soverchio
+allettata in quell’intertenimento,
+augurò la buona sera al venditore, e
+ritornò con aria indifferente al castello,
+sicchè non rimase speranza a Wayland
+di parlarle oltre in privato. Ei tentò nondimeno
+di procurarsi qualche schiarimento
+maggiore da Giannina.
+</p>
+
+<p>
+«Mia giovinetta, diss’egli, la tua fisonomia
+<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
+indica, che tu debba amar molto
+la tua padrona. Ella di fatto ha grande
+bisogno del tuo fedele servigio!»
+</p>
+
+<p>
+«E ben ella lo merita. Ma a qual
+proposito dici questo?»
+</p>
+
+<p>
+«Figlia mia, io non sono propriamente
+quel tale che comparisco essere,»
+disse, abbassando la voce, Wayland.
+</p>
+
+<p>
+«Doppia ragione per non crederti un
+onest’uomo!» rispose Giannina.
+</p>
+
+<p>
+«Anzi doppia ragione, soggiunse Wayland,
+per credermi tale, giacchè non son
+io un merciaiuolo!»
+</p>
+
+<p>
+«Vattene tosto di qua, disse Giannina,
+o corro a chiamar gente in soccorso. Mio
+padre dovrebb’essere già di ritorno.»
+</p>
+
+<p>
+«Non fare questa pazzia, rispose Wayland,
+perchè te ne pentiresti. Io sono
+fra gli amici della tua padrona. Ella ha
+bisogno di acquistarne altri ancora, e
+non di perdere per tua colpa quelli, su i
+quali già può far conto.»
+</p>
+
+<p>
+«Qual prova vorresti darmi di ciò?»
+fu pronta a chieder Giannina.
+</p>
+
+<p>
+«Guardami in volto, e dimmi se non
+leggi in questi lineamenti l’aspetto d’un
+onest’uomo.»
+</p>
+
+<p>
+Di fatto, benchè il nostro artefice fosse
+lontano dall’esser bello, pure scorgeasi
+nella sua fisonomia l’acutezza d’un ingegno
+inventivo, che unita ad occhi vivaci
+<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
+e pieni di brio, ad una bocca ben
+fatta, ad un modo gentil di sorridere,
+dava sovente grazia e vezzo a lineamenti
+irregolari di lor natura.
+</p>
+
+<p>
+Giannina lo contemplò qualche tempo
+con quello sguardo scaltrito, che è proprio
+del suo sesso, poi gli rispose: «O
+amico mio, ad onta della buona fede di
+cui ti vanti, e benchè io non abbia la
+sapienza di leggere libri della natura di
+quelli che ora mi vorresti presentare, credo
+vedere in te qualche cosa, che sta fra
+il merciaiuolo, ed il vagabondo.»
+</p>
+
+<p>
+«Eh! un pochettino forse anche di questo!
+disse Wayland sorridendo; ma ascoltami;
+questa sera o domani mattina
+arriverà qui un vecchio, in compagnia di
+tuo padre. Egli ha il passo leggiero del
+gatto, l’occhio fino e maligno del sorcio,
+i modi carezzevoli del can di Spagna,
+e la ferocia del mastino. Guardati
+da lui, e per il tuo bene, e per quello
+della tua padrona. Guardati da lui, bella
+Giannina; egli nasconde il veleno dell’aspide
+sotto la pretesa innocenza della
+colomba. Non saprei dirti al giusto qual
+delitto egli mediti, ma la malattia e la
+morte gli tengono dietro. Non dir nulla
+di tutto ciò alla tua padrona. La mia
+esperienza m’insegna che nel suo stato il
+timore di un male può esserle dannoso
+<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
+quanto il male medesimo. Abbi cura
+ch’ella faccia uso del mio specifico. Sappi
+(continuò egli abbassando la voce e
+con tuono solenne) che è un antidoto
+contro il veleno. Stiamo ad ascoltare;
+Essi entrano nel giardino.»
+</p>
+
+<p>
+Di fatto si udiva un bisbiglio, in mezzo
+a cui distinguevansi voci di smodata
+allegria ed altre più serie e robuste. Wayland,
+a questo primo sentore s’appiattò
+in fondo d’una folta macchia, e Giannina
+si nascose nel vecchio edifizio delle
+piante esotiche per non esser veduta, e
+affine di nascondere per allora le compere
+che avea fatte dal preteso merciaiuolo; del
+rimanente ella non aveva alcun motivo
+d’inquietarsi per se medesima.
+</p>
+
+<p>
+Il padre di lei, il vecchio servo del
+lord Leicester, entrarono nel giardino tumultuando,
+e posti nel più grande imbarazzo
+dal Lambourne, al quale il vino
+aveva affatto volta la testa. Cercavano di
+acchetarlo, ma invano; perchè costui aveva
+inoltre la bella sorte, che quando il
+vino lo prendeva, non si lasciava infine
+vincere dal sonno, come è solito degli altri
+imbriachi. Ma egli era uno di quelli
+che si reggevano lungo tempo sotto l’influenza
+del liquore di Bacco, sintantochè
+a furia di libagioni cadono in una indomabile
+frenesia. Diverso inoltre il Lambourne
+<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
+dalla maggior parte degl’imbriachi,
+che perdono la libertà de’ moti e
+delle parole, egli al contrario nello stato
+d’ebbrezza parlava con più enfasi e più
+scioltamente che mai nol facesse, oltrechè
+raccontava tutte quelle cose, che a mente
+sana avrebbe voluto non lasciar traspirare
+all’aria medesima.
+</p>
+
+<p>
+«E che? gridava Michele con tutta
+la forza de’ suoi polmoni, non farete voi
+altri una festa al mio arrivo, non farete
+gozzoviglie in onore di me che conduco
+nel vostro canile la fortuna in sembianza
+d’un cugino del diavolo? d’un cugino
+del diavolo, che ha virtù di cambiare i
+pezzi d’ardesia in buone piastre di Spagna?
+Accostati, Tony <i>Brucia-Cataste</i>,
+papista, puritano, ipocrita, avaro, libertino,
+demonio impastato di tutti i peccati
+mortali, accostati e prostrati dinanzi
+a chi ti condusse il <i>Mammone</i> che adori.»
+</p>
+
+<p>
+«In nome di Dio! parla sommesso,
+disse il Foster; entra in casa, avrai vino,
+avrai quello che saprai domandare.»
+</p>
+
+<p>
+«No, vecchio tanghero; voglio averlo
+qui, gridava a tutta voce lo spadaccino,
+qui <i>al fresco</i>, come dicono gl’Italiani. Se
+sarò matto a bere fra due muraglie, avendomi
+vicino questo diavolo d’avvelenatore,
+che mi farebbe soffocare fra i vapori
+<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
+dell’arsenico o dell’argento vivo! Varney
+m’ha insegnato a non fidarmene.»
+</p>
+
+<p>
+«In nome di tutti i diavoli! dategli vino,»
+disse l’alchimista.
+</p>
+
+<p>
+«Ah! ah! che tu ci metteresti poi il
+condimento! non è vero, vecchio ghermitore?
+Sicuramente! ci troverei il verde rame,
+l’elleboro, il vitriolo, l’acqua forte,
+e vent’altri ingredienti diabolici, che fermenterebbero
+nella mia povera testa, come
+il filtro che le vecchie streghe fanno
+bollire nelle loro caldaie per chiamare a
+sè il diavolo. Dammi il fiasco tu stesso,
+vecchio Tony <i>Brucia-Cataste</i>, e guarda che
+sia vino fresco, e che non fosse mai riscaldato
+a quel focolare, dove furono arrostiti
+i vescovi in questo paese. Ovvero aspetta
+che Leicester sia Re se vuol esserlo! Bene!
+e Varney, lo scellerato Varney! gran Visir.
+Ottimamente per mia fede! E che cosa
+poi sarò io? Imperatore. Sì signori, l’imperatore
+Lambourne. Vedrò questa divinità
+che costoro hanno imprigionata qui
+pei loro segreti piaceri. Voglio che ella
+venga questa sera a vôtarmi da bere, e
+a mettermi la mia berretta da notte. Che
+cosa può farsi un uomo di due mogli, fosse
+egli venti volte Conte? Rispondi a questo,
+Tony, figlio mio, vecchio cane, ipocrita,
+reprobo, che Dio cancellò dal libro della
+<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
+sua grazia, vecchio fanatico, bestemmiatore,
+intenditore di vescovi, rispondi a
+tutto questo.»
+</p>
+
+<p>
+«Or ora gl’immergo fino al manico il
+mio coltello nel ventre,» disse Foster a
+voce bassa e fremendo di collera.
+</p>
+
+<p>
+«Per l’amor di Dio! non commettiamo
+violenze, disse l’Astrologo, ce le farebbero
+pagar care. Su via, Lambourne, mio buon
+amico, vuoi tu trincare con me alla salute
+del nobile conte di Leicester e di Riccardo
+Varney?»
+</p>
+
+<p>
+«Certo! mio vecchio Albumazar, certo!
+mio bravo venditor di veleni. Io ti abbraccerei,
+onestissimo violatore della legge
+Giulia (come dicono a Leida) se tu non
+avessi addosso un esecrabile odore di solfo
+e d’altre infernali droghe di tal natura.
+Andiamo dunque, son pronto. Alla salute
+di Varney e di Leicester, delle due
+menti più nobilmente ambiziose di tutta
+l’Inghilterra, dei due increduli più profondi
+e più simulatori, più sublimi e più
+maligni, più... basta. Non dirò altro;
+ma chiunque ricuserà darmi ragione!...
+Giur’al Cielo gli pianto il mio stilo nel
+cuore. Andiamo, miei buoni amici.»
+</p>
+
+<p>
+Così parlando il Lambourne terminò
+di trangugiar la bevanda versatagli dall’Astrologo,
+la quale non era già vino, ma
+liquor distillato che costui ebbe in pronto
+<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
+da sostituire. Onde il nostro Michele
+incominciava un giuramento, allorchè gli
+cadde di mano la tazza vôta. Mise la mano
+all’impugnatura della sciabola, ma non
+ebbe forza per tirarla fuori; barcollò e
+cadde privo di moto e di sensi fra le braccia
+dei famigli, che portatolo nella sua
+stanza, lo adagiarono sul letto.
+</p>
+
+<p>
+In quel generale bisbiglio, Giannina,
+senza che alcuno la vedesse, raggiunse la
+camera della padrona. Tremava ella siccome
+foglia, risoluta nullameno nel suo
+animo di celare alla Contessa i terribili
+sospetti che le parole del Lambourne le
+avevano inspirato: tanto più che tali timori,
+comunque non le apparissero ancora perfettamente
+schiariti, troppo s’accordavano
+coi suggerimenti del merciaiuolo. Onde
+confermò la Contessa nel disegno di
+prevalersi dello specifico datole dal medesimo;
+consiglio, che ella forse non
+avrebbe mai insinuato senza gli avvenimenti
+di recente accaduti!
+</p>
+
+<p>
+Nè i propositi del Lambourne sfuggirono
+certamente a Wayland, appiattato, come
+dicemmo, dietro la macchia, ed il quale
+era in istato, meglio assai che Giannina,
+di assegnar loro il giusto valore. Si
+sentì commosso da forte compassione in
+osservando che una donna vezzosa quanto
+lo era la giovane Contessa, e già da lui
+<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
+conosciuta in seno alla domestica felicità,
+fosse così abbandonata alle trame di una
+banda di scellerati. Aggiugnevasi che l’abborrita
+voce di quell’antico padrone, da lui
+temuto ed odiato del pari, gli risvegliava
+nell’animo commozioni conformi a questi
+due sentimenti. Fidato grandemente nella
+propria destrezza, e nei modi ancora che
+possedea per adoperarla, concepì adunque
+il disegno di scoprire in quella sera medesima
+tutte le fila dell’orrendo arcano, e
+di salvare l’infelice prigioniera, se ne era
+anche in tempo, fattosi pronto ad affrontare
+qualunque rischio che andava unito
+al compimento d’un’idea sì generosa. Alcune
+fra le parole fuggite al Lambourne
+nel forte del costui delirio, lo trassero la
+prima volta a mettere in dubbio, se il Varney
+operasse unicamente per proprio conto
+nel corteggiare la giovine bellezza, e
+nel cercare di cattivarsene l’affezione. Diversi
+romori intendevano a far credere,
+che questo zelante servo fosse stato soccorrevole
+in altre amorose tresche al padrone;
+per lo che venne il pensiero a Wayland,
+che il medesimo conte di Leicester
+potesse anche essere il protagonista dell’orrido
+dramma. Comunque non avesse
+alcun motivo di supporre che la figlia del
+cavaliere Robsart fosse già maritata col
+<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
+Conte, ben vedea come una tresca ancorchè
+passaggiera con una donzella posta nel
+grado di Amy, diveniva un segreto d’altissima
+importanza, la cui rivelazione avrebbe
+portato fatali conseguenze a questo favorito
+di Elisabetta.
+</p>
+
+<p>
+«Quand’anche il Leicester, dicea Wayland
+fra se stesso, titubasse a valersi di modi
+violenti per estinguere sì fatte voci, ha
+al fianco tai malandrini, che gli presterebbero
+il reo servigio senza aspettarne
+l’assenso. S’io voglio adunque frammettermi
+in questa bisogna, mi è d’uopo prender
+l’esempio del mio antico maestro, allorchè
+componeva la sua diabolica manna,
+cioè mettermi una maschera al volto.
+Domani adunque abbandonerò Giles Gosling,
+e cambierò dimora così spesso come
+una volpe inseguita. Vorrei ben rivedere
+ancora questa giovinetta puritana: ella è
+sì avvenente, e se non m’inganno sì fornita
+d’ingegno, che non direbbesi mai primogenitura
+di quello schifoso, scellerato uomo
+di Tony <i>Brucia-Cataste</i>.»
+</p>
+
+<p>
+Si recò pertanto a prender congedo da
+Giles Gosling, che non fu per vero dire
+scontento di vederlo partire. L’onesto pubblicano
+scorgeva cosa sì pericolosa il contrariare
+i voleri d’un favorito del Conte di
+Leicester, che bastava appena la sua virtù
+<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
+per sostenerlo in sì fatta prova. Non risparmiò
+ciò nonostante proteste di buona
+volontà, e della sua premura di prestare,
+occorrendone il bisogno, a Tressiliano
+o al di lui messo que’ soccorsi tutti, che
+fossero stati compatibili collo stato suo di
+pubblicano.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span></p>
+
+<h2 class="nosp">CAPITOLO IV.</h2>
+</div>
+
+<div class="poem-container">
+<div class="poem inl"><div class="stanza">
+<p class="i01">»Ambizion se frettolosa troppo</p>
+<p class="i01">»La vetta aggiunga, dall’opposta banda</p>
+<p class="i01">»Del pendio discosceso alfin dirupa.</p>
+<p class="i12"> <i>Shakespeare.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<p>
+Le splendide feste che stavano per celebrarsi
+a Kenilworth erano già divenute
+l’argomento de’ discorsi che faceansi da
+ognuno nell’Inghilterra. Tutta dovizia di
+cose atte a render più deliziosi alla regina
+Elisabetta que’ giorni che le sarebbe
+piaciuto dimorare nel castello del suo favorito,
+venne adunata, e d’ogn’intorno
+dell’isola, e dal Continente. Intanto il Leicester
+progrediva ogni dì maggiormente
+nelle buone grazie della Regina. Sempre
+a fianco di lei ne’ consigli, ben ascoltato
+nell’ore consacrate ai passatempi della Corte,
+accolto in qualsivoglia istante coi contrassegni
+della massima intrinsichezza, era
+il Leicester la speranza di tutti coloro,
+che avevano grazie da chiedere alla Sovrana:
+ricercato da tutti i ministri delle
+corti straniere, che in nome de’ loro monarchi
+gli largheggiavano delle più lusinghiere
+<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
+dimostrazioni d’affetto, egli era,
+giusta il dire cortigianesco l’<i>alter ego</i> dell’orgogliosa
+Elisabetta, impaziente a quanto
+credevasi dell’istante favorevole per
+collegarselo al poter supremo con fargli
+dono della sua mano.
+</p>
+
+<p>
+Nel mezzo di tante prosperità, questo
+favorito della Regina e della fortuna era
+forse l’uomo il più infelice che si vivesse
+in quel regno di cui sembrava l’arbitro
+ed il dominatore. Egli aveva certamente
+al di sopra delle sue creature la sovranità
+data da ingegno, e vedea cose, che ad
+esse fuggivano. Niuno al pari di lui conoscea
+l’indole della Sovrana; siccome
+quegli che aveva fatto un unico studio di
+indagarne ad un tempo le singolarità e
+le virtù, studio che unito ai poderosi espedienti
+di quella sua mente abilissima, e
+al lustro che gli crescevano le esterne sue
+prerogative, valse a sollevarlo in tanto
+favore. Ma questo medesimo conoscimento
+ch’egli aveva dell’indole di Elisabetta
+gli facea temere, ad ogni piè sospinto, qualche
+disgrazia rovinosa e non aspettata. Il
+Leicester somigliava a nocchiere, che avendo
+innanzi agli occhi la carta su di cui
+stanno delineati tutti i punti della via da
+trascorrersi, scorge nel medesimo tempo
+gran numero di secche, di scogli coperti,
+e di scogli a fior d’acqua; onde tutto il
+<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
+vantaggio ritratto da sì inquietante schiarimento
+è la certezza, che in un prodigio
+soltanto sta la speranza di uno scampo.
+</p>
+
+<p>
+Di fatto, la regina Elisabetta aveva
+un’indole stranamente impastata di maschia
+fortezza d’animo, e di tutte quelle
+debolezze, che sono di consueto il retaggio
+del sesso, cui perteneva. Gran profitto
+traevano i sudditi dalle virtù che in
+questa Regina superavano di gran lunga
+i difetti; ma quanto ai cortigiani, ed alle
+persone che le stavano intorno, trovavansi
+di sovente esposte ai capricci e alle violenze
+d’uno spirito per sua natura geloso
+e dispotico.
+</p>
+
+<p>
+Tenera madre verso i suoi popoli, ella
+era ad un tempo verace figlia di Enrico
+VIII; e benchè i patimenti da lei sofferti
+in giovinezza, e le cure di un’ottima
+educazione avessero compresse e modificate
+in essa le inclinazioni che si portava seco
+col sangue, queste non si potevano dire
+sradicate.
+</p>
+
+<p>
+«Lo spirito di una tal donna (così esprimevasi
+sir John Harrington, che l’aveva
+avuta in matrina al fonte battesimale, e
+ch’ebbe a vicenda occasioni di provarne
+l’affabilità e i mali umori), lo spirito di
+una tal donna era il più delle volte siccome
+un vento leggiero, che in una mattina
+estiva sen venga dall’occidente; dolce e
+<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
+soave a tutti quelli che la circondavano;
+i discorsi di lei guadagnavano ogni cuore;
+ma giugnevano istanti, in cui credendo ella
+scorgere qualche disobbedienza o mancanza
+di rispetto, prendea quel tuono che
+palesava compiutamente di chi fosse figlia.
+Il sorriso di lei era come dolce calor di
+sole, di cui ciascuno si contende l’influenza
+gradevole; ma tantosto sorgeva la burrasca
+preceduta da oscure nubi, e il fulmine cadeva
+indistintamente sopra d’ognuno&#8205;<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>.»
+</p>
+
+<p>
+Tale mobilità di carattere, nè lo ignorava
+il Leicester, era sopra tutto formidabile
+per coloro che le avevano inspirato
+qualche sentimento di affetto; perchè
+il credito, frutto di tal sentimento medesimo,
+non lo era così di servigi indispensabili,
+che que’ favoriti prestar potessero
+alla corona. Perciò la grazia conceduta al
+Burleigh, o al Walsingham, benchè al di
+sotto, quanto allo sfarzo, di quella onde
+godeva il Leicester, era fondata manifestamente
+sul senno e non sul capriccio di
+Elisabetta: laonde questi cortigiani non
+temevano le fasi dell’incostanza da cui
+erano ad ogni istante minacciati coloro,
+pei quali i primi meriti ai favori della Regina
+si stavano in prerogative esterne, e
+nelle inclinazioni d’un cuore femminile.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
+</p>
+
+<p>
+Que’ grandi e saggi ministri non venivano
+giudicati se non se in proporzione
+degli espedienti di stato che suggerivano,
+e delle massime onde affortificavano i partiti
+per essi posti nelle adunanze del consiglio.
+Al contrario il buon successo dei disegni
+formati dal Leicester dipendeva da
+tutti que’ venti leggieri ed incostanti di
+capriccio o di umore, che contrariano o favoriscono
+i progressi di un amante nel cuore
+della sua donna; ed era Elisabetta tal
+donna, che offeriva ai propri adoratori
+altro scoglio, cioè il timore continuo che
+era in lei di dimenticare la propria dignità,
+e di compromettere il poter di Regina
+coll’ascoltare di troppo le inclinazioni
+connaturali al suo sesso.
+</p>
+
+<p>
+Le spine che circondavano il possedimento
+del favore d’una tale amante ben
+comprese erano dal Leicester; ed allorchè
+spiava egli intorno di sè quai modi avesse
+per conservarsi in uno stato sì precario,
+ovvero, (che a ciò pur meditava) di scenderne
+senza pericolo, poca speranza egli
+vedea di buon esito, così ad un partito
+come all’altro appigliandosi.
+</p>
+
+<p>
+Ora gli erano altissimo argomento di
+considerazione il segreto suo maritaggio e
+le conseguenze che ne sarebbero derivate.
+E preso da amarezza contro di se medesimo
+(ch’ei certamente non potea concepirne
+<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
+contro la sfortunata Contessa), si rampognava
+d’essersi gettato nell’impossibilità
+di fondare sopra salde basi il proprio potere
+collo stringere un nodo inconsiderato,
+ed attribuiva a questa, così chiamata da
+lui, sconsigliata passione il pericolo di una
+vicina caduta.
+</p>
+
+<p>
+«Ognuno dice, così ragionava egli in
+questi momenti di perplessità e di pentimento,
+ch’io potrei sposare Elisabetta,
+e divenire re d’Inghilterra. Ogni contrassegno
+sembra annunziarlo. Non si fa menzione
+nelle ballate fuorchè di queste nozze
+desiderate ansiosamente dal Pubblico. Se
+ne favella ne’ ginnasi; i predicatori le raccomandano
+dai pulpiti; esse son quanto
+l’un dice all’orecchio dell’altro fin nelle
+stanze d’udienza della Regina. Si prega
+che tal maritaggio si verifichi nelle chiese
+dei calvinisti del Continente; fino i nostri
+uomini di Stato ne han fatto parola nel
+Consiglio. Niuna ammonizione è venuta
+a frenare sì arditi propositi, intorno ai
+quali la regina Elisabetta ha dismessa la
+consueta sua protesta di voler morir vergine.
+Ella conosce l’esistenza di tali romori,
+nè mai si mostrarono ver me più affabili i
+suoi detti, più graziosi gli atti, più soavi
+gli sguardi. Niuna cosa sembra mancare a
+che io divenga re d’Inghilterra, ed a che
+trattomi finalmente al sicuro dall’incostanza
+<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
+delle corti, io m’impadronisca di questa
+corona regale, gloria dell’universo. E sarà
+dunque, allor quando io potrei stendere
+più ardimentosa la mano per impadronirmene
+che questa mano medesima si vedrà
+incatenata da un nodo segreto ed indissolubile.
+Ecco, diceva egli impazientemente,
+ecco le lettere di Amy che mi
+persegue colle sue incessanti inchieste,
+ond’io pubblicamente la riconosca, e renda
+giustizia a lei, a me, e non so a chi!
+Quanto a me ho ben fatto finora tutt’altro
+che rendermi giustizia. Ed Amy mi
+parla come se Elisabetta fosse presta ad
+ascoltare la notizia di tal mio maritaggio
+colla contentezza di una madre alle nozze
+d’un figlio prediletto! Elisabetta quella
+figlia di Enrico VIII, la cui collera non
+risparmiò giammai uomini o donne che la
+contrariassero ne’ suoi disegni! Che direbbe
+ella all’atto di scorgere maritato quell’uomo
+che con una simulata passione la trasse in
+tanto inganno da confessare ella stessa il
+proprio amore verso di un suddito? Quell’uomo
+che si fosse fatto giuoco di lei, come
+potrebbe un cortigiano prendersi trastullo
+d’una povera contadina! Oh! ben vedremmo
+allora quanto una femmina furibonda
+sappia operare!»
+</p>
+
+<p>
+Fermandosi in sì fatte meditazioni
+chiamava Varney, e lo chiedeva di consigli,
+<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
+assai più di quanto il facesse in
+addietro, poichè spesse volte da tal consigliere
+lo aveva allontanato il ricordarsi
+gli avvisi che contro tal segreto nodo
+avea posti in campo. La conclusione di
+questi intertenimenti era sempre il deliberare
+sul modo di far comparire a Kenilworth
+la Contessa. Risolvettero, finchè
+poterono, far ritardare la partenza
+della Regina, ma alla perfine una conclusione
+divenne necessaria.
+</p>
+
+<p>
+«Elisabetta non sarà certamente paga
+a men di vederla. Non so s’ell’abbia
+concepiti alcuni sospetti, come mel fanno
+presagire i miei timori, o se il Sussex
+o alcun altro de’ miei segreti nemici
+s’adoprino a ricordarle sovente la supplica
+di Tressiliano; ma certamente in
+mezzo alle espressioni di bontà con cui
+ella è solita ad onorarmi, la storia di
+Amy Robsart si frammette frequentemente.
+Io credo che Amy sia la schiava postami
+dalla cattiva sorte dietro il mio carro per
+umiliare i miei trionfi nel momento il
+più glorioso per me. Suggeriscimi qualche
+espediente, o Varney, per sottrarmi
+da passo cotanto arduo. Ho fatto per
+differire queste maledette feste tutte le
+obbiezioni, che con qualche apparenza di
+convenevolezza, potevano essere messe
+innanzi; ma l’abboccamento ch’ebbi oggi
+<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
+colla Sovrana non mi permette omai di
+commettermi fuorchè alla sorte. Ella mi
+ha detto con tuono di dolcezza sì, ma
+ad un tempo risoluto. — Noi non vogliamo
+più, sig. Conte, lasciarvi tempo
+a fare apparecchi per timore che andiate
+del tutto in rovina. Sabbato, giorno nove
+del mese di luglio, saremo in casa
+vostra a Kenilworth. Vi preghiamo non
+dimenticare alcuno degli ospiti, pei quali
+mostrammo desiderio: ci sta a cuore
+soprattutto conoscere la donna, che ha
+potuto preferire al poeta Tressiliano il
+vostro servo Riccardo Varney. — Dunque,
+Varney abbi ricorso alla tua fantasia
+che mi è stata utile le tante volte;
+perchè come è vero ch’io mi chiamo
+Dudley, le disgrazie predette nel mio oroscopo
+incominciano finalmente a minacciarmi.»
+</p>
+
+<p>
+«Nè vi sarebbe qualche modo di persuadere
+a Milady l’esser contenta di
+sostenere per alcuni istanti la parte oscura
+cui circostanze del momento l’astringono?»
+disse il Varney dopo aver esitato
+per qualche tempo.
+</p>
+
+<p>
+«Che osi dire, o scellerato? La mia
+Contessa passar per tua moglie! Ciò non
+può accordarsi nè col mio, nè col suo
+onore.»
+</p>
+
+<p>
+«Oimè! Milord, rispose il Varney,
+<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
+pur non è conosciuta sott’altro nome
+dalla Regina. Col toglier questa d’errore
+si andrebbe a rischio di scoprir
+tutto.»
+</p>
+
+<p>
+«Pensa qualch’altro espediente, disse
+agitato oltre ogni credere il Conte; cotesto
+che tu proponi non può giammai
+essere all’uopo. Ammetti ancora ch’io
+condiscendessi, non vi sarebbe mai l’assenso
+della Contessa; perchè debbo farti
+sapere, o Varney, che Elisabetta sul proprio
+trono non ha tanto orgoglio quanto
+ne ha questa figlia d’un gentiluomo
+oscuro della contea di Devon. Dolce,
+pieghevole nelle circostanze ordinarie,
+in tutte quelle, ov’ella creda scorgere
+il suo onore compromesso, l’indole ne
+è accensibile e violenta al par della folgore.»
+</p>
+
+<p>
+«Ne abbiam fatto prova, o signore,
+e se tale non fosse la sua indole, non
+ci troveremmo ora in questo impiccio.
+Non so ora a qual altro stratagemma ci
+resti ricorrere. Mi sembra poi che la
+persona dalla quale scaturisce il pericolo,
+dovesse mostrarsi, quand’è in suo
+potere, sollecita di allontanarlo.»
+</p>
+
+<p>
+«Ti ripeto che è impossibile (risoggiunse
+il Conte facendo tal gesto, che
+proibiva al Varney fino il pensare a tale
+divisamento). Non conosco forza, d’autorità
+<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
+o di lusinghe, che inducesse mia
+moglie a portare il tuo nome nemmeno
+un istante.»
+</p>
+
+<p>
+«La cosa per altro è alquanto scabrosa,»
+disse il Varney con tuono tronco, e
+senza fermarsi su di tale argomento. Poi
+soggiunse: «Se si trovasse qualch’altra
+persona da sostituirle! Tai giuochi
+di mano sono andati a buon termine
+sotto gli occhi d’altri monarchi antiveggenti
+quanto lo è la Regina Elisabetta.»
+</p>
+
+<p>
+«Tu perdi il cervello, o Varney,
+rispose il Conte: la falsa Amy dovrebbe
+sostenere il confronto di Tressiliano,
+e ne diverrebbe inevitabile lo scoprimento.»
+</p>
+
+<p>
+«Si potrebbe allontanare Tressiliano
+dalla Corte,» disse allora senza esitare
+il Varney.
+</p>
+
+<p>
+«E con quai modi?».
+</p>
+
+<p>
+«Con quai modi? Un personaggio posto
+nella vostra condizione ne ha infiniti
+per allontanare dalla scena un uomo,
+che incessante nello spiare i vostri
+segreti, vi è divenuto un pericolosissimo
+oppositore.»
+</p>
+
+<p>
+«Non voglio udirmi parlare di tal genere
+di espedienti politici, o Varney,
+disse il Conte. Poi nel caso in cui siamo
+non gioverebbero a nulla. Possono
+esservi alla Corte molte altre persone
+<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
+che abbiano veduta Amy, e mancando
+Tressiliano, non si starebbero dal far
+venire il padre di lei o alcuni de’ suoi
+amici. Cerca ancora qualch’altro stratagemma
+nella tua immaginazione.»
+</p>
+
+<p>
+«Signore, io non so più qual cosa
+proporre, ma so bene che se mi trovassi
+in una perplessità qual si è quella dell’animo
+vostro, correrei volando a Cumnor,
+e costringerei mia moglie ad acconsentire
+a quegli espedienti, che la sua e la mia
+sicurezza chiedessero.»
+</p>
+
+<p>
+«Non posso, allora soggiunse il Conte,
+costringerla a cosa, che ripugnerebbe
+alla nobiltà della sua indole. Troppo,
+così operando, mi mostrerei ingrato all’amore
+ch’ella ha per me!»
+</p>
+
+<p>
+«Ebbene, o signore, rispose Varney, voi
+siete un uomo nel quale onore e saggezza
+vanno del pari. Non vi dirò dunque
+che questi scrupoli delicati son da
+romanzo, e non possono aver corso fuorchè
+in Arcadia, come lo ha scritto il
+nipote vostro Sydney. Ma permettete un’altra
+osservazione ad un vostro umilissimo
+servo, il quale ebbe finor la fortuna
+di vedere non disdegnata nemmeno
+dalla Signoria vostra la poca cognizione
+ch’egli si acquistò vivendo nel
+mondo. Vorrei sapere se in questo felice
+nodo che unisce a voi la figliuola
+<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
+di sir Robsart, l’obbligazione maggiore
+sia dal canto vostro, o da quello della
+Signora, e qual dei due abbia maggiori
+motivi di usar compiacenza, e prendere
+in esame i desiderii, la convenienza, la
+sicurezza dell’altro.»
+</p>
+
+<p>
+«Ti ripeto, Varney, disse il Conte,
+che quanto fu in mio poter di concederle,
+non fu merito mio, ma pagato
+al di là dalla sua virtù non minore in
+lei della bellezza. Ah! no: fra le persone
+pervenute ad alto stato, non fuvvi giammai
+altra creatura più capace di ornarlo
+e di abbellirlo.»
+</p>
+
+<p>
+«È una gran fortuna, o signore (riprese
+a dire Varney con quel suo sorriso
+sardonico, che ad onta de’ riguardi
+di rispetto non era sempre in suo potere
+il frenare), è una gran fortuna che
+ciò tanto vi appaghi! Voi avrete tutto il
+tempo di bearvi con sì deliziosa compagna,
+però spirato il termine di una
+prigionia, forse proporzionata al delitto
+di aver delusi gli affetti di Elisabetta
+Tudor. Voi non isperate, cred’io, di
+scontarlo a più lieve costo!»
+</p>
+
+<p>
+«Spirito infernale! Osi tu schernirmi
+sulla sventura in cui m’avvolgo? rispose
+il Leicester. Aggiusta le cose, come ti
+parrà meglio.»
+</p>
+
+<p>
+«Se dite davvero, o signore, convien
+<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
+sull’istante portarsi a briglia sciolta
+a Cumnor,» replicò il Varney.
+</p>
+
+<p>
+«Vacci tu stesso, o Varney. Il demonio
+ti ha compartito quel genere d’eloquenza,
+che fa più impressione allorchè
+si tratta una cattiva causa. La mia
+fronte tradirebbe la bassezza della mia
+anima se ardissi proporre sì fatta frode.
+Vattene, dico, hai d’uopo ancora ch’io
+t’aggiunga sproni per compiere il mio
+disonore?»
+</p>
+
+<p>
+«Per servirvi non ho d’uopo di sprone,
+o Milord. Ma se volete seriamente
+affidarmi l’incarico di far gradire a Milady
+un espediente divenuto unico ed
+indispensabile, fa di mestieri mi diate
+uno scritto, che presso la nobile mia padrona
+mi faccia vece di credenziale. Assicuratevi
+poi, che io sosterrò questo
+partito con quanto è in me d’eloquenza.
+Porto sì ferma opinione dell’amore
+che la Contessa nudre per la Signoria
+vostra, e della inclinazione ch’è in essa
+a far tutto quanto possa tornare a
+vantaggio del suo sposo, per non dubitar
+punto ch’ella non acconsenta a
+portare per alcuni giorni un nome umile
+come il mio, tanto più che per antichità
+non cede in nessuna parte a
+quello della famiglia Robsart.»
+</p>
+
+<p>
+Il Leicester prese tutto quanto occorrevagli
+<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
+per iscrivere, ed incominciò per
+la Contessa due o tre lettere, che stracciò
+senza terminarle. Finalmente scrisse
+alcune righe slegate e disordinate, colle
+quali supplicava, per cagioni che riguardavano
+il proprio onore e la propria
+vita, la sua Amy a voler portare il nome
+di Varney per quel solo tempo che
+duravano le feste di Kenilworth. Aggiugnea
+che lo stesso Varney le avrebbe
+comunicati questi motivi onde si rendea
+tanto necessario sì fatto inganno. Dopo
+avere sottoscritta e suggellata la lettera,
+la gettò sopra la tavola, facendo tal gesto
+che intimava al Varney di partir
+sull’istante, e che questo consigliere intese
+a prima vista.
+</p>
+
+<p>
+Leicester rimase siccome uomo impietrito
+fintantochè udì lo scalpitar de’
+cavalli; perchè il Varney senza nemmeno
+indugiare quant’era d’uopo per cambiar
+di vestito, salì in sella, e seguito da
+un solo servo s’avviò a tutta briglia
+verso la contea di Berk. Udito questo
+rumore, il Conte si alzò precipitosamente,
+e s’affacciò alla finestra, venuto
+sull’istante in idea di rivocare l’indegno
+messaggio di cui aveva incaricato
+l’uomo, che a confessione stessa del
+Leicester, non possedeva alcuna sorte
+di virtù, eccetto l’affezione per chi lo
+<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
+proteggea. Ma il Varney era già lontano
+tanto da non poter neanco udirne la
+voce, e l’aspetto del firmamento seminato
+di stelle, riguardato in quel secolo
+siccome il libro del destino, stolse il
+Conte da una risoluzione che sarebbe
+stata più degna di lui.
+</p>
+
+<p>
+«Eccoli che seguono il taciturno lor
+corso (dicea il Conte trattosi alla contemplazione
+del Cielo), eccoli questi
+astri, il cui possente influsso è sentito
+da tutti gli abitatori del nostro Pianeta.
+Se gli astrologi non mentiscono, ecco
+la crisi de’ miei destini! S’avvicina l’ora,
+l’ora per me di sperare e di temere
+ad un tempo, come mi fu predetto. Re
+si fu la parola. — Ma in qual modo? — La
+corona di Elisabetta! Da questo lato
+ogni mia speranza si dileguò. — Ebbene!
+io la rinunzio. Le ricche province dei
+Paesi Bassi mi domandano per loro capo,
+e se Elisabetta non si opponesse mi
+offrirebbero la corona di que’ Paesi. — E
+non ho io forse diritti al diadema?...
+anche entro il regno? Se Elisabetta venisse
+a morire, non appartengo io alla
+famiglia degli Huntingdon?... Ma asteniamoci
+dall’addentrarci maggiormente
+in sì rilevanti misteri. È d’uopo che
+per qualche tempo ancora, io continui
+a guisa di fiume sotterraneo il mio corso
+<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
+nell’oscurità e nel silenzio. Verrà
+giorno che mi mostrerò con tutto l’apparato
+della mia forza, e trascinerò meco
+tutto quanto si opporrà al mio passaggio.»
+</p>
+
+<p>
+Intantochè il Leicester cercava ingannare
+la sua coscienza medesima col presentare
+a se stesso l’aspetto di una pretesa
+politica necessità, e s’avvolgea per
+tal modo fra i lusinghevoli sogni dell’ambizione,
+il perfido suo ministro aveva
+abbandonato la Corte e la città per trasferirsi
+in tutta fretta al suo destino. Nè
+meno del Conte il Varney si era sollevato
+ad altissime speranze. Costui di fatto
+avea condotto al punto cui voleva il
+padrone, che discoprivagli, come ben
+vedesi, i lati più reconditi del proprio
+cuore, e si prevalea dell’opera di quest’uom
+detestabile, persino nel mantenere
+le più intrinseche corrispondenze colla
+sposa. Divisò dunque il Varney, che
+per l’avvenire il suo protettore non potesse
+più, nè far senza di lui, nè ricusar
+di secondarne le inchieste, comunque si
+fossero sragionevoli; onde se la <i>disdegnosa
+signora</i>, tal era il predicato con
+cui solea, fra se stesso e con Foster,
+qualificar la Contessa, se la <i>disdegnosa
+signora</i> condiscendea finalmente alla
+domanda dello sposo, egli, Varney divenutone
+<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
+il marito supposto, divorava
+colla mente la futura condizione a se
+favorevole in modo cotanto straordinario,
+da non vedere omai limite alcuno
+alla propria autorità.... nè ravvisava
+perfin difficile l’ottenere un trionfo, cui
+agognava, primeggiando fra’ sentimenti
+infernali che lo stimolavano quello di
+vendicare i sofferti disprezzi. Ma in mezzo
+a tali speranze non trascurava il ribaldo
+di meditare all’altra possibilità di
+trovare Amy affatto renitente ad accettar
+la parte che le si voleva assegnare
+nel dramma di Kenilworth.
+</p>
+
+<p>
+«Alasco, diceva egli, farà se ciò
+accade il suo ufizio; ed una infermità
+sarà il colore onde scusare presso Elisabetta
+la negligenza posta dalla signora
+Varney nel venire a tributarle omaggio
+in persona. Oh sì! e sarà, cred’io,
+una lunga e pericolosa malattia, se la
+Regina continua a riguardare milord Leicester
+con occhio sì favorevole. Non rinunzierò
+già di leggieri a divenire il
+favorito di un Monarca. Trotta, mio
+buon palafreno. L’ambizione, la sete di
+piacere e di vendetta conficcano i loro
+stimoli nel mio cuore, come io nel polveroso
+tuo fianco gli sproni. Trotta, trotta,
+mio buon palafreno, e il diavolo raddoppi
+la nostra velocità.»
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span></p>
+
+<h2 class="nosp">CAPITOLO V.</h2>
+</div>
+
+<div class="poem-container">
+<div class="poem inl"><div class="stanza">
+<p class="i01">«Perchè colei, che un giorno</p>
+<p class="i02"> »Fu vita tua, disdegni?</p>
+<p class="i02"> »Del padre mio al soggiorno</p>
+<p class="i02"> »Chè non lasciarmi allor?</p>
+<p class="i01">»Ah! invano, invan di lagrime</p>
+<p class="i02"> »Quest’occhi miei van pregni;</p>
+<p class="i02"> »Nè mai tanto durevole</p>
+<p class="i02"> »Tua lontananza amara,</p>
+<p class="i02"> »Ch’io più non son, rischiara,</p>
+<p class="i02"> »Barbaro, nel tuo cor!</p>
+<p class="i05"> (<i>Il castello di Cumnor</i></p>
+<p class="i05"> di W. Giulio Mickle).</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<p>
+Le più leggiadre signore de’ nostri giorni
+avrebbero certamente trovato nella contessa
+di Leicester, oltre all’avvenenza ed
+alla giovinezza, due qualità che a buon
+diritto le meritavano un grado fra le
+persone distinte. Noi la vedemmo nel suo
+intertenimento col merciaiuolo manifestare
+una grande propensione alla compera
+di cose inutili, ed avidità verso tutte
+quelle graziose inezie, che appena
+possedute perdono tutto il vezzo. In oltre
+le piaceva assai lo spendere molto
+tempo nell’adornarsi, comunque la ricca
+varietà del suo aggiustamento, nel
+luogo ov’era, non le giovasse che a
+<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
+procacciarsi o lodi per metà satiriche
+dalla scrupolosa Giannina, ovvero solamente
+l’approvazione di que’ due occhi
+brillanti, che vedeano riflettuto dallo
+specchio il proprio splendore. La contessa
+Amy per vero dire potea sulla leggerezza
+de’ propri gusti allegare in iscusa
+l’educazione solita in que’ giorni
+a darsi alle fanciulle, la quale non era
+fatta per inspirare la volontà dell’applicazione
+a giovani menti per natura leggiere
+e nemiche dello studio. Se questo
+eccessivo diletto per l’adornarsi non fosse
+stato in Amy, avrebbe potuto anche
+nella casa paterna fare tappezzerie o
+ricami, e decorare de’ lavori delle proprie
+mani le pareti e le suppellettili del
+castello di Lidcote, ovvero distrarsi da
+tai cure col preparare un grosso podingo
+a sir Ugo quando tornava da caccia.
+Ma Amy non avea preso genio di
+sorte alcuna nè al telaio, nè all’ago, nè
+alla lettura. Ella avea perduta in sua
+fanciullezza la madre: il padre non osava
+contraddirle cosa veruna; Tressiliano,
+unico che sarebbe stato capace
+di coltivarne lo spirito, molto si danneggiò
+appunto nell’animo di lei accettando
+con troppa sollecitudine il ministerio
+d’esserle precettore. Perchè accadde
+che questa giovinetta, la cui vivacità
+<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
+e la cui indolenza non trovavano
+mai opposizione, si avvezzò a riguardarlo
+con una specie di timore, e con
+un rispetto, mal concorde con que’ soavi
+sentimenti, che Tressiliano avrebbe
+voluto inspirarle. Così preparato il cuore
+d’Amy, ognun vede quanto fosse esposto
+a cedere al primo assalto, e quanto
+dovesse cattivarsi l’immaginazione della
+fanciulla il Leicester e per nobiltà
+di esterno portamento, e per grazia di
+modi, e per accorte lusinghe, prima
+ancora ch’ella avesse in lui conosciuto
+il favorito della ricchezza e del potere.
+</p>
+
+<p>
+Le frequenti visite che il Conte fece
+a Cumnor ne’ primi momenti delle nozze
+contratte con Amy, le rendeano sopportabili
+la solitudine ed il ritiro, cui
+si vedea condannata. Ma dacchè queste
+visite si diradarono, e fecero luogo a
+lettere di scusa, le quali, oltre al non
+contener sempre espressioni di tenero affetto,
+erano generalmente laconiche, il
+mal umore e i sospetti cominciarono ad
+introdursi in questi splendidi appartamenti,
+che l’amore aveva preparati alla
+bellezza: ed ella il dava troppo a divedere
+nelle risposte che faceva al Leicester,
+colle quali, adoperando più di
+franchezza che d’accorgimento, lo pregava
+finalmente a liberarla da quell’oscura
+<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
+prigionia col pubblicarne solennemente
+il maritaggio; ed ordinando i suoi
+argomenti con quella sola destrezza che
+in lei trovavasi, credeva renderli più
+efficaci col calor delle suppliche. Talvolta
+pure li mescolava di rimproveri,
+di cui il Leicester pensava aver qualche
+motivo di lamentarsi.
+</p>
+
+<p>
+«Non l’ho io fatta Contessa? diceva
+questi a Varney: ben mi sembra ch’ella
+potrebbe aspettare per prenderne il titolo
+e lo stemma quell’istante, in cui
+ciò mi fosse gradevole.»
+</p>
+
+<p>
+Ma la contessa Amy contemplava sotto
+tutt’altro aspetto le cose.
+</p>
+
+<p>
+«Che mi giova, ella dicea, d’avere
+di fatto il grado e gli onori di Contessa,
+se nessuno lo sa, se mi vedo costretta
+a vivere oscura, prigioniera, lontana
+da ogni consorzio, ed esposta a
+vedere ogni giorno ingiuriata la mia fama?
+Poco mi cale di queste perle, che
+tu, o Giannina, frapponi ogni dì alle
+mie trecce. Ti dico bene, che nel castello
+di Lidcote io non avea che a mettere
+una rosa novella ne’ capelli, ed il
+padre mio mi chiamava presso di lui
+per contemplarla più da vicino, il vecchio
+curato sorridea, il buon Mumblazen
+vi trovava qualche allusione <i>blasonica</i>.
+Ora eccomi ornata d’oro e di pietre
+<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
+preziose, che sembro un reliquiario,
+nè vi sei che tu, o Giannina, per ammirare
+tutto questo mio aggiustamento.
+A Lidcote vi si trovava anche il povero
+Tressiliano... ma gli è inutile
+oggi il parlarne.»
+</p>
+
+<p>
+«Di fatto, mia signora, tutto ciò è
+inutile in giornata, rispose la grave Giannina,
+e per vero dire mi fate talvolta
+desiderare di non ve ne udire parlar sì
+sovente, e, perdonatemi, con qualche inconsideratezza.»
+</p>
+
+<p>
+«Le tue rimostranze mi sembrano
+fuor di stagione, o Giannina; io sono
+libera, benchè in questo momento si
+voglia tenermi incatenata, sicchè mi si
+direbbe piuttosto una schiava straniera
+che la sposa d’un Pari dell’Inghilterra.
+Te lo ripeto, Giannina: amo il
+mio sposo; l’amerò fino all’ultima mia
+ora, nè potrei cessar dall’amarlo, quand’anche
+il volessi, e perfino s’egli giugnesse
+a dimenticarmi... Dio solo vede
+s’io sia pur serbata a quest’ultima
+disavventura. Ma ciò nonostante, lo dico
+con franchezza, sarei stata più felice
+col rimanermi a Lidcote; avessi anche
+dovuto divenire la sposa del povero
+Tressiliano, e sostenere lo sguardo malinconico,
+e la farragine delle dottrine
+di cui egli avea piena la testa, e delle
+<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
+quali m’importava sì poco. Egli soleva
+però dirmi, che se mi fossi data a leggere
+i libri suoi prediletti, siccom’egli
+me lo consigliava, sarebbe venuto tempo,
+in cui trovarmi molto contenta di
+avere abbracciati i suoi suggerimenti....
+Oh! credo, Giannina, che questo tempo
+sia giunto.»
+</p>
+
+<p>
+«Mia signora, soggiunse allora l’ancella,
+ho comperato per voi alcuni libri
+da uno zoppo, che li vendeva sulla piazza
+del mercato, e che mi guardò in un
+modo bene ardimentoso, ve ne assicuro.»
+</p>
+
+<p>
+«Vediamoli, Giannina, disse la Contessa,
+ma soprattutto ch’essi non siano
+di que’ tuoi libri puritani!... E di che
+trattano questi qui, mia devota compagna?
+<i>Smoccolatoio per un candeliere d’oro!
+Fascetto di mirra e d’isopo per purgare
+un’anima inferma! Tazza d’acqua
+della valle di Bacca! Le volpi e le fiaccole!</i>
+Che nome dai tu a questo guazzabuglio,
+o mia cara?»
+</p>
+
+<p>
+«Oh Dio! signora, era mio debito
+prima di tutto il mettervi innanzi agli
+occhi la <i>Grazia</i>, ma se poi la rifiutate,
+non so che dirvi: eccovi componimenti
+teatrali, e poesie, a quanto penso.»
+</p>
+
+<p>
+La Contessa cominciò con aria di trascuratezza
+il suo esame aprendo parecchi
+volumi, divenuti omai sì rari, che
+<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
+uniti insieme, sarebbero oggidì un tesoro
+per qualche dilettante d’ogni antichità
+bibliografica. Eranvi il <i>libro di cucina
+stampato da Riccardo Lant, i passatempi
+del popolo, il castello della Scienza</i>
+ec.... ma tal genere di letteratura,
+non maggiormente che il primo si confaceva
+al gusto di Amy. D’improvviso
+un calpestio di cavalli si fece udir nella
+Corte. La Contessa, levatasi con gioia,
+abbandonò il noioso intertenimento di
+scartabellare in questa preziosa raccolta,
+e lasciando cadere molti libri sul pavimento
+corse alla finestra, sclamando:
+«Egli è Leicester! il mio nobile Conte,
+il mio Dudley! Ogni calpestio del suo
+cavallo rimbomba a guisa di suono armonioso.»
+</p>
+
+<p>
+Videsi qualche bisbiglio nella casa, e
+il Foster, con quell’accigliamento ch’eragli
+solito, entrò nella stanza della Contessa
+per dirle, che Riccardo Varney
+dopo aver corso tutta la notte giugneva
+portando ordini del suo signore, e chiedendo
+di essere sull’istante presentato a
+Milady.
+</p>
+
+<p>
+«Varney vuol parlar meco! Ebbene!
+avrà da arrecarmi notizie del Conte.
+Introducetelo tosto.»
+</p>
+
+<p>
+Varney entrò nell’appartamento, ove
+stavasi seduta Amy, adorna di tutta la
+<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
+sua naturale avvenenza, e di tutti i novelli
+fregi aggiunti dalla ricchezza,
+dalla eleganza del semplice suo abito,
+e dalle cure datesi da Giannina nel farli
+meglio spiccare. Ma il migliore adornamento
+di Amy era la bella capigliatura,
+che ondeggiava in leggiadrissime
+anella attorno ad un collo bianco siccome
+quello di un cigno, e sopra un
+seno che la concetta speranza di rivedere
+lo sposo aveva agitato, colorando
+di un animato vermiglio tutti que’ vezzosi
+lineamenti.
+</p>
+
+<p>
+Il Varney se le presentò in quell’abbigliamento
+medesimo con cui aveva in
+tal giorno accompagnato il suo padrone
+alla Corte, sicchè lo spicco dell’abito
+facea strano chiaroscuro col disordine
+d’aggiustamento prodotto da un viaggio
+sì precipitoso, intrapreso di notte e
+per cattivi sentieri. Leggeansi sulla costui
+fronte l’inquietezza dell’animo e l’imbarazzo
+proprio di chi debbe annunziar
+cose che non crede dover essere ben accolte,
+ed è nondimeno costretto dalla
+necessità ad eseguire con tutta sollecitudine
+l’assuntosi ministerio. A tale aspetto
+spaventata subito la Contessa, sclamò:
+«Voi mi arrecate notizie di Milord,
+o Varney! Gran Dio! Sarebb’egli
+infermo?»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
+</p>
+
+<p>
+«No, Milady, per grazia del Cielo,
+soggiunse il Varney. Calmatevi adunque,
+e permettetemi di riprender fiato prima
+ch’io adempia il mio messaggio.»
+</p>
+
+<p>
+«Non voglio indugi, o signore, rispose
+la Contessa. Conosco i vostri artifizi;
+e poichè il fiato vi ha sostenuto
+a condurvi fin qui, vi potrà sostenere
+ancora nel raccontarmi quello che avete
+da dirmi, o almeno per darmene succintamente
+una idea.»
+</p>
+
+<p>
+«Signora, rispose il Varney, non
+siamo qui soli, ed il messaggio di Milord
+non riguarda che voi.»
+</p>
+
+<p>
+«Lasciatene, Giannina, e voi pure
+signor Foster, diss’ella, ma rimanete
+nella stanza contigua in modo di udir
+la mia voce.»
+</p>
+
+<p>
+Il Foster pertanto e Giannina obbedirono
+agli ordini di milady Leicester,
+ritirandosi nel prossimo vestibolo. Allora
+la porta della stanza fu chiusa accuratamente
+a chiave ed a catenaccio. Il padre
+e la figlia rimasero al di fuori, il
+primo con feroce e sospettosa attenzione,
+l’altra coll’animo diviso fra il desiderio
+di conoscere la sorte della sua
+padrona, e la cura di pregare il Cielo
+per la salvezza della medesima. Si sarebbe
+detto che lo stesso Tony Foster
+avesse qualche sentore delle idee in cui
+<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
+stavasi immersa la mente di sua figlia,
+perchè attraversò l’appartamento, e prendendone
+la mano le disse: «Tu hai
+ragione, prega, Giannina, prega il Cielo:
+tutti abbiamo gran bisogno di pregarlo,
+e qualcuno di noi più degli altri.
+Orerei io medesimo, se non volessi porgere
+orecchio a quanto succede là entro:
+qualche disastro si prepara, o mia
+cara figlia. Sì veramente: qualche disastro
+è vicino. Dio ci perdoni i nostri
+peccati, ma questo arrivo subitaneo
+del Varney non mi presagisce nulla
+di favorevole.»
+</p>
+
+<p>
+Era questa la prima volta, in cui Giannina
+intendesse dal padre simili detti,
+che doveano in vero renderla diffidente,
+e sollecitarne l’attenzione a tutto quanto
+avveniva in quel soggiorno del mistero.
+La paterna voce sonava all’orecchio di
+lei siccome quella funesta di un gufo,
+che pronostica lutto e sventure. Fisò
+ella gli occhi alla porta con tale ansietà
+d’animo, come se da un istante all’altro
+avesse aspettati accenti d’orrore,
+o spettacoli di spavento.
+</p>
+
+<p>
+Nondimeno le cose erano tuttavia affatto
+tranquille, e le persone che parlavano
+nella contigua stanza il faceano con
+voce tanto sommessa, che non se ne poteano
+distinguere le parole. Se non che,
+<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
+tutto all’improvviso, si udirono alcuni
+detti pronunziati affrettatamente, indi la
+voce della Contessa, che col tuono della
+più veemente indignazione esclamò: «Apritemi
+la porta, o signore, ve lo comando:
+apritemi la porta. Non è tempo
+di repliche, (continuò ella coprendo
+colle sue grida la voce soffocata di Varney,
+che però per più riprese si fece
+ascoltare). Temerario! Uscite, vi dico.
+Giannina, chiamate gente in soccorso.
+Foster, atterrate la porta. Uno scellerato
+mi trattiene a forza. Adoperate leve
+ed accette, sig. Foster: vi starò per
+mallevadore io medesima.»
+</p>
+
+<p>
+«Non farà mestieri di ciò, o signora,
+(disse finalmente Varney in modo
+da essere inteso); e quando vogliate
+palesi a tutto il mondo gl’importanti segreti
+di Milord ed i vostri, io non pretendo
+impedirvelo.»
+</p>
+
+<p>
+Vennero tolti i catenacci e aperta la
+porta; onde Giannina ed il padre di essa
+si lanciarono nella stanza ansiosi di
+sapere i motivi che produssero queste
+reiterate esclamazioni.
+</p>
+
+<p>
+Entrati appena, trovarono il Varney
+in piedi innanzi alla porta, che digrignava
+e presentava nella fisonomia i sentimenti,
+fra loro opposti, della rabbia,
+della vergogna e del timore ad un tempo.
+<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
+La Contessa stavasi nel mezzo dell’appartamento,
+siccome giovane pitonessa
+invasata da fuoco profetico.
+</p>
+
+<p>
+Le vene turchine della sua bella fronte
+si erano enfiate per la violenza che fatto
+avea nel gridare. Rossi al par di scarlatto
+il collo e le guance, gli occhi sfavillanti
+d’ira, lanciavano sguardi simili
+a quelli che un’aquila prigioniera manda
+sopra coloro cui non può avventarsi
+dalla sua gabbia. Se fosse ragionevole
+l’immaginare una delle tre Grazie agitata
+dalle Furie, nulla esprimeva meglio tal
+fantasia siccome il volto d’Amy, in cui
+si univano nel medesimo punto e quanti
+vezzi, e quanti sentimenti di sdegno,
+di disprezzo, di alterezza, di rabbia
+sia possibile l’ideare. I gesti e l’atteggiamento
+d’Amy corrispondevano alla sua
+voce, al suo sguardo, e mostravano un
+aspetto maestoso e seducente ad un tempo;
+tanto la forza della passione aveva
+accoppiato naturale avvenenza a sublimità.
+All’atto istesso dello schiudersi la
+porta, Giannina era corsa inver la padrona,
+e Foster, benchè a passi più
+lenti che non la figlia, pur sollecitandosi
+più che d’ordinario, si avvicinò
+a Varney.
+</p>
+
+<p>
+«In nome della verità! che accadde
+alla Signoria vostra?» chiese Giannina
+alla Contessa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
+</p>
+
+<p>
+«In nome di Satanasso, che le avete
+voi fatto?» disse Foster al suo amico.
+</p>
+
+<p>
+«Chi? io? (rispose Varney colla testa
+bassa e di mal umore). Ho dovuto
+comunicarle gli ordini del suo sposo,
+e se a questi non si vuole uniformare
+Milady, sa meglio di me che le convenga
+rispondere.»
+</p>
+
+<p>
+«Giannina, ne chiamo in testimonio
+il Cielo! disse la Contessa, il traditore
+ha orrendamente mentito; egli non può
+che mentire, poichè dice cose che oltraggiano
+l’onore del mio nobile sposo;
+mentisce doppiamente, perchè le parole
+di costui non sono intese che a favorire
+un disegno esecrabile quanto impossibile
+ad effettuarsi.»
+</p>
+
+<p>
+«Voi mi avete inteso male, o signora
+(disse il Varney ricorrendo ad una
+specie di sommessione). Ma lasciamo
+tale argomento, finchè sia calmata la
+vostra collera. Allora vi soddisferò su
+tutti i punti.»
+</p>
+
+<p>
+«Non te ne verrà mai l’uopo, disse
+ella a Varney. Mira quest’uomo, o Giannina.
+Egli è ben abbigliato, l’esterno
+suo è d’un gentiluomo; ed è venuto
+qui per farmi credere essere intenzione,
+anzi comando assoluto del mio legittimo
+sposo, ch’io parta seco lui per
+Kenilworth, e che là alla presenza della
+<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
+Regina, de’ nobili della Corte, del mio
+consorte medesimo io riconosca lui, lui
+che spazzola i vestiti, che pulisce gli
+stivali, lui dico, lo staffiere di Milord,
+ch’io lo riconosca per mio signore, per
+mio marito! Gran Dio! Dovrei io stessa
+fornire armi contro di me, quando
+vado ad implorare i miei diritti, il mio
+grado? rinunziare alla fama di onesta
+persona, rinunziare a prendere la mia
+sede fra le rispettabili matrone della nobiltà
+Inglese?»
+</p>
+
+<p>
+«Voi la udite, Foster! e voi Giannina
+la udite! (disse Varney profittando di
+quell’istante di silenzio); voi la udite
+nel momento medesimo della sua collera.
+Non mi rimprovera ella fuorchè
+un divisamento suggerito dal nostro buon
+padrone nella lettera che sta ora fra le
+sue mani, un divisamento comandato dalla
+necessità di custodire un certo segreto.»
+Allora il Foster tentò di porsi in
+mezzo con quell’aria autorevole ch’ei
+giudicava conforme al grado affidatogli
+in quella casa.
+</p>
+
+<p>
+«Sì, o signora, debbo confessare che
+vi lasciaste condurre da troppo impeto
+in tal circostanza. Simile frode non è tutte
+le volte riprovevole, e semprechè
+venga adoperata a buon fine. Non altrimenti
+il patriarca Abramo finse che
+<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
+Sara gli fosse sorella, allorchè andarono
+insieme in Egitto.»
+</p>
+
+<p>
+«Non vi nego questo, disse la Contessa,
+ma Dio per riprovare sì fatta impostura
+commessa dal padre del suo
+popolo, si valse fin della voce del pagano
+Faraone. Vergognatevi di non leggere
+la Scrittura se non se per citare,
+a guisa d’esempi, quelle cose che vi sono
+proposte, in vece, siccome avvertimenti.»
+</p>
+
+<p>
+«Ma con vostra buona licenza, risoggiunse
+il Foster, Sara non si oppose
+alla volontà del suo sposo; e fece
+anzi quanto le venne ingiunto da Abramo
+col nominarsene la sorella, così per
+l’interesse del marito come per quello
+della propria anima, che la troppa avvenenza
+delle forme poneva in pericolo.»
+</p>
+
+<p>
+«Oh! il Cielo mi perdoni ora un inutile
+sdegno! replicò la Contessa, ma tu
+sei un ipocrita ardimentoso quanto colui
+è un mentitore impudente. Potrò io creder
+giammai che il nobile Dudley abbia
+approvato il disegno di disonorarmi! Egli
+è in cotal modo che calpesto co’ piedi
+questa lettera infame... S’egli ne è veramente
+l’autore, io ne cancello per
+sempre la rimembranza.»
+</p>
+
+<p>
+E in ciò dire lacerò di fatto la lettera
+di Leicester, calpestandola co’ piedi
+<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
+nell’eccesso del suo disdegno, quasi volesse
+annichilarne fino i più piccioli rimasugli.
+</p>
+
+<p>
+«Siatemi testimoni, disse il Varney,
+ripigliando il suo tuono di sicurezza,
+siatemi testimoni, ch’ella ha lacerata la
+lettera di Milord, immaginandosi di far
+ricadere sopra di me un disegno che
+partì dal volere del suo medesimo sposo.
+Ella vorrebbe che fossi io solo il colpevole,
+quando in tutto questo non ho
+verun personale interesse.»
+</p>
+
+<p>
+«Tu menti ognor più, o abbominevole
+ribaldo (disse la Contessa ad onta degli
+sforzi, che per costringerla al silenzio facea
+Giannina, sfortunatamente presaga che
+tanto impeto non le gioverebbe se non se
+a fornir armi contro di se medesima). Tu
+menti. Non m’impedir ch’io parli, o Giannina.
+Dovesse questo essere l’ultimo mio
+detto, egli mente! Egli si prefiggea, sappiatelo,
+uno scopo infame, e vi sarebbe
+corso più apertamente, se il mio sdegno
+mi permettea di conservare più a lungo
+il silenzio che lo aveva incoraggiato da
+prima a discoprire le scellerate sue mire.»
+</p>
+
+<p>
+«Signora, disse il Varney (preso da
+grave confusione, che la sua medesima
+sfrontatezza non gli valse a nascondere)
+vi prego a credere che prendeste abbaglio.»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Crederò piuttosto che sia notte in
+pieno meriggio. Ho io forse dimenticato
+ogni cosa? Non rammento io certi tuoi
+artifizi, che, se Milord gli avesse saputi,
+ti avrebbero meritato una morte degna di
+chi ti somiglia anzichè la sua intrinsichezza?
+O perchè non sono io un uomo per
+soli cinque minuti? Questo tempo mi basterebbe
+per costrignere un vile tuo pari
+alla confessione della propria scelleratezza.
+Ma vattene. Esci di qui. E dì al tuo
+padrone, che quand’anche mi sentissi capace
+di tenermi all’obbrobriosa via, in
+cui mi porrebbe necessariamente l’impostura,
+che osi dire da lui suggerita, cercherei
+dargli un rivale meno immeritevole
+di questo titolo. Oh! puoi accertarlo che
+nol soppianterebbe almeno un vil salariato,
+le cui glorie si stanno nel far la caccia
+agli abiti di Milord prima che sieno
+del tutto usati, nè atto a sedurre che una
+qualche giovane di contado coll’eleganza
+di un nastro nuovo, aggiunto opportunamente
+ad un paio di scarpe vecchie del
+suo padrone. Vattene, dissi, esci di qui.
+Io ti disprezzo, quanto mi vergogno di sdegnarmi
+contro un ente obbrobrioso quale
+ti sei.»
+</p>
+
+<p>
+Varney abbandonò quella stanza dando
+a divedere ne’ moti della fisonomia la cupa
+rabbia che gli premea l’animo. Lo seguì
+<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
+il Foster, che comunque non avesse una
+coscienza facile ad atterrire, si trovò soprappreso
+da questo torrente d’indignazione
+impetuosa, uscito dalle labbra d’una
+giovane, che si era mostrata insino allora
+di tempra dolcissima, e assai indolente
+per altra parte onde si potesse crederla
+capace di nudrire un pensiero di sdegno,
+o di pronunziarne un accento.
+</p>
+
+<p>
+Il Foster si fece come ad inseguire di
+appartamento in appartamento il Varney,
+addossando interrogazioni ad interrogazioni,
+alle quali non rispose l’altro sintantochè
+non furono alla vecchia biblioteca,
+di cui già il lettore ha fatto pratica. Colà
+giunto il favorito di Leicester, si volse
+al vecchio Puritano, e gli parlò con una
+certa sicurezza, perchè pochi istanti bastavano
+a costui, avvezzo a comandare ai
+movimenti del proprio animo, per ricuperarne
+la fermezza e ricomporsi.
+</p>
+
+<p>
+«Tony, diss’egli, usando dell’ironia
+a costui famigliare, non vo’ negartelo, la
+donna e il diavolo, i quali, come te lo potrà
+confermare il tuo oracolo, Holdforth, ingannarono
+l’uomo sin dalla creazione del
+mondo, hanno quest’oggi trionfato della
+mia saggezza. Questa piccola Furia aveva
+modi cotanto seducenti, ebbe l’arte di
+contenersi con tanta naturalezza tutto il
+tempo da me impiegato a comunicarle il
+<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
+messaggio di Milord, che finalmente (odilo
+in pace), ho creduto potere lasciare andar
+qualche parola anche per me. Costei
+crede ora aver la mia testa sotto la sua
+cintura, ma l’ha sbagliata d’assai. Dov’è
+il dottore Alasco?»
+</p>
+
+<p>
+«Nel suo laboratorio, disse il Foster:
+è questa l’ora in cui non se gli può parlare.
+È d’uopo lasciar trascorrere il mezzogiorno,
+se non vogliamo distruggere l’effetto
+de’ rilevanti suoi studii, o a meglio
+dire, divini.»
+</p>
+
+<p>
+«Sì, egli studia la divinità del diavolo,
+disse Varney, ma semprechè io voglia
+vederlo, tutte le ore sono a proposito.
+Conducimi dunque al suo <i>Pandemonio</i>.»
+</p>
+
+<p>
+«Sì,» disse il Varney, e con quel passo
+trepidante di chi sta per precipitare l’esecuzione
+d’orribil disegno, seguì Foster,
+che lo guidò per traverso a corritoi, dei
+quali la maggior parte stava per cadere
+in rovina, sino all’appartamento sotterraneo
+occupato in allora dal chimico Alasco.
+Fu in questo luogo medesimo, che
+qualche tempo prima un abate di Abingdon
+delirante per le scienze occulte, avea
+con grande scandalo del suo convento
+messo un laboratorio, ove pari ad altri
+insensati di questo secolo perdè e gli
+anni e molte somme di denaro nella ricerca
+di un grande segreto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tony Foster fermatosi dinanzi alla porta,
+che era con diligenza chiusa al di dentro,
+mostrò di nuovo grande titubazione.
+Ma Varney che non dividea coll’altro gli
+scrupoli, a furia di grida e di ripetuti colpi
+all’uscio, trasse il saggio da’ suoi lavori.
+Alasco aperse dunque lentamente, e a ritroso.
+Gli occhi di costui si vedeano accesi,
+ed offuscati soltanto dal calore e dai
+vapori usciti del lambicco, su di cui prima
+stavasi meditando. L’interno di quella
+cella offeriva alla vista di chi vi entrava
+un confuso miscuglio di sostanze fra loro
+eterogenee, e di arnesi misteriosi. Il vecchio
+allora borbottò impazientemente tai
+detti:
+</p>
+
+<p>
+«È dunque deciso, che ad ogni momento
+io debba essere distolto dagli affari
+del Cielo per que’ della Terra?»
+</p>
+
+<p>
+«Per que’ dell’Inferno, soggiunse il
+Varney, perchè quello è l’elemento che
+ti si conviene. Foster, abbiamo d’uopo
+che tu assista alla nostra confabulazione.»
+</p>
+
+<p>
+Il Foster entrò a passi lenti in quell’antro
+seguito dal Varney, che chiuse
+la porta dietro di sè. Ma lasciamo questi
+tre scellerati che stanno deliberando, per
+venire alla contessa Amy, che col disdegno
+e il timore dipinti su quel bel viso
+andava innanzi e indietro pel suo appartamento.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Scellerato, traditore, vile artefice
+d’iniquità! Ma io l’ho smascherato, Giannina!
+Aspettai che il serpente svolgesse dinanzi
+a me tutte le spire entro cui raggruppavasi,
+e mi comparve strisciando in
+tutta la sua laidezza. Ho repressi i moti
+della mia collera in modo, che mi sentiva
+scoppiarne io medesima per lo sforzo, ma
+gli ho repressi fintantochè m’abbia egli scoperto
+il fondo del suo cuore più nero degli
+abissi. E tu, o Leicester, avresti potuto
+per un solo istante rinnegare i diritti
+legittimi che ho sopra di te, o cederli tu
+stesso ad un altro? Ma egli è impossibile.
+Tutto fu menzogna quanto venne da quell’uomo
+infame. Giannina, io non voglio rimanermi
+più lungo tempo in questo luogo.
+Temo Varney, temo tuo padre. Sì, Giannina,
+lo dico con ispavento, temo tuo padre,
+ma soprattutto questo abominevol Varney.
+Voglio fuggire da Cumnor.»
+</p>
+
+<p>
+«Oh Dio! Signora, e dove vorreste
+voi fuggire? Quai modi sono in voi per
+sottrarvi da queste mura?»
+</p>
+
+<p>
+«Nol so nemmen io, Giannina (disse
+la sventurata Amy, sollevando gli occhi
+al cielo e giugnendo le mani) nol so nemmen
+io ove mi fuggirò, nè quai modi mi
+avrò per fuggire. Ma sono ben certa, che
+quel Dio, al quale prestai sempre omaggio,
+non mi abbandonerà in una crisi cotanto
+<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
+tremenda, poichè al presente mi trovo fra
+le mani degli empi.»
+</p>
+
+<p>
+«Non pensate questo così in generale,
+mia cara Signora, disse Giannina. Mio
+padre è bensì di un’indole severa, compie
+scrupolosamente i comandi che gli vengono
+trasmessi, però....»
+</p>
+
+<p>
+Nell’istante medesimo Tony Foster entrò
+nell’appartamento tenendo fra le mani
+una tazza di vetro, ed un’ampollina. I
+costui modi aveano questa fiata qualche
+cosa di straordinario, perchè comunque
+nell’avvicinarsi altre volte alla Contessa
+non si fosse mai comportato se non se col
+rispetto dovuto al grado della medesima,
+pure lasciava sempre scorgere quella salvatichezza
+naturale che parea non si potesse
+scompagnare da lui.
+</p>
+
+<p>
+In tal circostanza soltanto, nè dalla
+sua fisonomia, nè da’ suoi detti traspirò
+quel tuono d’autorità, che costui d’ordinario
+occultava sotto una maschera grossolana
+d’urbanità e cortesia, come i malandrini
+nascondono le pistole o il bastone
+sotto un ferraiuolo mal messo. Ciò nondimeno
+il sorriso di questo ipocrita parea
+mosso da tema anzichè da benevolenza.
+Quella sua venuta era intesa ad offerire
+alla Contessa un cordiale, prezioso al dir
+del malvagio, e tale che avrebbe ridonata
+la calma allo spirito di essa, agitato tuttavia
+<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
+dallo spavento dianzi sofferto. Pur
+quel suo sguardo e la mano e la voce tremebonda,
+e tutto il suo portamento lo
+dinunziavano complice di qualche sinistro
+disegno, e posero in sospetto fino Giannina,
+la quale dopo essersi fermata qualche
+minuto secondo a contemplarlo con maraviglia,
+parve si preparasse d’improvviso ad
+un atto ardito: onde alzato il capo, prese
+aria ed andamento, risoluti ed autorevoli,
+e lenta frapponendosi alla padrona ed al
+padre, volle togliere di mano a questo la
+tazza, aggiugnendo con voce sommessa ma
+ferma queste parole: «Padre mio, verserò
+il cordiale alla mia nobil Signora quando
+a lei sarà in grado.»
+</p>
+
+<p>
+«No, cara figlia (disse il Foster con
+tuono vivace ed inquieto ad un tempo)
+no: non s’appartiene a te il renderle tale
+servigio.»
+</p>
+
+<p>
+«E perchè, disse Giannina, perchè non
+a me, se trattasi di cosa che dee ristorarla?»
+</p>
+
+<p>
+«Perchè, perchè! (disse il ribaldo,
+alle prime esitante, poi mettendosi in
+collera, il che gli era ottimo espediente
+per sottrarsi alla necessità di dar ragioni
+migliori) Perchè voglio così, figlia mia.
+Andate all’ufizio della sera.»
+</p>
+
+<p>
+«Altre volte potrò assistere all’ufizio,
+rispose Giannina, ma per questa, ve lo protesto,
+<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
+non uscirò di qui sin ch’io non mi
+veda meglio rassicurata sulla sorte della
+mia signora. Datemi, o padre mio, quest’ampolla,»
+e a malgrado di lui la tolse
+dalle sue mani, che pareva avesse aperte
+il rimorso. «Quanto può giovare alla mia
+signora non può essere a me nocevole.
+Padre mio, alla vostra salute.»
+</p>
+
+<p>
+Il Foster senza rispondere parola, si
+lanciò sulla figlia e le strappò di mano
+l’ampolla. Indi confuso di quanto avea fatto,
+irresoluto su quello che dovea operare
+in allora, rimase immobile in quell’atteggiamento,
+com’uom fatto di pietra, coll’ampolla
+in mano, colle gambe allontanate
+l’una dall’altra, e tramandando
+dagli occhi, che fermi avea sulla figlia,
+tutta quella schifosa orridezza che nasce
+dal collegamento della rabbia, del timore
+e della perfidia.
+</p>
+
+<p>
+«La cosa è stravagante, o padre mio
+(disse Giannina, e nel tempo stesso lanciò
+sul padre una di quelle occhiate,
+onde, a quanto dicesi, i custodi delle
+persone prese da nero delirio le fan soggette
+al proprio volere). Voi non vorrete
+adunque nè ch’io serva alla mia padrona,
+nè ch’io beva alla sua salute?»
+</p>
+
+<p>
+Il coraggio della Contessa si resse nel
+durare di sì terribile scena, e conservò
+quella rassegnazione che le era connaturale;
+<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
+e benchè impallidita fin dal
+primo istante dell’apparsole tradimento,
+l’occhio di lei appalesava tranquillità,
+e quasi disprezzo verso i suoi assassini.
+</p>
+
+<p>
+«Questo prezioso cordiale, volete assaggiarlo
+voi, signor Foster? Poichè non
+permettete che Giannina ne gusti, non
+mi negherete almeno di soddisfarmi nel
+secondo modo che vi propongo. Bevete
+adunque, ve ne prego.»
+</p>
+
+<p>
+«Non voglio,» disse il Foster.
+</p>
+
+<p>
+«E a chi era dunque serbata questa
+peregrina bevanda?» disse allor la Contessa.
+</p>
+
+<p>
+«Al diavolo che l’ha composta,»
+sclamò il Foster, e detto ciò affrettatamente
+partissi.
+</p>
+
+<p>
+Giannina mirava la Contessa con occhio,
+in cui esprimevansi la vergogna,
+la compassione, il cordoglio.
+</p>
+
+<p>
+«Non piangete per me, o Giannina,»
+disse dolcemente a questa giovane la Contessa.
+</p>
+
+<p>
+«No, mia Signora (rispose l’altra
+con voce che interrompeano i singulti).
+Non è già per voi ch’io pianga, ma per
+me medesima, per quello sciagurato, che
+oso appena... Coloro che si disonorarono
+innanzi agli uomini, e che Dio condannò,
+coloro debbono piangere, e non
+già chi si conosce innocente. Vi lascio,
+<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
+o mia buona padrona,» diss’ella, prendendo
+in tutta fretta la mantellina ch’era
+solita usare, allorchè usciva di casa.
+</p>
+
+<p>
+«Mi abbandonate forse, o Giannina,
+mi abbandonate voi, mentre mi trovo in
+una condizione tanto crudele?»
+</p>
+
+<p>
+«Abbandonarvi, o signora, (sclamò
+questa buona compagna correndo tosto
+verso di lei, e coprendole di baci le
+mani). Abbandonarvi! Possa abbandonarmi,
+se di ciò fossi capace, fin la
+speranza della mia eterna salute. No,
+signora: voi ben diceste che il Dio, cui
+prestate omaggio, vi aprirebbe una strada
+di scampo: io l’ho pregato notte e
+giorno perchè m’illuminasse; io mi stava
+irresoluta fra i doveri dell’obbedienza
+verso quel miserabile, che or volse
+di qui i suoi passi, e di quella obbedienza
+cui avete diritto. Non debbo chiudere
+quella porta di salvezza che Dio
+stessa vi apre. Non mi domandate altro
+intorno a ciò. Fra poco mi rivedrete.»
+</p>
+
+<p>
+Così parlando si avvolse nella sua mantellina,
+e passò nell’altro appartamento,
+ove scontrandosi nella vecchia fantesca,
+le diede a credere di trasferirsi, come
+di solito, all’uficio della sera, indi
+uscì fuor di casa.
+</p>
+
+<p>
+Intanto il padre di Giannina era tornato
+nel laboratorio, ove trovò i complici
+<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
+del delitto ch’egli non aveva ardito
+mandar a fine.
+</p>
+
+<p>
+«L’uccelletto ha bevuto?&#8205;<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>» disse
+il Varney con un dimezzato sorriso; ed
+eguale interrogazione faceano gli occhi
+dell’Astrologo che non parlò.
+</p>
+
+<p>
+«No, disse il Foster, nè sarò io quel
+tale che le presenti il veleno. Vorreste
+adunque ch’io commettessi un assassinio
+alla presenza di mia figlia?»
+</p>
+
+<p>
+«Oh uomo vile senza essere perciò
+migliore! E non ti fu detto, rispose con
+rabbia il Varney, che qui non trattavasi
+di assassinio, come piace a te, o
+stolido, il chiamarlo con quella tua voce
+tremante, e con quel tuo sguardo
+smarrito? Non ti venne assicurato che
+si volea soltanto procurarle una infermità
+leggiera e di niuna conseguenza,
+della natura di quelle che le donne fingono
+<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
+continuamente, onde potersi a lor
+agio sdraiare sopra un canapè anzichè
+curare i loro affari domestici? Ecco
+un uom ragguardevole che giurerà per
+la <i>chiave del castello della Saggezza</i>.»
+</p>
+
+<p>
+«Lo giuro, disse Alasco, l’elissire
+contenuto nell’ampolla che tieni ancor
+fra le mani, non è mortale. Lo giuro per
+l’eterna invariabile quintessenza d’oro
+racchiusa in tutte le sostanze della natura,
+e la cui segreta esistenza non può
+essere scoperta se non se da colui, al
+quale Trimegisto cederà la chiave della
+scienza cabalistica.»
+</p>
+
+<p>
+«Ecco un giuramento d’alto peso,
+disse il Varney: Foster, tu saresti peggio
+assai che un pagano, se ti rimanessi
+nella tua incredulità. Per altra parte,
+puoi prestar fede a me, che giuro unicamente
+sulla mia parola: se tu continui
+a ricalcitrare, rinunzia alla speranza
+di convertire in atto di proprietà il
+tuo contratto enfiteutico. Nè Alasco cambierà
+in oro il tuo stagno, e per quanto
+spetta a me, virtuoso Tony, tu non
+sarai in eterno altra cosa che il mio fittaiuolo.»
+</p>
+
+<p>
+«Io non comprendo, signori miei,
+disse il Foster, qual sia l’ultimo fine
+di tutti questi vostri divisamenti: ma
+ben avvi una cosa, a cui mi son risoluto;
+<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
+ed è che qualunque incidente stia
+per accadere, voglio siavi alcuno che
+preghi il Cielo per me, e questo alcuno,
+sarà mia figlia. La mia vita fin qui
+non è stata buona, ed ho pensato troppo
+agli affari mondani; ma Giannina
+è innocente siccome allor quando scherzava
+in grembo a sua madre. Mia figlia
+almeno non andrà priva della sua sede
+in quella beata città, che ha muraglie
+di oro puro, e le fondamenta di pietre
+preziose.»
+</p>
+
+<p>
+«Che sarebbe veramente un paradiso
+conforme al tuo cuore, disse Varney. Discutete
+con lui su quest’argomento, dottore
+Alasco; io tornerò fra brev’ora.»
+Nel dire tali cose, il Varney si alzò da
+sedere, e presa l’ampolla che stava sopra
+la tavola si partì da quel luogo.
+</p>
+
+<p>
+«Figlio mio, (disse Alasco al Foster,
+appena uscito il Varney) io ti protesto che
+qualunque cosa ardisca dire questo impudente
+e profano schernitore della scienza
+sovrana, in cui per la grazia del Cielo ho
+fatti tanti progressi, non v’è alcuno fra
+gli artefici viventi ch’io volessi riconoscere
+per mio maestro. Lascio pure che questo
+riprovato inveisca in bestemmie contro
+cose troppo sante per essere comprese da
+uomini incapaci di concepir pensamenti,
+fuorchè carnali e colpevoli; ma te lo
+<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
+giuro io, la città veduta da san Giovanni
+nella luminosa visione dell’Apocalisse,
+questa nuova Gerusalemme, a cui sperano
+giugnere tutti i credenti, annunzia
+in figura la scoperta del gran segreto&#8205;<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>;
+di questo gran segreto, per cui le cose le
+più preziose e perfette che la natura abbia
+create, si ricaveranno da produzioni abbiette
+e vilissime della medesima, siccome
+la farfalla dall’ali leggiere e dorate, vezzosissimo
+tra i figli del venticel della
+state, sfugge dal carcere d’informe crisalide.»
+</p>
+
+<p>
+«Il maestro Holdforth non ha parlato
+di questa versione, disse il Foster con aria
+di perplessità; per altra parte, dottore
+Alasco, la santa scrittura ne insegna, che
+l’oro e le pietre preziose della città santa
+non sono fatte in verun modo per chi
+fabbrica menzogne, o si lorda d’abbominazioni.»
+</p>
+
+<p>
+«Ebbene, disse il Dottore, che concludete
+voi da tutto ciò, figlio mio?»
+</p>
+
+<p>
+«Concludo che chi distilla veleni, o
+chi li somministra segretamente, non può
+<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
+aver parte a queste ricchezze ineffabili.»
+</p>
+
+<p>
+«Conviene distinguere, figlio mio, riprese
+a dire l’alchimista, fra le cose necessariamente
+cattive e nei modi e nei fini,
+e fra quelle che comunque ingiuste
+possono produrre un bene. Se la morte di
+un individuo può avvicinare a noi quel
+tempo, in cui basterà il desiderio per
+vedere compiuto quanto è di bene, per
+vedere tolto dalla superficie della terra
+ogni male; per arrivare a quel tempo in
+cui le infermità, i patimenti, gli affanni,
+ubbidiranno alla scienza umana siccome
+schiavi; a quel tempo che il menomo cenno
+del sapiente sarà assai per farli fuggire;
+a quel tempo in cui quanto avvi oggidì
+di più prezioso e di più raro sarà posto
+all’arbitrio di chiunque ascolterà le voci
+della saggezza; a quel tempo in cui l’arte
+medica cederà affatto luogo al rimedio
+universale; e i saggi divenendo i monarchi
+della terra, la stessa morte rifuggirà alla
+lor voce; se vi ripeto questo felice avvenire
+può essere affrettato da un accidente
+di sì lieve conto, qual è la perdita
+d’un fragile corpo fatto di polve, e
+che soggetto necessariamente alla comun
+legge, vada a finir nel sepolcro qualche
+istante prima dell’ora assegnatagli dalle
+leggi della natura; che è egli mai un tal
+<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
+sagrifizio per accelerare il Santo <i>Millenio</i>?&#8205;<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>»
+</p>
+
+<p>
+«Se non m’inganno, <i>Millenio</i> vuol
+dire il regno de’ Santi,» disse crescendo
+sempre nelle sue dubbiezze il Foster.
+</p>
+
+<p>
+«Dì, ch’è il regno de’ saggi, o mio
+figlio, o piuttosto il regno della stessa
+Saggezza,» rispose Alasco.
+</p>
+
+<p>
+«Si è toccato questo articolo col
+maestro Holdforth nell’ultima congregazione;
+ed egli sostiene che una dottrina
+simile alla vostra è eterodossa, e la spiegazione
+che voi date, falsa e diabolica.»
+</p>
+
+<p>
+«Egli è avvinto fra i ceppi dell’ignoranza,
+o mio figlio, rispose Alasco: il suo
+grado non si estende oltre al <i>cuocer mattoni
+in Egitto</i>, o al più ad <i>errare nell’arido
+deserto del Sinai</i>. Facesti male in parlando
+di sì fatte cose ad un simile uomo:
+nondimeno ti darò ben tosto tal prova,
+che sfiderò questo teologo di mal umore
+a confutare, quand’anche volesse lottar
+meco, come i Magi lottarono contro Mosè
+alla presenza del re Faraone. Assisterai tu
+medesimo, figlio mio, quando <i>getterò la
+mia polvere di proiezione</i>, e ti convincerò
+co’ tuoi stessi occhi della verità.»
+</p>
+
+<p>
+«Prosegui, prosegui, dotto filosofo
+<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
+(disse il Varney che entrava in quel medesimo
+istante), egli può bene ricusare le
+testimonianze che vengono dal tuo labbro;
+ma come negherà quelle che i suoi occhi
+stessi gli procacceranno?»
+</p>
+
+<p>
+«Varney, disse l’alchimista, Varney
+di ritorno? Hai già?...» nè proseguì oltre.
+</p>
+
+<p>
+«Hai già eseguita la tua impresa? tu
+volevi dire, rispose il Varney. Sì; e tu
+(soggiunse, mostrandosi più che d’ordinario
+irrequieto) sei ben sicuro di non
+aver versato più o meno della misura
+esatta?»
+</p>
+
+<p>
+«Lo sono, rispose Alasco; sicuro almeno
+quanto si può esserlo nel far proporzioni
+tanto delicate, e che dipendono
+anche molto dalla differenza delle costituzioni.»
+</p>
+
+<p>
+«Se ciò è, disse il Varney, mi converrà
+starmi tranquillo. E sono poi anche
+certo che tu non vorresti fare verso
+l’inferno un passo al di là di quanto ti
+obbliga il tuo salario. Fosti pagato per
+procurare una malattia, e del certo avresti
+per insensata prodigalità il commettere un
+assassinio allo stesso prezzo. Andiamo;
+ciascuno si ritiri ne’ suoi appartamenti e
+domani vedremo l’esito.»
+</p>
+
+<p>
+«Qual modo adoprasti tu per costrignerla
+ad ubbidirti?» disse il Foster
+fremendo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Nulla, rispose il Varney. La fisai
+soltanto con una di quelle occhiate che
+mettono a dovere i pazzi, le donne e i
+fanciulli. Mi fu detto nell’ospital di S.
+Luca&#8205;<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> aver io uno sguardo quale
+appunto fa di mestieri per sottomettere
+un infermo ricalcitrante. Tale fu il complimento
+che ricevei dal custode de’ matti;
+onde vedi che non mi manca una via di
+guadagnar pane quando cadrò di favore
+alla Corte.»
+</p>
+
+<p>
+«Nè temi, soggiunse il Foster, di
+qualche sproporzione nella dose?»
+</p>
+
+<p>
+«Se ciò fosse, disse il Varney, dormirebbe
+un sonno più profondo; nè questo
+timore è tale da intorbidare il mio.
+Addio amici.»
+</p>
+
+<p>
+Tony Foster mandò un profondo sospiro
+alzando gli occhi e le mani al Cielo.
+L’alchimista annunziò la risoluzione in
+cui era di continuare in quella notte
+un’esperienza di grande importanza, e
+il Foster e il Varney si separarono per
+andare al riposo.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span></p>
+
+<h2 class="nosp">CAPITOLO VI.</h2>
+</div>
+
+<div class="blockchap">
+<p>
+Ora m’assista Iddio in questo terribile
+pellegrinaggio! Ho già scacciato
+lungi da me ogni speranza di
+terreno soccorso. Chi fra i viventi
+si augurerebbe mai d’appartenere
+al mio sesso? Misere donne, compassionevoli
+e fedeli, sì spesso derelitte,
+e sì capaci di provare il dolore,
+soggette a’ più duri trattamenti
+per parte di coloro sul cui
+affetto avete più forti diritti, e
+contraccambiate d’ogni vostra bontà
+con altrettanto d’ingratitudine!
+</p>
+
+<p class="indr">
+<i>Il Pellegrinaggio d’amore.</i>
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Stava per finire il giorno, e Giannina
+temendo col prolungare il suo allontanamento
+di eccitare ricerche in una casa
+piena di sospetti, quanto lo era necessariamente
+il castello di Cumnor, affrettò il
+suo ritorno e risalì all’appartamento ove
+lasciata avea la Contessa. Questa se ne
+stava allora col capo appoggiato alle braccia
+incrocicchiate sulla tavola innanzi cui
+era seduta; e neanco alzò gli occhi, o
+fece un moto benchè menomo al giugnere
+di Giannina.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
+</p>
+
+<p>
+Questa fedele seguace corse verso la
+sua padrona colla rapidità del lampo,
+e lievemente toccandola per toglierla da
+quel letargo, la supplicò d’uno sguardo
+e di narrarle qual nuovo avvenimento
+l’avesse posta in quello stato. L’infelice
+Amy alzando il capo a quella preghiera,
+e fisando gli occhi che pareano
+spenti sulla compagna: «Giannina,
+disse, bevei il fatale liquore.»
+</p>
+
+<p>
+«Sia lodato Dio! disse Giannina con
+vivacità. Intendo sia lodato, perchè le
+cautele prese non furono inutili, nè potete
+paventare alcun danno da quella bevanda.
+Alzatevi, e fatevi forza per iscuotere
+quel letargo che vi assidera le membra.
+Bandite soprattutto dalla vostr’anima
+la disperazione.»
+</p>
+
+<p>
+«Non mi togliere da questa positura,
+o Giannina, ripetè la Contessa, lasciami
+in tale riposo; lascia che io finisca
+tranquillamente i miei giorni. Sono avvelenata.»
+</p>
+
+<p>
+«Voi non lo siete, mia buona signora,
+voi non lo siete, disse con grande
+commozion d’animo la giovinetta, e grazie
+a previdenze che certamente furono
+additate dal Cielo, non può nuocervi
+quanto beveste. Venni qui in tutta
+fretta ad avvertirvi, che i modi di fuggire
+sono in vostro potere.»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Di fuggire! (sclamò l’infelice Contessa,
+levandosi dalla sedia ov’era, intanto
+che a poco a poco gli occhi di
+lei ripigliavano l’usata vivacità, ed il
+loro colore le guance). Ma oimè! Giannina,
+egli è troppo tardi.»
+</p>
+
+<p>
+«No, cara padrona. Alzatevi ed appoggiatevi
+al mio braccio per fare un
+giro all’intorno della stanza. Non vogliate
+che la immaginazione produca in
+voi l’effetto del veleno. Non vi accorgete
+or forse che ricuperaste l’uso perfetto
+delle vostre membra?»
+</p>
+
+<p>
+«Di fatto sembra diminuire il sopore
+in cui stavami (disse la Contessa facendo
+passi lungo l’appartamento, sempre
+appoggiata al braccio di Giannina). Ma
+sarebb’egli adunque vero, ch’io non
+sono altrimenti avvelenata? Il Varney
+qui si trasse allorchè eri lontana, e lanciandomi
+sguardi, ne’ quali io leggea il
+mio destino, mi comandò bere questa orribil
+pozione. Oh Giannina! essa debb’esser
+mortale. Fuvvi mai bevanda innocente
+presentata da un tal coppiere?»
+</p>
+
+<p>
+«Nè egli credeva, a quanto temo,
+che sarebbe stata inefficace a mal’opera;
+ma Dio confonde i disegni degli uomini
+malvagi. Credetemi, e lo giuro sul
+santo Vangelo, in cui stassi ogni nostra
+speranza, la vostra vita è in sicuro dal
+<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
+veleno somministratovi da Varney. Ma
+come non cercaste resistergli?»
+</p>
+
+<p>
+«Regnava il silenzio attorno di me.
+Tu non eri in mia compagnia. Sola io a
+fronte di costui!... di costui capace d’ogni
+delitto! Venni a patti con esso onde
+mi liberasse dall’odioso suo aspetto,
+e a tal fine bevvi quanto mi porse. Ma
+tu parlavi di fuga o Giannina? Sarei
+forse io tanto felice?....»
+</p>
+
+<p>
+«Siete voi forte quanto basta per reggere
+al contento di un annunzio di fuga,
+e per intraprenderla?»
+</p>
+
+<p>
+«Forte quanto basta! rispose la Contessa.
+Oh! domanda alla giovane capriola,
+se è forte assai per superare i dirupi
+quando i denti dei veltri stanno per
+afferrarla. Oh! sì. È in me tutto il coraggio
+che vuolsi per fuggire da questo
+luogo.»
+</p>
+
+<p>
+«Dunque ascoltatemi, disse Giannina.
+Un uomo ch’io credo fermamente
+essere nel novero de’ vostri fedeli amici,
+mi si mostrò sotto diversi abbigliamenti,
+e cercò venir meco a confabulazioni. Ma
+non essendo per anche schiariti i dubbi
+che teneano perplesso il mio animo,
+ricusai sempre tale colloquio. Colui che
+il chiedeva era e il merciaiuolo dal
+quale comperaste diverse bagattelle e il
+venditore dei libri che poc’anzi vi diedi.
+<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
+Ogni volta ch’io usciva del castello
+era sicura di vederlo. L’accidente di
+questa sera mi ha indotta finalmente a
+parlargli. Egli vi aspetta alla porta segreta
+del parco, ed ha seco quanto è
+d’uopo ad agevolare la vostra fuga. Ma
+ripeto, vi sentite in voi forza e coraggio
+a tentarla?»
+</p>
+
+<p>
+«Chi fugge dalla morte trova sempre
+forza bastante, nè il coraggio manca giammai
+a chi vuol sottrarsi all’infamia.
+L’idea di aver vicino lo scellerato da
+cui sono minacciati i miei giorni, ad un
+tempo, e l’onore, mi darebbe vigore
+per sorgere dal letto della morte.»
+</p>
+
+<p>
+«Allora dunque, in nome di Dio!
+soggiunse Giannina. Io debbo dividermi
+da voi e confidarvi alla sua santa custodia.»
+</p>
+
+<p>
+«Non vuoi tu dunque seguirmi, o
+Giannina? disse sorpresa da novello turbamento
+la Contessa. Io ti perderò adunque?
+ed è questa la tua fedeltà?»
+</p>
+
+<p>
+«Mia cara padrona, io fuggirei in
+vostra compagnia con quel contento che
+ha un uccelletto nell’abbandonar la sua
+gabbia; ma sarebbe la stessa cosa che
+scoprire il tutto sull’istante, e dar luogo
+ai vostri persecutori d’impedirvi ogni
+via di salvezza. È d’uopo ch’io rimanga
+e mi adoperi a celare la verità.
+<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
+Il Cielo perdona una menzogna che imperiosa
+necessità suggerisce.»
+</p>
+
+<p>
+«E dovrò io dunque viaggiar sola con
+uno straniero? disse Amy. Pensaci bene,
+o Giannina. Non potrebbe questa essere
+una cabala più nera e meglio tessuta
+dell’altre per disgiugnermi sino da
+te, diletta mia amica?»
+</p>
+
+<p>
+«No, mia signora: non la crediate
+tale, rispose vivacemente Giannina. Questo
+giovane è sincero; egli è amico del
+signor Tressiliano; nè venne fra noi che
+guidato dalle istruzioni medesime di chi
+desidera il vostro scampo.»
+</p>
+
+<p>
+«S’egli è l’amico di Tressiliano, soggiunse
+allor la Contessa, io mi abbandonerò
+dunque a tale soccorso, come
+a quello d’un angelo inviatomi dal Cielo,
+perchè uomo non fuvvi giammai al
+pari di Tressiliano immune da rimproveri
+di viltà, o di personale interesse.
+Ha sempre dimenticato se stesso
+quando ha potuto giovare agli altri. Oh
+Dio! qual compenso n’ebb’egli!»
+</p>
+
+<p>
+Le due donne raccolsero in grande
+fretta tutto quanto dovea portar seco
+quella di lor che fuggiva. Nè dalla sollecitudine
+andò disgiunta la destrezza di
+Giannina nel preparare il fardello, e
+collocarvi le minute cose preziose, che
+più prontamente le si offerivano alla mano,
+<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
+e soprattutto uno scrignetto di diamanti,
+che giudiziosamente pensò poterle
+venire all’uopo ne’ più urgenti bisogni.
+Indi la contessa di Leicester cambiò
+i suoi panni con quelli che Giannina
+era solita a vestire dovendo imprendere
+gite di breve tempo; perchè nel
+consiglio ch’elleno fecero, si trovò cosa
+necessaria il mettere in disparte qualunque
+distintivo, che avesse potuto eccitare
+particolarmente l’altrui sguardo su
+quella d’esse che dovea rimanere sconosciuta.
+Tali apparecchi erano terminati
+nell’ora che già essendo alta la luna
+sull’orizzonte, tutti quegli abitanti aveano
+ceduto al sonno, o almeno stavano ritirati
+nelle proprie stanze; laonde per
+uscire della casa e del giardino non
+potevano esse temere altri ostacoli fuorchè
+quello di trovarsi sopravvegghiate.
+Ma in tal momento diveniva questo un
+ostacolo di nessun conto, perchè Foster
+si era accostumato a riguardare la propria
+figlia con quell’occhio, onde un
+peccatore tormentato da’ rimorsi riguarderebbe
+un angelo custode incessante
+in proteggerlo ad onta di continuate malvagità;
+quindi metteva un’illimitata confidenza
+sovr’essa, e Giannina, padrona
+delle proprie azioni in tutto il durare del
+giorno, possedeva in oltre una chiave
+<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
+della porta di dietro del parco, per
+cui poteva trasferirsi al villaggio ogni
+qual volta glie ne veniva talento, sia
+per gli affari interni della casa ad essa
+affidati, sia per prestarsi ai pietosi
+doveri della setta cui pertenea. Ben è
+vero che alla figlia del Foster non era
+stata conceduta una sì ampia libertà,
+fuorchè a patto di non valersene mai a
+proteggere una fuga della Contessa; divisamento
+che si sospettò covare in questa
+fin d’allor quando si mostrò impazientita
+dei confini che s’imponeano al
+suo libero arbitrio. E di fatto le orribili
+certezze apportate dalla precedente
+scena, bastarono appena a trar Giannina
+nella risoluzione di violare la promessa
+data, e d’ingannare la fiducia in
+lei riposta dal padre. Ma le vedute cose
+non solamente la giustificavano, ma le
+comandavano imperiosamente di provvedere
+alla sicurezza della padrona, e
+di mettere da banda tutt’altro riguardo.
+</p>
+
+<p>
+La Contessa fuggitiva, e la sua seguace
+attraversavano con affrettato passo
+un sentiero, talor fatto più oscuro dai
+folti rami degli alberi che s’incrocicchiavano
+al di sopra de’ loro capi, talora
+schiarito dal lume tremolante ed
+incerto de’ raggi della luna, che penetravano
+fra le tacche fatte dalla mannaia
+<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
+fra mezzo alle frasche. La strada era di
+frequente sbarrata da alberi atterrati, o
+da grossi tronchi, che si lasciavano sparsi
+qua e là finchè si avesse il tempo di
+affastellarli per l’uso giornaliero de’ cammini.
+</p>
+
+<p>
+La fatica e le moleste sensazioni del
+timore che si mesceva colla speranza,
+sfinirono sì fattamente le forze della Contessa,
+che Giannina fu costretta a proporle
+di fermarsi alcuni minuti per riprendere
+fiato. Si assisero entrambe sotto
+di un’antica quercia, e com’era ben naturale,
+volsero il guardo verso il castello
+che lasciato avevano dietro di sè. Se
+ne discernea l’ampia fronte a malgrado
+della oscurità e della distanza, e i cammini,
+e le torri, e l’orologio, che sormontavano
+i tetti, parean disegnati sul
+campo azzurro del cielo. Una sola face
+rischiarava quelle tenebre, ed era posta
+sì bassa, che sembrava ne venisse il
+chiarore dal terrazzo posto innanzi al
+castello, anzichè da una di quelle finestre.
+Nel contemplarla fu presa da subitaneo
+timor la Contessa. «Essi ne inseguono,»
+diss’ella indicando a Giannina
+quello splendore che le metteva spavento.
+</p>
+
+<p>
+Meno agitata della padrona la figlia
+del Foster, s’accorse che quella luce era
+immobile, e spiegò alla Contessa come
+<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
+venisse dalla celletta ove l’alchimista era
+solito fare le sue segrete sperienze. «Egli
+è, soggiunse, nel novero di coloro,
+che si alzano e vegghiano di notte tempo
+per commettere le iniquità. Fu ben
+trista la combinazione che trasse fra noi
+sì fatto uomo; il quale in ogni suo discorso
+mescolando la speranza dei tesori
+della Terra alle idee di una scienza soprannaturale,
+unisce tutte le qualità pur
+troppo atte a sedurre il mio povero padre.
+L’ottimo sig. Holdforth aveva pur
+ragione allorchè dicea, e penso ben che
+il dicesse con animo di somministrare
+un’utile lezione ad alcune persone di
+nostra casa: avvi tali uni, ripetea di frequente,
+i quali anzichè ascoltare i detti
+che parlò il Signore per bocca de’ suoi
+veri profeti, vogliono, siccome Acabbo,
+prestare orecchio ai sogni del falso profeta
+Zedechia. E molto fermavasi su
+queste parole; indi aggiugnea: Oimè!
+fratelli carissimi, molti Zedechia si
+trovano in mezzo a voi, molti uomini
+che vi promettono i lumi della loro scienza
+carnale, purchè abbandoniate la ragione,
+dono venutovi dal Cielo. Costoro
+vagliono forse meglio del tiranno Naas,
+che volea l’occhio destro di tutti coloro
+che gli erano sottomessi?...»
+</p>
+
+<p>
+Chi sa fin dove la memoria avrebbe
+<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
+soccorso l’avvenente Puritana nel recapitolare
+il discorso del sig. Holdforth?
+Ma la interruppe la Contessa per assicurarla
+di essersi riavuta in forze quanto
+bastava per giugnere, senza fermarsi
+novellamente, sino alla porta del parco.
+</p>
+
+<p>
+Elleno pertanto si ridiedero a fuggire
+con maggior sicurezza; e Giannina per
+la prima volta osò chiedere alla padrona
+verso qual parte ella divisasse condursi.
+E non ottenendo sull’istante una
+risposta, poichè forse in quella confusione
+d’idee tal rilevante argomento di
+deliberazione non s’era ancor presentato
+al suo animo, Giannina aggiunse: «Forse
+vorrete portarvi alla casa del padre
+vostro, ove siete certa di ritrovare
+sicurezza e protezione?»
+</p>
+
+<p>
+«No, Giannina, rispose mestamente
+la Contessa: lasciai il castello di Lidcote
+con un cuor felice e con un nome onorevole.
+Non vi ritornerò fintantochè la
+permissione del mio sposo, e la pubblicazione
+delle nostre nozze, non mi restituiscano
+alla mia famiglia, ed ai luoghi
+ove nacqui con tutti gli onori e
+le distinzioni, di cui questo sposo medesimo
+mi colmò.»
+</p>
+
+<p>
+«E dove andrete dunque, o signora?»
+disse Giannina.
+</p>
+
+<p>
+«A Kenilworth, figlia mia, rispose
+<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
+senza esitar la Contessa; mi porterò a
+veder queste feste, queste reali magnificenze,
+delle quali i soli apparecchi
+eccitarono tanto rumore. Ben m’è avviso,
+che mentre la Regina d’Inghilterra viene
+onorata di feste nel palagio di mio
+marito, la contessa di Leicester non
+debba esservi un ospite importuno.»
+</p>
+
+<p>
+«Prego Dio, che vi siate bene accolta!»
+rispose Giannina.
+</p>
+
+<p>
+«Voi abusate dello stato in cui mi
+trovo, e dimenticate quello in cui siete,»
+rispose la Contessa, presa da un moto
+di collera.
+</p>
+
+<p>
+«Oh Dio! rispose mestamente la giovane
+seguace, vi sfuggirono dalla memoria
+i severi ordini dati dal nobile
+Conte per tener nascoste queste nozze,
+e che in tali ordini non ebbe egli altro
+fine che di conservarsi il favore di cui
+gode presso la Corte? E vi date a credere
+dopo ciò che egli possa gradire un
+subitaneo apparir vostro nel suo castello
+in tali circostanze ed al cospetto di tai
+testimoni?»
+</p>
+
+<p>
+«Ho inteso: voi giudicate che non
+gli farei onore; lasciate andare il mio
+braccio: so camminare senza l’uopo del
+vostro soccorso, come so operare se
+anche risparmiate i vostri consigli.»
+</p>
+
+<p>
+«Non vi sdegnate contro di me, le
+<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
+rispose dolcemente Giannina, e permettete
+ch’io continui a porgervi il braccio:
+la strada è cattiva, e voi non siete
+avvezza a camminar fra le tenebre.»
+</p>
+
+<p>
+«Al dir vostro (continuò la Contessa
+sempre dominata dal risentimento)
+il conte di Leicester sarebbe dunque capace
+di favorire, e fors’anche d’aver
+voluti gli orribili attentati che si commisero
+dal padre vostro e da Varney!
+Oh! saprà dal mio labbro medesimo tutte
+le colpe di costoro.»
+</p>
+
+<p>
+«Per amor di Dio, mia buona padrona,
+risparmiate il padre mio nel
+racconto che divisate fare al vostro sposo.
+Possano i servigi, comunque deboli
+che vi ho prestato, giovare all’espiazion
+dei suoi falli!»
+</p>
+
+<p>
+«Commetterei troppo grave ingiustizia
+se non riconoscessi questi tuoi servigi, o
+Giannina (disse allor la Contessa, che
+riprese ben tosto la dolcezza sua naturale,
+e il tuono di confidenza che fu sempre usa
+mostrare a quella fida compagna). Non temerne
+Giannina: io non dirò mai una sola
+parola, che possa nuocere a tuo padre;
+ma tu comprendi da te medesima, mia
+cara fanciulla, ch’io non posso concepire
+altro desiderio, tranne quello di abbandonarmi
+alla protezion del mio sposo. La
+perfidia di chi mi circondava m’ha costretta
+<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
+a fuggir dal soggiorno che m’avea
+scelto egli stesso; ma sarà questa la sola
+cosa in cui mi avrà inobbediente. A lui
+solo voglio appellarmi. Da lui unicamente
+bramo esser soccorsa. Io non feci mai noti
+a nessuno, nè li farò independentemente
+dal suo volere, i segreti nodi che uniscono
+i nostri cuori e i nostri destini. Voglio vederlo,
+e ricevere dalla sua propria bocca
+le istruzioni che regoleranno la mia condotta
+avvenire. Non ti studiare a combattere
+tale divisamento, o Giannina; tu non
+faresti che confermarlo nell’animo mio.
+Quando tu il voglia sapere, ho risoluto
+di portarmi senz’altri indugi ad ascoltare
+dalle labbra medesime del mio sposo la
+sorte mia. Queste sole me la debbono annunziare.
+Voglio cercarlo a Kenilworth;
+unico espediente che m’assicuri di non vedere
+un tal disegno infruttuoso.»
+</p>
+
+<p>
+Giannina dopo aver calcolato nel suo
+spirito le difficoltà e le incertezze inseparabili
+dalla condizione della sua sfortunata
+padrona, cominciò ad inclinare ad
+opinione affatto contraria a quella che aveva
+manifestata da prima; e perfino a persuadersi,
+che costretta ad abbandonare
+il soggiorno assegnatole dallo sposo, la
+Contessa non avesse più importante dovere
+del portarsi a lui onde spiegargli i
+motivi di sua condotta.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
+</p>
+
+<p>
+Non ignorava ella quanta fosse in Milord
+la cura di tenere nascoste sì fatte nozze,
+nè tampoco si dissimulava, che il fare
+senza permissione di lui un’inchiesta da
+cui ne fosse derivata la loro pubblicità, poteva
+essere cagione di eccitarlo a sdegno.
+Ma per altra parte, s’ella facea ritorno alla
+casa paterna senza che il suo grado fosse
+chiarito solennemente, si mettea in uno
+stato sommamente pregiudizievole alla sua
+fama; e il pubblicarlo a malgrado del Leicester
+potea occasionare una compiuta rottura
+fra i due sposi. Aggiugneasi alle considerazioni
+soccorse a Giannina, che la
+Contessa, giunta a Kenilworth, avrebbe
+potuto trattare da se medesima la sua causa,
+e comunque la figlia del Foster non
+dividesse colla sua padrona quella intera
+sicurezza sulle intenzioni del Leicester,
+ella era però ben lungi dal crederlo capace
+di partecipare alle colpevoli trame delle
+sue creature. È vero, pensava ancor fra se
+stessa, che fuggendo Amy dalle costoro
+mani, non avrebbero risparmiati espedienti
+per soffocarne le giuste querele. Ma supponendo
+pure il peggio, e che il Conte le
+avesse negato protezione e giustizia, e ch’ella
+fosse stata costretta a far pubblico il
+sofferto aggravio, non le sarebbero mancati
+in Kenilworth un avvocato nella persona
+di Tressiliano, un giusto giudice nella
+<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
+Sovrana; cose tutte che Giannina aveva
+potuto raccogliere in sua mente nel breve
+colloquio avuto con Wayland. Per tutte
+queste ragioni bilanciate fra loro, Giannina
+trovò finalmente ben fatto che la sua padrona
+si portasse a Kenilworth, e solamente
+le raccomandò la massima prudenza nel
+far sapere questo arrivo al suo sposo.
+</p>
+
+<p>
+«E tu hai avuto per parte tua le necessarie
+cautele? le disse la Contessa. Questo
+condottiero, cui sto per mettermi fra
+le mani, ignora egli il segreto del presente
+mio stato?»
+</p>
+
+<p>
+«Nulla egli seppe del certo dal mio
+labbro, rispose Giannina, nè forse egli
+crede più o meno di quanto si giudica dal
+Pubblico intorno a voi.»
+</p>
+
+<p>
+«E che si giudica dunque dal Pubblico?»
+Si fece tosto a chiedere Amy.
+</p>
+
+<p>
+«Che abbandonaste la casa del padre
+vostro. Ma voi vi sdegnerete un’altra volta
+contro di me, se continuo,» così interruppe
+il suo dire Giannina.
+</p>
+
+<p>
+«No, prosegui, disse la Contessa; gli è
+ben d’uopo ch’io m’avvezzi a sopportare
+le sinistre voci, cui diede origine la mia
+imprudenza. Si penserà, m’immagino, che
+io abbia abbandonata la casa di mio padre
+per unirmi ad un amante con illegittimi
+nodi. Questo errore finirà ben tosto, perchè
+son risoluta o a vivere con una riputazione
+<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
+immune da macchia, o a non vivere più
+lungo tempo. Io vengo dunque riguardata
+siccome la favorita di Leicester?»
+</p>
+
+<p>
+«La maggior parte, o signora, vi crede
+anzi la favorita di Varney, rispose Giannina.
+Avvi però chi pensa non essere questo
+secondo che il mantello entro cui s’avvolge
+il Conte nel soddisfare le proprie
+brame. Si è saputo qualche cosa dell’esorbitanti
+spese fatte nel fornire a tutto punto
+questo castello, profusione, che passa
+di gran lungo le sostanze del Varney. Ma
+sì fatta opinione non è generale: tanto più
+che quando si viene a parlare d’un personaggio
+sublime, qual’è il vostro sposo,
+le persone osano appena pronunziare i concepiti
+sospetti, per tema di essere puniti
+dalla <i>Camera Stellata</i> siccome calunniatori
+della Nobiltà.»
+</p>
+
+<p>
+«E fanno bene a parlar sotto voce,
+disse subito la Contessa, coloro che osano
+credere l’illustre Dudley complice di uno
+sciagurato quale è Varney!.... Eccoci
+arrivate alla porta del parco. Oimè! mia
+cara Giannina, è d’uopo ch’io mi congedi
+da te. Non piangere, mia buona figliuola
+(e nel dir questo cercava nasconder sotto
+apparenza d’ilarità il suo contraggenio a
+dipartirsi da una sì fedele compagna), e
+allor quando ci rivedremo, o Giannina, fa
+che in luogo di questo tuo collare troppo
+<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
+semplice, io te ne veda uno di pizzo ricamato,
+ond’abbia maggiore spicco quel collo
+avvenente. Cambia questo corsaletto di bigello,
+sol convenevole ad una fantesca, in
+un altro di bel velluto messo ad oro. Troverai
+nella mia stanza molta quantità di
+vesti: accetta questo dono che ti fo sin d’ora
+di tutto cuore. È d’uopo che ti adorni,
+o Giannina; perchè comunque tu sia stata
+fin qui la seguace di una donna infelice ed
+errante, priva di nome, e persino di buona
+fama, all’atto di rivederci, dovrai portar
+vestimenti confacevoli a persona che terrà
+il primo grado nell’amicizia e nella casa
+della più ragguardevole fra le Contesse
+della Inghilterra.»
+</p>
+
+<p>
+«Possa Dio esaudirvi, mia cara padrona,
+e permettere, non già ch’io porti
+vesti più ricche, ma che l’una e l’altra
+portiamo i nostri corsaletti sopra cuori più
+contenti ch’ora nol sono!»
+</p>
+
+<p>
+Mentre quest’ultime cose dicevansi, la
+serratura della porta segreta dopo vigorosa
+resistenza avea ceduto alla chiave di
+Giannina, e la Contessa, non senza un
+segreto fremito, si trovò al di là delle
+mura, che lo sposo le aveva indicate siccome
+limite de’ suoi diporti. Wayland,
+nascosto a qualche distanza dietro una siepe
+che stava sul confin della strada rimanea
+con grande impazienza aspettandole.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Avete preparato ogni cosa»? gli disse,
+appena furono vicini, Giannina grandemente
+commossa.
+</p>
+
+<p>
+«Ogni cosa, rispos’egli: solamente non
+ho potuto trovare un cavallo per la signora.
+Giles Gosling che non sa scordarsi
+d’essere pubblicano, me ne ha ricusato
+uno benchè glie n’abbia io offerto qualunque
+prezzo; e ciò per timore, dicea, di
+entrare in disgrazie. Ma non importa. Ella
+monterà sul mio cavallo; io l’accompagnerò
+a piedi sintantochè possa provvedermene
+un altro. Non saremo inseguiti,
+semprechè voi non dimentichiate la vostra
+lezione, leggiadra Giannina.»
+</p>
+
+<p>
+«Nel tenerla a memoria imiterò la saggia
+vedova di Tekoa, che non obbliò le
+parole postele in bocca da Gioabbo. Domani
+dirò che la mia padrona non si può
+alzare dal letto.»
+</p>
+
+<p>
+«Sì, e aggiugnerai che soffre grandemente,
+che prova grave peso al capo, palpitazioni
+al cuore, che non vuole essere
+disturbata. Non temer di nulla; crederanno
+d’intenderti ad una mezza parola, nè
+ti faranno molte interrogazioni, perchè
+conoscono l’effetto della malattia che si
+lusingano averle procacciata.»
+</p>
+
+<p>
+«Ma, soggiunse la Contessa, eglino scopriranno
+ben presto la mia lontananza,
+e per vendicarsi uccideranno Giannina.
+<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
+Amo meglio tornare addietro che esporla
+ad un tale pericolo.»
+</p>
+
+<p>
+«Non vi affannate per la mia vita, o
+diletta padrona. Piacesse a Dio, che voi
+foste certa di essere ben accolta da coloro
+a’ quali dovete volgervi, com’io lo sono
+che mio padre, qualunque sdegno abbia
+egli concepito contro di me, non soffrirà
+che mi si faccia il menomo aggravio!»
+</p>
+
+<p>
+Wayland pose la Contessa sul suo cavallo,
+avendo piegato il proprio mantello
+attorno alla sella in guisa che le divenisse
+un comodo cuscino.
+</p>
+
+<p>
+«Io vi saluto e possa la benedizione
+del Cielo accompagnarvi!» disse Giannina
+baciando per l’ultima volta la mano alla
+Contessa, che con un muto accarezzamento
+le contraccambiò il fattole augurio. Finalmente
+si separarono, e Giannina volta
+verso Wayland, esclamò: «Possa il Cielo,
+allorchè lo implorerete ne’ vostri bisogni,
+usar con voi in quella proporzione onde voi
+vi mostrerete o fedele o traditore a questa
+Signora tanto ingiustamente perseguitata,
+e tanto sfornita di terreni soccorsi!»
+</p>
+
+<p>
+«Così sia, bella Giannina! disse Wayland.
+Credetemi, giustificherò la confidenza
+avutami in modo da meritare che i
+vostri begli occhi, in mezzo a tutta la lor
+divozione, sieno men disdegnosi meco
+quando ci rivedremo.»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
+</p>
+
+<p>
+Le ultime parole di questo congedo
+furono pronunziate con qualche ricercatezza;
+ma Giannina non fece ad esse una
+risposta; ben la fecero i suoi sguardi, mossi
+senza dubbio dal desiderio che era in
+lei di accrescere forza ad ogni motivo che
+potesse maggiormente assicurare lo scampo
+alla sua padrona, ma non però di natura
+da distruggere le speranze, che co’ suoi discorsi
+mostrava aver concepute Wayland.
+Ella rientrò per la porta segreta chiudendola
+dietro a sè. Wayland afferrò tosto la
+briglia del cavallo, ed egli e la Contessa
+incominciarono silenziosamente l’incerta
+loro peregrinazione.
+</p>
+
+<p>
+Benchè Wayland facesse trottare, quanto
+poteva, il suo corridore, pur questo modo
+di camminare era sì lento, che quando il
+giorno cominciò a diradare i vapori dell’Oriente,
+i due viaggiatori non si trovarono
+più di dieci miglia distanti da Cumnor.
+</p>
+
+<p>
+«Maledetti tutti questi ostieri larghi
+di belle parole! (sclamò il maniscalco
+incapace di nascondere più lungamente
+il dispetto e l’inquietezza che lo premea).
+Se quel cane di Giles Gosling m’avesse
+detto con franchezza, due giorni sono,
+di non far conti sopra di lui, mi sarei
+provveduto da altra parte: ma costoro
+hanno talmente il vizio di promettere
+qualunque cosa lor si richiede, che solamente
+<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
+quando v’attignete a ferrare un
+cavallo, vi dicono che non hanno ferri.
+Se avessi potuto preveder questo,
+avrei potuto accomodarmi in venti altre
+maniere. Poi, in un affare sì importante
+e per una causa sì buona, avrei ben
+io avuto scrupolo di rubare un cavallo
+nel vicino villaggio! Tutto sarebbe finito
+col rimandarlo al commissario del cantone.
+Possano il moccio e la rogna impadronirsi
+in sempiterno delle scuderie
+dell’<i>Orso nero</i>!»
+</p>
+
+<p>
+La Contessa andava confortando il suo
+condottiero col fargli osservare come il
+giorno che già spuntava gli avrebbe permesso
+di camminar più veloce.
+</p>
+
+<p>
+«Va benissimo, mia Signora, ma il giorno
+farà ancora che altre persone ci vedranno;
+cosa che potrebbe essere di non
+poco incomodo sul bel principio del nostro
+viaggio. Ciò mi sarebbe stato indifferente
+affatto, se avessimo potuto essere
+ora più lontani da Cumnor; ma la
+contea di Berk, dacchè conosco questo
+paese, è piena di diavoli maliziosi,
+che vanno a letto tardi, e si levano di
+buon’ora col solo disegno di spiare i fatti
+degli altri. Oh! questa genia mi ha
+dato faccende altre volte. Però non vi
+spaventate, mia bella Signora; poichè
+quando si ha spirito, ogni poco che le
+<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
+occasioni lo favoriscano, si trova rimedio
+a qualunque incidente.»
+</p>
+
+<p>
+I timori mossi da Wayland fecero più
+impressione nell’animo della Contessa di
+quel che la consolassero i conforti, con
+cui cercò medicare i primi detti. Ella
+riguardava attorno di sè inquietamente,
+e a mano a mano che l’orizzonte brillando
+di un più vivo splendore annunciava
+vicino il nascer del sole, ella s’immaginava
+ad ogni passo, che la nuova
+luce l’abbandonerebbe alla vendetta de’
+suoi persecutori, o che qualche ostacolo
+insuperabile interrompesse il lor viaggio.
+</p>
+
+<p>
+Wayland si accorgeva dell’agitazione
+in cui venuta era la Contessa, e scontento
+di averle dato alimento egli stesso,
+cominciò ad ostentare gaiezza camminando
+dinanzi a lei. Laonde or parlava
+al cavallo com’uomo bene addottrinato
+nel dialetto delle scuderie, or canticchiava
+a mezza voce squarci di ballate:
+spesso, assicurava la Signora non esservi
+alcun pericolo, e nell’istesso tempo guardava
+bene all’intorno se mai vi fosse
+qualche cosa che dismentisse le sue parole
+nell’atto stesso del pronunziarle.
+Continuarono in tal guisa il viaggio, finchè
+un accidente non preveduto offerse
+loro i modi di proseguirlo più comodamente
+e più presto.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span></p>
+
+<h2 class="nosp">CAPITOLO VII.</h2>
+</div>
+
+<div class="poem-container">
+<div class="poem inl"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Riccardo.</i> Un cavallo! un cavallo! il regno mio</p>
+<p class="i02"> Cedo per un cavallo.</p>
+<p class="i01"><i>Catesby.</i> Ecco un cavallo</p>
+<p class="i12"> <i>Riccardo III.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<p>
+I nostri viaggiatori passavano vicino ad
+una macchia posta sul confin della strada,
+allorchè si offerse ai loro occhi la
+prima creatura vivente che avessero incontrato
+dopo la loro partenza da Cumnor,
+ed era un picciolo rustico stupido
+di fisonomia, e che parea il famiglio
+d’un qualche podere. Col capo scoperto,
+vestito d’abito grigio, colle calze
+che gli cadeano sulle calcagna, e tenendo
+i piedi in un paio di grosse scarpe,
+stava alla custodia di quella cosa
+che i nostri venturieri potessero maggiormente
+desiderare, intendo dire di un
+cavallo, fornito inoltre di una sella da
+donna, e di tutte l’altre cose necessarie
+ad una viaggiatrice. E per migliore combinazione
+il contadino, accostatosi a Wayland,
+gli disse in sua maniera queste
+<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
+poche parole: «<i>Signore, siete voi quella
+certa coppia?</i>»
+</p>
+
+<p>
+«Certamente che lo siamo, mio garbato
+giovane,» gli rispose senza esitare
+Wayland. E sia giustizia alla verità, anche
+qualche coscienza educata ad una
+scuola di morale più severa che non forse
+quella cui studiò il maniscalco, avrebbe
+ceduto ad un’occasione tanto seducente.
+Il darsi tal risposta da Wayland,
+prender la briglia dalle mani del contadino,
+far discendere la Contessa dal suo
+cavallo, e metterla su quello che il caso
+aveva fornito, furono l’opera di pochi
+istanti. E la cosa andò con tanta
+naturalezza, che la Contessa, come si
+è saputo dappoi, credè fermamente che
+quel cavallo fosse stato ivi apparecchiato
+per cura del suo condottiero o di qualche
+amico del medesimo.
+</p>
+
+<p>
+Ciò nondimeno il giovine merlotto,
+che si vide con tanta sollecitudine liberato
+dal suo deposito, cominciò a girar
+gli occhi e a grattarsi in capo, come
+covando qualche rimorso di avere abbandonato
+il cavallo contentandosi d’una
+spiegazione così succinta.
+</p>
+
+<p>
+«Non v’ha dubbio, borbottava fra i
+denti, che questa non sia la <i>coppia</i>, ma
+tu al vedermi avresti dovuto dir <i>fava</i>.
+Lo sai bene!»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Sì, sì, è vero, rispose a caso Wayland,
+e tu <i>presciutto</i>.»
+</p>
+
+<p>
+«No, no; aspettate; io doveva dire
+<i>cece</i>.»
+</p>
+
+<p>
+«Bene, sia <i>cece</i> se vuoi così; ma
+<i>presciutto</i> era una <i>parola di passo</i> migliore.»
+</p>
+
+<p>
+In questo, trovandosi già sul suo cavallo,
+tolse dalle mani dello stupido villano
+quel resto di briglia che l’altro
+esitava ad abbandonare, e gettandogli
+una moneta d’argento, senza altre cerimonie
+cercò di riguadagnare a gran
+galoppo il tempo perduto. Il baggeo rimase
+a’ piedi della collina, mentre la
+salivano i nostri viaggiatori, e Wayland
+volgendosi, lo vide colle dita nei
+capelli, immobile come un palo, e col
+capo sempre volto alla dirittura da essi
+presa nell’abbandonarlo. Finalmente essi
+avevano di già raggiunto la sommità
+della collina, allorchè lo videro abbassarsi
+per raccogliere la moneta d’argento.
+</p>
+
+<p>
+«In fede mia! disse Wayland, questo
+può dirsi vero dono della Provvidenza.
+Una buona bestia che cammina bene,
+e che vi porterà fino al luogo ove
+se ne possa trovare un’altra d’egual gagliardia!
+Allora potremo rimandar questa
+per far tacere qualsisia rimostranza.»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ma non erano tanto lisci questi suoi
+calcoli, e il destino, che sulle prime
+parve sì propizio ai due viaggiatori
+lor diede a temere bentosto, che l’incidente
+per cui menava tanto vanto
+Wayland, non divenisse cagione della
+compiuta loro rovina.
+</p>
+
+<p>
+Non avevano essi per anche fatto un
+miglio dopo lasciato il villanello, allorchè
+intesero una voce d’uomo che gridava
+a tutta possa alle loro spalle: <i>Al
+ladro, al ladro, ferma mariuolo</i> ed altre
+espressioni di simil natura. La coscienza
+di Wayland lo trasse naturalmente
+a credere essere ciò una legittima conseguenza
+dell’avventura che poc’anzi aveva
+mandato a termine.
+</p>
+
+<p>
+«In verità, sarebbe stato meglio per me
+andare a piedi per tutta la mia vita.
+Siamo spietatamente inseguiti, ed eccomi
+uomo perduto. Ah Wayland, Wayland!
+tuo padre te lo predisse più d’una
+volta che i cavalli t’avrebbero condotto
+alla forca! Se un qualche giorno mi
+trovo mai sano e salvo fra i sensali da
+cavalli di Smithfield o di Sumball-Street,
+darò loro licenza di appiccarmi all’altezza
+del campanile di San Paolo se
+mi trovano mai più a frammettermi negli
+affari o de’ gran signori, o de’ cavalieri
+e delle loro donne.»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
+</p>
+
+<p>
+In mezzo a queste malinconiche considerazioni,
+volse la testa per sapere chi
+lo inseguiva, ed ebbe qualche conforto
+in accorgersi di non aver dietro a sè
+che un uomo solo a cavallo, ben montato
+per vero dire, e che si avvicinava
+ad essi con una rapidità da non permettere
+idea di fuga, quand’anche la
+Contessa fosse stata abbastanza forte per
+poter galoppare a pari della gagliardia
+del suo cavallo.
+</p>
+
+<p>
+«In fine poi, pensava Wayland, il
+cimento è eguale fra noi; non siamo che
+un uomo per banda; e a quanto parmi
+il mio futuro competitore nello stare a
+cavallo ha più garbo di simia che di cavaliere.
+Se mai si venisse agli espedienti
+estremi, non dovrebbe essermi difficile
+il gettarlo di sella. Ma zitto! Il
+suo cavallo medesimo, per quanto spero,
+mi risparmierà questo incomodo:
+esso ha il morso ai denti. Diavolo!
+Qual uopo ho io d’inquietarmi (gli sembrò
+di ravvisare sull’istante il cavaliere),
+non è che quella caricatura del
+merciaio d’Abingdon.»
+</p>
+
+<p>
+L’occhio avvezzo di Wayland avea
+scorto giusto a malgrado della lontananza.
+Il cavallo del valente merciaio,
+pieno d’ardore, ed inoltre eccitato dal
+vedere due cavalli, che alla distanza di
+<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
+alcune centinaia di tese pareva corressero
+colla massima velocità, si diede a
+tanto furiosa scappata, che ruppe affatto
+l’equilibrio del cavaliere. Costui, a
+grado del cavallo, non solamente raggiunse,
+ma oltrepassò di gran galoppo
+le persone inseguite, comunque non cessasse
+dal tirarlo per la briglia e dal
+gridar a tutta possa: <i>Ferma, ferma</i>,
+esclamazione allor indiritta, come ognun
+vede, al cavallo, anzichè alle persone
+lasciatesi addietro. Di questo passo ei
+fece più di mezzo miglio senza potere
+arrestare il corridore: riuscitovi finalmente,
+tornò all’incontro de’ nostri viaggiatori,
+riparando alla meglio il disordine
+de’ suoi vestiti, e cercando coprire
+con un’apparenza di audacia e di
+collera la confusione e il dispetto, dipintisi
+sul suo volto durante l’involontaria
+sua corsa.
+</p>
+
+<p>
+Intanto Wayland ebbe tempo di avvertire
+la Contessa sulle prerogative del
+personaggio, ond’ella cessasse dallo spaventarsi:
+«Credetemi, non è che uno
+sciocco, e m’accingo a trattarlo siccome
+tale.»
+</p>
+
+<p>
+Allorchè il merciaio ebbe riacquistato
+quanto fiato e coraggio bastavangli a
+ricomparire dinanzi alla Contessa, ordinò
+in aria minaccevole a Wayland di
+restituirgli il suo cavallo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Che ascolto? (disse Wayland con
+enfasi ed in tragico tuono) ne si comanda
+arrestarci, e consegnare le cose
+nostre sulla regale strada maestra! A te,
+mia Escalibar, esci del fodero e fa sentire
+a questo prode cavaliere, che la forza
+dell’armi dee sola decidere la tenzone.»
+</p>
+
+<p>
+E l’altro: «Correte, correte quante
+siete, oneste persone. Si pretende involarmi
+ciò che mi appartiene legittimamente.»
+</p>
+
+<p>
+«Indarno tu invochi i tuoi Numi, o
+scellerato pagano! M’è d’uopo compiere
+il mio divisamento, vi dovessi anche
+perire. Sappi, intanto, infedel trafficante,
+esser io il merciaiuolo che ti vantasti
+volere spogliare della sua mercanzia
+sullo spianato di Maiden Castle. Onde
+preparati a sostener la disfida.»
+</p>
+
+<p>
+«Ma io dissi questo per modo di
+scherzo, soggiunse fattosi tutto mite
+Goldthred; sono un onesto cittadino,
+un merciaio, e arrossirei di assalire
+chicchessia.»
+</p>
+
+<p>
+«Quand’è così, formidabilissimo merciaio,
+mi duole in fede mia del voto
+che feci, e fu questo, di portarti via il
+cavallo la prima volta che t’incontrassi,
+e farne dono a questa mia sovrana se
+tu non ti sentivi di difenderlo coll’armi.
+<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
+Ma ora che il giuramento è pronunziato,
+la sola cosa che io possa fare in tuo
+favore, si è lasciare il cavallo a Donnington
+nella prima osteria.»
+</p>
+
+<p>
+«Ma v’assicuro, disse il merciaio,
+che su questo cavallo medesimo io doveva
+condurre oggi alla chiesa parrocchiale,
+poco distante di qui, Giovanna
+Hackam di Shottesbroock per cambiare
+ivi il suo nome di famiglia in quello di
+signora Goldthred. Per venire a raggiugnermi,
+ella si è fatta strada saltando
+giù da un finestrino del granaio
+del vecchio Gaffer Hackam, ed eccola
+già colla sua mantellina di ciambellotto,
+e la sua frusta fornita di manico d’avorio,
+al luogo, ove credea trovare il
+cavallo, soprappresa sì che sembra la
+moglie di Loth. Io ve ne prego colla
+maggior possibile civiltà: rendetemi il
+mio cavallo.»
+</p>
+
+<p>
+«Ne sono afflitto così per l’avvenente
+donzella, come per te, merciaio mio
+nobilissimo, soggiunse Wayland, ma fa
+d’uopo che si compiano i voti. Tu troverai
+il tuo cavallo a Donnington, all’osteria
+dell’<i>Angelo</i>: gli è tutto ciò che
+posso fare in buona coscienza.»
+</p>
+
+<p>
+«Al diavolo tu e la tua coscienza!
+disse dando nelle disperazioni il merciaio.
+Pretenderesti forse che una giovane
+<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
+promessa sposa si conducesse a piedi
+alla chiesa?»
+</p>
+
+<p>
+«Mettila in groppa dietro a te, sir
+Goldthred, rispose Wayland. È tal cosa
+che gioverà parimente a calmare l’impeto
+del tuo corridore.»
+</p>
+
+<p>
+«Sì, e se poi vi dimenticate di lasciare
+all’<i>Angelo</i>, come lo promettete
+ora, il mio cavallo?» chiese titubando
+il Goldthred, in cui era venuto meno
+ogni coraggio.
+</p>
+
+<p>
+«Il mio fardello resterà in pegno pel
+tuo cavallo. Esso è presentemente in casa
+di Giles Gosling, nella stanza parata
+di cuoio damaschinato, ed è pieno,
+stivato di velluti a uno, a due,
+a tre peli, di felpe, di zendadi, damaschi,
+rasi, e di ogn’altra sorte di
+tessuto di seta.»
+</p>
+
+<p>
+«Aspetta, aspetta, gridò il merciaio,
+io veramente sto a patto d’essere appiccato,
+se nel tuo fardello si trova la
+metà di quanto tu dici. Ma se il mio
+povero Baiardo cade nelle mani di qualche
+mascalzone...»
+</p>
+
+<p>
+«Può anche darsi, mio buon Goldthred,
+ma intanto io vi auguro il buon
+giorno. Felice viaggio!» soggiunse indi
+continuando il cammino colla Contessa;
+intantochè il merciaio scompigliato se ne
+tornava assai più lentamente che non fosse
+<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
+venuto, meditando quali scuse avrebbe
+addotte alla sua diletta donna, che stava
+mestamente aspettando il novello sposo in
+mezzo alla strada.
+</p>
+
+<p>
+«Mi sembrò, disse la Signora, che la
+caricatura da cui siamo disgiunti mi desse
+occhiate come di chi si ricordasse avermi
+veduta; io però le nascosi quanto mi
+fu possibile il volto.»
+</p>
+
+<p>
+«Se potessi creder questo, soggiunse
+Wayland, tornerei addietro per fracassare
+il cranio a costui, nè avrei paura di
+danneggiargli il cervello, perchè tutto quello
+che ha non basterebbe, cred’io, a darne
+una boccata ad un papero nato di fresco.
+Nondimeno è miglior consiglio proseguire
+il nostro viaggio. Lasceremo a Donnington
+il cavallo di questo sciocco, anche per
+togliergli ogni talento di tenerci dietro,
+poi cambieremo i nostri abiti, onde ingannare
+le sue indagini se volesse pur continuarle.»
+</p>
+
+<p>
+I viaggiatori giunsero senza altri spiacevoli
+incontri a Donnington, ove fu necessario
+che la Contessa si procacciasse il
+ristoro d’alcune ore di riposo. In questo
+intervallo Wayland prese, con prontezza
+e sollecitudine eguali, tutte le cautele necessarie
+ad assicurare il buon successo del
+rimanente del viaggio.
+</p>
+
+<p>
+Dopo avere cambiato il suo mantello
+<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
+di merciaiuolo in una zimarra, condusse
+il cavallo di Goldthred all’osteria dell’<i>Angelo</i>,
+situata ad una estremità del villaggio
+opposta a quella ove i nostri viaggiatori
+avevano preso stanza. Nella mattina, Wayland
+mentre attendeva ad altre cose sue
+vide il cavallo ricondotto dallo stesso merciaio,
+il quale avendo raccolta una numerosa
+banda d’uomini per gir contro chi
+gli aveva involata la sua cavalcatura veniva
+a riconquistarla colla forza dell’armi.
+Gli fu questa rimessa senza dover pagare
+altro riscatto, fuorchè il prezzo dell’<i>ala</i>
+bevuta in copia dalle sue truppe ausiliari,
+che il cammino aveva assetate, e intorno
+al cui prezzo maestro Goldthred sostenne
+una disputa veementissima col commissario
+del quartiere, chiamato in soccorso
+dallo stesso Goldthred per far marciare la
+gente della Contea.
+</p>
+
+<p>
+Dopo eseguita una tale restituzione, che
+la giustizia e la prudenza egualmente volevano,
+Wayland procurò per sè e per
+la Contessa due vestiti compiuti, che li
+faceano sembrare agiati campagnuoli. In
+oltre fu deciso per togliere alla curiosità
+tutti i pretesti, che la donna, durante il
+cammino, si spaccierebbe per sorella del
+suo condottiero.
+</p>
+
+<p>
+Un buon cavallo, non brioso, e fatto
+per andar di pari passo con quello di Wayland,
+<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
+compiè i preparativi del viaggio, cose
+tutte che il maniscalco pagò col denaro
+somministratogli a tal fine da Tressiliano.
+Era quindi vicino il mezzogiorno, allorchè
+la Contessa trovò riparate assai le sue
+forze da un profondo riposo di alcune ore;
+onde continuarono il loro cammino, deliberati
+di condursi il più presto possibile
+e tenendo la strada di Coventry e di Warwick,
+al castello di Kenilworth; ma il
+loro destino non volea che procedessero
+molto innanzi senza scontrarsi in nuovi
+avvenimenti che li tribolassero.
+</p>
+
+<p>
+Fa qui di mestieri avvertire il leggitore,
+che l’ostiere di Donnington avea fatto noto
+ai nostri pellegrini, come una lieta brigata
+si era un’ora o due prima d’essi, partita da
+Donnington per trasferirsi a Kenilworth;
+e che questa, a quanto sembrava, accigneasi
+a rappresentare una di quelle mascherate
+o commedie solite ad entrare fra
+i divertimenti offerti alla Regina allorchè
+portavasi in viaggio; dal quale avviso nacque
+in Wayland il consiglio di unirsi, se
+il potea, a questa banda, tosto che l’avesse
+raggiunta in cammino, sembrandogli che
+per tal modo diverrebbe più difficile il riconoscimento
+così della Contessa come di
+lui che non se avessero camminato soli.
+</p>
+
+<p>
+Comunicò pertanto sì fatta idea alla compagna,
+la quale in sostanza, non desiosa
+<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
+che di giugnere senza interrompimenti a
+Kenilworth, lasciò al giudizio di Wayland
+la scelta d’ogni espediente più adatto all’uopo
+medesimo. Quindi fecero trottare i
+lor cavalli, sinchè videro la picciola carovana
+con parte di gente a piedi e a
+cavallo, che saliva un monticello da essi
+distante non più d’un mezzo miglio. In
+quel medesimo tempo Wayland che non
+guardava solamente dinanzi a sè, si vide
+dietro alle spalle un personaggio a cavallo,
+che correa con istraordinaria velocità.
+Seguialo un servo galoppando, perchè gli
+sforzi del galoppare bastavano appena a
+pareggiare in celerità il cavallo del suo
+padrone, comunque unicamente trottasse.
+Wayland osservò con inquietezza d’animo
+queste due persone, mostrò turbarsi,
+osservò di bel nuovo, indi fattosi pallido,
+disse alla Contessa.
+</p>
+
+<p>
+«Quello è il famoso corridore di Riccardo
+Varney. Saprei riconoscerlo in mezzo
+a mille cavalli. Questo è ben un incontro
+più serio, che non lo fu quello del
+mercante merciaiuolo.»
+</p>
+
+<p>
+«Sguainate la vostra spada, gli disse
+Amy, e trafiggetemi il cuore, anzichè lasciarmi
+cadere nelle mani di costui.»
+</p>
+
+<p>
+«Preferirei mille volte passargliela a
+traverso del corpo, o ferirmene io stesso.
+Ma per vero dire, l’arte dello schermitore
+<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
+non è fra quelle ch’io conosca meglio,
+benchè ad un estremo evento io abbia il
+coraggio di valermi del ferro freddo al pari
+d’un altro. E accade in oltre che la
+mia spada (trottate, ve ne prego!) è una
+trista draghinassa, mentre son certo che
+egli è armato d’una delle migliori sciabole
+di Toledo. Aggiugnete esser con lui un
+servo, ch’io giurerei quell’infame del
+Lambourne, perchè sta sopra il medesimo
+cavallo, di cui si valse, dicono (vi prego,
+correte!) quando svaligiò un ricco mercante
+di bestiami verso la parte occidentale
+della Contea. Non è già ch’io tema
+nè Varney, nè Lambourne, tanto più ch’io
+difendo una buona causa (il vostro cavallo,
+se lo spronate, può trottare di più!)
+ma nondimeno (vi supplico! non gli lasciate
+poi prendere il galoppo; potrebbero
+accorgersi che li temiamo e inseguirci;
+basta che lo manteniate nel gran trotto)
+benchè, dico, io non tema costoro, avrei
+molto caro di spacciarmene piuttosto per
+le vie dell’accorgimento che per quelle
+della violenza. Sol che potessimo raggiugnere
+i commedianti ed unirci, passeremmo
+con essi senza essere osservati, purchè
+per altro Varney non sia venuto a posta
+per inseguirci.»
+</p>
+
+<p>
+Dicendo tai cose, ora stimolava, ora frenava
+il cavallo, agitato ad un tempo e
+<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
+dalla tema di far sospettar che fuggiva, e
+dalla cura di non essere giunto dal Varney.
+</p>
+
+<p>
+Salirono finalmente la collina dianzi
+accennata, ed arrivatine alla vetta, si
+confortarono in veggendo la picciola carovana
+fermatasi in fondo alla valle in
+vicinanza di tenue ruscello, a’ cui margini
+erano due o tre capanne; onde allora
+Wayland non dubitò più di non essere in
+tempo a raggiugnerla. Cresceva inquietezza
+a Wayland l’osservare la sua compagna che
+senza profferire accenti di timore o querelarsi,
+andava vie più impallidendo, onde
+aspettavasi ad ogn’istante vederla cader da
+cavallo. Pure a malgrado di tai sintomi di
+debolezza, spinse ella tanto vigorosamente
+il destriero, che si trovarono presso i commedianti
+in fondo della valle prima che
+Varney fosse arrivato alla sommità della
+collina d’ond’erano scesi.
+</p>
+
+<p>
+Videro essi nel massimo disordinamento
+la compagnia colla quale divisavano di
+collegarsi. Le donne, tutte scapigliate e
+come affaccendate in cosa d’alta importanza,
+entravano continuamente nelle capanne
+e ne uscivano. Gli uomini stavano qua e là
+tenendo per le briglie i loro cavalli, e mostrando
+quella sbadata fisonomia che è
+solita in essi nel durar d’affari pe’ quali
+non si ha bisogno di loro.
+</p>
+
+<p>
+I due viaggiatori s’intertennero, come
+<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
+mossi da curiosità; poi a grado a grado,
+senza interrogare nè essere interrogati, si
+frammisero alla carovana, come se ne avessero
+fatto parte da lungo tempo.
+</p>
+
+<p>
+Non erano scorsi più di cinque minuti
+dopo il fermarsi lor nella valle, ov’ebbero
+grande cura di tenersi quanto poteano
+sui labbri della strada, onde mettere gl’individui
+della carovana fra sè, e fra
+Varney e Lambourne, i quali discesero
+rapidamente dalla collina. I fianchi dei
+costoro cavalli, e le spronette, col molto
+sangue di cui erano lorde, contrassegnavano
+assai con quanta velocità il padrone
+ed il servo fossero corsi. L’esterno de’ commedianti,
+che sotto sopravveste di traliccio
+nascondevano i lor vestiti da maschera,
+la picciola carretta per trasportarvi
+le loro decorazioni, e i diversi arnesi
+bizzarri e fantastici ch’essi aveano fra le
+mani, bastarono onde i due cavalieri scorgessero
+lo scopo cui quella brigata intendea.
+</p>
+
+<p>
+«Voi siete commedianti, disse il Varney,
+e vi trasferite senza dubbio a Kenilworth?»
+</p>
+
+<p>
+«Sì, o nobil signore,» rispose un attore.
+</p>
+
+<p>
+«Ma come diavolo indugiate qui, soggiunse
+allora il Varney, se non avete un
+istante da perdere sol per giugnere a tempo
+<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
+al castello di Kenilworth? La Regina
+desina domani a Warwick, e voi canaglia,
+state qui a darvi bel tempo?»
+</p>
+
+<p>
+Si fece allora a rispondere un ragazzo
+nano in zimarra che aveva una maschera
+al volto, e un paio di corna d’un bel rosso
+di fuoco, e sotto la zimarra un abito di
+rascia nero stretto con cordicelle alla persona,
+calze rosse, e scarpe fatte all’uopo
+d’imitare i forcuti piedi del diavolo.
+«In verità, o signore, la indovinaste. Ma
+sappiate che mio padre, il diavolo, sorpreso
+dai dolori del parto, ci ha ritardati
+nel cammino per accrescere la nostra
+brigata d’un diavolino di più.»
+</p>
+
+<p>
+«Come! il diavolo!» disse Varney, la
+gaiezza del quale non avea indizi più
+forti d’un caustico sorriso.
+</p>
+
+<p>
+«Il ragazzo ha detto la verità, soggiunse
+la persona in maschera che avea
+parlato da prima; il nostro diavolo in capo,
+poichè questi non è che diavolo secondario,
+sta ora entro di quel <i>tugurium</i>
+ad invocare Lucina.»
+</p>
+
+<p>
+«Per san Giorgio! o piuttosto per il
+drago che è forse il compare del futuro
+diavolo infante! questo è un caso comico;
+se ve ne furono, disse Varney. Che ne
+pensi, Lambourne? Vuoi tu essere per
+questa volta il patrino? Certamente, se
+il diavolo dovesse sceglierne uno, non
+<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
+vedo persona che ti pareggi nel meritar
+tanto onore.»
+</p>
+
+<p>
+«Eccetto che alla presenza de’ miei superiori,»
+disse il Lambourne con quella
+impudenza per metà rispettosa di un servo,
+che nel giudicare indispensabile la
+propria opera fonda la sicurezza di avanzar
+qualche scherzo.
+</p>
+
+<p>
+«Qual è il nome di questo diavolo,
+o per meglio dire di questa diavolessa
+che colse sì male il suo tempo? disse Varney.
+A Kenilworth noi non possiamo far
+senza d’alcuno dei nostri attori.»
+</p>
+
+<p>
+«<i>Gaudet nomine Sibyllae</i>, disse il primo
+interlocutore, e si chiama Sibilla Laneham,
+moglie di maestro Riccardo Laneham.»
+</p>
+
+<p>
+«Il donzello della camera del consiglio!
+disse Varney. Che mi dite? Ella non merita
+scusa; doveva avere bastante esperienza
+per ordinare meglio le cose sue.
+E chi erano quell’uomo e quella donna,
+che un momento fa ascesero la collina
+con tanta fretta?»
+</p>
+
+<p>
+Wayland stava per avventurare qualche
+risposta, allorchè il piccolo diavoletto
+si fece avanti di bel nuovo.
+</p>
+
+<p>
+«Con vostra buona licenza, (diss’egli
+accostandosi a Varney, e parlando in modo
+che gli altri compagni non lo intendessero)
+l’uomo sarà il nostro primo diavolo,
+<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
+perito quanto basta nelle astuzie per
+far le veci ai cento diavoli della natura
+di Sibilla Laneham. E la donna, sempre
+con vostra buona licenza, è quella savia
+persona, i cui soccorsi in tale momento
+sono della massima necessità alla nostra
+parturiente.»
+</p>
+
+<p>
+«E che? Voi avete la commare in questi
+dintorni? disse Varney. Di fatto la
+fretta del suo correre dava a divedere come
+si portasse in tal luogo, ove era grandemente
+desiderata. Voi avete dunque in
+riserbo un altro suddito di Belzebù da
+sostituire a Mistress Laneham.»
+</p>
+
+<p>
+«Senza dubbio, Signore, disse il picciol
+mariuolo, i sudditi di Belzebù non
+sono tanto rari in questo mondo, come vostra
+Eminenza potrebbe supporli. Questo
+maestro demonio che voi vedete, saprà,
+se vi è in grado, lanciare alcune migliaia
+di scintille, e vomitare nubi di fumo dinanzi
+a voi, sì che crediate aver egli nell’addomine
+tutto l’Etna.»
+</p>
+
+<p>
+«Non ho il tempo di fermarmi a contemplare
+tal maraviglia, o chiarissimo figlio
+dell’inferno, ma ecco di che farvi
+bere per una buon’ora, e come dice il
+proverbio, Dio prosperi le vostre fatiche.»
+</p>
+
+<p>
+Così licenziandosi diede due botte di
+sprone al cavallo, e continuò la sua strada.
+</p>
+
+<p>
+Il Lambourne rimase un istante addietro
+<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
+del padrone per cercar nella borsa,
+d’onde tratta una moneta d’argento ne
+presentò il compagnevole diavoletto «a
+fine, disse costui, d’incoraggiar la tua carriera
+verso il fuoco delle regioni infernali.
+Già si discerne qualche scintilla di
+questo fuoco, che ti scappa fuori dagli
+occhi». Dopo avere ricevuti i ringraziamenti
+del fanciullo, spronò egli pure il
+cavallo, e colla rapidità del vento raggiunse
+il padrone.
+</p>
+
+<p>
+«Ora (disse l’astuto diavoletto, accostandosi
+al cavallo di Wayland, e facendo
+uno scambietto per aria, che legittimava
+le sue pretensioni al parentado
+col principe di questo elemento), io raccontai
+loro chi siete. Ditemi a vostra
+volta chi mi son io?»
+</p>
+
+<p>
+«Flibbertigibbet, ovvero sicuramente
+un figliuolo del demonio,» rispose Wayland.
+</p>
+
+<p>
+«Tu lo dicesti, replicò Dick Sludge.
+Vedi qui il tuo Flibbertigibbet. Mi sono
+sciolto dai legami, in cui mi teneva il
+dotto mio precettore, come ti diedi parola
+di farlo, volesse egli o non lo volesse.
+Or narrami chi è la donna che
+conduci teco. Io ti vidi nell’imbarazzo
+sin dal momento della prima interrogazione,
+e venni in tuo soccorso. Ma mi
+fa di mestieri sapere tutto quello ch’ell’è,
+caro Wayland.»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Tu saprai cinquanta altre cose ancora
+più belle, o mio diletto compagno,
+disse Wayland, ma per un momento
+metti da una parte le tue interrogazioni;
+e poichè andate tutti a Kenilworth, io vi
+ci accompagnerò, e ciò per amore, vedi!
+della tua amabile figura e della spiritosa
+tua compagnia.»
+</p>
+
+<p>
+«Tu avresti dovuto dire, <i>spiritosa figura,</i>
+ed <i>amabile compagnia</i>, rispose
+Dick. Ma come viaggerai tu con noi? Intendo
+che parte sosterrai?»
+</p>
+
+<p>
+«Certamente quella che mi scegliesti
+tu stesso: la parte di giocolatore. Tu sai
+che questo mestiere, lo conosco,» disse
+Wayland.
+</p>
+
+<p>
+«Va benissimo: ma e quella milady!
+soggiunse Flibbertigibbet, perchè debbo
+dirti aver io già indovinato che ella è
+una milady, e comprendere pure dalla
+impazienza che mostri l’imbarazzo in
+cui ti ritrovi per lei.»
+</p>
+
+<p>
+«Ella... (rispose Wayland) ella...
+sì, ella è una povera mia sorella. Canta
+e sona il liuto con tanta dolcezza che
+farebbe uscire i pesci fuori dell’acqua.»
+</p>
+
+<p>
+«Procurami tosto un saggio di tale sua
+abilità. Amo assai il liuto. Nulla avvi
+che mi dia maggior diletto, benchè non
+abbia mai udito suono di liuto.»
+</p>
+
+<p>
+«Oh bella! come puoi dunque amarlo?»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Ti dirò, come negli antichi romanzi
+i cavalieri amano le loro donne, per
+fama.»
+</p>
+
+<p>
+«Quand’è così amala <i>per fama</i> qualche
+tempo di più, finchè mia sorella
+siasi riavuta dalle fatiche del viaggio
+(disse Wayland, che poi soggiunse fra
+i denti:) Maledetta la curiosità di questo
+nano! Ma non mi torna disgustarmelo.
+Troppo mal partito ne avremmo.»
+</p>
+
+<p>
+Dopo tale intertenimento, Wayland corse
+al maestro Holyday per fargli offerta
+de’ suoi talenti personali, e di quelli
+della sorella, qual donna perita di musica.
+Furono prima chieste alcune prove
+dell’abilità di lui, e senza farsi pregare,
+ne diede di sì convincenti, che gli
+attori giubilanti di acquistare un uomo
+fornito di tanta capacità, ebbero per
+buone le scuse da lui fatte per sua sorella,
+che dianzi voleano parimente sperimentare.
+</p>
+
+<p>
+I nuovi compagni vennero invitati a
+partecipare de’ reficiamenti di cui ben
+provvista andava quella banda, e nel
+tempo di tal colezione, non però senza
+difficoltà, Wayland trovò un momento
+per parlare segretamente alla supposta
+sorella e per pregarla a dimenticar
+qualche istante così le proprie sventure
+come il proprio grado acconsentendo
+<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
+a starsi in brigata con coloro, che
+dovevano esserle compagni di viaggio, espediente
+il più sicuro onde non venire
+scoperti.
+</p>
+
+<p>
+Tutto questo impero di circostanze
+fu sentito dalla Contessa; laonde quando
+si rimisero in cammino, cercò ella
+di porre in opera i suggerimenti datile
+dal suo condottiero, e volgendosi ad
+un’attrice che le era vicina, introdusse
+il discorso esternando compassione per
+quella povera donna che era stato forza
+l’abbandonare.
+</p>
+
+<p>
+«Oh! ella ha buona assistenza, mia
+cara! rispose l’attrice, che pel suo allegro
+umore avrebbe potuto dirsi il perfetto
+emblema della moglie di Bath&#8205;<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>.
+La mia commare Laneham non si prende
+fastidio di ciò, come di nessun’altra
+cosa; di qui a nove giorni, se tanto
+duran le feste, sarà con noi a Kenilworth,
+fosse anche costretta a portarsi
+il suo bamboccio sugli omeri.»
+</p>
+
+<p>
+In questo modo di discorso regnava
+un non so che di <i>libero</i>&#8205;<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>, che tolse
+<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
+alla Contessa di Leicester ogni voglia di
+continuare la conversazione; ma ella avea
+rotto il diaccio parlando per la
+prima alla compagna, onde questa che
+negl’intermezzi dovea far la parte di
+Gillian di Croydon, si diede tutta la cura
+che il troppo silenzio non rendesse
+malinconica quella peregrinazione. Narrò
+dunque alla Contessa, fattasi muta,
+un migliaio d’aneddoti di feste reali, cui
+s’era trovata incominciando dai tempi
+del re Enrico fino a quei dì, e le accoglienze
+che avea ricevute dai gran signori,
+e i nomi degli attori più cospicui;
+e faceasi ritornello d’ogni racconto
+il soggiugnere: «Tutto ciò sarà nulla
+in confronto delle feste che avremo a
+Kenilworth».
+</p>
+
+<p>
+«E quand’è che vi giugneremo?»
+disse la Contessa con tale agitazione che
+invano studiavasi di palliare.
+</p>
+
+<p>
+«Noi che siamo a cavallo, noi possiamo
+trovarci questa sera a Warwick, d’onde
+<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
+Kenilworth non arriva forse ad essere
+distante cinque miglia. Ma ivi ne converrà
+aspettare i nostri compagni pedoni,
+se però il mio buon signore di Leicester,
+come è probabile, non manderà
+incontro ad essi cavalli o calessi, a
+fine di liberarli dalla molestia di andare
+a piedi, che è un assai tristo apparecchio
+per danzare innanzi a personaggi
+di corte. Nondimeno ho veduto un
+tempo, in cui, coll’aiuto di Dio, avrei
+fatto cinque leghe colle mie gambe il
+mattino, e ballato sulla punta de’ piedi
+tutta la sera, siccome un piattello di
+peltro, che un giocolatore fa girare attorno
+sulla punta d’un ago. Il crescer
+degli anni ha raffreddato un poco questo
+mio ardore; ma quando mi si affanno
+la musica e il mio danzatore, posso
+ballare una giga così bene e così lungo
+tempo, come qualunque altra donna di
+Warwick, obbligata, quando vuole scrivere
+i suoi anni, a valersi dell’ingrata
+cifra <i>quattro</i>, posta innanzi ad un <i>zero</i>.»
+</p>
+
+<p>
+Se la Contessa per parte sua si trovava
+incomodata dalla loquacità di tal donna,
+non era minore la pena che sofferiva
+Wayland per ispacciarsi dai frequenti
+assalti dell’insaziabile curiosità del suo
+conoscente antico Riccardo Sludge. Il
+malizioso nano aveva un’indole naturalmente
+<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
+proclive ad osservare e voler conoscere
+a fondo tutte le cose; il che
+collegavasi maravigliosamente col genere
+suo di spirito malignoso anzi che no.
+Avido di spiar tutto, non v’era forza
+che lo avesse impedito d’intromettersi
+negli affari, gli fossero pur estranei
+quanto si volea, bastava che ne avesse
+sorpreso il segreto. Egli passò tutto
+quel giorno a guatare per di sotto alla
+propria maschera la Contessa, e le poche
+cose che potè scorgere non contribuirono
+poco a crescergli curiosità.
+</p>
+
+<p>
+«Questa tua sorella, o Wayland, ei
+diceva, ha un collo ben bianco per
+essere nata in una fucina, e le mani ben
+liscie e delicate per donna avvezza a
+maneggiare il fuso. In fede mia! crederò
+che siate fratello e sorella, quando
+vedrò dalle uova di corvo nascere i cigni.»
+</p>
+
+<p>
+«<i>In fede mia</i>, disse Wayland, tu
+sei un piccolo ciarliero, che meriteresti
+un cavallo in pena di tua sfrontatezza.»
+</p>
+
+<p>
+«Ottimamente, disse allontanandosi
+quel furfantello; quanto posso dirvi è
+che voi mi nascondete un segreto, e
+che se non vi rendo fava per piselli,
+non sono più Dick Sludge.»
+</p>
+
+<p>
+Sì fatta minaccia, e la distanza in cui
+gli si tenne nel resto di quella giornata
+<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
+il diavoletto Hobgoblin, mise in molta
+agitazione Wayland. D’onde fu ch’ei
+persuase alla finta sorella il fermarsi,
+prendendone pretesto dalla stanchezza,
+tre o quattro miglia al di qua della
+buona città di Warwick, e promise agli
+altri di quella banda, che gli avrebbero
+raggiunti sul mattino della domane. Un
+picciolo albergo di villaggio loro offerse
+asilo per riposare, e s’allegrò entro
+il suo cuore Wayland in veggendo allontanarsi
+e Dick Sludge, e il resto della
+brigata, da cui con affettuosi congedi
+si separò.
+</p>
+
+<p>
+«Domani, o Signora, diss’egli alla
+compagna di viaggio, se così vi piace,
+di buon’ora ci rimetteremo in cammino,
+onde giugnere a Kenilworth prima che
+si faccia folla alle porte del castello.»
+</p>
+
+<p>
+La Contessa approvò le idee del suo
+fedel condottiero, ma fu per questo una
+grande sorpresa ch’ella non gli soggiugnesse
+altra cosa a tale proposito. Questo
+silenzio lasciava ignorare a Wayland
+se Amy avesse immaginato qualche divisamento
+intorno al modo di condursi
+in appresso. Comunque gli fossero note
+solo imperfettamente le particolarità che
+la risguardavano, pur vedea la necessità
+di continuare a movere con circospezione
+ogni passo. Dal tacersi della
+<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
+Contessa egli indusse, che forse ella avea
+nel castello alcun amico alla cui
+protezione poter fidarsi, e che l’incarico
+di lui sarebbe finito non appena
+l’avesse guidata colà, come ripetutamente
+ne mostrava quella il desio.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span></p>
+
+<h2 class="nosp">CAPITOLO VIII.</h2>
+</div>
+
+<div class="blockchap">
+<p>
+«Udite! Il suono de’ bronzi e lo squillo
+degli oricalchi or chiamano le persone
+convitate; ma la più avvenente non
+risponde all’invito. Le sale ringorgano
+di cavalieri e matrone; ma la
+donna più amabile è costretta a celarsi.
+Come potesti, o principe orgoglioso,
+lasciarti abbagliar dal fulgore
+di quelle brillanti meteore, e perdere
+quel giudizioso senso che ne trae
+a preferire lo splendor degli astri a
+quello di una lucciola, e il rossore
+del modesto merito all’arroganza delle
+corti?»
+</p>
+
+<p class="indr">
+<i>La pantoffola di cristallo.</i>
+</p>
+</div>
+
+<p>
+L’infelice contessa di Leicester, fin
+dalla prima sua fanciullezza era stata
+accostumata ad una indulgenza così illimitata
+come mal provvida, che le usavano
+tutte le persone cui spettava l’incarico di
+educarla. Certamente la dolcezza della sua
+indole l’avea difesa dal prender modi o
+disdegnosi o superbi. Ma il capriccio che
+le aveva fatto preferire il bello e seducente
+Leicester a Tressiliano, del quale ella stessa
+apprezzava cotanto l’onore e l’animo
+affettuoso non mai verso lei dismentitosi,
+<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
+questo solo capriccio che distrusse la felicità
+di sua vita, era frutto di quella mal
+concetta tenerezza, che risparmiò alla sua
+infanzia le lezioni, moleste sì ma indispensabili,
+della sommessione e del riguardo.
+Tal debolezza medesima degli educatori
+l’aveva usata a non aver uopo che di concepir
+desiderii ed esprimerli lasciando agli
+altri la cura di soddisfarli. Queste si furono
+le cagioni, per cui nel punto più fatale
+della sua vita si trovò sfornita affatto di
+quella prontezza di mente, che le sarebbe
+stata necessaria a divisar norme di una
+condotta prudente, ragionevole e adatta
+alle circostanze cui ella era venuta.
+</p>
+
+<p>
+Le difficoltà si moltiplicarono incessantemente
+per la misera Amy allo spuntare
+di questo giorno che stava per decidere del
+suo destino. Abbandonando ogni idea che
+vi si frapponeva, ella non avea desiderato
+altra cosa, che trovarsi a Kenilworth
+alla presenza di suo marito, ed ora che
+ne era tanto vicina, il dubbio e l’incertezza
+si fecero a spaventare il suo animo,
+presentandole il timore di mille pericoli,
+quali reali, quali immaginari, ma tutti
+gravi, ed ingranditi dal suo stato e dalla
+mancanza di chi la consigliasse.
+</p>
+
+<p>
+La veglia di quella notte l’avea talmente
+spossata, che non seppe qual cosa rispondere
+a Wayland quando venne la mattina
+<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
+ad avvertirla essere l’ora della partenza.
+Questa guida fedele incominciò a
+sentire vive inquietudini, e ad agitarsi ancora
+per la propria persona. Era Wayland
+in procinto di partir solo per Kenilworth,
+nella speranza di trovarvi Tressiliano e di
+potergli annunziare che Amy era poco distante.
+Ma s’avvicinavano le ore nove del
+mattino allorchè Amy fece chiedere del
+suo condottiere.
+</p>
+
+<p>
+Egli la trovò pronta bensì a continuare
+il viaggio, ma il pallor delle guance lo
+pose in gran tema sulla salute della medesima.
+Gli disse ella di allestir tosto i cavalli,
+resistendo impazientemente alle istanze
+che l’altro facevale onde persuaderla a munirsi
+di qualche ristoro innanzi di mettersi
+in cammino. «Mi hanno dato, diss’ella,
+una tazza d’acqua. Lo sciagurato che viene
+tratto al supplizio non abbisogna d’altro
+cordiale. Debbo contentarmene al pari
+di lui. Fate quel ch’io vi dico.» Titubava
+tuttora Wayland. «Che volete voi
+ancora, allora soggiunse, non mi avete
+forse inteso?»
+</p>
+
+<p>
+«Vi chiedo, perdono, ripigliò a dire
+Wayland; ma permettetemi domandarvi
+quai disegni avete. Non vi fo tale interrogazione
+che per meglio uniformarmi ai
+vostri desideri. Tutte le persone del paese
+corrono a Kenilworth. Sarebbe difficile
+<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
+il penetrar nel castello anche muniti dei
+necessari passaporti. Sconosciuti e privi
+di amici, può accaderne qualche disgrazia.
+La Signoria vostra mi perdonerà se le
+offro un umile avvertimento. Non faremmo
+noi meglio col ricercare la nostra
+comica banda, e unirci ad essa di nuovo?»
+La Contessa crollò il capo. «Venite,
+continuò la guida, non vedo che un unico
+rimedio.»
+</p>
+
+<p>
+«Spiega dunque le tue idee, disse Amy,
+soddisfatta forse di vedersi offerire consigli
+ch’ella avea rossore di chiedere.
+Ti credo fedele. Ebbene! Qual cosa sai
+tu suggerirmi?»
+</p>
+
+<p>
+«Dovete permettermi ch’io renda consapevole
+il sig. Tressiliano del vostro
+arrivo costì. Son ben certo ch’ei salirà
+a cavallo insieme ad alcuni uficiali della
+casa di Sussex, ardente di vegghiare alla
+vostra sicurezza.»
+</p>
+
+<p>
+«Che ascolto? Ed è a me che osate
+proporre di mettermi sotto alla protezione
+del Sussex, di quell’indegno rivale del
+nobile Leicester?» disse la Contessa. Indi
+accorgendosi della sorpresa che tai detti
+aveano portata in Wayland, e pavida di
+aver lasciato apparir troppo l’affetto suo
+per Leicester, soggiunse: «E quanto
+a Tressiliano, questa cosa è impossibile.
+Guardatevi dal pronunziare il mio nome
+<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
+dinanzi a lui. Ve lo comando. Non fareste
+che accrescere le mie disgrazie e procacciare
+a Tressiliano tali sventure, cui egli
+non saprebbe come sottrarsi.» Ma osservando
+ella che Wayland continuava a contemplarla
+con aria incerta ed inquieta, e
+tale che il mostrava perfino dubbioso se
+la Contessa fosse assolutamente padrona
+della sua ragione, prese ella modi più
+tranquilli, così dicendogli.
+</p>
+
+<p>
+«Guidami solamente al castello di Kenilworth,
+e sarà compiuto il tuo incarico.
+Colà penserò a quanto mi convenga eseguire
+in appresso. Tu mi hai servito fedelmente
+sin qui. Eccoti una bagattella
+che ti potrà compensare.»
+</p>
+
+<p>
+Gli offerì ella un anello che conteneva
+un diamante di molto prezzo. Postosi a
+considerarlo Wayland, titubò un istante,
+indi lo restituì alla Contessa.
+</p>
+
+<p>
+«Non è, diss’egli, ch’io mi creda al
+di sopra de’ vostri favori, o Signora, perchè
+io non sono nulla meglio d’un povero
+sfortunato, costretto alle volte, e Dio
+lo sa, a ricorrere a’ più umilianti espedienti,
+nè certamente io novero fra gli
+umilianti la generosità di una Signora vostra
+pari. Ma, com’era solito dire a’ suoi
+avventori il mio antico maestro maniscalco:
+<i>non guarigione, non salario</i>, io vi
+farò osservare, che non siamo ancora giunti
+<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
+al castello di Kenilworth, e voi avrete tutto
+il tempo di pagare la vostra guida quando
+il mio viaggio sarà interamente compiuto.
+Spero con tutto il cuore che tanta sarà
+nella Signoria vostra la sicurezza di essere
+accolta in modo qual si conviene al vostro
+arrivo, quanta la fiducia ch’io non ometterò
+sforzi, per condurvi là sana e salva.
+Vado a cercare i cavalli. Permettetemi
+di pregarvi una seconda volta e come
+vostro condottiero, ed un poco ancora
+come vostro medico, a prendere qualche
+nudrimento.»
+</p>
+
+<p>
+«Sì, ne prenderò, diss’ella con vivacità;
+andate, allestite subitamente tutte
+le cose.» Appena uscito della stanza Wayland,
+ella sclamò fra se stessa: «Ah! pur
+troppo lo veggio: gli è invano ch’io voglio
+mostrar sicurezza. E quel povero servo
+ben s’accorge che i miei timori tradiscono
+il mio improntato coraggio; ei
+legge, sì, ei legge nel fondo di quest’animo
+quanta ne sia la debolezza.»
+</p>
+
+<p>
+Allora sperimentò prendere qualche cibo
+per conformarsi ai consigli che la sua
+guida le diede, ma nol potè; chè gli sforzi
+fatti per inghiottire qualunque minima
+parte di nudrimento le davano una nausea,
+onde credea rimaner soffocata. Poco
+dopo i cavalli comparvero innanzi alla
+grata della finestra. Amy salì sopra il suo,
+<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
+sembrandole rinvenire all’aria aperta e
+dal cambiamento di sito il sollievo solito
+derivarne in sì fatte circostanze.
+</p>
+
+<p>
+Ben tornò ai divisamenti della Contessa
+il genere di vita irregolare e vagabonda,
+condotto un dì da Wayland. Costretto per
+tal cagione a scorrere in lungo e in largo il
+suolo dell’Inghilterra, si era fatto pratico
+così dei traversi e de’ sentieri spartati, come
+delle strade maestre della ricca città
+di Warwick: la quale cosa in allora mirabilmente
+giovava, perchè la folla, che
+trasferiva a Kenilworth per vedere entrare
+la Regina in questa magnifica residenza
+del primo suo favorito, era tanta,
+che ingombrava e omai toglieva l’accesso
+a tutte le principali strade; onde i viaggiatori
+per portarsi innanzi erano costretti
+a lunghi giri.
+</p>
+
+<p>
+Gl’intendenti della Regina avevano trascorso
+la contrada levando dai poderi e
+dai villaggi tutte le vittuarie che i proprietari
+dovevano fornire quando viaggiava
+la Corte, aspettandone tardo rimborso
+dal regio erario. Coll’intenzione medesima
+gli uficiali della casa di Leicester
+erano stati per tutti i dintorni; e molti
+amici e parenti del Conte procurarono
+questa fiata di guadagnarsi favore, mandando
+derrate d’ogni specie, e cumuli di
+salvaggiume e botti di squisiti liquori.
+<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
+Ogni strada maestra era coperta di mandrie
+di bovi, di castrati, di vitelli, e di
+maiali, ed ingombra di carri, i cui assi
+gemevano sotto il peso degli smisurati lor
+carichi. Succedevano continue pause per
+l’imbarazzarsi degli uni cogli altri, ed
+i rustici condottieri bestemmiando, e ingiuriandosi
+sintantochè la loro collera
+fosse all’estremo grado, terminavano discutendo
+i propri diritti colle fruste e
+co’ loro grossi bastoni. Tali dispute venivano
+di ordinario sedate da qualche intendente,
+o sindaco, o altra persona autorevole
+del villaggio, che fracassava la
+testa ad entrambi i competitori.
+</p>
+
+<p>
+Eranvi inoltre canterini, istrioni, bagattellieri
+d’ogni specie, che in gioiose
+bande tenevano le strade d’onde pervenivasi
+al palagio <i>delle reali delizie</i>, nome
+dato dai giullari girovaghi a Kenilworth
+nelle poesie che precorsero le feste da
+celebrarsi. In mezzo a tai confuse scene,
+diversi mendici mettendo in mostra i loro
+mali o finti o veri, presentavano uno stravagante
+chiaroscuro, non però insolito a
+vedersi tra le vanità e le angosce della
+umana vita. Si trovava parimente su
+quelle strade un’immensa popolazione
+condotta ivi dalla sola curiosità. Qui un
+operaio, che tale lo annunziava il suo
+grembiule di cuoio, dispensava gomitate
+<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
+a qualche signora posta in tutta eleganza,
+alla quale avrebbe fatto di cappello in
+città; altrove i villani colle loro scarpe
+ferrate andavano sopra gli scarpini di
+agiati borghesi, o di rispettabili gentiluomini.
+E Giovanna la venditrice di
+latte, col suo pesante andamento, e
+con due braccia arsicce e vigorose, si
+apriva strada fra mezzo a gruppi d’avvenenti
+donzelle, i cui padri erano cavalieri
+o scudieri.
+</p>
+
+<p>
+Tutta questa moltitudine ciò non ostante
+presentava l’indole della gaiezza; tutti
+venivano colà per prendere la loro parte
+di diletto; tutti rideano di piccoli inconvenienti,
+che in altre occasioni gli avrebbero
+adirati, o messi almeno di mal umore.
+Eccetto le risse accidentali, che, come
+dicemmo, insorgevano per mezzo alla razza
+irritabile de’ carrettieri, i confusi accenti
+che udivansi fra quella calma, annunziavan
+contento e folleggiamenti di
+gioia. I sonatori accordavano i loro strumenti,
+i canterini canticchiavano le loro
+ariette, i buffoni di professione brandendo
+i loro panconcelli, mandavano grida
+che sapean di gioia e di delirio ad un
+tempo; i danzatori faceano sonare le loro
+campanelle, i contadini gridavano e
+fischiavano; spettacolo che facea scoppiar
+<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
+dalle risa gli uomini, mentre le giovinette
+con acute esclamazioni esternavano le loro
+maraviglie. Chi da un canto mandava
+ad alta voce scherzi ad un altro che li
+rimandava a guisa di volante cui le due
+opposte racchette si rispingono scambievolmente.
+</p>
+
+<p>
+Nulla avvi forse di più crudele per
+un’anima assorta nella tristezza quanto
+la necessità di assistere a scene di gioia,
+che son ben lungi dal trovarsi in armonia
+co’ sentimenti dell’animo. Questa volta
+ciò nonostante il tumulto e la confusione
+di tale spettacolo, diedero qualche
+divagamento alla contessa di Leicester,
+arrecandole se non altro il misero alleviamento
+di toglierla alla considerazione delle
+sue sciagure e allo sconforto di crearsi
+anticipatamente idee terribili sulla sorte
+che l’aspettava.
+</p>
+
+<p>
+Ella camminava siccome persona dominata
+da un sogno, abbandonandosi interamente
+alla condotta di Wayland, che
+mostrò allor più che mai quanto per disinvoltura
+ei potesse. Or si apriva un cammino
+per mezzo alla folla, or si fermava
+per aspettare occasion favorevole d’avanzarsi;
+spesse fiate abbandonando la strada
+maestra, battea sentieri tortuosi che
+vel riconducevano dopo avergli somministrato
+<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
+il vantaggio di aver trascorsa una
+parte di cammino con rapidità ed agiatezza.
+</p>
+
+<p>
+Fu quest’ultimo espediente che gli fece
+evitare Warwick, ove Elisabetta aveva passata
+la notte in quel castello. Era il castello
+di Warwick un fastoso monumento dello
+splendore de’ secoli della cavalleria, e che
+la falce del tempo ha rispettato sino ai dì
+nostri. Ivi ella doveva rimanersene sino
+al mezzogiorno, ora a quei tempi in cui
+pranzavasi in Inghilterra, poi dopo la
+mensa trasferirsi a Kenilworth. Lungo il
+cammino ciascun gruppo delle persone fra
+cui ella trascorreva, trovava qualche osservazione
+da dire in lode della Regina, non
+senza framettervi però quella tinta di
+satira, usa a condire i giudizi che portiamo
+sul nostro prossimo, massimamente
+se è prossimo al di sopra di noi.
+</p>
+
+<p>
+«Avete udito, dicea taluno, con quale
+grazia ella parlò al giudice, al cancelliere,
+e al buon ministro sig. Griffin allorchè
+stavano inginocchiati alla portiera
+della sua carrozza?....»
+</p>
+
+<p>
+«Sì: poi come disse in appresso al picciolo
+Aglionby: Maestro cancelliere, mi
+volevano far credere che avevate paura di
+me; ma per verità m’avete sì bene sfilata
+la enumerazione delle virtù necessarie
+ad un Sovrano, che vedo omai esser io
+<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
+che dovrò avere grande paura di voi. — Vedeste
+dopo con quanta grazia prese
+la bella borsa ov’erano le venti sovrane
+d’oro. Parea non la volesse toccare; ma
+nondimeno la prese.»
+</p>
+
+<p>
+«Sì, sì, disse un altro; m’ha sembrato
+che le sue dita si fermassero assai
+volentieri su quella borsa, e ho creduto
+fin d’osservare che la pesò un momento
+colla sua mano quasi volesse dire: Spero
+che le sovrane saranno di peso.»
+</p>
+
+<p>
+«Oh! non aveva a temere nulla di
+questo, soggiunse un terzo. Gli è solamente
+allorquando la municipalità paga
+conti d’un gramo operaio come son io.
+Allora sì, lo rimanda con monete tosate.
+Fortunatamente vi è un Dio al di sopra
+di tutti. Intanto poichè fa d’uopo che le
+cose vadan così, il nostro piccolo cancelliere
+sta per divenire più grande di quello
+che lo sia mai stato.»
+</p>
+
+<p>
+«Su via, caro vicino, disse quegli che
+fu primo a parlare; non vi mettete fra le
+lingue malediche. Elisabetta è una buona
+Regina, e generosa... Ha donato la borsa
+al conte di Leicester.»
+</p>
+
+<p>
+«Io lingua maledica! Il diavolo ti porti
+via per questa parola che hai detto,
+replicò l’operaio. Ma io credo bene, che
+un dì o l’altro donerà tutto al conte di
+Leicester.»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Mi sembra che soffriate assai,» disse
+alla contessa Wayland, e le propose
+di abbandonare la strada maestra, e di
+fermarsi fintantochè si fosse alquanto riavuta.
+Ma Amy si rendè padrona della commozion
+d’animo in lei destata da tali parole,
+e da altre della stessa natura, che
+le ferirono l’orecchio nel durar di quel
+viaggio; ed insistette affinchè il suo condottiero
+la guidasse a Kenilworth con tutta
+quella celerità, cui permettevano i numerosi
+ostacoli che incontrarono nel cammino.
+L’inquietezza di Wayland per questi
+quasi reiterati deliquii che la prendevano,
+e per vederne assai dissestata la
+mente, si aumentava ad ogni istante;
+onde egli pure cominciò a desiderar grandemente
+quanto ella con ripetute istanze
+chiedeva, di vederla cioè arrivata al castello,
+ov’egli non dubitava che la Contessa
+non fosse sicura d’essere ben accolta,
+comunque sembrasse non voler confessare
+su di che si fondasse tal sua speranza.
+</p>
+
+<p>
+«Se mi libero una volta da questo rischio,
+pensava fra se medesimo, e se qualcuno
+mi vede più mai scudiere d’una donzella
+errante, gli do licenza di rompermi
+la testa col mio martello di fabbro ferraio.»
+</p>
+
+<p>
+Apparve finalmente il magnifico castello
+di Kenilworth, in cui per abbellirlo e
+migliorarne i dominii che vi appartenevano,
+<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
+il conte di Leicester aveva speso,
+dicesi, 63,000 sterlini&#8205;<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Le mura esterne di questo grandioso e
+gigantesco edifizio racchiudevano sette
+acri di terreno, del quale una parte era
+occupata da vaste scuderie e da un delizioso
+giardino ricco di vaghi boschetti e di
+fioritissime aiuole. Il rimanente presentava
+il primo cortile.
+</p>
+
+<p>
+La fabbrica che s’innalzava nel mezzo
+di sì sfarzoso ricinto, era composta di
+molti spartimenti magnifici d’abitazione,
+i quali sembravano essere stati costrutti
+in diversi tempi, e cignevano un cortile
+interno. I nomi e gli stemmi presentati
+da ciascun d’essi spartimenti, richiamavano
+la rimembranza d’alti personaggi
+morti da lungo tempo, e la storia dei
+quali, se l’ambizione fosse stata capace
+d’intenderli, avrebbe data utile scuola
+all’orgoglioso favorito che aveva acquistati
+e dilatati i loro dominii. La vasta
+torre, che di fatto era la rocca del castello,
+contava un’antichità rimotissima,
+benchè nulla di sicuro potesse additarsi
+intorno al tempo in cui fu costrutta.
+</p>
+
+<p>
+Essa portava il nome di <i>Torre di Cesare</i>,
+<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
+forse per la simiglianza che avea
+con quella dell’istesso nome che vedeasi
+nella torre di Londra. Alcuni antiquari
+pretesero l’avesse fatta innalzare Kenelph,
+re Sassone, da cui il castello di
+Kenilworth trasse la sua denominazione;
+altri la voleano stata costrutta poco prima
+della conquista de’ Normanni. Dalla
+parte esterna di quelle mura vedeasi il
+terribile scudo dei Clinton, che sotto il
+regno di Enrico I. furono i fondatori
+dello stesso castello, e l’altro anche più
+formidabile di Simone di Mont-fort, che
+nelle guerre de’ Baroni difese lunga stagione
+Kenilworth contro l’armi d’Enrico
+II. Mortimero conte della Marca, famoso
+così pel suo innalzamento che per
+la sua caduta, celebrò ivi feste, e liete
+giostre v’aperse, intantochè il suo sovrano
+balzato dal trono, Eduardo II, languiva
+nel confine d’un carcere. Molti ingrandimenti
+avea ricevuti il castello da Giovanni
+di Gaunt, che fece fabbricare
+quell’ala nominata tuttavia <i>edificio di
+Lancastre</i>; ma il Leicester avea superati
+tutti i suoi predecessori comunque
+fossero e ricchi e possenti, edificando
+altra immensa facciata, che poi scomparve
+sotto le proprie rovine, quasi monumento
+dell’ambizione di chi la fondò.
+Il castello riceveva ornamento e difesa
+<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
+da un lago, su di cui il Conte avea fatto
+costruire magnifico ponte, onde procacciare
+ad Elisabetta allorchè entrasse in
+quella dimora una strada preparata a
+solo suo onore. L’ingresso ordinario era
+dalla parte di tramontana, ove proteggeva
+il castello altissima torre, che si
+vede anche oggidì, ed alla quale per estensione
+e stile d’architettura pochi castelli
+di signori si agguagliano.
+</p>
+
+<p>
+Dall’altra parte del lago, era un immenso
+bosco popolato di daini, caprioli,
+cervi, e di tutta sorte di salvaggiume.
+Verdeggiavano ivi grandissimi alberi, dal
+cui mezzo si faceano scorgere in maestosa
+foggia la fronte e le massicce torri di
+quell’abitato. Nè possiamo tacere a tale
+proposito, che questo sì nobil palagio,
+già teatro a feste di cui tanti principi vennero
+presentati, e pur campo illustre a
+parecchi guerrieri, ora di veraci e sanguinosi
+assalti, ora di giostre cavalleresche
+ove la beltà distribuiva i premii che
+il valor meritavasi, questo palagio non
+offre se non se un deserto oggi giorno;
+il suo bel lago non presenta omai che
+una limacciosa palude, e le vaste rovine
+attestandone solamente l’antico splendore,
+non giovano che a meglio imprimere
+nell’anima meditabonda dello straniero,
+mosso per visitarle, così la vanità delle
+<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
+umane ricchezze, come la felicità di coloro,
+cui meglio allettano i contenti in
+mediocre stato offerti dalla virtù.
+</p>
+
+<p>
+Con sentimenti diversi assai l’infelice
+Contessa di Leicester contemplò queste
+torri maestose ed abbrunite dal tempo,
+allorchè le vide per la prima volta innalzarsi
+al di sopra di folti boschi cui pareva
+signoreggiassero. La sposa legittima
+del favorito di Elisabetta, il quale era
+ad un tempo l’idolo dell’Inghilterra,
+s’appressava al palagio, ove il suo marito
+stava per aver ospite la propria Sovrana,
+e vi s’appressava in compagnia
+d’un misero giocolatore da cui avea per
+ventura l’essere scortata, o a meglio dire
+protetta; e comunque signora di quest’orgoglioso
+castello, le cui porte pesanti
+ad un menomo cenno di lei avrebbero
+dovuto di per se stesse aggirarsi
+sui propri cardini, non potea dissimularsi
+in proprio cuore gli ostacoli che
+le si opponevano ad essere accolta entro
+il ricinto di queste mura, che ciò nonostante
+le pertenevano.
+</p>
+
+<p>
+Di fatto le difficoltà sembravano crescere
+ad ogni minuto: nè andò guari che
+i nostri viaggiatori ebbero da temere non
+fosse loro conteso l’innoltrarsi oltre un
+grande cancello d’onde procedeasi a delizioso
+viale che guidava per mezzo alla
+<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
+foresta di cui favellammo. Cotesto viale
+che disvelava le più belle prospettive
+del palagio e del lago, si terminava al
+ponte novellamente costrutto, e postogli
+in dirittura; ed era per quel cammino
+che la Regina dovea trasferirsi al castello
+in questa sì memorabil giornata.
+</p>
+
+<p>
+La Contessa e Wayland trovarono
+questo cancello, che mettea sulla strada
+di Warwick, custodito da una compagnia
+di <i>Yeomen</i> a cavallo della guardia
+della Regina, coperti di corazze riccamente
+cesellate e dorate, e che portavano
+elmi invece di berrettoni, tenendo
+i calci delle lor carabine appoggiati alla
+coscia. Tali guardie, solite a prestar servigio
+ovunque in persona si trasferiva la
+Regina, andavano comandate da un araldo
+d’armi, che i colori e gli stemmi
+della divisa annunziavano appartenere
+alla casa del conte di Leicester. Era
+loro istruzione il non concedere l’ingresso
+che alle persone invitate alle feste,
+o a coloro che aveano parti ed ufizi
+negli spettacoli, e ne’ giuochi.
+</p>
+
+<p>
+La calca premeasi attorno al ridetto
+cancello, ognun presentando qualche diverso
+motivo per venire ammesso; ma
+le guardie si mostravano inesorabili alle
+preghiere, adducendo a scusa il rigore
+degli ordini avuti, rigore soprattutto fondato
+<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
+sulla specie di ribrezzo che notoriamente
+avea la Regina a vedersi stretta
+troppo da vicino dall’affollamento della
+plebaglia. Coloro, che le ragioni non
+appagavano, venivano rispinti senza cerimonie
+dai soldati, i quali o movean
+contr’essi i loro cavalli bardamentati di
+ferro, o gli allontanavano coi calci delle
+carabine; fazioni che produceano sì
+fatto ondeggiamento in mezzo a quella
+piena di popolo, onde più d’una volta
+temette Wayland vedersi disgiunto
+d’improvviso dalla compagna; nè tampoco
+egli sapeva con qual pretesto conciliarsi
+la permissione di andare avanti,
+e stava con grande perplessità discutendo
+in sua mente sì fatta quistione, allorchè
+l’araldo d’armi del Conte, avendo
+a caso volti gli occhi sopra di lui,
+esclamò a grande maraviglia dello stesso
+Wayland: «Soldati, fate luogo a quest’uomo
+del mantello giallo. Avanzate,
+maestro buffone, e spacciatevi. Qual
+diavolo vi ha trattenuto sin ora? Su
+via, avanzatevi con quella vostra carabattola
+di donna.»
+</p>
+
+<p>
+Mentre l’araldo sollecitava Wayland
+con tale invito non soverchiamente cortese,
+li <i>Yeomen</i> aprivano ad esso il passaggio.
+Fattosi questi sollecito di avvertir
+la compagna onde ascondesse il
+<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
+volto quanto il potea, entrò conducendo
+per la briglia il cavallo proprio e
+quello della Contessa; ma tanto umiliato
+si mostrava nella fisonomia, e sì
+dipinte vi erano e l’agitazione e la tema,
+che la folla già indispettita dal
+vedergli usata simile preferenza, lo accompagnò
+con urla, e risa insultatrici.
+</p>
+
+<p>
+In tal foggia, tutt’altro che lusinghevole,
+ammessi nell’interno della foresta,
+Wayland e la Contessa incominciarono
+a meditar sugli ostacoli che loro rimanevano
+tuttavia da superare attraversando
+quel grande viale, d’entrambi i lati
+difeso da lunga fila d’uomini armati di
+sciabole e daghe, riccamente vestiti delle
+livree, e fregiati degli stemmi del
+conte di Leicester.
+</p>
+
+<p>
+Questi soldati erano situati alla distanza
+di tre passi l’uno dall’altro, talchè
+quella strada ne andava guernita
+incominciando dal cancello e portandosi
+fino al ponte. Non appena la Contessa
+vide più da vicino l’aspetto maestoso
+di quel superbo castello, e le bandiere
+che sulle torri e sulle mura sventolavano,
+e immenso ondeggiare di splendidi
+pennacchi su tutti i merli e tutti
+i terrazzi, non mai usa per lo innanzi
+a sì fatte magnificenze, ne provò tale
+interna confusione, che chiese per un
+<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
+istante a se medesima qual cosa avess’ella
+donato a Leicester onde meritarsi di
+dividere seco lui questa pompa veramente
+regale. Ma un connaturale suo orgoglio,
+ed un generoso entusiasmo ne discacciarono
+dall’animo simile invilimento
+che a disperazione l’avrebbe ridotta.
+</p>
+
+<p>
+«Che gli ho donato? soggiugneva fra
+se stessa. Gli ho donato quanto femmina
+possa donare; e nome, e fama, e
+questa mano e questo mio cuore. Ecco
+quanto io diedi a piè degli altari al
+signore di questo magnifico ostello, nè
+di più la regina Inglese poteva offerirgli.
+Egli è mio sposo; io la sua sposa
+legittima. L’uomo non varrà mai a separare
+coloro che Dio stesso annodò. Io
+ridomanderò i miei diritti, e mi presterà
+maggior sicurezza il venirmene improvvisa
+e sfornita di tutto soccorso.
+Troppo m’è noto il mio nobile Dudley.
+S’impazientirà un istante della mia inobbedienza;
+ma Amy verserà qualche lagrima,
+e Dudley le concederà il suo
+perdono.»
+</p>
+
+<p>
+Tali meditazioni vennero interrotte da
+un grido di sorpresa, cui mandò il suo
+condottiero Wayland nel sentirsi d’improvviso
+stretto con molta forza da due
+lunghe braccia, nere e magrissime, spettanti
+ad un individuo che dai rami d’una
+<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
+quercia gli si lanciò in groppa al cavallo,
+fra molto ridere delle circostanti
+sentinelle.
+</p>
+
+<p>
+«Certamente o il diavolo, o Flibbertigibbet
+(sclamò Wayland dopo avere
+tentati vani sforzi onde spacciarsi e
+scavalcare il nano, che strettamente a
+lui si tenea). Le quercie di Kenilworth
+portano adunque tal natura di ghiande!»
+</p>
+
+<p>
+«Sicuro che le portano, maestro Wayland!
+rispose questo non aspettato compagno,
+e ghiande troppo dure, perchè
+voi con tutta l’esperienza che vi danno
+gli anni siate capace di romperle
+se non ve ne addita i modi io medesimo.
+Credete voi che avreste superato
+neanco il primo cancello, s’io non mi
+fossi dato cura d’avvertire l’araldo d’armi,
+che avevamo lasciato dietro noi il
+nostro capo buffone? Io mi son posto
+ad aspettarvi sopra d’un albero ove aggiunsi
+spiccando un salto dalla mia carretta,
+ed immagino la rabbia ch’avranno
+i miei compagni nel vedermi mancare
+in questo momento.»
+</p>
+
+<p>
+«Non v’è che dire, m’accorgo ora
+che sei il figliuolo del diavolo veramente,
+replicò Wayland. Riconosco la tua superiorità,
+nano proteggitore; nè mi resta
+fuorchè a supplicarti che tu ne mostri
+tanta bontà quanto hai potere.»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
+</p>
+
+<p>
+Favellando in questa guisa giunsero
+ad una forte torre situata all’estremità
+meridionale del ponte da noi descritto,
+e che difendeva l’ingresso esterno del
+castello di Kenilworth.
+</p>
+
+<p>
+In circostanze sì malaugurose per essa,
+e con un corteggio cotanto straordinario,
+la contessa di Leicester fece il
+suo primo ingresso nella magnifica residenza
+di uno sposo, che andava quasi
+a pari co’ principi.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span></p>
+
+<h2 class="nosp">CAPITOLO IX.</h2>
+</div>
+
+<div class="blockchap">
+<p>
+<i>Snug.</i> Avete voi scritta la parte del Leone?
+Datemela, ve ne prego; poichè mi occorrerà
+molto tempo innanzi impararla.
+</p>
+
+<p>
+<i>Quince.</i> Oh! voi potrete anche improvvisarla.
+Non fa d’uopo che ruggire.
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Allorchè la contessa di Leicester fu
+giunta sul limitar della torre al cui piede
+stava la porta maggiore del castello
+di Kenilworth, la trovò difesa da uomini
+d’aspetto straordinario. I merli andavano
+guerniti di sentinelle la cui statura
+vedeasi gigantesca, e portavano, chi
+scuri, chi clave ferrate, chi altre armi
+antiche: con che s’intendeva rappresentassero
+i soldati del re Arturo,
+que’ Bretoni de’ vecchi tempi, i quali
+giusta la tradizione, primi occuparono
+il castello, benchè la storia non ne faccia
+ascendere l’antichità che all’epoca
+dell’<i>ettarchia</i>. Alcuni di tali strani custodi
+erano veri uomini che portavano
+coturni e visiere; ma la maggior parte
+di essi stavasi in uomini di legno, che
+faceano compiuta illusione a chi dal basso
+all’alto li riguardava. Un portinaio,
+<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
+vero colosso, posto alla soglia, ne difendeva
+l’ingresso. Tanta era la larghezza
+delle costui spalle, e tanta l’altezza
+della statura, che avrebbe potuto
+far la parte di Colbrando Ascapart, o
+di qualunque altro gigante degli antichi
+romanzi senza l’uopo d’ingrandirsi
+artificialmente d’un pollice. Ignude le
+braccia e le spalle, calzava zoccoli adattati
+al piede con liste di cuoio rosso,
+e guerniti di fibbiagli di bronzo. Una
+stretta casacca di velluto ornata di
+trine d’oro, e due brache dello stesso
+drappo, gli coprivano le gambe ed una
+parte del corpo, tenendo luogo a lui di
+mantello una pelle d’orso che gli pendea
+dalle spalle. Scoperto mostrava il
+capo, e folti capelli e nerissimi ne ombravan
+la fronte. Ogni suo lineamento
+presentava quell’aspetto grossolano e feroce,
+onde salvo poche eccezioni, si
+attribuiscono ai giganti indole burbera
+e tardo ingegno. L’arme ch’ei brandiva
+corrispondeva al rimanente di tale arredo,
+ed era un’enorme mazza guernita
+di molte punte di ferro, che
+valea per se sola una compiuta armadura.
+</p>
+
+<p>
+La fisonomia di questo moderno Titano,
+nell’atto che Wayland si pose a
+considerarlo mostrava impazienza ed inquietezza:
+<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
+or s’adagiava sopra enorme
+sedile di pietra posto innanzi alla porta,
+ora si alzava crollando l’immenso
+capo, poi fatti alcuni passi innanzi,
+tornava al suo luogo. Mentre il terribile
+portinaio in simil guisa agitato
+trovavasi sulla soglia, Wayland come
+continuando indifferente per la sua strada,
+fece per entrar nel castello. <i>Fermo
+là!</i> gli gridò il gigante con una voce
+di tuono, e sollevata la sua grande
+mazza come per accrescere forza al dato
+comando, lasciolla cadere per terra,
+quasi sotto le narici del cavallo di Wayland.
+Sorsero scintille di fuoco da quell’urto
+col pavimento, e le volte della
+porta ne rimbombarono.
+</p>
+
+<p>
+Allora Wayland, così consigliato da
+Flibbertigibbet, cercò chiarirgli com’ei
+fosse un individuo della compagnia comica,
+rimasto per accidente in addietro,
+ed essere necessaria la sua presenza entro
+il castello. Ma inesorabile il portinaio,
+incominciò a borbottare alcune frasi
+che Wayland imperfettamente intendea,
+tranne quelle con cui gli negò per
+più riprese l’ingresso. Ecco quanto il
+maniscalco potè raccapezzare dei detti
+affastellati da costui. (Prima parlando
+da sè) «<i>Che bordello!</i> no... <i>inferno</i>!»
+(Indi a Wayland) «Voi siete un infingardo.
+<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
+State fuori» (Un’altra volta
+a se stesso) «<i>Che inferno!</i>... nemmeno...
+vedo che non ci riesco» (A
+Wayland) «Su via vattene, o ti rompo
+la testa.» (A se stesso) <i>Che! Che!</i>...
+Ah! non saprò mai dir altro, più della
+parola <i>Che</i>.»
+</p>
+
+<p>
+«Aspettate un momento, soggiunse
+Flibbertigibbet a Wayland, ho capito dove
+la scarpa gli fa male. Lasciate a me il
+pensier d’ammansarlo.»
+</p>
+
+<p>
+Detto ciò, scese da cavallo, e avvicinatosi
+al portinaio, lo tirò per la coda della
+sua pelle d’orso, onde abbassasse quella
+grossissima testa, poi gli disse alcune parole
+all’orecchio. Non fuvvi mai talismano
+che operasse maraviglie con maggior
+prestezza; perchè comparvero tosto la modestia
+e la sommessione sulla fronte del
+Titano, che lasciando cadere la mazza da
+una mano, sollevò da terra il nano portandolo
+a livello del suo orecchio, altezza
+da cui certamente Flibbertigibbet non
+avrebbe voluto cadere.
+</p>
+
+<p>
+«Sì, così, appunto così, sclamò il portinaio
+con quella enorme sua voce, va benissimo,
+mio bravo ragazzo. Chi diavolo
+te l’ha insegnata?»
+</p>
+
+<p>
+«Non pensate a questo, rispose il diavoletto.
+Ma statemi dunque attento.» Indi
+continuò a susurrargli altre cose all’orecchio,
+<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
+mandando nello stesso tempo a Wayland
+ed alla signora occhiate che li rassicuravano.
+Terminato il misterioso parlamento,
+il portinaio rimise a terra il fanciullo
+con quel riguardo onde una prudente
+massaia colloca sul cammino un vaso
+screpolato di porcellana. Indi chiamati
+Wayland e la sua compagna: «Entrate,
+entrate, ed abbiate un altra volta attenzione
+di annunziarvi meglio quand’io sono
+di guardia.»
+</p>
+
+<p>
+«Or via, andate innanzi, aggiunse Flibbertigibbet.
+Io debbo rimanermi un istante
+col mio Golia. Vi raggiugnerò ben tosto, e
+scoprirò i vostri segreti, fossero profondi
+quanto la torre di questo castello.»
+</p>
+
+<p>
+«Può darsi, rispose Wayland, ma spero
+in Dio che questi stessi segreti finiranno
+d’essere sotto la mia custodia, ed in
+allora, li sappia tu, o chiunque altro,
+poco m’importa.»
+</p>
+
+<p>
+Superato questo ultimo passo, la Contessa
+ed il suo condottiero, attraversarono
+tal prima torre, chiamata la <i>torre della
+Galleria</i>.
+</p>
+
+<p>
+Il ponte, che dall’ingresso di essa estendeasi
+fino ad altra torre situata sulla riva
+opposta del lago e detta la <i>torre di Mortimero</i>,
+era ivi costrutto in modo di formare
+ampio steccato, di circa cento trenta
+canne di lunghezza, e largo dieci, coperto
+<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
+di sabbia, e riparato e difeso d’ogni banda
+da alte e forti impalizzate. Stava questo
+luogo preparato per le matrone che dovevano
+assistere alle giostre. I nostri viaggiatori
+lo trascorsero sintantochè fossero
+all’altra estremità ov’era la torre <i>di Mortimero</i>,
+per cui entravasi nella parte interna
+del castello.
+</p>
+
+<p>
+Questa torre presentava sulla sua fronte
+lo stemma del conte della Marca, la cui
+audace ambizione dopo avere rovesciato il
+trono d’Eduardo II, aspirò a dividere l’autorità
+suprema colla <i>Lupa di Francia</i>
+sposa di questo sventurato monarca.
+</p>
+
+<p>
+La porta, su di cui vedeasi tale scudo
+malauguroso, veniva custodita da molte
+sentinelle vestite di ricche livree. Me esse
+lasciarono passare la Contessa e la sua
+guida, poichè ammesse una volta le persone
+dal portinaio della <i>Galleria</i>, non vi
+era un motivo d’impedir loro il procedere
+innanzi. Silenziosi pertanto si avanzarono
+nella gran corte, d’onde poterono liberamente
+osservare questo vasto ed antico
+castello e le maestose sue torri. Tutte le
+porte erano state aperte in segno di ospitalità,
+e folti scorgeansi gli appartamenti
+di signori d’altissimo grado, seguiti da un
+numero considerabile di vassalli, di servi,
+e di tutto il corteggio, ond’erano usi farsi
+scortare a tali feste di gioia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
+</p>
+
+<p>
+Wayland fermò qui il suo cavallo, fisando
+gli occhi sulla Contessa, e in atto di
+chiederle comandi su di quanto dovea farsi
+ora ch’erano giunti al luogo cui intendevano.
+In silenzio tenevasi la Contessa.
+Finalmente Wayland, dopo avere taciuto
+un minuto o due, si fece coraggioso a chiederle
+i suoi comandi. Amy si pose la mano
+alla fronte, qual chi vuole raccogliere le
+proprie idee e decidersi ad un partito, poi
+con voce quasi spenta, e siccome persona che
+parla standosi assorta in un sonno doglioso:
+</p>
+
+<p>
+«I miei comandi! Sì, non v’ha dubbio
+che in questo luogo ho diritto di darne.
+Ma chi è che vorrà ubbidirmi?»
+</p>
+
+<p>
+Dopo di che, sollevò con una certa dignità
+il capo, e risoluta s’indirisse ad un
+servo assai ben vestito, che attraversava la
+corte in aria d’aver molte faccende.
+</p>
+
+<p>
+«Andate a dire al conte di Leicester
+che bramo parlargli.»
+</p>
+
+<p>
+«Al conte di Leicester?» rispose il servo,
+che stupì a tale inchiesta. Poi volgendo
+gli occhi al misero arnese di colei che
+prendea sì fatto tuono d’autorità, aggiunse
+con arroganza: «Molto bene! Chi è dunque
+costei, fuggita certamente da Bedlam,
+che domanda di vedere il mio padrone in
+un giorno siccome è questo?»
+</p>
+
+<p>
+«Risparmiatemi il disturbo d’udire le
+vostre insolenze, rispose la Contessa, e fate
+<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
+quanto vi dico. Gli affari per cui vo’ vedere
+il Conte sono della massima importanza.»
+</p>
+
+<p>
+«Bella Signora, risoggiunse il servo
+con ironia, volgetevi a tutt’altri, fuori che
+a me per adempire le vostre commissioni.
+Fossero queste anche dieci volte più importanti
+di quello che dite, non me ne incaricherei
+certamente. Andare ad incomodare
+il padrone, che sta ora colla Regina!
+e ciò per farvi cosa grata, non è vero?
+M’insegnereste bene. Sarebbe per me
+ottimo espediente onde guadagnarmi, non
+so quanti buoni colpi di frusta. Mi maraviglio
+però che il nostro vecchio portinaio
+lasci entrare certa sorte di persone. Ma!
+il pover’uomo ha perduta la testa dopo
+che vogliono costringerlo ad imparare un
+complimento a memoria.»
+</p>
+
+<p>
+Il tuono schernevole che questo servo
+tenea, fece accostarne due altri, onde Wayland,
+che incominciava a temere per se medesimo
+e per la Contessa, s’indirisse a quel
+d’essi, in cui gli parve scorgere più urbani
+modi, e fattagli passare fra le mani
+una moneta, lo pregò, volesse procacciare
+un ricovero alla signora, ch’ei conduceva
+seco. La persona a ciò pregata, che giusta
+quanto appariva, godea di qualche autorità
+nel castello, rampognò a quel servo sfacciato
+la sua villania, intimandogli prender
+cura de’ cavalli di que’ due stranieri, dai
+quali si fece seguire.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
+</p>
+
+<p>
+Amy rimase assai presente a se stessa
+onde comprendere, come per quell’istante
+le fosse d’uopo abbandonare l’idea di
+vedere il suo Leicester; e sprezzando gl’insulti
+di que’ servi arroganti, e i bassi
+motteggi di cui le avventuriere leggiadre
+divennero tema, seguì taciturna insieme
+a Wayland la nuova sua guida.
+</p>
+
+<p>
+Entrarono essi nella corte interna per
+un’ampia porta collocata fra la torre principale
+chiamata, il dicemmo, <i>torre di Cesare</i>,
+e un grande corpo di edifizio, conosciuto
+sotto nome di <i>alloggiamento del re
+Enrico</i>. Per lo che si trovarono nel centro
+di questa grande fabbrica, le cui diverse
+fronti offerivano superbi modelli d’ogni
+genere d’architettura, introdottasi nell’Inghilterra
+dai primi giorni della conquista
+dei Normanni fino al regno d’Elisabetta.
+</p>
+
+<p>
+Attraversata la corte, il duce loro li
+condusse ad una torricella situata a greco
+del castello, e contigua ad un salone, che
+essa disgiugneva dal vasto edifizio ov’erano
+le cucine. Abitavano la parte bassa di
+sì fatta torre que’ servi della casa di Leicester,
+che i doveri del loro uficio teneano
+in tale angolo di quell’ostello. Nel piano
+superiore, cui salivasi per una scala
+foggiata in curva spirale, era una stanza
+che atteso il bisogno di alloggiar tanta
+gente, fu essa pure posta all’uso di ricoverare
+<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
+qualche straniero. Fu questa per
+lungo tempo lasciata in abbandono; e
+correa voce esservi stato racchiuso, poi
+trucidato, un prigioniero di nome Merwyn
+da cui quella torre avea preso il nome. Costruttone
+in volto ogni piano, erano quelle
+mura di una prodigiosa grossezza, mentre
+la stanza più ampia che vi fosse non oltrepassava
+in estensione i quindici piedi
+quadrati.
+</p>
+
+<p>
+Angusta parimente la finestra che le
+dava luce, si apriva essa sul <i>luogo di delizia</i>,
+nome imposto ad un ricinto fregiato
+d’archi trionfali, e di trofei, e di fontane
+e di statue, e d’altri ornati architettonici,
+il qual luogo divenuto era tragetto a
+chi si portava al giardino del castello.
+</p>
+
+<p>
+Venne pertanto introdotta la Contessa
+in tale stanza, ove non si trovavano fuorchè
+le suppellettili indispensabili; cosa
+per altro cui non pos’ella grande attenzione,
+chè gli sguardi suoi unicamente si
+volsero a fin di vedere se vi fosse il bisognevole
+per iscrivere, e scorse di fatto
+quanto bramava su di un tavolino; nè fu
+poco a que’ giorni, in cui ben di rado
+tali attrezzi si collocavano in una stanza
+da letto. Le venne tosto nell’animo di
+scrivere al conte di Leicester e di starsene
+ivi rinchiusa sintantochè ne avesse ricevuto
+risposta.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
+</p>
+
+<p>
+L’ufiziale che lor fu di guida domandò
+cortesemente a Wayland, la cui generosità
+aveva già esperimentata, se di null’altro
+abbisognassero; e poichè Wayland ebbe
+fatto comprendere, che qualche reficiamento
+non gli sarebbe stato discaro, l’altro
+il condusse alla credenza, ove lautamente
+si dispensavano commestibili di
+ogni specie a chiunque ne richiedea. Scelse
+Wayland que’ più leggieri alimenti che
+credè confacevoli al gusto delicato della
+Contessa, ma quanto a sè non trascurò
+sì fatta occasione onde procacciarsi una
+mensa più sostanziosa; e così se ne tornò
+alla stanza della Contessa, che terminata
+appunto avea la sua lettera; nè
+tenendo ivi suggello o filo di seta, la chiuse
+con un riccio de’ propri capelli.
+</p>
+
+<p>
+«Fedele amico, diss’ella a Wayland,
+tu che il Cielo inviommi soccorritore nei
+più incalzanti infortuni della mia vita,
+ti prego anche di tal favore, e sarà l’ultima
+molestia che ti assumerai per una
+sventurata. Piacciati arrecare la lettera
+che vedi al nobile conte di Leicester. Ogni
+modo è opportuno purchè gli pervenga.
+(Pronunciò ella tai detti dimostrando una
+agitazione mescolata di speranza e di tema).
+Vanne, fedele amico, omai non ti
+sarà d’uopo l’angustiarti per mia cagione.
+Ora concepisco più dolci speranze. Oh!
+<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
+tornino i giorni del mio antico splendore;
+nè verun servigio prestato avrà avuto
+miglior guiderdone quanto quelli che mi
+rendesti! Consegna, ti dico, questa lettera
+a Leicester, ma in proprie sue mani, ed
+osserva soprattutto qual ne diverrà il contegno
+nel leggerla.»
+</p>
+
+<p>
+Wayland non esitò nell’accettare tal
+commissione, e solamente mise molto calore
+nel pregar la Contessa a prendere
+qualche cibo; al che ella consentì per
+mostrarsi compiacente a sì buon compagno,
+ed affinchè egli si trasferisse con più
+sollecitudine presso il Conte. Wayland partissi,
+raccomandandole di chiudere per di
+dentro la stanza, e di non uscirne. Indi
+andò a cercare un’occasione di adempiere
+il messaggio fidatogli, e ad un tempo di
+mettere in opera un disegno, che le circostanze
+gli aveano suggerito; perchè
+la condotta serbata da Amy nel durare
+del viaggio, un silenzio mantenuto
+sì a lungo, la titubazione e l’incertezza
+che scorgevasi in tutte le risoluzioni
+di essa, l’assoluta impotenza sua
+di pensare e d’operar da se stessa, tutte
+le ridette cose aveano fatte conchiudere
+a Wayland, nè al certo senza molta verisimiglianza,
+che gli scogli dello stato
+cui era pervenuta le avessero fino ad un
+certo segno alterata la mente.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
+</p>
+
+<p>
+All’atto della sua fuga da Cumnor, il
+partito più ragionevole per lei, non v’ha
+dubbio, sarebbe stato di ripararsi fra le
+mura paterne, o in tutt’altro luogo lontano
+dalla prevalenza di coloro che l’aveano
+perseguitata. Allorchè in vece ella mostrò
+desio di recarsi a Kenilworth, Wayland
+non potè spiegare a se medesimo lo
+scopo di una tale risoluzione, che supponendo
+Amy deliberata o di mettersi sotto
+la custodia di Tressiliano, o d’implorare
+la protezione della Regina. Ma ora, anzichè
+attenersi ad un partito sì naturale,
+consegnava ella alla sua guida una lettera
+pel conte di Leicester, pel protettore del
+Varney, di quel Varney che avea giurisdizione
+sopra i luoghi ove le si fecero sofferire
+tutti i mali, ai quali fin allora soggiacque,
+salvo sempre il dubbio se da immediato
+ordine del Varney le fossero derivati.
+Tal condotta parve a Wayland imprudente
+e suggerita soltanto dal delirio e
+dalla disperazione. Laonde temendo questi
+di compromettere la sicurezza propria non
+men che quella di Amy, coll’eseguirne
+troppo tosto la commissione, risolvè non
+movere alcun passo sino a che non si fosse
+accertato all’uopo d’un sostenitore; al
+qual fine divisò di cercar Tressiliano prima
+di consegnare la lettera, e partecipandogli
+l’arrivo della figlia di sir Robsart
+<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
+a Kenilworth, addossare al suo committente
+e padrone tutte le conseguenze
+degli atti avvenire.
+</p>
+
+<p>
+«Egli comprenderà meglio di me, diceva
+a se stesso Wayland, se ben torni
+il soddisfare la brama nata in lei di portare
+appellazione a milord di Leicester.
+Per me lo credo un atto di demenza. Ma
+sia che vuolsi! Quando avrò rimesse le
+cose nelle mani del sig. Tressiliano, quando
+avrò confidata a lui questa lettera,
+quando avrò ricevuto quel compenso che
+vorrà darmisi, volgo, che non mi parrà
+vero, le calcagna a Kenilworth. Dopo tutto
+quanto mi è accaduto, prevedo che sarebbe
+un soggiorno poco delizioso per me.
+Partiamo, partiamo. Vorrei piuttosto ferrare
+per tutta la vita le rozze del più tristo
+villaggio dell’Inghilterra, che partecipare
+alle feste e ai banchetti cogli abitanti di
+questo castello, comunque bellissimo.»
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span></p>
+
+<h2 class="nosp">CAPITOLO X.</h2>
+</div>
+
+<div class="poem-container">
+<div class="poem inl"><div class="stanza">
+<p class="i01">»In sin dai giorni ch’io m’andava a scuola,</p>
+<p class="i01">»Più d’un portento ho visto, e cose rare.</p>
+<p class="i01">»Ho visto il figlio di Robin compare</p>
+<p class="i01">»Passar pel buco d’una gattaiuola.</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<p>
+Fra ’l tumulto in cui stavansi allora il
+castello di Kenilworth e i suoi dintorni,
+non era sì agevole cosa il trovare una
+persona di cui s’andasse in traccia, e
+meno agevole per Wayland, che, comunque
+gli rilevasse grandemente lo scoprir Tressiliano,
+conosceva tutti i pericoli che andavano
+uniti al volgere sopra di sè l’altrui
+attenzione, nè osava quindi movere
+le sue inchieste a nessuno che appartenesse
+alla casa del Conte.
+</p>
+
+<p>
+Ciò nonostante col far molte interrogazioni
+indirette, giunse a sapere che Tressiliano
+dovea trovarsi fra que’ gentiluomini
+del seguito del conte di Sussex, arrivati
+in quella mattina medesima a Kenilworth,
+ove il Leicester gli aveva accolti
+con ogni genere di riguardi. Qualcuno
+aggiunse che i due Conti unitamente
+al loro corteggio, e molt’altri nobili
+<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
+Signori erano montati a cavallo, e partiti
+alla volta di Warwick per iscortare
+di là sino a Kenilworth la Regina.
+</p>
+
+<p>
+L’arrivo di questa Sovrana, come accade
+d’ogni altro rilevante avvenimento,
+aspettavasi d’ora in ora. Finalmente un
+corriere venne di tutta carriera annunciando
+che sua Maestà, trattenuta dal desiderio
+di ricevere l’omaggio de’ suoi vassalli
+assembratisi a tal fine a Warwick,
+non sarebbe stata al Castello prima del
+far della sera; la qual notizia concedette
+un momento di respiro a tutti coloro
+che immaginandone istantaneo l’arrivo,
+non aveano posa per tenersi pronti
+a compier gli ufizi a ciascuno assegnati
+nel cerimoniale di sì fatto ricevimento.
+</p>
+
+<p>
+Accortosi Wayland che molti cavalieri
+si volgeano intanto verso il castello,
+entrò nella speranza che Tressiliano
+fosse di tal comitiva. A fine di assicurarsene
+ei corse a mettersi nella gran
+corte presso la torre di <i>Mortimero</i>, situazione
+tale che niuno poteva o entrare
+od uscire senza ch’ei lo vedesse. Guatava
+pertanto con ansietà le vesti e l’andamento
+di ciascun cavaliere che vedea
+spuntare dalla torre della <i>Galleria</i> ed attraversar
+caracollando lo steccato coperto
+per venir nella corte.
+</p>
+
+<p>
+Mentre Wayland stava così di sentinella
+<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
+per iscoprire Tressiliano, che non
+gli riusciva mai di vedere, lo tirò per
+la manica un tal altro cui avrebbe in
+vece voluto tenersi nascosto.
+</p>
+
+<p>
+Era questi Dick Sludge, che simile
+allo spirito folletto di cui portava il nome
+ed in allor l’uniforme, pareva essere
+per mestiere all’orecchio di chi a
+lui meno pensava. Benchè molesto oltre
+modo ne fosse l’incontro al nostro maniscalco,
+pure giudicò prudente cosa dissimulare
+ogni mal umore, e fingendo
+anzi d’aver ciò a caro, così disse al
+nano:
+</p>
+
+<p>
+«Ah! sei tu, mio diavoletto protettore,
+mio piccolo sorcio.»
+</p>
+
+<p>
+«Sì: veramente il sorcio, rispose Dick,
+che rode ad una ad una le maglie della
+rete allorchè il lione che vi si lasciò accalappiare
+si va trasformando in giumento.»
+</p>
+
+<p>
+«Mio piccolo saltamartino, in questo
+dopo pranzo tu sei agro al par dell’aceto.
+Or dimmi come la passasti col gigante
+quando ti lasciai solo con lui; io
+temeva non ti spogliasse, e fatto di te
+un boccone, non t’inghiottisse come una
+castagna.»
+</p>
+
+<p>
+«Oh! replicò il nano, se così avesse
+operato, gli starebbe ora nel ventre
+più cervello di quanto ne fu mai nel suo
+<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
+capo. Ma il gigante è persona cortesissima,
+e conosce la gratitudine al di là
+<i>di molt’altri</i>, che ho soccorsi in momenti
+cattivi per loro, <i>sig. Wayland</i>.»
+</p>
+
+<p>
+«Diavolo! Flibbertigibbet, rispose
+Wayland, tu tagli più acuto che non
+farebbe una lama di Sheffield. Nondimeno
+sarei curioso assai di sapere di quale
+incanto ti valesti per mettere la musoliera
+a quel vecchio orso.»
+</p>
+
+<p>
+«Molto bene! replicò Dick. Vedo il
+vostro stile. Volermi trappolare con belle
+parole. Sappiate dunque che il buon
+portinaio, allorchè giugnemmo in questo
+luogo, avea scompigliata la testa per
+non potere imparare una poesia composta,
+è vero, per lui, ma che a quanto
+pare è al di sopra della sua intelligenza,
+inferiore assai al suo corpo. Ora essendo
+questo eloquente componimento, siccome
+molt’altri, opera del mio dotto
+maestro sig. Erasmo Holyday, l’ho inteso
+ripetere tante volte che me lo ricordo
+sino all’ultima parola. Appena
+accortomi pertanto, che la memoria del
+mio Golia lo serviva male nel tenere il
+filo delle idee, gli ho suggerito quella
+parola che lo mettea di mal animo. Fu
+allora che presomi fra le sue braccia,
+mi sollevò, fattosi tutto gaudioso, al
+livello del proprio orecchio. Sappiate
+<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
+ancora che per allettarlo a concedervi
+l’ingresso, gli promisi nascondermi entro
+il suo mantello d’orso, e starmegli
+in aiuto della memoria quando sarà l’istante
+di recitare il complimento. Or
+che mi son ristorato prendendo un po’
+di cibo, torno a trovarlo.»
+</p>
+
+<p>
+«Ottimamente! ottimamente! mio caro
+Dick, risoggiunse Wayland. Spicciati
+per amor del Cielo, poichè quel povero
+gigante sarà in grave angustia per la
+lontananza del suo piccolo suggeritore.
+Addio. Conservati, mio caro Dick.»
+</p>
+
+<p>
+«Oh sì! <i>Conservati, mio caro Dick</i>,
+rispose quel folletto. È forse in tal guisa
+che si ringraziano le persone dopo
+avere ottenuto da esse quanto volevasi?
+Tu non sei dunque nell’intenzione di
+contarmi la storia di quella signora ch’è
+tua sorella quanto il son io?»
+</p>
+
+<p>
+«Che ti gioverebbe quand’anche la
+sapessi, maligno diavoletto?» gli disse
+Wayland.
+</p>
+
+<p>
+«Potevi risparmiare questa interrogazione.
+Ma così sia! E dunque non
+cercherò più i fatti tuoi. Però! tienti
+a memoria, che incapace io di tradire
+un segreto affidatomi, m’adopero con
+tutta l’anima a sventare i divisamenti
+di cui si pretende farmi un mistero. Ti
+auguro la buona sera.»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Non correre via sì tosto, (soggiunse
+prestamente Wayland, che conosceva
+a prova per paventarla l’operosa solerzia
+di Flibbertigibbet). Non correre via
+sì tosto, mio caro Dick. È egli ben
+fatto separarsi così acerbamente dai suoi
+vecchi amici? Saprai un giorno tutto
+quello che so presentemente io di questa
+signora.»
+</p>
+
+<p>
+«Oh! e questo <i>un giorno</i> verrà forse
+presto, replicò Dick. Sta bene, Wayland;
+torno dal mio gigante, che se non
+ha mente acuta al par di tanti altri,
+conosce meglio, come ti dissi, il valore
+de’ servigi che gli si prestano. Nuovamente;
+ti auguro la buona sera.»
+</p>
+
+<p>
+Detto il che, fece uno scambietto e
+usando della sua solita agilità in un istante
+scomparve.
+</p>
+
+<p>
+«Dio volesse ch’io fossi a quest’ora
+fuor del castello! meditò fra se stesso
+Wayland. Se questo malizioso nano mette
+le mani nella pietanza, diverrà degna
+di Satanasso medesimo. Quanto mi cruccia
+il non vedere il sig. Tressiliano!»
+</p>
+
+<p>
+Ma Tressiliano, che Wayland bramava
+con tale ansietà, era entrato nel castello
+per parte opposta a quella in cui
+l’altro si ritrovava. Uscitone la stessa
+mattina per accompagnare i due Conti,
+che è quanto per appunto si era immaginato
+<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
+Wayland, egli sperò saper ivi
+qualche notizia del suo messo. Deluso
+poi in tale speranza, e sembrandogli
+che Varney, il quale era nel corteggio
+di Leicester, volesse accostarsi a lui per
+parlargli, giudicò cosa prudente l’evitare
+sì fatto colloquio, ed uscì della
+sala di ricevimento in quel tempo che
+il seriffo della Contea arringava sua Maestà.
+Risalito indi a cavallo, e tenendo
+la strada men frequentata, entrò nel
+castello per una porta segreta, che facilmente
+gli venne aperta quando lui
+riconobbero per un ufiziale pertenente
+al corteggio del conte di Sussex. Tal
+fu il motivo, onde Wayland lo cercò
+inutilmente fra i cavalieri che tacito
+andava passando in rassegna.
+</p>
+
+<p>
+Dopo avere affidato al servo il proprio
+cavallo, Tressiliano si diportò qualche
+tempo nel <i>luogo di delizia</i> e ne’ giardini,
+men tratto da desio di ammirare le
+bellezze della natura, e i capolavori
+dell’arte raccolti quivi dal Leicester,
+che voglioso di abbandonarsi senza incontrare
+divagamenti alla mestizia delle
+sue idee. La massima parte delle persone
+di maggior riguardo abbandonò quel
+palagio per accompagnare i due Conti;
+tutta la gente rimasta avea preso luogo,
+qual su i merli, qual su le mura esterne
+<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
+e le torri per vedere il grandioso spettacolo
+dell’ingresso della Regina. Perciò
+intantochè ogn’altro luogo del castello
+eccheggiava di romori festevoli, nel sol
+giardino regnavano allora la quiete e il
+silenzio; nè tal silenzio interrompevano
+che il susurro delle foglie, il canto degli
+augelli e il mormorio delle fontane.
+</p>
+
+<p>
+L’immaginazione malinconica di Tressiliano
+copriva d’un tetro velo tutti gli
+obbietti che lo circondavano. Laonde
+volgendo l’occhio ai disordinamenti della
+natura che arte maestosa avea parimente
+imitato in que’ giardini, li paragonava
+ai folti boschi e alle deserte paludi
+che circondano Lidcote-Hall. L’immagine
+di Amy Robsart, somigliante a fantasma
+gli compariva in tutti i dintorni di
+quel paese che la sua fantasia a mano a
+mano gli dipingea.
+</p>
+
+<p>
+Nulla avvi di più funesto alla felicità
+di coloro cui piacciono la solitudine e
+la meditazione, quanto l’aver nudrito
+di buona ora una passione sfortunata,
+che getta ne’ loro cuori sì profonde radici,
+onde questa diviene per essi il sogno
+di tutte le notti, il pensier continuo
+di tutti i giorni.
+</p>
+
+<p>
+Quella molestia cui sente l’animo,
+quelle ricordanze dalle quali veniam
+tratti a seguir l’ombra di quanto già
+<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
+perdè tutto lo spicco de’ suoi colori,
+quel continuo ritorno verso un sogno
+crudelmente interrotto, tal è il complesso
+di sentimenti in cui si sta la fralezza
+d’un cuor nobile e generoso. Era
+questa la fralezza cui soggiacea Tressiliano.
+</p>
+
+<p>
+Provò finalmente egli stesso la necessità
+di divagarsi; e uscì quindi del <i>luogo
+di delizia</i> per unirsi alla folla giuliva
+che coronava le mura, e per veder con
+essa gli apparecchi della cerimonia. Ma
+appena il suo orecchio udì quello strepito,
+quei suoni, quelle grida di gioia
+che rintronavano d’ogni lato, sentì violentissima
+ripugnanza a collegarsi con
+persone i cui sentimenti sì mal s’accordavano
+con quelli del suo interno. Per
+lo che deliberò ritrarsi nella propria
+stanza, e rimaner ivi sintantochè la campana
+maggior del castello annunziasse
+l’arrivo d’Elisabetta.
+</p>
+
+<p>
+Attraversato pertanto il luogo che disgiugnea
+le cucine del salone, ascese al
+terzo piano della torre di <i>Merwyn</i>. Spignendo
+allora la porta del piccolo appartamento
+assegnatogli, fu sorpreso sulle
+prime di trovarla chiusa. Ma poscia si
+ricordò che il Ciamberlano nel somministrargliene
+la chiave, lo aveva avvertito
+come in quella generale confusione fosse
+<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
+d’uopo il tener ben custoditi gli appartamenti.
+Laonde pose la chiave nella
+serratura ed aperta la porta, qual ne
+fu la maraviglia in veggendo una donna,
+che gli presentava le sembianze di
+Amy Robsart! Sua prima idea divenne
+esser quello un seducente fantasma che
+l’esagitata immaginazione gli dipignea;
+ma rimase ben tosto convinto di vedere
+Amy, la stessa Amy, nella donna che
+gli stava innanzi, più pallida certamente
+che non si mostrò in que’ lieti giorni,
+allorchè univa all’avvenenza e alla freschezza
+d’una ninfa dei boschi la vivacità
+d’un <i>Silfo</i>&#8205;<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>; ma ell’era sempre Amy,
+nè gli occhi di Tressiliano videro mai
+altra donna che potesse pareggiarla in
+bellezza.
+</p>
+
+<p>
+Non minore di quella provata da Tressiliano
+fu la maraviglia nella Contessa,
+ma non però sì durevole, perchè Wayland
+l’aveva avvertita come il Cornovagliese
+dovesse trovarsi nel castello. Si
+alzò ella da sedere appena il vide, e
+il pallore delle sue guance diede luogo
+ad un vivace rossore.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Tressiliano! diss’ella, che cercate
+voi qui?»
+</p>
+
+<p>
+«E voi stessa, Amy, qual motivo vi
+ci condusse? Venite forse in traccia d’un
+soccorso che non vi sarà negato giammai?»
+</p>
+
+<p>
+Si mantenne ella un istante in silenzio,
+poi rispose con voce che esprimeva
+duolo anzichè sdegno: «Tressiliano!
+io non imploro i soccorsi d’alcuno. Quelli
+che la vostra bontà potesse offerirmi mi
+sarebbero più pregiudizievoli che vantaggiosi:
+credetemi: è poco lontana di qui
+tal persona, che le leggi e l’amore costringono
+ad essermi proteggitrice.»
+</p>
+
+<p>
+«Questo sciagurato adunque si prestò
+a quella sola espiazione che rimaneva
+in sua facoltà il tributarvi, soggiunse
+Tressiliano, e or vedo alla mia
+presenza la sposa di Varney!»
+</p>
+
+<p>
+«La sposa di Varney! (rispos’ella
+con tutta l’enfasi del disprezzo). Con
+qual infame titolo osate dunque disonorar
+la...» e pronunziò più volte balbutendo
+l’articolo <i>la</i>. Poi chinò gli occhi
+mesti e confusi pensando alle conseguenze
+cui poteva commettersi col pronunciar
+le parole <i>contessa di Leicester</i>.
+Ella si sarebbe creduta di tradire un
+segreto da cui la fortuna dello sposo suo
+dipendea, e giudicò che svelarlo a Tressiliano
+<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
+diveniva la stessa cosa siccome
+svelarlo a Sussex, alla Regina, a tutta
+la Corte.
+</p>
+
+<p>
+«Non romperò mai, disse tra se medesima,
+il silenzio giurato a Dudley, dovessi
+anche per esso espormi ai sospetti
+i più disonorevoli.»
+</p>
+
+<p>
+Gli occhi suoi si gonfiarono di lagrime,
+e rimase muta alla presenza di Tressiliano,
+che dopo aver volto sovr’essa
+uno sguardo di dolore e di pietà, sclamò:
+«Oimè! Amy, i vostri occhi dismentiscono
+il vostro labbro. Voi parlate
+d’un protettore, che vuole, che
+può difendervi; ma queste lagrime mi
+annunziano assai che foste delusa, abbandonata
+dall’uomo abbietto cui concedeste
+gli affetti vostri.»
+</p>
+
+<p>
+Amy lanciò su di lui tali sguardi, dai
+quali trapelava in mezzo al pianto lo
+sdegno, e si contentò di ripetere con
+accento sprezzante di compassione sull’errore
+in cui stavasi Tressiliano: <i>L’uomo
+abbietto!</i>
+</p>
+
+<p>
+«Sì, l’uomo abbietto! ripetè questi,
+nè dissi abbastanza. Ma ond’è dunque
+che vi trovate sola nel mio appartamento?
+Perchè tutte le cose non vennero
+preparate per accogliervi onorevolmente?»
+</p>
+
+<p>
+«Nel vostro appartamento! sclamò
+<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
+Amy. Dunque, vi libero tosto dalla mia
+presenza.» E in ciò dire cors’ella verso
+la porta; ma ricordando lo stato derelitto
+cui si vedea abbandonata, s’arrestò
+sulla soglia un istante, e aggiunse
+con tuono doglioso e commovente oltre
+modo: «Oh Dio! mi era dimenticata
+che non so a qual parte volgermi.»
+</p>
+
+<p>
+«Lo vedo, sì, lo vedo (soggiunse
+Tressiliano, sollecito di correre a lei e
+di avvicinarla ad un sedile, ove si lasciò
+ella cadere) voi abbisognate di
+soccorso; sì: abbisognate di un protettore
+comunque il confessarmelo vi
+spaventi; ma no: non rimarrete senza
+difesa, e vi affiderete al mio braccio.
+Io, io rappresenterò il vostro degno
+e sfortunato genitore, e ci trasporteremo
+uniti alla soglia di questo castello.
+Voi vi presenterete ad Elisabetta,
+e il primo atto di questa Sovrana in
+Kenilworth sarà un atto di giustizia in
+verso il proprio sesso e in verso i suoi
+sudditi. Affortificato dalla bontà della
+mia causa e dalla giustizia della Regina,
+non mi ratterrà la possanza del
+suo favorito. Vado in traccia di Sussex
+sull’istante.»
+</p>
+
+<p>
+«Arrestatevi in nome del Cielo! (sclamò
+spaventata la Contessa, per cui il
+<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
+guadagnar tempo era necessità). Tressiliano,
+voi siete generoso. Concedetemi
+una grazia... Credete a me, se gli è
+vero che vogliate salvarmi dal massimo
+de’ mali e dalla disperazione, soltanto,
+concedendomi ciò che vi chiedo, mi gioverete
+più di quanto saprebbe giovarmi
+tutto il potere d’Elisabetta.»
+</p>
+
+<p>
+«Fatemi qualunque inchiesta di cui
+possiate spiegare il motivo, disse Tressiliano,
+ma non pretendete da me...»
+</p>
+
+<p>
+«Ah! per pietà! ristatevi dal metter
+patti, mio caro Edmondo, sclamò
+la Contessa. Vi piacque altra volta udirvi
+chiamar con tal nome. Non v’è che
+stranezza nello stato in cui mi vedete,
+ed ora la sola stranezza può somministrare
+util consiglio.»
+</p>
+
+<p>
+«Favellando in tal guisa (soggiunse
+Tressiliano, cui lo stupore facea dimenticare
+l’affanno e la risoluzione in che
+erasi tratto) voi mi date a credere di
+essere incapace di pensare e di operare
+da voi medesima.»
+</p>
+
+<p>
+«Oh no! (diss’ella, piegando un
+ginocchio dinanzi a lui), no; non sono
+io già un’insensata, ma bensì la più
+misera fra le donne, che si è veduta
+trascinar nel precipizio da un collegamento
+straordinario di circostanze e fin
+dal braccio di chi pensa sottrarmene...
+<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
+sì, dal vostro braccio medesimo, o Tressiliano...
+da voi ch’io onorava, ch’io
+stimava, e ch’io amava ancora, posso
+dirlo, benchè non dell’amore che avreste
+desiderato.»
+</p>
+
+<p>
+Erano in quella voce, in que’ gesti
+una tale asseveranza, un’appellazione sì
+commovente alla generosità di Tressiliano,
+ch’ei ne fu scosso nel più profondo
+dell’animo. Dopo averla rialzata,
+volle con voce interrotta confortarla a
+rassicurarsi.
+</p>
+
+<p>
+«Non posso, ella rispose, non mi
+terrò mai sicura se non mi concedete
+la grazia che vi chiedo. Ascoltatemi. Io
+vi parlerò con quella chiarezza che or
+mi è lecito adoperare. Aspetto qui gli
+ordini di tale ch’è in diritto di darmene...
+La mediazione d’uno straniero...
+e di voi soprattutto, o Tressiliano, mi
+perderebbe... e mi perderebbe senza
+speranza di scampo. Aspettate soltanto
+ventiquattr’ore, e forse la sfortunata Amy
+avrà modo di provarvi, ch’ella apprezza,
+che forse può ricompensare il vostro
+disinteresse, la vostra amicizia; ch’ella
+stessa è felice, ed in istato di rendere
+tale voi pure, premiando questa sofferenza
+che vi chiedo per sì breve tempo.»
+</p>
+
+<p>
+Tressiliano sull’istante non rispose veruna
+cosa, e si diede a ricapitolare per
+<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
+congettura nella sua mente le diverse
+contingenze, che potessero far divenire
+la sua mediazione pregiudizievole, anzichè
+utile alla fama ed alla fortuna
+d’Amy. Considerò indi esser ella entro
+le mura di Kenilworth, non potere ragionevolmente
+paventare alcuna sorte d’insulto
+in un ricinto onorato dalla presenza
+della Sovrana, ed abitato allora
+da tante persone ragguardevoli, e da
+tante guardie difeso, poter convertirsi
+in mal uficio il volere a malgrado della
+stessa Amy implorare per lei l’assistenza
+di Elisabetta. Dopo aver fatto queste
+considerazioni acconsentì a quanto ella
+gli chiese con una restrizione, mossa dal
+dubbio che l’unica speranza di Amy
+si stesse in un cieco affetto per Varney,
+supposto da Tressiliano il seduttore.
+</p>
+
+<p>
+«Amy (le disse fisando in essa gli
+sguardi con quella tristezza che annunziava
+ad un tempo la perplessità del suo
+animo); ho spesse volte osservato che
+dai capricci anche i più fantastici della
+vostra fanciullezza, non si disgiugnevano
+buon cuore e retto sentire. Mosso
+da questa sola considerazione vi lascio
+padrona del vostro destino per ventiquattro
+ore, e vi fo promessa in tale durata
+di non frammettermi, nè con atti
+<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
+nè con parole, nelle cose che vi riguardano.»
+</p>
+
+<p>
+«Voi me lo promettete, o Tressiliano?
+la Contessa soggiunse. E crederò io
+che abbiate assai fiducia in me per tenermi
+tale promessa? Ah! porgetemene
+la vostra fede di gentiluomo e d’uomo
+d’onore. Promettetemi fermamente di non
+prender parte negli affari che si riferiscono
+a me, qualunque cosa voi possiate
+vedere od udire, o comunque le apparenze
+vi traessero a credere me abbisognante
+dell’opera vostra. Vi fiderete
+in Amy fino a tal segno?»
+</p>
+
+<p>
+«Ve lo prometto sull’onor mio, rispose
+Tressiliano, ma trascorso questo
+indugio...»
+</p>
+
+<p>
+«Trascorso questo indugio, sì lo interruppe,
+sarete libero di operare quanto
+giudicherete più all’uopo.»
+</p>
+
+<p>
+«Avvi altra cosa, o Amy, ch’io possa
+fare per voi?»
+</p>
+
+<p>
+«Null’altro che lasciarmi, ed anche...
+arrossisco di vedermi ridotta a
+tal seconda inchiesta, ed anche cedermi
+per ventiquattr’ore l’uso del vostro
+appartamento.»
+</p>
+
+<p>
+«Non so riavermi dallo stupore. Quale
+speranza, quale vantaggiosa prospettiva
+potete scorgere in un castello, ove
+<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
+neanco è arbitrio in voi d’una stanza?»
+</p>
+
+<p>
+«Oh! vi chiedo tal grazia, lasciatemi.»
+E quando ella vide che Tressiliano
+si allontanava lentamente e a ritroso,
+soggiunse: «Generoso Edmondo!
+verrà giorno che Amy ti proverà com’ella
+non fosse immeritevole del nobile
+affetto che in lei collocasti.»
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span></p>
+
+<h2 class="nosp">CAPITOLO XI.</h2>
+</div>
+
+<div class="poem-container">
+<div class="poem inl"><div class="stanza">
+<p class="i01">»A qual pro tema cotanta?</p>
+<p class="i01">»Non mi far l’anima santa;</p>
+<p class="i01">»Nè ti prenda già paura,</p>
+<p class="i01">»Ch’io denunzi tal freddura.</p>
+<p class="i01">»Il mio stil questo non è;</p>
+<p class="i01">»E ’l mestier che Dio mercè</p>
+<p class="i01">»Abbracciai di vagabondo</p>
+<p class="i01">»Quel vorrei di tutto il mondo.</p>
+<p class="i07"> <i>Pandemonio.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<p>
+Tressiliano, il cui animo era in preda
+a violentissima agitazione, non avea appena
+fatti i due o tre primi gradini della
+scala di quella torre, allorchè con grande
+sua maraviglia si scontrò in Michele
+Lambourne. Costui, servo degno veramente
+di Varney, portava scolpita sul fronte
+tale impudenza, che rendea Tressiliano
+proclive quanto mai a fargli misurar la
+scala d’un salto, ma gli si presentarono
+alla mente i danni che il menomo atto
+di violenza, usato in tal momento e in
+tal luogo, avrebbe potuto partorire ad
+Amy, meta unica delle sue sollecitudini.
+</p>
+
+<p>
+Pago quindi d’aver lanciato alla sfuggita
+<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
+sopra costui una di quelle occhiate
+che s’addicono ad enti indegni d’ogni
+considerazione, continuava a discendere
+come se non lo avesse ravvisato. Ma il Lambourne
+che in cotal giorno di profusione
+non si stette dall’inaffiarsi con copiosa
+dose di vino dell’Isole, benchè la sua ragione
+non fosse ancora affatto alterata,
+avea tutt’altra vaghezza che d’abbassar
+gli occhi dinanzi a nessuno. Laonde fermò
+senza cerimonie in mezzo alla scala
+il gentiluomo di Cornovaglia, e indirigendosi
+a lui con modi convenevoli a coloro
+che vivono nella più intrinseca famigliarità:
+«Ebbene! diss’egli, Tressiliano, spero
+non vi sia più alcun rancore fra noi. Di
+fatto io son uomo più proclive a dimenticare
+le querele recenti che non gli antichi
+servigi. Oh! ti potrò convincere che le mie
+intenzioni per riguardo vostro erano buone
+ed oneste.»
+</p>
+
+<p>
+«Non mi garba molto la vostra intrinsichezza,
+Tressiliano gli rispose, serbatela
+ai vostri simili.»
+</p>
+
+<p>
+«Ma guardate come va subito in collera!
+risoggiunse Lambourne. Questi signori
+che si stimano creati d’un’argilla
+più nobile, guardano dall’alto al basso
+il povero Michele Lambourne. Chi non
+direbbe essere il sig. Tressiliano uno fra
+i più timidi, fra i più modesti degli spasimanti
+<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
+che amoreggiarono ne’ primi tempi
+della cavalleria? Perchè volere fare il
+santo dinanzi a noi, sig. Tressiliano? O
+dimenticate ora, che a grande scandalo
+del castello di sua Signoria avete rinchiuso
+nella vostra stanza quanto può compensarvi?
+Ah! Ah! ho colpito, cred’io nel segno,
+sig. Tressiliano!»
+</p>
+
+<p>
+«Non vi comprendo (rispose l’altro,
+il quale da tai detti concluse, che il ribaldo
+s’era accorto della presenza d’Amy):
+se però, soggiunse, voi siete incaricato
+del servigio delle stanze, e fosse la vostra
+mancia che ora desiderate, tenete, a condizione
+però di non mettere piede nel mio
+appartamento.»
+</p>
+
+<p>
+Il Lambourne considerò la moneta
+d’oro, e ponendola nella scarsella disse:
+«Ora non so più nulla. Ma avreste fatto
+meglio i vostri affari usando meco dolci
+parole, che non con questa moneta. Nonostante
+è sempre un pagar bene il pagare
+in oro. Michele Lambourne non fu mai
+un disturbatore, nè un guastafeste: gli è
+giusto che ognuno viva; tal è la mia massima.
+Solamente mal comporto queste persone,
+che mi passano da vicino con quel
+disdegno come s’eglino fossero d’oro ed
+io di piombo. Se custodisco il vostro segreto,
+sig. Tressiliano, voi mi tratterete
+d’ora in poi più umanamente, non è
+<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
+vero? E se mai avessi d’uopo io pure di
+scusa per sì fatte fralezze, mi fondo sulla
+vostra indulgenza. Voi vedete che vi
+cadono gli uomini ancora i più saggi!
+Del rimanente, che quella camera sia il
+caso vostro, e della picciola capinera che
+vi collocaste, non son questi i pensieri di
+Michele Lambourne.»
+</p>
+
+<p>
+«Fatevi in là, ch’io passi (disse Tressiliano,
+omai divenuto incapace di raffrenare
+la collera), già vi diedi la mancia.»
+</p>
+
+<p>
+«Corbezzoli! (disse ritraendosi il Lambourne,
+benchè a ritroso e borbottando fra
+i denti le parole pronunziate da Tressiliano:
+<i>Fatevi in là! vi diedi la mancia</i>)! Non
+importa. Se non mi fo un guastafeste, come
+vi dissi, non sono nemmeno un cane alla
+mangiatoia. Intendete?»
+</p>
+
+<p>
+Costui cresceva il tuono della voce a mano
+a mano che l’altro, il quale pur lo
+tenea in un certo rispetto, continuando
+a discendere, veniva meno in grado di
+udirne i detti.
+</p>
+
+<p>
+«Non sono un cane alla mangiatoia,
+e neanco uno che somministra i carboni.
+Intendete, sig. Tressiliano?» Tressiliano
+era già fuor del caso di udirlo quando il
+furfante così continuava: «Conviene però
+che veda anch’io alla sfuggita questa
+giovinetta, che voi leggiadramente vi procacciaste
+nella vostra stanza. Ah! forse temete
+<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
+gli spiriti, ed è per questo che non
+volete dormir solo! Vedete un poco! S’io
+mi fossi dato un tal passatempo si sarebbe
+sclamato: Scacciate subito questo
+ribaldo, strigliatelo con un buon nerbo
+di bue, fatelo balzar dalla scala a guisa
+di trottola. Oh! questi virtuosi gentiluomini
+si arrogano di grandi privilegi sopra
+di noi miserabili, schiavi de’ nostri sensi.
+Ottimamente! Ma almeno una sì felice
+scoperta mi dà in potere il sig. Tressiliano.
+Oh! sì, è ben cosa certa, come n’è
+un’altra ch’io voglio procurare di dare
+un’occhiata a questa nuova beltà.»
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span></p>
+
+<h2 class="nosp">CAPITOLO XII.</h2>
+</div>
+
+<div class="poem-container">
+<div class="poem inl"><div class="stanza">
+<p class="i01">»Io perigliai per te; cotal profitto</p>
+<p class="i01">»Di servigio fedel mi rendi? Addio.</p>
+<p class="i01">»<i>Tu ver Gerusalemme, io ver l’Egitto</i>.</p>
+<p class="i03"> <i>Imitazione d’alcuni versi del Falconer.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<p>
+Tressiliano camminando avanti e indietro
+per la corte del castello meditava sullo
+strano avvenimento di questa comparsa di
+Amy e del colloquio avuto seco lei; dubbioso
+ad un tempo se l’obbligare la propria
+promessa, e lasciare tutto un giorno
+in balia di se medesima quella giovinetta
+fosse stato buon consiglio per parte d’uomo
+rivestito, com’egli era, della paterna
+autorità.
+</p>
+
+<p>
+Ma in qual modo ricusar tale inchiesta
+ad Amy, ch’ei poteva anche credere legittimamente
+sottomessa all’autorità di
+Varney?
+</p>
+
+<p>
+«Se Varney, diceva egli, l’avesse riconosciuta
+per moglie, qual diritto sarebbe
+in me di toglierla al suo potere? Converrebbe
+neanco, ponendo la discordia
+fra entrambi, distruggere le sole speranze
+di domestica felicità, che possono rimanere
+a questa sventurata?»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tale riguardo si fu quello che fece risolvere
+Tressiliano a mantenere scrupolosamente
+la promessa fatta ad Amy. Che
+anzi, poichè a tal si era giunti, allegravasi
+di vedersi in circostanze più propizie
+onde soccorrere una donna infelice a lui
+sempre cara. Amy non era più rinchiusa
+in un ritiro solitario e lontano, sotto la
+guardia di persone sospette. Ella trovavasi
+nel castello di Kenilworth, in mezzo
+alla corte della Regina, difesa contra ogni
+sorte di violenza, e sempre in grado di
+mostrarsi ad Elisabetta; le quali cose tutte
+sembravano collegarsi a favore della figlia
+di sir Robsart.
+</p>
+
+<p>
+Intantochè Tressiliano stavasi così esitando,
+or fra i pericoli da temersi, or fra
+i vantaggi da sperarsi per la giovane,
+giunta in sì strano modo a Kenilworth,
+gli si accostò Wayland, che esclamò in
+veggendolo: «Lode al Cielo! pur trovo
+la Signoria vostra,» e gli disse all’orecchio,
+che la giovane era fuggita da Cumnor.
+</p>
+
+<p>
+«Ed è ora in questo castello, soggiunse
+Tressiliano: lo so, l’ho veduta. Fu per
+proprio volere di lei che venne condotta
+nel mio appartamento?»
+</p>
+
+<p>
+«No, rispose Wayland, ma abbracciai
+il primo espediente che mi s’offerse per
+metterla al sicuro e si fa per me un nuovo
+contento il sapere che alloggiate voi
+<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
+in quella stanza. Piacevole situazione per
+vero dire! Da un canto il refettorio e dall’altro
+la cucina!»
+</p>
+
+<p>
+«Taci, che questo non è momento di
+scherzi,» risoggiunse mestamente Tressiliano.
+</p>
+
+<p>
+«Non lo so che troppo, prese a dire
+il maniscalco; ho passati tre giorni che
+non mi sarebbero stati più amari col capestro
+al collo. Questa povera Signora
+non ha la mente a segno sicuramente; nè
+è, credetelo, per accettare le nostre offerte.
+Mi ha proibito parlarle di voi, ed
+è risoluta a commettersi fra le mani di
+Leicester. Del certo, se nel punto che entrò
+nella vostra stanza l’avesse ella conosciuta
+per tale, mi sarebbe stato impossibile
+indurla a profittarne.»
+</p>
+
+<p>
+«Qual è dunque il suo divisamento?
+ripigliò Tressiliano. Pensa ella forse, che
+il conte di Leicester per favorirla, vorrà
+far uso del proprio potere sopra un infame
+vassallo?»
+</p>
+
+<p>
+«È ciò che non saprei accertarvi. Quanto
+v’ha di sicuro è, che accordandosi ella
+con Leicester o con Varney, il lato per
+noi più sicuro di Kenilworth sarà quello,
+d’onde potremo più facilmente metterci
+al largo. Se debbo dirvela, io non
+fo conto di fermarmivi un istante, tostochè
+avrò consegnata al Leicester la
+<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
+lettera della Signora. Prima di portargliela,
+io non aspettava che i vostri ordini.
+Ecco, vedetela... ma no. Oh!
+venga il malanno a questa lettera! L’avrò
+dimenticata in quel fenile, o per dir
+meglio canile, che è divenuto la mia
+stanza da letto.»
+</p>
+
+<p>
+«Per la morte! gridò Tressiliano perdendo
+in un subito la pazienza. Piaccia
+a Dio che tu non abbia smarrita quella
+lettera da cui dipende un avvenimento
+più importante che non mille vite pari
+alla tua!»
+</p>
+
+<p>
+«Smarrita! rispose prontamente Wayland.
+Vostra Signoria scherza; l’ho rinchiusa
+con tutta diligenza entro il sacchetto
+delle mie robe da notte. L’avrete
+a momenti.»
+</p>
+
+<p>
+«Corri tosto, e con fedeltà recala a
+me. N’avrai ricompensa. Ma se si avverasse
+quanto ho temuto, se più non fosse
+in tua mano, guai, guai a te! ti farei
+portar invidia ad un cane ammazzato.»
+</p>
+
+<p>
+Wayland partì colla gioia e la sicurezza
+sul fronte, ma tremante in fondo
+dell’animo suo.
+</p>
+
+<p>
+La lettera era smarrita, e nulla eravi
+di più sicuro, ad onta della scusa che il
+maniscalco allegò per calmare la furibonda
+inquietezza di Tressiliano. La lettera
+era smarrita, ed era tal lettera che se cadeva
+<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
+in cattive mani, facea noto tutto un
+maneggio, di cui Wayland era complice.
+Nè comunque andasser le cose, vedeva
+egli alcuna speranza, che tal maneggio
+non si scoprisse. Or lo traevano ancora
+a molesti pensieri gli atti d’impazienza
+di Tressiliano.
+</p>
+
+<p>
+«Ecco la bella moneta onde vengo pagato
+per prestar servigi, in cui va la mia
+testa di mezzo. Gli è ora che pensi a me
+stesso. Io qui non fo altro, se non m’inganno,
+che rendermi colpevole verso il
+signore di questo magnifico castello, verso
+uno che può togliermi la vita con tanta
+facilità quanta ve n’è a spegnere una candela
+da sei denari. E tutto ciò mi guadagno
+a servire una donna impazzita, ed un malinconico
+amante, altro matto, che per
+aver io perduto un cencio di carta piegata
+in quarto, mette mano alla spada e
+minaccia d’ammazzar tutto il mondo!
+Soprappiù, qui si trovano Varney e il
+dottore. La vita vale anche più dei denari.
+Ho risoluto. Vada al diavolo ogni
+compenso, e fo di gamba in quest’istante
+medesimo.»
+</p>
+
+<p>
+Egli è naturale che sì fatte considerazioni
+si presentassero all’animo di Wayland,
+ingolfatosi più avanti ch’ei nol
+credesse da prima in una sequela di
+maneggi misteriosi, inesplicabili, e tali che
+<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
+perfino i primari attori parea non sapessero
+qual fosse la loro parte. Nondimeno
+fa d’uopo rendergli giustizia. Queste personali
+considerazioni erano, fino ad un
+certo grado, contrabbilanciate nell’animo
+suo dalla passione, che l’idea di
+abbandonare quella infelice giovane gl’inspirava.
+</p>
+
+<p>
+«Non penso a Tressiliano più di quello
+che pensi ad una moneta di sei denari.
+Con lui non ho debiti. Condussi la sua
+errante donzella in questo castello. Studii
+egli a farle la sentinella. Ben mi rattiene la
+pietà dovuta ad un’infelice. Chi sa a quai
+disgrazie andrà soggetta in mezzo a questo
+chiasso, a questo tumulto. Sì: è necessario
+ch’io mi rechi nella sua stanza,
+ch’io le confessi d’aver perduto la lettera.
+Così almeno potrà allestirne un’altra,
+nè ella mancherà, spero, di messi, in una
+casa ove non è penuria di servi, che
+possono ben portare una lettera al loro
+padrone. Indi le dirò che vado via, raccomandandola
+alla bontà del Cielo, alla
+sua propria saviezza, alle cure e alle previdenze
+del sig. Tressiliano. Forse le verrà
+in mente l’anello che mi aveva offerto.
+Affè, che me lo sarei guadagnato! Infine!
+ella è un’amabile creatura.
+Dunque all’inferno l’anello! Non voglio
+avvilirmi per sì poca cosa. Se anche
+<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span>
+fossi vittima del mio buon cuore in questo
+mondo, sarò più felice nell’altro.
+Due parole alla Signora, indi gambe mie
+fate il resto.»
+</p>
+
+<p>
+Col piè leggiero e coll’occhio attento
+d’un gatto che guati la sua preda, Wayland
+s’avviò alla stanza della Contessa, trapassando
+e corti, e corritoi, studioso ad un
+tempo e d’osservar coloro che gli passavano
+da vicino, e di sottrarsi quanto il
+poteva agli altrui sguardi. Con tal tenor
+d’andamento si trovò al grande atrio situato
+fra la cucina e il salone, indi alla scaletta
+della torre <i>di Merwyn</i>.
+</p>
+
+<p>
+Già il nostro buon maniscalco si compiacea
+d’avere scansati tutti i pericoli, e preparavasi
+a salire, facendo due gradini per
+volta, quando s’accorse dell’ombra d’un
+uomo che dipigneasi sopra una porta socchiusa.
+Allora scese tosto sulla punta dei
+piedi tornandosene alla corte interna del
+castello, che trascorse in lungo ed in largo
+per un quarto d’ora all’incirca, sembratogli
+quattro volte più lungo dell’ordinario;
+poi rivenne alla torre colla speranza
+che finalmente quest’uomo a lui
+ignoto ne fosse partito. L’ombra di fatto
+era scomparsa, onde ascese qualche gradino
+di più, e mentre stava deliberando
+se fosse miglior partito il salire ancora o
+tornarsene addietro, s’aprì d’improvviso
+<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span>
+la porta, offerendo a’ suoi occhi rimasti
+attoniti Michele Lambourne che tantosto
+sclamò: «Chi diavolo sei tu? Che
+cosa vieni a cercare in quest’angolo del
+castello?»
+</p>
+
+<p>
+«Non son già io un cane, che ubbidisca
+al primo uomo che fischia, lo sapete
+voi?» rispose Wayland ostentando una
+sicurezza troppo smentita dal tuono tremebondo
+della sua voce.
+</p>
+
+<p>
+«Tu cerchi credo me, Lorenzo Staples.»
+Sì disse il Lambourne ad un omaccio
+mal costrutto, cogli occhi loschi e
+alto più di sei piedi, che comparve alla
+porta. Indi rivolto a Wayland, continuò:
+«Poichè ti piace tanto, amico mio, questa
+torre, posso dartene a conoscere le
+parti le più profonde, poste dodici grossi
+piedi sotto il letto del lago. Le troverai
+abitate da serpenti, rospi, lucertole e da
+altri leggiadri animali di simili famiglie,
+che ti faranno buona compagnia. Presto!
+rispondimi, chi sei? che vuoi tu in questo
+luogo?»
+</p>
+
+<p>
+«Se una volta si chiude sopra di me
+la porta d’una prigione, sono spedito,»
+ragionava in suo cuore Wayland. Laonde
+rispose con modi i più sommessi esser
+egli il povero bagattelliere che <i>suo Onore</i>
+aveva incontrato il dì innanzi a Weatherly.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span>
+</p>
+
+<p>
+«E qual giuoco di mano pretendi tu
+di fare in questa torre? La tua brigata,
+disse il Lambourne, è nell’edificio di
+Clinton.»
+</p>
+
+<p>
+«Vado a trovare una mia sorella, disse
+Wayland, che abita là in alto nella camera
+del sig. Tressiliano.»
+</p>
+
+<p>
+«Ah! ah! Ho capito adesso (sclamò
+sorridendo il Lambourne). Affè che questo
+sig. Tressiliano per essere un forestiere non
+si prende fastidi o riguardi, come se fosse
+in casa sua; e con molta leggiadria mette
+nelle proprie stanze le suppellettili che gli
+accomodano meglio. Ottimamente! Sarà un
+fattarello di più da ingrossare la vita del
+santo sig. Tressiliano; scommetto vi saranno
+persone alle quali ne andrà a sangue il
+racconto più che non a me una borsa d’oro.
+Ascoltami, furfante, sì disse volgendosi a
+Wayland, e intendimi bene. Non vogliamo
+che tu faccia stanare il lepre, perchè
+è nostra mente prenderlo al covo. Vattene
+di qui con quel tuo ceffo da imbroglione
+o ch’io ti fo saltare dalla finestra;
+e in verità sarei tentato a sperimentare
+se con qualcuna delle tue astuzie sei capace
+di preservar le tue ossa dagli effetti
+d’un capitombolo.»
+</p>
+
+<p>
+«La signoria vostra, come spero, non
+avrà un’anima sì crudele, ne sono certo,
+<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span>
+ripigliò Wayland. Conviene lasciar vivere
+la povera gente; anzi spero dalla bontà
+di vostra Signoria la permissione di parlare
+con mia sorella.»
+</p>
+
+<p>
+«Tua sorella, sì, dal lato d’Adamo,
+non è vero? Che s’ella lo fosse altrimenti,
+non ne saresti che più colpevole; ma
+sorella o non sorella, ti sventro come una
+volpe se tu ritorni a questa torre. Anzi
+or che ci penso, dalla parte di tutti i diavoli!
+sloggia subito dal castello. L’affare
+è più importante che nol sono tutte le tue
+gherminelle da barattiere.»
+</p>
+
+<p>
+«Sempre col rispetto dovuto alla Signoria
+vostra, rispose Wayland, è d’uopo
+ch’io faccia la parte d’Arione nello
+spettacolo da rappresentarsi questa sera
+sul lago.»
+</p>
+
+<p>
+«Per san Cristoforo! la farò io, disse
+il Lambourne. <i>Orione!</i> È così che tu lo
+chiami? Sì: io rappresenterò <i>Orione</i> col
+suo cinto, e le sue sette stelle, chè è più.
+Su via esci, mala semenza. Seguimi. E
+poi!.... a te, Lorenzo, metti fuori
+questo mascalzone!»
+</p>
+
+<p>
+Lorenzo prese per il collo il tremebondo
+bagattelliere, e Lambourne correndo
+affrettatamente dinanzi ad entrambi, si
+indirisse verso una segreta porta forata
+pel muro di ponente a poca distanza dalla
+<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
+torre, e fu quella medesima, per cui
+Tressiliano dianzi era entrato.
+</p>
+
+<p>
+Intantochè attraversavano lo spazio
+che disgiugne la ridetta porta di soccorso
+dalla torre <i>di Merwyn</i>, Wayland si lambiccava
+invano il cervello per iscoprire
+una via di giovare alla infelice giovane di
+Lidcote ch’ei continuava a compiangere
+ad onta dell’incalzante pericolo in cui si
+trovava egli stesso, ma appena posto fuor
+del castello, e udito ch’ebbe Lambourne,
+il quale con tremendo giuramento gli
+chiarì come una pronta morte e il ritorno
+in quel luogo sarebbero stati una stessa
+cosa per lui, alzò gli occhi e le mani al
+Cielo, quasi prendendolo in testimonio,
+che sino all’ultimo istante avea difesa la
+donna oppressa; volte indi le spalle alle
+superbe mura di Kenilworth, andò in
+traccia d’un ricovero più umile, ma più
+sicuro.
+</p>
+
+<p>
+Lorenzo e Lambourne, dopo averlo
+seguito cogli occhi per qualche tempo,
+rientrarono nel castello, e in tanto che
+camminavano, il primo disse al secondo.
+«Il Cielo mi benedica se indovino qual
+motivo aveste per discacciare questo povero
+disgraziato che dovea sostenere una
+parte nella festa già vicina ad incominciare,
+e tutto questo per una donna!»
+</p>
+
+<p>
+«Ah! Lorenzo, rispose Lambourne,
+<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
+tu pensi a Black Ioan Suggs di Plingdon,
+nè hai svestite ancora le umane fragilità!
+Ma fa coraggio, mio nobilissimo duca
+della Torre, investito dell’alto dominio
+di tutte le prigioni: per giudicare di
+questi affari non sei illuminato da maggior
+luce di quella che rischiara i tuoi
+feudi. Sappi adunque, mio molto reverendo signore
+dei <i>paesi bassi</i> di Kenilworth,
+che il rispettabilissimo nostro padrone
+Riccardo Varney, sol per trovare
+un buco nel mantello di questo Tressiliano,
+ci regalerebbe quante piastre bastano
+per farci bere cinquanta notti di
+seguito, e ne darebbe ampio concedimento
+di licenziare l’intendente della casa,
+se ci venisse a sconcertare prima
+d’avere votato l’ultimo fiasco.»
+</p>
+
+<p>
+«Oh! quand’è così, non so darvi torto,
+soggiunse il gran carceriere di Kenilworth.
+Ma come farete voi, sig. Lambourne, a
+custodire il deposito, se vi allontanate di
+qui; perchè giusta quanto mi sembra,
+all’arrivo della Regina, voi dovete starvene
+presso al vostro padrone.»
+</p>
+
+<p>
+«Ah! ho fatto i miei conti sull’opera
+tua, mio vicerè. Sei tu che farai la guardia
+in mia assenza. Lascia entrar Tressiliano,
+s’ei lo desidera, ma non permettere
+a nessuno l’uscita. Se la giovane
+tentasse fuggire, cosa parimente fra
+<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span>
+le possibili, avrai cura di spaventarla
+colla tua grossa voce..... In fine poi,
+non è che la sorella d’un misero saltimbanco.»
+</p>
+
+<p>
+«Farò meglio, ripigliò Lorenzo. Chiuderò
+il catenaccio di ferro che sta alla seconda
+porta; in tal guisa o per amore o
+per forza non durerò molta fatica a guarentire
+questa donna.»
+</p>
+
+<p>
+«Allora poi Tressiliano non potrà più
+andarla a trovare (e qui Lambourne si
+fermò a pensare un momento). Ma non
+importa. È assai se nella stanza di lui
+verrà sorpresa la donna. Tu però confessami,
+vecchio barbagianni delle prigioni,
+che temi di passare svegliato la
+notte in questa torre <i>di Merwyn</i>.»
+</p>
+
+<p>
+«Io! perchè volete che ciò sia, signor
+Lambourne? Tal cosa non mi dà
+maggior fastidio del dar di volta a una
+chiave. Gli è vero che in questa torre
+si sono intese ed anche vedute strane maraviglie.
+E benchè non siate che da poco
+tempo in Kenilworth, è difficile non
+v’abbia parlato qualcuno delle visite che
+la nostra torre va ricevendo dallo spirito
+d’Arturo di Merwyn, di quel capo di
+Barbari, il quale caduto nelle mani del valente
+lord Mortimero, che comandava l’esercito
+sulle frontiere del paese di Galles,
+qui venne, a quanto dicesi, assassinato.»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Sì, ho inteso raccontare tal favola
+più d’una volta, e che il fantasma non
+istrepita mai tanto forte come allor quando
+si fanno bollire porri, o si fa frigger
+formaggio nella cucina. <i>Santo Diavolo</i>;
+non ti lasciar udire, Lorenzo!»
+</p>
+
+<p>
+«Tu però ti lasci udire, soggiunse
+quel guardiano, con tutta la saggezza
+che ti piacerebbe ostentare. Gli è un
+caso, credilo, da far fremere i più intrepidi,
+l’assassinio d’un prigioniere! Si
+consegni una stilettata ad un uomo sorpreso
+nell’angolo d’una strada, non è
+gran cosa per te: si meni un gran colpo
+di chiavi sulla testa d’un prigioniere
+ricalcitrante, dicendogli nel tempo
+stesso: <i>Sta buono</i>, io chiamo ciò mantenere
+il buon ordine delle prigioni. Ma
+sguainar a sangue freddo una sciabola,
+e piantarla, come fu fatto, nel corpo
+di quel trucidato signore di Galles, è
+tale eccesso da suscitare fantasmi capaci
+di rendere inabitevole per più secoli
+una prigione. E vedi fin dove io spingo
+la mia affezione verso i prigionieri!
+Povere creature! Quando ho avuto in
+consegna e scudieri e persone di riguardo,
+che s’erano spassati a far camminate
+proficue nelle strade maestre, o
+a dir male di sua Signoria il sig. conte
+di Leicester, ho preferito l’alloggiarli
+<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
+cinquanta piedi sotto terra al chiuderli
+in quell’alta camera ove fu commesso
+il misfatto. Sì, per s. Pietro <i>in
+Vinculis</i> ch’io maraviglio come il mio
+nobile Signore, o il sig. Varney, acconsentano
+ad assegnar tale stanza agli ospiti
+del castello. E se il sig. Tressiliano
+ha potuto indurre qualcuno, e massimamente
+una bella giovinetta, a tenergli
+compagnia, dico che ha fatto assai
+bene.»
+</p>
+
+<p>
+«Ed io ti dico, rispose il Lambourne,
+andando su e giù per la stanza di
+Lorenzo, che sei un asino e nulla meglio.
+Va a mettere il catenaccio all’uscio
+della scala, e tralascia di pensar agli
+spiriti, o piuttosto portami vino. Mi
+sono alquanto riscaldato nel mettere quel
+cialtrone fuor della porta.»
+</p>
+
+<p>
+Mentre Michele andava ammorzando
+la sete col tracannare per più riprese,
+e senza ricorrere al bicchiere, un fiasco
+di Bordò, il nostro guardiano della torre,
+persuaso veramente dell’esistenza de’
+fantasmi, cercava destramente di ricondurre
+il discorso sul fantasma d’Arturo
+di Merwyn, per giustificare la propria
+credulità.
+</p>
+
+<p>
+«Scorsero poche ore soltanto dacchè
+sei nel castello, e queste ancora impiegasti
+sì bene nell’avvinazzarti, che non
+<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
+ti fu possibile nè parlare, nè vedere,
+nè udire. Chè certo, faresti meno il
+gradasso, se avessi passata con noi una
+notte di plenilunio, tempo in cui il fantasma
+smania più forte, massimamente
+allorchè soffiando con violenza il vento
+di maestro, cominciano a cadere gocciole
+di pioggia, e s’odono a quando a quando
+colpi di tuono! Oh Gesù! Che fracasso,
+che tintinnio, quali urla, quai gemiti
+si odono allora nella torre di Merwyn.
+Quando siamo a questi spaventi,
+t’assicuro, che due boccali d’acquavite
+bastano appena, pei miei figli e per me.»
+</p>
+
+<p>
+«Ah! tu non sei che una bestia (rispose
+il Lambourne, cui le ultime beviture,
+aggiunte a tutte le precedenti,
+cominciavano ad alterare il cervello),
+non sai tu stesso quel che ti dica. Nessuno
+ha veduto questi spiriti, e chi ne
+parla meno dice minori sciocchezze. Chi
+crede una cosa, chi ne crede un’altra.
+Visioni tutte! fanfaluche! Io ho conosciuto
+persone d’ogni fatta, io vedi! mio
+caro Lorenzo, ed anche uomini di molto
+merito... ve n’è uno soprattutto... un
+gran signore, che non voglio qui nominare.
+Egli crede agli oracoli, alla luna,
+ai pianeti, e al loro corso. S’immagina
+perfino che questi non isfavillino se
+non se per lui. Ma quant’è sicura la
+<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
+parola d’un uom digiuno, o vera quella
+d’un imbriaco, io credo che le stelle
+risplendano unicamente per salvare dalle
+cadute ne’ fossi le buone creature della
+mia razza. Nondimeno questo tal signore
+dia pure buon pascolo alle sue fantasie,
+chè è ricco per poterne avere. Conosco
+un altro, uomo dottissimo, te ne fa fede
+Lambourne, che parla il greco, l’ebraico,
+come io il latino: Ebbene! Egli
+ha la debolezza delle simpatie e
+delle antipatie, e di voler cambiare il
+piombo in oro. Lasciamolo fare, e lasciamlo
+pagare di tale moneta i gonzi
+che di tal moneta sono contenti. Tu
+ancora ti metti nel novero di queste
+persone, tu altro grand’uomo, benchè
+nè nobile nè sapiente; ma sei
+alto sei piedi, e cieco quanto una talpa.
+Credi pure agli spiriti. Per altro abbiamo
+qui un altro grand’uomo, un
+grande piccol uomo, o piccolo grand’uomo,
+che tu lo voglia chiamare, mio
+caro Lorenzo; il suo nome incomincia
+per un V.»
+</p>
+
+<p>
+«E che cosa crede costui?»
+</p>
+
+<p>
+«Niente, mio caro Lorenzo, niente,
+assolutamente niente. Non adora nè Dio,
+nè il diavolo. Per me ho fede nel demonio,
+perchè credo debba esservene
+<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
+uno che possa portarsi sulle sue corna
+la mia anima
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">»Quando stanca del mio frale</p>
+<p class="i01">»Gli darà l’estremo vale,</p>
+</div></div>
+
+<p>
+versi di una famosa canzonetta; perchè
+non v’è antecedente che non abbia il
+suo conseguente, solea dire il dottor
+Brucham. Ma questo è greco per te,
+mio caro Lorenzo, e in fin de’ conti son
+cose affatto inutili da sapersi. Dammi
+dunque un altro fiasco.»
+</p>
+
+<p>
+«Corpo di bacco! Se voi continuate
+a bere così, Michele carissimo, vi troverete
+mal in ordine per far la parte
+d’<i>Orione</i> o per accompagnare il padron
+vostro in una notte tanto solenne. A
+tutti i momenti, io m’immagino udire
+la grande campana della torre di <i>Mortimero</i>,
+nunzia dell’arrivo d’Elisabetta.»
+</p>
+
+<p>
+Intanto che Lorenzo faceva tali osservazioni,
+proseguiva in suo bere il Lambourne,
+che finalmente rimettendo sulla
+tavola il fiasco pressochè vôto, e mandando
+un lungo sospiro, disse con voce
+a metà spenta, e che sollevavasi a grado
+a grado mentr’ei parlava: «Non ti
+prendere fastidio di questo, o Lorenzo.
+Se m’imbriaco, Varney saprà richiamarmi
+<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
+alla ragione. E perciò non ti
+prendere fastidio. L’ubbriachezza farà
+a modo mio. Poi se devo andare sull’acqua
+come <i>Orione</i>, bisogna mi premunisca
+contro l’umidità. Tu t’immagini
+che non sarò capace di far da <i>Orione</i>!
+Io sfido anzi il più intrepido gracchiatore
+fra quanti si sono mai sfiatati per
+dodici soldi a farmi la critica. Avvi forse
+un sol uomo che non s’imbriachi in
+tal notte? rispondimi. È una prova di
+fedeltà l’imbriacarsi, e ti giuro che se
+mi scontro in chi dopo aver bevuto non
+sia allegro, rischia in mia fede di non
+essere mai più allegro nemmeno a digiuno.
+Non nomino persone, ma... gran
+virtù che ha una foglietta di vino per
+mandare al diavolo i mali umori, e per
+eccitare allegria. <i>Vivat</i> per la regina Elisabetta,
+pel nobile Leicester, pel degnissimo
+sig. Varney e per Michele Lambourne,
+che potrebbe farseli girar tutt’e
+tre attorno a un dito.»
+</p>
+
+<p>
+Dopo dette quest’ultime parole, scese
+la scala, ed attraversò il cortile interno.
+</p>
+
+<p>
+Quel guardiano continuò per qualche
+tempo ad osservarlo, poi chiudendo lo
+sportello della torre, dicea fra se stesso:
+«Che bella cosa l’essere un favorito!
+Poco mancò un giorno ch’io non perdessi
+l’impiego sol perchè il sig. Varney
+<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span>
+sognò ch’io sapessi d’acquavite, e
+quel furfante non teme d’essere cacciato
+via su due piedi col presentarsegli innanzi
+gonfio di vino siccome un otre.
+Bisogna però fargli giustizia: egli è un
+furfante pieno d’abilità. Io non intendo
+mai la metà di quello che dice.»
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span></p>
+
+<h2 class="nosp">CAPITOLO XIII.</h2>
+</div>
+
+<div class="poem-container">
+<div class="poem inl"><div class="stanza">
+<p class="i01">»Ella s’appressa a noi: l’annunzi il suono</p>
+<p class="i01">»Delle festanti squille; e tu soldato,</p>
+<p class="i01">»Corri, t’affretta ai merli: or non ministro</p>
+<p class="i01">»Di morte, il foco al cavo bronzo appresta;</p>
+<p class="i01">»E l’aura ripercossa e rotta a lei</p>
+<p class="i01">»Gl’impazienti nostri voti adduca.</p>
+<p class="i05"> <i>La Regina Vergine.</i> Tragicom.</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<p>
+Dopo che Wayland abbandonò Tressiliano,
+come dianzi il dicemmo, il secondo
+stavasi incerto su quanto si dovesse
+operare, allor quando vide venire
+a se Raleigh e Blount che si tenevan
+per braccio, e ad un tempo disputavano
+fortemente fra loro, giusta il costume.
+In quello stato d’animo in cui si
+trovava il giovane di Cornovaglia, egli
+sentivasi per vero dir poco vezzo della
+lor compagnia, ma oltrechè non vedea
+un modo convenevole ad evitarli, comprendea
+che obbligato qual erasi con
+promessa ad Amy di non vederla e di
+non avventurare per lei alcun tentativo,
+il miglior partito per esso lui diveniva
+quello di mettersi tra la folla, nè lasciar
+<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span>
+comparire, che il men possibile nella sua
+fronte le angosce e le incertezze, fra cui
+internamente agitavasi. Fatta dunque di
+necessità virtù, salutò i compagni: «Ebbene,
+come passaste il tempo, o signori?
+D’onde venite?»
+</p>
+
+<p>
+«Da Warwick, disse Blount. Siamo
+tornati per cambiar d’abito, come usano
+gli attori di certe compagnie comiche
+povere per moltiplicare sulla scena
+i lor personaggi. E voi, Tressiliano,
+perchè non faceste altrettanto?»
+</p>
+
+<p>
+«Blount ha ragione, soggiunse Raleigh.
+La Regina è tenerissima dell’etichetta,
+e reputa una violazione del rispetto dovutole
+il comparire innanzi a lei con un
+abito ove si veda la più piccola orma di
+polve o di fango. Ma guarda! mio caro
+Tressiliano, guarda, e fa se puoi di
+non ridere, il nostro Blount. Osserva
+come quel suo cane di sartore gli ha
+messo addosso un catafascio di turchino,
+di grigio, di rosso, di nastri color di
+carne, e compiscono l’opera quelle rosette
+gialle sulle sue scarpe!»
+</p>
+
+<p>
+«Che cosa pretenderesti di meglio?
+rispose Blount. Certamente non mi stetti
+dal raccomandare a quel mariuolo di
+fare una bella cosa, e di non guardare
+a spese; e credo poi anche che questo
+da te chiamato catafascio, non manchi
+<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span>
+di fare spicco. Per lo meno il mio abito
+è migliore del tuo, e ne fo giudice
+Tressiliano.»
+</p>
+
+<p>
+«E lo sia, disse Walter Raleigh. Per
+bacco! ne ho tutto il piacere. A te,
+Tressiliano, profferisci sentenza.»
+</p>
+
+<p>
+Tressiliano, instituito arbitro, cominciò
+ad esaminare le cose che divenivano
+materia di procedura, e indovinò
+d’un guardo, che il povero Blount prese
+sulla parola del sartore quell’abito
+carico di nastri, in mezzo ai quali sentivasi
+imbarazzato più d’un contadino
+quando mette il suo abito della domenica.
+Il vestito di Raleigh invece, elegante
+e ricco ad un tempo, gli si affacea sì
+vantaggiosamente, che chiamava ogni
+sguardo sopra di lui. Laonde Tressiliano
+pronunziò, più ricco essere il vestito
+di Blount, di miglior gusto l’altro
+di Raleigh.
+</p>
+
+<p>
+Blount si tenne contento di una tal
+decisione. «Lo sapea ben io che quel
+furfante di Doublettich non avrebbe avuta
+la poca accortezza di presentarmi una
+giubba liscia come quella di Raleigh. Gli
+avrei spaccato il cranio col suo stesso
+ferro da distendere. Poichè se dobbiamo
+essere pazzi, siamo almeno pazzi di
+prima sfera.»
+</p>
+
+<p>
+«Ma, e tu, Tressiliano, allora disse
+<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
+Raleigh, che aspetti tu per andarti
+a vestire?»
+</p>
+
+<p>
+«Un equivoco m’ha fatto rimanere
+fuori della mia stanza, rispose il gentiluomo
+di Cornovaglia, e mi priva qualche
+tempo del mio arredo. Anzi stava
+io per pregarti a darmi un poco di luogo
+nel tuo appartamento.»
+</p>
+
+<p>
+«E con tutto il piacere, soggiunse
+tosto Raleigh. La mia stanza è assai vasta,
+nè può negarsi, sua Signoria di
+Leicester ci tratta con ogni riguardo,
+e ne volle alloggiati da principi. Certamente,
+se anche è a ritroso tal sua
+compitezza, ei la porta sì lunge, che
+la ritrosia non si scorge. Laonde nell’atto
+stesso di farti padrone della mia
+stanza, ti consiglierei volgerti al ciamberlano
+del Conte; egli ti farà subito
+avere soddisfazione per l’altra stanza
+che t’hanno levata.»
+</p>
+
+<p>
+«Oh! la cosa non merita l’incomodo
+di pensarvi sopra, massimamente poichè
+condiscendi tu ad alloggiarmi. È egli
+poi ben sicuro che non darò disturbo
+a nessuno. A proposito! Avevate compagnia
+nel venir da Warwick?»
+</p>
+
+<p>
+«Grande, rispose Blount. Varney,
+e un’intera tribù di <i>Leicesteriani</i>, poi
+anche una ventina circa di fedeli amici
+del conte di Sussex. Noi dobbiamo, a
+<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span>
+quanto sembra, ricevere la Regina nella
+torre, che costoro chiamano della <i>Galleria</i>,
+e assistere a tutte le buffonerie
+che si preparano per farle festa; indi
+saremo noi gl’incaricati di farle corteggio
+nel trasferirsi al Salone, affinchè tutti
+quelli che l’avranno accompagnata sino
+al castello, abbiano il tempo di cambiare
+in più ricche vesti gli abiti loro
+da viaggio. Sto da re, se la Sovrana mi
+volge qualche parola. Dio mi castighi
+s’io so che risponderle.»
+</p>
+
+<p>
+«Qual cagione vi ha trattenuti sì lungo
+tempo a Warwick?» continuò ad interrogar
+Tressiliano, studioso di allontanare
+il discorso dalle cose che lo riguardavano.
+</p>
+
+<p>
+«Ci ha trattenuti... una infinità di
+stravaganze, rispose Blount, ma stravaganze
+tali, che non se ne vedono di
+sì fatte alla fiera di S. Bartolommeo:
+discorsi imparati a memoria, commedie,
+cani, orsi, uomini vestiti da simie, donne
+trasformate in fantocci, che so io? In
+verità maraviglio come la Regina abbia
+potuto reggere a tante goffaggini. Eh sì!
+coloro che ne erano i personaggi ricavavano
+a quando a quando clementi occhiate
+dalla Sovrana, e lessero nel volto
+di lei più d’un segno d’aggradimento.
+Convien dirlo: la vanità fa talvolta impazzire
+<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span>
+i più saggi; ma andiamo tutti
+alla torre <i>della Galleria</i>. Vieni, Tressiliano...
+non capisco per altro come
+ti trarrai d’imbarazzo con quell’abito
+pieno di polvere, e con que’ tuoi stivaloni.»
+</p>
+
+<p>
+«Starò sempre dietro a te, caro Blount.
+Così la nobiltà della tua presenza, e l’eleganza
+delle tue vesti copriranno quanto
+è di sconcio nel mio aggiustamento,» rispose
+Tressiliano, che s’accorse come tutte
+le idee del nostro Blount si fossero concentrate
+allora in una sola, intendo la
+pompa insolita de’ panni che aveva indosso.
+</p>
+
+<p>
+«E pensi che ciò accadrà veramente?
+rispose Blount. Ebbene! rassegniamci. Non
+puoi credere quanta sia la mia soddisfazione,
+perchè trovasti di buon gusto il
+mio abito. O non fare una pazzia, ma
+tratti a farla, si faccia almen grandemente!»
+</p>
+
+<p>
+Nel dir tai cose il Blount, ora s’aggiustava
+il cappello, or mettea studio a
+ben portare la gamba, pago di se stesso
+come se avesse preceduta la sua brigata
+di lancieri, talvolta mandava occhiate
+contente alle cremesine sue calze, e alle
+larghe rosette gialle che si spiegavano sulle
+sue scarpe. Mesto e pensieroso il seguia
+Tressiliano, senza por mente a Raleigh,
+il quale spassandosi sulla goffa vanità di
+<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
+Blount ne facea il testo di mille graziosi
+motteggi che susurrava all’orecchio dell’altro
+compagno.
+</p>
+
+<p>
+Di tal maniera attraversarono il ponte
+coperto, andati indi a porsi con altri gentiluomini
+innanzi alla porta esterna della
+<i>Galleria</i>, o torre d’ingresso. Il loro numero
+era di quaranta persone all’incirca,
+scelte fra i cavalieri di primo ordine, e
+schierati in doppia fila da ciascun lato
+della porta come una guardia d’onore.
+</p>
+
+<p>
+Armati soltanto delle loro spade questi
+gentiluomini, portavano abiti ricchi sin
+quanto l’immaginazione può concepirli;
+e poichè l’usanza d’allora volea grande
+sfoggio di magnificenza, non vedeansi che
+velluti, ricami d’oro e d’argento, nastri,
+perle, e preziose catenelle. I gravi pensieri
+che occupavano l’animo di Tressiliano
+non gl’impedirono d’avvedersi, come con
+quel suo abito da viaggio benchè elegante,
+facesse meschina comparsa in mezzo a
+cotanta pompa, e più il trassero in tale
+considerazione le maraviglie fatte da’ suoi
+amici, e gli sguardi schernitori de’ partigiani
+del Leicester. Non potevamo omettere
+simile circostanza, quand’anche taluno
+la riguardasse men consentanea al carattere
+grave che attribuimmo a Tressiliano.
+Ma però questa maggior cura che
+si dà all’esterno aggiustamento è una specie
+<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span>
+d’amor proprio, di cui neanche l’uomo
+il più saggio va immune, ed è sì connaturale
+alla specie umana, che non solamente
+la serba il soldato fin quando si
+cimenta ai rischi d’una morte quasi sicura,
+ma lo stesso colpevole che cammina
+al supplizio si studia di mostrarsi nel
+modo men disdicevole. Però si evitino
+le digressioni.
+</p>
+
+<p>
+Terminava il crepuscolo vespertino
+della giornata estiva de’ 9 luglio 1575, che
+tutti aspettavano ancora con grande ansietà
+l’arrivo della Regina. Ogni istante
+ingrossava la folla già da molte ore adunatasi.
+Un’abbondante distribuzione di
+reficiamenti e di bue arrostito, e le botti
+d’<i>ala</i> congegnate con pertiche in diversi
+punti della strada, mantenevano nel popolo
+la gaiezza, e la sua affezione in ver
+la Regina e il favorito della Regina, affezione
+che sarebbesi del certo affievolita,
+se la molestia del digiuno si fosse aggiunta
+all’impazienza di un lungo aspettare.
+</p>
+
+<p>
+Così a quella turba non parve lungo
+un tempo trascorso fra popolari trastulli,
+e schiamazzi, e risa, e triviali scherzi,
+che gli uni agli altri mutuamente si
+indirigevano.
+</p>
+
+<p>
+Di tal genere era l’agitazion che vedeasi
+nello spianato vicino al castello, e
+principalmente presso la porta del parco,
+<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
+ove il popolo più numeroso assembrossi;
+allor quando vistosi d’improvviso brillar
+un razzo nell’atmosfera, si fece ad un
+tempo udire per tutta l’estensione della
+pianura il suono della campana maggiore
+del castello.
+</p>
+
+<p>
+Cessarono in quest’istante le grida, cui
+succedè il sordo mormorio dell’aspettazione,
+onde non altra cosa ascoltavasi,
+che un confuso ronzio di migliaia d’uomini
+che parlavano sotto voce, e per
+valermi d’una frase bizzarra, il bisbigliar
+lieve d’una moltitudine immensa.
+</p>
+
+<p>
+«Giungono adesso, non v’è dubbio,
+disse Raleigh. Tressiliano, questo suono
+ha un non so che di maestoso. Noi di qui
+l’ascoltiamo, siccome naviganti, che dopo
+un lungo viaggio, odono in lontananza il
+flutto che si rompe urtando in qualche
+incognita spiaggia.»
+</p>
+
+<p>
+«Secondo me, rispose il Blount,
+questo rumore ha molta simiglianza col
+muggito che fan le mie vacche nel ricinto
+di Wittens-Westlowe.»
+</p>
+
+<p>
+«Adesso, per Dio! sta pascolando,
+disse Raleigh a Tressiliano, e non gli
+passano per la mente che buoi e praterie.
+Di fatto ei non val meglio de’ suoi armenti
+cornuti, nè diventa uomo che quando gli
+si parla di sangue o di morte.»
+</p>
+
+<p>
+«Bada, soggiunse Tressiliano, ch’egli
+<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span>
+sull’istante non te ne dia prova, se non
+la finisci colle tue spiritose bizzarrie.»
+</p>
+
+<p>
+«Eh! non ci penso neanche, rispose
+Raleigh. Ma tu pure, mio Tressiliano, sei
+divenuto un barbagianni, lo sai! Tu non
+voli più che di notte tempo. Tu cambiasti
+i tuoi canti in lugubri lamentazioni,
+e la buona compagnia in un buco di
+muro.»
+</p>
+
+<p>
+«E tu! che specie d’animale sei tu,
+o Raleigh, che corri tanto nel giudicare
+i tuoi simili?» disse allor Tressiliano.
+</p>
+
+<p>
+«Io! io sono un’aquila che non mi
+abbasserò mai fino a terra, sintantochè
+vi sia un cielo verso cui indirigere il
+volo, finchè vi sarà un sole ove fisare
+il mio sguardo.»
+</p>
+
+<p>
+«Bella millanteria! per san Barnaba!
+entrò in campo il Blount. Ma, caro il mio
+signor <i>dall’aquila</i>, guardatevi dalla gabbia,
+e dall’uccellatore. Ho visto altri uccelli
+volar alto quanto il vorreste voi; poi
+gli ho visti dopo, molto leggiadramente
+impagliati far da spavento agli altri uccelli
+loro compagni. Ma zitti. Da che
+deriva questo improvviso silenzio?»
+</p>
+
+<p>
+«È il corteggio, disse Raleigh, che si
+ferma alla porta del parco, ove una sibilla,
+una di queste <i>fatidicae</i>, parla
+colla Regina e ne trae l’oroscopo. Ne
+ho veduti i versi che non hanno gran
+<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
+vezzo. Poi sua Maestà è stanca di poesie.
+Ella stessa in tempo che il cancelliere
+di Ford-Mell l’arringava, mi disse
+all’orecchio, che era <i>pertaesa barbarae
+loquelae</i>.»
+</p>
+
+<p>
+«La Regina parlargli all’orecchio!
+meditò subito il Blount. Come finirà mai
+questa faccenda?»
+</p>
+
+<p>
+Ma tali sue considerazioni vennero
+interrotte dai romorosi applausi della
+moltitudine, che da ogni eco venivano
+rimandati due miglia all’intorno. I gruppi
+situati a mano a mano ne’ luoghi
+d’onde passava Sua Maestà, mettevano
+plaudenti grida, che da un gruppo all’altro
+si comunicavano fino al castello,
+onde finalmente quelli ch’eran di dentro
+n’ebber gli annunzi, e quando la Regina
+aveva oltrepassato la porta del parco, e
+quando fu entrata in Kenilworth. Allora
+si fece udire la musica del castello, e il
+romor del cannone si mescolò a quel delle
+scariche degli archibusi. Pur questo fracasso
+di tamburi, di trombe e di spari di
+cannone discernevasi appena, tanto forti
+erano le acclamazioni ognor crescenti di
+tutta quella popolazione.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè lo strepito cominciò a sminuire,
+si fece vedere alla porta del castello un
+vivacissimo splendore, che si distendeva
+ed ingrandiva col suo avvicinarsi. Tale
+<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span>
+splendore avanzavasi, tenendo il sentiero
+del viale che guidava alla torre della
+<i>Galleria</i>, e venendo per mezzo alle file
+della gente del Conte. Tantosto da entrambi
+i lati di quelle file medesime s’alzò
+un grido: la Regina! la Regina! silenzio!
+Di fatto giugnea Elisabetta, preceduta
+da dugento suoi cavalieri, che portavano
+torcie di legno resinoso, il cui chiarore,
+pari a quello del giorno, splendea su tutto
+il corteggio, in mezzo al quale stavasi la
+Regina vestita nella massima pompa, e
+raggiante tutta di gemme. Saliva ella un
+bianco destriero, unendo dignità e grazie
+in condurlo, talchè in quel portamento
+nobile e maestoso ben ravvisavasi l’augusta
+discendente di cento monarchi.
+</p>
+
+<p>
+Le dame d’onore che seguivano sua
+Maestà non trascurarono certamente nel
+loro ornarsi nessuna cosa di quante si
+voleano a sostenere il lustro di un sì brillante
+corteggio. Tutte queste costellazioni
+secondarie erano degne del glorioso astro
+che circondavano. La pompa, onde cresceano
+spicco all’avvenenza di loro forme,
+stavasi bensì ne’ limiti d’un ritegno che
+le facea riguardose di non parer gareggianti
+col maggior astro, ma tale sempre
+si mantenea, onde si scorgesse essere elleno
+il fiore d’un regno tanto rinomato pe’ suoi
+fasti e per la leggiadria delle sue abitatrici.
+<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
+La magnificenza dei cortigiani, non frenata
+da prudenziali considerazioni andava
+oltre ogni limite.
+</p>
+
+<p>
+Il Leicester, tutto splendente d’oro e
+di preziosi ricami, veniva a cavallo alla
+diritta della Regina, onore che gli si addicea
+e come ospite di lei, e come grande
+scudiere. Era il destriero uno de’ più
+famosi corridori di tutta l’Europa, ed
+un’insigne somma avea spesa il Conte
+per procacciarselo, e farsene merito in
+tale circostanza. Questo nobile animale
+mostrandosi impaziente del lento marciare
+di quel corteggio, ritondava con
+grazia il maestoso collo, e rodea in leggiadra
+guisa l’argenteo morso che lo frenava.
+Ne uscia dalla bocca la spuma, e
+cadea come fiocchi di neve in su le belle
+sue membra. Degno il cavaliere del
+proprio grado, e di salire sì nobil corsiero,
+non eravi alcuno in Inghilterra,
+nè forse in Europa, che gli potesse contender
+la palma o nell’arte di guidare
+un cavallo, o in tutt’altr’arte cavalleresca.
+Col capo scoperto, siccome ognuno
+di quel corteggio, il lume delle torce
+rischiarava e le prolungate anella della
+sua nera capigliatura, e quel dignitoso
+volto, ove il censore anche il più
+severo non avrebbe potuto notare altro
+difetto, che un’altezza di fronte, soverchia
+<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
+anzichè no. In questa sera tanto
+memorabile, dipigneasi nei suoi lineamenti
+la tenera sollecitudine di un
+suddito compreso d’alta gratitudine per
+l’onore compartitogli dal Monarca, ma
+che ad un tempo va orgoglioso d’esserne
+meritevole.
+</p>
+
+<p>
+Ciò nondimeno, comunque gli raggiasse
+la gioia sul viso, alcuni del suo seguito
+credettero accorgersi d’una pallidezza
+più che ordinaria in quel volto, e
+gli uni agli altri si manifestarono la tema,
+che le molte cure e fatiche cagionate a
+lui da un tal giorno non ne pregiudicassero
+la salute.
+</p>
+
+<p>
+Varney seguiva da vicino, siccome primo
+scudiere, il padrone portando un
+berrettone di velluto nero ornato d’un
+fibbiaglio di diamanti, e sormontato da
+bianco pennacchio. Egli tenea gli occhi
+costantemente fisi sul Conte, siccome colui
+che per motivi non ignoti al certo
+ai nostri leggitori, dovea fra tutti i
+numerosi servi del Leicester augurargli
+più ardentemente e forza e risoluzione
+nel sostenere i travagli di un giorno per
+lui sì penoso. Comunque il Varney appartenesse
+a quel picciolo numero di scellerati,
+che giunti a spegnere i rimorsi
+passano dall’ateismo a tale indifferenza,
+onde i loro animi si chiudono ad ogni
+<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span>
+nobile affetto, e si fanno simili ad agonizzanti
+assonnati dall’oppio, egli sapea
+nondimeno vivere fortissima nel cuore
+del suo padrone questa fiamma inestinguibile
+del sentimento morale, e che in
+mezzo anche a tante pompe e magnificenze
+lo martoriava il rimorso, verme
+roditore che mai non muore. Nondimeno
+l’astuto scudiere si confortava in
+pensando, che il Leicester era giunto
+a persuadersi di quanto gli avea egli
+detto sulla leggiera infermità cui soggiacea
+la Contessa, scusa validissima a dispensarla
+dal comparire innanzi alla Regina,
+e s’immaginò quindi che in tal
+momento ogn’altro affetto avrebbe ceduto
+all’ambizione, potentissima nello spirito
+del Conte, e che per ciò non si
+sarebbe egli mai tradito col lasciar trapelare
+sensi di debolezza.
+</p>
+
+<p>
+I cavalieri del corteggio della Regina
+erano quelli fra gli ospiti del viril sesso
+che maggiormente attraessero a sè gli
+sguardi d’ognuno. Appartenevano tai
+gentiluomini alla nobiltà la più illustre
+di que’ tempi, e lo sfarzo onde pompeggiavano
+toglieva ai circostanti ogni vaghezza
+d’osservar quelli che venivano
+dopo di loro.
+</p>
+
+<p>
+Era giunto il momento che quella insigne
+<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span>
+schiera facesse mostra di sè al gigante
+custode della porta. Ma questo
+grande baggeo stavasi in tanta agitazione,
+ed in oltre una brocca d’<i>ala</i> ch’ei
+trangugiò credendo rinfrancar la memoria,
+produsse effetto sì contrario in quel
+povero suo cervello ch’ei poteva appena
+respirare standosi adagiato, nel suo
+sedile di pietra. La Regina, cred’io,
+sarebbe passata senza che ei si movesse
+da quella positura, se il suggeritore
+Flibbertigibbet, che stavasi dietro lui
+in vedetta, non gli avesse conficcata la
+punta d’uno spillone nelle sue larghe
+spalle.
+</p>
+
+<p>
+Costui mandò un grido, per vero dire
+fuor di concerto in quella parte che
+ei dovea sostenere, poi alzatosi incominciò
+a girare a destra e sinistra la sua
+mazza ferrata, e simile ad un cavallo
+che dopo avere ricevuto un colpo di frusta,
+precipita in sua carriera e aggiugne
+in un sol tratto la meta, così egli
+recitò d’un fiato la sua tirata coll’aiuto
+sempre del suggeritore. Ella era la seguente;
+e il leggitore comprenderà, senza
+fatica, che i primi versi di essa s’indirigevano
+alla folla, il rimanente ad
+Elisabetta, al cui avvicinarsi il gigante,
+quasi colpito da un’apparizione, abbandonava
+<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
+ogni insegna della propria carica,
+cedendo il luogo alla Dea della
+notte, e al corteggio della medesima.
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Che bordello! è qui l’inferno?</p>
+<p class="i02"> O un guardian son’io di paglia?</p>
+<p class="i02"> Che si vuol? Fuori, o canaglia,</p>
+<p class="i02"> O le membra vi squinterno.</p>
+<p class="i01">Però adagio! il guardo mio</p>
+<p class="i02"> Chi abbarbaglia oltre il costume?</p>
+<p class="i02"> È una donna, o fora un nume?</p>
+<p class="i02"> Addio, mazza, chiavi addio.</p>
+<p class="i01">Gran Reina, cui d’appresso</p>
+<p class="i02"> Va il contento, io t’offro omaggio.</p>
+<p class="i02"> Al mirarti chi ha coraggio</p>
+<p class="i02"> Di contenderti l’ingresso?</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Elisabetta accolse con molta grazia
+l’omaggio di questo Ercole moderno, e
+avendogli fatto col capo tal cenno, che
+grata ne l’indicava, attraversò la torre
+datagli prima in guardia, da’ cui merli
+udivasi una musica guerresca. Tal musica
+ripetuta da altri sonatori collocati
+su diversi punti di que’ baloardi, e prolungata
+dai vari ripercotimenti dell’eco,
+dilatò cotanto quell’armonia che parea
+omai venisse da tutte le bande.
+</p>
+
+<p>
+Al suono di tal musica deliziosa la
+regina Elisabetta attraversò il ponte che
+tenea tutto lo spazio compreso fra la
+torre della <i>Galleria</i>, e l’altra di <i>Mortimero</i>.
+Innumerabili torcie poste alle
+impalizzate, spargevano un chiarore vivace
+<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
+siccome quello del giorno. La maggior
+parte di quei gentiluomini, scesi
+a terra, mandarono i loro cavalli al villaggio
+di Kenilworth, per seguire a
+piedi la Regina; come il faceano gli altri
+ch’erano stati scelti per riceverla
+nella galleria.
+</p>
+
+<p>
+In quel tempo Raleigh volse alcune
+parole a Tressiliano, come per più riprese
+avea fatto in fino allora, nè poco
+stupore destarono in lui le risposte vaghe
+ed insignificanti che ne ricevea. E
+tal circostanza, e quelle dell’appartamento
+abbandonato, e simile comparsa
+in abito da viaggio che non potea far
+di meno di non ferire gli occhi della
+Regina, e molt’altri sintomi osservati
+in Tressiliano, trassero Raleigh a dubitare
+che non fosse accaduto qualche istantaneo
+sconcerto nella mente di questo
+Cornovagliese.
+</p>
+
+<p>
+Giunta appena la Regina sul ponte,
+altro nuovo spettacolo le si offerse alla
+vista. Fin d’allora che i suoni musicali
+annunziarono per ogni dove la sua presenza,
+si vide movere una grande zattera,
+che rassembrava ad isola galleggiante
+illuminata da molte torcie, e cinta
+di macchine intese a rappresentare i
+cavalli marini, su de’ quali si posavano
+i Tritoni, le Nereidi, e le altre divinità
+<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
+de’ fiumi e del mare. Tale isola
+si avanzò lentamente fino alla vicinanza
+del ponte.
+</p>
+
+<p>
+Scorgevasi sovr’essa un’avvenente donna,
+vestita d’un mantello di seta azzurra,
+annodato alla persona da un cinto,
+che presentava misteriose cifre improntate,
+come il Filottero degl’Israeliti.
+Nuda le mani e i piedi, smaniglie
+d’oro ne ornavano le braccia e l’estremità
+della gamba. In mezzo a lunghe
+trecce di neri capelli stavale una
+corona di vischio finto, e portava in
+mano un bastone d’avorio guernito d’argento.
+La seguivano due ninfe vestite
+al pari di lei d’un abito antico e
+simbolico.
+</p>
+
+<p>
+Il tempo venne calcolato sì al giusto,
+che la signora dell’isola galleggiante era
+con entrambe le sue seguaci alla torre,
+quando vi giugnea Elisabetta. Allora
+questa abitatrice dell’acque con elegante
+parlamento si annunziò per la famosa
+donna del Lago, rinomata nelle storie
+del re Arturo, e celebre per avere protetta
+la giovinezza del formidabile Lancilotto,
+e per avere coi pregi di sua beltà
+trionfato della saggezza e degl’incanti
+del poderoso Merlino. Da quel tempo
+non avea giammai abbandonato i cristalli
+cui dominava, comunque illustri
+<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span>
+personaggi avessero a mano a mano tenuto
+il castello di Kenilworth. Nè i Sassoni,
+nè i Danesi, nè i Normanni, nè
+i Samolowi, non i Clinton, non i Monfort,
+non i Mortimeri, non i Plantageneti,
+benchè grandi ne fossero la
+magnificenza e la gloria, aveano potuto
+indurla ad uscir fuor dell’alghe del
+suo palagio. Ma appena un nome più di
+questi famoso risonò al suo orecchio, divenne
+ansiosa d’offerire omaggio d’obbedienza
+all’Inglese eroina, e d’invitarla a quelle
+feste, di cui sarebbero stati teatro il castello
+e i dintorni, il lago e le rive.
+</p>
+
+<p>
+La Regina che accolse gratamente tale
+salutazione, le rispose sorridendo: «Noi
+avevamo creduto fin qui che il lago facesse
+parte de’ nostri dominii, ma poichè
+una donna tanto celebre a sè lo richiama,
+ci sarà gradevole a miglior tempo
+di metterci in corrispondenza secolei
+onde regolare i comuni nostri interessi».
+</p>
+
+<p>
+Ottenuta ch’ebbe sì cortese risposta,
+la donna del Lago scomparve; e Arione
+che entrava fra le marine divinità
+si fece vedere sul suo delfino. Ma il
+Lambourne, che si era assunta questa
+parte dopo avere discacciato Wayland,
+intirizzito dal freddo in un elemento
+tutt’altro a lui che aggradevole, nè
+sapendo a memoria la propria parte,
+<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
+nè avendo, come il guardiano della torre
+della <i>Galleria</i> un Flibbertigibbet che
+gliela suggerisse, si volse all’unico soccorso
+che l’impudenza fornivagli; e gettata
+da sè la maschera si diede a giurare
+ch’egli non era nè <i>Arione</i>, nè <i>Orione</i>
+quale che dei due nomi si fosse
+il vero, ma bensì l’onesto Michele Lambourne,
+che dalla mattina alla sera non
+avea fatto che bere ad onore di sua Maestà,
+e condotto erasi a Kenilworth unicamente
+per aggiugnere le sue congratulazioni
+a quelle degli altri sopra un
+arrivo sì desiato.
+</p>
+
+<p>
+Tale buffoneria improvvisata ebbe più
+favorevole effetto d’un preparato discorso.
+La Regina ne rise di tutto cuore,
+e col suo usato giuramento affermò essere
+questa la migliore fra le arringhe
+da lei ascoltate in quel giorno. Il Lambourne
+accortosi che l’espediente cui si
+tenne avea incontrato fortuna, saltò subito
+a terra, dando un calcio alla sua
+marina cavalcatura e facendo voto di
+non intricarsi mai più co’ pesci, se ciò
+non era attorno d’una tavola ben imbandita.
+</p>
+
+<p>
+Intantochè la Regina entrava nel castello,
+fu tratto quel memorabile fuoco
+d’artifizio, nella cui descrizione si
+adoperò sì fortemente l’eloquenza del
+<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span>
+maestro Laneham, personaggio che dianzi
+demmo a conoscere ai leggitori.
+</p>
+
+<p>
+<i>Tali erano</i>, son questi i termini propri
+del donzello della camera del Consiglio,
+<i>il chiarore de’ razzi, lo spicco
+delle stelle splendenti, i lampi de’ fuochi
+artifiziali, lo strepito del cannone,
+che ne rimbombò il Cielo, commosse ne
+furono l’acque, e crollò la terra, e
+quanto a me comunque io sia uomo coraggioso,
+non mi presi mai tanta paura
+in mia vita</i>&#8205;<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>.
+</p>
+
+<p class="pad2 center large">
+<i>Fine del terzo volume.</i>
+</p>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="footnotes">
+
+<h2>
+NOTE:
+</h2>
+
+<div class="footnote" id="note1">
+<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&#160;&#160;</span>Personaggio di merciaio in una commedia del
+Shakespeare.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note2">
+<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&#160;&#160;</span>La Contessa fa qui un giuoco di parole, che
+necessariamente nella traduzione non può avere egual
+grazia come nell’origliale Inglese ove dipende dalla
+voce <i>to pare</i>, che corrisponde egualmente ad <i>avere
+riguardi</i> e ad <i>usare sudicia economia</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note3">
+<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&#160;&#160;</span><i>Nugæ antiquæ</i>, Vol. I, pag. 355.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note4">
+<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&#160;&#160;</span>L’obbligo di fedel traduttore m’impedisce di
+dare e a questa parte di romanzo, e ad alcun’altre
+dello stesso genere che vengono dopo, quelle
+tinte che pur a mio avviso, non sarebbero state inopportune
+per indicare quel senso di molestia, da
+cui esser dee compreso gentil narratore, e da cui
+sarà stato, anche non assai fortemente esprimendolo,
+compreso l’autore di <i>Kenilworth</i>, comunque tratto
+dalla necessità della sua orditura, ed in parte da
+storica verità, a raccontare delitti or meditati,
+or eseguiti col riso sul labbro.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note5">
+<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&#160;&#160;</span>È superfluo l’avvertire, che tai cose sono poste
+sul labbro d’un ipocrita scellerato; è noto per altra
+parte che l’autore del romanzo è protestante.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note6">
+<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&#160;&#160;</span>Ci riportiamo sempre alla nota precedente.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note7">
+<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&#160;&#160;</span>Ospitale dei pazzi a Londra.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note8">
+<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&#160;&#160;</span>Eroina d’un racconto del Chaucer, rimodernato
+da Pope.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note9">
+<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&#160;&#160;</span>Giova qui il far presente, che in Inghilterra
+il pudor delle frasi fra le persone educate, principalmente
+se appartengono al gentil sesso, è spinto
+sì oltre, che sovente nelle buone società conviene
+adoperar molto studio per trovarne di adatte
+a far intendere cose che sol di lontano risveglino
+le idee di quanto le leggi della modestia vogliono
+espresso velatamente.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note10">
+<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&#160;&#160;</span>Vedi notizie istoriche di Kenilworth, Tom. I.
+Pag. 7.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note11">
+<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&#160;&#160;</span>Nome che i Cabalisti danno ai pretesi genii
+elementari dell’aria.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note12">
+<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&#160;&#160;</span>Vedi il racconto lasciatone dal Laneham sul
+soggiorno ch’Elisabetta d’Inghilterra ebbe a Kenilworth
+nell’anno 1575, storia dilettevole scritta dal
+più stolido fra tutti gli autori. Rarissimo ne è l’originale,
+quantunque se ne sieno fatte due edizioni.</p>
+</div>
+</div>
+
+<div class="tnote">
+<p class="tntitle">
+Nota del Trascrittore
+</p>
+
+<p>
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
+minimi errori tipografici.
+</p>
+
+<p>
+Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
+</p>
+</div>
+<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 79031 ***</div>
+</body>
+</html>
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