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Gli astri, + Che parteggiar per te, vinsero: amico + D’ogni Pianeta t’è l’influsso: ognuno + Co’ segni suoi giunto il gran dì t’addita. + _Schiller._ + + +Pervenuta era al suo termine una sì rilevante ad un tempo e penosa +giornata. Il navilio del Leicester, dopo avere sofferto più d’una +burrasca, e urtato in più d’uno scoglio, entrò nondimeno in porto a +bandiera spiegata, allor quando quest’uomo straordinario, raggiunte le +soglie della propria abitazione, si trovò estenuato, siccome appunto un +nocchiero al cessare della tempesta. Non profferì egli una parola in +tutto il tempo speso dal Ciamberlano nel cambiare il ricco mantello da +Corte in una veste da camera foderata di pelliccia; ed allorchè questo +uficiale gli annunziò, che Varney desiderava parlare a sua Signoria, +rispose solamente collo scuotere il capo, come uomo dominato da mal +umore. Varney entrò ciò nonostante, interpretando un tal segno come una +tacita permissione; onde il Ciamberlano si ritirò. + +Il Conte, che teneva appoggiata sulla propria mano la testa, ed il +gomito sul tavolino che gli stava a fianco, rimase silenzioso ed +immobile in quella positura, come quasi non s’accorgesse dell’arrivo +o della presenza del suo confidente. Il Varney studioso d’indagare in +quale stato d’animo si trovasse un uomo che in quel giorno medesimo +avea ricevute sì moltiplicate e variate impressioni, e tutte violente, +aspettava che il Conte aprisse egli stesso il discorso. Ma questo +aspettare fu indarno, e fermo l’altro nel tacersi, con tai detti il +confidente ruppe il silenzio scambievole. + +«Poss’io congratularmi colla Signoria vostra della ben meritata +prevalenza che ella ottenne in tal giorno sul più terribile de’ suoi +rivali?» + +Sollevò il capo Leicester, e mestamente, ma senza sdegno, rispose: «Tu, +Varney, che colla tua mente, vaga soltanto di correre le vie tortuose, +mi traesti in tale labirinto di bassi artifizi, puoi giudicare s’io +abbia, e quai motivi io m’abbia, per congratularmi con me medesimo.» + +«E che? mi biasimereste forse, o signore, perchè al primo scoglio +che ci si presentò, non fui primo a tradire un segreto, da cui +dipende la vostra sorte, e che tante fiate e con sì premurose istanze +raccomandaste alla mia prudenza? La Signoria vostra era presente. +Quando che vi fosse piaciuto, non era forse in arbitrio vostro il +contraddirmi, e perder voi stesso, confessando la verità? Ma non +certamente si apparteneva ad un vostro fedel servo lo svelarla senza +che gliene deste un comando.» + +«Non posso negarlo, o Varney (disse il Conte che indi si levò, fattosi +a traversare con lunghi passi la stanza). La mia ambizione fu quella +che tradì il mio amore.» + +«Dite piuttosto, o signore, che l’amore tradì sul più bello i disegni +del vostro innalzamento, chiudendovi il cammino ad un avvenire colmo +di possanza e di onori, a quella sorte brillante, che l’Universo non +può offerire fuorchè a voi solo. Premuroso di assicurare alla mia +rispettabile padrona il titolo di Contessa, perdeste l’occasione di +divenir voi medesimo...» + +Qui troncò a se stesso il proprio dire Varney, come se un concentrato +rammarico gli avesse impedito il continuare. + +«Di divenir io medesimo?.... qual cosa? (gli chiese finalmente il +Leicester). Parla chiaro, o Varney.» + +«Di divenire voi medesimo re, e quel che più monta, re d’Inghilterra. +Nè col parlare in tal guisa offendo io del certo la Regina. Poteva +egli accadere altrimenti, tostochè cedendo al voto generale dei suoi +sudditi, fosse venuta all’istante, non forse lontano, di scegliersi uno +sposo in cui si unissero nobiltà, avvenenza e valore?» + +«Tu sei pazzo, o Varney, rispose il Leicester. Per altra parte, a’ +dì nostri non abbiam forse veduto bastanti cose per far abborrire a +qualunque uomo una corona nuziale tolta dal grembo della sua donna? Hai +forse dimenticato quello che accadde in Iscozia a Darnley?» + +«Darnley! disse il confidente. Signore, e che mi parlate voi di quello +sciocco, di quell’imbecille, di quel giumento sellato a tre basti, che +si lasciò lanciare in aria come un razzo tratto in giorno di festa? Se +la Stuarda avesse avuta la sorte di sposarsi a quel nobile Conte, che +parve un dì chiamato dal destino a dividere il soglio con lei, le cose +avrebbero preso assai diverso andamento. Ella non sarebbesi in allora +dimenticati i riguardi dovuti ad un tale sposo, e voi avreste trovato +in essa una moglie docile ed affezionata, quanto possa vantarla un +gentiluomo di villaggio, avvezzo a vedere la propria compagna, che ne +segue cavalcando i cani da caccia, o gli tiene la briglia del cavallo, +mentre egli sta per salirvi.» + +«Poteva forse accader quanto dici, o Varney (replicò il Leicester, +e tosto un lieve sorriso d’amor proprio soddisfatto ne schiarì la +fronte in pria nuvolosa). Enrico Darnley conosceva poco le donne. +Tutto altr’uomo più pratico di questo sesso, avrebbe facilmente +mantenuta la dignità virile al cospetto della Scozzese. Ma non può +dirsi altrettanto per chi avesse che fare con Elisabetta. Credo +che Dio nel darle un cuore di femmina, le compartì ad un tempo un +cervello maschile per frenare questo cuore. Oh! la conosco troppo. +Ella accetta bensì pegni d’amore, e contraccambia di egual prezzo i +propri adoratori; ben collocherà nel proprio seno le amorose poesie che +le si offrono, ed altre ne saprà pur anche rispondere, e condurre le +galanti corrispondenze fino al termine che divengano un mutuo cambio +di affetti, ma _nil ultra_ ove trattisi di tutto quanto può lusingare +un uomo ambizioso. Costei non abbandonerebbe un _iota_ del suo potere +supremo per l’intero alfabeto dell’amore e dell’imeneo.» + +«Tanto meglio per voi, o signore, disse il Varney, tanto meglio per +voi, intendo, se tale, come supponete, fosse la mente della Regina +da non poter voi aspirare al titolo di suo sposo. Ne siete però il +favorito, e vi conserverete tale sintantochè la signora del castello di +Cumnor rimarrà nel buio che la nasconde a tutti gli sguardi.» + +«Povera Amy! (disse il Leicester mandando un profondo sospiro). Ella +che brama sì ardentemente, di essere riconosciuta alla presenza di Dio +e degli uomini!» + +«So bene che ella lo brama, rispose Varney, ma è egli ragionevole un +tal desiderio, o Signore? I suoi scrupoli religiosi non sono al fine +soddisfatti? Essa è già sposa legittima, onorata ed amata siccome tale; +gode della società del marito ogni qualvolta egli può esimersi da +indispensabili doveri. Che può ella dunque bramare di più? A me sembra +che una persona affettuosa e d’indole tanto soave, com’ella si mostra, +piuttostochè menomare in alcun modo gli onori e la futura grandezza del +suo sposo col volere immaturamente dividerne le prerogative, dovrebbe +acconsentire a condurre anche tutta la vita nella oscurità in cui +trovasi presentemente; oscurità, che ben calcolando tutte le cose, non +è da posporsi all’ingrata vita cui si vedea costretta nel miserabile +castello di Lidcote.» + +«Avvi, nol nego, qualche cosa di vero in quanto dici, o Varney, e +vedrei tutto perduto se Amy comparisse alla Corte. Però, come impedire +ch’ella si presenti a Kenilworth? Elisabetta non dimenticherà gli +ordini dati a tale proposito.» + +«Lasciatemi dormir sopra a questa difficoltà, disse Varney. Non posso +così su due piedi aver formata tutta la pianta di un disegno che mi sta +or nella mente, e che concilierebbe i vantaggi di soddisfar la Regina, +di non offendere la mia padrona, e di lasciare questo fatale segreto +sepolto nel buio in che ora trovasi avvolto. Vostra Signoria ha altri +ordini da darmi per questa sera?» + +«Bramo essere solo, rispose Leicester; lasciatemi; mettete su quel +tavolino la mia cassetta d’acciaio, e state pronto a ricevere gli +ordini che dovessi darvi.» + +Non appena si fu ritirato Varney, il Conte aperse la finestra del +proprio appartamento, e dopo avere trascorso lungo tempo a contemplare +le stelle che in brillantissimi gruppi ornavano una delle più belle fra +le notti ancor vedutesi in quella state, lasciò sfuggirsi tai detti +senza avvedersene. + +«No: mai non ebbi tanto d’uopo delle costellazioni del Cielo: troppo +oscuro e intralciato è il mio cammino su questa terra.» + +È noto che in tal secolo si avea grande fiducia nelle vane predizioni +dell’astrologia giudiciaria; ed il Leicester, benchè generalmente +immune da tutte l’altre superstizioni, non era superiore sotto questo +aspetto al secolo in cui vivea. Che anzi niuno potè starsi dal por +mente all’incoraggiamento da lui dato ai professori di tale pretesa +scienza. Nè per vero dire è cosa maravigliosa, che il desiderio di +conoscere l’avvenire, sì comune agli uomini d’ogni paese, domini con +assai più grande forza sopra coloro, la cui vita si passa fra gli +avvolgimenti e le cabale della Corte. + +Dopo avere il Leicester adoperata tutta l’attenzione per iscoprire se +mai la sua cassetta d’acciaio fosse stata aperta, e se la serratura +trovavasi tuttavia nello stato in cui egli l’aveva lasciata, +v’introdusse la chiave. Indi ne trasse una certa quantità di monete +d’oro contenute entro una borsa di seta, poi una pergamena, sulla quale +erano dipinti i segni planetarii, e le linee e le cifre numeriche, +di cui si valgono i facitori d’oroscopi. Dopo avere contemplati +minutamente questi mistici indizi, levò dalla cassetta medesima una +larga chiave, poi sollevando la tappezzeria, l’adattò alla serratura di +una piccola porta nascosta in un angolo della stanza, e che metteva ad +una scalinata fatta entro la grossezza del muro. + +«Alasco, (disse il Conte alzando la voce, ma in tal guisa che lo udisse +soltanto l’abitante della torricella cui conducea quella scala). +Alasco! ripetè egli, discendi.» + +«Vengo, signore,» rispose una voce dall’alto della torre, e il camminar +lento d’un vecchio faceasi udire lungo quella scaletta a lumaca; +finalmente Alasco comparve nell’appartamento del Conte. L’astrologo, +uomo di bassa statura, pareva assai attempato: la bianca barba gli +scendea lungo il suo nero mantello fino alla cintura di seta: bianchi +ne erano parimente i capelli; ma le sopracciglia apparivano nere, +siccome gli occhi vivaci e scaltriti ch’esse adombravano; singolarità, +che dava un’apparenza affatto straordinaria alla fisonomia del +vegliardo. Fresca però ne era tuttavia la carnagione, colorate le +guance, e gli occhi che già descrivemmo rassembravano quelli d’un +sorcio; tanto maligno e malauguroso ne era lo sguardo. D’una specie di +dignità non andavano privi i costui modi, e l’interprete delle stelle, +comunque rispettoso, sembrava uomo assai agiato, e che assumeva persino +il tuono dell’autorità conversando col primo favorito d’Elisabetta. + +«Voi vi eravate ingannato ne’ vostri pronostici, o Alasco (disse il +Conte dopo avergli restituito il saluto). Egli è convalescente.» + +«Figlio mio, replicò l’astrologo, permettetemi ricordarvi ch’io non +mi feci mallevadore della sua morte. Tutti i pronostici che noi +possiamo ottenere dai corpi celesti, dalla loro forma, e dalle loro +congiunzioni, sono sempre soggetti alla influenza superiore della +Divina possanza. + + «Astra regunt homines, sed regit astra Deus». + +«E a che giovano dunque tutti questi vostri misteri?» domandò il Conte. + +«Giovano assai, figlio mio, rispose il vecchio, perchè dimostrano +il corso naturale e probabile degli eventi, benchè questo corso sia +subordinato ad un più alto potere. Così, se la Signoria vostra tornerà +ad esaminare l’oroscopo ch’ella assoggettò all’arte mia, potrà vedere +che Saturno è nella sesta casa opposta a Marte, che questo Pianeta +dà addietro nella _casa della vita_; nè si potea far di meno di non +leggere in tutto ciò una malattia lunga e pericolosa, di cui l’esito +sta nelle mani della Provvidenza, benchè quest’esito per solito sia la +morte. Nondimeno, s’io sapessi il nome della persona di cui si tratta, +potrei tirare un altro oroscopo.» + +«Il suo nome è un segreto, disse il Conte. Pure sono costretto a +confessare, che la predizione non si appose in tutto al falso. Ei fu +infermo, pericolosamente infermo, ma non al punto di morire. Hai tu +novellamente tirato il mio oroscopo, siccome te ne diede il comando +Varney? Sei tu presto a scoprirmi qual cosa predicono gli astri sulla +mia fortuna avvenire?» + +«La mia arte è tutta per voi, disse il vecchio, ed eccovi, figlio mio, +la carta della vostra fortuna, brillante al pari dei fuochi medesimi +di que’ sacri segni ai quali il nostro destino è soggetto. Questa +fortuna che vi predico però non andrà affatto esente da difficoltà, e +da pericoli.» + +«Se fosse altrimenti, ripigliò a dire il Conte, io sarei al di sopra +d’un mortale. Proseguite pure a chiarirmi le cose, e persuadetevi di +parlare ad uomo pronto a tutto quanto i destini gli serbano, e risoluto +ad operare o a sofferire qual si conviene ad un nobile Inglese.» + +«Quel coraggio che ti fa pronto all’una o all’altra delle due prove, +dee sublimarsi ancor maggiormente, rispose il vecchio; le stelle +sembrano annunziarti un titolo più superbo, un grado più fastoso. +Tocca a te l’indovinare il senso di una tal predizione, e non a me lo +scoprirlo.» + +«Deh! mel dite, ve ne prego, ve lo comando,» dicea il Leicester, e in +ciò dire si faceano ardenti al par di brage i suoi occhi. + +«Nè posso, nè voglio dirlo, replicò il vecchio. Lo sdegno de’ principi +è eguale alla collera del leone. Ma poni mente, e giudica di per te +stesso. Qui Venere, ascendendo nella _casa di vita_, e congiunta col +sole, sparge ondate di luce, ove lo splendore dell’oro si mescola con +quel dell’argento, certo presagio di potere, di ricchezza, di dignità, +di tutto quanto alletta l’umana ambizione. Quel Cesare sì rinomato +ne’ fasti dell’antica e potente Roma, non intese mai dalla bocca de’ +suoi Aruspici un avvenire di gloria da paragonarsi con quello che, +invigorita dalla fecondità di un tal testo, potrebbe sfoggiare al +figlio mio favorito la mia sapienza.» + +«Tu ti prendi giuoco di me, o vecchio,» disse il Conte, maravigliato +del fervore che l’astrologo poneva in quella sua predizione. + +«Forse che questo è momento di scherzi per tale che, siccom’io, ha gli +occhi fisi verso il Cielo, e i piedi sull’orlo della tomba?» replicò +con solenne tuono il vegliardo. + +Il Conte fece due o tre passi nel suo appartamento, tenendo le braccia +distese, e qual uomo che ubbidisse ai cenni di un fantasma, che lo +eccitasse ad alte imprese. Pure nel volgersi addietro sorprese l’occhio +dell’astrologo immobile sopra di lui, ed una maliziosa furberia +dipingevasi negli sguardi indagatori che costui lanciava per traverso a +quelle nerissime sopracciglia. L’anima altera e sospettosa di Leicester +prese fuoco tutto ad un tratto; si lanciò sopra il vecchio partendosi +dall’estremità di quel vasto appartamento, nè si fermò, che allorquando +la sua mano distesa fu quasi addosso al corpo dell’astrologo. + +«Sciagurato! diss’egli, se per tua disgrazia ti fossi avvisato di +darmi ad intendere chimere, son tale da farti scorticar vivo. Confessa +che t’hanno pagato per ingannarmi, per tradirmi. Confessa che sei un +impostore, e ch’io sono la tua vittima, il tuo zimbello.» + +Il vecchio diede alcuni indizi di sbigottimento; ma non però maggiore +di quello, che avrebbero potuto destare perfino in chi fosse stato +innocente le furie subitanee impadronitesi in allora del Conte. + +«E che vuol dire una tal violenza, o signore?» tosto si fece a dire. +«Come posso io essermi meritato la vostra collera?» + +«Provami, rispose, tuttavia fuor di se medesimo il Conte, provami che +non ti sei concertato co’ miei nemici.» + +«Signore, rispose il Vecchio con ben mentita dignità, voi non potete +avere su di ciò prova migliore, siccome quella che vi sceglieste da +voi medesimo. Ho trascorse le ultime ventiquattr’ore rinchiuso in una +torricella, di cui voi solo vi riteneste in poter vostro la chiave. +Ho speso il tempo della notte in contemplando con questi miei occhi, +pressochè spenti, tutti i corpi celesti, e ho travagliato nel durare di +tutta la giornata il mio ingegno a compiere i calcoli che nascono dalle +combinazioni di tali pianeti. Non gustai cibo terrestre. Non udii una +voce d’uomo soltanto, e ben vi è noto che l’udirla m’era impossibile. +Pur v’accerto io, che ho passate, vi dissi, queste ventiquattr’ore +nella solitudine e nella meditazione, vi accerto, che la vostra stella +ha dominato sull’orizzonte; onde o il luminoso libro de’ cieli ha +mentito, o un felice mutamento debb’essere oggi accaduto nella vostra +sorte. Se in tale intervallo, nulla occorse per cui la vostra possanza +abbia acquistato maggiore fermezza, o siasi aumentato il favore di cui +godete, allora del certo non sarò io che un impostore; e la divina arte +che nacque nella pianura della Caldea, non sarà null’altro che una +bassa furfanteria.» + +«Egli è vero, disse il Leicester, fattosi più tranquillo, che tu eri +strettamente rinchiuso, ed è parimente vero quel cambiamento delle cose +mie, che tu racconti avere letto negli astri.» + +«E perchè dunque, o figlio, mi aggravi con tai sospetti? (disse +l’astrologo prendendo un tuono esortatorio). Le intelligenze celestiali +mal soffrono una tale incredulità, se anche alligna negli uomini ad +esse i più favoriti.» + +«Chetati, o vecchio, rispose il Leicester, io m’ingannai; e sii pago +d’aver udito da me tal confessione, cui nè per bassa condiscendenza, nè +per iscusarsi, le labbra di Leicester discenderanno più mai, se non è +appunto innanzi al potere supremo, al quale tutto dee prostendersi su +questa terra. Ma passiamo ora a ciò che mi tiene sollecito l’animo in +mezzo a queste tue visioni d’un avvenire brillante. Tu dicesti esservi +ancora una parte di prospettiva men lieta. La tua scienza può essa +istruirmi d’onde il pericolo è da temersi, e qual sarà lo strumento che +lo condurrà sopra di me.» + +«Le sole cose che la mia arte mi permette soggiugnere in risposta alla +vostra interrogazione son queste, disse allora l’astrologo. Il lato +sinistro degli astri vi annunzia qualche spiacevole vicissitudine, +siccome cagionata da un giovine.... forse un rivale. Ma non iscopersi +se un tal rivale debba esserlo in amore, o nella grazia della Regina. +Sola particolarità ch’io possa dirvi di più, è la seguente: il rivale +viene dalla piaggia d’occidente.» + +«Dalla piaggia d’occidente! Basta così, sclamò tosto il Leicester, +perchè da tal piaggia appunto vien la tempesta. Le contee di +Cornovaglia, e di Devon! Raleigh, o Tressiliano! È chiaro che gl’indizi +portano sovr’un di questi. Io debbo dunque liberarmi d’entrambi. Saggio +vecchio, s’io ti feci ingiuria, ne avrai almeno una generosa ricompensa +da quel medesimo che t’ingiuriò.» + +Detta la qual cosa trasse dal suo scrigno che gli stava innanzi una +borsa piena d’oro. «Eccoti il doppio di quanto ti promise Varney. +Sii fedele nel custodire i miei segreti, ubbidisci alle istruzioni +che ti verranno date dal mio grande scudiere, nè ti dolga di alcuni +istanti molesti che tu debba per ben servirmi trascorrere nel ritiro. +Te ne sarà tenuto largo conto, non ne temere. Olà! Varney, conduci +questo rispettabile vecchio nel suo appartamento; non lo lasciar +mancare di nulla; ma soprattutto prenditi gran cura ch’ei non abbia +corrispondenza con chicchessia.» + +Varney, già comparso al primo cenno, chinò il capo dopo d’avere uditi +questi ordini; l’astrologo non si congedò altrimenti dal Conte che +col baciargli la mano; indi seguì il grande scudiere in un altro +appartamento ove stavano per l’indovino preparati vino e reficiamenti. + +Sedutosi costui all’apprestatagli mensa, il Varney chiuse colla massima +cautela due porte, ed esaminò la tappezzeria per accertarsi che nessuno +fosse ivi a spiare; indi sedutosi rimpetto al suo personaggio, cominciò +in sì fatta guisa ad interrogarlo. + +«Intendeste voi i segni che vi feci mentre tanta altezza ci disgiugneva +l’uno dall’altro?» + +«Sì, disse Alasco (tale era il nome che in questo luogo si dava il +mariuolo) ed agli stessi segni mi conformai nel tirare il mio oroscopo.» + +«E lo spacciaste senza incontrare difficoltà?» + +«Non vi dirò senza difficoltà, ma lo spacciai; nè ho dimenticato di +accennare, come fu nostra intelligenza, un pericolo che potea scaturire +dalla rivelazione di un segreto, e da un giovine venuto dall’Occidente.» + +«I timori in cui si sta il mio padrone, e la sua coscienza, ne +guarentiscono ch’ei crederà vere così l’una come l’altra delle +predizioni, risoggiunse il Varney. Non vidi mai uomo lanciatosi nella +carriera ch’ei corre, conservare con tanta forza i ridicoli suoi +pregiudizi. Ma non ho già scrupolo nell’ingannarlo, poichè si tratta +de’ suoi vantaggi medesimi. Parliamo ora de’ vostri altari, saggio +interprete delle stelle, perchè io posso dirvi la vostra sorte meglio +che tutti i pronostici possibili. Sappiate dunque che vi è d’uopo il +partire di qui sull’istante.» + +«Non voglio saperne altro, disse impazientendosi Alasco. Troppe +agitazioni d’ogni genere ho provate da poco in qua. Dopo essere stato +per giorni e notti chiuso entro il breve ricinto di una torricella, +voglio godere finalmente della mia libertà, e proseguire ne’ miei +studii, ben più importanti, che nol sono i destini di cinquanta uomini +di Stato, o di cinquanta cortigiani, ch’io paragono volentieri a bolle +d’aria, le quali si sollevano, e scoppiano tosto nell’atmosfera di una +Corte.» + +«Voi farete come crederete meglio (rispose il Varney, con quel +riso sardonico che una lunga consuetudine avea fatto famigliare ai +lineamenti del costui volto, e che è preso per distintivo dai pittori +allorchè vogliono dipingere il Diavolo). Godete pure della vostra +libertà, e continuate ne’ vostri studii fintantochè i pugnali degli +uomini stipendiati dal Sussex attraversando il vostro mantello, non vi +vengano a salutare le coste.» + +Impallidì il vecchio a tai detti, ne’ quali così il Varney continuò. + +«Credete voi ch’egli non abbia offerto una ricompensa a chi arresterà +il malvagio ciarlatano e venditor di veleni Demetrio, che fornì certe +preziose droghe alla cucina di sua Signoria? E che? Impallidite, +vecchio amico? Sarebbe forse perchè il vostro Alì vede qualche +disgrazia nella _casa di vita_? Ascoltami: noi ti manderemo in +un’antica abitazione di campagna che m’appartiene; tu menerai ivi la +tua vita in compagnia d’un buon rusticano, e gli trarrai ducati col +soccorso della tua alchimia, ch’è quanto di buono, cred’io, ella sappia +fare.» + +«Tu te ne menti, derisore temerario quanto scortese (disse Alasco che +un impotente sdegno fece tutto fremente). Non v’è nel mondo chi ignori +essermi avvicinato alla perfezione più di quanti chimici sono sopra la +terra; nè fra questi se ne trovano sei che mi pareggino nel possedere +un’approssimazione esatta al _Grande Arcano_.» + +«Via, via, disse interrompendolo Varney, a che, in nome del Cielo! far +meco queste commedie? Forse che non ci conosciamo l’un l’altro? Io ti +credo sì ben innoltrato, sì perfetto ne’ misteri della furfanteria, +che dopo avere ingannato tutto il genere umano, sei giunto persino ad +ingannar te medesimo; tal che senza cessare dal far tuo zimbello i tuoi +simili, sei divenuto in tal qual modo il tuo proprio zimbello. Non fare +il vergognoso, che non ne hai il motivo. Tu sei erudito. Ecco ch’io ti +presento un conforto classico: + + «Ne quisquam Aiacem possit superare nisi Aiax.» + +Tu solo potevi ingannar te medesimo dopo che riuscisti ad ingannare +tutta la confraternita dei _Rosa-Croce_. Niuno giunse più di te ad +alta meta nel _Gran Mistero_; ma fa che questi miei detti entrino bene +nel tuo orecchio: Se il veleno posto per opera tua nel brodo di Sussex +avesse avuto effetto più sicuro, stimerei un po’ più questa tua chimica +che tanto porti alle stelle.» + +«Tu sei uno scellerato indurito nella colpa, o Varney, rispose Alasco; +molte persone ardiscono commettere azioni di tal natura, ma non hanno +poi l’impudenza di parlarne.» + +«E molte ne parlano, che non ardirebbero di commetterle. Ma non andar +in collera. Io non voglio attaccar briga con te. Povero me se il +facessi! Mi crederei costretto a vivere per un mese di sole uova, onde +cavarmi con sicurezza la fame. Dimmi dunque tostamente, come ti sia +fallita la tua arte in un’occasione di tanta importanza.» + +«L’oroscopo del conte di Sussex, rispose l’Astrologo, annunzia _che il +segno dell’ascendente essendo in combustione_...» + +«Finiscila una volta con queste tue scipitezze. Credi forse aver che +fare con un compare?» + +«Perdonatemi, disse il vecchio, vi giuro non conoscere io fuorchè un +solo rimedio che fosse stato capace di salvare la vita al Conte; ma non +v’è uomo in Inghilterra, che sappia tale antidoto eccetto me, e per +altra parte gl’ingredienti necessari a comporlo, e principalmente un +d’essi, sono sì rari, che è quasi impossibile il procurarseli. Laonde +mi è forza credere, ch’ei debba solamente la propria salvezza ad una +costruzione di polmoni e di parti vitali più robusta che in uom vivente +siasi trovata giammai.» + +«Ho inteso parlare di un ciarlatano che lo ha curato (disse il Varney +dopo avere pensato un istante); siete voi ben sicuro, che nessun altro +possegga nell’Inghilterra questo prezioso segreto?» + +«Eravi un uomo, disse il dottore, una volta mio servo, e che avrebbe +potuto rubarmi tale tesoro della mia arte, siccome me ne rubò due o +tre altri; ma la mia politica, come v’immaginerete bene, non comporta +che alcuna persona intrusa si frammetta nelle cose del mio mestiere. +L’uomo di cui vi parlo, non ha più voglia credetelo, di correr dietro +ai segreti; e tengo per fermo, che fu sollevato al Cielo sulle ali di +un dragone di fuoco.... lasciamolo in pace nel luogo che è. Ma passando +al ritiro ove vorreste confinarmi, avrò io un’officina ai miei comandi?» + +«Un intero laboratorio, rispose Varney; perchè un reverendo padre +abate, obbligato a dar luogo al re Enrico ed ai suoi partigiani, +saranno vent’anni, aveva un compiuto apparecchio di cose chimiche, che +fu costretto lasciare ai suoi successori. Là tu potrai sciogliere, +soffiare, accendere, e moltiplicare, sintantochè _il dragone verde +divenga un’oca d’oro_ o come meglio piacerà esprimersi alla spettabile +confraternita.» + +«Avete ben ragione signor Varney, disse l’alchimista digrignando i +denti, avete ragione anche quando vi fate beffe delle cose le più +giuste e le più ragionevoli; perchè di fatto quanto or dite per solo +dileggio potrebbe accadere innanzichè c’incontrassimo di bel nuovo. Se +i dotti i più venerabili degli antichi tempi hanno detta la verità; +se i più saggi de’ nostri giorni l’hanno ricevuta qual si dovea; se +venni accolto per ogni ove, e nella Polonia, e nell’Olanda, e sin negli +estremi confini della Tartaria siccome un uomo, cui la natura fe’ +parte de’ più impenetrabili fra suoi misteri; se ho acquistati i più +segreti segni della cabala Giudaica a tal grado di perfezione, che le +barbe più venerabili della sinagoga si terrebbero onorate scopando i +gradini del tempio per farli degni di essere calcati da’ miei piedi; +se omai non v’è più d’un passo che disgiunga i miei lunghi e profondi +studii da quella immensa massa di luce, per cui giugnerò a scoprire +la natura che veglia sulla cuna di quante ricchissime e gloriosissime +produzioni vengono dalla sua mano; se brevissimo intervallo soltanto +separa lo stato mio di subordinazione, ed il potere supremo, la mia +povertà, ed un tesoro cotanto immenso, che senza questo nobil segreto, +non basterebbero a pareggiarlo le miniere dell’antico e del nuovo +Mondo... ditemi, ve ne prego, non ho io ragione di consacrare la mia +vita futura a questa ricerca, convinto, che dopo un breve tempo, dato +pazientemente allo studio, m’innalzerò al di sopra d’ogni soggezione +verso i favoriti, e le loro creature che oggidì mi tengono schiavo?» + +«Bravo, bravo, mio buon padre (disse il Varney coll’espressione a +lui ordinaria di causticità e di riso sardonico); ma tutta questa +approssimazione alla pietra filosofale non trae un solo scudo dalla +borsa di milord Leicester, e molto meno da quella di Riccardo Varney. +Ci abbisognano servigi terrestri e visibili; e poco a noi rileva il +sapere chi sieno quelli che tu inganni altrove colle tue filosofiche +ciarlatanerie.» + +«Figlio mio, Varney, disse l’alchimista, l’incredulità che ti sta +intorno, simile a folta nebbia, oscurò l’acuta tua vista, e ti fece +incapace di conoscere quelle cose che sono una pietra di paragone +per l’uomo dotto, e che nondimeno agli occhi di chi cerca umilmente +la verità presentano una dottrina sì chiara, che si può leggerla +speditamente. Credete voi che l’arte non possegga gl’ingegni, onde +compiere quelle concozioni, che la natura lasciò imperfette nel +formare i metalli preziosi? Nel modo medesimo, col soccorso dell’arte +noi terminiamo gli altri lavori d’incubazione, di cristallizzazione, +di fermentazione, e tutti quelli, onde vediamo da un uovo inanimato +sorgere di per se stessa la vita, da una lega fangosa scaturire una +bevanda pura e salutare, e ricevere moto la sostanza inerte d’un +liquido stagnante.» + +«Ho già inteso parlare di tutto ciò, disse Varney, e mi son fatto +franco contro la tentazione di questi vostri bei discorsi fin quando +pagai (sia maledetto, allorchè vi penso, io era ben novizio in quei +giorni) sin quando pagai venti buone monete d’oro per impratichirmi nel +grande _magisterium_, che la dio mercè andò in fumo col mio denaro. +D’allora in poi che ho pagato sì bene il diritto d’essere libero +nella mia opinione, sfido la chimica, l’astrologia, e tutte quante le +scienze recondite, lo fossero pur anche al par dell’inferno, a slegare +i cordoni della mia borsa. Non dico perciò di sfidare la manna di san +Nicolò, il cui ministerio mi è necessario. Ti sia adunque prima cura il +prepararmene una certa quantità, appena giunto al mio piccolo eremo, +ove è d’uopo tu vada a confinarti. Dopo di che ti do licenza di far +quant’oro vorrai.» + +»Non voglio più comporre nè poco nè molto di una tale pozione,» disse +in tuono risoluto l’alchimista. + +«Allora, rispose il grande Scudiere, ti farò impiccare per quella che +già ne hai fatto; e tu vedi che ciò accadendo, il tuo segreto è perduto +per l’Universo. Non cagionare tal danno irreparabile all’umanità, mio +buon padre; credimi, fa di mestieri che tu soggiaccia al tuo destino, +componendo un’oncia o due di questa droga. Essa in fine non può portar +pregiudizio che ad un individuo o due tutto al più, e così prolunghi +la tua vita quanto basta per discoprire il rimedio universale, che +ne dee poi liberare da ogni genere di malattia. Ma non isgomentire, +o tu il più grave, il più dotto, il più irrequieto di tutti i matti +di questa terra. Non mi dicesti tu, che la tua droga somministrata in +picciola dose non può produrre se non se miti effetti, e in nessun modo +pregiudizievoli al corpo umano? Che ne derivano soltanto una stanchezza +per tutte le membra, nausee, avversione fortissima a cambiar luogo, +finalmente un tale stato dell’animo, simile a quello che impedirebbe ad +un augelletto di volar via, quando anche ne fosse aperta la gabbia?» + +«L’ho detto, e nulla avvi di più vero, rispose l’alchimista, tale è +l’effetto ch’essa produce; laonde un uccello che ne prendesse nella +indicata proporzione resterebbe una intera state appollaiato nel suo +tronco d’albero senza pensare nè al cielo azzurro, nè alla verdura +della foresta per lui sì gradevole, nè lo distorrebbero da questa +languida immobilità o i raggi del sol nascente che colorano la volta +del firmamento, o il concerto mattutino onde fanno risonar le selve i +suoi pennuti compagni.» + +«E tutto ciò senza pericolo di vita?» soggiunse allora ansiosamente il +Varney. + +«Sì, purchè non si oltrepassi la voluta dose, e semprechè qualcuno +istrutto della natura di una tal manna sia presto a scandagliare i +sintomi ch’essa produce, ed a somministrare, quando faccia d’uopo, +l’antidoto.» + +«Tu stesso regolerai ogni cosa, disse il Varney, e te ne verrà +splendida ricompensa, se adoprerai tali cautele, ond’_ella_ non corra +pericolo di vita. Altrimenti aspettati severissimo castigo.» + +«Ch’_ella_ non corra pericolo di vita! ripetè Alasco. Gli è dunque +sopra una donna che si vuol far prova della mia abilità.» + +«No, pazzo che tu sei! rispose lo Scudiere, non ti dissi già che si +trattava di un augelletto, d’una tortorella domestica, i cui gemiti +potrebbero impietosire il falco presto a piombare sovr’essa? Vedo +già agli occhi il tuo ingalluzzarti, e so bene che non hai la barba +tanto bianca quanto la fanno apparire gli artifizi che adoperasti. +Ecco almeno una cosa che tu giugnesti a mutare in argento. Ma bada +bene: questo augelletto non è pane per li tuoi denti. La tortorella +in gabbia appartiene a tal personaggio, che non soffrirebbe rivali, e +molto meno rivali della tua specie; tu devi sopr’ogni altra cosa aver +cura della sua vita. Ella può da un dì all’altro ricevere il comando +di recarsi alle feste di Kenilworth; pure egli è convenientissimo, +importantissimo, anzi d’ultima necessità ch’ella non vi comparisca. +Bisogna ch’ella ignori tutti questi ordini, e contr’ordini, e le +cagioni che li muovono; egli è quindi opportuno si creda che il proprio +desiderio di lei risparmia l’uopo di spiegarle que’ buoni motivi che si +hanno onde ritenerla in Cumnor.» + +«Tutto ciò è assai naturale,» disse l’alchimista, componendo il +volto ad un sorriso non ordinario in lui, e più fatto a svelare la +vera indole della persona, anzichè conforme a quella indifferente +distrazione, che avrebbe dovuto scorgersi nella fisonomia di un uomo, +il quale veracemente fosse stato più inteso alle idee d’un mondo +astratto e lontano, che alle cose presenti attorno di lui. + +«Gli è vero, rispose Varney; tu conosci assai bene le donne, comunque +sia possibile che da lungo tempo non conversi con esse. Di fatto +non è cosa espediente il contraddirle: nondimeno non torna sempre +il permetter loro tutto quello che vorrebbero fare. Intendimi bene; +un lieve incomodo, bastante a toglierle ogni desiderio di cambiar +luogo, e ad autorizzare i membri della tua dotta confraternita (i +quali potrebbero essere chiamati in suo soccorso) a prescriverle di +non uscire per qualche giorno di casa; ecco tutto il servigio che si +domanda da te, servigio, che sarà altamente valutato, e ricompensato +del pari.» + +«Non si vuol dunque ch’io intacchi la _casa di vita_?» disse +l’alchimista. + +«Guardati bene dal farlo; saresti impiccato per ogni menomo danno che +tu le cagionassi,» replicò il Varney. + +«E avrò io tutto l’agio per preparare i miei lavori, ed inoltre venendo +scoperto, tutto il destro per fuggire o nascondermi?» + +«Tutto quanto vorrai, uomo sempre incredulo, fuorchè per le +impossibilità della tua alchimia. E che? vecchio stregone! per chi +m’hai tu preso?» + +Si alzò il vecchio ed afferrando un candeliere s’avviò a quella +estremità dell’appartamento, ov’era una porta, che guidava alla +cameretta assegnatagli per quella notte. Giunto vicino alla porta +medesima si volse, e prima di rispondere all’ultima interrogazione +fattagli da Varney, la replicò in questa guisa: «Per chi ti prendo, o +Riccardo Varney! Per Dio! ti riguardo siccome un malvagio, maggiore +ch’io stesso non lo sia stato giammai. Però adesso mi trovo fra le tue +reti, e buon grado o malgrado mi è forza servirti finchè sia spirato il +mio tempo.» + +«Va bene così, disse impazientito il Varney; trovati in piedi allo +spuntare del giorno. Chi sa se nemmeno ci farà d’uopo della tua +medicina? In somma non far nulla prima che io arrivi. Michele Lambourne +ti condurrà al tuo destino.» + +Allorchè il Varney si fu accorto che l’alchimista, dopo avere tirata a +sè la porta, l’avea prudentemente chiusa di dentro con due catenacci, +si avvicinò, usando le eguali cautele dalla parte esterna; poi tolse +la chiave della serratura articolando fra i suoi denti tali parole: +«Io più briccone di te, maladetto ciarlatano, stregone, avvelenatore! +Di te, che avresti volentieri sottoscritto un contratto col diavolo, +s’egli si degnasse di servitori della tua sfera! Io sono un mortale, e +cerco per tutte le vie umane di soddisfare le mie passioni, e innalzare +la mia fortuna. Ma tu! tu sei a dirittura un suddito dell’Inferno. — +Presto Lambourne,» andò a gridare da un’altra porta. + +Comparve Michele col volto infiammato e barcollando nell’andatura. + +«Tu sei ubbriaco, o birbante,» gli disse il Varney. + +«Certamente, nobil signore, rispose senza intimidire Michele: noi +abbiamo bevuto tutta la sera alla gioia di questo bel giorno, ed +in onore del nobile lord Leicester, e del suo grande Scudiere. Io +imbriaco! che caschi morto se non dico il vero! Chi potesse rifiutare +in tal occasione di bere per fare almeno una dozzina di brindisi, non +sarebbe che un miscredente ed un vile, e gli farei inghiottire sei +pollici del mio pugnale.» + +«Ascoltami, furfante, disse Varney. Ripiglia la tua ragione +immediatamente; te lo comando. So che puoi a tuo talento spogliarti del +delirio dell’ubbriachezza, com’altri cambiano di vestito. Se ciò non +fosse, ti capiterebbe male.» + +Il Lambourne chinò la testa e lasciò la stanza, ove ricomparve nel +termine di due o tre minuti, colla fisonomia in istato naturale, +aggiustato ne’ capelli e nel vestimento, diverso in somma da quel +che mostrossi istanti prima, come se fosse accaduta in esso una +trasformazione. + +«Sei padrone della tua mente ora, e puoi intendermi?» con severità gli +disse il Varney. + +Michele chinò il capo in atto di affermare. + +«Tu devi partir sull’istante alla volta dell’abbazia di Cumnor in +compagnia del rispettabile Dottore che dorme nella camera contigua. +Eccoti la chiave, onde entrare e svegliarlo quando ne sarà il tempo. +Conduci teco uno de’ tuoi compagni, di cui tu possa fidarti. Usate +ogni spezie di riguardo al Dottore; ma però tenetegli addosso gli +occhi; se volesse battere la ritirata, bruciategli le cervella, e +starò mallevadore per voi. Ti darò lettere da portare al Foster. Il +Dottore verrà alloggiato al pian terreno dell’ala posta a levante; +gli sarà libero il valersi del vecchio laboratorio, e di quanto si +contiene in esso. Non gli si permetteranno colla signora del castello +altre comunicazioni, se non se quelle che approverò e indicherò io +medesimo, a meno che ella stessa non trovasse qualche diletto a vedere +le ciarlatanerie filosofiche di costui. Tu aspetterai ulteriori miei +ordini a Cumnor, il che ti raccomando sotto pena di vita. Guardati +dalle osterie, e dai fiaschi d’acquavite. Nulla di quanto accade nel +castello dee trapelare al di fuori, nemmeno l’aria stessa che vi si +respira.» + +«Basta così, nobil Signore, volli dire mio onorevol padrone, e ben +tosto dirò, come spero, mio onorevol cavaliere e padrone; voi mi +forniste d’istruzioni e di libertà; compirò puntualmente le une, e non +abuserò dell’altra. Il sole quando nasce mi troverà a cavallo.» + +«Fa il tuo dovere, e sappi meritarti la mia protezione. Aspetta. Prima +d’andartene, vôtami una tazza di vino.» + +Il Lambourne si apparecchiava a versarne dal fiasco che l’alchimista +aveva lasciato pieno a metà: «No, viva Dio, sclamò Varney, vammene a +cercare un altro.» + +Il Lambourne ubbidì, e il Varney, dopo essersi risciacquata la bocca +col vino, ne bevve una tazza colma, indi nel prendere una lucerna per +recarsi al suo appartamento pronunziò tai detti: «È cosa straordinaria! +niuno meno di me si lascia aggirare dalla propria immaginazione; +pure non posso parlare un istante con questo Alasco che la mia bocca +e i miei polmoni non sembrino assaliti dai vapori dell’arsenico +calcinato... Eh! a parte queste malinconie;» dette le quali cose si +ritirò. Il Lambourne, com’è da credersi, rimase per assaggiare il vino +che aveva portato. «È vino di St. Johnsberg (diss’egli contemplando il +liquore che facea cader nella tazza, e già odorandone la fragranza): +ha il vero odore della violetta: ma conviene per ora fare un poco +d’astinenza, per poterne un dì assaporare a tutta mia volontà.» Dopo +averne per allora bevuto con discretezza, trangugiò un bicchiere colmo +d’acqua per mitigare il calore solito ad eccitarsi da questo vino del +Reno, poi ritrattosi lentamente verso la porta, fece una pausa, nè +sentendosi capace di vincere la tentazione, tornò addietro con vivacità +ed appressatosi il fiasco alle labbra, si soddisfece finchè fosse vôto, +dispensandosi allora dal ceremoniale del bicchiere. «Se non fosse +questo maledetto vizio, dicea egli intanto, potrei salire alto quanto +lo stesso Varney. Ma chi è che sia capace di salire, quando la stanza +vi gira attorno come una trottola? Bisognerebbe che la mia mano e la +mia bocca fossero più distanti l’una dall’altra, che per arrivare alla +bocca si stentasse un po’ più. Ma domani non voglio bere che acqua. Oh +sì, acqua pura!» + + + + +CAPITOLO II. + + _Pistol._ Porto messaggi di gioia e di + felicità, notizie d’alto valore. + + _Falstaff_. Va bene. Ma ti prego + raccontarle, come si dee a persone di + questo mondo. + + _Pistol._ Al diavolo il vostro mondo, e + gl’imbecilli che ne fanno parte! Io + parlo dell’Affrica e de’ suoi tesori. + + _Enrico IV. Parte II._ + + +La sala pubblica della famosa osteria dell’_Orso nero_ posta in +Cumnor, ove ora ci riconduce la nostra storia, potea vantarsi nella +sera di cui parliamo, di accogliere una brigata più che per solito +meritevole di riguardo. Eravi stata una fiera nelle vicinanze: il +merciaio, che vedemmo essere lo zerbino d’Abingdon, e molti altri di +que’ ragguardevoli personaggi che già presentammo ai nostri leggitori +siccome amici ed avventori dell’osteria di Giles Gosling, aveano +formato attorno al fuoco l’usato lor crocchio, e stavano parlando delle +notizie del giorno. + +Un uomo vivace e lepido assai, che il suo fardello e il bastone di +quercia guernito di punte d’ottone additavano per un di coloro, i quali +professavano il mestiere d’Autolico[1], si conciliò assai l’attenzione +degli uditori, nè contribuì per poco all’intertenimento di quella +serata. Giova qui il rammentare che i merciaiuoli di que’ tempi erano +tutt’altra cosa de’ merciaiuoli degenerati de’ nostri giorni. Da questi +trafficanti peripatetici il commercio delle campagne si provvedea +pressochè interamente dei tessuti fini che servivano all’uso delle +donne. Chè se un mercante di tal natura fosse stato abbastanza ricco +per viaggiare a cavallo, diveniva uom d’alto affare, e potea starsi +in brigata coi più agiati fittaiuoli in cui scontravasi nelle sue +peregrinazioni. + +Il mercante foraneo adunque, di cui parliamo, prendea liberamente +parte siccome attore ne’ passatempi che faceano eccheggiare le +soffitte dell’_Orso nero_ di Cumnor. Or trovava motivi di sorridere +coll’avvenente Cecily, or di sghignazzare senza ritegno col nostro +ostiere, e spesso di prendersi giuoco del leggiadro sig. Goldthred, +che senza averne l’intenzione era lo scopo generale dei motteggi di +quell’assemblea. Questi e il merciaiuolo si trovavano già innoltrati in +una discussione intorno la preferenza da darsi alle maglie di Spagna +sopra quelle di Guascogna; e il nostro Gosling facea un cenno d’occhio +agli ospiti, quasi volesse dir loro: amici, fra poco avrem di che +ridere; ma allora appunto si fece udir nella corte grande strepito di +cavalli misto a quello di varie bestemmie delle più usitate in quei +tempi, e profferite dalla persona che chiamava lo stalliere con sì bel +garbo. + +Tostamente uscirono, gettandosi gli uni addosso degli altri, Will +palafreniere, Giovanni garzone, e tutta la milizia dell’_Orso nero_, +che prima avea disertato dai suoi posti per ascoltare le facezie +di questo e di quello. Anche il nostro ostiere scese nella corte, +sollecito di rendere agli ospiti nuovamente giunti l’accoglienza che +avrebbero meritato; ma ritornò quasi subitamente, introducendo il +suo degnissimo nipote, Michele Lambourne, a sufficienza ubbriaco, il +quale scortava l’astrologo. Alasco, comunque serbasse le forme d’un +vecchio, coll’aver cambiato la sua posata veste in abito da cavaliere +ed essendosi rasa la barba e le sopracciglia, mostrava men di vent’anni +al disotto della età che in lui compariva; lo avresti preso per uno +di quegli uomini tuttavia robusti che s’avvicinano ai sessant’anni. +Egli sembrava grandemente inquieto, e molte istanze aveva fatto al +Lambourne, onde non fermarsi nell’osteria, e trasportarsi in dirittura +al luogo ov’era inviato. Ma col Lambourne non si poteva toccar questo +cantino. «Per il Cancro e per il Capricorno, sclamò egli, e per tutte +le celestiali milizie, senza calcolare le stelle che ho vedute nel +cielo del Mezzogiorno, rimpetto alle quali i vostri pallidi astri +del Settentrione appariscono altrettante candele, il capriccio di +chicchesia non mi farà mai essere cattivo parente. Voglio fermarmi per +abbracciare il mio degno zio, l’ostiere dell’_Orso nero_. Buon Gesù! +sarà egli possibile che gli amici si scordino delle lor buone massime? +Un _gallone_ del miglior vostro vino, carissimo zio, e noi lo berremo +alla salute del nobile conte di Leicester. E che? Non trincheremo noi +insieme per riscaldare la nostra vecchia amicizia? Non trincheremo noi +insieme, io domando?» + +«Con tutto il cuore, parente mio (disse il nostro ostiere che cercava +alla presta sbarazzarsi di cotal ospite). Ma ti prendi tu l’assunto di +pagare tutto il vino che si beverà?» + +Una tale quistione trasse a sgomentire più d’uno di que’ compagni, ma +non cambiò punto le deliberazioni del Lambourne. + +«Dubitate forse de’ modi ch’io ho di pagare, mio caro zio? (diss’egli +mostrando una mano piena di monete d’oro e d’argento). Siete voi +incredulo alle ricchezze del Messico e del Perù? Non sapete quanto +valga lo scacchiere della Regina? Dio protegga sua Maestà, che è la +buona padrona del signore che mi stipendia!» + +«Ebbene, caro parente, disse l’albergatore, il mio mestiere è vender +vino a coloro che lo possono pagare. Dunque _Giovanni, fa l’ufizio +tuo_, questo è il proverbio. Ma io vorrei bene, o Michele, guadagnar +denaro con tanta facilità, come vedo che lo fai tu.» + +«Mio zio, te ne insegno tosto il segreto. Vedi tu questo vecchiarello, +secco e aggrinzato più che le toppe di cui si serve il diavolo per fare +scaldar la sua pentola? Costui, caro zio, sia detto fra voi e me, ha il +Potosì nella testa. Corpo del demonio! Fa ducati con più prestezza che +io giuramenti.» + +«Io non voglio monete sue nella mia borsa, o Michele, disse l’ostiere; +so qual fine si possono aspettare quelli che contraffanno la moneta +della Regina.» + +«Tu sei un asino, carissimo zio, a dispetto degli anni che porti sulle +spalle. Non tirarmi per le vesti, o dottore, perchè sei un asino anche +tu. Per conseguenza asini tutti due.... Parlo così in via di metafora.» + +«Siete pazzo, disse il vecchio sotto voce al Lambourne, ovvero avete il +diavolo in corpo? Non volete dunque che andiamo via di qui prima d’aver +concitati su di noi gli occhi di tutto il mondo?» + +«Tu t’inganni, rispose senza curarsi di parlar sommesso il Lambourne, +nessuno ti vedrà se io non gliene do la licenza. Giuro per tutte le +potenze del Cielo, o signori, che se qualcuno di voi ha la temerità di +volger gli occhi addosso a questo vecchio galantuomo, glieli strappo +fuor della testa col mio pugnale. Dunque, vecchio compagno mio, sediti +e non pensare a malinconie. Tutte quelle persone là, sono di mia antica +conoscenza, ed incapaci di tradir nessuno.» + +«Ditemi: non fareste meglio, o Michele, a ritirarvi in uno stanzino +a parte? soggiunse Giles Gosling. Voi parlate di cose alquanto +stravaganti, e vi sono per ogni dove orecchie che ascoltano.» + +«Non me ne importa niente affatto, disse magnanimamente il Lambourne. +Io servo il nobile conte di Leicester. Ecco il vino, vôtate in giro, +maestro cantiniere; una tazza alla salute del fiore dell’Inghilterra, +del nobile conte di Leicester. Sì, del nobile conte di Leicester! +Chi ricusa di farmi ragione è un porco di Sussex, e lo sforzerò ad +inginocchiarsi mentre faremo il brindisi, dovessi tagliargli le cosce, +e farne altrettanti presciutti affumicati.» + +Nessuno ricusò di prestarsi ad un brindisi proposto di sì buona +grazia, e Michele Lambourne, cui questa nuova libagione non diminuì +ubbriachezza, continuò nelle stesse stravaganze, rinnovando lega con +quelli della brigata ch’ei conosceva, e ricevendo da tutti accoglienze +mosse da buona volontà unita a timore; perchè l’ultimo servo del conte +di Leicester, e soprattutto un uomo tal quale il Lambourne, era fatto +per eccitare così l’uno come l’altro di tai sentimenti. + +In questo mezzo, Alasco, che vedeva in tale stato di mente il suo +condottiero, pensò bene non fargli più rimostranze, e sedutosi nel +più recondito angolo di quella sala domandò una piccola misura di +vino delle Canarie, sopra di cui parve s’addormentasse, sollecito di +commettersi il men che poteva agli sguardi dell’assemblea, e di non +fare nessuna cosa, che potesse rammentare nè meno la sua esistenza al +Lambourne, il quale si pose in conversazione, a quanto sembrò, la più +animata col suo collega antico Goldthred di Abingdon. + +«Non mi credere più mai nessuna cosa, o mio caro Michele, disse il +merciaio, se non mi dà gusto il vederti quanto me ne darebbe il denaro +d’un mio avventore. So che tu puoi procurare ad un amico buon posto per +godere di una festa, o di una mascherata; inoltre tu puoi mettere una +buona parola presso il tuo nobile padrone, quando _sua Grazia_ verrà +a visitare questi paesi, ed avrà, per esempio, bisogno d’un collare +spagnuolo, o di qualche altra bagattella di tal natura. Gli dirai +allora: tien qui bottega uno de’ miei antichi amici, Lorenzo Goldthred, +che ha un bellissimo fondaco di tele rense finissime, di veli, di tele +batiste, e che soprappiù è onestissimo giovane fra quanti vivono nella +contea di Berk. Egli è tanto affezionato a vostra Signoria che si +batterebbe per lei con qualunque altro uomo della propria classe. Puoi +aggiugnere ancora....» + +«Posso aggiugnere ancora mille altre bugie; non è vero, merciaio? +rispose il Lambourne. Ebbene! non si dee stare per tema di dire una +parola di più dal far servigio ad un amico.» + +«Alla tua salute, Michele, che ti fo questo augurio di tutto cuore, +risoggiunse il merciaio. Tu puoi ancora istruirlo delle cose che sono +oggidì più alla moda. Era qui poco fa una bestia di merciaiuolo, il +quale voleva dar preferenza alla maglia di Spagna, andata or giù +d’usanza, sopra la maglia di Guascogna. E tu vedi bene quanto una calza +francese faccia spiccar meglio la gamba e il ginocchio, principalmente +se i legacci sono di bella fettuccia, screziati e ben guerniti.» + +«Ottimamente, rispose il Lambourne. Di fatto le magre polpe delle tue +gambe, con tutti quegli apparati di frange e di nastri impiastrati con +gomma, hanno la vaghezza di un fuso villereccio, cui manchi la metà +della sua lana.» + +«Ma dove è andato questo maledetto merciaiuolo? (prese a dire ad alta +voce il nostro mercante di maggiore considerazione, al quale i fumi del +vino montavano al cervello) dov’è andato? Non era qui un momento fa un +merciaiuolo? ostiere, dove diavolo si è rintanato costui?» + +«Egli si trova dove dee trovarsi un uomo di giudizio, maestro +Goldthred, rispose Giles Gosling. Rintanato, come dite voi, nella sua +stanza, fa il conto delle cose vendute oggi, e si prepara alle vendite +di domani.» + +«Venga il malanno a questo tanghero! disse il merciaio; sarebbe, +cred’io, opera buona l’alleggerirlo delle sue mercanzie. Questi malvagi +vagabondi girano i paesi con grave danno dei mercanti patentati. Anche +nella contea di Berk si trovano uomini allegri. Il vostro merciaiuolo, +ostiere mio, lungo il cammino potrebbe scontrarsi in alcuno di +questi...» + +«Oh! sì, rispose ridendo Gosling, e se una di queste persone allegre +s’abbatterà in lui, troverà con chi barattare facezie; perchè il nostro +merciaiuolo è uomo di buona complessione.» + +«Veramente?» disse il Goldthred. + +«Veramente, soggiunse l’ostiere, e posso giurarlo. Egli può dirsi in +persona il medesimo merciaiuolo, che diede a Robin-Hood quella buona +lezione, onde fu fatta la canzonetta + + «Baldo, dalla guaina + »Trasse Robin l’acciaro. + »Ma il merciaiuol del paro + »Snudò la sua squarcina, + »E botte sì autorevoli + »Al misero applicò, + »Che dal trovar suo spasso + »Nel farla da Gradasso + »Tosto Robin cessò.» + +«Ebbene dunque! ch’egli se ne vada, disse il Goldthred, non v’è nulla +da guadagnare con un uomo di questa tempera. Or dimmi, Michele, mio +caro Michele, la tela d’Olanda che mi guadagnasti ti ha profittato +bene?» + +«Ottimamente, come puoi accorgertene, rispose Michele. Ti voglio far +dare una tazza di vino per provarti la mia gratitudine. Empi il fiasco, +maestro cantiniere.» + +«Ti do avviso, Michele carissimo, che sopra simili scommesse non mi +guadagni più tela d’Olanda, disse il merciaio. Il brutale guardiano +Tony Foster si sfoga contro di te in invettive, e giura che non +metterai più il piede nella sua abitazione, perchè le sole tue +bestemmie bastano a far saltare in aria la casa d’un cristiano.» + +«Parla in sì fatta maniera di me questo ipocrita vigliacco, questo +miserabile avaro? sclamò il Lambourne. Or bene! Io voglio che in questa +sera medesima si trasferisca qui, in casa di mio zio, a ricevere i +miei ordini, e gli farò tale ammonizione che continuerà per un mese a +credersi tirato per le vesti dal diavolo, tutte le volte che udirà la +mia voce.» + +«Si vede bene adesso che il vino ha fatto il suo effetto, disse +Goldthred. Tony Foster ubbidire ad una tua chiamata! povero Michele! va +a metterti a letto. Fa a modo mio, va a dormire.» + +«Ascoltami, imbecille, disse con forza il Lambourne. Scommetto +cinquanta scudi contro i cinque primi scaffali della tua bottega, e +contro tutto quello che vi sta sopra, ch’io obbligo Tony Foster a +venire in questa osteria prima che ne abbiamo fatto tre volte il giro.» + +«Io non voglio poi fare scommesse di tale importanza (disse il +merciaio, alquanto sgomentito da una proposta che annunziava una +cognizione un po’ troppo esatta di tutti i cantoni del suo fondaco +per parte di chi la facea). Ma se ti piace, scommetterò teco cinque +scudi, che Tony Foster non lascia la sua casa per venire dopo l’ora +della preghiera a far conversazione in un’osteria, nè con te, nè con +qualsivoglia altra persona.» + +«T’ho preso in parola, disse il Lambourne; venite qui, caro zio, +tenete le poste, e ordinate subito a qualcuno dei vostri ragazzi, dei +vostri novizii d’osteria, che si trasporti sull’istante a Cumnor, +che dia questa lettera a maestro Foster, e gli dica che il suo +collega Michele Lambourne l’aspetta nel castello del proprio zio, qui +presente, per parlare seco lui d’affari di altissima importanza. Corri +presto, ragazzo, è omai notte, il tanghero va a dormire col sole per +risparmiare la candela.» + +Il breve intervallo trascorso fra l’andata e il ritorno del messaggero +fu speso tra ridere e sbevazzare. Il famiglio adunque portò per +risposta che il Foster veniva subitamente. + +«Ho vinto, ho vinto,» gridò il Lambourne, mettendo la mano sopra i +denari. + +«Non ancora, disse il merciaio impedendolo, fa di bisogno aspettare che +sia arrivato.» + +«Che diavolo! egli è già sulla soglia, soggiunse Michele. Che ti ha +egli commesso rispondermi, o giovinetto?» + +«Con buona licenza di _vostro Onore_, soggiunse quel messo, egli ha +posto la testa fuori della finestra, tenendo un moschettone fra le +mani, e dopo avergli io partecipato il vostro messaggio, cosa che ho +fatto tremando, mi ha risposto, piuttosto bruscamente che la Signoria +vostra poteva andarsene alle regioni infernali.» + +«Avrà anzi detto senza complimenti all’inferno, soggiunse il +Lambourne, perchè egli manda colà tutti quelli che non sono della sua +congregazione.» + +«Sì, signore: ha propriamente usato di queste parole, riprese a dire il +messo; ma mi è sembrata più poetica l’altra frase.» + +«Vedete un garzone di spirito! disse Michele. Tu beverai una tazza di +vino per rinfrancare la tua piva poetica. E che altro soggiunse il +Foster?» + +«Mi ha richiamato, incaricandomi dirvi, che essendo voi il quale +avevate bisogno di parlargli, potevate bene andare a casa sua.» + +«E poi?» + +«E poi ha letta la lettera, che parve lo mettesse in grande imbarazzo; +indi mi ha domandato se _vostro Onore_ era... così... allegro. Gli +ho risposto che parlavate a metà spagnuolo, come quelli che hanno +viaggiato alle Canarie.» + +«Che dici mariuolo? tu non vali una tazza a metà piena; ma tiriamo +innanzi.» + +«In ultimo ha borbottato fra i denti, che _vostro Onore_ col non andare +da lui avrebbe fatto fuggire quanto era d’uopo tenere racchiuso. Così +dicendo ha preso il suo vecchio berrettone, e si è messo addosso il +suo giustacuore turchino tutto spelato, e come vi dissi lo vedrete fra +poco.» + +«Ed è che costui dice vero, replicò il Lambourne parlando con se +medesimo; il mio sciocco cervello mi ha fatto uno dei suoi soliti +giuochi. Ma coraggio! ch’egli venga. Non ho corso sì lungo tempo il +mondo per non mi sapere liberare dagl’imbarazzi in qualunque stato +io mi trovi, o imbriaco o digiuno. Portami un fiasco d’acqua fresca, +ond’io possa battezzare il mio vino.» + +Tantochè il Lambourne, tratto, a quanto parve, dal vicino arrivo del +Foster in più mature considerazioni sul proprio stato presente, si +accigneva a riceverlo, Giles Gosling, cheto cheto, si trasferì nella +stanza del merciaiuolo. E lo trovò fortemente esagitato, e che facea +grandi passi innanzi e indietro per la camera. + +«Voi vi siete ritirato assai presto,» disse l’ostiere all’ospite. + +«E n’era ben tempo, rispose il merciaiuolo, poichè il diavolo è venuto +a stare in mezzo a voi altri.» + +«Non trovo cosa molto urbana per parte vostra, che qualifichiate di +tal titolo un mio nipote; anzi come buon parente, non dovrei nemmeno +rispondervi, benchè pur troppo sia vero che Michele possa in qualche +modo riguardarsi come un confratello di Satanasso.» + +«Ah! non parlo dell’imbriaco, replicò il merciaiuolo, ma dell’altro, +perchè posso parlarne... in somma, quand’è che partono? Qual è il fine +di questo lor viaggio?» + +«Veramente, disse l’ostiere, son tali interrogazioni, a cui non saprei +che rispondere. Ma ascoltatemi, signore. Voi mi portate un contrassegno +della memoria che il degnissimo sig. Tressiliano conserva di me. È un +bel diamante.» Prese l’anello; tornò a contemplarlo con aggradimento; +poi aggiunse, rimettendolo nella sua borsa, essere tal ricompensa al di +sopra di quanto mai potea fare per mostrarsi grato a sì rispettabile +donatore. Egli, Gosling, facea il mestiere d’albergatore, e meno che a +chiunque gli conveniva frammettersi negli affari altrui. Quel poco che +aveva potuto sapere intorno alla signora di Cumnor, lo aveva già detto; +ella continuava sempre a dimorarvi nella più compiuta solitudine; que’ +pochissimi che per caso ben raro l’avevano veduta, si accordavano +nel dipingere l’aria sua di tristezza, e il contraggenio che ella +mostrava a rimanersi così confinata. «Ma, continuò a dire l’ostiere, +se voi voleste far cosa gratissima al vostro padrone, ne avete cred’io +il più bel destro di quanti mai se ne sieno a voi presentati. Tony +Foster sta per venire in questo luogo. Noi non abbiamo bisogno che di +fare annasare al Lambourne un altro fiasco di vino, per essere sicuri +che gli ordini stessi della Regina non basterebbero a smoverlo dal +banco ov’è seduto. Voi avete adunque un’ora o due per poter fare con +sicurezza le cose. Se volete prendere con voi il vostro fardello, il +miglior fra i pretesti a mio avviso che possiate trovare è trasferirvi +alla casa del Foster; non vi sarà forse difficile l’indurre la vecchia +fantesca, sicura che il suo padrone è lontano, ad introdurvi dinanzi +alla Signora per venderle alcune delle vostre galanterie. Con questo +espediente voi potete conoscere il suo stato, meglio che non ve lo +potessimo spiegare io o qual si voglia altra persona.» + +«Ottimo, eccellente stratagemma! (sclamò Wayland, il quale, come ognun +facilmente immagina, era il merciaiuolo). Stratagemma però non immune +da pericoli; perchè... supponete un poco che tornasse a casa il Foster!» + +«Supposizione facilissima a verificarsi!» aggiunse l’ostiere. + +«Ovvero, continuò Wayland, che la signora non mi fosse molto obbligata +delle mie premure.» + +«Il che parimente è fra le cose possibili, riprese a dire Giles +Gosling. Io mi maraviglio come il sig. Tressiliano si affaccendi tanto +per una persona che lo cura sì poco.» + +«Sia in un modo o nell’altro, ho ricevuto una trista commissione, disse +Wayland, e considerando bene tutte le cose, tale disegno non mi quadra +gran fatto.» + +«In verità, sig. servitore, disse il nostro ostiere, questo è affare +del vostro padrone e non mio. Voi dunque dovete sapere meglio di +me quali sono i rischi da temersi, o fin dove siate risoluto di +cimentarli. Ma non potete sperar certamente che nessun altro si esponga +per voi, là donde vi tirate addietro voi stesso.» + +«Aspettate, soggiunse allora Wayland, ditemi solamente una cosa; il +vecchio, giunto questa sera, va egli pure a pernottare al castello di +Cumnor?» + +«Sicuramente, rispose l’oste. Il servo, che condussero seco, ha detto +aver ordine di trasportar colà il loro fardello; ma la birra ha tanto +potere sopra costui, quanto ne ha il vino delle Isole sopra Michele.» + +«Basta così (disse Wayland, prendendo un’aria risoluta), io confonderò +i divisamenti di questo vecchio scellerato. Il ribrezzo inspiratomi +dalla sua orrenda presenza comincia a far luogo all’odio che sento +contro di lui. Aiutatemi a caricarmi del mio fardello, o buon ostiere: +e tu, vecchio Albumazar, trema; vi è nel tuo oroscopo un’influenza +maligna, e viene questa dalla costellazione della grand’Orsa.» + +Nel dir ciò Wayland si pose sulle spalle la sua bottega portatile, e +guidato dall’albergatore, uscì per una porta di dietro, prendendo il +cammino men frequentato che conduceva a Cumnor. + + + + +CAPITOLO III. + + V’ha di tai merciaiuoli che valgono + meglio di quanto v’immaginate, sorella + mia. + + _Novella del verno. Atto IV._ + + +Nel tempo che Tony Foster pensava ad eseguire appuntino le +raccomandazioni per più riprese fattegli dal Conte, era parimente +sollecito di conciliarle colle proprie massime insociabili, e colla +propria avarizia. Onde nell’assestare all’uopo che richiedevasi +la sua casa, pose maggior arte ad evitare di farsi scorgere, che +ad assicurarsi da una molesta altrui curiosità. Perciò in vece di +procacciarsi molti servi che vegghiassero alla sicurezza del deposito +affidatogli, e alla difesa dell’abitazione, aveva cercato anzi col +tener poca gente al suo servigio di sconcertare i calcoli dei curiosi. +Quindi, eccetto il caso che si trovasse a Cumnor qualcuno del seguito +di Varney o del Conte, un vecchio servo, e due altre vecchie fantesche, +le quali si prestavano agli ufizi più abbietti degli appartamenti della +Contessa, erano le sole persone impiegate nella famiglia. Fu una di +queste due vecchie, che aperse la porta, allorchè Wayland picchiò; +ed essa corrispose con sole ingiurie alla domanda fattale dall’altro +di potere in persona offerire le sue mercanzie alle signore che ivi +abitavano. Ma il merciaiuolo trovò un espediente onde pacificarla col +lasciarle scorrere fra le mani una moneta d’argento, e col prometterle +in dono un pezzo di drappo da farsi un vestito, semprechè la padrona di +casa comperasse da lui qualche cosa. + +«Dio ti benedica, perchè la vesta che ho è tutta in minuzzoli. Fa +d’introdurti disinvoltamente col tuo fardello dentro al giardino, +poichè la signora vi sta ora a diporto.» Lo guidò ella stessa, ed +additandogli una vecchia conserva da piante esotiche abbandonata: +«Vedila là, figlio mio. Ella farà buone compere quandochè le convengano +le tue mercanzie.» + +«Ella mi lascia solo (cominciò a far queste meditazioni Wayland, +allorchè udì che la vecchia partitasi da lui chiudeva la porta del +giardino). Mi toccherà uscirne alla meglio che potrò. — Vado io a +procacciarmi un presente di bastonate? — Uccidermi! non oseranno +uccidermi per sì poco ed in una sera tanto chiara. — In somma non è più +tempo di tornare addietro. Andiamo. Un buon generale non dee pensare +alla ritirata, che quando si vede vinto. — Scorgo due donne dalla parte +di quel vecchio edifizio. In qual modo mi farò a parlar loro? Proviamo. +William Shakespeare, sii tu il mio soccorritore in tal congiuntura. +Canterò un pezzo dell’_Autolico_.» Allora con voce forte e sicura +intuonò questa cotanto nota strofetta. + + »Bella, bella mussolina, + »Bianca al par di neve alpina! + »Veli neri come l’ali + »D’uccellacci sepolcrali! + »Guanti degni della mano + »Delle spose del Sultano! + »Mascherine mezze, e intere, + »Buone ai furti del piacere! + +«Che cosa è questa novità? Il caso ne manda cose straordinarie, o +Giannina. Comprendi tu nulla?» disse la Contessa. + +«Signora, rispose Giannina, egli è uno di quei mercanti di vanità +mondane, detti merciaiuoli, che spacciano le loro inutilità con canzoni +ancora più inutili. Ben mi maraviglio, che la vecchia Dorca l’abbia +lasciato passare.» + +«Anzi è una fortuna, ragazza mia, disse la Contessa; noi meniamo qui +una vita tanto noiosa, avremo forse di che distrarci per qualche +momento.» + +«Dite bene, mia graziosa signora; mio padre però!...» + +«Ma non è padre di me, o Giannina, e non è neanco mio padrone. Dunque +fa avanzare quest’uomo. Mi abbisognano appunto molte bagattelle.» + +«Se è per questo bisogno, riprese a dire Giannina, basta lo facciate +sapere, colla prima lettera che gli scrivete, al vostro sposo, e purchè +le cose di cui mancate si possano trovare in Inghilterra, non tarderete +certamente ad averle. Diversamente, ci accadrà qualche disastro. Ve ne +supplico ancora, mia buona padrona, permettete che ordini a quest’uomo +d’andarsene.» + +«E voglio anzi che tu gli dica di presentarsi a me. — Ma no: fermati, +mia buona fanciulla; andrò verso lui io medesima per evitarti +rimproveri.» + +«O mia cara signora, piacesse a Dio che non vi fosse da temere +null’altro!» disse mestamente Giannina, intantochè la Contessa dicea ad +alta voce a Wayland: + +«Accostati buon uomo, e disfà il tuo fardello. Se ne porti mercanzie di +buona qualità, benediremo entrambe la fortuna che qui ti condusse.» + +«Di qual cosa abbisogna la Signoria vostra?» disse Wayland intanto che +apriva la sua bottega portatile, e faceva la dimostrazione delle cose +contenutevi, con tanta maestria che l’avresti detto merciaiuolo di +condizione fin dalla prima sua giovinezza; benchè per vero dire nelle +diverse trasformazioni della vagabonda sua vita avesse professato anche +questo mestiere. Nè si stette dal far l’encomio delle proprie merci +colla scioltezza ordinaria alla gente di tal condizione, nè si mostrò +ignaro della grand’arte di assegnarne il prezzo. Tornò in ultimo a +ripetere: «Di che abbisogna la Signoria vostra?» + +«Di che abbisogno? disse la Contessa. In verità, considerando che +da sei lunghi mesi in qua, non ho comprato per mio uso un’_auna_ di +tela rensa o batista, nè la menoma bagattella, credo stare meglio a +me l’interrogarti: _che cosa hai da vendere?_ Metti da parte questo +collare e queste maniche di tela batista, queste frange d’oro a doppio +giro guernite di tocca... e questa mantellina di colore scarlatto non +ti piace, Giannina?» + +«Se mi permettete dirvi il mio parere, rispose Giannina, direi che la +ricchezza pregiudica alla grazia del lavoro.» + +«Non te ne intendi, figlia mia, disse la Contessa. Per tua penitenza, +porterai tu stessa questa mantellina, e i bottoni d’oro massiccio +consoleranno tuo padre, e lo faranno più indulgente sul colore +scarlatto del drappo. Osserva però ch’egli non li levi per mandarli a +far compagnia agli _angeli_ d’oro che tien prigionieri entro il suo +scrigno.» + +«Ardirei io pregare la Signoria vostra a far risparmio del mio povero +padre?» + +«Oh pei risparmi, lasciamoli fare a lui, che è tenerissimo de’ +risparmi,[2] replicò la Contessa. Ma torniamo alle nostre spese; io +prendo questa guarnizione da testa, e questo spillone d’argento fornito +di perle. Giannina, metti a parte quanto basta del drappo men fino che +vedi lì, onde Dorca e la sua compagna Alison si facciano due vesti. +Povere vecchie! nel venturo verno si ripareranno meglio dal freddo. +Or dimmi un poco (voltasi di nuovo al merciaiuolo) non hai essenze, o +sacchetti profumati, o boccettine da odore di nuova foggia?» + +«Se fossi un vero merciaiuolo, avrei trovato la mia fortuna,» pensò +Wayland fra se stesso mentre rispondeva alle inchieste che la Contessa +volgevagli con vivacità, una addosso all’altra, coll’ardore di giovane +persona priva da lungo tempo d’intertenimento cotanto gradevole. Egli +avrebbe voluto condurre i discorsi a più importanti considerazioni. Ma +come farlo? Mostrandole allora tutto il fornimento che avea d’essenze e +profumi, per conciliarsi maggior attenzione da lei, trasse il proprio +dire alla seguente osservazione: che tali merci aveano pressochè +raddoppiato di prezzo dopo i magnifici apparecchi, cui stavasi intento +il conte di Leicester per ricevere nel maestoso suo palagio di +Kenilworth la Regina e la Corte. + +«Ah! disse con forza la Contessa, questa voce è dunque fondata, o +Giannina?» + +«Certamente, o signora, rispose Wayland; e mi fa maraviglia che ciò non +sia giunto alle orecchie di vostra Signoria. La Regina d’Inghilterra +passerà una settimana di questa estiva stagione fra le feste e i +piaceri che sta allestendole il Conte. Quanti dicono che sono vicini, +il nostro paese ad avere un Re, ed Elisabetta d’Inghilterra, Dio la +benedica sempre! uno sposo prima che finisca la state.» + +«Chi parla così mente con impudenza,» sclamò la Contessa, +impazientitasi oltre ogni dire. + +«Per amor del Cielo, mia Signora, acchetatevi, soggiunse Giannina, +fattasi tutta tremante. E chi fa attenzione alle notizie date da un +merciaiuolo?» + +«Sì, Giannina, sclamò la Contessa, tu hai ragione di rimproverarmi. +Tali ciance, intese ad oscurare la fama del più chiaro, del più nobile +fra i Pari dell’Inghilterra non possono trovare credito e spaccio che +presso persone abbiette ed infami.» + +«Voglio morire, o Signora (disse Wayland che vedea la collera della +Contessa tutta scaricarsi sopra di lui), voglio morire se ho fatto +nulla che possa meritarmi questi rimproveri. Ho detto solamente ciò che +pensano alcune persone.» + +In questo mezzo, la Contessa erasi composta a tranquillità, e fatta +cauta dai suggerimenti di Giannina, cercava sbandire da sè ogni +apparenza di mal umore. Onde voltasi a Wayland, sì gli disse: «Mi +spiacerebbe, buon uomo, se la nostra Regina abbiurasse il titolo di +vergine sì caro a tutti i suoi sudditi: accertati che non accadrà nulla +di quanto ti fecero credere». Poi studiosa di cambiare discorso: «Che +cosa è la mistura ch’io vedo custodita con tanto riguardo nel fondo di +questa scatoletta di argento?» soggiunse ella esaminando l’interno d’un +cofanetto, entro cui si trovavano, ordinati in cassettini disgiunti, +vari profumi e droghe. + +«È un rimedio, o signora, contro un’infermità, di cui come spero non +avrete mai a lagnarvi. Una dose di questa pomata, non più grossa d’un +pisello, inghiottita nel durare d’una settimana, fortifica il cuore +contro i vapori neri prodotti dalla solitudine, contro la tristezza, +contro una passione infelice, o una speranza delusa....» + +«Impazzite ora? si fece a dire vivacemente la Contessa; ovvero credete +che per aver io avuto la bontà di comperare a prezzo esorbitante le +vostre cattive mercanzie, potrete d’ora in avanti farmi credere quanto +vi verrà nella mente? Ove si è mai detto che le affezioni del cuore +potessero essere vinte da rimedi amministrati alla parte fisica del +nostro corpo?» + +»Salvo l’onorevole vostro beneplacito, vi dirò, nobile Signora, ch’io +sono un galantuomo, e che vi ho venduto a moderato prezzo le mie +mercanzie. In quanto spetta a questo prezioso rimedio, nel vantarvene +la virtù, non vi ho già consigliato a comperarlo. Nè tampoco vi +guarentisco che valga a risanare da una malattia di spirito fortemente +radicata; cosa che possono operare Dio solamente ed il tempo. Pure +vi sostengo, che il mio balsamo dilegua i vapori neri che nascono +nel corpo, come parimente la tristezza che opprime l’animo. Con +questo rimedio guarii diversi, e cittadini e cortigiani, e fra gli +altri ultimamente il nobile sig. Edmondo Tressiliano, gentiluomo di +Cornovaglia, che i cattivi trattamenti, mi fu detto, di una giovane da +lui teneramente amata, aveano ridotto a tale estremo di tristezza, onde +si temesse per la sua vita.» + +Qui si fermò; e la Contessa si tenne per qualche tempo in silenzio, poi +con tuono di voce, che invano ella tentava di rendere intrepido e qual +di persona indifferente, gli chiese: + +«E questo infermo da voi curato, presentemente ha riacquistata la +salute del tutto?» + +«Sta assai meglio, rispose Wayland; almeno non soffre più mali fisici.» + +«Voglio provare questo rimedio, o Giannina, disse la Contessa; anch’io +soggiaccio ad assalti di questa nera malinconia che offusca la mente.» + +«No del certo, fu presta a dire Giannina; qual certezza avete voi che +le droghe di questo mercante non sieno pericolose?» + +«Sarò io medesimo mallevadore della mia buona fede,» disse Wayland, ed +inghiottì alla loro presenza una parte di quel rimedio. La contessa +ne comperò il rimanente; poichè le osservazioni fatte da Giannina per +dissuaderla da ciò, non valsero che a confermarla nel suo disegno. +Anzi in quell’istante medesimo ne assaggiò la prima dose, assicurando +sentirsi già il cuor sollevato, e risorta in sè la naturale gaiezza, +effetti che giusta ogni apparenza non erano che nell’accesa sua +immaginazione. Raccolte allora tutte le cose acquistate, consegnò la +sua borsa a Giannina, raccomandandole di pagare il merciaiuolo, intanto +ch’ella, quasi parendole d’essersi anche di soverchio allettata in +quell’intertenimento, augurò la buona sera al venditore, e ritornò con +aria indifferente al castello, sicchè non rimase speranza a Wayland di +parlarle oltre in privato. Ei tentò nondimeno di procurarsi qualche +schiarimento maggiore da Giannina. + +«Mia giovinetta, diss’egli, la tua fisonomia indica, che tu debba amar +molto la tua padrona. Ella di fatto ha grande bisogno del tuo fedele +servigio!» + +«E ben ella lo merita. Ma a qual proposito dici questo?» + +«Figlia mia, io non sono propriamente quel tale che comparisco essere,» +disse, abbassando la voce, Wayland. + +«Doppia ragione per non crederti un onest’uomo!» rispose Giannina. + +«Anzi doppia ragione, soggiunse Wayland, per credermi tale, giacchè non +son io un merciaiuolo!» + +«Vattene tosto di qua, disse Giannina, o corro a chiamar gente in +soccorso. Mio padre dovrebb’essere già di ritorno.» + +«Non fare questa pazzia, rispose Wayland, perchè te ne pentiresti. Io +sono fra gli amici della tua padrona. Ella ha bisogno di acquistarne +altri ancora, e non di perdere per tua colpa quelli, su i quali già può +far conto.» + +«Qual prova vorresti darmi di ciò?» fu pronta a chieder Giannina. + +«Guardami in volto, e dimmi se non leggi in questi lineamenti l’aspetto +d’un onest’uomo.» + +Di fatto, benchè il nostro artefice fosse lontano dall’esser bello, +pure scorgeasi nella sua fisonomia l’acutezza d’un ingegno inventivo, +che unita ad occhi vivaci e pieni di brio, ad una bocca ben fatta, ad +un modo gentil di sorridere, dava sovente grazia e vezzo a lineamenti +irregolari di lor natura. + +Giannina lo contemplò qualche tempo con quello sguardo scaltrito, +che è proprio del suo sesso, poi gli rispose: «O amico mio, ad onta +della buona fede di cui ti vanti, e benchè io non abbia la sapienza di +leggere libri della natura di quelli che ora mi vorresti presentare, +credo vedere in te qualche cosa, che sta fra il merciaiuolo, ed il +vagabondo.» + +«Eh! un pochettino forse anche di questo! disse Wayland sorridendo; ma +ascoltami; questa sera o domani mattina arriverà qui un vecchio, in +compagnia di tuo padre. Egli ha il passo leggiero del gatto, l’occhio +fino e maligno del sorcio, i modi carezzevoli del can di Spagna, e la +ferocia del mastino. Guardati da lui, e per il tuo bene, e per quello +della tua padrona. Guardati da lui, bella Giannina; egli nasconde il +veleno dell’aspide sotto la pretesa innocenza della colomba. Non saprei +dirti al giusto qual delitto egli mediti, ma la malattia e la morte gli +tengono dietro. Non dir nulla di tutto ciò alla tua padrona. La mia +esperienza m’insegna che nel suo stato il timore di un male può esserle +dannoso quanto il male medesimo. Abbi cura ch’ella faccia uso del mio +specifico. Sappi (continuò egli abbassando la voce e con tuono solenne) +che è un antidoto contro il veleno. Stiamo ad ascoltare; Essi entrano +nel giardino.» + +Di fatto si udiva un bisbiglio, in mezzo a cui distinguevansi voci di +smodata allegria ed altre più serie e robuste. Wayland, a questo primo +sentore s’appiattò in fondo d’una folta macchia, e Giannina si nascose +nel vecchio edifizio delle piante esotiche per non esser veduta, e +affine di nascondere per allora le compere che avea fatte dal preteso +merciaiuolo; del rimanente ella non aveva alcun motivo d’inquietarsi +per se medesima. + +Il padre di lei, il vecchio servo del lord Leicester, entrarono +nel giardino tumultuando, e posti nel più grande imbarazzo dal +Lambourne, al quale il vino aveva affatto volta la testa. Cercavano +di acchetarlo, ma invano; perchè costui aveva inoltre la bella sorte, +che quando il vino lo prendeva, non si lasciava infine vincere dal +sonno, come è solito degli altri imbriachi. Ma egli era uno di quelli +che si reggevano lungo tempo sotto l’influenza del liquore di Bacco, +sintantochè a furia di libagioni cadono in una indomabile frenesia. +Diverso inoltre il Lambourne dalla maggior parte degl’imbriachi, che +perdono la libertà de’ moti e delle parole, egli al contrario nello +stato d’ebbrezza parlava con più enfasi e più scioltamente che mai +nol facesse, oltrechè raccontava tutte quelle cose, che a mente sana +avrebbe voluto non lasciar traspirare all’aria medesima. + +«E che? gridava Michele con tutta la forza de’ suoi polmoni, non farete +voi altri una festa al mio arrivo, non farete gozzoviglie in onore di +me che conduco nel vostro canile la fortuna in sembianza d’un cugino +del diavolo? d’un cugino del diavolo, che ha virtù di cambiare i pezzi +d’ardesia in buone piastre di Spagna? Accostati, Tony _Brucia-Cataste_, +papista, puritano, ipocrita, avaro, libertino, demonio impastato +di tutti i peccati mortali, accostati e prostrati dinanzi a chi ti +condusse il _Mammone_ che adori.» + +«In nome di Dio! parla sommesso, disse il Foster; entra in casa, avrai +vino, avrai quello che saprai domandare.» + +«No, vecchio tanghero; voglio averlo qui, gridava a tutta voce lo +spadaccino, qui _al fresco_, come dicono gl’Italiani. Se sarò matto a +bere fra due muraglie, avendomi vicino questo diavolo d’avvelenatore, +che mi farebbe soffocare fra i vapori dell’arsenico o dell’argento +vivo! Varney m’ha insegnato a non fidarmene.» + +«In nome di tutti i diavoli! dategli vino,» disse l’alchimista. + +«Ah! ah! che tu ci metteresti poi il condimento! non è vero, vecchio +ghermitore? Sicuramente! ci troverei il verde rame, l’elleboro, il +vitriolo, l’acqua forte, e vent’altri ingredienti diabolici, che +fermenterebbero nella mia povera testa, come il filtro che le vecchie +streghe fanno bollire nelle loro caldaie per chiamare a sè il diavolo. +Dammi il fiasco tu stesso, vecchio Tony _Brucia-Cataste_, e guarda +che sia vino fresco, e che non fosse mai riscaldato a quel focolare, +dove furono arrostiti i vescovi in questo paese. Ovvero aspetta che +Leicester sia Re se vuol esserlo! Bene! e Varney, lo scellerato +Varney! gran Visir. Ottimamente per mia fede! E che cosa poi sarò io? +Imperatore. Sì signori, l’imperatore Lambourne. Vedrò questa divinità +che costoro hanno imprigionata qui pei loro segreti piaceri. Voglio +che ella venga questa sera a vôtarmi da bere, e a mettermi la mia +berretta da notte. Che cosa può farsi un uomo di due mogli, fosse egli +venti volte Conte? Rispondi a questo, Tony, figlio mio, vecchio cane, +ipocrita, reprobo, che Dio cancellò dal libro della sua grazia, vecchio +fanatico, bestemmiatore, intenditore di vescovi, rispondi a tutto +questo.» + +«Or ora gl’immergo fino al manico il mio coltello nel ventre,» disse +Foster a voce bassa e fremendo di collera. + +«Per l’amor di Dio! non commettiamo violenze, disse l’Astrologo, ce +le farebbero pagar care. Su via, Lambourne, mio buon amico, vuoi tu +trincare con me alla salute del nobile conte di Leicester e di Riccardo +Varney?» + +«Certo! mio vecchio Albumazar, certo! mio bravo venditor di veleni. Io +ti abbraccerei, onestissimo violatore della legge Giulia (come dicono a +Leida) se tu non avessi addosso un esecrabile odore di solfo e d’altre +infernali droghe di tal natura. Andiamo dunque, son pronto. Alla salute +di Varney e di Leicester, delle due menti più nobilmente ambiziose di +tutta l’Inghilterra, dei due increduli più profondi e più simulatori, +più sublimi e più maligni, più... basta. Non dirò altro; ma chiunque +ricuserà darmi ragione!... Giur’al Cielo gli pianto il mio stilo nel +cuore. Andiamo, miei buoni amici.» + +Così parlando il Lambourne terminò di trangugiar la bevanda versatagli +dall’Astrologo, la quale non era già vino, ma liquor distillato +che costui ebbe in pronto da sostituire. Onde il nostro Michele +incominciava un giuramento, allorchè gli cadde di mano la tazza vôta. +Mise la mano all’impugnatura della sciabola, ma non ebbe forza per +tirarla fuori; barcollò e cadde privo di moto e di sensi fra le braccia +dei famigli, che portatolo nella sua stanza, lo adagiarono sul letto. + +In quel generale bisbiglio, Giannina, senza che alcuno la vedesse, +raggiunse la camera della padrona. Tremava ella siccome foglia, +risoluta nullameno nel suo animo di celare alla Contessa i terribili +sospetti che le parole del Lambourne le avevano inspirato: tanto più +che tali timori, comunque non le apparissero ancora perfettamente +schiariti, troppo s’accordavano coi suggerimenti del merciaiuolo. Onde +confermò la Contessa nel disegno di prevalersi dello specifico datole +dal medesimo; consiglio, che ella forse non avrebbe mai insinuato senza +gli avvenimenti di recente accaduti! + +Nè i propositi del Lambourne sfuggirono certamente a Wayland, +appiattato, come dicemmo, dietro la macchia, ed il quale era in istato, +meglio assai che Giannina, di assegnar loro il giusto valore. Si sentì +commosso da forte compassione in osservando che una donna vezzosa +quanto lo era la giovane Contessa, e già da lui conosciuta in seno +alla domestica felicità, fosse così abbandonata alle trame di una +banda di scellerati. Aggiugnevasi che l’abborrita voce di quell’antico +padrone, da lui temuto ed odiato del pari, gli risvegliava nell’animo +commozioni conformi a questi due sentimenti. Fidato grandemente nella +propria destrezza, e nei modi ancora che possedea per adoperarla, +concepì adunque il disegno di scoprire in quella sera medesima tutte +le fila dell’orrendo arcano, e di salvare l’infelice prigioniera, se +ne era anche in tempo, fattosi pronto ad affrontare qualunque rischio +che andava unito al compimento d’un’idea sì generosa. Alcune fra le +parole fuggite al Lambourne nel forte del costui delirio, lo trassero +la prima volta a mettere in dubbio, se il Varney operasse unicamente +per proprio conto nel corteggiare la giovine bellezza, e nel cercare di +cattivarsene l’affezione. Diversi romori intendevano a far credere, che +questo zelante servo fosse stato soccorrevole in altre amorose tresche +al padrone; per lo che venne il pensiero a Wayland, che il medesimo +conte di Leicester potesse anche essere il protagonista dell’orrido +dramma. Comunque non avesse alcun motivo di supporre che la figlia del +cavaliere Robsart fosse già maritata col Conte, ben vedea come una +tresca ancorchè passaggiera con una donzella posta nel grado di Amy, +diveniva un segreto d’altissima importanza, la cui rivelazione avrebbe +portato fatali conseguenze a questo favorito di Elisabetta. + +«Quand’anche il Leicester, dicea Wayland fra se stesso, titubasse a +valersi di modi violenti per estinguere sì fatte voci, ha al fianco +tai malandrini, che gli presterebbero il reo servigio senza aspettarne +l’assenso. S’io voglio adunque frammettermi in questa bisogna, mi è +d’uopo prender l’esempio del mio antico maestro, allorchè componeva +la sua diabolica manna, cioè mettermi una maschera al volto. Domani +adunque abbandonerò Giles Gosling, e cambierò dimora così spesso come +una volpe inseguita. Vorrei ben rivedere ancora questa giovinetta +puritana: ella è sì avvenente, e se non m’inganno sì fornita d’ingegno, +che non direbbesi mai primogenitura di quello schifoso, scellerato uomo +di Tony _Brucia-Cataste_.» + +Si recò pertanto a prender congedo da Giles Gosling, che non fu per +vero dire scontento di vederlo partire. L’onesto pubblicano scorgeva +cosa sì pericolosa il contrariare i voleri d’un favorito del Conte di +Leicester, che bastava appena la sua virtù per sostenerlo in sì fatta +prova. Non risparmiò ciò nonostante proteste di buona volontà, e della +sua premura di prestare, occorrendone il bisogno, a Tressiliano o al +di lui messo que’ soccorsi tutti, che fossero stati compatibili collo +stato suo di pubblicano. + + + + +CAPITOLO IV. + + »Ambizion se frettolosa troppo + »La vetta aggiunga, dall’opposta banda + »Del pendio discosceso alfin dirupa. + _Shakespeare._ + + +Le splendide feste che stavano per celebrarsi a Kenilworth erano +già divenute l’argomento de’ discorsi che faceansi da ognuno +nell’Inghilterra. Tutta dovizia di cose atte a render più deliziosi +alla regina Elisabetta que’ giorni che le sarebbe piaciuto dimorare nel +castello del suo favorito, venne adunata, e d’ogn’intorno dell’isola, +e dal Continente. Intanto il Leicester progrediva ogni dì maggiormente +nelle buone grazie della Regina. Sempre a fianco di lei ne’ consigli, +ben ascoltato nell’ore consacrate ai passatempi della Corte, accolto +in qualsivoglia istante coi contrassegni della massima intrinsichezza, +era il Leicester la speranza di tutti coloro, che avevano grazie da +chiedere alla Sovrana: ricercato da tutti i ministri delle corti +straniere, che in nome de’ loro monarchi gli largheggiavano delle +più lusinghiere dimostrazioni d’affetto, egli era, giusta il dire +cortigianesco l’_alter ego_ dell’orgogliosa Elisabetta, impaziente a +quanto credevasi dell’istante favorevole per collegarselo al poter +supremo con fargli dono della sua mano. + +Nel mezzo di tante prosperità, questo favorito della Regina e della +fortuna era forse l’uomo il più infelice che si vivesse in quel regno +di cui sembrava l’arbitro ed il dominatore. Egli aveva certamente al +di sopra delle sue creature la sovranità data da ingegno, e vedea +cose, che ad esse fuggivano. Niuno al pari di lui conoscea l’indole +della Sovrana; siccome quegli che aveva fatto un unico studio di +indagarne ad un tempo le singolarità e le virtù, studio che unito ai +poderosi espedienti di quella sua mente abilissima, e al lustro che +gli crescevano le esterne sue prerogative, valse a sollevarlo in tanto +favore. Ma questo medesimo conoscimento ch’egli aveva dell’indole di +Elisabetta gli facea temere, ad ogni piè sospinto, qualche disgrazia +rovinosa e non aspettata. Il Leicester somigliava a nocchiere, che +avendo innanzi agli occhi la carta su di cui stanno delineati tutti i +punti della via da trascorrersi, scorge nel medesimo tempo gran numero +di secche, di scogli coperti, e di scogli a fior d’acqua; onde tutto il +vantaggio ritratto da sì inquietante schiarimento è la certezza, che in +un prodigio soltanto sta la speranza di uno scampo. + +Di fatto, la regina Elisabetta aveva un’indole stranamente impastata +di maschia fortezza d’animo, e di tutte quelle debolezze, che sono di +consueto il retaggio del sesso, cui perteneva. Gran profitto traevano +i sudditi dalle virtù che in questa Regina superavano di gran lunga +i difetti; ma quanto ai cortigiani, ed alle persone che le stavano +intorno, trovavansi di sovente esposte ai capricci e alle violenze +d’uno spirito per sua natura geloso e dispotico. + +Tenera madre verso i suoi popoli, ella era ad un tempo verace figlia di +Enrico VIII; e benchè i patimenti da lei sofferti in giovinezza, e le +cure di un’ottima educazione avessero compresse e modificate in essa +le inclinazioni che si portava seco col sangue, queste non si potevano +dire sradicate. + +«Lo spirito di una tal donna (così esprimevasi sir John Harrington, +che l’aveva avuta in matrina al fonte battesimale, e ch’ebbe a vicenda +occasioni di provarne l’affabilità e i mali umori), lo spirito di una +tal donna era il più delle volte siccome un vento leggiero, che in una +mattina estiva sen venga dall’occidente; dolce e soave a tutti quelli +che la circondavano; i discorsi di lei guadagnavano ogni cuore; ma +giugnevano istanti, in cui credendo ella scorgere qualche disobbedienza +o mancanza di rispetto, prendea quel tuono che palesava compiutamente +di chi fosse figlia. Il sorriso di lei era come dolce calor di sole, di +cui ciascuno si contende l’influenza gradevole; ma tantosto sorgeva la +burrasca preceduta da oscure nubi, e il fulmine cadeva indistintamente +sopra d’ognuno[3].» + +Tale mobilità di carattere, nè lo ignorava il Leicester, era sopra +tutto formidabile per coloro che le avevano inspirato qualche +sentimento di affetto; perchè il credito, frutto di tal sentimento +medesimo, non lo era così di servigi indispensabili, che que’ favoriti +prestar potessero alla corona. Perciò la grazia conceduta al Burleigh, +o al Walsingham, benchè al di sotto, quanto allo sfarzo, di quella onde +godeva il Leicester, era fondata manifestamente sul senno e non sul +capriccio di Elisabetta: laonde questi cortigiani non temevano le fasi +dell’incostanza da cui erano ad ogni istante minacciati coloro, pei +quali i primi meriti ai favori della Regina si stavano in prerogative +esterne, e nelle inclinazioni d’un cuore femminile. + +Que’ grandi e saggi ministri non venivano giudicati se non se in +proporzione degli espedienti di stato che suggerivano, e delle massime +onde affortificavano i partiti per essi posti nelle adunanze del +consiglio. Al contrario il buon successo dei disegni formati dal +Leicester dipendeva da tutti que’ venti leggieri ed incostanti di +capriccio o di umore, che contrariano o favoriscono i progressi di un +amante nel cuore della sua donna; ed era Elisabetta tal donna, che +offeriva ai propri adoratori altro scoglio, cioè il timore continuo che +era in lei di dimenticare la propria dignità, e di compromettere il +poter di Regina coll’ascoltare di troppo le inclinazioni connaturali al +suo sesso. + +Le spine che circondavano il possedimento del favore d’una tale amante +ben comprese erano dal Leicester; ed allorchè spiava egli intorno di sè +quai modi avesse per conservarsi in uno stato sì precario, ovvero, (che +a ciò pur meditava) di scenderne senza pericolo, poca speranza egli +vedea di buon esito, così ad un partito come all’altro appigliandosi. + +Ora gli erano altissimo argomento di considerazione il segreto suo +maritaggio e le conseguenze che ne sarebbero derivate. E preso da +amarezza contro di se medesimo (ch’ei certamente non potea concepirne +contro la sfortunata Contessa), si rampognava d’essersi gettato +nell’impossibilità di fondare sopra salde basi il proprio potere collo +stringere un nodo inconsiderato, ed attribuiva a questa, così chiamata +da lui, sconsigliata passione il pericolo di una vicina caduta. + +«Ognuno dice, così ragionava egli in questi momenti di perplessità +e di pentimento, ch’io potrei sposare Elisabetta, e divenire re +d’Inghilterra. Ogni contrassegno sembra annunziarlo. Non si fa menzione +nelle ballate fuorchè di queste nozze desiderate ansiosamente dal +Pubblico. Se ne favella ne’ ginnasi; i predicatori le raccomandano +dai pulpiti; esse son quanto l’un dice all’orecchio dell’altro fin +nelle stanze d’udienza della Regina. Si prega che tal maritaggio si +verifichi nelle chiese dei calvinisti del Continente; fino i nostri +uomini di Stato ne han fatto parola nel Consiglio. Niuna ammonizione +è venuta a frenare sì arditi propositi, intorno ai quali la regina +Elisabetta ha dismessa la consueta sua protesta di voler morir vergine. +Ella conosce l’esistenza di tali romori, nè mai si mostrarono ver +me più affabili i suoi detti, più graziosi gli atti, più soavi gli +sguardi. Niuna cosa sembra mancare a che io divenga re d’Inghilterra, +ed a che trattomi finalmente al sicuro dall’incostanza delle corti, io +m’impadronisca di questa corona regale, gloria dell’universo. E sarà +dunque, allor quando io potrei stendere più ardimentosa la mano per +impadronirmene che questa mano medesima si vedrà incatenata da un nodo +segreto ed indissolubile. Ecco, diceva egli impazientemente, ecco le +lettere di Amy che mi persegue colle sue incessanti inchieste, ond’io +pubblicamente la riconosca, e renda giustizia a lei, a me, e non so a +chi! Quanto a me ho ben fatto finora tutt’altro che rendermi giustizia. +Ed Amy mi parla come se Elisabetta fosse presta ad ascoltare la notizia +di tal mio maritaggio colla contentezza di una madre alle nozze d’un +figlio prediletto! Elisabetta quella figlia di Enrico VIII, la cui +collera non risparmiò giammai uomini o donne che la contrariassero ne’ +suoi disegni! Che direbbe ella all’atto di scorgere maritato quell’uomo +che con una simulata passione la trasse in tanto inganno da confessare +ella stessa il proprio amore verso di un suddito? Quell’uomo che si +fosse fatto giuoco di lei, come potrebbe un cortigiano prendersi +trastullo d’una povera contadina! Oh! ben vedremmo allora quanto una +femmina furibonda sappia operare!» + +Fermandosi in sì fatte meditazioni chiamava Varney, e lo chiedeva di +consigli, assai più di quanto il facesse in addietro, poichè spesse +volte da tal consigliere lo aveva allontanato il ricordarsi gli avvisi +che contro tal segreto nodo avea posti in campo. La conclusione +di questi intertenimenti era sempre il deliberare sul modo di far +comparire a Kenilworth la Contessa. Risolvettero, finchè poterono, far +ritardare la partenza della Regina, ma alla perfine una conclusione +divenne necessaria. + +«Elisabetta non sarà certamente paga a men di vederla. Non so +s’ell’abbia concepiti alcuni sospetti, come mel fanno presagire i miei +timori, o se il Sussex o alcun altro de’ miei segreti nemici s’adoprino +a ricordarle sovente la supplica di Tressiliano; ma certamente in mezzo +alle espressioni di bontà con cui ella è solita ad onorarmi, la storia +di Amy Robsart si frammette frequentemente. Io credo che Amy sia la +schiava postami dalla cattiva sorte dietro il mio carro per umiliare i +miei trionfi nel momento il più glorioso per me. Suggeriscimi qualche +espediente, o Varney, per sottrarmi da passo cotanto arduo. Ho fatto +per differire queste maledette feste tutte le obbiezioni, che con +qualche apparenza di convenevolezza, potevano essere messe innanzi; +ma l’abboccamento ch’ebbi oggi colla Sovrana non mi permette omai di +commettermi fuorchè alla sorte. Ella mi ha detto con tuono di dolcezza +sì, ma ad un tempo risoluto. — Noi non vogliamo più, sig. Conte, +lasciarvi tempo a fare apparecchi per timore che andiate del tutto in +rovina. Sabbato, giorno nove del mese di luglio, saremo in casa vostra +a Kenilworth. Vi preghiamo non dimenticare alcuno degli ospiti, pei +quali mostrammo desiderio: ci sta a cuore soprattutto conoscere la +donna, che ha potuto preferire al poeta Tressiliano il vostro servo +Riccardo Varney. — Dunque, Varney abbi ricorso alla tua fantasia che +mi è stata utile le tante volte; perchè come è vero ch’io mi chiamo +Dudley, le disgrazie predette nel mio oroscopo incominciano finalmente +a minacciarmi.» + +«Nè vi sarebbe qualche modo di persuadere a Milady l’esser contenta +di sostenere per alcuni istanti la parte oscura cui circostanze del +momento l’astringono?» disse il Varney dopo aver esitato per qualche +tempo. + +«Che osi dire, o scellerato? La mia Contessa passar per tua moglie! Ciò +non può accordarsi nè col mio, nè col suo onore.» + +«Oimè! Milord, rispose il Varney, pur non è conosciuta sott’altro nome +dalla Regina. Col toglier questa d’errore si andrebbe a rischio di +scoprir tutto.» + +«Pensa qualch’altro espediente, disse agitato oltre ogni credere +il Conte; cotesto che tu proponi non può giammai essere all’uopo. +Ammetti ancora ch’io condiscendessi, non vi sarebbe mai l’assenso +della Contessa; perchè debbo farti sapere, o Varney, che Elisabetta +sul proprio trono non ha tanto orgoglio quanto ne ha questa figlia +d’un gentiluomo oscuro della contea di Devon. Dolce, pieghevole nelle +circostanze ordinarie, in tutte quelle, ov’ella creda scorgere il suo +onore compromesso, l’indole ne è accensibile e violenta al par della +folgore.» + +«Ne abbiam fatto prova, o signore, e se tale non fosse la sua indole, +non ci troveremmo ora in questo impiccio. Non so ora a qual altro +stratagemma ci resti ricorrere. Mi sembra poi che la persona dalla +quale scaturisce il pericolo, dovesse mostrarsi, quand’è in suo potere, +sollecita di allontanarlo.» + +«Ti ripeto che è impossibile (risoggiunse il Conte facendo tal gesto, +che proibiva al Varney fino il pensare a tale divisamento). Non conosco +forza, d’autorità o di lusinghe, che inducesse mia moglie a portare il +tuo nome nemmeno un istante.» + +«La cosa per altro è alquanto scabrosa,» disse il Varney con tuono +tronco, e senza fermarsi su di tale argomento. Poi soggiunse: «Se si +trovasse qualch’altra persona da sostituirle! Tai giuochi di mano sono +andati a buon termine sotto gli occhi d’altri monarchi antiveggenti +quanto lo è la Regina Elisabetta.» + +«Tu perdi il cervello, o Varney, rispose il Conte: la falsa Amy +dovrebbe sostenere il confronto di Tressiliano, e ne diverrebbe +inevitabile lo scoprimento.» + +«Si potrebbe allontanare Tressiliano dalla Corte,» disse allora senza +esitare il Varney. + +«E con quai modi?». + +«Con quai modi? Un personaggio posto nella vostra condizione ne ha +infiniti per allontanare dalla scena un uomo, che incessante nello +spiare i vostri segreti, vi è divenuto un pericolosissimo oppositore.» + +«Non voglio udirmi parlare di tal genere di espedienti politici, o +Varney, disse il Conte. Poi nel caso in cui siamo non gioverebbero +a nulla. Possono esservi alla Corte molte altre persone che abbiano +veduta Amy, e mancando Tressiliano, non si starebbero dal far venire +il padre di lei o alcuni de’ suoi amici. Cerca ancora qualch’altro +stratagemma nella tua immaginazione.» + +«Signore, io non so più qual cosa proporre, ma so bene che se mi +trovassi in una perplessità qual si è quella dell’animo vostro, +correrei volando a Cumnor, e costringerei mia moglie ad acconsentire a +quegli espedienti, che la sua e la mia sicurezza chiedessero.» + +«Non posso, allora soggiunse il Conte, costringerla a cosa, che +ripugnerebbe alla nobiltà della sua indole. Troppo, così operando, mi +mostrerei ingrato all’amore ch’ella ha per me!» + +«Ebbene, o signore, rispose Varney, voi siete un uomo nel quale onore +e saggezza vanno del pari. Non vi dirò dunque che questi scrupoli +delicati son da romanzo, e non possono aver corso fuorchè in Arcadia, +come lo ha scritto il nipote vostro Sydney. Ma permettete un’altra +osservazione ad un vostro umilissimo servo, il quale ebbe finor la +fortuna di vedere non disdegnata nemmeno dalla Signoria vostra la poca +cognizione ch’egli si acquistò vivendo nel mondo. Vorrei sapere se +in questo felice nodo che unisce a voi la figliuola di sir Robsart, +l’obbligazione maggiore sia dal canto vostro, o da quello della +Signora, e qual dei due abbia maggiori motivi di usar compiacenza, e +prendere in esame i desiderii, la convenienza, la sicurezza dell’altro.» + +«Ti ripeto, Varney, disse il Conte, che quanto fu in mio poter di +concederle, non fu merito mio, ma pagato al di là dalla sua virtù non +minore in lei della bellezza. Ah! no: fra le persone pervenute ad alto +stato, non fuvvi giammai altra creatura più capace di ornarlo e di +abbellirlo.» + +«È una gran fortuna, o signore (riprese a dire Varney con quel suo +sorriso sardonico, che ad onta de’ riguardi di rispetto non era sempre +in suo potere il frenare), è una gran fortuna che ciò tanto vi appaghi! +Voi avrete tutto il tempo di bearvi con sì deliziosa compagna, però +spirato il termine di una prigionia, forse proporzionata al delitto di +aver delusi gli affetti di Elisabetta Tudor. Voi non isperate, cred’io, +di scontarlo a più lieve costo!» + +«Spirito infernale! Osi tu schernirmi sulla sventura in cui m’avvolgo? +rispose il Leicester. Aggiusta le cose, come ti parrà meglio.» + +«Se dite davvero, o signore, convien sull’istante portarsi a briglia +sciolta a Cumnor,» replicò il Varney. + +«Vacci tu stesso, o Varney. Il demonio ti ha compartito quel genere +d’eloquenza, che fa più impressione allorchè si tratta una cattiva +causa. La mia fronte tradirebbe la bassezza della mia anima se ardissi +proporre sì fatta frode. Vattene, dico, hai d’uopo ancora ch’io +t’aggiunga sproni per compiere il mio disonore?» + +«Per servirvi non ho d’uopo di sprone, o Milord. Ma se volete +seriamente affidarmi l’incarico di far gradire a Milady un espediente +divenuto unico ed indispensabile, fa di mestieri mi diate uno scritto, +che presso la nobile mia padrona mi faccia vece di credenziale. +Assicuratevi poi, che io sosterrò questo partito con quanto è in me +d’eloquenza. Porto sì ferma opinione dell’amore che la Contessa nudre +per la Signoria vostra, e della inclinazione ch’è in essa a far tutto +quanto possa tornare a vantaggio del suo sposo, per non dubitar punto +ch’ella non acconsenta a portare per alcuni giorni un nome umile come +il mio, tanto più che per antichità non cede in nessuna parte a quello +della famiglia Robsart.» + +Il Leicester prese tutto quanto occorrevagli per iscrivere, ed +incominciò per la Contessa due o tre lettere, che stracciò senza +terminarle. Finalmente scrisse alcune righe slegate e disordinate, +colle quali supplicava, per cagioni che riguardavano il proprio onore +e la propria vita, la sua Amy a voler portare il nome di Varney per +quel solo tempo che duravano le feste di Kenilworth. Aggiugnea che lo +stesso Varney le avrebbe comunicati questi motivi onde si rendea tanto +necessario sì fatto inganno. Dopo avere sottoscritta e suggellata la +lettera, la gettò sopra la tavola, facendo tal gesto che intimava al +Varney di partir sull’istante, e che questo consigliere intese a prima +vista. + +Leicester rimase siccome uomo impietrito fintantochè udì lo scalpitar +de’ cavalli; perchè il Varney senza nemmeno indugiare quant’era +d’uopo per cambiar di vestito, salì in sella, e seguito da un solo +servo s’avviò a tutta briglia verso la contea di Berk. Udito questo +rumore, il Conte si alzò precipitosamente, e s’affacciò alla finestra, +venuto sull’istante in idea di rivocare l’indegno messaggio di cui +aveva incaricato l’uomo, che a confessione stessa del Leicester, +non possedeva alcuna sorte di virtù, eccetto l’affezione per chi lo +proteggea. Ma il Varney era già lontano tanto da non poter neanco +udirne la voce, e l’aspetto del firmamento seminato di stelle, +riguardato in quel secolo siccome il libro del destino, stolse il Conte +da una risoluzione che sarebbe stata più degna di lui. + +«Eccoli che seguono il taciturno lor corso (dicea il Conte trattosi +alla contemplazione del Cielo), eccoli questi astri, il cui possente +influsso è sentito da tutti gli abitatori del nostro Pianeta. Se gli +astrologi non mentiscono, ecco la crisi de’ miei destini! S’avvicina +l’ora, l’ora per me di sperare e di temere ad un tempo, come mi fu +predetto. Re si fu la parola. — Ma in qual modo? — La corona di +Elisabetta! Da questo lato ogni mia speranza si dileguò. — Ebbene! io +la rinunzio. Le ricche province dei Paesi Bassi mi domandano per loro +capo, e se Elisabetta non si opponesse mi offrirebbero la corona di +que’ Paesi. — E non ho io forse diritti al diadema?... anche entro il +regno? Se Elisabetta venisse a morire, non appartengo io alla famiglia +degli Huntingdon?... Ma asteniamoci dall’addentrarci maggiormente in sì +rilevanti misteri. È d’uopo che per qualche tempo ancora, io continui a +guisa di fiume sotterraneo il mio corso nell’oscurità e nel silenzio. +Verrà giorno che mi mostrerò con tutto l’apparato della mia forza, e +trascinerò meco tutto quanto si opporrà al mio passaggio.» + +Intantochè il Leicester cercava ingannare la sua coscienza medesima col +presentare a se stesso l’aspetto di una pretesa politica necessità, +e s’avvolgea per tal modo fra i lusinghevoli sogni dell’ambizione, +il perfido suo ministro aveva abbandonato la Corte e la città per +trasferirsi in tutta fretta al suo destino. Nè meno del Conte il +Varney si era sollevato ad altissime speranze. Costui di fatto avea +condotto al punto cui voleva il padrone, che discoprivagli, come +ben vedesi, i lati più reconditi del proprio cuore, e si prevalea +dell’opera di quest’uom detestabile, persino nel mantenere le più +intrinseche corrispondenze colla sposa. Divisò dunque il Varney, +che per l’avvenire il suo protettore non potesse più, nè far senza +di lui, nè ricusar di secondarne le inchieste, comunque si fossero +sragionevoli; onde se la _disdegnosa signora_, tal era il predicato con +cui solea, fra se stesso e con Foster, qualificar la Contessa, se la +_disdegnosa signora_ condiscendea finalmente alla domanda dello sposo, +egli, Varney divenutone il marito supposto, divorava colla mente la +futura condizione a se favorevole in modo cotanto straordinario, da +non vedere omai limite alcuno alla propria autorità.... nè ravvisava +perfin difficile l’ottenere un trionfo, cui agognava, primeggiando fra’ +sentimenti infernali che lo stimolavano quello di vendicare i sofferti +disprezzi. Ma in mezzo a tali speranze non trascurava il ribaldo di +meditare all’altra possibilità di trovare Amy affatto renitente ad +accettar la parte che le si voleva assegnare nel dramma di Kenilworth. + +«Alasco, diceva egli, farà se ciò accade il suo ufizio; ed una +infermità sarà il colore onde scusare presso Elisabetta la negligenza +posta dalla signora Varney nel venire a tributarle omaggio in persona. +Oh sì! e sarà, cred’io, una lunga e pericolosa malattia, se la Regina +continua a riguardare milord Leicester con occhio sì favorevole. Non +rinunzierò già di leggieri a divenire il favorito di un Monarca. +Trotta, mio buon palafreno. L’ambizione, la sete di piacere e di +vendetta conficcano i loro stimoli nel mio cuore, come io nel polveroso +tuo fianco gli sproni. Trotta, trotta, mio buon palafreno, e il diavolo +raddoppi la nostra velocità.» + + + + +CAPITOLO V. + + «Perchè colei, che un giorno + »Fu vita tua, disdegni? + »Del padre mio al soggiorno + »Chè non lasciarmi allor? + »Ah! invano, invan di lagrime + »Quest’occhi miei van pregni; + »Nè mai tanto durevole + »Tua lontananza amara, + »Ch’io più non son, rischiara, + »Barbaro, nel tuo cor! + (_Il castello di Cumnor_ + di W. Giulio Mickle). + + +Le più leggiadre signore de’ nostri giorni avrebbero certamente trovato +nella contessa di Leicester, oltre all’avvenenza ed alla giovinezza, +due qualità che a buon diritto le meritavano un grado fra le persone +distinte. Noi la vedemmo nel suo intertenimento col merciaiuolo +manifestare una grande propensione alla compera di cose inutili, ed +avidità verso tutte quelle graziose inezie, che appena possedute +perdono tutto il vezzo. In oltre le piaceva assai lo spendere molto +tempo nell’adornarsi, comunque la ricca varietà del suo aggiustamento, +nel luogo ov’era, non le giovasse che a procacciarsi o lodi per metà +satiriche dalla scrupolosa Giannina, ovvero solamente l’approvazione +di que’ due occhi brillanti, che vedeano riflettuto dallo specchio il +proprio splendore. La contessa Amy per vero dire potea sulla leggerezza +de’ propri gusti allegare in iscusa l’educazione solita in que’ giorni +a darsi alle fanciulle, la quale non era fatta per inspirare la volontà +dell’applicazione a giovani menti per natura leggiere e nemiche dello +studio. Se questo eccessivo diletto per l’adornarsi non fosse stato in +Amy, avrebbe potuto anche nella casa paterna fare tappezzerie o ricami, +e decorare de’ lavori delle proprie mani le pareti e le suppellettili +del castello di Lidcote, ovvero distrarsi da tai cure col preparare +un grosso podingo a sir Ugo quando tornava da caccia. Ma Amy non avea +preso genio di sorte alcuna nè al telaio, nè all’ago, nè alla lettura. +Ella avea perduta in sua fanciullezza la madre: il padre non osava +contraddirle cosa veruna; Tressiliano, unico che sarebbe stato capace +di coltivarne lo spirito, molto si danneggiò appunto nell’animo di lei +accettando con troppa sollecitudine il ministerio d’esserle precettore. +Perchè accadde che questa giovinetta, la cui vivacità e la cui +indolenza non trovavano mai opposizione, si avvezzò a riguardarlo con +una specie di timore, e con un rispetto, mal concorde con que’ soavi +sentimenti, che Tressiliano avrebbe voluto inspirarle. Così preparato +il cuore d’Amy, ognun vede quanto fosse esposto a cedere al primo +assalto, e quanto dovesse cattivarsi l’immaginazione della fanciulla il +Leicester e per nobiltà di esterno portamento, e per grazia di modi, e +per accorte lusinghe, prima ancora ch’ella avesse in lui conosciuto il +favorito della ricchezza e del potere. + +Le frequenti visite che il Conte fece a Cumnor ne’ primi momenti delle +nozze contratte con Amy, le rendeano sopportabili la solitudine ed il +ritiro, cui si vedea condannata. Ma dacchè queste visite si diradarono, +e fecero luogo a lettere di scusa, le quali, oltre al non contener +sempre espressioni di tenero affetto, erano generalmente laconiche, il +mal umore e i sospetti cominciarono ad introdursi in questi splendidi +appartamenti, che l’amore aveva preparati alla bellezza: ed ella il +dava troppo a divedere nelle risposte che faceva al Leicester, colle +quali, adoperando più di franchezza che d’accorgimento, lo pregava +finalmente a liberarla da quell’oscura prigionia col pubblicarne +solennemente il maritaggio; ed ordinando i suoi argomenti con quella +sola destrezza che in lei trovavasi, credeva renderli più efficaci col +calor delle suppliche. Talvolta pure li mescolava di rimproveri, di cui +il Leicester pensava aver qualche motivo di lamentarsi. + +«Non l’ho io fatta Contessa? diceva questi a Varney: ben mi sembra +ch’ella potrebbe aspettare per prenderne il titolo e lo stemma +quell’istante, in cui ciò mi fosse gradevole.» + +Ma la contessa Amy contemplava sotto tutt’altro aspetto le cose. + +«Che mi giova, ella dicea, d’avere di fatto il grado e gli onori di +Contessa, se nessuno lo sa, se mi vedo costretta a vivere oscura, +prigioniera, lontana da ogni consorzio, ed esposta a vedere ogni +giorno ingiuriata la mia fama? Poco mi cale di queste perle, che tu, +o Giannina, frapponi ogni dì alle mie trecce. Ti dico bene, che nel +castello di Lidcote io non avea che a mettere una rosa novella ne’ +capelli, ed il padre mio mi chiamava presso di lui per contemplarla più +da vicino, il vecchio curato sorridea, il buon Mumblazen vi trovava +qualche allusione _blasonica_. Ora eccomi ornata d’oro e di pietre +preziose, che sembro un reliquiario, nè vi sei che tu, o Giannina, per +ammirare tutto questo mio aggiustamento. A Lidcote vi si trovava anche +il povero Tressiliano... ma gli è inutile oggi il parlarne.» + +«Di fatto, mia signora, tutto ciò è inutile in giornata, rispose +la grave Giannina, e per vero dire mi fate talvolta desiderare di +non ve ne udire parlar sì sovente, e, perdonatemi, con qualche +inconsideratezza.» + +«Le tue rimostranze mi sembrano fuor di stagione, o Giannina; io sono +libera, benchè in questo momento si voglia tenermi incatenata, sicchè +mi si direbbe piuttosto una schiava straniera che la sposa d’un Pari +dell’Inghilterra. Te lo ripeto, Giannina: amo il mio sposo; l’amerò +fino all’ultima mia ora, nè potrei cessar dall’amarlo, quand’anche il +volessi, e perfino s’egli giugnesse a dimenticarmi... Dio solo vede +s’io sia pur serbata a quest’ultima disavventura. Ma ciò nonostante, +lo dico con franchezza, sarei stata più felice col rimanermi a +Lidcote; avessi anche dovuto divenire la sposa del povero Tressiliano, +e sostenere lo sguardo malinconico, e la farragine delle dottrine +di cui egli avea piena la testa, e delle quali m’importava sì poco. +Egli soleva però dirmi, che se mi fossi data a leggere i libri suoi +prediletti, siccom’egli me lo consigliava, sarebbe venuto tempo, in cui +trovarmi molto contenta di avere abbracciati i suoi suggerimenti.... +Oh! credo, Giannina, che questo tempo sia giunto.» + +«Mia signora, soggiunse allora l’ancella, ho comperato per voi alcuni +libri da uno zoppo, che li vendeva sulla piazza del mercato, e che mi +guardò in un modo bene ardimentoso, ve ne assicuro.» + +«Vediamoli, Giannina, disse la Contessa, ma soprattutto ch’essi non +siano di que’ tuoi libri puritani!... E di che trattano questi qui, +mia devota compagna? _Smoccolatoio per un candeliere d’oro! Fascetto +di mirra e d’isopo per purgare un’anima inferma! Tazza d’acqua della +valle di Bacca! Le volpi e le fiaccole!_ Che nome dai tu a questo +guazzabuglio, o mia cara?» + +«Oh Dio! signora, era mio debito prima di tutto il mettervi innanzi +agli occhi la _Grazia_, ma se poi la rifiutate, non so che dirvi: +eccovi componimenti teatrali, e poesie, a quanto penso.» + +La Contessa cominciò con aria di trascuratezza il suo esame aprendo +parecchi volumi, divenuti omai sì rari, che uniti insieme, sarebbero +oggidì un tesoro per qualche dilettante d’ogni antichità bibliografica. +Eranvi il _libro di cucina stampato da Riccardo Lant, i passatempi +del popolo, il castello della Scienza_ ec.... ma tal genere di +letteratura, non maggiormente che il primo si confaceva al gusto di +Amy. D’improvviso un calpestio di cavalli si fece udir nella Corte. La +Contessa, levatasi con gioia, abbandonò il noioso intertenimento di +scartabellare in questa preziosa raccolta, e lasciando cadere molti +libri sul pavimento corse alla finestra, sclamando: «Egli è Leicester! +il mio nobile Conte, il mio Dudley! Ogni calpestio del suo cavallo +rimbomba a guisa di suono armonioso.» + +Videsi qualche bisbiglio nella casa, e il Foster, con +quell’accigliamento ch’eragli solito, entrò nella stanza della Contessa +per dirle, che Riccardo Varney dopo aver corso tutta la notte giugneva +portando ordini del suo signore, e chiedendo di essere sull’istante +presentato a Milady. + +«Varney vuol parlar meco! Ebbene! avrà da arrecarmi notizie del Conte. +Introducetelo tosto.» + +Varney entrò nell’appartamento, ove stavasi seduta Amy, adorna di tutta +la sua naturale avvenenza, e di tutti i novelli fregi aggiunti dalla +ricchezza, dalla eleganza del semplice suo abito, e dalle cure datesi +da Giannina nel farli meglio spiccare. Ma il migliore adornamento di +Amy era la bella capigliatura, che ondeggiava in leggiadrissime anella +attorno ad un collo bianco siccome quello di un cigno, e sopra un seno +che la concetta speranza di rivedere lo sposo aveva agitato, colorando +di un animato vermiglio tutti que’ vezzosi lineamenti. + +Il Varney se le presentò in quell’abbigliamento medesimo con cui aveva +in tal giorno accompagnato il suo padrone alla Corte, sicchè lo spicco +dell’abito facea strano chiaroscuro col disordine d’aggiustamento +prodotto da un viaggio sì precipitoso, intrapreso di notte e per +cattivi sentieri. Leggeansi sulla costui fronte l’inquietezza +dell’animo e l’imbarazzo proprio di chi debbe annunziar cose che +non crede dover essere ben accolte, ed è nondimeno costretto dalla +necessità ad eseguire con tutta sollecitudine l’assuntosi ministerio. +A tale aspetto spaventata subito la Contessa, sclamò: «Voi mi arrecate +notizie di Milord, o Varney! Gran Dio! Sarebb’egli infermo?» + +«No, Milady, per grazia del Cielo, soggiunse il Varney. Calmatevi +adunque, e permettetemi di riprender fiato prima ch’io adempia il mio +messaggio.» + +«Non voglio indugi, o signore, rispose la Contessa. Conosco i vostri +artifizi; e poichè il fiato vi ha sostenuto a condurvi fin qui, vi +potrà sostenere ancora nel raccontarmi quello che avete da dirmi, o +almeno per darmene succintamente una idea.» + +«Signora, rispose il Varney, non siamo qui soli, ed il messaggio di +Milord non riguarda che voi.» + +«Lasciatene, Giannina, e voi pure signor Foster, diss’ella, ma rimanete +nella stanza contigua in modo di udir la mia voce.» + +Il Foster pertanto e Giannina obbedirono agli ordini di milady +Leicester, ritirandosi nel prossimo vestibolo. Allora la porta della +stanza fu chiusa accuratamente a chiave ed a catenaccio. Il padre +e la figlia rimasero al di fuori, il primo con feroce e sospettosa +attenzione, l’altra coll’animo diviso fra il desiderio di conoscere +la sorte della sua padrona, e la cura di pregare il Cielo per la +salvezza della medesima. Si sarebbe detto che lo stesso Tony Foster +avesse qualche sentore delle idee in cui stavasi immersa la mente di +sua figlia, perchè attraversò l’appartamento, e prendendone la mano le +disse: «Tu hai ragione, prega, Giannina, prega il Cielo: tutti abbiamo +gran bisogno di pregarlo, e qualcuno di noi più degli altri. Orerei io +medesimo, se non volessi porgere orecchio a quanto succede là entro: +qualche disastro si prepara, o mia cara figlia. Sì veramente: qualche +disastro è vicino. Dio ci perdoni i nostri peccati, ma questo arrivo +subitaneo del Varney non mi presagisce nulla di favorevole.» + +Era questa la prima volta, in cui Giannina intendesse dal padre +simili detti, che doveano in vero renderla diffidente, e sollecitarne +l’attenzione a tutto quanto avveniva in quel soggiorno del mistero. +La paterna voce sonava all’orecchio di lei siccome quella funesta di +un gufo, che pronostica lutto e sventure. Fisò ella gli occhi alla +porta con tale ansietà d’animo, come se da un istante all’altro avesse +aspettati accenti d’orrore, o spettacoli di spavento. + +Nondimeno le cose erano tuttavia affatto tranquille, e le persone che +parlavano nella contigua stanza il faceano con voce tanto sommessa, +che non se ne poteano distinguere le parole. Se non che, tutto +all’improvviso, si udirono alcuni detti pronunziati affrettatamente, +indi la voce della Contessa, che col tuono della più veemente +indignazione esclamò: «Apritemi la porta, o signore, ve lo comando: +apritemi la porta. Non è tempo di repliche, (continuò ella coprendo +colle sue grida la voce soffocata di Varney, che però per più riprese +si fece ascoltare). Temerario! Uscite, vi dico. Giannina, chiamate +gente in soccorso. Foster, atterrate la porta. Uno scellerato mi +trattiene a forza. Adoperate leve ed accette, sig. Foster: vi starò per +mallevadore io medesima.» + +«Non farà mestieri di ciò, o signora, (disse finalmente Varney +in modo da essere inteso); e quando vogliate palesi a tutto il +mondo gl’importanti segreti di Milord ed i vostri, io non pretendo +impedirvelo.» + +Vennero tolti i catenacci e aperta la porta; onde Giannina ed il padre +di essa si lanciarono nella stanza ansiosi di sapere i motivi che +produssero queste reiterate esclamazioni. + +Entrati appena, trovarono il Varney in piedi innanzi alla porta, che +digrignava e presentava nella fisonomia i sentimenti, fra loro opposti, +della rabbia, della vergogna e del timore ad un tempo. La Contessa +stavasi nel mezzo dell’appartamento, siccome giovane pitonessa invasata +da fuoco profetico. + +Le vene turchine della sua bella fronte si erano enfiate per la +violenza che fatto avea nel gridare. Rossi al par di scarlatto il +collo e le guance, gli occhi sfavillanti d’ira, lanciavano sguardi +simili a quelli che un’aquila prigioniera manda sopra coloro cui non +può avventarsi dalla sua gabbia. Se fosse ragionevole l’immaginare +una delle tre Grazie agitata dalle Furie, nulla esprimeva meglio +tal fantasia siccome il volto d’Amy, in cui si univano nel medesimo +punto e quanti vezzi, e quanti sentimenti di sdegno, di disprezzo, di +alterezza, di rabbia sia possibile l’ideare. I gesti e l’atteggiamento +d’Amy corrispondevano alla sua voce, al suo sguardo, e mostravano un +aspetto maestoso e seducente ad un tempo; tanto la forza della passione +aveva accoppiato naturale avvenenza a sublimità. All’atto istesso dello +schiudersi la porta, Giannina era corsa inver la padrona, e Foster, +benchè a passi più lenti che non la figlia, pur sollecitandosi più che +d’ordinario, si avvicinò a Varney. + +«In nome della verità! che accadde alla Signoria vostra?» chiese +Giannina alla Contessa. + +«In nome di Satanasso, che le avete voi fatto?» disse Foster al suo +amico. + +«Chi? io? (rispose Varney colla testa bassa e di mal umore). Ho dovuto +comunicarle gli ordini del suo sposo, e se a questi non si vuole +uniformare Milady, sa meglio di me che le convenga rispondere.» + +«Giannina, ne chiamo in testimonio il Cielo! disse la Contessa, il +traditore ha orrendamente mentito; egli non può che mentire, poichè +dice cose che oltraggiano l’onore del mio nobile sposo; mentisce +doppiamente, perchè le parole di costui non sono intese che a favorire +un disegno esecrabile quanto impossibile ad effettuarsi.» + +«Voi mi avete inteso male, o signora (disse il Varney ricorrendo ad una +specie di sommessione). Ma lasciamo tale argomento, finchè sia calmata +la vostra collera. Allora vi soddisferò su tutti i punti.» + +«Non te ne verrà mai l’uopo, disse ella a Varney. Mira quest’uomo, o +Giannina. Egli è ben abbigliato, l’esterno suo è d’un gentiluomo; ed è +venuto qui per farmi credere essere intenzione, anzi comando assoluto +del mio legittimo sposo, ch’io parta seco lui per Kenilworth, e che là +alla presenza della Regina, de’ nobili della Corte, del mio consorte +medesimo io riconosca lui, lui che spazzola i vestiti, che pulisce +gli stivali, lui dico, lo staffiere di Milord, ch’io lo riconosca per +mio signore, per mio marito! Gran Dio! Dovrei io stessa fornire armi +contro di me, quando vado ad implorare i miei diritti, il mio grado? +rinunziare alla fama di onesta persona, rinunziare a prendere la mia +sede fra le rispettabili matrone della nobiltà Inglese?» + +«Voi la udite, Foster! e voi Giannina la udite! (disse Varney +profittando di quell’istante di silenzio); voi la udite nel momento +medesimo della sua collera. Non mi rimprovera ella fuorchè un +divisamento suggerito dal nostro buon padrone nella lettera che sta ora +fra le sue mani, un divisamento comandato dalla necessità di custodire +un certo segreto.» Allora il Foster tentò di porsi in mezzo con +quell’aria autorevole ch’ei giudicava conforme al grado affidatogli in +quella casa. + +«Sì, o signora, debbo confessare che vi lasciaste condurre da +troppo impeto in tal circostanza. Simile frode non è tutte le volte +riprovevole, e semprechè venga adoperata a buon fine. Non altrimenti il +patriarca Abramo finse che Sara gli fosse sorella, allorchè andarono +insieme in Egitto.» + +«Non vi nego questo, disse la Contessa, ma Dio per riprovare sì fatta +impostura commessa dal padre del suo popolo, si valse fin della voce +del pagano Faraone. Vergognatevi di non leggere la Scrittura se non +se per citare, a guisa d’esempi, quelle cose che vi sono proposte, in +vece, siccome avvertimenti.» + +«Ma con vostra buona licenza, risoggiunse il Foster, Sara non si oppose +alla volontà del suo sposo; e fece anzi quanto le venne ingiunto da +Abramo col nominarsene la sorella, così per l’interesse del marito come +per quello della propria anima, che la troppa avvenenza delle forme +poneva in pericolo.» + +«Oh! il Cielo mi perdoni ora un inutile sdegno! replicò la Contessa, ma +tu sei un ipocrita ardimentoso quanto colui è un mentitore impudente. +Potrò io creder giammai che il nobile Dudley abbia approvato il disegno +di disonorarmi! Egli è in cotal modo che calpesto co’ piedi questa +lettera infame... S’egli ne è veramente l’autore, io ne cancello per +sempre la rimembranza.» + +E in ciò dire lacerò di fatto la lettera di Leicester, calpestandola +co’ piedi nell’eccesso del suo disdegno, quasi volesse annichilarne +fino i più piccioli rimasugli. + +«Siatemi testimoni, disse il Varney, ripigliando il suo tuono di +sicurezza, siatemi testimoni, ch’ella ha lacerata la lettera di Milord, +immaginandosi di far ricadere sopra di me un disegno che partì dal +volere del suo medesimo sposo. Ella vorrebbe che fossi io solo il +colpevole, quando in tutto questo non ho verun personale interesse.» + +«Tu menti ognor più, o abbominevole ribaldo (disse la Contessa ad +onta degli sforzi, che per costringerla al silenzio facea Giannina, +sfortunatamente presaga che tanto impeto non le gioverebbe se non se +a fornir armi contro di se medesima). Tu menti. Non m’impedir ch’io +parli, o Giannina. Dovesse questo essere l’ultimo mio detto, egli +mente! Egli si prefiggea, sappiatelo, uno scopo infame, e vi sarebbe +corso più apertamente, se il mio sdegno mi permettea di conservare più +a lungo il silenzio che lo aveva incoraggiato da prima a discoprire le +scellerate sue mire.» + +«Signora, disse il Varney (preso da grave confusione, che la sua +medesima sfrontatezza non gli valse a nascondere) vi prego a credere +che prendeste abbaglio.» + +«Crederò piuttosto che sia notte in pieno meriggio. Ho io forse +dimenticato ogni cosa? Non rammento io certi tuoi artifizi, che, se +Milord gli avesse saputi, ti avrebbero meritato una morte degna di chi +ti somiglia anzichè la sua intrinsichezza? O perchè non sono io un uomo +per soli cinque minuti? Questo tempo mi basterebbe per costrignere un +vile tuo pari alla confessione della propria scelleratezza. Ma vattene. +Esci di qui. E dì al tuo padrone, che quand’anche mi sentissi capace +di tenermi all’obbrobriosa via, in cui mi porrebbe necessariamente +l’impostura, che osi dire da lui suggerita, cercherei dargli un rivale +meno immeritevole di questo titolo. Oh! puoi accertarlo che nol +soppianterebbe almeno un vil salariato, le cui glorie si stanno nel +far la caccia agli abiti di Milord prima che sieno del tutto usati, nè +atto a sedurre che una qualche giovane di contado coll’eleganza di un +nastro nuovo, aggiunto opportunamente ad un paio di scarpe vecchie del +suo padrone. Vattene, dissi, esci di qui. Io ti disprezzo, quanto mi +vergogno di sdegnarmi contro un ente obbrobrioso quale ti sei.» + +Varney abbandonò quella stanza dando a divedere ne’ moti della +fisonomia la cupa rabbia che gli premea l’animo. Lo seguì il Foster, +che comunque non avesse una coscienza facile ad atterrire, si trovò +soprappreso da questo torrente d’indignazione impetuosa, uscito dalle +labbra d’una giovane, che si era mostrata insino allora di tempra +dolcissima, e assai indolente per altra parte onde si potesse crederla +capace di nudrire un pensiero di sdegno, o di pronunziarne un accento. + +Il Foster si fece come ad inseguire di appartamento in appartamento il +Varney, addossando interrogazioni ad interrogazioni, alle quali non +rispose l’altro sintantochè non furono alla vecchia biblioteca, di cui +già il lettore ha fatto pratica. Colà giunto il favorito di Leicester, +si volse al vecchio Puritano, e gli parlò con una certa sicurezza, +perchè pochi istanti bastavano a costui, avvezzo a comandare ai +movimenti del proprio animo, per ricuperarne la fermezza e ricomporsi. + +«Tony, diss’egli, usando dell’ironia a costui famigliare, non vo’ +negartelo, la donna e il diavolo, i quali, come te lo potrà confermare +il tuo oracolo, Holdforth, ingannarono l’uomo sin dalla creazione del +mondo, hanno quest’oggi trionfato della mia saggezza. Questa piccola +Furia aveva modi cotanto seducenti, ebbe l’arte di contenersi con tanta +naturalezza tutto il tempo da me impiegato a comunicarle il messaggio +di Milord, che finalmente (odilo in pace), ho creduto potere lasciare +andar qualche parola anche per me. Costei crede ora aver la mia testa +sotto la sua cintura, ma l’ha sbagliata d’assai. Dov’è il dottore +Alasco?» + +«Nel suo laboratorio, disse il Foster: è questa l’ora in cui non se +gli può parlare. È d’uopo lasciar trascorrere il mezzogiorno, se non +vogliamo distruggere l’effetto de’ rilevanti suoi studii, o a meglio +dire, divini.» + +«Sì, egli studia la divinità del diavolo, disse Varney, ma semprechè io +voglia vederlo, tutte le ore sono a proposito. Conducimi dunque al suo +_Pandemonio_.» + +«Sì,» disse il Varney, e con quel passo trepidante di chi sta per +precipitare l’esecuzione d’orribil disegno, seguì Foster, che lo guidò +per traverso a corritoi, dei quali la maggior parte stava per cadere +in rovina, sino all’appartamento sotterraneo occupato in allora dal +chimico Alasco. Fu in questo luogo medesimo, che qualche tempo prima +un abate di Abingdon delirante per le scienze occulte, avea con grande +scandalo del suo convento messo un laboratorio, ove pari ad altri +insensati di questo secolo perdè e gli anni e molte somme di denaro +nella ricerca di un grande segreto. + +Tony Foster fermatosi dinanzi alla porta, che era con diligenza chiusa +al di dentro, mostrò di nuovo grande titubazione. Ma Varney che non +dividea coll’altro gli scrupoli, a furia di grida e di ripetuti colpi +all’uscio, trasse il saggio da’ suoi lavori. Alasco aperse dunque +lentamente, e a ritroso. Gli occhi di costui si vedeano accesi, ed +offuscati soltanto dal calore e dai vapori usciti del lambicco, su +di cui prima stavasi meditando. L’interno di quella cella offeriva +alla vista di chi vi entrava un confuso miscuglio di sostanze fra +loro eterogenee, e di arnesi misteriosi. Il vecchio allora borbottò +impazientemente tai detti: + +«È dunque deciso, che ad ogni momento io debba essere distolto dagli +affari del Cielo per que’ della Terra?» + +«Per que’ dell’Inferno, soggiunse il Varney, perchè quello è l’elemento +che ti si conviene. Foster, abbiamo d’uopo che tu assista alla nostra +confabulazione.» + +Il Foster entrò a passi lenti in quell’antro seguito dal Varney, che +chiuse la porta dietro di sè. Ma lasciamo questi tre scellerati che +stanno deliberando, per venire alla contessa Amy, che col disdegno e +il timore dipinti su quel bel viso andava innanzi e indietro pel suo +appartamento. + +«Scellerato, traditore, vile artefice d’iniquità! Ma io l’ho +smascherato, Giannina! Aspettai che il serpente svolgesse dinanzi a me +tutte le spire entro cui raggruppavasi, e mi comparve strisciando in +tutta la sua laidezza. Ho repressi i moti della mia collera in modo, +che mi sentiva scoppiarne io medesima per lo sforzo, ma gli ho repressi +fintantochè m’abbia egli scoperto il fondo del suo cuore più nero +degli abissi. E tu, o Leicester, avresti potuto per un solo istante +rinnegare i diritti legittimi che ho sopra di te, o cederli tu stesso +ad un altro? Ma egli è impossibile. Tutto fu menzogna quanto venne da +quell’uomo infame. Giannina, io non voglio rimanermi più lungo tempo in +questo luogo. Temo Varney, temo tuo padre. Sì, Giannina, lo dico con +ispavento, temo tuo padre, ma soprattutto questo abominevol Varney. +Voglio fuggire da Cumnor.» + +«Oh Dio! Signora, e dove vorreste voi fuggire? Quai modi sono in voi +per sottrarvi da queste mura?» + +«Nol so nemmen io, Giannina (disse la sventurata Amy, sollevando gli +occhi al cielo e giugnendo le mani) nol so nemmen io ove mi fuggirò, +nè quai modi mi avrò per fuggire. Ma sono ben certa, che quel Dio, al +quale prestai sempre omaggio, non mi abbandonerà in una crisi cotanto +tremenda, poichè al presente mi trovo fra le mani degli empi.» + +«Non pensate questo così in generale, mia cara Signora, disse Giannina. +Mio padre è bensì di un’indole severa, compie scrupolosamente i comandi +che gli vengono trasmessi, però....» + +Nell’istante medesimo Tony Foster entrò nell’appartamento tenendo +fra le mani una tazza di vetro, ed un’ampollina. I costui modi +aveano questa fiata qualche cosa di straordinario, perchè comunque +nell’avvicinarsi altre volte alla Contessa non si fosse mai comportato +se non se col rispetto dovuto al grado della medesima, pure lasciava +sempre scorgere quella salvatichezza naturale che parea non si potesse +scompagnare da lui. + +In tal circostanza soltanto, nè dalla sua fisonomia, nè da’ suoi detti +traspirò quel tuono d’autorità, che costui d’ordinario occultava sotto +una maschera grossolana d’urbanità e cortesia, come i malandrini +nascondono le pistole o il bastone sotto un ferraiuolo mal messo. Ciò +nondimeno il sorriso di questo ipocrita parea mosso da tema anzichè da +benevolenza. Quella sua venuta era intesa ad offerire alla Contessa un +cordiale, prezioso al dir del malvagio, e tale che avrebbe ridonata +la calma allo spirito di essa, agitato tuttavia dallo spavento dianzi +sofferto. Pur quel suo sguardo e la mano e la voce tremebonda, e +tutto il suo portamento lo dinunziavano complice di qualche sinistro +disegno, e posero in sospetto fino Giannina, la quale dopo essersi +fermata qualche minuto secondo a contemplarlo con maraviglia, parve +si preparasse d’improvviso ad un atto ardito: onde alzato il capo, +prese aria ed andamento, risoluti ed autorevoli, e lenta frapponendosi +alla padrona ed al padre, volle togliere di mano a questo la tazza, +aggiugnendo con voce sommessa ma ferma queste parole: «Padre mio, +verserò il cordiale alla mia nobil Signora quando a lei sarà in grado.» + +«No, cara figlia (disse il Foster con tuono vivace ed inquieto ad un +tempo) no: non s’appartiene a te il renderle tale servigio.» + +«E perchè, disse Giannina, perchè non a me, se trattasi di cosa che dee +ristorarla?» + +«Perchè, perchè! (disse il ribaldo, alle prime esitante, poi mettendosi +in collera, il che gli era ottimo espediente per sottrarsi alla +necessità di dar ragioni migliori) Perchè voglio così, figlia mia. +Andate all’ufizio della sera.» + +«Altre volte potrò assistere all’ufizio, rispose Giannina, ma per +questa, ve lo protesto, non uscirò di qui sin ch’io non mi veda meglio +rassicurata sulla sorte della mia signora. Datemi, o padre mio, +quest’ampolla,» e a malgrado di lui la tolse dalle sue mani, che pareva +avesse aperte il rimorso. «Quanto può giovare alla mia signora non può +essere a me nocevole. Padre mio, alla vostra salute.» + +Il Foster senza rispondere parola, si lanciò sulla figlia e le +strappò di mano l’ampolla. Indi confuso di quanto avea fatto, +irresoluto su quello che dovea operare in allora, rimase immobile in +quell’atteggiamento, com’uom fatto di pietra, coll’ampolla in mano, +colle gambe allontanate l’una dall’altra, e tramandando dagli occhi, +che fermi avea sulla figlia, tutta quella schifosa orridezza che nasce +dal collegamento della rabbia, del timore e della perfidia. + +«La cosa è stravagante, o padre mio (disse Giannina, e nel tempo stesso +lanciò sul padre una di quelle occhiate, onde, a quanto dicesi, i +custodi delle persone prese da nero delirio le fan soggette al proprio +volere). Voi non vorrete adunque nè ch’io serva alla mia padrona, nè +ch’io beva alla sua salute?» + +Il coraggio della Contessa si resse nel durare di sì terribile scena, +e conservò quella rassegnazione che le era connaturale; e benchè +impallidita fin dal primo istante dell’apparsole tradimento, l’occhio +di lei appalesava tranquillità, e quasi disprezzo verso i suoi +assassini. + +«Questo prezioso cordiale, volete assaggiarlo voi, signor Foster? +Poichè non permettete che Giannina ne gusti, non mi negherete almeno +di soddisfarmi nel secondo modo che vi propongo. Bevete adunque, ve ne +prego.» + +«Non voglio,» disse il Foster. + +«E a chi era dunque serbata questa peregrina bevanda?» disse allor la +Contessa. + +«Al diavolo che l’ha composta,» sclamò il Foster, e detto ciò +affrettatamente partissi. + +Giannina mirava la Contessa con occhio, in cui esprimevansi la +vergogna, la compassione, il cordoglio. + +«Non piangete per me, o Giannina,» disse dolcemente a questa giovane la +Contessa. + +«No, mia Signora (rispose l’altra con voce che interrompeano i +singulti). Non è già per voi ch’io pianga, ma per me medesima, per +quello sciagurato, che oso appena... Coloro che si disonorarono innanzi +agli uomini, e che Dio condannò, coloro debbono piangere, e non già +chi si conosce innocente. Vi lascio, o mia buona padrona,» diss’ella, +prendendo in tutta fretta la mantellina ch’era solita usare, allorchè +usciva di casa. + +«Mi abbandonate forse, o Giannina, mi abbandonate voi, mentre mi trovo +in una condizione tanto crudele?» + +«Abbandonarvi, o signora, (sclamò questa buona compagna correndo +tosto verso di lei, e coprendole di baci le mani). Abbandonarvi! +Possa abbandonarmi, se di ciò fossi capace, fin la speranza della mia +eterna salute. No, signora: voi ben diceste che il Dio, cui prestate +omaggio, vi aprirebbe una strada di scampo: io l’ho pregato notte +e giorno perchè m’illuminasse; io mi stava irresoluta fra i doveri +dell’obbedienza verso quel miserabile, che or volse di qui i suoi +passi, e di quella obbedienza cui avete diritto. Non debbo chiudere +quella porta di salvezza che Dio stessa vi apre. Non mi domandate altro +intorno a ciò. Fra poco mi rivedrete.» + +Così parlando si avvolse nella sua mantellina, e passò nell’altro +appartamento, ove scontrandosi nella vecchia fantesca, le diede a +credere di trasferirsi, come di solito, all’uficio della sera, indi +uscì fuor di casa. + +Intanto il padre di Giannina era tornato nel laboratorio, ove trovò i +complici del delitto ch’egli non aveva ardito mandar a fine. + +«L’uccelletto ha bevuto?[4]» disse il Varney con un dimezzato sorriso; +ed eguale interrogazione faceano gli occhi dell’Astrologo che non parlò. + +«No, disse il Foster, nè sarò io quel tale che le presenti il veleno. +Vorreste adunque ch’io commettessi un assassinio alla presenza di mia +figlia?» + +«Oh uomo vile senza essere perciò migliore! E non ti fu detto, rispose +con rabbia il Varney, che qui non trattavasi di assassinio, come piace +a te, o stolido, il chiamarlo con quella tua voce tremante, e con quel +tuo sguardo smarrito? Non ti venne assicurato che si volea soltanto +procurarle una infermità leggiera e di niuna conseguenza, della natura +di quelle che le donne fingono continuamente, onde potersi a lor agio +sdraiare sopra un canapè anzichè curare i loro affari domestici? Ecco +un uom ragguardevole che giurerà per la _chiave del castello della +Saggezza_.» + +«Lo giuro, disse Alasco, l’elissire contenuto nell’ampolla che tieni +ancor fra le mani, non è mortale. Lo giuro per l’eterna invariabile +quintessenza d’oro racchiusa in tutte le sostanze della natura, e la +cui segreta esistenza non può essere scoperta se non se da colui, al +quale Trimegisto cederà la chiave della scienza cabalistica.» + +«Ecco un giuramento d’alto peso, disse il Varney: Foster, tu saresti +peggio assai che un pagano, se ti rimanessi nella tua incredulità. +Per altra parte, puoi prestar fede a me, che giuro unicamente sulla +mia parola: se tu continui a ricalcitrare, rinunzia alla speranza di +convertire in atto di proprietà il tuo contratto enfiteutico. Nè Alasco +cambierà in oro il tuo stagno, e per quanto spetta a me, virtuoso Tony, +tu non sarai in eterno altra cosa che il mio fittaiuolo.» + +«Io non comprendo, signori miei, disse il Foster, qual sia l’ultimo +fine di tutti questi vostri divisamenti: ma ben avvi una cosa, a cui mi +son risoluto; ed è che qualunque incidente stia per accadere, voglio +siavi alcuno che preghi il Cielo per me, e questo alcuno, sarà mia +figlia. La mia vita fin qui non è stata buona, ed ho pensato troppo +agli affari mondani; ma Giannina è innocente siccome allor quando +scherzava in grembo a sua madre. Mia figlia almeno non andrà priva +della sua sede in quella beata città, che ha muraglie di oro puro, e le +fondamenta di pietre preziose.» + +«Che sarebbe veramente un paradiso conforme al tuo cuore, disse Varney. +Discutete con lui su quest’argomento, dottore Alasco; io tornerò fra +brev’ora.» Nel dire tali cose, il Varney si alzò da sedere, e presa +l’ampolla che stava sopra la tavola si partì da quel luogo. + +«Figlio mio, (disse Alasco al Foster, appena uscito il Varney) io ti +protesto che qualunque cosa ardisca dire questo impudente e profano +schernitore della scienza sovrana, in cui per la grazia del Cielo ho +fatti tanti progressi, non v’è alcuno fra gli artefici viventi ch’io +volessi riconoscere per mio maestro. Lascio pure che questo riprovato +inveisca in bestemmie contro cose troppo sante per essere comprese da +uomini incapaci di concepir pensamenti, fuorchè carnali e colpevoli; ma +te lo giuro io, la città veduta da san Giovanni nella luminosa visione +dell’Apocalisse, questa nuova Gerusalemme, a cui sperano giugnere tutti +i credenti, annunzia in figura la scoperta del gran segreto[5]; di +questo gran segreto, per cui le cose le più preziose e perfette che la +natura abbia create, si ricaveranno da produzioni abbiette e vilissime +della medesima, siccome la farfalla dall’ali leggiere e dorate, +vezzosissimo tra i figli del venticel della state, sfugge dal carcere +d’informe crisalide.» + +«Il maestro Holdforth non ha parlato di questa versione, disse il +Foster con aria di perplessità; per altra parte, dottore Alasco, la +santa scrittura ne insegna, che l’oro e le pietre preziose della città +santa non sono fatte in verun modo per chi fabbrica menzogne, o si +lorda d’abbominazioni.» + +«Ebbene, disse il Dottore, che concludete voi da tutto ciò, figlio mio?» + +«Concludo che chi distilla veleni, o chi li somministra segretamente, +non può aver parte a queste ricchezze ineffabili.» + +«Conviene distinguere, figlio mio, riprese a dire l’alchimista, fra +le cose necessariamente cattive e nei modi e nei fini, e fra quelle +che comunque ingiuste possono produrre un bene. Se la morte di un +individuo può avvicinare a noi quel tempo, in cui basterà il desiderio +per vedere compiuto quanto è di bene, per vedere tolto dalla superficie +della terra ogni male; per arrivare a quel tempo in cui le infermità, +i patimenti, gli affanni, ubbidiranno alla scienza umana siccome +schiavi; a quel tempo che il menomo cenno del sapiente sarà assai per +farli fuggire; a quel tempo in cui quanto avvi oggidì di più prezioso +e di più raro sarà posto all’arbitrio di chiunque ascolterà le voci +della saggezza; a quel tempo in cui l’arte medica cederà affatto luogo +al rimedio universale; e i saggi divenendo i monarchi della terra, +la stessa morte rifuggirà alla lor voce; se vi ripeto questo felice +avvenire può essere affrettato da un accidente di sì lieve conto, +qual è la perdita d’un fragile corpo fatto di polve, e che soggetto +necessariamente alla comun legge, vada a finir nel sepolcro qualche +istante prima dell’ora assegnatagli dalle leggi della natura; che è +egli mai un tal sagrifizio per accelerare il Santo _Millenio_?[6]» + +«Se non m’inganno, _Millenio_ vuol dire il regno de’ Santi,» disse +crescendo sempre nelle sue dubbiezze il Foster. + +«Dì, ch’è il regno de’ saggi, o mio figlio, o piuttosto il regno della +stessa Saggezza,» rispose Alasco. + +«Si è toccato questo articolo col maestro Holdforth nell’ultima +congregazione; ed egli sostiene che una dottrina simile alla vostra è +eterodossa, e la spiegazione che voi date, falsa e diabolica.» + +«Egli è avvinto fra i ceppi dell’ignoranza, o mio figlio, rispose +Alasco: il suo grado non si estende oltre al _cuocer mattoni in +Egitto_, o al più ad _errare nell’arido deserto del Sinai_. Facesti +male in parlando di sì fatte cose ad un simile uomo: nondimeno ti +darò ben tosto tal prova, che sfiderò questo teologo di mal umore a +confutare, quand’anche volesse lottar meco, come i Magi lottarono +contro Mosè alla presenza del re Faraone. Assisterai tu medesimo, +figlio mio, quando _getterò la mia polvere di proiezione_, e ti +convincerò co’ tuoi stessi occhi della verità.» + +«Prosegui, prosegui, dotto filosofo (disse il Varney che entrava in +quel medesimo istante), egli può bene ricusare le testimonianze che +vengono dal tuo labbro; ma come negherà quelle che i suoi occhi stessi +gli procacceranno?» + +«Varney, disse l’alchimista, Varney di ritorno? Hai già?...» nè +proseguì oltre. + +«Hai già eseguita la tua impresa? tu volevi dire, rispose il Varney. +Sì; e tu (soggiunse, mostrandosi più che d’ordinario irrequieto) sei +ben sicuro di non aver versato più o meno della misura esatta?» + +«Lo sono, rispose Alasco; sicuro almeno quanto si può esserlo nel +far proporzioni tanto delicate, e che dipendono anche molto dalla +differenza delle costituzioni.» + +«Se ciò è, disse il Varney, mi converrà starmi tranquillo. E sono poi +anche certo che tu non vorresti fare verso l’inferno un passo al di là +di quanto ti obbliga il tuo salario. Fosti pagato per procurare una +malattia, e del certo avresti per insensata prodigalità il commettere +un assassinio allo stesso prezzo. Andiamo; ciascuno si ritiri ne’ suoi +appartamenti e domani vedremo l’esito.» + +«Qual modo adoprasti tu per costrignerla ad ubbidirti?» disse il Foster +fremendo. + +«Nulla, rispose il Varney. La fisai soltanto con una di quelle +occhiate che mettono a dovere i pazzi, le donne e i fanciulli. Mi fu +detto nell’ospital di S. Luca[7] aver io uno sguardo quale appunto +fa di mestieri per sottomettere un infermo ricalcitrante. Tale fu il +complimento che ricevei dal custode de’ matti; onde vedi che non mi +manca una via di guadagnar pane quando cadrò di favore alla Corte.» + +«Nè temi, soggiunse il Foster, di qualche sproporzione nella dose?» + +«Se ciò fosse, disse il Varney, dormirebbe un sonno più profondo; nè +questo timore è tale da intorbidare il mio. Addio amici.» + +Tony Foster mandò un profondo sospiro alzando gli occhi e le mani al +Cielo. L’alchimista annunziò la risoluzione in cui era di continuare +in quella notte un’esperienza di grande importanza, e il Foster e il +Varney si separarono per andare al riposo. + + + + +CAPITOLO VI. + + Ora m’assista Iddio in questo terribile + pellegrinaggio! Ho già scacciato + lungi da me ogni speranza di terreno + soccorso. Chi fra i viventi si + augurerebbe mai d’appartenere al mio + sesso? Misere donne, compassionevoli + e fedeli, sì spesso derelitte, e sì + capaci di provare il dolore, soggette + a’ più duri trattamenti per parte + di coloro sul cui affetto avete più + forti diritti, e contraccambiate + d’ogni vostra bontà con altrettanto + d’ingratitudine! + + _Il Pellegrinaggio d’amore._ + + +Stava per finire il giorno, e Giannina temendo col prolungare il suo +allontanamento di eccitare ricerche in una casa piena di sospetti, +quanto lo era necessariamente il castello di Cumnor, affrettò il suo +ritorno e risalì all’appartamento ove lasciata avea la Contessa. Questa +se ne stava allora col capo appoggiato alle braccia incrocicchiate +sulla tavola innanzi cui era seduta; e neanco alzò gli occhi, o fece un +moto benchè menomo al giugnere di Giannina. + +Questa fedele seguace corse verso la sua padrona colla rapidità del +lampo, e lievemente toccandola per toglierla da quel letargo, la +supplicò d’uno sguardo e di narrarle qual nuovo avvenimento l’avesse +posta in quello stato. L’infelice Amy alzando il capo a quella +preghiera, e fisando gli occhi che pareano spenti sulla compagna: +«Giannina, disse, bevei il fatale liquore.» + +«Sia lodato Dio! disse Giannina con vivacità. Intendo sia lodato, +perchè le cautele prese non furono inutili, nè potete paventare alcun +danno da quella bevanda. Alzatevi, e fatevi forza per iscuotere +quel letargo che vi assidera le membra. Bandite soprattutto dalla +vostr’anima la disperazione.» + +«Non mi togliere da questa positura, o Giannina, ripetè la Contessa, +lasciami in tale riposo; lascia che io finisca tranquillamente i miei +giorni. Sono avvelenata.» + +«Voi non lo siete, mia buona signora, voi non lo siete, disse con +grande commozion d’animo la giovinetta, e grazie a previdenze che +certamente furono additate dal Cielo, non può nuocervi quanto beveste. +Venni qui in tutta fretta ad avvertirvi, che i modi di fuggire sono in +vostro potere.» + +«Di fuggire! (sclamò l’infelice Contessa, levandosi dalla sedia ov’era, +intanto che a poco a poco gli occhi di lei ripigliavano l’usata +vivacità, ed il loro colore le guance). Ma oimè! Giannina, egli è +troppo tardi.» + +«No, cara padrona. Alzatevi ed appoggiatevi al mio braccio per fare +un giro all’intorno della stanza. Non vogliate che la immaginazione +produca in voi l’effetto del veleno. Non vi accorgete or forse che +ricuperaste l’uso perfetto delle vostre membra?» + +«Di fatto sembra diminuire il sopore in cui stavami (disse la Contessa +facendo passi lungo l’appartamento, sempre appoggiata al braccio di +Giannina). Ma sarebb’egli adunque vero, ch’io non sono altrimenti +avvelenata? Il Varney qui si trasse allorchè eri lontana, e lanciandomi +sguardi, ne’ quali io leggea il mio destino, mi comandò bere questa +orribil pozione. Oh Giannina! essa debb’esser mortale. Fuvvi mai +bevanda innocente presentata da un tal coppiere?» + +«Nè egli credeva, a quanto temo, che sarebbe stata inefficace a +mal’opera; ma Dio confonde i disegni degli uomini malvagi. Credetemi, +e lo giuro sul santo Vangelo, in cui stassi ogni nostra speranza, la +vostra vita è in sicuro dal veleno somministratovi da Varney. Ma come +non cercaste resistergli?» + +«Regnava il silenzio attorno di me. Tu non eri in mia compagnia. Sola +io a fronte di costui!... di costui capace d’ogni delitto! Venni a +patti con esso onde mi liberasse dall’odioso suo aspetto, e a tal fine +bevvi quanto mi porse. Ma tu parlavi di fuga o Giannina? Sarei forse io +tanto felice?....» + +«Siete voi forte quanto basta per reggere al contento di un annunzio di +fuga, e per intraprenderla?» + +«Forte quanto basta! rispose la Contessa. Oh! domanda alla giovane +capriola, se è forte assai per superare i dirupi quando i denti dei +veltri stanno per afferrarla. Oh! sì. È in me tutto il coraggio che +vuolsi per fuggire da questo luogo.» + +«Dunque ascoltatemi, disse Giannina. Un uomo ch’io credo fermamente +essere nel novero de’ vostri fedeli amici, mi si mostrò sotto diversi +abbigliamenti, e cercò venir meco a confabulazioni. Ma non essendo per +anche schiariti i dubbi che teneano perplesso il mio animo, ricusai +sempre tale colloquio. Colui che il chiedeva era e il merciaiuolo +dal quale comperaste diverse bagattelle e il venditore dei libri che +poc’anzi vi diedi. Ogni volta ch’io usciva del castello era sicura +di vederlo. L’accidente di questa sera mi ha indotta finalmente a +parlargli. Egli vi aspetta alla porta segreta del parco, ed ha seco +quanto è d’uopo ad agevolare la vostra fuga. Ma ripeto, vi sentite in +voi forza e coraggio a tentarla?» + +«Chi fugge dalla morte trova sempre forza bastante, nè il coraggio +manca giammai a chi vuol sottrarsi all’infamia. L’idea di aver vicino +lo scellerato da cui sono minacciati i miei giorni, ad un tempo, e +l’onore, mi darebbe vigore per sorgere dal letto della morte.» + +«Allora dunque, in nome di Dio! soggiunse Giannina. Io debbo dividermi +da voi e confidarvi alla sua santa custodia.» + +«Non vuoi tu dunque seguirmi, o Giannina? disse sorpresa da novello +turbamento la Contessa. Io ti perderò adunque? ed è questa la tua +fedeltà?» + +«Mia cara padrona, io fuggirei in vostra compagnia con quel contento +che ha un uccelletto nell’abbandonar la sua gabbia; ma sarebbe la +stessa cosa che scoprire il tutto sull’istante, e dar luogo ai vostri +persecutori d’impedirvi ogni via di salvezza. È d’uopo ch’io rimanga +e mi adoperi a celare la verità. Il Cielo perdona una menzogna che +imperiosa necessità suggerisce.» + +«E dovrò io dunque viaggiar sola con uno straniero? disse Amy. Pensaci +bene, o Giannina. Non potrebbe questa essere una cabala più nera e +meglio tessuta dell’altre per disgiugnermi sino da te, diletta mia +amica?» + +«No, mia signora: non la crediate tale, rispose vivacemente Giannina. +Questo giovane è sincero; egli è amico del signor Tressiliano; nè venne +fra noi che guidato dalle istruzioni medesime di chi desidera il vostro +scampo.» + +«S’egli è l’amico di Tressiliano, soggiunse allor la Contessa, io mi +abbandonerò dunque a tale soccorso, come a quello d’un angelo inviatomi +dal Cielo, perchè uomo non fuvvi giammai al pari di Tressiliano immune +da rimproveri di viltà, o di personale interesse. Ha sempre dimenticato +se stesso quando ha potuto giovare agli altri. Oh Dio! qual compenso +n’ebb’egli!» + +Le due donne raccolsero in grande fretta tutto quanto dovea portar +seco quella di lor che fuggiva. Nè dalla sollecitudine andò disgiunta +la destrezza di Giannina nel preparare il fardello, e collocarvi le +minute cose preziose, che più prontamente le si offerivano alla mano, +e soprattutto uno scrignetto di diamanti, che giudiziosamente pensò +poterle venire all’uopo ne’ più urgenti bisogni. Indi la contessa di +Leicester cambiò i suoi panni con quelli che Giannina era solita a +vestire dovendo imprendere gite di breve tempo; perchè nel consiglio +ch’elleno fecero, si trovò cosa necessaria il mettere in disparte +qualunque distintivo, che avesse potuto eccitare particolarmente +l’altrui sguardo su quella d’esse che dovea rimanere sconosciuta. +Tali apparecchi erano terminati nell’ora che già essendo alta la luna +sull’orizzonte, tutti quegli abitanti aveano ceduto al sonno, o almeno +stavano ritirati nelle proprie stanze; laonde per uscire della casa e +del giardino non potevano esse temere altri ostacoli fuorchè quello +di trovarsi sopravvegghiate. Ma in tal momento diveniva questo un +ostacolo di nessun conto, perchè Foster si era accostumato a riguardare +la propria figlia con quell’occhio, onde un peccatore tormentato da’ +rimorsi riguarderebbe un angelo custode incessante in proteggerlo ad +onta di continuate malvagità; quindi metteva un’illimitata confidenza +sovr’essa, e Giannina, padrona delle proprie azioni in tutto il durare +del giorno, possedeva in oltre una chiave della porta di dietro del +parco, per cui poteva trasferirsi al villaggio ogni qual volta glie +ne veniva talento, sia per gli affari interni della casa ad essa +affidati, sia per prestarsi ai pietosi doveri della setta cui pertenea. +Ben è vero che alla figlia del Foster non era stata conceduta una sì +ampia libertà, fuorchè a patto di non valersene mai a proteggere una +fuga della Contessa; divisamento che si sospettò covare in questa fin +d’allor quando si mostrò impazientita dei confini che s’imponeano al +suo libero arbitrio. E di fatto le orribili certezze apportate dalla +precedente scena, bastarono appena a trar Giannina nella risoluzione +di violare la promessa data, e d’ingannare la fiducia in lei riposta +dal padre. Ma le vedute cose non solamente la giustificavano, ma le +comandavano imperiosamente di provvedere alla sicurezza della padrona, +e di mettere da banda tutt’altro riguardo. + +La Contessa fuggitiva, e la sua seguace attraversavano con affrettato +passo un sentiero, talor fatto più oscuro dai folti rami degli alberi +che s’incrocicchiavano al di sopra de’ loro capi, talora schiarito dal +lume tremolante ed incerto de’ raggi della luna, che penetravano fra +le tacche fatte dalla mannaia fra mezzo alle frasche. La strada era di +frequente sbarrata da alberi atterrati, o da grossi tronchi, che si +lasciavano sparsi qua e là finchè si avesse il tempo di affastellarli +per l’uso giornaliero de’ cammini. + +La fatica e le moleste sensazioni del timore che si mesceva colla +speranza, sfinirono sì fattamente le forze della Contessa, che Giannina +fu costretta a proporle di fermarsi alcuni minuti per riprendere +fiato. Si assisero entrambe sotto di un’antica quercia, e com’era +ben naturale, volsero il guardo verso il castello che lasciato +avevano dietro di sè. Se ne discernea l’ampia fronte a malgrado della +oscurità e della distanza, e i cammini, e le torri, e l’orologio, che +sormontavano i tetti, parean disegnati sul campo azzurro del cielo. +Una sola face rischiarava quelle tenebre, ed era posta sì bassa, che +sembrava ne venisse il chiarore dal terrazzo posto innanzi al castello, +anzichè da una di quelle finestre. Nel contemplarla fu presa da +subitaneo timor la Contessa. «Essi ne inseguono,» diss’ella indicando a +Giannina quello splendore che le metteva spavento. + +Meno agitata della padrona la figlia del Foster, s’accorse che quella +luce era immobile, e spiegò alla Contessa come venisse dalla celletta +ove l’alchimista era solito fare le sue segrete sperienze. «Egli è, +soggiunse, nel novero di coloro, che si alzano e vegghiano di notte +tempo per commettere le iniquità. Fu ben trista la combinazione +che trasse fra noi sì fatto uomo; il quale in ogni suo discorso +mescolando la speranza dei tesori della Terra alle idee di una scienza +soprannaturale, unisce tutte le qualità pur troppo atte a sedurre il +mio povero padre. L’ottimo sig. Holdforth aveva pur ragione allorchè +dicea, e penso ben che il dicesse con animo di somministrare un’utile +lezione ad alcune persone di nostra casa: avvi tali uni, ripetea di +frequente, i quali anzichè ascoltare i detti che parlò il Signore +per bocca de’ suoi veri profeti, vogliono, siccome Acabbo, prestare +orecchio ai sogni del falso profeta Zedechia. E molto fermavasi su +queste parole; indi aggiugnea: Oimè! fratelli carissimi, molti Zedechia +si trovano in mezzo a voi, molti uomini che vi promettono i lumi della +loro scienza carnale, purchè abbandoniate la ragione, dono venutovi +dal Cielo. Costoro vagliono forse meglio del tiranno Naas, che volea +l’occhio destro di tutti coloro che gli erano sottomessi?...» + +Chi sa fin dove la memoria avrebbe soccorso l’avvenente Puritana nel +recapitolare il discorso del sig. Holdforth? Ma la interruppe la +Contessa per assicurarla di essersi riavuta in forze quanto bastava per +giugnere, senza fermarsi novellamente, sino alla porta del parco. + +Elleno pertanto si ridiedero a fuggire con maggior sicurezza; e +Giannina per la prima volta osò chiedere alla padrona verso qual parte +ella divisasse condursi. E non ottenendo sull’istante una risposta, +poichè forse in quella confusione d’idee tal rilevante argomento +di deliberazione non s’era ancor presentato al suo animo, Giannina +aggiunse: «Forse vorrete portarvi alla casa del padre vostro, ove siete +certa di ritrovare sicurezza e protezione?» + +«No, Giannina, rispose mestamente la Contessa: lasciai il castello di +Lidcote con un cuor felice e con un nome onorevole. Non vi ritornerò +fintantochè la permissione del mio sposo, e la pubblicazione delle +nostre nozze, non mi restituiscano alla mia famiglia, ed ai luoghi +ove nacqui con tutti gli onori e le distinzioni, di cui questo sposo +medesimo mi colmò.» + +«E dove andrete dunque, o signora?» disse Giannina. + +«A Kenilworth, figlia mia, rispose senza esitar la Contessa; mi porterò +a veder queste feste, queste reali magnificenze, delle quali i soli +apparecchi eccitarono tanto rumore. Ben m’è avviso, che mentre la +Regina d’Inghilterra viene onorata di feste nel palagio di mio marito, +la contessa di Leicester non debba esservi un ospite importuno.» + +«Prego Dio, che vi siate bene accolta!» rispose Giannina. + +«Voi abusate dello stato in cui mi trovo, e dimenticate quello in cui +siete,» rispose la Contessa, presa da un moto di collera. + +«Oh Dio! rispose mestamente la giovane seguace, vi sfuggirono dalla +memoria i severi ordini dati dal nobile Conte per tener nascoste queste +nozze, e che in tali ordini non ebbe egli altro fine che di conservarsi +il favore di cui gode presso la Corte? E vi date a credere dopo ciò che +egli possa gradire un subitaneo apparir vostro nel suo castello in tali +circostanze ed al cospetto di tai testimoni?» + +«Ho inteso: voi giudicate che non gli farei onore; lasciate andare il +mio braccio: so camminare senza l’uopo del vostro soccorso, come so +operare se anche risparmiate i vostri consigli.» + +«Non vi sdegnate contro di me, le rispose dolcemente Giannina, e +permettete ch’io continui a porgervi il braccio: la strada è cattiva, e +voi non siete avvezza a camminar fra le tenebre.» + +«Al dir vostro (continuò la Contessa sempre dominata dal risentimento) +il conte di Leicester sarebbe dunque capace di favorire, e fors’anche +d’aver voluti gli orribili attentati che si commisero dal padre vostro +e da Varney! Oh! saprà dal mio labbro medesimo tutte le colpe di +costoro.» + +«Per amor di Dio, mia buona padrona, risparmiate il padre mio nel +racconto che divisate fare al vostro sposo. Possano i servigi, comunque +deboli che vi ho prestato, giovare all’espiazion dei suoi falli!» + +«Commetterei troppo grave ingiustizia se non riconoscessi questi tuoi +servigi, o Giannina (disse allor la Contessa, che riprese ben tosto +la dolcezza sua naturale, e il tuono di confidenza che fu sempre usa +mostrare a quella fida compagna). Non temerne Giannina: io non dirò +mai una sola parola, che possa nuocere a tuo padre; ma tu comprendi +da te medesima, mia cara fanciulla, ch’io non posso concepire altro +desiderio, tranne quello di abbandonarmi alla protezion del mio sposo. +La perfidia di chi mi circondava m’ha costretta a fuggir dal soggiorno +che m’avea scelto egli stesso; ma sarà questa la sola cosa in cui mi +avrà inobbediente. A lui solo voglio appellarmi. Da lui unicamente +bramo esser soccorsa. Io non feci mai noti a nessuno, nè li farò +independentemente dal suo volere, i segreti nodi che uniscono i nostri +cuori e i nostri destini. Voglio vederlo, e ricevere dalla sua propria +bocca le istruzioni che regoleranno la mia condotta avvenire. Non ti +studiare a combattere tale divisamento, o Giannina; tu non faresti che +confermarlo nell’animo mio. Quando tu il voglia sapere, ho risoluto +di portarmi senz’altri indugi ad ascoltare dalle labbra medesime del +mio sposo la sorte mia. Queste sole me la debbono annunziare. Voglio +cercarlo a Kenilworth; unico espediente che m’assicuri di non vedere un +tal disegno infruttuoso.» + +Giannina dopo aver calcolato nel suo spirito le difficoltà e le +incertezze inseparabili dalla condizione della sua sfortunata padrona, +cominciò ad inclinare ad opinione affatto contraria a quella che +aveva manifestata da prima; e perfino a persuadersi, che costretta +ad abbandonare il soggiorno assegnatole dallo sposo, la Contessa non +avesse più importante dovere del portarsi a lui onde spiegargli i +motivi di sua condotta. + +Non ignorava ella quanta fosse in Milord la cura di tenere nascoste sì +fatte nozze, nè tampoco si dissimulava, che il fare senza permissione +di lui un’inchiesta da cui ne fosse derivata la loro pubblicità, poteva +essere cagione di eccitarlo a sdegno. Ma per altra parte, s’ella +facea ritorno alla casa paterna senza che il suo grado fosse chiarito +solennemente, si mettea in uno stato sommamente pregiudizievole alla +sua fama; e il pubblicarlo a malgrado del Leicester potea occasionare +una compiuta rottura fra i due sposi. Aggiugneasi alle considerazioni +soccorse a Giannina, che la Contessa, giunta a Kenilworth, avrebbe +potuto trattare da se medesima la sua causa, e comunque la figlia del +Foster non dividesse colla sua padrona quella intera sicurezza sulle +intenzioni del Leicester, ella era però ben lungi dal crederlo capace +di partecipare alle colpevoli trame delle sue creature. È vero, pensava +ancor fra se stessa, che fuggendo Amy dalle costoro mani, non avrebbero +risparmiati espedienti per soffocarne le giuste querele. Ma supponendo +pure il peggio, e che il Conte le avesse negato protezione e giustizia, +e ch’ella fosse stata costretta a far pubblico il sofferto aggravio, +non le sarebbero mancati in Kenilworth un avvocato nella persona di +Tressiliano, un giusto giudice nella Sovrana; cose tutte che Giannina +aveva potuto raccogliere in sua mente nel breve colloquio avuto con +Wayland. Per tutte queste ragioni bilanciate fra loro, Giannina trovò +finalmente ben fatto che la sua padrona si portasse a Kenilworth, e +solamente le raccomandò la massima prudenza nel far sapere questo +arrivo al suo sposo. + +«E tu hai avuto per parte tua le necessarie cautele? le disse la +Contessa. Questo condottiero, cui sto per mettermi fra le mani, ignora +egli il segreto del presente mio stato?» + +«Nulla egli seppe del certo dal mio labbro, rispose Giannina, nè forse +egli crede più o meno di quanto si giudica dal Pubblico intorno a voi.» + +«E che si giudica dunque dal Pubblico?» Si fece tosto a chiedere Amy. + +«Che abbandonaste la casa del padre vostro. Ma voi vi sdegnerete +un’altra volta contro di me, se continuo,» così interruppe il suo dire +Giannina. + +«No, prosegui, disse la Contessa; gli è ben d’uopo ch’io m’avvezzi a +sopportare le sinistre voci, cui diede origine la mia imprudenza. Si +penserà, m’immagino, che io abbia abbandonata la casa di mio padre per +unirmi ad un amante con illegittimi nodi. Questo errore finirà ben +tosto, perchè son risoluta o a vivere con una riputazione immune da +macchia, o a non vivere più lungo tempo. Io vengo dunque riguardata +siccome la favorita di Leicester?» + +«La maggior parte, o signora, vi crede anzi la favorita di Varney, +rispose Giannina. Avvi però chi pensa non essere questo secondo che il +mantello entro cui s’avvolge il Conte nel soddisfare le proprie brame. +Si è saputo qualche cosa dell’esorbitanti spese fatte nel fornire a +tutto punto questo castello, profusione, che passa di gran lungo le +sostanze del Varney. Ma sì fatta opinione non è generale: tanto più che +quando si viene a parlare d’un personaggio sublime, qual’è il vostro +sposo, le persone osano appena pronunziare i concepiti sospetti, per +tema di essere puniti dalla _Camera Stellata_ siccome calunniatori +della Nobiltà.» + +«E fanno bene a parlar sotto voce, disse subito la Contessa, coloro +che osano credere l’illustre Dudley complice di uno sciagurato quale +è Varney!.... Eccoci arrivate alla porta del parco. Oimè! mia cara +Giannina, è d’uopo ch’io mi congedi da te. Non piangere, mia buona +figliuola (e nel dir questo cercava nasconder sotto apparenza d’ilarità +il suo contraggenio a dipartirsi da una sì fedele compagna), e allor +quando ci rivedremo, o Giannina, fa che in luogo di questo tuo collare +troppo semplice, io te ne veda uno di pizzo ricamato, ond’abbia +maggiore spicco quel collo avvenente. Cambia questo corsaletto di +bigello, sol convenevole ad una fantesca, in un altro di bel velluto +messo ad oro. Troverai nella mia stanza molta quantità di vesti: +accetta questo dono che ti fo sin d’ora di tutto cuore. È d’uopo che +ti adorni, o Giannina; perchè comunque tu sia stata fin qui la seguace +di una donna infelice ed errante, priva di nome, e persino di buona +fama, all’atto di rivederci, dovrai portar vestimenti confacevoli a +persona che terrà il primo grado nell’amicizia e nella casa della più +ragguardevole fra le Contesse della Inghilterra.» + +«Possa Dio esaudirvi, mia cara padrona, e permettere, non già ch’io +porti vesti più ricche, ma che l’una e l’altra portiamo i nostri +corsaletti sopra cuori più contenti ch’ora nol sono!» + +Mentre quest’ultime cose dicevansi, la serratura della porta segreta +dopo vigorosa resistenza avea ceduto alla chiave di Giannina, e la +Contessa, non senza un segreto fremito, si trovò al di là delle mura, +che lo sposo le aveva indicate siccome limite de’ suoi diporti. +Wayland, nascosto a qualche distanza dietro una siepe che stava sul +confin della strada rimanea con grande impazienza aspettandole. + +«Avete preparato ogni cosa»? gli disse, appena furono vicini, Giannina +grandemente commossa. + +«Ogni cosa, rispos’egli: solamente non ho potuto trovare un cavallo per +la signora. Giles Gosling che non sa scordarsi d’essere pubblicano, me +ne ha ricusato uno benchè glie n’abbia io offerto qualunque prezzo; +e ciò per timore, dicea, di entrare in disgrazie. Ma non importa. +Ella monterà sul mio cavallo; io l’accompagnerò a piedi sintantochè +possa provvedermene un altro. Non saremo inseguiti, semprechè voi non +dimentichiate la vostra lezione, leggiadra Giannina.» + +«Nel tenerla a memoria imiterò la saggia vedova di Tekoa, che non +obbliò le parole postele in bocca da Gioabbo. Domani dirò che la mia +padrona non si può alzare dal letto.» + +«Sì, e aggiugnerai che soffre grandemente, che prova grave peso al +capo, palpitazioni al cuore, che non vuole essere disturbata. Non temer +di nulla; crederanno d’intenderti ad una mezza parola, nè ti faranno +molte interrogazioni, perchè conoscono l’effetto della malattia che si +lusingano averle procacciata.» + +«Ma, soggiunse la Contessa, eglino scopriranno ben presto la mia +lontananza, e per vendicarsi uccideranno Giannina. Amo meglio tornare +addietro che esporla ad un tale pericolo.» + +«Non vi affannate per la mia vita, o diletta padrona. Piacesse a +Dio, che voi foste certa di essere ben accolta da coloro a’ quali +dovete volgervi, com’io lo sono che mio padre, qualunque sdegno abbia +egli concepito contro di me, non soffrirà che mi si faccia il menomo +aggravio!» + +Wayland pose la Contessa sul suo cavallo, avendo piegato il proprio +mantello attorno alla sella in guisa che le divenisse un comodo cuscino. + +«Io vi saluto e possa la benedizione del Cielo accompagnarvi!» disse +Giannina baciando per l’ultima volta la mano alla Contessa, che con un +muto accarezzamento le contraccambiò il fattole augurio. Finalmente +si separarono, e Giannina volta verso Wayland, esclamò: «Possa il +Cielo, allorchè lo implorerete ne’ vostri bisogni, usar con voi in +quella proporzione onde voi vi mostrerete o fedele o traditore a questa +Signora tanto ingiustamente perseguitata, e tanto sfornita di terreni +soccorsi!» + +«Così sia, bella Giannina! disse Wayland. Credetemi, giustificherò la +confidenza avutami in modo da meritare che i vostri begli occhi, in +mezzo a tutta la lor divozione, sieno men disdegnosi meco quando ci +rivedremo.» + +Le ultime parole di questo congedo furono pronunziate con qualche +ricercatezza; ma Giannina non fece ad esse una risposta; ben la fecero +i suoi sguardi, mossi senza dubbio dal desiderio che era in lei di +accrescere forza ad ogni motivo che potesse maggiormente assicurare +lo scampo alla sua padrona, ma non però di natura da distruggere le +speranze, che co’ suoi discorsi mostrava aver concepute Wayland. Ella +rientrò per la porta segreta chiudendola dietro a sè. Wayland afferrò +tosto la briglia del cavallo, ed egli e la Contessa incominciarono +silenziosamente l’incerta loro peregrinazione. + +Benchè Wayland facesse trottare, quanto poteva, il suo corridore, pur +questo modo di camminare era sì lento, che quando il giorno cominciò a +diradare i vapori dell’Oriente, i due viaggiatori non si trovarono più +di dieci miglia distanti da Cumnor. + +«Maledetti tutti questi ostieri larghi di belle parole! (sclamò +il maniscalco incapace di nascondere più lungamente il dispetto e +l’inquietezza che lo premea). Se quel cane di Giles Gosling m’avesse +detto con franchezza, due giorni sono, di non far conti sopra di lui, +mi sarei provveduto da altra parte: ma costoro hanno talmente il vizio +di promettere qualunque cosa lor si richiede, che solamente quando +v’attignete a ferrare un cavallo, vi dicono che non hanno ferri. Se +avessi potuto preveder questo, avrei potuto accomodarmi in venti altre +maniere. Poi, in un affare sì importante e per una causa sì buona, +avrei ben io avuto scrupolo di rubare un cavallo nel vicino villaggio! +Tutto sarebbe finito col rimandarlo al commissario del cantone. +Possano il moccio e la rogna impadronirsi in sempiterno delle scuderie +dell’_Orso nero_!» + +La Contessa andava confortando il suo condottiero col fargli osservare +come il giorno che già spuntava gli avrebbe permesso di camminar più +veloce. + +«Va benissimo, mia Signora, ma il giorno farà ancora che altre persone +ci vedranno; cosa che potrebbe essere di non poco incomodo sul bel +principio del nostro viaggio. Ciò mi sarebbe stato indifferente +affatto, se avessimo potuto essere ora più lontani da Cumnor; ma +la contea di Berk, dacchè conosco questo paese, è piena di diavoli +maliziosi, che vanno a letto tardi, e si levano di buon’ora col solo +disegno di spiare i fatti degli altri. Oh! questa genia mi ha dato +faccende altre volte. Però non vi spaventate, mia bella Signora; poichè +quando si ha spirito, ogni poco che le occasioni lo favoriscano, si +trova rimedio a qualunque incidente.» + +I timori mossi da Wayland fecero più impressione nell’animo della +Contessa di quel che la consolassero i conforti, con cui cercò medicare +i primi detti. Ella riguardava attorno di sè inquietamente, e a mano +a mano che l’orizzonte brillando di un più vivo splendore annunciava +vicino il nascer del sole, ella s’immaginava ad ogni passo, che la +nuova luce l’abbandonerebbe alla vendetta de’ suoi persecutori, o che +qualche ostacolo insuperabile interrompesse il lor viaggio. + +Wayland si accorgeva dell’agitazione in cui venuta era la Contessa, e +scontento di averle dato alimento egli stesso, cominciò ad ostentare +gaiezza camminando dinanzi a lei. Laonde or parlava al cavallo com’uomo +bene addottrinato nel dialetto delle scuderie, or canticchiava a mezza +voce squarci di ballate: spesso, assicurava la Signora non esservi +alcun pericolo, e nell’istesso tempo guardava bene all’intorno se +mai vi fosse qualche cosa che dismentisse le sue parole nell’atto +stesso del pronunziarle. Continuarono in tal guisa il viaggio, finchè +un accidente non preveduto offerse loro i modi di proseguirlo più +comodamente e più presto. + + + + +CAPITOLO VII. + + _Riccardo._ Un cavallo! un cavallo! il regno mio + Cedo per un cavallo. + _Catesby._ Ecco un cavallo + _Riccardo III._ + + +I nostri viaggiatori passavano vicino ad una macchia posta sul confin +della strada, allorchè si offerse ai loro occhi la prima creatura +vivente che avessero incontrato dopo la loro partenza da Cumnor, ed era +un picciolo rustico stupido di fisonomia, e che parea il famiglio d’un +qualche podere. Col capo scoperto, vestito d’abito grigio, colle calze +che gli cadeano sulle calcagna, e tenendo i piedi in un paio di grosse +scarpe, stava alla custodia di quella cosa che i nostri venturieri +potessero maggiormente desiderare, intendo dire di un cavallo, fornito +inoltre di una sella da donna, e di tutte l’altre cose necessarie ad +una viaggiatrice. E per migliore combinazione il contadino, accostatosi +a Wayland, gli disse in sua maniera queste poche parole: «_Signore, +siete voi quella certa coppia?_» + +«Certamente che lo siamo, mio garbato giovane,» gli rispose senza +esitare Wayland. E sia giustizia alla verità, anche qualche coscienza +educata ad una scuola di morale più severa che non forse quella cui +studiò il maniscalco, avrebbe ceduto ad un’occasione tanto seducente. +Il darsi tal risposta da Wayland, prender la briglia dalle mani del +contadino, far discendere la Contessa dal suo cavallo, e metterla su +quello che il caso aveva fornito, furono l’opera di pochi istanti. E +la cosa andò con tanta naturalezza, che la Contessa, come si è saputo +dappoi, credè fermamente che quel cavallo fosse stato ivi apparecchiato +per cura del suo condottiero o di qualche amico del medesimo. + +Ciò nondimeno il giovine merlotto, che si vide con tanta sollecitudine +liberato dal suo deposito, cominciò a girar gli occhi e a grattarsi +in capo, come covando qualche rimorso di avere abbandonato il cavallo +contentandosi d’una spiegazione così succinta. + +«Non v’ha dubbio, borbottava fra i denti, che questa non sia la +_coppia_, ma tu al vedermi avresti dovuto dir _fava_. Lo sai bene!» + +«Sì, sì, è vero, rispose a caso Wayland, e tu _presciutto_.» + +«No, no; aspettate; io doveva dire _cece_.» + +«Bene, sia _cece_ se vuoi così; ma _presciutto_ era una _parola di +passo_ migliore.» + +In questo, trovandosi già sul suo cavallo, tolse dalle mani dello +stupido villano quel resto di briglia che l’altro esitava ad +abbandonare, e gettandogli una moneta d’argento, senza altre cerimonie +cercò di riguadagnare a gran galoppo il tempo perduto. Il baggeo rimase +a’ piedi della collina, mentre la salivano i nostri viaggiatori, +e Wayland volgendosi, lo vide colle dita nei capelli, immobile +come un palo, e col capo sempre volto alla dirittura da essi presa +nell’abbandonarlo. Finalmente essi avevano di già raggiunto la sommità +della collina, allorchè lo videro abbassarsi per raccogliere la moneta +d’argento. + +«In fede mia! disse Wayland, questo può dirsi vero dono della +Provvidenza. Una buona bestia che cammina bene, e che vi porterà fino +al luogo ove se ne possa trovare un’altra d’egual gagliardia! Allora +potremo rimandar questa per far tacere qualsisia rimostranza.» + +Ma non erano tanto lisci questi suoi calcoli, e il destino, che sulle +prime parve sì propizio ai due viaggiatori lor diede a temere bentosto, +che l’incidente per cui menava tanto vanto Wayland, non divenisse +cagione della compiuta loro rovina. + +Non avevano essi per anche fatto un miglio dopo lasciato il villanello, +allorchè intesero una voce d’uomo che gridava a tutta possa alle loro +spalle: _Al ladro, al ladro, ferma mariuolo_ ed altre espressioni di +simil natura. La coscienza di Wayland lo trasse naturalmente a credere +essere ciò una legittima conseguenza dell’avventura che poc’anzi aveva +mandato a termine. + +«In verità, sarebbe stato meglio per me andare a piedi per tutta la +mia vita. Siamo spietatamente inseguiti, ed eccomi uomo perduto. +Ah Wayland, Wayland! tuo padre te lo predisse più d’una volta che +i cavalli t’avrebbero condotto alla forca! Se un qualche giorno mi +trovo mai sano e salvo fra i sensali da cavalli di Smithfield o di +Sumball-Street, darò loro licenza di appiccarmi all’altezza del +campanile di San Paolo se mi trovano mai più a frammettermi negli +affari o de’ gran signori, o de’ cavalieri e delle loro donne.» + +In mezzo a queste malinconiche considerazioni, volse la testa per +sapere chi lo inseguiva, ed ebbe qualche conforto in accorgersi di non +aver dietro a sè che un uomo solo a cavallo, ben montato per vero dire, +e che si avvicinava ad essi con una rapidità da non permettere idea di +fuga, quand’anche la Contessa fosse stata abbastanza forte per poter +galoppare a pari della gagliardia del suo cavallo. + +«In fine poi, pensava Wayland, il cimento è eguale fra noi; non siamo +che un uomo per banda; e a quanto parmi il mio futuro competitore +nello stare a cavallo ha più garbo di simia che di cavaliere. Se mai +si venisse agli espedienti estremi, non dovrebbe essermi difficile il +gettarlo di sella. Ma zitto! Il suo cavallo medesimo, per quanto spero, +mi risparmierà questo incomodo: esso ha il morso ai denti. Diavolo! +Qual uopo ho io d’inquietarmi (gli sembrò di ravvisare sull’istante il +cavaliere), non è che quella caricatura del merciaio d’Abingdon.» + +L’occhio avvezzo di Wayland avea scorto giusto a malgrado della +lontananza. Il cavallo del valente merciaio, pieno d’ardore, ed inoltre +eccitato dal vedere due cavalli, che alla distanza di alcune centinaia +di tese pareva corressero colla massima velocità, si diede a tanto +furiosa scappata, che ruppe affatto l’equilibrio del cavaliere. Costui, +a grado del cavallo, non solamente raggiunse, ma oltrepassò di gran +galoppo le persone inseguite, comunque non cessasse dal tirarlo per +la briglia e dal gridar a tutta possa: _Ferma, ferma_, esclamazione +allor indiritta, come ognun vede, al cavallo, anzichè alle persone +lasciatesi addietro. Di questo passo ei fece più di mezzo miglio +senza potere arrestare il corridore: riuscitovi finalmente, tornò +all’incontro de’ nostri viaggiatori, riparando alla meglio il disordine +de’ suoi vestiti, e cercando coprire con un’apparenza di audacia e di +collera la confusione e il dispetto, dipintisi sul suo volto durante +l’involontaria sua corsa. + +Intanto Wayland ebbe tempo di avvertire la Contessa sulle prerogative +del personaggio, ond’ella cessasse dallo spaventarsi: «Credetemi, non è +che uno sciocco, e m’accingo a trattarlo siccome tale.» + +Allorchè il merciaio ebbe riacquistato quanto fiato e coraggio +bastavangli a ricomparire dinanzi alla Contessa, ordinò in aria +minaccevole a Wayland di restituirgli il suo cavallo. + +«Che ascolto? (disse Wayland con enfasi ed in tragico tuono) ne si +comanda arrestarci, e consegnare le cose nostre sulla regale strada +maestra! A te, mia Escalibar, esci del fodero e fa sentire a questo +prode cavaliere, che la forza dell’armi dee sola decidere la tenzone.» + +E l’altro: «Correte, correte quante siete, oneste persone. Si pretende +involarmi ciò che mi appartiene legittimamente.» + +«Indarno tu invochi i tuoi Numi, o scellerato pagano! M’è d’uopo +compiere il mio divisamento, vi dovessi anche perire. Sappi, intanto, +infedel trafficante, esser io il merciaiuolo che ti vantasti volere +spogliare della sua mercanzia sullo spianato di Maiden Castle. Onde +preparati a sostener la disfida.» + +«Ma io dissi questo per modo di scherzo, soggiunse fattosi tutto mite +Goldthred; sono un onesto cittadino, un merciaio, e arrossirei di +assalire chicchessia.» + +«Quand’è così, formidabilissimo merciaio, mi duole in fede mia del voto +che feci, e fu questo, di portarti via il cavallo la prima volta che +t’incontrassi, e farne dono a questa mia sovrana se tu non ti sentivi +di difenderlo coll’armi. Ma ora che il giuramento è pronunziato, la +sola cosa che io possa fare in tuo favore, si è lasciare il cavallo a +Donnington nella prima osteria.» + +«Ma v’assicuro, disse il merciaio, che su questo cavallo medesimo +io doveva condurre oggi alla chiesa parrocchiale, poco distante di +qui, Giovanna Hackam di Shottesbroock per cambiare ivi il suo nome di +famiglia in quello di signora Goldthred. Per venire a raggiugnermi, +ella si è fatta strada saltando giù da un finestrino del granaio +del vecchio Gaffer Hackam, ed eccola già colla sua mantellina di +ciambellotto, e la sua frusta fornita di manico d’avorio, al luogo, +ove credea trovare il cavallo, soprappresa sì che sembra la moglie di +Loth. Io ve ne prego colla maggior possibile civiltà: rendetemi il mio +cavallo.» + +«Ne sono afflitto così per l’avvenente donzella, come per te, +merciaio mio nobilissimo, soggiunse Wayland, ma fa d’uopo che si +compiano i voti. Tu troverai il tuo cavallo a Donnington, all’osteria +dell’_Angelo_: gli è tutto ciò che posso fare in buona coscienza.» + +«Al diavolo tu e la tua coscienza! disse dando nelle disperazioni +il merciaio. Pretenderesti forse che una giovane promessa sposa si +conducesse a piedi alla chiesa?» + +«Mettila in groppa dietro a te, sir Goldthred, rispose Wayland. È tal +cosa che gioverà parimente a calmare l’impeto del tuo corridore.» + +«Sì, e se poi vi dimenticate di lasciare all’_Angelo_, come lo +promettete ora, il mio cavallo?» chiese titubando il Goldthred, in cui +era venuto meno ogni coraggio. + +«Il mio fardello resterà in pegno pel tuo cavallo. Esso è presentemente +in casa di Giles Gosling, nella stanza parata di cuoio damaschinato, +ed è pieno, stivato di velluti a uno, a due, a tre peli, di felpe, di +zendadi, damaschi, rasi, e di ogn’altra sorte di tessuto di seta.» + +«Aspetta, aspetta, gridò il merciaio, io veramente sto a patto d’essere +appiccato, se nel tuo fardello si trova la metà di quanto tu dici. Ma +se il mio povero Baiardo cade nelle mani di qualche mascalzone...» + +«Può anche darsi, mio buon Goldthred, ma intanto io vi auguro il buon +giorno. Felice viaggio!» soggiunse indi continuando il cammino colla +Contessa; intantochè il merciaio scompigliato se ne tornava assai più +lentamente che non fosse venuto, meditando quali scuse avrebbe addotte +alla sua diletta donna, che stava mestamente aspettando il novello +sposo in mezzo alla strada. + +«Mi sembrò, disse la Signora, che la caricatura da cui siamo disgiunti +mi desse occhiate come di chi si ricordasse avermi veduta; io però le +nascosi quanto mi fu possibile il volto.» + +«Se potessi creder questo, soggiunse Wayland, tornerei addietro per +fracassare il cranio a costui, nè avrei paura di danneggiargli il +cervello, perchè tutto quello che ha non basterebbe, cred’io, a darne +una boccata ad un papero nato di fresco. Nondimeno è miglior consiglio +proseguire il nostro viaggio. Lasceremo a Donnington il cavallo di +questo sciocco, anche per togliergli ogni talento di tenerci dietro, +poi cambieremo i nostri abiti, onde ingannare le sue indagini se +volesse pur continuarle.» + +I viaggiatori giunsero senza altri spiacevoli incontri a Donnington, +ove fu necessario che la Contessa si procacciasse il ristoro d’alcune +ore di riposo. In questo intervallo Wayland prese, con prontezza e +sollecitudine eguali, tutte le cautele necessarie ad assicurare il buon +successo del rimanente del viaggio. + +Dopo avere cambiato il suo mantello di merciaiuolo in una zimarra, +condusse il cavallo di Goldthred all’osteria dell’_Angelo_, situata ad +una estremità del villaggio opposta a quella ove i nostri viaggiatori +avevano preso stanza. Nella mattina, Wayland mentre attendeva ad +altre cose sue vide il cavallo ricondotto dallo stesso merciaio, il +quale avendo raccolta una numerosa banda d’uomini per gir contro chi +gli aveva involata la sua cavalcatura veniva a riconquistarla colla +forza dell’armi. Gli fu questa rimessa senza dover pagare altro +riscatto, fuorchè il prezzo dell’_ala_ bevuta in copia dalle sue truppe +ausiliari, che il cammino aveva assetate, e intorno al cui prezzo +maestro Goldthred sostenne una disputa veementissima col commissario +del quartiere, chiamato in soccorso dallo stesso Goldthred per far +marciare la gente della Contea. + +Dopo eseguita una tale restituzione, che la giustizia e la prudenza +egualmente volevano, Wayland procurò per sè e per la Contessa due +vestiti compiuti, che li faceano sembrare agiati campagnuoli. In oltre +fu deciso per togliere alla curiosità tutti i pretesti, che la donna, +durante il cammino, si spaccierebbe per sorella del suo condottiero. + +Un buon cavallo, non brioso, e fatto per andar di pari passo con +quello di Wayland, compiè i preparativi del viaggio, cose tutte +che il maniscalco pagò col denaro somministratogli a tal fine da +Tressiliano. Era quindi vicino il mezzogiorno, allorchè la Contessa +trovò riparate assai le sue forze da un profondo riposo di alcune ore; +onde continuarono il loro cammino, deliberati di condursi il più presto +possibile e tenendo la strada di Coventry e di Warwick, al castello di +Kenilworth; ma il loro destino non volea che procedessero molto innanzi +senza scontrarsi in nuovi avvenimenti che li tribolassero. + +Fa qui di mestieri avvertire il leggitore, che l’ostiere di Donnington +avea fatto noto ai nostri pellegrini, come una lieta brigata si era +un’ora o due prima d’essi, partita da Donnington per trasferirsi a +Kenilworth; e che questa, a quanto sembrava, accigneasi a rappresentare +una di quelle mascherate o commedie solite ad entrare fra i +divertimenti offerti alla Regina allorchè portavasi in viaggio; dal +quale avviso nacque in Wayland il consiglio di unirsi, se il potea, a +questa banda, tosto che l’avesse raggiunta in cammino, sembrandogli +che per tal modo diverrebbe più difficile il riconoscimento così della +Contessa come di lui che non se avessero camminato soli. + +Comunicò pertanto sì fatta idea alla compagna, la quale in sostanza, +non desiosa che di giugnere senza interrompimenti a Kenilworth, lasciò +al giudizio di Wayland la scelta d’ogni espediente più adatto all’uopo +medesimo. Quindi fecero trottare i lor cavalli, sinchè videro la +picciola carovana con parte di gente a piedi e a cavallo, che saliva un +monticello da essi distante non più d’un mezzo miglio. In quel medesimo +tempo Wayland che non guardava solamente dinanzi a sè, si vide dietro +alle spalle un personaggio a cavallo, che correa con istraordinaria +velocità. Seguialo un servo galoppando, perchè gli sforzi del galoppare +bastavano appena a pareggiare in celerità il cavallo del suo padrone, +comunque unicamente trottasse. Wayland osservò con inquietezza d’animo +queste due persone, mostrò turbarsi, osservò di bel nuovo, indi fattosi +pallido, disse alla Contessa. + +«Quello è il famoso corridore di Riccardo Varney. Saprei riconoscerlo +in mezzo a mille cavalli. Questo è ben un incontro più serio, che non +lo fu quello del mercante merciaiuolo.» + +«Sguainate la vostra spada, gli disse Amy, e trafiggetemi il cuore, +anzichè lasciarmi cadere nelle mani di costui.» + +«Preferirei mille volte passargliela a traverso del corpo, o ferirmene +io stesso. Ma per vero dire, l’arte dello schermitore non è fra quelle +ch’io conosca meglio, benchè ad un estremo evento io abbia il coraggio +di valermi del ferro freddo al pari d’un altro. E accade in oltre +che la mia spada (trottate, ve ne prego!) è una trista draghinassa, +mentre son certo che egli è armato d’una delle migliori sciabole di +Toledo. Aggiugnete esser con lui un servo, ch’io giurerei quell’infame +del Lambourne, perchè sta sopra il medesimo cavallo, di cui si valse, +dicono (vi prego, correte!) quando svaligiò un ricco mercante di +bestiami verso la parte occidentale della Contea. Non è già ch’io tema +nè Varney, nè Lambourne, tanto più ch’io difendo una buona causa (il +vostro cavallo, se lo spronate, può trottare di più!) ma nondimeno +(vi supplico! non gli lasciate poi prendere il galoppo; potrebbero +accorgersi che li temiamo e inseguirci; basta che lo manteniate nel +gran trotto) benchè, dico, io non tema costoro, avrei molto caro di +spacciarmene piuttosto per le vie dell’accorgimento che per quelle +della violenza. Sol che potessimo raggiugnere i commedianti ed unirci, +passeremmo con essi senza essere osservati, purchè per altro Varney non +sia venuto a posta per inseguirci.» + +Dicendo tai cose, ora stimolava, ora frenava il cavallo, agitato ad un +tempo e dalla tema di far sospettar che fuggiva, e dalla cura di non +essere giunto dal Varney. + +Salirono finalmente la collina dianzi accennata, ed arrivatine alla +vetta, si confortarono in veggendo la picciola carovana fermatasi in +fondo alla valle in vicinanza di tenue ruscello, a’ cui margini erano +due o tre capanne; onde allora Wayland non dubitò più di non essere in +tempo a raggiugnerla. Cresceva inquietezza a Wayland l’osservare la sua +compagna che senza profferire accenti di timore o querelarsi, andava +vie più impallidendo, onde aspettavasi ad ogn’istante vederla cader da +cavallo. Pure a malgrado di tai sintomi di debolezza, spinse ella tanto +vigorosamente il destriero, che si trovarono presso i commedianti in +fondo della valle prima che Varney fosse arrivato alla sommità della +collina d’ond’erano scesi. + +Videro essi nel massimo disordinamento la compagnia colla quale +divisavano di collegarsi. Le donne, tutte scapigliate e come +affaccendate in cosa d’alta importanza, entravano continuamente nelle +capanne e ne uscivano. Gli uomini stavano qua e là tenendo per le +briglie i loro cavalli, e mostrando quella sbadata fisonomia che è +solita in essi nel durar d’affari pe’ quali non si ha bisogno di loro. + +I due viaggiatori s’intertennero, come mossi da curiosità; poi a grado +a grado, senza interrogare nè essere interrogati, si frammisero alla +carovana, come se ne avessero fatto parte da lungo tempo. + +Non erano scorsi più di cinque minuti dopo il fermarsi lor nella valle, +ov’ebbero grande cura di tenersi quanto poteano sui labbri della +strada, onde mettere gl’individui della carovana fra sè, e fra Varney e +Lambourne, i quali discesero rapidamente dalla collina. I fianchi dei +costoro cavalli, e le spronette, col molto sangue di cui erano lorde, +contrassegnavano assai con quanta velocità il padrone ed il servo +fossero corsi. L’esterno de’ commedianti, che sotto sopravveste di +traliccio nascondevano i lor vestiti da maschera, la picciola carretta +per trasportarvi le loro decorazioni, e i diversi arnesi bizzarri e +fantastici ch’essi aveano fra le mani, bastarono onde i due cavalieri +scorgessero lo scopo cui quella brigata intendea. + +«Voi siete commedianti, disse il Varney, e vi trasferite senza dubbio a +Kenilworth?» + +«Sì, o nobil signore,» rispose un attore. + +«Ma come diavolo indugiate qui, soggiunse allora il Varney, se non +avete un istante da perdere sol per giugnere a tempo al castello di +Kenilworth? La Regina desina domani a Warwick, e voi canaglia, state +qui a darvi bel tempo?» + +Si fece allora a rispondere un ragazzo nano in zimarra che aveva una +maschera al volto, e un paio di corna d’un bel rosso di fuoco, e sotto +la zimarra un abito di rascia nero stretto con cordicelle alla persona, +calze rosse, e scarpe fatte all’uopo d’imitare i forcuti piedi del +diavolo. «In verità, o signore, la indovinaste. Ma sappiate che mio +padre, il diavolo, sorpreso dai dolori del parto, ci ha ritardati nel +cammino per accrescere la nostra brigata d’un diavolino di più.» + +«Come! il diavolo!» disse Varney, la gaiezza del quale non avea indizi +più forti d’un caustico sorriso. + +«Il ragazzo ha detto la verità, soggiunse la persona in maschera che +avea parlato da prima; il nostro diavolo in capo, poichè questi non è +che diavolo secondario, sta ora entro di quel _tugurium_ ad invocare +Lucina.» + +«Per san Giorgio! o piuttosto per il drago che è forse il compare del +futuro diavolo infante! questo è un caso comico; se ve ne furono, disse +Varney. Che ne pensi, Lambourne? Vuoi tu essere per questa volta il +patrino? Certamente, se il diavolo dovesse sceglierne uno, non vedo +persona che ti pareggi nel meritar tanto onore.» + +«Eccetto che alla presenza de’ miei superiori,» disse il Lambourne con +quella impudenza per metà rispettosa di un servo, che nel giudicare +indispensabile la propria opera fonda la sicurezza di avanzar qualche +scherzo. + +«Qual è il nome di questo diavolo, o per meglio dire di questa +diavolessa che colse sì male il suo tempo? disse Varney. A Kenilworth +noi non possiamo far senza d’alcuno dei nostri attori.» + +«_Gaudet nomine Sibyllae_, disse il primo interlocutore, e si chiama +Sibilla Laneham, moglie di maestro Riccardo Laneham.» + +«Il donzello della camera del consiglio! disse Varney. Che mi dite? +Ella non merita scusa; doveva avere bastante esperienza per ordinare +meglio le cose sue. E chi erano quell’uomo e quella donna, che un +momento fa ascesero la collina con tanta fretta?» + +Wayland stava per avventurare qualche risposta, allorchè il piccolo +diavoletto si fece avanti di bel nuovo. + +«Con vostra buona licenza, (diss’egli accostandosi a Varney, e parlando +in modo che gli altri compagni non lo intendessero) l’uomo sarà il +nostro primo diavolo, perito quanto basta nelle astuzie per far le veci +ai cento diavoli della natura di Sibilla Laneham. E la donna, sempre +con vostra buona licenza, è quella savia persona, i cui soccorsi in +tale momento sono della massima necessità alla nostra parturiente.» + +«E che? Voi avete la commare in questi dintorni? disse Varney. Di fatto +la fretta del suo correre dava a divedere come si portasse in tal +luogo, ove era grandemente desiderata. Voi avete dunque in riserbo un +altro suddito di Belzebù da sostituire a Mistress Laneham.» + +«Senza dubbio, Signore, disse il picciol mariuolo, i sudditi di Belzebù +non sono tanto rari in questo mondo, come vostra Eminenza potrebbe +supporli. Questo maestro demonio che voi vedete, saprà, se vi è in +grado, lanciare alcune migliaia di scintille, e vomitare nubi di fumo +dinanzi a voi, sì che crediate aver egli nell’addomine tutto l’Etna.» + +«Non ho il tempo di fermarmi a contemplare tal maraviglia, o +chiarissimo figlio dell’inferno, ma ecco di che farvi bere per una +buon’ora, e come dice il proverbio, Dio prosperi le vostre fatiche.» + +Così licenziandosi diede due botte di sprone al cavallo, e continuò la +sua strada. + +Il Lambourne rimase un istante addietro del padrone per cercar nella +borsa, d’onde tratta una moneta d’argento ne presentò il compagnevole +diavoletto «a fine, disse costui, d’incoraggiar la tua carriera verso +il fuoco delle regioni infernali. Già si discerne qualche scintilla di +questo fuoco, che ti scappa fuori dagli occhi». Dopo avere ricevuti +i ringraziamenti del fanciullo, spronò egli pure il cavallo, e colla +rapidità del vento raggiunse il padrone. + +«Ora (disse l’astuto diavoletto, accostandosi al cavallo di Wayland, +e facendo uno scambietto per aria, che legittimava le sue pretensioni +al parentado col principe di questo elemento), io raccontai loro chi +siete. Ditemi a vostra volta chi mi son io?» + +«Flibbertigibbet, ovvero sicuramente un figliuolo del demonio,» rispose +Wayland. + +«Tu lo dicesti, replicò Dick Sludge. Vedi qui il tuo Flibbertigibbet. +Mi sono sciolto dai legami, in cui mi teneva il dotto mio precettore, +come ti diedi parola di farlo, volesse egli o non lo volesse. Or +narrami chi è la donna che conduci teco. Io ti vidi nell’imbarazzo sin +dal momento della prima interrogazione, e venni in tuo soccorso. Ma mi +fa di mestieri sapere tutto quello ch’ell’è, caro Wayland.» + +«Tu saprai cinquanta altre cose ancora più belle, o mio diletto +compagno, disse Wayland, ma per un momento metti da una parte le +tue interrogazioni; e poichè andate tutti a Kenilworth, io vi ci +accompagnerò, e ciò per amore, vedi! della tua amabile figura e della +spiritosa tua compagnia.» + +«Tu avresti dovuto dire, _spiritosa figura,_ ed _amabile compagnia_, +rispose Dick. Ma come viaggerai tu con noi? Intendo che parte +sosterrai?» + +«Certamente quella che mi scegliesti tu stesso: la parte di +giocolatore. Tu sai che questo mestiere, lo conosco,» disse Wayland. + +«Va benissimo: ma e quella milady! soggiunse Flibbertigibbet, perchè +debbo dirti aver io già indovinato che ella è una milady, e comprendere +pure dalla impazienza che mostri l’imbarazzo in cui ti ritrovi per lei.» + +«Ella... (rispose Wayland) ella... sì, ella è una povera mia sorella. +Canta e sona il liuto con tanta dolcezza che farebbe uscire i pesci +fuori dell’acqua.» + +«Procurami tosto un saggio di tale sua abilità. Amo assai il liuto. +Nulla avvi che mi dia maggior diletto, benchè non abbia mai udito suono +di liuto.» + +«Oh bella! come puoi dunque amarlo?» + +«Ti dirò, come negli antichi romanzi i cavalieri amano le loro donne, +per fama.» + +«Quand’è così amala _per fama_ qualche tempo di più, finchè mia sorella +siasi riavuta dalle fatiche del viaggio (disse Wayland, che poi +soggiunse fra i denti:) Maledetta la curiosità di questo nano! Ma non +mi torna disgustarmelo. Troppo mal partito ne avremmo.» + +Dopo tale intertenimento, Wayland corse al maestro Holyday per fargli +offerta de’ suoi talenti personali, e di quelli della sorella, qual +donna perita di musica. Furono prima chieste alcune prove dell’abilità +di lui, e senza farsi pregare, ne diede di sì convincenti, che gli +attori giubilanti di acquistare un uomo fornito di tanta capacità, +ebbero per buone le scuse da lui fatte per sua sorella, che dianzi +voleano parimente sperimentare. + +I nuovi compagni vennero invitati a partecipare de’ reficiamenti di +cui ben provvista andava quella banda, e nel tempo di tal colezione, +non però senza difficoltà, Wayland trovò un momento per parlare +segretamente alla supposta sorella e per pregarla a dimenticar qualche +istante così le proprie sventure come il proprio grado acconsentendo a +starsi in brigata con coloro, che dovevano esserle compagni di viaggio, +espediente il più sicuro onde non venire scoperti. + +Tutto questo impero di circostanze fu sentito dalla Contessa; laonde +quando si rimisero in cammino, cercò ella di porre in opera i +suggerimenti datile dal suo condottiero, e volgendosi ad un’attrice che +le era vicina, introdusse il discorso esternando compassione per quella +povera donna che era stato forza l’abbandonare. + +«Oh! ella ha buona assistenza, mia cara! rispose l’attrice, che pel suo +allegro umore avrebbe potuto dirsi il perfetto emblema della moglie di +Bath[8]. La mia commare Laneham non si prende fastidio di ciò, come di +nessun’altra cosa; di qui a nove giorni, se tanto duran le feste, sarà +con noi a Kenilworth, fosse anche costretta a portarsi il suo bamboccio +sugli omeri.» + +In questo modo di discorso regnava un non so che di _libero_[9], +che tolse alla Contessa di Leicester ogni voglia di continuare la +conversazione; ma ella avea rotto il diaccio parlando per la prima +alla compagna, onde questa che negl’intermezzi dovea far la parte di +Gillian di Croydon, si diede tutta la cura che il troppo silenzio non +rendesse malinconica quella peregrinazione. Narrò dunque alla Contessa, +fattasi muta, un migliaio d’aneddoti di feste reali, cui s’era trovata +incominciando dai tempi del re Enrico fino a quei dì, e le accoglienze +che avea ricevute dai gran signori, e i nomi degli attori più cospicui; +e faceasi ritornello d’ogni racconto il soggiugnere: «Tutto ciò sarà +nulla in confronto delle feste che avremo a Kenilworth». + +«E quand’è che vi giugneremo?» disse la Contessa con tale agitazione +che invano studiavasi di palliare. + +«Noi che siamo a cavallo, noi possiamo trovarci questa sera a Warwick, +d’onde Kenilworth non arriva forse ad essere distante cinque miglia. +Ma ivi ne converrà aspettare i nostri compagni pedoni, se però il mio +buon signore di Leicester, come è probabile, non manderà incontro ad +essi cavalli o calessi, a fine di liberarli dalla molestia di andare +a piedi, che è un assai tristo apparecchio per danzare innanzi a +personaggi di corte. Nondimeno ho veduto un tempo, in cui, coll’aiuto +di Dio, avrei fatto cinque leghe colle mie gambe il mattino, e ballato +sulla punta de’ piedi tutta la sera, siccome un piattello di peltro, +che un giocolatore fa girare attorno sulla punta d’un ago. Il crescer +degli anni ha raffreddato un poco questo mio ardore; ma quando mi si +affanno la musica e il mio danzatore, posso ballare una giga così bene +e così lungo tempo, come qualunque altra donna di Warwick, obbligata, +quando vuole scrivere i suoi anni, a valersi dell’ingrata cifra +_quattro_, posta innanzi ad un _zero_.» + +Se la Contessa per parte sua si trovava incomodata dalla loquacità di +tal donna, non era minore la pena che sofferiva Wayland per ispacciarsi +dai frequenti assalti dell’insaziabile curiosità del suo conoscente +antico Riccardo Sludge. Il malizioso nano aveva un’indole naturalmente +proclive ad osservare e voler conoscere a fondo tutte le cose; il che +collegavasi maravigliosamente col genere suo di spirito malignoso anzi +che no. Avido di spiar tutto, non v’era forza che lo avesse impedito +d’intromettersi negli affari, gli fossero pur estranei quanto si volea, +bastava che ne avesse sorpreso il segreto. Egli passò tutto quel giorno +a guatare per di sotto alla propria maschera la Contessa, e le poche +cose che potè scorgere non contribuirono poco a crescergli curiosità. + +«Questa tua sorella, o Wayland, ei diceva, ha un collo ben bianco per +essere nata in una fucina, e le mani ben liscie e delicate per donna +avvezza a maneggiare il fuso. In fede mia! crederò che siate fratello e +sorella, quando vedrò dalle uova di corvo nascere i cigni.» + +«_In fede mia_, disse Wayland, tu sei un piccolo ciarliero, che +meriteresti un cavallo in pena di tua sfrontatezza.» + +«Ottimamente, disse allontanandosi quel furfantello; quanto posso dirvi +è che voi mi nascondete un segreto, e che se non vi rendo fava per +piselli, non sono più Dick Sludge.» + +Sì fatta minaccia, e la distanza in cui gli si tenne nel resto di +quella giornata il diavoletto Hobgoblin, mise in molta agitazione +Wayland. D’onde fu ch’ei persuase alla finta sorella il fermarsi, +prendendone pretesto dalla stanchezza, tre o quattro miglia al di qua +della buona città di Warwick, e promise agli altri di quella banda, che +gli avrebbero raggiunti sul mattino della domane. Un picciolo albergo +di villaggio loro offerse asilo per riposare, e s’allegrò entro il suo +cuore Wayland in veggendo allontanarsi e Dick Sludge, e il resto della +brigata, da cui con affettuosi congedi si separò. + +«Domani, o Signora, diss’egli alla compagna di viaggio, se così +vi piace, di buon’ora ci rimetteremo in cammino, onde giugnere a +Kenilworth prima che si faccia folla alle porte del castello.» + +La Contessa approvò le idee del suo fedel condottiero, ma fu per questo +una grande sorpresa ch’ella non gli soggiugnesse altra cosa a tale +proposito. Questo silenzio lasciava ignorare a Wayland se Amy avesse +immaginato qualche divisamento intorno al modo di condursi in appresso. +Comunque gli fossero note solo imperfettamente le particolarità che +la risguardavano, pur vedea la necessità di continuare a movere con +circospezione ogni passo. Dal tacersi della Contessa egli indusse, che +forse ella avea nel castello alcun amico alla cui protezione poter +fidarsi, e che l’incarico di lui sarebbe finito non appena l’avesse +guidata colà, come ripetutamente ne mostrava quella il desio. + + + + +CAPITOLO VIII. + + «Udite! Il suono de’ bronzi e lo squillo + degli oricalchi or chiamano le persone + convitate; ma la più avvenente non + risponde all’invito. Le sale ringorgano + di cavalieri e matrone; ma la donna + più amabile è costretta a celarsi. + Come potesti, o principe orgoglioso, + lasciarti abbagliar dal fulgore di + quelle brillanti meteore, e perdere + quel giudizioso senso che ne trae a + preferire lo splendor degli astri a + quello di una lucciola, e il rossore + del modesto merito all’arroganza delle + corti?» + + _La pantoffola di cristallo._ + + +L’infelice contessa di Leicester, fin dalla prima sua fanciullezza +era stata accostumata ad una indulgenza così illimitata come mal +provvida, che le usavano tutte le persone cui spettava l’incarico di +educarla. Certamente la dolcezza della sua indole l’avea difesa dal +prender modi o disdegnosi o superbi. Ma il capriccio che le aveva fatto +preferire il bello e seducente Leicester a Tressiliano, del quale ella +stessa apprezzava cotanto l’onore e l’animo affettuoso non mai verso +lei dismentitosi, questo solo capriccio che distrusse la felicità di +sua vita, era frutto di quella mal concetta tenerezza, che risparmiò +alla sua infanzia le lezioni, moleste sì ma indispensabili, della +sommessione e del riguardo. Tal debolezza medesima degli educatori +l’aveva usata a non aver uopo che di concepir desiderii ed esprimerli +lasciando agli altri la cura di soddisfarli. Queste si furono le +cagioni, per cui nel punto più fatale della sua vita si trovò sfornita +affatto di quella prontezza di mente, che le sarebbe stata necessaria +a divisar norme di una condotta prudente, ragionevole e adatta alle +circostanze cui ella era venuta. + +Le difficoltà si moltiplicarono incessantemente per la misera Amy allo +spuntare di questo giorno che stava per decidere del suo destino. +Abbandonando ogni idea che vi si frapponeva, ella non avea desiderato +altra cosa, che trovarsi a Kenilworth alla presenza di suo marito, +ed ora che ne era tanto vicina, il dubbio e l’incertezza si fecero a +spaventare il suo animo, presentandole il timore di mille pericoli, +quali reali, quali immaginari, ma tutti gravi, ed ingranditi dal suo +stato e dalla mancanza di chi la consigliasse. + +La veglia di quella notte l’avea talmente spossata, che non seppe qual +cosa rispondere a Wayland quando venne la mattina ad avvertirla essere +l’ora della partenza. Questa guida fedele incominciò a sentire vive +inquietudini, e ad agitarsi ancora per la propria persona. Era Wayland +in procinto di partir solo per Kenilworth, nella speranza di trovarvi +Tressiliano e di potergli annunziare che Amy era poco distante. Ma +s’avvicinavano le ore nove del mattino allorchè Amy fece chiedere del +suo condottiere. + +Egli la trovò pronta bensì a continuare il viaggio, ma il pallor delle +guance lo pose in gran tema sulla salute della medesima. Gli disse ella +di allestir tosto i cavalli, resistendo impazientemente alle istanze +che l’altro facevale onde persuaderla a munirsi di qualche ristoro +innanzi di mettersi in cammino. «Mi hanno dato, diss’ella, una tazza +d’acqua. Lo sciagurato che viene tratto al supplizio non abbisogna +d’altro cordiale. Debbo contentarmene al pari di lui. Fate quel ch’io +vi dico.» Titubava tuttora Wayland. «Che volete voi ancora, allora +soggiunse, non mi avete forse inteso?» + +«Vi chiedo, perdono, ripigliò a dire Wayland; ma permettetemi +domandarvi quai disegni avete. Non vi fo tale interrogazione che per +meglio uniformarmi ai vostri desideri. Tutte le persone del paese +corrono a Kenilworth. Sarebbe difficile il penetrar nel castello anche +muniti dei necessari passaporti. Sconosciuti e privi di amici, può +accaderne qualche disgrazia. La Signoria vostra mi perdonerà se le +offro un umile avvertimento. Non faremmo noi meglio col ricercare la +nostra comica banda, e unirci ad essa di nuovo?» La Contessa crollò il +capo. «Venite, continuò la guida, non vedo che un unico rimedio.» + +«Spiega dunque le tue idee, disse Amy, soddisfatta forse di vedersi +offerire consigli ch’ella avea rossore di chiedere. Ti credo fedele. +Ebbene! Qual cosa sai tu suggerirmi?» + +«Dovete permettermi ch’io renda consapevole il sig. Tressiliano del +vostro arrivo costì. Son ben certo ch’ei salirà a cavallo insieme ad +alcuni uficiali della casa di Sussex, ardente di vegghiare alla vostra +sicurezza.» + +«Che ascolto? Ed è a me che osate proporre di mettermi sotto alla +protezione del Sussex, di quell’indegno rivale del nobile Leicester?» +disse la Contessa. Indi accorgendosi della sorpresa che tai detti +aveano portata in Wayland, e pavida di aver lasciato apparir troppo +l’affetto suo per Leicester, soggiunse: «E quanto a Tressiliano, questa +cosa è impossibile. Guardatevi dal pronunziare il mio nome dinanzi +a lui. Ve lo comando. Non fareste che accrescere le mie disgrazie e +procacciare a Tressiliano tali sventure, cui egli non saprebbe come +sottrarsi.» Ma osservando ella che Wayland continuava a contemplarla +con aria incerta ed inquieta, e tale che il mostrava perfino dubbioso +se la Contessa fosse assolutamente padrona della sua ragione, prese +ella modi più tranquilli, così dicendogli. + +«Guidami solamente al castello di Kenilworth, e sarà compiuto il tuo +incarico. Colà penserò a quanto mi convenga eseguire in appresso. Tu +mi hai servito fedelmente sin qui. Eccoti una bagattella che ti potrà +compensare.» + +Gli offerì ella un anello che conteneva un diamante di molto prezzo. +Postosi a considerarlo Wayland, titubò un istante, indi lo restituì +alla Contessa. + +«Non è, diss’egli, ch’io mi creda al di sopra de’ vostri favori, o +Signora, perchè io non sono nulla meglio d’un povero sfortunato, +costretto alle volte, e Dio lo sa, a ricorrere a’ più umilianti +espedienti, nè certamente io novero fra gli umilianti la generosità di +una Signora vostra pari. Ma, com’era solito dire a’ suoi avventori il +mio antico maestro maniscalco: _non guarigione, non salario_, io vi +farò osservare, che non siamo ancora giunti al castello di Kenilworth, +e voi avrete tutto il tempo di pagare la vostra guida quando il mio +viaggio sarà interamente compiuto. Spero con tutto il cuore che tanta +sarà nella Signoria vostra la sicurezza di essere accolta in modo qual +si conviene al vostro arrivo, quanta la fiducia ch’io non ometterò +sforzi, per condurvi là sana e salva. Vado a cercare i cavalli. +Permettetemi di pregarvi una seconda volta e come vostro condottiero, +ed un poco ancora come vostro medico, a prendere qualche nudrimento.» + +«Sì, ne prenderò, diss’ella con vivacità; andate, allestite subitamente +tutte le cose.» Appena uscito della stanza Wayland, ella sclamò fra +se stessa: «Ah! pur troppo lo veggio: gli è invano ch’io voglio +mostrar sicurezza. E quel povero servo ben s’accorge che i miei timori +tradiscono il mio improntato coraggio; ei legge, sì, ei legge nel fondo +di quest’animo quanta ne sia la debolezza.» + +Allora sperimentò prendere qualche cibo per conformarsi ai consigli +che la sua guida le diede, ma nol potè; chè gli sforzi fatti per +inghiottire qualunque minima parte di nudrimento le davano una nausea, +onde credea rimaner soffocata. Poco dopo i cavalli comparvero innanzi +alla grata della finestra. Amy salì sopra il suo, sembrandole rinvenire +all’aria aperta e dal cambiamento di sito il sollievo solito derivarne +in sì fatte circostanze. + +Ben tornò ai divisamenti della Contessa il genere di vita irregolare +e vagabonda, condotto un dì da Wayland. Costretto per tal cagione +a scorrere in lungo e in largo il suolo dell’Inghilterra, si era +fatto pratico così dei traversi e de’ sentieri spartati, come delle +strade maestre della ricca città di Warwick: la quale cosa in allora +mirabilmente giovava, perchè la folla, che trasferiva a Kenilworth per +vedere entrare la Regina in questa magnifica residenza del primo suo +favorito, era tanta, che ingombrava e omai toglieva l’accesso a tutte +le principali strade; onde i viaggiatori per portarsi innanzi erano +costretti a lunghi giri. + +Gl’intendenti della Regina avevano trascorso la contrada levando dai +poderi e dai villaggi tutte le vittuarie che i proprietari dovevano +fornire quando viaggiava la Corte, aspettandone tardo rimborso dal +regio erario. Coll’intenzione medesima gli uficiali della casa di +Leicester erano stati per tutti i dintorni; e molti amici e parenti +del Conte procurarono questa fiata di guadagnarsi favore, mandando +derrate d’ogni specie, e cumuli di salvaggiume e botti di squisiti +liquori. Ogni strada maestra era coperta di mandrie di bovi, di +castrati, di vitelli, e di maiali, ed ingombra di carri, i cui assi +gemevano sotto il peso degli smisurati lor carichi. Succedevano +continue pause per l’imbarazzarsi degli uni cogli altri, ed i rustici +condottieri bestemmiando, e ingiuriandosi sintantochè la loro collera +fosse all’estremo grado, terminavano discutendo i propri diritti colle +fruste e co’ loro grossi bastoni. Tali dispute venivano di ordinario +sedate da qualche intendente, o sindaco, o altra persona autorevole del +villaggio, che fracassava la testa ad entrambi i competitori. + +Eranvi inoltre canterini, istrioni, bagattellieri d’ogni specie, che in +gioiose bande tenevano le strade d’onde pervenivasi al palagio _delle +reali delizie_, nome dato dai giullari girovaghi a Kenilworth nelle +poesie che precorsero le feste da celebrarsi. In mezzo a tai confuse +scene, diversi mendici mettendo in mostra i loro mali o finti o veri, +presentavano uno stravagante chiaroscuro, non però insolito a vedersi +tra le vanità e le angosce della umana vita. Si trovava parimente su +quelle strade un’immensa popolazione condotta ivi dalla sola curiosità. +Qui un operaio, che tale lo annunziava il suo grembiule di cuoio, +dispensava gomitate a qualche signora posta in tutta eleganza, alla +quale avrebbe fatto di cappello in città; altrove i villani colle loro +scarpe ferrate andavano sopra gli scarpini di agiati borghesi, o di +rispettabili gentiluomini. E Giovanna la venditrice di latte, col suo +pesante andamento, e con due braccia arsicce e vigorose, si apriva +strada fra mezzo a gruppi d’avvenenti donzelle, i cui padri erano +cavalieri o scudieri. + +Tutta questa moltitudine ciò non ostante presentava l’indole della +gaiezza; tutti venivano colà per prendere la loro parte di diletto; +tutti rideano di piccoli inconvenienti, che in altre occasioni gli +avrebbero adirati, o messi almeno di mal umore. Eccetto le risse +accidentali, che, come dicemmo, insorgevano per mezzo alla razza +irritabile de’ carrettieri, i confusi accenti che udivansi fra quella +calma, annunziavan contento e folleggiamenti di gioia. I sonatori +accordavano i loro strumenti, i canterini canticchiavano le loro +ariette, i buffoni di professione brandendo i loro panconcelli, +mandavano grida che sapean di gioia e di delirio ad un tempo; i +danzatori faceano sonare le loro campanelle, i contadini gridavano +e fischiavano; spettacolo che facea scoppiar dalle risa gli uomini, +mentre le giovinette con acute esclamazioni esternavano le loro +maraviglie. Chi da un canto mandava ad alta voce scherzi ad un altro +che li rimandava a guisa di volante cui le due opposte racchette si +rispingono scambievolmente. + +Nulla avvi forse di più crudele per un’anima assorta nella tristezza +quanto la necessità di assistere a scene di gioia, che son ben lungi +dal trovarsi in armonia co’ sentimenti dell’animo. Questa volta ciò +nonostante il tumulto e la confusione di tale spettacolo, diedero +qualche divagamento alla contessa di Leicester, arrecandole se non +altro il misero alleviamento di toglierla alla considerazione delle sue +sciagure e allo sconforto di crearsi anticipatamente idee terribili +sulla sorte che l’aspettava. + +Ella camminava siccome persona dominata da un sogno, abbandonandosi +interamente alla condotta di Wayland, che mostrò allor più che mai +quanto per disinvoltura ei potesse. Or si apriva un cammino per +mezzo alla folla, or si fermava per aspettare occasion favorevole +d’avanzarsi; spesse fiate abbandonando la strada maestra, battea +sentieri tortuosi che vel riconducevano dopo avergli somministrato +il vantaggio di aver trascorsa una parte di cammino con rapidità ed +agiatezza. + +Fu quest’ultimo espediente che gli fece evitare Warwick, ove Elisabetta +aveva passata la notte in quel castello. Era il castello di Warwick un +fastoso monumento dello splendore de’ secoli della cavalleria, e che +la falce del tempo ha rispettato sino ai dì nostri. Ivi ella doveva +rimanersene sino al mezzogiorno, ora a quei tempi in cui pranzavasi +in Inghilterra, poi dopo la mensa trasferirsi a Kenilworth. Lungo +il cammino ciascun gruppo delle persone fra cui ella trascorreva, +trovava qualche osservazione da dire in lode della Regina, non senza +framettervi però quella tinta di satira, usa a condire i giudizi che +portiamo sul nostro prossimo, massimamente se è prossimo al di sopra di +noi. + +«Avete udito, dicea taluno, con quale grazia ella parlò al giudice, +al cancelliere, e al buon ministro sig. Griffin allorchè stavano +inginocchiati alla portiera della sua carrozza?....» + +«Sì: poi come disse in appresso al picciolo Aglionby: Maestro +cancelliere, mi volevano far credere che avevate paura di me; ma per +verità m’avete sì bene sfilata la enumerazione delle virtù necessarie +ad un Sovrano, che vedo omai esser io che dovrò avere grande paura di +voi. — Vedeste dopo con quanta grazia prese la bella borsa ov’erano +le venti sovrane d’oro. Parea non la volesse toccare; ma nondimeno la +prese.» + +«Sì, sì, disse un altro; m’ha sembrato che le sue dita si fermassero +assai volentieri su quella borsa, e ho creduto fin d’osservare che la +pesò un momento colla sua mano quasi volesse dire: Spero che le sovrane +saranno di peso.» + +«Oh! non aveva a temere nulla di questo, soggiunse un terzo. Gli è +solamente allorquando la municipalità paga conti d’un gramo operaio +come son io. Allora sì, lo rimanda con monete tosate. Fortunatamente +vi è un Dio al di sopra di tutti. Intanto poichè fa d’uopo che le cose +vadan così, il nostro piccolo cancelliere sta per divenire più grande +di quello che lo sia mai stato.» + +«Su via, caro vicino, disse quegli che fu primo a parlare; non vi +mettete fra le lingue malediche. Elisabetta è una buona Regina, e +generosa... Ha donato la borsa al conte di Leicester.» + +«Io lingua maledica! Il diavolo ti porti via per questa parola che hai +detto, replicò l’operaio. Ma io credo bene, che un dì o l’altro donerà +tutto al conte di Leicester.» + +«Mi sembra che soffriate assai,» disse alla contessa Wayland, e le +propose di abbandonare la strada maestra, e di fermarsi fintantochè si +fosse alquanto riavuta. Ma Amy si rendè padrona della commozion d’animo +in lei destata da tali parole, e da altre della stessa natura, che le +ferirono l’orecchio nel durar di quel viaggio; ed insistette affinchè +il suo condottiero la guidasse a Kenilworth con tutta quella celerità, +cui permettevano i numerosi ostacoli che incontrarono nel cammino. +L’inquietezza di Wayland per questi quasi reiterati deliquii che la +prendevano, e per vederne assai dissestata la mente, si aumentava +ad ogni istante; onde egli pure cominciò a desiderar grandemente +quanto ella con ripetute istanze chiedeva, di vederla cioè arrivata +al castello, ov’egli non dubitava che la Contessa non fosse sicura +d’essere ben accolta, comunque sembrasse non voler confessare su di che +si fondasse tal sua speranza. + +«Se mi libero una volta da questo rischio, pensava fra se medesimo, e +se qualcuno mi vede più mai scudiere d’una donzella errante, gli do +licenza di rompermi la testa col mio martello di fabbro ferraio.» + +Apparve finalmente il magnifico castello di Kenilworth, in cui per +abbellirlo e migliorarne i dominii che vi appartenevano, il conte di +Leicester aveva speso, dicesi, 63,000 sterlini[10]. + +Le mura esterne di questo grandioso e gigantesco edifizio racchiudevano +sette acri di terreno, del quale una parte era occupata da vaste +scuderie e da un delizioso giardino ricco di vaghi boschetti e di +fioritissime aiuole. Il rimanente presentava il primo cortile. + +La fabbrica che s’innalzava nel mezzo di sì sfarzoso ricinto, era +composta di molti spartimenti magnifici d’abitazione, i quali +sembravano essere stati costrutti in diversi tempi, e cignevano un +cortile interno. I nomi e gli stemmi presentati da ciascun d’essi +spartimenti, richiamavano la rimembranza d’alti personaggi morti da +lungo tempo, e la storia dei quali, se l’ambizione fosse stata capace +d’intenderli, avrebbe data utile scuola all’orgoglioso favorito che +aveva acquistati e dilatati i loro dominii. La vasta torre, che di +fatto era la rocca del castello, contava un’antichità rimotissima, +benchè nulla di sicuro potesse additarsi intorno al tempo in cui fu +costrutta. + +Essa portava il nome di _Torre di Cesare_, forse per la simiglianza +che avea con quella dell’istesso nome che vedeasi nella torre di +Londra. Alcuni antiquari pretesero l’avesse fatta innalzare Kenelph, re +Sassone, da cui il castello di Kenilworth trasse la sua denominazione; +altri la voleano stata costrutta poco prima della conquista de’ +Normanni. Dalla parte esterna di quelle mura vedeasi il terribile +scudo dei Clinton, che sotto il regno di Enrico I. furono i fondatori +dello stesso castello, e l’altro anche più formidabile di Simone di +Mont-fort, che nelle guerre de’ Baroni difese lunga stagione Kenilworth +contro l’armi d’Enrico II. Mortimero conte della Marca, famoso così +pel suo innalzamento che per la sua caduta, celebrò ivi feste, e +liete giostre v’aperse, intantochè il suo sovrano balzato dal trono, +Eduardo II, languiva nel confine d’un carcere. Molti ingrandimenti +avea ricevuti il castello da Giovanni di Gaunt, che fece fabbricare +quell’ala nominata tuttavia _edificio di Lancastre_; ma il Leicester +avea superati tutti i suoi predecessori comunque fossero e ricchi +e possenti, edificando altra immensa facciata, che poi scomparve +sotto le proprie rovine, quasi monumento dell’ambizione di chi la +fondò. Il castello riceveva ornamento e difesa da un lago, su di cui +il Conte avea fatto costruire magnifico ponte, onde procacciare ad +Elisabetta allorchè entrasse in quella dimora una strada preparata a +solo suo onore. L’ingresso ordinario era dalla parte di tramontana, +ove proteggeva il castello altissima torre, che si vede anche oggidì, +ed alla quale per estensione e stile d’architettura pochi castelli di +signori si agguagliano. + +Dall’altra parte del lago, era un immenso bosco popolato di daini, +caprioli, cervi, e di tutta sorte di salvaggiume. Verdeggiavano ivi +grandissimi alberi, dal cui mezzo si faceano scorgere in maestosa +foggia la fronte e le massicce torri di quell’abitato. Nè possiamo +tacere a tale proposito, che questo sì nobil palagio, già teatro a +feste di cui tanti principi vennero presentati, e pur campo illustre +a parecchi guerrieri, ora di veraci e sanguinosi assalti, ora di +giostre cavalleresche ove la beltà distribuiva i premii che il valor +meritavasi, questo palagio non offre se non se un deserto oggi giorno; +il suo bel lago non presenta omai che una limacciosa palude, e le vaste +rovine attestandone solamente l’antico splendore, non giovano che a +meglio imprimere nell’anima meditabonda dello straniero, mosso per +visitarle, così la vanità delle umane ricchezze, come la felicità di +coloro, cui meglio allettano i contenti in mediocre stato offerti dalla +virtù. + +Con sentimenti diversi assai l’infelice Contessa di Leicester contemplò +queste torri maestose ed abbrunite dal tempo, allorchè le vide per +la prima volta innalzarsi al di sopra di folti boschi cui pareva +signoreggiassero. La sposa legittima del favorito di Elisabetta, +il quale era ad un tempo l’idolo dell’Inghilterra, s’appressava al +palagio, ove il suo marito stava per aver ospite la propria Sovrana, +e vi s’appressava in compagnia d’un misero giocolatore da cui avea +per ventura l’essere scortata, o a meglio dire protetta; e comunque +signora di quest’orgoglioso castello, le cui porte pesanti ad un menomo +cenno di lei avrebbero dovuto di per se stesse aggirarsi sui propri +cardini, non potea dissimularsi in proprio cuore gli ostacoli che le si +opponevano ad essere accolta entro il ricinto di queste mura, che ciò +nonostante le pertenevano. + +Di fatto le difficoltà sembravano crescere ad ogni minuto: nè andò +guari che i nostri viaggiatori ebbero da temere non fosse loro conteso +l’innoltrarsi oltre un grande cancello d’onde procedeasi a delizioso +viale che guidava per mezzo alla foresta di cui favellammo. Cotesto +viale che disvelava le più belle prospettive del palagio e del lago, +si terminava al ponte novellamente costrutto, e postogli in dirittura; +ed era per quel cammino che la Regina dovea trasferirsi al castello in +questa sì memorabil giornata. + +La Contessa e Wayland trovarono questo cancello, che mettea sulla +strada di Warwick, custodito da una compagnia di _Yeomen_ a cavallo +della guardia della Regina, coperti di corazze riccamente cesellate +e dorate, e che portavano elmi invece di berrettoni, tenendo i calci +delle lor carabine appoggiati alla coscia. Tali guardie, solite a +prestar servigio ovunque in persona si trasferiva la Regina, andavano +comandate da un araldo d’armi, che i colori e gli stemmi della divisa +annunziavano appartenere alla casa del conte di Leicester. Era loro +istruzione il non concedere l’ingresso che alle persone invitate alle +feste, o a coloro che aveano parti ed ufizi negli spettacoli, e ne’ +giuochi. + +La calca premeasi attorno al ridetto cancello, ognun presentando +qualche diverso motivo per venire ammesso; ma le guardie si mostravano +inesorabili alle preghiere, adducendo a scusa il rigore degli +ordini avuti, rigore soprattutto fondato sulla specie di ribrezzo +che notoriamente avea la Regina a vedersi stretta troppo da vicino +dall’affollamento della plebaglia. Coloro, che le ragioni non +appagavano, venivano rispinti senza cerimonie dai soldati, i quali +o movean contr’essi i loro cavalli bardamentati di ferro, o gli +allontanavano coi calci delle carabine; fazioni che produceano sì +fatto ondeggiamento in mezzo a quella piena di popolo, onde più d’una +volta temette Wayland vedersi disgiunto d’improvviso dalla compagna; +nè tampoco egli sapeva con qual pretesto conciliarsi la permissione +di andare avanti, e stava con grande perplessità discutendo in sua +mente sì fatta quistione, allorchè l’araldo d’armi del Conte, avendo a +caso volti gli occhi sopra di lui, esclamò a grande maraviglia dello +stesso Wayland: «Soldati, fate luogo a quest’uomo del mantello giallo. +Avanzate, maestro buffone, e spacciatevi. Qual diavolo vi ha trattenuto +sin ora? Su via, avanzatevi con quella vostra carabattola di donna.» + +Mentre l’araldo sollecitava Wayland con tale invito non soverchiamente +cortese, li _Yeomen_ aprivano ad esso il passaggio. Fattosi questi +sollecito di avvertir la compagna onde ascondesse il volto quanto il +potea, entrò conducendo per la briglia il cavallo proprio e quello +della Contessa; ma tanto umiliato si mostrava nella fisonomia, e +sì dipinte vi erano e l’agitazione e la tema, che la folla già +indispettita dal vedergli usata simile preferenza, lo accompagnò con +urla, e risa insultatrici. + +In tal foggia, tutt’altro che lusinghevole, ammessi nell’interno +della foresta, Wayland e la Contessa incominciarono a meditar sugli +ostacoli che loro rimanevano tuttavia da superare attraversando quel +grande viale, d’entrambi i lati difeso da lunga fila d’uomini armati +di sciabole e daghe, riccamente vestiti delle livree, e fregiati degli +stemmi del conte di Leicester. + +Questi soldati erano situati alla distanza di tre passi l’uno +dall’altro, talchè quella strada ne andava guernita incominciando +dal cancello e portandosi fino al ponte. Non appena la Contessa +vide più da vicino l’aspetto maestoso di quel superbo castello, e +le bandiere che sulle torri e sulle mura sventolavano, e immenso +ondeggiare di splendidi pennacchi su tutti i merli e tutti i terrazzi, +non mai usa per lo innanzi a sì fatte magnificenze, ne provò tale +interna confusione, che chiese per un istante a se medesima qual cosa +avess’ella donato a Leicester onde meritarsi di dividere seco lui +questa pompa veramente regale. Ma un connaturale suo orgoglio, ed un +generoso entusiasmo ne discacciarono dall’animo simile invilimento che +a disperazione l’avrebbe ridotta. + +«Che gli ho donato? soggiugneva fra se stessa. Gli ho donato quanto +femmina possa donare; e nome, e fama, e questa mano e questo mio +cuore. Ecco quanto io diedi a piè degli altari al signore di questo +magnifico ostello, nè di più la regina Inglese poteva offerirgli. +Egli è mio sposo; io la sua sposa legittima. L’uomo non varrà mai a +separare coloro che Dio stesso annodò. Io ridomanderò i miei diritti, +e mi presterà maggior sicurezza il venirmene improvvisa e sfornita di +tutto soccorso. Troppo m’è noto il mio nobile Dudley. S’impazientirà +un istante della mia inobbedienza; ma Amy verserà qualche lagrima, e +Dudley le concederà il suo perdono.» + +Tali meditazioni vennero interrotte da un grido di sorpresa, cui +mandò il suo condottiero Wayland nel sentirsi d’improvviso stretto +con molta forza da due lunghe braccia, nere e magrissime, spettanti +ad un individuo che dai rami d’una quercia gli si lanciò in groppa al +cavallo, fra molto ridere delle circostanti sentinelle. + +«Certamente o il diavolo, o Flibbertigibbet (sclamò Wayland dopo +avere tentati vani sforzi onde spacciarsi e scavalcare il nano, che +strettamente a lui si tenea). Le quercie di Kenilworth portano adunque +tal natura di ghiande!» + +«Sicuro che le portano, maestro Wayland! rispose questo non aspettato +compagno, e ghiande troppo dure, perchè voi con tutta l’esperienza +che vi danno gli anni siate capace di romperle se non ve ne addita i +modi io medesimo. Credete voi che avreste superato neanco il primo +cancello, s’io non mi fossi dato cura d’avvertire l’araldo d’armi, che +avevamo lasciato dietro noi il nostro capo buffone? Io mi son posto ad +aspettarvi sopra d’un albero ove aggiunsi spiccando un salto dalla mia +carretta, ed immagino la rabbia ch’avranno i miei compagni nel vedermi +mancare in questo momento.» + +«Non v’è che dire, m’accorgo ora che sei il figliuolo del diavolo +veramente, replicò Wayland. Riconosco la tua superiorità, nano +proteggitore; nè mi resta fuorchè a supplicarti che tu ne mostri tanta +bontà quanto hai potere.» + +Favellando in questa guisa giunsero ad una forte torre situata +all’estremità meridionale del ponte da noi descritto, e che difendeva +l’ingresso esterno del castello di Kenilworth. + +In circostanze sì malaugurose per essa, e con un corteggio cotanto +straordinario, la contessa di Leicester fece il suo primo ingresso +nella magnifica residenza di uno sposo, che andava quasi a pari co’ +principi. + + + + +CAPITOLO IX. + + _Snug._ Avete voi scritta la parte del + Leone? Datemela, ve ne prego; poichè mi + occorrerà molto tempo innanzi impararla. + + _Quince._ Oh! voi potrete anche + improvvisarla. Non fa d’uopo che + ruggire. + + +Allorchè la contessa di Leicester fu giunta sul limitar della torre al +cui piede stava la porta maggiore del castello di Kenilworth, la trovò +difesa da uomini d’aspetto straordinario. I merli andavano guerniti +di sentinelle la cui statura vedeasi gigantesca, e portavano, chi +scuri, chi clave ferrate, chi altre armi antiche: con che s’intendeva +rappresentassero i soldati del re Arturo, que’ Bretoni de’ vecchi +tempi, i quali giusta la tradizione, primi occuparono il castello, +benchè la storia non ne faccia ascendere l’antichità che all’epoca +dell’_ettarchia_. Alcuni di tali strani custodi erano veri uomini +che portavano coturni e visiere; ma la maggior parte di essi stavasi +in uomini di legno, che faceano compiuta illusione a chi dal basso +all’alto li riguardava. Un portinaio, vero colosso, posto alla soglia, +ne difendeva l’ingresso. Tanta era la larghezza delle costui spalle, +e tanta l’altezza della statura, che avrebbe potuto far la parte di +Colbrando Ascapart, o di qualunque altro gigante degli antichi romanzi +senza l’uopo d’ingrandirsi artificialmente d’un pollice. Ignude le +braccia e le spalle, calzava zoccoli adattati al piede con liste di +cuoio rosso, e guerniti di fibbiagli di bronzo. Una stretta casacca +di velluto ornata di trine d’oro, e due brache dello stesso drappo, +gli coprivano le gambe ed una parte del corpo, tenendo luogo a lui +di mantello una pelle d’orso che gli pendea dalle spalle. Scoperto +mostrava il capo, e folti capelli e nerissimi ne ombravan la fronte. +Ogni suo lineamento presentava quell’aspetto grossolano e feroce, onde +salvo poche eccezioni, si attribuiscono ai giganti indole burbera e +tardo ingegno. L’arme ch’ei brandiva corrispondeva al rimanente di tale +arredo, ed era un’enorme mazza guernita di molte punte di ferro, che +valea per se sola una compiuta armadura. + +La fisonomia di questo moderno Titano, nell’atto che Wayland si pose +a considerarlo mostrava impazienza ed inquietezza: or s’adagiava +sopra enorme sedile di pietra posto innanzi alla porta, ora si alzava +crollando l’immenso capo, poi fatti alcuni passi innanzi, tornava +al suo luogo. Mentre il terribile portinaio in simil guisa agitato +trovavasi sulla soglia, Wayland come continuando indifferente per la +sua strada, fece per entrar nel castello. _Fermo là!_ gli gridò il +gigante con una voce di tuono, e sollevata la sua grande mazza come per +accrescere forza al dato comando, lasciolla cadere per terra, quasi +sotto le narici del cavallo di Wayland. Sorsero scintille di fuoco da +quell’urto col pavimento, e le volte della porta ne rimbombarono. + +Allora Wayland, così consigliato da Flibbertigibbet, cercò chiarirgli +com’ei fosse un individuo della compagnia comica, rimasto per accidente +in addietro, ed essere necessaria la sua presenza entro il castello. +Ma inesorabile il portinaio, incominciò a borbottare alcune frasi che +Wayland imperfettamente intendea, tranne quelle con cui gli negò per +più riprese l’ingresso. Ecco quanto il maniscalco potè raccapezzare dei +detti affastellati da costui. (Prima parlando da sè) «_Che bordello!_ +no... _inferno_!» (Indi a Wayland) «Voi siete un infingardo. State +fuori» (Un’altra volta a se stesso) «_Che inferno!_... nemmeno... vedo +che non ci riesco» (A Wayland) «Su via vattene, o ti rompo la testa.» +(A se stesso) _Che! Che!_... Ah! non saprò mai dir altro, più della +parola _Che_.» + +«Aspettate un momento, soggiunse Flibbertigibbet a Wayland, ho capito +dove la scarpa gli fa male. Lasciate a me il pensier d’ammansarlo.» + +Detto ciò, scese da cavallo, e avvicinatosi al portinaio, lo tirò per +la coda della sua pelle d’orso, onde abbassasse quella grossissima +testa, poi gli disse alcune parole all’orecchio. Non fuvvi mai +talismano che operasse maraviglie con maggior prestezza; perchè +comparvero tosto la modestia e la sommessione sulla fronte del Titano, +che lasciando cadere la mazza da una mano, sollevò da terra il nano +portandolo a livello del suo orecchio, altezza da cui certamente +Flibbertigibbet non avrebbe voluto cadere. + +«Sì, così, appunto così, sclamò il portinaio con quella enorme sua +voce, va benissimo, mio bravo ragazzo. Chi diavolo te l’ha insegnata?» + +«Non pensate a questo, rispose il diavoletto. Ma statemi dunque +attento.» Indi continuò a susurrargli altre cose all’orecchio, +mandando nello stesso tempo a Wayland ed alla signora occhiate che +li rassicuravano. Terminato il misterioso parlamento, il portinaio +rimise a terra il fanciullo con quel riguardo onde una prudente massaia +colloca sul cammino un vaso screpolato di porcellana. Indi chiamati +Wayland e la sua compagna: «Entrate, entrate, ed abbiate un altra volta +attenzione di annunziarvi meglio quand’io sono di guardia.» + +«Or via, andate innanzi, aggiunse Flibbertigibbet. Io debbo rimanermi +un istante col mio Golia. Vi raggiugnerò ben tosto, e scoprirò i vostri +segreti, fossero profondi quanto la torre di questo castello.» + +«Può darsi, rispose Wayland, ma spero in Dio che questi stessi segreti +finiranno d’essere sotto la mia custodia, ed in allora, li sappia tu, o +chiunque altro, poco m’importa.» + +Superato questo ultimo passo, la Contessa ed il suo condottiero, +attraversarono tal prima torre, chiamata la _torre della Galleria_. + +Il ponte, che dall’ingresso di essa estendeasi fino ad altra torre +situata sulla riva opposta del lago e detta la _torre di Mortimero_, +era ivi costrutto in modo di formare ampio steccato, di circa cento +trenta canne di lunghezza, e largo dieci, coperto di sabbia, e riparato +e difeso d’ogni banda da alte e forti impalizzate. Stava questo luogo +preparato per le matrone che dovevano assistere alle giostre. I nostri +viaggiatori lo trascorsero sintantochè fossero all’altra estremità +ov’era la torre _di Mortimero_, per cui entravasi nella parte interna +del castello. + +Questa torre presentava sulla sua fronte lo stemma del conte della +Marca, la cui audace ambizione dopo avere rovesciato il trono d’Eduardo +II, aspirò a dividere l’autorità suprema colla _Lupa di Francia_ sposa +di questo sventurato monarca. + +La porta, su di cui vedeasi tale scudo malauguroso, veniva custodita da +molte sentinelle vestite di ricche livree. Me esse lasciarono passare +la Contessa e la sua guida, poichè ammesse una volta le persone dal +portinaio della _Galleria_, non vi era un motivo d’impedir loro il +procedere innanzi. Silenziosi pertanto si avanzarono nella gran corte, +d’onde poterono liberamente osservare questo vasto ed antico castello +e le maestose sue torri. Tutte le porte erano state aperte in segno di +ospitalità, e folti scorgeansi gli appartamenti di signori d’altissimo +grado, seguiti da un numero considerabile di vassalli, di servi, e di +tutto il corteggio, ond’erano usi farsi scortare a tali feste di gioia. + +Wayland fermò qui il suo cavallo, fisando gli occhi sulla Contessa, +e in atto di chiederle comandi su di quanto dovea farsi ora ch’erano +giunti al luogo cui intendevano. In silenzio tenevasi la Contessa. +Finalmente Wayland, dopo avere taciuto un minuto o due, si fece +coraggioso a chiederle i suoi comandi. Amy si pose la mano alla fronte, +qual chi vuole raccogliere le proprie idee e decidersi ad un partito, +poi con voce quasi spenta, e siccome persona che parla standosi assorta +in un sonno doglioso: + +«I miei comandi! Sì, non v’ha dubbio che in questo luogo ho diritto di +darne. Ma chi è che vorrà ubbidirmi?» + +Dopo di che, sollevò con una certa dignità il capo, e risoluta +s’indirisse ad un servo assai ben vestito, che attraversava la corte in +aria d’aver molte faccende. + +«Andate a dire al conte di Leicester che bramo parlargli.» + +«Al conte di Leicester?» rispose il servo, che stupì a tale inchiesta. +Poi volgendo gli occhi al misero arnese di colei che prendea sì fatto +tuono d’autorità, aggiunse con arroganza: «Molto bene! Chi è dunque +costei, fuggita certamente da Bedlam, che domanda di vedere il mio +padrone in un giorno siccome è questo?» + +«Risparmiatemi il disturbo d’udire le vostre insolenze, rispose la +Contessa, e fate quanto vi dico. Gli affari per cui vo’ vedere il Conte +sono della massima importanza.» + +«Bella Signora, risoggiunse il servo con ironia, volgetevi a +tutt’altri, fuori che a me per adempire le vostre commissioni. Fossero +queste anche dieci volte più importanti di quello che dite, non me ne +incaricherei certamente. Andare ad incomodare il padrone, che sta ora +colla Regina! e ciò per farvi cosa grata, non è vero? M’insegnereste +bene. Sarebbe per me ottimo espediente onde guadagnarmi, non so quanti +buoni colpi di frusta. Mi maraviglio però che il nostro vecchio +portinaio lasci entrare certa sorte di persone. Ma! il pover’uomo +ha perduta la testa dopo che vogliono costringerlo ad imparare un +complimento a memoria.» + +Il tuono schernevole che questo servo tenea, fece accostarne due +altri, onde Wayland, che incominciava a temere per se medesimo e per +la Contessa, s’indirisse a quel d’essi, in cui gli parve scorgere più +urbani modi, e fattagli passare fra le mani una moneta, lo pregò, +volesse procacciare un ricovero alla signora, ch’ei conduceva seco. La +persona a ciò pregata, che giusta quanto appariva, godea di qualche +autorità nel castello, rampognò a quel servo sfacciato la sua villania, +intimandogli prender cura de’ cavalli di que’ due stranieri, dai quali +si fece seguire. + +Amy rimase assai presente a se stessa onde comprendere, come per +quell’istante le fosse d’uopo abbandonare l’idea di vedere il suo +Leicester; e sprezzando gl’insulti di que’ servi arroganti, e i bassi +motteggi di cui le avventuriere leggiadre divennero tema, seguì +taciturna insieme a Wayland la nuova sua guida. + +Entrarono essi nella corte interna per un’ampia porta collocata fra la +torre principale chiamata, il dicemmo, _torre di Cesare_, e un grande +corpo di edifizio, conosciuto sotto nome di _alloggiamento del re +Enrico_. Per lo che si trovarono nel centro di questa grande fabbrica, +le cui diverse fronti offerivano superbi modelli d’ogni genere +d’architettura, introdottasi nell’Inghilterra dai primi giorni della +conquista dei Normanni fino al regno d’Elisabetta. + +Attraversata la corte, il duce loro li condusse ad una torricella +situata a greco del castello, e contigua ad un salone, che essa +disgiugneva dal vasto edifizio ov’erano le cucine. Abitavano la parte +bassa di sì fatta torre que’ servi della casa di Leicester, che i +doveri del loro uficio teneano in tale angolo di quell’ostello. Nel +piano superiore, cui salivasi per una scala foggiata in curva spirale, +era una stanza che atteso il bisogno di alloggiar tanta gente, fu essa +pure posta all’uso di ricoverare qualche straniero. Fu questa per lungo +tempo lasciata in abbandono; e correa voce esservi stato racchiuso, +poi trucidato, un prigioniero di nome Merwyn da cui quella torre avea +preso il nome. Costruttone in volto ogni piano, erano quelle mura di +una prodigiosa grossezza, mentre la stanza più ampia che vi fosse non +oltrepassava in estensione i quindici piedi quadrati. + +Angusta parimente la finestra che le dava luce, si apriva essa sul +_luogo di delizia_, nome imposto ad un ricinto fregiato d’archi +trionfali, e di trofei, e di fontane e di statue, e d’altri ornati +architettonici, il qual luogo divenuto era tragetto a chi si portava al +giardino del castello. + +Venne pertanto introdotta la Contessa in tale stanza, ove non si +trovavano fuorchè le suppellettili indispensabili; cosa per altro cui +non pos’ella grande attenzione, chè gli sguardi suoi unicamente si +volsero a fin di vedere se vi fosse il bisognevole per iscrivere, e +scorse di fatto quanto bramava su di un tavolino; nè fu poco a que’ +giorni, in cui ben di rado tali attrezzi si collocavano in una stanza +da letto. Le venne tosto nell’animo di scrivere al conte di Leicester e +di starsene ivi rinchiusa sintantochè ne avesse ricevuto risposta. + +L’ufiziale che lor fu di guida domandò cortesemente a Wayland, la cui +generosità aveva già esperimentata, se di null’altro abbisognassero; +e poichè Wayland ebbe fatto comprendere, che qualche reficiamento +non gli sarebbe stato discaro, l’altro il condusse alla credenza, +ove lautamente si dispensavano commestibili di ogni specie a +chiunque ne richiedea. Scelse Wayland que’ più leggieri alimenti +che credè confacevoli al gusto delicato della Contessa, ma quanto +a sè non trascurò sì fatta occasione onde procacciarsi una mensa +più sostanziosa; e così se ne tornò alla stanza della Contessa, che +terminata appunto avea la sua lettera; nè tenendo ivi suggello o filo +di seta, la chiuse con un riccio de’ propri capelli. + +«Fedele amico, diss’ella a Wayland, tu che il Cielo inviommi +soccorritore nei più incalzanti infortuni della mia vita, ti prego +anche di tal favore, e sarà l’ultima molestia che ti assumerai per una +sventurata. Piacciati arrecare la lettera che vedi al nobile conte di +Leicester. Ogni modo è opportuno purchè gli pervenga. (Pronunciò ella +tai detti dimostrando una agitazione mescolata di speranza e di tema). +Vanne, fedele amico, omai non ti sarà d’uopo l’angustiarti per mia +cagione. Ora concepisco più dolci speranze. Oh! tornino i giorni del +mio antico splendore; nè verun servigio prestato avrà avuto miglior +guiderdone quanto quelli che mi rendesti! Consegna, ti dico, questa +lettera a Leicester, ma in proprie sue mani, ed osserva soprattutto +qual ne diverrà il contegno nel leggerla.» + +Wayland non esitò nell’accettare tal commissione, e solamente mise +molto calore nel pregar la Contessa a prendere qualche cibo; al che +ella consentì per mostrarsi compiacente a sì buon compagno, ed affinchè +egli si trasferisse con più sollecitudine presso il Conte. Wayland +partissi, raccomandandole di chiudere per di dentro la stanza, e di non +uscirne. Indi andò a cercare un’occasione di adempiere il messaggio +fidatogli, e ad un tempo di mettere in opera un disegno, che le +circostanze gli aveano suggerito; perchè la condotta serbata da Amy nel +durare del viaggio, un silenzio mantenuto sì a lungo, la titubazione +e l’incertezza che scorgevasi in tutte le risoluzioni di essa, +l’assoluta impotenza sua di pensare e d’operar da se stessa, tutte le +ridette cose aveano fatte conchiudere a Wayland, nè al certo senza +molta verisimiglianza, che gli scogli dello stato cui era pervenuta le +avessero fino ad un certo segno alterata la mente. + +All’atto della sua fuga da Cumnor, il partito più ragionevole per lei, +non v’ha dubbio, sarebbe stato di ripararsi fra le mura paterne, o +in tutt’altro luogo lontano dalla prevalenza di coloro che l’aveano +perseguitata. Allorchè in vece ella mostrò desio di recarsi a +Kenilworth, Wayland non potè spiegare a se medesimo lo scopo di una +tale risoluzione, che supponendo Amy deliberata o di mettersi sotto +la custodia di Tressiliano, o d’implorare la protezione della Regina. +Ma ora, anzichè attenersi ad un partito sì naturale, consegnava ella +alla sua guida una lettera pel conte di Leicester, pel protettore del +Varney, di quel Varney che avea giurisdizione sopra i luoghi ove le si +fecero sofferire tutti i mali, ai quali fin allora soggiacque, salvo +sempre il dubbio se da immediato ordine del Varney le fossero derivati. +Tal condotta parve a Wayland imprudente e suggerita soltanto dal +delirio e dalla disperazione. Laonde temendo questi di compromettere +la sicurezza propria non men che quella di Amy, coll’eseguirne troppo +tosto la commissione, risolvè non movere alcun passo sino a che non +si fosse accertato all’uopo d’un sostenitore; al qual fine divisò di +cercar Tressiliano prima di consegnare la lettera, e partecipandogli +l’arrivo della figlia di sir Robsart a Kenilworth, addossare al suo +committente e padrone tutte le conseguenze degli atti avvenire. + +«Egli comprenderà meglio di me, diceva a se stesso Wayland, se ben +torni il soddisfare la brama nata in lei di portare appellazione a +milord di Leicester. Per me lo credo un atto di demenza. Ma sia che +vuolsi! Quando avrò rimesse le cose nelle mani del sig. Tressiliano, +quando avrò confidata a lui questa lettera, quando avrò ricevuto +quel compenso che vorrà darmisi, volgo, che non mi parrà vero, le +calcagna a Kenilworth. Dopo tutto quanto mi è accaduto, prevedo che +sarebbe un soggiorno poco delizioso per me. Partiamo, partiamo. Vorrei +piuttosto ferrare per tutta la vita le rozze del più tristo villaggio +dell’Inghilterra, che partecipare alle feste e ai banchetti cogli +abitanti di questo castello, comunque bellissimo.» + + + + +CAPITOLO X. + + »In sin dai giorni ch’io m’andava a scuola, + »Più d’un portento ho visto, e cose rare. + »Ho visto il figlio di Robin compare + »Passar pel buco d’una gattaiuola. + + +Fra ’l tumulto in cui stavansi allora il castello di Kenilworth e +i suoi dintorni, non era sì agevole cosa il trovare una persona di +cui s’andasse in traccia, e meno agevole per Wayland, che, comunque +gli rilevasse grandemente lo scoprir Tressiliano, conosceva tutti i +pericoli che andavano uniti al volgere sopra di sè l’altrui attenzione, +nè osava quindi movere le sue inchieste a nessuno che appartenesse alla +casa del Conte. + +Ciò nonostante col far molte interrogazioni indirette, giunse a sapere +che Tressiliano dovea trovarsi fra que’ gentiluomini del seguito del +conte di Sussex, arrivati in quella mattina medesima a Kenilworth, ove +il Leicester gli aveva accolti con ogni genere di riguardi. Qualcuno +aggiunse che i due Conti unitamente al loro corteggio, e molt’altri +nobili Signori erano montati a cavallo, e partiti alla volta di Warwick +per iscortare di là sino a Kenilworth la Regina. + +L’arrivo di questa Sovrana, come accade d’ogni altro rilevante +avvenimento, aspettavasi d’ora in ora. Finalmente un corriere venne di +tutta carriera annunciando che sua Maestà, trattenuta dal desiderio di +ricevere l’omaggio de’ suoi vassalli assembratisi a tal fine a Warwick, +non sarebbe stata al Castello prima del far della sera; la qual notizia +concedette un momento di respiro a tutti coloro che immaginandone +istantaneo l’arrivo, non aveano posa per tenersi pronti a compier gli +ufizi a ciascuno assegnati nel cerimoniale di sì fatto ricevimento. + +Accortosi Wayland che molti cavalieri si volgeano intanto verso il +castello, entrò nella speranza che Tressiliano fosse di tal comitiva. +A fine di assicurarsene ei corse a mettersi nella gran corte presso la +torre di _Mortimero_, situazione tale che niuno poteva o entrare od +uscire senza ch’ei lo vedesse. Guatava pertanto con ansietà le vesti e +l’andamento di ciascun cavaliere che vedea spuntare dalla torre della +_Galleria_ ed attraversar caracollando lo steccato coperto per venir +nella corte. + +Mentre Wayland stava così di sentinella per iscoprire Tressiliano, che +non gli riusciva mai di vedere, lo tirò per la manica un tal altro cui +avrebbe in vece voluto tenersi nascosto. + +Era questi Dick Sludge, che simile allo spirito folletto di cui portava +il nome ed in allor l’uniforme, pareva essere per mestiere all’orecchio +di chi a lui meno pensava. Benchè molesto oltre modo ne fosse +l’incontro al nostro maniscalco, pure giudicò prudente cosa dissimulare +ogni mal umore, e fingendo anzi d’aver ciò a caro, così disse al nano: + +«Ah! sei tu, mio diavoletto protettore, mio piccolo sorcio.» + +«Sì: veramente il sorcio, rispose Dick, che rode ad una ad una le +maglie della rete allorchè il lione che vi si lasciò accalappiare si va +trasformando in giumento.» + +«Mio piccolo saltamartino, in questo dopo pranzo tu sei agro al par +dell’aceto. Or dimmi come la passasti col gigante quando ti lasciai +solo con lui; io temeva non ti spogliasse, e fatto di te un boccone, +non t’inghiottisse come una castagna.» + +«Oh! replicò il nano, se così avesse operato, gli starebbe ora +nel ventre più cervello di quanto ne fu mai nel suo capo. Ma il +gigante è persona cortesissima, e conosce la gratitudine al di là +_di molt’altri_, che ho soccorsi in momenti cattivi per loro, _sig. +Wayland_.» + +«Diavolo! Flibbertigibbet, rispose Wayland, tu tagli più acuto che non +farebbe una lama di Sheffield. Nondimeno sarei curioso assai di sapere +di quale incanto ti valesti per mettere la musoliera a quel vecchio +orso.» + +«Molto bene! replicò Dick. Vedo il vostro stile. Volermi trappolare con +belle parole. Sappiate dunque che il buon portinaio, allorchè giugnemmo +in questo luogo, avea scompigliata la testa per non potere imparare +una poesia composta, è vero, per lui, ma che a quanto pare è al di +sopra della sua intelligenza, inferiore assai al suo corpo. Ora essendo +questo eloquente componimento, siccome molt’altri, opera del mio dotto +maestro sig. Erasmo Holyday, l’ho inteso ripetere tante volte che me +lo ricordo sino all’ultima parola. Appena accortomi pertanto, che la +memoria del mio Golia lo serviva male nel tenere il filo delle idee, +gli ho suggerito quella parola che lo mettea di mal animo. Fu allora +che presomi fra le sue braccia, mi sollevò, fattosi tutto gaudioso, +al livello del proprio orecchio. Sappiate ancora che per allettarlo a +concedervi l’ingresso, gli promisi nascondermi entro il suo mantello +d’orso, e starmegli in aiuto della memoria quando sarà l’istante di +recitare il complimento. Or che mi son ristorato prendendo un po’ di +cibo, torno a trovarlo.» + +«Ottimamente! ottimamente! mio caro Dick, risoggiunse Wayland. +Spicciati per amor del Cielo, poichè quel povero gigante sarà in +grave angustia per la lontananza del suo piccolo suggeritore. Addio. +Conservati, mio caro Dick.» + +«Oh sì! _Conservati, mio caro Dick_, rispose quel folletto. È forse in +tal guisa che si ringraziano le persone dopo avere ottenuto da esse +quanto volevasi? Tu non sei dunque nell’intenzione di contarmi la +storia di quella signora ch’è tua sorella quanto il son io?» + +«Che ti gioverebbe quand’anche la sapessi, maligno diavoletto?» gli +disse Wayland. + +«Potevi risparmiare questa interrogazione. Ma così sia! E dunque non +cercherò più i fatti tuoi. Però! tienti a memoria, che incapace io di +tradire un segreto affidatomi, m’adopero con tutta l’anima a sventare +i divisamenti di cui si pretende farmi un mistero. Ti auguro la buona +sera.» + +«Non correre via sì tosto, (soggiunse prestamente Wayland, +che conosceva a prova per paventarla l’operosa solerzia di +Flibbertigibbet). Non correre via sì tosto, mio caro Dick. È egli ben +fatto separarsi così acerbamente dai suoi vecchi amici? Saprai un +giorno tutto quello che so presentemente io di questa signora.» + +«Oh! e questo _un giorno_ verrà forse presto, replicò Dick. Sta bene, +Wayland; torno dal mio gigante, che se non ha mente acuta al par di +tanti altri, conosce meglio, come ti dissi, il valore de’ servigi che +gli si prestano. Nuovamente; ti auguro la buona sera.» + +Detto il che, fece uno scambietto e usando della sua solita agilità in +un istante scomparve. + +«Dio volesse ch’io fossi a quest’ora fuor del castello! meditò fra se +stesso Wayland. Se questo malizioso nano mette le mani nella pietanza, +diverrà degna di Satanasso medesimo. Quanto mi cruccia il non vedere il +sig. Tressiliano!» + +Ma Tressiliano, che Wayland bramava con tale ansietà, era entrato +nel castello per parte opposta a quella in cui l’altro si ritrovava. +Uscitone la stessa mattina per accompagnare i due Conti, che è quanto +per appunto si era immaginato Wayland, egli sperò saper ivi qualche +notizia del suo messo. Deluso poi in tale speranza, e sembrandogli che +Varney, il quale era nel corteggio di Leicester, volesse accostarsi a +lui per parlargli, giudicò cosa prudente l’evitare sì fatto colloquio, +ed uscì della sala di ricevimento in quel tempo che il seriffo della +Contea arringava sua Maestà. Risalito indi a cavallo, e tenendo la +strada men frequentata, entrò nel castello per una porta segreta, che +facilmente gli venne aperta quando lui riconobbero per un ufiziale +pertenente al corteggio del conte di Sussex. Tal fu il motivo, onde +Wayland lo cercò inutilmente fra i cavalieri che tacito andava passando +in rassegna. + +Dopo avere affidato al servo il proprio cavallo, Tressiliano si +diportò qualche tempo nel _luogo di delizia_ e ne’ giardini, men +tratto da desio di ammirare le bellezze della natura, e i capolavori +dell’arte raccolti quivi dal Leicester, che voglioso di abbandonarsi +senza incontrare divagamenti alla mestizia delle sue idee. La massima +parte delle persone di maggior riguardo abbandonò quel palagio per +accompagnare i due Conti; tutta la gente rimasta avea preso luogo, +qual su i merli, qual su le mura esterne e le torri per vedere il +grandioso spettacolo dell’ingresso della Regina. Perciò intantochè +ogn’altro luogo del castello eccheggiava di romori festevoli, nel sol +giardino regnavano allora la quiete e il silenzio; nè tal silenzio +interrompevano che il susurro delle foglie, il canto degli augelli e il +mormorio delle fontane. + +L’immaginazione malinconica di Tressiliano copriva d’un tetro velo +tutti gli obbietti che lo circondavano. Laonde volgendo l’occhio ai +disordinamenti della natura che arte maestosa avea parimente imitato +in que’ giardini, li paragonava ai folti boschi e alle deserte paludi +che circondano Lidcote-Hall. L’immagine di Amy Robsart, somigliante a +fantasma gli compariva in tutti i dintorni di quel paese che la sua +fantasia a mano a mano gli dipingea. + +Nulla avvi di più funesto alla felicità di coloro cui piacciono la +solitudine e la meditazione, quanto l’aver nudrito di buona ora una +passione sfortunata, che getta ne’ loro cuori sì profonde radici, onde +questa diviene per essi il sogno di tutte le notti, il pensier continuo +di tutti i giorni. + +Quella molestia cui sente l’animo, quelle ricordanze dalle quali veniam +tratti a seguir l’ombra di quanto già perdè tutto lo spicco de’ suoi +colori, quel continuo ritorno verso un sogno crudelmente interrotto, +tal è il complesso di sentimenti in cui si sta la fralezza d’un cuor +nobile e generoso. Era questa la fralezza cui soggiacea Tressiliano. + +Provò finalmente egli stesso la necessità di divagarsi; e uscì quindi +del _luogo di delizia_ per unirsi alla folla giuliva che coronava le +mura, e per veder con essa gli apparecchi della cerimonia. Ma appena il +suo orecchio udì quello strepito, quei suoni, quelle grida di gioia che +rintronavano d’ogni lato, sentì violentissima ripugnanza a collegarsi +con persone i cui sentimenti sì mal s’accordavano con quelli del suo +interno. Per lo che deliberò ritrarsi nella propria stanza, e rimaner +ivi sintantochè la campana maggior del castello annunziasse l’arrivo +d’Elisabetta. + +Attraversato pertanto il luogo che disgiugnea le cucine del salone, +ascese al terzo piano della torre di _Merwyn_. Spignendo allora +la porta del piccolo appartamento assegnatogli, fu sorpreso sulle +prime di trovarla chiusa. Ma poscia si ricordò che il Ciamberlano +nel somministrargliene la chiave, lo aveva avvertito come in +quella generale confusione fosse d’uopo il tener ben custoditi gli +appartamenti. Laonde pose la chiave nella serratura ed aperta la porta, +qual ne fu la maraviglia in veggendo una donna, che gli presentava +le sembianze di Amy Robsart! Sua prima idea divenne esser quello un +seducente fantasma che l’esagitata immaginazione gli dipignea; ma +rimase ben tosto convinto di vedere Amy, la stessa Amy, nella donna +che gli stava innanzi, più pallida certamente che non si mostrò in +que’ lieti giorni, allorchè univa all’avvenenza e alla freschezza +d’una ninfa dei boschi la vivacità d’un _Silfo_[11]; ma ell’era sempre +Amy, nè gli occhi di Tressiliano videro mai altra donna che potesse +pareggiarla in bellezza. + +Non minore di quella provata da Tressiliano fu la maraviglia nella +Contessa, ma non però sì durevole, perchè Wayland l’aveva avvertita +come il Cornovagliese dovesse trovarsi nel castello. Si alzò ella da +sedere appena il vide, e il pallore delle sue guance diede luogo ad un +vivace rossore. + +«Tressiliano! diss’ella, che cercate voi qui?» + +«E voi stessa, Amy, qual motivo vi ci condusse? Venite forse in traccia +d’un soccorso che non vi sarà negato giammai?» + +Si mantenne ella un istante in silenzio, poi rispose con voce che +esprimeva duolo anzichè sdegno: «Tressiliano! io non imploro i soccorsi +d’alcuno. Quelli che la vostra bontà potesse offerirmi mi sarebbero più +pregiudizievoli che vantaggiosi: credetemi: è poco lontana di qui tal +persona, che le leggi e l’amore costringono ad essermi proteggitrice.» + +«Questo sciagurato adunque si prestò a quella sola espiazione che +rimaneva in sua facoltà il tributarvi, soggiunse Tressiliano, e or vedo +alla mia presenza la sposa di Varney!» + +«La sposa di Varney! (rispos’ella con tutta l’enfasi del disprezzo). +Con qual infame titolo osate dunque disonorar la...» e pronunziò più +volte balbutendo l’articolo _la_. Poi chinò gli occhi mesti e confusi +pensando alle conseguenze cui poteva commettersi col pronunciar le +parole _contessa di Leicester_. Ella si sarebbe creduta di tradire +un segreto da cui la fortuna dello sposo suo dipendea, e giudicò che +svelarlo a Tressiliano diveniva la stessa cosa siccome svelarlo a +Sussex, alla Regina, a tutta la Corte. + +«Non romperò mai, disse tra se medesima, il silenzio giurato a Dudley, +dovessi anche per esso espormi ai sospetti i più disonorevoli.» + +Gli occhi suoi si gonfiarono di lagrime, e rimase muta alla presenza +di Tressiliano, che dopo aver volto sovr’essa uno sguardo di dolore e +di pietà, sclamò: «Oimè! Amy, i vostri occhi dismentiscono il vostro +labbro. Voi parlate d’un protettore, che vuole, che può difendervi; +ma queste lagrime mi annunziano assai che foste delusa, abbandonata +dall’uomo abbietto cui concedeste gli affetti vostri.» + +Amy lanciò su di lui tali sguardi, dai quali trapelava in mezzo al +pianto lo sdegno, e si contentò di ripetere con accento sprezzante di +compassione sull’errore in cui stavasi Tressiliano: _L’uomo abbietto!_ + +«Sì, l’uomo abbietto! ripetè questi, nè dissi abbastanza. Ma ond’è +dunque che vi trovate sola nel mio appartamento? Perchè tutte le cose +non vennero preparate per accogliervi onorevolmente?» + +«Nel vostro appartamento! sclamò Amy. Dunque, vi libero tosto dalla +mia presenza.» E in ciò dire cors’ella verso la porta; ma ricordando +lo stato derelitto cui si vedea abbandonata, s’arrestò sulla soglia un +istante, e aggiunse con tuono doglioso e commovente oltre modo: «Oh +Dio! mi era dimenticata che non so a qual parte volgermi.» + +«Lo vedo, sì, lo vedo (soggiunse Tressiliano, sollecito di correre +a lei e di avvicinarla ad un sedile, ove si lasciò ella cadere) voi +abbisognate di soccorso; sì: abbisognate di un protettore comunque +il confessarmelo vi spaventi; ma no: non rimarrete senza difesa, e +vi affiderete al mio braccio. Io, io rappresenterò il vostro degno e +sfortunato genitore, e ci trasporteremo uniti alla soglia di questo +castello. Voi vi presenterete ad Elisabetta, e il primo atto di questa +Sovrana in Kenilworth sarà un atto di giustizia in verso il proprio +sesso e in verso i suoi sudditi. Affortificato dalla bontà della mia +causa e dalla giustizia della Regina, non mi ratterrà la possanza del +suo favorito. Vado in traccia di Sussex sull’istante.» + +«Arrestatevi in nome del Cielo! (sclamò spaventata la Contessa, +per cui il guadagnar tempo era necessità). Tressiliano, voi siete +generoso. Concedetemi una grazia... Credete a me, se gli è vero che +vogliate salvarmi dal massimo de’ mali e dalla disperazione, soltanto, +concedendomi ciò che vi chiedo, mi gioverete più di quanto saprebbe +giovarmi tutto il potere d’Elisabetta.» + +«Fatemi qualunque inchiesta di cui possiate spiegare il motivo, disse +Tressiliano, ma non pretendete da me...» + +«Ah! per pietà! ristatevi dal metter patti, mio caro Edmondo, sclamò la +Contessa. Vi piacque altra volta udirvi chiamar con tal nome. Non v’è +che stranezza nello stato in cui mi vedete, ed ora la sola stranezza +può somministrare util consiglio.» + +«Favellando in tal guisa (soggiunse Tressiliano, cui lo stupore facea +dimenticare l’affanno e la risoluzione in che erasi tratto) voi mi date +a credere di essere incapace di pensare e di operare da voi medesima.» + +«Oh no! (diss’ella, piegando un ginocchio dinanzi a lui), no; non +sono io già un’insensata, ma bensì la più misera fra le donne, che si +è veduta trascinar nel precipizio da un collegamento straordinario +di circostanze e fin dal braccio di chi pensa sottrarmene... sì, dal +vostro braccio medesimo, o Tressiliano... da voi ch’io onorava, ch’io +stimava, e ch’io amava ancora, posso dirlo, benchè non dell’amore che +avreste desiderato.» + +Erano in quella voce, in que’ gesti una tale asseveranza, +un’appellazione sì commovente alla generosità di Tressiliano, ch’ei ne +fu scosso nel più profondo dell’animo. Dopo averla rialzata, volle con +voce interrotta confortarla a rassicurarsi. + +«Non posso, ella rispose, non mi terrò mai sicura se non mi concedete +la grazia che vi chiedo. Ascoltatemi. Io vi parlerò con quella +chiarezza che or mi è lecito adoperare. Aspetto qui gli ordini di tale +ch’è in diritto di darmene... La mediazione d’uno straniero... e di +voi soprattutto, o Tressiliano, mi perderebbe... e mi perderebbe senza +speranza di scampo. Aspettate soltanto ventiquattr’ore, e forse la +sfortunata Amy avrà modo di provarvi, ch’ella apprezza, che forse può +ricompensare il vostro disinteresse, la vostra amicizia; ch’ella stessa +è felice, ed in istato di rendere tale voi pure, premiando questa +sofferenza che vi chiedo per sì breve tempo.» + +Tressiliano sull’istante non rispose veruna cosa, e si diede a +ricapitolare per congettura nella sua mente le diverse contingenze, +che potessero far divenire la sua mediazione pregiudizievole, anzichè +utile alla fama ed alla fortuna d’Amy. Considerò indi esser ella entro +le mura di Kenilworth, non potere ragionevolmente paventare alcuna +sorte d’insulto in un ricinto onorato dalla presenza della Sovrana, +ed abitato allora da tante persone ragguardevoli, e da tante guardie +difeso, poter convertirsi in mal uficio il volere a malgrado della +stessa Amy implorare per lei l’assistenza di Elisabetta. Dopo aver +fatto queste considerazioni acconsentì a quanto ella gli chiese con una +restrizione, mossa dal dubbio che l’unica speranza di Amy si stesse in +un cieco affetto per Varney, supposto da Tressiliano il seduttore. + +«Amy (le disse fisando in essa gli sguardi con quella tristezza che +annunziava ad un tempo la perplessità del suo animo); ho spesse +volte osservato che dai capricci anche i più fantastici della vostra +fanciullezza, non si disgiugnevano buon cuore e retto sentire. Mosso +da questa sola considerazione vi lascio padrona del vostro destino per +ventiquattro ore, e vi fo promessa in tale durata di non frammettermi, +nè con atti nè con parole, nelle cose che vi riguardano.» + +«Voi me lo promettete, o Tressiliano? la Contessa soggiunse. E crederò +io che abbiate assai fiducia in me per tenermi tale promessa? Ah! +porgetemene la vostra fede di gentiluomo e d’uomo d’onore. Promettetemi +fermamente di non prender parte negli affari che si riferiscono a me, +qualunque cosa voi possiate vedere od udire, o comunque le apparenze vi +traessero a credere me abbisognante dell’opera vostra. Vi fiderete in +Amy fino a tal segno?» + +«Ve lo prometto sull’onor mio, rispose Tressiliano, ma trascorso questo +indugio...» + +«Trascorso questo indugio, sì lo interruppe, sarete libero di operare +quanto giudicherete più all’uopo.» + +«Avvi altra cosa, o Amy, ch’io possa fare per voi?» + +«Null’altro che lasciarmi, ed anche... arrossisco di vedermi ridotta a +tal seconda inchiesta, ed anche cedermi per ventiquattr’ore l’uso del +vostro appartamento.» + +«Non so riavermi dallo stupore. Quale speranza, quale vantaggiosa +prospettiva potete scorgere in un castello, ove neanco è arbitrio in +voi d’una stanza?» + +«Oh! vi chiedo tal grazia, lasciatemi.» E quando ella vide che +Tressiliano si allontanava lentamente e a ritroso, soggiunse: +«Generoso Edmondo! verrà giorno che Amy ti proverà com’ella non fosse +immeritevole del nobile affetto che in lei collocasti.» + + + + +CAPITOLO XI. + + »A qual pro tema cotanta? + »Non mi far l’anima santa; + »Nè ti prenda già paura, + »Ch’io denunzi tal freddura. + »Il mio stil questo non è; + »E ’l mestier che Dio mercè + »Abbracciai di vagabondo + »Quel vorrei di tutto il mondo. + _Pandemonio._ + + +Tressiliano, il cui animo era in preda a violentissima agitazione, +non avea appena fatti i due o tre primi gradini della scala di quella +torre, allorchè con grande sua maraviglia si scontrò in Michele +Lambourne. Costui, servo degno veramente di Varney, portava scolpita +sul fronte tale impudenza, che rendea Tressiliano proclive quanto mai +a fargli misurar la scala d’un salto, ma gli si presentarono alla +mente i danni che il menomo atto di violenza, usato in tal momento e +in tal luogo, avrebbe potuto partorire ad Amy, meta unica delle sue +sollecitudini. + +Pago quindi d’aver lanciato alla sfuggita sopra costui una di quelle +occhiate che s’addicono ad enti indegni d’ogni considerazione, +continuava a discendere come se non lo avesse ravvisato. Ma +il Lambourne che in cotal giorno di profusione non si stette +dall’inaffiarsi con copiosa dose di vino dell’Isole, benchè la sua +ragione non fosse ancora affatto alterata, avea tutt’altra vaghezza che +d’abbassar gli occhi dinanzi a nessuno. Laonde fermò senza cerimonie +in mezzo alla scala il gentiluomo di Cornovaglia, e indirigendosi a +lui con modi convenevoli a coloro che vivono nella più intrinseca +famigliarità: «Ebbene! diss’egli, Tressiliano, spero non vi sia più +alcun rancore fra noi. Di fatto io son uomo più proclive a dimenticare +le querele recenti che non gli antichi servigi. Oh! ti potrò convincere +che le mie intenzioni per riguardo vostro erano buone ed oneste.» + +«Non mi garba molto la vostra intrinsichezza, Tressiliano gli rispose, +serbatela ai vostri simili.» + +«Ma guardate come va subito in collera! risoggiunse Lambourne. Questi +signori che si stimano creati d’un’argilla più nobile, guardano +dall’alto al basso il povero Michele Lambourne. Chi non direbbe essere +il sig. Tressiliano uno fra i più timidi, fra i più modesti degli +spasimanti che amoreggiarono ne’ primi tempi della cavalleria? Perchè +volere fare il santo dinanzi a noi, sig. Tressiliano? O dimenticate +ora, che a grande scandalo del castello di sua Signoria avete rinchiuso +nella vostra stanza quanto può compensarvi? Ah! Ah! ho colpito, cred’io +nel segno, sig. Tressiliano!» + +«Non vi comprendo (rispose l’altro, il quale da tai detti concluse, che +il ribaldo s’era accorto della presenza d’Amy): se però, soggiunse, voi +siete incaricato del servigio delle stanze, e fosse la vostra mancia +che ora desiderate, tenete, a condizione però di non mettere piede nel +mio appartamento.» + +Il Lambourne considerò la moneta d’oro, e ponendola nella scarsella +disse: «Ora non so più nulla. Ma avreste fatto meglio i vostri affari +usando meco dolci parole, che non con questa moneta. Nonostante è +sempre un pagar bene il pagare in oro. Michele Lambourne non fu mai un +disturbatore, nè un guastafeste: gli è giusto che ognuno viva; tal è la +mia massima. Solamente mal comporto queste persone, che mi passano da +vicino con quel disdegno come s’eglino fossero d’oro ed io di piombo. +Se custodisco il vostro segreto, sig. Tressiliano, voi mi tratterete +d’ora in poi più umanamente, non è vero? E se mai avessi d’uopo io +pure di scusa per sì fatte fralezze, mi fondo sulla vostra indulgenza. +Voi vedete che vi cadono gli uomini ancora i più saggi! Del rimanente, +che quella camera sia il caso vostro, e della picciola capinera che vi +collocaste, non son questi i pensieri di Michele Lambourne.» + +«Fatevi in là, ch’io passi (disse Tressiliano, omai divenuto incapace +di raffrenare la collera), già vi diedi la mancia.» + +«Corbezzoli! (disse ritraendosi il Lambourne, benchè a ritroso e +borbottando fra i denti le parole pronunziate da Tressiliano: _Fatevi +in là! vi diedi la mancia_)! Non importa. Se non mi fo un guastafeste, +come vi dissi, non sono nemmeno un cane alla mangiatoia. Intendete?» + +Costui cresceva il tuono della voce a mano a mano che l’altro, il quale +pur lo tenea in un certo rispetto, continuando a discendere, veniva +meno in grado di udirne i detti. + +«Non sono un cane alla mangiatoia, e neanco uno che somministra i +carboni. Intendete, sig. Tressiliano?» Tressiliano era già fuor del +caso di udirlo quando il furfante così continuava: «Conviene però che +veda anch’io alla sfuggita questa giovinetta, che voi leggiadramente +vi procacciaste nella vostra stanza. Ah! forse temete gli spiriti, ed +è per questo che non volete dormir solo! Vedete un poco! S’io mi fossi +dato un tal passatempo si sarebbe sclamato: Scacciate subito questo +ribaldo, strigliatelo con un buon nerbo di bue, fatelo balzar dalla +scala a guisa di trottola. Oh! questi virtuosi gentiluomini si arrogano +di grandi privilegi sopra di noi miserabili, schiavi de’ nostri sensi. +Ottimamente! Ma almeno una sì felice scoperta mi dà in potere il sig. +Tressiliano. Oh! sì, è ben cosa certa, come n’è un’altra ch’io voglio +procurare di dare un’occhiata a questa nuova beltà.» + + + + +CAPITOLO XII. + + »Io perigliai per te; cotal profitto + »Di servigio fedel mi rendi? Addio. + »_Tu ver Gerusalemme, io ver l’Egitto_. + _Imitazione d’alcuni versi del Falconer._ + + +Tressiliano camminando avanti e indietro per la corte del castello +meditava sullo strano avvenimento di questa comparsa di Amy e del +colloquio avuto seco lei; dubbioso ad un tempo se l’obbligare la +propria promessa, e lasciare tutto un giorno in balia di se medesima +quella giovinetta fosse stato buon consiglio per parte d’uomo +rivestito, com’egli era, della paterna autorità. + +Ma in qual modo ricusar tale inchiesta ad Amy, ch’ei poteva anche +credere legittimamente sottomessa all’autorità di Varney? + +«Se Varney, diceva egli, l’avesse riconosciuta per moglie, qual diritto +sarebbe in me di toglierla al suo potere? Converrebbe neanco, ponendo +la discordia fra entrambi, distruggere le sole speranze di domestica +felicità, che possono rimanere a questa sventurata?» + +Tale riguardo si fu quello che fece risolvere Tressiliano a mantenere +scrupolosamente la promessa fatta ad Amy. Che anzi, poichè a tal si +era giunti, allegravasi di vedersi in circostanze più propizie onde +soccorrere una donna infelice a lui sempre cara. Amy non era più +rinchiusa in un ritiro solitario e lontano, sotto la guardia di persone +sospette. Ella trovavasi nel castello di Kenilworth, in mezzo alla +corte della Regina, difesa contra ogni sorte di violenza, e sempre +in grado di mostrarsi ad Elisabetta; le quali cose tutte sembravano +collegarsi a favore della figlia di sir Robsart. + +Intantochè Tressiliano stavasi così esitando, or fra i pericoli da +temersi, or fra i vantaggi da sperarsi per la giovane, giunta in sì +strano modo a Kenilworth, gli si accostò Wayland, che esclamò in +veggendolo: «Lode al Cielo! pur trovo la Signoria vostra,» e gli disse +all’orecchio, che la giovane era fuggita da Cumnor. + +«Ed è ora in questo castello, soggiunse Tressiliano: lo so, l’ho +veduta. Fu per proprio volere di lei che venne condotta nel mio +appartamento?» + +«No, rispose Wayland, ma abbracciai il primo espediente che mi +s’offerse per metterla al sicuro e si fa per me un nuovo contento il +sapere che alloggiate voi in quella stanza. Piacevole situazione per +vero dire! Da un canto il refettorio e dall’altro la cucina!» + +«Taci, che questo non è momento di scherzi,» risoggiunse mestamente +Tressiliano. + +«Non lo so che troppo, prese a dire il maniscalco; ho passati tre +giorni che non mi sarebbero stati più amari col capestro al collo. +Questa povera Signora non ha la mente a segno sicuramente; nè è, +credetelo, per accettare le nostre offerte. Mi ha proibito parlarle di +voi, ed è risoluta a commettersi fra le mani di Leicester. Del certo, +se nel punto che entrò nella vostra stanza l’avesse ella conosciuta per +tale, mi sarebbe stato impossibile indurla a profittarne.» + +«Qual è dunque il suo divisamento? ripigliò Tressiliano. Pensa ella +forse, che il conte di Leicester per favorirla, vorrà far uso del +proprio potere sopra un infame vassallo?» + +«È ciò che non saprei accertarvi. Quanto v’ha di sicuro è, che +accordandosi ella con Leicester o con Varney, il lato per noi più +sicuro di Kenilworth sarà quello, d’onde potremo più facilmente +metterci al largo. Se debbo dirvela, io non fo conto di fermarmivi +un istante, tostochè avrò consegnata al Leicester la lettera della +Signora. Prima di portargliela, io non aspettava che i vostri ordini. +Ecco, vedetela... ma no. Oh! venga il malanno a questa lettera! L’avrò +dimenticata in quel fenile, o per dir meglio canile, che è divenuto la +mia stanza da letto.» + +«Per la morte! gridò Tressiliano perdendo in un subito la pazienza. +Piaccia a Dio che tu non abbia smarrita quella lettera da cui dipende +un avvenimento più importante che non mille vite pari alla tua!» + +«Smarrita! rispose prontamente Wayland. Vostra Signoria scherza; l’ho +rinchiusa con tutta diligenza entro il sacchetto delle mie robe da +notte. L’avrete a momenti.» + +«Corri tosto, e con fedeltà recala a me. N’avrai ricompensa. Ma se si +avverasse quanto ho temuto, se più non fosse in tua mano, guai, guai a +te! ti farei portar invidia ad un cane ammazzato.» + +Wayland partì colla gioia e la sicurezza sul fronte, ma tremante in +fondo dell’animo suo. + +La lettera era smarrita, e nulla eravi di più sicuro, ad onta della +scusa che il maniscalco allegò per calmare la furibonda inquietezza di +Tressiliano. La lettera era smarrita, ed era tal lettera che se cadeva +in cattive mani, facea noto tutto un maneggio, di cui Wayland era +complice. Nè comunque andasser le cose, vedeva egli alcuna speranza, +che tal maneggio non si scoprisse. Or lo traevano ancora a molesti +pensieri gli atti d’impazienza di Tressiliano. + +«Ecco la bella moneta onde vengo pagato per prestar servigi, in cui +va la mia testa di mezzo. Gli è ora che pensi a me stesso. Io qui non +fo altro, se non m’inganno, che rendermi colpevole verso il signore +di questo magnifico castello, verso uno che può togliermi la vita con +tanta facilità quanta ve n’è a spegnere una candela da sei denari. E +tutto ciò mi guadagno a servire una donna impazzita, ed un malinconico +amante, altro matto, che per aver io perduto un cencio di carta piegata +in quarto, mette mano alla spada e minaccia d’ammazzar tutto il mondo! +Soprappiù, qui si trovano Varney e il dottore. La vita vale anche più +dei denari. Ho risoluto. Vada al diavolo ogni compenso, e fo di gamba +in quest’istante medesimo.» + +Egli è naturale che sì fatte considerazioni si presentassero all’animo +di Wayland, ingolfatosi più avanti ch’ei nol credesse da prima in una +sequela di maneggi misteriosi, inesplicabili, e tali che perfino i +primari attori parea non sapessero qual fosse la loro parte. Nondimeno +fa d’uopo rendergli giustizia. Queste personali considerazioni +erano, fino ad un certo grado, contrabbilanciate nell’animo suo +dalla passione, che l’idea di abbandonare quella infelice giovane +gl’inspirava. + +«Non penso a Tressiliano più di quello che pensi ad una moneta di sei +denari. Con lui non ho debiti. Condussi la sua errante donzella in +questo castello. Studii egli a farle la sentinella. Ben mi rattiene la +pietà dovuta ad un’infelice. Chi sa a quai disgrazie andrà soggetta in +mezzo a questo chiasso, a questo tumulto. Sì: è necessario ch’io mi +rechi nella sua stanza, ch’io le confessi d’aver perduto la lettera. +Così almeno potrà allestirne un’altra, nè ella mancherà, spero, di +messi, in una casa ove non è penuria di servi, che possono ben portare +una lettera al loro padrone. Indi le dirò che vado via, raccomandandola +alla bontà del Cielo, alla sua propria saviezza, alle cure e alle +previdenze del sig. Tressiliano. Forse le verrà in mente l’anello che +mi aveva offerto. Affè, che me lo sarei guadagnato! Infine! ella è +un’amabile creatura. Dunque all’inferno l’anello! Non voglio avvilirmi +per sì poca cosa. Se anche fossi vittima del mio buon cuore in questo +mondo, sarò più felice nell’altro. Due parole alla Signora, indi gambe +mie fate il resto.» + +Col piè leggiero e coll’occhio attento d’un gatto che guati la sua +preda, Wayland s’avviò alla stanza della Contessa, trapassando e corti, +e corritoi, studioso ad un tempo e d’osservar coloro che gli passavano +da vicino, e di sottrarsi quanto il poteva agli altrui sguardi. Con tal +tenor d’andamento si trovò al grande atrio situato fra la cucina e il +salone, indi alla scaletta della torre _di Merwyn_. + +Già il nostro buon maniscalco si compiacea d’avere scansati tutti +i pericoli, e preparavasi a salire, facendo due gradini per volta, +quando s’accorse dell’ombra d’un uomo che dipigneasi sopra una porta +socchiusa. Allora scese tosto sulla punta dei piedi tornandosene +alla corte interna del castello, che trascorse in lungo ed in largo +per un quarto d’ora all’incirca, sembratogli quattro volte più +lungo dell’ordinario; poi rivenne alla torre colla speranza che +finalmente quest’uomo a lui ignoto ne fosse partito. L’ombra di fatto +era scomparsa, onde ascese qualche gradino di più, e mentre stava +deliberando se fosse miglior partito il salire ancora o tornarsene +addietro, s’aprì d’improvviso la porta, offerendo a’ suoi occhi rimasti +attoniti Michele Lambourne che tantosto sclamò: «Chi diavolo sei tu? +Che cosa vieni a cercare in quest’angolo del castello?» + +«Non son già io un cane, che ubbidisca al primo uomo che fischia, lo +sapete voi?» rispose Wayland ostentando una sicurezza troppo smentita +dal tuono tremebondo della sua voce. + +«Tu cerchi credo me, Lorenzo Staples.» Sì disse il Lambourne ad un +omaccio mal costrutto, cogli occhi loschi e alto più di sei piedi, che +comparve alla porta. Indi rivolto a Wayland, continuò: «Poichè ti piace +tanto, amico mio, questa torre, posso dartene a conoscere le parti le +più profonde, poste dodici grossi piedi sotto il letto del lago. Le +troverai abitate da serpenti, rospi, lucertole e da altri leggiadri +animali di simili famiglie, che ti faranno buona compagnia. Presto! +rispondimi, chi sei? che vuoi tu in questo luogo?» + +«Se una volta si chiude sopra di me la porta d’una prigione, sono +spedito,» ragionava in suo cuore Wayland. Laonde rispose con modi i +più sommessi esser egli il povero bagattelliere che _suo Onore_ aveva +incontrato il dì innanzi a Weatherly. + +«E qual giuoco di mano pretendi tu di fare in questa torre? La tua +brigata, disse il Lambourne, è nell’edificio di Clinton.» + +«Vado a trovare una mia sorella, disse Wayland, che abita là in alto +nella camera del sig. Tressiliano.» + +«Ah! ah! Ho capito adesso (sclamò sorridendo il Lambourne). Affè che +questo sig. Tressiliano per essere un forestiere non si prende fastidi +o riguardi, come se fosse in casa sua; e con molta leggiadria mette +nelle proprie stanze le suppellettili che gli accomodano meglio. +Ottimamente! Sarà un fattarello di più da ingrossare la vita del santo +sig. Tressiliano; scommetto vi saranno persone alle quali ne andrà +a sangue il racconto più che non a me una borsa d’oro. Ascoltami, +furfante, sì disse volgendosi a Wayland, e intendimi bene. Non vogliamo +che tu faccia stanare il lepre, perchè è nostra mente prenderlo al +covo. Vattene di qui con quel tuo ceffo da imbroglione o ch’io ti fo +saltare dalla finestra; e in verità sarei tentato a sperimentare se con +qualcuna delle tue astuzie sei capace di preservar le tue ossa dagli +effetti d’un capitombolo.» + +«La signoria vostra, come spero, non avrà un’anima sì crudele, ne sono +certo, ripigliò Wayland. Conviene lasciar vivere la povera gente; anzi +spero dalla bontà di vostra Signoria la permissione di parlare con mia +sorella.» + +«Tua sorella, sì, dal lato d’Adamo, non è vero? Che s’ella lo fosse +altrimenti, non ne saresti che più colpevole; ma sorella o non sorella, +ti sventro come una volpe se tu ritorni a questa torre. Anzi or che ci +penso, dalla parte di tutti i diavoli! sloggia subito dal castello. +L’affare è più importante che nol sono tutte le tue gherminelle da +barattiere.» + +«Sempre col rispetto dovuto alla Signoria vostra, rispose Wayland, +è d’uopo ch’io faccia la parte d’Arione nello spettacolo da +rappresentarsi questa sera sul lago.» + +«Per san Cristoforo! la farò io, disse il Lambourne. _Orione!_ È così +che tu lo chiami? Sì: io rappresenterò _Orione_ col suo cinto, e le sue +sette stelle, chè è più. Su via esci, mala semenza. Seguimi. E poi!.... +a te, Lorenzo, metti fuori questo mascalzone!» + +Lorenzo prese per il collo il tremebondo bagattelliere, e Lambourne +correndo affrettatamente dinanzi ad entrambi, si indirisse verso una +segreta porta forata pel muro di ponente a poca distanza dalla torre, e +fu quella medesima, per cui Tressiliano dianzi era entrato. + +Intantochè attraversavano lo spazio che disgiugne la ridetta porta +di soccorso dalla torre _di Merwyn_, Wayland si lambiccava invano il +cervello per iscoprire una via di giovare alla infelice giovane di +Lidcote ch’ei continuava a compiangere ad onta dell’incalzante pericolo +in cui si trovava egli stesso, ma appena posto fuor del castello, e +udito ch’ebbe Lambourne, il quale con tremendo giuramento gli chiarì +come una pronta morte e il ritorno in quel luogo sarebbero stati +una stessa cosa per lui, alzò gli occhi e le mani al Cielo, quasi +prendendolo in testimonio, che sino all’ultimo istante avea difesa la +donna oppressa; volte indi le spalle alle superbe mura di Kenilworth, +andò in traccia d’un ricovero più umile, ma più sicuro. + +Lorenzo e Lambourne, dopo averlo seguito cogli occhi per qualche tempo, +rientrarono nel castello, e in tanto che camminavano, il primo disse +al secondo. «Il Cielo mi benedica se indovino qual motivo aveste per +discacciare questo povero disgraziato che dovea sostenere una parte +nella festa già vicina ad incominciare, e tutto questo per una donna!» + +«Ah! Lorenzo, rispose Lambourne, tu pensi a Black Ioan Suggs di +Plingdon, nè hai svestite ancora le umane fragilità! Ma fa coraggio, +mio nobilissimo duca della Torre, investito dell’alto dominio di +tutte le prigioni: per giudicare di questi affari non sei illuminato +da maggior luce di quella che rischiara i tuoi feudi. Sappi adunque, +mio molto reverendo signore dei _paesi bassi_ di Kenilworth, che il +rispettabilissimo nostro padrone Riccardo Varney, sol per trovare un +buco nel mantello di questo Tressiliano, ci regalerebbe quante piastre +bastano per farci bere cinquanta notti di seguito, e ne darebbe ampio +concedimento di licenziare l’intendente della casa, se ci venisse a +sconcertare prima d’avere votato l’ultimo fiasco.» + +«Oh! quand’è così, non so darvi torto, soggiunse il gran carceriere +di Kenilworth. Ma come farete voi, sig. Lambourne, a custodire il +deposito, se vi allontanate di qui; perchè giusta quanto mi sembra, +all’arrivo della Regina, voi dovete starvene presso al vostro padrone.» + +«Ah! ho fatto i miei conti sull’opera tua, mio vicerè. Sei tu che farai +la guardia in mia assenza. Lascia entrar Tressiliano, s’ei lo desidera, +ma non permettere a nessuno l’uscita. Se la giovane tentasse fuggire, +cosa parimente fra le possibili, avrai cura di spaventarla colla +tua grossa voce..... In fine poi, non è che la sorella d’un misero +saltimbanco.» + +«Farò meglio, ripigliò Lorenzo. Chiuderò il catenaccio di ferro che sta +alla seconda porta; in tal guisa o per amore o per forza non durerò +molta fatica a guarentire questa donna.» + +«Allora poi Tressiliano non potrà più andarla a trovare (e qui +Lambourne si fermò a pensare un momento). Ma non importa. È assai +se nella stanza di lui verrà sorpresa la donna. Tu però confessami, +vecchio barbagianni delle prigioni, che temi di passare svegliato la +notte in questa torre _di Merwyn_.» + +«Io! perchè volete che ciò sia, signor Lambourne? Tal cosa non mi dà +maggior fastidio del dar di volta a una chiave. Gli è vero che in +questa torre si sono intese ed anche vedute strane maraviglie. E benchè +non siate che da poco tempo in Kenilworth, è difficile non v’abbia +parlato qualcuno delle visite che la nostra torre va ricevendo dallo +spirito d’Arturo di Merwyn, di quel capo di Barbari, il quale caduto +nelle mani del valente lord Mortimero, che comandava l’esercito sulle +frontiere del paese di Galles, qui venne, a quanto dicesi, assassinato.» + +«Sì, ho inteso raccontare tal favola più d’una volta, e che il fantasma +non istrepita mai tanto forte come allor quando si fanno bollire porri, +o si fa frigger formaggio nella cucina. _Santo Diavolo_; non ti lasciar +udire, Lorenzo!» + +«Tu però ti lasci udire, soggiunse quel guardiano, con tutta la +saggezza che ti piacerebbe ostentare. Gli è un caso, credilo, da far +fremere i più intrepidi, l’assassinio d’un prigioniere! Si consegni +una stilettata ad un uomo sorpreso nell’angolo d’una strada, non è +gran cosa per te: si meni un gran colpo di chiavi sulla testa d’un +prigioniere ricalcitrante, dicendogli nel tempo stesso: _Sta buono_, +io chiamo ciò mantenere il buon ordine delle prigioni. Ma sguainar a +sangue freddo una sciabola, e piantarla, come fu fatto, nel corpo di +quel trucidato signore di Galles, è tale eccesso da suscitare fantasmi +capaci di rendere inabitevole per più secoli una prigione. E vedi fin +dove io spingo la mia affezione verso i prigionieri! Povere creature! +Quando ho avuto in consegna e scudieri e persone di riguardo, che +s’erano spassati a far camminate proficue nelle strade maestre, o a +dir male di sua Signoria il sig. conte di Leicester, ho preferito +l’alloggiarli cinquanta piedi sotto terra al chiuderli in quell’alta +camera ove fu commesso il misfatto. Sì, per s. Pietro _in Vinculis_ +ch’io maraviglio come il mio nobile Signore, o il sig. Varney, +acconsentano ad assegnar tale stanza agli ospiti del castello. E se il +sig. Tressiliano ha potuto indurre qualcuno, e massimamente una bella +giovinetta, a tenergli compagnia, dico che ha fatto assai bene.» + +«Ed io ti dico, rispose il Lambourne, andando su e giù per la stanza di +Lorenzo, che sei un asino e nulla meglio. Va a mettere il catenaccio +all’uscio della scala, e tralascia di pensar agli spiriti, o piuttosto +portami vino. Mi sono alquanto riscaldato nel mettere quel cialtrone +fuor della porta.» + +Mentre Michele andava ammorzando la sete col tracannare per più +riprese, e senza ricorrere al bicchiere, un fiasco di Bordò, il nostro +guardiano della torre, persuaso veramente dell’esistenza de’ fantasmi, +cercava destramente di ricondurre il discorso sul fantasma d’Arturo di +Merwyn, per giustificare la propria credulità. + +«Scorsero poche ore soltanto dacchè sei nel castello, e queste ancora +impiegasti sì bene nell’avvinazzarti, che non ti fu possibile nè +parlare, nè vedere, nè udire. Chè certo, faresti meno il gradasso, +se avessi passata con noi una notte di plenilunio, tempo in cui il +fantasma smania più forte, massimamente allorchè soffiando con violenza +il vento di maestro, cominciano a cadere gocciole di pioggia, e s’odono +a quando a quando colpi di tuono! Oh Gesù! Che fracasso, che tintinnio, +quali urla, quai gemiti si odono allora nella torre di Merwyn. Quando +siamo a questi spaventi, t’assicuro, che due boccali d’acquavite +bastano appena, pei miei figli e per me.» + +«Ah! tu non sei che una bestia (rispose il Lambourne, cui le ultime +beviture, aggiunte a tutte le precedenti, cominciavano ad alterare +il cervello), non sai tu stesso quel che ti dica. Nessuno ha veduto +questi spiriti, e chi ne parla meno dice minori sciocchezze. Chi crede +una cosa, chi ne crede un’altra. Visioni tutte! fanfaluche! Io ho +conosciuto persone d’ogni fatta, io vedi! mio caro Lorenzo, ed anche +uomini di molto merito... ve n’è uno soprattutto... un gran signore, +che non voglio qui nominare. Egli crede agli oracoli, alla luna, ai +pianeti, e al loro corso. S’immagina perfino che questi non isfavillino +se non se per lui. Ma quant’è sicura la parola d’un uom digiuno, o vera +quella d’un imbriaco, io credo che le stelle risplendano unicamente +per salvare dalle cadute ne’ fossi le buone creature della mia razza. +Nondimeno questo tal signore dia pure buon pascolo alle sue fantasie, +chè è ricco per poterne avere. Conosco un altro, uomo dottissimo, te ne +fa fede Lambourne, che parla il greco, l’ebraico, come io il latino: +Ebbene! Egli ha la debolezza delle simpatie e delle antipatie, e di +voler cambiare il piombo in oro. Lasciamolo fare, e lasciamlo pagare di +tale moneta i gonzi che di tal moneta sono contenti. Tu ancora ti metti +nel novero di queste persone, tu altro grand’uomo, benchè nè nobile nè +sapiente; ma sei alto sei piedi, e cieco quanto una talpa. Credi pure +agli spiriti. Per altro abbiamo qui un altro grand’uomo, un grande +piccol uomo, o piccolo grand’uomo, che tu lo voglia chiamare, mio caro +Lorenzo; il suo nome incomincia per un V.» + +«E che cosa crede costui?» + +«Niente, mio caro Lorenzo, niente, assolutamente niente. Non adora nè +Dio, nè il diavolo. Per me ho fede nel demonio, perchè credo debba +esservene uno che possa portarsi sulle sue corna la mia anima + + »Quando stanca del mio frale + »Gli darà l’estremo vale, + +versi di una famosa canzonetta; perchè non v’è antecedente che non +abbia il suo conseguente, solea dire il dottor Brucham. Ma questo è +greco per te, mio caro Lorenzo, e in fin de’ conti son cose affatto +inutili da sapersi. Dammi dunque un altro fiasco.» + +«Corpo di bacco! Se voi continuate a bere così, Michele carissimo, vi +troverete mal in ordine per far la parte d’_Orione_ o per accompagnare +il padron vostro in una notte tanto solenne. A tutti i momenti, io +m’immagino udire la grande campana della torre di _Mortimero_, nunzia +dell’arrivo d’Elisabetta.» + +Intanto che Lorenzo faceva tali osservazioni, proseguiva in suo bere il +Lambourne, che finalmente rimettendo sulla tavola il fiasco pressochè +vôto, e mandando un lungo sospiro, disse con voce a metà spenta, e che +sollevavasi a grado a grado mentr’ei parlava: «Non ti prendere fastidio +di questo, o Lorenzo. Se m’imbriaco, Varney saprà richiamarmi alla +ragione. E perciò non ti prendere fastidio. L’ubbriachezza farà a modo +mio. Poi se devo andare sull’acqua come _Orione_, bisogna mi premunisca +contro l’umidità. Tu t’immagini che non sarò capace di far da _Orione_! +Io sfido anzi il più intrepido gracchiatore fra quanti si sono mai +sfiatati per dodici soldi a farmi la critica. Avvi forse un sol uomo +che non s’imbriachi in tal notte? rispondimi. È una prova di fedeltà +l’imbriacarsi, e ti giuro che se mi scontro in chi dopo aver bevuto non +sia allegro, rischia in mia fede di non essere mai più allegro nemmeno +a digiuno. Non nomino persone, ma... gran virtù che ha una foglietta +di vino per mandare al diavolo i mali umori, e per eccitare allegria. +_Vivat_ per la regina Elisabetta, pel nobile Leicester, pel degnissimo +sig. Varney e per Michele Lambourne, che potrebbe farseli girar tutt’e +tre attorno a un dito.» + +Dopo dette quest’ultime parole, scese la scala, ed attraversò il +cortile interno. + +Quel guardiano continuò per qualche tempo ad osservarlo, poi chiudendo +lo sportello della torre, dicea fra se stesso: «Che bella cosa l’essere +un favorito! Poco mancò un giorno ch’io non perdessi l’impiego sol +perchè il sig. Varney sognò ch’io sapessi d’acquavite, e quel furfante +non teme d’essere cacciato via su due piedi col presentarsegli innanzi +gonfio di vino siccome un otre. Bisogna però fargli giustizia: egli è +un furfante pieno d’abilità. Io non intendo mai la metà di quello che +dice.» + + + + +CAPITOLO XIII. + + »Ella s’appressa a noi: l’annunzi il suono + »Delle festanti squille; e tu soldato, + »Corri, t’affretta ai merli: or non ministro + »Di morte, il foco al cavo bronzo appresta; + »E l’aura ripercossa e rotta a lei + »Gl’impazienti nostri voti adduca. + _La Regina Vergine._ Tragicom. + + +Dopo che Wayland abbandonò Tressiliano, come dianzi il dicemmo, il +secondo stavasi incerto su quanto si dovesse operare, allor quando vide +venire a se Raleigh e Blount che si tenevan per braccio, e ad un tempo +disputavano fortemente fra loro, giusta il costume. In quello stato +d’animo in cui si trovava il giovane di Cornovaglia, egli sentivasi +per vero dir poco vezzo della lor compagnia, ma oltrechè non vedea +un modo convenevole ad evitarli, comprendea che obbligato qual erasi +con promessa ad Amy di non vederla e di non avventurare per lei alcun +tentativo, il miglior partito per esso lui diveniva quello di mettersi +tra la folla, nè lasciar comparire, che il men possibile nella sua +fronte le angosce e le incertezze, fra cui internamente agitavasi. +Fatta dunque di necessità virtù, salutò i compagni: «Ebbene, come +passaste il tempo, o signori? D’onde venite?» + +«Da Warwick, disse Blount. Siamo tornati per cambiar d’abito, come +usano gli attori di certe compagnie comiche povere per moltiplicare +sulla scena i lor personaggi. E voi, Tressiliano, perchè non faceste +altrettanto?» + +«Blount ha ragione, soggiunse Raleigh. La Regina è tenerissima +dell’etichetta, e reputa una violazione del rispetto dovutole il +comparire innanzi a lei con un abito ove si veda la più piccola orma di +polve o di fango. Ma guarda! mio caro Tressiliano, guarda, e fa se puoi +di non ridere, il nostro Blount. Osserva come quel suo cane di sartore +gli ha messo addosso un catafascio di turchino, di grigio, di rosso, di +nastri color di carne, e compiscono l’opera quelle rosette gialle sulle +sue scarpe!» + +«Che cosa pretenderesti di meglio? rispose Blount. Certamente non mi +stetti dal raccomandare a quel mariuolo di fare una bella cosa, e di +non guardare a spese; e credo poi anche che questo da te chiamato +catafascio, non manchi di fare spicco. Per lo meno il mio abito è +migliore del tuo, e ne fo giudice Tressiliano.» + +«E lo sia, disse Walter Raleigh. Per bacco! ne ho tutto il piacere. A +te, Tressiliano, profferisci sentenza.» + +Tressiliano, instituito arbitro, cominciò ad esaminare le cose che +divenivano materia di procedura, e indovinò d’un guardo, che il povero +Blount prese sulla parola del sartore quell’abito carico di nastri, in +mezzo ai quali sentivasi imbarazzato più d’un contadino quando mette +il suo abito della domenica. Il vestito di Raleigh invece, elegante e +ricco ad un tempo, gli si affacea sì vantaggiosamente, che chiamava +ogni sguardo sopra di lui. Laonde Tressiliano pronunziò, più ricco +essere il vestito di Blount, di miglior gusto l’altro di Raleigh. + +Blount si tenne contento di una tal decisione. «Lo sapea ben io che +quel furfante di Doublettich non avrebbe avuta la poca accortezza +di presentarmi una giubba liscia come quella di Raleigh. Gli avrei +spaccato il cranio col suo stesso ferro da distendere. Poichè se +dobbiamo essere pazzi, siamo almeno pazzi di prima sfera.» + +«Ma, e tu, Tressiliano, allora disse Raleigh, che aspetti tu per +andarti a vestire?» + +«Un equivoco m’ha fatto rimanere fuori della mia stanza, rispose +il gentiluomo di Cornovaglia, e mi priva qualche tempo del mio +arredo. Anzi stava io per pregarti a darmi un poco di luogo nel tuo +appartamento.» + +«E con tutto il piacere, soggiunse tosto Raleigh. La mia stanza è assai +vasta, nè può negarsi, sua Signoria di Leicester ci tratta con ogni +riguardo, e ne volle alloggiati da principi. Certamente, se anche è a +ritroso tal sua compitezza, ei la porta sì lunge, che la ritrosia non +si scorge. Laonde nell’atto stesso di farti padrone della mia stanza, +ti consiglierei volgerti al ciamberlano del Conte; egli ti farà subito +avere soddisfazione per l’altra stanza che t’hanno levata.» + +«Oh! la cosa non merita l’incomodo di pensarvi sopra, massimamente +poichè condiscendi tu ad alloggiarmi. È egli poi ben sicuro che non +darò disturbo a nessuno. A proposito! Avevate compagnia nel venir da +Warwick?» + +«Grande, rispose Blount. Varney, e un’intera tribù di _Leicesteriani_, +poi anche una ventina circa di fedeli amici del conte di Sussex. +Noi dobbiamo, a quanto sembra, ricevere la Regina nella torre, che +costoro chiamano della _Galleria_, e assistere a tutte le buffonerie +che si preparano per farle festa; indi saremo noi gl’incaricati di +farle corteggio nel trasferirsi al Salone, affinchè tutti quelli che +l’avranno accompagnata sino al castello, abbiano il tempo di cambiare +in più ricche vesti gli abiti loro da viaggio. Sto da re, se la Sovrana +mi volge qualche parola. Dio mi castighi s’io so che risponderle.» + +«Qual cagione vi ha trattenuti sì lungo tempo a Warwick?» continuò ad +interrogar Tressiliano, studioso di allontanare il discorso dalle cose +che lo riguardavano. + +«Ci ha trattenuti... una infinità di stravaganze, rispose Blount, ma +stravaganze tali, che non se ne vedono di sì fatte alla fiera di S. +Bartolommeo: discorsi imparati a memoria, commedie, cani, orsi, uomini +vestiti da simie, donne trasformate in fantocci, che so io? In verità +maraviglio come la Regina abbia potuto reggere a tante goffaggini. +Eh sì! coloro che ne erano i personaggi ricavavano a quando a quando +clementi occhiate dalla Sovrana, e lessero nel volto di lei più d’un +segno d’aggradimento. Convien dirlo: la vanità fa talvolta impazzire +i più saggi; ma andiamo tutti alla torre _della Galleria_. Vieni, +Tressiliano... non capisco per altro come ti trarrai d’imbarazzo con +quell’abito pieno di polvere, e con que’ tuoi stivaloni.» + +«Starò sempre dietro a te, caro Blount. Così la nobiltà della tua +presenza, e l’eleganza delle tue vesti copriranno quanto è di sconcio +nel mio aggiustamento,» rispose Tressiliano, che s’accorse come tutte +le idee del nostro Blount si fossero concentrate allora in una sola, +intendo la pompa insolita de’ panni che aveva indosso. + +«E pensi che ciò accadrà veramente? rispose Blount. Ebbene! +rassegniamci. Non puoi credere quanta sia la mia soddisfazione, perchè +trovasti di buon gusto il mio abito. O non fare una pazzia, ma tratti a +farla, si faccia almen grandemente!» + +Nel dir tai cose il Blount, ora s’aggiustava il cappello, or mettea +studio a ben portare la gamba, pago di se stesso come se avesse +preceduta la sua brigata di lancieri, talvolta mandava occhiate +contente alle cremesine sue calze, e alle larghe rosette gialle che si +spiegavano sulle sue scarpe. Mesto e pensieroso il seguia Tressiliano, +senza por mente a Raleigh, il quale spassandosi sulla goffa vanità +di Blount ne facea il testo di mille graziosi motteggi che susurrava +all’orecchio dell’altro compagno. + +Di tal maniera attraversarono il ponte coperto, andati indi a porsi con +altri gentiluomini innanzi alla porta esterna della _Galleria_, o torre +d’ingresso. Il loro numero era di quaranta persone all’incirca, scelte +fra i cavalieri di primo ordine, e schierati in doppia fila da ciascun +lato della porta come una guardia d’onore. + +Armati soltanto delle loro spade questi gentiluomini, portavano +abiti ricchi sin quanto l’immaginazione può concepirli; e poichè +l’usanza d’allora volea grande sfoggio di magnificenza, non vedeansi +che velluti, ricami d’oro e d’argento, nastri, perle, e preziose +catenelle. I gravi pensieri che occupavano l’animo di Tressiliano non +gl’impedirono d’avvedersi, come con quel suo abito da viaggio benchè +elegante, facesse meschina comparsa in mezzo a cotanta pompa, e più il +trassero in tale considerazione le maraviglie fatte da’ suoi amici, +e gli sguardi schernitori de’ partigiani del Leicester. Non potevamo +omettere simile circostanza, quand’anche taluno la riguardasse men +consentanea al carattere grave che attribuimmo a Tressiliano. Ma però +questa maggior cura che si dà all’esterno aggiustamento è una specie +d’amor proprio, di cui neanche l’uomo il più saggio va immune, ed è sì +connaturale alla specie umana, che non solamente la serba il soldato +fin quando si cimenta ai rischi d’una morte quasi sicura, ma lo stesso +colpevole che cammina al supplizio si studia di mostrarsi nel modo men +disdicevole. Però si evitino le digressioni. + +Terminava il crepuscolo vespertino della giornata estiva de’ 9 luglio +1575, che tutti aspettavano ancora con grande ansietà l’arrivo della +Regina. Ogni istante ingrossava la folla già da molte ore adunatasi. +Un’abbondante distribuzione di reficiamenti e di bue arrostito, e +le botti d’_ala_ congegnate con pertiche in diversi punti della +strada, mantenevano nel popolo la gaiezza, e la sua affezione in +ver la Regina e il favorito della Regina, affezione che sarebbesi +del certo affievolita, se la molestia del digiuno si fosse aggiunta +all’impazienza di un lungo aspettare. + +Così a quella turba non parve lungo un tempo trascorso fra popolari +trastulli, e schiamazzi, e risa, e triviali scherzi, che gli uni agli +altri mutuamente si indirigevano. + +Di tal genere era l’agitazion che vedeasi nello spianato vicino al +castello, e principalmente presso la porta del parco, ove il popolo +più numeroso assembrossi; allor quando vistosi d’improvviso brillar un +razzo nell’atmosfera, si fece ad un tempo udire per tutta l’estensione +della pianura il suono della campana maggiore del castello. + +Cessarono in quest’istante le grida, cui succedè il sordo mormorio +dell’aspettazione, onde non altra cosa ascoltavasi, che un confuso +ronzio di migliaia d’uomini che parlavano sotto voce, e per valermi +d’una frase bizzarra, il bisbigliar lieve d’una moltitudine immensa. + +«Giungono adesso, non v’è dubbio, disse Raleigh. Tressiliano, questo +suono ha un non so che di maestoso. Noi di qui l’ascoltiamo, siccome +naviganti, che dopo un lungo viaggio, odono in lontananza il flutto che +si rompe urtando in qualche incognita spiaggia.» + +«Secondo me, rispose il Blount, questo rumore ha molta simiglianza col +muggito che fan le mie vacche nel ricinto di Wittens-Westlowe.» + +«Adesso, per Dio! sta pascolando, disse Raleigh a Tressiliano, e non +gli passano per la mente che buoi e praterie. Di fatto ei non val +meglio de’ suoi armenti cornuti, nè diventa uomo che quando gli si +parla di sangue o di morte.» + +«Bada, soggiunse Tressiliano, ch’egli sull’istante non te ne dia prova, +se non la finisci colle tue spiritose bizzarrie.» + +«Eh! non ci penso neanche, rispose Raleigh. Ma tu pure, mio +Tressiliano, sei divenuto un barbagianni, lo sai! Tu non voli più che +di notte tempo. Tu cambiasti i tuoi canti in lugubri lamentazioni, e la +buona compagnia in un buco di muro.» + +«E tu! che specie d’animale sei tu, o Raleigh, che corri tanto nel +giudicare i tuoi simili?» disse allor Tressiliano. + +«Io! io sono un’aquila che non mi abbasserò mai fino a terra, +sintantochè vi sia un cielo verso cui indirigere il volo, finchè vi +sarà un sole ove fisare il mio sguardo.» + +«Bella millanteria! per san Barnaba! entrò in campo il Blount. +Ma, caro il mio signor _dall’aquila_, guardatevi dalla gabbia, e +dall’uccellatore. Ho visto altri uccelli volar alto quanto il vorreste +voi; poi gli ho visti dopo, molto leggiadramente impagliati far da +spavento agli altri uccelli loro compagni. Ma zitti. Da che deriva +questo improvviso silenzio?» + +«È il corteggio, disse Raleigh, che si ferma alla porta del parco, +ove una sibilla, una di queste _fatidicae_, parla colla Regina e ne +trae l’oroscopo. Ne ho veduti i versi che non hanno gran vezzo. Poi +sua Maestà è stanca di poesie. Ella stessa in tempo che il cancelliere +di Ford-Mell l’arringava, mi disse all’orecchio, che era _pertaesa +barbarae loquelae_.» + +«La Regina parlargli all’orecchio! meditò subito il Blount. Come finirà +mai questa faccenda?» + +Ma tali sue considerazioni vennero interrotte dai romorosi applausi +della moltitudine, che da ogni eco venivano rimandati due miglia +all’intorno. I gruppi situati a mano a mano ne’ luoghi d’onde passava +Sua Maestà, mettevano plaudenti grida, che da un gruppo all’altro +si comunicavano fino al castello, onde finalmente quelli ch’eran di +dentro n’ebber gli annunzi, e quando la Regina aveva oltrepassato la +porta del parco, e quando fu entrata in Kenilworth. Allora si fece +udire la musica del castello, e il romor del cannone si mescolò a quel +delle scariche degli archibusi. Pur questo fracasso di tamburi, di +trombe e di spari di cannone discernevasi appena, tanto forti erano le +acclamazioni ognor crescenti di tutta quella popolazione. + +Allorchè lo strepito cominciò a sminuire, si fece vedere alla porta +del castello un vivacissimo splendore, che si distendeva ed ingrandiva +col suo avvicinarsi. Tale splendore avanzavasi, tenendo il sentiero +del viale che guidava alla torre della _Galleria_, e venendo per mezzo +alle file della gente del Conte. Tantosto da entrambi i lati di quelle +file medesime s’alzò un grido: la Regina! la Regina! silenzio! Di fatto +giugnea Elisabetta, preceduta da dugento suoi cavalieri, che portavano +torcie di legno resinoso, il cui chiarore, pari a quello del giorno, +splendea su tutto il corteggio, in mezzo al quale stavasi la Regina +vestita nella massima pompa, e raggiante tutta di gemme. Saliva ella un +bianco destriero, unendo dignità e grazie in condurlo, talchè in quel +portamento nobile e maestoso ben ravvisavasi l’augusta discendente di +cento monarchi. + +Le dame d’onore che seguivano sua Maestà non trascurarono certamente +nel loro ornarsi nessuna cosa di quante si voleano a sostenere il +lustro di un sì brillante corteggio. Tutte queste costellazioni +secondarie erano degne del glorioso astro che circondavano. La pompa, +onde cresceano spicco all’avvenenza di loro forme, stavasi bensì ne’ +limiti d’un ritegno che le facea riguardose di non parer gareggianti +col maggior astro, ma tale sempre si mantenea, onde si scorgesse essere +elleno il fiore d’un regno tanto rinomato pe’ suoi fasti e per la +leggiadria delle sue abitatrici. La magnificenza dei cortigiani, non +frenata da prudenziali considerazioni andava oltre ogni limite. + +Il Leicester, tutto splendente d’oro e di preziosi ricami, veniva a +cavallo alla diritta della Regina, onore che gli si addicea e come +ospite di lei, e come grande scudiere. Era il destriero uno de’ più +famosi corridori di tutta l’Europa, ed un’insigne somma avea spesa +il Conte per procacciarselo, e farsene merito in tale circostanza. +Questo nobile animale mostrandosi impaziente del lento marciare di +quel corteggio, ritondava con grazia il maestoso collo, e rodea in +leggiadra guisa l’argenteo morso che lo frenava. Ne uscia dalla +bocca la spuma, e cadea come fiocchi di neve in su le belle sue +membra. Degno il cavaliere del proprio grado, e di salire sì nobil +corsiero, non eravi alcuno in Inghilterra, nè forse in Europa, che gli +potesse contender la palma o nell’arte di guidare un cavallo, o in +tutt’altr’arte cavalleresca. Col capo scoperto, siccome ognuno di quel +corteggio, il lume delle torce rischiarava e le prolungate anella della +sua nera capigliatura, e quel dignitoso volto, ove il censore anche +il più severo non avrebbe potuto notare altro difetto, che un’altezza +di fronte, soverchia anzichè no. In questa sera tanto memorabile, +dipigneasi nei suoi lineamenti la tenera sollecitudine di un suddito +compreso d’alta gratitudine per l’onore compartitogli dal Monarca, ma +che ad un tempo va orgoglioso d’esserne meritevole. + +Ciò nondimeno, comunque gli raggiasse la gioia sul viso, alcuni del suo +seguito credettero accorgersi d’una pallidezza più che ordinaria in +quel volto, e gli uni agli altri si manifestarono la tema, che le molte +cure e fatiche cagionate a lui da un tal giorno non ne pregiudicassero +la salute. + +Varney seguiva da vicino, siccome primo scudiere, il padrone portando +un berrettone di velluto nero ornato d’un fibbiaglio di diamanti, e +sormontato da bianco pennacchio. Egli tenea gli occhi costantemente +fisi sul Conte, siccome colui che per motivi non ignoti al certo ai +nostri leggitori, dovea fra tutti i numerosi servi del Leicester +augurargli più ardentemente e forza e risoluzione nel sostenere +i travagli di un giorno per lui sì penoso. Comunque il Varney +appartenesse a quel picciolo numero di scellerati, che giunti a +spegnere i rimorsi passano dall’ateismo a tale indifferenza, onde +i loro animi si chiudono ad ogni nobile affetto, e si fanno simili +ad agonizzanti assonnati dall’oppio, egli sapea nondimeno vivere +fortissima nel cuore del suo padrone questa fiamma inestinguibile del +sentimento morale, e che in mezzo anche a tante pompe e magnificenze +lo martoriava il rimorso, verme roditore che mai non muore. Nondimeno +l’astuto scudiere si confortava in pensando, che il Leicester era +giunto a persuadersi di quanto gli avea egli detto sulla leggiera +infermità cui soggiacea la Contessa, scusa validissima a dispensarla +dal comparire innanzi alla Regina, e s’immaginò quindi che in tal +momento ogn’altro affetto avrebbe ceduto all’ambizione, potentissima +nello spirito del Conte, e che per ciò non si sarebbe egli mai tradito +col lasciar trapelare sensi di debolezza. + +I cavalieri del corteggio della Regina erano quelli fra gli ospiti del +viril sesso che maggiormente attraessero a sè gli sguardi d’ognuno. +Appartenevano tai gentiluomini alla nobiltà la più illustre di que’ +tempi, e lo sfarzo onde pompeggiavano toglieva ai circostanti ogni +vaghezza d’osservar quelli che venivano dopo di loro. + +Era giunto il momento che quella insigne schiera facesse mostra di +sè al gigante custode della porta. Ma questo grande baggeo stavasi +in tanta agitazione, ed in oltre una brocca d’_ala_ ch’ei trangugiò +credendo rinfrancar la memoria, produsse effetto sì contrario in quel +povero suo cervello ch’ei poteva appena respirare standosi adagiato, +nel suo sedile di pietra. La Regina, cred’io, sarebbe passata senza che +ei si movesse da quella positura, se il suggeritore Flibbertigibbet, +che stavasi dietro lui in vedetta, non gli avesse conficcata la punta +d’uno spillone nelle sue larghe spalle. + +Costui mandò un grido, per vero dire fuor di concerto in quella parte +che ei dovea sostenere, poi alzatosi incominciò a girare a destra e +sinistra la sua mazza ferrata, e simile ad un cavallo che dopo avere +ricevuto un colpo di frusta, precipita in sua carriera e aggiugne +in un sol tratto la meta, così egli recitò d’un fiato la sua tirata +coll’aiuto sempre del suggeritore. Ella era la seguente; e il leggitore +comprenderà, senza fatica, che i primi versi di essa s’indirigevano +alla folla, il rimanente ad Elisabetta, al cui avvicinarsi il gigante, +quasi colpito da un’apparizione, abbandonava ogni insegna della propria +carica, cedendo il luogo alla Dea della notte, e al corteggio della +medesima. + + Che bordello! è qui l’inferno? + O un guardian son’io di paglia? + Che si vuol? Fuori, o canaglia, + O le membra vi squinterno. + Però adagio! il guardo mio + Chi abbarbaglia oltre il costume? + È una donna, o fora un nume? + Addio, mazza, chiavi addio. + Gran Reina, cui d’appresso + Va il contento, io t’offro omaggio. + Al mirarti chi ha coraggio + Di contenderti l’ingresso? + +Elisabetta accolse con molta grazia l’omaggio di questo Ercole moderno, +e avendogli fatto col capo tal cenno, che grata ne l’indicava, +attraversò la torre datagli prima in guardia, da’ cui merli udivasi una +musica guerresca. Tal musica ripetuta da altri sonatori collocati su +diversi punti di que’ baloardi, e prolungata dai vari ripercotimenti +dell’eco, dilatò cotanto quell’armonia che parea omai venisse da tutte +le bande. + +Al suono di tal musica deliziosa la regina Elisabetta attraversò il +ponte che tenea tutto lo spazio compreso fra la torre della _Galleria_, +e l’altra di _Mortimero_. Innumerabili torcie poste alle impalizzate, +spargevano un chiarore vivace siccome quello del giorno. La maggior +parte di quei gentiluomini, scesi a terra, mandarono i loro cavalli al +villaggio di Kenilworth, per seguire a piedi la Regina; come il faceano +gli altri ch’erano stati scelti per riceverla nella galleria. + +In quel tempo Raleigh volse alcune parole a Tressiliano, come per più +riprese avea fatto in fino allora, nè poco stupore destarono in lui le +risposte vaghe ed insignificanti che ne ricevea. E tal circostanza, +e quelle dell’appartamento abbandonato, e simile comparsa in abito +da viaggio che non potea far di meno di non ferire gli occhi della +Regina, e molt’altri sintomi osservati in Tressiliano, trassero Raleigh +a dubitare che non fosse accaduto qualche istantaneo sconcerto nella +mente di questo Cornovagliese. + +Giunta appena la Regina sul ponte, altro nuovo spettacolo le si +offerse alla vista. Fin d’allora che i suoni musicali annunziarono +per ogni dove la sua presenza, si vide movere una grande zattera, che +rassembrava ad isola galleggiante illuminata da molte torcie, e cinta +di macchine intese a rappresentare i cavalli marini, su de’ quali si +posavano i Tritoni, le Nereidi, e le altre divinità de’ fiumi e del +mare. Tale isola si avanzò lentamente fino alla vicinanza del ponte. + +Scorgevasi sovr’essa un’avvenente donna, vestita d’un mantello di seta +azzurra, annodato alla persona da un cinto, che presentava misteriose +cifre improntate, come il Filottero degl’Israeliti. Nuda le mani e +i piedi, smaniglie d’oro ne ornavano le braccia e l’estremità della +gamba. In mezzo a lunghe trecce di neri capelli stavale una corona +di vischio finto, e portava in mano un bastone d’avorio guernito +d’argento. La seguivano due ninfe vestite al pari di lei d’un abito +antico e simbolico. + +Il tempo venne calcolato sì al giusto, che la signora dell’isola +galleggiante era con entrambe le sue seguaci alla torre, quando vi +giugnea Elisabetta. Allora questa abitatrice dell’acque con elegante +parlamento si annunziò per la famosa donna del Lago, rinomata nelle +storie del re Arturo, e celebre per avere protetta la giovinezza del +formidabile Lancilotto, e per avere coi pregi di sua beltà trionfato +della saggezza e degl’incanti del poderoso Merlino. Da quel tempo non +avea giammai abbandonato i cristalli cui dominava, comunque illustri +personaggi avessero a mano a mano tenuto il castello di Kenilworth. Nè +i Sassoni, nè i Danesi, nè i Normanni, nè i Samolowi, non i Clinton, +non i Monfort, non i Mortimeri, non i Plantageneti, benchè grandi ne +fossero la magnificenza e la gloria, aveano potuto indurla ad uscir +fuor dell’alghe del suo palagio. Ma appena un nome più di questi famoso +risonò al suo orecchio, divenne ansiosa d’offerire omaggio d’obbedienza +all’Inglese eroina, e d’invitarla a quelle feste, di cui sarebbero +stati teatro il castello e i dintorni, il lago e le rive. + +La Regina che accolse gratamente tale salutazione, le rispose +sorridendo: «Noi avevamo creduto fin qui che il lago facesse parte de’ +nostri dominii, ma poichè una donna tanto celebre a sè lo richiama, ci +sarà gradevole a miglior tempo di metterci in corrispondenza secolei +onde regolare i comuni nostri interessi». + +Ottenuta ch’ebbe sì cortese risposta, la donna del Lago scomparve; +e Arione che entrava fra le marine divinità si fece vedere sul suo +delfino. Ma il Lambourne, che si era assunta questa parte dopo avere +discacciato Wayland, intirizzito dal freddo in un elemento tutt’altro a +lui che aggradevole, nè sapendo a memoria la propria parte, nè avendo, +come il guardiano della torre della _Galleria_ un Flibbertigibbet +che gliela suggerisse, si volse all’unico soccorso che l’impudenza +fornivagli; e gettata da sè la maschera si diede a giurare ch’egli +non era nè _Arione_, nè _Orione_ quale che dei due nomi si fosse il +vero, ma bensì l’onesto Michele Lambourne, che dalla mattina alla sera +non avea fatto che bere ad onore di sua Maestà, e condotto erasi a +Kenilworth unicamente per aggiugnere le sue congratulazioni a quelle +degli altri sopra un arrivo sì desiato. + +Tale buffoneria improvvisata ebbe più favorevole effetto d’un preparato +discorso. La Regina ne rise di tutto cuore, e col suo usato giuramento +affermò essere questa la migliore fra le arringhe da lei ascoltate in +quel giorno. Il Lambourne accortosi che l’espediente cui si tenne avea +incontrato fortuna, saltò subito a terra, dando un calcio alla sua +marina cavalcatura e facendo voto di non intricarsi mai più co’ pesci, +se ciò non era attorno d’una tavola ben imbandita. + +Intantochè la Regina entrava nel castello, fu tratto quel memorabile +fuoco d’artifizio, nella cui descrizione si adoperò sì fortemente +l’eloquenza del maestro Laneham, personaggio che dianzi demmo a +conoscere ai leggitori. + +_Tali erano_, son questi i termini propri del donzello della camera del +Consiglio, _il chiarore de’ razzi, lo spicco delle stelle splendenti, i +lampi de’ fuochi artifiziali, lo strepito del cannone, che ne rimbombò +il Cielo, commosse ne furono l’acque, e crollò la terra, e quanto a me +comunque io sia uomo coraggioso, non mi presi mai tanta paura in mia +vita_[12]. + + + _Fine del terzo volume._ + + + + +NOTE: + + +[1] Personaggio di merciaio in una commedia del Shakespeare. + +[2] La Contessa fa qui un giuoco di parole, che necessariamente nella +traduzione non può avere egual grazia come nell’origliale Inglese ove +dipende dalla voce _to pare_, che corrisponde egualmente ad _avere +riguardi_ e ad _usare sudicia economia_. + +[3] _Nugæ antiquæ_, Vol. I, pag. 355. + +[4] L’obbligo di fedel traduttore m’impedisce di dare e a questa parte +di romanzo, e ad alcun’altre dello stesso genere che vengono dopo, +quelle tinte che pur a mio avviso, non sarebbero state inopportune +per indicare quel senso di molestia, da cui esser dee compreso +gentil narratore, e da cui sarà stato, anche non assai fortemente +esprimendolo, compreso l’autore di _Kenilworth_, comunque tratto +dalla necessità della sua orditura, ed in parte da storica verità, a +raccontare delitti or meditati, or eseguiti col riso sul labbro. + +[5] È superfluo l’avvertire, che tai cose sono poste sul labbro d’un +ipocrita scellerato; è noto per altra parte che l’autore del romanzo è +protestante. + +[6] Ci riportiamo sempre alla nota precedente. + +[7] Ospitale dei pazzi a Londra. + +[8] Eroina d’un racconto del Chaucer, rimodernato da Pope. + +[9] Giova qui il far presente, che in Inghilterra il pudor delle frasi +fra le persone educate, principalmente se appartengono al gentil sesso, +è spinto sì oltre, che sovente nelle buone società conviene adoperar +molto studio per trovarne di adatte a far intendere cose che sol di +lontano risveglino le idee di quanto le leggi della modestia vogliono +espresso velatamente. + +[10] Vedi notizie istoriche di Kenilworth, Tom. I. Pag. 7. + +[11] Nome che i Cabalisti danno ai pretesi genii elementari dell’aria. + +[12] Vedi il racconto lasciatone dal Laneham sul soggiorno +ch’Elisabetta d’Inghilterra ebbe a Kenilworth nell’anno 1575, storia +dilettevole scritta dal più stolido fra tutti gli autori. Rarissimo ne +è l’originale, quantunque se ne sieno fatte due edizioni. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 79031 *** diff --git a/79031-h/79031-h.htm b/79031-h/79031-h.htm new file mode 100644 index 0000000..b4c897f --- /dev/null +++ b/79031-h/79031-h.htm @@ -0,0 +1,11388 @@ +<!DOCTYPE html> +<html lang="it"> +<head> + <meta charset="UTF-8"> + <meta name="viewport" content="width=device-width, initial-scale=1"> + <title>Kenilworth, vol. 3 | Project Gutenberg</title> + <link rel="icon" href="images/cover.jpg" type="image/x-cover"> + <style> +body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} + +p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} +.blockchap {margin: 2em 10% 2em 50%; font-size: 90%;} +p.indr {text-align: right; margin-right: 5%;} +.center {text-align: center; text-indent: 0;} +.title {text-align: center; font-size: 150%; margin-top: 1em; margin-bottom: 3em;} + +div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} +div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} +div.titlepage p {text-align: inherit;} +div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} + +h1,h2 {text-align: center; font-style: normal; +font-weight: normal; line-height: 1.5;} +h1 {font-size: 150%;} +h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} +h2.nosp {margin-bottom: 0em;} + +span.smaller {display: block; font-size: 70%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} + +hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} +hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} +.x-ebookmaker hr.silver {display: none;} + +a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em; white-space: nowrap;} +div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;} +.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;} +div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;} +div.footnote>:first-child {margin-top: 1em;} +div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;} + +.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} + +.pad2 {margin-top: 2em;} +.pad1 {margin-top: 1em;} + +.x-small {font-size: 70%;} +.small {font-size: 85%;} +.large {font-size: 115%;} +.x-large {font-size: 130%;} +.main-t {font-size: 200%;} +.g {letter-spacing: .2em;} +.smcap {font-variant: small-caps;} + +.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; + margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} +.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} +.tnote p {padding: 0 1em;} + +.poem {text-align: left; font-size: 90%; margin: 1em 10%;} +.inl {display: inline-block;} +.stanza {margin: 1em auto;} +.poem p.i01 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;} +.poem p.i02 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -2em;} +.poem p.i03 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -1em;} +.poem p.i05 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 1em;} +.poem p.i07 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 3em;} +.poem p.i12 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 8em;} +.poem-container {text-align: right;} + +</style> +</head> + +<body> +<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 79031 ***</div> + + +<div class="booktitle"> +<h1> +KENILWORTH +<span class="smaller">TOMO TERZO.</span> +</h1> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="titlepage"> +<p class="main-t"> +KENILWORTH +</p> + +<p class="pad2 x-small"> +DI +</p> + +<p class="pad1 x-large"> +WALTER SCOTT +</p> + +<p class="pad2 small"> +VOLGARIZZATO +</p> + +<p class="pad1 small"> +DAL</p> + +<p> +<i>Professore</i> <span class="large">Gaetano Barbieri</span>. +</p> + +<div class="poem-container"> +<div class="poem inl"><div class="stanza"> +<p class="i01">»E beltade e virtù, congiunte al paro</p> +<p class="i01">»L’eccelsa figlia di Tudor fregiaro;</p> +<p class="i01">»Tremi chi nanti a noi con felli accenti</p> +<p class="i01">»L’augusto nome lacerar s’attenti</p> +<p class="i12"> <span class="smcap">Il Critico</span>.</p> +</div></div> +</div> + +<p> +TOMO TERZO. +</p> + +<p class="pad2"> +<span class="large g">NAPOLI</span>,<br> +<span class="smcap">Presso R. MAROTTA e VANSPANDOCH.</span><br> +1825. +</p> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> +</p> + +<p class="title"> +KENILWORTH. +</p> + +<h2 class="nosp">CAPITOLO PRIMO.</h2> +</div> + +<div class="poem-container"> +<div class="poem inl"><div class="stanza"> +<p class="i01">S’avvicina il momento: è giunto: or tocchi</p> +<p class="i01">Di tua carriera la gran meta. Gli astri,</p> +<p class="i01">Che parteggiar per te, vinsero: amico</p> +<p class="i01">D’ogni Pianeta t’è l’influsso: ognuno</p> +<p class="i01">Co’ segni suoi giunto il gran dì t’addita.</p> +<p class="i12"> <i>Schiller.</i></p> +</div></div> +</div> + +<p> +Pervenuta era al suo termine una sì rilevante +ad un tempo e penosa giornata. Il +navilio del Leicester, dopo avere sofferto +più d’una burrasca, e urtato in più d’uno +scoglio, entrò nondimeno in porto a bandiera +spiegata, allor quando quest’uomo +straordinario, raggiunte le soglie della propria +abitazione, si trovò estenuato, siccome +appunto un nocchiero al cessare della +tempesta. Non profferì egli una parola in +tutto il tempo speso dal Ciamberlano nel +cambiare il ricco mantello da Corte in +una veste da camera foderata di pelliccia; +<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> +ed allorchè questo uficiale gli annunziò, +che Varney desiderava parlare a sua Signoria, +rispose solamente collo scuotere +il capo, come uomo dominato da mal +umore. Varney entrò ciò nonostante, interpretando +un tal segno come una tacita +permissione; onde il Ciamberlano si +ritirò. +</p> + +<p> +Il Conte, che teneva appoggiata sulla +propria mano la testa, ed il gomito sul tavolino +che gli stava a fianco, rimase silenzioso +ed immobile in quella positura, +come quasi non s’accorgesse dell’arrivo +o della presenza del suo confidente. Il Varney +studioso d’indagare in quale stato +d’animo si trovasse un uomo che in quel +giorno medesimo avea ricevute sì moltiplicate +e variate impressioni, e tutte violente, +aspettava che il Conte aprisse egli +stesso il discorso. Ma questo aspettare fu +indarno, e fermo l’altro nel tacersi, con +tai detti il confidente ruppe il silenzio +scambievole. +</p> + +<p> +«Poss’io congratularmi colla Signoria +vostra della ben meritata prevalenza che +ella ottenne in tal giorno sul più terribile +de’ suoi rivali?» +</p> + +<p> +Sollevò il capo Leicester, e mestamente, +ma senza sdegno, rispose: «Tu, Varney, +che colla tua mente, vaga soltanto di correre +le vie tortuose, mi traesti in tale labirinto +<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> +di bassi artifizi, puoi giudicare s’io +abbia, e quai motivi io m’abbia, per congratularmi +con me medesimo.» +</p> + +<p> +«E che? mi biasimereste forse, o signore, +perchè al primo scoglio che ci si +presentò, non fui primo a tradire un segreto, +da cui dipende la vostra sorte, e +che tante fiate e con sì premurose istanze +raccomandaste alla mia prudenza? La +Signoria vostra era presente. Quando che +vi fosse piaciuto, non era forse in arbitrio +vostro il contraddirmi, e perder voi +stesso, confessando la verità? Ma non certamente +si apparteneva ad un vostro fedel +servo lo svelarla senza che gliene deste un +comando.» +</p> + +<p> +«Non posso negarlo, o Varney (disse il +Conte che indi si levò, fattosi a traversare +con lunghi passi la stanza). La mia ambizione +fu quella che tradì il mio amore.» +</p> + +<p> +«Dite piuttosto, o signore, che l’amore +tradì sul più bello i disegni del vostro +innalzamento, chiudendovi il cammino ad +un avvenire colmo di possanza e di onori, +a quella sorte brillante, che l’Universo non +può offerire fuorchè a voi solo. Premuroso +di assicurare alla mia rispettabile padrona +il titolo di Contessa, perdeste l’occasione +di divenir voi medesimo...» +</p> + +<p> +Qui troncò a se stesso il proprio dire +<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> +Varney, come se un concentrato rammarico +gli avesse impedito il continuare. +</p> + +<p> +«Di divenir io medesimo?.... qual +cosa? (gli chiese finalmente il Leicester). +Parla chiaro, o Varney.» +</p> + +<p> +«Di divenire voi medesimo re, e quel +che più monta, re d’Inghilterra. Nè col +parlare in tal guisa offendo io del certo +la Regina. Poteva egli accadere altrimenti, +tostochè cedendo al voto generale dei +suoi sudditi, fosse venuta all’istante, non +forse lontano, di scegliersi uno sposo in +cui si unissero nobiltà, avvenenza e valore?» +</p> + +<p> +«Tu sei pazzo, o Varney, rispose il +Leicester. Per altra parte, a’ dì nostri non +abbiam forse veduto bastanti cose per far +abborrire a qualunque uomo una corona +nuziale tolta dal grembo della sua donna? +Hai forse dimenticato quello che accadde +in Iscozia a Darnley?» +</p> + +<p> +«Darnley! disse il confidente. Signore, +e che mi parlate voi di quello sciocco, +di quell’imbecille, di quel giumento sellato +a tre basti, che si lasciò lanciare in +aria come un razzo tratto in giorno di +festa? Se la Stuarda avesse avuta la sorte +di sposarsi a quel nobile Conte, che parve +un dì chiamato dal destino a dividere +il soglio con lei, le cose avrebbero preso +assai diverso andamento. Ella non sarebbesi +<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> +in allora dimenticati i riguardi dovuti +ad un tale sposo, e voi avreste trovato +in essa una moglie docile ed affezionata, +quanto possa vantarla un gentiluomo +di villaggio, avvezzo a vedere la +propria compagna, che ne segue cavalcando +i cani da caccia, o gli tiene la briglia +del cavallo, mentre egli sta per salirvi.» +</p> + +<p> +«Poteva forse accader quanto dici, o +Varney (replicò il Leicester, e tosto un +lieve sorriso d’amor proprio soddisfatto ne +schiarì la fronte in pria nuvolosa). Enrico +Darnley conosceva poco le donne. Tutto +altr’uomo più pratico di questo sesso, +avrebbe facilmente mantenuta la dignità +virile al cospetto della Scozzese. Ma non +può dirsi altrettanto per chi avesse che fare +con Elisabetta. Credo che Dio nel darle un +cuore di femmina, le compartì ad un tempo +un cervello maschile per frenare questo +cuore. Oh! la conosco troppo. Ella accetta +bensì pegni d’amore, e contraccambia di +egual prezzo i propri adoratori; ben collocherà +nel proprio seno le amorose poesie +che le si offrono, ed altre ne saprà pur anche +rispondere, e condurre le galanti corrispondenze +fino al termine che divengano +un mutuo cambio di affetti, ma <i>nil ultra</i> +ove trattisi di tutto quanto può lusingare +un uomo ambizioso. Costei non abbandonerebbe +<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> +un <i>iota</i> del suo potere supremo +per l’intero alfabeto dell’amore e dell’imeneo.» +</p> + +<p> +«Tanto meglio per voi, o signore, +disse il Varney, tanto meglio per voi, +intendo, se tale, come supponete, fosse la +mente della Regina da non poter voi aspirare +al titolo di suo sposo. Ne siete però +il favorito, e vi conserverete tale sintantochè +la signora del castello di Cumnor +rimarrà nel buio che la nasconde a tutti +gli sguardi.» +</p> + +<p> +«Povera Amy! (disse il Leicester mandando +un profondo sospiro). Ella che brama +sì ardentemente, di essere riconosciuta +alla presenza di Dio e degli uomini!» +</p> + +<p> +«So bene che ella lo brama, rispose +Varney, ma è egli ragionevole un tal desiderio, +o Signore? I suoi scrupoli religiosi +non sono al fine soddisfatti? Essa è +già sposa legittima, onorata ed amata siccome +tale; gode della società del marito +ogni qualvolta egli può esimersi da indispensabili +doveri. Che può ella dunque bramare +di più? A me sembra che una persona +affettuosa e d’indole tanto soave, +com’ella si mostra, piuttostochè menomare +in alcun modo gli onori e la futura +grandezza del suo sposo col volere immaturamente +dividerne le prerogative, dovrebbe +acconsentire a condurre anche tutta +<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> +la vita nella oscurità in cui trovasi presentemente; +oscurità, che ben calcolando +tutte le cose, non è da posporsi all’ingrata +vita cui si vedea costretta nel miserabile +castello di Lidcote.» +</p> + +<p> +«Avvi, nol nego, qualche cosa di vero +in quanto dici, o Varney, e vedrei tutto +perduto se Amy comparisse alla Corte. +Però, come impedire ch’ella si presenti a +Kenilworth? Elisabetta non dimenticherà +gli ordini dati a tale proposito.» +</p> + +<p> +«Lasciatemi dormir sopra a questa difficoltà, +disse Varney. Non posso così su +due piedi aver formata tutta la pianta di +un disegno che mi sta or nella mente, +e che concilierebbe i vantaggi di soddisfar +la Regina, di non offendere la mia padrona, +e di lasciare questo fatale segreto sepolto +nel buio in che ora trovasi avvolto. Vostra +Signoria ha altri ordini da darmi per questa +sera?» +</p> + +<p> +«Bramo essere solo, rispose Leicester; +lasciatemi; mettete su quel tavolino la mia +cassetta d’acciaio, e state pronto a ricevere +gli ordini che dovessi darvi.» +</p> + +<p> +Non appena si fu ritirato Varney, il +Conte aperse la finestra del proprio appartamento, +e dopo avere trascorso lungo +tempo a contemplare le stelle che in brillantissimi +gruppi ornavano una delle più +belle fra le notti ancor vedutesi in quella +<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> +state, lasciò sfuggirsi tai detti senza avvedersene. +</p> + +<p> +«No: mai non ebbi tanto d’uopo delle +costellazioni del Cielo: troppo oscuro e +intralciato è il mio cammino su questa +terra.» +</p> + +<p> +È noto che in tal secolo si avea grande +fiducia nelle vane predizioni dell’astrologia +giudiciaria; ed il Leicester, benchè generalmente +immune da tutte l’altre superstizioni, +non era superiore sotto questo +aspetto al secolo in cui vivea. Che anzi +niuno potè starsi dal por mente all’incoraggiamento +da lui dato ai professori di +tale pretesa scienza. Nè per vero dire è +cosa maravigliosa, che il desiderio di +conoscere l’avvenire, sì comune agli uomini +d’ogni paese, domini con assai più +grande forza sopra coloro, la cui vita si +passa fra gli avvolgimenti e le cabale della +Corte. +</p> + +<p> +Dopo avere il Leicester adoperata tutta +l’attenzione per iscoprire se mai la sua +cassetta d’acciaio fosse stata aperta, e se la +serratura trovavasi tuttavia nello stato in +cui egli l’aveva lasciata, v’introdusse la +chiave. Indi ne trasse una certa quantità +di monete d’oro contenute entro una borsa +di seta, poi una pergamena, sulla quale +erano dipinti i segni planetarii, e le linee +e le cifre numeriche, di cui si valgono i +<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> +facitori d’oroscopi. Dopo avere contemplati +minutamente questi mistici indizi, levò +dalla cassetta medesima una larga chiave, +poi sollevando la tappezzeria, l’adattò alla +serratura di una piccola porta nascosta in +un angolo della stanza, e che metteva ad +una scalinata fatta entro la grossezza del +muro. +</p> + +<p> +«Alasco, (disse il Conte alzando la voce, +ma in tal guisa che lo udisse soltanto +l’abitante della torricella cui conducea +quella scala). Alasco! ripetè egli, discendi.» +</p> + +<p> +«Vengo, signore,» rispose una voce +dall’alto della torre, e il camminar lento +d’un vecchio faceasi udire lungo quella +scaletta a lumaca; finalmente Alasco comparve +nell’appartamento del Conte. L’astrologo, +uomo di bassa statura, pareva assai +attempato: la bianca barba gli scendea +lungo il suo nero mantello fino alla cintura +di seta: bianchi ne erano parimente +i capelli; ma le sopracciglia apparivano +nere, siccome gli occhi vivaci e scaltriti +ch’esse adombravano; singolarità, che +dava un’apparenza affatto straordinaria +alla fisonomia del vegliardo. Fresca però +ne era tuttavia la carnagione, colorate le +guance, e gli occhi che già descrivemmo +rassembravano quelli d’un sorcio; tanto +maligno e malauguroso ne era lo sguardo. +<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> +D’una specie di dignità non andavano +privi i costui modi, e l’interprete delle +stelle, comunque rispettoso, sembrava uomo +assai agiato, e che assumeva persino il +tuono dell’autorità conversando col primo +favorito d’Elisabetta. +</p> + +<p> +«Voi vi eravate ingannato ne’ vostri +pronostici, o Alasco (disse il Conte dopo +avergli restituito il saluto). Egli è +convalescente.» +</p> + +<p> +«Figlio mio, replicò l’astrologo, permettetemi +ricordarvi ch’io non mi feci +mallevadore della sua morte. Tutti i pronostici +che noi possiamo ottenere dai corpi +celesti, dalla loro forma, e dalle loro +congiunzioni, sono sempre soggetti alla influenza +superiore della Divina possanza. +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">«Astra regunt homines, sed regit astra Deus».</p> +</div></div> + +<p> +«E a che giovano dunque tutti questi +vostri misteri?» domandò il Conte. +</p> + +<p> +«Giovano assai, figlio mio, rispose il +vecchio, perchè dimostrano il corso naturale +e probabile degli eventi, benchè questo +corso sia subordinato ad un più alto +potere. Così, se la Signoria vostra tornerà +ad esaminare l’oroscopo ch’ella assoggettò +all’arte mia, potrà vedere che Saturno +è nella sesta casa opposta a Marte, che +questo Pianeta dà addietro nella <i>casa della +<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> +vita</i>; nè si potea far di meno di non leggere +in tutto ciò una malattia lunga e pericolosa, +di cui l’esito sta nelle mani della +Provvidenza, benchè quest’esito per solito +sia la morte. Nondimeno, s’io sapessi il +nome della persona di cui si tratta, potrei +tirare un altro oroscopo.» +</p> + +<p> +«Il suo nome è un segreto, disse il +Conte. Pure sono costretto a confessare, +che la predizione non si appose in tutto +al falso. Ei fu infermo, pericolosamente +infermo, ma non al punto di morire. Hai +tu novellamente tirato il mio oroscopo, +siccome te ne diede il comando Varney? +Sei tu presto a scoprirmi qual cosa +predicono gli astri sulla mia fortuna avvenire?» +</p> + +<p> +«La mia arte è tutta per voi, disse +il vecchio, ed eccovi, figlio mio, la carta +della vostra fortuna, brillante al pari +dei fuochi medesimi di que’ sacri segni +ai quali il nostro destino è soggetto. Questa +fortuna che vi predico però non andrà +affatto esente da difficoltà, e da pericoli.» +</p> + +<p> +«Se fosse altrimenti, ripigliò a dire +il Conte, io sarei al di sopra d’un mortale. +Proseguite pure a chiarirmi le cose, +e persuadetevi di parlare ad uomo +pronto a tutto quanto i destini gli serbano, +e risoluto ad operare o a sofferire +<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> +qual si conviene ad un nobile Inglese.» +</p> + +<p> +«Quel coraggio che ti fa pronto all’una +o all’altra delle due prove, dee +sublimarsi ancor maggiormente, rispose +il vecchio; le stelle sembrano annunziarti +un titolo più superbo, un grado più +fastoso. Tocca a te l’indovinare il senso +di una tal predizione, e non a me lo +scoprirlo.» +</p> + +<p> +«Deh! mel dite, ve ne prego, ve +lo comando,» dicea il Leicester, e in +ciò dire si faceano ardenti al par di brage +i suoi occhi. +</p> + +<p> +«Nè posso, nè voglio dirlo, replicò +il vecchio. Lo sdegno de’ principi è eguale +alla collera del leone. Ma poni +mente, e giudica di per te stesso. Qui +Venere, ascendendo nella <i>casa di vita</i>, +e congiunta col sole, sparge ondate di +luce, ove lo splendore dell’oro si mescola +con quel dell’argento, certo presagio +di potere, di ricchezza, di dignità, +di tutto quanto alletta l’umana +ambizione. Quel Cesare sì rinomato ne’ fasti +dell’antica e potente Roma, non intese +mai dalla bocca de’ suoi Aruspici un +avvenire di gloria da paragonarsi con +quello che, invigorita dalla fecondità di +un tal testo, potrebbe sfoggiare al figlio +mio favorito la mia sapienza.» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> +</p> + +<p> +«Tu ti prendi giuoco di me, o vecchio,» +disse il Conte, maravigliato del +fervore che l’astrologo poneva in quella +sua predizione. +</p> + +<p> +«Forse che questo è momento di scherzi +per tale che, siccom’io, ha gli occhi +fisi verso il Cielo, e i piedi sull’orlo +della tomba?» replicò con solenne tuono +il vegliardo. +</p> + +<p> +Il Conte fece due o tre passi nel suo +appartamento, tenendo le braccia distese, +e qual uomo che ubbidisse ai cenni +di un fantasma, che lo eccitasse ad alte +imprese. Pure nel volgersi addietro sorprese +l’occhio dell’astrologo immobile sopra +di lui, ed una maliziosa furberia +dipingevasi negli sguardi indagatori che +costui lanciava per traverso a quelle +nerissime sopracciglia. L’anima altera e +sospettosa di Leicester prese fuoco tutto +ad un tratto; si lanciò sopra il vecchio partendosi +dall’estremità di quel vasto appartamento, +nè si fermò, che allorquando +la sua mano distesa fu quasi addosso +al corpo dell’astrologo. +</p> + +<p> +«Sciagurato! diss’egli, se per tua disgrazia +ti fossi avvisato di darmi ad intendere +chimere, son tale da farti scorticar +vivo. Confessa che t’hanno pagato +per ingannarmi, per tradirmi. Confessa +<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> +che sei un impostore, e ch’io sono la +tua vittima, il tuo zimbello.» +</p> + +<p> +Il vecchio diede alcuni indizi di sbigottimento; +ma non però maggiore di +quello, che avrebbero potuto destare perfino +in chi fosse stato innocente le furie +subitanee impadronitesi in allora del +Conte. +</p> + +<p> +«E che vuol dire una tal violenza, +o signore?» tosto si fece a dire. «Come +posso io essermi meritato la vostra collera?» +</p> + +<p> +«Provami, rispose, tuttavia fuor di +se medesimo il Conte, provami che non +ti sei concertato co’ miei nemici.» +</p> + +<p> +«Signore, rispose il Vecchio con ben +mentita dignità, voi non potete avere su +di ciò prova migliore, siccome quella +che vi sceglieste da voi medesimo. Ho +trascorse le ultime ventiquattr’ore rinchiuso +in una torricella, di cui voi solo +vi riteneste in poter vostro la chiave. +Ho speso il tempo della notte in contemplando +con questi miei occhi, pressochè +spenti, tutti i corpi celesti, e ho +travagliato nel durare di tutta la giornata +il mio ingegno a compiere i calcoli +che nascono dalle combinazioni di tali +pianeti. Non gustai cibo terrestre. Non +udii una voce d’uomo soltanto, e ben +vi è noto che l’udirla m’era impossibile. +<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> +Pur v’accerto io, che ho passate, vi +dissi, queste ventiquattr’ore nella solitudine +e nella meditazione, vi accerto, +che la vostra stella ha dominato sull’orizzonte; +onde o il luminoso libro +de’ cieli ha mentito, o un felice mutamento +debb’essere oggi accaduto nella +vostra sorte. Se in tale intervallo, nulla +occorse per cui la vostra possanza abbia +acquistato maggiore fermezza, o siasi +aumentato il favore di cui godete, allora +del certo non sarò io che un impostore; +e la divina arte che nacque nella +pianura della Caldea, non sarà null’altro +che una bassa furfanteria.» +</p> + +<p> +«Egli è vero, disse il Leicester, fattosi +più tranquillo, che tu eri strettamente +rinchiuso, ed è parimente vero +quel cambiamento delle cose mie, che +tu racconti avere letto negli astri.» +</p> + +<p> +«E perchè dunque, o figlio, mi aggravi +con tai sospetti? (disse l’astrologo +prendendo un tuono esortatorio). Le +intelligenze celestiali mal soffrono una +tale incredulità, se anche alligna negli +uomini ad esse i più favoriti.» +</p> + +<p> +«Chetati, o vecchio, rispose il Leicester, +io m’ingannai; e sii pago d’aver +udito da me tal confessione, cui nè +per bassa condiscendenza, nè per iscusarsi, +le labbra di Leicester discenderanno +<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> +più mai, se non è appunto innanzi +al potere supremo, al quale tutto +dee prostendersi su questa terra. Ma passiamo +ora a ciò che mi tiene sollecito l’animo +in mezzo a queste tue visioni d’un +avvenire brillante. Tu dicesti esservi ancora +una parte di prospettiva men lieta. +La tua scienza può essa istruirmi +d’onde il pericolo è da temersi, e qual +sarà lo strumento che lo condurrà sopra +di me.» +</p> + +<p> +«Le sole cose che la mia arte mi +permette soggiugnere in risposta alla vostra +interrogazione son queste, disse allora +l’astrologo. Il lato sinistro degli +astri vi annunzia qualche spiacevole vicissitudine, +siccome cagionata da un giovine.... +forse un rivale. Ma non iscopersi +se un tal rivale debba esserlo in +amore, o nella grazia della Regina. Sola +particolarità ch’io possa dirvi di più, +è la seguente: il rivale viene dalla piaggia +d’occidente.» +</p> + +<p> +«Dalla piaggia d’occidente! Basta così, +sclamò tosto il Leicester, perchè da tal +piaggia appunto vien la tempesta. Le contee +di Cornovaglia, e di Devon! Raleigh, +o Tressiliano! È chiaro che gl’indizi +portano sovr’un di questi. Io debbo +dunque liberarmi d’entrambi. Saggio +vecchio, s’io ti feci ingiuria, ne +<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> +avrai almeno una generosa ricompensa da +quel medesimo che t’ingiuriò.» +</p> + +<p> +Detta la qual cosa trasse dal suo scrigno +che gli stava innanzi una borsa piena +d’oro. «Eccoti il doppio di quanto +ti promise Varney. Sii fedele nel custodire +i miei segreti, ubbidisci alle istruzioni +che ti verranno date dal mio grande +scudiere, nè ti dolga di alcuni istanti +molesti che tu debba per ben servirmi +trascorrere nel ritiro. Te ne sarà tenuto +largo conto, non ne temere. Olà! +Varney, conduci questo rispettabile vecchio +nel suo appartamento; non lo lasciar +mancare di nulla; ma soprattutto +prenditi gran cura ch’ei non abbia corrispondenza +con chicchessia.» +</p> + +<p> +Varney, già comparso al primo cenno, +chinò il capo dopo d’avere uditi questi +ordini; l’astrologo non si congedò altrimenti +dal Conte che col baciargli la +mano; indi seguì il grande scudiere in +un altro appartamento ove stavano per +l’indovino preparati vino e reficiamenti. +</p> + +<p> +Sedutosi costui all’apprestatagli mensa, +il Varney chiuse colla massima cautela +due porte, ed esaminò la tappezzeria +per accertarsi che nessuno fosse ivi a spiare; +indi sedutosi rimpetto al suo personaggio, +cominciò in sì fatta guisa ad +interrogarlo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> +</p> + +<p> +«Intendeste voi i segni che vi feci mentre +tanta altezza ci disgiugneva l’uno +dall’altro?» +</p> + +<p> +«Sì, disse Alasco (tale era il nome +che in questo luogo si dava il mariuolo) +ed agli stessi segni mi conformai +nel tirare il mio oroscopo.» +</p> + +<p> +«E lo spacciaste senza incontrare difficoltà?» +</p> + +<p> +«Non vi dirò senza difficoltà, ma lo +spacciai; nè ho dimenticato di accennare, +come fu nostra intelligenza, un +pericolo che potea scaturire dalla rivelazione +di un segreto, e da un giovine +venuto dall’Occidente.» +</p> + +<p> +«I timori in cui si sta il mio padrone, +e la sua coscienza, ne guarentiscono +ch’ei crederà vere così l’una come +l’altra delle predizioni, risoggiunse +il Varney. Non vidi mai uomo lanciatosi +nella carriera ch’ei corre, conservare +con tanta forza i ridicoli suoi +pregiudizi. Ma non ho già scrupolo nell’ingannarlo, +poichè si tratta de’ suoi +vantaggi medesimi. Parliamo ora de’ vostri +altari, saggio interprete delle stelle, +perchè io posso dirvi la vostra sorte meglio +che tutti i pronostici possibili. Sappiate +dunque che vi è d’uopo il partire +di qui sull’istante.» +</p> + +<p> +«Non voglio saperne altro, disse impazientendosi +<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> +Alasco. Troppe agitazioni +d’ogni genere ho provate da poco in qua. +Dopo essere stato per giorni e notti chiuso +entro il breve ricinto di una torricella, +voglio godere finalmente della mia +libertà, e proseguire ne’ miei studii, ben +più importanti, che nol sono i destini +di cinquanta uomini di Stato, o di cinquanta +cortigiani, ch’io paragono volentieri +a bolle d’aria, le quali si sollevano, +e scoppiano tosto nell’atmosfera +di una Corte.» +</p> + +<p> +«Voi farete come crederete meglio +(rispose il Varney, con quel riso sardonico +che una lunga consuetudine avea +fatto famigliare ai lineamenti del costui +volto, e che è preso per distintivo dai +pittori allorchè vogliono dipingere il +Diavolo). Godete pure della vostra libertà, +e continuate ne’ vostri studii fintantochè +i pugnali degli uomini stipendiati +dal Sussex attraversando il vostro +mantello, non vi vengano a salutare le +coste.» +</p> + +<p> +Impallidì il vecchio a tai detti, ne’ +quali così il Varney continuò. +</p> + +<p> +«Credete voi ch’egli non abbia offerto +una ricompensa a chi arresterà il +malvagio ciarlatano e venditor di veleni +Demetrio, che fornì certe preziose +droghe alla cucina di sua Signoria? E +<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> +che? Impallidite, vecchio amico? Sarebbe +forse perchè il vostro Alì vede +qualche disgrazia nella <i>casa di vita</i>? +Ascoltami: noi ti manderemo in un’antica +abitazione di campagna che m’appartiene; +tu menerai ivi la tua vita in +compagnia d’un buon rusticano, e gli +trarrai ducati col soccorso della tua alchimia, +ch’è quanto di buono, cred’io, +ella sappia fare.» +</p> + +<p> +«Tu te ne menti, derisore temerario +quanto scortese (disse Alasco che un +impotente sdegno fece tutto fremente). +Non v’è nel mondo chi ignori essermi +avvicinato alla perfezione più di quanti +chimici sono sopra la terra; nè fra questi +se ne trovano sei che mi pareggino +nel possedere un’approssimazione esatta +al <i>Grande Arcano</i>.» +</p> + +<p> +«Via, via, disse interrompendolo +Varney, a che, in nome del Cielo! far +meco queste commedie? Forse che non ci +conosciamo l’un l’altro? Io ti credo sì +ben innoltrato, sì perfetto ne’ misteri +della furfanteria, che dopo avere ingannato +tutto il genere umano, sei giunto +persino ad ingannar te medesimo; tal +che senza cessare dal far tuo zimbello +i tuoi simili, sei divenuto in tal qual +modo il tuo proprio zimbello. Non fare +il vergognoso, che non ne hai il motivo. +<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> +Tu sei erudito. Ecco ch’io ti presento +un conforto classico: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">«Ne quisquam Aiacem possit superare nisi Aiax.»</p> +</div></div> + +<p> +Tu solo potevi ingannar te medesimo +dopo che riuscisti ad ingannare tutta la +confraternita dei <i>Rosa-Croce</i>. Niuno giunse +più di te ad alta meta nel <i>Gran Mistero</i>; +ma fa che questi miei detti entrino +bene nel tuo orecchio: Se il veleno +posto per opera tua nel brodo di +Sussex avesse avuto effetto più sicuro, +stimerei un po’ più questa tua chimica +che tanto porti alle stelle.» +</p> + +<p> +«Tu sei uno scellerato indurito nella +colpa, o Varney, rispose Alasco; molte +persone ardiscono commettere azioni di +tal natura, ma non hanno poi l’impudenza +di parlarne.» +</p> + +<p> +«E molte ne parlano, che non ardirebbero +di commetterle. Ma non andar +in collera. Io non voglio attaccar briga +con te. Povero me se il facessi! Mi crederei +costretto a vivere per un mese di +sole uova, onde cavarmi con sicurezza +la fame. Dimmi dunque tostamente, come +ti sia fallita la tua arte in un’occasione +di tanta importanza.» +</p> + +<p> +«L’oroscopo del conte di Sussex, +rispose l’Astrologo, annunzia <i>che il segno +<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> +dell’ascendente essendo in combustione</i>...» +</p> + +<p> +«Finiscila una volta con queste tue scipitezze. +Credi forse aver che fare con +un compare?» +</p> + +<p> +«Perdonatemi, disse il vecchio, vi +giuro non conoscere io fuorchè un solo +rimedio che fosse stato capace di salvare +la vita al Conte; ma non v’è uomo +in Inghilterra, che sappia tale antidoto +eccetto me, e per altra parte gl’ingredienti +necessari a comporlo, e principalmente +un d’essi, sono sì rari, che +è quasi impossibile il procurarseli. Laonde +mi è forza credere, ch’ei debba solamente +la propria salvezza ad una costruzione +di polmoni e di parti vitali più +robusta che in uom vivente siasi trovata +giammai.» +</p> + +<p> +«Ho inteso parlare di un ciarlatano +che lo ha curato (disse il Varney dopo +avere pensato un istante); siete voi ben +sicuro, che nessun altro possegga nell’Inghilterra +questo prezioso segreto?» +</p> + +<p> +«Eravi un uomo, disse il dottore, +una volta mio servo, e che avrebbe potuto +rubarmi tale tesoro della mia arte, +siccome me ne rubò due o tre altri; ma +la mia politica, come v’immaginerete +bene, non comporta che alcuna persona +intrusa si frammetta nelle cose del mio +mestiere. L’uomo di cui vi parlo, +<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> +non ha più voglia credetelo, di correr +dietro ai segreti; e tengo per fermo, +che fu sollevato al Cielo sulle ali di un +dragone di fuoco.... lasciamolo in pace +nel luogo che è. Ma passando al ritiro +ove vorreste confinarmi, avrò io un’officina +ai miei comandi?» +</p> + +<p> +«Un intero laboratorio, rispose Varney; +perchè un reverendo padre abate, +obbligato a dar luogo al re Enrico ed +ai suoi partigiani, saranno vent’anni, +aveva un compiuto apparecchio di cose +chimiche, che fu costretto lasciare ai +suoi successori. Là tu potrai sciogliere, +soffiare, accendere, e moltiplicare, sintantochè +<i>il dragone verde divenga un’oca +d’oro</i> o come meglio piacerà esprimersi +alla spettabile confraternita.» +</p> + +<p> +«Avete ben ragione signor Varney, +disse l’alchimista digrignando i denti, +avete ragione anche quando vi fate beffe +delle cose le più giuste e le più ragionevoli; +perchè di fatto quanto or dite +per solo dileggio potrebbe accadere innanzichè +c’incontrassimo di bel nuovo. +Se i dotti i più venerabili degli antichi +tempi hanno detta la verità; se i più +saggi de’ nostri giorni l’hanno ricevuta +qual si dovea; se venni accolto per ogni +ove, e nella Polonia, e nell’Olanda, +e sin negli estremi confini della Tartaria +<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> +siccome un uomo, cui la natura +fe’ parte de’ più impenetrabili fra suoi +misteri; se ho acquistati i più segreti +segni della cabala Giudaica a tal grado +di perfezione, che le barbe più venerabili +della sinagoga si terrebbero onorate +scopando i gradini del tempio per farli +degni di essere calcati da’ miei piedi; se +omai non v’è più d’un passo che disgiunga +i miei lunghi e profondi studii +da quella immensa massa di luce, per +cui giugnerò a scoprire la natura che +veglia sulla cuna di quante ricchissime +e gloriosissime produzioni vengono dalla +sua mano; se brevissimo intervallo soltanto +separa lo stato mio di subordinazione, +ed il potere supremo, la mia +povertà, ed un tesoro cotanto immenso, +che senza questo nobil segreto, non basterebbero +a pareggiarlo le miniere dell’antico +e del nuovo Mondo... ditemi, +ve ne prego, non ho io ragione di consacrare +la mia vita futura a questa ricerca, +convinto, che dopo un breve +tempo, dato pazientemente allo studio, +m’innalzerò al di sopra d’ogni soggezione +verso i favoriti, e le loro creature +che oggidì mi tengono schiavo?» +</p> + +<p> +«Bravo, bravo, mio buon padre (disse +il Varney coll’espressione a lui ordinaria +di causticità e di riso sardonico); +<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> +ma tutta questa approssimazione +alla pietra filosofale non trae un solo scudo +dalla borsa di milord Leicester, e +molto meno da quella di Riccardo Varney. +Ci abbisognano servigi terrestri e +visibili; e poco a noi rileva il sapere +chi sieno quelli che tu inganni altrove +colle tue filosofiche ciarlatanerie.» +</p> + +<p> +«Figlio mio, Varney, disse l’alchimista, +l’incredulità che ti sta intorno, +simile a folta nebbia, oscurò l’acuta tua +vista, e ti fece incapace di conoscere +quelle cose che sono una pietra di paragone +per l’uomo dotto, e che nondimeno +agli occhi di chi cerca umilmente +la verità presentano una dottrina sì chiara, +che si può leggerla speditamente. +Credete voi che l’arte non possegga gl’ingegni, +onde compiere quelle concozioni, +che la natura lasciò imperfette nel formare +i metalli preziosi? Nel modo medesimo, +col soccorso dell’arte noi terminiamo +gli altri lavori d’incubazione, +di cristallizzazione, di fermentazione, e +tutti quelli, onde vediamo da un uovo +inanimato sorgere di per se stessa la vita, +da una lega fangosa scaturire una bevanda +pura e salutare, e ricevere moto +la sostanza inerte d’un liquido stagnante.» +</p> + +<p> +«Ho già inteso parlare di tutto ciò, +disse Varney, e mi son fatto franco contro +<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> +la tentazione di questi vostri bei discorsi +fin quando pagai (sia maledetto, +allorchè vi penso, io era ben novizio +in quei giorni) sin quando pagai venti +buone monete d’oro per impratichirmi +nel grande <i>magisterium</i>, che la dio +mercè andò in fumo col mio denaro. +D’allora in poi che ho pagato sì bene +il diritto d’essere libero nella mia opinione, +sfido la chimica, l’astrologia, e +tutte quante le scienze recondite, lo fossero +pur anche al par dell’inferno, a +slegare i cordoni della mia borsa. Non +dico perciò di sfidare la manna di san +Nicolò, il cui ministerio mi è necessario. +Ti sia adunque prima cura il prepararmene +una certa quantità, appena +giunto al mio piccolo eremo, ove è d’uopo +tu vada a confinarti. Dopo di che +ti do licenza di far quant’oro vorrai.» +</p> + +<p> +»Non voglio più comporre nè poco +nè molto di una tale pozione,» disse in +tuono risoluto l’alchimista. +</p> + +<p> +«Allora, rispose il grande Scudiere, +ti farò impiccare per quella che già ne +hai fatto; e tu vedi che ciò accadendo, +il tuo segreto è perduto per l’Universo. +Non cagionare tal danno irreparabile all’umanità, +mio buon padre; credimi, fa +di mestieri che tu soggiaccia al tuo destino, +componendo un’oncia o due di +<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> +questa droga. Essa in fine non può portar +pregiudizio che ad un individuo o +due tutto al più, e così prolunghi la +tua vita quanto basta per discoprire il +rimedio universale, che ne dee poi liberare +da ogni genere di malattia. Ma non +isgomentire, o tu il più grave, il più +dotto, il più irrequieto di tutti i matti +di questa terra. Non mi dicesti tu, che +la tua droga somministrata in picciola +dose non può produrre se non se miti +effetti, e in nessun modo pregiudizievoli +al corpo umano? Che ne derivano +soltanto una stanchezza per tutte le membra, +nausee, avversione fortissima a cambiar +luogo, finalmente un tale stato dell’animo, +simile a quello che impedirebbe +ad un augelletto di volar via, quando +anche ne fosse aperta la gabbia?» +</p> + +<p> +«L’ho detto, e nulla avvi di più vero, +rispose l’alchimista, tale è l’effetto +ch’essa produce; laonde un uccello che +ne prendesse nella indicata proporzione +resterebbe una intera state appollaiato +nel suo tronco d’albero senza pensare +nè al cielo azzurro, nè alla verdura della +foresta per lui sì gradevole, nè lo distorrebbero +da questa languida immobilità +o i raggi del sol nascente che colorano +la volta del firmamento, o il concerto +mattutino onde fanno risonar le selve i +suoi pennuti compagni.» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> +</p> + +<p> +«E tutto ciò senza pericolo di vita?» +soggiunse allora ansiosamente il Varney. +</p> + +<p> +«Sì, purchè non si oltrepassi la voluta dose, +e semprechè qualcuno istrutto +della natura di una tal manna sia presto +a scandagliare i sintomi ch’essa produce, +ed a somministrare, quando faccia +d’uopo, l’antidoto.» +</p> + +<p> +«Tu stesso regolerai ogni cosa, disse +il Varney, e te ne verrà splendida +ricompensa, se adoprerai tali cautele, +ond’<i>ella</i> non corra pericolo di vita. Altrimenti +aspettati severissimo castigo.» +</p> + +<p> +«Ch’<i>ella</i> non corra pericolo di vita! +ripetè Alasco. Gli è dunque sopra una +donna che si vuol far prova della mia +abilità.» +</p> + +<p> +«No, pazzo che tu sei! rispose lo Scudiere, +non ti dissi già che si trattava +di un augelletto, d’una tortorella domestica, +i cui gemiti potrebbero impietosire +il falco presto a piombare sovr’essa? +Vedo già agli occhi il tuo ingalluzzarti, +e so bene che non hai la barba +tanto bianca quanto la fanno apparire +gli artifizi che adoperasti. Ecco almeno +una cosa che tu giugnesti a mutare in +argento. Ma bada bene: questo augelletto +non è pane per li tuoi denti. La +tortorella in gabbia appartiene a tal personaggio, +che non soffrirebbe rivali, e molto +<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> +meno rivali della tua specie; tu devi sopr’ogni +altra cosa aver cura della sua vita. +Ella può da un dì all’altro ricevere il comando +di recarsi alle feste di Kenilworth; +pure egli è convenientissimo, importantissimo, +anzi d’ultima necessità ch’ella +non vi comparisca. Bisogna ch’ella ignori +tutti questi ordini, e contr’ordini, e +le cagioni che li muovono; egli è quindi +opportuno si creda che il proprio +desiderio di lei risparmia l’uopo di spiegarle +que’ buoni motivi che si hanno onde +ritenerla in Cumnor.» +</p> + +<p> +«Tutto ciò è assai naturale,» disse +l’alchimista, componendo il volto ad un +sorriso non ordinario in lui, e più fatto +a svelare la vera indole della persona, +anzichè conforme a quella indifferente +distrazione, che avrebbe dovuto scorgersi +nella fisonomia di un uomo, il quale veracemente +fosse stato più inteso alle idee +d’un mondo astratto e lontano, che +alle cose presenti attorno di lui. +</p> + +<p> +«Gli è vero, rispose Varney; tu conosci +assai bene le donne, comunque sia +possibile che da lungo tempo non conversi +con esse. Di fatto non è cosa espediente +il contraddirle: nondimeno non +torna sempre il permetter loro tutto quello +che vorrebbero fare. Intendimi bene; +un lieve incomodo, bastante a toglierle +<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> +ogni desiderio di cambiar luogo, e ad +autorizzare i membri della tua dotta confraternita +(i quali potrebbero essere chiamati +in suo soccorso) a prescriverle di +non uscire per qualche giorno di casa; +ecco tutto il servigio che si domanda da +te, servigio, che sarà altamente valutato, +e ricompensato del pari.» +</p> + +<p> +«Non si vuol dunque ch’io intacchi +la <i>casa di vita</i>?» disse l’alchimista. +</p> + +<p> +«Guardati bene dal farlo; saresti impiccato +per ogni menomo danno che tu +le cagionassi,» replicò il Varney. +</p> + +<p> +«E avrò io tutto l’agio per preparare +i miei lavori, ed inoltre venendo scoperto, +tutto il destro per fuggire o nascondermi?» +</p> + +<p> +«Tutto quanto vorrai, uomo sempre +incredulo, fuorchè per le impossibilità +della tua alchimia. E che? vecchio stregone! +per chi m’hai tu preso?» +</p> + +<p> +Si alzò il vecchio ed afferrando un +candeliere s’avviò a quella estremità dell’appartamento, +ov’era una porta, che +guidava alla cameretta assegnatagli per +quella notte. Giunto vicino alla porta +medesima si volse, e prima di rispondere +all’ultima interrogazione fattagli da +Varney, la replicò in questa guisa: +«Per chi ti prendo, o Riccardo Varney! +Per Dio! ti riguardo siccome un +<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> +malvagio, maggiore ch’io stesso non lo +sia stato giammai. Però adesso mi trovo +fra le tue reti, e buon grado o malgrado +mi è forza servirti finchè sia spirato +il mio tempo.» +</p> + +<p> +«Va bene così, disse impazientito il +Varney; trovati in piedi allo spuntare +del giorno. Chi sa se nemmeno ci farà +d’uopo della tua medicina? In somma +non far nulla prima che io arrivi. Michele +Lambourne ti condurrà al tuo destino.» +</p> + +<p> +Allorchè il Varney si fu accorto che +l’alchimista, dopo avere tirata a sè la +porta, l’avea prudentemente chiusa di +dentro con due catenacci, si avvicinò, +usando le eguali cautele dalla parte esterna; +poi tolse la chiave della serratura +articolando fra i suoi denti tali parole: +«Io più briccone di te, maladetto ciarlatano, +stregone, avvelenatore! Di te, che +avresti volentieri sottoscritto un contratto +col diavolo, s’egli si degnasse di servitori +della tua sfera! Io sono un mortale, +e cerco per tutte le vie umane di soddisfare +le mie passioni, e innalzare la +mia fortuna. Ma tu! tu sei a dirittura +un suddito dell’Inferno. — Presto Lambourne,» +andò a gridare da un’altra +porta. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> +</p> + +<p> +Comparve Michele col volto infiammato +e barcollando nell’andatura. +</p> + +<p> +«Tu sei ubbriaco, o birbante,» gli +disse il Varney. +</p> + +<p> +«Certamente, nobil signore, rispose +senza intimidire Michele: noi abbiamo +bevuto tutta la sera alla gioia di questo +bel giorno, ed in onore del nobile lord +Leicester, e del suo grande Scudiere. +Io imbriaco! che caschi morto se non +dico il vero! Chi potesse rifiutare in tal +occasione di bere per fare almeno una +dozzina di brindisi, non sarebbe che +un miscredente ed un vile, e gli farei +inghiottire sei pollici del mio pugnale.» +</p> + +<p> +«Ascoltami, furfante, disse Varney. +Ripiglia la tua ragione immediatamente; +te lo comando. So che puoi a tuo talento +spogliarti del delirio dell’ubbriachezza, +com’altri cambiano di vestito. +Se ciò non fosse, ti capiterebbe male.» +</p> + +<p> +Il Lambourne chinò la testa e lasciò +la stanza, ove ricomparve nel termine +di due o tre minuti, colla fisonomia in +istato naturale, aggiustato ne’ capelli e +nel vestimento, diverso in somma da +quel che mostrossi istanti prima, come se +fosse accaduta in esso una trasformazione. +</p> + +<p> +«Sei padrone della tua mente ora, e +puoi intendermi?» con severità gli disse +il Varney. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> +</p> + +<p> +Michele chinò il capo in atto di affermare. +</p> + +<p> +«Tu devi partir sull’istante alla volta +dell’abbazia di Cumnor in compagnia del +rispettabile Dottore che dorme nella camera +contigua. Eccoti la chiave, onde entrare e +svegliarlo quando ne sarà il tempo. Conduci +teco uno de’ tuoi compagni, di cui tu +possa fidarti. Usate ogni spezie di riguardo +al Dottore; ma però tenetegli addosso gli occhi; +se volesse battere la ritirata, bruciategli +le cervella, e starò mallevadore per voi. +Ti darò lettere da portare al Foster. Il +Dottore verrà alloggiato al pian terreno +dell’ala posta a levante; gli sarà libero il +valersi del vecchio laboratorio, e di quanto +si contiene in esso. Non gli si permetteranno +colla signora del castello altre comunicazioni, +se non se quelle che approverò e +indicherò io medesimo, a meno che ella +stessa non trovasse qualche diletto a vedere +le ciarlatanerie filosofiche di costui. Tu +aspetterai ulteriori miei ordini a Cumnor, +il che ti raccomando sotto pena di vita. +Guardati dalle osterie, e dai fiaschi d’acquavite. +Nulla di quanto accade nel castello +dee trapelare al di fuori, nemmeno l’aria +stessa che vi si respira.» +</p> + +<p> +«Basta così, nobil Signore, volli dire +mio onorevol padrone, e ben tosto dirò, +come spero, mio onorevol cavaliere e padrone; +<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> +voi mi forniste d’istruzioni e di +libertà; compirò puntualmente le une, e +non abuserò dell’altra. Il sole quando nasce +mi troverà a cavallo.» +</p> + +<p> +«Fa il tuo dovere, e sappi meritarti +la mia protezione. Aspetta. Prima d’andartene, +vôtami una tazza di vino.» +</p> + +<p> +Il Lambourne si apparecchiava a versarne +dal fiasco che l’alchimista aveva lasciato +pieno a metà: «No, viva Dio, sclamò +Varney, vammene a cercare un altro.» +</p> + +<p> +Il Lambourne ubbidì, e il Varney, +dopo essersi risciacquata la bocca col vino, +ne bevve una tazza colma, indi nel +prendere una lucerna per recarsi al suo +appartamento pronunziò tai detti: «È cosa +straordinaria! niuno meno di me si lascia +aggirare dalla propria immaginazione; pure +non posso parlare un istante con questo +Alasco che la mia bocca e i miei polmoni +non sembrino assaliti dai vapori dell’arsenico +calcinato... Eh! a parte queste malinconie;» +dette le quali cose si ritirò. Il +Lambourne, com’è da credersi, rimase per +assaggiare il vino che aveva portato. «È +vino di St. Johnsberg (diss’egli contemplando +il liquore che facea cader nella tazza, +e già odorandone la fragranza): ha il +vero odore della violetta: ma conviene per +ora fare un poco d’astinenza, per poterne +un dì assaporare a tutta mia volontà.» Dopo +<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> +averne per allora bevuto con discretezza, +trangugiò un bicchiere colmo d’acqua per +mitigare il calore solito ad eccitarsi da +questo vino del Reno, poi ritrattosi lentamente +verso la porta, fece una pausa, nè +sentendosi capace di vincere la tentazione, +tornò addietro con vivacità ed appressatosi +il fiasco alle labbra, si soddisfece finchè +fosse vôto, dispensandosi allora dal ceremoniale +del bicchiere. «Se non fosse questo +maledetto vizio, dicea egli intanto, potrei +salire alto quanto lo stesso Varney. Ma chi +è che sia capace di salire, quando la stanza +vi gira attorno come una trottola? Bisognerebbe +che la mia mano e la mia bocca +fossero più distanti l’una dall’altra, +che per arrivare alla bocca si stentasse un +po’ più. Ma domani non voglio bere che +acqua. Oh sì, acqua pura!» +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span></p> + +<h2 class="nosp">CAPITOLO II.</h2> +</div> + +<div class="blockchap"> +<p> +<i>Pistol.</i> Porto messaggi di gioia e di felicità, +notizie d’alto valore. +</p> + +<p> +<i>Falstaff</i>. Va bene. Ma ti prego raccontarle, +come si dee a persone di questo +mondo. +</p> + +<p> +<i>Pistol.</i> Al diavolo il vostro mondo, e +gl’imbecilli che ne fanno parte! Io parlo +dell’Affrica e de’ suoi tesori. +</p> + +<p class="indr"> +<i>Enrico IV. Parte II.</i> +</p> +</div> + +<p> +La sala pubblica della famosa osteria dell’<i>Orso +nero</i> posta in Cumnor, ove ora +ci riconduce la nostra storia, potea vantarsi +nella sera di cui parliamo, di accogliere +una brigata più che per solito meritevole +di riguardo. Eravi stata una fiera +nelle vicinanze: il merciaio, che vedemmo +essere lo zerbino d’Abingdon, e molti +altri di que’ ragguardevoli personaggi che +già presentammo ai nostri leggitori siccome +amici ed avventori dell’osteria di +Giles Gosling, aveano formato attorno al +fuoco l’usato lor crocchio, e stavano parlando +delle notizie del giorno. +</p> + +<p> +Un uomo vivace e lepido assai, che il +suo fardello e il bastone di quercia guernito +<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> +di punte d’ottone additavano per un +di coloro, i quali professavano il mestiere +d’Autolico‍<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>, si conciliò assai l’attenzione +degli uditori, nè contribuì per poco +all’intertenimento di quella serata. Giova +qui il rammentare che i merciaiuoli di +que’ tempi erano tutt’altra cosa de’ merciaiuoli +degenerati de’ nostri giorni. Da +questi trafficanti peripatetici il commercio +delle campagne si provvedea pressochè interamente +dei tessuti fini che servivano all’uso +delle donne. Chè se un mercante di +tal natura fosse stato abbastanza ricco per +viaggiare a cavallo, diveniva uom d’alto +affare, e potea starsi in brigata coi più +agiati fittaiuoli in cui scontravasi nelle sue +peregrinazioni. +</p> + +<p> +Il mercante foraneo adunque, di cui parliamo, +prendea liberamente parte siccome +attore ne’ passatempi che faceano eccheggiare +le soffitte dell’<i>Orso nero</i> di Cumnor. +Or trovava motivi di sorridere coll’avvenente +Cecily, or di sghignazzare senza ritegno +col nostro ostiere, e spesso di prendersi +giuoco del leggiadro sig. Goldthred, che +senza averne l’intenzione era lo scopo generale +dei motteggi di quell’assemblea. +<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> +Questi e il merciaiuolo si trovavano già +innoltrati in una discussione intorno la +preferenza da darsi alle maglie di Spagna +sopra quelle di Guascogna; e il nostro Gosling +facea un cenno d’occhio agli ospiti, +quasi volesse dir loro: amici, fra poco avrem +di che ridere; ma allora appunto si fece +udir nella corte grande strepito di cavalli +misto a quello di varie bestemmie delle +più usitate in quei tempi, e profferite dalla +persona che chiamava lo stalliere con sì +bel garbo. +</p> + +<p> +Tostamente uscirono, gettandosi gli uni +addosso degli altri, Will palafreniere, Giovanni +garzone, e tutta la milizia dell’<i>Orso +nero</i>, che prima avea disertato dai suoi +posti per ascoltare le facezie di questo e +di quello. Anche il nostro ostiere scese +nella corte, sollecito di rendere agli ospiti +nuovamente giunti l’accoglienza che avrebbero +meritato; ma ritornò quasi subitamente, +introducendo il suo degnissimo nipote, +Michele Lambourne, a sufficienza +ubbriaco, il quale scortava l’astrologo. +Alasco, comunque serbasse le forme d’un +vecchio, coll’aver cambiato la sua posata +veste in abito da cavaliere ed essendosi +rasa la barba e le sopracciglia, mostrava +men di vent’anni al disotto della età che +in lui compariva; lo avresti preso per uno +di quegli uomini tuttavia robusti che s’avvicinano +<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> +ai sessant’anni. Egli sembrava +grandemente inquieto, e molte istanze aveva +fatto al Lambourne, onde non fermarsi +nell’osteria, e trasportarsi in dirittura al +luogo ov’era inviato. Ma col Lambourne +non si poteva toccar questo cantino. «Per +il Cancro e per il Capricorno, sclamò egli, +e per tutte le celestiali milizie, senza calcolare +le stelle che ho vedute nel cielo del +Mezzogiorno, rimpetto alle quali i vostri +pallidi astri del Settentrione appariscono +altrettante candele, il capriccio di chicchesia +non mi farà mai essere cattivo parente. +Voglio fermarmi per abbracciare il +mio degno zio, l’ostiere dell’<i>Orso nero</i>. +Buon Gesù! sarà egli possibile che gli amici +si scordino delle lor buone massime? +Un <i>gallone</i> del miglior vostro vino, carissimo +zio, e noi lo berremo alla salute +del nobile conte di Leicester. E che? Non +trincheremo noi insieme per riscaldare la +nostra vecchia amicizia? Non trincheremo +noi insieme, io domando?» +</p> + +<p> +«Con tutto il cuore, parente mio (disse +il nostro ostiere che cercava alla presta +sbarazzarsi di cotal ospite). Ma ti prendi +tu l’assunto di pagare tutto il vino che +si beverà?» +</p> + +<p> +Una tale quistione trasse a sgomentire +più d’uno di que’ compagni, ma non cambiò +punto le deliberazioni del Lambourne. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> +</p> + +<p> +«Dubitate forse de’ modi ch’io ho di +pagare, mio caro zio? (diss’egli mostrando +una mano piena di monete d’oro e +d’argento). Siete voi incredulo alle ricchezze +del Messico e del Perù? Non sapete +quanto valga lo scacchiere della Regina? +Dio protegga sua Maestà, che è la +buona padrona del signore che mi stipendia!» +</p> + +<p> +«Ebbene, caro parente, disse l’albergatore, +il mio mestiere è vender vino a +coloro che lo possono pagare. Dunque +<i>Giovanni, fa l’ufizio tuo</i>, questo è il proverbio. +Ma io vorrei bene, o Michele, +guadagnar denaro con tanta facilità, come +vedo che lo fai tu.» +</p> + +<p> +«Mio zio, te ne insegno tosto il segreto. +Vedi tu questo vecchiarello, secco e +aggrinzato più che le toppe di cui si serve +il diavolo per fare scaldar la sua pentola? +Costui, caro zio, sia detto fra voi e me, +ha il Potosì nella testa. Corpo del demonio! +Fa ducati con più prestezza che io +giuramenti.» +</p> + +<p> +«Io non voglio monete sue nella mia +borsa, o Michele, disse l’ostiere; so qual +fine si possono aspettare quelli che contraffanno +la moneta della Regina.» +</p> + +<p> +«Tu sei un asino, carissimo zio, a dispetto +degli anni che porti sulle spalle. +Non tirarmi per le vesti, o dottore, perchè +<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> +sei un asino anche tu. Per conseguenza +asini tutti due.... Parlo così in via +di metafora.» +</p> + +<p> +«Siete pazzo, disse il vecchio sotto +voce al Lambourne, ovvero avete il diavolo +in corpo? Non volete dunque che andiamo +via di qui prima d’aver concitati +su di noi gli occhi di tutto il mondo?» +</p> + +<p> +«Tu t’inganni, rispose senza curarsi +di parlar sommesso il Lambourne, nessuno +ti vedrà se io non gliene do la licenza. +Giuro per tutte le potenze del Cielo, +o signori, che se qualcuno di voi ha +la temerità di volger gli occhi addosso a +questo vecchio galantuomo, glieli strappo +fuor della testa col mio pugnale. Dunque, +vecchio compagno mio, sediti e non pensare +a malinconie. Tutte quelle persone +là, sono di mia antica conoscenza, ed incapaci +di tradir nessuno.» +</p> + +<p> +«Ditemi: non fareste meglio, o Michele, +a ritirarvi in uno stanzino a parte? +soggiunse Giles Gosling. Voi parlate di +cose alquanto stravaganti, e vi sono per +ogni dove orecchie che ascoltano.» +</p> + +<p> +«Non me ne importa niente affatto, +disse magnanimamente il Lambourne. Io +servo il nobile conte di Leicester. Ecco il +vino, vôtate in giro, maestro cantiniere; +una tazza alla salute del fiore dell’Inghilterra, +del nobile conte di Leicester. Sì, +<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> +del nobile conte di Leicester! Chi ricusa +di farmi ragione è un porco di Sussex, +e lo sforzerò ad inginocchiarsi mentre faremo +il brindisi, dovessi tagliargli le cosce, +e farne altrettanti presciutti affumicati.» +</p> + +<p> +Nessuno ricusò di prestarsi ad un brindisi +proposto di sì buona grazia, e Michele +Lambourne, cui questa nuova libagione +non diminuì ubbriachezza, continuò +nelle stesse stravaganze, rinnovando lega +con quelli della brigata ch’ei conosceva, +e ricevendo da tutti accoglienze mosse da +buona volontà unita a timore; perchè l’ultimo +servo del conte di Leicester, e soprattutto +un uomo tal quale il Lambourne, +era fatto per eccitare così l’uno come +l’altro di tai sentimenti. +</p> + +<p> +In questo mezzo, Alasco, che vedeva +in tale stato di mente il suo condottiero, +pensò bene non fargli più rimostranze, e +sedutosi nel più recondito angolo di quella +sala domandò una piccola misura di vino +delle Canarie, sopra di cui parve s’addormentasse, +sollecito di commettersi il +men che poteva agli sguardi dell’assemblea, +e di non fare nessuna cosa, che potesse +rammentare nè meno la sua esistenza +al Lambourne, il quale si pose in conversazione, +a quanto sembrò, la più animata +col suo collega antico Goldthred di +Abingdon. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> +</p> + +<p> +«Non mi credere più mai nessuna cosa, +o mio caro Michele, disse il merciaio, se +non mi dà gusto il vederti quanto me ne +darebbe il denaro d’un mio avventore. +So che tu puoi procurare ad un amico buon +posto per godere di una festa, o di una +mascherata; inoltre tu puoi mettere una +buona parola presso il tuo nobile padrone, +quando <i>sua Grazia</i> verrà a visitare +questi paesi, ed avrà, per esempio, bisogno +d’un collare spagnuolo, o di qualche altra +bagattella di tal natura. Gli dirai allora: +tien qui bottega uno de’ miei antichi +amici, Lorenzo Goldthred, che ha un +bellissimo fondaco di tele rense finissime, +di veli, di tele batiste, e che soprappiù è +onestissimo giovane fra quanti vivono nella +contea di Berk. Egli è tanto affezionato a +vostra Signoria che si batterebbe per lei con +qualunque altro uomo della propria classe. +Puoi aggiugnere ancora....» +</p> + +<p> +«Posso aggiugnere ancora mille altre +bugie; non è vero, merciaio? rispose il +Lambourne. Ebbene! non si dee stare per +tema di dire una parola di più dal far servigio +ad un amico.» +</p> + +<p> +«Alla tua salute, Michele, che ti fo +questo augurio di tutto cuore, risoggiunse +il merciaio. Tu puoi ancora istruirlo delle +cose che sono oggidì più alla moda. Era +qui poco fa una bestia di merciaiuolo, il +<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> +quale voleva dar preferenza alla maglia +di Spagna, andata or giù d’usanza, sopra +la maglia di Guascogna. E tu vedi +bene quanto una calza francese faccia spiccar +meglio la gamba e il ginocchio, principalmente +se i legacci sono di bella fettuccia, +screziati e ben guerniti.» +</p> + +<p> +«Ottimamente, rispose il Lambourne. +Di fatto le magre polpe delle tue gambe, +con tutti quegli apparati di frange e di +nastri impiastrati con gomma, hanno la +vaghezza di un fuso villereccio, cui manchi +la metà della sua lana.» +</p> + +<p> +«Ma dove è andato questo maledetto +merciaiuolo? (prese a dire ad alta voce il +nostro mercante di maggiore considerazione, +al quale i fumi del vino montavano +al cervello) dov’è andato? Non era qui un +momento fa un merciaiuolo? ostiere, dove +diavolo si è rintanato costui?» +</p> + +<p> +«Egli si trova dove dee trovarsi un +uomo di giudizio, maestro Goldthred, rispose +Giles Gosling. Rintanato, come dite +voi, nella sua stanza, fa il conto delle cose +vendute oggi, e si prepara alle vendite di +domani.» +</p> + +<p> +«Venga il malanno a questo tanghero! +disse il merciaio; sarebbe, cred’io, +opera buona l’alleggerirlo delle sue mercanzie. +Questi malvagi vagabondi girano +i paesi con grave danno dei mercanti patentati. +<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> +Anche nella contea di Berk si +trovano uomini allegri. Il vostro merciaiuolo, +ostiere mio, lungo il cammino potrebbe +scontrarsi in alcuno di questi...» +</p> + +<p> +«Oh! sì, rispose ridendo Gosling, e +se una di queste persone allegre s’abbatterà +in lui, troverà con chi barattare facezie; +perchè il nostro merciaiuolo è uomo +di buona complessione.» +</p> + +<p> +«Veramente?» disse il Goldthred. +</p> + +<p> +«Veramente, soggiunse l’ostiere, e +posso giurarlo. Egli può dirsi in persona +il medesimo merciaiuolo, che diede a +Robin-Hood quella buona lezione, onde +fu fatta la canzonetta +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">«Baldo, dalla guaina</p> +<p class="i02"> »Trasse Robin l’acciaro.</p> +<p class="i02"> »Ma il merciaiuol del paro</p> +<p class="i02"> »Snudò la sua squarcina,</p> +<p class="i02"> »E botte sì autorevoli</p> +<p class="i02"> »Al misero applicò,</p> +<p class="i01">»Che dal trovar suo spasso</p> +<p class="i02"> »Nel farla da Gradasso</p> +<p class="i02"> »Tosto Robin cessò.»</p> +</div></div> + +<p> +«Ebbene dunque! ch’egli se ne vada, +disse il Goldthred, non v’è nulla da guadagnare +con un uomo di questa tempera. +Or dimmi, Michele, mio caro Michele, +la tela d’Olanda che mi guadagnasti ti +ha profittato bene?» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> +</p> + +<p> +«Ottimamente, come puoi accorgertene, +rispose Michele. Ti voglio far dare +una tazza di vino per provarti la mia +gratitudine. Empi il fiasco, maestro cantiniere.» +</p> + +<p> +«Ti do avviso, Michele carissimo, +che sopra simili scommesse non mi guadagni +più tela d’Olanda, disse il merciaio. +Il brutale guardiano Tony Foster +si sfoga contro di te in invettive, e giura +che non metterai più il piede nella +sua abitazione, perchè le sole tue bestemmie +bastano a far saltare in aria la +casa d’un cristiano.» +</p> + +<p> +«Parla in sì fatta maniera di me questo +ipocrita vigliacco, questo miserabile +avaro? sclamò il Lambourne. Or bene! +Io voglio che in questa sera medesima +si trasferisca qui, in casa di mio zio, +a ricevere i miei ordini, e gli farò tale +ammonizione che continuerà per un mese +a credersi tirato per le vesti dal diavolo, +tutte le volte che udirà la mia voce.» +</p> + +<p> +«Si vede bene adesso che il vino ha +fatto il suo effetto, disse Goldthred. Tony +Foster ubbidire ad una tua chiamata! +povero Michele! va a metterti a letto. +Fa a modo mio, va a dormire.» +</p> + +<p> +«Ascoltami, imbecille, disse con forza +il Lambourne. Scommetto cinquanta +scudi contro i cinque primi scaffali della +<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> +tua bottega, e contro tutto quello che +vi sta sopra, ch’io obbligo Tony Foster +a venire in questa osteria prima +che ne abbiamo fatto tre volte il giro.» +</p> + +<p> +«Io non voglio poi fare scommesse di +tale importanza (disse il merciaio, alquanto +sgomentito da una proposta che annunziava +una cognizione un po’ troppo +esatta di tutti i cantoni del suo fondaco +per parte di chi la facea). Ma se ti +piace, scommetterò teco cinque scudi, +che Tony Foster non lascia la sua casa +per venire dopo l’ora della preghiera +a far conversazione in un’osteria, nè +con te, nè con qualsivoglia altra persona.» +</p> + +<p> +«T’ho preso in parola, disse il Lambourne; +venite qui, caro zio, tenete le +poste, e ordinate subito a qualcuno dei +vostri ragazzi, dei vostri novizii d’osteria, +che si trasporti sull’istante a Cumnor, +che dia questa lettera a maestro +Foster, e gli dica che il suo collega +Michele Lambourne l’aspetta nel castello +del proprio zio, qui presente, per +parlare seco lui d’affari di altissima importanza. +Corri presto, ragazzo, è omai +notte, il tanghero va a dormire col +sole per risparmiare la candela.» +</p> + +<p> +Il breve intervallo trascorso fra l’andata +e il ritorno del messaggero fu speso +<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> +tra ridere e sbevazzare. Il famiglio adunque +portò per risposta che il Foster veniva +subitamente. +</p> + +<p> +«Ho vinto, ho vinto,» gridò il Lambourne, +mettendo la mano sopra i denari. +</p> + +<p> +«Non ancora, disse il merciaio impedendolo, +fa di bisogno aspettare che +sia arrivato.» +</p> + +<p> +«Che diavolo! egli è già sulla soglia, +soggiunse Michele. Che ti ha egli commesso +rispondermi, o giovinetto?» +</p> + +<p> +«Con buona licenza di <i>vostro Onore</i>, +soggiunse quel messo, egli ha posto la +testa fuori della finestra, tenendo un moschettone +fra le mani, e dopo avergli io +partecipato il vostro messaggio, cosa che +ho fatto tremando, mi ha risposto, piuttosto +bruscamente che la Signoria vostra +poteva andarsene alle regioni infernali.» +</p> + +<p> +«Avrà anzi detto senza complimenti +all’inferno, soggiunse il Lambourne, +perchè egli manda colà tutti quelli che +non sono della sua congregazione.» +</p> + +<p> +«Sì, signore: ha propriamente usato +di queste parole, riprese a dire il messo; +ma mi è sembrata più poetica l’altra +frase.» +</p> + +<p> +«Vedete un garzone di spirito! disse +Michele. Tu beverai una tazza di vino +per rinfrancare la tua piva poetica. +E che altro soggiunse il Foster?» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> +</p> + +<p> +«Mi ha richiamato, incaricandomi +dirvi, che essendo voi il quale avevate +bisogno di parlargli, potevate bene andare +a casa sua.» +</p> + +<p> +«E poi?» +</p> + +<p> +«E poi ha letta la lettera, che parve +lo mettesse in grande imbarazzo; indi +mi ha domandato se <i>vostro Onore</i> era... +così... allegro. Gli ho risposto che parlavate +a metà spagnuolo, come quelli +che hanno viaggiato alle Canarie.» +</p> + +<p> +«Che dici mariuolo? tu non vali una +tazza a metà piena; ma tiriamo innanzi.» +</p> + +<p> +«In ultimo ha borbottato fra i denti, +che <i>vostro Onore</i> col non andare da lui +avrebbe fatto fuggire quanto era d’uopo +tenere racchiuso. Così dicendo ha preso +il suo vecchio berrettone, e si è +messo addosso il suo giustacuore turchino +tutto spelato, e come vi dissi lo +vedrete fra poco.» +</p> + +<p> +«Ed è che costui dice vero, replicò +il Lambourne parlando con se medesimo; +il mio sciocco cervello mi ha fatto +uno dei suoi soliti giuochi. Ma coraggio! +ch’egli venga. Non ho corso sì lungo +tempo il mondo per non mi sapere +liberare dagl’imbarazzi in qualunque +stato io mi trovi, o imbriaco o digiuno. +Portami un fiasco d’acqua fresca, ond’io +possa battezzare il mio vino.» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> +</p> + +<p> +Tantochè il Lambourne, tratto, a quanto +parve, dal vicino arrivo del Foster +in più mature considerazioni sul proprio +stato presente, si accigneva a riceverlo, +Giles Gosling, cheto cheto, si trasferì +nella stanza del merciaiuolo. E lo trovò +fortemente esagitato, e che facea grandi +passi innanzi e indietro per la camera. +</p> + +<p> +«Voi vi siete ritirato assai presto,» disse +l’ostiere all’ospite. +</p> + +<p> +«E n’era ben tempo, rispose il merciaiuolo, +poichè il diavolo è venuto a +stare in mezzo a voi altri.» +</p> + +<p> +«Non trovo cosa molto urbana per +parte vostra, che qualifichiate di tal titolo +un mio nipote; anzi come buon parente, +non dovrei nemmeno rispondervi, +benchè pur troppo sia vero che Michele +possa in qualche modo riguardarsi +come un confratello di Satanasso.» +</p> + +<p> +«Ah! non parlo dell’imbriaco, replicò +il merciaiuolo, ma dell’altro, perchè +posso parlarne... in somma, quand’è +che partono? Qual è il fine di questo +lor viaggio?» +</p> + +<p> +«Veramente, disse l’ostiere, son tali +interrogazioni, a cui non saprei che rispondere. +Ma ascoltatemi, signore. Voi mi +portate un contrassegno della memoria +che il degnissimo sig. Tressiliano conserva +di me. È un bel diamante.» Prese +<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> +l’anello; tornò a contemplarlo con aggradimento; +poi aggiunse, rimettendolo +nella sua borsa, essere tal ricompensa al +di sopra di quanto mai potea fare per +mostrarsi grato a sì rispettabile donatore. +Egli, Gosling, facea il mestiere d’albergatore, +e meno che a chiunque gli +conveniva frammettersi negli affari altrui. +Quel poco che aveva potuto sapere intorno +alla signora di Cumnor, lo aveva +già detto; ella continuava sempre a +dimorarvi nella più compiuta solitudine; +que’ pochissimi che per caso ben raro +l’avevano veduta, si accordavano nel dipingere +l’aria sua di tristezza, e il contraggenio +che ella mostrava a rimanersi +così confinata. «Ma, continuò a dire l’ostiere, +se voi voleste far cosa gratissima +al vostro padrone, ne avete cred’io il +più bel destro di quanti mai se ne sieno +a voi presentati. Tony Foster sta +per venire in questo luogo. Noi non abbiamo +bisogno che di fare annasare al +Lambourne un altro fiasco di vino, per +essere sicuri che gli ordini stessi della +Regina non basterebbero a smoverlo dal +banco ov’è seduto. Voi avete adunque +un’ora o due per poter fare con sicurezza +le cose. Se volete prendere con voi +il vostro fardello, il miglior fra i pretesti +<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> +a mio avviso che possiate trovare +è trasferirvi alla casa del Foster; non +vi sarà forse difficile l’indurre la vecchia +fantesca, sicura che il suo padrone è lontano, +ad introdurvi dinanzi alla Signora +per venderle alcune delle vostre galanterie. +Con questo espediente voi potete +conoscere il suo stato, meglio che non +ve lo potessimo spiegare io o qual si +voglia altra persona.» +</p> + +<p> +«Ottimo, eccellente stratagemma! +(sclamò Wayland, il quale, come ognun +facilmente immagina, era il merciaiuolo). +Stratagemma però non immune +da pericoli; perchè... supponete +un poco che tornasse a casa il Foster!» +</p> + +<p> +«Supposizione facilissima a verificarsi!» +aggiunse l’ostiere. +</p> + +<p> +«Ovvero, continuò Wayland, che la +signora non mi fosse molto obbligata delle +mie premure.» +</p> + +<p> +«Il che parimente è fra le cose possibili, +riprese a dire Giles Gosling. Io +mi maraviglio come il sig. Tressiliano +si affaccendi tanto per una persona che +lo cura sì poco.» +</p> + +<p> +«Sia in un modo o nell’altro, ho +ricevuto una trista commissione, disse +Wayland, e considerando bene tutte le +cose, tale disegno non mi quadra gran +fatto.» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> +</p> + +<p> +«In verità, sig. servitore, disse il nostro +ostiere, questo è affare del vostro +padrone e non mio. Voi dunque dovete +sapere meglio di me quali sono i rischi +da temersi, o fin dove siate risoluto +di cimentarli. Ma non potete sperar +certamente che nessun altro si esponga +per voi, là donde vi tirate addietro +voi stesso.» +</p> + +<p> +«Aspettate, soggiunse allora Wayland, +ditemi solamente una cosa; il vecchio, +giunto questa sera, va egli pure a pernottare +al castello di Cumnor?» +</p> + +<p> +«Sicuramente, rispose l’oste. Il servo, +che condussero seco, ha detto aver +ordine di trasportar colà il loro fardello; +ma la birra ha tanto potere sopra costui, +quanto ne ha il vino delle Isole sopra +Michele.» +</p> + +<p> +«Basta così (disse Wayland, prendendo +un’aria risoluta), io confonderò +i divisamenti di questo vecchio scellerato. +Il ribrezzo inspiratomi dalla sua orrenda +presenza comincia a far luogo all’odio +che sento contro di lui. Aiutatemi a caricarmi +del mio fardello, o buon ostiere: +e tu, vecchio Albumazar, trema; vi è +nel tuo oroscopo un’influenza maligna, e +viene questa dalla costellazione della +grand’Orsa.» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> +</p> + +<p> +Nel dir ciò Wayland si pose sulle +spalle la sua bottega portatile, e guidato +dall’albergatore, uscì per una porta +di dietro, prendendo il cammino men +frequentato che conduceva a Cumnor. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span></p> + +<h2 class="nosp">CAPITOLO III.</h2> +</div> + +<div class="blockchap"> +<p> +V’ha di tai merciaiuoli che valgono +meglio di quanto v’immaginate, +sorella mia. +</p> + +<p class="indr"> +<i>Novella del verno. Atto IV.</i> +</p> +</div> + +<p> +Nel tempo che Tony Foster pensava +ad eseguire appuntino le raccomandazioni +per più riprese fattegli dal Conte, +era parimente sollecito di conciliarle colle +proprie massime insociabili, e colla propria +avarizia. Onde nell’assestare all’uopo +che richiedevasi la sua casa, pose +maggior arte ad evitare di farsi scorgere, +che ad assicurarsi da una molesta +altrui curiosità. Perciò in vece di procacciarsi +molti servi che vegghiassero alla +sicurezza del deposito affidatogli, e +alla difesa dell’abitazione, aveva cercato +anzi col tener poca gente al suo servigio di +sconcertare i calcoli dei curiosi. +Quindi, eccetto il caso che si trovasse a +Cumnor qualcuno del seguito di Varney +o del Conte, un vecchio servo, e +due altre vecchie fantesche, le quali si +prestavano agli ufizi più abbietti degli +appartamenti della Contessa, erano le +<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> +sole persone impiegate nella famiglia. Fu +una di queste due vecchie, che aperse +la porta, allorchè Wayland picchiò; ed +essa corrispose con sole ingiurie alla domanda +fattale dall’altro di potere in +persona offerire le sue mercanzie alle signore +che ivi abitavano. Ma il merciaiuolo +trovò un espediente onde pacificarla +col lasciarle scorrere fra le mani +una moneta d’argento, e col prometterle +in dono un pezzo di drappo da farsi +un vestito, semprechè la padrona di casa +comperasse da lui qualche cosa. +</p> + +<p> +«Dio ti benedica, perchè la vesta +che ho è tutta in minuzzoli. Fa d’introdurti +disinvoltamente col tuo fardello +dentro al giardino, poichè la signora +vi sta ora a diporto.» Lo guidò ella +stessa, ed additandogli una vecchia conserva +da piante esotiche abbandonata: +«Vedila là, figlio mio. Ella farà buone +compere quandochè le convengano le tue +mercanzie.» +</p> + +<p> +«Ella mi lascia solo (cominciò a far +queste meditazioni Wayland, allorchè udì +che la vecchia partitasi da lui chiudeva +la porta del giardino). Mi toccherà uscirne +alla meglio che potrò. — Vado io +a procacciarmi un presente di bastonate? — Uccidermi! +non oseranno uccidermi +per sì poco ed in una sera tanto chiara. — In +<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> +somma non è più tempo di +tornare addietro. Andiamo. Un buon +generale non dee pensare alla ritirata, +che quando si vede vinto. — Scorgo due +donne dalla parte di quel vecchio edifizio. +In qual modo mi farò a parlar +loro? Proviamo. William Shakespeare, +sii tu il mio soccorritore in tal congiuntura. +Canterò un pezzo dell’<i>Autolico</i>.» +Allora con voce forte e sicura intuonò +questa cotanto nota strofetta. +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">»Bella, bella mussolina,</p> +<p class="i01">»Bianca al par di neve alpina!</p> +<p class="i01">»Veli neri come l’ali</p> +<p class="i01">»D’uccellacci sepolcrali!</p> +<p class="i01">»Guanti degni della mano</p> +<p class="i01">»Delle spose del Sultano!</p> +<p class="i01">»Mascherine mezze, e intere,</p> +<p class="i01">»Buone ai furti del piacere!</p> +</div></div> + +<p> +«Che cosa è questa novità? Il caso +ne manda cose straordinarie, o Giannina. +Comprendi tu nulla?» disse la +Contessa. +</p> + +<p> +«Signora, rispose Giannina, egli è +uno di quei mercanti di vanità mondane, +detti merciaiuoli, che spacciano le +loro inutilità con canzoni ancora più +inutili. Ben mi maraviglio, che la vecchia +Dorca l’abbia lasciato passare.» +</p> + +<p> +«Anzi è una fortuna, ragazza mia, +disse la Contessa; noi meniamo qui una +<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> +vita tanto noiosa, avremo forse di che +distrarci per qualche momento.» +</p> + +<p> +«Dite bene, mia graziosa signora; mio +padre però!...» +</p> + +<p> +«Ma non è padre di me, o Giannina, +e non è neanco mio padrone. Dunque +fa avanzare quest’uomo. Mi abbisognano +appunto molte bagattelle.» +</p> + +<p> +«Se è per questo bisogno, riprese a +dire Giannina, basta lo facciate sapere, +colla prima lettera che gli scrivete, al +vostro sposo, e purchè le cose di cui +mancate si possano trovare in Inghilterra, +non tarderete certamente ad averle. +Diversamente, ci accadrà qualche disastro. +Ve ne supplico ancora, mia buona +padrona, permettete che ordini a +quest’uomo d’andarsene.» +</p> + +<p> +«E voglio anzi che tu gli dica di +presentarsi a me. — Ma no: fermati, mia +buona fanciulla; andrò verso lui io +medesima per evitarti rimproveri.» +</p> + +<p> +«O mia cara signora, piacesse a Dio +che non vi fosse da temere null’altro!» +disse mestamente Giannina, intantochè la +Contessa dicea ad alta voce a Wayland: +</p> + +<p> +«Accostati buon uomo, e disfà il +tuo fardello. Se ne porti mercanzie di +buona qualità, benediremo entrambe la +fortuna che qui ti condusse.» +</p> + +<p> +«Di qual cosa abbisogna la Signoria +<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> +vostra?» disse Wayland intanto che +apriva la sua bottega portatile, e faceva +la dimostrazione delle cose contenutevi, +con tanta maestria che l’avresti +detto merciaiuolo di condizione fin dalla +prima sua giovinezza; benchè per vero +dire nelle diverse trasformazioni della +vagabonda sua vita avesse professato anche +questo mestiere. Nè si stette dal far +l’encomio delle proprie merci colla scioltezza +ordinaria alla gente di tal condizione, +nè si mostrò ignaro della grand’arte +di assegnarne il prezzo. Tornò in +ultimo a ripetere: «Di che abbisogna +la Signoria vostra?» +</p> + +<p> +«Di che abbisogno? disse la Contessa. +In verità, considerando che da sei +lunghi mesi in qua, non ho comprato +per mio uso un’<i>auna</i> di tela rensa o +batista, nè la menoma bagattella, credo +stare meglio a me l’interrogarti: <i>che +cosa hai da vendere?</i> Metti da parte questo +collare e queste maniche di tela batista, +queste frange d’oro a doppio giro +guernite di tocca... e questa mantellina +di colore scarlatto non ti piace, +Giannina?» +</p> + +<p> +«Se mi permettete dirvi il mio parere, +rispose Giannina, direi che la ricchezza +pregiudica alla grazia del lavoro.» +</p> + +<p> +«Non te ne intendi, figlia mia, disse +<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> +la Contessa. Per tua penitenza, porterai +tu stessa questa mantellina, e i bottoni +d’oro massiccio consoleranno tuo +padre, e lo faranno più indulgente sul +colore scarlatto del drappo. Osserva però +ch’egli non li levi per mandarli a far +compagnia agli <i>angeli</i> d’oro che tien +prigionieri entro il suo scrigno.» +</p> + +<p> +«Ardirei io pregare la Signoria vostra +a far risparmio del mio povero padre?» +</p> + +<p> +«Oh pei risparmi, lasciamoli fare a +lui, che è tenerissimo de’ risparmi,‍<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a> +replicò la Contessa. Ma torniamo alle +nostre spese; io prendo questa guarnizione +da testa, e questo spillone d’argento +fornito di perle. Giannina, metti a +parte quanto basta del drappo men fino +che vedi lì, onde Dorca e la sua compagna +Alison si facciano due vesti. Povere +vecchie! nel venturo verno si ripareranno +meglio dal freddo. Or dimmi +un poco (voltasi di nuovo al merciaiuolo) +non hai essenze, o sacchetti profumati, +o boccettine da odore di nuova +foggia?» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> +</p> + +<p> +«Se fossi un vero merciaiuolo, avrei +trovato la mia fortuna,» pensò Wayland +fra se stesso mentre rispondeva alle inchieste +che la Contessa volgevagli con vivacità, +una addosso all’altra, coll’ardore +di giovane persona priva da lungo +tempo d’intertenimento cotanto gradevole. +Egli avrebbe voluto condurre i discorsi +a più importanti considerazioni. Ma +come farlo? Mostrandole allora tutto il +fornimento che avea d’essenze e profumi, +per conciliarsi maggior attenzione +da lei, trasse il proprio dire alla seguente +osservazione: che tali merci aveano +pressochè raddoppiato di prezzo dopo i +magnifici apparecchi, cui stavasi intento +il conte di Leicester per ricevere nel +maestoso suo palagio di Kenilworth la +Regina e la Corte. +</p> + +<p> +«Ah! disse con forza la Contessa, +questa voce è dunque fondata, o Giannina?» +</p> + +<p> +«Certamente, o signora, rispose Wayland; +e mi fa maraviglia che ciò non sia +giunto alle orecchie di vostra Signoria. +La Regina d’Inghilterra passerà una settimana +di questa estiva stagione fra le +feste e i piaceri che sta allestendole il +Conte. Quanti dicono che sono vicini, +il nostro paese ad avere un Re, ed Elisabetta +d’Inghilterra, Dio la benedica +<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> +sempre! uno sposo prima che finisca la +state.» +</p> + +<p> +«Chi parla così mente con impudenza,» +sclamò la Contessa, impazientitasi +oltre ogni dire. +</p> + +<p> +«Per amor del Cielo, mia Signora, +acchetatevi, soggiunse Giannina, fattasi +tutta tremante. E chi fa attenzione alle +notizie date da un merciaiuolo?» +</p> + +<p> +«Sì, Giannina, sclamò la Contessa, +tu hai ragione di rimproverarmi. Tali +ciance, intese ad oscurare la fama del +più chiaro, del più nobile fra i Pari +dell’Inghilterra non possono trovare credito +e spaccio che presso persone abbiette +ed infami.» +</p> + +<p> +«Voglio morire, o Signora (disse +Wayland che vedea la collera della Contessa +tutta scaricarsi sopra di lui), voglio +morire se ho fatto nulla che possa +meritarmi questi rimproveri. Ho detto +solamente ciò che pensano alcune persone.» +</p> + +<p> +In questo mezzo, la Contessa erasi +composta a tranquillità, e fatta cauta dai +suggerimenti di Giannina, cercava sbandire +da sè ogni apparenza di mal umore. +Onde voltasi a Wayland, sì gli disse: +«Mi spiacerebbe, buon uomo, se +la nostra Regina abbiurasse il titolo di +vergine sì caro a tutti i suoi sudditi: +<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> +accertati che non accadrà nulla di quanto +ti fecero credere». Poi studiosa di +cambiare discorso: «Che cosa è la mistura +ch’io vedo custodita con tanto riguardo +nel fondo di questa scatoletta di +argento?» soggiunse ella esaminando +l’interno d’un cofanetto, entro cui si +trovavano, ordinati in cassettini disgiunti, +vari profumi e droghe. +</p> + +<p> +«È un rimedio, o signora, contro +un’infermità, di cui come spero non +avrete mai a lagnarvi. Una dose di questa +pomata, non più grossa d’un pisello, +inghiottita nel durare d’una settimana, +fortifica il cuore contro i vapori neri +prodotti dalla solitudine, contro la tristezza, +contro una passione infelice, o +una speranza delusa....» +</p> + +<p> +«Impazzite ora? si fece a dire vivacemente +la Contessa; ovvero credete +che per aver io avuto la bontà di comperare +a prezzo esorbitante le vostre cattive +mercanzie, potrete d’ora in avanti +farmi credere quanto vi verrà nella mente? +Ove si è mai detto che le affezioni +del cuore potessero essere vinte da +rimedi amministrati alla parte fisica del +nostro corpo?» +</p> + +<p> +»Salvo l’onorevole vostro beneplacito, +vi dirò, nobile Signora, ch’io sono un +galantuomo, e che vi ho venduto a moderato +<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> +prezzo le mie mercanzie. In quanto +spetta a questo prezioso rimedio, nel +vantarvene la virtù, non vi ho già consigliato +a comperarlo. Nè tampoco vi guarentisco +che valga a risanare da una malattia +di spirito fortemente radicata; cosa +che possono operare Dio solamente +ed il tempo. Pure vi sostengo, che il +mio balsamo dilegua i vapori neri che +nascono nel corpo, come parimente la +tristezza che opprime l’animo. Con questo +rimedio guarii diversi, e cittadini e +cortigiani, e fra gli altri ultimamente +il nobile sig. Edmondo Tressiliano, gentiluomo +di Cornovaglia, che i cattivi +trattamenti, mi fu detto, di una giovane +da lui teneramente amata, aveano +ridotto a tale estremo di tristezza, onde +si temesse per la sua vita.» +</p> + +<p> +Qui si fermò; e la Contessa si tenne +per qualche tempo in silenzio, poi +con tuono di voce, che invano ella tentava +di rendere intrepido e qual di persona +indifferente, gli chiese: +</p> + +<p> +«E questo infermo da voi curato, +presentemente ha riacquistata la salute +del tutto?» +</p> + +<p> +«Sta assai meglio, rispose Wayland; +almeno non soffre più mali fisici.» +</p> + +<p> +«Voglio provare questo rimedio, o +Giannina, disse la Contessa; anch’io +<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> +soggiaccio ad assalti di questa nera malinconia +che offusca la mente.» +</p> + +<p> +«No del certo, fu presta a dire Giannina; +qual certezza avete voi che le +droghe di questo mercante non sieno pericolose?» +</p> + +<p> +«Sarò io medesimo mallevadore della +mia buona fede,» disse Wayland, ed inghiottì +alla loro presenza una parte di +quel rimedio. La contessa ne comperò il +rimanente; poichè le osservazioni fatte +da Giannina per dissuaderla da ciò, non +valsero che a confermarla nel suo disegno. +Anzi in quell’istante medesimo ne +assaggiò la prima dose, assicurando sentirsi +già il cuor sollevato, e risorta in +sè la naturale gaiezza, effetti che giusta +ogni apparenza non erano che nell’accesa +sua immaginazione. Raccolte allora +tutte le cose acquistate, consegnò la sua +borsa a Giannina, raccomandandole di +pagare il merciaiuolo, intanto ch’ella, +quasi parendole d’essersi anche di soverchio +allettata in quell’intertenimento, +augurò la buona sera al venditore, e +ritornò con aria indifferente al castello, +sicchè non rimase speranza a Wayland +di parlarle oltre in privato. Ei tentò nondimeno +di procurarsi qualche schiarimento +maggiore da Giannina. +</p> + +<p> +«Mia giovinetta, diss’egli, la tua fisonomia +<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> +indica, che tu debba amar molto +la tua padrona. Ella di fatto ha grande +bisogno del tuo fedele servigio!» +</p> + +<p> +«E ben ella lo merita. Ma a qual +proposito dici questo?» +</p> + +<p> +«Figlia mia, io non sono propriamente +quel tale che comparisco essere,» +disse, abbassando la voce, Wayland. +</p> + +<p> +«Doppia ragione per non crederti un +onest’uomo!» rispose Giannina. +</p> + +<p> +«Anzi doppia ragione, soggiunse Wayland, +per credermi tale, giacchè non son +io un merciaiuolo!» +</p> + +<p> +«Vattene tosto di qua, disse Giannina, +o corro a chiamar gente in soccorso. Mio +padre dovrebb’essere già di ritorno.» +</p> + +<p> +«Non fare questa pazzia, rispose Wayland, +perchè te ne pentiresti. Io sono +fra gli amici della tua padrona. Ella ha +bisogno di acquistarne altri ancora, e +non di perdere per tua colpa quelli, su i +quali già può far conto.» +</p> + +<p> +«Qual prova vorresti darmi di ciò?» +fu pronta a chieder Giannina. +</p> + +<p> +«Guardami in volto, e dimmi se non +leggi in questi lineamenti l’aspetto d’un +onest’uomo.» +</p> + +<p> +Di fatto, benchè il nostro artefice fosse +lontano dall’esser bello, pure scorgeasi +nella sua fisonomia l’acutezza d’un ingegno +inventivo, che unita ad occhi vivaci +<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> +e pieni di brio, ad una bocca ben +fatta, ad un modo gentil di sorridere, +dava sovente grazia e vezzo a lineamenti +irregolari di lor natura. +</p> + +<p> +Giannina lo contemplò qualche tempo +con quello sguardo scaltrito, che è proprio +del suo sesso, poi gli rispose: «O +amico mio, ad onta della buona fede di +cui ti vanti, e benchè io non abbia la +sapienza di leggere libri della natura di +quelli che ora mi vorresti presentare, credo +vedere in te qualche cosa, che sta fra +il merciaiuolo, ed il vagabondo.» +</p> + +<p> +«Eh! un pochettino forse anche di questo! +disse Wayland sorridendo; ma ascoltami; +questa sera o domani mattina +arriverà qui un vecchio, in compagnia di +tuo padre. Egli ha il passo leggiero del +gatto, l’occhio fino e maligno del sorcio, +i modi carezzevoli del can di Spagna, +e la ferocia del mastino. Guardati +da lui, e per il tuo bene, e per quello +della tua padrona. Guardati da lui, bella +Giannina; egli nasconde il veleno dell’aspide +sotto la pretesa innocenza della +colomba. Non saprei dirti al giusto qual +delitto egli mediti, ma la malattia e la +morte gli tengono dietro. Non dir nulla +di tutto ciò alla tua padrona. La mia +esperienza m’insegna che nel suo stato il +timore di un male può esserle dannoso +<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> +quanto il male medesimo. Abbi cura +ch’ella faccia uso del mio specifico. Sappi +(continuò egli abbassando la voce e +con tuono solenne) che è un antidoto +contro il veleno. Stiamo ad ascoltare; +Essi entrano nel giardino.» +</p> + +<p> +Di fatto si udiva un bisbiglio, in mezzo +a cui distinguevansi voci di smodata +allegria ed altre più serie e robuste. Wayland, +a questo primo sentore s’appiattò +in fondo d’una folta macchia, e Giannina +si nascose nel vecchio edifizio delle +piante esotiche per non esser veduta, e +affine di nascondere per allora le compere +che avea fatte dal preteso merciaiuolo; del +rimanente ella non aveva alcun motivo +d’inquietarsi per se medesima. +</p> + +<p> +Il padre di lei, il vecchio servo del +lord Leicester, entrarono nel giardino tumultuando, +e posti nel più grande imbarazzo +dal Lambourne, al quale il vino +aveva affatto volta la testa. Cercavano di +acchetarlo, ma invano; perchè costui aveva +inoltre la bella sorte, che quando il +vino lo prendeva, non si lasciava infine +vincere dal sonno, come è solito degli altri +imbriachi. Ma egli era uno di quelli +che si reggevano lungo tempo sotto l’influenza +del liquore di Bacco, sintantochè +a furia di libagioni cadono in una indomabile +frenesia. Diverso inoltre il Lambourne +<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> +dalla maggior parte degl’imbriachi, +che perdono la libertà de’ moti e +delle parole, egli al contrario nello stato +d’ebbrezza parlava con più enfasi e più +scioltamente che mai nol facesse, oltrechè +raccontava tutte quelle cose, che a mente +sana avrebbe voluto non lasciar traspirare +all’aria medesima. +</p> + +<p> +«E che? gridava Michele con tutta +la forza de’ suoi polmoni, non farete voi +altri una festa al mio arrivo, non farete +gozzoviglie in onore di me che conduco +nel vostro canile la fortuna in sembianza +d’un cugino del diavolo? d’un cugino +del diavolo, che ha virtù di cambiare i +pezzi d’ardesia in buone piastre di Spagna? +Accostati, Tony <i>Brucia-Cataste</i>, +papista, puritano, ipocrita, avaro, libertino, +demonio impastato di tutti i peccati +mortali, accostati e prostrati dinanzi +a chi ti condusse il <i>Mammone</i> che adori.» +</p> + +<p> +«In nome di Dio! parla sommesso, +disse il Foster; entra in casa, avrai vino, +avrai quello che saprai domandare.» +</p> + +<p> +«No, vecchio tanghero; voglio averlo +qui, gridava a tutta voce lo spadaccino, +qui <i>al fresco</i>, come dicono gl’Italiani. Se +sarò matto a bere fra due muraglie, avendomi +vicino questo diavolo d’avvelenatore, +che mi farebbe soffocare fra i vapori +<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> +dell’arsenico o dell’argento vivo! Varney +m’ha insegnato a non fidarmene.» +</p> + +<p> +«In nome di tutti i diavoli! dategli vino,» +disse l’alchimista. +</p> + +<p> +«Ah! ah! che tu ci metteresti poi il +condimento! non è vero, vecchio ghermitore? +Sicuramente! ci troverei il verde rame, +l’elleboro, il vitriolo, l’acqua forte, +e vent’altri ingredienti diabolici, che fermenterebbero +nella mia povera testa, come +il filtro che le vecchie streghe fanno +bollire nelle loro caldaie per chiamare a +sè il diavolo. Dammi il fiasco tu stesso, +vecchio Tony <i>Brucia-Cataste</i>, e guarda che +sia vino fresco, e che non fosse mai riscaldato +a quel focolare, dove furono arrostiti +i vescovi in questo paese. Ovvero aspetta +che Leicester sia Re se vuol esserlo! Bene! +e Varney, lo scellerato Varney! gran Visir. +Ottimamente per mia fede! E che cosa +poi sarò io? Imperatore. Sì signori, l’imperatore +Lambourne. Vedrò questa divinità +che costoro hanno imprigionata qui +pei loro segreti piaceri. Voglio che ella +venga questa sera a vôtarmi da bere, e +a mettermi la mia berretta da notte. Che +cosa può farsi un uomo di due mogli, fosse +egli venti volte Conte? Rispondi a questo, +Tony, figlio mio, vecchio cane, ipocrita, +reprobo, che Dio cancellò dal libro della +<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> +sua grazia, vecchio fanatico, bestemmiatore, +intenditore di vescovi, rispondi a +tutto questo.» +</p> + +<p> +«Or ora gl’immergo fino al manico il +mio coltello nel ventre,» disse Foster a +voce bassa e fremendo di collera. +</p> + +<p> +«Per l’amor di Dio! non commettiamo +violenze, disse l’Astrologo, ce le farebbero +pagar care. Su via, Lambourne, mio buon +amico, vuoi tu trincare con me alla salute +del nobile conte di Leicester e di Riccardo +Varney?» +</p> + +<p> +«Certo! mio vecchio Albumazar, certo! +mio bravo venditor di veleni. Io ti abbraccerei, +onestissimo violatore della legge +Giulia (come dicono a Leida) se tu non +avessi addosso un esecrabile odore di solfo +e d’altre infernali droghe di tal natura. +Andiamo dunque, son pronto. Alla salute +di Varney e di Leicester, delle due +menti più nobilmente ambiziose di tutta +l’Inghilterra, dei due increduli più profondi +e più simulatori, più sublimi e più +maligni, più... basta. Non dirò altro; +ma chiunque ricuserà darmi ragione!... +Giur’al Cielo gli pianto il mio stilo nel +cuore. Andiamo, miei buoni amici.» +</p> + +<p> +Così parlando il Lambourne terminò +di trangugiar la bevanda versatagli dall’Astrologo, +la quale non era già vino, ma +liquor distillato che costui ebbe in pronto +<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> +da sostituire. Onde il nostro Michele +incominciava un giuramento, allorchè gli +cadde di mano la tazza vôta. Mise la mano +all’impugnatura della sciabola, ma non +ebbe forza per tirarla fuori; barcollò e +cadde privo di moto e di sensi fra le braccia +dei famigli, che portatolo nella sua +stanza, lo adagiarono sul letto. +</p> + +<p> +In quel generale bisbiglio, Giannina, +senza che alcuno la vedesse, raggiunse la +camera della padrona. Tremava ella siccome +foglia, risoluta nullameno nel suo +animo di celare alla Contessa i terribili +sospetti che le parole del Lambourne le +avevano inspirato: tanto più che tali timori, +comunque non le apparissero ancora perfettamente +schiariti, troppo s’accordavano +coi suggerimenti del merciaiuolo. Onde +confermò la Contessa nel disegno di +prevalersi dello specifico datole dal medesimo; +consiglio, che ella forse non +avrebbe mai insinuato senza gli avvenimenti +di recente accaduti! +</p> + +<p> +Nè i propositi del Lambourne sfuggirono +certamente a Wayland, appiattato, come +dicemmo, dietro la macchia, ed il quale +era in istato, meglio assai che Giannina, +di assegnar loro il giusto valore. Si +sentì commosso da forte compassione in +osservando che una donna vezzosa quanto +lo era la giovane Contessa, e già da lui +<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> +conosciuta in seno alla domestica felicità, +fosse così abbandonata alle trame di una +banda di scellerati. Aggiugnevasi che l’abborrita +voce di quell’antico padrone, da lui +temuto ed odiato del pari, gli risvegliava +nell’animo commozioni conformi a questi +due sentimenti. Fidato grandemente nella +propria destrezza, e nei modi ancora che +possedea per adoperarla, concepì adunque +il disegno di scoprire in quella sera medesima +tutte le fila dell’orrendo arcano, e +di salvare l’infelice prigioniera, se ne era +anche in tempo, fattosi pronto ad affrontare +qualunque rischio che andava unito +al compimento d’un’idea sì generosa. Alcune +fra le parole fuggite al Lambourne +nel forte del costui delirio, lo trassero la +prima volta a mettere in dubbio, se il Varney +operasse unicamente per proprio conto +nel corteggiare la giovine bellezza, e +nel cercare di cattivarsene l’affezione. Diversi +romori intendevano a far credere, +che questo zelante servo fosse stato soccorrevole +in altre amorose tresche al padrone; +per lo che venne il pensiero a Wayland, +che il medesimo conte di Leicester +potesse anche essere il protagonista dell’orrido +dramma. Comunque non avesse +alcun motivo di supporre che la figlia del +cavaliere Robsart fosse già maritata col +<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> +Conte, ben vedea come una tresca ancorchè +passaggiera con una donzella posta nel +grado di Amy, diveniva un segreto d’altissima +importanza, la cui rivelazione avrebbe +portato fatali conseguenze a questo favorito +di Elisabetta. +</p> + +<p> +«Quand’anche il Leicester, dicea Wayland +fra se stesso, titubasse a valersi di modi +violenti per estinguere sì fatte voci, ha +al fianco tai malandrini, che gli presterebbero +il reo servigio senza aspettarne +l’assenso. S’io voglio adunque frammettermi +in questa bisogna, mi è d’uopo prender +l’esempio del mio antico maestro, allorchè +componeva la sua diabolica manna, +cioè mettermi una maschera al volto. +Domani adunque abbandonerò Giles Gosling, +e cambierò dimora così spesso come +una volpe inseguita. Vorrei ben rivedere +ancora questa giovinetta puritana: ella è +sì avvenente, e se non m’inganno sì fornita +d’ingegno, che non direbbesi mai primogenitura +di quello schifoso, scellerato uomo +di Tony <i>Brucia-Cataste</i>.» +</p> + +<p> +Si recò pertanto a prender congedo da +Giles Gosling, che non fu per vero dire +scontento di vederlo partire. L’onesto pubblicano +scorgeva cosa sì pericolosa il contrariare +i voleri d’un favorito del Conte di +Leicester, che bastava appena la sua virtù +<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> +per sostenerlo in sì fatta prova. Non risparmiò +ciò nonostante proteste di buona +volontà, e della sua premura di prestare, +occorrendone il bisogno, a Tressiliano +o al di lui messo que’ soccorsi tutti, che +fossero stati compatibili collo stato suo di +pubblicano. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span></p> + +<h2 class="nosp">CAPITOLO IV.</h2> +</div> + +<div class="poem-container"> +<div class="poem inl"><div class="stanza"> +<p class="i01">»Ambizion se frettolosa troppo</p> +<p class="i01">»La vetta aggiunga, dall’opposta banda</p> +<p class="i01">»Del pendio discosceso alfin dirupa.</p> +<p class="i12"> <i>Shakespeare.</i></p> +</div></div> +</div> + +<p> +Le splendide feste che stavano per celebrarsi +a Kenilworth erano già divenute +l’argomento de’ discorsi che faceansi da +ognuno nell’Inghilterra. Tutta dovizia di +cose atte a render più deliziosi alla regina +Elisabetta que’ giorni che le sarebbe +piaciuto dimorare nel castello del suo favorito, +venne adunata, e d’ogn’intorno +dell’isola, e dal Continente. Intanto il Leicester +progrediva ogni dì maggiormente +nelle buone grazie della Regina. Sempre +a fianco di lei ne’ consigli, ben ascoltato +nell’ore consacrate ai passatempi della Corte, +accolto in qualsivoglia istante coi contrassegni +della massima intrinsichezza, era +il Leicester la speranza di tutti coloro, +che avevano grazie da chiedere alla Sovrana: +ricercato da tutti i ministri delle +corti straniere, che in nome de’ loro monarchi +gli largheggiavano delle più lusinghiere +<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> +dimostrazioni d’affetto, egli era, +giusta il dire cortigianesco l’<i>alter ego</i> dell’orgogliosa +Elisabetta, impaziente a quanto +credevasi dell’istante favorevole per +collegarselo al poter supremo con fargli +dono della sua mano. +</p> + +<p> +Nel mezzo di tante prosperità, questo +favorito della Regina e della fortuna era +forse l’uomo il più infelice che si vivesse +in quel regno di cui sembrava l’arbitro +ed il dominatore. Egli aveva certamente +al di sopra delle sue creature la sovranità +data da ingegno, e vedea cose, che ad +esse fuggivano. Niuno al pari di lui conoscea +l’indole della Sovrana; siccome +quegli che aveva fatto un unico studio di +indagarne ad un tempo le singolarità e +le virtù, studio che unito ai poderosi espedienti +di quella sua mente abilissima, e +al lustro che gli crescevano le esterne sue +prerogative, valse a sollevarlo in tanto +favore. Ma questo medesimo conoscimento +ch’egli aveva dell’indole di Elisabetta +gli facea temere, ad ogni piè sospinto, qualche +disgrazia rovinosa e non aspettata. Il +Leicester somigliava a nocchiere, che avendo +innanzi agli occhi la carta su di cui +stanno delineati tutti i punti della via da +trascorrersi, scorge nel medesimo tempo +gran numero di secche, di scogli coperti, +e di scogli a fior d’acqua; onde tutto il +<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> +vantaggio ritratto da sì inquietante schiarimento +è la certezza, che in un prodigio +soltanto sta la speranza di uno scampo. +</p> + +<p> +Di fatto, la regina Elisabetta aveva +un’indole stranamente impastata di maschia +fortezza d’animo, e di tutte quelle +debolezze, che sono di consueto il retaggio +del sesso, cui perteneva. Gran profitto +traevano i sudditi dalle virtù che in +questa Regina superavano di gran lunga +i difetti; ma quanto ai cortigiani, ed alle +persone che le stavano intorno, trovavansi +di sovente esposte ai capricci e alle violenze +d’uno spirito per sua natura geloso +e dispotico. +</p> + +<p> +Tenera madre verso i suoi popoli, ella +era ad un tempo verace figlia di Enrico +VIII; e benchè i patimenti da lei sofferti +in giovinezza, e le cure di un’ottima +educazione avessero compresse e modificate +in essa le inclinazioni che si portava seco +col sangue, queste non si potevano dire +sradicate. +</p> + +<p> +«Lo spirito di una tal donna (così esprimevasi +sir John Harrington, che l’aveva +avuta in matrina al fonte battesimale, e +ch’ebbe a vicenda occasioni di provarne +l’affabilità e i mali umori), lo spirito di +una tal donna era il più delle volte siccome +un vento leggiero, che in una mattina +estiva sen venga dall’occidente; dolce e +<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> +soave a tutti quelli che la circondavano; +i discorsi di lei guadagnavano ogni cuore; +ma giugnevano istanti, in cui credendo ella +scorgere qualche disobbedienza o mancanza +di rispetto, prendea quel tuono che +palesava compiutamente di chi fosse figlia. +Il sorriso di lei era come dolce calor di +sole, di cui ciascuno si contende l’influenza +gradevole; ma tantosto sorgeva la burrasca +preceduta da oscure nubi, e il fulmine cadeva +indistintamente sopra d’ognuno‍<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>.» +</p> + +<p> +Tale mobilità di carattere, nè lo ignorava +il Leicester, era sopra tutto formidabile +per coloro che le avevano inspirato +qualche sentimento di affetto; perchè +il credito, frutto di tal sentimento medesimo, +non lo era così di servigi indispensabili, +che que’ favoriti prestar potessero +alla corona. Perciò la grazia conceduta al +Burleigh, o al Walsingham, benchè al di +sotto, quanto allo sfarzo, di quella onde +godeva il Leicester, era fondata manifestamente +sul senno e non sul capriccio di +Elisabetta: laonde questi cortigiani non +temevano le fasi dell’incostanza da cui +erano ad ogni istante minacciati coloro, +pei quali i primi meriti ai favori della Regina +si stavano in prerogative esterne, e +nelle inclinazioni d’un cuore femminile. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> +</p> + +<p> +Que’ grandi e saggi ministri non venivano +giudicati se non se in proporzione +degli espedienti di stato che suggerivano, +e delle massime onde affortificavano i partiti +per essi posti nelle adunanze del consiglio. +Al contrario il buon successo dei disegni +formati dal Leicester dipendeva da +tutti que’ venti leggieri ed incostanti di +capriccio o di umore, che contrariano o favoriscono +i progressi di un amante nel cuore +della sua donna; ed era Elisabetta tal +donna, che offeriva ai propri adoratori +altro scoglio, cioè il timore continuo che +era in lei di dimenticare la propria dignità, +e di compromettere il poter di Regina +coll’ascoltare di troppo le inclinazioni +connaturali al suo sesso. +</p> + +<p> +Le spine che circondavano il possedimento +del favore d’una tale amante ben +comprese erano dal Leicester; ed allorchè +spiava egli intorno di sè quai modi avesse +per conservarsi in uno stato sì precario, +ovvero, (che a ciò pur meditava) di scenderne +senza pericolo, poca speranza egli +vedea di buon esito, così ad un partito +come all’altro appigliandosi. +</p> + +<p> +Ora gli erano altissimo argomento di +considerazione il segreto suo maritaggio e +le conseguenze che ne sarebbero derivate. +E preso da amarezza contro di se medesimo +(ch’ei certamente non potea concepirne +<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> +contro la sfortunata Contessa), si rampognava +d’essersi gettato nell’impossibilità +di fondare sopra salde basi il proprio potere +collo stringere un nodo inconsiderato, +ed attribuiva a questa, così chiamata da +lui, sconsigliata passione il pericolo di una +vicina caduta. +</p> + +<p> +«Ognuno dice, così ragionava egli in +questi momenti di perplessità e di pentimento, +ch’io potrei sposare Elisabetta, +e divenire re d’Inghilterra. Ogni contrassegno +sembra annunziarlo. Non si fa menzione +nelle ballate fuorchè di queste nozze +desiderate ansiosamente dal Pubblico. Se +ne favella ne’ ginnasi; i predicatori le raccomandano +dai pulpiti; esse son quanto +l’un dice all’orecchio dell’altro fin nelle +stanze d’udienza della Regina. Si prega +che tal maritaggio si verifichi nelle chiese +dei calvinisti del Continente; fino i nostri +uomini di Stato ne han fatto parola nel +Consiglio. Niuna ammonizione è venuta +a frenare sì arditi propositi, intorno ai +quali la regina Elisabetta ha dismessa la +consueta sua protesta di voler morir vergine. +Ella conosce l’esistenza di tali romori, +nè mai si mostrarono ver me più affabili i +suoi detti, più graziosi gli atti, più soavi +gli sguardi. Niuna cosa sembra mancare a +che io divenga re d’Inghilterra, ed a che +trattomi finalmente al sicuro dall’incostanza +<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> +delle corti, io m’impadronisca di questa +corona regale, gloria dell’universo. E sarà +dunque, allor quando io potrei stendere +più ardimentosa la mano per impadronirmene +che questa mano medesima si vedrà +incatenata da un nodo segreto ed indissolubile. +Ecco, diceva egli impazientemente, +ecco le lettere di Amy che mi +persegue colle sue incessanti inchieste, +ond’io pubblicamente la riconosca, e renda +giustizia a lei, a me, e non so a chi! +Quanto a me ho ben fatto finora tutt’altro +che rendermi giustizia. Ed Amy mi +parla come se Elisabetta fosse presta ad +ascoltare la notizia di tal mio maritaggio +colla contentezza di una madre alle nozze +d’un figlio prediletto! Elisabetta quella +figlia di Enrico VIII, la cui collera non +risparmiò giammai uomini o donne che la +contrariassero ne’ suoi disegni! Che direbbe +ella all’atto di scorgere maritato quell’uomo +che con una simulata passione la trasse in +tanto inganno da confessare ella stessa il +proprio amore verso di un suddito? Quell’uomo +che si fosse fatto giuoco di lei, come +potrebbe un cortigiano prendersi trastullo +d’una povera contadina! Oh! ben vedremmo +allora quanto una femmina furibonda +sappia operare!» +</p> + +<p> +Fermandosi in sì fatte meditazioni +chiamava Varney, e lo chiedeva di consigli, +<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> +assai più di quanto il facesse in +addietro, poichè spesse volte da tal consigliere +lo aveva allontanato il ricordarsi +gli avvisi che contro tal segreto nodo +avea posti in campo. La conclusione di +questi intertenimenti era sempre il deliberare +sul modo di far comparire a Kenilworth +la Contessa. Risolvettero, finchè +poterono, far ritardare la partenza +della Regina, ma alla perfine una conclusione +divenne necessaria. +</p> + +<p> +«Elisabetta non sarà certamente paga +a men di vederla. Non so s’ell’abbia +concepiti alcuni sospetti, come mel fanno +presagire i miei timori, o se il Sussex +o alcun altro de’ miei segreti nemici +s’adoprino a ricordarle sovente la supplica +di Tressiliano; ma certamente in +mezzo alle espressioni di bontà con cui +ella è solita ad onorarmi, la storia di +Amy Robsart si frammette frequentemente. +Io credo che Amy sia la schiava postami +dalla cattiva sorte dietro il mio carro per +umiliare i miei trionfi nel momento il +più glorioso per me. Suggeriscimi qualche +espediente, o Varney, per sottrarmi +da passo cotanto arduo. Ho fatto per +differire queste maledette feste tutte le +obbiezioni, che con qualche apparenza di +convenevolezza, potevano essere messe +innanzi; ma l’abboccamento ch’ebbi oggi +<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> +colla Sovrana non mi permette omai di +commettermi fuorchè alla sorte. Ella mi +ha detto con tuono di dolcezza sì, ma +ad un tempo risoluto. — Noi non vogliamo +più, sig. Conte, lasciarvi tempo +a fare apparecchi per timore che andiate +del tutto in rovina. Sabbato, giorno nove +del mese di luglio, saremo in casa +vostra a Kenilworth. Vi preghiamo non +dimenticare alcuno degli ospiti, pei quali +mostrammo desiderio: ci sta a cuore +soprattutto conoscere la donna, che ha +potuto preferire al poeta Tressiliano il +vostro servo Riccardo Varney. — Dunque, +Varney abbi ricorso alla tua fantasia +che mi è stata utile le tante volte; +perchè come è vero ch’io mi chiamo +Dudley, le disgrazie predette nel mio oroscopo +incominciano finalmente a minacciarmi.» +</p> + +<p> +«Nè vi sarebbe qualche modo di persuadere +a Milady l’esser contenta di +sostenere per alcuni istanti la parte oscura +cui circostanze del momento l’astringono?» +disse il Varney dopo aver esitato +per qualche tempo. +</p> + +<p> +«Che osi dire, o scellerato? La mia +Contessa passar per tua moglie! Ciò non +può accordarsi nè col mio, nè col suo +onore.» +</p> + +<p> +«Oimè! Milord, rispose il Varney, +<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> +pur non è conosciuta sott’altro nome +dalla Regina. Col toglier questa d’errore +si andrebbe a rischio di scoprir +tutto.» +</p> + +<p> +«Pensa qualch’altro espediente, disse +agitato oltre ogni credere il Conte; cotesto +che tu proponi non può giammai +essere all’uopo. Ammetti ancora ch’io +condiscendessi, non vi sarebbe mai l’assenso +della Contessa; perchè debbo farti +sapere, o Varney, che Elisabetta sul proprio +trono non ha tanto orgoglio quanto +ne ha questa figlia d’un gentiluomo +oscuro della contea di Devon. Dolce, +pieghevole nelle circostanze ordinarie, +in tutte quelle, ov’ella creda scorgere +il suo onore compromesso, l’indole ne +è accensibile e violenta al par della folgore.» +</p> + +<p> +«Ne abbiam fatto prova, o signore, +e se tale non fosse la sua indole, non +ci troveremmo ora in questo impiccio. +Non so ora a qual altro stratagemma ci +resti ricorrere. Mi sembra poi che la +persona dalla quale scaturisce il pericolo, +dovesse mostrarsi, quand’è in suo +potere, sollecita di allontanarlo.» +</p> + +<p> +«Ti ripeto che è impossibile (risoggiunse +il Conte facendo tal gesto, che +proibiva al Varney fino il pensare a tale +divisamento). Non conosco forza, d’autorità +<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> +o di lusinghe, che inducesse mia +moglie a portare il tuo nome nemmeno +un istante.» +</p> + +<p> +«La cosa per altro è alquanto scabrosa,» +disse il Varney con tuono tronco, e +senza fermarsi su di tale argomento. Poi +soggiunse: «Se si trovasse qualch’altra +persona da sostituirle! Tai giuochi +di mano sono andati a buon termine +sotto gli occhi d’altri monarchi antiveggenti +quanto lo è la Regina Elisabetta.» +</p> + +<p> +«Tu perdi il cervello, o Varney, +rispose il Conte: la falsa Amy dovrebbe +sostenere il confronto di Tressiliano, +e ne diverrebbe inevitabile lo scoprimento.» +</p> + +<p> +«Si potrebbe allontanare Tressiliano +dalla Corte,» disse allora senza esitare +il Varney. +</p> + +<p> +«E con quai modi?». +</p> + +<p> +«Con quai modi? Un personaggio posto +nella vostra condizione ne ha infiniti +per allontanare dalla scena un uomo, +che incessante nello spiare i vostri +segreti, vi è divenuto un pericolosissimo +oppositore.» +</p> + +<p> +«Non voglio udirmi parlare di tal genere +di espedienti politici, o Varney, +disse il Conte. Poi nel caso in cui siamo +non gioverebbero a nulla. Possono +esservi alla Corte molte altre persone +<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> +che abbiano veduta Amy, e mancando +Tressiliano, non si starebbero dal far +venire il padre di lei o alcuni de’ suoi +amici. Cerca ancora qualch’altro stratagemma +nella tua immaginazione.» +</p> + +<p> +«Signore, io non so più qual cosa +proporre, ma so bene che se mi trovassi +in una perplessità qual si è quella dell’animo +vostro, correrei volando a Cumnor, +e costringerei mia moglie ad acconsentire +a quegli espedienti, che la sua e la mia +sicurezza chiedessero.» +</p> + +<p> +«Non posso, allora soggiunse il Conte, +costringerla a cosa, che ripugnerebbe +alla nobiltà della sua indole. Troppo, +così operando, mi mostrerei ingrato all’amore +ch’ella ha per me!» +</p> + +<p> +«Ebbene, o signore, rispose Varney, voi +siete un uomo nel quale onore e saggezza +vanno del pari. Non vi dirò dunque +che questi scrupoli delicati son da +romanzo, e non possono aver corso fuorchè +in Arcadia, come lo ha scritto il +nipote vostro Sydney. Ma permettete un’altra +osservazione ad un vostro umilissimo +servo, il quale ebbe finor la fortuna +di vedere non disdegnata nemmeno +dalla Signoria vostra la poca cognizione +ch’egli si acquistò vivendo nel +mondo. Vorrei sapere se in questo felice +nodo che unisce a voi la figliuola +<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> +di sir Robsart, l’obbligazione maggiore +sia dal canto vostro, o da quello della +Signora, e qual dei due abbia maggiori +motivi di usar compiacenza, e prendere +in esame i desiderii, la convenienza, la +sicurezza dell’altro.» +</p> + +<p> +«Ti ripeto, Varney, disse il Conte, +che quanto fu in mio poter di concederle, +non fu merito mio, ma pagato +al di là dalla sua virtù non minore in +lei della bellezza. Ah! no: fra le persone +pervenute ad alto stato, non fuvvi giammai +altra creatura più capace di ornarlo +e di abbellirlo.» +</p> + +<p> +«È una gran fortuna, o signore (riprese +a dire Varney con quel suo sorriso +sardonico, che ad onta de’ riguardi +di rispetto non era sempre in suo potere +il frenare), è una gran fortuna che +ciò tanto vi appaghi! Voi avrete tutto il +tempo di bearvi con sì deliziosa compagna, +però spirato il termine di una +prigionia, forse proporzionata al delitto +di aver delusi gli affetti di Elisabetta +Tudor. Voi non isperate, cred’io, di +scontarlo a più lieve costo!» +</p> + +<p> +«Spirito infernale! Osi tu schernirmi +sulla sventura in cui m’avvolgo? rispose +il Leicester. Aggiusta le cose, come ti +parrà meglio.» +</p> + +<p> +«Se dite davvero, o signore, convien +<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> +sull’istante portarsi a briglia sciolta +a Cumnor,» replicò il Varney. +</p> + +<p> +«Vacci tu stesso, o Varney. Il demonio +ti ha compartito quel genere d’eloquenza, +che fa più impressione allorchè +si tratta una cattiva causa. La mia +fronte tradirebbe la bassezza della mia +anima se ardissi proporre sì fatta frode. +Vattene, dico, hai d’uopo ancora ch’io +t’aggiunga sproni per compiere il mio +disonore?» +</p> + +<p> +«Per servirvi non ho d’uopo di sprone, +o Milord. Ma se volete seriamente +affidarmi l’incarico di far gradire a Milady +un espediente divenuto unico ed +indispensabile, fa di mestieri mi diate +uno scritto, che presso la nobile mia padrona +mi faccia vece di credenziale. Assicuratevi +poi, che io sosterrò questo +partito con quanto è in me d’eloquenza. +Porto sì ferma opinione dell’amore +che la Contessa nudre per la Signoria +vostra, e della inclinazione ch’è in essa +a far tutto quanto possa tornare a +vantaggio del suo sposo, per non dubitar +punto ch’ella non acconsenta a +portare per alcuni giorni un nome umile +come il mio, tanto più che per antichità +non cede in nessuna parte a +quello della famiglia Robsart.» +</p> + +<p> +Il Leicester prese tutto quanto occorrevagli +<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> +per iscrivere, ed incominciò per +la Contessa due o tre lettere, che stracciò +senza terminarle. Finalmente scrisse +alcune righe slegate e disordinate, colle +quali supplicava, per cagioni che riguardavano +il proprio onore e la propria +vita, la sua Amy a voler portare il nome +di Varney per quel solo tempo che +duravano le feste di Kenilworth. Aggiugnea +che lo stesso Varney le avrebbe +comunicati questi motivi onde si rendea +tanto necessario sì fatto inganno. Dopo +avere sottoscritta e suggellata la lettera, +la gettò sopra la tavola, facendo tal gesto +che intimava al Varney di partir +sull’istante, e che questo consigliere intese +a prima vista. +</p> + +<p> +Leicester rimase siccome uomo impietrito +fintantochè udì lo scalpitar de’ +cavalli; perchè il Varney senza nemmeno +indugiare quant’era d’uopo per cambiar +di vestito, salì in sella, e seguito da +un solo servo s’avviò a tutta briglia +verso la contea di Berk. Udito questo +rumore, il Conte si alzò precipitosamente, +e s’affacciò alla finestra, venuto +sull’istante in idea di rivocare l’indegno +messaggio di cui aveva incaricato +l’uomo, che a confessione stessa del +Leicester, non possedeva alcuna sorte +di virtù, eccetto l’affezione per chi lo +<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> +proteggea. Ma il Varney era già lontano +tanto da non poter neanco udirne la +voce, e l’aspetto del firmamento seminato +di stelle, riguardato in quel secolo +siccome il libro del destino, stolse il +Conte da una risoluzione che sarebbe +stata più degna di lui. +</p> + +<p> +«Eccoli che seguono il taciturno lor +corso (dicea il Conte trattosi alla contemplazione +del Cielo), eccoli questi +astri, il cui possente influsso è sentito +da tutti gli abitatori del nostro Pianeta. +Se gli astrologi non mentiscono, ecco +la crisi de’ miei destini! S’avvicina l’ora, +l’ora per me di sperare e di temere +ad un tempo, come mi fu predetto. Re +si fu la parola. — Ma in qual modo? — La +corona di Elisabetta! Da questo lato +ogni mia speranza si dileguò. — Ebbene! +io la rinunzio. Le ricche province dei +Paesi Bassi mi domandano per loro capo, +e se Elisabetta non si opponesse mi +offrirebbero la corona di que’ Paesi. — E +non ho io forse diritti al diadema?... +anche entro il regno? Se Elisabetta venisse +a morire, non appartengo io alla +famiglia degli Huntingdon?... Ma asteniamoci +dall’addentrarci maggiormente +in sì rilevanti misteri. È d’uopo che +per qualche tempo ancora, io continui +a guisa di fiume sotterraneo il mio corso +<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> +nell’oscurità e nel silenzio. Verrà +giorno che mi mostrerò con tutto l’apparato +della mia forza, e trascinerò meco +tutto quanto si opporrà al mio passaggio.» +</p> + +<p> +Intantochè il Leicester cercava ingannare +la sua coscienza medesima col presentare +a se stesso l’aspetto di una pretesa +politica necessità, e s’avvolgea per +tal modo fra i lusinghevoli sogni dell’ambizione, +il perfido suo ministro aveva +abbandonato la Corte e la città per trasferirsi +in tutta fretta al suo destino. Nè +meno del Conte il Varney si era sollevato +ad altissime speranze. Costui di fatto +avea condotto al punto cui voleva il +padrone, che discoprivagli, come ben +vedesi, i lati più reconditi del proprio +cuore, e si prevalea dell’opera di quest’uom +detestabile, persino nel mantenere +le più intrinseche corrispondenze colla +sposa. Divisò dunque il Varney, che +per l’avvenire il suo protettore non potesse +più, nè far senza di lui, nè ricusar +di secondarne le inchieste, comunque si +fossero sragionevoli; onde se la <i>disdegnosa +signora</i>, tal era il predicato con +cui solea, fra se stesso e con Foster, +qualificar la Contessa, se la <i>disdegnosa +signora</i> condiscendea finalmente alla +domanda dello sposo, egli, Varney divenutone +<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> +il marito supposto, divorava +colla mente la futura condizione a se +favorevole in modo cotanto straordinario, +da non vedere omai limite alcuno +alla propria autorità.... nè ravvisava +perfin difficile l’ottenere un trionfo, cui +agognava, primeggiando fra’ sentimenti +infernali che lo stimolavano quello di +vendicare i sofferti disprezzi. Ma in mezzo +a tali speranze non trascurava il ribaldo +di meditare all’altra possibilità di +trovare Amy affatto renitente ad accettar +la parte che le si voleva assegnare +nel dramma di Kenilworth. +</p> + +<p> +«Alasco, diceva egli, farà se ciò +accade il suo ufizio; ed una infermità +sarà il colore onde scusare presso Elisabetta +la negligenza posta dalla signora +Varney nel venire a tributarle omaggio +in persona. Oh sì! e sarà, cred’io, +una lunga e pericolosa malattia, se la +Regina continua a riguardare milord Leicester +con occhio sì favorevole. Non rinunzierò +già di leggieri a divenire il +favorito di un Monarca. Trotta, mio +buon palafreno. L’ambizione, la sete di +piacere e di vendetta conficcano i loro +stimoli nel mio cuore, come io nel polveroso +tuo fianco gli sproni. Trotta, trotta, +mio buon palafreno, e il diavolo raddoppi +la nostra velocità.» +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span></p> + +<h2 class="nosp">CAPITOLO V.</h2> +</div> + +<div class="poem-container"> +<div class="poem inl"><div class="stanza"> +<p class="i01">«Perchè colei, che un giorno</p> +<p class="i02"> »Fu vita tua, disdegni?</p> +<p class="i02"> »Del padre mio al soggiorno</p> +<p class="i02"> »Chè non lasciarmi allor?</p> +<p class="i01">»Ah! invano, invan di lagrime</p> +<p class="i02"> »Quest’occhi miei van pregni;</p> +<p class="i02"> »Nè mai tanto durevole</p> +<p class="i02"> »Tua lontananza amara,</p> +<p class="i02"> »Ch’io più non son, rischiara,</p> +<p class="i02"> »Barbaro, nel tuo cor!</p> +<p class="i05"> (<i>Il castello di Cumnor</i></p> +<p class="i05"> di W. Giulio Mickle).</p> +</div></div> +</div> + +<p> +Le più leggiadre signore de’ nostri giorni +avrebbero certamente trovato nella contessa +di Leicester, oltre all’avvenenza ed +alla giovinezza, due qualità che a buon +diritto le meritavano un grado fra le +persone distinte. Noi la vedemmo nel suo +intertenimento col merciaiuolo manifestare +una grande propensione alla compera +di cose inutili, ed avidità verso tutte +quelle graziose inezie, che appena +possedute perdono tutto il vezzo. In oltre +le piaceva assai lo spendere molto +tempo nell’adornarsi, comunque la ricca +varietà del suo aggiustamento, nel +luogo ov’era, non le giovasse che a +<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> +procacciarsi o lodi per metà satiriche +dalla scrupolosa Giannina, ovvero solamente +l’approvazione di que’ due occhi +brillanti, che vedeano riflettuto dallo +specchio il proprio splendore. La contessa +Amy per vero dire potea sulla leggerezza +de’ propri gusti allegare in iscusa +l’educazione solita in que’ giorni +a darsi alle fanciulle, la quale non era +fatta per inspirare la volontà dell’applicazione +a giovani menti per natura leggiere +e nemiche dello studio. Se questo +eccessivo diletto per l’adornarsi non fosse +stato in Amy, avrebbe potuto anche +nella casa paterna fare tappezzerie o +ricami, e decorare de’ lavori delle proprie +mani le pareti e le suppellettili del +castello di Lidcote, ovvero distrarsi da +tai cure col preparare un grosso podingo +a sir Ugo quando tornava da caccia. +Ma Amy non avea preso genio di +sorte alcuna nè al telaio, nè all’ago, nè +alla lettura. Ella avea perduta in sua +fanciullezza la madre: il padre non osava +contraddirle cosa veruna; Tressiliano, +unico che sarebbe stato capace +di coltivarne lo spirito, molto si danneggiò +appunto nell’animo di lei accettando +con troppa sollecitudine il ministerio +d’esserle precettore. Perchè accadde +che questa giovinetta, la cui vivacità +<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> +e la cui indolenza non trovavano +mai opposizione, si avvezzò a riguardarlo +con una specie di timore, e con +un rispetto, mal concorde con que’ soavi +sentimenti, che Tressiliano avrebbe +voluto inspirarle. Così preparato il cuore +d’Amy, ognun vede quanto fosse esposto +a cedere al primo assalto, e quanto +dovesse cattivarsi l’immaginazione della +fanciulla il Leicester e per nobiltà +di esterno portamento, e per grazia di +modi, e per accorte lusinghe, prima +ancora ch’ella avesse in lui conosciuto +il favorito della ricchezza e del potere. +</p> + +<p> +Le frequenti visite che il Conte fece +a Cumnor ne’ primi momenti delle nozze +contratte con Amy, le rendeano sopportabili +la solitudine ed il ritiro, cui +si vedea condannata. Ma dacchè queste +visite si diradarono, e fecero luogo a +lettere di scusa, le quali, oltre al non +contener sempre espressioni di tenero affetto, +erano generalmente laconiche, il +mal umore e i sospetti cominciarono ad +introdursi in questi splendidi appartamenti, +che l’amore aveva preparati alla +bellezza: ed ella il dava troppo a divedere +nelle risposte che faceva al Leicester, +colle quali, adoperando più di +franchezza che d’accorgimento, lo pregava +finalmente a liberarla da quell’oscura +<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> +prigionia col pubblicarne solennemente +il maritaggio; ed ordinando i suoi +argomenti con quella sola destrezza che +in lei trovavasi, credeva renderli più +efficaci col calor delle suppliche. Talvolta +pure li mescolava di rimproveri, +di cui il Leicester pensava aver qualche +motivo di lamentarsi. +</p> + +<p> +«Non l’ho io fatta Contessa? diceva +questi a Varney: ben mi sembra ch’ella +potrebbe aspettare per prenderne il titolo +e lo stemma quell’istante, in cui +ciò mi fosse gradevole.» +</p> + +<p> +Ma la contessa Amy contemplava sotto +tutt’altro aspetto le cose. +</p> + +<p> +«Che mi giova, ella dicea, d’avere +di fatto il grado e gli onori di Contessa, +se nessuno lo sa, se mi vedo costretta +a vivere oscura, prigioniera, lontana +da ogni consorzio, ed esposta a +vedere ogni giorno ingiuriata la mia fama? +Poco mi cale di queste perle, che +tu, o Giannina, frapponi ogni dì alle +mie trecce. Ti dico bene, che nel castello +di Lidcote io non avea che a mettere +una rosa novella ne’ capelli, ed il +padre mio mi chiamava presso di lui +per contemplarla più da vicino, il vecchio +curato sorridea, il buon Mumblazen +vi trovava qualche allusione <i>blasonica</i>. +Ora eccomi ornata d’oro e di pietre +<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> +preziose, che sembro un reliquiario, +nè vi sei che tu, o Giannina, per ammirare +tutto questo mio aggiustamento. +A Lidcote vi si trovava anche il povero +Tressiliano... ma gli è inutile +oggi il parlarne.» +</p> + +<p> +«Di fatto, mia signora, tutto ciò è +inutile in giornata, rispose la grave Giannina, +e per vero dire mi fate talvolta +desiderare di non ve ne udire parlar sì +sovente, e, perdonatemi, con qualche inconsideratezza.» +</p> + +<p> +«Le tue rimostranze mi sembrano +fuor di stagione, o Giannina; io sono +libera, benchè in questo momento si +voglia tenermi incatenata, sicchè mi si +direbbe piuttosto una schiava straniera +che la sposa d’un Pari dell’Inghilterra. +Te lo ripeto, Giannina: amo il +mio sposo; l’amerò fino all’ultima mia +ora, nè potrei cessar dall’amarlo, quand’anche +il volessi, e perfino s’egli giugnesse +a dimenticarmi... Dio solo vede +s’io sia pur serbata a quest’ultima +disavventura. Ma ciò nonostante, lo dico +con franchezza, sarei stata più felice +col rimanermi a Lidcote; avessi anche +dovuto divenire la sposa del povero +Tressiliano, e sostenere lo sguardo malinconico, +e la farragine delle dottrine +di cui egli avea piena la testa, e delle +<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> +quali m’importava sì poco. Egli soleva +però dirmi, che se mi fossi data a leggere +i libri suoi prediletti, siccom’egli +me lo consigliava, sarebbe venuto tempo, +in cui trovarmi molto contenta di +avere abbracciati i suoi suggerimenti.... +Oh! credo, Giannina, che questo tempo +sia giunto.» +</p> + +<p> +«Mia signora, soggiunse allora l’ancella, +ho comperato per voi alcuni libri +da uno zoppo, che li vendeva sulla piazza +del mercato, e che mi guardò in un +modo bene ardimentoso, ve ne assicuro.» +</p> + +<p> +«Vediamoli, Giannina, disse la Contessa, +ma soprattutto ch’essi non siano +di que’ tuoi libri puritani!... E di che +trattano questi qui, mia devota compagna? +<i>Smoccolatoio per un candeliere d’oro! +Fascetto di mirra e d’isopo per purgare +un’anima inferma! Tazza d’acqua +della valle di Bacca! Le volpi e le fiaccole!</i> +Che nome dai tu a questo guazzabuglio, +o mia cara?» +</p> + +<p> +«Oh Dio! signora, era mio debito +prima di tutto il mettervi innanzi agli +occhi la <i>Grazia</i>, ma se poi la rifiutate, +non so che dirvi: eccovi componimenti +teatrali, e poesie, a quanto penso.» +</p> + +<p> +La Contessa cominciò con aria di trascuratezza +il suo esame aprendo parecchi +volumi, divenuti omai sì rari, che +<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> +uniti insieme, sarebbero oggidì un tesoro +per qualche dilettante d’ogni antichità +bibliografica. Eranvi il <i>libro di cucina +stampato da Riccardo Lant, i passatempi +del popolo, il castello della Scienza</i> +ec.... ma tal genere di letteratura, +non maggiormente che il primo si confaceva +al gusto di Amy. D’improvviso +un calpestio di cavalli si fece udir nella +Corte. La Contessa, levatasi con gioia, +abbandonò il noioso intertenimento di +scartabellare in questa preziosa raccolta, +e lasciando cadere molti libri sul pavimento +corse alla finestra, sclamando: +«Egli è Leicester! il mio nobile Conte, +il mio Dudley! Ogni calpestio del suo +cavallo rimbomba a guisa di suono armonioso.» +</p> + +<p> +Videsi qualche bisbiglio nella casa, e +il Foster, con quell’accigliamento ch’eragli +solito, entrò nella stanza della Contessa +per dirle, che Riccardo Varney +dopo aver corso tutta la notte giugneva +portando ordini del suo signore, e chiedendo +di essere sull’istante presentato a +Milady. +</p> + +<p> +«Varney vuol parlar meco! Ebbene! +avrà da arrecarmi notizie del Conte. +Introducetelo tosto.» +</p> + +<p> +Varney entrò nell’appartamento, ove +stavasi seduta Amy, adorna di tutta la +<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> +sua naturale avvenenza, e di tutti i novelli +fregi aggiunti dalla ricchezza, +dalla eleganza del semplice suo abito, +e dalle cure datesi da Giannina nel farli +meglio spiccare. Ma il migliore adornamento +di Amy era la bella capigliatura, +che ondeggiava in leggiadrissime +anella attorno ad un collo bianco siccome +quello di un cigno, e sopra un +seno che la concetta speranza di rivedere +lo sposo aveva agitato, colorando +di un animato vermiglio tutti que’ vezzosi +lineamenti. +</p> + +<p> +Il Varney se le presentò in quell’abbigliamento +medesimo con cui aveva in +tal giorno accompagnato il suo padrone +alla Corte, sicchè lo spicco dell’abito +facea strano chiaroscuro col disordine +d’aggiustamento prodotto da un viaggio +sì precipitoso, intrapreso di notte e +per cattivi sentieri. Leggeansi sulla costui +fronte l’inquietezza dell’animo e l’imbarazzo +proprio di chi debbe annunziar +cose che non crede dover essere ben accolte, +ed è nondimeno costretto dalla +necessità ad eseguire con tutta sollecitudine +l’assuntosi ministerio. A tale aspetto +spaventata subito la Contessa, sclamò: +«Voi mi arrecate notizie di Milord, +o Varney! Gran Dio! Sarebb’egli +infermo?» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> +</p> + +<p> +«No, Milady, per grazia del Cielo, +soggiunse il Varney. Calmatevi adunque, +e permettetemi di riprender fiato prima +ch’io adempia il mio messaggio.» +</p> + +<p> +«Non voglio indugi, o signore, rispose +la Contessa. Conosco i vostri artifizi; +e poichè il fiato vi ha sostenuto +a condurvi fin qui, vi potrà sostenere +ancora nel raccontarmi quello che avete +da dirmi, o almeno per darmene succintamente +una idea.» +</p> + +<p> +«Signora, rispose il Varney, non +siamo qui soli, ed il messaggio di Milord +non riguarda che voi.» +</p> + +<p> +«Lasciatene, Giannina, e voi pure +signor Foster, diss’ella, ma rimanete +nella stanza contigua in modo di udir +la mia voce.» +</p> + +<p> +Il Foster pertanto e Giannina obbedirono +agli ordini di milady Leicester, +ritirandosi nel prossimo vestibolo. Allora +la porta della stanza fu chiusa accuratamente +a chiave ed a catenaccio. Il padre +e la figlia rimasero al di fuori, il +primo con feroce e sospettosa attenzione, +l’altra coll’animo diviso fra il desiderio +di conoscere la sorte della sua +padrona, e la cura di pregare il Cielo +per la salvezza della medesima. Si sarebbe +detto che lo stesso Tony Foster +avesse qualche sentore delle idee in cui +<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> +stavasi immersa la mente di sua figlia, +perchè attraversò l’appartamento, e prendendone +la mano le disse: «Tu hai +ragione, prega, Giannina, prega il Cielo: +tutti abbiamo gran bisogno di pregarlo, +e qualcuno di noi più degli altri. +Orerei io medesimo, se non volessi porgere +orecchio a quanto succede là entro: +qualche disastro si prepara, o mia +cara figlia. Sì veramente: qualche disastro +è vicino. Dio ci perdoni i nostri +peccati, ma questo arrivo subitaneo +del Varney non mi presagisce nulla +di favorevole.» +</p> + +<p> +Era questa la prima volta, in cui Giannina +intendesse dal padre simili detti, +che doveano in vero renderla diffidente, +e sollecitarne l’attenzione a tutto quanto +avveniva in quel soggiorno del mistero. +La paterna voce sonava all’orecchio di +lei siccome quella funesta di un gufo, +che pronostica lutto e sventure. Fisò +ella gli occhi alla porta con tale ansietà +d’animo, come se da un istante all’altro +avesse aspettati accenti d’orrore, +o spettacoli di spavento. +</p> + +<p> +Nondimeno le cose erano tuttavia affatto +tranquille, e le persone che parlavano +nella contigua stanza il faceano con +voce tanto sommessa, che non se ne poteano +distinguere le parole. Se non che, +<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> +tutto all’improvviso, si udirono alcuni +detti pronunziati affrettatamente, indi la +voce della Contessa, che col tuono della +più veemente indignazione esclamò: «Apritemi +la porta, o signore, ve lo comando: +apritemi la porta. Non è tempo +di repliche, (continuò ella coprendo +colle sue grida la voce soffocata di Varney, +che però per più riprese si fece +ascoltare). Temerario! Uscite, vi dico. +Giannina, chiamate gente in soccorso. +Foster, atterrate la porta. Uno scellerato +mi trattiene a forza. Adoperate leve +ed accette, sig. Foster: vi starò per +mallevadore io medesima.» +</p> + +<p> +«Non farà mestieri di ciò, o signora, +(disse finalmente Varney in modo +da essere inteso); e quando vogliate +palesi a tutto il mondo gl’importanti segreti +di Milord ed i vostri, io non pretendo +impedirvelo.» +</p> + +<p> +Vennero tolti i catenacci e aperta la +porta; onde Giannina ed il padre di essa +si lanciarono nella stanza ansiosi di +sapere i motivi che produssero queste +reiterate esclamazioni. +</p> + +<p> +Entrati appena, trovarono il Varney +in piedi innanzi alla porta, che digrignava +e presentava nella fisonomia i sentimenti, +fra loro opposti, della rabbia, +della vergogna e del timore ad un tempo. +<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> +La Contessa stavasi nel mezzo dell’appartamento, +siccome giovane pitonessa +invasata da fuoco profetico. +</p> + +<p> +Le vene turchine della sua bella fronte +si erano enfiate per la violenza che fatto +avea nel gridare. Rossi al par di scarlatto +il collo e le guance, gli occhi sfavillanti +d’ira, lanciavano sguardi simili +a quelli che un’aquila prigioniera manda +sopra coloro cui non può avventarsi +dalla sua gabbia. Se fosse ragionevole +l’immaginare una delle tre Grazie agitata +dalle Furie, nulla esprimeva meglio tal +fantasia siccome il volto d’Amy, in cui +si univano nel medesimo punto e quanti +vezzi, e quanti sentimenti di sdegno, +di disprezzo, di alterezza, di rabbia +sia possibile l’ideare. I gesti e l’atteggiamento +d’Amy corrispondevano alla sua +voce, al suo sguardo, e mostravano un +aspetto maestoso e seducente ad un tempo; +tanto la forza della passione aveva +accoppiato naturale avvenenza a sublimità. +All’atto istesso dello schiudersi la +porta, Giannina era corsa inver la padrona, +e Foster, benchè a passi più +lenti che non la figlia, pur sollecitandosi +più che d’ordinario, si avvicinò +a Varney. +</p> + +<p> +«In nome della verità! che accadde +alla Signoria vostra?» chiese Giannina +alla Contessa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> +</p> + +<p> +«In nome di Satanasso, che le avete +voi fatto?» disse Foster al suo amico. +</p> + +<p> +«Chi? io? (rispose Varney colla testa +bassa e di mal umore). Ho dovuto +comunicarle gli ordini del suo sposo, +e se a questi non si vuole uniformare +Milady, sa meglio di me che le convenga +rispondere.» +</p> + +<p> +«Giannina, ne chiamo in testimonio +il Cielo! disse la Contessa, il traditore +ha orrendamente mentito; egli non può +che mentire, poichè dice cose che oltraggiano +l’onore del mio nobile sposo; +mentisce doppiamente, perchè le parole +di costui non sono intese che a favorire +un disegno esecrabile quanto impossibile +ad effettuarsi.» +</p> + +<p> +«Voi mi avete inteso male, o signora +(disse il Varney ricorrendo ad una +specie di sommessione). Ma lasciamo +tale argomento, finchè sia calmata la +vostra collera. Allora vi soddisferò su +tutti i punti.» +</p> + +<p> +«Non te ne verrà mai l’uopo, disse +ella a Varney. Mira quest’uomo, o Giannina. +Egli è ben abbigliato, l’esterno +suo è d’un gentiluomo; ed è venuto +qui per farmi credere essere intenzione, +anzi comando assoluto del mio legittimo +sposo, ch’io parta seco lui per +Kenilworth, e che là alla presenza della +<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> +Regina, de’ nobili della Corte, del mio +consorte medesimo io riconosca lui, lui +che spazzola i vestiti, che pulisce gli +stivali, lui dico, lo staffiere di Milord, +ch’io lo riconosca per mio signore, per +mio marito! Gran Dio! Dovrei io stessa +fornire armi contro di me, quando +vado ad implorare i miei diritti, il mio +grado? rinunziare alla fama di onesta +persona, rinunziare a prendere la mia +sede fra le rispettabili matrone della nobiltà +Inglese?» +</p> + +<p> +«Voi la udite, Foster! e voi Giannina +la udite! (disse Varney profittando di +quell’istante di silenzio); voi la udite +nel momento medesimo della sua collera. +Non mi rimprovera ella fuorchè +un divisamento suggerito dal nostro buon +padrone nella lettera che sta ora fra le +sue mani, un divisamento comandato dalla +necessità di custodire un certo segreto.» +Allora il Foster tentò di porsi in +mezzo con quell’aria autorevole ch’ei +giudicava conforme al grado affidatogli +in quella casa. +</p> + +<p> +«Sì, o signora, debbo confessare che +vi lasciaste condurre da troppo impeto +in tal circostanza. Simile frode non è tutte +le volte riprovevole, e semprechè +venga adoperata a buon fine. Non altrimenti +il patriarca Abramo finse che +<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> +Sara gli fosse sorella, allorchè andarono +insieme in Egitto.» +</p> + +<p> +«Non vi nego questo, disse la Contessa, +ma Dio per riprovare sì fatta impostura +commessa dal padre del suo +popolo, si valse fin della voce del pagano +Faraone. Vergognatevi di non leggere +la Scrittura se non se per citare, +a guisa d’esempi, quelle cose che vi sono +proposte, in vece, siccome avvertimenti.» +</p> + +<p> +«Ma con vostra buona licenza, risoggiunse +il Foster, Sara non si oppose +alla volontà del suo sposo; e fece +anzi quanto le venne ingiunto da Abramo +col nominarsene la sorella, così per +l’interesse del marito come per quello +della propria anima, che la troppa avvenenza +delle forme poneva in pericolo.» +</p> + +<p> +«Oh! il Cielo mi perdoni ora un inutile +sdegno! replicò la Contessa, ma tu +sei un ipocrita ardimentoso quanto colui +è un mentitore impudente. Potrò io creder +giammai che il nobile Dudley abbia +approvato il disegno di disonorarmi! Egli +è in cotal modo che calpesto co’ piedi +questa lettera infame... S’egli ne è veramente +l’autore, io ne cancello per +sempre la rimembranza.» +</p> + +<p> +E in ciò dire lacerò di fatto la lettera +di Leicester, calpestandola co’ piedi +<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> +nell’eccesso del suo disdegno, quasi volesse +annichilarne fino i più piccioli rimasugli. +</p> + +<p> +«Siatemi testimoni, disse il Varney, +ripigliando il suo tuono di sicurezza, +siatemi testimoni, ch’ella ha lacerata la +lettera di Milord, immaginandosi di far +ricadere sopra di me un disegno che +partì dal volere del suo medesimo sposo. +Ella vorrebbe che fossi io solo il colpevole, +quando in tutto questo non ho +verun personale interesse.» +</p> + +<p> +«Tu menti ognor più, o abbominevole +ribaldo (disse la Contessa ad onta degli +sforzi, che per costringerla al silenzio facea +Giannina, sfortunatamente presaga che +tanto impeto non le gioverebbe se non se +a fornir armi contro di se medesima). Tu +menti. Non m’impedir ch’io parli, o Giannina. +Dovesse questo essere l’ultimo mio +detto, egli mente! Egli si prefiggea, sappiatelo, +uno scopo infame, e vi sarebbe +corso più apertamente, se il mio sdegno +mi permettea di conservare più a lungo +il silenzio che lo aveva incoraggiato da +prima a discoprire le scellerate sue mire.» +</p> + +<p> +«Signora, disse il Varney (preso da +grave confusione, che la sua medesima +sfrontatezza non gli valse a nascondere) +vi prego a credere che prendeste abbaglio.» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> +</p> + +<p> +«Crederò piuttosto che sia notte in +pieno meriggio. Ho io forse dimenticato +ogni cosa? Non rammento io certi tuoi +artifizi, che, se Milord gli avesse saputi, +ti avrebbero meritato una morte degna di +chi ti somiglia anzichè la sua intrinsichezza? +O perchè non sono io un uomo per +soli cinque minuti? Questo tempo mi basterebbe +per costrignere un vile tuo pari +alla confessione della propria scelleratezza. +Ma vattene. Esci di qui. E dì al tuo +padrone, che quand’anche mi sentissi capace +di tenermi all’obbrobriosa via, in +cui mi porrebbe necessariamente l’impostura, +che osi dire da lui suggerita, cercherei +dargli un rivale meno immeritevole +di questo titolo. Oh! puoi accertarlo che +nol soppianterebbe almeno un vil salariato, +le cui glorie si stanno nel far la caccia +agli abiti di Milord prima che sieno +del tutto usati, nè atto a sedurre che una +qualche giovane di contado coll’eleganza +di un nastro nuovo, aggiunto opportunamente +ad un paio di scarpe vecchie del +suo padrone. Vattene, dissi, esci di qui. +Io ti disprezzo, quanto mi vergogno di sdegnarmi +contro un ente obbrobrioso quale +ti sei.» +</p> + +<p> +Varney abbandonò quella stanza dando +a divedere ne’ moti della fisonomia la cupa +rabbia che gli premea l’animo. Lo seguì +<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> +il Foster, che comunque non avesse una +coscienza facile ad atterrire, si trovò soprappreso +da questo torrente d’indignazione +impetuosa, uscito dalle labbra d’una +giovane, che si era mostrata insino allora +di tempra dolcissima, e assai indolente +per altra parte onde si potesse crederla +capace di nudrire un pensiero di sdegno, +o di pronunziarne un accento. +</p> + +<p> +Il Foster si fece come ad inseguire di +appartamento in appartamento il Varney, +addossando interrogazioni ad interrogazioni, +alle quali non rispose l’altro sintantochè +non furono alla vecchia biblioteca, +di cui già il lettore ha fatto pratica. Colà +giunto il favorito di Leicester, si volse +al vecchio Puritano, e gli parlò con una +certa sicurezza, perchè pochi istanti bastavano +a costui, avvezzo a comandare ai +movimenti del proprio animo, per ricuperarne +la fermezza e ricomporsi. +</p> + +<p> +«Tony, diss’egli, usando dell’ironia +a costui famigliare, non vo’ negartelo, la +donna e il diavolo, i quali, come te lo potrà +confermare il tuo oracolo, Holdforth, ingannarono +l’uomo sin dalla creazione del +mondo, hanno quest’oggi trionfato della +mia saggezza. Questa piccola Furia aveva +modi cotanto seducenti, ebbe l’arte di +contenersi con tanta naturalezza tutto il +tempo da me impiegato a comunicarle il +<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> +messaggio di Milord, che finalmente (odilo +in pace), ho creduto potere lasciare andar +qualche parola anche per me. Costei +crede ora aver la mia testa sotto la sua +cintura, ma l’ha sbagliata d’assai. Dov’è +il dottore Alasco?» +</p> + +<p> +«Nel suo laboratorio, disse il Foster: +è questa l’ora in cui non se gli può parlare. +È d’uopo lasciar trascorrere il mezzogiorno, +se non vogliamo distruggere l’effetto +de’ rilevanti suoi studii, o a meglio +dire, divini.» +</p> + +<p> +«Sì, egli studia la divinità del diavolo, +disse Varney, ma semprechè io voglia +vederlo, tutte le ore sono a proposito. +Conducimi dunque al suo <i>Pandemonio</i>.» +</p> + +<p> +«Sì,» disse il Varney, e con quel passo +trepidante di chi sta per precipitare l’esecuzione +d’orribil disegno, seguì Foster, +che lo guidò per traverso a corritoi, dei +quali la maggior parte stava per cadere +in rovina, sino all’appartamento sotterraneo +occupato in allora dal chimico Alasco. +Fu in questo luogo medesimo, che +qualche tempo prima un abate di Abingdon +delirante per le scienze occulte, avea +con grande scandalo del suo convento +messo un laboratorio, ove pari ad altri +insensati di questo secolo perdè e gli +anni e molte somme di denaro nella ricerca +di un grande segreto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> +</p> + +<p> +Tony Foster fermatosi dinanzi alla porta, +che era con diligenza chiusa al di dentro, +mostrò di nuovo grande titubazione. +Ma Varney che non dividea coll’altro gli +scrupoli, a furia di grida e di ripetuti colpi +all’uscio, trasse il saggio da’ suoi lavori. +Alasco aperse dunque lentamente, e a ritroso. +Gli occhi di costui si vedeano accesi, +ed offuscati soltanto dal calore e dai +vapori usciti del lambicco, su di cui prima +stavasi meditando. L’interno di quella +cella offeriva alla vista di chi vi entrava +un confuso miscuglio di sostanze fra loro +eterogenee, e di arnesi misteriosi. Il vecchio +allora borbottò impazientemente tai +detti: +</p> + +<p> +«È dunque deciso, che ad ogni momento +io debba essere distolto dagli affari +del Cielo per que’ della Terra?» +</p> + +<p> +«Per que’ dell’Inferno, soggiunse il +Varney, perchè quello è l’elemento che +ti si conviene. Foster, abbiamo d’uopo +che tu assista alla nostra confabulazione.» +</p> + +<p> +Il Foster entrò a passi lenti in quell’antro +seguito dal Varney, che chiuse +la porta dietro di sè. Ma lasciamo questi +tre scellerati che stanno deliberando, per +venire alla contessa Amy, che col disdegno +e il timore dipinti su quel bel viso +andava innanzi e indietro pel suo appartamento. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> +</p> + +<p> +«Scellerato, traditore, vile artefice +d’iniquità! Ma io l’ho smascherato, Giannina! +Aspettai che il serpente svolgesse dinanzi +a me tutte le spire entro cui raggruppavasi, +e mi comparve strisciando in +tutta la sua laidezza. Ho repressi i moti +della mia collera in modo, che mi sentiva +scoppiarne io medesima per lo sforzo, ma +gli ho repressi fintantochè m’abbia egli scoperto +il fondo del suo cuore più nero degli +abissi. E tu, o Leicester, avresti potuto +per un solo istante rinnegare i diritti +legittimi che ho sopra di te, o cederli tu +stesso ad un altro? Ma egli è impossibile. +Tutto fu menzogna quanto venne da quell’uomo +infame. Giannina, io non voglio rimanermi +più lungo tempo in questo luogo. +Temo Varney, temo tuo padre. Sì, Giannina, +lo dico con ispavento, temo tuo padre, +ma soprattutto questo abominevol Varney. +Voglio fuggire da Cumnor.» +</p> + +<p> +«Oh Dio! Signora, e dove vorreste +voi fuggire? Quai modi sono in voi per +sottrarvi da queste mura?» +</p> + +<p> +«Nol so nemmen io, Giannina (disse +la sventurata Amy, sollevando gli occhi +al cielo e giugnendo le mani) nol so nemmen +io ove mi fuggirò, nè quai modi mi +avrò per fuggire. Ma sono ben certa, che +quel Dio, al quale prestai sempre omaggio, +non mi abbandonerà in una crisi cotanto +<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> +tremenda, poichè al presente mi trovo fra +le mani degli empi.» +</p> + +<p> +«Non pensate questo così in generale, +mia cara Signora, disse Giannina. Mio +padre è bensì di un’indole severa, compie +scrupolosamente i comandi che gli vengono +trasmessi, però....» +</p> + +<p> +Nell’istante medesimo Tony Foster entrò +nell’appartamento tenendo fra le mani +una tazza di vetro, ed un’ampollina. I +costui modi aveano questa fiata qualche +cosa di straordinario, perchè comunque +nell’avvicinarsi altre volte alla Contessa +non si fosse mai comportato se non se col +rispetto dovuto al grado della medesima, +pure lasciava sempre scorgere quella salvatichezza +naturale che parea non si potesse +scompagnare da lui. +</p> + +<p> +In tal circostanza soltanto, nè dalla +sua fisonomia, nè da’ suoi detti traspirò +quel tuono d’autorità, che costui d’ordinario +occultava sotto una maschera grossolana +d’urbanità e cortesia, come i malandrini +nascondono le pistole o il bastone +sotto un ferraiuolo mal messo. Ciò nondimeno +il sorriso di questo ipocrita parea +mosso da tema anzichè da benevolenza. +Quella sua venuta era intesa ad offerire +alla Contessa un cordiale, prezioso al dir +del malvagio, e tale che avrebbe ridonata +la calma allo spirito di essa, agitato tuttavia +<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> +dallo spavento dianzi sofferto. Pur +quel suo sguardo e la mano e la voce tremebonda, +e tutto il suo portamento lo +dinunziavano complice di qualche sinistro +disegno, e posero in sospetto fino Giannina, +la quale dopo essersi fermata qualche +minuto secondo a contemplarlo con maraviglia, +parve si preparasse d’improvviso ad +un atto ardito: onde alzato il capo, prese +aria ed andamento, risoluti ed autorevoli, +e lenta frapponendosi alla padrona ed al +padre, volle togliere di mano a questo la +tazza, aggiugnendo con voce sommessa ma +ferma queste parole: «Padre mio, verserò +il cordiale alla mia nobil Signora quando +a lei sarà in grado.» +</p> + +<p> +«No, cara figlia (disse il Foster con +tuono vivace ed inquieto ad un tempo) +no: non s’appartiene a te il renderle tale +servigio.» +</p> + +<p> +«E perchè, disse Giannina, perchè non +a me, se trattasi di cosa che dee ristorarla?» +</p> + +<p> +«Perchè, perchè! (disse il ribaldo, +alle prime esitante, poi mettendosi in +collera, il che gli era ottimo espediente +per sottrarsi alla necessità di dar ragioni +migliori) Perchè voglio così, figlia mia. +Andate all’ufizio della sera.» +</p> + +<p> +«Altre volte potrò assistere all’ufizio, +rispose Giannina, ma per questa, ve lo protesto, +<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> +non uscirò di qui sin ch’io non mi +veda meglio rassicurata sulla sorte della +mia signora. Datemi, o padre mio, quest’ampolla,» +e a malgrado di lui la tolse +dalle sue mani, che pareva avesse aperte +il rimorso. «Quanto può giovare alla mia +signora non può essere a me nocevole. +Padre mio, alla vostra salute.» +</p> + +<p> +Il Foster senza rispondere parola, si +lanciò sulla figlia e le strappò di mano +l’ampolla. Indi confuso di quanto avea fatto, +irresoluto su quello che dovea operare +in allora, rimase immobile in quell’atteggiamento, +com’uom fatto di pietra, coll’ampolla +in mano, colle gambe allontanate +l’una dall’altra, e tramandando +dagli occhi, che fermi avea sulla figlia, +tutta quella schifosa orridezza che nasce +dal collegamento della rabbia, del timore +e della perfidia. +</p> + +<p> +«La cosa è stravagante, o padre mio +(disse Giannina, e nel tempo stesso lanciò +sul padre una di quelle occhiate, +onde, a quanto dicesi, i custodi delle +persone prese da nero delirio le fan soggette +al proprio volere). Voi non vorrete +adunque nè ch’io serva alla mia padrona, +nè ch’io beva alla sua salute?» +</p> + +<p> +Il coraggio della Contessa si resse nel +durare di sì terribile scena, e conservò +quella rassegnazione che le era connaturale; +<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> +e benchè impallidita fin dal +primo istante dell’apparsole tradimento, +l’occhio di lei appalesava tranquillità, +e quasi disprezzo verso i suoi assassini. +</p> + +<p> +«Questo prezioso cordiale, volete assaggiarlo +voi, signor Foster? Poichè non +permettete che Giannina ne gusti, non +mi negherete almeno di soddisfarmi nel +secondo modo che vi propongo. Bevete +adunque, ve ne prego.» +</p> + +<p> +«Non voglio,» disse il Foster. +</p> + +<p> +«E a chi era dunque serbata questa +peregrina bevanda?» disse allor la Contessa. +</p> + +<p> +«Al diavolo che l’ha composta,» +sclamò il Foster, e detto ciò affrettatamente +partissi. +</p> + +<p> +Giannina mirava la Contessa con occhio, +in cui esprimevansi la vergogna, +la compassione, il cordoglio. +</p> + +<p> +«Non piangete per me, o Giannina,» +disse dolcemente a questa giovane la Contessa. +</p> + +<p> +«No, mia Signora (rispose l’altra +con voce che interrompeano i singulti). +Non è già per voi ch’io pianga, ma per +me medesima, per quello sciagurato, che +oso appena... Coloro che si disonorarono +innanzi agli uomini, e che Dio condannò, +coloro debbono piangere, e non +già chi si conosce innocente. Vi lascio, +<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> +o mia buona padrona,» diss’ella, prendendo +in tutta fretta la mantellina ch’era +solita usare, allorchè usciva di casa. +</p> + +<p> +«Mi abbandonate forse, o Giannina, +mi abbandonate voi, mentre mi trovo in +una condizione tanto crudele?» +</p> + +<p> +«Abbandonarvi, o signora, (sclamò +questa buona compagna correndo tosto +verso di lei, e coprendole di baci le +mani). Abbandonarvi! Possa abbandonarmi, +se di ciò fossi capace, fin la +speranza della mia eterna salute. No, +signora: voi ben diceste che il Dio, cui +prestate omaggio, vi aprirebbe una strada +di scampo: io l’ho pregato notte e +giorno perchè m’illuminasse; io mi stava +irresoluta fra i doveri dell’obbedienza +verso quel miserabile, che or volse +di qui i suoi passi, e di quella obbedienza +cui avete diritto. Non debbo chiudere +quella porta di salvezza che Dio +stessa vi apre. Non mi domandate altro +intorno a ciò. Fra poco mi rivedrete.» +</p> + +<p> +Così parlando si avvolse nella sua mantellina, +e passò nell’altro appartamento, +ove scontrandosi nella vecchia fantesca, +le diede a credere di trasferirsi, come +di solito, all’uficio della sera, indi +uscì fuor di casa. +</p> + +<p> +Intanto il padre di Giannina era tornato +nel laboratorio, ove trovò i complici +<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> +del delitto ch’egli non aveva ardito +mandar a fine. +</p> + +<p> +«L’uccelletto ha bevuto?‍<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>» disse +il Varney con un dimezzato sorriso; ed +eguale interrogazione faceano gli occhi +dell’Astrologo che non parlò. +</p> + +<p> +«No, disse il Foster, nè sarò io quel +tale che le presenti il veleno. Vorreste +adunque ch’io commettessi un assassinio +alla presenza di mia figlia?» +</p> + +<p> +«Oh uomo vile senza essere perciò +migliore! E non ti fu detto, rispose con +rabbia il Varney, che qui non trattavasi +di assassinio, come piace a te, o +stolido, il chiamarlo con quella tua voce +tremante, e con quel tuo sguardo +smarrito? Non ti venne assicurato che +si volea soltanto procurarle una infermità +leggiera e di niuna conseguenza, +della natura di quelle che le donne fingono +<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> +continuamente, onde potersi a lor +agio sdraiare sopra un canapè anzichè +curare i loro affari domestici? Ecco +un uom ragguardevole che giurerà per +la <i>chiave del castello della Saggezza</i>.» +</p> + +<p> +«Lo giuro, disse Alasco, l’elissire +contenuto nell’ampolla che tieni ancor +fra le mani, non è mortale. Lo giuro per +l’eterna invariabile quintessenza d’oro +racchiusa in tutte le sostanze della natura, +e la cui segreta esistenza non può +essere scoperta se non se da colui, al +quale Trimegisto cederà la chiave della +scienza cabalistica.» +</p> + +<p> +«Ecco un giuramento d’alto peso, +disse il Varney: Foster, tu saresti peggio +assai che un pagano, se ti rimanessi +nella tua incredulità. Per altra parte, +puoi prestar fede a me, che giuro unicamente +sulla mia parola: se tu continui +a ricalcitrare, rinunzia alla speranza +di convertire in atto di proprietà il +tuo contratto enfiteutico. Nè Alasco cambierà +in oro il tuo stagno, e per quanto +spetta a me, virtuoso Tony, tu non +sarai in eterno altra cosa che il mio fittaiuolo.» +</p> + +<p> +«Io non comprendo, signori miei, +disse il Foster, qual sia l’ultimo fine +di tutti questi vostri divisamenti: ma +ben avvi una cosa, a cui mi son risoluto; +<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> +ed è che qualunque incidente stia +per accadere, voglio siavi alcuno che +preghi il Cielo per me, e questo alcuno, +sarà mia figlia. La mia vita fin qui +non è stata buona, ed ho pensato troppo +agli affari mondani; ma Giannina +è innocente siccome allor quando scherzava +in grembo a sua madre. Mia figlia +almeno non andrà priva della sua sede +in quella beata città, che ha muraglie +di oro puro, e le fondamenta di pietre +preziose.» +</p> + +<p> +«Che sarebbe veramente un paradiso +conforme al tuo cuore, disse Varney. Discutete +con lui su quest’argomento, dottore +Alasco; io tornerò fra brev’ora.» +Nel dire tali cose, il Varney si alzò da +sedere, e presa l’ampolla che stava sopra +la tavola si partì da quel luogo. +</p> + +<p> +«Figlio mio, (disse Alasco al Foster, +appena uscito il Varney) io ti protesto che +qualunque cosa ardisca dire questo impudente +e profano schernitore della scienza +sovrana, in cui per la grazia del Cielo ho +fatti tanti progressi, non v’è alcuno fra +gli artefici viventi ch’io volessi riconoscere +per mio maestro. Lascio pure che questo +riprovato inveisca in bestemmie contro +cose troppo sante per essere comprese da +uomini incapaci di concepir pensamenti, +fuorchè carnali e colpevoli; ma te lo +<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> +giuro io, la città veduta da san Giovanni +nella luminosa visione dell’Apocalisse, +questa nuova Gerusalemme, a cui sperano +giugnere tutti i credenti, annunzia +in figura la scoperta del gran segreto‍<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>; +di questo gran segreto, per cui le cose le +più preziose e perfette che la natura abbia +create, si ricaveranno da produzioni abbiette +e vilissime della medesima, siccome +la farfalla dall’ali leggiere e dorate, vezzosissimo +tra i figli del venticel della +state, sfugge dal carcere d’informe crisalide.» +</p> + +<p> +«Il maestro Holdforth non ha parlato +di questa versione, disse il Foster con aria +di perplessità; per altra parte, dottore +Alasco, la santa scrittura ne insegna, che +l’oro e le pietre preziose della città santa +non sono fatte in verun modo per chi +fabbrica menzogne, o si lorda d’abbominazioni.» +</p> + +<p> +«Ebbene, disse il Dottore, che concludete +voi da tutto ciò, figlio mio?» +</p> + +<p> +«Concludo che chi distilla veleni, o +chi li somministra segretamente, non può +<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> +aver parte a queste ricchezze ineffabili.» +</p> + +<p> +«Conviene distinguere, figlio mio, riprese +a dire l’alchimista, fra le cose necessariamente +cattive e nei modi e nei fini, +e fra quelle che comunque ingiuste +possono produrre un bene. Se la morte di +un individuo può avvicinare a noi quel +tempo, in cui basterà il desiderio per +vedere compiuto quanto è di bene, per +vedere tolto dalla superficie della terra +ogni male; per arrivare a quel tempo in +cui le infermità, i patimenti, gli affanni, +ubbidiranno alla scienza umana siccome +schiavi; a quel tempo che il menomo cenno +del sapiente sarà assai per farli fuggire; +a quel tempo in cui quanto avvi oggidì +di più prezioso e di più raro sarà posto +all’arbitrio di chiunque ascolterà le voci +della saggezza; a quel tempo in cui l’arte +medica cederà affatto luogo al rimedio +universale; e i saggi divenendo i monarchi +della terra, la stessa morte rifuggirà alla +lor voce; se vi ripeto questo felice avvenire +può essere affrettato da un accidente +di sì lieve conto, qual è la perdita +d’un fragile corpo fatto di polve, e +che soggetto necessariamente alla comun +legge, vada a finir nel sepolcro qualche +istante prima dell’ora assegnatagli dalle +leggi della natura; che è egli mai un tal +<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> +sagrifizio per accelerare il Santo <i>Millenio</i>?‍<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>» +</p> + +<p> +«Se non m’inganno, <i>Millenio</i> vuol +dire il regno de’ Santi,» disse crescendo +sempre nelle sue dubbiezze il Foster. +</p> + +<p> +«Dì, ch’è il regno de’ saggi, o mio +figlio, o piuttosto il regno della stessa +Saggezza,» rispose Alasco. +</p> + +<p> +«Si è toccato questo articolo col +maestro Holdforth nell’ultima congregazione; +ed egli sostiene che una dottrina +simile alla vostra è eterodossa, e la spiegazione +che voi date, falsa e diabolica.» +</p> + +<p> +«Egli è avvinto fra i ceppi dell’ignoranza, +o mio figlio, rispose Alasco: il suo +grado non si estende oltre al <i>cuocer mattoni +in Egitto</i>, o al più ad <i>errare nell’arido +deserto del Sinai</i>. Facesti male in parlando +di sì fatte cose ad un simile uomo: +nondimeno ti darò ben tosto tal prova, +che sfiderò questo teologo di mal umore +a confutare, quand’anche volesse lottar +meco, come i Magi lottarono contro Mosè +alla presenza del re Faraone. Assisterai tu +medesimo, figlio mio, quando <i>getterò la +mia polvere di proiezione</i>, e ti convincerò +co’ tuoi stessi occhi della verità.» +</p> + +<p> +«Prosegui, prosegui, dotto filosofo +<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> +(disse il Varney che entrava in quel medesimo +istante), egli può bene ricusare le +testimonianze che vengono dal tuo labbro; +ma come negherà quelle che i suoi occhi +stessi gli procacceranno?» +</p> + +<p> +«Varney, disse l’alchimista, Varney +di ritorno? Hai già?...» nè proseguì oltre. +</p> + +<p> +«Hai già eseguita la tua impresa? tu +volevi dire, rispose il Varney. Sì; e tu +(soggiunse, mostrandosi più che d’ordinario +irrequieto) sei ben sicuro di non +aver versato più o meno della misura +esatta?» +</p> + +<p> +«Lo sono, rispose Alasco; sicuro almeno +quanto si può esserlo nel far proporzioni +tanto delicate, e che dipendono +anche molto dalla differenza delle costituzioni.» +</p> + +<p> +«Se ciò è, disse il Varney, mi converrà +starmi tranquillo. E sono poi anche +certo che tu non vorresti fare verso +l’inferno un passo al di là di quanto ti +obbliga il tuo salario. Fosti pagato per +procurare una malattia, e del certo avresti +per insensata prodigalità il commettere un +assassinio allo stesso prezzo. Andiamo; +ciascuno si ritiri ne’ suoi appartamenti e +domani vedremo l’esito.» +</p> + +<p> +«Qual modo adoprasti tu per costrignerla +ad ubbidirti?» disse il Foster +fremendo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> +</p> + +<p> +«Nulla, rispose il Varney. La fisai +soltanto con una di quelle occhiate che +mettono a dovere i pazzi, le donne e i +fanciulli. Mi fu detto nell’ospital di S. +Luca‍<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> aver io uno sguardo quale +appunto fa di mestieri per sottomettere +un infermo ricalcitrante. Tale fu il complimento +che ricevei dal custode de’ matti; +onde vedi che non mi manca una via di +guadagnar pane quando cadrò di favore +alla Corte.» +</p> + +<p> +«Nè temi, soggiunse il Foster, di +qualche sproporzione nella dose?» +</p> + +<p> +«Se ciò fosse, disse il Varney, dormirebbe +un sonno più profondo; nè questo +timore è tale da intorbidare il mio. +Addio amici.» +</p> + +<p> +Tony Foster mandò un profondo sospiro +alzando gli occhi e le mani al Cielo. +L’alchimista annunziò la risoluzione in +cui era di continuare in quella notte +un’esperienza di grande importanza, e +il Foster e il Varney si separarono per +andare al riposo. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span></p> + +<h2 class="nosp">CAPITOLO VI.</h2> +</div> + +<div class="blockchap"> +<p> +Ora m’assista Iddio in questo terribile +pellegrinaggio! Ho già scacciato +lungi da me ogni speranza di +terreno soccorso. Chi fra i viventi +si augurerebbe mai d’appartenere +al mio sesso? Misere donne, compassionevoli +e fedeli, sì spesso derelitte, +e sì capaci di provare il dolore, +soggette a’ più duri trattamenti +per parte di coloro sul cui +affetto avete più forti diritti, e +contraccambiate d’ogni vostra bontà +con altrettanto d’ingratitudine! +</p> + +<p class="indr"> +<i>Il Pellegrinaggio d’amore.</i> +</p> +</div> + +<p> +Stava per finire il giorno, e Giannina +temendo col prolungare il suo allontanamento +di eccitare ricerche in una casa +piena di sospetti, quanto lo era necessariamente +il castello di Cumnor, affrettò il +suo ritorno e risalì all’appartamento ove +lasciata avea la Contessa. Questa se ne +stava allora col capo appoggiato alle braccia +incrocicchiate sulla tavola innanzi cui +era seduta; e neanco alzò gli occhi, o +fece un moto benchè menomo al giugnere +di Giannina. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> +</p> + +<p> +Questa fedele seguace corse verso la +sua padrona colla rapidità del lampo, +e lievemente toccandola per toglierla da +quel letargo, la supplicò d’uno sguardo +e di narrarle qual nuovo avvenimento +l’avesse posta in quello stato. L’infelice +Amy alzando il capo a quella preghiera, +e fisando gli occhi che pareano +spenti sulla compagna: «Giannina, +disse, bevei il fatale liquore.» +</p> + +<p> +«Sia lodato Dio! disse Giannina con +vivacità. Intendo sia lodato, perchè le +cautele prese non furono inutili, nè potete +paventare alcun danno da quella bevanda. +Alzatevi, e fatevi forza per iscuotere +quel letargo che vi assidera le membra. +Bandite soprattutto dalla vostr’anima +la disperazione.» +</p> + +<p> +«Non mi togliere da questa positura, +o Giannina, ripetè la Contessa, lasciami +in tale riposo; lascia che io finisca +tranquillamente i miei giorni. Sono avvelenata.» +</p> + +<p> +«Voi non lo siete, mia buona signora, +voi non lo siete, disse con grande +commozion d’animo la giovinetta, e grazie +a previdenze che certamente furono +additate dal Cielo, non può nuocervi +quanto beveste. Venni qui in tutta +fretta ad avvertirvi, che i modi di fuggire +sono in vostro potere.» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> +</p> + +<p> +«Di fuggire! (sclamò l’infelice Contessa, +levandosi dalla sedia ov’era, intanto +che a poco a poco gli occhi di +lei ripigliavano l’usata vivacità, ed il +loro colore le guance). Ma oimè! Giannina, +egli è troppo tardi.» +</p> + +<p> +«No, cara padrona. Alzatevi ed appoggiatevi +al mio braccio per fare un +giro all’intorno della stanza. Non vogliate +che la immaginazione produca in +voi l’effetto del veleno. Non vi accorgete +or forse che ricuperaste l’uso perfetto +delle vostre membra?» +</p> + +<p> +«Di fatto sembra diminuire il sopore +in cui stavami (disse la Contessa facendo +passi lungo l’appartamento, sempre +appoggiata al braccio di Giannina). Ma +sarebb’egli adunque vero, ch’io non +sono altrimenti avvelenata? Il Varney +qui si trasse allorchè eri lontana, e lanciandomi +sguardi, ne’ quali io leggea il +mio destino, mi comandò bere questa orribil +pozione. Oh Giannina! essa debb’esser +mortale. Fuvvi mai bevanda innocente +presentata da un tal coppiere?» +</p> + +<p> +«Nè egli credeva, a quanto temo, +che sarebbe stata inefficace a mal’opera; +ma Dio confonde i disegni degli uomini +malvagi. Credetemi, e lo giuro sul +santo Vangelo, in cui stassi ogni nostra +speranza, la vostra vita è in sicuro dal +<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> +veleno somministratovi da Varney. Ma +come non cercaste resistergli?» +</p> + +<p> +«Regnava il silenzio attorno di me. +Tu non eri in mia compagnia. Sola io a +fronte di costui!... di costui capace d’ogni +delitto! Venni a patti con esso onde +mi liberasse dall’odioso suo aspetto, +e a tal fine bevvi quanto mi porse. Ma +tu parlavi di fuga o Giannina? Sarei +forse io tanto felice?....» +</p> + +<p> +«Siete voi forte quanto basta per reggere +al contento di un annunzio di fuga, +e per intraprenderla?» +</p> + +<p> +«Forte quanto basta! rispose la Contessa. +Oh! domanda alla giovane capriola, +se è forte assai per superare i dirupi +quando i denti dei veltri stanno per +afferrarla. Oh! sì. È in me tutto il coraggio +che vuolsi per fuggire da questo +luogo.» +</p> + +<p> +«Dunque ascoltatemi, disse Giannina. +Un uomo ch’io credo fermamente +essere nel novero de’ vostri fedeli amici, +mi si mostrò sotto diversi abbigliamenti, +e cercò venir meco a confabulazioni. Ma +non essendo per anche schiariti i dubbi +che teneano perplesso il mio animo, +ricusai sempre tale colloquio. Colui che +il chiedeva era e il merciaiuolo dal +quale comperaste diverse bagattelle e il +venditore dei libri che poc’anzi vi diedi. +<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> +Ogni volta ch’io usciva del castello +era sicura di vederlo. L’accidente di +questa sera mi ha indotta finalmente a +parlargli. Egli vi aspetta alla porta segreta +del parco, ed ha seco quanto è +d’uopo ad agevolare la vostra fuga. Ma +ripeto, vi sentite in voi forza e coraggio +a tentarla?» +</p> + +<p> +«Chi fugge dalla morte trova sempre +forza bastante, nè il coraggio manca giammai +a chi vuol sottrarsi all’infamia. +L’idea di aver vicino lo scellerato da +cui sono minacciati i miei giorni, ad un +tempo, e l’onore, mi darebbe vigore +per sorgere dal letto della morte.» +</p> + +<p> +«Allora dunque, in nome di Dio! +soggiunse Giannina. Io debbo dividermi +da voi e confidarvi alla sua santa custodia.» +</p> + +<p> +«Non vuoi tu dunque seguirmi, o +Giannina? disse sorpresa da novello turbamento +la Contessa. Io ti perderò adunque? +ed è questa la tua fedeltà?» +</p> + +<p> +«Mia cara padrona, io fuggirei in +vostra compagnia con quel contento che +ha un uccelletto nell’abbandonar la sua +gabbia; ma sarebbe la stessa cosa che +scoprire il tutto sull’istante, e dar luogo +ai vostri persecutori d’impedirvi ogni +via di salvezza. È d’uopo ch’io rimanga +e mi adoperi a celare la verità. +<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> +Il Cielo perdona una menzogna che imperiosa +necessità suggerisce.» +</p> + +<p> +«E dovrò io dunque viaggiar sola con +uno straniero? disse Amy. Pensaci bene, +o Giannina. Non potrebbe questa essere +una cabala più nera e meglio tessuta +dell’altre per disgiugnermi sino da +te, diletta mia amica?» +</p> + +<p> +«No, mia signora: non la crediate +tale, rispose vivacemente Giannina. Questo +giovane è sincero; egli è amico del +signor Tressiliano; nè venne fra noi che +guidato dalle istruzioni medesime di chi +desidera il vostro scampo.» +</p> + +<p> +«S’egli è l’amico di Tressiliano, soggiunse +allor la Contessa, io mi abbandonerò +dunque a tale soccorso, come +a quello d’un angelo inviatomi dal Cielo, +perchè uomo non fuvvi giammai al +pari di Tressiliano immune da rimproveri +di viltà, o di personale interesse. +Ha sempre dimenticato se stesso +quando ha potuto giovare agli altri. Oh +Dio! qual compenso n’ebb’egli!» +</p> + +<p> +Le due donne raccolsero in grande +fretta tutto quanto dovea portar seco +quella di lor che fuggiva. Nè dalla sollecitudine +andò disgiunta la destrezza di +Giannina nel preparare il fardello, e +collocarvi le minute cose preziose, che +più prontamente le si offerivano alla mano, +<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> +e soprattutto uno scrignetto di diamanti, +che giudiziosamente pensò poterle +venire all’uopo ne’ più urgenti bisogni. +Indi la contessa di Leicester cambiò +i suoi panni con quelli che Giannina +era solita a vestire dovendo imprendere +gite di breve tempo; perchè nel +consiglio ch’elleno fecero, si trovò cosa +necessaria il mettere in disparte qualunque +distintivo, che avesse potuto eccitare +particolarmente l’altrui sguardo su +quella d’esse che dovea rimanere sconosciuta. +Tali apparecchi erano terminati +nell’ora che già essendo alta la luna +sull’orizzonte, tutti quegli abitanti aveano +ceduto al sonno, o almeno stavano ritirati +nelle proprie stanze; laonde per +uscire della casa e del giardino non +potevano esse temere altri ostacoli fuorchè +quello di trovarsi sopravvegghiate. +Ma in tal momento diveniva questo un +ostacolo di nessun conto, perchè Foster +si era accostumato a riguardare la propria +figlia con quell’occhio, onde un +peccatore tormentato da’ rimorsi riguarderebbe +un angelo custode incessante +in proteggerlo ad onta di continuate malvagità; +quindi metteva un’illimitata confidenza +sovr’essa, e Giannina, padrona +delle proprie azioni in tutto il durare del +giorno, possedeva in oltre una chiave +<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> +della porta di dietro del parco, per +cui poteva trasferirsi al villaggio ogni +qual volta glie ne veniva talento, sia +per gli affari interni della casa ad essa +affidati, sia per prestarsi ai pietosi +doveri della setta cui pertenea. Ben è +vero che alla figlia del Foster non era +stata conceduta una sì ampia libertà, +fuorchè a patto di non valersene mai a +proteggere una fuga della Contessa; divisamento +che si sospettò covare in questa +fin d’allor quando si mostrò impazientita +dei confini che s’imponeano al +suo libero arbitrio. E di fatto le orribili +certezze apportate dalla precedente +scena, bastarono appena a trar Giannina +nella risoluzione di violare la promessa +data, e d’ingannare la fiducia in +lei riposta dal padre. Ma le vedute cose +non solamente la giustificavano, ma le +comandavano imperiosamente di provvedere +alla sicurezza della padrona, e +di mettere da banda tutt’altro riguardo. +</p> + +<p> +La Contessa fuggitiva, e la sua seguace +attraversavano con affrettato passo +un sentiero, talor fatto più oscuro dai +folti rami degli alberi che s’incrocicchiavano +al di sopra de’ loro capi, talora +schiarito dal lume tremolante ed +incerto de’ raggi della luna, che penetravano +fra le tacche fatte dalla mannaia +<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> +fra mezzo alle frasche. La strada era di +frequente sbarrata da alberi atterrati, o +da grossi tronchi, che si lasciavano sparsi +qua e là finchè si avesse il tempo di +affastellarli per l’uso giornaliero de’ cammini. +</p> + +<p> +La fatica e le moleste sensazioni del +timore che si mesceva colla speranza, +sfinirono sì fattamente le forze della Contessa, +che Giannina fu costretta a proporle +di fermarsi alcuni minuti per riprendere +fiato. Si assisero entrambe sotto +di un’antica quercia, e com’era ben naturale, +volsero il guardo verso il castello +che lasciato avevano dietro di sè. Se +ne discernea l’ampia fronte a malgrado +della oscurità e della distanza, e i cammini, +e le torri, e l’orologio, che sormontavano +i tetti, parean disegnati sul +campo azzurro del cielo. Una sola face +rischiarava quelle tenebre, ed era posta +sì bassa, che sembrava ne venisse il +chiarore dal terrazzo posto innanzi al +castello, anzichè da una di quelle finestre. +Nel contemplarla fu presa da subitaneo +timor la Contessa. «Essi ne inseguono,» +diss’ella indicando a Giannina +quello splendore che le metteva spavento. +</p> + +<p> +Meno agitata della padrona la figlia +del Foster, s’accorse che quella luce era +immobile, e spiegò alla Contessa come +<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> +venisse dalla celletta ove l’alchimista era +solito fare le sue segrete sperienze. «Egli +è, soggiunse, nel novero di coloro, +che si alzano e vegghiano di notte tempo +per commettere le iniquità. Fu ben +trista la combinazione che trasse fra noi +sì fatto uomo; il quale in ogni suo discorso +mescolando la speranza dei tesori +della Terra alle idee di una scienza soprannaturale, +unisce tutte le qualità pur +troppo atte a sedurre il mio povero padre. +L’ottimo sig. Holdforth aveva pur +ragione allorchè dicea, e penso ben che +il dicesse con animo di somministrare +un’utile lezione ad alcune persone di +nostra casa: avvi tali uni, ripetea di frequente, +i quali anzichè ascoltare i detti +che parlò il Signore per bocca de’ suoi +veri profeti, vogliono, siccome Acabbo, +prestare orecchio ai sogni del falso profeta +Zedechia. E molto fermavasi su +queste parole; indi aggiugnea: Oimè! +fratelli carissimi, molti Zedechia si +trovano in mezzo a voi, molti uomini +che vi promettono i lumi della loro scienza +carnale, purchè abbandoniate la ragione, +dono venutovi dal Cielo. Costoro +vagliono forse meglio del tiranno Naas, +che volea l’occhio destro di tutti coloro +che gli erano sottomessi?...» +</p> + +<p> +Chi sa fin dove la memoria avrebbe +<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> +soccorso l’avvenente Puritana nel recapitolare +il discorso del sig. Holdforth? +Ma la interruppe la Contessa per assicurarla +di essersi riavuta in forze quanto +bastava per giugnere, senza fermarsi +novellamente, sino alla porta del parco. +</p> + +<p> +Elleno pertanto si ridiedero a fuggire +con maggior sicurezza; e Giannina per +la prima volta osò chiedere alla padrona +verso qual parte ella divisasse condursi. +E non ottenendo sull’istante una +risposta, poichè forse in quella confusione +d’idee tal rilevante argomento di +deliberazione non s’era ancor presentato +al suo animo, Giannina aggiunse: «Forse +vorrete portarvi alla casa del padre +vostro, ove siete certa di ritrovare +sicurezza e protezione?» +</p> + +<p> +«No, Giannina, rispose mestamente +la Contessa: lasciai il castello di Lidcote +con un cuor felice e con un nome onorevole. +Non vi ritornerò fintantochè la +permissione del mio sposo, e la pubblicazione +delle nostre nozze, non mi restituiscano +alla mia famiglia, ed ai luoghi +ove nacqui con tutti gli onori e +le distinzioni, di cui questo sposo medesimo +mi colmò.» +</p> + +<p> +«E dove andrete dunque, o signora?» +disse Giannina. +</p> + +<p> +«A Kenilworth, figlia mia, rispose +<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> +senza esitar la Contessa; mi porterò a +veder queste feste, queste reali magnificenze, +delle quali i soli apparecchi +eccitarono tanto rumore. Ben m’è avviso, +che mentre la Regina d’Inghilterra viene +onorata di feste nel palagio di mio +marito, la contessa di Leicester non +debba esservi un ospite importuno.» +</p> + +<p> +«Prego Dio, che vi siate bene accolta!» +rispose Giannina. +</p> + +<p> +«Voi abusate dello stato in cui mi +trovo, e dimenticate quello in cui siete,» +rispose la Contessa, presa da un moto +di collera. +</p> + +<p> +«Oh Dio! rispose mestamente la giovane +seguace, vi sfuggirono dalla memoria +i severi ordini dati dal nobile +Conte per tener nascoste queste nozze, +e che in tali ordini non ebbe egli altro +fine che di conservarsi il favore di cui +gode presso la Corte? E vi date a credere +dopo ciò che egli possa gradire un +subitaneo apparir vostro nel suo castello +in tali circostanze ed al cospetto di tai +testimoni?» +</p> + +<p> +«Ho inteso: voi giudicate che non +gli farei onore; lasciate andare il mio +braccio: so camminare senza l’uopo del +vostro soccorso, come so operare se +anche risparmiate i vostri consigli.» +</p> + +<p> +«Non vi sdegnate contro di me, le +<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> +rispose dolcemente Giannina, e permettete +ch’io continui a porgervi il braccio: +la strada è cattiva, e voi non siete +avvezza a camminar fra le tenebre.» +</p> + +<p> +«Al dir vostro (continuò la Contessa +sempre dominata dal risentimento) +il conte di Leicester sarebbe dunque capace +di favorire, e fors’anche d’aver +voluti gli orribili attentati che si commisero +dal padre vostro e da Varney! +Oh! saprà dal mio labbro medesimo tutte +le colpe di costoro.» +</p> + +<p> +«Per amor di Dio, mia buona padrona, +risparmiate il padre mio nel +racconto che divisate fare al vostro sposo. +Possano i servigi, comunque deboli +che vi ho prestato, giovare all’espiazion +dei suoi falli!» +</p> + +<p> +«Commetterei troppo grave ingiustizia +se non riconoscessi questi tuoi servigi, o +Giannina (disse allor la Contessa, che +riprese ben tosto la dolcezza sua naturale, +e il tuono di confidenza che fu sempre usa +mostrare a quella fida compagna). Non temerne +Giannina: io non dirò mai una sola +parola, che possa nuocere a tuo padre; +ma tu comprendi da te medesima, mia +cara fanciulla, ch’io non posso concepire +altro desiderio, tranne quello di abbandonarmi +alla protezion del mio sposo. La +perfidia di chi mi circondava m’ha costretta +<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> +a fuggir dal soggiorno che m’avea +scelto egli stesso; ma sarà questa la sola +cosa in cui mi avrà inobbediente. A lui +solo voglio appellarmi. Da lui unicamente +bramo esser soccorsa. Io non feci mai noti +a nessuno, nè li farò independentemente +dal suo volere, i segreti nodi che uniscono +i nostri cuori e i nostri destini. Voglio vederlo, +e ricevere dalla sua propria bocca +le istruzioni che regoleranno la mia condotta +avvenire. Non ti studiare a combattere +tale divisamento, o Giannina; tu non +faresti che confermarlo nell’animo mio. +Quando tu il voglia sapere, ho risoluto +di portarmi senz’altri indugi ad ascoltare +dalle labbra medesime del mio sposo la +sorte mia. Queste sole me la debbono annunziare. +Voglio cercarlo a Kenilworth; +unico espediente che m’assicuri di non vedere +un tal disegno infruttuoso.» +</p> + +<p> +Giannina dopo aver calcolato nel suo +spirito le difficoltà e le incertezze inseparabili +dalla condizione della sua sfortunata +padrona, cominciò ad inclinare ad +opinione affatto contraria a quella che aveva +manifestata da prima; e perfino a persuadersi, +che costretta ad abbandonare +il soggiorno assegnatole dallo sposo, la +Contessa non avesse più importante dovere +del portarsi a lui onde spiegargli i +motivi di sua condotta. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> +</p> + +<p> +Non ignorava ella quanta fosse in Milord +la cura di tenere nascoste sì fatte nozze, +nè tampoco si dissimulava, che il fare +senza permissione di lui un’inchiesta da +cui ne fosse derivata la loro pubblicità, poteva +essere cagione di eccitarlo a sdegno. +Ma per altra parte, s’ella facea ritorno alla +casa paterna senza che il suo grado fosse +chiarito solennemente, si mettea in uno +stato sommamente pregiudizievole alla sua +fama; e il pubblicarlo a malgrado del Leicester +potea occasionare una compiuta rottura +fra i due sposi. Aggiugneasi alle considerazioni +soccorse a Giannina, che la +Contessa, giunta a Kenilworth, avrebbe +potuto trattare da se medesima la sua causa, +e comunque la figlia del Foster non +dividesse colla sua padrona quella intera +sicurezza sulle intenzioni del Leicester, +ella era però ben lungi dal crederlo capace +di partecipare alle colpevoli trame delle +sue creature. È vero, pensava ancor fra se +stessa, che fuggendo Amy dalle costoro +mani, non avrebbero risparmiati espedienti +per soffocarne le giuste querele. Ma supponendo +pure il peggio, e che il Conte le +avesse negato protezione e giustizia, e ch’ella +fosse stata costretta a far pubblico il +sofferto aggravio, non le sarebbero mancati +in Kenilworth un avvocato nella persona +di Tressiliano, un giusto giudice nella +<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> +Sovrana; cose tutte che Giannina aveva +potuto raccogliere in sua mente nel breve +colloquio avuto con Wayland. Per tutte +queste ragioni bilanciate fra loro, Giannina +trovò finalmente ben fatto che la sua padrona +si portasse a Kenilworth, e solamente +le raccomandò la massima prudenza nel +far sapere questo arrivo al suo sposo. +</p> + +<p> +«E tu hai avuto per parte tua le necessarie +cautele? le disse la Contessa. Questo +condottiero, cui sto per mettermi fra +le mani, ignora egli il segreto del presente +mio stato?» +</p> + +<p> +«Nulla egli seppe del certo dal mio +labbro, rispose Giannina, nè forse egli +crede più o meno di quanto si giudica dal +Pubblico intorno a voi.» +</p> + +<p> +«E che si giudica dunque dal Pubblico?» +Si fece tosto a chiedere Amy. +</p> + +<p> +«Che abbandonaste la casa del padre +vostro. Ma voi vi sdegnerete un’altra volta +contro di me, se continuo,» così interruppe +il suo dire Giannina. +</p> + +<p> +«No, prosegui, disse la Contessa; gli è +ben d’uopo ch’io m’avvezzi a sopportare +le sinistre voci, cui diede origine la mia +imprudenza. Si penserà, m’immagino, che +io abbia abbandonata la casa di mio padre +per unirmi ad un amante con illegittimi +nodi. Questo errore finirà ben tosto, perchè +son risoluta o a vivere con una riputazione +<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> +immune da macchia, o a non vivere più +lungo tempo. Io vengo dunque riguardata +siccome la favorita di Leicester?» +</p> + +<p> +«La maggior parte, o signora, vi crede +anzi la favorita di Varney, rispose Giannina. +Avvi però chi pensa non essere questo +secondo che il mantello entro cui s’avvolge +il Conte nel soddisfare le proprie +brame. Si è saputo qualche cosa dell’esorbitanti +spese fatte nel fornire a tutto punto +questo castello, profusione, che passa +di gran lungo le sostanze del Varney. Ma +sì fatta opinione non è generale: tanto più +che quando si viene a parlare d’un personaggio +sublime, qual’è il vostro sposo, +le persone osano appena pronunziare i concepiti +sospetti, per tema di essere puniti +dalla <i>Camera Stellata</i> siccome calunniatori +della Nobiltà.» +</p> + +<p> +«E fanno bene a parlar sotto voce, +disse subito la Contessa, coloro che osano +credere l’illustre Dudley complice di uno +sciagurato quale è Varney!.... Eccoci +arrivate alla porta del parco. Oimè! mia +cara Giannina, è d’uopo ch’io mi congedi +da te. Non piangere, mia buona figliuola +(e nel dir questo cercava nasconder sotto +apparenza d’ilarità il suo contraggenio a +dipartirsi da una sì fedele compagna), e +allor quando ci rivedremo, o Giannina, fa +che in luogo di questo tuo collare troppo +<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> +semplice, io te ne veda uno di pizzo ricamato, +ond’abbia maggiore spicco quel collo +avvenente. Cambia questo corsaletto di bigello, +sol convenevole ad una fantesca, in +un altro di bel velluto messo ad oro. Troverai +nella mia stanza molta quantità di +vesti: accetta questo dono che ti fo sin d’ora +di tutto cuore. È d’uopo che ti adorni, +o Giannina; perchè comunque tu sia stata +fin qui la seguace di una donna infelice ed +errante, priva di nome, e persino di buona +fama, all’atto di rivederci, dovrai portar +vestimenti confacevoli a persona che terrà +il primo grado nell’amicizia e nella casa +della più ragguardevole fra le Contesse +della Inghilterra.» +</p> + +<p> +«Possa Dio esaudirvi, mia cara padrona, +e permettere, non già ch’io porti +vesti più ricche, ma che l’una e l’altra +portiamo i nostri corsaletti sopra cuori più +contenti ch’ora nol sono!» +</p> + +<p> +Mentre quest’ultime cose dicevansi, la +serratura della porta segreta dopo vigorosa +resistenza avea ceduto alla chiave di +Giannina, e la Contessa, non senza un +segreto fremito, si trovò al di là delle +mura, che lo sposo le aveva indicate siccome +limite de’ suoi diporti. Wayland, +nascosto a qualche distanza dietro una siepe +che stava sul confin della strada rimanea +con grande impazienza aspettandole. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> +</p> + +<p> +«Avete preparato ogni cosa»? gli disse, +appena furono vicini, Giannina grandemente +commossa. +</p> + +<p> +«Ogni cosa, rispos’egli: solamente non +ho potuto trovare un cavallo per la signora. +Giles Gosling che non sa scordarsi +d’essere pubblicano, me ne ha ricusato +uno benchè glie n’abbia io offerto qualunque +prezzo; e ciò per timore, dicea, di +entrare in disgrazie. Ma non importa. Ella +monterà sul mio cavallo; io l’accompagnerò +a piedi sintantochè possa provvedermene +un altro. Non saremo inseguiti, +semprechè voi non dimentichiate la vostra +lezione, leggiadra Giannina.» +</p> + +<p> +«Nel tenerla a memoria imiterò la saggia +vedova di Tekoa, che non obbliò le +parole postele in bocca da Gioabbo. Domani +dirò che la mia padrona non si può +alzare dal letto.» +</p> + +<p> +«Sì, e aggiugnerai che soffre grandemente, +che prova grave peso al capo, palpitazioni +al cuore, che non vuole essere +disturbata. Non temer di nulla; crederanno +d’intenderti ad una mezza parola, nè +ti faranno molte interrogazioni, perchè +conoscono l’effetto della malattia che si +lusingano averle procacciata.» +</p> + +<p> +«Ma, soggiunse la Contessa, eglino scopriranno +ben presto la mia lontananza, +e per vendicarsi uccideranno Giannina. +<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> +Amo meglio tornare addietro che esporla +ad un tale pericolo.» +</p> + +<p> +«Non vi affannate per la mia vita, o +diletta padrona. Piacesse a Dio, che voi +foste certa di essere ben accolta da coloro +a’ quali dovete volgervi, com’io lo sono +che mio padre, qualunque sdegno abbia +egli concepito contro di me, non soffrirà +che mi si faccia il menomo aggravio!» +</p> + +<p> +Wayland pose la Contessa sul suo cavallo, +avendo piegato il proprio mantello +attorno alla sella in guisa che le divenisse +un comodo cuscino. +</p> + +<p> +«Io vi saluto e possa la benedizione +del Cielo accompagnarvi!» disse Giannina +baciando per l’ultima volta la mano alla +Contessa, che con un muto accarezzamento +le contraccambiò il fattole augurio. Finalmente +si separarono, e Giannina volta +verso Wayland, esclamò: «Possa il Cielo, +allorchè lo implorerete ne’ vostri bisogni, +usar con voi in quella proporzione onde voi +vi mostrerete o fedele o traditore a questa +Signora tanto ingiustamente perseguitata, +e tanto sfornita di terreni soccorsi!» +</p> + +<p> +«Così sia, bella Giannina! disse Wayland. +Credetemi, giustificherò la confidenza +avutami in modo da meritare che i +vostri begli occhi, in mezzo a tutta la lor +divozione, sieno men disdegnosi meco +quando ci rivedremo.» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> +</p> + +<p> +Le ultime parole di questo congedo +furono pronunziate con qualche ricercatezza; +ma Giannina non fece ad esse una +risposta; ben la fecero i suoi sguardi, mossi +senza dubbio dal desiderio che era in +lei di accrescere forza ad ogni motivo che +potesse maggiormente assicurare lo scampo +alla sua padrona, ma non però di natura +da distruggere le speranze, che co’ suoi discorsi +mostrava aver concepute Wayland. +Ella rientrò per la porta segreta chiudendola +dietro a sè. Wayland afferrò tosto la +briglia del cavallo, ed egli e la Contessa +incominciarono silenziosamente l’incerta +loro peregrinazione. +</p> + +<p> +Benchè Wayland facesse trottare, quanto +poteva, il suo corridore, pur questo modo +di camminare era sì lento, che quando il +giorno cominciò a diradare i vapori dell’Oriente, +i due viaggiatori non si trovarono +più di dieci miglia distanti da Cumnor. +</p> + +<p> +«Maledetti tutti questi ostieri larghi +di belle parole! (sclamò il maniscalco +incapace di nascondere più lungamente +il dispetto e l’inquietezza che lo premea). +Se quel cane di Giles Gosling m’avesse +detto con franchezza, due giorni sono, +di non far conti sopra di lui, mi sarei +provveduto da altra parte: ma costoro +hanno talmente il vizio di promettere +qualunque cosa lor si richiede, che solamente +<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> +quando v’attignete a ferrare un +cavallo, vi dicono che non hanno ferri. +Se avessi potuto preveder questo, +avrei potuto accomodarmi in venti altre +maniere. Poi, in un affare sì importante +e per una causa sì buona, avrei ben +io avuto scrupolo di rubare un cavallo +nel vicino villaggio! Tutto sarebbe finito +col rimandarlo al commissario del cantone. +Possano il moccio e la rogna impadronirsi +in sempiterno delle scuderie +dell’<i>Orso nero</i>!» +</p> + +<p> +La Contessa andava confortando il suo +condottiero col fargli osservare come il +giorno che già spuntava gli avrebbe permesso +di camminar più veloce. +</p> + +<p> +«Va benissimo, mia Signora, ma il giorno +farà ancora che altre persone ci vedranno; +cosa che potrebbe essere di non +poco incomodo sul bel principio del nostro +viaggio. Ciò mi sarebbe stato indifferente +affatto, se avessimo potuto essere +ora più lontani da Cumnor; ma la +contea di Berk, dacchè conosco questo +paese, è piena di diavoli maliziosi, +che vanno a letto tardi, e si levano di +buon’ora col solo disegno di spiare i fatti +degli altri. Oh! questa genia mi ha +dato faccende altre volte. Però non vi +spaventate, mia bella Signora; poichè +quando si ha spirito, ogni poco che le +<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> +occasioni lo favoriscano, si trova rimedio +a qualunque incidente.» +</p> + +<p> +I timori mossi da Wayland fecero più +impressione nell’animo della Contessa di +quel che la consolassero i conforti, con +cui cercò medicare i primi detti. Ella +riguardava attorno di sè inquietamente, +e a mano a mano che l’orizzonte brillando +di un più vivo splendore annunciava +vicino il nascer del sole, ella s’immaginava +ad ogni passo, che la nuova +luce l’abbandonerebbe alla vendetta de’ +suoi persecutori, o che qualche ostacolo +insuperabile interrompesse il lor viaggio. +</p> + +<p> +Wayland si accorgeva dell’agitazione +in cui venuta era la Contessa, e scontento +di averle dato alimento egli stesso, +cominciò ad ostentare gaiezza camminando +dinanzi a lei. Laonde or parlava +al cavallo com’uomo bene addottrinato +nel dialetto delle scuderie, or canticchiava +a mezza voce squarci di ballate: +spesso, assicurava la Signora non esservi +alcun pericolo, e nell’istesso tempo guardava +bene all’intorno se mai vi fosse +qualche cosa che dismentisse le sue parole +nell’atto stesso del pronunziarle. +Continuarono in tal guisa il viaggio, finchè +un accidente non preveduto offerse +loro i modi di proseguirlo più comodamente +e più presto. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span></p> + +<h2 class="nosp">CAPITOLO VII.</h2> +</div> + +<div class="poem-container"> +<div class="poem inl"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Riccardo.</i> Un cavallo! un cavallo! il regno mio</p> +<p class="i02"> Cedo per un cavallo.</p> +<p class="i01"><i>Catesby.</i> Ecco un cavallo</p> +<p class="i12"> <i>Riccardo III.</i></p> +</div></div> +</div> + +<p> +I nostri viaggiatori passavano vicino ad +una macchia posta sul confin della strada, +allorchè si offerse ai loro occhi la +prima creatura vivente che avessero incontrato +dopo la loro partenza da Cumnor, +ed era un picciolo rustico stupido +di fisonomia, e che parea il famiglio +d’un qualche podere. Col capo scoperto, +vestito d’abito grigio, colle calze +che gli cadeano sulle calcagna, e tenendo +i piedi in un paio di grosse scarpe, +stava alla custodia di quella cosa +che i nostri venturieri potessero maggiormente +desiderare, intendo dire di un +cavallo, fornito inoltre di una sella da +donna, e di tutte l’altre cose necessarie +ad una viaggiatrice. E per migliore combinazione +il contadino, accostatosi a Wayland, +gli disse in sua maniera queste +<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> +poche parole: «<i>Signore, siete voi quella +certa coppia?</i>» +</p> + +<p> +«Certamente che lo siamo, mio garbato +giovane,» gli rispose senza esitare +Wayland. E sia giustizia alla verità, anche +qualche coscienza educata ad una +scuola di morale più severa che non forse +quella cui studiò il maniscalco, avrebbe +ceduto ad un’occasione tanto seducente. +Il darsi tal risposta da Wayland, +prender la briglia dalle mani del contadino, +far discendere la Contessa dal suo +cavallo, e metterla su quello che il caso +aveva fornito, furono l’opera di pochi +istanti. E la cosa andò con tanta +naturalezza, che la Contessa, come si +è saputo dappoi, credè fermamente che +quel cavallo fosse stato ivi apparecchiato +per cura del suo condottiero o di qualche +amico del medesimo. +</p> + +<p> +Ciò nondimeno il giovine merlotto, +che si vide con tanta sollecitudine liberato +dal suo deposito, cominciò a girar +gli occhi e a grattarsi in capo, come +covando qualche rimorso di avere abbandonato +il cavallo contentandosi d’una +spiegazione così succinta. +</p> + +<p> +«Non v’ha dubbio, borbottava fra i +denti, che questa non sia la <i>coppia</i>, ma +tu al vedermi avresti dovuto dir <i>fava</i>. +Lo sai bene!» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> +</p> + +<p> +«Sì, sì, è vero, rispose a caso Wayland, +e tu <i>presciutto</i>.» +</p> + +<p> +«No, no; aspettate; io doveva dire +<i>cece</i>.» +</p> + +<p> +«Bene, sia <i>cece</i> se vuoi così; ma +<i>presciutto</i> era una <i>parola di passo</i> migliore.» +</p> + +<p> +In questo, trovandosi già sul suo cavallo, +tolse dalle mani dello stupido villano +quel resto di briglia che l’altro +esitava ad abbandonare, e gettandogli +una moneta d’argento, senza altre cerimonie +cercò di riguadagnare a gran +galoppo il tempo perduto. Il baggeo rimase +a’ piedi della collina, mentre la +salivano i nostri viaggiatori, e Wayland +volgendosi, lo vide colle dita nei +capelli, immobile come un palo, e col +capo sempre volto alla dirittura da essi +presa nell’abbandonarlo. Finalmente essi +avevano di già raggiunto la sommità +della collina, allorchè lo videro abbassarsi +per raccogliere la moneta d’argento. +</p> + +<p> +«In fede mia! disse Wayland, questo +può dirsi vero dono della Provvidenza. +Una buona bestia che cammina bene, +e che vi porterà fino al luogo ove +se ne possa trovare un’altra d’egual gagliardia! +Allora potremo rimandar questa +per far tacere qualsisia rimostranza.» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> +</p> + +<p> +Ma non erano tanto lisci questi suoi +calcoli, e il destino, che sulle prime +parve sì propizio ai due viaggiatori +lor diede a temere bentosto, che l’incidente +per cui menava tanto vanto +Wayland, non divenisse cagione della +compiuta loro rovina. +</p> + +<p> +Non avevano essi per anche fatto un +miglio dopo lasciato il villanello, allorchè +intesero una voce d’uomo che gridava +a tutta possa alle loro spalle: <i>Al +ladro, al ladro, ferma mariuolo</i> ed altre +espressioni di simil natura. La coscienza +di Wayland lo trasse naturalmente +a credere essere ciò una legittima conseguenza +dell’avventura che poc’anzi aveva +mandato a termine. +</p> + +<p> +«In verità, sarebbe stato meglio per me +andare a piedi per tutta la mia vita. +Siamo spietatamente inseguiti, ed eccomi +uomo perduto. Ah Wayland, Wayland! +tuo padre te lo predisse più d’una +volta che i cavalli t’avrebbero condotto +alla forca! Se un qualche giorno mi +trovo mai sano e salvo fra i sensali da +cavalli di Smithfield o di Sumball-Street, +darò loro licenza di appiccarmi all’altezza +del campanile di San Paolo se +mi trovano mai più a frammettermi negli +affari o de’ gran signori, o de’ cavalieri +e delle loro donne.» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> +</p> + +<p> +In mezzo a queste malinconiche considerazioni, +volse la testa per sapere chi +lo inseguiva, ed ebbe qualche conforto +in accorgersi di non aver dietro a sè +che un uomo solo a cavallo, ben montato +per vero dire, e che si avvicinava +ad essi con una rapidità da non permettere +idea di fuga, quand’anche la +Contessa fosse stata abbastanza forte per +poter galoppare a pari della gagliardia +del suo cavallo. +</p> + +<p> +«In fine poi, pensava Wayland, il +cimento è eguale fra noi; non siamo che +un uomo per banda; e a quanto parmi +il mio futuro competitore nello stare a +cavallo ha più garbo di simia che di cavaliere. +Se mai si venisse agli espedienti +estremi, non dovrebbe essermi difficile +il gettarlo di sella. Ma zitto! Il +suo cavallo medesimo, per quanto spero, +mi risparmierà questo incomodo: +esso ha il morso ai denti. Diavolo! +Qual uopo ho io d’inquietarmi (gli sembrò +di ravvisare sull’istante il cavaliere), +non è che quella caricatura del +merciaio d’Abingdon.» +</p> + +<p> +L’occhio avvezzo di Wayland avea +scorto giusto a malgrado della lontananza. +Il cavallo del valente merciaio, +pieno d’ardore, ed inoltre eccitato dal +vedere due cavalli, che alla distanza di +<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> +alcune centinaia di tese pareva corressero +colla massima velocità, si diede a +tanto furiosa scappata, che ruppe affatto +l’equilibrio del cavaliere. Costui, a +grado del cavallo, non solamente raggiunse, +ma oltrepassò di gran galoppo +le persone inseguite, comunque non cessasse +dal tirarlo per la briglia e dal +gridar a tutta possa: <i>Ferma, ferma</i>, +esclamazione allor indiritta, come ognun +vede, al cavallo, anzichè alle persone +lasciatesi addietro. Di questo passo ei +fece più di mezzo miglio senza potere +arrestare il corridore: riuscitovi finalmente, +tornò all’incontro de’ nostri viaggiatori, +riparando alla meglio il disordine +de’ suoi vestiti, e cercando coprire +con un’apparenza di audacia e di +collera la confusione e il dispetto, dipintisi +sul suo volto durante l’involontaria +sua corsa. +</p> + +<p> +Intanto Wayland ebbe tempo di avvertire +la Contessa sulle prerogative del +personaggio, ond’ella cessasse dallo spaventarsi: +«Credetemi, non è che uno +sciocco, e m’accingo a trattarlo siccome +tale.» +</p> + +<p> +Allorchè il merciaio ebbe riacquistato +quanto fiato e coraggio bastavangli a +ricomparire dinanzi alla Contessa, ordinò +in aria minaccevole a Wayland di +restituirgli il suo cavallo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> +</p> + +<p> +«Che ascolto? (disse Wayland con +enfasi ed in tragico tuono) ne si comanda +arrestarci, e consegnare le cose +nostre sulla regale strada maestra! A te, +mia Escalibar, esci del fodero e fa sentire +a questo prode cavaliere, che la forza +dell’armi dee sola decidere la tenzone.» +</p> + +<p> +E l’altro: «Correte, correte quante +siete, oneste persone. Si pretende involarmi +ciò che mi appartiene legittimamente.» +</p> + +<p> +«Indarno tu invochi i tuoi Numi, o +scellerato pagano! M’è d’uopo compiere +il mio divisamento, vi dovessi anche +perire. Sappi, intanto, infedel trafficante, +esser io il merciaiuolo che ti vantasti +volere spogliare della sua mercanzia +sullo spianato di Maiden Castle. Onde +preparati a sostener la disfida.» +</p> + +<p> +«Ma io dissi questo per modo di +scherzo, soggiunse fattosi tutto mite +Goldthred; sono un onesto cittadino, +un merciaio, e arrossirei di assalire +chicchessia.» +</p> + +<p> +«Quand’è così, formidabilissimo merciaio, +mi duole in fede mia del voto +che feci, e fu questo, di portarti via il +cavallo la prima volta che t’incontrassi, +e farne dono a questa mia sovrana se +tu non ti sentivi di difenderlo coll’armi. +<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> +Ma ora che il giuramento è pronunziato, +la sola cosa che io possa fare in tuo +favore, si è lasciare il cavallo a Donnington +nella prima osteria.» +</p> + +<p> +«Ma v’assicuro, disse il merciaio, +che su questo cavallo medesimo io doveva +condurre oggi alla chiesa parrocchiale, +poco distante di qui, Giovanna +Hackam di Shottesbroock per cambiare +ivi il suo nome di famiglia in quello di +signora Goldthred. Per venire a raggiugnermi, +ella si è fatta strada saltando +giù da un finestrino del granaio +del vecchio Gaffer Hackam, ed eccola +già colla sua mantellina di ciambellotto, +e la sua frusta fornita di manico d’avorio, +al luogo, ove credea trovare il +cavallo, soprappresa sì che sembra la +moglie di Loth. Io ve ne prego colla +maggior possibile civiltà: rendetemi il +mio cavallo.» +</p> + +<p> +«Ne sono afflitto così per l’avvenente +donzella, come per te, merciaio mio +nobilissimo, soggiunse Wayland, ma fa +d’uopo che si compiano i voti. Tu troverai +il tuo cavallo a Donnington, all’osteria +dell’<i>Angelo</i>: gli è tutto ciò che +posso fare in buona coscienza.» +</p> + +<p> +«Al diavolo tu e la tua coscienza! +disse dando nelle disperazioni il merciaio. +Pretenderesti forse che una giovane +<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> +promessa sposa si conducesse a piedi +alla chiesa?» +</p> + +<p> +«Mettila in groppa dietro a te, sir +Goldthred, rispose Wayland. È tal cosa +che gioverà parimente a calmare l’impeto +del tuo corridore.» +</p> + +<p> +«Sì, e se poi vi dimenticate di lasciare +all’<i>Angelo</i>, come lo promettete +ora, il mio cavallo?» chiese titubando +il Goldthred, in cui era venuto meno +ogni coraggio. +</p> + +<p> +«Il mio fardello resterà in pegno pel +tuo cavallo. Esso è presentemente in casa +di Giles Gosling, nella stanza parata +di cuoio damaschinato, ed è pieno, +stivato di velluti a uno, a due, +a tre peli, di felpe, di zendadi, damaschi, +rasi, e di ogn’altra sorte di +tessuto di seta.» +</p> + +<p> +«Aspetta, aspetta, gridò il merciaio, +io veramente sto a patto d’essere appiccato, +se nel tuo fardello si trova la +metà di quanto tu dici. Ma se il mio +povero Baiardo cade nelle mani di qualche +mascalzone...» +</p> + +<p> +«Può anche darsi, mio buon Goldthred, +ma intanto io vi auguro il buon +giorno. Felice viaggio!» soggiunse indi +continuando il cammino colla Contessa; +intantochè il merciaio scompigliato se ne +tornava assai più lentamente che non fosse +<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> +venuto, meditando quali scuse avrebbe +addotte alla sua diletta donna, che stava +mestamente aspettando il novello sposo in +mezzo alla strada. +</p> + +<p> +«Mi sembrò, disse la Signora, che la +caricatura da cui siamo disgiunti mi desse +occhiate come di chi si ricordasse avermi +veduta; io però le nascosi quanto mi +fu possibile il volto.» +</p> + +<p> +«Se potessi creder questo, soggiunse +Wayland, tornerei addietro per fracassare +il cranio a costui, nè avrei paura di +danneggiargli il cervello, perchè tutto quello +che ha non basterebbe, cred’io, a darne +una boccata ad un papero nato di fresco. +Nondimeno è miglior consiglio proseguire +il nostro viaggio. Lasceremo a Donnington +il cavallo di questo sciocco, anche per +togliergli ogni talento di tenerci dietro, +poi cambieremo i nostri abiti, onde ingannare +le sue indagini se volesse pur continuarle.» +</p> + +<p> +I viaggiatori giunsero senza altri spiacevoli +incontri a Donnington, ove fu necessario +che la Contessa si procacciasse il +ristoro d’alcune ore di riposo. In questo +intervallo Wayland prese, con prontezza +e sollecitudine eguali, tutte le cautele necessarie +ad assicurare il buon successo del +rimanente del viaggio. +</p> + +<p> +Dopo avere cambiato il suo mantello +<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> +di merciaiuolo in una zimarra, condusse +il cavallo di Goldthred all’osteria dell’<i>Angelo</i>, +situata ad una estremità del villaggio +opposta a quella ove i nostri viaggiatori +avevano preso stanza. Nella mattina, Wayland +mentre attendeva ad altre cose sue +vide il cavallo ricondotto dallo stesso merciaio, +il quale avendo raccolta una numerosa +banda d’uomini per gir contro chi +gli aveva involata la sua cavalcatura veniva +a riconquistarla colla forza dell’armi. +Gli fu questa rimessa senza dover pagare +altro riscatto, fuorchè il prezzo dell’<i>ala</i> +bevuta in copia dalle sue truppe ausiliari, +che il cammino aveva assetate, e intorno +al cui prezzo maestro Goldthred sostenne +una disputa veementissima col commissario +del quartiere, chiamato in soccorso +dallo stesso Goldthred per far marciare la +gente della Contea. +</p> + +<p> +Dopo eseguita una tale restituzione, che +la giustizia e la prudenza egualmente volevano, +Wayland procurò per sè e per +la Contessa due vestiti compiuti, che li +faceano sembrare agiati campagnuoli. In +oltre fu deciso per togliere alla curiosità +tutti i pretesti, che la donna, durante il +cammino, si spaccierebbe per sorella del +suo condottiero. +</p> + +<p> +Un buon cavallo, non brioso, e fatto +per andar di pari passo con quello di Wayland, +<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> +compiè i preparativi del viaggio, cose +tutte che il maniscalco pagò col denaro +somministratogli a tal fine da Tressiliano. +Era quindi vicino il mezzogiorno, allorchè +la Contessa trovò riparate assai le sue +forze da un profondo riposo di alcune ore; +onde continuarono il loro cammino, deliberati +di condursi il più presto possibile +e tenendo la strada di Coventry e di Warwick, +al castello di Kenilworth; ma il +loro destino non volea che procedessero +molto innanzi senza scontrarsi in nuovi +avvenimenti che li tribolassero. +</p> + +<p> +Fa qui di mestieri avvertire il leggitore, +che l’ostiere di Donnington avea fatto noto +ai nostri pellegrini, come una lieta brigata +si era un’ora o due prima d’essi, partita da +Donnington per trasferirsi a Kenilworth; +e che questa, a quanto sembrava, accigneasi +a rappresentare una di quelle mascherate +o commedie solite ad entrare fra +i divertimenti offerti alla Regina allorchè +portavasi in viaggio; dal quale avviso nacque +in Wayland il consiglio di unirsi, se +il potea, a questa banda, tosto che l’avesse +raggiunta in cammino, sembrandogli che +per tal modo diverrebbe più difficile il riconoscimento +così della Contessa come di +lui che non se avessero camminato soli. +</p> + +<p> +Comunicò pertanto sì fatta idea alla compagna, +la quale in sostanza, non desiosa +<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> +che di giugnere senza interrompimenti a +Kenilworth, lasciò al giudizio di Wayland +la scelta d’ogni espediente più adatto all’uopo +medesimo. Quindi fecero trottare i +lor cavalli, sinchè videro la picciola carovana +con parte di gente a piedi e a +cavallo, che saliva un monticello da essi +distante non più d’un mezzo miglio. In +quel medesimo tempo Wayland che non +guardava solamente dinanzi a sè, si vide +dietro alle spalle un personaggio a cavallo, +che correa con istraordinaria velocità. +Seguialo un servo galoppando, perchè gli +sforzi del galoppare bastavano appena a +pareggiare in celerità il cavallo del suo +padrone, comunque unicamente trottasse. +Wayland osservò con inquietezza d’animo +queste due persone, mostrò turbarsi, +osservò di bel nuovo, indi fattosi pallido, +disse alla Contessa. +</p> + +<p> +«Quello è il famoso corridore di Riccardo +Varney. Saprei riconoscerlo in mezzo +a mille cavalli. Questo è ben un incontro +più serio, che non lo fu quello del +mercante merciaiuolo.» +</p> + +<p> +«Sguainate la vostra spada, gli disse +Amy, e trafiggetemi il cuore, anzichè lasciarmi +cadere nelle mani di costui.» +</p> + +<p> +«Preferirei mille volte passargliela a +traverso del corpo, o ferirmene io stesso. +Ma per vero dire, l’arte dello schermitore +<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> +non è fra quelle ch’io conosca meglio, +benchè ad un estremo evento io abbia il +coraggio di valermi del ferro freddo al pari +d’un altro. E accade in oltre che la +mia spada (trottate, ve ne prego!) è una +trista draghinassa, mentre son certo che +egli è armato d’una delle migliori sciabole +di Toledo. Aggiugnete esser con lui un +servo, ch’io giurerei quell’infame del +Lambourne, perchè sta sopra il medesimo +cavallo, di cui si valse, dicono (vi prego, +correte!) quando svaligiò un ricco mercante +di bestiami verso la parte occidentale +della Contea. Non è già ch’io tema +nè Varney, nè Lambourne, tanto più ch’io +difendo una buona causa (il vostro cavallo, +se lo spronate, può trottare di più!) +ma nondimeno (vi supplico! non gli lasciate +poi prendere il galoppo; potrebbero +accorgersi che li temiamo e inseguirci; +basta che lo manteniate nel gran trotto) +benchè, dico, io non tema costoro, avrei +molto caro di spacciarmene piuttosto per +le vie dell’accorgimento che per quelle +della violenza. Sol che potessimo raggiugnere +i commedianti ed unirci, passeremmo +con essi senza essere osservati, purchè +per altro Varney non sia venuto a posta +per inseguirci.» +</p> + +<p> +Dicendo tai cose, ora stimolava, ora frenava +il cavallo, agitato ad un tempo e +<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> +dalla tema di far sospettar che fuggiva, e +dalla cura di non essere giunto dal Varney. +</p> + +<p> +Salirono finalmente la collina dianzi +accennata, ed arrivatine alla vetta, si +confortarono in veggendo la picciola carovana +fermatasi in fondo alla valle in +vicinanza di tenue ruscello, a’ cui margini +erano due o tre capanne; onde allora +Wayland non dubitò più di non essere in +tempo a raggiugnerla. Cresceva inquietezza +a Wayland l’osservare la sua compagna che +senza profferire accenti di timore o querelarsi, +andava vie più impallidendo, onde +aspettavasi ad ogn’istante vederla cader da +cavallo. Pure a malgrado di tai sintomi di +debolezza, spinse ella tanto vigorosamente +il destriero, che si trovarono presso i commedianti +in fondo della valle prima che +Varney fosse arrivato alla sommità della +collina d’ond’erano scesi. +</p> + +<p> +Videro essi nel massimo disordinamento +la compagnia colla quale divisavano di +collegarsi. Le donne, tutte scapigliate e +come affaccendate in cosa d’alta importanza, +entravano continuamente nelle capanne +e ne uscivano. Gli uomini stavano qua e là +tenendo per le briglie i loro cavalli, e mostrando +quella sbadata fisonomia che è +solita in essi nel durar d’affari pe’ quali +non si ha bisogno di loro. +</p> + +<p> +I due viaggiatori s’intertennero, come +<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> +mossi da curiosità; poi a grado a grado, +senza interrogare nè essere interrogati, si +frammisero alla carovana, come se ne avessero +fatto parte da lungo tempo. +</p> + +<p> +Non erano scorsi più di cinque minuti +dopo il fermarsi lor nella valle, ov’ebbero +grande cura di tenersi quanto poteano +sui labbri della strada, onde mettere gl’individui +della carovana fra sè, e fra +Varney e Lambourne, i quali discesero +rapidamente dalla collina. I fianchi dei +costoro cavalli, e le spronette, col molto +sangue di cui erano lorde, contrassegnavano +assai con quanta velocità il padrone +ed il servo fossero corsi. L’esterno de’ commedianti, +che sotto sopravveste di traliccio +nascondevano i lor vestiti da maschera, +la picciola carretta per trasportarvi +le loro decorazioni, e i diversi arnesi +bizzarri e fantastici ch’essi aveano fra le +mani, bastarono onde i due cavalieri scorgessero +lo scopo cui quella brigata intendea. +</p> + +<p> +«Voi siete commedianti, disse il Varney, +e vi trasferite senza dubbio a Kenilworth?» +</p> + +<p> +«Sì, o nobil signore,» rispose un attore. +</p> + +<p> +«Ma come diavolo indugiate qui, soggiunse +allora il Varney, se non avete un +istante da perdere sol per giugnere a tempo +<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> +al castello di Kenilworth? La Regina +desina domani a Warwick, e voi canaglia, +state qui a darvi bel tempo?» +</p> + +<p> +Si fece allora a rispondere un ragazzo +nano in zimarra che aveva una maschera +al volto, e un paio di corna d’un bel rosso +di fuoco, e sotto la zimarra un abito di +rascia nero stretto con cordicelle alla persona, +calze rosse, e scarpe fatte all’uopo +d’imitare i forcuti piedi del diavolo. +«In verità, o signore, la indovinaste. Ma +sappiate che mio padre, il diavolo, sorpreso +dai dolori del parto, ci ha ritardati +nel cammino per accrescere la nostra +brigata d’un diavolino di più.» +</p> + +<p> +«Come! il diavolo!» disse Varney, la +gaiezza del quale non avea indizi più +forti d’un caustico sorriso. +</p> + +<p> +«Il ragazzo ha detto la verità, soggiunse +la persona in maschera che avea +parlato da prima; il nostro diavolo in capo, +poichè questi non è che diavolo secondario, +sta ora entro di quel <i>tugurium</i> +ad invocare Lucina.» +</p> + +<p> +«Per san Giorgio! o piuttosto per il +drago che è forse il compare del futuro +diavolo infante! questo è un caso comico; +se ve ne furono, disse Varney. Che ne +pensi, Lambourne? Vuoi tu essere per +questa volta il patrino? Certamente, se +il diavolo dovesse sceglierne uno, non +<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> +vedo persona che ti pareggi nel meritar +tanto onore.» +</p> + +<p> +«Eccetto che alla presenza de’ miei superiori,» +disse il Lambourne con quella +impudenza per metà rispettosa di un servo, +che nel giudicare indispensabile la +propria opera fonda la sicurezza di avanzar +qualche scherzo. +</p> + +<p> +«Qual è il nome di questo diavolo, +o per meglio dire di questa diavolessa +che colse sì male il suo tempo? disse Varney. +A Kenilworth noi non possiamo far +senza d’alcuno dei nostri attori.» +</p> + +<p> +«<i>Gaudet nomine Sibyllae</i>, disse il primo +interlocutore, e si chiama Sibilla Laneham, +moglie di maestro Riccardo Laneham.» +</p> + +<p> +«Il donzello della camera del consiglio! +disse Varney. Che mi dite? Ella non merita +scusa; doveva avere bastante esperienza +per ordinare meglio le cose sue. +E chi erano quell’uomo e quella donna, +che un momento fa ascesero la collina +con tanta fretta?» +</p> + +<p> +Wayland stava per avventurare qualche +risposta, allorchè il piccolo diavoletto +si fece avanti di bel nuovo. +</p> + +<p> +«Con vostra buona licenza, (diss’egli +accostandosi a Varney, e parlando in modo +che gli altri compagni non lo intendessero) +l’uomo sarà il nostro primo diavolo, +<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> +perito quanto basta nelle astuzie per +far le veci ai cento diavoli della natura +di Sibilla Laneham. E la donna, sempre +con vostra buona licenza, è quella savia +persona, i cui soccorsi in tale momento +sono della massima necessità alla nostra +parturiente.» +</p> + +<p> +«E che? Voi avete la commare in questi +dintorni? disse Varney. Di fatto la +fretta del suo correre dava a divedere come +si portasse in tal luogo, ove era grandemente +desiderata. Voi avete dunque in +riserbo un altro suddito di Belzebù da +sostituire a Mistress Laneham.» +</p> + +<p> +«Senza dubbio, Signore, disse il picciol +mariuolo, i sudditi di Belzebù non +sono tanto rari in questo mondo, come vostra +Eminenza potrebbe supporli. Questo +maestro demonio che voi vedete, saprà, +se vi è in grado, lanciare alcune migliaia +di scintille, e vomitare nubi di fumo dinanzi +a voi, sì che crediate aver egli nell’addomine +tutto l’Etna.» +</p> + +<p> +«Non ho il tempo di fermarmi a contemplare +tal maraviglia, o chiarissimo figlio +dell’inferno, ma ecco di che farvi +bere per una buon’ora, e come dice il +proverbio, Dio prosperi le vostre fatiche.» +</p> + +<p> +Così licenziandosi diede due botte di +sprone al cavallo, e continuò la sua strada. +</p> + +<p> +Il Lambourne rimase un istante addietro +<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> +del padrone per cercar nella borsa, +d’onde tratta una moneta d’argento ne +presentò il compagnevole diavoletto «a +fine, disse costui, d’incoraggiar la tua carriera +verso il fuoco delle regioni infernali. +Già si discerne qualche scintilla di +questo fuoco, che ti scappa fuori dagli +occhi». Dopo avere ricevuti i ringraziamenti +del fanciullo, spronò egli pure il +cavallo, e colla rapidità del vento raggiunse +il padrone. +</p> + +<p> +«Ora (disse l’astuto diavoletto, accostandosi +al cavallo di Wayland, e facendo +uno scambietto per aria, che legittimava +le sue pretensioni al parentado +col principe di questo elemento), io raccontai +loro chi siete. Ditemi a vostra +volta chi mi son io?» +</p> + +<p> +«Flibbertigibbet, ovvero sicuramente +un figliuolo del demonio,» rispose Wayland. +</p> + +<p> +«Tu lo dicesti, replicò Dick Sludge. +Vedi qui il tuo Flibbertigibbet. Mi sono +sciolto dai legami, in cui mi teneva il +dotto mio precettore, come ti diedi parola +di farlo, volesse egli o non lo volesse. +Or narrami chi è la donna che +conduci teco. Io ti vidi nell’imbarazzo +sin dal momento della prima interrogazione, +e venni in tuo soccorso. Ma mi +fa di mestieri sapere tutto quello ch’ell’è, +caro Wayland.» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> +</p> + +<p> +«Tu saprai cinquanta altre cose ancora +più belle, o mio diletto compagno, +disse Wayland, ma per un momento +metti da una parte le tue interrogazioni; +e poichè andate tutti a Kenilworth, io vi +ci accompagnerò, e ciò per amore, vedi! +della tua amabile figura e della spiritosa +tua compagnia.» +</p> + +<p> +«Tu avresti dovuto dire, <i>spiritosa figura,</i> +ed <i>amabile compagnia</i>, rispose +Dick. Ma come viaggerai tu con noi? Intendo +che parte sosterrai?» +</p> + +<p> +«Certamente quella che mi scegliesti +tu stesso: la parte di giocolatore. Tu sai +che questo mestiere, lo conosco,» disse +Wayland. +</p> + +<p> +«Va benissimo: ma e quella milady! +soggiunse Flibbertigibbet, perchè debbo +dirti aver io già indovinato che ella è +una milady, e comprendere pure dalla +impazienza che mostri l’imbarazzo in +cui ti ritrovi per lei.» +</p> + +<p> +«Ella... (rispose Wayland) ella... +sì, ella è una povera mia sorella. Canta +e sona il liuto con tanta dolcezza che +farebbe uscire i pesci fuori dell’acqua.» +</p> + +<p> +«Procurami tosto un saggio di tale sua +abilità. Amo assai il liuto. Nulla avvi +che mi dia maggior diletto, benchè non +abbia mai udito suono di liuto.» +</p> + +<p> +«Oh bella! come puoi dunque amarlo?» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> +</p> + +<p> +«Ti dirò, come negli antichi romanzi +i cavalieri amano le loro donne, per +fama.» +</p> + +<p> +«Quand’è così amala <i>per fama</i> qualche +tempo di più, finchè mia sorella +siasi riavuta dalle fatiche del viaggio +(disse Wayland, che poi soggiunse fra +i denti:) Maledetta la curiosità di questo +nano! Ma non mi torna disgustarmelo. +Troppo mal partito ne avremmo.» +</p> + +<p> +Dopo tale intertenimento, Wayland corse +al maestro Holyday per fargli offerta +de’ suoi talenti personali, e di quelli +della sorella, qual donna perita di musica. +Furono prima chieste alcune prove +dell’abilità di lui, e senza farsi pregare, +ne diede di sì convincenti, che gli +attori giubilanti di acquistare un uomo +fornito di tanta capacità, ebbero per +buone le scuse da lui fatte per sua sorella, +che dianzi voleano parimente sperimentare. +</p> + +<p> +I nuovi compagni vennero invitati a +partecipare de’ reficiamenti di cui ben +provvista andava quella banda, e nel +tempo di tal colezione, non però senza +difficoltà, Wayland trovò un momento +per parlare segretamente alla supposta +sorella e per pregarla a dimenticar +qualche istante così le proprie sventure +come il proprio grado acconsentendo +<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> +a starsi in brigata con coloro, che +dovevano esserle compagni di viaggio, espediente +il più sicuro onde non venire +scoperti. +</p> + +<p> +Tutto questo impero di circostanze +fu sentito dalla Contessa; laonde quando +si rimisero in cammino, cercò ella +di porre in opera i suggerimenti datile +dal suo condottiero, e volgendosi ad +un’attrice che le era vicina, introdusse +il discorso esternando compassione per +quella povera donna che era stato forza +l’abbandonare. +</p> + +<p> +«Oh! ella ha buona assistenza, mia +cara! rispose l’attrice, che pel suo allegro +umore avrebbe potuto dirsi il perfetto +emblema della moglie di Bath‍<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>. +La mia commare Laneham non si prende +fastidio di ciò, come di nessun’altra +cosa; di qui a nove giorni, se tanto +duran le feste, sarà con noi a Kenilworth, +fosse anche costretta a portarsi +il suo bamboccio sugli omeri.» +</p> + +<p> +In questo modo di discorso regnava +un non so che di <i>libero</i>‍<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>, che tolse +<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> +alla Contessa di Leicester ogni voglia di +continuare la conversazione; ma ella avea +rotto il diaccio parlando per la +prima alla compagna, onde questa che +negl’intermezzi dovea far la parte di +Gillian di Croydon, si diede tutta la cura +che il troppo silenzio non rendesse +malinconica quella peregrinazione. Narrò +dunque alla Contessa, fattasi muta, +un migliaio d’aneddoti di feste reali, cui +s’era trovata incominciando dai tempi +del re Enrico fino a quei dì, e le accoglienze +che avea ricevute dai gran signori, +e i nomi degli attori più cospicui; +e faceasi ritornello d’ogni racconto +il soggiugnere: «Tutto ciò sarà nulla +in confronto delle feste che avremo a +Kenilworth». +</p> + +<p> +«E quand’è che vi giugneremo?» +disse la Contessa con tale agitazione che +invano studiavasi di palliare. +</p> + +<p> +«Noi che siamo a cavallo, noi possiamo +trovarci questa sera a Warwick, d’onde +<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> +Kenilworth non arriva forse ad essere +distante cinque miglia. Ma ivi ne converrà +aspettare i nostri compagni pedoni, +se però il mio buon signore di Leicester, +come è probabile, non manderà +incontro ad essi cavalli o calessi, a +fine di liberarli dalla molestia di andare +a piedi, che è un assai tristo apparecchio +per danzare innanzi a personaggi +di corte. Nondimeno ho veduto un +tempo, in cui, coll’aiuto di Dio, avrei +fatto cinque leghe colle mie gambe il +mattino, e ballato sulla punta de’ piedi +tutta la sera, siccome un piattello di +peltro, che un giocolatore fa girare attorno +sulla punta d’un ago. Il crescer +degli anni ha raffreddato un poco questo +mio ardore; ma quando mi si affanno +la musica e il mio danzatore, posso +ballare una giga così bene e così lungo +tempo, come qualunque altra donna di +Warwick, obbligata, quando vuole scrivere +i suoi anni, a valersi dell’ingrata +cifra <i>quattro</i>, posta innanzi ad un <i>zero</i>.» +</p> + +<p> +Se la Contessa per parte sua si trovava +incomodata dalla loquacità di tal donna, +non era minore la pena che sofferiva +Wayland per ispacciarsi dai frequenti +assalti dell’insaziabile curiosità del suo +conoscente antico Riccardo Sludge. Il +malizioso nano aveva un’indole naturalmente +<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> +proclive ad osservare e voler conoscere +a fondo tutte le cose; il che +collegavasi maravigliosamente col genere +suo di spirito malignoso anzi che no. +Avido di spiar tutto, non v’era forza +che lo avesse impedito d’intromettersi +negli affari, gli fossero pur estranei +quanto si volea, bastava che ne avesse +sorpreso il segreto. Egli passò tutto +quel giorno a guatare per di sotto alla +propria maschera la Contessa, e le poche +cose che potè scorgere non contribuirono +poco a crescergli curiosità. +</p> + +<p> +«Questa tua sorella, o Wayland, ei +diceva, ha un collo ben bianco per +essere nata in una fucina, e le mani ben +liscie e delicate per donna avvezza a +maneggiare il fuso. In fede mia! crederò +che siate fratello e sorella, quando +vedrò dalle uova di corvo nascere i cigni.» +</p> + +<p> +«<i>In fede mia</i>, disse Wayland, tu +sei un piccolo ciarliero, che meriteresti +un cavallo in pena di tua sfrontatezza.» +</p> + +<p> +«Ottimamente, disse allontanandosi +quel furfantello; quanto posso dirvi è +che voi mi nascondete un segreto, e +che se non vi rendo fava per piselli, +non sono più Dick Sludge.» +</p> + +<p> +Sì fatta minaccia, e la distanza in cui +gli si tenne nel resto di quella giornata +<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> +il diavoletto Hobgoblin, mise in molta +agitazione Wayland. D’onde fu ch’ei +persuase alla finta sorella il fermarsi, +prendendone pretesto dalla stanchezza, +tre o quattro miglia al di qua della +buona città di Warwick, e promise agli +altri di quella banda, che gli avrebbero +raggiunti sul mattino della domane. Un +picciolo albergo di villaggio loro offerse +asilo per riposare, e s’allegrò entro +il suo cuore Wayland in veggendo allontanarsi +e Dick Sludge, e il resto della +brigata, da cui con affettuosi congedi +si separò. +</p> + +<p> +«Domani, o Signora, diss’egli alla +compagna di viaggio, se così vi piace, +di buon’ora ci rimetteremo in cammino, +onde giugnere a Kenilworth prima che +si faccia folla alle porte del castello.» +</p> + +<p> +La Contessa approvò le idee del suo +fedel condottiero, ma fu per questo una +grande sorpresa ch’ella non gli soggiugnesse +altra cosa a tale proposito. Questo +silenzio lasciava ignorare a Wayland +se Amy avesse immaginato qualche divisamento +intorno al modo di condursi +in appresso. Comunque gli fossero note +solo imperfettamente le particolarità che +la risguardavano, pur vedea la necessità +di continuare a movere con circospezione +ogni passo. Dal tacersi della +<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> +Contessa egli indusse, che forse ella avea +nel castello alcun amico alla cui +protezione poter fidarsi, e che l’incarico +di lui sarebbe finito non appena +l’avesse guidata colà, come ripetutamente +ne mostrava quella il desio. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span></p> + +<h2 class="nosp">CAPITOLO VIII.</h2> +</div> + +<div class="blockchap"> +<p> +«Udite! Il suono de’ bronzi e lo squillo +degli oricalchi or chiamano le persone +convitate; ma la più avvenente non +risponde all’invito. Le sale ringorgano +di cavalieri e matrone; ma la +donna più amabile è costretta a celarsi. +Come potesti, o principe orgoglioso, +lasciarti abbagliar dal fulgore +di quelle brillanti meteore, e perdere +quel giudizioso senso che ne trae +a preferire lo splendor degli astri a +quello di una lucciola, e il rossore +del modesto merito all’arroganza delle +corti?» +</p> + +<p class="indr"> +<i>La pantoffola di cristallo.</i> +</p> +</div> + +<p> +L’infelice contessa di Leicester, fin +dalla prima sua fanciullezza era stata +accostumata ad una indulgenza così illimitata +come mal provvida, che le usavano +tutte le persone cui spettava l’incarico di +educarla. Certamente la dolcezza della sua +indole l’avea difesa dal prender modi o +disdegnosi o superbi. Ma il capriccio che +le aveva fatto preferire il bello e seducente +Leicester a Tressiliano, del quale ella stessa +apprezzava cotanto l’onore e l’animo +affettuoso non mai verso lei dismentitosi, +<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> +questo solo capriccio che distrusse la felicità +di sua vita, era frutto di quella mal +concetta tenerezza, che risparmiò alla sua +infanzia le lezioni, moleste sì ma indispensabili, +della sommessione e del riguardo. +Tal debolezza medesima degli educatori +l’aveva usata a non aver uopo che di concepir +desiderii ed esprimerli lasciando agli +altri la cura di soddisfarli. Queste si furono +le cagioni, per cui nel punto più fatale +della sua vita si trovò sfornita affatto di +quella prontezza di mente, che le sarebbe +stata necessaria a divisar norme di una +condotta prudente, ragionevole e adatta +alle circostanze cui ella era venuta. +</p> + +<p> +Le difficoltà si moltiplicarono incessantemente +per la misera Amy allo spuntare +di questo giorno che stava per decidere del +suo destino. Abbandonando ogni idea che +vi si frapponeva, ella non avea desiderato +altra cosa, che trovarsi a Kenilworth +alla presenza di suo marito, ed ora che +ne era tanto vicina, il dubbio e l’incertezza +si fecero a spaventare il suo animo, +presentandole il timore di mille pericoli, +quali reali, quali immaginari, ma tutti +gravi, ed ingranditi dal suo stato e dalla +mancanza di chi la consigliasse. +</p> + +<p> +La veglia di quella notte l’avea talmente +spossata, che non seppe qual cosa rispondere +a Wayland quando venne la mattina +<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> +ad avvertirla essere l’ora della partenza. +Questa guida fedele incominciò a +sentire vive inquietudini, e ad agitarsi ancora +per la propria persona. Era Wayland +in procinto di partir solo per Kenilworth, +nella speranza di trovarvi Tressiliano e di +potergli annunziare che Amy era poco distante. +Ma s’avvicinavano le ore nove del +mattino allorchè Amy fece chiedere del +suo condottiere. +</p> + +<p> +Egli la trovò pronta bensì a continuare +il viaggio, ma il pallor delle guance lo +pose in gran tema sulla salute della medesima. +Gli disse ella di allestir tosto i cavalli, +resistendo impazientemente alle istanze +che l’altro facevale onde persuaderla a munirsi +di qualche ristoro innanzi di mettersi +in cammino. «Mi hanno dato, diss’ella, +una tazza d’acqua. Lo sciagurato che viene +tratto al supplizio non abbisogna d’altro +cordiale. Debbo contentarmene al pari +di lui. Fate quel ch’io vi dico.» Titubava +tuttora Wayland. «Che volete voi +ancora, allora soggiunse, non mi avete +forse inteso?» +</p> + +<p> +«Vi chiedo, perdono, ripigliò a dire +Wayland; ma permettetemi domandarvi +quai disegni avete. Non vi fo tale interrogazione +che per meglio uniformarmi ai +vostri desideri. Tutte le persone del paese +corrono a Kenilworth. Sarebbe difficile +<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> +il penetrar nel castello anche muniti dei +necessari passaporti. Sconosciuti e privi +di amici, può accaderne qualche disgrazia. +La Signoria vostra mi perdonerà se le +offro un umile avvertimento. Non faremmo +noi meglio col ricercare la nostra +comica banda, e unirci ad essa di nuovo?» +La Contessa crollò il capo. «Venite, +continuò la guida, non vedo che un unico +rimedio.» +</p> + +<p> +«Spiega dunque le tue idee, disse Amy, +soddisfatta forse di vedersi offerire consigli +ch’ella avea rossore di chiedere. +Ti credo fedele. Ebbene! Qual cosa sai +tu suggerirmi?» +</p> + +<p> +«Dovete permettermi ch’io renda consapevole +il sig. Tressiliano del vostro +arrivo costì. Son ben certo ch’ei salirà +a cavallo insieme ad alcuni uficiali della +casa di Sussex, ardente di vegghiare alla +vostra sicurezza.» +</p> + +<p> +«Che ascolto? Ed è a me che osate +proporre di mettermi sotto alla protezione +del Sussex, di quell’indegno rivale del +nobile Leicester?» disse la Contessa. Indi +accorgendosi della sorpresa che tai detti +aveano portata in Wayland, e pavida di +aver lasciato apparir troppo l’affetto suo +per Leicester, soggiunse: «E quanto +a Tressiliano, questa cosa è impossibile. +Guardatevi dal pronunziare il mio nome +<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> +dinanzi a lui. Ve lo comando. Non fareste +che accrescere le mie disgrazie e procacciare +a Tressiliano tali sventure, cui egli +non saprebbe come sottrarsi.» Ma osservando +ella che Wayland continuava a contemplarla +con aria incerta ed inquieta, e +tale che il mostrava perfino dubbioso se +la Contessa fosse assolutamente padrona +della sua ragione, prese ella modi più +tranquilli, così dicendogli. +</p> + +<p> +«Guidami solamente al castello di Kenilworth, +e sarà compiuto il tuo incarico. +Colà penserò a quanto mi convenga eseguire +in appresso. Tu mi hai servito fedelmente +sin qui. Eccoti una bagattella +che ti potrà compensare.» +</p> + +<p> +Gli offerì ella un anello che conteneva +un diamante di molto prezzo. Postosi a +considerarlo Wayland, titubò un istante, +indi lo restituì alla Contessa. +</p> + +<p> +«Non è, diss’egli, ch’io mi creda al +di sopra de’ vostri favori, o Signora, perchè +io non sono nulla meglio d’un povero +sfortunato, costretto alle volte, e Dio +lo sa, a ricorrere a’ più umilianti espedienti, +nè certamente io novero fra gli +umilianti la generosità di una Signora vostra +pari. Ma, com’era solito dire a’ suoi +avventori il mio antico maestro maniscalco: +<i>non guarigione, non salario</i>, io vi +farò osservare, che non siamo ancora giunti +<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> +al castello di Kenilworth, e voi avrete tutto +il tempo di pagare la vostra guida quando +il mio viaggio sarà interamente compiuto. +Spero con tutto il cuore che tanta sarà +nella Signoria vostra la sicurezza di essere +accolta in modo qual si conviene al vostro +arrivo, quanta la fiducia ch’io non ometterò +sforzi, per condurvi là sana e salva. +Vado a cercare i cavalli. Permettetemi +di pregarvi una seconda volta e come +vostro condottiero, ed un poco ancora +come vostro medico, a prendere qualche +nudrimento.» +</p> + +<p> +«Sì, ne prenderò, diss’ella con vivacità; +andate, allestite subitamente tutte +le cose.» Appena uscito della stanza Wayland, +ella sclamò fra se stessa: «Ah! pur +troppo lo veggio: gli è invano ch’io voglio +mostrar sicurezza. E quel povero servo +ben s’accorge che i miei timori tradiscono +il mio improntato coraggio; ei +legge, sì, ei legge nel fondo di quest’animo +quanta ne sia la debolezza.» +</p> + +<p> +Allora sperimentò prendere qualche cibo +per conformarsi ai consigli che la sua +guida le diede, ma nol potè; chè gli sforzi +fatti per inghiottire qualunque minima +parte di nudrimento le davano una nausea, +onde credea rimaner soffocata. Poco +dopo i cavalli comparvero innanzi alla +grata della finestra. Amy salì sopra il suo, +<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> +sembrandole rinvenire all’aria aperta e +dal cambiamento di sito il sollievo solito +derivarne in sì fatte circostanze. +</p> + +<p> +Ben tornò ai divisamenti della Contessa +il genere di vita irregolare e vagabonda, +condotto un dì da Wayland. Costretto per +tal cagione a scorrere in lungo e in largo il +suolo dell’Inghilterra, si era fatto pratico +così dei traversi e de’ sentieri spartati, come +delle strade maestre della ricca città +di Warwick: la quale cosa in allora mirabilmente +giovava, perchè la folla, che +trasferiva a Kenilworth per vedere entrare +la Regina in questa magnifica residenza +del primo suo favorito, era tanta, +che ingombrava e omai toglieva l’accesso +a tutte le principali strade; onde i viaggiatori +per portarsi innanzi erano costretti +a lunghi giri. +</p> + +<p> +Gl’intendenti della Regina avevano trascorso +la contrada levando dai poderi e +dai villaggi tutte le vittuarie che i proprietari +dovevano fornire quando viaggiava +la Corte, aspettandone tardo rimborso +dal regio erario. Coll’intenzione medesima +gli uficiali della casa di Leicester +erano stati per tutti i dintorni; e molti +amici e parenti del Conte procurarono +questa fiata di guadagnarsi favore, mandando +derrate d’ogni specie, e cumuli di +salvaggiume e botti di squisiti liquori. +<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> +Ogni strada maestra era coperta di mandrie +di bovi, di castrati, di vitelli, e di +maiali, ed ingombra di carri, i cui assi +gemevano sotto il peso degli smisurati lor +carichi. Succedevano continue pause per +l’imbarazzarsi degli uni cogli altri, ed +i rustici condottieri bestemmiando, e ingiuriandosi +sintantochè la loro collera +fosse all’estremo grado, terminavano discutendo +i propri diritti colle fruste e +co’ loro grossi bastoni. Tali dispute venivano +di ordinario sedate da qualche intendente, +o sindaco, o altra persona autorevole +del villaggio, che fracassava la +testa ad entrambi i competitori. +</p> + +<p> +Eranvi inoltre canterini, istrioni, bagattellieri +d’ogni specie, che in gioiose +bande tenevano le strade d’onde pervenivasi +al palagio <i>delle reali delizie</i>, nome +dato dai giullari girovaghi a Kenilworth +nelle poesie che precorsero le feste da +celebrarsi. In mezzo a tai confuse scene, +diversi mendici mettendo in mostra i loro +mali o finti o veri, presentavano uno stravagante +chiaroscuro, non però insolito a +vedersi tra le vanità e le angosce della +umana vita. Si trovava parimente su +quelle strade un’immensa popolazione +condotta ivi dalla sola curiosità. Qui un +operaio, che tale lo annunziava il suo +grembiule di cuoio, dispensava gomitate +<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> +a qualche signora posta in tutta eleganza, +alla quale avrebbe fatto di cappello in +città; altrove i villani colle loro scarpe +ferrate andavano sopra gli scarpini di +agiati borghesi, o di rispettabili gentiluomini. +E Giovanna la venditrice di +latte, col suo pesante andamento, e +con due braccia arsicce e vigorose, si +apriva strada fra mezzo a gruppi d’avvenenti +donzelle, i cui padri erano cavalieri +o scudieri. +</p> + +<p> +Tutta questa moltitudine ciò non ostante +presentava l’indole della gaiezza; tutti +venivano colà per prendere la loro parte +di diletto; tutti rideano di piccoli inconvenienti, +che in altre occasioni gli avrebbero +adirati, o messi almeno di mal umore. +Eccetto le risse accidentali, che, come +dicemmo, insorgevano per mezzo alla razza +irritabile de’ carrettieri, i confusi accenti +che udivansi fra quella calma, annunziavan +contento e folleggiamenti di +gioia. I sonatori accordavano i loro strumenti, +i canterini canticchiavano le loro +ariette, i buffoni di professione brandendo +i loro panconcelli, mandavano grida +che sapean di gioia e di delirio ad un +tempo; i danzatori faceano sonare le loro +campanelle, i contadini gridavano e +fischiavano; spettacolo che facea scoppiar +<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> +dalle risa gli uomini, mentre le giovinette +con acute esclamazioni esternavano le loro +maraviglie. Chi da un canto mandava +ad alta voce scherzi ad un altro che li +rimandava a guisa di volante cui le due +opposte racchette si rispingono scambievolmente. +</p> + +<p> +Nulla avvi forse di più crudele per +un’anima assorta nella tristezza quanto +la necessità di assistere a scene di gioia, +che son ben lungi dal trovarsi in armonia +co’ sentimenti dell’animo. Questa volta +ciò nonostante il tumulto e la confusione +di tale spettacolo, diedero qualche +divagamento alla contessa di Leicester, +arrecandole se non altro il misero alleviamento +di toglierla alla considerazione delle +sue sciagure e allo sconforto di crearsi +anticipatamente idee terribili sulla sorte +che l’aspettava. +</p> + +<p> +Ella camminava siccome persona dominata +da un sogno, abbandonandosi interamente +alla condotta di Wayland, che +mostrò allor più che mai quanto per disinvoltura +ei potesse. Or si apriva un cammino +per mezzo alla folla, or si fermava +per aspettare occasion favorevole d’avanzarsi; +spesse fiate abbandonando la strada +maestra, battea sentieri tortuosi che +vel riconducevano dopo avergli somministrato +<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> +il vantaggio di aver trascorsa una +parte di cammino con rapidità ed agiatezza. +</p> + +<p> +Fu quest’ultimo espediente che gli fece +evitare Warwick, ove Elisabetta aveva passata +la notte in quel castello. Era il castello +di Warwick un fastoso monumento dello +splendore de’ secoli della cavalleria, e che +la falce del tempo ha rispettato sino ai dì +nostri. Ivi ella doveva rimanersene sino +al mezzogiorno, ora a quei tempi in cui +pranzavasi in Inghilterra, poi dopo la +mensa trasferirsi a Kenilworth. Lungo il +cammino ciascun gruppo delle persone fra +cui ella trascorreva, trovava qualche osservazione +da dire in lode della Regina, non +senza framettervi però quella tinta di +satira, usa a condire i giudizi che portiamo +sul nostro prossimo, massimamente +se è prossimo al di sopra di noi. +</p> + +<p> +«Avete udito, dicea taluno, con quale +grazia ella parlò al giudice, al cancelliere, +e al buon ministro sig. Griffin allorchè +stavano inginocchiati alla portiera +della sua carrozza?....» +</p> + +<p> +«Sì: poi come disse in appresso al picciolo +Aglionby: Maestro cancelliere, mi +volevano far credere che avevate paura di +me; ma per verità m’avete sì bene sfilata +la enumerazione delle virtù necessarie +ad un Sovrano, che vedo omai esser io +<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> +che dovrò avere grande paura di voi. — Vedeste +dopo con quanta grazia prese +la bella borsa ov’erano le venti sovrane +d’oro. Parea non la volesse toccare; ma +nondimeno la prese.» +</p> + +<p> +«Sì, sì, disse un altro; m’ha sembrato +che le sue dita si fermassero assai +volentieri su quella borsa, e ho creduto +fin d’osservare che la pesò un momento +colla sua mano quasi volesse dire: Spero +che le sovrane saranno di peso.» +</p> + +<p> +«Oh! non aveva a temere nulla di +questo, soggiunse un terzo. Gli è solamente +allorquando la municipalità paga +conti d’un gramo operaio come son io. +Allora sì, lo rimanda con monete tosate. +Fortunatamente vi è un Dio al di sopra +di tutti. Intanto poichè fa d’uopo che le +cose vadan così, il nostro piccolo cancelliere +sta per divenire più grande di quello +che lo sia mai stato.» +</p> + +<p> +«Su via, caro vicino, disse quegli che +fu primo a parlare; non vi mettete fra le +lingue malediche. Elisabetta è una buona +Regina, e generosa... Ha donato la borsa +al conte di Leicester.» +</p> + +<p> +«Io lingua maledica! Il diavolo ti porti +via per questa parola che hai detto, +replicò l’operaio. Ma io credo bene, che +un dì o l’altro donerà tutto al conte di +Leicester.» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> +</p> + +<p> +«Mi sembra che soffriate assai,» disse +alla contessa Wayland, e le propose +di abbandonare la strada maestra, e di +fermarsi fintantochè si fosse alquanto riavuta. +Ma Amy si rendè padrona della commozion +d’animo in lei destata da tali parole, +e da altre della stessa natura, che +le ferirono l’orecchio nel durar di quel +viaggio; ed insistette affinchè il suo condottiero +la guidasse a Kenilworth con tutta +quella celerità, cui permettevano i numerosi +ostacoli che incontrarono nel cammino. +L’inquietezza di Wayland per questi +quasi reiterati deliquii che la prendevano, +e per vederne assai dissestata la +mente, si aumentava ad ogni istante; +onde egli pure cominciò a desiderar grandemente +quanto ella con ripetute istanze +chiedeva, di vederla cioè arrivata al castello, +ov’egli non dubitava che la Contessa +non fosse sicura d’essere ben accolta, +comunque sembrasse non voler confessare +su di che si fondasse tal sua speranza. +</p> + +<p> +«Se mi libero una volta da questo rischio, +pensava fra se medesimo, e se qualcuno +mi vede più mai scudiere d’una donzella +errante, gli do licenza di rompermi +la testa col mio martello di fabbro ferraio.» +</p> + +<p> +Apparve finalmente il magnifico castello +di Kenilworth, in cui per abbellirlo e +migliorarne i dominii che vi appartenevano, +<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> +il conte di Leicester aveva speso, +dicesi, 63,000 sterlini‍<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. +</p> + +<p> +Le mura esterne di questo grandioso e +gigantesco edifizio racchiudevano sette +acri di terreno, del quale una parte era +occupata da vaste scuderie e da un delizioso +giardino ricco di vaghi boschetti e di +fioritissime aiuole. Il rimanente presentava +il primo cortile. +</p> + +<p> +La fabbrica che s’innalzava nel mezzo +di sì sfarzoso ricinto, era composta di +molti spartimenti magnifici d’abitazione, +i quali sembravano essere stati costrutti +in diversi tempi, e cignevano un cortile +interno. I nomi e gli stemmi presentati +da ciascun d’essi spartimenti, richiamavano +la rimembranza d’alti personaggi +morti da lungo tempo, e la storia dei +quali, se l’ambizione fosse stata capace +d’intenderli, avrebbe data utile scuola +all’orgoglioso favorito che aveva acquistati +e dilatati i loro dominii. La vasta +torre, che di fatto era la rocca del castello, +contava un’antichità rimotissima, +benchè nulla di sicuro potesse additarsi +intorno al tempo in cui fu costrutta. +</p> + +<p> +Essa portava il nome di <i>Torre di Cesare</i>, +<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> +forse per la simiglianza che avea +con quella dell’istesso nome che vedeasi +nella torre di Londra. Alcuni antiquari +pretesero l’avesse fatta innalzare Kenelph, +re Sassone, da cui il castello di +Kenilworth trasse la sua denominazione; +altri la voleano stata costrutta poco prima +della conquista de’ Normanni. Dalla +parte esterna di quelle mura vedeasi il +terribile scudo dei Clinton, che sotto il +regno di Enrico I. furono i fondatori +dello stesso castello, e l’altro anche più +formidabile di Simone di Mont-fort, che +nelle guerre de’ Baroni difese lunga stagione +Kenilworth contro l’armi d’Enrico +II. Mortimero conte della Marca, famoso +così pel suo innalzamento che per +la sua caduta, celebrò ivi feste, e liete +giostre v’aperse, intantochè il suo sovrano +balzato dal trono, Eduardo II, languiva +nel confine d’un carcere. Molti ingrandimenti +avea ricevuti il castello da Giovanni +di Gaunt, che fece fabbricare +quell’ala nominata tuttavia <i>edificio di +Lancastre</i>; ma il Leicester avea superati +tutti i suoi predecessori comunque +fossero e ricchi e possenti, edificando +altra immensa facciata, che poi scomparve +sotto le proprie rovine, quasi monumento +dell’ambizione di chi la fondò. +Il castello riceveva ornamento e difesa +<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> +da un lago, su di cui il Conte avea fatto +costruire magnifico ponte, onde procacciare +ad Elisabetta allorchè entrasse in +quella dimora una strada preparata a +solo suo onore. L’ingresso ordinario era +dalla parte di tramontana, ove proteggeva +il castello altissima torre, che si +vede anche oggidì, ed alla quale per estensione +e stile d’architettura pochi castelli +di signori si agguagliano. +</p> + +<p> +Dall’altra parte del lago, era un immenso +bosco popolato di daini, caprioli, +cervi, e di tutta sorte di salvaggiume. +Verdeggiavano ivi grandissimi alberi, dal +cui mezzo si faceano scorgere in maestosa +foggia la fronte e le massicce torri di +quell’abitato. Nè possiamo tacere a tale +proposito, che questo sì nobil palagio, +già teatro a feste di cui tanti principi vennero +presentati, e pur campo illustre a +parecchi guerrieri, ora di veraci e sanguinosi +assalti, ora di giostre cavalleresche +ove la beltà distribuiva i premii che +il valor meritavasi, questo palagio non +offre se non se un deserto oggi giorno; +il suo bel lago non presenta omai che +una limacciosa palude, e le vaste rovine +attestandone solamente l’antico splendore, +non giovano che a meglio imprimere +nell’anima meditabonda dello straniero, +mosso per visitarle, così la vanità delle +<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> +umane ricchezze, come la felicità di coloro, +cui meglio allettano i contenti in +mediocre stato offerti dalla virtù. +</p> + +<p> +Con sentimenti diversi assai l’infelice +Contessa di Leicester contemplò queste +torri maestose ed abbrunite dal tempo, +allorchè le vide per la prima volta innalzarsi +al di sopra di folti boschi cui pareva +signoreggiassero. La sposa legittima +del favorito di Elisabetta, il quale era +ad un tempo l’idolo dell’Inghilterra, +s’appressava al palagio, ove il suo marito +stava per aver ospite la propria Sovrana, +e vi s’appressava in compagnia +d’un misero giocolatore da cui avea per +ventura l’essere scortata, o a meglio dire +protetta; e comunque signora di quest’orgoglioso +castello, le cui porte pesanti +ad un menomo cenno di lei avrebbero +dovuto di per se stesse aggirarsi +sui propri cardini, non potea dissimularsi +in proprio cuore gli ostacoli che +le si opponevano ad essere accolta entro +il ricinto di queste mura, che ciò nonostante +le pertenevano. +</p> + +<p> +Di fatto le difficoltà sembravano crescere +ad ogni minuto: nè andò guari che +i nostri viaggiatori ebbero da temere non +fosse loro conteso l’innoltrarsi oltre un +grande cancello d’onde procedeasi a delizioso +viale che guidava per mezzo alla +<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> +foresta di cui favellammo. Cotesto viale +che disvelava le più belle prospettive +del palagio e del lago, si terminava al +ponte novellamente costrutto, e postogli +in dirittura; ed era per quel cammino +che la Regina dovea trasferirsi al castello +in questa sì memorabil giornata. +</p> + +<p> +La Contessa e Wayland trovarono +questo cancello, che mettea sulla strada +di Warwick, custodito da una compagnia +di <i>Yeomen</i> a cavallo della guardia +della Regina, coperti di corazze riccamente +cesellate e dorate, e che portavano +elmi invece di berrettoni, tenendo +i calci delle lor carabine appoggiati alla +coscia. Tali guardie, solite a prestar servigio +ovunque in persona si trasferiva la +Regina, andavano comandate da un araldo +d’armi, che i colori e gli stemmi +della divisa annunziavano appartenere +alla casa del conte di Leicester. Era +loro istruzione il non concedere l’ingresso +che alle persone invitate alle feste, +o a coloro che aveano parti ed ufizi +negli spettacoli, e ne’ giuochi. +</p> + +<p> +La calca premeasi attorno al ridetto +cancello, ognun presentando qualche diverso +motivo per venire ammesso; ma +le guardie si mostravano inesorabili alle +preghiere, adducendo a scusa il rigore +degli ordini avuti, rigore soprattutto fondato +<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> +sulla specie di ribrezzo che notoriamente +avea la Regina a vedersi stretta +troppo da vicino dall’affollamento della +plebaglia. Coloro, che le ragioni non +appagavano, venivano rispinti senza cerimonie +dai soldati, i quali o movean +contr’essi i loro cavalli bardamentati di +ferro, o gli allontanavano coi calci delle +carabine; fazioni che produceano sì +fatto ondeggiamento in mezzo a quella +piena di popolo, onde più d’una volta +temette Wayland vedersi disgiunto +d’improvviso dalla compagna; nè tampoco +egli sapeva con qual pretesto conciliarsi +la permissione di andare avanti, +e stava con grande perplessità discutendo +in sua mente sì fatta quistione, allorchè +l’araldo d’armi del Conte, avendo +a caso volti gli occhi sopra di lui, +esclamò a grande maraviglia dello stesso +Wayland: «Soldati, fate luogo a quest’uomo +del mantello giallo. Avanzate, +maestro buffone, e spacciatevi. Qual +diavolo vi ha trattenuto sin ora? Su +via, avanzatevi con quella vostra carabattola +di donna.» +</p> + +<p> +Mentre l’araldo sollecitava Wayland +con tale invito non soverchiamente cortese, +li <i>Yeomen</i> aprivano ad esso il passaggio. +Fattosi questi sollecito di avvertir +la compagna onde ascondesse il +<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> +volto quanto il potea, entrò conducendo +per la briglia il cavallo proprio e +quello della Contessa; ma tanto umiliato +si mostrava nella fisonomia, e sì +dipinte vi erano e l’agitazione e la tema, +che la folla già indispettita dal +vedergli usata simile preferenza, lo accompagnò +con urla, e risa insultatrici. +</p> + +<p> +In tal foggia, tutt’altro che lusinghevole, +ammessi nell’interno della foresta, +Wayland e la Contessa incominciarono +a meditar sugli ostacoli che loro rimanevano +tuttavia da superare attraversando +quel grande viale, d’entrambi i lati +difeso da lunga fila d’uomini armati di +sciabole e daghe, riccamente vestiti delle +livree, e fregiati degli stemmi del +conte di Leicester. +</p> + +<p> +Questi soldati erano situati alla distanza +di tre passi l’uno dall’altro, talchè +quella strada ne andava guernita +incominciando dal cancello e portandosi +fino al ponte. Non appena la Contessa +vide più da vicino l’aspetto maestoso +di quel superbo castello, e le bandiere +che sulle torri e sulle mura sventolavano, +e immenso ondeggiare di splendidi +pennacchi su tutti i merli e tutti +i terrazzi, non mai usa per lo innanzi +a sì fatte magnificenze, ne provò tale +interna confusione, che chiese per un +<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> +istante a se medesima qual cosa avess’ella +donato a Leicester onde meritarsi di +dividere seco lui questa pompa veramente +regale. Ma un connaturale suo orgoglio, +ed un generoso entusiasmo ne discacciarono +dall’animo simile invilimento +che a disperazione l’avrebbe ridotta. +</p> + +<p> +«Che gli ho donato? soggiugneva fra +se stessa. Gli ho donato quanto femmina +possa donare; e nome, e fama, e +questa mano e questo mio cuore. Ecco +quanto io diedi a piè degli altari al +signore di questo magnifico ostello, nè +di più la regina Inglese poteva offerirgli. +Egli è mio sposo; io la sua sposa +legittima. L’uomo non varrà mai a separare +coloro che Dio stesso annodò. Io +ridomanderò i miei diritti, e mi presterà +maggior sicurezza il venirmene improvvisa +e sfornita di tutto soccorso. +Troppo m’è noto il mio nobile Dudley. +S’impazientirà un istante della mia inobbedienza; +ma Amy verserà qualche lagrima, +e Dudley le concederà il suo +perdono.» +</p> + +<p> +Tali meditazioni vennero interrotte da +un grido di sorpresa, cui mandò il suo +condottiero Wayland nel sentirsi d’improvviso +stretto con molta forza da due +lunghe braccia, nere e magrissime, spettanti +ad un individuo che dai rami d’una +<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> +quercia gli si lanciò in groppa al cavallo, +fra molto ridere delle circostanti +sentinelle. +</p> + +<p> +«Certamente o il diavolo, o Flibbertigibbet +(sclamò Wayland dopo avere +tentati vani sforzi onde spacciarsi e +scavalcare il nano, che strettamente a +lui si tenea). Le quercie di Kenilworth +portano adunque tal natura di ghiande!» +</p> + +<p> +«Sicuro che le portano, maestro Wayland! +rispose questo non aspettato compagno, +e ghiande troppo dure, perchè +voi con tutta l’esperienza che vi danno +gli anni siate capace di romperle +se non ve ne addita i modi io medesimo. +Credete voi che avreste superato +neanco il primo cancello, s’io non mi +fossi dato cura d’avvertire l’araldo d’armi, +che avevamo lasciato dietro noi il +nostro capo buffone? Io mi son posto +ad aspettarvi sopra d’un albero ove aggiunsi +spiccando un salto dalla mia carretta, +ed immagino la rabbia ch’avranno +i miei compagni nel vedermi mancare +in questo momento.» +</p> + +<p> +«Non v’è che dire, m’accorgo ora +che sei il figliuolo del diavolo veramente, +replicò Wayland. Riconosco la tua superiorità, +nano proteggitore; nè mi resta +fuorchè a supplicarti che tu ne mostri +tanta bontà quanto hai potere.» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> +</p> + +<p> +Favellando in questa guisa giunsero +ad una forte torre situata all’estremità +meridionale del ponte da noi descritto, +e che difendeva l’ingresso esterno del +castello di Kenilworth. +</p> + +<p> +In circostanze sì malaugurose per essa, +e con un corteggio cotanto straordinario, +la contessa di Leicester fece il +suo primo ingresso nella magnifica residenza +di uno sposo, che andava quasi +a pari co’ principi. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span></p> + +<h2 class="nosp">CAPITOLO IX.</h2> +</div> + +<div class="blockchap"> +<p> +<i>Snug.</i> Avete voi scritta la parte del Leone? +Datemela, ve ne prego; poichè mi occorrerà +molto tempo innanzi impararla. +</p> + +<p> +<i>Quince.</i> Oh! voi potrete anche improvvisarla. +Non fa d’uopo che ruggire. +</p> +</div> + +<p> +Allorchè la contessa di Leicester fu +giunta sul limitar della torre al cui piede +stava la porta maggiore del castello +di Kenilworth, la trovò difesa da uomini +d’aspetto straordinario. I merli andavano +guerniti di sentinelle la cui statura +vedeasi gigantesca, e portavano, chi +scuri, chi clave ferrate, chi altre armi +antiche: con che s’intendeva rappresentassero +i soldati del re Arturo, +que’ Bretoni de’ vecchi tempi, i quali +giusta la tradizione, primi occuparono +il castello, benchè la storia non ne faccia +ascendere l’antichità che all’epoca +dell’<i>ettarchia</i>. Alcuni di tali strani custodi +erano veri uomini che portavano +coturni e visiere; ma la maggior parte +di essi stavasi in uomini di legno, che +faceano compiuta illusione a chi dal basso +all’alto li riguardava. Un portinaio, +<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> +vero colosso, posto alla soglia, ne difendeva +l’ingresso. Tanta era la larghezza +delle costui spalle, e tanta l’altezza +della statura, che avrebbe potuto +far la parte di Colbrando Ascapart, o +di qualunque altro gigante degli antichi +romanzi senza l’uopo d’ingrandirsi +artificialmente d’un pollice. Ignude le +braccia e le spalle, calzava zoccoli adattati +al piede con liste di cuoio rosso, +e guerniti di fibbiagli di bronzo. Una +stretta casacca di velluto ornata di +trine d’oro, e due brache dello stesso +drappo, gli coprivano le gambe ed una +parte del corpo, tenendo luogo a lui di +mantello una pelle d’orso che gli pendea +dalle spalle. Scoperto mostrava il +capo, e folti capelli e nerissimi ne ombravan +la fronte. Ogni suo lineamento +presentava quell’aspetto grossolano e feroce, +onde salvo poche eccezioni, si +attribuiscono ai giganti indole burbera +e tardo ingegno. L’arme ch’ei brandiva +corrispondeva al rimanente di tale arredo, +ed era un’enorme mazza guernita +di molte punte di ferro, che +valea per se sola una compiuta armadura. +</p> + +<p> +La fisonomia di questo moderno Titano, +nell’atto che Wayland si pose a +considerarlo mostrava impazienza ed inquietezza: +<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> +or s’adagiava sopra enorme +sedile di pietra posto innanzi alla porta, +ora si alzava crollando l’immenso +capo, poi fatti alcuni passi innanzi, +tornava al suo luogo. Mentre il terribile +portinaio in simil guisa agitato +trovavasi sulla soglia, Wayland come +continuando indifferente per la sua strada, +fece per entrar nel castello. <i>Fermo +là!</i> gli gridò il gigante con una voce +di tuono, e sollevata la sua grande +mazza come per accrescere forza al dato +comando, lasciolla cadere per terra, +quasi sotto le narici del cavallo di Wayland. +Sorsero scintille di fuoco da quell’urto +col pavimento, e le volte della +porta ne rimbombarono. +</p> + +<p> +Allora Wayland, così consigliato da +Flibbertigibbet, cercò chiarirgli com’ei +fosse un individuo della compagnia comica, +rimasto per accidente in addietro, +ed essere necessaria la sua presenza entro +il castello. Ma inesorabile il portinaio, +incominciò a borbottare alcune frasi +che Wayland imperfettamente intendea, +tranne quelle con cui gli negò per +più riprese l’ingresso. Ecco quanto il +maniscalco potè raccapezzare dei detti +affastellati da costui. (Prima parlando +da sè) «<i>Che bordello!</i> no... <i>inferno</i>!» +(Indi a Wayland) «Voi siete un infingardo. +<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> +State fuori» (Un’altra volta +a se stesso) «<i>Che inferno!</i>... nemmeno... +vedo che non ci riesco» (A +Wayland) «Su via vattene, o ti rompo +la testa.» (A se stesso) <i>Che! Che!</i>... +Ah! non saprò mai dir altro, più della +parola <i>Che</i>.» +</p> + +<p> +«Aspettate un momento, soggiunse +Flibbertigibbet a Wayland, ho capito dove +la scarpa gli fa male. Lasciate a me il +pensier d’ammansarlo.» +</p> + +<p> +Detto ciò, scese da cavallo, e avvicinatosi +al portinaio, lo tirò per la coda della +sua pelle d’orso, onde abbassasse quella +grossissima testa, poi gli disse alcune parole +all’orecchio. Non fuvvi mai talismano +che operasse maraviglie con maggior +prestezza; perchè comparvero tosto la modestia +e la sommessione sulla fronte del +Titano, che lasciando cadere la mazza da +una mano, sollevò da terra il nano portandolo +a livello del suo orecchio, altezza +da cui certamente Flibbertigibbet non +avrebbe voluto cadere. +</p> + +<p> +«Sì, così, appunto così, sclamò il portinaio +con quella enorme sua voce, va benissimo, +mio bravo ragazzo. Chi diavolo +te l’ha insegnata?» +</p> + +<p> +«Non pensate a questo, rispose il diavoletto. +Ma statemi dunque attento.» Indi +continuò a susurrargli altre cose all’orecchio, +<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> +mandando nello stesso tempo a Wayland +ed alla signora occhiate che li rassicuravano. +Terminato il misterioso parlamento, +il portinaio rimise a terra il fanciullo +con quel riguardo onde una prudente +massaia colloca sul cammino un vaso +screpolato di porcellana. Indi chiamati +Wayland e la sua compagna: «Entrate, +entrate, ed abbiate un altra volta attenzione +di annunziarvi meglio quand’io sono +di guardia.» +</p> + +<p> +«Or via, andate innanzi, aggiunse Flibbertigibbet. +Io debbo rimanermi un istante +col mio Golia. Vi raggiugnerò ben tosto, e +scoprirò i vostri segreti, fossero profondi +quanto la torre di questo castello.» +</p> + +<p> +«Può darsi, rispose Wayland, ma spero +in Dio che questi stessi segreti finiranno +d’essere sotto la mia custodia, ed in +allora, li sappia tu, o chiunque altro, +poco m’importa.» +</p> + +<p> +Superato questo ultimo passo, la Contessa +ed il suo condottiero, attraversarono +tal prima torre, chiamata la <i>torre della +Galleria</i>. +</p> + +<p> +Il ponte, che dall’ingresso di essa estendeasi +fino ad altra torre situata sulla riva +opposta del lago e detta la <i>torre di Mortimero</i>, +era ivi costrutto in modo di formare +ampio steccato, di circa cento trenta +canne di lunghezza, e largo dieci, coperto +<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> +di sabbia, e riparato e difeso d’ogni banda +da alte e forti impalizzate. Stava questo +luogo preparato per le matrone che dovevano +assistere alle giostre. I nostri viaggiatori +lo trascorsero sintantochè fossero +all’altra estremità ov’era la torre <i>di Mortimero</i>, +per cui entravasi nella parte interna +del castello. +</p> + +<p> +Questa torre presentava sulla sua fronte +lo stemma del conte della Marca, la cui +audace ambizione dopo avere rovesciato il +trono d’Eduardo II, aspirò a dividere l’autorità +suprema colla <i>Lupa di Francia</i> +sposa di questo sventurato monarca. +</p> + +<p> +La porta, su di cui vedeasi tale scudo +malauguroso, veniva custodita da molte +sentinelle vestite di ricche livree. Me esse +lasciarono passare la Contessa e la sua +guida, poichè ammesse una volta le persone +dal portinaio della <i>Galleria</i>, non vi +era un motivo d’impedir loro il procedere +innanzi. Silenziosi pertanto si avanzarono +nella gran corte, d’onde poterono liberamente +osservare questo vasto ed antico +castello e le maestose sue torri. Tutte le +porte erano state aperte in segno di ospitalità, +e folti scorgeansi gli appartamenti +di signori d’altissimo grado, seguiti da un +numero considerabile di vassalli, di servi, +e di tutto il corteggio, ond’erano usi farsi +scortare a tali feste di gioia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> +</p> + +<p> +Wayland fermò qui il suo cavallo, fisando +gli occhi sulla Contessa, e in atto di +chiederle comandi su di quanto dovea farsi +ora ch’erano giunti al luogo cui intendevano. +In silenzio tenevasi la Contessa. +Finalmente Wayland, dopo avere taciuto +un minuto o due, si fece coraggioso a chiederle +i suoi comandi. Amy si pose la mano +alla fronte, qual chi vuole raccogliere le +proprie idee e decidersi ad un partito, poi +con voce quasi spenta, e siccome persona che +parla standosi assorta in un sonno doglioso: +</p> + +<p> +«I miei comandi! Sì, non v’ha dubbio +che in questo luogo ho diritto di darne. +Ma chi è che vorrà ubbidirmi?» +</p> + +<p> +Dopo di che, sollevò con una certa dignità +il capo, e risoluta s’indirisse ad un +servo assai ben vestito, che attraversava la +corte in aria d’aver molte faccende. +</p> + +<p> +«Andate a dire al conte di Leicester +che bramo parlargli.» +</p> + +<p> +«Al conte di Leicester?» rispose il servo, +che stupì a tale inchiesta. Poi volgendo +gli occhi al misero arnese di colei che +prendea sì fatto tuono d’autorità, aggiunse +con arroganza: «Molto bene! Chi è dunque +costei, fuggita certamente da Bedlam, +che domanda di vedere il mio padrone in +un giorno siccome è questo?» +</p> + +<p> +«Risparmiatemi il disturbo d’udire le +vostre insolenze, rispose la Contessa, e fate +<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> +quanto vi dico. Gli affari per cui vo’ vedere +il Conte sono della massima importanza.» +</p> + +<p> +«Bella Signora, risoggiunse il servo +con ironia, volgetevi a tutt’altri, fuori che +a me per adempire le vostre commissioni. +Fossero queste anche dieci volte più importanti +di quello che dite, non me ne incaricherei +certamente. Andare ad incomodare +il padrone, che sta ora colla Regina! +e ciò per farvi cosa grata, non è vero? +M’insegnereste bene. Sarebbe per me +ottimo espediente onde guadagnarmi, non +so quanti buoni colpi di frusta. Mi maraviglio +però che il nostro vecchio portinaio +lasci entrare certa sorte di persone. Ma! +il pover’uomo ha perduta la testa dopo +che vogliono costringerlo ad imparare un +complimento a memoria.» +</p> + +<p> +Il tuono schernevole che questo servo +tenea, fece accostarne due altri, onde Wayland, +che incominciava a temere per se medesimo +e per la Contessa, s’indirisse a quel +d’essi, in cui gli parve scorgere più urbani +modi, e fattagli passare fra le mani +una moneta, lo pregò, volesse procacciare +un ricovero alla signora, ch’ei conduceva +seco. La persona a ciò pregata, che giusta +quanto appariva, godea di qualche autorità +nel castello, rampognò a quel servo sfacciato +la sua villania, intimandogli prender +cura de’ cavalli di que’ due stranieri, dai +quali si fece seguire. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> +</p> + +<p> +Amy rimase assai presente a se stessa +onde comprendere, come per quell’istante +le fosse d’uopo abbandonare l’idea di +vedere il suo Leicester; e sprezzando gl’insulti +di que’ servi arroganti, e i bassi +motteggi di cui le avventuriere leggiadre +divennero tema, seguì taciturna insieme +a Wayland la nuova sua guida. +</p> + +<p> +Entrarono essi nella corte interna per +un’ampia porta collocata fra la torre principale +chiamata, il dicemmo, <i>torre di Cesare</i>, +e un grande corpo di edifizio, conosciuto +sotto nome di <i>alloggiamento del re +Enrico</i>. Per lo che si trovarono nel centro +di questa grande fabbrica, le cui diverse +fronti offerivano superbi modelli d’ogni +genere d’architettura, introdottasi nell’Inghilterra +dai primi giorni della conquista +dei Normanni fino al regno d’Elisabetta. +</p> + +<p> +Attraversata la corte, il duce loro li +condusse ad una torricella situata a greco +del castello, e contigua ad un salone, che +essa disgiugneva dal vasto edifizio ov’erano +le cucine. Abitavano la parte bassa di +sì fatta torre que’ servi della casa di Leicester, +che i doveri del loro uficio teneano +in tale angolo di quell’ostello. Nel piano +superiore, cui salivasi per una scala +foggiata in curva spirale, era una stanza +che atteso il bisogno di alloggiar tanta +gente, fu essa pure posta all’uso di ricoverare +<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> +qualche straniero. Fu questa per +lungo tempo lasciata in abbandono; e +correa voce esservi stato racchiuso, poi +trucidato, un prigioniero di nome Merwyn +da cui quella torre avea preso il nome. Costruttone +in volto ogni piano, erano quelle +mura di una prodigiosa grossezza, mentre +la stanza più ampia che vi fosse non oltrepassava +in estensione i quindici piedi +quadrati. +</p> + +<p> +Angusta parimente la finestra che le +dava luce, si apriva essa sul <i>luogo di delizia</i>, +nome imposto ad un ricinto fregiato +d’archi trionfali, e di trofei, e di fontane +e di statue, e d’altri ornati architettonici, +il qual luogo divenuto era tragetto a +chi si portava al giardino del castello. +</p> + +<p> +Venne pertanto introdotta la Contessa +in tale stanza, ove non si trovavano fuorchè +le suppellettili indispensabili; cosa +per altro cui non pos’ella grande attenzione, +chè gli sguardi suoi unicamente si +volsero a fin di vedere se vi fosse il bisognevole +per iscrivere, e scorse di fatto +quanto bramava su di un tavolino; nè fu +poco a que’ giorni, in cui ben di rado +tali attrezzi si collocavano in una stanza +da letto. Le venne tosto nell’animo di +scrivere al conte di Leicester e di starsene +ivi rinchiusa sintantochè ne avesse ricevuto +risposta. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> +</p> + +<p> +L’ufiziale che lor fu di guida domandò +cortesemente a Wayland, la cui generosità +aveva già esperimentata, se di null’altro +abbisognassero; e poichè Wayland ebbe +fatto comprendere, che qualche reficiamento +non gli sarebbe stato discaro, l’altro +il condusse alla credenza, ove lautamente +si dispensavano commestibili di +ogni specie a chiunque ne richiedea. Scelse +Wayland que’ più leggieri alimenti che +credè confacevoli al gusto delicato della +Contessa, ma quanto a sè non trascurò +sì fatta occasione onde procacciarsi una +mensa più sostanziosa; e così se ne tornò +alla stanza della Contessa, che terminata +appunto avea la sua lettera; nè +tenendo ivi suggello o filo di seta, la chiuse +con un riccio de’ propri capelli. +</p> + +<p> +«Fedele amico, diss’ella a Wayland, +tu che il Cielo inviommi soccorritore nei +più incalzanti infortuni della mia vita, +ti prego anche di tal favore, e sarà l’ultima +molestia che ti assumerai per una +sventurata. Piacciati arrecare la lettera +che vedi al nobile conte di Leicester. Ogni +modo è opportuno purchè gli pervenga. +(Pronunciò ella tai detti dimostrando una +agitazione mescolata di speranza e di tema). +Vanne, fedele amico, omai non ti +sarà d’uopo l’angustiarti per mia cagione. +Ora concepisco più dolci speranze. Oh! +<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> +tornino i giorni del mio antico splendore; +nè verun servigio prestato avrà avuto +miglior guiderdone quanto quelli che mi +rendesti! Consegna, ti dico, questa lettera +a Leicester, ma in proprie sue mani, ed +osserva soprattutto qual ne diverrà il contegno +nel leggerla.» +</p> + +<p> +Wayland non esitò nell’accettare tal +commissione, e solamente mise molto calore +nel pregar la Contessa a prendere +qualche cibo; al che ella consentì per +mostrarsi compiacente a sì buon compagno, +ed affinchè egli si trasferisse con più +sollecitudine presso il Conte. Wayland partissi, +raccomandandole di chiudere per di +dentro la stanza, e di non uscirne. Indi +andò a cercare un’occasione di adempiere +il messaggio fidatogli, e ad un tempo di +mettere in opera un disegno, che le circostanze +gli aveano suggerito; perchè +la condotta serbata da Amy nel durare +del viaggio, un silenzio mantenuto +sì a lungo, la titubazione e l’incertezza +che scorgevasi in tutte le risoluzioni +di essa, l’assoluta impotenza sua +di pensare e d’operar da se stessa, tutte +le ridette cose aveano fatte conchiudere +a Wayland, nè al certo senza molta verisimiglianza, +che gli scogli dello stato +cui era pervenuta le avessero fino ad un +certo segno alterata la mente. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> +</p> + +<p> +All’atto della sua fuga da Cumnor, il +partito più ragionevole per lei, non v’ha +dubbio, sarebbe stato di ripararsi fra le +mura paterne, o in tutt’altro luogo lontano +dalla prevalenza di coloro che l’aveano +perseguitata. Allorchè in vece ella mostrò +desio di recarsi a Kenilworth, Wayland +non potè spiegare a se medesimo lo +scopo di una tale risoluzione, che supponendo +Amy deliberata o di mettersi sotto +la custodia di Tressiliano, o d’implorare +la protezione della Regina. Ma ora, anzichè +attenersi ad un partito sì naturale, +consegnava ella alla sua guida una lettera +pel conte di Leicester, pel protettore del +Varney, di quel Varney che avea giurisdizione +sopra i luoghi ove le si fecero sofferire +tutti i mali, ai quali fin allora soggiacque, +salvo sempre il dubbio se da immediato +ordine del Varney le fossero derivati. +Tal condotta parve a Wayland imprudente +e suggerita soltanto dal delirio e +dalla disperazione. Laonde temendo questi +di compromettere la sicurezza propria non +men che quella di Amy, coll’eseguirne +troppo tosto la commissione, risolvè non +movere alcun passo sino a che non si fosse +accertato all’uopo d’un sostenitore; al +qual fine divisò di cercar Tressiliano prima +di consegnare la lettera, e partecipandogli +l’arrivo della figlia di sir Robsart +<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> +a Kenilworth, addossare al suo committente +e padrone tutte le conseguenze +degli atti avvenire. +</p> + +<p> +«Egli comprenderà meglio di me, diceva +a se stesso Wayland, se ben torni +il soddisfare la brama nata in lei di portare +appellazione a milord di Leicester. +Per me lo credo un atto di demenza. Ma +sia che vuolsi! Quando avrò rimesse le +cose nelle mani del sig. Tressiliano, quando +avrò confidata a lui questa lettera, +quando avrò ricevuto quel compenso che +vorrà darmisi, volgo, che non mi parrà +vero, le calcagna a Kenilworth. Dopo tutto +quanto mi è accaduto, prevedo che sarebbe +un soggiorno poco delizioso per me. +Partiamo, partiamo. Vorrei piuttosto ferrare +per tutta la vita le rozze del più tristo +villaggio dell’Inghilterra, che partecipare +alle feste e ai banchetti cogli abitanti di +questo castello, comunque bellissimo.» +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span></p> + +<h2 class="nosp">CAPITOLO X.</h2> +</div> + +<div class="poem-container"> +<div class="poem inl"><div class="stanza"> +<p class="i01">»In sin dai giorni ch’io m’andava a scuola,</p> +<p class="i01">»Più d’un portento ho visto, e cose rare.</p> +<p class="i01">»Ho visto il figlio di Robin compare</p> +<p class="i01">»Passar pel buco d’una gattaiuola.</p> +</div></div> +</div> + +<p> +Fra ’l tumulto in cui stavansi allora il +castello di Kenilworth e i suoi dintorni, +non era sì agevole cosa il trovare una +persona di cui s’andasse in traccia, e +meno agevole per Wayland, che, comunque +gli rilevasse grandemente lo scoprir Tressiliano, +conosceva tutti i pericoli che andavano +uniti al volgere sopra di sè l’altrui +attenzione, nè osava quindi movere +le sue inchieste a nessuno che appartenesse +alla casa del Conte. +</p> + +<p> +Ciò nonostante col far molte interrogazioni +indirette, giunse a sapere che Tressiliano +dovea trovarsi fra que’ gentiluomini +del seguito del conte di Sussex, arrivati +in quella mattina medesima a Kenilworth, +ove il Leicester gli aveva accolti +con ogni genere di riguardi. Qualcuno +aggiunse che i due Conti unitamente +al loro corteggio, e molt’altri nobili +<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> +Signori erano montati a cavallo, e partiti +alla volta di Warwick per iscortare +di là sino a Kenilworth la Regina. +</p> + +<p> +L’arrivo di questa Sovrana, come accade +d’ogni altro rilevante avvenimento, +aspettavasi d’ora in ora. Finalmente un +corriere venne di tutta carriera annunciando +che sua Maestà, trattenuta dal desiderio +di ricevere l’omaggio de’ suoi vassalli +assembratisi a tal fine a Warwick, +non sarebbe stata al Castello prima del +far della sera; la qual notizia concedette +un momento di respiro a tutti coloro +che immaginandone istantaneo l’arrivo, +non aveano posa per tenersi pronti +a compier gli ufizi a ciascuno assegnati +nel cerimoniale di sì fatto ricevimento. +</p> + +<p> +Accortosi Wayland che molti cavalieri +si volgeano intanto verso il castello, +entrò nella speranza che Tressiliano +fosse di tal comitiva. A fine di assicurarsene +ei corse a mettersi nella gran +corte presso la torre di <i>Mortimero</i>, situazione +tale che niuno poteva o entrare +od uscire senza ch’ei lo vedesse. Guatava +pertanto con ansietà le vesti e l’andamento +di ciascun cavaliere che vedea +spuntare dalla torre della <i>Galleria</i> ed attraversar +caracollando lo steccato coperto +per venir nella corte. +</p> + +<p> +Mentre Wayland stava così di sentinella +<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> +per iscoprire Tressiliano, che non +gli riusciva mai di vedere, lo tirò per +la manica un tal altro cui avrebbe in +vece voluto tenersi nascosto. +</p> + +<p> +Era questi Dick Sludge, che simile +allo spirito folletto di cui portava il nome +ed in allor l’uniforme, pareva essere +per mestiere all’orecchio di chi a +lui meno pensava. Benchè molesto oltre +modo ne fosse l’incontro al nostro maniscalco, +pure giudicò prudente cosa dissimulare +ogni mal umore, e fingendo +anzi d’aver ciò a caro, così disse al +nano: +</p> + +<p> +«Ah! sei tu, mio diavoletto protettore, +mio piccolo sorcio.» +</p> + +<p> +«Sì: veramente il sorcio, rispose Dick, +che rode ad una ad una le maglie della +rete allorchè il lione che vi si lasciò accalappiare +si va trasformando in giumento.» +</p> + +<p> +«Mio piccolo saltamartino, in questo +dopo pranzo tu sei agro al par dell’aceto. +Or dimmi come la passasti col gigante +quando ti lasciai solo con lui; io +temeva non ti spogliasse, e fatto di te +un boccone, non t’inghiottisse come una +castagna.» +</p> + +<p> +«Oh! replicò il nano, se così avesse +operato, gli starebbe ora nel ventre +più cervello di quanto ne fu mai nel suo +<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> +capo. Ma il gigante è persona cortesissima, +e conosce la gratitudine al di là +<i>di molt’altri</i>, che ho soccorsi in momenti +cattivi per loro, <i>sig. Wayland</i>.» +</p> + +<p> +«Diavolo! Flibbertigibbet, rispose +Wayland, tu tagli più acuto che non +farebbe una lama di Sheffield. Nondimeno +sarei curioso assai di sapere di quale +incanto ti valesti per mettere la musoliera +a quel vecchio orso.» +</p> + +<p> +«Molto bene! replicò Dick. Vedo il +vostro stile. Volermi trappolare con belle +parole. Sappiate dunque che il buon +portinaio, allorchè giugnemmo in questo +luogo, avea scompigliata la testa per +non potere imparare una poesia composta, +è vero, per lui, ma che a quanto +pare è al di sopra della sua intelligenza, +inferiore assai al suo corpo. Ora essendo +questo eloquente componimento, siccome +molt’altri, opera del mio dotto +maestro sig. Erasmo Holyday, l’ho inteso +ripetere tante volte che me lo ricordo +sino all’ultima parola. Appena +accortomi pertanto, che la memoria del +mio Golia lo serviva male nel tenere il +filo delle idee, gli ho suggerito quella +parola che lo mettea di mal animo. Fu +allora che presomi fra le sue braccia, +mi sollevò, fattosi tutto gaudioso, al +livello del proprio orecchio. Sappiate +<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> +ancora che per allettarlo a concedervi +l’ingresso, gli promisi nascondermi entro +il suo mantello d’orso, e starmegli +in aiuto della memoria quando sarà l’istante +di recitare il complimento. Or +che mi son ristorato prendendo un po’ +di cibo, torno a trovarlo.» +</p> + +<p> +«Ottimamente! ottimamente! mio caro +Dick, risoggiunse Wayland. Spicciati +per amor del Cielo, poichè quel povero +gigante sarà in grave angustia per la +lontananza del suo piccolo suggeritore. +Addio. Conservati, mio caro Dick.» +</p> + +<p> +«Oh sì! <i>Conservati, mio caro Dick</i>, +rispose quel folletto. È forse in tal guisa +che si ringraziano le persone dopo +avere ottenuto da esse quanto volevasi? +Tu non sei dunque nell’intenzione di +contarmi la storia di quella signora ch’è +tua sorella quanto il son io?» +</p> + +<p> +«Che ti gioverebbe quand’anche la +sapessi, maligno diavoletto?» gli disse +Wayland. +</p> + +<p> +«Potevi risparmiare questa interrogazione. +Ma così sia! E dunque non +cercherò più i fatti tuoi. Però! tienti +a memoria, che incapace io di tradire +un segreto affidatomi, m’adopero con +tutta l’anima a sventare i divisamenti +di cui si pretende farmi un mistero. Ti +auguro la buona sera.» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> +</p> + +<p> +«Non correre via sì tosto, (soggiunse +prestamente Wayland, che conosceva +a prova per paventarla l’operosa solerzia +di Flibbertigibbet). Non correre via +sì tosto, mio caro Dick. È egli ben +fatto separarsi così acerbamente dai suoi +vecchi amici? Saprai un giorno tutto +quello che so presentemente io di questa +signora.» +</p> + +<p> +«Oh! e questo <i>un giorno</i> verrà forse +presto, replicò Dick. Sta bene, Wayland; +torno dal mio gigante, che se non +ha mente acuta al par di tanti altri, +conosce meglio, come ti dissi, il valore +de’ servigi che gli si prestano. Nuovamente; +ti auguro la buona sera.» +</p> + +<p> +Detto il che, fece uno scambietto e +usando della sua solita agilità in un istante +scomparve. +</p> + +<p> +«Dio volesse ch’io fossi a quest’ora +fuor del castello! meditò fra se stesso +Wayland. Se questo malizioso nano mette +le mani nella pietanza, diverrà degna +di Satanasso medesimo. Quanto mi cruccia +il non vedere il sig. Tressiliano!» +</p> + +<p> +Ma Tressiliano, che Wayland bramava +con tale ansietà, era entrato nel castello +per parte opposta a quella in cui +l’altro si ritrovava. Uscitone la stessa +mattina per accompagnare i due Conti, +che è quanto per appunto si era immaginato +<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> +Wayland, egli sperò saper ivi +qualche notizia del suo messo. Deluso +poi in tale speranza, e sembrandogli +che Varney, il quale era nel corteggio +di Leicester, volesse accostarsi a lui per +parlargli, giudicò cosa prudente l’evitare +sì fatto colloquio, ed uscì della +sala di ricevimento in quel tempo che +il seriffo della Contea arringava sua Maestà. +Risalito indi a cavallo, e tenendo +la strada men frequentata, entrò nel +castello per una porta segreta, che facilmente +gli venne aperta quando lui +riconobbero per un ufiziale pertenente +al corteggio del conte di Sussex. Tal +fu il motivo, onde Wayland lo cercò +inutilmente fra i cavalieri che tacito +andava passando in rassegna. +</p> + +<p> +Dopo avere affidato al servo il proprio +cavallo, Tressiliano si diportò qualche +tempo nel <i>luogo di delizia</i> e ne’ giardini, +men tratto da desio di ammirare le +bellezze della natura, e i capolavori +dell’arte raccolti quivi dal Leicester, +che voglioso di abbandonarsi senza incontrare +divagamenti alla mestizia delle +sue idee. La massima parte delle persone +di maggior riguardo abbandonò quel +palagio per accompagnare i due Conti; +tutta la gente rimasta avea preso luogo, +qual su i merli, qual su le mura esterne +<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> +e le torri per vedere il grandioso spettacolo +dell’ingresso della Regina. Perciò +intantochè ogn’altro luogo del castello +eccheggiava di romori festevoli, nel sol +giardino regnavano allora la quiete e il +silenzio; nè tal silenzio interrompevano +che il susurro delle foglie, il canto degli +augelli e il mormorio delle fontane. +</p> + +<p> +L’immaginazione malinconica di Tressiliano +copriva d’un tetro velo tutti gli +obbietti che lo circondavano. Laonde +volgendo l’occhio ai disordinamenti della +natura che arte maestosa avea parimente +imitato in que’ giardini, li paragonava +ai folti boschi e alle deserte paludi +che circondano Lidcote-Hall. L’immagine +di Amy Robsart, somigliante a fantasma +gli compariva in tutti i dintorni di +quel paese che la sua fantasia a mano a +mano gli dipingea. +</p> + +<p> +Nulla avvi di più funesto alla felicità +di coloro cui piacciono la solitudine e +la meditazione, quanto l’aver nudrito +di buona ora una passione sfortunata, +che getta ne’ loro cuori sì profonde radici, +onde questa diviene per essi il sogno +di tutte le notti, il pensier continuo +di tutti i giorni. +</p> + +<p> +Quella molestia cui sente l’animo, +quelle ricordanze dalle quali veniam +tratti a seguir l’ombra di quanto già +<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> +perdè tutto lo spicco de’ suoi colori, +quel continuo ritorno verso un sogno +crudelmente interrotto, tal è il complesso +di sentimenti in cui si sta la fralezza +d’un cuor nobile e generoso. Era +questa la fralezza cui soggiacea Tressiliano. +</p> + +<p> +Provò finalmente egli stesso la necessità +di divagarsi; e uscì quindi del <i>luogo +di delizia</i> per unirsi alla folla giuliva +che coronava le mura, e per veder con +essa gli apparecchi della cerimonia. Ma +appena il suo orecchio udì quello strepito, +quei suoni, quelle grida di gioia +che rintronavano d’ogni lato, sentì violentissima +ripugnanza a collegarsi con +persone i cui sentimenti sì mal s’accordavano +con quelli del suo interno. Per +lo che deliberò ritrarsi nella propria +stanza, e rimaner ivi sintantochè la campana +maggior del castello annunziasse +l’arrivo d’Elisabetta. +</p> + +<p> +Attraversato pertanto il luogo che disgiugnea +le cucine del salone, ascese al +terzo piano della torre di <i>Merwyn</i>. Spignendo +allora la porta del piccolo appartamento +assegnatogli, fu sorpreso sulle +prime di trovarla chiusa. Ma poscia si +ricordò che il Ciamberlano nel somministrargliene +la chiave, lo aveva avvertito +come in quella generale confusione fosse +<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> +d’uopo il tener ben custoditi gli appartamenti. +Laonde pose la chiave nella +serratura ed aperta la porta, qual ne +fu la maraviglia in veggendo una donna, +che gli presentava le sembianze di +Amy Robsart! Sua prima idea divenne +esser quello un seducente fantasma che +l’esagitata immaginazione gli dipignea; +ma rimase ben tosto convinto di vedere +Amy, la stessa Amy, nella donna che +gli stava innanzi, più pallida certamente +che non si mostrò in que’ lieti giorni, +allorchè univa all’avvenenza e alla freschezza +d’una ninfa dei boschi la vivacità +d’un <i>Silfo</i>‍<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>; ma ell’era sempre Amy, +nè gli occhi di Tressiliano videro mai +altra donna che potesse pareggiarla in +bellezza. +</p> + +<p> +Non minore di quella provata da Tressiliano +fu la maraviglia nella Contessa, +ma non però sì durevole, perchè Wayland +l’aveva avvertita come il Cornovagliese +dovesse trovarsi nel castello. Si +alzò ella da sedere appena il vide, e +il pallore delle sue guance diede luogo +ad un vivace rossore. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> +</p> + +<p> +«Tressiliano! diss’ella, che cercate +voi qui?» +</p> + +<p> +«E voi stessa, Amy, qual motivo vi +ci condusse? Venite forse in traccia d’un +soccorso che non vi sarà negato giammai?» +</p> + +<p> +Si mantenne ella un istante in silenzio, +poi rispose con voce che esprimeva +duolo anzichè sdegno: «Tressiliano! +io non imploro i soccorsi d’alcuno. Quelli +che la vostra bontà potesse offerirmi mi +sarebbero più pregiudizievoli che vantaggiosi: +credetemi: è poco lontana di qui +tal persona, che le leggi e l’amore costringono +ad essermi proteggitrice.» +</p> + +<p> +«Questo sciagurato adunque si prestò +a quella sola espiazione che rimaneva +in sua facoltà il tributarvi, soggiunse +Tressiliano, e or vedo alla mia +presenza la sposa di Varney!» +</p> + +<p> +«La sposa di Varney! (rispos’ella +con tutta l’enfasi del disprezzo). Con +qual infame titolo osate dunque disonorar +la...» e pronunziò più volte balbutendo +l’articolo <i>la</i>. Poi chinò gli occhi +mesti e confusi pensando alle conseguenze +cui poteva commettersi col pronunciar +le parole <i>contessa di Leicester</i>. +Ella si sarebbe creduta di tradire un +segreto da cui la fortuna dello sposo suo +dipendea, e giudicò che svelarlo a Tressiliano +<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> +diveniva la stessa cosa siccome +svelarlo a Sussex, alla Regina, a tutta +la Corte. +</p> + +<p> +«Non romperò mai, disse tra se medesima, +il silenzio giurato a Dudley, dovessi +anche per esso espormi ai sospetti +i più disonorevoli.» +</p> + +<p> +Gli occhi suoi si gonfiarono di lagrime, +e rimase muta alla presenza di Tressiliano, +che dopo aver volto sovr’essa +uno sguardo di dolore e di pietà, sclamò: +«Oimè! Amy, i vostri occhi dismentiscono +il vostro labbro. Voi parlate +d’un protettore, che vuole, che +può difendervi; ma queste lagrime mi +annunziano assai che foste delusa, abbandonata +dall’uomo abbietto cui concedeste +gli affetti vostri.» +</p> + +<p> +Amy lanciò su di lui tali sguardi, dai +quali trapelava in mezzo al pianto lo +sdegno, e si contentò di ripetere con +accento sprezzante di compassione sull’errore +in cui stavasi Tressiliano: <i>L’uomo +abbietto!</i> +</p> + +<p> +«Sì, l’uomo abbietto! ripetè questi, +nè dissi abbastanza. Ma ond’è dunque +che vi trovate sola nel mio appartamento? +Perchè tutte le cose non vennero +preparate per accogliervi onorevolmente?» +</p> + +<p> +«Nel vostro appartamento! sclamò +<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> +Amy. Dunque, vi libero tosto dalla mia +presenza.» E in ciò dire cors’ella verso +la porta; ma ricordando lo stato derelitto +cui si vedea abbandonata, s’arrestò +sulla soglia un istante, e aggiunse +con tuono doglioso e commovente oltre +modo: «Oh Dio! mi era dimenticata +che non so a qual parte volgermi.» +</p> + +<p> +«Lo vedo, sì, lo vedo (soggiunse +Tressiliano, sollecito di correre a lei e +di avvicinarla ad un sedile, ove si lasciò +ella cadere) voi abbisognate di +soccorso; sì: abbisognate di un protettore +comunque il confessarmelo vi +spaventi; ma no: non rimarrete senza +difesa, e vi affiderete al mio braccio. +Io, io rappresenterò il vostro degno +e sfortunato genitore, e ci trasporteremo +uniti alla soglia di questo castello. +Voi vi presenterete ad Elisabetta, +e il primo atto di questa Sovrana in +Kenilworth sarà un atto di giustizia in +verso il proprio sesso e in verso i suoi +sudditi. Affortificato dalla bontà della +mia causa e dalla giustizia della Regina, +non mi ratterrà la possanza del +suo favorito. Vado in traccia di Sussex +sull’istante.» +</p> + +<p> +«Arrestatevi in nome del Cielo! (sclamò +spaventata la Contessa, per cui il +<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> +guadagnar tempo era necessità). Tressiliano, +voi siete generoso. Concedetemi +una grazia... Credete a me, se gli è +vero che vogliate salvarmi dal massimo +de’ mali e dalla disperazione, soltanto, +concedendomi ciò che vi chiedo, mi gioverete +più di quanto saprebbe giovarmi +tutto il potere d’Elisabetta.» +</p> + +<p> +«Fatemi qualunque inchiesta di cui +possiate spiegare il motivo, disse Tressiliano, +ma non pretendete da me...» +</p> + +<p> +«Ah! per pietà! ristatevi dal metter +patti, mio caro Edmondo, sclamò +la Contessa. Vi piacque altra volta udirvi +chiamar con tal nome. Non v’è che +stranezza nello stato in cui mi vedete, +ed ora la sola stranezza può somministrare +util consiglio.» +</p> + +<p> +«Favellando in tal guisa (soggiunse +Tressiliano, cui lo stupore facea dimenticare +l’affanno e la risoluzione in che +erasi tratto) voi mi date a credere di +essere incapace di pensare e di operare +da voi medesima.» +</p> + +<p> +«Oh no! (diss’ella, piegando un +ginocchio dinanzi a lui), no; non sono +io già un’insensata, ma bensì la più +misera fra le donne, che si è veduta +trascinar nel precipizio da un collegamento +straordinario di circostanze e fin +dal braccio di chi pensa sottrarmene... +<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> +sì, dal vostro braccio medesimo, o Tressiliano... +da voi ch’io onorava, ch’io +stimava, e ch’io amava ancora, posso +dirlo, benchè non dell’amore che avreste +desiderato.» +</p> + +<p> +Erano in quella voce, in que’ gesti +una tale asseveranza, un’appellazione sì +commovente alla generosità di Tressiliano, +ch’ei ne fu scosso nel più profondo +dell’animo. Dopo averla rialzata, +volle con voce interrotta confortarla a +rassicurarsi. +</p> + +<p> +«Non posso, ella rispose, non mi +terrò mai sicura se non mi concedete +la grazia che vi chiedo. Ascoltatemi. Io +vi parlerò con quella chiarezza che or +mi è lecito adoperare. Aspetto qui gli +ordini di tale ch’è in diritto di darmene... +La mediazione d’uno straniero... +e di voi soprattutto, o Tressiliano, mi +perderebbe... e mi perderebbe senza +speranza di scampo. Aspettate soltanto +ventiquattr’ore, e forse la sfortunata Amy +avrà modo di provarvi, ch’ella apprezza, +che forse può ricompensare il vostro +disinteresse, la vostra amicizia; ch’ella +stessa è felice, ed in istato di rendere +tale voi pure, premiando questa sofferenza +che vi chiedo per sì breve tempo.» +</p> + +<p> +Tressiliano sull’istante non rispose veruna +cosa, e si diede a ricapitolare per +<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> +congettura nella sua mente le diverse +contingenze, che potessero far divenire +la sua mediazione pregiudizievole, anzichè +utile alla fama ed alla fortuna +d’Amy. Considerò indi esser ella entro +le mura di Kenilworth, non potere ragionevolmente +paventare alcuna sorte d’insulto +in un ricinto onorato dalla presenza +della Sovrana, ed abitato allora +da tante persone ragguardevoli, e da +tante guardie difeso, poter convertirsi +in mal uficio il volere a malgrado della +stessa Amy implorare per lei l’assistenza +di Elisabetta. Dopo aver fatto queste +considerazioni acconsentì a quanto ella +gli chiese con una restrizione, mossa dal +dubbio che l’unica speranza di Amy +si stesse in un cieco affetto per Varney, +supposto da Tressiliano il seduttore. +</p> + +<p> +«Amy (le disse fisando in essa gli +sguardi con quella tristezza che annunziava +ad un tempo la perplessità del suo +animo); ho spesse volte osservato che +dai capricci anche i più fantastici della +vostra fanciullezza, non si disgiugnevano +buon cuore e retto sentire. Mosso +da questa sola considerazione vi lascio +padrona del vostro destino per ventiquattro +ore, e vi fo promessa in tale durata +di non frammettermi, nè con atti +<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> +nè con parole, nelle cose che vi riguardano.» +</p> + +<p> +«Voi me lo promettete, o Tressiliano? +la Contessa soggiunse. E crederò io +che abbiate assai fiducia in me per tenermi +tale promessa? Ah! porgetemene +la vostra fede di gentiluomo e d’uomo +d’onore. Promettetemi fermamente di non +prender parte negli affari che si riferiscono +a me, qualunque cosa voi possiate +vedere od udire, o comunque le apparenze +vi traessero a credere me abbisognante +dell’opera vostra. Vi fiderete +in Amy fino a tal segno?» +</p> + +<p> +«Ve lo prometto sull’onor mio, rispose +Tressiliano, ma trascorso questo +indugio...» +</p> + +<p> +«Trascorso questo indugio, sì lo interruppe, +sarete libero di operare quanto +giudicherete più all’uopo.» +</p> + +<p> +«Avvi altra cosa, o Amy, ch’io possa +fare per voi?» +</p> + +<p> +«Null’altro che lasciarmi, ed anche... +arrossisco di vedermi ridotta a +tal seconda inchiesta, ed anche cedermi +per ventiquattr’ore l’uso del vostro +appartamento.» +</p> + +<p> +«Non so riavermi dallo stupore. Quale +speranza, quale vantaggiosa prospettiva +potete scorgere in un castello, ove +<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> +neanco è arbitrio in voi d’una stanza?» +</p> + +<p> +«Oh! vi chiedo tal grazia, lasciatemi.» +E quando ella vide che Tressiliano +si allontanava lentamente e a ritroso, +soggiunse: «Generoso Edmondo! +verrà giorno che Amy ti proverà com’ella +non fosse immeritevole del nobile +affetto che in lei collocasti.» +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span></p> + +<h2 class="nosp">CAPITOLO XI.</h2> +</div> + +<div class="poem-container"> +<div class="poem inl"><div class="stanza"> +<p class="i01">»A qual pro tema cotanta?</p> +<p class="i01">»Non mi far l’anima santa;</p> +<p class="i01">»Nè ti prenda già paura,</p> +<p class="i01">»Ch’io denunzi tal freddura.</p> +<p class="i01">»Il mio stil questo non è;</p> +<p class="i01">»E ’l mestier che Dio mercè</p> +<p class="i01">»Abbracciai di vagabondo</p> +<p class="i01">»Quel vorrei di tutto il mondo.</p> +<p class="i07"> <i>Pandemonio.</i></p> +</div></div> +</div> + +<p> +Tressiliano, il cui animo era in preda +a violentissima agitazione, non avea appena +fatti i due o tre primi gradini della +scala di quella torre, allorchè con grande +sua maraviglia si scontrò in Michele +Lambourne. Costui, servo degno veramente +di Varney, portava scolpita sul fronte +tale impudenza, che rendea Tressiliano +proclive quanto mai a fargli misurar la +scala d’un salto, ma gli si presentarono +alla mente i danni che il menomo atto +di violenza, usato in tal momento e in +tal luogo, avrebbe potuto partorire ad +Amy, meta unica delle sue sollecitudini. +</p> + +<p> +Pago quindi d’aver lanciato alla sfuggita +<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> +sopra costui una di quelle occhiate +che s’addicono ad enti indegni d’ogni +considerazione, continuava a discendere +come se non lo avesse ravvisato. Ma il Lambourne +che in cotal giorno di profusione +non si stette dall’inaffiarsi con copiosa +dose di vino dell’Isole, benchè la sua ragione +non fosse ancora affatto alterata, +avea tutt’altra vaghezza che d’abbassar +gli occhi dinanzi a nessuno. Laonde fermò +senza cerimonie in mezzo alla scala +il gentiluomo di Cornovaglia, e indirigendosi +a lui con modi convenevoli a coloro +che vivono nella più intrinseca famigliarità: +«Ebbene! diss’egli, Tressiliano, spero +non vi sia più alcun rancore fra noi. Di +fatto io son uomo più proclive a dimenticare +le querele recenti che non gli antichi +servigi. Oh! ti potrò convincere che le mie +intenzioni per riguardo vostro erano buone +ed oneste.» +</p> + +<p> +«Non mi garba molto la vostra intrinsichezza, +Tressiliano gli rispose, serbatela +ai vostri simili.» +</p> + +<p> +«Ma guardate come va subito in collera! +risoggiunse Lambourne. Questi signori +che si stimano creati d’un’argilla +più nobile, guardano dall’alto al basso +il povero Michele Lambourne. Chi non +direbbe essere il sig. Tressiliano uno fra +i più timidi, fra i più modesti degli spasimanti +<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> +che amoreggiarono ne’ primi tempi +della cavalleria? Perchè volere fare il +santo dinanzi a noi, sig. Tressiliano? O +dimenticate ora, che a grande scandalo +del castello di sua Signoria avete rinchiuso +nella vostra stanza quanto può compensarvi? +Ah! Ah! ho colpito, cred’io nel segno, +sig. Tressiliano!» +</p> + +<p> +«Non vi comprendo (rispose l’altro, +il quale da tai detti concluse, che il ribaldo +s’era accorto della presenza d’Amy): +se però, soggiunse, voi siete incaricato +del servigio delle stanze, e fosse la vostra +mancia che ora desiderate, tenete, a condizione +però di non mettere piede nel mio +appartamento.» +</p> + +<p> +Il Lambourne considerò la moneta +d’oro, e ponendola nella scarsella disse: +«Ora non so più nulla. Ma avreste fatto +meglio i vostri affari usando meco dolci +parole, che non con questa moneta. Nonostante +è sempre un pagar bene il pagare +in oro. Michele Lambourne non fu mai +un disturbatore, nè un guastafeste: gli è +giusto che ognuno viva; tal è la mia massima. +Solamente mal comporto queste persone, +che mi passano da vicino con quel +disdegno come s’eglino fossero d’oro ed +io di piombo. Se custodisco il vostro segreto, +sig. Tressiliano, voi mi tratterete +d’ora in poi più umanamente, non è +<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> +vero? E se mai avessi d’uopo io pure di +scusa per sì fatte fralezze, mi fondo sulla +vostra indulgenza. Voi vedete che vi +cadono gli uomini ancora i più saggi! +Del rimanente, che quella camera sia il +caso vostro, e della picciola capinera che +vi collocaste, non son questi i pensieri di +Michele Lambourne.» +</p> + +<p> +«Fatevi in là, ch’io passi (disse Tressiliano, +omai divenuto incapace di raffrenare +la collera), già vi diedi la mancia.» +</p> + +<p> +«Corbezzoli! (disse ritraendosi il Lambourne, +benchè a ritroso e borbottando fra +i denti le parole pronunziate da Tressiliano: +<i>Fatevi in là! vi diedi la mancia</i>)! Non +importa. Se non mi fo un guastafeste, come +vi dissi, non sono nemmeno un cane alla +mangiatoia. Intendete?» +</p> + +<p> +Costui cresceva il tuono della voce a mano +a mano che l’altro, il quale pur lo +tenea in un certo rispetto, continuando +a discendere, veniva meno in grado di +udirne i detti. +</p> + +<p> +«Non sono un cane alla mangiatoia, +e neanco uno che somministra i carboni. +Intendete, sig. Tressiliano?» Tressiliano +era già fuor del caso di udirlo quando il +furfante così continuava: «Conviene però +che veda anch’io alla sfuggita questa +giovinetta, che voi leggiadramente vi procacciaste +nella vostra stanza. Ah! forse temete +<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> +gli spiriti, ed è per questo che non +volete dormir solo! Vedete un poco! S’io +mi fossi dato un tal passatempo si sarebbe +sclamato: Scacciate subito questo +ribaldo, strigliatelo con un buon nerbo +di bue, fatelo balzar dalla scala a guisa +di trottola. Oh! questi virtuosi gentiluomini +si arrogano di grandi privilegi sopra +di noi miserabili, schiavi de’ nostri sensi. +Ottimamente! Ma almeno una sì felice +scoperta mi dà in potere il sig. Tressiliano. +Oh! sì, è ben cosa certa, come n’è +un’altra ch’io voglio procurare di dare +un’occhiata a questa nuova beltà.» +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span></p> + +<h2 class="nosp">CAPITOLO XII.</h2> +</div> + +<div class="poem-container"> +<div class="poem inl"><div class="stanza"> +<p class="i01">»Io perigliai per te; cotal profitto</p> +<p class="i01">»Di servigio fedel mi rendi? Addio.</p> +<p class="i01">»<i>Tu ver Gerusalemme, io ver l’Egitto</i>.</p> +<p class="i03"> <i>Imitazione d’alcuni versi del Falconer.</i></p> +</div></div> +</div> + +<p> +Tressiliano camminando avanti e indietro +per la corte del castello meditava sullo +strano avvenimento di questa comparsa di +Amy e del colloquio avuto seco lei; dubbioso +ad un tempo se l’obbligare la propria +promessa, e lasciare tutto un giorno +in balia di se medesima quella giovinetta +fosse stato buon consiglio per parte d’uomo +rivestito, com’egli era, della paterna +autorità. +</p> + +<p> +Ma in qual modo ricusar tale inchiesta +ad Amy, ch’ei poteva anche credere legittimamente +sottomessa all’autorità di +Varney? +</p> + +<p> +«Se Varney, diceva egli, l’avesse riconosciuta +per moglie, qual diritto sarebbe +in me di toglierla al suo potere? Converrebbe +neanco, ponendo la discordia +fra entrambi, distruggere le sole speranze +di domestica felicità, che possono rimanere +a questa sventurata?» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> +</p> + +<p> +Tale riguardo si fu quello che fece risolvere +Tressiliano a mantenere scrupolosamente +la promessa fatta ad Amy. Che +anzi, poichè a tal si era giunti, allegravasi +di vedersi in circostanze più propizie +onde soccorrere una donna infelice a lui +sempre cara. Amy non era più rinchiusa +in un ritiro solitario e lontano, sotto la +guardia di persone sospette. Ella trovavasi +nel castello di Kenilworth, in mezzo +alla corte della Regina, difesa contra ogni +sorte di violenza, e sempre in grado di +mostrarsi ad Elisabetta; le quali cose tutte +sembravano collegarsi a favore della figlia +di sir Robsart. +</p> + +<p> +Intantochè Tressiliano stavasi così esitando, +or fra i pericoli da temersi, or fra +i vantaggi da sperarsi per la giovane, +giunta in sì strano modo a Kenilworth, +gli si accostò Wayland, che esclamò in +veggendolo: «Lode al Cielo! pur trovo +la Signoria vostra,» e gli disse all’orecchio, +che la giovane era fuggita da Cumnor. +</p> + +<p> +«Ed è ora in questo castello, soggiunse +Tressiliano: lo so, l’ho veduta. Fu per +proprio volere di lei che venne condotta +nel mio appartamento?» +</p> + +<p> +«No, rispose Wayland, ma abbracciai +il primo espediente che mi s’offerse per +metterla al sicuro e si fa per me un nuovo +contento il sapere che alloggiate voi +<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> +in quella stanza. Piacevole situazione per +vero dire! Da un canto il refettorio e dall’altro +la cucina!» +</p> + +<p> +«Taci, che questo non è momento di +scherzi,» risoggiunse mestamente Tressiliano. +</p> + +<p> +«Non lo so che troppo, prese a dire +il maniscalco; ho passati tre giorni che +non mi sarebbero stati più amari col capestro +al collo. Questa povera Signora +non ha la mente a segno sicuramente; nè +è, credetelo, per accettare le nostre offerte. +Mi ha proibito parlarle di voi, ed +è risoluta a commettersi fra le mani di +Leicester. Del certo, se nel punto che entrò +nella vostra stanza l’avesse ella conosciuta +per tale, mi sarebbe stato impossibile +indurla a profittarne.» +</p> + +<p> +«Qual è dunque il suo divisamento? +ripigliò Tressiliano. Pensa ella forse, che +il conte di Leicester per favorirla, vorrà +far uso del proprio potere sopra un infame +vassallo?» +</p> + +<p> +«È ciò che non saprei accertarvi. Quanto +v’ha di sicuro è, che accordandosi ella +con Leicester o con Varney, il lato per +noi più sicuro di Kenilworth sarà quello, +d’onde potremo più facilmente metterci +al largo. Se debbo dirvela, io non +fo conto di fermarmivi un istante, tostochè +avrò consegnata al Leicester la +<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> +lettera della Signora. Prima di portargliela, +io non aspettava che i vostri ordini. +Ecco, vedetela... ma no. Oh! +venga il malanno a questa lettera! L’avrò +dimenticata in quel fenile, o per dir +meglio canile, che è divenuto la mia +stanza da letto.» +</p> + +<p> +«Per la morte! gridò Tressiliano perdendo +in un subito la pazienza. Piaccia +a Dio che tu non abbia smarrita quella +lettera da cui dipende un avvenimento +più importante che non mille vite pari +alla tua!» +</p> + +<p> +«Smarrita! rispose prontamente Wayland. +Vostra Signoria scherza; l’ho rinchiusa +con tutta diligenza entro il sacchetto +delle mie robe da notte. L’avrete +a momenti.» +</p> + +<p> +«Corri tosto, e con fedeltà recala a +me. N’avrai ricompensa. Ma se si avverasse +quanto ho temuto, se più non fosse +in tua mano, guai, guai a te! ti farei +portar invidia ad un cane ammazzato.» +</p> + +<p> +Wayland partì colla gioia e la sicurezza +sul fronte, ma tremante in fondo +dell’animo suo. +</p> + +<p> +La lettera era smarrita, e nulla eravi +di più sicuro, ad onta della scusa che il +maniscalco allegò per calmare la furibonda +inquietezza di Tressiliano. La lettera +era smarrita, ed era tal lettera che se cadeva +<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> +in cattive mani, facea noto tutto un +maneggio, di cui Wayland era complice. +Nè comunque andasser le cose, vedeva +egli alcuna speranza, che tal maneggio +non si scoprisse. Or lo traevano ancora +a molesti pensieri gli atti d’impazienza +di Tressiliano. +</p> + +<p> +«Ecco la bella moneta onde vengo pagato +per prestar servigi, in cui va la mia +testa di mezzo. Gli è ora che pensi a me +stesso. Io qui non fo altro, se non m’inganno, +che rendermi colpevole verso il +signore di questo magnifico castello, verso +uno che può togliermi la vita con tanta +facilità quanta ve n’è a spegnere una candela +da sei denari. E tutto ciò mi guadagno +a servire una donna impazzita, ed un malinconico +amante, altro matto, che per +aver io perduto un cencio di carta piegata +in quarto, mette mano alla spada e +minaccia d’ammazzar tutto il mondo! +Soprappiù, qui si trovano Varney e il +dottore. La vita vale anche più dei denari. +Ho risoluto. Vada al diavolo ogni +compenso, e fo di gamba in quest’istante +medesimo.» +</p> + +<p> +Egli è naturale che sì fatte considerazioni +si presentassero all’animo di Wayland, +ingolfatosi più avanti ch’ei nol +credesse da prima in una sequela di +maneggi misteriosi, inesplicabili, e tali che +<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> +perfino i primari attori parea non sapessero +qual fosse la loro parte. Nondimeno +fa d’uopo rendergli giustizia. Queste personali +considerazioni erano, fino ad un +certo grado, contrabbilanciate nell’animo +suo dalla passione, che l’idea di +abbandonare quella infelice giovane gl’inspirava. +</p> + +<p> +«Non penso a Tressiliano più di quello +che pensi ad una moneta di sei denari. +Con lui non ho debiti. Condussi la sua +errante donzella in questo castello. Studii +egli a farle la sentinella. Ben mi rattiene la +pietà dovuta ad un’infelice. Chi sa a quai +disgrazie andrà soggetta in mezzo a questo +chiasso, a questo tumulto. Sì: è necessario +ch’io mi rechi nella sua stanza, +ch’io le confessi d’aver perduto la lettera. +Così almeno potrà allestirne un’altra, +nè ella mancherà, spero, di messi, in una +casa ove non è penuria di servi, che +possono ben portare una lettera al loro +padrone. Indi le dirò che vado via, raccomandandola +alla bontà del Cielo, alla +sua propria saviezza, alle cure e alle previdenze +del sig. Tressiliano. Forse le verrà +in mente l’anello che mi aveva offerto. +Affè, che me lo sarei guadagnato! Infine! +ella è un’amabile creatura. +Dunque all’inferno l’anello! Non voglio +avvilirmi per sì poca cosa. Se anche +<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> +fossi vittima del mio buon cuore in questo +mondo, sarò più felice nell’altro. +Due parole alla Signora, indi gambe mie +fate il resto.» +</p> + +<p> +Col piè leggiero e coll’occhio attento +d’un gatto che guati la sua preda, Wayland +s’avviò alla stanza della Contessa, trapassando +e corti, e corritoi, studioso ad un +tempo e d’osservar coloro che gli passavano +da vicino, e di sottrarsi quanto il +poteva agli altrui sguardi. Con tal tenor +d’andamento si trovò al grande atrio situato +fra la cucina e il salone, indi alla scaletta +della torre <i>di Merwyn</i>. +</p> + +<p> +Già il nostro buon maniscalco si compiacea +d’avere scansati tutti i pericoli, e preparavasi +a salire, facendo due gradini per +volta, quando s’accorse dell’ombra d’un +uomo che dipigneasi sopra una porta socchiusa. +Allora scese tosto sulla punta dei +piedi tornandosene alla corte interna del +castello, che trascorse in lungo ed in largo +per un quarto d’ora all’incirca, sembratogli +quattro volte più lungo dell’ordinario; +poi rivenne alla torre colla speranza +che finalmente quest’uomo a lui +ignoto ne fosse partito. L’ombra di fatto +era scomparsa, onde ascese qualche gradino +di più, e mentre stava deliberando +se fosse miglior partito il salire ancora o +tornarsene addietro, s’aprì d’improvviso +<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span> +la porta, offerendo a’ suoi occhi rimasti +attoniti Michele Lambourne che tantosto +sclamò: «Chi diavolo sei tu? Che +cosa vieni a cercare in quest’angolo del +castello?» +</p> + +<p> +«Non son già io un cane, che ubbidisca +al primo uomo che fischia, lo sapete +voi?» rispose Wayland ostentando una +sicurezza troppo smentita dal tuono tremebondo +della sua voce. +</p> + +<p> +«Tu cerchi credo me, Lorenzo Staples.» +Sì disse il Lambourne ad un omaccio +mal costrutto, cogli occhi loschi e +alto più di sei piedi, che comparve alla +porta. Indi rivolto a Wayland, continuò: +«Poichè ti piace tanto, amico mio, questa +torre, posso dartene a conoscere le +parti le più profonde, poste dodici grossi +piedi sotto il letto del lago. Le troverai +abitate da serpenti, rospi, lucertole e da +altri leggiadri animali di simili famiglie, +che ti faranno buona compagnia. Presto! +rispondimi, chi sei? che vuoi tu in questo +luogo?» +</p> + +<p> +«Se una volta si chiude sopra di me +la porta d’una prigione, sono spedito,» +ragionava in suo cuore Wayland. Laonde +rispose con modi i più sommessi esser +egli il povero bagattelliere che <i>suo Onore</i> +aveva incontrato il dì innanzi a Weatherly. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> +</p> + +<p> +«E qual giuoco di mano pretendi tu +di fare in questa torre? La tua brigata, +disse il Lambourne, è nell’edificio di +Clinton.» +</p> + +<p> +«Vado a trovare una mia sorella, disse +Wayland, che abita là in alto nella camera +del sig. Tressiliano.» +</p> + +<p> +«Ah! ah! Ho capito adesso (sclamò +sorridendo il Lambourne). Affè che questo +sig. Tressiliano per essere un forestiere non +si prende fastidi o riguardi, come se fosse +in casa sua; e con molta leggiadria mette +nelle proprie stanze le suppellettili che gli +accomodano meglio. Ottimamente! Sarà un +fattarello di più da ingrossare la vita del +santo sig. Tressiliano; scommetto vi saranno +persone alle quali ne andrà a sangue il +racconto più che non a me una borsa d’oro. +Ascoltami, furfante, sì disse volgendosi a +Wayland, e intendimi bene. Non vogliamo +che tu faccia stanare il lepre, perchè +è nostra mente prenderlo al covo. Vattene +di qui con quel tuo ceffo da imbroglione +o ch’io ti fo saltare dalla finestra; +e in verità sarei tentato a sperimentare +se con qualcuna delle tue astuzie sei capace +di preservar le tue ossa dagli effetti +d’un capitombolo.» +</p> + +<p> +«La signoria vostra, come spero, non +avrà un’anima sì crudele, ne sono certo, +<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span> +ripigliò Wayland. Conviene lasciar vivere +la povera gente; anzi spero dalla bontà +di vostra Signoria la permissione di parlare +con mia sorella.» +</p> + +<p> +«Tua sorella, sì, dal lato d’Adamo, +non è vero? Che s’ella lo fosse altrimenti, +non ne saresti che più colpevole; ma +sorella o non sorella, ti sventro come una +volpe se tu ritorni a questa torre. Anzi +or che ci penso, dalla parte di tutti i diavoli! +sloggia subito dal castello. L’affare +è più importante che nol sono tutte le tue +gherminelle da barattiere.» +</p> + +<p> +«Sempre col rispetto dovuto alla Signoria +vostra, rispose Wayland, è d’uopo +ch’io faccia la parte d’Arione nello +spettacolo da rappresentarsi questa sera +sul lago.» +</p> + +<p> +«Per san Cristoforo! la farò io, disse +il Lambourne. <i>Orione!</i> È così che tu lo +chiami? Sì: io rappresenterò <i>Orione</i> col +suo cinto, e le sue sette stelle, chè è più. +Su via esci, mala semenza. Seguimi. E +poi!.... a te, Lorenzo, metti fuori +questo mascalzone!» +</p> + +<p> +Lorenzo prese per il collo il tremebondo +bagattelliere, e Lambourne correndo +affrettatamente dinanzi ad entrambi, si +indirisse verso una segreta porta forata +pel muro di ponente a poca distanza dalla +<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> +torre, e fu quella medesima, per cui +Tressiliano dianzi era entrato. +</p> + +<p> +Intantochè attraversavano lo spazio +che disgiugne la ridetta porta di soccorso +dalla torre <i>di Merwyn</i>, Wayland si lambiccava +invano il cervello per iscoprire +una via di giovare alla infelice giovane di +Lidcote ch’ei continuava a compiangere +ad onta dell’incalzante pericolo in cui si +trovava egli stesso, ma appena posto fuor +del castello, e udito ch’ebbe Lambourne, +il quale con tremendo giuramento gli +chiarì come una pronta morte e il ritorno +in quel luogo sarebbero stati una stessa +cosa per lui, alzò gli occhi e le mani al +Cielo, quasi prendendolo in testimonio, +che sino all’ultimo istante avea difesa la +donna oppressa; volte indi le spalle alle +superbe mura di Kenilworth, andò in +traccia d’un ricovero più umile, ma più +sicuro. +</p> + +<p> +Lorenzo e Lambourne, dopo averlo +seguito cogli occhi per qualche tempo, +rientrarono nel castello, e in tanto che +camminavano, il primo disse al secondo. +«Il Cielo mi benedica se indovino qual +motivo aveste per discacciare questo povero +disgraziato che dovea sostenere una +parte nella festa già vicina ad incominciare, +e tutto questo per una donna!» +</p> + +<p> +«Ah! Lorenzo, rispose Lambourne, +<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> +tu pensi a Black Ioan Suggs di Plingdon, +nè hai svestite ancora le umane fragilità! +Ma fa coraggio, mio nobilissimo duca +della Torre, investito dell’alto dominio +di tutte le prigioni: per giudicare di +questi affari non sei illuminato da maggior +luce di quella che rischiara i tuoi +feudi. Sappi adunque, mio molto reverendo signore +dei <i>paesi bassi</i> di Kenilworth, +che il rispettabilissimo nostro padrone +Riccardo Varney, sol per trovare +un buco nel mantello di questo Tressiliano, +ci regalerebbe quante piastre bastano +per farci bere cinquanta notti di +seguito, e ne darebbe ampio concedimento +di licenziare l’intendente della casa, +se ci venisse a sconcertare prima +d’avere votato l’ultimo fiasco.» +</p> + +<p> +«Oh! quand’è così, non so darvi torto, +soggiunse il gran carceriere di Kenilworth. +Ma come farete voi, sig. Lambourne, a +custodire il deposito, se vi allontanate di +qui; perchè giusta quanto mi sembra, +all’arrivo della Regina, voi dovete starvene +presso al vostro padrone.» +</p> + +<p> +«Ah! ho fatto i miei conti sull’opera +tua, mio vicerè. Sei tu che farai la guardia +in mia assenza. Lascia entrar Tressiliano, +s’ei lo desidera, ma non permettere +a nessuno l’uscita. Se la giovane +tentasse fuggire, cosa parimente fra +<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span> +le possibili, avrai cura di spaventarla +colla tua grossa voce..... In fine poi, +non è che la sorella d’un misero saltimbanco.» +</p> + +<p> +«Farò meglio, ripigliò Lorenzo. Chiuderò +il catenaccio di ferro che sta alla seconda +porta; in tal guisa o per amore o +per forza non durerò molta fatica a guarentire +questa donna.» +</p> + +<p> +«Allora poi Tressiliano non potrà più +andarla a trovare (e qui Lambourne si +fermò a pensare un momento). Ma non +importa. È assai se nella stanza di lui +verrà sorpresa la donna. Tu però confessami, +vecchio barbagianni delle prigioni, +che temi di passare svegliato la +notte in questa torre <i>di Merwyn</i>.» +</p> + +<p> +«Io! perchè volete che ciò sia, signor +Lambourne? Tal cosa non mi dà +maggior fastidio del dar di volta a una +chiave. Gli è vero che in questa torre +si sono intese ed anche vedute strane maraviglie. +E benchè non siate che da poco +tempo in Kenilworth, è difficile non +v’abbia parlato qualcuno delle visite che +la nostra torre va ricevendo dallo spirito +d’Arturo di Merwyn, di quel capo di +Barbari, il quale caduto nelle mani del valente +lord Mortimero, che comandava l’esercito +sulle frontiere del paese di Galles, +qui venne, a quanto dicesi, assassinato.» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span> +</p> + +<p> +«Sì, ho inteso raccontare tal favola +più d’una volta, e che il fantasma non +istrepita mai tanto forte come allor quando +si fanno bollire porri, o si fa frigger +formaggio nella cucina. <i>Santo Diavolo</i>; +non ti lasciar udire, Lorenzo!» +</p> + +<p> +«Tu però ti lasci udire, soggiunse +quel guardiano, con tutta la saggezza +che ti piacerebbe ostentare. Gli è un +caso, credilo, da far fremere i più intrepidi, +l’assassinio d’un prigioniere! Si +consegni una stilettata ad un uomo sorpreso +nell’angolo d’una strada, non è +gran cosa per te: si meni un gran colpo +di chiavi sulla testa d’un prigioniere +ricalcitrante, dicendogli nel tempo +stesso: <i>Sta buono</i>, io chiamo ciò mantenere +il buon ordine delle prigioni. Ma +sguainar a sangue freddo una sciabola, +e piantarla, come fu fatto, nel corpo +di quel trucidato signore di Galles, è +tale eccesso da suscitare fantasmi capaci +di rendere inabitevole per più secoli +una prigione. E vedi fin dove io spingo +la mia affezione verso i prigionieri! +Povere creature! Quando ho avuto in +consegna e scudieri e persone di riguardo, +che s’erano spassati a far camminate +proficue nelle strade maestre, o +a dir male di sua Signoria il sig. conte +di Leicester, ho preferito l’alloggiarli +<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> +cinquanta piedi sotto terra al chiuderli +in quell’alta camera ove fu commesso +il misfatto. Sì, per s. Pietro <i>in +Vinculis</i> ch’io maraviglio come il mio +nobile Signore, o il sig. Varney, acconsentano +ad assegnar tale stanza agli ospiti +del castello. E se il sig. Tressiliano +ha potuto indurre qualcuno, e massimamente +una bella giovinetta, a tenergli +compagnia, dico che ha fatto assai +bene.» +</p> + +<p> +«Ed io ti dico, rispose il Lambourne, +andando su e giù per la stanza di +Lorenzo, che sei un asino e nulla meglio. +Va a mettere il catenaccio all’uscio +della scala, e tralascia di pensar agli +spiriti, o piuttosto portami vino. Mi +sono alquanto riscaldato nel mettere quel +cialtrone fuor della porta.» +</p> + +<p> +Mentre Michele andava ammorzando +la sete col tracannare per più riprese, +e senza ricorrere al bicchiere, un fiasco +di Bordò, il nostro guardiano della torre, +persuaso veramente dell’esistenza de’ +fantasmi, cercava destramente di ricondurre +il discorso sul fantasma d’Arturo +di Merwyn, per giustificare la propria +credulità. +</p> + +<p> +«Scorsero poche ore soltanto dacchè +sei nel castello, e queste ancora impiegasti +sì bene nell’avvinazzarti, che non +<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> +ti fu possibile nè parlare, nè vedere, +nè udire. Chè certo, faresti meno il +gradasso, se avessi passata con noi una +notte di plenilunio, tempo in cui il fantasma +smania più forte, massimamente +allorchè soffiando con violenza il vento +di maestro, cominciano a cadere gocciole +di pioggia, e s’odono a quando a quando +colpi di tuono! Oh Gesù! Che fracasso, +che tintinnio, quali urla, quai gemiti +si odono allora nella torre di Merwyn. +Quando siamo a questi spaventi, +t’assicuro, che due boccali d’acquavite +bastano appena, pei miei figli e per me.» +</p> + +<p> +«Ah! tu non sei che una bestia (rispose +il Lambourne, cui le ultime beviture, +aggiunte a tutte le precedenti, +cominciavano ad alterare il cervello), +non sai tu stesso quel che ti dica. Nessuno +ha veduto questi spiriti, e chi ne +parla meno dice minori sciocchezze. Chi +crede una cosa, chi ne crede un’altra. +Visioni tutte! fanfaluche! Io ho conosciuto +persone d’ogni fatta, io vedi! mio +caro Lorenzo, ed anche uomini di molto +merito... ve n’è uno soprattutto... un +gran signore, che non voglio qui nominare. +Egli crede agli oracoli, alla luna, +ai pianeti, e al loro corso. S’immagina +perfino che questi non isfavillino se +non se per lui. Ma quant’è sicura la +<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> +parola d’un uom digiuno, o vera quella +d’un imbriaco, io credo che le stelle +risplendano unicamente per salvare dalle +cadute ne’ fossi le buone creature della +mia razza. Nondimeno questo tal signore +dia pure buon pascolo alle sue fantasie, +chè è ricco per poterne avere. Conosco +un altro, uomo dottissimo, te ne fa fede +Lambourne, che parla il greco, l’ebraico, +come io il latino: Ebbene! Egli +ha la debolezza delle simpatie e +delle antipatie, e di voler cambiare il +piombo in oro. Lasciamolo fare, e lasciamlo +pagare di tale moneta i gonzi +che di tal moneta sono contenti. Tu +ancora ti metti nel novero di queste +persone, tu altro grand’uomo, benchè +nè nobile nè sapiente; ma sei +alto sei piedi, e cieco quanto una talpa. +Credi pure agli spiriti. Per altro abbiamo +qui un altro grand’uomo, un +grande piccol uomo, o piccolo grand’uomo, +che tu lo voglia chiamare, mio +caro Lorenzo; il suo nome incomincia +per un V.» +</p> + +<p> +«E che cosa crede costui?» +</p> + +<p> +«Niente, mio caro Lorenzo, niente, +assolutamente niente. Non adora nè Dio, +nè il diavolo. Per me ho fede nel demonio, +perchè credo debba esservene +<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> +uno che possa portarsi sulle sue corna +la mia anima +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">»Quando stanca del mio frale</p> +<p class="i01">»Gli darà l’estremo vale,</p> +</div></div> + +<p> +versi di una famosa canzonetta; perchè +non v’è antecedente che non abbia il +suo conseguente, solea dire il dottor +Brucham. Ma questo è greco per te, +mio caro Lorenzo, e in fin de’ conti son +cose affatto inutili da sapersi. Dammi +dunque un altro fiasco.» +</p> + +<p> +«Corpo di bacco! Se voi continuate +a bere così, Michele carissimo, vi troverete +mal in ordine per far la parte +d’<i>Orione</i> o per accompagnare il padron +vostro in una notte tanto solenne. A +tutti i momenti, io m’immagino udire +la grande campana della torre di <i>Mortimero</i>, +nunzia dell’arrivo d’Elisabetta.» +</p> + +<p> +Intanto che Lorenzo faceva tali osservazioni, +proseguiva in suo bere il Lambourne, +che finalmente rimettendo sulla +tavola il fiasco pressochè vôto, e mandando +un lungo sospiro, disse con voce +a metà spenta, e che sollevavasi a grado +a grado mentr’ei parlava: «Non ti +prendere fastidio di questo, o Lorenzo. +Se m’imbriaco, Varney saprà richiamarmi +<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> +alla ragione. E perciò non ti +prendere fastidio. L’ubbriachezza farà +a modo mio. Poi se devo andare sull’acqua +come <i>Orione</i>, bisogna mi premunisca +contro l’umidità. Tu t’immagini +che non sarò capace di far da <i>Orione</i>! +Io sfido anzi il più intrepido gracchiatore +fra quanti si sono mai sfiatati per +dodici soldi a farmi la critica. Avvi forse +un sol uomo che non s’imbriachi in +tal notte? rispondimi. È una prova di +fedeltà l’imbriacarsi, e ti giuro che se +mi scontro in chi dopo aver bevuto non +sia allegro, rischia in mia fede di non +essere mai più allegro nemmeno a digiuno. +Non nomino persone, ma... gran +virtù che ha una foglietta di vino per +mandare al diavolo i mali umori, e per +eccitare allegria. <i>Vivat</i> per la regina Elisabetta, +pel nobile Leicester, pel degnissimo +sig. Varney e per Michele Lambourne, +che potrebbe farseli girar tutt’e +tre attorno a un dito.» +</p> + +<p> +Dopo dette quest’ultime parole, scese +la scala, ed attraversò il cortile interno. +</p> + +<p> +Quel guardiano continuò per qualche +tempo ad osservarlo, poi chiudendo lo +sportello della torre, dicea fra se stesso: +«Che bella cosa l’essere un favorito! +Poco mancò un giorno ch’io non perdessi +l’impiego sol perchè il sig. Varney +<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span> +sognò ch’io sapessi d’acquavite, e +quel furfante non teme d’essere cacciato +via su due piedi col presentarsegli innanzi +gonfio di vino siccome un otre. +Bisogna però fargli giustizia: egli è un +furfante pieno d’abilità. Io non intendo +mai la metà di quello che dice.» +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span></p> + +<h2 class="nosp">CAPITOLO XIII.</h2> +</div> + +<div class="poem-container"> +<div class="poem inl"><div class="stanza"> +<p class="i01">»Ella s’appressa a noi: l’annunzi il suono</p> +<p class="i01">»Delle festanti squille; e tu soldato,</p> +<p class="i01">»Corri, t’affretta ai merli: or non ministro</p> +<p class="i01">»Di morte, il foco al cavo bronzo appresta;</p> +<p class="i01">»E l’aura ripercossa e rotta a lei</p> +<p class="i01">»Gl’impazienti nostri voti adduca.</p> +<p class="i05"> <i>La Regina Vergine.</i> Tragicom.</p> +</div></div> +</div> + +<p> +Dopo che Wayland abbandonò Tressiliano, +come dianzi il dicemmo, il secondo +stavasi incerto su quanto si dovesse +operare, allor quando vide venire +a se Raleigh e Blount che si tenevan +per braccio, e ad un tempo disputavano +fortemente fra loro, giusta il costume. +In quello stato d’animo in cui si +trovava il giovane di Cornovaglia, egli +sentivasi per vero dir poco vezzo della +lor compagnia, ma oltrechè non vedea +un modo convenevole ad evitarli, comprendea +che obbligato qual erasi con +promessa ad Amy di non vederla e di +non avventurare per lei alcun tentativo, +il miglior partito per esso lui diveniva +quello di mettersi tra la folla, nè lasciar +<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> +comparire, che il men possibile nella sua +fronte le angosce e le incertezze, fra cui +internamente agitavasi. Fatta dunque di +necessità virtù, salutò i compagni: «Ebbene, +come passaste il tempo, o signori? +D’onde venite?» +</p> + +<p> +«Da Warwick, disse Blount. Siamo +tornati per cambiar d’abito, come usano +gli attori di certe compagnie comiche +povere per moltiplicare sulla scena +i lor personaggi. E voi, Tressiliano, +perchè non faceste altrettanto?» +</p> + +<p> +«Blount ha ragione, soggiunse Raleigh. +La Regina è tenerissima dell’etichetta, +e reputa una violazione del rispetto dovutole +il comparire innanzi a lei con un +abito ove si veda la più piccola orma di +polve o di fango. Ma guarda! mio caro +Tressiliano, guarda, e fa se puoi di +non ridere, il nostro Blount. Osserva +come quel suo cane di sartore gli ha +messo addosso un catafascio di turchino, +di grigio, di rosso, di nastri color di +carne, e compiscono l’opera quelle rosette +gialle sulle sue scarpe!» +</p> + +<p> +«Che cosa pretenderesti di meglio? +rispose Blount. Certamente non mi stetti +dal raccomandare a quel mariuolo di +fare una bella cosa, e di non guardare +a spese; e credo poi anche che questo +da te chiamato catafascio, non manchi +<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> +di fare spicco. Per lo meno il mio abito +è migliore del tuo, e ne fo giudice +Tressiliano.» +</p> + +<p> +«E lo sia, disse Walter Raleigh. Per +bacco! ne ho tutto il piacere. A te, +Tressiliano, profferisci sentenza.» +</p> + +<p> +Tressiliano, instituito arbitro, cominciò +ad esaminare le cose che divenivano +materia di procedura, e indovinò +d’un guardo, che il povero Blount prese +sulla parola del sartore quell’abito +carico di nastri, in mezzo ai quali sentivasi +imbarazzato più d’un contadino +quando mette il suo abito della domenica. +Il vestito di Raleigh invece, elegante +e ricco ad un tempo, gli si affacea sì +vantaggiosamente, che chiamava ogni +sguardo sopra di lui. Laonde Tressiliano +pronunziò, più ricco essere il vestito +di Blount, di miglior gusto l’altro +di Raleigh. +</p> + +<p> +Blount si tenne contento di una tal +decisione. «Lo sapea ben io che quel +furfante di Doublettich non avrebbe avuta +la poca accortezza di presentarmi una +giubba liscia come quella di Raleigh. Gli +avrei spaccato il cranio col suo stesso +ferro da distendere. Poichè se dobbiamo +essere pazzi, siamo almeno pazzi di +prima sfera.» +</p> + +<p> +«Ma, e tu, Tressiliano, allora disse +<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> +Raleigh, che aspetti tu per andarti +a vestire?» +</p> + +<p> +«Un equivoco m’ha fatto rimanere +fuori della mia stanza, rispose il gentiluomo +di Cornovaglia, e mi priva qualche +tempo del mio arredo. Anzi stava +io per pregarti a darmi un poco di luogo +nel tuo appartamento.» +</p> + +<p> +«E con tutto il piacere, soggiunse +tosto Raleigh. La mia stanza è assai vasta, +nè può negarsi, sua Signoria di +Leicester ci tratta con ogni riguardo, +e ne volle alloggiati da principi. Certamente, +se anche è a ritroso tal sua +compitezza, ei la porta sì lunge, che +la ritrosia non si scorge. Laonde nell’atto +stesso di farti padrone della mia +stanza, ti consiglierei volgerti al ciamberlano +del Conte; egli ti farà subito +avere soddisfazione per l’altra stanza +che t’hanno levata.» +</p> + +<p> +«Oh! la cosa non merita l’incomodo +di pensarvi sopra, massimamente poichè +condiscendi tu ad alloggiarmi. È egli +poi ben sicuro che non darò disturbo +a nessuno. A proposito! Avevate compagnia +nel venir da Warwick?» +</p> + +<p> +«Grande, rispose Blount. Varney, +e un’intera tribù di <i>Leicesteriani</i>, poi +anche una ventina circa di fedeli amici +del conte di Sussex. Noi dobbiamo, a +<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> +quanto sembra, ricevere la Regina nella +torre, che costoro chiamano della <i>Galleria</i>, +e assistere a tutte le buffonerie +che si preparano per farle festa; indi +saremo noi gl’incaricati di farle corteggio +nel trasferirsi al Salone, affinchè tutti +quelli che l’avranno accompagnata sino +al castello, abbiano il tempo di cambiare +in più ricche vesti gli abiti loro +da viaggio. Sto da re, se la Sovrana mi +volge qualche parola. Dio mi castighi +s’io so che risponderle.» +</p> + +<p> +«Qual cagione vi ha trattenuti sì lungo +tempo a Warwick?» continuò ad interrogar +Tressiliano, studioso di allontanare +il discorso dalle cose che lo riguardavano. +</p> + +<p> +«Ci ha trattenuti... una infinità di +stravaganze, rispose Blount, ma stravaganze +tali, che non se ne vedono di +sì fatte alla fiera di S. Bartolommeo: +discorsi imparati a memoria, commedie, +cani, orsi, uomini vestiti da simie, donne +trasformate in fantocci, che so io? In +verità maraviglio come la Regina abbia +potuto reggere a tante goffaggini. Eh sì! +coloro che ne erano i personaggi ricavavano +a quando a quando clementi occhiate +dalla Sovrana, e lessero nel volto +di lei più d’un segno d’aggradimento. +Convien dirlo: la vanità fa talvolta impazzire +<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> +i più saggi; ma andiamo tutti +alla torre <i>della Galleria</i>. Vieni, Tressiliano... +non capisco per altro come +ti trarrai d’imbarazzo con quell’abito +pieno di polvere, e con que’ tuoi stivaloni.» +</p> + +<p> +«Starò sempre dietro a te, caro Blount. +Così la nobiltà della tua presenza, e l’eleganza +delle tue vesti copriranno quanto +è di sconcio nel mio aggiustamento,» rispose +Tressiliano, che s’accorse come tutte +le idee del nostro Blount si fossero concentrate +allora in una sola, intendo la +pompa insolita de’ panni che aveva indosso. +</p> + +<p> +«E pensi che ciò accadrà veramente? +rispose Blount. Ebbene! rassegniamci. Non +puoi credere quanta sia la mia soddisfazione, +perchè trovasti di buon gusto il +mio abito. O non fare una pazzia, ma +tratti a farla, si faccia almen grandemente!» +</p> + +<p> +Nel dir tai cose il Blount, ora s’aggiustava +il cappello, or mettea studio a +ben portare la gamba, pago di se stesso +come se avesse preceduta la sua brigata +di lancieri, talvolta mandava occhiate +contente alle cremesine sue calze, e alle +larghe rosette gialle che si spiegavano sulle +sue scarpe. Mesto e pensieroso il seguia +Tressiliano, senza por mente a Raleigh, +il quale spassandosi sulla goffa vanità di +<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> +Blount ne facea il testo di mille graziosi +motteggi che susurrava all’orecchio dell’altro +compagno. +</p> + +<p> +Di tal maniera attraversarono il ponte +coperto, andati indi a porsi con altri gentiluomini +innanzi alla porta esterna della +<i>Galleria</i>, o torre d’ingresso. Il loro numero +era di quaranta persone all’incirca, +scelte fra i cavalieri di primo ordine, e +schierati in doppia fila da ciascun lato +della porta come una guardia d’onore. +</p> + +<p> +Armati soltanto delle loro spade questi +gentiluomini, portavano abiti ricchi sin +quanto l’immaginazione può concepirli; +e poichè l’usanza d’allora volea grande +sfoggio di magnificenza, non vedeansi che +velluti, ricami d’oro e d’argento, nastri, +perle, e preziose catenelle. I gravi pensieri +che occupavano l’animo di Tressiliano +non gl’impedirono d’avvedersi, come con +quel suo abito da viaggio benchè elegante, +facesse meschina comparsa in mezzo a +cotanta pompa, e più il trassero in tale +considerazione le maraviglie fatte da’ suoi +amici, e gli sguardi schernitori de’ partigiani +del Leicester. Non potevamo omettere +simile circostanza, quand’anche taluno +la riguardasse men consentanea al carattere +grave che attribuimmo a Tressiliano. +Ma però questa maggior cura che +si dà all’esterno aggiustamento è una specie +<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> +d’amor proprio, di cui neanche l’uomo +il più saggio va immune, ed è sì connaturale +alla specie umana, che non solamente +la serba il soldato fin quando si +cimenta ai rischi d’una morte quasi sicura, +ma lo stesso colpevole che cammina +al supplizio si studia di mostrarsi nel +modo men disdicevole. Però si evitino +le digressioni. +</p> + +<p> +Terminava il crepuscolo vespertino +della giornata estiva de’ 9 luglio 1575, che +tutti aspettavano ancora con grande ansietà +l’arrivo della Regina. Ogni istante +ingrossava la folla già da molte ore adunatasi. +Un’abbondante distribuzione di +reficiamenti e di bue arrostito, e le botti +d’<i>ala</i> congegnate con pertiche in diversi +punti della strada, mantenevano nel popolo +la gaiezza, e la sua affezione in ver +la Regina e il favorito della Regina, affezione +che sarebbesi del certo affievolita, +se la molestia del digiuno si fosse aggiunta +all’impazienza di un lungo aspettare. +</p> + +<p> +Così a quella turba non parve lungo +un tempo trascorso fra popolari trastulli, +e schiamazzi, e risa, e triviali scherzi, +che gli uni agli altri mutuamente si +indirigevano. +</p> + +<p> +Di tal genere era l’agitazion che vedeasi +nello spianato vicino al castello, e +principalmente presso la porta del parco, +<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> +ove il popolo più numeroso assembrossi; +allor quando vistosi d’improvviso brillar +un razzo nell’atmosfera, si fece ad un +tempo udire per tutta l’estensione della +pianura il suono della campana maggiore +del castello. +</p> + +<p> +Cessarono in quest’istante le grida, cui +succedè il sordo mormorio dell’aspettazione, +onde non altra cosa ascoltavasi, +che un confuso ronzio di migliaia d’uomini +che parlavano sotto voce, e per +valermi d’una frase bizzarra, il bisbigliar +lieve d’una moltitudine immensa. +</p> + +<p> +«Giungono adesso, non v’è dubbio, +disse Raleigh. Tressiliano, questo suono +ha un non so che di maestoso. Noi di qui +l’ascoltiamo, siccome naviganti, che dopo +un lungo viaggio, odono in lontananza il +flutto che si rompe urtando in qualche +incognita spiaggia.» +</p> + +<p> +«Secondo me, rispose il Blount, +questo rumore ha molta simiglianza col +muggito che fan le mie vacche nel ricinto +di Wittens-Westlowe.» +</p> + +<p> +«Adesso, per Dio! sta pascolando, +disse Raleigh a Tressiliano, e non gli +passano per la mente che buoi e praterie. +Di fatto ei non val meglio de’ suoi armenti +cornuti, nè diventa uomo che quando gli +si parla di sangue o di morte.» +</p> + +<p> +«Bada, soggiunse Tressiliano, ch’egli +<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span> +sull’istante non te ne dia prova, se non +la finisci colle tue spiritose bizzarrie.» +</p> + +<p> +«Eh! non ci penso neanche, rispose +Raleigh. Ma tu pure, mio Tressiliano, sei +divenuto un barbagianni, lo sai! Tu non +voli più che di notte tempo. Tu cambiasti +i tuoi canti in lugubri lamentazioni, +e la buona compagnia in un buco di +muro.» +</p> + +<p> +«E tu! che specie d’animale sei tu, +o Raleigh, che corri tanto nel giudicare +i tuoi simili?» disse allor Tressiliano. +</p> + +<p> +«Io! io sono un’aquila che non mi +abbasserò mai fino a terra, sintantochè +vi sia un cielo verso cui indirigere il +volo, finchè vi sarà un sole ove fisare +il mio sguardo.» +</p> + +<p> +«Bella millanteria! per san Barnaba! +entrò in campo il Blount. Ma, caro il mio +signor <i>dall’aquila</i>, guardatevi dalla gabbia, +e dall’uccellatore. Ho visto altri uccelli +volar alto quanto il vorreste voi; poi +gli ho visti dopo, molto leggiadramente +impagliati far da spavento agli altri uccelli +loro compagni. Ma zitti. Da che +deriva questo improvviso silenzio?» +</p> + +<p> +«È il corteggio, disse Raleigh, che si +ferma alla porta del parco, ove una sibilla, +una di queste <i>fatidicae</i>, parla +colla Regina e ne trae l’oroscopo. Ne +ho veduti i versi che non hanno gran +<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> +vezzo. Poi sua Maestà è stanca di poesie. +Ella stessa in tempo che il cancelliere +di Ford-Mell l’arringava, mi disse +all’orecchio, che era <i>pertaesa barbarae +loquelae</i>.» +</p> + +<p> +«La Regina parlargli all’orecchio! +meditò subito il Blount. Come finirà mai +questa faccenda?» +</p> + +<p> +Ma tali sue considerazioni vennero +interrotte dai romorosi applausi della +moltitudine, che da ogni eco venivano +rimandati due miglia all’intorno. I gruppi +situati a mano a mano ne’ luoghi +d’onde passava Sua Maestà, mettevano +plaudenti grida, che da un gruppo all’altro +si comunicavano fino al castello, +onde finalmente quelli ch’eran di dentro +n’ebber gli annunzi, e quando la Regina +aveva oltrepassato la porta del parco, e +quando fu entrata in Kenilworth. Allora +si fece udire la musica del castello, e il +romor del cannone si mescolò a quel delle +scariche degli archibusi. Pur questo fracasso +di tamburi, di trombe e di spari di +cannone discernevasi appena, tanto forti +erano le acclamazioni ognor crescenti di +tutta quella popolazione. +</p> + +<p> +Allorchè lo strepito cominciò a sminuire, +si fece vedere alla porta del castello un +vivacissimo splendore, che si distendeva +ed ingrandiva col suo avvicinarsi. Tale +<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span> +splendore avanzavasi, tenendo il sentiero +del viale che guidava alla torre della +<i>Galleria</i>, e venendo per mezzo alle file +della gente del Conte. Tantosto da entrambi +i lati di quelle file medesime s’alzò +un grido: la Regina! la Regina! silenzio! +Di fatto giugnea Elisabetta, preceduta +da dugento suoi cavalieri, che portavano +torcie di legno resinoso, il cui chiarore, +pari a quello del giorno, splendea su tutto +il corteggio, in mezzo al quale stavasi la +Regina vestita nella massima pompa, e +raggiante tutta di gemme. Saliva ella un +bianco destriero, unendo dignità e grazie +in condurlo, talchè in quel portamento +nobile e maestoso ben ravvisavasi l’augusta +discendente di cento monarchi. +</p> + +<p> +Le dame d’onore che seguivano sua +Maestà non trascurarono certamente nel +loro ornarsi nessuna cosa di quante si +voleano a sostenere il lustro di un sì brillante +corteggio. Tutte queste costellazioni +secondarie erano degne del glorioso astro +che circondavano. La pompa, onde cresceano +spicco all’avvenenza di loro forme, +stavasi bensì ne’ limiti d’un ritegno che +le facea riguardose di non parer gareggianti +col maggior astro, ma tale sempre +si mantenea, onde si scorgesse essere elleno +il fiore d’un regno tanto rinomato pe’ suoi +fasti e per la leggiadria delle sue abitatrici. +<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> +La magnificenza dei cortigiani, non frenata +da prudenziali considerazioni andava +oltre ogni limite. +</p> + +<p> +Il Leicester, tutto splendente d’oro e +di preziosi ricami, veniva a cavallo alla +diritta della Regina, onore che gli si addicea +e come ospite di lei, e come grande +scudiere. Era il destriero uno de’ più +famosi corridori di tutta l’Europa, ed +un’insigne somma avea spesa il Conte +per procacciarselo, e farsene merito in +tale circostanza. Questo nobile animale +mostrandosi impaziente del lento marciare +di quel corteggio, ritondava con +grazia il maestoso collo, e rodea in leggiadra +guisa l’argenteo morso che lo frenava. +Ne uscia dalla bocca la spuma, e +cadea come fiocchi di neve in su le belle +sue membra. Degno il cavaliere del +proprio grado, e di salire sì nobil corsiero, +non eravi alcuno in Inghilterra, +nè forse in Europa, che gli potesse contender +la palma o nell’arte di guidare +un cavallo, o in tutt’altr’arte cavalleresca. +Col capo scoperto, siccome ognuno +di quel corteggio, il lume delle torce +rischiarava e le prolungate anella della +sua nera capigliatura, e quel dignitoso +volto, ove il censore anche il più +severo non avrebbe potuto notare altro +difetto, che un’altezza di fronte, soverchia +<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> +anzichè no. In questa sera tanto +memorabile, dipigneasi nei suoi lineamenti +la tenera sollecitudine di un +suddito compreso d’alta gratitudine per +l’onore compartitogli dal Monarca, ma +che ad un tempo va orgoglioso d’esserne +meritevole. +</p> + +<p> +Ciò nondimeno, comunque gli raggiasse +la gioia sul viso, alcuni del suo seguito +credettero accorgersi d’una pallidezza +più che ordinaria in quel volto, e +gli uni agli altri si manifestarono la tema, +che le molte cure e fatiche cagionate a +lui da un tal giorno non ne pregiudicassero +la salute. +</p> + +<p> +Varney seguiva da vicino, siccome primo +scudiere, il padrone portando un +berrettone di velluto nero ornato d’un +fibbiaglio di diamanti, e sormontato da +bianco pennacchio. Egli tenea gli occhi +costantemente fisi sul Conte, siccome colui +che per motivi non ignoti al certo +ai nostri leggitori, dovea fra tutti i +numerosi servi del Leicester augurargli +più ardentemente e forza e risoluzione +nel sostenere i travagli di un giorno per +lui sì penoso. Comunque il Varney appartenesse +a quel picciolo numero di scellerati, +che giunti a spegnere i rimorsi +passano dall’ateismo a tale indifferenza, +onde i loro animi si chiudono ad ogni +<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> +nobile affetto, e si fanno simili ad agonizzanti +assonnati dall’oppio, egli sapea +nondimeno vivere fortissima nel cuore +del suo padrone questa fiamma inestinguibile +del sentimento morale, e che in +mezzo anche a tante pompe e magnificenze +lo martoriava il rimorso, verme +roditore che mai non muore. Nondimeno +l’astuto scudiere si confortava in +pensando, che il Leicester era giunto +a persuadersi di quanto gli avea egli +detto sulla leggiera infermità cui soggiacea +la Contessa, scusa validissima a dispensarla +dal comparire innanzi alla Regina, +e s’immaginò quindi che in tal +momento ogn’altro affetto avrebbe ceduto +all’ambizione, potentissima nello spirito +del Conte, e che per ciò non si +sarebbe egli mai tradito col lasciar trapelare +sensi di debolezza. +</p> + +<p> +I cavalieri del corteggio della Regina +erano quelli fra gli ospiti del viril sesso +che maggiormente attraessero a sè gli +sguardi d’ognuno. Appartenevano tai +gentiluomini alla nobiltà la più illustre +di que’ tempi, e lo sfarzo onde pompeggiavano +toglieva ai circostanti ogni vaghezza +d’osservar quelli che venivano +dopo di loro. +</p> + +<p> +Era giunto il momento che quella insigne +<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> +schiera facesse mostra di sè al gigante +custode della porta. Ma questo +grande baggeo stavasi in tanta agitazione, +ed in oltre una brocca d’<i>ala</i> ch’ei +trangugiò credendo rinfrancar la memoria, +produsse effetto sì contrario in quel +povero suo cervello ch’ei poteva appena +respirare standosi adagiato, nel suo +sedile di pietra. La Regina, cred’io, +sarebbe passata senza che ei si movesse +da quella positura, se il suggeritore +Flibbertigibbet, che stavasi dietro lui +in vedetta, non gli avesse conficcata la +punta d’uno spillone nelle sue larghe +spalle. +</p> + +<p> +Costui mandò un grido, per vero dire +fuor di concerto in quella parte che +ei dovea sostenere, poi alzatosi incominciò +a girare a destra e sinistra la sua +mazza ferrata, e simile ad un cavallo +che dopo avere ricevuto un colpo di frusta, +precipita in sua carriera e aggiugne +in un sol tratto la meta, così egli +recitò d’un fiato la sua tirata coll’aiuto +sempre del suggeritore. Ella era la seguente; +e il leggitore comprenderà, senza +fatica, che i primi versi di essa s’indirigevano +alla folla, il rimanente ad +Elisabetta, al cui avvicinarsi il gigante, +quasi colpito da un’apparizione, abbandonava +<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> +ogni insegna della propria carica, +cedendo il luogo alla Dea della +notte, e al corteggio della medesima. +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Che bordello! è qui l’inferno?</p> +<p class="i02"> O un guardian son’io di paglia?</p> +<p class="i02"> Che si vuol? Fuori, o canaglia,</p> +<p class="i02"> O le membra vi squinterno.</p> +<p class="i01">Però adagio! il guardo mio</p> +<p class="i02"> Chi abbarbaglia oltre il costume?</p> +<p class="i02"> È una donna, o fora un nume?</p> +<p class="i02"> Addio, mazza, chiavi addio.</p> +<p class="i01">Gran Reina, cui d’appresso</p> +<p class="i02"> Va il contento, io t’offro omaggio.</p> +<p class="i02"> Al mirarti chi ha coraggio</p> +<p class="i02"> Di contenderti l’ingresso?</p> +</div></div> + +<p> +Elisabetta accolse con molta grazia +l’omaggio di questo Ercole moderno, e +avendogli fatto col capo tal cenno, che +grata ne l’indicava, attraversò la torre +datagli prima in guardia, da’ cui merli +udivasi una musica guerresca. Tal musica +ripetuta da altri sonatori collocati +su diversi punti di que’ baloardi, e prolungata +dai vari ripercotimenti dell’eco, +dilatò cotanto quell’armonia che parea +omai venisse da tutte le bande. +</p> + +<p> +Al suono di tal musica deliziosa la +regina Elisabetta attraversò il ponte che +tenea tutto lo spazio compreso fra la +torre della <i>Galleria</i>, e l’altra di <i>Mortimero</i>. +Innumerabili torcie poste alle +impalizzate, spargevano un chiarore vivace +<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> +siccome quello del giorno. La maggior +parte di quei gentiluomini, scesi +a terra, mandarono i loro cavalli al villaggio +di Kenilworth, per seguire a +piedi la Regina; come il faceano gli altri +ch’erano stati scelti per riceverla +nella galleria. +</p> + +<p> +In quel tempo Raleigh volse alcune +parole a Tressiliano, come per più riprese +avea fatto in fino allora, nè poco +stupore destarono in lui le risposte vaghe +ed insignificanti che ne ricevea. E +tal circostanza, e quelle dell’appartamento +abbandonato, e simile comparsa +in abito da viaggio che non potea far +di meno di non ferire gli occhi della +Regina, e molt’altri sintomi osservati +in Tressiliano, trassero Raleigh a dubitare +che non fosse accaduto qualche istantaneo +sconcerto nella mente di questo +Cornovagliese. +</p> + +<p> +Giunta appena la Regina sul ponte, +altro nuovo spettacolo le si offerse alla +vista. Fin d’allora che i suoni musicali +annunziarono per ogni dove la sua presenza, +si vide movere una grande zattera, +che rassembrava ad isola galleggiante +illuminata da molte torcie, e cinta +di macchine intese a rappresentare i +cavalli marini, su de’ quali si posavano +i Tritoni, le Nereidi, e le altre divinità +<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> +de’ fiumi e del mare. Tale isola +si avanzò lentamente fino alla vicinanza +del ponte. +</p> + +<p> +Scorgevasi sovr’essa un’avvenente donna, +vestita d’un mantello di seta azzurra, +annodato alla persona da un cinto, +che presentava misteriose cifre improntate, +come il Filottero degl’Israeliti. +Nuda le mani e i piedi, smaniglie +d’oro ne ornavano le braccia e l’estremità +della gamba. In mezzo a lunghe +trecce di neri capelli stavale una +corona di vischio finto, e portava in +mano un bastone d’avorio guernito d’argento. +La seguivano due ninfe vestite +al pari di lei d’un abito antico e +simbolico. +</p> + +<p> +Il tempo venne calcolato sì al giusto, +che la signora dell’isola galleggiante era +con entrambe le sue seguaci alla torre, +quando vi giugnea Elisabetta. Allora +questa abitatrice dell’acque con elegante +parlamento si annunziò per la famosa +donna del Lago, rinomata nelle storie +del re Arturo, e celebre per avere protetta +la giovinezza del formidabile Lancilotto, +e per avere coi pregi di sua beltà +trionfato della saggezza e degl’incanti +del poderoso Merlino. Da quel tempo +non avea giammai abbandonato i cristalli +cui dominava, comunque illustri +<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span> +personaggi avessero a mano a mano tenuto +il castello di Kenilworth. Nè i Sassoni, +nè i Danesi, nè i Normanni, nè +i Samolowi, non i Clinton, non i Monfort, +non i Mortimeri, non i Plantageneti, +benchè grandi ne fossero la +magnificenza e la gloria, aveano potuto +indurla ad uscir fuor dell’alghe del +suo palagio. Ma appena un nome più di +questi famoso risonò al suo orecchio, divenne +ansiosa d’offerire omaggio d’obbedienza +all’Inglese eroina, e d’invitarla a quelle +feste, di cui sarebbero stati teatro il castello +e i dintorni, il lago e le rive. +</p> + +<p> +La Regina che accolse gratamente tale +salutazione, le rispose sorridendo: «Noi +avevamo creduto fin qui che il lago facesse +parte de’ nostri dominii, ma poichè +una donna tanto celebre a sè lo richiama, +ci sarà gradevole a miglior tempo +di metterci in corrispondenza secolei +onde regolare i comuni nostri interessi». +</p> + +<p> +Ottenuta ch’ebbe sì cortese risposta, +la donna del Lago scomparve; e Arione +che entrava fra le marine divinità +si fece vedere sul suo delfino. Ma il +Lambourne, che si era assunta questa +parte dopo avere discacciato Wayland, +intirizzito dal freddo in un elemento +tutt’altro a lui che aggradevole, nè +sapendo a memoria la propria parte, +<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> +nè avendo, come il guardiano della torre +della <i>Galleria</i> un Flibbertigibbet che +gliela suggerisse, si volse all’unico soccorso +che l’impudenza fornivagli; e gettata +da sè la maschera si diede a giurare +ch’egli non era nè <i>Arione</i>, nè <i>Orione</i> +quale che dei due nomi si fosse +il vero, ma bensì l’onesto Michele Lambourne, +che dalla mattina alla sera non +avea fatto che bere ad onore di sua Maestà, +e condotto erasi a Kenilworth unicamente +per aggiugnere le sue congratulazioni +a quelle degli altri sopra un +arrivo sì desiato. +</p> + +<p> +Tale buffoneria improvvisata ebbe più +favorevole effetto d’un preparato discorso. +La Regina ne rise di tutto cuore, +e col suo usato giuramento affermò essere +questa la migliore fra le arringhe +da lei ascoltate in quel giorno. Il Lambourne +accortosi che l’espediente cui si +tenne avea incontrato fortuna, saltò subito +a terra, dando un calcio alla sua +marina cavalcatura e facendo voto di +non intricarsi mai più co’ pesci, se ciò +non era attorno d’una tavola ben imbandita. +</p> + +<p> +Intantochè la Regina entrava nel castello, +fu tratto quel memorabile fuoco +d’artifizio, nella cui descrizione si +adoperò sì fortemente l’eloquenza del +<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> +maestro Laneham, personaggio che dianzi +demmo a conoscere ai leggitori. +</p> + +<p> +<i>Tali erano</i>, son questi i termini propri +del donzello della camera del Consiglio, +<i>il chiarore de’ razzi, lo spicco +delle stelle splendenti, i lampi de’ fuochi +artifiziali, lo strepito del cannone, +che ne rimbombò il Cielo, commosse ne +furono l’acque, e crollò la terra, e +quanto a me comunque io sia uomo coraggioso, +non mi presi mai tanta paura +in mia vita</i>‍<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>. +</p> + +<p class="pad2 center large"> +<i>Fine del terzo volume.</i> +</p> + +<hr class="silver"> + +<div class="footnotes"> + +<h2> +NOTE: +</h2> + +<div class="footnote" id="note1"> +<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.  </span>Personaggio di merciaio in una commedia del +Shakespeare.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note2"> +<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.  </span>La Contessa fa qui un giuoco di parole, che +necessariamente nella traduzione non può avere egual +grazia come nell’origliale Inglese ove dipende dalla +voce <i>to pare</i>, che corrisponde egualmente ad <i>avere +riguardi</i> e ad <i>usare sudicia economia</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note3"> +<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.  </span><i>Nugæ antiquæ</i>, Vol. I, pag. 355.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note4"> +<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.  </span>L’obbligo di fedel traduttore m’impedisce di +dare e a questa parte di romanzo, e ad alcun’altre +dello stesso genere che vengono dopo, quelle +tinte che pur a mio avviso, non sarebbero state inopportune +per indicare quel senso di molestia, da +cui esser dee compreso gentil narratore, e da cui +sarà stato, anche non assai fortemente esprimendolo, +compreso l’autore di <i>Kenilworth</i>, comunque tratto +dalla necessità della sua orditura, ed in parte da +storica verità, a raccontare delitti or meditati, +or eseguiti col riso sul labbro.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note5"> +<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.  </span>È superfluo l’avvertire, che tai cose sono poste +sul labbro d’un ipocrita scellerato; è noto per altra +parte che l’autore del romanzo è protestante.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note6"> +<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.  </span>Ci riportiamo sempre alla nota precedente.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note7"> +<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.  </span>Ospitale dei pazzi a Londra.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note8"> +<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.  </span>Eroina d’un racconto del Chaucer, rimodernato +da Pope.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note9"> +<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.  </span>Giova qui il far presente, che in Inghilterra +il pudor delle frasi fra le persone educate, principalmente +se appartengono al gentil sesso, è spinto +sì oltre, che sovente nelle buone società conviene +adoperar molto studio per trovarne di adatte +a far intendere cose che sol di lontano risveglino +le idee di quanto le leggi della modestia vogliono +espresso velatamente.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note10"> +<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.  </span>Vedi notizie istoriche di Kenilworth, Tom. I. +Pag. 7.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note11"> +<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.  </span>Nome che i Cabalisti danno ai pretesi genii +elementari dell’aria.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note12"> +<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.  </span>Vedi il racconto lasciatone dal Laneham sul +soggiorno ch’Elisabetta d’Inghilterra ebbe a Kenilworth +nell’anno 1575, storia dilettevole scritta dal +più stolido fra tutti gli autori. Rarissimo ne è l’originale, +quantunque se ne sieno fatte due edizioni.</p> +</div> +</div> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione +minimi errori tipografici. +</p> + +<p> +Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. +</p> +</div> +<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 79031 ***</div> +</body> +</html> diff --git a/79031-h/images/cover.jpg b/79031-h/images/cover.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..8befcb2 --- /dev/null +++ b/79031-h/images/cover.jpg diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6c72794 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This book, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. 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