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-The Project Gutenberg EBook of Lea, by Felice Cavallotti
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
-
-
-Title: Lea
-
-Author: Felice Cavallotti
-
-Release Date: August 24, 2019 [EBook #60160]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LEA ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
- GALLERIA TEATRALE
-
-
- TEATRO
- DI
- FELICE CAVALLOTTI
-
- VOL. IX.
-
-
- LEA.
-
-
-
-
- LEA
-
-
- DRAMMA
- IN TRE ATTI IN PROSA
-
- CON UN PROLOGO IN VERSI
-
-
- DI
-
- FELICE CAVALLOTTI
-
-
-
- MILANO
- Presso CARLO BARBINI Editore
- _Via Chiaravalle Num. 9_
- 1890.
-
-
-
-
-È assolutamente proibito a qualsiasi Compagnia di rappresentare questo
-dramma, senza il consenso per iscritto dell'autore.
-
-Tutti i diritti riservati.
-
-_Legge 25 giugno 1865, N. 2337 e 18 agosto 1865, N. 2652; decreto 10
-agosto 1875, N. 2680._
-
-Questa produzione, per quanto riguarda la stampa, è posta sotto la
-salvaguardia del testo unico della legge 6 ottobre 1882 N. 1012, sui
-diritti d'autore, qual proprietà dell'Editore
-
- Carlo Barbini.
-
-Milano, 1890 — Tip. Wilmant di G. Bonelli e C.
-
-
-
-
-PERSONAGGI DEL PROLOGO
-
-
- FULVIO, poeta di libretti e sciarade.
- BARDI, attor comico.
- 1.º AUTORE.
- 2.º »
- AUTORE della _Lea_.
- AVVENTORE.
- CAMERIERE.
- PADRONE.
-
- (Avventori che non parlano).
-
-La scena si suppone nel Caffè del _Teatro Manzoni_ in Milano.
-
-
-
-
-PROLOGO
-
- All'alzar della tela entra FULVIO. L'attor comico BARDI è già
- seduto per far colazione ed ha in mano un giornale. Un terzo
- avventore è immerso nella lettura di giornali e si alza ogni tanto
- a razzolare tutti i fogli che trova sui tavoli.
-
-
-BARDI.
-
-_(a Fulvio che entra)_
-
- Ciao Fulvio...
-
-FULVIO.
-
-_(va alla casella delle lettere, non trovando nulla, ne chiede al
-Cameriere)_
-
- Per me lettere?
-
-CAMERIERE.
-
- Nessuna.
-
-FULVIO.
-
-_(al Cameriere che lo interroga tacitamente sull'ordinazione)_
-
- _Il Trovatore._
-
-CAMERIERE.
-
- E... d'altro?
-
-FULVIO.
-
- Un bicchier d'acqua.
-
-_(va a sedersi, legge, cava delle carte e scrive)_
-
-CAMERIERE.
-
- (Che perla d'avventore!)
-
-BARDI.
-
-_(dal suo tavolino, al Cameriere)_
-
- Neh! questa carne è legno. Qui ci si rompe il dente.
-
-CAMERIERE.
-
- O se il signor Lombardi[1] l'ha trovata eccellente!
-
-BARDI.
-
- Vuol dir che il sor Lombardi avrà i denti migliori
- Dei miei. Già, dover sempre trattar con certi autori...
- Neh, Fulvio, senti un po' se questa è carne...
-
-FULVIO.
-
-_(si leva dal suo posto, va da Bardi, e prende sul suo piatto per
-assaggio un boccone grosso)_
-
- Oh Dio!
-
-_(mangiando a bocca piena)_
-
- Ma questa è pietra calcare!
-
-BARDI.
-
- N'è ver? lo credo anch'io...
-
-FULVIO.
-
-_(al Cameriere)_
-
- Cameriere, non vedi?
-
-_(prende sul piatto di Bardi e assaggia un altro boccone grosso)_
-
- Fa sangue!
-
-CAMERIERE.
-
- Vedo, vedo!
- Che lei è un sanguinario!...
-
-FULVIO.
-
- E poi... aspetta...
-
-_(taglia un altro boccone e lo mangia)_
-
- ... io credo
- Che sia roba d'ier l'altro...
-
-_(assaggia un quarto boccone)_
-
- Sicuro! è lo stufato
- D'ier l'altro!...
-
-_(a Bardi)_
-
- Non mangiarlo.
-
-_(Fulvio non ha lasciato quasi più nulla sul piatto. Bardi lo guarda un
-po' sconcertato. Fulvio se ne va, per tornare al suo posto, poi torna
-indietro e si versa da bere, nel bicchiere di Bardi, dalla bottiglia di
-lui)_
-
- Scusami, m'hai guastato
- La bocca.
-
-_(beve e se ne va ripetendogli)_
-
- Non mangiarlo.
-
-_(torna al suo posto forbendosi la bocca)_
-
-BARDI.
-
-_(con rassegnazione al Cameriere)_
-
- Porta dell'altro e fa
- Presto, che ci ho la prova.
-
-FULVIO.
-
- E dunque come va
- Con la _Lea_?
-
-BARDI.
-
- S'è provata fin qui tre volte appena...
- Ma sabato al più tardi andrà, credo, in iscena.
-
-FULVIO.
-
-_(al Cameriere)_
-
- Ehi, dammi un cappuccino... e il numero passato dell'_Arte_.
-
-_(Cameriere la cerca e la vede in mano a Bardi)_
-
-CAMERIERE.
-
- L'è in lettura.
-
-FULVIO.
-
-_(si alza e va da Bardi)_
-
- Scusami, hai terminato?
-
-BARDI.
-
- Cioè...
-
-FULVIO.
-
-_(senza lasciarlo finire, glie la leva di mano e torna al suo posto.
-L'altro rimane male)_
-
- Grazie.
-
-_(sorseggiando il cappuccino)_
-
-BARDI.
-
-_(lo guarda sconcertato)_
-
- Bel tipo!
-
-FULVIO.
-
- Camerier!
-
-_(Cameriere accorre)_
-
- Ma qui c'è
- Troppo latte. Ci aggiungi un sorso di caffè.
-
-_(Cameriere eseguisce con gesti d'impazienza)_
-
-FULVIO.
-
- E dunque, dimmi un poco, della _Lea_ come sei
- Contento? Che pronostichi?
-
-BARDI.
-
- Eh, proprio non saprei...
- Alla lettura, ai comici piaciuta è immensamente.
-
-FULVIO.
-
-_(sorseggiandosi il cappuccino)_
-
- Allora è un fiasco in regola.
-
-BARDI.
-
- E infatti, veramente,
- Critici che l'han letta dicono che in coscienza
- L'è una tale scempiaggine da perder la pazienza;
- E che sul palcoscenico voleranno le mele...
-
-FULVIO.
-
- Oh, oh! dunque è probabile che vada a gonfie vele.
-
-_(Alcune figure mute — fattorino del telegrafo — venditore ambulante
-di zolfanelli, di cravatte — entrano nel caffè e vanno il fattorino al
-banco a portar dispacci, il merciaio a offrir la roba agli avventori:
-il Cameriere lo manda via)_
-
-_(Fulvio dal suo posto, al Cameriere)_
-
- Ehi là, lo fai apposta? Ora è tutto caffè...
- Mettici un po' di latte...
-
-_(gesto d'impazienza del Cameriere)_
-
- Il _Secolo_?
-
-CAMERIERE.
-
-_(impazientito)_
-
- Non c'è.
-
-FULVIO.
-
-_(addita un terzo avventore)_
-
- Se ce l'ha quel signore!
-
-CAMERIERE.
-
- Vede ben ch'è impedito.
-
-FULVIO.
-
-_(va all'avventore)_
-
- La scusi, con suo comodo, quando lei ha finito...
-
-_(l'altro sentendosi parlare interrompe la lettura, per rispondere,
-Fulvio ne approfitta per levargli gentilmente e prestamente il foglio
-di mano)_
-
- Grazie.
-
-AVVENTORE.
-
-_(Stupefatto)_
-
- Perdoni, io stavo leggendo...
-
-FULVIO.
-
-_(ritornando col giornale al suo posto)_
-
- Oh non fa niente.
- Grazie. Leggo da me.
-
-AVVENTORE.
-
- Ti pigli un accidente!
-
-_(entrano dall'ingresso interno, che dà alla sala da bigliardo, due
-giovani autori, discorrendo e gesticolando tra di loro vivamente)_
-
-1.º AUTORE.
-
-_(con uno scartafaccio aperto in mano, mentre confabula con l'altro)_
-
- Credi quell'uomo è meglio levarcelo d'attorno.
- Dammi retta, ammazziamolo.
-
-_(si volge, nel dir questa parola, al Cameriere che la crede a sè
-diretta)_
-
-CAMERIERE.
-
-_(spaurito)_
-
- Eh?
-
-1.º AUTORE.
-
-_(al Cameriere)_
-
- Due cognac.
-
-_(agli altri presenti)_
-
- Buon giorno!
-
-2.º AUTORE.
-
- Bene, ammazzalo tu.
-
-1.º AUTORE.
-
- Non mi sento.
-
-2.º AUTORE.
-
- Perchè?
-
-1.º AUTORE.
-
- Quegli altri due assassinj gli hai già lasciati a me...
- Se devo fare io tutto... tutto io...
-
-FULVIO.
-
-_(interloquendo dal suo posto)_
-
- Tanto più quando
- In galera ci è posto per tutti e due.
-
-1.º AUTORE.
-
-_(non avendo ben inteso)_
-
- Che?... quando?
- Cosa?
-
-FULVIO.
-
- Dicevo, quando accoppati se n'è
- Già un paio, è più economico spedirne almeno tre.
-
-_(fa cenno al Cameriere di portare tre bicchierini invece di due)_
-
-1.º AUTORE.
-
- La finisci?
-
-FULVIO.
-
- Ho finito.
-
-1.º AUTORE.
-
-_(al Cameriere che ha portato tre bicchierini)_
-
- Perchè tre bicchierini?
-
-FULVIO.
-
-_(alzandosi e prendendone uno)_
-
- È il mio. Grazie. Ehi bottega!
-
-_(accenna al Cameriere i due Autori)_
-
- Pagano i due assassini.
-
-1.º AUTORE.
-
- Cioè...
-
-FULVIO.
-
- Zitti. È qui Bardi, che ci ha da dir sincera
- La sua intorno alla Lea.
-
-_(gesti vivissimi di attenzione dei due)_
-
-BARDI.
-
- Che ho a dir? dopo ieri sera
- Non giuro più di niente. Quando una porcheria
- Di quella fatta il pubblico ti manda in frenesia...
- C'è da perder la testa...
-
-1.º AUTORE.
-
- Sfido! con quel po' po'
- Di _claque_! Saranno stati, _paganti_, sì e no
- Duecento...
-
-2.º AUTORE.
-
- Ed aver faccia tosta la Direzione
- Di affiggere: _esauriti i palchi e le poltrone!_
-
-1.º AUTORE.
-
- Però del resto hai visto staman la _Lombardia_
- Come ben te lo concia?!
-
-2.º AUTORE.
-
-_(vivamente)_
-
- Ah proprio?
-
-1.º AUTORE.
-
- In fede mia,
- Quello sì ch'è un articolo! Te lo stronca il lavoro
- In un modo! in un modo!... Leggilo. Val tant'oro.
-
-2.º AUTORE.
-
- Questo però non toglie che ci sarà una piena
- Questa sera... vedrai...
-
-1.º AUTORE.
-
- Che vuoi farci? La scena
- L'hanno ancora in man loro, queste mummie impagliate
- Di rètori e romantici, fin quando avrem spazzate
- D'Augìa le stalle e l'arte dalle loro imposture,
- Del Ver noi campion giovani, con la face e la scure.
-
-2.º AUTORE.
-
- E dire che, se invece d'arte moderna e vera,
- Noi due pur fatto avessimo un dramma di maniera,
- Al posto della diagnosi del novo io femminino
- Stemprando azzurro e zucchero, come questo cretino,
- Vedevi che successo di repliche entusiaste...
- E invece...
-
-_(sospira)_
-
-FULVIO.
-
-_(interloquendo dal proprio posto, mentre legge)_
-
- Invece furono tórsoli e mele guaste.
-
-1.º AUTORE.
-
-_(volgendosi indispettito)_
-
- Almen noi non si ruba! E le commedie mie,
-
-_(il collega gli fa un gesto di rimostranza, ed egli corregge il mie)_
-
- Le tue, nostre...
-
-FULVIO.
-
- Son vostre, sebben sian porcherie.
-
-2.º AUTORE.
-
- Crepa.
-
-1.º AUTORE.
-
- Lascialo dire.
-
-_(pigliando a parte, sotto braccio, il compagno, gli dice sotto voce
-con aria di mistero)_
-
- Somarelli ha trovato
- Un libro da cui tutto il dramma fu rubato
- Di peso, tale quale...
-
-2.º AUTORE.
-
-_(vivissimo gongolante)_
-
- Davver? L'hai letto?
-
-1.º AUTORE.
-
- No,
- Ma doman Somarelli mel porta e te lo dò.
-
-2.º AUTORE.
-
- Bisogna pubblicarlo... Proprio, dici... tal quale?
-
-1.º AUTORE.
-
- Se ti dico... due gocciole!... Il terz'atto, il finale
- I dialoghi...
-
-2.º AUTORE.
-
-_(fregandosi le mani)_
-
- Oh bellezza!
-
-1.º AUTORE.
-
- Zitto, c'è qui l'Autore.
-
-_(L'Autore della Lea entra dall'ingresso che dà sulla via)_
-
-2.º AUTORE.
-
-_(guardandolo di traverso)_
-
- (Plagiario!)
-
-AUTORE.
-
- Buon dì a tutti.
-
-1.º e 2.º AUTORE, BARDI.
-
- Gloria al trionfatore!
-
-1.º AUTORE.
-
-_(solenne e commosso va ad abbracciarlo, come se la commozione gli
-togliesse la parola)_
-
- Si parlava di te. Già non ti dico niente...
-
-2.º AUTORE.
-
-_(stessa mimica)_
-
- Nemmen io. Bevi e tocca! Corpo d'un accidente!
- Si chiamano, eh, successi!...
-
-AUTORE.
-
- Non mi lagno.
-
-1.º AUTORE.
-
- Davvero?
-
-2.º AUTORE.
-
-_(offrendogli un bicchierino)_
-
- Mi devi un par di guanti. Tocca!
-
-AUTORE.
-
- Grazie! Sincero
- Dimmi: che te ne par?
-
-1.º AUTORE.
-
- Non dico niente. Sei
- Tu e basta. Solamente... io forse ne farei
- Quattro atti e non tre soli...
-
-AUTORE.
-
- Eh?
-
-1.º AUTORE.
-
- Già. L'azion mi pare
- Troppo stretta. A poterla in quattro sviluppare...
-
-AUTORE.
-
- Vedrò.
-
-2.º AUTORE.
-
-_(pigliandolo sotto braccio e tirandolo da parte)_
-
- Scusa: permetti un sol parere a me?
- Io già in due atti soli vorrei ridurre i tre.
- Serberei la gran scena del duel — quella è arte! —
- E taglierei di pianta la scena delle carte.
-
-AUTORE.
-
- Se al pubblico è piaciuta!
-
-2.º AUTORE.
-
- Piaciuta qui... ma aspetta
- Che la diano a Torino... e poi mi darai retta.
-
-AUTORE.
-
-_(volgendosi all'altro dei due autorelli)_
-
- Senti Oreste!... Merlini qui dice che la scena
- Delle carte...
-
-1.º AUTORE.
-
- È stupenda, sicuro. Però qui, da fratello,
- Io taglierei di pianta la scena del duello.
-
-AUTORE.
-
- (Eccomi orizzontato!) Grazie!...
-
-_(cambiando discorso)_
-
- Ed a che ne siamo
- Della commedia vostra?
-
-1.º AUTORE.
-
- Merlini ed io ci stiamo
- Dividendo il lavoro. Andiam nelle idee d'arte
- Tanto d'accordo...
-
-AUTORE.
-
- Vedo!
-
-1.º AUTORE.
-
- Che ognun fa la sua parte
- Quasi senza bisogno dell'altro. Scusa sai...
-
-_(lo lascia per volgersi al suo compagno)_
-
- Finiam la divisione...
-
-AUTORE.
-
- Oh fa pure! fai! fai!
- Ohe, là, Bardi! E la prova?
-
-BARDI.
-
- Manca men di mezz'ora.
-
-AUTORE.
-
- Bravo, per quei due tagli, possiam combinar ora.
-
-_(L'autore va a sedersi al tavolino di Bardi, estrae il copione e tra
-di loro due vi riscontrano e segnano a matita i tagli)_
-
-1.º AUTORE.
-
-_(nel lato opposto della scena seguendo a confabular col suo compagno,
-sulle mosse entrambi per andarsene)_
-
- Sicchè dunque io m'incarico... dei caratteri...
-
-2.º AUTORE.
-
- Bene!
-
-1.º AUTORE.
-
- Dell'intreccio?...
-
-2.º AUTORE.
-
- Benissimo...
-
-1.º AUTORE.
-
- Del taglio delle scene?...
-
-2.º AUTORE.
-
- Perfettamente...
-
-1.º AUTORE.
-
-_(un po' sorpreso guardandolo)_
-
- E... d'altro?
-
-2.º AUTORE.
-
- ... Del dialogo se vuoi...
- È un lavor materiale per me seccante...
-
-1.º AUTORE.
-
- E poi?
-
-2.º AUTORE.
-
- Quanto ai finali d'atto, sai che ho fiducia in te...
-
-1.º AUTORE.
-
-_(sconcertato)_
-
- O allora?
-
-2.º AUTORE.
-
- ... Tutto il resto lo lasci fare a me.
-
-_(esce precedendo il compagno)_
-
-1.º AUTORE.
-
- Ma come?...
-
-_(va dietro al compagno)_
-
-FULVIO.
-
-_(fermandolo)_
-
- Ma è giustissimo! mi pare un patto onesto.
- Tu intreccio, scene, dialoghi, finali — e lui fa il resto.
-
-1.º AUTORE.
-
- Ma io...
-
-FULVIO.
-
- Ma tu stai zitto. E prima che tu vada,
- Se prometti esser savio ti conto una sciarada.
-
-1.º AUTORE.
-
- Ah! ah! le tue sciarade...
-
-FULVIO.
-
- Stai zitto. Ce ne' ho qui
- Una che non la sciogli nemmanco in cento dì.
-
- Io Sulamita, dei canti sposa,
- Vo' dei capelli _primi_ orgogliosa:
- Io son la _fine_: la _fine_ è il nulla:
- Io sono il _tutto_ sin da la culla.
-
- Chi la indovina è bravo!...
-
-1.º AUTORE.
-
- E s'io te la indovino?
-
-FULVIO.
-
- Scommettiamo.
-
-1.º AUTORE.
-
- Eh?
-
-FULVIO.
-
- Da bere — giusto ho sete.
-
-1.º AUTORE.
-
- Adagino.
- La Sulamita biondi capei dovrebbe avere
- ... Il _primo_ è _biondi_.
-
-FULVIO.
-
-_(trionfante)_
-
- Bestia! hai perso.
-
-_(al Cameriere)_
-
- Ehi là! da bere.
-
-1.º AUTORE.
-
-_(si batte la fronte correggendosi)_
-
- — Ah! il primo è _fulvi_... e il nulla..., la _fine_, è un _o_
- che è zero...
- _Io_ il _tutto_ — tu sei Fulvio... eh già: Fulvio è l'intero.
- Ah, ah!
-
-_(tutti canzonan Fulvio)_
-
- Ci siam?
-
-FULVIO.
-
-_(sospirando)_
-
- Da bere.
-
-_(al Cameriere)_
-
- _Chartreuse_ di quella verde...
-
-1.º AUTORE.
-
- Che tu...
-
-FULVIO.
-
-_(terminandogli rapidamente la frase)_
-
- Che tu mi paghi... Scusa, chi vince perde.
- Grazie! alla tua salute.
-
-_(beve)_
-
- Come presto l'hai sciolta!
-
-_(assaporando la Chartreuse)_
-
- Se vuoi scioglierne un'altra...
-
-1.º AUTORE.
-
-_(vivissimo)_
-
- No, grazie, un'altra volta.
-
-_(scappa via)_
-
-_(Tra il dialogo dei due autori, e il successivo fra Bardi e l'autor
-della _Lea_, intercede qui una piccola scena muta. Una figurina
-elegante di donna, apparentemente una qualche attrice, guarda dietro
-i vetri della porta d'ingresso; il Cameriere corre a lei, parla
-seco, rientra sorridendo con malizia e va a riporre nel casellario
-vicino al banco una lettera consegnatagli; l'altro avventore ch'era
-in bottega si alza, s'accosta al Cameriere e con gesti gli domanda
-chi è quell'attrice; saputolo, le corre dietro. Il padrone del caffè,
-stando al suo banco, vede che l'avventore è corso via senza pagare,
-ne fa cenno al Cameriere che corre al vassojo dell'avventore, verifica
-infatti che non c'è il danaro e corre all'avventore dietro. Ritorna di
-lì a un momento mortificato, con gesto espressivo accennando al padrone
-che non lo ha potuto raggiungere e soggiunge)_
-
-CAMERIERE.
-
-_(al padrone)_
-
- Noti trenta!
-
-PADRONE.
-
-_(dal banco prendendo il mastro e annotando con dispetto)_
-
- Notare sempre... pagare mai!
-
-_(fra sè scrivendo nel mastro)_
-
- Trenta... e dieci di coda... quaranta! Imparerai!
-
-_(chiude il mastro dispettosamente, e va via per l'ingresso interno che
-mette al bigliardo)_
-
-AUTORE.
-
-_(a Bardi nel correggere assieme il manoscritto)_
-
- Così ti par che vada?
-
-BARDI.
-
- Sì, sì... mi par... Però
- S'intende, questa parte, ricordati, io la fo...
- Per favore a te solo... Queste parti, noi, vedi,
- Le chiamiam con un nome... lasciamo lì... ma credi
- Che se non eri tu...
-
-AUTORE.
-
- Ti ringrazio.
-
-BARDI.
-
- Vuol dire
- Che vedrai nei giornali di farlo ben capire...
- Non ch'io ci tenga... Ma...
-
-AUTORE.
-
- Sta tranquillo.
-
-BARDI.
-
-_(consulta l'orologio)_
-
- Ora vo
- Alla prova...
-
-_(s'avvia)_
-
-AUTORE.
-
- Anch'io vengo.
-
-FULVIO.
-
-_(che stava leggendo o scrivendo, a questo punto si alza e ferma
-l'autore che sta per uscire)_
-
- C'è tempo. Aspetta un po'.
- Quando va questa nuova?
-
-AUTORE.
-
- Va sabato — speriamo.
-
-FULVIO.
-
- E nemmeno a me proprio ne vuoi dir nulla? Andiamo!
- Via!
-
-AUTORE.
-
- Ma lasciami.
-
-FULVIO.
-
- Il tema almen. Di me
- Ti puoi fidare. Dopo dirotti anche il perchè.
-
-AUTORE.
-
-_(impazientito)_
-
- Uff! La mia _Nicarete_ l'hai vista sulle scene?
-
-FULVIO.
-
- Già. Quella ch'era moglie a due mariti.
-
-AUTORE.
-
- Ebbene
- Tu della greca tunica i personaggi spogli,
- E avrai or, viceversa, marito con due mogli.
- Sei contento?
-
-FULVIO.
-
-_(passandosi la mano sul mento e riempiendo la pipa)_
-
- Eh, mi sembra, scusa se mal m'appiglio,
- Che il tema abbia la barba lunghetta un mezzo miglio.
- La va, capisco al modo di svolgerlo... e poi se
- Il tema è vero...
-
-AUTORE.
-
- È storico...
-
-FULVIO.
-
-_(incredulo)_
-
- Storico?
-
-AUTORE.
-
- Eh, altro che.
- Ti basti che nei fogli fu raccontato un fatto
- Preciso tale quale lo narro al second'atto.
-
-FULVIO.
-
- Ne dicon tante i fogli! E poi non è ammissibile
- Che un fatto, perchè vero, debba anche esser possibile.
- Esempio: io illustro l'arte: l'arte mi rende zero:
- È un fatto non possibile...
-
-_(sospirando)_
-
- eppur giuro che è vero.
- E vuoi...
-
-AUTORE.
-
- Voglio, sian temi moderni o in veste achea,
- Cavarmi sempre il gusto di svolger la mia idea.
-
-FULVIO.
-
- Che idea?
-
-AUTORE.
-
- La mia idea fissa, ch'è il mio chiodo qui in testa...
-
-FULVIO.
-
- (Oh anch'io... per chiodi...) E in grazia che idea sarebbe?
-
-AUTORE.
-
- Questa:
- Le leggi di natura eterne, immote, arcane
- Han dritto a precedenza sovra le leggi umane:
- Queste sbagliano, mutano, o di capricci gioco,
- O di violenti, o furbi, o deboli, o dappoco:
- Variano con le foggie de le mutanti età,
- Cogli eventi, coi gusti: e il fio la società
- Dei loro sbagli sconta con lagrime e con guai...
- Le leggi che natura pose non sbaglian mai.
- Contro di _lei_ diritti veri non sono: ell'è
- Il diritto supremo: di savii e papi, e re,
- Statuti, e dogmi, e codici, ella corregge o cassa:
- Se leggi a lei si oppongono... straccia le leggi e passa.
- Dice la Chiesa al giovine: — Tua sposa, ecco, son io,
- Affetti e corpo donami, meco t'unisci in Dio:
- A me dei verdi aprili dona il fior verginale.
- Tutto il resto è menzogna, è peccato mortale. —
- La natura risponde: — Ma che! frottole! Io sola,
- Della tua vita, o giovane, so la vera parola:
- Vuoi lotte? ecco qui il campo. Vuoi luce? ecco là il _vero_.
- Qui cadder veri mártiri: lassù splende il pensiero.
- Or per le lotte attingi vigore: ecco la tazza:
- La sposa che ti occorre gli è un pezzo di ragazza! —
- Sta il poeta a sentire: l'estro soffia nei mantici,
- Ed ecco allora scrive... il _Cantico dei Cantici_.
- Dice la legge: — In terra tocca a chi tocca. Gli uni
- Sudino e gli altri godano: quel mangi e quel digiuni:
- Il _mio_ ed il _tuo_ gli è il dritto: nel lotto disuguale
- Di miseri e gaudenti sta l'ordine sociale. —
- Risponde la natura: — Frottole! ognun che nasce
- Ha dritto alla sua parte di gioie dalle fasce:
- Se gli altri gliela rubano, io d'infelici amori,
- Io di sudor sfruttati io vendico i dolori:
- Serbo supreme gioie ai vinti nell'agone,
- E a furia di compensi rimetto l'equazione. —
- Ode il poeta: e nascono così nel suo pensiero
- Prima _Luna di Miele_, dopo, il _Povero Piero_!
- Dice il codice: — Fida sia la moglie al marito:
- Sia calvo o bianco il pelo, guai chi ci mette un dito:
- Fedel, sin ch'egli vive, lo segua ov'ei soggiorna,
- Disonor, multa e carcere castighino le corna. —
- Ahi, stolto! la natura prorompe: e che t'attenti
- Legare i fiori teneri a tronchi arsi e cadenti?
- Non ad amplessi sterili, a carezze senili
- Non io dannavo il riso dei cor primaverili.
- A forti amplessi e giovani diritto ha giovin core,
- Come al suo ciel la rondine, alle sue brine il fiore:
- Rondine e fior non badano di tue minaccie al suono:
- Se ad esse il cor ribellasi — tu danna! ed io perdono. —
- Attento il vate ascolta la disputa curiosa
- E torna a casa a scrivere di _Menecle la sposa_.
- Così i lavor più varii, con gli altri che sorvolo,
- Mettono capo tutti ad un concetto solo:
- Dall'idea madre scendono sì come varii fili
- D'una sola matassa: e per diversi stili
- In un sol vero unisconsi, come diverse spume
- Per diversi torrenti vannosi a unir nel fiume.
-
-FULVIO.
-
- E dunque, per intenderci più chiaro, la tua _Lea_...
-
-AUTORE.
-
- È un'altra applicazione di quella stessa idea.
-
-FULVIO.
-
- Bravo! Tò un bacio! Ah! Bravo! Tal e qual come me!
- Ma che combinazione! Tal e quale!...
-
-AUTORE.
-
- Cioè?
-
-FULVIO.
-
- Trenta libretti, vedi, tengo nel mio cassetto
- Coordinati tutti a un unico concetto:
- La _legge_ che a saldare i creditor fa invito
- Col _dritto di natura_ compor dell'appetito.
- Così ogni atto che scrivo comprende d'ordinario
- Un acconto al trattore... o un capo di vestiario.
- Quando, vedi, mi occorse comprar questo _paltò_,
- A Corradino il capo troncai per man d'Angiò:
- In altri dì rischiavo restar senza merenda
- E allor dritto al patibolo mandai _Bice di Tenda_.
- Pel calzolaio ho scritto: _Due morti di pugnale!_
- Che fa precisamente un morto per stivale.
- Il guaio gli è che, i conti, quei seguono a venire
- E i drammi nel cassetto...
-
-_(sospirando)_
-
- talor stanno a dormire:
- Le tristi note intanto, da Oriente da Occidente
- Ti piovono, ti piovono inesorabilmente,
- Si incalzano, si ammucchiano, si aggruppano con arte
- Ne le diverse cifre su le diverse carte...
-
-_(estrae di tasca e presenta all'altro una nota di conti in una
-striscia di carta lunghissima che non finisce mai di svolgersi)_
-
- E in un gran conto solo si vanno a riunire...
- Come i torrenti al fiume... Prestami venti lire.
-
-AUTORE.
-
-_(prima sconcertato, poi lo abbraccia)_
-
- Oh mio povero amico! e che vuoi far con venti
- Lire sole? Ten presto... Cinquanta. T'accontenti?
-
-FULVIO.
-
-_(baciandolo con espansione)_
-
- Sei un cuor d'oro. Grazie.
-
-_(stende la mano per prendere il denaro)_
-
-AUTORE.
-
- S'intende. Non adesso.
-
-FULVIO.
-
-_(sconcertato)_
-
- Eh? Quando?
-
-AUTORE.
-
- Appena il dramma avrà avuto successo.
-
-FULVIO.
-
-_(con gesto e smorfia di disappunto)_
-
- Ah!
-
-_(riprendendosi e sforzandosi sorridere)_
-
- Ma non c'è alcun dubbio!... Dubbio non c'è! non c'è...
- Un successone!...
-
-AUTORE.
-
-_(con effusione stringendogli la mano)_
-
- Oh grazie! Voglio credere a te!
- Posso credere?...
-
-FULVIO.
-
- Diamine!... ti dico... a gonfia vela...
-
-_(va via lento esitante, e ripetendo, un po' a denti stretti: a gonfia
-vela! fatto qualche passo ritorna verso l'autore e senza guardarlo gli
-stende la mano)_
-
- Senti... dammene cinque... prima ch'alzin la tela.
-
-
- FINE DEL PROLOGO.
-
-
-
-
-LEA
-
-
- Non ci è matrimonio, _non unione,
- non legame fra due sposi che dal
- giorno in cui loro nasce un figlio.
- Togliete il figlio,_ ciò che giustifica
- e purifica quel connubio _e quel
- connubio di fatto è rotto. Due sposi
- senza figli non rappresentano che
- un progetto abortito._ È una specie
- di concubinaggio con autorizzazione
- governativa. _Non c'è famiglia dove non
- sono figli._
-
- P. L. STAHL.
-
- Quel est le père de bonsens qui
- voudrait marier son fils à vingt ans?
-
- Ne connait-on pas le danger de ces
- unions précoces?
-
- BALZAC.
-
-
-
-
-PERSONAGGI DEL DRAMMA
-
-
- LEA.
- RICCARDO VERNEDA.
- GIACOMO VERNEDA, suo zio.
- IDA.
- PLACIDO, maestro e segretario comunale.
- PEPPINO, bambino di Ida (anni 5).
- SINDACO di Corciago.
- MARIETTA, fantesca.
- Un giardiniere o domestico.
- Operai che non parlano.
-
-Epoca moderna. L'azione del primo atto si svolge in un'osteria di
-villaggio in montagna — nel secondo e nel terzo sulla riviera ligure.
-Dal 1.º al 2.º atto passano sei anni.
-
-
-
-
-ATTO PRIMO
-
- Stanza modesta a primo piano in un'osteria da villaggio. — Un
- tavolo da pranzo nel mezzo, sedie e mobiglio alquanto rustico. —
- Oleografie alle pareti. — Da un lato un tavolino con oggetti da
- ricamo, da un altro un cavalletto da pittore con suvvi una tela in
- corso di lavoro. — Porte ai lati verso altre stanze dell'osteria e
- porta comune nel fondo a sinistra. — Nel fondo, in mezzo un balcone
- che dà sulla campagna.
-
-
-SCENA PRIMA.
-
- ZIO GIACOMO, PLACIDO, _un momento_ MARIETTA.
-
-
-PLACIDO.
-
-_(per di dentro)_
-
-Per di qua, signor cavaliere...
-
-GIACOMO.
-
-_(affacciandosi all'ingresso seguito da Placido)_
-
-Qui stanno?
-
-PLACIDO.
-
-Sissignore. Questa sarebbe la sala comune dell'albergo; ma non ci sono
-altri che loro — e siccome è la più bella, vi passano il dì...
-
-GIACOMO.
-
-_(guardandosi attorno per la stanza)_
-
-Eccoci dunque finalmente nel nido delle due tortorelle... Cerca e
-cerca, tortorelline mie, vi ho snidato...
-
-PLACIDO.
-
-Questa osteria ella saprà che si chiama la Madonna della Neve; perchè
-la Vergine Santissima fece qui presso una apparizione e nella neve
-lasciò l'impronta dei piedi. Abbiamo anche una cappella dedicata a
-lei da uno del paese che fu soldato in Russia con Napoleone I, e fu al
-passaggio della Beresina, dove pigliò del freddo, e il freddo gli portò
-via le due gambe e le due orecchie... Sicchè al ritorno fabbricò alla
-Madonna una cappella votiva per ringraziarla...
-
-GIACOMO.
-
-Di avergli fatto perdere orecchie e gambe...
-
-PLACIDO.
-
-No, di avergli risparmiato il naso. Se il signore vuol visitarla...
-
-GIACOMO.
-
-No, no, grazie, più tardi. Dite piuttosto: nessuno è venuto prima di me
-oggi a cercar dei due giovani?
-
-PLACIDO.
-
-Nossignore.
-
-GIACOMO.
-
-Meno male... (Arriverà forse domani...) Da quanto tempo i due ragazzi
-son qui?
-
-PLACIDO.
-
-Da tre mesi. Si vede che sono sposini di fresco e passano qui la luna
-di miele. Giocano fra loro: un po' lei ricama, lui dipinge: quel quadro
-lì è dello sposo...
-
-GIACOMO.
-
-_(osservando la tela)_
-
-Ah! _la fuga in Egitto!_ (Bravi, bravi! San Giuseppe mi sentirà!)
-
-PLACIDO.
-
-Poi fanno delle lunghe passeggiate. Abbiamo infatti dei dintorni
-magnifici. Un panorama del lago e della valle stupendo! la vera poesia
-della natura!... Il mio collega segretario comunale che l'ha diretta
-a me, le avrà anche detto che io sono un po' poeta... Anche il signore
-deve esserlo... Se avrà tempo potrò mostrarle...
-
-GIACOMO.
-
-Grazie. Un'altra volta. Staran molto a tornare?...
-
-PLACIDO.
-
-Sono usciti a passeggio in montagna. Mi ero offerto accompagnarli,
-spiegar loro le bellezze... han preferito andar soli...
-
-GIACOMO.
-
-Capisco... Se sapessi da che parte sono andati...
-
-PLACIDO.
-
-_(chiamando)_
-
-Neh, Marietta!... da che parte hanno preso i due forestieri?...
-
-MARIETTA.
-
-_(affacciandosi da una porta laterale)_
-
-Verso Ghevio...
-
-GIACOMO.
-
-È lontano?...
-
-PLACIDO.
-
-Non tanto. Ma la potrebbe cogliere la pioggia per istrada...
-
-GIACOMO.
-
-_(osservando fuori dal balcone)_
-
-Eh, ora non pare...
-
-PLACIDO.
-
-Gli è che abbiam da qualche giorno tempo instabile. _(con fare
-d'importanza)_ Abbiamo delle grandi depressioni barometriche: dei
-ciclóni attraversano l'Atlantico, in direzione sud sud-est. Il mio
-collega le avrà detto che io sono anche un po' fisico e astronomo...
-
-GIACOMO.
-
-Ah!...
-
-PLACIDO.
-
-A meno che... _(guardando fuori dal balcone)_ Oh aspetti... Passa lo
-speziale. _(va dal balcone all'uscio da cui si è affacciata Marietta)_
-Neh, Marietta, corri un po' a vedere il naso dello speziale... passa
-ora...
-
-MARIETTA.
-
-Ora vado...
-
-GIACOMO.
-
-O che c'entra lo speziale col suo naso?
-
-PLACIDO.
-
-Ah, il signore si vede che non è del paese. Noi abbiamo il naso dello
-speziale che serve all'uso pubblico. È il barometro del comune. Le
-nostre donne, prima di mettersi in via per andar lontano al mercato,
-lo consultano. Quando vuol fare cattivo tempo, il sangue risalendo
-alla fronte nella regione parietale superiore, il naso diventa smorto.
-Quando il tempo si mette al secco e al sereno, il sangue discende nei
-lobi inferiori e il naso dello speziale è più rosso di un garofano di
-quei rossi. Effetto del circolo del sangue. Il mio collega segretario
-le avrà detto che...
-
-GIACOMO.
-
-_(prevenendolo)_
-
-... che lei è anche un po' medico. Ho capito.
-
-MARIETTA.
-
-_(parlando dalla strada)_
-
-Neh, signor Placido?...
-
-PLACIDO.
-
-_(affacciandosi al balcone)_
-
-E così?...
-
-MARIETTA.
-
-_(come sopra)_
-
-Lo speziale ci ha il naso smorto... ci ha... _(gettando un grido)_
-Ahi!... Ahi!...
-
-_(Voce d'uomo irritato, dalla via)_
-
-Te lo darò io il naso smorto, brutta sfacciata!...
-
-GIACOMO.
-
-Eh, non pare che il vostro barometro sia molto contento di funzionare...
-
-PLACIDO.
-
-Ah già, si altera un po'... Io lo faccio apposta... Ha combattuto in
-consiglio il mio aumento di stipendio... e, a sentirlo, pretende di
-saperne più di me, che sono il segretario e il maestro del comune. Già,
-qui tutti, compreso il sindaco, pretendono di saperne... E se vedesse
-che zucche!... Intanto la consiglio a non uscire...
-
-GIACOMO.
-
-E allora, per guadagnar tempo, prenderei qualche cosa. Sono digiuno
-da stamane. Se volete fermarvi a mangiar due bocconi con me, senza
-complimenti...
-
-PLACIDO.
-
-_(cerimonioso)_
-
-Troppo onore, signor cavaliere!
-
-GIACOMO.
-
-Ma che onore d'Egitto! andiamo! Non siete il segretario comunale?
-
-PLACIDO.
-
-E il maestro, per giunta! Due sacerdozii!... Due volte sacerdote! E
-sto peggio del sacrestano! Il signore avrà visto il mio nome nella
-petizione dei segretarii al Parlamento... Se vuol gradirne una copia...
-
-GIACOMO.
-
-Grazie. Ce l'ho.
-
-PLACIDO.
-
-Già, in gran parte l'ho redatta io. Eh, se non ci fossi io... Anche
-qui, faccio io tutto... Il sindaco è un ignorante presuntuoso...
-_(guardando fuori)_ Oh, eccolo che rientra. (È la volta che lo
-mortifico!) Signor sindaco! Signor sindaco!...
-
-GIACOMO.
-
-Qui lo chiamate?...
-
-PLACIDO.
-
-Il sindaco è l'oste padrone di quest'osteria...
-
-GIACOMO.
-
-Ah!
-
-
-SCENA II.
-
- DETTI _e il_ SINDACO.
-
-
-SINDACO.
-
-_(affacciandosi)_
-
-Eccomi.
-
-PLACIDO.
-
-Signor sindaco, le ho condotto il signor cavaliere che viene a far
-visita ai due sposini qui d'alloggio... e desidera una stanza...
-
-GIACOMO.
-
-Per l'appunto.
-
-SINDACO.
-
-_(inchinandosi e sberrettandosi)_
-
-Signor cavaliere!...
-
-PLACIDO.
-
-Intanto amerebbe mangiar qualche cosa...
-
-SINDACO.
-
-Vuol restar servito abbasso?
-
-GIACOMO.
-
-No, no, anche qui. Serviteci pur qui.
-
-PLACIDO.
-
-_(al Sindaco, con sussiego, ripetendo)_
-
-Ha inteso, signor Sindaco? La ci serva pur qui.
-
-SINDACO.
-
-_(rivolto allo zio Giacomo, senza badare alle parole di Placido)_
-
-Il signore pranza con un suo amico?... _(durante il battibecco che
-segue fra sindaco e segretario, Giacomo osserva in giro per la stanza,
-esamina il quadro)_
-
-PLACIDO.
-
-_(c. s.)_
-
-Con me. Con me. Il signor cavaliere mi ha fatto l'onore di invitarmi...
-La ci serva _(appoggia di nuovo con intenzione sulla parola)_ pur qui,
-signor sindaco...
-
-SINDACO.
-
-_(ironico, a voce alta)_
-
-Non dubiti, signor segretario!... _(a denti stretti)_ (Te la darò
-io...) _(esce gettando occhiataccie al segretario)_
-
-
-SCENA III.
-
- DETTI, _meno il_ SINDACO.
-
-
-GIACOMO.
-
-Eh? Si direbbe che tra sindaco e segretario non andiate in
-tenerezze!... (E quei due signorini si fanno attendere...)
-
-PLACIDO.
-
-Le dirò... il sindaco non vuole mandar giù che io ne sappia più di
-lui... E noti, quando gli occorre di far bella figura, ricorre a me. Un
-mese fa era la festa dei due sposini che stan qui da lui...
-
-GIACOMO.
-
-Ah sì?...
-
-PLACIDO.
-
-Il dì della sposa. E per tenerseli dacconto, lui ha fatto venire la
-Giunta in corpo a portare gli augurj. Si intende, li ho dovuti far
-io... _(declamando con enfasi)_
-
- In un giorno sì dolce e sì bello
- Che d'Imene v'allieta l'ostello,
- Io, sebben comunal segretario,
- Sciolgo un canto non certo ordinario,
- Per offrirvi gli omaggi del cor
- Della Giunta coi proprj assessor!...
- Io sebben....
-
-GIACOMO.
-
-_(vivamente arrestandolo)_
-
-Basta, basta. C'è del Parini.
-
-PLACIDO.
-
-_(inchinandosi)_
-
-Troppa bontà!
-
-
-SCENA IV.
-
- DETTI _e il_ SINDACO.
-
-
-_(Il Sindaco rientra colle stoviglie e prepara la tavola alla lesta,
-dando occhiataccie al segretario. Dispone sulla tavola intanto pane,
-salame, dei peperoni e delle mele)_
-
-PLACIDO.
-
-Oh così va bene! Il signor cavaliere qui ha fame... Ci serva presto,
-veda di far presto, signor sindaco...
-
-SINDACO.
-
-A lei... _(nel porgergli un piatto cava di sotto l'ascella un grosso
-pacco di carte e glie lo butta sul piatto)_
-
-PLACIDO.
-
-_(sconcertato)_
-
-Cos'è?...
-
-SINDACO.
-
-Il verbale dell'ultima seduta di consiglio. Favorisca per la prefettura
-di farmene due copie.
-
-PLACIDO.
-
-Eh?
-
-SINDACO.
-
-_(rifacendogli colla voce il verso)_
-
-E me le dia presto... Veda di far presto, signor segretario...
-
-PLACIDO.
-
-_(a denti stretti)_
-
-Va bene... un momento...
-
-SINDACO.
-
-Ma il signor prefetto non può aspettare, e io come sindaco non lo
-posso permettere. Qui _(accenna a un tavolino lì presso)_ c'è penna e
-calamaio. Il signore scuserà... Prima il dovere...
-
-GIACOMO.
-
-Ah già... il dovere. Intanto, comincierò a mangiar io. Eh? Ci avreste
-_(al Sindaco)_ delle uova?...
-
-SINDACO.
-
-Ma subito...
-
-PLACIDO.
-
-_(nel mettersi a scrivere, irritato)_
-
-E che non siano stantìe, mal cucinate come al solito...
-
-SINDACO.
-
-_(canzonatorio rimbeccandolo)_
-
-E che le copie come al solito non sian piene di spropositi...
-_(guardando fuori)_ Oh, signor cavaliere, vedo laggiù in fondo i miei
-due sposini che arrivano...
-
-GIACOMO.
-
-_(balzando in piedi)_
-
-Di già? Allora, brav'uomo, se non vi increscesse andar di là a finire
-le vostre copie...
-
-SINDACO.
-
-Il signore dice benissimo... di là potrà lavorar più raccolto...
-_(Placido si alza mangiandolo degli occhi)_
-
-GIACOMO.
-
-Ma ora che ci penso, se m'arrabbio adesso subito, addio il desinare. E
-poi se stessi prima un po' a vedere come se la fanno... Sicuro!... _(al
-sindaco)_ Dica un po', per non farmi veder subito, mi potrebbe servire
-in una stanza qui attigua...
-
-SINDACO.
-
-Come desidera...
-
-GIACOMO.
-
-Allora... presto...
-
-PLACIDO.
-
-_(al Sindaco)_
-
-Disparecchi, disparecchi.
-
-SINDACO.
-
-_(a Placido)_
-
-Copii, copii.
-
-GIACOMO.
-
-_(dal balcone)_
-
-Vengono. Via, via. Lasci quel che resta. Ov'è la stanza?
-
-SINDACO.
-
-Di qui...
-
-GIACOMO.
-
-Mi raccomando... non dir nulla...
-
-_(Giacomo esce: dietro a lui, pur seguitando a bisticciarsi e
-ripetendosi ironicamente l'uno_ Disparecchi!_ e l'altro:_ Copii!
-_escono anche Placido e il Sindaco)_
-
-
-SCENA V.
-
- LEA _e_ RICCARDO.
-
-
-_(Lea entra correndo con piccoli trilli allegri e va a rimpiattarsi
-dietro un mobile, come giocando a mosca cieca. Riccardo entra correndo
-dietro di lei e la vien cercando per gli angoli della stanza. Entrambi
-han l'aria di due ragazzi. Quando Riccardo è presso a Lea rimpiattata
-e sta per coglierla, questa lo previene e scappa fuori rimettendosi a
-correre)._
-
-RICCARDO.
-
-_(inseguendola per la stanza)_
-
-Ah, birichina!... _(si rincorrono intorno al tavolo non ancora
-interamente sparecchiato. Riccardo ad un tratto si ferma)_ Tò! qui
-qualcuno ha mangiato...
-
-LEA.
-
-_(fermandosi a sua volta e cogliendo di sul tavolo una mela)_
-
-Oh la bella mela!...
-
-RICCARDO.
-
-Me ne dai un po'...
-
-LEA.
-
-_(ne taglia una metà e la tiene sospesa fra le dita)_
-
-Vieni a prenderla... _(quand'egli s'avvicina per prenderla, fa finta di
-dargliela, poi se la mangia e scappa ridendo)_
-
-RICCARDO.
-
-Ah sì? aspetta!... _(la rincorre di nuovo. Lea nel fuggirgli rovescia
-il cavalletto su cui è la tela)_ Tò! guarda cos'hai fatto!... _(corre a
-raccogliere da terra il quadro)_ La mia fuga d'Egitto!...
-
-LEA.
-
-_(con fare fanciullesco)_
-
-Che ho fatto?...
-
-RICCARDO.
-
-_(rimettendo a posto la tela)_
-
-Hai rovinato le orecchie al ciuco! Povero ciuco!
-
-LEA.
-
-Bene. Le orecchie ce le aggiusterai. Tanto, per ciuco, le eran corte.
-Gliene farai un bel paio più lunghe. E alla Madonna, se vuoi che mi
-somigli, i capelli ce li hai a far più biondi... _(Riccardo dà due
-o tre ritocchi di pennello alla tela: Lea gli toglie il pennello di
-mano)_ Ma lascia lì adesso... a lavorare ci hai tempo...
-
-RICCARDO.
-
-Tempo... quando?
-
-LEA.
-
-Quando sarem poveretti...
-
-RICCARDO.
-
-E allora?...
-
-LEA.
-
-Allora... allora... _(resta lì perplessa, pensierosa poi dà una
-crollata di spalle. Riccardo si è fatto pensieroso e un po' triste:
-Lea gli si appressa carezzevole)_ Per ora non sono io il tuo... più bel
-quadro?...
-
-RICCARDO.
-
-_(guardandola affettuoso)_
-
-Lea!
-
-LEA.
-
-Non è di me sola che devi ora occuparti?...
-
-RICCARDO.
-
-E il parroco che aspetta il quadro da un mese...
-
-LEA.
-
-Che aspetti! Così l'asino avrà tutto il tempo di andar in Egitto, e di
-tornare.
-
-RICCARDO.
-
-E di star via tutto il tempo che i tuoi continuano a star in collera...
-_(i due si sforzano di essere allegri, ma di un'allegria che vorrebbe
-cacciare qualche pensiero triste)_
-
-LEA.
-
-_(guardando innanzi a sè, cogitabonda)_
-
-Ebbene... se io per te ho lasciato i miei... — la mia mamma!... — anche
-tu a me puoi sacrificar qualche cosa...
-
-RICCARDO.
-
-_(andando a lei affettuoso)_
-
-Hai ragione. Perdonami, Lea! Dammi un bacio.
-
-LEA.
-
-_(volgendogli vivamente il capo, poi mutando bruscamente pensiero)_
-
-No. _(va a sedersi al suo tavolino da ricamo e vi appoggia il gomito.
-Riccardo ve la segue)_
-
-RICCARDO.
-
-Lea...
-
-LEA.
-
-_(cogitabonda)_
-
-Che ora è?
-
-RICCARDO.
-
-Le cinque.
-
-LEA.
-
-A quest'ora andavo con la mamma al Pincio. Che starà facendo adesso?...
-Povera mamma!... Come fui cattiva!...
-
-RICCARDO.
-
-Lea!...
-
-LEA.
-
-Va là, va là, che l'abbiam fatta grossa... Scommetto che ora sta
-pensando a me... alla sua ingrata figlia fuggita... Ma quando papà si
-sia placato... andremo a trovarla, n'è vero? a domandarle perdono?...
-
-RICCARDO.
-
-Sicuro!...
-
-LEA.
-
-Tutti i giorni, vedi, questo pensiero mi torna. Se non avessi questa
-speranza, guai!... La mamma è tanto buona... e mi voleva un bene...
-
-RICCARDO.
-
-Com'è che non t'ha risposto?...
-
-LEA.
-
-Papà gliel'avrà proibito, o avrà intercettato la mia lettera... Oh, ma
-il giorno che a lui sarà passata la collera, e noi alla mamma potremo
-dire: Benedici i tuoi due figli che ti compenseranno con tante gioie
-il dolore... come sarò felice quel giorno... _(si rasciuga le lagrime)_
-quel giorno...
-
-RICCARDO.
-
-_(con malumore)_
-
-E adesso piangi!... brava!... Grazie!
-
-LEA.
-
-No, no... _(rasciugandosi gli occhi)_ purchè tu mi ami. Guai se non
-avessi te. _(con affettuosità nervosa)_ Voglimi bene, Riccardo! Ora non
-ho che te! Mi vorrai bene sempre... proprio sempre?
-
-RICCARDO.
-
-Ma sempre... ma sempre!... cattiva!... _(l'abbraccia e restano
-abbracciati)_
-
-LEA.
-
-Me lo giuri... su questa medaglia della mamma...
-
-RICCARDO.
-
-Te lo giuro... idolo mio!... ma non ti voglio più veder piangere...
-_(ribaciandola)_ E al diavolo ora le malinconie! Il parroco
-aspetterà...
-
-LEA.
-
-Sì, sì, lascialo aspettare... _(sempre restando abbracciata seco, la
-testa sulla spalla di lui)_
-
-RICCARDO.
-
-_(rivolto al quadro)_
-
-E tu intanto resta lì con le orecchie mozze...
-
-
-SCENA VI.
-
- DETTI _e_ ZIO GIACOMO.
-
-
-_(S'è affacciato, non visto, dalla porta laterale, con lo stuzzicadenti
-in bocca)._
-
-GIACOMO.
-
-_(avanzandosi verso il quadro)_
-
-Sì, sì, restaci pure... Anche colle orecchie mozze, povero asino, avrai
-sempre più giudizio e più cuore di chi te le ha dipinte...
-
-RICCARDO.
-
-_(attonito)_
-
-Zio Giacomo!... _(rinvenuto dalla sorpresa corre ad abbracciarlo —
-l'altro lo arresta, con far brusco, del gesto della mano)_
-
-GIACOMO.
-
-Già... proprio lui... zio Giacomo... Bravi! Bravi! Ci divertiamo in
-campagna, a quanto pare!... Gran bella cosa la campagna!... _(con far
-canzonatorio)_ Il lago al chiaro di luna, la collina, le macchie verdi,
-gli usignuoli, i merli...
-
-RICCARDO.
-
-Zio!...
-
-GIACOMO.
-
-_(rinforzando)_
-
-... i merli che zufolano... i grilli che cantano... le anime che si
-baciano... Che poesia!... Signorina, ho nuove di sua mamma...
-
-LEA.
-
-_(vivissima)_
-
-Oh la mamma!... _(resta interdetta, confusa)_
-
-GIACOMO.
-
-Lei vorrebbe chiedermele, e non osa. Capisco. Gliene darò io. È stata
-poco bene...
-
-LEA.
-
-_(sgomenta)_
-
-Dio mio!...
-
-GIACOMO.
-
-Ella non presumeva, fuggendole, di averle fatto un complimento... _(Lea
-nasconde la faccia)_
-
-LEA.
-
-_(con trepidanza)_
-
-E... e... mi ha... perdonato?...
-
-GIACOMO.
-
-Bella novità! per che cosa ci sarebbero le mamme se non fossero fatte
-apposta per perdonare!... Per questo le loro creature ne abusano...
-Peccato che i padri non sempre siano della stessa pasta...
-
-LEA.
-
-Ah! il papà!...
-
-GIACOMO.
-
-Già, peccato ci siano dei papà intrattabili che non si rassegnano
-a vedersi dai monelli di scuola _(gesto vivo di Riccardo, lo zio
-ribadisce la parola)_... dai monelli di scuola rubar le figliole!...
-
-LEA.
-
-Per pietà, signore, mi dica tutto...
-
-GIACOMO.
-
-Calma, calma, signorina... _(Riccardo lo guarda)_ ah già! mi sbagliavo!
-Signora... _(alza gli occhi esclamando)_ a sedici anni!... Creda a
-me, non è il momento di inquietarsi... Era forse da pensarci un po'
-prima. Intanto, se permettesse, avrei da dire quattro paroline, a
-quattr'occhi... a mio nipote...
-
-LEA.
-
-_(interroga inquieta dello sguardo Riccardo)_
-
-Riccardo! (Dio mio!... Tremo tutta!...)
-
-RICCARDO.
-
-Lea, aspettami di là. _(le si appressa)_ Animo... vedrai non è nulla...
-Mio zio è rustico... ma buono...
-
-LEA.
-
-_(lentamente, a capo chino, accomiatandosi)_
-
-Signore!... _(esce)_
-
-GIACOMO.
-
-_(seguendola dell'occhio)_
-
-Povera ragazza!...
-
-RICCARDO.
-
-Sono ai tuoi ordini, _caro zio!..._
-
-
-SCENA VII.
-
- ZIO GIACOMO _e_ RICCARDO.
-
-
-GIACOMO.
-
-_(si siede a un lato del tavolo in mezzo, tossisce, spiega il
-fazzoletto, soffia il naso, prende tabacco, ripone la tabacchiera)_
-
-RICCARDO.
-
-_(vedendo quei preparativi)_
-
-Ahi! cattivo esordio!...
-
-GIACOMO.
-
-Primo di tutto, _caro nipote_, non t'aspettavi, nevvero? alla dolce
-sorpresa di vedermi? Ma io ci tengo a fartela completa, e ti porto
-l'attestato dei tuoi studii di quest'anno. Quei pedanti di professori
-vanno all'antica, e tu, per loro, sei un genio moderno incompreso.
-Col pretesto che agli esami non ne hai azzeccata una... _(gli porge
-il foglio)_ guarda qui, t'hanno bocciato! _(Riccardo prende il foglio
-mortificato)_ Consolati!... hanno bocciato anche Dante!... Ma lui ha
-fatto la _commedia_... e anche tu ne stai facendo qui una...
-
-RICCARDO.
-
-Zio!... ma io...
-
-GIACOMO.
-
-_(interrompendolo)_
-
-Ma tu la chiami un'ingiustizia. D'accordo. E poi tu vai col progresso.
-In _illo tempore_, vedi, un ragazzo di diciott'anni bocciato agli
-esami, ripeteva prosaicamente la classe... Adesso invece si butta
-poeticamente all'artista... o, per consolarsi, rapisce una ragazza da
-marito. Eh quante cose fanno ora i ragazzi alla tua età! E tutte in una
-volta! Giuocano, ballano, mangiano l'erre, cacciano piccioni, stampano
-elzeviri, imbrattan tele, si spelano in duello, pubblican verbali,
-seducono fanciulle, le piantano se povere, le sfregiano se infide,
-le rubano se ricche, citano Schopenhauer, fanno dell'alta critica,
-dell'alta politica, e, a tempo avanzato, dei grassi sposalizi...
-Fuorchè studiare sul serio, un po' di tutto fanno!...
-
-RICCARDO.
-
-Ma zio, tu non sai...
-
-GIACOMO.
-
-Se ti dico che so! L'arte è lunga, la vita è breve, e i genii pari
-tuoi amano scorciar la strada dell'arte e della fortuna: allora ci si
-fa accogliere in una famiglia di alto e ricco casato, dove ci sia una
-giovanetta che legga romanzi, studii le lingue e il pianoforte: le si
-scalda la testa con le romanticherie: un bel dì si scappa insieme,
-e si scrive dal nascondiglio ai genitori della rapita, obbligandoli
-garbatamente a scegliere tra il disonore della fanciulla e del nome,
-o il consenso al matrimonio per riparare allo scandalo. Poi si passa
-nascosti la luna di miele ad attendere che, placate le ire, dietro
-al consenso venga la dote alla sposa, e magari, anche, n'è vero?
-un congruo assegnamento allo sposo; perchè un genero dei duchi di
-Bajamonte, per quanto genero per forza, non è decoroso che campi di
-lavoro come un bipede qualunque... _(passando bruscamente dall'ironico
-al serio)_ E di' un po', per l'onor dei Verneda di cui tu ed io
-portiamo il nome, mi fai adesso il famoso piacere di diventare almeno
-un pochino rosso di vergogna?...
-
-RICCARDO.
-
-Zio!...
-
-GIACOMO.
-
-_(rinforzando, senza dargli tempo a parlare)_
-
-No, no, non basta. Non sei rosso abbastanza. Come questo peperone
-_(piglia un peperone rosso dai piatti del dessert rimasti sul tavolo)_
-come questo peperone, ti voglio! Così va bene.
-
-RICCARDO.
-
-Finora hai parlato sempre tu... ma sei ingiusto. Perchè nel mio amore
-per Lea non entrò mai pensiero sordido di interesse. Che colpa n'ho io
-se i suoi son ricchi e patrizi? Io non ci pensai, quando ci amammo.
-Niente di più schietto del nostro amore. Fu una fiamma improvvisa,
-sublime, che ci travolse entrambi, che unì le anime nostre, i nostri
-corpi, prima di unirci in faccia alla legge. Liberamente Lea si è data
-a me per tutta la vita; liberamente a questo amore ho legato il destino
-di tutta la mia...
-
-GIACOMO.
-
-Fino alla tomba...
-
-RICCARDO.
-
-Sicuro... anzi...
-
-GIACOMO.
-
-_(con vivacità beffarda)_
-
-Anche più in là?... Bravo! Diffatti, trattandosi di amor sublime,...
-il bello tra marito e moglie, è amarsi dopo morti!... Tanti mariti
-volentieri comincerebbero da qui... Però la scadenza essendo sì lunga,
-ci avrai naturalmente riflettuto ben prima...
-
-RICCARDO.
-
-S'intende...
-
-GIACOMO.
-
-Come me. Anch'io vedi, m'innamorai giovanissimo. E amore, di quel fino!
-la ragazza era povera, avevo fatto per lei pazzie più di te, perchè
-nello andare a trovarla, invece di passar dal portinaio, qualche volta
-passavo dalla finestra,... per non incontrar obbligazioni coi parenti.
-Quando parlai di sposarla, mio padre, in anticipazione di assegno, mi
-regalò... due sonori scappellotti e mi mandò a Pisa a finir gli studi.
-Lei giurò sulla tomba di sua madre di aspettarmi tutto l'anno, io, su
-quella di mio nonno, di morire se la mi mancava di parola. Al ritorno
-la trovo fidanzata di un altro: le ricordo la promessa e la mi ride
-sul muso. Per istare in carattere, io dovevo ammazzarmi... ma... era
-una così bella giornata! i cespugli verdeggiavano, le acacie erano in
-fiore... uscii a prendere una boccata d'aria!... Di lì a un anno... mi
-innamoravo come un gatto di quella santa di tua zia. Oggi la mia prima
-fiamma è sposa felice di un barone che ha nel suo stemma, oltre la
-sua, le sette corone di Ottone Visconti: e io,... io benedico i paterni
-scappellotti, perchè, senza di essi, a quest'ora, tutte quelle corone
-sarebbero mie, e per uno stupido sproposito sull'alba della vita non
-avrei conosciuto neppur una delle sante gioie, che adesso sul tramonto
-me la fanno benedire!...
-
-RICCARDO.
-
-E con la mia Lea tutto questo che c'entra?... che vuol dire?
-
-GIACOMO.
-
-_(annasando una presa)_
-
-Vuol dire — ecco — che la cresima di mio padre, se ti coglievo prima
-delle nozze, parola di onore, te la davo io; perchè se il chiedere
-giuramenti alle ragazze di sedici anni è una pazzia, il consegnarli
-alla legge per tutta la vita, è un delitto...
-
-RICCARDO.
-
-Zio!...
-
-GIACOMO.
-
-_(rinforzando)_
-
-... un delitto... e l'esporsi al rischio di porre al mondo infelici ne
-è un altro: poichè la natura, signorino mio, non vuol violenze, e come
-le nozze di consanguinei, castiga le nozze di adolescenti; e quando
-il fisico non ha raggiunto il suo sviluppo, quando non si ha ancora
-_(lo piglia per il petto)_ un torace di misura da passar la rassegna
-di leva, e si rischia di dar la vita a dei rachitici, signorino mio,
-non si va dal sindaco!... _(guardandogli lo stomaco)_ Neanche sessanta
-centimetri! _(con gesto comico)_ Provati a darmi dei nipoti, e poi
-vedi!...
-
-RICCARDO.
-
-_(raumiliato)_
-
-Proverò...
-
-GIACOMO.
-
-_(fermandosi di botto e guardandolo)_
-
-Sai perchè son venuto?
-
-RICCARDO.
-
-Per strapazzarmi... e per darmi del denaro...
-
-GIACOMO.
-
-Vieni qua...
-
-RICCARDO.
-
-(Vuol esser cattivo, non ci riesce...) _(s'avvicina allo zio)_
-
-GIACOMO.
-
-_(con voce bassa alquanto mitigata)_
-
-Sei in rotta ancora coi parenti di Lea?...
-
-RICCARDO.
-
-Lo sai bene. Sai che suo padre...
-
-GIACOMO.
-
-Dopo il ratto, ha voluto le nozze, per salvar l'onore; ma ha giurato
-che in casa sua non metterai mai piede. Speriamo, perchè è di sangue
-vendicativo, che si limiti lì. Bisognerà dunque prepararsi a lasciar
-Lea per un po'... e prepararla...
-
-RICCARDO.
-
-Ah?... che! mai!...
-
-GIACOMO.
-
-Non c'è nè mai nè che! Bisognerà ti prepari a lasciare andar Lea. Io
-ora non le ho voluto dir tutto. Sua madre è a Nizza... molto aggravata;
-ha desiderato veder la figliuola... Un messo della famiglia, credo, fu
-spedito a prenderla con una lettera per lei... Dev'essere qui oggi o
-domani... Sono venuto avanti apposta...
-
-RICCARDO.
-
-Dio mio!... ma è impossibile!... Io non la posso lasciare andar
-sola!... Se suo padre la rià, non la lascia più tornare...
-
-GIACOMO.
-
-E se suo padre venisse qui lui, in persona, ci vorresti andar
-insieme?... Lasciati da lui vedere... e stai fresco...
-
-RICCARDO.
-
-_(con risolutezza)_
-
-E allora io piuttosto...
-
-GIACOMO.
-
-_(senza lasciarlo finire)_
-
-Tu piuttosto, dopo aver avuto il coraggio di rapire a una madre la
-figliuola, avresti anche quello di negargliene i baci nell'ora della
-morte... Adesso stai per farmene dire una grossa... _(voce di Lea
-allegra, vivissima dall'interno che chiama Riccardo)_
-
-
-SCENA VIII.
-
- DETTI _e_ LEA.
-
-
-LEA.
-
-_(di dentro)_
-
-Riccardo!... Riccardo!... _(entra festosa gridando con una lettera
-ancor chiusa in mano e agitandola con gioia per aria)_ Una lettera
-della mamma!... Una lettera della mamma!... l'ha portata un messo
-ora!... Cara mamma!... volevo ben dire!...
-
-RICCARDO.
-
-Lea!... _(costernato, imbarazzatissimo, fa per toglierle istintivamente
-la lettera di mano)_ Da' qua.
-
-LEA.
-
-_(ingannandosi sul suo pensiero, sempre allegra)_
-
-Vuoi leggerla insieme?... Perchè mi guardi?... No, no, prima leggo
-io... Curiosone!... _(bacia la soprascritta prima di aprirla)_
-Curiosone!... _(apre e legge le prime righe)_ Cielo... mio padre?... in
-paese... qui... a prendermi?... _(scorre con ansia il rimanente e dà
-in un grido acutissimo)_ Ah!... mia mamma!... la mia povera mamma!...
-_(Riccardo che le è già dietro l'ha abbracciata, la sorregge; Lea
-continua piangendo, contorcendosi)_ Mia mamma muore!... voglio vedere
-la mamma!...
-
-RICCARDO.
-
-_(tenendola abbracciata)_
-
-No... no... sentimi, Lea,... mia adorata Lea...
-
-LEA.
-
-_(divincolandosi in pianto)_
-
-La mamma muore... No, no... voglio vedere la mamma!... voglio vedere
-la mamma!... _(scioltasi a forza dall'abbraccio di Riccardo corre verso
-l'uscio)_
-
-RICCARDO.
-
-_(correndole dietro mentr'ella si è già slanciata fuori)_
-
-No... no... Lea... fermati.... ti scongiuro... senti... non voglio...
-
-GIACOMO.
-
-_(sbarrandogli risoluto sull'uscio il passo, fissandolo severissimo, le
-braccia incrociate sul petto)_
-
-Cosa... non vuoi?... _(Riccardo china la testa sotto lo sguardo dello
-zio)_
-
-_(Quadro — Cala la tela.)_
-
-
- FINE DELL'ATTO PRIMO.
-
-
-
-
-ATTO SECONDO
-
- Parco o giardino in riviera. A sinistra una macchia folta. A destra
- l'ingresso di un villino di cui appare la facciata, alta di alcuni
- gradini di marmo. Lungo il viale o sentiero verde che a sinistra vi
- conduce son disposti sedili di marmo o di legno rustici e colonnine
- sormontate da busti in marmo di donne. Si fanno nel giardino
- preparativi di festa. Alcuni operai attendono a disporre festoni e
- lampioncini sotto la direzione di Placido.
-
-
-SCENA PRIMA.
-
- PLACIDO, PEPPINO, _Operai che non parlano,
- occupati nei preparativi._
-
-
-PLACIDO.
-
-_(dando degli ordini e sorvegliando i preparativi, mentre il piccino
-gira di qua e di là per suo conto giuocando e disturbando i lavori)_
-
-Più in qua i lampioncini!... qui un festone, dei fiori!... via
-questa roba!... lesti! Peppino, stai cheto! _(Peppino giuoca con un
-lampioncino)_ lascia stare!... dà qua!.. Hai finito di studiare?... La
-sai?...
-
-PEPPINO.
-
-Sì, che la so...
-
-PLACIDO.
-
-Guarda che se non la sai e non la dici bene, papà non ti compra il
-cavallino...
-
-PEPPINO.
-
-E se la dico bene?
-
-PLACIDO.
-
-Te ne comprerà due. O sentiamo un po'. Dilla su... ma adagio...
-_(suggerendo) Cara mamma..._
-
-PEPPINO.
-
-_(facendo le bizze)_
-
-Non la voglio dire adesso... non la voglio...
-
-PLACIDO.
-
-Non vuoi?...
-
-PEPPINO.
-
-No.
-
-PLACIDO.
-
-Glielo dico a papà, sai. Da bravo! Ti do un chicco. _Cara mamma..._
-
-PEPPINO.
-
-_(recitando con poca voglia)_
-
-_Cara mamma, in questo giorno... (si ferma)_
-
-PLACIDO.
-
-_Avanti... Di letizia e fio..._
-
-PEPPINO.
-
-_... e fiori adorno...
-
-Che benigno il ciel ti diè... ti diè... ti diè..._
-
-PLACIDO.
-
-_... ti diè..._ Via dunque... su. _(Peppino tace e si gratta in testa:
-Placido segue a suggerire) Ridon l'onde e la collina..._
-
-PEPPINO.
-
-_... e la collina..._
-
-PLACIDO.
-
-Ma vedi che non la sai ancora!... Uff! che pazienza!... avanti...
-
- _Ed il cantico a Lucina_
- _Cede Apollo anche per me._
-
-PEPPINO.
-
- _Ed il cantico in cucina_
- _C'è del pollo anche per me._
-
-Ed io lo mangio.
-
-PLACIDO.
-
-_(dando uno sbalzo)_
-
-Ma che pollo! ma che pollo d'Egitto! mi fai disperare, marmottina!...
-
-PEPPINO.
-
-_(bizzoso)_
-
-Marmottina te.
-
-PLACIDO.
-
-Te lo do io adesso il pollo, se non dici giusto...
-
-PEPPINO.
-
-O m'hai detto te che c'è il pollo! E io lo mangio.
-
-PLACIDO.
-
-_(minacciandolo)_
-
-Guarda, Peppino...
-
-PEPPINO.
-
-_(sempre più imbizzito)_
-
-E io non la dico più!
-
-PLACIDO.
-
-Peppino!... Uff! ci vuol tutta la mia autorità!
-
-PEPPINO.
-
-No, no, più più... _(pestando i piedi)_
-
-PLACIDO.
-
-Aspetta me...
-
-PEPPINO.
-
-Più, più... _(fugge e il maestro lo rincorre, e correndo dà di petto
-in Giacomo che entra, avendo una valigia a mano. Peppino che scappa gli
-sgattajola fra le gambe)_
-
-
-SCENA II.
-
- ZIO GIACOMO _e_ PLACIDO.
-
-
-GIACOMO.
-
-_(entrando urtato dal maestro)_
-
-Ehi là... adagio... di grazia...
-
-PLACIDO.
-
-Oh signore... scusi... Lei cerca?
-
-GIACOMO.
-
-Mio nipote... Riccardo Verneda... cerco.
-
-PLACIDO.
-
-_(ravvisandolo)_
-
-Ah... ma allora lei... è il signor cavalier Giacomo!... Sicuro!...
-Perdoni. Non l'avevo riconosciuto. Oh che fortuna rivederla... Signor
-cavaliere... dia qua! dia qua! _(gli toglie premuroso la valigia e la
-depone sopra un sedile)_ che fortuna!...
-
-GIACOMO.
-
-Ma... e lei... di grazia?...
-
-PLACIDO.
-
-Come? non mi riconosce?
-
-GIACOMO.
-
-Sì... mi pare... ma non saprei...
-
-PLACIDO.
-
-Eh già, dopo tanto tempo! _L'ala del tempo!_ dicevano gli antichi.
-Non si ricorda del maestro segretario comunale di Corciago?... di
-quella sera che lei capitò su in montagna... al villaggio... saran
-sett'anni... all'osteria della Madonna della Neve...
-
-GIACOMO.
-
-Ah, sì, mi ricordo! To' to'! siete voi? Come fate ad esser qui?...
-
-PLACIDO.
-
-Vicende umane! vicende umane! signor cavaliere! La nuova legge
-comunale è venuta... _(sospirando con gravità)_ ma il miglioramento dei
-segretari non è venuto. Sono ancora poveri martiri dell'intelligenza,
-in balia di sindaci ignoranti ed arroganti. La mia dignità di sacerdote
-della scienza si ribellava a quello zotico di sindaco albergatore.
-Abbiam rassegnato le nostre dimissioni al Consiglio... e, non faccio
-per dire, il Consiglio comunale comprese l'alta gravità de' miei motivi
-e mi fece una di quelle dimostrazioni...
-
-GIACOMO.
-
-Le ha accettate?
-
-PLACIDO.
-
-_(con energia)_
-
-Alla unanimità.
-
-GIACOMO.
-
-I miei rallegramenti. _(gli stringe la mano)_
-
-PLACIDO.
-
-Allora mi ricordai del signor Riccardo, ch'era stato assai buono con me
-in quei tre mesi e — in attesa di meglio — lui mi chiamò presso di sè a
-fare da maestro al suo bambino...
-
-GIACOMO.
-
-Quell'angioletto che dianzi scappava è il figlio di Riccardo?...
-
-PLACIDO.
-
-Precisamente. Angioletto ella lo chiama! Se non ci fossi io a tenerlo
-in riga! Fortuna che di me ha soggezione... Ma l'altro ieri mi ha
-tirato una pedata... e se non era...
-
-GIACOMO.
-
-_(guardandolo sorridente)_
-
-... che gli incutete soggezione...
-
-PLACIDO.
-
-... già... a momenti me ne tirava un'altra.
-
-GIACOMO.
-
-Meno male. E dite un po': la mamma del bambino?
-
-PLACIDO.
-
-La signora Ida... la seconda moglie... Già, lei sarà al fatto di tutto.
-
-GIACOMO.
-
-Cioè... sì e no. Sapevo di un secondo matrimonio... e niente più...
-Sono sei anni che viaggio all'estero, e appena ieri sbarcato a Genova,
-trovo la lettera di mio nipote che mi dà il ben tornato, annunziandomi
-il suo soggiorno nella Riviera, e invitandomi alla festa sua...
-
-PLACIDO.
-
-Già... la festa della sua signora... Oggi è l'onomastico e compion sei
-anni dal matrimonio. Si sono sposati compiuto l'anno dalla morte di
-quella poveretta...
-
-GIACOMO.
-
-Povera Lea!... Com'è finita?
-
-PLACIDO.
-
-Eh, il suo Riccardo non l'ha potuta veder più, perchè, mórtale
-appena la mamma, il duca padre, che da un pezzo meditava il castigo,
-l'ha tenuta presso di sè come in carcere: e un bel dì, con l'aiuto
-di alte influenze e di preti, l'ha fatta scomparire in un convento
-all'estero... fin laggiù nella Spagna. Per quante ricerche e ricorsi
-alle autorità, non s'è mai potuto saper dove, finchè, a troncare le
-ricerche, un bel giorno dall'ambasciata pervenne al signor Riccardo un
-certificato di morte...
-
-GIACOMO.
-
-Su cui si vede che ha pianto assai...
-
-PLACIDO.
-
-Però della morta se ne ricorda... Guardi qui. _(gli mostra il busto di
-Lea fra due altri)_
-
-GIACOMO.
-
-_(appressandosi al busto)_
-
-Ah! il busto di Lea!... _(lo guarda)_ Poveretta!... _(osservando
-insieme anche i due busti vicini)_ Meno male, l'ha messa tra Vittoria
-Colonna e Veronica Gambara; così, in compagnia delle donne illustri, la
-poveretta non si può lamentare...
-
-PLACIDO.
-
-_(additandogli la corona appesa al busto)_
-
-Ma, vede, ci ha messo anche la ghirlanda!... E ogni tanto ce la
-rinnova. Anche gli antichi, come Lei sa benissimo... _«Amaranti
-educavano e vïole...»_
-
-GIACOMO.
-
-_(prevenendogli in fretta il resto della citazione per impedirgli di
-continuare)_
-
-_«Su le funebri zolle.»_ Mi congratulo. _(guardando ancora il busto)_
-Dormi, dormi laggiù, povera morta!... _(rivolto al maestro)_ E son sei
-anni...
-
-PLACIDO.
-
-Dal matrimonio oggi in punto. Oggi la festa.
-
-
-SCENA III.
-
- DETTI _e_ RICCARDO.
-
-
-RICCARDO.
-
-_(sì è affacciato dal villino all'ultime parole e va ad abbracciar lo
-zio)_
-
-E la presenza di zio Giacomo renderà la festa più completa per la mia
-signora e per me!... _(lo abbraccia)_ Caro zio! quanto tempo!... e
-quante cose!
-
-GIACOMO.
-
-_(asciutto)_
-
-Ah sì, molte.
-
-RICCARDO.
-
-E come la mia Ida sarà contenta! Ella ti conosce come un vecchio amico.
-Ti ha sentito tanto da me nominare... Ora la vedrai...
-
-GIACOMO.
-
-Grazie.
-
-RICCARDO.
-
-E hai visto qui _(additandogli Placido)_ una antica conoscenza...
-
-GIACOMO.
-
-Nell'esercizio di funzioni nuove...
-
-RICCARDO.
-
-Che farà del mio Peppino...
-
-PLACIDO.
-
-_(inchinandosi con gravità)_
-
-... un cittadino utile all'umanità, profondo nella interpretazione dei
-poeti, docile coi maestri, pronto di mano, pronto di piedi... _(accenna
-col gesto una pedata)_... fin troppo...
-
-RICCARDO.
-
-Basta, basta... Signor Placido, corra ad avvertire la signora che c'è
-lo zio...
-
-PLACIDO.
-
-Ma subito... _(porta via la valigia di Giacomo e nell'andarsene ripete
-fra sè a mezza bocca:)_ Sicuro, di piede fin troppo. _(entra nel
-villino)_
-
-
-SCENA IV.
-
- RICCARDO _e_ GIACOMO
-
-
-GIACOMO.
-
-Lascia un po' che ti guardi...
-
-RICCARDO.
-
-Guardami pure. Che hai?
-
-GIACOMO.
-
-Eh, tutti i gusti son gusti. C'è chi, di mogli, ne ha troppo di una. A
-te ce ne voglion due. Non meritavi di perdere la prima.
-
-RICCARDO.
-
-Ma tu vedi in me semplicemente... un essere felice!
-
-GIACOMO.
-
-Vedo, vedo! Peccato che tutti non possano dire così... E... _(gli
-addita il busto di Lea)_ quella poverina?
-
-RICCARDO.
-
-_(con un sospiro)_
-
-Morta!
-
-GIACOMO.
-
-_(osservandolo)_
-
-Quando Boezio in carcere scrisse il trattato della _consolazione_, si
-vede che non lo ha scritto per te. Fai presto tu a consolarti... e a
-servirti delle mogli morte per uso di decorazione nei giardini delle
-mogli vive!
-
-RICCARDO.
-
-Sei sempre ingiusto con me. Le seconde nozze sono anche un po' opera
-tua.
-
-GIACOMO.
-
-Ma se ti dico che hai ragione! Di un po', e questa almeno la ami?
-
-RICCARDO.
-
-Alla follia...
-
-GIACOMO.
-
-Come l'altra. Si intende.
-
-RICCARDO.
-
-Sei ingiusto, ti ripeto. Ricordati ch'io non volevo lasciarla andare al
-letto di sua madre...
-
-GIACOMO.
-
-E siccome era un delitto contro natura, te l'ho impedito... E se te ne
-fosse rincresciuto, e te ne fosse rimasto il rimpianto, adesso non mi
-faresti tanta cera...
-
-RICCARDO.
-
-Intanto così ella mi fu rubata...
-
-GIACOMO.
-
-Come tu l'avevi rubata prima...
-
-RICCARDO.
-
-E io quel giorno ho creduto di morirne... I pochi mesi vissuti con Lea
-tra l'ansie della fuga e del nascondersi, che rendevano ora tristi ora
-febbrili i nostri baci, eran passati su di me come un sogno fuor del
-quale mi parea di non poter vivere... Girai otto mesi per cercarne le
-traccie... Invocai i miei diritti, minacciai, ricorsi a magistrati, a
-consolati, a legazioni... tutto fu inutile... Otto mesi la poveretta
-irreperibile languì in un convento... e il console che mi trasmise il
-suo atto di morte non potè darmi neppure una sua riga, neppure un suo
-ricordo, una ciocca di capelli che mi recasse il suo ultimo addio!...
-
-GIACOMO.
-
-_(con flemma ironica)_
-
-Allora abbiamo celebrate le esequie e dato sfogo alle lagrime. Quando
-il vaso delle lagrime fu pieno, e non ce ne stava neppure una di più...
-allora...
-
-RICCARDO.
-
-Oh, la provvidenza...
-
-GIACOMO.
-
-Ti mandò un angelo consolatore. Per questi regali non c'è che lei. Eri
-nato per essere marito ad ogni costo.
-
-RICCARDO.
-
-Tu ridi. Ma è proprio così. Dopo un anno, di quel sogno antico di
-voluttà e di dolore era rimasta una mestizia blanda in mezzo a cui
-venne a posarsi l'imagine di Ida. Non fu il turbine violento improvviso
-della prima volta... fu una dolce simpatia che a poco a poco mi vinse.
-La mia prima avventura aveva interessato Ida a me: mi parlava spesso
-della mia povera morta rapita: si impietosiva meco su lei. Così l'ombra
-di Lea, invece di frapporsi come un funebre ostacolo, continuò a star
-fra noi, affievolendosi, scolorandosi, smarrendo i contorni a poco a
-poco, finchè un bel giorno m'accorsi che l'ombra non c'era più... ma
-si era mano mano, insensibilmente tramutata nelle sembianze di Ida...
-La felicità presente non l'avrò meritata — ma so che le mie nozze,
-sono felici — e la verità del mio vivere è cominciata da qui. E poi...
-hai visto? Ora non siamo più soltanto due sposini... due tortore che
-tubano... non ci chiamiamo più soltanto l'_amore..._ ci chiamiamo — la
-_famiglia_.
-
-GIACOMO.
-
-Ho visto.
-
-RICCARDO.
-
-N'è vero ch'è bello il mio Peppino?
-
-GIACOMO.
-
-Non gli insegnerai a rubar ragazze...
-
-RICCARDO.
-
-Cattivo! Ma vieni dunque a veder Ida... Poi avrai bisogno di cambiarti,
-riposarti...
-
-GIACOMO.
-
-Eh, un sonnellino magari... ho perso la notte. E tutte le volte che
-vedo un uomo felice, o mi vien sonno... o mi vien appetito.
-
-RICCARDO.
-
-_(ridendo)_
-
-Ah, ah! _(entrano nel villino)_
-
-
-SCENA V.
-
- LEA _e un_ GIARDINIERE _(che poi esce)._
-
-
-_(Lea entra dal fondo, pei viali, vestita a nero)_
-
-GIARDINIERE.
-
-_(accompagnando Lea)_
-
-Di qui... signora. Ecco, quella è precisamente la palazzina del signor
-Verneda.
-
-LEA.
-
-Grazie.
-
-GIARDINIERE.
-
-La signora desidera ch'io vada ad annunziarla?
-
-LEA.
-
-No, no, grazie, buon uomo. Non occorre. Attenderò, _(mentre il
-Giardiniere s'avvia, come pentitasi, lo richiama)_ Cioè dite...
-
-GIARDINIERE.
-
-Che cosa?
-
-LEA.
-
-_(vorrebbe interrogarlo e si ripente)_
-
-No, no, niente, andate pure.
-
-GIARDINIERE.
-
-_(guardandola nell'andarsene)_
-
-Che originale!
-
-LEA.
-
-_(sola) (uscito il Giardiniere corre verso il villino chiamando)_
-
-Riccardo!... _(si arresta di botto)_ Son pazza!... Dio mio! come il
-cuor batte! par voglia scoppiarmi!... Egli è là, il mio Riccardo...
-L'ho tanto sospirata quest'ora... perchè adesso ch'è giunta, ho
-paura?... Sett'anni! Riccardo ed io eravamo poco più che fanciulli...
-e l'oblio ricopre tanto presto gli assenti, come l'erba le fosse...
-Se egli... _(si scuote, cacciando il pensiero)_ Ah, mai! il dramma che
-ci unì non è di quelli che si dimenticano... Povera mamma mia! la tua
-morte meritava la mia lunga espiazione... ma tu mi hai perdonato...
-perchè io sono qui. _(si guarda intorno, vede il proprio busto,
-s'avvicina, lo riconosce)_ Che vedo! son io! son io!... Dunque ei
-mi ricorda! dunque mi aspetta!... _(cade in ginocchio)_ Grazie, o
-mamma!... E anch'io t'ho aspettato, mio Riccardo! Come voglio tornar
-bella per te!... amarti per tutto il tempo perduto!... _(si avvia
-risolutamente verso il villino: a un tratto, ode dalla macchia a
-sinistra la voce del bambino: si arresta, come fulminata, in ascolto)_
-
-PEPPINO.
-
-_(di dentro, dalla macchia)_
-
-Non mi pigli...
-
-PLACIDO.
-
-_(di dentro, dalla macchia)_
-
-Ah no? ti ci ho colto, birichino. Aspetta me.
-
-PEPPINO.
-
-E io scappo!...
-
-PLACIDO.
-
-Lo dirò alla mamma che rubi le arancie invece di dir la poesia...
-
-PEPPINO.
-
-E io non la voglio dire la tua poesia, perchè è brutta. E no, e no, e
-no...
-
-PLACIDO.
-
-Ah, è brutta? Le perle ai porci.
-
-PEPPINO.
-
-Sì, sì, brutta, brutta!...
-
-PLACIDO.
-
-Te la darò io. Giù quell'arancia...
-
-PEPPINO.
-
-Io no... voglio giuocar alla palla!...
-
-PLACIDO.
-
-_(più minaccioso)_
-
-Giù quell'arancia!...
-
-PEPPINO.
-
-E io te la tiro!...
-
-PLACIDO.
-
-_(colpito)_
-
-Ahi!... birbante! il mio naso! ora me la paghi!... _(tutto questo
-dialogo, nell'interno della macchia è seguito avidamente da Lea
-immobile, come impietrata dal terrore)_
-
-
-SCENA VI.
-
- PLACIDO _e_ LEA, _poi_ PEPPINO.
-
-
-PLACIDO.
-
-_(sbucando dalla macchia sulla scena, in traccia del piccino, tenendosi
-il fazzoletto al naso)_
-
-Uff!... che serpentello! che serpentello ha da venire!... Ma che cosa
-farà con quelli che non gli mettono soggezione! Ah, il mio naso! Ehi là
-Giovanni... _(chiamando il giardiniere, s'allontana)_
-
-PEPPINO.
-
-_(uscito il pedagogo di scena, Peppino ancora celato dalla folta
-macchia, entro cui si suppone arrampicatosi sopra un albero, lascia
-cadere due o tre aranci sulla scena; poi sporge circospetto fuor della
-macchia verde la testolina, per assicurarsi che il maestro non ci sia)_
-
-Non c'è più.
-
-LEA.
-
-_(guardandolo atterrita)_
-
-Cielo!...
-
-PEPPINO.
-
-_(vedendola e avanzandosi)_
-
-Una signora!... _(le gira attorno con circospezione e curiosità
-infantile, intanto che raccatta le arancie)_ Ne manca una...
-_(s'avvicina adagino a Lea, guardando per terra, se essa l'avesse tra i
-piedi: poi si risolve a dirigerle la parola)_ Tirati in là!...
-
-LEA.
-
-_(lo guarda sempre più fissa, immobile, con ispavento: poi fa uno
-sforzo sopra sè stessa e dà una crollata di spalle)_
-
-Ah! che pazza! m'ha fatto paura!... è il bimbo di qualche vicino! È
-venuto di lì e la casa invece è da questa parte.
-
-PEPPINO.
-
-_(tirandola per la veste)_
-
-Ma tirati in là. Ci hai sotto la mia arancia...
-
-LEA.
-
-_(non rassicurata dalle proprie parole, si lascia macchinalmente tirar
-in là dal piccino che la tira per l'abito, seguitando a fissarlo con
-espressione di sgomento — poi in un nuovo sforzo di rassicurare se
-stessa e discacciare l'idea balenatagli, gli butta febbrilmente le
-braccia al collo)_
-
-Ma sì, piccino mio!... angiolo mio!... come sei bello!... come sei
-bello!...
-
-PEPPINO.
-
-_(si lascia accarezzare e mangia uno spicchio di un'arancia)_
-
-Non mi voleva lasciar mangiare le arancie quel brutto cattivo... _(a
-Lea)_ Te... ne vuoi?... _(le offre uno spicchio)_
-
-LEA.
-
-_(continuando a carezzarlo, china su lui)_
-
-No, no, grazie, amore. Tienle per te. Come ti chiami?...
-
-PEPPINO.
-
-Peppino... e te?... _(la voce di Ida dall'interno del villino chiama:
-«Peppino! Peppino!»)_ La mamma chiama!...
-
-LEA.
-
-_(percossa dalla voce di Ida che le giunge dal villino)_
-
-Cielo!... di là!... Ah! _(si alza atterrita, ributtando bruscamente
-indietro Peppino e strappa dal busto ch'è lì presso la ghirlanda di
-fiori che vi è appesa)._
-
-PEPPINO.
-
-Ah!... Cattiva anche te!... Perchè strappi i fiori?... Non son tuoi.
-Son di papà... Lo dirò alla mamma!... _(chiamando)_ mamma... _(mentre
-Ida dall'interno lo chiama ancora, il piccino correndo rientra nel
-villino)._
-
-LEA.
-
-_(cogli occhi sbarrati, fissi verso la porta per cui Peppino è
-scomparso, e segnando del dito la direzione, indietreggia come per
-terrore, balbettando):_
-
-Di là!... di là!... _(mentre ripete con voce di spavento questi
-monosillabi, seguita a indietreggiare vacillando, poi si copre delle
-mani, in atto di angoscia suprema, il volto, e scompare dentro la
-macchia, nel punto che Ida di cui si ode la voce avvicinarsi, entra in
-iscena)_
-
-
-SCENA VII.
-
- IDA, PEPPINO _(rientrando con la mamma)._
-
-
-IDA.
-
-_(a Peppino)_
-
-Che facevi qui fuori? Che hai? _(vedendolo cercar intorno con
-l'occhio)._
-
-PEPPINO.
-
-_(non vedendo più Lea)_
-
-Tò — non c'è più.
-
-IDA.
-
-Più... Chi?
-
-PEPPINO.
-
-C'era qui una signora cattiva... che mi ha picchiato...
-
-IDA.
-
-Picchiato?... Che! che!... se vedo io chi picchia il mio Peppino!...
-
-PEPPINO.
-
-Sì, sì, era qui adesso. È scappata via...
-
-IDA.
-
-Com'era?
-
-PEPPINO.
-
-Come quella lì... _(addita il busto di Lea)_ E ci ha strappato i
-fiori...
-
-IDA.
-
-_(vedendo la ghirlanda a terra)_
-
-Che vedo!...
-
-PEPPINO.
-
-È stata lei! Quella cattiva! ma è scappata!...
-
-IDA.
-
-_(cogitabonda)_
-
-(Che è ciò?...)
-
-PEPPINO.
-
-_(raccogliendo la ghirlanda da terra, la porge alla mamma da rimettere
-attorno al busto)_
-
-Mamma, ce la rimetti?
-
-IDA.
-
-_(con gesto brusco glie la toglie e la torna a buttar via)_
-
-Lascia stare...
-
-PEPPINO.
-
-_(s'allontana guardando intorno)_
-
-O dove è andata?... _(minacciando con le manine)_ se la trovo... se la
-trovo... _(esce per il parco)._
-
-
-SCENA VIII.
-
- IDA _sola, poi_ RICCARDO.
-
-
-_(Ida, repentinamente fatta triste e come assorta, guarda lungamente
-l'immagine di Lea. Riccardo esce dalla villa, le si avvicina in punta
-di piedi da dietro le spalle, le chiude gli occhi e la distoglie dalla
-contemplazione con un bacio)_
-
-RICCARDO.
-
-Gelosa!
-
-IDA.
-
-_(volgendosi)_
-
-Riccardo!... Ah! _(gli si butta vivamente al collo)_
-
-RICCARDO.
-
-Che guardavi?
-
-IDA.
-
-_(appesa al collo di lui)_
-
-Niente.
-
-RICCARDO.
-
-Niente? Ti ho visto, _(con dolce rimprovero additandole la ghirlanda
-per terra)_ E quei fiori strappati!... Gelosa di un'ombra!...
-
-IDA.
-
-Non li ho strappati io... li ha strappati qualcuno... Una donna che è
-passata di qui...
-
-RICCARDO.
-
-Una donna?
-
-IDA.
-
-Peppino l'ha vista. Vuoi ridere? Diceva che somiglia a quella lì.
-
-RICCARDO.
-
-_(sorridendo)_
-
-Perchè non dirmi addirittura che è di qui passato uno spirito?
-Pazzerella!... e dai retta a quel folletto burlone...
-
-IDA.
-
-No, no... non è questo... Volevo dire...
-
-RICCARDO.
-
-Volevi dire che scegli male il giorno per essere di cattivo umore...
-Sai che cosa mi diceva testè lo zio? Che ha compreso, vedendoti, come
-fatta la follia di un matrimonio, si possa commettere la seconda. Sai
-che gli hai fatto una grande impressione?!
-
-IDA.
-
-_(cercando rasserenarsi e sorridendo)_
-
-Si vede! Non s'è fermato cinque minuti... e ha chiesto subito di
-passare nella sua stanza...
-
-RICCARDO.
-
-Era stanco del viaggio... ed è un uomo alla buona, senza complimenti...
-Ma lo sentirai oggi a tavola...
-
-IDA.
-
-Tuo zio l'ha conosciuta la tua prima moglie, Lea?...
-
-RICCARDO.
-
-Sì, che l'ha conosciuta. Ma e dalli con Lea! Lasciamo stare —
-sopratutto oggi — i poveri morti — e non portiamo via loro i fiori...
-_(fa per prendere la corona di fiori e rimetterla a posto. Ida gli
-ferma il braccio)_
-
-IDA.
-
-No... lasciali...
-
-RICCARDO.
-
-_(sorpreso)_
-
-Ida!...
-
-IDA.
-
-_(con insistenza mista di mestizia)_
-
-Lasciali, te ne prego. Quei fiori, sai bene, io stessa ce li ho posti
-insiem con te. Io stessa ho sempre trovato pio il tuo ricordo, come
-impetrasse da quell'ombra perdono e benedizione al nostro amore. Ma
-oggi non so... sono triste... Oggi quel ricordo mi pare che s'alzi
-fra noi. _(trattenendogli ancora di nuovo il braccio)_ Te ne prego!...
-Riccardo, mio Riccardo, ritornano i morti?
-
-RICCARDO.
-
-Ma sai che si direbbe che tu sia impazzita? Ed è proprio oggi, nella
-festa del nostro amore, che ti passano pel capo di queste ubbie?...
-
-IDA.
-
-_(insistente, supplichevole, affettuosa)_
-
-Chiamale ubbie! Ma sei tu che me l'hai messe in mente. Te ne ricordi?
-
-RICCARDO.
-
-Di che cosa?...
-
-IDA.
-
-_(appoggiando con affettuosa mestizia la testa sulla spalla di lui,
-mormora a voce piana e lenta senza guardar Riccardo)_
-
- «Un fior sovra un tumulo spiega...»
-
-RICCARDO.
-
-_(un gesto vivo gli sfugge, come per porle la mano alla bocca e
-impedirle di proseguire)_
-
-Ida!...
-
-IDA.
-
-_(vivamente)_
-
-No, no, lasciami dire... Non è per rimproverarti... È perchè allora sei
-stato sincero, che t'ho preso a voler bene. Mi sei apparso bello nel
-dolore... Ma ciò che mi scrivesti è scritto qui. _(accenna il cuore)_
-
- «Un fior sovra un tumulo spiega
- La pompa dei vivi color:
- Simile all'amor che ne lega,
- Ei vive... lo splendido fior!
-
- «Un triste mister dello stelo
- Gli dona la ricca beltà....:
- Ei mesce l'umore del cielo
- Con quel che la fossa gli dà.
-
- «S'intesson le tenui radici
- Con trecce lunghissime d'or....:
- L'amor che ne rende felici
- Le stesse radici ha del fior.
-
- «Ma a mezzo la notte, lorquando
- Pia scorge la stella brillar,
- Il fior la sua stella adorando
- Da sotto si sente chiamar.
-
- «— L'olezzo io t'ho dato e i colori,
- O immemore, amante del ciel!... —
- Ahi, getta fra i nostri due cori
- Lo stesso lamento un avel.»
-
-_(mentre Ida dice i versi, con voce lenta, dolce, mestissima, Riccardo
-ha gli occhi fissi a terra. Ida terminati i versi china il capo e
-piange)_
-
-RICCARDO.
-
-_(commosso, distogliendole le mani dagli occhi)_
-
-Ida... Ida... perchè piangi?
-
-IDA.
-
-Perchè fui una egoista allora, lo sento. Quella immagine morta che
-mi immolavi solleticava il mio orgoglio. Mi allettava trionfar d'una
-memoria. Oggi quella memoria si vendica. Mi fa triste... come se dalla
-tomba quella imagine minacciasse il nostro amore...
-
-
-SCENA IX.
-
- DETTI _e_ PEPPINO, _poi_ LEA.
-
-
-PEPPINO.
-
-_(rientrando dal parco)_
-
-Mamma!...
-
-RICCARDO.
-
-_(chiamando senza scostarsi da Ida)_
-
-Peppino! Vieni qui. _(Peppino accorre, Riccardo lo bacia, poi
-presentandolo a Ida)_ E contro le minaccie della tomba questo angiolo
-guardiano non ti basta?
-
-IDA.
-
-_(abbracciando convulsa Peppino e poi Riccardo)_
-
-Oh l'angiolo mio! mio Riccardo!
-
-RICCARDO.
-
-_(additandole il busto di Lea)_
-
-Domani non lo vedrai più. Lo faremo portar via... Sei contenta?
-
-IDA.
-
-Sì... Sì... _(sorridente fra le lagrime)_
-
-PEPPINO.
-
-_(baciando la mamma)_
-
-Mammina mia, come sei bella!...
-
-RICCARDO.
-
-Le carezze di Peppino e i baci miei... dimmi ancora hai paura dei
-morti? hai ancora paura?
-
-IDA.
-
-Mio Riccardo! _(gli butta le braccia al collo con trasporto d'amore)_
-
-_(Lea affacciatasi da alcuni minuti al limitare della macchia, ha
-seguito con ineffabile angoscia l'ultima parte del colloquio. Alle
-ultime parole di Riccardo dà un grido acuto di dolore)_
-
-LEA.
-
-Ah! _(cade in ginocchio semisvenuta)_
-
-IDA.
-
-_(Ida e Riccardo si voltano al grido. Ida, al veder Lea, pur
-senza riconoscerla, con espressione istantanea di spavento, copre
-istintivamente della persona e delle mani il suo piccino, e additando
-Lea a Riccardo, indietreggia balbettando a voce soffocata):_
-
-Sì, sì... ho paura... ho paura...!
-
-_(Quadro — Cala la tela)_
-
-
- FINE DELL'ATTO SECONDO.
-
-
-
-
-ATTO TERZO
-
- Stanza in un appartamento del villino di Riccardo e Ida a secondo
- piano. — In fondo porta d'ingresso e un balcone. — A sinistra prima
- quinta, porta che mette alle stanze di Ida. — A destra porta che
- mette alle stanze di Riccardo. — Nella stanza quadri e alcune tele
- in corso di lavoro. — Una di esse senza cornice appesa alla parete,
- è la tela della fuga d'Egitto già veduta nel primo atto. — Mobiglio
- artistico, signorile.
-
-
-SCENA PRIMA.
-
- ZIO GIACOMO, _per un momento un_ DOMESTICO.
-
-
-GIACOMO.
-
-_(al Domestico entrando)_
-
-La signora Ida?
-
-DOMESTICO.
-
-È di là. Già tre volte ha domandato di lei, se era tornato. La signora
-par che abbia la febbre...
-
-GIACOMO.
-
-Ditele che l'attendo. _(Domestico esce)_ Povera donna... cioè...,
-povere donne tutt'e due! Ancora non saprei chi delle due sia più a
-compiangere!... Oh che pasticcio! che pasticcio!... _(passeggiando
-su e giù)_ Ecco il bel sugo dei colpi di testa della prima età!...
-Si piglia per amore il primo riscaldo di sangue, che come viene se
-ne va, e quando con la giovinezza arriva l'amor vero, ecco lo sterile
-capriccetto di un'ora torna dal fondo del passato a devastarvi la vita
-intera!...
-
-
-SCENA II.
-
- IDA _e_ ZIO GIACOMO.
-
-
-IDA.
-
-_(entrando da sinistra, dalle sue stanze, e correndo a lui affannosa)_
-
-L'avete vista?...
-
-GIACOMO.
-
-L'ho vista.
-
-IDA.
-
-_(con accento febbrile concitato)_
-
-Parlato?... _(Giacomo accenna di sì)_. E così?
-
-GIACOMO.
-
-Verrà qui. Vuol parlare con voi...
-
-IDA.
-
-_(c. s.)_
-
-Che vi disse?...
-
-GIACOMO.
-
-Quel che una moglie può dire. Che un atto di morte non basta per
-ammazzare chi è vivo e che la sua fede di matrimonio è in regola e che
-la moglie deve seguire il marito.
-
-IDA.
-
-Ma e voi?...
-
-GIACOMO.
-
-Io... non so...; di questi pasticci non ne avevo veduti fin qui che in
-teatro. Ma in atto pratico è un altro paio di maniche. Sapete il caso
-di _Miss Multon e della Donna Pallida?_
-
-IDA.
-
-Perchè?
-
-GIACOMO.
-
-Sarebbe il vostro — a rovescio — ma ci vorrebbe per voi. _Miss Multon_
-moglie colpevole del marito fido, e la _Donna Pallida_ moglie fida
-del marito infedele — han tutte e due la cattiva idea di tornare dalla
-tomba in momento incomodo. Però, sì, entrambe finiscono a pigliare il
-mondo come viene e se ne tornano via in santa pace... Eh, se per gli
-imbrogli della vita reale bastassero le ricette dei drammaturghi!...
-
-IDA.
-
-Ma voi dunque... anche voi...
-
-GIACOMO.
-
-Io son d'avviso che nella vita reale nè Miss Multon nè la Donna Pallida
-avrebber rifatto la strada. Perchè tutt'e due quelle prime mogli avean
-figliuoli. E prima che una madre rinunzi alla sua prole...
-
-IDA.
-
-_(vivissima)_
-
-Ah, nevvero! Ma di prole costei non ne ha. Ma non è una madre che torna
-dalla tomba. La madre son io. Il diritto materno è per me.
-
-GIACOMO.
-
-_(con flemma)_
-
-Abbiamo anche degli esempi in contrario. Il conte Glauco, per esempio,
-che ritorna dalle crociate, con un fior di sposa e il bambino annesso,
-e trova la prima moglie, dal dolor dell'assenza, ancora viva. Il guaio
-è che il codice l'han fatto dopo le crociate... e quindi regola le cose
-alla moderna...
-
-IDA.
-
-_(impaziente)_
-
-E dunque... e dunque?...
-
-GIACOMO.
-
-E dunque, qui bisogna trovare il modo di convincere Lea; altrimenti
-(tant'è... meglio dir tutto...) altrimenti in linea legale, da qui non
-s'esce che in questi modi:
-
-_a)_ con un'azione di nullità da parte di Lea, e un processo di bigamia
-da parte del Fisco... _(Ida fa un gesto di spavento che l'altro calma)_
-processo seguito da piena assoluzione per causa di buona fede.
-
-_b)_ con l'obbligo a Riccardo vostro marito — se Lea insiste —
-di tenersi la prima moglie, e separarsi... _(con esitanza)_ dalla
-seconda...
-
-IDA.
-
-_(con ispavento fra sè)_
-
-Da me?!...
-
-GIACOMO.
-
-_(proseguendo titubante, senza guardarla)_
-
-... la quale a tenor di legge, non è moglie, il matrimonio essendo
-basato sulla erronea credenza di stato libero, e quindi _nullo_, art.
-56, 104, 105.
-
-_c)_ collo stigma di adulterini... ai figli delle seconde nozze, il
-quale non si può togliere, essendo di questi vietata anche l'adozione.
-Articolo 205.
-
-IDA.
-
-_(angosciata — piangente)_
-
-Dio mio!... mio figlio!... povero angiolo mio!...
-
-GIACOMO.
-
-Su, su! Colle disperazioni non si rimedia nulla. Non si tratta di
-disperarsi, ma di guardar le cose come stanno: e di convincere Lea,
-colle buone, per pietà di quella creatura, a tornarsene per la via
-ond'è venuta...
-
-
-SCENA III.
-
- DETTI _e_ LEA; _più tardi_ PEPPINO.
-
-
-LEA.
-
-_(affacciatasi all'ingresso, alle ultime parole avanzandosi)_
-
-E chi oserebbe domandarglielo? _(a Giacomo)_ Voi no, non è vero?...
-
-IDA.
-
-Signora!...
-
-LEA.
-
-Perdonate, signora, se non mi sono fatta annunziare. Nella casa di mio
-marito non mi è parso necessario...
-
-IDA.
-
-Ma io non so...
-
-LEA.
-
-Voi non sapete da che strada i morti ritornino fra i viventi. Felice
-voi!... Ma che importa! Pur che tornino. Ah, c'è del freddo laggiù! Fa
-così bene anche ai poveri morti tornare a riscalducciarsi quassù, sotto
-il sole!
-
-IDA.
-
-Dio mio!...
-
-LEA.
-
-Signor Verneda, avete avvertito la signora delle mie intenzioni? I
-fantasmi, lo so, sulla terra non han diritti; ma le mogli _vere_ si
-dice che ne abbiano... se non vi rincrescesse lasciarci breve ora sole?
-
-GIACOMO.
-
-Come v'aggrada!... (Oh che imbroglio!) _(nell'andarsene s'avvicina
-ad Ida e le parla sottovoce)_ Coraggio!... Parlatele colle buone!...
-tornerò!... _(a Lea appressandosele)_ Siate pietosa! _(guardandole
-entrambe con compassione)_ (Oh che imbroglio!) (_esce)_
-
-
-SCENA IV.
-
- LEA _ed_ IDA.
-
-
-_(Ida si lascia cader sopra una sedia e sta angosciata, muta)_
-
-LEA.
-
-Dunque pare che io sia venuta in mal punto e che molte cose si siano
-cambiate in casa mia _(gesto vivo di Ida)_ — di mio marito — dopo
-la mia assenza dai vivi. Voi non ne avete colpa, lo so. Il destino
-fu amaro ad entrambe. Ma più a me che a voi... Perchè nel cuore di
-Riccardo voi siete la gioia viva dell'oggi, io l'ombra mesta di un
-tempo che fu. Ma pesa, ma è triste anche all'ombre l'oblìo! Che colpa è
-la loro se non sanno rassegnarvisi?...
-
-IDA.
-
-Dio! Ma da che inferno...
-
-LEA.
-
-Da che inferno sono uscita? Che v'importa di saperlo! Pur che uscita
-ne sia. E poi, se l'inferno mi manda, i tormentati hanno diritto ad
-un sollievo. Voi non li conoscete quei tormenti, beata voi!... Voi
-lo ignorate che cosa sia piombar violentemente, nell'alba della vita,
-dalle braccia di uno sposo amante al freddo giaciglio di un sepolcro di
-vivi!... Vedersi a sedici anni, in un attimo, tutta la festa del vivere
-mutata nel silenzio e nel buio!... Mi credettero, mi vollero morta; —
-eppure là tra le fredde pareti di un chiostro, nelle notti lunghe di
-pianto, un pensiero, uno solo mi confortava; queste lagrime ch'io verso
-saranno le sue, queste notti saranno lunghe anche a lui!... Ei non
-ristarà dal cercarmi, finch'ei non l'abbia trovata la sua Lea!... Egli
-saprà trarmi di qui!... E quando la disperazione mi diè le forze della
-fuga e la pietà d'altri m'aperse le porte non ischiuse da lui, per lui
-solo mi riapparve bella la vita! Sperai, del riapparirgli visione cara,
-inattesa, lungamente invocata, una gioia che superasse ogni delirio di
-gioia umana! Vengo... e ritrovo... il mio posto preso da voi. Ebbene,
-non è giusto. Per tutto quel ch'io soffersi, giuro a Dio che non è
-giusto. Quel posto è mio. Lo riprendo. Ecco tutto.
-
-IDA.
-
-E il suo cuore siete ben certa di riprenderlo?...
-
-LEA.
-
-E voi così certa di poterne andare superba? Oh, lo so: egli vi deve
-aver detto: Ci fu un'altra donna che amai, che ebbe il mio nome, che
-mi sacrificò ogni cosa — perfino sua madre! — e alla quale giurai
-amore sì fervido da credere che ogni facoltà umana di amare ne restasse
-esaurita. Ebbene, no, per caso, n'è rimasta ancora qualche briciola,...
-ve l'offro... e voi quella briciola l'avete raccattata, il vostro
-orgoglio se n'è accontentato! _(con accento sprezzante)_
-
-IDA.
-
-Ah, è troppo!... _(si padroneggia e ripiglia con un sforzo di calma)_ E
-se il suo discorso fosse stato diverso? Se egli fosse venuto a dirmi:
-Ida, nella vita dell'uomo si ama una volta sola e raramente quella
-volta è la prima. Nell'alba dei giorni, quando il cuore ignora le
-battaglie del dubbio e del dolore, la baldanza dell'adolescente chiama
-col nome d'amore il primo svegliarsi degl'istinti; si ama la prima
-che s'incontra per via; è il primo amoruccio che ogni uomo ritrova ne'
-suoi ricordi di scuola. Più tardi viene l'ora solenne che gli rivela la
-compagna vera. È allora veramente la prima volta ch'egli ama, ch'egli
-sa leggere nel libro eterno, ch'egli intende nell'amore tutto ciò che
-è di alto e divino... S'egli m'avesse detto o fatto credere ciò, che
-direste?...
-
-LEA.
-
-_(con calma cupa e sarcastica)_
-
-Allora direi che la sventura sta su questo amore, perchè non ha fatto
-i conti con le tombe. Direi che la vostra parte è già troppo bella,
-perchè non ve ne dobbiate accontentare e lasciar qualche cosa anche
-agli altri: perchè un amore così divino non appartiene alla terra, può
-vivere anche fuori delle sue leggi e del rispetto degli umani. Direi:
-te felice che la tua parte è migliore della mia: non lamentartene,
-serba lassù in quella sfera celeste il posto che t'ha dato l'amore: io
-serbo qui sulla terra il posto che il diritto mi dà.
-
-IDA.
-
-E siete ben sicura che lo sia... il diritto?...
-
-LEA.
-
-Se lo sono!
-
-IDA.
-
-Siete ben sicura che lo sia?! In un'ora di capriccio avete legato
-alla vostra la vita di un giovane non ancora uomo: a quel capriccio
-sagrificaste la famiglia, egli a voi sagrificò studii e amor proprio e
-avvenire. La povertà che era il suo orgoglio, l'ingegno precoce ch'era
-la sua ricchezza lo invitavano alle vie dell'onore, alle lotte superbe
-dell'arte: per voi dimenticò sè stesso, quasi adattavasi a vivere della
-vostra fortuna...
-
-LEA.
-
-Signora!...
-
-IDA.
-
-Ebbene, il destino non permise di compir l'opera. E perchè quel
-capriccio non era la fiamma divina che sfida il tempo e gli uomini,
-bastò che gli uomini vi soffiassero sopra, perchè a Riccardo nel cuore
-non ne restasse più nulla. A me nel cuore di Riccardo... questo angiolo
-resta! _(prende convulsa per mano Peppino entrato in quel mentre)_ È
-lui il mio diritto, è la madre che santifica le nozze, è la madre!...
-Voi, non madre, siete il sogno sterile, il nulla: io sono la famiglia,
-ossia il tutto!... Ma ditelo ancora che il diritto siete voi!...
-_(dette queste parole con impeto, ribacia febbrilmente il suo piccino)_
-Peppino mio!...
-
-PEPPINO.
-
-O mamma, perchè piangi? È quella signora cattiva che ti fa piangere...
-
-IDA.
-
-No, no, stai zitto, mio angiolo! Nessuno _(guardando Lea)_ vuol far
-male alla mamma. E di questo _(additandolo a Lea)_ che intendete di
-farne? Perchè il vostro diritto è lo stigma del bastardo per lui. Che
-male vi ha fatto questo essere? Chi avete da difendere contro di lui?
-Perchè è lui che difendo, non me. Siete piombata come il fulmine sulla
-mia vita — e sia pure. Avete per voi la legge, valetevene. Se dovrò
-uscire da questa casa, ne uscirò. Ma badate a mio figlio, badate a
-mio figlio!... perchè anche la leonessa protegge i suoi nati; così io
-proteggo il mio e non conosco un diritto più alto sulla terra, dopo
-quello di Dio!... _(entra Riccardo)_
-
-
-SCENA V.
-
- DETTI _e_ RICCARDO.
-
-
-IDA.
-
-_(proseguendo, a Riccardo che s'affaccia)_
-
-Ma vieni, vieni, Riccardo!... Ma proteggi me, proteggi il sangue tuo
-contro questo fantasma della tomba!... _(coprendo con moto convulso
-della propria persona il bambino e quasi riparandosi seco dietro la
-persona di Riccardo)_
-
-LEA.
-
-_(come per movere a lui)_
-
-Riccardo!...
-
-_(Riccardo rimane muto, visibilmente in preda a violenta lotta, gli
-occhi a terra)_
-
-PEPPINO.
-
-_(aggrappandosi alla mamma)_
-
-Mamma, mamma... non piangere!... _(a Lea)_ Signora cattiva, se
-facessero piangere la mamma tua...
-
-LEA.
-
-_(arrestandosi come fulminata dalle parole ultime del piccino)_
-
-Mia mamma!... mia povera mamma!... Morta per me!... _(cade in
-ginocchio)_ Infatti era giusto... Ecco il castigo. _(si rialza e
-va con passo risoluto al gruppo dei tre. Il piccino si schermisce
-aggrappandosi intimorito alle vesti della mamma: ma Lea chinatosi per
-baciarlo, gli parla dolcissimo)_ No, no, piccino, non aver paura. La
-mamma tua non piangerà più. _(a Ida)_ Ringraziate questa creatura...
-il vostro angiolo che ha vinto. Lasciatemi brevi istanti con lui.
-_(additando Riccardo che si è abbandonato con angoscia sopra una sedia,
-la testa nelle mani)_
-
-IDA.
-
-_(tra rassicurata e dubitosa interrogando alternamente dello sguardo
-Riccardo e Lea)_
-
-Ma...
-
-LEA.
-
-_(con voce triste ed amara)_
-
-Non vi basta la vittoria? Anche gli istanti mi vorreste contare? Oggi
-sono ancora io la legge, il diritto. Domani comanderete voi.
-
-_(Riccardo è balzato in piedi guardando Ida: questa, fissandolo, gli
-mostra il piccino che le si è avviticchiato alle vesti, e non cessando
-di additarglielo esce lenta con lui: sulla soglia abbraccia il piccino
-in uno scoppio di pianto)_
-
-
-SCENA VI.
-
- RICCARDO e LEA.
-
-
-_(rimasti soli, Riccardo al lato opposto, violentemente commosso,
-cupo, gli occhi a terra senza guardar Lea, questa dapprima dirigesi
-lentamente al balcone, vi s'affaccia, guarda fuori, poi torna verso
-Riccardo)_
-
-LEA.
-
-_(con accento calmo a Riccardo che muto immobile, le braccia conserte
-tien gli occhi a terra)_
-
-Avete udito vostra moglie?... Voi che ne dite?... _(Riccardo non
-risponde)_ Nulla? Bene, dirò io. Io avevo torto. Ed è vostro figlio
-che ha ragione. L'ho sentito nel suo pianto. È a me che tocca di
-scomparire. Scomparirò... perchè dell'oblìo vostro non pesi sopra
-quell'angiolo il castigo.
-
-RICCARDO.
-
-_(violentemente commosso)_
-
-Oh Lea! voi siete generosa e grande — ma io, io non potrò mai
-perdonarmi...
-
-LEA.
-
-Oh, non frasi, non frasi... Non è il momento. Voi vi perdonerete da
-voi stesso e questo ed altro. Siamo tutti indulgenti verso noi. Quanto
-al perdono mio, perchè dovrei negarvelo? Paghiamo entrambi l'errore di
-esserci scambiati giuramenti nell'età che i giuramenti non tengono.
-Ma dalla esistenza vostra dipendono altre. Io sono libera. Riparar
-l'errore tocca a me.
-
-RICCARDO.
-
-Così me lo dite? E niente... niente altro a dirmi avete?... Che sarà di
-voi?...
-
-LEA.
-
-Oh, non cerchiamo di intenerirci e lasciamo da banda, ve ne prego, i
-falsi scrupoli! Guardate: quando venni qui, ho creduto, ho sognato
-che il ritorno del passato fosse possibile; tanto avevo sofferto,
-aspettando di vederlo tornare!... Ora l'illusione è svanita. Perchè il
-mio amore era fatto tutto quanto di fede nel vostro: questa fede mi
-rendeva bello il soffrire, mi consolava le notti di sogni, mi faceva
-amare il mio dolore. La mia mente vi immaginava infelice, trascinante
-per il mondo, nel chiuso dell'anima, la religione di un'ora d'ebrezza,
-la fede cavalleresca a una memoria, a una imagine, a un nome. Invece...
-vi ritrovo felice ed amato, in un mondo di affetti del quale io non
-sono più. Che resta? Da un lato una vuota formula di cose morte,
-dall'altro il diritto di un essere che s'affaccia alla vita. È giusto
-che l'ombra ceda il posto al mattino. Addio.
-
-RICCARDO.
-
-No, voi non dovete, non potete così partirvene... se è vero che avete
-perdonato. Non cerco scuse... no... Nella lotta orrenda di questo
-giorno sento un castigo che meritai, ma mi sento migliore di quel
-che volle il destino. Mio figlio, quell'angiolo, dianzi nel pianto si
-lagnava di voi e ogni suo ingiusto lamento era una fitta per me. La
-vostra partenza in questa forma, mi aggiungerebbe rimorso a rimorso.
-Io non vedo nel cuor vostro le vostre intenzioni: ma vedo qui un
-sacrificio che mi fa paura. Dove contate di andare?...
-
-LEA.
-
-_(cupa)_
-
-Non so.
-
-RICCARDO.
-
-Che contate di fare?
-
-LEA.
-
-Non so. Non vi date pena. Non pretenderete che il vincolo che non fu
-catena per voi, poichè io ve ne sciolgo, resti catena per me. Muterò
-nome... andrò lontano... _(Lea parla come fra sè, con sorriso amaro, a
-voce lenta, rotta, che ha in fondo le lagrime)_ Sono giovane ancora...;
-alla mia età la vita deve avere ancora sorrisi e carezze — ne conobbi
-sì poche! anch'io ho diritto alla mia parte!... _(come cessando il
-monologo, si volge vivamente a Riccardo)_ Guardatemi! Oh, non sono
-più la ragazza da collegio, il fantoccio roseo di un tempo. Sono donna
-e bella... se fossi stata così quando ci sposammo, oh non mi avreste
-così presto dimenticata! Se fossi stata così, non li avreste obliati i
-baci di Lea! come di ferro rovente vi avrebbero bruciato le carni... e
-un altro pegno ci avrebbe riuniti... e allora anch'io, anch'io avrei
-difeso i miei nati... nel mio nido!... nel mio nido!... _(le ultime
-parole muojono in un singulto di pianto)_
-
-RICCARDO.
-
-_(violentemente commosso)_
-
-Lea!... Lea!...
-
-LEA.
-
-_(cercando ricomporsi e sorridere)_
-
-Oh, lasciatemi dargli un ultimo sguardo... al vostro nido!... _(guarda
-intorno per la stanza)_ Come si deve amar quietamente, dolcemente,
-qui dentro!... meglio che non là fra le ansie e i rimorsi, nella
-osteria del villaggio!... Ve ne rammentate?... _(con subito mutamento
-d'inflessione)_ Te ne rammenti, Riccardo?... Ah!... _(il di lei
-sguardo cade sulla tela appesa alla parete: vi si accosta e la
-addita a Riccardo)_ E questa qui ancora la lasci? La fuga in Egitto!
-_(mestissima)_ La nostra!... _(esamina da presso la tela proseguendo
-con sorriso amaro)_ Perchè non l'hai finito?... Confessa che non t'è
-bastato l'animo...
-
-RICCARDO.
-
-No... mi faceva troppo male...
-
-LEA.
-
-Lo vedi che i ricordi di certi giorni non muoiono mai interi!... E le
-sembianze della Madonna... da chi le hai copiate, te lo rammenti?...
-_(guardando la tela)_ Come era giovane allora la tua Madonna!... Però
-adesso i capelli... ce li ho più lunghi di quelli lì... più belli e
-più lunghi!... _(sempre contemplando il quadro si viene snodando la
-capigliatura che le ricade sciolta, in massa foltissima e bionda,
-fin quasi ai piedi, poi si volge a Riccardo)_ La tua Ida così non ce
-li ha!... _(indietreggiando verso il balcone guarda fisso con occhi
-ardenti Riccardo che a sua volta la guarda e par sotto il fascino
-di quella trasformazione di bellezza)_ Che mi guardi?... Perchè mi
-guardi?...
-
-RICCARDO.
-
-_(a poco a poco sotto il fascino dello sguardo di Lea le si è venuto
-accostando, e piegando un ginocchio le dice con accento soffocato,
-supplichevole, affettuosissimo)_
-
-Lea!... perdonami!...
-
-LEA.
-
-_(chinandosi su lui e prendendogli la testa nelle mani, gli susurra
-all'orecchio con accento rapido a fior di labbro)_
-
-Mi ami ancora?... Mi ami?...
-
-RICCARDO.
-
-Sì.
-
-LEA.
-
-_(c. s.)_
-
-Verresti meco?
-
-RICCARDO.
-
-Sì.
-
-LEA.
-
-_(che già si ritrova a due passi dal balcone, al sì di Riccardo
-ritirando ratta le mani dalla testa di lui, si drizza della persona ed
-esclama con accento vibratissimo)_
-
-Ah! era ciò che volevo!... _(Riccardo la guarda sorpreso: ella
-soggiunge con sentimento profondo e voce dolcissima, quasi parlando
-fra sè)_ Ora sì che l'andarsene è bello!... _(si volge a Riccardo che
-ansioso cogli occhi la interroga, gli pone affettuosa una mano sulla
-spalla e con accento dolce soggiunge)_ No... no... Vivi a tuo figlio...
-_(Riccardo volge altrove la testa e si cela la faccia nelle mani per
-nascondere il pianto. Lea si è appoggiata affettuosa sulla spalla di
-lui standogli dietro, a un passo dal balcone)_... il passato sta bene
-nella tomba... ebbe torto ad uscirne...
-
-
-SCENA ULTIMA.
-
- DETTI, IDA _e_ PEPPINO.
-
-
-_(Ida col piccino si è affacciata dall'uscio, guardando ansiosa
-Riccardo e Lea; al comparire del piccino e di Ida, Lea getta alla
-rivale un'occhiata, si stacca rapidissima da Riccardo, e rivolta verso
-Ida termina la frase)_...
-
-... e ci ritorna!...
-
-_(in un lampo si getta dal balcone, ancor prima che Ida, che ha visto
-l'atto disperato e getta un grido di terrore e d'angoscia, abbia potuto
-accorrere a lei. Risponde al suo un grido di Riccardo che si precipita
-verso il balcone, mentre Ida cade in ginocchio presso il suo bambino, e
-se lo stringe atterrita, convulsa nelle braccia)._
-
-_(Cala la tela)_
-
-
- FINE.
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] Eugenio Lombardi, il benemerito dirigente del _Teatro Manzoni_ di
-Milano.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Lea, by Felice Cavallotti
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LEA ***
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-and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
-and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
-
-
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-Foundation
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
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-Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
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-
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-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
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-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
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-
-
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-
-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
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-
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-unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
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-
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-
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-<body>
-
-
-<pre>
-
-The Project Gutenberg EBook of Lea, by Felice Cavallotti
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
-
-
-Title: Lea
-
-Author: Felice Cavallotti
-
-Release Date: August 24, 2019 [EBook #60160]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LEA ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
-</pre>
-
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-LEA
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="x-large">
-GALLERIA TEATRALE
-</p>
-
-<p class="pad2">
-TEATRO
-</p>
-
-<p>
-DI
-</p>
-
-<p class="x-large">
-<span class="smcap">Felice Cavallotti</span>
-</p>
-
-<p class="pad1">
-VOL. IX.
-</p>
-
-<p class="pad2 x-large">
-LEA.
-</p>
-</div>
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="main-t">
-LEA
-</p>
-
-<p class="pad2">
-DRAMMA<br /><br />
-<span class="x-large">IN TRE ATTI IN PROSA</span>
-</p>
-
-<p class="pad1 small">
-CON UN PROLOGO IN VERSI
-</p>
-
-<p class="pad1 x-small">
-DI
-</p>
-
-<p class="xx-large">
-<span class="smcap">Felice Cavallotti</span>
-</p>
-
-<p class="pad4">
-<span class="large g">MILANO</span><br />
-<span class="small">Presso CARLO BARBINI Editore<br />
-<i>Via Chiaravalle Num. 9</i><br />
-1890.</span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-È assolutamente proibito a qualsiasi Compagnia di rappresentare
-questo dramma, senza il consenso per
-iscritto dell'autore.
-</p>
-
-<p>
-Tutti i diritti riservati.
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>Legge 25 giugno 1865, N. 2337 e 18 agosto 1865,
-N. 2652; decreto 10 agosto 1875, N. 2680.</i>
-</p>
-
-<p>
-Questa produzione, per quanto riguarda la stampa, è
-posta sotto la salvaguardia del testo unico della legge
-6 ottobre 1882 N. 1012, sui diritti d'autore, qual proprietà
-dell'Editore
-</p>
-
-<p class="indr">
-Carlo Barbini.
-</p>
-
-<p class="center">
-Milano, 1890 — Tip. Wilmant di G. Bonelli e C.
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-</p>
-
-<p class="center large">
-PERSONAGGI DEL PROLOGO
-</p>
-</div>
-
-<ul class="pad2">
-<li>FULVIO, poeta di libretti e sciarade.</li>
-<li>BARDI, attor comico.</li>
-<li>1.º AUTORE.</li>
-<li>2.º <span class="spaced2">»</span></li>
-<li>AUTORE della <i>Lea</i>.</li>
-<li>AVVENTORE.</li>
-<li>CAMERIERE.</li>
-<li>PADRONE.</li>
-<li>&nbsp;</li>
-<li>(Avventori che non parlano).</li>
-</ul>
-<hr class="tiny" />
-
-<p class="center">
-La scena si suppone nel Caffè del <i>Teatro Manzoni</i>
-in Milano.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-</p>
-
-<h2 id="prologo">PROLOGO</h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-All'alzar della tela entra FULVIO. L'attor comico BARDI
-è già seduto per far colazione ed ha in mano un giornale.
-Un terzo avventore è immerso nella lettura di giornali e
-si alza ogni tanto a razzolare tutti i fogli che trova sui
-tavoli.
-</p>
-</div>
-
-<p class="char">
-BARDI.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(a Fulvio che entra)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Ciao Fulvio...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(va alla casella delle lettere, non trovando
-nulla, ne chiede al Cameriere)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Per me lettere?</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-CAMERIERE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Nessuna.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(al Cameriere che lo interroga tacitamente
-sull'ordinazione)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i04"> <i>Il Trovatore.</i></p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-CAMERIERE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">E... d'altro?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Un bicchier d'acqua.</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(va a sedersi, legge, cava delle carte e scrive)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-CAMERIERE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> (Che perla d'avventore!)</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-BARDI.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(dal suo tavolino, al Cameriere)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Neh! questa carne è legno. Qui ci si rompe il dente.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-CAMERIERE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">O se il signor Lombardi<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> l'ha trovata eccellente!</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-BARDI.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Vuol dir che il sor Lombardi avrà i denti migliori</p>
-<p class="i01">Dei miei. Già, dover sempre trattar con certi autori...</p>
-<p class="i01">Neh, Fulvio, senti un po' se questa è carne...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(si leva dal suo posto, va da Bardi, e prende
-sul suo piatto per assaggio un boccone
-grosso)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i04"> Oh Dio!</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(mangiando a bocca piena)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Ma questa è pietra calcare!</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-BARDI.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> N'è ver? lo credo anch'io...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(al Cameriere)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Cameriere, non vedi?</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(prende sul piatto di Bardi e assaggia un
-altro boccone grosso)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Fa sangue!</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-CAMERIERE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Vedo, vedo!</p>
-<p class="i01">Che lei è un sanguinario!...</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> E poi... aspetta...</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(taglia un altro boccone e lo mangia)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> ... io credo</p>
-<p class="i01">Che sia roba d'ier l'altro...</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(assaggia un quarto boccone)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Sicuro! è lo stufato</p>
-<p class="i01">D'ier l'altro!...</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(a Bardi)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Non mangiarlo.</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(Fulvio non ha lasciato quasi più nulla sul
-piatto. Bardi lo guarda un po' sconcertato.
-Fulvio se ne va, per tornare al suo posto,
-poi torna indietro e si versa da bere, nel
-bicchiere di Bardi, dalla bottiglia di lui)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Scusami, m'hai guastato</p>
-<p class="i01">La bocca.</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(beve e se ne va ripetendogli)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Non mangiarlo.</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(torna al suo posto forbendosi la bocca)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-BARDI.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(con rassegnazione al Cameriere)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i04"> Porta dell'altro e fa</p>
-<p class="i01">Presto, che ci ho la prova.</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> E dunque come va</p>
-<p class="i01">Con la <i>Lea</i>?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-BARDI.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> S'è provata fin qui tre volte appena...</p>
-<p class="i01">Ma sabato al più tardi andrà, credo, in iscena.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(al Cameriere)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Ehi, dammi un cappuccino... e il numero passato dell'<i>Arte</i>.</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(Cameriere la cerca e la vede in mano a
-Bardi)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-CAMERIERE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">L'è in lettura.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(si alza e va da Bardi)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Scusami, hai terminato?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-BARDI.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Cioè...</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(senza lasciarlo finire, glie la leva di mano
-e torna al suo posto. L'altro rimane male)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Grazie.</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(sorseggiando il cappuccino)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-BARDI.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(lo guarda sconcertato)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Bel tipo!</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i04"> Camerier!</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(Cameriere accorre)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i05"> Ma qui c'è</p>
-<p class="i01">Troppo latte. Ci aggiungi un sorso di caffè.</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(Cameriere eseguisce con gesti d'impazienza)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">E dunque, dimmi un poco, della <i>Lea</i> come sei</p>
-<p class="i01">Contento? Che pronostichi?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-BARDI.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Eh, proprio non saprei...</p>
-<p class="i01">Alla lettura, ai comici piaciuta è immensamente.</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(sorseggiandosi il cappuccino)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Allora è un fiasco in regola.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-BARDI.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> E infatti, veramente,</p>
-<p class="i01">Critici che l'han letta dicono che in coscienza</p>
-<p class="i01">L'è una tale scempiaggine da perder la pazienza;</p>
-<p class="i01">E che sul palcoscenico voleranno le mele...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Oh, oh! dunque è probabile che vada a gonfie vele.</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(Alcune figure mute — fattorino del telegrafo — venditore
-ambulante di zolfanelli, di cravatte — entrano
-nel caffè e vanno il fattorino
-al banco a portar dispacci, il merciaio
-a offrir la roba agli avventori: il
-Cameriere lo manda via)</i>
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(Fulvio dal suo posto, al Cameriere)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Ehi là, lo fai apposta? Ora è tutto caffè...</p>
-<p class="i01">Mettici un po' di latte...</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(gesto d'impazienza del Cameriere)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Il <i>Secolo</i>?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-CAMERIERE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(impazientito)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Non c'è.</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(addita un terzo avventore)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Se ce l'ha quel signore!</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-CAMERIERE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Vede ben ch'è impedito.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(va all'avventore)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">La scusi, con suo comodo, quando lei ha finito...</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(l'altro sentendosi parlare interrompe la lettura,
-per rispondere, Fulvio ne approfitta
-per levargli gentilmente e prestamente il
-foglio di mano)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Grazie.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AVVENTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(Stupefatto)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Perdoni, io stavo leggendo...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(ritornando col giornale al suo posto)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Oh non fa niente.</p>
-<p class="i01">Grazie. Leggo da me.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AVVENTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Ti pigli un accidente!</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(entrano dall'ingresso interno, che dà alla
-sala da bigliardo, due giovani autori, discorrendo
-e gesticolando tra di loro vivamente)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(con uno scartafaccio aperto in mano, mentre
-confabula con l'altro)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Credi quell'uomo è meglio levarcelo d'attorno.</p>
-<p class="i01">Dammi retta, ammazziamolo.</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(si volge, nel dir questa parola, al Cameriere
-che la crede a sè diretta)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-CAMERIERE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(spaurito)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Eh?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(al Cameriere)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Due cognac.</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(agli altri presenti)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Buon giorno!</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-2.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Bene, ammazzalo tu.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Non mi sento.</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-2.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i04"> Perchè?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Quegli altri due assassinj gli hai già lasciati a me...</p>
-<p class="i01">Se devo fare io tutto... tutto io...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(interloquendo dal suo posto)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Tanto più quando</p>
-<p class="i01">In galera ci è posto per tutti e due.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(non avendo ben inteso)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Che?... quando?</p>
-<p class="i01">Cosa?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Dicevo, quando accoppati se n'è</p>
-<p class="i01">Già un paio, è più economico spedirne almeno tre.</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(fa cenno al Cameriere di portare tre bicchierini
-invece di due)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">La finisci?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Ho finito.</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(al Cameriere che ha portato tre bicchierini)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Perchè tre bicchierini?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(alzandosi e prendendone uno)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">È il mio. Grazie. Ehi bottega!</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(accenna al Cameriere i due Autori)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Pagano i due assassini.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Cioè...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Zitti. È qui Bardi, che ci ha da dir sincera</p>
-<p class="i01">La sua intorno alla Lea.</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(gesti vivissimi di attenzione dei due)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-BARDI.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Che ho a dir? dopo ieri sera</p>
-<p class="i01">Non giuro più di niente. Quando una porcheria</p>
-<p class="i01">Di quella fatta il pubblico ti manda in frenesia...</p>
-<p class="i01">C'è da perder la testa...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Sfido! con quel po' po'</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span></p>
-<p class="i01">Di <i>claque</i>! Saranno stati, <i>paganti</i>, sì e no</p>
-<p class="i01">Duecento...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-2.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Ed aver faccia tosta la Direzione</p>
-<p class="i01">Di affiggere: <i>esauriti i palchi e le poltrone!</i></p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Però del resto hai visto staman la <i>Lombardia</i></p>
-<p class="i01">Come ben te lo concia?!</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-2.º AUTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(vivamente)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Ah proprio?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> In fede mia,</p>
-<p class="i01">Quello sì ch'è un articolo! Te lo stronca il lavoro</p>
-<p class="i01">In un modo! in un modo!... Leggilo. Val tant'oro.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-2.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Questo però non toglie che ci sarà una piena</p>
-<p class="i01">Questa sera... vedrai...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Che vuoi farci? La scena</p>
-<p class="i01">L'hanno ancora in man loro, queste mummie impagliate</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span></p>
-<p class="i01">Di rètori e romantici, fin quando avrem spazzate</p>
-<p class="i01">D'Augìa le stalle e l'arte dalle loro imposture,</p>
-<p class="i01">Del Ver noi campion giovani, con la face e la scure.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-2.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">E dire che, se invece d'arte moderna e vera,</p>
-<p class="i01">Noi due pur fatto avessimo un dramma di maniera,</p>
-<p class="i01">Al posto della diagnosi del novo io femminino</p>
-<p class="i01">Stemprando azzurro e zucchero, come questo cretino,</p>
-<p class="i01">Vedevi che successo di repliche entusiaste...</p>
-<p class="i01">E invece...</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(sospira)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(interloquendo dal proprio posto, mentre legge)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Invece furono tórsoli e mele guaste.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(volgendosi indispettito)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Almen noi non si ruba! E le commedie mie,</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(il collega gli fa un gesto di rimostranza,
-ed egli corregge il mie)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Le tue, nostre...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Son vostre, sebben sian porcherie.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-2.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Crepa.</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Lascialo dire.</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(pigliando a parte, sotto braccio, il compagno,
-gli dice sotto voce con aria di mistero)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Somarelli ha trovato</p>
-<p class="i01">Un libro da cui tutto il dramma fu rubato</p>
-<p class="i01">Di peso, tale quale...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-2.º AUTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(vivissimo gongolante)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Davver? L'hai letto?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> No,</p>
-<p class="i01">Ma doman Somarelli mel porta e te lo dò.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-2.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Bisogna pubblicarlo... Proprio, dici... tal quale?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Se ti dico... due gocciole!... Il terz'atto, il finale</p>
-<p class="i01">I dialoghi...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-2.º AUTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(fregandosi le mani)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Oh bellezza!</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Zitto, c'è qui l'Autore.</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(L'Autore della Lea entra dall'ingresso che
-dà sulla via)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-2.º AUTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(guardandolo di traverso)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">(Plagiario!)</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Buon dì a tutti.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º e 2.º AUTORE, BARDI.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Gloria al trionfatore!</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(solenne e commosso va ad abbracciarlo, come
-se la commozione gli togliesse la parola)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Si parlava di te. Già non ti dico niente...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-2.º AUTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(stessa mimica)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Nemmen io. Bevi e tocca! Corpo d'un accidente!</p>
-<p class="i01">Si chiamano, eh, successi!...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Non mi lagno.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Davvero?</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-2.º AUTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(offrendogli un bicchierino)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Mi devi un par di guanti. Tocca!</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Grazie! Sincero</p>
-<p class="i01">Dimmi: che te ne par?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Non dico niente. Sei</p>
-<p class="i01">Tu e basta. Solamente... io forse ne farei</p>
-<p class="i01">Quattro atti e non tre soli...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Eh?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Già. L'azion mi pare</p>
-<p class="i01">Troppo stretta. A poterla in quattro sviluppare...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Vedrò.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-2.º AUTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(pigliandolo sotto braccio e tirandolo da parte)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Scusa: permetti un sol parere a me?</p>
-<p class="i01">Io già in due atti soli vorrei ridurre i tre.</p>
-<p class="i01">Serberei la gran scena del duel — quella è arte!&nbsp;—</p>
-<p class="i01">E taglierei di pianta la scena delle carte.</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Se al pubblico è piaciuta!</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-2.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Piaciuta qui... ma aspetta</p>
-<p class="i01">Che la diano a Torino... e poi mi darai retta.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(volgendosi all'altro dei due autorelli)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Senti Oreste!... Merlini qui dice che la scena</p>
-<p class="i01">Delle carte...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> È stupenda, sicuro. Però qui, da fratello,</p>
-<p class="i01">Io taglierei di pianta la scena del duello.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">(Eccomi orizzontato!) Grazie!...</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(cambiando discorso)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Ed a che ne siamo</p>
-<p class="i01">Della commedia vostra?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Merlini ed io ci stiamo</p>
-<p class="i01">Dividendo il lavoro. Andiam nelle idee d'arte</p>
-<p class="i01">Tanto d'accordo...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Vedo!</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Che ognun fa la sua parte</p>
-<p class="i01">Quasi senza bisogno dell'altro. Scusa sai...</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(lo lascia per volgersi al suo compagno)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Finiam la divisione...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Oh fa pure! fai! fai!</p>
-<p class="i01">Ohe, là, Bardi! E la prova?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-BARDI.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Manca men di mezz'ora.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Bravo, per quei due tagli, possiam combinar ora.</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(L'autore va a sedersi al tavolino di Bardi,
-estrae il copione e tra di loro due vi riscontrano
-e segnano a matita i tagli)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(nel lato opposto della scena seguendo a confabular
-col suo compagno, sulle mosse entrambi
-per andarsene)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Sicchè dunque io m'incarico... dei caratteri...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-2.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Bene!</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Dell'intreccio?...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-2.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Benissimo...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Del taglio delle scene?...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-2.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Perfettamente...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(un po' sorpreso guardandolo)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> E... d'altro?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-2.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> ... Del dialogo se vuoi...</p>
-<p class="i01">È un lavor materiale per me seccante...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> E poi?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-2.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Quanto ai finali d'atto, sai che ho fiducia in te...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(sconcertato)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">O allora?</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-2.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> ... Tutto il resto lo lasci fare a me.</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(esce precedendo il compagno)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Ma come?...</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(va dietro al compagno)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(fermandolo)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Ma è giustissimo! mi pare un patto onesto.</p>
-<p class="i01">Tu intreccio, scene, dialoghi, finali — e lui fa il</p>
-<p class="i01">resto.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Ma io...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Ma tu stai zitto. E prima che tu vada,</p>
-<p class="i01">Se prometti esser savio ti conto una sciarada.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Ah! ah! le tue sciarade...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Stai zitto. Ce ne' ho qui</p>
-<p class="i01">Una che non la sciogli nemmanco in cento dì.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Io Sulamita, dei canti sposa,</p>
-<p class="i02"> Vo' dei capelli <i>primi</i> orgogliosa:</p>
-<p class="i02"> Io son la <i>fine</i>: la <i>fine</i> è il nulla:</p>
-<p class="i02"> Io sono il <i>tutto</i> sin da la culla.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Chi la indovina è bravo!...</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> E s'io te la indovino?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Scommettiamo.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Eh?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Da bere — giusto ho sete.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i04"> Adagino.</p>
-<p class="i01">La Sulamita biondi capei dovrebbe avere</p>
-<p class="i01">... Il <i>primo</i> è <i>biondi</i>.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(trionfante)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Bestia! hai perso.</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(al Cameriere)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Ehi là! da bere.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(si batte la fronte correggendosi)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">— Ah! il primo è <i>fulvi</i>... e il nulla..., la <i>fine</i>, è un <i>o</i> che è zero...</p>
-<p class="i01"><i>Io</i> il <i>tutto</i> — tu sei Fulvio... eh già: Fulvio è l'intero.</p>
-<p class="i01">Ah, ah!</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(tutti canzonan Fulvio)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Ci siam?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(sospirando)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Da bere.</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(al Cameriere)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i04"> <i>Chartreuse</i> di quella verde...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Che tu...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(terminandogli rapidamente la frase)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Che tu mi paghi... Scusa, chi vince perde.</p>
-<p class="i01">Grazie! alla tua salute.</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(beve)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Come presto l'hai sciolta!</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(assaporando la Chartreuse)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Se vuoi scioglierne un'altra...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-1.º AUTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(vivissimo)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> No, grazie, un'altra volta.</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(scappa via)</i>
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>(Tra il dialogo dei due autori, e il successivo
-fra Bardi e l'autor della <span class="upright">Lea</span>, intercede qui
-una piccola scena muta. Una figurina elegante
-di donna, apparentemente una qualche
-attrice, guarda dietro i vetri della
-porta d'ingresso; il Cameriere corre a lei,
-parla seco, rientra sorridendo con malizia
-e va a riporre nel casellario vicino al banco
-una lettera consegnatagli; l'altro avventore
-ch'era in bottega si alza, s'accosta al
-Cameriere e con gesti gli domanda chi è
-quell'attrice; saputolo, le corre dietro. Il
-padrone del caffè, stando al suo banco, vede
-che l'avventore è corso via senza pagare,
-ne fa cenno al Cameriere che corre al vassojo
-dell'avventore, verifica infatti che non
-c'è il danaro e corre all'avventore dietro.
-Ritorna di lì a un momento mortificato,
-con gesto espressivo accennando al padrone
-che non lo ha potuto raggiungere e
-soggiunge)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-CAMERIERE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(al padrone)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Noti trenta!</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-PADRONE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(dal banco prendendo il mastro e annotando
-con dispetto)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Notare sempre... pagare mai!</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(fra sè scrivendo nel mastro)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Trenta... e dieci di coda... quaranta! Imparerai!</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(chiude il mastro dispettosamente, e va via per
-l'ingresso interno che mette al bigliardo)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(a Bardi nel correggere assieme il manoscritto)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Così ti par che vada?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-BARDI.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Sì, sì... mi par... Però</p>
-<p class="i01">S'intende, questa parte, ricordati, io la fo...</p>
-<p class="i01">Per favore a te solo... Queste parti, noi, vedi,</p>
-<p class="i01">Le chiamiam con un nome... lasciamo lì... ma credi</p>
-<p class="i01">Che se non eri tu...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Ti ringrazio.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-BARDI.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Vuol dire</p>
-<p class="i01">Che vedrai nei giornali di farlo ben capire...</p>
-<p class="i01">Non ch'io ci tenga... Ma...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Sta tranquillo.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-BARDI.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(consulta l'orologio)</i>
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Ora vo</p>
-<p class="i01">Alla prova...</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(s'avvia)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Anch'io vengo.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(che stava leggendo o scrivendo, a questo
-punto si alza e ferma l'autore che sta per
-uscire)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> C'è tempo. Aspetta un po'.</p>
-<p class="i01">Quando va questa nuova?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Va sabato — speriamo.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">E nemmeno a me proprio ne vuoi dir nulla? Andiamo!</p>
-<p class="i01">Via!</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Ma lasciami.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Il tema almen. Di me</p>
-<p class="i01">Ti puoi fidare. Dopo dirotti anche il perchè.</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(impazientito)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Uff! La mia <i>Nicarete</i> l'hai vista sulle scene?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Già. Quella ch'era moglie a due mariti.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Ebbene</p>
-<p class="i01">Tu della greca tunica i personaggi spogli,</p>
-<p class="i01">E avrai or, viceversa, marito con due mogli.</p>
-<p class="i01">Sei contento?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(passandosi la mano sul mento e riempiendo
-la pipa)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Eh, mi sembra, scusa se mal m'appiglio,</p>
-<p class="i01">Che il tema abbia la barba lunghetta un mezzo miglio.</p>
-<p class="i01">La va, capisco al modo di svolgerlo... e poi se</p>
-<p class="i01">Il tema è vero...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> È storico...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(incredulo)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> Storico?</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i04"> Eh, altro che.</p>
-<p class="i01">Ti basti che nei fogli fu raccontato un fatto</p>
-<p class="i01">Preciso tale quale lo narro al second'atto.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Ne dicon tante i fogli! E poi non è ammissibile</p>
-<p class="i01">Che un fatto, perchè vero, debba anche esser possibile.</p>
-<p class="i01">Esempio: io illustro l'arte: l'arte mi rende zero:</p>
-<p class="i01">È un fatto non possibile...</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(sospirando)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> eppur giuro che è vero.</p>
-<p class="i01">E vuoi...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Voglio, sian temi moderni o in veste achea,</p>
-<p class="i01">Cavarmi sempre il gusto di svolger la mia idea.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Che idea?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> La mia idea fissa, ch'è il mio chiodo qui in testa...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">(Oh anch'io... per chiodi...) E in grazia che idea sarebbe?</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Questa:</p>
-<p class="i01">Le leggi di natura eterne, immote, arcane</p>
-<p class="i01">Han dritto a precedenza sovra le leggi umane:</p>
-<p class="i01">Queste sbagliano, mutano, o di capricci gioco,</p>
-<p class="i01">O di violenti, o furbi, o deboli, o dappoco:</p>
-<p class="i01">Variano con le foggie de le mutanti età,</p>
-<p class="i01">Cogli eventi, coi gusti: e il fio la società</p>
-<p class="i01">Dei loro sbagli sconta con lagrime e con guai...</p>
-<p class="i01">Le leggi che natura pose non sbaglian mai.</p>
-<p class="i01">Contro di <i>lei</i> diritti veri non sono: ell'è</p>
-<p class="i01">Il diritto supremo: di savii e papi, e re,</p>
-<p class="i01">Statuti, e dogmi, e codici, ella corregge o cassa:</p>
-<p class="i01">Se leggi a lei si oppongono... straccia le leggi e passa.</p>
-<p class="i02"> Dice la Chiesa al giovine: — Tua sposa, ecco, son io,</p>
-<p class="i01">Affetti e corpo donami, meco t'unisci in Dio:</p>
-<p class="i01">A me dei verdi aprili dona il fior verginale.</p>
-<p class="i01">Tutto il resto è menzogna, è peccato mortale.&nbsp;—</p>
-<p class="i01">La natura risponde: — Ma che! frottole! Io sola,</p>
-<p class="i01">Della tua vita, o giovane, so la vera parola:</p>
-<p class="i01">Vuoi lotte? ecco qui il campo. Vuoi luce? ecco là il <i>vero</i>.</p>
-<p class="i01">Qui cadder veri mártiri: lassù splende il pensiero.</p>
-<p class="i01">Or per le lotte attingi vigore: ecco la tazza:</p>
-<p class="i01">La sposa che ti occorre gli è un pezzo di ragazza!&nbsp;—</p>
-<p class="i01">Sta il poeta a sentire: l'estro soffia nei mantici,</p>
-<p class="i01">Ed ecco allora scrive... il <i>Cantico dei Cantici</i>.</p>
-<p class="i02"> Dice la legge: — In terra tocca a chi tocca. Gli uni</p>
-<p class="i01">Sudino e gli altri godano: quel mangi e quel digiuni:</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span></p>
-<p class="i01">Il <i>mio</i> ed il <i>tuo</i> gli è il dritto: nel lotto disuguale</p>
-<p class="i01">Di miseri e gaudenti sta l'ordine sociale.&nbsp;—</p>
-<p class="i01">Risponde la natura: — Frottole! ognun che nasce</p>
-<p class="i01">Ha dritto alla sua parte di gioie dalle fasce:</p>
-<p class="i01">Se gli altri gliela rubano, io d'infelici amori,</p>
-<p class="i01">Io di sudor sfruttati io vendico i dolori:</p>
-<p class="i01">Serbo supreme gioie ai vinti nell'agone,</p>
-<p class="i01">E a furia di compensi rimetto l'equazione.&nbsp;—</p>
-<p class="i01">Ode il poeta: e nascono così nel suo pensiero</p>
-<p class="i01">Prima <i>Luna di Miele</i>, dopo, il <i>Povero Piero</i>!</p>
-<p class="i02"> Dice il codice: — Fida sia la moglie al marito:</p>
-<p class="i01">Sia calvo o bianco il pelo, guai chi ci mette un dito:</p>
-<p class="i01">Fedel, sin ch'egli vive, lo segua ov'ei soggiorna,</p>
-<p class="i01">Disonor, multa e carcere castighino le corna.&nbsp;—</p>
-<p class="i01">Ahi, stolto! la natura prorompe: e che t'attenti</p>
-<p class="i01">Legare i fiori teneri a tronchi arsi e cadenti?</p>
-<p class="i01">Non ad amplessi sterili, a carezze senili</p>
-<p class="i01">Non io dannavo il riso dei cor primaverili.</p>
-<p class="i01">A forti amplessi e giovani diritto ha giovin core,</p>
-<p class="i01">Come al suo ciel la rondine, alle sue brine il fiore:</p>
-<p class="i01">Rondine e fior non badano di tue minaccie al suono:</p>
-<p class="i01">Se ad esse il cor ribellasi — tu danna! ed io perdono.&nbsp;—</p>
-<p class="i01">Attento il vate ascolta la disputa curiosa</p>
-<p class="i01">E torna a casa a scrivere di <i>Menecle la sposa</i>.</p>
-<p class="i02"> Così i lavor più varii, con gli altri che sorvolo,</p>
-<p class="i01">Mettono capo tutti ad un concetto solo:</p>
-<p class="i01">Dall'idea madre scendono sì come varii fili</p>
-<p class="i01">D'una sola matassa: e per diversi stili</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span></p>
-<p class="i01">In un sol vero unisconsi, come diverse spume</p>
-<p class="i01">Per diversi torrenti vannosi a unir nel fiume.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">E dunque, per intenderci più chiaro, la tua <i>Lea</i>...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">È un'altra applicazione di quella stessa idea.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Bravo! Tò un bacio! Ah! Bravo! Tal e qual come me!</p>
-<p class="i01">Ma che combinazione! Tal e quale!...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Cioè?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Trenta libretti, vedi, tengo nel mio cassetto</p>
-<p class="i01">Coordinati tutti a un unico concetto:</p>
-<p class="i01">La <i>legge</i> che a saldare i creditor fa invito</p>
-<p class="i01">Col <i>dritto di natura</i> compor dell'appetito.</p>
-<p class="i01">Così ogni atto che scrivo comprende d'ordinario</p>
-<p class="i01">Un acconto al trattore... o un capo di vestiario.</p>
-<p class="i01">Quando, vedi, mi occorse comprar questo <i>paltò</i>,</p>
-<p class="i01">A Corradino il capo troncai per man d'Angiò:</p>
-<p class="i01">In altri dì rischiavo restar senza merenda</p>
-<p class="i01">E allor dritto al patibolo mandai <i>Bice di Tenda</i>.</p>
-<p class="i01">Pel calzolaio ho scritto: <i>Due morti di pugnale!</i></p>
-<p class="i01">Che fa precisamente un morto per stivale.</p>
-<p class="i01">Il guaio gli è che, i conti, quei seguono a venire</p>
-<p class="i01">E i drammi nel cassetto...</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(sospirando)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> talor stanno a dormire:</p>
-<p class="i01">Le tristi note intanto, da Oriente da Occidente</p>
-<p class="i01">Ti piovono, ti piovono inesorabilmente,</p>
-<p class="i01">Si incalzano, si ammucchiano, si aggruppano con arte</p>
-<p class="i01">Ne le diverse cifre su le diverse carte...</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(estrae di tasca e presenta all'altro una nota
-di conti in una striscia di carta lunghissima
-che non finisce mai di svolgersi)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">E in un gran conto solo si vanno a riunire...</p>
-<p class="i01">Come i torrenti al fiume... Prestami venti lire.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(prima sconcertato, poi lo abbraccia)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Oh mio povero amico! e che vuoi far con venti</p>
-<p class="i01">Lire sole? Ten presto... Cinquanta. T'accontenti?</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(baciandolo con espansione)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Sei un cuor d'oro. Grazie.</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(stende la mano per prendere il denaro)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> S'intende. Non adesso.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(sconcertato)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Eh? Quando?</p>
-</div></div>
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Appena il dramma avrà avuto successo.</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(con gesto e smorfia di disappunto)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Ah!</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(riprendendosi e sforzandosi sorridere)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Ma non c'è alcun dubbio!... Dubbio non c'è! non c'è...</p>
-<p class="i01">Un successone!...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-AUTORE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(con effusione stringendogli la mano)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Oh grazie! Voglio credere a te!</p>
-<p class="i01">Posso credere?...</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-FULVIO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Diamine!... ti dico... a gonfia vela...</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(va via lento esitante, e ripetendo, un po' a
-denti stretti: a gonfia vela! fatto qualche
-passo ritorna verso l'autore e senza guardarlo
-gli stende la mano)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Senti... dammene cinque... prima ch'alzin la tela.</p>
-</div></div>
-
-<p class="pad2 center large">
-FINE DEL PROLOGO.
-</p>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-</p>
-
-<h2 id="lea">LEA</h2>
-</div>
-
-<div class="blockcit">
-<p>
-Non ci è matrimonio, <i>non unione, non
-legame fra due sposi che dal giorno in
-cui loro nasce un figlio. Togliete il figlio,</i>
-ciò che giustifica e purifica quel
-connubio <i>e quel connubio di fatto è rotto.
-Due sposi senza figli non rappresentano
-che un progetto abortito.</i> È una specie di
-concubinaggio con autorizzazione governativa.
-<i>Non c'è famiglia dove non sono
-figli.</i>
-</p>
-
-<p class="indr">
-P. L. STAHL.
-</p>
-</div>
-
-<div class="blockcit">
-<p>
-Quel est le père de bonsens qui voudrait
-marier son fils à vingt ans?
-</p>
-
-<p>
-Ne connait-on pas le danger de ces
-unions précoces?
-</p>
-
-<p class="indr">
-BALZAC.
-</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-</p>
-
-<p class="center x-large">
-PERSONAGGI DEL DRAMMA
-</p>
-</div>
-
-<ul class="pad2">
-<li>LEA.</li>
-<li>RICCARDO VERNEDA.</li>
-<li>GIACOMO VERNEDA, suo zio.</li>
-<li>IDA.</li>
-<li>PLACIDO, maestro e segretario comunale.</li>
-<li>PEPPINO, bambino di Ida (anni 5).</li>
-<li>SINDACO di Corciago.</li>
-<li>MARIETTA, fantesca.</li>
-<li>Un giardiniere o domestico.</li>
-<li>Operai che non parlano.</li>
-</ul>
-
-<p>
-Epoca moderna. L'azione del primo atto si svolge in
-un'osteria di villaggio in montagna — nel secondo
-e nel terzo sulla riviera ligure. Dal 1.º al 2.º atto
-passano sei anni.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-</p>
-
-<h3 id="atto1">ATTO PRIMO</h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Stanza modesta a primo piano in un'osteria da villaggio. — Un
-tavolo da pranzo nel mezzo, sedie e mobiglio
-alquanto rustico. — Oleografie alle pareti. — Da un
-lato un tavolino con oggetti da ricamo, da un altro un
-cavalletto da pittore con suvvi una tela in corso di
-lavoro. — Porte ai lati verso altre stanze dell'osteria
-e porta comune nel fondo a sinistra. — Nel fondo,
-in mezzo un balcone che dà sulla campagna.
-</p>
-</div>
-
-<h4>SCENA PRIMA.</h4>
-
-<p class="title">
-<span class="smcap">Zio</span> GIACOMO, PLACIDO, <i>un momento</i> MARIETTA.
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(per di dentro)</i>
-</p>
-
-<p>
-Per di qua, signor cavaliere...
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(affacciandosi all'ingresso seguito da Placido)</i>
-</p>
-
-<p>
-Qui stanno?
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Sissignore. Questa sarebbe la sala comune
-dell'albergo; ma non ci sono altri che loro — e
-siccome è la più bella, vi passano il dì...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(guardandosi attorno per la stanza)</i>
-</p>
-
-<p>
-Eccoci dunque finalmente nel nido delle due
-tortorelle... Cerca e cerca, tortorelline mie, vi
-ho snidato...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Questa osteria ella saprà che si chiama la Madonna
-della Neve; perchè la Vergine Santissima
-fece qui presso una apparizione e nella neve
-lasciò l'impronta dei piedi. Abbiamo anche una
-cappella dedicata a lei da uno del paese che fu
-soldato in Russia con Napoleone I, e fu al passaggio
-della Beresina, dove pigliò del freddo, e
-il freddo gli portò via le due gambe e le due
-orecchie... Sicchè al ritorno fabbricò alla Madonna
-una cappella votiva per ringraziarla...
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Di avergli fatto perdere orecchie e gambe...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-No, di avergli risparmiato il naso. Se il signore
-vuol visitarla...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-No, no, grazie, più tardi. Dite piuttosto: nessuno
-è venuto prima di me oggi a cercar dei
-due giovani?
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Nossignore.
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Meno male... (Arriverà forse domani...) Da
-quanto tempo i due ragazzi son qui?
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Da tre mesi. Si vede che sono sposini di
-fresco e passano qui la luna di miele. Giocano
-fra loro: un po' lei ricama, lui dipinge: quel
-quadro lì è dello sposo...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(osservando la tela)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ah! <i>la fuga in Egitto!</i> (Bravi, bravi! San
-Giuseppe mi sentirà!)
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Poi fanno delle lunghe passeggiate. Abbiamo
-infatti dei dintorni magnifici. Un panorama
-del lago e della valle stupendo! la vera poesia
-della natura!... Il mio collega segretario comunale
-che l'ha diretta a me, le avrà anche detto
-che io sono un po' poeta... Anche il signore
-deve esserlo... Se avrà tempo potrò mostrarle...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Grazie. Un'altra volta. Staran molto a tornare?...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Sono usciti a passeggio in montagna. Mi ero
-offerto accompagnarli, spiegar loro le bellezze...
-han preferito andar soli...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Capisco... Se sapessi da che parte sono andati...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(chiamando)</i>
-</p>
-
-<p>
-Neh, Marietta!... da che parte hanno preso
-i due forestieri?...
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-MARIETTA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(affacciandosi da una porta laterale)</i>
-</p>
-
-<p>
-Verso Ghevio...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-È lontano?...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Non tanto. Ma la potrebbe cogliere la pioggia
-per istrada...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(osservando fuori dal balcone)</i>
-</p>
-
-<p>
-Eh, ora non pare...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Gli è che abbiam da qualche giorno tempo
-instabile. <i>(con fare d'importanza)</i> Abbiamo
-delle grandi depressioni barometriche: dei ciclóni
-attraversano l'Atlantico, in direzione sud
-sud-est. Il mio collega le avrà detto che io sono
-anche un po' fisico e astronomo...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Ah!...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-A meno che... <i>(guardando fuori dal balcone)</i>
-Oh aspetti... Passa lo speziale. <i>(va dal
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-balcone all'uscio da cui si è affacciata Marietta)</i>
-Neh, Marietta, corri un po' a vedere il
-naso dello speziale... passa ora...
-</p>
-
-<p class="char">
-MARIETTA.
-</p>
-
-<p>
-Ora vado...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-O che c'entra lo speziale col suo naso?
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Ah, il signore si vede che non è del paese.
-Noi abbiamo il naso dello speziale che serve
-all'uso pubblico. È il barometro del comune.
-Le nostre donne, prima di mettersi in via per
-andar lontano al mercato, lo consultano. Quando
-vuol fare cattivo tempo, il sangue risalendo
-alla fronte nella regione parietale superiore, il
-naso diventa smorto. Quando il tempo si mette
-al secco e al sereno, il sangue discende nei lobi
-inferiori e il naso dello speziale è più rosso di un
-garofano di quei rossi. Effetto del circolo del
-sangue. Il mio collega segretario le avrà detto
-che...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(prevenendolo)</i>
-</p>
-
-<p>
-... che lei è anche un po' medico. Ho capito.
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-MARIETTA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(parlando dalla strada)</i>
-</p>
-
-<p>
-Neh, signor Placido?...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(affacciandosi al balcone)</i>
-</p>
-
-<p>
-E così?...
-</p>
-
-<p class="char">
-MARIETTA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(come sopra)</i>
-</p>
-
-<p>
-Lo speziale ci ha il naso smorto... ci ha...
-<i>(gettando un grido)</i> Ahi!... Ahi!...
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(Voce d'uomo irritato, dalla via)</i>
-</p>
-
-<p>
-Te lo darò io il naso smorto, brutta sfacciata!...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Eh, non pare che il vostro barometro sia
-molto contento di funzionare...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Ah già, si altera un po'... Io lo faccio apposta...
-Ha combattuto in consiglio il mio aumento di
-stipendio... e, a sentirlo, pretende di saperne
-più di me, che sono il segretario e il maestro
-del comune. Già, qui tutti, compreso il sindaco,
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-pretendono di saperne... E se vedesse che zucche!...
-Intanto la consiglio a non uscire...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-E allora, per guadagnar tempo, prenderei
-qualche cosa. Sono digiuno da stamane. Se volete
-fermarvi a mangiar due bocconi con me,
-senza complimenti...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(cerimonioso)</i>
-</p>
-
-<p>
-Troppo onore, signor cavaliere!
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Ma che onore d'Egitto! andiamo! Non siete
-il segretario comunale?
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-E il maestro, per giunta! Due sacerdozii!...
-Due volte sacerdote! E sto peggio del sacrestano!
-Il signore avrà visto il mio nome nella petizione
-dei segretarii al Parlamento... Se vuol gradirne
-una copia...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Grazie. Ce l'ho.
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Già, in gran parte l'ho redatta io. Eh, se non
-ci fossi io... Anche qui, faccio io tutto... Il sindaco
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-è un ignorante presuntuoso... <i>(guardando
-fuori)</i> Oh, eccolo che rientra. (È la volta che
-lo mortifico!) Signor sindaco! Signor sindaco!...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Qui lo chiamate?...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Il sindaco è l'oste padrone di quest'osteria...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Ah!
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-
-<h4><span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-SCENA II.</h4>
-
-<p class="title">
-DETTI <i>e il</i> SINDACO.
-</p>
-
-<p class="char">
-SINDACO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(affacciandosi)</i>
-</p>
-
-<p>
-Eccomi.
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Signor sindaco, le ho condotto il signor cavaliere
-che viene a far visita ai due sposini
-qui d'alloggio... e desidera una stanza...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Per l'appunto.
-</p>
-
-<p class="char">
-SINDACO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(inchinandosi e sberrettandosi)</i>
-</p>
-
-<p>
-Signor cavaliere!...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Intanto amerebbe mangiar qualche cosa...
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-SINDACO.
-</p>
-
-<p>
-Vuol restar servito abbasso?
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-No, no, anche qui. Serviteci pur qui.
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(al Sindaco, con sussiego, ripetendo)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ha inteso, signor Sindaco? La ci serva pur qui.
-</p>
-
-<p class="char">
-SINDACO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(rivolto allo zio Giacomo, senza badare
-alle parole di Placido)</i>
-</p>
-
-<p>
-Il signore pranza con un suo amico?... <i>(durante
-il battibecco che segue fra sindaco e
-segretario, Giacomo osserva in giro per la
-stanza, esamina il quadro)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(c. s.)</i>
-</p>
-
-<p>
-Con me. Con me. Il signor cavaliere mi ha
-fatto l'onore di invitarmi... La ci serva <i>(appoggia
-di nuovo con intenzione sulla parola)</i> pur
-qui, signor sindaco...
-</p>
-
-<p class="char">
-SINDACO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(ironico, a voce alta)</i>
-</p>
-
-<p>
-Non dubiti, signor segretario!... <i>(a denti
-stretti)</i> (Te la darò io...) <i>(esce gettando occhiataccie
-al segretario)</i>
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-
-<h4>
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-SCENA III.</h4>
-
-<p class="title">
-DETTI, <i>meno il</i> SINDACO.
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Eh? Si direbbe che tra sindaco e segretario
-non andiate in tenerezze!... (E quei due signorini
-si fanno attendere...)
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Le dirò... il sindaco non vuole mandar giù
-che io ne sappia più di lui... E noti, quando
-gli occorre di far bella figura, ricorre a me. Un
-mese fa era la festa dei due sposini che stan
-qui da lui...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Ah sì?...
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Il dì della sposa. E per tenerseli dacconto,
-lui ha fatto venire la Giunta in corpo a portare
-gli augurj. Si intende, li ho dovuti far
-io... <i>(declamando con enfasi)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">In un giorno sì dolce e sì bello</p>
-<p class="i01">Che d'Imene v'allieta l'ostello,</p>
-<p class="i01">Io, sebben comunal segretario,</p>
-<p class="i01">Sciolgo un canto non certo ordinario,</p>
-<p class="i01">Per offrirvi gli omaggi del cor</p>
-<p class="i01">Della Giunta coi proprj assessor!...</p>
-<p class="i02"> Io sebben....</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(vivamente arrestandolo)</i>
-</p>
-
-<p>
-Basta, basta. C'è del Parini.
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(inchinandosi)</i>
-</p>
-
-<p>
-Troppa bontà!
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-
-<h4>SCENA IV.</h4>
-
-<p class="title">
-DETTI <i>e il</i> SINDACO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(Il Sindaco rientra colle stoviglie e prepara
-la tavola alla lesta, dando occhiataccie
-al segretario. Dispone sulla tavola intanto
-pane, salame, dei peperoni e delle
-mele)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Oh così va bene! Il signor cavaliere qui ha
-fame... Ci serva presto, veda di far presto, signor
-sindaco...
-</p>
-
-<p class="char">
-SINDACO.
-</p>
-
-<p>
-A lei... <i>(nel porgergli un piatto cava di
-sotto l'ascella un grosso pacco di carte e
-glie lo butta sul piatto)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(sconcertato)</i>
-</p>
-
-<p>
-Cos'è?...
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-SINDACO.
-</p>
-
-<p>
-Il verbale dell'ultima seduta di consiglio. Favorisca
-per la prefettura di farmene due copie.
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Eh?
-</p>
-
-<p class="char">
-SINDACO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(rifacendogli colla voce il verso)</i>
-</p>
-
-<p>
-E me le dia presto... Veda di far presto, signor
-segretario...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(a denti stretti)</i>
-</p>
-
-<p>
-Va bene... un momento...
-</p>
-
-<p class="char">
-SINDACO.
-</p>
-
-<p>
-Ma il signor prefetto non può aspettare, e
-io come sindaco non lo posso permettere. Qui
-<i>(accenna a un tavolino lì presso)</i> c'è penna
-e calamaio. Il signore scuserà... Prima il dovere...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Ah già... il dovere. Intanto, comincierò a
-mangiar io. Eh? Ci avreste <i>(al Sindaco)</i> delle
-uova?...
-</p>
-
-<p class="char">
-SINDACO.
-</p>
-
-<p>
-Ma subito...
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(nel mettersi a scrivere, irritato)</i>
-</p>
-
-<p>
-E che non siano stantìe, mal cucinate come
-al solito...
-</p>
-
-<p class="char">
-SINDACO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(canzonatorio rimbeccandolo)</i>
-</p>
-
-<p>
-E che le copie come al solito non sian piene
-di spropositi... <i>(guardando fuori)</i> Oh, signor
-cavaliere, vedo laggiù in fondo i miei due sposini
-che arrivano...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(balzando in piedi)</i>
-</p>
-
-<p>
-Di già? Allora, brav'uomo, se non vi increscesse
-andar di là a finire le vostre copie...
-</p>
-
-<p class="char">
-SINDACO.
-</p>
-
-<p>
-Il signore dice benissimo... di là potrà lavorar
-più raccolto... <i>(Placido si alza mangiandolo
-degli occhi)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Ma ora che ci penso, se m'arrabbio adesso
-subito, addio il desinare. E poi se stessi prima
-un po' a vedere come se la fanno... Sicuro!...
-<i>(al sindaco)</i> Dica un po', per non farmi veder
-subito, mi potrebbe servire in una stanza
-qui attigua...
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-SINDACO.
-</p>
-
-<p>
-Come desidera...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Allora... presto...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(al Sindaco)</i>
-</p>
-
-<p>
-Disparecchi, disparecchi.
-</p>
-
-<p class="char">
-SINDACO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(a Placido)</i>
-</p>
-
-<p>
-Copii, copii.
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(dal balcone)</i>
-</p>
-
-<p>
-Vengono. Via, via. Lasci quel che resta. Ov'è
-la stanza?
-</p>
-
-<p class="char">
-SINDACO.
-</p>
-
-<p>
-Di qui...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Mi raccomando... non dir nulla...
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(Giacomo esce: dietro a lui, pur seguitando
-a bisticciarsi e ripetendosi ironicamente
-l'uno</i> Disparecchi!<i> e l'altro:</i> Copii! <i>escono
-anche Placido e il Sindaco)</i>
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-
-<h4>SCENA V.</h4>
-
-<p class="title">
-LEA <i>e</i> RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-<i>(Lea entra correndo con piccoli trilli allegri
-e va a rimpiattarsi dietro un mobile,
-come giocando a mosca cieca. Riccardo
-entra correndo dietro di lei e la
-vien cercando per gli angoli della stanza.
-Entrambi han l'aria di due ragazzi.
-Quando Riccardo è presso a Lea rimpiattata
-e sta per coglierla, questa lo
-previene e scappa fuori rimettendosi a
-correre).</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(inseguendola per la stanza)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ah, birichina!... <i>(si rincorrono intorno al
-tavolo non ancora interamente sparecchiato.
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-Riccardo ad un tratto si ferma)</i> Tò! qui
-qualcuno ha mangiato...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(fermandosi a sua volta e cogliendo di sul
-tavolo una mela)</i>
-</p>
-
-<p>
-Oh la bella mela!...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Me ne dai un po'...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(ne taglia una metà e la tiene sospesa fra
-le dita)</i>
-</p>
-
-<p>
-Vieni a prenderla... <i>(quand'egli s'avvicina
-per prenderla, fa finta di dargliela, poi se
-la mangia e scappa ridendo)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Ah sì? aspetta!... <i>(la rincorre di nuovo. Lea
-nel fuggirgli rovescia il cavalletto su cui è
-la tela)</i> Tò! guarda cos'hai fatto!... <i>(corre a
-raccogliere da terra il quadro)</i> La mia fuga
-d'Egitto!...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(con fare fanciullesco)</i>
-</p>
-
-<p>
-Che ho fatto?...
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(rimettendo a posto la tela)</i>
-</p>
-
-<p>
-Hai rovinato le orecchie al ciuco! Povero
-ciuco!
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Bene. Le orecchie ce le aggiusterai. Tanto,
-per ciuco, le eran corte. Gliene farai un bel
-paio più lunghe. E alla Madonna, se vuoi che
-mi somigli, i capelli ce li hai a far più biondi...
-<i>(Riccardo dà due o tre ritocchi di pennello
-alla tela: Lea gli toglie il pennello di mano)</i>
-Ma lascia lì adesso... a lavorare ci hai tempo...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Tempo... quando?
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Quando sarem poveretti...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-E allora?...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Allora... allora... <i>(resta lì perplessa, pensierosa
-poi dà una crollata di spalle. Riccardo
-si è fatto pensieroso e un po' triste: Lea gli
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-si appressa carezzevole)</i> Per ora non sono io
-il tuo... più bel quadro?...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(guardandola affettuoso)</i>
-</p>
-
-<p>
-Lea!
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Non è di me sola che devi ora occuparti?...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-E il parroco che aspetta il quadro da un
-mese...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Che aspetti! Così l'asino avrà tutto il tempo
-di andar in Egitto, e di tornare.
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-E di star via tutto il tempo che i tuoi continuano
-a star in collera... <i>(i due si sforzano
-di essere allegri, ma di un'allegria che vorrebbe
-cacciare qualche pensiero triste)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(guardando innanzi a sè, cogitabonda)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ebbene... se io per te ho lasciato i miei... — la
-mia mamma!... — anche tu a me puoi sacrificar
-qualche cosa...
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(andando a lei affettuoso)</i>
-</p>
-
-<p>
-Hai ragione. Perdonami, Lea! Dammi un
-bacio.
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(volgendogli vivamente il capo, poi mutando
-bruscamente pensiero)</i>
-</p>
-
-<p>
-No. <i>(va a sedersi al suo tavolino da ricamo
-e vi appoggia il gomito. Riccardo ve la segue)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Lea...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(cogitabonda)</i>
-</p>
-
-<p>
-Che ora è?
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Le cinque.
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-A quest'ora andavo con la mamma al Pincio.
-Che starà facendo adesso?... Povera mamma!...
-Come fui cattiva!...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Lea!...
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Va là, va là, che l'abbiam fatta grossa...
-Scommetto che ora sta pensando a me... alla
-sua ingrata figlia fuggita... Ma quando papà si
-sia placato... andremo a trovarla, n'è vero? a
-domandarle perdono?...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Sicuro!...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Tutti i giorni, vedi, questo pensiero mi torna.
-Se non avessi questa speranza, guai!... La
-mamma è tanto buona... e mi voleva un bene...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Com'è che non t'ha risposto?...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Papà gliel'avrà proibito, o avrà intercettato
-la mia lettera... Oh, ma il giorno che a lui sarà
-passata la collera, e noi alla mamma potremo
-dire: Benedici i tuoi due figli che ti compenseranno
-con tante gioie il dolore... come sarò
-felice quel giorno... <i>(si rasciuga le lagrime)</i>
-quel giorno...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(con malumore)</i>
-</p>
-
-<p>
-E adesso piangi!... brava!... Grazie!
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-No, no... <i>(rasciugandosi gli occhi)</i> purchè
-tu mi ami. Guai se non avessi te. <i>(con affettuosità
-nervosa)</i> Voglimi bene, Riccardo! Ora
-non ho che te! Mi vorrai bene sempre... proprio
-sempre?
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Ma sempre... ma sempre!... cattiva!... <i>(l'abbraccia
-e restano abbracciati)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Me lo giuri... su questa medaglia della
-mamma...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Te lo giuro... idolo mio!... ma non ti voglio
-più veder piangere... <i>(ribaciandola)</i> E al diavolo
-ora le malinconie! Il parroco aspetterà...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Sì, sì, lascialo aspettare... <i>(sempre restando
-abbracciata seco, la testa sulla spalla di lui)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(rivolto al quadro)</i>
-</p>
-
-<p>
-E tu intanto resta lì con le orecchie mozze...
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-
-<h4>SCENA VI.</h4>
-
-<p class="title">
-DETTI <i>e</i> <span class="smcap">Zio</span> GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(S'è affacciato, non visto, dalla porta laterale,
-con lo stuzzicadenti in bocca).</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(avanzandosi verso il quadro)</i>
-</p>
-
-<p>
-Sì, sì, restaci pure... Anche colle orecchie
-mozze, povero asino, avrai sempre più giudizio
-e più cuore di chi te le ha dipinte...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(attonito)</i>
-</p>
-
-<p>
-Zio Giacomo!... <i>(rinvenuto dalla sorpresa
-corre ad abbracciarlo — l'altro lo arresta,
-con far brusco, del gesto della mano)</i>
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Già... proprio lui... zio Giacomo... Bravi!
-Bravi! Ci divertiamo in campagna, a quanto
-pare!... Gran bella cosa la campagna!... <i>(con
-far canzonatorio)</i> Il lago al chiaro di luna, la
-collina, le macchie verdi, gli usignuoli, i merli...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Zio!...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(rinforzando)</i>
-</p>
-
-<p>
-... i merli che zufolano... i grilli che cantano...
-le anime che si baciano... Che poesia!... Signorina,
-ho nuove di sua mamma...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(vivissima)</i>
-</p>
-
-<p>
-Oh la mamma!... <i>(resta interdetta, confusa)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Lei vorrebbe chiedermele, e non osa. Capisco.
-Gliene darò io. È stata poco bene...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(sgomenta)</i>
-</p>
-
-<p>
-Dio mio!...
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Ella non presumeva, fuggendole, di averle fatto
-un complimento... <i>(Lea nasconde la faccia)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(con trepidanza)</i>
-</p>
-
-<p>
-E... e... mi ha... perdonato?...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Bella novità! per che cosa ci sarebbero le
-mamme se non fossero fatte apposta per perdonare!...
-Per questo le loro creature ne abusano...
-Peccato che i padri non sempre siano
-della stessa pasta...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Ah! il papà!...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Già, peccato ci siano dei papà intrattabili che
-non si rassegnano a vedersi dai monelli di
-scuola <i>(gesto vivo di Riccardo, lo zio ribadisce
-la parola)</i>... dai monelli di scuola rubar
-le figliole!...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Per pietà, signore, mi dica tutto...
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Calma, calma, signorina... <i>(Riccardo lo
-guarda)</i> ah già! mi sbagliavo! Signora... <i>(alza
-gli occhi esclamando)</i> a sedici anni!... Creda
-a me, non è il momento di inquietarsi... Era
-forse da pensarci un po' prima. Intanto, se
-permettesse, avrei da dire quattro paroline, a
-quattr'occhi... a mio nipote...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(interroga inquieta dello sguardo Riccardo)</i>
-</p>
-
-<p>
-Riccardo! (Dio mio!... Tremo tutta!...)
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Lea, aspettami di là. <i>(le si appressa)</i> Animo...
-vedrai non è nulla... Mio zio è rustico...
-ma buono...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(lentamente, a capo chino, accomiatandosi)</i>
-</p>
-
-<p>
-Signore!... <i>(esce)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(seguendola dell'occhio)</i>
-</p>
-
-<p>
-Povera ragazza!...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Sono ai tuoi ordini, <i>caro zio!...</i>
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-
-<h4>SCENA VII.</h4>
-
-<p class="title">
-<span class="smcap">Zio</span> GIACOMO <i>e</i> RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(si siede a un lato del tavolo in mezzo,
-tossisce, spiega il fazzoletto, soffia il naso,
-prende tabacco, ripone la tabacchiera)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(vedendo quei preparativi)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ahi! cattivo esordio!...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Primo di tutto, <i>caro nipote</i>, non t'aspettavi,
-nevvero? alla dolce sorpresa di vedermi? Ma
-io ci tengo a fartela completa, e ti porto l'attestato
-dei tuoi studii di quest'anno. Quei pedanti
-di professori vanno all'antica, e tu, per
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-loro, sei un genio moderno incompreso. Col
-pretesto che agli esami non ne hai azzeccata
-una... <i>(gli porge il foglio)</i> guarda qui, t'hanno
-bocciato! <i>(Riccardo prende il foglio mortificato)</i>
-Consolati!... hanno bocciato anche
-Dante!... Ma lui ha fatto la <i>commedia</i>... e
-anche tu ne stai facendo qui una...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Zio!... ma io...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(interrompendolo)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ma tu la chiami un'ingiustizia. D'accordo.
-E poi tu vai col progresso. In <i>illo tempore</i>,
-vedi, un ragazzo di diciott'anni bocciato agli
-esami, ripeteva prosaicamente la classe... Adesso
-invece si butta poeticamente all'artista... o, per
-consolarsi, rapisce una ragazza da marito. Eh
-quante cose fanno ora i ragazzi alla tua età! E
-tutte in una volta! Giuocano, ballano, mangiano
-l'erre, cacciano piccioni, stampano elzeviri, imbrattan
-tele, si spelano in duello, pubblican
-verbali, seducono fanciulle, le piantano se povere,
-le sfregiano se infide, le rubano se ricche,
-citano Schopenhauer, fanno dell'alta critica,
-dell'alta politica, e, a tempo avanzato, dei
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-grassi sposalizi... Fuorchè studiare sul serio, un
-po' di tutto fanno!...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Ma zio, tu non sai...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Se ti dico che so! L'arte è lunga, la vita è
-breve, e i genii pari tuoi amano scorciar la strada
-dell'arte e della fortuna: allora ci si fa accogliere
-in una famiglia di alto e ricco casato,
-dove ci sia una giovanetta che legga romanzi,
-studii le lingue e il pianoforte: le si scalda la
-testa con le romanticherie: un bel dì si scappa
-insieme, e si scrive dal nascondiglio ai genitori
-della rapita, obbligandoli garbatamente a scegliere
-tra il disonore della fanciulla e del nome,
-o il consenso al matrimonio per riparare allo
-scandalo. Poi si passa nascosti la luna di miele
-ad attendere che, placate le ire, dietro al consenso
-venga la dote alla sposa, e magari, anche,
-n'è vero? un congruo assegnamento allo sposo;
-perchè un genero dei duchi di Bajamonte, per
-quanto genero per forza, non è decoroso che
-campi di lavoro come un bipede qualunque...
-<i>(passando bruscamente dall'ironico al serio)</i>
-E di' un po', per l'onor dei Verneda di cui tu
-ed io portiamo il nome, mi fai adesso il famoso
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-piacere di diventare almeno un pochino rosso
-di vergogna?...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Zio!...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(rinforzando, senza dargli tempo a parlare)</i>
-</p>
-
-<p>
-No, no, non basta. Non sei rosso abbastanza.
-Come questo peperone <i>(piglia un peperone
-rosso dai piatti del dessert rimasti sul tavolo)</i>
-come questo peperone, ti voglio! Così va bene.
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Finora hai parlato sempre tu... ma sei ingiusto.
-Perchè nel mio amore per Lea non
-entrò mai pensiero sordido di interesse. Che
-colpa n'ho io se i suoi son ricchi e patrizi? Io
-non ci pensai, quando ci amammo. Niente di
-più schietto del nostro amore. Fu una fiamma
-improvvisa, sublime, che ci travolse entrambi,
-che unì le anime nostre, i nostri corpi, prima
-di unirci in faccia alla legge. Liberamente Lea
-si è data a me per tutta la vita; liberamente
-a questo amore ho legato il destino di tutta
-la mia...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Fino alla tomba...
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Sicuro... anzi...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(con vivacità beffarda)</i>
-</p>
-
-<p>
-Anche più in là?... Bravo! Diffatti, trattandosi
-di amor sublime,... il bello tra marito e
-moglie, è amarsi dopo morti!... Tanti mariti volentieri
-comincerebbero da qui... Però la scadenza
-essendo sì lunga, ci avrai naturalmente
-riflettuto ben prima...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-S'intende...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Come me. Anch'io vedi, m'innamorai giovanissimo.
-E amore, di quel fino! la ragazza
-era povera, avevo fatto per lei pazzie più di te,
-perchè nello andare a trovarla, invece di passar
-dal portinaio, qualche volta passavo dalla finestra,...
-per non incontrar obbligazioni coi parenti.
-Quando parlai di sposarla, mio padre, in
-anticipazione di assegno, mi regalò... due sonori
-scappellotti e mi mandò a Pisa a finir gli studi.
-Lei giurò sulla tomba di sua madre di aspettarmi
-tutto l'anno, io, su quella di mio nonno,
-di morire se la mi mancava di parola. Al ritorno
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-la trovo fidanzata di un altro: le ricordo
-la promessa e la mi ride sul muso. Per istare in
-carattere, io dovevo ammazzarmi... ma... era una
-così bella giornata! i cespugli verdeggiavano,
-le acacie erano in fiore... uscii a prendere una
-boccata d'aria!... Di lì a un anno... mi innamoravo
-come un gatto di quella santa di tua
-zia. Oggi la mia prima fiamma è sposa felice
-di un barone che ha nel suo stemma, oltre la
-sua, le sette corone di Ottone Visconti: e io,...
-io benedico i paterni scappellotti, perchè, senza
-di essi, a quest'ora, tutte quelle corone sarebbero
-mie, e per uno stupido sproposito sull'alba
-della vita non avrei conosciuto neppur una
-delle sante gioie, che adesso sul tramonto me
-la fanno benedire!...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-E con la mia Lea tutto questo che c'entra?...
-che vuol dire?
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(annasando una presa)</i>
-</p>
-
-<p>
-Vuol dire — ecco — che la cresima di mio
-padre, se ti coglievo prima delle nozze, parola
-di onore, te la davo io; perchè se il chiedere
-giuramenti alle ragazze di sedici anni è una
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-pazzia, il consegnarli alla legge per tutta la
-vita, è un delitto...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Zio!...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(rinforzando)</i>
-</p>
-
-<p>
-... un delitto... e l'esporsi al rischio di porre
-al mondo infelici ne è un altro: poichè la natura,
-signorino mio, non vuol violenze, e come
-le nozze di consanguinei, castiga le nozze di
-adolescenti; e quando il fisico non ha raggiunto
-il suo sviluppo, quando non si ha ancora <i>(lo
-piglia per il petto)</i> un torace di misura da
-passar la rassegna di leva, e si rischia di dar
-la vita a dei rachitici, signorino mio, non si va
-dal sindaco!... <i>(guardandogli lo stomaco)</i>
-Neanche sessanta centimetri! <i>(con gesto comico)</i>
-Provati a darmi dei nipoti, e poi vedi!...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(raumiliato)</i>
-</p>
-
-<p>
-Proverò...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(fermandosi di botto e guardandolo)</i>
-</p>
-
-<p>
-Sai perchè son venuto?
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Per strapazzarmi... e per darmi del denaro...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Vieni qua...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-(Vuol esser cattivo, non ci riesce...) <i>(s'avvicina
-allo zio)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(con voce bassa alquanto mitigata)</i>
-</p>
-
-<p>
-Sei in rotta ancora coi parenti di Lea?...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Lo sai bene. Sai che suo padre...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Dopo il ratto, ha voluto le nozze, per salvar
-l'onore; ma ha giurato che in casa sua non
-metterai mai piede. Speriamo, perchè è di sangue
-vendicativo, che si limiti lì. Bisognerà
-dunque prepararsi a lasciar Lea per un po'... e
-prepararla...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Ah?... che! mai!...
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Non c'è nè mai nè che! Bisognerà ti prepari
-a lasciare andar Lea. Io ora non le ho
-voluto dir tutto. Sua madre è a Nizza... molto
-aggravata; ha desiderato veder la figliuola... Un
-messo della famiglia, credo, fu spedito a prenderla
-con una lettera per lei... Dev'essere qui
-oggi o domani... Sono venuto avanti apposta...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Dio mio!... ma è impossibile!... Io non la
-posso lasciare andar sola!... Se suo padre la rià,
-non la lascia più tornare...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-E se suo padre venisse qui lui, in persona, ci
-vorresti andar insieme?... Lasciati da lui vedere...
-e stai fresco...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(con risolutezza)</i>
-</p>
-
-<p>
-E allora io piuttosto...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(senza lasciarlo finire)</i>
-</p>
-
-<p>
-Tu piuttosto, dopo aver avuto il coraggio di
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-rapire a una madre la figliuola, avresti anche
-quello di negargliene i baci nell'ora della morte...
-Adesso stai per farmene dire una grossa... <i>(voce
-di Lea allegra, vivissima dall'interno che
-chiama Riccardo)</i>
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-
-<h4>SCENA VIII.</h4>
-
-<p class="title">
-DETTI <i>e</i> LEA.
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(di dentro)</i>
-</p>
-
-<p>
-Riccardo!... Riccardo!... <i>(entra festosa gridando
-con una lettera ancor chiusa in mano
-e agitandola con gioia per aria)</i> Una lettera
-della mamma!... Una lettera della mamma!...
-l'ha portata un messo ora!... Cara mamma!...
-volevo ben dire!...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Lea!... <i>(costernato, imbarazzatissimo, fa
-per toglierle istintivamente la lettera di mano)</i>
-Da' qua.
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(ingannandosi sul suo pensiero, sempre
-allegra)</i>
-</p>
-
-<p>
-Vuoi leggerla insieme?... Perchè mi guardi?...
-No, no, prima leggo io... Curiosone!... <i>(bacia
-la soprascritta prima di aprirla)</i> Curiosone!...
-<i>(apre e legge le prime righe)</i> Cielo... mio
-padre?... in paese... qui... a prendermi?... <i>(scorre
-con ansia il rimanente e dà in un grido
-acutissimo)</i> Ah!... mia mamma!... la mia povera
-mamma!... <i>(Riccardo che le è già dietro
-l'ha abbracciata, la sorregge; Lea continua
-piangendo, contorcendosi)</i> Mia mamma muore!...
-voglio vedere la mamma!...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(tenendola abbracciata)</i>
-</p>
-
-<p>
-No... no... sentimi, Lea,... mia adorata Lea...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(divincolandosi in pianto)</i>
-</p>
-
-<p>
-La mamma muore... No, no... voglio vedere
-la mamma!... voglio vedere la mamma!... <i>(scioltasi
-a forza dall'abbraccio di Riccardo corre
-verso l'uscio)</i>
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(correndole dietro mentr'ella si è già slanciata
-fuori)</i>
-</p>
-
-<p>
-No... no... Lea... fermati.... ti scongiuro...
-senti... non voglio...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(sbarrandogli risoluto sull'uscio il passo,
-fissandolo severissimo, le braccia incrociate
-sul petto)</i>
-</p>
-
-<p>
-Cosa... non vuoi?... <i>(Riccardo china la testa
-sotto lo sguardo dello zio)</i>
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(Quadro — Cala la tela.)</i>
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-FINE DELL'ATTO PRIMO.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-</p>
-
-<h3 id="atto2">ATTO SECONDO</h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Parco o giardino in riviera. A sinistra una macchia folta.
-A destra l'ingresso di un villino di cui appare la facciata,
-alta di alcuni gradini di marmo. Lungo il viale o
-sentiero verde che a sinistra vi conduce son disposti
-sedili di marmo o di legno rustici e colonnine sormontate
-da busti in marmo di donne. Si fanno nel giardino
-preparativi di festa. Alcuni operai attendono a disporre
-festoni e lampioncini sotto la direzione di Placido.
-</p>
-</div>
-
-<h4>SCENA PRIMA.</h4>
-
-<p class="title">
-PLACIDO, PEPPINO, <i>Operai che non parlano,
-occupati nei preparativi.</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(dando degli ordini e sorvegliando i preparativi,
-mentre il piccino gira di qua
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-e di là per suo conto giuocando e disturbando
-i lavori)</i>
-</p>
-
-<p>
-Più in qua i lampioncini!... qui un festone,
-dei fiori!... via questa roba!... lesti! Peppino,
-stai cheto! <i>(Peppino giuoca con un lampioncino)</i>
-lascia stare!... dà qua!.. Hai finito di
-studiare?... La sai?...
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p>
-Sì, che la so...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Guarda che se non la sai e non la dici bene,
-papà non ti compra il cavallino...
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p>
-E se la dico bene?
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Te ne comprerà due. O sentiamo un po'.
-Dilla su... ma adagio... <i>(suggerendo) Cara
-mamma...</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(facendo le bizze)</i>
-</p>
-
-<p>
-Non la voglio dire adesso... non la voglio...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Non vuoi?...
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p>
-No.
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Glielo dico a papà, sai. Da bravo! Ti do un
-chicco. <i>Cara mamma...</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(recitando con poca voglia)</i>
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>Cara mamma, in questo giorno... (si
-ferma)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>Avanti... Di letizia e fio...</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>... e fiori adorno...</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Che benigno il ciel ti diè... ti diè... ti diè...</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>... ti diè...</i> Via dunque... su. <i>(Peppino tace e
-si gratta in testa: Placido segue a suggerire)
-Ridon l'onde e la collina...</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>... e la collina...</i>
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Ma vedi che non la sai ancora!... Uff! che
-pazienza!... avanti...
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Ed il cantico a Lucina</i></p>
-<p class="i01"><i>Cede Apollo anche per me.</i></p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Ed il cantico in cucina</i></p>
-<p class="i01"><i>C'è del pollo anche per me.</i></p>
-</div></div>
-
-<p>
-Ed io lo mangio.
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(dando uno sbalzo)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ma che pollo! ma che pollo d'Egitto! mi fai
-disperare, marmottina!...
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(bizzoso)</i>
-</p>
-
-<p>
-Marmottina te.
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Te lo do io adesso il pollo, se non dici
-giusto...
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p>
-O m'hai detto te che c'è il pollo! E io lo
-mangio.
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(minacciandolo)</i>
-</p>
-
-<p>
-Guarda, Peppino...
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(sempre più imbizzito)</i>
-</p>
-
-<p>
-E io non la dico più!
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Peppino!... Uff! ci vuol tutta la mia autorità!
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p>
-No, no, più più... <i>(pestando i piedi)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Aspetta me...
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p>
-Più, più... <i>(fugge e il maestro lo rincorre,
-e correndo dà di petto in Giacomo che entra,
-avendo una valigia a mano. Peppino che
-scappa gli sgattajola fra le gambe)</i>
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-
-<h4>SCENA II.</h4>
-
-<p class="title">
-<span class="smcap">Zio</span> GIACOMO <i>e</i> PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(entrando urtato dal maestro)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ehi là... adagio... di grazia...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Oh signore... scusi... Lei cerca?
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Mio nipote... Riccardo Verneda... cerco.
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(ravvisandolo)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ah... ma allora lei... è il signor cavalier Giacomo!...
-Sicuro!... Perdoni. Non l'avevo riconosciuto.
-Oh che fortuna rivederla... Signor
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-cavaliere... dia qua! dia qua! <i>(gli toglie premuroso
-la valigia e la depone sopra un sedile)</i>
-che fortuna!...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Ma... e lei... di grazia?...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Come? non mi riconosce?
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Sì... mi pare... ma non saprei...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Eh già, dopo tanto tempo! <i>L'ala del tempo!</i>
-dicevano gli antichi. Non si ricorda del maestro
-segretario comunale di Corciago?... di quella sera
-che lei capitò su in montagna... al villaggio...
-saran sett'anni... all'osteria della Madonna della
-Neve...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Ah, sì, mi ricordo! To' to'! siete voi? Come
-fate ad esser qui?...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Vicende umane! vicende umane! signor cavaliere!
-La nuova legge comunale è venuta...
-<i>(sospirando con gravità)</i> ma il miglioramento
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-dei segretari non è venuto. Sono ancora poveri
-martiri dell'intelligenza, in balia di sindaci
-ignoranti ed arroganti. La mia dignità di sacerdote
-della scienza si ribellava a quello zotico
-di sindaco albergatore. Abbiam rassegnato le
-nostre dimissioni al Consiglio... e, non faccio
-per dire, il Consiglio comunale comprese l'alta
-gravità de' miei motivi e mi fece una di quelle
-dimostrazioni...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Le ha accettate?
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(con energia)</i>
-</p>
-
-<p>
-Alla unanimità.
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-I miei rallegramenti. <i>(gli stringe la mano)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Allora mi ricordai del signor Riccardo, ch'era
-stato assai buono con me in quei tre mesi e — in
-attesa di meglio — lui mi chiamò presso
-di sè a fare da maestro al suo bambino...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Quell'angioletto che dianzi scappava è il figlio
-di Riccardo?...
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Precisamente. Angioletto ella lo chiama! Se
-non ci fossi io a tenerlo in riga! Fortuna che
-di me ha soggezione... Ma l'altro ieri mi ha
-tirato una pedata... e se non era...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(guardandolo sorridente)</i>
-</p>
-
-<p>
-... che gli incutete soggezione...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-... già... a momenti me ne tirava un'altra.
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Meno male. E dite un po': la mamma del
-bambino?
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-La signora Ida... la seconda moglie... Già, lei
-sarà al fatto di tutto.
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Cioè... sì e no. Sapevo di un secondo matrimonio...
-e niente più... Sono sei anni che viaggio
-all'estero, e appena ieri sbarcato a Genova,
-trovo la lettera di mio nipote che mi dà il ben
-tornato, annunziandomi il suo soggiorno nella
-Riviera, e invitandomi alla festa sua...
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Già... la festa della sua signora... Oggi è
-l'onomastico e compion sei anni dal matrimonio.
-Si sono sposati compiuto l'anno dalla morte di
-quella poveretta...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Povera Lea!... Com'è finita?
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Eh, il suo Riccardo non l'ha potuta veder
-più, perchè, mórtale appena la mamma, il duca
-padre, che da un pezzo meditava il castigo, l'ha
-tenuta presso di sè come in carcere: e un bel
-dì, con l'aiuto di alte influenze e di preti, l'ha
-fatta scomparire in un convento all'estero... fin
-laggiù nella Spagna. Per quante ricerche e ricorsi
-alle autorità, non s'è mai potuto saper
-dove, finchè, a troncare le ricerche, un bel
-giorno dall'ambasciata pervenne al signor Riccardo
-un certificato di morte...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Su cui si vede che ha pianto assai...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Però della morta se ne ricorda... Guardi qui.
-<i>(gli mostra il busto di Lea fra due altri)</i>
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(appressandosi al busto)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ah! il busto di Lea!... <i>(lo guarda)</i> Poveretta!...
-<i>(osservando insieme anche i due busti
-vicini)</i> Meno male, l'ha messa tra Vittoria
-Colonna e Veronica Gambara; così, in compagnia
-delle donne illustri, la poveretta non si
-può lamentare...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(additandogli la corona appesa al busto)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ma, vede, ci ha messo anche la ghirlanda!...
-E ogni tanto ce la rinnova. Anche gli antichi,
-come Lei sa benissimo... <i>«Amaranti educavano
-e vïole...»</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(prevenendogli in fretta il resto della citazione
-per impedirgli di continuare)</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>«Su le funebri zolle.»</i> Mi congratulo.
-<i>(guardando ancora il busto)</i> Dormi, dormi
-laggiù, povera morta!... <i>(rivolto al maestro)</i>
-E son sei anni...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Dal matrimonio oggi in punto. Oggi la festa.
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-
-<h4>SCENA III.</h4>
-
-<p class="title">
-DETTI <i>e</i> RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(sì è affacciato dal villino all'ultime parole
-e va ad abbracciar lo zio)</i>
-</p>
-
-<p>
-E la presenza di zio Giacomo renderà la festa
-più completa per la mia signora e per me!...
-<i>(lo abbraccia)</i> Caro zio! quanto tempo!... e
-quante cose!
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(asciutto)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ah sì, molte.
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-E come la mia Ida sarà contenta! Ella ti
-conosce come un vecchio amico. Ti ha sentito
-tanto da me nominare... Ora la vedrai...
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Grazie.
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-E hai visto qui <i>(additandogli Placido)</i> una
-antica conoscenza...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Nell'esercizio di funzioni nuove...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Che farà del mio Peppino...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(inchinandosi con gravità)</i>
-</p>
-
-<p>
-... un cittadino utile all'umanità, profondo
-nella interpretazione dei poeti, docile coi maestri,
-pronto di mano, pronto di piedi... <i>(accenna
-col gesto una pedata)</i>... fin troppo...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Basta, basta... Signor Placido, corra ad avvertire
-la signora che c'è lo zio...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Ma subito... <i>(porta via la valigia di Giacomo
-e nell'andarsene ripete fra sè a mezza
-bocca:)</i> Sicuro, di piede fin troppo. <i>(entra nel
-villino)</i>
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-
-<h4>SCENA IV.</h4>
-
-<p class="title">
-RICCARDO <i>e</i> GIACOMO
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Lascia un po' che ti guardi...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Guardami pure. Che hai?
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Eh, tutti i gusti son gusti. C'è chi, di
-mogli, ne ha troppo di una. A te ce ne voglion
-due. Non meritavi di perdere la prima.
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Ma tu vedi in me semplicemente... un essere
-felice!
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Vedo, vedo! Peccato che tutti non possano
-dire così... E... <i>(gli addita il busto di Lea)</i>
-quella poverina?
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(con un sospiro)</i>
-</p>
-
-<p>
-Morta!
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(osservandolo)</i>
-</p>
-
-<p>
-Quando Boezio in carcere scrisse il trattato
-della <i>consolazione</i>, si vede che non lo ha scritto
-per te. Fai presto tu a consolarti... e a servirti
-delle mogli morte per uso di decorazione nei
-giardini delle mogli vive!
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Sei sempre ingiusto con me. Le seconde nozze
-sono anche un po' opera tua.
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Ma se ti dico che hai ragione! Di un po', e
-questa almeno la ami?
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Alla follia...
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Come l'altra. Si intende.
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Sei ingiusto, ti ripeto. Ricordati ch'io non
-volevo lasciarla andare al letto di sua madre...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-E siccome era un delitto contro natura, te
-l'ho impedito... E se te ne fosse rincresciuto,
-e te ne fosse rimasto il rimpianto, adesso non
-mi faresti tanta cera...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Intanto così ella mi fu rubata...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Come tu l'avevi rubata prima...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-E io quel giorno ho creduto di morirne... I
-pochi mesi vissuti con Lea tra l'ansie della fuga
-e del nascondersi, che rendevano ora tristi ora
-febbrili i nostri baci, eran passati su di me come
-un sogno fuor del quale mi parea di non poter
-vivere... Girai otto mesi per cercarne le traccie...
-Invocai i miei diritti, minacciai, ricorsi a
-magistrati, a consolati, a legazioni... tutto fu
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-inutile... Otto mesi la poveretta irreperibile languì
-in un convento... e il console che mi trasmise
-il suo atto di morte non potè darmi neppure
-una sua riga, neppure un suo ricordo,
-una ciocca di capelli che mi recasse il suo ultimo
-addio!...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(con flemma ironica)</i>
-</p>
-
-<p>
-Allora abbiamo celebrate le esequie e dato
-sfogo alle lagrime. Quando il vaso delle lagrime
-fu pieno, e non ce ne stava neppure una di
-più... allora...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Oh, la provvidenza...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Ti mandò un angelo consolatore. Per questi
-regali non c'è che lei. Eri nato per essere marito
-ad ogni costo.
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Tu ridi. Ma è proprio così. Dopo un anno,
-di quel sogno antico di voluttà e di dolore era
-rimasta una mestizia blanda in mezzo a cui
-venne a posarsi l'imagine di Ida. Non fu il
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-turbine violento improvviso della prima volta...
-fu una dolce simpatia che a poco a poco mi vinse.
-La mia prima avventura aveva interessato Ida a
-me: mi parlava spesso della mia povera morta
-rapita: si impietosiva meco su lei. Così l'ombra
-di Lea, invece di frapporsi come un funebre
-ostacolo, continuò a star fra noi, affievolendosi,
-scolorandosi, smarrendo i contorni a
-poco a poco, finchè un bel giorno m'accorsi
-che l'ombra non c'era più... ma si era mano
-mano, insensibilmente tramutata nelle sembianze
-di Ida... La felicità presente non l'avrò
-meritata — ma so che le mie nozze, sono
-felici — e la verità del mio vivere è cominciata
-da qui. E poi... hai visto? Ora non siamo
-più soltanto due sposini... due tortore che tubano...
-non ci chiamiamo più soltanto l'<i>amore...</i>
-ci chiamiamo — la <i>famiglia</i>.
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Ho visto.
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-N'è vero ch'è bello il mio Peppino?
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Non gli insegnerai a rubar ragazze...
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Cattivo! Ma vieni dunque a veder Ida... Poi
-avrai bisogno di cambiarti, riposarti...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Eh, un sonnellino magari... ho perso la notte.
-E tutte le volte che vedo un uomo felice, o
-mi vien sonno... o mi vien appetito.
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(ridendo)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ah, ah! <i>(entrano nel villino)</i>
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-
-<h4>SCENA V.</h4>
-
-<p class="title">
-LEA <i>e un</i> GIARDINIERE <i>(che poi esce).</i>
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(Lea entra dal fondo, pei viali, vestita a nero)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-GIARDINIERE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(accompagnando Lea)</i>
-</p>
-
-<p>
-Di qui... signora. Ecco, quella è precisamente
-la palazzina del signor Verneda.
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Grazie.
-</p>
-
-<p class="char">
-GIARDINIERE.
-</p>
-
-<p>
-La signora desidera ch'io vada ad annunziarla?
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-No, no, grazie, buon uomo. Non occorre. Attenderò,
-<i>(mentre il Giardiniere s'avvia, come
-pentitasi, lo richiama)</i> Cioè dite...
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-GIARDINIERE.
-</p>
-
-<p>
-Che cosa?
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(vorrebbe interrogarlo e si ripente)</i>
-</p>
-
-<p>
-No, no, niente, andate pure.
-</p>
-
-<p class="char">
-GIARDINIERE.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(guardandola nell'andarsene)</i>
-</p>
-
-<p>
-Che originale!
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(sola) (uscito il Giardiniere corre verso
-il villino chiamando)</i>
-</p>
-
-<p>
-Riccardo!... <i>(si arresta di botto)</i> Son pazza!...
-Dio mio! come il cuor batte! par voglia scoppiarmi!...
-Egli è là, il mio Riccardo... L'ho
-tanto sospirata quest'ora... perchè adesso ch'è
-giunta, ho paura?... Sett'anni! Riccardo ed io
-eravamo poco più che fanciulli... e l'oblio ricopre
-tanto presto gli assenti, come l'erba le
-fosse... Se egli... <i>(si scuote, cacciando il pensiero)</i>
-Ah, mai! il dramma che ci unì non è
-di quelli che si dimenticano... Povera mamma
-mia! la tua morte meritava la mia lunga espiazione...
-ma tu mi hai perdonato... perchè io
-sono qui. <i>(si guarda intorno, vede il proprio
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-busto, s'avvicina, lo riconosce)</i> Che vedo! son
-io! son io!... Dunque ei mi ricorda! dunque
-mi aspetta!... <i>(cade in ginocchio)</i> Grazie, o
-mamma!... E anch'io t'ho aspettato, mio Riccardo!
-Come voglio tornar bella per te!... amarti
-per tutto il tempo perduto!... <i>(si avvia risolutamente
-verso il villino: a un tratto, ode
-dalla macchia a sinistra la voce del bambino:
-si arresta, come fulminata, in ascolto)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(di dentro, dalla macchia)</i>
-</p>
-
-<p>
-Non mi pigli...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(di dentro, dalla macchia)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ah no? ti ci ho colto, birichino. Aspetta me.
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p>
-E io scappo!...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Lo dirò alla mamma che rubi le arancie invece
-di dir la poesia...
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p>
-E io non la voglio dire la tua poesia, perchè
-è brutta. E no, e no, e no...
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Ah, è brutta? Le perle ai porci.
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p>
-Sì, sì, brutta, brutta!...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p>
-Te la darò io. Giù quell'arancia...
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p>
-Io no... voglio giuocar alla palla!...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(più minaccioso)</i>
-</p>
-
-<p>
-Giù quell'arancia!...
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p>
-E io te la tiro!...
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(colpito)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ahi!... birbante! il mio naso! ora me la
-paghi!... <i>(tutto questo dialogo, nell'interno
-della macchia è seguito avidamente da Lea
-immobile, come impietrata dal terrore)</i>
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-
-<h4>SCENA VI.</h4>
-
-<p class="title">
-PLACIDO <i>e</i> LEA, <i>poi</i> PEPPINO.
-</p>
-
-<p class="char">
-PLACIDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(sbucando dalla macchia sulla scena, in
-traccia del piccino, tenendosi il fazzoletto
-al naso)</i>
-</p>
-
-<p>
-Uff!... che serpentello! che serpentello ha
-da venire!... Ma che cosa farà con quelli che
-non gli mettono soggezione! Ah, il mio naso!
-Ehi là Giovanni... <i>(chiamando il giardiniere,
-s'allontana)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(uscito il pedagogo di scena, Peppino ancora
-celato dalla folta macchia, entro
-cui si suppone arrampicatosi sopra un
-albero, lascia cadere due o tre aranci
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-sulla scena; poi sporge circospetto fuor
-della macchia verde la testolina, per assicurarsi
-che il maestro non ci sia)</i>
-</p>
-
-<p>
-Non c'è più.
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(guardandolo atterrita)</i>
-</p>
-
-<p>
-Cielo!...
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(vedendola e avanzandosi)</i>
-</p>
-
-<p>
-Una signora!... <i>(le gira attorno con circospezione
-e curiosità infantile, intanto che
-raccatta le arancie)</i> Ne manca una... <i>(s'avvicina
-adagino a Lea, guardando per terra,
-se essa l'avesse tra i piedi: poi si risolve a
-dirigerle la parola)</i> Tirati in là!...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(lo guarda sempre più fissa, immobile,
-con ispavento: poi fa uno sforzo sopra
-sè stessa e dà una crollata di spalle)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ah! che pazza! m'ha fatto paura!... è il
-bimbo di qualche vicino! È venuto di lì e la
-casa invece è da questa parte.
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(tirandola per la veste)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ma tirati in là. Ci hai sotto la mia arancia...
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(non rassicurata dalle proprie parole, si
-lascia macchinalmente tirar in là dal
-piccino che la tira per l'abito, seguitando
-a fissarlo con espressione di sgomento — poi
-in un nuovo sforzo di rassicurare
-se stessa e discacciare l'idea
-balenatagli, gli butta febbrilmente le
-braccia al collo)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ma sì, piccino mio!... angiolo mio!... come
-sei bello!... come sei bello!...
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(si lascia accarezzare e mangia uno spicchio
-di un'arancia)</i>
-</p>
-
-<p>
-Non mi voleva lasciar mangiare le arancie
-quel brutto cattivo... <i>(a Lea)</i> Te... ne vuoi?...
-<i>(le offre uno spicchio)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(continuando a carezzarlo, china su lui)</i>
-</p>
-
-<p>
-No, no, grazie, amore. Tienle per te. Come
-ti chiami?...
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p>
-Peppino... e te?... <i>(la voce di Ida dall'interno
-del villino chiama: «Peppino! Peppino!»)</i>
-La mamma chiama!...
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(percossa dalla voce di Ida che le giunge
-dal villino)</i>
-</p>
-
-<p>
-Cielo!... di là!... Ah! <i>(si alza atterrita,
-ributtando bruscamente indietro Peppino e
-strappa dal busto ch'è lì presso la ghirlanda
-di fiori che vi è appesa).</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p>
-Ah!... Cattiva anche te!... Perchè strappi i
-fiori?... Non son tuoi. Son di papà... Lo dirò
-alla mamma!... <i>(chiamando)</i> mamma... <i>(mentre
-Ida dall'interno lo chiama ancora, il
-piccino correndo rientra nel villino).</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(cogli occhi sbarrati, fissi verso la porta
-per cui Peppino è scomparso, e segnando
-del dito la direzione, indietreggia come
-per terrore, balbettando):</i>
-</p>
-
-<p>
-Di là!... di là!... <i>(mentre ripete con voce di
-spavento questi monosillabi, seguita a indietreggiare
-vacillando, poi si copre delle mani,
-in atto di angoscia suprema, il volto, e scompare
-dentro la macchia, nel punto che Ida di
-cui si ode la voce avvicinarsi, entra in
-iscena)</i>
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-
-<h4>SCENA VII.</h4>
-
-<p class="title">
-IDA, PEPPINO <i>(rientrando con la mamma).</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(a Peppino)</i>
-</p>
-
-<p>
-Che facevi qui fuori? Che hai? <i>(vedendolo
-cercar intorno con l'occhio).</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(non vedendo più Lea)</i>
-</p>
-
-<p>
-Tò — non c'è più.
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-Più... Chi?
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p>
-C'era qui una signora cattiva... che mi ha
-picchiato...
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-Picchiato?... Che! che!... se vedo io chi picchia
-il mio Peppino!...
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p>
-Sì, sì, era qui adesso. È scappata via...
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-Com'era?
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p>
-Come quella lì... <i>(addita il busto di Lea)</i>
-E ci ha strappato i fiori...
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(vedendo la ghirlanda a terra)</i>
-</p>
-
-<p>
-Che vedo!...
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p>
-È stata lei! Quella cattiva! ma è scappata!...
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(cogitabonda)</i>
-</p>
-
-<p>
-(Che è ciò?...)
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(raccogliendo la ghirlanda da terra, la
-porge alla mamma da rimettere attorno
-al busto)</i>
-</p>
-
-<p>
-Mamma, ce la rimetti?
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(con gesto brusco glie la toglie e la torna
-a buttar via)</i>
-</p>
-
-<p>
-Lascia stare...
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(s'allontana guardando intorno)</i>
-</p>
-
-<p>
-O dove è andata?... <i>(minacciando con le
-manine)</i> se la trovo... se la trovo... <i>(esce per
-il parco).</i>
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-
-<h4>SCENA VIII.</h4>
-
-<p class="title">
-IDA <i>sola, poi</i> RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(Ida, repentinamente fatta triste e come
-assorta, guarda lungamente l'immagine
-di Lea. Riccardo esce dalla villa, le si
-avvicina in punta di piedi da dietro le
-spalle, le chiude gli occhi e la distoglie
-dalla contemplazione con un bacio)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Gelosa!
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(volgendosi)</i>
-</p>
-
-<p>
-Riccardo!... Ah! <i>(gli si butta vivamente al
-collo)</i>
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Che guardavi?
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(appesa al collo di lui)</i>
-</p>
-
-<p>
-Niente.
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Niente? Ti ho visto, <i>(con dolce rimprovero
-additandole la ghirlanda per terra)</i> E quei
-fiori strappati!... Gelosa di un'ombra!...
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-Non li ho strappati io... li ha strappati qualcuno...
-Una donna che è passata di qui...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Una donna?
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-Peppino l'ha vista. Vuoi ridere? Diceva che
-somiglia a quella lì.
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(sorridendo)</i>
-</p>
-
-<p>
-Perchè non dirmi addirittura che è di qui
-passato uno spirito? Pazzerella!... e dai retta
-a quel folletto burlone...
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-No, no... non è questo... Volevo dire...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Volevi dire che scegli male il giorno per essere
-di cattivo umore... Sai che cosa mi diceva
-testè lo zio? Che ha compreso, vedendoti, come
-fatta la follia di un matrimonio, si possa commettere
-la seconda. Sai che gli hai fatto una
-grande impressione?!
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(cercando rasserenarsi e sorridendo)</i>
-</p>
-
-<p>
-Si vede! Non s'è fermato cinque minuti... e
-ha chiesto subito di passare nella sua stanza...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Era stanco del viaggio... ed è un uomo alla
-buona, senza complimenti... Ma lo sentirai oggi
-a tavola...
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-Tuo zio l'ha conosciuta la tua prima moglie,
-Lea?...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Sì, che l'ha conosciuta. Ma e dalli con Lea!
-Lasciamo stare — sopratutto oggi — i poveri
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-morti — e non portiamo via loro i fiori... <i>(fa
-per prendere la corona di fiori e rimetterla
-a posto. Ida gli ferma il braccio)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-No... lasciali...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(sorpreso)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ida!...
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(con insistenza mista di mestizia)</i>
-</p>
-
-<p>
-Lasciali, te ne prego. Quei fiori, sai bene, io
-stessa ce li ho posti insiem con te. Io stessa
-ho sempre trovato pio il tuo ricordo, come impetrasse
-da quell'ombra perdono e benedizione
-al nostro amore. Ma oggi non so... sono triste...
-Oggi quel ricordo mi pare che s'alzi fra noi.
-<i>(trattenendogli ancora di nuovo il braccio)</i>
-Te ne prego!... Riccardo, mio Riccardo, ritornano
-i morti?
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Ma sai che si direbbe che tu sia impazzita?
-Ed è proprio oggi, nella festa del nostro amore,
-che ti passano pel capo di queste ubbie?...
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(insistente, supplichevole, affettuosa)</i>
-</p>
-
-<p>
-Chiamale ubbie! Ma sei tu che me l'hai messe
-in mente. Te ne ricordi?
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Di che cosa?...
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(appoggiando con affettuosa mestizia la testa
-sulla spalla di lui, mormora a voce
-piana e lenta senza guardar Riccardo)</i>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«Un fior sovra un tumulo spiega...»</p>
-</div></div>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(un gesto vivo gli sfugge, come per porle
-la mano alla bocca e impedirle di proseguire)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ida!...
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(vivamente)</i>
-</p>
-
-<p>
-No, no, lasciami dire... Non è per rimproverarti...
-È perchè allora sei stato sincero, che
-t'ho preso a voler bene. Mi sei apparso bello
-nel dolore... Ma ciò che mi scrivesti è scritto
-qui. <i>(accenna il cuore)</i>
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«Un fior sovra un tumulo spiega</p>
-<p class="i01">La pompa dei vivi color:</p>
-<p class="i01">Simile all'amor che ne lega,</p>
-<p class="i01">Ei vive... lo splendido fior!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">«Un triste mister dello stelo</p>
-<p class="i01">Gli dona la ricca beltà....:</p>
-<p class="i01">Ei mesce l'umore del cielo</p>
-<p class="i01">Con quel che la fossa gli dà.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">«S'intesson le tenui radici</p>
-<p class="i01">Con trecce lunghissime d'or....:</p>
-<p class="i01">L'amor che ne rende felici</p>
-<p class="i01">Le stesse radici ha del fior.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">«Ma a mezzo la notte, lorquando</p>
-<p class="i01">Pia scorge la stella brillar,</p>
-<p class="i01">Il fior la sua stella adorando</p>
-<p class="i01">Da sotto si sente chiamar.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">«— L'olezzo io t'ho dato e i colori,</p>
-<p class="i01">O immemore, amante del ciel!...&nbsp;—</p>
-<p class="i01">Ahi, getta fra i nostri due cori</p>
-<p class="i01">Lo stesso lamento un avel.»</p>
-</div></div>
-
-<p class="scene">
-<i>(mentre Ida dice i versi, con voce lenta,
-dolce, mestissima, Riccardo ha gli occhi
-fissi a terra. Ida terminati i versi china
-il capo e piange)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(commosso, distogliendole le mani dagli
-occhi)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ida... Ida... perchè piangi?
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-Perchè fui una egoista allora, lo sento. Quella
-immagine morta che mi immolavi solleticava
-il mio orgoglio. Mi allettava trionfar d'una
-memoria. Oggi quella memoria si vendica. Mi
-fa triste... come se dalla tomba quella imagine
-minacciasse il nostro amore...
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-
-<h4>SCENA IX.</h4>
-
-<p class="title">
-DETTI <i>e</i> PEPPINO, <i>poi</i> LEA.
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(rientrando dal parco)</i>
-</p>
-
-<p>
-Mamma!...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(chiamando senza scostarsi da Ida)</i>
-</p>
-
-<p>
-Peppino! Vieni qui. <i>(Peppino accorre, Riccardo
-lo bacia, poi presentandolo a Ida)</i> E
-contro le minaccie della tomba questo angiolo
-guardiano non ti basta?
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(abbracciando convulsa Peppino e poi Riccardo)</i>
-</p>
-
-<p>
-Oh l'angiolo mio! mio Riccardo!
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(additandole il busto di Lea)</i>
-</p>
-
-<p>
-Domani non lo vedrai più. Lo faremo portar
-via... Sei contenta?
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-Sì... Sì... <i>(sorridente fra le lagrime)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(baciando la mamma)</i>
-</p>
-
-<p>
-Mammina mia, come sei bella!...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Le carezze di Peppino e i baci miei... dimmi
-ancora hai paura dei morti? hai ancora paura?
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-Mio Riccardo! <i>(gli butta le braccia al collo
-con trasporto d'amore)</i>
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(Lea affacciatasi da alcuni minuti al limitare
-della macchia, ha seguito con
-ineffabile angoscia l'ultima parte del colloquio.
-Alle ultime parole di Riccardo dà
-un grido acuto di dolore)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Ah! <i>(cade in ginocchio semisvenuta)</i>
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(Ida e Riccardo si voltano al grido. Ida,
-al veder Lea, pur senza riconoscerla, con
-espressione istantanea di spavento, copre
-istintivamente della persona e delle mani
-il suo piccino, e additando Lea a Riccardo,
-indietreggia balbettando a voce
-soffocata):</i>
-</p>
-
-<p>
-Sì, sì... ho paura... ho paura...!
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(Quadro — Cala la tela)</i>
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-FINE DELL'ATTO SECONDO.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-</p>
-
-<h3 id="atto3">ATTO TERZO</h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Stanza in un appartamento del villino di Riccardo e Ida
-a secondo piano. — In fondo porta d'ingresso e un
-balcone. — A sinistra prima quinta, porta che mette
-alle stanze di Ida. — A destra porta che mette alle
-stanze di Riccardo. — Nella stanza quadri e alcune
-tele in corso di lavoro. — Una di esse senza cornice
-appesa alla parete, è la tela della fuga d'Egitto già
-veduta nel primo atto. — Mobiglio artistico, signorile.
-</p>
-</div>
-
-<h4>SCENA PRIMA.</h4>
-
-<p class="title">
-<span class="smcap">Zio</span> GIACOMO, <i>per un momento un</i> DOMESTICO.
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(al Domestico entrando)</i>
-</p>
-
-<p>
-La signora Ida?
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-DOMESTICO.
-</p>
-
-<p>
-È di là. Già tre volte ha domandato di lei,
-se era tornato. La signora par che abbia la
-febbre...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Ditele che l'attendo. <i>(Domestico esce)</i> Povera
-donna... cioè..., povere donne tutt'e due!
-Ancora non saprei chi delle due sia più a compiangere!...
-Oh che pasticcio! che pasticcio!...
-<i>(passeggiando su e giù)</i> Ecco il bel sugo dei
-colpi di testa della prima età!... Si piglia per
-amore il primo riscaldo di sangue, che come
-viene se ne va, e quando con la giovinezza arriva
-l'amor vero, ecco lo sterile capriccetto di
-un'ora torna dal fondo del passato a devastarvi
-la vita intera!...
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-
-<h4>SCENA II.</h4>
-
-<p class="title">
-IDA <i>e</i> <span class="smcap">Zio</span> GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(entrando da sinistra, dalle sue stanze, e
-correndo a lui affannosa)</i>
-</p>
-
-<p>
-L'avete vista?...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-L'ho vista.
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(con accento febbrile concitato)</i>
-</p>
-
-<p>
-Parlato?... <i>(Giacomo accenna di sì)</i>. E così?
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Verrà qui. Vuol parlare con voi...
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(c. s.)</i>
-</p>
-
-<p>
-Che vi disse?...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Quel che una moglie può dire. Che un atto
-di morte non basta per ammazzare chi è vivo e
-che la sua fede di matrimonio è in regola e
-che la moglie deve seguire il marito.
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-Ma e voi?...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Io... non so...; di questi pasticci non ne
-avevo veduti fin qui che in teatro. Ma in atto
-pratico è un altro paio di maniche. Sapete il
-caso di <i>Miss Multon e della Donna Pallida?</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-Perchè?
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Sarebbe il vostro — a rovescio — ma ci vorrebbe
-per voi. <i>Miss Multon</i> moglie colpevole
-del marito fido, e la <i>Donna Pallida</i> moglie
-fida del marito infedele — han tutte e due la
-cattiva idea di tornare dalla tomba in momento
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-incomodo. Però, sì, entrambe finiscono a pigliare
-il mondo come viene e se ne tornano
-via in santa pace... Eh, se per gli imbrogli
-della vita reale bastassero le ricette dei drammaturghi!...
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-Ma voi dunque... anche voi...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Io son d'avviso che nella vita reale nè Miss
-Multon nè la Donna Pallida avrebber rifatto
-la strada. Perchè tutt'e due quelle prime mogli
-avean figliuoli. E prima che una madre rinunzi
-alla sua prole...
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(vivissima)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ah, nevvero! Ma di prole costei non ne ha.
-Ma non è una madre che torna dalla tomba.
-La madre son io. Il diritto materno è per me.
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(con flemma)</i>
-</p>
-
-<p>
-Abbiamo anche degli esempi in contrario. Il
-conte Glauco, per esempio, che ritorna dalle
-crociate, con un fior di sposa e il bambino annesso,
-e trova la prima moglie, dal dolor dell'assenza,
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-ancora viva. Il guaio è che il codice
-l'han fatto dopo le crociate... e quindi regola
-le cose alla moderna...
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(impaziente)</i>
-</p>
-
-<p>
-E dunque... e dunque?...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-E dunque, qui bisogna trovare il modo di
-convincere Lea; altrimenti (tant'è... meglio dir
-tutto...) altrimenti in linea legale, da qui non
-s'esce che in questi modi:
-</p>
-
-<p>
-<i>a)</i> con un'azione di nullità da parte di Lea,
-e un processo di bigamia da parte del Fisco...
-<i>(Ida fa un gesto di spavento che l'altro
-calma)</i> processo seguito da piena assoluzione
-per causa di buona fede.
-</p>
-
-<p>
-<i>b)</i> con l'obbligo a Riccardo vostro marito — se
-Lea insiste — di tenersi la prima moglie,
-e separarsi... <i>(con esitanza)</i> dalla seconda...
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(con ispavento fra sè)</i>
-</p>
-
-<p>
-Da me?!...
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(proseguendo titubante, senza guardarla)</i>
-</p>
-
-<p>
-... la quale a tenor di legge, non è moglie,
-il matrimonio essendo basato sulla erronea credenza
-di stato libero, e quindi <i>nullo</i>, art. 56,
-104, 105.
-</p>
-
-<p>
-<i>c)</i> collo stigma di adulterini... ai figli delle
-seconde nozze, il quale non si può togliere,
-essendo di questi vietata anche l'adozione. Articolo
-205.
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(angosciata — piangente)</i>
-</p>
-
-<p>
-Dio mio!... mio figlio!... povero angiolo
-mio!...
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Su, su! Colle disperazioni non si rimedia
-nulla. Non si tratta di disperarsi, ma di guardar
-le cose come stanno: e di convincere Lea, colle
-buone, per pietà di quella creatura, a tornarsene
-per la via ond'è venuta...
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-
-<h4>SCENA III.</h4>
-
-<p class="title">
-DETTI <i>e</i> LEA; <i>più tardi</i> PEPPINO.
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(affacciatasi all'ingresso, alle ultime parole
-avanzandosi)</i>
-</p>
-
-<p>
-E chi oserebbe domandarglielo? <i>(a Giacomo)</i>
-Voi no, non è vero?...
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-Signora!...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Perdonate, signora, se non mi sono fatta annunziare.
-Nella casa di mio marito non mi è
-parso necessario...
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-Ma io non so...
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Voi non sapete da che strada i morti ritornino
-fra i viventi. Felice voi!... Ma che importa!
-Pur che tornino. Ah, c'è del freddo laggiù!
-Fa così bene anche ai poveri morti tornare a
-riscalducciarsi quassù, sotto il sole!
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-Dio mio!...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Signor Verneda, avete avvertito la signora
-delle mie intenzioni? I fantasmi, lo so, sulla
-terra non han diritti; ma le mogli <i>vere</i> si dice
-che ne abbiano... se non vi rincrescesse lasciarci
-breve ora sole?
-</p>
-
-<p class="char">
-GIACOMO.
-</p>
-
-<p>
-Come v'aggrada!... (Oh che imbroglio!) <i>(nell'andarsene
-s'avvicina ad Ida e le parla sottovoce)</i>
-Coraggio!... Parlatele colle buone!... tornerò!...
-<i>(a Lea appressandosele)</i> Siate pietosa!
-<i>(guardandole entrambe con compassione)</i> (Oh
-che imbroglio!) (<i>esce)</i>
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-
-<h4>SCENA IV.</h4>
-
-<p class="title">
-LEA <i>ed</i> IDA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(Ida si lascia cader sopra una sedia e sta
-angosciata, muta)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Dunque pare che io sia venuta in mal punto
-e che molte cose si siano cambiate in casa mia
-<i>(gesto vivo di Ida)</i> — di mio marito — dopo
-la mia assenza dai vivi. Voi non ne avete colpa,
-lo so. Il destino fu amaro ad entrambe. Ma
-più a me che a voi... Perchè nel cuore di Riccardo
-voi siete la gioia viva dell'oggi, io l'ombra
-mesta di un tempo che fu. Ma pesa, ma
-è triste anche all'ombre l'oblìo! Che colpa è
-la loro se non sanno rassegnarvisi?...
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-Dio! Ma da che inferno...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Da che inferno sono uscita? Che v'importa
-di saperlo! Pur che uscita ne sia. E poi, se
-l'inferno mi manda, i tormentati hanno diritto
-ad un sollievo. Voi non li conoscete quei tormenti,
-beata voi!... Voi lo ignorate che cosa
-sia piombar violentemente, nell'alba della vita,
-dalle braccia di uno sposo amante al freddo
-giaciglio di un sepolcro di vivi!... Vedersi a
-sedici anni, in un attimo, tutta la festa del vivere
-mutata nel silenzio e nel buio!... Mi credettero,
-mi vollero morta; — eppure là tra le
-fredde pareti di un chiostro, nelle notti lunghe
-di pianto, un pensiero, uno solo mi confortava;
-queste lagrime ch'io verso saranno le
-sue, queste notti saranno lunghe anche a lui!...
-Ei non ristarà dal cercarmi, finch'ei non l'abbia
-trovata la sua Lea!... Egli saprà trarmi di qui!...
-E quando la disperazione mi diè le forze della
-fuga e la pietà d'altri m'aperse le porte non
-ischiuse da lui, per lui solo mi riapparve bella
-la vita! Sperai, del riapparirgli visione cara,
-inattesa, lungamente invocata, una gioia che
-superasse ogni delirio di gioia umana! Vengo...
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-e ritrovo... il mio posto preso da voi. Ebbene,
-non è giusto. Per tutto quel ch'io soffersi,
-giuro a Dio che non è giusto. Quel posto è
-mio. Lo riprendo. Ecco tutto.
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-E il suo cuore siete ben certa di riprenderlo?...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-E voi così certa di poterne andare superba?
-Oh, lo so: egli vi deve aver detto: Ci fu un'altra
-donna che amai, che ebbe il mio nome, che
-mi sacrificò ogni cosa — perfino sua madre! — e
-alla quale giurai amore sì fervido da credere
-che ogni facoltà umana di amare ne restasse
-esaurita. Ebbene, no, per caso, n'è rimasta
-ancora qualche briciola,... ve l'offro... e
-voi quella briciola l'avete raccattata, il vostro
-orgoglio se n'è accontentato! <i>(con accento
-sprezzante)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-Ah, è troppo!... <i>(si padroneggia e ripiglia
-con un sforzo di calma)</i> E se il suo discorso
-fosse stato diverso? Se egli fosse venuto a dirmi:
-Ida, nella vita dell'uomo si ama una volta sola
-e raramente quella volta è la prima. Nell'alba
-dei giorni, quando il cuore ignora le battaglie
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-del dubbio e del dolore, la baldanza dell'adolescente
-chiama col nome d'amore il primo svegliarsi
-degl'istinti; si ama la prima che s'incontra
-per via; è il primo amoruccio che ogni
-uomo ritrova ne' suoi ricordi di scuola. Più
-tardi viene l'ora solenne che gli rivela la compagna
-vera. È allora veramente la prima volta
-ch'egli ama, ch'egli sa leggere nel libro eterno,
-ch'egli intende nell'amore tutto ciò che è di
-alto e divino... S'egli m'avesse detto o fatto credere
-ciò, che direste?...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(con calma cupa e sarcastica)</i>
-</p>
-
-<p>
-Allora direi che la sventura sta su questo
-amore, perchè non ha fatto i conti con le tombe.
-Direi che la vostra parte è già troppo bella,
-perchè non ve ne dobbiate accontentare e lasciar
-qualche cosa anche agli altri: perchè un amore
-così divino non appartiene alla terra, può vivere
-anche fuori delle sue leggi e del rispetto
-degli umani. Direi: te felice che la tua parte
-è migliore della mia: non lamentartene, serba
-lassù in quella sfera celeste il posto che t'ha
-dato l'amore: io serbo qui sulla terra il posto
-che il diritto mi dà.
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-E siete ben sicura che lo sia... il diritto?...
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Se lo sono!
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-Siete ben sicura che lo sia?! In un'ora di
-capriccio avete legato alla vostra la vita di un
-giovane non ancora uomo: a quel capriccio sagrificaste
-la famiglia, egli a voi sagrificò studii
-e amor proprio e avvenire. La povertà che era
-il suo orgoglio, l'ingegno precoce ch'era la sua
-ricchezza lo invitavano alle vie dell'onore, alle
-lotte superbe dell'arte: per voi dimenticò sè
-stesso, quasi adattavasi a vivere della vostra
-fortuna...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Signora!...
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-Ebbene, il destino non permise di compir l'opera.
-E perchè quel capriccio non era la fiamma
-divina che sfida il tempo e gli uomini, bastò
-che gli uomini vi soffiassero sopra, perchè a
-Riccardo nel cuore non ne restasse più nulla. A
-me nel cuore di Riccardo... questo angiolo resta!
-<i>(prende convulsa per mano Peppino entrato
-in quel mentre)</i> È lui il mio diritto, è
-la madre che santifica le nozze, è la madre!...
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-Voi, non madre, siete il sogno sterile, il nulla:
-io sono la famiglia, ossia il tutto!... Ma ditelo
-ancora che il diritto siete voi!... <i>(dette queste
-parole con impeto, ribacia febbrilmente il suo
-piccino)</i> Peppino mio!...
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p>
-O mamma, perchè piangi? È quella signora
-cattiva che ti fa piangere...
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p>
-No, no, stai zitto, mio angiolo! Nessuno
-<i>(guardando Lea)</i> vuol far male alla mamma.
-E di questo <i>(additandolo a Lea)</i> che intendete
-di farne? Perchè il vostro diritto è lo
-stigma del bastardo per lui. Che male vi ha
-fatto questo essere? Chi avete da difendere
-contro di lui? Perchè è lui che difendo, non
-me. Siete piombata come il fulmine sulla mia
-vita — e sia pure. Avete per voi la legge, valetevene.
-Se dovrò uscire da questa casa, ne
-uscirò. Ma badate a mio figlio, badate a mio
-figlio!... perchè anche la leonessa protegge i
-suoi nati; così io proteggo il mio e non conosco
-un diritto più alto sulla terra, dopo quello di
-Dio!... <i>(entra Riccardo)</i>
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-
-<h4>SCENA V.</h4>
-
-<p class="title">
-DETTI <i>e</i> RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(proseguendo, a Riccardo che s'affaccia)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ma vieni, vieni, Riccardo!... Ma proteggi me,
-proteggi il sangue tuo contro questo fantasma
-della tomba!... <i>(coprendo con moto convulso
-della propria persona il bambino e quasi riparandosi
-seco dietro la persona di Riccardo)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(come per movere a lui)</i>
-</p>
-
-<p>
-Riccardo!...
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(Riccardo rimane muto, visibilmente in
-preda a violenta lotta, gli occhi a terra)</i>
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-PEPPINO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(aggrappandosi alla mamma)</i>
-</p>
-
-<p>
-Mamma, mamma... non piangere!... <i>(a Lea)</i>
-Signora cattiva, se facessero piangere la mamma
-tua...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(arrestandosi come fulminata dalle parole
-ultime del piccino)</i>
-</p>
-
-<p>
-Mia mamma!... mia povera mamma!... Morta
-per me!... <i>(cade in ginocchio)</i> Infatti era giusto...
-Ecco il castigo. <i>(si rialza e va con passo
-risoluto al gruppo dei tre. Il piccino si schermisce
-aggrappandosi intimorito alle vesti
-della mamma: ma Lea chinatosi per baciarlo,
-gli parla dolcissimo)</i> No, no, piccino, non
-aver paura. La mamma tua non piangerà più.
-<i>(a Ida)</i> Ringraziate questa creatura... il vostro
-angiolo che ha vinto. Lasciatemi brevi istanti
-con lui. <i>(additando Riccardo che si è abbandonato
-con angoscia sopra una sedia, la testa
-nelle mani)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-IDA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(tra rassicurata e dubitosa interrogando alternamente
-dello sguardo Riccardo e Lea)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ma...
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(con voce triste ed amara)</i>
-</p>
-
-<p>
-Non vi basta la vittoria? Anche gli istanti
-mi vorreste contare? Oggi sono ancora io la
-legge, il diritto. Domani comanderete voi.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(Riccardo è balzato in piedi guardando
-Ida: questa, fissandolo, gli mostra il
-piccino che le si è avviticchiato alle vesti,
-e non cessando di additarglielo
-esce lenta con lui: sulla soglia abbraccia
-il piccino in uno scoppio di pianto)</i>
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-
-<h4>SCENA VI.</h4>
-
-<p class="title">
-RICCARDO e LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(rimasti soli, Riccardo al lato opposto,
-violentemente commosso, cupo, gli occhi
-a terra senza guardar Lea, questa dapprima
-dirigesi lentamente al balcone, vi
-s'affaccia, guarda fuori, poi torna verso
-Riccardo)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(con accento calmo a Riccardo che muto
-immobile, le braccia conserte tien gli
-occhi a terra)</i>
-</p>
-
-<p>
-Avete udito vostra moglie?... Voi che ne
-dite?... <i>(Riccardo non risponde)</i> Nulla? Bene,
-dirò io. Io avevo torto. Ed è vostro figlio che
-ha ragione. L'ho sentito nel suo pianto. È a
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-me che tocca di scomparire. Scomparirò... perchè
-dell'oblìo vostro non pesi sopra quell'angiolo
-il castigo.
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(violentemente commosso)</i>
-</p>
-
-<p>
-Oh Lea! voi siete generosa e grande — ma
-io, io non potrò mai perdonarmi...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Oh, non frasi, non frasi... Non è il momento.
-Voi vi perdonerete da voi stesso e questo ed
-altro. Siamo tutti indulgenti verso noi. Quanto
-al perdono mio, perchè dovrei negarvelo? Paghiamo
-entrambi l'errore di esserci scambiati
-giuramenti nell'età che i giuramenti non tengono.
-Ma dalla esistenza vostra dipendono altre.
-Io sono libera. Riparar l'errore tocca a me.
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Così me lo dite? E niente... niente altro a
-dirmi avete?... Che sarà di voi?...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Oh, non cerchiamo di intenerirci e lasciamo
-da banda, ve ne prego, i falsi scrupoli! Guardate:
-quando venni qui, ho creduto, ho sognato
-che il ritorno del passato fosse possibile; tanto
-avevo sofferto, aspettando di vederlo tornare!...
-Ora l'illusione è svanita. Perchè il mio amore
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-era fatto tutto quanto di fede nel vostro: questa
-fede mi rendeva bello il soffrire, mi consolava
-le notti di sogni, mi faceva amare il mio
-dolore. La mia mente vi immaginava infelice,
-trascinante per il mondo, nel chiuso dell'anima,
-la religione di un'ora d'ebrezza, la fede cavalleresca
-a una memoria, a una imagine, a un
-nome. Invece... vi ritrovo felice ed amato, in un
-mondo di affetti del quale io non sono più.
-Che resta? Da un lato una vuota formula di
-cose morte, dall'altro il diritto di un essere che
-s'affaccia alla vita. È giusto che l'ombra ceda
-il posto al mattino. Addio.
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-No, voi non dovete, non potete così partirvene...
-se è vero che avete perdonato. Non cerco
-scuse... no... Nella lotta orrenda di questo giorno
-sento un castigo che meritai, ma mi sento migliore
-di quel che volle il destino. Mio figlio,
-quell'angiolo, dianzi nel pianto si lagnava di
-voi e ogni suo ingiusto lamento era una fitta
-per me. La vostra partenza in questa forma,
-mi aggiungerebbe rimorso a rimorso. Io non
-vedo nel cuor vostro le vostre intenzioni: ma
-vedo qui un sacrificio che mi fa paura. Dove
-contate di andare?...
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(cupa)</i>
-</p>
-
-<p>
-Non so.
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Che contate di fare?
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Non so. Non vi date pena. Non pretenderete
-che il vincolo che non fu catena per voi,
-poichè io ve ne sciolgo, resti catena per me.
-Muterò nome... andrò lontano... <i>(Lea parla
-come fra sè, con sorriso amaro, a voce lenta,
-rotta, che ha in fondo le lagrime)</i> Sono giovane
-ancora...; alla mia età la vita deve avere
-ancora sorrisi e carezze — ne conobbi sì poche!
-anch'io ho diritto alla mia parte!... <i>(come cessando
-il monologo, si volge vivamente a Riccardo)</i>
-Guardatemi! Oh, non sono più la ragazza
-da collegio, il fantoccio roseo di un tempo.
-Sono donna e bella... se fossi stata così quando
-ci sposammo, oh non mi avreste così presto
-dimenticata! Se fossi stata così, non li avreste
-obliati i baci di Lea! come di ferro rovente vi
-avrebbero bruciato le carni... e un altro pegno
-ci avrebbe riuniti... e allora anch'io, anch'io
-avrei difeso i miei nati... nel mio nido!...
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-nel mio nido!... <i>(le ultime parole muojono in
-un singulto di pianto)</i>
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(violentemente commosso)</i>
-</p>
-
-<p>
-Lea!... Lea!...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(cercando ricomporsi e sorridere)</i>
-</p>
-
-<p>
-Oh, lasciatemi dargli un ultimo sguardo... al
-vostro nido!... <i>(guarda intorno per la stanza)</i>
-Come si deve amar quietamente, dolcemente,
-qui dentro!... meglio che non là fra le
-ansie e i rimorsi, nella osteria del villaggio!...
-Ve ne rammentate?... <i>(con subito mutamento
-d'inflessione)</i> Te ne rammenti, Riccardo?...
-Ah!... <i>(il di lei sguardo cade sulla tela appesa
-alla parete: vi si accosta e la addita a Riccardo)</i>
-E questa qui ancora la lasci? La fuga
-in Egitto! <i>(mestissima)</i> La nostra!... <i>(esamina
-da presso la tela proseguendo con sorriso
-amaro)</i> Perchè non l'hai finito?... Confessa
-che non t'è bastato l'animo...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-No... mi faceva troppo male...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p>
-Lo vedi che i ricordi di certi giorni non
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-muoiono mai interi!... E le sembianze della
-Madonna... da chi le hai copiate, te lo rammenti?...
-<i>(guardando la tela)</i> Come era giovane
-allora la tua Madonna!... Però adesso i
-capelli... ce li ho più lunghi di quelli lì... più
-belli e più lunghi!... <i>(sempre contemplando il
-quadro si viene snodando la capigliatura che
-le ricade sciolta, in massa foltissima e bionda,
-fin quasi ai piedi, poi si volge a Riccardo)</i>
-La tua Ida così non ce li ha!... <i>(indietreggiando
-verso il balcone guarda fisso con occhi
-ardenti Riccardo che a sua volta la guarda
-e par sotto il fascino di quella trasformazione
-di bellezza)</i> Che mi guardi?... Perchè
-mi guardi?...
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(a poco a poco sotto il fascino dello sguardo
-di Lea le si è venuto accostando, e piegando
-un ginocchio le dice con accento
-soffocato, supplichevole, affettuosissimo)</i>
-</p>
-
-<p>
-Lea!... perdonami!...
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(chinandosi su lui e prendendogli la testa
-nelle mani, gli susurra all'orecchio con
-accento rapido a fior di labbro)</i>
-</p>
-
-<p>
-Mi ami ancora?... Mi ami?...
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Sì.
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(c. s.)</i>
-</p>
-
-<p>
-Verresti meco?
-</p>
-
-<p class="char">
-RICCARDO.
-</p>
-
-<p>
-Sì.
-</p>
-
-<p class="char">
-LEA.
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(che già si ritrova a due passi dal balcone,
-al sì di Riccardo ritirando ratta
-le mani dalla testa di lui, si drizza della
-persona ed esclama con accento vibratissimo)</i>
-</p>
-
-<p>
-Ah! era ciò che volevo!... <i>(Riccardo la
-guarda sorpreso: ella soggiunge con sentimento
-profondo e voce dolcissima, quasi parlando
-fra sè)</i> Ora sì che l'andarsene è bello!...
-<i>(si volge a Riccardo che ansioso cogli occhi
-la interroga, gli pone affettuosa una mano
-sulla spalla e con accento dolce soggiunge)</i>
-No... no... Vivi a tuo figlio... <i>(Riccardo volge
-altrove la testa e si cela la faccia nelle mani
-per nascondere il pianto. Lea si è appoggiata
-affettuosa sulla spalla di lui standogli dietro,
-a un passo dal balcone)</i>... il passato sta
-bene nella tomba... ebbe torto ad uscirne...
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-
-<h4>SCENA ULTIMA.</h4>
-
-<p class="title">
-DETTI, IDA <i>e</i> PEPPINO.
-</p>
-
-<p>
-<i>(Ida col piccino si è affacciata dall'uscio,
-guardando ansiosa Riccardo e Lea; al
-comparire del piccino e di Ida, Lea getta
-alla rivale un'occhiata, si stacca rapidissima
-da Riccardo, e rivolta verso Ida
-termina la frase)</i>...
-</p>
-
-<p>
-... e ci ritorna!...
-</p>
-
-<p>
-<i>(in un lampo si getta dal balcone, ancor
-prima che Ida, che ha visto l'atto disperato
-e getta un grido di terrore e d'angoscia,
-abbia potuto accorrere a lei. Risponde
-al suo un grido di Riccardo che
-si precipita verso il balcone, mentre Ida
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-cade in ginocchio presso il suo bambino,
-e se lo stringe atterrita, convulsa nelle
-braccia).</i>
-</p>
-
-<p class="scene">
-<i>(Cala la tela)</i>
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-FINE.
-</p>
-
-<div class="footnotes">
-
-<h2>
-NOTE:
-</h2>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Eugenio Lombardi, il benemerito dirigente del <i>Teatro
-Manzoni</i> di Milano.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina elaborata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Lea, by Felice Cavallotti
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LEA ***
-
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-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
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-Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
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-because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
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-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
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-To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
-and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
-
-
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
-Foundation
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
-http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
-permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
-Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
-throughout numerous locations. Its business office is located at
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-business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
-information can be found at the Foundation's web site and official
-page at http://pglaf.org
-
-For additional contact information:
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
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-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To
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-
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-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
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-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations.
-To donate, please visit: http://pglaf.org/donate
-
-
-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
-works.
-
-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
-with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
-Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
-
-
-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
-unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
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-
-
-Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
-
- http://www.gutenberg.org
-
-This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
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