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IX. - - - LEA. - - - - - LEA - - - DRAMMA - IN TRE ATTI IN PROSA - - CON UN PROLOGO IN VERSI - - - DI - - FELICE CAVALLOTTI - - - - MILANO - Presso CARLO BARBINI Editore - _Via Chiaravalle Num. 9_ - 1890. - - - - -È assolutamente proibito a qualsiasi Compagnia di rappresentare questo -dramma, senza il consenso per iscritto dell'autore. - -Tutti i diritti riservati. - -_Legge 25 giugno 1865, N. 2337 e 18 agosto 1865, N. 2652; decreto 10 -agosto 1875, N. 2680._ - -Questa produzione, per quanto riguarda la stampa, è posta sotto la -salvaguardia del testo unico della legge 6 ottobre 1882 N. 1012, sui -diritti d'autore, qual proprietà dell'Editore - - Carlo Barbini. - -Milano, 1890 — Tip. Wilmant di G. Bonelli e C. - - - - -PERSONAGGI DEL PROLOGO - - - FULVIO, poeta di libretti e sciarade. - BARDI, attor comico. - 1.º AUTORE. - 2.º » - AUTORE della _Lea_. - AVVENTORE. - CAMERIERE. - PADRONE. - - (Avventori che non parlano). - -La scena si suppone nel Caffè del _Teatro Manzoni_ in Milano. - - - - -PROLOGO - - All'alzar della tela entra FULVIO. L'attor comico BARDI è già - seduto per far colazione ed ha in mano un giornale. Un terzo - avventore è immerso nella lettura di giornali e si alza ogni tanto - a razzolare tutti i fogli che trova sui tavoli. - - -BARDI. - -_(a Fulvio che entra)_ - - Ciao Fulvio... - -FULVIO. - -_(va alla casella delle lettere, non trovando nulla, ne chiede al -Cameriere)_ - - Per me lettere? - -CAMERIERE. - - Nessuna. - -FULVIO. - -_(al Cameriere che lo interroga tacitamente sull'ordinazione)_ - - _Il Trovatore._ - -CAMERIERE. - - E... d'altro? - -FULVIO. - - Un bicchier d'acqua. - -_(va a sedersi, legge, cava delle carte e scrive)_ - -CAMERIERE. - - (Che perla d'avventore!) - -BARDI. - -_(dal suo tavolino, al Cameriere)_ - - Neh! questa carne è legno. Qui ci si rompe il dente. - -CAMERIERE. - - O se il signor Lombardi[1] l'ha trovata eccellente! - -BARDI. - - Vuol dir che il sor Lombardi avrà i denti migliori - Dei miei. Già, dover sempre trattar con certi autori... - Neh, Fulvio, senti un po' se questa è carne... - -FULVIO. - -_(si leva dal suo posto, va da Bardi, e prende sul suo piatto per -assaggio un boccone grosso)_ - - Oh Dio! - -_(mangiando a bocca piena)_ - - Ma questa è pietra calcare! - -BARDI. - - N'è ver? lo credo anch'io... - -FULVIO. - -_(al Cameriere)_ - - Cameriere, non vedi? - -_(prende sul piatto di Bardi e assaggia un altro boccone grosso)_ - - Fa sangue! - -CAMERIERE. - - Vedo, vedo! - Che lei è un sanguinario!... - -FULVIO. - - E poi... aspetta... - -_(taglia un altro boccone e lo mangia)_ - - ... io credo - Che sia roba d'ier l'altro... - -_(assaggia un quarto boccone)_ - - Sicuro! è lo stufato - D'ier l'altro!... - -_(a Bardi)_ - - Non mangiarlo. - -_(Fulvio non ha lasciato quasi più nulla sul piatto. Bardi lo guarda un -po' sconcertato. Fulvio se ne va, per tornare al suo posto, poi torna -indietro e si versa da bere, nel bicchiere di Bardi, dalla bottiglia di -lui)_ - - Scusami, m'hai guastato - La bocca. - -_(beve e se ne va ripetendogli)_ - - Non mangiarlo. - -_(torna al suo posto forbendosi la bocca)_ - -BARDI. - -_(con rassegnazione al Cameriere)_ - - Porta dell'altro e fa - Presto, che ci ho la prova. - -FULVIO. - - E dunque come va - Con la _Lea_? - -BARDI. - - S'è provata fin qui tre volte appena... - Ma sabato al più tardi andrà, credo, in iscena. - -FULVIO. - -_(al Cameriere)_ - - Ehi, dammi un cappuccino... e il numero passato dell'_Arte_. - -_(Cameriere la cerca e la vede in mano a Bardi)_ - -CAMERIERE. - - L'è in lettura. - -FULVIO. - -_(si alza e va da Bardi)_ - - Scusami, hai terminato? - -BARDI. - - Cioè... - -FULVIO. - -_(senza lasciarlo finire, glie la leva di mano e torna al suo posto. -L'altro rimane male)_ - - Grazie. - -_(sorseggiando il cappuccino)_ - -BARDI. - -_(lo guarda sconcertato)_ - - Bel tipo! - -FULVIO. - - Camerier! - -_(Cameriere accorre)_ - - Ma qui c'è - Troppo latte. Ci aggiungi un sorso di caffè. - -_(Cameriere eseguisce con gesti d'impazienza)_ - -FULVIO. - - E dunque, dimmi un poco, della _Lea_ come sei - Contento? Che pronostichi? - -BARDI. - - Eh, proprio non saprei... - Alla lettura, ai comici piaciuta è immensamente. - -FULVIO. - -_(sorseggiandosi il cappuccino)_ - - Allora è un fiasco in regola. - -BARDI. - - E infatti, veramente, - Critici che l'han letta dicono che in coscienza - L'è una tale scempiaggine da perder la pazienza; - E che sul palcoscenico voleranno le mele... - -FULVIO. - - Oh, oh! dunque è probabile che vada a gonfie vele. - -_(Alcune figure mute — fattorino del telegrafo — venditore ambulante -di zolfanelli, di cravatte — entrano nel caffè e vanno il fattorino al -banco a portar dispacci, il merciaio a offrir la roba agli avventori: -il Cameriere lo manda via)_ - -_(Fulvio dal suo posto, al Cameriere)_ - - Ehi là, lo fai apposta? Ora è tutto caffè... - Mettici un po' di latte... - -_(gesto d'impazienza del Cameriere)_ - - Il _Secolo_? - -CAMERIERE. - -_(impazientito)_ - - Non c'è. - -FULVIO. - -_(addita un terzo avventore)_ - - Se ce l'ha quel signore! - -CAMERIERE. - - Vede ben ch'è impedito. - -FULVIO. - -_(va all'avventore)_ - - La scusi, con suo comodo, quando lei ha finito... - -_(l'altro sentendosi parlare interrompe la lettura, per rispondere, -Fulvio ne approfitta per levargli gentilmente e prestamente il foglio -di mano)_ - - Grazie. - -AVVENTORE. - -_(Stupefatto)_ - - Perdoni, io stavo leggendo... - -FULVIO. - -_(ritornando col giornale al suo posto)_ - - Oh non fa niente. - Grazie. Leggo da me. - -AVVENTORE. - - Ti pigli un accidente! - -_(entrano dall'ingresso interno, che dà alla sala da bigliardo, due -giovani autori, discorrendo e gesticolando tra di loro vivamente)_ - -1.º AUTORE. - -_(con uno scartafaccio aperto in mano, mentre confabula con l'altro)_ - - Credi quell'uomo è meglio levarcelo d'attorno. - Dammi retta, ammazziamolo. - -_(si volge, nel dir questa parola, al Cameriere che la crede a sè -diretta)_ - -CAMERIERE. - -_(spaurito)_ - - Eh? - -1.º AUTORE. - -_(al Cameriere)_ - - Due cognac. - -_(agli altri presenti)_ - - Buon giorno! - -2.º AUTORE. - - Bene, ammazzalo tu. - -1.º AUTORE. - - Non mi sento. - -2.º AUTORE. - - Perchè? - -1.º AUTORE. - - Quegli altri due assassinj gli hai già lasciati a me... - Se devo fare io tutto... tutto io... - -FULVIO. - -_(interloquendo dal suo posto)_ - - Tanto più quando - In galera ci è posto per tutti e due. - -1.º AUTORE. - -_(non avendo ben inteso)_ - - Che?... quando? - Cosa? - -FULVIO. - - Dicevo, quando accoppati se n'è - Già un paio, è più economico spedirne almeno tre. - -_(fa cenno al Cameriere di portare tre bicchierini invece di due)_ - -1.º AUTORE. - - La finisci? - -FULVIO. - - Ho finito. - -1.º AUTORE. - -_(al Cameriere che ha portato tre bicchierini)_ - - Perchè tre bicchierini? - -FULVIO. - -_(alzandosi e prendendone uno)_ - - È il mio. Grazie. Ehi bottega! - -_(accenna al Cameriere i due Autori)_ - - Pagano i due assassini. - -1.º AUTORE. - - Cioè... - -FULVIO. - - Zitti. È qui Bardi, che ci ha da dir sincera - La sua intorno alla Lea. - -_(gesti vivissimi di attenzione dei due)_ - -BARDI. - - Che ho a dir? dopo ieri sera - Non giuro più di niente. Quando una porcheria - Di quella fatta il pubblico ti manda in frenesia... - C'è da perder la testa... - -1.º AUTORE. - - Sfido! con quel po' po' - Di _claque_! Saranno stati, _paganti_, sì e no - Duecento... - -2.º AUTORE. - - Ed aver faccia tosta la Direzione - Di affiggere: _esauriti i palchi e le poltrone!_ - -1.º AUTORE. - - Però del resto hai visto staman la _Lombardia_ - Come ben te lo concia?! - -2.º AUTORE. - -_(vivamente)_ - - Ah proprio? - -1.º AUTORE. - - In fede mia, - Quello sì ch'è un articolo! Te lo stronca il lavoro - In un modo! in un modo!... Leggilo. Val tant'oro. - -2.º AUTORE. - - Questo però non toglie che ci sarà una piena - Questa sera... vedrai... - -1.º AUTORE. - - Che vuoi farci? La scena - L'hanno ancora in man loro, queste mummie impagliate - Di rètori e romantici, fin quando avrem spazzate - D'Augìa le stalle e l'arte dalle loro imposture, - Del Ver noi campion giovani, con la face e la scure. - -2.º AUTORE. - - E dire che, se invece d'arte moderna e vera, - Noi due pur fatto avessimo un dramma di maniera, - Al posto della diagnosi del novo io femminino - Stemprando azzurro e zucchero, come questo cretino, - Vedevi che successo di repliche entusiaste... - E invece... - -_(sospira)_ - -FULVIO. - -_(interloquendo dal proprio posto, mentre legge)_ - - Invece furono tórsoli e mele guaste. - -1.º AUTORE. - -_(volgendosi indispettito)_ - - Almen noi non si ruba! E le commedie mie, - -_(il collega gli fa un gesto di rimostranza, ed egli corregge il mie)_ - - Le tue, nostre... - -FULVIO. - - Son vostre, sebben sian porcherie. - -2.º AUTORE. - - Crepa. - -1.º AUTORE. - - Lascialo dire. - -_(pigliando a parte, sotto braccio, il compagno, gli dice sotto voce -con aria di mistero)_ - - Somarelli ha trovato - Un libro da cui tutto il dramma fu rubato - Di peso, tale quale... - -2.º AUTORE. - -_(vivissimo gongolante)_ - - Davver? L'hai letto? - -1.º AUTORE. - - No, - Ma doman Somarelli mel porta e te lo dò. - -2.º AUTORE. - - Bisogna pubblicarlo... Proprio, dici... tal quale? - -1.º AUTORE. - - Se ti dico... due gocciole!... Il terz'atto, il finale - I dialoghi... - -2.º AUTORE. - -_(fregandosi le mani)_ - - Oh bellezza! - -1.º AUTORE. - - Zitto, c'è qui l'Autore. - -_(L'Autore della Lea entra dall'ingresso che dà sulla via)_ - -2.º AUTORE. - -_(guardandolo di traverso)_ - - (Plagiario!) - -AUTORE. - - Buon dì a tutti. - -1.º e 2.º AUTORE, BARDI. - - Gloria al trionfatore! - -1.º AUTORE. - -_(solenne e commosso va ad abbracciarlo, come se la commozione gli -togliesse la parola)_ - - Si parlava di te. Già non ti dico niente... - -2.º AUTORE. - -_(stessa mimica)_ - - Nemmen io. Bevi e tocca! Corpo d'un accidente! - Si chiamano, eh, successi!... - -AUTORE. - - Non mi lagno. - -1.º AUTORE. - - Davvero? - -2.º AUTORE. - -_(offrendogli un bicchierino)_ - - Mi devi un par di guanti. Tocca! - -AUTORE. - - Grazie! Sincero - Dimmi: che te ne par? - -1.º AUTORE. - - Non dico niente. Sei - Tu e basta. Solamente... io forse ne farei - Quattro atti e non tre soli... - -AUTORE. - - Eh? - -1.º AUTORE. - - Già. L'azion mi pare - Troppo stretta. A poterla in quattro sviluppare... - -AUTORE. - - Vedrò. - -2.º AUTORE. - -_(pigliandolo sotto braccio e tirandolo da parte)_ - - Scusa: permetti un sol parere a me? - Io già in due atti soli vorrei ridurre i tre. - Serberei la gran scena del duel — quella è arte! — - E taglierei di pianta la scena delle carte. - -AUTORE. - - Se al pubblico è piaciuta! - -2.º AUTORE. - - Piaciuta qui... ma aspetta - Che la diano a Torino... e poi mi darai retta. - -AUTORE. - -_(volgendosi all'altro dei due autorelli)_ - - Senti Oreste!... Merlini qui dice che la scena - Delle carte... - -1.º AUTORE. - - È stupenda, sicuro. Però qui, da fratello, - Io taglierei di pianta la scena del duello. - -AUTORE. - - (Eccomi orizzontato!) Grazie!... - -_(cambiando discorso)_ - - Ed a che ne siamo - Della commedia vostra? - -1.º AUTORE. - - Merlini ed io ci stiamo - Dividendo il lavoro. Andiam nelle idee d'arte - Tanto d'accordo... - -AUTORE. - - Vedo! - -1.º AUTORE. - - Che ognun fa la sua parte - Quasi senza bisogno dell'altro. Scusa sai... - -_(lo lascia per volgersi al suo compagno)_ - - Finiam la divisione... - -AUTORE. - - Oh fa pure! fai! fai! - Ohe, là, Bardi! E la prova? - -BARDI. - - Manca men di mezz'ora. - -AUTORE. - - Bravo, per quei due tagli, possiam combinar ora. - -_(L'autore va a sedersi al tavolino di Bardi, estrae il copione e tra -di loro due vi riscontrano e segnano a matita i tagli)_ - -1.º AUTORE. - -_(nel lato opposto della scena seguendo a confabular col suo compagno, -sulle mosse entrambi per andarsene)_ - - Sicchè dunque io m'incarico... dei caratteri... - -2.º AUTORE. - - Bene! - -1.º AUTORE. - - Dell'intreccio?... - -2.º AUTORE. - - Benissimo... - -1.º AUTORE. - - Del taglio delle scene?... - -2.º AUTORE. - - Perfettamente... - -1.º AUTORE. - -_(un po' sorpreso guardandolo)_ - - E... d'altro? - -2.º AUTORE. - - ... Del dialogo se vuoi... - È un lavor materiale per me seccante... - -1.º AUTORE. - - E poi? - -2.º AUTORE. - - Quanto ai finali d'atto, sai che ho fiducia in te... - -1.º AUTORE. - -_(sconcertato)_ - - O allora? - -2.º AUTORE. - - ... Tutto il resto lo lasci fare a me. - -_(esce precedendo il compagno)_ - -1.º AUTORE. - - Ma come?... - -_(va dietro al compagno)_ - -FULVIO. - -_(fermandolo)_ - - Ma è giustissimo! mi pare un patto onesto. - Tu intreccio, scene, dialoghi, finali — e lui fa il resto. - -1.º AUTORE. - - Ma io... - -FULVIO. - - Ma tu stai zitto. E prima che tu vada, - Se prometti esser savio ti conto una sciarada. - -1.º AUTORE. - - Ah! ah! le tue sciarade... - -FULVIO. - - Stai zitto. Ce ne' ho qui - Una che non la sciogli nemmanco in cento dì. - - Io Sulamita, dei canti sposa, - Vo' dei capelli _primi_ orgogliosa: - Io son la _fine_: la _fine_ è il nulla: - Io sono il _tutto_ sin da la culla. - - Chi la indovina è bravo!... - -1.º AUTORE. - - E s'io te la indovino? - -FULVIO. - - Scommettiamo. - -1.º AUTORE. - - Eh? - -FULVIO. - - Da bere — giusto ho sete. - -1.º AUTORE. - - Adagino. - La Sulamita biondi capei dovrebbe avere - ... Il _primo_ è _biondi_. - -FULVIO. - -_(trionfante)_ - - Bestia! hai perso. - -_(al Cameriere)_ - - Ehi là! da bere. - -1.º AUTORE. - -_(si batte la fronte correggendosi)_ - - — Ah! il primo è _fulvi_... e il nulla..., la _fine_, è un _o_ - che è zero... - _Io_ il _tutto_ — tu sei Fulvio... eh già: Fulvio è l'intero. - Ah, ah! - -_(tutti canzonan Fulvio)_ - - Ci siam? - -FULVIO. - -_(sospirando)_ - - Da bere. - -_(al Cameriere)_ - - _Chartreuse_ di quella verde... - -1.º AUTORE. - - Che tu... - -FULVIO. - -_(terminandogli rapidamente la frase)_ - - Che tu mi paghi... Scusa, chi vince perde. - Grazie! alla tua salute. - -_(beve)_ - - Come presto l'hai sciolta! - -_(assaporando la Chartreuse)_ - - Se vuoi scioglierne un'altra... - -1.º AUTORE. - -_(vivissimo)_ - - No, grazie, un'altra volta. - -_(scappa via)_ - -_(Tra il dialogo dei due autori, e il successivo fra Bardi e l'autor -della _Lea_, intercede qui una piccola scena muta. Una figurina -elegante di donna, apparentemente una qualche attrice, guarda dietro -i vetri della porta d'ingresso; il Cameriere corre a lei, parla -seco, rientra sorridendo con malizia e va a riporre nel casellario -vicino al banco una lettera consegnatagli; l'altro avventore ch'era -in bottega si alza, s'accosta al Cameriere e con gesti gli domanda -chi è quell'attrice; saputolo, le corre dietro. Il padrone del caffè, -stando al suo banco, vede che l'avventore è corso via senza pagare, -ne fa cenno al Cameriere che corre al vassojo dell'avventore, verifica -infatti che non c'è il danaro e corre all'avventore dietro. Ritorna di -lì a un momento mortificato, con gesto espressivo accennando al padrone -che non lo ha potuto raggiungere e soggiunge)_ - -CAMERIERE. - -_(al padrone)_ - - Noti trenta! - -PADRONE. - -_(dal banco prendendo il mastro e annotando con dispetto)_ - - Notare sempre... pagare mai! - -_(fra sè scrivendo nel mastro)_ - - Trenta... e dieci di coda... quaranta! Imparerai! - -_(chiude il mastro dispettosamente, e va via per l'ingresso interno che -mette al bigliardo)_ - -AUTORE. - -_(a Bardi nel correggere assieme il manoscritto)_ - - Così ti par che vada? - -BARDI. - - Sì, sì... mi par... Però - S'intende, questa parte, ricordati, io la fo... - Per favore a te solo... Queste parti, noi, vedi, - Le chiamiam con un nome... lasciamo lì... ma credi - Che se non eri tu... - -AUTORE. - - Ti ringrazio. - -BARDI. - - Vuol dire - Che vedrai nei giornali di farlo ben capire... - Non ch'io ci tenga... Ma... - -AUTORE. - - Sta tranquillo. - -BARDI. - -_(consulta l'orologio)_ - - Ora vo - Alla prova... - -_(s'avvia)_ - -AUTORE. - - Anch'io vengo. - -FULVIO. - -_(che stava leggendo o scrivendo, a questo punto si alza e ferma -l'autore che sta per uscire)_ - - C'è tempo. Aspetta un po'. - Quando va questa nuova? - -AUTORE. - - Va sabato — speriamo. - -FULVIO. - - E nemmeno a me proprio ne vuoi dir nulla? Andiamo! - Via! - -AUTORE. - - Ma lasciami. - -FULVIO. - - Il tema almen. Di me - Ti puoi fidare. Dopo dirotti anche il perchè. - -AUTORE. - -_(impazientito)_ - - Uff! La mia _Nicarete_ l'hai vista sulle scene? - -FULVIO. - - Già. Quella ch'era moglie a due mariti. - -AUTORE. - - Ebbene - Tu della greca tunica i personaggi spogli, - E avrai or, viceversa, marito con due mogli. - Sei contento? - -FULVIO. - -_(passandosi la mano sul mento e riempiendo la pipa)_ - - Eh, mi sembra, scusa se mal m'appiglio, - Che il tema abbia la barba lunghetta un mezzo miglio. - La va, capisco al modo di svolgerlo... e poi se - Il tema è vero... - -AUTORE. - - È storico... - -FULVIO. - -_(incredulo)_ - - Storico? - -AUTORE. - - Eh, altro che. - Ti basti che nei fogli fu raccontato un fatto - Preciso tale quale lo narro al second'atto. - -FULVIO. - - Ne dicon tante i fogli! E poi non è ammissibile - Che un fatto, perchè vero, debba anche esser possibile. - Esempio: io illustro l'arte: l'arte mi rende zero: - È un fatto non possibile... - -_(sospirando)_ - - eppur giuro che è vero. - E vuoi... - -AUTORE. - - Voglio, sian temi moderni o in veste achea, - Cavarmi sempre il gusto di svolger la mia idea. - -FULVIO. - - Che idea? - -AUTORE. - - La mia idea fissa, ch'è il mio chiodo qui in testa... - -FULVIO. - - (Oh anch'io... per chiodi...) E in grazia che idea sarebbe? - -AUTORE. - - Questa: - Le leggi di natura eterne, immote, arcane - Han dritto a precedenza sovra le leggi umane: - Queste sbagliano, mutano, o di capricci gioco, - O di violenti, o furbi, o deboli, o dappoco: - Variano con le foggie de le mutanti età, - Cogli eventi, coi gusti: e il fio la società - Dei loro sbagli sconta con lagrime e con guai... - Le leggi che natura pose non sbaglian mai. - Contro di _lei_ diritti veri non sono: ell'è - Il diritto supremo: di savii e papi, e re, - Statuti, e dogmi, e codici, ella corregge o cassa: - Se leggi a lei si oppongono... straccia le leggi e passa. - Dice la Chiesa al giovine: — Tua sposa, ecco, son io, - Affetti e corpo donami, meco t'unisci in Dio: - A me dei verdi aprili dona il fior verginale. - Tutto il resto è menzogna, è peccato mortale. — - La natura risponde: — Ma che! frottole! Io sola, - Della tua vita, o giovane, so la vera parola: - Vuoi lotte? ecco qui il campo. Vuoi luce? ecco là il _vero_. - Qui cadder veri mártiri: lassù splende il pensiero. - Or per le lotte attingi vigore: ecco la tazza: - La sposa che ti occorre gli è un pezzo di ragazza! — - Sta il poeta a sentire: l'estro soffia nei mantici, - Ed ecco allora scrive... il _Cantico dei Cantici_. - Dice la legge: — In terra tocca a chi tocca. Gli uni - Sudino e gli altri godano: quel mangi e quel digiuni: - Il _mio_ ed il _tuo_ gli è il dritto: nel lotto disuguale - Di miseri e gaudenti sta l'ordine sociale. — - Risponde la natura: — Frottole! ognun che nasce - Ha dritto alla sua parte di gioie dalle fasce: - Se gli altri gliela rubano, io d'infelici amori, - Io di sudor sfruttati io vendico i dolori: - Serbo supreme gioie ai vinti nell'agone, - E a furia di compensi rimetto l'equazione. — - Ode il poeta: e nascono così nel suo pensiero - Prima _Luna di Miele_, dopo, il _Povero Piero_! - Dice il codice: — Fida sia la moglie al marito: - Sia calvo o bianco il pelo, guai chi ci mette un dito: - Fedel, sin ch'egli vive, lo segua ov'ei soggiorna, - Disonor, multa e carcere castighino le corna. — - Ahi, stolto! la natura prorompe: e che t'attenti - Legare i fiori teneri a tronchi arsi e cadenti? - Non ad amplessi sterili, a carezze senili - Non io dannavo il riso dei cor primaverili. - A forti amplessi e giovani diritto ha giovin core, - Come al suo ciel la rondine, alle sue brine il fiore: - Rondine e fior non badano di tue minaccie al suono: - Se ad esse il cor ribellasi — tu danna! ed io perdono. — - Attento il vate ascolta la disputa curiosa - E torna a casa a scrivere di _Menecle la sposa_. - Così i lavor più varii, con gli altri che sorvolo, - Mettono capo tutti ad un concetto solo: - Dall'idea madre scendono sì come varii fili - D'una sola matassa: e per diversi stili - In un sol vero unisconsi, come diverse spume - Per diversi torrenti vannosi a unir nel fiume. - -FULVIO. - - E dunque, per intenderci più chiaro, la tua _Lea_... - -AUTORE. - - È un'altra applicazione di quella stessa idea. - -FULVIO. - - Bravo! Tò un bacio! Ah! Bravo! Tal e qual come me! - Ma che combinazione! Tal e quale!... - -AUTORE. - - Cioè? - -FULVIO. - - Trenta libretti, vedi, tengo nel mio cassetto - Coordinati tutti a un unico concetto: - La _legge_ che a saldare i creditor fa invito - Col _dritto di natura_ compor dell'appetito. - Così ogni atto che scrivo comprende d'ordinario - Un acconto al trattore... o un capo di vestiario. - Quando, vedi, mi occorse comprar questo _paltò_, - A Corradino il capo troncai per man d'Angiò: - In altri dì rischiavo restar senza merenda - E allor dritto al patibolo mandai _Bice di Tenda_. - Pel calzolaio ho scritto: _Due morti di pugnale!_ - Che fa precisamente un morto per stivale. - Il guaio gli è che, i conti, quei seguono a venire - E i drammi nel cassetto... - -_(sospirando)_ - - talor stanno a dormire: - Le tristi note intanto, da Oriente da Occidente - Ti piovono, ti piovono inesorabilmente, - Si incalzano, si ammucchiano, si aggruppano con arte - Ne le diverse cifre su le diverse carte... - -_(estrae di tasca e presenta all'altro una nota di conti in una -striscia di carta lunghissima che non finisce mai di svolgersi)_ - - E in un gran conto solo si vanno a riunire... - Come i torrenti al fiume... Prestami venti lire. - -AUTORE. - -_(prima sconcertato, poi lo abbraccia)_ - - Oh mio povero amico! e che vuoi far con venti - Lire sole? Ten presto... Cinquanta. T'accontenti? - -FULVIO. - -_(baciandolo con espansione)_ - - Sei un cuor d'oro. Grazie. - -_(stende la mano per prendere il denaro)_ - -AUTORE. - - S'intende. Non adesso. - -FULVIO. - -_(sconcertato)_ - - Eh? Quando? - -AUTORE. - - Appena il dramma avrà avuto successo. - -FULVIO. - -_(con gesto e smorfia di disappunto)_ - - Ah! - -_(riprendendosi e sforzandosi sorridere)_ - - Ma non c'è alcun dubbio!... Dubbio non c'è! non c'è... - Un successone!... - -AUTORE. - -_(con effusione stringendogli la mano)_ - - Oh grazie! Voglio credere a te! - Posso credere?... - -FULVIO. - - Diamine!... ti dico... a gonfia vela... - -_(va via lento esitante, e ripetendo, un po' a denti stretti: a gonfia -vela! fatto qualche passo ritorna verso l'autore e senza guardarlo gli -stende la mano)_ - - Senti... dammene cinque... prima ch'alzin la tela. - - - FINE DEL PROLOGO. - - - - -LEA - - - Non ci è matrimonio, _non unione, - non legame fra due sposi che dal - giorno in cui loro nasce un figlio. - Togliete il figlio,_ ciò che giustifica - e purifica quel connubio _e quel - connubio di fatto è rotto. Due sposi - senza figli non rappresentano che - un progetto abortito._ È una specie - di concubinaggio con autorizzazione - governativa. _Non c'è famiglia dove non - sono figli._ - - P. L. STAHL. - - Quel est le père de bonsens qui - voudrait marier son fils à vingt ans? - - Ne connait-on pas le danger de ces - unions précoces? - - BALZAC. - - - - -PERSONAGGI DEL DRAMMA - - - LEA. - RICCARDO VERNEDA. - GIACOMO VERNEDA, suo zio. - IDA. - PLACIDO, maestro e segretario comunale. - PEPPINO, bambino di Ida (anni 5). - SINDACO di Corciago. - MARIETTA, fantesca. - Un giardiniere o domestico. - Operai che non parlano. - -Epoca moderna. L'azione del primo atto si svolge in un'osteria di -villaggio in montagna — nel secondo e nel terzo sulla riviera ligure. -Dal 1.º al 2.º atto passano sei anni. - - - - -ATTO PRIMO - - Stanza modesta a primo piano in un'osteria da villaggio. — Un - tavolo da pranzo nel mezzo, sedie e mobiglio alquanto rustico. — - Oleografie alle pareti. — Da un lato un tavolino con oggetti da - ricamo, da un altro un cavalletto da pittore con suvvi una tela in - corso di lavoro. — Porte ai lati verso altre stanze dell'osteria e - porta comune nel fondo a sinistra. — Nel fondo, in mezzo un balcone - che dà sulla campagna. - - -SCENA PRIMA. - - ZIO GIACOMO, PLACIDO, _un momento_ MARIETTA. - - -PLACIDO. - -_(per di dentro)_ - -Per di qua, signor cavaliere... - -GIACOMO. - -_(affacciandosi all'ingresso seguito da Placido)_ - -Qui stanno? - -PLACIDO. - -Sissignore. Questa sarebbe la sala comune dell'albergo; ma non ci sono -altri che loro — e siccome è la più bella, vi passano il dì... - -GIACOMO. - -_(guardandosi attorno per la stanza)_ - -Eccoci dunque finalmente nel nido delle due tortorelle... Cerca e -cerca, tortorelline mie, vi ho snidato... - -PLACIDO. - -Questa osteria ella saprà che si chiama la Madonna della Neve; perchè -la Vergine Santissima fece qui presso una apparizione e nella neve -lasciò l'impronta dei piedi. Abbiamo anche una cappella dedicata a -lei da uno del paese che fu soldato in Russia con Napoleone I, e fu al -passaggio della Beresina, dove pigliò del freddo, e il freddo gli portò -via le due gambe e le due orecchie... Sicchè al ritorno fabbricò alla -Madonna una cappella votiva per ringraziarla... - -GIACOMO. - -Di avergli fatto perdere orecchie e gambe... - -PLACIDO. - -No, di avergli risparmiato il naso. Se il signore vuol visitarla... - -GIACOMO. - -No, no, grazie, più tardi. Dite piuttosto: nessuno è venuto prima di me -oggi a cercar dei due giovani? - -PLACIDO. - -Nossignore. - -GIACOMO. - -Meno male... (Arriverà forse domani...) Da quanto tempo i due ragazzi -son qui? - -PLACIDO. - -Da tre mesi. Si vede che sono sposini di fresco e passano qui la luna -di miele. Giocano fra loro: un po' lei ricama, lui dipinge: quel quadro -lì è dello sposo... - -GIACOMO. - -_(osservando la tela)_ - -Ah! _la fuga in Egitto!_ (Bravi, bravi! San Giuseppe mi sentirà!) - -PLACIDO. - -Poi fanno delle lunghe passeggiate. Abbiamo infatti dei dintorni -magnifici. Un panorama del lago e della valle stupendo! la vera poesia -della natura!... Il mio collega segretario comunale che l'ha diretta -a me, le avrà anche detto che io sono un po' poeta... Anche il signore -deve esserlo... Se avrà tempo potrò mostrarle... - -GIACOMO. - -Grazie. Un'altra volta. Staran molto a tornare?... - -PLACIDO. - -Sono usciti a passeggio in montagna. Mi ero offerto accompagnarli, -spiegar loro le bellezze... han preferito andar soli... - -GIACOMO. - -Capisco... Se sapessi da che parte sono andati... - -PLACIDO. - -_(chiamando)_ - -Neh, Marietta!... da che parte hanno preso i due forestieri?... - -MARIETTA. - -_(affacciandosi da una porta laterale)_ - -Verso Ghevio... - -GIACOMO. - -È lontano?... - -PLACIDO. - -Non tanto. Ma la potrebbe cogliere la pioggia per istrada... - -GIACOMO. - -_(osservando fuori dal balcone)_ - -Eh, ora non pare... - -PLACIDO. - -Gli è che abbiam da qualche giorno tempo instabile. _(con fare -d'importanza)_ Abbiamo delle grandi depressioni barometriche: dei -ciclóni attraversano l'Atlantico, in direzione sud sud-est. Il mio -collega le avrà detto che io sono anche un po' fisico e astronomo... - -GIACOMO. - -Ah!... - -PLACIDO. - -A meno che... _(guardando fuori dal balcone)_ Oh aspetti... Passa lo -speziale. _(va dal balcone all'uscio da cui si è affacciata Marietta)_ -Neh, Marietta, corri un po' a vedere il naso dello speziale... passa -ora... - -MARIETTA. - -Ora vado... - -GIACOMO. - -O che c'entra lo speziale col suo naso? - -PLACIDO. - -Ah, il signore si vede che non è del paese. Noi abbiamo il naso dello -speziale che serve all'uso pubblico. È il barometro del comune. Le -nostre donne, prima di mettersi in via per andar lontano al mercato, -lo consultano. Quando vuol fare cattivo tempo, il sangue risalendo -alla fronte nella regione parietale superiore, il naso diventa smorto. -Quando il tempo si mette al secco e al sereno, il sangue discende nei -lobi inferiori e il naso dello speziale è più rosso di un garofano di -quei rossi. Effetto del circolo del sangue. Il mio collega segretario -le avrà detto che... - -GIACOMO. - -_(prevenendolo)_ - -... che lei è anche un po' medico. Ho capito. - -MARIETTA. - -_(parlando dalla strada)_ - -Neh, signor Placido?... - -PLACIDO. - -_(affacciandosi al balcone)_ - -E così?... - -MARIETTA. - -_(come sopra)_ - -Lo speziale ci ha il naso smorto... ci ha... _(gettando un grido)_ -Ahi!... Ahi!... - -_(Voce d'uomo irritato, dalla via)_ - -Te lo darò io il naso smorto, brutta sfacciata!... - -GIACOMO. - -Eh, non pare che il vostro barometro sia molto contento di funzionare... - -PLACIDO. - -Ah già, si altera un po'... Io lo faccio apposta... Ha combattuto in -consiglio il mio aumento di stipendio... e, a sentirlo, pretende di -saperne più di me, che sono il segretario e il maestro del comune. Già, -qui tutti, compreso il sindaco, pretendono di saperne... E se vedesse -che zucche!... Intanto la consiglio a non uscire... - -GIACOMO. - -E allora, per guadagnar tempo, prenderei qualche cosa. Sono digiuno -da stamane. Se volete fermarvi a mangiar due bocconi con me, senza -complimenti... - -PLACIDO. - -_(cerimonioso)_ - -Troppo onore, signor cavaliere! - -GIACOMO. - -Ma che onore d'Egitto! andiamo! Non siete il segretario comunale? - -PLACIDO. - -E il maestro, per giunta! Due sacerdozii!... Due volte sacerdote! E -sto peggio del sacrestano! Il signore avrà visto il mio nome nella -petizione dei segretarii al Parlamento... Se vuol gradirne una copia... - -GIACOMO. - -Grazie. Ce l'ho. - -PLACIDO. - -Già, in gran parte l'ho redatta io. Eh, se non ci fossi io... Anche -qui, faccio io tutto... Il sindaco è un ignorante presuntuoso... -_(guardando fuori)_ Oh, eccolo che rientra. (È la volta che lo -mortifico!) Signor sindaco! Signor sindaco!... - -GIACOMO. - -Qui lo chiamate?... - -PLACIDO. - -Il sindaco è l'oste padrone di quest'osteria... - -GIACOMO. - -Ah! - - -SCENA II. - - DETTI _e il_ SINDACO. - - -SINDACO. - -_(affacciandosi)_ - -Eccomi. - -PLACIDO. - -Signor sindaco, le ho condotto il signor cavaliere che viene a far -visita ai due sposini qui d'alloggio... e desidera una stanza... - -GIACOMO. - -Per l'appunto. - -SINDACO. - -_(inchinandosi e sberrettandosi)_ - -Signor cavaliere!... - -PLACIDO. - -Intanto amerebbe mangiar qualche cosa... - -SINDACO. - -Vuol restar servito abbasso? - -GIACOMO. - -No, no, anche qui. Serviteci pur qui. - -PLACIDO. - -_(al Sindaco, con sussiego, ripetendo)_ - -Ha inteso, signor Sindaco? La ci serva pur qui. - -SINDACO. - -_(rivolto allo zio Giacomo, senza badare alle parole di Placido)_ - -Il signore pranza con un suo amico?... _(durante il battibecco che -segue fra sindaco e segretario, Giacomo osserva in giro per la stanza, -esamina il quadro)_ - -PLACIDO. - -_(c. s.)_ - -Con me. Con me. Il signor cavaliere mi ha fatto l'onore di invitarmi... -La ci serva _(appoggia di nuovo con intenzione sulla parola)_ pur qui, -signor sindaco... - -SINDACO. - -_(ironico, a voce alta)_ - -Non dubiti, signor segretario!... _(a denti stretti)_ (Te la darò -io...) _(esce gettando occhiataccie al segretario)_ - - -SCENA III. - - DETTI, _meno il_ SINDACO. - - -GIACOMO. - -Eh? Si direbbe che tra sindaco e segretario non andiate in -tenerezze!... (E quei due signorini si fanno attendere...) - -PLACIDO. - -Le dirò... il sindaco non vuole mandar giù che io ne sappia più di -lui... E noti, quando gli occorre di far bella figura, ricorre a me. Un -mese fa era la festa dei due sposini che stan qui da lui... - -GIACOMO. - -Ah sì?... - -PLACIDO. - -Il dì della sposa. E per tenerseli dacconto, lui ha fatto venire la -Giunta in corpo a portare gli augurj. Si intende, li ho dovuti far -io... _(declamando con enfasi)_ - - In un giorno sì dolce e sì bello - Che d'Imene v'allieta l'ostello, - Io, sebben comunal segretario, - Sciolgo un canto non certo ordinario, - Per offrirvi gli omaggi del cor - Della Giunta coi proprj assessor!... - Io sebben.... - -GIACOMO. - -_(vivamente arrestandolo)_ - -Basta, basta. C'è del Parini. - -PLACIDO. - -_(inchinandosi)_ - -Troppa bontà! - - -SCENA IV. - - DETTI _e il_ SINDACO. - - -_(Il Sindaco rientra colle stoviglie e prepara la tavola alla lesta, -dando occhiataccie al segretario. Dispone sulla tavola intanto pane, -salame, dei peperoni e delle mele)_ - -PLACIDO. - -Oh così va bene! Il signor cavaliere qui ha fame... Ci serva presto, -veda di far presto, signor sindaco... - -SINDACO. - -A lei... _(nel porgergli un piatto cava di sotto l'ascella un grosso -pacco di carte e glie lo butta sul piatto)_ - -PLACIDO. - -_(sconcertato)_ - -Cos'è?... - -SINDACO. - -Il verbale dell'ultima seduta di consiglio. Favorisca per la prefettura -di farmene due copie. - -PLACIDO. - -Eh? - -SINDACO. - -_(rifacendogli colla voce il verso)_ - -E me le dia presto... Veda di far presto, signor segretario... - -PLACIDO. - -_(a denti stretti)_ - -Va bene... un momento... - -SINDACO. - -Ma il signor prefetto non può aspettare, e io come sindaco non lo -posso permettere. Qui _(accenna a un tavolino lì presso)_ c'è penna e -calamaio. Il signore scuserà... Prima il dovere... - -GIACOMO. - -Ah già... il dovere. Intanto, comincierò a mangiar io. Eh? Ci avreste -_(al Sindaco)_ delle uova?... - -SINDACO. - -Ma subito... - -PLACIDO. - -_(nel mettersi a scrivere, irritato)_ - -E che non siano stantìe, mal cucinate come al solito... - -SINDACO. - -_(canzonatorio rimbeccandolo)_ - -E che le copie come al solito non sian piene di spropositi... -_(guardando fuori)_ Oh, signor cavaliere, vedo laggiù in fondo i miei -due sposini che arrivano... - -GIACOMO. - -_(balzando in piedi)_ - -Di già? Allora, brav'uomo, se non vi increscesse andar di là a finire -le vostre copie... - -SINDACO. - -Il signore dice benissimo... di là potrà lavorar più raccolto... -_(Placido si alza mangiandolo degli occhi)_ - -GIACOMO. - -Ma ora che ci penso, se m'arrabbio adesso subito, addio il desinare. E -poi se stessi prima un po' a vedere come se la fanno... Sicuro!... _(al -sindaco)_ Dica un po', per non farmi veder subito, mi potrebbe servire -in una stanza qui attigua... - -SINDACO. - -Come desidera... - -GIACOMO. - -Allora... presto... - -PLACIDO. - -_(al Sindaco)_ - -Disparecchi, disparecchi. - -SINDACO. - -_(a Placido)_ - -Copii, copii. - -GIACOMO. - -_(dal balcone)_ - -Vengono. Via, via. Lasci quel che resta. Ov'è la stanza? - -SINDACO. - -Di qui... - -GIACOMO. - -Mi raccomando... non dir nulla... - -_(Giacomo esce: dietro a lui, pur seguitando a bisticciarsi e -ripetendosi ironicamente l'uno_ Disparecchi!_ e l'altro:_ Copii! -_escono anche Placido e il Sindaco)_ - - -SCENA V. - - LEA _e_ RICCARDO. - - -_(Lea entra correndo con piccoli trilli allegri e va a rimpiattarsi -dietro un mobile, come giocando a mosca cieca. Riccardo entra correndo -dietro di lei e la vien cercando per gli angoli della stanza. Entrambi -han l'aria di due ragazzi. Quando Riccardo è presso a Lea rimpiattata -e sta per coglierla, questa lo previene e scappa fuori rimettendosi a -correre)._ - -RICCARDO. - -_(inseguendola per la stanza)_ - -Ah, birichina!... _(si rincorrono intorno al tavolo non ancora -interamente sparecchiato. Riccardo ad un tratto si ferma)_ Tò! qui -qualcuno ha mangiato... - -LEA. - -_(fermandosi a sua volta e cogliendo di sul tavolo una mela)_ - -Oh la bella mela!... - -RICCARDO. - -Me ne dai un po'... - -LEA. - -_(ne taglia una metà e la tiene sospesa fra le dita)_ - -Vieni a prenderla... _(quand'egli s'avvicina per prenderla, fa finta di -dargliela, poi se la mangia e scappa ridendo)_ - -RICCARDO. - -Ah sì? aspetta!... _(la rincorre di nuovo. Lea nel fuggirgli rovescia -il cavalletto su cui è la tela)_ Tò! guarda cos'hai fatto!... _(corre a -raccogliere da terra il quadro)_ La mia fuga d'Egitto!... - -LEA. - -_(con fare fanciullesco)_ - -Che ho fatto?... - -RICCARDO. - -_(rimettendo a posto la tela)_ - -Hai rovinato le orecchie al ciuco! Povero ciuco! - -LEA. - -Bene. Le orecchie ce le aggiusterai. Tanto, per ciuco, le eran corte. -Gliene farai un bel paio più lunghe. E alla Madonna, se vuoi che mi -somigli, i capelli ce li hai a far più biondi... _(Riccardo dà due -o tre ritocchi di pennello alla tela: Lea gli toglie il pennello di -mano)_ Ma lascia lì adesso... a lavorare ci hai tempo... - -RICCARDO. - -Tempo... quando? - -LEA. - -Quando sarem poveretti... - -RICCARDO. - -E allora?... - -LEA. - -Allora... allora... _(resta lì perplessa, pensierosa poi dà una -crollata di spalle. Riccardo si è fatto pensieroso e un po' triste: -Lea gli si appressa carezzevole)_ Per ora non sono io il tuo... più bel -quadro?... - -RICCARDO. - -_(guardandola affettuoso)_ - -Lea! - -LEA. - -Non è di me sola che devi ora occuparti?... - -RICCARDO. - -E il parroco che aspetta il quadro da un mese... - -LEA. - -Che aspetti! Così l'asino avrà tutto il tempo di andar in Egitto, e di -tornare. - -RICCARDO. - -E di star via tutto il tempo che i tuoi continuano a star in collera... -_(i due si sforzano di essere allegri, ma di un'allegria che vorrebbe -cacciare qualche pensiero triste)_ - -LEA. - -_(guardando innanzi a sè, cogitabonda)_ - -Ebbene... se io per te ho lasciato i miei... — la mia mamma!... — anche -tu a me puoi sacrificar qualche cosa... - -RICCARDO. - -_(andando a lei affettuoso)_ - -Hai ragione. Perdonami, Lea! Dammi un bacio. - -LEA. - -_(volgendogli vivamente il capo, poi mutando bruscamente pensiero)_ - -No. _(va a sedersi al suo tavolino da ricamo e vi appoggia il gomito. -Riccardo ve la segue)_ - -RICCARDO. - -Lea... - -LEA. - -_(cogitabonda)_ - -Che ora è? - -RICCARDO. - -Le cinque. - -LEA. - -A quest'ora andavo con la mamma al Pincio. Che starà facendo adesso?... -Povera mamma!... Come fui cattiva!... - -RICCARDO. - -Lea!... - -LEA. - -Va là, va là, che l'abbiam fatta grossa... Scommetto che ora sta -pensando a me... alla sua ingrata figlia fuggita... Ma quando papà si -sia placato... andremo a trovarla, n'è vero? a domandarle perdono?... - -RICCARDO. - -Sicuro!... - -LEA. - -Tutti i giorni, vedi, questo pensiero mi torna. Se non avessi questa -speranza, guai!... La mamma è tanto buona... e mi voleva un bene... - -RICCARDO. - -Com'è che non t'ha risposto?... - -LEA. - -Papà gliel'avrà proibito, o avrà intercettato la mia lettera... Oh, ma -il giorno che a lui sarà passata la collera, e noi alla mamma potremo -dire: Benedici i tuoi due figli che ti compenseranno con tante gioie -il dolore... come sarò felice quel giorno... _(si rasciuga le lagrime)_ -quel giorno... - -RICCARDO. - -_(con malumore)_ - -E adesso piangi!... brava!... Grazie! - -LEA. - -No, no... _(rasciugandosi gli occhi)_ purchè tu mi ami. Guai se non -avessi te. _(con affettuosità nervosa)_ Voglimi bene, Riccardo! Ora non -ho che te! Mi vorrai bene sempre... proprio sempre? - -RICCARDO. - -Ma sempre... ma sempre!... cattiva!... _(l'abbraccia e restano -abbracciati)_ - -LEA. - -Me lo giuri... su questa medaglia della mamma... - -RICCARDO. - -Te lo giuro... idolo mio!... ma non ti voglio più veder piangere... -_(ribaciandola)_ E al diavolo ora le malinconie! Il parroco -aspetterà... - -LEA. - -Sì, sì, lascialo aspettare... _(sempre restando abbracciata seco, la -testa sulla spalla di lui)_ - -RICCARDO. - -_(rivolto al quadro)_ - -E tu intanto resta lì con le orecchie mozze... - - -SCENA VI. - - DETTI _e_ ZIO GIACOMO. - - -_(S'è affacciato, non visto, dalla porta laterale, con lo stuzzicadenti -in bocca)._ - -GIACOMO. - -_(avanzandosi verso il quadro)_ - -Sì, sì, restaci pure... Anche colle orecchie mozze, povero asino, avrai -sempre più giudizio e più cuore di chi te le ha dipinte... - -RICCARDO. - -_(attonito)_ - -Zio Giacomo!... _(rinvenuto dalla sorpresa corre ad abbracciarlo — -l'altro lo arresta, con far brusco, del gesto della mano)_ - -GIACOMO. - -Già... proprio lui... zio Giacomo... Bravi! Bravi! Ci divertiamo in -campagna, a quanto pare!... Gran bella cosa la campagna!... _(con far -canzonatorio)_ Il lago al chiaro di luna, la collina, le macchie verdi, -gli usignuoli, i merli... - -RICCARDO. - -Zio!... - -GIACOMO. - -_(rinforzando)_ - -... i merli che zufolano... i grilli che cantano... le anime che si -baciano... Che poesia!... Signorina, ho nuove di sua mamma... - -LEA. - -_(vivissima)_ - -Oh la mamma!... _(resta interdetta, confusa)_ - -GIACOMO. - -Lei vorrebbe chiedermele, e non osa. Capisco. Gliene darò io. È stata -poco bene... - -LEA. - -_(sgomenta)_ - -Dio mio!... - -GIACOMO. - -Ella non presumeva, fuggendole, di averle fatto un complimento... _(Lea -nasconde la faccia)_ - -LEA. - -_(con trepidanza)_ - -E... e... mi ha... perdonato?... - -GIACOMO. - -Bella novità! per che cosa ci sarebbero le mamme se non fossero fatte -apposta per perdonare!... Per questo le loro creature ne abusano... -Peccato che i padri non sempre siano della stessa pasta... - -LEA. - -Ah! il papà!... - -GIACOMO. - -Già, peccato ci siano dei papà intrattabili che non si rassegnano -a vedersi dai monelli di scuola _(gesto vivo di Riccardo, lo zio -ribadisce la parola)_... dai monelli di scuola rubar le figliole!... - -LEA. - -Per pietà, signore, mi dica tutto... - -GIACOMO. - -Calma, calma, signorina... _(Riccardo lo guarda)_ ah già! mi sbagliavo! -Signora... _(alza gli occhi esclamando)_ a sedici anni!... Creda a -me, non è il momento di inquietarsi... Era forse da pensarci un po' -prima. Intanto, se permettesse, avrei da dire quattro paroline, a -quattr'occhi... a mio nipote... - -LEA. - -_(interroga inquieta dello sguardo Riccardo)_ - -Riccardo! (Dio mio!... Tremo tutta!...) - -RICCARDO. - -Lea, aspettami di là. _(le si appressa)_ Animo... vedrai non è nulla... -Mio zio è rustico... ma buono... - -LEA. - -_(lentamente, a capo chino, accomiatandosi)_ - -Signore!... _(esce)_ - -GIACOMO. - -_(seguendola dell'occhio)_ - -Povera ragazza!... - -RICCARDO. - -Sono ai tuoi ordini, _caro zio!..._ - - -SCENA VII. - - ZIO GIACOMO _e_ RICCARDO. - - -GIACOMO. - -_(si siede a un lato del tavolo in mezzo, tossisce, spiega il -fazzoletto, soffia il naso, prende tabacco, ripone la tabacchiera)_ - -RICCARDO. - -_(vedendo quei preparativi)_ - -Ahi! cattivo esordio!... - -GIACOMO. - -Primo di tutto, _caro nipote_, non t'aspettavi, nevvero? alla dolce -sorpresa di vedermi? Ma io ci tengo a fartela completa, e ti porto -l'attestato dei tuoi studii di quest'anno. Quei pedanti di professori -vanno all'antica, e tu, per loro, sei un genio moderno incompreso. -Col pretesto che agli esami non ne hai azzeccata una... _(gli porge -il foglio)_ guarda qui, t'hanno bocciato! _(Riccardo prende il foglio -mortificato)_ Consolati!... hanno bocciato anche Dante!... Ma lui ha -fatto la _commedia_... e anche tu ne stai facendo qui una... - -RICCARDO. - -Zio!... ma io... - -GIACOMO. - -_(interrompendolo)_ - -Ma tu la chiami un'ingiustizia. D'accordo. E poi tu vai col progresso. -In _illo tempore_, vedi, un ragazzo di diciott'anni bocciato agli -esami, ripeteva prosaicamente la classe... Adesso invece si butta -poeticamente all'artista... o, per consolarsi, rapisce una ragazza da -marito. Eh quante cose fanno ora i ragazzi alla tua età! E tutte in una -volta! Giuocano, ballano, mangiano l'erre, cacciano piccioni, stampano -elzeviri, imbrattan tele, si spelano in duello, pubblican verbali, -seducono fanciulle, le piantano se povere, le sfregiano se infide, -le rubano se ricche, citano Schopenhauer, fanno dell'alta critica, -dell'alta politica, e, a tempo avanzato, dei grassi sposalizi... -Fuorchè studiare sul serio, un po' di tutto fanno!... - -RICCARDO. - -Ma zio, tu non sai... - -GIACOMO. - -Se ti dico che so! L'arte è lunga, la vita è breve, e i genii pari -tuoi amano scorciar la strada dell'arte e della fortuna: allora ci si -fa accogliere in una famiglia di alto e ricco casato, dove ci sia una -giovanetta che legga romanzi, studii le lingue e il pianoforte: le si -scalda la testa con le romanticherie: un bel dì si scappa insieme, -e si scrive dal nascondiglio ai genitori della rapita, obbligandoli -garbatamente a scegliere tra il disonore della fanciulla e del nome, -o il consenso al matrimonio per riparare allo scandalo. Poi si passa -nascosti la luna di miele ad attendere che, placate le ire, dietro -al consenso venga la dote alla sposa, e magari, anche, n'è vero? -un congruo assegnamento allo sposo; perchè un genero dei duchi di -Bajamonte, per quanto genero per forza, non è decoroso che campi di -lavoro come un bipede qualunque... _(passando bruscamente dall'ironico -al serio)_ E di' un po', per l'onor dei Verneda di cui tu ed io -portiamo il nome, mi fai adesso il famoso piacere di diventare almeno -un pochino rosso di vergogna?... - -RICCARDO. - -Zio!... - -GIACOMO. - -_(rinforzando, senza dargli tempo a parlare)_ - -No, no, non basta. Non sei rosso abbastanza. Come questo peperone -_(piglia un peperone rosso dai piatti del dessert rimasti sul tavolo)_ -come questo peperone, ti voglio! Così va bene. - -RICCARDO. - -Finora hai parlato sempre tu... ma sei ingiusto. Perchè nel mio amore -per Lea non entrò mai pensiero sordido di interesse. Che colpa n'ho io -se i suoi son ricchi e patrizi? Io non ci pensai, quando ci amammo. -Niente di più schietto del nostro amore. Fu una fiamma improvvisa, -sublime, che ci travolse entrambi, che unì le anime nostre, i nostri -corpi, prima di unirci in faccia alla legge. Liberamente Lea si è data -a me per tutta la vita; liberamente a questo amore ho legato il destino -di tutta la mia... - -GIACOMO. - -Fino alla tomba... - -RICCARDO. - -Sicuro... anzi... - -GIACOMO. - -_(con vivacità beffarda)_ - -Anche più in là?... Bravo! Diffatti, trattandosi di amor sublime,... -il bello tra marito e moglie, è amarsi dopo morti!... Tanti mariti -volentieri comincerebbero da qui... Però la scadenza essendo sì lunga, -ci avrai naturalmente riflettuto ben prima... - -RICCARDO. - -S'intende... - -GIACOMO. - -Come me. Anch'io vedi, m'innamorai giovanissimo. E amore, di quel fino! -la ragazza era povera, avevo fatto per lei pazzie più di te, perchè -nello andare a trovarla, invece di passar dal portinaio, qualche volta -passavo dalla finestra,... per non incontrar obbligazioni coi parenti. -Quando parlai di sposarla, mio padre, in anticipazione di assegno, mi -regalò... due sonori scappellotti e mi mandò a Pisa a finir gli studi. -Lei giurò sulla tomba di sua madre di aspettarmi tutto l'anno, io, su -quella di mio nonno, di morire se la mi mancava di parola. Al ritorno -la trovo fidanzata di un altro: le ricordo la promessa e la mi ride -sul muso. Per istare in carattere, io dovevo ammazzarmi... ma... era -una così bella giornata! i cespugli verdeggiavano, le acacie erano in -fiore... uscii a prendere una boccata d'aria!... Di lì a un anno... mi -innamoravo come un gatto di quella santa di tua zia. Oggi la mia prima -fiamma è sposa felice di un barone che ha nel suo stemma, oltre la -sua, le sette corone di Ottone Visconti: e io,... io benedico i paterni -scappellotti, perchè, senza di essi, a quest'ora, tutte quelle corone -sarebbero mie, e per uno stupido sproposito sull'alba della vita non -avrei conosciuto neppur una delle sante gioie, che adesso sul tramonto -me la fanno benedire!... - -RICCARDO. - -E con la mia Lea tutto questo che c'entra?... che vuol dire? - -GIACOMO. - -_(annasando una presa)_ - -Vuol dire — ecco — che la cresima di mio padre, se ti coglievo prima -delle nozze, parola di onore, te la davo io; perchè se il chiedere -giuramenti alle ragazze di sedici anni è una pazzia, il consegnarli -alla legge per tutta la vita, è un delitto... - -RICCARDO. - -Zio!... - -GIACOMO. - -_(rinforzando)_ - -... un delitto... e l'esporsi al rischio di porre al mondo infelici ne -è un altro: poichè la natura, signorino mio, non vuol violenze, e come -le nozze di consanguinei, castiga le nozze di adolescenti; e quando -il fisico non ha raggiunto il suo sviluppo, quando non si ha ancora -_(lo piglia per il petto)_ un torace di misura da passar la rassegna -di leva, e si rischia di dar la vita a dei rachitici, signorino mio, -non si va dal sindaco!... _(guardandogli lo stomaco)_ Neanche sessanta -centimetri! _(con gesto comico)_ Provati a darmi dei nipoti, e poi -vedi!... - -RICCARDO. - -_(raumiliato)_ - -Proverò... - -GIACOMO. - -_(fermandosi di botto e guardandolo)_ - -Sai perchè son venuto? - -RICCARDO. - -Per strapazzarmi... e per darmi del denaro... - -GIACOMO. - -Vieni qua... - -RICCARDO. - -(Vuol esser cattivo, non ci riesce...) _(s'avvicina allo zio)_ - -GIACOMO. - -_(con voce bassa alquanto mitigata)_ - -Sei in rotta ancora coi parenti di Lea?... - -RICCARDO. - -Lo sai bene. Sai che suo padre... - -GIACOMO. - -Dopo il ratto, ha voluto le nozze, per salvar l'onore; ma ha giurato -che in casa sua non metterai mai piede. Speriamo, perchè è di sangue -vendicativo, che si limiti lì. Bisognerà dunque prepararsi a lasciar -Lea per un po'... e prepararla... - -RICCARDO. - -Ah?... che! mai!... - -GIACOMO. - -Non c'è nè mai nè che! Bisognerà ti prepari a lasciare andar Lea. Io -ora non le ho voluto dir tutto. Sua madre è a Nizza... molto aggravata; -ha desiderato veder la figliuola... Un messo della famiglia, credo, fu -spedito a prenderla con una lettera per lei... Dev'essere qui oggi o -domani... Sono venuto avanti apposta... - -RICCARDO. - -Dio mio!... ma è impossibile!... Io non la posso lasciare andar -sola!... Se suo padre la rià, non la lascia più tornare... - -GIACOMO. - -E se suo padre venisse qui lui, in persona, ci vorresti andar -insieme?... Lasciati da lui vedere... e stai fresco... - -RICCARDO. - -_(con risolutezza)_ - -E allora io piuttosto... - -GIACOMO. - -_(senza lasciarlo finire)_ - -Tu piuttosto, dopo aver avuto il coraggio di rapire a una madre la -figliuola, avresti anche quello di negargliene i baci nell'ora della -morte... Adesso stai per farmene dire una grossa... _(voce di Lea -allegra, vivissima dall'interno che chiama Riccardo)_ - - -SCENA VIII. - - DETTI _e_ LEA. - - -LEA. - -_(di dentro)_ - -Riccardo!... Riccardo!... _(entra festosa gridando con una lettera -ancor chiusa in mano e agitandola con gioia per aria)_ Una lettera -della mamma!... Una lettera della mamma!... l'ha portata un messo -ora!... Cara mamma!... volevo ben dire!... - -RICCARDO. - -Lea!... _(costernato, imbarazzatissimo, fa per toglierle istintivamente -la lettera di mano)_ Da' qua. - -LEA. - -_(ingannandosi sul suo pensiero, sempre allegra)_ - -Vuoi leggerla insieme?... Perchè mi guardi?... No, no, prima leggo -io... Curiosone!... _(bacia la soprascritta prima di aprirla)_ -Curiosone!... _(apre e legge le prime righe)_ Cielo... mio padre?... in -paese... qui... a prendermi?... _(scorre con ansia il rimanente e dà -in un grido acutissimo)_ Ah!... mia mamma!... la mia povera mamma!... -_(Riccardo che le è già dietro l'ha abbracciata, la sorregge; Lea -continua piangendo, contorcendosi)_ Mia mamma muore!... voglio vedere -la mamma!... - -RICCARDO. - -_(tenendola abbracciata)_ - -No... no... sentimi, Lea,... mia adorata Lea... - -LEA. - -_(divincolandosi in pianto)_ - -La mamma muore... No, no... voglio vedere la mamma!... voglio vedere -la mamma!... _(scioltasi a forza dall'abbraccio di Riccardo corre verso -l'uscio)_ - -RICCARDO. - -_(correndole dietro mentr'ella si è già slanciata fuori)_ - -No... no... Lea... fermati.... ti scongiuro... senti... non voglio... - -GIACOMO. - -_(sbarrandogli risoluto sull'uscio il passo, fissandolo severissimo, le -braccia incrociate sul petto)_ - -Cosa... non vuoi?... _(Riccardo china la testa sotto lo sguardo dello -zio)_ - -_(Quadro — Cala la tela.)_ - - - FINE DELL'ATTO PRIMO. - - - - -ATTO SECONDO - - Parco o giardino in riviera. A sinistra una macchia folta. A destra - l'ingresso di un villino di cui appare la facciata, alta di alcuni - gradini di marmo. Lungo il viale o sentiero verde che a sinistra vi - conduce son disposti sedili di marmo o di legno rustici e colonnine - sormontate da busti in marmo di donne. Si fanno nel giardino - preparativi di festa. Alcuni operai attendono a disporre festoni e - lampioncini sotto la direzione di Placido. - - -SCENA PRIMA. - - PLACIDO, PEPPINO, _Operai che non parlano, - occupati nei preparativi._ - - -PLACIDO. - -_(dando degli ordini e sorvegliando i preparativi, mentre il piccino -gira di qua e di là per suo conto giuocando e disturbando i lavori)_ - -Più in qua i lampioncini!... qui un festone, dei fiori!... via -questa roba!... lesti! Peppino, stai cheto! _(Peppino giuoca con un -lampioncino)_ lascia stare!... dà qua!.. Hai finito di studiare?... La -sai?... - -PEPPINO. - -Sì, che la so... - -PLACIDO. - -Guarda che se non la sai e non la dici bene, papà non ti compra il -cavallino... - -PEPPINO. - -E se la dico bene? - -PLACIDO. - -Te ne comprerà due. O sentiamo un po'. Dilla su... ma adagio... -_(suggerendo) Cara mamma..._ - -PEPPINO. - -_(facendo le bizze)_ - -Non la voglio dire adesso... non la voglio... - -PLACIDO. - -Non vuoi?... - -PEPPINO. - -No. - -PLACIDO. - -Glielo dico a papà, sai. Da bravo! Ti do un chicco. _Cara mamma..._ - -PEPPINO. - -_(recitando con poca voglia)_ - -_Cara mamma, in questo giorno... (si ferma)_ - -PLACIDO. - -_Avanti... Di letizia e fio..._ - -PEPPINO. - -_... e fiori adorno... - -Che benigno il ciel ti diè... ti diè... ti diè..._ - -PLACIDO. - -_... ti diè..._ Via dunque... su. _(Peppino tace e si gratta in testa: -Placido segue a suggerire) Ridon l'onde e la collina..._ - -PEPPINO. - -_... e la collina..._ - -PLACIDO. - -Ma vedi che non la sai ancora!... Uff! che pazienza!... avanti... - - _Ed il cantico a Lucina_ - _Cede Apollo anche per me._ - -PEPPINO. - - _Ed il cantico in cucina_ - _C'è del pollo anche per me._ - -Ed io lo mangio. - -PLACIDO. - -_(dando uno sbalzo)_ - -Ma che pollo! ma che pollo d'Egitto! mi fai disperare, marmottina!... - -PEPPINO. - -_(bizzoso)_ - -Marmottina te. - -PLACIDO. - -Te lo do io adesso il pollo, se non dici giusto... - -PEPPINO. - -O m'hai detto te che c'è il pollo! E io lo mangio. - -PLACIDO. - -_(minacciandolo)_ - -Guarda, Peppino... - -PEPPINO. - -_(sempre più imbizzito)_ - -E io non la dico più! - -PLACIDO. - -Peppino!... Uff! ci vuol tutta la mia autorità! - -PEPPINO. - -No, no, più più... _(pestando i piedi)_ - -PLACIDO. - -Aspetta me... - -PEPPINO. - -Più, più... _(fugge e il maestro lo rincorre, e correndo dà di petto -in Giacomo che entra, avendo una valigia a mano. Peppino che scappa gli -sgattajola fra le gambe)_ - - -SCENA II. - - ZIO GIACOMO _e_ PLACIDO. - - -GIACOMO. - -_(entrando urtato dal maestro)_ - -Ehi là... adagio... di grazia... - -PLACIDO. - -Oh signore... scusi... Lei cerca? - -GIACOMO. - -Mio nipote... Riccardo Verneda... cerco. - -PLACIDO. - -_(ravvisandolo)_ - -Ah... ma allora lei... è il signor cavalier Giacomo!... Sicuro!... -Perdoni. Non l'avevo riconosciuto. Oh che fortuna rivederla... Signor -cavaliere... dia qua! dia qua! _(gli toglie premuroso la valigia e la -depone sopra un sedile)_ che fortuna!... - -GIACOMO. - -Ma... e lei... di grazia?... - -PLACIDO. - -Come? non mi riconosce? - -GIACOMO. - -Sì... mi pare... ma non saprei... - -PLACIDO. - -Eh già, dopo tanto tempo! _L'ala del tempo!_ dicevano gli antichi. -Non si ricorda del maestro segretario comunale di Corciago?... di -quella sera che lei capitò su in montagna... al villaggio... saran -sett'anni... all'osteria della Madonna della Neve... - -GIACOMO. - -Ah, sì, mi ricordo! To' to'! siete voi? Come fate ad esser qui?... - -PLACIDO. - -Vicende umane! vicende umane! signor cavaliere! La nuova legge -comunale è venuta... _(sospirando con gravità)_ ma il miglioramento dei -segretari non è venuto. Sono ancora poveri martiri dell'intelligenza, -in balia di sindaci ignoranti ed arroganti. La mia dignità di sacerdote -della scienza si ribellava a quello zotico di sindaco albergatore. -Abbiam rassegnato le nostre dimissioni al Consiglio... e, non faccio -per dire, il Consiglio comunale comprese l'alta gravità de' miei motivi -e mi fece una di quelle dimostrazioni... - -GIACOMO. - -Le ha accettate? - -PLACIDO. - -_(con energia)_ - -Alla unanimità. - -GIACOMO. - -I miei rallegramenti. _(gli stringe la mano)_ - -PLACIDO. - -Allora mi ricordai del signor Riccardo, ch'era stato assai buono con me -in quei tre mesi e — in attesa di meglio — lui mi chiamò presso di sè a -fare da maestro al suo bambino... - -GIACOMO. - -Quell'angioletto che dianzi scappava è il figlio di Riccardo?... - -PLACIDO. - -Precisamente. Angioletto ella lo chiama! Se non ci fossi io a tenerlo -in riga! Fortuna che di me ha soggezione... Ma l'altro ieri mi ha -tirato una pedata... e se non era... - -GIACOMO. - -_(guardandolo sorridente)_ - -... che gli incutete soggezione... - -PLACIDO. - -... già... a momenti me ne tirava un'altra. - -GIACOMO. - -Meno male. E dite un po': la mamma del bambino? - -PLACIDO. - -La signora Ida... la seconda moglie... Già, lei sarà al fatto di tutto. - -GIACOMO. - -Cioè... sì e no. Sapevo di un secondo matrimonio... e niente più... -Sono sei anni che viaggio all'estero, e appena ieri sbarcato a Genova, -trovo la lettera di mio nipote che mi dà il ben tornato, annunziandomi -il suo soggiorno nella Riviera, e invitandomi alla festa sua... - -PLACIDO. - -Già... la festa della sua signora... Oggi è l'onomastico e compion sei -anni dal matrimonio. Si sono sposati compiuto l'anno dalla morte di -quella poveretta... - -GIACOMO. - -Povera Lea!... Com'è finita? - -PLACIDO. - -Eh, il suo Riccardo non l'ha potuta veder più, perchè, mórtale -appena la mamma, il duca padre, che da un pezzo meditava il castigo, -l'ha tenuta presso di sè come in carcere: e un bel dì, con l'aiuto -di alte influenze e di preti, l'ha fatta scomparire in un convento -all'estero... fin laggiù nella Spagna. Per quante ricerche e ricorsi -alle autorità, non s'è mai potuto saper dove, finchè, a troncare le -ricerche, un bel giorno dall'ambasciata pervenne al signor Riccardo un -certificato di morte... - -GIACOMO. - -Su cui si vede che ha pianto assai... - -PLACIDO. - -Però della morta se ne ricorda... Guardi qui. _(gli mostra il busto di -Lea fra due altri)_ - -GIACOMO. - -_(appressandosi al busto)_ - -Ah! il busto di Lea!... _(lo guarda)_ Poveretta!... _(osservando -insieme anche i due busti vicini)_ Meno male, l'ha messa tra Vittoria -Colonna e Veronica Gambara; così, in compagnia delle donne illustri, la -poveretta non si può lamentare... - -PLACIDO. - -_(additandogli la corona appesa al busto)_ - -Ma, vede, ci ha messo anche la ghirlanda!... E ogni tanto ce la -rinnova. Anche gli antichi, come Lei sa benissimo... _«Amaranti -educavano e vïole...»_ - -GIACOMO. - -_(prevenendogli in fretta il resto della citazione per impedirgli di -continuare)_ - -_«Su le funebri zolle.»_ Mi congratulo. _(guardando ancora il busto)_ -Dormi, dormi laggiù, povera morta!... _(rivolto al maestro)_ E son sei -anni... - -PLACIDO. - -Dal matrimonio oggi in punto. Oggi la festa. - - -SCENA III. - - DETTI _e_ RICCARDO. - - -RICCARDO. - -_(sì è affacciato dal villino all'ultime parole e va ad abbracciar lo -zio)_ - -E la presenza di zio Giacomo renderà la festa più completa per la mia -signora e per me!... _(lo abbraccia)_ Caro zio! quanto tempo!... e -quante cose! - -GIACOMO. - -_(asciutto)_ - -Ah sì, molte. - -RICCARDO. - -E come la mia Ida sarà contenta! Ella ti conosce come un vecchio amico. -Ti ha sentito tanto da me nominare... Ora la vedrai... - -GIACOMO. - -Grazie. - -RICCARDO. - -E hai visto qui _(additandogli Placido)_ una antica conoscenza... - -GIACOMO. - -Nell'esercizio di funzioni nuove... - -RICCARDO. - -Che farà del mio Peppino... - -PLACIDO. - -_(inchinandosi con gravità)_ - -... un cittadino utile all'umanità, profondo nella interpretazione dei -poeti, docile coi maestri, pronto di mano, pronto di piedi... _(accenna -col gesto una pedata)_... fin troppo... - -RICCARDO. - -Basta, basta... Signor Placido, corra ad avvertire la signora che c'è -lo zio... - -PLACIDO. - -Ma subito... _(porta via la valigia di Giacomo e nell'andarsene ripete -fra sè a mezza bocca:)_ Sicuro, di piede fin troppo. _(entra nel -villino)_ - - -SCENA IV. - - RICCARDO _e_ GIACOMO - - -GIACOMO. - -Lascia un po' che ti guardi... - -RICCARDO. - -Guardami pure. Che hai? - -GIACOMO. - -Eh, tutti i gusti son gusti. C'è chi, di mogli, ne ha troppo di una. A -te ce ne voglion due. Non meritavi di perdere la prima. - -RICCARDO. - -Ma tu vedi in me semplicemente... un essere felice! - -GIACOMO. - -Vedo, vedo! Peccato che tutti non possano dire così... E... _(gli -addita il busto di Lea)_ quella poverina? - -RICCARDO. - -_(con un sospiro)_ - -Morta! - -GIACOMO. - -_(osservandolo)_ - -Quando Boezio in carcere scrisse il trattato della _consolazione_, si -vede che non lo ha scritto per te. Fai presto tu a consolarti... e a -servirti delle mogli morte per uso di decorazione nei giardini delle -mogli vive! - -RICCARDO. - -Sei sempre ingiusto con me. Le seconde nozze sono anche un po' opera -tua. - -GIACOMO. - -Ma se ti dico che hai ragione! Di un po', e questa almeno la ami? - -RICCARDO. - -Alla follia... - -GIACOMO. - -Come l'altra. Si intende. - -RICCARDO. - -Sei ingiusto, ti ripeto. Ricordati ch'io non volevo lasciarla andare al -letto di sua madre... - -GIACOMO. - -E siccome era un delitto contro natura, te l'ho impedito... E se te ne -fosse rincresciuto, e te ne fosse rimasto il rimpianto, adesso non mi -faresti tanta cera... - -RICCARDO. - -Intanto così ella mi fu rubata... - -GIACOMO. - -Come tu l'avevi rubata prima... - -RICCARDO. - -E io quel giorno ho creduto di morirne... I pochi mesi vissuti con Lea -tra l'ansie della fuga e del nascondersi, che rendevano ora tristi ora -febbrili i nostri baci, eran passati su di me come un sogno fuor del -quale mi parea di non poter vivere... Girai otto mesi per cercarne le -traccie... Invocai i miei diritti, minacciai, ricorsi a magistrati, a -consolati, a legazioni... tutto fu inutile... Otto mesi la poveretta -irreperibile languì in un convento... e il console che mi trasmise il -suo atto di morte non potè darmi neppure una sua riga, neppure un suo -ricordo, una ciocca di capelli che mi recasse il suo ultimo addio!... - -GIACOMO. - -_(con flemma ironica)_ - -Allora abbiamo celebrate le esequie e dato sfogo alle lagrime. Quando -il vaso delle lagrime fu pieno, e non ce ne stava neppure una di più... -allora... - -RICCARDO. - -Oh, la provvidenza... - -GIACOMO. - -Ti mandò un angelo consolatore. Per questi regali non c'è che lei. Eri -nato per essere marito ad ogni costo. - -RICCARDO. - -Tu ridi. Ma è proprio così. Dopo un anno, di quel sogno antico di -voluttà e di dolore era rimasta una mestizia blanda in mezzo a cui -venne a posarsi l'imagine di Ida. Non fu il turbine violento improvviso -della prima volta... fu una dolce simpatia che a poco a poco mi vinse. -La mia prima avventura aveva interessato Ida a me: mi parlava spesso -della mia povera morta rapita: si impietosiva meco su lei. Così l'ombra -di Lea, invece di frapporsi come un funebre ostacolo, continuò a star -fra noi, affievolendosi, scolorandosi, smarrendo i contorni a poco a -poco, finchè un bel giorno m'accorsi che l'ombra non c'era più... ma -si era mano mano, insensibilmente tramutata nelle sembianze di Ida... -La felicità presente non l'avrò meritata — ma so che le mie nozze, -sono felici — e la verità del mio vivere è cominciata da qui. E poi... -hai visto? Ora non siamo più soltanto due sposini... due tortore che -tubano... non ci chiamiamo più soltanto l'_amore..._ ci chiamiamo — la -_famiglia_. - -GIACOMO. - -Ho visto. - -RICCARDO. - -N'è vero ch'è bello il mio Peppino? - -GIACOMO. - -Non gli insegnerai a rubar ragazze... - -RICCARDO. - -Cattivo! Ma vieni dunque a veder Ida... Poi avrai bisogno di cambiarti, -riposarti... - -GIACOMO. - -Eh, un sonnellino magari... ho perso la notte. E tutte le volte che -vedo un uomo felice, o mi vien sonno... o mi vien appetito. - -RICCARDO. - -_(ridendo)_ - -Ah, ah! _(entrano nel villino)_ - - -SCENA V. - - LEA _e un_ GIARDINIERE _(che poi esce)._ - - -_(Lea entra dal fondo, pei viali, vestita a nero)_ - -GIARDINIERE. - -_(accompagnando Lea)_ - -Di qui... signora. Ecco, quella è precisamente la palazzina del signor -Verneda. - -LEA. - -Grazie. - -GIARDINIERE. - -La signora desidera ch'io vada ad annunziarla? - -LEA. - -No, no, grazie, buon uomo. Non occorre. Attenderò, _(mentre il -Giardiniere s'avvia, come pentitasi, lo richiama)_ Cioè dite... - -GIARDINIERE. - -Che cosa? - -LEA. - -_(vorrebbe interrogarlo e si ripente)_ - -No, no, niente, andate pure. - -GIARDINIERE. - -_(guardandola nell'andarsene)_ - -Che originale! - -LEA. - -_(sola) (uscito il Giardiniere corre verso il villino chiamando)_ - -Riccardo!... _(si arresta di botto)_ Son pazza!... Dio mio! come il -cuor batte! par voglia scoppiarmi!... Egli è là, il mio Riccardo... -L'ho tanto sospirata quest'ora... perchè adesso ch'è giunta, ho -paura?... Sett'anni! Riccardo ed io eravamo poco più che fanciulli... -e l'oblio ricopre tanto presto gli assenti, come l'erba le fosse... -Se egli... _(si scuote, cacciando il pensiero)_ Ah, mai! il dramma che -ci unì non è di quelli che si dimenticano... Povera mamma mia! la tua -morte meritava la mia lunga espiazione... ma tu mi hai perdonato... -perchè io sono qui. _(si guarda intorno, vede il proprio busto, -s'avvicina, lo riconosce)_ Che vedo! son io! son io!... Dunque ei -mi ricorda! dunque mi aspetta!... _(cade in ginocchio)_ Grazie, o -mamma!... E anch'io t'ho aspettato, mio Riccardo! Come voglio tornar -bella per te!... amarti per tutto il tempo perduto!... _(si avvia -risolutamente verso il villino: a un tratto, ode dalla macchia a -sinistra la voce del bambino: si arresta, come fulminata, in ascolto)_ - -PEPPINO. - -_(di dentro, dalla macchia)_ - -Non mi pigli... - -PLACIDO. - -_(di dentro, dalla macchia)_ - -Ah no? ti ci ho colto, birichino. Aspetta me. - -PEPPINO. - -E io scappo!... - -PLACIDO. - -Lo dirò alla mamma che rubi le arancie invece di dir la poesia... - -PEPPINO. - -E io non la voglio dire la tua poesia, perchè è brutta. E no, e no, e -no... - -PLACIDO. - -Ah, è brutta? Le perle ai porci. - -PEPPINO. - -Sì, sì, brutta, brutta!... - -PLACIDO. - -Te la darò io. Giù quell'arancia... - -PEPPINO. - -Io no... voglio giuocar alla palla!... - -PLACIDO. - -_(più minaccioso)_ - -Giù quell'arancia!... - -PEPPINO. - -E io te la tiro!... - -PLACIDO. - -_(colpito)_ - -Ahi!... birbante! il mio naso! ora me la paghi!... _(tutto questo -dialogo, nell'interno della macchia è seguito avidamente da Lea -immobile, come impietrata dal terrore)_ - - -SCENA VI. - - PLACIDO _e_ LEA, _poi_ PEPPINO. - - -PLACIDO. - -_(sbucando dalla macchia sulla scena, in traccia del piccino, tenendosi -il fazzoletto al naso)_ - -Uff!... che serpentello! che serpentello ha da venire!... Ma che cosa -farà con quelli che non gli mettono soggezione! Ah, il mio naso! Ehi là -Giovanni... _(chiamando il giardiniere, s'allontana)_ - -PEPPINO. - -_(uscito il pedagogo di scena, Peppino ancora celato dalla folta -macchia, entro cui si suppone arrampicatosi sopra un albero, lascia -cadere due o tre aranci sulla scena; poi sporge circospetto fuor della -macchia verde la testolina, per assicurarsi che il maestro non ci sia)_ - -Non c'è più. - -LEA. - -_(guardandolo atterrita)_ - -Cielo!... - -PEPPINO. - -_(vedendola e avanzandosi)_ - -Una signora!... _(le gira attorno con circospezione e curiosità -infantile, intanto che raccatta le arancie)_ Ne manca una... -_(s'avvicina adagino a Lea, guardando per terra, se essa l'avesse tra i -piedi: poi si risolve a dirigerle la parola)_ Tirati in là!... - -LEA. - -_(lo guarda sempre più fissa, immobile, con ispavento: poi fa uno -sforzo sopra sè stessa e dà una crollata di spalle)_ - -Ah! che pazza! m'ha fatto paura!... è il bimbo di qualche vicino! È -venuto di lì e la casa invece è da questa parte. - -PEPPINO. - -_(tirandola per la veste)_ - -Ma tirati in là. Ci hai sotto la mia arancia... - -LEA. - -_(non rassicurata dalle proprie parole, si lascia macchinalmente tirar -in là dal piccino che la tira per l'abito, seguitando a fissarlo con -espressione di sgomento — poi in un nuovo sforzo di rassicurare se -stessa e discacciare l'idea balenatagli, gli butta febbrilmente le -braccia al collo)_ - -Ma sì, piccino mio!... angiolo mio!... come sei bello!... come sei -bello!... - -PEPPINO. - -_(si lascia accarezzare e mangia uno spicchio di un'arancia)_ - -Non mi voleva lasciar mangiare le arancie quel brutto cattivo... _(a -Lea)_ Te... ne vuoi?... _(le offre uno spicchio)_ - -LEA. - -_(continuando a carezzarlo, china su lui)_ - -No, no, grazie, amore. Tienle per te. Come ti chiami?... - -PEPPINO. - -Peppino... e te?... _(la voce di Ida dall'interno del villino chiama: -«Peppino! Peppino!»)_ La mamma chiama!... - -LEA. - -_(percossa dalla voce di Ida che le giunge dal villino)_ - -Cielo!... di là!... Ah! _(si alza atterrita, ributtando bruscamente -indietro Peppino e strappa dal busto ch'è lì presso la ghirlanda di -fiori che vi è appesa)._ - -PEPPINO. - -Ah!... Cattiva anche te!... Perchè strappi i fiori?... Non son tuoi. -Son di papà... Lo dirò alla mamma!... _(chiamando)_ mamma... _(mentre -Ida dall'interno lo chiama ancora, il piccino correndo rientra nel -villino)._ - -LEA. - -_(cogli occhi sbarrati, fissi verso la porta per cui Peppino è -scomparso, e segnando del dito la direzione, indietreggia come per -terrore, balbettando):_ - -Di là!... di là!... _(mentre ripete con voce di spavento questi -monosillabi, seguita a indietreggiare vacillando, poi si copre delle -mani, in atto di angoscia suprema, il volto, e scompare dentro la -macchia, nel punto che Ida di cui si ode la voce avvicinarsi, entra in -iscena)_ - - -SCENA VII. - - IDA, PEPPINO _(rientrando con la mamma)._ - - -IDA. - -_(a Peppino)_ - -Che facevi qui fuori? Che hai? _(vedendolo cercar intorno con -l'occhio)._ - -PEPPINO. - -_(non vedendo più Lea)_ - -Tò — non c'è più. - -IDA. - -Più... Chi? - -PEPPINO. - -C'era qui una signora cattiva... che mi ha picchiato... - -IDA. - -Picchiato?... Che! che!... se vedo io chi picchia il mio Peppino!... - -PEPPINO. - -Sì, sì, era qui adesso. È scappata via... - -IDA. - -Com'era? - -PEPPINO. - -Come quella lì... _(addita il busto di Lea)_ E ci ha strappato i -fiori... - -IDA. - -_(vedendo la ghirlanda a terra)_ - -Che vedo!... - -PEPPINO. - -È stata lei! Quella cattiva! ma è scappata!... - -IDA. - -_(cogitabonda)_ - -(Che è ciò?...) - -PEPPINO. - -_(raccogliendo la ghirlanda da terra, la porge alla mamma da rimettere -attorno al busto)_ - -Mamma, ce la rimetti? - -IDA. - -_(con gesto brusco glie la toglie e la torna a buttar via)_ - -Lascia stare... - -PEPPINO. - -_(s'allontana guardando intorno)_ - -O dove è andata?... _(minacciando con le manine)_ se la trovo... se la -trovo... _(esce per il parco)._ - - -SCENA VIII. - - IDA _sola, poi_ RICCARDO. - - -_(Ida, repentinamente fatta triste e come assorta, guarda lungamente -l'immagine di Lea. Riccardo esce dalla villa, le si avvicina in punta -di piedi da dietro le spalle, le chiude gli occhi e la distoglie dalla -contemplazione con un bacio)_ - -RICCARDO. - -Gelosa! - -IDA. - -_(volgendosi)_ - -Riccardo!... Ah! _(gli si butta vivamente al collo)_ - -RICCARDO. - -Che guardavi? - -IDA. - -_(appesa al collo di lui)_ - -Niente. - -RICCARDO. - -Niente? Ti ho visto, _(con dolce rimprovero additandole la ghirlanda -per terra)_ E quei fiori strappati!... Gelosa di un'ombra!... - -IDA. - -Non li ho strappati io... li ha strappati qualcuno... Una donna che è -passata di qui... - -RICCARDO. - -Una donna? - -IDA. - -Peppino l'ha vista. Vuoi ridere? Diceva che somiglia a quella lì. - -RICCARDO. - -_(sorridendo)_ - -Perchè non dirmi addirittura che è di qui passato uno spirito? -Pazzerella!... e dai retta a quel folletto burlone... - -IDA. - -No, no... non è questo... Volevo dire... - -RICCARDO. - -Volevi dire che scegli male il giorno per essere di cattivo umore... -Sai che cosa mi diceva testè lo zio? Che ha compreso, vedendoti, come -fatta la follia di un matrimonio, si possa commettere la seconda. Sai -che gli hai fatto una grande impressione?! - -IDA. - -_(cercando rasserenarsi e sorridendo)_ - -Si vede! Non s'è fermato cinque minuti... e ha chiesto subito di -passare nella sua stanza... - -RICCARDO. - -Era stanco del viaggio... ed è un uomo alla buona, senza complimenti... -Ma lo sentirai oggi a tavola... - -IDA. - -Tuo zio l'ha conosciuta la tua prima moglie, Lea?... - -RICCARDO. - -Sì, che l'ha conosciuta. Ma e dalli con Lea! Lasciamo stare — -sopratutto oggi — i poveri morti — e non portiamo via loro i fiori... -_(fa per prendere la corona di fiori e rimetterla a posto. Ida gli -ferma il braccio)_ - -IDA. - -No... lasciali... - -RICCARDO. - -_(sorpreso)_ - -Ida!... - -IDA. - -_(con insistenza mista di mestizia)_ - -Lasciali, te ne prego. Quei fiori, sai bene, io stessa ce li ho posti -insiem con te. Io stessa ho sempre trovato pio il tuo ricordo, come -impetrasse da quell'ombra perdono e benedizione al nostro amore. Ma -oggi non so... sono triste... Oggi quel ricordo mi pare che s'alzi -fra noi. _(trattenendogli ancora di nuovo il braccio)_ Te ne prego!... -Riccardo, mio Riccardo, ritornano i morti? - -RICCARDO. - -Ma sai che si direbbe che tu sia impazzita? Ed è proprio oggi, nella -festa del nostro amore, che ti passano pel capo di queste ubbie?... - -IDA. - -_(insistente, supplichevole, affettuosa)_ - -Chiamale ubbie! Ma sei tu che me l'hai messe in mente. Te ne ricordi? - -RICCARDO. - -Di che cosa?... - -IDA. - -_(appoggiando con affettuosa mestizia la testa sulla spalla di lui, -mormora a voce piana e lenta senza guardar Riccardo)_ - - «Un fior sovra un tumulo spiega...» - -RICCARDO. - -_(un gesto vivo gli sfugge, come per porle la mano alla bocca e -impedirle di proseguire)_ - -Ida!... - -IDA. - -_(vivamente)_ - -No, no, lasciami dire... Non è per rimproverarti... È perchè allora sei -stato sincero, che t'ho preso a voler bene. Mi sei apparso bello nel -dolore... Ma ciò che mi scrivesti è scritto qui. _(accenna il cuore)_ - - «Un fior sovra un tumulo spiega - La pompa dei vivi color: - Simile all'amor che ne lega, - Ei vive... lo splendido fior! - - «Un triste mister dello stelo - Gli dona la ricca beltà....: - Ei mesce l'umore del cielo - Con quel che la fossa gli dà. - - «S'intesson le tenui radici - Con trecce lunghissime d'or....: - L'amor che ne rende felici - Le stesse radici ha del fior. - - «Ma a mezzo la notte, lorquando - Pia scorge la stella brillar, - Il fior la sua stella adorando - Da sotto si sente chiamar. - - «— L'olezzo io t'ho dato e i colori, - O immemore, amante del ciel!... — - Ahi, getta fra i nostri due cori - Lo stesso lamento un avel.» - -_(mentre Ida dice i versi, con voce lenta, dolce, mestissima, Riccardo -ha gli occhi fissi a terra. Ida terminati i versi china il capo e -piange)_ - -RICCARDO. - -_(commosso, distogliendole le mani dagli occhi)_ - -Ida... Ida... perchè piangi? - -IDA. - -Perchè fui una egoista allora, lo sento. Quella immagine morta che -mi immolavi solleticava il mio orgoglio. Mi allettava trionfar d'una -memoria. Oggi quella memoria si vendica. Mi fa triste... come se dalla -tomba quella imagine minacciasse il nostro amore... - - -SCENA IX. - - DETTI _e_ PEPPINO, _poi_ LEA. - - -PEPPINO. - -_(rientrando dal parco)_ - -Mamma!... - -RICCARDO. - -_(chiamando senza scostarsi da Ida)_ - -Peppino! Vieni qui. _(Peppino accorre, Riccardo lo bacia, poi -presentandolo a Ida)_ E contro le minaccie della tomba questo angiolo -guardiano non ti basta? - -IDA. - -_(abbracciando convulsa Peppino e poi Riccardo)_ - -Oh l'angiolo mio! mio Riccardo! - -RICCARDO. - -_(additandole il busto di Lea)_ - -Domani non lo vedrai più. Lo faremo portar via... Sei contenta? - -IDA. - -Sì... Sì... _(sorridente fra le lagrime)_ - -PEPPINO. - -_(baciando la mamma)_ - -Mammina mia, come sei bella!... - -RICCARDO. - -Le carezze di Peppino e i baci miei... dimmi ancora hai paura dei -morti? hai ancora paura? - -IDA. - -Mio Riccardo! _(gli butta le braccia al collo con trasporto d'amore)_ - -_(Lea affacciatasi da alcuni minuti al limitare della macchia, ha -seguito con ineffabile angoscia l'ultima parte del colloquio. Alle -ultime parole di Riccardo dà un grido acuto di dolore)_ - -LEA. - -Ah! _(cade in ginocchio semisvenuta)_ - -IDA. - -_(Ida e Riccardo si voltano al grido. Ida, al veder Lea, pur -senza riconoscerla, con espressione istantanea di spavento, copre -istintivamente della persona e delle mani il suo piccino, e additando -Lea a Riccardo, indietreggia balbettando a voce soffocata):_ - -Sì, sì... ho paura... ho paura...! - -_(Quadro — Cala la tela)_ - - - FINE DELL'ATTO SECONDO. - - - - -ATTO TERZO - - Stanza in un appartamento del villino di Riccardo e Ida a secondo - piano. — In fondo porta d'ingresso e un balcone. — A sinistra prima - quinta, porta che mette alle stanze di Ida. — A destra porta che - mette alle stanze di Riccardo. — Nella stanza quadri e alcune tele - in corso di lavoro. — Una di esse senza cornice appesa alla parete, - è la tela della fuga d'Egitto già veduta nel primo atto. — Mobiglio - artistico, signorile. - - -SCENA PRIMA. - - ZIO GIACOMO, _per un momento un_ DOMESTICO. - - -GIACOMO. - -_(al Domestico entrando)_ - -La signora Ida? - -DOMESTICO. - -È di là. Già tre volte ha domandato di lei, se era tornato. La signora -par che abbia la febbre... - -GIACOMO. - -Ditele che l'attendo. _(Domestico esce)_ Povera donna... cioè..., -povere donne tutt'e due! Ancora non saprei chi delle due sia più a -compiangere!... Oh che pasticcio! che pasticcio!... _(passeggiando -su e giù)_ Ecco il bel sugo dei colpi di testa della prima età!... -Si piglia per amore il primo riscaldo di sangue, che come viene se -ne va, e quando con la giovinezza arriva l'amor vero, ecco lo sterile -capriccetto di un'ora torna dal fondo del passato a devastarvi la vita -intera!... - - -SCENA II. - - IDA _e_ ZIO GIACOMO. - - -IDA. - -_(entrando da sinistra, dalle sue stanze, e correndo a lui affannosa)_ - -L'avete vista?... - -GIACOMO. - -L'ho vista. - -IDA. - -_(con accento febbrile concitato)_ - -Parlato?... _(Giacomo accenna di sì)_. E così? - -GIACOMO. - -Verrà qui. Vuol parlare con voi... - -IDA. - -_(c. s.)_ - -Che vi disse?... - -GIACOMO. - -Quel che una moglie può dire. Che un atto di morte non basta per -ammazzare chi è vivo e che la sua fede di matrimonio è in regola e che -la moglie deve seguire il marito. - -IDA. - -Ma e voi?... - -GIACOMO. - -Io... non so...; di questi pasticci non ne avevo veduti fin qui che in -teatro. Ma in atto pratico è un altro paio di maniche. Sapete il caso -di _Miss Multon e della Donna Pallida?_ - -IDA. - -Perchè? - -GIACOMO. - -Sarebbe il vostro — a rovescio — ma ci vorrebbe per voi. _Miss Multon_ -moglie colpevole del marito fido, e la _Donna Pallida_ moglie fida -del marito infedele — han tutte e due la cattiva idea di tornare dalla -tomba in momento incomodo. Però, sì, entrambe finiscono a pigliare il -mondo come viene e se ne tornano via in santa pace... Eh, se per gli -imbrogli della vita reale bastassero le ricette dei drammaturghi!... - -IDA. - -Ma voi dunque... anche voi... - -GIACOMO. - -Io son d'avviso che nella vita reale nè Miss Multon nè la Donna Pallida -avrebber rifatto la strada. Perchè tutt'e due quelle prime mogli avean -figliuoli. E prima che una madre rinunzi alla sua prole... - -IDA. - -_(vivissima)_ - -Ah, nevvero! Ma di prole costei non ne ha. Ma non è una madre che torna -dalla tomba. La madre son io. Il diritto materno è per me. - -GIACOMO. - -_(con flemma)_ - -Abbiamo anche degli esempi in contrario. Il conte Glauco, per esempio, -che ritorna dalle crociate, con un fior di sposa e il bambino annesso, -e trova la prima moglie, dal dolor dell'assenza, ancora viva. Il guaio -è che il codice l'han fatto dopo le crociate... e quindi regola le cose -alla moderna... - -IDA. - -_(impaziente)_ - -E dunque... e dunque?... - -GIACOMO. - -E dunque, qui bisogna trovare il modo di convincere Lea; altrimenti -(tant'è... meglio dir tutto...) altrimenti in linea legale, da qui non -s'esce che in questi modi: - -_a)_ con un'azione di nullità da parte di Lea, e un processo di bigamia -da parte del Fisco... _(Ida fa un gesto di spavento che l'altro calma)_ -processo seguito da piena assoluzione per causa di buona fede. - -_b)_ con l'obbligo a Riccardo vostro marito — se Lea insiste — -di tenersi la prima moglie, e separarsi... _(con esitanza)_ dalla -seconda... - -IDA. - -_(con ispavento fra sè)_ - -Da me?!... - -GIACOMO. - -_(proseguendo titubante, senza guardarla)_ - -... la quale a tenor di legge, non è moglie, il matrimonio essendo -basato sulla erronea credenza di stato libero, e quindi _nullo_, art. -56, 104, 105. - -_c)_ collo stigma di adulterini... ai figli delle seconde nozze, il -quale non si può togliere, essendo di questi vietata anche l'adozione. -Articolo 205. - -IDA. - -_(angosciata — piangente)_ - -Dio mio!... mio figlio!... povero angiolo mio!... - -GIACOMO. - -Su, su! Colle disperazioni non si rimedia nulla. Non si tratta di -disperarsi, ma di guardar le cose come stanno: e di convincere Lea, -colle buone, per pietà di quella creatura, a tornarsene per la via -ond'è venuta... - - -SCENA III. - - DETTI _e_ LEA; _più tardi_ PEPPINO. - - -LEA. - -_(affacciatasi all'ingresso, alle ultime parole avanzandosi)_ - -E chi oserebbe domandarglielo? _(a Giacomo)_ Voi no, non è vero?... - -IDA. - -Signora!... - -LEA. - -Perdonate, signora, se non mi sono fatta annunziare. Nella casa di mio -marito non mi è parso necessario... - -IDA. - -Ma io non so... - -LEA. - -Voi non sapete da che strada i morti ritornino fra i viventi. Felice -voi!... Ma che importa! Pur che tornino. Ah, c'è del freddo laggiù! Fa -così bene anche ai poveri morti tornare a riscalducciarsi quassù, sotto -il sole! - -IDA. - -Dio mio!... - -LEA. - -Signor Verneda, avete avvertito la signora delle mie intenzioni? I -fantasmi, lo so, sulla terra non han diritti; ma le mogli _vere_ si -dice che ne abbiano... se non vi rincrescesse lasciarci breve ora sole? - -GIACOMO. - -Come v'aggrada!... (Oh che imbroglio!) _(nell'andarsene s'avvicina -ad Ida e le parla sottovoce)_ Coraggio!... Parlatele colle buone!... -tornerò!... _(a Lea appressandosele)_ Siate pietosa! _(guardandole -entrambe con compassione)_ (Oh che imbroglio!) (_esce)_ - - -SCENA IV. - - LEA _ed_ IDA. - - -_(Ida si lascia cader sopra una sedia e sta angosciata, muta)_ - -LEA. - -Dunque pare che io sia venuta in mal punto e che molte cose si siano -cambiate in casa mia _(gesto vivo di Ida)_ — di mio marito — dopo -la mia assenza dai vivi. Voi non ne avete colpa, lo so. Il destino -fu amaro ad entrambe. Ma più a me che a voi... Perchè nel cuore di -Riccardo voi siete la gioia viva dell'oggi, io l'ombra mesta di un -tempo che fu. Ma pesa, ma è triste anche all'ombre l'oblìo! Che colpa è -la loro se non sanno rassegnarvisi?... - -IDA. - -Dio! Ma da che inferno... - -LEA. - -Da che inferno sono uscita? Che v'importa di saperlo! Pur che uscita -ne sia. E poi, se l'inferno mi manda, i tormentati hanno diritto ad -un sollievo. Voi non li conoscete quei tormenti, beata voi!... Voi -lo ignorate che cosa sia piombar violentemente, nell'alba della vita, -dalle braccia di uno sposo amante al freddo giaciglio di un sepolcro di -vivi!... Vedersi a sedici anni, in un attimo, tutta la festa del vivere -mutata nel silenzio e nel buio!... Mi credettero, mi vollero morta; — -eppure là tra le fredde pareti di un chiostro, nelle notti lunghe di -pianto, un pensiero, uno solo mi confortava; queste lagrime ch'io verso -saranno le sue, queste notti saranno lunghe anche a lui!... Ei non -ristarà dal cercarmi, finch'ei non l'abbia trovata la sua Lea!... Egli -saprà trarmi di qui!... E quando la disperazione mi diè le forze della -fuga e la pietà d'altri m'aperse le porte non ischiuse da lui, per lui -solo mi riapparve bella la vita! Sperai, del riapparirgli visione cara, -inattesa, lungamente invocata, una gioia che superasse ogni delirio di -gioia umana! Vengo... e ritrovo... il mio posto preso da voi. Ebbene, -non è giusto. Per tutto quel ch'io soffersi, giuro a Dio che non è -giusto. Quel posto è mio. Lo riprendo. Ecco tutto. - -IDA. - -E il suo cuore siete ben certa di riprenderlo?... - -LEA. - -E voi così certa di poterne andare superba? Oh, lo so: egli vi deve -aver detto: Ci fu un'altra donna che amai, che ebbe il mio nome, che -mi sacrificò ogni cosa — perfino sua madre! — e alla quale giurai -amore sì fervido da credere che ogni facoltà umana di amare ne restasse -esaurita. Ebbene, no, per caso, n'è rimasta ancora qualche briciola,... -ve l'offro... e voi quella briciola l'avete raccattata, il vostro -orgoglio se n'è accontentato! _(con accento sprezzante)_ - -IDA. - -Ah, è troppo!... _(si padroneggia e ripiglia con un sforzo di calma)_ E -se il suo discorso fosse stato diverso? Se egli fosse venuto a dirmi: -Ida, nella vita dell'uomo si ama una volta sola e raramente quella -volta è la prima. Nell'alba dei giorni, quando il cuore ignora le -battaglie del dubbio e del dolore, la baldanza dell'adolescente chiama -col nome d'amore il primo svegliarsi degl'istinti; si ama la prima -che s'incontra per via; è il primo amoruccio che ogni uomo ritrova ne' -suoi ricordi di scuola. Più tardi viene l'ora solenne che gli rivela la -compagna vera. È allora veramente la prima volta ch'egli ama, ch'egli -sa leggere nel libro eterno, ch'egli intende nell'amore tutto ciò che -è di alto e divino... S'egli m'avesse detto o fatto credere ciò, che -direste?... - -LEA. - -_(con calma cupa e sarcastica)_ - -Allora direi che la sventura sta su questo amore, perchè non ha fatto -i conti con le tombe. Direi che la vostra parte è già troppo bella, -perchè non ve ne dobbiate accontentare e lasciar qualche cosa anche -agli altri: perchè un amore così divino non appartiene alla terra, può -vivere anche fuori delle sue leggi e del rispetto degli umani. Direi: -te felice che la tua parte è migliore della mia: non lamentartene, -serba lassù in quella sfera celeste il posto che t'ha dato l'amore: io -serbo qui sulla terra il posto che il diritto mi dà. - -IDA. - -E siete ben sicura che lo sia... il diritto?... - -LEA. - -Se lo sono! - -IDA. - -Siete ben sicura che lo sia?! In un'ora di capriccio avete legato -alla vostra la vita di un giovane non ancora uomo: a quel capriccio -sagrificaste la famiglia, egli a voi sagrificò studii e amor proprio e -avvenire. La povertà che era il suo orgoglio, l'ingegno precoce ch'era -la sua ricchezza lo invitavano alle vie dell'onore, alle lotte superbe -dell'arte: per voi dimenticò sè stesso, quasi adattavasi a vivere della -vostra fortuna... - -LEA. - -Signora!... - -IDA. - -Ebbene, il destino non permise di compir l'opera. E perchè quel -capriccio non era la fiamma divina che sfida il tempo e gli uomini, -bastò che gli uomini vi soffiassero sopra, perchè a Riccardo nel cuore -non ne restasse più nulla. A me nel cuore di Riccardo... questo angiolo -resta! _(prende convulsa per mano Peppino entrato in quel mentre)_ È -lui il mio diritto, è la madre che santifica le nozze, è la madre!... -Voi, non madre, siete il sogno sterile, il nulla: io sono la famiglia, -ossia il tutto!... Ma ditelo ancora che il diritto siete voi!... -_(dette queste parole con impeto, ribacia febbrilmente il suo piccino)_ -Peppino mio!... - -PEPPINO. - -O mamma, perchè piangi? È quella signora cattiva che ti fa piangere... - -IDA. - -No, no, stai zitto, mio angiolo! Nessuno _(guardando Lea)_ vuol far -male alla mamma. E di questo _(additandolo a Lea)_ che intendete di -farne? Perchè il vostro diritto è lo stigma del bastardo per lui. Che -male vi ha fatto questo essere? Chi avete da difendere contro di lui? -Perchè è lui che difendo, non me. Siete piombata come il fulmine sulla -mia vita — e sia pure. Avete per voi la legge, valetevene. Se dovrò -uscire da questa casa, ne uscirò. Ma badate a mio figlio, badate a -mio figlio!... perchè anche la leonessa protegge i suoi nati; così io -proteggo il mio e non conosco un diritto più alto sulla terra, dopo -quello di Dio!... _(entra Riccardo)_ - - -SCENA V. - - DETTI _e_ RICCARDO. - - -IDA. - -_(proseguendo, a Riccardo che s'affaccia)_ - -Ma vieni, vieni, Riccardo!... Ma proteggi me, proteggi il sangue tuo -contro questo fantasma della tomba!... _(coprendo con moto convulso -della propria persona il bambino e quasi riparandosi seco dietro la -persona di Riccardo)_ - -LEA. - -_(come per movere a lui)_ - -Riccardo!... - -_(Riccardo rimane muto, visibilmente in preda a violenta lotta, gli -occhi a terra)_ - -PEPPINO. - -_(aggrappandosi alla mamma)_ - -Mamma, mamma... non piangere!... _(a Lea)_ Signora cattiva, se -facessero piangere la mamma tua... - -LEA. - -_(arrestandosi come fulminata dalle parole ultime del piccino)_ - -Mia mamma!... mia povera mamma!... Morta per me!... _(cade in -ginocchio)_ Infatti era giusto... Ecco il castigo. _(si rialza e -va con passo risoluto al gruppo dei tre. Il piccino si schermisce -aggrappandosi intimorito alle vesti della mamma: ma Lea chinatosi per -baciarlo, gli parla dolcissimo)_ No, no, piccino, non aver paura. La -mamma tua non piangerà più. _(a Ida)_ Ringraziate questa creatura... -il vostro angiolo che ha vinto. Lasciatemi brevi istanti con lui. -_(additando Riccardo che si è abbandonato con angoscia sopra una sedia, -la testa nelle mani)_ - -IDA. - -_(tra rassicurata e dubitosa interrogando alternamente dello sguardo -Riccardo e Lea)_ - -Ma... - -LEA. - -_(con voce triste ed amara)_ - -Non vi basta la vittoria? Anche gli istanti mi vorreste contare? Oggi -sono ancora io la legge, il diritto. Domani comanderete voi. - -_(Riccardo è balzato in piedi guardando Ida: questa, fissandolo, gli -mostra il piccino che le si è avviticchiato alle vesti, e non cessando -di additarglielo esce lenta con lui: sulla soglia abbraccia il piccino -in uno scoppio di pianto)_ - - -SCENA VI. - - RICCARDO e LEA. - - -_(rimasti soli, Riccardo al lato opposto, violentemente commosso, -cupo, gli occhi a terra senza guardar Lea, questa dapprima dirigesi -lentamente al balcone, vi s'affaccia, guarda fuori, poi torna verso -Riccardo)_ - -LEA. - -_(con accento calmo a Riccardo che muto immobile, le braccia conserte -tien gli occhi a terra)_ - -Avete udito vostra moglie?... Voi che ne dite?... _(Riccardo non -risponde)_ Nulla? Bene, dirò io. Io avevo torto. Ed è vostro figlio -che ha ragione. L'ho sentito nel suo pianto. È a me che tocca di -scomparire. Scomparirò... perchè dell'oblìo vostro non pesi sopra -quell'angiolo il castigo. - -RICCARDO. - -_(violentemente commosso)_ - -Oh Lea! voi siete generosa e grande — ma io, io non potrò mai -perdonarmi... - -LEA. - -Oh, non frasi, non frasi... Non è il momento. Voi vi perdonerete da -voi stesso e questo ed altro. Siamo tutti indulgenti verso noi. Quanto -al perdono mio, perchè dovrei negarvelo? Paghiamo entrambi l'errore di -esserci scambiati giuramenti nell'età che i giuramenti non tengono. -Ma dalla esistenza vostra dipendono altre. Io sono libera. Riparar -l'errore tocca a me. - -RICCARDO. - -Così me lo dite? E niente... niente altro a dirmi avete?... Che sarà di -voi?... - -LEA. - -Oh, non cerchiamo di intenerirci e lasciamo da banda, ve ne prego, i -falsi scrupoli! Guardate: quando venni qui, ho creduto, ho sognato -che il ritorno del passato fosse possibile; tanto avevo sofferto, -aspettando di vederlo tornare!... Ora l'illusione è svanita. Perchè il -mio amore era fatto tutto quanto di fede nel vostro: questa fede mi -rendeva bello il soffrire, mi consolava le notti di sogni, mi faceva -amare il mio dolore. La mia mente vi immaginava infelice, trascinante -per il mondo, nel chiuso dell'anima, la religione di un'ora d'ebrezza, -la fede cavalleresca a una memoria, a una imagine, a un nome. Invece... -vi ritrovo felice ed amato, in un mondo di affetti del quale io non -sono più. Che resta? Da un lato una vuota formula di cose morte, -dall'altro il diritto di un essere che s'affaccia alla vita. È giusto -che l'ombra ceda il posto al mattino. Addio. - -RICCARDO. - -No, voi non dovete, non potete così partirvene... se è vero che avete -perdonato. Non cerco scuse... no... Nella lotta orrenda di questo -giorno sento un castigo che meritai, ma mi sento migliore di quel -che volle il destino. Mio figlio, quell'angiolo, dianzi nel pianto si -lagnava di voi e ogni suo ingiusto lamento era una fitta per me. La -vostra partenza in questa forma, mi aggiungerebbe rimorso a rimorso. -Io non vedo nel cuor vostro le vostre intenzioni: ma vedo qui un -sacrificio che mi fa paura. Dove contate di andare?... - -LEA. - -_(cupa)_ - -Non so. - -RICCARDO. - -Che contate di fare? - -LEA. - -Non so. Non vi date pena. Non pretenderete che il vincolo che non fu -catena per voi, poichè io ve ne sciolgo, resti catena per me. Muterò -nome... andrò lontano... _(Lea parla come fra sè, con sorriso amaro, a -voce lenta, rotta, che ha in fondo le lagrime)_ Sono giovane ancora...; -alla mia età la vita deve avere ancora sorrisi e carezze — ne conobbi -sì poche! anch'io ho diritto alla mia parte!... _(come cessando il -monologo, si volge vivamente a Riccardo)_ Guardatemi! Oh, non sono -più la ragazza da collegio, il fantoccio roseo di un tempo. Sono donna -e bella... se fossi stata così quando ci sposammo, oh non mi avreste -così presto dimenticata! Se fossi stata così, non li avreste obliati i -baci di Lea! come di ferro rovente vi avrebbero bruciato le carni... e -un altro pegno ci avrebbe riuniti... e allora anch'io, anch'io avrei -difeso i miei nati... nel mio nido!... nel mio nido!... _(le ultime -parole muojono in un singulto di pianto)_ - -RICCARDO. - -_(violentemente commosso)_ - -Lea!... Lea!... - -LEA. - -_(cercando ricomporsi e sorridere)_ - -Oh, lasciatemi dargli un ultimo sguardo... al vostro nido!... _(guarda -intorno per la stanza)_ Come si deve amar quietamente, dolcemente, -qui dentro!... meglio che non là fra le ansie e i rimorsi, nella -osteria del villaggio!... Ve ne rammentate?... _(con subito mutamento -d'inflessione)_ Te ne rammenti, Riccardo?... Ah!... _(il di lei -sguardo cade sulla tela appesa alla parete: vi si accosta e la -addita a Riccardo)_ E questa qui ancora la lasci? La fuga in Egitto! -_(mestissima)_ La nostra!... _(esamina da presso la tela proseguendo -con sorriso amaro)_ Perchè non l'hai finito?... Confessa che non t'è -bastato l'animo... - -RICCARDO. - -No... mi faceva troppo male... - -LEA. - -Lo vedi che i ricordi di certi giorni non muoiono mai interi!... E le -sembianze della Madonna... da chi le hai copiate, te lo rammenti?... -_(guardando la tela)_ Come era giovane allora la tua Madonna!... Però -adesso i capelli... ce li ho più lunghi di quelli lì... più belli e -più lunghi!... _(sempre contemplando il quadro si viene snodando la -capigliatura che le ricade sciolta, in massa foltissima e bionda, -fin quasi ai piedi, poi si volge a Riccardo)_ La tua Ida così non ce -li ha!... _(indietreggiando verso il balcone guarda fisso con occhi -ardenti Riccardo che a sua volta la guarda e par sotto il fascino -di quella trasformazione di bellezza)_ Che mi guardi?... Perchè mi -guardi?... - -RICCARDO. - -_(a poco a poco sotto il fascino dello sguardo di Lea le si è venuto -accostando, e piegando un ginocchio le dice con accento soffocato, -supplichevole, affettuosissimo)_ - -Lea!... perdonami!... - -LEA. - -_(chinandosi su lui e prendendogli la testa nelle mani, gli susurra -all'orecchio con accento rapido a fior di labbro)_ - -Mi ami ancora?... Mi ami?... - -RICCARDO. - -Sì. - -LEA. - -_(c. s.)_ - -Verresti meco? - -RICCARDO. - -Sì. - -LEA. - -_(che già si ritrova a due passi dal balcone, al sì di Riccardo -ritirando ratta le mani dalla testa di lui, si drizza della persona ed -esclama con accento vibratissimo)_ - -Ah! era ciò che volevo!... _(Riccardo la guarda sorpreso: ella -soggiunge con sentimento profondo e voce dolcissima, quasi parlando -fra sè)_ Ora sì che l'andarsene è bello!... _(si volge a Riccardo che -ansioso cogli occhi la interroga, gli pone affettuosa una mano sulla -spalla e con accento dolce soggiunge)_ No... no... Vivi a tuo figlio... -_(Riccardo volge altrove la testa e si cela la faccia nelle mani per -nascondere il pianto. Lea si è appoggiata affettuosa sulla spalla di -lui standogli dietro, a un passo dal balcone)_... il passato sta bene -nella tomba... ebbe torto ad uscirne... - - -SCENA ULTIMA. - - DETTI, IDA _e_ PEPPINO. - - -_(Ida col piccino si è affacciata dall'uscio, guardando ansiosa -Riccardo e Lea; al comparire del piccino e di Ida, Lea getta alla -rivale un'occhiata, si stacca rapidissima da Riccardo, e rivolta verso -Ida termina la frase)_... - -... e ci ritorna!... - -_(in un lampo si getta dal balcone, ancor prima che Ida, che ha visto -l'atto disperato e getta un grido di terrore e d'angoscia, abbia potuto -accorrere a lei. Risponde al suo un grido di Riccardo che si precipita -verso il balcone, mentre Ida cade in ginocchio presso il suo bambino, e -se lo stringe atterrita, convulsa nelle braccia)._ - -_(Cala la tela)_ - - - FINE. - - - - -NOTE: - - -[1] Eugenio Lombardi, il benemerito dirigente del _Teatro Manzoni_ di -Milano. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Lea, by Felice Cavallotti - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LEA *** - -***** This file should be named 60160-0.txt or 60160-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/1/6/60160/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions -will be renamed. - -Creating the works from public domain print editions means that no -one owns a United States copyright in these works, so the Foundation -(and you!) can copy and distribute it in the United States without -permission and without paying copyright royalties. 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Redistribution is -subject to the trademark license, especially commercial -redistribution. - - - -*** START: FULL LICENSE *** - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project -Gutenberg-tm License (available with this file or online at -http://gutenberg.org/license). - - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm -electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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