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If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: La casa e la famiglia di Masaniello - Ricordi della storia e della vita Napolitana nel Secolo XVII - -Author: Bartolommeo Capasso - -Release Date: June 8, 2016 [EBook #52281] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA CASA E LA FAMIGLIA DI *** - - - - -Produced by DP-Italia (http://dp.dm.unipi.it) con la -cooperazione di correttori volontari, coordinati da Carlo -Traverso e Barbara Magni. - - - - - - - [Illustrazione: Ritratto] - - - BARTOLOMMEO CAPASSO - - - LA CASA E LA FAMIGLIA - DI - MASANIELLO - - RICORDI DELLA STORIA E DELLA VITA NAPOLITANA - NEL SECOLO XVII - - - EDITORE — Dr. GENNARO GIANNINI — NAPOLI - - - - - _Proprietà letteraria_ - - NAPOLI — R. STAB. TIPOGRAFICO FRANCESCO GIANNINI & FIGLI - Via Cisterna dell'Olio — 1919 - - - - -_Nel ripresentare agli studiosi delle cose patrie questo insigne -scritto di Bartolommeo Capasso, io non ho certo la pretesa di -_scoprire_ l'autore ai lettori. Il Capasso, pura gloria nostra, è -ben conosciuto nel mondo dei dotti italiani e stranieri; e se la -maggioranza dei Napoletani, e sopra tutto della così detta _stampa_, -non lo ha onorato come meritava, ciò non vuol dire che Egli sia -appartenuto alla categoria degli aridi pedanti, degli insensibili -spulciatori e profanatori ciechi e melensi delle vecchie carte e delle -pergamene polverose. Molti furono, infatti, che si dedicarono a frugar -negli Archivii le collezioni delle pergamene e dei manoscritti cartacei -e dei codici diplomatici dei tempi andati; quasi nessuno vi s'ingolfò -con quell'amore e con quell'ardore che furono le due grandi benemerenze -del nostro venerando concittadino, mosso dal desiderio di elevare un -monumento di gloria al proprio paese._ - -_Egli portò nei suoi difficili studii, nelle ricerche minuziose e -faticose, nella raccolta di preziose notizie inedite, un intelletto -lucido e geniale: fu il ricercatore-artista, l'animatore miracoloso, -che non fantasticò sui codici o male interpretò gl'incunaboli; ma -disse, su ogni argomento che prese a trattare, la parola definitiva. -Tutto devono a lui gli studii storici del Napoletano, nelle sue opere -più importanti, dalla _Napoli greco-romana_ al _Ducato_, da _Pier della -Vigna_ al _Tasso_. fino a questo _Masaniello_. Bartolommeo Capasso -vide, previde, rettificò, corresse, scoprì, lumeggiò, glorificò, -rivendicò tante cose; e mentre molti spiriti piatti intorno a lui si -affannavano negli stessi studii, pochissimi, fino al de Blasiis e allo -Schipa, gli tenner dietro con decoro e con acume. Si è costretti a -ritornare ancora su molte pubblicazioni di altri sedicenti storici di -Napoli, che credettero di scoprire la polvere e non capirono niente, e -tralasciarono notizie importanti che pur capitavan loro sott'occhio, -per indugiarsi a quisquilie quasi inutili o di scarsa importanza; e -tuttora si van correggendo interpretazioni sgangherate. Ma nell'Opera -del grande Nostro, più grande dalla sua morte in poi, non un dubbio, -non una lacuna, non un punto oscuro, non una trascuratezza, mai! Tutto -egli esaminò e scrutò, con la forza mirabile del suo ingegno potente, -col fuoco dell'amore santo pel “loco natio„. Le sue ricerche, i suoi -giudizi, le narrazioni di fatti poco noti, i profili dei più singolari -personaggi della nostra Storia, se pur in pochi tocchi, non vogliono -aggiunzioni o notizie nuove. Le interpretazioni da lui date sui più -intricati periodi, dalle origini di Napoli finoggi, non ammettono altri -ritorni o novelle chiarificazioni. Il monumento che il Gran Vegliardo -volle elevare a Napoli è fatto di puro granito: è una piramide -incrollabile che sfida l'eternità. E Napoli, la Circe ingrata, che pur -glorifica tante bestie, lo vide morire molto vecchio e quasi cieco pel -troppo attento indugio degli stremati occhi su le carte: e quasi non -s'accorse delta dipartita di Lui!_ - -_Ecco perchè Bartolommeo Capasso non ha un degno monumento, in qualche -pubblica piazza di Napoli, come pur parecchi mediocri e mestatori -l'ebbero, salutati, fra tamburi e trombe, da pappardelle oratorie, -intessute nella solita volgarità incoercibile del luogo comune! Il -nome a una strada, o un busterello al Grande Archivio e alla Società -di Storia Patria, non bastano, pel Capasso; e rappresentano soltanto -il pensiero ed il ricordo di pochi amici e seguaci, che lo amarono, lo -venerarono, gli furono e gli saranno fedeli._ - -_È così! I più grandi uomini, le figure nostre più luminose, non -trovarono mai chi si agitasse in loro favore: Francesco de Sanctis -e Luigi Settembrini hanno appena due povere teste marmoree in quel -giardino pubblico che chiamiamo la _Villa_; Salvator Rosa, Luca -Giordano, Pietro Giannone, Carlo III, nulla; e i monumenti di Napoli, -sorti da cinquant'anni a questa parte, — salvo qualche rarissima -eccezione — rappresentano, nella sciagurata decadenza della Scultura, -la Partigianeria, la Politica e l'Intrigo..._ - -_Nemmeno le Accademie, delle quali pure il Capasso fu tanta parte, si -mossero, per degnamente onorarlo. Ma si muovono, forse, le Accademie? -O non sono, forse, ora più che mai, acque stagnanti, necropoli -anticipate, in cui si adagiano e nicchiano, nel severo raccoglimento -che è torpore letale, le Mummie dell'Arte, della Letteratura e della -Scienza?_ - -_Conto fra gli Accademici amici illustri e carissimi, viva minoranza -d'intelletti fervidi in quelle Case dei Morti; e mi domando da anni -perchè non si riuniscono, in una iniziativa che qualcuno già tentò di -sviluppare! Or vedremo invece altri marmi, non meno brutti di quelli -già esistenti, ingombrare le piazze. Per conto mio, tento qui, con -la pubblicazione di quest'opera, un commosso contributo in onore -del Grande Scomparso. Ultimissimo, fra gli ultimi appassionati delle -discipline storiche nostre, mi sia di scusa allo ardire l'amore che -porto, inestinguibile, alle vere glorie del mio Paese oblivioso..._ - - FERDINANDO RUSSO - - - - -LA CASA E LA FAMIGLIA DI MASANIELLO - - - - -NOTIZIE DI ALCUNE OPERE INEDITE ADOPERATE IN QUESTI RICORDI - - -_La rivoluzione di Napoli del 1647-48, per la singolarità delle -persone che la iniziarono o vi presero parte, e per la varietà e -l'attrattiva de' drammatici episodi di cui fu ricca, produsse tale -profonda impressione nell'animo di chi assistette allo straordinario -avvenimento e di tutti i contemporanei, che moltissimi vi furono, -napoletani e forestieri, nobili e popolani, dotti ed indotti, di ogni -classe e di ogni condizione, i quali vollero, scrivendo di quello, -lasciarne duratura memoria ai posteri. Lungo quindi è il catalogo delle -opere su questo argomento, sì in prosa che in versi, sì in varie lingue -che nel napoletano dialetto, le quali furono divulgate per le stampe; -maggiore forse è il numero di quelle che giacciono tuttora polverose -e neglette negli archivi e nelle pubbliche e private biblioteche. Or -senza pretendere di voler fare una bibliografia di tali opere, io credo -util cosa dar qui qualche cenno di talune di esse, che sono tutt'ora -inedite e poco conosciute, e che sono state da me principalmente -adoperate nelle narrazioni che seguono. Così il lettore potrà di per -sè apprezzare il valore storico di ciascuna ed io non sarò obbligato a -descrivere particolarmente qualunque manoscritto tutte le volte che mi -occorrerà allegarne la testimonianza._ - -_Esse dunque, disposte per ordine alfabetico, sono le seguenti:_ - - -I. ANONIMO. “Racconto della sollevazione di Napoli accaduta nel -1647, distribuito a Giornali, sino al tempo che furono introdotti gli -spagnuoli, incominciando dal 7 luglio 1647 e finisce al 6 aprile 1648. -Dippiù si aggiungono altri successi derivati dalla stessa sollevazione, -che durano fino all'anno 1655, 3 giugno.„ - -_Con questo titolo o altro simile nelle pubbliche e private biblioteche -si trovano molte copie manoscritte di un Diario della rivoluzione del -1647 e delle sue conseguenze. Esse cominciano con le parole: _Dovendo -far racconto di alcuni particolari accaduti:_ e sono più o meno estese -o complete, quali con addizioni, quali senza. Per la maggior parte non -hanno alcun nome di autore, ma soltanto qualcuna con manifesto arbitrio -del copista erroneamente nel frontespizio è stata attribuita a Giuseppe -Donzelli, l'autore dell'opera sullo stesso argomento, stampata col -titolo: _Partenope liberata_. Questo _Racconto_ o diario, secondochè -ho potuto rilevare da un manoscritto originale che m'è capitato fra -le mani, procede da tre compilazioni diverse. La prima è opera di un -tal Marino Verde, prete di S. Antimo[1] che, a quanto rilevo dal detto -manoscritto, non dovette protrarre il suo lavoro oltre il 27 febbraio -1648. Venuto poscia questo nelle mani del nostro benemerito d. Camillo -Tutini, fu da lui corretto, interpolato ed accresciuto con moltissime -giunte, e prolungato forse fino a' 6 aprile del 1648. Dico _forse_, -perchè il manoscritto da me posseduto è monco della fine e s'arresta -al racconto de' fatti di quel giorno. Da una postilla di carattere -dello stesso Verde ho rilevato il nome dell'autore e l'epoca in cui -egli scrisse, che fu tra il 1651 ed il 1652. Dopo del 1655 un ignoto -amatore di patrie memorie rescrisse l'opera del Verde; ma, o perchè il -manoscritto che ebbe era mancante, o perchè gli parve troppo diffuso -per i tempi posteriori al 4 ottobre 1647, o per altre particolari -ragioni, forse anche di parte, che io non saprei ora affermare, da quel -giorno in poi lasciò il racconto del Verde, e proseguì la storia con -trascrivere il manoscritto di Aniello della Porta, di cui più innanzi -parlerò, riducendone la narrazione a giornali e modificandone spesso i -giudizi. Così parecchie copie del _Racconto_ giungono fino al 1655. Il -Ms. originate, corretto e continuato dal Tutini, che io posseggo, è in -fol. non cartolato._ - -_Tanto il Verde quanto il Tutini sono nella loro compilazione -apertamente avversi agli Spagnuoli, ma non a' nobili, ed in molte -circostanze si dimostrano non amici del duca di Guisa. Contuttociò, se -il giudizio è alquanto passionato, i fatti però sono sempre esposti -con verità ed esattezza. “Devesi render sicuro il lettore„ afferma -il Verde, “che quanto si narra in questo racconto, con sincerità e -fede viene da me riferito, poichè a gran parte di quello occorse fui -presente, e con grande esattezza da me osservato, in altre raccolsi -da persone di autorità veritiere relazioni, e, per narrare ogni -minuzia, notai giorno per giorno tutti li successi, dando campo con -questi Diurnali a pellegrini ingegni di tessere una formata storia -e veritiera„. Oltre a ciò, nel margine del manoscritto originale il -Tutini rettifica o cangia le cose che da lui, per maggior diligenza, -erano state trovate false o poco esatte. In somma questo Diario è un -bellissimo riscontro di quello del Capecelatro, pubblicato dal principe -di Belmonte nel 1850, poichè comunque l'uno fosse di un partito diverso -dall'altro, pure nessuno altera i fatti, ed ambedue si spiegano e si -completano a vicenda. Esso è specialmente singolare per le minute e -particolarizzate narrazioni delle fazioni di guerra combattute tra gli -Spagnuoli e i popolani nel mese di ottobre 1647, che il Capecelatro -nel suo _Diario_ con dispiacere protesta di omettere, non avendo per la -sua lontananza da Napoli potuto averne diretta notizia (V: _Diario_ t. -II. p. 15). Una copia quasi sincrona di questo Ms. secondo la redazione -del Verde, ma che finisce ai 4 ottobre 1647, conservavasi dall'egregio -abate d. Vincenzo Cuomo, ed ora trovasi nella Biblioteca Municipale di -Napoli, segnata nel Catalogo dei Ms. 20-3-2._ - - -II. ANONIMO. Racconto della sollevazione di Napoli del 1647. _Ms. senza -titolo del 1760, di c. 206 in 4.º presso di me. Comincia: 1631 _Dal -governo del signor Co. di Monterey_, ecc. e finisce nel 1649 colle -parole: _l'avesse il vicerè fatto morire_. Seguono indi due Note, -una dei Napoletani venuti in Napoli con l'armata francese nel 1648, e -l'altra dei Capipopolo che furono in Napoli durante la rivoluzione. Si -aggiungono in ultimo fatti del 1648 e 1649. Questo Diario, di cui non -si conosce l'autore, certamente contemporaneo, ci dà parecchie notizie -o circostanze che non si trovano in altri scrittori dello stesso -avvenimento. È scritto però senz'ordine e confusamente, secondochè i -fatti all'autore venivano in mente, e vi sono aggiunte in margine, -o interpolate nel testo, parecchie note ricavate dalla _Partenope -liberata_ del Donzelli. Puranche ne esistono parecchi esemplari._ - - -III. CAMPANILE _Giuseppe_. Diario di Giuseppe Campanile circa -la sollevazione della plebe di Napoli degli anni 1647-1648, con -addizioni d'Innocenzo Fuidoro. _Ms. in fol. di carte scritte n. 82 -presso di me. Dopo un breve discorso del Fuidoro, _Alla Posterità_, -comincia: _Successo al governo di questo regno...._ e finisce; _pietra -fondamentale della sua santa fede, S. Pietro apostolo._ Sotto il nome -del Fuidoro si nasconde _Vincenzo d'Onofrio_, che avendo trovato il -manoscritto del Campanile, noto genealogista del secolo XVII, con -molte lacune o carte lasciate in bianco, — manoscritto già dallo -stesso Campanile dato al Marchese di Montesilvano, — si prese cura -di trascriverlo fedelmente ed aggiungere quelle notizie, che, come -testimone anch'egli di veduta, conosceva circa gli avvenimenti dal -medesimo Campanile narrati. L'opera è piena di aneddoti e scritta con -sufficiente giudizio ed imparzialità._ - - -IV. DELLA MONICA _Tizio_. Historia della rivoluzione di Napoli -dell'anno 1647 del dottor Tizio della Monica. _Ms. autografo in fol. -di c. scritte 663 presso di me. Comincia, dopo la dedica all'arciduca -Leopoldo d'Austria ed un discorso ai lettori: _Stando a diporto in una -mia collinosa vignetta..._ e finisce nel maggio 1650 con le parole: -_Vicerè havemo in Napoli de la giustizia è per tutti, nemico della -nobiltà_. L'autore, come rilevasi da molti luoghi del libro, intervenne -spesso alle cose che giorno per giorno notava in uno stile assai rozzo -e sconnesso, ed è minuto ed imparziale nel racconto. Abitava nel borgo -dei Vergini._ - - -V. DELLA PORTA _Aniello_. Causa di stravaganze ovvero Compendio -historico delli rumori e sollevazioni e dei successi nella città e -regno di Napoli dai 7 gennaio 1647 sino a giugno 1655 opera del dottor -Aniello della Porta divisa in 4 parti. _Il Ms. da me posseduto è -legato in tre vol. in 4.º — Molte copie esistono di questa opera che -già fu ampiamente descritta dal ch. Minieri-Riccio nel _Catalogo dei -Mss._ della sua biblioteca P. I, n. 4, p. 9-2d. L'autore di essa, del -quale il Minieri non si occupa, era un forense ed aveva un fratello -che serviva, come capitano riformato, _il cattolico padrone_ del quale -egli, lo storico, si dichiara coll'_animo devoto vassallo_. Abitava -dietro la porta piccola di S. Domenico Soriano, e soffrì parecchi danni -dalla parte del popolo. Difende quindi spesso gli Spagnuoli ed il Duca -d'Arcos dalle accuse de' popolari._ - -_Il Ms. è specialmente curioso per le composizioni poetiche dettate in -quel tempo e dal Della Porta trascritte nella sua opera._ - - -VI. FUIDORO INNOCENZO (D'ONOFRIO _Vincenzo_). Successi raccolti della -sollevazione di Napoli dalli 7 Luglio 1647 fino alli 6 Aprile 1648 -per Innocenzo Fuidoro. _Il manoscritto in fol. di carte 270 con figure -rappresentanti vari personaggi dell'epoca inserite nel libro, trovasi -nella Biblioteca del Grande Archivio di Napoli. Comincia: “_Dal Governo -del Conte di Monterey_, ecc. e finisce:_ della quale (cattolica e santa -Fede), l'augusta e religiosissima Casa d'Austria vive e viverà sempre -fino alla fine del mondo, gloriosissima difenditrice„. - -_Scrisse pure un secondo volume, nel quale continuò il racconto fino -al 1653 e lo intitolò: _Successi storici raccolti del Governo del -Conte d'Ognatte, vicerè di Napoli, dal mese di aprile 1648 per tutto -il 20 novembre 1653, che successe al governo di questo regno il Conte -di Castrillo._ Un esemplare di questo secondo volume dello stesso -carattere del primo conservato nell'Archivio di Stato, ed anche con -figure, trovasi nella Biblioteca del Principe di Fondi in Napoli, -ed un altro dello stesso secolo XVII senza figure di c. 464 in fol. -conservasi nella Biblioteca Nazionale ed è segnato X-B-45._ - - -VII. POLLIO _d. Giuseppe_. Historia del Regno di Napoli, Revolutione -dell'anno 1647 insino al 1648, scritta dal R. d. Giuseppe Pollio, -napolitano. _Ms. probabilmente autografo, certo originale, di carte -scritte n. 329, che conservasi nella Biblioteca Nazionale di Napoli, -(X-B-7). Comincia: _Son leggi infallibili, e del testo evangelico...._ -Finisce: 21 _Giovedì (Giugno 1648); s'intende che fosse differenza a S. -Severino_; e poi nell'altra carta:_ FINE DELL'ULTIMA IMPRESSIONE? - -_Devesi però avvertire che l'opera realmente nel f. 327 arriva al -19 novembre 1648, e che se finisce col 21 giugno ciò provenne da un -errore di chi legò il libro; il quale, essendo le carte in origine non -numerate, introdusse molta confusione nei quaderni di esso, e malamente -pose in ultimo un foglio che andava collocato prima. Si noti pure che -il racconto in molte parti è duplicato, ripetendosi di nuovo con poche -varianti quel che si era già scritto altrove; il che spiega la dicitura -dell'ultima carta, che accenna ad una seconda recensione dell'opera._ - -_Alcune notizie intorno alla vita ed all'opera del Pollio, oltre -quelle assai scarse che si ricavano dalla stessa narrazione di lui, per -fortuna ci sono state tramandate da Giuseppe Campanile, nel _Diario_ di -cui sopra ho parlato. Secondo questo scrittore, il Pollio abitava nella -strada degli Armieri, e nel gennaio del 1648 servì per cappellano al -Duca di Tursi, che, preso prigioniero dal popolo, fu per qualche tempo -trattenuto nella casa del dottor Marco Maresca, posta in quella via. -Dopo la quiete del regno, il Pollio, con la protezione del detto Duca -di Tursi, ottenne un canonicato nella cattedrale di Lucera; ma, avendo -avuto contesa con quel vescovo, volle andare in Ispagna per rinunciare -il beneficio nelle mani del Re. N'ebbe in cambio una pensione in -Sicilia di annui scudi 200, e fu nominato cappellano del conte d'Ayala, -vicerè di quel Regno. Poscia tornato da colà, essendo stabilite ed -_assentate_ le cedule della sua nomina, se ne morì in Sicilia, verso il -1660[2]. Il Campanile ci attesta avere il Pollio scritto in un grosso -volume i _Successi del Regno_ nel 1647-48, i quali venduti dopo la sua -morte dal fratello ad un libraio chiamato Donadio Pellegrino, furono da -costui donati al reggente D. Felice Ulloa che se li portò in Ispagna. -Lo stesso Campanile afferma pure aver avuto in sorte di tenere in -poter suo parte dell'originale borro di questi Diarii, a lui data dal -medesimo libraio, e questo probabilmente è lo stesso esemplare che ora -trovasi nella Biblioteca Nazionale._ - -_Il libro del Pollio, comunque scritto assai goffamente, è importante -per gli aneddoti e per talune circostanze che non si ricordano da altri -scrittori contemporanei, e che egli, come sacerdote, come compare -dell'Eletto del popolo, e come abitante di quella parte della Città -ov'era il focolare della sollevazione, poteva facilmente e meglio degli -altri conoscere. Egli protesta _narrare le cose con verità o per aver -visto coi propri occhi, o per averle intese da persone degne di fede_. -E difatti l'ingenuità e la schiettezza del racconto ne dimostrano la -sincerità, ed il Campanile stesso, suo contemporaneo, ci assicura_ aver -trovato assai confronto di verità in moltissime cose. - - -VIII. _Oltre le storie del Tarsia, del Buragna e dell'Eguia, già -pubblicate per le stampe, esistono parecchie altre relazioni di questi -avvenimenti scritte da spagnuoli, o in lingua spagnuola, che sono -tuttora inedite. Una raccolta di esse fatta in un volume intitolato: -_Relaciones de los tumultos dela ciudad de Napoles desde el año -1647 hasta el 1648_, di carattere del tempo e di c. scritte n. 185, -conservasi presso di me. Sono alcune lettere di un gentiluomo della -viceregina e di un d. Michele de Miranda, provveditore dell'armata -e dei castelli di Napoli, indirizzate a Spagna, con altre scritture -sull'argomento. — Ricordo pure un altro Ms. intitolato: _Napoles -confuso brebe relacion de todos los marahilosos accidentes que an -sucedido en la Ciudad de Napoles en todo el Reijno desde el primer dia -que fue a los 7 de Julio 1647 hasta los 6 de Abril 1648. — Dia por dia -ij ora por ora sin apartarse jamas él hautor dela berdad ciégo dela -Passion_. Ms. in 12º di c. scritte n. 243 ed altre poche non numerate -o bianche. È rilegato in pelle con tagli e fregi dorati. — L'autore -presentò il libro al Duca d'Arcos per aver la grazia della stampa. -Il vicerè lo passò al Visitatore generale, al Segretario Lusia ed al -giudice Navarrete; i quali, esaminatolo, diedero la loro approvazione, -ma ne rimisero la stampa alla fine della Rivoluzione. Il Ms. conservasi -nella Biblioteca Nazionale ed è segnato XV-F.-92._ - -_Simili relazioni si trovano pure in un vol. Ms. già posseduto -dal lodato d. Vincenzo Cuomo, ed ora conservato nella Biblioteca -Municipale, intitolato: _Miscellanea diversa, Tomo primo_ di c. 412, -oltre le non numerate. In esso si contengono parecchie scritture di -diverso carattere ma tutte del secolo XVII, che appartengono alla -storia del reame di Napoli nel 1647-48. Quattro sono scritte in -spagnuolo. La prima, che e la più lunga (f. 266-321) e tratta degli -avvenimenti dal 7 luglio 1647 fino al febbraio 1648, è quel _Diario_ -o _Relazione_, di cui si servì, come dal confronto ho rilevato, -d. Francesco de Eguia Beaumont nei suoi _Varios discursos sobre la -revolucion de Napoles_. Le altre tre scritture (f. 322-346) riguardano -l'entrata degli spagnuoli nel 6 aprile 1648._ - - -IX. SIMONETTI _Tarquinio_. Storia della rivoluzione di Napoli dell'anno -1647 scritta dal dottor Tarquinio Simonetti napolitano. _Ms. di c. 515 -in 8º nella Biblioteca Nazionale (XV, E, 49). Comincia: _A tempo che -Roboam..._ Finisce: _... in suo luogo ha pigliato possesso per interim -il regente Zufia, Giovedi 22 di detto mese di settembre 1650_. L'autore -contemporaneo è presente ai fatti fino ai 17 ottobre 1647, quando, -come egli stesso nota, con sua moglie Vittoria Califano se ne andò al -feudo in casa sua e la sera a Benevento. La moglie aveva una casa alla -Selleria nel fondaco della_ Zecca dei panni. - -_Tralascio qualche altro Ms. di breve mole, di cui, occorrendo, farò -menzione nelle note._ - - * * * - -_Alle opere sopra indicate, per la connessione che i due fatti -hanno tra loro, bisogna aggiungere quelle che trattano dei tumulti -accaduti nella partenza del Duca di Ossuna da Napoli e notano la -parte che in essi ebbe il Genoino, poscia ispiratore e consultore -principale di Masaniello. Questi fatti sono specificatamente ed -accuratamente narrati dallo Zazzera scrittore contemporaneo, nei -_Giornali del governo del duca d'Ossuna, 1616-1620_; libro di cui -esistono moltissime copie Mss. e che fu pubblicato dal Palermo nel -vol. IX dell'_Archivio storico italiano_ del Vieusseux, ma monco delle -notizie che gli parvero frivolissime e personali, o contro il buon -costume. Altre opere speciali sullo stesso argomento sono: l'_Ossuniana -conjuratio, qua Petrus Giron Ossunae dux regnum neapolitanum sibi -desponderat, cum relatione stratagematis, quo card. Borgia designatus -Duci successor in eam provinciam sibi aditum et successionem fecit_, -di un tal Tortoletti, stampata in Venezia nel 1623 e nel 1625 in -4º, ed i _Conatus irriti Ossunae ducis, ne a regimine regni neap. -amoveretur, liber unus, auctore Horatio Feltrio, viro patritio_, -operetta scritta nel 1625, e non mai pubblicata. Oltre a questo, -ed all'opuscolo intitolato: _Neapolis liberata, Discursus juridicus -politicus adversus Julium Genuinum, populi pro-electum, ejus asseclas -complices et fautores super seditionibus et tumultibus ab eis Neapoli -commotis 1620_, che è un'allegazione giuridica di poco o nessun -valore storico. Possono anche utilmente consultarsi, i _Diurnali_ di -Scipione Guerra, recentemente per la prima volta dati alle stampe dalla -_Società Napolitana di Storia Patria_ per cura dell'egregio Marchese de -Montemayor; il Parrino nel suo noto _Teatro eroico politico de' Governi -de' Vicerè di Napoli_ (dal quale copia il Giannone nella sua _Storia -Civile_), ed il Leti nella _Vita di d. Pietro Giron duca di Ossuna_, -Amsterdam 1699, t. 3 n. 12._ - -_Ma principalmente importante sul proposito è una _Raccolta di -relazioni, lettere e documenti diversi_, intorno ai fatti di quel -tempo, che, meno qualche scrittura stampata con lo Zazzera, si conserva -tuttora inedita. Essa è opera di not. Giovan Berardino Giuliani, o de -Juliani, che fu poscia Segretario della Piazza del Popolo, ed autore -della _Descrizione dell'apparato fatto nella festa di San Giovanni -del 1631_, e di un _Trattato del Monte Vesuvio e de' suoi incendii -del 1632_. Egli inoltre vi appose molte postille ed annotazioni -illustrative. La _Raccolta_ è variamente intitolata. Un esemplare, -che a me sembra l'originale del Giuliani, e che si conserva nella -Biblioteca Nazionale (X-C-10) porta il seguente titolo: _Historia -veridica delle cose notabili successe nel regno di Napoli e nella Corte -di Spagna sotto i governi del duca di Ossuna e dei Cardinali Borgia -e Zapata e del Vicerè duca d'Alba etc. dall'anno 1617 all'anno 1624, -coi documenti autentici dei fatti occorsi; registrati da me Giovan -Bernardino de Juliani, segretario del fidelissimo Popolo di Napoli_. -Il Ms. è di carte 479 e finisce con una fede stampata di notar Romano -del 9 giugno 1624 sulle cariche avute e lodevolmente esercitate dal -Giuliani. Un altro esemplare pur anco originale e che inoltre ha le -postille autografe dell'autore, ma mancante della fine, si conserva da -me, ed è intitolato:_ Cose varie e curiose raccolte da notar Giovan -Bernardino de Giuliani de Napoli, nelle quali particolarmente si ha -notizia di quanto con verità passò in Napoli al tempo del Duca di -Ossuna et alla fine di esso nell'anno 1620, et di quello, che succedè -all'uscir di detto duca di Napoli, et alla Corte et altre cose curiose. - -_Inoltre, qualche mezzo secolo dopo del Giuliani, un benemerito cultore -delle patrie memorie riunì in una sola opera tatto quello che potette -raccogliere intorno al governo del Duca di Ossuna e di alcuni Vicerè -suoi successori, sino al 1624, ed intitolò questa raccolta: _Successi -del duca di Ossuna_. Egli distribuì la materia in 5 volumi, nel primo -dei quali rescrisse lo Zazzera, e nel 2º, 3º e 4º riunì la compilazione -del Giuliani e vi aggiunse altre cose che sull'argomento a lui riuscì -di trovare. Il raccoglitore ebbe l'opportunità di avere tra le mani -alcune scritture autografe del Genoino che erano restate presso i suoi -nipoti, e ne trascrisse nel suo libro le più notevoli._ - -_Giova a tal proposito notare, come nel Diario di Giuseppe Campanile, -del quale sopra feci parola, si accenna a queste scritture del Genoino, -e si dice che “tra di esse vi erano varie composizioni manoscritte -dell'_Historia di Napoli_, opera assai faticata da esso in più anni -et altre materie notabili a favore del popolo: tutti i biglietti -inviatigli dal duca di Arcos in questo tempo (1647) et altri scritti -legali„. _Campanile Diario_ f. 25 v._ - -_Il Genoino stesso in una sua _Apologia all'abbate Torrese per haverli -contradetto l'ingresso e luogo acquistato con una lunga età nell'Almo -Collegio de' Dottori_, scrittura che si trova al f. 432 mihi del vol. -III della cennata Raccolta, compendiando i fatti della sua vita, -conchiude così: “se si trova che alcuno falso historiatore o altro -avesse scritto per historia l'opera del Duca et mia il fatto in altro -modo di quanto ho detto, tutti hanno mentito et mentono, come falsi, -et così farò constatare per pubbliche scritture in un'Apologia quale -darò in luce (f. 437).„ Ma quest'_Apologia_ o non fu scritta o andò -perduta._ - -_Molte copie di questa _Raccolta dei Successi del duca di Ossuna_ fatta -verso il 1670, le quali appartengono ad epoche ed a mani diverse, -esistono nelle pubbliche e private biblioteche, e sono state da me -consultate. Nella Biblioteca Nazionale se ne ritrovano del secondo -(X.-B,-4), del terzo (X-B,-5) e del quarto volume (X-B,-32). Io ne -conservo una del solo terzo, scritta verso la fine del secolo XVII._ - -_Allorchè mi occorrerà indicare le scritture di cui mi sono servito -nella narrazione che segue, io le citerò, secondo i Mss. da me -posseduti, col titolo di: Giuliani, _Cose varie_, e di _Successi varii_ -t. III._ - - - - -PARTE PRIMA - -LA PIAZZA DEL MERCATO DI NAPOLI E LA CASA DI MASANIELLO - - -I. - -La piazza del _Mercato_ di Napoli, tanto memorabile nella nostra -storia, fu rinchiusa nel perimetro della città coll'ampliazione -Angioina circa il 1270[3]. Prima di una tal epoca tutta la contrada -era un campo vasto ed inabitato, che dalle mura e dai fossati posti ad -occidente ed a settentrione, dove ora trovasi S. Eligio ed il Monastero -dell'Egiziaca a _Forcella_, distendevasi verso mezzogiorno ed oriente -fino al lido del mare, ed alla chiesa ora parrocchiale di _S. Angelo -all'Arena_, che dal suo sito prendeva una tal denominazione[4]. - -Questa pianura, come già prima tutto il littorale fino al _Molo -piccolo_, chiamavasi in quel tempo _Moricino_[5], ed il tratto più -occidentale di essa _campo del Moricino_[6]. Qui, e propriamente lungo -le mura, dove poscia fu edificato S. Eligio, ed accanto la porta, -che dicevasi _Porta nuova_, anche allora si teneva il mercato della -città[7]. Un fiumicello formato dalle acque esuberanti del fonte -_Formello_, o sia dell'acqua della _Bolla_, che quivi accoglievasi, -attraversava e chiudeva questo campo nel sito che si diceva e si dice -il _Lavinaio_, ed indi andava a scaricarsi nel mare[8]. Al di là del -fiumicello verso oriente sorgeva una piccola chiesetta con un contiguo -romitorio, ove alcuni Frati Carmelitani da poco tempo avevano esposta -alla venerazione dei fedeli una devota imagine della Vergine[9], ed -innanzi la chiesetta una colonna con una croce, ed alquanto più oltre -il sepolcreto degli Ebrei[10]. - -Tal era il _campo del Moricino_, allorchè nel 1268 fu il teatro di -una sanguinosa e memorabile tragedia. Ai 29 ottobre di quell'anno -Corradino di Svevia, per ordine di Re Carlo I d'Angiò, ivi subiva -con alcuni suoi compagni di sventura l'estremo supplizio. L'infelice -principe, che pel tradimento di Astura cadeva nelle mani del suo -nemico, era stato, secondo che afferma uno scrittore contemporaneo, -condannato[11] nel capo da un'assemblea di Sindaci, o buoni uomini -deputati delle provincie di Terra di Lavoro e de' Principati, la -quale riunita a tal effetto, e ligia del nuovo dominatore, aveva -trovato, come suole avvenire, il diritto nella forza, e la colpa dove -stava l'infortunio[12]. E in quel _campo_, l'ultimo rampollo della -casa di Hohenstauffen, come Manfredi lungo il fiume _Verde_, trovava -un'ignominiosa sepoltura - - “Sotto la guardia della grave mora.„ - -Ma poco stante l'aspetto del campo fu mutato in massima parte. Re -Carlo, che avea fissato la sua dimora in Napoli, e l'avea dichiarata -capitale del suo reame, volse tosto le sue cure all'ampliazione ed -all'abbellimento della medesima. Volle quindi che le murazioni e la -porta, che dicevasi _Porta nuova_ o _del Moricino_, si protraessero -più verso oriente nel sito innanzi l'attuale chiesa del Carmine, lungo -il descritto fiumicello, e nell'angolo della strada del Lavinaio[13]. -Concedeva pure un buon tratto di suolo pubblico a tre pii francesi, -i quali vi fondavano la chiesa di S. Eligio, e lo spedale pe' poveri -ciechi e pe' mutilati in servigio del Re[14]. Collocava inoltre in -questo sito accanto alle mura taluni pubblici edifizii, come il macello -(_buczaria_) la panatica (_panecteria_) e la casa dello scaldatoio -(_domus scaldatorii_), che era accanto al macello verso oriente, e -che non saprei dire a qual uso propriamente servisse[15]. Poco tempo -dopo, Re Carlo II, proseguendo l'opera del genitore, trasportava dalla -contrada di _Pistasi_ in questo sito i conciapelli, dando loro uno -spazio accanto le mura verso il mare di canne 17 di lunghezza e 9 di -larghezza, spazio, che aveva da un lato il nuovo Oratorio di S. Maria -del Carmine ed il _Lavinaio_, dall'altro la via che conduceva alla -spiaggia e la spiaggia stessa[16]. Contemporaneamente concedeva ampio -privilegio ai Napoletani di continuare a tenere nel medesimo _campo del -Moricino_ il pubblico mercato due volte la settimana; e volendo che si -fosse quel sito sempre nella stessa ampiezza e capacità conservato, -prometteva che giammai nell'avvenire quel luogo o parte di esso ad -alcun privato potesse esser donato o conceduto, o in qualunque altra -maniera alienato e distratto[17]. - -Dopo quest'epoca la piazza perdette l'antica denominazione, e prese -quella di _Mercato di S. Eligio_, e per lo più semplicemente di -_Mercato_, con la quale nello stesso secolo e nel seguente comparisce -più volte nella storia della nostra città. Qui infatti nell'agosto -del 1346, Roberto Cabano, gran Siniscalco del Regno, Raimondo Cabano -ed il Conte di Terlizzi conducevansi per essere bruciati vivi in pena -della morte da essi procurata ad Andrea d'Ungheria marito della Regina -Giovanna I. Il supplizio era accompagnato da atti della più nefanda -ed inaudita barbarie. I rei dopo essere stati tormentati con tenaglie -infuocate e frustati per le principali vie della città, giunti nella -piazza, chi semivivo e chi morto, venivano gittati nel fuoco. Allora -il popolo accorso in gran numero all'atroce spettacolo, slanciandosi -quasi tra le fiamme istesse, ne estraeva i corpi degl'infelici, e con -le accette li spaccava come legna, ed indi ritornava a gittarli nel -fuoco. Nè contenti di ciò alcuni artigiani dalle ossa formarono poscia -dadi e manichi di coltello, secondo che ci attestano alcuni scrittori -contemporanei[18]. La vecchia Filippa Catanese, che i Napoletani -volgarmente chiamavano _la mastressa (mastrissa, magistressa)_ non -perchè, come dice il Villani (L. XII, c. 52), fosse la maestra della -Regina, ma perchè intrigando dominava in Corte, pure condannata allo -stesso supplizio era preventivamente morta nelle carceri[19]. Qui -pure nel 1348 Landulfo e messer Giacomo della Polla presi da Ludovico -re d'Ungheria, che era venuto a vendicare la morte di suo fratello -Andrea, erano impiccati per la gola, come rei d'aver consentito allo -stesso delitto[20]. E pare che in quel tempo le mura della città nel -medesimo sito fossero cadute o abbattute, perchè gli Ungari, qualche -anno dopo, ritornati in Napoli, combattendo cogli uomini d'arme del -secondo marito di Giovanna, entrarono senz'alcun intoppo nel Mercato, e -saccheggiarono le botteghe della _bucceria_, che _stavano appresso delo -dicto mercato_[21]. - -Nel secolo seguente qui, e propriamente nell'orto di Agostino Bonsani -o Bongiani, ricco mercante fiorentino, la Regina Giovanna II, invitata -alle nozze della figliuola di lui, veniva un giorno a convito. Era -allora il 13 settembre 1416. Moltissima gente del popolo e parecchi -nobili, che si erano già prima indettati sul da farsi, ingombravano il -Mercato e le vie circostanti. Dopo pranzo la Regina si affacciò alla -moltitudine, che gridava: _Viva Madamma la Regina_, e dicendo: _Signori -per Dio non me abbandonate, nè fatime trattar così da mio marito, non -mi abbandonate_, eccitò tutti a por mano alle armi. Allora messer -Ottino Caracciolo ed i fratelli, che erano i capi della congiura, -presero Giovanna in mezzo, e non facendola ritornare al Castel nuovo, -dove era suo marito, per la via de lo _Pendino de S. Augustino_ la -condussero al palazzo arcivescovile, e di là nel giorno seguente al -castello di Capuana. Così essa ripigliò l'autorità ed il comando, che -Giacomo della Marca dopo il matrimonio si aveva appropriato[22]. - -La piazza aveva allora poche abitazioni. A settentrione, oltre -l'orto del Bongiani, di cui abbiamo parlato, vi erano parecchi altri -giardini, e tra essi quello principalmente di Diomede Carafa, conte -di Maddaloni[23], di cui resta tuttora memoria nel nome di _Orto del -Conte_, in alcuni vicoli ivi posti. Nelle fazioni, che indi seguirono -in Napoli per le contese tra la stessa Regina Giovanna ed Alfonso -d'Aragona, costui dopo che ebbe inutilmente tentato d'impadronirsi -di Castel Capuano, ove la regina dimorava, qui come in luogo ampio e -spazioso[24] ridusse le sue schiere Catalane, evitando le anguste e -tortuose vie della città, nelle quali avrebbe potuto essere facilmente -oppresso dai Durazzeschi, che in Napoli erano molti e prendevano le -parti della regina. - -Ma verso la fine del secolo, per l'incremento continuo e progressivo -della popolazione, il recinto angioino si allargava anche dippiù, ed -il muro della città fu inoltrato più in là, dove fino a tempi nostri -abbiam potuto e possiamo ancora osservarne le vestigia. A 15 giugno -1484 re Ferrante I d'Aragona con gran solennità iniziava questa nuova -murazione, gettando alcune monete d'oro per memoria nelle fondamenta -di essa, e ponendo un palo per segno della nuova ampliazione dietro -la chiesa del Carmine[25]. Così sparivano a poco a poco gli orti e i -giardini, che nella contrada esistevano, e si mutavano in numerose case -ed abitazioni, le quali, dopo che i nobili ed i ricchi preferirono di -portare la loro dimora nella parte occidentale della città, quando -ivi sursero la novella via di _Toledo_ ed il regio palazzo, furono -ordinariamente lasciate agli artigiani ed alla infima plebe. - -La piazza verso la meta del secolo XVII, allorché fu il teatro di uno -dei più memorabili e singolari avvenimenti che ci ricordi la storia, -presentava, specialmente per gli usi e pei costumi del popolo di quel -tempo, un aspetto assai diverso dal presente. Essa, senza comprendervi -lo spazio innanzi al Carmine, aveva la estensione di più di 12 moggia -e quarte due dell'antica misura napoletana[26]. Lungo la linea dei -fabbricati girava intorno una via, che dalle selci vesuviane, ond'era -costruita, veniva volgarmente chiamata l'_inseliciato_[27]. Il resto -della piazza era semplicemente in terreno battuto, ed era in molte -parti sozzo, dove da piccoli pantanetti di acqua, dove da pozzanghere -e da mucchi di lordure, in cui a loro posta s'avvoltolavano i porci in -gran numero, che allora potevano impunemente vagare per la città. Le -case per lo più irregolari avevano le finestre con le gelosie e senza -invetriate o con le impannate spezzate in croce e chiuse, invece di -vetri che era piuttosto un lusso, con tele incerate[28]. Pochi erano i -veroni, e tutti con parapetti di fabbrica, o con ringhiere di legname. -Una tettoia fissa, ordinariamente di tavole impegolate, talvolta anche -in fabbrica, sporgeva per lo più sulle botteghe, e col permesso del -Portolano, magistrato municipale, dove più dove meno, si allungava -fino a palmi nove e mezzo. Anche le _cacciate_ o le mostre al di sotto -potevano avere uno sporto simile, dove i bottegai usavano esporre -le loro robe e le cose commestibili, di cui facevan commercio, e gli -artigiani lavorare riparati dal sole e dalla pioggia[29]. Ai venditori -di grascia e di pane, che chiamavansi volgarmente _suggici_[30] perchè -soggetti alla giurisdizione del Giustiziere e del Tribunale di S. -Lorenzo, era prescritto dagli ordinamenti municipali che dovessero -tenere attaccata ad un'asta o sospesa alla porta, una tabella -coll'_assisa_ o tariffa dei viveri, secondo che era stata da quelli -già determinata[31]. Una sudicia bandiera o una grossa frasca era poi -l'insegna delle osterie, e tra queste sappiamo essere allora la più -famosa la _taverna de' galli_[32]. È ricordato dalla storia come alcune -di queste insegne fossero le prime bandiere usate dai _lazzari_, e come -uno de' primi atti di Masaniello fosse stato l'aver tolto via dalle -botteghe le assise che vi erano, allora per i molti dazii gravissime, -e l'avervi indi sostituite le altre rifatte con prezzi più miti dal -principe della Rocca, nuovo Grassiere, e da Francescantonio Arpaia, -nuovo Eletto del popolo. Sopra taluna di queste botteghe di grascia[33] -vedevansi inoltre dipinte le armi di qualche nobile e potente famiglia, -o di qualche regio ministro, il quale occupava uffizii superiori -ed importanti. Era questa una salvaguardia, onde potere a propria -voglia rubare ed angariare il popolo minuto, e con essa senza timore -alcuno bravare i ministri di giustizia ed i grascini, che avessero -voluto fare il proprio dovere. Ben le leggi di quando in quando -provvedevano a vietare un tale abuso, ma esse eran per lo più impotenti -a reprimerlo. Imperocché nè i bandi municipali, nè un severissimo -ordine del vicerè Duca d'Ossuna, col quale minacciavasi la galera a -chi vi contravvenisse, ebbero per moltissimi anni effetto alcuno[34]. -L'interesse de' venditori, l'orgoglio dei nobili e la stessa legge che -accordava espressamente il privilegio del monopolio e della esenzione -a coloro che fornivano di viveri la casa viceregnale e le milizie, -contribuivano a far sempre più attecchire questa costumanza invece di -estirparla. - -Noi uomini del secolo XIX, avvezzi dopo le conquiste della rivoluzione -francese all'uguaglianza di tutt'i cittadini in faccia alla legge ed -ai procedimenti regolari ed uniformi nei giudizii civili e criminali, -non possiamo comprendere gli ostacoli, che allora incontrava -l'amministrazione della giustizia, e com'essa, anche quando eseguivasi, -divenisse spesso arbitraria ed ingiusta. Privilegi locali e personali, -immunità ecclesiastiche, feudali o municipali, ed altre cause di -violenza o di corruzione, garantivano da una parte la impunità dei -delitti; dall'altra le leggi stesse, non determinando la pena dovuta -ai reati, e rimettendola ordinariamente all'arbitrio del vicerè o del -magistrato, erano non rare volte ingiuste ed oppressive, ed in taluni -casi anche un mezzo di basse e prepotenti vendette. Chi infatti allora -si affacciava in sulla piazza del Mercato vedeva tosto sorgere quasi in -mezzo di essa una trave con la corda per la pena dei minori reati, non -che un talamo fisso ed una forca stabilmente eretta pel supplizio dei -nobili e degl'ignobili colpevoli di più gravi delitti[35]. - -Ma nello stesso tempo dal vestibolo della chiesa del Carmine, il -bandito Domenico Perrone ed i suoi compagni nel giugno del 1647 -potevano guardar sorridendo quegli strumenti di tortura e di morte, -ed in quel sacro recinto sfidare orgogliosamente tutt'i birri della -G. Corte della Vicaria, che per colà dinanzi passavano. Così, il -dritto di asilo, rimedio opportunamente introdotto dai Canoni nelle -società barbare per aiuto del debole contro il potente, era allora -per la malvagità degli uomini divenuto mezzo ai colpevoli per eludere -le leggi e fonte non certo lodevole di ricchezza per i monasteri e le -chiese[36]. - -La piazza, e forse più verso il lato occidentale, si vedeva allora in -buona parte ingombra da molte baracche di legno, ove pure esercitavansi -le piccole arti ed il minuto commercio delle civaie e di altre robe -comestibili, ed ove, sia per custodia delle loro merci, sia per non -avere più comodo abituro, dimoravano puranche moltissimi del popolo, -che a quei mestieri intendevano. Quarantacinque anni dopo in una -_Situazione_ fatta dal Portolano della città se ne numeravano fino -a 156 disposte in otto file, cominciando dalla croce di pietra che -esisteva dietro S. Eligio. Alcune fosse profonde che, fatte in origine -per conservarvi granaglie, nel 1656 servirono per sepoltura ai morti di -contagio in quella terribile epidemia, stavano allora quasi nel mezzo -e sotto della piazza medesima. Il luogo dopo quell'epoca luttuosa fu -detto i _Morticelli_[37]. Qui ed in alcune fogne circostanti, allorché -nel 10 luglio 1647 lo stesso bandito Perrone tentò di ammazzare -Masaniello, per testimonianza d'alcuni scrittori furono riposti -parecchi barili di polvere affinché dandovisi fuoco nel momento in -cui la piazza era maggiormente piena di popolo, i sollevati fossero -massacrati e le loro abitazioni ruinate e distrutte. Fallito il colpo -si ebbero il Perrone ed Antimo Grasso suo compagno coi loro seguaci -condegno e terribile castigo. Nè finalmente in tutto l'ambito della -Piazza mancavano posti o banchi fissi per altri venditori che non -avevano botteghe o baracche; _tavolilli_[38], o tavolini, ove si -esponevano le frutta in quadretti[39], o sia disposti ordinatamente -in quadri; _salmatari_ o ortolani che vendevano erbe ed ortaglie; e -spesso anche palchi per i cerretani ed i saltimbanchi, ove si facevano -balli, salti, forze d'Ercole, mattacini e commedie, le quali colla loro -rozzezza e coi modi satirici ed osceni ricordavano le antiche favole -Atellane. - -Era questo l'aspetto generale della Piazza verso la metà del secolo -XVII. - -Ma a compimento del quadro, che io ho tentato di abbozzare, giova -riferire le parole di uno scrittore contemporaneo, che descrivendo alle -signore Milanesi il movimento che in essa facevasi, quando vi si teneva -mercato nei giorni di lunedì e venerdì di ciascuna settimana, in questo -tenore ne discorre: - - Dirò de la gran piazza del mercato - Dove tutti vi vanno - La settimana ogn'anno - Due volte sempre, chi per lo suo affare - E chi per tempo à vendere, ò comprare. - Ivi tiensi apparato - Il grano, e l'orgio e tutto il miglio insieme - Nè molto indi distante - I ceciri, i fasoli, e fave frante. - Così gran quantità d'ogni altro seme - Ch'à seminar convien prato, e lupini - Con quanto è di bisogno à quei giardini; - Cento carri di vini - L'un dopo l'altro in ordinanza posti - Carrichi di suoi fosti - Colà vedrete, e quà cento facchini - Con i barrili in spalla, ad aspettare - S'alcun vuol comperare - A posta sempre, sol per guadagnare. - Più innanzi havete i lini, - Bianchi, forti e maturi - Mà più, che il ferro duri, - Come gli vuole il mio napoletano - Maturati ad Agnano; - Tale un lago chiamato - Ch'imbianca il lino e non lo fa salato. - Qui porci, asini, capre, agnelli, e bovi - In infinita quantità vedreste - Qui cento e mille ceste - Donna mia tu ritrovi - Cento sporte e panari - Di frutti e tutti rari - E mela, e pere, e là mille sportoni - D'uva, persiche, fichi e di melloni, - All'altra parte poi cento montoni - Di noci e di nocelle - Castagne verdi, secche e mondarelle; - Quà giumenti e cavalli - E là galline, et oche, anatre e galli. - Cento tende parate - Donne mie ritrovate - Havreste voi per vestir la famiglia - e qui l'olive e la buona caniglia - Molte tele vedreste - Se comprar le vorreste - Bianche, brunette e forti - Di cinquecento sorti - Come certe altre, ch'han le villanelle - chiamate cetranelle - che fanno invidia a quelle in fede mia, - De la Cava, ò di santa Patricia - Di più sarian da lor begli occhi visti - Trecento semplicisti - Voglio dir non dui soli - di quei nostri herbaioli - da cui prendon sovente i spetiali - l'herbe atte à i servitiali - E semplici con fior più d'una sorte - Con cui fan spesso resistenza à morte[40] - -Ecco ora alcuni particolari degli edifizii e del vicoli, che per tutt'i -lati circoscrivevano la descritta piazza. E primieramente nel sito -poco più oltre, dove ora vedesi la seconda fontana verso il Carmine, -esisteva allora una piccola cappella isolata e con volta arcuata -col titolo di _S. Croce_. Essa era di palmi 20 quadrati ed aveva due -porte, una dalla parte di mezzogiorno, l'altra dalla parte d'oriente. -All'altare nel lato settentrionale della cappella era soprapposta una -colonna di porfido alta circa palmi 10, e di palmi 4 di circonferenza, -su cui sorgeva una croce di marmo, e nel muro posteriore vedevansi -dipinte le imagini della B. Vergine, di S. Giovanni Evangelista, -della Maddalena e di S. Orsola. Nella parete occidentale erano inoltre -dipinti i fatti di Corradino di Svevia, il suo passaggio in Italia, la -disfatta di Tagliacozzo, la presa dell'infelice giovine in Astura, e -la morte nel campo del _Moricino_[41]. Per antica tradizione credevasi -che questo fosse stato il luogo, ove fu decollato il misero giovanetto, -di tal che un pietoso napoletano per nome Domenico Punzo conciatore -di pelli, nella metà del secolo XIV vi erigeva l'accennata cappella. -Ora la colonna di porfido ed un ceppo colla impresa dell'arte del -_Coriarii_ veggonsi nella sagrestia della nuova chiesa del Purgatorio -al Mercato[42]. Nei tempi, di cui discorriamo, accanto alla cappella -era il posto dei venditori di lino[43]. - -Le case nel lato meridionale della piazza tiravano verso il Carmine -più in là di quello che al presente s'inoltrano. Per allargare lo -spazio innanzi al castello, parecchi fabbricati vennero in quel sito -abbattuti sotto il governo del vicerè Conte di Pignoranda nel 1662. E -qui nell'angolo incontro la chiesa ed il convento da una parte, e la -sopradescritta cappella della Croce dall'altra[44], trovavasi allora -collocata la statua di una donna incoronata e sedente con una borsa -tra le mani[45]. Tenevasi allora comunemente che fosse quella l'imagine -della madre di Corradino, chiamata erroneamente Margherita, la quale, -venuta in Napoli per salvare il figliuolo caduto nelle mani di Carlo -d'Angiò e trovatolo morto offriva i tesori portati a quest'oggetto ai -frati del Carmine per l'ampliazione della loro chiesa e del convento. -La statua che, non di Elisabetta madre di Corradino, ma piuttosto, -come non ha guari ha dimostrato il principe Filangieri[46], era di -Margherita, seconda moglie di Carlo I d'Angiò, ne' tempi successivi -fu trasferita nel secondo chiostro del medesimo convento, e poi sotto -la porta su cui s'erge il famoso campanile di fra Nuvolo, e di là -finalmente nel Museo di S. Martino, ove ora ritrovasi. - -I vicoli, che da questo lato sboccano nella piazza, appartengono al -quartiere della _Conceria_, che estendevasi verso mezzogiorno fino -alla muraglia fatta costruire per timore dei Turchi nel 1537 dal -Vicerè D. Pietro di Toledo. Da qui si usciva poi sul mare per una -porta col prospetto a levante, che dicevasi della _Conceria_, ed era -posta innanzi la chiesa di S. Caterina _in foro magno_; e più in là -per un'altra porta che dicevasi di S. Maria a parete da una cappella -di Nostra Donna ivi esistente, e della quale ora, posciaché le mura -furono cangiate in abitazioni, vi rimane un semplice arco[47]. Era -questo il quartiere del conciapelli[48], i quali allora formavano -due corporazioni, distinte in arte grossa e piccola. Gente ardita -e robusta, essi s'adoperavano ad estinguere gl'incendii, allorché -non era ancora istituita presso noi alcuna compagnia di vigili, o di -altre persone a tale oggetto ordinata. Da questo stesso lato verso S. -Eligio fino ai tempi del Celano si notava il sito sopra alcuni archi, -ove un tempo fu fondato lo spedale di Niccolò o Nicola di Fiore, -detto volgarmente di _Cavolofiore_. L'aneddoto, che diè causa alla -sua abolizione, è noto nel popolo, e ci viene così raccontato nel suo -rozzo ed ingenuo stile da un nostro antico scrittore. “Detto Cola, dice -egli, andando un giorno nela preta del pesce per comprar del pesce, -ritrovando un cefaro solo, ch'altro pesce non vi era, facendo il patto -con lo pescatore, et non furno d'accordo, nel medesimo istante arrivò -lla un ferraro mal vestito, e subito s'accordo con lo pescatore, e si -pigliò il cefaro, dove detto Cola, qual stava a vedere, ne rimase molto -ammirato, et li dimandò che arte faceva, li rispose, ch'era ferraro, -e replicando detto Cola quanto tempo havea posto a guadagnare detti -danari ch'havea dispeso al cefaro, li rispose che ci era stato dui o -tre giorni; li ricordò detto Cola, come ti governerai si ti accaderà -alcuna infermità; detto ferraro li concluse che nel presente voleva -godere, et si alcuna infirmità li fosse venuta da poi, non li saria -mancato l'ospidale di Cola di Fiore, non conoscendo detto Cola; quale -intendendo questo disse, adunque io faccio l'hospidale per li poltroni, -e così mancò di seguire dett'hospidale, et il Diavolo vinse che non si -seguisse detta buon'opra[49]„. - -Nel lato occidentale della piazza non vedevasi nel tempo di cui -discorriamo, la facciata regolare e di soda architettura, che ora ha -lo Stabilimento di S. Eligio. Ivi allora scorgevasi la parte postica -della chiesa coi suoi finestroni gotici, ed indi le fabbriche non -molto elevate dello spedale e del conservatorio, ed innanzi, sopra il -terrazzo di alcune botteghe, una cappella intitolata a _S. Maria della -Neve_. Era questa antichissima ed aperta da ogni lato verso la piazza -affinché la messa, che ivi, per inveterata consuetudine, nei giorni -di mercato celebravasi, potesse, da tutti coloro che colà convenivano, -vedersi. Una campana avvertiva allorché dal sacerdote consacravasi, ed -era, dice lo Stefano, mirabil cosa a vedersi come in un attimo tutta -la innumerevole gente, che nel Mercato allora trovavasi, intermettesse -subito i suoi negozii prostrandosi devotamente al santo sacrificio, e -come al chiasso ed al tumulto succedesse immediatamente un profondo ed -istantaneo silenzio. Sull'altare della cappella era dipinta nel muro la -B. Vergine con S. Agnello, S. Gennaro ed altri Santi[50]. - -Volgendoci dall'altro lato, tutta la contrada posta a settentrione -della piazza che come già accennai, dicevasi una volta _l'Orto del -Conte_, denominazione ora rimasta soltanto a due vie parallele alla -stessa piazza, allora era ed è tuttavia intersecata da più vicoli che -presero successivamente varie e diverse denominazioni. Così il primo, -che incontrasi dopo l'angolo di S. Eligio, fu detto, e dicesi ora de' -_Cangiani_[51]. L'altro che segue è il vico dei _Spicoli_, che così -pure chiamavasi nel secolo XV[52]. Più oltre sbocca il vico delle -_Barre_, che trovo così denominate fin dal 1449, e dove nel 1529 ebbe -cominciamento la peste in Napoli[53]. Ad esso dalla parte superiore -corrispondeva il _Fondaco dei Cenatiempo_, così detto da questa -famiglia, che ivi aveva un ampio palagio[54]. - -Il vico che segue de' _Barrettari_, fu chiamato una volta de' -_Scannasorici_[55] per qualche possedimento di questa nobile famiglia, -già estinta nel sedile di Portanova e poi dei _Scafari_[56]. Esso, -come ben dice il Celano (III, 263), dovrebbe dirsi piuttosto dei -_Parrettari_, perchè qui si facevano quelle pallottole, che si -scagliavano dalle baliste, allorché non era tanto in uso lo schioppo, e -che da noi si dicevano _parrette_[57]. Sotto l'arco, che dalla piazza -immette in questo vicolo esisteva nel secolo XVII una cappella di _S. -Maria delle Grazie dei carrettieri_[58]. - -Procedendo più oltre verso oriente, il vico che segue ebbe in prima -il nome di _Lioni_ o _fontana delli lioni_, forse da qualche fonte -che quivi vedevasi, o l'altro, generico a tutta la contrada, di _Orto -del Conte_[59]. Poscia fu detto del _Carminello_ dalla chiesa della -Vergine sotto questo titolo, che fondata verso la metà del secolo XVI, -fu nel 1611 data ai Gesuiti, ed ampliata con denaro del Monte della -Misericordia e di alcuni pii gentiluomini Napoletani, i quali per altro -intendevano ad una diversa opera di beneficenza. - -La via, che è l'ultima da questo lato, fin sopra, dove sta ora la -Chiesa di S. Maria delle Grazie all'_Orto del Conte_, fu chiamata -allora _dei lanaiuoli_[60], forse perchè in tutto il contorno di essa -non vi era vicolo, come dice il Celano, che non fosse pieno di donne -che filavano lana[61]. Ora per quel tratto dov'essa è più larga e -spaziosa dicesi _Piazza larga_, per l'altro, che è più angusto e tira -su alla trasversale di _S. Maria della Scala_, prende il nome di _via -Salaiolo_. - -In sul cominciare della strada _Piazza larga_, ed, a quanto pare, a -dritta di essa, stava in quel tempo la casa e la dogana della farina, -dentro la quale vedevasi pure un'altra chiesetta sotto lo stesso -titolo di _S. Maria delle Grazie_ fondata nel 1597 dai _vastasi_ o -facchini, e specialmente da quelli che intendevano a trasportar la -farina dalla dogana e a distribuirla per i panettieri della città[62]. -Per regolamento municipale erano costoro obbligati a matricolarsi in -S. Lorenzo, e dovevano dare plegeria _de fideliter exercendo_ il loro -mestiere[63]. Dopo che verso la fine del secolo XVI il vicerè Conte -di Olivares fece fabbricare un nuovo edificio per la conservazione dei -grani al _Mandracchio_, questa casa colla dogana fu adoperata soltanto -per le provvenienze di terra, e nel breve imperio di Masaniello servì -di carcere a molti della nobiltà e dell'ordine civile che, caduti in -sospetto del popolo e quivi trattenuti per essere giustiziati, vennero -poscia per le pratiche del cardinale Filomarino liberati. - -Chiudeva la piazza dal lato d'oriente un'isola di case dal _vico rotto_ -o _del pero_ fin dove termina la strada del _Lavinaio_ dinanzi la -chiesa del Carmine. E qui, poco dopo il vicolo, stavano gli ufficii -dell'arrendamento di _piazza majure_ o _piazza maggiore_;[64] e -dell'arrendamento del _grano a rotolo_, dazii di consumo sugli animali -e sulle carni fresche e salate, non che sulle _provole_ o sia provature -ed ogni altra specie di formaggio[65]. Il sito prendeva allora da -quell'ufficio la denominazione di _Piazza majura_, ed ora, conservando -tuttavia le tracce dell'antico balzello, che ivi riscotevasi, dicesi -comunemente _la gabella delle provole_. Alquanto più oltre vedevasi -una gran fontana circolare di piperno, con una piramide nel mezzo, che -da più fistole buttava acqua[66], ed in sulla estremità dei fabbricati -allo sbocco della strada del _Lavinajo_ rimanevano ancora i ruderi -della vecchia porta Angioina, rovinata in parte nel 1637 per l'incendio -di talune case contigue; mentre pochi anni prima eransi diroccate -altre case, le quali, prolungandosi più in là verso mezzogiorno, -impedivano la vista della facciata della chiesa del Carmine[67]. Il -sito dicevasi il _Ponticello_[68], ed era destinato alla vendita delle -robe commestibili di cattiva qualità[69]. - - -II. - -Del resto tutto l'isolato, con cui abbiam compiuta la descrizione -della piazza del Mercato nel secolo XVII, non presentava allora -altro di notevole; nè ora meriterebbe l'attenzione dei posteri, -se non ricordasse un uomo ed un avvenimento, memorabili certo per -ogni napoletano non incurioso della patria storia. Qui infatti e -propriamente nelle prime case dopo il vico _Rotto_ al primo piano, -stava nel 1647 la povera abitazione di Masaniello o Tommaso Aniello -d'Amalfi. Gli storici della rivoluzione napoletana di quell'anno, -toccando di un tal particolare, tutti concordemente asseriscono che -il capo e l'iniziatore di quella dimorasse in una casa che affacciava -sulla piazza del Mercato[70]. Taluni inoltre riportano qualche più -precisa indicazione. Il Giraffi, ed il suo pseudonimo il Liponari, -nella _Relazione_ data in quel tempo stesso alle stampe, asserisce -che Masaniello abitava nel _Mercato verso la parte sinistra della -fontana ivi vicina_, ed altrove ricorda l'_isola della casa di -Masaniello_[71]. Il Campanile nel suo _Diario_ tuttora inedito, -ove si contengono preziose notizie riguardanti la storia di quel -fatto, chiaramente afferma che Masaniello aveva la sua _stanza a -dirimpetto lo spedale di S. Eligio, che è situata sopra la gabbella -dello bestiame al Mercato_[72]. Maggiori particolarità troviamo negli -altri scrittori contemporanei. Nel _Racconto_ o _Diario_ Ms. del -Verde, con le correzioni e giunte del Tutini, leggesi che in quel -tempo: “era venuta in Napoli una compagnia di ballerini, li quali -facevano cento giochi con camminar sopra la corda, ed avevano preso -luogo vicino la strada detta de' _Lanajuoli_ al Mercato, non lungi la -fontana, e posto avevano un palco di tavole, sopra del quale salivano -a rappresentare„[73]: Leggesi pure: “che in questo tavolato saliva -Masaniello scalzo e vestito di tela grossa con un berrettino rosso -in testa, e dava ordini e leggi„[74]. Inoltre dal Tontoli sappiamo -che Masaniello _reggeva il popolo sopra il trono assiso di un tavolo -mercenario a caso eretto da salterini giocatori sulla corda avanti -sua casa_; e dal Nicolai, che dava i suoi comandi alla plebe “sopra -un palco fatto da alcuni cerretani poco discosto da casa sua„[75]. Le -medesime cose son pure ripetute dal Donzelli, che aggiunge aver avuto -questa casa corrispondenza[76] colla strada di dietro (_del Lavinajo_), -dal Capriata[77], dal Tarsia[78] e specialmente dal dott. Aniello -della Porta, il quale riportando qualche altra particolarità, afferma -che Masaniello abitava _su la strada del Lavinajo, e propriamente a la -sbarra di Piazza Majura_, e che dava udienza nei giorni del suo potere -_sopra alcune tavole nell'affacciata del Mercato sotto le finestre -di sua casa a piazza Majura, che per prima vi stavano certi saltatori -ciarlatani_[79]. - -Ma niun altro scrittore, tra i moltissimi editi e inediti che ho potuto -riscontrare, descrive con maggior precisione il sito di questa casa -quanto un tal d. Giuseppe Pollio, scrittore di non molta levatura ma -assai ben informato dei fatti che narra, perchè sacerdote ed abitante -dello stesso quartiere. _Questo Masaniello_, egli dice, _teneva la -sua casarella nel Mercato sopra la gabella del grano a rotolo al muro -della dogana della farina, vicino la piazzetta de li lanaiuoli allo -lavinaro al primo appartamento dove sono le portelle congionte; la -prima a mano destra era la sua; sopra le sue finestre vi era un aquila -di pittura imperiale[80] fatta da molti anni prima per abbellimento -credo di quella casa da 5 palmi alta, quale vi durò per cinque anni da -poi delli tumulti. et credo che fosse stata levata da nuovi padroni -di quella casa._ Altrove aggiunge, che sotto la finestra di _Tommaso -Aniello vi era un lungo intavolato, che certe persone forestiere ci -facevano giochi come salti, balli, et forze dercole, et continuarono -detti giochi per molti giorni prima del narrato tumulto_[81]. - -Qualche altro particolare che riguarda pure l'interno di essa casa, -ci vien somministrato da una storia Ms. di questo avvenimento, di cui -io conservo una copia recente avuta già dall'amico Minieri Riccio. In -essa al fol. 7 leggesi: _abitava_ (Masaniello) _a man sinistra, quando -si entra al Carmine; la sua casa consisteva in una sola camera, ove si -ascendeva per una portella._ E più appresso al fol. 36 v.: “_facendosi -il signor Tomasaniello assistere da gente di confidenza attorno, diede -ordine che tutta la riviera dei palagi attaccati con la sua casa, -così di sopra fino al primo vicolo, come di sotto fino alla chiesa -del Carmine, che si sgombrasse dalli abitatori_„. Ed anche a fol. 36 -aggiungesi: “_concorrevano tante gente alla sua udienza per ogni affare -della città et regno et teneva tanti segretarii, parenti, amici et -compatri attorno che nella sua piccola camera non si potevano movere, -laonde comandò che si sfabricasse un muro divisorio con la camera del -fratello, et essendo ciò fatto hebbe più comodità di dar udienza per -le finestre, senza partirsi di casa et hora per una finestra della -camera del fratello che haveva l'uscita alla strada del Lavinaro et -hora per la sua propria ascoltando tutti faceva gratie et giustitie -infinite_„[82]. - -Nè da ultimo mancano testimonianze di altra natura, che confermano -quanto leggesi negli accennati scrittori su questo proposito. Chi si -fa infatti a considerare il famoso quadro di Micco Spadaro, o, se pur -non è suo, certamente d'altro pittore contemporaneo, quadro che ancora -vedesi nel Museo Nazionale, scorge in fondo di esso dopo la cappella -della Croce l'isola di case che chiude la piazza del Mercato dal lato -d'oriente, ed innanzi ad essa la fontana che ho di sopra accennata; -più a sinistra di chi guarda il palco, di cui discorrono gli scrittori -della rivoluzione, è Masaniello in piedi sul medesimo che parla a molto -popolo ivi radunato; e finalmente dietro al palco le _due portelle -congiunte_, ed accanto un breve tratto di fabbricato, che costeggiando -la piazza presenta un portoncino ed una bottega, e va a terminare al -vico rotto. - -Ora, comunque il lungo volger dei secoli, ed i mutamenti che la -progredita civiltà, l'interesse o il genio dei proprietari ed il -comodo o le necessità degl'inquilini han dovuto arrecare all'aspetto -esterno ed alla distribuzione interna del descritto caseggiato, abbian -potuto per avventura rendere questo in alcune sue modalità più o meno -diverse da quello che era nel secolo XVII;[83] pur nondimeno non può -mettersi in dubbio, che qui e propriamente o nel portoncino segnato -col numero civico 177, o piuttosto nella portella che ha il numero -179,[84] ambedue a brevissima distanza dal vico rotto, dovette dimorare -Tommaso Aniello d'Amalfi. La concorde autorità delle testimonianze -contemporanee che ho di sopra allegate, ed oltre a queste l'attestato -espresso dalle fedi parrocchiali, che notando la dimora della famiglia -di Amalfi la designano sempre con l'indicazione al _vico rotto_, -dimostrano con evidenza ed assai chiaramente la verità di quanto su tal -fatto ho affermato[85]. - -Qui dunque, sebbene ora in qualche parte mutata, era senz'alcun dubbio -la casa di Masaniello, e dalle finestre di essa, che erano assai -basse[86], o dal palco vicino, egli nel suo breve imperio resse e -governò Napoli con potere assoluto e quasi sovrano. Non vi era in quei -giorni altro Magistrato o Tribunale nella città, non altro comando -politico o militare. Gli stessi ordini del Vicerè non avevano per -l'ordinario esecuzione alcuna, se Masaniello non ne avesse prescritta -la osservanza colla formola che ci vien riferita dagli scrittori -contemporanei[87], e che è la seguente: “Visto il presente bando -d'ordine di S. E. si ordina da parte dell'Illustrissimo sig. Tommaso -Aniello d'Amalfi Capitano Generale di questo fedelissimo popolo, che al -sudetto bando le sia dato la debita esecuzione.„ - -La casa del vile pescivendolo era quindi più che il regio palazzo -allora frequentata. Nobili e plebei, religiosi e cavalieri, cittadini -e regnicoli, chi per necessità chi per curiosità, tutti accorrevano -numerosi sotto le finestre di questa casa per loro negozii, o per -vedere cogli occhi proprii il fatto stranissimo e singolare. E qui -nel 10 luglio del 1647 il generale delle galee del Regno, Giannettino -Doria, appena giunto nel golfo spediva un suo gentiluomo da Masaniello, -perchè “Sua Sig.ª Illustrissima divisasse il modo, col quale esso -Doria si dovesse governare;„ e qui l'arcivescovo di S.ª Severina -volendo partire da Napoli mandava parimente, come molti altri signori -per lo stesso oggetto, a ricercare prima il di lui beneplacito. -Anche il cardinale Trivulzio[88], che andava vicerè a Palermo, ed -allora trovavasi di passaggio in Napoli, insinuato dal Duca d'Arcos -si portò qui un giorno a visitar Masaniello, il quale è fama che lo -ricevesse dicendo: _la visita di Vostra Eminenza benchè tarda pure ci -è cara_[89]. - -Qui seduto sul davanzale della finestra con le gambe penzoloni al -di fuori, senza scarpe e senza calze il capitan generale del popolo, -arbitro della vita e della morte, con una daga o un moschetto tra le -mani, dava ordini, spediva provvigioni, e disbrigava gl'innumerevoli -memoriali, che sulla punta delle canne o delle picche dalla strada -gli si presentavano[90]. Nè deliberava soltanto sulla polizia, o -sull'annona della città, sulle armi e sulle milizie, sulla giustizia -civile e criminale e su quanto i 37 tribunali e magistrati, che -allora erano in Napoli, la loro giurisdizione estendevano. Egli -intendeva puranche riformare i costumi, regolare gli Ecclesiastici -con strettissima disciplina, maritar tutte le donne di partito, -e castigar di morte gli adulteri[91]. E negli ordini suoi, nelle -disposizioni che dava, se non vuolsi ricusare la testimonianza di -un uomo competente e che molto da vicino ebbe a trattarlo, voglio -dire il Cardinale Filomarino, testimonianza che è pure confermata -dagli scrittori contemporanei tanto napoletani che stranieri, è -indubitato che il povero pescivendolo si comportò sul principio _con -grandissima prudenza, giudizio e moderazione_, e che anco senza -consulto d'alcuno nei primi giorni dette _perfettissimi ordini di -buon governo, e dimostrò grandissimo animo, spirito e sapere_[92]. -Ed era pure meravigliosa cosa notare con quanta prontezza e con che -cieca obbedienza i suoi ordini, anzi i suoi cenni, erano eseguiti. Una -leggiera fregatina di collo fatta coll'indice della mano era sentenza -del tagliamento del capo; il pollice uncinato e premente il disotto -della mascella era più sentenza che indizio di forca. In somma quel -misero plebeo, era divenuto, come il cardinal Filomarino, che ebbe a -trattarlo continuamente, scrive al Papa: _un Re in questa Città, ed il -più glorioso e trionfante che abbia avuto il mondo_[93]. - -Fu in questa casa che nella notte del 10 luglio si deliberava delle -sorti della città e del regno tutto, e si gettavano le basi delle -capitolazioni, poi lette pubblicamente sul tavolato della piazza -e nella chiesa del Carmine, ed indi giurate dal Vicerè nel Duomo. -Principal consultore di questi trattati era d. Giulio Genoino, vecchio -ottuagenario, allora prete, e che in sul principio fu l'anima e la -mente della rivoluzione. Altri dottori mascherati si trovarono pure -in casa di Masaniello in queste deliberazioni, e credesi che fossero -Onofrio di Palma, Salvatore di Gennaro, e specialmente Vincenzo -d'Andrea, che poscia ebbe tanta parte nel seguito della rivoluzione, ed -indi anche nel ristabilimento degli Spagnuoli[94]. - -Qui pure a 13 luglio la gente del Mercato vide strano e curioso -spettacolo. Il Vicerè dopo aver giurato i _Capitoli_ nel Duomo, -verso la sera di quel giorno per le vie del quartieri popolari di -Napoli se ne tornava al regio palazzo. La cavalcata procedeva collo -stesso ordine che aveva tenuto nell'andata. Si apriva con molti -reali trombetti e con una compagnia di cento cavalli comandata dal -suo capitano e dai rispettivi aiutanti. Succedevano indi parecchi -Capitani delle 29 Ottine, in cui Napoli era allora divisa, dopo i quali -Masaniello montato sopra un cavallo bianco, dono del vicerè, vestito -di lama d'argento bianca, con un cappello in testa ornato parimente -di piume bianche, augurio e simbolo di pace, e colla spada nuda tra -le mani si dimostrava, a tutti riguardevole; e per la testimonianza -di uno scrittore contemporaneo, e Spagnuolo di nazione, manifestava -_eccessi di varie virtù bastanti ad indurre il popolo all'applauso, -l'Italia all'ammirazione, ed il mondo tutto ad uno stupore infinito -ed incredibile_[95]. A fianco a lui cavalcava Giovanni d'Amalfi, suo -fratello puranche vestito di lama d'argento, ma di color cilestro, -ed immediatamente dopo Francesco Antonio Arpaia, il nuovo Eletto del -popolo, con due segretarii; d. Giulio Genoino che veniva appresso per -la sua grave età condotto in una sedia di cuojo nero. Seguiva indi -il capitano delle guardie di palazzo d. Diego Carriglio con quattro -alabardieri, i quali precedevano la carrozza del vicerè tirata da sei -cavalli, e circondata da paggi e palafrenieri e dai medesimi soldati -Alamanni, che in quei tempi formavano la guardia d'onore del Vicerè. -Molte carrozze chiudevano il corteggio, in cui erano i reggenti del -Collaterale, i Consiglieri di Stato ed i Gentiluomini della Corte del -Duca. - -La cavalcata uscita dal Duomo aveva girato per la via _Tribunali_, per -la _Nunziata_, e pel _Lavinaro_. Tutte le strade, per le quali passava, -erano addobbate di tappezzerie, e, dove non si aveva di meglio, da -bianche lenzuola, e le case avevano sulle porte le armi di Spagna da -un lato e quelle del Popolo dall'altro[96]. Di quando in quando lungo -il cammino s'incontravano sotto baldacchini di seta o di damasco i -ritratti di Carlo V e di Filippo IV[97] che erano fatti segno alla -pubblica venerazione[98]. I popolani armati sotto le rispettive insegne -facevano ala al passaggio. Era un tripudio, una gioia universale. Tutte -le campane delle chiese suonavano a festa, ed i gridi di _viva il Re di -Spagna ed il Duca d'Arcos_, ai quali dava il cenno Masaniello istesso, -si avvicendavano col suono dei tamburi, con i clangori delle trombe, -e collo sparo festivo dei moschetti, che secondo gli usi della milizia -salutavano il Vicerè nel suo passaggio. - -Giunti innanzi alla chiesa del Carmine, fosse arte dello astuto -spagnuolo, il quale intendeva con ogni modo a gratificarsi la plebe, -fosse caso o ordine di Masaniello stesso, la cavalcata volgendo a -dritta prese a girare intorno la piazza del Mercato. Così passava -per sotto la casa di Masaniello, ove alle finestre stava la moglie di -lui Bernardina Pisa, giovine, bella ed avvenente, la quale vestita di -damasco turchino guarnito di una sola guarnizione e con una collana -d'oro al collo[99], secondo l'antico costume del nostro popolo nelle -grandi occasioni di festa e di allegrezza, gettava con un bacile di -argento ai _lazzari_ ed ai monelli colà raccolti grano, confetti, e -danaro[100]. - -Il Duca d'Arcos, addatosi della persona di lei, o forse dimandatone -a chi n'era informato, nel passare la salutò, cavandosi il cappello, -come se fosse una delle più grandi dame della città[101]. Così egli, -come dice il buon prete Pollio, che non poteva con più enfatica parola -compendiare la grandezza e la singolarità del fatto, _volle vedere -Masaniello trionfante nella sua propria casa_, ed indi fra gli applausi -e le festive dimostrazioni del popolo, essendosi la città tutta per -l'avvicinarsi della sera straordinariamente illuminata, verso le ore -due della notte si ridusse al regio palazzo. - -Ma la povera casa venne tosto in uggia al Capitan generale del popolo. -Allorchè la gran mole dei pensieri, la lunga inedia, l'abuso del -vino e le veglie protratte, e forse, più che tutto ciò, il veleno -dell'adulazione, di cui era stato così largamente abbeverato dal -Vicerè, perturbarono il suo cervello, egli ordinò — e guai a chi non -avesse subito ubbidito — che fra lo spazio di 24 ore tutti quelli -che dimoravano allato o di contro la sua casa, avessero le proprie -abitazioni sgomberate[102]. Ivi egli disegnava ergere un maestoso -palazzo che fosse degna dimora di uno, il quale aveva tanta potenza -ed autorità sul popolo. La fine immatura di lui, chè non andò guari e -vituperosamente cadde ucciso, troncò a mezzo il superbo disegno. - -L'ultima volta che egli si mostrò alle finestre di quella casa fu nella -vigilia della sua morte. Era alta la notte; il silenzio e la quiete -succedevano ormai ai tumulti ed agli schiamazzi della giornata, ed i -lazzari sdraiati nel torno ai fuochi, che sparsi per la piazza o posti -nel capo d'alcuni vicoli della _Conceria_ e dell'_Orto del Conte_ -cominciavano ad impallidire e ad estinguersi, chiudevano gli occhi al -sonno. Poche scolte appoggiate al moschetto o alla picca guardavano -mezzo assonnate la brace, che di quando in quando, gettando una fiamma -più viva, illuminava fantasticamente i volti, e le bizzarre posture -di quei plebei. Era uno spettacolo degno del pennello di Gherardo -Hontorst o delle stile di Hoffman. Le guardie si vedevano più numerose -intorno la casa di Masaniello, ove vegliavano sei compagnie comandate -da Pione o Scipione Giannattasio del _Lavinaro_ e da altri capitani più -fedeli. Componevansi di giovanetti da 16 a 22 anni, antichi compagni -del pescivendolo, per lo più cenciaiuoli o _saponari_, che portavano -ordinariamente come special distintivo il graffio e la sporta. Lungo le -mura delle case qualche rara ombra cercava di strisciare inosservata. -Era Vanni o Giovanni Panarella della _Conceria_, o taluno di quelli -che col Vicerè avevano concertato la morte di Masaniello, e cercavano -l'opportunità di mandare ad effetto il loro disegno. - -Balzato improvvisamente dal letto così com'era, in camicia, Masaniello -si fece alla finestra, ributtando la povera madre e la moglie che -cercavano di ritrarnelo, e dato il suo solito grido di comando, così -cominciò a parlare[103]: “Popolo mio, (in questo modo egli soleva -apostrofare i suoi seguaci e la gente che intorno a lui radunavasi) -lascia che io ti dica due parole per mia soddisfazione. Tu ti -ricordi, popolo mio, in che stato eri ridotto per le tante gabelle ed -estorsioni, e per le tante tirannie, con le quali gl'infami traditori -e nemici della patria ti opprimevano. Ti ricordi che non potevi -saziarti di quelle frutta, di cui tanta copia ti dà questa terra -benedetta, perchè dovevi pagare quelli arrendatori e gabelloti che ti -dissanguavano. Ed ora la mercè di Dio e della SS. Vergine del Carmine -(ed in così dire si toccava l'_abitino_ che dal petto gli pendeva) tu -guazzi e vivi nell'abbondanza e nella grassa, senza gabella e senza -gabelloti. Ma per mezzo di chi, popolo mio, hai tu ottenuto tutto ciò? -Chi ti ha levato da tante oppressioni e tirannie se non io che non ho -risparmiato travaglio e pericolo alcuno per liberarti? E pure qual -mercede ne ricevo da te, popolo ingrato! Dopo tutti questi servigii -che io così fedelmente ti ho prestati, dopo tanti benefizii che ti ho -fatti, ecco in che modo ne son riconosciuto da te. Oggi coll'abbandono -e col disprezzo, dimani colla morte, perchè io so che sarò ucciso fra -poco. Popolo mio, io son morto, ho visto che fino la montagna di Somma -(il Vesuvio) mi è contraria, ed ha vomitato sopra di me un diluvio di -fuoco. Ecco, vedete, io non ho più carne (e mostrava il petto ignudo) e -questa pelle è solamente informata dalle ossa. Credetemi, io so chi è -stato che mi ha ridotto in questa misera condizione, chi congiura per -finirmi, e potrei anco annichilarlo. Pure io lo perdono, e voglio che -questo Cristo anco lo perdoni„. Così dicendo, levò il crocifisso che -avea tra le mani per benedire il popolo e soggiungeva: “Ecco che io ti -voglio fare cinque benedizioni per le cinque piaghe di questo Cristo, -anzi sette per le sette allegrezze, nò, voglio essere più liberale, -sieno nove per li nove misteri„. E così fece, ed indi lasciando il -Crocifisso, volle che portassero alla finestra tra due torce accese -le teste del Duca di Maddaloni e del padre di lui che erano staccate -dai loro ritratti, opere del cav. Massimo Stanzioni o di altro famoso -pennello, e gridò: “Orsù, popolo mio, ecco i traditori della patria; -io so che domani debbo essere ucciso, ma non me ne curo; voi però -dovete trascinare quest'infame di Maddaloni, e tutt'i suoi compagni per -Napoli, e poi, popolo mio, se vuoi star sicuro, e farti sentire da sua -Maestà, devi seguire il mio consiglio, e fare un porto di questa piazza -ed un ponte da Napoli a Spagna. In quanto a me io so e son certo di -essere ucciso domani„. Tutte queste parole avrebbero certo grandemente -commosso il popolo circostante, se vacillando di nuovo l'intelletto -non avesse dato un'altra volta segni evidenti di aberrazione e di -pazzia. Per mostrare col fatto lo stato, in cui per la inedia e per la -fatica erasi ridotto, egli si scoprì il petto e il ventre e le parti -anche che il pudore cela. L'atto strano eccitò il riso degli astanti, -e la perorazione del discorso fu accolta con beffe e fischi all'uso -napoletano. Il prestigio era perduto, o piuttosto si era ecclissato -con la ragione del misero pescivendolo. Allora i parenti potettero -ritrarlo dalla finestra stanco ed abbattuto com'era dalla commozione e -dal travaglio. - - * * * - -La piazza del Mercato, che Masaniello voleva fosse sgombrata delle -baracche di legno che la deturpavano, e che prendesse il nome di -_piazza del popolo_, dopo la sua morte non ebbe alcun notevole -mutamento sino al 1781. Allora per un incendio appiccatosi a quelle -dopo i fuochi artificiali, che solevano farsi nella sera della -festività della B. Vergine del Carmine, il suo aspetto fu cangiato -nel modo come presentemente si vede. Poco dopo, nell'ultimo anno del -secolo, la sua storia, che comincia col supplizio d'un Principe, fu -chiusa con la memorabile e tirannica ecatombe di quei tanti illustri -personaggi, che allora sagrificarono ivi la loro vita all'amore e alla -libertà della patria. - - - - -PARTE SECONDA - -LA FAMIGLIA DI MASANIELLO - - -I. - -Correva l'anno di grazia 1620, anno notevole nella storia napoletana ai -tempi del viceregnato, sì per le novità allora tentate dalla _piazza_ -del _fedelissimo_ popolo di Napoli nell'amministrazione del Comune, -e sì per le turbolenze ed i rumori che ne seguirono; primi preludii -della più famosa rivoluzione del 1647. Occasione e favore a queste -manifestazioni ed ai tumulti davasi dallo stesso D. Pietro Giron duca -d'Ossuna, che in quel tempo era vicerè, luogotenente e capitan generale -del Regno per Filippo III, re di Spagna, Napoli e Sicilia. Egli da -circa quattro anni governava il reame con varia opinione del popoli -soggetti, allorché nel principio di questo anno 1620, contro ogni sua -aspettazione, era dalla Corte richiamato in Madrid, e gli era dato per -successore il cardinal Borgia, ambasciatore spagnuolo a Roma. Non è -a dire quanto rammarico e dispetto l'ambizioso Duca risentisse da un -tale ordine. Il governo di Napoli, secondo il detto d'un altro vicerè, -non era da desiderarsi, appunto per non soffrire il dispiacere di -doverlo un giorno lasciare[104]. All'Ossuna dunque, come a moltissimi -altri vicerè che lo precedettero e lo seguirono in questo disgraziato -paese[105], riusciva più che mai importuna la nomina del successore, -epperò cercava ogni mezzo onde attraversare la venuta del medesimo e -prolungare così per sè il governo di Napoli; se pure, come fu fama, non -mirasse ancora ad usurpare dignità più alta ed indipendente. - -Dovevasi in quel tempo per l'assenza dell'eletto Carlo Grimaldi, andato -a Madrid[106] come ambasciatore della sua _piazza_, e per la morte di -Ottavio Spina, che fino ai 21 marzo lo avea sostituito[107], nominare -un proeletto del popolo, che durante quell'assenza amministrasse. -Or tra i sei nomi presentati, com'era costume, al vicerè per la -nomina, eravi quello del dottor Giulio Genoino, nato di onorata -famiglia napoletana ed uomo di acutissimo ingegno e di sufficiente -dottrina[108], ma di animo torbido ed avversissimo alla nobiltà. Costui -dunque parve al Duca, e lo era infatti, uno strumento atto a menare ad -effetto i suoi ambiziosi disegni, epperò fu in preferenza scelto tra -gli altri a quell'importante ufficio[109]. - -Il governo municipale della città di Napoli risedeva in quel tempo -nelle cinque _piazze_ nobili, che dicevansi di Capuana, di Nido, di -Montagna, di Porto, e di Portanova, ed in quella del Popolo. Tutte -queste _piazze_, che chiamavansi anche _seggi_, non erano mai riunite -in una generale assemblea, ma ciascuna deliberava separatamente, in -guisa che il voto di quattro di esse, che fossero d'accordo sopra un -dato negozio, costituiva la maggioranza nelle decisioni di qualunque -bisogna del Comune. Ogni _piazza_ nobile per l'ordine interno e per -la propria amministrazione avea un governo di sei gentiluomini o -_cavalieri_, come generalmente chiamavansi, meno quella di Nido che -ne aveva cinque, d'onde si dissero i _Cinque_ e _Sei_. Sei eletti -nobili nominati da questi gentiluomini, uno per _seggio_, eccetto per -Montagna, ove, perchè rappresentava anche l'abolito seggio di Forcella, -se ne creavano due con un sol voto e l'eletto del popolo, avevano -il potere, che potremmo dire esecutivo, nel governo della città, e -formavano il _Tribunale di S. Lorenzo_, preseduto da un magistrato -eletto dal vicerè, che chiamavasi _Prefetto dell'Annona_ o _Grassiere_. - -Sembra che in origine il popolo avesse nel Comune ingerenza maggiore. -Ed infatti da alcuni documenti rileviamo che sotto gli Angioini -esso contribuiva per la terza parte nell'amministrazione municipale, -rappresentando le altre due terze parti i sedili di Capuana e di Nido -da un lato, e quei di Montagna, Porto e Portanova dall'altro. Ma a -poco a poco, nè, per mancanza di documenti può dirsi il come ed il -quando, questo ordine di cose cangiò. Ai tempi di cui discorriamo, -il Comune erasi costituito nel modo come sopra dicemmo, e la piazza -popolare, che aveva anche perdute molte delle sue prerogative, stava -in faccia alle nobili come uno a cinque. Così, per discorrere della -maggiore e principal libertà, l'Eletto del popolo, che prima nominavasi -a suffragio universale di tutti i popolani, dopo i tempi di d. Pietro -di Toledo sceglievasi dal vicerè tra sei nomi presentati dalla medesima -_piazza_ e imbussolati tra 58 deputati eletti dal popolo, due per -ciascuna delle ventinove _ottine_, in cui dividevasi allora la Città. -Così pure i capitani delle ventinove _ottine_ sceglievansi dal vicerè -fra sei persone nominate da quelle; come tra i 58 deputati sceglievansi -20 a maggioranza di voti, e tra questi si tiravano a sorte 10, che -assistevano l'Eletto nel suo uffizio col titolo di _Consultori_. - -La perdita di queste libertà e prerogative municipali era l'oggetto di -spessi reclami da parte del popolo,[110] ed era lamentata moltissimo -dagli scrittori popolari di quell'epoca, come dal Summonte, dal -Capaccio e dal Tutini[111]. E comunque i reclami per la sempre -invaditrice prepotenza della nobiltà, non partorissero alcun effetto -nella corte di Spagna e presso i vicerè, nè si curassero punto i -lamenti di coloro, che cercavano di conservare le patrie memorie, pure -e gli uni e gli altri facevano diffondere negli animi di quella classe, -per altro assai ristretta del paese, che ora si direbbe _borghesia_, -ed anche, sebbene più scarsamente, tra i popolani e la plebe, odii e -desiderii, i quali maturavano i semi di una futura rivoluzione. - -Erano in questo stato le cose, allorchè Genoino venne creato Eletto -_pro interim_ del popolo. Egli, preso che ebbe il possesso della -carica ai 9 aprile 1620[112], comunque non ne fosse ancora il tempo, -fece prima di tutto mutare nel reggimento popolare i consultori ed -i capitani delle ottine. A questi uffici fece pure presciegliere -dal vicerè persone da lui dipendenti e che erano tra i più famosi -_compagnoni_[113], che allora fussero in Napoli, specie di vagabondi -e faziosi legati in compagnia a comune difesa e vantaggio. Tra gli -altri fu allora nominato[114] capitano del Mercato Francesco Antonio -Arpaia, uomo di legge e valente schermitore[115], che dopo ventisette -anni si vide novellamente ricomparire col Genoino, e dirigere per alcun -tempo la rivoluzione che ebbe il nome da Masaniello. Con questi mezzi -il Genoino pensava di favorire i disegni dell'Ossuna, e nello stesso -tempo ottenere, se fosse stato possibile, il soddisfacimento delle -aspirazioni del popolo. Egli contava specialmente sul favore che il -Duca si aveva procacciato fra la gente minuta e nei quartieri popolari -del Pendino e del Mercato, talvolta con qualche pronta giustizia[116], -e cosa non comune in quel tempo, spesso colle feste e coi bagordi, e -più di tutto coll'abolizione della gabella sui frutti imposta nel 1605 -sotto il governo del Conte di Benavente, ed affittata allora per 84,000 -ducati[117] l'anno. Un giorno che il vicerè passeggiava secondo il suo -solito per la città, ed accompagnato e seguìto dalla plebe, alla quale -gittava di quando in quando monete di argento, girava per la piazza -del Mercato, passando per la baracca, ove risiedevano gli esattori di -questa gabella, si accostò alla medesima, e smontato dalla carrozza, -cacciò la spada che avea al fianco, e con quella tagliò le corde della -bilancia con cui si pesavano le frutta. L'atto subitaneo e liberale, -che fu poi seguìto da un bando regolare, destò il più indicibile -entusiasmo nella povera gente ivi affollata, che più delle altre -malamente soffriva questa gravezza. Tutti proruppero in istraordinarie -grida di applauso e di gioia. I fruttaiuoli specialmente, che ivi -più che in altra piazza della città erano numerosi, ne dimostrarono -allegrezze grandissime, facendo per tre sere fuochi e luminarie, e -portandosi nel terzo giorno in ischiera a Palazzo, per rendere al -vicerè le grazie più solenni[118]. - -Or il Genoino, pensando che la plebe memore di questo beneficio avesse -energicamente appoggiato le sue dimostrazioni in favore del Duca, nè -dubitando della gente civile, alla quale credeva servire colle riforme -municipali, la mattina del lunedì 18 maggio radunò i consultori della -_piazza_ popolare ed i capitani delle ottine nella sua casa vicino S. -Giorgio Maggiore a Forcella, ed ai medesimi espose con calde parole -il poco o nessun riguardo che i nobili avevano del popolo e del suo -magistrato[119]. Indi seguìto da tre capitani di strada, e da molta -turba armata, si presentò improvvisamente nel luogo della residenza -municipale in S. Lorenzo, ove, come egli aveva preinteso, eransi -riuniti i sei eletti nobili ed alcuni deputati delle _piazze_. - -Oggetto di questa riunione era la notificazione da farsi alle _piazze_ -per la nomina degli ambasciatori e del sindaco[120]. I primi, secondo -il costume, dovevano andare a far riverenza, l'altro indi ricevere il -giuramento, e dare il possesso del governo al Cardinal Borgia nuovo -vicerè, che in quella stessa mattina era giunto nascostamente in -Procida. Il Genoino, lagnandosi di non essere stato avvisato di una tal -riunione, dimandò arrogantemente agli eletti nobili: se sapevano quanto -era potente il popolo di Napoli, e, sapendolo, perchè avevano attrevito -(ardito) di unirsi e deliberare l'ambasciata al Cardinale senza il suo -intervento[121]. - -Forse era questa la prima volta, che nel reggimento municipale della -nostra Città si parlasse così arditamente dei diritti e del potere del -popolo; magica parola, che e stata sempre la bandiera, per la quale i -generosi sagrificano sè stessi al bene pubblico, ed i furbi cuoprono -le ambiziose mire del proprio utile e dei privati interessi. Alle -arroganti minacce i nobili risposero modestamente. Dissero aver essi -invitato regolarmente il pro-eletto alla riunione, esser colpa del -_portiere_ se l'invito non era giunto a tempo; in ogni modo quell'atto -non esser punto pregiudizievole alla _piazza_ del popolo. Il Genoino -però non mostrandosi soddisfatto di queste spiegazioni, e protestando -essere necessaria una divisione fra le due classi, fece leggere al -notajo Francesco Romano, secretario della _piazza_ del popolo, una -protesta sul proposito; e, scritto di propria mano il suo voto difforme -nel registro del Comune[122], volle che la riunione fosse sciolta. - -I nobili d'altra parte, i quali vedevano i tempi correre loro -sfavorevoli, e sapevano che non avrebbero potuto trovare alcun appoggio -nel vicerè, per consiglio di Pietro Macedonio eletto di Porto, che -disse: _Lasciateli protestare, perchè protestare e mendicare idem est_, -non fecero alcuna opposizione[123]. Deliberarono quindi ritirarsi, e -rapportando il tutto ai reggenti del Collaterale ed al Cardinal Borgia -per mezzo degli ambasciatori nominati dalle _piazze_ a complimentarlo, -spedirono Giovan Francesco Spinello a Madrid[124] affine di esporre -al Re le loro lagnanze e ventitre capi di accusa contro il Duca -d'Ossuna[125]. Frattanto si appartarono dalle cure del pubblico -governo, e coi più compromessi della loro classe restarono chiusi nelle -proprie case o nascosti nelle chiese e nei monasteri della città. Così -il governo municipale di Napoli era lasciato a disposizione del solo -Genoino, che provvedeva le cose e l'annona a suo modo e talento[126]. -Nè con la venuta di Carlo Grimaldi[127] che era, come già dissi, -l'Eletto titolare, da Spagna, le cose mutarono; perciocchè, obbligato -costui dal Duca a dimettersi, lo stesso Genoino, sebbene non ne fosse -ancora il tempo, fu creato Eletto dal vicerè, ed ai 29 maggio dopo -aver cavalcato per la Città, preceduto e seguito dai _portieri_, e con -la toga di giudice criminale, che pochi dì innanzi gli era stata pure -accordata, portossi in S. Lorenzo, ove non essendo presente che un sol -eletto nobile, prese possesso dell'ufficio ricevuto[128]. - -Bentosto un manifesto del _fedelissimo_ popolo di Napoli scritto dal -nuovo Eletto, e stipulato ai 30 del mese da notar Francesco Romano, -dichiarò le intenzioni del Genoino. Con esso s'invitavano le _piazze_ -nobili ad intervenire fra otto giorni nella chiesa di Santa Chiara, -ove si dovessero trattare tra quelle ed il popolo le riforme del -reggimento municipale da lui proposte. Si dichiarava inoltre che -mancando le dette _piazze_ o persone da esse deputande all'intimato -parlamento, s'intendeva proclamata la separazione tra la nobiltà ed il -popolo, e lodandosi l'ottimo governo del Duca, si protestava contro -la partenza del medesimo e si riteneva necessaria la sua presenza in -Napoli pel servizio della Corona, finchè queste differenze non fossero -concordate, e finchè non fosse fatta giustizia alle pretensioni della -_piazza_ popolare[129]. Intanto preventivamente ad istanza del medesimo -Genoino, si chiamavano dal Duca in palazzo le stesse _piazze_ nobili -ed il Collaterale, perchè avessero conoscenza dei capi delle proposte -riforme[130], e con quelle anche i capitani ed i consultori popolari, -tanto della vecchia quanto della nuova sessione, perchè li firmassero. - -All'ora stabilita nè la nobiltà nè il Collaterale comparvero. Gli -stessi capitani delle _ottine_ popolari non tutti assentirono, ed -alcuni anzi ricusarono apertamente di firmare. Altri, tra i quali fu -Marco Antonio Ardizzone, credenziere e conservatore dei grani della -città, sotto il pretesto di non voler mostrare di cedere alle pressioni -del vicerè (era presente il Duca d'Ossuna) proposero che l'assemblea -si portasse in qualche luogo pubblico ed indipendente, come in una -chiesa, ed ivi evesse più liberamente deliberato. E così fu fatto. Si -andò nella chiesa di S. Luigi di Palazzo ivi vicina, ora S. Francesco -di Paola; ove credendo il Genoino che si firmassero i capi proposti, -nessuno volle farlo, ed ognuno andò via alla sua propria casa[131]. - -In questo frattempo la città per gl'insoliti avvenimenti, era piena di -agitazione e di tumulto. Il grido sedizioso di _serra serra_, che in -Napoli per lunga pezza fu il grido precursore della rivoluzione[132], -spesso risonava per le vie più popolose. Allora le case e le botteghe -si chiudevano, le officine intermettevano i loro lavori, il chiasso -dei venditori ambulanti in un attimo spariva, ed un silenzio di -tomba, che incuteva terrore negli animi, succedeva dappertutto. Erano -queste dimostrazioni provocate, come credevasi, dallo stesso Genoino, -affinchè, insorgendo il popolo, egli avesse potuto ottenere il suo -scopo. Ma il momento non era ancora maturo. Pochi erano quelli che -comprendevano la ragione e la utilità di quelle riforme che lo stesso -reggente Costanzo, patrizio insieme e magistrato, trovava giuste -ma inopportune[133]; pochissimi quelli che avevano la forza o la -volontà di adoperarsi ad ottenerle. Nè il disquilibrio ed il danno -negl'interessi materiali erano giunti a tale che potessero spingere -la plebe a qualunque più ardita e pericolosa novità. Epperò nessuno -allora si mosse, ed appena nel mattino del 4 giugno le salve di -uso annunziarono che il cardinal Borgia aveva preso possesso della -carica di vicerè, e si seppe che era stato nella notte segretamente -introdotto nel Castel Nuovo, ed aveva ricevuto obbedienza dalle -autorità civili e militari, che tosto la scena cangiò interamente. Il -Genoino ed i suoi partigiani fuggirono o si nascosero, il Duca ai 14 -giugno partì per le Spagne; non parlandosi più delle pretensioni del -popolo, gli ordinamenti municipali seguitarono a reggersi nel modo che -prima costumavasi, e tra gli spari degli archibugi ed il suono delle -campane che dimostravano la gioia della maggior parte dei cittadini, -i fanciulli andavano per le vie di Napoli in ischiere ed a coro, -cantando: - - _Statte alliero citatino_ - _Ca è trasuto 'o cardinale_ - _Nce ha sarvate d'ogne male_ - _E cacciato Genovino[134]._ - -Or nel 29 giugno di questo stesso anno 1620, in cui accadde l'accennato -movimento, che potrebbe acconciamente tenersi come il prologo del -dramma svolto poscia nel 1647, alcuni popolani, uomini e donne, erano -convenuti in una casa al primo piano al vico Rotto nella piazza -del Mercato per festeggiare un lieto avvenimento. Si procedeva al -battesimo di un fanciullo nato nel mattino, e che era il primogenito -della famiglia che ivi abitava. Tutti portavano i loro abiti di gala. -Gli uomini, alcuni, i più ricchi e _smargiassi_, coll'_albernuzzo_ -(specie di cappa) di teletta, col sajo di rascia a finte e liste -di _tarantola_ gialla, col giubbone di tela della Cava squartato -e foderato di taffettà rancio, con _cosciali_ e calze di stamma e -stracci di seta legate con _cioffe_ e _sciscioli_, e col collaro di -tela fina, e cappello ornato di pennacchio e _passacavallo_[135]; -altri — i più modesti — con casacche a campane con bottoni grandi -di camoscio, calzoni (_cauze a brache_) di tarantola bianca, e calze -alla martingala di negro[136]; altri finalmente, marinari o pescatori, -in più semplici arnesi, con calzoni di dobletto o di tela bianca, e -camiciuola di lana, e col tipico berretto rosso in testa. Nè mancava -chi portasse le maniche a la spagnola larghe ed increspate, come era -la moda in quel tempo, e chi, come i vecchi più tenaci delle antiche -usanze, i calzoni colla _giarnera_ (scarsella) ed i berretti piatti -a _tagliero_[137]. Le donne vestivano con corpetto di scerghiglia, -da cui compariva la camicia di tela di Bretagna, con gonnella di -saia frappata, e con grembiule di filondente ornato di _pizzilli_ -a frangette, e di _truglio_ (ciondolo tondo) di vetro[138] o con -sottana di _dobretto_ corta e tonda. Portavano, se giovani, le scarpe -di sommacco piccato, o di cordovana, se attempate, _chianielle_, -_pantofanetti_, o zoccoli[139]. V'era qualcuna del _Molo piccolo_ col -vestito e col manto proprio di quella contrada, di cui qualche raro -esempio ora può trovarsi nelle donne di Procida[140]. Nelle fanciulle -potevano notarsi le acconciature del capo o alla scozzese, coi capelli -cioè a _canestrette_ intrecciati da nastri o fettucce (_zagarelle_) -incarnatine o verdi, tra cui taluna aveva posto una ciocca di -ruta[141], o alla spagnola col _tuppo_, che con voce propria[142] di -quella nazione dicevasi _muño_ (_chignon_). Le maritate usavano il -_toccato_, che era proprio del Mercato e Lavinaro[143] le foresi la -_magnosa_. - -La stanza, in cui quella gente era radunata, aveva un'assai modesta ma -non povera apparenza. Una cassapanca a borchie di ottone, un canterale, -una tavola di noce, ed in fondo un letto alto, senza trabacca, ma con -biancheria di tela fina di bucato, e con coltre di seta, ove stava -la puerpera, erano i principali mobili che l'ornavano. Allorchè fu -chiaro che nessuno dei parenti e degli amici convitati mancava a -quella domestica festa, la destra comare, che, senza intermettere la -sua ordinaria loquacità, aveva finito di avvolgere tra le fasce il -neonato, gli appendeva alle spalle alcuni amuleti, come denti di lupo, -coralli, porcellini, e mezze lune di osso[144]; ed indi lo prendeva -tra le braccia e portatolo in mezzo alla stanza, lo metteva in terra -sul tappeto, che a tal oggetto da un ragazzo era stato in quel momento -colà disteso. Poscia, volgendosi al padre del bambino, gli diceva: _Ora -su, compare, àuzate 'o paciunciello tuio, e benedicetillo e basatillo -mmocca._ (Orsù via, compare, alza da terra questo tuo bambino, e -benedicilo e bacialo in bocca). Così faceva tutto allegro colui, ed -indi lo dava tra le braccia del parente che era gli vicino, il quale -baciatolo anche a sua volta, lo passava a un altro, e questi ad un -terzo, in guisa che il neonato non era riposto sul letto della puerpera -se prima non avesse fatto il giro di tutti gli astanti. E nel compire -questa cerimonia, ciascuno aggiungeva il solito augurio, che in tale -occasione costumavasi, cioè: _Comme l'avimmo visto nato, vedimmolo -nzurato_[145]. - -Fatto ciò, la comare prese in braccio il bambino, e seguìta da alcuni -dei parenti e da colui che dovea levarlo dal sacro fonte, non senza -l'accompagnamento di moltissimi ragazzi e monelli che l'aspettavano in -sulla strada, si collocò nella rituale _seggetta_ o bussola, e s'avviò -alla chiesa parrocchiale per compire il rito religioso. - -La chiesa di S.ª Caterina in _foro-magno_ era la parrocchia, da cui -dipendeva la casa abitata dalla famiglia del neonato. Questa chiesa -era stata fondata dalla Confraternita dei _coriari_ o _pellettieri_ -(conciatori di pelle), e propriamente da quelli che dicevansi -_dell'arte grossa_. In prima era una _grancia_ di S. Arcangelo degli -_armieri_, istituita dopo l'ampliazione della città nel 1536[146]. -Poscia nel 1599 dall'arcivescovo Alfonso Gesualdo fu dichiarata -parrocchia. Oltre alla congregazione suddetta radunavasi pure ivi -la Confraternita del Santissimo Sacramento istituita nel 1568, la -Confraternita di S. Maria di Costantinopoli fondata nel 1535, e la -Compagnia dei pescatori _da bolentino cannuccie e filaccione_, della -quale si conoscono le capitolazioni del 1585. - -La chiesa, come ancora vedesi, era posta tra il convento del Carmine -e le mura della città, verso il lido, ove a quei tempi era la porta -del torrione della marina. La piazza, che vi era innanzi, dicevasi -allora di _S. Caterina_, ed anche de li _scamusciatari_[147]. Fino a -pochi anni fa esisteva la porta antica di essa, di piperno ed a sesto -acuto, che nel 1850, rifacendosi, con cattivo consiglio fu ammodernata. -Nei tempi, di cui discorriamo, l'edificio, di una forma alquanto -più regolare di quella che è al presente, aveva due piccole navate -laterali, di cui una a destra di chi entra esiste tuttora, e l'altra -già fu adattata ad uso di sacristia. Aveva pure cinque altari, oltre il -maggiore, con cone o di alto rilievo in legno indorato, o di tavole e -dipinture dell'antica scuola napolitana, che tutte, meno l'affresco che -vedesi ancora sulla cappella dal lato dell'epistola, furono sostituite -da quadri moderni di mediocre pennello. Innanzi al presbitero, -come era costume in quei tempi, una trave posta in alto a traverso -sosteneva un crocefisso in legno. A sinistra di chi entra eravi il -fonte battesimale, ed a destra quel braccio in fondo della chiesa, -che si prolunga verso la marina e forma un lato ineguale ed abnorme -dell'edificio, era una cappella che serviva allora per sacristia[148]. - -Era allora parroco di S. Caterina l'abbate D. Giovan Matteo Peta. -Costui, adempito il rito prescritto dalla nostra religione, ed -accomiatato il popolano che aveva tenuto il bambino al sacro fonte e -la comare, entrò nella sagrestia, ove, toltisi i sacri paramenti, e -preso da uno scaffale un grosso libro, su cui leggevasi: _Libro XII dei -battezzati_, al foglio 44 verso, scrisse: _A 29 Giugno 1620. Thomaso -Aniello figlio di Cicco d'Amalfi et Antonia Gargano è stato battezzato -da me D. Giovanni Matteo Peta, et levato dal sacro fonte da Agostino -Monaco et Giovanna de Lieto al vico Rotto_[149]. - -Francesco d'Amalfi, che nel dialetto napolitano dicesi anche Cicco, -e che per burla comunemente era chiamato _Ceccone_, poco prima, come -ci attestano i documenti della stessa parrocchia, si era congiunto -in matrimonio coll'Antonia Gargano. Ai 18 febbraio dello stesso anno -essi erano stati solennemente _ingaudiati_, ed il medesimo abbate D. -Giovan Matteo Peta aveva col sacro rito legittimato e benedetto il -loro amore, del quale l'Antonia portava già un pegno nel proprio seno -in Masaniello. La cerimonia, per questa circostanza, fu celebrata -in casa della sposa al Carmine, previa l'autorizzazione della curia -arcivescovile di Napoli[150]. - -Ventun anno di poi nella stessa parrocchia compivasi un altro atto -solenne della vita privata di Masaniello. Bernardina Pisa, vaga ed -onesta fanciulla a sedici anni[151] aveva ferito il cuore del giovine -pescatore. Egli la cercò in moglie, e la dimanda fu accettata e -gradita. - -Un giorno verso la fine del 1640 il giovine vestito dei suoi più -belli abiti da marinaro fece la prima visita ufficiale, la _sagliuta_, -come propriamente dicevasi dal nostro volgo, in casa della sposa, e -portò alla medesima il dono di uso, conveniente alla scarsezza dei -tempi ed alla propria condizione. Consisteva questo in due pendenti, -una _cannacca_ (collana), una grandiglia (specie di gorgiera all'uso -spagnuolo), ed un ventaglio, alcune calze, delle legacce, e degli -spilli, ed altre cose di tal genere[152]. Una stretta di mano ed un -bacio alla sposa compirono il rito, e solennemente suggellarono la -reciproca promessa di matrimonio[153]. - -Da quel dì alle finestre della casa di Bernardina, che era posta -dirimpetto alla Chiesa del Carmine, e da quelle dei suoi parenti, -come alle finestre della casa sulla piazza del Mercato accanto al -vico _Rotto_, ove dimorava Masaniello, ed a quelle dei parenti di -lui per alcuni giorni si videro pendere coverte di seta e tappeti. -Così, secondo il costume, davasi conoscenza al pubblico del parentado -contratto dalle due famiglie[154]. - -Il matrimonio in seguito fu solennemente celebrato nella chiesa di -Santa Caterina, ove i due sposi tenendosi per mano, e seguiti dai -proprii parenti[155], si recarono ai 20 Aprile dell'anno seguente -e non mancò di alcuna di quelle cose che solevano allora costumarsi -in simili circostanze[156]. Tutti i parenti e gli amici più stretti -furono invitati e convennero alla festa. Tra i primi erano Antonia -Gargano e Andreana de Satis, madre di Bernardina; poichè Cicco d'Amalfi -e Pietro Pisa, genitori degli sposi, erano già morti. Vi era pure -Grazia d'Amalfi sorella dello sposo e Cesare di Roma di Gragnano, che -l'aveva recentemente impalmata[157]; Giovanni altro figlio di Cicco -d'Amalfi, che allora aveva 17 anni[158], e che poscia nel 1647 ebbe -parte al potere e alla fortuna del fratello; Girolamo Donnarumma altro -cognato di Masaniello salsumaio e bottegaio di frutta al Pendino, -che dopo la morte di lui nel settembre 1647 fu nominato capitano del -popolo per qualche tempo[159]; Domenico de Satis e Giovan Battista -Pisa zii della sposa ed altri molti. I due banchetti di rito, uno -nella mattina in casa di Bernardina e l'altro nella sera in casa dello -sposo, furono abbondanti e pieni dell'allegria franca e spensierata dei -napoletani[160]. Nè vi mancò mastro Ruggiero col suo liuto, che canto -le _villanelle_, e le canzoni più in voga in quel tempo[161]. La festa -fu chiusa con balli e _cascarde_, e colla _spallata_ che chiamavasi -_madamma la zita_[162], danza propria dell'occasione. - -Intanto lo stato del Regno procedeva ogni dì al peggio ed i popoli -erano stremati dalle disgrazie naturali, dalle carestie, dalle -scorrerie dei turchi, dal timore delle flotte francesi, e più che tutto -ciò dall'insaziabile ingordigia del dominatori spagnuoli. Il Duca di -Medina, D. Ramiro Filippo de Gusman, che allora governava il regno per -Filippo IV, e che nella nostra città ha lasciato memoria di sè in una -porta, fatta a spese di privati cittadini, ed in una fontana opera dei -suoi antecessori, per sopperire alle incessanti richieste di denaro -e di gente, che gli venivan fatte dalla Corte di Spagna, aggiungeva -dazii a dazii, gabelle a gabelle, ed aumentava le già esistenti senza -misura o criterio. Le antiche gravezze sulla seta, sul sale, sull'olio, -sull'orzo sulla carne, sui salumi e sul grano si aumentavano ad una -proporzione maggiore, e nuovi dazii s'imponevano sulla calce, sulle -carte da gioco, su l'oro e l'argento filato, e sopra tutti i contratti -di prestiti che facevansi nella città e nel regno. Si tentò pure la -carta bollata, una tassa sulle pigioni, ed il testatico, imposte che -per essere insolite, e più che le altre gravose, dovettero lasciarsi, -e compensarle invece coll'aumento di altre gravezze già esistenti e -specialmente accrescendo quella della farina[163]. Così il Medina nel -suo governo di poco più di sei anni potette ricavare dalla città e dal -regno, oltre le entrate ordinarie, meglio che 30 milioni[164] di ducati -(127,500,000). Non mancavano, è vero, in questo frattempo nella nostra -città anzi erano frequenti, le feste e gli spettacoli, ove il lusso -della casa viceregnale, degli spagnuoli, e della nobiltà, che consumava -senza produrre, pareva che desse aspetto di ricchezza e di prosperità -al paese. Ma questa non era che un'apparente prosperità, e ben sel -sapeva il Duca di Medina che partendo da Napoli, ebbe a dire con cinica -improntitudine: lasciar egli il regno in tal termine che quattro buone -famiglie non avrebbero potuto fare un buon _pignato maritato_, cioè una -buona minestra[165]. - -Le gabelle sui generi annonarii e specialmente sulla farina e sul pane, -comechè gravi dovunque, erano nella nostra Città gravissime, e più che -per altri per la povera gente. Costumavasi allora di panizzare fra noi -due specie di pane, cioè il pane a _rotolo_ e la così detta _palata_; -il pane a _rotolo_ per chi poteva spendere, la _palata_ per la plebe -o per i poveri. Il costo del primo, che vendevasi a peso, variava -in proporzione del prezzo della farina, l'altra che si pagava sempre -quattro grana (17 centesimi), variava in tali circostanze soltanto di -peso e di qualità. Così quando il grano costava caro, il pane della -_palata_ era piccolo e cattivo, e talvolta, specialmente nei forni -e nelle botteghe non soggette alla giurisdizione municipale, anche -pregiudizievole alla pubblica salute. Gli scrittori ed i documenti -del tempo ci attestano ciò apertamente. Nello stesso anno 1641, come -afferma un agente del Duca di Toscana in Napoli, essendo stato scarso -il ricolto, l'eletto del popolo Giovan Battista Nauclerio “non solo -aveva dato facoltà ai panettieri di poter mancare due oncie per ogni -palata di pane, ma che potessero mettere in detto pane ogni altra -mestura, che a loro fosse piaciuta, cocendolo malamente, purchè -ritenesse il peso„ della qual cosa gli altri eletti si lagnarono col -vicerè[166]. Quindi, come afferma un contemporaneo[167], due carlini -(85 centesimi) di pane al giorno non bastavano in tali congiunture ad -un pover'uomo; pur fortunato, se le cose frammiste alla farina onde -farla pesante, non gli erano causa, come a 27 soldati di Castel S. -Elmo, nel 1629, d'infermità e di morte[168]. - -Queste pubbliche miserie, che facevano dura e difficile la vita alla -povera gente, non risparmiavano certamente la famiglia di Masaniello. -Essa campava stentatamente alla meglio, e spesso i sottili guadagni del -proprio mestiere non bastavano al pescivendolo. Spesso pure Masaniello -sciupava lo scarso lucro della giornata (bisogna pur dirlo) con i -_compagnoni_ del suo quartiere, o nelle taverne del Mercato e del -Pendino o al giuoco, sia nella _camorra_[169] innanzi Palazzo, sia -sotto le tende e le baracche del Largo del Castello. - -Allora il bisogno e la fame erano nella casa di Bernardina, e la povera -donna si avventurava a qualche piccolo contrabbando per procurarsi -un poco di pane a più buon mercato. Un giorno, avendosi comprato poca -quantità di farina in uno dei casali di Napoli, ove non essendoci le -gabelle della Città, si poteva trovare a prezzo più discreto, tentava -di portarla nascostamente a casa sua dentro una calzetta, sotto colore -che fosse un suo piccolo bambino avvolto tra le fasce, che pel freddo -cercava ricoprire con un panno. Lo stratagemma però non ingannava -gl'inumani e rigorosi gabellieri, che come dice uno scrittore di quel -tempo, cercavano addosso a tutti nei passi ordinarii e nelle strade -stesse di Napoli, non rispettando neanche le donne nelle parti del -corpo soggette alla vergogna[170]. La povera Bernardina, scoperto il -contrabbando, fu presa e condotta nelle carceri dell'_arrendamento_, -ove fu sostenuta per circa otto giorni. Il marito, saputolo, corse -al posto della gabella a Porta Nolana, indi dall'affittatore della -medesima Girolamo Letizia, onde ottenerne la libertà. Tutto fu inutile. -Le preghiere, i pianti, le sottomissioni non ottennero alcun effetto. -Bernardina non uscì di prigione se non quando fu pagata[171] la multa -(cento scudi, affermano alcuni scrittori), che il povero Masaniello -potette a stento raggruzzolare, vendendo tutte le masserizie di casa -e procurandosi qualche somma in prestito dai suoi parenti. Allorchè il -misero, consegnato il danaro al gabelliere e presa per mano la moglie, -per la via dell'_Arenaccia_ si avviò a casa sua, si volse prima un -momento verso l'officina della gabella, e pieno d'ira e di dispetto: -_Pe la Madonna del Carmine_, disse, _o ch'io non sia più Masaniello, o -che un giorno mi vendicherò alla per fine di questa canaglia_[172]. - - -II. - -E il giorno della vendetta arrivò, tristo, terribile, inaspettato. -Allorchè ai 7 Luglio 1647, nella piazza del Mercato, la plebe, -istigatore e duce Masaniello, al grido di: _Viva il Re e muoja il -mal governo_, fieramente insorse, dimandando l'abolizione della -gabella de' frutti e delle altre gravezze che l'opprimevano, uno de' -primi atti di autorità del nuovo Capopopolo fu l'incendio del posto -dell'arrendamento della farina a Porta Nolana, e della casa abitata da -Girolamo Letizia a Portanova[173]. Un drappello di circa 50 garzoni -e fanciulli, capitanati da Giovanni d'Amalfi a cavallo, eseguiva -fedelmente gli ordini di Masaniello. Scalzi, in sola camicia e mutande -di tela, e col berretto rosso in testa, essi, facendosi ministri di -una nuova giustizia, andavano processionalmente per le vie, preceduti -da uno stendardo (_pennone_), nel quale si vedevano dipinte le armi -reali di Spagna[174], e portavano chi torce di pece, chi graffii o -forcine, chi solfanelli, fascine impeciate ed altre cose bisognevoli -ad accendere, e chi finalmente picconi e sciamarri. Erano cenciaiuoli o -_bazzareoti_[175] gente della più vile e povera condizione, che viveva -stretta ed ammucchiata in alcuni di quei luridi covili del Mercato e -del Lavinaro, che si dicevano e si dicono tuttora _fondachi_, e che -la progredita civiltà ha ora diminuiti, o in buona parte migliorati, -ma non ancora interamente distrutti. Laceri e seminudi furon i primi, -che allora si chiamassero _lazzari_, e questo nome, che i superbi -dominatori spagnuoli diedero loro come una ingiuria, i plebei sollevati -della città e del regno, imitando i _Bruzii_ dell'antica Italia, ed -i _gueux_ delle Fiandre, lo adottarono volentieri, come un titolo -onorifico, e come un distintivo di animo libero ed indipendente[176]. - -Era Girolamo Letizia o di Letizia uno degli affittatori -dell'arrendamento della farina, che, uscito dalla plebe, coi guadagni -di quello si aveva procacciato non poche ricchezze. Uomo senza -misericordia, non perdonava in alcun modo, come dicono le memorie -contemporanee, a chi, entrando nella città con un poco di farina -o con due pagnotte di pane, non ne avesse pagato prima il dazio -corrispondente[177]. Oltre al fatto della moglie di Masaniello, -narravasi di lui, che una volta, per un contrabbando di pochissimo -momento, avesse fatto condannare alla frusta due povere contadine de' -casali di Napoli. Era quindi oltre ogni dire odiato dalla povera gente. - -Ora i lazzari, bruciato che ebbero l'ufficio della gabella a Porta -Nolana, secondo gli ordini ricevuti, si portarono al _Largo di -Portanova_, ove nel palazzo della famiglia Mormile de' Duchi di -Campochiaro, ora segnato col numero civico 11, abitava allora -il Letizia. Ivi giunti, occuparono tutti gli sbocchi delle vie -circostanti, e circondarono il palazzo, gridando sempre: _Viva il Re -e muoja il mal governo!_ Poscia, rotta ed aperta la porta con mazze -ferrate o colle fiamme, alcuni di loro salirono sulla casa del Letizia, -e, preso tutto ciò che vi era, dalle finestre lo gittavano nella -piazza; altri dal basso riunivano il tutto in catasta e vi ponevano il -fuoco. Magnifici arazzi, ricche cortine di seta e di oro, scrittorii di -ebano intarsiati di argento o di avorio, quadri di nobilissima pittura, -vasellame di argento ed ogni altra preziosa suppellettile era preda -dalle fiamme. Nè si risparmiavano le gioie o il denaro contante, non -le cose commestibili, non gli stessi animali, che in quella casa per -avventura si trovassero. Così il tutto riducevasi in cenere[178], senza -che alcuno di quei miserabili pensasse a sottrarre o a serbare per sè -un oggetto qualunque, fosse pure di nessun valore. E mentre il fuoco -distruggeva quelle robe, frutto de' guadagni procacciati colle odiose -gabelle, Giovanni d'Amalfi alla gente circostante gridava: _Vedi, -popolo mio, queste robe sono delli officiali, che se l'hanno fatto col -sangue di noi altri poveri; si buttano in questo fuoco e si bruciano, -per ordine di Masaniello, mio fratello_[179]. Il popolo in parte -compiaciuto, in parte atterrito, guardava meravigliato ed attonito -l'orrido spettacolo. - -Ma ormai la plebe sollevata aveva la coscienza delle proprie forze, -e, non contenta dell'abolizione delle gabelle e dell'amnistia pe' -fatti de' 7 ed 8 luglio, accordate facilmente dal vicerè, dimandava -istantemente altre più larghe concessioni, e la _isopolizia_ o la -eguaglianza de' diritti coi nobili del governo municipale della -città. _Vogliamo il privilegio di Carlo V_, aveva arditamente detto -Masaniello al Duca di Maddaloni ed agli altri nobili spediti al Mercato -dal vicerè; _vogliamo il privilegio di Carlo V_, ripetevano in coro i -_lazzari_, che, come gente bassa, al dire di un contemporaneo[180], -non sapevano parlare. Un vecchio, in abito da prete e con lunga -barba, era l'autore e l'anima di queste risoluzioni. Egli istruiva il -pescivendolo, già pubblicamente acclamato Capitan generale del popolo; -egli gl'insinuava le grazie ed i privilegi da dimandarsi al vicerè, -egli gli spiegava come l'aquila e le colonne di Ercole, che si vedevano -sulla porta della Vicaria (il palazzo di giustizia), fossero le insigne -del benefico imperatore, e che perciò dovessero essere rispettate. -Questo prete e questo consigliere era D. Giulio Genoino. - -La vita del vecchio agitatore, ne' 27 anni decorsi dal 1626 al 1647, -era passata tra le angustie e gli stenti del carcere, e tra le liti -e le molestie procacciategli dalla sua indole turbolenta, e dalle -persecuzioni de' nobili, suoi antichi nemici. Carcerato in Ispagna, -ove, dopo la caduta dell'Ossuna erasi condotto, e, con sentenza -de' 28 Settembre 1620, condannato in Napoli alla forgiudica[181], -egli nel 1621 aveva ottenuto da re Filippo IV, con dispaccio de' 18 -novembre, che il suo giudizio fosse in Napoli stesso riveduto[182]. Ed -infatti una Giunta speciale composta del licenziato Francesco Antonio -d'Alarcon, cavaliere dell'abito di S. Giacomo, commissario delegato -del re, e da quattro giudici scelti ne' tribunali del regno, intese -novellamente il Genoino trasportato prima a Baia e poscia a Capua[183]. -Ma il secondo giudizio non fu molto diverso dal primo, ed egli fu -condannato a carcere perpetuo in qualche castello appartenente alla -Corona di Spagna, che non fosse nel regno; e, per ordine del re, in -data de' 22 ottobre 1622, gli fu assegnata la fortezza del Pignone in -Africa. Così visse ivi più o meno strettamente per 12 anni, sinchè, -avendo mandato alla Corte il modello in legno della fortezza[184] ove -stava rinchiuso, ottenne dal re la grazia della libertà: mediante -il pagamento di 4000 ducati, e coll'obbligo di restare in qualche -luogo dell'Andalusia o di Castiglia o confine. La carta con cui gli -fu partecipata la grazia sovrana, è del 12 febbraio 1634[185]. Se non -che, dopo alcuni anni, il Genoino ritornò in Napoli, ove, rinfocolati -gli odii antichi, e suscitati nuovi sospetti, a' 2 Ottobre del 1639, -ad istanza degli Eletti della città, fu per estranee cagioni sostenuto -per qualche tempo nel Castel Nuovo[186]. Allora vedendo, come egli -stesso dice, “la sua persecuzione dello stato secolare, e che dove -meritava premio, gli si era data pena, risolse, nel residuo della sua -vecchiezza, servire Dio in istato di sacerdote, e con Breve apostolico, -prese gli ordini sacri, servando tutte le sacre costituzioni e le -prescrizioni del Concilio di Trento, per mano di D. Basilio Cacace, -arcivescovo di Efeso[187]„. - -In queste nuove condizioni di vita ritrovavasi, allorchè la imposizione -della gabella sui frutti, che egli più che altra riconosceva odiosa -al popolo, venne a rinnovellare le sue antiche speranze. Ne' primi -mesi del 1647 fu veduto spesse volte, verso l'imbrunire, stringersi -a secreto colloquio con Masaniello nella Chiesa del Carminello al -Mercato[188]. L'astuto vecchio aveva scorto l'influenza che il giovane -pescivendolo esercitava sulla plebe del Mercato e del Lavinaro, -l'avversione che nutriva contro i nobili ed i prepotenti, l'animo -pronto ed ardito, ed il buon senso, che nascondeva sotto le apparenze -della spensieratezza e della buffoneria. Lo indettava quindi, e lo -preparava a' futuri casi ed a' moti facilmente prevedibili. - -Nè le sue speranze fallirono. Ciò che egli aveva già inutilmente -tentato nel 1620, ora, scoppiata la sollevazione, assai più largamente -dal popolo ottenevasi. Le chieste immunità e prerogative, poichè -quel privilegio di Carlo V, che invocavasi, non era mai esistito, -_ad honore conservatione e gloria della Maestà Cattolica..... del -Re, dell'eminentissimo.... cardinal Filomarino.... arcivescovo.... -dell'eccellentissimo signor Duca d'Arcos, vicerè.... e del signor -Tommaso Aniello d'Amalfi, capo del... fedelissimo popolo_, erano ai -13 luglio, dallo stesso Vicerè, in nome di Sua Maestà Cattolica, ad -esso _fedelissimo_ popolo restituite, ampliate e confermate, ed anche -solennemente giurate. Gli eventi inoltre superavano la aspettazione del -Genoino, ed oltrepassavano i privilegi conceduti. Dai 7 luglio fino al -3 Giugno dell'anno seguente, il _Tribunale di S. Lorenzo_ non fu più -riunito. I nobili cessarono affatto dal governo della città, e l'Eletto -del Popolo restò solo a disporre di tutti gli affari municipali. -Francesco Antonio Arpaia, il compagno del Genoino ne' tumulti del 1620 -e nelle pene indi sofferte, chiamato da Teverola, ove era governatore -di quella terra, fu allora da Masaniello nominato ad un tale importante -ufficio[189]. - -In questo frattempo la famiglia del pescivendolo divise con lui il -rispetto ed i riguardi, che egli così inaspettatamente si ebbe. Tutti -coloro, che in qualunque modo gli appartenevano, in quei pochi giorni -di potere, si gloriavano e cercavano anche di profittare della loro, -fosse pur lontana, parentela. Nè mancò chi, tuttochè affatto estraneo, -si volle dare a proprio vantaggio per congiunto di lui. Così fece un -marinaio di Chiaja, che nella domenica 14 luglio spacciatosi per nipote -di Masaniello, andava per quella contrada facendo ricatti e minacciando -l'incendio e la morte a chi si negava alle dimande. Il capitan generale -appena n'ebbe notizia, ordinò che restituito a ciascuno il danaro con -quella invenzione sottratto, il marinaio venisse condotto al Mercato a -subire colla morte rigoroso castigo dei suoi ladronecci[190]. - -Ma tra tutti i parenti ed i cognati di Masaniello, coloro che -principalmente ebbero parte al potere ed agli onori, furono in -ispezialità il fratello e la moglie. Giovanni di Amalfi fu quasi -come un luogotenente di lui. Egli negli otto luglio metteva le nuove -_assise_ ai commestibili nelle botteghe e nei posti della città. Egli -nel giovedì, allorché dovettero fissarsi le capitolazioni col vicerè, -precedette ed annunziò l'arrivo del fratello a Palazzo. Egli nel sabato -13, vestito di lama d'argento turchino, lo accompagnò nella trionfante -gita al Duomo pel giuramento delle dette capitolazioni. Egli era col -fratello a spasso nella gondola del vicerè a Posillipo, ed al banchetto -in Poggioreale nella domenica e nel lunedì 14 e 15 luglio. Egli -finalmente nella sera dello stesso dì 15 luglio, vigilia della morte -di Masaniello, fu da costui spedito con una mano di circa 500 plebei ad -inseguire e catturare il Duca di Maddaloni nelle vicinanze di Benevento -ove credevasi essersi rifugiato[191]. - -Bernardina d'altra parte godette del pari; e forse anche più di -lui, della mutata fortuna del marito. Il vicerè, che conosceva la -influenza di lei sull'animo di costui, cercò con ogni mezzo blandirla -e rendersela benevola per suoi fini con ricchi regali, ed anche -invitandola a recarsi a Palazzo[192]. - -Nella domenica 14 luglio verso sera una carrozza di corte tirata da -sei cavalli[193] ed accompagnata da quattro alabardieri tedeschi, -si fermò innanzi alla povera casa posta a fianco al vico Rotto. Poco -stante la madre, la moglie e la sorella con due cognate ed un'altra -parente di Masaniello, tra l'ammirazione dei lazzari e l'invidia delle -comari del Mercato e del Lavinaio, si collocarono in quella. Le loro -vesti convenivano alla presente non alla passata fortuna. Bernardina -portava una roba all'_imperiale_, colle maniche gonfie (_a presutto_) -una gonnella ed una sopravvesta o giubbone di lama d'oro e di seta, -guarnita di fasce piccate e di trine e repunti pure di seta o di -oro[194], ed usava il guardinfante, la cui moda da poco tempo era stata -introdotta dalla viceregina duchessa di Monterey[195]. Aveva al collo -una ricca e pesante collana d'oro, regalo della duchessa d'Arcos. Le -altre donne pure si erano ornate di vesti ricche e sfarzose scelte -tra le robe, che già si erano saccheggiate al duca di Maddaloni, e -Grazia d'Amalfi aveva in braccio un fanciulletto di pochi mesi anche -riccamente addobbato. - -Allorchè la carrozza si avviò verso Palazzo, e mentre passava per -le vie della città popolate di gente curiosa di vedere lo strano -spettacolo, la famiglia di Masaniello riceveva dovunque i plausi ed -i saluti rispettosi della plebe che gridava: _Viva la Spagna, viva -il popolo, viva Masaniello!_ Alla porta del parco, che era dove ora, -nella strada di S. Carlo, si vede il cancello del giardino reale coi -cavalli di bronzo, le donne smontarono, e la Bernardina si pose nella -sedia della stessa viceregina, la cognata in quella di D.ª Catarina -d'Ayala, moglie del visitatore generale del regno D. Giovanni Chacon -y Pons de Leon, e le compagne in altre sedie di dame, che allora -trovavansi in corte. Così attraversarono il parco fino ai piedi della -scala del palazzo, ove furono ricevute dal capitano della guardia e -dal cavallerizzo maggiore del vicerè col capo scoverto, e servite dagli -alabardieri e dai paggi sino alla camera, dove si trovava la viceregina -con suo fratello, D. Vincenzo d'Aragona, con lo stesso visitator -generale, col cardinale Filomarino, e con alcune principalissime -signore del Regno. - -Le accoglienze furono non solo cortesi ma anche amorevoli. Due dame -di compagnia si fecero sulla porta della camera incontro alle sei -donnicciuole, e la viceregina alzatasi si accostò alla moglie di -Masaniello, dicendole in ispagnuolo: _Sea V. S. Illustrisima muy bien -venida._ (Vostra Signoria Illustrissima sia la molto benvenuta). Al -che la moglie di Masaniello, non sconcertata dal luogo insolito per -essa e dalla presenza di persone tanto superiori alla sua condizione, -abbracciandola, ed all'uso popolaresco, come da uguale ad uguale, -appiccandole due sonori baci sulle guance, rispose prestamente: -_E Vostra Eccellenza la molto ben ritrovata._ Poscia, finiti gli -abbracciamenti ed i baci, che furono nello stesso modo ripetuti colle -altre signore presenti, ed anche dalle compagne della _generalissima_, -e sedutesi la viceregina e la comitiva, Bernardina soggiunse: _Vostra -Eccellenza è la viceregina delle signore, ed io sono la viceregina -delle popolane._ - -In questo le visitatrici furono abbondantemente regalate di dolciumi -e di rinfreschi, ed il Chacon, volendo cattivarsi la benevolenza della -famiglia del Capitan Generale, prese tra le braccia quel bamboccio suo -nipote, al quale non disdegnava di fare singolarissime carezze, come se -fosse stato un figliuolo della stessa viceregina. Egli, che era stato -autore principale a mantenere la gabella sui frutti, corrotto, come fu -fama, dai regali che gli arrendatori di quella aveano perciò fatti alla -moglie di lui[196], aveva ragione di temere l'ira del popolo. Pochi -momenti innanzi Masaniello, il quale prima di portarsi a Posillipo -l'aveva incontrato nelle anticamere di palazzo reale, si era accostato -a lui, e presolo pel petto, con termini risoluti, gli avea detto: -_Signor visitatore, mi è stato riferito che voi siete un gran mariuolo, -e che in ispecie avete rubato ad uno che so io seimila ducati. Se io -non vi ho castigato ancora conforme meritate, abbiatene obbligo al -Signor Cardinale mio signore, ma per l'avvenire state bene in cervello, -perchè vi bisogna._ D. Giovanni Chacon se l'ebbe per detto, e quindi -cercava con questi bassi mezzi rendersi amico il Capitan generale del -popolo. - -D'altra parte la viceregina, presentando un ricco monile ed un gioiello -in diamante alla Bernardina, con bei modi si adoperava a persuaderla -perchè avesse indotto il marito a depositare il comando, or che le -capitolazioni erano state giurate, ed il popolo aveva ottenuto quanto -dimandava; e la sollecitava perchè quegli si rimanesse contento ormai -delle mercedi promessegli: _Senora comadre_, conchiudeva la viceregina, -_haga de manera, que su marido dexe el mando, porque se quieten las -cosas._ — _Oh questo poi no, signora commara_, rispondeva a tali -insinuazioni l'accorta donna. _Se mio marito abbandonasse il comando, -nè la sua nè la mia persona sarebbe più rispettata. Però sarà meglio -che ambedue stiano uniti, il Vicerè e Masaniello, cosicchè l'uno -governi gli spagnuoli e l'altro il popolo_[197]. - -L'ardita risposta non piacque per fermo alla viceregina, che -dissimulando non aggiunse altro, ma accomiatò gentilmente la Bernardina -e le sue compagne fino alla porta. Così allegra e contenta la comitiva -si partì, e colla stessa carrozza tornò a casa, seguìta dal dono -ricevuto, che era portato da un facchino in un canestro (_spasa_), -coverto da una tovaglia di taffettà turchino, ed accompagnato dagli -alabardieri e dai servitori, i quali quando furono nel Mercato, -suonarono di nuovo le trombe e le donne smontarono e si riceverono il -detto regalo[198]. - -Ma non passarono due soli giorni e la scena cangiò interamente. Nel -mattino di martedì mentre _maddamma_ Antonia[199], la vecchia madre -di Masaniello, Bernardina e Grazia incerte, ma pur presaghe del loro -danno, sole ed abbandonate da tutti in un angolo della loro casa -piangevano e si comunicavano a vicenda i propri timori, un mormorio -continuato e lontano pervenne al loro orecchio. Erano gridi di trionfo -o di morte? Masaniello aveva, come nel mercoledì precedente, trionfato -dei suoi nemici, o tutto era finito per esse, potere, agi ed onori? -L'incertezza non tardò guari a dileguarsi. Il rumore si faceva più -chiaro e distinto; era una turba di popolo che gridava: _Viva Dio e -il re di Spagna, Masaniello è morto, Masaniello è morto! sotto pena di -ribellione nessuno nomini più Masaniello!_ A quelle parole, la povera -Bernardina diè un alto grido e cadde tramortita al suolo. - -In questo momento quella ciurma di popolani era giunta nella piazza del -Mercato, e sparando alcune archibugiate in aria, ripeteva gli stessi -gridi ed applausi. Un suono di tromba fu ripetuto tre volte, e, fattosi -silenzio, un banditore ad alta voce lesse: - - - _Bando e comandamento per ordine di Sua Eccellenza._ - PHILIPPUS DEI GRATIA REX - - In esecutione dell'ordine oretenus dato a noi da S. E. - si fa il presente Bando, per il quale si ordina et comanda - a tutte et qualsivogliano persone di qualsivoglia grado, - stato et conditione si sia, che fra il termine di 24 hore - debbiano restituire et dar nota in poter nostro di tutte et - qualsivogliano robe, cioè oro, dinari, argento quadri et ogni - altro mobile di qualsivoglia sorte che sia, che si ritrovano in - potere di qualsivoglia persona, pigliate dal q. Tommaso Aniello - d'Amalfi o d'altri in suo nome da qualsivoglia persona e casa, - et anche in potere di chi fossero andate dette robe, sotto pena - di confiscazione de' loro beni, di morte naturale e diroccatione - delle loro case; acciò havuta detta notizia se ne faccia - avvisata S. E. per eseguire quanto comanderà. Ed acciò tutto - venga a notitia di ciascuno, e nessuno possa allegare causa - d'ignoranza, si ordina che si pubblichi il presente Banno, non - solo nel Mercato di Napoli, dove solea vivere detto q. Tommaso - Aniello, ma anche in ogni altro luogo dove sogliono pubblicarsi - detti Banni. — Napoli 16 luglio 1647. - - D. GIULIO GENOINO - -Letto il bando[200] e replicato tre volte il suono di tromba, il -banditore procedette altrove, ma quella ciurma di popolo si volse -verso la casa di Masaniello; altri, come dice un testimone di veduta, -per guardare quante robe in essa vi erano, altri per rubarle, giacchè -era _sedia vacante_, altri finalmente per impadronirsi della moglie -e della sorella e condurle prigioni innanzi al vicerè[201]. Capo di -questi ultimi era Carlo Catania di Bracigliano, fornaio al Carminello, -uno degli uccisori dello stesso Masaniello, compare ed amico di lui, e -che era stato dal capitan generale, nel tempo del suo potere, nominato -provveditore delle milizie popolari. Pure i beneficii non erano stati -da tanto a vincere l'astio invidioso di lui, e il dispetto per le -minacce fattegli da Masaniello, allorchè credendo di poter profittare -del suo posto e della sua influenza, non temette di fare nel suo forno -il pane cattivo e mancante. Forse anche la moglie di Masaniello entrava -per qualche cosa in quest'odio e dispetto del Catania. - -Egli dunque alla testa dei suoi seguaci, irruppe nella casa del -compare; andò difilato a Bernardina, la prese pel corsetto, e, -servendomi delle stesse parole del Pollio, “maltrattandola di poco -onore et boffettoni, et strascinata la condusse in istrada, con la -sua _guancia_ (mano) dentro il petto di quella meschina„, che col seno -scoperto e scarmigliata empiva l'aria di strida[202] e disperatamente -piangeva. Nello stesso modo Grazia di Amalfi maltrattata e vituperata, -era presa da altri compagni del Catania. Nè d'altra parte la grave età -era di schermo all'Antonia. Anch'essa insieme colla madre di Marco -Vitale, il segretario di Masaniello[203], veniva da quei popolani -imprigionata. Così le povere donne tra le beffe e gli scherni erano -condotte a Palazzo, facendo le stesse vie, che avevano fatte nella -domenica antecedente in un modo tanto diverso. Non vi furono vituperii -ed ingiurie, che quella gente villana ed inferocita non facesse a -quelle infelici. Non era persona, dice pure un grave scrittore di -quegli avvenimenti, che non si accostasse a darle un calcio o a -strapparle i capelli[204]. Alcuni plebei precedendo la ciurmaglia, -gridavano; _largo largo alla signora Duchessa delle sarde_; e qualcuno, -che non aveva mancato d'inchinarle e reverirle nei tempi della loro -fortuna, ora vilmente non risparmiava i motteggi e gli strapazzi[205]. - -Nè d'altra parte il vicerè e la viceregina più generosi si mostrarono -nel giorno del loro trionfo. Allorchè le donne, giunte finalmente -a Palazzo e portate innanzi al vicerè, si gettarono ai suoi piedi -chiedendo misericordia ed aiuto, il Duca d'Arcos non ebbe pietà alcuna -di quelle infelici. La stessa viceregina, che volle vederle, quasi per -prendersi la sua rivincita, sfogò (come accennano alcuni, sebbene altri -lo neghino) il dispetto della domenica antecedente, dileggiando la -povera vedova, veneranda allora per l'improvvisa sventura, col titolo -d'illustrissima, di generalissima e di viceregina delle popolane. - -Soli il cardinale Filomarino e l'Eletto del popolo Francesco Antonio -Arpaia fecero sentire una parola di compassione tra gli strapazzi e -gl'insulti di tutti. Essi pregarono il vicerè a risparmiare quelle -povere donne, e così furono mandate nel Castel Nuovo, ove per alcuni -giorni ebbero vitto ed abitazione, ed ove furono pure trattenuti in -seguito il fratello, il cognato e gli altri parenti di Masaniello, -che al primo conoscere della morte di lui, si erano fuggiti o -nascosti[206]. - - -III. - -Ucciso Masaniello, il Duca d'Arcos credette che la rivoluzione con -lui fosse omai spenta. Egli, ordinata una gran cavalcata, a cui -intervennero i cavalieri e gli uffiziali o ministri principali dei -regii tribunali, col cardinale arcivescovo e con buona guardia di -fanteria e cavalleria ben armata, andò al Duomo per render grazie a -Dio ed al Glorioso S. Gennaro, patrono principale della nostra città, -per la quiete omai ottenuta, e girò lieto e contento pel Mercato e per -le altre vie della città. Nello stesso tempo ordinò che si facesse -l'inventario delle robe conservate tanto nella casa di Masaniello -quanto nei magazzini del Mercato, del che fu dato incarico all'Eletto -del popolo. Secondochè asserisce il buon prete Pollio, il quale -accompagnava il compare in questa occasione, lo Arpaia chiamò per suo -segretario Vito Antonio Cesarano, onde scrivere minutamente tutto ciò -che ivi si fosse rinvenuto; e nel far l'inventario, molti dissero che -gli uccisori di Masaniello, in quella notte che seguì la morte di lui, -si avessero pigliato gran quantità di oro ed argento ed un baule di -monete, trasportando il tutto per gli astrici della casa[207]. - -Poco dopo due bandi, uno dei 17 e l'altro de' 21 luglio, alle preghiere -dello stesso Eletto e per far cosa grata al _fedelissimo_ popolo, -estendevano l'amnistia accordata pei fatti del 7 luglio in poi anche -al fratello ed al cognato di Masaniello, che ne erano stati prima -col bando dei 16 di quel mese eccettuati[208]. Se non chè Giovanni fu -dato, come suol dirsi, in consegna a Marco di Lorenzo macellaio, che -cogli onesti guadagni del suo mestiere, si aveva procurato grandi e -straordinarie ricchezze, tuttora tradizionali nella memoria del popolo -perchè lo guardasse in sua casa, trattandolo nel miglior modo che fosse -possibile[209]. - -D'altra parte la moglie, la madre e la sorella di Masaniello cacciate -dal Castel Nuovo[210], furono consegnate al Genoino, che era stato -creato presidente della Regia Camera della Sommaria, e furono condotte -alla casa di costui a S. Agnello dei Grassi ove per alcune settimane -furono con conveniente assegnamento mantenute. - -Ma il fuoco era coverto di cenere e non tardò guari a divampar -nuovamente, ed in modo anche più terribile e funesto di prima. -I tumulti dei mercanti e dei tessitori di seta, degli studenti -forestieri, dei pezzenti, e perfin delle donne contro il governo -del Banco della Pietà o Monte dei Pegni, ciascuno per la revindica -dei proprii diritti perduti, o per l'abolizione di qualche abuso -introdotto, manifestavano gli animi sempre torbidi ed inquieti del -popolo, e facevano agevolmente prognosticare altre più gravi ed aperte -ribellioni[211]. - -Il vicerè dal canto suo non negava cosa alcuna. Dissimulando, accordava -e prometteva tutto, ben risoluto, quando che fosse, a non attender -nulla. - -In questo stato di cose non mancava che un'occasione qualunque, -la quale soffiasse nella brace ad eccitar l'incendio, e desse ai -tumultuanti un novello capo. Questa occasione presto si offerse. Per la -imprudenza ed ambizione del presidente Cennamo ai 21 agosto una seconda -generale sollevazione del popolo scoppiò nella piazza della Sellaria, -e, sebbene per poco, fece nuovamente comparire nella storia della -rivoluzione del 1647 la famiglia di Masaniello. - -Le più antiche memorie, che io trovo della piazza _della Sellaria_ -rimontano al secolo XII. In quel tempo esso chiamavasi strada di -_Capo di piazza_ (_platea capitis plateae_). In due istrumenti uno -dei 5 febbraio 1194, e l'altro del 6 dicembre 1198, accennati nella -_Platea_ del monastero di S. Severino della nostra città, si ricorda -una casa con orto sita in Napoli in capo della strada detta _Capo -di Piazza_, pertinenze di Portanova, non lontana dalla porta _delli -Monaci_, e vicino alla chiesa dei SS. Cosmo e Damiano, _grancia_ di -detto monastero. Con un altro istrumento dell'anno 1263 la detta casa -è descritta come sita accanto alla strada, che andava a S. Arcangelo -(_degli armieri_), chiesa appartenente al monastero Cavense, giusta -il muro pubblico, e la torre vecchia della città[212]. Documenti -posteriori determinano con maggior precisione il sito di quella chiesa -e della contrada circostante. Da essi rilevasi che quella era posta -propriamente nella piazzetta, ora vico _Molinello alla Sellaria_, tra -il vico _Giudechella al Pendino_, che allora e in tempi anche più -remoti dicevasi _Deposulum_, ed indi _fondaco di S. Martino_, e la -_strettola degli armieri_, già vico _armentario armentariorum_[213]. -Nel 1743 questa chiesa fu profanata, e, come rilievo della citata -Platea, la cona dei SS. Cosmo e Damiano, che era sull'altare maggiore -di essa, fu trasferita nella cappella degli Spinola dentro la chiesa -vecchia di S. Severino[214]. - -Qui in processo di tempo, e propriamente nel 1585, esisteva la -bottega e l'abitazione di Giov. Leonardo Pisani speziale che fu -uno dei principali istigatori e capi della sedizione della plebe -napoletana e della infelice morte dell'eletto del popolo Giov. Vincenzo -Storace[215], avvenuta nel maggio di quell'anno. Allorchè sedato il -tumulto e rimesso l'ordine nella città, il vicerè dopo qualche mese -procedette al giudizio ed al castigo di quelli che vi avevano preso -parte, il Pisani, essendosi a tempo posto in salvo, fu condannato a -morte in contumacia, la sua casa fu diroccata, e sul suolo di essa, ove -si era seminato il sale, fu eretto un monumento, nel quale in apposite -nicchie si collocarono le teste e le mani di 24 principali giustiziati -con grate di ferro sopra perchè non potessero indi togliersi. Una -iscrizione in mezzo ricordava il nome del Pisani, il delitto commesso, -ed il castigo[216]. Per parecchi mesi quel miserando ed orribile -spettacolo contristò lo sguardo dei napoletani, che passavano per -quella via, una delle più frequentate della città; ma finalmente il -vicerè successore, alle preghiere del nuovo Eletto del popolo Giov. -Battista Crispo, permise che quella memoria di lutto e d'infamia -venisse cancellata. Allora i teschi e le mani degl'infelici furono -condotti al ponte _Guizzardo_ ora della Maddalena, luogo di sepoltura -dei giustiziati. Più di 2000 persone, molto clero, e diverse religioni -di frati accompagnarono colle torce accese le postume esequie, -solenne dimostrazione e pubblica protesta del popolo contro il governo -spagnuolo[217]. - -Dall'altro lato della via _Capo di Piazza_, dopo l'angolo della strada -di S. Biagio dei _taffettanari_ ed il vicolo che dicevasi di _Pistaso_ -ed ora dei _Ferri vecchi_ al Pendino, sorgeva nel secolo XII il palagio -di Pietro delle Vigne, di colui cioè: _che tenne ambo le chiavi del -cor di Federico II_, edificato sul suolo già appartenente al monastero -Cavense. Ivi nel 1254 dimorò per alcun tempo papa Innocenzo IV, ed ai -7 Dicembre dello stesso anno vi morì. Ivi dopo tre giorni fu eletto -il nuovo pontefice Alessandro IV, che vi si trattenne fino al maggio -dell'anno seguente. Il palagio, che, tenuto anche conto della modesta -maniera di abitare in quel tempo, dovette essere un edificio nobile e -vasto, potette albergarvi il pontefice, la curia romana ed i cardinali -del Sacro Collegio, ed avere oltracciò sufficiente località, ove -tenersi il pubblico studio di teologia, decreti, decretali e leggi -canoniche che lo stesso papa Innocenzo IV nella sua venuta in Napoli -vi aveva istituito, fu coll'orto adiacente e cogli altri beni di Pier -delle Vigne dal medesimo Papa Innocenzo IV conceduto alla famiglia -dei Fieschi, cui egli apparteneva, ed alla quale in virtù delle -convenzioni stipulate con Clemente IV nella investitura del reame, fu -anche da Carlo I d'Angiò confermato. Ivi verso il 1285 dallo stesso re -Carlo I furono collocate l'officina o zecca delle monete, e la corte -dei conti che da essa dipendeva; ed ivi l'una e l'altra si tennero -fino al 1333, allorchè furono trasportate dirimpetto la chiesa di S. -Agostino nel sito, dove fino a poco fa era l'officina delle monete. In -processo di tempo la casa pervenne alla famiglia Barbati, nobile del -sedile di Montagna, ed indi nel secolo XVI alla corporazione dell'arte -della lana. Così in essa si stabilirono le opere di bagnare, tingere, -e _frisare_ i panni, e tutto il fabbricato, al quale si accedeva -dalla Sellaria e dal vicoletto di S. Palma, ebbe nei tempi di cui -discorriamo, la denominazione di _Fondaco della zecca dei panni_[218]. - -La strada _Capo di piazza_, che, a quanto può rilevarsi dalle vecchie -carte, distendevasi dal sito ove ora è la chiesa di S. Biagio fino -al vicoletto _Fate_, o alla piccola chiesa di S. Giacomo dei Mormili -da un lato, ed a poco più oltre la strada degli _Armieri_ dall'altro, -formava, sotto gli Svevi e gli Angioini, una delle _ottine_ o piazze -popolari della nostra città. Essa allora, come ordinariamente le -altre piazze sì nobili come popolari, aveva il suo proprio sedile o -teatro, che non sappiamo precisamente dove fosse collocato, e che, -probabilmente dopo la riforma o la nuova costituzione data ai sedili di -Napoli, nella seconda metà del secolo XIV, o cangiò nome o fu abolito, -non trovandosene più memoria dopo il 1392[220]. Dopo quel tempo anche -la strada perdette a poco a poco la sua primitiva denominazione, e -prese quella di _piazza della Sellaria_ (_Ruga o Platea Sellariorum_) -dalla via che la continuava ad oriente e che comincia a comparire in -alcuni documenti della fine del secolo XIII[222]. In un istrumento -del 1334 ricordasi pure la via della _Sellaria vecchia_, che andava -ad un'altra strada detta della _Pullaria_[223]. Sembra inoltre che -anche in quel torno di tempo, l'antico sedile o qualche altro, pure -appartenente all'ordine popolare, che nella medesima contrada a quello -era forse succeduto, raccogliesse i diritti e le prerogative di tutti -quei sedili popolari, che erano nell'ambito intero della vecchia città. -Questo sedile, che aveva allato una casa ed una cappella intitolata -a S. Chirico o S. Ciriaco, onde ingombravasi la via, secondo alcuni -nostri scrittori, era posto nella piazzetta, ov'è la seconda fontana, -e dove ora comincia la strada del _Pendino_. Per alcune dipinture, da -cui era adornato, dicevasi volgarmente _lo sieggio pittato_[224] - -Nel 1466 re Alfonso I d'Aragona ordinò che il sedile insieme colle -fabbriche che vi erano attaccate, fosse diroccato, affinchè in tal modo -si regolarizzasse quella strada che allora era la più bella ed ampia -della città, e vi si potessero fare giostre e tornei, come nelle vie -extramurane di Carbonara e delle Corregge. Il fatto produsse grande -commozione e dispetto nel popolo _grasso_, come allora dicevasi la -borghesia, e nel popolo minuto, la plebe. Si credeva che fosse stato -quello un pretesto per favorire Lucrezia d'Alagno, che aveva la casa -in quel sito, e che prevalendosi dell'amore ardentissimo a lei portato -dal re, lo aveva indotto a far abbattere quell'edificio, onde rendersi -spedito e libero l'aspetto della strada. Altri e forse non a torto, -credettero che Alfonso avesse voluto ingraziarsi la nobiltà che vedeva -mal volentieri come i popolani avessero un luogo proprio di riunione -al pari dei nobili. Che che ne sia, certo è che ai 31 marzo dell'anno -seguente 1456 il popolo radunato nella piazza della Sellaria tumultuò, -la città tutta prese le armi, ed il re fu obbligato a cavalcare per le -vie della medesima, onde placare gli animi esacerbati. - -Fermandosi in mezzo alla piazza e parlando ai capi dei tumultuanti, -Alfonso cercò di dimostrare il miglioramento che da quel fatto la -contrada avrebbe avuto, annunziò le giostre che a divertimento del -popolo aveva intenzione di farvi, promise d'intervenire ivi alla -processione di S. Gennaro detta dei _preti inghirlandati_, solita -farsi il primo sabato di maggio in ciascun anno, la quale, tolti gli -impedimenti del Sedile e della casa che stavano in mezzo alla strada, -sarebbe comparsa più sontuosa e più bella. La presenza del re, se non -le ragioni da lui addotte, acquetò gli animi dei più; il bando che egli -poi fece nel giorno seguente, con cui dispose di aggregarsi al sedile -di Portanova i principali cittadini del popolo _grasso_, togliendone i -capi e quei che formavano la forza principale dei malcontenti, estinse -affatto il tumulto. In quello stesso giorno si cominciò, come dice un -cronista, “a levare la silicata della piazza e spianare lo terreno, -come si ci volesse fare la giostra, e la strada restò longa, diritta ed -uguale dal capo de lo Pendino fino lo piede della via di Pistaso[225].„ - -E le giostre invero furono fatte, la processione fu con maggior pompa -solennizzata, ma il popolo per parecchi anni restò senza rappresentanza -e senza sede propria nel governo municipale, e quando dopo il breve -dominio di Carlo VIII in parte nuovamente l'ottenne[226], non ebbe più -un edificio speciale come i nobili, ma gli fu assegnato un locale nel -convento di S. Agostino, ove nelle sue occorrenze potesse radunarsi. -Senonchè la strada della Sellaria restò sempre come sede propria della -giurisdizione popolare. Ivi nella processione di S. Gennaro, di cui -innanzi ho parlato, si ergeva in ogni sei anni un _catafalco_, che -raffigurava il distrutto sedile del popolo, e serviva temporaneamente -a quelle stesse pompe, cui i sedili nobili, quando loro toccava, erano -destinati. Ivi pure nella festa di S. Giov. Battista l'Eletto del -popolo riceveva e faceva omaggio, come in propria dimora, al vicerè con -istraordinari e magnifici apparati[227]. - -Ai tempi di D. Pietro di Toledo questa via ebbe pure altri -miglioramenti. La chiesa di S. Felice _in pincis_, una delle antiche -parrocchie della città, che era posta più su verso l'angolo della via -di S. Agostino alla Zecca, e che usciva alquanto più in fuori della -linea delle case da quel lato, fu per ordine del vicerè abbattuta, e -la cura, che vi era, venne aggregata alla parrocchia di San Giorgio -Maggiore[228]. Allora fu pure eretta una fontana nel sito, dove già -credevasi posto il sedile del popolo coll'immagine di Atlante che -sostiene il mondo, il tutto opra del famoso nostro scultore Giovanni -Merliano da Nola col disegno dell'architetto Luigi Impò. - -Da qui la strada prende ora il nome di _Pendino_, onde si denomina -tutto il quartiere. Un tempo tale denominazione si restringeva solo -a quel tratto, ove sbocca la via di S. Agostino alla Zecca, che -scendendo in pendio da Forcella, si disse in prima _Pendino di S. -Agostino_. Tenevasi ivi allora, come adesso per tutta la via, uno dei -più affollati ed abbondanti mercati di commestibili in Napoli. Un arco -antico finalmente, che non ha guari fu demolito, e la via che segue dei -Zappari, chiamata nel secolo XIV piazza dei _Vindi_ o dell'_Inferno_, -chiudeva la storica contrada ad oriente, e ricordava il vecchio recinto -della città, e la nascita di Bartolommeo Prignano, che poi divenne papa -col nome di Urbano VI[229]. - -Or le strade della Sellaria e del Pendino nella mattina del 21 -agosto di quel memorabile anno 1647, brulicavano più che mai di gente -innumerevole, che alla voce sparsasi di tradimento contro il popolo, -vi era precipitosamente accorsa da tutte le parti della città. Uomini -di ogni età e condizione, _lazzari_ e _cappe nere_[230], donne del -popolo e fanciulli, e perfino frati non pochi ingombravano quelle vie -già per l'ordinario così popolose. Uno era il pensiero di quanti ivi -si raggruppavano in crocchio o a capannelli, uno il discorso di tutti -dall'arco del Pendino alla cantonata dei Taffettanari. - -Narravasi ai curiosi ignari della causa di sì nuova e subita -indignazione, che Orazio di Rosa, volgarmente detto _Razzullo_, tintore -e _frisatore_ di panni abitante nel _fondaco della zecca_ e capitano -del popolo, nella sera antecedente insieme col mercante di seta -Agostino Campolo, abitante a S. Biagio, aveva sorpreso tra le mani di -Marco d'Aprea mercatante di drappi d'oro, e di Giuseppe Vulturale, una -specie di petizione o fede che andavasi firmando, e con la quale si -attestava come Fabrizio Cennamo, presidente idiota della regia camera -della Sommaria, ed il consigliere Antonio d'Angelo, non di ordine del -popolo ma per opra di alcuni privati loro nemici, fossero stati ai -tempi di Masaniello incendiati; e quindi si domandava che s'istruisse -d'un tal fatto regolare processo, e che i colpevoli ne ricevessero -condegno castigo. Aggiungevasi essere questa una prima scappatoia, con -la quale il vicerè cercava di violare le capitolazioni solennemente -giurate nel Duomo ai 12 del passato luglio, e l'amnistia accordata -con quelle e confermata nel 16 dello stesso mese. Con tal pretesto -voler egli togliersi d'innanzi tutti coloro, che si erano adoprati al -disgravamento ed al bene del popolo. Così a poco a poco si sarebbero -rimesse le antiche gabelle e le innumerevoli estorsioni, che prima del -7 luglio opprimevano Napoli, i nobili avrebbero ripreso i loro vecchi -abusi, ed il governo della città sarebbe tornato ad essere il monopolio -di quelli. Ricordavansi pure con affetto le opere di Masaniello in -beneficio del popolo che ora, senza un capo, non poteva sostenere -i diritti ed i privilegi che si aveva rivendicati. Imprecavasi -finalmente ai traditori della patria che ossequenti al vicerè davano -mano al Cennamo ed al consigliere d'Angelo, e principalmente a D. -Giulio Genoino, che tra musiche e banchetti, ora godevasi il posto di -Presidente della regia Camera, prezzo ed arra di tradimenti passati e -futuri[231]. - -Gli animi del volgo si esasperavano oltremodo a queste novelle, e -più alle insinuazioni di alcuni, che avevano interesse a portar la -rivoluzione oltre i limiti segnati da Masaniello. Tra costoro erano -specialmente Giovan Luigi del Ferro da Arpino, il dottor Antonio Basso -nativo di Napoli, e poeta non ignobile fi quei tempi, D. Carlo Pedata -ebdomadario del Duomo, Don Pietro Iavarone, sacerdote della terra -di Giugliano, il dottor Aniello de Falco e qualche altro di parte -francese[232], i quali predicavano non potersi aver fede alcuna negli -spagnuoli, e rammentavano le loro promesse spesso fallite, i privilegi -della città, ottenuti col danaro e col sangue, tante volte spergiurati -ed infranti, i reclami del popolo sempre vilipesi e scherniti. Qualche -rara e timida voce di moderazione e di fiducia era accolta da beffe e -da minacce, e con grida unanimi di _abbasso gl'interessati, abbasso i -giannizzeri[233], morte ai traditori_. Omai al tumulto non mancava più -che un indirizzo ed un capo qualunque, e bentosto l'uno e l'altro si -ebbero. - -All'angolo del Pendino in sulla svoltata della via dei Calderai, -una vecchia vestita a bruno e salita sopra un poggiuolo accanto alla -bottega di un salsumaio, apostrofava violentemente, tra i pianti e -le strida, il popolo circostante. Era la madre di Masaniello, che il -dolore e la disperazione rendevano veneranda ed eloquente. L'infelice -rimproverava ai napoletani l'ingrata dimenticanza, con cui rimeritavano -i beneficii ricevuti dai suoi figliuoli, mentre avevano lasciato -trucidare barbaramente il primo e facevano ora perire nelle segrete di -Castel Nuovo l'altro che pure tanto si era adoperato ed avrebbe ancora -voluto adoperarsi in pro del popolo. Le parole e l'aspetto della misera -genitrice, e più la memoria di Masaniello, determinavano i propositi -fin allora incerti e contraddittorii della turba irritata: _A palazzo, -morte a D. Giulio Genoino, ed ai traditori della patria. Viva Giovanni -d'Amalfi!_ gridò Ciommo Donnarumma, che era quel salsumaio parente -di Masaniello, di cui facemmo cenno più sopra. Il grido fu ripetuto -dall'un canto all'altro della via del Pendino e della Sellaria, e più -migliaia di uomini e di donne si avviarono tumultuosamente verso il -palazzo reale. - -Il vicerè trovavasi allora in consiglio coi reggenti del Collaterale. -Uso omai da qualche mese a queste continue dimostrazioni del popolo, -egli alle dimande dei tumultanti di voler libero Giovanni d'Amalfi e -consegnato nelle loro mani D. Giulio Genoino, traditore della patria, -per mezzo di Bernardino Ferrero usciere della sua camera, rispose: -Non poterneli soddisfare, aver mandato il primo a Gaeta per metterlo -in sicuro dalle vendette dei suoi privati nemici, non trovarsi -punto l'altro nel castello, come essi dicevano; ritornassero dunque -tranquilli alle loro case, ai quotidiani lavori, e non disturbassero -la quiete della città. La risposta del vicerè accrebbe l'ira dei -rivoltosi. Alcuni di essi, volendo entrare nel palazzo, si avanzarono -per far forza alle porte, altri con sassi cominciarono a molestare gli -alemanni e gli spagnuoli, che vi erano di guardia. Ma costoro memori -di quanto era avvenuto nella mattina del 7 luglio, erano preparati, -giusta gli ordini del vicerè, a respingere la forza con la forza. -Trassero quindi una scarica di archibugiate sugli assalitori, alla -quale parecchi ne caddero morti o feriti, tutti gli altri, oltremodo -impauriti, si gettarono a terra o fuggirono[234]. - -Le memorie del tempo narrano di una vecchia che scarmigliata, come una -delle furie, inanimiva i _lazzari_ ed i popolani all'assalto ed alla -vendetta; ne tacciono però il nome[235]. A me pare assai verosimile che -questa fosse la stessa Antonia, che l'amor materno rendeva furibonda e -non curante della propria vita. - -Io qui non dirò l'irritazione del popolo alla novella sparsa per la -città di questo avvenimento, l'accorrere delle schiere di S. Lucia -a Mare sotto il comando di Onofrio Cafiero, e del Mercato e del -Lavinaio guidate da Gennaro Annese al Regio Palazzo, l'assalto e la -presa dei monasteri della Croce, di S. Luigi e di S. Spirito, allora -posti di rincontro al medesimo, e della collina di Pizzofalcone che -domina tutta la contrada, la morte del presidente Cennamo eseguita -in mezzo della piazza della Sellaria, e finalmente le fazioni indi -per cinque giorni combattute tra i popolani e gli spagnuoli. Omai -si veniva a guerra aperta. Al grido di: _viva il re e muoia il mal -governo_, succedeva l'altro di: _viva il popolo, morte agli spagnuoli._ -Le barricate s'alzavano a Visitapoveri nella strada di Porto, a S. -Lucia, in istrada Toledo. I cannoni di Castello dell'Uovo traevano -incessantemente su tutte le vie. La città era dovunque piena di strage -e di lutto. Se non che il Cardinal Filomarino, richiestone da ambo le -parti, anche questa volta s'interpose tra i contendenti. Dopo varie -pratiche inutili, il buon prelato ottenne la sospensione delle armi, -e poscia ai 26 di agosto la pace. Nuove capitolazioni, nelle quali -principalmente stabilivasi la ripristinazione del sedile del Popolo -nella stessa Piazza della Sellaria, furono conchiuse e firmate, ed indi -ai 7 settembre solennemente giurate dal vicerè. - -Fatti son questi estranei al mio racconto[236]. La seconda -sollevazione, che erasi iniziata col nome di Giovanni di Amalfi, non -si ricordò più di lui nella lotta, non ne fece motto alcuno nelle -capitolazioni. - -In una notte — era il 4 settembre — un portiere di camera del vicerè -si presentò nelle stanze del Castel Nuovo, ove dimorava D. Giulio -Genoino con Fra Luca dell'ordine di Malta, poco fa pei meriti dello -zio fatto capitano di cavalli, e Giuseppe San Vincenzo, altro suo -nipote, testè nominato giudice di Vicaria, e per ordine del vicerè -l'invitò a seguirlo. D. Giulio raccolse le sue carte, i nipoti il loro -bisognevole, e tutti insieme partirono. Un profondo silenzio regnava -nel castello. Dopo di aver attraversato parecchi corridoi, scesero -alcune scale e per la porta del soccorso uscirono nell'arsenale. Il -soldato che era di guardia, ad alcune parole dettegli dal portiere -del vicerè li lasciò passare. Nell'arsenale era pronta a salpare una -galea. D. Giulio ed i suoi nipoti vi entrarono, e poco dopo la nave -partì[237]. - -Nella stessa notte un'altra barca conduceva a Gaeta la madre, la zia -e la sorella di Masaniello, che insieme al cognato di lui, non so per -qual tradimento o caso erano ricadute nelle mani del vicerè[238]. - -D'altra parte due uomini gettavano in una sepoltura della chiesa -di S. Barbara una bara. Era il cadavere di Giovanni d'Amalfi, poco -prima strozzato segretamente nella fossa del _Miglio_ per ordine -del Duca d'Arcos[239]. La sola moglie di Masaniello, perchè gravida, -era risparmiata in questa comune tragedia della sua famiglia, ed era -riserbata dal destino a nuovi dolori[240]. - -Scorsero alcuni mesi. La rivoluzione era entrata nella terza ed ultima -fase, in cui al grido di: _viva Dio ed il popolo_, si era proclamata -la _serenissima real repubblica_ di Napoli, ed Errico di Lorena, Duca -di Guisa, era stato chiamato a governarla, come doge di essa. Un giorno -verso la fine di novembre, o il principio di dicembre — le memorie non -lo precisano — questi, nello entrare che faceva, come era solito in -ogni mattina, a sentir messa nella chiesa del Carmine, fu fermato da -una donna vestita a bruno e velata, che inginocchiatasegli innanzi, -gli presentava piangendo un memoriale. Il Duca con la gentilezza e -con la galanteria propria della sua nazione, e che egli possedeva al -sommo grado, invitò la donna ad alzarsi, e volto ad Agostino di Lieto, -capitano della sua guardia, che gli era vicino, gli domandò chi fosse -quell'infelice. _È la vedova di Masaniello_, rispose colui, _che chiede -aiuto e soccorso da vostra Altezza Serenissima._ — _E non le mancherà -nè l'uno, nè l'altro_, disse commosso il Duca; _la vedova di colui, -che iniziò il movimento popolare di Napoli, e che moriva per liberare -il popolo dall'oppressione spagnuola, ha dritto alla gratitudine della -repubblica._ Indi prendendosi il memoriale da mano della Bernardina -e consegnandolo al padre Capece, suo confessore, che pur lo seguiva, -decretava che fossero assegnati alla medesima 50 scudi al mese[241]. - -Ma questa fortuna della moglie di Masaniello non fu meno efimera -delle altre. Non andò guari che nel 6 aprile dell'anno seguente gli -spagnuoli, spenta la rivoluzione e caduto prigione il Guisa, occuparono -quella parte della città che si teneva del popolo. Allora il conte -d'Ognatte, nuovo vicerè del regno, mentre che promulgava una completa -amnistia, cominciava una lenta ma terribile reazione contro il passato. -Ora sotto un pretesto ed ora sotto un altro, tutti coloro, che avevano -preso parte alle passate rivoluzioni, erano condannati a morte, o -condotti in galera. I più accorti non si fidarono delle promesse -spagnuole ed in numero di circa undicimila, come ricordano le memorie -del tempo si fuggirono a Roma. - -E la Bernardina? Col ritorno degli spagnuoli tornò nella sua casa -il bisogno e la miseria, tristi e spesso poco onesti consiglieri. -Le passate guerre e lo scarso ricolto avevano prodotto una mancanza -tale di grano e delle altre civaie, che nella nostra città potevasi -scorgere quasi la carestia. L'infelice donna senza parenti, senza -amici, senza aiuto alcuno, non aveva altra alternativa che la fame o il -disonore. Bella e giovine ancora cedette alle seduzioni del vizio. In -uno di quei vichi del Borgo di S. Antonio Abbate, ove miserabili donne -facevan mercato del loro corpo, la vedova di Masaniello fu costretta -a menare una vita di vergogna e di strapazzi[242]. Spesso i soldati -spagnuoli, che, per la curiosità o per lo sfogo di brutali voglie, colà -si conducevano, dopo averla goduta, aggiungevano all'onta il danno e -l'insulto, e beffandola e motteggiandola col titolo altra volta così -per breve tempo ottenuto, negavano alla meschina il prezzo del proprio -disonore. Quei pochi giorni di fortuna, che sparirono tosto come una -brillante meteora, erano allora per lei argomento maggiore di dolori e -di oltraggi. Eppure in quel tempo, come a questo proposito il Pollio -ricorda, Masaniello spesso usava della sua autorità per salvare gli -spagnuoli dal furore del popolo. Egli li mandava via, dicendo esser -soldati del vicerè suo compare, a cui spettava dar loro castigo, e così -li faceva mettere in salvo[243]. - -La peste finalmente, che dopo pochi anni desolò la città ed il regno, -e colpì indistintamente gli oppressori e gli oppressi, pose nel 1656 -termine[244] alle miserie della sciagurata, che era stata moglie di -Masaniello. - - - - -PARTE TERZA - -MASANIELLO ED ALCUNI DI SUA FAMIGLIA EFFIGIATI NEI QUADRI NELLE FIGURE -E NELLE STAMPE DEL TEMPO - - - Mira, che del morir nulla paventa - Chi le carriere alle rapine ha ferme, - E ch'un'Idra di mali ha doma, e spenta. - Mira l'alto ardimento ancor ch'inerme, - Quante ingiustizie in un sol giorno opprime - Un vile, un scalzo, un Pescatore, un verme. - Mira in basso natale alma sublime, - Che per serbar della sua Patria i fregi - Le più superbe teste adegua a l'ime. - Ecco ripullular gl'antichi pregi - De' Codri, e degl'Ancuri e de' Trasiboli - S'oggi un vil pescator dà Norma ai Regi. - - SALVATOR ROSA — _Satire, la Guerra_ - - -Tra i moltissimi scrittori sincroni o quasi, che narrarono le vicende -della rivoluzione napoletana del 1647-48, non mancarono coloro, -che vollero dar ai lontani e tramandare ai posteri, notizia delle -fattezze, delle abitudini, della vestitura e del carattere del -famoso pescivendolo, che fu l'iniziatore di quel moto meraviglioso. -Essi furono il dottor Aniello della Porta[245]; il dottor Tizio -della Moneca[246]; ed il noto letterato e genealogista Giuseppe -Campanile[247], nei loro Diarii tuttora inediti; ed il Giraffi o -Liponari[248], il Della Torre[249], il Birago[250], ed il Buragna[251], -autori di opere sull'argomento già divulgate per le stampe, e -finalmente il Sauli, non ha guari edito[252]; tutti per lo più -testimoni oculari dei fatti che narrano. - -Ora, secondo costoro, che io qui confronto e riassumo concordando ed -interpretando al meglio le loro parole, che sia per ignoranza, sia per -modo diverso di vedere, o di apprezzamenti, sia per poca proprietà -di linguaggio, sono talvolta oscure o diverse, Masaniello era un -giovine di mezzana e quasi bassa statura[253], di corpo più tosto -magro e svelto[254], di bruna carnagione[255] e di bello e piacevole -aspetto[256]. Aveva i capelli castagni che erano tagliati ed attondati -sulla fronte larga e formavano una corta zazzerina da dietro[257], -gli occhi erano neri o cervoni ma vivacissimi[258], il viso più lungo -che tondo[259], il naso lungo[260]; era senza barba[261] e con piccoli -baffi biondi sul labbro[262]. - -Il suo ordinario abbigliamento, secondo che concordemente attestano -gli stessi scrittori del tempo, consisteva in una camicia ed in -mutande di tela grossa e ruvida, ed in una _coppola_ o berretto rosso -da marinajo in testa. Andava scalzo e portava le gambe ignude. Un -abitino della Madonna del Carmine gli pendeva sul petto, ed anche, -secondo alcuni, una piccola corona dal fianco. Qualche volta portava -“nel collo involta una tovaglia per asciugare col soverchio caldo ed -affanno i continui sudori della fronte„[263]. Nei giorni del suo impero -ordinariamente il detto abito era di dobletto bianco, e aveva spesso -una coltella sfoderata in mano[264]. Se non che quando agli 11 luglio -andò a Palazzo, ed ai 13 al Duomo per volontà del cardinale arcivescovo -Filomarino, usò un vestito di lama bianco di argento, ed un cappello -con piume bianche[265], come si vede nel quadro di Micco Spadaro. - -Così i diaristi e gli storici contemporanei descrissero il celebre -pescivendolo. Nè, d'altra parte, mancarono artisti che col pennello, -col bulino, con la cera, o in qualche altro modo cercassero di -rappresentare con più evidenza ed al naturale l'immagine sua. Che anzi, -se dovesse credersi al de Dominici, parecchi e dei più famosi pittori -della scuola napoletana, gareggiarono a farne il ritratto. - -Narra egli, che scoppiata la rivoluzione, Aniello Falcone per -vendicarsi degli spagnuoli, che avevano ucciso un suo parente, formò -“una compagnia di scolari che erano molti, di amici e di parenti, i -quali uniti caminando, ove gli portava il capriccio, sacrificavano -al loro furore quanti soldati spagnuoli venivano loro davanti; e, -fattone inteso Masaniello per ottenerne licenza e protezione[266], -fu dal medesimo dichiarato il Falcone (Aniello) capo della compagnia, -alla quale fu dato nome: la Compagnia della Morte„. Erano tra questi -Salvator Rosa, Carlo Coppola, Andrea ed Onofrio di Lione, Paolo -Porpora, Domenico Gargiulo detto Micco Spadaro, Marzio Masturzo, -Pietro del Pò, Giuseppe Marullo, Giuseppe Garzillo, Cesare e Francesco -Fracanzani, Andrea Vaccaro col figliuolo Nicola, ed il famoso Viviano -Codagora. Tutti costoro, armati di spade e pugnali, come era l'uso di -quei tempi, andavan di giorno passeggiando per le strade, facendo da -gradassi, ed uccidendo quanti disgraziati spagnuoli si paravano innanzi -ad essi. - -“Non deve far maraviglia dunque, soggiunge il de Dominici, se molti -ritratti si trovino di Masaniello di mano del Rosa. Uno ne possedeva -Francesco di Maria pittore napoletano, e suo grande amico, al quale -aveva egli stesso raccontato averne ricevuta buona ricompensa, e che -Masaniello avendo saputo, che la maggior parte di quei della Compagnia -della Morte erano bravi pittori, volle che i migliori facessero il suo -ritratto, proponendo non volgar premio a chi meglio lo avesse dipinto -al naturale; lo chè benissimo potè accadere, avendo egli regnato 13 -giorni e non già 8[267] come erroneamente credono alcuni. Quindi è, -che dei ritratti fatti dal Falcone, da Salvatore, da Fracanzani, dal -Marullo, dal Vaccaro, da Micco Spadaro, e Andrea di Lione, se ne vede -adornato più d'un museo; e Salvatore se ne condusse uno in Roma, ove -lo mostrò egli stesso al celebre Avvocato Giuseppe Valletta[268], e fu -anche veduto dal nostro Luca Giordano, allorchè in Roma faceva i suoi -studii: il quale aggiungeva la particolarità, che quel ritratto era -meno della grandezza del naturale, e che quelli fatti da Micco Spadaro -erano sempre in picciolo, avendo solamente Andrea Vaccaro, il Marullo, -e il Fracanzani dipinto Masaniello al naturale„[269]. - -Disgraziatamente però l'autorità del de Dominici, che empiva di favole -le carte delle sue vite degli artisti napoletani, è ormai sfatata, -e quello ch'egli dice della Compagnia della Morte, del concorso -fatto fare da Masaniello ai pittori per il suo ritratto è tutto -parto della sua fervida e feconda immaginazione[270]. Ed è anche -assai inverosimile, sì perchè il Capitan Generale del popolo nei -pochi giorni del suo impero, ebbe altro a che pensare, e non aveva -certamente il tempo di _posare_ avanti ai sette o otto pittori che, -secondo il de Dominici, doveano ritrarlo, e sì perchè nella natura di -lui, schiettamente popolare e napoletana, si comprende agevolmente -la soddisfazione di una passeggiata e di una _tavoliata_ a Posilipo -(14 luglio), ma non la vanità di un ritratto eseguito dai migliori -pennelli, che allora in Napoli esistevano. Nè finalmente, per quanto -io so, nelle gallerie di Napoli e di altre parti, in Italia e fuori, -si mostrano ora tele di Salvator Rosa o dei suoi compagni raffiguranti -Masaniello[271], che pure, se fosse vero quel che narra de Dominici, ne -avrebbero dovuto esser ricche. - -Solo due quadri conosco, che riguardano l'argomento, di cui ragiono, -e che per altro non sono propriamente ritratti di Masaniello, sibbene -rappresentazioni della sommossa, cui egli iniziò, e nella quale -naturalmente è, come principale personaggio, raffigurato. Ed il primo, -ben noto, è la tela di Micco Spadaro (m. 1,23 x 1,79) rappresentante -il mercato di Napoli durante il primo periodo della rivoluzione -(7-16 luglio 1647) che “non solamente è maraviglioso, come il de -Dominici ben nota, ma è opera di stupore„. In esso il bravo artista -volle riunire i varii episodii di quel memorabile avvenimento, e vi -raffigurò Masaniello due volte; la prima nel secondo piano in fondo -al quadro, sul tavolato innanzi la casa da lui abitata, vestito -degli abiti ordinarii di pescatore, che con un crocefisso in mano, -arringa il popolo circostante; e la seconda nel piano più innanzi, -a cavallo, vestito di lama d'argento, e con un cappello di velluto -cremisino in testa ornato da svolacchiante pennacchio[272]. Noi per lo -scopo di questa scrittura riproduciamo qui il gruppo di Masaniello a -cavallo[273]. - -L'altro, poco conosciuto, o almeno poco ricordato tra noi, si conserva -nella Galleria del Principe Spada in Roma, (1ª Sala, n. 18), ed è opera -di Michelangelo Cerquozzi, discepolo del Cav. d'Arpino e di Pietro Laar -fiammingo, e famoso pittore di bambocciate e di battaglie, donde prese -il nomignolo, con cui fu più generalmente conosciuto[274]. - -Il quadro è lungo circa m. 1 e mezzo; alto poco meno di un metro. -Rappresenta parimenti la piazza del mercato di Napoli, ma nel primo -momento della sollevazione. Sul davanti, in primo piano, verso il -mezzo del quadro, si vede Masaniello a cavallo in camicia e mutande, -con berretto rosso in testa, che grida e minaccia col braccio destro -disteso, mentre con la sinistra regge il freno. Il cavallo bianco -sembra una rozza staccata da uno dei carri poco lontani. Dietro -Masaniello, sulla destra di chi guarda, si veggono molti ragazzi messi -in varie file, armati di lunghe canne[275] i quali anch'essi stanno -con le bocche aperte in atto di gridare. Intorno a Masaniello sono -molti _lazzari_ o marinai con berretti rossi e molti contadini che -tirano frutta in viso agli affittatori della gabella. Costoro portano -l'abito nero, con cappelli neri a larghe falde e colletti bianchi, -e scappano da tutte le parti. Un frate Domenicano, con le mani tese, -sembra inframettersi per impedire quelle violenze. Il terreno è sparso -di mucchi di frutta, cesti, sacchi, ed altri oggetti. - -Nel secondo piano poi è rappresentata la piazza con la chiesa e il -campanile del Carmine in fondo, piena di gente che attende a vendere ed -a comprare in calma, ed in modo che non pare essersi ancora accorta del -tafferuglio che accade nel punto ove trovasi Masaniello. - -In tutto il quadro, riprodotto anche qui per intero, bellissimo per -vivacità di composizione, per correttezza di disegno e per forza di -colorito, è specialmente da notarsi, per quel che mi riguarda, la -verità storica di alcuni dettagli; come p. e. la fisonomia tipica -napolitana dei _guaglioni_ seguaci di Masaniello, che sembrano vivi e -parlanti, il _toccalo_ in testa di alcune donne secondo il costume del -Mercato e del Lavinajo in quei tempi[276], e principalmente l'aquila -imperiale dipinta sotto le finestre della casa di Masaniello, alla -quale non badò Micco Spadaro[277]. - -Non debbo però tacere della tela che mostrasi nella nostra quadreria -nazionale, rappresentante a mezza figura un paffuto popolano che si -crede volgarmente il ritratto di Masaniello[278]. Egli ha un cappello -piumato in testa ed una pipa in bocca che fuma; ma la tela, comunque -forse appartenente alla fine del secolo XVII, pure non rappresenta -che un popolano qualunque, e non dei paesi nostri. Basta por mente al -cappello, insolito alla plebe napoletana, ed alla qualità della pipa, -non usata tra noi, per convincersi di questa verità. - -Non parlo poi di varie tele, che per rappresentare un giovine marinaio -o pescatore, si son credute e si credono ritratti di Masaniello. -Esse non hanno alcuna autenticità. Tale a me parve un quadro che si -possedeva dal fu mio amico avv. sig. Francesco Cangiano, grande amatore -o collettore di libri ed oggetti antichi, e che ora non so, dopo la -morte di lui, in mano di chi sia capitato. - -Notizie invece più sicure sul proposito, tramandate a noi da alcuni -scrittori contemporanei, ci possono condurre a più sicure congetture. -Narra il Campanile che, ucciso Masaniello ai 16 luglio, la sua testa, -dopo essere stata portata sopra una picca in trionfo per la città, -fu riposta nella conservazione dei grani, che stava alla salita degli -Studii, dove abitava Michelangelo Ardizzone, capo degli uccisori, e che -lavata con vino e con mirra, ivi egli vide che se ne faceva più di un -ritratto da un pittore. Così pure il de Santis racconta che il popolo -dolente e pentito della morte del suo Capitan-generale, prese il suo -cadavere dai fossi di Porta Nolana, ove era stato gettato, e lavatolo -nel Sebeto lo condusse alle fosse del grano, ove l'unì alla testa, e -così ravvolto in un lenzuolo lo portò nella chiesa del Carmine. Ivi, -mentre si preparavano le solenni esequie, acconciatolo all'uopo, molti -pittori fecero il suo ritratto, e ne furono formati ancora alcuni in -cera molto al naturale e ognuno ne cercava, ognuno ne voleva senza -guardare a prezzo[279]. - -Da tutto ciò, dunque, si può con maggiore fondamento e senza le -fantasticherie del de Dominici determinare come e quando principalmente -furono dipinti i ritratti di Masaniello, di cui si può avere notizie, -e che hanno esistito o che esistono tuttora. - -Di questi ritratti, per quanto io so e per quanto dalle ricerche da -me fatte per circa un mezzo secolo mi è riuscito ricavare, un solo -conosco, che forse presenta i caratteri di autenticità che si possono -desiderare, ed è il quadro che si conserva dal Principe Rospigliosi in -un suo castello di Toscana. - -Il Duca Proto di Maddaloni, da pochi anni mancato ai vivi, uomo di -molto e vivace ingegno, di svariata cultura, ma scrittore di non -sicura erudizione, soleva dire spesso che in casa di quella nobilissima -famiglia conservavasi il vero ritratto di Masaniello. Egli con maggiori -particolari, ma con parecchie inesattezze, in un giornale del 1887 -scriveva lo stesso[280]. - -Ora ciò ricordandomi e desiderando di avere maggiori chiarimenti -sul proposito, affinchè ne avessi potuto parlare con sicurezza in -questa mia scrittura, io, in nome della Società Napoletana di Storia -Patria, alla quale ho l'onore di presedere, agli 8 ottobre dello -scorso anno, scrissi all'egregio Principe a Roma, perchè ci avesse -favorito qualche notizia intorno ad un tal quadro, dimandandogli -se, nel caso fosse esistito veramente, permetteva che se ne cavasse -una fotografia per pubblicarla a corredo della mia illustrazione. Il -nobil Uomo, con squisita cortesia, mi fece rispondere dal figlio ai 12 -dello stesso mese, nei seguenti termini: “Molti anni fa il compianto -nostro amico Duca di Maddaloni, ci asseriva, noi dover possedere un -ritratto autentico di Masaniello, riportato da Napoli e regalato al -Pontefice Clemente IX, prima Cardinale Giulio Rospigliosi, dal Nunzio -Altieri[281]. Quest'ultimo succedette nel pontificato a Clemente IX, -prendendo il nome di Clemente X. Dove il nostro lamentato amico avesse -attinto la notizia del quadro, non ho potuto mai sapere; fatto si -è, che rovistando a casa tra vecchi quadri esistenti in una camera -della nostra villa di Lamporecchio io stesso, rinvenni due ritratti -con un'iscrizione in basso di tutte lettere confuse, al disopra delle -quali, a guisa di chiave, era un numero. Ordinando le lettere a seconda -di questo, componevano, l'una il nome di Masaniello e l'altra quello di -Cecco d'Ascoli. Presi cura di far restaurare e rintelare il ritratto -che lo interessa, ed ora non è che a dirle, che di buon grado mio -Padre lo mette a sua disposizione per farlo riprendere in fotografia, -trasportandolo all'uopo ancora in Firenze, se ciò in qualche maniera -agevolasse la cosa„. - -Profittando così di tanta gentilezza, noi facemmo rilevare in -fotografia dall'Alinari il quadro, che qui riproduciamo in fototipia. - -Il Capo-popolo è, come si vede, raffigurato in piedi fin oltre il -ginocchio; ha il capo scoverto, i capelli attondati sulla fronte -con la zazzerina al didietro, ha gli occhi grandi e vivaci, piccoli -mustacchi e non ha pelo sul mento. Sta in un atteggiamento di comando -con la mano sinistra sul fianco e con la destra distesa che stringe -una spada rivolta in giù. Porta al collo l'abitino del Carmine che si -scorge sul petto abbrunato ed il noto vestito da marinaro, camicia -e mutande di tela. Tra lo sparato della camicia si vede una carta -piegata a modo di supplica, ove si legge: “All'Ill.mo Sig. Tommaso -Aniello d'Amalfi Capitan generale del fedelissimo popolo napoletano„. -A piedi del quadro è un cartello con varie lettere maiuscole che non -fanno senso, ma che si ordinano con i numeri sovrapposti, probabilmente -in tempi posteriori, e dicono Masaniello; ma il mistero, come ognun -vede, è affatto inutile, perchè più sopra, nella supplica, il nome del -personaggio dipinto si legge assai chiaramente. - -Il ritratto, a quanto pare, e secondo che mi assicurano il Palizzi ed -il Morelli, solenni maestri nell'arte, non è preso dal vero o almeno da -un personaggio vivo. Il pittore, mediocre artista, lavorò forse più di -memoria che sull'originale, e cercò evidentemente abbellire il soggetto -che doveva ritrarre. - -Dei ritratti in cera, oltre quelli ricordati dal de Santis, sappiamo -che se ne fecero anche altri, quand'era ancor vivo. Vincenzo dei -Medici, residente toscano in Napoli, ai 20 agosto del 1647 scriveva al -Gran Duca nei seguenti termini: “Mi è capitato alle mani due ritratti -di cera di Maso Aniello, che erano fatti per il Vicerè, per mandarli in -Spagna; e per la memoria di quest'uomo, che perturba assai la memoria -di S. E., è svanito il trattato. Mi è riuscito, con gran difficoltà -di averli; e li mando a S. E. assicurandolo, che nessuno arriverà mai -ad avere un tal naturale, per essere fatto quando era vivo, e nemmeno -l'artefice ne ha copia. E questo è quello plebeo, il più vile di 600000 -persone, che più volte ha toccato la barba del signor Vicerè, con dirli -“che non temesse stravaganze del mondo„[282]. - -Anche il residente di Modena in Napoli Francesco Ottonelli con -dispaccio dei 23 luglio 1647 mandava al Duca _in disegno il ritratto -di Masaniello ed una relatione degli accidenti nati doppo la morte di -lui_, ma disgraziatamente ora l'uno e l'altra mancano in quell'Archivio -di Stato[283]. - -Uno dei ritratti in cera ricordati dal de Santis sembra quello che ora -si conserva qui in Napoli nel ricco ed importante Museo del Duca di -Martina. Guardandolo attentamente si arguisce ben tosto che dovette -essere fatto dopo la morte di Masaniello. È una teca rotonda, con -capsula di rame dorata con cristallo avanti. Nel fondo, attaccato su -tavoletta circolare, si vede la testa di Masaniello fatta in cera, -dipinta a colori naturali e verniciata. La tinta della carnagione è -molto bruna. Ha i capelli arruffati, gli occhi spalancati e la lingua -molto sporgente dalla bocca. Pare la testa di un impiccato. - -Il fondo della teca è dipinto di color grigio, e in giro ha -l'iscrizione a caratteri rosso-cupi che dice: “Ritratto di Masaniello -fatto dal vero poco dopo morto G. B. Bianco fecit„. Di costui non ho -trovato notizia finora. - -Parecchie poi sono le figure incise nella seconda metà del secolo XVII -in rame o ad acquaforte, che rappresentano il famoso pescivendolo e che -sono state fino ai tempi nostri divulgate. E prima tra esse è quella -che trovasi in fronte del libro dell'Amatore, _Napoli sollevata_, -stampato in Bologna nel 1650. Masaniello ivi è raffigurato alla testa -dei _figlioli_ armati di cannucce, è vestito di una camiciuola e di -mutande all'uso marinaresco, porta il berretto solito in testa ed una -bandiera sulle spalle, e si volge a coloro che lo seguono, e col dito -sulle labbra intima il silenzio. Se non che la figura è più tosto la -rappresentazione di un fatto che della persona. Sopra la medesima è -scritto in spagnolo “El major monstruo del mundo y prodixio dela Italie -Tomas Annielo d'Amalfi„. - -Altre invece, dello stesso tempo o di poco posteriori, sono o almeno -hanno la pretensione di essere propriamente ritratti. Tal è quello -che si vede in fronte alla traduzione inglese dell'opera del Giraffi, -stampata in Londra nel 1650. Il Capo-popolo è ritto in piedi, ha -mustacchi neri, folti e volti all'insù, la zazzerina, e l'apparenza -di un uomo tra i 30 o 40 anni. Sta nello stesso atteggiamento del -ritratto di casa Rospigliosi, cioè, tiene la sinistra appoggiata al -fianco e la destra distesa in atto di mostrare qualche cosa. Porta -il costume marinaresco, solchè contro ogni verità la camiciuola è di -color turchino. Sotto si legge: _Effigie et vero ritratto di Masaniello -comandante in Napoli_[284]. Tal è l'altro, che si trova nell'edizioni -dello stesso libro tradotto in fiammingo, fatte nel 1652 e nel 1664 -in Olanda[285]. In ambedue Masaniello è ritratto di fantasia a mezza -figura, piuttosto giovane, con grandi occhi, e con grossi mustacchi -neri, come nel precedente, con berretto in testa. - -Della stessa natura e del pari immaginarii sono quelli, che Giovanni -Palazzo nel libro intitolato: _Aquila austriaca_[286], e Adolfo -Brachelio nell'_Historia sui temporis_[287] riprodussero. Queste due -opere furono edite intorno alla metà del secolo XVII. - -Alquanto diversa, ed anche più arbitraria delle precedenti, è la figura -che si vede di fronte a un'altra edizione della traduzione inglese -del libro del Giraffi, fatta pure in Londra nel 1664, con l'aggiunta -di una 2ª parte, che contiene la continuazione del medesimo stampata, -non saprei dirne la ragione, nel 1663. Nella 1.ª parte Masaniello, -il _pescatore di Napoli_, così sotto si legge, è rappresentato a -personaggio intero. Ha, contro il solito, la destra col bastone del -comando appoggiata al fianco, e la sinistra coll'indice disteso. -Il mustacchio, non così folto come negli altri, è svolazzante. Ha -l'apparenza di un giovane ed il solito costume marinaresco. Nel basso -della figura, a dritta, è la veduta di un palazzo, ed a sinistra la -scena di un gran tumulto, con cadaveri stesi per terra, a piedi di una -colonna che ha sopra una statua, forse della libertà. Nella 2ª parte -poi sono i ritratti a mezza figura, sopra di _Genovino_ e _Masaniello_, -e sotto di _Gennaro_ Annese. E qui il ritratto di Masaniello è secondo -il tipo di quello dell'edizione olandese[288]. - -Ma di tutti questi ritratti sinora ricordati certamente più autentico -e vero deve ritenersi quello che da me si possiede e che qui si -riproduce. Esso fu fatto vivente Masaniello, come può, se non -m'inganno, argomentarsi dalla dedica che si legge al disotto, e -probabilmente fu il prototipo di tutti gli altri che di questo genere -in Italia e fuori si divulgarono. - -Il Capo-popolo è rappresentato ritto in piedi, vestito della camiciuola -da marinaio chiusa nel petto, che fa intravedere la camicia sotto, e di -mutande di grossa tela. Ha in testa il berretto da marinaio. È scarno -di faccia, senza barba e con un piccolo mustacchio sul labro; dietro la -testa si scorge la zazzerina ricordata dagli storici. Ha la sinistra -sul fianco, e la destra alquanto distesa in atto d'indicare qualche -cosa, le gambe ed i piedi nudi. Al di dietro nel basso della figura si -vede la prospettiva di Napoli col castel Sant'Elmo che ha la bandiera -inalberata. Sotto si legge: _Tomaso Aniello da Malfi als. (alias) -Mas'Aniello Pesci Vendolo d'età d'Anni 23, acclamato Capo del Popolo -di Napoli. Adì 7 di lulio dell'anno 1647. Pietro Bacchi dona e dedica -e sculpsit superiorum permissu._ - -Il ritratto, dunque, fu fatto da un tal Pietro Bacchi e dedicato a -un innominato, che potrebbe forse da taluno credersi anche lo stesso -Masaniello. Dal complesso della dicitura della leggenda a me pare che -questi dovesse imperare tuttora. - -In ogni modo del Bacchi, artista poco noto e che non è ricordato nei -principali dizionari degl'incisori, che ho potuto consultare, parla il -Zani nella sua _Enciclopedia metodica delle belle arti_ ove sotto la -lettera B, si legge: _Bacchi Pietro_ o pure _Bacchius Petrus_ si segna -nelle sue opere: _Petrus Bacchius inv. fecit et sculpsit. Scultore, -Pittore ed incisore Fiammingo. Morto nel 1650_[289]. - -La figura proviene dalla biblioteca del Cav. Michele Arditi, già -Soprintendente del Museo Borbonico e degli scavi del Regno, che dopo -la costui morte fu venduta nel 1839 all'asta pubblica. Il Ms. però nel -quale quella trovavasi, insieme ai bandi ed editti del 1647 e 1648 non -si mise in vendita. Invece l'erede, dopo qualche tempo, lo vendette al -libraio Detkhen e questi al Minieri Riccio, dal quale intorno al 1860 -io l'acquistai. - -Da questa stampa, a quanto sembrami, precede il ritratto qui -riprodotto, che si conserva nella collezione iconografica della -biblioteca del Gerolomini di Napoli. - -Esso fu fatto in Francia, sopra un originale, come nello stesso rame -si dice, mandato da Napoli. Masaniello è raffigurato con i soliti -abiti e col berretto in testa. Ha il piccolo mustacchio, la sinistra -sul fianco e la destra alquanto distesa in atto di comando. Ai piedi, -indietro, è la veduta di Napoli con l'epigrafe in carattere majuscolo -“_La Ville de Naples_„. Sull'alto del rame, scritto in caratteri -minuscoli corsivi, si legge: _envoye de Naples le Pourtrait au naturel -de Thomaso-Mas-aniello pescheur de la ville de Naples et chef des -soulevez_, e sotto: _rue S. Jacques chez van merlen devant le coeur -bon._ - -Di altre stampe sullo stesso argomento si è avuto notizia recentemente. -Nel 1884 il cav. Felice Nicolini, direttore del Museo di S. Martino, -rinvenne una testa di legno conservata nei magazzini del Museo, -volgarmente creduta di Masaniello, di cui dirò in appresso. E in -quell'occasione, intrapresi degli studii sul proposito, e avendo inteso -che nella Biblioteca Universitaria di Bologna si conserva un Ms. -della rivoluzione in Napoli del 1647 illustrato da molte figure del -tempo[290], ne fece fare, previa l'autorizzazione del Ministro della -Pubblica Istruzione, una copia per la biblioteca di S. Martino, facendo -pure ritrarre in fotografia le figure che vi erano inserite. Da questo -Ms. vennero in luce altri ritratti non solo di Masaniello ma anche -di alcuni della sua famiglia e di parecchi personaggi, che in quella -rivoluzione ebbero parte. - -Così questo libro, che era affatto sconosciuto ai nostri scrittori, -venne ad arricchire la collezione dei libri e di altri monumenti patrii -in quel museo conservati, ed io ebbi l'opportunità di consultarlo e di -vedere le fotografie in esso contenute. Senonchè queste non mi davano -piena ragione del carattere delle figure originali, non avendo avuto il -copista la cura di descriverle esattamente; come sarebbe stato regolare -ed opportuno per la piena intelligenza delle medesime. È stato quindi -necessario osservare il codice di Bologna che, grazie al provvido -regolamento attuale delle biblioteche che agevola così largamente i -nostri studii, è stato trasmesso alla Nazionale di Napoli ed io ho -avuto la grande soddisfazione di studiarlo. - -Non è qui il luogo di descrivere minutamente questo curioso Ms. Debbo -però dare a ogni modo una notizia sommaria del medesimo affinchè -i lettori possano giudicare del valore dei ritratti che da esso -ricaviamo. - -Un tal Fra Sebastiano Molini da Bologna, monaco converso (egli, non so -perchè, dice commesso) dell'ordine dei Canonici regolari Lateranesi, -che prese l'abito nel monastero di S. Salvatore di quella città, fu -l'autore dell'opera. Nel 1646 dai suoi superiori mandato in Napoli, -stette prima nel monastero di S. Maria a Cappella e poi in quello di -S. Agnello a Capo Napoli, ambidue appartenenti al detto ordine. In -quest'ultimo trovavasi allorchè scoppiò la rivoluzione del 1647. Uomo -poco culto, ma naturalmente curioso all'eccesso, dovendo giornalmente -andare, come spenditore del monastero, a fare le necessarie provviste -per il vitto dei frati, cercava con quelle occasioni di osservare le -cose che per la città succedevano, o d'informarsene dai suoi conoscenti -ed in ispecie dai bottegai dai quali fornivasi. Così, secondochè dal -suo scritto rilevasi, egli assiste personalmente, quasi ad ogni più -notevole accidente di quella sollevazione e ne fa tesoro; di talchè -chi legge non può non maravigliarsi di questa sua ubiquità, e non -riesce sempre a liberarsi dal sospetto che talvolta il frate non sia un -vanitoso millantatore. - -Volendo poi il Molini conservare memoria delle cose da lui vedute o -udite, cercò di compilare il suo diario, o piuttosto la minuta e la -prima compilazione di esso, che, se ben comprendo il senso oscuro delle -sue confuse e sgrammaticate parole, prima perduta ed indi recuperata, -dopo 33 anni fu distesa a messa in bel carattere da un tal d. -Francesco... nel modo come al presente si vede nel Ms. bolognese. “Con -gran timore, dic'egli, abbozzai la presente Sollevatione di giorno in -giorno, come accadeva e mai alcuno l'ha fatto di veduta come la fo io, -anzi la fo per prattica? e per destino, poichè, essendo io fuori, sono -capitati in più mani i miei scartafazii quali ultimamente ritornato -se non gli avessi rubbati, perivano infallibilmente, come successe il -caso...[291]„. - -Altrove, in una postilla autografa attaccata all'ultimo foglio bianco -del codice, egli soggiunge: che aveva aspettato molto tempo, sperando -che di tante migliaia di virtuosi che si trovavano presenti in Napoli -1647-48 almeno uno di loro avesse dato pieno ragguaglio di tutta la -sollevazione. Ma non aveva potuto vedere altro che le 10 giornate -descritte dal sig. Alessandro Giraffi, le quali egli dice di non -lodare nè di disprezzare: ma che pure avrebbe fatto meglio assai -(_il Giraffi_) se fosse stato presente come lui agli avvenimenti. Che -se egli, il Molini, avesse avuto la fortuna di avere un pari suo in -compagnia, non arrivando egli a tale talento, credeva che avrebbero -fatto un'opera che dopo l'edificazione del mondo non si sarebbe veduta -l'eguale. E però ciò considerando si era servito di D. Francesco.... -che aveva scritto, lui dettando dai suoi scartafacci.[292] - -Ad ogni modo quello che, in confronto degli altri diaristi di -quel tempo, rende il suo Diario più prezioso ed interessante è la -subiettività di esso; perchè il Molini dal quale poco o nulla di nuovo -si ricava intorno agli avvenimenti della rivoluzione del 1647, ci fa -conoscere principalmente l'impressione che questi allora facevano nel -popolo, e la sua narrazione ci fa vivere quasi in mezzo a quelli. - -Oltre a ciò il Molini per accrescere più interesse al suo scritto lo -arricchì di parecchie figure allusive che rappresentano i personaggi e -gli avvenimenti di cui fa parola. E dapprima, vedute quelle fotografie, -io credetti che esse fossero della stessa natura di quelle stampe -dozzinali in legno, con cui allora e nel secolo successivo si ornavano -i frontespizii delle storie in ottava rima dei banditi, lungamente -favorita lettura della nostra plebe, contenute in piccoli libriccini -ora divenuti rarissimi. La natura dei disegni e delle persone -raffigurate non mi facevano rassomigliarle a quelle illustrazioni, -di cui è adorno anche qualche altro Diario di quei tempi, come del -Fuidoro[293],... del Conforto[294] e di altri, i quali si servivano -di figure non fatte propriamente pel popolo e spesso tratte da libri -di diverso argomento nei quali quelle erano inserite. D'altra parte -le stesse immagini di Masaniello erano allora sì poco comuni tra noi -che spesso gli amatori di cose patrie dovevano nelle loro memorie -ritrarle a penna da qualche rarissimo esemplare che loro capitava nelle -mani.[295] - -Senonchè avendo potuto in seguito osservare il Ms. originale ho dovuto -necessariamente convincermi di due cose, cioè: che non tutte le figure -erano state dal Molini raccolte e conservate nei suoi scartafacci a -tempo della rivoluzione, ma che alcune ne avea aggiunte al suo libro -intorno al 1680, allorchè fece trascrivere quei suoi appunti; e che -parecchie di esse furono allora da lui appropriate agli avvenimenti ed -ai personaggi di cui parlava; e quindi non rappresentassero realmente -ciò che l'epigrafe appostovi dal copista pretendeva indicare. Ove -si rifletta attentamente su queste date figure le ragioni di quanto -asserisco appariranno chiarissime. - -Difatti esaminando le tavole di dubbia autenticità, alle quali accenno, -la prima che s'incontra a c. 4 v. del Ms. è un paesaggio qualunque, -con caseggiati e fiume, sulle sponde del quale, a dritta di chi guarda, -vedesi una persona che pesca; ma rappresenta tutt'altro che Napoli e la -spiaggia della Marinella o di Mergellina. Ora fra Sebastiano doveva per -la prima volta discorrere di Masaniello, ed ecco che prende la detta -tavola, la incolla sul libro e fa scrivere al suo d. Francesco... _T. -A. Pers. F. S. A. Pescha_, parole che non so pienamente spiegare, poi -nel testo dice: “quì rincontro vedrai Masaniello pescare„. - -Più avanti a c. 9 v. si vede un uomo a mezza figura, dall'aspetto -florido e rubicondo, vestito alla spagnola, con la goliglia ed una -rosa tra le mani. Ai due lati della testa si legge: _Il Perrone Capo -bandito._ Il Molini narrando come Masaniello fece suo tenente generale -Domenico Perrone, bandito, soggiunge, “quale è questo che tu vedi„. -Ora io non posso mai credere che quello sia il ritratto dell'abate, -o capitan Micaro Perrone, un noto malvivente, perchè l'abito, che -indossa non è quello di un bandito[296], o di una _tabanella_[297] -come allora chiamavansi coloro, che portavano l'abito ecclesiastico per -svergognarlo e godere immunità per i loro delitti; e perchè il Perrone -era, come dice il Pollio, _un cane di vista et tale di opere_[298]. - -Nè mi pare che abbiano aspetto di verità, o almeno di giusta -appropriazione le figure delle due galere (39 x 28 cm.): una -caratterizzata come spagnuola (c. 136 v. 137) e l'altra come francese -(c. 137 v. 138). Nè finalmente le ultime tre incisioni (39 x 28 cm.) -hanno alcun che di comune con Napoli e con la rivoluzione del 1647. La -prima infatti (a cc. 139 v. 140), lavoro di un tal Filippo Suchiello -da Siena, rappresenta un arsenale, forse quello di Venezia, con alcune -navi in partenza e molta gente che sta ad osservarle. La seconda (cc. -140 v. 141), firmata da Orazio Scarabelli fiorentino, rappresenta un -torneo assai probabilmente celebrato in Firenze. La terza (a c. 142 -v. 143), incisa da Stefano della Bella pure fiorentino, è dedicata -al signor Bacco del Bianco ingegnere di S. M. Cattolica in Madrid, -rappresenta una nave veneziana carica di merci. - -Quello però che dimostra evidentemente l'opera del Molini in adattare -una figura qualunque che gli capita tra le mani alle cose che deve -narrare, purchè gli dia elementi da poter comporre un'illustrazione -apposita, è l'incisione (a c. 24 v.) appropriata da lui a raffigurare -il cadavere di Masaniello sui gradini dell'altare maggiore della chiesa -del Carmine, ove fu posto mentre si preparavano le sue esequie. La -figura (41 x 28 cm.) è abbastanza maltrattata e lacera in guisa che -manca la parte inferiore del lato dritto di chi guarda. Essa, nella -parte destra, rappresenta un edificio monumentale con colonnato avanti -e con la nicchia di una statua. Dinanzi l'edificio si veggono alberi e -piante. In linea degli ultimi scalini dell'edificio, dove l'incisione -è lacera, si scorgono parecchie figure in parte distrutte. Dal lato -sinistro poi si veggono in fondo due galere e alcune case. Più innanzi -è una figura a cavallo seguita da altri anche a cavallo. Ed ancora -più innanzi sopra un masso, un cadavere senza testa tra due gruppi -di figure. Sotto è scritto: _Corpo di Masaniello._ Il primo gruppo -rappresenta uomini con le braccia distese, nudi sino alla cintura e -avvolti nel resto del corpo in un manto e fra essi due bimbi nudi. -L'altro gruppo a sinistra è formato da un uomo, che sostiene per -i capelli un capo reciso, sotto al quale è scritto: _Testa_, ed è -circondato da uomini con la barba avvolti in mantelli, ed alcuni altri -indietro che hanno in capo una specie di elmo. Oltre a ciò, a basso -dall'uno e dall'altro lato, sono due persone prese o ritagliate chi -sa da qual altra figura ed attaccate su questa. Sotto l'incisione, dal -lato sinistro, si legge: _Ant. Sal. exc._ - -Ma tralasciando altre osservazioni[299] e restringendo il mio dire a -quello che più si attiene all'argomento che ho per le mani, occorre -notare quì le figure rappresentanti Masaniello e quattro persone di sua -famiglia, che il Molino inserì nel suo Ms. Esse sono sette, tutte di -una stessa dimensione (21 x 29 cm.), e colorite a mano. Ridotte dalla -fotografia ad un terzo degli originali noi pensando di far cosa grata -ai nostri lettori le riproduciamo in fototipia, e con qualche raffronto -storico le illustriamo. - -Or nella prima vedesi il ritratto di Masaniello (fig. 15) in piedi, -fatto ad acquerello. È un uomo apparentemente di più che 27 anni di -età, con la mano sinistra appoggiata al fianco, e la destra distesa -in atto che con l'indice pare mostri qualche cosa. Accanto alla testa -è scritto in caratteri majuscoli della stessa mano, di chi copiava -il libro da un lato: _Mass'_ e dall'altro: _Anjello_ e sotto: cioè: -_Tomasso Agnello_[300]. Il Capopopolo ha i mustacchi neri, piuttosto -e volti all'insù e la zazzarina; e veste l'abito marinaresco col -berrettino rosso sul capo, e con l'aggiunta di una grossa tovaglia -che porta sulle spalle e gli scende innanzi sino alla cintura, come lo -descrive il contemporaneo Carusi che sopra ho riferito. - -Nella seconda figura si osserva _Masaniello di Notte_ (fig. 16) -secondochè essa è indicata dall'epigrafe apposta ai due lati della -testa, come nella precedente. Sta a cavallo, con la sinistra tiene il -freno e con la dritta un corto bastone di comando. Veste di bianco -con cintura. Ha gli stivali con sproni, e in testa un cappello alla -spagnuola con penne. La faccia indica un uomo anche di più età del -precedente[301]. - -_Masaniello fuori di se_ (fig. 17) è rappresentato nella terza figura. -Sta pure a cavallo. Nella dritta impugna un lungo spadone. Veste un -abito signorile di drappo, a quanto pare, con maniche larghe e cappello -alla spagnola in testa anche con piume. Sembra all'aria, all'aspetto, -un uomo tutt'altro che volgare. Nè si può scorgere linea alcuna tra -questi e i due altri pretesi ritratti. Ha la faccia di vecchio, piena -di rughe, lunghi i capelli che gli scendono dalle tempie, e sul labbro -non vi apparisce segno di baffi[302]. - -Segue _Matteo d'Amalfi fratello di Masaniello_[303]. L'epigrafe vedesi -al solito posto. Sta a cavallo e veste da borghese con casacca color -d'oro giallo[304]. Ha il cappello in testa con la piuma; e dalla -cintura sporge il manico di un pugnale. La figura, messa quì dopo il -testo (fig. 18) ha l'apparenza di un uomo di età, con grossi baffi -volti in su. - -Vedesi indi la _Moglie di Masaniello_ (fig. 19) e l'epigrafe si legge -al solito posto. È a mezza figura. Ha l'aspetto piacente, occhi grandi -e naso aquilino[305]. Sostiene con le mani un cesto pieno di fiori, che -pare attaccato sulla figura. Indossa una veste signorile con corpetto -giallo e maniche turchine. Ha un cappello pure di color giallo a falde -larghe in testa con piume e fiori che le ornano le tempie, sulle quali -si ravvolgono folti capelli. Alla gola porta una collana con croce -pendente, la famosa collana donatale dalla Viceregina. - -La _Sorella di Masaniello_ (fig. 20), che segue è pure ritratta a mezza -figura. È giovane non brutta, anch'essa con grandi occhi, ed ha la mano -dritta quasi accostata alla spalla sinistra. Veste un abito signorile -scollato, che sembra fatto a fiorami, ed è orlato di merletto rosso; -non ha cappello, ma una ricca capigliatura ornata di fiori alle tempie. -Porta pure una collana che sembra fatta di pietre. - -Da ultimo vedesi (fig. 21) il _Cugnato di Masaniello_[306], secondo -dice la solita epigrafe. Anch'esso è a mezza figura, e sembra uomo -dai 30 ai 40 anni. Ha ricca capellatura, grossi baffi rivolti in su e -pennello sul mento. Veste civilmente con casacca rossa, maniche grigie -con i rivolti bianchi e collare rovesciato pure bianco. Ha in testa un -berretto grigio a larghe falde ornato di penne rosse, e colla sinistra -sostiene una carta scritta a mano che dice: _Memoriale al signor -Capitano Generale del Fidelissimo popolo di Napoli. Li Signori di -Salerno._ Il carattere della scritta è diverso da quello del cod. Ms. e -sull'alto, a sinistra della testa, si legge: _Qui rincontro rappresenta -quando fu portato fuori del Carmine la testa di Massaniello.._ - -Questo è il soggetto delle figure del Ms. Bolognese che riguardano -il mio argomento, e questo è il modo, con cui sono state condotte. -Ma quale è l'autenticità, quale la veracità delle medesime? A me pare -che bene e spassionatamente considerate esse non possono ad una sola -ed istessa stregua giudicarsi. Alcune, cioè _Masaniello di notte_ -e _Masaniello fuor di se_ debbono, a mio giudizio, ritenersi come -fantastiche ed arbitrarie illustrazioni che, al pari di quelle di -cui sopra ho parlato, il Molini appropriò al suo racconto ed inserì -nel libro che compilava. Difatti, a prescindere dalla pochissima o -niuna rassomiglianza che hanno tra loro, e con gli altri ritratti di -Masaniello, ed anche con lo stesso acquarello del Ms. Bolognese, v'è -un altro argomento a smentirli. Certamente è assai inverosimile che -simile che siasi voluto ritrarre o ricordare il Capopopolo in una -azione ordinaria di nessuna importanza quale è quella di andare a -cavallo di notte per la città, mentre si avrebbe potuto raffigurarlo -in atto che andava a Palazzo o che alla testa del lazzari combatteva -e prendeva prigionieri i 500 alemanni che venivano contro il popolo -in S. Giovanni a Teduccio. Nè d'altronde il fatto che intendevasi -rappresentare dall'atteggiamento e dall'insieme del personaggio si -sarebbe compreso se il Molini non l'avesse fatto scrivere sulla figura -stessa. Così pure niente dimostra la pazzia di Masaniello nell'altra -figura se non l'epigrafe appostovi. D'altra parte per lo meno mi sembra -dubbia la figura di Matteo o Giovanni di Amalfi, che è dello stesso -tipo di quelle che rappresentano l'Eletto Arpaja e di qualche altra -tavola simile prodotta dal Molini. Non così per le altre. Imperochè -l'acquarello di Masaniello se per i baffi neri, folti e volti in -su, onde è fornito, può ritenersi come il tipo di tutte le figure -immaginarie di lui fatte in Olanda ed in Inghilterra, pure la nota -caratteristica della tovaglia con cui è dipinto si dimostra opera -di uno che aveva visto l'originale, e lo dipingeva pur non avendolo -innanzi. - -Nè diversamente è da dirsi intorno alla moglie, la sorella e al cognato -di Masaniello, perchè quantunque non si abbia alcun confronto che possa -servire come pietra di paragone per stabilirne l'autenticità, pure la -napolitanità delle fisonomie delle due donne e il Memoriale che tiene -in mano il cognato me li fanno ritenere per autentici e genuini. - -Per quanto poi riguarda la parte artistica tutte queste figure -sono, come chiaramente si vede, lavori dozzinali incisi in legno da -artisti di poco valore, forse non napolitani, ma che lavoravano pel -popolo desideroso di conoscere o di tener ricordo del suo Capitan -Generale. Esse per la poca abilità degli esecutori, non danno che -un'approssimativa idea del personaggio che intendevano rappresentare. -Sembra inoltre che miseramente finita la rivoluzione, sparissero dal -commercio, o perchè distrutte per timore degli Spagnuoli, o perchè -poco curate dalle persone intelligenti e da coloro, che per altro non -avevano mancato di raccogliere notizie e di narrare i fatti di cui -erano stati testimoni. E poichè niuna di esse, si trova inserita nei -tanti Mss. e nelle non poche raccolte di fogli volanti e di stampe -riguardanti quell'avvenimenti ed appartenenti a quell'epoca, dobbiamo -essere grati al buon frate rocchettino, che forastiere e curioso non -disdegnò di raccogliere e conservare questi singolari ricordi che -altrimenti sarebbero andati al certo perduti. - -Altri ritratti di Masaniello eseguiti intorno a quel tempo io non -conosco. Non debbo però tacere di una testa di legno volgarmente -attribuita a lui, e che per la misteriosa epigrafe, con cui era -indicata, probabilmente appartenente all'epoca del viceregnato -spagnuolo. Ne ricavo la notizia da un opuscolo recentemente pubblicato -dal chiaro Barone Guiscardi[307], nel quale, notando un lavoro in -legno di mano maestra che raffigurava un teschio e che si conservava in -una cassettina nel Museo di S. Caterina a Formiello di questa città, -nel 1799 andato male, egli pensa che “dovesse essere il simulacro -della testa di Masaniello„. E per verità fondatamente rileva una -tale congettura dall'indovinello stampato, che era posto sulla detta -cassettina e che è riportato nella p. 13 dell'“Istruzione al forestiere -ecc. intorno al Museo dei Domenicani del Convento di S. Caterina a -Formiello„ stampata nel 1791; ove leggevasi così: - - Ebbi in Napoli, ignobil cuna e vile - Fui pien d'ardir, pieno di vizi, in loco - Di tumulti mi trassi. A me simile - Volgo insano commossi; e a poco a poco - Sdegnai me stesso ed il mio stato umile, - Empio eccitando e temerario foco - Ma volendo smagliar le mie ritorte, - Anzichè libertà trovai la morte. - -Le quali parole sotto un velo abbastanza trasparente indicano il -Capopopolo. - -Senonchè la vanità di questa volgare credenza è di per se stessa ad -ognuno manifesta. Io per me credo che probabilmente la testa d'un -_pastore_ (personaggio da presepe) diè ad un qualche conservatore del -Museo di S. Caterina, che aveva il ticchio di far poesie, la materia e -l'occasione di comporre quel concetto letterario e morale[308]. Ma può -anche supporsi che il popolo minuto di Napoli battezzasse un teschio -qualunque, che ivi non saprei dire per quale ragione notavasi, per la -testa di Masaniello; proprio al modo istesso come, secondochè leggo -altrove nella citata _Istruzione_, ebbe ferma opinione che un lungo -spadone pur anche conservato in quel museo fosse stato maneggiato -dal famoso Rinaldo, le cui prodezze allora si cantavano nelle piazze -con gran concorso di uditori. I quali, dopo udito il cantastorie -stupefatti andavano al museo della Speziaria di S. Caterina a Formello -a rimirar come incantati la spada del favoloso eroe[309]. E bisogna -dire inoltre che il P. d'Onofrii, autore di quella _Istruzione_, -avvedutosi a tempo della falsa ed erronea attribuzione data a quella -testa, nello stesso anno 1791, la ristampò, togliendone soltanto -l'articolo della cassettina con la relativa ottava, il che osservò -pure nell'altra edizione del 1796. Ma ciò, a quanto pare, non valse a -togliere l'inveterato errore; poichè nei magazzini del Museo Nazionale -in S. Martino si trova tutt'ora una testa di legno voluta (come si dice -nell'Inventario, ma da nessuna creduta) di Masaniello. - -Mi resta ora, a far parola di una medaglia, nella quale, si vede il -nome e l'effige di Masaniello, fatta di fantasia. Essa fu coniata a -quanto pare, nella seconda metà del secolo XVII in Olanda, dove allora -era viva e grandissima la fama del Capopopolo di Napoli e delle sue -straordinarie vicende, e si traducevano e si pubblicavano, come di -sopra accennai, ripetutamente opere sull'argomento. Ed in pruova di -ciò, basta soltanto ricordare quel che si narra del celebre Benedetto -Spinoza, che, giovanissimo, volle disegnare a penna il ritratto del -pescatore napoletano, come allora era rappresentato nelle istorie e -nelle incisioni che in quelle contrade si divulgavano[310]. - -Or la medaglia della grandezza di 70 millimetri ha, da un lato, -impressa l'immagine di Masaniello a mezza figura, con baffi e capelli -a zazzera e col capo scoverto. È fiancheggiata da due popolani che -sorreggono con una mano una corona antica sulla testa di Masaniello, e -con l'altra mano si appoggiano agli scudi che hanno a lato. - -Sotto il busto, contornato da fregi a cartoccio si legge: - - _Masaniello vissche_ [r] - _En coninck v. Naples_ - _1647_ - -cioè: _Masaniello pescatore e Re di Napoli. 1647_[311]. - -Dall'altro lato si vede il busto di Oliviero Cromwel, fiancheggiato da -due guerrieri, in costume antico romano, che con una mano reggono una -corona di alloro sulla testa del medesimo, e con l'altra si appoggiano -parimente agli scudi che hanno a lato. Sotto il busto, contornato dai -medesimi fregi che si veggono nell'altra faccia, si legge: - - _Olivar Cromwel - Protector V. Engel - Schot en Irlan._ - -cioè: _Oliviero Cromwel protettore dell'Inghilterra, Scozia ed Irlanda._ - -Sul taglio poi della medaglia sta inciso; - - _Violenta imperia nemo continuit diu_ - -Il motto è di Seneca, tratto dalla tragedia _Troades_ verso 258. - -La medaglia, come mi assicura l'egregio Dr Arturo Sambon, che si occupa -con tanta intelligenza ed amore della storia numismatica della nostra -regione, e che è stato da me interrogato sul proposito, non è riportata -nell'opera di G. Van Loon, che descrive una grandissima quantità -di queste medaglie popolari o gettoni olandesi assai interessanti, -perchè rispecchiano al vivo i sentimenti del popolo sugli avvenimenti -contemporanei. Da chi e per quale occasione essa fosse stata coniata, -io non saprei dire. Solo, dalla leggenda incisa sul taglio, mi pare che -si possa con molto fondamento, affermare che sia stata impressa durante -la dominazione di Oliviero Cromwel nella Gran Brettagna, e da chi era -di un partito avverso ai moti rivoluzionarii di quell'isola. Essa, -a mio credere, è quasi un monito, che si fa all'usurpatore del trono -degli Stuardi, mettendolo a confronto di Masaniello, il cui imperio era -così poco durato. - -Se non che il confronto; in quanto riguarda il concetto politico -dell'uno e dell'altro personaggio non è internamente esatto, poichè gli -autori della medaglia giudicavano l'agitatore Napolitano con le idee -che di lui allora si avevano in Olanda, ed in altre contrade straniere. -Masaniello per il mutamento che la sollevazione da lui iniziata ebbe -nel terzo periodo (novembre 1647-6 aprile 1648), fu malamente colà -creduto un fanatico repubblicano. E tale pure alcuni oggi volgarmente -vorrebbero caratterizzarlo. Ma così opinando costoro falsarono e -falsano la mente di Masaniello. Il concetto del povero pescivendolo era -affatto diverso. Esso evidentemente compendiavasi nel motto, che da lui -fu indettato ai _guaglioni_ ed ai _lazzari_ suoi compagni e seguaci e -che fu il grido di guerra dei sollevati, cioè: - -— Viva Dio, viva il Re e muoja il mal governo. - - - - -PARTE QUARTA - -DOCUMENTI - - -I. - -LETTERA DI GIULIO GENOINO AGLI ACCADEMICI OZIOSI INTORNO ALLE -PRETENSIONI DEL POPOLO DI NAPOLI - -_Alli Signori Accademici Otiosi_ — Mi è stato riferito ch'io sia stato -ripreso da alcuni della Vostra Accademia de certo mio parlamento fatto -pubblicamente a Sua Eccellenza in Palazzo nella sala dell'Ecc. della -Signora Viceregina, lunedì li 6 del presente mese di Maggio 1620. -Provate con dire che in quello sia stato da me usata arte oratoria e -mordace. Quel mio ragionamento fu a fatto all'improvviso, a richiesta -di alcuni miei Cittadini, et se in qualche cosa impensatamente non -dicevole fussi trascorso, mi faranno piacere le Signorie Vostre -(scrivendoli io a quest'effetto) corregermi, et perchè non me si -attribuisca dal volgo quello che io non ho detto, vengo hora a punto a -scriverli quanto io all'hora dissi, che altro non fu che questo: - - Sono venuto, Signore Eccellentissimo, da parte di questo mio - Popolo qui presente ad esporre querele, sperar giustizia, - et impetrar gratie. Querele, Signor Ecc.mo. Si è inteso che - molti nobili di piazza (salvo però la pace di coloro che - non intervengono a tal consiglio) facciano conventicoli, - conspirazioni, et monopolii in diversi privati luochi, case, - chiese et ridotti; cose detestabili et da ogni legge prohibite; et - sì questa nobiltà ha da fare alcun parlamento, ha le sue pubbliche - Piazze, dova gionta potrà deliberare et concludere ogni suo - parlamento, sì come fa questo mio Popolo. Quello che questo mio - Popolo sospetta contro detta nobiltà, è che quanto dichi et operi - sia cospirazione contro di esso et contro di chi l'Eccellenza - Sua può immaginarsi, e per quanto vedo, fa la mira al piede per - colpire in testa: l'uno et l'altro capo prenderà peso di provare - questo mio Popolo. Intenderà forsi questa nobiltà in questo modo - privarci di quel bene ove è fundata ogni nostra speranza; non - sarà giammai et s'inganna di lungo. Pretenderà forsi suppeditare - questo mio Popolo? Non conviene, essendo suo affezionatissimo. - Intende forse esser nostra tiranna? Nè questo, mentre stiamo - sotto regia protezione. Finalmente pretenderà farci suoi schiavi? - Il che non sarà giammai, poichè se al proprio nostro Re non - havemo altro obbligo se non di fidelissimo vassallaggio, come si - presumerà che dobbiamo esser schiavi a questa privata nobiltà? - Erra certamente alla lunga: dovrebbe al fine porre mente a tante - cose, nè fastidirse più l'orecchia del nostro Re di tante querele - et messi, et lasciar quieta la Cattolica Maestà attendere ad - altro, et a cose più gravi che in queste nostre gare, pretensioni - et liti, et quelle fra noi con amorevolezza terminare et finire; - al che con vivo affetto di cuore preghiamo la detta nobiltà - et quelle debbiamo con amorevolezza vicendevole componere; nel - che l'Eccellenza Sua non sia più giudice nostro, ma amichevole - compromissore. - - A questo con ardente affetto di cuore anzi con vive lagrime - da parte di questo mio Popolo prego voi tutti Signori qua - presenti che vogliate adoprare ogni vostro valore, potere et - forza, che questa nobiltà resti quieta di vivere unita col suo - carissimo Popolo, e che gli ceda quella parte di autorità che - nelle cose comuni di giustitia li conviene, non l'aggravi più, - ma lo sollevi a ciò non habbia occasione alla fine darsi in - preda di disperatione, et quello che detta nobiltà con occulti - conventicoli contro di esso consulta l'habbia a dirlo in pubblica - piazza. Viviamo dunque in tranquilla pace. Anzi si è risoluto - questo mio Popolo chiamare con citatorio pubblico editto detta - nobiltà a giusto et onorevole partito di quiete et questo acciò - sia manifesto appresso Iddio et il mondo tutto quanto questo mio - Popolo desideri la tranquilla pace. - - Et voi, Signor Ecc.mo, non volendo questa nobiltà inchinare - l'orecchia a preghiere di questo Popolo, et volendo più oltre - procedere in dette sue ostinate cospirationi, allora la pregamo - voglia usare il debito rigore della sua giustizia contro li - trasgressori, come disturbatori della universale quiete et - pace. Et quando che no, avemo, signore Eccellentissimo, un - volgare nostro napoletano proverbio che “il mal guadagno sparte - compagnia„. Si è visto, signor Ecc.mo, che da questa nostra - comunità (ma per opera non so de chi) s'è causato un mal guadagno; - si sa quanti milioni di oro deve questa nostra Città: si dovrebbe - per ragione, per sollevamento di quella, dividere questo peso, - et la mità pagarne il nostro Popolo et l'altra mità la detta - nobiltà. Ma ecco, signore Ecc.mo, come quello mi risponde: Questo - non è giusto nè conviene, che, essendo il Popolo tanto numeroso et - la nobiltà tanto pochi, paghi la maggior parte il Popolo et una - minima parte paghi la Nobiltà; al che li dico come li pesi sono - tutti del Popolo et gli onori tutti della Nobiltà? Queste, signore - Eccellentissimo, sono male spartenze: _leonina divisio._ - - È stabilito per autorità di legge che nessuno a forza sia tenuto - stare in compagnia; per ciò quando la nobiltà si vorrà attribuire - più di quello, che le tocca di questa nostra Comunità et unione, - allhora è resoluto questo mio Popolo di vivere dissunito da - quella. et da mo le dice: Addio, restate in pace. - - Questo basti all'esponere di querele et aspettar giustitia. Resta, - signore Eccellentissimo, de impetrar gratia. - - Et primo sa l'Eccellenza Sua quanto è povero questo mio unito - Popolo che non ha altro eccetto il solo legato della felice - memoria del Serenissimo Re Cattolico, che appena basta a - distribuire li legati pii, et pie dispositioni; perciò è resoluto - fra sè stesso fare una tassa et per volontarie contributioni fare - almeno la somma di ducati 30000, et quelli poi convertire in - compra de annue intrate, anzi quelli de anno in anno cumulare, - acciocchè si possa di dette entrate soggiovare in ogni urgente - bisogno, mantenimento di lite, et tutte altre cose in comune et in - privato, che sarà espediente di detto popolo, conforme li bisogni - che di giorno in giorno potranno occorrere a questa volontaria - attione. Si supplica il beneplacito et consenso di Vostra - Eccellenza. - - 2. Mira l'Eccellenza Sua questa nobiltà, che sta nel suo cospetto, - come sta pregiata, pomposa et ornata. Mira all'incontro questo - mio Popolo che sta humile et con quelle sue positive vesti, - che per decentia del loro stato così conviene stiano vestiti. - Perciocchè si supplica Vostra Eccellenza che, per ornamento e - decoro di questo Popolo, voglia permettere l'Eccellenza Sua che - a questi populari Capitani et Consultori se li permetta vestire - di una veste lunga talare a modo di senatoria veste, et di quella - servirse assolutamente in tutte le pubbliche functioni che lui - farà, et quando compare all'aspetto dell'Eccellenza Sua per cose - pubbliche. Questo domando per onore et decoro di questo mio Popolo - et a ciò reveriscano tanto più l'Eccellenza Soa et a sua gloria. - - 3. Ha stabilito questo mio Popolo deputare sei di ciascuno di - detti Capitanii e Consultori ogni dì, acciocchè comparino ogni - mattina avanti l'Eccellenza Sua, et quella umilmente salutino - et se li offeriscano per servi et le ricordino che li sono - fidelissimi. - - 4. Instantemente pregano l'Eccellenza Sua almeno si lasci - personalmente vedere una volta la settimana nella Piazza di questo - suo Popolo, acciocchè vedendo il suo aspetto viva lieto et sicuro. - - 5. et ultimo. Signore Ecc.mo, le propongo questo che è successo - a me medesimo, che andando l'altro hieri a pigliare possesso di - questo mio ufficio ebbe loco appena di unirsi questo popolo ad - esercitare detto atto; attesochè quelle Reverendi Padri di Santo - Agostino, per erigere il Campanile, hanno sfabbricato quello - antichissimo edifizio dove se univa detto Popolo. Perciò non ha - luogo dove unitamente congregarsi. - - Si è resoluto edificare un particular luogo dove si possa per - lo advenire quello unirsi, quale s'intitolerà: Seggio della - Piazza Popolare, e là possa unito parlare di tutte pubbliche cose - occorrenti. Tutte queste sono gratie, che si supplica l'Eccellenza - Sua potrà a quello facilmente concedere, mentrechè sono cose - volontarie et non pregiuditiali al terzo et per maggior onore et - quiete di detto popolo, del che humilmente supplica l'Eccellenza - Sua e gli fa reverenza. Ho detto, Ecc.mo Signore. - -Questo è quanto io esposi nel mio ragionamento et non altro, et si pure -il volgo o altra persona dicesse aver detto altro di questo, erra. -Vedete dunque se in detto ragionamento ho commesso alcun eccesso, -riceverò volentieri l'emenda et correzione, del che instantemente li -prego. E gli fo humilissima riverenza. Delle Signorie Vostre. - - Servitore Affezionatissimo - GIULIO GENOINO - _Eletto del Popolo Napolet._ - - -II. - -Lettera dell'Eletto e della Piazza popolare a D. Baldassarre Zunica -presidente del Consiglio d'Italia, con cui si espongono le querele di -essa contro le Piazze nobili. - -“Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore — Sono tanti et tali gli -aggravii et vilipendii che questa nostra Piazza del fidelissimo Popolo -napoletano (tanto devoto della Maestà Sua et dei suoi reali Ministri, -et in particolare di Vostra Eccellenza) riceve giornalmente dalle -piazze de' Nobili un disservizio di Dio, del Re N. S. et del ben -publico, che obbligheriano noi, che la governiamo, a venire o mandare -cento et mille volte l'hora in codesta Real Corte ai piedi della Maestà -sua e suoi Consigli per gli opportuni rimedii. Ma, poichè questo non ci -è permesso, mercè che questa povera Piazza non ha modo dello spendere, -come l'hanno quelle de' Nobili, che (per le prerogative che ora godono -di poter quattro di esse sole far conclusione di Città, benchè la -nostra Piazza pretenda non senza raggione o la parità de' voti, o che -non possa farsi cosa senza la nostra saputa, giacchè così conviene -al servizio del pubblico e del Re), spendono e spandono del peculio -universale come lor pare et piace, ancorchè ci habbiano così poca -parte; poichè l'entrate della Cittâ si cavano mille volte più da questo -Popolo numerosissimo che da' Nobili che sono così pochi; habbiamo -stimato ben degno, se non in tutto almeno in parte, ragguagliarne V. -E. Capo del Consiglio d'Italia, et sopra modo zelante del servizio di -Sua Maestà et beneficio de' suoi sudditi, et supplicarla con questa -(se pure la nostra buona fortuna vuole che ella capiti nelle sue mani, -poichè possiamo assicurarcene per la potenza e stratagemmi degli -avversarii), a degnarsi far queste nostre giuste querele pervenire -alle reali orecchie della Maestà sua, acciocchè possa essa nostra -fidelissima Piazza, riportarne quelle gratie et provvigioni che la -giustizia de' suoi miserabili casi ricerca; assicurando V. E. che non -meno sarà opera degna di vera pietà christiana l'adoperarsi essa con la -Maestà del Nostro Re a pro di questo fidelissimo Popolo, di quello che -sarebbe se l'Eccellenza Sua cavasse dalla schiavitudine molte migliaia -di persone. - -Saprà dunque V. E. che tra le molte cose, nelle quali è venuta e viene -la nostra fidelissima Piazza aggravata et vilipesa da' Nobili (tacendo -l'altre peggiori per hora per non tanto fastidirla con la lunghezza -di questa lettera) ve ne sono tre che a nostra istanza si discutono in -questo regio Collaterale. - -L'una è che quattro delle cinque Piazze nobili conclusero ad Agosto -passato, ciascuno da per sè separatamente, contro la forma del dovere -e del solito, che dovesse tenersi aggente perpetuo in cotesta Corte, et -in effetto, senza chiamare la nostra Piazza, elessero il Dottor Giovan -Camillo Barnaba, che quivi resiede, con provvisione di 600 ducati -l'anno, a tempo che questa Città va debitrice sinhora (e Dio perdoni a -coloro, per colpa de' quali ciò è avvenuto) in più di 11 milioni, senza -le tante centinaia di migliaia di ducati che deve di terze vecchie, non -ad essi Nobili, Signore Eccellentissimo, perchè ha ben saputo e potuto -pagarsi: ma a tante povere vedove, pupilli et altri miserabili del -popolo. - -L'altra, che a' 9 di Settembre anche passato, deputarono et mandarono -per ambasciatore in codesta medesima Real Corte il Padre Taruggi dei -Gerolomini, senza il nostro intervento e saputa, e non obstante che -dal Collaterale Consiglio fosse stato tre giorni prima, mediante -provvisione agli stessi nobili notificata a' 6 del medesimo mese, -ordinato che non si mandasse. - -E la terza, che havendo la stessa piazza de' Nobili firmata una -capitolazione, sotto il titolo di _Riforma de' Tribunali_ della nostra -Città, per la quale si levano e tolgono affatto non pure alla nostra -fidelissima Piazza et ai suoi Eletti le loro antiche raggioni et -autorità, ma anche a' regii Ministri che in essi Tribunali assistono a -petition nostra, hanno rechiesto essa nostra Piazza a concorrere alla -detta riforma, et noi abbiamo ricusato di farlo per essere cosa di -tanto nostro preiudizio e della Reale giuridittione. - -Intorno alle due prime V. E. resterà servita veder dalle qui incluse -copie come già per decreto del Signor Regente Valenzuela, commissario -in questo particolare delegato dall'Illustriss. Signor Cardinale -Vicerè, sta sospesa l'elettione di Aggente, et per decreto parimente -di tutto il Collaterale, annullata l'ambasceria del Padre Taruggi, come -fatte illegittimamente et contro la forma del dovere. - -Et in quanto alla terza, già si sta da noi facendo istanza appresso -questi signori Reggenti che sieno intese le nostre raggioni. Non -lasciando di dire a V. E. che i sudetti Nobili oltre l'haver privato -alcuni dei nostri di qualche carica o officio conferitogli dalle lor -Piazze, senz'altra caggione che di non haver voluto aderire a' loro -disegni, si sono lasciati trasportar dall'odio conceputo contro di noi, -solo perchè habbiamo voluto difendere le ragioni della nostra Piazza -con termini della giustizia contro le loro irragionevoli pretensioni et -conclusioni, che e privata et pubblicamente in absenza et in presenza -nostra non si sono astenuti dal maltrattarne di mille ingiurie et -minacce, come ne abbiamo dato parte all'Ill. signor Cardinal Vicerè -et suo Collaterale Consiglio, forse per provocarci a farne qualche -resentimento da per noi, per lo quale poi avessero potuto tacciarne di -persone rivoltose et inquiete. Ma noi habbiamo il tutto sopportato con -animo piucchè forte per non cagionare qualche giusta alterazione al -nostro fedelissimo Popolo, il quale, come chè non è mai stato solito -di ricevere simili affronti della Nobiltà nelle persone de' suoi -Eletto, Capitani et Consultori, da che è stata fondata questa Città, -facilmente havrebbe potuto far qualche movimento di vendetta, se noi -havessimo cercato di rissentirci dell'aggravio fattone, e non havessimo -procurato diminuire al possibile la gravità delle cose appresso quelli -de' nostri quartieri. Anzi, hierimattina, 27 del corrente, vigilia -dell'odierna festa de' gloriosissimi Apostoli Simeone e Giuda, tutte le -Cinque piazze Nobili ad una stess'hora, unite, ciascuna però nella sua, -con manifesto monopolio (con riverenza) conclusero che si facessero -deputati, i quali potessero, per mezzo del sudetto Padre Taruggi -asserto ambasciadore o d'altri, non pur resentirsi dalle istanze -fatte (com'essi dicono) tanto licenziosamente dalla nostra Piazza -in disservizio del Publico, ma dar parte a S. M. degli aggravii, che -dicono haver patiti nel particolare delle istanze fatte anche da noi -intorno all'haver voluto impedire il detto Padre, dove medesimamente -si dolgono e del signor Vicerè (di niuno de' quali non mai si -contentarono) che del Collaterale, per ordine del quale, con somma -giustizia, si prende informationi contro i deputati c'hanno spedito il -medesimo Padre, cosa che mai si ricorda c'abbiano fatto contro questa -fedelissima Piazza, della quale sempre hanno fatto qualche stima, -fuorché da alcuni mesi in qua, sebben crediamo (se pur ad altro non -hanno l'occhio) che tutto ciò habbiamo fatto et facciano per atterrirci -et farci desistere dalle oppositioni, che tanto giustamente facciamo -alle loro ingiuste conclusioni et pretensioni, et ottenere per questa -strada quanto bramano, poiché veggono che questa nostra fidelissima -Piazza è hoggidì, per gratia d'Iddio, retta e governata da persone da -bene (se pure è lecito lodarci con la propria bocca) timorose di Dio e -della giustizia, et sopratutto amiche della pace e zelose del servitio -della M. S. et in particolare del suo Eletto, di conosciutissima bontà -e qualità. Però noi staremo sempre fermi e saldi et attenderemo coi -termini del dovere e della giustizia la difesa delle nostre raggioni, -sintanto che da chi può comandarci non ci verrà altrimente commesso -et ordinato, ancorchè ci fosse con notabile preiudizio dell'havere -dell'honore et della vita di tutti noi. - -Abbiamo dunque, signore Eccellentissimo, voluto narrare queste cose a -Vostra Eccellenza, sia perchè Ella ne stia com'è di dovere informata, -sì anche, come detto abbiamo, perchè ci faccia la gratia col suo -christianissimo zelo di farlo a saper a S. M. acciocchè et Ella et -V. E. col suo Consiglio non pure intendano che suddetti Aggente et -Ambasciadore sono stati dichiarati nulli, come eletti contro la forma -della raggione e che come tali non devono esser ammessi et ascoltati, -ma anche la M. S. provvegga con la sua giusta e potente mano in maniera -che non siamo a questo modo maltrattati e dispreggiati da questi -Nobili che ad altro non aspirano che a farsi soli et assoluti padroni -del maneggio delle cose, di questa Città, senza la nostra fidelissima -Piazza del Popolo ci abbia una menoma parte. E per fine baciando a -Vostra Ecc. humilissima et riverentemente le mani le preghiamo da -Sua Divina Maestà il colmo di ogni felicità e compita grandezza — Di -Napoli a 28 Ottobre 1622 — Humilissimi e Devotissimi Servi — L'eletto, -Capitani et Consultori della piazza del fed. Popolo Nap. — _Paolo -Vespolo_, eletto — _Anello Auricola_, cons. — _Orlando Prencipe_, -capitano — _Giacomo Pinto_, cons. — _Giuseppe Palmisano_, capitano — -_Giov. Ang. della Monica_, cons. — _Giov. Batt. Pelliccia_, capit. — -_Pietr'Antonio Ferrante_, cons, et capit. — _Andrea Pulce_, capit. — -_Loise Rispolo_, Cons, et Cap. — _Agost. de Juliis_, cap. — _Agost. -Miranda_, Cons, e capit. — _Francesco d'Anna_, capit. — _Francesco -Schettino_, capit. — _Horatio Pisano_, capit. — _Giov. Loise Saggio_, -capit. — _Giuseppe Maffeo_, capitano — _Giov. Tommaso Giovine_, capit. -— _Pietr'Antonio Sorrentino_, cap. — _Genn. Fasano_ cap. — _Santolo -Manso_, cap. — _Ottavio Cassano_, cap. — _Marcello Manna_, cap. — -_Bened. Mancino_, cap. — _Ottavio di Mayo_, cap. — _Lutio di Maria_, -cap. — _Giov. Andrea Sances_, capitano — _Giov. Andrea Canale_, cap. -— _N. Giov. Vinc. Petito_, cap. — _Cesare Campanile_, cap. — _Paolino -d'Amato_, cap. — _N. Giov. Bernardino de Juliano_, Cap. et Secr.„ - - -III. - -BANDO, CON CUI SI RIPETE L'ORDINE DI DOVERSI RIVALERE LE ROBE MOBILI, -CHE ERANO STATE PRESE DA DIVERSE CASE PER ORDINE DI MASANIELLO. - -Philipphus dei Gratia Rex. etc. - -Per un altro nostro Banno fu ordinato che chi tenea robbe mobili di -qualsivoglia conditione prese da diverse case, borghi e casali di -questa fedelissima Città, consistentino in gioie, in oro, argento di -qualsivoglia maniera, drappi d'oro, seta et altro prese per ordine del -q. Masaniello d'Amalfi o per altro ordine le debbiano rivelare sotto -pena della confiscazione et altre a nostro arbitrio. E perchè molti -pochi hanno rivelato appresso di chi fossero dette robbe, per questo -acciò si possa provvedere di giustitia vogliamo che in termine di -ventiquattro ore doppo la pubblicatione di questo lo debbiano rivelare -all'Eletto o al Presidente Genoino delegato per S. E. E se in questo -termine di ventiquattr'ore doppo l'affissione del presente Banno non -le riveleranno si dà indulto a tutti quelli, quali etiam saranno stati -complici et oltrechè se reveleranno in potere di chi si ritroveranno -dette robbe, se le darà la terza parte della pena, nella quale saranno -incorsi li trasgressori, quale se le darà sicuramente. Dat. Neap. die -19 Julii 1647 — _Il Presidente_, D. GIULIO GENOINO. D. MARZIO SCALESIO, -_segretario_. - - - - -INDICE - - - Prefazione pag. v - Notizie di alcune opere inedite adoperate in questi - ricordi „ 3 - PARTE PRIMA — La Piazza del Mercato di Napoli e - la casa di Masaniello „ 19 - PARTE SECONDA — La famiglia di Masaniello „ 61 - PARTE TERZA — Masaniello ed alcuni di sua famiglia - effigiati nei quadri, nelle figure e nelle stampe - del tempo „ 137 - PARTE QUARTA — Documenti „ 181 - - - - -APPENDICE FIGURATIVA - - [Illustrazione: Fig. 1. — MICCO SPADARO: Il Mercato di Napoli - durante la rivoluzione. (_Museo Nazionale di Napoli_)] - - [Illustrazione: Fig. 2. — Dettaglio del quadro di Micco - Spadaro: (_Masaniello parla al popolo_) (Vedi testo, pag. - 145)] - - [Illustrazione: Fig. 3. — Parte centrale del quadro di Micco - Spadaro: (_Masaniello a cavallo_)] - - [Illustrazione: Fig. 4. — La piazza del mercato: (_da una - stampa dell'antica Guida di Napoli del Parrino_)] - - [Illustrazione: Fig. 5. — Il Duca d'Arcos: (_Stampa antica_)] - - [Illustrazione: Fig. 6. — Don Giulio Genoino: (_Stampa - antica_)] - - [Illustrazione: Fig. 7. — Il Cardinale Ascanio Filomarino: - (_Stampa antica_)] - - [Illustrazione: Fig. 8. — Il Duca di Guisa: (_Stampa antica_)] - - [Illustrazione: Fig. 9. — La Sellaria: (_dall'antica guida di - Napoli del Parrino._)] - - [Illustrazione: Fig. 10. — MICHELANGELO CERQUOZZI: Masaniello - a Cavallo. (_Galleria Spada — Roma._)] - - [Illustrazione: Fig. 11. — Ritratto di Masaniello: (_Galleria - Rospigliosi — Roma._) (Vedi testo, pag. 151)] - - [Illustrazione: Fig. 12. — Masaniello: (_dal frontespizio del - libro_ “Napoli sollevata„ _di Amatore._) (Vedi testo, pag. - 153)] - - [Illustrazione: Fig. 13. — Masaniello: (_Collezione di - Bartolommeo Capasso._) (Vedi testo, pag. 157)] - - [Illustrazione: Fig. 14. — Masaniello: (_Biblioteca dei P. P. - Gerolomini in Napoli_) (Vedi testo, pag. 158)] - - [Illustrazione: Fig. 15. — Masaniello: (_dal Ms. del Molino._) - (Vedi testo, pag. 167)] - - [Illustrazione: Fig. 16. — Masaniello di notte: (_dal Ms. del - Molino._) (Vedi testo, pag. 167)] - - [Illustrazione: Fig. 17. — Masaniello fuori di sè: (_dal Ms. - del Molino._) (Vedi testo, pag. 168)] - - [Illustrazione: Fig. 18. — Matteo d'Amalfi: (_dal Ms. del - Molino._) (Vedi testo, pag. 169)] - - [Illustrazione: Fig. 19. — La moglie di Masaniello: (_dal Ms. - del Molino._) (Vedi testo, pag. 170)] - - [Illustrazione: Fig. 20. — La sorella di Masaniello: (_dal Ms. - del Molino._) (Vedi testo, pag. 171)] - - [Illustrazione: Fig. 21. — Cognato di Masaniello: (_dal Ms. - del Molino._) (Vedi testo, pag. 171)] - - [Illustrazione: Fig. 22. — Plastica della testa di Masaniello - _Teca del Duca di Martina_ (Vedi testo, pag. 153)] - - [Illustrazione: Fig. 23. — Masaniello e Cromwell (_da una - medaglia del Museo di Napoli._) (Vedi testo, pag. 177)] - - - - - IMPRESSO NELLA REALE TIPOGRAFIA - FRANCESCO GIANNINI & FIGLI - L'ANNO MCMXIX IN NAPOLI - - -Lire dodici - - - - -NOTE: - - -[1] _In un piccolo Ms. del tempo di poche carte in 8, che da me si -conserva, ed è intitolato: _Memoria de los rebeldes, que fueron en -Francia, y vinieron sobre la armada francesa, y residieron en Roma, -y los que se volvieron a este reyno despues del indulto general_, il -Verde dicesi di Giugliano, e che_ finjio de ser fiel vasallo y acudia -à la yglesia de S. Iago de los españoles en Roma. - -[2] V. Di Blasi _Stor. cronol. dei Vicerè di Sic._ t. II. p. II. pag. -335. - -[3] GIORDANO, _Hist. Neap._ Ms. c. XIII: _De his qui pomœrium -auxerint_; SUMMONTE, _Hist. di Nap._ I, 64; TUTINI, _Dei seggi di -Napoli_ p. 10. - -[4] _Chron. Suessan._ ap. Pelliccia, _Raccolta di Cronache_ etc. I, 57; -Registri Angioini n. 19 (1274, B.) f. 27; Doc. del 1288 ap. SABATINI, -_Calend. Napol._ Maggio p. 58. - -[5] _In loco, qui dicitur Moricinum._ Reg. 1269. S. f. 173, ap. -MINIERI, _Notizie sull'archiv. Angioino_ p. 81; _extra civ. Neap. in -loco qui dicitur Moricinum_. Reg. n. 9 (1270. C) f. 83. Cf. Reg. 1278, -B. f. 75, ap. MINIERI, _Alcuni studii storici intorno a Manfredi e -Corradino_ p. 60 — _Moricinum sive Mercatum._ Reg. 1292, E, f. 345 ap. -ALITTO, _Vetusta Regni Neap. Mon._ Ms. f. 56 v. mihi Cf. _Bullarium -Carmelitanum_ I, 606. - -[6] Reg. 1269, S. f. 173 e Reg. n. 30 (1278, B.) f. 75 ap. MINIERI, -_Op. ll. cc._ - -[7] Dipl. del 1270 ap. SUMMONTE, _Op. cit._ II, 264, Fasc. 80 il 2º ap. -MINIERI, _sui fascicoli angioini_ p. 55. - -[8] Reg. n. 106 (1300-1301. A) f. 82 e n. 111 (1301. F), f. 30, e 149 -v. In questi due documenti si nota il l_avinarium, per quod decurrit -aqua, que descendit a fonte Formelli in mare_; GIOV. VILLANI, _Istor. -Fior._ L. VII, c. 29. - -[9] GIOV. VILLANI, _l. c._ Cf. FILANGIERI, principe di Satriano, -_Docum. per la Storia, le arti e le industrie nelle prov. Nap._ vol. -III, p. 257. - -[10] SABA MALASPINA, _Hist._ L. IV, c. 16; _Chron. di Partenope_, L. -II, c. 11. - -[11] SABA MALASPINA, _Hist. l. c._ - -[12] La testimonianza del Malaspina è stata combattuta recisamente -dal ch. cav. Del Giudice con la sua dotta memoria: _Il giudizio e la -condanna di Corradino_ (Nap. 1876) ritenendola come _sospetta e del -tutto inverosimile_ (pag. 19). Ma, sebbene le ragioni, che l'egregio -mio amico a sostegno della sua opinione desume dal sistema tenuto in -quel tempo tra noi intorno ai parlamentari ed alle _curie generali_, ed -intorno al procedimento penale contro i proditori notorii e manifesti, -sieno certamente fondate e gravissime, pure io non oso rigettare -interamente l'affermazione di uno scrittore così autorevole qual è -Saba Malaspina. La convocazione dell'assemblea fu forse una semplice -formalità eccezionale per un caso così specialmente eccezionale e -singolare, e fu diretta ai deputati di due sole provincie del reame, le -più vicine a Napoli, affinchè l'esecuzione dell'infelice Corradino, già -preventivamente decisa da Carlo, non fosse anche per poco ritardata. - -[13] TUTINI, _Op. cit._ p. 16; FALCO, _Del sito di Nap._ p. 22. - -[14] Reg. cit. 1269, S, f. 162, ap. MINIERI, _Notizie l. c._ e Reg. n. -30 (1278, B) f. 75 — Cf. SUMMONTE, II, 262. - -[15] Reg. n. 76 (1295, B), f. 85, e cit. Reg. n. 106 (1300-1301. A), f. -82. - -[16] Reg. cit. n. 106 — Cf. CAMERA, _Annali_, II, 86. - -[17] Reg. n. 125 (1302, E.), f. 53 — V. CAMERA, _Op. cit._ II, 94. - -[18] DOM. DE GRAVINA, _Chron._ ap. PELLICCIA, _Op. cit._ III, -226; BOCCACCIO, _De casibus virorum illustr._ L. IX, e con minori -particolari, la _Chronaca di Partenope_, III, 23, ove erroneamente -si aggiunge anche Sancia, la nipote di Filippa Catanese, che, per -essere in quel tempo pregna, fu giustiziata dopo. Queste fonti furono -seguite dal COLLENUCCIO, I, 246, ediz. Gravier, dal COSTANZO, _Istor. -del regno_ p. 203, dal SUMMONTE, _O. c._ II, 426, e da altri, che -tralascio. — D'altra parte GIOV. VILLANI nelle _Istor. Fior._ XII, 52 -parla del supplizio dei soli uomini, e così pure il _Chron. Siculum_ -testè pubblicato dalla Società Napolitana di Storia Patria p. 10; -aggiungendo poscia esattamente la giustizia di Sancia al dicembre -seguente. - -[19] Reg. Ang. n. 353 (1346 C.) f. 24. Debbo questa notizia all'amico -prof. De Blasiis. - -[20] Il fatto è narrato assai ambiguamente e con la data, certamente -erronea, del 1355 nella _Chronaca di Partenope_, III, 28 copiata da -Notar Giacomo a p. 56 in nota. Ivi si confonde la venuta del conte -Lando e di Luigi di Durazzo in Napoli nel 1351, col supplizio dei due -fratelli della Polla, che assai verisimilmente dovette avvenire nel -1348, quando fu fatta, come dice il Cronista di Gravina, _vindicta -maxima de morte ducis Andreae_, e non dopo, quando questa sarebbe stata -tardiva. - -[21] _Chron. di Parten._ III, 35. - -[22] _Diurnali del Duca di Monteleone_ secondo il testo genuino. Il -raffazzonamento posteriore (p. 67 ediz. Gravier) varia. NOTAR GIACOMO -p. 69; _Annali del Raimo_ ap. PELLICCIA _O. c._ I, 114; PASSARO, -_Giornale_, p. 11. - -[23] DE PIETRI, _Hist. Nap._ p. 80; CELANO, _Notizie_ ecc. III, 263. - -[24] FACIO, _De rebus gestis ab Alphonso 1_ L. II, c. 31. - -[25] Cfr. _Cronica Anonima_ in cit. _Raccolta_ ecc. I, p. 180; _Cronica -di Ant. Feltrio_ ivi p. 290; PASSARO, _Op. cit._ p. 12. - -[26] CELANO, _Op. cit._ IV, 68; PARRINO, _Nuova guida di Nap._ 1723, -p. 238, dove è pure la veduta della Piazza presa da S. Eligio, che sta -innanzi a questo capitolo. - -[27] V. Bandi municipali nelle _Pragmaticae r. Neap._ I, 228, 231, -ediz. Cervone. - -[28] VALENTINO, _Napole scontrafatto_ etc. p. 321, ediz. Porcelli, e -BASILE, nella lettera premessa alla _Vajasseide_ del Cortese t. II. -delle Opere. - -[29] V. la _Situazione fatta dall'Illustrissimo signor Portolano di -questa fedelissima città nell'anno 1692, de cacciate e pennate delle -botteghe, posti fissi et amovibili, barracche et altro_, Napoli s. u. -n. in 4. - -[30] _Suggeco_, nel dialetto Napoletano vale _soggetto_. Cf. BASILE, -_Lo cunto de li cunte_ I, 126 ediz. del Croce. - -[31] Capitoli del ben vivere, e Bandi municipali nelle _Pragmat. r. -Neap._ I, 184, 191, 193, 204. - -[32] CAMPANILE, _Diario circa la sollevazione della plebe di Nap. nel -1647_, Ms. f. 3. - -[33] Nella Relazione del 1773 intorno alla causa della Città col R. -Fondo di separazione dei lucri, si dice che per tradizione sapevasi -come anticamente i _buccieri_ e _salcicciari_ passavano 10 o 12 ducati -l'anno al capitano e tenente degli alabardieri, perchè davano loro il -permesso di tenere avanti due botteghe, una a S. Francesco Saverio (S. -Ferdinando di Palazzo) e l'altra a S. Giovanni maggiore, una casacca di -alabardiere, ed una alabarda, ne desse il permesso dal Tribunale di S. -Lorenzo. _Memoriali_, vol. XII, f. 31 nell'Archivio Municipale. - -[34] Bandi municipali nell'_Op. cit._ I, p. 216 — ZAZZERA, _Giornali -del duca d'Ossuna_, nell'_Archiv. stor. ital._ IX p. 496. - -[35] DEL TUFO, _Ritrato della nobilissima città di Napoli_. Ms. della -fine del secolo XVI nella Biblioteca Nazionale. Cf. VOLPICELLA, _Giov. -Battista del Tufo_, Nap. 1880. PARRINO, _Op. cit._ p. 228. — Il talamo -per taglio della testa a coloro che non s'impiccavano può notarsi a -poca distanza della cappella della Croce nel quadro di Micco Spadaro -nel Museo Nazionale. La forca vedesi poi incisa nella _Pianta_ di -Napoli del 1566 nella Corsiniana in Roma: Col. 44, 4, 24. - -[36] Intorno a ciò veggasi principalmente la Corrispondenza tra la -Corte di Roma ed il Nunzio Pontificio nel cit. _Archiv. stor._ t. -IX, p. 446, e 524 ed altrove. — Talvolta però si procedeva con minori -scrupoli, ed il dritto di asilo non era punto rispettato. Difatti in -questo stesso anno 1617 due giovani, Marco e Giuseppe Ferraro, ai 28 -marzo _furono ammazzati per ordine del vicerè dentro S. Lucia a mare_. -Il _Registro del morti_ della parrocchia di S. Giovanni Maggiore, dal -quale ricavo questa notizia (L. IV, f. 66) non dice la ragione del -fatto. Un altro esempio singolare ne abbiamo pure sotto il viceregnato -di D. Pietro Antonio d'Aragona. Allora, “essendosi, come dice con -parola di biasimo uno scrittore contemporaneo, tre delinquenti, -scappati dal carcere della Vicaria, rifugiati nella chiesa di S. Tomaso -a Capuana, i ministri di corte di notte tempo scoverto il tetto della -chiesa ferirono dl molte archibugiate quei poveracci, i quali indi a -poco da sicarii stessi, che di là su calarono dentro la chiesa, in -mezzo agli altari avanti l'ostia sacratissima crudelmente scannati -furono.„ ISOLANI, _Apologia_, etc. Bologna 1672 p. 35. - -[37] _Memorie attinenti alla Chiesa di S. Croce al Mercato._ Ms. già -presso l'egregio ricercatore delle cose patrie, l'abate D. Vincenzo -Cuomo, ora nella Biblioteca Municipale. - -[38] Bandi municipali nell'_Op. cit._ t. I, p. 224 e 236. - -[39] DEL TUFO (_Ms. cit._) nel 1.º dei suoi _Ragionamenti_ fa un -_sonetto in lode del quadretto Napoletano_. — Le frutta dovevano essere -scelte, si vendevano senza bilance e senza _assisa_, ed i venditori si -chiamavano _quadrettari_. - -[40] DEL TUFO. Ms. cit. _Ragionamento_ IV, p. 116-17. - -[41] V. _Acta visit. capp. ab archiep. Buoncompagni_ an. 1633, vol. -II, f. 182. Le pitture dei fatti di Corradino furono fatte incidere -ed inserire nella sua opera dal Summonte II, 232 e 233. — Nel 1630 -tentandosi fare una nuova cappella dietro a questa, che descriviamo, -fu impedito, e vi restò solo una stretta tribuna che volgarmente fu -detta la cappella dei seggettari. _Cronistoria del Convento del Carmine -Maggiore._ Ms. nella Bibl. Nazionale a f. 16 v. - -[42] Il disegno della colonna e del ceppo, come anche della statua di -Margherita, che accennerò in seguito, può vedersi nell'opera di Del -Re, _Rimembranze storiche ed artistiche_, p. 193. Inoltre non ha guari -il Rev. d. Vincenzo di Napoli, rettore della chiesa del Purgatorio al -Mercato, fece trarre la fotografia della accennata colonna e l'inserì -nel suo opuscolo intitolato: _La colonna espiatoria di Corradino di -Svevia_, Nap. 1888. - -[43] Bandi municipali. Ivi p. 225. - -[44] SUMMONTE, _Op. cit._ II, 263. - -[45] Secondo che rileviamo della cit. _Cronistoria_ f. 13 in quel -tempo, allorché qualcuno diceva di non aver danari e ne dimandava, -rispondevasi _andate alla regina del Carmine che ve li darà_. - -[46] FILANGIERI, _Documenti_ ecc. t. III, p. 438 e 451. - -[47] _Acta visit. cappell. ab archiep. Caracciolo_ an. 1675, f. 540 -— Qui sulla muraglia, e propriamente dove dicevasi “allo reale della -carne„ stava pure una cappelletta di S. Maria del Carmine. _Acta visit. -arch. Buoncompagni_, vol. II, f. 200. - -[48] Quest'arte fu qui trasferita, come già accennai, nel 1301 per -ordine di re Carlo II. Da quel tempo il quartiere prese il nome di -Conceria, che tuttora ritiene, quantunque l'arte da circa 50 anni non -più ivi si eserciti. - -[49] STEFANO, _Luoghi sacri di Nap._ p. 46. - -[50] _Acta visit. cappell. ab archiep. Gesualdo_ 1598, v. IV, f. 508. -Cf. STEFANO, _Op. cit._ c. 43; e D'ENGENIO, _Nap. Sacra_ p. 445. - -[51] _Acta visit. cappell. arch. Gesualdi_ v. IV; CELANO, III, 265. - -[52] Istr. del 1437 per not. Nicola Vigiliano notato nella -_Cronistoria_ cit. f. 34; _Acta visit. cappell. ab Annib. de Capua_ -1583 f. 9 — _Item Paroc. minor._ f. 133. - -[53] Doc. ap. _Acta visit. paroch. mai. ab Annib. de Capua_ 1580 f. 42 -v. — SUMMONTE, _Op. cit._ IV, 430. - -[54] BOLVITO, _Notam. Mss._ f. 115, mihi. - -[55] Doc. dei 25 ottobre 1454 per not. Giov. Pisano ap. _Cronistoria_ -cit. f. 34; altro del 1496 ap. _Acta vis. S. Restitutae_ f. 91 v., -ove il vico è detto _de li Scannacardilli seu de li Scannasorici_; ed -altro del 1563, in cui esso chiamasi vico _de li Scannasarici, seu li -parrettari_. _Acta visit. par. mai. ab Ann. de Capua_ 1580 f. 960. - -[56] PARRINO, _Op. cit._ p. 222. - -[57] BASILE, _Lo cunto de li cunti_, I, 75 ediz. Croce. - -[58] _Acta visit. cappell. ab arch. Gesualdo_ 1598, vol. IV, f. 208. - -[59] Istrum. del 1508 ap. _Acta visit. cappell. ab Ann. de Capua_ 1583 -f. 28 v. e descriz. della cappella del Carminello. _Ibid._ n.º 20. - -[60] _Acta visit. capp._ anno 1583 n.º 19. - -[61] Celano, G. III, p. 261. - -[62] _Acta visit. cappell. ab. arch. Gesualdo_ 1598 v. IV, f. 496. — -STEFANO, _Op. cit._ c. 43. - -[63] Bandi municipali nell'_Op. cit._ t. I, p. 192. - -[64] Bandi municipali nell'_Op. cit._ t. I, p. 196, 224, 229. - -[65] MAZZELLA, _Descrizione del regno di Nap._ p. 338; AGETA, _ad -Moles_ etc. I. 420 — V. pure Bandi municipali nell'_Op. cit._ t. I, p. -196. - -[66] SUMMONTE. _Op. cit._ I, 246. Essa dopo questa epoca nel 1653 fu -in altro modo rifatta dal vicerè conte di Ognatte; PARRINO, _Teatro dei -Vicerè_ t. II, p. 464; CELANO, IV, 73. - -[67] In taluni Frammenti Mss. degli _annali della Città di Napoli_ -dal 1611 al 1679 composti da Nicolò Caputo, dei quali io conservo -copia, all'anno 1632 dicesi “i Napoletani in onore della Madonna -del Carmine contribuirono alla spesa di presso a ducati 9000 per lo -prezzo di molte paja di case, che furono diroccate in Napoli avanti la -porta maggiore della chiesa del Carmine al Mercato che impedivano la -vista della facciata di quella, e stavano contigue ad un'antichissima -porta.... Coloro che contribuirono a questa spesa furono li signori -Vicerè del Regno, gli Eletti della città sì dei nobili come del popolo; -il Reggente D. Giovanni Enriquez, marchese di Campi; D. Giovanni -Grasso Reggente della Vicaria; Nicola Giodice principe di Cellammare, -et. corriere maggiore; il consigliere Pietro Antonio Caravita e D. -Francesco del Campo; li razionali della Regia Camera Gioseffo Ametrano -et Fabrizio Cennamo, che fu poi Presidente di Camera. Questa porta così -antica della città si ridusse in nulla nell'anno 1637 per causa di un -incendio ivi successo per le polvere da fuoco, che vi si vendeva.„ — -Cf. pure TUTINI, _Op. cit._ p. 15. - -[68] Così denominato da un piccolo ponte, che stava fino al 1459 -innanzi la Chiesa, e sotto il quale scorrevano le acque del lavinajo -prima che il corso di esse fosse trasferito all'_Arenaccia_. V. -_Cronistoria_ f. 36. - -[69] Bandi municipali nella _Op. cit._ t. I. p. 186, 196, 204. - -[70] CAPECELATRO, _Diario_ t. I, p. 14; NICOLAI, _Historia delle ultime -rivoluzioni di Nap._ p. 20. - -[71] GIRAFFI, _Le rivoluzioni di Napoli_, p. 13 ediz. di Ferrara 1705. -(LIPONARI, _Relazione, etc._ Padova 1648 p. 14, e 131). - -[72] CAMPANILE, Ms. cit. f. 7. - -[73] VERDE e TUTINI, _Racconto_ Ms. al giorno 8 luglio. - -[74] Un altro scrittore contemporaneo dice, “questo tavolato era lungo -da palmi 60 et largo 10, e stava dalla parte orientale del mercato, -che serviva per giuochi de persone saltatori, sopra del quale vi stava -infinita gente al n.º de 200 con bandiere di pezze vecchie ed insegne -del Re e del popolo„. DELLA MONICA, _Historia delle rivolutioni di -Napoli del 1647_ Ms. f. 21, v. - -[75] TONTOLI, _Il Masaniello_ p. 47; NICOLAI, _Historia_ etc. p. 45; -CAPECELATRO, _Diario_ etc. I, 58 Cf. RICCA BERNARDO, _Annali del mondo -dei nostri tempi_ etc. An. Domini 1655. Ms. in 4 nella biblioteca -dell'Archivio di Stato, f. 90 v. e _Storia del tumulto di Napoli_, pure -Ms., che manca del fine, conservato presso di me al f. 13 v. Bisogna -però avvertire che il Ricca nella narrazione di questi fatti, copia -testualmente le parole del Tontoli. - -[76] DONZELLI, _Partenope liberata_ p. 43, 44, 61. - -[77] CAPRIATA, _Istorie_ t. III, p. 365. - -[78] TARSIA, _Tumultos de la ciudad y reyno de Napoles en el 1647_. -Lione 1670 p. 93. - -[79] DELLA PORTA, _Cause di stravaganze_ et. Ms. t. I, f. 9, e 129 -mihi; FUIDORO INNOCENZO, _Successi storici_ Ms. f. 18; SIMONETTI -TARQUINIO, _Storia della rivoluzione di Napoli_. Ms. al giorno 7 -luglio. - -[80] Lo stesso dice il DELLA PORTA nel cit. Ms. f. 42. Il CAMPANILE -inoltre nel Ms. cit. f. 15 v. dichiara che era _un'aquila imperiale -pittata con un laccio in torno_. Ed il GIRAFFI, p. 13, spiegando -meglio la cosa aggiunge. “Sotto la finestra della sua casa v'è l'arma -e nome di Carlo V molto antica verso la parte sinistra della fontana, -ivi vicina, che si attribuisce a misterioso presagio di dover egli -rinnovare e mettere in piè, come egli stesso disse facetamente -più volte, nella città e popolo di Napoli i favorevoli e gratiosi -privileggi concedutili dall'innata benignità di quell'invitto Monarca.„ -Il TONTOLI da ultimo a p. 124 afferma, che l'impresa stava sopra la -finestra e dichiara che “l'aquila fosse stata pronosticatrice del -futuro imperio in quella casa sebbene il laccio che la circondava -infausti annuncii par che additasse.„ Ma è facile imaginare che -l'impresa di Carlo V fosse stata ivi apposta, perchè probabilmente un -tempo vi stava l'officina daziaria di Piazza maggiore, poscia più oltre -trasferita. - -[81] POLLIO, _Histor. del regno di Napoli_. Ms. nella biblioteca -Nazionale f. 24 v. - -[82] Il Ms. che non aveva titolo neanche nell'originale, comincia: “È -pur troppo difficil cosa scrivere l'historia„ e finisce “quel che poi -succedè appresso si scriverà da chi è stato presente„. L'A. anonimo -principia la sua narrazione dai 7 luglio 1647 e la termina col sabato -5 ottobre, quando avendo inteso “che il Duca d'Arcos e sua Altezza -havessero risoluto cannoniare la città si partì con tutta la casa -per Bari.„ Egli spesso è testimonio di veduta e narra le cose con -sufficiente imparzialità. Voglio pure notare l'errore in cui cade nel -credere che il tavolato innanzi alla casa di Masaniello fosse stato -fatto per ordine di costui per avere più agio a dare udienza. - -[83] Così le due portelle congiunte, ora non più esistono, perchè una -di essa, in epoca che non posso accertare, diventò bottega. - -[84] Nella Pianta di Napoli fatta nel 1798, che si conserva -nell'Archivio di Stato, al n. 17, che porta il titolo: _Pezzo del -Mercato_, si annota l'isola dei caseggiati, che ho di sopra descritta, -e si veggono registrati 28 compresi fra botteghe e portelle coi numeri -civici da 176 a 202, numerazione che non è stata mutata ed esiste -tuttora presentemente. Se non che la destinazione di alcuni compresi -differenzia ora da quella che prima aveva. Così il n. 179 che ora è -portella, allora era bottega, e viceversa il n. 181 che ora è bottega, -allora era portella; così pure il n. 191, che ora è portella, era -bottega, e il n. 192 che ora è bottega, allora era portella. Così pure -scambiano finalmente i compresi segnati coi numeri 198, 199, 200, 201. -A quanto pare dunque il n. 179 che una volta era portella, nel 1798 era -bottega ed ora è stata di nuovo addetto alla primiera destinazione. - -Da ultimo bisogna pur ricordare che recentemente il Municipio di -Napoli su proposta della Commissione per la conservazione dei Monumenti -municipali fece apporre sul portoncino n. 177, la seguente iscrizione: - - IN QUESTA CASA - NACQUE IL XXIX GIUGNO DEL MDCXX - TOMMASO ANIELLO D'AMALFI - E QUI DIMORAVA - QUANDO FU CAPITAN GENERALE - DEL POPOLO NAPOLETANO - - -[85] Vedi le fedi di nascita di Masaniello, dei fratelli e della -sorella riportate prima di tutti dal ch. fu signor Luigi Volpicella -negli _Atti dell'Accademia Cosentina_. - -Nè si creda che dicendosi in quelle fedi al _Vico rotto_, si abbia -voluto indicare qualche casa posta dentro quel vico. Ivi non vi è -presentemente, nè pare che abbia potuto esservi pel passato altro che -bassi e botteghe. Il parroco mancando allora più chiara indicazione, -cercò di determinare il sito col vico, assai noto, ch'era alla casa più -prossimo. - -[86] CAPECELATRO, _Op. cit._ I, 65: GIRAFFI (LIPONARI) p. 131. - -[87] DONZELLI, _Op. cit._ p. 52; DE SANTIS, _Op. cit._ p. 93; DE TURRI, -_Dissidentis etc._ p. 83. - -[88] DONZELLI, p. 41; GIRAFFI (LIPONARI), p. 141; BRUSONI, _Hist. -memorabili_ (Ven. 1653) p. 245; DE SANTIS p. 79-80; _Diario_ Ms. f. -82. Altri come il Capecelatro e Nicolai, tacciono questi due fatti o li -raccontano diversamente. - -[89] Questo fatto dal SALVINI, _Annotazioni_ ecc. affermasi accaduto -al cardinale Filomarino, secondo che egli aveva udito dire (V. _Vocab. -della Crusca v. tardo_), ma certamente la persona del visitatore nella -diceria fu scambiata. - -[90] DI FIORE, Giov. Tomaso. _Racconto dei tumulti popolari di Napoli_. -Ms. contemporaneo presso la bibl. municipale; DE TURRI, _Op. cit._ p. -87; CAPECELATRO, I, 165. - -[91] NICOLAI, _Op. cit._ p. 85. - -[92] _Arch. Stor. Ital._ t. cit. p. 382; BIRAGO p. 244; DE TURRI p. 71. - -[93] _Arch. stor. Ital._ ivi p. 385 — CAPRIATA, _Op. cit._ p. 365. - -[94] CAMPANILE, Ms. f. 14 con qualche variante nei nomi dei consultori; -NICOLAI, _Op. cit._ p. 57 - -[95] AMATORE, _Napoli sollevata_ p. 36. - -[96] Lo stemma della piazza del Popolo era un campo bipartito giallo e -rosso con un P nero soprapposto. - -[97] Ciò era stato ordinato da Masaniello. DONZELLI _op. cit._ p. -25; NICOLAI _Op. cit._ p. 71; GIRAFFI (_Liponari_) _Op. cit._ p. 133; -CAPECELATRO _Op. cit._ I, p. 44; DE TURRI _Op. cit._ p. 71; TONTOLI -_Op. cit._ p. 29. - -[98] Narra il Pollio che Masaniello un giorno capitanando i lazzari -avendo visto nella rua Francesca uno dei ritratti del re esposti -ordinò a tutto il popolo che si fermasse e s'inginocchiasse innanzi -all'effigie “et fece dire tre pater et altrettante avemarie per -l'augumento di S. M. come (_da quelli_) genuflessi fu fatto in presenza -mia.„ - -[99] _Lettera del maestro di campo Ottaviano Sauli al Marchese Spinola -a Genova, nell'Arch. stor. Nap._ an. XV, p. 372. - -[100] POLLIO, _Op. cit._ fol. 38 v. e f. 239. - -[101] CAMPANILE, Ms. cit. f. 15. Il SAULI, nella _Lettera_ sopra cit. -dice che fu da S. E. e da tutti salutata ed applaudita. - -[102] DELLA PORTA, Ms. cit. f. 56; DELLA MONICA, Ms. cit. f. 58 v.; -DONZELLI, _Op. cit._ p. 48: TONTOLI, _Op. cit._ p. 134; DE SANTIS, _Op. -cit._ p. 92. - -[103] Le parole che seguono sono testualmente riportate dagli Storici -contemporanei sì stampati che manoscritti. Io qui non ho fatto che -raccoglierle e ripeterle. V. tra gli altri DONZELLI, _Op. cit._ p. 61; -DE TURRI, _Op. cit._ p. 107 e CAMPANILE, Ms. f. 17. Le stesse cose poi -Masaniello replicò nel giorno seguente dal pergamo nella chiesa del -Carmine. DE SANTIS, _Op. cit._ p. 10. - -[104] Il Conte di Olivares (1595-1599), V. _Giunta alli Giornali di -Scipione Guerra_, che si crede opera di un tal Ferrante Bucca. Ms. -presso di me f. 1. - -[105] Non altrimenti di Granvela nel 1570 (_Arch. Stor. It._ IX p. 236) -ed il duca di Alba nel 1629, (Bucca Ms. cit. f. 2). - -[106] Era partito il 2 maggio 1619, onde contradire gli ambasciatori -mandati dalle _piazze_ nobili, e supplicare il re per la continuazione -del governo del duca di Ossuna. _Arch. Stor. It._ IX p. X. p. 234 n. -65. - -[107] V. _Nota Electorum_, t. III f. 131 nell'Archivio Municipale. - -[108] Dell'indole e dei costumi del Genoino trattano lo ZAZZERA, -_Giornale ecc. nell'Arch. Stor. It._ IX p. 571 CAPECELATRO, _Annali_, -p. 138; e _Diario_, I, 7, ec. e tutti gli storici della rivoluzione -del 1647. In un _Resunto originario de la solebacion de la ciudad de -Napoles_, che si trova tra le _Relaciones de los tumultos_, di cui ho -fatto cenno nella _Notizia_ premessa a questo libro, così parlasi di -lui; “Jullio Genuino de edad de 86 (80 dicono tutti gli altri scrittori -contemporanei) años, clerigo de misa, descendiente del lugar de la -Cava, sin hijos, aunque asido casado, hombre inique, y de execrables -costumbres, astuto, cavilloso, y de ruin nacimiento, villano, y por -tal admittido en Napoles, fue eleido por Electo del popolo en tiempo -que era virrey el duque de Ossuna,„ f. 1. Qualche altra particolarità -taciuta dagli storici, trovasi nei capi mandati dalla Città contro -il Duca di Ossuna, ove dicesi che il Genoino, “avendosi attribuito di -essere egli assoluto elettore de' consoli dell'arte della seta, ne fu -per decreto della Camera, come uomo sedizioso, levato con tutta la sua -casa et origine, e comandato che non potesse in _futurum_ esercitare -cariche in detta arte, nè esso, nè suoi parenti„. GIULIANI f. 61, v. - -[109] Il Genoino fu creato Proeletto con biglietto del Vicerè dei 7 -aprile e prese possesso agli 8 dello stesso mese nella sua _piazza_ -in S. Agostino, GIULIANI Ms. cit. f. 21. Si disse che per avere una -tal carica, avesse pagato 8000 ducati. _Relacion de lo Arcobispo de -Capua dirigida al confesor de su Magestad_ in Madrid nei _Successi -cit._ III 369. Egli nell'anno antecedente già una prima volta era stato -a' 2 maggio nominato ad una tal carica; ma la sua nomina per alcune -irregolarità, con decreto del collaterale de' 17 luglio dello stesso -anno, era stata annullata. Le copie del biglietto di nomina e di questo -decreto trovansi nel Ms. cit. _Successi varii_ III, f. 406, e nel -GIULIANI, f. 19. - -[110] Anche in maggio 1585, allorché la sollevazione della plebe pareva -che non avesse altro motivo se non l'abbondanza ed il buon mercato del -pane, il popolo, come dice un ambasciatore veneto, “si lasciò intendere -voler l'osservanza di taluni privilegi toltigli, e fra gli altri avere -cinque voci la sua piazza sola da bilanciare le cinque de' nobili„. -MUTINELLI, _Relazioni_, II, 148. - -[111] SUMMONTE, _Hist. di Nap._ I, 135, 144, 157; CAPACCIO, _Il -forestiero_ p. 780; TUTINI, _Dell'origine e fondazione dei Seggi di -Napoli_ p. 240 ecc. — In una lettera del 12 luglio 1650, che trovasi -trascritta nella copia del _Racconto della sollevazione di Napoli_, (V. -Notizia sopra citata) la quale già conservata dal fu mio egregio amico -abbate d. Vincenzo Cuomo, ed ora trovasi nella Biblioteca Municipale, -il Tutini si lagna di essere stato “perseguitato dalli napolitani -et in particolare dalli nobili, li quali, dice egli, sopportar non -potendo quello stampai cinque anni prima de' Seggi et in particolare -del popolo di Napoli, hanno sempre cercato di volermi malignare.... -e, nelli sollevamenti della plebe, presero occasioni di opprimermi, -et tentarono calunniarmi.... et in particolare il figlio del reggente -Latro, detto don Diego, lo quale per tutti li puntoni di Napoli, andava -con li libri delli seggi in mano, dicendo che io era stato causa collo -predetto libro, di far sollevare il Popolo..... Inoltre, vedendo questo -vuoto di effetto, mandarono un giorno in Sant'Agostino a gridare che io -era quello che andava fomentando per Napoli prima che venisse l'armata -del signor D. Giovanni, mandarono un tale di casa Montagna al popolo, -in pubblico con dire che io l'avea fatti; e questo fu nella festività -del mio gran protettore S. Gennaro, poichè alcuni sacerdoti che si -ritrovarono presenti, mi difesero con la verità e me lo riferirono la -mattina stessa del santo, dentro l'Arcivescovato. — Inoltre, essendo -venuto quello scellerato del Duca di Ghisa, che fecero! Vollero -tentare due vie per farmi morire: la prima con persuadere don Agostino -Naclerio, ed il popolo che io diceva male del Duca, e l'altra che io -aveva scritto una lettera all'ambasciatore di Francia.... cosa che -neanche mi era passata per la mente.... acciò se non pigliava per la -strada del Duca, fossi inconfidente del re Cattolico. Dissero dippiù -che io aveva intorbidata la pace. Colui che fu autore di questo fatto -fu uno scellerato sacerdote apostata, che, avendo buttato l'abito -sacerdotale, vestiva da secolare e fu Maestro di campo del popolo di -Napoli. Intendo abbia pagata la pena delle sue scelleraggini. Dissero -finalmente che io aveva fatto uno scritto contro il Popolo e contro -altre genti, quale non si è veduto mai, ecc. Camillo Tutini — Die 12 -Julii Millesimo sexcentesimo quinquagesimo„. _Racconto_ ecc. f. 88 v. — -Il Tutini accusato presso il duca di Guisa di aver scritto la lettera -contro di lui all'ambasciatore di Francia, di cui sopra egli stesso -fa cenno, per evitare la sorte toccata ai suoi compagni Salvatore -di Gennaro, ed Antonio Basso ai 17 gennaio 1648, si rese latitante, -ed indi fuggì a Roma, ove tra il 1666 ed il 1667 morì. Il fatto -taciuto o poco esattamente narrato dagli altri storici e dallo stesso -Capecelatro, trovasi diffusamente riportato nel _Racconto_ del Verde al -detto dì 17 gennaio. - -[112] _Nota Electorum_ t. III. f. 135 nell'Arch. municip. Ivi ai -9 aprile è segnato “Giulio Genoino„ ed in margine si nota: _Questa -mattina pigliò possesso dell'Elettato popolare._ - -[113] Si trova memoria de' _Compagnoni_ in Napoli fin dal secolo XV. -Nel 17 febbraio 1495 saputosi l'arrivo di Carlo VIII nelle vicinanze -di Capua e la perdita di quella città, Napoli si levò a rumore, perchè -come dice il PASSARO (_Giornale_ f. 66), _andaro con tutti i gentiluomi -certi ruffiani et compagnoni a sacchiare li Judei_ (Cf. _Diurnali_ -di Giacomo Gallo p. 12). In seguito, il vicerè d. Pietro de Toledo -(1532-1552) cercò di estirpargli della città, vietando con pubblico -bando che nessuno andasse in quadriglia, e parve infatti che cessassero -(Miccio, _Vita di Pietro di Toledo nell'Arch. Stor. It._ IV, p. 18). Ma -i _Compagnoni_ ripullularono ed erano numerosi nel secolo XVII. Di loro -parla lo Zazzera narrando questi avvenimenti, ed Innocenzo Fuidoro nei -_Successi storici della sollevazione del 1647_, di cui ho fatto cenno -nella _Notizia_ sopra indicata n. 4. Costui di Onofrio Cafiero dice -che vivea “da _compagnone_ di vilissimo valore, habile ha far male, -di pessima vita, come sono tutti quelli che si chiamano volgarmente -compagni (_compagnoni_)... e si aveva vendicata opinione di guappo alla -spagnuola, et smargiasso alla napolitana„ f. 23. Quindi, nel dialetto, -un tale appellativo si usò come sinonimo di bravaccio, e _faceva lo -compagnone_, dice Fasano nella _Gerusalemme XIII._ 20. V. pure II, 15. - -In processo di tempo, forse dalla loro frequenza nelle case di giuoco, -e specialmente nella baracca o casa che stava innanzi Palazzo chiamata -la _Camorra_, anzichè dalla forma di una sopravveste, che fin dal -secolo XV pure _Camorra_ dicevasi (NOTAR GIACOMO, _Cron._ p. 168), i -compagnoni presero il nome di _Camorristi_, senza lasciare l'antico -che tra loro (V. MARC MONNIER _La camorra_ p. 58 ed altrove) tuttora -ritengono. - -[114] Il biglietto del Vicerè del 12 maggio colla lista del nuovi -capitani nominati si trova nel Giuliani della Biblioteca Nazionale -al f. 39 v. — Negli _Avvertimenti et ragioni in facto, da dirse et -informare sopra li capi che s'imputano a Giulio Genoino pro eletto -del popolo, come nella sua pretensa inquisizione_ si legge: che, nello -scrutinio della elezione essendo approbato Orazio Rega, il Duca elesse -Francesco Antonio Arpaia, persona dimandata con grande istanza dal -marchese di Trevico, tanto al segretario del Vicerè, Urive, quanto ad -esso Genoino. _Successi cit._ f. 409. - -[115] ZAZZERA _O. c._ f. 573. Cf. CAPECELATRO, _Diario del 1647_, I. - -[116] CAPACCIO, _O. c._ p. 526 e ZAZZERA in varii luoghi. - -[117] V. _Cautele_ vol. VI f. 219 nell'arch. Municip. Cf. _Arch. Stor. -It._ IX p. 264, n. 51; ma qui erroneamente è notato l'affitto per -ducati 100,000. - -[118] Relazione dei 22 Marzo 1619 nell'_Arch. Stor. It._ IX, 231, 64 -ZAZZERA, _Op. cit._ 553, 315. - -[119] Conclusioni della piazza del Popolo de' 18 maggio 1620, riferite -nel Ms. del GIULIANI f. 22 e _Sententia forjudicationis_ ivi f. 78 Cf. -Capaccio _Op. cit._ p. 531. - -[120] Nel vol. _Praecedentiarum_ VI, f. 111 a 13 (n. 132 nell'Archivio -municipale) è registrato quanto dagli Eletti nobili praticossi in -questa occasione il che è opportuno riportare qui in compendio. Ivi -dunque si narra, che essendosi inteso esser venuto a Procida a...... -del mese di...... il nuovo Luogotenente Card. Borgia, gli Eletti -nobili decisero notificare alle Piazze che facessero l'elezione degli -ambasciatori e del Sindico. Le quali elessero ad ambasciatori Antonio -Caracciolo per Capuana, Carlo Brancaccio per Nido, Cesare Rocco per -Montagna, Matteo Serra per Porto, ed Annibale Capuano per Portanova, -_perciocchè quello del popolo Giulio Genoino non vi si volle ritrovare, -tuttochè fosse stato chiamato_. D. Bernardino di Cardines fu eletto per -Sindaco della piazza di Nido, cui toccava. - -Ai 21 Maggio 1621 gli ambasciatori si radunarono in S. Lorenzo e fecero -parità di voti nel nominare chi doveva esporre la ambasciata, tra -Cesare Rocco ed Antonio Caracciolo; ma poi riunitisi di nuovo a' 23 -convennero in Antonio Caracciolo, mancandovi il Brancaccio, andato già -a Procida. - -Ai 29 detto mese il Duca mandò nel Tribunale di S. Lorenzo D. Michele -Vergara, regio usciere, a dire che si facesse il ponte per l'entrata -del Borgia. Non si trovarono gli eletti perchè dai 18 non erano più -venuti nel Tribunale. L'ambasciata fu fatta a Scipione Mazzuola, -portiere delle Deputazioni straordinarie. - -Ai 24 domenica dopo pranzo, gli ambasciatori si riunirono in S. Maria -la nova, e, non avendo potuto avere la galea, andarono per terra -fino a Pozzuoli, e poi a Procida. Indi, fatto intendere al Cardinale -pel segretario della Città ch'erano giunti quivi, e che trovavansi -nel monastero di S. Margherita fuori la terra, venne loro incontro -l'usciere maggiore sino alla metà della strada, e così andarono a -Palazzo, dove furono ricevuti con suono di trombe e festa grandissima. -Il Cardinale dal baldacchino, sotto il quale si trovava, venne loro -incontro sino alla metà della camera, e poi stette in piedi vicino ad -un buffetto. Il Caracciolo espose l'ambasciata e disse tra l'altro che -i Napoletani dal “continente avevan distese le braccia dell'affetto -sino a quell'isola per ricevere la persona del Cardinale, e che non -ritrovandosi per la strettezza del tempo preparato il ponte solito -farsi nella venuta del vicerè, havrebbero i medesimi cittadini disteso -i proprii petti per riceverlo con quella riverenza et affetto, che li -conveniva„. - -Dopo ciò che l'imbasciatori presentarono la lettera degli Eletti, e -furono con grande cortesia accomiatati, rientrando indi di nuovo ad uno -ad uno per farsi conoscere. - -Ai 27 mercoledì mattina anche gli Eletti andarono a complimentare il -Cardinale, e furono nello stesso modo ricevuti ed accomiatati. - -Ai 3 Giugno, mercoledì, gli Eletti, senza il Sanfelice, perchè -trovavasi malato, e senza quello del popolo, perchè il Genoino -ripugnava, ed il Grimaldi aveva avuto biglietto che andasse a servire -nella Summaria, andarono a Procida a dare il consueto giuramento. -Quindi nel palazzo del marchese del Vasto in una galleria, verso 20 -ore, insieme con alcuni signori del Collaterale di toga di spada ed -altri ministri regi si diede il giuramento. E prima il sig. Reggente -Giordano lesse la patente, poi parlò il sig. Marco Antonio Muscettola -per Montagna, cui toccava, il quale protestando la fedeltà della Città -e Regno supplicò la sua S. Ill.ª che secondo il solito, e giusta -i privilegi della città, giurasse di osservare e far osservare i -privilegii, capitoli e grazie. Allora il Cardinale ponendo le mani -sopra un messale apparecchiato dal regio usciere disse: Io giuro -di osservare e di fare osservare a questa fedelissima Città e Regno -tutti i loro privilegii, gratie, et capitoli conceduti loro finoggi. -Ciò finito, il Cardinale vestitosi con celerità s'imbarcò per Napoli, -sbarcando a Posillipo e n'andò a dirittura nel Castelnuovo, ove entrò -ad un'ora e ½ o due di notte. La mattina per tempo, si cominciò una -delle maggiori allegrezze che si fosse mai fatta per Napoli. - -[121] ZAZZERA nell'_Op. cit._ p. 575. - -[122] Questo voto che si legge nel libro _Votorum_ t. II f. 33, del -nostro Archivio municipale, è il seguente; “A dì 18 Maggio 1620 io -Giulio Genoino, eletto di questo fedelissimo Populo dico che essendomi -conferito con alcuni deputati de detta mia fidelissima Piazza, nel -tribunale di Santo Lorenzo, dove ho trovato gl'infrascritti signori -delle infrascritte piazze, ciò e per Capuana Francesco Figliomaria -(sic); per Porto Pietro Macidoni; per Montagna Marcantonio Musceptula; -per Nido Scipione Dentice; per Portanova Matteo Capuano, avanti li -quali ho fatto leggere una protesta per mano di notare Francesco -Romano, et quella stipulata in presentia delli detti signori, et per -ultimo per molte giustissime cause si è dimandata la dissunione del -Populo da detta nobiltà, come appare in detta stipulazione, fatta -questo medesimo giorno„. - -[123] _Avvertimenti et ragioni_ ec. sopra cit. f. 410. - -[124] Lettera degli Eletti della Città al Re, del 19 Maggio 1620, -stampata dallo ZAZZERA, _Arch. Stor._ t. cit. p. 576. - -[125] Questi capi di accusa mandati al Re contro il duca di Ossuna, -e distinti in _Governo di giustizia_, in _Governo del regno, et -alloggiamenti_, nel _Governo della Città_, in _Azienda reale et -religione_ si leggono integralmente in GIULIANI, _Cose Varie_ f. 54 ed -in compendio presso lo ZAZZERA, p. 572. - -[126] Le licenze ai _Suggici_ da' 30 maggio a' 3 di giugno sono -firmate dal solo Genoino. _Divers._ XIII, f. 114; (N. 1394, A, M.) — -Gli eletti nobili affermano che egli fosse anche messo in possesso di -molti arrendamenti della città, esigendo e disponendo tutto da sè solo. -_Lettera al re_, presso lo Zazzera, p. 579. - -[127] “In questo dì del 18 arrivò di Spagna il Dottor Carlo Grimaldi, -e la mattina del terzo dì seguente fu dichiarato che rinunziava al -suo elettato et durò per alcuni giorni che tornò il Genoino„. _Nota -Electorum_, III, f. 137 v. Il Grimaldi mandato alla regia Camera, non -accettò l'ufficio e si ritirò nel convento del Carmine. ZAZZERA, p. -589. - -[128] Il viglietto della Piazza di Giudice Criminale in persona di -Giulio Genoino de' 20 maggio 1620 con l'attestato del Reggente della -Vicaria del possesso preso, dal suo originale, che era tra le scritture -state presso i nipoti di esso Genoino, trovasi trascritto nel vol. -III, de' _Successi_ f. 406 mihi. ZAZZERA, _Op. cit._ p. 587. Negli -_Avvertimenti et ragioni_ (§) 5 si nota dal Genoino, che egli fu fatto -la seconda volta Eletto con viglietto de' 28 maggio 1620, e che a' 29 -detto, dopo mangiare, andò solo nel Tribunale di S. Lorenzo, et sedendo -insieme con tutti gli Eletti nobili quietamente et pacificamente si -diede la possessione al signor D. Giovanni d'Avalos all'ufficio di -Grassiere come consta da detto atto di possessione. Si aggiunge che -egli non mancò di mostrar sua buona volontà... poichè per quattro -giorni continui, andò a sedere nel solito Tribunale di S. Lorenzo, ma -essi nobili... non volsero continuare a venire più in detto Tribunale„. -_Successi_, t. III, 410 v. - -[129] Questo manifesto è pubblicato nello ZAZZERA, _Op. cit._ p. 591. - -[130] I capi delle riforme proposte dal Genoino si leggono stampati -con lo ZAZZERA nel cit. _Arch. Stor. It._ t. IX, p. 593, n. 375. — -Il Genoino voleva farli stampare per diffonderli nel popolo, ma il -tipografo non volle eseguir ciò senza il permesso del Collaterale (p. -596). — Inoltre gl'intendimenti del popolo sono alquanto più ampiamente -manifestati in una lettera del medesimo Genoino agli Accademici -_Oziosi_, trascritta dalle carte di lui nel vol. III, de' _Successi del -Duca d'Ossuna_ f. 403 v. che credo util cosa interamente riportare in -Appendice al n. 1. - -[131] Così narra lo Zazzera, p. 549, ma il Genoino nella propria -_Difesa_ afferma che si facesse la conclusione almeno di supplicare il -Re a lasciare il Duca d'Ossuna nel Governo del Regno. _Successi cit. -III_, f. 414 e 416 v. — L'Ardizzone nell'_Esamina_ o _Interrogatorio_ -fatto al Genoino, carcerato in Ispagna, a' 3 e 9 Agosto 1620 è chiamato -da lui suo emulo. GIULIANI, f. 177 v. mihi. - -[132] Era con editto stabilito che non si potesse gridar: _serra -serra_; e che contro quei che a tal editto contravvenivano procedesse -la G. Corte della Vicaria _ad horas_. DE SANTIS, _Codice delle leggi -del r. di Nap._ XII, p. 251. — Negli _Avvertimenti_ cit. il Genoino -nega di aver avuto parte a questi tumulti, anzi dice che nel 28 maggio -uscì solo per le strade della città a persuadere i cittadini che -aprissero le botteghe e le case, f. 411. - -[133] ZAZZERA, p. 598. Mi piace riportare in Appendice al n. 2 un -documento assai importante sul proposito, che leggesi nel Giuliani, -f. 252. Esso è una lettera dell'Eletto e della piazza popolare a D. -Baldassarre Zunica, presidente del Consiglio d'Italia, la quale ci -dimostra, come le lagnanze e le aspirazioni del popolo esposte dal -Genoino non erano già per particolari suoi fini esagerate. - -[134] ZAZZERA, p. 603. Secondo leggiamo nel citato vol. -_Praecedentiarum_, al f. 114 v. “A' 14 Giugno, la domenica verso sera -il duca d'Ossuna si imbarcò in una squadra di 6 galee per Spagna, -lasciando in Palazzo sua moglie„. Il Genoino nei primi giorni si “salvò -nelle camere della Viceregina.„ _Lettera di un cavaliere del governo -della città a Giov. Francesco Spinelli_ in Giuliani, f. 32. Nella copia -Ms. dei _Giornali_ dello Zazzera, posseduta da me, al dì 14 giugno si -notano coloro, che furono carcerati pei passati tumulti, tra i quali -cinque parenti stretti del Genoino, e coloro, che furono forgiudicati, -tra i quali Giulio ed Antonio Genoino, e Francesco Antonio Arpaja. Si -nota pure che furono confiscati e venduti i beni di esso Genoino. Non -si tenne conto del _guidatico_ o salvacondotto, che egli aveva avuto -dal Duca di Ossuna, copia del quale si legge a f. 70 del Giuliani. -Sembra anzi che fosse stato posto un taglione sul suo capo, come -può congetturarsi da una lettera degli Eletti dei 15 ottobre 1620. -_Litterar._ VII, f. 2: v. nell'arch. Municipale. - -Da ultimo nella stessa copia Ms. dello Zazzera ai 6 agosto si narra che -il Card. Borgia fece carcerare da 300 uomini popolari, la maggior parte -del Mercato, per aver essi parlato licenziosamente del dottor Carlo -Grimaldi, Eletto del popolo, sopra le cose della grassa; quali stettero -così carcerati per parecchi giorni, e finalmente furono liberati con -molto lor danno. - -[135] BASILE, _Pentamerone_, I, 136; _Le muse napolitane_, II, p. 328, -CORTESE, _Opere_, II, p. 233, 234. - -[136] BASILE, _Pentamerone_, I. 130. - -[137] CORTESE, _Opere_, I, 90; II, _Pref._ III, 142; BASILE, _Pentam._ -II, 118; SGRUTTENDIO, _La Tiorba a taccone_, p. 27. - -[138] BASILE, _Pentam._ I, 253; CORTESE, II, 98 e 99; VALENTINI, _La -meza canna_, p. 23. - -[139] CORTESE, II, 7; SGRUTTENDIO, _Ivi_ p. 30. - -[140] CELANO, _Notizie_ ecc. _della città di Nap. Giorn._ IV, p. 292 -ediz. del Chiarini; SANTILLO NOVA, _La Sporchia ncanzone_, p. 210. - -[141] CORTESE, I, 245; SGRUTTENDIO, p. 14 e 53; FASANO, _Gerusalemme -Liberata_, I, 42. - -[142] SGRUTTENDIO, p. 53 e 187. - -[143] CAPECELATRO, _Diario_, III, 315. - -[144] BASILE, _Pentam._ I. 365. - -[145] CORTESE, _Vajasseide_, e TARDACINO (Bartolomeo Zito) _Annotaz._ -II, p. 76 e 88. - -[146] DE STEFANO, _Luoghi sacri di Napoli_ p. 46. - -[147] SUMMONTE, _Hist. di Napoli_, I, p. 279. _Acta visit. paroch. -minor. ab. arch. Annibale de Capua_ a 1580, f. 455. - -[148] CELANO, _O. c._ IV, 218; D'AMBRA, _Descriz. Napoli_ II, p. 394. - -[149] Fino al 1844 generalmente dubitavasi dei luogo della nascita di -Masaniello. Alcuni lo dissero napoletano senza più, non dichiarando -se era tale, perchè nato in Napoli, oppure in altro luogo del Regno. -Altri lo dissero nato nella nostra città, nella piazza, o ne' vicoli -del Mercato. I più lo credettero amalfitano, donde avrebbe tratto -il cognome che, da taluno anche contemporaneo (V. Balthas. BONIFACII -_Historia ludicra_, Ven. 1652 p. 746 e ss.), senza alcun fondamento si -affermò esser Maia o di Maio. E così su questo e sul nome, che egli -cangiò in Tomaso Angelo il detto _Boniface_ poetava a p. 748 della -detta opera. - - _Nominis omen habet, pelagoque profundior alto_ - _Maximum hic Thomas grandis abyssus erat._ - _Angelus ut verbo, factis sic Angelus ipsis_ - _Nescio quid majus vir fuit ipso viro._ - _Gente satus Maja, solers, subtilis, acutus_ - _Ingenium alipedis nactus et ipse ei est._ - _Quid mirum quod tam velox hinc avolet? alas_ - _Dat sous huic genitor, quo celer astra petat._ - -Ma, nel 1844, l'egregio abbate d. Vincenzo Cuomo ed il signor Emmanuele -Palermo, diligentissimi investigatori delle cose nostre, tolsero ogni -dubbiezza su tal proposito. Essi rinvennero ne' registri della Chiesa -parrocchiale di S. Caterina in _Foro magno_ non solo la fede di nascita -del medesimo, che ho riportata testualmente nel racconto, ma anche le -fedi del matrimonio suo e de' suoi genitori, non che quella della sua -morte e della nascita di sua sorella Grazia e di un fratello, Antonio, -che dovette morire pria del 1647, non trovandosi di lui menzione -alcuna ne' fatti di quello anno. Poco dopo tutte queste fedi furono -pubblicate dal chiarissimo cav. Luigi Volpicella, in un suo erudito -discorso _Della patria, famiglia e morte di Masaniello di Amalfi_ nel -vol. III degli _Atti dell'Accademia Cosentina_, ed indi ripetute nella -2.ª edizione della _Storia Napoletana dell'anno 1647_, scritta dal fu -chiarissimo Michele Baldacchini. - -[150] “A 18 Febbraio 1620, Francisco, alias Cicco d'Amalfi et Antonia -Gargano, ambi napolitani che habitano al Carmine, _servatis servandis -iuxta formam_ del S. C. T. et i riti della nostra Corte, ambi sono -stati ingaudiati in casa per me Don Giovanni Matteo Peta, paroco, con -decreto di Monsignor Vicario Generale, e vi furono presenti Andrea -di Rossi, Agostino Ceratolo, Salvatore Lizzibelli, e Giovan Battista -Cacuri, don Olimpio Siciliani et altri„. _Registri della Chiesa -Parrocchiale di S. Caterina in foro magno. Libro V dei matrimonii_, f. -89 n. progressivo 16. — In un poemetto scritto a forma di lettera in -dialetto napoletano ai 10 agosto 1647, di cui conservo copia, dicesi: -_No cierto Masaniello pisciavinolo, Figlio de no Ceccone._ - -[151] “Addì 29 Luglio 1625, Bernardina, figlia di Pietro Pisa et -Adriana de Satis è stata battezzata da me D. Giovan Matteo Peta et -levata dal sacro fonte da Prutentia Calenda, avanti al Carmine„. _Reg. -cit. Lib. XII dei battezzati_, fol. 151 n. 183. - -[152] BASILE, _Le Muse napoletane_ II p. 287 e 305. - -[153] BASILE, _Pentam._ I. 365; CORTESE, II. 50 e 99. - -[154] CORTESE _Annot._ del Tardacino, II. 155. - -[155] BASILE, _Le Muse Napol._ II 288. - -[156] “Essendosi fatte le tre denunzie ne' tre giorni festivi continui, -cioè a' 27 Gennaio, 2. 19 febbraio 1641, _inter missae parrocchialis -solemnia_ et non essendo scoperto alcun impedimento, io abbate don -Giovan Matteo Peta, per me interrogato in chiesa Tommaso Aniello -di Amalfi et Berardina Pisa napolitani, dicti habitano a questa -parrocchia, et avuto il loro mutuo assenso, servata la forma del S. -C. T. et decreto di Monsignor Vicario Generale, con lo quale despenza -etiam al bimestre elasso, l'ho solennemente conjunto in matrimonio -_per verba de praesenti_ et vi furono presenti Domenico de Satis, -napolitano, figlio di Nuncio, di questa parrocchia, Giovan Battista -Pisa, napolitano, figlio di Scipione, di questa parrocchia; Domenico -d'Alessandro, napolitano, figlio di Vincenzo, di questa parrocchia et -Clerico Andrea Catone, et altri„. _Reg. cit. Lib. VII dei Matrimonii_ -f. 3 n. 18. - -[157] “Grazia Francesca, figlia di Francesco d'Amalfi, et Antonia -Gargano, è stata battezzata da me don Giovan Matteo Peta et levata -dal Sacro Fonte da Geronima Esperta, al vico Rotto„. _Reg. cit. Lib. -XII de' battezzati._ f. 69 n. 98. — “A' 27 Cennaio del 1641 precedenti -le tre debite denunzie ne' tre giorni festivi consecutivi, 6, 13, 17 -gennaio 1641, _inter missae parrocchialis solemnia_, et non essendo -scoperto alcun impedimento, io Abbate Giovan Matteo Peta, parroco, ho -interrogato in chiesa Cesare di Roma, di Gragnano, e Grazia d'Amalfi -napoletana, ambi non ancor casati, habitanti al Vico Rotto al Lavinaio, -et havuto il lor mutuo assenso secondo la forma del S. C. T., con -decreto di Monsignor Vicario Generale, l'ho solennemente riuniti in -matrimonio _per verba de praesenti_, et vi furono peresenti Thommaso -Aniello d'Amalfi, napolitano, figlio di Francesco di questa parrocchia, -Giuseppe Giannattasio, napolitano, figlio di Raimondo, di questa -parrocchia, Agostino Brancaccio, napolitano, figlio di Battista, di -questa parrocchia, clerico Andrea Catone et altri„. _Reg. cit. Lib. VII -dei matrimonii_, f. 2. - -[158] “Ai 26 maggio 1625 Giovan Battista figlio di Francesco di Malfa -et Antonia Gargano è stato battezzato da D. Sebastiano Zizza, et levato -dal sacro fonte da Geronima Composta al Lavinaio„. _Reg. cit. lib. XII -dei battezzati_, f. 125. - -[159] POLLIO, _Ms. cit._ f. 74: _Racconto_ o _Diario_ Ms. p. 237; -CAPECELATRO, _Diario_ II, 40; ec. - -[160] BASILE, _Le Muse napol._ II, 288. - -[161] Le _villanelle_ erano canzoni dettate sì in italiano, come nel -dialetto, le quali sin dal secolo precedente avevano acquistato tanta -fama che si desideravano e si ripetevano anche nei paesi stranieri. -Il Costo, dal quale ricavo questa notizia, riporta pure il principio -di alcune di esse, come: _Napolitani non facite folla_ ec. _Ssi -suttanielle, donna, che portate_ ec. e accenna al pensiero di altre, -come quella del _trasformarsi in pulice per mozzecar le gambe alla -Signora_. (_Fuggilozio p. 137_). Certo la fama, di cui le _villanelle_ -godevano, era dovuta alla musica, da cui eran vestite, anzichè ai pregi -del loro concetto o della loro forma poetica. Esse, come alcune altre -canzoni di diverso metro, si accompagnavano al ballo, il quale allora -ne prendeva la denominazione, ed era di moda in Francia, e nel Belgio -nella fine del secolo XVI, _Mémoires de l'acad. de Brux._ VIII, 16. -— Le canzoni in voga nel tempo, di cui trattiamo, sono accennate dal -Basile, dal Cortese e dallo Sgruttendio. - -[162] Varie specie di ballo in uso a quel tempo sono indicate dal -BASILE _Pentam._ I, 237, e 369. Alla _Spallata_ accenna il CORTESE -I, 89. Le _cascarde_ erano canzoni che si sposavano al ballo. Delle -_cascarde_: _Pordenzia, madamma la zita_ ecc. parla il medesimo CORTESE -II, 146. Cf. DE RITIS, _Voc. Nap._ in v. - -[163] V. _Pragm._ XX. _De vectig._ 10, 11, 12, 14, 16 ec. t. IV p. -138-156 ediz. Cervone; PARRINO _O. c._ II, 266. - -[164] Il Monterey quasi nello stesso spazio di tempo prese ben 43 -milioni di ducati, dei quali solo 17 girono a pro del re. CAPECELATRO, -_Annali_, p. 45. Cf. _Una seconda congiura di Campanella_ del ch. -De Blasiis, nel _Giornale Napol._ p. 433 e s. — _Les deux Siciles_, -scriveva il marchese di Fontenay, ambasciatore del re di Francia a -Roma, nel 1648, _sont les meilleures Indes qu'ait le roi catholique._ -Dispaccio del 7 gennajo 1648. _Le duc de Guise à Naples_ p. 24. - -[165] BISACCIONI, _Historia delle guerre civili di questi ultimi -tempi_, Ven. 1644 V. II, p. 112; BRUSONI, _Stor. d'Ital._ XV, 444. - -[166] _Arch. Stor. It._ IX p. 324 - -[167] DONZELLI, _Partenope liberata_ p. 16. - -[168] Fede del tenente del Castel S. Elmo di esser morte 27 persone per -aver mangiato pane fatto colla farina della Città, 1629. — _Cautele_, -vol. XXV, f. 246-248 nell'Arch. Munic. - -[169] Nella pramm. 15 tit. _de Aleatoribus_ del 1735 tra le case dei -giuochi dei dadi, che si permettono, essendosi dismesse le altre, si -nota la _Camorra innanzi Palazzo_. _Pragm._ t. I. p. 118. - -[170] DONZELLI, _Op. cit._ p. 18; DE SANTIS, _Storia del tumulto di -Napoli_ p. 26. - -[171] Un bando del duca di Medina dei 24 luglio 1638, confermato dal -duca d'Arcos ai 15 marzo 1646, affinché _ad unguem_ si osservasse ed -eseguisse, prescriveva che “non si dovesse introdurre dentro la città -quantità alcuna di pane, farina ec. per minima che fosse senza aver -pagato prima il debito diritto... sotto pena... alle donne... di anni -3 di esilio _extra provinciam_, e che ritrovato alcuno in _flagranti_ -di un tal contrabbando si dovesse assicurare della persona e della roba -ec.„ Pramm. 50, tit. _De vectig._ t. IV, p. ?... - -[172] DONZELLI, _O. c._ p. 22; DE SANTIS l. c.; DE KUSSAN, _Histoir. de -la révol. de Naples_ I, 55. - -[173] _Istoria del tumulto di Napoli del Mag. Bernardo Ricca. U. I. -D._ dalli 7 luglio 1647 sin alli 6 aprile 1648 Ms. presso di me, monco -della fine f. 160. (Questa istoria fino all'agosto 1647 è simile a -Tontoli); _Racconto cit._ Ms. agli 8 luglio; DELLA MONICA _Op. cit._ -Ms. f. 27; DONZELLI I. c., CAPECELATRO, _Diario_ I, 32; DE SANTIS -_Op. cit._ p. 49; NICOLAI, _Op. cit._ p. 39; DE TURRI, _Dissidentis, -desciscentis, receptaeque Neap. libri_ p. 55, ed. Gravier.; GIRAFFI -ecc. - -[174] In quei tempi, allorchè usciva qualche giustizia dal tribunale -della Gran Corte della Vicaria, dopo il trombetto ed il banditore che -annunciava il delitto e la qualità della morte, andava, come ci fa -sapere il Summonte, un gran stendardo chiamato _Pendone_ di color rosso -colle insegne reali e con quelle del Gran Giustiziere del regno, il -quale precedeva il condannato assistito dalla compagnia dei Bianchi. -_Hist. di Nap._ I, 177; DEL TUFO, _Ragionamenti cit._ Ms. rag. V. -Questo costume imitavano i lazzari. _Racconto cit._ agli 8 luglio. - -[175] I _bazzareoti_ erano e si dicono ancora i venditori ambulanti di -commestibili. - -[176] CAPECELATRO, _Diario_, III, 273. Tra la ricchissima nomenclatura -d'ingiurie, che ha il dialetto napoletano nelle opere scritte prima -del 1647 non si trova mai il vocabolo _Lazzaro_. Esso fu introdotto -in quella occasione, e fu dato a tutti i plebei sollevati di qualunque -paese o regione fossero. Così il Buragna chiama i tumultuosi di Palermo -_lazzari_ di Sicilia, p. 8: il Valvasor che in un Ms. posseduto una -volta dal Conte di Policastro tratta dell'assedio posto a Sorrento nel -1647-48 dai plebei del contado, nomina costoro _lazzari del Piano_, e -così via discorrendo. Mal si apposero dunque quei che derivarono una -tale denominazione da un fondaco del Mercato, che dalla famiglia cui -apparteneva, si sarebbe detto dei _Lazzari_. (_Racconto_ f. 209). - -[177] _Racconto_ agli otto luglio; _Giornale storico dei tumulti -popolari e dei loro eventi accaduti e delle pene dei delinquenti da -luglio 1447 per li 16 gennaio 1652_, f. 6. Ms. presso il ch. D. Gennaro -Aspreno Galante. L'A. testimone di veduta sembra essere uno scrivano o -certo persona del foro. Cf. pure il Polito al f. 309. - -[178] “Tutte le mondiglie di oro e di argento che si poterono colligere -dalle ceneri di que' mobili furono donati alla chiesa di S.ª Maria -delle Grazie alla Pietra del Pesce„. CAMPANILE, _Diario_, f. 7. Il -danno secondo il Della Monica, ascese a più di 15,000 ducati. Ms. f. -27. - -[179] _Diario Anonimo_ del 1647, f. 20 mihi. - -[180] POLLIO, _Op. cit._ f. 34. - -[181] GIULIANI, f. 77. La sentenza dl fuorgiudica leggesi pure nel -CAPACCIO, _Forestiero_, p. 531. - -[182] Le petizioni del Genoino al Re per essere _abilitato_, come -allora dicevasi, si trovano nel Giuliani fol. 81, e la copia della -commissione fatta all'Alarcon ne' _Successi varii_, T. III, fol. 407. -Nel f. 45 del T. II che trovasi nella Bibl. Naz. vi è l'allegazione di -un tal Giov. Francesco Castaldi in difesa del Genoino così intitolata: -_De jure pro U. I. D. Julio Genoino tribuno fidelissimi populi Neap. -contra r. Fiscum coram regios delegates regis Catholici._ - -[183] I quattro giudici furono: Salvo, Brancia, Niquesa ed il -presidente D. Giovanni Erriquez col fiscale della Vicaria. Il Genoino -poi giunse in Napoli con Franc. Ant. Arpaia a' 4 maggio 1622, e dopo -nella notte andò a Baia, e nel mattino seguente a Capua. _Lettera -de' Deputati dell'Ambasceria al signor Fabio Caracciolo in Madrid._ -Giuliani, f. 231. - -[184] La copia della lettera, che scrisse Giulio Genoino al re Filippo -IV, quando gl'inviò il modello, leggesi ne' _Soccessi varii_, fol. 428, -4. - -[185] Carta de aviso della gratia ricevuta da sua Maestà ai 12 febbraio -1634. _Soccessi varii_ cit. f. 420 c. In piedi si nota: dal suo -originale delli fragmenti remasti dalle scritture del Genoino portata -in questo luogo nel 1672. - -[186] V. Biglietto del Vicerè al Reggente Matthias Casanatte, nei -_Successi_ f. 431. Il fatto è narrato pure abbastanza diffusamente dal -CAPECELATRO, _Annali_, p. 158. - -[187] _Apologia di Giulio Genoino all'Abbate Torrese_, f. 432. - -[188] _Racconto_, f. 8 ec. - -[189] BISACCIONI, _Op. cit._ P. II, p. 129. - -[190] CAMPANILE, _Diario_, f. 16; TONTOLI, _Il Masaniello_ p. 132. - -[191] CAMPANILE, _Diario_ f. 13; _Diario anonimo_ Ms. p. 30, e 11; -_Racconto_ cit. al dì 13 luglio; BURAGNA p. 137; NICOLAI p. 77: -CAPECELATRO _Diario_ p. 168. - -[192] Secondo alcuni scrittori, la moglie di Masaniello andò più volte -a Palazzo, prima della solenne visita della Domenica, ed ebbe in tale -occasione, o in altre, parecchi regali. Il Fuidoro dice al f. 35 v. -“quest'andare e venire in Palazzo della moglie di Masaniello et sua -sorella, durò più volte sempre in carrozza fino a tanto che si fecero -le capitolazioni. E, per imprimere azioni di corrispondenza fra di -loro, acciocchè si fosse effettuata la capitolazione per la quiete, -il Vicerè e la viceregina alternavano regali a Masaniello e a sua -moglie, portati da soldati della sua guardia d'alabardieri et soldati -di fanteria„. In un altro manoscritto che tratta pure dei fatti di -Masaniello fino alla sua morte, e di cui non posso indicare il titolo, -perchè monco del principio, si dice: “La signora Viceregina ha mandato -in dono alla moglie del detto Tommaso Aniello un'altra collana d'oro -con cannacca di diamanti; con gli orecchini anche di diamanti del -valore di diecimila scudi in circa, et una catena d'oro alla siviglia -a Giovanni d'Amalfi fratello del detto Tommaso Aniello, e parola di -voler battezzare il figlio che haverebbe partorito la moglie del detto -Tommaso per esser gravida, ed il titolo di Duca di S. Giorgio„. Il -manoscritto contemporaneo si conserva dal mio egregio amico d. Bernardo -Gaetani, cassinese, abate di S. Paolo in Perugia ed ora vescovo di -Sansevero in Puglia. — Dei regali parlano pure altri scrittori del -tempo, e specialmente il GIRAFFI, giorn. VI p. 142, il BIRAGO, _Delle -Historie memorabili_, Ven. 1663, p. 245, ed il BURAGNA p. 137, che fa -menzione di alcuni vestiti molto costosi, di scelte paste e di altre -cose dolci. - -[193] Alcuni dicono che la carrozza appartenesse al Duca di Maddaloni -(BURAGNA 156, GIRAFFI 165); ma i più affermano che fosse di Corte. - -[194] BASILE, _Pentam._ ss, 10; Pragm. 446, e _Supplem._, I, 190. - -[195] SGRUTTENDIO, _O. c._ f. 80; CAPUTO, _Annali_ Ms. f. 48 mihi. - -[196] La visita della moglie di Masaniello a Palazzo è narrata da tutti -gli scrittori di quegli avvenimenti. Cito, tra gl'inediti, CAMPANILE f. -160; DELLA PORTA f. 56; _Racconto_ ai 14 Luglio: DE FIORE, _Racconto -dei tumulti popolari di Napoli_, Ms. DIARIO ANONIMO Ms. f. 38 v.; 43; -e tra gli stampati: DONZELLI _O. c._ p. 127; CAPECELATRO, _Diario_ I. -86; GIRAFFI p. 166; BURAGNA p. 158; DE SANTIS p. 108: DE TURRI p. 192; -_Mém. du baron de Modène_, I, p. 148. - -Mi piace però riferire le parole del gentiluomo della Corte della -Viceregina sul proposito, che si leggono nel _Ms. Relaciones_ ecc., di -cui ho parlato più sopra nella _Notizia_ premessa a questo libro: “A -las siete de la tarde fue la mujer de Masaniello con sus parientas a -ber a mi Señora la Duquesa, vestidas de tela de oro, y su Excellenzia -las dio a todas halandrias.„ f. 17. Aggiungo la notizia, che ne dà -D. Miguel de Miranda altro gentiluomo spagnuolo al signor Duca di -Montalto, in questo modo: “No perdono el desbanecimiento a la mujer -de Thomas Anielo, y el ritentar ber a so Ex.ª la Señora Duquesa de -Arcos, y asi se dio a intender quererla visitar; y como en su Ex.ª son -yguales la grandeça y agasado no les nogu la acojida, dispuso de la -benida de esta Dama al Castillo ynbiando las carroças que la trajessen, -prebiniendo las sillas, enquien trase con su madre y parientes. Los -adornos, con que benia eran mejorados en la sustancia, mudados ya el -lienço y lana en sedas y telas de oro, tan ajustado a su traje que auno -havia dejado la forma de la marineria, culpa o descuydo del tiempo, -pues obrando tan apriesa en el marido, ce descuydo del aseo de la -muger. Mandola regalar Su Ex.ª con una joja de balor, a su Hermana con -una cadena, y a las de mas con muchos dulces que llebaron„ f. 750. — Le -parole poste in bocca alla Viceregina ed alla moglie di Masaniello sono -testualmente riportate da' più gravi scrittori di questi avvenimenti. - -[197] DONZELLI _O. c._ p. 81 — Che fosse stata regalata la moglie del -Visitatore perchè non si togliesse la gabella sui frutti lo asserisce -il POLLIO _O. c._ f. 305, e lo fa intravedere il DE SANTIS p. 26. Egli -come dice costui a p. 4, _sotto il manto del servizio del re cercava i -proprii interessi_. - -[198] Il Pollio così racconta questo fatto: “La moglie di Masaniello al -ritorno da Palazzo fu accompagnata alla carrozza dai Tedeschi con le -Alabarde, e questo fu da me visto con la carrozza di S. E., e con un -presente appresso di detta carrozza, portato sopra di un portarobba, -coperto con una tovaglia di taffetà turchino; che fusse dentro non -posso sapere„ f. 40. Ed altrove ripetendo, dice: “La mooglie di Tommaso -Aniello, licenziata e fattole un gran dono dalla Viceregina di argento -et oro et gioie, di modo che furon ricevute dentro un canestro spaso -et accompagnatele fino alla scala... e per Napoli andarono li detti -Labardieri et servitori con li donativi appresso della carrozza, et -quando furono di nuovo nel Mercato sonorno di nuovo le trombe.... -et smontate...., riceverno lo detto reale (_regalo_) portato dalli -Tedeschi„. f. 240 v. - -[199] Con questo titolo solevano allora chiamarsi le donne attempate -della più bassa plebe, maritate o vedove che fossero. In tempi più -antichi era esso una qualificazione onorifica delle regine e delle -persone reali, non fanciulle. V. DE RITIS, _Vocab. Nap._ in v. - -[200] Questo bando leggesi nella sua originaria pubblicazione -tra i _Bandi editti, capitoli ed altri ordini_ emanati durante la -rivoluzione del 1647, rara ed importante collezione, che si conserva -nella biblioteca dei PP. dell'Oratorio o Gerolamini di questa città. È -segnato col num. d'ordine IX. Nessuno degli scrittori recenti di quella -rivoluzione lo ha ristampato, o ne ha fatto cenno. Ai 19 luglio fu -replicato altro bando sul proposito, che con altri dello stesso tempo -tanto in stampe originali, che in copie Mss. si conserva da me, ed è -riferito nell'_Appendice_ al n. 3. - -[201] POLLIO, _Op. cit._, f. 242 v. - -[202] _Con tutte le mende da fuora_, dice il POLLIO _Op. cit._ fol. -42 v. Altrove ripete: pigliorno la moglie et la sorella..., che le -portavano colle _granfe_ nel petto f. 242 v. — La ragione o almeno -il pretesto di un tale trattamento ce la dà il Ms., di cui ho parlato -nella nota (89) che dice: “havendole il popolo tolto alcune perle, e -quantità di zecchini, che aveva posto in petto„. - -[203] Costui era stato ucciso nella stessa mattina a buon'ora. Era -figlio del dott. Matteo Vitale della Cava, che in tempo del governo -del Duca d'Ossuna volendo esser nominato governatore della casa -dell'Annunciata, offrì al Genoino una somma di danaro, il che saputosi -dal Duca l'obbligò a spenderla in servizio del pio luogo, facendone -costruire una grossa lampada d'argento a forma di nave per la Chiesa. -CAMPANILE fol. 17 v. Postilla nei _Successi_ cit. f. 369. - -[204] _Istoria della vera cagione, e dei principali motivi della -solleuazione napoletana accaduta nel 1646_ (sic) _al tempo de Tommaso -Agnello di Amalfi descritta da D. Carlo Calà duca di Diano._ Ms. di -c. 109, una volta posseduto dal Miniconi, che termina colla morte di -Masaniello. V. a f. 79. - -[205] GIRAFFI, _Le rivoluzioni di Napoli_, p. 190, ediz. del 1705. -Quest'opera che va anche sotto il nome di Nescipio Liponari, e tratta -solo delle dieci giornate di Masaniello, ha avuto moltissime edizioni. -Le più antiche sono quelle di Venezia 1847, e di Padova (Napoli) e -Gaeta 1648 in 8º. In quest'ultima vi è aggiunto un curioso _discorso -sopra i quarantaquattro ribelli bruciati ed incendiati dal popolo -fedelissimo napoletano l'anno 1647, dove nome per nome si raccontano -tutt'i loro passati difetti_; e sono 44 quartine composte da un poeta -sciocco ed ignorante per nome (se pur non è finto) Simone Alleone. - -Il libro del Giraffi ha avuto pure due traduzioni, una in olandese -e l'altra in inglese; ambedue stampate nel 1664. Per cortesia -dell'egregio Signor Adolfo Parascandolo, io recentemente ho potuto -vedere la traduzione inglese, che per essere poco nota, e per la sua -seconda parte, che contiene la storia della rivoluzione fino alla -prigionia del Guisa, merita che io ne faccia qui speciale menzione. -Essa si compone di due parti. Il titolo della prima è il seguente; -_An exact history of the late revolutions in Naples, and of their -monstrons successes not to be paralleled by and ancient of modern -hystory: published by the lord Alexander Giraffi in Italian, and -(for the rareness of the subject) rendered to english by J. H. Esq. -(James Howell). In two parts. London 1664 in 8º._ Questa prima parte, -che è tradotta dal Giraffi, ed ha innanzi il ritratto di Masaniello, -consta di 154 pagine oltre la dedica e finisce col _Manifesto del -fedelissimo popolo di Napoli_ del 17 settembre 1647. La seconda parte -è così intitolata: _The second part of Masaniello. His body taken -out of the Town-Ditch, and solemny buried with epitaphs upon him. -A continuation of tumult; the D. of Guise made Generalissimo; Taken -prisoner by young Don John of Austria. The end of Commotions by J. H. -Esq._ London 1666. Essa ha innanzi i ritratti a medaglioni di Genoino, -Masaniello e Gennaro Annese, e consta di p. 123 oltre la dedica ed -un proemio, nel quale l'a. dice di aver composto questa sua storia -sopra autentici manoscritti e sopra collazioni e confronti di lettere -scritte da diversi distinti personaggi. Nell'opera poi egli comincia -dal ricapitolare i fatti narrati nella prima parte e riporta pure il -sonetto: _Altra paga sperai, altra mercede_, e l'iscrizione composta -da Bernardo Spirito pel monumento, che si voleva erigere nella piazza -del Mercato. Narra indi i fatti del secondo (p. 32) e del terzo (p. -44) tumulto, e finisce coll'entrata degli Spagnuoli e colla partenza -di D. Giovanni d'Austria. Singolare è la notizia, che trovo in questo -racconto ap. 116, di essersi cioè nel tumulto accaduto nel febbraio -1648, inteso tra gli altri gridi quello di: _Viva il parlamento -d'Inghilterra._ Ora il libro trovasi nella biblioteca della _Società -Napoletana di storia patria_. - -[206] Il fratello di Masaniello cercato nella sua casa dopo la morte -di quello, si salvò fuggendo per gli astrici, secondo si afferma da un -contemporaneo, che scrisse dei fatti accaduti dal 7 luglio al 6 ottobre -1647 in una _Storia della sollevazione del 1647_; Ms. di cui ho fatto -menzione sopra. - -[207] POLLIO, _O. c._ f. 43. Ivi lo scrivano è chiamato Vito, e poi -sopra è aggiunto Tonno o Antonio. - -[208] Il bando del 17 luglio è riportato dal DE SANTIS, p. 117, il -quale soggiunge che parve al popolo che esso avesse del maligno, -perchè non comprendeva il cognato di Masaniello. E però il Vicerè -con un secondo bando del 21 luglio non riferito da alcuno, ripetè -l'indulto del 17 aggiungendovi anche il cognato di Masaniello, che era -stato nell'antecedente omesso. Ambedue i Bandi si trovano nella mia -_Collezione di bandi, Capitali, editti, ed ordini_ del 1647-48. - -[209] BURAGNA, _O. c._ P. II, p. 4; CAPECELATRO, _Diario_, I, 98. - -[210] CAPECELATRO; _l. c._ Della casa del Genoino a S. Agnello dei -Grassi parla della Porta. - -[211] PIACENTE, _Storia del 1647_ p. 69; DE SANTIS, p. 128, -CAPECELATRO, p. 136, 137, _Racconto_ ai 13 agosto. - -[212] La _Platea_ di S. Severino, che io ho consultato e che un tempo -conservavasi nel monastero, fu fatta tra il 1779 ed il 1790 sopra -registri più antichi. Le notizie sulla regione di _Capo di Piazza_ in -essa notate sono le seguenti: “A' 5 febbraio dell'ind. 14, regnando -Errico imp. Pietro di Moneta donò al Monastero una casa con orto sita -dentro Napoli; dentro di un portico comunale in capo della strada detta -_Capo di Piazza_, pertinenza di Portanova non lontana dalla porta detta -_delli Monaci_, giusta li beni di Elia Ganga, di Giuda ebreo, ed altri -confini, come dal _Libro dell'inventario_ n. 1977; ed a 6 decembre -1198, in tempo di Federico II, il monastero diede a censo di un sestaro -di olio ad Adam Scatola e suoi figli mascoli tantum, una porzione -di detta casa che allora era rinnovata, vicino alla chiesa dei SS. -Cosmo e Damiano, la corte comune ed altri beni del Monastero, la via -pubblica ed altri confini come dall'_Inventario_ n. 1898; e nell'anno -1263 il Monastero dà a censo di due sestara di olio a Tommaso Saperta -un'altra porzione di detta casa, sita ut supra, giusta la strada che va -a Sant'Arcangelo, lo muro pubblico e la Torre vecchia della città con -altri confini, come dall'_Inventario_ n. 28; e finalmente nel 1267 il -Monastero diede a censo di tarì 7 e mezzo l'anno a Giovanni Scossidato -parte di dette case site ut supra, giusta la chiavica che scorre per li -Ferri Vecchi, come dall'_Inventario_ n. 74.„ - -In un inventario fatto nel 1454 si fa menzione che il Monastero -possedeva “una casa grande isolata dalle vie che la circondavano -con molti membri, posta nelle pertinenze di Portanova, dove si dice -_Capo di Piazza_, dalla parte dov'è il principale ingresso, giusta la -via pubblica che viene dalla Sellaria e va al Seggio di Portanova, -dall'altra parte giusta la via per la quale si va al vicolo delli -Coppola, e dall'altra parte giusta il vicariello posto tra le dette -case ed il fondaco della chiesa dell'Incoronata, per la quale passa la -via, che scende da Pistase, dall'altra parte giusta la corte, per la -quale si passa alla Rua delli Spadari o Armieri, come dall'_Inventario_ -n. 260„. _Platea_ cit. f. 126. - -[213] Il Vico _deposolum qui et armentariorum_ trovasi in un doc. del -966 v. _Reg. Neap._ nn. 156, 374, 445. Del fondaco di S. Martino _inter -plateam armentariorum et Judecam_ si ha memoria negli _Acta visit. -Cathedr. ab arch. Ann. de Capua_; a. 1580 f. - -[214] _Platea_ cit. f. 805. - -[215] Generalmente costui anche dagli scrittori contemporanei è -chiamato Gio. Vincenzo Starace, ma egli nei registri dell'archiv. -munic. si firma sempre Storace. — Del terribile fatto parlano -largamente il SUMMONTE. (_O. c._ IV, p. 446 e ss.) che con esso pone -termine alla sua storia, ed il Costo nelle addizioni al COLLENUCCIO, -III, p. 399 e ss. Una narrazione speciale di esso fu pubblicata -nell'_Archivio stor. per le prov. Napolitane_, a. I, pag. 131, ed -un'altra intitolata: _Dell'infelice morte di Giov. Vincenzo Starace_ -trovasi al f. 838 del Ms. della bibl. Nazionale segnato V, C, 51. - -[216] Il disegno di questo monumento infame può vedersi nel Mutinelli, -_Relazione degli ambasciatori veneti_ ecc. II, p. 166, ed ora dal -medesimo è stato riprodotto nella recente pubblicazione dei _Diurnali_ -di Scipione Guerra: l'iscrizione è riportata dal Parrino, I, p. 374. - -[217] Relazione dei 20 giugno 1586 presso il lodato Mutinelli, II, 158. - -[218] V. la mia scrittura _sulla casa di Pietro della Vigna in Napoli -nel Rendiconto dell'Accad. Pontan._ a. 1858. Nel _Giornale storico_ -da me sopra citato alla nota (74) sotto il mese di aprile 1649, si -narra la modificazione fatta dal Vicerè al fondaco della Zecca de' -Panni nel seguente modo: “L'eccellenza del signor Vicerè di Napoli, -Conte di Gnatta (sic) avendo visto e riconosciuto il luogo della Zecca -de' Panni di Napoli, ed essendo stato di persona a vedere detto luogo -ch'era rinchiuso a modo di Sinagoga, che chi non ci avea che fare non -potea in detta Zecca entrare, per essere un Benevento piccolo[219], -dove di continuo si commettevano diversi peccati, ordinò che come stava -rinchiuso s'aprisse, e che si potesse passare dall'una parte all'altra, -cioè dalla parte della Selleria si buttarono quattro botteghe con tre -appartamenti, uno sopra l'altro, e si fè una larga strada di palmi 60, -con buttare anco molte altre case dentro di detta Zecca, e si fè un -largo grande come ho detto, tanto dalla parte di S. Palma dalla strada -delli Ferri Vecchi... e per grazia di Dio benedetto si è levato quel -nido di tante male genti, che in Napoli quando si dicea, Dio ti guardi -degli uomini della Zecca, Dio te ne liberi, che questi uomini della -Zecca de' Panni, sono uomini senza coscienza, nè hanno timor di Dio. -Ms. elt. f. 57„. - -[219] Benevento, appartenendo allora alla Chiesa, era l'asilo di tutti -coloro, che potevano temere la giustizia del governo di Napoli. - -[220] A dichiarazione e documento di quanto ho riferito nel racconto, -raccolgo in questa nota le poche memorie, che ci rimangono intorno -al sedile di _Capo di Piazza_, le quali si collegano alle vicende -dei _Sedili_ di Napoli, argomento importantissimo per la storia di -questa Città e non ancora trattato, come dovrebbe esserlo, dai nostri -scrittori. Una larga discussione, comunque fosse necessaria, sarebbe -qui certamente, affatto inopportuna. - -Or tralasciando i tempi più antichi, da sicuri documenti è dimostrato -che verso la fine del secolo XIII ed i principii del XIV, la nostra -Città per la tassa delle collette e per le altre contribuzioni, o -servizi fiscali era divisa in tante regioni o piazze, il numero ed -il nome delle quali variano talvolta secondo l'aggregazione e la -separazione di talune delle vie che le componevano, e secondo il -predominio che davasi piuttosto all'una che all'altra di esse. Nel 1301 -queste piazze erano quindici per i nobili, e 33 per i popolani[221]; -con quest'avvertenza però che alcune di esse, per la contemporanea -esistenza di ambo i ceti, si veggono ripetute nell'una e nell'altra -categoria. Non è certamente inverisimile che tutte queste _piazze_, -com'è indubitato per la maggior parte, avessero un proprio luogo, ove i -nobili che i popolari, ivi abitanti, potessero radunarsi per discutere -la distribuzione delle tasse fra i contribuenti, la nomina dei giudici -annuali, l'amministrazione delle estaurite proprie, ed altri pubblici -negozi della piazza, o anche semplicemente per oziare in private -conversazioni. Questi luoghi che si chiamavano _tocchi_, _sedili_, -o _teatri_, esistevano da tempo antichissimo nella vecchia città, e -non erano, come generalmente si è creduto, un ritrovo esclusivo de' -_maggiorenti_ e della _nobiltà_. Nel 1806, imposta la gabella del -_buon danaro_, destinata principalmente al pagamento delle collette, ed -aboliti o tramutati in altre prestazioni i servizi reali e personali, -non si trova più documento alcuno, che ci ripeta la circoscrizione -delle piazze del 1301 e la distribuzione delle tasse. Anche verso -quel tempo, secondochè a me pare, i _Sedili_ ebbero una prima riforma. -Conseguenza di questo ordine di cose fu l'abolizione di molti Sedili, -o forse anche la riduzione di tutti a 29, secondochè (comunque senza -appoggiarsi a sicuro documento) i nostri scrittori affermano. - -Il seggio di _Capo di Piazza_, che dal Tutini per errore fu confuso -con quello di _Somma Piazza_ (_Origine dei seggi_ p. 46) era e restò -dei popolari. Di esso trovo la prima memoria in un istrumento dei -29 novembre del 1265, ind. X, in cui interviene un tal Costantino -Primese _de illu Toccu publico de capu de Placza regione Portanobensis_ -(_Notam. Istrum. S. Marcellini_, lit. K p. 151). In altro documento -del 1304 nell'Archivio di Stato in Napoli si ha pure memoria che gli -uomini di _Capo Piazza_, avendo acquistato da' Frati Predicatori del -convento di S. Pietro Martire un suolo in quella contrada, che ad essi -Frati era stato donato dal Re, _construxerunt in terra hujusmodi vacua -novum opus quod ad usum Sedile, seu segium deputarunt_. E siccome ciò -erasi fatto in pregiudizio dei dritti di Gualtiero Melia, al quale -apparteneva il detto suolo, posto vicino alla sua casa, e ad un andito -di essa; così il Re ordina al Capitano di Napoli, che esaminata la -cosa, provveda alla giustizia (Reg. n. 135 (1304, C.) f. 179). — Poco -dopo in un diploma del 1313 si fa parola di certa rissa accaduta in -_segio Platee capitis Platee_ (CAMERA, _Annali_, II, 211). Finalmente -nel fascicolo 93 il 1.º a p. 562, in carta del 1349, questo sedile è -chiamato _Teatro_, e così pure in un istrumento del 1392 ricordato dal -Tutini ne' suoi _Notamenti_ mss. nella biblioteca Brancacciana (II, E. -31) f. 96, ove dicesi posto in _platea Sellarie._ - -Dopo quest'opera, come ho detto nel racconto, non trovo più menzione -di esso nei documenti, e nelle memorie del tempo; il che mi ha fatto -sospettare che, verso la fine del secolo XIV o i principii del secolo -XV, si fosse trasformato in quello della _Sellaria_, donde una ottina -della Città prendeva pure allora la sua denominazione (V. la nota delle -piazze popolari della città nel 1442 in Passaro, _Giornali_ p. 14). - -Pel sito poi del seggio della Sellaria si vegga il TUTINI _O. c._ p. -170, il Celano ed altri. Secondo il SUMMONTE (I, 209), esso sarebbe -stato nell'angolo del convento di S. Agostino; ma io credo che -il benemerito scrittore fosse indotto a credere così dall'erronea -applicazione, che egli faceva a quel sedile, della iscrizione antica, -ov'egli malamente leggeva: _In Curia basilicae augustinianae._ - -[221] Fasc. 9, f. 3 ap. ALITTO, _Vetusta r. Neap. monum._ f. È allegato -e compendiato dal SUMMONTE, II, 365 e dal TUTINI p. 63. — Il BOLVITO -nel vol. IV, _Variarum rerum_, Ms. conservato una volta nell'archivio -dei santi Apostoli, ed ora nella biblioteca di S. Martino della -nostra città al f. 18 riportando questo documento, nota: _Subsequens -collectarium extat scriptum in quodam augusti 1585 in fasciculo 9, f. -9. Nam extat colligatus in praedicto fasciculo insimul cum certis aliis -consimilibus libellis, et propterea archivarius faciens fidem dicit -copias fuisse extractas a praedictis fasciculis, sed in rei veritate -extant scriptae in supradictis libellis, quorum aliqui sunt etiam de -pergameno._ - -[222] Della _Sellariorom ruga, ubi decurrit acqua de fonte Fistulae_ -trovasi menzione nel Registro n. 111 (1301 F.) f. 113, nel grande -Archivio di Stato in Napoli. - -[223] “Nell'anno 1334 a 13 Giugno II indizione in Napoli. Teodora -del Gaudio, vedova del q. Bartolomeo Caracciolo Bisquitio, tutrice -testamentaria di Cubello e Bartolomeo Caraccioli Bisquitij, fratelli, -suoi nipoti, figli ed eredi del q. Filippo Caracciolo detto Bullone, -in nome di detti pupilli; ed Alogara Piscicella, vedova del q. Matteo -Caracciolo Bisquitio, milite, tutrice testamentaria di Nicolello, -Alogarella e Mariella Caracciolo Bisquitie sue nipoti, figlie ed eredi -del q. Filippo Caracciolo Bisquitio suo figlio, in nome similmente di -detti pupilli, assegnarono a Belardisca Caracciolo Bisquitia moglie -di Riccardo Filomarino milite, a Bianca, moglie di Tomaso Dentice, e -Filippa, moglie di Tommasello Tomacello, sorelle figlie del q. Ligorio -Caracciolo Bisquitio, milite, la lor porzione, cioè la terza parte -lor toccata nella divisione fra di esse in detti nomi fatta di certe -case vecchie ed orto, seu terra vacua, site dentro Napoli, giusta la -via pubblica detta _Pullaria_, nella regione di Portanova....„ Come -dall'istrumento fasc. 6, n. 65 nella _Platea_, o _Reassunto degli -antichi strumenti che si conservano nell'Archivio del monastero -di Santa Patrizia_, già presso il Cuomo, ed ora nella biblioteca -Municipale. - -[224] TUTINI, _Op. cit._ p. 171. - -[225] Intorno all'abbattimento del _sedile popolare_, e successiva -esclusione del popolo dal governo del Comune, momento importantissimo -della storia di Napoli, grande confusione ed oscurità regna ne' nostri -scrittori, e nelle scarse memorie, che ci rimangono di quell'epoca. -Le cronache generalmente con poche parole e anche con qualche errore -cronologico, accennano ad un tal fatto senza avvertirne la gravità. -Così il PASSARO, ai 7 Dicembre, dice: “S'ei abbattuto lo siegio -della Sellaria,„ col quale è concorde notar Ambrosio Casanova, nel -suo _Protocollo_. V. PELLICCIA, I, 152. NOTAR GIACOMO, per l'opposto -segna un tal fatto al 2 Dicembre 1465 con evidente trasposizione di -cifre. Lo stesso PASSARO poi nota a' 31 marzo 1457: “Se sono levate -le silice della insilicata della Sellaria„ mentre notar Giacomo segna -questo avvenimento a' 31 Maggio 1456. Finalmente un diploma citato dal -SICOLA (_Vita di S. Aspreno_, II, 430) di Re Alfonso I, col quale a' 26 -Marzo 1444, si ordina al Vescovo di Valenza che si togliesse il detto -sedile, commettendone l'esecuzione a quattro gentiluomini del Seggio di -Portanova, farebbe rimontare ad un'epoca più antica la disposizione, se -non l'esecuzione di un tal abbattimento. - -Se non che qualche più precisa particolarità si può ricavare da una -cronaca o piuttosto _Raccolta di Cronache_ fatta verso la metà del -secolo XVI, copia della quale Ms. si conservava dal lodato sig. Cuomo, -ed ora trovasi nella biblioteca Municipale. Nella _Hist. Dipl. r. Sic. -ab. a. 1250 ad annum 1266_ a p. (51) io ho fatto menzione di essa; -ed in altra mia scrittura ne parlerò anche più diffusamente. Per ora -mi basterà notare qui semplicemente come la medesima fosse nota al -Tutini, il quale ne compendiò le parole a pagina 246 della sua opera -sui seggi. Nella cronaca dunque si legge: “Alli 1456, alli 7 Dicembre, -s'abbattè uno Seggio che stava alla Sellaria di Napoli, quale seggio -l'havevano fatto li nobili cittadini popolani — Alli 1457, alli 31 di -Maggio, fu un gran rumore nel Popolo contro li gentiluomini, ed ebbe ad -essere grande scandalo per lo seggio abbattuto del popolo. Cavalcò lo -re Alfonso e si fermò alla piazza della Sellaria, parlando a Giovanni -Miroballi ed alli altri cittadini, (dicendo) che quello non era stato -fatto a mala fine, ma perchè volea annobilire la città; che la strada -della Sellaria era bella, (e che) se levava quello Seggio et una casa -che stava al mezzo, per posser fare la processione et altre feste e -giostre. E quello dì fece abbattere la casa, che stava allo costato -dello Seggio, e dette fama che lo prossimo maggio si voleva fare una -bella giostra alla tornata delle galere, cioè per tutto maggio ma per -lo primo Sabato si faria la processione delli preti giorlannati con la -testa e lo sangue di San Gennaro, e che Sua Maestà volea venire a stare -a vedere alla Sellaria, e molte altre belle parole. Così per quello, -come per la sua cavalcata e per sua presenza, in parte furo placati, -e fè incontinenti incominciare a levare la silicata della piazza della -Sellaria, e spianare lo terreno, come se ci volesse far la giostra, e -la strata restò longa e dritta et eguale dal Capo de lo Pendino fino -a lo pede della via di Pistaso. E lo dì seguente fè lo bando come al -nuovo Seggio di Portanova, volea Sua Maestà aggregare li cittadini de -lo Popolo grasso e furo fatti gentiluomini li Catanei, li Coppoli, li -Miroballi per leggieri favori.„ Ms. p. 536 Cf. SUMMONTE _Op. cit._ t. -I, p. 209. - -[226] NOTAR GIACOMO, _Cronica di Nap._ p. 190, e PASSARO, _Giornale_ p. -73. — I principali patti delle capitolazioni conchiuse tra i nobili ed -i popolani si trovano compendiati nei _Diurnali_ del Gallo ai 17 giugno -1495 p. 12; una copia poi dell'istrumento stipulato in quell'occasione, -sebbene alquanto scorretta, leggesi nella _Raccolta di Cronache_, di -cui sopra ho parlato, a p. 869 con la data dei 12 giugno. Oltre a ciò, -secondochè narrasi ivi a p. 856, prima che Carlo VIII fosse partito -da Napoli (20 Maggio 1495) i popolani per mezzo di quattro cittadini, -i quali furono Messer Parise Scotio, Messer Giovanni Folliero, Messer -Antonio Sasso, e Messer Franco Fiorentino presentarono memoriale al re -della città “che li facesse grazia _in scriptis_ che potessero eleggere -un loco della città dove si potessero adunare liberamente, e trattare -le cose occorressero per loro seggio. Il re concesse le grazie, e fece -chiamare gli Eletti gentiluomini dicendoli che volessero essere boni -fratelli coli popoli (popolani), e che, come anticamente erano stati, -in uno governo unitamente trattassero in S. Lorenzo le cose occorrenti -per la città, e che essi erano cinque piazze e lo popolo una, che saria -lo suo Eletto, e saria la sesta voce e saria lo suo reggimento popolare -in la sala de lo inclaustro di S. Agostino, e fu chiamato lo primo -Eletto del popolo, che fu Giovan Carlo Tramontano.„ Il fatto è riferito -anche dal Summonte, il quale nel t. I, p. 145 compendia le parole di -questa cronaca. - -Ma con queste capitolazioni non furono interamente acchetate le -differenze tra i nobili ed il popolo. Restavan sempre materie di -controversia, alcune delle quali furono definite da re Federico II -d'Aragona nel 1488, ed altre dal re Cattolico nel 1506. Chi di esse -vuole più ampie nozioni vegga il Summonte nel _l. c._ e gli altri -scrittori patrii. - -[227] Il _catafalco_ nella piazza della Sellaria per la processione -antichissima di San Gennaro cominciò a farsi nel 1528. SUMMONTE I, 338. -— Per la festa di S. Giovanni ai 24 giugno si veggano le descrizioni -fattane dal Capaccio nel 1626 e 1627, dal Giuliani nel 1621, e -dall'Origlia col libro: _Il Zodiaco_ ec. nel 1630 Cf. _Monografia di S. -Giovanni a Mare_ per MICHELE RADOGNA p. 74. - -[228] _Acta Visit. Paroch. maj._ a. 1580, nella parrocchia di San -Giorgio maggiore. - -[229] _Del Pendino di S. Agostino_, la cui denominazione tirava anche -per la via dei Calderai, si fa cenno nella _Plat._ cit. di San Severino -fol. 79. — Intorno alla nascita di Urbano VI parla il SUMMONTE, II, -453, il TUTINI, _Op. cit._ p. 192, e CELANO, _Op. cit._ IV, 185. Taluni -però contraddicono ad una tale tradizione. - -[230] Erano così chiamate allora le persone civili, e specialmente -quell appartenenti al foro, dall'abito nero che portavano. V. _Bando_ -di Gennaro Annese in CAPECELATRO, _Diario_ II, _Ann._ p. 68. - -[231] CAPECELATRO, nel _Diario_ I, p. 109, e 116 dà le accennate -particolarità intorno al Genoino. - -[232] Che il clero napoletano in quel tempo fosse di sentimenti -piuttosto francesi ed amico del popolo si rileva dal CAMPANILE, -_Diario_, f. 27, dal DELLA MONICA, f. 129 v. e da altri. — Il BASSO -pubblicò: _Il trionfo della bellezza nelle nozze di Placido, ed -Isabella de Sangro_; Nap. 1640 in 12; _Il Pomo di Venere_, dramma per -musica nelle feste delle nozze suddette. Nap. in 4, e le _Poesie_, -Napoli 1645 in 4. - -[233] _Giannizzeri, parola tolta dalla lingua turchesca, con la quale -gli spagnuoli chiamano quei del loro sangue, che sono nati da padre -o madre forestieri nelle altre regioni d'Europa._ NICOLAI, p. 154. -_Interessati_ chiamavansi coloro, che avevano posto i loro capitali -negli arrendamenti. - -[234] V. Lettera del Card. Filomarino. _Arch. Stor. It._ IX, p. 390; e -tutti gli scrittori della rivoluzione. Il DELLA MONICA, Ms. cit. al f. -93 narra della madre di Masaniello. - -[235] DE TURRI, _Op. cit._ p. 137. - -[236] Di questa seconda sollevazione parlano più specificatamente il -_Raccconto_ Ms., il RICCA, _Istoria_ Ms. cit., il _Diario_, ed altri. - -[237] Nel _Diario Anonimo_ fol. 95, circa il 21 agosto si narra -come il San Vincenzo, nipote del Genoino, si trovasse nel castello. -“Ritrovandosi, leggesi ivi, una grossa moltitudine di Popolo avanti -la casa di Giovanni Zavaglio, (_Zevallos_, poscia del principe di -Stigliano), in strata di Toleto, di guardia, per non fare passare -avanti li Spagnuoli, passò per detta strada Giuseppe _alias_ Peppe -Sanvincenzo, quale in detto tempo era giudice criminale, lo pigliarono -con molti strapazzi e li levarono la toga da sopra e lo buttarono in -terra, con dirli molte ingiurie e farli molti maltrattamenti, per la -qual cosa fu forzato ritirarsi in Castello nuovo, dove stava salvato -D. Giulio Genoino, suo zio„ — In seguito col c. 2 delle _Grazie, -concessioni_ ecc. stipulate il 7 settembre fu stabilito che il Genoino -ed i suoi nipoti fossero privati di tutti i carichi ed onori che -avevano, e che fossero essi e loro discendenti in linea mascolina -_infinitum disterrati_ dal regno, per aver macchinato falsamente -contro il fedelissimo popolo. Il Fuidoro, o Vincenzo d'Onofrio, in -una postilla al _Diario_ del Campanile f. 25, tratta della fine di -D. Giulio Genoino, e narra, che imbarcato coi suoi nipoti sopra il -vascello di capitan Giaime Canales di Majorca andò in Sardegna, ove -giunto, diede le lettere del Duca d'Arcos a quel vicerè, e fu trattato -amorevolmente con alloggiare in palazzo per spazio di tre mesi e mezzo. -Poscia, avendo deliberato di portarsi in Corte a Madrid, si partì di -là, ed ammalatosi per via, sbarcò a Porto Maone, ove morì, e fu sepolto -nella chiesa maggiore di Majorca. - -[238] Queste parenti di Masaniello dopo qualche tempo furono ivi fatte -morire. CAPECELATRO, _Diario_, II, 360. Il BRUSONI _Stor. d'It._ lib. -XV f, p. 499 parla pure della sorella e del cognato di Masaniello, ed -anche di un loro figliuoletto di anni tre. - -[239] CAPECELATRO, _Diario_, II, 7; CAMPANILE, _Diario_, f. 13. - -[240] Del figlio di Masaniello, maschio o femina che fusse, non ho -trovato memoria nei registri parrocchiali di S. Caterina in _foro -magno_. Bisogna supporre che o la Bernardina dopo questo tempo avesse -dovuto sconciarsi o che avesse partorito nel distretto di altra -parrocchia. - -[241] TURGE-LOREDAN, _Ètat de la repubblique de Naples_ p. 71. Il libro -è scritto sulle note dello stesso P. Capece, confessore del Duca di -Guisa. Ivi si dice che il fatto avvenne nelle feste di Natale. Il Duca -di Guisa però si vanta di aver egli mandato a chiamare la Bernardina -per soccorrerla, a fin di gratificarsi il popolo. _Memorie del Duca di -Guisa_, t. I p. 277. - -[242] Lo stato triste e miserable, in cui si trovò la plebe in Napoli -nell'inverno del 1648-1649 nei seguenti termini è esposto in una -scrittura contemporanea: “Furono così grandi et inauditi i disordini -cagionati dai popolari tumulti.... che, quelli per divina misericordia -quietati, nell'anno seguente 1648 restò nulla di meno così nella città -di Napoli come in tutto il Regno tanta estrema miseria, così gran -penuria di tutte le cose, che il prezzo dei grani ascese al valore -di duc. sei e più il tomolo, e di tutte le altre cose commestibili -era la valuta esorbitantissima. Perlochè i poveri e particolarmente i -figliuoli (che allora erano in gran copia) orfani derelitti, per aver -la maggior parte perduti i loro padri o ammazzati o morti di disagio, -si trovavano in estrema necessità.... a segno tale che estenuati dalla -fame, dal freddo e da' cotidiani patimenti andavano mendicando il -vitto. E quel che era peggio non essendo chi lor desse qualche limosina -(per ritrovarsi in quel tempo ognuno secondo il suo stato in qualche -bisogno) miseramente si morivano nelle pubbliche strade. E molti che -nè anche avevano luogo da ricettarsi dormivano la notte sotto qualche -supportico, tenna o baracca, o in altro luogo simile, dove oppressi -dall'eccessivo freddo che fu in quell'anno, et estenuati dalla fame si -ritrovavano la mattina morti, restando insepolti ed alle volte anche -mangiati dai cani. Taccio le miserie delle povere filiuole di qualche -età, che correvano grandissimo pericolo nell'onore e nell'offesa di -Dio„. _Del Conservatorio delle orfane di S. Nicola_ Notizia aggiunta -al CAMPANILE, _Diario_ fol. 103, forse scrittura dello stesso. — -Che Bernardina fosse poi divenuta pubblica meretrice nel borgo di S. -Antonio Abbate lo affermano il CAPECELATRO II, 360, ed il Pollio, la -cui testimonianza più innanzi riporterò. - -[243] “Mentre che regnava Thomaso Aniello, dice il Pollio colla sua -rozza ed ingenua maniera, li furono portati molti soldati Spagnuoli -presi da quelli del popolo..... et..... (Masaniello) li mandava via -dicendo: questi sono soldati di S. E. mio compare, il quale l'intende -parlare et è buono dargli castigo, et li facea portar salvi.... et -questo più volte succedè ante di me; benchè per mercè la sua moglie -di poi la morte di esso fu cercata et spogliata di quanto havea, et -non avendo come campare si pose al vortello (bordello); et quello -che più importa molte volte venevano da lei molti Spagnuoli a darli -la burla; da poi averla goduta li faceano molti mancamenti... Una -moglie di Capitan generale, che mai contradisse la Corona, commare di -S. E. il quale più volte l'havea honorata in palaggio con la signora -Viceregina non ponerla dentro un monastero, o darla qualche cosa da -accasarla. Così passò il negotio, fatta meretrice pubblica al comando -di tutti, vista da me albordello, con molta meraviglia e scandolo dei -contemplativi.„ POLLIO, Ms. f. 48. - -[244] CAPECELATRO, _Diario_, III, 360. - -[245] DELLA PORTA, _Causa di stravaganze ovvero compendio istorico -delli rumori e sollevazione dei popoli successi nella città e nel regno -di Napoli_. In parecchi esemplari di questa opera verso la fine della -P. I, trovasi la descrizione di Tommaso Aniello di Amalfi; che di quivi -tratta fu ripetuta ed aggiunta in alcune copie del Ms. intitolato: -_Racconto della sollevazione di Napoli accaduta nel 1647_ che senza -alcun nome di autore va per le mani di molti, ma che è opera di Marino -Verde, come altrove ha dimostrato. (_Strenna Giannini_ del 1893). -Manca nell'esemplare da me posseduto, che è forse l'originale ed ha le -annotazioni e le aggiunte di Camillo Tutini. - -[246] DELLA MONICA, _Istoria della rivoluzione di Napoli dell'anno -1647_. Ms. autografo presso di me. Leggesi al f. 21. - -[247] CAMPANILE GIUSEPPE, _Diario circa la sollevazione della plebe -di Napoli degli anni 1647-48, con addizioni di Innocenzo Fuidoro_, f. -5. Ms. autografo del Fuidoro (pseudonimo di Vincenzo d'Onofrio), da me -posseduto. - -[248] GIRAFFI o LIPONARI, _Relazione delle rivoluzioni popolari -successe nel distretto del regno di Napoli nel presente anno 1647_. -Padova 1648, p. 43. - -[249] DE TURRE, _Dissidentis desciscentis receptaeqe Neapolis Libri -tres_, p. 43, ediz. Gravier. - -[250] BIRACO, _Delle historie memorabili che contiene le sollevationi -di stato dei nostri tempi_. Venezia 1653, p. 224. - -[251] BUBAGNA, _Battalla peregrina intra amor y fidelidad_, p. 14. — -Il Donzelli, il Capecelatro, il de Santis, il Nicolai, il Tontoli ed il -Piacente, nelle opere stampate sull'argomento non riportano il ritratto -del Capo-popolo, o appena vi accennano. E così pure il Ricca, il Fiore, -il Carusi, il Simonetti ed altri Mss. nelle biblioteche della Storia -Patria e Municipale, nella Nazionale, e presso di me. - -[252] _Copia di lettera del Maestro di campo Ottaviano Sauli all'Ecc.mo -Signor Marchese Spinola_ tratta dalla biblioteca Barberiniana di Roma -dal prof. Luigi Correra e stampata nel 1890 nell'_Arch. Stor. per le -prov. Nap._ p. 360. - -[253] GIRAFFI, BIRACO e BURAGNA, _ll. cc.; de poca statura_ DELLA -MONICA, _l. c.; statura pusillus_ DE TURRE _l. c.; di bassa statura_ -SIMONETTA, _Istoria della rivoluzione del 1647_ c. 16 nella bibl. -Nazionale; _di statura quasi bassa_. POLLIO, _Historia del r. di Nap._ -c. 228 ivi. — Solo al Campanile, al della Porta ed al Sauli parve di -proporzionata, giusta ed ordinata statura. - -[254] _Gracilis_, DE TURRE; _più tosto magro che grasso_, GIRAFFI; _di -corpo asciutto_, SAULI. - -[255] _Aveva una faccia competente, nè lunga nè rotonda ma arsiccia dal -sole siccome tutto il suo petto_, DELLA PORTA; _facie subfusca et sole -torrida_, DE TORRE _l. c._ - -[256] GIRAFFI e BIRACO, _l, c., di fisionomia vivace ma non stabile_, -SARLI. Il MOLINI, di cui dirò appresso, parlando di Masaniello dice: -“_Uscii fuori la Gabella e trovai questa bella figura che mi aveva -portato molte volte del pesce_„. - -[257] _Di pochi capelli e quelli di color castagnaccio, tagliati nella -fronte alla marinaresca con pochissima zazzera dietro_, DELLA PORTA; -_il crine non molto negro_, DELLA MONECA; _capelli neri, corti alla -marinaresca_, SAULI. Secondo il Birago era biondo. - -[258] _Occhi negri_, DELLA PORTA, GIRAFFI, BIRACO; _cervoni_, DELLA -MONECA. Al Campanile ed al Sauli parvero invece azzurri o bianchi. - -[259] _Viso lunghetto e magro_, DELLA MONECA; _faccia magra_, SAULI; -_piccolo di volto_, POLLIO. - -[260] DELLA MONECA, _l. c._ - -[261] _Senza peli nel mento_, DELLA PORTA. - -[262] _Con poca lanuggine nel mustaccio_, DELLA PORTA; _spuntati nel -mustaccio di peli biondeggianti e rari_, DELLA MONECA; _poco pelo_, -CAMPANILE. - -[263] CARUSI FRANCESCO, _Narrazione del Tumulto seguito nella Città di -Napoli, nella quale si raccontano gli varj avvenimenti di Masaniello, -suoi seguaci. Dalli 8 di Luglio 1647, per insino alli 21 d'Agosto -del detto anno._ P. I, p. 34 v. Nella bibl. della Società Storica -Napolitana. - -[264] DELLA PORTA, DELLA MONECA, DE TURRA, BURAGNA ed altri. - -[265] CAPECELATRO, _Diario_, I, p. 66. GIRAFFI e tutti gli altri. -Secondo il Verde (_Racconto_ ecc.) esso fu fatto a cura dei Governatori -dello Spedale della SS. Nunziata. - -[266] Per contrario noi sappiamo dagli scrittori contemporanei che gli -Alemanni e gli Spagnuoli, che si resero a discrezione alle armi del -popolo a S. Giovanni a Teduccio, a Pozzuoli, ed a S. Lorenzo non solo -ebbero salva la vita ma anche in buona parte da mangiare e da bere -(CAPECELATRO, _O. c._ I, 45; DE SANTIS, _O. c._ p. 51 ed altri). Che -anzi, narra il Pollio che “mentre regnava Thommaso Aniello li furono -portati molti soldati Spagnuoli presi da quelli del popolo... et... -(egli) li mandava via dicendo Questi sono soldati di S. E. mio compare, -il quale l'intende parlare, et è buono a darli castigo, et li faceva -portar salvi„ f. 48. Tanto è lungi dal vero che Masaniello potesse -autorizzare la carneficina dei medesimi. - -[267] Vedi critica storica del de Dominici! Donde egli ricavò questo -suo calcolo? - -[268] Questa testimonianza per me è sospetta. Il de Dominici dalla -biblioteca de' Signori Valletta traeva le false scritture del notar -Criscuolo e di Marco da Siena, fonti delle sue favolose invenzioni. Cf. -FARAGLIA, _Le memorie degli artisti Napoletani del de Dominici_ A. S. -N. 1882 p. 329. - -[269] DE DOMINICI, _Vita dei pittori, scultori ed architetti -napoletani_, t. III, p. 226. Lo stesso dice nella vita di Aniello -Falcone a p. 75. - -[270] La leggenda, per quanto riguarda specialmente Salvator Rosa, è -stata non ha guari, con lo stesso epistolario di costui smentita dal -ch. Cesareo nella Vita premessa alle _Poesie e Lettere edite ed inedite -di Salvator Rosa_ t. I. p. 47 e ss. - -[271] Il Rosa non con i pennelli, ma con la penna volle descrivere -il pescivendolo suo conterraneo, nei noti versi della sua satira _La -Guerra_, che ho messo in testa a questa scrittura. - -[272] Questo quadro alcuni anni fa, per mia esortazione, disegnato -con rara diligenza, e con vero intelletto d'amore, fu inciso all'acqua -forte dal bravo artista Antonio Piccinni; ma con grande rincrescimento -degli amatori delle cose Napoletane il lavoro bellissimo non fu in -commercio. - -[273] DE DOMINICI _O. c._, t. III, p. 197. — Il quadro era conservato -allora nella galleria del Cav. d. Antonio Piscicelli, ed ora ammirasi -nel museo Nazionale di Napoli. È notevole che il de Dominici neppure -fu esatto nel descrivere questo quadro dicendo che Masaniello era -circondato dai suoi consultori e colleghi, e dai capi del popolo, -ritratti così al naturale per antica testimonianza di vecchi, ch'erano -stati spettatori di quella lunga tragedia, che altro non mancava se non -il moto; mentre invece da ognuno si vede che Masaniello non ha intorno -se non lazzari e gente del popolo. - -[274] Cf. LANZI, _Storia pittorica_, p. 209 ed. Bettoni, Milano 1841; -ove è ricordato il quadro di cui parlo, dicendovisi però con poca -precisione rappresentare un esercito di lazzaroni che applaudono -Masaniello. - -[275] Gli storici narrano, che, in mezzo alla piazza del mercato -nel giorno festivo della Madonna del Carmine, solevasi figurare un -castello, difeso e assalito da ragazzi armati di canne divisi in due -schiere dette degli _Alarbi_ e dei _Pacchiarotti_. (_Sollevazione -dell'anno 1647._ Ms. della Società Stor. Nap., f. 160). E dicono pure -che, nei giorni precedenti alla sommossa, un tal fra Savino, converso -del convento dei Carmelitani, aveva dati venti carlini a Masaniello pr -comprarle. - -[276] Dice il CAPECELATRO, _Diario_, III, p. 316 che, finiti i tumulti, -la moglie di Gennaro Annese presentossi al Conte d'Ognatte “con -abito conveniente alla presente e non alla passata fortuna, con una -semplice guarnuccia senza collare, e con la cuffia in testa all'uso del -mercato„. - -[277] Cf. _La casa di Masaniello_. Qualche cosa di nuovo sul proposito -aggiunge il Molini (c. 39): era, dice egli, “una Casuccia che a mano -manca fuori dall'uscio attaccato al muro era una Vite alta tanto, -che copriva quelle due fenestruccie, che guardavano nel Mercato, non -essendoci altro di buono nella facciata che l'Arma dell'Imperatore -Carlo Quinto„. Il Molini dice che era di marmo, ma pare non se ne -ricordasse bene. - -[278] Così viene indicato, attribuendosi a Micco Spadaro, nelle Guide -del R. Museo Borbonico. (V. QUARANTA, _Le Mystagogue_ 1844 p. 234; -FINATI, _Description du Musée royal Bourbon Galeries_ 1844 p. 9 ecc.) -L'Aloe nella _Guide pour la galerie des tableaux._ P. II, 1843, p. 3 -più correttamente crede il quadro di scuola Fiamminga. Negli inventarii -dello stesso Museo si nota come ritratto di contadino o popolano, -creduto di Masaniello. Esso è riprodotto con le stesse indicazioni di -Masaniello e di Micco Spadaro nel _Magasin pittoresque_ dell'a. 1819. -Parigi p. 212. - -[279] CAMPANILE, _Diario_ Ms. f. 19; DE SANTIS, _Istoria del tumulto di -Napoli_, p. 116, ediz. Gravier. - -[280] L'_Occhialetto_, Anno XV, n. 31. - -[281] Monsignor Emilio Altieri nel 1644 da Papa Innocenzo X fu -destinato Nunzio a Napoli ove stette otto anni fino al 1658. V. -Monsignor NICOLÒ CAPECE GALEOTA, _Cenni storici dei Nunzii apostolici -del Regno di Napoli_, p. 55. Tra i bandi del tempo, nella biblioteca -della Società Napoletana di Storia patria, si conserva una lettera a -stampa di quel Nunzio, diretta “al fedelissimo popolo della fedelissima -città di Napoli„. V'è scritto in capo “Signori miei„ e porta la data -del 6 decembre 1647. Il Nunzio riferisce un breve del Papa “espressivo -dei suoi cordiali sentimenti rivolti alla quiete e alla tranquillità„ -ricorda d'aver esso collazionato “con ampia plenipotenza l'indulto -generale„ e chiede di comunicare a voce “quel di più„ che da Sua -Beatitudine aveva avuto commissione d'esporre. Finisce con le parole -“et alle Signorie vostre bacio affettuosamente (_sic_) le mani„. - -[282] _Archivio Storico Italiano_, t. IX, p. 352. - -[283] _Carteggio degli ambasciatori Estensi a Napoli Cancelleria_ -nell'Archivio di Stato in Modena. - -[284] Il libro porta questo titolo: _An exact history of the late -revolutions in Naples._ Londra, 1660 in 12.º Porta per epigrafe un -passaggio di Livio, che dimostra la grande impressione prodotta dagli -avvenimenti di Napoli in Inghilterra. Essi, come si dice nello stesso -frontespizio, non trovano riscontro in alcuna antica o moderna istoria. - -[285] La prima di queste due edizioni, che io conosco, ma che, come -dicesi nel frontespizio, è la seconda fatta colà, migliorata ed -accresciuta, porta il seguente titolo: _Wonderlijcke Op, ende Ondergang -van Tomaso Aniello, met de beroerten tot Neapolis. (Meravigliosa salita -e caduta di Tommaso Aniello con la sollevazione di Napoli)_ Haerlem -1552, in 12º. Il libro ha il frontispizio istoriato ed e diviso in due -parti; la prima di pp. 400 contiene la traduzione in fiammingo delle -10 giornate di Alessandro Giraffi con una vignetta o figura per ogni -giornata, ove sono rappresentati in modo e costume affatto arbitrarii -gli avvenimenti del luglio 1647, con tre annotazioni, sull'assedio -e presa di Napoli per Belisario, sui tumulti per l'inquisizione e -sul primo Masaniello del 1547, e sulla sollevazione della plebe del -1585. La seconda parte di pp. 256 porta il titolo: _Tweede deel vande -Napelsche Beroerten, (Seconda parte della sollevazione Napolitana)_ e -contiene il seguito di questa fino alla resa di Napoli agli spagnoli. -Il ritratto di Masaniello sta a pag. 3 della Parte II. Il libro, non -comune, trovasi nella biblioteca della Società Napolitana di storia -Patria. — L'altra edizione, che è la sesta Olandese, porta il titolo: -_Het eerste deel der Napelsche beroerte met de Wonderlijcke Op, en -Ondergang van Masaniello, Uyt het Italiaensch vertaelt door Luon B. (?) -den sesten Druck (La prima parte della sollevazione con la maravigliosa -salita e caduta di Masaniello dall'italiano tradotta da Luon B. (?), -sesta edizione)_ Amsterdam, 1664 in 12.º dalla p. 1 a 240. Segue: _Het -tweede deel der Napelsche beroerte, of verhael van t'rustige opset -des selven volcks, om sich en het puntscae? Rijch t'ontlasten van -t'onverdragelijcke juch der Spanjarden etc. etc. (La seconda parte -della Napoletana sollevazione, o Racconto dell'ardita rivolta dello -stesso popolo per liberar se e il regno dall'insopportabile giogo -degli Spagnuoli_ ecc.) Amsterdam, 1664, in 12º p. 1 a 312. — Segue: -_Vervolgh en eynde vande Napelsche beroerte; of beknopt verhael hoe' -tselve volck, na veel tegeniveers, weder onder de gehoorsamheydt vau -Spenje geruccht Milsgaders het Oproer en den jaare 1547 opgeresen onder -Mas'Aniello di Costa Sorrentino. (Seguito e fine della Napolitana -sollevazione, ossia breve narrazione del come lo stesso popolo dopo -molta lotta di nuovo fu messo sotto l'ubbidienza di Spagna. Insieme -col tumulto sorto nell'anno 1547 sotto Masaniello di costa Sorrentina)_ -Amsterdam p. 1-49-72. — Debbo al ch. collega ed amico Benedetto Croce -la correzione e la interpretazione dei titoli di questo libro; dei -quali parecchi anni fa ebbi trascritta la notizia dal noto bibliografo -nostro cav. Gennaro Vico. Il Croce per tradurli dall'Olandese in -Italiano ha dovuto prima con non comune perspicacia emendare gli -errori, in cui per poca cognizione del carattere teutonico cadde chi -faceva quella copia. - -[286] PALAZZO, _Aquilae austricae. Pars secunda_, Venetiis, in fol. Il -ritratto con quelli di altri personaggi del tempo vedesi a p. 258 del -t. VIII. - -[287] BRACHELIO, _Historia sui temporis rerum bello et pace per Europam -et imperium romanum gestarum Colonia_ s. a. in 12.º — A pag. 277 -trovasi il ritratto di Masaniello con questa epigrafe: _Thomaso Aniello -d'Amalfi populi neapolitani rebellici dux._ - -[288] Questa edizione fu da me descritta nella _Casa e famiglia di -Masaniello_. Il ritratto di Masaniello è ripetuto con diversa posizione -in un'altra posteriore ediz. di Londra con la seguente leggenda sotto: -_qui pecunia non movetur, hunc dignum spectatu arbitramur. Cicero._ -— L'edizione del secolo seguente porta questo titolo: _The remarkable -History of the rise and fall of Masaniello the Fisherman of Naples._ -London 1756. - -[289] ZANI, _Enciclopedia metodica, critico-ragionata delle Belle -Arti_. P. I, vol. III. Parma tipografia Ducale 1820 p. 9. - -[290] MOLINI SEBASTIANO, _La vera solevatione di Masaniello_, Cod. -cart. del secolo XVII (21 x 29 cm.) di carte 176 numerate della -biblioteca universitaria di Bologna segnato col n. 2466. Appartenne in -prima alla biblioteca di San Salvatore del Reno dei canonici regolari -lateranensi, dove era segnato col n. 271. Passò per qualche tempo nella -biblioteca nazionale di Parigi, come si rileva dal bollo in inchiostro -rosso di forma rotonda che si vede segnato in alcune carte (cc. 176 v., -e nella carta bianca in ultimo) colle parole: _Bibliothèque Nationale_, -ed il monogramma: _R_ (république) _F_ (française). Dovette essere -restituito all'Italia dopo il 1815. È legato in pergamena molle e non -è in buono stato. — Il Diario in 253 giornate comincia col 7 luglio -1647 e finisce ai 15 aprile 1648. Da c. 143 v. sino a 176 seguono 386 -ottave scritte a due colonne, che sono, come dice il Molini “Originale -tradotto dalla prosa predetta in 8.ª rima da un copista di essa per mia -mera sattisfactione da cui intenderai tutto il successo con maggior -brevità ma non tanto distintamente quanto dalla prosa; essendochè -l'autore parla di sole quelle cose quali a lui medemo sono successe ed -alla poesia vi si aggiunge qualche altra invenzione per abbellirla e -vivi felice„. Tutte le pagine sono inquadrate da fregi fatti a penna. - -[291] MOLINI, Ms. f. 4. - -[292] MOLINI, postilla in ultimo del Ms. - -[293] Nell'esemplare del Ms. conservato nel Museo dell'Archivio di -Stato di Napoli che porta il titolo: _Successi historici raccolti dalla -sollevatione di Napoli dalli 7 di luglio 1647 ino a 6 aprile 1648 per_ -INNOCENZO FUIDORO (VINCENZO D'ONOFRIO), si trovano 23 incisioni che -rappresentano i principali personaggi dell'epoca. Così pure nella Parte -2.ª dei detti _Successi Historici_ posseduta dall'egregio Principe di -Gesualdo, che io ebbi occasione di vedere parecchi anni fa, da me fu -osservato lo stesso. - -[294] Anche il CONFORTO arricchisce i suoi _Annali del Regno_ Ms. con -figure. - -[295] Nell'altro esemplare della Parte 1.ª del Fuidoro, che si conserva -nella biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria a cc. 2 -si vede una figura di Masaniello fatta a penna, ed a fianco si legge: -_Tomas' Aniello d'Amalfi copiato da quello, che fu stampato in Parigi -e con cautela fu fatto vedere a' curiosi in Napoli, et delle quattro -parti ne sono tre al naturale per quello che testifica chi se lo -ricorda nel 1647, che ne furono portati li ritratti à pennello in più -Paesi in quel tempo._ Un altro ritratto e penna si trova in un Ms. dei -principii del secolo XVIII della stessa Società Napoletana di Storia -Patria intitolato: _Sollevatione dell'anno 1647_, a p. 155. - -[296] I banditi portavano “le chiome legate e nel collo un -_moccaturo_„. (POLLIO, _Hist._ cit. f. 233). Una tale acconciatura del -capo dal Valentino (_La mezacanna, parmo IV_, p. 177 ediz. Porcelli) è -chiamata la _chiomera_ o _capellera de sbannite_. - -[297] Così chiamavansi gli abati di _mezza sottana_. Cf. CAMPANILE, -_Diario_ Ms. f. 13 mihi. - -[298] POLLIO, _Historia_ cit f. 233. - -[299] Non voglio però trasandare la notizia di una figura autentica e -curiosa che riguarda la contesa tra i francesi e gli spagnuoli. Vedesi -a c. 75 v. 76 col titolo: _La Déroute des Espaignols dans la ville -de Naples e l'arrivée de M. Le Duc de Guise._ (0,45 x 0,36). Questa -incisione in rame, di un bel gusto francese, è una satira finissima: vi -sono rappresentati le Français, le Napolitain, l'Espaignole e le Valet. -Sotto ognuno di essi è scritta una quartina, il 1.º dice: - - Considerant de loin ce Senor aux abois - Je puis dire au malheur lui toujours l'accompaigne. - Naples ton mal a tort de ce dire français - Puis que cest tout abon quil affligge l'Espaigne. - -Il 2.º: - - Il y fait un peu chaud, mai il le faut souffrir - Cest la le moidre effet de ta concupiscenze - Et te feray suer (sans vouloir te guérir) - Et jusques a la mort durer ta penitence. - -Lo Spagnuolo, che è messo in una botte dalla quale esce solo la testa, -e che è circondata di fuoco, dice: - - Reduit au triste Estat, ou le malheur m'a mis. - Attaint d'un malefice honteux et miserable, - J'Escume de depit, je bave, je fremis - Et j'ay peur que mon mal ne se treuve incurable. - -Il servo dice: - - Je fais se que je puis sans en venir a bout - Je chauffe des frotoirs, mais que sert ce remede? - On la deja frotté dos et ventre et par tout - Et l'on le fait suer sans que rien luy succede. - - -[300] Nella pagina del Molini, ov'è attaccato il ritratto, si legge: -“Questa mattina 6 luglio 1647 giorno di sabbato. Io me ne andai -conforme in solito mio di giorni tali alla pietra del Pesce, ed uscii -fuori alla cabbella, e trovai questa bella figura che mi haveva portato -molte volte del pesce, quando stava all'altro convento, e vedendolo -tutto sossopra feci buon animo e gli addimandai se haveva niente di -buono, egli mi si voltò dicendo haggio lo malanno che vi colga, avevo -pigliati alcuni pesci con l'hamo, e questi ufficiali della gabella, per -non l'haver pagata me l'hanno levato, ma se campo, che non sii ucciso, -me la pagheranno ben loro a me. Dicendo, si haggia patienza io, habbila -anchora tu monacho mio, e così dietro la marina se ne sparì, ed io me -ne tornai dentro, fra me dicendo oh che gran pazzo. - -[301] Ecco le parole del Molini: “Giovedì 11 luglio 1647. Giornata -quinta. Questa notte Masaniello non fidandosi per qualche tradimento, -come gli era successo la mattina col Perrone, salì a cavallo, come -quì si vede con una moltitudine delli più vili, circondando dentro e -fuori la città i posti s'erano ben custoditi, come anco osservando se -tutti avevano fatte le illuminazioni, come al suo comando, e questo -lo vedessimo noi quando passò, perchè osservai molto bene, avanti che -andassimo a dormire, sebbene tutta la notte altro non si faceva che -suonare le due campane già dette, cioè il Carmine e S. Lorenzo„. Ma è -poi vero tutto quello che dice? In quel giorno. Masaniello s'era recato -a presentare al Vicerè i capitoli dell'accordo, stabiliti dopo molta -discussione. E uscito di palazzo, quando già “sopravveniva la notte„, -(_Capecelatro I, p. 68_) tornò al Mercato ricondotto in carrozza dal -Cardinale. Niun altro narra che dopo andasse vagando per la città -a cavallo. Invece attesta il Campanile, _Mss. cit._ che “Masaniello -ritiratosi si spogliò degli abiti di tela d'argento, e si rivestì de' -suoi soliti cenci, e consumò tutta quella notte ed il giorno seguente -in dare varji provvedimenti intorno le cose concernenti la grascia„. E -il Capecelatro _p. 69_ aggiunge “che comandò ancorchè di notte che si -troncassero le teste a quattordici persone imputate d'essere banditi„. -La verità quindi può ridursi a quello che sta scritto nel _Diario_ -Anonimo conservato nella biblioteca della Società Napoletana di Storia -Patria. “Per questo suspetto di banditi succedè altra rivolutione, -et le voci serra serra per la città, standone tutta la notte con le -guardie et lumi per le finestre a tutte le strade, suonando la campana -di S. Lorenzo ad orme„. Delle luminarie, del popolo che vigilava in -armi, e del suono delle campane di S. Giovanni a Carbonara a sera, e -del Mercato e s. Agostino la notte, parla anche Giraffi _o. c. p. 131_. - -[302] Trascrivo quello che il Molini dice a proposito di _Masaniello -fuori di se_ a cavallo. “Lunedì 15 luglio. Giornata nona. Nell'uscire -come al solito intesi come Masaniello era andato avanti giorno a -cavallo alla Cavallerizza del Re, et che aveva messo sossopra tutti, -in particolare il Mastro di Stalla. E lo fece cavalcare molti cavalli, -e smontato lui voleva far da bravo e comandare come prattico, ma non -sapeva quello che si facesse, e se non erano quelli che li governano -sarebbe stato ucciso dalli cavalli. E vedutosi in pericolo si risolse -di salire e di tornare a Napoli. Il primo ch'ei fece, andò a ritrovare -il sig. D. Carlo Caraccioli Cavallerizzo maggiore di sua Maestà, e -trovato che l'ebbe, li principiò a dire, che non era sua arte di tenere -un grado simile, et che era stato a visitare i cavalli et che il Re era -molto mal servito, e che se lui non prevedeva, saria stato pensiero -il suo rimediare. Il detto Signore disse: Per servire V. S. se così -comanda, voglio andare mò mò a fare la mia parte. Lui rispose farete -bene, che infrattanto io rimedierò ad altri inconvenienti. E volto il -cavallo seguitato da quelli ch'erano con lui, e come pazzo girando per -Napoli facea serrar botteghe, tagliar teste a quelli che gli parevano -in fragranti crimine, come anco a cavaglieri che trovava in carrozza, -li faceva smontare di carrozza, come anco a quelli che trovava a -cavallo, facendoli bravate e spropositatamente comandandoli che -stessero vigilanti ad ogni suo cenno quando volesse comporre le leggi. -T'assicuro lettore che se gli avessi veduti et udito parlare come ho -veduto io, che pure lo vidi a Toledo ad una carrozza alla lontana, -però mi fu detto che quelli signori piangevano a sentirsi oltraggiati -e minacciati fin nella propria vita, saresti fuori di te„. - -[303] Il fratello di Masaniello, che ebbe parte nella rivoluzione -chiamavasi senza alcun dubbio Giovanni, come attestano l'atto di -nascita, e quasi tutti gli scrittori del tempo; soli, questo Diarista -ed il Giraffi gli danno il nome di Matteo. Or come spiegare questa -discrepanza in persone contemporanee e in testimoni oculari dei fatti -che narrano? Io per me credo che Matteo fosse un soprannome, aggiunto -volgarmente al nome di Giovanni, secondo il costume della nostra plebe; -e che quindi costoro, come forestieri, lo adoprarono non sapendo il -vero nome di battesimo. - -E qui cade opportuno rettificare uno sbaglio, in cui caddi, quando nel -mio lavoro: _La famiglia di Masaniello_ pubblicai la fede di nascita -di questo Giovanni, ed anche aggiungere un nuovo particolare intorno -al medesimo, che allora pare mi sfuggì. Ho rilevato l'uno e l'altro -dalla p. 21 del recente opuscolo del Guiscardi che appresso citerò. -Giovanni d'Amalfi nacque ai 3 giugno 1624, non ai 26 maggio 1625 come -io stampai. L'errore per metà fu mio, per metà del tipografo; poichè -quando trent'anni fa trassi quella notizia dai Registri Parrocchiali -di S. Caterina al Mercato, notai la data del giorno e del mese che sta -sull'atto della pagina, senza badare che quella mutava nel mezzo, e -così segnai il 26 maggio. Il tipografo fece il resto, che stampò 1625 -invece di 1624 come io teneva nella mia scheda che ora ho riveduta. -D'altronde contento di aver trovato l'atto della nascita di Giovanni -più non lessi innante, e così non vidi che nello stesso giorno era -notato un altro figliuolo di Francesco d'Amalfi, gemello di Giovanni e -chiamato nel battesimo Giuseppe Carmine, il quale probabilmente dovette -morire in giovane età, ed in modo certamente prima del 1647. - -[304] Nel sabato 13 luglio, come narra il Capecelatro, Masaniello inviò -suo fratello a riverire il Vicerè, ed egli v'andò vestito di lama d'oro -turchina (CAPECELATRO, _Diario_, t. I, p. 73); secondo altri di lama -turchina (DONZELLI, _Parten. Liberata_, p. 53). - -[305] La moglie e la sorella di Masaniello, a giudizio del Capecelatro -(_O c._ I, 105) erano, secondo il basso stato, di gentile aspetto. E -il Molini, che dice d'essersi trovato presente a tutto, narra così una -baruffa tra esse e Masaniello: “Arrivò (Masaniello) al Mercato tutto -bagnato correndo in casa, onde arrivato anche io solo a mezzo, il -cominciai a udire gridare con quelle sue donne. I' feci buon animo e mi -accostai più avanti, et eccolo farsi alla finestra manca borbottando -non so che si dicessero, vidi che prese sua sorella, e correndo la -moglie, volendosi forse sciffare (sic), le percosse, Lui diede a tutte -due mano di buffettoni che si udiva ben bene. Queste tornavano alla -finestra fortemente gridando, venite, venite a legarlo ch'è impazzito, -così dicendo egli salì le due scalette, ma non potè uscire, perchè fu -incontrato da suo cognato, che cominciando a gridar seco per le donne, -gli disse, che udii, tu pure vuoi le tue? il cugnato vedendoli così -propositato gli porse una lettera... ed egli pigliandola gli diè due -calci di dietro„. - -[306] Chi fosse questo cognato di Masaniello non è facile con tutta -precisione accertare. Parecchi storici e diaristi del tempo narrano -di un cognato di Masaniello, uomo molto seguito nella plebe, ma senza -indicarne il nome. Secondo alcuni egli era pizzicagnolo (GIRAFFI, p. -242, ediz. 1648); secondo altri potecaro di frutti (POLLIO, _Istoria_) -e secondo altri farmacista d'infima condizione (DE TURRE, _O. c._ p. -99). Pochi lo chiamano Girolamo Donnarumma (DONZELLI, _O. c._ p. 138; -DE SANTIS, _O. c._ p. 212; CAPECELATRO, II, 40; DELLA MONICA, _O. c._ -p. 158 v, il quale altrove aggiunge che fu impiccato nel decembre 1648, -f. 625). - -D'altra parte nella fede di matrimonio di Grazia, sorella di -Masaniello, sposata ai 27 gennaio 1641, che io pubblicai nel citato -mio opuscolo, lo sposo porta il nome di Cesare di Roma di Gragnano. -Però avendo io esaminato i fuochi di quel Comune nell'Archivio di -Stato non rinvenni affatto tra essi il casato di _Roma_, e invece vi -trovai frequente quello di _Donnarumma_. Per chiarire la contraddizione -ho voluto pure riscontrare il decreto della Curia Arcivescovile -rilasciato per questo matrimonio, ma per gli anni 1640 e 1641 non si -trova ivi alcun decreto, che riguardi Grazia d'Amalfi e Cesare di Roma. -Aspettiamo dunque dal tempo qualche altro documento che ci illumini sul -proposito. - -[307] ROBERTO GUISCARDI, _Di Tommaso Aniello d'Amalfi, forse in origine -de Fusco_. Napoli, Tip. Giannini (a. 1896) p. 19. - -[308] Nel primo ventennio del secolo XVII il P. fra Maurizio -di Gregorio siciliano, dell'ordine dei PP. Predicatori, della -congregazione lombarda, fondò nella farmacopea del suo convento di -S.ª Caterina a Formello un Museo, nel quale unì, come dice il Parrino -(_Nuova guida per Napoli_, 1724, p. 257) “quanto di maraviglioso e di -raro potè raccogliere così di antichità come di pellegrino, facendone -un Museo ove si vedevano molte cose curiose di semplici, pietre -minerali, camei, idoletti e cose così per beneficio della salute come -per pascolo degli ingegni molto degni„. Di esso il Beltrano fece una -minuta descrizione nel 1625 in un libro intitolato: _L'idea per le -gallerie universali cavate dalle istorie di Napoli_ ecc. in 8º di p. -56, nel quale inserì un sonetto del cav. Marino composto allorchè andò -ad osservarlo. Il libro, comunque ristampato nel 1642 (Sarnelli, _Guida -del forastiero_, p. 79); è di una grande rarità e fu descritto, con la -solita diligenza, dal Minieri Riccio che lo possedeva nel: _Catalogo -di libri rari della sua biblioteca_, t. I, p. 45. Inoltre Io stesso -fondatore del Museo nel 1653 riuscì in una sua opera intitolata: -_Enciclopedia_ la detta descrizione a p. 887 col titolo: _Endelechie -delle gallerie dette nella 1º e 2º. Impressione: idea per fare le -gallerie universali._ - -Nel 1692, allorchè scriveva il canonico Celano, il Museo “era stato in -gran parte sfiorato e non ancora totalmente posto in ordine in quello -che vi era rimasto„ (CELANO, Notizie, t. I, p. 143). Senonchè nel -secolo successivo sebbene in gran parte mancante fu ordinato dal signor -Pietro Cecere, architetto e matematico nel modo che si vedeva allorchè -nel 1788 il Sigismondo scriveva. (_Descrizione della città di Napoli_, -t. I, p. 93). - -Nel 1791 però il P. d. Pietro d'Onofrii, girolamino, che faceva la sua -dimora in quel convento non solo accrebbe notabilmente il Museo col -suo, che si avea con tanta cura unito ma anche lo pose in buonissimo -ordine e ne stampò una Guida per coloro che lo visitavano, come sopra -abbiamo detto, col seguente titolo: _Istruzione al Forastiere e al -Dilettante, intorno a quanto di antico, e di raro si contiene, nel -Museo del Real Convento di S. Caterina a Formello de' PP. Domenicani -Lombardi in questa Città di Napoli_, 1791 in 8º, e ne fece due edizioni -nello stesso anno. Indi di nuovo nel 1796 in 4º piccolo. - -[309] _Istruz._ cit. p. 15. - -[310] Spinoza, come dice il suo amico e biografo, “après s'êntre -perfectioné dans cet Art, il s'attacha au Dessin, qu'il apprit de -lui-même, et il réussit bien a tracer un portrait avec de l'encre ou du -charbon. J'ai entre les mains un livre entier de semblabes portraits -où l'on en trouve de plusieurs Personnes distinguées qui lui étoient -connues, ou qui avoient eu occasion de lui faire visite. Parmi ces -portraits je trouve à la 4 feuille un Pecheur dessinè en chemise, avec -un filet sur l'épaule droite, tout-à-fait semblable pour l'attitude au -fameux Chef des rebelles de Naples Massaniello comme il est représenté -dans l'Histoire et en taille-douce. et l'occasion de ce dessin je ne -dois pas omettre, que la Sr. Van der Spyck chez qui Spinoza logeoit -lorsqu' il est mort, m'a assuré que ce crayon, ou portrait, ressemblait -parfaitement bien à Spinoza, et que s'étoit assurément d'après lui-même -qu'il l'avoit tiré„ BENEDICTE DE SPINOZA, _Opera philosophica omnia_, -ed. Gfrörer, Stuttgardie, 1830, _Vita Spinozae a Colero scripta_, p. -XXXIII. Il Fischer, che riferisce questa notizia dal Colero nella sua -_Geschichte der nevern Philosophie_, 3ª ed., vol. I, p. II. pag. 132, -suppone che il disegno fosse fatto dallo Spinoza per esercizio negli -anni giovanili, quando il nome di Masaniello era in bocca a tutti. - -[311] Debbo anche l'interpretazione di questa leggenda all'amico Croce. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come -le grafie alternative (molto numerose specie nella trascrizione di -documenti dell'epoca), correggendo senza annotazione minimi errori -tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of La casa e la famiglia di Masaniello, by -Bartolommeo Capasso - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA CASA E LA FAMIGLIA DI *** - -***** This file should be named 52281-0.txt or 52281-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/5/2/2/8/52281/ - -Produced by DP-Italia (http://dp.dm.unipi.it) con la -cooperazione di correttori volontari, coordinati da Carlo -Traverso e Barbara Magni. - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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