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-The Project Gutenberg EBook of La casa e la famiglia di Masaniello, by
-Bartolommeo Capasso
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
-to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
-
-Title: La casa e la famiglia di Masaniello
- Ricordi della storia e della vita Napolitana nel Secolo XVII
-
-Author: Bartolommeo Capasso
-
-Release Date: June 8, 2016 [EBook #52281]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA CASA E LA FAMIGLIA DI ***
-
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-
-Produced by DP-Italia (http://dp.dm.unipi.it) con la
-cooperazione di correttori volontari, coordinati da Carlo
-Traverso e Barbara Magni.
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- [Illustrazione: Ritratto]
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- BARTOLOMMEO CAPASSO
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- LA CASA E LA FAMIGLIA
- DI
- MASANIELLO
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- RICORDI DELLA STORIA E DELLA VITA NAPOLITANA
- NEL SECOLO XVII
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- EDITORE — Dr. GENNARO GIANNINI — NAPOLI
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- _Proprietà letteraria_
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- NAPOLI — R. STAB. TIPOGRAFICO FRANCESCO GIANNINI & FIGLI
- Via Cisterna dell'Olio — 1919
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-_Nel ripresentare agli studiosi delle cose patrie questo insigne
-scritto di Bartolommeo Capasso, io non ho certo la pretesa di
-_scoprire_ l'autore ai lettori. Il Capasso, pura gloria nostra, è
-ben conosciuto nel mondo dei dotti italiani e stranieri; e se la
-maggioranza dei Napoletani, e sopra tutto della così detta _stampa_,
-non lo ha onorato come meritava, ciò non vuol dire che Egli sia
-appartenuto alla categoria degli aridi pedanti, degli insensibili
-spulciatori e profanatori ciechi e melensi delle vecchie carte e delle
-pergamene polverose. Molti furono, infatti, che si dedicarono a frugar
-negli Archivii le collezioni delle pergamene e dei manoscritti cartacei
-e dei codici diplomatici dei tempi andati; quasi nessuno vi s'ingolfò
-con quell'amore e con quell'ardore che furono le due grandi benemerenze
-del nostro venerando concittadino, mosso dal desiderio di elevare un
-monumento di gloria al proprio paese._
-
-_Egli portò nei suoi difficili studii, nelle ricerche minuziose e
-faticose, nella raccolta di preziose notizie inedite, un intelletto
-lucido e geniale: fu il ricercatore-artista, l'animatore miracoloso,
-che non fantasticò sui codici o male interpretò gl'incunaboli; ma
-disse, su ogni argomento che prese a trattare, la parola definitiva.
-Tutto devono a lui gli studii storici del Napoletano, nelle sue opere
-più importanti, dalla _Napoli greco-romana_ al _Ducato_, da _Pier della
-Vigna_ al _Tasso_. fino a questo _Masaniello_. Bartolommeo Capasso
-vide, previde, rettificò, corresse, scoprì, lumeggiò, glorificò,
-rivendicò tante cose; e mentre molti spiriti piatti intorno a lui si
-affannavano negli stessi studii, pochissimi, fino al de Blasiis e allo
-Schipa, gli tenner dietro con decoro e con acume. Si è costretti a
-ritornare ancora su molte pubblicazioni di altri sedicenti storici di
-Napoli, che credettero di scoprire la polvere e non capirono niente, e
-tralasciarono notizie importanti che pur capitavan loro sott'occhio,
-per indugiarsi a quisquilie quasi inutili o di scarsa importanza; e
-tuttora si van correggendo interpretazioni sgangherate. Ma nell'Opera
-del grande Nostro, più grande dalla sua morte in poi, non un dubbio,
-non una lacuna, non un punto oscuro, non una trascuratezza, mai! Tutto
-egli esaminò e scrutò, con la forza mirabile del suo ingegno potente,
-col fuoco dell'amore santo pel “loco natio„. Le sue ricerche, i suoi
-giudizi, le narrazioni di fatti poco noti, i profili dei più singolari
-personaggi della nostra Storia, se pur in pochi tocchi, non vogliono
-aggiunzioni o notizie nuove. Le interpretazioni da lui date sui più
-intricati periodi, dalle origini di Napoli finoggi, non ammettono altri
-ritorni o novelle chiarificazioni. Il monumento che il Gran Vegliardo
-volle elevare a Napoli è fatto di puro granito: è una piramide
-incrollabile che sfida l'eternità. E Napoli, la Circe ingrata, che pur
-glorifica tante bestie, lo vide morire molto vecchio e quasi cieco pel
-troppo attento indugio degli stremati occhi su le carte: e quasi non
-s'accorse delta dipartita di Lui!_
-
-_Ecco perchè Bartolommeo Capasso non ha un degno monumento, in qualche
-pubblica piazza di Napoli, come pur parecchi mediocri e mestatori
-l'ebbero, salutati, fra tamburi e trombe, da pappardelle oratorie,
-intessute nella solita volgarità incoercibile del luogo comune! Il
-nome a una strada, o un busterello al Grande Archivio e alla Società
-di Storia Patria, non bastano, pel Capasso; e rappresentano soltanto
-il pensiero ed il ricordo di pochi amici e seguaci, che lo amarono, lo
-venerarono, gli furono e gli saranno fedeli._
-
-_È così! I più grandi uomini, le figure nostre più luminose, non
-trovarono mai chi si agitasse in loro favore: Francesco de Sanctis
-e Luigi Settembrini hanno appena due povere teste marmoree in quel
-giardino pubblico che chiamiamo la _Villa_; Salvator Rosa, Luca
-Giordano, Pietro Giannone, Carlo III, nulla; e i monumenti di Napoli,
-sorti da cinquant'anni a questa parte, — salvo qualche rarissima
-eccezione — rappresentano, nella sciagurata decadenza della Scultura,
-la Partigianeria, la Politica e l'Intrigo..._
-
-_Nemmeno le Accademie, delle quali pure il Capasso fu tanta parte, si
-mossero, per degnamente onorarlo. Ma si muovono, forse, le Accademie?
-O non sono, forse, ora più che mai, acque stagnanti, necropoli
-anticipate, in cui si adagiano e nicchiano, nel severo raccoglimento
-che è torpore letale, le Mummie dell'Arte, della Letteratura e della
-Scienza?_
-
-_Conto fra gli Accademici amici illustri e carissimi, viva minoranza
-d'intelletti fervidi in quelle Case dei Morti; e mi domando da anni
-perchè non si riuniscono, in una iniziativa che qualcuno già tentò di
-sviluppare! Or vedremo invece altri marmi, non meno brutti di quelli
-già esistenti, ingombrare le piazze. Per conto mio, tento qui, con
-la pubblicazione di quest'opera, un commosso contributo in onore
-del Grande Scomparso. Ultimissimo, fra gli ultimi appassionati delle
-discipline storiche nostre, mi sia di scusa allo ardire l'amore che
-porto, inestinguibile, alle vere glorie del mio Paese oblivioso..._
-
- FERDINANDO RUSSO
-
-
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-LA CASA E LA FAMIGLIA DI MASANIELLO
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-
-NOTIZIE DI ALCUNE OPERE INEDITE ADOPERATE IN QUESTI RICORDI
-
-
-_La rivoluzione di Napoli del 1647-48, per la singolarità delle
-persone che la iniziarono o vi presero parte, e per la varietà e
-l'attrattiva de' drammatici episodi di cui fu ricca, produsse tale
-profonda impressione nell'animo di chi assistette allo straordinario
-avvenimento e di tutti i contemporanei, che moltissimi vi furono,
-napoletani e forestieri, nobili e popolani, dotti ed indotti, di ogni
-classe e di ogni condizione, i quali vollero, scrivendo di quello,
-lasciarne duratura memoria ai posteri. Lungo quindi è il catalogo delle
-opere su questo argomento, sì in prosa che in versi, sì in varie lingue
-che nel napoletano dialetto, le quali furono divulgate per le stampe;
-maggiore forse è il numero di quelle che giacciono tuttora polverose
-e neglette negli archivi e nelle pubbliche e private biblioteche. Or
-senza pretendere di voler fare una bibliografia di tali opere, io credo
-util cosa dar qui qualche cenno di talune di esse, che sono tutt'ora
-inedite e poco conosciute, e che sono state da me principalmente
-adoperate nelle narrazioni che seguono. Così il lettore potrà di per
-sè apprezzare il valore storico di ciascuna ed io non sarò obbligato a
-descrivere particolarmente qualunque manoscritto tutte le volte che mi
-occorrerà allegarne la testimonianza._
-
-_Esse dunque, disposte per ordine alfabetico, sono le seguenti:_
-
-
-I. ANONIMO. “Racconto della sollevazione di Napoli accaduta nel
-1647, distribuito a Giornali, sino al tempo che furono introdotti gli
-spagnuoli, incominciando dal 7 luglio 1647 e finisce al 6 aprile 1648.
-Dippiù si aggiungono altri successi derivati dalla stessa sollevazione,
-che durano fino all'anno 1655, 3 giugno.„
-
-_Con questo titolo o altro simile nelle pubbliche e private biblioteche
-si trovano molte copie manoscritte di un Diario della rivoluzione del
-1647 e delle sue conseguenze. Esse cominciano con le parole: _Dovendo
-far racconto di alcuni particolari accaduti:_ e sono più o meno estese
-o complete, quali con addizioni, quali senza. Per la maggior parte non
-hanno alcun nome di autore, ma soltanto qualcuna con manifesto arbitrio
-del copista erroneamente nel frontespizio è stata attribuita a Giuseppe
-Donzelli, l'autore dell'opera sullo stesso argomento, stampata col
-titolo: _Partenope liberata_. Questo _Racconto_ o diario, secondochè
-ho potuto rilevare da un manoscritto originale che m'è capitato fra
-le mani, procede da tre compilazioni diverse. La prima è opera di un
-tal Marino Verde, prete di S. Antimo[1] che, a quanto rilevo dal detto
-manoscritto, non dovette protrarre il suo lavoro oltre il 27 febbraio
-1648. Venuto poscia questo nelle mani del nostro benemerito d. Camillo
-Tutini, fu da lui corretto, interpolato ed accresciuto con moltissime
-giunte, e prolungato forse fino a' 6 aprile del 1648. Dico _forse_,
-perchè il manoscritto da me posseduto è monco della fine e s'arresta
-al racconto de' fatti di quel giorno. Da una postilla di carattere
-dello stesso Verde ho rilevato il nome dell'autore e l'epoca in cui
-egli scrisse, che fu tra il 1651 ed il 1652. Dopo del 1655 un ignoto
-amatore di patrie memorie rescrisse l'opera del Verde; ma, o perchè il
-manoscritto che ebbe era mancante, o perchè gli parve troppo diffuso
-per i tempi posteriori al 4 ottobre 1647, o per altre particolari
-ragioni, forse anche di parte, che io non saprei ora affermare, da quel
-giorno in poi lasciò il racconto del Verde, e proseguì la storia con
-trascrivere il manoscritto di Aniello della Porta, di cui più innanzi
-parlerò, riducendone la narrazione a giornali e modificandone spesso i
-giudizi. Così parecchie copie del _Racconto_ giungono fino al 1655. Il
-Ms. originate, corretto e continuato dal Tutini, che io posseggo, è in
-fol. non cartolato._
-
-_Tanto il Verde quanto il Tutini sono nella loro compilazione
-apertamente avversi agli Spagnuoli, ma non a' nobili, ed in molte
-circostanze si dimostrano non amici del duca di Guisa. Contuttociò, se
-il giudizio è alquanto passionato, i fatti però sono sempre esposti
-con verità ed esattezza. “Devesi render sicuro il lettore„ afferma
-il Verde, “che quanto si narra in questo racconto, con sincerità e
-fede viene da me riferito, poichè a gran parte di quello occorse fui
-presente, e con grande esattezza da me osservato, in altre raccolsi
-da persone di autorità veritiere relazioni, e, per narrare ogni
-minuzia, notai giorno per giorno tutti li successi, dando campo con
-questi Diurnali a pellegrini ingegni di tessere una formata storia
-e veritiera„. Oltre a ciò, nel margine del manoscritto originale il
-Tutini rettifica o cangia le cose che da lui, per maggior diligenza,
-erano state trovate false o poco esatte. In somma questo Diario è un
-bellissimo riscontro di quello del Capecelatro, pubblicato dal principe
-di Belmonte nel 1850, poichè comunque l'uno fosse di un partito diverso
-dall'altro, pure nessuno altera i fatti, ed ambedue si spiegano e si
-completano a vicenda. Esso è specialmente singolare per le minute e
-particolarizzate narrazioni delle fazioni di guerra combattute tra gli
-Spagnuoli e i popolani nel mese di ottobre 1647, che il Capecelatro
-nel suo _Diario_ con dispiacere protesta di omettere, non avendo per la
-sua lontananza da Napoli potuto averne diretta notizia (V: _Diario_ t.
-II. p. 15). Una copia quasi sincrona di questo Ms. secondo la redazione
-del Verde, ma che finisce ai 4 ottobre 1647, conservavasi dall'egregio
-abate d. Vincenzo Cuomo, ed ora trovasi nella Biblioteca Municipale di
-Napoli, segnata nel Catalogo dei Ms. 20-3-2._
-
-
-II. ANONIMO. Racconto della sollevazione di Napoli del 1647. _Ms. senza
-titolo del 1760, di c. 206 in 4.º presso di me. Comincia: 1631 _Dal
-governo del signor Co. di Monterey_, ecc. e finisce nel 1649 colle
-parole: _l'avesse il vicerè fatto morire_. Seguono indi due Note,
-una dei Napoletani venuti in Napoli con l'armata francese nel 1648, e
-l'altra dei Capipopolo che furono in Napoli durante la rivoluzione. Si
-aggiungono in ultimo fatti del 1648 e 1649. Questo Diario, di cui non
-si conosce l'autore, certamente contemporaneo, ci dà parecchie notizie
-o circostanze che non si trovano in altri scrittori dello stesso
-avvenimento. È scritto però senz'ordine e confusamente, secondochè i
-fatti all'autore venivano in mente, e vi sono aggiunte in margine,
-o interpolate nel testo, parecchie note ricavate dalla _Partenope
-liberata_ del Donzelli. Puranche ne esistono parecchi esemplari._
-
-
-III. CAMPANILE _Giuseppe_. Diario di Giuseppe Campanile circa
-la sollevazione della plebe di Napoli degli anni 1647-1648, con
-addizioni d'Innocenzo Fuidoro. _Ms. in fol. di carte scritte n. 82
-presso di me. Dopo un breve discorso del Fuidoro, _Alla Posterità_,
-comincia: _Successo al governo di questo regno...._ e finisce; _pietra
-fondamentale della sua santa fede, S. Pietro apostolo._ Sotto il nome
-del Fuidoro si nasconde _Vincenzo d'Onofrio_, che avendo trovato il
-manoscritto del Campanile, noto genealogista del secolo XVII, con
-molte lacune o carte lasciate in bianco, — manoscritto già dallo
-stesso Campanile dato al Marchese di Montesilvano, — si prese cura
-di trascriverlo fedelmente ed aggiungere quelle notizie, che, come
-testimone anch'egli di veduta, conosceva circa gli avvenimenti dal
-medesimo Campanile narrati. L'opera è piena di aneddoti e scritta con
-sufficiente giudizio ed imparzialità._
-
-
-IV. DELLA MONICA _Tizio_. Historia della rivoluzione di Napoli
-dell'anno 1647 del dottor Tizio della Monica. _Ms. autografo in fol.
-di c. scritte 663 presso di me. Comincia, dopo la dedica all'arciduca
-Leopoldo d'Austria ed un discorso ai lettori: _Stando a diporto in una
-mia collinosa vignetta..._ e finisce nel maggio 1650 con le parole:
-_Vicerè havemo in Napoli de la giustizia è per tutti, nemico della
-nobiltà_. L'autore, come rilevasi da molti luoghi del libro, intervenne
-spesso alle cose che giorno per giorno notava in uno stile assai rozzo
-e sconnesso, ed è minuto ed imparziale nel racconto. Abitava nel borgo
-dei Vergini._
-
-
-V. DELLA PORTA _Aniello_. Causa di stravaganze ovvero Compendio
-historico delli rumori e sollevazioni e dei successi nella città e
-regno di Napoli dai 7 gennaio 1647 sino a giugno 1655 opera del dottor
-Aniello della Porta divisa in 4 parti. _Il Ms. da me posseduto è
-legato in tre vol. in 4.º — Molte copie esistono di questa opera che
-già fu ampiamente descritta dal ch. Minieri-Riccio nel _Catalogo dei
-Mss._ della sua biblioteca P. I, n. 4, p. 9-2d. L'autore di essa, del
-quale il Minieri non si occupa, era un forense ed aveva un fratello
-che serviva, come capitano riformato, _il cattolico padrone_ del quale
-egli, lo storico, si dichiara coll'_animo devoto vassallo_. Abitava
-dietro la porta piccola di S. Domenico Soriano, e soffrì parecchi danni
-dalla parte del popolo. Difende quindi spesso gli Spagnuoli ed il Duca
-d'Arcos dalle accuse de' popolari._
-
-_Il Ms. è specialmente curioso per le composizioni poetiche dettate in
-quel tempo e dal Della Porta trascritte nella sua opera._
-
-
-VI. FUIDORO INNOCENZO (D'ONOFRIO _Vincenzo_). Successi raccolti della
-sollevazione di Napoli dalli 7 Luglio 1647 fino alli 6 Aprile 1648
-per Innocenzo Fuidoro. _Il manoscritto in fol. di carte 270 con figure
-rappresentanti vari personaggi dell'epoca inserite nel libro, trovasi
-nella Biblioteca del Grande Archivio di Napoli. Comincia: “_Dal Governo
-del Conte di Monterey_, ecc. e finisce:_ della quale (cattolica e santa
-Fede), l'augusta e religiosissima Casa d'Austria vive e viverà sempre
-fino alla fine del mondo, gloriosissima difenditrice„.
-
-_Scrisse pure un secondo volume, nel quale continuò il racconto fino
-al 1653 e lo intitolò: _Successi storici raccolti del Governo del
-Conte d'Ognatte, vicerè di Napoli, dal mese di aprile 1648 per tutto
-il 20 novembre 1653, che successe al governo di questo regno il Conte
-di Castrillo._ Un esemplare di questo secondo volume dello stesso
-carattere del primo conservato nell'Archivio di Stato, ed anche con
-figure, trovasi nella Biblioteca del Principe di Fondi in Napoli,
-ed un altro dello stesso secolo XVII senza figure di c. 464 in fol.
-conservasi nella Biblioteca Nazionale ed è segnato X-B-45._
-
-
-VII. POLLIO _d. Giuseppe_. Historia del Regno di Napoli, Revolutione
-dell'anno 1647 insino al 1648, scritta dal R. d. Giuseppe Pollio,
-napolitano. _Ms. probabilmente autografo, certo originale, di carte
-scritte n. 329, che conservasi nella Biblioteca Nazionale di Napoli,
-(X-B-7). Comincia: _Son leggi infallibili, e del testo evangelico...._
-Finisce: 21 _Giovedì (Giugno 1648); s'intende che fosse differenza a S.
-Severino_; e poi nell'altra carta:_ FINE DELL'ULTIMA IMPRESSIONE?
-
-_Devesi però avvertire che l'opera realmente nel f. 327 arriva al
-19 novembre 1648, e che se finisce col 21 giugno ciò provenne da un
-errore di chi legò il libro; il quale, essendo le carte in origine non
-numerate, introdusse molta confusione nei quaderni di esso, e malamente
-pose in ultimo un foglio che andava collocato prima. Si noti pure che
-il racconto in molte parti è duplicato, ripetendosi di nuovo con poche
-varianti quel che si era già scritto altrove; il che spiega la dicitura
-dell'ultima carta, che accenna ad una seconda recensione dell'opera._
-
-_Alcune notizie intorno alla vita ed all'opera del Pollio, oltre
-quelle assai scarse che si ricavano dalla stessa narrazione di lui, per
-fortuna ci sono state tramandate da Giuseppe Campanile, nel _Diario_ di
-cui sopra ho parlato. Secondo questo scrittore, il Pollio abitava nella
-strada degli Armieri, e nel gennaio del 1648 servì per cappellano al
-Duca di Tursi, che, preso prigioniero dal popolo, fu per qualche tempo
-trattenuto nella casa del dottor Marco Maresca, posta in quella via.
-Dopo la quiete del regno, il Pollio, con la protezione del detto Duca
-di Tursi, ottenne un canonicato nella cattedrale di Lucera; ma, avendo
-avuto contesa con quel vescovo, volle andare in Ispagna per rinunciare
-il beneficio nelle mani del Re. N'ebbe in cambio una pensione in
-Sicilia di annui scudi 200, e fu nominato cappellano del conte d'Ayala,
-vicerè di quel Regno. Poscia tornato da colà, essendo stabilite ed
-_assentate_ le cedule della sua nomina, se ne morì in Sicilia, verso il
-1660[2]. Il Campanile ci attesta avere il Pollio scritto in un grosso
-volume i _Successi del Regno_ nel 1647-48, i quali venduti dopo la sua
-morte dal fratello ad un libraio chiamato Donadio Pellegrino, furono da
-costui donati al reggente D. Felice Ulloa che se li portò in Ispagna.
-Lo stesso Campanile afferma pure aver avuto in sorte di tenere in
-poter suo parte dell'originale borro di questi Diarii, a lui data dal
-medesimo libraio, e questo probabilmente è lo stesso esemplare che ora
-trovasi nella Biblioteca Nazionale._
-
-_Il libro del Pollio, comunque scritto assai goffamente, è importante
-per gli aneddoti e per talune circostanze che non si ricordano da altri
-scrittori contemporanei, e che egli, come sacerdote, come compare
-dell'Eletto del popolo, e come abitante di quella parte della Città
-ov'era il focolare della sollevazione, poteva facilmente e meglio degli
-altri conoscere. Egli protesta _narrare le cose con verità o per aver
-visto coi propri occhi, o per averle intese da persone degne di fede_.
-E difatti l'ingenuità e la schiettezza del racconto ne dimostrano la
-sincerità, ed il Campanile stesso, suo contemporaneo, ci assicura_ aver
-trovato assai confronto di verità in moltissime cose.
-
-
-VIII. _Oltre le storie del Tarsia, del Buragna e dell'Eguia, già
-pubblicate per le stampe, esistono parecchie altre relazioni di questi
-avvenimenti scritte da spagnuoli, o in lingua spagnuola, che sono
-tuttora inedite. Una raccolta di esse fatta in un volume intitolato:
-_Relaciones de los tumultos dela ciudad de Napoles desde el año
-1647 hasta el 1648_, di carattere del tempo e di c. scritte n. 185,
-conservasi presso di me. Sono alcune lettere di un gentiluomo della
-viceregina e di un d. Michele de Miranda, provveditore dell'armata
-e dei castelli di Napoli, indirizzate a Spagna, con altre scritture
-sull'argomento. — Ricordo pure un altro Ms. intitolato: _Napoles
-confuso brebe relacion de todos los marahilosos accidentes que an
-sucedido en la Ciudad de Napoles en todo el Reijno desde el primer dia
-que fue a los 7 de Julio 1647 hasta los 6 de Abril 1648. — Dia por dia
-ij ora por ora sin apartarse jamas él hautor dela berdad ciégo dela
-Passion_. Ms. in 12º di c. scritte n. 243 ed altre poche non numerate
-o bianche. È rilegato in pelle con tagli e fregi dorati. — L'autore
-presentò il libro al Duca d'Arcos per aver la grazia della stampa.
-Il vicerè lo passò al Visitatore generale, al Segretario Lusia ed al
-giudice Navarrete; i quali, esaminatolo, diedero la loro approvazione,
-ma ne rimisero la stampa alla fine della Rivoluzione. Il Ms. conservasi
-nella Biblioteca Nazionale ed è segnato XV-F.-92._
-
-_Simili relazioni si trovano pure in un vol. Ms. già posseduto
-dal lodato d. Vincenzo Cuomo, ed ora conservato nella Biblioteca
-Municipale, intitolato: _Miscellanea diversa, Tomo primo_ di c. 412,
-oltre le non numerate. In esso si contengono parecchie scritture di
-diverso carattere ma tutte del secolo XVII, che appartengono alla
-storia del reame di Napoli nel 1647-48. Quattro sono scritte in
-spagnuolo. La prima, che e la più lunga (f. 266-321) e tratta degli
-avvenimenti dal 7 luglio 1647 fino al febbraio 1648, è quel _Diario_
-o _Relazione_, di cui si servì, come dal confronto ho rilevato,
-d. Francesco de Eguia Beaumont nei suoi _Varios discursos sobre la
-revolucion de Napoles_. Le altre tre scritture (f. 322-346) riguardano
-l'entrata degli spagnuoli nel 6 aprile 1648._
-
-
-IX. SIMONETTI _Tarquinio_. Storia della rivoluzione di Napoli dell'anno
-1647 scritta dal dottor Tarquinio Simonetti napolitano. _Ms. di c. 515
-in 8º nella Biblioteca Nazionale (XV, E, 49). Comincia: _A tempo che
-Roboam..._ Finisce: _... in suo luogo ha pigliato possesso per interim
-il regente Zufia, Giovedi 22 di detto mese di settembre 1650_. L'autore
-contemporaneo è presente ai fatti fino ai 17 ottobre 1647, quando,
-come egli stesso nota, con sua moglie Vittoria Califano se ne andò al
-feudo in casa sua e la sera a Benevento. La moglie aveva una casa alla
-Selleria nel fondaco della_ Zecca dei panni.
-
-_Tralascio qualche altro Ms. di breve mole, di cui, occorrendo, farò
-menzione nelle note._
-
- * * *
-
-_Alle opere sopra indicate, per la connessione che i due fatti
-hanno tra loro, bisogna aggiungere quelle che trattano dei tumulti
-accaduti nella partenza del Duca di Ossuna da Napoli e notano la
-parte che in essi ebbe il Genoino, poscia ispiratore e consultore
-principale di Masaniello. Questi fatti sono specificatamente ed
-accuratamente narrati dallo Zazzera scrittore contemporaneo, nei
-_Giornali del governo del duca d'Ossuna, 1616-1620_; libro di cui
-esistono moltissime copie Mss. e che fu pubblicato dal Palermo nel
-vol. IX dell'_Archivio storico italiano_ del Vieusseux, ma monco delle
-notizie che gli parvero frivolissime e personali, o contro il buon
-costume. Altre opere speciali sullo stesso argomento sono: l'_Ossuniana
-conjuratio, qua Petrus Giron Ossunae dux regnum neapolitanum sibi
-desponderat, cum relatione stratagematis, quo card. Borgia designatus
-Duci successor in eam provinciam sibi aditum et successionem fecit_,
-di un tal Tortoletti, stampata in Venezia nel 1623 e nel 1625 in
-4º, ed i _Conatus irriti Ossunae ducis, ne a regimine regni neap.
-amoveretur, liber unus, auctore Horatio Feltrio, viro patritio_,
-operetta scritta nel 1625, e non mai pubblicata. Oltre a questo,
-ed all'opuscolo intitolato: _Neapolis liberata, Discursus juridicus
-politicus adversus Julium Genuinum, populi pro-electum, ejus asseclas
-complices et fautores super seditionibus et tumultibus ab eis Neapoli
-commotis 1620_, che è un'allegazione giuridica di poco o nessun
-valore storico. Possono anche utilmente consultarsi, i _Diurnali_ di
-Scipione Guerra, recentemente per la prima volta dati alle stampe dalla
-_Società Napolitana di Storia Patria_ per cura dell'egregio Marchese de
-Montemayor; il Parrino nel suo noto _Teatro eroico politico de' Governi
-de' Vicerè di Napoli_ (dal quale copia il Giannone nella sua _Storia
-Civile_), ed il Leti nella _Vita di d. Pietro Giron duca di Ossuna_,
-Amsterdam 1699, t. 3 n. 12._
-
-_Ma principalmente importante sul proposito è una _Raccolta di
-relazioni, lettere e documenti diversi_, intorno ai fatti di quel
-tempo, che, meno qualche scrittura stampata con lo Zazzera, si conserva
-tuttora inedita. Essa è opera di not. Giovan Berardino Giuliani, o de
-Juliani, che fu poscia Segretario della Piazza del Popolo, ed autore
-della _Descrizione dell'apparato fatto nella festa di San Giovanni
-del 1631_, e di un _Trattato del Monte Vesuvio e de' suoi incendii
-del 1632_. Egli inoltre vi appose molte postille ed annotazioni
-illustrative. La _Raccolta_ è variamente intitolata. Un esemplare,
-che a me sembra l'originale del Giuliani, e che si conserva nella
-Biblioteca Nazionale (X-C-10) porta il seguente titolo: _Historia
-veridica delle cose notabili successe nel regno di Napoli e nella Corte
-di Spagna sotto i governi del duca di Ossuna e dei Cardinali Borgia
-e Zapata e del Vicerè duca d'Alba etc. dall'anno 1617 all'anno 1624,
-coi documenti autentici dei fatti occorsi; registrati da me Giovan
-Bernardino de Juliani, segretario del fidelissimo Popolo di Napoli_.
-Il Ms. è di carte 479 e finisce con una fede stampata di notar Romano
-del 9 giugno 1624 sulle cariche avute e lodevolmente esercitate dal
-Giuliani. Un altro esemplare pur anco originale e che inoltre ha le
-postille autografe dell'autore, ma mancante della fine, si conserva da
-me, ed è intitolato:_ Cose varie e curiose raccolte da notar Giovan
-Bernardino de Giuliani de Napoli, nelle quali particolarmente si ha
-notizia di quanto con verità passò in Napoli al tempo del Duca di
-Ossuna et alla fine di esso nell'anno 1620, et di quello, che succedè
-all'uscir di detto duca di Napoli, et alla Corte et altre cose curiose.
-
-_Inoltre, qualche mezzo secolo dopo del Giuliani, un benemerito cultore
-delle patrie memorie riunì in una sola opera tatto quello che potette
-raccogliere intorno al governo del Duca di Ossuna e di alcuni Vicerè
-suoi successori, sino al 1624, ed intitolò questa raccolta: _Successi
-del duca di Ossuna_. Egli distribuì la materia in 5 volumi, nel primo
-dei quali rescrisse lo Zazzera, e nel 2º, 3º e 4º riunì la compilazione
-del Giuliani e vi aggiunse altre cose che sull'argomento a lui riuscì
-di trovare. Il raccoglitore ebbe l'opportunità di avere tra le mani
-alcune scritture autografe del Genoino che erano restate presso i suoi
-nipoti, e ne trascrisse nel suo libro le più notevoli._
-
-_Giova a tal proposito notare, come nel Diario di Giuseppe Campanile,
-del quale sopra feci parola, si accenna a queste scritture del Genoino,
-e si dice che “tra di esse vi erano varie composizioni manoscritte
-dell'_Historia di Napoli_, opera assai faticata da esso in più anni
-et altre materie notabili a favore del popolo: tutti i biglietti
-inviatigli dal duca di Arcos in questo tempo (1647) et altri scritti
-legali„. _Campanile Diario_ f. 25 v._
-
-_Il Genoino stesso in una sua _Apologia all'abbate Torrese per haverli
-contradetto l'ingresso e luogo acquistato con una lunga età nell'Almo
-Collegio de' Dottori_, scrittura che si trova al f. 432 mihi del vol.
-III della cennata Raccolta, compendiando i fatti della sua vita,
-conchiude così: “se si trova che alcuno falso historiatore o altro
-avesse scritto per historia l'opera del Duca et mia il fatto in altro
-modo di quanto ho detto, tutti hanno mentito et mentono, come falsi,
-et così farò constatare per pubbliche scritture in un'Apologia quale
-darò in luce (f. 437).„ Ma quest'_Apologia_ o non fu scritta o andò
-perduta._
-
-_Molte copie di questa _Raccolta dei Successi del duca di Ossuna_ fatta
-verso il 1670, le quali appartengono ad epoche ed a mani diverse,
-esistono nelle pubbliche e private biblioteche, e sono state da me
-consultate. Nella Biblioteca Nazionale se ne ritrovano del secondo
-(X.-B,-4), del terzo (X-B,-5) e del quarto volume (X-B,-32). Io ne
-conservo una del solo terzo, scritta verso la fine del secolo XVII._
-
-_Allorchè mi occorrerà indicare le scritture di cui mi sono servito
-nella narrazione che segue, io le citerò, secondo i Mss. da me
-posseduti, col titolo di: Giuliani, _Cose varie_, e di _Successi varii_
-t. III._
-
-
-
-
-PARTE PRIMA
-
-LA PIAZZA DEL MERCATO DI NAPOLI E LA CASA DI MASANIELLO
-
-
-I.
-
-La piazza del _Mercato_ di Napoli, tanto memorabile nella nostra
-storia, fu rinchiusa nel perimetro della città coll'ampliazione
-Angioina circa il 1270[3]. Prima di una tal epoca tutta la contrada
-era un campo vasto ed inabitato, che dalle mura e dai fossati posti ad
-occidente ed a settentrione, dove ora trovasi S. Eligio ed il Monastero
-dell'Egiziaca a _Forcella_, distendevasi verso mezzogiorno ed oriente
-fino al lido del mare, ed alla chiesa ora parrocchiale di _S. Angelo
-all'Arena_, che dal suo sito prendeva una tal denominazione[4].
-
-Questa pianura, come già prima tutto il littorale fino al _Molo
-piccolo_, chiamavasi in quel tempo _Moricino_[5], ed il tratto più
-occidentale di essa _campo del Moricino_[6]. Qui, e propriamente lungo
-le mura, dove poscia fu edificato S. Eligio, ed accanto la porta,
-che dicevasi _Porta nuova_, anche allora si teneva il mercato della
-città[7]. Un fiumicello formato dalle acque esuberanti del fonte
-_Formello_, o sia dell'acqua della _Bolla_, che quivi accoglievasi,
-attraversava e chiudeva questo campo nel sito che si diceva e si dice
-il _Lavinaio_, ed indi andava a scaricarsi nel mare[8]. Al di là del
-fiumicello verso oriente sorgeva una piccola chiesetta con un contiguo
-romitorio, ove alcuni Frati Carmelitani da poco tempo avevano esposta
-alla venerazione dei fedeli una devota imagine della Vergine[9], ed
-innanzi la chiesetta una colonna con una croce, ed alquanto più oltre
-il sepolcreto degli Ebrei[10].
-
-Tal era il _campo del Moricino_, allorchè nel 1268 fu il teatro di
-una sanguinosa e memorabile tragedia. Ai 29 ottobre di quell'anno
-Corradino di Svevia, per ordine di Re Carlo I d'Angiò, ivi subiva
-con alcuni suoi compagni di sventura l'estremo supplizio. L'infelice
-principe, che pel tradimento di Astura cadeva nelle mani del suo
-nemico, era stato, secondo che afferma uno scrittore contemporaneo,
-condannato[11] nel capo da un'assemblea di Sindaci, o buoni uomini
-deputati delle provincie di Terra di Lavoro e de' Principati, la
-quale riunita a tal effetto, e ligia del nuovo dominatore, aveva
-trovato, come suole avvenire, il diritto nella forza, e la colpa dove
-stava l'infortunio[12]. E in quel _campo_, l'ultimo rampollo della
-casa di Hohenstauffen, come Manfredi lungo il fiume _Verde_, trovava
-un'ignominiosa sepoltura
-
- “Sotto la guardia della grave mora.„
-
-Ma poco stante l'aspetto del campo fu mutato in massima parte. Re
-Carlo, che avea fissato la sua dimora in Napoli, e l'avea dichiarata
-capitale del suo reame, volse tosto le sue cure all'ampliazione ed
-all'abbellimento della medesima. Volle quindi che le murazioni e la
-porta, che dicevasi _Porta nuova_ o _del Moricino_, si protraessero
-più verso oriente nel sito innanzi l'attuale chiesa del Carmine, lungo
-il descritto fiumicello, e nell'angolo della strada del Lavinaio[13].
-Concedeva pure un buon tratto di suolo pubblico a tre pii francesi,
-i quali vi fondavano la chiesa di S. Eligio, e lo spedale pe' poveri
-ciechi e pe' mutilati in servigio del Re[14]. Collocava inoltre in
-questo sito accanto alle mura taluni pubblici edifizii, come il macello
-(_buczaria_) la panatica (_panecteria_) e la casa dello scaldatoio
-(_domus scaldatorii_), che era accanto al macello verso oriente, e
-che non saprei dire a qual uso propriamente servisse[15]. Poco tempo
-dopo, Re Carlo II, proseguendo l'opera del genitore, trasportava dalla
-contrada di _Pistasi_ in questo sito i conciapelli, dando loro uno
-spazio accanto le mura verso il mare di canne 17 di lunghezza e 9 di
-larghezza, spazio, che aveva da un lato il nuovo Oratorio di S. Maria
-del Carmine ed il _Lavinaio_, dall'altro la via che conduceva alla
-spiaggia e la spiaggia stessa[16]. Contemporaneamente concedeva ampio
-privilegio ai Napoletani di continuare a tenere nel medesimo _campo del
-Moricino_ il pubblico mercato due volte la settimana; e volendo che si
-fosse quel sito sempre nella stessa ampiezza e capacità conservato,
-prometteva che giammai nell'avvenire quel luogo o parte di esso ad
-alcun privato potesse esser donato o conceduto, o in qualunque altra
-maniera alienato e distratto[17].
-
-Dopo quest'epoca la piazza perdette l'antica denominazione, e prese
-quella di _Mercato di S. Eligio_, e per lo più semplicemente di
-_Mercato_, con la quale nello stesso secolo e nel seguente comparisce
-più volte nella storia della nostra città. Qui infatti nell'agosto
-del 1346, Roberto Cabano, gran Siniscalco del Regno, Raimondo Cabano
-ed il Conte di Terlizzi conducevansi per essere bruciati vivi in pena
-della morte da essi procurata ad Andrea d'Ungheria marito della Regina
-Giovanna I. Il supplizio era accompagnato da atti della più nefanda
-ed inaudita barbarie. I rei dopo essere stati tormentati con tenaglie
-infuocate e frustati per le principali vie della città, giunti nella
-piazza, chi semivivo e chi morto, venivano gittati nel fuoco. Allora
-il popolo accorso in gran numero all'atroce spettacolo, slanciandosi
-quasi tra le fiamme istesse, ne estraeva i corpi degl'infelici, e con
-le accette li spaccava come legna, ed indi ritornava a gittarli nel
-fuoco. Nè contenti di ciò alcuni artigiani dalle ossa formarono poscia
-dadi e manichi di coltello, secondo che ci attestano alcuni scrittori
-contemporanei[18]. La vecchia Filippa Catanese, che i Napoletani
-volgarmente chiamavano _la mastressa (mastrissa, magistressa)_ non
-perchè, come dice il Villani (L. XII, c. 52), fosse la maestra della
-Regina, ma perchè intrigando dominava in Corte, pure condannata allo
-stesso supplizio era preventivamente morta nelle carceri[19]. Qui
-pure nel 1348 Landulfo e messer Giacomo della Polla presi da Ludovico
-re d'Ungheria, che era venuto a vendicare la morte di suo fratello
-Andrea, erano impiccati per la gola, come rei d'aver consentito allo
-stesso delitto[20]. E pare che in quel tempo le mura della città nel
-medesimo sito fossero cadute o abbattute, perchè gli Ungari, qualche
-anno dopo, ritornati in Napoli, combattendo cogli uomini d'arme del
-secondo marito di Giovanna, entrarono senz'alcun intoppo nel Mercato, e
-saccheggiarono le botteghe della _bucceria_, che _stavano appresso delo
-dicto mercato_[21].
-
-Nel secolo seguente qui, e propriamente nell'orto di Agostino Bonsani
-o Bongiani, ricco mercante fiorentino, la Regina Giovanna II, invitata
-alle nozze della figliuola di lui, veniva un giorno a convito. Era
-allora il 13 settembre 1416. Moltissima gente del popolo e parecchi
-nobili, che si erano già prima indettati sul da farsi, ingombravano il
-Mercato e le vie circostanti. Dopo pranzo la Regina si affacciò alla
-moltitudine, che gridava: _Viva Madamma la Regina_, e dicendo: _Signori
-per Dio non me abbandonate, nè fatime trattar così da mio marito, non
-mi abbandonate_, eccitò tutti a por mano alle armi. Allora messer
-Ottino Caracciolo ed i fratelli, che erano i capi della congiura,
-presero Giovanna in mezzo, e non facendola ritornare al Castel nuovo,
-dove era suo marito, per la via de lo _Pendino de S. Augustino_ la
-condussero al palazzo arcivescovile, e di là nel giorno seguente al
-castello di Capuana. Così essa ripigliò l'autorità ed il comando, che
-Giacomo della Marca dopo il matrimonio si aveva appropriato[22].
-
-La piazza aveva allora poche abitazioni. A settentrione, oltre
-l'orto del Bongiani, di cui abbiamo parlato, vi erano parecchi altri
-giardini, e tra essi quello principalmente di Diomede Carafa, conte
-di Maddaloni[23], di cui resta tuttora memoria nel nome di _Orto del
-Conte_, in alcuni vicoli ivi posti. Nelle fazioni, che indi seguirono
-in Napoli per le contese tra la stessa Regina Giovanna ed Alfonso
-d'Aragona, costui dopo che ebbe inutilmente tentato d'impadronirsi
-di Castel Capuano, ove la regina dimorava, qui come in luogo ampio e
-spazioso[24] ridusse le sue schiere Catalane, evitando le anguste e
-tortuose vie della città, nelle quali avrebbe potuto essere facilmente
-oppresso dai Durazzeschi, che in Napoli erano molti e prendevano le
-parti della regina.
-
-Ma verso la fine del secolo, per l'incremento continuo e progressivo
-della popolazione, il recinto angioino si allargava anche dippiù, ed
-il muro della città fu inoltrato più in là, dove fino a tempi nostri
-abbiam potuto e possiamo ancora osservarne le vestigia. A 15 giugno
-1484 re Ferrante I d'Aragona con gran solennità iniziava questa nuova
-murazione, gettando alcune monete d'oro per memoria nelle fondamenta
-di essa, e ponendo un palo per segno della nuova ampliazione dietro
-la chiesa del Carmine[25]. Così sparivano a poco a poco gli orti e i
-giardini, che nella contrada esistevano, e si mutavano in numerose case
-ed abitazioni, le quali, dopo che i nobili ed i ricchi preferirono di
-portare la loro dimora nella parte occidentale della città, quando
-ivi sursero la novella via di _Toledo_ ed il regio palazzo, furono
-ordinariamente lasciate agli artigiani ed alla infima plebe.
-
-La piazza verso la meta del secolo XVII, allorché fu il teatro di uno
-dei più memorabili e singolari avvenimenti che ci ricordi la storia,
-presentava, specialmente per gli usi e pei costumi del popolo di quel
-tempo, un aspetto assai diverso dal presente. Essa, senza comprendervi
-lo spazio innanzi al Carmine, aveva la estensione di più di 12 moggia
-e quarte due dell'antica misura napoletana[26]. Lungo la linea dei
-fabbricati girava intorno una via, che dalle selci vesuviane, ond'era
-costruita, veniva volgarmente chiamata l'_inseliciato_[27]. Il resto
-della piazza era semplicemente in terreno battuto, ed era in molte
-parti sozzo, dove da piccoli pantanetti di acqua, dove da pozzanghere
-e da mucchi di lordure, in cui a loro posta s'avvoltolavano i porci in
-gran numero, che allora potevano impunemente vagare per la città. Le
-case per lo più irregolari avevano le finestre con le gelosie e senza
-invetriate o con le impannate spezzate in croce e chiuse, invece di
-vetri che era piuttosto un lusso, con tele incerate[28]. Pochi erano i
-veroni, e tutti con parapetti di fabbrica, o con ringhiere di legname.
-Una tettoia fissa, ordinariamente di tavole impegolate, talvolta anche
-in fabbrica, sporgeva per lo più sulle botteghe, e col permesso del
-Portolano, magistrato municipale, dove più dove meno, si allungava
-fino a palmi nove e mezzo. Anche le _cacciate_ o le mostre al di sotto
-potevano avere uno sporto simile, dove i bottegai usavano esporre
-le loro robe e le cose commestibili, di cui facevan commercio, e gli
-artigiani lavorare riparati dal sole e dalla pioggia[29]. Ai venditori
-di grascia e di pane, che chiamavansi volgarmente _suggici_[30] perchè
-soggetti alla giurisdizione del Giustiziere e del Tribunale di S.
-Lorenzo, era prescritto dagli ordinamenti municipali che dovessero
-tenere attaccata ad un'asta o sospesa alla porta, una tabella
-coll'_assisa_ o tariffa dei viveri, secondo che era stata da quelli
-già determinata[31]. Una sudicia bandiera o una grossa frasca era poi
-l'insegna delle osterie, e tra queste sappiamo essere allora la più
-famosa la _taverna de' galli_[32]. È ricordato dalla storia come alcune
-di queste insegne fossero le prime bandiere usate dai _lazzari_, e come
-uno de' primi atti di Masaniello fosse stato l'aver tolto via dalle
-botteghe le assise che vi erano, allora per i molti dazii gravissime,
-e l'avervi indi sostituite le altre rifatte con prezzi più miti dal
-principe della Rocca, nuovo Grassiere, e da Francescantonio Arpaia,
-nuovo Eletto del popolo. Sopra taluna di queste botteghe di grascia[33]
-vedevansi inoltre dipinte le armi di qualche nobile e potente famiglia,
-o di qualche regio ministro, il quale occupava uffizii superiori
-ed importanti. Era questa una salvaguardia, onde potere a propria
-voglia rubare ed angariare il popolo minuto, e con essa senza timore
-alcuno bravare i ministri di giustizia ed i grascini, che avessero
-voluto fare il proprio dovere. Ben le leggi di quando in quando
-provvedevano a vietare un tale abuso, ma esse eran per lo più impotenti
-a reprimerlo. Imperocché nè i bandi municipali, nè un severissimo
-ordine del vicerè Duca d'Ossuna, col quale minacciavasi la galera a
-chi vi contravvenisse, ebbero per moltissimi anni effetto alcuno[34].
-L'interesse de' venditori, l'orgoglio dei nobili e la stessa legge che
-accordava espressamente il privilegio del monopolio e della esenzione
-a coloro che fornivano di viveri la casa viceregnale e le milizie,
-contribuivano a far sempre più attecchire questa costumanza invece di
-estirparla.
-
-Noi uomini del secolo XIX, avvezzi dopo le conquiste della rivoluzione
-francese all'uguaglianza di tutt'i cittadini in faccia alla legge ed
-ai procedimenti regolari ed uniformi nei giudizii civili e criminali,
-non possiamo comprendere gli ostacoli, che allora incontrava
-l'amministrazione della giustizia, e com'essa, anche quando eseguivasi,
-divenisse spesso arbitraria ed ingiusta. Privilegi locali e personali,
-immunità ecclesiastiche, feudali o municipali, ed altre cause di
-violenza o di corruzione, garantivano da una parte la impunità dei
-delitti; dall'altra le leggi stesse, non determinando la pena dovuta
-ai reati, e rimettendola ordinariamente all'arbitrio del vicerè o del
-magistrato, erano non rare volte ingiuste ed oppressive, ed in taluni
-casi anche un mezzo di basse e prepotenti vendette. Chi infatti allora
-si affacciava in sulla piazza del Mercato vedeva tosto sorgere quasi in
-mezzo di essa una trave con la corda per la pena dei minori reati, non
-che un talamo fisso ed una forca stabilmente eretta pel supplizio dei
-nobili e degl'ignobili colpevoli di più gravi delitti[35].
-
-Ma nello stesso tempo dal vestibolo della chiesa del Carmine, il
-bandito Domenico Perrone ed i suoi compagni nel giugno del 1647
-potevano guardar sorridendo quegli strumenti di tortura e di morte,
-ed in quel sacro recinto sfidare orgogliosamente tutt'i birri della
-G. Corte della Vicaria, che per colà dinanzi passavano. Così, il
-dritto di asilo, rimedio opportunamente introdotto dai Canoni nelle
-società barbare per aiuto del debole contro il potente, era allora
-per la malvagità degli uomini divenuto mezzo ai colpevoli per eludere
-le leggi e fonte non certo lodevole di ricchezza per i monasteri e le
-chiese[36].
-
-La piazza, e forse più verso il lato occidentale, si vedeva allora in
-buona parte ingombra da molte baracche di legno, ove pure esercitavansi
-le piccole arti ed il minuto commercio delle civaie e di altre robe
-comestibili, ed ove, sia per custodia delle loro merci, sia per non
-avere più comodo abituro, dimoravano puranche moltissimi del popolo,
-che a quei mestieri intendevano. Quarantacinque anni dopo in una
-_Situazione_ fatta dal Portolano della città se ne numeravano fino
-a 156 disposte in otto file, cominciando dalla croce di pietra che
-esisteva dietro S. Eligio. Alcune fosse profonde che, fatte in origine
-per conservarvi granaglie, nel 1656 servirono per sepoltura ai morti di
-contagio in quella terribile epidemia, stavano allora quasi nel mezzo
-e sotto della piazza medesima. Il luogo dopo quell'epoca luttuosa fu
-detto i _Morticelli_[37]. Qui ed in alcune fogne circostanti, allorché
-nel 10 luglio 1647 lo stesso bandito Perrone tentò di ammazzare
-Masaniello, per testimonianza d'alcuni scrittori furono riposti
-parecchi barili di polvere affinché dandovisi fuoco nel momento in
-cui la piazza era maggiormente piena di popolo, i sollevati fossero
-massacrati e le loro abitazioni ruinate e distrutte. Fallito il colpo
-si ebbero il Perrone ed Antimo Grasso suo compagno coi loro seguaci
-condegno e terribile castigo. Nè finalmente in tutto l'ambito della
-Piazza mancavano posti o banchi fissi per altri venditori che non
-avevano botteghe o baracche; _tavolilli_[38], o tavolini, ove si
-esponevano le frutta in quadretti[39], o sia disposti ordinatamente
-in quadri; _salmatari_ o ortolani che vendevano erbe ed ortaglie; e
-spesso anche palchi per i cerretani ed i saltimbanchi, ove si facevano
-balli, salti, forze d'Ercole, mattacini e commedie, le quali colla loro
-rozzezza e coi modi satirici ed osceni ricordavano le antiche favole
-Atellane.
-
-Era questo l'aspetto generale della Piazza verso la metà del secolo
-XVII.
-
-Ma a compimento del quadro, che io ho tentato di abbozzare, giova
-riferire le parole di uno scrittore contemporaneo, che descrivendo alle
-signore Milanesi il movimento che in essa facevasi, quando vi si teneva
-mercato nei giorni di lunedì e venerdì di ciascuna settimana, in questo
-tenore ne discorre:
-
- Dirò de la gran piazza del mercato
- Dove tutti vi vanno
- La settimana ogn'anno
- Due volte sempre, chi per lo suo affare
- E chi per tempo à vendere, ò comprare.
- Ivi tiensi apparato
- Il grano, e l'orgio e tutto il miglio insieme
- Nè molto indi distante
- I ceciri, i fasoli, e fave frante.
- Così gran quantità d'ogni altro seme
- Ch'à seminar convien prato, e lupini
- Con quanto è di bisogno à quei giardini;
- Cento carri di vini
- L'un dopo l'altro in ordinanza posti
- Carrichi di suoi fosti
- Colà vedrete, e quà cento facchini
- Con i barrili in spalla, ad aspettare
- S'alcun vuol comperare
- A posta sempre, sol per guadagnare.
- Più innanzi havete i lini,
- Bianchi, forti e maturi
- Mà più, che il ferro duri,
- Come gli vuole il mio napoletano
- Maturati ad Agnano;
- Tale un lago chiamato
- Ch'imbianca il lino e non lo fa salato.
- Qui porci, asini, capre, agnelli, e bovi
- In infinita quantità vedreste
- Qui cento e mille ceste
- Donna mia tu ritrovi
- Cento sporte e panari
- Di frutti e tutti rari
- E mela, e pere, e là mille sportoni
- D'uva, persiche, fichi e di melloni,
- All'altra parte poi cento montoni
- Di noci e di nocelle
- Castagne verdi, secche e mondarelle;
- Quà giumenti e cavalli
- E là galline, et oche, anatre e galli.
- Cento tende parate
- Donne mie ritrovate
- Havreste voi per vestir la famiglia
- e qui l'olive e la buona caniglia
- Molte tele vedreste
- Se comprar le vorreste
- Bianche, brunette e forti
- Di cinquecento sorti
- Come certe altre, ch'han le villanelle
- chiamate cetranelle
- che fanno invidia a quelle in fede mia,
- De la Cava, ò di santa Patricia
- Di più sarian da lor begli occhi visti
- Trecento semplicisti
- Voglio dir non dui soli
- di quei nostri herbaioli
- da cui prendon sovente i spetiali
- l'herbe atte à i servitiali
- E semplici con fior più d'una sorte
- Con cui fan spesso resistenza à morte[40]
-
-Ecco ora alcuni particolari degli edifizii e del vicoli, che per tutt'i
-lati circoscrivevano la descritta piazza. E primieramente nel sito
-poco più oltre, dove ora vedesi la seconda fontana verso il Carmine,
-esisteva allora una piccola cappella isolata e con volta arcuata
-col titolo di _S. Croce_. Essa era di palmi 20 quadrati ed aveva due
-porte, una dalla parte di mezzogiorno, l'altra dalla parte d'oriente.
-All'altare nel lato settentrionale della cappella era soprapposta una
-colonna di porfido alta circa palmi 10, e di palmi 4 di circonferenza,
-su cui sorgeva una croce di marmo, e nel muro posteriore vedevansi
-dipinte le imagini della B. Vergine, di S. Giovanni Evangelista,
-della Maddalena e di S. Orsola. Nella parete occidentale erano inoltre
-dipinti i fatti di Corradino di Svevia, il suo passaggio in Italia, la
-disfatta di Tagliacozzo, la presa dell'infelice giovine in Astura, e
-la morte nel campo del _Moricino_[41]. Per antica tradizione credevasi
-che questo fosse stato il luogo, ove fu decollato il misero giovanetto,
-di tal che un pietoso napoletano per nome Domenico Punzo conciatore
-di pelli, nella metà del secolo XIV vi erigeva l'accennata cappella.
-Ora la colonna di porfido ed un ceppo colla impresa dell'arte del
-_Coriarii_ veggonsi nella sagrestia della nuova chiesa del Purgatorio
-al Mercato[42]. Nei tempi, di cui discorriamo, accanto alla cappella
-era il posto dei venditori di lino[43].
-
-Le case nel lato meridionale della piazza tiravano verso il Carmine
-più in là di quello che al presente s'inoltrano. Per allargare lo
-spazio innanzi al castello, parecchi fabbricati vennero in quel sito
-abbattuti sotto il governo del vicerè Conte di Pignoranda nel 1662. E
-qui nell'angolo incontro la chiesa ed il convento da una parte, e la
-sopradescritta cappella della Croce dall'altra[44], trovavasi allora
-collocata la statua di una donna incoronata e sedente con una borsa
-tra le mani[45]. Tenevasi allora comunemente che fosse quella l'imagine
-della madre di Corradino, chiamata erroneamente Margherita, la quale,
-venuta in Napoli per salvare il figliuolo caduto nelle mani di Carlo
-d'Angiò e trovatolo morto offriva i tesori portati a quest'oggetto ai
-frati del Carmine per l'ampliazione della loro chiesa e del convento.
-La statua che, non di Elisabetta madre di Corradino, ma piuttosto,
-come non ha guari ha dimostrato il principe Filangieri[46], era di
-Margherita, seconda moglie di Carlo I d'Angiò, ne' tempi successivi
-fu trasferita nel secondo chiostro del medesimo convento, e poi sotto
-la porta su cui s'erge il famoso campanile di fra Nuvolo, e di là
-finalmente nel Museo di S. Martino, ove ora ritrovasi.
-
-I vicoli, che da questo lato sboccano nella piazza, appartengono al
-quartiere della _Conceria_, che estendevasi verso mezzogiorno fino
-alla muraglia fatta costruire per timore dei Turchi nel 1537 dal
-Vicerè D. Pietro di Toledo. Da qui si usciva poi sul mare per una
-porta col prospetto a levante, che dicevasi della _Conceria_, ed era
-posta innanzi la chiesa di S. Caterina _in foro magno_; e più in là
-per un'altra porta che dicevasi di S. Maria a parete da una cappella
-di Nostra Donna ivi esistente, e della quale ora, posciaché le mura
-furono cangiate in abitazioni, vi rimane un semplice arco[47]. Era
-questo il quartiere del conciapelli[48], i quali allora formavano
-due corporazioni, distinte in arte grossa e piccola. Gente ardita
-e robusta, essi s'adoperavano ad estinguere gl'incendii, allorché
-non era ancora istituita presso noi alcuna compagnia di vigili, o di
-altre persone a tale oggetto ordinata. Da questo stesso lato verso S.
-Eligio fino ai tempi del Celano si notava il sito sopra alcuni archi,
-ove un tempo fu fondato lo spedale di Niccolò o Nicola di Fiore,
-detto volgarmente di _Cavolofiore_. L'aneddoto, che diè causa alla
-sua abolizione, è noto nel popolo, e ci viene così raccontato nel suo
-rozzo ed ingenuo stile da un nostro antico scrittore. “Detto Cola, dice
-egli, andando un giorno nela preta del pesce per comprar del pesce,
-ritrovando un cefaro solo, ch'altro pesce non vi era, facendo il patto
-con lo pescatore, et non furno d'accordo, nel medesimo istante arrivò
-lla un ferraro mal vestito, e subito s'accordo con lo pescatore, e si
-pigliò il cefaro, dove detto Cola, qual stava a vedere, ne rimase molto
-ammirato, et li dimandò che arte faceva, li rispose, ch'era ferraro,
-e replicando detto Cola quanto tempo havea posto a guadagnare detti
-danari ch'havea dispeso al cefaro, li rispose che ci era stato dui o
-tre giorni; li ricordò detto Cola, come ti governerai si ti accaderà
-alcuna infermità; detto ferraro li concluse che nel presente voleva
-godere, et si alcuna infirmità li fosse venuta da poi, non li saria
-mancato l'ospidale di Cola di Fiore, non conoscendo detto Cola; quale
-intendendo questo disse, adunque io faccio l'hospidale per li poltroni,
-e così mancò di seguire dett'hospidale, et il Diavolo vinse che non si
-seguisse detta buon'opra[49]„.
-
-Nel lato occidentale della piazza non vedevasi nel tempo di cui
-discorriamo, la facciata regolare e di soda architettura, che ora ha
-lo Stabilimento di S. Eligio. Ivi allora scorgevasi la parte postica
-della chiesa coi suoi finestroni gotici, ed indi le fabbriche non
-molto elevate dello spedale e del conservatorio, ed innanzi, sopra il
-terrazzo di alcune botteghe, una cappella intitolata a _S. Maria della
-Neve_. Era questa antichissima ed aperta da ogni lato verso la piazza
-affinché la messa, che ivi, per inveterata consuetudine, nei giorni
-di mercato celebravasi, potesse, da tutti coloro che colà convenivano,
-vedersi. Una campana avvertiva allorché dal sacerdote consacravasi, ed
-era, dice lo Stefano, mirabil cosa a vedersi come in un attimo tutta
-la innumerevole gente, che nel Mercato allora trovavasi, intermettesse
-subito i suoi negozii prostrandosi devotamente al santo sacrificio, e
-come al chiasso ed al tumulto succedesse immediatamente un profondo ed
-istantaneo silenzio. Sull'altare della cappella era dipinta nel muro la
-B. Vergine con S. Agnello, S. Gennaro ed altri Santi[50].
-
-Volgendoci dall'altro lato, tutta la contrada posta a settentrione
-della piazza che come già accennai, dicevasi una volta _l'Orto del
-Conte_, denominazione ora rimasta soltanto a due vie parallele alla
-stessa piazza, allora era ed è tuttavia intersecata da più vicoli che
-presero successivamente varie e diverse denominazioni. Così il primo,
-che incontrasi dopo l'angolo di S. Eligio, fu detto, e dicesi ora de'
-_Cangiani_[51]. L'altro che segue è il vico dei _Spicoli_, che così
-pure chiamavasi nel secolo XV[52]. Più oltre sbocca il vico delle
-_Barre_, che trovo così denominate fin dal 1449, e dove nel 1529 ebbe
-cominciamento la peste in Napoli[53]. Ad esso dalla parte superiore
-corrispondeva il _Fondaco dei Cenatiempo_, così detto da questa
-famiglia, che ivi aveva un ampio palagio[54].
-
-Il vico che segue de' _Barrettari_, fu chiamato una volta de'
-_Scannasorici_[55] per qualche possedimento di questa nobile famiglia,
-già estinta nel sedile di Portanova e poi dei _Scafari_[56]. Esso,
-come ben dice il Celano (III, 263), dovrebbe dirsi piuttosto dei
-_Parrettari_, perchè qui si facevano quelle pallottole, che si
-scagliavano dalle baliste, allorché non era tanto in uso lo schioppo, e
-che da noi si dicevano _parrette_[57]. Sotto l'arco, che dalla piazza
-immette in questo vicolo esisteva nel secolo XVII una cappella di _S.
-Maria delle Grazie dei carrettieri_[58].
-
-Procedendo più oltre verso oriente, il vico che segue ebbe in prima
-il nome di _Lioni_ o _fontana delli lioni_, forse da qualche fonte
-che quivi vedevasi, o l'altro, generico a tutta la contrada, di _Orto
-del Conte_[59]. Poscia fu detto del _Carminello_ dalla chiesa della
-Vergine sotto questo titolo, che fondata verso la metà del secolo XVI,
-fu nel 1611 data ai Gesuiti, ed ampliata con denaro del Monte della
-Misericordia e di alcuni pii gentiluomini Napoletani, i quali per altro
-intendevano ad una diversa opera di beneficenza.
-
-La via, che è l'ultima da questo lato, fin sopra, dove sta ora la
-Chiesa di S. Maria delle Grazie all'_Orto del Conte_, fu chiamata
-allora _dei lanaiuoli_[60], forse perchè in tutto il contorno di essa
-non vi era vicolo, come dice il Celano, che non fosse pieno di donne
-che filavano lana[61]. Ora per quel tratto dov'essa è più larga e
-spaziosa dicesi _Piazza larga_, per l'altro, che è più angusto e tira
-su alla trasversale di _S. Maria della Scala_, prende il nome di _via
-Salaiolo_.
-
-In sul cominciare della strada _Piazza larga_, ed, a quanto pare, a
-dritta di essa, stava in quel tempo la casa e la dogana della farina,
-dentro la quale vedevasi pure un'altra chiesetta sotto lo stesso
-titolo di _S. Maria delle Grazie_ fondata nel 1597 dai _vastasi_ o
-facchini, e specialmente da quelli che intendevano a trasportar la
-farina dalla dogana e a distribuirla per i panettieri della città[62].
-Per regolamento municipale erano costoro obbligati a matricolarsi in
-S. Lorenzo, e dovevano dare plegeria _de fideliter exercendo_ il loro
-mestiere[63]. Dopo che verso la fine del secolo XVI il vicerè Conte
-di Olivares fece fabbricare un nuovo edificio per la conservazione dei
-grani al _Mandracchio_, questa casa colla dogana fu adoperata soltanto
-per le provvenienze di terra, e nel breve imperio di Masaniello servì
-di carcere a molti della nobiltà e dell'ordine civile che, caduti in
-sospetto del popolo e quivi trattenuti per essere giustiziati, vennero
-poscia per le pratiche del cardinale Filomarino liberati.
-
-Chiudeva la piazza dal lato d'oriente un'isola di case dal _vico rotto_
-o _del pero_ fin dove termina la strada del _Lavinaio_ dinanzi la
-chiesa del Carmine. E qui, poco dopo il vicolo, stavano gli ufficii
-dell'arrendamento di _piazza majure_ o _piazza maggiore_;[64] e
-dell'arrendamento del _grano a rotolo_, dazii di consumo sugli animali
-e sulle carni fresche e salate, non che sulle _provole_ o sia provature
-ed ogni altra specie di formaggio[65]. Il sito prendeva allora da
-quell'ufficio la denominazione di _Piazza majura_, ed ora, conservando
-tuttavia le tracce dell'antico balzello, che ivi riscotevasi, dicesi
-comunemente _la gabella delle provole_. Alquanto più oltre vedevasi
-una gran fontana circolare di piperno, con una piramide nel mezzo, che
-da più fistole buttava acqua[66], ed in sulla estremità dei fabbricati
-allo sbocco della strada del _Lavinajo_ rimanevano ancora i ruderi
-della vecchia porta Angioina, rovinata in parte nel 1637 per l'incendio
-di talune case contigue; mentre pochi anni prima eransi diroccate
-altre case, le quali, prolungandosi più in là verso mezzogiorno,
-impedivano la vista della facciata della chiesa del Carmine[67]. Il
-sito dicevasi il _Ponticello_[68], ed era destinato alla vendita delle
-robe commestibili di cattiva qualità[69].
-
-
-II.
-
-Del resto tutto l'isolato, con cui abbiam compiuta la descrizione
-della piazza del Mercato nel secolo XVII, non presentava allora
-altro di notevole; nè ora meriterebbe l'attenzione dei posteri,
-se non ricordasse un uomo ed un avvenimento, memorabili certo per
-ogni napoletano non incurioso della patria storia. Qui infatti e
-propriamente nelle prime case dopo il vico _Rotto_ al primo piano,
-stava nel 1647 la povera abitazione di Masaniello o Tommaso Aniello
-d'Amalfi. Gli storici della rivoluzione napoletana di quell'anno,
-toccando di un tal particolare, tutti concordemente asseriscono che
-il capo e l'iniziatore di quella dimorasse in una casa che affacciava
-sulla piazza del Mercato[70]. Taluni inoltre riportano qualche più
-precisa indicazione. Il Giraffi, ed il suo pseudonimo il Liponari,
-nella _Relazione_ data in quel tempo stesso alle stampe, asserisce
-che Masaniello abitava nel _Mercato verso la parte sinistra della
-fontana ivi vicina_, ed altrove ricorda l'_isola della casa di
-Masaniello_[71]. Il Campanile nel suo _Diario_ tuttora inedito,
-ove si contengono preziose notizie riguardanti la storia di quel
-fatto, chiaramente afferma che Masaniello aveva la sua _stanza a
-dirimpetto lo spedale di S. Eligio, che è situata sopra la gabbella
-dello bestiame al Mercato_[72]. Maggiori particolarità troviamo negli
-altri scrittori contemporanei. Nel _Racconto_ o _Diario_ Ms. del
-Verde, con le correzioni e giunte del Tutini, leggesi che in quel
-tempo: “era venuta in Napoli una compagnia di ballerini, li quali
-facevano cento giochi con camminar sopra la corda, ed avevano preso
-luogo vicino la strada detta de' _Lanajuoli_ al Mercato, non lungi la
-fontana, e posto avevano un palco di tavole, sopra del quale salivano
-a rappresentare„[73]: Leggesi pure: “che in questo tavolato saliva
-Masaniello scalzo e vestito di tela grossa con un berrettino rosso
-in testa, e dava ordini e leggi„[74]. Inoltre dal Tontoli sappiamo
-che Masaniello _reggeva il popolo sopra il trono assiso di un tavolo
-mercenario a caso eretto da salterini giocatori sulla corda avanti
-sua casa_; e dal Nicolai, che dava i suoi comandi alla plebe “sopra
-un palco fatto da alcuni cerretani poco discosto da casa sua„[75]. Le
-medesime cose son pure ripetute dal Donzelli, che aggiunge aver avuto
-questa casa corrispondenza[76] colla strada di dietro (_del Lavinajo_),
-dal Capriata[77], dal Tarsia[78] e specialmente dal dott. Aniello
-della Porta, il quale riportando qualche altra particolarità, afferma
-che Masaniello abitava _su la strada del Lavinajo, e propriamente a la
-sbarra di Piazza Majura_, e che dava udienza nei giorni del suo potere
-_sopra alcune tavole nell'affacciata del Mercato sotto le finestre
-di sua casa a piazza Majura, che per prima vi stavano certi saltatori
-ciarlatani_[79].
-
-Ma niun altro scrittore, tra i moltissimi editi e inediti che ho potuto
-riscontrare, descrive con maggior precisione il sito di questa casa
-quanto un tal d. Giuseppe Pollio, scrittore di non molta levatura ma
-assai ben informato dei fatti che narra, perchè sacerdote ed abitante
-dello stesso quartiere. _Questo Masaniello_, egli dice, _teneva la
-sua casarella nel Mercato sopra la gabella del grano a rotolo al muro
-della dogana della farina, vicino la piazzetta de li lanaiuoli allo
-lavinaro al primo appartamento dove sono le portelle congionte; la
-prima a mano destra era la sua; sopra le sue finestre vi era un aquila
-di pittura imperiale[80] fatta da molti anni prima per abbellimento
-credo di quella casa da 5 palmi alta, quale vi durò per cinque anni da
-poi delli tumulti. et credo che fosse stata levata da nuovi padroni
-di quella casa._ Altrove aggiunge, che sotto la finestra di _Tommaso
-Aniello vi era un lungo intavolato, che certe persone forestiere ci
-facevano giochi come salti, balli, et forze dercole, et continuarono
-detti giochi per molti giorni prima del narrato tumulto_[81].
-
-Qualche altro particolare che riguarda pure l'interno di essa casa,
-ci vien somministrato da una storia Ms. di questo avvenimento, di cui
-io conservo una copia recente avuta già dall'amico Minieri Riccio. In
-essa al fol. 7 leggesi: _abitava_ (Masaniello) _a man sinistra, quando
-si entra al Carmine; la sua casa consisteva in una sola camera, ove si
-ascendeva per una portella._ E più appresso al fol. 36 v.: “_facendosi
-il signor Tomasaniello assistere da gente di confidenza attorno, diede
-ordine che tutta la riviera dei palagi attaccati con la sua casa,
-così di sopra fino al primo vicolo, come di sotto fino alla chiesa
-del Carmine, che si sgombrasse dalli abitatori_„. Ed anche a fol. 36
-aggiungesi: “_concorrevano tante gente alla sua udienza per ogni affare
-della città et regno et teneva tanti segretarii, parenti, amici et
-compatri attorno che nella sua piccola camera non si potevano movere,
-laonde comandò che si sfabricasse un muro divisorio con la camera del
-fratello, et essendo ciò fatto hebbe più comodità di dar udienza per
-le finestre, senza partirsi di casa et hora per una finestra della
-camera del fratello che haveva l'uscita alla strada del Lavinaro et
-hora per la sua propria ascoltando tutti faceva gratie et giustitie
-infinite_„[82].
-
-Nè da ultimo mancano testimonianze di altra natura, che confermano
-quanto leggesi negli accennati scrittori su questo proposito. Chi si
-fa infatti a considerare il famoso quadro di Micco Spadaro, o, se pur
-non è suo, certamente d'altro pittore contemporaneo, quadro che ancora
-vedesi nel Museo Nazionale, scorge in fondo di esso dopo la cappella
-della Croce l'isola di case che chiude la piazza del Mercato dal lato
-d'oriente, ed innanzi ad essa la fontana che ho di sopra accennata;
-più a sinistra di chi guarda il palco, di cui discorrono gli scrittori
-della rivoluzione, è Masaniello in piedi sul medesimo che parla a molto
-popolo ivi radunato; e finalmente dietro al palco le _due portelle
-congiunte_, ed accanto un breve tratto di fabbricato, che costeggiando
-la piazza presenta un portoncino ed una bottega, e va a terminare al
-vico rotto.
-
-Ora, comunque il lungo volger dei secoli, ed i mutamenti che la
-progredita civiltà, l'interesse o il genio dei proprietari ed il
-comodo o le necessità degl'inquilini han dovuto arrecare all'aspetto
-esterno ed alla distribuzione interna del descritto caseggiato, abbian
-potuto per avventura rendere questo in alcune sue modalità più o meno
-diverse da quello che era nel secolo XVII;[83] pur nondimeno non può
-mettersi in dubbio, che qui e propriamente o nel portoncino segnato
-col numero civico 177, o piuttosto nella portella che ha il numero
-179,[84] ambedue a brevissima distanza dal vico rotto, dovette dimorare
-Tommaso Aniello d'Amalfi. La concorde autorità delle testimonianze
-contemporanee che ho di sopra allegate, ed oltre a queste l'attestato
-espresso dalle fedi parrocchiali, che notando la dimora della famiglia
-di Amalfi la designano sempre con l'indicazione al _vico rotto_,
-dimostrano con evidenza ed assai chiaramente la verità di quanto su tal
-fatto ho affermato[85].
-
-Qui dunque, sebbene ora in qualche parte mutata, era senz'alcun dubbio
-la casa di Masaniello, e dalle finestre di essa, che erano assai
-basse[86], o dal palco vicino, egli nel suo breve imperio resse e
-governò Napoli con potere assoluto e quasi sovrano. Non vi era in quei
-giorni altro Magistrato o Tribunale nella città, non altro comando
-politico o militare. Gli stessi ordini del Vicerè non avevano per
-l'ordinario esecuzione alcuna, se Masaniello non ne avesse prescritta
-la osservanza colla formola che ci vien riferita dagli scrittori
-contemporanei[87], e che è la seguente: “Visto il presente bando
-d'ordine di S. E. si ordina da parte dell'Illustrissimo sig. Tommaso
-Aniello d'Amalfi Capitano Generale di questo fedelissimo popolo, che al
-sudetto bando le sia dato la debita esecuzione.„
-
-La casa del vile pescivendolo era quindi più che il regio palazzo
-allora frequentata. Nobili e plebei, religiosi e cavalieri, cittadini
-e regnicoli, chi per necessità chi per curiosità, tutti accorrevano
-numerosi sotto le finestre di questa casa per loro negozii, o per
-vedere cogli occhi proprii il fatto stranissimo e singolare. E qui
-nel 10 luglio del 1647 il generale delle galee del Regno, Giannettino
-Doria, appena giunto nel golfo spediva un suo gentiluomo da Masaniello,
-perchè “Sua Sig.ª Illustrissima divisasse il modo, col quale esso
-Doria si dovesse governare;„ e qui l'arcivescovo di S.ª Severina
-volendo partire da Napoli mandava parimente, come molti altri signori
-per lo stesso oggetto, a ricercare prima il di lui beneplacito.
-Anche il cardinale Trivulzio[88], che andava vicerè a Palermo, ed
-allora trovavasi di passaggio in Napoli, insinuato dal Duca d'Arcos
-si portò qui un giorno a visitar Masaniello, il quale è fama che lo
-ricevesse dicendo: _la visita di Vostra Eminenza benchè tarda pure ci
-è cara_[89].
-
-Qui seduto sul davanzale della finestra con le gambe penzoloni al
-di fuori, senza scarpe e senza calze il capitan generale del popolo,
-arbitro della vita e della morte, con una daga o un moschetto tra le
-mani, dava ordini, spediva provvigioni, e disbrigava gl'innumerevoli
-memoriali, che sulla punta delle canne o delle picche dalla strada
-gli si presentavano[90]. Nè deliberava soltanto sulla polizia, o
-sull'annona della città, sulle armi e sulle milizie, sulla giustizia
-civile e criminale e su quanto i 37 tribunali e magistrati, che
-allora erano in Napoli, la loro giurisdizione estendevano. Egli
-intendeva puranche riformare i costumi, regolare gli Ecclesiastici
-con strettissima disciplina, maritar tutte le donne di partito,
-e castigar di morte gli adulteri[91]. E negli ordini suoi, nelle
-disposizioni che dava, se non vuolsi ricusare la testimonianza di
-un uomo competente e che molto da vicino ebbe a trattarlo, voglio
-dire il Cardinale Filomarino, testimonianza che è pure confermata
-dagli scrittori contemporanei tanto napoletani che stranieri, è
-indubitato che il povero pescivendolo si comportò sul principio _con
-grandissima prudenza, giudizio e moderazione_, e che anco senza
-consulto d'alcuno nei primi giorni dette _perfettissimi ordini di
-buon governo, e dimostrò grandissimo animo, spirito e sapere_[92].
-Ed era pure meravigliosa cosa notare con quanta prontezza e con che
-cieca obbedienza i suoi ordini, anzi i suoi cenni, erano eseguiti. Una
-leggiera fregatina di collo fatta coll'indice della mano era sentenza
-del tagliamento del capo; il pollice uncinato e premente il disotto
-della mascella era più sentenza che indizio di forca. In somma quel
-misero plebeo, era divenuto, come il cardinal Filomarino, che ebbe a
-trattarlo continuamente, scrive al Papa: _un Re in questa Città, ed il
-più glorioso e trionfante che abbia avuto il mondo_[93].
-
-Fu in questa casa che nella notte del 10 luglio si deliberava delle
-sorti della città e del regno tutto, e si gettavano le basi delle
-capitolazioni, poi lette pubblicamente sul tavolato della piazza
-e nella chiesa del Carmine, ed indi giurate dal Vicerè nel Duomo.
-Principal consultore di questi trattati era d. Giulio Genoino, vecchio
-ottuagenario, allora prete, e che in sul principio fu l'anima e la
-mente della rivoluzione. Altri dottori mascherati si trovarono pure
-in casa di Masaniello in queste deliberazioni, e credesi che fossero
-Onofrio di Palma, Salvatore di Gennaro, e specialmente Vincenzo
-d'Andrea, che poscia ebbe tanta parte nel seguito della rivoluzione, ed
-indi anche nel ristabilimento degli Spagnuoli[94].
-
-Qui pure a 13 luglio la gente del Mercato vide strano e curioso
-spettacolo. Il Vicerè dopo aver giurato i _Capitoli_ nel Duomo,
-verso la sera di quel giorno per le vie del quartieri popolari di
-Napoli se ne tornava al regio palazzo. La cavalcata procedeva collo
-stesso ordine che aveva tenuto nell'andata. Si apriva con molti
-reali trombetti e con una compagnia di cento cavalli comandata dal
-suo capitano e dai rispettivi aiutanti. Succedevano indi parecchi
-Capitani delle 29 Ottine, in cui Napoli era allora divisa, dopo i quali
-Masaniello montato sopra un cavallo bianco, dono del vicerè, vestito
-di lama d'argento bianca, con un cappello in testa ornato parimente
-di piume bianche, augurio e simbolo di pace, e colla spada nuda tra
-le mani si dimostrava, a tutti riguardevole; e per la testimonianza
-di uno scrittore contemporaneo, e Spagnuolo di nazione, manifestava
-_eccessi di varie virtù bastanti ad indurre il popolo all'applauso,
-l'Italia all'ammirazione, ed il mondo tutto ad uno stupore infinito
-ed incredibile_[95]. A fianco a lui cavalcava Giovanni d'Amalfi, suo
-fratello puranche vestito di lama d'argento, ma di color cilestro,
-ed immediatamente dopo Francesco Antonio Arpaia, il nuovo Eletto del
-popolo, con due segretarii; d. Giulio Genoino che veniva appresso per
-la sua grave età condotto in una sedia di cuojo nero. Seguiva indi
-il capitano delle guardie di palazzo d. Diego Carriglio con quattro
-alabardieri, i quali precedevano la carrozza del vicerè tirata da sei
-cavalli, e circondata da paggi e palafrenieri e dai medesimi soldati
-Alamanni, che in quei tempi formavano la guardia d'onore del Vicerè.
-Molte carrozze chiudevano il corteggio, in cui erano i reggenti del
-Collaterale, i Consiglieri di Stato ed i Gentiluomini della Corte del
-Duca.
-
-La cavalcata uscita dal Duomo aveva girato per la via _Tribunali_, per
-la _Nunziata_, e pel _Lavinaro_. Tutte le strade, per le quali passava,
-erano addobbate di tappezzerie, e, dove non si aveva di meglio, da
-bianche lenzuola, e le case avevano sulle porte le armi di Spagna da
-un lato e quelle del Popolo dall'altro[96]. Di quando in quando lungo
-il cammino s'incontravano sotto baldacchini di seta o di damasco i
-ritratti di Carlo V e di Filippo IV[97] che erano fatti segno alla
-pubblica venerazione[98]. I popolani armati sotto le rispettive insegne
-facevano ala al passaggio. Era un tripudio, una gioia universale. Tutte
-le campane delle chiese suonavano a festa, ed i gridi di _viva il Re di
-Spagna ed il Duca d'Arcos_, ai quali dava il cenno Masaniello istesso,
-si avvicendavano col suono dei tamburi, con i clangori delle trombe,
-e collo sparo festivo dei moschetti, che secondo gli usi della milizia
-salutavano il Vicerè nel suo passaggio.
-
-Giunti innanzi alla chiesa del Carmine, fosse arte dello astuto
-spagnuolo, il quale intendeva con ogni modo a gratificarsi la plebe,
-fosse caso o ordine di Masaniello stesso, la cavalcata volgendo a
-dritta prese a girare intorno la piazza del Mercato. Così passava
-per sotto la casa di Masaniello, ove alle finestre stava la moglie di
-lui Bernardina Pisa, giovine, bella ed avvenente, la quale vestita di
-damasco turchino guarnito di una sola guarnizione e con una collana
-d'oro al collo[99], secondo l'antico costume del nostro popolo nelle
-grandi occasioni di festa e di allegrezza, gettava con un bacile di
-argento ai _lazzari_ ed ai monelli colà raccolti grano, confetti, e
-danaro[100].
-
-Il Duca d'Arcos, addatosi della persona di lei, o forse dimandatone
-a chi n'era informato, nel passare la salutò, cavandosi il cappello,
-come se fosse una delle più grandi dame della città[101]. Così egli,
-come dice il buon prete Pollio, che non poteva con più enfatica parola
-compendiare la grandezza e la singolarità del fatto, _volle vedere
-Masaniello trionfante nella sua propria casa_, ed indi fra gli applausi
-e le festive dimostrazioni del popolo, essendosi la città tutta per
-l'avvicinarsi della sera straordinariamente illuminata, verso le ore
-due della notte si ridusse al regio palazzo.
-
-Ma la povera casa venne tosto in uggia al Capitan generale del popolo.
-Allorchè la gran mole dei pensieri, la lunga inedia, l'abuso del
-vino e le veglie protratte, e forse, più che tutto ciò, il veleno
-dell'adulazione, di cui era stato così largamente abbeverato dal
-Vicerè, perturbarono il suo cervello, egli ordinò — e guai a chi non
-avesse subito ubbidito — che fra lo spazio di 24 ore tutti quelli
-che dimoravano allato o di contro la sua casa, avessero le proprie
-abitazioni sgomberate[102]. Ivi egli disegnava ergere un maestoso
-palazzo che fosse degna dimora di uno, il quale aveva tanta potenza
-ed autorità sul popolo. La fine immatura di lui, chè non andò guari e
-vituperosamente cadde ucciso, troncò a mezzo il superbo disegno.
-
-L'ultima volta che egli si mostrò alle finestre di quella casa fu nella
-vigilia della sua morte. Era alta la notte; il silenzio e la quiete
-succedevano ormai ai tumulti ed agli schiamazzi della giornata, ed i
-lazzari sdraiati nel torno ai fuochi, che sparsi per la piazza o posti
-nel capo d'alcuni vicoli della _Conceria_ e dell'_Orto del Conte_
-cominciavano ad impallidire e ad estinguersi, chiudevano gli occhi al
-sonno. Poche scolte appoggiate al moschetto o alla picca guardavano
-mezzo assonnate la brace, che di quando in quando, gettando una fiamma
-più viva, illuminava fantasticamente i volti, e le bizzarre posture
-di quei plebei. Era uno spettacolo degno del pennello di Gherardo
-Hontorst o delle stile di Hoffman. Le guardie si vedevano più numerose
-intorno la casa di Masaniello, ove vegliavano sei compagnie comandate
-da Pione o Scipione Giannattasio del _Lavinaro_ e da altri capitani più
-fedeli. Componevansi di giovanetti da 16 a 22 anni, antichi compagni
-del pescivendolo, per lo più cenciaiuoli o _saponari_, che portavano
-ordinariamente come special distintivo il graffio e la sporta. Lungo le
-mura delle case qualche rara ombra cercava di strisciare inosservata.
-Era Vanni o Giovanni Panarella della _Conceria_, o taluno di quelli
-che col Vicerè avevano concertato la morte di Masaniello, e cercavano
-l'opportunità di mandare ad effetto il loro disegno.
-
-Balzato improvvisamente dal letto così com'era, in camicia, Masaniello
-si fece alla finestra, ributtando la povera madre e la moglie che
-cercavano di ritrarnelo, e dato il suo solito grido di comando, così
-cominciò a parlare[103]: “Popolo mio, (in questo modo egli soleva
-apostrofare i suoi seguaci e la gente che intorno a lui radunavasi)
-lascia che io ti dica due parole per mia soddisfazione. Tu ti
-ricordi, popolo mio, in che stato eri ridotto per le tante gabelle ed
-estorsioni, e per le tante tirannie, con le quali gl'infami traditori
-e nemici della patria ti opprimevano. Ti ricordi che non potevi
-saziarti di quelle frutta, di cui tanta copia ti dà questa terra
-benedetta, perchè dovevi pagare quelli arrendatori e gabelloti che ti
-dissanguavano. Ed ora la mercè di Dio e della SS. Vergine del Carmine
-(ed in così dire si toccava l'_abitino_ che dal petto gli pendeva) tu
-guazzi e vivi nell'abbondanza e nella grassa, senza gabella e senza
-gabelloti. Ma per mezzo di chi, popolo mio, hai tu ottenuto tutto ciò?
-Chi ti ha levato da tante oppressioni e tirannie se non io che non ho
-risparmiato travaglio e pericolo alcuno per liberarti? E pure qual
-mercede ne ricevo da te, popolo ingrato! Dopo tutti questi servigii
-che io così fedelmente ti ho prestati, dopo tanti benefizii che ti ho
-fatti, ecco in che modo ne son riconosciuto da te. Oggi coll'abbandono
-e col disprezzo, dimani colla morte, perchè io so che sarò ucciso fra
-poco. Popolo mio, io son morto, ho visto che fino la montagna di Somma
-(il Vesuvio) mi è contraria, ed ha vomitato sopra di me un diluvio di
-fuoco. Ecco, vedete, io non ho più carne (e mostrava il petto ignudo) e
-questa pelle è solamente informata dalle ossa. Credetemi, io so chi è
-stato che mi ha ridotto in questa misera condizione, chi congiura per
-finirmi, e potrei anco annichilarlo. Pure io lo perdono, e voglio che
-questo Cristo anco lo perdoni„. Così dicendo, levò il crocifisso che
-avea tra le mani per benedire il popolo e soggiungeva: “Ecco che io ti
-voglio fare cinque benedizioni per le cinque piaghe di questo Cristo,
-anzi sette per le sette allegrezze, nò, voglio essere più liberale,
-sieno nove per li nove misteri„. E così fece, ed indi lasciando il
-Crocifisso, volle che portassero alla finestra tra due torce accese
-le teste del Duca di Maddaloni e del padre di lui che erano staccate
-dai loro ritratti, opere del cav. Massimo Stanzioni o di altro famoso
-pennello, e gridò: “Orsù, popolo mio, ecco i traditori della patria;
-io so che domani debbo essere ucciso, ma non me ne curo; voi però
-dovete trascinare quest'infame di Maddaloni, e tutt'i suoi compagni per
-Napoli, e poi, popolo mio, se vuoi star sicuro, e farti sentire da sua
-Maestà, devi seguire il mio consiglio, e fare un porto di questa piazza
-ed un ponte da Napoli a Spagna. In quanto a me io so e son certo di
-essere ucciso domani„. Tutte queste parole avrebbero certo grandemente
-commosso il popolo circostante, se vacillando di nuovo l'intelletto
-non avesse dato un'altra volta segni evidenti di aberrazione e di
-pazzia. Per mostrare col fatto lo stato, in cui per la inedia e per la
-fatica erasi ridotto, egli si scoprì il petto e il ventre e le parti
-anche che il pudore cela. L'atto strano eccitò il riso degli astanti,
-e la perorazione del discorso fu accolta con beffe e fischi all'uso
-napoletano. Il prestigio era perduto, o piuttosto si era ecclissato
-con la ragione del misero pescivendolo. Allora i parenti potettero
-ritrarlo dalla finestra stanco ed abbattuto com'era dalla commozione e
-dal travaglio.
-
- * * *
-
-La piazza del Mercato, che Masaniello voleva fosse sgombrata delle
-baracche di legno che la deturpavano, e che prendesse il nome di
-_piazza del popolo_, dopo la sua morte non ebbe alcun notevole
-mutamento sino al 1781. Allora per un incendio appiccatosi a quelle
-dopo i fuochi artificiali, che solevano farsi nella sera della
-festività della B. Vergine del Carmine, il suo aspetto fu cangiato
-nel modo come presentemente si vede. Poco dopo, nell'ultimo anno del
-secolo, la sua storia, che comincia col supplizio d'un Principe, fu
-chiusa con la memorabile e tirannica ecatombe di quei tanti illustri
-personaggi, che allora sagrificarono ivi la loro vita all'amore e alla
-libertà della patria.
-
-
-
-
-PARTE SECONDA
-
-LA FAMIGLIA DI MASANIELLO
-
-
-I.
-
-Correva l'anno di grazia 1620, anno notevole nella storia napoletana ai
-tempi del viceregnato, sì per le novità allora tentate dalla _piazza_
-del _fedelissimo_ popolo di Napoli nell'amministrazione del Comune,
-e sì per le turbolenze ed i rumori che ne seguirono; primi preludii
-della più famosa rivoluzione del 1647. Occasione e favore a queste
-manifestazioni ed ai tumulti davasi dallo stesso D. Pietro Giron duca
-d'Ossuna, che in quel tempo era vicerè, luogotenente e capitan generale
-del Regno per Filippo III, re di Spagna, Napoli e Sicilia. Egli da
-circa quattro anni governava il reame con varia opinione del popoli
-soggetti, allorché nel principio di questo anno 1620, contro ogni sua
-aspettazione, era dalla Corte richiamato in Madrid, e gli era dato per
-successore il cardinal Borgia, ambasciatore spagnuolo a Roma. Non è
-a dire quanto rammarico e dispetto l'ambizioso Duca risentisse da un
-tale ordine. Il governo di Napoli, secondo il detto d'un altro vicerè,
-non era da desiderarsi, appunto per non soffrire il dispiacere di
-doverlo un giorno lasciare[104]. All'Ossuna dunque, come a moltissimi
-altri vicerè che lo precedettero e lo seguirono in questo disgraziato
-paese[105], riusciva più che mai importuna la nomina del successore,
-epperò cercava ogni mezzo onde attraversare la venuta del medesimo e
-prolungare così per sè il governo di Napoli; se pure, come fu fama, non
-mirasse ancora ad usurpare dignità più alta ed indipendente.
-
-Dovevasi in quel tempo per l'assenza dell'eletto Carlo Grimaldi, andato
-a Madrid[106] come ambasciatore della sua _piazza_, e per la morte di
-Ottavio Spina, che fino ai 21 marzo lo avea sostituito[107], nominare
-un proeletto del popolo, che durante quell'assenza amministrasse.
-Or tra i sei nomi presentati, com'era costume, al vicerè per la
-nomina, eravi quello del dottor Giulio Genoino, nato di onorata
-famiglia napoletana ed uomo di acutissimo ingegno e di sufficiente
-dottrina[108], ma di animo torbido ed avversissimo alla nobiltà. Costui
-dunque parve al Duca, e lo era infatti, uno strumento atto a menare ad
-effetto i suoi ambiziosi disegni, epperò fu in preferenza scelto tra
-gli altri a quell'importante ufficio[109].
-
-Il governo municipale della città di Napoli risedeva in quel tempo
-nelle cinque _piazze_ nobili, che dicevansi di Capuana, di Nido, di
-Montagna, di Porto, e di Portanova, ed in quella del Popolo. Tutte
-queste _piazze_, che chiamavansi anche _seggi_, non erano mai riunite
-in una generale assemblea, ma ciascuna deliberava separatamente, in
-guisa che il voto di quattro di esse, che fossero d'accordo sopra un
-dato negozio, costituiva la maggioranza nelle decisioni di qualunque
-bisogna del Comune. Ogni _piazza_ nobile per l'ordine interno e per
-la propria amministrazione avea un governo di sei gentiluomini o
-_cavalieri_, come generalmente chiamavansi, meno quella di Nido che
-ne aveva cinque, d'onde si dissero i _Cinque_ e _Sei_. Sei eletti
-nobili nominati da questi gentiluomini, uno per _seggio_, eccetto per
-Montagna, ove, perchè rappresentava anche l'abolito seggio di Forcella,
-se ne creavano due con un sol voto e l'eletto del popolo, avevano
-il potere, che potremmo dire esecutivo, nel governo della città, e
-formavano il _Tribunale di S. Lorenzo_, preseduto da un magistrato
-eletto dal vicerè, che chiamavasi _Prefetto dell'Annona_ o _Grassiere_.
-
-Sembra che in origine il popolo avesse nel Comune ingerenza maggiore.
-Ed infatti da alcuni documenti rileviamo che sotto gli Angioini
-esso contribuiva per la terza parte nell'amministrazione municipale,
-rappresentando le altre due terze parti i sedili di Capuana e di Nido
-da un lato, e quei di Montagna, Porto e Portanova dall'altro. Ma a
-poco a poco, nè, per mancanza di documenti può dirsi il come ed il
-quando, questo ordine di cose cangiò. Ai tempi di cui discorriamo,
-il Comune erasi costituito nel modo come sopra dicemmo, e la piazza
-popolare, che aveva anche perdute molte delle sue prerogative, stava
-in faccia alle nobili come uno a cinque. Così, per discorrere della
-maggiore e principal libertà, l'Eletto del popolo, che prima nominavasi
-a suffragio universale di tutti i popolani, dopo i tempi di d. Pietro
-di Toledo sceglievasi dal vicerè tra sei nomi presentati dalla medesima
-_piazza_ e imbussolati tra 58 deputati eletti dal popolo, due per
-ciascuna delle ventinove _ottine_, in cui dividevasi allora la Città.
-Così pure i capitani delle ventinove _ottine_ sceglievansi dal vicerè
-fra sei persone nominate da quelle; come tra i 58 deputati sceglievansi
-20 a maggioranza di voti, e tra questi si tiravano a sorte 10, che
-assistevano l'Eletto nel suo uffizio col titolo di _Consultori_.
-
-La perdita di queste libertà e prerogative municipali era l'oggetto di
-spessi reclami da parte del popolo,[110] ed era lamentata moltissimo
-dagli scrittori popolari di quell'epoca, come dal Summonte, dal
-Capaccio e dal Tutini[111]. E comunque i reclami per la sempre
-invaditrice prepotenza della nobiltà, non partorissero alcun effetto
-nella corte di Spagna e presso i vicerè, nè si curassero punto i
-lamenti di coloro, che cercavano di conservare le patrie memorie, pure
-e gli uni e gli altri facevano diffondere negli animi di quella classe,
-per altro assai ristretta del paese, che ora si direbbe _borghesia_,
-ed anche, sebbene più scarsamente, tra i popolani e la plebe, odii e
-desiderii, i quali maturavano i semi di una futura rivoluzione.
-
-Erano in questo stato le cose, allorchè Genoino venne creato Eletto
-_pro interim_ del popolo. Egli, preso che ebbe il possesso della
-carica ai 9 aprile 1620[112], comunque non ne fosse ancora il tempo,
-fece prima di tutto mutare nel reggimento popolare i consultori ed
-i capitani delle ottine. A questi uffici fece pure presciegliere
-dal vicerè persone da lui dipendenti e che erano tra i più famosi
-_compagnoni_[113], che allora fussero in Napoli, specie di vagabondi
-e faziosi legati in compagnia a comune difesa e vantaggio. Tra gli
-altri fu allora nominato[114] capitano del Mercato Francesco Antonio
-Arpaia, uomo di legge e valente schermitore[115], che dopo ventisette
-anni si vide novellamente ricomparire col Genoino, e dirigere per alcun
-tempo la rivoluzione che ebbe il nome da Masaniello. Con questi mezzi
-il Genoino pensava di favorire i disegni dell'Ossuna, e nello stesso
-tempo ottenere, se fosse stato possibile, il soddisfacimento delle
-aspirazioni del popolo. Egli contava specialmente sul favore che il
-Duca si aveva procacciato fra la gente minuta e nei quartieri popolari
-del Pendino e del Mercato, talvolta con qualche pronta giustizia[116],
-e cosa non comune in quel tempo, spesso colle feste e coi bagordi, e
-più di tutto coll'abolizione della gabella sui frutti imposta nel 1605
-sotto il governo del Conte di Benavente, ed affittata allora per 84,000
-ducati[117] l'anno. Un giorno che il vicerè passeggiava secondo il suo
-solito per la città, ed accompagnato e seguìto dalla plebe, alla quale
-gittava di quando in quando monete di argento, girava per la piazza
-del Mercato, passando per la baracca, ove risiedevano gli esattori di
-questa gabella, si accostò alla medesima, e smontato dalla carrozza,
-cacciò la spada che avea al fianco, e con quella tagliò le corde della
-bilancia con cui si pesavano le frutta. L'atto subitaneo e liberale,
-che fu poi seguìto da un bando regolare, destò il più indicibile
-entusiasmo nella povera gente ivi affollata, che più delle altre
-malamente soffriva questa gravezza. Tutti proruppero in istraordinarie
-grida di applauso e di gioia. I fruttaiuoli specialmente, che ivi
-più che in altra piazza della città erano numerosi, ne dimostrarono
-allegrezze grandissime, facendo per tre sere fuochi e luminarie, e
-portandosi nel terzo giorno in ischiera a Palazzo, per rendere al
-vicerè le grazie più solenni[118].
-
-Or il Genoino, pensando che la plebe memore di questo beneficio avesse
-energicamente appoggiato le sue dimostrazioni in favore del Duca, nè
-dubitando della gente civile, alla quale credeva servire colle riforme
-municipali, la mattina del lunedì 18 maggio radunò i consultori della
-_piazza_ popolare ed i capitani delle ottine nella sua casa vicino S.
-Giorgio Maggiore a Forcella, ed ai medesimi espose con calde parole
-il poco o nessun riguardo che i nobili avevano del popolo e del suo
-magistrato[119]. Indi seguìto da tre capitani di strada, e da molta
-turba armata, si presentò improvvisamente nel luogo della residenza
-municipale in S. Lorenzo, ove, come egli aveva preinteso, eransi
-riuniti i sei eletti nobili ed alcuni deputati delle _piazze_.
-
-Oggetto di questa riunione era la notificazione da farsi alle _piazze_
-per la nomina degli ambasciatori e del sindaco[120]. I primi, secondo
-il costume, dovevano andare a far riverenza, l'altro indi ricevere il
-giuramento, e dare il possesso del governo al Cardinal Borgia nuovo
-vicerè, che in quella stessa mattina era giunto nascostamente in
-Procida. Il Genoino, lagnandosi di non essere stato avvisato di una tal
-riunione, dimandò arrogantemente agli eletti nobili: se sapevano quanto
-era potente il popolo di Napoli, e, sapendolo, perchè avevano attrevito
-(ardito) di unirsi e deliberare l'ambasciata al Cardinale senza il suo
-intervento[121].
-
-Forse era questa la prima volta, che nel reggimento municipale della
-nostra Città si parlasse così arditamente dei diritti e del potere del
-popolo; magica parola, che e stata sempre la bandiera, per la quale i
-generosi sagrificano sè stessi al bene pubblico, ed i furbi cuoprono
-le ambiziose mire del proprio utile e dei privati interessi. Alle
-arroganti minacce i nobili risposero modestamente. Dissero aver essi
-invitato regolarmente il pro-eletto alla riunione, esser colpa del
-_portiere_ se l'invito non era giunto a tempo; in ogni modo quell'atto
-non esser punto pregiudizievole alla _piazza_ del popolo. Il Genoino
-però non mostrandosi soddisfatto di queste spiegazioni, e protestando
-essere necessaria una divisione fra le due classi, fece leggere al
-notajo Francesco Romano, secretario della _piazza_ del popolo, una
-protesta sul proposito; e, scritto di propria mano il suo voto difforme
-nel registro del Comune[122], volle che la riunione fosse sciolta.
-
-I nobili d'altra parte, i quali vedevano i tempi correre loro
-sfavorevoli, e sapevano che non avrebbero potuto trovare alcun appoggio
-nel vicerè, per consiglio di Pietro Macedonio eletto di Porto, che
-disse: _Lasciateli protestare, perchè protestare e mendicare idem est_,
-non fecero alcuna opposizione[123]. Deliberarono quindi ritirarsi, e
-rapportando il tutto ai reggenti del Collaterale ed al Cardinal Borgia
-per mezzo degli ambasciatori nominati dalle _piazze_ a complimentarlo,
-spedirono Giovan Francesco Spinello a Madrid[124] affine di esporre
-al Re le loro lagnanze e ventitre capi di accusa contro il Duca
-d'Ossuna[125]. Frattanto si appartarono dalle cure del pubblico
-governo, e coi più compromessi della loro classe restarono chiusi nelle
-proprie case o nascosti nelle chiese e nei monasteri della città. Così
-il governo municipale di Napoli era lasciato a disposizione del solo
-Genoino, che provvedeva le cose e l'annona a suo modo e talento[126].
-Nè con la venuta di Carlo Grimaldi[127] che era, come già dissi,
-l'Eletto titolare, da Spagna, le cose mutarono; perciocchè, obbligato
-costui dal Duca a dimettersi, lo stesso Genoino, sebbene non ne fosse
-ancora il tempo, fu creato Eletto dal vicerè, ed ai 29 maggio dopo
-aver cavalcato per la Città, preceduto e seguito dai _portieri_, e con
-la toga di giudice criminale, che pochi dì innanzi gli era stata pure
-accordata, portossi in S. Lorenzo, ove non essendo presente che un sol
-eletto nobile, prese possesso dell'ufficio ricevuto[128].
-
-Bentosto un manifesto del _fedelissimo_ popolo di Napoli scritto dal
-nuovo Eletto, e stipulato ai 30 del mese da notar Francesco Romano,
-dichiarò le intenzioni del Genoino. Con esso s'invitavano le _piazze_
-nobili ad intervenire fra otto giorni nella chiesa di Santa Chiara,
-ove si dovessero trattare tra quelle ed il popolo le riforme del
-reggimento municipale da lui proposte. Si dichiarava inoltre che
-mancando le dette _piazze_ o persone da esse deputande all'intimato
-parlamento, s'intendeva proclamata la separazione tra la nobiltà ed il
-popolo, e lodandosi l'ottimo governo del Duca, si protestava contro
-la partenza del medesimo e si riteneva necessaria la sua presenza in
-Napoli pel servizio della Corona, finchè queste differenze non fossero
-concordate, e finchè non fosse fatta giustizia alle pretensioni della
-_piazza_ popolare[129]. Intanto preventivamente ad istanza del medesimo
-Genoino, si chiamavano dal Duca in palazzo le stesse _piazze_ nobili
-ed il Collaterale, perchè avessero conoscenza dei capi delle proposte
-riforme[130], e con quelle anche i capitani ed i consultori popolari,
-tanto della vecchia quanto della nuova sessione, perchè li firmassero.
-
-All'ora stabilita nè la nobiltà nè il Collaterale comparvero. Gli
-stessi capitani delle _ottine_ popolari non tutti assentirono, ed
-alcuni anzi ricusarono apertamente di firmare. Altri, tra i quali fu
-Marco Antonio Ardizzone, credenziere e conservatore dei grani della
-città, sotto il pretesto di non voler mostrare di cedere alle pressioni
-del vicerè (era presente il Duca d'Ossuna) proposero che l'assemblea
-si portasse in qualche luogo pubblico ed indipendente, come in una
-chiesa, ed ivi evesse più liberamente deliberato. E così fu fatto. Si
-andò nella chiesa di S. Luigi di Palazzo ivi vicina, ora S. Francesco
-di Paola; ove credendo il Genoino che si firmassero i capi proposti,
-nessuno volle farlo, ed ognuno andò via alla sua propria casa[131].
-
-In questo frattempo la città per gl'insoliti avvenimenti, era piena di
-agitazione e di tumulto. Il grido sedizioso di _serra serra_, che in
-Napoli per lunga pezza fu il grido precursore della rivoluzione[132],
-spesso risonava per le vie più popolose. Allora le case e le botteghe
-si chiudevano, le officine intermettevano i loro lavori, il chiasso
-dei venditori ambulanti in un attimo spariva, ed un silenzio di
-tomba, che incuteva terrore negli animi, succedeva dappertutto. Erano
-queste dimostrazioni provocate, come credevasi, dallo stesso Genoino,
-affinchè, insorgendo il popolo, egli avesse potuto ottenere il suo
-scopo. Ma il momento non era ancora maturo. Pochi erano quelli che
-comprendevano la ragione e la utilità di quelle riforme che lo stesso
-reggente Costanzo, patrizio insieme e magistrato, trovava giuste
-ma inopportune[133]; pochissimi quelli che avevano la forza o la
-volontà di adoperarsi ad ottenerle. Nè il disquilibrio ed il danno
-negl'interessi materiali erano giunti a tale che potessero spingere
-la plebe a qualunque più ardita e pericolosa novità. Epperò nessuno
-allora si mosse, ed appena nel mattino del 4 giugno le salve di
-uso annunziarono che il cardinal Borgia aveva preso possesso della
-carica di vicerè, e si seppe che era stato nella notte segretamente
-introdotto nel Castel Nuovo, ed aveva ricevuto obbedienza dalle
-autorità civili e militari, che tosto la scena cangiò interamente. Il
-Genoino ed i suoi partigiani fuggirono o si nascosero, il Duca ai 14
-giugno partì per le Spagne; non parlandosi più delle pretensioni del
-popolo, gli ordinamenti municipali seguitarono a reggersi nel modo che
-prima costumavasi, e tra gli spari degli archibugi ed il suono delle
-campane che dimostravano la gioia della maggior parte dei cittadini,
-i fanciulli andavano per le vie di Napoli in ischiere ed a coro,
-cantando:
-
- _Statte alliero citatino_
- _Ca è trasuto 'o cardinale_
- _Nce ha sarvate d'ogne male_
- _E cacciato Genovino[134]._
-
-Or nel 29 giugno di questo stesso anno 1620, in cui accadde l'accennato
-movimento, che potrebbe acconciamente tenersi come il prologo del
-dramma svolto poscia nel 1647, alcuni popolani, uomini e donne, erano
-convenuti in una casa al primo piano al vico Rotto nella piazza
-del Mercato per festeggiare un lieto avvenimento. Si procedeva al
-battesimo di un fanciullo nato nel mattino, e che era il primogenito
-della famiglia che ivi abitava. Tutti portavano i loro abiti di gala.
-Gli uomini, alcuni, i più ricchi e _smargiassi_, coll'_albernuzzo_
-(specie di cappa) di teletta, col sajo di rascia a finte e liste
-di _tarantola_ gialla, col giubbone di tela della Cava squartato
-e foderato di taffettà rancio, con _cosciali_ e calze di stamma e
-stracci di seta legate con _cioffe_ e _sciscioli_, e col collaro di
-tela fina, e cappello ornato di pennacchio e _passacavallo_[135];
-altri — i più modesti — con casacche a campane con bottoni grandi
-di camoscio, calzoni (_cauze a brache_) di tarantola bianca, e calze
-alla martingala di negro[136]; altri finalmente, marinari o pescatori,
-in più semplici arnesi, con calzoni di dobletto o di tela bianca, e
-camiciuola di lana, e col tipico berretto rosso in testa. Nè mancava
-chi portasse le maniche a la spagnola larghe ed increspate, come era
-la moda in quel tempo, e chi, come i vecchi più tenaci delle antiche
-usanze, i calzoni colla _giarnera_ (scarsella) ed i berretti piatti
-a _tagliero_[137]. Le donne vestivano con corpetto di scerghiglia,
-da cui compariva la camicia di tela di Bretagna, con gonnella di
-saia frappata, e con grembiule di filondente ornato di _pizzilli_
-a frangette, e di _truglio_ (ciondolo tondo) di vetro[138] o con
-sottana di _dobretto_ corta e tonda. Portavano, se giovani, le scarpe
-di sommacco piccato, o di cordovana, se attempate, _chianielle_,
-_pantofanetti_, o zoccoli[139]. V'era qualcuna del _Molo piccolo_ col
-vestito e col manto proprio di quella contrada, di cui qualche raro
-esempio ora può trovarsi nelle donne di Procida[140]. Nelle fanciulle
-potevano notarsi le acconciature del capo o alla scozzese, coi capelli
-cioè a _canestrette_ intrecciati da nastri o fettucce (_zagarelle_)
-incarnatine o verdi, tra cui taluna aveva posto una ciocca di
-ruta[141], o alla spagnola col _tuppo_, che con voce propria[142] di
-quella nazione dicevasi _muño_ (_chignon_). Le maritate usavano il
-_toccato_, che era proprio del Mercato e Lavinaro[143] le foresi la
-_magnosa_.
-
-La stanza, in cui quella gente era radunata, aveva un'assai modesta ma
-non povera apparenza. Una cassapanca a borchie di ottone, un canterale,
-una tavola di noce, ed in fondo un letto alto, senza trabacca, ma con
-biancheria di tela fina di bucato, e con coltre di seta, ove stava
-la puerpera, erano i principali mobili che l'ornavano. Allorchè fu
-chiaro che nessuno dei parenti e degli amici convitati mancava a
-quella domestica festa, la destra comare, che, senza intermettere la
-sua ordinaria loquacità, aveva finito di avvolgere tra le fasce il
-neonato, gli appendeva alle spalle alcuni amuleti, come denti di lupo,
-coralli, porcellini, e mezze lune di osso[144]; ed indi lo prendeva
-tra le braccia e portatolo in mezzo alla stanza, lo metteva in terra
-sul tappeto, che a tal oggetto da un ragazzo era stato in quel momento
-colà disteso. Poscia, volgendosi al padre del bambino, gli diceva: _Ora
-su, compare, àuzate 'o paciunciello tuio, e benedicetillo e basatillo
-mmocca._ (Orsù via, compare, alza da terra questo tuo bambino, e
-benedicilo e bacialo in bocca). Così faceva tutto allegro colui, ed
-indi lo dava tra le braccia del parente che era gli vicino, il quale
-baciatolo anche a sua volta, lo passava a un altro, e questi ad un
-terzo, in guisa che il neonato non era riposto sul letto della puerpera
-se prima non avesse fatto il giro di tutti gli astanti. E nel compire
-questa cerimonia, ciascuno aggiungeva il solito augurio, che in tale
-occasione costumavasi, cioè: _Comme l'avimmo visto nato, vedimmolo
-nzurato_[145].
-
-Fatto ciò, la comare prese in braccio il bambino, e seguìta da alcuni
-dei parenti e da colui che dovea levarlo dal sacro fonte, non senza
-l'accompagnamento di moltissimi ragazzi e monelli che l'aspettavano in
-sulla strada, si collocò nella rituale _seggetta_ o bussola, e s'avviò
-alla chiesa parrocchiale per compire il rito religioso.
-
-La chiesa di S.ª Caterina in _foro-magno_ era la parrocchia, da cui
-dipendeva la casa abitata dalla famiglia del neonato. Questa chiesa
-era stata fondata dalla Confraternita dei _coriari_ o _pellettieri_
-(conciatori di pelle), e propriamente da quelli che dicevansi
-_dell'arte grossa_. In prima era una _grancia_ di S. Arcangelo degli
-_armieri_, istituita dopo l'ampliazione della città nel 1536[146].
-Poscia nel 1599 dall'arcivescovo Alfonso Gesualdo fu dichiarata
-parrocchia. Oltre alla congregazione suddetta radunavasi pure ivi
-la Confraternita del Santissimo Sacramento istituita nel 1568, la
-Confraternita di S. Maria di Costantinopoli fondata nel 1535, e la
-Compagnia dei pescatori _da bolentino cannuccie e filaccione_, della
-quale si conoscono le capitolazioni del 1585.
-
-La chiesa, come ancora vedesi, era posta tra il convento del Carmine
-e le mura della città, verso il lido, ove a quei tempi era la porta
-del torrione della marina. La piazza, che vi era innanzi, dicevasi
-allora di _S. Caterina_, ed anche de li _scamusciatari_[147]. Fino a
-pochi anni fa esisteva la porta antica di essa, di piperno ed a sesto
-acuto, che nel 1850, rifacendosi, con cattivo consiglio fu ammodernata.
-Nei tempi, di cui discorriamo, l'edificio, di una forma alquanto
-più regolare di quella che è al presente, aveva due piccole navate
-laterali, di cui una a destra di chi entra esiste tuttora, e l'altra
-già fu adattata ad uso di sacristia. Aveva pure cinque altari, oltre il
-maggiore, con cone o di alto rilievo in legno indorato, o di tavole e
-dipinture dell'antica scuola napolitana, che tutte, meno l'affresco che
-vedesi ancora sulla cappella dal lato dell'epistola, furono sostituite
-da quadri moderni di mediocre pennello. Innanzi al presbitero,
-come era costume in quei tempi, una trave posta in alto a traverso
-sosteneva un crocefisso in legno. A sinistra di chi entra eravi il
-fonte battesimale, ed a destra quel braccio in fondo della chiesa,
-che si prolunga verso la marina e forma un lato ineguale ed abnorme
-dell'edificio, era una cappella che serviva allora per sacristia[148].
-
-Era allora parroco di S. Caterina l'abbate D. Giovan Matteo Peta.
-Costui, adempito il rito prescritto dalla nostra religione, ed
-accomiatato il popolano che aveva tenuto il bambino al sacro fonte e
-la comare, entrò nella sagrestia, ove, toltisi i sacri paramenti, e
-preso da uno scaffale un grosso libro, su cui leggevasi: _Libro XII dei
-battezzati_, al foglio 44 verso, scrisse: _A 29 Giugno 1620. Thomaso
-Aniello figlio di Cicco d'Amalfi et Antonia Gargano è stato battezzato
-da me D. Giovanni Matteo Peta, et levato dal sacro fonte da Agostino
-Monaco et Giovanna de Lieto al vico Rotto_[149].
-
-Francesco d'Amalfi, che nel dialetto napolitano dicesi anche Cicco,
-e che per burla comunemente era chiamato _Ceccone_, poco prima, come
-ci attestano i documenti della stessa parrocchia, si era congiunto
-in matrimonio coll'Antonia Gargano. Ai 18 febbraio dello stesso anno
-essi erano stati solennemente _ingaudiati_, ed il medesimo abbate D.
-Giovan Matteo Peta aveva col sacro rito legittimato e benedetto il
-loro amore, del quale l'Antonia portava già un pegno nel proprio seno
-in Masaniello. La cerimonia, per questa circostanza, fu celebrata
-in casa della sposa al Carmine, previa l'autorizzazione della curia
-arcivescovile di Napoli[150].
-
-Ventun anno di poi nella stessa parrocchia compivasi un altro atto
-solenne della vita privata di Masaniello. Bernardina Pisa, vaga ed
-onesta fanciulla a sedici anni[151] aveva ferito il cuore del giovine
-pescatore. Egli la cercò in moglie, e la dimanda fu accettata e
-gradita.
-
-Un giorno verso la fine del 1640 il giovine vestito dei suoi più
-belli abiti da marinaro fece la prima visita ufficiale, la _sagliuta_,
-come propriamente dicevasi dal nostro volgo, in casa della sposa, e
-portò alla medesima il dono di uso, conveniente alla scarsezza dei
-tempi ed alla propria condizione. Consisteva questo in due pendenti,
-una _cannacca_ (collana), una grandiglia (specie di gorgiera all'uso
-spagnuolo), ed un ventaglio, alcune calze, delle legacce, e degli
-spilli, ed altre cose di tal genere[152]. Una stretta di mano ed un
-bacio alla sposa compirono il rito, e solennemente suggellarono la
-reciproca promessa di matrimonio[153].
-
-Da quel dì alle finestre della casa di Bernardina, che era posta
-dirimpetto alla Chiesa del Carmine, e da quelle dei suoi parenti,
-come alle finestre della casa sulla piazza del Mercato accanto al
-vico _Rotto_, ove dimorava Masaniello, ed a quelle dei parenti di
-lui per alcuni giorni si videro pendere coverte di seta e tappeti.
-Così, secondo il costume, davasi conoscenza al pubblico del parentado
-contratto dalle due famiglie[154].
-
-Il matrimonio in seguito fu solennemente celebrato nella chiesa di
-Santa Caterina, ove i due sposi tenendosi per mano, e seguiti dai
-proprii parenti[155], si recarono ai 20 Aprile dell'anno seguente
-e non mancò di alcuna di quelle cose che solevano allora costumarsi
-in simili circostanze[156]. Tutti i parenti e gli amici più stretti
-furono invitati e convennero alla festa. Tra i primi erano Antonia
-Gargano e Andreana de Satis, madre di Bernardina; poichè Cicco d'Amalfi
-e Pietro Pisa, genitori degli sposi, erano già morti. Vi era pure
-Grazia d'Amalfi sorella dello sposo e Cesare di Roma di Gragnano, che
-l'aveva recentemente impalmata[157]; Giovanni altro figlio di Cicco
-d'Amalfi, che allora aveva 17 anni[158], e che poscia nel 1647 ebbe
-parte al potere e alla fortuna del fratello; Girolamo Donnarumma altro
-cognato di Masaniello salsumaio e bottegaio di frutta al Pendino,
-che dopo la morte di lui nel settembre 1647 fu nominato capitano del
-popolo per qualche tempo[159]; Domenico de Satis e Giovan Battista
-Pisa zii della sposa ed altri molti. I due banchetti di rito, uno
-nella mattina in casa di Bernardina e l'altro nella sera in casa dello
-sposo, furono abbondanti e pieni dell'allegria franca e spensierata dei
-napoletani[160]. Nè vi mancò mastro Ruggiero col suo liuto, che canto
-le _villanelle_, e le canzoni più in voga in quel tempo[161]. La festa
-fu chiusa con balli e _cascarde_, e colla _spallata_ che chiamavasi
-_madamma la zita_[162], danza propria dell'occasione.
-
-Intanto lo stato del Regno procedeva ogni dì al peggio ed i popoli
-erano stremati dalle disgrazie naturali, dalle carestie, dalle
-scorrerie dei turchi, dal timore delle flotte francesi, e più che tutto
-ciò dall'insaziabile ingordigia del dominatori spagnuoli. Il Duca di
-Medina, D. Ramiro Filippo de Gusman, che allora governava il regno per
-Filippo IV, e che nella nostra città ha lasciato memoria di sè in una
-porta, fatta a spese di privati cittadini, ed in una fontana opera dei
-suoi antecessori, per sopperire alle incessanti richieste di denaro
-e di gente, che gli venivan fatte dalla Corte di Spagna, aggiungeva
-dazii a dazii, gabelle a gabelle, ed aumentava le già esistenti senza
-misura o criterio. Le antiche gravezze sulla seta, sul sale, sull'olio,
-sull'orzo sulla carne, sui salumi e sul grano si aumentavano ad una
-proporzione maggiore, e nuovi dazii s'imponevano sulla calce, sulle
-carte da gioco, su l'oro e l'argento filato, e sopra tutti i contratti
-di prestiti che facevansi nella città e nel regno. Si tentò pure la
-carta bollata, una tassa sulle pigioni, ed il testatico, imposte che
-per essere insolite, e più che le altre gravose, dovettero lasciarsi,
-e compensarle invece coll'aumento di altre gravezze già esistenti e
-specialmente accrescendo quella della farina[163]. Così il Medina nel
-suo governo di poco più di sei anni potette ricavare dalla città e dal
-regno, oltre le entrate ordinarie, meglio che 30 milioni[164] di ducati
-(127,500,000). Non mancavano, è vero, in questo frattempo nella nostra
-città anzi erano frequenti, le feste e gli spettacoli, ove il lusso
-della casa viceregnale, degli spagnuoli, e della nobiltà, che consumava
-senza produrre, pareva che desse aspetto di ricchezza e di prosperità
-al paese. Ma questa non era che un'apparente prosperità, e ben sel
-sapeva il Duca di Medina che partendo da Napoli, ebbe a dire con cinica
-improntitudine: lasciar egli il regno in tal termine che quattro buone
-famiglie non avrebbero potuto fare un buon _pignato maritato_, cioè una
-buona minestra[165].
-
-Le gabelle sui generi annonarii e specialmente sulla farina e sul pane,
-comechè gravi dovunque, erano nella nostra Città gravissime, e più che
-per altri per la povera gente. Costumavasi allora di panizzare fra noi
-due specie di pane, cioè il pane a _rotolo_ e la così detta _palata_;
-il pane a _rotolo_ per chi poteva spendere, la _palata_ per la plebe
-o per i poveri. Il costo del primo, che vendevasi a peso, variava
-in proporzione del prezzo della farina, l'altra che si pagava sempre
-quattro grana (17 centesimi), variava in tali circostanze soltanto di
-peso e di qualità. Così quando il grano costava caro, il pane della
-_palata_ era piccolo e cattivo, e talvolta, specialmente nei forni
-e nelle botteghe non soggette alla giurisdizione municipale, anche
-pregiudizievole alla pubblica salute. Gli scrittori ed i documenti
-del tempo ci attestano ciò apertamente. Nello stesso anno 1641, come
-afferma un agente del Duca di Toscana in Napoli, essendo stato scarso
-il ricolto, l'eletto del popolo Giovan Battista Nauclerio “non solo
-aveva dato facoltà ai panettieri di poter mancare due oncie per ogni
-palata di pane, ma che potessero mettere in detto pane ogni altra
-mestura, che a loro fosse piaciuta, cocendolo malamente, purchè
-ritenesse il peso„ della qual cosa gli altri eletti si lagnarono col
-vicerè[166]. Quindi, come afferma un contemporaneo[167], due carlini
-(85 centesimi) di pane al giorno non bastavano in tali congiunture ad
-un pover'uomo; pur fortunato, se le cose frammiste alla farina onde
-farla pesante, non gli erano causa, come a 27 soldati di Castel S.
-Elmo, nel 1629, d'infermità e di morte[168].
-
-Queste pubbliche miserie, che facevano dura e difficile la vita alla
-povera gente, non risparmiavano certamente la famiglia di Masaniello.
-Essa campava stentatamente alla meglio, e spesso i sottili guadagni del
-proprio mestiere non bastavano al pescivendolo. Spesso pure Masaniello
-sciupava lo scarso lucro della giornata (bisogna pur dirlo) con i
-_compagnoni_ del suo quartiere, o nelle taverne del Mercato e del
-Pendino o al giuoco, sia nella _camorra_[169] innanzi Palazzo, sia
-sotto le tende e le baracche del Largo del Castello.
-
-Allora il bisogno e la fame erano nella casa di Bernardina, e la povera
-donna si avventurava a qualche piccolo contrabbando per procurarsi
-un poco di pane a più buon mercato. Un giorno, avendosi comprato poca
-quantità di farina in uno dei casali di Napoli, ove non essendoci le
-gabelle della Città, si poteva trovare a prezzo più discreto, tentava
-di portarla nascostamente a casa sua dentro una calzetta, sotto colore
-che fosse un suo piccolo bambino avvolto tra le fasce, che pel freddo
-cercava ricoprire con un panno. Lo stratagemma però non ingannava
-gl'inumani e rigorosi gabellieri, che come dice uno scrittore di quel
-tempo, cercavano addosso a tutti nei passi ordinarii e nelle strade
-stesse di Napoli, non rispettando neanche le donne nelle parti del
-corpo soggette alla vergogna[170]. La povera Bernardina, scoperto il
-contrabbando, fu presa e condotta nelle carceri dell'_arrendamento_,
-ove fu sostenuta per circa otto giorni. Il marito, saputolo, corse
-al posto della gabella a Porta Nolana, indi dall'affittatore della
-medesima Girolamo Letizia, onde ottenerne la libertà. Tutto fu inutile.
-Le preghiere, i pianti, le sottomissioni non ottennero alcun effetto.
-Bernardina non uscì di prigione se non quando fu pagata[171] la multa
-(cento scudi, affermano alcuni scrittori), che il povero Masaniello
-potette a stento raggruzzolare, vendendo tutte le masserizie di casa
-e procurandosi qualche somma in prestito dai suoi parenti. Allorchè il
-misero, consegnato il danaro al gabelliere e presa per mano la moglie,
-per la via dell'_Arenaccia_ si avviò a casa sua, si volse prima un
-momento verso l'officina della gabella, e pieno d'ira e di dispetto:
-_Pe la Madonna del Carmine_, disse, _o ch'io non sia più Masaniello, o
-che un giorno mi vendicherò alla per fine di questa canaglia_[172].
-
-
-II.
-
-E il giorno della vendetta arrivò, tristo, terribile, inaspettato.
-Allorchè ai 7 Luglio 1647, nella piazza del Mercato, la plebe,
-istigatore e duce Masaniello, al grido di: _Viva il Re e muoja il
-mal governo_, fieramente insorse, dimandando l'abolizione della
-gabella de' frutti e delle altre gravezze che l'opprimevano, uno de'
-primi atti di autorità del nuovo Capopopolo fu l'incendio del posto
-dell'arrendamento della farina a Porta Nolana, e della casa abitata da
-Girolamo Letizia a Portanova[173]. Un drappello di circa 50 garzoni
-e fanciulli, capitanati da Giovanni d'Amalfi a cavallo, eseguiva
-fedelmente gli ordini di Masaniello. Scalzi, in sola camicia e mutande
-di tela, e col berretto rosso in testa, essi, facendosi ministri di
-una nuova giustizia, andavano processionalmente per le vie, preceduti
-da uno stendardo (_pennone_), nel quale si vedevano dipinte le armi
-reali di Spagna[174], e portavano chi torce di pece, chi graffii o
-forcine, chi solfanelli, fascine impeciate ed altre cose bisognevoli
-ad accendere, e chi finalmente picconi e sciamarri. Erano cenciaiuoli o
-_bazzareoti_[175] gente della più vile e povera condizione, che viveva
-stretta ed ammucchiata in alcuni di quei luridi covili del Mercato e
-del Lavinaro, che si dicevano e si dicono tuttora _fondachi_, e che
-la progredita civiltà ha ora diminuiti, o in buona parte migliorati,
-ma non ancora interamente distrutti. Laceri e seminudi furon i primi,
-che allora si chiamassero _lazzari_, e questo nome, che i superbi
-dominatori spagnuoli diedero loro come una ingiuria, i plebei sollevati
-della città e del regno, imitando i _Bruzii_ dell'antica Italia, ed
-i _gueux_ delle Fiandre, lo adottarono volentieri, come un titolo
-onorifico, e come un distintivo di animo libero ed indipendente[176].
-
-Era Girolamo Letizia o di Letizia uno degli affittatori
-dell'arrendamento della farina, che, uscito dalla plebe, coi guadagni
-di quello si aveva procacciato non poche ricchezze. Uomo senza
-misericordia, non perdonava in alcun modo, come dicono le memorie
-contemporanee, a chi, entrando nella città con un poco di farina
-o con due pagnotte di pane, non ne avesse pagato prima il dazio
-corrispondente[177]. Oltre al fatto della moglie di Masaniello,
-narravasi di lui, che una volta, per un contrabbando di pochissimo
-momento, avesse fatto condannare alla frusta due povere contadine de'
-casali di Napoli. Era quindi oltre ogni dire odiato dalla povera gente.
-
-Ora i lazzari, bruciato che ebbero l'ufficio della gabella a Porta
-Nolana, secondo gli ordini ricevuti, si portarono al _Largo di
-Portanova_, ove nel palazzo della famiglia Mormile de' Duchi di
-Campochiaro, ora segnato col numero civico 11, abitava allora
-il Letizia. Ivi giunti, occuparono tutti gli sbocchi delle vie
-circostanti, e circondarono il palazzo, gridando sempre: _Viva il Re
-e muoja il mal governo!_ Poscia, rotta ed aperta la porta con mazze
-ferrate o colle fiamme, alcuni di loro salirono sulla casa del Letizia,
-e, preso tutto ciò che vi era, dalle finestre lo gittavano nella
-piazza; altri dal basso riunivano il tutto in catasta e vi ponevano il
-fuoco. Magnifici arazzi, ricche cortine di seta e di oro, scrittorii di
-ebano intarsiati di argento o di avorio, quadri di nobilissima pittura,
-vasellame di argento ed ogni altra preziosa suppellettile era preda
-dalle fiamme. Nè si risparmiavano le gioie o il denaro contante, non
-le cose commestibili, non gli stessi animali, che in quella casa per
-avventura si trovassero. Così il tutto riducevasi in cenere[178], senza
-che alcuno di quei miserabili pensasse a sottrarre o a serbare per sè
-un oggetto qualunque, fosse pure di nessun valore. E mentre il fuoco
-distruggeva quelle robe, frutto de' guadagni procacciati colle odiose
-gabelle, Giovanni d'Amalfi alla gente circostante gridava: _Vedi,
-popolo mio, queste robe sono delli officiali, che se l'hanno fatto col
-sangue di noi altri poveri; si buttano in questo fuoco e si bruciano,
-per ordine di Masaniello, mio fratello_[179]. Il popolo in parte
-compiaciuto, in parte atterrito, guardava meravigliato ed attonito
-l'orrido spettacolo.
-
-Ma ormai la plebe sollevata aveva la coscienza delle proprie forze,
-e, non contenta dell'abolizione delle gabelle e dell'amnistia pe'
-fatti de' 7 ed 8 luglio, accordate facilmente dal vicerè, dimandava
-istantemente altre più larghe concessioni, e la _isopolizia_ o la
-eguaglianza de' diritti coi nobili del governo municipale della
-città. _Vogliamo il privilegio di Carlo V_, aveva arditamente detto
-Masaniello al Duca di Maddaloni ed agli altri nobili spediti al Mercato
-dal vicerè; _vogliamo il privilegio di Carlo V_, ripetevano in coro i
-_lazzari_, che, come gente bassa, al dire di un contemporaneo[180],
-non sapevano parlare. Un vecchio, in abito da prete e con lunga
-barba, era l'autore e l'anima di queste risoluzioni. Egli istruiva il
-pescivendolo, già pubblicamente acclamato Capitan generale del popolo;
-egli gl'insinuava le grazie ed i privilegi da dimandarsi al vicerè,
-egli gli spiegava come l'aquila e le colonne di Ercole, che si vedevano
-sulla porta della Vicaria (il palazzo di giustizia), fossero le insigne
-del benefico imperatore, e che perciò dovessero essere rispettate.
-Questo prete e questo consigliere era D. Giulio Genoino.
-
-La vita del vecchio agitatore, ne' 27 anni decorsi dal 1626 al 1647,
-era passata tra le angustie e gli stenti del carcere, e tra le liti
-e le molestie procacciategli dalla sua indole turbolenta, e dalle
-persecuzioni de' nobili, suoi antichi nemici. Carcerato in Ispagna,
-ove, dopo la caduta dell'Ossuna erasi condotto, e, con sentenza
-de' 28 Settembre 1620, condannato in Napoli alla forgiudica[181],
-egli nel 1621 aveva ottenuto da re Filippo IV, con dispaccio de' 18
-novembre, che il suo giudizio fosse in Napoli stesso riveduto[182]. Ed
-infatti una Giunta speciale composta del licenziato Francesco Antonio
-d'Alarcon, cavaliere dell'abito di S. Giacomo, commissario delegato
-del re, e da quattro giudici scelti ne' tribunali del regno, intese
-novellamente il Genoino trasportato prima a Baia e poscia a Capua[183].
-Ma il secondo giudizio non fu molto diverso dal primo, ed egli fu
-condannato a carcere perpetuo in qualche castello appartenente alla
-Corona di Spagna, che non fosse nel regno; e, per ordine del re, in
-data de' 22 ottobre 1622, gli fu assegnata la fortezza del Pignone in
-Africa. Così visse ivi più o meno strettamente per 12 anni, sinchè,
-avendo mandato alla Corte il modello in legno della fortezza[184] ove
-stava rinchiuso, ottenne dal re la grazia della libertà: mediante
-il pagamento di 4000 ducati, e coll'obbligo di restare in qualche
-luogo dell'Andalusia o di Castiglia o confine. La carta con cui gli
-fu partecipata la grazia sovrana, è del 12 febbraio 1634[185]. Se non
-che, dopo alcuni anni, il Genoino ritornò in Napoli, ove, rinfocolati
-gli odii antichi, e suscitati nuovi sospetti, a' 2 Ottobre del 1639,
-ad istanza degli Eletti della città, fu per estranee cagioni sostenuto
-per qualche tempo nel Castel Nuovo[186]. Allora vedendo, come egli
-stesso dice, “la sua persecuzione dello stato secolare, e che dove
-meritava premio, gli si era data pena, risolse, nel residuo della sua
-vecchiezza, servire Dio in istato di sacerdote, e con Breve apostolico,
-prese gli ordini sacri, servando tutte le sacre costituzioni e le
-prescrizioni del Concilio di Trento, per mano di D. Basilio Cacace,
-arcivescovo di Efeso[187]„.
-
-In queste nuove condizioni di vita ritrovavasi, allorchè la imposizione
-della gabella sui frutti, che egli più che altra riconosceva odiosa
-al popolo, venne a rinnovellare le sue antiche speranze. Ne' primi
-mesi del 1647 fu veduto spesse volte, verso l'imbrunire, stringersi
-a secreto colloquio con Masaniello nella Chiesa del Carminello al
-Mercato[188]. L'astuto vecchio aveva scorto l'influenza che il giovane
-pescivendolo esercitava sulla plebe del Mercato e del Lavinaro,
-l'avversione che nutriva contro i nobili ed i prepotenti, l'animo
-pronto ed ardito, ed il buon senso, che nascondeva sotto le apparenze
-della spensieratezza e della buffoneria. Lo indettava quindi, e lo
-preparava a' futuri casi ed a' moti facilmente prevedibili.
-
-Nè le sue speranze fallirono. Ciò che egli aveva già inutilmente
-tentato nel 1620, ora, scoppiata la sollevazione, assai più largamente
-dal popolo ottenevasi. Le chieste immunità e prerogative, poichè
-quel privilegio di Carlo V, che invocavasi, non era mai esistito,
-_ad honore conservatione e gloria della Maestà Cattolica..... del
-Re, dell'eminentissimo.... cardinal Filomarino.... arcivescovo....
-dell'eccellentissimo signor Duca d'Arcos, vicerè.... e del signor
-Tommaso Aniello d'Amalfi, capo del... fedelissimo popolo_, erano ai
-13 luglio, dallo stesso Vicerè, in nome di Sua Maestà Cattolica, ad
-esso _fedelissimo_ popolo restituite, ampliate e confermate, ed anche
-solennemente giurate. Gli eventi inoltre superavano la aspettazione del
-Genoino, ed oltrepassavano i privilegi conceduti. Dai 7 luglio fino al
-3 Giugno dell'anno seguente, il _Tribunale di S. Lorenzo_ non fu più
-riunito. I nobili cessarono affatto dal governo della città, e l'Eletto
-del Popolo restò solo a disporre di tutti gli affari municipali.
-Francesco Antonio Arpaia, il compagno del Genoino ne' tumulti del 1620
-e nelle pene indi sofferte, chiamato da Teverola, ove era governatore
-di quella terra, fu allora da Masaniello nominato ad un tale importante
-ufficio[189].
-
-In questo frattempo la famiglia del pescivendolo divise con lui il
-rispetto ed i riguardi, che egli così inaspettatamente si ebbe. Tutti
-coloro, che in qualunque modo gli appartenevano, in quei pochi giorni
-di potere, si gloriavano e cercavano anche di profittare della loro,
-fosse pur lontana, parentela. Nè mancò chi, tuttochè affatto estraneo,
-si volle dare a proprio vantaggio per congiunto di lui. Così fece un
-marinaio di Chiaja, che nella domenica 14 luglio spacciatosi per nipote
-di Masaniello, andava per quella contrada facendo ricatti e minacciando
-l'incendio e la morte a chi si negava alle dimande. Il capitan generale
-appena n'ebbe notizia, ordinò che restituito a ciascuno il danaro con
-quella invenzione sottratto, il marinaio venisse condotto al Mercato a
-subire colla morte rigoroso castigo dei suoi ladronecci[190].
-
-Ma tra tutti i parenti ed i cognati di Masaniello, coloro che
-principalmente ebbero parte al potere ed agli onori, furono in
-ispezialità il fratello e la moglie. Giovanni di Amalfi fu quasi
-come un luogotenente di lui. Egli negli otto luglio metteva le nuove
-_assise_ ai commestibili nelle botteghe e nei posti della città. Egli
-nel giovedì, allorché dovettero fissarsi le capitolazioni col vicerè,
-precedette ed annunziò l'arrivo del fratello a Palazzo. Egli nel sabato
-13, vestito di lama d'argento turchino, lo accompagnò nella trionfante
-gita al Duomo pel giuramento delle dette capitolazioni. Egli era col
-fratello a spasso nella gondola del vicerè a Posillipo, ed al banchetto
-in Poggioreale nella domenica e nel lunedì 14 e 15 luglio. Egli
-finalmente nella sera dello stesso dì 15 luglio, vigilia della morte
-di Masaniello, fu da costui spedito con una mano di circa 500 plebei ad
-inseguire e catturare il Duca di Maddaloni nelle vicinanze di Benevento
-ove credevasi essersi rifugiato[191].
-
-Bernardina d'altra parte godette del pari; e forse anche più di
-lui, della mutata fortuna del marito. Il vicerè, che conosceva la
-influenza di lei sull'animo di costui, cercò con ogni mezzo blandirla
-e rendersela benevola per suoi fini con ricchi regali, ed anche
-invitandola a recarsi a Palazzo[192].
-
-Nella domenica 14 luglio verso sera una carrozza di corte tirata da
-sei cavalli[193] ed accompagnata da quattro alabardieri tedeschi,
-si fermò innanzi alla povera casa posta a fianco al vico Rotto. Poco
-stante la madre, la moglie e la sorella con due cognate ed un'altra
-parente di Masaniello, tra l'ammirazione dei lazzari e l'invidia delle
-comari del Mercato e del Lavinaio, si collocarono in quella. Le loro
-vesti convenivano alla presente non alla passata fortuna. Bernardina
-portava una roba all'_imperiale_, colle maniche gonfie (_a presutto_)
-una gonnella ed una sopravvesta o giubbone di lama d'oro e di seta,
-guarnita di fasce piccate e di trine e repunti pure di seta o di
-oro[194], ed usava il guardinfante, la cui moda da poco tempo era stata
-introdotta dalla viceregina duchessa di Monterey[195]. Aveva al collo
-una ricca e pesante collana d'oro, regalo della duchessa d'Arcos. Le
-altre donne pure si erano ornate di vesti ricche e sfarzose scelte
-tra le robe, che già si erano saccheggiate al duca di Maddaloni, e
-Grazia d'Amalfi aveva in braccio un fanciulletto di pochi mesi anche
-riccamente addobbato.
-
-Allorchè la carrozza si avviò verso Palazzo, e mentre passava per
-le vie della città popolate di gente curiosa di vedere lo strano
-spettacolo, la famiglia di Masaniello riceveva dovunque i plausi ed
-i saluti rispettosi della plebe che gridava: _Viva la Spagna, viva
-il popolo, viva Masaniello!_ Alla porta del parco, che era dove ora,
-nella strada di S. Carlo, si vede il cancello del giardino reale coi
-cavalli di bronzo, le donne smontarono, e la Bernardina si pose nella
-sedia della stessa viceregina, la cognata in quella di D.ª Catarina
-d'Ayala, moglie del visitatore generale del regno D. Giovanni Chacon
-y Pons de Leon, e le compagne in altre sedie di dame, che allora
-trovavansi in corte. Così attraversarono il parco fino ai piedi della
-scala del palazzo, ove furono ricevute dal capitano della guardia e
-dal cavallerizzo maggiore del vicerè col capo scoverto, e servite dagli
-alabardieri e dai paggi sino alla camera, dove si trovava la viceregina
-con suo fratello, D. Vincenzo d'Aragona, con lo stesso visitator
-generale, col cardinale Filomarino, e con alcune principalissime
-signore del Regno.
-
-Le accoglienze furono non solo cortesi ma anche amorevoli. Due dame
-di compagnia si fecero sulla porta della camera incontro alle sei
-donnicciuole, e la viceregina alzatasi si accostò alla moglie di
-Masaniello, dicendole in ispagnuolo: _Sea V. S. Illustrisima muy bien
-venida._ (Vostra Signoria Illustrissima sia la molto benvenuta). Al
-che la moglie di Masaniello, non sconcertata dal luogo insolito per
-essa e dalla presenza di persone tanto superiori alla sua condizione,
-abbracciandola, ed all'uso popolaresco, come da uguale ad uguale,
-appiccandole due sonori baci sulle guance, rispose prestamente:
-_E Vostra Eccellenza la molto ben ritrovata._ Poscia, finiti gli
-abbracciamenti ed i baci, che furono nello stesso modo ripetuti colle
-altre signore presenti, ed anche dalle compagne della _generalissima_,
-e sedutesi la viceregina e la comitiva, Bernardina soggiunse: _Vostra
-Eccellenza è la viceregina delle signore, ed io sono la viceregina
-delle popolane._
-
-In questo le visitatrici furono abbondantemente regalate di dolciumi
-e di rinfreschi, ed il Chacon, volendo cattivarsi la benevolenza della
-famiglia del Capitan Generale, prese tra le braccia quel bamboccio suo
-nipote, al quale non disdegnava di fare singolarissime carezze, come se
-fosse stato un figliuolo della stessa viceregina. Egli, che era stato
-autore principale a mantenere la gabella sui frutti, corrotto, come fu
-fama, dai regali che gli arrendatori di quella aveano perciò fatti alla
-moglie di lui[196], aveva ragione di temere l'ira del popolo. Pochi
-momenti innanzi Masaniello, il quale prima di portarsi a Posillipo
-l'aveva incontrato nelle anticamere di palazzo reale, si era accostato
-a lui, e presolo pel petto, con termini risoluti, gli avea detto:
-_Signor visitatore, mi è stato riferito che voi siete un gran mariuolo,
-e che in ispecie avete rubato ad uno che so io seimila ducati. Se io
-non vi ho castigato ancora conforme meritate, abbiatene obbligo al
-Signor Cardinale mio signore, ma per l'avvenire state bene in cervello,
-perchè vi bisogna._ D. Giovanni Chacon se l'ebbe per detto, e quindi
-cercava con questi bassi mezzi rendersi amico il Capitan generale del
-popolo.
-
-D'altra parte la viceregina, presentando un ricco monile ed un gioiello
-in diamante alla Bernardina, con bei modi si adoperava a persuaderla
-perchè avesse indotto il marito a depositare il comando, or che le
-capitolazioni erano state giurate, ed il popolo aveva ottenuto quanto
-dimandava; e la sollecitava perchè quegli si rimanesse contento ormai
-delle mercedi promessegli: _Senora comadre_, conchiudeva la viceregina,
-_haga de manera, que su marido dexe el mando, porque se quieten las
-cosas._ — _Oh questo poi no, signora commara_, rispondeva a tali
-insinuazioni l'accorta donna. _Se mio marito abbandonasse il comando,
-nè la sua nè la mia persona sarebbe più rispettata. Però sarà meglio
-che ambedue stiano uniti, il Vicerè e Masaniello, cosicchè l'uno
-governi gli spagnuoli e l'altro il popolo_[197].
-
-L'ardita risposta non piacque per fermo alla viceregina, che
-dissimulando non aggiunse altro, ma accomiatò gentilmente la Bernardina
-e le sue compagne fino alla porta. Così allegra e contenta la comitiva
-si partì, e colla stessa carrozza tornò a casa, seguìta dal dono
-ricevuto, che era portato da un facchino in un canestro (_spasa_),
-coverto da una tovaglia di taffettà turchino, ed accompagnato dagli
-alabardieri e dai servitori, i quali quando furono nel Mercato,
-suonarono di nuovo le trombe e le donne smontarono e si riceverono il
-detto regalo[198].
-
-Ma non passarono due soli giorni e la scena cangiò interamente. Nel
-mattino di martedì mentre _maddamma_ Antonia[199], la vecchia madre
-di Masaniello, Bernardina e Grazia incerte, ma pur presaghe del loro
-danno, sole ed abbandonate da tutti in un angolo della loro casa
-piangevano e si comunicavano a vicenda i propri timori, un mormorio
-continuato e lontano pervenne al loro orecchio. Erano gridi di trionfo
-o di morte? Masaniello aveva, come nel mercoledì precedente, trionfato
-dei suoi nemici, o tutto era finito per esse, potere, agi ed onori?
-L'incertezza non tardò guari a dileguarsi. Il rumore si faceva più
-chiaro e distinto; era una turba di popolo che gridava: _Viva Dio e
-il re di Spagna, Masaniello è morto, Masaniello è morto! sotto pena di
-ribellione nessuno nomini più Masaniello!_ A quelle parole, la povera
-Bernardina diè un alto grido e cadde tramortita al suolo.
-
-In questo momento quella ciurma di popolani era giunta nella piazza del
-Mercato, e sparando alcune archibugiate in aria, ripeteva gli stessi
-gridi ed applausi. Un suono di tromba fu ripetuto tre volte, e, fattosi
-silenzio, un banditore ad alta voce lesse:
-
-
- _Bando e comandamento per ordine di Sua Eccellenza._
- PHILIPPUS DEI GRATIA REX
-
- In esecutione dell'ordine oretenus dato a noi da S. E.
- si fa il presente Bando, per il quale si ordina et comanda
- a tutte et qualsivogliano persone di qualsivoglia grado,
- stato et conditione si sia, che fra il termine di 24 hore
- debbiano restituire et dar nota in poter nostro di tutte et
- qualsivogliano robe, cioè oro, dinari, argento quadri et ogni
- altro mobile di qualsivoglia sorte che sia, che si ritrovano in
- potere di qualsivoglia persona, pigliate dal q. Tommaso Aniello
- d'Amalfi o d'altri in suo nome da qualsivoglia persona e casa,
- et anche in potere di chi fossero andate dette robe, sotto pena
- di confiscazione de' loro beni, di morte naturale e diroccatione
- delle loro case; acciò havuta detta notizia se ne faccia
- avvisata S. E. per eseguire quanto comanderà. Ed acciò tutto
- venga a notitia di ciascuno, e nessuno possa allegare causa
- d'ignoranza, si ordina che si pubblichi il presente Banno, non
- solo nel Mercato di Napoli, dove solea vivere detto q. Tommaso
- Aniello, ma anche in ogni altro luogo dove sogliono pubblicarsi
- detti Banni. — Napoli 16 luglio 1647.
-
- D. GIULIO GENOINO
-
-Letto il bando[200] e replicato tre volte il suono di tromba, il
-banditore procedette altrove, ma quella ciurma di popolo si volse
-verso la casa di Masaniello; altri, come dice un testimone di veduta,
-per guardare quante robe in essa vi erano, altri per rubarle, giacchè
-era _sedia vacante_, altri finalmente per impadronirsi della moglie
-e della sorella e condurle prigioni innanzi al vicerè[201]. Capo di
-questi ultimi era Carlo Catania di Bracigliano, fornaio al Carminello,
-uno degli uccisori dello stesso Masaniello, compare ed amico di lui, e
-che era stato dal capitan generale, nel tempo del suo potere, nominato
-provveditore delle milizie popolari. Pure i beneficii non erano stati
-da tanto a vincere l'astio invidioso di lui, e il dispetto per le
-minacce fattegli da Masaniello, allorchè credendo di poter profittare
-del suo posto e della sua influenza, non temette di fare nel suo forno
-il pane cattivo e mancante. Forse anche la moglie di Masaniello entrava
-per qualche cosa in quest'odio e dispetto del Catania.
-
-Egli dunque alla testa dei suoi seguaci, irruppe nella casa del
-compare; andò difilato a Bernardina, la prese pel corsetto, e,
-servendomi delle stesse parole del Pollio, “maltrattandola di poco
-onore et boffettoni, et strascinata la condusse in istrada, con la
-sua _guancia_ (mano) dentro il petto di quella meschina„, che col seno
-scoperto e scarmigliata empiva l'aria di strida[202] e disperatamente
-piangeva. Nello stesso modo Grazia di Amalfi maltrattata e vituperata,
-era presa da altri compagni del Catania. Nè d'altra parte la grave età
-era di schermo all'Antonia. Anch'essa insieme colla madre di Marco
-Vitale, il segretario di Masaniello[203], veniva da quei popolani
-imprigionata. Così le povere donne tra le beffe e gli scherni erano
-condotte a Palazzo, facendo le stesse vie, che avevano fatte nella
-domenica antecedente in un modo tanto diverso. Non vi furono vituperii
-ed ingiurie, che quella gente villana ed inferocita non facesse a
-quelle infelici. Non era persona, dice pure un grave scrittore di
-quegli avvenimenti, che non si accostasse a darle un calcio o a
-strapparle i capelli[204]. Alcuni plebei precedendo la ciurmaglia,
-gridavano; _largo largo alla signora Duchessa delle sarde_; e qualcuno,
-che non aveva mancato d'inchinarle e reverirle nei tempi della loro
-fortuna, ora vilmente non risparmiava i motteggi e gli strapazzi[205].
-
-Nè d'altra parte il vicerè e la viceregina più generosi si mostrarono
-nel giorno del loro trionfo. Allorchè le donne, giunte finalmente
-a Palazzo e portate innanzi al vicerè, si gettarono ai suoi piedi
-chiedendo misericordia ed aiuto, il Duca d'Arcos non ebbe pietà alcuna
-di quelle infelici. La stessa viceregina, che volle vederle, quasi per
-prendersi la sua rivincita, sfogò (come accennano alcuni, sebbene altri
-lo neghino) il dispetto della domenica antecedente, dileggiando la
-povera vedova, veneranda allora per l'improvvisa sventura, col titolo
-d'illustrissima, di generalissima e di viceregina delle popolane.
-
-Soli il cardinale Filomarino e l'Eletto del popolo Francesco Antonio
-Arpaia fecero sentire una parola di compassione tra gli strapazzi e
-gl'insulti di tutti. Essi pregarono il vicerè a risparmiare quelle
-povere donne, e così furono mandate nel Castel Nuovo, ove per alcuni
-giorni ebbero vitto ed abitazione, ed ove furono pure trattenuti in
-seguito il fratello, il cognato e gli altri parenti di Masaniello,
-che al primo conoscere della morte di lui, si erano fuggiti o
-nascosti[206].
-
-
-III.
-
-Ucciso Masaniello, il Duca d'Arcos credette che la rivoluzione con
-lui fosse omai spenta. Egli, ordinata una gran cavalcata, a cui
-intervennero i cavalieri e gli uffiziali o ministri principali dei
-regii tribunali, col cardinale arcivescovo e con buona guardia di
-fanteria e cavalleria ben armata, andò al Duomo per render grazie a
-Dio ed al Glorioso S. Gennaro, patrono principale della nostra città,
-per la quiete omai ottenuta, e girò lieto e contento pel Mercato e per
-le altre vie della città. Nello stesso tempo ordinò che si facesse
-l'inventario delle robe conservate tanto nella casa di Masaniello
-quanto nei magazzini del Mercato, del che fu dato incarico all'Eletto
-del popolo. Secondochè asserisce il buon prete Pollio, il quale
-accompagnava il compare in questa occasione, lo Arpaia chiamò per suo
-segretario Vito Antonio Cesarano, onde scrivere minutamente tutto ciò
-che ivi si fosse rinvenuto; e nel far l'inventario, molti dissero che
-gli uccisori di Masaniello, in quella notte che seguì la morte di lui,
-si avessero pigliato gran quantità di oro ed argento ed un baule di
-monete, trasportando il tutto per gli astrici della casa[207].
-
-Poco dopo due bandi, uno dei 17 e l'altro de' 21 luglio, alle preghiere
-dello stesso Eletto e per far cosa grata al _fedelissimo_ popolo,
-estendevano l'amnistia accordata pei fatti del 7 luglio in poi anche
-al fratello ed al cognato di Masaniello, che ne erano stati prima
-col bando dei 16 di quel mese eccettuati[208]. Se non chè Giovanni fu
-dato, come suol dirsi, in consegna a Marco di Lorenzo macellaio, che
-cogli onesti guadagni del suo mestiere, si aveva procurato grandi e
-straordinarie ricchezze, tuttora tradizionali nella memoria del popolo
-perchè lo guardasse in sua casa, trattandolo nel miglior modo che fosse
-possibile[209].
-
-D'altra parte la moglie, la madre e la sorella di Masaniello cacciate
-dal Castel Nuovo[210], furono consegnate al Genoino, che era stato
-creato presidente della Regia Camera della Sommaria, e furono condotte
-alla casa di costui a S. Agnello dei Grassi ove per alcune settimane
-furono con conveniente assegnamento mantenute.
-
-Ma il fuoco era coverto di cenere e non tardò guari a divampar
-nuovamente, ed in modo anche più terribile e funesto di prima.
-I tumulti dei mercanti e dei tessitori di seta, degli studenti
-forestieri, dei pezzenti, e perfin delle donne contro il governo
-del Banco della Pietà o Monte dei Pegni, ciascuno per la revindica
-dei proprii diritti perduti, o per l'abolizione di qualche abuso
-introdotto, manifestavano gli animi sempre torbidi ed inquieti del
-popolo, e facevano agevolmente prognosticare altre più gravi ed aperte
-ribellioni[211].
-
-Il vicerè dal canto suo non negava cosa alcuna. Dissimulando, accordava
-e prometteva tutto, ben risoluto, quando che fosse, a non attender
-nulla.
-
-In questo stato di cose non mancava che un'occasione qualunque,
-la quale soffiasse nella brace ad eccitar l'incendio, e desse ai
-tumultuanti un novello capo. Questa occasione presto si offerse. Per la
-imprudenza ed ambizione del presidente Cennamo ai 21 agosto una seconda
-generale sollevazione del popolo scoppiò nella piazza della Sellaria,
-e, sebbene per poco, fece nuovamente comparire nella storia della
-rivoluzione del 1647 la famiglia di Masaniello.
-
-Le più antiche memorie, che io trovo della piazza _della Sellaria_
-rimontano al secolo XII. In quel tempo esso chiamavasi strada di
-_Capo di piazza_ (_platea capitis plateae_). In due istrumenti uno
-dei 5 febbraio 1194, e l'altro del 6 dicembre 1198, accennati nella
-_Platea_ del monastero di S. Severino della nostra città, si ricorda
-una casa con orto sita in Napoli in capo della strada detta _Capo
-di Piazza_, pertinenze di Portanova, non lontana dalla porta _delli
-Monaci_, e vicino alla chiesa dei SS. Cosmo e Damiano, _grancia_ di
-detto monastero. Con un altro istrumento dell'anno 1263 la detta casa
-è descritta come sita accanto alla strada, che andava a S. Arcangelo
-(_degli armieri_), chiesa appartenente al monastero Cavense, giusta
-il muro pubblico, e la torre vecchia della città[212]. Documenti
-posteriori determinano con maggior precisione il sito di quella chiesa
-e della contrada circostante. Da essi rilevasi che quella era posta
-propriamente nella piazzetta, ora vico _Molinello alla Sellaria_, tra
-il vico _Giudechella al Pendino_, che allora e in tempi anche più
-remoti dicevasi _Deposulum_, ed indi _fondaco di S. Martino_, e la
-_strettola degli armieri_, già vico _armentario armentariorum_[213].
-Nel 1743 questa chiesa fu profanata, e, come rilievo della citata
-Platea, la cona dei SS. Cosmo e Damiano, che era sull'altare maggiore
-di essa, fu trasferita nella cappella degli Spinola dentro la chiesa
-vecchia di S. Severino[214].
-
-Qui in processo di tempo, e propriamente nel 1585, esisteva la
-bottega e l'abitazione di Giov. Leonardo Pisani speziale che fu
-uno dei principali istigatori e capi della sedizione della plebe
-napoletana e della infelice morte dell'eletto del popolo Giov. Vincenzo
-Storace[215], avvenuta nel maggio di quell'anno. Allorchè sedato il
-tumulto e rimesso l'ordine nella città, il vicerè dopo qualche mese
-procedette al giudizio ed al castigo di quelli che vi avevano preso
-parte, il Pisani, essendosi a tempo posto in salvo, fu condannato a
-morte in contumacia, la sua casa fu diroccata, e sul suolo di essa, ove
-si era seminato il sale, fu eretto un monumento, nel quale in apposite
-nicchie si collocarono le teste e le mani di 24 principali giustiziati
-con grate di ferro sopra perchè non potessero indi togliersi. Una
-iscrizione in mezzo ricordava il nome del Pisani, il delitto commesso,
-ed il castigo[216]. Per parecchi mesi quel miserando ed orribile
-spettacolo contristò lo sguardo dei napoletani, che passavano per
-quella via, una delle più frequentate della città; ma finalmente il
-vicerè successore, alle preghiere del nuovo Eletto del popolo Giov.
-Battista Crispo, permise che quella memoria di lutto e d'infamia
-venisse cancellata. Allora i teschi e le mani degl'infelici furono
-condotti al ponte _Guizzardo_ ora della Maddalena, luogo di sepoltura
-dei giustiziati. Più di 2000 persone, molto clero, e diverse religioni
-di frati accompagnarono colle torce accese le postume esequie,
-solenne dimostrazione e pubblica protesta del popolo contro il governo
-spagnuolo[217].
-
-Dall'altro lato della via _Capo di Piazza_, dopo l'angolo della strada
-di S. Biagio dei _taffettanari_ ed il vicolo che dicevasi di _Pistaso_
-ed ora dei _Ferri vecchi_ al Pendino, sorgeva nel secolo XII il palagio
-di Pietro delle Vigne, di colui cioè: _che tenne ambo le chiavi del
-cor di Federico II_, edificato sul suolo già appartenente al monastero
-Cavense. Ivi nel 1254 dimorò per alcun tempo papa Innocenzo IV, ed ai
-7 Dicembre dello stesso anno vi morì. Ivi dopo tre giorni fu eletto
-il nuovo pontefice Alessandro IV, che vi si trattenne fino al maggio
-dell'anno seguente. Il palagio, che, tenuto anche conto della modesta
-maniera di abitare in quel tempo, dovette essere un edificio nobile e
-vasto, potette albergarvi il pontefice, la curia romana ed i cardinali
-del Sacro Collegio, ed avere oltracciò sufficiente località, ove
-tenersi il pubblico studio di teologia, decreti, decretali e leggi
-canoniche che lo stesso papa Innocenzo IV nella sua venuta in Napoli
-vi aveva istituito, fu coll'orto adiacente e cogli altri beni di Pier
-delle Vigne dal medesimo Papa Innocenzo IV conceduto alla famiglia
-dei Fieschi, cui egli apparteneva, ed alla quale in virtù delle
-convenzioni stipulate con Clemente IV nella investitura del reame, fu
-anche da Carlo I d'Angiò confermato. Ivi verso il 1285 dallo stesso re
-Carlo I furono collocate l'officina o zecca delle monete, e la corte
-dei conti che da essa dipendeva; ed ivi l'una e l'altra si tennero
-fino al 1333, allorchè furono trasportate dirimpetto la chiesa di S.
-Agostino nel sito, dove fino a poco fa era l'officina delle monete. In
-processo di tempo la casa pervenne alla famiglia Barbati, nobile del
-sedile di Montagna, ed indi nel secolo XVI alla corporazione dell'arte
-della lana. Così in essa si stabilirono le opere di bagnare, tingere,
-e _frisare_ i panni, e tutto il fabbricato, al quale si accedeva
-dalla Sellaria e dal vicoletto di S. Palma, ebbe nei tempi di cui
-discorriamo, la denominazione di _Fondaco della zecca dei panni_[218].
-
-La strada _Capo di piazza_, che, a quanto può rilevarsi dalle vecchie
-carte, distendevasi dal sito ove ora è la chiesa di S. Biagio fino
-al vicoletto _Fate_, o alla piccola chiesa di S. Giacomo dei Mormili
-da un lato, ed a poco più oltre la strada degli _Armieri_ dall'altro,
-formava, sotto gli Svevi e gli Angioini, una delle _ottine_ o piazze
-popolari della nostra città. Essa allora, come ordinariamente le
-altre piazze sì nobili come popolari, aveva il suo proprio sedile o
-teatro, che non sappiamo precisamente dove fosse collocato, e che,
-probabilmente dopo la riforma o la nuova costituzione data ai sedili di
-Napoli, nella seconda metà del secolo XIV, o cangiò nome o fu abolito,
-non trovandosene più memoria dopo il 1392[220]. Dopo quel tempo anche
-la strada perdette a poco a poco la sua primitiva denominazione, e
-prese quella di _piazza della Sellaria_ (_Ruga o Platea Sellariorum_)
-dalla via che la continuava ad oriente e che comincia a comparire in
-alcuni documenti della fine del secolo XIII[222]. In un istrumento
-del 1334 ricordasi pure la via della _Sellaria vecchia_, che andava
-ad un'altra strada detta della _Pullaria_[223]. Sembra inoltre che
-anche in quel torno di tempo, l'antico sedile o qualche altro, pure
-appartenente all'ordine popolare, che nella medesima contrada a quello
-era forse succeduto, raccogliesse i diritti e le prerogative di tutti
-quei sedili popolari, che erano nell'ambito intero della vecchia città.
-Questo sedile, che aveva allato una casa ed una cappella intitolata
-a S. Chirico o S. Ciriaco, onde ingombravasi la via, secondo alcuni
-nostri scrittori, era posto nella piazzetta, ov'è la seconda fontana,
-e dove ora comincia la strada del _Pendino_. Per alcune dipinture, da
-cui era adornato, dicevasi volgarmente _lo sieggio pittato_[224]
-
-Nel 1466 re Alfonso I d'Aragona ordinò che il sedile insieme colle
-fabbriche che vi erano attaccate, fosse diroccato, affinchè in tal modo
-si regolarizzasse quella strada che allora era la più bella ed ampia
-della città, e vi si potessero fare giostre e tornei, come nelle vie
-extramurane di Carbonara e delle Corregge. Il fatto produsse grande
-commozione e dispetto nel popolo _grasso_, come allora dicevasi la
-borghesia, e nel popolo minuto, la plebe. Si credeva che fosse stato
-quello un pretesto per favorire Lucrezia d'Alagno, che aveva la casa
-in quel sito, e che prevalendosi dell'amore ardentissimo a lei portato
-dal re, lo aveva indotto a far abbattere quell'edificio, onde rendersi
-spedito e libero l'aspetto della strada. Altri e forse non a torto,
-credettero che Alfonso avesse voluto ingraziarsi la nobiltà che vedeva
-mal volentieri come i popolani avessero un luogo proprio di riunione
-al pari dei nobili. Che che ne sia, certo è che ai 31 marzo dell'anno
-seguente 1456 il popolo radunato nella piazza della Sellaria tumultuò,
-la città tutta prese le armi, ed il re fu obbligato a cavalcare per le
-vie della medesima, onde placare gli animi esacerbati.
-
-Fermandosi in mezzo alla piazza e parlando ai capi dei tumultuanti,
-Alfonso cercò di dimostrare il miglioramento che da quel fatto la
-contrada avrebbe avuto, annunziò le giostre che a divertimento del
-popolo aveva intenzione di farvi, promise d'intervenire ivi alla
-processione di S. Gennaro detta dei _preti inghirlandati_, solita
-farsi il primo sabato di maggio in ciascun anno, la quale, tolti gli
-impedimenti del Sedile e della casa che stavano in mezzo alla strada,
-sarebbe comparsa più sontuosa e più bella. La presenza del re, se non
-le ragioni da lui addotte, acquetò gli animi dei più; il bando che egli
-poi fece nel giorno seguente, con cui dispose di aggregarsi al sedile
-di Portanova i principali cittadini del popolo _grasso_, togliendone i
-capi e quei che formavano la forza principale dei malcontenti, estinse
-affatto il tumulto. In quello stesso giorno si cominciò, come dice un
-cronista, “a levare la silicata della piazza e spianare lo terreno,
-come si ci volesse fare la giostra, e la strada restò longa, diritta ed
-uguale dal capo de lo Pendino fino lo piede della via di Pistaso[225].„
-
-E le giostre invero furono fatte, la processione fu con maggior pompa
-solennizzata, ma il popolo per parecchi anni restò senza rappresentanza
-e senza sede propria nel governo municipale, e quando dopo il breve
-dominio di Carlo VIII in parte nuovamente l'ottenne[226], non ebbe più
-un edificio speciale come i nobili, ma gli fu assegnato un locale nel
-convento di S. Agostino, ove nelle sue occorrenze potesse radunarsi.
-Senonchè la strada della Sellaria restò sempre come sede propria della
-giurisdizione popolare. Ivi nella processione di S. Gennaro, di cui
-innanzi ho parlato, si ergeva in ogni sei anni un _catafalco_, che
-raffigurava il distrutto sedile del popolo, e serviva temporaneamente
-a quelle stesse pompe, cui i sedili nobili, quando loro toccava, erano
-destinati. Ivi pure nella festa di S. Giov. Battista l'Eletto del
-popolo riceveva e faceva omaggio, come in propria dimora, al vicerè con
-istraordinari e magnifici apparati[227].
-
-Ai tempi di D. Pietro di Toledo questa via ebbe pure altri
-miglioramenti. La chiesa di S. Felice _in pincis_, una delle antiche
-parrocchie della città, che era posta più su verso l'angolo della via
-di S. Agostino alla Zecca, e che usciva alquanto più in fuori della
-linea delle case da quel lato, fu per ordine del vicerè abbattuta, e
-la cura, che vi era, venne aggregata alla parrocchia di San Giorgio
-Maggiore[228]. Allora fu pure eretta una fontana nel sito, dove già
-credevasi posto il sedile del popolo coll'immagine di Atlante che
-sostiene il mondo, il tutto opra del famoso nostro scultore Giovanni
-Merliano da Nola col disegno dell'architetto Luigi Impò.
-
-Da qui la strada prende ora il nome di _Pendino_, onde si denomina
-tutto il quartiere. Un tempo tale denominazione si restringeva solo
-a quel tratto, ove sbocca la via di S. Agostino alla Zecca, che
-scendendo in pendio da Forcella, si disse in prima _Pendino di S.
-Agostino_. Tenevasi ivi allora, come adesso per tutta la via, uno dei
-più affollati ed abbondanti mercati di commestibili in Napoli. Un arco
-antico finalmente, che non ha guari fu demolito, e la via che segue dei
-Zappari, chiamata nel secolo XIV piazza dei _Vindi_ o dell'_Inferno_,
-chiudeva la storica contrada ad oriente, e ricordava il vecchio recinto
-della città, e la nascita di Bartolommeo Prignano, che poi divenne papa
-col nome di Urbano VI[229].
-
-Or le strade della Sellaria e del Pendino nella mattina del 21
-agosto di quel memorabile anno 1647, brulicavano più che mai di gente
-innumerevole, che alla voce sparsasi di tradimento contro il popolo,
-vi era precipitosamente accorsa da tutte le parti della città. Uomini
-di ogni età e condizione, _lazzari_ e _cappe nere_[230], donne del
-popolo e fanciulli, e perfino frati non pochi ingombravano quelle vie
-già per l'ordinario così popolose. Uno era il pensiero di quanti ivi
-si raggruppavano in crocchio o a capannelli, uno il discorso di tutti
-dall'arco del Pendino alla cantonata dei Taffettanari.
-
-Narravasi ai curiosi ignari della causa di sì nuova e subita
-indignazione, che Orazio di Rosa, volgarmente detto _Razzullo_, tintore
-e _frisatore_ di panni abitante nel _fondaco della zecca_ e capitano
-del popolo, nella sera antecedente insieme col mercante di seta
-Agostino Campolo, abitante a S. Biagio, aveva sorpreso tra le mani di
-Marco d'Aprea mercatante di drappi d'oro, e di Giuseppe Vulturale, una
-specie di petizione o fede che andavasi firmando, e con la quale si
-attestava come Fabrizio Cennamo, presidente idiota della regia camera
-della Sommaria, ed il consigliere Antonio d'Angelo, non di ordine del
-popolo ma per opra di alcuni privati loro nemici, fossero stati ai
-tempi di Masaniello incendiati; e quindi si domandava che s'istruisse
-d'un tal fatto regolare processo, e che i colpevoli ne ricevessero
-condegno castigo. Aggiungevasi essere questa una prima scappatoia, con
-la quale il vicerè cercava di violare le capitolazioni solennemente
-giurate nel Duomo ai 12 del passato luglio, e l'amnistia accordata
-con quelle e confermata nel 16 dello stesso mese. Con tal pretesto
-voler egli togliersi d'innanzi tutti coloro, che si erano adoprati al
-disgravamento ed al bene del popolo. Così a poco a poco si sarebbero
-rimesse le antiche gabelle e le innumerevoli estorsioni, che prima del
-7 luglio opprimevano Napoli, i nobili avrebbero ripreso i loro vecchi
-abusi, ed il governo della città sarebbe tornato ad essere il monopolio
-di quelli. Ricordavansi pure con affetto le opere di Masaniello in
-beneficio del popolo che ora, senza un capo, non poteva sostenere
-i diritti ed i privilegi che si aveva rivendicati. Imprecavasi
-finalmente ai traditori della patria che ossequenti al vicerè davano
-mano al Cennamo ed al consigliere d'Angelo, e principalmente a D.
-Giulio Genoino, che tra musiche e banchetti, ora godevasi il posto di
-Presidente della regia Camera, prezzo ed arra di tradimenti passati e
-futuri[231].
-
-Gli animi del volgo si esasperavano oltremodo a queste novelle, e
-più alle insinuazioni di alcuni, che avevano interesse a portar la
-rivoluzione oltre i limiti segnati da Masaniello. Tra costoro erano
-specialmente Giovan Luigi del Ferro da Arpino, il dottor Antonio Basso
-nativo di Napoli, e poeta non ignobile fi quei tempi, D. Carlo Pedata
-ebdomadario del Duomo, Don Pietro Iavarone, sacerdote della terra
-di Giugliano, il dottor Aniello de Falco e qualche altro di parte
-francese[232], i quali predicavano non potersi aver fede alcuna negli
-spagnuoli, e rammentavano le loro promesse spesso fallite, i privilegi
-della città, ottenuti col danaro e col sangue, tante volte spergiurati
-ed infranti, i reclami del popolo sempre vilipesi e scherniti. Qualche
-rara e timida voce di moderazione e di fiducia era accolta da beffe e
-da minacce, e con grida unanimi di _abbasso gl'interessati, abbasso i
-giannizzeri[233], morte ai traditori_. Omai al tumulto non mancava più
-che un indirizzo ed un capo qualunque, e bentosto l'uno e l'altro si
-ebbero.
-
-All'angolo del Pendino in sulla svoltata della via dei Calderai,
-una vecchia vestita a bruno e salita sopra un poggiuolo accanto alla
-bottega di un salsumaio, apostrofava violentemente, tra i pianti e
-le strida, il popolo circostante. Era la madre di Masaniello, che il
-dolore e la disperazione rendevano veneranda ed eloquente. L'infelice
-rimproverava ai napoletani l'ingrata dimenticanza, con cui rimeritavano
-i beneficii ricevuti dai suoi figliuoli, mentre avevano lasciato
-trucidare barbaramente il primo e facevano ora perire nelle segrete di
-Castel Nuovo l'altro che pure tanto si era adoperato ed avrebbe ancora
-voluto adoperarsi in pro del popolo. Le parole e l'aspetto della misera
-genitrice, e più la memoria di Masaniello, determinavano i propositi
-fin allora incerti e contraddittorii della turba irritata: _A palazzo,
-morte a D. Giulio Genoino, ed ai traditori della patria. Viva Giovanni
-d'Amalfi!_ gridò Ciommo Donnarumma, che era quel salsumaio parente
-di Masaniello, di cui facemmo cenno più sopra. Il grido fu ripetuto
-dall'un canto all'altro della via del Pendino e della Sellaria, e più
-migliaia di uomini e di donne si avviarono tumultuosamente verso il
-palazzo reale.
-
-Il vicerè trovavasi allora in consiglio coi reggenti del Collaterale.
-Uso omai da qualche mese a queste continue dimostrazioni del popolo,
-egli alle dimande dei tumultanti di voler libero Giovanni d'Amalfi e
-consegnato nelle loro mani D. Giulio Genoino, traditore della patria,
-per mezzo di Bernardino Ferrero usciere della sua camera, rispose:
-Non poterneli soddisfare, aver mandato il primo a Gaeta per metterlo
-in sicuro dalle vendette dei suoi privati nemici, non trovarsi
-punto l'altro nel castello, come essi dicevano; ritornassero dunque
-tranquilli alle loro case, ai quotidiani lavori, e non disturbassero
-la quiete della città. La risposta del vicerè accrebbe l'ira dei
-rivoltosi. Alcuni di essi, volendo entrare nel palazzo, si avanzarono
-per far forza alle porte, altri con sassi cominciarono a molestare gli
-alemanni e gli spagnuoli, che vi erano di guardia. Ma costoro memori
-di quanto era avvenuto nella mattina del 7 luglio, erano preparati,
-giusta gli ordini del vicerè, a respingere la forza con la forza.
-Trassero quindi una scarica di archibugiate sugli assalitori, alla
-quale parecchi ne caddero morti o feriti, tutti gli altri, oltremodo
-impauriti, si gettarono a terra o fuggirono[234].
-
-Le memorie del tempo narrano di una vecchia che scarmigliata, come una
-delle furie, inanimiva i _lazzari_ ed i popolani all'assalto ed alla
-vendetta; ne tacciono però il nome[235]. A me pare assai verosimile che
-questa fosse la stessa Antonia, che l'amor materno rendeva furibonda e
-non curante della propria vita.
-
-Io qui non dirò l'irritazione del popolo alla novella sparsa per la
-città di questo avvenimento, l'accorrere delle schiere di S. Lucia
-a Mare sotto il comando di Onofrio Cafiero, e del Mercato e del
-Lavinaio guidate da Gennaro Annese al Regio Palazzo, l'assalto e la
-presa dei monasteri della Croce, di S. Luigi e di S. Spirito, allora
-posti di rincontro al medesimo, e della collina di Pizzofalcone che
-domina tutta la contrada, la morte del presidente Cennamo eseguita
-in mezzo della piazza della Sellaria, e finalmente le fazioni indi
-per cinque giorni combattute tra i popolani e gli spagnuoli. Omai
-si veniva a guerra aperta. Al grido di: _viva il re e muoia il mal
-governo_, succedeva l'altro di: _viva il popolo, morte agli spagnuoli._
-Le barricate s'alzavano a Visitapoveri nella strada di Porto, a S.
-Lucia, in istrada Toledo. I cannoni di Castello dell'Uovo traevano
-incessantemente su tutte le vie. La città era dovunque piena di strage
-e di lutto. Se non che il Cardinal Filomarino, richiestone da ambo le
-parti, anche questa volta s'interpose tra i contendenti. Dopo varie
-pratiche inutili, il buon prelato ottenne la sospensione delle armi,
-e poscia ai 26 di agosto la pace. Nuove capitolazioni, nelle quali
-principalmente stabilivasi la ripristinazione del sedile del Popolo
-nella stessa Piazza della Sellaria, furono conchiuse e firmate, ed indi
-ai 7 settembre solennemente giurate dal vicerè.
-
-Fatti son questi estranei al mio racconto[236]. La seconda
-sollevazione, che erasi iniziata col nome di Giovanni di Amalfi, non
-si ricordò più di lui nella lotta, non ne fece motto alcuno nelle
-capitolazioni.
-
-In una notte — era il 4 settembre — un portiere di camera del vicerè
-si presentò nelle stanze del Castel Nuovo, ove dimorava D. Giulio
-Genoino con Fra Luca dell'ordine di Malta, poco fa pei meriti dello
-zio fatto capitano di cavalli, e Giuseppe San Vincenzo, altro suo
-nipote, testè nominato giudice di Vicaria, e per ordine del vicerè
-l'invitò a seguirlo. D. Giulio raccolse le sue carte, i nipoti il loro
-bisognevole, e tutti insieme partirono. Un profondo silenzio regnava
-nel castello. Dopo di aver attraversato parecchi corridoi, scesero
-alcune scale e per la porta del soccorso uscirono nell'arsenale. Il
-soldato che era di guardia, ad alcune parole dettegli dal portiere
-del vicerè li lasciò passare. Nell'arsenale era pronta a salpare una
-galea. D. Giulio ed i suoi nipoti vi entrarono, e poco dopo la nave
-partì[237].
-
-Nella stessa notte un'altra barca conduceva a Gaeta la madre, la zia
-e la sorella di Masaniello, che insieme al cognato di lui, non so per
-qual tradimento o caso erano ricadute nelle mani del vicerè[238].
-
-D'altra parte due uomini gettavano in una sepoltura della chiesa
-di S. Barbara una bara. Era il cadavere di Giovanni d'Amalfi, poco
-prima strozzato segretamente nella fossa del _Miglio_ per ordine
-del Duca d'Arcos[239]. La sola moglie di Masaniello, perchè gravida,
-era risparmiata in questa comune tragedia della sua famiglia, ed era
-riserbata dal destino a nuovi dolori[240].
-
-Scorsero alcuni mesi. La rivoluzione era entrata nella terza ed ultima
-fase, in cui al grido di: _viva Dio ed il popolo_, si era proclamata
-la _serenissima real repubblica_ di Napoli, ed Errico di Lorena, Duca
-di Guisa, era stato chiamato a governarla, come doge di essa. Un giorno
-verso la fine di novembre, o il principio di dicembre — le memorie non
-lo precisano — questi, nello entrare che faceva, come era solito in
-ogni mattina, a sentir messa nella chiesa del Carmine, fu fermato da
-una donna vestita a bruno e velata, che inginocchiatasegli innanzi,
-gli presentava piangendo un memoriale. Il Duca con la gentilezza e
-con la galanteria propria della sua nazione, e che egli possedeva al
-sommo grado, invitò la donna ad alzarsi, e volto ad Agostino di Lieto,
-capitano della sua guardia, che gli era vicino, gli domandò chi fosse
-quell'infelice. _È la vedova di Masaniello_, rispose colui, _che chiede
-aiuto e soccorso da vostra Altezza Serenissima._ — _E non le mancherà
-nè l'uno, nè l'altro_, disse commosso il Duca; _la vedova di colui,
-che iniziò il movimento popolare di Napoli, e che moriva per liberare
-il popolo dall'oppressione spagnuola, ha dritto alla gratitudine della
-repubblica._ Indi prendendosi il memoriale da mano della Bernardina
-e consegnandolo al padre Capece, suo confessore, che pur lo seguiva,
-decretava che fossero assegnati alla medesima 50 scudi al mese[241].
-
-Ma questa fortuna della moglie di Masaniello non fu meno efimera
-delle altre. Non andò guari che nel 6 aprile dell'anno seguente gli
-spagnuoli, spenta la rivoluzione e caduto prigione il Guisa, occuparono
-quella parte della città che si teneva del popolo. Allora il conte
-d'Ognatte, nuovo vicerè del regno, mentre che promulgava una completa
-amnistia, cominciava una lenta ma terribile reazione contro il passato.
-Ora sotto un pretesto ed ora sotto un altro, tutti coloro, che avevano
-preso parte alle passate rivoluzioni, erano condannati a morte, o
-condotti in galera. I più accorti non si fidarono delle promesse
-spagnuole ed in numero di circa undicimila, come ricordano le memorie
-del tempo si fuggirono a Roma.
-
-E la Bernardina? Col ritorno degli spagnuoli tornò nella sua casa
-il bisogno e la miseria, tristi e spesso poco onesti consiglieri.
-Le passate guerre e lo scarso ricolto avevano prodotto una mancanza
-tale di grano e delle altre civaie, che nella nostra città potevasi
-scorgere quasi la carestia. L'infelice donna senza parenti, senza
-amici, senza aiuto alcuno, non aveva altra alternativa che la fame o il
-disonore. Bella e giovine ancora cedette alle seduzioni del vizio. In
-uno di quei vichi del Borgo di S. Antonio Abbate, ove miserabili donne
-facevan mercato del loro corpo, la vedova di Masaniello fu costretta
-a menare una vita di vergogna e di strapazzi[242]. Spesso i soldati
-spagnuoli, che, per la curiosità o per lo sfogo di brutali voglie, colà
-si conducevano, dopo averla goduta, aggiungevano all'onta il danno e
-l'insulto, e beffandola e motteggiandola col titolo altra volta così
-per breve tempo ottenuto, negavano alla meschina il prezzo del proprio
-disonore. Quei pochi giorni di fortuna, che sparirono tosto come una
-brillante meteora, erano allora per lei argomento maggiore di dolori e
-di oltraggi. Eppure in quel tempo, come a questo proposito il Pollio
-ricorda, Masaniello spesso usava della sua autorità per salvare gli
-spagnuoli dal furore del popolo. Egli li mandava via, dicendo esser
-soldati del vicerè suo compare, a cui spettava dar loro castigo, e così
-li faceva mettere in salvo[243].
-
-La peste finalmente, che dopo pochi anni desolò la città ed il regno,
-e colpì indistintamente gli oppressori e gli oppressi, pose nel 1656
-termine[244] alle miserie della sciagurata, che era stata moglie di
-Masaniello.
-
-
-
-
-PARTE TERZA
-
-MASANIELLO ED ALCUNI DI SUA FAMIGLIA EFFIGIATI NEI QUADRI NELLE FIGURE
-E NELLE STAMPE DEL TEMPO
-
-
- Mira, che del morir nulla paventa
- Chi le carriere alle rapine ha ferme,
- E ch'un'Idra di mali ha doma, e spenta.
- Mira l'alto ardimento ancor ch'inerme,
- Quante ingiustizie in un sol giorno opprime
- Un vile, un scalzo, un Pescatore, un verme.
- Mira in basso natale alma sublime,
- Che per serbar della sua Patria i fregi
- Le più superbe teste adegua a l'ime.
- Ecco ripullular gl'antichi pregi
- De' Codri, e degl'Ancuri e de' Trasiboli
- S'oggi un vil pescator dà Norma ai Regi.
-
- SALVATOR ROSA — _Satire, la Guerra_
-
-
-Tra i moltissimi scrittori sincroni o quasi, che narrarono le vicende
-della rivoluzione napoletana del 1647-48, non mancarono coloro,
-che vollero dar ai lontani e tramandare ai posteri, notizia delle
-fattezze, delle abitudini, della vestitura e del carattere del
-famoso pescivendolo, che fu l'iniziatore di quel moto meraviglioso.
-Essi furono il dottor Aniello della Porta[245]; il dottor Tizio
-della Moneca[246]; ed il noto letterato e genealogista Giuseppe
-Campanile[247], nei loro Diarii tuttora inediti; ed il Giraffi o
-Liponari[248], il Della Torre[249], il Birago[250], ed il Buragna[251],
-autori di opere sull'argomento già divulgate per le stampe, e
-finalmente il Sauli, non ha guari edito[252]; tutti per lo più
-testimoni oculari dei fatti che narrano.
-
-Ora, secondo costoro, che io qui confronto e riassumo concordando ed
-interpretando al meglio le loro parole, che sia per ignoranza, sia per
-modo diverso di vedere, o di apprezzamenti, sia per poca proprietà
-di linguaggio, sono talvolta oscure o diverse, Masaniello era un
-giovine di mezzana e quasi bassa statura[253], di corpo più tosto
-magro e svelto[254], di bruna carnagione[255] e di bello e piacevole
-aspetto[256]. Aveva i capelli castagni che erano tagliati ed attondati
-sulla fronte larga e formavano una corta zazzerina da dietro[257],
-gli occhi erano neri o cervoni ma vivacissimi[258], il viso più lungo
-che tondo[259], il naso lungo[260]; era senza barba[261] e con piccoli
-baffi biondi sul labbro[262].
-
-Il suo ordinario abbigliamento, secondo che concordemente attestano
-gli stessi scrittori del tempo, consisteva in una camicia ed in
-mutande di tela grossa e ruvida, ed in una _coppola_ o berretto rosso
-da marinajo in testa. Andava scalzo e portava le gambe ignude. Un
-abitino della Madonna del Carmine gli pendeva sul petto, ed anche,
-secondo alcuni, una piccola corona dal fianco. Qualche volta portava
-“nel collo involta una tovaglia per asciugare col soverchio caldo ed
-affanno i continui sudori della fronte„[263]. Nei giorni del suo impero
-ordinariamente il detto abito era di dobletto bianco, e aveva spesso
-una coltella sfoderata in mano[264]. Se non che quando agli 11 luglio
-andò a Palazzo, ed ai 13 al Duomo per volontà del cardinale arcivescovo
-Filomarino, usò un vestito di lama bianco di argento, ed un cappello
-con piume bianche[265], come si vede nel quadro di Micco Spadaro.
-
-Così i diaristi e gli storici contemporanei descrissero il celebre
-pescivendolo. Nè, d'altra parte, mancarono artisti che col pennello,
-col bulino, con la cera, o in qualche altro modo cercassero di
-rappresentare con più evidenza ed al naturale l'immagine sua. Che anzi,
-se dovesse credersi al de Dominici, parecchi e dei più famosi pittori
-della scuola napoletana, gareggiarono a farne il ritratto.
-
-Narra egli, che scoppiata la rivoluzione, Aniello Falcone per
-vendicarsi degli spagnuoli, che avevano ucciso un suo parente, formò
-“una compagnia di scolari che erano molti, di amici e di parenti, i
-quali uniti caminando, ove gli portava il capriccio, sacrificavano
-al loro furore quanti soldati spagnuoli venivano loro davanti; e,
-fattone inteso Masaniello per ottenerne licenza e protezione[266],
-fu dal medesimo dichiarato il Falcone (Aniello) capo della compagnia,
-alla quale fu dato nome: la Compagnia della Morte„. Erano tra questi
-Salvator Rosa, Carlo Coppola, Andrea ed Onofrio di Lione, Paolo
-Porpora, Domenico Gargiulo detto Micco Spadaro, Marzio Masturzo,
-Pietro del Pò, Giuseppe Marullo, Giuseppe Garzillo, Cesare e Francesco
-Fracanzani, Andrea Vaccaro col figliuolo Nicola, ed il famoso Viviano
-Codagora. Tutti costoro, armati di spade e pugnali, come era l'uso di
-quei tempi, andavan di giorno passeggiando per le strade, facendo da
-gradassi, ed uccidendo quanti disgraziati spagnuoli si paravano innanzi
-ad essi.
-
-“Non deve far maraviglia dunque, soggiunge il de Dominici, se molti
-ritratti si trovino di Masaniello di mano del Rosa. Uno ne possedeva
-Francesco di Maria pittore napoletano, e suo grande amico, al quale
-aveva egli stesso raccontato averne ricevuta buona ricompensa, e che
-Masaniello avendo saputo, che la maggior parte di quei della Compagnia
-della Morte erano bravi pittori, volle che i migliori facessero il suo
-ritratto, proponendo non volgar premio a chi meglio lo avesse dipinto
-al naturale; lo chè benissimo potè accadere, avendo egli regnato 13
-giorni e non già 8[267] come erroneamente credono alcuni. Quindi è,
-che dei ritratti fatti dal Falcone, da Salvatore, da Fracanzani, dal
-Marullo, dal Vaccaro, da Micco Spadaro, e Andrea di Lione, se ne vede
-adornato più d'un museo; e Salvatore se ne condusse uno in Roma, ove
-lo mostrò egli stesso al celebre Avvocato Giuseppe Valletta[268], e fu
-anche veduto dal nostro Luca Giordano, allorchè in Roma faceva i suoi
-studii: il quale aggiungeva la particolarità, che quel ritratto era
-meno della grandezza del naturale, e che quelli fatti da Micco Spadaro
-erano sempre in picciolo, avendo solamente Andrea Vaccaro, il Marullo,
-e il Fracanzani dipinto Masaniello al naturale„[269].
-
-Disgraziatamente però l'autorità del de Dominici, che empiva di favole
-le carte delle sue vite degli artisti napoletani, è ormai sfatata,
-e quello ch'egli dice della Compagnia della Morte, del concorso
-fatto fare da Masaniello ai pittori per il suo ritratto è tutto
-parto della sua fervida e feconda immaginazione[270]. Ed è anche
-assai inverosimile, sì perchè il Capitan Generale del popolo nei
-pochi giorni del suo impero, ebbe altro a che pensare, e non aveva
-certamente il tempo di _posare_ avanti ai sette o otto pittori che,
-secondo il de Dominici, doveano ritrarlo, e sì perchè nella natura di
-lui, schiettamente popolare e napoletana, si comprende agevolmente
-la soddisfazione di una passeggiata e di una _tavoliata_ a Posilipo
-(14 luglio), ma non la vanità di un ritratto eseguito dai migliori
-pennelli, che allora in Napoli esistevano. Nè finalmente, per quanto
-io so, nelle gallerie di Napoli e di altre parti, in Italia e fuori,
-si mostrano ora tele di Salvator Rosa o dei suoi compagni raffiguranti
-Masaniello[271], che pure, se fosse vero quel che narra de Dominici, ne
-avrebbero dovuto esser ricche.
-
-Solo due quadri conosco, che riguardano l'argomento, di cui ragiono,
-e che per altro non sono propriamente ritratti di Masaniello, sibbene
-rappresentazioni della sommossa, cui egli iniziò, e nella quale
-naturalmente è, come principale personaggio, raffigurato. Ed il primo,
-ben noto, è la tela di Micco Spadaro (m. 1,23 x 1,79) rappresentante
-il mercato di Napoli durante il primo periodo della rivoluzione
-(7-16 luglio 1647) che “non solamente è maraviglioso, come il de
-Dominici ben nota, ma è opera di stupore„. In esso il bravo artista
-volle riunire i varii episodii di quel memorabile avvenimento, e vi
-raffigurò Masaniello due volte; la prima nel secondo piano in fondo
-al quadro, sul tavolato innanzi la casa da lui abitata, vestito
-degli abiti ordinarii di pescatore, che con un crocefisso in mano,
-arringa il popolo circostante; e la seconda nel piano più innanzi,
-a cavallo, vestito di lama d'argento, e con un cappello di velluto
-cremisino in testa ornato da svolacchiante pennacchio[272]. Noi per lo
-scopo di questa scrittura riproduciamo qui il gruppo di Masaniello a
-cavallo[273].
-
-L'altro, poco conosciuto, o almeno poco ricordato tra noi, si conserva
-nella Galleria del Principe Spada in Roma, (1ª Sala, n. 18), ed è opera
-di Michelangelo Cerquozzi, discepolo del Cav. d'Arpino e di Pietro Laar
-fiammingo, e famoso pittore di bambocciate e di battaglie, donde prese
-il nomignolo, con cui fu più generalmente conosciuto[274].
-
-Il quadro è lungo circa m. 1 e mezzo; alto poco meno di un metro.
-Rappresenta parimenti la piazza del mercato di Napoli, ma nel primo
-momento della sollevazione. Sul davanti, in primo piano, verso il
-mezzo del quadro, si vede Masaniello a cavallo in camicia e mutande,
-con berretto rosso in testa, che grida e minaccia col braccio destro
-disteso, mentre con la sinistra regge il freno. Il cavallo bianco
-sembra una rozza staccata da uno dei carri poco lontani. Dietro
-Masaniello, sulla destra di chi guarda, si veggono molti ragazzi messi
-in varie file, armati di lunghe canne[275] i quali anch'essi stanno
-con le bocche aperte in atto di gridare. Intorno a Masaniello sono
-molti _lazzari_ o marinai con berretti rossi e molti contadini che
-tirano frutta in viso agli affittatori della gabella. Costoro portano
-l'abito nero, con cappelli neri a larghe falde e colletti bianchi,
-e scappano da tutte le parti. Un frate Domenicano, con le mani tese,
-sembra inframettersi per impedire quelle violenze. Il terreno è sparso
-di mucchi di frutta, cesti, sacchi, ed altri oggetti.
-
-Nel secondo piano poi è rappresentata la piazza con la chiesa e il
-campanile del Carmine in fondo, piena di gente che attende a vendere ed
-a comprare in calma, ed in modo che non pare essersi ancora accorta del
-tafferuglio che accade nel punto ove trovasi Masaniello.
-
-In tutto il quadro, riprodotto anche qui per intero, bellissimo per
-vivacità di composizione, per correttezza di disegno e per forza di
-colorito, è specialmente da notarsi, per quel che mi riguarda, la
-verità storica di alcuni dettagli; come p. e. la fisonomia tipica
-napolitana dei _guaglioni_ seguaci di Masaniello, che sembrano vivi e
-parlanti, il _toccalo_ in testa di alcune donne secondo il costume del
-Mercato e del Lavinajo in quei tempi[276], e principalmente l'aquila
-imperiale dipinta sotto le finestre della casa di Masaniello, alla
-quale non badò Micco Spadaro[277].
-
-Non debbo però tacere della tela che mostrasi nella nostra quadreria
-nazionale, rappresentante a mezza figura un paffuto popolano che si
-crede volgarmente il ritratto di Masaniello[278]. Egli ha un cappello
-piumato in testa ed una pipa in bocca che fuma; ma la tela, comunque
-forse appartenente alla fine del secolo XVII, pure non rappresenta
-che un popolano qualunque, e non dei paesi nostri. Basta por mente al
-cappello, insolito alla plebe napoletana, ed alla qualità della pipa,
-non usata tra noi, per convincersi di questa verità.
-
-Non parlo poi di varie tele, che per rappresentare un giovine marinaio
-o pescatore, si son credute e si credono ritratti di Masaniello.
-Esse non hanno alcuna autenticità. Tale a me parve un quadro che si
-possedeva dal fu mio amico avv. sig. Francesco Cangiano, grande amatore
-o collettore di libri ed oggetti antichi, e che ora non so, dopo la
-morte di lui, in mano di chi sia capitato.
-
-Notizie invece più sicure sul proposito, tramandate a noi da alcuni
-scrittori contemporanei, ci possono condurre a più sicure congetture.
-Narra il Campanile che, ucciso Masaniello ai 16 luglio, la sua testa,
-dopo essere stata portata sopra una picca in trionfo per la città,
-fu riposta nella conservazione dei grani, che stava alla salita degli
-Studii, dove abitava Michelangelo Ardizzone, capo degli uccisori, e che
-lavata con vino e con mirra, ivi egli vide che se ne faceva più di un
-ritratto da un pittore. Così pure il de Santis racconta che il popolo
-dolente e pentito della morte del suo Capitan-generale, prese il suo
-cadavere dai fossi di Porta Nolana, ove era stato gettato, e lavatolo
-nel Sebeto lo condusse alle fosse del grano, ove l'unì alla testa, e
-così ravvolto in un lenzuolo lo portò nella chiesa del Carmine. Ivi,
-mentre si preparavano le solenni esequie, acconciatolo all'uopo, molti
-pittori fecero il suo ritratto, e ne furono formati ancora alcuni in
-cera molto al naturale e ognuno ne cercava, ognuno ne voleva senza
-guardare a prezzo[279].
-
-Da tutto ciò, dunque, si può con maggiore fondamento e senza le
-fantasticherie del de Dominici determinare come e quando principalmente
-furono dipinti i ritratti di Masaniello, di cui si può avere notizie,
-e che hanno esistito o che esistono tuttora.
-
-Di questi ritratti, per quanto io so e per quanto dalle ricerche da
-me fatte per circa un mezzo secolo mi è riuscito ricavare, un solo
-conosco, che forse presenta i caratteri di autenticità che si possono
-desiderare, ed è il quadro che si conserva dal Principe Rospigliosi in
-un suo castello di Toscana.
-
-Il Duca Proto di Maddaloni, da pochi anni mancato ai vivi, uomo di
-molto e vivace ingegno, di svariata cultura, ma scrittore di non
-sicura erudizione, soleva dire spesso che in casa di quella nobilissima
-famiglia conservavasi il vero ritratto di Masaniello. Egli con maggiori
-particolari, ma con parecchie inesattezze, in un giornale del 1887
-scriveva lo stesso[280].
-
-Ora ciò ricordandomi e desiderando di avere maggiori chiarimenti
-sul proposito, affinchè ne avessi potuto parlare con sicurezza in
-questa mia scrittura, io, in nome della Società Napoletana di Storia
-Patria, alla quale ho l'onore di presedere, agli 8 ottobre dello
-scorso anno, scrissi all'egregio Principe a Roma, perchè ci avesse
-favorito qualche notizia intorno ad un tal quadro, dimandandogli
-se, nel caso fosse esistito veramente, permetteva che se ne cavasse
-una fotografia per pubblicarla a corredo della mia illustrazione. Il
-nobil Uomo, con squisita cortesia, mi fece rispondere dal figlio ai 12
-dello stesso mese, nei seguenti termini: “Molti anni fa il compianto
-nostro amico Duca di Maddaloni, ci asseriva, noi dover possedere un
-ritratto autentico di Masaniello, riportato da Napoli e regalato al
-Pontefice Clemente IX, prima Cardinale Giulio Rospigliosi, dal Nunzio
-Altieri[281]. Quest'ultimo succedette nel pontificato a Clemente IX,
-prendendo il nome di Clemente X. Dove il nostro lamentato amico avesse
-attinto la notizia del quadro, non ho potuto mai sapere; fatto si
-è, che rovistando a casa tra vecchi quadri esistenti in una camera
-della nostra villa di Lamporecchio io stesso, rinvenni due ritratti
-con un'iscrizione in basso di tutte lettere confuse, al disopra delle
-quali, a guisa di chiave, era un numero. Ordinando le lettere a seconda
-di questo, componevano, l'una il nome di Masaniello e l'altra quello di
-Cecco d'Ascoli. Presi cura di far restaurare e rintelare il ritratto
-che lo interessa, ed ora non è che a dirle, che di buon grado mio
-Padre lo mette a sua disposizione per farlo riprendere in fotografia,
-trasportandolo all'uopo ancora in Firenze, se ciò in qualche maniera
-agevolasse la cosa„.
-
-Profittando così di tanta gentilezza, noi facemmo rilevare in
-fotografia dall'Alinari il quadro, che qui riproduciamo in fototipia.
-
-Il Capo-popolo è, come si vede, raffigurato in piedi fin oltre il
-ginocchio; ha il capo scoverto, i capelli attondati sulla fronte
-con la zazzerina al didietro, ha gli occhi grandi e vivaci, piccoli
-mustacchi e non ha pelo sul mento. Sta in un atteggiamento di comando
-con la mano sinistra sul fianco e con la destra distesa che stringe
-una spada rivolta in giù. Porta al collo l'abitino del Carmine che si
-scorge sul petto abbrunato ed il noto vestito da marinaro, camicia
-e mutande di tela. Tra lo sparato della camicia si vede una carta
-piegata a modo di supplica, ove si legge: “All'Ill.mo Sig. Tommaso
-Aniello d'Amalfi Capitan generale del fedelissimo popolo napoletano„.
-A piedi del quadro è un cartello con varie lettere maiuscole che non
-fanno senso, ma che si ordinano con i numeri sovrapposti, probabilmente
-in tempi posteriori, e dicono Masaniello; ma il mistero, come ognun
-vede, è affatto inutile, perchè più sopra, nella supplica, il nome del
-personaggio dipinto si legge assai chiaramente.
-
-Il ritratto, a quanto pare, e secondo che mi assicurano il Palizzi ed
-il Morelli, solenni maestri nell'arte, non è preso dal vero o almeno da
-un personaggio vivo. Il pittore, mediocre artista, lavorò forse più di
-memoria che sull'originale, e cercò evidentemente abbellire il soggetto
-che doveva ritrarre.
-
-Dei ritratti in cera, oltre quelli ricordati dal de Santis, sappiamo
-che se ne fecero anche altri, quand'era ancor vivo. Vincenzo dei
-Medici, residente toscano in Napoli, ai 20 agosto del 1647 scriveva al
-Gran Duca nei seguenti termini: “Mi è capitato alle mani due ritratti
-di cera di Maso Aniello, che erano fatti per il Vicerè, per mandarli in
-Spagna; e per la memoria di quest'uomo, che perturba assai la memoria
-di S. E., è svanito il trattato. Mi è riuscito, con gran difficoltà
-di averli; e li mando a S. E. assicurandolo, che nessuno arriverà mai
-ad avere un tal naturale, per essere fatto quando era vivo, e nemmeno
-l'artefice ne ha copia. E questo è quello plebeo, il più vile di 600000
-persone, che più volte ha toccato la barba del signor Vicerè, con dirli
-“che non temesse stravaganze del mondo„[282].
-
-Anche il residente di Modena in Napoli Francesco Ottonelli con
-dispaccio dei 23 luglio 1647 mandava al Duca _in disegno il ritratto
-di Masaniello ed una relatione degli accidenti nati doppo la morte di
-lui_, ma disgraziatamente ora l'uno e l'altra mancano in quell'Archivio
-di Stato[283].
-
-Uno dei ritratti in cera ricordati dal de Santis sembra quello che ora
-si conserva qui in Napoli nel ricco ed importante Museo del Duca di
-Martina. Guardandolo attentamente si arguisce ben tosto che dovette
-essere fatto dopo la morte di Masaniello. È una teca rotonda, con
-capsula di rame dorata con cristallo avanti. Nel fondo, attaccato su
-tavoletta circolare, si vede la testa di Masaniello fatta in cera,
-dipinta a colori naturali e verniciata. La tinta della carnagione è
-molto bruna. Ha i capelli arruffati, gli occhi spalancati e la lingua
-molto sporgente dalla bocca. Pare la testa di un impiccato.
-
-Il fondo della teca è dipinto di color grigio, e in giro ha
-l'iscrizione a caratteri rosso-cupi che dice: “Ritratto di Masaniello
-fatto dal vero poco dopo morto G. B. Bianco fecit„. Di costui non ho
-trovato notizia finora.
-
-Parecchie poi sono le figure incise nella seconda metà del secolo XVII
-in rame o ad acquaforte, che rappresentano il famoso pescivendolo e che
-sono state fino ai tempi nostri divulgate. E prima tra esse è quella
-che trovasi in fronte del libro dell'Amatore, _Napoli sollevata_,
-stampato in Bologna nel 1650. Masaniello ivi è raffigurato alla testa
-dei _figlioli_ armati di cannucce, è vestito di una camiciuola e di
-mutande all'uso marinaresco, porta il berretto solito in testa ed una
-bandiera sulle spalle, e si volge a coloro che lo seguono, e col dito
-sulle labbra intima il silenzio. Se non che la figura è più tosto la
-rappresentazione di un fatto che della persona. Sopra la medesima è
-scritto in spagnolo “El major monstruo del mundo y prodixio dela Italie
-Tomas Annielo d'Amalfi„.
-
-Altre invece, dello stesso tempo o di poco posteriori, sono o almeno
-hanno la pretensione di essere propriamente ritratti. Tal è quello
-che si vede in fronte alla traduzione inglese dell'opera del Giraffi,
-stampata in Londra nel 1650. Il Capo-popolo è ritto in piedi, ha
-mustacchi neri, folti e volti all'insù, la zazzerina, e l'apparenza
-di un uomo tra i 30 o 40 anni. Sta nello stesso atteggiamento del
-ritratto di casa Rospigliosi, cioè, tiene la sinistra appoggiata al
-fianco e la destra distesa in atto di mostrare qualche cosa. Porta
-il costume marinaresco, solchè contro ogni verità la camiciuola è di
-color turchino. Sotto si legge: _Effigie et vero ritratto di Masaniello
-comandante in Napoli_[284]. Tal è l'altro, che si trova nell'edizioni
-dello stesso libro tradotto in fiammingo, fatte nel 1652 e nel 1664
-in Olanda[285]. In ambedue Masaniello è ritratto di fantasia a mezza
-figura, piuttosto giovane, con grandi occhi, e con grossi mustacchi
-neri, come nel precedente, con berretto in testa.
-
-Della stessa natura e del pari immaginarii sono quelli, che Giovanni
-Palazzo nel libro intitolato: _Aquila austriaca_[286], e Adolfo
-Brachelio nell'_Historia sui temporis_[287] riprodussero. Queste due
-opere furono edite intorno alla metà del secolo XVII.
-
-Alquanto diversa, ed anche più arbitraria delle precedenti, è la figura
-che si vede di fronte a un'altra edizione della traduzione inglese
-del libro del Giraffi, fatta pure in Londra nel 1664, con l'aggiunta
-di una 2ª parte, che contiene la continuazione del medesimo stampata,
-non saprei dirne la ragione, nel 1663. Nella 1.ª parte Masaniello,
-il _pescatore di Napoli_, così sotto si legge, è rappresentato a
-personaggio intero. Ha, contro il solito, la destra col bastone del
-comando appoggiata al fianco, e la sinistra coll'indice disteso.
-Il mustacchio, non così folto come negli altri, è svolazzante. Ha
-l'apparenza di un giovane ed il solito costume marinaresco. Nel basso
-della figura, a dritta, è la veduta di un palazzo, ed a sinistra la
-scena di un gran tumulto, con cadaveri stesi per terra, a piedi di una
-colonna che ha sopra una statua, forse della libertà. Nella 2ª parte
-poi sono i ritratti a mezza figura, sopra di _Genovino_ e _Masaniello_,
-e sotto di _Gennaro_ Annese. E qui il ritratto di Masaniello è secondo
-il tipo di quello dell'edizione olandese[288].
-
-Ma di tutti questi ritratti sinora ricordati certamente più autentico
-e vero deve ritenersi quello che da me si possiede e che qui si
-riproduce. Esso fu fatto vivente Masaniello, come può, se non
-m'inganno, argomentarsi dalla dedica che si legge al disotto, e
-probabilmente fu il prototipo di tutti gli altri che di questo genere
-in Italia e fuori si divulgarono.
-
-Il Capo-popolo è rappresentato ritto in piedi, vestito della camiciuola
-da marinaio chiusa nel petto, che fa intravedere la camicia sotto, e di
-mutande di grossa tela. Ha in testa il berretto da marinaio. È scarno
-di faccia, senza barba e con un piccolo mustacchio sul labro; dietro la
-testa si scorge la zazzerina ricordata dagli storici. Ha la sinistra
-sul fianco, e la destra alquanto distesa in atto d'indicare qualche
-cosa, le gambe ed i piedi nudi. Al di dietro nel basso della figura si
-vede la prospettiva di Napoli col castel Sant'Elmo che ha la bandiera
-inalberata. Sotto si legge: _Tomaso Aniello da Malfi als. (alias)
-Mas'Aniello Pesci Vendolo d'età d'Anni 23, acclamato Capo del Popolo
-di Napoli. Adì 7 di lulio dell'anno 1647. Pietro Bacchi dona e dedica
-e sculpsit superiorum permissu._
-
-Il ritratto, dunque, fu fatto da un tal Pietro Bacchi e dedicato a
-un innominato, che potrebbe forse da taluno credersi anche lo stesso
-Masaniello. Dal complesso della dicitura della leggenda a me pare che
-questi dovesse imperare tuttora.
-
-In ogni modo del Bacchi, artista poco noto e che non è ricordato nei
-principali dizionari degl'incisori, che ho potuto consultare, parla il
-Zani nella sua _Enciclopedia metodica delle belle arti_ ove sotto la
-lettera B, si legge: _Bacchi Pietro_ o pure _Bacchius Petrus_ si segna
-nelle sue opere: _Petrus Bacchius inv. fecit et sculpsit. Scultore,
-Pittore ed incisore Fiammingo. Morto nel 1650_[289].
-
-La figura proviene dalla biblioteca del Cav. Michele Arditi, già
-Soprintendente del Museo Borbonico e degli scavi del Regno, che dopo
-la costui morte fu venduta nel 1839 all'asta pubblica. Il Ms. però nel
-quale quella trovavasi, insieme ai bandi ed editti del 1647 e 1648 non
-si mise in vendita. Invece l'erede, dopo qualche tempo, lo vendette al
-libraio Detkhen e questi al Minieri Riccio, dal quale intorno al 1860
-io l'acquistai.
-
-Da questa stampa, a quanto sembrami, precede il ritratto qui
-riprodotto, che si conserva nella collezione iconografica della
-biblioteca del Gerolomini di Napoli.
-
-Esso fu fatto in Francia, sopra un originale, come nello stesso rame
-si dice, mandato da Napoli. Masaniello è raffigurato con i soliti
-abiti e col berretto in testa. Ha il piccolo mustacchio, la sinistra
-sul fianco e la destra alquanto distesa in atto di comando. Ai piedi,
-indietro, è la veduta di Napoli con l'epigrafe in carattere majuscolo
-“_La Ville de Naples_„. Sull'alto del rame, scritto in caratteri
-minuscoli corsivi, si legge: _envoye de Naples le Pourtrait au naturel
-de Thomaso-Mas-aniello pescheur de la ville de Naples et chef des
-soulevez_, e sotto: _rue S. Jacques chez van merlen devant le coeur
-bon._
-
-Di altre stampe sullo stesso argomento si è avuto notizia recentemente.
-Nel 1884 il cav. Felice Nicolini, direttore del Museo di S. Martino,
-rinvenne una testa di legno conservata nei magazzini del Museo,
-volgarmente creduta di Masaniello, di cui dirò in appresso. E in
-quell'occasione, intrapresi degli studii sul proposito, e avendo inteso
-che nella Biblioteca Universitaria di Bologna si conserva un Ms.
-della rivoluzione in Napoli del 1647 illustrato da molte figure del
-tempo[290], ne fece fare, previa l'autorizzazione del Ministro della
-Pubblica Istruzione, una copia per la biblioteca di S. Martino, facendo
-pure ritrarre in fotografia le figure che vi erano inserite. Da questo
-Ms. vennero in luce altri ritratti non solo di Masaniello ma anche
-di alcuni della sua famiglia e di parecchi personaggi, che in quella
-rivoluzione ebbero parte.
-
-Così questo libro, che era affatto sconosciuto ai nostri scrittori,
-venne ad arricchire la collezione dei libri e di altri monumenti patrii
-in quel museo conservati, ed io ebbi l'opportunità di consultarlo e di
-vedere le fotografie in esso contenute. Senonchè queste non mi davano
-piena ragione del carattere delle figure originali, non avendo avuto il
-copista la cura di descriverle esattamente; come sarebbe stato regolare
-ed opportuno per la piena intelligenza delle medesime. È stato quindi
-necessario osservare il codice di Bologna che, grazie al provvido
-regolamento attuale delle biblioteche che agevola così largamente i
-nostri studii, è stato trasmesso alla Nazionale di Napoli ed io ho
-avuto la grande soddisfazione di studiarlo.
-
-Non è qui il luogo di descrivere minutamente questo curioso Ms. Debbo
-però dare a ogni modo una notizia sommaria del medesimo affinchè
-i lettori possano giudicare del valore dei ritratti che da esso
-ricaviamo.
-
-Un tal Fra Sebastiano Molini da Bologna, monaco converso (egli, non so
-perchè, dice commesso) dell'ordine dei Canonici regolari Lateranesi,
-che prese l'abito nel monastero di S. Salvatore di quella città, fu
-l'autore dell'opera. Nel 1646 dai suoi superiori mandato in Napoli,
-stette prima nel monastero di S. Maria a Cappella e poi in quello di
-S. Agnello a Capo Napoli, ambidue appartenenti al detto ordine. In
-quest'ultimo trovavasi allorchè scoppiò la rivoluzione del 1647. Uomo
-poco culto, ma naturalmente curioso all'eccesso, dovendo giornalmente
-andare, come spenditore del monastero, a fare le necessarie provviste
-per il vitto dei frati, cercava con quelle occasioni di osservare le
-cose che per la città succedevano, o d'informarsene dai suoi conoscenti
-ed in ispecie dai bottegai dai quali fornivasi. Così, secondochè dal
-suo scritto rilevasi, egli assiste personalmente, quasi ad ogni più
-notevole accidente di quella sollevazione e ne fa tesoro; di talchè
-chi legge non può non maravigliarsi di questa sua ubiquità, e non
-riesce sempre a liberarsi dal sospetto che talvolta il frate non sia un
-vanitoso millantatore.
-
-Volendo poi il Molini conservare memoria delle cose da lui vedute o
-udite, cercò di compilare il suo diario, o piuttosto la minuta e la
-prima compilazione di esso, che, se ben comprendo il senso oscuro delle
-sue confuse e sgrammaticate parole, prima perduta ed indi recuperata,
-dopo 33 anni fu distesa a messa in bel carattere da un tal d.
-Francesco... nel modo come al presente si vede nel Ms. bolognese. “Con
-gran timore, dic'egli, abbozzai la presente Sollevatione di giorno in
-giorno, come accadeva e mai alcuno l'ha fatto di veduta come la fo io,
-anzi la fo per prattica? e per destino, poichè, essendo io fuori, sono
-capitati in più mani i miei scartafazii quali ultimamente ritornato
-se non gli avessi rubbati, perivano infallibilmente, come successe il
-caso...[291]„.
-
-Altrove, in una postilla autografa attaccata all'ultimo foglio bianco
-del codice, egli soggiunge: che aveva aspettato molto tempo, sperando
-che di tante migliaia di virtuosi che si trovavano presenti in Napoli
-1647-48 almeno uno di loro avesse dato pieno ragguaglio di tutta la
-sollevazione. Ma non aveva potuto vedere altro che le 10 giornate
-descritte dal sig. Alessandro Giraffi, le quali egli dice di non
-lodare nè di disprezzare: ma che pure avrebbe fatto meglio assai
-(_il Giraffi_) se fosse stato presente come lui agli avvenimenti. Che
-se egli, il Molini, avesse avuto la fortuna di avere un pari suo in
-compagnia, non arrivando egli a tale talento, credeva che avrebbero
-fatto un'opera che dopo l'edificazione del mondo non si sarebbe veduta
-l'eguale. E però ciò considerando si era servito di D. Francesco....
-che aveva scritto, lui dettando dai suoi scartafacci.[292]
-
-Ad ogni modo quello che, in confronto degli altri diaristi di
-quel tempo, rende il suo Diario più prezioso ed interessante è la
-subiettività di esso; perchè il Molini dal quale poco o nulla di nuovo
-si ricava intorno agli avvenimenti della rivoluzione del 1647, ci fa
-conoscere principalmente l'impressione che questi allora facevano nel
-popolo, e la sua narrazione ci fa vivere quasi in mezzo a quelli.
-
-Oltre a ciò il Molini per accrescere più interesse al suo scritto lo
-arricchì di parecchie figure allusive che rappresentano i personaggi e
-gli avvenimenti di cui fa parola. E dapprima, vedute quelle fotografie,
-io credetti che esse fossero della stessa natura di quelle stampe
-dozzinali in legno, con cui allora e nel secolo successivo si ornavano
-i frontespizii delle storie in ottava rima dei banditi, lungamente
-favorita lettura della nostra plebe, contenute in piccoli libriccini
-ora divenuti rarissimi. La natura dei disegni e delle persone
-raffigurate non mi facevano rassomigliarle a quelle illustrazioni,
-di cui è adorno anche qualche altro Diario di quei tempi, come del
-Fuidoro[293],... del Conforto[294] e di altri, i quali si servivano
-di figure non fatte propriamente pel popolo e spesso tratte da libri
-di diverso argomento nei quali quelle erano inserite. D'altra parte
-le stesse immagini di Masaniello erano allora sì poco comuni tra noi
-che spesso gli amatori di cose patrie dovevano nelle loro memorie
-ritrarle a penna da qualche rarissimo esemplare che loro capitava nelle
-mani.[295]
-
-Senonchè avendo potuto in seguito osservare il Ms. originale ho dovuto
-necessariamente convincermi di due cose, cioè: che non tutte le figure
-erano state dal Molini raccolte e conservate nei suoi scartafacci a
-tempo della rivoluzione, ma che alcune ne avea aggiunte al suo libro
-intorno al 1680, allorchè fece trascrivere quei suoi appunti; e che
-parecchie di esse furono allora da lui appropriate agli avvenimenti ed
-ai personaggi di cui parlava; e quindi non rappresentassero realmente
-ciò che l'epigrafe appostovi dal copista pretendeva indicare. Ove
-si rifletta attentamente su queste date figure le ragioni di quanto
-asserisco appariranno chiarissime.
-
-Difatti esaminando le tavole di dubbia autenticità, alle quali accenno,
-la prima che s'incontra a c. 4 v. del Ms. è un paesaggio qualunque,
-con caseggiati e fiume, sulle sponde del quale, a dritta di chi guarda,
-vedesi una persona che pesca; ma rappresenta tutt'altro che Napoli e la
-spiaggia della Marinella o di Mergellina. Ora fra Sebastiano doveva per
-la prima volta discorrere di Masaniello, ed ecco che prende la detta
-tavola, la incolla sul libro e fa scrivere al suo d. Francesco... _T.
-A. Pers. F. S. A. Pescha_, parole che non so pienamente spiegare, poi
-nel testo dice: “quì rincontro vedrai Masaniello pescare„.
-
-Più avanti a c. 9 v. si vede un uomo a mezza figura, dall'aspetto
-florido e rubicondo, vestito alla spagnola, con la goliglia ed una
-rosa tra le mani. Ai due lati della testa si legge: _Il Perrone Capo
-bandito._ Il Molini narrando come Masaniello fece suo tenente generale
-Domenico Perrone, bandito, soggiunge, “quale è questo che tu vedi„.
-Ora io non posso mai credere che quello sia il ritratto dell'abate,
-o capitan Micaro Perrone, un noto malvivente, perchè l'abito, che
-indossa non è quello di un bandito[296], o di una _tabanella_[297]
-come allora chiamavansi coloro, che portavano l'abito ecclesiastico per
-svergognarlo e godere immunità per i loro delitti; e perchè il Perrone
-era, come dice il Pollio, _un cane di vista et tale di opere_[298].
-
-Nè mi pare che abbiano aspetto di verità, o almeno di giusta
-appropriazione le figure delle due galere (39 x 28 cm.): una
-caratterizzata come spagnuola (c. 136 v. 137) e l'altra come francese
-(c. 137 v. 138). Nè finalmente le ultime tre incisioni (39 x 28 cm.)
-hanno alcun che di comune con Napoli e con la rivoluzione del 1647. La
-prima infatti (a cc. 139 v. 140), lavoro di un tal Filippo Suchiello
-da Siena, rappresenta un arsenale, forse quello di Venezia, con alcune
-navi in partenza e molta gente che sta ad osservarle. La seconda (cc.
-140 v. 141), firmata da Orazio Scarabelli fiorentino, rappresenta un
-torneo assai probabilmente celebrato in Firenze. La terza (a c. 142
-v. 143), incisa da Stefano della Bella pure fiorentino, è dedicata
-al signor Bacco del Bianco ingegnere di S. M. Cattolica in Madrid,
-rappresenta una nave veneziana carica di merci.
-
-Quello però che dimostra evidentemente l'opera del Molini in adattare
-una figura qualunque che gli capita tra le mani alle cose che deve
-narrare, purchè gli dia elementi da poter comporre un'illustrazione
-apposita, è l'incisione (a c. 24 v.) appropriata da lui a raffigurare
-il cadavere di Masaniello sui gradini dell'altare maggiore della chiesa
-del Carmine, ove fu posto mentre si preparavano le sue esequie. La
-figura (41 x 28 cm.) è abbastanza maltrattata e lacera in guisa che
-manca la parte inferiore del lato dritto di chi guarda. Essa, nella
-parte destra, rappresenta un edificio monumentale con colonnato avanti
-e con la nicchia di una statua. Dinanzi l'edificio si veggono alberi e
-piante. In linea degli ultimi scalini dell'edificio, dove l'incisione
-è lacera, si scorgono parecchie figure in parte distrutte. Dal lato
-sinistro poi si veggono in fondo due galere e alcune case. Più innanzi
-è una figura a cavallo seguita da altri anche a cavallo. Ed ancora
-più innanzi sopra un masso, un cadavere senza testa tra due gruppi
-di figure. Sotto è scritto: _Corpo di Masaniello._ Il primo gruppo
-rappresenta uomini con le braccia distese, nudi sino alla cintura e
-avvolti nel resto del corpo in un manto e fra essi due bimbi nudi.
-L'altro gruppo a sinistra è formato da un uomo, che sostiene per
-i capelli un capo reciso, sotto al quale è scritto: _Testa_, ed è
-circondato da uomini con la barba avvolti in mantelli, ed alcuni altri
-indietro che hanno in capo una specie di elmo. Oltre a ciò, a basso
-dall'uno e dall'altro lato, sono due persone prese o ritagliate chi
-sa da qual altra figura ed attaccate su questa. Sotto l'incisione, dal
-lato sinistro, si legge: _Ant. Sal. exc._
-
-Ma tralasciando altre osservazioni[299] e restringendo il mio dire a
-quello che più si attiene all'argomento che ho per le mani, occorre
-notare quì le figure rappresentanti Masaniello e quattro persone di sua
-famiglia, che il Molino inserì nel suo Ms. Esse sono sette, tutte di
-una stessa dimensione (21 x 29 cm.), e colorite a mano. Ridotte dalla
-fotografia ad un terzo degli originali noi pensando di far cosa grata
-ai nostri lettori le riproduciamo in fototipia, e con qualche raffronto
-storico le illustriamo.
-
-Or nella prima vedesi il ritratto di Masaniello (fig. 15) in piedi,
-fatto ad acquerello. È un uomo apparentemente di più che 27 anni di
-età, con la mano sinistra appoggiata al fianco, e la destra distesa
-in atto che con l'indice pare mostri qualche cosa. Accanto alla testa
-è scritto in caratteri majuscoli della stessa mano, di chi copiava
-il libro da un lato: _Mass'_ e dall'altro: _Anjello_ e sotto: cioè:
-_Tomasso Agnello_[300]. Il Capopopolo ha i mustacchi neri, piuttosto
-e volti all'insù e la zazzarina; e veste l'abito marinaresco col
-berrettino rosso sul capo, e con l'aggiunta di una grossa tovaglia
-che porta sulle spalle e gli scende innanzi sino alla cintura, come lo
-descrive il contemporaneo Carusi che sopra ho riferito.
-
-Nella seconda figura si osserva _Masaniello di Notte_ (fig. 16)
-secondochè essa è indicata dall'epigrafe apposta ai due lati della
-testa, come nella precedente. Sta a cavallo, con la sinistra tiene il
-freno e con la dritta un corto bastone di comando. Veste di bianco
-con cintura. Ha gli stivali con sproni, e in testa un cappello alla
-spagnuola con penne. La faccia indica un uomo anche di più età del
-precedente[301].
-
-_Masaniello fuori di se_ (fig. 17) è rappresentato nella terza figura.
-Sta pure a cavallo. Nella dritta impugna un lungo spadone. Veste un
-abito signorile di drappo, a quanto pare, con maniche larghe e cappello
-alla spagnola in testa anche con piume. Sembra all'aria, all'aspetto,
-un uomo tutt'altro che volgare. Nè si può scorgere linea alcuna tra
-questi e i due altri pretesi ritratti. Ha la faccia di vecchio, piena
-di rughe, lunghi i capelli che gli scendono dalle tempie, e sul labbro
-non vi apparisce segno di baffi[302].
-
-Segue _Matteo d'Amalfi fratello di Masaniello_[303]. L'epigrafe vedesi
-al solito posto. Sta a cavallo e veste da borghese con casacca color
-d'oro giallo[304]. Ha il cappello in testa con la piuma; e dalla
-cintura sporge il manico di un pugnale. La figura, messa quì dopo il
-testo (fig. 18) ha l'apparenza di un uomo di età, con grossi baffi
-volti in su.
-
-Vedesi indi la _Moglie di Masaniello_ (fig. 19) e l'epigrafe si legge
-al solito posto. È a mezza figura. Ha l'aspetto piacente, occhi grandi
-e naso aquilino[305]. Sostiene con le mani un cesto pieno di fiori, che
-pare attaccato sulla figura. Indossa una veste signorile con corpetto
-giallo e maniche turchine. Ha un cappello pure di color giallo a falde
-larghe in testa con piume e fiori che le ornano le tempie, sulle quali
-si ravvolgono folti capelli. Alla gola porta una collana con croce
-pendente, la famosa collana donatale dalla Viceregina.
-
-La _Sorella di Masaniello_ (fig. 20), che segue è pure ritratta a mezza
-figura. È giovane non brutta, anch'essa con grandi occhi, ed ha la mano
-dritta quasi accostata alla spalla sinistra. Veste un abito signorile
-scollato, che sembra fatto a fiorami, ed è orlato di merletto rosso;
-non ha cappello, ma una ricca capigliatura ornata di fiori alle tempie.
-Porta pure una collana che sembra fatta di pietre.
-
-Da ultimo vedesi (fig. 21) il _Cugnato di Masaniello_[306], secondo
-dice la solita epigrafe. Anch'esso è a mezza figura, e sembra uomo
-dai 30 ai 40 anni. Ha ricca capellatura, grossi baffi rivolti in su e
-pennello sul mento. Veste civilmente con casacca rossa, maniche grigie
-con i rivolti bianchi e collare rovesciato pure bianco. Ha in testa un
-berretto grigio a larghe falde ornato di penne rosse, e colla sinistra
-sostiene una carta scritta a mano che dice: _Memoriale al signor
-Capitano Generale del Fidelissimo popolo di Napoli. Li Signori di
-Salerno._ Il carattere della scritta è diverso da quello del cod. Ms. e
-sull'alto, a sinistra della testa, si legge: _Qui rincontro rappresenta
-quando fu portato fuori del Carmine la testa di Massaniello.._
-
-Questo è il soggetto delle figure del Ms. Bolognese che riguardano
-il mio argomento, e questo è il modo, con cui sono state condotte.
-Ma quale è l'autenticità, quale la veracità delle medesime? A me pare
-che bene e spassionatamente considerate esse non possono ad una sola
-ed istessa stregua giudicarsi. Alcune, cioè _Masaniello di notte_
-e _Masaniello fuor di se_ debbono, a mio giudizio, ritenersi come
-fantastiche ed arbitrarie illustrazioni che, al pari di quelle di
-cui sopra ho parlato, il Molini appropriò al suo racconto ed inserì
-nel libro che compilava. Difatti, a prescindere dalla pochissima o
-niuna rassomiglianza che hanno tra loro, e con gli altri ritratti di
-Masaniello, ed anche con lo stesso acquarello del Ms. Bolognese, v'è
-un altro argomento a smentirli. Certamente è assai inverosimile che
-simile che siasi voluto ritrarre o ricordare il Capopopolo in una
-azione ordinaria di nessuna importanza quale è quella di andare a
-cavallo di notte per la città, mentre si avrebbe potuto raffigurarlo
-in atto che andava a Palazzo o che alla testa del lazzari combatteva
-e prendeva prigionieri i 500 alemanni che venivano contro il popolo
-in S. Giovanni a Teduccio. Nè d'altronde il fatto che intendevasi
-rappresentare dall'atteggiamento e dall'insieme del personaggio si
-sarebbe compreso se il Molini non l'avesse fatto scrivere sulla figura
-stessa. Così pure niente dimostra la pazzia di Masaniello nell'altra
-figura se non l'epigrafe appostovi. D'altra parte per lo meno mi sembra
-dubbia la figura di Matteo o Giovanni di Amalfi, che è dello stesso
-tipo di quelle che rappresentano l'Eletto Arpaja e di qualche altra
-tavola simile prodotta dal Molini. Non così per le altre. Imperochè
-l'acquarello di Masaniello se per i baffi neri, folti e volti in
-su, onde è fornito, può ritenersi come il tipo di tutte le figure
-immaginarie di lui fatte in Olanda ed in Inghilterra, pure la nota
-caratteristica della tovaglia con cui è dipinto si dimostra opera
-di uno che aveva visto l'originale, e lo dipingeva pur non avendolo
-innanzi.
-
-Nè diversamente è da dirsi intorno alla moglie, la sorella e al cognato
-di Masaniello, perchè quantunque non si abbia alcun confronto che possa
-servire come pietra di paragone per stabilirne l'autenticità, pure la
-napolitanità delle fisonomie delle due donne e il Memoriale che tiene
-in mano il cognato me li fanno ritenere per autentici e genuini.
-
-Per quanto poi riguarda la parte artistica tutte queste figure
-sono, come chiaramente si vede, lavori dozzinali incisi in legno da
-artisti di poco valore, forse non napolitani, ma che lavoravano pel
-popolo desideroso di conoscere o di tener ricordo del suo Capitan
-Generale. Esse per la poca abilità degli esecutori, non danno che
-un'approssimativa idea del personaggio che intendevano rappresentare.
-Sembra inoltre che miseramente finita la rivoluzione, sparissero dal
-commercio, o perchè distrutte per timore degli Spagnuoli, o perchè
-poco curate dalle persone intelligenti e da coloro, che per altro non
-avevano mancato di raccogliere notizie e di narrare i fatti di cui
-erano stati testimoni. E poichè niuna di esse, si trova inserita nei
-tanti Mss. e nelle non poche raccolte di fogli volanti e di stampe
-riguardanti quell'avvenimenti ed appartenenti a quell'epoca, dobbiamo
-essere grati al buon frate rocchettino, che forastiere e curioso non
-disdegnò di raccogliere e conservare questi singolari ricordi che
-altrimenti sarebbero andati al certo perduti.
-
-Altri ritratti di Masaniello eseguiti intorno a quel tempo io non
-conosco. Non debbo però tacere di una testa di legno volgarmente
-attribuita a lui, e che per la misteriosa epigrafe, con cui era
-indicata, probabilmente appartenente all'epoca del viceregnato
-spagnuolo. Ne ricavo la notizia da un opuscolo recentemente pubblicato
-dal chiaro Barone Guiscardi[307], nel quale, notando un lavoro in
-legno di mano maestra che raffigurava un teschio e che si conservava in
-una cassettina nel Museo di S. Caterina a Formiello di questa città,
-nel 1799 andato male, egli pensa che “dovesse essere il simulacro
-della testa di Masaniello„. E per verità fondatamente rileva una
-tale congettura dall'indovinello stampato, che era posto sulla detta
-cassettina e che è riportato nella p. 13 dell'“Istruzione al forestiere
-ecc. intorno al Museo dei Domenicani del Convento di S. Caterina a
-Formiello„ stampata nel 1791; ove leggevasi così:
-
- Ebbi in Napoli, ignobil cuna e vile
- Fui pien d'ardir, pieno di vizi, in loco
- Di tumulti mi trassi. A me simile
- Volgo insano commossi; e a poco a poco
- Sdegnai me stesso ed il mio stato umile,
- Empio eccitando e temerario foco
- Ma volendo smagliar le mie ritorte,
- Anzichè libertà trovai la morte.
-
-Le quali parole sotto un velo abbastanza trasparente indicano il
-Capopopolo.
-
-Senonchè la vanità di questa volgare credenza è di per se stessa ad
-ognuno manifesta. Io per me credo che probabilmente la testa d'un
-_pastore_ (personaggio da presepe) diè ad un qualche conservatore del
-Museo di S. Caterina, che aveva il ticchio di far poesie, la materia e
-l'occasione di comporre quel concetto letterario e morale[308]. Ma può
-anche supporsi che il popolo minuto di Napoli battezzasse un teschio
-qualunque, che ivi non saprei dire per quale ragione notavasi, per la
-testa di Masaniello; proprio al modo istesso come, secondochè leggo
-altrove nella citata _Istruzione_, ebbe ferma opinione che un lungo
-spadone pur anche conservato in quel museo fosse stato maneggiato
-dal famoso Rinaldo, le cui prodezze allora si cantavano nelle piazze
-con gran concorso di uditori. I quali, dopo udito il cantastorie
-stupefatti andavano al museo della Speziaria di S. Caterina a Formello
-a rimirar come incantati la spada del favoloso eroe[309]. E bisogna
-dire inoltre che il P. d'Onofrii, autore di quella _Istruzione_,
-avvedutosi a tempo della falsa ed erronea attribuzione data a quella
-testa, nello stesso anno 1791, la ristampò, togliendone soltanto
-l'articolo della cassettina con la relativa ottava, il che osservò
-pure nell'altra edizione del 1796. Ma ciò, a quanto pare, non valse a
-togliere l'inveterato errore; poichè nei magazzini del Museo Nazionale
-in S. Martino si trova tutt'ora una testa di legno voluta (come si dice
-nell'Inventario, ma da nessuna creduta) di Masaniello.
-
-Mi resta ora, a far parola di una medaglia, nella quale, si vede il
-nome e l'effige di Masaniello, fatta di fantasia. Essa fu coniata a
-quanto pare, nella seconda metà del secolo XVII in Olanda, dove allora
-era viva e grandissima la fama del Capopopolo di Napoli e delle sue
-straordinarie vicende, e si traducevano e si pubblicavano, come di
-sopra accennai, ripetutamente opere sull'argomento. Ed in pruova di
-ciò, basta soltanto ricordare quel che si narra del celebre Benedetto
-Spinoza, che, giovanissimo, volle disegnare a penna il ritratto del
-pescatore napoletano, come allora era rappresentato nelle istorie e
-nelle incisioni che in quelle contrade si divulgavano[310].
-
-Or la medaglia della grandezza di 70 millimetri ha, da un lato,
-impressa l'immagine di Masaniello a mezza figura, con baffi e capelli
-a zazzera e col capo scoverto. È fiancheggiata da due popolani che
-sorreggono con una mano una corona antica sulla testa di Masaniello, e
-con l'altra mano si appoggiano agli scudi che hanno a lato.
-
-Sotto il busto, contornato da fregi a cartoccio si legge:
-
- _Masaniello vissche_ [r]
- _En coninck v. Naples_
- _1647_
-
-cioè: _Masaniello pescatore e Re di Napoli. 1647_[311].
-
-Dall'altro lato si vede il busto di Oliviero Cromwel, fiancheggiato da
-due guerrieri, in costume antico romano, che con una mano reggono una
-corona di alloro sulla testa del medesimo, e con l'altra si appoggiano
-parimente agli scudi che hanno a lato. Sotto il busto, contornato dai
-medesimi fregi che si veggono nell'altra faccia, si legge:
-
- _Olivar Cromwel
- Protector V. Engel
- Schot en Irlan._
-
-cioè: _Oliviero Cromwel protettore dell'Inghilterra, Scozia ed Irlanda._
-
-Sul taglio poi della medaglia sta inciso;
-
- _Violenta imperia nemo continuit diu_
-
-Il motto è di Seneca, tratto dalla tragedia _Troades_ verso 258.
-
-La medaglia, come mi assicura l'egregio Dr Arturo Sambon, che si occupa
-con tanta intelligenza ed amore della storia numismatica della nostra
-regione, e che è stato da me interrogato sul proposito, non è riportata
-nell'opera di G. Van Loon, che descrive una grandissima quantità
-di queste medaglie popolari o gettoni olandesi assai interessanti,
-perchè rispecchiano al vivo i sentimenti del popolo sugli avvenimenti
-contemporanei. Da chi e per quale occasione essa fosse stata coniata,
-io non saprei dire. Solo, dalla leggenda incisa sul taglio, mi pare che
-si possa con molto fondamento, affermare che sia stata impressa durante
-la dominazione di Oliviero Cromwel nella Gran Brettagna, e da chi era
-di un partito avverso ai moti rivoluzionarii di quell'isola. Essa,
-a mio credere, è quasi un monito, che si fa all'usurpatore del trono
-degli Stuardi, mettendolo a confronto di Masaniello, il cui imperio era
-così poco durato.
-
-Se non che il confronto; in quanto riguarda il concetto politico
-dell'uno e dell'altro personaggio non è internamente esatto, poichè gli
-autori della medaglia giudicavano l'agitatore Napolitano con le idee
-che di lui allora si avevano in Olanda, ed in altre contrade straniere.
-Masaniello per il mutamento che la sollevazione da lui iniziata ebbe
-nel terzo periodo (novembre 1647-6 aprile 1648), fu malamente colà
-creduto un fanatico repubblicano. E tale pure alcuni oggi volgarmente
-vorrebbero caratterizzarlo. Ma così opinando costoro falsarono e
-falsano la mente di Masaniello. Il concetto del povero pescivendolo era
-affatto diverso. Esso evidentemente compendiavasi nel motto, che da lui
-fu indettato ai _guaglioni_ ed ai _lazzari_ suoi compagni e seguaci e
-che fu il grido di guerra dei sollevati, cioè:
-
-— Viva Dio, viva il Re e muoja il mal governo.
-
-
-
-
-PARTE QUARTA
-
-DOCUMENTI
-
-
-I.
-
-LETTERA DI GIULIO GENOINO AGLI ACCADEMICI OZIOSI INTORNO ALLE
-PRETENSIONI DEL POPOLO DI NAPOLI
-
-_Alli Signori Accademici Otiosi_ — Mi è stato riferito ch'io sia stato
-ripreso da alcuni della Vostra Accademia de certo mio parlamento fatto
-pubblicamente a Sua Eccellenza in Palazzo nella sala dell'Ecc. della
-Signora Viceregina, lunedì li 6 del presente mese di Maggio 1620.
-Provate con dire che in quello sia stato da me usata arte oratoria e
-mordace. Quel mio ragionamento fu a fatto all'improvviso, a richiesta
-di alcuni miei Cittadini, et se in qualche cosa impensatamente non
-dicevole fussi trascorso, mi faranno piacere le Signorie Vostre
-(scrivendoli io a quest'effetto) corregermi, et perchè non me si
-attribuisca dal volgo quello che io non ho detto, vengo hora a punto a
-scriverli quanto io all'hora dissi, che altro non fu che questo:
-
- Sono venuto, Signore Eccellentissimo, da parte di questo mio
- Popolo qui presente ad esporre querele, sperar giustizia,
- et impetrar gratie. Querele, Signor Ecc.mo. Si è inteso che
- molti nobili di piazza (salvo però la pace di coloro che
- non intervengono a tal consiglio) facciano conventicoli,
- conspirazioni, et monopolii in diversi privati luochi, case,
- chiese et ridotti; cose detestabili et da ogni legge prohibite; et
- sì questa nobiltà ha da fare alcun parlamento, ha le sue pubbliche
- Piazze, dova gionta potrà deliberare et concludere ogni suo
- parlamento, sì come fa questo mio Popolo. Quello che questo mio
- Popolo sospetta contro detta nobiltà, è che quanto dichi et operi
- sia cospirazione contro di esso et contro di chi l'Eccellenza
- Sua può immaginarsi, e per quanto vedo, fa la mira al piede per
- colpire in testa: l'uno et l'altro capo prenderà peso di provare
- questo mio Popolo. Intenderà forsi questa nobiltà in questo modo
- privarci di quel bene ove è fundata ogni nostra speranza; non
- sarà giammai et s'inganna di lungo. Pretenderà forsi suppeditare
- questo mio Popolo? Non conviene, essendo suo affezionatissimo.
- Intende forse esser nostra tiranna? Nè questo, mentre stiamo
- sotto regia protezione. Finalmente pretenderà farci suoi schiavi?
- Il che non sarà giammai, poichè se al proprio nostro Re non
- havemo altro obbligo se non di fidelissimo vassallaggio, come si
- presumerà che dobbiamo esser schiavi a questa privata nobiltà?
- Erra certamente alla lunga: dovrebbe al fine porre mente a tante
- cose, nè fastidirse più l'orecchia del nostro Re di tante querele
- et messi, et lasciar quieta la Cattolica Maestà attendere ad
- altro, et a cose più gravi che in queste nostre gare, pretensioni
- et liti, et quelle fra noi con amorevolezza terminare et finire;
- al che con vivo affetto di cuore preghiamo la detta nobiltà
- et quelle debbiamo con amorevolezza vicendevole componere; nel
- che l'Eccellenza Sua non sia più giudice nostro, ma amichevole
- compromissore.
-
- A questo con ardente affetto di cuore anzi con vive lagrime
- da parte di questo mio Popolo prego voi tutti Signori qua
- presenti che vogliate adoprare ogni vostro valore, potere et
- forza, che questa nobiltà resti quieta di vivere unita col suo
- carissimo Popolo, e che gli ceda quella parte di autorità che
- nelle cose comuni di giustitia li conviene, non l'aggravi più,
- ma lo sollevi a ciò non habbia occasione alla fine darsi in
- preda di disperatione, et quello che detta nobiltà con occulti
- conventicoli contro di esso consulta l'habbia a dirlo in pubblica
- piazza. Viviamo dunque in tranquilla pace. Anzi si è risoluto
- questo mio Popolo chiamare con citatorio pubblico editto detta
- nobiltà a giusto et onorevole partito di quiete et questo acciò
- sia manifesto appresso Iddio et il mondo tutto quanto questo mio
- Popolo desideri la tranquilla pace.
-
- Et voi, Signor Ecc.mo, non volendo questa nobiltà inchinare
- l'orecchia a preghiere di questo Popolo, et volendo più oltre
- procedere in dette sue ostinate cospirationi, allora la pregamo
- voglia usare il debito rigore della sua giustizia contro li
- trasgressori, come disturbatori della universale quiete et
- pace. Et quando che no, avemo, signore Eccellentissimo, un
- volgare nostro napoletano proverbio che “il mal guadagno sparte
- compagnia„. Si è visto, signor Ecc.mo, che da questa nostra
- comunità (ma per opera non so de chi) s'è causato un mal guadagno;
- si sa quanti milioni di oro deve questa nostra Città: si dovrebbe
- per ragione, per sollevamento di quella, dividere questo peso,
- et la mità pagarne il nostro Popolo et l'altra mità la detta
- nobiltà. Ma ecco, signore Ecc.mo, come quello mi risponde: Questo
- non è giusto nè conviene, che, essendo il Popolo tanto numeroso et
- la nobiltà tanto pochi, paghi la maggior parte il Popolo et una
- minima parte paghi la Nobiltà; al che li dico come li pesi sono
- tutti del Popolo et gli onori tutti della Nobiltà? Queste, signore
- Eccellentissimo, sono male spartenze: _leonina divisio._
-
- È stabilito per autorità di legge che nessuno a forza sia tenuto
- stare in compagnia; per ciò quando la nobiltà si vorrà attribuire
- più di quello, che le tocca di questa nostra Comunità et unione,
- allhora è resoluto questo mio Popolo di vivere dissunito da
- quella. et da mo le dice: Addio, restate in pace.
-
- Questo basti all'esponere di querele et aspettar giustitia. Resta,
- signore Eccellentissimo, de impetrar gratia.
-
- Et primo sa l'Eccellenza Sua quanto è povero questo mio unito
- Popolo che non ha altro eccetto il solo legato della felice
- memoria del Serenissimo Re Cattolico, che appena basta a
- distribuire li legati pii, et pie dispositioni; perciò è resoluto
- fra sè stesso fare una tassa et per volontarie contributioni fare
- almeno la somma di ducati 30000, et quelli poi convertire in
- compra de annue intrate, anzi quelli de anno in anno cumulare,
- acciocchè si possa di dette entrate soggiovare in ogni urgente
- bisogno, mantenimento di lite, et tutte altre cose in comune et in
- privato, che sarà espediente di detto popolo, conforme li bisogni
- che di giorno in giorno potranno occorrere a questa volontaria
- attione. Si supplica il beneplacito et consenso di Vostra
- Eccellenza.
-
- 2. Mira l'Eccellenza Sua questa nobiltà, che sta nel suo cospetto,
- come sta pregiata, pomposa et ornata. Mira all'incontro questo
- mio Popolo che sta humile et con quelle sue positive vesti,
- che per decentia del loro stato così conviene stiano vestiti.
- Perciocchè si supplica Vostra Eccellenza che, per ornamento e
- decoro di questo Popolo, voglia permettere l'Eccellenza Sua che
- a questi populari Capitani et Consultori se li permetta vestire
- di una veste lunga talare a modo di senatoria veste, et di quella
- servirse assolutamente in tutte le pubbliche functioni che lui
- farà, et quando compare all'aspetto dell'Eccellenza Sua per cose
- pubbliche. Questo domando per onore et decoro di questo mio Popolo
- et a ciò reveriscano tanto più l'Eccellenza Soa et a sua gloria.
-
- 3. Ha stabilito questo mio Popolo deputare sei di ciascuno di
- detti Capitanii e Consultori ogni dì, acciocchè comparino ogni
- mattina avanti l'Eccellenza Sua, et quella umilmente salutino
- et se li offeriscano per servi et le ricordino che li sono
- fidelissimi.
-
- 4. Instantemente pregano l'Eccellenza Sua almeno si lasci
- personalmente vedere una volta la settimana nella Piazza di questo
- suo Popolo, acciocchè vedendo il suo aspetto viva lieto et sicuro.
-
- 5. et ultimo. Signore Ecc.mo, le propongo questo che è successo
- a me medesimo, che andando l'altro hieri a pigliare possesso di
- questo mio ufficio ebbe loco appena di unirsi questo popolo ad
- esercitare detto atto; attesochè quelle Reverendi Padri di Santo
- Agostino, per erigere il Campanile, hanno sfabbricato quello
- antichissimo edifizio dove se univa detto Popolo. Perciò non ha
- luogo dove unitamente congregarsi.
-
- Si è resoluto edificare un particular luogo dove si possa per
- lo advenire quello unirsi, quale s'intitolerà: Seggio della
- Piazza Popolare, e là possa unito parlare di tutte pubbliche cose
- occorrenti. Tutte queste sono gratie, che si supplica l'Eccellenza
- Sua potrà a quello facilmente concedere, mentrechè sono cose
- volontarie et non pregiuditiali al terzo et per maggior onore et
- quiete di detto popolo, del che humilmente supplica l'Eccellenza
- Sua e gli fa reverenza. Ho detto, Ecc.mo Signore.
-
-Questo è quanto io esposi nel mio ragionamento et non altro, et si pure
-il volgo o altra persona dicesse aver detto altro di questo, erra.
-Vedete dunque se in detto ragionamento ho commesso alcun eccesso,
-riceverò volentieri l'emenda et correzione, del che instantemente li
-prego. E gli fo humilissima riverenza. Delle Signorie Vostre.
-
- Servitore Affezionatissimo
- GIULIO GENOINO
- _Eletto del Popolo Napolet._
-
-
-II.
-
-Lettera dell'Eletto e della Piazza popolare a D. Baldassarre Zunica
-presidente del Consiglio d'Italia, con cui si espongono le querele di
-essa contro le Piazze nobili.
-
-“Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore — Sono tanti et tali gli
-aggravii et vilipendii che questa nostra Piazza del fidelissimo Popolo
-napoletano (tanto devoto della Maestà Sua et dei suoi reali Ministri,
-et in particolare di Vostra Eccellenza) riceve giornalmente dalle
-piazze de' Nobili un disservizio di Dio, del Re N. S. et del ben
-publico, che obbligheriano noi, che la governiamo, a venire o mandare
-cento et mille volte l'hora in codesta Real Corte ai piedi della Maestà
-sua e suoi Consigli per gli opportuni rimedii. Ma, poichè questo non ci
-è permesso, mercè che questa povera Piazza non ha modo dello spendere,
-come l'hanno quelle de' Nobili, che (per le prerogative che ora godono
-di poter quattro di esse sole far conclusione di Città, benchè la
-nostra Piazza pretenda non senza raggione o la parità de' voti, o che
-non possa farsi cosa senza la nostra saputa, giacchè così conviene
-al servizio del pubblico e del Re), spendono e spandono del peculio
-universale come lor pare et piace, ancorchè ci habbiano così poca
-parte; poichè l'entrate della Cittâ si cavano mille volte più da questo
-Popolo numerosissimo che da' Nobili che sono così pochi; habbiamo
-stimato ben degno, se non in tutto almeno in parte, ragguagliarne V.
-E. Capo del Consiglio d'Italia, et sopra modo zelante del servizio di
-Sua Maestà et beneficio de' suoi sudditi, et supplicarla con questa
-(se pure la nostra buona fortuna vuole che ella capiti nelle sue mani,
-poichè possiamo assicurarcene per la potenza e stratagemmi degli
-avversarii), a degnarsi far queste nostre giuste querele pervenire
-alle reali orecchie della Maestà sua, acciocchè possa essa nostra
-fidelissima Piazza, riportarne quelle gratie et provvigioni che la
-giustizia de' suoi miserabili casi ricerca; assicurando V. E. che non
-meno sarà opera degna di vera pietà christiana l'adoperarsi essa con la
-Maestà del Nostro Re a pro di questo fidelissimo Popolo, di quello che
-sarebbe se l'Eccellenza Sua cavasse dalla schiavitudine molte migliaia
-di persone.
-
-Saprà dunque V. E. che tra le molte cose, nelle quali è venuta e viene
-la nostra fidelissima Piazza aggravata et vilipesa da' Nobili (tacendo
-l'altre peggiori per hora per non tanto fastidirla con la lunghezza
-di questa lettera) ve ne sono tre che a nostra istanza si discutono in
-questo regio Collaterale.
-
-L'una è che quattro delle cinque Piazze nobili conclusero ad Agosto
-passato, ciascuno da per sè separatamente, contro la forma del dovere
-e del solito, che dovesse tenersi aggente perpetuo in cotesta Corte, et
-in effetto, senza chiamare la nostra Piazza, elessero il Dottor Giovan
-Camillo Barnaba, che quivi resiede, con provvisione di 600 ducati
-l'anno, a tempo che questa Città va debitrice sinhora (e Dio perdoni a
-coloro, per colpa de' quali ciò è avvenuto) in più di 11 milioni, senza
-le tante centinaia di migliaia di ducati che deve di terze vecchie, non
-ad essi Nobili, Signore Eccellentissimo, perchè ha ben saputo e potuto
-pagarsi: ma a tante povere vedove, pupilli et altri miserabili del
-popolo.
-
-L'altra, che a' 9 di Settembre anche passato, deputarono et mandarono
-per ambasciatore in codesta medesima Real Corte il Padre Taruggi dei
-Gerolomini, senza il nostro intervento e saputa, e non obstante che
-dal Collaterale Consiglio fosse stato tre giorni prima, mediante
-provvisione agli stessi nobili notificata a' 6 del medesimo mese,
-ordinato che non si mandasse.
-
-E la terza, che havendo la stessa piazza de' Nobili firmata una
-capitolazione, sotto il titolo di _Riforma de' Tribunali_ della nostra
-Città, per la quale si levano e tolgono affatto non pure alla nostra
-fidelissima Piazza et ai suoi Eletti le loro antiche raggioni et
-autorità, ma anche a' regii Ministri che in essi Tribunali assistono a
-petition nostra, hanno rechiesto essa nostra Piazza a concorrere alla
-detta riforma, et noi abbiamo ricusato di farlo per essere cosa di
-tanto nostro preiudizio e della Reale giuridittione.
-
-Intorno alle due prime V. E. resterà servita veder dalle qui incluse
-copie come già per decreto del Signor Regente Valenzuela, commissario
-in questo particolare delegato dall'Illustriss. Signor Cardinale
-Vicerè, sta sospesa l'elettione di Aggente, et per decreto parimente
-di tutto il Collaterale, annullata l'ambasceria del Padre Taruggi, come
-fatte illegittimamente et contro la forma del dovere.
-
-Et in quanto alla terza, già si sta da noi facendo istanza appresso
-questi signori Reggenti che sieno intese le nostre raggioni. Non
-lasciando di dire a V. E. che i sudetti Nobili oltre l'haver privato
-alcuni dei nostri di qualche carica o officio conferitogli dalle lor
-Piazze, senz'altra caggione che di non haver voluto aderire a' loro
-disegni, si sono lasciati trasportar dall'odio conceputo contro di noi,
-solo perchè habbiamo voluto difendere le ragioni della nostra Piazza
-con termini della giustizia contro le loro irragionevoli pretensioni et
-conclusioni, che e privata et pubblicamente in absenza et in presenza
-nostra non si sono astenuti dal maltrattarne di mille ingiurie et
-minacce, come ne abbiamo dato parte all'Ill. signor Cardinal Vicerè
-et suo Collaterale Consiglio, forse per provocarci a farne qualche
-resentimento da per noi, per lo quale poi avessero potuto tacciarne di
-persone rivoltose et inquiete. Ma noi habbiamo il tutto sopportato con
-animo piucchè forte per non cagionare qualche giusta alterazione al
-nostro fedelissimo Popolo, il quale, come chè non è mai stato solito
-di ricevere simili affronti della Nobiltà nelle persone de' suoi
-Eletto, Capitani et Consultori, da che è stata fondata questa Città,
-facilmente havrebbe potuto far qualche movimento di vendetta, se noi
-havessimo cercato di rissentirci dell'aggravio fattone, e non havessimo
-procurato diminuire al possibile la gravità delle cose appresso quelli
-de' nostri quartieri. Anzi, hierimattina, 27 del corrente, vigilia
-dell'odierna festa de' gloriosissimi Apostoli Simeone e Giuda, tutte le
-Cinque piazze Nobili ad una stess'hora, unite, ciascuna però nella sua,
-con manifesto monopolio (con riverenza) conclusero che si facessero
-deputati, i quali potessero, per mezzo del sudetto Padre Taruggi
-asserto ambasciadore o d'altri, non pur resentirsi dalle istanze
-fatte (com'essi dicono) tanto licenziosamente dalla nostra Piazza
-in disservizio del Publico, ma dar parte a S. M. degli aggravii, che
-dicono haver patiti nel particolare delle istanze fatte anche da noi
-intorno all'haver voluto impedire il detto Padre, dove medesimamente
-si dolgono e del signor Vicerè (di niuno de' quali non mai si
-contentarono) che del Collaterale, per ordine del quale, con somma
-giustizia, si prende informationi contro i deputati c'hanno spedito il
-medesimo Padre, cosa che mai si ricorda c'abbiano fatto contro questa
-fedelissima Piazza, della quale sempre hanno fatto qualche stima,
-fuorché da alcuni mesi in qua, sebben crediamo (se pur ad altro non
-hanno l'occhio) che tutto ciò habbiamo fatto et facciano per atterrirci
-et farci desistere dalle oppositioni, che tanto giustamente facciamo
-alle loro ingiuste conclusioni et pretensioni, et ottenere per questa
-strada quanto bramano, poiché veggono che questa nostra fidelissima
-Piazza è hoggidì, per gratia d'Iddio, retta e governata da persone da
-bene (se pure è lecito lodarci con la propria bocca) timorose di Dio e
-della giustizia, et sopratutto amiche della pace e zelose del servitio
-della M. S. et in particolare del suo Eletto, di conosciutissima bontà
-e qualità. Però noi staremo sempre fermi e saldi et attenderemo coi
-termini del dovere e della giustizia la difesa delle nostre raggioni,
-sintanto che da chi può comandarci non ci verrà altrimente commesso
-et ordinato, ancorchè ci fosse con notabile preiudizio dell'havere
-dell'honore et della vita di tutti noi.
-
-Abbiamo dunque, signore Eccellentissimo, voluto narrare queste cose a
-Vostra Eccellenza, sia perchè Ella ne stia com'è di dovere informata,
-sì anche, come detto abbiamo, perchè ci faccia la gratia col suo
-christianissimo zelo di farlo a saper a S. M. acciocchè et Ella et
-V. E. col suo Consiglio non pure intendano che suddetti Aggente et
-Ambasciadore sono stati dichiarati nulli, come eletti contro la forma
-della raggione e che come tali non devono esser ammessi et ascoltati,
-ma anche la M. S. provvegga con la sua giusta e potente mano in maniera
-che non siamo a questo modo maltrattati e dispreggiati da questi
-Nobili che ad altro non aspirano che a farsi soli et assoluti padroni
-del maneggio delle cose, di questa Città, senza la nostra fidelissima
-Piazza del Popolo ci abbia una menoma parte. E per fine baciando a
-Vostra Ecc. humilissima et riverentemente le mani le preghiamo da
-Sua Divina Maestà il colmo di ogni felicità e compita grandezza — Di
-Napoli a 28 Ottobre 1622 — Humilissimi e Devotissimi Servi — L'eletto,
-Capitani et Consultori della piazza del fed. Popolo Nap. — _Paolo
-Vespolo_, eletto — _Anello Auricola_, cons. — _Orlando Prencipe_,
-capitano — _Giacomo Pinto_, cons. — _Giuseppe Palmisano_, capitano —
-_Giov. Ang. della Monica_, cons. — _Giov. Batt. Pelliccia_, capit. —
-_Pietr'Antonio Ferrante_, cons, et capit. — _Andrea Pulce_, capit. —
-_Loise Rispolo_, Cons, et Cap. — _Agost. de Juliis_, cap. — _Agost.
-Miranda_, Cons, e capit. — _Francesco d'Anna_, capit. — _Francesco
-Schettino_, capit. — _Horatio Pisano_, capit. — _Giov. Loise Saggio_,
-capit. — _Giuseppe Maffeo_, capitano — _Giov. Tommaso Giovine_, capit.
-— _Pietr'Antonio Sorrentino_, cap. — _Genn. Fasano_ cap. — _Santolo
-Manso_, cap. — _Ottavio Cassano_, cap. — _Marcello Manna_, cap. —
-_Bened. Mancino_, cap. — _Ottavio di Mayo_, cap. — _Lutio di Maria_,
-cap. — _Giov. Andrea Sances_, capitano — _Giov. Andrea Canale_, cap.
-— _N. Giov. Vinc. Petito_, cap. — _Cesare Campanile_, cap. — _Paolino
-d'Amato_, cap. — _N. Giov. Bernardino de Juliano_, Cap. et Secr.„
-
-
-III.
-
-BANDO, CON CUI SI RIPETE L'ORDINE DI DOVERSI RIVALERE LE ROBE MOBILI,
-CHE ERANO STATE PRESE DA DIVERSE CASE PER ORDINE DI MASANIELLO.
-
-Philipphus dei Gratia Rex. etc.
-
-Per un altro nostro Banno fu ordinato che chi tenea robbe mobili di
-qualsivoglia conditione prese da diverse case, borghi e casali di
-questa fedelissima Città, consistentino in gioie, in oro, argento di
-qualsivoglia maniera, drappi d'oro, seta et altro prese per ordine del
-q. Masaniello d'Amalfi o per altro ordine le debbiano rivelare sotto
-pena della confiscazione et altre a nostro arbitrio. E perchè molti
-pochi hanno rivelato appresso di chi fossero dette robbe, per questo
-acciò si possa provvedere di giustitia vogliamo che in termine di
-ventiquattro ore doppo la pubblicatione di questo lo debbiano rivelare
-all'Eletto o al Presidente Genoino delegato per S. E. E se in questo
-termine di ventiquattr'ore doppo l'affissione del presente Banno non
-le riveleranno si dà indulto a tutti quelli, quali etiam saranno stati
-complici et oltrechè se reveleranno in potere di chi si ritroveranno
-dette robbe, se le darà la terza parte della pena, nella quale saranno
-incorsi li trasgressori, quale se le darà sicuramente. Dat. Neap. die
-19 Julii 1647 — _Il Presidente_, D. GIULIO GENOINO. D. MARZIO SCALESIO,
-_segretario_.
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- Prefazione pag. v
- Notizie di alcune opere inedite adoperate in questi
- ricordi „ 3
- PARTE PRIMA — La Piazza del Mercato di Napoli e
- la casa di Masaniello „ 19
- PARTE SECONDA — La famiglia di Masaniello „ 61
- PARTE TERZA — Masaniello ed alcuni di sua famiglia
- effigiati nei quadri, nelle figure e nelle stampe
- del tempo „ 137
- PARTE QUARTA — Documenti „ 181
-
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-
-APPENDICE FIGURATIVA
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- [Illustrazione: Fig. 1. — MICCO SPADARO: Il Mercato di Napoli
- durante la rivoluzione. (_Museo Nazionale di Napoli_)]
-
- [Illustrazione: Fig. 2. — Dettaglio del quadro di Micco
- Spadaro: (_Masaniello parla al popolo_) (Vedi testo, pag.
- 145)]
-
- [Illustrazione: Fig. 3. — Parte centrale del quadro di Micco
- Spadaro: (_Masaniello a cavallo_)]
-
- [Illustrazione: Fig. 4. — La piazza del mercato: (_da una
- stampa dell'antica Guida di Napoli del Parrino_)]
-
- [Illustrazione: Fig. 5. — Il Duca d'Arcos: (_Stampa antica_)]
-
- [Illustrazione: Fig. 6. — Don Giulio Genoino: (_Stampa
- antica_)]
-
- [Illustrazione: Fig. 7. — Il Cardinale Ascanio Filomarino:
- (_Stampa antica_)]
-
- [Illustrazione: Fig. 8. — Il Duca di Guisa: (_Stampa antica_)]
-
- [Illustrazione: Fig. 9. — La Sellaria: (_dall'antica guida di
- Napoli del Parrino._)]
-
- [Illustrazione: Fig. 10. — MICHELANGELO CERQUOZZI: Masaniello
- a Cavallo. (_Galleria Spada — Roma._)]
-
- [Illustrazione: Fig. 11. — Ritratto di Masaniello: (_Galleria
- Rospigliosi — Roma._) (Vedi testo, pag. 151)]
-
- [Illustrazione: Fig. 12. — Masaniello: (_dal frontespizio del
- libro_ “Napoli sollevata„ _di Amatore._) (Vedi testo, pag.
- 153)]
-
- [Illustrazione: Fig. 13. — Masaniello: (_Collezione di
- Bartolommeo Capasso._) (Vedi testo, pag. 157)]
-
- [Illustrazione: Fig. 14. — Masaniello: (_Biblioteca dei P. P.
- Gerolomini in Napoli_) (Vedi testo, pag. 158)]
-
- [Illustrazione: Fig. 15. — Masaniello: (_dal Ms. del Molino._)
- (Vedi testo, pag. 167)]
-
- [Illustrazione: Fig. 16. — Masaniello di notte: (_dal Ms. del
- Molino._) (Vedi testo, pag. 167)]
-
- [Illustrazione: Fig. 17. — Masaniello fuori di sè: (_dal Ms.
- del Molino._) (Vedi testo, pag. 168)]
-
- [Illustrazione: Fig. 18. — Matteo d'Amalfi: (_dal Ms. del
- Molino._) (Vedi testo, pag. 169)]
-
- [Illustrazione: Fig. 19. — La moglie di Masaniello: (_dal Ms.
- del Molino._) (Vedi testo, pag. 170)]
-
- [Illustrazione: Fig. 20. — La sorella di Masaniello: (_dal Ms.
- del Molino._) (Vedi testo, pag. 171)]
-
- [Illustrazione: Fig. 21. — Cognato di Masaniello: (_dal Ms.
- del Molino._) (Vedi testo, pag. 171)]
-
- [Illustrazione: Fig. 22. — Plastica della testa di Masaniello
- _Teca del Duca di Martina_ (Vedi testo, pag. 153)]
-
- [Illustrazione: Fig. 23. — Masaniello e Cromwell (_da una
- medaglia del Museo di Napoli._) (Vedi testo, pag. 177)]
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-
- IMPRESSO NELLA REALE TIPOGRAFIA
- FRANCESCO GIANNINI & FIGLI
- L'ANNO MCMXIX IN NAPOLI
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-Lire dodici
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-
-NOTE:
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-
-[1] _In un piccolo Ms. del tempo di poche carte in 8, che da me si
-conserva, ed è intitolato: _Memoria de los rebeldes, que fueron en
-Francia, y vinieron sobre la armada francesa, y residieron en Roma,
-y los que se volvieron a este reyno despues del indulto general_, il
-Verde dicesi di Giugliano, e che_ finjio de ser fiel vasallo y acudia
-à la yglesia de S. Iago de los españoles en Roma.
-
-[2] V. Di Blasi _Stor. cronol. dei Vicerè di Sic._ t. II. p. II. pag.
-335.
-
-[3] GIORDANO, _Hist. Neap._ Ms. c. XIII: _De his qui pomœrium
-auxerint_; SUMMONTE, _Hist. di Nap._ I, 64; TUTINI, _Dei seggi di
-Napoli_ p. 10.
-
-[4] _Chron. Suessan._ ap. Pelliccia, _Raccolta di Cronache_ etc. I, 57;
-Registri Angioini n. 19 (1274, B.) f. 27; Doc. del 1288 ap. SABATINI,
-_Calend. Napol._ Maggio p. 58.
-
-[5] _In loco, qui dicitur Moricinum._ Reg. 1269. S. f. 173, ap.
-MINIERI, _Notizie sull'archiv. Angioino_ p. 81; _extra civ. Neap. in
-loco qui dicitur Moricinum_. Reg. n. 9 (1270. C) f. 83. Cf. Reg. 1278,
-B. f. 75, ap. MINIERI, _Alcuni studii storici intorno a Manfredi e
-Corradino_ p. 60 — _Moricinum sive Mercatum._ Reg. 1292, E, f. 345 ap.
-ALITTO, _Vetusta Regni Neap. Mon._ Ms. f. 56 v. mihi Cf. _Bullarium
-Carmelitanum_ I, 606.
-
-[6] Reg. 1269, S. f. 173 e Reg. n. 30 (1278, B.) f. 75 ap. MINIERI,
-_Op. ll. cc._
-
-[7] Dipl. del 1270 ap. SUMMONTE, _Op. cit._ II, 264, Fasc. 80 il 2º ap.
-MINIERI, _sui fascicoli angioini_ p. 55.
-
-[8] Reg. n. 106 (1300-1301. A) f. 82 e n. 111 (1301. F), f. 30, e 149
-v. In questi due documenti si nota il l_avinarium, per quod decurrit
-aqua, que descendit a fonte Formelli in mare_; GIOV. VILLANI, _Istor.
-Fior._ L. VII, c. 29.
-
-[9] GIOV. VILLANI, _l. c._ Cf. FILANGIERI, principe di Satriano,
-_Docum. per la Storia, le arti e le industrie nelle prov. Nap._ vol.
-III, p. 257.
-
-[10] SABA MALASPINA, _Hist._ L. IV, c. 16; _Chron. di Partenope_, L.
-II, c. 11.
-
-[11] SABA MALASPINA, _Hist. l. c._
-
-[12] La testimonianza del Malaspina è stata combattuta recisamente
-dal ch. cav. Del Giudice con la sua dotta memoria: _Il giudizio e la
-condanna di Corradino_ (Nap. 1876) ritenendola come _sospetta e del
-tutto inverosimile_ (pag. 19). Ma, sebbene le ragioni, che l'egregio
-mio amico a sostegno della sua opinione desume dal sistema tenuto in
-quel tempo tra noi intorno ai parlamentari ed alle _curie generali_, ed
-intorno al procedimento penale contro i proditori notorii e manifesti,
-sieno certamente fondate e gravissime, pure io non oso rigettare
-interamente l'affermazione di uno scrittore così autorevole qual è
-Saba Malaspina. La convocazione dell'assemblea fu forse una semplice
-formalità eccezionale per un caso così specialmente eccezionale e
-singolare, e fu diretta ai deputati di due sole provincie del reame, le
-più vicine a Napoli, affinchè l'esecuzione dell'infelice Corradino, già
-preventivamente decisa da Carlo, non fosse anche per poco ritardata.
-
-[13] TUTINI, _Op. cit._ p. 16; FALCO, _Del sito di Nap._ p. 22.
-
-[14] Reg. cit. 1269, S, f. 162, ap. MINIERI, _Notizie l. c._ e Reg. n.
-30 (1278, B) f. 75 — Cf. SUMMONTE, II, 262.
-
-[15] Reg. n. 76 (1295, B), f. 85, e cit. Reg. n. 106 (1300-1301. A), f.
-82.
-
-[16] Reg. cit. n. 106 — Cf. CAMERA, _Annali_, II, 86.
-
-[17] Reg. n. 125 (1302, E.), f. 53 — V. CAMERA, _Op. cit._ II, 94.
-
-[18] DOM. DE GRAVINA, _Chron._ ap. PELLICCIA, _Op. cit._ III,
-226; BOCCACCIO, _De casibus virorum illustr._ L. IX, e con minori
-particolari, la _Chronaca di Partenope_, III, 23, ove erroneamente
-si aggiunge anche Sancia, la nipote di Filippa Catanese, che, per
-essere in quel tempo pregna, fu giustiziata dopo. Queste fonti furono
-seguite dal COLLENUCCIO, I, 246, ediz. Gravier, dal COSTANZO, _Istor.
-del regno_ p. 203, dal SUMMONTE, _O. c._ II, 426, e da altri, che
-tralascio. — D'altra parte GIOV. VILLANI nelle _Istor. Fior._ XII, 52
-parla del supplizio dei soli uomini, e così pure il _Chron. Siculum_
-testè pubblicato dalla Società Napolitana di Storia Patria p. 10;
-aggiungendo poscia esattamente la giustizia di Sancia al dicembre
-seguente.
-
-[19] Reg. Ang. n. 353 (1346 C.) f. 24. Debbo questa notizia all'amico
-prof. De Blasiis.
-
-[20] Il fatto è narrato assai ambiguamente e con la data, certamente
-erronea, del 1355 nella _Chronaca di Partenope_, III, 28 copiata da
-Notar Giacomo a p. 56 in nota. Ivi si confonde la venuta del conte
-Lando e di Luigi di Durazzo in Napoli nel 1351, col supplizio dei due
-fratelli della Polla, che assai verisimilmente dovette avvenire nel
-1348, quando fu fatta, come dice il Cronista di Gravina, _vindicta
-maxima de morte ducis Andreae_, e non dopo, quando questa sarebbe stata
-tardiva.
-
-[21] _Chron. di Parten._ III, 35.
-
-[22] _Diurnali del Duca di Monteleone_ secondo il testo genuino. Il
-raffazzonamento posteriore (p. 67 ediz. Gravier) varia. NOTAR GIACOMO
-p. 69; _Annali del Raimo_ ap. PELLICCIA _O. c._ I, 114; PASSARO,
-_Giornale_, p. 11.
-
-[23] DE PIETRI, _Hist. Nap._ p. 80; CELANO, _Notizie_ ecc. III, 263.
-
-[24] FACIO, _De rebus gestis ab Alphonso 1_ L. II, c. 31.
-
-[25] Cfr. _Cronica Anonima_ in cit. _Raccolta_ ecc. I, p. 180; _Cronica
-di Ant. Feltrio_ ivi p. 290; PASSARO, _Op. cit._ p. 12.
-
-[26] CELANO, _Op. cit._ IV, 68; PARRINO, _Nuova guida di Nap._ 1723,
-p. 238, dove è pure la veduta della Piazza presa da S. Eligio, che sta
-innanzi a questo capitolo.
-
-[27] V. Bandi municipali nelle _Pragmaticae r. Neap._ I, 228, 231,
-ediz. Cervone.
-
-[28] VALENTINO, _Napole scontrafatto_ etc. p. 321, ediz. Porcelli, e
-BASILE, nella lettera premessa alla _Vajasseide_ del Cortese t. II.
-delle Opere.
-
-[29] V. la _Situazione fatta dall'Illustrissimo signor Portolano di
-questa fedelissima città nell'anno 1692, de cacciate e pennate delle
-botteghe, posti fissi et amovibili, barracche et altro_, Napoli s. u.
-n. in 4.
-
-[30] _Suggeco_, nel dialetto Napoletano vale _soggetto_. Cf. BASILE,
-_Lo cunto de li cunte_ I, 126 ediz. del Croce.
-
-[31] Capitoli del ben vivere, e Bandi municipali nelle _Pragmat. r.
-Neap._ I, 184, 191, 193, 204.
-
-[32] CAMPANILE, _Diario circa la sollevazione della plebe di Nap. nel
-1647_, Ms. f. 3.
-
-[33] Nella Relazione del 1773 intorno alla causa della Città col R.
-Fondo di separazione dei lucri, si dice che per tradizione sapevasi
-come anticamente i _buccieri_ e _salcicciari_ passavano 10 o 12 ducati
-l'anno al capitano e tenente degli alabardieri, perchè davano loro il
-permesso di tenere avanti due botteghe, una a S. Francesco Saverio (S.
-Ferdinando di Palazzo) e l'altra a S. Giovanni maggiore, una casacca di
-alabardiere, ed una alabarda, ne desse il permesso dal Tribunale di S.
-Lorenzo. _Memoriali_, vol. XII, f. 31 nell'Archivio Municipale.
-
-[34] Bandi municipali nell'_Op. cit._ I, p. 216 — ZAZZERA, _Giornali
-del duca d'Ossuna_, nell'_Archiv. stor. ital._ IX p. 496.
-
-[35] DEL TUFO, _Ritrato della nobilissima città di Napoli_. Ms. della
-fine del secolo XVI nella Biblioteca Nazionale. Cf. VOLPICELLA, _Giov.
-Battista del Tufo_, Nap. 1880. PARRINO, _Op. cit._ p. 228. — Il talamo
-per taglio della testa a coloro che non s'impiccavano può notarsi a
-poca distanza della cappella della Croce nel quadro di Micco Spadaro
-nel Museo Nazionale. La forca vedesi poi incisa nella _Pianta_ di
-Napoli del 1566 nella Corsiniana in Roma: Col. 44, 4, 24.
-
-[36] Intorno a ciò veggasi principalmente la Corrispondenza tra la
-Corte di Roma ed il Nunzio Pontificio nel cit. _Archiv. stor._ t.
-IX, p. 446, e 524 ed altrove. — Talvolta però si procedeva con minori
-scrupoli, ed il dritto di asilo non era punto rispettato. Difatti in
-questo stesso anno 1617 due giovani, Marco e Giuseppe Ferraro, ai 28
-marzo _furono ammazzati per ordine del vicerè dentro S. Lucia a mare_.
-Il _Registro del morti_ della parrocchia di S. Giovanni Maggiore, dal
-quale ricavo questa notizia (L. IV, f. 66) non dice la ragione del
-fatto. Un altro esempio singolare ne abbiamo pure sotto il viceregnato
-di D. Pietro Antonio d'Aragona. Allora, “essendosi, come dice con
-parola di biasimo uno scrittore contemporaneo, tre delinquenti,
-scappati dal carcere della Vicaria, rifugiati nella chiesa di S. Tomaso
-a Capuana, i ministri di corte di notte tempo scoverto il tetto della
-chiesa ferirono dl molte archibugiate quei poveracci, i quali indi a
-poco da sicarii stessi, che di là su calarono dentro la chiesa, in
-mezzo agli altari avanti l'ostia sacratissima crudelmente scannati
-furono.„ ISOLANI, _Apologia_, etc. Bologna 1672 p. 35.
-
-[37] _Memorie attinenti alla Chiesa di S. Croce al Mercato._ Ms. già
-presso l'egregio ricercatore delle cose patrie, l'abate D. Vincenzo
-Cuomo, ora nella Biblioteca Municipale.
-
-[38] Bandi municipali nell'_Op. cit._ t. I, p. 224 e 236.
-
-[39] DEL TUFO (_Ms. cit._) nel 1.º dei suoi _Ragionamenti_ fa un
-_sonetto in lode del quadretto Napoletano_. — Le frutta dovevano essere
-scelte, si vendevano senza bilance e senza _assisa_, ed i venditori si
-chiamavano _quadrettari_.
-
-[40] DEL TUFO. Ms. cit. _Ragionamento_ IV, p. 116-17.
-
-[41] V. _Acta visit. capp. ab archiep. Buoncompagni_ an. 1633, vol.
-II, f. 182. Le pitture dei fatti di Corradino furono fatte incidere
-ed inserire nella sua opera dal Summonte II, 232 e 233. — Nel 1630
-tentandosi fare una nuova cappella dietro a questa, che descriviamo,
-fu impedito, e vi restò solo una stretta tribuna che volgarmente fu
-detta la cappella dei seggettari. _Cronistoria del Convento del Carmine
-Maggiore._ Ms. nella Bibl. Nazionale a f. 16 v.
-
-[42] Il disegno della colonna e del ceppo, come anche della statua di
-Margherita, che accennerò in seguito, può vedersi nell'opera di Del
-Re, _Rimembranze storiche ed artistiche_, p. 193. Inoltre non ha guari
-il Rev. d. Vincenzo di Napoli, rettore della chiesa del Purgatorio al
-Mercato, fece trarre la fotografia della accennata colonna e l'inserì
-nel suo opuscolo intitolato: _La colonna espiatoria di Corradino di
-Svevia_, Nap. 1888.
-
-[43] Bandi municipali. Ivi p. 225.
-
-[44] SUMMONTE, _Op. cit._ II, 263.
-
-[45] Secondo che rileviamo della cit. _Cronistoria_ f. 13 in quel
-tempo, allorché qualcuno diceva di non aver danari e ne dimandava,
-rispondevasi _andate alla regina del Carmine che ve li darà_.
-
-[46] FILANGIERI, _Documenti_ ecc. t. III, p. 438 e 451.
-
-[47] _Acta visit. cappell. ab archiep. Caracciolo_ an. 1675, f. 540
-— Qui sulla muraglia, e propriamente dove dicevasi “allo reale della
-carne„ stava pure una cappelletta di S. Maria del Carmine. _Acta visit.
-arch. Buoncompagni_, vol. II, f. 200.
-
-[48] Quest'arte fu qui trasferita, come già accennai, nel 1301 per
-ordine di re Carlo II. Da quel tempo il quartiere prese il nome di
-Conceria, che tuttora ritiene, quantunque l'arte da circa 50 anni non
-più ivi si eserciti.
-
-[49] STEFANO, _Luoghi sacri di Nap._ p. 46.
-
-[50] _Acta visit. cappell. ab archiep. Gesualdo_ 1598, v. IV, f. 508.
-Cf. STEFANO, _Op. cit._ c. 43; e D'ENGENIO, _Nap. Sacra_ p. 445.
-
-[51] _Acta visit. cappell. arch. Gesualdi_ v. IV; CELANO, III, 265.
-
-[52] Istr. del 1437 per not. Nicola Vigiliano notato nella
-_Cronistoria_ cit. f. 34; _Acta visit. cappell. ab Annib. de Capua_
-1583 f. 9 — _Item Paroc. minor._ f. 133.
-
-[53] Doc. ap. _Acta visit. paroch. mai. ab Annib. de Capua_ 1580 f. 42
-v. — SUMMONTE, _Op. cit._ IV, 430.
-
-[54] BOLVITO, _Notam. Mss._ f. 115, mihi.
-
-[55] Doc. dei 25 ottobre 1454 per not. Giov. Pisano ap. _Cronistoria_
-cit. f. 34; altro del 1496 ap. _Acta vis. S. Restitutae_ f. 91 v.,
-ove il vico è detto _de li Scannacardilli seu de li Scannasorici_; ed
-altro del 1563, in cui esso chiamasi vico _de li Scannasarici, seu li
-parrettari_. _Acta visit. par. mai. ab Ann. de Capua_ 1580 f. 960.
-
-[56] PARRINO, _Op. cit._ p. 222.
-
-[57] BASILE, _Lo cunto de li cunti_, I, 75 ediz. Croce.
-
-[58] _Acta visit. cappell. ab arch. Gesualdo_ 1598, vol. IV, f. 208.
-
-[59] Istrum. del 1508 ap. _Acta visit. cappell. ab Ann. de Capua_ 1583
-f. 28 v. e descriz. della cappella del Carminello. _Ibid._ n.º 20.
-
-[60] _Acta visit. capp._ anno 1583 n.º 19.
-
-[61] Celano, G. III, p. 261.
-
-[62] _Acta visit. cappell. ab. arch. Gesualdo_ 1598 v. IV, f. 496. —
-STEFANO, _Op. cit._ c. 43.
-
-[63] Bandi municipali nell'_Op. cit._ t. I, p. 192.
-
-[64] Bandi municipali nell'_Op. cit._ t. I, p. 196, 224, 229.
-
-[65] MAZZELLA, _Descrizione del regno di Nap._ p. 338; AGETA, _ad
-Moles_ etc. I. 420 — V. pure Bandi municipali nell'_Op. cit._ t. I, p.
-196.
-
-[66] SUMMONTE. _Op. cit._ I, 246. Essa dopo questa epoca nel 1653 fu
-in altro modo rifatta dal vicerè conte di Ognatte; PARRINO, _Teatro dei
-Vicerè_ t. II, p. 464; CELANO, IV, 73.
-
-[67] In taluni Frammenti Mss. degli _annali della Città di Napoli_
-dal 1611 al 1679 composti da Nicolò Caputo, dei quali io conservo
-copia, all'anno 1632 dicesi “i Napoletani in onore della Madonna
-del Carmine contribuirono alla spesa di presso a ducati 9000 per lo
-prezzo di molte paja di case, che furono diroccate in Napoli avanti la
-porta maggiore della chiesa del Carmine al Mercato che impedivano la
-vista della facciata di quella, e stavano contigue ad un'antichissima
-porta.... Coloro che contribuirono a questa spesa furono li signori
-Vicerè del Regno, gli Eletti della città sì dei nobili come del popolo;
-il Reggente D. Giovanni Enriquez, marchese di Campi; D. Giovanni
-Grasso Reggente della Vicaria; Nicola Giodice principe di Cellammare,
-et. corriere maggiore; il consigliere Pietro Antonio Caravita e D.
-Francesco del Campo; li razionali della Regia Camera Gioseffo Ametrano
-et Fabrizio Cennamo, che fu poi Presidente di Camera. Questa porta così
-antica della città si ridusse in nulla nell'anno 1637 per causa di un
-incendio ivi successo per le polvere da fuoco, che vi si vendeva.„ —
-Cf. pure TUTINI, _Op. cit._ p. 15.
-
-[68] Così denominato da un piccolo ponte, che stava fino al 1459
-innanzi la Chiesa, e sotto il quale scorrevano le acque del lavinajo
-prima che il corso di esse fosse trasferito all'_Arenaccia_. V.
-_Cronistoria_ f. 36.
-
-[69] Bandi municipali nella _Op. cit._ t. I. p. 186, 196, 204.
-
-[70] CAPECELATRO, _Diario_ t. I, p. 14; NICOLAI, _Historia delle ultime
-rivoluzioni di Nap._ p. 20.
-
-[71] GIRAFFI, _Le rivoluzioni di Napoli_, p. 13 ediz. di Ferrara 1705.
-(LIPONARI, _Relazione, etc._ Padova 1648 p. 14, e 131).
-
-[72] CAMPANILE, Ms. cit. f. 7.
-
-[73] VERDE e TUTINI, _Racconto_ Ms. al giorno 8 luglio.
-
-[74] Un altro scrittore contemporaneo dice, “questo tavolato era lungo
-da palmi 60 et largo 10, e stava dalla parte orientale del mercato,
-che serviva per giuochi de persone saltatori, sopra del quale vi stava
-infinita gente al n.º de 200 con bandiere di pezze vecchie ed insegne
-del Re e del popolo„. DELLA MONICA, _Historia delle rivolutioni di
-Napoli del 1647_ Ms. f. 21, v.
-
-[75] TONTOLI, _Il Masaniello_ p. 47; NICOLAI, _Historia_ etc. p. 45;
-CAPECELATRO, _Diario_ etc. I, 58 Cf. RICCA BERNARDO, _Annali del mondo
-dei nostri tempi_ etc. An. Domini 1655. Ms. in 4 nella biblioteca
-dell'Archivio di Stato, f. 90 v. e _Storia del tumulto di Napoli_, pure
-Ms., che manca del fine, conservato presso di me al f. 13 v. Bisogna
-però avvertire che il Ricca nella narrazione di questi fatti, copia
-testualmente le parole del Tontoli.
-
-[76] DONZELLI, _Partenope liberata_ p. 43, 44, 61.
-
-[77] CAPRIATA, _Istorie_ t. III, p. 365.
-
-[78] TARSIA, _Tumultos de la ciudad y reyno de Napoles en el 1647_.
-Lione 1670 p. 93.
-
-[79] DELLA PORTA, _Cause di stravaganze_ et. Ms. t. I, f. 9, e 129
-mihi; FUIDORO INNOCENZO, _Successi storici_ Ms. f. 18; SIMONETTI
-TARQUINIO, _Storia della rivoluzione di Napoli_. Ms. al giorno 7
-luglio.
-
-[80] Lo stesso dice il DELLA PORTA nel cit. Ms. f. 42. Il CAMPANILE
-inoltre nel Ms. cit. f. 15 v. dichiara che era _un'aquila imperiale
-pittata con un laccio in torno_. Ed il GIRAFFI, p. 13, spiegando
-meglio la cosa aggiunge. “Sotto la finestra della sua casa v'è l'arma
-e nome di Carlo V molto antica verso la parte sinistra della fontana,
-ivi vicina, che si attribuisce a misterioso presagio di dover egli
-rinnovare e mettere in piè, come egli stesso disse facetamente
-più volte, nella città e popolo di Napoli i favorevoli e gratiosi
-privileggi concedutili dall'innata benignità di quell'invitto Monarca.„
-Il TONTOLI da ultimo a p. 124 afferma, che l'impresa stava sopra la
-finestra e dichiara che “l'aquila fosse stata pronosticatrice del
-futuro imperio in quella casa sebbene il laccio che la circondava
-infausti annuncii par che additasse.„ Ma è facile imaginare che
-l'impresa di Carlo V fosse stata ivi apposta, perchè probabilmente un
-tempo vi stava l'officina daziaria di Piazza maggiore, poscia più oltre
-trasferita.
-
-[81] POLLIO, _Histor. del regno di Napoli_. Ms. nella biblioteca
-Nazionale f. 24 v.
-
-[82] Il Ms. che non aveva titolo neanche nell'originale, comincia: “È
-pur troppo difficil cosa scrivere l'historia„ e finisce “quel che poi
-succedè appresso si scriverà da chi è stato presente„. L'A. anonimo
-principia la sua narrazione dai 7 luglio 1647 e la termina col sabato
-5 ottobre, quando avendo inteso “che il Duca d'Arcos e sua Altezza
-havessero risoluto cannoniare la città si partì con tutta la casa
-per Bari.„ Egli spesso è testimonio di veduta e narra le cose con
-sufficiente imparzialità. Voglio pure notare l'errore in cui cade nel
-credere che il tavolato innanzi alla casa di Masaniello fosse stato
-fatto per ordine di costui per avere più agio a dare udienza.
-
-[83] Così le due portelle congiunte, ora non più esistono, perchè una
-di essa, in epoca che non posso accertare, diventò bottega.
-
-[84] Nella Pianta di Napoli fatta nel 1798, che si conserva
-nell'Archivio di Stato, al n. 17, che porta il titolo: _Pezzo del
-Mercato_, si annota l'isola dei caseggiati, che ho di sopra descritta,
-e si veggono registrati 28 compresi fra botteghe e portelle coi numeri
-civici da 176 a 202, numerazione che non è stata mutata ed esiste
-tuttora presentemente. Se non che la destinazione di alcuni compresi
-differenzia ora da quella che prima aveva. Così il n. 179 che ora è
-portella, allora era bottega, e viceversa il n. 181 che ora è bottega,
-allora era portella; così pure il n. 191, che ora è portella, era
-bottega, e il n. 192 che ora è bottega, allora era portella. Così pure
-scambiano finalmente i compresi segnati coi numeri 198, 199, 200, 201.
-A quanto pare dunque il n. 179 che una volta era portella, nel 1798 era
-bottega ed ora è stata di nuovo addetto alla primiera destinazione.
-
-Da ultimo bisogna pur ricordare che recentemente il Municipio di
-Napoli su proposta della Commissione per la conservazione dei Monumenti
-municipali fece apporre sul portoncino n. 177, la seguente iscrizione:
-
- IN QUESTA CASA
- NACQUE IL XXIX GIUGNO DEL MDCXX
- TOMMASO ANIELLO D'AMALFI
- E QUI DIMORAVA
- QUANDO FU CAPITAN GENERALE
- DEL POPOLO NAPOLETANO
-
-
-[85] Vedi le fedi di nascita di Masaniello, dei fratelli e della
-sorella riportate prima di tutti dal ch. fu signor Luigi Volpicella
-negli _Atti dell'Accademia Cosentina_.
-
-Nè si creda che dicendosi in quelle fedi al _Vico rotto_, si abbia
-voluto indicare qualche casa posta dentro quel vico. Ivi non vi è
-presentemente, nè pare che abbia potuto esservi pel passato altro che
-bassi e botteghe. Il parroco mancando allora più chiara indicazione,
-cercò di determinare il sito col vico, assai noto, ch'era alla casa più
-prossimo.
-
-[86] CAPECELATRO, _Op. cit._ I, 65: GIRAFFI (LIPONARI) p. 131.
-
-[87] DONZELLI, _Op. cit._ p. 52; DE SANTIS, _Op. cit._ p. 93; DE TURRI,
-_Dissidentis etc._ p. 83.
-
-[88] DONZELLI, p. 41; GIRAFFI (LIPONARI), p. 141; BRUSONI, _Hist.
-memorabili_ (Ven. 1653) p. 245; DE SANTIS p. 79-80; _Diario_ Ms. f.
-82. Altri come il Capecelatro e Nicolai, tacciono questi due fatti o li
-raccontano diversamente.
-
-[89] Questo fatto dal SALVINI, _Annotazioni_ ecc. affermasi accaduto
-al cardinale Filomarino, secondo che egli aveva udito dire (V. _Vocab.
-della Crusca v. tardo_), ma certamente la persona del visitatore nella
-diceria fu scambiata.
-
-[90] DI FIORE, Giov. Tomaso. _Racconto dei tumulti popolari di Napoli_.
-Ms. contemporaneo presso la bibl. municipale; DE TURRI, _Op. cit._ p.
-87; CAPECELATRO, I, 165.
-
-[91] NICOLAI, _Op. cit._ p. 85.
-
-[92] _Arch. Stor. Ital._ t. cit. p. 382; BIRAGO p. 244; DE TURRI p. 71.
-
-[93] _Arch. stor. Ital._ ivi p. 385 — CAPRIATA, _Op. cit._ p. 365.
-
-[94] CAMPANILE, Ms. f. 14 con qualche variante nei nomi dei consultori;
-NICOLAI, _Op. cit._ p. 57
-
-[95] AMATORE, _Napoli sollevata_ p. 36.
-
-[96] Lo stemma della piazza del Popolo era un campo bipartito giallo e
-rosso con un P nero soprapposto.
-
-[97] Ciò era stato ordinato da Masaniello. DONZELLI _op. cit._ p.
-25; NICOLAI _Op. cit._ p. 71; GIRAFFI (_Liponari_) _Op. cit._ p. 133;
-CAPECELATRO _Op. cit._ I, p. 44; DE TURRI _Op. cit._ p. 71; TONTOLI
-_Op. cit._ p. 29.
-
-[98] Narra il Pollio che Masaniello un giorno capitanando i lazzari
-avendo visto nella rua Francesca uno dei ritratti del re esposti
-ordinò a tutto il popolo che si fermasse e s'inginocchiasse innanzi
-all'effigie “et fece dire tre pater et altrettante avemarie per
-l'augumento di S. M. come (_da quelli_) genuflessi fu fatto in presenza
-mia.„
-
-[99] _Lettera del maestro di campo Ottaviano Sauli al Marchese Spinola
-a Genova, nell'Arch. stor. Nap._ an. XV, p. 372.
-
-[100] POLLIO, _Op. cit._ fol. 38 v. e f. 239.
-
-[101] CAMPANILE, Ms. cit. f. 15. Il SAULI, nella _Lettera_ sopra cit.
-dice che fu da S. E. e da tutti salutata ed applaudita.
-
-[102] DELLA PORTA, Ms. cit. f. 56; DELLA MONICA, Ms. cit. f. 58 v.;
-DONZELLI, _Op. cit._ p. 48: TONTOLI, _Op. cit._ p. 134; DE SANTIS, _Op.
-cit._ p. 92.
-
-[103] Le parole che seguono sono testualmente riportate dagli Storici
-contemporanei sì stampati che manoscritti. Io qui non ho fatto che
-raccoglierle e ripeterle. V. tra gli altri DONZELLI, _Op. cit._ p. 61;
-DE TURRI, _Op. cit._ p. 107 e CAMPANILE, Ms. f. 17. Le stesse cose poi
-Masaniello replicò nel giorno seguente dal pergamo nella chiesa del
-Carmine. DE SANTIS, _Op. cit._ p. 10.
-
-[104] Il Conte di Olivares (1595-1599), V. _Giunta alli Giornali di
-Scipione Guerra_, che si crede opera di un tal Ferrante Bucca. Ms.
-presso di me f. 1.
-
-[105] Non altrimenti di Granvela nel 1570 (_Arch. Stor. It._ IX p. 236)
-ed il duca di Alba nel 1629, (Bucca Ms. cit. f. 2).
-
-[106] Era partito il 2 maggio 1619, onde contradire gli ambasciatori
-mandati dalle _piazze_ nobili, e supplicare il re per la continuazione
-del governo del duca di Ossuna. _Arch. Stor. It._ IX p. X. p. 234 n.
-65.
-
-[107] V. _Nota Electorum_, t. III f. 131 nell'Archivio Municipale.
-
-[108] Dell'indole e dei costumi del Genoino trattano lo ZAZZERA,
-_Giornale ecc. nell'Arch. Stor. It._ IX p. 571 CAPECELATRO, _Annali_,
-p. 138; e _Diario_, I, 7, ec. e tutti gli storici della rivoluzione
-del 1647. In un _Resunto originario de la solebacion de la ciudad de
-Napoles_, che si trova tra le _Relaciones de los tumultos_, di cui ho
-fatto cenno nella _Notizia_ premessa a questo libro, così parlasi di
-lui; “Jullio Genuino de edad de 86 (80 dicono tutti gli altri scrittori
-contemporanei) años, clerigo de misa, descendiente del lugar de la
-Cava, sin hijos, aunque asido casado, hombre inique, y de execrables
-costumbres, astuto, cavilloso, y de ruin nacimiento, villano, y por
-tal admittido en Napoles, fue eleido por Electo del popolo en tiempo
-que era virrey el duque de Ossuna,„ f. 1. Qualche altra particolarità
-taciuta dagli storici, trovasi nei capi mandati dalla Città contro
-il Duca di Ossuna, ove dicesi che il Genoino, “avendosi attribuito di
-essere egli assoluto elettore de' consoli dell'arte della seta, ne fu
-per decreto della Camera, come uomo sedizioso, levato con tutta la sua
-casa et origine, e comandato che non potesse in _futurum_ esercitare
-cariche in detta arte, nè esso, nè suoi parenti„. GIULIANI f. 61, v.
-
-[109] Il Genoino fu creato Proeletto con biglietto del Vicerè dei 7
-aprile e prese possesso agli 8 dello stesso mese nella sua _piazza_
-in S. Agostino, GIULIANI Ms. cit. f. 21. Si disse che per avere una
-tal carica, avesse pagato 8000 ducati. _Relacion de lo Arcobispo de
-Capua dirigida al confesor de su Magestad_ in Madrid nei _Successi
-cit._ III 369. Egli nell'anno antecedente già una prima volta era stato
-a' 2 maggio nominato ad una tal carica; ma la sua nomina per alcune
-irregolarità, con decreto del collaterale de' 17 luglio dello stesso
-anno, era stata annullata. Le copie del biglietto di nomina e di questo
-decreto trovansi nel Ms. cit. _Successi varii_ III, f. 406, e nel
-GIULIANI, f. 19.
-
-[110] Anche in maggio 1585, allorché la sollevazione della plebe pareva
-che non avesse altro motivo se non l'abbondanza ed il buon mercato del
-pane, il popolo, come dice un ambasciatore veneto, “si lasciò intendere
-voler l'osservanza di taluni privilegi toltigli, e fra gli altri avere
-cinque voci la sua piazza sola da bilanciare le cinque de' nobili„.
-MUTINELLI, _Relazioni_, II, 148.
-
-[111] SUMMONTE, _Hist. di Nap._ I, 135, 144, 157; CAPACCIO, _Il
-forestiero_ p. 780; TUTINI, _Dell'origine e fondazione dei Seggi di
-Napoli_ p. 240 ecc. — In una lettera del 12 luglio 1650, che trovasi
-trascritta nella copia del _Racconto della sollevazione di Napoli_, (V.
-Notizia sopra citata) la quale già conservata dal fu mio egregio amico
-abbate d. Vincenzo Cuomo, ed ora trovasi nella Biblioteca Municipale,
-il Tutini si lagna di essere stato “perseguitato dalli napolitani
-et in particolare dalli nobili, li quali, dice egli, sopportar non
-potendo quello stampai cinque anni prima de' Seggi et in particolare
-del popolo di Napoli, hanno sempre cercato di volermi malignare....
-e, nelli sollevamenti della plebe, presero occasioni di opprimermi,
-et tentarono calunniarmi.... et in particolare il figlio del reggente
-Latro, detto don Diego, lo quale per tutti li puntoni di Napoli, andava
-con li libri delli seggi in mano, dicendo che io era stato causa collo
-predetto libro, di far sollevare il Popolo..... Inoltre, vedendo questo
-vuoto di effetto, mandarono un giorno in Sant'Agostino a gridare che io
-era quello che andava fomentando per Napoli prima che venisse l'armata
-del signor D. Giovanni, mandarono un tale di casa Montagna al popolo,
-in pubblico con dire che io l'avea fatti; e questo fu nella festività
-del mio gran protettore S. Gennaro, poichè alcuni sacerdoti che si
-ritrovarono presenti, mi difesero con la verità e me lo riferirono la
-mattina stessa del santo, dentro l'Arcivescovato. — Inoltre, essendo
-venuto quello scellerato del Duca di Ghisa, che fecero! Vollero
-tentare due vie per farmi morire: la prima con persuadere don Agostino
-Naclerio, ed il popolo che io diceva male del Duca, e l'altra che io
-aveva scritto una lettera all'ambasciatore di Francia.... cosa che
-neanche mi era passata per la mente.... acciò se non pigliava per la
-strada del Duca, fossi inconfidente del re Cattolico. Dissero dippiù
-che io aveva intorbidata la pace. Colui che fu autore di questo fatto
-fu uno scellerato sacerdote apostata, che, avendo buttato l'abito
-sacerdotale, vestiva da secolare e fu Maestro di campo del popolo di
-Napoli. Intendo abbia pagata la pena delle sue scelleraggini. Dissero
-finalmente che io aveva fatto uno scritto contro il Popolo e contro
-altre genti, quale non si è veduto mai, ecc. Camillo Tutini — Die 12
-Julii Millesimo sexcentesimo quinquagesimo„. _Racconto_ ecc. f. 88 v. —
-Il Tutini accusato presso il duca di Guisa di aver scritto la lettera
-contro di lui all'ambasciatore di Francia, di cui sopra egli stesso
-fa cenno, per evitare la sorte toccata ai suoi compagni Salvatore
-di Gennaro, ed Antonio Basso ai 17 gennaio 1648, si rese latitante,
-ed indi fuggì a Roma, ove tra il 1666 ed il 1667 morì. Il fatto
-taciuto o poco esattamente narrato dagli altri storici e dallo stesso
-Capecelatro, trovasi diffusamente riportato nel _Racconto_ del Verde al
-detto dì 17 gennaio.
-
-[112] _Nota Electorum_ t. III. f. 135 nell'Arch. municip. Ivi ai
-9 aprile è segnato “Giulio Genoino„ ed in margine si nota: _Questa
-mattina pigliò possesso dell'Elettato popolare._
-
-[113] Si trova memoria de' _Compagnoni_ in Napoli fin dal secolo XV.
-Nel 17 febbraio 1495 saputosi l'arrivo di Carlo VIII nelle vicinanze
-di Capua e la perdita di quella città, Napoli si levò a rumore, perchè
-come dice il PASSARO (_Giornale_ f. 66), _andaro con tutti i gentiluomi
-certi ruffiani et compagnoni a sacchiare li Judei_ (Cf. _Diurnali_
-di Giacomo Gallo p. 12). In seguito, il vicerè d. Pietro de Toledo
-(1532-1552) cercò di estirpargli della città, vietando con pubblico
-bando che nessuno andasse in quadriglia, e parve infatti che cessassero
-(Miccio, _Vita di Pietro di Toledo nell'Arch. Stor. It._ IV, p. 18). Ma
-i _Compagnoni_ ripullularono ed erano numerosi nel secolo XVII. Di loro
-parla lo Zazzera narrando questi avvenimenti, ed Innocenzo Fuidoro nei
-_Successi storici della sollevazione del 1647_, di cui ho fatto cenno
-nella _Notizia_ sopra indicata n. 4. Costui di Onofrio Cafiero dice
-che vivea “da _compagnone_ di vilissimo valore, habile ha far male,
-di pessima vita, come sono tutti quelli che si chiamano volgarmente
-compagni (_compagnoni_)... e si aveva vendicata opinione di guappo alla
-spagnuola, et smargiasso alla napolitana„ f. 23. Quindi, nel dialetto,
-un tale appellativo si usò come sinonimo di bravaccio, e _faceva lo
-compagnone_, dice Fasano nella _Gerusalemme XIII._ 20. V. pure II, 15.
-
-In processo di tempo, forse dalla loro frequenza nelle case di giuoco,
-e specialmente nella baracca o casa che stava innanzi Palazzo chiamata
-la _Camorra_, anzichè dalla forma di una sopravveste, che fin dal
-secolo XV pure _Camorra_ dicevasi (NOTAR GIACOMO, _Cron._ p. 168), i
-compagnoni presero il nome di _Camorristi_, senza lasciare l'antico
-che tra loro (V. MARC MONNIER _La camorra_ p. 58 ed altrove) tuttora
-ritengono.
-
-[114] Il biglietto del Vicerè del 12 maggio colla lista del nuovi
-capitani nominati si trova nel Giuliani della Biblioteca Nazionale
-al f. 39 v. — Negli _Avvertimenti et ragioni in facto, da dirse et
-informare sopra li capi che s'imputano a Giulio Genoino pro eletto
-del popolo, come nella sua pretensa inquisizione_ si legge: che, nello
-scrutinio della elezione essendo approbato Orazio Rega, il Duca elesse
-Francesco Antonio Arpaia, persona dimandata con grande istanza dal
-marchese di Trevico, tanto al segretario del Vicerè, Urive, quanto ad
-esso Genoino. _Successi cit._ f. 409.
-
-[115] ZAZZERA _O. c._ f. 573. Cf. CAPECELATRO, _Diario del 1647_, I.
-
-[116] CAPACCIO, _O. c._ p. 526 e ZAZZERA in varii luoghi.
-
-[117] V. _Cautele_ vol. VI f. 219 nell'arch. Municip. Cf. _Arch. Stor.
-It._ IX p. 264, n. 51; ma qui erroneamente è notato l'affitto per
-ducati 100,000.
-
-[118] Relazione dei 22 Marzo 1619 nell'_Arch. Stor. It._ IX, 231, 64
-ZAZZERA, _Op. cit._ 553, 315.
-
-[119] Conclusioni della piazza del Popolo de' 18 maggio 1620, riferite
-nel Ms. del GIULIANI f. 22 e _Sententia forjudicationis_ ivi f. 78 Cf.
-Capaccio _Op. cit._ p. 531.
-
-[120] Nel vol. _Praecedentiarum_ VI, f. 111 a 13 (n. 132 nell'Archivio
-municipale) è registrato quanto dagli Eletti nobili praticossi in
-questa occasione il che è opportuno riportare qui in compendio. Ivi
-dunque si narra, che essendosi inteso esser venuto a Procida a......
-del mese di...... il nuovo Luogotenente Card. Borgia, gli Eletti
-nobili decisero notificare alle Piazze che facessero l'elezione degli
-ambasciatori e del Sindico. Le quali elessero ad ambasciatori Antonio
-Caracciolo per Capuana, Carlo Brancaccio per Nido, Cesare Rocco per
-Montagna, Matteo Serra per Porto, ed Annibale Capuano per Portanova,
-_perciocchè quello del popolo Giulio Genoino non vi si volle ritrovare,
-tuttochè fosse stato chiamato_. D. Bernardino di Cardines fu eletto per
-Sindaco della piazza di Nido, cui toccava.
-
-Ai 21 Maggio 1621 gli ambasciatori si radunarono in S. Lorenzo e fecero
-parità di voti nel nominare chi doveva esporre la ambasciata, tra
-Cesare Rocco ed Antonio Caracciolo; ma poi riunitisi di nuovo a' 23
-convennero in Antonio Caracciolo, mancandovi il Brancaccio, andato già
-a Procida.
-
-Ai 29 detto mese il Duca mandò nel Tribunale di S. Lorenzo D. Michele
-Vergara, regio usciere, a dire che si facesse il ponte per l'entrata
-del Borgia. Non si trovarono gli eletti perchè dai 18 non erano più
-venuti nel Tribunale. L'ambasciata fu fatta a Scipione Mazzuola,
-portiere delle Deputazioni straordinarie.
-
-Ai 24 domenica dopo pranzo, gli ambasciatori si riunirono in S. Maria
-la nova, e, non avendo potuto avere la galea, andarono per terra
-fino a Pozzuoli, e poi a Procida. Indi, fatto intendere al Cardinale
-pel segretario della Città ch'erano giunti quivi, e che trovavansi
-nel monastero di S. Margherita fuori la terra, venne loro incontro
-l'usciere maggiore sino alla metà della strada, e così andarono a
-Palazzo, dove furono ricevuti con suono di trombe e festa grandissima.
-Il Cardinale dal baldacchino, sotto il quale si trovava, venne loro
-incontro sino alla metà della camera, e poi stette in piedi vicino ad
-un buffetto. Il Caracciolo espose l'ambasciata e disse tra l'altro che
-i Napoletani dal “continente avevan distese le braccia dell'affetto
-sino a quell'isola per ricevere la persona del Cardinale, e che non
-ritrovandosi per la strettezza del tempo preparato il ponte solito
-farsi nella venuta del vicerè, havrebbero i medesimi cittadini disteso
-i proprii petti per riceverlo con quella riverenza et affetto, che li
-conveniva„.
-
-Dopo ciò che l'imbasciatori presentarono la lettera degli Eletti, e
-furono con grande cortesia accomiatati, rientrando indi di nuovo ad uno
-ad uno per farsi conoscere.
-
-Ai 27 mercoledì mattina anche gli Eletti andarono a complimentare il
-Cardinale, e furono nello stesso modo ricevuti ed accomiatati.
-
-Ai 3 Giugno, mercoledì, gli Eletti, senza il Sanfelice, perchè
-trovavasi malato, e senza quello del popolo, perchè il Genoino
-ripugnava, ed il Grimaldi aveva avuto biglietto che andasse a servire
-nella Summaria, andarono a Procida a dare il consueto giuramento.
-Quindi nel palazzo del marchese del Vasto in una galleria, verso 20
-ore, insieme con alcuni signori del Collaterale di toga di spada ed
-altri ministri regi si diede il giuramento. E prima il sig. Reggente
-Giordano lesse la patente, poi parlò il sig. Marco Antonio Muscettola
-per Montagna, cui toccava, il quale protestando la fedeltà della Città
-e Regno supplicò la sua S. Ill.ª che secondo il solito, e giusta
-i privilegi della città, giurasse di osservare e far osservare i
-privilegii, capitoli e grazie. Allora il Cardinale ponendo le mani
-sopra un messale apparecchiato dal regio usciere disse: Io giuro
-di osservare e di fare osservare a questa fedelissima Città e Regno
-tutti i loro privilegii, gratie, et capitoli conceduti loro finoggi.
-Ciò finito, il Cardinale vestitosi con celerità s'imbarcò per Napoli,
-sbarcando a Posillipo e n'andò a dirittura nel Castelnuovo, ove entrò
-ad un'ora e ½ o due di notte. La mattina per tempo, si cominciò una
-delle maggiori allegrezze che si fosse mai fatta per Napoli.
-
-[121] ZAZZERA nell'_Op. cit._ p. 575.
-
-[122] Questo voto che si legge nel libro _Votorum_ t. II f. 33, del
-nostro Archivio municipale, è il seguente; “A dì 18 Maggio 1620 io
-Giulio Genoino, eletto di questo fedelissimo Populo dico che essendomi
-conferito con alcuni deputati de detta mia fidelissima Piazza, nel
-tribunale di Santo Lorenzo, dove ho trovato gl'infrascritti signori
-delle infrascritte piazze, ciò e per Capuana Francesco Figliomaria
-(sic); per Porto Pietro Macidoni; per Montagna Marcantonio Musceptula;
-per Nido Scipione Dentice; per Portanova Matteo Capuano, avanti li
-quali ho fatto leggere una protesta per mano di notare Francesco
-Romano, et quella stipulata in presentia delli detti signori, et per
-ultimo per molte giustissime cause si è dimandata la dissunione del
-Populo da detta nobiltà, come appare in detta stipulazione, fatta
-questo medesimo giorno„.
-
-[123] _Avvertimenti et ragioni_ ec. sopra cit. f. 410.
-
-[124] Lettera degli Eletti della Città al Re, del 19 Maggio 1620,
-stampata dallo ZAZZERA, _Arch. Stor._ t. cit. p. 576.
-
-[125] Questi capi di accusa mandati al Re contro il duca di Ossuna,
-e distinti in _Governo di giustizia_, in _Governo del regno, et
-alloggiamenti_, nel _Governo della Città_, in _Azienda reale et
-religione_ si leggono integralmente in GIULIANI, _Cose Varie_ f. 54 ed
-in compendio presso lo ZAZZERA, p. 572.
-
-[126] Le licenze ai _Suggici_ da' 30 maggio a' 3 di giugno sono
-firmate dal solo Genoino. _Divers._ XIII, f. 114; (N. 1394, A, M.) —
-Gli eletti nobili affermano che egli fosse anche messo in possesso di
-molti arrendamenti della città, esigendo e disponendo tutto da sè solo.
-_Lettera al re_, presso lo Zazzera, p. 579.
-
-[127] “In questo dì del 18 arrivò di Spagna il Dottor Carlo Grimaldi,
-e la mattina del terzo dì seguente fu dichiarato che rinunziava al
-suo elettato et durò per alcuni giorni che tornò il Genoino„. _Nota
-Electorum_, III, f. 137 v. Il Grimaldi mandato alla regia Camera, non
-accettò l'ufficio e si ritirò nel convento del Carmine. ZAZZERA, p.
-589.
-
-[128] Il viglietto della Piazza di Giudice Criminale in persona di
-Giulio Genoino de' 20 maggio 1620 con l'attestato del Reggente della
-Vicaria del possesso preso, dal suo originale, che era tra le scritture
-state presso i nipoti di esso Genoino, trovasi trascritto nel vol.
-III, de' _Successi_ f. 406 mihi. ZAZZERA, _Op. cit._ p. 587. Negli
-_Avvertimenti et ragioni_ (§) 5 si nota dal Genoino, che egli fu fatto
-la seconda volta Eletto con viglietto de' 28 maggio 1620, e che a' 29
-detto, dopo mangiare, andò solo nel Tribunale di S. Lorenzo, et sedendo
-insieme con tutti gli Eletti nobili quietamente et pacificamente si
-diede la possessione al signor D. Giovanni d'Avalos all'ufficio di
-Grassiere come consta da detto atto di possessione. Si aggiunge che
-egli non mancò di mostrar sua buona volontà... poichè per quattro
-giorni continui, andò a sedere nel solito Tribunale di S. Lorenzo, ma
-essi nobili... non volsero continuare a venire più in detto Tribunale„.
-_Successi_, t. III, 410 v.
-
-[129] Questo manifesto è pubblicato nello ZAZZERA, _Op. cit._ p. 591.
-
-[130] I capi delle riforme proposte dal Genoino si leggono stampati
-con lo ZAZZERA nel cit. _Arch. Stor. It._ t. IX, p. 593, n. 375. —
-Il Genoino voleva farli stampare per diffonderli nel popolo, ma il
-tipografo non volle eseguir ciò senza il permesso del Collaterale (p.
-596). — Inoltre gl'intendimenti del popolo sono alquanto più ampiamente
-manifestati in una lettera del medesimo Genoino agli Accademici
-_Oziosi_, trascritta dalle carte di lui nel vol. III, de' _Successi del
-Duca d'Ossuna_ f. 403 v. che credo util cosa interamente riportare in
-Appendice al n. 1.
-
-[131] Così narra lo Zazzera, p. 549, ma il Genoino nella propria
-_Difesa_ afferma che si facesse la conclusione almeno di supplicare il
-Re a lasciare il Duca d'Ossuna nel Governo del Regno. _Successi cit.
-III_, f. 414 e 416 v. — L'Ardizzone nell'_Esamina_ o _Interrogatorio_
-fatto al Genoino, carcerato in Ispagna, a' 3 e 9 Agosto 1620 è chiamato
-da lui suo emulo. GIULIANI, f. 177 v. mihi.
-
-[132] Era con editto stabilito che non si potesse gridar: _serra
-serra_; e che contro quei che a tal editto contravvenivano procedesse
-la G. Corte della Vicaria _ad horas_. DE SANTIS, _Codice delle leggi
-del r. di Nap._ XII, p. 251. — Negli _Avvertimenti_ cit. il Genoino
-nega di aver avuto parte a questi tumulti, anzi dice che nel 28 maggio
-uscì solo per le strade della città a persuadere i cittadini che
-aprissero le botteghe e le case, f. 411.
-
-[133] ZAZZERA, p. 598. Mi piace riportare in Appendice al n. 2 un
-documento assai importante sul proposito, che leggesi nel Giuliani,
-f. 252. Esso è una lettera dell'Eletto e della piazza popolare a D.
-Baldassarre Zunica, presidente del Consiglio d'Italia, la quale ci
-dimostra, come le lagnanze e le aspirazioni del popolo esposte dal
-Genoino non erano già per particolari suoi fini esagerate.
-
-[134] ZAZZERA, p. 603. Secondo leggiamo nel citato vol.
-_Praecedentiarum_, al f. 114 v. “A' 14 Giugno, la domenica verso sera
-il duca d'Ossuna si imbarcò in una squadra di 6 galee per Spagna,
-lasciando in Palazzo sua moglie„. Il Genoino nei primi giorni si “salvò
-nelle camere della Viceregina.„ _Lettera di un cavaliere del governo
-della città a Giov. Francesco Spinelli_ in Giuliani, f. 32. Nella copia
-Ms. dei _Giornali_ dello Zazzera, posseduta da me, al dì 14 giugno si
-notano coloro, che furono carcerati pei passati tumulti, tra i quali
-cinque parenti stretti del Genoino, e coloro, che furono forgiudicati,
-tra i quali Giulio ed Antonio Genoino, e Francesco Antonio Arpaja. Si
-nota pure che furono confiscati e venduti i beni di esso Genoino. Non
-si tenne conto del _guidatico_ o salvacondotto, che egli aveva avuto
-dal Duca di Ossuna, copia del quale si legge a f. 70 del Giuliani.
-Sembra anzi che fosse stato posto un taglione sul suo capo, come
-può congetturarsi da una lettera degli Eletti dei 15 ottobre 1620.
-_Litterar._ VII, f. 2: v. nell'arch. Municipale.
-
-Da ultimo nella stessa copia Ms. dello Zazzera ai 6 agosto si narra che
-il Card. Borgia fece carcerare da 300 uomini popolari, la maggior parte
-del Mercato, per aver essi parlato licenziosamente del dottor Carlo
-Grimaldi, Eletto del popolo, sopra le cose della grassa; quali stettero
-così carcerati per parecchi giorni, e finalmente furono liberati con
-molto lor danno.
-
-[135] BASILE, _Pentamerone_, I, 136; _Le muse napolitane_, II, p. 328,
-CORTESE, _Opere_, II, p. 233, 234.
-
-[136] BASILE, _Pentamerone_, I. 130.
-
-[137] CORTESE, _Opere_, I, 90; II, _Pref._ III, 142; BASILE, _Pentam._
-II, 118; SGRUTTENDIO, _La Tiorba a taccone_, p. 27.
-
-[138] BASILE, _Pentam._ I, 253; CORTESE, II, 98 e 99; VALENTINI, _La
-meza canna_, p. 23.
-
-[139] CORTESE, II, 7; SGRUTTENDIO, _Ivi_ p. 30.
-
-[140] CELANO, _Notizie_ ecc. _della città di Nap. Giorn._ IV, p. 292
-ediz. del Chiarini; SANTILLO NOVA, _La Sporchia ncanzone_, p. 210.
-
-[141] CORTESE, I, 245; SGRUTTENDIO, p. 14 e 53; FASANO, _Gerusalemme
-Liberata_, I, 42.
-
-[142] SGRUTTENDIO, p. 53 e 187.
-
-[143] CAPECELATRO, _Diario_, III, 315.
-
-[144] BASILE, _Pentam._ I. 365.
-
-[145] CORTESE, _Vajasseide_, e TARDACINO (Bartolomeo Zito) _Annotaz._
-II, p. 76 e 88.
-
-[146] DE STEFANO, _Luoghi sacri di Napoli_ p. 46.
-
-[147] SUMMONTE, _Hist. di Napoli_, I, p. 279. _Acta visit. paroch.
-minor. ab. arch. Annibale de Capua_ a 1580, f. 455.
-
-[148] CELANO, _O. c._ IV, 218; D'AMBRA, _Descriz. Napoli_ II, p. 394.
-
-[149] Fino al 1844 generalmente dubitavasi dei luogo della nascita di
-Masaniello. Alcuni lo dissero napoletano senza più, non dichiarando
-se era tale, perchè nato in Napoli, oppure in altro luogo del Regno.
-Altri lo dissero nato nella nostra città, nella piazza, o ne' vicoli
-del Mercato. I più lo credettero amalfitano, donde avrebbe tratto
-il cognome che, da taluno anche contemporaneo (V. Balthas. BONIFACII
-_Historia ludicra_, Ven. 1652 p. 746 e ss.), senza alcun fondamento si
-affermò esser Maia o di Maio. E così su questo e sul nome, che egli
-cangiò in Tomaso Angelo il detto _Boniface_ poetava a p. 748 della
-detta opera.
-
- _Nominis omen habet, pelagoque profundior alto_
- _Maximum hic Thomas grandis abyssus erat._
- _Angelus ut verbo, factis sic Angelus ipsis_
- _Nescio quid majus vir fuit ipso viro._
- _Gente satus Maja, solers, subtilis, acutus_
- _Ingenium alipedis nactus et ipse ei est._
- _Quid mirum quod tam velox hinc avolet? alas_
- _Dat sous huic genitor, quo celer astra petat._
-
-Ma, nel 1844, l'egregio abbate d. Vincenzo Cuomo ed il signor Emmanuele
-Palermo, diligentissimi investigatori delle cose nostre, tolsero ogni
-dubbiezza su tal proposito. Essi rinvennero ne' registri della Chiesa
-parrocchiale di S. Caterina in _Foro magno_ non solo la fede di nascita
-del medesimo, che ho riportata testualmente nel racconto, ma anche le
-fedi del matrimonio suo e de' suoi genitori, non che quella della sua
-morte e della nascita di sua sorella Grazia e di un fratello, Antonio,
-che dovette morire pria del 1647, non trovandosi di lui menzione
-alcuna ne' fatti di quello anno. Poco dopo tutte queste fedi furono
-pubblicate dal chiarissimo cav. Luigi Volpicella, in un suo erudito
-discorso _Della patria, famiglia e morte di Masaniello di Amalfi_ nel
-vol. III degli _Atti dell'Accademia Cosentina_, ed indi ripetute nella
-2.ª edizione della _Storia Napoletana dell'anno 1647_, scritta dal fu
-chiarissimo Michele Baldacchini.
-
-[150] “A 18 Febbraio 1620, Francisco, alias Cicco d'Amalfi et Antonia
-Gargano, ambi napolitani che habitano al Carmine, _servatis servandis
-iuxta formam_ del S. C. T. et i riti della nostra Corte, ambi sono
-stati ingaudiati in casa per me Don Giovanni Matteo Peta, paroco, con
-decreto di Monsignor Vicario Generale, e vi furono presenti Andrea
-di Rossi, Agostino Ceratolo, Salvatore Lizzibelli, e Giovan Battista
-Cacuri, don Olimpio Siciliani et altri„. _Registri della Chiesa
-Parrocchiale di S. Caterina in foro magno. Libro V dei matrimonii_, f.
-89 n. progressivo 16. — In un poemetto scritto a forma di lettera in
-dialetto napoletano ai 10 agosto 1647, di cui conservo copia, dicesi:
-_No cierto Masaniello pisciavinolo, Figlio de no Ceccone._
-
-[151] “Addì 29 Luglio 1625, Bernardina, figlia di Pietro Pisa et
-Adriana de Satis è stata battezzata da me D. Giovan Matteo Peta et
-levata dal sacro fonte da Prutentia Calenda, avanti al Carmine„. _Reg.
-cit. Lib. XII dei battezzati_, fol. 151 n. 183.
-
-[152] BASILE, _Le Muse napoletane_ II p. 287 e 305.
-
-[153] BASILE, _Pentam._ I. 365; CORTESE, II. 50 e 99.
-
-[154] CORTESE _Annot._ del Tardacino, II. 155.
-
-[155] BASILE, _Le Muse Napol._ II 288.
-
-[156] “Essendosi fatte le tre denunzie ne' tre giorni festivi continui,
-cioè a' 27 Gennaio, 2. 19 febbraio 1641, _inter missae parrocchialis
-solemnia_ et non essendo scoperto alcun impedimento, io abbate don
-Giovan Matteo Peta, per me interrogato in chiesa Tommaso Aniello
-di Amalfi et Berardina Pisa napolitani, dicti habitano a questa
-parrocchia, et avuto il loro mutuo assenso, servata la forma del S.
-C. T. et decreto di Monsignor Vicario Generale, con lo quale despenza
-etiam al bimestre elasso, l'ho solennemente conjunto in matrimonio
-_per verba de praesenti_ et vi furono presenti Domenico de Satis,
-napolitano, figlio di Nuncio, di questa parrocchia, Giovan Battista
-Pisa, napolitano, figlio di Scipione, di questa parrocchia; Domenico
-d'Alessandro, napolitano, figlio di Vincenzo, di questa parrocchia et
-Clerico Andrea Catone, et altri„. _Reg. cit. Lib. VII dei Matrimonii_
-f. 3 n. 18.
-
-[157] “Grazia Francesca, figlia di Francesco d'Amalfi, et Antonia
-Gargano, è stata battezzata da me don Giovan Matteo Peta et levata
-dal Sacro Fonte da Geronima Esperta, al vico Rotto„. _Reg. cit. Lib.
-XII de' battezzati._ f. 69 n. 98. — “A' 27 Cennaio del 1641 precedenti
-le tre debite denunzie ne' tre giorni festivi consecutivi, 6, 13, 17
-gennaio 1641, _inter missae parrocchialis solemnia_, et non essendo
-scoperto alcun impedimento, io Abbate Giovan Matteo Peta, parroco, ho
-interrogato in chiesa Cesare di Roma, di Gragnano, e Grazia d'Amalfi
-napoletana, ambi non ancor casati, habitanti al Vico Rotto al Lavinaio,
-et havuto il lor mutuo assenso secondo la forma del S. C. T., con
-decreto di Monsignor Vicario Generale, l'ho solennemente riuniti in
-matrimonio _per verba de praesenti_, et vi furono peresenti Thommaso
-Aniello d'Amalfi, napolitano, figlio di Francesco di questa parrocchia,
-Giuseppe Giannattasio, napolitano, figlio di Raimondo, di questa
-parrocchia, Agostino Brancaccio, napolitano, figlio di Battista, di
-questa parrocchia, clerico Andrea Catone et altri„. _Reg. cit. Lib. VII
-dei matrimonii_, f. 2.
-
-[158] “Ai 26 maggio 1625 Giovan Battista figlio di Francesco di Malfa
-et Antonia Gargano è stato battezzato da D. Sebastiano Zizza, et levato
-dal sacro fonte da Geronima Composta al Lavinaio„. _Reg. cit. lib. XII
-dei battezzati_, f. 125.
-
-[159] POLLIO, _Ms. cit._ f. 74: _Racconto_ o _Diario_ Ms. p. 237;
-CAPECELATRO, _Diario_ II, 40; ec.
-
-[160] BASILE, _Le Muse napol._ II, 288.
-
-[161] Le _villanelle_ erano canzoni dettate sì in italiano, come nel
-dialetto, le quali sin dal secolo precedente avevano acquistato tanta
-fama che si desideravano e si ripetevano anche nei paesi stranieri.
-Il Costo, dal quale ricavo questa notizia, riporta pure il principio
-di alcune di esse, come: _Napolitani non facite folla_ ec. _Ssi
-suttanielle, donna, che portate_ ec. e accenna al pensiero di altre,
-come quella del _trasformarsi in pulice per mozzecar le gambe alla
-Signora_. (_Fuggilozio p. 137_). Certo la fama, di cui le _villanelle_
-godevano, era dovuta alla musica, da cui eran vestite, anzichè ai pregi
-del loro concetto o della loro forma poetica. Esse, come alcune altre
-canzoni di diverso metro, si accompagnavano al ballo, il quale allora
-ne prendeva la denominazione, ed era di moda in Francia, e nel Belgio
-nella fine del secolo XVI, _Mémoires de l'acad. de Brux._ VIII, 16.
-— Le canzoni in voga nel tempo, di cui trattiamo, sono accennate dal
-Basile, dal Cortese e dallo Sgruttendio.
-
-[162] Varie specie di ballo in uso a quel tempo sono indicate dal
-BASILE _Pentam._ I, 237, e 369. Alla _Spallata_ accenna il CORTESE
-I, 89. Le _cascarde_ erano canzoni che si sposavano al ballo. Delle
-_cascarde_: _Pordenzia, madamma la zita_ ecc. parla il medesimo CORTESE
-II, 146. Cf. DE RITIS, _Voc. Nap._ in v.
-
-[163] V. _Pragm._ XX. _De vectig._ 10, 11, 12, 14, 16 ec. t. IV p.
-138-156 ediz. Cervone; PARRINO _O. c._ II, 266.
-
-[164] Il Monterey quasi nello stesso spazio di tempo prese ben 43
-milioni di ducati, dei quali solo 17 girono a pro del re. CAPECELATRO,
-_Annali_, p. 45. Cf. _Una seconda congiura di Campanella_ del ch.
-De Blasiis, nel _Giornale Napol._ p. 433 e s. — _Les deux Siciles_,
-scriveva il marchese di Fontenay, ambasciatore del re di Francia a
-Roma, nel 1648, _sont les meilleures Indes qu'ait le roi catholique._
-Dispaccio del 7 gennajo 1648. _Le duc de Guise à Naples_ p. 24.
-
-[165] BISACCIONI, _Historia delle guerre civili di questi ultimi
-tempi_, Ven. 1644 V. II, p. 112; BRUSONI, _Stor. d'Ital._ XV, 444.
-
-[166] _Arch. Stor. It._ IX p. 324
-
-[167] DONZELLI, _Partenope liberata_ p. 16.
-
-[168] Fede del tenente del Castel S. Elmo di esser morte 27 persone per
-aver mangiato pane fatto colla farina della Città, 1629. — _Cautele_,
-vol. XXV, f. 246-248 nell'Arch. Munic.
-
-[169] Nella pramm. 15 tit. _de Aleatoribus_ del 1735 tra le case dei
-giuochi dei dadi, che si permettono, essendosi dismesse le altre, si
-nota la _Camorra innanzi Palazzo_. _Pragm._ t. I. p. 118.
-
-[170] DONZELLI, _Op. cit._ p. 18; DE SANTIS, _Storia del tumulto di
-Napoli_ p. 26.
-
-[171] Un bando del duca di Medina dei 24 luglio 1638, confermato dal
-duca d'Arcos ai 15 marzo 1646, affinché _ad unguem_ si osservasse ed
-eseguisse, prescriveva che “non si dovesse introdurre dentro la città
-quantità alcuna di pane, farina ec. per minima che fosse senza aver
-pagato prima il debito diritto... sotto pena... alle donne... di anni
-3 di esilio _extra provinciam_, e che ritrovato alcuno in _flagranti_
-di un tal contrabbando si dovesse assicurare della persona e della roba
-ec.„ Pramm. 50, tit. _De vectig._ t. IV, p. ?...
-
-[172] DONZELLI, _O. c._ p. 22; DE SANTIS l. c.; DE KUSSAN, _Histoir. de
-la révol. de Naples_ I, 55.
-
-[173] _Istoria del tumulto di Napoli del Mag. Bernardo Ricca. U. I.
-D._ dalli 7 luglio 1647 sin alli 6 aprile 1648 Ms. presso di me, monco
-della fine f. 160. (Questa istoria fino all'agosto 1647 è simile a
-Tontoli); _Racconto cit._ Ms. agli 8 luglio; DELLA MONICA _Op. cit._
-Ms. f. 27; DONZELLI I. c., CAPECELATRO, _Diario_ I, 32; DE SANTIS
-_Op. cit._ p. 49; NICOLAI, _Op. cit._ p. 39; DE TURRI, _Dissidentis,
-desciscentis, receptaeque Neap. libri_ p. 55, ed. Gravier.; GIRAFFI
-ecc.
-
-[174] In quei tempi, allorchè usciva qualche giustizia dal tribunale
-della Gran Corte della Vicaria, dopo il trombetto ed il banditore che
-annunciava il delitto e la qualità della morte, andava, come ci fa
-sapere il Summonte, un gran stendardo chiamato _Pendone_ di color rosso
-colle insegne reali e con quelle del Gran Giustiziere del regno, il
-quale precedeva il condannato assistito dalla compagnia dei Bianchi.
-_Hist. di Nap._ I, 177; DEL TUFO, _Ragionamenti cit._ Ms. rag. V.
-Questo costume imitavano i lazzari. _Racconto cit._ agli 8 luglio.
-
-[175] I _bazzareoti_ erano e si dicono ancora i venditori ambulanti di
-commestibili.
-
-[176] CAPECELATRO, _Diario_, III, 273. Tra la ricchissima nomenclatura
-d'ingiurie, che ha il dialetto napoletano nelle opere scritte prima
-del 1647 non si trova mai il vocabolo _Lazzaro_. Esso fu introdotto
-in quella occasione, e fu dato a tutti i plebei sollevati di qualunque
-paese o regione fossero. Così il Buragna chiama i tumultuosi di Palermo
-_lazzari_ di Sicilia, p. 8: il Valvasor che in un Ms. posseduto una
-volta dal Conte di Policastro tratta dell'assedio posto a Sorrento nel
-1647-48 dai plebei del contado, nomina costoro _lazzari del Piano_, e
-così via discorrendo. Mal si apposero dunque quei che derivarono una
-tale denominazione da un fondaco del Mercato, che dalla famiglia cui
-apparteneva, si sarebbe detto dei _Lazzari_. (_Racconto_ f. 209).
-
-[177] _Racconto_ agli otto luglio; _Giornale storico dei tumulti
-popolari e dei loro eventi accaduti e delle pene dei delinquenti da
-luglio 1447 per li 16 gennaio 1652_, f. 6. Ms. presso il ch. D. Gennaro
-Aspreno Galante. L'A. testimone di veduta sembra essere uno scrivano o
-certo persona del foro. Cf. pure il Polito al f. 309.
-
-[178] “Tutte le mondiglie di oro e di argento che si poterono colligere
-dalle ceneri di que' mobili furono donati alla chiesa di S.ª Maria
-delle Grazie alla Pietra del Pesce„. CAMPANILE, _Diario_, f. 7. Il
-danno secondo il Della Monica, ascese a più di 15,000 ducati. Ms. f.
-27.
-
-[179] _Diario Anonimo_ del 1647, f. 20 mihi.
-
-[180] POLLIO, _Op. cit._ f. 34.
-
-[181] GIULIANI, f. 77. La sentenza dl fuorgiudica leggesi pure nel
-CAPACCIO, _Forestiero_, p. 531.
-
-[182] Le petizioni del Genoino al Re per essere _abilitato_, come
-allora dicevasi, si trovano nel Giuliani fol. 81, e la copia della
-commissione fatta all'Alarcon ne' _Successi varii_, T. III, fol. 407.
-Nel f. 45 del T. II che trovasi nella Bibl. Naz. vi è l'allegazione di
-un tal Giov. Francesco Castaldi in difesa del Genoino così intitolata:
-_De jure pro U. I. D. Julio Genoino tribuno fidelissimi populi Neap.
-contra r. Fiscum coram regios delegates regis Catholici._
-
-[183] I quattro giudici furono: Salvo, Brancia, Niquesa ed il
-presidente D. Giovanni Erriquez col fiscale della Vicaria. Il Genoino
-poi giunse in Napoli con Franc. Ant. Arpaia a' 4 maggio 1622, e dopo
-nella notte andò a Baia, e nel mattino seguente a Capua. _Lettera
-de' Deputati dell'Ambasceria al signor Fabio Caracciolo in Madrid._
-Giuliani, f. 231.
-
-[184] La copia della lettera, che scrisse Giulio Genoino al re Filippo
-IV, quando gl'inviò il modello, leggesi ne' _Soccessi varii_, fol. 428,
-4.
-
-[185] Carta de aviso della gratia ricevuta da sua Maestà ai 12 febbraio
-1634. _Soccessi varii_ cit. f. 420 c. In piedi si nota: dal suo
-originale delli fragmenti remasti dalle scritture del Genoino portata
-in questo luogo nel 1672.
-
-[186] V. Biglietto del Vicerè al Reggente Matthias Casanatte, nei
-_Successi_ f. 431. Il fatto è narrato pure abbastanza diffusamente dal
-CAPECELATRO, _Annali_, p. 158.
-
-[187] _Apologia di Giulio Genoino all'Abbate Torrese_, f. 432.
-
-[188] _Racconto_, f. 8 ec.
-
-[189] BISACCIONI, _Op. cit._ P. II, p. 129.
-
-[190] CAMPANILE, _Diario_, f. 16; TONTOLI, _Il Masaniello_ p. 132.
-
-[191] CAMPANILE, _Diario_ f. 13; _Diario anonimo_ Ms. p. 30, e 11;
-_Racconto_ cit. al dì 13 luglio; BURAGNA p. 137; NICOLAI p. 77:
-CAPECELATRO _Diario_ p. 168.
-
-[192] Secondo alcuni scrittori, la moglie di Masaniello andò più volte
-a Palazzo, prima della solenne visita della Domenica, ed ebbe in tale
-occasione, o in altre, parecchi regali. Il Fuidoro dice al f. 35 v.
-“quest'andare e venire in Palazzo della moglie di Masaniello et sua
-sorella, durò più volte sempre in carrozza fino a tanto che si fecero
-le capitolazioni. E, per imprimere azioni di corrispondenza fra di
-loro, acciocchè si fosse effettuata la capitolazione per la quiete,
-il Vicerè e la viceregina alternavano regali a Masaniello e a sua
-moglie, portati da soldati della sua guardia d'alabardieri et soldati
-di fanteria„. In un altro manoscritto che tratta pure dei fatti di
-Masaniello fino alla sua morte, e di cui non posso indicare il titolo,
-perchè monco del principio, si dice: “La signora Viceregina ha mandato
-in dono alla moglie del detto Tommaso Aniello un'altra collana d'oro
-con cannacca di diamanti; con gli orecchini anche di diamanti del
-valore di diecimila scudi in circa, et una catena d'oro alla siviglia
-a Giovanni d'Amalfi fratello del detto Tommaso Aniello, e parola di
-voler battezzare il figlio che haverebbe partorito la moglie del detto
-Tommaso per esser gravida, ed il titolo di Duca di S. Giorgio„. Il
-manoscritto contemporaneo si conserva dal mio egregio amico d. Bernardo
-Gaetani, cassinese, abate di S. Paolo in Perugia ed ora vescovo di
-Sansevero in Puglia. — Dei regali parlano pure altri scrittori del
-tempo, e specialmente il GIRAFFI, giorn. VI p. 142, il BIRAGO, _Delle
-Historie memorabili_, Ven. 1663, p. 245, ed il BURAGNA p. 137, che fa
-menzione di alcuni vestiti molto costosi, di scelte paste e di altre
-cose dolci.
-
-[193] Alcuni dicono che la carrozza appartenesse al Duca di Maddaloni
-(BURAGNA 156, GIRAFFI 165); ma i più affermano che fosse di Corte.
-
-[194] BASILE, _Pentam._ ss, 10; Pragm. 446, e _Supplem._, I, 190.
-
-[195] SGRUTTENDIO, _O. c._ f. 80; CAPUTO, _Annali_ Ms. f. 48 mihi.
-
-[196] La visita della moglie di Masaniello a Palazzo è narrata da tutti
-gli scrittori di quegli avvenimenti. Cito, tra gl'inediti, CAMPANILE f.
-160; DELLA PORTA f. 56; _Racconto_ ai 14 Luglio: DE FIORE, _Racconto
-dei tumulti popolari di Napoli_, Ms. DIARIO ANONIMO Ms. f. 38 v.; 43;
-e tra gli stampati: DONZELLI _O. c._ p. 127; CAPECELATRO, _Diario_ I.
-86; GIRAFFI p. 166; BURAGNA p. 158; DE SANTIS p. 108: DE TURRI p. 192;
-_Mém. du baron de Modène_, I, p. 148.
-
-Mi piace però riferire le parole del gentiluomo della Corte della
-Viceregina sul proposito, che si leggono nel _Ms. Relaciones_ ecc., di
-cui ho parlato più sopra nella _Notizia_ premessa a questo libro: “A
-las siete de la tarde fue la mujer de Masaniello con sus parientas a
-ber a mi Señora la Duquesa, vestidas de tela de oro, y su Excellenzia
-las dio a todas halandrias.„ f. 17. Aggiungo la notizia, che ne dà
-D. Miguel de Miranda altro gentiluomo spagnuolo al signor Duca di
-Montalto, in questo modo: “No perdono el desbanecimiento a la mujer
-de Thomas Anielo, y el ritentar ber a so Ex.ª la Señora Duquesa de
-Arcos, y asi se dio a intender quererla visitar; y como en su Ex.ª son
-yguales la grandeça y agasado no les nogu la acojida, dispuso de la
-benida de esta Dama al Castillo ynbiando las carroças que la trajessen,
-prebiniendo las sillas, enquien trase con su madre y parientes. Los
-adornos, con que benia eran mejorados en la sustancia, mudados ya el
-lienço y lana en sedas y telas de oro, tan ajustado a su traje que auno
-havia dejado la forma de la marineria, culpa o descuydo del tiempo,
-pues obrando tan apriesa en el marido, ce descuydo del aseo de la
-muger. Mandola regalar Su Ex.ª con una joja de balor, a su Hermana con
-una cadena, y a las de mas con muchos dulces que llebaron„ f. 750. — Le
-parole poste in bocca alla Viceregina ed alla moglie di Masaniello sono
-testualmente riportate da' più gravi scrittori di questi avvenimenti.
-
-[197] DONZELLI _O. c._ p. 81 — Che fosse stata regalata la moglie del
-Visitatore perchè non si togliesse la gabella sui frutti lo asserisce
-il POLLIO _O. c._ f. 305, e lo fa intravedere il DE SANTIS p. 26. Egli
-come dice costui a p. 4, _sotto il manto del servizio del re cercava i
-proprii interessi_.
-
-[198] Il Pollio così racconta questo fatto: “La moglie di Masaniello al
-ritorno da Palazzo fu accompagnata alla carrozza dai Tedeschi con le
-Alabarde, e questo fu da me visto con la carrozza di S. E., e con un
-presente appresso di detta carrozza, portato sopra di un portarobba,
-coperto con una tovaglia di taffetà turchino; che fusse dentro non
-posso sapere„ f. 40. Ed altrove ripetendo, dice: “La mooglie di Tommaso
-Aniello, licenziata e fattole un gran dono dalla Viceregina di argento
-et oro et gioie, di modo che furon ricevute dentro un canestro spaso
-et accompagnatele fino alla scala... e per Napoli andarono li detti
-Labardieri et servitori con li donativi appresso della carrozza, et
-quando furono di nuovo nel Mercato sonorno di nuovo le trombe....
-et smontate...., riceverno lo detto reale (_regalo_) portato dalli
-Tedeschi„. f. 240 v.
-
-[199] Con questo titolo solevano allora chiamarsi le donne attempate
-della più bassa plebe, maritate o vedove che fossero. In tempi più
-antichi era esso una qualificazione onorifica delle regine e delle
-persone reali, non fanciulle. V. DE RITIS, _Vocab. Nap._ in v.
-
-[200] Questo bando leggesi nella sua originaria pubblicazione
-tra i _Bandi editti, capitoli ed altri ordini_ emanati durante la
-rivoluzione del 1647, rara ed importante collezione, che si conserva
-nella biblioteca dei PP. dell'Oratorio o Gerolamini di questa città. È
-segnato col num. d'ordine IX. Nessuno degli scrittori recenti di quella
-rivoluzione lo ha ristampato, o ne ha fatto cenno. Ai 19 luglio fu
-replicato altro bando sul proposito, che con altri dello stesso tempo
-tanto in stampe originali, che in copie Mss. si conserva da me, ed è
-riferito nell'_Appendice_ al n. 3.
-
-[201] POLLIO, _Op. cit._, f. 242 v.
-
-[202] _Con tutte le mende da fuora_, dice il POLLIO _Op. cit._ fol.
-42 v. Altrove ripete: pigliorno la moglie et la sorella..., che le
-portavano colle _granfe_ nel petto f. 242 v. — La ragione o almeno
-il pretesto di un tale trattamento ce la dà il Ms., di cui ho parlato
-nella nota (89) che dice: “havendole il popolo tolto alcune perle, e
-quantità di zecchini, che aveva posto in petto„.
-
-[203] Costui era stato ucciso nella stessa mattina a buon'ora. Era
-figlio del dott. Matteo Vitale della Cava, che in tempo del governo
-del Duca d'Ossuna volendo esser nominato governatore della casa
-dell'Annunciata, offrì al Genoino una somma di danaro, il che saputosi
-dal Duca l'obbligò a spenderla in servizio del pio luogo, facendone
-costruire una grossa lampada d'argento a forma di nave per la Chiesa.
-CAMPANILE fol. 17 v. Postilla nei _Successi_ cit. f. 369.
-
-[204] _Istoria della vera cagione, e dei principali motivi della
-solleuazione napoletana accaduta nel 1646_ (sic) _al tempo de Tommaso
-Agnello di Amalfi descritta da D. Carlo Calà duca di Diano._ Ms. di
-c. 109, una volta posseduto dal Miniconi, che termina colla morte di
-Masaniello. V. a f. 79.
-
-[205] GIRAFFI, _Le rivoluzioni di Napoli_, p. 190, ediz. del 1705.
-Quest'opera che va anche sotto il nome di Nescipio Liponari, e tratta
-solo delle dieci giornate di Masaniello, ha avuto moltissime edizioni.
-Le più antiche sono quelle di Venezia 1847, e di Padova (Napoli) e
-Gaeta 1648 in 8º. In quest'ultima vi è aggiunto un curioso _discorso
-sopra i quarantaquattro ribelli bruciati ed incendiati dal popolo
-fedelissimo napoletano l'anno 1647, dove nome per nome si raccontano
-tutt'i loro passati difetti_; e sono 44 quartine composte da un poeta
-sciocco ed ignorante per nome (se pur non è finto) Simone Alleone.
-
-Il libro del Giraffi ha avuto pure due traduzioni, una in olandese
-e l'altra in inglese; ambedue stampate nel 1664. Per cortesia
-dell'egregio Signor Adolfo Parascandolo, io recentemente ho potuto
-vedere la traduzione inglese, che per essere poco nota, e per la sua
-seconda parte, che contiene la storia della rivoluzione fino alla
-prigionia del Guisa, merita che io ne faccia qui speciale menzione.
-Essa si compone di due parti. Il titolo della prima è il seguente;
-_An exact history of the late revolutions in Naples, and of their
-monstrons successes not to be paralleled by and ancient of modern
-hystory: published by the lord Alexander Giraffi in Italian, and
-(for the rareness of the subject) rendered to english by J. H. Esq.
-(James Howell). In two parts. London 1664 in 8º._ Questa prima parte,
-che è tradotta dal Giraffi, ed ha innanzi il ritratto di Masaniello,
-consta di 154 pagine oltre la dedica e finisce col _Manifesto del
-fedelissimo popolo di Napoli_ del 17 settembre 1647. La seconda parte
-è così intitolata: _The second part of Masaniello. His body taken
-out of the Town-Ditch, and solemny buried with epitaphs upon him.
-A continuation of tumult; the D. of Guise made Generalissimo; Taken
-prisoner by young Don John of Austria. The end of Commotions by J. H.
-Esq._ London 1666. Essa ha innanzi i ritratti a medaglioni di Genoino,
-Masaniello e Gennaro Annese, e consta di p. 123 oltre la dedica ed
-un proemio, nel quale l'a. dice di aver composto questa sua storia
-sopra autentici manoscritti e sopra collazioni e confronti di lettere
-scritte da diversi distinti personaggi. Nell'opera poi egli comincia
-dal ricapitolare i fatti narrati nella prima parte e riporta pure il
-sonetto: _Altra paga sperai, altra mercede_, e l'iscrizione composta
-da Bernardo Spirito pel monumento, che si voleva erigere nella piazza
-del Mercato. Narra indi i fatti del secondo (p. 32) e del terzo (p.
-44) tumulto, e finisce coll'entrata degli Spagnuoli e colla partenza
-di D. Giovanni d'Austria. Singolare è la notizia, che trovo in questo
-racconto ap. 116, di essersi cioè nel tumulto accaduto nel febbraio
-1648, inteso tra gli altri gridi quello di: _Viva il parlamento
-d'Inghilterra._ Ora il libro trovasi nella biblioteca della _Società
-Napoletana di storia patria_.
-
-[206] Il fratello di Masaniello cercato nella sua casa dopo la morte
-di quello, si salvò fuggendo per gli astrici, secondo si afferma da un
-contemporaneo, che scrisse dei fatti accaduti dal 7 luglio al 6 ottobre
-1647 in una _Storia della sollevazione del 1647_; Ms. di cui ho fatto
-menzione sopra.
-
-[207] POLLIO, _O. c._ f. 43. Ivi lo scrivano è chiamato Vito, e poi
-sopra è aggiunto Tonno o Antonio.
-
-[208] Il bando del 17 luglio è riportato dal DE SANTIS, p. 117, il
-quale soggiunge che parve al popolo che esso avesse del maligno,
-perchè non comprendeva il cognato di Masaniello. E però il Vicerè
-con un secondo bando del 21 luglio non riferito da alcuno, ripetè
-l'indulto del 17 aggiungendovi anche il cognato di Masaniello, che era
-stato nell'antecedente omesso. Ambedue i Bandi si trovano nella mia
-_Collezione di bandi, Capitali, editti, ed ordini_ del 1647-48.
-
-[209] BURAGNA, _O. c._ P. II, p. 4; CAPECELATRO, _Diario_, I, 98.
-
-[210] CAPECELATRO; _l. c._ Della casa del Genoino a S. Agnello dei
-Grassi parla della Porta.
-
-[211] PIACENTE, _Storia del 1647_ p. 69; DE SANTIS, p. 128,
-CAPECELATRO, p. 136, 137, _Racconto_ ai 13 agosto.
-
-[212] La _Platea_ di S. Severino, che io ho consultato e che un tempo
-conservavasi nel monastero, fu fatta tra il 1779 ed il 1790 sopra
-registri più antichi. Le notizie sulla regione di _Capo di Piazza_ in
-essa notate sono le seguenti: “A' 5 febbraio dell'ind. 14, regnando
-Errico imp. Pietro di Moneta donò al Monastero una casa con orto sita
-dentro Napoli; dentro di un portico comunale in capo della strada detta
-_Capo di Piazza_, pertinenza di Portanova non lontana dalla porta detta
-_delli Monaci_, giusta li beni di Elia Ganga, di Giuda ebreo, ed altri
-confini, come dal _Libro dell'inventario_ n. 1977; ed a 6 decembre
-1198, in tempo di Federico II, il monastero diede a censo di un sestaro
-di olio ad Adam Scatola e suoi figli mascoli tantum, una porzione
-di detta casa che allora era rinnovata, vicino alla chiesa dei SS.
-Cosmo e Damiano, la corte comune ed altri beni del Monastero, la via
-pubblica ed altri confini come dall'_Inventario_ n. 1898; e nell'anno
-1263 il Monastero dà a censo di due sestara di olio a Tommaso Saperta
-un'altra porzione di detta casa, sita ut supra, giusta la strada che va
-a Sant'Arcangelo, lo muro pubblico e la Torre vecchia della città con
-altri confini, come dall'_Inventario_ n. 28; e finalmente nel 1267 il
-Monastero diede a censo di tarì 7 e mezzo l'anno a Giovanni Scossidato
-parte di dette case site ut supra, giusta la chiavica che scorre per li
-Ferri Vecchi, come dall'_Inventario_ n. 74.„
-
-In un inventario fatto nel 1454 si fa menzione che il Monastero
-possedeva “una casa grande isolata dalle vie che la circondavano
-con molti membri, posta nelle pertinenze di Portanova, dove si dice
-_Capo di Piazza_, dalla parte dov'è il principale ingresso, giusta la
-via pubblica che viene dalla Sellaria e va al Seggio di Portanova,
-dall'altra parte giusta la via per la quale si va al vicolo delli
-Coppola, e dall'altra parte giusta il vicariello posto tra le dette
-case ed il fondaco della chiesa dell'Incoronata, per la quale passa la
-via, che scende da Pistase, dall'altra parte giusta la corte, per la
-quale si passa alla Rua delli Spadari o Armieri, come dall'_Inventario_
-n. 260„. _Platea_ cit. f. 126.
-
-[213] Il Vico _deposolum qui et armentariorum_ trovasi in un doc. del
-966 v. _Reg. Neap._ nn. 156, 374, 445. Del fondaco di S. Martino _inter
-plateam armentariorum et Judecam_ si ha memoria negli _Acta visit.
-Cathedr. ab arch. Ann. de Capua_; a. 1580 f.
-
-[214] _Platea_ cit. f. 805.
-
-[215] Generalmente costui anche dagli scrittori contemporanei è
-chiamato Gio. Vincenzo Starace, ma egli nei registri dell'archiv.
-munic. si firma sempre Storace. — Del terribile fatto parlano
-largamente il SUMMONTE. (_O. c._ IV, p. 446 e ss.) che con esso pone
-termine alla sua storia, ed il Costo nelle addizioni al COLLENUCCIO,
-III, p. 399 e ss. Una narrazione speciale di esso fu pubblicata
-nell'_Archivio stor. per le prov. Napolitane_, a. I, pag. 131, ed
-un'altra intitolata: _Dell'infelice morte di Giov. Vincenzo Starace_
-trovasi al f. 838 del Ms. della bibl. Nazionale segnato V, C, 51.
-
-[216] Il disegno di questo monumento infame può vedersi nel Mutinelli,
-_Relazione degli ambasciatori veneti_ ecc. II, p. 166, ed ora dal
-medesimo è stato riprodotto nella recente pubblicazione dei _Diurnali_
-di Scipione Guerra: l'iscrizione è riportata dal Parrino, I, p. 374.
-
-[217] Relazione dei 20 giugno 1586 presso il lodato Mutinelli, II, 158.
-
-[218] V. la mia scrittura _sulla casa di Pietro della Vigna in Napoli
-nel Rendiconto dell'Accad. Pontan._ a. 1858. Nel _Giornale storico_
-da me sopra citato alla nota (74) sotto il mese di aprile 1649, si
-narra la modificazione fatta dal Vicerè al fondaco della Zecca de'
-Panni nel seguente modo: “L'eccellenza del signor Vicerè di Napoli,
-Conte di Gnatta (sic) avendo visto e riconosciuto il luogo della Zecca
-de' Panni di Napoli, ed essendo stato di persona a vedere detto luogo
-ch'era rinchiuso a modo di Sinagoga, che chi non ci avea che fare non
-potea in detta Zecca entrare, per essere un Benevento piccolo[219],
-dove di continuo si commettevano diversi peccati, ordinò che come stava
-rinchiuso s'aprisse, e che si potesse passare dall'una parte all'altra,
-cioè dalla parte della Selleria si buttarono quattro botteghe con tre
-appartamenti, uno sopra l'altro, e si fè una larga strada di palmi 60,
-con buttare anco molte altre case dentro di detta Zecca, e si fè un
-largo grande come ho detto, tanto dalla parte di S. Palma dalla strada
-delli Ferri Vecchi... e per grazia di Dio benedetto si è levato quel
-nido di tante male genti, che in Napoli quando si dicea, Dio ti guardi
-degli uomini della Zecca, Dio te ne liberi, che questi uomini della
-Zecca de' Panni, sono uomini senza coscienza, nè hanno timor di Dio.
-Ms. elt. f. 57„.
-
-[219] Benevento, appartenendo allora alla Chiesa, era l'asilo di tutti
-coloro, che potevano temere la giustizia del governo di Napoli.
-
-[220] A dichiarazione e documento di quanto ho riferito nel racconto,
-raccolgo in questa nota le poche memorie, che ci rimangono intorno
-al sedile di _Capo di Piazza_, le quali si collegano alle vicende
-dei _Sedili_ di Napoli, argomento importantissimo per la storia di
-questa Città e non ancora trattato, come dovrebbe esserlo, dai nostri
-scrittori. Una larga discussione, comunque fosse necessaria, sarebbe
-qui certamente, affatto inopportuna.
-
-Or tralasciando i tempi più antichi, da sicuri documenti è dimostrato
-che verso la fine del secolo XIII ed i principii del XIV, la nostra
-Città per la tassa delle collette e per le altre contribuzioni, o
-servizi fiscali era divisa in tante regioni o piazze, il numero ed
-il nome delle quali variano talvolta secondo l'aggregazione e la
-separazione di talune delle vie che le componevano, e secondo il
-predominio che davasi piuttosto all'una che all'altra di esse. Nel 1301
-queste piazze erano quindici per i nobili, e 33 per i popolani[221];
-con quest'avvertenza però che alcune di esse, per la contemporanea
-esistenza di ambo i ceti, si veggono ripetute nell'una e nell'altra
-categoria. Non è certamente inverisimile che tutte queste _piazze_,
-com'è indubitato per la maggior parte, avessero un proprio luogo, ove i
-nobili che i popolari, ivi abitanti, potessero radunarsi per discutere
-la distribuzione delle tasse fra i contribuenti, la nomina dei giudici
-annuali, l'amministrazione delle estaurite proprie, ed altri pubblici
-negozi della piazza, o anche semplicemente per oziare in private
-conversazioni. Questi luoghi che si chiamavano _tocchi_, _sedili_,
-o _teatri_, esistevano da tempo antichissimo nella vecchia città, e
-non erano, come generalmente si è creduto, un ritrovo esclusivo de'
-_maggiorenti_ e della _nobiltà_. Nel 1806, imposta la gabella del
-_buon danaro_, destinata principalmente al pagamento delle collette, ed
-aboliti o tramutati in altre prestazioni i servizi reali e personali,
-non si trova più documento alcuno, che ci ripeta la circoscrizione
-delle piazze del 1301 e la distribuzione delle tasse. Anche verso
-quel tempo, secondochè a me pare, i _Sedili_ ebbero una prima riforma.
-Conseguenza di questo ordine di cose fu l'abolizione di molti Sedili,
-o forse anche la riduzione di tutti a 29, secondochè (comunque senza
-appoggiarsi a sicuro documento) i nostri scrittori affermano.
-
-Il seggio di _Capo di Piazza_, che dal Tutini per errore fu confuso
-con quello di _Somma Piazza_ (_Origine dei seggi_ p. 46) era e restò
-dei popolari. Di esso trovo la prima memoria in un istrumento dei
-29 novembre del 1265, ind. X, in cui interviene un tal Costantino
-Primese _de illu Toccu publico de capu de Placza regione Portanobensis_
-(_Notam. Istrum. S. Marcellini_, lit. K p. 151). In altro documento
-del 1304 nell'Archivio di Stato in Napoli si ha pure memoria che gli
-uomini di _Capo Piazza_, avendo acquistato da' Frati Predicatori del
-convento di S. Pietro Martire un suolo in quella contrada, che ad essi
-Frati era stato donato dal Re, _construxerunt in terra hujusmodi vacua
-novum opus quod ad usum Sedile, seu segium deputarunt_. E siccome ciò
-erasi fatto in pregiudizio dei dritti di Gualtiero Melia, al quale
-apparteneva il detto suolo, posto vicino alla sua casa, e ad un andito
-di essa; così il Re ordina al Capitano di Napoli, che esaminata la
-cosa, provveda alla giustizia (Reg. n. 135 (1304, C.) f. 179). — Poco
-dopo in un diploma del 1313 si fa parola di certa rissa accaduta in
-_segio Platee capitis Platee_ (CAMERA, _Annali_, II, 211). Finalmente
-nel fascicolo 93 il 1.º a p. 562, in carta del 1349, questo sedile è
-chiamato _Teatro_, e così pure in un istrumento del 1392 ricordato dal
-Tutini ne' suoi _Notamenti_ mss. nella biblioteca Brancacciana (II, E.
-31) f. 96, ove dicesi posto in _platea Sellarie._
-
-Dopo quest'opera, come ho detto nel racconto, non trovo più menzione
-di esso nei documenti, e nelle memorie del tempo; il che mi ha fatto
-sospettare che, verso la fine del secolo XIV o i principii del secolo
-XV, si fosse trasformato in quello della _Sellaria_, donde una ottina
-della Città prendeva pure allora la sua denominazione (V. la nota delle
-piazze popolari della città nel 1442 in Passaro, _Giornali_ p. 14).
-
-Pel sito poi del seggio della Sellaria si vegga il TUTINI _O. c._ p.
-170, il Celano ed altri. Secondo il SUMMONTE (I, 209), esso sarebbe
-stato nell'angolo del convento di S. Agostino; ma io credo che
-il benemerito scrittore fosse indotto a credere così dall'erronea
-applicazione, che egli faceva a quel sedile, della iscrizione antica,
-ov'egli malamente leggeva: _In Curia basilicae augustinianae._
-
-[221] Fasc. 9, f. 3 ap. ALITTO, _Vetusta r. Neap. monum._ f. È allegato
-e compendiato dal SUMMONTE, II, 365 e dal TUTINI p. 63. — Il BOLVITO
-nel vol. IV, _Variarum rerum_, Ms. conservato una volta nell'archivio
-dei santi Apostoli, ed ora nella biblioteca di S. Martino della
-nostra città al f. 18 riportando questo documento, nota: _Subsequens
-collectarium extat scriptum in quodam augusti 1585 in fasciculo 9, f.
-9. Nam extat colligatus in praedicto fasciculo insimul cum certis aliis
-consimilibus libellis, et propterea archivarius faciens fidem dicit
-copias fuisse extractas a praedictis fasciculis, sed in rei veritate
-extant scriptae in supradictis libellis, quorum aliqui sunt etiam de
-pergameno._
-
-[222] Della _Sellariorom ruga, ubi decurrit acqua de fonte Fistulae_
-trovasi menzione nel Registro n. 111 (1301 F.) f. 113, nel grande
-Archivio di Stato in Napoli.
-
-[223] “Nell'anno 1334 a 13 Giugno II indizione in Napoli. Teodora
-del Gaudio, vedova del q. Bartolomeo Caracciolo Bisquitio, tutrice
-testamentaria di Cubello e Bartolomeo Caraccioli Bisquitij, fratelli,
-suoi nipoti, figli ed eredi del q. Filippo Caracciolo detto Bullone,
-in nome di detti pupilli; ed Alogara Piscicella, vedova del q. Matteo
-Caracciolo Bisquitio, milite, tutrice testamentaria di Nicolello,
-Alogarella e Mariella Caracciolo Bisquitie sue nipoti, figlie ed eredi
-del q. Filippo Caracciolo Bisquitio suo figlio, in nome similmente di
-detti pupilli, assegnarono a Belardisca Caracciolo Bisquitia moglie
-di Riccardo Filomarino milite, a Bianca, moglie di Tomaso Dentice, e
-Filippa, moglie di Tommasello Tomacello, sorelle figlie del q. Ligorio
-Caracciolo Bisquitio, milite, la lor porzione, cioè la terza parte
-lor toccata nella divisione fra di esse in detti nomi fatta di certe
-case vecchie ed orto, seu terra vacua, site dentro Napoli, giusta la
-via pubblica detta _Pullaria_, nella regione di Portanova....„ Come
-dall'istrumento fasc. 6, n. 65 nella _Platea_, o _Reassunto degli
-antichi strumenti che si conservano nell'Archivio del monastero
-di Santa Patrizia_, già presso il Cuomo, ed ora nella biblioteca
-Municipale.
-
-[224] TUTINI, _Op. cit._ p. 171.
-
-[225] Intorno all'abbattimento del _sedile popolare_, e successiva
-esclusione del popolo dal governo del Comune, momento importantissimo
-della storia di Napoli, grande confusione ed oscurità regna ne' nostri
-scrittori, e nelle scarse memorie, che ci rimangono di quell'epoca.
-Le cronache generalmente con poche parole e anche con qualche errore
-cronologico, accennano ad un tal fatto senza avvertirne la gravità.
-Così il PASSARO, ai 7 Dicembre, dice: “S'ei abbattuto lo siegio
-della Sellaria,„ col quale è concorde notar Ambrosio Casanova, nel
-suo _Protocollo_. V. PELLICCIA, I, 152. NOTAR GIACOMO, per l'opposto
-segna un tal fatto al 2 Dicembre 1465 con evidente trasposizione di
-cifre. Lo stesso PASSARO poi nota a' 31 marzo 1457: “Se sono levate
-le silice della insilicata della Sellaria„ mentre notar Giacomo segna
-questo avvenimento a' 31 Maggio 1456. Finalmente un diploma citato dal
-SICOLA (_Vita di S. Aspreno_, II, 430) di Re Alfonso I, col quale a' 26
-Marzo 1444, si ordina al Vescovo di Valenza che si togliesse il detto
-sedile, commettendone l'esecuzione a quattro gentiluomini del Seggio di
-Portanova, farebbe rimontare ad un'epoca più antica la disposizione, se
-non l'esecuzione di un tal abbattimento.
-
-Se non che qualche più precisa particolarità si può ricavare da una
-cronaca o piuttosto _Raccolta di Cronache_ fatta verso la metà del
-secolo XVI, copia della quale Ms. si conservava dal lodato sig. Cuomo,
-ed ora trovasi nella biblioteca Municipale. Nella _Hist. Dipl. r. Sic.
-ab. a. 1250 ad annum 1266_ a p. (51) io ho fatto menzione di essa;
-ed in altra mia scrittura ne parlerò anche più diffusamente. Per ora
-mi basterà notare qui semplicemente come la medesima fosse nota al
-Tutini, il quale ne compendiò le parole a pagina 246 della sua opera
-sui seggi. Nella cronaca dunque si legge: “Alli 1456, alli 7 Dicembre,
-s'abbattè uno Seggio che stava alla Sellaria di Napoli, quale seggio
-l'havevano fatto li nobili cittadini popolani — Alli 1457, alli 31 di
-Maggio, fu un gran rumore nel Popolo contro li gentiluomini, ed ebbe ad
-essere grande scandalo per lo seggio abbattuto del popolo. Cavalcò lo
-re Alfonso e si fermò alla piazza della Sellaria, parlando a Giovanni
-Miroballi ed alli altri cittadini, (dicendo) che quello non era stato
-fatto a mala fine, ma perchè volea annobilire la città; che la strada
-della Sellaria era bella, (e che) se levava quello Seggio et una casa
-che stava al mezzo, per posser fare la processione et altre feste e
-giostre. E quello dì fece abbattere la casa, che stava allo costato
-dello Seggio, e dette fama che lo prossimo maggio si voleva fare una
-bella giostra alla tornata delle galere, cioè per tutto maggio ma per
-lo primo Sabato si faria la processione delli preti giorlannati con la
-testa e lo sangue di San Gennaro, e che Sua Maestà volea venire a stare
-a vedere alla Sellaria, e molte altre belle parole. Così per quello,
-come per la sua cavalcata e per sua presenza, in parte furo placati,
-e fè incontinenti incominciare a levare la silicata della piazza della
-Sellaria, e spianare lo terreno, come se ci volesse far la giostra, e
-la strata restò longa e dritta et eguale dal Capo de lo Pendino fino
-a lo pede della via di Pistaso. E lo dì seguente fè lo bando come al
-nuovo Seggio di Portanova, volea Sua Maestà aggregare li cittadini de
-lo Popolo grasso e furo fatti gentiluomini li Catanei, li Coppoli, li
-Miroballi per leggieri favori.„ Ms. p. 536 Cf. SUMMONTE _Op. cit._ t.
-I, p. 209.
-
-[226] NOTAR GIACOMO, _Cronica di Nap._ p. 190, e PASSARO, _Giornale_ p.
-73. — I principali patti delle capitolazioni conchiuse tra i nobili ed
-i popolani si trovano compendiati nei _Diurnali_ del Gallo ai 17 giugno
-1495 p. 12; una copia poi dell'istrumento stipulato in quell'occasione,
-sebbene alquanto scorretta, leggesi nella _Raccolta di Cronache_, di
-cui sopra ho parlato, a p. 869 con la data dei 12 giugno. Oltre a ciò,
-secondochè narrasi ivi a p. 856, prima che Carlo VIII fosse partito
-da Napoli (20 Maggio 1495) i popolani per mezzo di quattro cittadini,
-i quali furono Messer Parise Scotio, Messer Giovanni Folliero, Messer
-Antonio Sasso, e Messer Franco Fiorentino presentarono memoriale al re
-della città “che li facesse grazia _in scriptis_ che potessero eleggere
-un loco della città dove si potessero adunare liberamente, e trattare
-le cose occorressero per loro seggio. Il re concesse le grazie, e fece
-chiamare gli Eletti gentiluomini dicendoli che volessero essere boni
-fratelli coli popoli (popolani), e che, come anticamente erano stati,
-in uno governo unitamente trattassero in S. Lorenzo le cose occorrenti
-per la città, e che essi erano cinque piazze e lo popolo una, che saria
-lo suo Eletto, e saria la sesta voce e saria lo suo reggimento popolare
-in la sala de lo inclaustro di S. Agostino, e fu chiamato lo primo
-Eletto del popolo, che fu Giovan Carlo Tramontano.„ Il fatto è riferito
-anche dal Summonte, il quale nel t. I, p. 145 compendia le parole di
-questa cronaca.
-
-Ma con queste capitolazioni non furono interamente acchetate le
-differenze tra i nobili ed il popolo. Restavan sempre materie di
-controversia, alcune delle quali furono definite da re Federico II
-d'Aragona nel 1488, ed altre dal re Cattolico nel 1506. Chi di esse
-vuole più ampie nozioni vegga il Summonte nel _l. c._ e gli altri
-scrittori patrii.
-
-[227] Il _catafalco_ nella piazza della Sellaria per la processione
-antichissima di San Gennaro cominciò a farsi nel 1528. SUMMONTE I, 338.
-— Per la festa di S. Giovanni ai 24 giugno si veggano le descrizioni
-fattane dal Capaccio nel 1626 e 1627, dal Giuliani nel 1621, e
-dall'Origlia col libro: _Il Zodiaco_ ec. nel 1630 Cf. _Monografia di S.
-Giovanni a Mare_ per MICHELE RADOGNA p. 74.
-
-[228] _Acta Visit. Paroch. maj._ a. 1580, nella parrocchia di San
-Giorgio maggiore.
-
-[229] _Del Pendino di S. Agostino_, la cui denominazione tirava anche
-per la via dei Calderai, si fa cenno nella _Plat._ cit. di San Severino
-fol. 79. — Intorno alla nascita di Urbano VI parla il SUMMONTE, II,
-453, il TUTINI, _Op. cit._ p. 192, e CELANO, _Op. cit._ IV, 185. Taluni
-però contraddicono ad una tale tradizione.
-
-[230] Erano così chiamate allora le persone civili, e specialmente
-quell appartenenti al foro, dall'abito nero che portavano. V. _Bando_
-di Gennaro Annese in CAPECELATRO, _Diario_ II, _Ann._ p. 68.
-
-[231] CAPECELATRO, nel _Diario_ I, p. 109, e 116 dà le accennate
-particolarità intorno al Genoino.
-
-[232] Che il clero napoletano in quel tempo fosse di sentimenti
-piuttosto francesi ed amico del popolo si rileva dal CAMPANILE,
-_Diario_, f. 27, dal DELLA MONICA, f. 129 v. e da altri. — Il BASSO
-pubblicò: _Il trionfo della bellezza nelle nozze di Placido, ed
-Isabella de Sangro_; Nap. 1640 in 12; _Il Pomo di Venere_, dramma per
-musica nelle feste delle nozze suddette. Nap. in 4, e le _Poesie_,
-Napoli 1645 in 4.
-
-[233] _Giannizzeri, parola tolta dalla lingua turchesca, con la quale
-gli spagnuoli chiamano quei del loro sangue, che sono nati da padre
-o madre forestieri nelle altre regioni d'Europa._ NICOLAI, p. 154.
-_Interessati_ chiamavansi coloro, che avevano posto i loro capitali
-negli arrendamenti.
-
-[234] V. Lettera del Card. Filomarino. _Arch. Stor. It._ IX, p. 390; e
-tutti gli scrittori della rivoluzione. Il DELLA MONICA, Ms. cit. al f.
-93 narra della madre di Masaniello.
-
-[235] DE TURRI, _Op. cit._ p. 137.
-
-[236] Di questa seconda sollevazione parlano più specificatamente il
-_Raccconto_ Ms., il RICCA, _Istoria_ Ms. cit., il _Diario_, ed altri.
-
-[237] Nel _Diario Anonimo_ fol. 95, circa il 21 agosto si narra
-come il San Vincenzo, nipote del Genoino, si trovasse nel castello.
-“Ritrovandosi, leggesi ivi, una grossa moltitudine di Popolo avanti
-la casa di Giovanni Zavaglio, (_Zevallos_, poscia del principe di
-Stigliano), in strata di Toleto, di guardia, per non fare passare
-avanti li Spagnuoli, passò per detta strada Giuseppe _alias_ Peppe
-Sanvincenzo, quale in detto tempo era giudice criminale, lo pigliarono
-con molti strapazzi e li levarono la toga da sopra e lo buttarono in
-terra, con dirli molte ingiurie e farli molti maltrattamenti, per la
-qual cosa fu forzato ritirarsi in Castello nuovo, dove stava salvato
-D. Giulio Genoino, suo zio„ — In seguito col c. 2 delle _Grazie,
-concessioni_ ecc. stipulate il 7 settembre fu stabilito che il Genoino
-ed i suoi nipoti fossero privati di tutti i carichi ed onori che
-avevano, e che fossero essi e loro discendenti in linea mascolina
-_infinitum disterrati_ dal regno, per aver macchinato falsamente
-contro il fedelissimo popolo. Il Fuidoro, o Vincenzo d'Onofrio, in
-una postilla al _Diario_ del Campanile f. 25, tratta della fine di
-D. Giulio Genoino, e narra, che imbarcato coi suoi nipoti sopra il
-vascello di capitan Giaime Canales di Majorca andò in Sardegna, ove
-giunto, diede le lettere del Duca d'Arcos a quel vicerè, e fu trattato
-amorevolmente con alloggiare in palazzo per spazio di tre mesi e mezzo.
-Poscia, avendo deliberato di portarsi in Corte a Madrid, si partì di
-là, ed ammalatosi per via, sbarcò a Porto Maone, ove morì, e fu sepolto
-nella chiesa maggiore di Majorca.
-
-[238] Queste parenti di Masaniello dopo qualche tempo furono ivi fatte
-morire. CAPECELATRO, _Diario_, II, 360. Il BRUSONI _Stor. d'It._ lib.
-XV f, p. 499 parla pure della sorella e del cognato di Masaniello, ed
-anche di un loro figliuoletto di anni tre.
-
-[239] CAPECELATRO, _Diario_, II, 7; CAMPANILE, _Diario_, f. 13.
-
-[240] Del figlio di Masaniello, maschio o femina che fusse, non ho
-trovato memoria nei registri parrocchiali di S. Caterina in _foro
-magno_. Bisogna supporre che o la Bernardina dopo questo tempo avesse
-dovuto sconciarsi o che avesse partorito nel distretto di altra
-parrocchia.
-
-[241] TURGE-LOREDAN, _Ètat de la repubblique de Naples_ p. 71. Il libro
-è scritto sulle note dello stesso P. Capece, confessore del Duca di
-Guisa. Ivi si dice che il fatto avvenne nelle feste di Natale. Il Duca
-di Guisa però si vanta di aver egli mandato a chiamare la Bernardina
-per soccorrerla, a fin di gratificarsi il popolo. _Memorie del Duca di
-Guisa_, t. I p. 277.
-
-[242] Lo stato triste e miserable, in cui si trovò la plebe in Napoli
-nell'inverno del 1648-1649 nei seguenti termini è esposto in una
-scrittura contemporanea: “Furono così grandi et inauditi i disordini
-cagionati dai popolari tumulti.... che, quelli per divina misericordia
-quietati, nell'anno seguente 1648 restò nulla di meno così nella città
-di Napoli come in tutto il Regno tanta estrema miseria, così gran
-penuria di tutte le cose, che il prezzo dei grani ascese al valore
-di duc. sei e più il tomolo, e di tutte le altre cose commestibili
-era la valuta esorbitantissima. Perlochè i poveri e particolarmente i
-figliuoli (che allora erano in gran copia) orfani derelitti, per aver
-la maggior parte perduti i loro padri o ammazzati o morti di disagio,
-si trovavano in estrema necessità.... a segno tale che estenuati dalla
-fame, dal freddo e da' cotidiani patimenti andavano mendicando il
-vitto. E quel che era peggio non essendo chi lor desse qualche limosina
-(per ritrovarsi in quel tempo ognuno secondo il suo stato in qualche
-bisogno) miseramente si morivano nelle pubbliche strade. E molti che
-nè anche avevano luogo da ricettarsi dormivano la notte sotto qualche
-supportico, tenna o baracca, o in altro luogo simile, dove oppressi
-dall'eccessivo freddo che fu in quell'anno, et estenuati dalla fame si
-ritrovavano la mattina morti, restando insepolti ed alle volte anche
-mangiati dai cani. Taccio le miserie delle povere filiuole di qualche
-età, che correvano grandissimo pericolo nell'onore e nell'offesa di
-Dio„. _Del Conservatorio delle orfane di S. Nicola_ Notizia aggiunta
-al CAMPANILE, _Diario_ fol. 103, forse scrittura dello stesso. —
-Che Bernardina fosse poi divenuta pubblica meretrice nel borgo di S.
-Antonio Abbate lo affermano il CAPECELATRO II, 360, ed il Pollio, la
-cui testimonianza più innanzi riporterò.
-
-[243] “Mentre che regnava Thomaso Aniello, dice il Pollio colla sua
-rozza ed ingenua maniera, li furono portati molti soldati Spagnuoli
-presi da quelli del popolo..... et..... (Masaniello) li mandava via
-dicendo: questi sono soldati di S. E. mio compare, il quale l'intende
-parlare et è buono dargli castigo, et li facea portar salvi.... et
-questo più volte succedè ante di me; benchè per mercè la sua moglie
-di poi la morte di esso fu cercata et spogliata di quanto havea, et
-non avendo come campare si pose al vortello (bordello); et quello
-che più importa molte volte venevano da lei molti Spagnuoli a darli
-la burla; da poi averla goduta li faceano molti mancamenti... Una
-moglie di Capitan generale, che mai contradisse la Corona, commare di
-S. E. il quale più volte l'havea honorata in palaggio con la signora
-Viceregina non ponerla dentro un monastero, o darla qualche cosa da
-accasarla. Così passò il negotio, fatta meretrice pubblica al comando
-di tutti, vista da me albordello, con molta meraviglia e scandolo dei
-contemplativi.„ POLLIO, Ms. f. 48.
-
-[244] CAPECELATRO, _Diario_, III, 360.
-
-[245] DELLA PORTA, _Causa di stravaganze ovvero compendio istorico
-delli rumori e sollevazione dei popoli successi nella città e nel regno
-di Napoli_. In parecchi esemplari di questa opera verso la fine della
-P. I, trovasi la descrizione di Tommaso Aniello di Amalfi; che di quivi
-tratta fu ripetuta ed aggiunta in alcune copie del Ms. intitolato:
-_Racconto della sollevazione di Napoli accaduta nel 1647_ che senza
-alcun nome di autore va per le mani di molti, ma che è opera di Marino
-Verde, come altrove ha dimostrato. (_Strenna Giannini_ del 1893).
-Manca nell'esemplare da me posseduto, che è forse l'originale ed ha le
-annotazioni e le aggiunte di Camillo Tutini.
-
-[246] DELLA MONICA, _Istoria della rivoluzione di Napoli dell'anno
-1647_. Ms. autografo presso di me. Leggesi al f. 21.
-
-[247] CAMPANILE GIUSEPPE, _Diario circa la sollevazione della plebe
-di Napoli degli anni 1647-48, con addizioni di Innocenzo Fuidoro_, f.
-5. Ms. autografo del Fuidoro (pseudonimo di Vincenzo d'Onofrio), da me
-posseduto.
-
-[248] GIRAFFI o LIPONARI, _Relazione delle rivoluzioni popolari
-successe nel distretto del regno di Napoli nel presente anno 1647_.
-Padova 1648, p. 43.
-
-[249] DE TURRE, _Dissidentis desciscentis receptaeqe Neapolis Libri
-tres_, p. 43, ediz. Gravier.
-
-[250] BIRACO, _Delle historie memorabili che contiene le sollevationi
-di stato dei nostri tempi_. Venezia 1653, p. 224.
-
-[251] BUBAGNA, _Battalla peregrina intra amor y fidelidad_, p. 14. —
-Il Donzelli, il Capecelatro, il de Santis, il Nicolai, il Tontoli ed il
-Piacente, nelle opere stampate sull'argomento non riportano il ritratto
-del Capo-popolo, o appena vi accennano. E così pure il Ricca, il Fiore,
-il Carusi, il Simonetti ed altri Mss. nelle biblioteche della Storia
-Patria e Municipale, nella Nazionale, e presso di me.
-
-[252] _Copia di lettera del Maestro di campo Ottaviano Sauli all'Ecc.mo
-Signor Marchese Spinola_ tratta dalla biblioteca Barberiniana di Roma
-dal prof. Luigi Correra e stampata nel 1890 nell'_Arch. Stor. per le
-prov. Nap._ p. 360.
-
-[253] GIRAFFI, BIRACO e BURAGNA, _ll. cc.; de poca statura_ DELLA
-MONICA, _l. c.; statura pusillus_ DE TURRE _l. c.; di bassa statura_
-SIMONETTA, _Istoria della rivoluzione del 1647_ c. 16 nella bibl.
-Nazionale; _di statura quasi bassa_. POLLIO, _Historia del r. di Nap._
-c. 228 ivi. — Solo al Campanile, al della Porta ed al Sauli parve di
-proporzionata, giusta ed ordinata statura.
-
-[254] _Gracilis_, DE TURRE; _più tosto magro che grasso_, GIRAFFI; _di
-corpo asciutto_, SAULI.
-
-[255] _Aveva una faccia competente, nè lunga nè rotonda ma arsiccia dal
-sole siccome tutto il suo petto_, DELLA PORTA; _facie subfusca et sole
-torrida_, DE TORRE _l. c._
-
-[256] GIRAFFI e BIRACO, _l, c., di fisionomia vivace ma non stabile_,
-SARLI. Il MOLINI, di cui dirò appresso, parlando di Masaniello dice:
-“_Uscii fuori la Gabella e trovai questa bella figura che mi aveva
-portato molte volte del pesce_„.
-
-[257] _Di pochi capelli e quelli di color castagnaccio, tagliati nella
-fronte alla marinaresca con pochissima zazzera dietro_, DELLA PORTA;
-_il crine non molto negro_, DELLA MONECA; _capelli neri, corti alla
-marinaresca_, SAULI. Secondo il Birago era biondo.
-
-[258] _Occhi negri_, DELLA PORTA, GIRAFFI, BIRACO; _cervoni_, DELLA
-MONECA. Al Campanile ed al Sauli parvero invece azzurri o bianchi.
-
-[259] _Viso lunghetto e magro_, DELLA MONECA; _faccia magra_, SAULI;
-_piccolo di volto_, POLLIO.
-
-[260] DELLA MONECA, _l. c._
-
-[261] _Senza peli nel mento_, DELLA PORTA.
-
-[262] _Con poca lanuggine nel mustaccio_, DELLA PORTA; _spuntati nel
-mustaccio di peli biondeggianti e rari_, DELLA MONECA; _poco pelo_,
-CAMPANILE.
-
-[263] CARUSI FRANCESCO, _Narrazione del Tumulto seguito nella Città di
-Napoli, nella quale si raccontano gli varj avvenimenti di Masaniello,
-suoi seguaci. Dalli 8 di Luglio 1647, per insino alli 21 d'Agosto
-del detto anno._ P. I, p. 34 v. Nella bibl. della Società Storica
-Napolitana.
-
-[264] DELLA PORTA, DELLA MONECA, DE TURRA, BURAGNA ed altri.
-
-[265] CAPECELATRO, _Diario_, I, p. 66. GIRAFFI e tutti gli altri.
-Secondo il Verde (_Racconto_ ecc.) esso fu fatto a cura dei Governatori
-dello Spedale della SS. Nunziata.
-
-[266] Per contrario noi sappiamo dagli scrittori contemporanei che gli
-Alemanni e gli Spagnuoli, che si resero a discrezione alle armi del
-popolo a S. Giovanni a Teduccio, a Pozzuoli, ed a S. Lorenzo non solo
-ebbero salva la vita ma anche in buona parte da mangiare e da bere
-(CAPECELATRO, _O. c._ I, 45; DE SANTIS, _O. c._ p. 51 ed altri). Che
-anzi, narra il Pollio che “mentre regnava Thommaso Aniello li furono
-portati molti soldati Spagnuoli presi da quelli del popolo... et...
-(egli) li mandava via dicendo Questi sono soldati di S. E. mio compare,
-il quale l'intende parlare, et è buono a darli castigo, et li faceva
-portar salvi„ f. 48. Tanto è lungi dal vero che Masaniello potesse
-autorizzare la carneficina dei medesimi.
-
-[267] Vedi critica storica del de Dominici! Donde egli ricavò questo
-suo calcolo?
-
-[268] Questa testimonianza per me è sospetta. Il de Dominici dalla
-biblioteca de' Signori Valletta traeva le false scritture del notar
-Criscuolo e di Marco da Siena, fonti delle sue favolose invenzioni. Cf.
-FARAGLIA, _Le memorie degli artisti Napoletani del de Dominici_ A. S.
-N. 1882 p. 329.
-
-[269] DE DOMINICI, _Vita dei pittori, scultori ed architetti
-napoletani_, t. III, p. 226. Lo stesso dice nella vita di Aniello
-Falcone a p. 75.
-
-[270] La leggenda, per quanto riguarda specialmente Salvator Rosa, è
-stata non ha guari, con lo stesso epistolario di costui smentita dal
-ch. Cesareo nella Vita premessa alle _Poesie e Lettere edite ed inedite
-di Salvator Rosa_ t. I. p. 47 e ss.
-
-[271] Il Rosa non con i pennelli, ma con la penna volle descrivere
-il pescivendolo suo conterraneo, nei noti versi della sua satira _La
-Guerra_, che ho messo in testa a questa scrittura.
-
-[272] Questo quadro alcuni anni fa, per mia esortazione, disegnato
-con rara diligenza, e con vero intelletto d'amore, fu inciso all'acqua
-forte dal bravo artista Antonio Piccinni; ma con grande rincrescimento
-degli amatori delle cose Napoletane il lavoro bellissimo non fu in
-commercio.
-
-[273] DE DOMINICI _O. c._, t. III, p. 197. — Il quadro era conservato
-allora nella galleria del Cav. d. Antonio Piscicelli, ed ora ammirasi
-nel museo Nazionale di Napoli. È notevole che il de Dominici neppure
-fu esatto nel descrivere questo quadro dicendo che Masaniello era
-circondato dai suoi consultori e colleghi, e dai capi del popolo,
-ritratti così al naturale per antica testimonianza di vecchi, ch'erano
-stati spettatori di quella lunga tragedia, che altro non mancava se non
-il moto; mentre invece da ognuno si vede che Masaniello non ha intorno
-se non lazzari e gente del popolo.
-
-[274] Cf. LANZI, _Storia pittorica_, p. 209 ed. Bettoni, Milano 1841;
-ove è ricordato il quadro di cui parlo, dicendovisi però con poca
-precisione rappresentare un esercito di lazzaroni che applaudono
-Masaniello.
-
-[275] Gli storici narrano, che, in mezzo alla piazza del mercato
-nel giorno festivo della Madonna del Carmine, solevasi figurare un
-castello, difeso e assalito da ragazzi armati di canne divisi in due
-schiere dette degli _Alarbi_ e dei _Pacchiarotti_. (_Sollevazione
-dell'anno 1647._ Ms. della Società Stor. Nap., f. 160). E dicono pure
-che, nei giorni precedenti alla sommossa, un tal fra Savino, converso
-del convento dei Carmelitani, aveva dati venti carlini a Masaniello pr
-comprarle.
-
-[276] Dice il CAPECELATRO, _Diario_, III, p. 316 che, finiti i tumulti,
-la moglie di Gennaro Annese presentossi al Conte d'Ognatte “con
-abito conveniente alla presente e non alla passata fortuna, con una
-semplice guarnuccia senza collare, e con la cuffia in testa all'uso del
-mercato„.
-
-[277] Cf. _La casa di Masaniello_. Qualche cosa di nuovo sul proposito
-aggiunge il Molini (c. 39): era, dice egli, “una Casuccia che a mano
-manca fuori dall'uscio attaccato al muro era una Vite alta tanto,
-che copriva quelle due fenestruccie, che guardavano nel Mercato, non
-essendoci altro di buono nella facciata che l'Arma dell'Imperatore
-Carlo Quinto„. Il Molini dice che era di marmo, ma pare non se ne
-ricordasse bene.
-
-[278] Così viene indicato, attribuendosi a Micco Spadaro, nelle Guide
-del R. Museo Borbonico. (V. QUARANTA, _Le Mystagogue_ 1844 p. 234;
-FINATI, _Description du Musée royal Bourbon Galeries_ 1844 p. 9 ecc.)
-L'Aloe nella _Guide pour la galerie des tableaux._ P. II, 1843, p. 3
-più correttamente crede il quadro di scuola Fiamminga. Negli inventarii
-dello stesso Museo si nota come ritratto di contadino o popolano,
-creduto di Masaniello. Esso è riprodotto con le stesse indicazioni di
-Masaniello e di Micco Spadaro nel _Magasin pittoresque_ dell'a. 1819.
-Parigi p. 212.
-
-[279] CAMPANILE, _Diario_ Ms. f. 19; DE SANTIS, _Istoria del tumulto di
-Napoli_, p. 116, ediz. Gravier.
-
-[280] L'_Occhialetto_, Anno XV, n. 31.
-
-[281] Monsignor Emilio Altieri nel 1644 da Papa Innocenzo X fu
-destinato Nunzio a Napoli ove stette otto anni fino al 1658. V.
-Monsignor NICOLÒ CAPECE GALEOTA, _Cenni storici dei Nunzii apostolici
-del Regno di Napoli_, p. 55. Tra i bandi del tempo, nella biblioteca
-della Società Napoletana di Storia patria, si conserva una lettera a
-stampa di quel Nunzio, diretta “al fedelissimo popolo della fedelissima
-città di Napoli„. V'è scritto in capo “Signori miei„ e porta la data
-del 6 decembre 1647. Il Nunzio riferisce un breve del Papa “espressivo
-dei suoi cordiali sentimenti rivolti alla quiete e alla tranquillità„
-ricorda d'aver esso collazionato “con ampia plenipotenza l'indulto
-generale„ e chiede di comunicare a voce “quel di più„ che da Sua
-Beatitudine aveva avuto commissione d'esporre. Finisce con le parole
-“et alle Signorie vostre bacio affettuosamente (_sic_) le mani„.
-
-[282] _Archivio Storico Italiano_, t. IX, p. 352.
-
-[283] _Carteggio degli ambasciatori Estensi a Napoli Cancelleria_
-nell'Archivio di Stato in Modena.
-
-[284] Il libro porta questo titolo: _An exact history of the late
-revolutions in Naples._ Londra, 1660 in 12.º Porta per epigrafe un
-passaggio di Livio, che dimostra la grande impressione prodotta dagli
-avvenimenti di Napoli in Inghilterra. Essi, come si dice nello stesso
-frontespizio, non trovano riscontro in alcuna antica o moderna istoria.
-
-[285] La prima di queste due edizioni, che io conosco, ma che, come
-dicesi nel frontespizio, è la seconda fatta colà, migliorata ed
-accresciuta, porta il seguente titolo: _Wonderlijcke Op, ende Ondergang
-van Tomaso Aniello, met de beroerten tot Neapolis. (Meravigliosa salita
-e caduta di Tommaso Aniello con la sollevazione di Napoli)_ Haerlem
-1552, in 12º. Il libro ha il frontispizio istoriato ed e diviso in due
-parti; la prima di pp. 400 contiene la traduzione in fiammingo delle
-10 giornate di Alessandro Giraffi con una vignetta o figura per ogni
-giornata, ove sono rappresentati in modo e costume affatto arbitrarii
-gli avvenimenti del luglio 1647, con tre annotazioni, sull'assedio
-e presa di Napoli per Belisario, sui tumulti per l'inquisizione e
-sul primo Masaniello del 1547, e sulla sollevazione della plebe del
-1585. La seconda parte di pp. 256 porta il titolo: _Tweede deel vande
-Napelsche Beroerten, (Seconda parte della sollevazione Napolitana)_ e
-contiene il seguito di questa fino alla resa di Napoli agli spagnoli.
-Il ritratto di Masaniello sta a pag. 3 della Parte II. Il libro, non
-comune, trovasi nella biblioteca della Società Napolitana di storia
-Patria. — L'altra edizione, che è la sesta Olandese, porta il titolo:
-_Het eerste deel der Napelsche beroerte met de Wonderlijcke Op, en
-Ondergang van Masaniello, Uyt het Italiaensch vertaelt door Luon B. (?)
-den sesten Druck (La prima parte della sollevazione con la maravigliosa
-salita e caduta di Masaniello dall'italiano tradotta da Luon B. (?),
-sesta edizione)_ Amsterdam, 1664 in 12.º dalla p. 1 a 240. Segue: _Het
-tweede deel der Napelsche beroerte, of verhael van t'rustige opset
-des selven volcks, om sich en het puntscae? Rijch t'ontlasten van
-t'onverdragelijcke juch der Spanjarden etc. etc. (La seconda parte
-della Napoletana sollevazione, o Racconto dell'ardita rivolta dello
-stesso popolo per liberar se e il regno dall'insopportabile giogo
-degli Spagnuoli_ ecc.) Amsterdam, 1664, in 12º p. 1 a 312. — Segue:
-_Vervolgh en eynde vande Napelsche beroerte; of beknopt verhael hoe'
-tselve volck, na veel tegeniveers, weder onder de gehoorsamheydt vau
-Spenje geruccht Milsgaders het Oproer en den jaare 1547 opgeresen onder
-Mas'Aniello di Costa Sorrentino. (Seguito e fine della Napolitana
-sollevazione, ossia breve narrazione del come lo stesso popolo dopo
-molta lotta di nuovo fu messo sotto l'ubbidienza di Spagna. Insieme
-col tumulto sorto nell'anno 1547 sotto Masaniello di costa Sorrentina)_
-Amsterdam p. 1-49-72. — Debbo al ch. collega ed amico Benedetto Croce
-la correzione e la interpretazione dei titoli di questo libro; dei
-quali parecchi anni fa ebbi trascritta la notizia dal noto bibliografo
-nostro cav. Gennaro Vico. Il Croce per tradurli dall'Olandese in
-Italiano ha dovuto prima con non comune perspicacia emendare gli
-errori, in cui per poca cognizione del carattere teutonico cadde chi
-faceva quella copia.
-
-[286] PALAZZO, _Aquilae austricae. Pars secunda_, Venetiis, in fol. Il
-ritratto con quelli di altri personaggi del tempo vedesi a p. 258 del
-t. VIII.
-
-[287] BRACHELIO, _Historia sui temporis rerum bello et pace per Europam
-et imperium romanum gestarum Colonia_ s. a. in 12.º — A pag. 277
-trovasi il ritratto di Masaniello con questa epigrafe: _Thomaso Aniello
-d'Amalfi populi neapolitani rebellici dux._
-
-[288] Questa edizione fu da me descritta nella _Casa e famiglia di
-Masaniello_. Il ritratto di Masaniello è ripetuto con diversa posizione
-in un'altra posteriore ediz. di Londra con la seguente leggenda sotto:
-_qui pecunia non movetur, hunc dignum spectatu arbitramur. Cicero._
-— L'edizione del secolo seguente porta questo titolo: _The remarkable
-History of the rise and fall of Masaniello the Fisherman of Naples._
-London 1756.
-
-[289] ZANI, _Enciclopedia metodica, critico-ragionata delle Belle
-Arti_. P. I, vol. III. Parma tipografia Ducale 1820 p. 9.
-
-[290] MOLINI SEBASTIANO, _La vera solevatione di Masaniello_, Cod.
-cart. del secolo XVII (21 x 29 cm.) di carte 176 numerate della
-biblioteca universitaria di Bologna segnato col n. 2466. Appartenne in
-prima alla biblioteca di San Salvatore del Reno dei canonici regolari
-lateranensi, dove era segnato col n. 271. Passò per qualche tempo nella
-biblioteca nazionale di Parigi, come si rileva dal bollo in inchiostro
-rosso di forma rotonda che si vede segnato in alcune carte (cc. 176 v.,
-e nella carta bianca in ultimo) colle parole: _Bibliothèque Nationale_,
-ed il monogramma: _R_ (république) _F_ (française). Dovette essere
-restituito all'Italia dopo il 1815. È legato in pergamena molle e non
-è in buono stato. — Il Diario in 253 giornate comincia col 7 luglio
-1647 e finisce ai 15 aprile 1648. Da c. 143 v. sino a 176 seguono 386
-ottave scritte a due colonne, che sono, come dice il Molini “Originale
-tradotto dalla prosa predetta in 8.ª rima da un copista di essa per mia
-mera sattisfactione da cui intenderai tutto il successo con maggior
-brevità ma non tanto distintamente quanto dalla prosa; essendochè
-l'autore parla di sole quelle cose quali a lui medemo sono successe ed
-alla poesia vi si aggiunge qualche altra invenzione per abbellirla e
-vivi felice„. Tutte le pagine sono inquadrate da fregi fatti a penna.
-
-[291] MOLINI, Ms. f. 4.
-
-[292] MOLINI, postilla in ultimo del Ms.
-
-[293] Nell'esemplare del Ms. conservato nel Museo dell'Archivio di
-Stato di Napoli che porta il titolo: _Successi historici raccolti dalla
-sollevatione di Napoli dalli 7 di luglio 1647 ino a 6 aprile 1648 per_
-INNOCENZO FUIDORO (VINCENZO D'ONOFRIO), si trovano 23 incisioni che
-rappresentano i principali personaggi dell'epoca. Così pure nella Parte
-2.ª dei detti _Successi Historici_ posseduta dall'egregio Principe di
-Gesualdo, che io ebbi occasione di vedere parecchi anni fa, da me fu
-osservato lo stesso.
-
-[294] Anche il CONFORTO arricchisce i suoi _Annali del Regno_ Ms. con
-figure.
-
-[295] Nell'altro esemplare della Parte 1.ª del Fuidoro, che si conserva
-nella biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria a cc. 2
-si vede una figura di Masaniello fatta a penna, ed a fianco si legge:
-_Tomas' Aniello d'Amalfi copiato da quello, che fu stampato in Parigi
-e con cautela fu fatto vedere a' curiosi in Napoli, et delle quattro
-parti ne sono tre al naturale per quello che testifica chi se lo
-ricorda nel 1647, che ne furono portati li ritratti à pennello in più
-Paesi in quel tempo._ Un altro ritratto e penna si trova in un Ms. dei
-principii del secolo XVIII della stessa Società Napoletana di Storia
-Patria intitolato: _Sollevatione dell'anno 1647_, a p. 155.
-
-[296] I banditi portavano “le chiome legate e nel collo un
-_moccaturo_„. (POLLIO, _Hist._ cit. f. 233). Una tale acconciatura del
-capo dal Valentino (_La mezacanna, parmo IV_, p. 177 ediz. Porcelli) è
-chiamata la _chiomera_ o _capellera de sbannite_.
-
-[297] Così chiamavansi gli abati di _mezza sottana_. Cf. CAMPANILE,
-_Diario_ Ms. f. 13 mihi.
-
-[298] POLLIO, _Historia_ cit f. 233.
-
-[299] Non voglio però trasandare la notizia di una figura autentica e
-curiosa che riguarda la contesa tra i francesi e gli spagnuoli. Vedesi
-a c. 75 v. 76 col titolo: _La Déroute des Espaignols dans la ville
-de Naples e l'arrivée de M. Le Duc de Guise._ (0,45 x 0,36). Questa
-incisione in rame, di un bel gusto francese, è una satira finissima: vi
-sono rappresentati le Français, le Napolitain, l'Espaignole e le Valet.
-Sotto ognuno di essi è scritta una quartina, il 1.º dice:
-
- Considerant de loin ce Senor aux abois
- Je puis dire au malheur lui toujours l'accompaigne.
- Naples ton mal a tort de ce dire français
- Puis que cest tout abon quil affligge l'Espaigne.
-
-Il 2.º:
-
- Il y fait un peu chaud, mai il le faut souffrir
- Cest la le moidre effet de ta concupiscenze
- Et te feray suer (sans vouloir te guérir)
- Et jusques a la mort durer ta penitence.
-
-Lo Spagnuolo, che è messo in una botte dalla quale esce solo la testa,
-e che è circondata di fuoco, dice:
-
- Reduit au triste Estat, ou le malheur m'a mis.
- Attaint d'un malefice honteux et miserable,
- J'Escume de depit, je bave, je fremis
- Et j'ay peur que mon mal ne se treuve incurable.
-
-Il servo dice:
-
- Je fais se que je puis sans en venir a bout
- Je chauffe des frotoirs, mais que sert ce remede?
- On la deja frotté dos et ventre et par tout
- Et l'on le fait suer sans que rien luy succede.
-
-
-[300] Nella pagina del Molini, ov'è attaccato il ritratto, si legge:
-“Questa mattina 6 luglio 1647 giorno di sabbato. Io me ne andai
-conforme in solito mio di giorni tali alla pietra del Pesce, ed uscii
-fuori alla cabbella, e trovai questa bella figura che mi haveva portato
-molte volte del pesce, quando stava all'altro convento, e vedendolo
-tutto sossopra feci buon animo e gli addimandai se haveva niente di
-buono, egli mi si voltò dicendo haggio lo malanno che vi colga, avevo
-pigliati alcuni pesci con l'hamo, e questi ufficiali della gabella, per
-non l'haver pagata me l'hanno levato, ma se campo, che non sii ucciso,
-me la pagheranno ben loro a me. Dicendo, si haggia patienza io, habbila
-anchora tu monacho mio, e così dietro la marina se ne sparì, ed io me
-ne tornai dentro, fra me dicendo oh che gran pazzo.
-
-[301] Ecco le parole del Molini: “Giovedì 11 luglio 1647. Giornata
-quinta. Questa notte Masaniello non fidandosi per qualche tradimento,
-come gli era successo la mattina col Perrone, salì a cavallo, come
-quì si vede con una moltitudine delli più vili, circondando dentro e
-fuori la città i posti s'erano ben custoditi, come anco osservando se
-tutti avevano fatte le illuminazioni, come al suo comando, e questo
-lo vedessimo noi quando passò, perchè osservai molto bene, avanti che
-andassimo a dormire, sebbene tutta la notte altro non si faceva che
-suonare le due campane già dette, cioè il Carmine e S. Lorenzo„. Ma è
-poi vero tutto quello che dice? In quel giorno. Masaniello s'era recato
-a presentare al Vicerè i capitoli dell'accordo, stabiliti dopo molta
-discussione. E uscito di palazzo, quando già “sopravveniva la notte„,
-(_Capecelatro I, p. 68_) tornò al Mercato ricondotto in carrozza dal
-Cardinale. Niun altro narra che dopo andasse vagando per la città
-a cavallo. Invece attesta il Campanile, _Mss. cit._ che “Masaniello
-ritiratosi si spogliò degli abiti di tela d'argento, e si rivestì de'
-suoi soliti cenci, e consumò tutta quella notte ed il giorno seguente
-in dare varji provvedimenti intorno le cose concernenti la grascia„. E
-il Capecelatro _p. 69_ aggiunge “che comandò ancorchè di notte che si
-troncassero le teste a quattordici persone imputate d'essere banditi„.
-La verità quindi può ridursi a quello che sta scritto nel _Diario_
-Anonimo conservato nella biblioteca della Società Napoletana di Storia
-Patria. “Per questo suspetto di banditi succedè altra rivolutione,
-et le voci serra serra per la città, standone tutta la notte con le
-guardie et lumi per le finestre a tutte le strade, suonando la campana
-di S. Lorenzo ad orme„. Delle luminarie, del popolo che vigilava in
-armi, e del suono delle campane di S. Giovanni a Carbonara a sera, e
-del Mercato e s. Agostino la notte, parla anche Giraffi _o. c. p. 131_.
-
-[302] Trascrivo quello che il Molini dice a proposito di _Masaniello
-fuori di se_ a cavallo. “Lunedì 15 luglio. Giornata nona. Nell'uscire
-come al solito intesi come Masaniello era andato avanti giorno a
-cavallo alla Cavallerizza del Re, et che aveva messo sossopra tutti,
-in particolare il Mastro di Stalla. E lo fece cavalcare molti cavalli,
-e smontato lui voleva far da bravo e comandare come prattico, ma non
-sapeva quello che si facesse, e se non erano quelli che li governano
-sarebbe stato ucciso dalli cavalli. E vedutosi in pericolo si risolse
-di salire e di tornare a Napoli. Il primo ch'ei fece, andò a ritrovare
-il sig. D. Carlo Caraccioli Cavallerizzo maggiore di sua Maestà, e
-trovato che l'ebbe, li principiò a dire, che non era sua arte di tenere
-un grado simile, et che era stato a visitare i cavalli et che il Re era
-molto mal servito, e che se lui non prevedeva, saria stato pensiero
-il suo rimediare. Il detto Signore disse: Per servire V. S. se così
-comanda, voglio andare mò mò a fare la mia parte. Lui rispose farete
-bene, che infrattanto io rimedierò ad altri inconvenienti. E volto il
-cavallo seguitato da quelli ch'erano con lui, e come pazzo girando per
-Napoli facea serrar botteghe, tagliar teste a quelli che gli parevano
-in fragranti crimine, come anco a cavaglieri che trovava in carrozza,
-li faceva smontare di carrozza, come anco a quelli che trovava a
-cavallo, facendoli bravate e spropositatamente comandandoli che
-stessero vigilanti ad ogni suo cenno quando volesse comporre le leggi.
-T'assicuro lettore che se gli avessi veduti et udito parlare come ho
-veduto io, che pure lo vidi a Toledo ad una carrozza alla lontana,
-però mi fu detto che quelli signori piangevano a sentirsi oltraggiati
-e minacciati fin nella propria vita, saresti fuori di te„.
-
-[303] Il fratello di Masaniello, che ebbe parte nella rivoluzione
-chiamavasi senza alcun dubbio Giovanni, come attestano l'atto di
-nascita, e quasi tutti gli scrittori del tempo; soli, questo Diarista
-ed il Giraffi gli danno il nome di Matteo. Or come spiegare questa
-discrepanza in persone contemporanee e in testimoni oculari dei fatti
-che narrano? Io per me credo che Matteo fosse un soprannome, aggiunto
-volgarmente al nome di Giovanni, secondo il costume della nostra plebe;
-e che quindi costoro, come forestieri, lo adoprarono non sapendo il
-vero nome di battesimo.
-
-E qui cade opportuno rettificare uno sbaglio, in cui caddi, quando nel
-mio lavoro: _La famiglia di Masaniello_ pubblicai la fede di nascita
-di questo Giovanni, ed anche aggiungere un nuovo particolare intorno
-al medesimo, che allora pare mi sfuggì. Ho rilevato l'uno e l'altro
-dalla p. 21 del recente opuscolo del Guiscardi che appresso citerò.
-Giovanni d'Amalfi nacque ai 3 giugno 1624, non ai 26 maggio 1625 come
-io stampai. L'errore per metà fu mio, per metà del tipografo; poichè
-quando trent'anni fa trassi quella notizia dai Registri Parrocchiali
-di S. Caterina al Mercato, notai la data del giorno e del mese che sta
-sull'atto della pagina, senza badare che quella mutava nel mezzo, e
-così segnai il 26 maggio. Il tipografo fece il resto, che stampò 1625
-invece di 1624 come io teneva nella mia scheda che ora ho riveduta.
-D'altronde contento di aver trovato l'atto della nascita di Giovanni
-più non lessi innante, e così non vidi che nello stesso giorno era
-notato un altro figliuolo di Francesco d'Amalfi, gemello di Giovanni e
-chiamato nel battesimo Giuseppe Carmine, il quale probabilmente dovette
-morire in giovane età, ed in modo certamente prima del 1647.
-
-[304] Nel sabato 13 luglio, come narra il Capecelatro, Masaniello inviò
-suo fratello a riverire il Vicerè, ed egli v'andò vestito di lama d'oro
-turchina (CAPECELATRO, _Diario_, t. I, p. 73); secondo altri di lama
-turchina (DONZELLI, _Parten. Liberata_, p. 53).
-
-[305] La moglie e la sorella di Masaniello, a giudizio del Capecelatro
-(_O c._ I, 105) erano, secondo il basso stato, di gentile aspetto. E
-il Molini, che dice d'essersi trovato presente a tutto, narra così una
-baruffa tra esse e Masaniello: “Arrivò (Masaniello) al Mercato tutto
-bagnato correndo in casa, onde arrivato anche io solo a mezzo, il
-cominciai a udire gridare con quelle sue donne. I' feci buon animo e mi
-accostai più avanti, et eccolo farsi alla finestra manca borbottando
-non so che si dicessero, vidi che prese sua sorella, e correndo la
-moglie, volendosi forse sciffare (sic), le percosse, Lui diede a tutte
-due mano di buffettoni che si udiva ben bene. Queste tornavano alla
-finestra fortemente gridando, venite, venite a legarlo ch'è impazzito,
-così dicendo egli salì le due scalette, ma non potè uscire, perchè fu
-incontrato da suo cognato, che cominciando a gridar seco per le donne,
-gli disse, che udii, tu pure vuoi le tue? il cugnato vedendoli così
-propositato gli porse una lettera... ed egli pigliandola gli diè due
-calci di dietro„.
-
-[306] Chi fosse questo cognato di Masaniello non è facile con tutta
-precisione accertare. Parecchi storici e diaristi del tempo narrano
-di un cognato di Masaniello, uomo molto seguito nella plebe, ma senza
-indicarne il nome. Secondo alcuni egli era pizzicagnolo (GIRAFFI, p.
-242, ediz. 1648); secondo altri potecaro di frutti (POLLIO, _Istoria_)
-e secondo altri farmacista d'infima condizione (DE TURRE, _O. c._ p.
-99). Pochi lo chiamano Girolamo Donnarumma (DONZELLI, _O. c._ p. 138;
-DE SANTIS, _O. c._ p. 212; CAPECELATRO, II, 40; DELLA MONICA, _O. c._
-p. 158 v, il quale altrove aggiunge che fu impiccato nel decembre 1648,
-f. 625).
-
-D'altra parte nella fede di matrimonio di Grazia, sorella di
-Masaniello, sposata ai 27 gennaio 1641, che io pubblicai nel citato
-mio opuscolo, lo sposo porta il nome di Cesare di Roma di Gragnano.
-Però avendo io esaminato i fuochi di quel Comune nell'Archivio di
-Stato non rinvenni affatto tra essi il casato di _Roma_, e invece vi
-trovai frequente quello di _Donnarumma_. Per chiarire la contraddizione
-ho voluto pure riscontrare il decreto della Curia Arcivescovile
-rilasciato per questo matrimonio, ma per gli anni 1640 e 1641 non si
-trova ivi alcun decreto, che riguardi Grazia d'Amalfi e Cesare di Roma.
-Aspettiamo dunque dal tempo qualche altro documento che ci illumini sul
-proposito.
-
-[307] ROBERTO GUISCARDI, _Di Tommaso Aniello d'Amalfi, forse in origine
-de Fusco_. Napoli, Tip. Giannini (a. 1896) p. 19.
-
-[308] Nel primo ventennio del secolo XVII il P. fra Maurizio
-di Gregorio siciliano, dell'ordine dei PP. Predicatori, della
-congregazione lombarda, fondò nella farmacopea del suo convento di
-S.ª Caterina a Formello un Museo, nel quale unì, come dice il Parrino
-(_Nuova guida per Napoli_, 1724, p. 257) “quanto di maraviglioso e di
-raro potè raccogliere così di antichità come di pellegrino, facendone
-un Museo ove si vedevano molte cose curiose di semplici, pietre
-minerali, camei, idoletti e cose così per beneficio della salute come
-per pascolo degli ingegni molto degni„. Di esso il Beltrano fece una
-minuta descrizione nel 1625 in un libro intitolato: _L'idea per le
-gallerie universali cavate dalle istorie di Napoli_ ecc. in 8º di p.
-56, nel quale inserì un sonetto del cav. Marino composto allorchè andò
-ad osservarlo. Il libro, comunque ristampato nel 1642 (Sarnelli, _Guida
-del forastiero_, p. 79); è di una grande rarità e fu descritto, con la
-solita diligenza, dal Minieri Riccio che lo possedeva nel: _Catalogo
-di libri rari della sua biblioteca_, t. I, p. 45. Inoltre Io stesso
-fondatore del Museo nel 1653 riuscì in una sua opera intitolata:
-_Enciclopedia_ la detta descrizione a p. 887 col titolo: _Endelechie
-delle gallerie dette nella 1º e 2º. Impressione: idea per fare le
-gallerie universali._
-
-Nel 1692, allorchè scriveva il canonico Celano, il Museo “era stato in
-gran parte sfiorato e non ancora totalmente posto in ordine in quello
-che vi era rimasto„ (CELANO, Notizie, t. I, p. 143). Senonchè nel
-secolo successivo sebbene in gran parte mancante fu ordinato dal signor
-Pietro Cecere, architetto e matematico nel modo che si vedeva allorchè
-nel 1788 il Sigismondo scriveva. (_Descrizione della città di Napoli_,
-t. I, p. 93).
-
-Nel 1791 però il P. d. Pietro d'Onofrii, girolamino, che faceva la sua
-dimora in quel convento non solo accrebbe notabilmente il Museo col
-suo, che si avea con tanta cura unito ma anche lo pose in buonissimo
-ordine e ne stampò una Guida per coloro che lo visitavano, come sopra
-abbiamo detto, col seguente titolo: _Istruzione al Forastiere e al
-Dilettante, intorno a quanto di antico, e di raro si contiene, nel
-Museo del Real Convento di S. Caterina a Formello de' PP. Domenicani
-Lombardi in questa Città di Napoli_, 1791 in 8º, e ne fece due edizioni
-nello stesso anno. Indi di nuovo nel 1796 in 4º piccolo.
-
-[309] _Istruz._ cit. p. 15.
-
-[310] Spinoza, come dice il suo amico e biografo, “après s'êntre
-perfectioné dans cet Art, il s'attacha au Dessin, qu'il apprit de
-lui-même, et il réussit bien a tracer un portrait avec de l'encre ou du
-charbon. J'ai entre les mains un livre entier de semblabes portraits
-où l'on en trouve de plusieurs Personnes distinguées qui lui étoient
-connues, ou qui avoient eu occasion de lui faire visite. Parmi ces
-portraits je trouve à la 4 feuille un Pecheur dessinè en chemise, avec
-un filet sur l'épaule droite, tout-à-fait semblable pour l'attitude au
-fameux Chef des rebelles de Naples Massaniello comme il est représenté
-dans l'Histoire et en taille-douce. et l'occasion de ce dessin je ne
-dois pas omettre, que la Sr. Van der Spyck chez qui Spinoza logeoit
-lorsqu' il est mort, m'a assuré que ce crayon, ou portrait, ressemblait
-parfaitement bien à Spinoza, et que s'étoit assurément d'après lui-même
-qu'il l'avoit tiré„ BENEDICTE DE SPINOZA, _Opera philosophica omnia_,
-ed. Gfrörer, Stuttgardie, 1830, _Vita Spinozae a Colero scripta_, p.
-XXXIII. Il Fischer, che riferisce questa notizia dal Colero nella sua
-_Geschichte der nevern Philosophie_, 3ª ed., vol. I, p. II. pag. 132,
-suppone che il disegno fosse fatto dallo Spinoza per esercizio negli
-anni giovanili, quando il nome di Masaniello era in bocca a tutti.
-
-[311] Debbo anche l'interpretazione di questa leggenda all'amico Croce.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come
-le grafie alternative (molto numerose specie nella trascrizione di
-documenti dell'epoca), correggendo senza annotazione minimi errori
-tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of La casa e la famiglia di Masaniello, by
-Bartolommeo Capasso
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA CASA E LA FAMIGLIA DI ***
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