summaryrefslogtreecommitdiff
diff options
context:
space:
mode:
authornfenwick <nfenwick@pglaf.org>2025-02-05 23:48:32 -0800
committernfenwick <nfenwick@pglaf.org>2025-02-05 23:48:32 -0800
commit528c51993f0a8b2e7574e7ac71fb68ef28b89774 (patch)
tree96880d9ab251572a3cf247f6e02e2bf8872724d7
parent6e7c8ef6092124cc38b8f4b50e7e873dac117adc (diff)
NormalizeHEADmain
-rw-r--r--.gitattributes4
-rw-r--r--LICENSE.txt11
-rw-r--r--README.md2
-rw-r--r--old/52281-0.txt6691
-rw-r--r--old/52281-0.zipbin154382 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h.zipbin1314396 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/52281-h.htm9196
-rw-r--r--old/52281-h/images/cover.jpgbin88217 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/fig1.jpgbin49835 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/fig10.jpgbin50466 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/fig11.jpgbin38108 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/fig12.jpgbin47699 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/fig13.jpgbin49630 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/fig14.jpgbin45245 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/fig15.jpgbin46818 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/fig16.jpgbin56184 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/fig17.jpgbin56483 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/fig18.jpgbin54603 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/fig19.jpgbin55323 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/fig2.jpgbin53362 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/fig20.jpgbin49266 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/fig21.jpgbin44105 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/fig22.jpgbin32547 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/fig23.jpgbin33856 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/fig3.jpgbin52049 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/fig4.jpgbin41654 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/fig5.jpgbin55916 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/fig6.jpgbin30130 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/fig7.jpgbin36934 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/fig8.jpgbin28080 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/fig9.jpgbin37367 -> 0 bytes
-rw-r--r--old/52281-h/images/ill3.jpgbin22761 -> 0 bytes
32 files changed, 17 insertions, 15887 deletions
diff --git a/.gitattributes b/.gitattributes
new file mode 100644
index 0000000..d7b82bc
--- /dev/null
+++ b/.gitattributes
@@ -0,0 +1,4 @@
+*.txt text eol=lf
+*.htm text eol=lf
+*.html text eol=lf
+*.md text eol=lf
diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt
new file mode 100644
index 0000000..6312041
--- /dev/null
+++ b/LICENSE.txt
@@ -0,0 +1,11 @@
+This eBook, including all associated images, markup, improvements,
+metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be
+in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES.
+
+Procedures for determining public domain status are described in
+the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org.
+
+No investigation has been made concerning possible copyrights in
+jurisdictions other than the United States. Anyone seeking to utilize
+this eBook outside of the United States should confirm copyright
+status under the laws that apply to them.
diff --git a/README.md b/README.md
new file mode 100644
index 0000000..b1b7823
--- /dev/null
+++ b/README.md
@@ -0,0 +1,2 @@
+Project Gutenberg (https://www.gutenberg.org) public repository for
+eBook #52281 (https://www.gutenberg.org/ebooks/52281)
diff --git a/old/52281-0.txt b/old/52281-0.txt
deleted file mode 100644
index b4096bf..0000000
--- a/old/52281-0.txt
+++ /dev/null
@@ -1,6691 +0,0 @@
-The Project Gutenberg EBook of La casa e la famiglia di Masaniello, by
-Bartolommeo Capasso
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
-to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
-
-Title: La casa e la famiglia di Masaniello
- Ricordi della storia e della vita Napolitana nel Secolo XVII
-
-Author: Bartolommeo Capasso
-
-Release Date: June 8, 2016 [EBook #52281]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA CASA E LA FAMIGLIA DI ***
-
-
-
-
-Produced by DP-Italia (http://dp.dm.unipi.it) con la
-cooperazione di correttori volontari, coordinati da Carlo
-Traverso e Barbara Magni.
-
-
-
-
-
-
- [Illustrazione: Ritratto]
-
-
- BARTOLOMMEO CAPASSO
-
-
- LA CASA E LA FAMIGLIA
- DI
- MASANIELLO
-
- RICORDI DELLA STORIA E DELLA VITA NAPOLITANA
- NEL SECOLO XVII
-
-
- EDITORE — Dr. GENNARO GIANNINI — NAPOLI
-
-
-
-
- _Proprietà letteraria_
-
- NAPOLI — R. STAB. TIPOGRAFICO FRANCESCO GIANNINI & FIGLI
- Via Cisterna dell'Olio — 1919
-
-
-
-
-_Nel ripresentare agli studiosi delle cose patrie questo insigne
-scritto di Bartolommeo Capasso, io non ho certo la pretesa di
-_scoprire_ l'autore ai lettori. Il Capasso, pura gloria nostra, è
-ben conosciuto nel mondo dei dotti italiani e stranieri; e se la
-maggioranza dei Napoletani, e sopra tutto della così detta _stampa_,
-non lo ha onorato come meritava, ciò non vuol dire che Egli sia
-appartenuto alla categoria degli aridi pedanti, degli insensibili
-spulciatori e profanatori ciechi e melensi delle vecchie carte e delle
-pergamene polverose. Molti furono, infatti, che si dedicarono a frugar
-negli Archivii le collezioni delle pergamene e dei manoscritti cartacei
-e dei codici diplomatici dei tempi andati; quasi nessuno vi s'ingolfò
-con quell'amore e con quell'ardore che furono le due grandi benemerenze
-del nostro venerando concittadino, mosso dal desiderio di elevare un
-monumento di gloria al proprio paese._
-
-_Egli portò nei suoi difficili studii, nelle ricerche minuziose e
-faticose, nella raccolta di preziose notizie inedite, un intelletto
-lucido e geniale: fu il ricercatore-artista, l'animatore miracoloso,
-che non fantasticò sui codici o male interpretò gl'incunaboli; ma
-disse, su ogni argomento che prese a trattare, la parola definitiva.
-Tutto devono a lui gli studii storici del Napoletano, nelle sue opere
-più importanti, dalla _Napoli greco-romana_ al _Ducato_, da _Pier della
-Vigna_ al _Tasso_. fino a questo _Masaniello_. Bartolommeo Capasso
-vide, previde, rettificò, corresse, scoprì, lumeggiò, glorificò,
-rivendicò tante cose; e mentre molti spiriti piatti intorno a lui si
-affannavano negli stessi studii, pochissimi, fino al de Blasiis e allo
-Schipa, gli tenner dietro con decoro e con acume. Si è costretti a
-ritornare ancora su molte pubblicazioni di altri sedicenti storici di
-Napoli, che credettero di scoprire la polvere e non capirono niente, e
-tralasciarono notizie importanti che pur capitavan loro sott'occhio,
-per indugiarsi a quisquilie quasi inutili o di scarsa importanza; e
-tuttora si van correggendo interpretazioni sgangherate. Ma nell'Opera
-del grande Nostro, più grande dalla sua morte in poi, non un dubbio,
-non una lacuna, non un punto oscuro, non una trascuratezza, mai! Tutto
-egli esaminò e scrutò, con la forza mirabile del suo ingegno potente,
-col fuoco dell'amore santo pel “loco natio„. Le sue ricerche, i suoi
-giudizi, le narrazioni di fatti poco noti, i profili dei più singolari
-personaggi della nostra Storia, se pur in pochi tocchi, non vogliono
-aggiunzioni o notizie nuove. Le interpretazioni da lui date sui più
-intricati periodi, dalle origini di Napoli finoggi, non ammettono altri
-ritorni o novelle chiarificazioni. Il monumento che il Gran Vegliardo
-volle elevare a Napoli è fatto di puro granito: è una piramide
-incrollabile che sfida l'eternità. E Napoli, la Circe ingrata, che pur
-glorifica tante bestie, lo vide morire molto vecchio e quasi cieco pel
-troppo attento indugio degli stremati occhi su le carte: e quasi non
-s'accorse delta dipartita di Lui!_
-
-_Ecco perchè Bartolommeo Capasso non ha un degno monumento, in qualche
-pubblica piazza di Napoli, come pur parecchi mediocri e mestatori
-l'ebbero, salutati, fra tamburi e trombe, da pappardelle oratorie,
-intessute nella solita volgarità incoercibile del luogo comune! Il
-nome a una strada, o un busterello al Grande Archivio e alla Società
-di Storia Patria, non bastano, pel Capasso; e rappresentano soltanto
-il pensiero ed il ricordo di pochi amici e seguaci, che lo amarono, lo
-venerarono, gli furono e gli saranno fedeli._
-
-_È così! I più grandi uomini, le figure nostre più luminose, non
-trovarono mai chi si agitasse in loro favore: Francesco de Sanctis
-e Luigi Settembrini hanno appena due povere teste marmoree in quel
-giardino pubblico che chiamiamo la _Villa_; Salvator Rosa, Luca
-Giordano, Pietro Giannone, Carlo III, nulla; e i monumenti di Napoli,
-sorti da cinquant'anni a questa parte, — salvo qualche rarissima
-eccezione — rappresentano, nella sciagurata decadenza della Scultura,
-la Partigianeria, la Politica e l'Intrigo..._
-
-_Nemmeno le Accademie, delle quali pure il Capasso fu tanta parte, si
-mossero, per degnamente onorarlo. Ma si muovono, forse, le Accademie?
-O non sono, forse, ora più che mai, acque stagnanti, necropoli
-anticipate, in cui si adagiano e nicchiano, nel severo raccoglimento
-che è torpore letale, le Mummie dell'Arte, della Letteratura e della
-Scienza?_
-
-_Conto fra gli Accademici amici illustri e carissimi, viva minoranza
-d'intelletti fervidi in quelle Case dei Morti; e mi domando da anni
-perchè non si riuniscono, in una iniziativa che qualcuno già tentò di
-sviluppare! Or vedremo invece altri marmi, non meno brutti di quelli
-già esistenti, ingombrare le piazze. Per conto mio, tento qui, con
-la pubblicazione di quest'opera, un commosso contributo in onore
-del Grande Scomparso. Ultimissimo, fra gli ultimi appassionati delle
-discipline storiche nostre, mi sia di scusa allo ardire l'amore che
-porto, inestinguibile, alle vere glorie del mio Paese oblivioso..._
-
- FERDINANDO RUSSO
-
-
-
-
-LA CASA E LA FAMIGLIA DI MASANIELLO
-
-
-
-
-NOTIZIE DI ALCUNE OPERE INEDITE ADOPERATE IN QUESTI RICORDI
-
-
-_La rivoluzione di Napoli del 1647-48, per la singolarità delle
-persone che la iniziarono o vi presero parte, e per la varietà e
-l'attrattiva de' drammatici episodi di cui fu ricca, produsse tale
-profonda impressione nell'animo di chi assistette allo straordinario
-avvenimento e di tutti i contemporanei, che moltissimi vi furono,
-napoletani e forestieri, nobili e popolani, dotti ed indotti, di ogni
-classe e di ogni condizione, i quali vollero, scrivendo di quello,
-lasciarne duratura memoria ai posteri. Lungo quindi è il catalogo delle
-opere su questo argomento, sì in prosa che in versi, sì in varie lingue
-che nel napoletano dialetto, le quali furono divulgate per le stampe;
-maggiore forse è il numero di quelle che giacciono tuttora polverose
-e neglette negli archivi e nelle pubbliche e private biblioteche. Or
-senza pretendere di voler fare una bibliografia di tali opere, io credo
-util cosa dar qui qualche cenno di talune di esse, che sono tutt'ora
-inedite e poco conosciute, e che sono state da me principalmente
-adoperate nelle narrazioni che seguono. Così il lettore potrà di per
-sè apprezzare il valore storico di ciascuna ed io non sarò obbligato a
-descrivere particolarmente qualunque manoscritto tutte le volte che mi
-occorrerà allegarne la testimonianza._
-
-_Esse dunque, disposte per ordine alfabetico, sono le seguenti:_
-
-
-I. ANONIMO. “Racconto della sollevazione di Napoli accaduta nel
-1647, distribuito a Giornali, sino al tempo che furono introdotti gli
-spagnuoli, incominciando dal 7 luglio 1647 e finisce al 6 aprile 1648.
-Dippiù si aggiungono altri successi derivati dalla stessa sollevazione,
-che durano fino all'anno 1655, 3 giugno.„
-
-_Con questo titolo o altro simile nelle pubbliche e private biblioteche
-si trovano molte copie manoscritte di un Diario della rivoluzione del
-1647 e delle sue conseguenze. Esse cominciano con le parole: _Dovendo
-far racconto di alcuni particolari accaduti:_ e sono più o meno estese
-o complete, quali con addizioni, quali senza. Per la maggior parte non
-hanno alcun nome di autore, ma soltanto qualcuna con manifesto arbitrio
-del copista erroneamente nel frontespizio è stata attribuita a Giuseppe
-Donzelli, l'autore dell'opera sullo stesso argomento, stampata col
-titolo: _Partenope liberata_. Questo _Racconto_ o diario, secondochè
-ho potuto rilevare da un manoscritto originale che m'è capitato fra
-le mani, procede da tre compilazioni diverse. La prima è opera di un
-tal Marino Verde, prete di S. Antimo[1] che, a quanto rilevo dal detto
-manoscritto, non dovette protrarre il suo lavoro oltre il 27 febbraio
-1648. Venuto poscia questo nelle mani del nostro benemerito d. Camillo
-Tutini, fu da lui corretto, interpolato ed accresciuto con moltissime
-giunte, e prolungato forse fino a' 6 aprile del 1648. Dico _forse_,
-perchè il manoscritto da me posseduto è monco della fine e s'arresta
-al racconto de' fatti di quel giorno. Da una postilla di carattere
-dello stesso Verde ho rilevato il nome dell'autore e l'epoca in cui
-egli scrisse, che fu tra il 1651 ed il 1652. Dopo del 1655 un ignoto
-amatore di patrie memorie rescrisse l'opera del Verde; ma, o perchè il
-manoscritto che ebbe era mancante, o perchè gli parve troppo diffuso
-per i tempi posteriori al 4 ottobre 1647, o per altre particolari
-ragioni, forse anche di parte, che io non saprei ora affermare, da quel
-giorno in poi lasciò il racconto del Verde, e proseguì la storia con
-trascrivere il manoscritto di Aniello della Porta, di cui più innanzi
-parlerò, riducendone la narrazione a giornali e modificandone spesso i
-giudizi. Così parecchie copie del _Racconto_ giungono fino al 1655. Il
-Ms. originate, corretto e continuato dal Tutini, che io posseggo, è in
-fol. non cartolato._
-
-_Tanto il Verde quanto il Tutini sono nella loro compilazione
-apertamente avversi agli Spagnuoli, ma non a' nobili, ed in molte
-circostanze si dimostrano non amici del duca di Guisa. Contuttociò, se
-il giudizio è alquanto passionato, i fatti però sono sempre esposti
-con verità ed esattezza. “Devesi render sicuro il lettore„ afferma
-il Verde, “che quanto si narra in questo racconto, con sincerità e
-fede viene da me riferito, poichè a gran parte di quello occorse fui
-presente, e con grande esattezza da me osservato, in altre raccolsi
-da persone di autorità veritiere relazioni, e, per narrare ogni
-minuzia, notai giorno per giorno tutti li successi, dando campo con
-questi Diurnali a pellegrini ingegni di tessere una formata storia
-e veritiera„. Oltre a ciò, nel margine del manoscritto originale il
-Tutini rettifica o cangia le cose che da lui, per maggior diligenza,
-erano state trovate false o poco esatte. In somma questo Diario è un
-bellissimo riscontro di quello del Capecelatro, pubblicato dal principe
-di Belmonte nel 1850, poichè comunque l'uno fosse di un partito diverso
-dall'altro, pure nessuno altera i fatti, ed ambedue si spiegano e si
-completano a vicenda. Esso è specialmente singolare per le minute e
-particolarizzate narrazioni delle fazioni di guerra combattute tra gli
-Spagnuoli e i popolani nel mese di ottobre 1647, che il Capecelatro
-nel suo _Diario_ con dispiacere protesta di omettere, non avendo per la
-sua lontananza da Napoli potuto averne diretta notizia (V: _Diario_ t.
-II. p. 15). Una copia quasi sincrona di questo Ms. secondo la redazione
-del Verde, ma che finisce ai 4 ottobre 1647, conservavasi dall'egregio
-abate d. Vincenzo Cuomo, ed ora trovasi nella Biblioteca Municipale di
-Napoli, segnata nel Catalogo dei Ms. 20-3-2._
-
-
-II. ANONIMO. Racconto della sollevazione di Napoli del 1647. _Ms. senza
-titolo del 1760, di c. 206 in 4.º presso di me. Comincia: 1631 _Dal
-governo del signor Co. di Monterey_, ecc. e finisce nel 1649 colle
-parole: _l'avesse il vicerè fatto morire_. Seguono indi due Note,
-una dei Napoletani venuti in Napoli con l'armata francese nel 1648, e
-l'altra dei Capipopolo che furono in Napoli durante la rivoluzione. Si
-aggiungono in ultimo fatti del 1648 e 1649. Questo Diario, di cui non
-si conosce l'autore, certamente contemporaneo, ci dà parecchie notizie
-o circostanze che non si trovano in altri scrittori dello stesso
-avvenimento. È scritto però senz'ordine e confusamente, secondochè i
-fatti all'autore venivano in mente, e vi sono aggiunte in margine,
-o interpolate nel testo, parecchie note ricavate dalla _Partenope
-liberata_ del Donzelli. Puranche ne esistono parecchi esemplari._
-
-
-III. CAMPANILE _Giuseppe_. Diario di Giuseppe Campanile circa
-la sollevazione della plebe di Napoli degli anni 1647-1648, con
-addizioni d'Innocenzo Fuidoro. _Ms. in fol. di carte scritte n. 82
-presso di me. Dopo un breve discorso del Fuidoro, _Alla Posterità_,
-comincia: _Successo al governo di questo regno...._ e finisce; _pietra
-fondamentale della sua santa fede, S. Pietro apostolo._ Sotto il nome
-del Fuidoro si nasconde _Vincenzo d'Onofrio_, che avendo trovato il
-manoscritto del Campanile, noto genealogista del secolo XVII, con
-molte lacune o carte lasciate in bianco, — manoscritto già dallo
-stesso Campanile dato al Marchese di Montesilvano, — si prese cura
-di trascriverlo fedelmente ed aggiungere quelle notizie, che, come
-testimone anch'egli di veduta, conosceva circa gli avvenimenti dal
-medesimo Campanile narrati. L'opera è piena di aneddoti e scritta con
-sufficiente giudizio ed imparzialità._
-
-
-IV. DELLA MONICA _Tizio_. Historia della rivoluzione di Napoli
-dell'anno 1647 del dottor Tizio della Monica. _Ms. autografo in fol.
-di c. scritte 663 presso di me. Comincia, dopo la dedica all'arciduca
-Leopoldo d'Austria ed un discorso ai lettori: _Stando a diporto in una
-mia collinosa vignetta..._ e finisce nel maggio 1650 con le parole:
-_Vicerè havemo in Napoli de la giustizia è per tutti, nemico della
-nobiltà_. L'autore, come rilevasi da molti luoghi del libro, intervenne
-spesso alle cose che giorno per giorno notava in uno stile assai rozzo
-e sconnesso, ed è minuto ed imparziale nel racconto. Abitava nel borgo
-dei Vergini._
-
-
-V. DELLA PORTA _Aniello_. Causa di stravaganze ovvero Compendio
-historico delli rumori e sollevazioni e dei successi nella città e
-regno di Napoli dai 7 gennaio 1647 sino a giugno 1655 opera del dottor
-Aniello della Porta divisa in 4 parti. _Il Ms. da me posseduto è
-legato in tre vol. in 4.º — Molte copie esistono di questa opera che
-già fu ampiamente descritta dal ch. Minieri-Riccio nel _Catalogo dei
-Mss._ della sua biblioteca P. I, n. 4, p. 9-2d. L'autore di essa, del
-quale il Minieri non si occupa, era un forense ed aveva un fratello
-che serviva, come capitano riformato, _il cattolico padrone_ del quale
-egli, lo storico, si dichiara coll'_animo devoto vassallo_. Abitava
-dietro la porta piccola di S. Domenico Soriano, e soffrì parecchi danni
-dalla parte del popolo. Difende quindi spesso gli Spagnuoli ed il Duca
-d'Arcos dalle accuse de' popolari._
-
-_Il Ms. è specialmente curioso per le composizioni poetiche dettate in
-quel tempo e dal Della Porta trascritte nella sua opera._
-
-
-VI. FUIDORO INNOCENZO (D'ONOFRIO _Vincenzo_). Successi raccolti della
-sollevazione di Napoli dalli 7 Luglio 1647 fino alli 6 Aprile 1648
-per Innocenzo Fuidoro. _Il manoscritto in fol. di carte 270 con figure
-rappresentanti vari personaggi dell'epoca inserite nel libro, trovasi
-nella Biblioteca del Grande Archivio di Napoli. Comincia: “_Dal Governo
-del Conte di Monterey_, ecc. e finisce:_ della quale (cattolica e santa
-Fede), l'augusta e religiosissima Casa d'Austria vive e viverà sempre
-fino alla fine del mondo, gloriosissima difenditrice„.
-
-_Scrisse pure un secondo volume, nel quale continuò il racconto fino
-al 1653 e lo intitolò: _Successi storici raccolti del Governo del
-Conte d'Ognatte, vicerè di Napoli, dal mese di aprile 1648 per tutto
-il 20 novembre 1653, che successe al governo di questo regno il Conte
-di Castrillo._ Un esemplare di questo secondo volume dello stesso
-carattere del primo conservato nell'Archivio di Stato, ed anche con
-figure, trovasi nella Biblioteca del Principe di Fondi in Napoli,
-ed un altro dello stesso secolo XVII senza figure di c. 464 in fol.
-conservasi nella Biblioteca Nazionale ed è segnato X-B-45._
-
-
-VII. POLLIO _d. Giuseppe_. Historia del Regno di Napoli, Revolutione
-dell'anno 1647 insino al 1648, scritta dal R. d. Giuseppe Pollio,
-napolitano. _Ms. probabilmente autografo, certo originale, di carte
-scritte n. 329, che conservasi nella Biblioteca Nazionale di Napoli,
-(X-B-7). Comincia: _Son leggi infallibili, e del testo evangelico...._
-Finisce: 21 _Giovedì (Giugno 1648); s'intende che fosse differenza a S.
-Severino_; e poi nell'altra carta:_ FINE DELL'ULTIMA IMPRESSIONE?
-
-_Devesi però avvertire che l'opera realmente nel f. 327 arriva al
-19 novembre 1648, e che se finisce col 21 giugno ciò provenne da un
-errore di chi legò il libro; il quale, essendo le carte in origine non
-numerate, introdusse molta confusione nei quaderni di esso, e malamente
-pose in ultimo un foglio che andava collocato prima. Si noti pure che
-il racconto in molte parti è duplicato, ripetendosi di nuovo con poche
-varianti quel che si era già scritto altrove; il che spiega la dicitura
-dell'ultima carta, che accenna ad una seconda recensione dell'opera._
-
-_Alcune notizie intorno alla vita ed all'opera del Pollio, oltre
-quelle assai scarse che si ricavano dalla stessa narrazione di lui, per
-fortuna ci sono state tramandate da Giuseppe Campanile, nel _Diario_ di
-cui sopra ho parlato. Secondo questo scrittore, il Pollio abitava nella
-strada degli Armieri, e nel gennaio del 1648 servì per cappellano al
-Duca di Tursi, che, preso prigioniero dal popolo, fu per qualche tempo
-trattenuto nella casa del dottor Marco Maresca, posta in quella via.
-Dopo la quiete del regno, il Pollio, con la protezione del detto Duca
-di Tursi, ottenne un canonicato nella cattedrale di Lucera; ma, avendo
-avuto contesa con quel vescovo, volle andare in Ispagna per rinunciare
-il beneficio nelle mani del Re. N'ebbe in cambio una pensione in
-Sicilia di annui scudi 200, e fu nominato cappellano del conte d'Ayala,
-vicerè di quel Regno. Poscia tornato da colà, essendo stabilite ed
-_assentate_ le cedule della sua nomina, se ne morì in Sicilia, verso il
-1660[2]. Il Campanile ci attesta avere il Pollio scritto in un grosso
-volume i _Successi del Regno_ nel 1647-48, i quali venduti dopo la sua
-morte dal fratello ad un libraio chiamato Donadio Pellegrino, furono da
-costui donati al reggente D. Felice Ulloa che se li portò in Ispagna.
-Lo stesso Campanile afferma pure aver avuto in sorte di tenere in
-poter suo parte dell'originale borro di questi Diarii, a lui data dal
-medesimo libraio, e questo probabilmente è lo stesso esemplare che ora
-trovasi nella Biblioteca Nazionale._
-
-_Il libro del Pollio, comunque scritto assai goffamente, è importante
-per gli aneddoti e per talune circostanze che non si ricordano da altri
-scrittori contemporanei, e che egli, come sacerdote, come compare
-dell'Eletto del popolo, e come abitante di quella parte della Città
-ov'era il focolare della sollevazione, poteva facilmente e meglio degli
-altri conoscere. Egli protesta _narrare le cose con verità o per aver
-visto coi propri occhi, o per averle intese da persone degne di fede_.
-E difatti l'ingenuità e la schiettezza del racconto ne dimostrano la
-sincerità, ed il Campanile stesso, suo contemporaneo, ci assicura_ aver
-trovato assai confronto di verità in moltissime cose.
-
-
-VIII. _Oltre le storie del Tarsia, del Buragna e dell'Eguia, già
-pubblicate per le stampe, esistono parecchie altre relazioni di questi
-avvenimenti scritte da spagnuoli, o in lingua spagnuola, che sono
-tuttora inedite. Una raccolta di esse fatta in un volume intitolato:
-_Relaciones de los tumultos dela ciudad de Napoles desde el año
-1647 hasta el 1648_, di carattere del tempo e di c. scritte n. 185,
-conservasi presso di me. Sono alcune lettere di un gentiluomo della
-viceregina e di un d. Michele de Miranda, provveditore dell'armata
-e dei castelli di Napoli, indirizzate a Spagna, con altre scritture
-sull'argomento. — Ricordo pure un altro Ms. intitolato: _Napoles
-confuso brebe relacion de todos los marahilosos accidentes que an
-sucedido en la Ciudad de Napoles en todo el Reijno desde el primer dia
-que fue a los 7 de Julio 1647 hasta los 6 de Abril 1648. — Dia por dia
-ij ora por ora sin apartarse jamas él hautor dela berdad ciégo dela
-Passion_. Ms. in 12º di c. scritte n. 243 ed altre poche non numerate
-o bianche. È rilegato in pelle con tagli e fregi dorati. — L'autore
-presentò il libro al Duca d'Arcos per aver la grazia della stampa.
-Il vicerè lo passò al Visitatore generale, al Segretario Lusia ed al
-giudice Navarrete; i quali, esaminatolo, diedero la loro approvazione,
-ma ne rimisero la stampa alla fine della Rivoluzione. Il Ms. conservasi
-nella Biblioteca Nazionale ed è segnato XV-F.-92._
-
-_Simili relazioni si trovano pure in un vol. Ms. già posseduto
-dal lodato d. Vincenzo Cuomo, ed ora conservato nella Biblioteca
-Municipale, intitolato: _Miscellanea diversa, Tomo primo_ di c. 412,
-oltre le non numerate. In esso si contengono parecchie scritture di
-diverso carattere ma tutte del secolo XVII, che appartengono alla
-storia del reame di Napoli nel 1647-48. Quattro sono scritte in
-spagnuolo. La prima, che e la più lunga (f. 266-321) e tratta degli
-avvenimenti dal 7 luglio 1647 fino al febbraio 1648, è quel _Diario_
-o _Relazione_, di cui si servì, come dal confronto ho rilevato,
-d. Francesco de Eguia Beaumont nei suoi _Varios discursos sobre la
-revolucion de Napoles_. Le altre tre scritture (f. 322-346) riguardano
-l'entrata degli spagnuoli nel 6 aprile 1648._
-
-
-IX. SIMONETTI _Tarquinio_. Storia della rivoluzione di Napoli dell'anno
-1647 scritta dal dottor Tarquinio Simonetti napolitano. _Ms. di c. 515
-in 8º nella Biblioteca Nazionale (XV, E, 49). Comincia: _A tempo che
-Roboam..._ Finisce: _... in suo luogo ha pigliato possesso per interim
-il regente Zufia, Giovedi 22 di detto mese di settembre 1650_. L'autore
-contemporaneo è presente ai fatti fino ai 17 ottobre 1647, quando,
-come egli stesso nota, con sua moglie Vittoria Califano se ne andò al
-feudo in casa sua e la sera a Benevento. La moglie aveva una casa alla
-Selleria nel fondaco della_ Zecca dei panni.
-
-_Tralascio qualche altro Ms. di breve mole, di cui, occorrendo, farò
-menzione nelle note._
-
- * * *
-
-_Alle opere sopra indicate, per la connessione che i due fatti
-hanno tra loro, bisogna aggiungere quelle che trattano dei tumulti
-accaduti nella partenza del Duca di Ossuna da Napoli e notano la
-parte che in essi ebbe il Genoino, poscia ispiratore e consultore
-principale di Masaniello. Questi fatti sono specificatamente ed
-accuratamente narrati dallo Zazzera scrittore contemporaneo, nei
-_Giornali del governo del duca d'Ossuna, 1616-1620_; libro di cui
-esistono moltissime copie Mss. e che fu pubblicato dal Palermo nel
-vol. IX dell'_Archivio storico italiano_ del Vieusseux, ma monco delle
-notizie che gli parvero frivolissime e personali, o contro il buon
-costume. Altre opere speciali sullo stesso argomento sono: l'_Ossuniana
-conjuratio, qua Petrus Giron Ossunae dux regnum neapolitanum sibi
-desponderat, cum relatione stratagematis, quo card. Borgia designatus
-Duci successor in eam provinciam sibi aditum et successionem fecit_,
-di un tal Tortoletti, stampata in Venezia nel 1623 e nel 1625 in
-4º, ed i _Conatus irriti Ossunae ducis, ne a regimine regni neap.
-amoveretur, liber unus, auctore Horatio Feltrio, viro patritio_,
-operetta scritta nel 1625, e non mai pubblicata. Oltre a questo,
-ed all'opuscolo intitolato: _Neapolis liberata, Discursus juridicus
-politicus adversus Julium Genuinum, populi pro-electum, ejus asseclas
-complices et fautores super seditionibus et tumultibus ab eis Neapoli
-commotis 1620_, che è un'allegazione giuridica di poco o nessun
-valore storico. Possono anche utilmente consultarsi, i _Diurnali_ di
-Scipione Guerra, recentemente per la prima volta dati alle stampe dalla
-_Società Napolitana di Storia Patria_ per cura dell'egregio Marchese de
-Montemayor; il Parrino nel suo noto _Teatro eroico politico de' Governi
-de' Vicerè di Napoli_ (dal quale copia il Giannone nella sua _Storia
-Civile_), ed il Leti nella _Vita di d. Pietro Giron duca di Ossuna_,
-Amsterdam 1699, t. 3 n. 12._
-
-_Ma principalmente importante sul proposito è una _Raccolta di
-relazioni, lettere e documenti diversi_, intorno ai fatti di quel
-tempo, che, meno qualche scrittura stampata con lo Zazzera, si conserva
-tuttora inedita. Essa è opera di not. Giovan Berardino Giuliani, o de
-Juliani, che fu poscia Segretario della Piazza del Popolo, ed autore
-della _Descrizione dell'apparato fatto nella festa di San Giovanni
-del 1631_, e di un _Trattato del Monte Vesuvio e de' suoi incendii
-del 1632_. Egli inoltre vi appose molte postille ed annotazioni
-illustrative. La _Raccolta_ è variamente intitolata. Un esemplare,
-che a me sembra l'originale del Giuliani, e che si conserva nella
-Biblioteca Nazionale (X-C-10) porta il seguente titolo: _Historia
-veridica delle cose notabili successe nel regno di Napoli e nella Corte
-di Spagna sotto i governi del duca di Ossuna e dei Cardinali Borgia
-e Zapata e del Vicerè duca d'Alba etc. dall'anno 1617 all'anno 1624,
-coi documenti autentici dei fatti occorsi; registrati da me Giovan
-Bernardino de Juliani, segretario del fidelissimo Popolo di Napoli_.
-Il Ms. è di carte 479 e finisce con una fede stampata di notar Romano
-del 9 giugno 1624 sulle cariche avute e lodevolmente esercitate dal
-Giuliani. Un altro esemplare pur anco originale e che inoltre ha le
-postille autografe dell'autore, ma mancante della fine, si conserva da
-me, ed è intitolato:_ Cose varie e curiose raccolte da notar Giovan
-Bernardino de Giuliani de Napoli, nelle quali particolarmente si ha
-notizia di quanto con verità passò in Napoli al tempo del Duca di
-Ossuna et alla fine di esso nell'anno 1620, et di quello, che succedè
-all'uscir di detto duca di Napoli, et alla Corte et altre cose curiose.
-
-_Inoltre, qualche mezzo secolo dopo del Giuliani, un benemerito cultore
-delle patrie memorie riunì in una sola opera tatto quello che potette
-raccogliere intorno al governo del Duca di Ossuna e di alcuni Vicerè
-suoi successori, sino al 1624, ed intitolò questa raccolta: _Successi
-del duca di Ossuna_. Egli distribuì la materia in 5 volumi, nel primo
-dei quali rescrisse lo Zazzera, e nel 2º, 3º e 4º riunì la compilazione
-del Giuliani e vi aggiunse altre cose che sull'argomento a lui riuscì
-di trovare. Il raccoglitore ebbe l'opportunità di avere tra le mani
-alcune scritture autografe del Genoino che erano restate presso i suoi
-nipoti, e ne trascrisse nel suo libro le più notevoli._
-
-_Giova a tal proposito notare, come nel Diario di Giuseppe Campanile,
-del quale sopra feci parola, si accenna a queste scritture del Genoino,
-e si dice che “tra di esse vi erano varie composizioni manoscritte
-dell'_Historia di Napoli_, opera assai faticata da esso in più anni
-et altre materie notabili a favore del popolo: tutti i biglietti
-inviatigli dal duca di Arcos in questo tempo (1647) et altri scritti
-legali„. _Campanile Diario_ f. 25 v._
-
-_Il Genoino stesso in una sua _Apologia all'abbate Torrese per haverli
-contradetto l'ingresso e luogo acquistato con una lunga età nell'Almo
-Collegio de' Dottori_, scrittura che si trova al f. 432 mihi del vol.
-III della cennata Raccolta, compendiando i fatti della sua vita,
-conchiude così: “se si trova che alcuno falso historiatore o altro
-avesse scritto per historia l'opera del Duca et mia il fatto in altro
-modo di quanto ho detto, tutti hanno mentito et mentono, come falsi,
-et così farò constatare per pubbliche scritture in un'Apologia quale
-darò in luce (f. 437).„ Ma quest'_Apologia_ o non fu scritta o andò
-perduta._
-
-_Molte copie di questa _Raccolta dei Successi del duca di Ossuna_ fatta
-verso il 1670, le quali appartengono ad epoche ed a mani diverse,
-esistono nelle pubbliche e private biblioteche, e sono state da me
-consultate. Nella Biblioteca Nazionale se ne ritrovano del secondo
-(X.-B,-4), del terzo (X-B,-5) e del quarto volume (X-B,-32). Io ne
-conservo una del solo terzo, scritta verso la fine del secolo XVII._
-
-_Allorchè mi occorrerà indicare le scritture di cui mi sono servito
-nella narrazione che segue, io le citerò, secondo i Mss. da me
-posseduti, col titolo di: Giuliani, _Cose varie_, e di _Successi varii_
-t. III._
-
-
-
-
-PARTE PRIMA
-
-LA PIAZZA DEL MERCATO DI NAPOLI E LA CASA DI MASANIELLO
-
-
-I.
-
-La piazza del _Mercato_ di Napoli, tanto memorabile nella nostra
-storia, fu rinchiusa nel perimetro della città coll'ampliazione
-Angioina circa il 1270[3]. Prima di una tal epoca tutta la contrada
-era un campo vasto ed inabitato, che dalle mura e dai fossati posti ad
-occidente ed a settentrione, dove ora trovasi S. Eligio ed il Monastero
-dell'Egiziaca a _Forcella_, distendevasi verso mezzogiorno ed oriente
-fino al lido del mare, ed alla chiesa ora parrocchiale di _S. Angelo
-all'Arena_, che dal suo sito prendeva una tal denominazione[4].
-
-Questa pianura, come già prima tutto il littorale fino al _Molo
-piccolo_, chiamavasi in quel tempo _Moricino_[5], ed il tratto più
-occidentale di essa _campo del Moricino_[6]. Qui, e propriamente lungo
-le mura, dove poscia fu edificato S. Eligio, ed accanto la porta,
-che dicevasi _Porta nuova_, anche allora si teneva il mercato della
-città[7]. Un fiumicello formato dalle acque esuberanti del fonte
-_Formello_, o sia dell'acqua della _Bolla_, che quivi accoglievasi,
-attraversava e chiudeva questo campo nel sito che si diceva e si dice
-il _Lavinaio_, ed indi andava a scaricarsi nel mare[8]. Al di là del
-fiumicello verso oriente sorgeva una piccola chiesetta con un contiguo
-romitorio, ove alcuni Frati Carmelitani da poco tempo avevano esposta
-alla venerazione dei fedeli una devota imagine della Vergine[9], ed
-innanzi la chiesetta una colonna con una croce, ed alquanto più oltre
-il sepolcreto degli Ebrei[10].
-
-Tal era il _campo del Moricino_, allorchè nel 1268 fu il teatro di
-una sanguinosa e memorabile tragedia. Ai 29 ottobre di quell'anno
-Corradino di Svevia, per ordine di Re Carlo I d'Angiò, ivi subiva
-con alcuni suoi compagni di sventura l'estremo supplizio. L'infelice
-principe, che pel tradimento di Astura cadeva nelle mani del suo
-nemico, era stato, secondo che afferma uno scrittore contemporaneo,
-condannato[11] nel capo da un'assemblea di Sindaci, o buoni uomini
-deputati delle provincie di Terra di Lavoro e de' Principati, la
-quale riunita a tal effetto, e ligia del nuovo dominatore, aveva
-trovato, come suole avvenire, il diritto nella forza, e la colpa dove
-stava l'infortunio[12]. E in quel _campo_, l'ultimo rampollo della
-casa di Hohenstauffen, come Manfredi lungo il fiume _Verde_, trovava
-un'ignominiosa sepoltura
-
- “Sotto la guardia della grave mora.„
-
-Ma poco stante l'aspetto del campo fu mutato in massima parte. Re
-Carlo, che avea fissato la sua dimora in Napoli, e l'avea dichiarata
-capitale del suo reame, volse tosto le sue cure all'ampliazione ed
-all'abbellimento della medesima. Volle quindi che le murazioni e la
-porta, che dicevasi _Porta nuova_ o _del Moricino_, si protraessero
-più verso oriente nel sito innanzi l'attuale chiesa del Carmine, lungo
-il descritto fiumicello, e nell'angolo della strada del Lavinaio[13].
-Concedeva pure un buon tratto di suolo pubblico a tre pii francesi,
-i quali vi fondavano la chiesa di S. Eligio, e lo spedale pe' poveri
-ciechi e pe' mutilati in servigio del Re[14]. Collocava inoltre in
-questo sito accanto alle mura taluni pubblici edifizii, come il macello
-(_buczaria_) la panatica (_panecteria_) e la casa dello scaldatoio
-(_domus scaldatorii_), che era accanto al macello verso oriente, e
-che non saprei dire a qual uso propriamente servisse[15]. Poco tempo
-dopo, Re Carlo II, proseguendo l'opera del genitore, trasportava dalla
-contrada di _Pistasi_ in questo sito i conciapelli, dando loro uno
-spazio accanto le mura verso il mare di canne 17 di lunghezza e 9 di
-larghezza, spazio, che aveva da un lato il nuovo Oratorio di S. Maria
-del Carmine ed il _Lavinaio_, dall'altro la via che conduceva alla
-spiaggia e la spiaggia stessa[16]. Contemporaneamente concedeva ampio
-privilegio ai Napoletani di continuare a tenere nel medesimo _campo del
-Moricino_ il pubblico mercato due volte la settimana; e volendo che si
-fosse quel sito sempre nella stessa ampiezza e capacità conservato,
-prometteva che giammai nell'avvenire quel luogo o parte di esso ad
-alcun privato potesse esser donato o conceduto, o in qualunque altra
-maniera alienato e distratto[17].
-
-Dopo quest'epoca la piazza perdette l'antica denominazione, e prese
-quella di _Mercato di S. Eligio_, e per lo più semplicemente di
-_Mercato_, con la quale nello stesso secolo e nel seguente comparisce
-più volte nella storia della nostra città. Qui infatti nell'agosto
-del 1346, Roberto Cabano, gran Siniscalco del Regno, Raimondo Cabano
-ed il Conte di Terlizzi conducevansi per essere bruciati vivi in pena
-della morte da essi procurata ad Andrea d'Ungheria marito della Regina
-Giovanna I. Il supplizio era accompagnato da atti della più nefanda
-ed inaudita barbarie. I rei dopo essere stati tormentati con tenaglie
-infuocate e frustati per le principali vie della città, giunti nella
-piazza, chi semivivo e chi morto, venivano gittati nel fuoco. Allora
-il popolo accorso in gran numero all'atroce spettacolo, slanciandosi
-quasi tra le fiamme istesse, ne estraeva i corpi degl'infelici, e con
-le accette li spaccava come legna, ed indi ritornava a gittarli nel
-fuoco. Nè contenti di ciò alcuni artigiani dalle ossa formarono poscia
-dadi e manichi di coltello, secondo che ci attestano alcuni scrittori
-contemporanei[18]. La vecchia Filippa Catanese, che i Napoletani
-volgarmente chiamavano _la mastressa (mastrissa, magistressa)_ non
-perchè, come dice il Villani (L. XII, c. 52), fosse la maestra della
-Regina, ma perchè intrigando dominava in Corte, pure condannata allo
-stesso supplizio era preventivamente morta nelle carceri[19]. Qui
-pure nel 1348 Landulfo e messer Giacomo della Polla presi da Ludovico
-re d'Ungheria, che era venuto a vendicare la morte di suo fratello
-Andrea, erano impiccati per la gola, come rei d'aver consentito allo
-stesso delitto[20]. E pare che in quel tempo le mura della città nel
-medesimo sito fossero cadute o abbattute, perchè gli Ungari, qualche
-anno dopo, ritornati in Napoli, combattendo cogli uomini d'arme del
-secondo marito di Giovanna, entrarono senz'alcun intoppo nel Mercato, e
-saccheggiarono le botteghe della _bucceria_, che _stavano appresso delo
-dicto mercato_[21].
-
-Nel secolo seguente qui, e propriamente nell'orto di Agostino Bonsani
-o Bongiani, ricco mercante fiorentino, la Regina Giovanna II, invitata
-alle nozze della figliuola di lui, veniva un giorno a convito. Era
-allora il 13 settembre 1416. Moltissima gente del popolo e parecchi
-nobili, che si erano già prima indettati sul da farsi, ingombravano il
-Mercato e le vie circostanti. Dopo pranzo la Regina si affacciò alla
-moltitudine, che gridava: _Viva Madamma la Regina_, e dicendo: _Signori
-per Dio non me abbandonate, nè fatime trattar così da mio marito, non
-mi abbandonate_, eccitò tutti a por mano alle armi. Allora messer
-Ottino Caracciolo ed i fratelli, che erano i capi della congiura,
-presero Giovanna in mezzo, e non facendola ritornare al Castel nuovo,
-dove era suo marito, per la via de lo _Pendino de S. Augustino_ la
-condussero al palazzo arcivescovile, e di là nel giorno seguente al
-castello di Capuana. Così essa ripigliò l'autorità ed il comando, che
-Giacomo della Marca dopo il matrimonio si aveva appropriato[22].
-
-La piazza aveva allora poche abitazioni. A settentrione, oltre
-l'orto del Bongiani, di cui abbiamo parlato, vi erano parecchi altri
-giardini, e tra essi quello principalmente di Diomede Carafa, conte
-di Maddaloni[23], di cui resta tuttora memoria nel nome di _Orto del
-Conte_, in alcuni vicoli ivi posti. Nelle fazioni, che indi seguirono
-in Napoli per le contese tra la stessa Regina Giovanna ed Alfonso
-d'Aragona, costui dopo che ebbe inutilmente tentato d'impadronirsi
-di Castel Capuano, ove la regina dimorava, qui come in luogo ampio e
-spazioso[24] ridusse le sue schiere Catalane, evitando le anguste e
-tortuose vie della città, nelle quali avrebbe potuto essere facilmente
-oppresso dai Durazzeschi, che in Napoli erano molti e prendevano le
-parti della regina.
-
-Ma verso la fine del secolo, per l'incremento continuo e progressivo
-della popolazione, il recinto angioino si allargava anche dippiù, ed
-il muro della città fu inoltrato più in là, dove fino a tempi nostri
-abbiam potuto e possiamo ancora osservarne le vestigia. A 15 giugno
-1484 re Ferrante I d'Aragona con gran solennità iniziava questa nuova
-murazione, gettando alcune monete d'oro per memoria nelle fondamenta
-di essa, e ponendo un palo per segno della nuova ampliazione dietro
-la chiesa del Carmine[25]. Così sparivano a poco a poco gli orti e i
-giardini, che nella contrada esistevano, e si mutavano in numerose case
-ed abitazioni, le quali, dopo che i nobili ed i ricchi preferirono di
-portare la loro dimora nella parte occidentale della città, quando
-ivi sursero la novella via di _Toledo_ ed il regio palazzo, furono
-ordinariamente lasciate agli artigiani ed alla infima plebe.
-
-La piazza verso la meta del secolo XVII, allorché fu il teatro di uno
-dei più memorabili e singolari avvenimenti che ci ricordi la storia,
-presentava, specialmente per gli usi e pei costumi del popolo di quel
-tempo, un aspetto assai diverso dal presente. Essa, senza comprendervi
-lo spazio innanzi al Carmine, aveva la estensione di più di 12 moggia
-e quarte due dell'antica misura napoletana[26]. Lungo la linea dei
-fabbricati girava intorno una via, che dalle selci vesuviane, ond'era
-costruita, veniva volgarmente chiamata l'_inseliciato_[27]. Il resto
-della piazza era semplicemente in terreno battuto, ed era in molte
-parti sozzo, dove da piccoli pantanetti di acqua, dove da pozzanghere
-e da mucchi di lordure, in cui a loro posta s'avvoltolavano i porci in
-gran numero, che allora potevano impunemente vagare per la città. Le
-case per lo più irregolari avevano le finestre con le gelosie e senza
-invetriate o con le impannate spezzate in croce e chiuse, invece di
-vetri che era piuttosto un lusso, con tele incerate[28]. Pochi erano i
-veroni, e tutti con parapetti di fabbrica, o con ringhiere di legname.
-Una tettoia fissa, ordinariamente di tavole impegolate, talvolta anche
-in fabbrica, sporgeva per lo più sulle botteghe, e col permesso del
-Portolano, magistrato municipale, dove più dove meno, si allungava
-fino a palmi nove e mezzo. Anche le _cacciate_ o le mostre al di sotto
-potevano avere uno sporto simile, dove i bottegai usavano esporre
-le loro robe e le cose commestibili, di cui facevan commercio, e gli
-artigiani lavorare riparati dal sole e dalla pioggia[29]. Ai venditori
-di grascia e di pane, che chiamavansi volgarmente _suggici_[30] perchè
-soggetti alla giurisdizione del Giustiziere e del Tribunale di S.
-Lorenzo, era prescritto dagli ordinamenti municipali che dovessero
-tenere attaccata ad un'asta o sospesa alla porta, una tabella
-coll'_assisa_ o tariffa dei viveri, secondo che era stata da quelli
-già determinata[31]. Una sudicia bandiera o una grossa frasca era poi
-l'insegna delle osterie, e tra queste sappiamo essere allora la più
-famosa la _taverna de' galli_[32]. È ricordato dalla storia come alcune
-di queste insegne fossero le prime bandiere usate dai _lazzari_, e come
-uno de' primi atti di Masaniello fosse stato l'aver tolto via dalle
-botteghe le assise che vi erano, allora per i molti dazii gravissime,
-e l'avervi indi sostituite le altre rifatte con prezzi più miti dal
-principe della Rocca, nuovo Grassiere, e da Francescantonio Arpaia,
-nuovo Eletto del popolo. Sopra taluna di queste botteghe di grascia[33]
-vedevansi inoltre dipinte le armi di qualche nobile e potente famiglia,
-o di qualche regio ministro, il quale occupava uffizii superiori
-ed importanti. Era questa una salvaguardia, onde potere a propria
-voglia rubare ed angariare il popolo minuto, e con essa senza timore
-alcuno bravare i ministri di giustizia ed i grascini, che avessero
-voluto fare il proprio dovere. Ben le leggi di quando in quando
-provvedevano a vietare un tale abuso, ma esse eran per lo più impotenti
-a reprimerlo. Imperocché nè i bandi municipali, nè un severissimo
-ordine del vicerè Duca d'Ossuna, col quale minacciavasi la galera a
-chi vi contravvenisse, ebbero per moltissimi anni effetto alcuno[34].
-L'interesse de' venditori, l'orgoglio dei nobili e la stessa legge che
-accordava espressamente il privilegio del monopolio e della esenzione
-a coloro che fornivano di viveri la casa viceregnale e le milizie,
-contribuivano a far sempre più attecchire questa costumanza invece di
-estirparla.
-
-Noi uomini del secolo XIX, avvezzi dopo le conquiste della rivoluzione
-francese all'uguaglianza di tutt'i cittadini in faccia alla legge ed
-ai procedimenti regolari ed uniformi nei giudizii civili e criminali,
-non possiamo comprendere gli ostacoli, che allora incontrava
-l'amministrazione della giustizia, e com'essa, anche quando eseguivasi,
-divenisse spesso arbitraria ed ingiusta. Privilegi locali e personali,
-immunità ecclesiastiche, feudali o municipali, ed altre cause di
-violenza o di corruzione, garantivano da una parte la impunità dei
-delitti; dall'altra le leggi stesse, non determinando la pena dovuta
-ai reati, e rimettendola ordinariamente all'arbitrio del vicerè o del
-magistrato, erano non rare volte ingiuste ed oppressive, ed in taluni
-casi anche un mezzo di basse e prepotenti vendette. Chi infatti allora
-si affacciava in sulla piazza del Mercato vedeva tosto sorgere quasi in
-mezzo di essa una trave con la corda per la pena dei minori reati, non
-che un talamo fisso ed una forca stabilmente eretta pel supplizio dei
-nobili e degl'ignobili colpevoli di più gravi delitti[35].
-
-Ma nello stesso tempo dal vestibolo della chiesa del Carmine, il
-bandito Domenico Perrone ed i suoi compagni nel giugno del 1647
-potevano guardar sorridendo quegli strumenti di tortura e di morte,
-ed in quel sacro recinto sfidare orgogliosamente tutt'i birri della
-G. Corte della Vicaria, che per colà dinanzi passavano. Così, il
-dritto di asilo, rimedio opportunamente introdotto dai Canoni nelle
-società barbare per aiuto del debole contro il potente, era allora
-per la malvagità degli uomini divenuto mezzo ai colpevoli per eludere
-le leggi e fonte non certo lodevole di ricchezza per i monasteri e le
-chiese[36].
-
-La piazza, e forse più verso il lato occidentale, si vedeva allora in
-buona parte ingombra da molte baracche di legno, ove pure esercitavansi
-le piccole arti ed il minuto commercio delle civaie e di altre robe
-comestibili, ed ove, sia per custodia delle loro merci, sia per non
-avere più comodo abituro, dimoravano puranche moltissimi del popolo,
-che a quei mestieri intendevano. Quarantacinque anni dopo in una
-_Situazione_ fatta dal Portolano della città se ne numeravano fino
-a 156 disposte in otto file, cominciando dalla croce di pietra che
-esisteva dietro S. Eligio. Alcune fosse profonde che, fatte in origine
-per conservarvi granaglie, nel 1656 servirono per sepoltura ai morti di
-contagio in quella terribile epidemia, stavano allora quasi nel mezzo
-e sotto della piazza medesima. Il luogo dopo quell'epoca luttuosa fu
-detto i _Morticelli_[37]. Qui ed in alcune fogne circostanti, allorché
-nel 10 luglio 1647 lo stesso bandito Perrone tentò di ammazzare
-Masaniello, per testimonianza d'alcuni scrittori furono riposti
-parecchi barili di polvere affinché dandovisi fuoco nel momento in
-cui la piazza era maggiormente piena di popolo, i sollevati fossero
-massacrati e le loro abitazioni ruinate e distrutte. Fallito il colpo
-si ebbero il Perrone ed Antimo Grasso suo compagno coi loro seguaci
-condegno e terribile castigo. Nè finalmente in tutto l'ambito della
-Piazza mancavano posti o banchi fissi per altri venditori che non
-avevano botteghe o baracche; _tavolilli_[38], o tavolini, ove si
-esponevano le frutta in quadretti[39], o sia disposti ordinatamente
-in quadri; _salmatari_ o ortolani che vendevano erbe ed ortaglie; e
-spesso anche palchi per i cerretani ed i saltimbanchi, ove si facevano
-balli, salti, forze d'Ercole, mattacini e commedie, le quali colla loro
-rozzezza e coi modi satirici ed osceni ricordavano le antiche favole
-Atellane.
-
-Era questo l'aspetto generale della Piazza verso la metà del secolo
-XVII.
-
-Ma a compimento del quadro, che io ho tentato di abbozzare, giova
-riferire le parole di uno scrittore contemporaneo, che descrivendo alle
-signore Milanesi il movimento che in essa facevasi, quando vi si teneva
-mercato nei giorni di lunedì e venerdì di ciascuna settimana, in questo
-tenore ne discorre:
-
- Dirò de la gran piazza del mercato
- Dove tutti vi vanno
- La settimana ogn'anno
- Due volte sempre, chi per lo suo affare
- E chi per tempo à vendere, ò comprare.
- Ivi tiensi apparato
- Il grano, e l'orgio e tutto il miglio insieme
- Nè molto indi distante
- I ceciri, i fasoli, e fave frante.
- Così gran quantità d'ogni altro seme
- Ch'à seminar convien prato, e lupini
- Con quanto è di bisogno à quei giardini;
- Cento carri di vini
- L'un dopo l'altro in ordinanza posti
- Carrichi di suoi fosti
- Colà vedrete, e quà cento facchini
- Con i barrili in spalla, ad aspettare
- S'alcun vuol comperare
- A posta sempre, sol per guadagnare.
- Più innanzi havete i lini,
- Bianchi, forti e maturi
- Mà più, che il ferro duri,
- Come gli vuole il mio napoletano
- Maturati ad Agnano;
- Tale un lago chiamato
- Ch'imbianca il lino e non lo fa salato.
- Qui porci, asini, capre, agnelli, e bovi
- In infinita quantità vedreste
- Qui cento e mille ceste
- Donna mia tu ritrovi
- Cento sporte e panari
- Di frutti e tutti rari
- E mela, e pere, e là mille sportoni
- D'uva, persiche, fichi e di melloni,
- All'altra parte poi cento montoni
- Di noci e di nocelle
- Castagne verdi, secche e mondarelle;
- Quà giumenti e cavalli
- E là galline, et oche, anatre e galli.
- Cento tende parate
- Donne mie ritrovate
- Havreste voi per vestir la famiglia
- e qui l'olive e la buona caniglia
- Molte tele vedreste
- Se comprar le vorreste
- Bianche, brunette e forti
- Di cinquecento sorti
- Come certe altre, ch'han le villanelle
- chiamate cetranelle
- che fanno invidia a quelle in fede mia,
- De la Cava, ò di santa Patricia
- Di più sarian da lor begli occhi visti
- Trecento semplicisti
- Voglio dir non dui soli
- di quei nostri herbaioli
- da cui prendon sovente i spetiali
- l'herbe atte à i servitiali
- E semplici con fior più d'una sorte
- Con cui fan spesso resistenza à morte[40]
-
-Ecco ora alcuni particolari degli edifizii e del vicoli, che per tutt'i
-lati circoscrivevano la descritta piazza. E primieramente nel sito
-poco più oltre, dove ora vedesi la seconda fontana verso il Carmine,
-esisteva allora una piccola cappella isolata e con volta arcuata
-col titolo di _S. Croce_. Essa era di palmi 20 quadrati ed aveva due
-porte, una dalla parte di mezzogiorno, l'altra dalla parte d'oriente.
-All'altare nel lato settentrionale della cappella era soprapposta una
-colonna di porfido alta circa palmi 10, e di palmi 4 di circonferenza,
-su cui sorgeva una croce di marmo, e nel muro posteriore vedevansi
-dipinte le imagini della B. Vergine, di S. Giovanni Evangelista,
-della Maddalena e di S. Orsola. Nella parete occidentale erano inoltre
-dipinti i fatti di Corradino di Svevia, il suo passaggio in Italia, la
-disfatta di Tagliacozzo, la presa dell'infelice giovine in Astura, e
-la morte nel campo del _Moricino_[41]. Per antica tradizione credevasi
-che questo fosse stato il luogo, ove fu decollato il misero giovanetto,
-di tal che un pietoso napoletano per nome Domenico Punzo conciatore
-di pelli, nella metà del secolo XIV vi erigeva l'accennata cappella.
-Ora la colonna di porfido ed un ceppo colla impresa dell'arte del
-_Coriarii_ veggonsi nella sagrestia della nuova chiesa del Purgatorio
-al Mercato[42]. Nei tempi, di cui discorriamo, accanto alla cappella
-era il posto dei venditori di lino[43].
-
-Le case nel lato meridionale della piazza tiravano verso il Carmine
-più in là di quello che al presente s'inoltrano. Per allargare lo
-spazio innanzi al castello, parecchi fabbricati vennero in quel sito
-abbattuti sotto il governo del vicerè Conte di Pignoranda nel 1662. E
-qui nell'angolo incontro la chiesa ed il convento da una parte, e la
-sopradescritta cappella della Croce dall'altra[44], trovavasi allora
-collocata la statua di una donna incoronata e sedente con una borsa
-tra le mani[45]. Tenevasi allora comunemente che fosse quella l'imagine
-della madre di Corradino, chiamata erroneamente Margherita, la quale,
-venuta in Napoli per salvare il figliuolo caduto nelle mani di Carlo
-d'Angiò e trovatolo morto offriva i tesori portati a quest'oggetto ai
-frati del Carmine per l'ampliazione della loro chiesa e del convento.
-La statua che, non di Elisabetta madre di Corradino, ma piuttosto,
-come non ha guari ha dimostrato il principe Filangieri[46], era di
-Margherita, seconda moglie di Carlo I d'Angiò, ne' tempi successivi
-fu trasferita nel secondo chiostro del medesimo convento, e poi sotto
-la porta su cui s'erge il famoso campanile di fra Nuvolo, e di là
-finalmente nel Museo di S. Martino, ove ora ritrovasi.
-
-I vicoli, che da questo lato sboccano nella piazza, appartengono al
-quartiere della _Conceria_, che estendevasi verso mezzogiorno fino
-alla muraglia fatta costruire per timore dei Turchi nel 1537 dal
-Vicerè D. Pietro di Toledo. Da qui si usciva poi sul mare per una
-porta col prospetto a levante, che dicevasi della _Conceria_, ed era
-posta innanzi la chiesa di S. Caterina _in foro magno_; e più in là
-per un'altra porta che dicevasi di S. Maria a parete da una cappella
-di Nostra Donna ivi esistente, e della quale ora, posciaché le mura
-furono cangiate in abitazioni, vi rimane un semplice arco[47]. Era
-questo il quartiere del conciapelli[48], i quali allora formavano
-due corporazioni, distinte in arte grossa e piccola. Gente ardita
-e robusta, essi s'adoperavano ad estinguere gl'incendii, allorché
-non era ancora istituita presso noi alcuna compagnia di vigili, o di
-altre persone a tale oggetto ordinata. Da questo stesso lato verso S.
-Eligio fino ai tempi del Celano si notava il sito sopra alcuni archi,
-ove un tempo fu fondato lo spedale di Niccolò o Nicola di Fiore,
-detto volgarmente di _Cavolofiore_. L'aneddoto, che diè causa alla
-sua abolizione, è noto nel popolo, e ci viene così raccontato nel suo
-rozzo ed ingenuo stile da un nostro antico scrittore. “Detto Cola, dice
-egli, andando un giorno nela preta del pesce per comprar del pesce,
-ritrovando un cefaro solo, ch'altro pesce non vi era, facendo il patto
-con lo pescatore, et non furno d'accordo, nel medesimo istante arrivò
-lla un ferraro mal vestito, e subito s'accordo con lo pescatore, e si
-pigliò il cefaro, dove detto Cola, qual stava a vedere, ne rimase molto
-ammirato, et li dimandò che arte faceva, li rispose, ch'era ferraro,
-e replicando detto Cola quanto tempo havea posto a guadagnare detti
-danari ch'havea dispeso al cefaro, li rispose che ci era stato dui o
-tre giorni; li ricordò detto Cola, come ti governerai si ti accaderà
-alcuna infermità; detto ferraro li concluse che nel presente voleva
-godere, et si alcuna infirmità li fosse venuta da poi, non li saria
-mancato l'ospidale di Cola di Fiore, non conoscendo detto Cola; quale
-intendendo questo disse, adunque io faccio l'hospidale per li poltroni,
-e così mancò di seguire dett'hospidale, et il Diavolo vinse che non si
-seguisse detta buon'opra[49]„.
-
-Nel lato occidentale della piazza non vedevasi nel tempo di cui
-discorriamo, la facciata regolare e di soda architettura, che ora ha
-lo Stabilimento di S. Eligio. Ivi allora scorgevasi la parte postica
-della chiesa coi suoi finestroni gotici, ed indi le fabbriche non
-molto elevate dello spedale e del conservatorio, ed innanzi, sopra il
-terrazzo di alcune botteghe, una cappella intitolata a _S. Maria della
-Neve_. Era questa antichissima ed aperta da ogni lato verso la piazza
-affinché la messa, che ivi, per inveterata consuetudine, nei giorni
-di mercato celebravasi, potesse, da tutti coloro che colà convenivano,
-vedersi. Una campana avvertiva allorché dal sacerdote consacravasi, ed
-era, dice lo Stefano, mirabil cosa a vedersi come in un attimo tutta
-la innumerevole gente, che nel Mercato allora trovavasi, intermettesse
-subito i suoi negozii prostrandosi devotamente al santo sacrificio, e
-come al chiasso ed al tumulto succedesse immediatamente un profondo ed
-istantaneo silenzio. Sull'altare della cappella era dipinta nel muro la
-B. Vergine con S. Agnello, S. Gennaro ed altri Santi[50].
-
-Volgendoci dall'altro lato, tutta la contrada posta a settentrione
-della piazza che come già accennai, dicevasi una volta _l'Orto del
-Conte_, denominazione ora rimasta soltanto a due vie parallele alla
-stessa piazza, allora era ed è tuttavia intersecata da più vicoli che
-presero successivamente varie e diverse denominazioni. Così il primo,
-che incontrasi dopo l'angolo di S. Eligio, fu detto, e dicesi ora de'
-_Cangiani_[51]. L'altro che segue è il vico dei _Spicoli_, che così
-pure chiamavasi nel secolo XV[52]. Più oltre sbocca il vico delle
-_Barre_, che trovo così denominate fin dal 1449, e dove nel 1529 ebbe
-cominciamento la peste in Napoli[53]. Ad esso dalla parte superiore
-corrispondeva il _Fondaco dei Cenatiempo_, così detto da questa
-famiglia, che ivi aveva un ampio palagio[54].
-
-Il vico che segue de' _Barrettari_, fu chiamato una volta de'
-_Scannasorici_[55] per qualche possedimento di questa nobile famiglia,
-già estinta nel sedile di Portanova e poi dei _Scafari_[56]. Esso,
-come ben dice il Celano (III, 263), dovrebbe dirsi piuttosto dei
-_Parrettari_, perchè qui si facevano quelle pallottole, che si
-scagliavano dalle baliste, allorché non era tanto in uso lo schioppo, e
-che da noi si dicevano _parrette_[57]. Sotto l'arco, che dalla piazza
-immette in questo vicolo esisteva nel secolo XVII una cappella di _S.
-Maria delle Grazie dei carrettieri_[58].
-
-Procedendo più oltre verso oriente, il vico che segue ebbe in prima
-il nome di _Lioni_ o _fontana delli lioni_, forse da qualche fonte
-che quivi vedevasi, o l'altro, generico a tutta la contrada, di _Orto
-del Conte_[59]. Poscia fu detto del _Carminello_ dalla chiesa della
-Vergine sotto questo titolo, che fondata verso la metà del secolo XVI,
-fu nel 1611 data ai Gesuiti, ed ampliata con denaro del Monte della
-Misericordia e di alcuni pii gentiluomini Napoletani, i quali per altro
-intendevano ad una diversa opera di beneficenza.
-
-La via, che è l'ultima da questo lato, fin sopra, dove sta ora la
-Chiesa di S. Maria delle Grazie all'_Orto del Conte_, fu chiamata
-allora _dei lanaiuoli_[60], forse perchè in tutto il contorno di essa
-non vi era vicolo, come dice il Celano, che non fosse pieno di donne
-che filavano lana[61]. Ora per quel tratto dov'essa è più larga e
-spaziosa dicesi _Piazza larga_, per l'altro, che è più angusto e tira
-su alla trasversale di _S. Maria della Scala_, prende il nome di _via
-Salaiolo_.
-
-In sul cominciare della strada _Piazza larga_, ed, a quanto pare, a
-dritta di essa, stava in quel tempo la casa e la dogana della farina,
-dentro la quale vedevasi pure un'altra chiesetta sotto lo stesso
-titolo di _S. Maria delle Grazie_ fondata nel 1597 dai _vastasi_ o
-facchini, e specialmente da quelli che intendevano a trasportar la
-farina dalla dogana e a distribuirla per i panettieri della città[62].
-Per regolamento municipale erano costoro obbligati a matricolarsi in
-S. Lorenzo, e dovevano dare plegeria _de fideliter exercendo_ il loro
-mestiere[63]. Dopo che verso la fine del secolo XVI il vicerè Conte
-di Olivares fece fabbricare un nuovo edificio per la conservazione dei
-grani al _Mandracchio_, questa casa colla dogana fu adoperata soltanto
-per le provvenienze di terra, e nel breve imperio di Masaniello servì
-di carcere a molti della nobiltà e dell'ordine civile che, caduti in
-sospetto del popolo e quivi trattenuti per essere giustiziati, vennero
-poscia per le pratiche del cardinale Filomarino liberati.
-
-Chiudeva la piazza dal lato d'oriente un'isola di case dal _vico rotto_
-o _del pero_ fin dove termina la strada del _Lavinaio_ dinanzi la
-chiesa del Carmine. E qui, poco dopo il vicolo, stavano gli ufficii
-dell'arrendamento di _piazza majure_ o _piazza maggiore_;[64] e
-dell'arrendamento del _grano a rotolo_, dazii di consumo sugli animali
-e sulle carni fresche e salate, non che sulle _provole_ o sia provature
-ed ogni altra specie di formaggio[65]. Il sito prendeva allora da
-quell'ufficio la denominazione di _Piazza majura_, ed ora, conservando
-tuttavia le tracce dell'antico balzello, che ivi riscotevasi, dicesi
-comunemente _la gabella delle provole_. Alquanto più oltre vedevasi
-una gran fontana circolare di piperno, con una piramide nel mezzo, che
-da più fistole buttava acqua[66], ed in sulla estremità dei fabbricati
-allo sbocco della strada del _Lavinajo_ rimanevano ancora i ruderi
-della vecchia porta Angioina, rovinata in parte nel 1637 per l'incendio
-di talune case contigue; mentre pochi anni prima eransi diroccate
-altre case, le quali, prolungandosi più in là verso mezzogiorno,
-impedivano la vista della facciata della chiesa del Carmine[67]. Il
-sito dicevasi il _Ponticello_[68], ed era destinato alla vendita delle
-robe commestibili di cattiva qualità[69].
-
-
-II.
-
-Del resto tutto l'isolato, con cui abbiam compiuta la descrizione
-della piazza del Mercato nel secolo XVII, non presentava allora
-altro di notevole; nè ora meriterebbe l'attenzione dei posteri,
-se non ricordasse un uomo ed un avvenimento, memorabili certo per
-ogni napoletano non incurioso della patria storia. Qui infatti e
-propriamente nelle prime case dopo il vico _Rotto_ al primo piano,
-stava nel 1647 la povera abitazione di Masaniello o Tommaso Aniello
-d'Amalfi. Gli storici della rivoluzione napoletana di quell'anno,
-toccando di un tal particolare, tutti concordemente asseriscono che
-il capo e l'iniziatore di quella dimorasse in una casa che affacciava
-sulla piazza del Mercato[70]. Taluni inoltre riportano qualche più
-precisa indicazione. Il Giraffi, ed il suo pseudonimo il Liponari,
-nella _Relazione_ data in quel tempo stesso alle stampe, asserisce
-che Masaniello abitava nel _Mercato verso la parte sinistra della
-fontana ivi vicina_, ed altrove ricorda l'_isola della casa di
-Masaniello_[71]. Il Campanile nel suo _Diario_ tuttora inedito,
-ove si contengono preziose notizie riguardanti la storia di quel
-fatto, chiaramente afferma che Masaniello aveva la sua _stanza a
-dirimpetto lo spedale di S. Eligio, che è situata sopra la gabbella
-dello bestiame al Mercato_[72]. Maggiori particolarità troviamo negli
-altri scrittori contemporanei. Nel _Racconto_ o _Diario_ Ms. del
-Verde, con le correzioni e giunte del Tutini, leggesi che in quel
-tempo: “era venuta in Napoli una compagnia di ballerini, li quali
-facevano cento giochi con camminar sopra la corda, ed avevano preso
-luogo vicino la strada detta de' _Lanajuoli_ al Mercato, non lungi la
-fontana, e posto avevano un palco di tavole, sopra del quale salivano
-a rappresentare„[73]: Leggesi pure: “che in questo tavolato saliva
-Masaniello scalzo e vestito di tela grossa con un berrettino rosso
-in testa, e dava ordini e leggi„[74]. Inoltre dal Tontoli sappiamo
-che Masaniello _reggeva il popolo sopra il trono assiso di un tavolo
-mercenario a caso eretto da salterini giocatori sulla corda avanti
-sua casa_; e dal Nicolai, che dava i suoi comandi alla plebe “sopra
-un palco fatto da alcuni cerretani poco discosto da casa sua„[75]. Le
-medesime cose son pure ripetute dal Donzelli, che aggiunge aver avuto
-questa casa corrispondenza[76] colla strada di dietro (_del Lavinajo_),
-dal Capriata[77], dal Tarsia[78] e specialmente dal dott. Aniello
-della Porta, il quale riportando qualche altra particolarità, afferma
-che Masaniello abitava _su la strada del Lavinajo, e propriamente a la
-sbarra di Piazza Majura_, e che dava udienza nei giorni del suo potere
-_sopra alcune tavole nell'affacciata del Mercato sotto le finestre
-di sua casa a piazza Majura, che per prima vi stavano certi saltatori
-ciarlatani_[79].
-
-Ma niun altro scrittore, tra i moltissimi editi e inediti che ho potuto
-riscontrare, descrive con maggior precisione il sito di questa casa
-quanto un tal d. Giuseppe Pollio, scrittore di non molta levatura ma
-assai ben informato dei fatti che narra, perchè sacerdote ed abitante
-dello stesso quartiere. _Questo Masaniello_, egli dice, _teneva la
-sua casarella nel Mercato sopra la gabella del grano a rotolo al muro
-della dogana della farina, vicino la piazzetta de li lanaiuoli allo
-lavinaro al primo appartamento dove sono le portelle congionte; la
-prima a mano destra era la sua; sopra le sue finestre vi era un aquila
-di pittura imperiale[80] fatta da molti anni prima per abbellimento
-credo di quella casa da 5 palmi alta, quale vi durò per cinque anni da
-poi delli tumulti. et credo che fosse stata levata da nuovi padroni
-di quella casa._ Altrove aggiunge, che sotto la finestra di _Tommaso
-Aniello vi era un lungo intavolato, che certe persone forestiere ci
-facevano giochi come salti, balli, et forze dercole, et continuarono
-detti giochi per molti giorni prima del narrato tumulto_[81].
-
-Qualche altro particolare che riguarda pure l'interno di essa casa,
-ci vien somministrato da una storia Ms. di questo avvenimento, di cui
-io conservo una copia recente avuta già dall'amico Minieri Riccio. In
-essa al fol. 7 leggesi: _abitava_ (Masaniello) _a man sinistra, quando
-si entra al Carmine; la sua casa consisteva in una sola camera, ove si
-ascendeva per una portella._ E più appresso al fol. 36 v.: “_facendosi
-il signor Tomasaniello assistere da gente di confidenza attorno, diede
-ordine che tutta la riviera dei palagi attaccati con la sua casa,
-così di sopra fino al primo vicolo, come di sotto fino alla chiesa
-del Carmine, che si sgombrasse dalli abitatori_„. Ed anche a fol. 36
-aggiungesi: “_concorrevano tante gente alla sua udienza per ogni affare
-della città et regno et teneva tanti segretarii, parenti, amici et
-compatri attorno che nella sua piccola camera non si potevano movere,
-laonde comandò che si sfabricasse un muro divisorio con la camera del
-fratello, et essendo ciò fatto hebbe più comodità di dar udienza per
-le finestre, senza partirsi di casa et hora per una finestra della
-camera del fratello che haveva l'uscita alla strada del Lavinaro et
-hora per la sua propria ascoltando tutti faceva gratie et giustitie
-infinite_„[82].
-
-Nè da ultimo mancano testimonianze di altra natura, che confermano
-quanto leggesi negli accennati scrittori su questo proposito. Chi si
-fa infatti a considerare il famoso quadro di Micco Spadaro, o, se pur
-non è suo, certamente d'altro pittore contemporaneo, quadro che ancora
-vedesi nel Museo Nazionale, scorge in fondo di esso dopo la cappella
-della Croce l'isola di case che chiude la piazza del Mercato dal lato
-d'oriente, ed innanzi ad essa la fontana che ho di sopra accennata;
-più a sinistra di chi guarda il palco, di cui discorrono gli scrittori
-della rivoluzione, è Masaniello in piedi sul medesimo che parla a molto
-popolo ivi radunato; e finalmente dietro al palco le _due portelle
-congiunte_, ed accanto un breve tratto di fabbricato, che costeggiando
-la piazza presenta un portoncino ed una bottega, e va a terminare al
-vico rotto.
-
-Ora, comunque il lungo volger dei secoli, ed i mutamenti che la
-progredita civiltà, l'interesse o il genio dei proprietari ed il
-comodo o le necessità degl'inquilini han dovuto arrecare all'aspetto
-esterno ed alla distribuzione interna del descritto caseggiato, abbian
-potuto per avventura rendere questo in alcune sue modalità più o meno
-diverse da quello che era nel secolo XVII;[83] pur nondimeno non può
-mettersi in dubbio, che qui e propriamente o nel portoncino segnato
-col numero civico 177, o piuttosto nella portella che ha il numero
-179,[84] ambedue a brevissima distanza dal vico rotto, dovette dimorare
-Tommaso Aniello d'Amalfi. La concorde autorità delle testimonianze
-contemporanee che ho di sopra allegate, ed oltre a queste l'attestato
-espresso dalle fedi parrocchiali, che notando la dimora della famiglia
-di Amalfi la designano sempre con l'indicazione al _vico rotto_,
-dimostrano con evidenza ed assai chiaramente la verità di quanto su tal
-fatto ho affermato[85].
-
-Qui dunque, sebbene ora in qualche parte mutata, era senz'alcun dubbio
-la casa di Masaniello, e dalle finestre di essa, che erano assai
-basse[86], o dal palco vicino, egli nel suo breve imperio resse e
-governò Napoli con potere assoluto e quasi sovrano. Non vi era in quei
-giorni altro Magistrato o Tribunale nella città, non altro comando
-politico o militare. Gli stessi ordini del Vicerè non avevano per
-l'ordinario esecuzione alcuna, se Masaniello non ne avesse prescritta
-la osservanza colla formola che ci vien riferita dagli scrittori
-contemporanei[87], e che è la seguente: “Visto il presente bando
-d'ordine di S. E. si ordina da parte dell'Illustrissimo sig. Tommaso
-Aniello d'Amalfi Capitano Generale di questo fedelissimo popolo, che al
-sudetto bando le sia dato la debita esecuzione.„
-
-La casa del vile pescivendolo era quindi più che il regio palazzo
-allora frequentata. Nobili e plebei, religiosi e cavalieri, cittadini
-e regnicoli, chi per necessità chi per curiosità, tutti accorrevano
-numerosi sotto le finestre di questa casa per loro negozii, o per
-vedere cogli occhi proprii il fatto stranissimo e singolare. E qui
-nel 10 luglio del 1647 il generale delle galee del Regno, Giannettino
-Doria, appena giunto nel golfo spediva un suo gentiluomo da Masaniello,
-perchè “Sua Sig.ª Illustrissima divisasse il modo, col quale esso
-Doria si dovesse governare;„ e qui l'arcivescovo di S.ª Severina
-volendo partire da Napoli mandava parimente, come molti altri signori
-per lo stesso oggetto, a ricercare prima il di lui beneplacito.
-Anche il cardinale Trivulzio[88], che andava vicerè a Palermo, ed
-allora trovavasi di passaggio in Napoli, insinuato dal Duca d'Arcos
-si portò qui un giorno a visitar Masaniello, il quale è fama che lo
-ricevesse dicendo: _la visita di Vostra Eminenza benchè tarda pure ci
-è cara_[89].
-
-Qui seduto sul davanzale della finestra con le gambe penzoloni al
-di fuori, senza scarpe e senza calze il capitan generale del popolo,
-arbitro della vita e della morte, con una daga o un moschetto tra le
-mani, dava ordini, spediva provvigioni, e disbrigava gl'innumerevoli
-memoriali, che sulla punta delle canne o delle picche dalla strada
-gli si presentavano[90]. Nè deliberava soltanto sulla polizia, o
-sull'annona della città, sulle armi e sulle milizie, sulla giustizia
-civile e criminale e su quanto i 37 tribunali e magistrati, che
-allora erano in Napoli, la loro giurisdizione estendevano. Egli
-intendeva puranche riformare i costumi, regolare gli Ecclesiastici
-con strettissima disciplina, maritar tutte le donne di partito,
-e castigar di morte gli adulteri[91]. E negli ordini suoi, nelle
-disposizioni che dava, se non vuolsi ricusare la testimonianza di
-un uomo competente e che molto da vicino ebbe a trattarlo, voglio
-dire il Cardinale Filomarino, testimonianza che è pure confermata
-dagli scrittori contemporanei tanto napoletani che stranieri, è
-indubitato che il povero pescivendolo si comportò sul principio _con
-grandissima prudenza, giudizio e moderazione_, e che anco senza
-consulto d'alcuno nei primi giorni dette _perfettissimi ordini di
-buon governo, e dimostrò grandissimo animo, spirito e sapere_[92].
-Ed era pure meravigliosa cosa notare con quanta prontezza e con che
-cieca obbedienza i suoi ordini, anzi i suoi cenni, erano eseguiti. Una
-leggiera fregatina di collo fatta coll'indice della mano era sentenza
-del tagliamento del capo; il pollice uncinato e premente il disotto
-della mascella era più sentenza che indizio di forca. In somma quel
-misero plebeo, era divenuto, come il cardinal Filomarino, che ebbe a
-trattarlo continuamente, scrive al Papa: _un Re in questa Città, ed il
-più glorioso e trionfante che abbia avuto il mondo_[93].
-
-Fu in questa casa che nella notte del 10 luglio si deliberava delle
-sorti della città e del regno tutto, e si gettavano le basi delle
-capitolazioni, poi lette pubblicamente sul tavolato della piazza
-e nella chiesa del Carmine, ed indi giurate dal Vicerè nel Duomo.
-Principal consultore di questi trattati era d. Giulio Genoino, vecchio
-ottuagenario, allora prete, e che in sul principio fu l'anima e la
-mente della rivoluzione. Altri dottori mascherati si trovarono pure
-in casa di Masaniello in queste deliberazioni, e credesi che fossero
-Onofrio di Palma, Salvatore di Gennaro, e specialmente Vincenzo
-d'Andrea, che poscia ebbe tanta parte nel seguito della rivoluzione, ed
-indi anche nel ristabilimento degli Spagnuoli[94].
-
-Qui pure a 13 luglio la gente del Mercato vide strano e curioso
-spettacolo. Il Vicerè dopo aver giurato i _Capitoli_ nel Duomo,
-verso la sera di quel giorno per le vie del quartieri popolari di
-Napoli se ne tornava al regio palazzo. La cavalcata procedeva collo
-stesso ordine che aveva tenuto nell'andata. Si apriva con molti
-reali trombetti e con una compagnia di cento cavalli comandata dal
-suo capitano e dai rispettivi aiutanti. Succedevano indi parecchi
-Capitani delle 29 Ottine, in cui Napoli era allora divisa, dopo i quali
-Masaniello montato sopra un cavallo bianco, dono del vicerè, vestito
-di lama d'argento bianca, con un cappello in testa ornato parimente
-di piume bianche, augurio e simbolo di pace, e colla spada nuda tra
-le mani si dimostrava, a tutti riguardevole; e per la testimonianza
-di uno scrittore contemporaneo, e Spagnuolo di nazione, manifestava
-_eccessi di varie virtù bastanti ad indurre il popolo all'applauso,
-l'Italia all'ammirazione, ed il mondo tutto ad uno stupore infinito
-ed incredibile_[95]. A fianco a lui cavalcava Giovanni d'Amalfi, suo
-fratello puranche vestito di lama d'argento, ma di color cilestro,
-ed immediatamente dopo Francesco Antonio Arpaia, il nuovo Eletto del
-popolo, con due segretarii; d. Giulio Genoino che veniva appresso per
-la sua grave età condotto in una sedia di cuojo nero. Seguiva indi
-il capitano delle guardie di palazzo d. Diego Carriglio con quattro
-alabardieri, i quali precedevano la carrozza del vicerè tirata da sei
-cavalli, e circondata da paggi e palafrenieri e dai medesimi soldati
-Alamanni, che in quei tempi formavano la guardia d'onore del Vicerè.
-Molte carrozze chiudevano il corteggio, in cui erano i reggenti del
-Collaterale, i Consiglieri di Stato ed i Gentiluomini della Corte del
-Duca.
-
-La cavalcata uscita dal Duomo aveva girato per la via _Tribunali_, per
-la _Nunziata_, e pel _Lavinaro_. Tutte le strade, per le quali passava,
-erano addobbate di tappezzerie, e, dove non si aveva di meglio, da
-bianche lenzuola, e le case avevano sulle porte le armi di Spagna da
-un lato e quelle del Popolo dall'altro[96]. Di quando in quando lungo
-il cammino s'incontravano sotto baldacchini di seta o di damasco i
-ritratti di Carlo V e di Filippo IV[97] che erano fatti segno alla
-pubblica venerazione[98]. I popolani armati sotto le rispettive insegne
-facevano ala al passaggio. Era un tripudio, una gioia universale. Tutte
-le campane delle chiese suonavano a festa, ed i gridi di _viva il Re di
-Spagna ed il Duca d'Arcos_, ai quali dava il cenno Masaniello istesso,
-si avvicendavano col suono dei tamburi, con i clangori delle trombe,
-e collo sparo festivo dei moschetti, che secondo gli usi della milizia
-salutavano il Vicerè nel suo passaggio.
-
-Giunti innanzi alla chiesa del Carmine, fosse arte dello astuto
-spagnuolo, il quale intendeva con ogni modo a gratificarsi la plebe,
-fosse caso o ordine di Masaniello stesso, la cavalcata volgendo a
-dritta prese a girare intorno la piazza del Mercato. Così passava
-per sotto la casa di Masaniello, ove alle finestre stava la moglie di
-lui Bernardina Pisa, giovine, bella ed avvenente, la quale vestita di
-damasco turchino guarnito di una sola guarnizione e con una collana
-d'oro al collo[99], secondo l'antico costume del nostro popolo nelle
-grandi occasioni di festa e di allegrezza, gettava con un bacile di
-argento ai _lazzari_ ed ai monelli colà raccolti grano, confetti, e
-danaro[100].
-
-Il Duca d'Arcos, addatosi della persona di lei, o forse dimandatone
-a chi n'era informato, nel passare la salutò, cavandosi il cappello,
-come se fosse una delle più grandi dame della città[101]. Così egli,
-come dice il buon prete Pollio, che non poteva con più enfatica parola
-compendiare la grandezza e la singolarità del fatto, _volle vedere
-Masaniello trionfante nella sua propria casa_, ed indi fra gli applausi
-e le festive dimostrazioni del popolo, essendosi la città tutta per
-l'avvicinarsi della sera straordinariamente illuminata, verso le ore
-due della notte si ridusse al regio palazzo.
-
-Ma la povera casa venne tosto in uggia al Capitan generale del popolo.
-Allorchè la gran mole dei pensieri, la lunga inedia, l'abuso del
-vino e le veglie protratte, e forse, più che tutto ciò, il veleno
-dell'adulazione, di cui era stato così largamente abbeverato dal
-Vicerè, perturbarono il suo cervello, egli ordinò — e guai a chi non
-avesse subito ubbidito — che fra lo spazio di 24 ore tutti quelli
-che dimoravano allato o di contro la sua casa, avessero le proprie
-abitazioni sgomberate[102]. Ivi egli disegnava ergere un maestoso
-palazzo che fosse degna dimora di uno, il quale aveva tanta potenza
-ed autorità sul popolo. La fine immatura di lui, chè non andò guari e
-vituperosamente cadde ucciso, troncò a mezzo il superbo disegno.
-
-L'ultima volta che egli si mostrò alle finestre di quella casa fu nella
-vigilia della sua morte. Era alta la notte; il silenzio e la quiete
-succedevano ormai ai tumulti ed agli schiamazzi della giornata, ed i
-lazzari sdraiati nel torno ai fuochi, che sparsi per la piazza o posti
-nel capo d'alcuni vicoli della _Conceria_ e dell'_Orto del Conte_
-cominciavano ad impallidire e ad estinguersi, chiudevano gli occhi al
-sonno. Poche scolte appoggiate al moschetto o alla picca guardavano
-mezzo assonnate la brace, che di quando in quando, gettando una fiamma
-più viva, illuminava fantasticamente i volti, e le bizzarre posture
-di quei plebei. Era uno spettacolo degno del pennello di Gherardo
-Hontorst o delle stile di Hoffman. Le guardie si vedevano più numerose
-intorno la casa di Masaniello, ove vegliavano sei compagnie comandate
-da Pione o Scipione Giannattasio del _Lavinaro_ e da altri capitani più
-fedeli. Componevansi di giovanetti da 16 a 22 anni, antichi compagni
-del pescivendolo, per lo più cenciaiuoli o _saponari_, che portavano
-ordinariamente come special distintivo il graffio e la sporta. Lungo le
-mura delle case qualche rara ombra cercava di strisciare inosservata.
-Era Vanni o Giovanni Panarella della _Conceria_, o taluno di quelli
-che col Vicerè avevano concertato la morte di Masaniello, e cercavano
-l'opportunità di mandare ad effetto il loro disegno.
-
-Balzato improvvisamente dal letto così com'era, in camicia, Masaniello
-si fece alla finestra, ributtando la povera madre e la moglie che
-cercavano di ritrarnelo, e dato il suo solito grido di comando, così
-cominciò a parlare[103]: “Popolo mio, (in questo modo egli soleva
-apostrofare i suoi seguaci e la gente che intorno a lui radunavasi)
-lascia che io ti dica due parole per mia soddisfazione. Tu ti
-ricordi, popolo mio, in che stato eri ridotto per le tante gabelle ed
-estorsioni, e per le tante tirannie, con le quali gl'infami traditori
-e nemici della patria ti opprimevano. Ti ricordi che non potevi
-saziarti di quelle frutta, di cui tanta copia ti dà questa terra
-benedetta, perchè dovevi pagare quelli arrendatori e gabelloti che ti
-dissanguavano. Ed ora la mercè di Dio e della SS. Vergine del Carmine
-(ed in così dire si toccava l'_abitino_ che dal petto gli pendeva) tu
-guazzi e vivi nell'abbondanza e nella grassa, senza gabella e senza
-gabelloti. Ma per mezzo di chi, popolo mio, hai tu ottenuto tutto ciò?
-Chi ti ha levato da tante oppressioni e tirannie se non io che non ho
-risparmiato travaglio e pericolo alcuno per liberarti? E pure qual
-mercede ne ricevo da te, popolo ingrato! Dopo tutti questi servigii
-che io così fedelmente ti ho prestati, dopo tanti benefizii che ti ho
-fatti, ecco in che modo ne son riconosciuto da te. Oggi coll'abbandono
-e col disprezzo, dimani colla morte, perchè io so che sarò ucciso fra
-poco. Popolo mio, io son morto, ho visto che fino la montagna di Somma
-(il Vesuvio) mi è contraria, ed ha vomitato sopra di me un diluvio di
-fuoco. Ecco, vedete, io non ho più carne (e mostrava il petto ignudo) e
-questa pelle è solamente informata dalle ossa. Credetemi, io so chi è
-stato che mi ha ridotto in questa misera condizione, chi congiura per
-finirmi, e potrei anco annichilarlo. Pure io lo perdono, e voglio che
-questo Cristo anco lo perdoni„. Così dicendo, levò il crocifisso che
-avea tra le mani per benedire il popolo e soggiungeva: “Ecco che io ti
-voglio fare cinque benedizioni per le cinque piaghe di questo Cristo,
-anzi sette per le sette allegrezze, nò, voglio essere più liberale,
-sieno nove per li nove misteri„. E così fece, ed indi lasciando il
-Crocifisso, volle che portassero alla finestra tra due torce accese
-le teste del Duca di Maddaloni e del padre di lui che erano staccate
-dai loro ritratti, opere del cav. Massimo Stanzioni o di altro famoso
-pennello, e gridò: “Orsù, popolo mio, ecco i traditori della patria;
-io so che domani debbo essere ucciso, ma non me ne curo; voi però
-dovete trascinare quest'infame di Maddaloni, e tutt'i suoi compagni per
-Napoli, e poi, popolo mio, se vuoi star sicuro, e farti sentire da sua
-Maestà, devi seguire il mio consiglio, e fare un porto di questa piazza
-ed un ponte da Napoli a Spagna. In quanto a me io so e son certo di
-essere ucciso domani„. Tutte queste parole avrebbero certo grandemente
-commosso il popolo circostante, se vacillando di nuovo l'intelletto
-non avesse dato un'altra volta segni evidenti di aberrazione e di
-pazzia. Per mostrare col fatto lo stato, in cui per la inedia e per la
-fatica erasi ridotto, egli si scoprì il petto e il ventre e le parti
-anche che il pudore cela. L'atto strano eccitò il riso degli astanti,
-e la perorazione del discorso fu accolta con beffe e fischi all'uso
-napoletano. Il prestigio era perduto, o piuttosto si era ecclissato
-con la ragione del misero pescivendolo. Allora i parenti potettero
-ritrarlo dalla finestra stanco ed abbattuto com'era dalla commozione e
-dal travaglio.
-
- * * *
-
-La piazza del Mercato, che Masaniello voleva fosse sgombrata delle
-baracche di legno che la deturpavano, e che prendesse il nome di
-_piazza del popolo_, dopo la sua morte non ebbe alcun notevole
-mutamento sino al 1781. Allora per un incendio appiccatosi a quelle
-dopo i fuochi artificiali, che solevano farsi nella sera della
-festività della B. Vergine del Carmine, il suo aspetto fu cangiato
-nel modo come presentemente si vede. Poco dopo, nell'ultimo anno del
-secolo, la sua storia, che comincia col supplizio d'un Principe, fu
-chiusa con la memorabile e tirannica ecatombe di quei tanti illustri
-personaggi, che allora sagrificarono ivi la loro vita all'amore e alla
-libertà della patria.
-
-
-
-
-PARTE SECONDA
-
-LA FAMIGLIA DI MASANIELLO
-
-
-I.
-
-Correva l'anno di grazia 1620, anno notevole nella storia napoletana ai
-tempi del viceregnato, sì per le novità allora tentate dalla _piazza_
-del _fedelissimo_ popolo di Napoli nell'amministrazione del Comune,
-e sì per le turbolenze ed i rumori che ne seguirono; primi preludii
-della più famosa rivoluzione del 1647. Occasione e favore a queste
-manifestazioni ed ai tumulti davasi dallo stesso D. Pietro Giron duca
-d'Ossuna, che in quel tempo era vicerè, luogotenente e capitan generale
-del Regno per Filippo III, re di Spagna, Napoli e Sicilia. Egli da
-circa quattro anni governava il reame con varia opinione del popoli
-soggetti, allorché nel principio di questo anno 1620, contro ogni sua
-aspettazione, era dalla Corte richiamato in Madrid, e gli era dato per
-successore il cardinal Borgia, ambasciatore spagnuolo a Roma. Non è
-a dire quanto rammarico e dispetto l'ambizioso Duca risentisse da un
-tale ordine. Il governo di Napoli, secondo il detto d'un altro vicerè,
-non era da desiderarsi, appunto per non soffrire il dispiacere di
-doverlo un giorno lasciare[104]. All'Ossuna dunque, come a moltissimi
-altri vicerè che lo precedettero e lo seguirono in questo disgraziato
-paese[105], riusciva più che mai importuna la nomina del successore,
-epperò cercava ogni mezzo onde attraversare la venuta del medesimo e
-prolungare così per sè il governo di Napoli; se pure, come fu fama, non
-mirasse ancora ad usurpare dignità più alta ed indipendente.
-
-Dovevasi in quel tempo per l'assenza dell'eletto Carlo Grimaldi, andato
-a Madrid[106] come ambasciatore della sua _piazza_, e per la morte di
-Ottavio Spina, che fino ai 21 marzo lo avea sostituito[107], nominare
-un proeletto del popolo, che durante quell'assenza amministrasse.
-Or tra i sei nomi presentati, com'era costume, al vicerè per la
-nomina, eravi quello del dottor Giulio Genoino, nato di onorata
-famiglia napoletana ed uomo di acutissimo ingegno e di sufficiente
-dottrina[108], ma di animo torbido ed avversissimo alla nobiltà. Costui
-dunque parve al Duca, e lo era infatti, uno strumento atto a menare ad
-effetto i suoi ambiziosi disegni, epperò fu in preferenza scelto tra
-gli altri a quell'importante ufficio[109].
-
-Il governo municipale della città di Napoli risedeva in quel tempo
-nelle cinque _piazze_ nobili, che dicevansi di Capuana, di Nido, di
-Montagna, di Porto, e di Portanova, ed in quella del Popolo. Tutte
-queste _piazze_, che chiamavansi anche _seggi_, non erano mai riunite
-in una generale assemblea, ma ciascuna deliberava separatamente, in
-guisa che il voto di quattro di esse, che fossero d'accordo sopra un
-dato negozio, costituiva la maggioranza nelle decisioni di qualunque
-bisogna del Comune. Ogni _piazza_ nobile per l'ordine interno e per
-la propria amministrazione avea un governo di sei gentiluomini o
-_cavalieri_, come generalmente chiamavansi, meno quella di Nido che
-ne aveva cinque, d'onde si dissero i _Cinque_ e _Sei_. Sei eletti
-nobili nominati da questi gentiluomini, uno per _seggio_, eccetto per
-Montagna, ove, perchè rappresentava anche l'abolito seggio di Forcella,
-se ne creavano due con un sol voto e l'eletto del popolo, avevano
-il potere, che potremmo dire esecutivo, nel governo della città, e
-formavano il _Tribunale di S. Lorenzo_, preseduto da un magistrato
-eletto dal vicerè, che chiamavasi _Prefetto dell'Annona_ o _Grassiere_.
-
-Sembra che in origine il popolo avesse nel Comune ingerenza maggiore.
-Ed infatti da alcuni documenti rileviamo che sotto gli Angioini
-esso contribuiva per la terza parte nell'amministrazione municipale,
-rappresentando le altre due terze parti i sedili di Capuana e di Nido
-da un lato, e quei di Montagna, Porto e Portanova dall'altro. Ma a
-poco a poco, nè, per mancanza di documenti può dirsi il come ed il
-quando, questo ordine di cose cangiò. Ai tempi di cui discorriamo,
-il Comune erasi costituito nel modo come sopra dicemmo, e la piazza
-popolare, che aveva anche perdute molte delle sue prerogative, stava
-in faccia alle nobili come uno a cinque. Così, per discorrere della
-maggiore e principal libertà, l'Eletto del popolo, che prima nominavasi
-a suffragio universale di tutti i popolani, dopo i tempi di d. Pietro
-di Toledo sceglievasi dal vicerè tra sei nomi presentati dalla medesima
-_piazza_ e imbussolati tra 58 deputati eletti dal popolo, due per
-ciascuna delle ventinove _ottine_, in cui dividevasi allora la Città.
-Così pure i capitani delle ventinove _ottine_ sceglievansi dal vicerè
-fra sei persone nominate da quelle; come tra i 58 deputati sceglievansi
-20 a maggioranza di voti, e tra questi si tiravano a sorte 10, che
-assistevano l'Eletto nel suo uffizio col titolo di _Consultori_.
-
-La perdita di queste libertà e prerogative municipali era l'oggetto di
-spessi reclami da parte del popolo,[110] ed era lamentata moltissimo
-dagli scrittori popolari di quell'epoca, come dal Summonte, dal
-Capaccio e dal Tutini[111]. E comunque i reclami per la sempre
-invaditrice prepotenza della nobiltà, non partorissero alcun effetto
-nella corte di Spagna e presso i vicerè, nè si curassero punto i
-lamenti di coloro, che cercavano di conservare le patrie memorie, pure
-e gli uni e gli altri facevano diffondere negli animi di quella classe,
-per altro assai ristretta del paese, che ora si direbbe _borghesia_,
-ed anche, sebbene più scarsamente, tra i popolani e la plebe, odii e
-desiderii, i quali maturavano i semi di una futura rivoluzione.
-
-Erano in questo stato le cose, allorchè Genoino venne creato Eletto
-_pro interim_ del popolo. Egli, preso che ebbe il possesso della
-carica ai 9 aprile 1620[112], comunque non ne fosse ancora il tempo,
-fece prima di tutto mutare nel reggimento popolare i consultori ed
-i capitani delle ottine. A questi uffici fece pure presciegliere
-dal vicerè persone da lui dipendenti e che erano tra i più famosi
-_compagnoni_[113], che allora fussero in Napoli, specie di vagabondi
-e faziosi legati in compagnia a comune difesa e vantaggio. Tra gli
-altri fu allora nominato[114] capitano del Mercato Francesco Antonio
-Arpaia, uomo di legge e valente schermitore[115], che dopo ventisette
-anni si vide novellamente ricomparire col Genoino, e dirigere per alcun
-tempo la rivoluzione che ebbe il nome da Masaniello. Con questi mezzi
-il Genoino pensava di favorire i disegni dell'Ossuna, e nello stesso
-tempo ottenere, se fosse stato possibile, il soddisfacimento delle
-aspirazioni del popolo. Egli contava specialmente sul favore che il
-Duca si aveva procacciato fra la gente minuta e nei quartieri popolari
-del Pendino e del Mercato, talvolta con qualche pronta giustizia[116],
-e cosa non comune in quel tempo, spesso colle feste e coi bagordi, e
-più di tutto coll'abolizione della gabella sui frutti imposta nel 1605
-sotto il governo del Conte di Benavente, ed affittata allora per 84,000
-ducati[117] l'anno. Un giorno che il vicerè passeggiava secondo il suo
-solito per la città, ed accompagnato e seguìto dalla plebe, alla quale
-gittava di quando in quando monete di argento, girava per la piazza
-del Mercato, passando per la baracca, ove risiedevano gli esattori di
-questa gabella, si accostò alla medesima, e smontato dalla carrozza,
-cacciò la spada che avea al fianco, e con quella tagliò le corde della
-bilancia con cui si pesavano le frutta. L'atto subitaneo e liberale,
-che fu poi seguìto da un bando regolare, destò il più indicibile
-entusiasmo nella povera gente ivi affollata, che più delle altre
-malamente soffriva questa gravezza. Tutti proruppero in istraordinarie
-grida di applauso e di gioia. I fruttaiuoli specialmente, che ivi
-più che in altra piazza della città erano numerosi, ne dimostrarono
-allegrezze grandissime, facendo per tre sere fuochi e luminarie, e
-portandosi nel terzo giorno in ischiera a Palazzo, per rendere al
-vicerè le grazie più solenni[118].
-
-Or il Genoino, pensando che la plebe memore di questo beneficio avesse
-energicamente appoggiato le sue dimostrazioni in favore del Duca, nè
-dubitando della gente civile, alla quale credeva servire colle riforme
-municipali, la mattina del lunedì 18 maggio radunò i consultori della
-_piazza_ popolare ed i capitani delle ottine nella sua casa vicino S.
-Giorgio Maggiore a Forcella, ed ai medesimi espose con calde parole
-il poco o nessun riguardo che i nobili avevano del popolo e del suo
-magistrato[119]. Indi seguìto da tre capitani di strada, e da molta
-turba armata, si presentò improvvisamente nel luogo della residenza
-municipale in S. Lorenzo, ove, come egli aveva preinteso, eransi
-riuniti i sei eletti nobili ed alcuni deputati delle _piazze_.
-
-Oggetto di questa riunione era la notificazione da farsi alle _piazze_
-per la nomina degli ambasciatori e del sindaco[120]. I primi, secondo
-il costume, dovevano andare a far riverenza, l'altro indi ricevere il
-giuramento, e dare il possesso del governo al Cardinal Borgia nuovo
-vicerè, che in quella stessa mattina era giunto nascostamente in
-Procida. Il Genoino, lagnandosi di non essere stato avvisato di una tal
-riunione, dimandò arrogantemente agli eletti nobili: se sapevano quanto
-era potente il popolo di Napoli, e, sapendolo, perchè avevano attrevito
-(ardito) di unirsi e deliberare l'ambasciata al Cardinale senza il suo
-intervento[121].
-
-Forse era questa la prima volta, che nel reggimento municipale della
-nostra Città si parlasse così arditamente dei diritti e del potere del
-popolo; magica parola, che e stata sempre la bandiera, per la quale i
-generosi sagrificano sè stessi al bene pubblico, ed i furbi cuoprono
-le ambiziose mire del proprio utile e dei privati interessi. Alle
-arroganti minacce i nobili risposero modestamente. Dissero aver essi
-invitato regolarmente il pro-eletto alla riunione, esser colpa del
-_portiere_ se l'invito non era giunto a tempo; in ogni modo quell'atto
-non esser punto pregiudizievole alla _piazza_ del popolo. Il Genoino
-però non mostrandosi soddisfatto di queste spiegazioni, e protestando
-essere necessaria una divisione fra le due classi, fece leggere al
-notajo Francesco Romano, secretario della _piazza_ del popolo, una
-protesta sul proposito; e, scritto di propria mano il suo voto difforme
-nel registro del Comune[122], volle che la riunione fosse sciolta.
-
-I nobili d'altra parte, i quali vedevano i tempi correre loro
-sfavorevoli, e sapevano che non avrebbero potuto trovare alcun appoggio
-nel vicerè, per consiglio di Pietro Macedonio eletto di Porto, che
-disse: _Lasciateli protestare, perchè protestare e mendicare idem est_,
-non fecero alcuna opposizione[123]. Deliberarono quindi ritirarsi, e
-rapportando il tutto ai reggenti del Collaterale ed al Cardinal Borgia
-per mezzo degli ambasciatori nominati dalle _piazze_ a complimentarlo,
-spedirono Giovan Francesco Spinello a Madrid[124] affine di esporre
-al Re le loro lagnanze e ventitre capi di accusa contro il Duca
-d'Ossuna[125]. Frattanto si appartarono dalle cure del pubblico
-governo, e coi più compromessi della loro classe restarono chiusi nelle
-proprie case o nascosti nelle chiese e nei monasteri della città. Così
-il governo municipale di Napoli era lasciato a disposizione del solo
-Genoino, che provvedeva le cose e l'annona a suo modo e talento[126].
-Nè con la venuta di Carlo Grimaldi[127] che era, come già dissi,
-l'Eletto titolare, da Spagna, le cose mutarono; perciocchè, obbligato
-costui dal Duca a dimettersi, lo stesso Genoino, sebbene non ne fosse
-ancora il tempo, fu creato Eletto dal vicerè, ed ai 29 maggio dopo
-aver cavalcato per la Città, preceduto e seguito dai _portieri_, e con
-la toga di giudice criminale, che pochi dì innanzi gli era stata pure
-accordata, portossi in S. Lorenzo, ove non essendo presente che un sol
-eletto nobile, prese possesso dell'ufficio ricevuto[128].
-
-Bentosto un manifesto del _fedelissimo_ popolo di Napoli scritto dal
-nuovo Eletto, e stipulato ai 30 del mese da notar Francesco Romano,
-dichiarò le intenzioni del Genoino. Con esso s'invitavano le _piazze_
-nobili ad intervenire fra otto giorni nella chiesa di Santa Chiara,
-ove si dovessero trattare tra quelle ed il popolo le riforme del
-reggimento municipale da lui proposte. Si dichiarava inoltre che
-mancando le dette _piazze_ o persone da esse deputande all'intimato
-parlamento, s'intendeva proclamata la separazione tra la nobiltà ed il
-popolo, e lodandosi l'ottimo governo del Duca, si protestava contro
-la partenza del medesimo e si riteneva necessaria la sua presenza in
-Napoli pel servizio della Corona, finchè queste differenze non fossero
-concordate, e finchè non fosse fatta giustizia alle pretensioni della
-_piazza_ popolare[129]. Intanto preventivamente ad istanza del medesimo
-Genoino, si chiamavano dal Duca in palazzo le stesse _piazze_ nobili
-ed il Collaterale, perchè avessero conoscenza dei capi delle proposte
-riforme[130], e con quelle anche i capitani ed i consultori popolari,
-tanto della vecchia quanto della nuova sessione, perchè li firmassero.
-
-All'ora stabilita nè la nobiltà nè il Collaterale comparvero. Gli
-stessi capitani delle _ottine_ popolari non tutti assentirono, ed
-alcuni anzi ricusarono apertamente di firmare. Altri, tra i quali fu
-Marco Antonio Ardizzone, credenziere e conservatore dei grani della
-città, sotto il pretesto di non voler mostrare di cedere alle pressioni
-del vicerè (era presente il Duca d'Ossuna) proposero che l'assemblea
-si portasse in qualche luogo pubblico ed indipendente, come in una
-chiesa, ed ivi evesse più liberamente deliberato. E così fu fatto. Si
-andò nella chiesa di S. Luigi di Palazzo ivi vicina, ora S. Francesco
-di Paola; ove credendo il Genoino che si firmassero i capi proposti,
-nessuno volle farlo, ed ognuno andò via alla sua propria casa[131].
-
-In questo frattempo la città per gl'insoliti avvenimenti, era piena di
-agitazione e di tumulto. Il grido sedizioso di _serra serra_, che in
-Napoli per lunga pezza fu il grido precursore della rivoluzione[132],
-spesso risonava per le vie più popolose. Allora le case e le botteghe
-si chiudevano, le officine intermettevano i loro lavori, il chiasso
-dei venditori ambulanti in un attimo spariva, ed un silenzio di
-tomba, che incuteva terrore negli animi, succedeva dappertutto. Erano
-queste dimostrazioni provocate, come credevasi, dallo stesso Genoino,
-affinchè, insorgendo il popolo, egli avesse potuto ottenere il suo
-scopo. Ma il momento non era ancora maturo. Pochi erano quelli che
-comprendevano la ragione e la utilità di quelle riforme che lo stesso
-reggente Costanzo, patrizio insieme e magistrato, trovava giuste
-ma inopportune[133]; pochissimi quelli che avevano la forza o la
-volontà di adoperarsi ad ottenerle. Nè il disquilibrio ed il danno
-negl'interessi materiali erano giunti a tale che potessero spingere
-la plebe a qualunque più ardita e pericolosa novità. Epperò nessuno
-allora si mosse, ed appena nel mattino del 4 giugno le salve di
-uso annunziarono che il cardinal Borgia aveva preso possesso della
-carica di vicerè, e si seppe che era stato nella notte segretamente
-introdotto nel Castel Nuovo, ed aveva ricevuto obbedienza dalle
-autorità civili e militari, che tosto la scena cangiò interamente. Il
-Genoino ed i suoi partigiani fuggirono o si nascosero, il Duca ai 14
-giugno partì per le Spagne; non parlandosi più delle pretensioni del
-popolo, gli ordinamenti municipali seguitarono a reggersi nel modo che
-prima costumavasi, e tra gli spari degli archibugi ed il suono delle
-campane che dimostravano la gioia della maggior parte dei cittadini,
-i fanciulli andavano per le vie di Napoli in ischiere ed a coro,
-cantando:
-
- _Statte alliero citatino_
- _Ca è trasuto 'o cardinale_
- _Nce ha sarvate d'ogne male_
- _E cacciato Genovino[134]._
-
-Or nel 29 giugno di questo stesso anno 1620, in cui accadde l'accennato
-movimento, che potrebbe acconciamente tenersi come il prologo del
-dramma svolto poscia nel 1647, alcuni popolani, uomini e donne, erano
-convenuti in una casa al primo piano al vico Rotto nella piazza
-del Mercato per festeggiare un lieto avvenimento. Si procedeva al
-battesimo di un fanciullo nato nel mattino, e che era il primogenito
-della famiglia che ivi abitava. Tutti portavano i loro abiti di gala.
-Gli uomini, alcuni, i più ricchi e _smargiassi_, coll'_albernuzzo_
-(specie di cappa) di teletta, col sajo di rascia a finte e liste
-di _tarantola_ gialla, col giubbone di tela della Cava squartato
-e foderato di taffettà rancio, con _cosciali_ e calze di stamma e
-stracci di seta legate con _cioffe_ e _sciscioli_, e col collaro di
-tela fina, e cappello ornato di pennacchio e _passacavallo_[135];
-altri — i più modesti — con casacche a campane con bottoni grandi
-di camoscio, calzoni (_cauze a brache_) di tarantola bianca, e calze
-alla martingala di negro[136]; altri finalmente, marinari o pescatori,
-in più semplici arnesi, con calzoni di dobletto o di tela bianca, e
-camiciuola di lana, e col tipico berretto rosso in testa. Nè mancava
-chi portasse le maniche a la spagnola larghe ed increspate, come era
-la moda in quel tempo, e chi, come i vecchi più tenaci delle antiche
-usanze, i calzoni colla _giarnera_ (scarsella) ed i berretti piatti
-a _tagliero_[137]. Le donne vestivano con corpetto di scerghiglia,
-da cui compariva la camicia di tela di Bretagna, con gonnella di
-saia frappata, e con grembiule di filondente ornato di _pizzilli_
-a frangette, e di _truglio_ (ciondolo tondo) di vetro[138] o con
-sottana di _dobretto_ corta e tonda. Portavano, se giovani, le scarpe
-di sommacco piccato, o di cordovana, se attempate, _chianielle_,
-_pantofanetti_, o zoccoli[139]. V'era qualcuna del _Molo piccolo_ col
-vestito e col manto proprio di quella contrada, di cui qualche raro
-esempio ora può trovarsi nelle donne di Procida[140]. Nelle fanciulle
-potevano notarsi le acconciature del capo o alla scozzese, coi capelli
-cioè a _canestrette_ intrecciati da nastri o fettucce (_zagarelle_)
-incarnatine o verdi, tra cui taluna aveva posto una ciocca di
-ruta[141], o alla spagnola col _tuppo_, che con voce propria[142] di
-quella nazione dicevasi _muño_ (_chignon_). Le maritate usavano il
-_toccato_, che era proprio del Mercato e Lavinaro[143] le foresi la
-_magnosa_.
-
-La stanza, in cui quella gente era radunata, aveva un'assai modesta ma
-non povera apparenza. Una cassapanca a borchie di ottone, un canterale,
-una tavola di noce, ed in fondo un letto alto, senza trabacca, ma con
-biancheria di tela fina di bucato, e con coltre di seta, ove stava
-la puerpera, erano i principali mobili che l'ornavano. Allorchè fu
-chiaro che nessuno dei parenti e degli amici convitati mancava a
-quella domestica festa, la destra comare, che, senza intermettere la
-sua ordinaria loquacità, aveva finito di avvolgere tra le fasce il
-neonato, gli appendeva alle spalle alcuni amuleti, come denti di lupo,
-coralli, porcellini, e mezze lune di osso[144]; ed indi lo prendeva
-tra le braccia e portatolo in mezzo alla stanza, lo metteva in terra
-sul tappeto, che a tal oggetto da un ragazzo era stato in quel momento
-colà disteso. Poscia, volgendosi al padre del bambino, gli diceva: _Ora
-su, compare, àuzate 'o paciunciello tuio, e benedicetillo e basatillo
-mmocca._ (Orsù via, compare, alza da terra questo tuo bambino, e
-benedicilo e bacialo in bocca). Così faceva tutto allegro colui, ed
-indi lo dava tra le braccia del parente che era gli vicino, il quale
-baciatolo anche a sua volta, lo passava a un altro, e questi ad un
-terzo, in guisa che il neonato non era riposto sul letto della puerpera
-se prima non avesse fatto il giro di tutti gli astanti. E nel compire
-questa cerimonia, ciascuno aggiungeva il solito augurio, che in tale
-occasione costumavasi, cioè: _Comme l'avimmo visto nato, vedimmolo
-nzurato_[145].
-
-Fatto ciò, la comare prese in braccio il bambino, e seguìta da alcuni
-dei parenti e da colui che dovea levarlo dal sacro fonte, non senza
-l'accompagnamento di moltissimi ragazzi e monelli che l'aspettavano in
-sulla strada, si collocò nella rituale _seggetta_ o bussola, e s'avviò
-alla chiesa parrocchiale per compire il rito religioso.
-
-La chiesa di S.ª Caterina in _foro-magno_ era la parrocchia, da cui
-dipendeva la casa abitata dalla famiglia del neonato. Questa chiesa
-era stata fondata dalla Confraternita dei _coriari_ o _pellettieri_
-(conciatori di pelle), e propriamente da quelli che dicevansi
-_dell'arte grossa_. In prima era una _grancia_ di S. Arcangelo degli
-_armieri_, istituita dopo l'ampliazione della città nel 1536[146].
-Poscia nel 1599 dall'arcivescovo Alfonso Gesualdo fu dichiarata
-parrocchia. Oltre alla congregazione suddetta radunavasi pure ivi
-la Confraternita del Santissimo Sacramento istituita nel 1568, la
-Confraternita di S. Maria di Costantinopoli fondata nel 1535, e la
-Compagnia dei pescatori _da bolentino cannuccie e filaccione_, della
-quale si conoscono le capitolazioni del 1585.
-
-La chiesa, come ancora vedesi, era posta tra il convento del Carmine
-e le mura della città, verso il lido, ove a quei tempi era la porta
-del torrione della marina. La piazza, che vi era innanzi, dicevasi
-allora di _S. Caterina_, ed anche de li _scamusciatari_[147]. Fino a
-pochi anni fa esisteva la porta antica di essa, di piperno ed a sesto
-acuto, che nel 1850, rifacendosi, con cattivo consiglio fu ammodernata.
-Nei tempi, di cui discorriamo, l'edificio, di una forma alquanto
-più regolare di quella che è al presente, aveva due piccole navate
-laterali, di cui una a destra di chi entra esiste tuttora, e l'altra
-già fu adattata ad uso di sacristia. Aveva pure cinque altari, oltre il
-maggiore, con cone o di alto rilievo in legno indorato, o di tavole e
-dipinture dell'antica scuola napolitana, che tutte, meno l'affresco che
-vedesi ancora sulla cappella dal lato dell'epistola, furono sostituite
-da quadri moderni di mediocre pennello. Innanzi al presbitero,
-come era costume in quei tempi, una trave posta in alto a traverso
-sosteneva un crocefisso in legno. A sinistra di chi entra eravi il
-fonte battesimale, ed a destra quel braccio in fondo della chiesa,
-che si prolunga verso la marina e forma un lato ineguale ed abnorme
-dell'edificio, era una cappella che serviva allora per sacristia[148].
-
-Era allora parroco di S. Caterina l'abbate D. Giovan Matteo Peta.
-Costui, adempito il rito prescritto dalla nostra religione, ed
-accomiatato il popolano che aveva tenuto il bambino al sacro fonte e
-la comare, entrò nella sagrestia, ove, toltisi i sacri paramenti, e
-preso da uno scaffale un grosso libro, su cui leggevasi: _Libro XII dei
-battezzati_, al foglio 44 verso, scrisse: _A 29 Giugno 1620. Thomaso
-Aniello figlio di Cicco d'Amalfi et Antonia Gargano è stato battezzato
-da me D. Giovanni Matteo Peta, et levato dal sacro fonte da Agostino
-Monaco et Giovanna de Lieto al vico Rotto_[149].
-
-Francesco d'Amalfi, che nel dialetto napolitano dicesi anche Cicco,
-e che per burla comunemente era chiamato _Ceccone_, poco prima, come
-ci attestano i documenti della stessa parrocchia, si era congiunto
-in matrimonio coll'Antonia Gargano. Ai 18 febbraio dello stesso anno
-essi erano stati solennemente _ingaudiati_, ed il medesimo abbate D.
-Giovan Matteo Peta aveva col sacro rito legittimato e benedetto il
-loro amore, del quale l'Antonia portava già un pegno nel proprio seno
-in Masaniello. La cerimonia, per questa circostanza, fu celebrata
-in casa della sposa al Carmine, previa l'autorizzazione della curia
-arcivescovile di Napoli[150].
-
-Ventun anno di poi nella stessa parrocchia compivasi un altro atto
-solenne della vita privata di Masaniello. Bernardina Pisa, vaga ed
-onesta fanciulla a sedici anni[151] aveva ferito il cuore del giovine
-pescatore. Egli la cercò in moglie, e la dimanda fu accettata e
-gradita.
-
-Un giorno verso la fine del 1640 il giovine vestito dei suoi più
-belli abiti da marinaro fece la prima visita ufficiale, la _sagliuta_,
-come propriamente dicevasi dal nostro volgo, in casa della sposa, e
-portò alla medesima il dono di uso, conveniente alla scarsezza dei
-tempi ed alla propria condizione. Consisteva questo in due pendenti,
-una _cannacca_ (collana), una grandiglia (specie di gorgiera all'uso
-spagnuolo), ed un ventaglio, alcune calze, delle legacce, e degli
-spilli, ed altre cose di tal genere[152]. Una stretta di mano ed un
-bacio alla sposa compirono il rito, e solennemente suggellarono la
-reciproca promessa di matrimonio[153].
-
-Da quel dì alle finestre della casa di Bernardina, che era posta
-dirimpetto alla Chiesa del Carmine, e da quelle dei suoi parenti,
-come alle finestre della casa sulla piazza del Mercato accanto al
-vico _Rotto_, ove dimorava Masaniello, ed a quelle dei parenti di
-lui per alcuni giorni si videro pendere coverte di seta e tappeti.
-Così, secondo il costume, davasi conoscenza al pubblico del parentado
-contratto dalle due famiglie[154].
-
-Il matrimonio in seguito fu solennemente celebrato nella chiesa di
-Santa Caterina, ove i due sposi tenendosi per mano, e seguiti dai
-proprii parenti[155], si recarono ai 20 Aprile dell'anno seguente
-e non mancò di alcuna di quelle cose che solevano allora costumarsi
-in simili circostanze[156]. Tutti i parenti e gli amici più stretti
-furono invitati e convennero alla festa. Tra i primi erano Antonia
-Gargano e Andreana de Satis, madre di Bernardina; poichè Cicco d'Amalfi
-e Pietro Pisa, genitori degli sposi, erano già morti. Vi era pure
-Grazia d'Amalfi sorella dello sposo e Cesare di Roma di Gragnano, che
-l'aveva recentemente impalmata[157]; Giovanni altro figlio di Cicco
-d'Amalfi, che allora aveva 17 anni[158], e che poscia nel 1647 ebbe
-parte al potere e alla fortuna del fratello; Girolamo Donnarumma altro
-cognato di Masaniello salsumaio e bottegaio di frutta al Pendino,
-che dopo la morte di lui nel settembre 1647 fu nominato capitano del
-popolo per qualche tempo[159]; Domenico de Satis e Giovan Battista
-Pisa zii della sposa ed altri molti. I due banchetti di rito, uno
-nella mattina in casa di Bernardina e l'altro nella sera in casa dello
-sposo, furono abbondanti e pieni dell'allegria franca e spensierata dei
-napoletani[160]. Nè vi mancò mastro Ruggiero col suo liuto, che canto
-le _villanelle_, e le canzoni più in voga in quel tempo[161]. La festa
-fu chiusa con balli e _cascarde_, e colla _spallata_ che chiamavasi
-_madamma la zita_[162], danza propria dell'occasione.
-
-Intanto lo stato del Regno procedeva ogni dì al peggio ed i popoli
-erano stremati dalle disgrazie naturali, dalle carestie, dalle
-scorrerie dei turchi, dal timore delle flotte francesi, e più che tutto
-ciò dall'insaziabile ingordigia del dominatori spagnuoli. Il Duca di
-Medina, D. Ramiro Filippo de Gusman, che allora governava il regno per
-Filippo IV, e che nella nostra città ha lasciato memoria di sè in una
-porta, fatta a spese di privati cittadini, ed in una fontana opera dei
-suoi antecessori, per sopperire alle incessanti richieste di denaro
-e di gente, che gli venivan fatte dalla Corte di Spagna, aggiungeva
-dazii a dazii, gabelle a gabelle, ed aumentava le già esistenti senza
-misura o criterio. Le antiche gravezze sulla seta, sul sale, sull'olio,
-sull'orzo sulla carne, sui salumi e sul grano si aumentavano ad una
-proporzione maggiore, e nuovi dazii s'imponevano sulla calce, sulle
-carte da gioco, su l'oro e l'argento filato, e sopra tutti i contratti
-di prestiti che facevansi nella città e nel regno. Si tentò pure la
-carta bollata, una tassa sulle pigioni, ed il testatico, imposte che
-per essere insolite, e più che le altre gravose, dovettero lasciarsi,
-e compensarle invece coll'aumento di altre gravezze già esistenti e
-specialmente accrescendo quella della farina[163]. Così il Medina nel
-suo governo di poco più di sei anni potette ricavare dalla città e dal
-regno, oltre le entrate ordinarie, meglio che 30 milioni[164] di ducati
-(127,500,000). Non mancavano, è vero, in questo frattempo nella nostra
-città anzi erano frequenti, le feste e gli spettacoli, ove il lusso
-della casa viceregnale, degli spagnuoli, e della nobiltà, che consumava
-senza produrre, pareva che desse aspetto di ricchezza e di prosperità
-al paese. Ma questa non era che un'apparente prosperità, e ben sel
-sapeva il Duca di Medina che partendo da Napoli, ebbe a dire con cinica
-improntitudine: lasciar egli il regno in tal termine che quattro buone
-famiglie non avrebbero potuto fare un buon _pignato maritato_, cioè una
-buona minestra[165].
-
-Le gabelle sui generi annonarii e specialmente sulla farina e sul pane,
-comechè gravi dovunque, erano nella nostra Città gravissime, e più che
-per altri per la povera gente. Costumavasi allora di panizzare fra noi
-due specie di pane, cioè il pane a _rotolo_ e la così detta _palata_;
-il pane a _rotolo_ per chi poteva spendere, la _palata_ per la plebe
-o per i poveri. Il costo del primo, che vendevasi a peso, variava
-in proporzione del prezzo della farina, l'altra che si pagava sempre
-quattro grana (17 centesimi), variava in tali circostanze soltanto di
-peso e di qualità. Così quando il grano costava caro, il pane della
-_palata_ era piccolo e cattivo, e talvolta, specialmente nei forni
-e nelle botteghe non soggette alla giurisdizione municipale, anche
-pregiudizievole alla pubblica salute. Gli scrittori ed i documenti
-del tempo ci attestano ciò apertamente. Nello stesso anno 1641, come
-afferma un agente del Duca di Toscana in Napoli, essendo stato scarso
-il ricolto, l'eletto del popolo Giovan Battista Nauclerio “non solo
-aveva dato facoltà ai panettieri di poter mancare due oncie per ogni
-palata di pane, ma che potessero mettere in detto pane ogni altra
-mestura, che a loro fosse piaciuta, cocendolo malamente, purchè
-ritenesse il peso„ della qual cosa gli altri eletti si lagnarono col
-vicerè[166]. Quindi, come afferma un contemporaneo[167], due carlini
-(85 centesimi) di pane al giorno non bastavano in tali congiunture ad
-un pover'uomo; pur fortunato, se le cose frammiste alla farina onde
-farla pesante, non gli erano causa, come a 27 soldati di Castel S.
-Elmo, nel 1629, d'infermità e di morte[168].
-
-Queste pubbliche miserie, che facevano dura e difficile la vita alla
-povera gente, non risparmiavano certamente la famiglia di Masaniello.
-Essa campava stentatamente alla meglio, e spesso i sottili guadagni del
-proprio mestiere non bastavano al pescivendolo. Spesso pure Masaniello
-sciupava lo scarso lucro della giornata (bisogna pur dirlo) con i
-_compagnoni_ del suo quartiere, o nelle taverne del Mercato e del
-Pendino o al giuoco, sia nella _camorra_[169] innanzi Palazzo, sia
-sotto le tende e le baracche del Largo del Castello.
-
-Allora il bisogno e la fame erano nella casa di Bernardina, e la povera
-donna si avventurava a qualche piccolo contrabbando per procurarsi
-un poco di pane a più buon mercato. Un giorno, avendosi comprato poca
-quantità di farina in uno dei casali di Napoli, ove non essendoci le
-gabelle della Città, si poteva trovare a prezzo più discreto, tentava
-di portarla nascostamente a casa sua dentro una calzetta, sotto colore
-che fosse un suo piccolo bambino avvolto tra le fasce, che pel freddo
-cercava ricoprire con un panno. Lo stratagemma però non ingannava
-gl'inumani e rigorosi gabellieri, che come dice uno scrittore di quel
-tempo, cercavano addosso a tutti nei passi ordinarii e nelle strade
-stesse di Napoli, non rispettando neanche le donne nelle parti del
-corpo soggette alla vergogna[170]. La povera Bernardina, scoperto il
-contrabbando, fu presa e condotta nelle carceri dell'_arrendamento_,
-ove fu sostenuta per circa otto giorni. Il marito, saputolo, corse
-al posto della gabella a Porta Nolana, indi dall'affittatore della
-medesima Girolamo Letizia, onde ottenerne la libertà. Tutto fu inutile.
-Le preghiere, i pianti, le sottomissioni non ottennero alcun effetto.
-Bernardina non uscì di prigione se non quando fu pagata[171] la multa
-(cento scudi, affermano alcuni scrittori), che il povero Masaniello
-potette a stento raggruzzolare, vendendo tutte le masserizie di casa
-e procurandosi qualche somma in prestito dai suoi parenti. Allorchè il
-misero, consegnato il danaro al gabelliere e presa per mano la moglie,
-per la via dell'_Arenaccia_ si avviò a casa sua, si volse prima un
-momento verso l'officina della gabella, e pieno d'ira e di dispetto:
-_Pe la Madonna del Carmine_, disse, _o ch'io non sia più Masaniello, o
-che un giorno mi vendicherò alla per fine di questa canaglia_[172].
-
-
-II.
-
-E il giorno della vendetta arrivò, tristo, terribile, inaspettato.
-Allorchè ai 7 Luglio 1647, nella piazza del Mercato, la plebe,
-istigatore e duce Masaniello, al grido di: _Viva il Re e muoja il
-mal governo_, fieramente insorse, dimandando l'abolizione della
-gabella de' frutti e delle altre gravezze che l'opprimevano, uno de'
-primi atti di autorità del nuovo Capopopolo fu l'incendio del posto
-dell'arrendamento della farina a Porta Nolana, e della casa abitata da
-Girolamo Letizia a Portanova[173]. Un drappello di circa 50 garzoni
-e fanciulli, capitanati da Giovanni d'Amalfi a cavallo, eseguiva
-fedelmente gli ordini di Masaniello. Scalzi, in sola camicia e mutande
-di tela, e col berretto rosso in testa, essi, facendosi ministri di
-una nuova giustizia, andavano processionalmente per le vie, preceduti
-da uno stendardo (_pennone_), nel quale si vedevano dipinte le armi
-reali di Spagna[174], e portavano chi torce di pece, chi graffii o
-forcine, chi solfanelli, fascine impeciate ed altre cose bisognevoli
-ad accendere, e chi finalmente picconi e sciamarri. Erano cenciaiuoli o
-_bazzareoti_[175] gente della più vile e povera condizione, che viveva
-stretta ed ammucchiata in alcuni di quei luridi covili del Mercato e
-del Lavinaro, che si dicevano e si dicono tuttora _fondachi_, e che
-la progredita civiltà ha ora diminuiti, o in buona parte migliorati,
-ma non ancora interamente distrutti. Laceri e seminudi furon i primi,
-che allora si chiamassero _lazzari_, e questo nome, che i superbi
-dominatori spagnuoli diedero loro come una ingiuria, i plebei sollevati
-della città e del regno, imitando i _Bruzii_ dell'antica Italia, ed
-i _gueux_ delle Fiandre, lo adottarono volentieri, come un titolo
-onorifico, e come un distintivo di animo libero ed indipendente[176].
-
-Era Girolamo Letizia o di Letizia uno degli affittatori
-dell'arrendamento della farina, che, uscito dalla plebe, coi guadagni
-di quello si aveva procacciato non poche ricchezze. Uomo senza
-misericordia, non perdonava in alcun modo, come dicono le memorie
-contemporanee, a chi, entrando nella città con un poco di farina
-o con due pagnotte di pane, non ne avesse pagato prima il dazio
-corrispondente[177]. Oltre al fatto della moglie di Masaniello,
-narravasi di lui, che una volta, per un contrabbando di pochissimo
-momento, avesse fatto condannare alla frusta due povere contadine de'
-casali di Napoli. Era quindi oltre ogni dire odiato dalla povera gente.
-
-Ora i lazzari, bruciato che ebbero l'ufficio della gabella a Porta
-Nolana, secondo gli ordini ricevuti, si portarono al _Largo di
-Portanova_, ove nel palazzo della famiglia Mormile de' Duchi di
-Campochiaro, ora segnato col numero civico 11, abitava allora
-il Letizia. Ivi giunti, occuparono tutti gli sbocchi delle vie
-circostanti, e circondarono il palazzo, gridando sempre: _Viva il Re
-e muoja il mal governo!_ Poscia, rotta ed aperta la porta con mazze
-ferrate o colle fiamme, alcuni di loro salirono sulla casa del Letizia,
-e, preso tutto ciò che vi era, dalle finestre lo gittavano nella
-piazza; altri dal basso riunivano il tutto in catasta e vi ponevano il
-fuoco. Magnifici arazzi, ricche cortine di seta e di oro, scrittorii di
-ebano intarsiati di argento o di avorio, quadri di nobilissima pittura,
-vasellame di argento ed ogni altra preziosa suppellettile era preda
-dalle fiamme. Nè si risparmiavano le gioie o il denaro contante, non
-le cose commestibili, non gli stessi animali, che in quella casa per
-avventura si trovassero. Così il tutto riducevasi in cenere[178], senza
-che alcuno di quei miserabili pensasse a sottrarre o a serbare per sè
-un oggetto qualunque, fosse pure di nessun valore. E mentre il fuoco
-distruggeva quelle robe, frutto de' guadagni procacciati colle odiose
-gabelle, Giovanni d'Amalfi alla gente circostante gridava: _Vedi,
-popolo mio, queste robe sono delli officiali, che se l'hanno fatto col
-sangue di noi altri poveri; si buttano in questo fuoco e si bruciano,
-per ordine di Masaniello, mio fratello_[179]. Il popolo in parte
-compiaciuto, in parte atterrito, guardava meravigliato ed attonito
-l'orrido spettacolo.
-
-Ma ormai la plebe sollevata aveva la coscienza delle proprie forze,
-e, non contenta dell'abolizione delle gabelle e dell'amnistia pe'
-fatti de' 7 ed 8 luglio, accordate facilmente dal vicerè, dimandava
-istantemente altre più larghe concessioni, e la _isopolizia_ o la
-eguaglianza de' diritti coi nobili del governo municipale della
-città. _Vogliamo il privilegio di Carlo V_, aveva arditamente detto
-Masaniello al Duca di Maddaloni ed agli altri nobili spediti al Mercato
-dal vicerè; _vogliamo il privilegio di Carlo V_, ripetevano in coro i
-_lazzari_, che, come gente bassa, al dire di un contemporaneo[180],
-non sapevano parlare. Un vecchio, in abito da prete e con lunga
-barba, era l'autore e l'anima di queste risoluzioni. Egli istruiva il
-pescivendolo, già pubblicamente acclamato Capitan generale del popolo;
-egli gl'insinuava le grazie ed i privilegi da dimandarsi al vicerè,
-egli gli spiegava come l'aquila e le colonne di Ercole, che si vedevano
-sulla porta della Vicaria (il palazzo di giustizia), fossero le insigne
-del benefico imperatore, e che perciò dovessero essere rispettate.
-Questo prete e questo consigliere era D. Giulio Genoino.
-
-La vita del vecchio agitatore, ne' 27 anni decorsi dal 1626 al 1647,
-era passata tra le angustie e gli stenti del carcere, e tra le liti
-e le molestie procacciategli dalla sua indole turbolenta, e dalle
-persecuzioni de' nobili, suoi antichi nemici. Carcerato in Ispagna,
-ove, dopo la caduta dell'Ossuna erasi condotto, e, con sentenza
-de' 28 Settembre 1620, condannato in Napoli alla forgiudica[181],
-egli nel 1621 aveva ottenuto da re Filippo IV, con dispaccio de' 18
-novembre, che il suo giudizio fosse in Napoli stesso riveduto[182]. Ed
-infatti una Giunta speciale composta del licenziato Francesco Antonio
-d'Alarcon, cavaliere dell'abito di S. Giacomo, commissario delegato
-del re, e da quattro giudici scelti ne' tribunali del regno, intese
-novellamente il Genoino trasportato prima a Baia e poscia a Capua[183].
-Ma il secondo giudizio non fu molto diverso dal primo, ed egli fu
-condannato a carcere perpetuo in qualche castello appartenente alla
-Corona di Spagna, che non fosse nel regno; e, per ordine del re, in
-data de' 22 ottobre 1622, gli fu assegnata la fortezza del Pignone in
-Africa. Così visse ivi più o meno strettamente per 12 anni, sinchè,
-avendo mandato alla Corte il modello in legno della fortezza[184] ove
-stava rinchiuso, ottenne dal re la grazia della libertà: mediante
-il pagamento di 4000 ducati, e coll'obbligo di restare in qualche
-luogo dell'Andalusia o di Castiglia o confine. La carta con cui gli
-fu partecipata la grazia sovrana, è del 12 febbraio 1634[185]. Se non
-che, dopo alcuni anni, il Genoino ritornò in Napoli, ove, rinfocolati
-gli odii antichi, e suscitati nuovi sospetti, a' 2 Ottobre del 1639,
-ad istanza degli Eletti della città, fu per estranee cagioni sostenuto
-per qualche tempo nel Castel Nuovo[186]. Allora vedendo, come egli
-stesso dice, “la sua persecuzione dello stato secolare, e che dove
-meritava premio, gli si era data pena, risolse, nel residuo della sua
-vecchiezza, servire Dio in istato di sacerdote, e con Breve apostolico,
-prese gli ordini sacri, servando tutte le sacre costituzioni e le
-prescrizioni del Concilio di Trento, per mano di D. Basilio Cacace,
-arcivescovo di Efeso[187]„.
-
-In queste nuove condizioni di vita ritrovavasi, allorchè la imposizione
-della gabella sui frutti, che egli più che altra riconosceva odiosa
-al popolo, venne a rinnovellare le sue antiche speranze. Ne' primi
-mesi del 1647 fu veduto spesse volte, verso l'imbrunire, stringersi
-a secreto colloquio con Masaniello nella Chiesa del Carminello al
-Mercato[188]. L'astuto vecchio aveva scorto l'influenza che il giovane
-pescivendolo esercitava sulla plebe del Mercato e del Lavinaro,
-l'avversione che nutriva contro i nobili ed i prepotenti, l'animo
-pronto ed ardito, ed il buon senso, che nascondeva sotto le apparenze
-della spensieratezza e della buffoneria. Lo indettava quindi, e lo
-preparava a' futuri casi ed a' moti facilmente prevedibili.
-
-Nè le sue speranze fallirono. Ciò che egli aveva già inutilmente
-tentato nel 1620, ora, scoppiata la sollevazione, assai più largamente
-dal popolo ottenevasi. Le chieste immunità e prerogative, poichè
-quel privilegio di Carlo V, che invocavasi, non era mai esistito,
-_ad honore conservatione e gloria della Maestà Cattolica..... del
-Re, dell'eminentissimo.... cardinal Filomarino.... arcivescovo....
-dell'eccellentissimo signor Duca d'Arcos, vicerè.... e del signor
-Tommaso Aniello d'Amalfi, capo del... fedelissimo popolo_, erano ai
-13 luglio, dallo stesso Vicerè, in nome di Sua Maestà Cattolica, ad
-esso _fedelissimo_ popolo restituite, ampliate e confermate, ed anche
-solennemente giurate. Gli eventi inoltre superavano la aspettazione del
-Genoino, ed oltrepassavano i privilegi conceduti. Dai 7 luglio fino al
-3 Giugno dell'anno seguente, il _Tribunale di S. Lorenzo_ non fu più
-riunito. I nobili cessarono affatto dal governo della città, e l'Eletto
-del Popolo restò solo a disporre di tutti gli affari municipali.
-Francesco Antonio Arpaia, il compagno del Genoino ne' tumulti del 1620
-e nelle pene indi sofferte, chiamato da Teverola, ove era governatore
-di quella terra, fu allora da Masaniello nominato ad un tale importante
-ufficio[189].
-
-In questo frattempo la famiglia del pescivendolo divise con lui il
-rispetto ed i riguardi, che egli così inaspettatamente si ebbe. Tutti
-coloro, che in qualunque modo gli appartenevano, in quei pochi giorni
-di potere, si gloriavano e cercavano anche di profittare della loro,
-fosse pur lontana, parentela. Nè mancò chi, tuttochè affatto estraneo,
-si volle dare a proprio vantaggio per congiunto di lui. Così fece un
-marinaio di Chiaja, che nella domenica 14 luglio spacciatosi per nipote
-di Masaniello, andava per quella contrada facendo ricatti e minacciando
-l'incendio e la morte a chi si negava alle dimande. Il capitan generale
-appena n'ebbe notizia, ordinò che restituito a ciascuno il danaro con
-quella invenzione sottratto, il marinaio venisse condotto al Mercato a
-subire colla morte rigoroso castigo dei suoi ladronecci[190].
-
-Ma tra tutti i parenti ed i cognati di Masaniello, coloro che
-principalmente ebbero parte al potere ed agli onori, furono in
-ispezialità il fratello e la moglie. Giovanni di Amalfi fu quasi
-come un luogotenente di lui. Egli negli otto luglio metteva le nuove
-_assise_ ai commestibili nelle botteghe e nei posti della città. Egli
-nel giovedì, allorché dovettero fissarsi le capitolazioni col vicerè,
-precedette ed annunziò l'arrivo del fratello a Palazzo. Egli nel sabato
-13, vestito di lama d'argento turchino, lo accompagnò nella trionfante
-gita al Duomo pel giuramento delle dette capitolazioni. Egli era col
-fratello a spasso nella gondola del vicerè a Posillipo, ed al banchetto
-in Poggioreale nella domenica e nel lunedì 14 e 15 luglio. Egli
-finalmente nella sera dello stesso dì 15 luglio, vigilia della morte
-di Masaniello, fu da costui spedito con una mano di circa 500 plebei ad
-inseguire e catturare il Duca di Maddaloni nelle vicinanze di Benevento
-ove credevasi essersi rifugiato[191].
-
-Bernardina d'altra parte godette del pari; e forse anche più di
-lui, della mutata fortuna del marito. Il vicerè, che conosceva la
-influenza di lei sull'animo di costui, cercò con ogni mezzo blandirla
-e rendersela benevola per suoi fini con ricchi regali, ed anche
-invitandola a recarsi a Palazzo[192].
-
-Nella domenica 14 luglio verso sera una carrozza di corte tirata da
-sei cavalli[193] ed accompagnata da quattro alabardieri tedeschi,
-si fermò innanzi alla povera casa posta a fianco al vico Rotto. Poco
-stante la madre, la moglie e la sorella con due cognate ed un'altra
-parente di Masaniello, tra l'ammirazione dei lazzari e l'invidia delle
-comari del Mercato e del Lavinaio, si collocarono in quella. Le loro
-vesti convenivano alla presente non alla passata fortuna. Bernardina
-portava una roba all'_imperiale_, colle maniche gonfie (_a presutto_)
-una gonnella ed una sopravvesta o giubbone di lama d'oro e di seta,
-guarnita di fasce piccate e di trine e repunti pure di seta o di
-oro[194], ed usava il guardinfante, la cui moda da poco tempo era stata
-introdotta dalla viceregina duchessa di Monterey[195]. Aveva al collo
-una ricca e pesante collana d'oro, regalo della duchessa d'Arcos. Le
-altre donne pure si erano ornate di vesti ricche e sfarzose scelte
-tra le robe, che già si erano saccheggiate al duca di Maddaloni, e
-Grazia d'Amalfi aveva in braccio un fanciulletto di pochi mesi anche
-riccamente addobbato.
-
-Allorchè la carrozza si avviò verso Palazzo, e mentre passava per
-le vie della città popolate di gente curiosa di vedere lo strano
-spettacolo, la famiglia di Masaniello riceveva dovunque i plausi ed
-i saluti rispettosi della plebe che gridava: _Viva la Spagna, viva
-il popolo, viva Masaniello!_ Alla porta del parco, che era dove ora,
-nella strada di S. Carlo, si vede il cancello del giardino reale coi
-cavalli di bronzo, le donne smontarono, e la Bernardina si pose nella
-sedia della stessa viceregina, la cognata in quella di D.ª Catarina
-d'Ayala, moglie del visitatore generale del regno D. Giovanni Chacon
-y Pons de Leon, e le compagne in altre sedie di dame, che allora
-trovavansi in corte. Così attraversarono il parco fino ai piedi della
-scala del palazzo, ove furono ricevute dal capitano della guardia e
-dal cavallerizzo maggiore del vicerè col capo scoverto, e servite dagli
-alabardieri e dai paggi sino alla camera, dove si trovava la viceregina
-con suo fratello, D. Vincenzo d'Aragona, con lo stesso visitator
-generale, col cardinale Filomarino, e con alcune principalissime
-signore del Regno.
-
-Le accoglienze furono non solo cortesi ma anche amorevoli. Due dame
-di compagnia si fecero sulla porta della camera incontro alle sei
-donnicciuole, e la viceregina alzatasi si accostò alla moglie di
-Masaniello, dicendole in ispagnuolo: _Sea V. S. Illustrisima muy bien
-venida._ (Vostra Signoria Illustrissima sia la molto benvenuta). Al
-che la moglie di Masaniello, non sconcertata dal luogo insolito per
-essa e dalla presenza di persone tanto superiori alla sua condizione,
-abbracciandola, ed all'uso popolaresco, come da uguale ad uguale,
-appiccandole due sonori baci sulle guance, rispose prestamente:
-_E Vostra Eccellenza la molto ben ritrovata._ Poscia, finiti gli
-abbracciamenti ed i baci, che furono nello stesso modo ripetuti colle
-altre signore presenti, ed anche dalle compagne della _generalissima_,
-e sedutesi la viceregina e la comitiva, Bernardina soggiunse: _Vostra
-Eccellenza è la viceregina delle signore, ed io sono la viceregina
-delle popolane._
-
-In questo le visitatrici furono abbondantemente regalate di dolciumi
-e di rinfreschi, ed il Chacon, volendo cattivarsi la benevolenza della
-famiglia del Capitan Generale, prese tra le braccia quel bamboccio suo
-nipote, al quale non disdegnava di fare singolarissime carezze, come se
-fosse stato un figliuolo della stessa viceregina. Egli, che era stato
-autore principale a mantenere la gabella sui frutti, corrotto, come fu
-fama, dai regali che gli arrendatori di quella aveano perciò fatti alla
-moglie di lui[196], aveva ragione di temere l'ira del popolo. Pochi
-momenti innanzi Masaniello, il quale prima di portarsi a Posillipo
-l'aveva incontrato nelle anticamere di palazzo reale, si era accostato
-a lui, e presolo pel petto, con termini risoluti, gli avea detto:
-_Signor visitatore, mi è stato riferito che voi siete un gran mariuolo,
-e che in ispecie avete rubato ad uno che so io seimila ducati. Se io
-non vi ho castigato ancora conforme meritate, abbiatene obbligo al
-Signor Cardinale mio signore, ma per l'avvenire state bene in cervello,
-perchè vi bisogna._ D. Giovanni Chacon se l'ebbe per detto, e quindi
-cercava con questi bassi mezzi rendersi amico il Capitan generale del
-popolo.
-
-D'altra parte la viceregina, presentando un ricco monile ed un gioiello
-in diamante alla Bernardina, con bei modi si adoperava a persuaderla
-perchè avesse indotto il marito a depositare il comando, or che le
-capitolazioni erano state giurate, ed il popolo aveva ottenuto quanto
-dimandava; e la sollecitava perchè quegli si rimanesse contento ormai
-delle mercedi promessegli: _Senora comadre_, conchiudeva la viceregina,
-_haga de manera, que su marido dexe el mando, porque se quieten las
-cosas._ — _Oh questo poi no, signora commara_, rispondeva a tali
-insinuazioni l'accorta donna. _Se mio marito abbandonasse il comando,
-nè la sua nè la mia persona sarebbe più rispettata. Però sarà meglio
-che ambedue stiano uniti, il Vicerè e Masaniello, cosicchè l'uno
-governi gli spagnuoli e l'altro il popolo_[197].
-
-L'ardita risposta non piacque per fermo alla viceregina, che
-dissimulando non aggiunse altro, ma accomiatò gentilmente la Bernardina
-e le sue compagne fino alla porta. Così allegra e contenta la comitiva
-si partì, e colla stessa carrozza tornò a casa, seguìta dal dono
-ricevuto, che era portato da un facchino in un canestro (_spasa_),
-coverto da una tovaglia di taffettà turchino, ed accompagnato dagli
-alabardieri e dai servitori, i quali quando furono nel Mercato,
-suonarono di nuovo le trombe e le donne smontarono e si riceverono il
-detto regalo[198].
-
-Ma non passarono due soli giorni e la scena cangiò interamente. Nel
-mattino di martedì mentre _maddamma_ Antonia[199], la vecchia madre
-di Masaniello, Bernardina e Grazia incerte, ma pur presaghe del loro
-danno, sole ed abbandonate da tutti in un angolo della loro casa
-piangevano e si comunicavano a vicenda i propri timori, un mormorio
-continuato e lontano pervenne al loro orecchio. Erano gridi di trionfo
-o di morte? Masaniello aveva, come nel mercoledì precedente, trionfato
-dei suoi nemici, o tutto era finito per esse, potere, agi ed onori?
-L'incertezza non tardò guari a dileguarsi. Il rumore si faceva più
-chiaro e distinto; era una turba di popolo che gridava: _Viva Dio e
-il re di Spagna, Masaniello è morto, Masaniello è morto! sotto pena di
-ribellione nessuno nomini più Masaniello!_ A quelle parole, la povera
-Bernardina diè un alto grido e cadde tramortita al suolo.
-
-In questo momento quella ciurma di popolani era giunta nella piazza del
-Mercato, e sparando alcune archibugiate in aria, ripeteva gli stessi
-gridi ed applausi. Un suono di tromba fu ripetuto tre volte, e, fattosi
-silenzio, un banditore ad alta voce lesse:
-
-
- _Bando e comandamento per ordine di Sua Eccellenza._
- PHILIPPUS DEI GRATIA REX
-
- In esecutione dell'ordine oretenus dato a noi da S. E.
- si fa il presente Bando, per il quale si ordina et comanda
- a tutte et qualsivogliano persone di qualsivoglia grado,
- stato et conditione si sia, che fra il termine di 24 hore
- debbiano restituire et dar nota in poter nostro di tutte et
- qualsivogliano robe, cioè oro, dinari, argento quadri et ogni
- altro mobile di qualsivoglia sorte che sia, che si ritrovano in
- potere di qualsivoglia persona, pigliate dal q. Tommaso Aniello
- d'Amalfi o d'altri in suo nome da qualsivoglia persona e casa,
- et anche in potere di chi fossero andate dette robe, sotto pena
- di confiscazione de' loro beni, di morte naturale e diroccatione
- delle loro case; acciò havuta detta notizia se ne faccia
- avvisata S. E. per eseguire quanto comanderà. Ed acciò tutto
- venga a notitia di ciascuno, e nessuno possa allegare causa
- d'ignoranza, si ordina che si pubblichi il presente Banno, non
- solo nel Mercato di Napoli, dove solea vivere detto q. Tommaso
- Aniello, ma anche in ogni altro luogo dove sogliono pubblicarsi
- detti Banni. — Napoli 16 luglio 1647.
-
- D. GIULIO GENOINO
-
-Letto il bando[200] e replicato tre volte il suono di tromba, il
-banditore procedette altrove, ma quella ciurma di popolo si volse
-verso la casa di Masaniello; altri, come dice un testimone di veduta,
-per guardare quante robe in essa vi erano, altri per rubarle, giacchè
-era _sedia vacante_, altri finalmente per impadronirsi della moglie
-e della sorella e condurle prigioni innanzi al vicerè[201]. Capo di
-questi ultimi era Carlo Catania di Bracigliano, fornaio al Carminello,
-uno degli uccisori dello stesso Masaniello, compare ed amico di lui, e
-che era stato dal capitan generale, nel tempo del suo potere, nominato
-provveditore delle milizie popolari. Pure i beneficii non erano stati
-da tanto a vincere l'astio invidioso di lui, e il dispetto per le
-minacce fattegli da Masaniello, allorchè credendo di poter profittare
-del suo posto e della sua influenza, non temette di fare nel suo forno
-il pane cattivo e mancante. Forse anche la moglie di Masaniello entrava
-per qualche cosa in quest'odio e dispetto del Catania.
-
-Egli dunque alla testa dei suoi seguaci, irruppe nella casa del
-compare; andò difilato a Bernardina, la prese pel corsetto, e,
-servendomi delle stesse parole del Pollio, “maltrattandola di poco
-onore et boffettoni, et strascinata la condusse in istrada, con la
-sua _guancia_ (mano) dentro il petto di quella meschina„, che col seno
-scoperto e scarmigliata empiva l'aria di strida[202] e disperatamente
-piangeva. Nello stesso modo Grazia di Amalfi maltrattata e vituperata,
-era presa da altri compagni del Catania. Nè d'altra parte la grave età
-era di schermo all'Antonia. Anch'essa insieme colla madre di Marco
-Vitale, il segretario di Masaniello[203], veniva da quei popolani
-imprigionata. Così le povere donne tra le beffe e gli scherni erano
-condotte a Palazzo, facendo le stesse vie, che avevano fatte nella
-domenica antecedente in un modo tanto diverso. Non vi furono vituperii
-ed ingiurie, che quella gente villana ed inferocita non facesse a
-quelle infelici. Non era persona, dice pure un grave scrittore di
-quegli avvenimenti, che non si accostasse a darle un calcio o a
-strapparle i capelli[204]. Alcuni plebei precedendo la ciurmaglia,
-gridavano; _largo largo alla signora Duchessa delle sarde_; e qualcuno,
-che non aveva mancato d'inchinarle e reverirle nei tempi della loro
-fortuna, ora vilmente non risparmiava i motteggi e gli strapazzi[205].
-
-Nè d'altra parte il vicerè e la viceregina più generosi si mostrarono
-nel giorno del loro trionfo. Allorchè le donne, giunte finalmente
-a Palazzo e portate innanzi al vicerè, si gettarono ai suoi piedi
-chiedendo misericordia ed aiuto, il Duca d'Arcos non ebbe pietà alcuna
-di quelle infelici. La stessa viceregina, che volle vederle, quasi per
-prendersi la sua rivincita, sfogò (come accennano alcuni, sebbene altri
-lo neghino) il dispetto della domenica antecedente, dileggiando la
-povera vedova, veneranda allora per l'improvvisa sventura, col titolo
-d'illustrissima, di generalissima e di viceregina delle popolane.
-
-Soli il cardinale Filomarino e l'Eletto del popolo Francesco Antonio
-Arpaia fecero sentire una parola di compassione tra gli strapazzi e
-gl'insulti di tutti. Essi pregarono il vicerè a risparmiare quelle
-povere donne, e così furono mandate nel Castel Nuovo, ove per alcuni
-giorni ebbero vitto ed abitazione, ed ove furono pure trattenuti in
-seguito il fratello, il cognato e gli altri parenti di Masaniello,
-che al primo conoscere della morte di lui, si erano fuggiti o
-nascosti[206].
-
-
-III.
-
-Ucciso Masaniello, il Duca d'Arcos credette che la rivoluzione con
-lui fosse omai spenta. Egli, ordinata una gran cavalcata, a cui
-intervennero i cavalieri e gli uffiziali o ministri principali dei
-regii tribunali, col cardinale arcivescovo e con buona guardia di
-fanteria e cavalleria ben armata, andò al Duomo per render grazie a
-Dio ed al Glorioso S. Gennaro, patrono principale della nostra città,
-per la quiete omai ottenuta, e girò lieto e contento pel Mercato e per
-le altre vie della città. Nello stesso tempo ordinò che si facesse
-l'inventario delle robe conservate tanto nella casa di Masaniello
-quanto nei magazzini del Mercato, del che fu dato incarico all'Eletto
-del popolo. Secondochè asserisce il buon prete Pollio, il quale
-accompagnava il compare in questa occasione, lo Arpaia chiamò per suo
-segretario Vito Antonio Cesarano, onde scrivere minutamente tutto ciò
-che ivi si fosse rinvenuto; e nel far l'inventario, molti dissero che
-gli uccisori di Masaniello, in quella notte che seguì la morte di lui,
-si avessero pigliato gran quantità di oro ed argento ed un baule di
-monete, trasportando il tutto per gli astrici della casa[207].
-
-Poco dopo due bandi, uno dei 17 e l'altro de' 21 luglio, alle preghiere
-dello stesso Eletto e per far cosa grata al _fedelissimo_ popolo,
-estendevano l'amnistia accordata pei fatti del 7 luglio in poi anche
-al fratello ed al cognato di Masaniello, che ne erano stati prima
-col bando dei 16 di quel mese eccettuati[208]. Se non chè Giovanni fu
-dato, come suol dirsi, in consegna a Marco di Lorenzo macellaio, che
-cogli onesti guadagni del suo mestiere, si aveva procurato grandi e
-straordinarie ricchezze, tuttora tradizionali nella memoria del popolo
-perchè lo guardasse in sua casa, trattandolo nel miglior modo che fosse
-possibile[209].
-
-D'altra parte la moglie, la madre e la sorella di Masaniello cacciate
-dal Castel Nuovo[210], furono consegnate al Genoino, che era stato
-creato presidente della Regia Camera della Sommaria, e furono condotte
-alla casa di costui a S. Agnello dei Grassi ove per alcune settimane
-furono con conveniente assegnamento mantenute.
-
-Ma il fuoco era coverto di cenere e non tardò guari a divampar
-nuovamente, ed in modo anche più terribile e funesto di prima.
-I tumulti dei mercanti e dei tessitori di seta, degli studenti
-forestieri, dei pezzenti, e perfin delle donne contro il governo
-del Banco della Pietà o Monte dei Pegni, ciascuno per la revindica
-dei proprii diritti perduti, o per l'abolizione di qualche abuso
-introdotto, manifestavano gli animi sempre torbidi ed inquieti del
-popolo, e facevano agevolmente prognosticare altre più gravi ed aperte
-ribellioni[211].
-
-Il vicerè dal canto suo non negava cosa alcuna. Dissimulando, accordava
-e prometteva tutto, ben risoluto, quando che fosse, a non attender
-nulla.
-
-In questo stato di cose non mancava che un'occasione qualunque,
-la quale soffiasse nella brace ad eccitar l'incendio, e desse ai
-tumultuanti un novello capo. Questa occasione presto si offerse. Per la
-imprudenza ed ambizione del presidente Cennamo ai 21 agosto una seconda
-generale sollevazione del popolo scoppiò nella piazza della Sellaria,
-e, sebbene per poco, fece nuovamente comparire nella storia della
-rivoluzione del 1647 la famiglia di Masaniello.
-
-Le più antiche memorie, che io trovo della piazza _della Sellaria_
-rimontano al secolo XII. In quel tempo esso chiamavasi strada di
-_Capo di piazza_ (_platea capitis plateae_). In due istrumenti uno
-dei 5 febbraio 1194, e l'altro del 6 dicembre 1198, accennati nella
-_Platea_ del monastero di S. Severino della nostra città, si ricorda
-una casa con orto sita in Napoli in capo della strada detta _Capo
-di Piazza_, pertinenze di Portanova, non lontana dalla porta _delli
-Monaci_, e vicino alla chiesa dei SS. Cosmo e Damiano, _grancia_ di
-detto monastero. Con un altro istrumento dell'anno 1263 la detta casa
-è descritta come sita accanto alla strada, che andava a S. Arcangelo
-(_degli armieri_), chiesa appartenente al monastero Cavense, giusta
-il muro pubblico, e la torre vecchia della città[212]. Documenti
-posteriori determinano con maggior precisione il sito di quella chiesa
-e della contrada circostante. Da essi rilevasi che quella era posta
-propriamente nella piazzetta, ora vico _Molinello alla Sellaria_, tra
-il vico _Giudechella al Pendino_, che allora e in tempi anche più
-remoti dicevasi _Deposulum_, ed indi _fondaco di S. Martino_, e la
-_strettola degli armieri_, già vico _armentario armentariorum_[213].
-Nel 1743 questa chiesa fu profanata, e, come rilievo della citata
-Platea, la cona dei SS. Cosmo e Damiano, che era sull'altare maggiore
-di essa, fu trasferita nella cappella degli Spinola dentro la chiesa
-vecchia di S. Severino[214].
-
-Qui in processo di tempo, e propriamente nel 1585, esisteva la
-bottega e l'abitazione di Giov. Leonardo Pisani speziale che fu
-uno dei principali istigatori e capi della sedizione della plebe
-napoletana e della infelice morte dell'eletto del popolo Giov. Vincenzo
-Storace[215], avvenuta nel maggio di quell'anno. Allorchè sedato il
-tumulto e rimesso l'ordine nella città, il vicerè dopo qualche mese
-procedette al giudizio ed al castigo di quelli che vi avevano preso
-parte, il Pisani, essendosi a tempo posto in salvo, fu condannato a
-morte in contumacia, la sua casa fu diroccata, e sul suolo di essa, ove
-si era seminato il sale, fu eretto un monumento, nel quale in apposite
-nicchie si collocarono le teste e le mani di 24 principali giustiziati
-con grate di ferro sopra perchè non potessero indi togliersi. Una
-iscrizione in mezzo ricordava il nome del Pisani, il delitto commesso,
-ed il castigo[216]. Per parecchi mesi quel miserando ed orribile
-spettacolo contristò lo sguardo dei napoletani, che passavano per
-quella via, una delle più frequentate della città; ma finalmente il
-vicerè successore, alle preghiere del nuovo Eletto del popolo Giov.
-Battista Crispo, permise che quella memoria di lutto e d'infamia
-venisse cancellata. Allora i teschi e le mani degl'infelici furono
-condotti al ponte _Guizzardo_ ora della Maddalena, luogo di sepoltura
-dei giustiziati. Più di 2000 persone, molto clero, e diverse religioni
-di frati accompagnarono colle torce accese le postume esequie,
-solenne dimostrazione e pubblica protesta del popolo contro il governo
-spagnuolo[217].
-
-Dall'altro lato della via _Capo di Piazza_, dopo l'angolo della strada
-di S. Biagio dei _taffettanari_ ed il vicolo che dicevasi di _Pistaso_
-ed ora dei _Ferri vecchi_ al Pendino, sorgeva nel secolo XII il palagio
-di Pietro delle Vigne, di colui cioè: _che tenne ambo le chiavi del
-cor di Federico II_, edificato sul suolo già appartenente al monastero
-Cavense. Ivi nel 1254 dimorò per alcun tempo papa Innocenzo IV, ed ai
-7 Dicembre dello stesso anno vi morì. Ivi dopo tre giorni fu eletto
-il nuovo pontefice Alessandro IV, che vi si trattenne fino al maggio
-dell'anno seguente. Il palagio, che, tenuto anche conto della modesta
-maniera di abitare in quel tempo, dovette essere un edificio nobile e
-vasto, potette albergarvi il pontefice, la curia romana ed i cardinali
-del Sacro Collegio, ed avere oltracciò sufficiente località, ove
-tenersi il pubblico studio di teologia, decreti, decretali e leggi
-canoniche che lo stesso papa Innocenzo IV nella sua venuta in Napoli
-vi aveva istituito, fu coll'orto adiacente e cogli altri beni di Pier
-delle Vigne dal medesimo Papa Innocenzo IV conceduto alla famiglia
-dei Fieschi, cui egli apparteneva, ed alla quale in virtù delle
-convenzioni stipulate con Clemente IV nella investitura del reame, fu
-anche da Carlo I d'Angiò confermato. Ivi verso il 1285 dallo stesso re
-Carlo I furono collocate l'officina o zecca delle monete, e la corte
-dei conti che da essa dipendeva; ed ivi l'una e l'altra si tennero
-fino al 1333, allorchè furono trasportate dirimpetto la chiesa di S.
-Agostino nel sito, dove fino a poco fa era l'officina delle monete. In
-processo di tempo la casa pervenne alla famiglia Barbati, nobile del
-sedile di Montagna, ed indi nel secolo XVI alla corporazione dell'arte
-della lana. Così in essa si stabilirono le opere di bagnare, tingere,
-e _frisare_ i panni, e tutto il fabbricato, al quale si accedeva
-dalla Sellaria e dal vicoletto di S. Palma, ebbe nei tempi di cui
-discorriamo, la denominazione di _Fondaco della zecca dei panni_[218].
-
-La strada _Capo di piazza_, che, a quanto può rilevarsi dalle vecchie
-carte, distendevasi dal sito ove ora è la chiesa di S. Biagio fino
-al vicoletto _Fate_, o alla piccola chiesa di S. Giacomo dei Mormili
-da un lato, ed a poco più oltre la strada degli _Armieri_ dall'altro,
-formava, sotto gli Svevi e gli Angioini, una delle _ottine_ o piazze
-popolari della nostra città. Essa allora, come ordinariamente le
-altre piazze sì nobili come popolari, aveva il suo proprio sedile o
-teatro, che non sappiamo precisamente dove fosse collocato, e che,
-probabilmente dopo la riforma o la nuova costituzione data ai sedili di
-Napoli, nella seconda metà del secolo XIV, o cangiò nome o fu abolito,
-non trovandosene più memoria dopo il 1392[220]. Dopo quel tempo anche
-la strada perdette a poco a poco la sua primitiva denominazione, e
-prese quella di _piazza della Sellaria_ (_Ruga o Platea Sellariorum_)
-dalla via che la continuava ad oriente e che comincia a comparire in
-alcuni documenti della fine del secolo XIII[222]. In un istrumento
-del 1334 ricordasi pure la via della _Sellaria vecchia_, che andava
-ad un'altra strada detta della _Pullaria_[223]. Sembra inoltre che
-anche in quel torno di tempo, l'antico sedile o qualche altro, pure
-appartenente all'ordine popolare, che nella medesima contrada a quello
-era forse succeduto, raccogliesse i diritti e le prerogative di tutti
-quei sedili popolari, che erano nell'ambito intero della vecchia città.
-Questo sedile, che aveva allato una casa ed una cappella intitolata
-a S. Chirico o S. Ciriaco, onde ingombravasi la via, secondo alcuni
-nostri scrittori, era posto nella piazzetta, ov'è la seconda fontana,
-e dove ora comincia la strada del _Pendino_. Per alcune dipinture, da
-cui era adornato, dicevasi volgarmente _lo sieggio pittato_[224]
-
-Nel 1466 re Alfonso I d'Aragona ordinò che il sedile insieme colle
-fabbriche che vi erano attaccate, fosse diroccato, affinchè in tal modo
-si regolarizzasse quella strada che allora era la più bella ed ampia
-della città, e vi si potessero fare giostre e tornei, come nelle vie
-extramurane di Carbonara e delle Corregge. Il fatto produsse grande
-commozione e dispetto nel popolo _grasso_, come allora dicevasi la
-borghesia, e nel popolo minuto, la plebe. Si credeva che fosse stato
-quello un pretesto per favorire Lucrezia d'Alagno, che aveva la casa
-in quel sito, e che prevalendosi dell'amore ardentissimo a lei portato
-dal re, lo aveva indotto a far abbattere quell'edificio, onde rendersi
-spedito e libero l'aspetto della strada. Altri e forse non a torto,
-credettero che Alfonso avesse voluto ingraziarsi la nobiltà che vedeva
-mal volentieri come i popolani avessero un luogo proprio di riunione
-al pari dei nobili. Che che ne sia, certo è che ai 31 marzo dell'anno
-seguente 1456 il popolo radunato nella piazza della Sellaria tumultuò,
-la città tutta prese le armi, ed il re fu obbligato a cavalcare per le
-vie della medesima, onde placare gli animi esacerbati.
-
-Fermandosi in mezzo alla piazza e parlando ai capi dei tumultuanti,
-Alfonso cercò di dimostrare il miglioramento che da quel fatto la
-contrada avrebbe avuto, annunziò le giostre che a divertimento del
-popolo aveva intenzione di farvi, promise d'intervenire ivi alla
-processione di S. Gennaro detta dei _preti inghirlandati_, solita
-farsi il primo sabato di maggio in ciascun anno, la quale, tolti gli
-impedimenti del Sedile e della casa che stavano in mezzo alla strada,
-sarebbe comparsa più sontuosa e più bella. La presenza del re, se non
-le ragioni da lui addotte, acquetò gli animi dei più; il bando che egli
-poi fece nel giorno seguente, con cui dispose di aggregarsi al sedile
-di Portanova i principali cittadini del popolo _grasso_, togliendone i
-capi e quei che formavano la forza principale dei malcontenti, estinse
-affatto il tumulto. In quello stesso giorno si cominciò, come dice un
-cronista, “a levare la silicata della piazza e spianare lo terreno,
-come si ci volesse fare la giostra, e la strada restò longa, diritta ed
-uguale dal capo de lo Pendino fino lo piede della via di Pistaso[225].„
-
-E le giostre invero furono fatte, la processione fu con maggior pompa
-solennizzata, ma il popolo per parecchi anni restò senza rappresentanza
-e senza sede propria nel governo municipale, e quando dopo il breve
-dominio di Carlo VIII in parte nuovamente l'ottenne[226], non ebbe più
-un edificio speciale come i nobili, ma gli fu assegnato un locale nel
-convento di S. Agostino, ove nelle sue occorrenze potesse radunarsi.
-Senonchè la strada della Sellaria restò sempre come sede propria della
-giurisdizione popolare. Ivi nella processione di S. Gennaro, di cui
-innanzi ho parlato, si ergeva in ogni sei anni un _catafalco_, che
-raffigurava il distrutto sedile del popolo, e serviva temporaneamente
-a quelle stesse pompe, cui i sedili nobili, quando loro toccava, erano
-destinati. Ivi pure nella festa di S. Giov. Battista l'Eletto del
-popolo riceveva e faceva omaggio, come in propria dimora, al vicerè con
-istraordinari e magnifici apparati[227].
-
-Ai tempi di D. Pietro di Toledo questa via ebbe pure altri
-miglioramenti. La chiesa di S. Felice _in pincis_, una delle antiche
-parrocchie della città, che era posta più su verso l'angolo della via
-di S. Agostino alla Zecca, e che usciva alquanto più in fuori della
-linea delle case da quel lato, fu per ordine del vicerè abbattuta, e
-la cura, che vi era, venne aggregata alla parrocchia di San Giorgio
-Maggiore[228]. Allora fu pure eretta una fontana nel sito, dove già
-credevasi posto il sedile del popolo coll'immagine di Atlante che
-sostiene il mondo, il tutto opra del famoso nostro scultore Giovanni
-Merliano da Nola col disegno dell'architetto Luigi Impò.
-
-Da qui la strada prende ora il nome di _Pendino_, onde si denomina
-tutto il quartiere. Un tempo tale denominazione si restringeva solo
-a quel tratto, ove sbocca la via di S. Agostino alla Zecca, che
-scendendo in pendio da Forcella, si disse in prima _Pendino di S.
-Agostino_. Tenevasi ivi allora, come adesso per tutta la via, uno dei
-più affollati ed abbondanti mercati di commestibili in Napoli. Un arco
-antico finalmente, che non ha guari fu demolito, e la via che segue dei
-Zappari, chiamata nel secolo XIV piazza dei _Vindi_ o dell'_Inferno_,
-chiudeva la storica contrada ad oriente, e ricordava il vecchio recinto
-della città, e la nascita di Bartolommeo Prignano, che poi divenne papa
-col nome di Urbano VI[229].
-
-Or le strade della Sellaria e del Pendino nella mattina del 21
-agosto di quel memorabile anno 1647, brulicavano più che mai di gente
-innumerevole, che alla voce sparsasi di tradimento contro il popolo,
-vi era precipitosamente accorsa da tutte le parti della città. Uomini
-di ogni età e condizione, _lazzari_ e _cappe nere_[230], donne del
-popolo e fanciulli, e perfino frati non pochi ingombravano quelle vie
-già per l'ordinario così popolose. Uno era il pensiero di quanti ivi
-si raggruppavano in crocchio o a capannelli, uno il discorso di tutti
-dall'arco del Pendino alla cantonata dei Taffettanari.
-
-Narravasi ai curiosi ignari della causa di sì nuova e subita
-indignazione, che Orazio di Rosa, volgarmente detto _Razzullo_, tintore
-e _frisatore_ di panni abitante nel _fondaco della zecca_ e capitano
-del popolo, nella sera antecedente insieme col mercante di seta
-Agostino Campolo, abitante a S. Biagio, aveva sorpreso tra le mani di
-Marco d'Aprea mercatante di drappi d'oro, e di Giuseppe Vulturale, una
-specie di petizione o fede che andavasi firmando, e con la quale si
-attestava come Fabrizio Cennamo, presidente idiota della regia camera
-della Sommaria, ed il consigliere Antonio d'Angelo, non di ordine del
-popolo ma per opra di alcuni privati loro nemici, fossero stati ai
-tempi di Masaniello incendiati; e quindi si domandava che s'istruisse
-d'un tal fatto regolare processo, e che i colpevoli ne ricevessero
-condegno castigo. Aggiungevasi essere questa una prima scappatoia, con
-la quale il vicerè cercava di violare le capitolazioni solennemente
-giurate nel Duomo ai 12 del passato luglio, e l'amnistia accordata
-con quelle e confermata nel 16 dello stesso mese. Con tal pretesto
-voler egli togliersi d'innanzi tutti coloro, che si erano adoprati al
-disgravamento ed al bene del popolo. Così a poco a poco si sarebbero
-rimesse le antiche gabelle e le innumerevoli estorsioni, che prima del
-7 luglio opprimevano Napoli, i nobili avrebbero ripreso i loro vecchi
-abusi, ed il governo della città sarebbe tornato ad essere il monopolio
-di quelli. Ricordavansi pure con affetto le opere di Masaniello in
-beneficio del popolo che ora, senza un capo, non poteva sostenere
-i diritti ed i privilegi che si aveva rivendicati. Imprecavasi
-finalmente ai traditori della patria che ossequenti al vicerè davano
-mano al Cennamo ed al consigliere d'Angelo, e principalmente a D.
-Giulio Genoino, che tra musiche e banchetti, ora godevasi il posto di
-Presidente della regia Camera, prezzo ed arra di tradimenti passati e
-futuri[231].
-
-Gli animi del volgo si esasperavano oltremodo a queste novelle, e
-più alle insinuazioni di alcuni, che avevano interesse a portar la
-rivoluzione oltre i limiti segnati da Masaniello. Tra costoro erano
-specialmente Giovan Luigi del Ferro da Arpino, il dottor Antonio Basso
-nativo di Napoli, e poeta non ignobile fi quei tempi, D. Carlo Pedata
-ebdomadario del Duomo, Don Pietro Iavarone, sacerdote della terra
-di Giugliano, il dottor Aniello de Falco e qualche altro di parte
-francese[232], i quali predicavano non potersi aver fede alcuna negli
-spagnuoli, e rammentavano le loro promesse spesso fallite, i privilegi
-della città, ottenuti col danaro e col sangue, tante volte spergiurati
-ed infranti, i reclami del popolo sempre vilipesi e scherniti. Qualche
-rara e timida voce di moderazione e di fiducia era accolta da beffe e
-da minacce, e con grida unanimi di _abbasso gl'interessati, abbasso i
-giannizzeri[233], morte ai traditori_. Omai al tumulto non mancava più
-che un indirizzo ed un capo qualunque, e bentosto l'uno e l'altro si
-ebbero.
-
-All'angolo del Pendino in sulla svoltata della via dei Calderai,
-una vecchia vestita a bruno e salita sopra un poggiuolo accanto alla
-bottega di un salsumaio, apostrofava violentemente, tra i pianti e
-le strida, il popolo circostante. Era la madre di Masaniello, che il
-dolore e la disperazione rendevano veneranda ed eloquente. L'infelice
-rimproverava ai napoletani l'ingrata dimenticanza, con cui rimeritavano
-i beneficii ricevuti dai suoi figliuoli, mentre avevano lasciato
-trucidare barbaramente il primo e facevano ora perire nelle segrete di
-Castel Nuovo l'altro che pure tanto si era adoperato ed avrebbe ancora
-voluto adoperarsi in pro del popolo. Le parole e l'aspetto della misera
-genitrice, e più la memoria di Masaniello, determinavano i propositi
-fin allora incerti e contraddittorii della turba irritata: _A palazzo,
-morte a D. Giulio Genoino, ed ai traditori della patria. Viva Giovanni
-d'Amalfi!_ gridò Ciommo Donnarumma, che era quel salsumaio parente
-di Masaniello, di cui facemmo cenno più sopra. Il grido fu ripetuto
-dall'un canto all'altro della via del Pendino e della Sellaria, e più
-migliaia di uomini e di donne si avviarono tumultuosamente verso il
-palazzo reale.
-
-Il vicerè trovavasi allora in consiglio coi reggenti del Collaterale.
-Uso omai da qualche mese a queste continue dimostrazioni del popolo,
-egli alle dimande dei tumultanti di voler libero Giovanni d'Amalfi e
-consegnato nelle loro mani D. Giulio Genoino, traditore della patria,
-per mezzo di Bernardino Ferrero usciere della sua camera, rispose:
-Non poterneli soddisfare, aver mandato il primo a Gaeta per metterlo
-in sicuro dalle vendette dei suoi privati nemici, non trovarsi
-punto l'altro nel castello, come essi dicevano; ritornassero dunque
-tranquilli alle loro case, ai quotidiani lavori, e non disturbassero
-la quiete della città. La risposta del vicerè accrebbe l'ira dei
-rivoltosi. Alcuni di essi, volendo entrare nel palazzo, si avanzarono
-per far forza alle porte, altri con sassi cominciarono a molestare gli
-alemanni e gli spagnuoli, che vi erano di guardia. Ma costoro memori
-di quanto era avvenuto nella mattina del 7 luglio, erano preparati,
-giusta gli ordini del vicerè, a respingere la forza con la forza.
-Trassero quindi una scarica di archibugiate sugli assalitori, alla
-quale parecchi ne caddero morti o feriti, tutti gli altri, oltremodo
-impauriti, si gettarono a terra o fuggirono[234].
-
-Le memorie del tempo narrano di una vecchia che scarmigliata, come una
-delle furie, inanimiva i _lazzari_ ed i popolani all'assalto ed alla
-vendetta; ne tacciono però il nome[235]. A me pare assai verosimile che
-questa fosse la stessa Antonia, che l'amor materno rendeva furibonda e
-non curante della propria vita.
-
-Io qui non dirò l'irritazione del popolo alla novella sparsa per la
-città di questo avvenimento, l'accorrere delle schiere di S. Lucia
-a Mare sotto il comando di Onofrio Cafiero, e del Mercato e del
-Lavinaio guidate da Gennaro Annese al Regio Palazzo, l'assalto e la
-presa dei monasteri della Croce, di S. Luigi e di S. Spirito, allora
-posti di rincontro al medesimo, e della collina di Pizzofalcone che
-domina tutta la contrada, la morte del presidente Cennamo eseguita
-in mezzo della piazza della Sellaria, e finalmente le fazioni indi
-per cinque giorni combattute tra i popolani e gli spagnuoli. Omai
-si veniva a guerra aperta. Al grido di: _viva il re e muoia il mal
-governo_, succedeva l'altro di: _viva il popolo, morte agli spagnuoli._
-Le barricate s'alzavano a Visitapoveri nella strada di Porto, a S.
-Lucia, in istrada Toledo. I cannoni di Castello dell'Uovo traevano
-incessantemente su tutte le vie. La città era dovunque piena di strage
-e di lutto. Se non che il Cardinal Filomarino, richiestone da ambo le
-parti, anche questa volta s'interpose tra i contendenti. Dopo varie
-pratiche inutili, il buon prelato ottenne la sospensione delle armi,
-e poscia ai 26 di agosto la pace. Nuove capitolazioni, nelle quali
-principalmente stabilivasi la ripristinazione del sedile del Popolo
-nella stessa Piazza della Sellaria, furono conchiuse e firmate, ed indi
-ai 7 settembre solennemente giurate dal vicerè.
-
-Fatti son questi estranei al mio racconto[236]. La seconda
-sollevazione, che erasi iniziata col nome di Giovanni di Amalfi, non
-si ricordò più di lui nella lotta, non ne fece motto alcuno nelle
-capitolazioni.
-
-In una notte — era il 4 settembre — un portiere di camera del vicerè
-si presentò nelle stanze del Castel Nuovo, ove dimorava D. Giulio
-Genoino con Fra Luca dell'ordine di Malta, poco fa pei meriti dello
-zio fatto capitano di cavalli, e Giuseppe San Vincenzo, altro suo
-nipote, testè nominato giudice di Vicaria, e per ordine del vicerè
-l'invitò a seguirlo. D. Giulio raccolse le sue carte, i nipoti il loro
-bisognevole, e tutti insieme partirono. Un profondo silenzio regnava
-nel castello. Dopo di aver attraversato parecchi corridoi, scesero
-alcune scale e per la porta del soccorso uscirono nell'arsenale. Il
-soldato che era di guardia, ad alcune parole dettegli dal portiere
-del vicerè li lasciò passare. Nell'arsenale era pronta a salpare una
-galea. D. Giulio ed i suoi nipoti vi entrarono, e poco dopo la nave
-partì[237].
-
-Nella stessa notte un'altra barca conduceva a Gaeta la madre, la zia
-e la sorella di Masaniello, che insieme al cognato di lui, non so per
-qual tradimento o caso erano ricadute nelle mani del vicerè[238].
-
-D'altra parte due uomini gettavano in una sepoltura della chiesa
-di S. Barbara una bara. Era il cadavere di Giovanni d'Amalfi, poco
-prima strozzato segretamente nella fossa del _Miglio_ per ordine
-del Duca d'Arcos[239]. La sola moglie di Masaniello, perchè gravida,
-era risparmiata in questa comune tragedia della sua famiglia, ed era
-riserbata dal destino a nuovi dolori[240].
-
-Scorsero alcuni mesi. La rivoluzione era entrata nella terza ed ultima
-fase, in cui al grido di: _viva Dio ed il popolo_, si era proclamata
-la _serenissima real repubblica_ di Napoli, ed Errico di Lorena, Duca
-di Guisa, era stato chiamato a governarla, come doge di essa. Un giorno
-verso la fine di novembre, o il principio di dicembre — le memorie non
-lo precisano — questi, nello entrare che faceva, come era solito in
-ogni mattina, a sentir messa nella chiesa del Carmine, fu fermato da
-una donna vestita a bruno e velata, che inginocchiatasegli innanzi,
-gli presentava piangendo un memoriale. Il Duca con la gentilezza e
-con la galanteria propria della sua nazione, e che egli possedeva al
-sommo grado, invitò la donna ad alzarsi, e volto ad Agostino di Lieto,
-capitano della sua guardia, che gli era vicino, gli domandò chi fosse
-quell'infelice. _È la vedova di Masaniello_, rispose colui, _che chiede
-aiuto e soccorso da vostra Altezza Serenissima._ — _E non le mancherà
-nè l'uno, nè l'altro_, disse commosso il Duca; _la vedova di colui,
-che iniziò il movimento popolare di Napoli, e che moriva per liberare
-il popolo dall'oppressione spagnuola, ha dritto alla gratitudine della
-repubblica._ Indi prendendosi il memoriale da mano della Bernardina
-e consegnandolo al padre Capece, suo confessore, che pur lo seguiva,
-decretava che fossero assegnati alla medesima 50 scudi al mese[241].
-
-Ma questa fortuna della moglie di Masaniello non fu meno efimera
-delle altre. Non andò guari che nel 6 aprile dell'anno seguente gli
-spagnuoli, spenta la rivoluzione e caduto prigione il Guisa, occuparono
-quella parte della città che si teneva del popolo. Allora il conte
-d'Ognatte, nuovo vicerè del regno, mentre che promulgava una completa
-amnistia, cominciava una lenta ma terribile reazione contro il passato.
-Ora sotto un pretesto ed ora sotto un altro, tutti coloro, che avevano
-preso parte alle passate rivoluzioni, erano condannati a morte, o
-condotti in galera. I più accorti non si fidarono delle promesse
-spagnuole ed in numero di circa undicimila, come ricordano le memorie
-del tempo si fuggirono a Roma.
-
-E la Bernardina? Col ritorno degli spagnuoli tornò nella sua casa
-il bisogno e la miseria, tristi e spesso poco onesti consiglieri.
-Le passate guerre e lo scarso ricolto avevano prodotto una mancanza
-tale di grano e delle altre civaie, che nella nostra città potevasi
-scorgere quasi la carestia. L'infelice donna senza parenti, senza
-amici, senza aiuto alcuno, non aveva altra alternativa che la fame o il
-disonore. Bella e giovine ancora cedette alle seduzioni del vizio. In
-uno di quei vichi del Borgo di S. Antonio Abbate, ove miserabili donne
-facevan mercato del loro corpo, la vedova di Masaniello fu costretta
-a menare una vita di vergogna e di strapazzi[242]. Spesso i soldati
-spagnuoli, che, per la curiosità o per lo sfogo di brutali voglie, colà
-si conducevano, dopo averla goduta, aggiungevano all'onta il danno e
-l'insulto, e beffandola e motteggiandola col titolo altra volta così
-per breve tempo ottenuto, negavano alla meschina il prezzo del proprio
-disonore. Quei pochi giorni di fortuna, che sparirono tosto come una
-brillante meteora, erano allora per lei argomento maggiore di dolori e
-di oltraggi. Eppure in quel tempo, come a questo proposito il Pollio
-ricorda, Masaniello spesso usava della sua autorità per salvare gli
-spagnuoli dal furore del popolo. Egli li mandava via, dicendo esser
-soldati del vicerè suo compare, a cui spettava dar loro castigo, e così
-li faceva mettere in salvo[243].
-
-La peste finalmente, che dopo pochi anni desolò la città ed il regno,
-e colpì indistintamente gli oppressori e gli oppressi, pose nel 1656
-termine[244] alle miserie della sciagurata, che era stata moglie di
-Masaniello.
-
-
-
-
-PARTE TERZA
-
-MASANIELLO ED ALCUNI DI SUA FAMIGLIA EFFIGIATI NEI QUADRI NELLE FIGURE
-E NELLE STAMPE DEL TEMPO
-
-
- Mira, che del morir nulla paventa
- Chi le carriere alle rapine ha ferme,
- E ch'un'Idra di mali ha doma, e spenta.
- Mira l'alto ardimento ancor ch'inerme,
- Quante ingiustizie in un sol giorno opprime
- Un vile, un scalzo, un Pescatore, un verme.
- Mira in basso natale alma sublime,
- Che per serbar della sua Patria i fregi
- Le più superbe teste adegua a l'ime.
- Ecco ripullular gl'antichi pregi
- De' Codri, e degl'Ancuri e de' Trasiboli
- S'oggi un vil pescator dà Norma ai Regi.
-
- SALVATOR ROSA — _Satire, la Guerra_
-
-
-Tra i moltissimi scrittori sincroni o quasi, che narrarono le vicende
-della rivoluzione napoletana del 1647-48, non mancarono coloro,
-che vollero dar ai lontani e tramandare ai posteri, notizia delle
-fattezze, delle abitudini, della vestitura e del carattere del
-famoso pescivendolo, che fu l'iniziatore di quel moto meraviglioso.
-Essi furono il dottor Aniello della Porta[245]; il dottor Tizio
-della Moneca[246]; ed il noto letterato e genealogista Giuseppe
-Campanile[247], nei loro Diarii tuttora inediti; ed il Giraffi o
-Liponari[248], il Della Torre[249], il Birago[250], ed il Buragna[251],
-autori di opere sull'argomento già divulgate per le stampe, e
-finalmente il Sauli, non ha guari edito[252]; tutti per lo più
-testimoni oculari dei fatti che narrano.
-
-Ora, secondo costoro, che io qui confronto e riassumo concordando ed
-interpretando al meglio le loro parole, che sia per ignoranza, sia per
-modo diverso di vedere, o di apprezzamenti, sia per poca proprietà
-di linguaggio, sono talvolta oscure o diverse, Masaniello era un
-giovine di mezzana e quasi bassa statura[253], di corpo più tosto
-magro e svelto[254], di bruna carnagione[255] e di bello e piacevole
-aspetto[256]. Aveva i capelli castagni che erano tagliati ed attondati
-sulla fronte larga e formavano una corta zazzerina da dietro[257],
-gli occhi erano neri o cervoni ma vivacissimi[258], il viso più lungo
-che tondo[259], il naso lungo[260]; era senza barba[261] e con piccoli
-baffi biondi sul labbro[262].
-
-Il suo ordinario abbigliamento, secondo che concordemente attestano
-gli stessi scrittori del tempo, consisteva in una camicia ed in
-mutande di tela grossa e ruvida, ed in una _coppola_ o berretto rosso
-da marinajo in testa. Andava scalzo e portava le gambe ignude. Un
-abitino della Madonna del Carmine gli pendeva sul petto, ed anche,
-secondo alcuni, una piccola corona dal fianco. Qualche volta portava
-“nel collo involta una tovaglia per asciugare col soverchio caldo ed
-affanno i continui sudori della fronte„[263]. Nei giorni del suo impero
-ordinariamente il detto abito era di dobletto bianco, e aveva spesso
-una coltella sfoderata in mano[264]. Se non che quando agli 11 luglio
-andò a Palazzo, ed ai 13 al Duomo per volontà del cardinale arcivescovo
-Filomarino, usò un vestito di lama bianco di argento, ed un cappello
-con piume bianche[265], come si vede nel quadro di Micco Spadaro.
-
-Così i diaristi e gli storici contemporanei descrissero il celebre
-pescivendolo. Nè, d'altra parte, mancarono artisti che col pennello,
-col bulino, con la cera, o in qualche altro modo cercassero di
-rappresentare con più evidenza ed al naturale l'immagine sua. Che anzi,
-se dovesse credersi al de Dominici, parecchi e dei più famosi pittori
-della scuola napoletana, gareggiarono a farne il ritratto.
-
-Narra egli, che scoppiata la rivoluzione, Aniello Falcone per
-vendicarsi degli spagnuoli, che avevano ucciso un suo parente, formò
-“una compagnia di scolari che erano molti, di amici e di parenti, i
-quali uniti caminando, ove gli portava il capriccio, sacrificavano
-al loro furore quanti soldati spagnuoli venivano loro davanti; e,
-fattone inteso Masaniello per ottenerne licenza e protezione[266],
-fu dal medesimo dichiarato il Falcone (Aniello) capo della compagnia,
-alla quale fu dato nome: la Compagnia della Morte„. Erano tra questi
-Salvator Rosa, Carlo Coppola, Andrea ed Onofrio di Lione, Paolo
-Porpora, Domenico Gargiulo detto Micco Spadaro, Marzio Masturzo,
-Pietro del Pò, Giuseppe Marullo, Giuseppe Garzillo, Cesare e Francesco
-Fracanzani, Andrea Vaccaro col figliuolo Nicola, ed il famoso Viviano
-Codagora. Tutti costoro, armati di spade e pugnali, come era l'uso di
-quei tempi, andavan di giorno passeggiando per le strade, facendo da
-gradassi, ed uccidendo quanti disgraziati spagnuoli si paravano innanzi
-ad essi.
-
-“Non deve far maraviglia dunque, soggiunge il de Dominici, se molti
-ritratti si trovino di Masaniello di mano del Rosa. Uno ne possedeva
-Francesco di Maria pittore napoletano, e suo grande amico, al quale
-aveva egli stesso raccontato averne ricevuta buona ricompensa, e che
-Masaniello avendo saputo, che la maggior parte di quei della Compagnia
-della Morte erano bravi pittori, volle che i migliori facessero il suo
-ritratto, proponendo non volgar premio a chi meglio lo avesse dipinto
-al naturale; lo chè benissimo potè accadere, avendo egli regnato 13
-giorni e non già 8[267] come erroneamente credono alcuni. Quindi è,
-che dei ritratti fatti dal Falcone, da Salvatore, da Fracanzani, dal
-Marullo, dal Vaccaro, da Micco Spadaro, e Andrea di Lione, se ne vede
-adornato più d'un museo; e Salvatore se ne condusse uno in Roma, ove
-lo mostrò egli stesso al celebre Avvocato Giuseppe Valletta[268], e fu
-anche veduto dal nostro Luca Giordano, allorchè in Roma faceva i suoi
-studii: il quale aggiungeva la particolarità, che quel ritratto era
-meno della grandezza del naturale, e che quelli fatti da Micco Spadaro
-erano sempre in picciolo, avendo solamente Andrea Vaccaro, il Marullo,
-e il Fracanzani dipinto Masaniello al naturale„[269].
-
-Disgraziatamente però l'autorità del de Dominici, che empiva di favole
-le carte delle sue vite degli artisti napoletani, è ormai sfatata,
-e quello ch'egli dice della Compagnia della Morte, del concorso
-fatto fare da Masaniello ai pittori per il suo ritratto è tutto
-parto della sua fervida e feconda immaginazione[270]. Ed è anche
-assai inverosimile, sì perchè il Capitan Generale del popolo nei
-pochi giorni del suo impero, ebbe altro a che pensare, e non aveva
-certamente il tempo di _posare_ avanti ai sette o otto pittori che,
-secondo il de Dominici, doveano ritrarlo, e sì perchè nella natura di
-lui, schiettamente popolare e napoletana, si comprende agevolmente
-la soddisfazione di una passeggiata e di una _tavoliata_ a Posilipo
-(14 luglio), ma non la vanità di un ritratto eseguito dai migliori
-pennelli, che allora in Napoli esistevano. Nè finalmente, per quanto
-io so, nelle gallerie di Napoli e di altre parti, in Italia e fuori,
-si mostrano ora tele di Salvator Rosa o dei suoi compagni raffiguranti
-Masaniello[271], che pure, se fosse vero quel che narra de Dominici, ne
-avrebbero dovuto esser ricche.
-
-Solo due quadri conosco, che riguardano l'argomento, di cui ragiono,
-e che per altro non sono propriamente ritratti di Masaniello, sibbene
-rappresentazioni della sommossa, cui egli iniziò, e nella quale
-naturalmente è, come principale personaggio, raffigurato. Ed il primo,
-ben noto, è la tela di Micco Spadaro (m. 1,23 x 1,79) rappresentante
-il mercato di Napoli durante il primo periodo della rivoluzione
-(7-16 luglio 1647) che “non solamente è maraviglioso, come il de
-Dominici ben nota, ma è opera di stupore„. In esso il bravo artista
-volle riunire i varii episodii di quel memorabile avvenimento, e vi
-raffigurò Masaniello due volte; la prima nel secondo piano in fondo
-al quadro, sul tavolato innanzi la casa da lui abitata, vestito
-degli abiti ordinarii di pescatore, che con un crocefisso in mano,
-arringa il popolo circostante; e la seconda nel piano più innanzi,
-a cavallo, vestito di lama d'argento, e con un cappello di velluto
-cremisino in testa ornato da svolacchiante pennacchio[272]. Noi per lo
-scopo di questa scrittura riproduciamo qui il gruppo di Masaniello a
-cavallo[273].
-
-L'altro, poco conosciuto, o almeno poco ricordato tra noi, si conserva
-nella Galleria del Principe Spada in Roma, (1ª Sala, n. 18), ed è opera
-di Michelangelo Cerquozzi, discepolo del Cav. d'Arpino e di Pietro Laar
-fiammingo, e famoso pittore di bambocciate e di battaglie, donde prese
-il nomignolo, con cui fu più generalmente conosciuto[274].
-
-Il quadro è lungo circa m. 1 e mezzo; alto poco meno di un metro.
-Rappresenta parimenti la piazza del mercato di Napoli, ma nel primo
-momento della sollevazione. Sul davanti, in primo piano, verso il
-mezzo del quadro, si vede Masaniello a cavallo in camicia e mutande,
-con berretto rosso in testa, che grida e minaccia col braccio destro
-disteso, mentre con la sinistra regge il freno. Il cavallo bianco
-sembra una rozza staccata da uno dei carri poco lontani. Dietro
-Masaniello, sulla destra di chi guarda, si veggono molti ragazzi messi
-in varie file, armati di lunghe canne[275] i quali anch'essi stanno
-con le bocche aperte in atto di gridare. Intorno a Masaniello sono
-molti _lazzari_ o marinai con berretti rossi e molti contadini che
-tirano frutta in viso agli affittatori della gabella. Costoro portano
-l'abito nero, con cappelli neri a larghe falde e colletti bianchi,
-e scappano da tutte le parti. Un frate Domenicano, con le mani tese,
-sembra inframettersi per impedire quelle violenze. Il terreno è sparso
-di mucchi di frutta, cesti, sacchi, ed altri oggetti.
-
-Nel secondo piano poi è rappresentata la piazza con la chiesa e il
-campanile del Carmine in fondo, piena di gente che attende a vendere ed
-a comprare in calma, ed in modo che non pare essersi ancora accorta del
-tafferuglio che accade nel punto ove trovasi Masaniello.
-
-In tutto il quadro, riprodotto anche qui per intero, bellissimo per
-vivacità di composizione, per correttezza di disegno e per forza di
-colorito, è specialmente da notarsi, per quel che mi riguarda, la
-verità storica di alcuni dettagli; come p. e. la fisonomia tipica
-napolitana dei _guaglioni_ seguaci di Masaniello, che sembrano vivi e
-parlanti, il _toccalo_ in testa di alcune donne secondo il costume del
-Mercato e del Lavinajo in quei tempi[276], e principalmente l'aquila
-imperiale dipinta sotto le finestre della casa di Masaniello, alla
-quale non badò Micco Spadaro[277].
-
-Non debbo però tacere della tela che mostrasi nella nostra quadreria
-nazionale, rappresentante a mezza figura un paffuto popolano che si
-crede volgarmente il ritratto di Masaniello[278]. Egli ha un cappello
-piumato in testa ed una pipa in bocca che fuma; ma la tela, comunque
-forse appartenente alla fine del secolo XVII, pure non rappresenta
-che un popolano qualunque, e non dei paesi nostri. Basta por mente al
-cappello, insolito alla plebe napoletana, ed alla qualità della pipa,
-non usata tra noi, per convincersi di questa verità.
-
-Non parlo poi di varie tele, che per rappresentare un giovine marinaio
-o pescatore, si son credute e si credono ritratti di Masaniello.
-Esse non hanno alcuna autenticità. Tale a me parve un quadro che si
-possedeva dal fu mio amico avv. sig. Francesco Cangiano, grande amatore
-o collettore di libri ed oggetti antichi, e che ora non so, dopo la
-morte di lui, in mano di chi sia capitato.
-
-Notizie invece più sicure sul proposito, tramandate a noi da alcuni
-scrittori contemporanei, ci possono condurre a più sicure congetture.
-Narra il Campanile che, ucciso Masaniello ai 16 luglio, la sua testa,
-dopo essere stata portata sopra una picca in trionfo per la città,
-fu riposta nella conservazione dei grani, che stava alla salita degli
-Studii, dove abitava Michelangelo Ardizzone, capo degli uccisori, e che
-lavata con vino e con mirra, ivi egli vide che se ne faceva più di un
-ritratto da un pittore. Così pure il de Santis racconta che il popolo
-dolente e pentito della morte del suo Capitan-generale, prese il suo
-cadavere dai fossi di Porta Nolana, ove era stato gettato, e lavatolo
-nel Sebeto lo condusse alle fosse del grano, ove l'unì alla testa, e
-così ravvolto in un lenzuolo lo portò nella chiesa del Carmine. Ivi,
-mentre si preparavano le solenni esequie, acconciatolo all'uopo, molti
-pittori fecero il suo ritratto, e ne furono formati ancora alcuni in
-cera molto al naturale e ognuno ne cercava, ognuno ne voleva senza
-guardare a prezzo[279].
-
-Da tutto ciò, dunque, si può con maggiore fondamento e senza le
-fantasticherie del de Dominici determinare come e quando principalmente
-furono dipinti i ritratti di Masaniello, di cui si può avere notizie,
-e che hanno esistito o che esistono tuttora.
-
-Di questi ritratti, per quanto io so e per quanto dalle ricerche da
-me fatte per circa un mezzo secolo mi è riuscito ricavare, un solo
-conosco, che forse presenta i caratteri di autenticità che si possono
-desiderare, ed è il quadro che si conserva dal Principe Rospigliosi in
-un suo castello di Toscana.
-
-Il Duca Proto di Maddaloni, da pochi anni mancato ai vivi, uomo di
-molto e vivace ingegno, di svariata cultura, ma scrittore di non
-sicura erudizione, soleva dire spesso che in casa di quella nobilissima
-famiglia conservavasi il vero ritratto di Masaniello. Egli con maggiori
-particolari, ma con parecchie inesattezze, in un giornale del 1887
-scriveva lo stesso[280].
-
-Ora ciò ricordandomi e desiderando di avere maggiori chiarimenti
-sul proposito, affinchè ne avessi potuto parlare con sicurezza in
-questa mia scrittura, io, in nome della Società Napoletana di Storia
-Patria, alla quale ho l'onore di presedere, agli 8 ottobre dello
-scorso anno, scrissi all'egregio Principe a Roma, perchè ci avesse
-favorito qualche notizia intorno ad un tal quadro, dimandandogli
-se, nel caso fosse esistito veramente, permetteva che se ne cavasse
-una fotografia per pubblicarla a corredo della mia illustrazione. Il
-nobil Uomo, con squisita cortesia, mi fece rispondere dal figlio ai 12
-dello stesso mese, nei seguenti termini: “Molti anni fa il compianto
-nostro amico Duca di Maddaloni, ci asseriva, noi dover possedere un
-ritratto autentico di Masaniello, riportato da Napoli e regalato al
-Pontefice Clemente IX, prima Cardinale Giulio Rospigliosi, dal Nunzio
-Altieri[281]. Quest'ultimo succedette nel pontificato a Clemente IX,
-prendendo il nome di Clemente X. Dove il nostro lamentato amico avesse
-attinto la notizia del quadro, non ho potuto mai sapere; fatto si
-è, che rovistando a casa tra vecchi quadri esistenti in una camera
-della nostra villa di Lamporecchio io stesso, rinvenni due ritratti
-con un'iscrizione in basso di tutte lettere confuse, al disopra delle
-quali, a guisa di chiave, era un numero. Ordinando le lettere a seconda
-di questo, componevano, l'una il nome di Masaniello e l'altra quello di
-Cecco d'Ascoli. Presi cura di far restaurare e rintelare il ritratto
-che lo interessa, ed ora non è che a dirle, che di buon grado mio
-Padre lo mette a sua disposizione per farlo riprendere in fotografia,
-trasportandolo all'uopo ancora in Firenze, se ciò in qualche maniera
-agevolasse la cosa„.
-
-Profittando così di tanta gentilezza, noi facemmo rilevare in
-fotografia dall'Alinari il quadro, che qui riproduciamo in fototipia.
-
-Il Capo-popolo è, come si vede, raffigurato in piedi fin oltre il
-ginocchio; ha il capo scoverto, i capelli attondati sulla fronte
-con la zazzerina al didietro, ha gli occhi grandi e vivaci, piccoli
-mustacchi e non ha pelo sul mento. Sta in un atteggiamento di comando
-con la mano sinistra sul fianco e con la destra distesa che stringe
-una spada rivolta in giù. Porta al collo l'abitino del Carmine che si
-scorge sul petto abbrunato ed il noto vestito da marinaro, camicia
-e mutande di tela. Tra lo sparato della camicia si vede una carta
-piegata a modo di supplica, ove si legge: “All'Ill.mo Sig. Tommaso
-Aniello d'Amalfi Capitan generale del fedelissimo popolo napoletano„.
-A piedi del quadro è un cartello con varie lettere maiuscole che non
-fanno senso, ma che si ordinano con i numeri sovrapposti, probabilmente
-in tempi posteriori, e dicono Masaniello; ma il mistero, come ognun
-vede, è affatto inutile, perchè più sopra, nella supplica, il nome del
-personaggio dipinto si legge assai chiaramente.
-
-Il ritratto, a quanto pare, e secondo che mi assicurano il Palizzi ed
-il Morelli, solenni maestri nell'arte, non è preso dal vero o almeno da
-un personaggio vivo. Il pittore, mediocre artista, lavorò forse più di
-memoria che sull'originale, e cercò evidentemente abbellire il soggetto
-che doveva ritrarre.
-
-Dei ritratti in cera, oltre quelli ricordati dal de Santis, sappiamo
-che se ne fecero anche altri, quand'era ancor vivo. Vincenzo dei
-Medici, residente toscano in Napoli, ai 20 agosto del 1647 scriveva al
-Gran Duca nei seguenti termini: “Mi è capitato alle mani due ritratti
-di cera di Maso Aniello, che erano fatti per il Vicerè, per mandarli in
-Spagna; e per la memoria di quest'uomo, che perturba assai la memoria
-di S. E., è svanito il trattato. Mi è riuscito, con gran difficoltà
-di averli; e li mando a S. E. assicurandolo, che nessuno arriverà mai
-ad avere un tal naturale, per essere fatto quando era vivo, e nemmeno
-l'artefice ne ha copia. E questo è quello plebeo, il più vile di 600000
-persone, che più volte ha toccato la barba del signor Vicerè, con dirli
-“che non temesse stravaganze del mondo„[282].
-
-Anche il residente di Modena in Napoli Francesco Ottonelli con
-dispaccio dei 23 luglio 1647 mandava al Duca _in disegno il ritratto
-di Masaniello ed una relatione degli accidenti nati doppo la morte di
-lui_, ma disgraziatamente ora l'uno e l'altra mancano in quell'Archivio
-di Stato[283].
-
-Uno dei ritratti in cera ricordati dal de Santis sembra quello che ora
-si conserva qui in Napoli nel ricco ed importante Museo del Duca di
-Martina. Guardandolo attentamente si arguisce ben tosto che dovette
-essere fatto dopo la morte di Masaniello. È una teca rotonda, con
-capsula di rame dorata con cristallo avanti. Nel fondo, attaccato su
-tavoletta circolare, si vede la testa di Masaniello fatta in cera,
-dipinta a colori naturali e verniciata. La tinta della carnagione è
-molto bruna. Ha i capelli arruffati, gli occhi spalancati e la lingua
-molto sporgente dalla bocca. Pare la testa di un impiccato.
-
-Il fondo della teca è dipinto di color grigio, e in giro ha
-l'iscrizione a caratteri rosso-cupi che dice: “Ritratto di Masaniello
-fatto dal vero poco dopo morto G. B. Bianco fecit„. Di costui non ho
-trovato notizia finora.
-
-Parecchie poi sono le figure incise nella seconda metà del secolo XVII
-in rame o ad acquaforte, che rappresentano il famoso pescivendolo e che
-sono state fino ai tempi nostri divulgate. E prima tra esse è quella
-che trovasi in fronte del libro dell'Amatore, _Napoli sollevata_,
-stampato in Bologna nel 1650. Masaniello ivi è raffigurato alla testa
-dei _figlioli_ armati di cannucce, è vestito di una camiciuola e di
-mutande all'uso marinaresco, porta il berretto solito in testa ed una
-bandiera sulle spalle, e si volge a coloro che lo seguono, e col dito
-sulle labbra intima il silenzio. Se non che la figura è più tosto la
-rappresentazione di un fatto che della persona. Sopra la medesima è
-scritto in spagnolo “El major monstruo del mundo y prodixio dela Italie
-Tomas Annielo d'Amalfi„.
-
-Altre invece, dello stesso tempo o di poco posteriori, sono o almeno
-hanno la pretensione di essere propriamente ritratti. Tal è quello
-che si vede in fronte alla traduzione inglese dell'opera del Giraffi,
-stampata in Londra nel 1650. Il Capo-popolo è ritto in piedi, ha
-mustacchi neri, folti e volti all'insù, la zazzerina, e l'apparenza
-di un uomo tra i 30 o 40 anni. Sta nello stesso atteggiamento del
-ritratto di casa Rospigliosi, cioè, tiene la sinistra appoggiata al
-fianco e la destra distesa in atto di mostrare qualche cosa. Porta
-il costume marinaresco, solchè contro ogni verità la camiciuola è di
-color turchino. Sotto si legge: _Effigie et vero ritratto di Masaniello
-comandante in Napoli_[284]. Tal è l'altro, che si trova nell'edizioni
-dello stesso libro tradotto in fiammingo, fatte nel 1652 e nel 1664
-in Olanda[285]. In ambedue Masaniello è ritratto di fantasia a mezza
-figura, piuttosto giovane, con grandi occhi, e con grossi mustacchi
-neri, come nel precedente, con berretto in testa.
-
-Della stessa natura e del pari immaginarii sono quelli, che Giovanni
-Palazzo nel libro intitolato: _Aquila austriaca_[286], e Adolfo
-Brachelio nell'_Historia sui temporis_[287] riprodussero. Queste due
-opere furono edite intorno alla metà del secolo XVII.
-
-Alquanto diversa, ed anche più arbitraria delle precedenti, è la figura
-che si vede di fronte a un'altra edizione della traduzione inglese
-del libro del Giraffi, fatta pure in Londra nel 1664, con l'aggiunta
-di una 2ª parte, che contiene la continuazione del medesimo stampata,
-non saprei dirne la ragione, nel 1663. Nella 1.ª parte Masaniello,
-il _pescatore di Napoli_, così sotto si legge, è rappresentato a
-personaggio intero. Ha, contro il solito, la destra col bastone del
-comando appoggiata al fianco, e la sinistra coll'indice disteso.
-Il mustacchio, non così folto come negli altri, è svolazzante. Ha
-l'apparenza di un giovane ed il solito costume marinaresco. Nel basso
-della figura, a dritta, è la veduta di un palazzo, ed a sinistra la
-scena di un gran tumulto, con cadaveri stesi per terra, a piedi di una
-colonna che ha sopra una statua, forse della libertà. Nella 2ª parte
-poi sono i ritratti a mezza figura, sopra di _Genovino_ e _Masaniello_,
-e sotto di _Gennaro_ Annese. E qui il ritratto di Masaniello è secondo
-il tipo di quello dell'edizione olandese[288].
-
-Ma di tutti questi ritratti sinora ricordati certamente più autentico
-e vero deve ritenersi quello che da me si possiede e che qui si
-riproduce. Esso fu fatto vivente Masaniello, come può, se non
-m'inganno, argomentarsi dalla dedica che si legge al disotto, e
-probabilmente fu il prototipo di tutti gli altri che di questo genere
-in Italia e fuori si divulgarono.
-
-Il Capo-popolo è rappresentato ritto in piedi, vestito della camiciuola
-da marinaio chiusa nel petto, che fa intravedere la camicia sotto, e di
-mutande di grossa tela. Ha in testa il berretto da marinaio. È scarno
-di faccia, senza barba e con un piccolo mustacchio sul labro; dietro la
-testa si scorge la zazzerina ricordata dagli storici. Ha la sinistra
-sul fianco, e la destra alquanto distesa in atto d'indicare qualche
-cosa, le gambe ed i piedi nudi. Al di dietro nel basso della figura si
-vede la prospettiva di Napoli col castel Sant'Elmo che ha la bandiera
-inalberata. Sotto si legge: _Tomaso Aniello da Malfi als. (alias)
-Mas'Aniello Pesci Vendolo d'età d'Anni 23, acclamato Capo del Popolo
-di Napoli. Adì 7 di lulio dell'anno 1647. Pietro Bacchi dona e dedica
-e sculpsit superiorum permissu._
-
-Il ritratto, dunque, fu fatto da un tal Pietro Bacchi e dedicato a
-un innominato, che potrebbe forse da taluno credersi anche lo stesso
-Masaniello. Dal complesso della dicitura della leggenda a me pare che
-questi dovesse imperare tuttora.
-
-In ogni modo del Bacchi, artista poco noto e che non è ricordato nei
-principali dizionari degl'incisori, che ho potuto consultare, parla il
-Zani nella sua _Enciclopedia metodica delle belle arti_ ove sotto la
-lettera B, si legge: _Bacchi Pietro_ o pure _Bacchius Petrus_ si segna
-nelle sue opere: _Petrus Bacchius inv. fecit et sculpsit. Scultore,
-Pittore ed incisore Fiammingo. Morto nel 1650_[289].
-
-La figura proviene dalla biblioteca del Cav. Michele Arditi, già
-Soprintendente del Museo Borbonico e degli scavi del Regno, che dopo
-la costui morte fu venduta nel 1839 all'asta pubblica. Il Ms. però nel
-quale quella trovavasi, insieme ai bandi ed editti del 1647 e 1648 non
-si mise in vendita. Invece l'erede, dopo qualche tempo, lo vendette al
-libraio Detkhen e questi al Minieri Riccio, dal quale intorno al 1860
-io l'acquistai.
-
-Da questa stampa, a quanto sembrami, precede il ritratto qui
-riprodotto, che si conserva nella collezione iconografica della
-biblioteca del Gerolomini di Napoli.
-
-Esso fu fatto in Francia, sopra un originale, come nello stesso rame
-si dice, mandato da Napoli. Masaniello è raffigurato con i soliti
-abiti e col berretto in testa. Ha il piccolo mustacchio, la sinistra
-sul fianco e la destra alquanto distesa in atto di comando. Ai piedi,
-indietro, è la veduta di Napoli con l'epigrafe in carattere majuscolo
-“_La Ville de Naples_„. Sull'alto del rame, scritto in caratteri
-minuscoli corsivi, si legge: _envoye de Naples le Pourtrait au naturel
-de Thomaso-Mas-aniello pescheur de la ville de Naples et chef des
-soulevez_, e sotto: _rue S. Jacques chez van merlen devant le coeur
-bon._
-
-Di altre stampe sullo stesso argomento si è avuto notizia recentemente.
-Nel 1884 il cav. Felice Nicolini, direttore del Museo di S. Martino,
-rinvenne una testa di legno conservata nei magazzini del Museo,
-volgarmente creduta di Masaniello, di cui dirò in appresso. E in
-quell'occasione, intrapresi degli studii sul proposito, e avendo inteso
-che nella Biblioteca Universitaria di Bologna si conserva un Ms.
-della rivoluzione in Napoli del 1647 illustrato da molte figure del
-tempo[290], ne fece fare, previa l'autorizzazione del Ministro della
-Pubblica Istruzione, una copia per la biblioteca di S. Martino, facendo
-pure ritrarre in fotografia le figure che vi erano inserite. Da questo
-Ms. vennero in luce altri ritratti non solo di Masaniello ma anche
-di alcuni della sua famiglia e di parecchi personaggi, che in quella
-rivoluzione ebbero parte.
-
-Così questo libro, che era affatto sconosciuto ai nostri scrittori,
-venne ad arricchire la collezione dei libri e di altri monumenti patrii
-in quel museo conservati, ed io ebbi l'opportunità di consultarlo e di
-vedere le fotografie in esso contenute. Senonchè queste non mi davano
-piena ragione del carattere delle figure originali, non avendo avuto il
-copista la cura di descriverle esattamente; come sarebbe stato regolare
-ed opportuno per la piena intelligenza delle medesime. È stato quindi
-necessario osservare il codice di Bologna che, grazie al provvido
-regolamento attuale delle biblioteche che agevola così largamente i
-nostri studii, è stato trasmesso alla Nazionale di Napoli ed io ho
-avuto la grande soddisfazione di studiarlo.
-
-Non è qui il luogo di descrivere minutamente questo curioso Ms. Debbo
-però dare a ogni modo una notizia sommaria del medesimo affinchè
-i lettori possano giudicare del valore dei ritratti che da esso
-ricaviamo.
-
-Un tal Fra Sebastiano Molini da Bologna, monaco converso (egli, non so
-perchè, dice commesso) dell'ordine dei Canonici regolari Lateranesi,
-che prese l'abito nel monastero di S. Salvatore di quella città, fu
-l'autore dell'opera. Nel 1646 dai suoi superiori mandato in Napoli,
-stette prima nel monastero di S. Maria a Cappella e poi in quello di
-S. Agnello a Capo Napoli, ambidue appartenenti al detto ordine. In
-quest'ultimo trovavasi allorchè scoppiò la rivoluzione del 1647. Uomo
-poco culto, ma naturalmente curioso all'eccesso, dovendo giornalmente
-andare, come spenditore del monastero, a fare le necessarie provviste
-per il vitto dei frati, cercava con quelle occasioni di osservare le
-cose che per la città succedevano, o d'informarsene dai suoi conoscenti
-ed in ispecie dai bottegai dai quali fornivasi. Così, secondochè dal
-suo scritto rilevasi, egli assiste personalmente, quasi ad ogni più
-notevole accidente di quella sollevazione e ne fa tesoro; di talchè
-chi legge non può non maravigliarsi di questa sua ubiquità, e non
-riesce sempre a liberarsi dal sospetto che talvolta il frate non sia un
-vanitoso millantatore.
-
-Volendo poi il Molini conservare memoria delle cose da lui vedute o
-udite, cercò di compilare il suo diario, o piuttosto la minuta e la
-prima compilazione di esso, che, se ben comprendo il senso oscuro delle
-sue confuse e sgrammaticate parole, prima perduta ed indi recuperata,
-dopo 33 anni fu distesa a messa in bel carattere da un tal d.
-Francesco... nel modo come al presente si vede nel Ms. bolognese. “Con
-gran timore, dic'egli, abbozzai la presente Sollevatione di giorno in
-giorno, come accadeva e mai alcuno l'ha fatto di veduta come la fo io,
-anzi la fo per prattica? e per destino, poichè, essendo io fuori, sono
-capitati in più mani i miei scartafazii quali ultimamente ritornato
-se non gli avessi rubbati, perivano infallibilmente, come successe il
-caso...[291]„.
-
-Altrove, in una postilla autografa attaccata all'ultimo foglio bianco
-del codice, egli soggiunge: che aveva aspettato molto tempo, sperando
-che di tante migliaia di virtuosi che si trovavano presenti in Napoli
-1647-48 almeno uno di loro avesse dato pieno ragguaglio di tutta la
-sollevazione. Ma non aveva potuto vedere altro che le 10 giornate
-descritte dal sig. Alessandro Giraffi, le quali egli dice di non
-lodare nè di disprezzare: ma che pure avrebbe fatto meglio assai
-(_il Giraffi_) se fosse stato presente come lui agli avvenimenti. Che
-se egli, il Molini, avesse avuto la fortuna di avere un pari suo in
-compagnia, non arrivando egli a tale talento, credeva che avrebbero
-fatto un'opera che dopo l'edificazione del mondo non si sarebbe veduta
-l'eguale. E però ciò considerando si era servito di D. Francesco....
-che aveva scritto, lui dettando dai suoi scartafacci.[292]
-
-Ad ogni modo quello che, in confronto degli altri diaristi di
-quel tempo, rende il suo Diario più prezioso ed interessante è la
-subiettività di esso; perchè il Molini dal quale poco o nulla di nuovo
-si ricava intorno agli avvenimenti della rivoluzione del 1647, ci fa
-conoscere principalmente l'impressione che questi allora facevano nel
-popolo, e la sua narrazione ci fa vivere quasi in mezzo a quelli.
-
-Oltre a ciò il Molini per accrescere più interesse al suo scritto lo
-arricchì di parecchie figure allusive che rappresentano i personaggi e
-gli avvenimenti di cui fa parola. E dapprima, vedute quelle fotografie,
-io credetti che esse fossero della stessa natura di quelle stampe
-dozzinali in legno, con cui allora e nel secolo successivo si ornavano
-i frontespizii delle storie in ottava rima dei banditi, lungamente
-favorita lettura della nostra plebe, contenute in piccoli libriccini
-ora divenuti rarissimi. La natura dei disegni e delle persone
-raffigurate non mi facevano rassomigliarle a quelle illustrazioni,
-di cui è adorno anche qualche altro Diario di quei tempi, come del
-Fuidoro[293],... del Conforto[294] e di altri, i quali si servivano
-di figure non fatte propriamente pel popolo e spesso tratte da libri
-di diverso argomento nei quali quelle erano inserite. D'altra parte
-le stesse immagini di Masaniello erano allora sì poco comuni tra noi
-che spesso gli amatori di cose patrie dovevano nelle loro memorie
-ritrarle a penna da qualche rarissimo esemplare che loro capitava nelle
-mani.[295]
-
-Senonchè avendo potuto in seguito osservare il Ms. originale ho dovuto
-necessariamente convincermi di due cose, cioè: che non tutte le figure
-erano state dal Molini raccolte e conservate nei suoi scartafacci a
-tempo della rivoluzione, ma che alcune ne avea aggiunte al suo libro
-intorno al 1680, allorchè fece trascrivere quei suoi appunti; e che
-parecchie di esse furono allora da lui appropriate agli avvenimenti ed
-ai personaggi di cui parlava; e quindi non rappresentassero realmente
-ciò che l'epigrafe appostovi dal copista pretendeva indicare. Ove
-si rifletta attentamente su queste date figure le ragioni di quanto
-asserisco appariranno chiarissime.
-
-Difatti esaminando le tavole di dubbia autenticità, alle quali accenno,
-la prima che s'incontra a c. 4 v. del Ms. è un paesaggio qualunque,
-con caseggiati e fiume, sulle sponde del quale, a dritta di chi guarda,
-vedesi una persona che pesca; ma rappresenta tutt'altro che Napoli e la
-spiaggia della Marinella o di Mergellina. Ora fra Sebastiano doveva per
-la prima volta discorrere di Masaniello, ed ecco che prende la detta
-tavola, la incolla sul libro e fa scrivere al suo d. Francesco... _T.
-A. Pers. F. S. A. Pescha_, parole che non so pienamente spiegare, poi
-nel testo dice: “quì rincontro vedrai Masaniello pescare„.
-
-Più avanti a c. 9 v. si vede un uomo a mezza figura, dall'aspetto
-florido e rubicondo, vestito alla spagnola, con la goliglia ed una
-rosa tra le mani. Ai due lati della testa si legge: _Il Perrone Capo
-bandito._ Il Molini narrando come Masaniello fece suo tenente generale
-Domenico Perrone, bandito, soggiunge, “quale è questo che tu vedi„.
-Ora io non posso mai credere che quello sia il ritratto dell'abate,
-o capitan Micaro Perrone, un noto malvivente, perchè l'abito, che
-indossa non è quello di un bandito[296], o di una _tabanella_[297]
-come allora chiamavansi coloro, che portavano l'abito ecclesiastico per
-svergognarlo e godere immunità per i loro delitti; e perchè il Perrone
-era, come dice il Pollio, _un cane di vista et tale di opere_[298].
-
-Nè mi pare che abbiano aspetto di verità, o almeno di giusta
-appropriazione le figure delle due galere (39 x 28 cm.): una
-caratterizzata come spagnuola (c. 136 v. 137) e l'altra come francese
-(c. 137 v. 138). Nè finalmente le ultime tre incisioni (39 x 28 cm.)
-hanno alcun che di comune con Napoli e con la rivoluzione del 1647. La
-prima infatti (a cc. 139 v. 140), lavoro di un tal Filippo Suchiello
-da Siena, rappresenta un arsenale, forse quello di Venezia, con alcune
-navi in partenza e molta gente che sta ad osservarle. La seconda (cc.
-140 v. 141), firmata da Orazio Scarabelli fiorentino, rappresenta un
-torneo assai probabilmente celebrato in Firenze. La terza (a c. 142
-v. 143), incisa da Stefano della Bella pure fiorentino, è dedicata
-al signor Bacco del Bianco ingegnere di S. M. Cattolica in Madrid,
-rappresenta una nave veneziana carica di merci.
-
-Quello però che dimostra evidentemente l'opera del Molini in adattare
-una figura qualunque che gli capita tra le mani alle cose che deve
-narrare, purchè gli dia elementi da poter comporre un'illustrazione
-apposita, è l'incisione (a c. 24 v.) appropriata da lui a raffigurare
-il cadavere di Masaniello sui gradini dell'altare maggiore della chiesa
-del Carmine, ove fu posto mentre si preparavano le sue esequie. La
-figura (41 x 28 cm.) è abbastanza maltrattata e lacera in guisa che
-manca la parte inferiore del lato dritto di chi guarda. Essa, nella
-parte destra, rappresenta un edificio monumentale con colonnato avanti
-e con la nicchia di una statua. Dinanzi l'edificio si veggono alberi e
-piante. In linea degli ultimi scalini dell'edificio, dove l'incisione
-è lacera, si scorgono parecchie figure in parte distrutte. Dal lato
-sinistro poi si veggono in fondo due galere e alcune case. Più innanzi
-è una figura a cavallo seguita da altri anche a cavallo. Ed ancora
-più innanzi sopra un masso, un cadavere senza testa tra due gruppi
-di figure. Sotto è scritto: _Corpo di Masaniello._ Il primo gruppo
-rappresenta uomini con le braccia distese, nudi sino alla cintura e
-avvolti nel resto del corpo in un manto e fra essi due bimbi nudi.
-L'altro gruppo a sinistra è formato da un uomo, che sostiene per
-i capelli un capo reciso, sotto al quale è scritto: _Testa_, ed è
-circondato da uomini con la barba avvolti in mantelli, ed alcuni altri
-indietro che hanno in capo una specie di elmo. Oltre a ciò, a basso
-dall'uno e dall'altro lato, sono due persone prese o ritagliate chi
-sa da qual altra figura ed attaccate su questa. Sotto l'incisione, dal
-lato sinistro, si legge: _Ant. Sal. exc._
-
-Ma tralasciando altre osservazioni[299] e restringendo il mio dire a
-quello che più si attiene all'argomento che ho per le mani, occorre
-notare quì le figure rappresentanti Masaniello e quattro persone di sua
-famiglia, che il Molino inserì nel suo Ms. Esse sono sette, tutte di
-una stessa dimensione (21 x 29 cm.), e colorite a mano. Ridotte dalla
-fotografia ad un terzo degli originali noi pensando di far cosa grata
-ai nostri lettori le riproduciamo in fototipia, e con qualche raffronto
-storico le illustriamo.
-
-Or nella prima vedesi il ritratto di Masaniello (fig. 15) in piedi,
-fatto ad acquerello. È un uomo apparentemente di più che 27 anni di
-età, con la mano sinistra appoggiata al fianco, e la destra distesa
-in atto che con l'indice pare mostri qualche cosa. Accanto alla testa
-è scritto in caratteri majuscoli della stessa mano, di chi copiava
-il libro da un lato: _Mass'_ e dall'altro: _Anjello_ e sotto: cioè:
-_Tomasso Agnello_[300]. Il Capopopolo ha i mustacchi neri, piuttosto
-e volti all'insù e la zazzarina; e veste l'abito marinaresco col
-berrettino rosso sul capo, e con l'aggiunta di una grossa tovaglia
-che porta sulle spalle e gli scende innanzi sino alla cintura, come lo
-descrive il contemporaneo Carusi che sopra ho riferito.
-
-Nella seconda figura si osserva _Masaniello di Notte_ (fig. 16)
-secondochè essa è indicata dall'epigrafe apposta ai due lati della
-testa, come nella precedente. Sta a cavallo, con la sinistra tiene il
-freno e con la dritta un corto bastone di comando. Veste di bianco
-con cintura. Ha gli stivali con sproni, e in testa un cappello alla
-spagnuola con penne. La faccia indica un uomo anche di più età del
-precedente[301].
-
-_Masaniello fuori di se_ (fig. 17) è rappresentato nella terza figura.
-Sta pure a cavallo. Nella dritta impugna un lungo spadone. Veste un
-abito signorile di drappo, a quanto pare, con maniche larghe e cappello
-alla spagnola in testa anche con piume. Sembra all'aria, all'aspetto,
-un uomo tutt'altro che volgare. Nè si può scorgere linea alcuna tra
-questi e i due altri pretesi ritratti. Ha la faccia di vecchio, piena
-di rughe, lunghi i capelli che gli scendono dalle tempie, e sul labbro
-non vi apparisce segno di baffi[302].
-
-Segue _Matteo d'Amalfi fratello di Masaniello_[303]. L'epigrafe vedesi
-al solito posto. Sta a cavallo e veste da borghese con casacca color
-d'oro giallo[304]. Ha il cappello in testa con la piuma; e dalla
-cintura sporge il manico di un pugnale. La figura, messa quì dopo il
-testo (fig. 18) ha l'apparenza di un uomo di età, con grossi baffi
-volti in su.
-
-Vedesi indi la _Moglie di Masaniello_ (fig. 19) e l'epigrafe si legge
-al solito posto. È a mezza figura. Ha l'aspetto piacente, occhi grandi
-e naso aquilino[305]. Sostiene con le mani un cesto pieno di fiori, che
-pare attaccato sulla figura. Indossa una veste signorile con corpetto
-giallo e maniche turchine. Ha un cappello pure di color giallo a falde
-larghe in testa con piume e fiori che le ornano le tempie, sulle quali
-si ravvolgono folti capelli. Alla gola porta una collana con croce
-pendente, la famosa collana donatale dalla Viceregina.
-
-La _Sorella di Masaniello_ (fig. 20), che segue è pure ritratta a mezza
-figura. È giovane non brutta, anch'essa con grandi occhi, ed ha la mano
-dritta quasi accostata alla spalla sinistra. Veste un abito signorile
-scollato, che sembra fatto a fiorami, ed è orlato di merletto rosso;
-non ha cappello, ma una ricca capigliatura ornata di fiori alle tempie.
-Porta pure una collana che sembra fatta di pietre.
-
-Da ultimo vedesi (fig. 21) il _Cugnato di Masaniello_[306], secondo
-dice la solita epigrafe. Anch'esso è a mezza figura, e sembra uomo
-dai 30 ai 40 anni. Ha ricca capellatura, grossi baffi rivolti in su e
-pennello sul mento. Veste civilmente con casacca rossa, maniche grigie
-con i rivolti bianchi e collare rovesciato pure bianco. Ha in testa un
-berretto grigio a larghe falde ornato di penne rosse, e colla sinistra
-sostiene una carta scritta a mano che dice: _Memoriale al signor
-Capitano Generale del Fidelissimo popolo di Napoli. Li Signori di
-Salerno._ Il carattere della scritta è diverso da quello del cod. Ms. e
-sull'alto, a sinistra della testa, si legge: _Qui rincontro rappresenta
-quando fu portato fuori del Carmine la testa di Massaniello.._
-
-Questo è il soggetto delle figure del Ms. Bolognese che riguardano
-il mio argomento, e questo è il modo, con cui sono state condotte.
-Ma quale è l'autenticità, quale la veracità delle medesime? A me pare
-che bene e spassionatamente considerate esse non possono ad una sola
-ed istessa stregua giudicarsi. Alcune, cioè _Masaniello di notte_
-e _Masaniello fuor di se_ debbono, a mio giudizio, ritenersi come
-fantastiche ed arbitrarie illustrazioni che, al pari di quelle di
-cui sopra ho parlato, il Molini appropriò al suo racconto ed inserì
-nel libro che compilava. Difatti, a prescindere dalla pochissima o
-niuna rassomiglianza che hanno tra loro, e con gli altri ritratti di
-Masaniello, ed anche con lo stesso acquarello del Ms. Bolognese, v'è
-un altro argomento a smentirli. Certamente è assai inverosimile che
-simile che siasi voluto ritrarre o ricordare il Capopopolo in una
-azione ordinaria di nessuna importanza quale è quella di andare a
-cavallo di notte per la città, mentre si avrebbe potuto raffigurarlo
-in atto che andava a Palazzo o che alla testa del lazzari combatteva
-e prendeva prigionieri i 500 alemanni che venivano contro il popolo
-in S. Giovanni a Teduccio. Nè d'altronde il fatto che intendevasi
-rappresentare dall'atteggiamento e dall'insieme del personaggio si
-sarebbe compreso se il Molini non l'avesse fatto scrivere sulla figura
-stessa. Così pure niente dimostra la pazzia di Masaniello nell'altra
-figura se non l'epigrafe appostovi. D'altra parte per lo meno mi sembra
-dubbia la figura di Matteo o Giovanni di Amalfi, che è dello stesso
-tipo di quelle che rappresentano l'Eletto Arpaja e di qualche altra
-tavola simile prodotta dal Molini. Non così per le altre. Imperochè
-l'acquarello di Masaniello se per i baffi neri, folti e volti in
-su, onde è fornito, può ritenersi come il tipo di tutte le figure
-immaginarie di lui fatte in Olanda ed in Inghilterra, pure la nota
-caratteristica della tovaglia con cui è dipinto si dimostra opera
-di uno che aveva visto l'originale, e lo dipingeva pur non avendolo
-innanzi.
-
-Nè diversamente è da dirsi intorno alla moglie, la sorella e al cognato
-di Masaniello, perchè quantunque non si abbia alcun confronto che possa
-servire come pietra di paragone per stabilirne l'autenticità, pure la
-napolitanità delle fisonomie delle due donne e il Memoriale che tiene
-in mano il cognato me li fanno ritenere per autentici e genuini.
-
-Per quanto poi riguarda la parte artistica tutte queste figure
-sono, come chiaramente si vede, lavori dozzinali incisi in legno da
-artisti di poco valore, forse non napolitani, ma che lavoravano pel
-popolo desideroso di conoscere o di tener ricordo del suo Capitan
-Generale. Esse per la poca abilità degli esecutori, non danno che
-un'approssimativa idea del personaggio che intendevano rappresentare.
-Sembra inoltre che miseramente finita la rivoluzione, sparissero dal
-commercio, o perchè distrutte per timore degli Spagnuoli, o perchè
-poco curate dalle persone intelligenti e da coloro, che per altro non
-avevano mancato di raccogliere notizie e di narrare i fatti di cui
-erano stati testimoni. E poichè niuna di esse, si trova inserita nei
-tanti Mss. e nelle non poche raccolte di fogli volanti e di stampe
-riguardanti quell'avvenimenti ed appartenenti a quell'epoca, dobbiamo
-essere grati al buon frate rocchettino, che forastiere e curioso non
-disdegnò di raccogliere e conservare questi singolari ricordi che
-altrimenti sarebbero andati al certo perduti.
-
-Altri ritratti di Masaniello eseguiti intorno a quel tempo io non
-conosco. Non debbo però tacere di una testa di legno volgarmente
-attribuita a lui, e che per la misteriosa epigrafe, con cui era
-indicata, probabilmente appartenente all'epoca del viceregnato
-spagnuolo. Ne ricavo la notizia da un opuscolo recentemente pubblicato
-dal chiaro Barone Guiscardi[307], nel quale, notando un lavoro in
-legno di mano maestra che raffigurava un teschio e che si conservava in
-una cassettina nel Museo di S. Caterina a Formiello di questa città,
-nel 1799 andato male, egli pensa che “dovesse essere il simulacro
-della testa di Masaniello„. E per verità fondatamente rileva una
-tale congettura dall'indovinello stampato, che era posto sulla detta
-cassettina e che è riportato nella p. 13 dell'“Istruzione al forestiere
-ecc. intorno al Museo dei Domenicani del Convento di S. Caterina a
-Formiello„ stampata nel 1791; ove leggevasi così:
-
- Ebbi in Napoli, ignobil cuna e vile
- Fui pien d'ardir, pieno di vizi, in loco
- Di tumulti mi trassi. A me simile
- Volgo insano commossi; e a poco a poco
- Sdegnai me stesso ed il mio stato umile,
- Empio eccitando e temerario foco
- Ma volendo smagliar le mie ritorte,
- Anzichè libertà trovai la morte.
-
-Le quali parole sotto un velo abbastanza trasparente indicano il
-Capopopolo.
-
-Senonchè la vanità di questa volgare credenza è di per se stessa ad
-ognuno manifesta. Io per me credo che probabilmente la testa d'un
-_pastore_ (personaggio da presepe) diè ad un qualche conservatore del
-Museo di S. Caterina, che aveva il ticchio di far poesie, la materia e
-l'occasione di comporre quel concetto letterario e morale[308]. Ma può
-anche supporsi che il popolo minuto di Napoli battezzasse un teschio
-qualunque, che ivi non saprei dire per quale ragione notavasi, per la
-testa di Masaniello; proprio al modo istesso come, secondochè leggo
-altrove nella citata _Istruzione_, ebbe ferma opinione che un lungo
-spadone pur anche conservato in quel museo fosse stato maneggiato
-dal famoso Rinaldo, le cui prodezze allora si cantavano nelle piazze
-con gran concorso di uditori. I quali, dopo udito il cantastorie
-stupefatti andavano al museo della Speziaria di S. Caterina a Formello
-a rimirar come incantati la spada del favoloso eroe[309]. E bisogna
-dire inoltre che il P. d'Onofrii, autore di quella _Istruzione_,
-avvedutosi a tempo della falsa ed erronea attribuzione data a quella
-testa, nello stesso anno 1791, la ristampò, togliendone soltanto
-l'articolo della cassettina con la relativa ottava, il che osservò
-pure nell'altra edizione del 1796. Ma ciò, a quanto pare, non valse a
-togliere l'inveterato errore; poichè nei magazzini del Museo Nazionale
-in S. Martino si trova tutt'ora una testa di legno voluta (come si dice
-nell'Inventario, ma da nessuna creduta) di Masaniello.
-
-Mi resta ora, a far parola di una medaglia, nella quale, si vede il
-nome e l'effige di Masaniello, fatta di fantasia. Essa fu coniata a
-quanto pare, nella seconda metà del secolo XVII in Olanda, dove allora
-era viva e grandissima la fama del Capopopolo di Napoli e delle sue
-straordinarie vicende, e si traducevano e si pubblicavano, come di
-sopra accennai, ripetutamente opere sull'argomento. Ed in pruova di
-ciò, basta soltanto ricordare quel che si narra del celebre Benedetto
-Spinoza, che, giovanissimo, volle disegnare a penna il ritratto del
-pescatore napoletano, come allora era rappresentato nelle istorie e
-nelle incisioni che in quelle contrade si divulgavano[310].
-
-Or la medaglia della grandezza di 70 millimetri ha, da un lato,
-impressa l'immagine di Masaniello a mezza figura, con baffi e capelli
-a zazzera e col capo scoverto. È fiancheggiata da due popolani che
-sorreggono con una mano una corona antica sulla testa di Masaniello, e
-con l'altra mano si appoggiano agli scudi che hanno a lato.
-
-Sotto il busto, contornato da fregi a cartoccio si legge:
-
- _Masaniello vissche_ [r]
- _En coninck v. Naples_
- _1647_
-
-cioè: _Masaniello pescatore e Re di Napoli. 1647_[311].
-
-Dall'altro lato si vede il busto di Oliviero Cromwel, fiancheggiato da
-due guerrieri, in costume antico romano, che con una mano reggono una
-corona di alloro sulla testa del medesimo, e con l'altra si appoggiano
-parimente agli scudi che hanno a lato. Sotto il busto, contornato dai
-medesimi fregi che si veggono nell'altra faccia, si legge:
-
- _Olivar Cromwel
- Protector V. Engel
- Schot en Irlan._
-
-cioè: _Oliviero Cromwel protettore dell'Inghilterra, Scozia ed Irlanda._
-
-Sul taglio poi della medaglia sta inciso;
-
- _Violenta imperia nemo continuit diu_
-
-Il motto è di Seneca, tratto dalla tragedia _Troades_ verso 258.
-
-La medaglia, come mi assicura l'egregio Dr Arturo Sambon, che si occupa
-con tanta intelligenza ed amore della storia numismatica della nostra
-regione, e che è stato da me interrogato sul proposito, non è riportata
-nell'opera di G. Van Loon, che descrive una grandissima quantità
-di queste medaglie popolari o gettoni olandesi assai interessanti,
-perchè rispecchiano al vivo i sentimenti del popolo sugli avvenimenti
-contemporanei. Da chi e per quale occasione essa fosse stata coniata,
-io non saprei dire. Solo, dalla leggenda incisa sul taglio, mi pare che
-si possa con molto fondamento, affermare che sia stata impressa durante
-la dominazione di Oliviero Cromwel nella Gran Brettagna, e da chi era
-di un partito avverso ai moti rivoluzionarii di quell'isola. Essa,
-a mio credere, è quasi un monito, che si fa all'usurpatore del trono
-degli Stuardi, mettendolo a confronto di Masaniello, il cui imperio era
-così poco durato.
-
-Se non che il confronto; in quanto riguarda il concetto politico
-dell'uno e dell'altro personaggio non è internamente esatto, poichè gli
-autori della medaglia giudicavano l'agitatore Napolitano con le idee
-che di lui allora si avevano in Olanda, ed in altre contrade straniere.
-Masaniello per il mutamento che la sollevazione da lui iniziata ebbe
-nel terzo periodo (novembre 1647-6 aprile 1648), fu malamente colà
-creduto un fanatico repubblicano. E tale pure alcuni oggi volgarmente
-vorrebbero caratterizzarlo. Ma così opinando costoro falsarono e
-falsano la mente di Masaniello. Il concetto del povero pescivendolo era
-affatto diverso. Esso evidentemente compendiavasi nel motto, che da lui
-fu indettato ai _guaglioni_ ed ai _lazzari_ suoi compagni e seguaci e
-che fu il grido di guerra dei sollevati, cioè:
-
-— Viva Dio, viva il Re e muoja il mal governo.
-
-
-
-
-PARTE QUARTA
-
-DOCUMENTI
-
-
-I.
-
-LETTERA DI GIULIO GENOINO AGLI ACCADEMICI OZIOSI INTORNO ALLE
-PRETENSIONI DEL POPOLO DI NAPOLI
-
-_Alli Signori Accademici Otiosi_ — Mi è stato riferito ch'io sia stato
-ripreso da alcuni della Vostra Accademia de certo mio parlamento fatto
-pubblicamente a Sua Eccellenza in Palazzo nella sala dell'Ecc. della
-Signora Viceregina, lunedì li 6 del presente mese di Maggio 1620.
-Provate con dire che in quello sia stato da me usata arte oratoria e
-mordace. Quel mio ragionamento fu a fatto all'improvviso, a richiesta
-di alcuni miei Cittadini, et se in qualche cosa impensatamente non
-dicevole fussi trascorso, mi faranno piacere le Signorie Vostre
-(scrivendoli io a quest'effetto) corregermi, et perchè non me si
-attribuisca dal volgo quello che io non ho detto, vengo hora a punto a
-scriverli quanto io all'hora dissi, che altro non fu che questo:
-
- Sono venuto, Signore Eccellentissimo, da parte di questo mio
- Popolo qui presente ad esporre querele, sperar giustizia,
- et impetrar gratie. Querele, Signor Ecc.mo. Si è inteso che
- molti nobili di piazza (salvo però la pace di coloro che
- non intervengono a tal consiglio) facciano conventicoli,
- conspirazioni, et monopolii in diversi privati luochi, case,
- chiese et ridotti; cose detestabili et da ogni legge prohibite; et
- sì questa nobiltà ha da fare alcun parlamento, ha le sue pubbliche
- Piazze, dova gionta potrà deliberare et concludere ogni suo
- parlamento, sì come fa questo mio Popolo. Quello che questo mio
- Popolo sospetta contro detta nobiltà, è che quanto dichi et operi
- sia cospirazione contro di esso et contro di chi l'Eccellenza
- Sua può immaginarsi, e per quanto vedo, fa la mira al piede per
- colpire in testa: l'uno et l'altro capo prenderà peso di provare
- questo mio Popolo. Intenderà forsi questa nobiltà in questo modo
- privarci di quel bene ove è fundata ogni nostra speranza; non
- sarà giammai et s'inganna di lungo. Pretenderà forsi suppeditare
- questo mio Popolo? Non conviene, essendo suo affezionatissimo.
- Intende forse esser nostra tiranna? Nè questo, mentre stiamo
- sotto regia protezione. Finalmente pretenderà farci suoi schiavi?
- Il che non sarà giammai, poichè se al proprio nostro Re non
- havemo altro obbligo se non di fidelissimo vassallaggio, come si
- presumerà che dobbiamo esser schiavi a questa privata nobiltà?
- Erra certamente alla lunga: dovrebbe al fine porre mente a tante
- cose, nè fastidirse più l'orecchia del nostro Re di tante querele
- et messi, et lasciar quieta la Cattolica Maestà attendere ad
- altro, et a cose più gravi che in queste nostre gare, pretensioni
- et liti, et quelle fra noi con amorevolezza terminare et finire;
- al che con vivo affetto di cuore preghiamo la detta nobiltà
- et quelle debbiamo con amorevolezza vicendevole componere; nel
- che l'Eccellenza Sua non sia più giudice nostro, ma amichevole
- compromissore.
-
- A questo con ardente affetto di cuore anzi con vive lagrime
- da parte di questo mio Popolo prego voi tutti Signori qua
- presenti che vogliate adoprare ogni vostro valore, potere et
- forza, che questa nobiltà resti quieta di vivere unita col suo
- carissimo Popolo, e che gli ceda quella parte di autorità che
- nelle cose comuni di giustitia li conviene, non l'aggravi più,
- ma lo sollevi a ciò non habbia occasione alla fine darsi in
- preda di disperatione, et quello che detta nobiltà con occulti
- conventicoli contro di esso consulta l'habbia a dirlo in pubblica
- piazza. Viviamo dunque in tranquilla pace. Anzi si è risoluto
- questo mio Popolo chiamare con citatorio pubblico editto detta
- nobiltà a giusto et onorevole partito di quiete et questo acciò
- sia manifesto appresso Iddio et il mondo tutto quanto questo mio
- Popolo desideri la tranquilla pace.
-
- Et voi, Signor Ecc.mo, non volendo questa nobiltà inchinare
- l'orecchia a preghiere di questo Popolo, et volendo più oltre
- procedere in dette sue ostinate cospirationi, allora la pregamo
- voglia usare il debito rigore della sua giustizia contro li
- trasgressori, come disturbatori della universale quiete et
- pace. Et quando che no, avemo, signore Eccellentissimo, un
- volgare nostro napoletano proverbio che “il mal guadagno sparte
- compagnia„. Si è visto, signor Ecc.mo, che da questa nostra
- comunità (ma per opera non so de chi) s'è causato un mal guadagno;
- si sa quanti milioni di oro deve questa nostra Città: si dovrebbe
- per ragione, per sollevamento di quella, dividere questo peso,
- et la mità pagarne il nostro Popolo et l'altra mità la detta
- nobiltà. Ma ecco, signore Ecc.mo, come quello mi risponde: Questo
- non è giusto nè conviene, che, essendo il Popolo tanto numeroso et
- la nobiltà tanto pochi, paghi la maggior parte il Popolo et una
- minima parte paghi la Nobiltà; al che li dico come li pesi sono
- tutti del Popolo et gli onori tutti della Nobiltà? Queste, signore
- Eccellentissimo, sono male spartenze: _leonina divisio._
-
- È stabilito per autorità di legge che nessuno a forza sia tenuto
- stare in compagnia; per ciò quando la nobiltà si vorrà attribuire
- più di quello, che le tocca di questa nostra Comunità et unione,
- allhora è resoluto questo mio Popolo di vivere dissunito da
- quella. et da mo le dice: Addio, restate in pace.
-
- Questo basti all'esponere di querele et aspettar giustitia. Resta,
- signore Eccellentissimo, de impetrar gratia.
-
- Et primo sa l'Eccellenza Sua quanto è povero questo mio unito
- Popolo che non ha altro eccetto il solo legato della felice
- memoria del Serenissimo Re Cattolico, che appena basta a
- distribuire li legati pii, et pie dispositioni; perciò è resoluto
- fra sè stesso fare una tassa et per volontarie contributioni fare
- almeno la somma di ducati 30000, et quelli poi convertire in
- compra de annue intrate, anzi quelli de anno in anno cumulare,
- acciocchè si possa di dette entrate soggiovare in ogni urgente
- bisogno, mantenimento di lite, et tutte altre cose in comune et in
- privato, che sarà espediente di detto popolo, conforme li bisogni
- che di giorno in giorno potranno occorrere a questa volontaria
- attione. Si supplica il beneplacito et consenso di Vostra
- Eccellenza.
-
- 2. Mira l'Eccellenza Sua questa nobiltà, che sta nel suo cospetto,
- come sta pregiata, pomposa et ornata. Mira all'incontro questo
- mio Popolo che sta humile et con quelle sue positive vesti,
- che per decentia del loro stato così conviene stiano vestiti.
- Perciocchè si supplica Vostra Eccellenza che, per ornamento e
- decoro di questo Popolo, voglia permettere l'Eccellenza Sua che
- a questi populari Capitani et Consultori se li permetta vestire
- di una veste lunga talare a modo di senatoria veste, et di quella
- servirse assolutamente in tutte le pubbliche functioni che lui
- farà, et quando compare all'aspetto dell'Eccellenza Sua per cose
- pubbliche. Questo domando per onore et decoro di questo mio Popolo
- et a ciò reveriscano tanto più l'Eccellenza Soa et a sua gloria.
-
- 3. Ha stabilito questo mio Popolo deputare sei di ciascuno di
- detti Capitanii e Consultori ogni dì, acciocchè comparino ogni
- mattina avanti l'Eccellenza Sua, et quella umilmente salutino
- et se li offeriscano per servi et le ricordino che li sono
- fidelissimi.
-
- 4. Instantemente pregano l'Eccellenza Sua almeno si lasci
- personalmente vedere una volta la settimana nella Piazza di questo
- suo Popolo, acciocchè vedendo il suo aspetto viva lieto et sicuro.
-
- 5. et ultimo. Signore Ecc.mo, le propongo questo che è successo
- a me medesimo, che andando l'altro hieri a pigliare possesso di
- questo mio ufficio ebbe loco appena di unirsi questo popolo ad
- esercitare detto atto; attesochè quelle Reverendi Padri di Santo
- Agostino, per erigere il Campanile, hanno sfabbricato quello
- antichissimo edifizio dove se univa detto Popolo. Perciò non ha
- luogo dove unitamente congregarsi.
-
- Si è resoluto edificare un particular luogo dove si possa per
- lo advenire quello unirsi, quale s'intitolerà: Seggio della
- Piazza Popolare, e là possa unito parlare di tutte pubbliche cose
- occorrenti. Tutte queste sono gratie, che si supplica l'Eccellenza
- Sua potrà a quello facilmente concedere, mentrechè sono cose
- volontarie et non pregiuditiali al terzo et per maggior onore et
- quiete di detto popolo, del che humilmente supplica l'Eccellenza
- Sua e gli fa reverenza. Ho detto, Ecc.mo Signore.
-
-Questo è quanto io esposi nel mio ragionamento et non altro, et si pure
-il volgo o altra persona dicesse aver detto altro di questo, erra.
-Vedete dunque se in detto ragionamento ho commesso alcun eccesso,
-riceverò volentieri l'emenda et correzione, del che instantemente li
-prego. E gli fo humilissima riverenza. Delle Signorie Vostre.
-
- Servitore Affezionatissimo
- GIULIO GENOINO
- _Eletto del Popolo Napolet._
-
-
-II.
-
-Lettera dell'Eletto e della Piazza popolare a D. Baldassarre Zunica
-presidente del Consiglio d'Italia, con cui si espongono le querele di
-essa contro le Piazze nobili.
-
-“Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore — Sono tanti et tali gli
-aggravii et vilipendii che questa nostra Piazza del fidelissimo Popolo
-napoletano (tanto devoto della Maestà Sua et dei suoi reali Ministri,
-et in particolare di Vostra Eccellenza) riceve giornalmente dalle
-piazze de' Nobili un disservizio di Dio, del Re N. S. et del ben
-publico, che obbligheriano noi, che la governiamo, a venire o mandare
-cento et mille volte l'hora in codesta Real Corte ai piedi della Maestà
-sua e suoi Consigli per gli opportuni rimedii. Ma, poichè questo non ci
-è permesso, mercè che questa povera Piazza non ha modo dello spendere,
-come l'hanno quelle de' Nobili, che (per le prerogative che ora godono
-di poter quattro di esse sole far conclusione di Città, benchè la
-nostra Piazza pretenda non senza raggione o la parità de' voti, o che
-non possa farsi cosa senza la nostra saputa, giacchè così conviene
-al servizio del pubblico e del Re), spendono e spandono del peculio
-universale come lor pare et piace, ancorchè ci habbiano così poca
-parte; poichè l'entrate della Cittâ si cavano mille volte più da questo
-Popolo numerosissimo che da' Nobili che sono così pochi; habbiamo
-stimato ben degno, se non in tutto almeno in parte, ragguagliarne V.
-E. Capo del Consiglio d'Italia, et sopra modo zelante del servizio di
-Sua Maestà et beneficio de' suoi sudditi, et supplicarla con questa
-(se pure la nostra buona fortuna vuole che ella capiti nelle sue mani,
-poichè possiamo assicurarcene per la potenza e stratagemmi degli
-avversarii), a degnarsi far queste nostre giuste querele pervenire
-alle reali orecchie della Maestà sua, acciocchè possa essa nostra
-fidelissima Piazza, riportarne quelle gratie et provvigioni che la
-giustizia de' suoi miserabili casi ricerca; assicurando V. E. che non
-meno sarà opera degna di vera pietà christiana l'adoperarsi essa con la
-Maestà del Nostro Re a pro di questo fidelissimo Popolo, di quello che
-sarebbe se l'Eccellenza Sua cavasse dalla schiavitudine molte migliaia
-di persone.
-
-Saprà dunque V. E. che tra le molte cose, nelle quali è venuta e viene
-la nostra fidelissima Piazza aggravata et vilipesa da' Nobili (tacendo
-l'altre peggiori per hora per non tanto fastidirla con la lunghezza
-di questa lettera) ve ne sono tre che a nostra istanza si discutono in
-questo regio Collaterale.
-
-L'una è che quattro delle cinque Piazze nobili conclusero ad Agosto
-passato, ciascuno da per sè separatamente, contro la forma del dovere
-e del solito, che dovesse tenersi aggente perpetuo in cotesta Corte, et
-in effetto, senza chiamare la nostra Piazza, elessero il Dottor Giovan
-Camillo Barnaba, che quivi resiede, con provvisione di 600 ducati
-l'anno, a tempo che questa Città va debitrice sinhora (e Dio perdoni a
-coloro, per colpa de' quali ciò è avvenuto) in più di 11 milioni, senza
-le tante centinaia di migliaia di ducati che deve di terze vecchie, non
-ad essi Nobili, Signore Eccellentissimo, perchè ha ben saputo e potuto
-pagarsi: ma a tante povere vedove, pupilli et altri miserabili del
-popolo.
-
-L'altra, che a' 9 di Settembre anche passato, deputarono et mandarono
-per ambasciatore in codesta medesima Real Corte il Padre Taruggi dei
-Gerolomini, senza il nostro intervento e saputa, e non obstante che
-dal Collaterale Consiglio fosse stato tre giorni prima, mediante
-provvisione agli stessi nobili notificata a' 6 del medesimo mese,
-ordinato che non si mandasse.
-
-E la terza, che havendo la stessa piazza de' Nobili firmata una
-capitolazione, sotto il titolo di _Riforma de' Tribunali_ della nostra
-Città, per la quale si levano e tolgono affatto non pure alla nostra
-fidelissima Piazza et ai suoi Eletti le loro antiche raggioni et
-autorità, ma anche a' regii Ministri che in essi Tribunali assistono a
-petition nostra, hanno rechiesto essa nostra Piazza a concorrere alla
-detta riforma, et noi abbiamo ricusato di farlo per essere cosa di
-tanto nostro preiudizio e della Reale giuridittione.
-
-Intorno alle due prime V. E. resterà servita veder dalle qui incluse
-copie come già per decreto del Signor Regente Valenzuela, commissario
-in questo particolare delegato dall'Illustriss. Signor Cardinale
-Vicerè, sta sospesa l'elettione di Aggente, et per decreto parimente
-di tutto il Collaterale, annullata l'ambasceria del Padre Taruggi, come
-fatte illegittimamente et contro la forma del dovere.
-
-Et in quanto alla terza, già si sta da noi facendo istanza appresso
-questi signori Reggenti che sieno intese le nostre raggioni. Non
-lasciando di dire a V. E. che i sudetti Nobili oltre l'haver privato
-alcuni dei nostri di qualche carica o officio conferitogli dalle lor
-Piazze, senz'altra caggione che di non haver voluto aderire a' loro
-disegni, si sono lasciati trasportar dall'odio conceputo contro di noi,
-solo perchè habbiamo voluto difendere le ragioni della nostra Piazza
-con termini della giustizia contro le loro irragionevoli pretensioni et
-conclusioni, che e privata et pubblicamente in absenza et in presenza
-nostra non si sono astenuti dal maltrattarne di mille ingiurie et
-minacce, come ne abbiamo dato parte all'Ill. signor Cardinal Vicerè
-et suo Collaterale Consiglio, forse per provocarci a farne qualche
-resentimento da per noi, per lo quale poi avessero potuto tacciarne di
-persone rivoltose et inquiete. Ma noi habbiamo il tutto sopportato con
-animo piucchè forte per non cagionare qualche giusta alterazione al
-nostro fedelissimo Popolo, il quale, come chè non è mai stato solito
-di ricevere simili affronti della Nobiltà nelle persone de' suoi
-Eletto, Capitani et Consultori, da che è stata fondata questa Città,
-facilmente havrebbe potuto far qualche movimento di vendetta, se noi
-havessimo cercato di rissentirci dell'aggravio fattone, e non havessimo
-procurato diminuire al possibile la gravità delle cose appresso quelli
-de' nostri quartieri. Anzi, hierimattina, 27 del corrente, vigilia
-dell'odierna festa de' gloriosissimi Apostoli Simeone e Giuda, tutte le
-Cinque piazze Nobili ad una stess'hora, unite, ciascuna però nella sua,
-con manifesto monopolio (con riverenza) conclusero che si facessero
-deputati, i quali potessero, per mezzo del sudetto Padre Taruggi
-asserto ambasciadore o d'altri, non pur resentirsi dalle istanze
-fatte (com'essi dicono) tanto licenziosamente dalla nostra Piazza
-in disservizio del Publico, ma dar parte a S. M. degli aggravii, che
-dicono haver patiti nel particolare delle istanze fatte anche da noi
-intorno all'haver voluto impedire il detto Padre, dove medesimamente
-si dolgono e del signor Vicerè (di niuno de' quali non mai si
-contentarono) che del Collaterale, per ordine del quale, con somma
-giustizia, si prende informationi contro i deputati c'hanno spedito il
-medesimo Padre, cosa che mai si ricorda c'abbiano fatto contro questa
-fedelissima Piazza, della quale sempre hanno fatto qualche stima,
-fuorché da alcuni mesi in qua, sebben crediamo (se pur ad altro non
-hanno l'occhio) che tutto ciò habbiamo fatto et facciano per atterrirci
-et farci desistere dalle oppositioni, che tanto giustamente facciamo
-alle loro ingiuste conclusioni et pretensioni, et ottenere per questa
-strada quanto bramano, poiché veggono che questa nostra fidelissima
-Piazza è hoggidì, per gratia d'Iddio, retta e governata da persone da
-bene (se pure è lecito lodarci con la propria bocca) timorose di Dio e
-della giustizia, et sopratutto amiche della pace e zelose del servitio
-della M. S. et in particolare del suo Eletto, di conosciutissima bontà
-e qualità. Però noi staremo sempre fermi e saldi et attenderemo coi
-termini del dovere e della giustizia la difesa delle nostre raggioni,
-sintanto che da chi può comandarci non ci verrà altrimente commesso
-et ordinato, ancorchè ci fosse con notabile preiudizio dell'havere
-dell'honore et della vita di tutti noi.
-
-Abbiamo dunque, signore Eccellentissimo, voluto narrare queste cose a
-Vostra Eccellenza, sia perchè Ella ne stia com'è di dovere informata,
-sì anche, come detto abbiamo, perchè ci faccia la gratia col suo
-christianissimo zelo di farlo a saper a S. M. acciocchè et Ella et
-V. E. col suo Consiglio non pure intendano che suddetti Aggente et
-Ambasciadore sono stati dichiarati nulli, come eletti contro la forma
-della raggione e che come tali non devono esser ammessi et ascoltati,
-ma anche la M. S. provvegga con la sua giusta e potente mano in maniera
-che non siamo a questo modo maltrattati e dispreggiati da questi
-Nobili che ad altro non aspirano che a farsi soli et assoluti padroni
-del maneggio delle cose, di questa Città, senza la nostra fidelissima
-Piazza del Popolo ci abbia una menoma parte. E per fine baciando a
-Vostra Ecc. humilissima et riverentemente le mani le preghiamo da
-Sua Divina Maestà il colmo di ogni felicità e compita grandezza — Di
-Napoli a 28 Ottobre 1622 — Humilissimi e Devotissimi Servi — L'eletto,
-Capitani et Consultori della piazza del fed. Popolo Nap. — _Paolo
-Vespolo_, eletto — _Anello Auricola_, cons. — _Orlando Prencipe_,
-capitano — _Giacomo Pinto_, cons. — _Giuseppe Palmisano_, capitano —
-_Giov. Ang. della Monica_, cons. — _Giov. Batt. Pelliccia_, capit. —
-_Pietr'Antonio Ferrante_, cons, et capit. — _Andrea Pulce_, capit. —
-_Loise Rispolo_, Cons, et Cap. — _Agost. de Juliis_, cap. — _Agost.
-Miranda_, Cons, e capit. — _Francesco d'Anna_, capit. — _Francesco
-Schettino_, capit. — _Horatio Pisano_, capit. — _Giov. Loise Saggio_,
-capit. — _Giuseppe Maffeo_, capitano — _Giov. Tommaso Giovine_, capit.
-— _Pietr'Antonio Sorrentino_, cap. — _Genn. Fasano_ cap. — _Santolo
-Manso_, cap. — _Ottavio Cassano_, cap. — _Marcello Manna_, cap. —
-_Bened. Mancino_, cap. — _Ottavio di Mayo_, cap. — _Lutio di Maria_,
-cap. — _Giov. Andrea Sances_, capitano — _Giov. Andrea Canale_, cap.
-— _N. Giov. Vinc. Petito_, cap. — _Cesare Campanile_, cap. — _Paolino
-d'Amato_, cap. — _N. Giov. Bernardino de Juliano_, Cap. et Secr.„
-
-
-III.
-
-BANDO, CON CUI SI RIPETE L'ORDINE DI DOVERSI RIVALERE LE ROBE MOBILI,
-CHE ERANO STATE PRESE DA DIVERSE CASE PER ORDINE DI MASANIELLO.
-
-Philipphus dei Gratia Rex. etc.
-
-Per un altro nostro Banno fu ordinato che chi tenea robbe mobili di
-qualsivoglia conditione prese da diverse case, borghi e casali di
-questa fedelissima Città, consistentino in gioie, in oro, argento di
-qualsivoglia maniera, drappi d'oro, seta et altro prese per ordine del
-q. Masaniello d'Amalfi o per altro ordine le debbiano rivelare sotto
-pena della confiscazione et altre a nostro arbitrio. E perchè molti
-pochi hanno rivelato appresso di chi fossero dette robbe, per questo
-acciò si possa provvedere di giustitia vogliamo che in termine di
-ventiquattro ore doppo la pubblicatione di questo lo debbiano rivelare
-all'Eletto o al Presidente Genoino delegato per S. E. E se in questo
-termine di ventiquattr'ore doppo l'affissione del presente Banno non
-le riveleranno si dà indulto a tutti quelli, quali etiam saranno stati
-complici et oltrechè se reveleranno in potere di chi si ritroveranno
-dette robbe, se le darà la terza parte della pena, nella quale saranno
-incorsi li trasgressori, quale se le darà sicuramente. Dat. Neap. die
-19 Julii 1647 — _Il Presidente_, D. GIULIO GENOINO. D. MARZIO SCALESIO,
-_segretario_.
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- Prefazione pag. v
- Notizie di alcune opere inedite adoperate in questi
- ricordi „ 3
- PARTE PRIMA — La Piazza del Mercato di Napoli e
- la casa di Masaniello „ 19
- PARTE SECONDA — La famiglia di Masaniello „ 61
- PARTE TERZA — Masaniello ed alcuni di sua famiglia
- effigiati nei quadri, nelle figure e nelle stampe
- del tempo „ 137
- PARTE QUARTA — Documenti „ 181
-
-
-
-
-APPENDICE FIGURATIVA
-
- [Illustrazione: Fig. 1. — MICCO SPADARO: Il Mercato di Napoli
- durante la rivoluzione. (_Museo Nazionale di Napoli_)]
-
- [Illustrazione: Fig. 2. — Dettaglio del quadro di Micco
- Spadaro: (_Masaniello parla al popolo_) (Vedi testo, pag.
- 145)]
-
- [Illustrazione: Fig. 3. — Parte centrale del quadro di Micco
- Spadaro: (_Masaniello a cavallo_)]
-
- [Illustrazione: Fig. 4. — La piazza del mercato: (_da una
- stampa dell'antica Guida di Napoli del Parrino_)]
-
- [Illustrazione: Fig. 5. — Il Duca d'Arcos: (_Stampa antica_)]
-
- [Illustrazione: Fig. 6. — Don Giulio Genoino: (_Stampa
- antica_)]
-
- [Illustrazione: Fig. 7. — Il Cardinale Ascanio Filomarino:
- (_Stampa antica_)]
-
- [Illustrazione: Fig. 8. — Il Duca di Guisa: (_Stampa antica_)]
-
- [Illustrazione: Fig. 9. — La Sellaria: (_dall'antica guida di
- Napoli del Parrino._)]
-
- [Illustrazione: Fig. 10. — MICHELANGELO CERQUOZZI: Masaniello
- a Cavallo. (_Galleria Spada — Roma._)]
-
- [Illustrazione: Fig. 11. — Ritratto di Masaniello: (_Galleria
- Rospigliosi — Roma._) (Vedi testo, pag. 151)]
-
- [Illustrazione: Fig. 12. — Masaniello: (_dal frontespizio del
- libro_ “Napoli sollevata„ _di Amatore._) (Vedi testo, pag.
- 153)]
-
- [Illustrazione: Fig. 13. — Masaniello: (_Collezione di
- Bartolommeo Capasso._) (Vedi testo, pag. 157)]
-
- [Illustrazione: Fig. 14. — Masaniello: (_Biblioteca dei P. P.
- Gerolomini in Napoli_) (Vedi testo, pag. 158)]
-
- [Illustrazione: Fig. 15. — Masaniello: (_dal Ms. del Molino._)
- (Vedi testo, pag. 167)]
-
- [Illustrazione: Fig. 16. — Masaniello di notte: (_dal Ms. del
- Molino._) (Vedi testo, pag. 167)]
-
- [Illustrazione: Fig. 17. — Masaniello fuori di sè: (_dal Ms.
- del Molino._) (Vedi testo, pag. 168)]
-
- [Illustrazione: Fig. 18. — Matteo d'Amalfi: (_dal Ms. del
- Molino._) (Vedi testo, pag. 169)]
-
- [Illustrazione: Fig. 19. — La moglie di Masaniello: (_dal Ms.
- del Molino._) (Vedi testo, pag. 170)]
-
- [Illustrazione: Fig. 20. — La sorella di Masaniello: (_dal Ms.
- del Molino._) (Vedi testo, pag. 171)]
-
- [Illustrazione: Fig. 21. — Cognato di Masaniello: (_dal Ms.
- del Molino._) (Vedi testo, pag. 171)]
-
- [Illustrazione: Fig. 22. — Plastica della testa di Masaniello
- _Teca del Duca di Martina_ (Vedi testo, pag. 153)]
-
- [Illustrazione: Fig. 23. — Masaniello e Cromwell (_da una
- medaglia del Museo di Napoli._) (Vedi testo, pag. 177)]
-
-
-
-
- IMPRESSO NELLA REALE TIPOGRAFIA
- FRANCESCO GIANNINI & FIGLI
- L'ANNO MCMXIX IN NAPOLI
-
-
-Lire dodici
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] _In un piccolo Ms. del tempo di poche carte in 8, che da me si
-conserva, ed è intitolato: _Memoria de los rebeldes, que fueron en
-Francia, y vinieron sobre la armada francesa, y residieron en Roma,
-y los que se volvieron a este reyno despues del indulto general_, il
-Verde dicesi di Giugliano, e che_ finjio de ser fiel vasallo y acudia
-à la yglesia de S. Iago de los españoles en Roma.
-
-[2] V. Di Blasi _Stor. cronol. dei Vicerè di Sic._ t. II. p. II. pag.
-335.
-
-[3] GIORDANO, _Hist. Neap._ Ms. c. XIII: _De his qui pomœrium
-auxerint_; SUMMONTE, _Hist. di Nap._ I, 64; TUTINI, _Dei seggi di
-Napoli_ p. 10.
-
-[4] _Chron. Suessan._ ap. Pelliccia, _Raccolta di Cronache_ etc. I, 57;
-Registri Angioini n. 19 (1274, B.) f. 27; Doc. del 1288 ap. SABATINI,
-_Calend. Napol._ Maggio p. 58.
-
-[5] _In loco, qui dicitur Moricinum._ Reg. 1269. S. f. 173, ap.
-MINIERI, _Notizie sull'archiv. Angioino_ p. 81; _extra civ. Neap. in
-loco qui dicitur Moricinum_. Reg. n. 9 (1270. C) f. 83. Cf. Reg. 1278,
-B. f. 75, ap. MINIERI, _Alcuni studii storici intorno a Manfredi e
-Corradino_ p. 60 — _Moricinum sive Mercatum._ Reg. 1292, E, f. 345 ap.
-ALITTO, _Vetusta Regni Neap. Mon._ Ms. f. 56 v. mihi Cf. _Bullarium
-Carmelitanum_ I, 606.
-
-[6] Reg. 1269, S. f. 173 e Reg. n. 30 (1278, B.) f. 75 ap. MINIERI,
-_Op. ll. cc._
-
-[7] Dipl. del 1270 ap. SUMMONTE, _Op. cit._ II, 264, Fasc. 80 il 2º ap.
-MINIERI, _sui fascicoli angioini_ p. 55.
-
-[8] Reg. n. 106 (1300-1301. A) f. 82 e n. 111 (1301. F), f. 30, e 149
-v. In questi due documenti si nota il l_avinarium, per quod decurrit
-aqua, que descendit a fonte Formelli in mare_; GIOV. VILLANI, _Istor.
-Fior._ L. VII, c. 29.
-
-[9] GIOV. VILLANI, _l. c._ Cf. FILANGIERI, principe di Satriano,
-_Docum. per la Storia, le arti e le industrie nelle prov. Nap._ vol.
-III, p. 257.
-
-[10] SABA MALASPINA, _Hist._ L. IV, c. 16; _Chron. di Partenope_, L.
-II, c. 11.
-
-[11] SABA MALASPINA, _Hist. l. c._
-
-[12] La testimonianza del Malaspina è stata combattuta recisamente
-dal ch. cav. Del Giudice con la sua dotta memoria: _Il giudizio e la
-condanna di Corradino_ (Nap. 1876) ritenendola come _sospetta e del
-tutto inverosimile_ (pag. 19). Ma, sebbene le ragioni, che l'egregio
-mio amico a sostegno della sua opinione desume dal sistema tenuto in
-quel tempo tra noi intorno ai parlamentari ed alle _curie generali_, ed
-intorno al procedimento penale contro i proditori notorii e manifesti,
-sieno certamente fondate e gravissime, pure io non oso rigettare
-interamente l'affermazione di uno scrittore così autorevole qual è
-Saba Malaspina. La convocazione dell'assemblea fu forse una semplice
-formalità eccezionale per un caso così specialmente eccezionale e
-singolare, e fu diretta ai deputati di due sole provincie del reame, le
-più vicine a Napoli, affinchè l'esecuzione dell'infelice Corradino, già
-preventivamente decisa da Carlo, non fosse anche per poco ritardata.
-
-[13] TUTINI, _Op. cit._ p. 16; FALCO, _Del sito di Nap._ p. 22.
-
-[14] Reg. cit. 1269, S, f. 162, ap. MINIERI, _Notizie l. c._ e Reg. n.
-30 (1278, B) f. 75 — Cf. SUMMONTE, II, 262.
-
-[15] Reg. n. 76 (1295, B), f. 85, e cit. Reg. n. 106 (1300-1301. A), f.
-82.
-
-[16] Reg. cit. n. 106 — Cf. CAMERA, _Annali_, II, 86.
-
-[17] Reg. n. 125 (1302, E.), f. 53 — V. CAMERA, _Op. cit._ II, 94.
-
-[18] DOM. DE GRAVINA, _Chron._ ap. PELLICCIA, _Op. cit._ III,
-226; BOCCACCIO, _De casibus virorum illustr._ L. IX, e con minori
-particolari, la _Chronaca di Partenope_, III, 23, ove erroneamente
-si aggiunge anche Sancia, la nipote di Filippa Catanese, che, per
-essere in quel tempo pregna, fu giustiziata dopo. Queste fonti furono
-seguite dal COLLENUCCIO, I, 246, ediz. Gravier, dal COSTANZO, _Istor.
-del regno_ p. 203, dal SUMMONTE, _O. c._ II, 426, e da altri, che
-tralascio. — D'altra parte GIOV. VILLANI nelle _Istor. Fior._ XII, 52
-parla del supplizio dei soli uomini, e così pure il _Chron. Siculum_
-testè pubblicato dalla Società Napolitana di Storia Patria p. 10;
-aggiungendo poscia esattamente la giustizia di Sancia al dicembre
-seguente.
-
-[19] Reg. Ang. n. 353 (1346 C.) f. 24. Debbo questa notizia all'amico
-prof. De Blasiis.
-
-[20] Il fatto è narrato assai ambiguamente e con la data, certamente
-erronea, del 1355 nella _Chronaca di Partenope_, III, 28 copiata da
-Notar Giacomo a p. 56 in nota. Ivi si confonde la venuta del conte
-Lando e di Luigi di Durazzo in Napoli nel 1351, col supplizio dei due
-fratelli della Polla, che assai verisimilmente dovette avvenire nel
-1348, quando fu fatta, come dice il Cronista di Gravina, _vindicta
-maxima de morte ducis Andreae_, e non dopo, quando questa sarebbe stata
-tardiva.
-
-[21] _Chron. di Parten._ III, 35.
-
-[22] _Diurnali del Duca di Monteleone_ secondo il testo genuino. Il
-raffazzonamento posteriore (p. 67 ediz. Gravier) varia. NOTAR GIACOMO
-p. 69; _Annali del Raimo_ ap. PELLICCIA _O. c._ I, 114; PASSARO,
-_Giornale_, p. 11.
-
-[23] DE PIETRI, _Hist. Nap._ p. 80; CELANO, _Notizie_ ecc. III, 263.
-
-[24] FACIO, _De rebus gestis ab Alphonso 1_ L. II, c. 31.
-
-[25] Cfr. _Cronica Anonima_ in cit. _Raccolta_ ecc. I, p. 180; _Cronica
-di Ant. Feltrio_ ivi p. 290; PASSARO, _Op. cit._ p. 12.
-
-[26] CELANO, _Op. cit._ IV, 68; PARRINO, _Nuova guida di Nap._ 1723,
-p. 238, dove è pure la veduta della Piazza presa da S. Eligio, che sta
-innanzi a questo capitolo.
-
-[27] V. Bandi municipali nelle _Pragmaticae r. Neap._ I, 228, 231,
-ediz. Cervone.
-
-[28] VALENTINO, _Napole scontrafatto_ etc. p. 321, ediz. Porcelli, e
-BASILE, nella lettera premessa alla _Vajasseide_ del Cortese t. II.
-delle Opere.
-
-[29] V. la _Situazione fatta dall'Illustrissimo signor Portolano di
-questa fedelissima città nell'anno 1692, de cacciate e pennate delle
-botteghe, posti fissi et amovibili, barracche et altro_, Napoli s. u.
-n. in 4.
-
-[30] _Suggeco_, nel dialetto Napoletano vale _soggetto_. Cf. BASILE,
-_Lo cunto de li cunte_ I, 126 ediz. del Croce.
-
-[31] Capitoli del ben vivere, e Bandi municipali nelle _Pragmat. r.
-Neap._ I, 184, 191, 193, 204.
-
-[32] CAMPANILE, _Diario circa la sollevazione della plebe di Nap. nel
-1647_, Ms. f. 3.
-
-[33] Nella Relazione del 1773 intorno alla causa della Città col R.
-Fondo di separazione dei lucri, si dice che per tradizione sapevasi
-come anticamente i _buccieri_ e _salcicciari_ passavano 10 o 12 ducati
-l'anno al capitano e tenente degli alabardieri, perchè davano loro il
-permesso di tenere avanti due botteghe, una a S. Francesco Saverio (S.
-Ferdinando di Palazzo) e l'altra a S. Giovanni maggiore, una casacca di
-alabardiere, ed una alabarda, ne desse il permesso dal Tribunale di S.
-Lorenzo. _Memoriali_, vol. XII, f. 31 nell'Archivio Municipale.
-
-[34] Bandi municipali nell'_Op. cit._ I, p. 216 — ZAZZERA, _Giornali
-del duca d'Ossuna_, nell'_Archiv. stor. ital._ IX p. 496.
-
-[35] DEL TUFO, _Ritrato della nobilissima città di Napoli_. Ms. della
-fine del secolo XVI nella Biblioteca Nazionale. Cf. VOLPICELLA, _Giov.
-Battista del Tufo_, Nap. 1880. PARRINO, _Op. cit._ p. 228. — Il talamo
-per taglio della testa a coloro che non s'impiccavano può notarsi a
-poca distanza della cappella della Croce nel quadro di Micco Spadaro
-nel Museo Nazionale. La forca vedesi poi incisa nella _Pianta_ di
-Napoli del 1566 nella Corsiniana in Roma: Col. 44, 4, 24.
-
-[36] Intorno a ciò veggasi principalmente la Corrispondenza tra la
-Corte di Roma ed il Nunzio Pontificio nel cit. _Archiv. stor._ t.
-IX, p. 446, e 524 ed altrove. — Talvolta però si procedeva con minori
-scrupoli, ed il dritto di asilo non era punto rispettato. Difatti in
-questo stesso anno 1617 due giovani, Marco e Giuseppe Ferraro, ai 28
-marzo _furono ammazzati per ordine del vicerè dentro S. Lucia a mare_.
-Il _Registro del morti_ della parrocchia di S. Giovanni Maggiore, dal
-quale ricavo questa notizia (L. IV, f. 66) non dice la ragione del
-fatto. Un altro esempio singolare ne abbiamo pure sotto il viceregnato
-di D. Pietro Antonio d'Aragona. Allora, “essendosi, come dice con
-parola di biasimo uno scrittore contemporaneo, tre delinquenti,
-scappati dal carcere della Vicaria, rifugiati nella chiesa di S. Tomaso
-a Capuana, i ministri di corte di notte tempo scoverto il tetto della
-chiesa ferirono dl molte archibugiate quei poveracci, i quali indi a
-poco da sicarii stessi, che di là su calarono dentro la chiesa, in
-mezzo agli altari avanti l'ostia sacratissima crudelmente scannati
-furono.„ ISOLANI, _Apologia_, etc. Bologna 1672 p. 35.
-
-[37] _Memorie attinenti alla Chiesa di S. Croce al Mercato._ Ms. già
-presso l'egregio ricercatore delle cose patrie, l'abate D. Vincenzo
-Cuomo, ora nella Biblioteca Municipale.
-
-[38] Bandi municipali nell'_Op. cit._ t. I, p. 224 e 236.
-
-[39] DEL TUFO (_Ms. cit._) nel 1.º dei suoi _Ragionamenti_ fa un
-_sonetto in lode del quadretto Napoletano_. — Le frutta dovevano essere
-scelte, si vendevano senza bilance e senza _assisa_, ed i venditori si
-chiamavano _quadrettari_.
-
-[40] DEL TUFO. Ms. cit. _Ragionamento_ IV, p. 116-17.
-
-[41] V. _Acta visit. capp. ab archiep. Buoncompagni_ an. 1633, vol.
-II, f. 182. Le pitture dei fatti di Corradino furono fatte incidere
-ed inserire nella sua opera dal Summonte II, 232 e 233. — Nel 1630
-tentandosi fare una nuova cappella dietro a questa, che descriviamo,
-fu impedito, e vi restò solo una stretta tribuna che volgarmente fu
-detta la cappella dei seggettari. _Cronistoria del Convento del Carmine
-Maggiore._ Ms. nella Bibl. Nazionale a f. 16 v.
-
-[42] Il disegno della colonna e del ceppo, come anche della statua di
-Margherita, che accennerò in seguito, può vedersi nell'opera di Del
-Re, _Rimembranze storiche ed artistiche_, p. 193. Inoltre non ha guari
-il Rev. d. Vincenzo di Napoli, rettore della chiesa del Purgatorio al
-Mercato, fece trarre la fotografia della accennata colonna e l'inserì
-nel suo opuscolo intitolato: _La colonna espiatoria di Corradino di
-Svevia_, Nap. 1888.
-
-[43] Bandi municipali. Ivi p. 225.
-
-[44] SUMMONTE, _Op. cit._ II, 263.
-
-[45] Secondo che rileviamo della cit. _Cronistoria_ f. 13 in quel
-tempo, allorché qualcuno diceva di non aver danari e ne dimandava,
-rispondevasi _andate alla regina del Carmine che ve li darà_.
-
-[46] FILANGIERI, _Documenti_ ecc. t. III, p. 438 e 451.
-
-[47] _Acta visit. cappell. ab archiep. Caracciolo_ an. 1675, f. 540
-— Qui sulla muraglia, e propriamente dove dicevasi “allo reale della
-carne„ stava pure una cappelletta di S. Maria del Carmine. _Acta visit.
-arch. Buoncompagni_, vol. II, f. 200.
-
-[48] Quest'arte fu qui trasferita, come già accennai, nel 1301 per
-ordine di re Carlo II. Da quel tempo il quartiere prese il nome di
-Conceria, che tuttora ritiene, quantunque l'arte da circa 50 anni non
-più ivi si eserciti.
-
-[49] STEFANO, _Luoghi sacri di Nap._ p. 46.
-
-[50] _Acta visit. cappell. ab archiep. Gesualdo_ 1598, v. IV, f. 508.
-Cf. STEFANO, _Op. cit._ c. 43; e D'ENGENIO, _Nap. Sacra_ p. 445.
-
-[51] _Acta visit. cappell. arch. Gesualdi_ v. IV; CELANO, III, 265.
-
-[52] Istr. del 1437 per not. Nicola Vigiliano notato nella
-_Cronistoria_ cit. f. 34; _Acta visit. cappell. ab Annib. de Capua_
-1583 f. 9 — _Item Paroc. minor._ f. 133.
-
-[53] Doc. ap. _Acta visit. paroch. mai. ab Annib. de Capua_ 1580 f. 42
-v. — SUMMONTE, _Op. cit._ IV, 430.
-
-[54] BOLVITO, _Notam. Mss._ f. 115, mihi.
-
-[55] Doc. dei 25 ottobre 1454 per not. Giov. Pisano ap. _Cronistoria_
-cit. f. 34; altro del 1496 ap. _Acta vis. S. Restitutae_ f. 91 v.,
-ove il vico è detto _de li Scannacardilli seu de li Scannasorici_; ed
-altro del 1563, in cui esso chiamasi vico _de li Scannasarici, seu li
-parrettari_. _Acta visit. par. mai. ab Ann. de Capua_ 1580 f. 960.
-
-[56] PARRINO, _Op. cit._ p. 222.
-
-[57] BASILE, _Lo cunto de li cunti_, I, 75 ediz. Croce.
-
-[58] _Acta visit. cappell. ab arch. Gesualdo_ 1598, vol. IV, f. 208.
-
-[59] Istrum. del 1508 ap. _Acta visit. cappell. ab Ann. de Capua_ 1583
-f. 28 v. e descriz. della cappella del Carminello. _Ibid._ n.º 20.
-
-[60] _Acta visit. capp._ anno 1583 n.º 19.
-
-[61] Celano, G. III, p. 261.
-
-[62] _Acta visit. cappell. ab. arch. Gesualdo_ 1598 v. IV, f. 496. —
-STEFANO, _Op. cit._ c. 43.
-
-[63] Bandi municipali nell'_Op. cit._ t. I, p. 192.
-
-[64] Bandi municipali nell'_Op. cit._ t. I, p. 196, 224, 229.
-
-[65] MAZZELLA, _Descrizione del regno di Nap._ p. 338; AGETA, _ad
-Moles_ etc. I. 420 — V. pure Bandi municipali nell'_Op. cit._ t. I, p.
-196.
-
-[66] SUMMONTE. _Op. cit._ I, 246. Essa dopo questa epoca nel 1653 fu
-in altro modo rifatta dal vicerè conte di Ognatte; PARRINO, _Teatro dei
-Vicerè_ t. II, p. 464; CELANO, IV, 73.
-
-[67] In taluni Frammenti Mss. degli _annali della Città di Napoli_
-dal 1611 al 1679 composti da Nicolò Caputo, dei quali io conservo
-copia, all'anno 1632 dicesi “i Napoletani in onore della Madonna
-del Carmine contribuirono alla spesa di presso a ducati 9000 per lo
-prezzo di molte paja di case, che furono diroccate in Napoli avanti la
-porta maggiore della chiesa del Carmine al Mercato che impedivano la
-vista della facciata di quella, e stavano contigue ad un'antichissima
-porta.... Coloro che contribuirono a questa spesa furono li signori
-Vicerè del Regno, gli Eletti della città sì dei nobili come del popolo;
-il Reggente D. Giovanni Enriquez, marchese di Campi; D. Giovanni
-Grasso Reggente della Vicaria; Nicola Giodice principe di Cellammare,
-et. corriere maggiore; il consigliere Pietro Antonio Caravita e D.
-Francesco del Campo; li razionali della Regia Camera Gioseffo Ametrano
-et Fabrizio Cennamo, che fu poi Presidente di Camera. Questa porta così
-antica della città si ridusse in nulla nell'anno 1637 per causa di un
-incendio ivi successo per le polvere da fuoco, che vi si vendeva.„ —
-Cf. pure TUTINI, _Op. cit._ p. 15.
-
-[68] Così denominato da un piccolo ponte, che stava fino al 1459
-innanzi la Chiesa, e sotto il quale scorrevano le acque del lavinajo
-prima che il corso di esse fosse trasferito all'_Arenaccia_. V.
-_Cronistoria_ f. 36.
-
-[69] Bandi municipali nella _Op. cit._ t. I. p. 186, 196, 204.
-
-[70] CAPECELATRO, _Diario_ t. I, p. 14; NICOLAI, _Historia delle ultime
-rivoluzioni di Nap._ p. 20.
-
-[71] GIRAFFI, _Le rivoluzioni di Napoli_, p. 13 ediz. di Ferrara 1705.
-(LIPONARI, _Relazione, etc._ Padova 1648 p. 14, e 131).
-
-[72] CAMPANILE, Ms. cit. f. 7.
-
-[73] VERDE e TUTINI, _Racconto_ Ms. al giorno 8 luglio.
-
-[74] Un altro scrittore contemporaneo dice, “questo tavolato era lungo
-da palmi 60 et largo 10, e stava dalla parte orientale del mercato,
-che serviva per giuochi de persone saltatori, sopra del quale vi stava
-infinita gente al n.º de 200 con bandiere di pezze vecchie ed insegne
-del Re e del popolo„. DELLA MONICA, _Historia delle rivolutioni di
-Napoli del 1647_ Ms. f. 21, v.
-
-[75] TONTOLI, _Il Masaniello_ p. 47; NICOLAI, _Historia_ etc. p. 45;
-CAPECELATRO, _Diario_ etc. I, 58 Cf. RICCA BERNARDO, _Annali del mondo
-dei nostri tempi_ etc. An. Domini 1655. Ms. in 4 nella biblioteca
-dell'Archivio di Stato, f. 90 v. e _Storia del tumulto di Napoli_, pure
-Ms., che manca del fine, conservato presso di me al f. 13 v. Bisogna
-però avvertire che il Ricca nella narrazione di questi fatti, copia
-testualmente le parole del Tontoli.
-
-[76] DONZELLI, _Partenope liberata_ p. 43, 44, 61.
-
-[77] CAPRIATA, _Istorie_ t. III, p. 365.
-
-[78] TARSIA, _Tumultos de la ciudad y reyno de Napoles en el 1647_.
-Lione 1670 p. 93.
-
-[79] DELLA PORTA, _Cause di stravaganze_ et. Ms. t. I, f. 9, e 129
-mihi; FUIDORO INNOCENZO, _Successi storici_ Ms. f. 18; SIMONETTI
-TARQUINIO, _Storia della rivoluzione di Napoli_. Ms. al giorno 7
-luglio.
-
-[80] Lo stesso dice il DELLA PORTA nel cit. Ms. f. 42. Il CAMPANILE
-inoltre nel Ms. cit. f. 15 v. dichiara che era _un'aquila imperiale
-pittata con un laccio in torno_. Ed il GIRAFFI, p. 13, spiegando
-meglio la cosa aggiunge. “Sotto la finestra della sua casa v'è l'arma
-e nome di Carlo V molto antica verso la parte sinistra della fontana,
-ivi vicina, che si attribuisce a misterioso presagio di dover egli
-rinnovare e mettere in piè, come egli stesso disse facetamente
-più volte, nella città e popolo di Napoli i favorevoli e gratiosi
-privileggi concedutili dall'innata benignità di quell'invitto Monarca.„
-Il TONTOLI da ultimo a p. 124 afferma, che l'impresa stava sopra la
-finestra e dichiara che “l'aquila fosse stata pronosticatrice del
-futuro imperio in quella casa sebbene il laccio che la circondava
-infausti annuncii par che additasse.„ Ma è facile imaginare che
-l'impresa di Carlo V fosse stata ivi apposta, perchè probabilmente un
-tempo vi stava l'officina daziaria di Piazza maggiore, poscia più oltre
-trasferita.
-
-[81] POLLIO, _Histor. del regno di Napoli_. Ms. nella biblioteca
-Nazionale f. 24 v.
-
-[82] Il Ms. che non aveva titolo neanche nell'originale, comincia: “È
-pur troppo difficil cosa scrivere l'historia„ e finisce “quel che poi
-succedè appresso si scriverà da chi è stato presente„. L'A. anonimo
-principia la sua narrazione dai 7 luglio 1647 e la termina col sabato
-5 ottobre, quando avendo inteso “che il Duca d'Arcos e sua Altezza
-havessero risoluto cannoniare la città si partì con tutta la casa
-per Bari.„ Egli spesso è testimonio di veduta e narra le cose con
-sufficiente imparzialità. Voglio pure notare l'errore in cui cade nel
-credere che il tavolato innanzi alla casa di Masaniello fosse stato
-fatto per ordine di costui per avere più agio a dare udienza.
-
-[83] Così le due portelle congiunte, ora non più esistono, perchè una
-di essa, in epoca che non posso accertare, diventò bottega.
-
-[84] Nella Pianta di Napoli fatta nel 1798, che si conserva
-nell'Archivio di Stato, al n. 17, che porta il titolo: _Pezzo del
-Mercato_, si annota l'isola dei caseggiati, che ho di sopra descritta,
-e si veggono registrati 28 compresi fra botteghe e portelle coi numeri
-civici da 176 a 202, numerazione che non è stata mutata ed esiste
-tuttora presentemente. Se non che la destinazione di alcuni compresi
-differenzia ora da quella che prima aveva. Così il n. 179 che ora è
-portella, allora era bottega, e viceversa il n. 181 che ora è bottega,
-allora era portella; così pure il n. 191, che ora è portella, era
-bottega, e il n. 192 che ora è bottega, allora era portella. Così pure
-scambiano finalmente i compresi segnati coi numeri 198, 199, 200, 201.
-A quanto pare dunque il n. 179 che una volta era portella, nel 1798 era
-bottega ed ora è stata di nuovo addetto alla primiera destinazione.
-
-Da ultimo bisogna pur ricordare che recentemente il Municipio di
-Napoli su proposta della Commissione per la conservazione dei Monumenti
-municipali fece apporre sul portoncino n. 177, la seguente iscrizione:
-
- IN QUESTA CASA
- NACQUE IL XXIX GIUGNO DEL MDCXX
- TOMMASO ANIELLO D'AMALFI
- E QUI DIMORAVA
- QUANDO FU CAPITAN GENERALE
- DEL POPOLO NAPOLETANO
-
-
-[85] Vedi le fedi di nascita di Masaniello, dei fratelli e della
-sorella riportate prima di tutti dal ch. fu signor Luigi Volpicella
-negli _Atti dell'Accademia Cosentina_.
-
-Nè si creda che dicendosi in quelle fedi al _Vico rotto_, si abbia
-voluto indicare qualche casa posta dentro quel vico. Ivi non vi è
-presentemente, nè pare che abbia potuto esservi pel passato altro che
-bassi e botteghe. Il parroco mancando allora più chiara indicazione,
-cercò di determinare il sito col vico, assai noto, ch'era alla casa più
-prossimo.
-
-[86] CAPECELATRO, _Op. cit._ I, 65: GIRAFFI (LIPONARI) p. 131.
-
-[87] DONZELLI, _Op. cit._ p. 52; DE SANTIS, _Op. cit._ p. 93; DE TURRI,
-_Dissidentis etc._ p. 83.
-
-[88] DONZELLI, p. 41; GIRAFFI (LIPONARI), p. 141; BRUSONI, _Hist.
-memorabili_ (Ven. 1653) p. 245; DE SANTIS p. 79-80; _Diario_ Ms. f.
-82. Altri come il Capecelatro e Nicolai, tacciono questi due fatti o li
-raccontano diversamente.
-
-[89] Questo fatto dal SALVINI, _Annotazioni_ ecc. affermasi accaduto
-al cardinale Filomarino, secondo che egli aveva udito dire (V. _Vocab.
-della Crusca v. tardo_), ma certamente la persona del visitatore nella
-diceria fu scambiata.
-
-[90] DI FIORE, Giov. Tomaso. _Racconto dei tumulti popolari di Napoli_.
-Ms. contemporaneo presso la bibl. municipale; DE TURRI, _Op. cit._ p.
-87; CAPECELATRO, I, 165.
-
-[91] NICOLAI, _Op. cit._ p. 85.
-
-[92] _Arch. Stor. Ital._ t. cit. p. 382; BIRAGO p. 244; DE TURRI p. 71.
-
-[93] _Arch. stor. Ital._ ivi p. 385 — CAPRIATA, _Op. cit._ p. 365.
-
-[94] CAMPANILE, Ms. f. 14 con qualche variante nei nomi dei consultori;
-NICOLAI, _Op. cit._ p. 57
-
-[95] AMATORE, _Napoli sollevata_ p. 36.
-
-[96] Lo stemma della piazza del Popolo era un campo bipartito giallo e
-rosso con un P nero soprapposto.
-
-[97] Ciò era stato ordinato da Masaniello. DONZELLI _op. cit._ p.
-25; NICOLAI _Op. cit._ p. 71; GIRAFFI (_Liponari_) _Op. cit._ p. 133;
-CAPECELATRO _Op. cit._ I, p. 44; DE TURRI _Op. cit._ p. 71; TONTOLI
-_Op. cit._ p. 29.
-
-[98] Narra il Pollio che Masaniello un giorno capitanando i lazzari
-avendo visto nella rua Francesca uno dei ritratti del re esposti
-ordinò a tutto il popolo che si fermasse e s'inginocchiasse innanzi
-all'effigie “et fece dire tre pater et altrettante avemarie per
-l'augumento di S. M. come (_da quelli_) genuflessi fu fatto in presenza
-mia.„
-
-[99] _Lettera del maestro di campo Ottaviano Sauli al Marchese Spinola
-a Genova, nell'Arch. stor. Nap._ an. XV, p. 372.
-
-[100] POLLIO, _Op. cit._ fol. 38 v. e f. 239.
-
-[101] CAMPANILE, Ms. cit. f. 15. Il SAULI, nella _Lettera_ sopra cit.
-dice che fu da S. E. e da tutti salutata ed applaudita.
-
-[102] DELLA PORTA, Ms. cit. f. 56; DELLA MONICA, Ms. cit. f. 58 v.;
-DONZELLI, _Op. cit._ p. 48: TONTOLI, _Op. cit._ p. 134; DE SANTIS, _Op.
-cit._ p. 92.
-
-[103] Le parole che seguono sono testualmente riportate dagli Storici
-contemporanei sì stampati che manoscritti. Io qui non ho fatto che
-raccoglierle e ripeterle. V. tra gli altri DONZELLI, _Op. cit._ p. 61;
-DE TURRI, _Op. cit._ p. 107 e CAMPANILE, Ms. f. 17. Le stesse cose poi
-Masaniello replicò nel giorno seguente dal pergamo nella chiesa del
-Carmine. DE SANTIS, _Op. cit._ p. 10.
-
-[104] Il Conte di Olivares (1595-1599), V. _Giunta alli Giornali di
-Scipione Guerra_, che si crede opera di un tal Ferrante Bucca. Ms.
-presso di me f. 1.
-
-[105] Non altrimenti di Granvela nel 1570 (_Arch. Stor. It._ IX p. 236)
-ed il duca di Alba nel 1629, (Bucca Ms. cit. f. 2).
-
-[106] Era partito il 2 maggio 1619, onde contradire gli ambasciatori
-mandati dalle _piazze_ nobili, e supplicare il re per la continuazione
-del governo del duca di Ossuna. _Arch. Stor. It._ IX p. X. p. 234 n.
-65.
-
-[107] V. _Nota Electorum_, t. III f. 131 nell'Archivio Municipale.
-
-[108] Dell'indole e dei costumi del Genoino trattano lo ZAZZERA,
-_Giornale ecc. nell'Arch. Stor. It._ IX p. 571 CAPECELATRO, _Annali_,
-p. 138; e _Diario_, I, 7, ec. e tutti gli storici della rivoluzione
-del 1647. In un _Resunto originario de la solebacion de la ciudad de
-Napoles_, che si trova tra le _Relaciones de los tumultos_, di cui ho
-fatto cenno nella _Notizia_ premessa a questo libro, così parlasi di
-lui; “Jullio Genuino de edad de 86 (80 dicono tutti gli altri scrittori
-contemporanei) años, clerigo de misa, descendiente del lugar de la
-Cava, sin hijos, aunque asido casado, hombre inique, y de execrables
-costumbres, astuto, cavilloso, y de ruin nacimiento, villano, y por
-tal admittido en Napoles, fue eleido por Electo del popolo en tiempo
-que era virrey el duque de Ossuna,„ f. 1. Qualche altra particolarità
-taciuta dagli storici, trovasi nei capi mandati dalla Città contro
-il Duca di Ossuna, ove dicesi che il Genoino, “avendosi attribuito di
-essere egli assoluto elettore de' consoli dell'arte della seta, ne fu
-per decreto della Camera, come uomo sedizioso, levato con tutta la sua
-casa et origine, e comandato che non potesse in _futurum_ esercitare
-cariche in detta arte, nè esso, nè suoi parenti„. GIULIANI f. 61, v.
-
-[109] Il Genoino fu creato Proeletto con biglietto del Vicerè dei 7
-aprile e prese possesso agli 8 dello stesso mese nella sua _piazza_
-in S. Agostino, GIULIANI Ms. cit. f. 21. Si disse che per avere una
-tal carica, avesse pagato 8000 ducati. _Relacion de lo Arcobispo de
-Capua dirigida al confesor de su Magestad_ in Madrid nei _Successi
-cit._ III 369. Egli nell'anno antecedente già una prima volta era stato
-a' 2 maggio nominato ad una tal carica; ma la sua nomina per alcune
-irregolarità, con decreto del collaterale de' 17 luglio dello stesso
-anno, era stata annullata. Le copie del biglietto di nomina e di questo
-decreto trovansi nel Ms. cit. _Successi varii_ III, f. 406, e nel
-GIULIANI, f. 19.
-
-[110] Anche in maggio 1585, allorché la sollevazione della plebe pareva
-che non avesse altro motivo se non l'abbondanza ed il buon mercato del
-pane, il popolo, come dice un ambasciatore veneto, “si lasciò intendere
-voler l'osservanza di taluni privilegi toltigli, e fra gli altri avere
-cinque voci la sua piazza sola da bilanciare le cinque de' nobili„.
-MUTINELLI, _Relazioni_, II, 148.
-
-[111] SUMMONTE, _Hist. di Nap._ I, 135, 144, 157; CAPACCIO, _Il
-forestiero_ p. 780; TUTINI, _Dell'origine e fondazione dei Seggi di
-Napoli_ p. 240 ecc. — In una lettera del 12 luglio 1650, che trovasi
-trascritta nella copia del _Racconto della sollevazione di Napoli_, (V.
-Notizia sopra citata) la quale già conservata dal fu mio egregio amico
-abbate d. Vincenzo Cuomo, ed ora trovasi nella Biblioteca Municipale,
-il Tutini si lagna di essere stato “perseguitato dalli napolitani
-et in particolare dalli nobili, li quali, dice egli, sopportar non
-potendo quello stampai cinque anni prima de' Seggi et in particolare
-del popolo di Napoli, hanno sempre cercato di volermi malignare....
-e, nelli sollevamenti della plebe, presero occasioni di opprimermi,
-et tentarono calunniarmi.... et in particolare il figlio del reggente
-Latro, detto don Diego, lo quale per tutti li puntoni di Napoli, andava
-con li libri delli seggi in mano, dicendo che io era stato causa collo
-predetto libro, di far sollevare il Popolo..... Inoltre, vedendo questo
-vuoto di effetto, mandarono un giorno in Sant'Agostino a gridare che io
-era quello che andava fomentando per Napoli prima che venisse l'armata
-del signor D. Giovanni, mandarono un tale di casa Montagna al popolo,
-in pubblico con dire che io l'avea fatti; e questo fu nella festività
-del mio gran protettore S. Gennaro, poichè alcuni sacerdoti che si
-ritrovarono presenti, mi difesero con la verità e me lo riferirono la
-mattina stessa del santo, dentro l'Arcivescovato. — Inoltre, essendo
-venuto quello scellerato del Duca di Ghisa, che fecero! Vollero
-tentare due vie per farmi morire: la prima con persuadere don Agostino
-Naclerio, ed il popolo che io diceva male del Duca, e l'altra che io
-aveva scritto una lettera all'ambasciatore di Francia.... cosa che
-neanche mi era passata per la mente.... acciò se non pigliava per la
-strada del Duca, fossi inconfidente del re Cattolico. Dissero dippiù
-che io aveva intorbidata la pace. Colui che fu autore di questo fatto
-fu uno scellerato sacerdote apostata, che, avendo buttato l'abito
-sacerdotale, vestiva da secolare e fu Maestro di campo del popolo di
-Napoli. Intendo abbia pagata la pena delle sue scelleraggini. Dissero
-finalmente che io aveva fatto uno scritto contro il Popolo e contro
-altre genti, quale non si è veduto mai, ecc. Camillo Tutini — Die 12
-Julii Millesimo sexcentesimo quinquagesimo„. _Racconto_ ecc. f. 88 v. —
-Il Tutini accusato presso il duca di Guisa di aver scritto la lettera
-contro di lui all'ambasciatore di Francia, di cui sopra egli stesso
-fa cenno, per evitare la sorte toccata ai suoi compagni Salvatore
-di Gennaro, ed Antonio Basso ai 17 gennaio 1648, si rese latitante,
-ed indi fuggì a Roma, ove tra il 1666 ed il 1667 morì. Il fatto
-taciuto o poco esattamente narrato dagli altri storici e dallo stesso
-Capecelatro, trovasi diffusamente riportato nel _Racconto_ del Verde al
-detto dì 17 gennaio.
-
-[112] _Nota Electorum_ t. III. f. 135 nell'Arch. municip. Ivi ai
-9 aprile è segnato “Giulio Genoino„ ed in margine si nota: _Questa
-mattina pigliò possesso dell'Elettato popolare._
-
-[113] Si trova memoria de' _Compagnoni_ in Napoli fin dal secolo XV.
-Nel 17 febbraio 1495 saputosi l'arrivo di Carlo VIII nelle vicinanze
-di Capua e la perdita di quella città, Napoli si levò a rumore, perchè
-come dice il PASSARO (_Giornale_ f. 66), _andaro con tutti i gentiluomi
-certi ruffiani et compagnoni a sacchiare li Judei_ (Cf. _Diurnali_
-di Giacomo Gallo p. 12). In seguito, il vicerè d. Pietro de Toledo
-(1532-1552) cercò di estirpargli della città, vietando con pubblico
-bando che nessuno andasse in quadriglia, e parve infatti che cessassero
-(Miccio, _Vita di Pietro di Toledo nell'Arch. Stor. It._ IV, p. 18). Ma
-i _Compagnoni_ ripullularono ed erano numerosi nel secolo XVII. Di loro
-parla lo Zazzera narrando questi avvenimenti, ed Innocenzo Fuidoro nei
-_Successi storici della sollevazione del 1647_, di cui ho fatto cenno
-nella _Notizia_ sopra indicata n. 4. Costui di Onofrio Cafiero dice
-che vivea “da _compagnone_ di vilissimo valore, habile ha far male,
-di pessima vita, come sono tutti quelli che si chiamano volgarmente
-compagni (_compagnoni_)... e si aveva vendicata opinione di guappo alla
-spagnuola, et smargiasso alla napolitana„ f. 23. Quindi, nel dialetto,
-un tale appellativo si usò come sinonimo di bravaccio, e _faceva lo
-compagnone_, dice Fasano nella _Gerusalemme XIII._ 20. V. pure II, 15.
-
-In processo di tempo, forse dalla loro frequenza nelle case di giuoco,
-e specialmente nella baracca o casa che stava innanzi Palazzo chiamata
-la _Camorra_, anzichè dalla forma di una sopravveste, che fin dal
-secolo XV pure _Camorra_ dicevasi (NOTAR GIACOMO, _Cron._ p. 168), i
-compagnoni presero il nome di _Camorristi_, senza lasciare l'antico
-che tra loro (V. MARC MONNIER _La camorra_ p. 58 ed altrove) tuttora
-ritengono.
-
-[114] Il biglietto del Vicerè del 12 maggio colla lista del nuovi
-capitani nominati si trova nel Giuliani della Biblioteca Nazionale
-al f. 39 v. — Negli _Avvertimenti et ragioni in facto, da dirse et
-informare sopra li capi che s'imputano a Giulio Genoino pro eletto
-del popolo, come nella sua pretensa inquisizione_ si legge: che, nello
-scrutinio della elezione essendo approbato Orazio Rega, il Duca elesse
-Francesco Antonio Arpaia, persona dimandata con grande istanza dal
-marchese di Trevico, tanto al segretario del Vicerè, Urive, quanto ad
-esso Genoino. _Successi cit._ f. 409.
-
-[115] ZAZZERA _O. c._ f. 573. Cf. CAPECELATRO, _Diario del 1647_, I.
-
-[116] CAPACCIO, _O. c._ p. 526 e ZAZZERA in varii luoghi.
-
-[117] V. _Cautele_ vol. VI f. 219 nell'arch. Municip. Cf. _Arch. Stor.
-It._ IX p. 264, n. 51; ma qui erroneamente è notato l'affitto per
-ducati 100,000.
-
-[118] Relazione dei 22 Marzo 1619 nell'_Arch. Stor. It._ IX, 231, 64
-ZAZZERA, _Op. cit._ 553, 315.
-
-[119] Conclusioni della piazza del Popolo de' 18 maggio 1620, riferite
-nel Ms. del GIULIANI f. 22 e _Sententia forjudicationis_ ivi f. 78 Cf.
-Capaccio _Op. cit._ p. 531.
-
-[120] Nel vol. _Praecedentiarum_ VI, f. 111 a 13 (n. 132 nell'Archivio
-municipale) è registrato quanto dagli Eletti nobili praticossi in
-questa occasione il che è opportuno riportare qui in compendio. Ivi
-dunque si narra, che essendosi inteso esser venuto a Procida a......
-del mese di...... il nuovo Luogotenente Card. Borgia, gli Eletti
-nobili decisero notificare alle Piazze che facessero l'elezione degli
-ambasciatori e del Sindico. Le quali elessero ad ambasciatori Antonio
-Caracciolo per Capuana, Carlo Brancaccio per Nido, Cesare Rocco per
-Montagna, Matteo Serra per Porto, ed Annibale Capuano per Portanova,
-_perciocchè quello del popolo Giulio Genoino non vi si volle ritrovare,
-tuttochè fosse stato chiamato_. D. Bernardino di Cardines fu eletto per
-Sindaco della piazza di Nido, cui toccava.
-
-Ai 21 Maggio 1621 gli ambasciatori si radunarono in S. Lorenzo e fecero
-parità di voti nel nominare chi doveva esporre la ambasciata, tra
-Cesare Rocco ed Antonio Caracciolo; ma poi riunitisi di nuovo a' 23
-convennero in Antonio Caracciolo, mancandovi il Brancaccio, andato già
-a Procida.
-
-Ai 29 detto mese il Duca mandò nel Tribunale di S. Lorenzo D. Michele
-Vergara, regio usciere, a dire che si facesse il ponte per l'entrata
-del Borgia. Non si trovarono gli eletti perchè dai 18 non erano più
-venuti nel Tribunale. L'ambasciata fu fatta a Scipione Mazzuola,
-portiere delle Deputazioni straordinarie.
-
-Ai 24 domenica dopo pranzo, gli ambasciatori si riunirono in S. Maria
-la nova, e, non avendo potuto avere la galea, andarono per terra
-fino a Pozzuoli, e poi a Procida. Indi, fatto intendere al Cardinale
-pel segretario della Città ch'erano giunti quivi, e che trovavansi
-nel monastero di S. Margherita fuori la terra, venne loro incontro
-l'usciere maggiore sino alla metà della strada, e così andarono a
-Palazzo, dove furono ricevuti con suono di trombe e festa grandissima.
-Il Cardinale dal baldacchino, sotto il quale si trovava, venne loro
-incontro sino alla metà della camera, e poi stette in piedi vicino ad
-un buffetto. Il Caracciolo espose l'ambasciata e disse tra l'altro che
-i Napoletani dal “continente avevan distese le braccia dell'affetto
-sino a quell'isola per ricevere la persona del Cardinale, e che non
-ritrovandosi per la strettezza del tempo preparato il ponte solito
-farsi nella venuta del vicerè, havrebbero i medesimi cittadini disteso
-i proprii petti per riceverlo con quella riverenza et affetto, che li
-conveniva„.
-
-Dopo ciò che l'imbasciatori presentarono la lettera degli Eletti, e
-furono con grande cortesia accomiatati, rientrando indi di nuovo ad uno
-ad uno per farsi conoscere.
-
-Ai 27 mercoledì mattina anche gli Eletti andarono a complimentare il
-Cardinale, e furono nello stesso modo ricevuti ed accomiatati.
-
-Ai 3 Giugno, mercoledì, gli Eletti, senza il Sanfelice, perchè
-trovavasi malato, e senza quello del popolo, perchè il Genoino
-ripugnava, ed il Grimaldi aveva avuto biglietto che andasse a servire
-nella Summaria, andarono a Procida a dare il consueto giuramento.
-Quindi nel palazzo del marchese del Vasto in una galleria, verso 20
-ore, insieme con alcuni signori del Collaterale di toga di spada ed
-altri ministri regi si diede il giuramento. E prima il sig. Reggente
-Giordano lesse la patente, poi parlò il sig. Marco Antonio Muscettola
-per Montagna, cui toccava, il quale protestando la fedeltà della Città
-e Regno supplicò la sua S. Ill.ª che secondo il solito, e giusta
-i privilegi della città, giurasse di osservare e far osservare i
-privilegii, capitoli e grazie. Allora il Cardinale ponendo le mani
-sopra un messale apparecchiato dal regio usciere disse: Io giuro
-di osservare e di fare osservare a questa fedelissima Città e Regno
-tutti i loro privilegii, gratie, et capitoli conceduti loro finoggi.
-Ciò finito, il Cardinale vestitosi con celerità s'imbarcò per Napoli,
-sbarcando a Posillipo e n'andò a dirittura nel Castelnuovo, ove entrò
-ad un'ora e ½ o due di notte. La mattina per tempo, si cominciò una
-delle maggiori allegrezze che si fosse mai fatta per Napoli.
-
-[121] ZAZZERA nell'_Op. cit._ p. 575.
-
-[122] Questo voto che si legge nel libro _Votorum_ t. II f. 33, del
-nostro Archivio municipale, è il seguente; “A dì 18 Maggio 1620 io
-Giulio Genoino, eletto di questo fedelissimo Populo dico che essendomi
-conferito con alcuni deputati de detta mia fidelissima Piazza, nel
-tribunale di Santo Lorenzo, dove ho trovato gl'infrascritti signori
-delle infrascritte piazze, ciò e per Capuana Francesco Figliomaria
-(sic); per Porto Pietro Macidoni; per Montagna Marcantonio Musceptula;
-per Nido Scipione Dentice; per Portanova Matteo Capuano, avanti li
-quali ho fatto leggere una protesta per mano di notare Francesco
-Romano, et quella stipulata in presentia delli detti signori, et per
-ultimo per molte giustissime cause si è dimandata la dissunione del
-Populo da detta nobiltà, come appare in detta stipulazione, fatta
-questo medesimo giorno„.
-
-[123] _Avvertimenti et ragioni_ ec. sopra cit. f. 410.
-
-[124] Lettera degli Eletti della Città al Re, del 19 Maggio 1620,
-stampata dallo ZAZZERA, _Arch. Stor._ t. cit. p. 576.
-
-[125] Questi capi di accusa mandati al Re contro il duca di Ossuna,
-e distinti in _Governo di giustizia_, in _Governo del regno, et
-alloggiamenti_, nel _Governo della Città_, in _Azienda reale et
-religione_ si leggono integralmente in GIULIANI, _Cose Varie_ f. 54 ed
-in compendio presso lo ZAZZERA, p. 572.
-
-[126] Le licenze ai _Suggici_ da' 30 maggio a' 3 di giugno sono
-firmate dal solo Genoino. _Divers._ XIII, f. 114; (N. 1394, A, M.) —
-Gli eletti nobili affermano che egli fosse anche messo in possesso di
-molti arrendamenti della città, esigendo e disponendo tutto da sè solo.
-_Lettera al re_, presso lo Zazzera, p. 579.
-
-[127] “In questo dì del 18 arrivò di Spagna il Dottor Carlo Grimaldi,
-e la mattina del terzo dì seguente fu dichiarato che rinunziava al
-suo elettato et durò per alcuni giorni che tornò il Genoino„. _Nota
-Electorum_, III, f. 137 v. Il Grimaldi mandato alla regia Camera, non
-accettò l'ufficio e si ritirò nel convento del Carmine. ZAZZERA, p.
-589.
-
-[128] Il viglietto della Piazza di Giudice Criminale in persona di
-Giulio Genoino de' 20 maggio 1620 con l'attestato del Reggente della
-Vicaria del possesso preso, dal suo originale, che era tra le scritture
-state presso i nipoti di esso Genoino, trovasi trascritto nel vol.
-III, de' _Successi_ f. 406 mihi. ZAZZERA, _Op. cit._ p. 587. Negli
-_Avvertimenti et ragioni_ (§) 5 si nota dal Genoino, che egli fu fatto
-la seconda volta Eletto con viglietto de' 28 maggio 1620, e che a' 29
-detto, dopo mangiare, andò solo nel Tribunale di S. Lorenzo, et sedendo
-insieme con tutti gli Eletti nobili quietamente et pacificamente si
-diede la possessione al signor D. Giovanni d'Avalos all'ufficio di
-Grassiere come consta da detto atto di possessione. Si aggiunge che
-egli non mancò di mostrar sua buona volontà... poichè per quattro
-giorni continui, andò a sedere nel solito Tribunale di S. Lorenzo, ma
-essi nobili... non volsero continuare a venire più in detto Tribunale„.
-_Successi_, t. III, 410 v.
-
-[129] Questo manifesto è pubblicato nello ZAZZERA, _Op. cit._ p. 591.
-
-[130] I capi delle riforme proposte dal Genoino si leggono stampati
-con lo ZAZZERA nel cit. _Arch. Stor. It._ t. IX, p. 593, n. 375. —
-Il Genoino voleva farli stampare per diffonderli nel popolo, ma il
-tipografo non volle eseguir ciò senza il permesso del Collaterale (p.
-596). — Inoltre gl'intendimenti del popolo sono alquanto più ampiamente
-manifestati in una lettera del medesimo Genoino agli Accademici
-_Oziosi_, trascritta dalle carte di lui nel vol. III, de' _Successi del
-Duca d'Ossuna_ f. 403 v. che credo util cosa interamente riportare in
-Appendice al n. 1.
-
-[131] Così narra lo Zazzera, p. 549, ma il Genoino nella propria
-_Difesa_ afferma che si facesse la conclusione almeno di supplicare il
-Re a lasciare il Duca d'Ossuna nel Governo del Regno. _Successi cit.
-III_, f. 414 e 416 v. — L'Ardizzone nell'_Esamina_ o _Interrogatorio_
-fatto al Genoino, carcerato in Ispagna, a' 3 e 9 Agosto 1620 è chiamato
-da lui suo emulo. GIULIANI, f. 177 v. mihi.
-
-[132] Era con editto stabilito che non si potesse gridar: _serra
-serra_; e che contro quei che a tal editto contravvenivano procedesse
-la G. Corte della Vicaria _ad horas_. DE SANTIS, _Codice delle leggi
-del r. di Nap._ XII, p. 251. — Negli _Avvertimenti_ cit. il Genoino
-nega di aver avuto parte a questi tumulti, anzi dice che nel 28 maggio
-uscì solo per le strade della città a persuadere i cittadini che
-aprissero le botteghe e le case, f. 411.
-
-[133] ZAZZERA, p. 598. Mi piace riportare in Appendice al n. 2 un
-documento assai importante sul proposito, che leggesi nel Giuliani,
-f. 252. Esso è una lettera dell'Eletto e della piazza popolare a D.
-Baldassarre Zunica, presidente del Consiglio d'Italia, la quale ci
-dimostra, come le lagnanze e le aspirazioni del popolo esposte dal
-Genoino non erano già per particolari suoi fini esagerate.
-
-[134] ZAZZERA, p. 603. Secondo leggiamo nel citato vol.
-_Praecedentiarum_, al f. 114 v. “A' 14 Giugno, la domenica verso sera
-il duca d'Ossuna si imbarcò in una squadra di 6 galee per Spagna,
-lasciando in Palazzo sua moglie„. Il Genoino nei primi giorni si “salvò
-nelle camere della Viceregina.„ _Lettera di un cavaliere del governo
-della città a Giov. Francesco Spinelli_ in Giuliani, f. 32. Nella copia
-Ms. dei _Giornali_ dello Zazzera, posseduta da me, al dì 14 giugno si
-notano coloro, che furono carcerati pei passati tumulti, tra i quali
-cinque parenti stretti del Genoino, e coloro, che furono forgiudicati,
-tra i quali Giulio ed Antonio Genoino, e Francesco Antonio Arpaja. Si
-nota pure che furono confiscati e venduti i beni di esso Genoino. Non
-si tenne conto del _guidatico_ o salvacondotto, che egli aveva avuto
-dal Duca di Ossuna, copia del quale si legge a f. 70 del Giuliani.
-Sembra anzi che fosse stato posto un taglione sul suo capo, come
-può congetturarsi da una lettera degli Eletti dei 15 ottobre 1620.
-_Litterar._ VII, f. 2: v. nell'arch. Municipale.
-
-Da ultimo nella stessa copia Ms. dello Zazzera ai 6 agosto si narra che
-il Card. Borgia fece carcerare da 300 uomini popolari, la maggior parte
-del Mercato, per aver essi parlato licenziosamente del dottor Carlo
-Grimaldi, Eletto del popolo, sopra le cose della grassa; quali stettero
-così carcerati per parecchi giorni, e finalmente furono liberati con
-molto lor danno.
-
-[135] BASILE, _Pentamerone_, I, 136; _Le muse napolitane_, II, p. 328,
-CORTESE, _Opere_, II, p. 233, 234.
-
-[136] BASILE, _Pentamerone_, I. 130.
-
-[137] CORTESE, _Opere_, I, 90; II, _Pref._ III, 142; BASILE, _Pentam._
-II, 118; SGRUTTENDIO, _La Tiorba a taccone_, p. 27.
-
-[138] BASILE, _Pentam._ I, 253; CORTESE, II, 98 e 99; VALENTINI, _La
-meza canna_, p. 23.
-
-[139] CORTESE, II, 7; SGRUTTENDIO, _Ivi_ p. 30.
-
-[140] CELANO, _Notizie_ ecc. _della città di Nap. Giorn._ IV, p. 292
-ediz. del Chiarini; SANTILLO NOVA, _La Sporchia ncanzone_, p. 210.
-
-[141] CORTESE, I, 245; SGRUTTENDIO, p. 14 e 53; FASANO, _Gerusalemme
-Liberata_, I, 42.
-
-[142] SGRUTTENDIO, p. 53 e 187.
-
-[143] CAPECELATRO, _Diario_, III, 315.
-
-[144] BASILE, _Pentam._ I. 365.
-
-[145] CORTESE, _Vajasseide_, e TARDACINO (Bartolomeo Zito) _Annotaz._
-II, p. 76 e 88.
-
-[146] DE STEFANO, _Luoghi sacri di Napoli_ p. 46.
-
-[147] SUMMONTE, _Hist. di Napoli_, I, p. 279. _Acta visit. paroch.
-minor. ab. arch. Annibale de Capua_ a 1580, f. 455.
-
-[148] CELANO, _O. c._ IV, 218; D'AMBRA, _Descriz. Napoli_ II, p. 394.
-
-[149] Fino al 1844 generalmente dubitavasi dei luogo della nascita di
-Masaniello. Alcuni lo dissero napoletano senza più, non dichiarando
-se era tale, perchè nato in Napoli, oppure in altro luogo del Regno.
-Altri lo dissero nato nella nostra città, nella piazza, o ne' vicoli
-del Mercato. I più lo credettero amalfitano, donde avrebbe tratto
-il cognome che, da taluno anche contemporaneo (V. Balthas. BONIFACII
-_Historia ludicra_, Ven. 1652 p. 746 e ss.), senza alcun fondamento si
-affermò esser Maia o di Maio. E così su questo e sul nome, che egli
-cangiò in Tomaso Angelo il detto _Boniface_ poetava a p. 748 della
-detta opera.
-
- _Nominis omen habet, pelagoque profundior alto_
- _Maximum hic Thomas grandis abyssus erat._
- _Angelus ut verbo, factis sic Angelus ipsis_
- _Nescio quid majus vir fuit ipso viro._
- _Gente satus Maja, solers, subtilis, acutus_
- _Ingenium alipedis nactus et ipse ei est._
- _Quid mirum quod tam velox hinc avolet? alas_
- _Dat sous huic genitor, quo celer astra petat._
-
-Ma, nel 1844, l'egregio abbate d. Vincenzo Cuomo ed il signor Emmanuele
-Palermo, diligentissimi investigatori delle cose nostre, tolsero ogni
-dubbiezza su tal proposito. Essi rinvennero ne' registri della Chiesa
-parrocchiale di S. Caterina in _Foro magno_ non solo la fede di nascita
-del medesimo, che ho riportata testualmente nel racconto, ma anche le
-fedi del matrimonio suo e de' suoi genitori, non che quella della sua
-morte e della nascita di sua sorella Grazia e di un fratello, Antonio,
-che dovette morire pria del 1647, non trovandosi di lui menzione
-alcuna ne' fatti di quello anno. Poco dopo tutte queste fedi furono
-pubblicate dal chiarissimo cav. Luigi Volpicella, in un suo erudito
-discorso _Della patria, famiglia e morte di Masaniello di Amalfi_ nel
-vol. III degli _Atti dell'Accademia Cosentina_, ed indi ripetute nella
-2.ª edizione della _Storia Napoletana dell'anno 1647_, scritta dal fu
-chiarissimo Michele Baldacchini.
-
-[150] “A 18 Febbraio 1620, Francisco, alias Cicco d'Amalfi et Antonia
-Gargano, ambi napolitani che habitano al Carmine, _servatis servandis
-iuxta formam_ del S. C. T. et i riti della nostra Corte, ambi sono
-stati ingaudiati in casa per me Don Giovanni Matteo Peta, paroco, con
-decreto di Monsignor Vicario Generale, e vi furono presenti Andrea
-di Rossi, Agostino Ceratolo, Salvatore Lizzibelli, e Giovan Battista
-Cacuri, don Olimpio Siciliani et altri„. _Registri della Chiesa
-Parrocchiale di S. Caterina in foro magno. Libro V dei matrimonii_, f.
-89 n. progressivo 16. — In un poemetto scritto a forma di lettera in
-dialetto napoletano ai 10 agosto 1647, di cui conservo copia, dicesi:
-_No cierto Masaniello pisciavinolo, Figlio de no Ceccone._
-
-[151] “Addì 29 Luglio 1625, Bernardina, figlia di Pietro Pisa et
-Adriana de Satis è stata battezzata da me D. Giovan Matteo Peta et
-levata dal sacro fonte da Prutentia Calenda, avanti al Carmine„. _Reg.
-cit. Lib. XII dei battezzati_, fol. 151 n. 183.
-
-[152] BASILE, _Le Muse napoletane_ II p. 287 e 305.
-
-[153] BASILE, _Pentam._ I. 365; CORTESE, II. 50 e 99.
-
-[154] CORTESE _Annot._ del Tardacino, II. 155.
-
-[155] BASILE, _Le Muse Napol._ II 288.
-
-[156] “Essendosi fatte le tre denunzie ne' tre giorni festivi continui,
-cioè a' 27 Gennaio, 2. 19 febbraio 1641, _inter missae parrocchialis
-solemnia_ et non essendo scoperto alcun impedimento, io abbate don
-Giovan Matteo Peta, per me interrogato in chiesa Tommaso Aniello
-di Amalfi et Berardina Pisa napolitani, dicti habitano a questa
-parrocchia, et avuto il loro mutuo assenso, servata la forma del S.
-C. T. et decreto di Monsignor Vicario Generale, con lo quale despenza
-etiam al bimestre elasso, l'ho solennemente conjunto in matrimonio
-_per verba de praesenti_ et vi furono presenti Domenico de Satis,
-napolitano, figlio di Nuncio, di questa parrocchia, Giovan Battista
-Pisa, napolitano, figlio di Scipione, di questa parrocchia; Domenico
-d'Alessandro, napolitano, figlio di Vincenzo, di questa parrocchia et
-Clerico Andrea Catone, et altri„. _Reg. cit. Lib. VII dei Matrimonii_
-f. 3 n. 18.
-
-[157] “Grazia Francesca, figlia di Francesco d'Amalfi, et Antonia
-Gargano, è stata battezzata da me don Giovan Matteo Peta et levata
-dal Sacro Fonte da Geronima Esperta, al vico Rotto„. _Reg. cit. Lib.
-XII de' battezzati._ f. 69 n. 98. — “A' 27 Cennaio del 1641 precedenti
-le tre debite denunzie ne' tre giorni festivi consecutivi, 6, 13, 17
-gennaio 1641, _inter missae parrocchialis solemnia_, et non essendo
-scoperto alcun impedimento, io Abbate Giovan Matteo Peta, parroco, ho
-interrogato in chiesa Cesare di Roma, di Gragnano, e Grazia d'Amalfi
-napoletana, ambi non ancor casati, habitanti al Vico Rotto al Lavinaio,
-et havuto il lor mutuo assenso secondo la forma del S. C. T., con
-decreto di Monsignor Vicario Generale, l'ho solennemente riuniti in
-matrimonio _per verba de praesenti_, et vi furono peresenti Thommaso
-Aniello d'Amalfi, napolitano, figlio di Francesco di questa parrocchia,
-Giuseppe Giannattasio, napolitano, figlio di Raimondo, di questa
-parrocchia, Agostino Brancaccio, napolitano, figlio di Battista, di
-questa parrocchia, clerico Andrea Catone et altri„. _Reg. cit. Lib. VII
-dei matrimonii_, f. 2.
-
-[158] “Ai 26 maggio 1625 Giovan Battista figlio di Francesco di Malfa
-et Antonia Gargano è stato battezzato da D. Sebastiano Zizza, et levato
-dal sacro fonte da Geronima Composta al Lavinaio„. _Reg. cit. lib. XII
-dei battezzati_, f. 125.
-
-[159] POLLIO, _Ms. cit._ f. 74: _Racconto_ o _Diario_ Ms. p. 237;
-CAPECELATRO, _Diario_ II, 40; ec.
-
-[160] BASILE, _Le Muse napol._ II, 288.
-
-[161] Le _villanelle_ erano canzoni dettate sì in italiano, come nel
-dialetto, le quali sin dal secolo precedente avevano acquistato tanta
-fama che si desideravano e si ripetevano anche nei paesi stranieri.
-Il Costo, dal quale ricavo questa notizia, riporta pure il principio
-di alcune di esse, come: _Napolitani non facite folla_ ec. _Ssi
-suttanielle, donna, che portate_ ec. e accenna al pensiero di altre,
-come quella del _trasformarsi in pulice per mozzecar le gambe alla
-Signora_. (_Fuggilozio p. 137_). Certo la fama, di cui le _villanelle_
-godevano, era dovuta alla musica, da cui eran vestite, anzichè ai pregi
-del loro concetto o della loro forma poetica. Esse, come alcune altre
-canzoni di diverso metro, si accompagnavano al ballo, il quale allora
-ne prendeva la denominazione, ed era di moda in Francia, e nel Belgio
-nella fine del secolo XVI, _Mémoires de l'acad. de Brux._ VIII, 16.
-— Le canzoni in voga nel tempo, di cui trattiamo, sono accennate dal
-Basile, dal Cortese e dallo Sgruttendio.
-
-[162] Varie specie di ballo in uso a quel tempo sono indicate dal
-BASILE _Pentam._ I, 237, e 369. Alla _Spallata_ accenna il CORTESE
-I, 89. Le _cascarde_ erano canzoni che si sposavano al ballo. Delle
-_cascarde_: _Pordenzia, madamma la zita_ ecc. parla il medesimo CORTESE
-II, 146. Cf. DE RITIS, _Voc. Nap._ in v.
-
-[163] V. _Pragm._ XX. _De vectig._ 10, 11, 12, 14, 16 ec. t. IV p.
-138-156 ediz. Cervone; PARRINO _O. c._ II, 266.
-
-[164] Il Monterey quasi nello stesso spazio di tempo prese ben 43
-milioni di ducati, dei quali solo 17 girono a pro del re. CAPECELATRO,
-_Annali_, p. 45. Cf. _Una seconda congiura di Campanella_ del ch.
-De Blasiis, nel _Giornale Napol._ p. 433 e s. — _Les deux Siciles_,
-scriveva il marchese di Fontenay, ambasciatore del re di Francia a
-Roma, nel 1648, _sont les meilleures Indes qu'ait le roi catholique._
-Dispaccio del 7 gennajo 1648. _Le duc de Guise à Naples_ p. 24.
-
-[165] BISACCIONI, _Historia delle guerre civili di questi ultimi
-tempi_, Ven. 1644 V. II, p. 112; BRUSONI, _Stor. d'Ital._ XV, 444.
-
-[166] _Arch. Stor. It._ IX p. 324
-
-[167] DONZELLI, _Partenope liberata_ p. 16.
-
-[168] Fede del tenente del Castel S. Elmo di esser morte 27 persone per
-aver mangiato pane fatto colla farina della Città, 1629. — _Cautele_,
-vol. XXV, f. 246-248 nell'Arch. Munic.
-
-[169] Nella pramm. 15 tit. _de Aleatoribus_ del 1735 tra le case dei
-giuochi dei dadi, che si permettono, essendosi dismesse le altre, si
-nota la _Camorra innanzi Palazzo_. _Pragm._ t. I. p. 118.
-
-[170] DONZELLI, _Op. cit._ p. 18; DE SANTIS, _Storia del tumulto di
-Napoli_ p. 26.
-
-[171] Un bando del duca di Medina dei 24 luglio 1638, confermato dal
-duca d'Arcos ai 15 marzo 1646, affinché _ad unguem_ si osservasse ed
-eseguisse, prescriveva che “non si dovesse introdurre dentro la città
-quantità alcuna di pane, farina ec. per minima che fosse senza aver
-pagato prima il debito diritto... sotto pena... alle donne... di anni
-3 di esilio _extra provinciam_, e che ritrovato alcuno in _flagranti_
-di un tal contrabbando si dovesse assicurare della persona e della roba
-ec.„ Pramm. 50, tit. _De vectig._ t. IV, p. ?...
-
-[172] DONZELLI, _O. c._ p. 22; DE SANTIS l. c.; DE KUSSAN, _Histoir. de
-la révol. de Naples_ I, 55.
-
-[173] _Istoria del tumulto di Napoli del Mag. Bernardo Ricca. U. I.
-D._ dalli 7 luglio 1647 sin alli 6 aprile 1648 Ms. presso di me, monco
-della fine f. 160. (Questa istoria fino all'agosto 1647 è simile a
-Tontoli); _Racconto cit._ Ms. agli 8 luglio; DELLA MONICA _Op. cit._
-Ms. f. 27; DONZELLI I. c., CAPECELATRO, _Diario_ I, 32; DE SANTIS
-_Op. cit._ p. 49; NICOLAI, _Op. cit._ p. 39; DE TURRI, _Dissidentis,
-desciscentis, receptaeque Neap. libri_ p. 55, ed. Gravier.; GIRAFFI
-ecc.
-
-[174] In quei tempi, allorchè usciva qualche giustizia dal tribunale
-della Gran Corte della Vicaria, dopo il trombetto ed il banditore che
-annunciava il delitto e la qualità della morte, andava, come ci fa
-sapere il Summonte, un gran stendardo chiamato _Pendone_ di color rosso
-colle insegne reali e con quelle del Gran Giustiziere del regno, il
-quale precedeva il condannato assistito dalla compagnia dei Bianchi.
-_Hist. di Nap._ I, 177; DEL TUFO, _Ragionamenti cit._ Ms. rag. V.
-Questo costume imitavano i lazzari. _Racconto cit._ agli 8 luglio.
-
-[175] I _bazzareoti_ erano e si dicono ancora i venditori ambulanti di
-commestibili.
-
-[176] CAPECELATRO, _Diario_, III, 273. Tra la ricchissima nomenclatura
-d'ingiurie, che ha il dialetto napoletano nelle opere scritte prima
-del 1647 non si trova mai il vocabolo _Lazzaro_. Esso fu introdotto
-in quella occasione, e fu dato a tutti i plebei sollevati di qualunque
-paese o regione fossero. Così il Buragna chiama i tumultuosi di Palermo
-_lazzari_ di Sicilia, p. 8: il Valvasor che in un Ms. posseduto una
-volta dal Conte di Policastro tratta dell'assedio posto a Sorrento nel
-1647-48 dai plebei del contado, nomina costoro _lazzari del Piano_, e
-così via discorrendo. Mal si apposero dunque quei che derivarono una
-tale denominazione da un fondaco del Mercato, che dalla famiglia cui
-apparteneva, si sarebbe detto dei _Lazzari_. (_Racconto_ f. 209).
-
-[177] _Racconto_ agli otto luglio; _Giornale storico dei tumulti
-popolari e dei loro eventi accaduti e delle pene dei delinquenti da
-luglio 1447 per li 16 gennaio 1652_, f. 6. Ms. presso il ch. D. Gennaro
-Aspreno Galante. L'A. testimone di veduta sembra essere uno scrivano o
-certo persona del foro. Cf. pure il Polito al f. 309.
-
-[178] “Tutte le mondiglie di oro e di argento che si poterono colligere
-dalle ceneri di que' mobili furono donati alla chiesa di S.ª Maria
-delle Grazie alla Pietra del Pesce„. CAMPANILE, _Diario_, f. 7. Il
-danno secondo il Della Monica, ascese a più di 15,000 ducati. Ms. f.
-27.
-
-[179] _Diario Anonimo_ del 1647, f. 20 mihi.
-
-[180] POLLIO, _Op. cit._ f. 34.
-
-[181] GIULIANI, f. 77. La sentenza dl fuorgiudica leggesi pure nel
-CAPACCIO, _Forestiero_, p. 531.
-
-[182] Le petizioni del Genoino al Re per essere _abilitato_, come
-allora dicevasi, si trovano nel Giuliani fol. 81, e la copia della
-commissione fatta all'Alarcon ne' _Successi varii_, T. III, fol. 407.
-Nel f. 45 del T. II che trovasi nella Bibl. Naz. vi è l'allegazione di
-un tal Giov. Francesco Castaldi in difesa del Genoino così intitolata:
-_De jure pro U. I. D. Julio Genoino tribuno fidelissimi populi Neap.
-contra r. Fiscum coram regios delegates regis Catholici._
-
-[183] I quattro giudici furono: Salvo, Brancia, Niquesa ed il
-presidente D. Giovanni Erriquez col fiscale della Vicaria. Il Genoino
-poi giunse in Napoli con Franc. Ant. Arpaia a' 4 maggio 1622, e dopo
-nella notte andò a Baia, e nel mattino seguente a Capua. _Lettera
-de' Deputati dell'Ambasceria al signor Fabio Caracciolo in Madrid._
-Giuliani, f. 231.
-
-[184] La copia della lettera, che scrisse Giulio Genoino al re Filippo
-IV, quando gl'inviò il modello, leggesi ne' _Soccessi varii_, fol. 428,
-4.
-
-[185] Carta de aviso della gratia ricevuta da sua Maestà ai 12 febbraio
-1634. _Soccessi varii_ cit. f. 420 c. In piedi si nota: dal suo
-originale delli fragmenti remasti dalle scritture del Genoino portata
-in questo luogo nel 1672.
-
-[186] V. Biglietto del Vicerè al Reggente Matthias Casanatte, nei
-_Successi_ f. 431. Il fatto è narrato pure abbastanza diffusamente dal
-CAPECELATRO, _Annali_, p. 158.
-
-[187] _Apologia di Giulio Genoino all'Abbate Torrese_, f. 432.
-
-[188] _Racconto_, f. 8 ec.
-
-[189] BISACCIONI, _Op. cit._ P. II, p. 129.
-
-[190] CAMPANILE, _Diario_, f. 16; TONTOLI, _Il Masaniello_ p. 132.
-
-[191] CAMPANILE, _Diario_ f. 13; _Diario anonimo_ Ms. p. 30, e 11;
-_Racconto_ cit. al dì 13 luglio; BURAGNA p. 137; NICOLAI p. 77:
-CAPECELATRO _Diario_ p. 168.
-
-[192] Secondo alcuni scrittori, la moglie di Masaniello andò più volte
-a Palazzo, prima della solenne visita della Domenica, ed ebbe in tale
-occasione, o in altre, parecchi regali. Il Fuidoro dice al f. 35 v.
-“quest'andare e venire in Palazzo della moglie di Masaniello et sua
-sorella, durò più volte sempre in carrozza fino a tanto che si fecero
-le capitolazioni. E, per imprimere azioni di corrispondenza fra di
-loro, acciocchè si fosse effettuata la capitolazione per la quiete,
-il Vicerè e la viceregina alternavano regali a Masaniello e a sua
-moglie, portati da soldati della sua guardia d'alabardieri et soldati
-di fanteria„. In un altro manoscritto che tratta pure dei fatti di
-Masaniello fino alla sua morte, e di cui non posso indicare il titolo,
-perchè monco del principio, si dice: “La signora Viceregina ha mandato
-in dono alla moglie del detto Tommaso Aniello un'altra collana d'oro
-con cannacca di diamanti; con gli orecchini anche di diamanti del
-valore di diecimila scudi in circa, et una catena d'oro alla siviglia
-a Giovanni d'Amalfi fratello del detto Tommaso Aniello, e parola di
-voler battezzare il figlio che haverebbe partorito la moglie del detto
-Tommaso per esser gravida, ed il titolo di Duca di S. Giorgio„. Il
-manoscritto contemporaneo si conserva dal mio egregio amico d. Bernardo
-Gaetani, cassinese, abate di S. Paolo in Perugia ed ora vescovo di
-Sansevero in Puglia. — Dei regali parlano pure altri scrittori del
-tempo, e specialmente il GIRAFFI, giorn. VI p. 142, il BIRAGO, _Delle
-Historie memorabili_, Ven. 1663, p. 245, ed il BURAGNA p. 137, che fa
-menzione di alcuni vestiti molto costosi, di scelte paste e di altre
-cose dolci.
-
-[193] Alcuni dicono che la carrozza appartenesse al Duca di Maddaloni
-(BURAGNA 156, GIRAFFI 165); ma i più affermano che fosse di Corte.
-
-[194] BASILE, _Pentam._ ss, 10; Pragm. 446, e _Supplem._, I, 190.
-
-[195] SGRUTTENDIO, _O. c._ f. 80; CAPUTO, _Annali_ Ms. f. 48 mihi.
-
-[196] La visita della moglie di Masaniello a Palazzo è narrata da tutti
-gli scrittori di quegli avvenimenti. Cito, tra gl'inediti, CAMPANILE f.
-160; DELLA PORTA f. 56; _Racconto_ ai 14 Luglio: DE FIORE, _Racconto
-dei tumulti popolari di Napoli_, Ms. DIARIO ANONIMO Ms. f. 38 v.; 43;
-e tra gli stampati: DONZELLI _O. c._ p. 127; CAPECELATRO, _Diario_ I.
-86; GIRAFFI p. 166; BURAGNA p. 158; DE SANTIS p. 108: DE TURRI p. 192;
-_Mém. du baron de Modène_, I, p. 148.
-
-Mi piace però riferire le parole del gentiluomo della Corte della
-Viceregina sul proposito, che si leggono nel _Ms. Relaciones_ ecc., di
-cui ho parlato più sopra nella _Notizia_ premessa a questo libro: “A
-las siete de la tarde fue la mujer de Masaniello con sus parientas a
-ber a mi Señora la Duquesa, vestidas de tela de oro, y su Excellenzia
-las dio a todas halandrias.„ f. 17. Aggiungo la notizia, che ne dà
-D. Miguel de Miranda altro gentiluomo spagnuolo al signor Duca di
-Montalto, in questo modo: “No perdono el desbanecimiento a la mujer
-de Thomas Anielo, y el ritentar ber a so Ex.ª la Señora Duquesa de
-Arcos, y asi se dio a intender quererla visitar; y como en su Ex.ª son
-yguales la grandeça y agasado no les nogu la acojida, dispuso de la
-benida de esta Dama al Castillo ynbiando las carroças que la trajessen,
-prebiniendo las sillas, enquien trase con su madre y parientes. Los
-adornos, con que benia eran mejorados en la sustancia, mudados ya el
-lienço y lana en sedas y telas de oro, tan ajustado a su traje que auno
-havia dejado la forma de la marineria, culpa o descuydo del tiempo,
-pues obrando tan apriesa en el marido, ce descuydo del aseo de la
-muger. Mandola regalar Su Ex.ª con una joja de balor, a su Hermana con
-una cadena, y a las de mas con muchos dulces que llebaron„ f. 750. — Le
-parole poste in bocca alla Viceregina ed alla moglie di Masaniello sono
-testualmente riportate da' più gravi scrittori di questi avvenimenti.
-
-[197] DONZELLI _O. c._ p. 81 — Che fosse stata regalata la moglie del
-Visitatore perchè non si togliesse la gabella sui frutti lo asserisce
-il POLLIO _O. c._ f. 305, e lo fa intravedere il DE SANTIS p. 26. Egli
-come dice costui a p. 4, _sotto il manto del servizio del re cercava i
-proprii interessi_.
-
-[198] Il Pollio così racconta questo fatto: “La moglie di Masaniello al
-ritorno da Palazzo fu accompagnata alla carrozza dai Tedeschi con le
-Alabarde, e questo fu da me visto con la carrozza di S. E., e con un
-presente appresso di detta carrozza, portato sopra di un portarobba,
-coperto con una tovaglia di taffetà turchino; che fusse dentro non
-posso sapere„ f. 40. Ed altrove ripetendo, dice: “La mooglie di Tommaso
-Aniello, licenziata e fattole un gran dono dalla Viceregina di argento
-et oro et gioie, di modo che furon ricevute dentro un canestro spaso
-et accompagnatele fino alla scala... e per Napoli andarono li detti
-Labardieri et servitori con li donativi appresso della carrozza, et
-quando furono di nuovo nel Mercato sonorno di nuovo le trombe....
-et smontate...., riceverno lo detto reale (_regalo_) portato dalli
-Tedeschi„. f. 240 v.
-
-[199] Con questo titolo solevano allora chiamarsi le donne attempate
-della più bassa plebe, maritate o vedove che fossero. In tempi più
-antichi era esso una qualificazione onorifica delle regine e delle
-persone reali, non fanciulle. V. DE RITIS, _Vocab. Nap._ in v.
-
-[200] Questo bando leggesi nella sua originaria pubblicazione
-tra i _Bandi editti, capitoli ed altri ordini_ emanati durante la
-rivoluzione del 1647, rara ed importante collezione, che si conserva
-nella biblioteca dei PP. dell'Oratorio o Gerolamini di questa città. È
-segnato col num. d'ordine IX. Nessuno degli scrittori recenti di quella
-rivoluzione lo ha ristampato, o ne ha fatto cenno. Ai 19 luglio fu
-replicato altro bando sul proposito, che con altri dello stesso tempo
-tanto in stampe originali, che in copie Mss. si conserva da me, ed è
-riferito nell'_Appendice_ al n. 3.
-
-[201] POLLIO, _Op. cit._, f. 242 v.
-
-[202] _Con tutte le mende da fuora_, dice il POLLIO _Op. cit._ fol.
-42 v. Altrove ripete: pigliorno la moglie et la sorella..., che le
-portavano colle _granfe_ nel petto f. 242 v. — La ragione o almeno
-il pretesto di un tale trattamento ce la dà il Ms., di cui ho parlato
-nella nota (89) che dice: “havendole il popolo tolto alcune perle, e
-quantità di zecchini, che aveva posto in petto„.
-
-[203] Costui era stato ucciso nella stessa mattina a buon'ora. Era
-figlio del dott. Matteo Vitale della Cava, che in tempo del governo
-del Duca d'Ossuna volendo esser nominato governatore della casa
-dell'Annunciata, offrì al Genoino una somma di danaro, il che saputosi
-dal Duca l'obbligò a spenderla in servizio del pio luogo, facendone
-costruire una grossa lampada d'argento a forma di nave per la Chiesa.
-CAMPANILE fol. 17 v. Postilla nei _Successi_ cit. f. 369.
-
-[204] _Istoria della vera cagione, e dei principali motivi della
-solleuazione napoletana accaduta nel 1646_ (sic) _al tempo de Tommaso
-Agnello di Amalfi descritta da D. Carlo Calà duca di Diano._ Ms. di
-c. 109, una volta posseduto dal Miniconi, che termina colla morte di
-Masaniello. V. a f. 79.
-
-[205] GIRAFFI, _Le rivoluzioni di Napoli_, p. 190, ediz. del 1705.
-Quest'opera che va anche sotto il nome di Nescipio Liponari, e tratta
-solo delle dieci giornate di Masaniello, ha avuto moltissime edizioni.
-Le più antiche sono quelle di Venezia 1847, e di Padova (Napoli) e
-Gaeta 1648 in 8º. In quest'ultima vi è aggiunto un curioso _discorso
-sopra i quarantaquattro ribelli bruciati ed incendiati dal popolo
-fedelissimo napoletano l'anno 1647, dove nome per nome si raccontano
-tutt'i loro passati difetti_; e sono 44 quartine composte da un poeta
-sciocco ed ignorante per nome (se pur non è finto) Simone Alleone.
-
-Il libro del Giraffi ha avuto pure due traduzioni, una in olandese
-e l'altra in inglese; ambedue stampate nel 1664. Per cortesia
-dell'egregio Signor Adolfo Parascandolo, io recentemente ho potuto
-vedere la traduzione inglese, che per essere poco nota, e per la sua
-seconda parte, che contiene la storia della rivoluzione fino alla
-prigionia del Guisa, merita che io ne faccia qui speciale menzione.
-Essa si compone di due parti. Il titolo della prima è il seguente;
-_An exact history of the late revolutions in Naples, and of their
-monstrons successes not to be paralleled by and ancient of modern
-hystory: published by the lord Alexander Giraffi in Italian, and
-(for the rareness of the subject) rendered to english by J. H. Esq.
-(James Howell). In two parts. London 1664 in 8º._ Questa prima parte,
-che è tradotta dal Giraffi, ed ha innanzi il ritratto di Masaniello,
-consta di 154 pagine oltre la dedica e finisce col _Manifesto del
-fedelissimo popolo di Napoli_ del 17 settembre 1647. La seconda parte
-è così intitolata: _The second part of Masaniello. His body taken
-out of the Town-Ditch, and solemny buried with epitaphs upon him.
-A continuation of tumult; the D. of Guise made Generalissimo; Taken
-prisoner by young Don John of Austria. The end of Commotions by J. H.
-Esq._ London 1666. Essa ha innanzi i ritratti a medaglioni di Genoino,
-Masaniello e Gennaro Annese, e consta di p. 123 oltre la dedica ed
-un proemio, nel quale l'a. dice di aver composto questa sua storia
-sopra autentici manoscritti e sopra collazioni e confronti di lettere
-scritte da diversi distinti personaggi. Nell'opera poi egli comincia
-dal ricapitolare i fatti narrati nella prima parte e riporta pure il
-sonetto: _Altra paga sperai, altra mercede_, e l'iscrizione composta
-da Bernardo Spirito pel monumento, che si voleva erigere nella piazza
-del Mercato. Narra indi i fatti del secondo (p. 32) e del terzo (p.
-44) tumulto, e finisce coll'entrata degli Spagnuoli e colla partenza
-di D. Giovanni d'Austria. Singolare è la notizia, che trovo in questo
-racconto ap. 116, di essersi cioè nel tumulto accaduto nel febbraio
-1648, inteso tra gli altri gridi quello di: _Viva il parlamento
-d'Inghilterra._ Ora il libro trovasi nella biblioteca della _Società
-Napoletana di storia patria_.
-
-[206] Il fratello di Masaniello cercato nella sua casa dopo la morte
-di quello, si salvò fuggendo per gli astrici, secondo si afferma da un
-contemporaneo, che scrisse dei fatti accaduti dal 7 luglio al 6 ottobre
-1647 in una _Storia della sollevazione del 1647_; Ms. di cui ho fatto
-menzione sopra.
-
-[207] POLLIO, _O. c._ f. 43. Ivi lo scrivano è chiamato Vito, e poi
-sopra è aggiunto Tonno o Antonio.
-
-[208] Il bando del 17 luglio è riportato dal DE SANTIS, p. 117, il
-quale soggiunge che parve al popolo che esso avesse del maligno,
-perchè non comprendeva il cognato di Masaniello. E però il Vicerè
-con un secondo bando del 21 luglio non riferito da alcuno, ripetè
-l'indulto del 17 aggiungendovi anche il cognato di Masaniello, che era
-stato nell'antecedente omesso. Ambedue i Bandi si trovano nella mia
-_Collezione di bandi, Capitali, editti, ed ordini_ del 1647-48.
-
-[209] BURAGNA, _O. c._ P. II, p. 4; CAPECELATRO, _Diario_, I, 98.
-
-[210] CAPECELATRO; _l. c._ Della casa del Genoino a S. Agnello dei
-Grassi parla della Porta.
-
-[211] PIACENTE, _Storia del 1647_ p. 69; DE SANTIS, p. 128,
-CAPECELATRO, p. 136, 137, _Racconto_ ai 13 agosto.
-
-[212] La _Platea_ di S. Severino, che io ho consultato e che un tempo
-conservavasi nel monastero, fu fatta tra il 1779 ed il 1790 sopra
-registri più antichi. Le notizie sulla regione di _Capo di Piazza_ in
-essa notate sono le seguenti: “A' 5 febbraio dell'ind. 14, regnando
-Errico imp. Pietro di Moneta donò al Monastero una casa con orto sita
-dentro Napoli; dentro di un portico comunale in capo della strada detta
-_Capo di Piazza_, pertinenza di Portanova non lontana dalla porta detta
-_delli Monaci_, giusta li beni di Elia Ganga, di Giuda ebreo, ed altri
-confini, come dal _Libro dell'inventario_ n. 1977; ed a 6 decembre
-1198, in tempo di Federico II, il monastero diede a censo di un sestaro
-di olio ad Adam Scatola e suoi figli mascoli tantum, una porzione
-di detta casa che allora era rinnovata, vicino alla chiesa dei SS.
-Cosmo e Damiano, la corte comune ed altri beni del Monastero, la via
-pubblica ed altri confini come dall'_Inventario_ n. 1898; e nell'anno
-1263 il Monastero dà a censo di due sestara di olio a Tommaso Saperta
-un'altra porzione di detta casa, sita ut supra, giusta la strada che va
-a Sant'Arcangelo, lo muro pubblico e la Torre vecchia della città con
-altri confini, come dall'_Inventario_ n. 28; e finalmente nel 1267 il
-Monastero diede a censo di tarì 7 e mezzo l'anno a Giovanni Scossidato
-parte di dette case site ut supra, giusta la chiavica che scorre per li
-Ferri Vecchi, come dall'_Inventario_ n. 74.„
-
-In un inventario fatto nel 1454 si fa menzione che il Monastero
-possedeva “una casa grande isolata dalle vie che la circondavano
-con molti membri, posta nelle pertinenze di Portanova, dove si dice
-_Capo di Piazza_, dalla parte dov'è il principale ingresso, giusta la
-via pubblica che viene dalla Sellaria e va al Seggio di Portanova,
-dall'altra parte giusta la via per la quale si va al vicolo delli
-Coppola, e dall'altra parte giusta il vicariello posto tra le dette
-case ed il fondaco della chiesa dell'Incoronata, per la quale passa la
-via, che scende da Pistase, dall'altra parte giusta la corte, per la
-quale si passa alla Rua delli Spadari o Armieri, come dall'_Inventario_
-n. 260„. _Platea_ cit. f. 126.
-
-[213] Il Vico _deposolum qui et armentariorum_ trovasi in un doc. del
-966 v. _Reg. Neap._ nn. 156, 374, 445. Del fondaco di S. Martino _inter
-plateam armentariorum et Judecam_ si ha memoria negli _Acta visit.
-Cathedr. ab arch. Ann. de Capua_; a. 1580 f.
-
-[214] _Platea_ cit. f. 805.
-
-[215] Generalmente costui anche dagli scrittori contemporanei è
-chiamato Gio. Vincenzo Starace, ma egli nei registri dell'archiv.
-munic. si firma sempre Storace. — Del terribile fatto parlano
-largamente il SUMMONTE. (_O. c._ IV, p. 446 e ss.) che con esso pone
-termine alla sua storia, ed il Costo nelle addizioni al COLLENUCCIO,
-III, p. 399 e ss. Una narrazione speciale di esso fu pubblicata
-nell'_Archivio stor. per le prov. Napolitane_, a. I, pag. 131, ed
-un'altra intitolata: _Dell'infelice morte di Giov. Vincenzo Starace_
-trovasi al f. 838 del Ms. della bibl. Nazionale segnato V, C, 51.
-
-[216] Il disegno di questo monumento infame può vedersi nel Mutinelli,
-_Relazione degli ambasciatori veneti_ ecc. II, p. 166, ed ora dal
-medesimo è stato riprodotto nella recente pubblicazione dei _Diurnali_
-di Scipione Guerra: l'iscrizione è riportata dal Parrino, I, p. 374.
-
-[217] Relazione dei 20 giugno 1586 presso il lodato Mutinelli, II, 158.
-
-[218] V. la mia scrittura _sulla casa di Pietro della Vigna in Napoli
-nel Rendiconto dell'Accad. Pontan._ a. 1858. Nel _Giornale storico_
-da me sopra citato alla nota (74) sotto il mese di aprile 1649, si
-narra la modificazione fatta dal Vicerè al fondaco della Zecca de'
-Panni nel seguente modo: “L'eccellenza del signor Vicerè di Napoli,
-Conte di Gnatta (sic) avendo visto e riconosciuto il luogo della Zecca
-de' Panni di Napoli, ed essendo stato di persona a vedere detto luogo
-ch'era rinchiuso a modo di Sinagoga, che chi non ci avea che fare non
-potea in detta Zecca entrare, per essere un Benevento piccolo[219],
-dove di continuo si commettevano diversi peccati, ordinò che come stava
-rinchiuso s'aprisse, e che si potesse passare dall'una parte all'altra,
-cioè dalla parte della Selleria si buttarono quattro botteghe con tre
-appartamenti, uno sopra l'altro, e si fè una larga strada di palmi 60,
-con buttare anco molte altre case dentro di detta Zecca, e si fè un
-largo grande come ho detto, tanto dalla parte di S. Palma dalla strada
-delli Ferri Vecchi... e per grazia di Dio benedetto si è levato quel
-nido di tante male genti, che in Napoli quando si dicea, Dio ti guardi
-degli uomini della Zecca, Dio te ne liberi, che questi uomini della
-Zecca de' Panni, sono uomini senza coscienza, nè hanno timor di Dio.
-Ms. elt. f. 57„.
-
-[219] Benevento, appartenendo allora alla Chiesa, era l'asilo di tutti
-coloro, che potevano temere la giustizia del governo di Napoli.
-
-[220] A dichiarazione e documento di quanto ho riferito nel racconto,
-raccolgo in questa nota le poche memorie, che ci rimangono intorno
-al sedile di _Capo di Piazza_, le quali si collegano alle vicende
-dei _Sedili_ di Napoli, argomento importantissimo per la storia di
-questa Città e non ancora trattato, come dovrebbe esserlo, dai nostri
-scrittori. Una larga discussione, comunque fosse necessaria, sarebbe
-qui certamente, affatto inopportuna.
-
-Or tralasciando i tempi più antichi, da sicuri documenti è dimostrato
-che verso la fine del secolo XIII ed i principii del XIV, la nostra
-Città per la tassa delle collette e per le altre contribuzioni, o
-servizi fiscali era divisa in tante regioni o piazze, il numero ed
-il nome delle quali variano talvolta secondo l'aggregazione e la
-separazione di talune delle vie che le componevano, e secondo il
-predominio che davasi piuttosto all'una che all'altra di esse. Nel 1301
-queste piazze erano quindici per i nobili, e 33 per i popolani[221];
-con quest'avvertenza però che alcune di esse, per la contemporanea
-esistenza di ambo i ceti, si veggono ripetute nell'una e nell'altra
-categoria. Non è certamente inverisimile che tutte queste _piazze_,
-com'è indubitato per la maggior parte, avessero un proprio luogo, ove i
-nobili che i popolari, ivi abitanti, potessero radunarsi per discutere
-la distribuzione delle tasse fra i contribuenti, la nomina dei giudici
-annuali, l'amministrazione delle estaurite proprie, ed altri pubblici
-negozi della piazza, o anche semplicemente per oziare in private
-conversazioni. Questi luoghi che si chiamavano _tocchi_, _sedili_,
-o _teatri_, esistevano da tempo antichissimo nella vecchia città, e
-non erano, come generalmente si è creduto, un ritrovo esclusivo de'
-_maggiorenti_ e della _nobiltà_. Nel 1806, imposta la gabella del
-_buon danaro_, destinata principalmente al pagamento delle collette, ed
-aboliti o tramutati in altre prestazioni i servizi reali e personali,
-non si trova più documento alcuno, che ci ripeta la circoscrizione
-delle piazze del 1301 e la distribuzione delle tasse. Anche verso
-quel tempo, secondochè a me pare, i _Sedili_ ebbero una prima riforma.
-Conseguenza di questo ordine di cose fu l'abolizione di molti Sedili,
-o forse anche la riduzione di tutti a 29, secondochè (comunque senza
-appoggiarsi a sicuro documento) i nostri scrittori affermano.
-
-Il seggio di _Capo di Piazza_, che dal Tutini per errore fu confuso
-con quello di _Somma Piazza_ (_Origine dei seggi_ p. 46) era e restò
-dei popolari. Di esso trovo la prima memoria in un istrumento dei
-29 novembre del 1265, ind. X, in cui interviene un tal Costantino
-Primese _de illu Toccu publico de capu de Placza regione Portanobensis_
-(_Notam. Istrum. S. Marcellini_, lit. K p. 151). In altro documento
-del 1304 nell'Archivio di Stato in Napoli si ha pure memoria che gli
-uomini di _Capo Piazza_, avendo acquistato da' Frati Predicatori del
-convento di S. Pietro Martire un suolo in quella contrada, che ad essi
-Frati era stato donato dal Re, _construxerunt in terra hujusmodi vacua
-novum opus quod ad usum Sedile, seu segium deputarunt_. E siccome ciò
-erasi fatto in pregiudizio dei dritti di Gualtiero Melia, al quale
-apparteneva il detto suolo, posto vicino alla sua casa, e ad un andito
-di essa; così il Re ordina al Capitano di Napoli, che esaminata la
-cosa, provveda alla giustizia (Reg. n. 135 (1304, C.) f. 179). — Poco
-dopo in un diploma del 1313 si fa parola di certa rissa accaduta in
-_segio Platee capitis Platee_ (CAMERA, _Annali_, II, 211). Finalmente
-nel fascicolo 93 il 1.º a p. 562, in carta del 1349, questo sedile è
-chiamato _Teatro_, e così pure in un istrumento del 1392 ricordato dal
-Tutini ne' suoi _Notamenti_ mss. nella biblioteca Brancacciana (II, E.
-31) f. 96, ove dicesi posto in _platea Sellarie._
-
-Dopo quest'opera, come ho detto nel racconto, non trovo più menzione
-di esso nei documenti, e nelle memorie del tempo; il che mi ha fatto
-sospettare che, verso la fine del secolo XIV o i principii del secolo
-XV, si fosse trasformato in quello della _Sellaria_, donde una ottina
-della Città prendeva pure allora la sua denominazione (V. la nota delle
-piazze popolari della città nel 1442 in Passaro, _Giornali_ p. 14).
-
-Pel sito poi del seggio della Sellaria si vegga il TUTINI _O. c._ p.
-170, il Celano ed altri. Secondo il SUMMONTE (I, 209), esso sarebbe
-stato nell'angolo del convento di S. Agostino; ma io credo che
-il benemerito scrittore fosse indotto a credere così dall'erronea
-applicazione, che egli faceva a quel sedile, della iscrizione antica,
-ov'egli malamente leggeva: _In Curia basilicae augustinianae._
-
-[221] Fasc. 9, f. 3 ap. ALITTO, _Vetusta r. Neap. monum._ f. È allegato
-e compendiato dal SUMMONTE, II, 365 e dal TUTINI p. 63. — Il BOLVITO
-nel vol. IV, _Variarum rerum_, Ms. conservato una volta nell'archivio
-dei santi Apostoli, ed ora nella biblioteca di S. Martino della
-nostra città al f. 18 riportando questo documento, nota: _Subsequens
-collectarium extat scriptum in quodam augusti 1585 in fasciculo 9, f.
-9. Nam extat colligatus in praedicto fasciculo insimul cum certis aliis
-consimilibus libellis, et propterea archivarius faciens fidem dicit
-copias fuisse extractas a praedictis fasciculis, sed in rei veritate
-extant scriptae in supradictis libellis, quorum aliqui sunt etiam de
-pergameno._
-
-[222] Della _Sellariorom ruga, ubi decurrit acqua de fonte Fistulae_
-trovasi menzione nel Registro n. 111 (1301 F.) f. 113, nel grande
-Archivio di Stato in Napoli.
-
-[223] “Nell'anno 1334 a 13 Giugno II indizione in Napoli. Teodora
-del Gaudio, vedova del q. Bartolomeo Caracciolo Bisquitio, tutrice
-testamentaria di Cubello e Bartolomeo Caraccioli Bisquitij, fratelli,
-suoi nipoti, figli ed eredi del q. Filippo Caracciolo detto Bullone,
-in nome di detti pupilli; ed Alogara Piscicella, vedova del q. Matteo
-Caracciolo Bisquitio, milite, tutrice testamentaria di Nicolello,
-Alogarella e Mariella Caracciolo Bisquitie sue nipoti, figlie ed eredi
-del q. Filippo Caracciolo Bisquitio suo figlio, in nome similmente di
-detti pupilli, assegnarono a Belardisca Caracciolo Bisquitia moglie
-di Riccardo Filomarino milite, a Bianca, moglie di Tomaso Dentice, e
-Filippa, moglie di Tommasello Tomacello, sorelle figlie del q. Ligorio
-Caracciolo Bisquitio, milite, la lor porzione, cioè la terza parte
-lor toccata nella divisione fra di esse in detti nomi fatta di certe
-case vecchie ed orto, seu terra vacua, site dentro Napoli, giusta la
-via pubblica detta _Pullaria_, nella regione di Portanova....„ Come
-dall'istrumento fasc. 6, n. 65 nella _Platea_, o _Reassunto degli
-antichi strumenti che si conservano nell'Archivio del monastero
-di Santa Patrizia_, già presso il Cuomo, ed ora nella biblioteca
-Municipale.
-
-[224] TUTINI, _Op. cit._ p. 171.
-
-[225] Intorno all'abbattimento del _sedile popolare_, e successiva
-esclusione del popolo dal governo del Comune, momento importantissimo
-della storia di Napoli, grande confusione ed oscurità regna ne' nostri
-scrittori, e nelle scarse memorie, che ci rimangono di quell'epoca.
-Le cronache generalmente con poche parole e anche con qualche errore
-cronologico, accennano ad un tal fatto senza avvertirne la gravità.
-Così il PASSARO, ai 7 Dicembre, dice: “S'ei abbattuto lo siegio
-della Sellaria,„ col quale è concorde notar Ambrosio Casanova, nel
-suo _Protocollo_. V. PELLICCIA, I, 152. NOTAR GIACOMO, per l'opposto
-segna un tal fatto al 2 Dicembre 1465 con evidente trasposizione di
-cifre. Lo stesso PASSARO poi nota a' 31 marzo 1457: “Se sono levate
-le silice della insilicata della Sellaria„ mentre notar Giacomo segna
-questo avvenimento a' 31 Maggio 1456. Finalmente un diploma citato dal
-SICOLA (_Vita di S. Aspreno_, II, 430) di Re Alfonso I, col quale a' 26
-Marzo 1444, si ordina al Vescovo di Valenza che si togliesse il detto
-sedile, commettendone l'esecuzione a quattro gentiluomini del Seggio di
-Portanova, farebbe rimontare ad un'epoca più antica la disposizione, se
-non l'esecuzione di un tal abbattimento.
-
-Se non che qualche più precisa particolarità si può ricavare da una
-cronaca o piuttosto _Raccolta di Cronache_ fatta verso la metà del
-secolo XVI, copia della quale Ms. si conservava dal lodato sig. Cuomo,
-ed ora trovasi nella biblioteca Municipale. Nella _Hist. Dipl. r. Sic.
-ab. a. 1250 ad annum 1266_ a p. (51) io ho fatto menzione di essa;
-ed in altra mia scrittura ne parlerò anche più diffusamente. Per ora
-mi basterà notare qui semplicemente come la medesima fosse nota al
-Tutini, il quale ne compendiò le parole a pagina 246 della sua opera
-sui seggi. Nella cronaca dunque si legge: “Alli 1456, alli 7 Dicembre,
-s'abbattè uno Seggio che stava alla Sellaria di Napoli, quale seggio
-l'havevano fatto li nobili cittadini popolani — Alli 1457, alli 31 di
-Maggio, fu un gran rumore nel Popolo contro li gentiluomini, ed ebbe ad
-essere grande scandalo per lo seggio abbattuto del popolo. Cavalcò lo
-re Alfonso e si fermò alla piazza della Sellaria, parlando a Giovanni
-Miroballi ed alli altri cittadini, (dicendo) che quello non era stato
-fatto a mala fine, ma perchè volea annobilire la città; che la strada
-della Sellaria era bella, (e che) se levava quello Seggio et una casa
-che stava al mezzo, per posser fare la processione et altre feste e
-giostre. E quello dì fece abbattere la casa, che stava allo costato
-dello Seggio, e dette fama che lo prossimo maggio si voleva fare una
-bella giostra alla tornata delle galere, cioè per tutto maggio ma per
-lo primo Sabato si faria la processione delli preti giorlannati con la
-testa e lo sangue di San Gennaro, e che Sua Maestà volea venire a stare
-a vedere alla Sellaria, e molte altre belle parole. Così per quello,
-come per la sua cavalcata e per sua presenza, in parte furo placati,
-e fè incontinenti incominciare a levare la silicata della piazza della
-Sellaria, e spianare lo terreno, come se ci volesse far la giostra, e
-la strata restò longa e dritta et eguale dal Capo de lo Pendino fino
-a lo pede della via di Pistaso. E lo dì seguente fè lo bando come al
-nuovo Seggio di Portanova, volea Sua Maestà aggregare li cittadini de
-lo Popolo grasso e furo fatti gentiluomini li Catanei, li Coppoli, li
-Miroballi per leggieri favori.„ Ms. p. 536 Cf. SUMMONTE _Op. cit._ t.
-I, p. 209.
-
-[226] NOTAR GIACOMO, _Cronica di Nap._ p. 190, e PASSARO, _Giornale_ p.
-73. — I principali patti delle capitolazioni conchiuse tra i nobili ed
-i popolani si trovano compendiati nei _Diurnali_ del Gallo ai 17 giugno
-1495 p. 12; una copia poi dell'istrumento stipulato in quell'occasione,
-sebbene alquanto scorretta, leggesi nella _Raccolta di Cronache_, di
-cui sopra ho parlato, a p. 869 con la data dei 12 giugno. Oltre a ciò,
-secondochè narrasi ivi a p. 856, prima che Carlo VIII fosse partito
-da Napoli (20 Maggio 1495) i popolani per mezzo di quattro cittadini,
-i quali furono Messer Parise Scotio, Messer Giovanni Folliero, Messer
-Antonio Sasso, e Messer Franco Fiorentino presentarono memoriale al re
-della città “che li facesse grazia _in scriptis_ che potessero eleggere
-un loco della città dove si potessero adunare liberamente, e trattare
-le cose occorressero per loro seggio. Il re concesse le grazie, e fece
-chiamare gli Eletti gentiluomini dicendoli che volessero essere boni
-fratelli coli popoli (popolani), e che, come anticamente erano stati,
-in uno governo unitamente trattassero in S. Lorenzo le cose occorrenti
-per la città, e che essi erano cinque piazze e lo popolo una, che saria
-lo suo Eletto, e saria la sesta voce e saria lo suo reggimento popolare
-in la sala de lo inclaustro di S. Agostino, e fu chiamato lo primo
-Eletto del popolo, che fu Giovan Carlo Tramontano.„ Il fatto è riferito
-anche dal Summonte, il quale nel t. I, p. 145 compendia le parole di
-questa cronaca.
-
-Ma con queste capitolazioni non furono interamente acchetate le
-differenze tra i nobili ed il popolo. Restavan sempre materie di
-controversia, alcune delle quali furono definite da re Federico II
-d'Aragona nel 1488, ed altre dal re Cattolico nel 1506. Chi di esse
-vuole più ampie nozioni vegga il Summonte nel _l. c._ e gli altri
-scrittori patrii.
-
-[227] Il _catafalco_ nella piazza della Sellaria per la processione
-antichissima di San Gennaro cominciò a farsi nel 1528. SUMMONTE I, 338.
-— Per la festa di S. Giovanni ai 24 giugno si veggano le descrizioni
-fattane dal Capaccio nel 1626 e 1627, dal Giuliani nel 1621, e
-dall'Origlia col libro: _Il Zodiaco_ ec. nel 1630 Cf. _Monografia di S.
-Giovanni a Mare_ per MICHELE RADOGNA p. 74.
-
-[228] _Acta Visit. Paroch. maj._ a. 1580, nella parrocchia di San
-Giorgio maggiore.
-
-[229] _Del Pendino di S. Agostino_, la cui denominazione tirava anche
-per la via dei Calderai, si fa cenno nella _Plat._ cit. di San Severino
-fol. 79. — Intorno alla nascita di Urbano VI parla il SUMMONTE, II,
-453, il TUTINI, _Op. cit._ p. 192, e CELANO, _Op. cit._ IV, 185. Taluni
-però contraddicono ad una tale tradizione.
-
-[230] Erano così chiamate allora le persone civili, e specialmente
-quell appartenenti al foro, dall'abito nero che portavano. V. _Bando_
-di Gennaro Annese in CAPECELATRO, _Diario_ II, _Ann._ p. 68.
-
-[231] CAPECELATRO, nel _Diario_ I, p. 109, e 116 dà le accennate
-particolarità intorno al Genoino.
-
-[232] Che il clero napoletano in quel tempo fosse di sentimenti
-piuttosto francesi ed amico del popolo si rileva dal CAMPANILE,
-_Diario_, f. 27, dal DELLA MONICA, f. 129 v. e da altri. — Il BASSO
-pubblicò: _Il trionfo della bellezza nelle nozze di Placido, ed
-Isabella de Sangro_; Nap. 1640 in 12; _Il Pomo di Venere_, dramma per
-musica nelle feste delle nozze suddette. Nap. in 4, e le _Poesie_,
-Napoli 1645 in 4.
-
-[233] _Giannizzeri, parola tolta dalla lingua turchesca, con la quale
-gli spagnuoli chiamano quei del loro sangue, che sono nati da padre
-o madre forestieri nelle altre regioni d'Europa._ NICOLAI, p. 154.
-_Interessati_ chiamavansi coloro, che avevano posto i loro capitali
-negli arrendamenti.
-
-[234] V. Lettera del Card. Filomarino. _Arch. Stor. It._ IX, p. 390; e
-tutti gli scrittori della rivoluzione. Il DELLA MONICA, Ms. cit. al f.
-93 narra della madre di Masaniello.
-
-[235] DE TURRI, _Op. cit._ p. 137.
-
-[236] Di questa seconda sollevazione parlano più specificatamente il
-_Raccconto_ Ms., il RICCA, _Istoria_ Ms. cit., il _Diario_, ed altri.
-
-[237] Nel _Diario Anonimo_ fol. 95, circa il 21 agosto si narra
-come il San Vincenzo, nipote del Genoino, si trovasse nel castello.
-“Ritrovandosi, leggesi ivi, una grossa moltitudine di Popolo avanti
-la casa di Giovanni Zavaglio, (_Zevallos_, poscia del principe di
-Stigliano), in strata di Toleto, di guardia, per non fare passare
-avanti li Spagnuoli, passò per detta strada Giuseppe _alias_ Peppe
-Sanvincenzo, quale in detto tempo era giudice criminale, lo pigliarono
-con molti strapazzi e li levarono la toga da sopra e lo buttarono in
-terra, con dirli molte ingiurie e farli molti maltrattamenti, per la
-qual cosa fu forzato ritirarsi in Castello nuovo, dove stava salvato
-D. Giulio Genoino, suo zio„ — In seguito col c. 2 delle _Grazie,
-concessioni_ ecc. stipulate il 7 settembre fu stabilito che il Genoino
-ed i suoi nipoti fossero privati di tutti i carichi ed onori che
-avevano, e che fossero essi e loro discendenti in linea mascolina
-_infinitum disterrati_ dal regno, per aver macchinato falsamente
-contro il fedelissimo popolo. Il Fuidoro, o Vincenzo d'Onofrio, in
-una postilla al _Diario_ del Campanile f. 25, tratta della fine di
-D. Giulio Genoino, e narra, che imbarcato coi suoi nipoti sopra il
-vascello di capitan Giaime Canales di Majorca andò in Sardegna, ove
-giunto, diede le lettere del Duca d'Arcos a quel vicerè, e fu trattato
-amorevolmente con alloggiare in palazzo per spazio di tre mesi e mezzo.
-Poscia, avendo deliberato di portarsi in Corte a Madrid, si partì di
-là, ed ammalatosi per via, sbarcò a Porto Maone, ove morì, e fu sepolto
-nella chiesa maggiore di Majorca.
-
-[238] Queste parenti di Masaniello dopo qualche tempo furono ivi fatte
-morire. CAPECELATRO, _Diario_, II, 360. Il BRUSONI _Stor. d'It._ lib.
-XV f, p. 499 parla pure della sorella e del cognato di Masaniello, ed
-anche di un loro figliuoletto di anni tre.
-
-[239] CAPECELATRO, _Diario_, II, 7; CAMPANILE, _Diario_, f. 13.
-
-[240] Del figlio di Masaniello, maschio o femina che fusse, non ho
-trovato memoria nei registri parrocchiali di S. Caterina in _foro
-magno_. Bisogna supporre che o la Bernardina dopo questo tempo avesse
-dovuto sconciarsi o che avesse partorito nel distretto di altra
-parrocchia.
-
-[241] TURGE-LOREDAN, _Ètat de la repubblique de Naples_ p. 71. Il libro
-è scritto sulle note dello stesso P. Capece, confessore del Duca di
-Guisa. Ivi si dice che il fatto avvenne nelle feste di Natale. Il Duca
-di Guisa però si vanta di aver egli mandato a chiamare la Bernardina
-per soccorrerla, a fin di gratificarsi il popolo. _Memorie del Duca di
-Guisa_, t. I p. 277.
-
-[242] Lo stato triste e miserable, in cui si trovò la plebe in Napoli
-nell'inverno del 1648-1649 nei seguenti termini è esposto in una
-scrittura contemporanea: “Furono così grandi et inauditi i disordini
-cagionati dai popolari tumulti.... che, quelli per divina misericordia
-quietati, nell'anno seguente 1648 restò nulla di meno così nella città
-di Napoli come in tutto il Regno tanta estrema miseria, così gran
-penuria di tutte le cose, che il prezzo dei grani ascese al valore
-di duc. sei e più il tomolo, e di tutte le altre cose commestibili
-era la valuta esorbitantissima. Perlochè i poveri e particolarmente i
-figliuoli (che allora erano in gran copia) orfani derelitti, per aver
-la maggior parte perduti i loro padri o ammazzati o morti di disagio,
-si trovavano in estrema necessità.... a segno tale che estenuati dalla
-fame, dal freddo e da' cotidiani patimenti andavano mendicando il
-vitto. E quel che era peggio non essendo chi lor desse qualche limosina
-(per ritrovarsi in quel tempo ognuno secondo il suo stato in qualche
-bisogno) miseramente si morivano nelle pubbliche strade. E molti che
-nè anche avevano luogo da ricettarsi dormivano la notte sotto qualche
-supportico, tenna o baracca, o in altro luogo simile, dove oppressi
-dall'eccessivo freddo che fu in quell'anno, et estenuati dalla fame si
-ritrovavano la mattina morti, restando insepolti ed alle volte anche
-mangiati dai cani. Taccio le miserie delle povere filiuole di qualche
-età, che correvano grandissimo pericolo nell'onore e nell'offesa di
-Dio„. _Del Conservatorio delle orfane di S. Nicola_ Notizia aggiunta
-al CAMPANILE, _Diario_ fol. 103, forse scrittura dello stesso. —
-Che Bernardina fosse poi divenuta pubblica meretrice nel borgo di S.
-Antonio Abbate lo affermano il CAPECELATRO II, 360, ed il Pollio, la
-cui testimonianza più innanzi riporterò.
-
-[243] “Mentre che regnava Thomaso Aniello, dice il Pollio colla sua
-rozza ed ingenua maniera, li furono portati molti soldati Spagnuoli
-presi da quelli del popolo..... et..... (Masaniello) li mandava via
-dicendo: questi sono soldati di S. E. mio compare, il quale l'intende
-parlare et è buono dargli castigo, et li facea portar salvi.... et
-questo più volte succedè ante di me; benchè per mercè la sua moglie
-di poi la morte di esso fu cercata et spogliata di quanto havea, et
-non avendo come campare si pose al vortello (bordello); et quello
-che più importa molte volte venevano da lei molti Spagnuoli a darli
-la burla; da poi averla goduta li faceano molti mancamenti... Una
-moglie di Capitan generale, che mai contradisse la Corona, commare di
-S. E. il quale più volte l'havea honorata in palaggio con la signora
-Viceregina non ponerla dentro un monastero, o darla qualche cosa da
-accasarla. Così passò il negotio, fatta meretrice pubblica al comando
-di tutti, vista da me albordello, con molta meraviglia e scandolo dei
-contemplativi.„ POLLIO, Ms. f. 48.
-
-[244] CAPECELATRO, _Diario_, III, 360.
-
-[245] DELLA PORTA, _Causa di stravaganze ovvero compendio istorico
-delli rumori e sollevazione dei popoli successi nella città e nel regno
-di Napoli_. In parecchi esemplari di questa opera verso la fine della
-P. I, trovasi la descrizione di Tommaso Aniello di Amalfi; che di quivi
-tratta fu ripetuta ed aggiunta in alcune copie del Ms. intitolato:
-_Racconto della sollevazione di Napoli accaduta nel 1647_ che senza
-alcun nome di autore va per le mani di molti, ma che è opera di Marino
-Verde, come altrove ha dimostrato. (_Strenna Giannini_ del 1893).
-Manca nell'esemplare da me posseduto, che è forse l'originale ed ha le
-annotazioni e le aggiunte di Camillo Tutini.
-
-[246] DELLA MONICA, _Istoria della rivoluzione di Napoli dell'anno
-1647_. Ms. autografo presso di me. Leggesi al f. 21.
-
-[247] CAMPANILE GIUSEPPE, _Diario circa la sollevazione della plebe
-di Napoli degli anni 1647-48, con addizioni di Innocenzo Fuidoro_, f.
-5. Ms. autografo del Fuidoro (pseudonimo di Vincenzo d'Onofrio), da me
-posseduto.
-
-[248] GIRAFFI o LIPONARI, _Relazione delle rivoluzioni popolari
-successe nel distretto del regno di Napoli nel presente anno 1647_.
-Padova 1648, p. 43.
-
-[249] DE TURRE, _Dissidentis desciscentis receptaeqe Neapolis Libri
-tres_, p. 43, ediz. Gravier.
-
-[250] BIRACO, _Delle historie memorabili che contiene le sollevationi
-di stato dei nostri tempi_. Venezia 1653, p. 224.
-
-[251] BUBAGNA, _Battalla peregrina intra amor y fidelidad_, p. 14. —
-Il Donzelli, il Capecelatro, il de Santis, il Nicolai, il Tontoli ed il
-Piacente, nelle opere stampate sull'argomento non riportano il ritratto
-del Capo-popolo, o appena vi accennano. E così pure il Ricca, il Fiore,
-il Carusi, il Simonetti ed altri Mss. nelle biblioteche della Storia
-Patria e Municipale, nella Nazionale, e presso di me.
-
-[252] _Copia di lettera del Maestro di campo Ottaviano Sauli all'Ecc.mo
-Signor Marchese Spinola_ tratta dalla biblioteca Barberiniana di Roma
-dal prof. Luigi Correra e stampata nel 1890 nell'_Arch. Stor. per le
-prov. Nap._ p. 360.
-
-[253] GIRAFFI, BIRACO e BURAGNA, _ll. cc.; de poca statura_ DELLA
-MONICA, _l. c.; statura pusillus_ DE TURRE _l. c.; di bassa statura_
-SIMONETTA, _Istoria della rivoluzione del 1647_ c. 16 nella bibl.
-Nazionale; _di statura quasi bassa_. POLLIO, _Historia del r. di Nap._
-c. 228 ivi. — Solo al Campanile, al della Porta ed al Sauli parve di
-proporzionata, giusta ed ordinata statura.
-
-[254] _Gracilis_, DE TURRE; _più tosto magro che grasso_, GIRAFFI; _di
-corpo asciutto_, SAULI.
-
-[255] _Aveva una faccia competente, nè lunga nè rotonda ma arsiccia dal
-sole siccome tutto il suo petto_, DELLA PORTA; _facie subfusca et sole
-torrida_, DE TORRE _l. c._
-
-[256] GIRAFFI e BIRACO, _l, c., di fisionomia vivace ma non stabile_,
-SARLI. Il MOLINI, di cui dirò appresso, parlando di Masaniello dice:
-“_Uscii fuori la Gabella e trovai questa bella figura che mi aveva
-portato molte volte del pesce_„.
-
-[257] _Di pochi capelli e quelli di color castagnaccio, tagliati nella
-fronte alla marinaresca con pochissima zazzera dietro_, DELLA PORTA;
-_il crine non molto negro_, DELLA MONECA; _capelli neri, corti alla
-marinaresca_, SAULI. Secondo il Birago era biondo.
-
-[258] _Occhi negri_, DELLA PORTA, GIRAFFI, BIRACO; _cervoni_, DELLA
-MONECA. Al Campanile ed al Sauli parvero invece azzurri o bianchi.
-
-[259] _Viso lunghetto e magro_, DELLA MONECA; _faccia magra_, SAULI;
-_piccolo di volto_, POLLIO.
-
-[260] DELLA MONECA, _l. c._
-
-[261] _Senza peli nel mento_, DELLA PORTA.
-
-[262] _Con poca lanuggine nel mustaccio_, DELLA PORTA; _spuntati nel
-mustaccio di peli biondeggianti e rari_, DELLA MONECA; _poco pelo_,
-CAMPANILE.
-
-[263] CARUSI FRANCESCO, _Narrazione del Tumulto seguito nella Città di
-Napoli, nella quale si raccontano gli varj avvenimenti di Masaniello,
-suoi seguaci. Dalli 8 di Luglio 1647, per insino alli 21 d'Agosto
-del detto anno._ P. I, p. 34 v. Nella bibl. della Società Storica
-Napolitana.
-
-[264] DELLA PORTA, DELLA MONECA, DE TURRA, BURAGNA ed altri.
-
-[265] CAPECELATRO, _Diario_, I, p. 66. GIRAFFI e tutti gli altri.
-Secondo il Verde (_Racconto_ ecc.) esso fu fatto a cura dei Governatori
-dello Spedale della SS. Nunziata.
-
-[266] Per contrario noi sappiamo dagli scrittori contemporanei che gli
-Alemanni e gli Spagnuoli, che si resero a discrezione alle armi del
-popolo a S. Giovanni a Teduccio, a Pozzuoli, ed a S. Lorenzo non solo
-ebbero salva la vita ma anche in buona parte da mangiare e da bere
-(CAPECELATRO, _O. c._ I, 45; DE SANTIS, _O. c._ p. 51 ed altri). Che
-anzi, narra il Pollio che “mentre regnava Thommaso Aniello li furono
-portati molti soldati Spagnuoli presi da quelli del popolo... et...
-(egli) li mandava via dicendo Questi sono soldati di S. E. mio compare,
-il quale l'intende parlare, et è buono a darli castigo, et li faceva
-portar salvi„ f. 48. Tanto è lungi dal vero che Masaniello potesse
-autorizzare la carneficina dei medesimi.
-
-[267] Vedi critica storica del de Dominici! Donde egli ricavò questo
-suo calcolo?
-
-[268] Questa testimonianza per me è sospetta. Il de Dominici dalla
-biblioteca de' Signori Valletta traeva le false scritture del notar
-Criscuolo e di Marco da Siena, fonti delle sue favolose invenzioni. Cf.
-FARAGLIA, _Le memorie degli artisti Napoletani del de Dominici_ A. S.
-N. 1882 p. 329.
-
-[269] DE DOMINICI, _Vita dei pittori, scultori ed architetti
-napoletani_, t. III, p. 226. Lo stesso dice nella vita di Aniello
-Falcone a p. 75.
-
-[270] La leggenda, per quanto riguarda specialmente Salvator Rosa, è
-stata non ha guari, con lo stesso epistolario di costui smentita dal
-ch. Cesareo nella Vita premessa alle _Poesie e Lettere edite ed inedite
-di Salvator Rosa_ t. I. p. 47 e ss.
-
-[271] Il Rosa non con i pennelli, ma con la penna volle descrivere
-il pescivendolo suo conterraneo, nei noti versi della sua satira _La
-Guerra_, che ho messo in testa a questa scrittura.
-
-[272] Questo quadro alcuni anni fa, per mia esortazione, disegnato
-con rara diligenza, e con vero intelletto d'amore, fu inciso all'acqua
-forte dal bravo artista Antonio Piccinni; ma con grande rincrescimento
-degli amatori delle cose Napoletane il lavoro bellissimo non fu in
-commercio.
-
-[273] DE DOMINICI _O. c._, t. III, p. 197. — Il quadro era conservato
-allora nella galleria del Cav. d. Antonio Piscicelli, ed ora ammirasi
-nel museo Nazionale di Napoli. È notevole che il de Dominici neppure
-fu esatto nel descrivere questo quadro dicendo che Masaniello era
-circondato dai suoi consultori e colleghi, e dai capi del popolo,
-ritratti così al naturale per antica testimonianza di vecchi, ch'erano
-stati spettatori di quella lunga tragedia, che altro non mancava se non
-il moto; mentre invece da ognuno si vede che Masaniello non ha intorno
-se non lazzari e gente del popolo.
-
-[274] Cf. LANZI, _Storia pittorica_, p. 209 ed. Bettoni, Milano 1841;
-ove è ricordato il quadro di cui parlo, dicendovisi però con poca
-precisione rappresentare un esercito di lazzaroni che applaudono
-Masaniello.
-
-[275] Gli storici narrano, che, in mezzo alla piazza del mercato
-nel giorno festivo della Madonna del Carmine, solevasi figurare un
-castello, difeso e assalito da ragazzi armati di canne divisi in due
-schiere dette degli _Alarbi_ e dei _Pacchiarotti_. (_Sollevazione
-dell'anno 1647._ Ms. della Società Stor. Nap., f. 160). E dicono pure
-che, nei giorni precedenti alla sommossa, un tal fra Savino, converso
-del convento dei Carmelitani, aveva dati venti carlini a Masaniello pr
-comprarle.
-
-[276] Dice il CAPECELATRO, _Diario_, III, p. 316 che, finiti i tumulti,
-la moglie di Gennaro Annese presentossi al Conte d'Ognatte “con
-abito conveniente alla presente e non alla passata fortuna, con una
-semplice guarnuccia senza collare, e con la cuffia in testa all'uso del
-mercato„.
-
-[277] Cf. _La casa di Masaniello_. Qualche cosa di nuovo sul proposito
-aggiunge il Molini (c. 39): era, dice egli, “una Casuccia che a mano
-manca fuori dall'uscio attaccato al muro era una Vite alta tanto,
-che copriva quelle due fenestruccie, che guardavano nel Mercato, non
-essendoci altro di buono nella facciata che l'Arma dell'Imperatore
-Carlo Quinto„. Il Molini dice che era di marmo, ma pare non se ne
-ricordasse bene.
-
-[278] Così viene indicato, attribuendosi a Micco Spadaro, nelle Guide
-del R. Museo Borbonico. (V. QUARANTA, _Le Mystagogue_ 1844 p. 234;
-FINATI, _Description du Musée royal Bourbon Galeries_ 1844 p. 9 ecc.)
-L'Aloe nella _Guide pour la galerie des tableaux._ P. II, 1843, p. 3
-più correttamente crede il quadro di scuola Fiamminga. Negli inventarii
-dello stesso Museo si nota come ritratto di contadino o popolano,
-creduto di Masaniello. Esso è riprodotto con le stesse indicazioni di
-Masaniello e di Micco Spadaro nel _Magasin pittoresque_ dell'a. 1819.
-Parigi p. 212.
-
-[279] CAMPANILE, _Diario_ Ms. f. 19; DE SANTIS, _Istoria del tumulto di
-Napoli_, p. 116, ediz. Gravier.
-
-[280] L'_Occhialetto_, Anno XV, n. 31.
-
-[281] Monsignor Emilio Altieri nel 1644 da Papa Innocenzo X fu
-destinato Nunzio a Napoli ove stette otto anni fino al 1658. V.
-Monsignor NICOLÒ CAPECE GALEOTA, _Cenni storici dei Nunzii apostolici
-del Regno di Napoli_, p. 55. Tra i bandi del tempo, nella biblioteca
-della Società Napoletana di Storia patria, si conserva una lettera a
-stampa di quel Nunzio, diretta “al fedelissimo popolo della fedelissima
-città di Napoli„. V'è scritto in capo “Signori miei„ e porta la data
-del 6 decembre 1647. Il Nunzio riferisce un breve del Papa “espressivo
-dei suoi cordiali sentimenti rivolti alla quiete e alla tranquillità„
-ricorda d'aver esso collazionato “con ampia plenipotenza l'indulto
-generale„ e chiede di comunicare a voce “quel di più„ che da Sua
-Beatitudine aveva avuto commissione d'esporre. Finisce con le parole
-“et alle Signorie vostre bacio affettuosamente (_sic_) le mani„.
-
-[282] _Archivio Storico Italiano_, t. IX, p. 352.
-
-[283] _Carteggio degli ambasciatori Estensi a Napoli Cancelleria_
-nell'Archivio di Stato in Modena.
-
-[284] Il libro porta questo titolo: _An exact history of the late
-revolutions in Naples._ Londra, 1660 in 12.º Porta per epigrafe un
-passaggio di Livio, che dimostra la grande impressione prodotta dagli
-avvenimenti di Napoli in Inghilterra. Essi, come si dice nello stesso
-frontespizio, non trovano riscontro in alcuna antica o moderna istoria.
-
-[285] La prima di queste due edizioni, che io conosco, ma che, come
-dicesi nel frontespizio, è la seconda fatta colà, migliorata ed
-accresciuta, porta il seguente titolo: _Wonderlijcke Op, ende Ondergang
-van Tomaso Aniello, met de beroerten tot Neapolis. (Meravigliosa salita
-e caduta di Tommaso Aniello con la sollevazione di Napoli)_ Haerlem
-1552, in 12º. Il libro ha il frontispizio istoriato ed e diviso in due
-parti; la prima di pp. 400 contiene la traduzione in fiammingo delle
-10 giornate di Alessandro Giraffi con una vignetta o figura per ogni
-giornata, ove sono rappresentati in modo e costume affatto arbitrarii
-gli avvenimenti del luglio 1647, con tre annotazioni, sull'assedio
-e presa di Napoli per Belisario, sui tumulti per l'inquisizione e
-sul primo Masaniello del 1547, e sulla sollevazione della plebe del
-1585. La seconda parte di pp. 256 porta il titolo: _Tweede deel vande
-Napelsche Beroerten, (Seconda parte della sollevazione Napolitana)_ e
-contiene il seguito di questa fino alla resa di Napoli agli spagnoli.
-Il ritratto di Masaniello sta a pag. 3 della Parte II. Il libro, non
-comune, trovasi nella biblioteca della Società Napolitana di storia
-Patria. — L'altra edizione, che è la sesta Olandese, porta il titolo:
-_Het eerste deel der Napelsche beroerte met de Wonderlijcke Op, en
-Ondergang van Masaniello, Uyt het Italiaensch vertaelt door Luon B. (?)
-den sesten Druck (La prima parte della sollevazione con la maravigliosa
-salita e caduta di Masaniello dall'italiano tradotta da Luon B. (?),
-sesta edizione)_ Amsterdam, 1664 in 12.º dalla p. 1 a 240. Segue: _Het
-tweede deel der Napelsche beroerte, of verhael van t'rustige opset
-des selven volcks, om sich en het puntscae? Rijch t'ontlasten van
-t'onverdragelijcke juch der Spanjarden etc. etc. (La seconda parte
-della Napoletana sollevazione, o Racconto dell'ardita rivolta dello
-stesso popolo per liberar se e il regno dall'insopportabile giogo
-degli Spagnuoli_ ecc.) Amsterdam, 1664, in 12º p. 1 a 312. — Segue:
-_Vervolgh en eynde vande Napelsche beroerte; of beknopt verhael hoe'
-tselve volck, na veel tegeniveers, weder onder de gehoorsamheydt vau
-Spenje geruccht Milsgaders het Oproer en den jaare 1547 opgeresen onder
-Mas'Aniello di Costa Sorrentino. (Seguito e fine della Napolitana
-sollevazione, ossia breve narrazione del come lo stesso popolo dopo
-molta lotta di nuovo fu messo sotto l'ubbidienza di Spagna. Insieme
-col tumulto sorto nell'anno 1547 sotto Masaniello di costa Sorrentina)_
-Amsterdam p. 1-49-72. — Debbo al ch. collega ed amico Benedetto Croce
-la correzione e la interpretazione dei titoli di questo libro; dei
-quali parecchi anni fa ebbi trascritta la notizia dal noto bibliografo
-nostro cav. Gennaro Vico. Il Croce per tradurli dall'Olandese in
-Italiano ha dovuto prima con non comune perspicacia emendare gli
-errori, in cui per poca cognizione del carattere teutonico cadde chi
-faceva quella copia.
-
-[286] PALAZZO, _Aquilae austricae. Pars secunda_, Venetiis, in fol. Il
-ritratto con quelli di altri personaggi del tempo vedesi a p. 258 del
-t. VIII.
-
-[287] BRACHELIO, _Historia sui temporis rerum bello et pace per Europam
-et imperium romanum gestarum Colonia_ s. a. in 12.º — A pag. 277
-trovasi il ritratto di Masaniello con questa epigrafe: _Thomaso Aniello
-d'Amalfi populi neapolitani rebellici dux._
-
-[288] Questa edizione fu da me descritta nella _Casa e famiglia di
-Masaniello_. Il ritratto di Masaniello è ripetuto con diversa posizione
-in un'altra posteriore ediz. di Londra con la seguente leggenda sotto:
-_qui pecunia non movetur, hunc dignum spectatu arbitramur. Cicero._
-— L'edizione del secolo seguente porta questo titolo: _The remarkable
-History of the rise and fall of Masaniello the Fisherman of Naples._
-London 1756.
-
-[289] ZANI, _Enciclopedia metodica, critico-ragionata delle Belle
-Arti_. P. I, vol. III. Parma tipografia Ducale 1820 p. 9.
-
-[290] MOLINI SEBASTIANO, _La vera solevatione di Masaniello_, Cod.
-cart. del secolo XVII (21 x 29 cm.) di carte 176 numerate della
-biblioteca universitaria di Bologna segnato col n. 2466. Appartenne in
-prima alla biblioteca di San Salvatore del Reno dei canonici regolari
-lateranensi, dove era segnato col n. 271. Passò per qualche tempo nella
-biblioteca nazionale di Parigi, come si rileva dal bollo in inchiostro
-rosso di forma rotonda che si vede segnato in alcune carte (cc. 176 v.,
-e nella carta bianca in ultimo) colle parole: _Bibliothèque Nationale_,
-ed il monogramma: _R_ (république) _F_ (française). Dovette essere
-restituito all'Italia dopo il 1815. È legato in pergamena molle e non
-è in buono stato. — Il Diario in 253 giornate comincia col 7 luglio
-1647 e finisce ai 15 aprile 1648. Da c. 143 v. sino a 176 seguono 386
-ottave scritte a due colonne, che sono, come dice il Molini “Originale
-tradotto dalla prosa predetta in 8.ª rima da un copista di essa per mia
-mera sattisfactione da cui intenderai tutto il successo con maggior
-brevità ma non tanto distintamente quanto dalla prosa; essendochè
-l'autore parla di sole quelle cose quali a lui medemo sono successe ed
-alla poesia vi si aggiunge qualche altra invenzione per abbellirla e
-vivi felice„. Tutte le pagine sono inquadrate da fregi fatti a penna.
-
-[291] MOLINI, Ms. f. 4.
-
-[292] MOLINI, postilla in ultimo del Ms.
-
-[293] Nell'esemplare del Ms. conservato nel Museo dell'Archivio di
-Stato di Napoli che porta il titolo: _Successi historici raccolti dalla
-sollevatione di Napoli dalli 7 di luglio 1647 ino a 6 aprile 1648 per_
-INNOCENZO FUIDORO (VINCENZO D'ONOFRIO), si trovano 23 incisioni che
-rappresentano i principali personaggi dell'epoca. Così pure nella Parte
-2.ª dei detti _Successi Historici_ posseduta dall'egregio Principe di
-Gesualdo, che io ebbi occasione di vedere parecchi anni fa, da me fu
-osservato lo stesso.
-
-[294] Anche il CONFORTO arricchisce i suoi _Annali del Regno_ Ms. con
-figure.
-
-[295] Nell'altro esemplare della Parte 1.ª del Fuidoro, che si conserva
-nella biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria a cc. 2
-si vede una figura di Masaniello fatta a penna, ed a fianco si legge:
-_Tomas' Aniello d'Amalfi copiato da quello, che fu stampato in Parigi
-e con cautela fu fatto vedere a' curiosi in Napoli, et delle quattro
-parti ne sono tre al naturale per quello che testifica chi se lo
-ricorda nel 1647, che ne furono portati li ritratti à pennello in più
-Paesi in quel tempo._ Un altro ritratto e penna si trova in un Ms. dei
-principii del secolo XVIII della stessa Società Napoletana di Storia
-Patria intitolato: _Sollevatione dell'anno 1647_, a p. 155.
-
-[296] I banditi portavano “le chiome legate e nel collo un
-_moccaturo_„. (POLLIO, _Hist._ cit. f. 233). Una tale acconciatura del
-capo dal Valentino (_La mezacanna, parmo IV_, p. 177 ediz. Porcelli) è
-chiamata la _chiomera_ o _capellera de sbannite_.
-
-[297] Così chiamavansi gli abati di _mezza sottana_. Cf. CAMPANILE,
-_Diario_ Ms. f. 13 mihi.
-
-[298] POLLIO, _Historia_ cit f. 233.
-
-[299] Non voglio però trasandare la notizia di una figura autentica e
-curiosa che riguarda la contesa tra i francesi e gli spagnuoli. Vedesi
-a c. 75 v. 76 col titolo: _La Déroute des Espaignols dans la ville
-de Naples e l'arrivée de M. Le Duc de Guise._ (0,45 x 0,36). Questa
-incisione in rame, di un bel gusto francese, è una satira finissima: vi
-sono rappresentati le Français, le Napolitain, l'Espaignole e le Valet.
-Sotto ognuno di essi è scritta una quartina, il 1.º dice:
-
- Considerant de loin ce Senor aux abois
- Je puis dire au malheur lui toujours l'accompaigne.
- Naples ton mal a tort de ce dire français
- Puis que cest tout abon quil affligge l'Espaigne.
-
-Il 2.º:
-
- Il y fait un peu chaud, mai il le faut souffrir
- Cest la le moidre effet de ta concupiscenze
- Et te feray suer (sans vouloir te guérir)
- Et jusques a la mort durer ta penitence.
-
-Lo Spagnuolo, che è messo in una botte dalla quale esce solo la testa,
-e che è circondata di fuoco, dice:
-
- Reduit au triste Estat, ou le malheur m'a mis.
- Attaint d'un malefice honteux et miserable,
- J'Escume de depit, je bave, je fremis
- Et j'ay peur que mon mal ne se treuve incurable.
-
-Il servo dice:
-
- Je fais se que je puis sans en venir a bout
- Je chauffe des frotoirs, mais que sert ce remede?
- On la deja frotté dos et ventre et par tout
- Et l'on le fait suer sans que rien luy succede.
-
-
-[300] Nella pagina del Molini, ov'è attaccato il ritratto, si legge:
-“Questa mattina 6 luglio 1647 giorno di sabbato. Io me ne andai
-conforme in solito mio di giorni tali alla pietra del Pesce, ed uscii
-fuori alla cabbella, e trovai questa bella figura che mi haveva portato
-molte volte del pesce, quando stava all'altro convento, e vedendolo
-tutto sossopra feci buon animo e gli addimandai se haveva niente di
-buono, egli mi si voltò dicendo haggio lo malanno che vi colga, avevo
-pigliati alcuni pesci con l'hamo, e questi ufficiali della gabella, per
-non l'haver pagata me l'hanno levato, ma se campo, che non sii ucciso,
-me la pagheranno ben loro a me. Dicendo, si haggia patienza io, habbila
-anchora tu monacho mio, e così dietro la marina se ne sparì, ed io me
-ne tornai dentro, fra me dicendo oh che gran pazzo.
-
-[301] Ecco le parole del Molini: “Giovedì 11 luglio 1647. Giornata
-quinta. Questa notte Masaniello non fidandosi per qualche tradimento,
-come gli era successo la mattina col Perrone, salì a cavallo, come
-quì si vede con una moltitudine delli più vili, circondando dentro e
-fuori la città i posti s'erano ben custoditi, come anco osservando se
-tutti avevano fatte le illuminazioni, come al suo comando, e questo
-lo vedessimo noi quando passò, perchè osservai molto bene, avanti che
-andassimo a dormire, sebbene tutta la notte altro non si faceva che
-suonare le due campane già dette, cioè il Carmine e S. Lorenzo„. Ma è
-poi vero tutto quello che dice? In quel giorno. Masaniello s'era recato
-a presentare al Vicerè i capitoli dell'accordo, stabiliti dopo molta
-discussione. E uscito di palazzo, quando già “sopravveniva la notte„,
-(_Capecelatro I, p. 68_) tornò al Mercato ricondotto in carrozza dal
-Cardinale. Niun altro narra che dopo andasse vagando per la città
-a cavallo. Invece attesta il Campanile, _Mss. cit._ che “Masaniello
-ritiratosi si spogliò degli abiti di tela d'argento, e si rivestì de'
-suoi soliti cenci, e consumò tutta quella notte ed il giorno seguente
-in dare varji provvedimenti intorno le cose concernenti la grascia„. E
-il Capecelatro _p. 69_ aggiunge “che comandò ancorchè di notte che si
-troncassero le teste a quattordici persone imputate d'essere banditi„.
-La verità quindi può ridursi a quello che sta scritto nel _Diario_
-Anonimo conservato nella biblioteca della Società Napoletana di Storia
-Patria. “Per questo suspetto di banditi succedè altra rivolutione,
-et le voci serra serra per la città, standone tutta la notte con le
-guardie et lumi per le finestre a tutte le strade, suonando la campana
-di S. Lorenzo ad orme„. Delle luminarie, del popolo che vigilava in
-armi, e del suono delle campane di S. Giovanni a Carbonara a sera, e
-del Mercato e s. Agostino la notte, parla anche Giraffi _o. c. p. 131_.
-
-[302] Trascrivo quello che il Molini dice a proposito di _Masaniello
-fuori di se_ a cavallo. “Lunedì 15 luglio. Giornata nona. Nell'uscire
-come al solito intesi come Masaniello era andato avanti giorno a
-cavallo alla Cavallerizza del Re, et che aveva messo sossopra tutti,
-in particolare il Mastro di Stalla. E lo fece cavalcare molti cavalli,
-e smontato lui voleva far da bravo e comandare come prattico, ma non
-sapeva quello che si facesse, e se non erano quelli che li governano
-sarebbe stato ucciso dalli cavalli. E vedutosi in pericolo si risolse
-di salire e di tornare a Napoli. Il primo ch'ei fece, andò a ritrovare
-il sig. D. Carlo Caraccioli Cavallerizzo maggiore di sua Maestà, e
-trovato che l'ebbe, li principiò a dire, che non era sua arte di tenere
-un grado simile, et che era stato a visitare i cavalli et che il Re era
-molto mal servito, e che se lui non prevedeva, saria stato pensiero
-il suo rimediare. Il detto Signore disse: Per servire V. S. se così
-comanda, voglio andare mò mò a fare la mia parte. Lui rispose farete
-bene, che infrattanto io rimedierò ad altri inconvenienti. E volto il
-cavallo seguitato da quelli ch'erano con lui, e come pazzo girando per
-Napoli facea serrar botteghe, tagliar teste a quelli che gli parevano
-in fragranti crimine, come anco a cavaglieri che trovava in carrozza,
-li faceva smontare di carrozza, come anco a quelli che trovava a
-cavallo, facendoli bravate e spropositatamente comandandoli che
-stessero vigilanti ad ogni suo cenno quando volesse comporre le leggi.
-T'assicuro lettore che se gli avessi veduti et udito parlare come ho
-veduto io, che pure lo vidi a Toledo ad una carrozza alla lontana,
-però mi fu detto che quelli signori piangevano a sentirsi oltraggiati
-e minacciati fin nella propria vita, saresti fuori di te„.
-
-[303] Il fratello di Masaniello, che ebbe parte nella rivoluzione
-chiamavasi senza alcun dubbio Giovanni, come attestano l'atto di
-nascita, e quasi tutti gli scrittori del tempo; soli, questo Diarista
-ed il Giraffi gli danno il nome di Matteo. Or come spiegare questa
-discrepanza in persone contemporanee e in testimoni oculari dei fatti
-che narrano? Io per me credo che Matteo fosse un soprannome, aggiunto
-volgarmente al nome di Giovanni, secondo il costume della nostra plebe;
-e che quindi costoro, come forestieri, lo adoprarono non sapendo il
-vero nome di battesimo.
-
-E qui cade opportuno rettificare uno sbaglio, in cui caddi, quando nel
-mio lavoro: _La famiglia di Masaniello_ pubblicai la fede di nascita
-di questo Giovanni, ed anche aggiungere un nuovo particolare intorno
-al medesimo, che allora pare mi sfuggì. Ho rilevato l'uno e l'altro
-dalla p. 21 del recente opuscolo del Guiscardi che appresso citerò.
-Giovanni d'Amalfi nacque ai 3 giugno 1624, non ai 26 maggio 1625 come
-io stampai. L'errore per metà fu mio, per metà del tipografo; poichè
-quando trent'anni fa trassi quella notizia dai Registri Parrocchiali
-di S. Caterina al Mercato, notai la data del giorno e del mese che sta
-sull'atto della pagina, senza badare che quella mutava nel mezzo, e
-così segnai il 26 maggio. Il tipografo fece il resto, che stampò 1625
-invece di 1624 come io teneva nella mia scheda che ora ho riveduta.
-D'altronde contento di aver trovato l'atto della nascita di Giovanni
-più non lessi innante, e così non vidi che nello stesso giorno era
-notato un altro figliuolo di Francesco d'Amalfi, gemello di Giovanni e
-chiamato nel battesimo Giuseppe Carmine, il quale probabilmente dovette
-morire in giovane età, ed in modo certamente prima del 1647.
-
-[304] Nel sabato 13 luglio, come narra il Capecelatro, Masaniello inviò
-suo fratello a riverire il Vicerè, ed egli v'andò vestito di lama d'oro
-turchina (CAPECELATRO, _Diario_, t. I, p. 73); secondo altri di lama
-turchina (DONZELLI, _Parten. Liberata_, p. 53).
-
-[305] La moglie e la sorella di Masaniello, a giudizio del Capecelatro
-(_O c._ I, 105) erano, secondo il basso stato, di gentile aspetto. E
-il Molini, che dice d'essersi trovato presente a tutto, narra così una
-baruffa tra esse e Masaniello: “Arrivò (Masaniello) al Mercato tutto
-bagnato correndo in casa, onde arrivato anche io solo a mezzo, il
-cominciai a udire gridare con quelle sue donne. I' feci buon animo e mi
-accostai più avanti, et eccolo farsi alla finestra manca borbottando
-non so che si dicessero, vidi che prese sua sorella, e correndo la
-moglie, volendosi forse sciffare (sic), le percosse, Lui diede a tutte
-due mano di buffettoni che si udiva ben bene. Queste tornavano alla
-finestra fortemente gridando, venite, venite a legarlo ch'è impazzito,
-così dicendo egli salì le due scalette, ma non potè uscire, perchè fu
-incontrato da suo cognato, che cominciando a gridar seco per le donne,
-gli disse, che udii, tu pure vuoi le tue? il cugnato vedendoli così
-propositato gli porse una lettera... ed egli pigliandola gli diè due
-calci di dietro„.
-
-[306] Chi fosse questo cognato di Masaniello non è facile con tutta
-precisione accertare. Parecchi storici e diaristi del tempo narrano
-di un cognato di Masaniello, uomo molto seguito nella plebe, ma senza
-indicarne il nome. Secondo alcuni egli era pizzicagnolo (GIRAFFI, p.
-242, ediz. 1648); secondo altri potecaro di frutti (POLLIO, _Istoria_)
-e secondo altri farmacista d'infima condizione (DE TURRE, _O. c._ p.
-99). Pochi lo chiamano Girolamo Donnarumma (DONZELLI, _O. c._ p. 138;
-DE SANTIS, _O. c._ p. 212; CAPECELATRO, II, 40; DELLA MONICA, _O. c._
-p. 158 v, il quale altrove aggiunge che fu impiccato nel decembre 1648,
-f. 625).
-
-D'altra parte nella fede di matrimonio di Grazia, sorella di
-Masaniello, sposata ai 27 gennaio 1641, che io pubblicai nel citato
-mio opuscolo, lo sposo porta il nome di Cesare di Roma di Gragnano.
-Però avendo io esaminato i fuochi di quel Comune nell'Archivio di
-Stato non rinvenni affatto tra essi il casato di _Roma_, e invece vi
-trovai frequente quello di _Donnarumma_. Per chiarire la contraddizione
-ho voluto pure riscontrare il decreto della Curia Arcivescovile
-rilasciato per questo matrimonio, ma per gli anni 1640 e 1641 non si
-trova ivi alcun decreto, che riguardi Grazia d'Amalfi e Cesare di Roma.
-Aspettiamo dunque dal tempo qualche altro documento che ci illumini sul
-proposito.
-
-[307] ROBERTO GUISCARDI, _Di Tommaso Aniello d'Amalfi, forse in origine
-de Fusco_. Napoli, Tip. Giannini (a. 1896) p. 19.
-
-[308] Nel primo ventennio del secolo XVII il P. fra Maurizio
-di Gregorio siciliano, dell'ordine dei PP. Predicatori, della
-congregazione lombarda, fondò nella farmacopea del suo convento di
-S.ª Caterina a Formello un Museo, nel quale unì, come dice il Parrino
-(_Nuova guida per Napoli_, 1724, p. 257) “quanto di maraviglioso e di
-raro potè raccogliere così di antichità come di pellegrino, facendone
-un Museo ove si vedevano molte cose curiose di semplici, pietre
-minerali, camei, idoletti e cose così per beneficio della salute come
-per pascolo degli ingegni molto degni„. Di esso il Beltrano fece una
-minuta descrizione nel 1625 in un libro intitolato: _L'idea per le
-gallerie universali cavate dalle istorie di Napoli_ ecc. in 8º di p.
-56, nel quale inserì un sonetto del cav. Marino composto allorchè andò
-ad osservarlo. Il libro, comunque ristampato nel 1642 (Sarnelli, _Guida
-del forastiero_, p. 79); è di una grande rarità e fu descritto, con la
-solita diligenza, dal Minieri Riccio che lo possedeva nel: _Catalogo
-di libri rari della sua biblioteca_, t. I, p. 45. Inoltre Io stesso
-fondatore del Museo nel 1653 riuscì in una sua opera intitolata:
-_Enciclopedia_ la detta descrizione a p. 887 col titolo: _Endelechie
-delle gallerie dette nella 1º e 2º. Impressione: idea per fare le
-gallerie universali._
-
-Nel 1692, allorchè scriveva il canonico Celano, il Museo “era stato in
-gran parte sfiorato e non ancora totalmente posto in ordine in quello
-che vi era rimasto„ (CELANO, Notizie, t. I, p. 143). Senonchè nel
-secolo successivo sebbene in gran parte mancante fu ordinato dal signor
-Pietro Cecere, architetto e matematico nel modo che si vedeva allorchè
-nel 1788 il Sigismondo scriveva. (_Descrizione della città di Napoli_,
-t. I, p. 93).
-
-Nel 1791 però il P. d. Pietro d'Onofrii, girolamino, che faceva la sua
-dimora in quel convento non solo accrebbe notabilmente il Museo col
-suo, che si avea con tanta cura unito ma anche lo pose in buonissimo
-ordine e ne stampò una Guida per coloro che lo visitavano, come sopra
-abbiamo detto, col seguente titolo: _Istruzione al Forastiere e al
-Dilettante, intorno a quanto di antico, e di raro si contiene, nel
-Museo del Real Convento di S. Caterina a Formello de' PP. Domenicani
-Lombardi in questa Città di Napoli_, 1791 in 8º, e ne fece due edizioni
-nello stesso anno. Indi di nuovo nel 1796 in 4º piccolo.
-
-[309] _Istruz._ cit. p. 15.
-
-[310] Spinoza, come dice il suo amico e biografo, “après s'êntre
-perfectioné dans cet Art, il s'attacha au Dessin, qu'il apprit de
-lui-même, et il réussit bien a tracer un portrait avec de l'encre ou du
-charbon. J'ai entre les mains un livre entier de semblabes portraits
-où l'on en trouve de plusieurs Personnes distinguées qui lui étoient
-connues, ou qui avoient eu occasion de lui faire visite. Parmi ces
-portraits je trouve à la 4 feuille un Pecheur dessinè en chemise, avec
-un filet sur l'épaule droite, tout-à-fait semblable pour l'attitude au
-fameux Chef des rebelles de Naples Massaniello comme il est représenté
-dans l'Histoire et en taille-douce. et l'occasion de ce dessin je ne
-dois pas omettre, que la Sr. Van der Spyck chez qui Spinoza logeoit
-lorsqu' il est mort, m'a assuré que ce crayon, ou portrait, ressemblait
-parfaitement bien à Spinoza, et que s'étoit assurément d'après lui-même
-qu'il l'avoit tiré„ BENEDICTE DE SPINOZA, _Opera philosophica omnia_,
-ed. Gfrörer, Stuttgardie, 1830, _Vita Spinozae a Colero scripta_, p.
-XXXIII. Il Fischer, che riferisce questa notizia dal Colero nella sua
-_Geschichte der nevern Philosophie_, 3ª ed., vol. I, p. II. pag. 132,
-suppone che il disegno fosse fatto dallo Spinoza per esercizio negli
-anni giovanili, quando il nome di Masaniello era in bocca a tutti.
-
-[311] Debbo anche l'interpretazione di questa leggenda all'amico Croce.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come
-le grafie alternative (molto numerose specie nella trascrizione di
-documenti dell'epoca), correggendo senza annotazione minimi errori
-tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of La casa e la famiglia di Masaniello, by
-Bartolommeo Capasso
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA CASA E LA FAMIGLIA DI ***
-
-***** This file should be named 52281-0.txt or 52281-0.zip *****
-This and all associated files of various formats will be found in:
- http://www.gutenberg.org/5/2/2/8/52281/
-
-Produced by DP-Italia (http://dp.dm.unipi.it) con la
-cooperazione di correttori volontari, coordinati da Carlo
-Traverso e Barbara Magni.
-
-Updated editions will replace the previous one--the old editions will
-be renamed.
-
-Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright
-law means that no one owns a United States copyright in these works,
-so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United
-States without permission and without paying copyright
-royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part
-of this license, apply to copying and distributing Project
-Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm
-concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark,
-and may not be used if you charge for the eBooks, unless you receive
-specific permission. If you do not charge anything for copies of this
-eBook, complying with the rules is very easy. You may use this eBook
-for nearly any purpose such as creation of derivative works, reports,
-performances and research. They may be modified and printed and given
-away--you may do practically ANYTHING in the United States with eBooks
-not protected by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the
-trademark license, especially commercial redistribution.
-
-START: FULL LICENSE
-
-THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
-PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
-
-To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
-distribution of electronic works, by using or distributing this work
-(or any other work associated in any way with the phrase "Project
-Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full
-Project Gutenberg-tm License available with this file or online at
-www.gutenberg.org/license.
-
-Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project
-Gutenberg-tm electronic works
-
-1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
-electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
-and accept all the terms of this license and intellectual property
-(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
-the terms of this agreement, you must cease using and return or
-destroy all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your
-possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a
-Project Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound
-by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the
-person or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph
-1.E.8.
-
-1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
-used on or associated in any way with an electronic work by people who
-agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
-things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
-even without complying with the full terms of this agreement. See
-paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
-Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this
-agreement and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm
-electronic works. See paragraph 1.E below.
-
-1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the
-Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection
-of Project Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual
-works in the collection are in the public domain in the United
-States. If an individual work is unprotected by copyright law in the
-United States and you are located in the United States, we do not
-claim a right to prevent you from copying, distributing, performing,
-displaying or creating derivative works based on the work as long as
-all references to Project Gutenberg are removed. Of course, we hope
-that you will support the Project Gutenberg-tm mission of promoting
-free access to electronic works by freely sharing Project Gutenberg-tm
-works in compliance with the terms of this agreement for keeping the
-Project Gutenberg-tm name associated with the work. You can easily
-comply with the terms of this agreement by keeping this work in the
-same format with its attached full Project Gutenberg-tm License when
-you share it without charge with others.
-
-1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
-what you can do with this work. Copyright laws in most countries are
-in a constant state of change. If you are outside the United States,
-check the laws of your country in addition to the terms of this
-agreement before downloading, copying, displaying, performing,
-distributing or creating derivative works based on this work or any
-other Project Gutenberg-tm work. The Foundation makes no
-representations concerning the copyright status of any work in any
-country outside the United States.
-
-1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
-
-1.E.1. The following sentence, with active links to, or other
-immediate access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear
-prominently whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work
-on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the
-phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed,
-performed, viewed, copied or distributed:
-
- This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
- most other parts of the world at no cost and with almost no
- restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
- under the terms of the Project Gutenberg License included with this
- eBook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the
- United States, you'll have to check the laws of the country where you
- are located before using this ebook.
-
-1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is
-derived from texts not protected by U.S. copyright law (does not
-contain a notice indicating that it is posted with permission of the
-copyright holder), the work can be copied and distributed to anyone in
-the United States without paying any fees or charges. If you are
-redistributing or providing access to a work with the phrase "Project
-Gutenberg" associated with or appearing on the work, you must comply
-either with the requirements of paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 or
-obtain permission for the use of the work and the Project Gutenberg-tm
-trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
-with the permission of the copyright holder, your use and distribution
-must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any
-additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms
-will be linked to the Project Gutenberg-tm License for all works
-posted with the permission of the copyright holder found at the
-beginning of this work.
-
-1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
-License terms from this work, or any files containing a part of this
-work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
-
-1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
-electronic work, or any part of this electronic work, without
-prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
-active links or immediate access to the full terms of the Project
-Gutenberg-tm License.
-
-1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
-compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including
-any word processing or hypertext form. However, if you provide access
-to or distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format
-other than "Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official
-version posted on the official Project Gutenberg-tm web site
-(www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or expense
-to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a means
-of obtaining a copy upon request, of the work in its original "Plain
-Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include the
-full Project Gutenberg-tm License as specified in paragraph 1.E.1.
-
-1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
-performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
-unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
-access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works
-provided that
-
-* You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
- the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
- you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed
- to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he has
- agreed to donate royalties under this paragraph to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid
- within 60 days following each date on which you prepare (or are
- legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty
- payments should be clearly marked as such and sent to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in
- Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg
- Literary Archive Foundation."
-
-* You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
- you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
- does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
- License. You must require such a user to return or destroy all
- copies of the works possessed in a physical medium and discontinue
- all use of and all access to other copies of Project Gutenberg-tm
- works.
-
-* You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of
- any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
- electronic work is discovered and reported to you within 90 days of
- receipt of the work.
-
-* You comply with all other terms of this agreement for free
- distribution of Project Gutenberg-tm works.
-
-1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project
-Gutenberg-tm electronic work or group of works on different terms than
-are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing
-from both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and The
-Project Gutenberg Trademark LLC, the owner of the Project Gutenberg-tm
-trademark. Contact the Foundation as set forth in Section 3 below.
-
-1.F.
-
-1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
-effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
-works not protected by U.S. copyright law in creating the Project
-Gutenberg-tm collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm
-electronic works, and the medium on which they may be stored, may
-contain "Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate
-or corrupt data, transcription errors, a copyright or other
-intellectual property infringement, a defective or damaged disk or
-other medium, a computer virus, or computer codes that damage or
-cannot be read by your equipment.
-
-1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
-of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
-Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
-Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
-liability to you for damages, costs and expenses, including legal
-fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
-LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
-PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
-TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
-LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
-INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
-DAMAGE.
-
-1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
-defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
-receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
-written explanation to the person you received the work from. If you
-received the work on a physical medium, you must return the medium
-with your written explanation. The person or entity that provided you
-with the defective work may elect to provide a replacement copy in
-lieu of a refund. If you received the work electronically, the person
-or entity providing it to you may choose to give you a second
-opportunity to receive the work electronically in lieu of a refund. If
-the second copy is also defective, you may demand a refund in writing
-without further opportunities to fix the problem.
-
-1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
-in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO
-OTHER WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT
-LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
-
-1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
-warranties or the exclusion or limitation of certain types of
-damages. If any disclaimer or limitation set forth in this agreement
-violates the law of the state applicable to this agreement, the
-agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or
-limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or
-unenforceability of any provision of this agreement shall not void the
-remaining provisions.
-
-1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
-trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
-providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in
-accordance with this agreement, and any volunteers associated with the
-production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm
-electronic works, harmless from all liability, costs and expenses,
-including legal fees, that arise directly or indirectly from any of
-the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this
-or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or
-additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any
-Defect you cause.
-
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
-
-Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of
-computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
-exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
-from people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
-goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg-tm and future
-generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
-Sections 3 and 4 and the Foundation information page at
-www.gutenberg.org
-
-
-
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
-U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the
-mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its
-volunteers and employees are scattered throughout numerous
-locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt
-Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to
-date contact information can be found at the Foundation's web site and
-official page at www.gutenberg.org/contact
-
-For additional contact information:
-
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular
-state visit www.gutenberg.org/donate
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-
-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works.
-
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-
-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
-
-Most people start at our Web site which has the main PG search
-facility: www.gutenberg.org
-
-This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
-
diff --git a/old/52281-0.zip b/old/52281-0.zip
deleted file mode 100644
index ffe5d4d..0000000
--- a/old/52281-0.zip
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h.zip b/old/52281-h.zip
deleted file mode 100644
index f53ef25..0000000
--- a/old/52281-h.zip
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/52281-h.htm b/old/52281-h/52281-h.htm
deleted file mode 100644
index f12aa61..0000000
--- a/old/52281-h/52281-h.htm
+++ /dev/null
@@ -1,9196 +0,0 @@
-<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.1//EN"
-"http://www.w3.org/TR/xhtml11/DTD/xhtml11.dtd">
-
-<html xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml" xml:lang="it">
-<head>
- <meta http-equiv="content-type" content="text/html; charset=utf-8" />
- <title>
- La casa e la famiglia di Masaniello, di Bartolommeo Capasso
- </title>
- <link rel="coverpage" href="images/cover.jpg" />
- <style type="text/css">
-body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;}
-
-p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;}
-.blockquote {margin: 1.5em 5%; font-size: 95%;}
-p.indl {text-align: left; margin-left: 5%;}
-p.indr {text-align: right; margin-right: 5%;}
-.center {text-align: center; text-indent: 0;}
-.high {line-height: 2em;}
-.title {text-align: center; font-size: 120%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em;}
-.letter {text-align: center; margin: 1em 10% 2em 10%;}
-
-div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;}
-div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;}
-div.titlepage p {text-align: inherit;}
-div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;}
-div.verso p {text-align: inherit;}
-div.somm {page-break-before: always; padding-top: 3em;}
-div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;}
-div.chapter h2 {page-break-before: avoid;}
-
-h1,h2,h3 {text-align: center; font-style: normal;
-font-weight: normal; line-height: 1.5;}
-h1 {font-size: 150%;}
-h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;}
-h2.hidden {visibility: hidden;}
-h3 {font-size: 120%;}
-
-span.smaller {display: block; font-size: 70%; margin: .5em 5%;}
-
-hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;}
-hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;}
-hr.tiny {width: 10%; margin-left: 45%; margin-right: 45%;}
-hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;}
-@media handheld {
-hr.silver {display: none;}
-}
-
-a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em;}
-div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;}
-.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;}
-div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;}
-div.footnote>:first-child {margin-top: 1em;}
-div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;}
-
-.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;}
-
-.pad6 {margin-top: 6em;}
-.pad4 {margin-top: 4em;}
-.pad3 {margin-top: 3em;}
-.pad2 {margin-top: 2em;}
-
-.ast {text-align: center; font-size: 120%; margin: 1em auto;}
-
-.small {font-size: 85%;}
-.large {font-size: 115%;}
-.x-large {font-size: 130%;}
-.main-t {font-size: 200%;}
-.g {letter-spacing: .2em;}
-.smcap {font-variant: small-caps;}
-.lowercase {text-transform: lowercase;}
-.upright {font-style: normal;}
-
-sup {vertical-align: .3em;}
-
-table {margin: auto; border-collapse: collapse;}
-.indice {width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em;}
-.indice td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em;}
-.indice td.pag {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;}
-
-.figcenter {text-align: center; margin: 2em auto; clear: both; max-width: 100%; page-break-before: always;}
-
-img {max-width: 100%; height:auto;}
-.caption {text-align: center; font-size: 85%; text-indent: 0; margin: 0.25em 10%;}
-
-.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em;
- margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;}
-.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;}
-.tnote p {padding: 0 1em;}
-
-.poem {text-align: left; font-size: 95%; margin: 1em 10%;}
-.inl {display: inline-block;}
-.stanza {margin: 1em auto;}
-.poem p {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;}
-.poem p.i2 {text-indent: -2em;}
-.poem p.i4 {text-indent: 1em;}
-.poem-container {text-align: right;}
-
- </style>
- </head>
-<body>
-
-
-<pre>
-
-The Project Gutenberg EBook of La casa e la famiglia di Masaniello, by
-Bartolommeo Capasso
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
-to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
-
-Title: La casa e la famiglia di Masaniello
- Ricordi della storia e della vita Napolitana nel Secolo XVII
-
-Author: Bartolommeo Capasso
-
-Release Date: June 8, 2016 [EBook #52281]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA CASA E LA FAMIGLIA DI ***
-
-
-
-
-Produced by DP-Italia (http://dp.dm.unipi.it) con la
-cooperazione di correttori volontari, coordinati da Carlo
-Traverso e Barbara Magni.
-
-
-
-
-
-
-</pre>
-
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-LA CASA E LA FAMIGLIA DI MASANIELLO
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="figcenter"><a id="fill3"></a>
- <img src="images/ill3.jpg" alt="Ritratto" />
-</div>
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="large">
-BARTOLOMMEO CAPASSO
-</p>
-<hr class="tiny" />
-
-<p class="pad3 high">
-<span class="x-large">LA CASA E LA FAMIGLIA</span><br />
-<span class="small">DI</span><br />
-<span class="main-t">MASANIELLO</span>
-</p>
-
-<hr class="tiny" />
-<p class="pad2 small">
-RICORDI DELLA STORIA E DELLA VITA NAPOLITANA<br />
-NEL SECOLO XVII
-</p>
-
-<p class="pad6">
-<span class="smcap">Editore</span> — Dr. GENNARO GIANNINI — <span class="smcap">Napoli</span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-<i>Proprietà letteraria</i>
-</p>
-
-<p>
-NAPOLI — R. STAB. TIPOGRAFICO FRANCESCO GIANNINI &amp; FIGLI<br />
-Via Cisterna dell'Olio — 1919
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_vi">[vi]</span>
-</p>
-
-<h2 class="hidden" id="prefazione">
-Prefazione
-</h2>
-
-<p>
-<i>Nel ripresentare agli studiosi delle cose patrie
-questo insigne scritto di Bartolommeo Capasso,
-io non ho certo la pretesa di <span class="upright">scoprire</span>
-l'autore ai lettori. Il Capasso, pura gloria nostra,
-è ben conosciuto nel mondo dei dotti
-italiani e stranieri; e se la maggioranza dei
-Napoletani, e sopra tutto della così detta
-<span class="upright">stampa</span>, non lo ha onorato come meritava, ciò
-non vuol dire che Egli sia appartenuto alla
-categoria degli aridi pedanti, degli insensibili
-spulciatori e profanatori ciechi e melensi delle
-vecchie carte e delle pergamene polverose.
-Molti furono, infatti, che si dedicarono a frugar
-negli Archivii le collezioni delle pergamene
-e dei manoscritti cartacei e dei codici
-<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span>
-diplomatici dei tempi andati; quasi nessuno
-vi s'ingolfò con quell'amore e con quell'ardore
-che furono le due grandi benemerenze del nostro
-venerando concittadino, mosso dal desiderio
-di elevare un monumento di gloria al proprio paese.</i>
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<i>Egli portò nei suoi difficili studii, nelle ricerche
-minuziose e faticose, nella raccolta di
-preziose notizie inedite, un intelletto lucido e
-geniale: fu il ricercatore-artista, l'animatore
-miracoloso, che non fantasticò sui codici o
-male interpretò gl'incunaboli; ma disse, su
-ogni argomento che prese a trattare, la parola
-definitiva. Tutto devono a lui gli studii
-storici del Napoletano, nelle sue opere più
-<span class="pagenum" id="Page_viii">[viii]</span>
-importanti, dalla <span class="upright">Napoli greco-romana</span> al
-<span class="upright">Ducato</span>, da <span class="upright">Pier della Vigna</span> al <span class="upright">Tasso</span>. fino
-a questo <span class="upright">Masaniello</span>. Bartolommeo Capasso
-vide, previde, rettificò, corresse, scoprì, lumeggiò,
-glorificò, rivendicò tante cose; e mentre
-molti spiriti piatti intorno a lui si affannavano
-negli stessi studii, pochissimi, fino al de Blasiis
-e allo Schipa, gli tenner dietro con decoro
-e con acume. Si è costretti a ritornare ancora
-su molte pubblicazioni di altri sedicenti storici
-di Napoli, che credettero di scoprire la
-polvere e non capirono niente, e tralasciarono
-notizie importanti che pur capitavan loro
-sott'occhio, per indugiarsi a quisquilie quasi
-inutili o di scarsa importanza; e tuttora si
-<span class="pagenum" id="Page_ix">[ix]</span>
-van correggendo interpretazioni sgangherate.
-Ma nell'Opera del grande Nostro, più grande
-dalla sua morte in poi, non un dubbio, non
-una lacuna, non un punto oscuro, non una
-trascuratezza, mai! Tutto egli esaminò e
-scrutò, con la forza mirabile del suo ingegno
-potente, col fuoco dell'amore santo pel “loco
-natio„. Le sue ricerche, i suoi giudizi, le narrazioni
-di fatti poco noti, i profili dei più singolari
-personaggi della nostra Storia, se pur
-in pochi tocchi, non vogliono aggiunzioni o
-notizie nuove. Le interpretazioni da lui date
-sui più intricati periodi, dalle origini di Napoli
-finoggi, non ammettono altri ritorni o
-novelle chiarificazioni. Il monumento che il
-<span class="pagenum" id="Page_x">[x]</span>
-Gran Vegliardo volle elevare a Napoli è fatto
-di puro granito: è una piramide incrollabile
-che sfida l'eternità. E Napoli, la Circe ingrata,
-che pur glorifica tante bestie, lo vide
-morire molto vecchio e quasi cieco pel troppo
-attento indugio degli stremati occhi su le
-carte: e quasi non s'accorse delta dipartita
-di Lui!</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Ecco perchè Bartolommeo Capasso non ha
-un degno monumento, in qualche pubblica
-piazza di Napoli, come pur parecchi mediocri
-e mestatori l'ebbero, salutati, fra tamburi
-e trombe, da pappardelle oratorie, intessute
-nella solita volgarità incoercibile del luogo
-comune! Il nome a una strada, o un busterello
-<span class="pagenum" id="Page_xi">[xi]</span>
-al Grande Archivio e alla Società di
-Storia Patria, non bastano, pel Capasso; e
-rappresentano soltanto il pensiero ed il ricordo
-di pochi amici e seguaci, che lo amarono,
-lo venerarono, gli furono e gli saranno
-fedeli.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>È così! I più grandi uomini, le figure nostre
-più luminose, non trovarono mai chi si
-agitasse in loro favore: Francesco de Sanctis
-e Luigi Settembrini hanno appena due povere
-teste marmoree in quel giardino pubblico che
-chiamiamo la <span class="upright">Villa</span>; Salvator Rosa, Luca
-Giordano, Pietro Giannone, Carlo III, nulla;
-e i monumenti di Napoli, sorti da cinquant'anni
-a questa parte, — salvo qualche rarissima
-<span class="pagenum" id="Page_xii">[xii]</span>
-eccezione — rappresentano, nella sciagurata
-decadenza della Scultura, la Partigianeria,
-la Politica e l'Intrigo...</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Nemmeno le Accademie, delle quali pure
-il Capasso fu tanta parte, si mossero, per
-degnamente onorarlo. Ma si muovono, forse,
-le Accademie? O non sono, forse, ora più che
-mai, acque stagnanti, necropoli anticipate, in
-cui si adagiano e nicchiano, nel severo raccoglimento
-che è torpore letale, le Mummie
-dell'Arte, della Letteratura e della Scienza?</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Conto fra gli Accademici amici illustri e
-carissimi, viva minoranza d'intelletti fervidi
-in quelle Case dei Morti; e mi domando da
-anni perchè non si riuniscono, in una iniziativa
-<span class="pagenum" id="Page_xiii">[xiii]</span>
-che qualcuno già tentò di sviluppare!
-Or vedremo invece altri marmi, non meno
-brutti di quelli già esistenti, ingombrare le
-piazze. Per conto mio, tento qui, con la pubblicazione
-di quest'opera, un commosso contributo
-in onore del Grande Scomparso. Ultimissimo,
-fra gli ultimi appassionati delle
-discipline storiche nostre, mi sia di scusa allo
-ardire l'amore che porto, inestinguibile, alle
-vere glorie del mio Paese oblivioso...</i>
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap lowercase">FERDINANDO RUSSO</span>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
-</p>
-
-<p class="title">
-LA CASA E LA FAMIGLIA<br />
-DI<br />
-MASANIELLO
-</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-</p>
-
-<h2 id="notizie">NOTIZIE
-DI ALCUNE OPERE INEDITE ADOPERATE
-IN QUESTI RICORDI</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>La rivoluzione di Napoli del 1647-48, per la singolarità
-delle persone che la iniziarono o vi presero parte, e
-per la varietà e l'attrattiva de' drammatici episodi di
-cui fu ricca, produsse tale profonda impressione nell'animo
-di chi assistette allo straordinario avvenimento e
-di tutti i contemporanei, che moltissimi vi furono, napoletani
-e forestieri, nobili e popolani, dotti ed indotti, di
-ogni classe e di ogni condizione, i quali vollero, scrivendo
-di quello, lasciarne duratura memoria ai posteri.
-Lungo quindi è il catalogo delle opere su questo argomento,
-sì in prosa che in versi, sì in varie lingue che
-nel napoletano dialetto, le quali furono divulgate per
-le stampe; maggiore forse è il numero di quelle che giacciono
-tuttora polverose e neglette negli archivi e nelle
-pubbliche e private biblioteche. Or senza pretendere di
-voler fare una bibliografia di tali opere, io credo util
-cosa dar qui qualche cenno di talune di esse, che sono
-tutt'ora inedite e poco conosciute, e che sono state da me
-principalmente adoperate nelle narrazioni che seguono.
-Così il lettore potrà di per sè apprezzare il valore storico
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-di ciascuna ed io non sarò obbligato a descrivere particolarmente
-qualunque manoscritto tutte le volte che mi
-occorrerà allegarne la testimonianza.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Esse dunque, disposte per ordine alfabetico, sono le
-seguenti:</i>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-I. <span class="smcap">Anonimo</span>. “Racconto della sollevazione di Napoli
-accaduta nel 1647, distribuito a Giornali, sino al tempo
-che furono introdotti gli spagnuoli, incominciando dal
-7 luglio 1647 e finisce al 6 aprile 1648. Dippiù si aggiungono
-altri successi derivati dalla stessa sollevazione,
-che durano fino all'anno 1655, 3 giugno.„
-</p>
-
-<p>
-<i>Con questo titolo o altro simile nelle pubbliche e private
-biblioteche si trovano molte copie manoscritte di un
-Diario della rivoluzione del 1647 e delle sue conseguenze.
-Esse cominciano con le parole: <span class="upright">Dovendo far racconto di
-alcuni particolari accaduti:</span> e sono più o meno estese o
-complete, quali con addizioni, quali senza. Per la maggior
-parte non hanno alcun nome di autore, ma soltanto
-qualcuna con manifesto arbitrio del copista erroneamente
-nel frontespizio è stata attribuita a Giuseppe Donzelli,
-l'autore dell'opera sullo stesso argomento, stampata col
-titolo: <span class="upright">Partenope liberata</span>. Questo <span class="upright">Racconto</span> o diario, secondochè
-ho potuto rilevare da un manoscritto originale
-che m'è capitato fra le mani, procede da tre compilazioni
-diverse. La prima è opera di un tal Marino Verde,
-prete di S. Antimo<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> che, a quanto rilevo dal detto manoscritto,
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-non dovette protrarre il suo lavoro oltre il 27
-febbraio 1648. Venuto poscia questo nelle mani del nostro
-benemerito d. Camillo Tutini, fu da lui corretto, interpolato
-ed accresciuto con moltissime giunte, e prolungato
-forse fino a' 6 aprile del 1648. Dico <span class="upright">forse</span>, perchè il manoscritto
-da me posseduto è monco della fine e s'arresta
-al racconto de' fatti di quel giorno. Da una postilla di
-carattere dello stesso Verde ho rilevato il nome dell'autore
-e l'epoca in cui egli scrisse, che fu tra il 1651 ed
-il 1652. Dopo del 1655 un ignoto amatore di patrie memorie
-rescrisse l'opera del Verde; ma, o perchè il manoscritto
-che ebbe era mancante, o perchè gli parve troppo
-diffuso per i tempi posteriori al 4 ottobre 1647, o per
-altre particolari ragioni, forse anche di parte, che io non
-saprei ora affermare, da quel giorno in poi lasciò il racconto
-del Verde, e proseguì la storia con trascrivere il
-manoscritto di Aniello della Porta, di cui più innanzi
-parlerò, riducendone la narrazione a giornali e modificandone
-spesso i giudizi. Così parecchie copie del <span class="upright">Racconto</span>
-giungono fino al 1655. Il Ms. originate, corretto e continuato
-dal Tutini, che io posseggo, è in fol. non cartolato.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Tanto il Verde quanto il Tutini sono nella loro compilazione
-apertamente avversi agli Spagnuoli, ma non a'
-nobili, ed in molte circostanze si dimostrano non amici
-del duca di Guisa. Contuttociò, se il giudizio è alquanto
-passionato, i fatti però sono sempre esposti con verità ed
-esattezza. “Devesi render sicuro il lettore„ afferma il
-Verde, “che quanto si narra in questo racconto, con sincerità
-e fede viene da me riferito, poichè a gran parte
-di quello occorse fui presente, e con grande esattezza
-da me osservato, in altre raccolsi da persone di autorità
-veritiere relazioni, e, per narrare ogni minuzia,
-notai giorno per giorno tutti li successi, dando campo
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-con questi Diurnali a pellegrini ingegni di tessere una
-formata storia e veritiera„. Oltre a ciò, nel margine
-del manoscritto originale il Tutini rettifica o cangia le
-cose che da lui, per maggior diligenza, erano state trovate
-false o poco esatte. In somma questo Diario è un bellissimo
-riscontro di quello del Capecelatro, pubblicato dal
-principe di Belmonte nel 1850, poichè comunque l'uno
-fosse di un partito diverso dall'altro, pure nessuno altera
-i fatti, ed ambedue si spiegano e si completano a vicenda.
-Esso è specialmente singolare per le minute e particolarizzate
-narrazioni delle fazioni di guerra combattute tra
-gli Spagnuoli e i popolani nel mese di ottobre 1647, che
-il Capecelatro nel suo <span class="upright">Diario</span> con dispiacere protesta di
-omettere, non avendo per la sua lontananza da Napoli
-potuto averne diretta notizia (V: <span class="upright">Diario</span> t. II. p. 15). Una
-copia quasi sincrona di questo Ms. secondo la redazione
-del Verde, ma che finisce ai 4 ottobre 1647, conservavasi
-dall'egregio abate d. Vincenzo Cuomo, ed ora trovasi
-nella Biblioteca Municipale di Napoli, segnata nel Catalogo
-dei Ms. 20-3-2.</i>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-II. <span class="smcap">Anonimo</span>. Racconto della sollevazione di Napoli
-del 1647. <i>Ms. senza titolo del 1760, di c. 206 in 4.º presso
-di me. Comincia: 1631 <span class="upright">Dal governo del signor Co. di
-Monterey</span>, ecc. e finisce nel 1649 colle parole: <span class="upright">l'avesse il
-vicerè fatto morire</span>. Seguono indi due Note, una dei
-Napoletani venuti in Napoli con l'armata francese nel
-1648, e l'altra dei Capipopolo che furono in Napoli durante
-la rivoluzione. Si aggiungono in ultimo fatti del 1648 e
-1649. Questo Diario, di cui non si conosce l'autore, certamente
-contemporaneo, ci dà parecchie notizie o circostanze
-che non si trovano in altri scrittori dello stesso
-avvenimento. È scritto però senz'ordine e confusamente,
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-secondochè i fatti all'autore venivano in mente, e vi sono
-aggiunte in margine, o interpolate nel testo, parecchie
-note ricavate dalla <span class="upright">Partenope liberata</span> del Donzelli.
-Puranche ne esistono parecchi esemplari.</i>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-III. <span class="smcap">Campanile</span> <i>Giuseppe</i>. Diario di Giuseppe Campanile
-circa la sollevazione della plebe di Napoli degli
-anni 1647-1648, con addizioni d'Innocenzo Fuidoro.
-<i>Ms. in fol. di carte scritte n. 82 presso di me. Dopo un
-breve discorso del Fuidoro, <span class="upright">Alla Posterità</span>, comincia:
-<span class="upright">Successo al governo di questo regno....</span> e finisce; <span class="upright">pietra
-fondamentale della sua santa fede, S. Pietro apostolo.</span>
-Sotto il nome del Fuidoro si nasconde <span class="upright">Vincenzo d'Onofrio</span>,
-che avendo trovato il manoscritto del Campanile,
-noto genealogista del secolo XVII, con molte lacune o
-carte lasciate in bianco, — manoscritto già dallo stesso
-Campanile dato al Marchese di Montesilvano, — si prese
-cura di trascriverlo fedelmente ed aggiungere quelle
-notizie, che, come testimone anch'egli di veduta, conosceva
-circa gli avvenimenti dal medesimo Campanile narrati.
-L'opera è piena di aneddoti e scritta con sufficiente
-giudizio ed imparzialità.</i>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-IV. <span class="smcap">Della Monica</span> <i>Tizio</i>. Historia della rivoluzione di
-Napoli dell'anno 1647 del dottor Tizio della Monica.
-<i>Ms. autografo in fol. di c. scritte 663 presso di me. Comincia,
-dopo la dedica all'arciduca Leopoldo d'Austria ed un
-discorso ai lettori: <span class="upright">Stando a diporto in una mia collinosa
-vignetta...</span> e finisce nel maggio 1650 con le parole:
-<span class="upright">Vicerè havemo in Napoli de la giustizia è per tutti,
-nemico della nobiltà</span>. L'autore, come rilevasi da molti
-luoghi del libro, intervenne spesso alle cose che giorno
-per giorno notava in uno stile assai rozzo e sconnesso,
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-ed è minuto ed imparziale nel racconto. Abitava nel
-borgo dei Vergini.</i>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-V. <span class="smcap">Della Porta</span> <i>Aniello</i>. Causa di stravaganze ovvero
-Compendio historico delli rumori e sollevazioni e dei
-successi nella città e regno di Napoli dai 7 gennaio
-1647 sino a giugno 1655 opera del dottor Aniello della
-Porta divisa in 4 parti. <i>Il Ms. da me posseduto è legato
-in tre vol. in 4.º — Molte copie esistono di questa opera
-che già fu ampiamente descritta dal ch. Minieri-Riccio nel
-<span class="upright">Catalogo dei Mss.</span> della sua biblioteca P. I, n. 4, p. 9-2d.
-L'autore di essa, del quale il Minieri non si occupa, era
-un forense ed aveva un fratello che serviva, come capitano
-riformato, <span class="upright">il cattolico padrone</span> del quale egli, lo
-storico, si dichiara coll'<span class="upright">animo devoto vassallo</span>. Abitava
-dietro la porta piccola di S. Domenico Soriano, e soffrì
-parecchi danni dalla parte del popolo. Difende quindi
-spesso gli Spagnuoli ed il Duca d'Arcos dalle accuse de'
-popolari.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Il Ms. è specialmente curioso per le composizioni poetiche
-dettate in quel tempo e dal Della Porta trascritte
-nella sua opera.</i>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-VI. <span class="smcap">Fuidoro Innocenzo</span> (<span class="smcap">d'Onofrio</span> <i>Vincenzo</i>). Successi
-raccolti della sollevazione di Napoli dalli 7 Luglio
-1647 fino alli 6 Aprile 1648 per Innocenzo Fuidoro. <i>Il
-manoscritto in fol. di carte 270 con figure rappresentanti
-vari personaggi dell'epoca inserite nel libro, trovasi nella
-Biblioteca del Grande Archivio di Napoli. Comincia: “<span class="upright">Dal
-Governo del Conte di Monterey</span>, ecc. e finisce:</i> della
-quale (cattolica e santa Fede), l'augusta e religiosissima
-Casa d'Austria vive e viverà sempre fino alla
-fine del mondo, gloriosissima difenditrice„.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>Scrisse pure un secondo volume, nel quale continuò il
-racconto fino al 1653 e lo intitolò: <span class="upright">Successi storici raccolti
-del Governo del Conte d'Ognatte, vicerè di Napoli,
-dal mese di aprile 1648 per tutto il 20 novembre
-1653, che successe al governo di questo regno il Conte
-di Castrillo.</span> Un esemplare di questo secondo volume
-dello stesso carattere del primo conservato nell'Archivio
-di Stato, ed anche con figure, trovasi nella Biblioteca del
-Principe di Fondi in Napoli, ed un altro dello stesso secolo
-XVII senza figure di c. 464 in fol. conservasi nella
-Biblioteca Nazionale ed è segnato X-B-45.</i>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-VII. <span class="smcap">Pollio</span> <i>d. Giuseppe</i>. Historia del Regno di Napoli,
-Revolutione dell'anno 1647 insino al 1648, scritta
-dal R. d. Giuseppe Pollio, napolitano. <i>Ms. probabilmente
-autografo, certo originale, di carte scritte n. 329,
-che conservasi nella Biblioteca Nazionale di Napoli, (X-B-7).
-Comincia: <span class="upright">Son leggi infallibili, e del testo evangelico....</span>
-Finisce: 21 <span class="upright">Giovedì (Giugno 1648); s'intende che
-fosse differenza a S. Severino</span>; e poi nell'altra carta:</i>
-<span class="smcap lowercase">FINE DELL'ULTIMA IMPRESSIONE?</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>Devesi però avvertire che l'opera realmente nel f. 327
-arriva al 19 novembre 1648, e che se finisce col 21 giugno
-ciò provenne da un errore di chi legò il libro; il
-quale, essendo le carte in origine non numerate, introdusse
-molta confusione nei quaderni di esso, e malamente
-pose in ultimo un foglio che andava collocato
-prima. Si noti pure che il racconto in molte parti è duplicato,
-ripetendosi di nuovo con poche varianti quel che
-si era già scritto altrove; il che spiega la dicitura dell'ultima
-carta, che accenna ad una seconda recensione
-dell'opera.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>Alcune notizie intorno alla vita ed all'opera del Pollio,
-oltre quelle assai scarse che si ricavano dalla stessa narrazione
-di lui, per fortuna ci sono state tramandate da
-Giuseppe Campanile, nel <span class="upright">Diario</span> di cui sopra ho parlato.
-Secondo questo scrittore, il Pollio abitava nella strada
-degli Armieri, e nel gennaio del 1648 servì per cappellano
-al Duca di Tursi, che, preso prigioniero dal popolo,
-fu per qualche tempo trattenuto nella casa del dottor
-Marco Maresca, posta in quella via. Dopo la quiete del
-regno, il Pollio, con la protezione del detto Duca di Tursi,
-ottenne un canonicato nella cattedrale di Lucera; ma, avendo
-avuto contesa con quel vescovo, volle andare in
-Ispagna per rinunciare il beneficio nelle mani del Re.
-N'ebbe in cambio una pensione in Sicilia di annui scudi
-200, e fu nominato cappellano del conte d'Ayala, vicerè
-di quel Regno. Poscia tornato da colà, essendo stabilite
-ed <span class="upright">assentate</span> le cedule della sua nomina, se ne morì in
-Sicilia, verso il 1660<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>. Il Campanile ci attesta avere il
-Pollio scritto in un grosso volume i <span class="upright">Successi del Regno</span>
-nel 1647-48, i quali venduti dopo la sua morte dal fratello
-ad un libraio chiamato Donadio Pellegrino, furono
-da costui donati al reggente D. Felice Ulloa che se li
-portò in Ispagna. Lo stesso Campanile afferma pure aver
-avuto in sorte di tenere in poter suo parte dell'originale
-borro di questi Diarii, a lui data dal medesimo
-libraio, e questo probabilmente è lo stesso esemplare che
-ora trovasi nella Biblioteca Nazionale.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Il libro del Pollio, comunque scritto assai goffamente,
-è importante per gli aneddoti e per talune circostanze
-che non si ricordano da altri scrittori contemporanei, e
-che egli, come sacerdote, come compare dell'Eletto del
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-popolo, e come abitante di quella parte della Città ov'era
-il focolare della sollevazione, poteva facilmente e
-meglio degli altri conoscere. Egli protesta <span class="upright">narrare le
-cose con verità o per aver visto coi propri occhi, o
-per averle intese da persone degne di fede</span>. E difatti
-l'ingenuità e la schiettezza del racconto ne dimostrano
-la sincerità, ed il Campanile stesso, suo contemporaneo,
-ci assicura</i> aver trovato assai confronto di verità in
-moltissime cose.
-</p>
-
-<p class="pad2">
-VIII. <i>Oltre le storie del Tarsia, del Buragna e dell'Eguia,
-già pubblicate per le stampe, esistono parecchie
-altre relazioni di questi avvenimenti scritte da spagnuoli,
-o in lingua spagnuola, che sono tuttora inedite. Una
-raccolta di esse fatta in un volume intitolato: <span class="upright">Relaciones
-de los tumultos dela ciudad de Napoles desde el
-año 1647 hasta el 1648</span>, di carattere del tempo e di c.
-scritte n. 185, conservasi presso di me. Sono alcune lettere
-di un gentiluomo della viceregina e di un d. Michele
-de Miranda, provveditore dell'armata e dei castelli di
-Napoli, indirizzate a Spagna, con altre scritture sull'argomento.
-— Ricordo pure un altro Ms. intitolato: <span class="upright">Napoles
-confuso brebe relacion de todos los marahilosos accidentes
-que an sucedido en la Ciudad de Napoles en
-todo el Reijno desde el primer dia que fue a los 7 de
-Julio 1647 hasta los 6 de Abril 1648. — Dia por dia ij
-ora por ora sin apartarse jamas él hautor dela berdad
-ciégo dela Passion</span>. Ms. in 12º di c. scritte n. 243 ed
-altre poche non numerate o bianche. È rilegato in pelle
-con tagli e fregi dorati. — L'autore presentò il libro al
-Duca d'Arcos per aver la grazia della stampa. Il vicerè
-lo passò al Visitatore generale, al Segretario Lusia ed
-al giudice Navarrete; i quali, esaminatolo, diedero la
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-loro approvazione, ma ne rimisero la stampa alla fine
-della Rivoluzione. Il Ms. conservasi nella Biblioteca Nazionale
-ed è segnato XV-F.-92.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Simili relazioni si trovano pure in un vol. Ms. già
-posseduto dal lodato d. Vincenzo Cuomo, ed ora conservato
-nella Biblioteca Municipale, intitolato: <span class="upright">Miscellanea
-diversa, Tomo primo</span> di c. 412, oltre le non numerate.
-In esso si contengono parecchie scritture di diverso carattere
-ma tutte del secolo XVII, che appartengono alla
-storia del reame di Napoli nel 1647-48. Quattro sono
-scritte in spagnuolo. La prima, che e la più lunga
-(f. 266-321) e tratta degli avvenimenti dal 7 luglio 1647
-fino al febbraio 1648, è quel <span class="upright">Diario</span> o <span class="upright">Relazione</span>, di cui
-si servì, come dal confronto ho rilevato, d. Francesco de
-Eguia Beaumont nei suoi <span class="upright">Varios discursos sobre la revolucion
-de Napoles</span>. Le altre tre scritture (f. 322-346) riguardano
-l'entrata degli spagnuoli nel 6 aprile 1648.</i>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-IX. <span class="smcap">Simonetti</span> <i>Tarquinio</i>. Storia della rivoluzione di
-Napoli dell'anno 1647 scritta dal dottor Tarquinio Simonetti
-napolitano. <i>Ms. di c. 515 in 8º nella Biblioteca
-Nazionale (XV, E, 49). Comincia: <span class="upright">A tempo che Roboam...</span>
-Finisce: <span class="upright">... in suo luogo ha pigliato possesso
-per interim il regente Zufia, Giovedi 22 di detto mese
-di settembre 1650</span>. L'autore contemporaneo è presente ai
-fatti fino ai 17 ottobre 1647, quando, come egli stesso
-nota, con sua moglie Vittoria Califano se ne andò al
-feudo in casa sua e la sera a Benevento. La moglie aveva
-una casa alla Selleria nel fondaco della</i> Zecca dei panni.
-</p>
-
-<p>
-<i>Tralascio qualche altro Ms. di breve mole, di cui, occorrendo,
-farò menzione nelle note.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-</p>
-
-<p class="ast">* * *</p>
-
-<p>
-<i>Alle opere sopra indicate, per la connessione che i due
-fatti hanno tra loro, bisogna aggiungere quelle che trattano
-dei tumulti accaduti nella partenza del Duca di
-Ossuna da Napoli e notano la parte che in essi ebbe il
-Genoino, poscia ispiratore e consultore principale di Masaniello.
-Questi fatti sono specificatamente ed accuratamente
-narrati dallo Zazzera scrittore contemporaneo, nei
-<span class="upright">Giornali del governo del duca d'Ossuna, 1616-1620</span>; libro
-di cui esistono moltissime copie Mss. e che fu pubblicato
-dal Palermo nel vol. IX dell'<span class="upright">Archivio storico italiano</span>
-del Vieusseux, ma monco delle notizie che gli parvero
-frivolissime e personali, o contro il buon costume. Altre
-opere speciali sullo stesso argomento sono: l'<span class="upright">Ossuniana
-conjuratio, qua Petrus Giron Ossunae dux regnum
-neapolitanum sibi desponderat, cum relatione stratagematis,
-quo card. Borgia designatus Duci successor
-in eam provinciam sibi aditum et successionem fecit</span>,
-di un tal Tortoletti, stampata in Venezia nel 1623 e nel
-1625 in 4º, ed i <span class="upright">Conatus irriti Ossunae ducis, ne a regimine
-regni neap. amoveretur, liber unus, auctore
-Horatio Feltrio, viro patritio</span>, operetta scritta nel 1625,
-e non mai pubblicata. Oltre a questo, ed all'opuscolo intitolato:
-<span class="upright">Neapolis liberata, Discursus juridicus politicus
-adversus Julium Genuinum, populi pro-electum,
-ejus asseclas complices et fautores super seditionibus
-et tumultibus ab eis Neapoli commotis 1620</span>, che è
-un'allegazione giuridica di poco o nessun valore storico.
-Possono anche utilmente consultarsi, i <span class="upright">Diurnali</span> di Scipione
-Guerra, recentemente per la prima volta dati alle
-stampe dalla <span class="upright">Società Napolitana di Storia Patria</span> per
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-cura dell'egregio Marchese de Montemayor; il Parrino
-nel suo noto <span class="upright">Teatro eroico politico de' Governi de' Vicerè
-di Napoli</span> (dal quale copia il Giannone nella sua
-<span class="upright">Storia Civile</span>), ed il Leti nella <span class="upright">Vita di d. Pietro Giron
-duca di Ossuna</span>, Amsterdam 1699, t. 3 n. 12.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Ma principalmente importante sul proposito è una
-<span class="upright">Raccolta di relazioni, lettere e documenti diversi</span>, intorno
-ai fatti di quel tempo, che, meno qualche scrittura
-stampata con lo Zazzera, si conserva tuttora inedita.
-Essa è opera di not. Giovan Berardino Giuliani, o de
-Juliani, che fu poscia Segretario della Piazza del Popolo,
-ed autore della <span class="upright">Descrizione dell'apparato fatto
-nella festa di San Giovanni del 1631</span>, e di un <span class="upright">Trattato
-del Monte Vesuvio e de' suoi incendii del 1632</span>. Egli
-inoltre vi appose molte postille ed annotazioni illustrative.
-La <span class="upright">Raccolta</span> è variamente intitolata. Un esemplare,
-che a me sembra l'originale del Giuliani, e che si conserva
-nella Biblioteca Nazionale (X-C-10) porta il
-seguente titolo: <span class="upright">Historia veridica delle cose notabili
-successe nel regno di Napoli e nella Corte di Spagna
-sotto i governi del duca di Ossuna e dei Cardinali
-Borgia e Zapata e del Vicerè duca d'Alba etc. dall'anno
-1617 all'anno 1624, coi documenti autentici dei fatti
-occorsi; registrati da me Giovan Bernardino de Juliani,
-segretario del fidelissimo Popolo di Napoli</span>. Il Ms. è di
-carte 479 e finisce con una fede stampata di notar Romano
-del 9 giugno 1624 sulle cariche avute e lodevolmente
-esercitate dal Giuliani. Un altro esemplare pur
-anco originale e che inoltre ha le postille autografe dell'autore,
-ma mancante della fine, si conserva da me, ed
-è intitolato:</i> Cose varie e curiose raccolte da notar
-Giovan Bernardino de Giuliani de Napoli, nelle quali
-particolarmente si ha notizia di quanto con verità
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-passò in Napoli al tempo del Duca di Ossuna et alla
-fine di esso nell'anno 1620, et di quello, che succedè
-all'uscir di detto duca di Napoli, et alla Corte et altre
-cose curiose.
-</p>
-
-<p>
-<i>Inoltre, qualche mezzo secolo dopo del Giuliani, un
-benemerito cultore delle patrie memorie riunì in una
-sola opera tatto quello che potette raccogliere intorno al
-governo del Duca di Ossuna e di alcuni Vicerè suoi
-successori, sino al 1624, ed intitolò questa raccolta: <span class="upright">Successi
-del duca di Ossuna</span>. Egli distribuì la materia in
-5 volumi, nel primo dei quali rescrisse lo Zazzera, e nel
-2º, 3º e 4º riunì la compilazione del Giuliani e vi aggiunse
-altre cose che sull'argomento a lui riuscì di trovare.
-Il raccoglitore ebbe l'opportunità di avere tra le
-mani alcune scritture autografe del Genoino che erano
-restate presso i suoi nipoti, e ne trascrisse nel suo libro
-le più notevoli.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Giova a tal proposito notare, come nel Diario di Giuseppe
-Campanile, del quale sopra feci parola, si accenna
-a queste scritture del Genoino, e si dice che “tra di esse
-vi erano varie composizioni manoscritte dell'<span class="upright">Historia
-di Napoli</span>, opera assai faticata da esso in più anni et
-altre materie notabili a favore del popolo: tutti i biglietti
-inviatigli dal duca di Arcos in questo tempo
-(1647) et altri scritti legali„. <span class="upright">Campanile Diario</span> f. 25 v.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Il Genoino stesso in una sua <span class="upright">Apologia all'abbate Torrese
-per haverli contradetto l'ingresso e luogo acquistato
-con una lunga età nell'Almo Collegio de' Dottori</span>,
-scrittura che si trova al f. 432 mihi del vol. III della
-cennata Raccolta, compendiando i fatti della sua vita,
-conchiude così: “se si trova che alcuno falso historiatore
-o altro avesse scritto per historia l'opera del Duca et
-mia il fatto in altro modo di quanto ho detto, tutti
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-hanno mentito et mentono, come falsi, et così farò
-constatare per pubbliche scritture in un'Apologia quale
-darò in luce (f. 437).„ Ma quest'<span class="upright">Apologia</span> o non fu
-scritta o andò perduta.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Molte copie di questa <span class="upright">Raccolta dei Successi del duca
-di Ossuna</span> fatta verso il 1670, le quali appartengono ad
-epoche ed a mani diverse, esistono nelle pubbliche e private
-biblioteche, e sono state da me consultate. Nella
-Biblioteca Nazionale se ne ritrovano del secondo (X.-B,-4),
-del terzo (X-B,-5) e del quarto volume (X-B,-32).
-Io ne conservo una del solo terzo, scritta verso la
-fine del secolo XVII.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Allorchè mi occorrerà indicare le scritture di cui mi
-sono servito nella narrazione che segue, io le citerò, secondo
-i Mss. da me posseduti, col titolo di: Giuliani,
-<span class="upright">Cose varie</span>, e di <span class="upright">Successi varii</span> t. III.</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-</p>
-
-<h2 id="prima">PARTE PRIMA
-<span class="smaller">LA PIAZZA DEL MERCATO DI NAPOLI<br />
-E LA CASA DI MASANIELLO</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-</p>
-
-<h3>I.</h3>
-
-<p>
-La piazza del <i>Mercato</i> di Napoli, tanto memorabile
-nella nostra storia, fu rinchiusa nel perimetro della città
-coll'ampliazione Angioina circa il 1270<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>. Prima di una
-tal epoca tutta la contrada era un campo vasto ed inabitato,
-che dalle mura e dai fossati posti ad occidente
-ed a settentrione, dove ora trovasi S. Eligio ed il Monastero
-dell'Egiziaca a <i>Forcella</i>, distendevasi verso mezzogiorno
-ed oriente fino al lido del mare, ed alla chiesa
-ora parrocchiale di <i>S. Angelo all'Arena</i>, che dal suo
-sito prendeva una tal denominazione<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Questa pianura, come già prima tutto il littorale fino
-al <i>Molo piccolo</i>, chiamavasi in quel tempo <i>Moricino</i><a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>,
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-ed il tratto più occidentale di essa <i>campo del Moricino</i><a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>.
-Qui, e propriamente lungo le mura, dove poscia fu edificato
-S. Eligio, ed accanto la porta, che dicevasi <i>Porta
-nuova</i>, anche allora si teneva il mercato della città<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>.
-Un fiumicello formato dalle acque esuberanti del fonte
-<i>Formello</i>, o sia dell'acqua della <i>Bolla</i>, che quivi accoglievasi,
-attraversava e chiudeva questo campo nel sito
-che si diceva e si dice il <i>Lavinaio</i>, ed indi andava a
-scaricarsi nel mare<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>. Al di là del fiumicello verso
-oriente sorgeva una piccola chiesetta con un contiguo
-romitorio, ove alcuni Frati Carmelitani da poco tempo
-avevano esposta alla venerazione dei fedeli una devota
-imagine della Vergine<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>, ed innanzi la chiesetta una
-colonna con una croce, ed alquanto più oltre il sepolcreto
-degli Ebrei<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Tal era il <i>campo del Moricino</i>, allorchè nel 1268 fu il
-teatro di una sanguinosa e memorabile tragedia. Ai 29
-ottobre di quell'anno Corradino di Svevia, per ordine
-di Re Carlo I d'Angiò, ivi subiva con alcuni suoi compagni
-di sventura l'estremo supplizio. L'infelice principe,
-che pel tradimento di Astura cadeva nelle mani
-del suo nemico, era stato, secondo che afferma uno
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-scrittore contemporaneo, condannato<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a> nel capo da
-un'assemblea di Sindaci, o buoni uomini deputati delle
-provincie di Terra di Lavoro e de' Principati, la quale
-riunita a tal effetto, e ligia del nuovo dominatore, aveva
-trovato, come suole avvenire, il diritto nella forza, e
-la colpa dove stava l'infortunio<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>. E in quel <i>campo</i>,
-l'ultimo rampollo della casa di Hohenstauffen, come
-Manfredi lungo il fiume <i>Verde</i>, trovava un'ignominiosa
-sepoltura
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>“Sotto la guardia della grave mora.„</p>
-</div>
-
-<p>
-Ma poco stante l'aspetto del campo fu mutato in massima
-parte. Re Carlo, che avea fissato la sua dimora
-in Napoli, e l'avea dichiarata capitale del suo reame,
-volse tosto le sue cure all'ampliazione ed all'abbellimento
-della medesima. Volle quindi che le murazioni
-e la porta, che dicevasi <i>Porta nuova</i> o <i>del Moricino</i>, si
-protraessero più verso oriente nel sito innanzi l'attuale
-chiesa del Carmine, lungo il descritto fiumicello, e
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-nell'angolo della strada del Lavinaio<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>. Concedeva pure
-un buon tratto di suolo pubblico a tre pii francesi, i
-quali vi fondavano la chiesa di S. Eligio, e lo spedale
-pe' poveri ciechi e pe' mutilati in servigio del Re<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>.
-Collocava inoltre in questo sito accanto alle mura taluni
-pubblici edifizii, come il macello (<i>buczaria</i>) la panatica
-(<i>panecteria</i>) e la casa dello scaldatoio (<i>domus
-scaldatorii</i>), che era accanto al macello verso oriente,
-e che non saprei dire a qual uso propriamente servisse<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>.
-Poco tempo dopo, Re Carlo II, proseguendo
-l'opera del genitore, trasportava dalla contrada di <i>Pistasi</i>
-in questo sito i conciapelli, dando loro uno spazio
-accanto le mura verso il mare di canne 17 di lunghezza
-e 9 di larghezza, spazio, che aveva da un lato
-il nuovo Oratorio di S. Maria del Carmine ed il <i>Lavinaio</i>,
-dall'altro la via che conduceva alla spiaggia e
-la spiaggia stessa<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>. Contemporaneamente concedeva
-ampio privilegio ai Napoletani di continuare a tenere
-nel medesimo <i>campo del Moricino</i> il pubblico mercato
-due volte la settimana; e volendo che si fosse quel sito
-sempre nella stessa ampiezza e capacità conservato,
-prometteva che giammai nell'avvenire quel luogo o
-parte di esso ad alcun privato potesse esser donato o
-conceduto, o in qualunque altra maniera alienato e distratto<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Dopo quest'epoca la piazza perdette l'antica denominazione,
-e prese quella di <i>Mercato di S. Eligio</i>, e per
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-lo più semplicemente di <i>Mercato</i>, con la quale nello
-stesso secolo e nel seguente comparisce più volte nella
-storia della nostra città. Qui infatti nell'agosto del 1346,
-Roberto Cabano, gran Siniscalco del Regno, Raimondo
-Cabano ed il Conte di Terlizzi conducevansi per essere
-bruciati vivi in pena della morte da essi procurata ad
-Andrea d'Ungheria marito della Regina Giovanna I. Il
-supplizio era accompagnato da atti della più nefanda
-ed inaudita barbarie. I rei dopo essere stati tormentati
-con tenaglie infuocate e frustati per le principali vie
-della città, giunti nella piazza, chi semivivo e chi morto,
-venivano gittati nel fuoco. Allora il popolo accorso in
-gran numero all'atroce spettacolo, slanciandosi quasi
-tra le fiamme istesse, ne estraeva i corpi degl'infelici,
-e con le accette li spaccava come legna, ed indi ritornava
-a gittarli nel fuoco. Nè contenti di ciò alcuni artigiani
-dalle ossa formarono poscia dadi e manichi di coltello,
-secondo che ci attestano alcuni scrittori contemporanei<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>.
-La vecchia Filippa Catanese, che i Napoletani
-volgarmente chiamavano <i>la mastressa (mastrissa,
-magistressa)</i> non perchè, come dice il Villani
-(L. XII, c. 52), fosse la maestra della Regina, ma perchè
-intrigando dominava in Corte, pure condannata
-allo stesso supplizio era preventivamente morta nelle
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-carceri<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>. Qui pure nel 1348 Landulfo e messer Giacomo
-della Polla presi da Ludovico re d'Ungheria, che
-era venuto a vendicare la morte di suo fratello Andrea,
-erano impiccati per la gola, come rei d'aver consentito
-allo stesso delitto<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>. E pare che in quel tempo le mura
-della città nel medesimo sito fossero cadute o abbattute,
-perchè gli Ungari, qualche anno dopo, ritornati in Napoli,
-combattendo cogli uomini d'arme del secondo marito
-di Giovanna, entrarono senz'alcun intoppo nel
-Mercato, e saccheggiarono le botteghe della <i>bucceria</i>,
-che <i>stavano appresso delo dicto mercato</i><a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Nel secolo seguente qui, e propriamente nell'orto di
-Agostino Bonsani o Bongiani, ricco mercante fiorentino,
-la Regina Giovanna II, invitata alle nozze della figliuola
-di lui, veniva un giorno a convito. Era allora il 13 settembre
-1416. Moltissima gente del popolo e parecchi
-nobili, che si erano già prima indettati sul da farsi,
-ingombravano il Mercato e le vie circostanti. Dopo
-pranzo la Regina si affacciò alla moltitudine, che gridava:
-<i>Viva Madamma la Regina</i>, e dicendo: <i>Signori per
-Dio non me abbandonate, nè fatime trattar così da mio
-marito, non mi abbandonate</i>, eccitò tutti a por mano
-alle armi. Allora messer Ottino Caracciolo ed i fratelli,
-che erano i capi della congiura, presero Giovanna in
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-mezzo, e non facendola ritornare al Castel nuovo, dove
-era suo marito, per la via de lo <i>Pendino de S. Augustino</i>
-la condussero al palazzo arcivescovile, e di là nel
-giorno seguente al castello di Capuana. Così essa ripigliò
-l'autorità ed il comando, che Giacomo della Marca
-dopo il matrimonio si aveva appropriato<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>.
-</p>
-
-<p>
-La piazza aveva allora poche abitazioni. A settentrione,
-oltre l'orto del Bongiani, di cui abbiamo parlato,
-vi erano parecchi altri giardini, e tra essi quello
-principalmente di Diomede Carafa, conte di Maddaloni<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>,
-di cui resta tuttora memoria nel nome di <i>Orto
-del Conte</i>, in alcuni vicoli ivi posti. Nelle fazioni, che
-indi seguirono in Napoli per le contese tra la stessa
-Regina Giovanna ed Alfonso d'Aragona, costui dopo
-che ebbe inutilmente tentato d'impadronirsi di Castel
-Capuano, ove la regina dimorava, qui come in luogo
-ampio e spazioso<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a> ridusse le sue schiere Catalane, evitando
-le anguste e tortuose vie della città, nelle quali
-avrebbe potuto essere facilmente oppresso dai Durazzeschi,
-che in Napoli erano molti e prendevano le parti della regina.
-</p>
-
-<p>
-Ma verso la fine del secolo, per l'incremento continuo
-e progressivo della popolazione, il recinto angioino
-si allargava anche dippiù, ed il muro della città fu
-inoltrato più in là, dove fino a tempi nostri abbiam
-potuto e possiamo ancora osservarne le vestigia. A 15
-giugno 1484 re Ferrante I d'Aragona con gran solennità
-iniziava questa nuova murazione, gettando alcune
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-monete d'oro per memoria nelle fondamenta di essa,
-e ponendo un palo per segno della nuova ampliazione
-dietro la chiesa del Carmine<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>. Così sparivano a poco
-a poco gli orti e i giardini, che nella contrada esistevano,
-e si mutavano in numerose case ed abitazioni,
-le quali, dopo che i nobili ed i ricchi preferirono di
-portare la loro dimora nella parte occidentale della
-città, quando ivi sursero la novella via di <i>Toledo</i> ed il
-regio palazzo, furono ordinariamente lasciate agli artigiani
-ed alla infima plebe.
-</p>
-
-<p>
-La piazza verso la meta del secolo XVII, allorché fu
-il teatro di uno dei più memorabili e singolari avvenimenti
-che ci ricordi la storia, presentava, specialmente
-per gli usi e pei costumi del popolo di quel
-tempo, un aspetto assai diverso dal presente. Essa, senza
-comprendervi lo spazio innanzi al Carmine, aveva la
-estensione di più di 12 moggia e quarte due dell'antica
-misura napoletana<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>. Lungo la linea dei fabbricati girava
-intorno una via, che dalle selci vesuviane, ond'era
-costruita, veniva volgarmente chiamata l'<i>inseliciato</i><a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>.
-Il resto della piazza era semplicemente in terreno battuto,
-ed era in molte parti sozzo, dove da piccoli pantanetti
-di acqua, dove da pozzanghere e da mucchi di
-lordure, in cui a loro posta s'avvoltolavano i porci in
-gran numero, che allora potevano impunemente vagare
-per la città. Le case per lo più irregolari avevano le
-finestre con le gelosie e senza invetriate o con le impannate
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-spezzate in croce e chiuse, invece di vetri che
-era piuttosto un lusso, con tele incerate<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>. Pochi erano
-i veroni, e tutti con parapetti di fabbrica, o con ringhiere
-di legname. Una tettoia fissa, ordinariamente
-di tavole impegolate, talvolta anche in fabbrica, sporgeva
-per lo più sulle botteghe, e col permesso del Portolano,
-magistrato municipale, dove più dove meno, si
-allungava fino a palmi nove e mezzo. Anche le <i>cacciate</i>
-o le mostre al di sotto potevano avere uno sporto simile,
-dove i bottegai usavano esporre le loro robe e le cose
-commestibili, di cui facevan commercio, e gli artigiani
-lavorare riparati dal sole e dalla pioggia<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>. Ai venditori
-di grascia e di pane, che chiamavansi volgarmente
-<i>suggici</i><a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a> perchè soggetti alla giurisdizione del Giustiziere
-e del Tribunale di S. Lorenzo, era prescritto dagli
-ordinamenti municipali che dovessero tenere attaccata
-ad un'asta o sospesa alla porta, una tabella coll'<i>assisa</i>
-o tariffa dei viveri, secondo che era stata da quelli già
-determinata<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>. Una sudicia bandiera o una grossa frasca
-era poi l'insegna delle osterie, e tra queste sappiamo
-essere allora la più famosa la <i>taverna de' galli</i><a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>.
-È ricordato dalla storia come alcune di queste insegne
-fossero le prime bandiere usate dai <i>lazzari</i>, e come uno
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-de' primi atti di Masaniello fosse stato l'aver tolto via
-dalle botteghe le assise che vi erano, allora per i molti
-dazii gravissime, e l'avervi indi sostituite le altre rifatte
-con prezzi più miti dal principe della Rocca, nuovo
-Grassiere, e da Francescantonio Arpaia, nuovo Eletto
-del popolo. Sopra taluna di queste botteghe di grascia<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>
-vedevansi inoltre dipinte le armi di qualche nobile e
-potente famiglia, o di qualche regio ministro, il quale
-occupava uffizii superiori ed importanti. Era questa una
-salvaguardia, onde potere a propria voglia rubare ed
-angariare il popolo minuto, e con essa senza timore
-alcuno bravare i ministri di giustizia ed i grascini, che
-avessero voluto fare il proprio dovere. Ben le leggi di
-quando in quando provvedevano a vietare un tale abuso,
-ma esse eran per lo più impotenti a reprimerlo. Imperocché
-nè i bandi municipali, nè un severissimo ordine
-del vicerè Duca d'Ossuna, col quale minacciavasi
-la galera a chi vi contravvenisse, ebbero per moltissimi
-anni effetto alcuno<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>. L'interesse de' venditori, l'orgoglio
-dei nobili e la stessa legge che accordava espressamente
-il privilegio del monopolio e della esenzione a coloro
-che fornivano di viveri la casa viceregnale e le milizie,
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-contribuivano a far sempre più attecchire questa costumanza
-invece di estirparla.
-</p>
-
-<p>
-Noi uomini del secolo XIX, avvezzi dopo le conquiste
-della rivoluzione francese all'uguaglianza di tutt'i
-cittadini in faccia alla legge ed ai procedimenti regolari
-ed uniformi nei giudizii civili e criminali, non
-possiamo comprendere gli ostacoli, che allora incontrava
-l'amministrazione della giustizia, e com'essa, anche
-quando eseguivasi, divenisse spesso arbitraria ed
-ingiusta. Privilegi locali e personali, immunità ecclesiastiche,
-feudali o municipali, ed altre cause di violenza
-o di corruzione, garantivano da una parte la
-impunità dei delitti; dall'altra le leggi stesse, non determinando
-la pena dovuta ai reati, e rimettendola ordinariamente
-all'arbitrio del vicerè o del magistrato,
-erano non rare volte ingiuste ed oppressive, ed in taluni
-casi anche un mezzo di basse e prepotenti vendette.
-Chi infatti allora si affacciava in sulla piazza del Mercato
-vedeva tosto sorgere quasi in mezzo di essa una
-trave con la corda per la pena dei minori reati, non
-che un talamo fisso ed una forca stabilmente eretta pel
-supplizio dei nobili e degl'ignobili colpevoli di più gravi
-delitti<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ma nello stesso tempo dal vestibolo della chiesa del
-Carmine, il bandito Domenico Perrone ed i suoi compagni
-nel giugno del 1647 potevano guardar sorridendo
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-quegli strumenti di tortura e di morte, ed in quel sacro
-recinto sfidare orgogliosamente tutt'i birri della
-G. Corte della Vicaria, che per colà dinanzi passavano.
-Così, il dritto di asilo, rimedio opportunamente introdotto
-dai Canoni nelle società barbare per aiuto del
-debole contro il potente, era allora per la malvagità
-degli uomini divenuto mezzo ai colpevoli per eludere
-le leggi e fonte non certo lodevole di ricchezza per i
-monasteri e le chiese<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>.
-</p>
-
-<p>
-La piazza, e forse più verso il lato occidentale, si
-vedeva allora in buona parte ingombra da molte baracche
-di legno, ove pure esercitavansi le piccole arti
-ed il minuto commercio delle civaie e di altre robe
-comestibili, ed ove, sia per custodia delle loro merci,
-sia per non avere più comodo abituro, dimoravano
-puranche moltissimi del popolo, che a quei mestieri
-intendevano. Quarantacinque anni dopo in una <i>Situazione</i>
-fatta dal Portolano della città se ne numeravano
-fino a 156 disposte in otto file, cominciando dalla croce
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-di pietra che esisteva dietro S. Eligio. Alcune fosse profonde
-che, fatte in origine per conservarvi granaglie,
-nel 1656 servirono per sepoltura ai morti di contagio
-in quella terribile epidemia, stavano allora quasi nel
-mezzo e sotto della piazza medesima. Il luogo dopo
-quell'epoca luttuosa fu detto i <i>Morticelli</i><a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>. Qui ed in
-alcune fogne circostanti, allorché nel 10 luglio 1647 lo
-stesso bandito Perrone tentò di ammazzare Masaniello,
-per testimonianza d'alcuni scrittori furono riposti parecchi
-barili di polvere affinché dandovisi fuoco nel
-momento in cui la piazza era maggiormente piena di
-popolo, i sollevati fossero massacrati e le loro abitazioni
-ruinate e distrutte. Fallito il colpo si ebbero il
-Perrone ed Antimo Grasso suo compagno coi loro seguaci
-condegno e terribile castigo. Nè finalmente in
-tutto l'ambito della Piazza mancavano posti o banchi
-fissi per altri venditori che non avevano botteghe o
-baracche; <i>tavolilli</i><a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a>, o tavolini, ove si esponevano le
-frutta in quadretti<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>, o sia disposti ordinatamente in
-quadri; <i>salmatari</i> o ortolani che vendevano erbe ed
-ortaglie; e spesso anche palchi per i cerretani ed i saltimbanchi,
-ove si facevano balli, salti, forze d'Ercole,
-mattacini e commedie, le quali colla loro rozzezza
-e coi modi satirici ed osceni ricordavano le antiche favole
-Atellane.
-</p>
-
-<p>
-Era questo l'aspetto generale della Piazza verso la
-metà del secolo XVII.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma a compimento del quadro, che io ho tentato di
-abbozzare, giova riferire le parole di uno scrittore contemporaneo,
-che descrivendo alle signore Milanesi il
-movimento che in essa facevasi, quando vi si teneva
-mercato nei giorni di lunedì e venerdì di ciascuna settimana,
-in questo tenore ne discorre:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Dirò de la gran piazza del mercato</p>
-<p>Dove tutti vi vanno</p>
-<p>La settimana ogn'anno</p>
-<p>Due volte sempre, chi per lo suo affare</p>
-<p>E chi per tempo à vendere, ò comprare.</p>
-<p>Ivi tiensi apparato</p>
-<p>Il grano, e l'orgio e tutto il miglio insieme</p>
-<p>Nè molto indi distante</p>
-<p>I ceciri, i fasoli, e fave frante.</p>
-<p>Così gran quantità d'ogni altro seme</p>
-<p>Ch'à seminar convien prato, e lupini</p>
-<p>Con quanto è di bisogno à quei giardini;</p>
-<p>Cento carri di vini</p>
-<p>L'un dopo l'altro in ordinanza posti</p>
-<p>Carrichi di suoi fosti</p>
-<p>Colà vedrete, e quà cento facchini</p>
-<p>Con i barrili in spalla, ad aspettare</p>
-<p>S'alcun vuol comperare</p>
-<p>A posta sempre, sol per guadagnare.</p>
-<p>Più innanzi havete i lini,</p>
-<p>Bianchi, forti e maturi</p>
-<p>Mà più, che il ferro duri,</p>
-<p>Come gli vuole il mio napoletano</p>
-<p>Maturati ad Agnano;</p>
-<p>Tale un lago chiamato</p>
-<p>Ch'imbianca il lino e non lo fa salato.</p>
-<p>Qui porci, asini, capre, agnelli, e bovi</p>
-<p>In infinita quantità vedreste</p>
-<p>Qui cento e mille ceste</p>
-<p>Donna mia tu ritrovi</p>
-<p>Cento sporte e panari</p>
-<p>Di frutti e tutti rari</p>
-<p>E mela, e pere, e là mille sportoni</p>
-<p>D'uva, persiche, fichi e di melloni,</p>
-<p>All'altra parte poi cento montoni</p>
-<p><span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span></p>
-<p>Di noci e di nocelle</p>
-<p>Castagne verdi, secche e mondarelle;</p>
-<p>Quà giumenti e cavalli</p>
-<p>E là galline, et oche, anatre e galli.</p>
-<p>Cento tende parate</p>
-<p>Donne mie ritrovate</p>
-<p>Havreste voi per vestir la famiglia</p>
-<p>e qui l'olive e la buona caniglia</p>
-<p>Molte tele vedreste</p>
-<p>Se comprar le vorreste</p>
-<p>Bianche, brunette e forti</p>
-<p>Di cinquecento sorti</p>
-<p>Come certe altre, ch'han le villanelle</p>
-<p>chiamate cetranelle</p>
-<p>che fanno invidia a quelle in fede mia,</p>
-<p>De la Cava, ò di santa Patricia</p>
-<p>Di più sarian da lor begli occhi visti</p>
-<p>Trecento semplicisti</p>
-<p>Voglio dir non dui soli</p>
-<p>di quei nostri herbaioli</p>
-<p>da cui prendon sovente i spetiali</p>
-<p>l'herbe atte à i servitiali</p>
-<p>E semplici con fior più d'una sorte</p>
-<p>Con cui fan spesso resistenza à morte<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a></p>
-</div>
-
-<p>
-Ecco ora alcuni particolari degli edifizii e del vicoli,
-che per tutt'i lati circoscrivevano la descritta piazza.
-E primieramente nel sito poco più oltre, dove ora vedesi
-la seconda fontana verso il Carmine, esisteva allora
-una piccola cappella isolata e con volta arcuata col
-titolo di <i>S. Croce</i>. Essa era di palmi 20 quadrati ed aveva
-due porte, una dalla parte di mezzogiorno, l'altra dalla
-parte d'oriente. All'altare nel lato settentrionale della
-cappella era soprapposta una colonna di porfido alta
-circa palmi 10, e di palmi 4 di circonferenza, su cui
-sorgeva una croce di marmo, e nel muro posteriore
-vedevansi dipinte le imagini della B. Vergine, di S. Giovanni
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-Evangelista, della Maddalena e di S. Orsola. Nella
-parete occidentale erano inoltre dipinti i fatti di Corradino
-di Svevia, il suo passaggio in Italia, la disfatta di
-Tagliacozzo, la presa dell'infelice giovine in Astura, e
-la morte nel campo del <i>Moricino</i><a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>. Per antica tradizione
-credevasi che questo fosse stato il luogo, ove fu
-decollato il misero giovanetto, di tal che un pietoso
-napoletano per nome Domenico Punzo conciatore di
-pelli, nella metà del secolo XIV vi erigeva l'accennata
-cappella. Ora la colonna di porfido ed un ceppo colla
-impresa dell'arte del <i>Coriarii</i> veggonsi nella sagrestia
-della nuova chiesa del Purgatorio al Mercato<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>. Nei
-tempi, di cui discorriamo, accanto alla cappella era il
-posto dei venditori di lino<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Le case nel lato meridionale della piazza tiravano
-verso il Carmine più in là di quello che al presente
-s'inoltrano. Per allargare lo spazio innanzi al castello,
-parecchi fabbricati vennero in quel sito abbattuti sotto
-il governo del vicerè Conte di Pignoranda nel 1662. E
-qui nell'angolo incontro la chiesa ed il convento da una
-parte, e la sopradescritta cappella della Croce
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-dall'altra<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>, trovavasi allora collocata la statua di una donna
-incoronata e sedente con una borsa tra le mani<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>. Tenevasi
-allora comunemente che fosse quella l'imagine
-della madre di Corradino, chiamata erroneamente Margherita,
-la quale, venuta in Napoli per salvare il figliuolo
-caduto nelle mani di Carlo d'Angiò e trovatolo morto
-offriva i tesori portati a quest'oggetto ai frati del Carmine
-per l'ampliazione della loro chiesa e del convento.
-La statua che, non di Elisabetta madre di Corradino, ma
-piuttosto, come non ha guari ha dimostrato il principe
-Filangieri<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>, era di Margherita, seconda moglie di
-Carlo I d'Angiò, ne' tempi successivi fu trasferita nel
-secondo chiostro del medesimo convento, e poi sotto
-la porta su cui s'erge il famoso campanile di fra Nuvolo,
-e di là finalmente nel Museo di S. Martino, ove
-ora ritrovasi.
-</p>
-
-<p>
-I vicoli, che da questo lato sboccano nella piazza,
-appartengono al quartiere della <i>Conceria</i>, che estendevasi
-verso mezzogiorno fino alla muraglia fatta costruire
-per timore dei Turchi nel 1537 dal Vicerè D. Pietro di
-Toledo. Da qui si usciva poi sul mare per una porta
-col prospetto a levante, che dicevasi della <i>Conceria</i>, ed
-era posta innanzi la chiesa di S. Caterina <i>in foro magno</i>;
-e più in là per un'altra porta che dicevasi di
-S. Maria a parete da una cappella di Nostra Donna ivi
-esistente, e della quale ora, posciaché le mura furono
-cangiate in abitazioni, vi rimane un semplice arco<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>.
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-Era questo il quartiere del conciapelli<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>, i quali allora
-formavano due corporazioni, distinte in arte grossa e
-piccola. Gente ardita e robusta, essi s'adoperavano ad
-estinguere gl'incendii, allorché non era ancora istituita
-presso noi alcuna compagnia di vigili, o di altre persone
-a tale oggetto ordinata. Da questo stesso lato verso
-S. Eligio fino ai tempi del Celano si notava il sito sopra
-alcuni archi, ove un tempo fu fondato lo spedale
-di Niccolò o Nicola di Fiore, detto volgarmente di <i>Cavolofiore</i>.
-L'aneddoto, che diè causa alla sua abolizione,
-è noto nel popolo, e ci viene così raccontato nel suo
-rozzo ed ingenuo stile da un nostro antico scrittore.
-“Detto Cola, dice egli, andando un giorno nela preta
-del pesce per comprar del pesce, ritrovando un cefaro
-solo, ch'altro pesce non vi era, facendo il patto
-con lo pescatore, et non furno d'accordo, nel medesimo
-istante arrivò lla un ferraro mal vestito, e subito
-s'accordo con lo pescatore, e si pigliò il cefaro, dove
-detto Cola, qual stava a vedere, ne rimase molto ammirato,
-et li dimandò che arte faceva, li rispose, ch'era
-ferraro, e replicando detto Cola quanto tempo havea
-posto a guadagnare detti danari ch'havea dispeso al
-cefaro, li rispose che ci era stato dui o tre giorni; li
-ricordò detto Cola, come ti governerai si ti accaderà
-alcuna infermità; detto ferraro li concluse che nel
-presente voleva godere, et si alcuna infirmità li fosse
-venuta da poi, non li saria mancato l'ospidale di Cola
-di Fiore, non conoscendo detto Cola; quale intendendo
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-questo disse, adunque io faccio l'hospidale per li
-poltroni, e così mancò di seguire dett'hospidale, et
-il Diavolo vinse che non si seguisse detta buon'opra<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a>„.
-</p>
-
-<p>
-Nel lato occidentale della piazza non vedevasi nel
-tempo di cui discorriamo, la facciata regolare e di
-soda architettura, che ora ha lo Stabilimento di S. Eligio.
-Ivi allora scorgevasi la parte postica della chiesa
-coi suoi finestroni gotici, ed indi le fabbriche non molto
-elevate dello spedale e del conservatorio, ed innanzi, sopra
-il terrazzo di alcune botteghe, una cappella intitolata
-a <i>S. Maria della Neve</i>. Era questa antichissima ed
-aperta da ogni lato verso la piazza affinché la messa,
-che ivi, per inveterata consuetudine, nei giorni di mercato
-celebravasi, potesse, da tutti coloro che colà convenivano,
-vedersi. Una campana avvertiva allorché dal
-sacerdote consacravasi, ed era, dice lo Stefano, mirabil
-cosa a vedersi come in un attimo tutta la innumerevole
-gente, che nel Mercato allora trovavasi, intermettesse
-subito i suoi negozii prostrandosi devotamente al
-santo sacrificio, e come al chiasso ed al tumulto succedesse
-immediatamente un profondo ed istantaneo
-silenzio. Sull'altare della cappella era dipinta nel muro
-la B. Vergine con S. Agnello, S. Gennaro ed altri Santi<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Volgendoci dall'altro lato, tutta la contrada posta a
-settentrione della piazza che come già accennai, dicevasi
-una volta <i>l'Orto del Conte</i>, denominazione ora rimasta
-soltanto a due vie parallele alla stessa piazza,
-allora era ed è tuttavia intersecata da più vicoli che
-presero successivamente varie e diverse denominazioni.
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-Così il primo, che incontrasi dopo l'angolo di S. Eligio,
-fu detto, e dicesi ora de' <i>Cangiani</i><a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>. L'altro che
-segue è il vico dei <i>Spicoli</i>, che così pure chiamavasi
-nel secolo XV<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>. Più oltre sbocca il vico delle <i>Barre</i>,
-che trovo così denominate fin dal 1449, e dove nel 1529
-ebbe cominciamento la peste in Napoli<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>. Ad esso dalla
-parte superiore corrispondeva il <i>Fondaco dei Cenatiempo</i>,
-così detto da questa famiglia, che ivi aveva un
-ampio palagio<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Il vico che segue de' <i>Barrettari</i>, fu chiamato una volta
-de' <i>Scannasorici</i><a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a> per qualche possedimento di questa
-nobile famiglia, già estinta nel sedile di Portanova e
-poi dei <i>Scafari</i><a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>. Esso, come ben dice il Celano (III,
-263), dovrebbe dirsi piuttosto dei <i>Parrettari</i>, perchè qui
-si facevano quelle pallottole, che si scagliavano dalle
-baliste, allorché non era tanto in uso lo schioppo, e
-che da noi si dicevano <i>parrette</i><a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>. Sotto l'arco, che
-dalla piazza immette in questo vicolo esisteva nel secolo
-XVII una cappella di <i>S. Maria delle Grazie dei
-carrettieri</i><a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Procedendo più oltre verso oriente, il vico che segue
-ebbe in prima il nome di <i>Lioni</i> o <i>fontana delli lioni</i>,
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-forse da qualche fonte che quivi vedevasi, o l'altro, generico
-a tutta la contrada, di <i>Orto del Conte</i><a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>. Poscia
-fu detto del <i>Carminello</i> dalla chiesa della Vergine sotto
-questo titolo, che fondata verso la metà del secolo XVI,
-fu nel 1611 data ai Gesuiti, ed ampliata con denaro del
-Monte della Misericordia e di alcuni pii gentiluomini
-Napoletani, i quali per altro intendevano ad una diversa
-opera di beneficenza.
-</p>
-
-<p>
-La via, che è l'ultima da questo lato, fin sopra, dove
-sta ora la Chiesa di S. Maria delle Grazie all'<i>Orto del
-Conte</i>, fu chiamata allora <i>dei lanaiuoli</i><a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a>, forse perchè
-in tutto il contorno di essa non vi era vicolo, come
-dice il Celano, che non fosse pieno di donne che filavano
-lana<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>. Ora per quel tratto dov'essa è più larga
-e spaziosa dicesi <i>Piazza larga</i>, per l'altro, che è più angusto
-e tira su alla trasversale di <i>S. Maria della Scala</i>,
-prende il nome di <i>via Salaiolo</i>.
-</p>
-
-<p>
-In sul cominciare della strada <i>Piazza larga</i>, ed, a
-quanto pare, a dritta di essa, stava in quel tempo la
-casa e la dogana della farina, dentro la quale vedevasi
-pure un'altra chiesetta sotto lo stesso titolo di <i>S. Maria
-delle Grazie</i> fondata nel 1597 dai <i>vastasi</i> o facchini,
-e specialmente da quelli che intendevano a trasportar
-la farina dalla dogana e a distribuirla per i panettieri
-della città<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>. Per regolamento municipale erano costoro
-obbligati a matricolarsi in S. Lorenzo, e dovevano dare
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-plegeria <i>de fideliter exercendo</i> il loro mestiere<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>. Dopo
-che verso la fine del secolo XVI il vicerè Conte di Olivares
-fece fabbricare un nuovo edificio per la conservazione
-dei grani al <i>Mandracchio</i>, questa casa colla
-dogana fu adoperata soltanto per le provvenienze di
-terra, e nel breve imperio di Masaniello servì di carcere
-a molti della nobiltà e dell'ordine civile che, caduti
-in sospetto del popolo e quivi trattenuti per essere
-giustiziati, vennero poscia per le pratiche del cardinale
-Filomarino liberati.
-</p>
-
-<p>
-Chiudeva la piazza dal lato d'oriente un'isola di case
-dal <i>vico rotto</i> o <i>del pero</i> fin dove termina la strada del
-<i>Lavinaio</i> dinanzi la chiesa del Carmine. E qui, poco
-dopo il vicolo, stavano gli ufficii dell'arrendamento di
-<i>piazza majure</i> o <i>piazza maggiore</i>;<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a> e dell'arrendamento
-del <i>grano a rotolo</i>, dazii di consumo sugli animali e
-sulle carni fresche e salate, non che sulle <i>provole</i> o sia
-provature ed ogni altra specie di formaggio<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a>. Il sito
-prendeva allora da quell'ufficio la denominazione di
-<i>Piazza majura</i>, ed ora, conservando tuttavia le tracce
-dell'antico balzello, che ivi riscotevasi, dicesi comunemente
-<i>la gabella delle provole</i>. Alquanto più oltre vedevasi
-una gran fontana circolare di piperno, con una
-piramide nel mezzo, che da più fistole buttava acqua<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>,
-ed in sulla estremità dei fabbricati allo sbocco della
-strada del <i>Lavinajo</i> rimanevano ancora i ruderi della
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-vecchia porta Angioina, rovinata in parte nel 1637 per
-l'incendio di talune case contigue; mentre pochi anni
-prima eransi diroccate altre case, le quali, prolungandosi
-più in là verso mezzogiorno, impedivano la vista
-della facciata della chiesa del Carmine<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>. Il sito dicevasi
-il <i>Ponticello</i><a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>, ed era destinato alla vendita delle
-robe commestibili di cattiva qualità<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a>.
-</p>
-
-<h3>II.</h3>
-
-<p>
-Del resto tutto l'isolato, con cui abbiam compiuta
-la descrizione della piazza del Mercato nel secolo XVII,
-non presentava allora altro di notevole; nè ora meriterebbe
-l'attenzione dei posteri, se non ricordasse un
-uomo ed un avvenimento, memorabili certo per ogni
-napoletano non incurioso della patria storia. Qui infatti
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-e propriamente nelle prime case dopo il vico <i>Rotto</i>
-al primo piano, stava nel 1647 la povera abitazione di
-Masaniello o Tommaso Aniello d'Amalfi. Gli storici della
-rivoluzione napoletana di quell'anno, toccando di un
-tal particolare, tutti concordemente asseriscono che il
-capo e l'iniziatore di quella dimorasse in una casa che
-affacciava sulla piazza del Mercato<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>. Taluni inoltre
-riportano qualche più precisa indicazione. Il Giraffi,
-ed il suo pseudonimo il Liponari, nella <i>Relazione</i> data
-in quel tempo stesso alle stampe, asserisce che Masaniello
-abitava nel <i>Mercato verso la parte sinistra della
-fontana ivi vicina</i>, ed altrove ricorda l'<i>isola della casa
-di Masaniello</i><a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>. Il Campanile nel suo <i>Diario</i> tuttora
-inedito, ove si contengono preziose notizie riguardanti
-la storia di quel fatto, chiaramente afferma che Masaniello
-aveva la sua <i>stanza a dirimpetto lo spedale di S. Eligio,
-che è situata sopra la gabbella dello bestiame al Mercato</i><a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>.
-Maggiori particolarità troviamo negli altri scrittori
-contemporanei. Nel <i>Racconto</i> o <i>Diario</i> Ms. del Verde,
-con le correzioni e giunte del Tutini, leggesi che in quel
-tempo: “era venuta in Napoli una compagnia di ballerini,
-li quali facevano cento giochi con camminar sopra
-la corda, ed avevano preso luogo vicino la strada
-detta de' <i>Lanajuoli</i> al Mercato, non lungi la fontana, e
-posto avevano un palco di tavole, sopra del quale salivano
-a rappresentare„<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>: Leggesi pure: “che in questo
-tavolato saliva Masaniello scalzo e vestito di tela
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-grossa con un berrettino rosso in testa, e dava ordini
-e leggi„<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>. Inoltre dal Tontoli sappiamo che Masaniello
-<i>reggeva il popolo sopra il trono assiso di un tavolo mercenario
-a caso eretto da salterini giocatori sulla corda
-avanti sua casa</i>; e dal Nicolai, che dava i suoi comandi
-alla plebe “sopra un palco fatto da alcuni cerretani
-poco discosto da casa sua„<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>. Le medesime cose son
-pure ripetute dal Donzelli, che aggiunge aver avuto questa
-casa corrispondenza<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a> colla strada di dietro (<i>del
-Lavinajo</i>), dal Capriata<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a>, dal Tarsia<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a> e specialmente
-dal dott. Aniello della Porta, il quale riportando qualche
-altra particolarità, afferma che Masaniello abitava
-<i>su la strada del Lavinajo, e propriamente a la sbarra di
-Piazza Majura</i>, e che dava udienza nei giorni del suo
-potere <i>sopra alcune tavole nell'affacciata del Mercato sotto
-le finestre di sua casa a piazza Majura, che per prima vi
-stavano certi saltatori ciarlatani</i><a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma niun altro scrittore, tra i moltissimi editi e inediti
-che ho potuto riscontrare, descrive con maggior
-precisione il sito di questa casa quanto un tal d. Giuseppe
-Pollio, scrittore di non molta levatura ma assai
-ben informato dei fatti che narra, perchè sacerdote ed
-abitante dello stesso quartiere. <i>Questo Masaniello</i>, egli
-dice, <i>teneva la sua casarella nel Mercato sopra la gabella
-del grano a rotolo al muro della dogana della farina,
-vicino la piazzetta de li lanaiuoli allo lavinaro al primo
-appartamento dove sono le portelle congionte; la prima
-a mano destra era la sua; sopra le sue finestre vi era
-un aquila di pittura imperiale<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a> fatta da molti anni
-prima per abbellimento credo di quella casa da 5 palmi
-alta, quale vi durò per cinque anni da poi delli tumulti.
-et credo che fosse stata levata da nuovi padroni di quella
-casa.</i> Altrove aggiunge, che sotto la finestra di <i>Tommaso
-Aniello vi era un lungo intavolato, che certe persone forestiere
-ci facevano giochi come salti, balli, et forze dercole,
-et continuarono detti giochi per molti giorni prima del
-narrato tumulto</i><a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-</p>
-
-<p>
-Qualche altro particolare che riguarda pure l'interno
-di essa casa, ci vien somministrato da una storia Ms.
-di questo avvenimento, di cui io conservo una copia
-recente avuta già dall'amico Minieri Riccio. In essa al
-fol. 7 leggesi: <i>abitava</i> (Masaniello) <i>a man sinistra, quando
-si entra al Carmine; la sua casa consisteva in una sola
-camera, ove si ascendeva per una portella.</i> E più appresso
-al fol. 36 v.: “<i>facendosi il signor Tomasaniello assistere
-da gente di confidenza attorno, diede ordine che tutta la
-riviera dei palagi attaccati con la sua casa, così di sopra
-fino al primo vicolo, come di sotto fino alla chiesa del
-Carmine, che si sgombrasse dalli abitatori</i>„. Ed anche
-a fol. 36 aggiungesi: “<i>concorrevano tante gente alla sua
-udienza per ogni affare della città et regno et teneva
-tanti segretarii, parenti, amici et compatri attorno che
-nella sua piccola camera non si potevano movere, laonde
-comandò che si sfabricasse un muro divisorio con la camera
-del fratello, et essendo ciò fatto hebbe più comodità
-di dar udienza per le finestre, senza partirsi di casa et
-hora per una finestra della camera del fratello che haveva
-l'uscita alla strada del Lavinaro et hora per la sua
-propria ascoltando tutti faceva gratie et giustitie infinite</i>„<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nè da ultimo mancano testimonianze di altra natura,
-che confermano quanto leggesi negli accennati scrittori
-su questo proposito. Chi si fa infatti a considerare
-il famoso quadro di Micco Spadaro, o, se pur non è
-suo, certamente d'altro pittore contemporaneo, quadro
-che ancora vedesi nel Museo Nazionale, scorge in fondo
-di esso dopo la cappella della Croce l'isola di case che
-chiude la piazza del Mercato dal lato d'oriente, ed innanzi
-ad essa la fontana che ho di sopra accennata;
-più a sinistra di chi guarda il palco, di cui discorrono
-gli scrittori della rivoluzione, è Masaniello in piedi sul
-medesimo che parla a molto popolo ivi radunato; e
-finalmente dietro al palco le <i>due portelle congiunte</i>, ed
-accanto un breve tratto di fabbricato, che costeggiando
-la piazza presenta un portoncino ed una bottega, e va
-a terminare al vico rotto.
-</p>
-
-<p>
-Ora, comunque il lungo volger dei secoli, ed i mutamenti
-che la progredita civiltà, l'interesse o il genio
-dei proprietari ed il comodo o le necessità degl'inquilini
-han dovuto arrecare all'aspetto esterno ed alla distribuzione
-interna del descritto caseggiato, abbian
-potuto per avventura rendere questo in alcune sue modalità
-più o meno diverse da quello che era nel secolo
-XVII;<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a> pur nondimeno non può mettersi in dubbio,
-che qui e propriamente o nel portoncino segnato
-col numero civico 177, o piuttosto nella portella che
-ha il numero 179,<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a> ambedue a brevissima distanza
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-dal vico rotto, dovette dimorare Tommaso Aniello
-d'Amalfi. La concorde autorità delle testimonianze contemporanee
-che ho di sopra allegate, ed oltre a queste
-l'attestato espresso dalle fedi parrocchiali, che notando
-la dimora della famiglia di Amalfi la designano
-sempre con l'indicazione al <i>vico rotto</i>, dimostrano con
-evidenza ed assai chiaramente la verità di quanto su
-tal fatto ho affermato<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Qui dunque, sebbene ora in qualche parte mutata,
-era senz'alcun dubbio la casa di Masaniello, e dalle
-finestre di essa, che erano assai basse<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>, o dal palco
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-vicino, egli nel suo breve imperio resse e governò Napoli
-con potere assoluto e quasi sovrano. Non vi era
-in quei giorni altro Magistrato o Tribunale nella città,
-non altro comando politico o militare. Gli stessi ordini
-del Vicerè non avevano per l'ordinario esecuzione
-alcuna, se Masaniello non ne avesse prescritta la osservanza
-colla formola che ci vien riferita dagli scrittori
-contemporanei<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>, e che è la seguente: “Visto il
-presente bando d'ordine di S. E. si ordina da parte
-dell'Illustrissimo sig. Tommaso Aniello d'Amalfi Capitano
-Generale di questo fedelissimo popolo, che al sudetto
-bando le sia dato la debita esecuzione.„
-</p>
-
-<p>
-La casa del vile pescivendolo era quindi più che il
-regio palazzo allora frequentata. Nobili e plebei, religiosi
-e cavalieri, cittadini e regnicoli, chi per necessità
-chi per curiosità, tutti accorrevano numerosi sotto le
-finestre di questa casa per loro negozii, o per vedere
-cogli occhi proprii il fatto stranissimo e singolare. E
-qui nel 10 luglio del 1647 il generale delle galee del
-Regno, Giannettino Doria, appena giunto nel golfo
-spediva un suo gentiluomo da Masaniello, perchè “Sua
-Sig.ª Illustrissima divisasse il modo, col quale esso
-Doria si dovesse governare;„ e qui l'arcivescovo di S.ª
-Severina volendo partire da Napoli mandava parimente,
-come molti altri signori per lo stesso oggetto, a ricercare
-prima il di lui beneplacito. Anche il cardinale
-Trivulzio<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>, che andava vicerè a Palermo, ed allora
-trovavasi di passaggio in Napoli, insinuato dal Duca
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-d'Arcos si portò qui un giorno a visitar Masaniello, il
-quale è fama che lo ricevesse dicendo: <i>la visita di
-Vostra Eminenza benchè tarda pure ci è cara</i><a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Qui seduto sul davanzale della finestra con le gambe
-penzoloni al di fuori, senza scarpe e senza calze il capitan
-generale del popolo, arbitro della vita e della
-morte, con una daga o un moschetto tra le mani, dava
-ordini, spediva provvigioni, e disbrigava gl'innumerevoli
-memoriali, che sulla punta delle canne o delle
-picche dalla strada gli si presentavano<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>. Nè deliberava
-soltanto sulla polizia, o sull'annona della città,
-sulle armi e sulle milizie, sulla giustizia civile e criminale
-e su quanto i 37 tribunali e magistrati, che
-allora erano in Napoli, la loro giurisdizione estendevano.
-Egli intendeva puranche riformare i costumi,
-regolare gli Ecclesiastici con strettissima disciplina, maritar
-tutte le donne di partito, e castigar di morte gli
-adulteri<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>. E negli ordini suoi, nelle disposizioni che
-dava, se non vuolsi ricusare la testimonianza di un
-uomo competente e che molto da vicino ebbe a trattarlo,
-voglio dire il Cardinale Filomarino, testimonianza
-che è pure confermata dagli scrittori contemporanei
-tanto napoletani che stranieri, è indubitato che il povero
-pescivendolo si comportò sul principio <i>con grandissima
-prudenza, giudizio e moderazione</i>, e che anco
-senza consulto d'alcuno nei primi giorni dette <i>perfettissimi
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-ordini di buon governo, e dimostrò grandissimo
-animo, spirito e sapere</i><a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a>. Ed era pure meravigliosa cosa
-notare con quanta prontezza e con che cieca obbedienza
-i suoi ordini, anzi i suoi cenni, erano eseguiti. Una
-leggiera fregatina di collo fatta coll'indice della mano
-era sentenza del tagliamento del capo; il pollice uncinato
-e premente il disotto della mascella era più sentenza
-che indizio di forca. In somma quel misero plebeo,
-era divenuto, come il cardinal Filomarino, che ebbe a
-trattarlo continuamente, scrive al Papa: <i>un Re in questa
-Città, ed il più glorioso e trionfante che abbia avuto il
-mondo</i><a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Fu in questa casa che nella notte del 10 luglio si
-deliberava delle sorti della città e del regno tutto, e si
-gettavano le basi delle capitolazioni, poi lette pubblicamente
-sul tavolato della piazza e nella chiesa del
-Carmine, ed indi giurate dal Vicerè nel Duomo. Principal
-consultore di questi trattati era d. Giulio Genoino,
-vecchio ottuagenario, allora prete, e che in sul principio
-fu l'anima e la mente della rivoluzione. Altri dottori
-mascherati si trovarono pure in casa di Masaniello in
-queste deliberazioni, e credesi che fossero Onofrio di
-Palma, Salvatore di Gennaro, e specialmente Vincenzo
-d'Andrea, che poscia ebbe tanta parte nel seguito della
-rivoluzione, ed indi anche nel ristabilimento degli
-Spagnuoli<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Qui pure a 13 luglio la gente del Mercato vide strano
-e curioso spettacolo. Il Vicerè dopo aver giurato i <i>Capitoli</i>
-nel Duomo, verso la sera di quel giorno per le
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-vie del quartieri popolari di Napoli se ne tornava al
-regio palazzo. La cavalcata procedeva collo stesso ordine
-che aveva tenuto nell'andata. Si apriva con molti
-reali trombetti e con una compagnia di cento cavalli
-comandata dal suo capitano e dai rispettivi aiutanti.
-Succedevano indi parecchi Capitani delle 29 Ottine, in
-cui Napoli era allora divisa, dopo i quali Masaniello
-montato sopra un cavallo bianco, dono del vicerè, vestito
-di lama d'argento bianca, con un cappello in testa
-ornato parimente di piume bianche, augurio e simbolo
-di pace, e colla spada nuda tra le mani si dimostrava,
-a tutti riguardevole; e per la testimonianza di uno
-scrittore contemporaneo, e Spagnuolo di nazione, manifestava
-<i>eccessi di varie virtù bastanti ad indurre il
-popolo all'applauso, l'Italia all'ammirazione, ed il mondo
-tutto ad uno stupore infinito ed incredibile</i><a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>. A fianco a
-lui cavalcava Giovanni d'Amalfi, suo fratello puranche
-vestito di lama d'argento, ma di color cilestro, ed immediatamente
-dopo Francesco Antonio Arpaia, il nuovo
-Eletto del popolo, con due segretarii; d. Giulio Genoino
-che veniva appresso per la sua grave età condotto
-in una sedia di cuojo nero. Seguiva indi il capitano
-delle guardie di palazzo d. Diego Carriglio con quattro
-alabardieri, i quali precedevano la carrozza del vicerè
-tirata da sei cavalli, e circondata da paggi e palafrenieri
-e dai medesimi soldati Alamanni, che in quei
-tempi formavano la guardia d'onore del Vicerè. Molte
-carrozze chiudevano il corteggio, in cui erano i reggenti
-del Collaterale, i Consiglieri di Stato ed i Gentiluomini
-della Corte del Duca.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-</p>
-
-<p>
-La cavalcata uscita dal Duomo aveva girato per la
-via <i>Tribunali</i>, per la <i>Nunziata</i>, e pel <i>Lavinaro</i>. Tutte
-le strade, per le quali passava, erano addobbate di tappezzerie,
-e, dove non si aveva di meglio, da bianche
-lenzuola, e le case avevano sulle porte le armi di Spagna
-da un lato e quelle del Popolo dall'altro<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>. Di
-quando in quando lungo il cammino s'incontravano
-sotto baldacchini di seta o di damasco i ritratti di
-Carlo V e di Filippo IV<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a> che erano fatti segno alla
-pubblica venerazione<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>. I popolani armati sotto le rispettive
-insegne facevano ala al passaggio. Era un tripudio,
-una gioia universale. Tutte le campane delle
-chiese suonavano a festa, ed i gridi di <i>viva il Re di
-Spagna ed il Duca d'Arcos</i>, ai quali dava il cenno Masaniello
-istesso, si avvicendavano col suono dei tamburi,
-con i clangori delle trombe, e collo sparo festivo
-dei moschetti, che secondo gli usi della milizia salutavano
-il Vicerè nel suo passaggio.
-</p>
-
-<p>
-Giunti innanzi alla chiesa del Carmine, fosse arte
-dello astuto spagnuolo, il quale intendeva con ogni
-modo a gratificarsi la plebe, fosse caso o ordine di
-Masaniello stesso, la cavalcata volgendo a dritta prese
-a girare intorno la piazza del Mercato. Così passava per
-sotto la casa di Masaniello, ove alle finestre stava la
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-moglie di lui Bernardina Pisa, giovine, bella ed avvenente,
-la quale vestita di damasco turchino guarnito
-di una sola guarnizione e con una collana d'oro al
-collo<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>, secondo l'antico costume del nostro popolo
-nelle grandi occasioni di festa e di allegrezza, gettava
-con un bacile di argento ai <i>lazzari</i> ed ai monelli colà
-raccolti grano, confetti, e danaro<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Il Duca d'Arcos, addatosi della persona di lei, o forse
-dimandatone a chi n'era informato, nel passare la salutò,
-cavandosi il cappello, come se fosse una delle più
-grandi dame della città<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>. Così egli, come dice il buon
-prete Pollio, che non poteva con più enfatica parola
-compendiare la grandezza e la singolarità del fatto, <i>volle
-vedere Masaniello trionfante nella sua propria casa</i>, ed
-indi fra gli applausi e le festive dimostrazioni del popolo,
-essendosi la città tutta per l'avvicinarsi della sera
-straordinariamente illuminata, verso le ore due della
-notte si ridusse al regio palazzo.
-</p>
-
-<p>
-Ma la povera casa venne tosto in uggia al Capitan
-generale del popolo. Allorchè la gran mole dei pensieri,
-la lunga inedia, l'abuso del vino e le veglie protratte,
-e forse, più che tutto ciò, il veleno dell'adulazione, di
-cui era stato così largamente abbeverato dal Vicerè,
-perturbarono il suo cervello, egli ordinò — e guai a chi
-non avesse subito ubbidito — che fra lo spazio di 24 ore
-tutti quelli che dimoravano allato o di contro la sua
-casa, avessero le proprie abitazioni sgomberate<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>. Ivi
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-egli disegnava ergere un maestoso palazzo che fosse
-degna dimora di uno, il quale aveva tanta potenza ed
-autorità sul popolo. La fine immatura di lui, chè non
-andò guari e vituperosamente cadde ucciso, troncò a
-mezzo il superbo disegno.
-</p>
-
-<p>
-L'ultima volta che egli si mostrò alle finestre di quella
-casa fu nella vigilia della sua morte. Era alta la notte;
-il silenzio e la quiete succedevano ormai ai tumulti ed
-agli schiamazzi della giornata, ed i lazzari sdraiati nel
-torno ai fuochi, che sparsi per la piazza o posti nel
-capo d'alcuni vicoli della <i>Conceria</i> e dell'<i>Orto del Conte</i>
-cominciavano ad impallidire e ad estinguersi, chiudevano
-gli occhi al sonno. Poche scolte appoggiate al
-moschetto o alla picca guardavano mezzo assonnate la
-brace, che di quando in quando, gettando una fiamma
-più viva, illuminava fantasticamente i volti, e le bizzarre
-posture di quei plebei. Era uno spettacolo degno
-del pennello di Gherardo Hontorst o delle stile di Hoffman.
-Le guardie si vedevano più numerose intorno la
-casa di Masaniello, ove vegliavano sei compagnie comandate
-da Pione o Scipione Giannattasio del <i>Lavinaro</i>
-e da altri capitani più fedeli. Componevansi di giovanetti
-da 16 a 22 anni, antichi compagni del pescivendolo,
-per lo più cenciaiuoli o <i>saponari</i>, che portavano
-ordinariamente come special distintivo il graffio e la
-sporta. Lungo le mura delle case qualche rara ombra
-cercava di strisciare inosservata. Era Vanni o Giovanni
-Panarella della <i>Conceria</i>, o taluno di quelli che col Vicerè
-avevano concertato la morte di Masaniello, e cercavano
-l'opportunità di mandare ad effetto il loro disegno.
-</p>
-
-<p>
-Balzato improvvisamente dal letto così com'era, in
-camicia, Masaniello si fece alla finestra, ributtando la
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-povera madre e la moglie che cercavano di ritrarnelo,
-e dato il suo solito grido di comando, così cominciò
-a parlare<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a>: “Popolo mio, (in questo modo egli
-soleva apostrofare i suoi seguaci e la gente che intorno
-a lui radunavasi) lascia che io ti dica due parole
-per mia soddisfazione. Tu ti ricordi, popolo mio,
-in che stato eri ridotto per le tante gabelle ed estorsioni,
-e per le tante tirannie, con le quali gl'infami
-traditori e nemici della patria ti opprimevano. Ti
-ricordi che non potevi saziarti di quelle frutta, di
-cui tanta copia ti dà questa terra benedetta, perchè
-dovevi pagare quelli arrendatori e gabelloti che ti
-dissanguavano. Ed ora la mercè di Dio e della SS.
-Vergine del Carmine (ed in così dire si toccava l'<i>abitino</i>
-che dal petto gli pendeva) tu guazzi e vivi nell'abbondanza
-e nella grassa, senza gabella e senza
-gabelloti. Ma per mezzo di chi, popolo mio, hai tu
-ottenuto tutto ciò? Chi ti ha levato da tante oppressioni
-e tirannie se non io che non ho risparmiato
-travaglio e pericolo alcuno per liberarti? E pure qual
-mercede ne ricevo da te, popolo ingrato! Dopo tutti
-questi servigii che io così fedelmente ti ho prestati,
-dopo tanti benefizii che ti ho fatti, ecco in che modo
-ne son riconosciuto da te. Oggi coll'abbandono e col
-disprezzo, dimani colla morte, perchè io so che sarò
-ucciso fra poco. Popolo mio, io son morto, ho visto
-che fino la montagna di Somma (il Vesuvio) mi è
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-contraria, ed ha vomitato sopra di me un diluvio di
-fuoco. Ecco, vedete, io non ho più carne (e mostrava
-il petto ignudo) e questa pelle è solamente informata
-dalle ossa. Credetemi, io so chi è stato che mi ha
-ridotto in questa misera condizione, chi congiura per
-finirmi, e potrei anco annichilarlo. Pure io lo perdono,
-e voglio che questo Cristo anco lo perdoni„.
-Così dicendo, levò il crocifisso che avea tra le mani
-per benedire il popolo e soggiungeva: “Ecco che io ti
-voglio fare cinque benedizioni per le cinque piaghe
-di questo Cristo, anzi sette per le sette allegrezze, nò,
-voglio essere più liberale, sieno nove per li nove misteri„.
-E così fece, ed indi lasciando il Crocifisso,
-volle che portassero alla finestra tra due torce accese
-le teste del Duca di Maddaloni e del padre di lui che
-erano staccate dai loro ritratti, opere del cav. Massimo
-Stanzioni o di altro famoso pennello, e gridò: “Orsù,
-popolo mio, ecco i traditori della patria; io so che
-domani debbo essere ucciso, ma non me ne curo; voi
-però dovete trascinare quest'infame di Maddaloni,
-e tutt'i suoi compagni per Napoli, e poi, popolo mio,
-se vuoi star sicuro, e farti sentire da sua Maestà, devi
-seguire il mio consiglio, e fare un porto di questa
-piazza ed un ponte da Napoli a Spagna. In quanto
-a me io so e son certo di essere ucciso domani„.
-Tutte queste parole avrebbero certo grandemente
-commosso il popolo circostante, se vacillando di nuovo
-l'intelletto non avesse dato un'altra volta segni evidenti
-di aberrazione e di pazzia. Per mostrare col fatto
-lo stato, in cui per la inedia e per la fatica erasi ridotto,
-egli si scoprì il petto e il ventre e le parti anche
-che il pudore cela. L'atto strano eccitò il riso degli
-astanti, e la perorazione del discorso fu accolta con
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-beffe e fischi all'uso napoletano. Il prestigio era perduto,
-o piuttosto si era ecclissato con la ragione del
-misero pescivendolo. Allora i parenti potettero ritrarlo
-dalla finestra stanco ed abbattuto com'era dalla commozione
-e dal travaglio.
-</p>
-
-<p class="ast">* * *</p>
-
-<p>
-La piazza del Mercato, che Masaniello voleva fosse
-sgombrata delle baracche di legno che la deturpavano,
-e che prendesse il nome di <i>piazza del popolo</i>, dopo la
-sua morte non ebbe alcun notevole mutamento sino
-al 1781. Allora per un incendio appiccatosi a quelle
-dopo i fuochi artificiali, che solevano farsi nella sera
-della festività della B. Vergine del Carmine, il suo aspetto
-fu cangiato nel modo come presentemente si
-vede. Poco dopo, nell'ultimo anno del secolo, la sua
-storia, che comincia col supplizio d'un Principe, fu
-chiusa con la memorabile e tirannica ecatombe di
-quei tanti illustri personaggi, che allora sagrificarono
-ivi la loro vita all'amore e alla libertà della patria.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-</p>
-
-<h2 id="seconda">PARTE SECONDA
-<span class="smaller">LA FAMIGLIA DI MASANIELLO</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-</p>
-
-<h3>I.</h3>
-
-<p>
-Correva l'anno di grazia 1620, anno notevole nella
-storia napoletana ai tempi del viceregnato, sì per le
-novità allora tentate dalla <i>piazza</i> del <i>fedelissimo</i> popolo
-di Napoli nell'amministrazione del Comune, e sì per
-le turbolenze ed i rumori che ne seguirono; primi preludii
-della più famosa rivoluzione del 1647. Occasione
-e favore a queste manifestazioni ed ai tumulti davasi
-dallo stesso D. Pietro Giron duca d'Ossuna, che in
-quel tempo era vicerè, luogotenente e capitan generale
-del Regno per Filippo III, re di Spagna, Napoli e Sicilia.
-Egli da circa quattro anni governava il reame
-con varia opinione del popoli soggetti, allorché nel
-principio di questo anno 1620, contro ogni sua aspettazione,
-era dalla Corte richiamato in Madrid, e gli
-era dato per successore il cardinal Borgia, ambasciatore
-spagnuolo a Roma. Non è a dire quanto rammarico
-e dispetto l'ambizioso Duca risentisse da un tale
-ordine. Il governo di Napoli, secondo il detto d'un altro
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-vicerè, non era da desiderarsi, appunto per non soffrire
-il dispiacere di doverlo un giorno lasciare<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>.
-All'Ossuna dunque, come a moltissimi altri vicerè che
-lo precedettero e lo seguirono in questo disgraziato
-paese<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>, riusciva più che mai importuna la nomina
-del successore, epperò cercava ogni mezzo onde attraversare
-la venuta del medesimo e prolungare così per
-sè il governo di Napoli; se pure, come fu fama, non
-mirasse ancora ad usurpare dignità più alta ed indipendente.
-</p>
-
-<p>
-Dovevasi in quel tempo per l'assenza dell'eletto Carlo
-Grimaldi, andato a Madrid<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a> come ambasciatore della
-sua <i>piazza</i>, e per la morte di Ottavio Spina, che fino
-ai 21 marzo lo avea sostituito<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>, nominare un proeletto
-del popolo, che durante quell'assenza amministrasse.
-Or tra i sei nomi presentati, com'era costume,
-al vicerè per la nomina, eravi quello del dottor Giulio
-Genoino, nato di onorata famiglia napoletana ed uomo
-di acutissimo ingegno e di sufficiente dottrina<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>, ma
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-di animo torbido ed avversissimo alla nobiltà. Costui
-dunque parve al Duca, e lo era infatti, uno strumento
-atto a menare ad effetto i suoi ambiziosi disegni, epperò
-fu in preferenza scelto tra gli altri a quell'importante ufficio<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Il governo municipale della città di Napoli risedeva
-in quel tempo nelle cinque <i>piazze</i> nobili, che dicevansi
-di Capuana, di Nido, di Montagna, di Porto, e di Portanova,
-ed in quella del Popolo. Tutte queste <i>piazze</i>,
-che chiamavansi anche <i>seggi</i>, non erano mai riunite
-in una generale assemblea, ma ciascuna deliberava separatamente,
-in guisa che il voto di quattro di esse,
-che fossero d'accordo sopra un dato negozio, costituiva
-la maggioranza nelle decisioni di qualunque bisogna
-del Comune. Ogni <i>piazza</i> nobile per l'ordine interno
-e per la propria amministrazione avea un governo di
-sei gentiluomini o <i>cavalieri</i>, come generalmente chiamavansi,
-meno quella di Nido che ne aveva cinque,
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-d'onde si dissero i <i>Cinque</i> e <i>Sei</i>. Sei eletti nobili nominati
-da questi gentiluomini, uno per <i>seggio</i>, eccetto
-per Montagna, ove, perchè rappresentava anche l'abolito
-seggio di Forcella, se ne creavano due con un sol
-voto e l'eletto del popolo, avevano il potere, che potremmo
-dire esecutivo, nel governo della città, e formavano
-il <i>Tribunale di S. Lorenzo</i>, preseduto da un
-magistrato eletto dal vicerè, che chiamavasi <i>Prefetto
-dell'Annona</i> o <i>Grassiere</i>.
-</p>
-
-<p>
-Sembra che in origine il popolo avesse nel Comune
-ingerenza maggiore. Ed infatti da alcuni documenti rileviamo
-che sotto gli Angioini esso contribuiva per la
-terza parte nell'amministrazione municipale, rappresentando
-le altre due terze parti i sedili di Capuana e
-di Nido da un lato, e quei di Montagna, Porto e Portanova
-dall'altro. Ma a poco a poco, nè, per mancanza
-di documenti può dirsi il come ed il quando, questo
-ordine di cose cangiò. Ai tempi di cui discorriamo,
-il Comune erasi costituito nel modo come sopra dicemmo,
-e la piazza popolare, che aveva anche perdute
-molte delle sue prerogative, stava in faccia alle nobili
-come uno a cinque. Così, per discorrere della maggiore
-e principal libertà, l'Eletto del popolo, che prima nominavasi
-a suffragio universale di tutti i popolani,
-dopo i tempi di d. Pietro di Toledo sceglievasi dal vicerè
-tra sei nomi presentati dalla medesima <i>piazza</i> e
-imbussolati tra 58 deputati eletti dal popolo, due per
-ciascuna delle ventinove <i>ottine</i>, in cui dividevasi allora
-la Città. Così pure i capitani delle ventinove <i>ottine</i> sceglievansi
-dal vicerè fra sei persone nominate da quelle;
-come tra i 58 deputati sceglievansi 20 a maggioranza
-di voti, e tra questi si tiravano a sorte 10, che assistevano
-l'Eletto nel suo uffizio col titolo di <i>Consultori</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-</p>
-
-<p>
-La perdita di queste libertà e prerogative municipali
-era l'oggetto di spessi reclami da parte del popolo,<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a>
-ed era lamentata moltissimo dagli scrittori
-popolari di quell'epoca, come dal Summonte, dal Capaccio
-e dal Tutini<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>. E comunque i reclami per la
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-sempre invaditrice prepotenza della nobiltà, non partorissero
-alcun effetto nella corte di Spagna e presso
-i vicerè, nè si curassero punto i lamenti di coloro, che
-cercavano di conservare le patrie memorie, pure e gli
-uni e gli altri facevano diffondere negli animi di quella
-classe, per altro assai ristretta del paese, che ora si direbbe
-<i>borghesia</i>, ed anche, sebbene più scarsamente,
-tra i popolani e la plebe, odii e desiderii, i quali maturavano
-i semi di una futura rivoluzione.
-</p>
-
-<p>
-Erano in questo stato le cose, allorchè Genoino venne
-creato Eletto <i>pro interim</i> del popolo. Egli, preso che
-ebbe il possesso della carica ai 9 aprile 1620<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a>, comunque
-non ne fosse ancora il tempo, fece prima di
-tutto mutare nel reggimento popolare i consultori ed
-i capitani delle ottine. A questi uffici fece pure presciegliere
-dal vicerè persone da lui dipendenti e che
-erano tra i più famosi <i>compagnoni</i><a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a>, che allora fussero
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-in Napoli, specie di vagabondi e faziosi legati in
-compagnia a comune difesa e vantaggio. Tra gli altri
-fu allora nominato<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a> capitano del Mercato Francesco
-Antonio Arpaia, uomo di legge e valente schermitore<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>,
-che dopo ventisette anni si vide novellamente ricomparire
-col Genoino, e dirigere per alcun tempo la rivoluzione
-che ebbe il nome da Masaniello. Con questi
-mezzi il Genoino pensava di favorire i disegni
-dell'Ossuna, e nello stesso tempo ottenere, se fosse stato
-possibile, il soddisfacimento delle aspirazioni del popolo.
-Egli contava specialmente sul favore che il Duca si
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-aveva procacciato fra la gente minuta e nei quartieri
-popolari del Pendino e del Mercato, talvolta con qualche
-pronta giustizia<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a>, e cosa non comune in quel
-tempo, spesso colle feste e coi bagordi, e più di tutto
-coll'abolizione della gabella sui frutti imposta nel 1605
-sotto il governo del Conte di Benavente, ed affittata
-allora per 84,000 ducati<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a> l'anno. Un giorno che il vicerè
-passeggiava secondo il suo solito per la città, ed
-accompagnato e seguìto dalla plebe, alla quale gittava
-di quando in quando monete di argento, girava per
-la piazza del Mercato, passando per la baracca, ove
-risiedevano gli esattori di questa gabella, si accostò
-alla medesima, e smontato dalla carrozza, cacciò la
-spada che avea al fianco, e con quella tagliò le corde
-della bilancia con cui si pesavano le frutta. L'atto subitaneo
-e liberale, che fu poi seguìto da un bando regolare,
-destò il più indicibile entusiasmo nella povera
-gente ivi affollata, che più delle altre malamente soffriva
-questa gravezza. Tutti proruppero in istraordinarie
-grida di applauso e di gioia. I fruttaiuoli specialmente,
-che ivi più che in altra piazza della città
-erano numerosi, ne dimostrarono allegrezze grandissime,
-facendo per tre sere fuochi e luminarie, e portandosi
-nel terzo giorno in ischiera a Palazzo, per rendere
-al vicerè le grazie più solenni<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Or il Genoino, pensando che la plebe memore di
-questo beneficio avesse energicamente appoggiato le
-sue dimostrazioni in favore del Duca, nè dubitando
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-della gente civile, alla quale credeva servire colle riforme
-municipali, la mattina del lunedì 18 maggio
-radunò i consultori della <i>piazza</i> popolare ed i capitani
-delle ottine nella sua casa vicino S. Giorgio Maggiore
-a Forcella, ed ai medesimi espose con calde parole il
-poco o nessun riguardo che i nobili avevano del popolo
-e del suo magistrato<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>. Indi seguìto da tre capitani
-di strada, e da molta turba armata, si presentò
-improvvisamente nel luogo della residenza municipale
-in S. Lorenzo, ove, come egli aveva preinteso, eransi
-riuniti i sei eletti nobili ed alcuni deputati delle <i>piazze</i>.
-</p>
-
-<p>
-Oggetto di questa riunione era la notificazione da
-farsi alle <i>piazze</i> per la nomina degli ambasciatori e
-del sindaco<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>. I primi, secondo il costume, dovevano
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-andare a far riverenza, l'altro indi ricevere il giuramento,
-e dare il possesso del governo al Cardinal Borgia
-nuovo vicerè, che in quella stessa mattina era giunto
-nascostamente in Procida. Il Genoino, lagnandosi di
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-non essere stato avvisato di una tal riunione, dimandò
-arrogantemente agli eletti nobili: se sapevano quanto
-era potente il popolo di Napoli, e, sapendolo, perchè
-avevano attrevito (ardito) di unirsi e deliberare l'ambasciata
-al Cardinale senza il suo intervento<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Forse era questa la prima volta, che nel reggimento
-municipale della nostra Città si parlasse così arditamente
-dei diritti e del potere del popolo; magica parola,
-che e stata sempre la bandiera, per la quale i
-generosi sagrificano sè stessi al bene pubblico, ed i
-furbi cuoprono le ambiziose mire del proprio utile e
-dei privati interessi. Alle arroganti minacce i nobili
-risposero modestamente. Dissero aver essi invitato regolarmente
-il pro-eletto alla riunione, esser colpa del
-<i>portiere</i> se l'invito non era giunto a tempo; in ogni
-modo quell'atto non esser punto pregiudizievole alla
-<i>piazza</i> del popolo. Il Genoino però non mostrandosi
-soddisfatto di queste spiegazioni, e protestando essere
-necessaria una divisione fra le due classi, fece leggere
-al notajo Francesco Romano, secretario della <i>piazza</i>
-del popolo, una protesta sul proposito; e, scritto di
-propria mano il suo voto difforme nel registro del Comune<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a>,
-volle che la riunione fosse sciolta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-</p>
-
-<p>
-I nobili d'altra parte, i quali vedevano i tempi correre
-loro sfavorevoli, e sapevano che non avrebbero
-potuto trovare alcun appoggio nel vicerè, per consiglio
-di Pietro Macedonio eletto di Porto, che disse: <i>Lasciateli
-protestare, perchè protestare e mendicare idem est</i>,
-non fecero alcuna opposizione<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>. Deliberarono quindi
-ritirarsi, e rapportando il tutto ai reggenti del Collaterale
-ed al Cardinal Borgia per mezzo degli ambasciatori
-nominati dalle <i>piazze</i> a complimentarlo, spedirono
-Giovan Francesco Spinello a Madrid<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a> affine
-di esporre al Re le loro lagnanze e ventitre capi di
-accusa contro il Duca d'Ossuna<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>. Frattanto si appartarono
-dalle cure del pubblico governo, e coi più compromessi
-della loro classe restarono chiusi nelle proprie
-case o nascosti nelle chiese e nei monasteri della
-città. Così il governo municipale di Napoli era lasciato
-a disposizione del solo Genoino, che provvedeva le
-cose e l'annona a suo modo e talento<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a>. Nè con la venuta
-di Carlo Grimaldi<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a> che era, come già dissi, l'Eletto
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-titolare, da Spagna, le cose mutarono; perciocchè,
-obbligato costui dal Duca a dimettersi, lo stesso Genoino,
-sebbene non ne fosse ancora il tempo, fu creato
-Eletto dal vicerè, ed ai 29 maggio dopo aver cavalcato
-per la Città, preceduto e seguito dai <i>portieri</i>, e con la
-toga di giudice criminale, che pochi dì innanzi gli era
-stata pure accordata, portossi in S. Lorenzo, ove non
-essendo presente che un sol eletto nobile, prese possesso
-dell'ufficio ricevuto<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Bentosto un manifesto del <i>fedelissimo</i> popolo di Napoli
-scritto dal nuovo Eletto, e stipulato ai 30 del mese
-da notar Francesco Romano, dichiarò le intenzioni del
-Genoino. Con esso s'invitavano le <i>piazze</i> nobili ad intervenire
-fra otto giorni nella chiesa di Santa Chiara,
-ove si dovessero trattare tra quelle ed il popolo le riforme
-del reggimento municipale da lui proposte. Si
-dichiarava inoltre che mancando le dette <i>piazze</i> o persone
-da esse deputande all'intimato parlamento, s'intendeva
-proclamata la separazione tra la nobiltà ed il
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-popolo, e lodandosi l'ottimo governo del Duca, si protestava
-contro la partenza del medesimo e si riteneva
-necessaria la sua presenza in Napoli pel servizio della
-Corona, finchè queste differenze non fossero concordate,
-e finchè non fosse fatta giustizia alle pretensioni
-della <i>piazza</i> popolare<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>. Intanto preventivamente ad
-istanza del medesimo Genoino, si chiamavano dal Duca
-in palazzo le stesse <i>piazze</i> nobili ed il Collaterale, perchè
-avessero conoscenza dei capi delle proposte riforme<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>,
-e con quelle anche i capitani ed i consultori
-popolari, tanto della vecchia quanto della nuova sessione,
-perchè li firmassero.
-</p>
-
-<p>
-All'ora stabilita nè la nobiltà nè il Collaterale comparvero.
-Gli stessi capitani delle <i>ottine</i> popolari non
-tutti assentirono, ed alcuni anzi ricusarono apertamente
-di firmare. Altri, tra i quali fu Marco Antonio
-Ardizzone, credenziere e conservatore dei grani della
-città, sotto il pretesto di non voler mostrare di cedere
-alle pressioni del vicerè (era presente il Duca d'Ossuna)
-proposero che l'assemblea si portasse in qualche
-luogo pubblico ed indipendente, come in una chiesa,
-ed ivi evesse più liberamente deliberato. E così fu
-fatto. Si andò nella chiesa di S. Luigi di Palazzo ivi
-vicina, ora S. Francesco di Paola; ove credendo il Genoino
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-che si firmassero i capi proposti, nessuno volle
-farlo, ed ognuno andò via alla sua propria casa<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a>.
-</p>
-
-<p>
-In questo frattempo la città per gl'insoliti avvenimenti,
-era piena di agitazione e di tumulto. Il grido sedizioso
-di <i>serra serra</i>, che in Napoli per lunga pezza
-fu il grido precursore della rivoluzione<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>, spesso risonava
-per le vie più popolose. Allora le case e le botteghe
-si chiudevano, le officine intermettevano i loro
-lavori, il chiasso dei venditori ambulanti in un attimo
-spariva, ed un silenzio di tomba, che incuteva terrore
-negli animi, succedeva dappertutto. Erano queste dimostrazioni
-provocate, come credevasi, dallo stesso
-Genoino, affinchè, insorgendo il popolo, egli avesse
-potuto ottenere il suo scopo. Ma il momento non era
-ancora maturo. Pochi erano quelli che comprendevano
-la ragione e la utilità di quelle riforme che lo
-stesso reggente Costanzo, patrizio insieme e magistrato,
-trovava giuste ma inopportune<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a>; pochissimi quelli
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-che avevano la forza o la volontà di adoperarsi ad
-ottenerle. Nè il disquilibrio ed il danno negl'interessi
-materiali erano giunti a tale che potessero spingere
-la plebe a qualunque più ardita e pericolosa novità.
-Epperò nessuno allora si mosse, ed appena nel mattino
-del 4 giugno le salve di uso annunziarono che il cardinal
-Borgia aveva preso possesso della carica di vicerè,
-e si seppe che era stato nella notte segretamente
-introdotto nel Castel Nuovo, ed aveva ricevuto obbedienza
-dalle autorità civili e militari, che tosto la scena
-cangiò interamente. Il Genoino ed i suoi partigiani
-fuggirono o si nascosero, il Duca ai 14 giugno partì
-per le Spagne; non parlandosi più delle pretensioni
-del popolo, gli ordinamenti municipali seguitarono a
-reggersi nel modo che prima costumavasi, e tra gli
-spari degli archibugi ed il suono delle campane che
-dimostravano la gioia della maggior parte dei cittadini,
-i fanciulli andavano per le vie di Napoli in
-ischiere ed a coro, cantando:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p class="i2"><i>Statte alliero citatino</i></p>
-<p><i>Ca è trasuto 'o cardinale</i></p>
-<p><i>Nce ha sarvate d'ogne male</i></p>
-<p><i>E cacciato Genovino<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a>.</i></p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-</p>
-
-<p>
-Or nel 29 giugno di questo stesso anno 1620, in
-cui accadde l'accennato movimento, che potrebbe acconciamente
-tenersi come il prologo del dramma svolto
-poscia nel 1647, alcuni popolani, uomini e donne, erano
-convenuti in una casa al primo piano al vico
-Rotto nella piazza del Mercato per festeggiare un lieto
-avvenimento. Si procedeva al battesimo di un fanciullo
-nato nel mattino, e che era il primogenito della famiglia
-che ivi abitava. Tutti portavano i loro abiti di
-gala. Gli uomini, alcuni, i più ricchi e <i>smargiassi</i>, coll'<i>albernuzzo</i>
-(specie di cappa) di teletta, col sajo di rascia
-a finte e liste di <i>tarantola</i> gialla, col giubbone di
-tela della Cava squartato e foderato di taffettà rancio,
-con <i>cosciali</i> e calze di stamma e stracci di seta legate
-con <i>cioffe</i> e <i>sciscioli</i>, e col collaro di tela fina, e cappello
-ornato di pennacchio e <i>passacavallo</i><a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>; altri — i
-più modesti — con casacche a campane con bottoni
-grandi di camoscio, calzoni (<i>cauze a brache</i>) di tarantola
-bianca, e calze alla martingala di negro<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a>; altri
-finalmente, marinari o pescatori, in più semplici arnesi,
-con calzoni di dobletto o di tela bianca, e camiciuola
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-di lana, e col tipico berretto rosso in testa.
-Nè mancava chi portasse le maniche a la spagnola
-larghe ed increspate, come era la moda in quel tempo,
-e chi, come i vecchi più tenaci delle antiche usanze,
-i calzoni colla <i>giarnera</i> (scarsella) ed i berretti piatti
-a <i>tagliero</i><a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a>. Le donne vestivano con corpetto di scerghiglia,
-da cui compariva la camicia di tela di Bretagna,
-con gonnella di saia frappata, e con grembiule
-di filondente ornato di <i>pizzilli</i> a frangette, e di <i>truglio</i>
-(ciondolo tondo) di vetro<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a> o con sottana di <i>dobretto</i>
-corta e tonda. Portavano, se giovani, le scarpe di sommacco
-piccato, o di cordovana, se attempate, <i>chianielle</i>,
-<i>pantofanetti</i>, o zoccoli<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a>. V'era qualcuna del <i>Molo piccolo</i>
-col vestito e col manto proprio di quella contrada,
-di cui qualche raro esempio ora può trovarsi nelle
-donne di Procida<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a>. Nelle fanciulle potevano notarsi
-le acconciature del capo o alla scozzese, coi capelli
-cioè a <i>canestrette</i> intrecciati da nastri o fettucce (<i>zagarelle</i>)
-incarnatine o verdi, tra cui taluna aveva posto
-una ciocca di ruta<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a>, o alla spagnola col <i>tuppo</i>, che
-con voce propria<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a> di quella nazione dicevasi <i>muño</i>
-(<i>chignon</i>). Le maritate usavano il <i>toccato</i>, che era proprio
-del Mercato e Lavinaro<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a> le foresi la <i>magnosa</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-</p>
-
-<p>
-La stanza, in cui quella gente era radunata, aveva
-un'assai modesta ma non povera apparenza. Una cassapanca
-a borchie di ottone, un canterale, una tavola
-di noce, ed in fondo un letto alto, senza trabacca, ma
-con biancheria di tela fina di bucato, e con coltre di
-seta, ove stava la puerpera, erano i principali mobili
-che l'ornavano. Allorchè fu chiaro che nessuno dei
-parenti e degli amici convitati mancava a quella domestica
-festa, la destra comare, che, senza intermettere
-la sua ordinaria loquacità, aveva finito di avvolgere
-tra le fasce il neonato, gli appendeva alle spalle alcuni
-amuleti, come denti di lupo, coralli, porcellini, e
-mezze lune di osso<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a>; ed indi lo prendeva tra le braccia
-e portatolo in mezzo alla stanza, lo metteva in
-terra sul tappeto, che a tal oggetto da un ragazzo era
-stato in quel momento colà disteso. Poscia, volgendosi
-al padre del bambino, gli diceva: <i>Ora su, compare,
-àuzate 'o paciunciello tuio, e benedicetillo e basatillo
-mmocca.</i> (Orsù via, compare, alza da terra questo tuo
-bambino, e benedicilo e bacialo in bocca). Così faceva
-tutto allegro colui, ed indi lo dava tra le braccia del
-parente che era gli vicino, il quale baciatolo anche a
-sua volta, lo passava a un altro, e questi ad un terzo,
-in guisa che il neonato non era riposto sul letto della
-puerpera se prima non avesse fatto il giro di tutti gli
-astanti. E nel compire questa cerimonia, ciascuno aggiungeva
-il solito augurio, che in tale occasione costumavasi,
-cioè: <i>Comme l'avimmo visto nato, vedimmolo
-nzurato</i><a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-</p>
-
-<p>
-Fatto ciò, la comare prese in braccio il bambino, e
-seguìta da alcuni dei parenti e da colui che dovea levarlo
-dal sacro fonte, non senza l'accompagnamento
-di moltissimi ragazzi e monelli che l'aspettavano in
-sulla strada, si collocò nella rituale <i>seggetta</i> o bussola,
-e s'avviò alla chiesa parrocchiale per compire il rito
-religioso.
-</p>
-
-<p>
-La chiesa di S.ª Caterina in <i>foro-magno</i> era la parrocchia,
-da cui dipendeva la casa abitata dalla famiglia
-del neonato. Questa chiesa era stata fondata dalla
-Confraternita dei <i>coriari</i> o <i>pellettieri</i> (conciatori di pelle),
-e propriamente da quelli che dicevansi <i>dell'arte grossa</i>.
-In prima era una <i>grancia</i> di S. Arcangelo degli <i>armieri</i>,
-istituita dopo l'ampliazione della città nel 1536<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a>. Poscia
-nel 1599 dall'arcivescovo Alfonso Gesualdo fu dichiarata
-parrocchia. Oltre alla congregazione suddetta
-radunavasi pure ivi la Confraternita del Santissimo Sacramento
-istituita nel 1568, la Confraternita di S. Maria
-di Costantinopoli fondata nel 1535, e la Compagnia dei
-pescatori <i>da bolentino cannuccie e filaccione</i>, della quale
-si conoscono le capitolazioni del 1585.
-</p>
-
-<p>
-La chiesa, come ancora vedesi, era posta tra il convento
-del Carmine e le mura della città, verso il lido,
-ove a quei tempi era la porta del torrione della marina.
-La piazza, che vi era innanzi, dicevasi allora di
-<i>S. Caterina</i>, ed anche de li <i>scamusciatari</i><a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a>. Fino a pochi
-anni fa esisteva la porta antica di essa, di piperno
-ed a sesto acuto, che nel 1850, rifacendosi, con cattivo
-consiglio fu ammodernata. Nei tempi, di cui discorriamo,
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-l'edificio, di una forma alquanto più regolare
-di quella che è al presente, aveva due piccole navate
-laterali, di cui una a destra di chi entra esiste tuttora,
-e l'altra già fu adattata ad uso di sacristia. Aveva pure
-cinque altari, oltre il maggiore, con cone o di alto rilievo
-in legno indorato, o di tavole e dipinture dell'antica
-scuola napolitana, che tutte, meno l'affresco
-che vedesi ancora sulla cappella dal lato dell'epistola,
-furono sostituite da quadri moderni di mediocre pennello.
-Innanzi al presbitero, come era costume in quei
-tempi, una trave posta in alto a traverso sosteneva un
-crocefisso in legno. A sinistra di chi entra eravi il fonte
-battesimale, ed a destra quel braccio in fondo della
-chiesa, che si prolunga verso la marina e forma un
-lato ineguale ed abnorme dell'edificio, era una cappella
-che serviva allora per sacristia<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Era allora parroco di S. Caterina l'abbate D. Giovan
-Matteo Peta. Costui, adempito il rito prescritto dalla
-nostra religione, ed accomiatato il popolano che aveva
-tenuto il bambino al sacro fonte e la comare, entrò
-nella sagrestia, ove, toltisi i sacri paramenti, e preso
-da uno scaffale un grosso libro, su cui leggevasi: <i>Libro XII
-dei battezzati</i>, al foglio 44 verso, scrisse: <i>A 29
-Giugno 1620. Thomaso Aniello figlio di Cicco d'Amalfi
-et Antonia Gargano è stato battezzato da me D. Giovanni
-Matteo Peta, et levato dal sacro fonte da Agostino Monaco
-et Giovanna de Lieto al vico Rotto</i><a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-</p>
-
-<p>
-Francesco d'Amalfi, che nel dialetto napolitano dicesi
-anche Cicco, e che per burla comunemente era
-chiamato <i>Ceccone</i>, poco prima, come ci attestano i documenti
-della stessa parrocchia, si era congiunto in
-matrimonio coll'Antonia Gargano. Ai 18 febbraio dello
-stesso anno essi erano stati solennemente <i>ingaudiati</i>,
-ed il medesimo abbate D. Giovan Matteo Peta aveva
-col sacro rito legittimato e benedetto il loro amore,
-del quale l'Antonia portava già un pegno nel proprio
-seno in Masaniello. La cerimonia, per questa circostanza,
-fu celebrata in casa della sposa al Carmine,
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-previa l'autorizzazione della curia arcivescovile di Napoli<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ventun anno di poi nella stessa parrocchia compivasi
-un altro atto solenne della vita privata di Masaniello.
-Bernardina Pisa, vaga ed onesta fanciulla a sedici anni<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a>
-aveva ferito il cuore del giovine pescatore. Egli la cercò
-in moglie, e la dimanda fu accettata e gradita.
-</p>
-
-<p>
-Un giorno verso la fine del 1640 il giovine vestito dei
-suoi più belli abiti da marinaro fece la prima visita
-ufficiale, la <i>sagliuta</i>, come propriamente dicevasi dal
-nostro volgo, in casa della sposa, e portò alla medesima
-il dono di uso, conveniente alla scarsezza dei
-tempi ed alla propria condizione. Consisteva questo in
-due pendenti, una <i>cannacca</i> (collana), una grandiglia
-(specie di gorgiera all'uso spagnuolo), ed un ventaglio,
-alcune calze, delle legacce, e degli spilli, ed altre cose
-di tal genere<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a>. Una stretta di mano ed un bacio alla
-sposa compirono il rito, e solennemente suggellarono
-la reciproca promessa di matrimonio<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-</p>
-
-<p>
-Da quel dì alle finestre della casa di Bernardina,
-che era posta dirimpetto alla Chiesa del Carmine, e
-da quelle dei suoi parenti, come alle finestre della
-casa sulla piazza del Mercato accanto al vico <i>Rotto</i>,
-ove dimorava Masaniello, ed a quelle dei parenti di
-lui per alcuni giorni si videro pendere coverte di seta
-e tappeti. Così, secondo il costume, davasi conoscenza
-al pubblico del parentado contratto dalle due famiglie<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Il matrimonio in seguito fu solennemente celebrato
-nella chiesa di Santa Caterina, ove i due sposi tenendosi
-per mano, e seguiti dai proprii parenti<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a>, si recarono
-ai 20 Aprile dell'anno seguente e non mancò
-di alcuna di quelle cose che solevano allora costumarsi
-in simili circostanze<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a>. Tutti i parenti e gli amici
-più stretti furono invitati e convennero alla festa. Tra
-i primi erano Antonia Gargano e Andreana de Satis,
-madre di Bernardina; poichè Cicco d'Amalfi e Pietro
-Pisa, genitori degli sposi, erano già morti. Vi era pure
-Grazia d'Amalfi sorella dello sposo e Cesare di Roma
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-di Gragnano, che l'aveva recentemente impalmata<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a>;
-Giovanni altro figlio di Cicco d'Amalfi, che allora aveva
-17 anni<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a>, e che poscia nel 1647 ebbe parte al
-potere e alla fortuna del fratello; Girolamo Donnarumma
-altro cognato di Masaniello salsumaio e bottegaio
-di frutta al Pendino, che dopo la morte di lui
-nel settembre 1647 fu nominato capitano del popolo
-per qualche tempo<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a>; Domenico de Satis e Giovan Battista
-Pisa zii della sposa ed altri molti. I due banchetti
-di rito, uno nella mattina in casa di Bernardina e
-l'altro nella sera in casa dello sposo, furono abbondanti
-e pieni dell'allegria franca e spensierata dei napoletani<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a>.
-Nè vi mancò mastro Ruggiero col suo liuto,
-che canto le <i>villanelle</i>, e le canzoni più in voga in quel
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-tempo<a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a>. La festa fu chiusa con balli e <i>cascarde</i>, e
-colla <i>spallata</i> che chiamavasi <i>madamma la zita</i><a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a>, danza
-propria dell'occasione.
-</p>
-
-<p>
-Intanto lo stato del Regno procedeva ogni dì al
-peggio ed i popoli erano stremati dalle disgrazie naturali,
-dalle carestie, dalle scorrerie dei turchi, dal timore
-delle flotte francesi, e più che tutto ciò dall'insaziabile
-ingordigia del dominatori spagnuoli. Il Duca
-di Medina, D. Ramiro Filippo de Gusman, che allora
-governava il regno per Filippo IV, e che nella nostra
-città ha lasciato memoria di sè in una porta, fatta a
-spese di privati cittadini, ed in una fontana opera dei
-suoi antecessori, per sopperire alle incessanti richieste
-di denaro e di gente, che gli venivan fatte dalla Corte
-di Spagna, aggiungeva dazii a dazii, gabelle a gabelle,
-ed aumentava le già esistenti senza misura o criterio.
-Le antiche gravezze sulla seta, sul sale, sull'olio, sull'orzo
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-sulla carne, sui salumi e sul grano si aumentavano
-ad una proporzione maggiore, e nuovi dazii
-s'imponevano sulla calce, sulle carte da gioco, su l'oro
-e l'argento filato, e sopra tutti i contratti di prestiti
-che facevansi nella città e nel regno. Si tentò pure la
-carta bollata, una tassa sulle pigioni, ed il testatico,
-imposte che per essere insolite, e più che le altre gravose,
-dovettero lasciarsi, e compensarle invece coll'aumento
-di altre gravezze già esistenti e specialmente
-accrescendo quella della farina<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a>. Così il Medina nel
-suo governo di poco più di sei anni potette ricavare
-dalla città e dal regno, oltre le entrate ordinarie, meglio
-che 30 milioni<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a> di ducati (127,500,000). Non mancavano,
-è vero, in questo frattempo nella nostra città
-anzi erano frequenti, le feste e gli spettacoli, ove il
-lusso della casa viceregnale, degli spagnuoli, e della
-nobiltà, che consumava senza produrre, pareva che
-desse aspetto di ricchezza e di prosperità al paese. Ma
-questa non era che un'apparente prosperità, e ben sel
-sapeva il Duca di Medina che partendo da Napoli, ebbe
-a dire con cinica improntitudine: lasciar egli il regno
-in tal termine che quattro buone famiglie non avrebbero
-potuto fare un buon <i>pignato maritato</i>, cioè una
-buona minestra<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-</p>
-
-<p>
-Le gabelle sui generi annonarii e specialmente sulla
-farina e sul pane, comechè gravi dovunque, erano
-nella nostra Città gravissime, e più che per altri per
-la povera gente. Costumavasi allora di panizzare fra
-noi due specie di pane, cioè il pane a <i>rotolo</i> e la così
-detta <i>palata</i>; il pane a <i>rotolo</i> per chi poteva spendere,
-la <i>palata</i> per la plebe o per i poveri. Il costo del primo,
-che vendevasi a peso, variava in proporzione del prezzo
-della farina, l'altra che si pagava sempre quattro grana
-(17 centesimi), variava in tali circostanze soltanto di
-peso e di qualità. Così quando il grano costava caro,
-il pane della <i>palata</i> era piccolo e cattivo, e talvolta,
-specialmente nei forni e nelle botteghe non soggette
-alla giurisdizione municipale, anche pregiudizievole
-alla pubblica salute. Gli scrittori ed i documenti del
-tempo ci attestano ciò apertamente. Nello stesso anno
-1641, come afferma un agente del Duca di Toscana
-in Napoli, essendo stato scarso il ricolto, l'eletto del popolo
-Giovan Battista Nauclerio “non solo aveva dato
-facoltà ai panettieri di poter mancare due oncie per
-ogni palata di pane, ma che potessero mettere in
-detto pane ogni altra mestura, che a loro fosse piaciuta,
-cocendolo malamente, purchè ritenesse il peso„
-della qual cosa gli altri eletti si lagnarono col vicerè<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a>.
-Quindi, come afferma un contemporaneo<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a>, due carlini
-(85 centesimi) di pane al giorno non bastavano
-in tali congiunture ad un pover'uomo; pur fortunato,
-se le cose frammiste alla farina onde farla pesante,
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-non gli erano causa, come a 27 soldati di Castel S.
-Elmo, nel 1629, d'infermità e di morte<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Queste pubbliche miserie, che facevano dura e difficile
-la vita alla povera gente, non risparmiavano
-certamente la famiglia di Masaniello. Essa campava
-stentatamente alla meglio, e spesso i sottili guadagni
-del proprio mestiere non bastavano al pescivendolo.
-Spesso pure Masaniello sciupava lo scarso lucro della
-giornata (bisogna pur dirlo) con i <i>compagnoni</i> del suo
-quartiere, o nelle taverne del Mercato e del Pendino
-o al giuoco, sia nella <i>camorra</i><a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a> innanzi Palazzo, sia
-sotto le tende e le baracche del Largo del Castello.
-</p>
-
-<p>
-Allora il bisogno e la fame erano nella casa di Bernardina,
-e la povera donna si avventurava a qualche
-piccolo contrabbando per procurarsi un poco di pane
-a più buon mercato. Un giorno, avendosi comprato
-poca quantità di farina in uno dei casali di Napoli,
-ove non essendoci le gabelle della Città, si poteva trovare
-a prezzo più discreto, tentava di portarla nascostamente
-a casa sua dentro una calzetta, sotto colore
-che fosse un suo piccolo bambino avvolto tra le fasce,
-che pel freddo cercava ricoprire con un panno. Lo
-stratagemma però non ingannava gl'inumani e rigorosi
-gabellieri, che come dice uno scrittore di quel
-tempo, cercavano addosso a tutti nei passi ordinarii e
-nelle strade stesse di Napoli, non rispettando neanche
-le donne nelle parti del corpo soggette alla vergogna<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a>.
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-La povera Bernardina, scoperto il contrabbando, fu
-presa e condotta nelle carceri dell'<i>arrendamento</i>, ove
-fu sostenuta per circa otto giorni. Il marito, saputolo,
-corse al posto della gabella a Porta Nolana, indi dall'affittatore
-della medesima Girolamo Letizia, onde
-ottenerne la libertà. Tutto fu inutile. Le preghiere, i
-pianti, le sottomissioni non ottennero alcun effetto.
-Bernardina non uscì di prigione se non quando fu
-pagata<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a> la multa (cento scudi, affermano alcuni scrittori),
-che il povero Masaniello potette a stento raggruzzolare,
-vendendo tutte le masserizie di casa e procurandosi
-qualche somma in prestito dai suoi parenti.
-Allorchè il misero, consegnato il danaro al gabelliere
-e presa per mano la moglie, per la via dell'<i>Arenaccia</i>
-si avviò a casa sua, si volse prima un momento verso
-l'officina della gabella, e pieno d'ira e di dispetto:
-<i>Pe la Madonna del Carmine</i>, disse, <i>o ch'io non sia più
-Masaniello, o che un giorno mi vendicherò alla per fine
-di questa canaglia</i><a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-</p>
-
-<h3>II.</h3>
-
-<p>
-E il giorno della vendetta arrivò, tristo, terribile,
-inaspettato. Allorchè ai 7 Luglio 1647, nella piazza del
-Mercato, la plebe, istigatore e duce Masaniello, al grido
-di: <i>Viva il Re e muoja il mal governo</i>, fieramente insorse,
-dimandando l'abolizione della gabella de' frutti
-e delle altre gravezze che l'opprimevano, uno de' primi
-atti di autorità del nuovo Capopopolo fu l'incendio
-del posto dell'arrendamento della farina a Porta Nolana,
-e della casa abitata da Girolamo Letizia a Portanova<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a>.
-Un drappello di circa 50 garzoni e fanciulli,
-capitanati da Giovanni d'Amalfi a cavallo, eseguiva
-fedelmente gli ordini di Masaniello. Scalzi, in sola camicia
-e mutande di tela, e col berretto rosso in testa,
-essi, facendosi ministri di una nuova giustizia, andavano
-processionalmente per le vie, preceduti da uno
-stendardo (<i>pennone</i>), nel quale si vedevano dipinte le
-armi reali di Spagna<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a>, e portavano chi torce di pece,
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-chi graffii o forcine, chi solfanelli, fascine impeciate
-ed altre cose bisognevoli ad accendere, e chi finalmente
-picconi e sciamarri. Erano cenciaiuoli o <i>bazzareoti</i><a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a>
-gente della più vile e povera condizione, che
-viveva stretta ed ammucchiata in alcuni di quei luridi covili
-del Mercato e del Lavinaro, che si dicevano
-e si dicono tuttora <i>fondachi</i>, e che la progredita civiltà
-ha ora diminuiti, o in buona parte migliorati,
-ma non ancora interamente distrutti. Laceri e seminudi
-furon i primi, che allora si chiamassero <i>lazzari</i>,
-e questo nome, che i superbi dominatori spagnuoli
-diedero loro come una ingiuria, i plebei sollevati della
-città e del regno, imitando i <i>Bruzii</i> dell'antica Italia,
-ed i <i>gueux</i> delle Fiandre, lo adottarono volentieri, come
-un titolo onorifico, e come un distintivo di animo libero
-ed indipendente<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Era Girolamo Letizia o di Letizia uno degli affittatori
-dell'arrendamento della farina, che, uscito dalla
-plebe, coi guadagni di quello si aveva procacciato non
-poche ricchezze. Uomo senza misericordia, non perdonava
-in alcun modo, come dicono le memorie contemporanee,
-a chi, entrando nella città con un poco
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-di farina o con due pagnotte di pane, non ne avesse
-pagato prima il dazio corrispondente<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a>. Oltre al fatto
-della moglie di Masaniello, narravasi di lui, che una
-volta, per un contrabbando di pochissimo momento,
-avesse fatto condannare alla frusta due povere contadine
-de' casali di Napoli. Era quindi oltre ogni dire
-odiato dalla povera gente.
-</p>
-
-<p>
-Ora i lazzari, bruciato che ebbero l'ufficio della gabella
-a Porta Nolana, secondo gli ordini ricevuti, si
-portarono al <i>Largo di Portanova</i>, ove nel palazzo della
-famiglia Mormile de' Duchi di Campochiaro, ora segnato
-col numero civico 11, abitava allora il Letizia.
-Ivi giunti, occuparono tutti gli sbocchi delle vie circostanti,
-e circondarono il palazzo, gridando sempre:
-<i>Viva il Re e muoja il mal governo!</i> Poscia, rotta ed
-aperta la porta con mazze ferrate o colle fiamme, alcuni
-di loro salirono sulla casa del Letizia, e, preso
-tutto ciò che vi era, dalle finestre lo gittavano nella
-piazza; altri dal basso riunivano il tutto in catasta e
-vi ponevano il fuoco. Magnifici arazzi, ricche cortine
-di seta e di oro, scrittorii di ebano intarsiati di argento
-o di avorio, quadri di nobilissima pittura, vasellame
-di argento ed ogni altra preziosa suppellettile
-era preda dalle fiamme. Nè si risparmiavano le gioie
-o il denaro contante, non le cose commestibili, non
-gli stessi animali, che in quella casa per avventura si
-trovassero. Così il tutto riducevasi in cenere<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a>, senza
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-che alcuno di quei miserabili pensasse a sottrarre o a
-serbare per sè un oggetto qualunque, fosse pure di
-nessun valore. E mentre il fuoco distruggeva quelle
-robe, frutto de' guadagni procacciati colle odiose gabelle,
-Giovanni d'Amalfi alla gente circostante gridava:
-<i>Vedi, popolo mio, queste robe sono delli officiali, che se
-l'hanno fatto col sangue di noi altri poveri; si buttano
-in questo fuoco e si bruciano, per ordine di Masaniello,
-mio fratello</i><a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a>. Il popolo in parte compiaciuto, in parte
-atterrito, guardava meravigliato ed attonito l'orrido
-spettacolo.
-</p>
-
-<p>
-Ma ormai la plebe sollevata aveva la coscienza delle
-proprie forze, e, non contenta dell'abolizione delle gabelle
-e dell'amnistia pe' fatti de' 7 ed 8 luglio, accordate
-facilmente dal vicerè, dimandava istantemente
-altre più larghe concessioni, e la <i>isopolizia</i> o la eguaglianza
-de' diritti coi nobili del governo municipale
-della città. <i>Vogliamo il privilegio di Carlo V</i>, aveva arditamente
-detto Masaniello al Duca di Maddaloni ed
-agli altri nobili spediti al Mercato dal vicerè; <i>vogliamo
-il privilegio di Carlo V</i>, ripetevano in coro i <i>lazzari</i>,
-che, come gente bassa, al dire di un contemporaneo<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a>,
-non sapevano parlare. Un vecchio, in abito da prete e
-con lunga barba, era l'autore e l'anima di queste risoluzioni.
-Egli istruiva il pescivendolo, già pubblicamente
-acclamato Capitan generale del popolo; egli
-gl'insinuava le grazie ed i privilegi da dimandarsi al
-vicerè, egli gli spiegava come l'aquila e le colonne di
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-Ercole, che si vedevano sulla porta della Vicaria (il
-palazzo di giustizia), fossero le insigne del benefico
-imperatore, e che perciò dovessero essere rispettate.
-Questo prete e questo consigliere era D. Giulio Genoino.
-</p>
-
-<p>
-La vita del vecchio agitatore, ne' 27 anni decorsi
-dal 1626 al 1647, era passata tra le angustie e gli stenti
-del carcere, e tra le liti e le molestie procacciategli
-dalla sua indole turbolenta, e dalle persecuzioni de'
-nobili, suoi antichi nemici. Carcerato in Ispagna, ove,
-dopo la caduta dell'Ossuna erasi condotto, e, con sentenza
-de' 28 Settembre 1620, condannato in Napoli alla
-forgiudica<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a>, egli nel 1621 aveva ottenuto da re Filippo
-IV, con dispaccio de' 18 novembre, che il suo giudizio
-fosse in Napoli stesso riveduto<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a>. Ed infatti una Giunta
-speciale composta del licenziato Francesco Antonio
-d'Alarcon, cavaliere dell'abito di S. Giacomo, commissario
-delegato del re, e da quattro giudici scelti ne'
-tribunali del regno, intese novellamente il Genoino
-trasportato prima a Baia e poscia a Capua<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a>. Ma il secondo
-giudizio non fu molto diverso dal primo, ed egli
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-fu condannato a carcere perpetuo in qualche castello
-appartenente alla Corona di Spagna, che non fosse nel
-regno; e, per ordine del re, in data de' 22 ottobre 1622,
-gli fu assegnata la fortezza del Pignone in Africa. Così
-visse ivi più o meno strettamente per 12 anni, sinchè,
-avendo mandato alla Corte il modello in legno della
-fortezza<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a> ove stava rinchiuso, ottenne dal re la grazia
-della libertà: mediante il pagamento di 4000 ducati, e
-coll'obbligo di restare in qualche luogo dell'Andalusia
-o di Castiglia o confine. La carta con cui gli fu partecipata
-la grazia sovrana, è del 12 febbraio 1634<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a>. Se
-non che, dopo alcuni anni, il Genoino ritornò in Napoli,
-ove, rinfocolati gli odii antichi, e suscitati nuovi
-sospetti, a' 2 Ottobre del 1639, ad istanza degli Eletti
-della città, fu per estranee cagioni sostenuto per qualche
-tempo nel Castel Nuovo<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a>. Allora vedendo, come egli
-stesso dice, “la sua persecuzione dello stato secolare,
-e che dove meritava premio, gli si era data pena,
-risolse, nel residuo della sua vecchiezza, servire Dio
-in istato di sacerdote, e con Breve apostolico, prese
-gli ordini sacri, servando tutte le sacre costituzioni
-e le prescrizioni del Concilio di Trento, per mano di
-D. Basilio Cacace, arcivescovo di Efeso<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a>„.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-</p>
-
-<p>
-In queste nuove condizioni di vita ritrovavasi, allorchè
-la imposizione della gabella sui frutti, che egli
-più che altra riconosceva odiosa al popolo, venne a
-rinnovellare le sue antiche speranze. Ne' primi mesi
-del 1647 fu veduto spesse volte, verso l'imbrunire,
-stringersi a secreto colloquio con Masaniello nella
-Chiesa del Carminello al Mercato<a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a>. L'astuto vecchio
-aveva scorto l'influenza che il giovane pescivendolo
-esercitava sulla plebe del Mercato e del Lavinaro, l'avversione
-che nutriva contro i nobili ed i prepotenti,
-l'animo pronto ed ardito, ed il buon senso, che nascondeva
-sotto le apparenze della spensieratezza e della
-buffoneria. Lo indettava quindi, e lo preparava a' futuri
-casi ed a' moti facilmente prevedibili.
-</p>
-
-<p>
-Nè le sue speranze fallirono. Ciò che egli aveva già
-inutilmente tentato nel 1620, ora, scoppiata la sollevazione,
-assai più largamente dal popolo ottenevasi. Le
-chieste immunità e prerogative, poichè quel privilegio
-di Carlo V, che invocavasi, non era mai esistito, <i>ad
-honore conservatione e gloria della Maestà Cattolica.....
-del Re, dell'eminentissimo.... cardinal Filomarino.... arcivescovo....
-dell'eccellentissimo signor Duca d'Arcos, vicerè....
-e del signor Tommaso Aniello d'Amalfi, capo del...
-fedelissimo popolo</i>, erano ai 13 luglio, dallo stesso
-Vicerè, in nome di Sua Maestà Cattolica, ad esso <i>fedelissimo</i>
-popolo restituite, ampliate e confermate, ed
-anche solennemente giurate. Gli eventi inoltre superavano
-la aspettazione del Genoino, ed oltrepassavano i
-privilegi conceduti. Dai 7 luglio fino al 3 Giugno dell'anno
-seguente, il <i>Tribunale di S. Lorenzo</i> non fu più
-riunito. I nobili cessarono affatto dal governo della
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-città, e l'Eletto del Popolo restò solo a disporre di
-tutti gli affari municipali. Francesco Antonio Arpaia,
-il compagno del Genoino ne' tumulti del 1620 e nelle
-pene indi sofferte, chiamato da Teverola, ove era governatore
-di quella terra, fu allora da Masaniello nominato
-ad un tale importante ufficio<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a>.
-</p>
-
-<p>
-In questo frattempo la famiglia del pescivendolo divise
-con lui il rispetto ed i riguardi, che egli così inaspettatamente
-si ebbe. Tutti coloro, che in qualunque
-modo gli appartenevano, in quei pochi giorni di potere,
-si gloriavano e cercavano anche di profittare
-della loro, fosse pur lontana, parentela. Nè mancò chi,
-tuttochè affatto estraneo, si volle dare a proprio vantaggio
-per congiunto di lui. Così fece un marinaio di
-Chiaja, che nella domenica 14 luglio spacciatosi per
-nipote di Masaniello, andava per quella contrada facendo
-ricatti e minacciando l'incendio e la morte a
-chi si negava alle dimande. Il capitan generale appena
-n'ebbe notizia, ordinò che restituito a ciascuno il danaro
-con quella invenzione sottratto, il marinaio venisse
-condotto al Mercato a subire colla morte rigoroso
-castigo dei suoi ladronecci<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ma tra tutti i parenti ed i cognati di Masaniello, coloro
-che principalmente ebbero parte al potere ed agli
-onori, furono in ispezialità il fratello e la moglie. Giovanni
-di Amalfi fu quasi come un luogotenente di lui.
-Egli negli otto luglio metteva le nuove <i>assise</i> ai commestibili
-nelle botteghe e nei posti della città. Egli nel
-giovedì, allorché dovettero fissarsi le capitolazioni col
-vicerè, precedette ed annunziò l'arrivo del fratello a
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-Palazzo. Egli nel sabato 13, vestito di lama d'argento
-turchino, lo accompagnò nella trionfante gita al Duomo
-pel giuramento delle dette capitolazioni. Egli era col
-fratello a spasso nella gondola del vicerè a Posillipo,
-ed al banchetto in Poggioreale nella domenica e nel
-lunedì 14 e 15 luglio. Egli finalmente nella sera dello
-stesso dì 15 luglio, vigilia della morte di Masaniello,
-fu da costui spedito con una mano di circa 500 plebei
-ad inseguire e catturare il Duca di Maddaloni nelle
-vicinanze di Benevento ove credevasi essersi rifugiato<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Bernardina d'altra parte godette del pari; e forse
-anche più di lui, della mutata fortuna del marito. Il
-vicerè, che conosceva la influenza di lei sull'animo di
-costui, cercò con ogni mezzo blandirla e rendersela
-benevola per suoi fini con ricchi regali, ed anche invitandola
-a recarsi a Palazzo<a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nella domenica 14 luglio verso sera una carrozza di
-corte tirata da sei cavalli<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a> ed accompagnata da quattro
-alabardieri tedeschi, si fermò innanzi alla povera
-casa posta a fianco al vico Rotto. Poco stante la madre,
-la moglie e la sorella con due cognate ed un'altra parente
-di Masaniello, tra l'ammirazione dei lazzari e
-l'invidia delle comari del Mercato e del Lavinaio, si
-collocarono in quella. Le loro vesti convenivano alla
-presente non alla passata fortuna. Bernardina portava
-una roba all'<i>imperiale</i>, colle maniche gonfie (<i>a presutto</i>)
-una gonnella ed una sopravvesta o giubbone di lama
-d'oro e di seta, guarnita di fasce piccate e di trine e
-repunti pure di seta o di oro<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a>, ed usava il guardinfante,
-la cui moda da poco tempo era stata introdotta
-dalla viceregina duchessa di Monterey<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a>. Aveva al collo
-una ricca e pesante collana d'oro, regalo della duchessa
-d'Arcos. Le altre donne pure si erano ornate di vesti
-ricche e sfarzose scelte tra le robe, che già si erano
-saccheggiate al duca di Maddaloni, e Grazia d'Amalfi
-aveva in braccio un fanciulletto di pochi mesi anche
-riccamente addobbato.
-</p>
-
-<p>
-Allorchè la carrozza si avviò verso Palazzo, e mentre
-passava per le vie della città popolate di gente curiosa
-di vedere lo strano spettacolo, la famiglia di Masaniello
-riceveva dovunque i plausi ed i saluti rispettosi della
-plebe che gridava: <i>Viva la Spagna, viva il popolo, viva
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-Masaniello!</i> Alla porta del parco, che era dove ora,
-nella strada di S. Carlo, si vede il cancello del giardino
-reale coi cavalli di bronzo, le donne smontarono,
-e la Bernardina si pose nella sedia della stessa viceregina,
-la cognata in quella di D.ª Catarina d'Ayala, moglie
-del visitatore generale del regno D. Giovanni
-Chacon y Pons de Leon, e le compagne in altre sedie
-di dame, che allora trovavansi in corte. Così attraversarono
-il parco fino ai piedi della scala del palazzo,
-ove furono ricevute dal capitano della guardia e dal
-cavallerizzo maggiore del vicerè col capo scoverto, e
-servite dagli alabardieri e dai paggi sino alla camera,
-dove si trovava la viceregina con suo fratello, D. Vincenzo
-d'Aragona, con lo stesso visitator generale, col
-cardinale Filomarino, e con alcune principalissime signore
-del Regno.
-</p>
-
-<p>
-Le accoglienze furono non solo cortesi ma anche
-amorevoli. Due dame di compagnia si fecero sulla
-porta della camera incontro alle sei donnicciuole, e
-la viceregina alzatasi si accostò alla moglie di Masaniello,
-dicendole in ispagnuolo: <i>Sea V. S. Illustrisima
-muy bien venida.</i> (Vostra Signoria Illustrissima sia la
-molto benvenuta). Al che la moglie di Masaniello, non
-sconcertata dal luogo insolito per essa e dalla presenza
-di persone tanto superiori alla sua condizione,
-abbracciandola, ed all'uso popolaresco, come da uguale
-ad uguale, appiccandole due sonori baci sulle guance,
-rispose prestamente: <i>E Vostra Eccellenza la molto ben
-ritrovata.</i> Poscia, finiti gli abbracciamenti ed i baci,
-che furono nello stesso modo ripetuti colle altre signore
-presenti, ed anche dalle compagne della <i>generalissima</i>,
-e sedutesi la viceregina e la comitiva, Bernardina
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-soggiunse: <i>Vostra Eccellenza è la viceregina
-delle signore, ed io sono la viceregina delle popolane.</i>
-</p>
-
-<p>
-In questo le visitatrici furono abbondantemente regalate
-di dolciumi e di rinfreschi, ed il Chacon, volendo
-cattivarsi la benevolenza della famiglia del Capitan
-Generale, prese tra le braccia quel bamboccio suo nipote,
-al quale non disdegnava di fare singolarissime
-carezze, come se fosse stato un figliuolo della stessa
-viceregina. Egli, che era stato autore principale a mantenere
-la gabella sui frutti, corrotto, come fu fama,
-dai regali che gli arrendatori di quella aveano perciò
-fatti alla moglie di lui<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a>, aveva ragione di temere l'ira
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-del popolo. Pochi momenti innanzi Masaniello, il quale
-prima di portarsi a Posillipo l'aveva incontrato nelle
-anticamere di palazzo reale, si era accostato a lui, e
-presolo pel petto, con termini risoluti, gli avea detto:
-<i>Signor visitatore, mi è stato riferito che voi siete un gran
-mariuolo, e che in ispecie avete rubato ad uno che so io
-seimila ducati. Se io non vi ho castigato ancora conforme
-meritate, abbiatene obbligo al Signor Cardinale
-mio signore, ma per l'avvenire state bene in cervello,
-perchè vi bisogna.</i> D. Giovanni Chacon se l'ebbe per
-detto, e quindi cercava con questi bassi mezzi rendersi
-amico il Capitan generale del popolo.
-</p>
-
-<p>
-D'altra parte la viceregina, presentando un ricco monile
-ed un gioiello in diamante alla Bernardina, con
-bei modi si adoperava a persuaderla perchè avesse indotto
-il marito a depositare il comando, or che le capitolazioni
-erano state giurate, ed il popolo aveva ottenuto
-quanto dimandava; e la sollecitava perchè quegli
-si rimanesse contento ormai delle mercedi promessegli:
-<i>Senora comadre</i>, conchiudeva la viceregina, <i>haga de
-manera, que su marido dexe el mando, porque se quieten
-las cosas.</i> — <i>Oh questo poi no, signora commara</i>, rispondeva
-a tali insinuazioni l'accorta donna. <i>Se mio marito
-abbandonasse il comando, nè la sua nè la mia persona
-sarebbe più rispettata. Però sarà meglio che ambedue
-stiano uniti, il Vicerè e Masaniello, cosicchè l'uno governi
-gli spagnuoli e l'altro il popolo</i><a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a>.
-</p>
-
-<p>
-L'ardita risposta non piacque per fermo alla viceregina,
-che dissimulando non aggiunse altro, ma accomiatò
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-gentilmente la Bernardina e le sue compagne
-fino alla porta. Così allegra e contenta la comitiva si
-partì, e colla stessa carrozza tornò a casa, seguìta dal
-dono ricevuto, che era portato da un facchino in un
-canestro (<i>spasa</i>), coverto da una tovaglia di taffettà
-turchino, ed accompagnato dagli alabardieri e dai servitori,
-i quali quando furono nel Mercato, suonarono
-di nuovo le trombe e le donne smontarono e si riceverono
-il detto regalo<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ma non passarono due soli giorni e la scena cangiò
-interamente. Nel mattino di martedì mentre <i>maddamma</i>
-Antonia<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a>, la vecchia madre di Masaniello, Bernardina
-e Grazia incerte, ma pur presaghe del loro danno,
-sole ed abbandonate da tutti in un angolo della loro casa
-piangevano e si comunicavano a vicenda i propri timori,
-un mormorio continuato e lontano pervenne
-al loro orecchio. Erano gridi di trionfo o di morte? Masaniello
-aveva, come nel mercoledì precedente, trionfato
-dei suoi nemici, o tutto era finito per esse, potere,
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-agi ed onori? L'incertezza non tardò guari a dileguarsi.
-Il rumore si faceva più chiaro e distinto; era una turba
-di popolo che gridava: <i>Viva Dio e il re di Spagna, Masaniello
-è morto, Masaniello è morto! sotto pena di ribellione
-nessuno nomini più Masaniello!</i> A quelle parole,
-la povera Bernardina diè un alto grido e cadde tramortita
-al suolo.
-</p>
-
-<p>
-In questo momento quella ciurma di popolani
-era giunta nella piazza del Mercato, e sparando alcune archibugiate
-in aria, ripeteva gli stessi gridi ed applausi.
-Un suono di tromba fu ripetuto tre volte, e, fattosi silenzio,
-un banditore ad alta voce lesse:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p class="center">
-<i>Bando e comandamento per ordine di Sua Eccellenza.</i><br />
-PHILIPPUS DEI GRATIA REX
-</p>
-
-<p>
-In esecutione dell'ordine oretenus dato a noi da S. E. si
-fa il presente Bando, per il quale si ordina et comanda a
-tutte et qualsivogliano persone di qualsivoglia grado, stato
-et conditione si sia, che fra il termine di 24 hore debbiano
-restituire et dar nota in poter nostro di tutte et qualsivogliano
-robe, cioè oro, dinari, argento quadri et ogni altro
-mobile di qualsivoglia sorte che sia, che si ritrovano in potere
-di qualsivoglia persona, pigliate dal q. Tommaso Aniello
-d'Amalfi o d'altri in suo nome da qualsivoglia persona e
-casa, et anche in potere di chi fossero andate dette robe,
-sotto pena di confiscazione de' loro beni, di morte naturale
-e diroccatione delle loro case; acciò havuta detta notizia se
-ne faccia avvisata S. E. per eseguire quanto comanderà. Ed
-acciò tutto venga a notitia di ciascuno, e nessuno possa allegare
-causa d'ignoranza, si ordina che si pubblichi il presente
-Banno, non solo nel Mercato di Napoli, dove solea vivere
-detto q. Tommaso Aniello, ma anche in ogni altro luogo
-dove sogliono pubblicarsi detti Banni. — Napoli 16 luglio
-1647.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">D. Giulio Genoino</span>
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-</p>
-
-<p>
-Letto il bando<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a> e replicato tre volte il suono di
-tromba, il banditore procedette altrove, ma quella
-ciurma di popolo si volse verso la casa di Masaniello;
-altri, come dice un testimone di veduta, per guardare
-quante robe in essa vi erano, altri per rubarle, giacchè
-era <i>sedia vacante</i>, altri finalmente per impadronirsi
-della moglie e della sorella e condurle prigioni
-innanzi al vicerè<a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a>. Capo di questi ultimi era Carlo
-Catania di Bracigliano, fornaio al Carminello, uno degli
-uccisori dello stesso Masaniello, compare ed amico
-di lui, e che era stato dal capitan generale, nel tempo
-del suo potere, nominato provveditore delle milizie
-popolari. Pure i beneficii non erano stati da tanto a
-vincere l'astio invidioso di lui, e il dispetto per le minacce
-fattegli da Masaniello, allorchè credendo di poter
-profittare del suo posto e della sua influenza, non
-temette di fare nel suo forno il pane cattivo e mancante.
-Forse anche la moglie di Masaniello entrava per
-qualche cosa in quest'odio e dispetto del Catania.
-</p>
-
-<p>
-Egli dunque alla testa dei suoi seguaci, irruppe nella
-casa del compare; andò difilato a Bernardina, la prese
-pel corsetto, e, servendomi delle stesse parole del Pollio,
-“maltrattandola di poco onore et boffettoni, et
-strascinata la condusse in istrada, con la sua <i>guancia</i>
-(mano) dentro il petto di quella meschina„, che col
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-seno scoperto e scarmigliata empiva l'aria di strida<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a>
-e disperatamente piangeva. Nello stesso modo Grazia
-di Amalfi maltrattata e vituperata, era presa da altri
-compagni del Catania. Nè d'altra parte la grave età era
-di schermo all'Antonia. Anch'essa insieme colla madre
-di Marco Vitale, il segretario di Masaniello<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a>, veniva
-da quei popolani imprigionata. Così le povere donne
-tra le beffe e gli scherni erano condotte a Palazzo, facendo
-le stesse vie, che avevano fatte nella domenica
-antecedente in un modo tanto diverso. Non vi furono
-vituperii ed ingiurie, che quella gente villana ed inferocita
-non facesse a quelle infelici. Non era persona,
-dice pure un grave scrittore di quegli avvenimenti, che
-non si accostasse a darle un calcio o a strapparle i
-capelli<a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a>. Alcuni plebei precedendo la ciurmaglia, gridavano;
-<i>largo largo alla signora Duchessa delle sarde</i>;
-e qualcuno, che non aveva mancato d'inchinarle e reverirle
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-nei tempi della loro fortuna, ora vilmente non
-risparmiava i motteggi e gli strapazzi<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nè d'altra parte il vicerè e la viceregina più generosi
-si mostrarono nel giorno del loro trionfo. Allorchè
-le donne, giunte finalmente a Palazzo e portate innanzi
-al vicerè, si gettarono ai suoi piedi chiedendo misericordia
-ed aiuto, il Duca d'Arcos non ebbe pietà alcuna
-di quelle infelici. La stessa viceregina, che volle vederle,
-quasi per prendersi la sua rivincita, sfogò (come
-accennano alcuni, sebbene altri lo neghino) il dispetto
-della domenica antecedente, dileggiando la povera vedova,
-veneranda allora per l'improvvisa sventura, col
-titolo d'illustrissima, di generalissima e di viceregina
-delle popolane.
-</p>
-
-<p>
-Soli il cardinale Filomarino e l'Eletto del popolo
-Francesco Antonio Arpaia fecero sentire una parola di
-compassione tra gli strapazzi e gl'insulti di tutti. Essi
-pregarono il vicerè a risparmiare quelle povere donne,
-e così furono mandate nel Castel Nuovo, ove per alcuni
-giorni ebbero vitto ed abitazione, ed ove furono
-pure trattenuti in seguito il fratello, il cognato e gli
-altri parenti di Masaniello, che al primo conoscere della
-morte di lui, si erano fuggiti o nascosti<a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a>.
-</p>
-
-<h3>III.</h3>
-
-<p>
-Ucciso Masaniello, il Duca d'Arcos credette che la
-rivoluzione con lui fosse omai spenta. Egli, ordinata
-una gran cavalcata, a cui intervennero i cavalieri e gli
-uffiziali o ministri principali dei regii tribunali, col
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-cardinale arcivescovo e con buona guardia di fanteria
-e cavalleria ben armata, andò al Duomo per render
-grazie a Dio ed al Glorioso S. Gennaro, patrono principale
-della nostra città, per la quiete omai ottenuta,
-e girò lieto e contento pel Mercato e per le altre vie
-della città. Nello stesso tempo ordinò che si facesse
-l'inventario delle robe conservate tanto nella casa
-di Masaniello quanto nei magazzini del Mercato, del che
-fu dato incarico all'Eletto del popolo. Secondochè asserisce
-il buon prete Pollio, il quale accompagnava il
-compare in questa occasione, lo Arpaia chiamò per suo
-segretario Vito Antonio Cesarano, onde scrivere minutamente
-tutto ciò che ivi si fosse rinvenuto; e nel far
-l'inventario, molti dissero che gli uccisori di Masaniello,
-in quella notte che seguì la morte di lui, si
-avessero pigliato gran quantità di oro ed argento ed
-un baule di monete, trasportando il tutto per gli astrici
-della casa<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Poco dopo due bandi, uno dei 17 e l'altro de' 21 luglio,
-alle preghiere dello stesso Eletto e per far cosa
-grata al <i>fedelissimo</i> popolo, estendevano l'amnistia accordata
-pei fatti del 7 luglio in poi anche al fratello
-ed al cognato di Masaniello, che ne erano stati prima
-col bando dei 16 di quel mese eccettuati<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a>. Se non chè
-Giovanni fu dato, come suol dirsi, in consegna a Marco
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-di Lorenzo macellaio, che cogli onesti guadagni del
-suo mestiere, si aveva procurato grandi e straordinarie
-ricchezze, tuttora tradizionali nella memoria del popolo
-perchè lo guardasse in sua casa, trattandolo nel miglior
-modo che fosse possibile<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a>.
-</p>
-
-<p>
-D'altra parte la moglie, la madre e la sorella di Masaniello
-cacciate dal Castel Nuovo<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a>, furono consegnate
-al Genoino, che era stato creato presidente della Regia
-Camera della Sommaria, e furono condotte alla casa
-di costui a S. Agnello dei Grassi ove per alcune settimane
-furono con conveniente assegnamento mantenute.
-</p>
-
-<p>
-Ma il fuoco era coverto di cenere e non tardò guari
-a divampar nuovamente, ed in modo anche più terribile
-e funesto di prima. I tumulti dei mercanti e dei
-tessitori di seta, degli studenti forestieri, dei pezzenti,
-e perfin delle donne contro il governo del Banco della
-Pietà o Monte dei Pegni, ciascuno per la revindica dei
-proprii diritti perduti, o per l'abolizione di qualche
-abuso introdotto, manifestavano gli animi sempre torbidi
-ed inquieti del popolo, e facevano agevolmente
-prognosticare altre più gravi ed aperte ribellioni<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Il vicerè dal canto suo non negava cosa alcuna. Dissimulando,
-accordava e prometteva tutto, ben risoluto,
-quando che fosse, a non attender nulla.
-</p>
-
-<p>
-In questo stato di cose non mancava che un'occasione
-qualunque, la quale soffiasse nella brace ad eccitar
-l'incendio, e desse ai tumultuanti un novello capo.
-Questa occasione presto si offerse. Per la imprudenza
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-ed ambizione del presidente Cennamo ai 21 agosto una
-seconda generale sollevazione del popolo scoppiò nella
-piazza della Sellaria, e, sebbene per poco, fece nuovamente
-comparire nella storia della rivoluzione del 1647
-la famiglia di Masaniello.
-</p>
-
-<p>
-Le più antiche memorie, che io trovo della piazza
-<i>della Sellaria</i> rimontano al secolo XII. In quel tempo
-esso chiamavasi strada di <i>Capo di piazza</i> (<i>platea capitis
-plateae</i>). In due istrumenti uno dei 5 febbraio 1194, e
-l'altro del 6 dicembre 1198, accennati nella <i>Platea</i> del
-monastero di S. Severino della nostra città, si ricorda
-una casa con orto sita in Napoli in capo della strada
-detta <i>Capo di Piazza</i>, pertinenze di Portanova, non lontana
-dalla porta <i>delli Monaci</i>, e vicino alla chiesa dei
-SS. Cosmo e Damiano, <i>grancia</i> di detto monastero. Con
-un altro istrumento dell'anno 1263 la detta casa è descritta
-come sita accanto alla strada, che andava a S. Arcangelo
-(<i>degli armieri</i>), chiesa appartenente al monastero
-Cavense, giusta il muro pubblico, e la torre
-vecchia della città<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a>. Documenti posteriori determinano
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-con maggior precisione il sito di quella chiesa e della
-contrada circostante. Da essi rilevasi che quella era
-posta propriamente nella piazzetta, ora vico <i>Molinello
-alla Sellaria</i>, tra il vico <i>Giudechella al Pendino</i>, che allora
-e in tempi anche più remoti dicevasi <i>Deposulum</i>,
-ed indi <i>fondaco di S. Martino</i>, e la <i>strettola degli armieri</i>,
-già vico <i>armentario armentariorum</i><a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a>. Nel 1743
-questa chiesa fu profanata, e, come rilievo della citata
-Platea, la cona dei SS. Cosmo e Damiano, che era sull'altare
-maggiore di essa, fu trasferita nella cappella
-degli Spinola dentro la chiesa vecchia di S. Severino<a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Qui in processo di tempo, e propriamente nel 1585,
-esisteva la bottega e l'abitazione di Giov. Leonardo Pisani
-speziale che fu uno dei principali istigatori e capi
-della sedizione della plebe napoletana e della infelice
-morte dell'eletto del popolo Giov. Vincenzo Storace<a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a>,
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-avvenuta nel maggio di quell'anno. Allorchè sedato il
-tumulto e rimesso l'ordine nella città, il vicerè dopo
-qualche mese procedette al giudizio ed al castigo di
-quelli che vi avevano preso parte, il Pisani, essendosi
-a tempo posto in salvo, fu condannato a morte in contumacia,
-la sua casa fu diroccata, e sul suolo di essa,
-ove si era seminato il sale, fu eretto un monumento,
-nel quale in apposite nicchie si collocarono le teste
-e le mani di 24 principali giustiziati con grate di ferro
-sopra perchè non potessero indi togliersi. Una iscrizione
-in mezzo ricordava il nome del Pisani, il delitto
-commesso, ed il castigo<a class="tag" id="tag216" href="#note216">[216]</a>. Per parecchi mesi quel miserando
-ed orribile spettacolo contristò lo sguardo dei
-napoletani, che passavano per quella via, una delle più
-frequentate della città; ma finalmente il vicerè successore,
-alle preghiere del nuovo Eletto del popolo Giov.
-Battista Crispo, permise che quella memoria di lutto
-e d'infamia venisse cancellata. Allora i teschi e le mani
-degl'infelici furono condotti al ponte <i>Guizzardo</i> ora della
-Maddalena, luogo di sepoltura dei giustiziati. Più di
-2000 persone, molto clero, e diverse religioni di frati
-accompagnarono colle torce accese le postume esequie,
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-solenne dimostrazione e pubblica protesta del popolo
-contro il governo spagnuolo<a class="tag" id="tag217" href="#note217">[217]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Dall'altro lato della via <i>Capo di Piazza</i>, dopo l'angolo
-della strada di S. Biagio dei <i>taffettanari</i> ed il vicolo
-che dicevasi di <i>Pistaso</i> ed ora dei <i>Ferri vecchi</i> al Pendino,
-sorgeva nel secolo XII il palagio di Pietro delle
-Vigne, di colui cioè: <i>che tenne ambo le chiavi del cor
-di Federico II</i>, edificato sul suolo già appartenente al
-monastero Cavense. Ivi nel 1254 dimorò per alcun
-tempo papa Innocenzo IV, ed ai 7 Dicembre dello stesso
-anno vi morì. Ivi dopo tre giorni fu eletto il nuovo
-pontefice Alessandro IV, che vi si trattenne fino al
-maggio dell'anno seguente. Il palagio, che, tenuto anche
-conto della modesta maniera di abitare in quel tempo,
-dovette essere un edificio nobile e vasto, potette albergarvi
-il pontefice, la curia romana ed i cardinali del
-Sacro Collegio, ed avere oltracciò sufficiente località,
-ove tenersi il pubblico studio di teologia, decreti, decretali
-e leggi canoniche che lo stesso papa Innocenzo
-IV nella sua venuta in Napoli vi aveva istituito, fu coll'orto
-adiacente e cogli altri beni di Pier delle Vigne
-dal medesimo Papa Innocenzo IV conceduto alla famiglia
-dei Fieschi, cui egli apparteneva, ed alla quale in
-virtù delle convenzioni stipulate con Clemente IV nella
-investitura del reame, fu anche da Carlo I d'Angiò confermato.
-Ivi verso il 1285 dallo stesso re Carlo I furono
-collocate l'officina o zecca delle monete, e la corte dei
-conti che da essa dipendeva; ed ivi l'una e l'altra si
-tennero fino al 1333, allorchè furono trasportate dirimpetto
-la chiesa di S. Agostino nel sito, dove fino a
-poco fa era l'officina delle monete. In processo di tempo
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-la casa pervenne alla famiglia Barbati, nobile del sedile
-di Montagna, ed indi nel secolo XVI alla corporazione
-dell'arte della lana. Così in essa si stabilirono
-le opere di bagnare, tingere, e <i>frisare</i> i panni, e tutto
-il fabbricato, al quale si accedeva dalla Sellaria e dal
-vicoletto di S. Palma, ebbe nei tempi di cui discorriamo,
-la denominazione di <i>Fondaco della zecca dei
-panni</i><a class="tag" id="tag218" href="#note218">[218]</a>.
-</p>
-
-<p>
-La strada <i>Capo di piazza</i>, che, a quanto può rilevarsi
-dalle vecchie carte, distendevasi dal sito ove ora
-è la chiesa di S. Biagio fino al vicoletto <i>Fate</i>, o alla
-piccola chiesa di S. Giacomo dei Mormili da un lato,
-ed a poco più oltre la strada degli <i>Armieri</i> dall'altro,
-formava, sotto gli Svevi e gli Angioini, una delle <i>ottine</i>
-o piazze popolari della nostra città. Essa allora, come
-ordinariamente le altre piazze sì nobili come popolari,
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-aveva il suo proprio sedile o teatro, che non sappiamo
-precisamente dove fosse collocato, e che, probabilmente
-dopo la riforma o la nuova costituzione data
-ai sedili di Napoli, nella seconda metà del secolo XIV,
-o cangiò nome o fu abolito, non trovandosene più memoria
-dopo il 1392<a class="tag" id="tag220" href="#note220">[220]</a>. Dopo quel tempo anche la strada
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-perdette a poco a poco la sua primitiva denominazione,
-e prese quella di <i>piazza della Sellaria</i> (<i>Ruga o
-Platea Sellariorum</i>) dalla via che la continuava ad oriente
-e che comincia a comparire in alcuni documenti
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-della fine del secolo XIII<a class="tag" id="tag222" href="#note222">[222]</a>. In un istrumento del 1334
-ricordasi pure la via della <i>Sellaria vecchia</i>, che andava
-ad un'altra strada detta della <i>Pullaria</i><a class="tag" id="tag223" href="#note223">[223]</a>. Sembra inoltre
-che anche in quel torno di tempo, l'antico sedile
-o qualche altro, pure appartenente all'ordine popolare,
-che nella medesima contrada a quello era forse succeduto,
-raccogliesse i diritti e le prerogative di tutti
-quei sedili popolari, che erano nell'ambito intero della
-vecchia città. Questo sedile, che aveva allato una casa
-ed una cappella intitolata a S. Chirico o S. Ciriaco,
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-onde ingombravasi la via, secondo alcuni nostri scrittori,
-era posto nella piazzetta, ov'è la seconda fontana,
-e dove ora comincia la strada del <i>Pendino</i>. Per alcune
-dipinture, da cui era adornato, dicevasi volgarmente
-<i>lo sieggio pittato</i><a class="tag" id="tag224" href="#note224">[224]</a>
-</p>
-
-<p>
-Nel 1466 re Alfonso I d'Aragona ordinò che il sedile
-insieme colle fabbriche che vi erano attaccate, fosse
-diroccato, affinchè in tal modo si regolarizzasse quella
-strada che allora era la più bella ed ampia della città,
-e vi si potessero fare giostre e tornei, come nelle vie
-extramurane di Carbonara e delle Corregge. Il fatto
-produsse grande commozione e dispetto nel popolo
-<i>grasso</i>, come allora dicevasi la borghesia, e nel popolo
-minuto, la plebe. Si credeva che fosse stato quello un
-pretesto per favorire Lucrezia d'Alagno, che aveva la
-casa in quel sito, e che prevalendosi dell'amore ardentissimo
-a lei portato dal re, lo aveva indotto a far
-abbattere quell'edificio, onde rendersi spedito e libero
-l'aspetto della strada. Altri e forse non a torto, credettero
-che Alfonso avesse voluto ingraziarsi la nobiltà
-che vedeva mal volentieri come i popolani avessero
-un luogo proprio di riunione al pari dei nobili.
-Che che ne sia, certo è che ai 31 marzo dell'anno seguente
-1456 il popolo radunato nella piazza della Sellaria
-tumultuò, la città tutta prese le armi, ed il re fu
-obbligato a cavalcare per le vie della medesima, onde
-placare gli animi esacerbati.
-</p>
-
-<p>
-Fermandosi in mezzo alla piazza e parlando ai capi
-dei tumultuanti, Alfonso cercò di dimostrare il miglioramento
-che da quel fatto la contrada avrebbe avuto,
-annunziò le giostre che a divertimento del popolo aveva
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-intenzione di farvi, promise d'intervenire ivi alla processione
-di S. Gennaro detta dei <i>preti inghirlandati</i>, solita
-farsi il primo sabato di maggio in ciascun anno,
-la quale, tolti gli impedimenti del Sedile e della casa
-che stavano in mezzo alla strada, sarebbe comparsa
-più sontuosa e più bella. La presenza del re, se non le
-ragioni da lui addotte, acquetò gli animi dei più; il
-bando che egli poi fece nel giorno seguente, con cui
-dispose di aggregarsi al sedile di Portanova i principali
-cittadini del popolo <i>grasso</i>, togliendone i capi e
-quei che formavano la forza principale dei malcontenti,
-estinse affatto il tumulto. In quello stesso giorno
-si cominciò, come dice un cronista, “a levare la silicata
-della piazza e spianare lo terreno, come si ci
-volesse fare la giostra, e la strada restò longa, diritta
-ed uguale dal capo de lo Pendino fino lo piede della
-via di Pistaso<a class="tag" id="tag225" href="#note225">[225]</a>.„
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-</p>
-
-<p>
-E le giostre invero furono fatte, la processione fu
-con maggior pompa solennizzata, ma il popolo per parecchi
-anni restò senza rappresentanza e senza sede
-propria nel governo municipale, e quando dopo il breve
-dominio di Carlo VIII in parte nuovamente l'ottenne<a class="tag" id="tag226" href="#note226">[226]</a>,
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-non ebbe più un edificio speciale come i nobili, ma
-gli fu assegnato un locale nel convento di S. Agostino,
-ove nelle sue occorrenze potesse radunarsi. Senonchè
-la strada della Sellaria restò sempre come sede propria
-della giurisdizione popolare. Ivi nella processione
-di S. Gennaro, di cui innanzi ho parlato, si ergeva in
-ogni sei anni un <i>catafalco</i>, che raffigurava il distrutto
-sedile del popolo, e serviva temporaneamente a quelle
-stesse pompe, cui i sedili nobili, quando loro toccava,
-erano destinati. Ivi pure nella festa di S. Giov. Battista
-l'Eletto del popolo riceveva e faceva omaggio, come in
-propria dimora, al vicerè con istraordinari e magnifici
-apparati<a class="tag" id="tag227" href="#note227">[227]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ai tempi di D. Pietro di Toledo questa via ebbe pure
-altri miglioramenti. La chiesa di S. Felice <i>in pincis</i>,
-una delle antiche parrocchie della città, che era posta
-più su verso l'angolo della via di S. Agostino alla Zecca,
-e che usciva alquanto più in fuori della linea delle
-case da quel lato, fu per ordine del vicerè abbattuta,
-e la cura, che vi era, venne aggregata alla parrocchia
-di San Giorgio Maggiore<a class="tag" id="tag228" href="#note228">[228]</a>. Allora fu pure eretta una
-fontana nel sito, dove già credevasi posto il sedile del
-popolo coll'immagine di Atlante che sostiene il mondo,
-il tutto opra del famoso nostro scultore Giovanni Merliano
-da Nola col disegno dell'architetto Luigi Impò.
-</p>
-
-<p>
-Da qui la strada prende ora il nome di <i>Pendino</i>, onde
-si denomina tutto il quartiere. Un tempo tale denominazione
-si restringeva solo a quel tratto, ove sbocca la
-via di S. Agostino alla Zecca, che scendendo in pendio
-da Forcella, si disse in prima <i>Pendino di S. Agostino</i>.
-Tenevasi ivi allora, come adesso per tutta la via, uno
-dei più affollati ed abbondanti mercati di commestibili
-in Napoli. Un arco antico finalmente, che non ha
-guari fu demolito, e la via che segue dei Zappari, chiamata
-nel secolo XIV piazza dei <i>Vindi</i> o dell'<i>Inferno</i>,
-chiudeva la storica contrada ad oriente, e ricordava il
-vecchio recinto della città, e la nascita di Bartolommeo
-Prignano, che poi divenne papa col nome di Urbano
-VI<a class="tag" id="tag229" href="#note229">[229]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-</p>
-
-<p>
-Or le strade della Sellaria e del Pendino nella mattina
-del 21 agosto di quel memorabile anno 1647, brulicavano
-più che mai di gente innumerevole, che alla
-voce sparsasi di tradimento contro il popolo, vi era
-precipitosamente accorsa da tutte le parti della città.
-Uomini di ogni età e condizione, <i>lazzari</i> e <i>cappe nere</i><a class="tag" id="tag230" href="#note230">[230]</a>,
-donne del popolo e fanciulli, e perfino frati non pochi
-ingombravano quelle vie già per l'ordinario così popolose.
-Uno era il pensiero di quanti ivi si raggruppavano
-in crocchio o a capannelli, uno il discorso di tutti dall'arco
-del Pendino alla cantonata dei Taffettanari.
-</p>
-
-<p>
-Narravasi ai curiosi ignari della causa di sì nuova
-e subita indignazione, che Orazio di Rosa, volgarmente
-detto <i>Razzullo</i>, tintore e <i>frisatore</i> di panni abitante nel
-<i>fondaco della zecca</i> e capitano del popolo, nella sera
-antecedente insieme col mercante di seta Agostino Campolo,
-abitante a S. Biagio, aveva sorpreso tra le mani
-di Marco d'Aprea mercatante di drappi d'oro, e di Giuseppe
-Vulturale, una specie di petizione o fede che andavasi
-firmando, e con la quale si attestava come Fabrizio
-Cennamo, presidente idiota della regia camera
-della Sommaria, ed il consigliere Antonio d'Angelo, non
-di ordine del popolo ma per opra di alcuni privati loro
-nemici, fossero stati ai tempi di Masaniello incendiati;
-e quindi si domandava che s'istruisse d'un tal fatto regolare
-processo, e che i colpevoli ne ricevessero condegno
-castigo. Aggiungevasi essere questa una prima
-scappatoia, con la quale il vicerè cercava di violare le
-capitolazioni solennemente giurate nel Duomo ai 12
-del passato luglio, e l'amnistia accordata con quelle e
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-confermata nel 16 dello stesso mese. Con tal pretesto
-voler egli togliersi d'innanzi tutti coloro, che si erano
-adoprati al disgravamento ed al bene del popolo. Così
-a poco a poco si sarebbero rimesse le antiche gabelle
-e le innumerevoli estorsioni, che prima del 7 luglio
-opprimevano Napoli, i nobili avrebbero ripreso i loro
-vecchi abusi, ed il governo della città sarebbe tornato
-ad essere il monopolio di quelli. Ricordavansi pure con
-affetto le opere di Masaniello in beneficio del popolo
-che ora, senza un capo, non poteva sostenere i diritti
-ed i privilegi che si aveva rivendicati. Imprecavasi finalmente
-ai traditori della patria che ossequenti al vicerè
-davano mano al Cennamo ed al consigliere d'Angelo,
-e principalmente a D. Giulio Genoino, che tra
-musiche e banchetti, ora godevasi il posto di Presidente
-della regia Camera, prezzo ed arra di tradimenti
-passati e futuri<a class="tag" id="tag231" href="#note231">[231]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Gli animi del volgo si esasperavano oltremodo a queste
-novelle, e più alle insinuazioni di alcuni, che avevano
-interesse a portar la rivoluzione oltre i limiti segnati
-da Masaniello. Tra costoro erano specialmente
-Giovan Luigi del Ferro da Arpino, il dottor Antonio
-Basso nativo di Napoli, e poeta non ignobile fi quei
-tempi, D. Carlo Pedata ebdomadario del Duomo, Don
-Pietro Iavarone, sacerdote della terra di Giugliano, il
-dottor Aniello de Falco e qualche altro di parte francese<a class="tag" id="tag232" href="#note232">[232]</a>,
-i quali predicavano non potersi aver fede alcuna
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-negli spagnuoli, e rammentavano le loro promesse
-spesso fallite, i privilegi della città, ottenuti col danaro
-e col sangue, tante volte spergiurati ed infranti, i reclami
-del popolo sempre vilipesi e scherniti. Qualche
-rara e timida voce di moderazione e di fiducia era accolta
-da beffe e da minacce, e con grida unanimi di
-<i>abbasso gl'interessati, abbasso i giannizzeri<a class="tag" id="tag233" href="#note233">[233]</a>, morte ai
-traditori</i>. Omai al tumulto non mancava più che un
-indirizzo ed un capo qualunque, e bentosto l'uno e
-l'altro si ebbero.
-</p>
-
-<p>
-All'angolo del Pendino in sulla svoltata della via dei
-Calderai, una vecchia vestita a bruno e salita sopra un
-poggiuolo accanto alla bottega di un salsumaio, apostrofava
-violentemente, tra i pianti e le strida, il popolo
-circostante. Era la madre di Masaniello, che il
-dolore e la disperazione rendevano veneranda ed eloquente.
-L'infelice rimproverava ai napoletani l'ingrata
-dimenticanza, con cui rimeritavano i beneficii ricevuti
-dai suoi figliuoli, mentre avevano lasciato trucidare
-barbaramente il primo e facevano ora perire nelle segrete
-di Castel Nuovo l'altro che pure tanto si era adoperato
-ed avrebbe ancora voluto adoperarsi in pro del
-popolo. Le parole e l'aspetto della misera genitrice, e
-più la memoria di Masaniello, determinavano i propositi
-fin allora incerti e contraddittorii della turba irritata:
-<i>A palazzo, morte a D. Giulio Genoino, ed ai traditori
-della patria. Viva Giovanni d'Amalfi!</i> gridò Ciommo
-Donnarumma, che era quel salsumaio parente di
-Masaniello, di cui facemmo cenno più sopra. Il grido
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-fu ripetuto dall'un canto all'altro della via del Pendino
-e della Sellaria, e più migliaia di uomini e di
-donne si avviarono tumultuosamente verso il palazzo
-reale.
-</p>
-
-<p>
-Il vicerè trovavasi allora in consiglio coi reggenti del
-Collaterale. Uso omai da qualche mese a queste
-continue dimostrazioni del popolo, egli alle dimande
-dei tumultanti di voler libero Giovanni d'Amalfi e consegnato
-nelle loro mani D. Giulio Genoino, traditore
-della patria, per mezzo di Bernardino Ferrero usciere
-della sua camera, rispose: Non poterneli soddisfare,
-aver mandato il primo a Gaeta per metterlo in sicuro
-dalle vendette dei suoi privati nemici, non trovarsi
-punto l'altro nel castello, come essi dicevano; ritornassero
-dunque tranquilli alle loro case, ai quotidiani lavori,
-e non disturbassero la quiete della città. La risposta
-del vicerè accrebbe l'ira dei rivoltosi. Alcuni di
-essi, volendo entrare nel palazzo, si avanzarono per far
-forza alle porte, altri con sassi cominciarono a molestare
-gli alemanni e gli spagnuoli, che vi erano di
-guardia. Ma costoro memori di quanto era avvenuto
-nella mattina del 7 luglio, erano preparati, giusta gli
-ordini del vicerè, a respingere la forza con la forza.
-Trassero quindi una scarica di archibugiate sugli assalitori,
-alla quale parecchi ne caddero morti o feriti,
-tutti gli altri, oltremodo impauriti, si gettarono a terra
-o fuggirono<a class="tag" id="tag234" href="#note234">[234]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Le memorie del tempo narrano di una vecchia che
-scarmigliata, come una delle furie, inanimiva i <i>lazzari</i>
-ed i popolani all'assalto ed alla vendetta; ne tacciono
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-però il nome<a class="tag" id="tag235" href="#note235">[235]</a>. A me pare assai verosimile che questa
-fosse la stessa Antonia, che l'amor materno rendeva furibonda
-e non curante della propria vita.
-</p>
-
-<p>
-Io qui non dirò l'irritazione del popolo alla novella
-sparsa per la città di questo avvenimento, l'accorrere
-delle schiere di S. Lucia a Mare sotto il comando di
-Onofrio Cafiero, e del Mercato e del Lavinaio guidate
-da Gennaro Annese al Regio Palazzo, l'assalto e la presa
-dei monasteri della Croce, di S. Luigi e di S. Spirito,
-allora posti di rincontro al medesimo, e della collina
-di Pizzofalcone che domina tutta la contrada, la morte
-del presidente Cennamo eseguita in mezzo della piazza
-della Sellaria, e finalmente le fazioni indi per cinque
-giorni combattute tra i popolani e gli spagnuoli. Omai
-si veniva a guerra aperta. Al grido di: <i>viva il re e muoia
-il mal governo</i>, succedeva l'altro di: <i>viva il popolo, morte
-agli spagnuoli.</i> Le barricate s'alzavano a Visitapoveri
-nella strada di Porto, a S. Lucia, in istrada Toledo. I
-cannoni di Castello dell'Uovo traevano incessantemente
-su tutte le vie. La città era dovunque piena di strage
-e di lutto. Se non che il Cardinal Filomarino, richiestone
-da ambo le parti, anche questa volta s'interpose
-tra i contendenti. Dopo varie pratiche inutili, il buon
-prelato ottenne la sospensione delle armi, e poscia ai
-26 di agosto la pace. Nuove capitolazioni, nelle quali
-principalmente stabilivasi la ripristinazione del sedile
-del Popolo nella stessa Piazza della Sellaria, furono
-conchiuse e firmate, ed indi ai 7 settembre solennemente
-giurate dal vicerè.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-</p>
-
-<p>
-Fatti son questi estranei al mio racconto<a class="tag" id="tag236" href="#note236">[236]</a>. La seconda
-sollevazione, che erasi iniziata col nome di Giovanni
-di Amalfi, non si ricordò più di lui nella lotta,
-non ne fece motto alcuno nelle capitolazioni.
-</p>
-
-<p>
-In una notte — era il 4 settembre — un portiere di
-camera del vicerè si presentò nelle stanze del Castel
-Nuovo, ove dimorava D. Giulio Genoino con Fra Luca
-dell'ordine di Malta, poco fa pei meriti dello zio fatto
-capitano di cavalli, e Giuseppe San Vincenzo, altro suo
-nipote, testè nominato giudice di Vicaria, e per ordine
-del vicerè l'invitò a seguirlo. D. Giulio raccolse le sue
-carte, i nipoti il loro bisognevole, e tutti insieme partirono.
-Un profondo silenzio regnava nel castello. Dopo
-di aver attraversato parecchi corridoi, scesero alcune
-scale e per la porta del soccorso uscirono nell'arsenale.
-Il soldato che era di guardia, ad alcune parole dettegli
-dal portiere del vicerè li lasciò passare. Nell'arsenale
-era pronta a salpare una galea. D. Giulio ed i
-suoi nipoti vi entrarono, e poco dopo la nave partì<a class="tag" id="tag237" href="#note237">[237]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nella stessa notte un'altra barca conduceva a Gaeta
-la madre, la zia e la sorella di Masaniello, che insieme
-al cognato di lui, non so per qual tradimento o caso
-erano ricadute nelle mani del vicerè<a class="tag" id="tag238" href="#note238">[238]</a>.
-</p>
-
-<p>
-D'altra parte due uomini gettavano in una sepoltura
-della chiesa di S. Barbara una bara. Era il cadavere
-di Giovanni d'Amalfi, poco prima strozzato segretamente
-nella fossa del <i>Miglio</i> per ordine del Duca d'Arcos<a class="tag" id="tag239" href="#note239">[239]</a>.
-La sola moglie di Masaniello, perchè gravida, era risparmiata
-in questa comune tragedia della sua famiglia,
-ed era riserbata dal destino a nuovi dolori<a class="tag" id="tag240" href="#note240">[240]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Scorsero alcuni mesi. La rivoluzione era entrata nella
-terza ed ultima fase, in cui al grido di: <i>viva Dio ed il
-popolo</i>, si era proclamata la <i>serenissima real repubblica</i>
-di Napoli, ed Errico di Lorena, Duca di Guisa, era
-stato chiamato a governarla, come doge di essa. Un
-giorno verso la fine di novembre, o il principio di dicembre
-— le memorie non lo precisano — questi, nello
-entrare che faceva, come era solito in ogni mattina, a
-sentir messa nella chiesa del Carmine, fu fermato da
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-una donna vestita a bruno e velata, che inginocchiatasegli
-innanzi, gli presentava piangendo un memoriale.
-Il Duca con la gentilezza e con la galanteria propria
-della sua nazione, e che egli possedeva al sommo grado,
-invitò la donna ad alzarsi, e volto ad Agostino di Lieto,
-capitano della sua guardia, che gli era vicino, gli domandò
-chi fosse quell'infelice. <i>È la vedova di Masaniello</i>,
-rispose colui, <i>che chiede aiuto e soccorso da vostra
-Altezza Serenissima.</i> — <i>E non le mancherà nè l'uno, nè
-l'altro</i>, disse commosso il Duca; <i>la vedova di colui, che
-iniziò il movimento popolare di Napoli, e che moriva
-per liberare il popolo dall'oppressione spagnuola, ha dritto
-alla gratitudine della repubblica.</i> Indi prendendosi il
-memoriale da mano della Bernardina e consegnandolo
-al padre Capece, suo confessore, che pur lo seguiva,
-decretava che fossero assegnati alla medesima 50 scudi
-al mese<a class="tag" id="tag241" href="#note241">[241]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ma questa fortuna della moglie di Masaniello non
-fu meno efimera delle altre. Non andò guari che nel
-6 aprile dell'anno seguente gli spagnuoli, spenta la rivoluzione
-e caduto prigione il Guisa, occuparono quella
-parte della città che si teneva del popolo. Allora il
-conte d'Ognatte, nuovo vicerè del regno, mentre che
-promulgava una completa amnistia, cominciava una
-lenta ma terribile reazione contro il passato. Ora sotto
-un pretesto ed ora sotto un altro, tutti coloro, che avevano
-preso parte alle passate rivoluzioni, erano condannati
-a morte, o condotti in galera. I più accorti non
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-si fidarono delle promesse spagnuole ed in numero di
-circa undicimila, come ricordano le memorie del tempo
-si fuggirono a Roma.
-</p>
-
-<p>
-E la Bernardina? Col ritorno degli spagnuoli tornò
-nella sua casa il bisogno e la miseria, tristi e spesso
-poco onesti consiglieri. Le passate guerre e lo scarso
-ricolto avevano prodotto una mancanza tale di grano
-e delle altre civaie, che nella nostra città potevasi scorgere
-quasi la carestia. L'infelice donna senza parenti,
-senza amici, senza aiuto alcuno, non aveva altra alternativa
-che la fame o il disonore. Bella e giovine ancora
-cedette alle seduzioni del vizio. In uno di quei
-vichi del Borgo di S. Antonio Abbate, ove miserabili
-donne facevan mercato del loro corpo, la vedova di
-Masaniello fu costretta a menare una vita di vergogna
-e di strapazzi<a class="tag" id="tag242" href="#note242">[242]</a>. Spesso i soldati spagnuoli, che, per
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-la curiosità o per lo sfogo di brutali voglie, colà si
-conducevano, dopo averla goduta, aggiungevano all'onta
-il danno e l'insulto, e beffandola e motteggiandola col
-titolo altra volta così per breve tempo ottenuto, negavano
-alla meschina il prezzo del proprio disonore. Quei
-pochi giorni di fortuna, che sparirono tosto come una
-brillante meteora, erano allora per lei argomento maggiore
-di dolori e di oltraggi. Eppure in quel tempo,
-come a questo proposito il Pollio ricorda, Masaniello
-spesso usava della sua autorità per salvare gli spagnuoli
-dal furore del popolo. Egli li mandava via, dicendo
-esser soldati del vicerè suo compare, a cui spettava dar
-loro castigo, e così li faceva mettere in salvo<a class="tag" id="tag243" href="#note243">[243]</a>.
-</p>
-
-<p>
-La peste finalmente, che dopo pochi anni desolò la
-città ed il regno, e colpì indistintamente gli oppressori
-e gli oppressi, pose nel 1656 termine<a class="tag" id="tag244" href="#note244">[244]</a> alle miserie della
-sciagurata, che era stata moglie di Masaniello.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-</p>
-
-<h2 id="terza">PARTE TERZA
-<span class="smaller">MASANIELLO ED ALCUNI DI SUA FAMIGLIA<br />
-EFFIGIATI NEI QUADRI NELLE FIGURE<br />
-E NELLE STAMPE DEL TEMPO</span></h2>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-</p>
-
-<div class="poem-container">
-<div class="poem inl">
-<p>Mira, che del morir nulla paventa</p>
-<p class="i2">Chi le carriere alle rapine ha ferme,</p>
-<p class="i2">E ch'un'Idra di mali ha doma, e spenta.</p>
-<p>Mira l'alto ardimento ancor ch'inerme,</p>
-<p class="i2">Quante ingiustizie in un sol giorno opprime</p>
-<p class="i2">Un vile, un scalzo, un Pescatore, un verme.</p>
-<p>Mira in basso natale alma sublime,</p>
-<p class="i2">Che per serbar della sua Patria i fregi</p>
-<p class="i2">Le più superbe teste adegua a l'ime.</p>
-<p>Ecco ripullular gl'antichi pregi</p>
-<p class="i2">De' Codri, e degl'Ancuri e de' Trasiboli</p>
-<p class="i2">S'oggi un vil pescator dà Norma ai Regi.</p>
-<div class="stanza"></div>
-<p class="i4"><span class="smcap">Salvator Rosa</span> — <i>Satire, la Guerra</i></p>
-</div>
-</div>
-</div>
-
-<p>
-Tra i moltissimi scrittori sincroni o quasi, che narrarono
-le vicende della rivoluzione napoletana del
-1647-48, non mancarono coloro, che vollero dar ai
-lontani e tramandare ai posteri, notizia delle fattezze,
-delle abitudini, della vestitura e del carattere del famoso
-pescivendolo, che fu l'iniziatore di quel moto
-meraviglioso. Essi furono il dottor Aniello della Porta<a class="tag" id="tag245" href="#note245">[245]</a>;
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-il dottor Tizio della Moneca<a class="tag" id="tag246" href="#note246">[246]</a>; ed il noto letterato e
-genealogista Giuseppe Campanile<a class="tag" id="tag247" href="#note247">[247]</a>, nei loro Diarii tuttora
-inediti; ed il Giraffi o Liponari<a class="tag" id="tag248" href="#note248">[248]</a>, il Della Torre<a class="tag" id="tag249" href="#note249">[249]</a>,
-il Birago<a class="tag" id="tag250" href="#note250">[250]</a>, ed il Buragna<a class="tag" id="tag251" href="#note251">[251]</a>, autori di opere sull'argomento
-già divulgate per le stampe, e finalmente il Sauli,
-non ha guari edito<a class="tag" id="tag252" href="#note252">[252]</a>; tutti per lo più testimoni oculari
-dei fatti che narrano.
-</p>
-
-<p>
-Ora, secondo costoro, che io qui confronto e riassumo
-concordando ed interpretando al meglio le loro
-parole, che sia per ignoranza, sia per modo diverso di
-vedere, o di apprezzamenti, sia per poca proprietà di
-linguaggio, sono talvolta oscure o diverse, Masaniello
-era un giovine di mezzana e quasi bassa statura<a class="tag" id="tag253" href="#note253">[253]</a>, di
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-corpo più tosto magro e svelto<a class="tag" id="tag254" href="#note254">[254]</a>, di bruna carnagione<a class="tag" id="tag255" href="#note255">[255]</a>
-e di bello e piacevole aspetto<a class="tag" id="tag256" href="#note256">[256]</a>. Aveva i capelli castagni
-che erano tagliati ed attondati sulla fronte larga e formavano
-una corta zazzerina da dietro<a class="tag" id="tag257" href="#note257">[257]</a>, gli occhi erano
-neri o cervoni ma vivacissimi<a class="tag" id="tag258" href="#note258">[258]</a>, il viso più lungo che
-tondo<a class="tag" id="tag259" href="#note259">[259]</a>, il naso lungo<a class="tag" id="tag260" href="#note260">[260]</a>; era senza barba<a class="tag" id="tag261" href="#note261">[261]</a> e con piccoli
-baffi biondi sul labbro<a class="tag" id="tag262" href="#note262">[262]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Il suo ordinario abbigliamento, secondo che concordemente
-attestano gli stessi scrittori del tempo, consisteva
-in una camicia ed in mutande di tela grossa e
-ruvida, ed in una <i>coppola</i> o berretto rosso da marinajo
-in testa. Andava scalzo e portava le gambe ignude. Un
-abitino della Madonna del Carmine gli pendeva sul
-petto, ed anche, secondo alcuni, una piccola corona
-dal fianco. Qualche volta portava “nel collo involta
-una tovaglia per asciugare col soverchio caldo ed affanno
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-i continui sudori della fronte„<a class="tag" id="tag263" href="#note263">[263]</a>. Nei giorni del
-suo impero ordinariamente il detto abito era di dobletto
-bianco, e aveva spesso una coltella sfoderata in
-mano<a class="tag" id="tag264" href="#note264">[264]</a>. Se non che quando agli 11 luglio andò a Palazzo,
-ed ai 13 al Duomo per volontà del cardinale arcivescovo
-Filomarino, usò un vestito di lama bianco
-di argento, ed un cappello con piume bianche<a class="tag" id="tag265" href="#note265">[265]</a>, come
-si vede nel quadro di Micco Spadaro.
-</p>
-
-<p>
-Così i diaristi e gli storici contemporanei descrissero
-il celebre pescivendolo. Nè, d'altra parte, mancarono
-artisti che col pennello, col bulino, con la cera, o in
-qualche altro modo cercassero di rappresentare con più
-evidenza ed al naturale l'immagine sua. Che anzi, se
-dovesse credersi al de Dominici, parecchi e dei più famosi
-pittori della scuola napoletana, gareggiarono a
-farne il ritratto.
-</p>
-
-<p>
-Narra egli, che scoppiata la rivoluzione, Aniello Falcone
-per vendicarsi degli spagnuoli, che avevano ucciso
-un suo parente, formò “una compagnia di scolari
-che erano molti, di amici e di parenti, i quali
-uniti caminando, ove gli portava il capriccio, sacrificavano
-al loro furore quanti soldati spagnuoli venivano
-loro davanti; e, fattone inteso Masaniello per
-ottenerne licenza e protezione<a class="tag" id="tag266" href="#note266">[266]</a>, fu dal medesimo dichiarato
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-il Falcone (Aniello) capo della compagnia, alla
-quale fu dato nome: la Compagnia della Morte„. Erano
-tra questi Salvator Rosa, Carlo Coppola, Andrea ed Onofrio
-di Lione, Paolo Porpora, Domenico Gargiulo detto
-Micco Spadaro, Marzio Masturzo, Pietro del Pò, Giuseppe
-Marullo, Giuseppe Garzillo, Cesare e Francesco
-Fracanzani, Andrea Vaccaro col figliuolo Nicola, ed il
-famoso Viviano Codagora. Tutti costoro, armati di
-spade e pugnali, come era l'uso di quei tempi, andavan
-di giorno passeggiando per le strade, facendo da
-gradassi, ed uccidendo quanti disgraziati spagnuoli si
-paravano innanzi ad essi.
-</p>
-
-<p>
-“Non deve far maraviglia dunque, soggiunge il de
-Dominici, se molti ritratti si trovino di Masaniello di
-mano del Rosa. Uno ne possedeva Francesco di Maria
-pittore napoletano, e suo grande amico, al quale aveva
-egli stesso raccontato averne ricevuta buona ricompensa,
-e che Masaniello avendo saputo, che la maggior
-parte di quei della Compagnia della Morte erano bravi
-pittori, volle che i migliori facessero il suo ritratto,
-proponendo non volgar premio a chi meglio lo avesse
-dipinto al naturale; lo chè benissimo potè accadere,
-avendo egli regnato 13 giorni e non già 8<a class="tag" id="tag267" href="#note267">[267]</a> come erroneamente
-credono alcuni. Quindi è, che dei ritratti
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-fatti dal Falcone, da Salvatore, da Fracanzani, dal Marullo,
-dal Vaccaro, da Micco Spadaro, e Andrea di
-Lione, se ne vede adornato più d'un museo; e Salvatore
-se ne condusse uno in Roma, ove lo mostrò egli
-stesso al celebre Avvocato Giuseppe Valletta<a class="tag" id="tag268" href="#note268">[268]</a>, e fu
-anche veduto dal nostro Luca Giordano, allorchè in
-Roma faceva i suoi studii: il quale aggiungeva la particolarità,
-che quel ritratto era meno della grandezza
-del naturale, e che quelli fatti da Micco Spadaro erano
-sempre in picciolo, avendo solamente Andrea Vaccaro,
-il Marullo, e il Fracanzani dipinto Masaniello al naturale„<a class="tag" id="tag269" href="#note269">[269]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Disgraziatamente però l'autorità del de Dominici, che
-empiva di favole le carte delle sue vite degli artisti napoletani,
-è ormai sfatata, e quello ch'egli dice della
-Compagnia della Morte, del concorso fatto fare da Masaniello
-ai pittori per il suo ritratto è tutto parto della
-sua fervida e feconda immaginazione<a class="tag" id="tag270" href="#note270">[270]</a>. Ed è anche
-assai inverosimile, sì perchè il Capitan Generale del
-popolo nei pochi giorni del suo impero, ebbe altro a
-che pensare, e non aveva certamente il tempo di <i>posare</i>
-avanti ai sette o otto pittori che, secondo il de Dominici,
-doveano ritrarlo, e sì perchè nella natura di
-lui, schiettamente popolare e napoletana, si comprende
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-agevolmente la soddisfazione di una passeggiata e di
-una <i>tavoliata</i> a Posilipo (14 luglio), ma non la vanità
-di un ritratto eseguito dai migliori pennelli, che allora
-in Napoli esistevano. Nè finalmente, per quanto io so,
-nelle gallerie di Napoli e di altre parti, in Italia e fuori,
-si mostrano ora tele di Salvator Rosa o dei suoi compagni
-raffiguranti Masaniello<a class="tag" id="tag271" href="#note271">[271]</a>, che pure, se fosse vero
-quel che narra de Dominici, ne avrebbero dovuto esser
-ricche.
-</p>
-
-<p>
-Solo due quadri conosco, che riguardano l'argomento,
-di cui ragiono, e che per altro non sono propriamente
-ritratti di Masaniello, sibbene rappresentazioni della
-sommossa, cui egli iniziò, e nella quale naturalmente
-è, come principale personaggio, raffigurato. Ed il primo,
-ben noto, è la tela di Micco Spadaro (m. 1,23 x 1,79)
-rappresentante il mercato di Napoli durante il primo
-periodo della rivoluzione (7-16 luglio 1647) che “non
-solamente è maraviglioso, come il de Dominici ben
-nota, ma è opera di stupore„. In esso il bravo artista
-volle riunire i varii episodii di quel memorabile avvenimento,
-e vi raffigurò Masaniello due volte; la
-prima nel secondo piano in fondo al quadro, sul tavolato
-innanzi la casa da lui abitata, vestito degli abiti
-ordinarii di pescatore, che con un crocefisso in mano,
-arringa il popolo circostante; e la seconda nel piano
-più innanzi, a cavallo, vestito di lama d'argento, e con
-un cappello di velluto cremisino in testa ornato da
-svolacchiante pennacchio<a class="tag" id="tag272" href="#note272">[272]</a>. Noi per lo scopo di questa
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-scrittura riproduciamo qui il gruppo di Masaniello a
-cavallo<a class="tag" id="tag273" href="#note273">[273]</a>.
-</p>
-
-<p>
-L'altro, poco conosciuto, o almeno poco ricordato tra
-noi, si conserva nella Galleria del Principe Spada in
-Roma, (1ª Sala, n. 18), ed è opera di Michelangelo Cerquozzi,
-discepolo del Cav. d'Arpino e di Pietro Laar
-fiammingo, e famoso pittore di bambocciate e di battaglie,
-donde prese il nomignolo, con cui fu più generalmente
-conosciuto<a class="tag" id="tag274" href="#note274">[274]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Il quadro è lungo circa m. 1 e mezzo; alto poco meno
-di un metro. Rappresenta parimenti la piazza del mercato
-di Napoli, ma nel primo momento della sollevazione.
-Sul davanti, in primo piano, verso il mezzo del
-quadro, si vede Masaniello a cavallo in camicia e mutande,
-con berretto rosso in testa, che grida e minaccia
-col braccio destro disteso, mentre con la sinistra regge
-il freno. Il cavallo bianco sembra una rozza staccata
-da uno dei carri poco lontani. Dietro Masaniello, sulla
-destra di chi guarda, si veggono molti ragazzi messi in
-varie file, armati di lunghe canne<a class="tag" id="tag275" href="#note275">[275]</a> i quali anch'essi
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-stanno con le bocche aperte in atto di gridare. Intorno
-a Masaniello sono molti <i>lazzari</i> o marinai con berretti
-rossi e molti contadini che tirano frutta in viso agli
-affittatori della gabella. Costoro portano l'abito nero,
-con cappelli neri a larghe falde e colletti bianchi, e
-scappano da tutte le parti. Un frate Domenicano, con
-le mani tese, sembra inframettersi per impedire quelle
-violenze. Il terreno è sparso di mucchi di frutta, cesti,
-sacchi, ed altri oggetti.
-</p>
-
-<p>
-Nel secondo piano poi è rappresentata la piazza con
-la chiesa e il campanile del Carmine in fondo, piena
-di gente che attende a vendere ed a comprare in calma,
-ed in modo che non pare essersi ancora accorta del
-tafferuglio che accade nel punto ove trovasi Masaniello.
-</p>
-
-<p>
-In tutto il quadro, riprodotto anche qui per intero,
-bellissimo per vivacità di composizione, per correttezza
-di disegno e per forza di colorito, è specialmente da
-notarsi, per quel che mi riguarda, la verità storica di
-alcuni dettagli; come p. e. la fisonomia tipica napolitana
-dei <i>guaglioni</i> seguaci di Masaniello, che sembrano
-vivi e parlanti, il <i>toccalo</i> in testa di alcune donne secondo
-il costume del Mercato e del Lavinajo in quei
-tempi<a class="tag" id="tag276" href="#note276">[276]</a>, e principalmente l'aquila imperiale dipinta
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-sotto le finestre della casa di Masaniello, alla quale
-non badò Micco Spadaro<a class="tag" id="tag277" href="#note277">[277]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Non debbo però tacere della tela che mostrasi nella
-nostra quadreria nazionale, rappresentante a mezza figura
-un paffuto popolano che si crede volgarmente il
-ritratto di Masaniello<a class="tag" id="tag278" href="#note278">[278]</a>. Egli ha un cappello piumato
-in testa ed una pipa in bocca che fuma; ma la tela,
-comunque forse appartenente alla fine del secolo XVII,
-pure non rappresenta che un popolano qualunque, e
-non dei paesi nostri. Basta por mente al cappello, insolito
-alla plebe napoletana, ed alla qualità della pipa,
-non usata tra noi, per convincersi di questa verità.
-</p>
-
-<p>
-Non parlo poi di varie tele, che per rappresentare un
-giovine marinaio o pescatore, si son credute e si credono
-ritratti di Masaniello. Esse non hanno alcuna autenticità.
-Tale a me parve un quadro che si possedeva
-dal fu mio amico avv. sig. Francesco Cangiano, grande
-amatore o collettore di libri ed oggetti antichi, e che
-ora non so, dopo la morte di lui, in mano di chi sia
-capitato.
-</p>
-
-<p>
-Notizie invece più sicure sul proposito, tramandate
-a noi da alcuni scrittori contemporanei, ci possono
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-condurre a più sicure congetture. Narra il Campanile
-che, ucciso Masaniello ai 16 luglio, la sua testa, dopo
-essere stata portata sopra una picca in trionfo per la
-città, fu riposta nella conservazione dei grani, che stava
-alla salita degli Studii, dove abitava Michelangelo Ardizzone,
-capo degli uccisori, e che lavata con vino e
-con mirra, ivi egli vide che se ne faceva più di un ritratto
-da un pittore. Così pure il de Santis racconta
-che il popolo dolente e pentito della morte del suo Capitan-generale,
-prese il suo cadavere dai fossi di Porta
-Nolana, ove era stato gettato, e lavatolo nel Sebeto lo
-condusse alle fosse del grano, ove l'unì alla testa, e così
-ravvolto in un lenzuolo lo portò nella chiesa del Carmine.
-Ivi, mentre si preparavano le solenni esequie,
-acconciatolo all'uopo, molti pittori fecero il suo ritratto,
-e ne furono formati ancora alcuni in cera molto
-al naturale e ognuno ne cercava, ognuno ne voleva
-senza guardare a prezzo<a class="tag" id="tag279" href="#note279">[279]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Da tutto ciò, dunque, si può con maggiore fondamento
-e senza le fantasticherie del de Dominici determinare
-come e quando principalmente furono dipinti
-i ritratti di Masaniello, di cui si può avere notizie, e
-che hanno esistito o che esistono tuttora.
-</p>
-
-<p>
-Di questi ritratti, per quanto io so e per quanto dalle
-ricerche da me fatte per circa un mezzo secolo mi è
-riuscito ricavare, un solo conosco, che forse presenta i
-caratteri di autenticità che si possono desiderare, ed è
-il quadro che si conserva dal Principe Rospigliosi in
-un suo castello di Toscana.
-</p>
-
-<p>
-Il Duca Proto di Maddaloni, da pochi anni mancato
-ai vivi, uomo di molto e vivace ingegno, di svariata
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-cultura, ma scrittore di non sicura erudizione, soleva
-dire spesso che in casa di quella nobilissima famiglia
-conservavasi il vero ritratto di Masaniello. Egli con
-maggiori particolari, ma con parecchie inesattezze, in
-un giornale del 1887 scriveva lo stesso<a class="tag" id="tag280" href="#note280">[280]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ora ciò ricordandomi e desiderando di avere maggiori
-chiarimenti sul proposito, affinchè ne avessi potuto
-parlare con sicurezza in questa mia scrittura, io,
-in nome della Società Napoletana di Storia Patria, alla
-quale ho l'onore di presedere, agli 8 ottobre dello scorso
-anno, scrissi all'egregio Principe a Roma, perchè ci
-avesse favorito qualche notizia intorno ad un tal quadro,
-dimandandogli se, nel caso fosse esistito veramente,
-permetteva che se ne cavasse una fotografia per pubblicarla
-a corredo della mia illustrazione. Il nobil
-Uomo, con squisita cortesia, mi fece rispondere dal figlio
-ai 12 dello stesso mese, nei seguenti termini: “Molti
-anni fa il compianto nostro amico Duca di Maddaloni,
-ci asseriva, noi dover possedere un ritratto autentico di
-Masaniello, riportato da Napoli e regalato al Pontefice
-Clemente IX, prima Cardinale Giulio Rospigliosi, dal
-Nunzio Altieri<a class="tag" id="tag281" href="#note281">[281]</a>. Quest'ultimo succedette nel pontificato
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-a Clemente IX, prendendo il nome di Clemente X.
-Dove il nostro lamentato amico avesse attinto la
-notizia del quadro, non ho potuto mai sapere; fatto si è,
-che rovistando a casa tra vecchi quadri esistenti in una
-camera della nostra villa di Lamporecchio io stesso,
-rinvenni due ritratti con un'iscrizione in basso di tutte
-lettere confuse, al disopra delle quali, a guisa di chiave,
-era un numero. Ordinando le lettere a seconda di questo,
-componevano, l'una il nome di Masaniello e l'altra
-quello di Cecco d'Ascoli. Presi cura di far restaurare e
-rintelare il ritratto che lo interessa, ed ora non è che
-a dirle, che di buon grado mio Padre lo mette a sua
-disposizione per farlo riprendere in fotografia, trasportandolo
-all'uopo ancora in Firenze, se ciò in qualche
-maniera agevolasse la cosa„.
-</p>
-
-<p>
-Profittando così di tanta gentilezza, noi facemmo rilevare
-in fotografia dall'Alinari il quadro, che qui riproduciamo
-in fototipia.
-</p>
-
-<p>
-Il Capo-popolo è, come si vede, raffigurato in piedi
-fin oltre il ginocchio; ha il capo scoverto, i capelli attondati
-sulla fronte con la zazzerina al didietro, ha gli
-occhi grandi e vivaci, piccoli mustacchi e non ha pelo
-sul mento. Sta in un atteggiamento di comando con la
-mano sinistra sul fianco e con la destra distesa che
-stringe una spada rivolta in giù. Porta al collo l'abitino
-del Carmine che si scorge sul petto abbrunato ed
-il noto vestito da marinaro, camicia e mutande di tela.
-Tra lo sparato della camicia si vede una carta piegata
-a modo di supplica, ove si legge: “All'Ill.<sup>mo</sup> Sig. Tommaso
-Aniello d'Amalfi Capitan generale del fedelissimo
-popolo napoletano„. A piedi del quadro è un cartello
-con varie lettere maiuscole che non fanno senso, ma
-che si ordinano con i numeri sovrapposti, probabilmente
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-in tempi posteriori, e dicono Masaniello; ma il
-mistero, come ognun vede, è affatto inutile, perchè più
-sopra, nella supplica, il nome del personaggio dipinto
-si legge assai chiaramente.
-</p>
-
-<p>
-Il ritratto, a quanto pare, e secondo che mi assicurano
-il Palizzi ed il Morelli, solenni maestri nell'arte,
-non è preso dal vero o almeno da un personaggio vivo.
-Il pittore, mediocre artista, lavorò forse più di memoria
-che sull'originale, e cercò evidentemente abbellire il
-soggetto che doveva ritrarre.
-</p>
-
-<p>
-Dei ritratti in cera, oltre quelli ricordati dal de Santis,
-sappiamo che se ne fecero anche altri, quand'era
-ancor vivo. Vincenzo dei Medici, residente toscano in
-Napoli, ai 20 agosto del 1647 scriveva al Gran Duca nei
-seguenti termini: “Mi è capitato alle mani due ritratti
-di cera di Maso Aniello, che erano fatti per il Vicerè,
-per mandarli in Spagna; e per la memoria di quest'uomo,
-che perturba assai la memoria di S. E., è svanito
-il trattato. Mi è riuscito, con gran difficoltà di
-averli; e li mando a S. E. assicurandolo, che nessuno
-arriverà mai ad avere un tal naturale, per essere fatto
-quando era vivo, e nemmeno l'artefice ne ha copia. E
-questo è quello plebeo, il più vile di 600000 persone,
-che più volte ha toccato la barba del signor Vicerè,
-con dirli “che non temesse stravaganze del mondo„<a class="tag" id="tag282" href="#note282">[282]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Anche il residente di Modena in Napoli Francesco
-Ottonelli con dispaccio dei 23 luglio 1647 mandava al
-Duca <i>in disegno il ritratto di Masaniello ed una relatione
-degli accidenti nati doppo la morte di lui</i>, ma disgraziatamente
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-ora l'uno e l'altra mancano in quell'Archivio
-di Stato<a class="tag" id="tag283" href="#note283">[283]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Uno dei ritratti in cera ricordati dal de Santis sembra
-quello che ora si conserva qui in Napoli nel ricco
-ed importante Museo del Duca di Martina. Guardandolo
-attentamente si arguisce ben tosto che dovette essere
-fatto dopo la morte di Masaniello. È una teca rotonda,
-con capsula di rame dorata con cristallo avanti.
-Nel fondo, attaccato su tavoletta circolare, si vede la
-testa di Masaniello fatta in cera, dipinta a colori naturali
-e verniciata. La tinta della carnagione è
-molto bruna. Ha i capelli arruffati, gli occhi spalancati e la
-lingua molto sporgente dalla bocca. Pare la testa di un
-impiccato.
-</p>
-
-<p>
-Il fondo della teca è dipinto di color grigio, e in giro
-ha l'iscrizione a caratteri rosso-cupi che dice: “Ritratto
-di Masaniello fatto dal vero poco dopo morto
-G. B. Bianco fecit„. Di costui non ho trovato notizia
-finora.
-</p>
-
-<p>
-Parecchie poi sono le figure incise nella seconda
-metà del secolo XVII in rame o ad acquaforte, che
-rappresentano il famoso pescivendolo e che sono state
-fino ai tempi nostri divulgate. E prima tra esse è quella
-che trovasi in fronte del libro dell'Amatore, <i>Napoli sollevata</i>,
-stampato in Bologna nel 1650. Masaniello ivi è
-raffigurato alla testa dei <i>figlioli</i> armati di cannucce, è
-vestito di una camiciuola e di mutande all'uso marinaresco,
-porta il berretto solito in testa ed una bandiera
-sulle spalle, e si volge a coloro che lo seguono,
-e col dito sulle labbra intima il silenzio. Se non che
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-la figura è più tosto la rappresentazione di un fatto che
-della persona. Sopra la medesima è scritto in spagnolo
-“El major monstruo del mundo y prodixio dela Italie
-Tomas Annielo d'Amalfi„.
-</p>
-
-<p>
-Altre invece, dello stesso tempo o di poco posteriori,
-sono o almeno hanno la pretensione di essere propriamente
-ritratti. Tal è quello che si vede in fronte alla
-traduzione inglese dell'opera del Giraffi, stampata in
-Londra nel 1650. Il Capo-popolo è ritto in piedi, ha
-mustacchi neri, folti e volti all'insù, la zazzerina, e l'apparenza
-di un uomo tra i 30 o 40 anni. Sta nello stesso
-atteggiamento del ritratto di casa Rospigliosi, cioè,
-tiene la sinistra appoggiata al fianco e la destra distesa
-in atto di mostrare qualche cosa. Porta il costume marinaresco,
-solchè contro ogni verità la camiciuola è di
-color turchino. Sotto si legge: <i>Effigie et vero ritratto di
-Masaniello comandante in Napoli</i><a class="tag" id="tag284" href="#note284">[284]</a>. Tal è l'altro, che si
-trova nell'edizioni dello stesso libro tradotto in fiammingo,
-fatte nel 1652 e nel 1664 in Olanda<a class="tag" id="tag285" href="#note285">[285]</a>. In ambedue
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-Masaniello è ritratto di fantasia a mezza figura,
-piuttosto giovane, con grandi occhi, e con grossi mustacchi
-neri, come nel precedente, con berretto
-in testa.
-</p>
-
-<p>
-Della stessa natura e del pari immaginarii sono quelli,
-che Giovanni Palazzo nel libro intitolato: <i>Aquila austriaca</i><a class="tag" id="tag286" href="#note286">[286]</a>,
-e Adolfo Brachelio nell'<i>Historia sui temporis</i><a class="tag" id="tag287" href="#note287">[287]</a>
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-riprodussero. Queste due opere furono edite intorno
-alla metà del secolo XVII.
-</p>
-
-<p>
-Alquanto diversa, ed anche più arbitraria delle precedenti,
-è la figura che si vede di fronte a un'altra edizione
-della traduzione inglese del libro del Giraffi, fatta
-pure in Londra nel 1664, con l'aggiunta di una 2ª parte,
-che contiene la continuazione del medesimo stampata,
-non saprei dirne la ragione, nel 1663. Nella 1.ª parte
-Masaniello, il <i>pescatore di Napoli</i>, così sotto si legge, è
-rappresentato a personaggio intero. Ha, contro il solito,
-la destra col bastone del comando appoggiata al
-fianco, e la sinistra coll'indice disteso. Il mustacchio,
-non così folto come negli altri, è svolazzante. Ha l'apparenza
-di un giovane ed il solito costume marinaresco.
-Nel basso della figura, a dritta, è la veduta di un
-palazzo, ed a sinistra la scena di un gran tumulto, con
-cadaveri stesi per terra, a piedi di una colonna che ha
-sopra una statua, forse della libertà. Nella 2ª parte poi
-sono i ritratti a mezza figura, sopra di <i>Genovino</i> e <i>Masaniello</i>,
-e sotto di <i>Gennaro</i> Annese. E qui il ritratto di
-Masaniello è secondo il tipo di quello dell'edizione
-olandese<a class="tag" id="tag288" href="#note288">[288]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ma di tutti questi ritratti sinora ricordati certamente
-più autentico e vero deve ritenersi quello che da me
-si possiede e che qui si riproduce. Esso fu fatto vivente
-Masaniello, come può, se non m'inganno, argomentarsi
-dalla dedica che si legge al disotto, e probabilmente fu
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-il prototipo di tutti gli altri che di questo genere in
-Italia e fuori si divulgarono.
-</p>
-
-<p>
-Il Capo-popolo è rappresentato ritto in piedi, vestito
-della camiciuola da marinaio chiusa nel petto, che fa
-intravedere la camicia sotto, e di mutande di grossa
-tela. Ha in testa il berretto da marinaio. È scarno di
-faccia, senza barba e con un piccolo mustacchio sul
-labro; dietro la testa si scorge la zazzerina ricordata
-dagli storici. Ha la sinistra sul fianco, e la destra alquanto
-distesa in atto d'indicare qualche cosa, le gambe
-ed i piedi nudi. Al di dietro nel basso della figura si
-vede la prospettiva di Napoli col castel Sant'Elmo che
-ha la bandiera inalberata. Sotto si legge: <i>Tomaso Aniello
-da Malfi als. (alias) Mas'Aniello Pesci Vendolo d'età
-d'Anni 23, acclamato Capo del Popolo di Napoli. Adì 7
-di lulio dell'anno 1647. Pietro Bacchi dona e dedica e
-sculpsit superiorum permissu.</i>
-</p>
-
-<p>
-Il ritratto, dunque, fu fatto da un tal Pietro Bacchi
-e dedicato a un innominato, che potrebbe forse da
-taluno credersi anche lo stesso Masaniello. Dal complesso
-della dicitura della leggenda a me pare che
-questi dovesse imperare tuttora.
-</p>
-
-<p>
-In ogni modo del Bacchi, artista poco noto e che
-non è ricordato nei principali dizionari degl'incisori,
-che ho potuto consultare, parla il Zani nella sua <i>Enciclopedia
-metodica delle belle arti</i> ove sotto la lettera
-B, si legge: <i>Bacchi Pietro</i> o pure <i>Bacchius Petrus</i> si
-segna nelle sue opere: <i>Petrus Bacchius inv. fecit et
-sculpsit. Scultore, Pittore ed incisore Fiammingo. Morto nel 1650</i><a class="tag" id="tag289" href="#note289">[289]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-</p>
-
-<p>
-La figura proviene dalla biblioteca del Cav. Michele
-Arditi, già Soprintendente del Museo Borbonico e
-degli scavi del Regno, che dopo la costui morte fu
-venduta nel 1839 all'asta pubblica. Il Ms. però nel
-quale quella trovavasi, insieme ai bandi ed editti del
-1647 e 1648 non si mise in vendita. Invece l'erede,
-dopo qualche tempo, lo vendette al libraio Detkhen e
-questi al Minieri Riccio, dal quale intorno al 1860 io
-l'acquistai.
-</p>
-
-<p>
-Da questa stampa, a quanto sembrami, precede il
-ritratto qui riprodotto, che si conserva nella collezione
-iconografica della biblioteca del Gerolomini di Napoli.
-</p>
-
-<p>
-Esso fu fatto in Francia, sopra un originale, come
-nello stesso rame si dice, mandato da Napoli. Masaniello
-è raffigurato con i soliti abiti e col berretto in
-testa. Ha il piccolo mustacchio, la sinistra sul fianco
-e la destra alquanto distesa in atto di comando. Ai
-piedi, indietro, è la veduta di Napoli con l'epigrafe in
-carattere majuscolo “<i>La Ville de Naples</i>„. Sull'alto
-del rame, scritto in caratteri minuscoli corsivi, si legge:
-<i>envoye de Naples le Pourtrait au naturel de Thomaso-Mas-aniello
-pescheur de la ville de Naples et chef des
-soulevez</i>, e sotto: <i>rue S. Jacques chez van merlen devant
-le coeur bon.</i>
-</p>
-
-<p>
-Di altre stampe sullo stesso argomento si è avuto
-notizia recentemente. Nel 1884 il cav. Felice Nicolini,
-direttore del Museo di S. Martino, rinvenne una testa
-di legno conservata nei magazzini del Museo, volgarmente
-creduta di Masaniello, di cui dirò in appresso.
-E in quell'occasione, intrapresi degli studii sul proposito,
-e avendo inteso che nella Biblioteca Universitaria
-di Bologna si conserva un Ms. della rivoluzione in
-Napoli del 1647 illustrato da molte figure del
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-tempo<a class="tag" id="tag290" href="#note290">[290]</a>, ne fece fare, previa l'autorizzazione del Ministro
-della Pubblica Istruzione, una copia per la biblioteca
-di S. Martino, facendo pure ritrarre in fotografia le
-figure che vi erano inserite. Da questo Ms. vennero in
-luce altri ritratti non solo di Masaniello ma anche di
-alcuni della sua famiglia e di parecchi personaggi, che
-in quella rivoluzione ebbero parte.
-</p>
-
-<p>
-Così questo libro, che era affatto sconosciuto ai nostri
-scrittori, venne ad arricchire la collezione dei libri
-e di altri monumenti patrii in quel museo conservati,
-ed io ebbi l'opportunità di consultarlo e di vedere le
-fotografie in esso contenute. Senonchè queste non mi
-davano piena ragione del carattere delle figure originali,
-non avendo avuto il copista la cura di descriverle
-esattamente; come sarebbe stato regolare ed opportuno
-per la piena intelligenza delle medesime. È stato quindi
-necessario osservare il codice di Bologna che, grazie
-al provvido regolamento attuale delle biblioteche che
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-agevola così largamente i nostri studii, è stato trasmesso
-alla Nazionale di Napoli ed io ho avuto la
-grande soddisfazione di studiarlo.
-</p>
-
-<p>
-Non è qui il luogo di descrivere minutamente questo
-curioso Ms. Debbo però dare a ogni modo una
-notizia sommaria del medesimo affinchè i lettori possano
-giudicare del valore dei ritratti che da esso ricaviamo.
-</p>
-
-<p>
-Un tal Fra Sebastiano Molini da Bologna, monaco
-converso (egli, non so perchè, dice commesso) dell'ordine
-dei Canonici regolari Lateranesi, che prese l'abito
-nel monastero di S. Salvatore di quella città, fu l'autore
-dell'opera. Nel 1646 dai suoi superiori mandato
-in Napoli, stette prima nel monastero di S. Maria a
-Cappella e poi in quello di S. Agnello a Capo Napoli,
-ambidue appartenenti al detto ordine. In quest'ultimo
-trovavasi allorchè scoppiò la rivoluzione del 1647.
-Uomo poco culto, ma naturalmente curioso all'eccesso,
-dovendo giornalmente andare, come spenditore del
-monastero, a fare le necessarie provviste per il vitto
-dei frati, cercava con quelle occasioni di osservare le
-cose che per la città succedevano, o d'informarsene
-dai suoi conoscenti ed in ispecie dai bottegai dai quali
-fornivasi. Così, secondochè dal suo scritto rilevasi, egli
-assiste personalmente, quasi ad ogni più notevole accidente
-di quella sollevazione e ne fa tesoro; di talchè
-chi legge non può non maravigliarsi di questa sua
-ubiquità, e non riesce sempre a liberarsi dal sospetto
-che talvolta il frate non sia un vanitoso millantatore.
-</p>
-
-<p>
-Volendo poi il Molini conservare memoria delle cose
-da lui vedute o udite, cercò di compilare il suo diario,
-o piuttosto la minuta e la prima compilazione di esso,
-che, se ben comprendo il senso oscuro delle sue confuse
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-e sgrammaticate parole, prima perduta ed indi
-recuperata, dopo 33 anni fu distesa a messa in bel
-carattere da un tal d. Francesco... nel modo come al
-presente si vede nel Ms. bolognese. “Con gran timore,
-dic'egli, abbozzai la presente Sollevatione di giorno in
-giorno, come accadeva e mai alcuno l'ha fatto di veduta
-come la fo io, anzi la fo per prattica? e per destino,
-poichè, essendo io fuori, sono capitati in più
-mani i miei scartafazii quali ultimamente ritornato se
-non gli avessi rubbati, perivano infallibilmente, come
-successe il caso...<a class="tag" id="tag291" href="#note291">[291]</a>„.
-</p>
-
-<p>
-Altrove, in una postilla autografa attaccata all'ultimo
-foglio bianco del codice, egli soggiunge: che aveva
-aspettato molto tempo, sperando che di tante migliaia
-di virtuosi che si trovavano presenti in Napoli 1647-48
-almeno uno di loro avesse dato pieno ragguaglio di
-tutta la sollevazione. Ma non aveva potuto vedere altro
-che le 10 giornate descritte dal sig. Alessandro Giraffi,
-le quali egli dice di non lodare nè di disprezzare: ma
-che pure avrebbe fatto meglio assai (<i>il Giraffi</i>) se fosse
-stato presente come lui agli avvenimenti. Che se egli,
-il Molini, avesse avuto la fortuna di avere un pari suo
-in compagnia, non arrivando egli a tale talento, credeva
-che avrebbero fatto un'opera che dopo l'edificazione
-del mondo non si sarebbe veduta l'eguale. E però
-ciò considerando si era servito di D. Francesco.... che
-aveva scritto, lui dettando dai suoi scartafacci.<a class="tag" id="tag292" href="#note292">[292]</a>
-</p>
-
-<p>
-Ad ogni modo quello che, in confronto degli altri
-diaristi di quel tempo, rende il suo Diario più prezioso
-ed interessante è la subiettività di esso; perchè il Molini
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-dal quale poco o nulla di nuovo si ricava intorno
-agli avvenimenti della rivoluzione del 1647, ci fa conoscere
-principalmente l'impressione che questi allora
-facevano nel popolo, e la sua narrazione ci fa vivere
-quasi in mezzo a quelli.
-</p>
-
-<p>
-Oltre a ciò il Molini per accrescere più interesse al
-suo scritto lo arricchì di parecchie figure allusive che
-rappresentano i personaggi e gli avvenimenti di cui
-fa parola. E dapprima, vedute quelle fotografie, io
-credetti che esse fossero della stessa natura di quelle
-stampe dozzinali in legno, con cui allora e nel secolo
-successivo si ornavano i frontespizii delle storie in
-ottava rima dei banditi, lungamente favorita lettura
-della nostra plebe, contenute in piccoli libriccini ora
-divenuti rarissimi. La natura dei disegni e delle persone
-raffigurate non mi facevano rassomigliarle a
-quelle illustrazioni, di cui è adorno anche qualche
-altro Diario di quei tempi, come del Fuidoro<a class="tag" id="tag293" href="#note293">[293]</a>,... del
-Conforto<a class="tag" id="tag294" href="#note294">[294]</a> e di altri, i quali si servivano di figure
-non fatte propriamente pel popolo e spesso tratte da
-libri di diverso argomento nei quali quelle erano inserite.
-D'altra parte le stesse immagini di Masaniello
-erano allora sì poco comuni tra noi che spesso gli amatori
-di cose patrie dovevano nelle loro memorie
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-ritrarle a penna da qualche rarissimo esemplare che
-loro capitava nelle mani.<a class="tag" id="tag295" href="#note295">[295]</a>
-</p>
-
-<p>
-Senonchè avendo potuto in seguito osservare il Ms.
-originale ho dovuto necessariamente convincermi di
-due cose, cioè: che non tutte le figure erano state dal
-Molini raccolte e conservate nei suoi scartafacci a
-tempo della rivoluzione, ma che alcune ne avea aggiunte
-al suo libro intorno al 1680, allorchè fece trascrivere
-quei suoi appunti; e che parecchie di esse
-furono allora da lui appropriate agli avvenimenti ed
-ai personaggi di cui parlava; e quindi non rappresentassero
-realmente ciò che l'epigrafe appostovi dal
-copista pretendeva indicare. Ove si rifletta attentamente
-su queste date figure le ragioni di quanto asserisco
-appariranno chiarissime.
-</p>
-
-<p>
-Difatti esaminando le tavole di dubbia autenticità,
-alle quali accenno, la prima che s'incontra a c. 4 v.
-del Ms. è un paesaggio qualunque, con caseggiati e
-fiume, sulle sponde del quale, a dritta di chi guarda,
-vedesi una persona che pesca; ma rappresenta tutt'altro
-che Napoli e la spiaggia della Marinella o di
-Mergellina. Ora fra Sebastiano doveva per la prima
-volta discorrere di Masaniello, ed ecco che prende la
-detta tavola, la incolla sul libro e fa scrivere al suo
-d. Francesco... <i>T. A. Pers. F. S. A. Pescha</i>, parole che
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-non so pienamente spiegare, poi nel testo dice: “quì
-rincontro vedrai Masaniello pescare„.
-</p>
-
-<p>
-Più avanti a c. 9 v. si vede un uomo a mezza figura,
-dall'aspetto florido e rubicondo, vestito alla spagnola,
-con la goliglia ed una rosa tra le mani. Ai due lati
-della testa si legge: <i>Il Perrone Capo bandito.</i> Il Molini
-narrando come Masaniello fece suo tenente generale
-Domenico Perrone, bandito, soggiunge, “quale è questo
-che tu vedi„. Ora io non posso mai credere che quello
-sia il ritratto dell'abate, o capitan Micaro Perrone, un
-noto malvivente, perchè l'abito, che indossa non è
-quello di un bandito<a class="tag" id="tag296" href="#note296">[296]</a>, o di una <i>tabanella</i><a class="tag" id="tag297" href="#note297">[297]</a> come allora
-chiamavansi coloro, che portavano l'abito ecclesiastico
-per svergognarlo e godere immunità per i loro
-delitti; e perchè il Perrone era, come dice il Pollio,
-<i>un cane di vista et tale di opere</i><a class="tag" id="tag298" href="#note298">[298]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Nè mi pare che abbiano aspetto di verità, o almeno
-di giusta appropriazione le figure delle due galere
-(39 x 28 cm.): una caratterizzata come spagnuola (c. 136
-v. 137) e l'altra come francese (c. 137 v. 138). Nè finalmente
-le ultime tre incisioni (39 x 28 cm.) hanno
-alcun che di comune con Napoli e con la rivoluzione
-del 1647. La prima infatti (a cc. 139 v. 140), lavoro di
-un tal Filippo Suchiello da Siena, rappresenta un arsenale,
-forse quello di Venezia, con alcune navi in
-partenza e molta gente che sta ad osservarle. La seconda
-(cc. 140 v. 141), firmata da Orazio Scarabelli
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-fiorentino, rappresenta un torneo assai probabilmente
-celebrato in Firenze. La terza (a c. 142 v. 143), incisa
-da Stefano della Bella pure fiorentino, è dedicata al
-signor Bacco del Bianco ingegnere di S. M. Cattolica
-in Madrid, rappresenta una nave veneziana carica di
-merci.
-</p>
-
-<p>
-Quello però che dimostra evidentemente l'opera del
-Molini in adattare una figura qualunque che gli capita
-tra le mani alle cose che deve narrare, purchè gli dia
-elementi da poter comporre un'illustrazione apposita,
-è l'incisione (a c. 24 v.) appropriata da lui a raffigurare
-il cadavere di Masaniello sui gradini dell'altare
-maggiore della chiesa del Carmine, ove fu posto mentre
-si preparavano le sue esequie. La figura (41 x 28 cm.)
-è abbastanza maltrattata e lacera in guisa che manca
-la parte inferiore del lato dritto di chi guarda. Essa,
-nella parte destra, rappresenta un edificio monumentale
-con colonnato avanti e con la nicchia di una statua.
-Dinanzi l'edificio si veggono alberi e piante. In
-linea degli ultimi scalini dell'edificio, dove l'incisione
-è lacera, si scorgono parecchie figure in parte distrutte.
-Dal lato sinistro poi si veggono in fondo due galere
-e alcune case. Più innanzi è una figura a cavallo seguita
-da altri anche a cavallo. Ed ancora più innanzi
-sopra un masso, un cadavere senza testa tra due gruppi
-di figure. Sotto è scritto: <i>Corpo di Masaniello.</i> Il primo
-gruppo rappresenta uomini con le braccia distese, nudi
-sino alla cintura e avvolti nel resto del corpo in un
-manto e fra essi due bimbi nudi. L'altro gruppo a sinistra
-è formato da un uomo, che sostiene per i capelli
-un capo reciso, sotto al quale è scritto: <i>Testa</i>, ed
-è circondato da uomini con la barba avvolti in mantelli,
-ed alcuni altri indietro che hanno in capo una
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-specie di elmo. Oltre a ciò, a basso dall'uno e dall'altro
-lato, sono due persone prese o ritagliate chi sa da qual
-altra figura ed attaccate su questa. Sotto l'incisione,
-dal lato sinistro, si legge: <i>Ant. Sal. exc.</i>
-</p>
-
-<p>
-Ma tralasciando altre osservazioni<a class="tag" id="tag299" href="#note299">[299]</a> e restringendo
-il mio dire a quello che più si attiene all'argomento
-che ho per le mani, occorre notare quì le figure rappresentanti
-Masaniello e quattro persone di sua famiglia,
-che il Molino inserì nel suo Ms. Esse sono sette,
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-tutte di una stessa dimensione (21 x 29 cm.), e colorite
-a mano. Ridotte dalla fotografia ad un terzo degli originali
-noi pensando di far cosa grata ai nostri lettori
-le riproduciamo in fototipia, e con qualche raffronto
-storico le illustriamo.
-</p>
-
-<p>
-Or nella prima vedesi il ritratto di Masaniello (fig.
-15) in piedi, fatto ad acquerello. È un uomo apparentemente
-di più che 27 anni di età, con la mano
-sinistra appoggiata al fianco, e la destra distesa in atto
-che con l'indice pare mostri qualche cosa. Accanto
-alla testa è scritto in caratteri majuscoli della stessa
-mano, di chi copiava il libro da un lato: <i>Mass'</i> e dall'altro:
-<i>Anjello</i> e sotto: cioè: <i>Tomasso Agnello</i><a class="tag" id="tag300" href="#note300">[300]</a>. Il Capopopolo
-ha i mustacchi neri, piuttosto e volti all'insù
-e la zazzarina; e veste l'abito marinaresco col berrettino
-rosso sul capo, e con l'aggiunta di una grossa tovaglia
-che porta sulle spalle e gli scende innanzi sino
-alla cintura, come lo descrive il contemporaneo Carusi
-che sopra ho riferito.
-</p>
-
-<p>
-Nella seconda figura si osserva <i>Masaniello di Notte</i>
-(fig. 16) secondochè essa è indicata dall'epigrafe apposta
-ai due lati della testa, come nella precedente.
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-Sta a cavallo, con la sinistra tiene il freno e con la
-dritta un corto bastone di comando. Veste di bianco
-con cintura. Ha gli stivali con sproni, e in testa un
-cappello alla spagnuola con penne. La faccia indica
-un uomo anche di più età del precedente<a class="tag" id="tag301" href="#note301">[301]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<i>Masaniello fuori di se</i> (fig. 17) è rappresentato nella
-terza figura. Sta pure a cavallo. Nella dritta impugna
-un lungo spadone. Veste un abito signorile di drappo,
-a quanto pare, con maniche larghe e cappello alla
-spagnola in testa anche con piume. Sembra all'aria,
-all'aspetto, un uomo tutt'altro che volgare. Nè si può
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-scorgere linea alcuna tra questi e i due altri pretesi
-ritratti. Ha la faccia di vecchio, piena di rughe, lunghi
-i capelli che gli scendono dalle tempie, e sul labbro
-non vi apparisce segno di baffi<a class="tag" id="tag302" href="#note302">[302]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Segue <i>Matteo d'Amalfi fratello di Masaniello</i><a class="tag" id="tag303" href="#note303">[303]</a>. L'epigrafe
-vedesi al solito posto. Sta a cavallo e veste da
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-borghese con casacca color d'oro giallo<a class="tag" id="tag304" href="#note304">[304]</a>. Ha il cappello
-in testa con la piuma; e dalla cintura sporge il
-manico di un pugnale. La figura, messa quì dopo il
-testo (fig. 18) ha l'apparenza di un uomo di età, con
-grossi baffi volti in su.
-</p>
-
-<p>
-Vedesi indi la <i>Moglie di Masaniello</i> (fig. 19) e l'epigrafe
-si legge al solito posto. È a mezza figura. Ha l'aspetto
-piacente, occhi grandi e naso aquilino<a class="tag" id="tag305" href="#note305">[305]</a>. Sostiene
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-con le mani un cesto pieno di fiori, che pare
-attaccato sulla figura. Indossa una veste signorile con
-corpetto giallo e maniche turchine. Ha un cappello
-pure di color giallo a falde larghe in testa con piume
-e fiori che le ornano le tempie, sulle quali si ravvolgono
-folti capelli. Alla gola porta una collana con
-croce pendente, la famosa collana donatale dalla Viceregina.
-</p>
-
-<p>
-La <i>Sorella di Masaniello</i> (fig. 20), che segue è pure
-ritratta a mezza figura. È giovane non brutta, anch'essa
-con grandi occhi, ed ha la mano dritta quasi accostata
-alla spalla sinistra. Veste un abito signorile scollato,
-che sembra fatto a fiorami, ed è orlato di merletto
-rosso; non ha cappello, ma una ricca capigliatura
-ornata di fiori alle tempie. Porta pure una collana che
-sembra fatta di pietre.
-</p>
-
-<p>
-Da ultimo vedesi (fig. 21) il <i>Cugnato di Masaniello</i><a class="tag" id="tag306" href="#note306">[306]</a>,
-secondo dice la solita epigrafe. Anch'esso è a mezza
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-figura, e sembra uomo dai 30 ai 40 anni. Ha ricca capellatura,
-grossi baffi rivolti in su e pennello sul
-mento. Veste civilmente con casacca rossa, maniche
-grigie con i rivolti bianchi e collare rovesciato pure
-bianco. Ha in testa un berretto grigio a larghe falde
-ornato di penne rosse, e colla sinistra sostiene una
-carta scritta a mano che dice: <i>Memoriale al signor Capitano
-Generale del Fidelissimo popolo di Napoli. Li Signori
-di Salerno.</i> Il carattere della scritta è diverso da
-quello del cod. Ms. e sull'alto, a sinistra della testa,
-si legge: <i>Qui rincontro rappresenta quando fu portato
-fuori del Carmine la testa di Massaniello..</i>
-</p>
-
-<p>
-Questo è il soggetto delle figure del Ms. Bolognese
-che riguardano il mio argomento, e questo è il modo,
-con cui sono state condotte. Ma quale è l'autenticità,
-quale la veracità delle medesime? A me pare che bene
-e spassionatamente considerate esse non possono ad
-una sola ed istessa stregua giudicarsi. Alcune, cioè
-<i>Masaniello di notte</i> e <i>Masaniello fuor di se</i> debbono,
-a mio giudizio, ritenersi come fantastiche ed arbitrarie
-illustrazioni che, al pari di quelle di cui sopra ho
-parlato, il Molini appropriò al suo racconto ed inserì
-nel libro che compilava. Difatti, a prescindere dalla
-pochissima o niuna rassomiglianza che hanno tra loro,
-e con gli altri ritratti di Masaniello, ed anche con lo
-stesso acquarello del Ms. Bolognese, v'è un altro argomento
-a smentirli. Certamente è assai inverosimile
-che simile che siasi voluto ritrarre o ricordare il Capopopolo
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-in una azione ordinaria di nessuna importanza
-quale è quella di andare a cavallo di notte per
-la città, mentre si avrebbe potuto raffigurarlo in atto
-che andava a Palazzo o che alla testa del lazzari combatteva
-e prendeva prigionieri i 500 alemanni che venivano
-contro il popolo in S. Giovanni a Teduccio. Nè
-d'altronde il fatto che intendevasi rappresentare
-dall'atteggiamento e dall'insieme del personaggio si sarebbe
-compreso se il Molini non l'avesse fatto scrivere
-sulla figura stessa. Così pure niente dimostra la pazzia
-di Masaniello nell'altra figura se non l'epigrafe appostovi.
-D'altra parte per lo meno mi sembra dubbia la
-figura di Matteo o Giovanni di Amalfi, che è dello
-stesso tipo di quelle che rappresentano l'Eletto Arpaja
-e di qualche altra tavola simile prodotta dal Molini.
-Non così per le altre. Imperochè l'acquarello di Masaniello
-se per i baffi neri, folti e volti in su, onde è
-fornito, può ritenersi come il tipo di tutte le figure
-immaginarie di lui fatte in Olanda ed in Inghilterra,
-pure la nota caratteristica della tovaglia con cui è dipinto
-si dimostra opera di uno che aveva visto l'originale,
-e lo dipingeva pur non avendolo innanzi.
-</p>
-
-<p>
-Nè diversamente è da dirsi intorno alla moglie, la
-sorella e al cognato di Masaniello, perchè quantunque
-non si abbia alcun confronto che possa servire come
-pietra di paragone per stabilirne l'autenticità, pure la
-napolitanità delle fisonomie delle due donne e il Memoriale
-che tiene in mano il cognato me li fanno
-ritenere per autentici e genuini.
-</p>
-
-<p>
-Per quanto poi riguarda la parte artistica tutte queste
-figure sono, come chiaramente si vede, lavori dozzinali
-incisi in legno da artisti di poco valore, forse
-non napolitani, ma che lavoravano pel popolo desideroso
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-di conoscere o di tener ricordo del suo Capitan
-Generale. Esse per la poca abilità degli esecutori, non
-danno che un'approssimativa idea del personaggio che
-intendevano rappresentare. Sembra inoltre che miseramente
-finita la rivoluzione, sparissero dal commercio,
-o perchè distrutte per timore degli Spagnuoli,
-o perchè poco curate dalle persone intelligenti e da coloro,
-che per altro non avevano mancato di raccogliere
-notizie e di narrare i fatti di cui erano stati testimoni.
-E poichè niuna di esse, si trova inserita nei tanti Mss.
-e nelle non poche raccolte di fogli volanti e di stampe
-riguardanti quell'avvenimenti ed appartenenti a quell'epoca,
-dobbiamo essere grati al buon frate rocchettino,
-che forastiere e curioso non disdegnò di raccogliere
-e conservare questi singolari ricordi che altrimenti
-sarebbero andati al certo perduti.
-</p>
-
-<p>
-Altri ritratti di Masaniello eseguiti intorno a quel
-tempo io non conosco. Non debbo però tacere di una
-testa di legno volgarmente attribuita a lui, e che per la
-misteriosa epigrafe, con cui era indicata, probabilmente
-appartenente all'epoca del viceregnato spagnuolo. Ne
-ricavo la notizia da un opuscolo recentemente pubblicato
-dal chiaro Barone Guiscardi<a class="tag" id="tag307" href="#note307">[307]</a>, nel quale, notando
-un lavoro in legno di mano maestra che raffigurava
-un teschio e che si conservava in una cassettina nel
-Museo di S. Caterina a Formiello di questa città, nel
-1799 andato male, egli pensa che “dovesse essere il
-simulacro della testa di Masaniello„. E per verità
-fondatamente rileva una tale congettura dall'indovinello
-stampato, che era posto sulla detta cassettina e che è
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-riportato nella p. 13 dell'“Istruzione al forestiere ecc.
-intorno al Museo dei Domenicani del Convento di S. Caterina
-a Formiello„ stampata nel 1791; ove leggevasi così:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Ebbi in Napoli, ignobil cuna e vile</p>
-<p>Fui pien d'ardir, pieno di vizi, in loco</p>
-<p>Di tumulti mi trassi. A me simile</p>
-<p>Volgo insano commossi; e a poco a poco</p>
-<p>Sdegnai me stesso ed il mio stato umile,</p>
-<p>Empio eccitando e temerario foco</p>
-<p>Ma volendo smagliar le mie ritorte,</p>
-<p>Anzichè libertà trovai la morte.</p>
-</div>
-
-<p>
-Le quali parole sotto un velo abbastanza trasparente
-indicano il Capopopolo.
-</p>
-
-<p>
-Senonchè la vanità di questa volgare credenza è di
-per se stessa ad ognuno manifesta. Io per me credo
-che probabilmente la testa d'un <i>pastore</i> (personaggio
-da presepe) diè ad un qualche conservatore del Museo
-di S. Caterina, che aveva il ticchio di far poesie, la
-materia e l'occasione di comporre quel concetto letterario
-e morale<a class="tag" id="tag308" href="#note308">[308]</a>. Ma può anche supporsi che il popolo
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-minuto di Napoli battezzasse un teschio qualunque,
-che ivi non saprei dire per quale ragione notavasi,
-per la testa di Masaniello; proprio al modo istesso
-come, secondochè leggo altrove nella citata <i>Istruzione</i>,
-ebbe ferma opinione che un lungo spadone pur anche
-conservato in quel museo fosse stato maneggiato dal
-famoso Rinaldo, le cui prodezze allora si cantavano
-nelle piazze con gran concorso di uditori. I quali, dopo
-udito il cantastorie stupefatti andavano al museo della
-Speziaria di S. Caterina a Formello a rimirar come
-incantati la spada del favoloso eroe<a class="tag" id="tag309" href="#note309">[309]</a>. E bisogna dire
-inoltre che il P. d'Onofrii, autore di quella <i>Istruzione</i>,
-avvedutosi a tempo della falsa ed erronea attribuzione
-data a quella testa, nello stesso anno 1791, la ristampò,
-togliendone soltanto l'articolo della cassettina con la
-relativa ottava, il che osservò pure nell'altra edizione
-del 1796. Ma ciò, a quanto pare, non valse a togliere
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-l'inveterato errore; poichè nei magazzini del Museo
-Nazionale in S. Martino si trova tutt'ora una testa di
-legno voluta (come si dice nell'Inventario, ma da nessuna
-creduta) di Masaniello.
-</p>
-
-<p>
-Mi resta ora, a far parola di una medaglia, nella
-quale, si vede il nome e l'effige di Masaniello, fatta di
-fantasia. Essa fu coniata a quanto pare, nella seconda
-metà del secolo XVII in Olanda, dove allora era viva
-e grandissima la fama del Capopopolo di Napoli e delle
-sue straordinarie vicende, e si traducevano e si pubblicavano,
-come di sopra accennai, ripetutamente opere
-sull'argomento. Ed in pruova di ciò, basta soltanto
-ricordare quel che si narra del celebre Benedetto Spinoza,
-che, giovanissimo, volle disegnare a penna il
-ritratto del pescatore napoletano, come allora era rappresentato
-nelle istorie e nelle incisioni che in quelle
-contrade si divulgavano<a class="tag" id="tag310" href="#note310">[310]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Or la medaglia della grandezza di 70 millimetri
-ha, da un lato, impressa l'immagine di Masaniello a
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-mezza figura, con baffi e capelli a zazzera e col capo
-scoverto. È fiancheggiata da due popolani che sorreggono
-con una mano una corona antica sulla testa di
-Masaniello, e con l'altra mano si appoggiano agli scudi
-che hanno a lato.
-</p>
-
-<p>
-Sotto il busto, contornato da fregi a cartoccio si legge:
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>Masaniello vissche</i> [r]<br />
-<i>En coninck v. Naples</i><br />
-<i>1647</i>
-</p>
-
-<p>
-cioè: <i>Masaniello pescatore e Re di Napoli. 1647</i><a class="tag" id="tag311" href="#note311">[311]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Dall'altro lato si vede il busto di Oliviero Cromwel,
-fiancheggiato da due guerrieri, in costume antico romano,
-che con una mano reggono una corona di alloro
-sulla testa del medesimo, e con l'altra si appoggiano
-parimente agli scudi che hanno a lato. Sotto il busto,
-contornato dai medesimi fregi che si veggono nell'altra
-faccia, si legge:
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>Olivar Cromwel<br />
-Protector V. Engel<br />
-Schot en Irlan.</i>
-</p>
-
-<p>
-cioè: <i>Oliviero Cromwel protettore dell'Inghilterra, Scozia
-ed Irlanda.</i>
-</p>
-
-<p>
-Sul taglio poi della medaglia sta inciso;
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>Violenta imperia nemo continuit diu</i>
-</p>
-
-<p>
-Il motto è di Seneca, tratto dalla tragedia <i>Troades</i>
-verso 258.
-</p>
-
-<p>
-La medaglia, come mi assicura l'egregio Dr Arturo
-Sambon, che si occupa con tanta intelligenza ed amore
-della storia numismatica della nostra regione, e che è
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-stato da me interrogato sul proposito, non è riportata
-nell'opera di G. Van Loon, che descrive una grandissima
-quantità di queste medaglie popolari o gettoni
-olandesi assai interessanti, perchè rispecchiano al vivo
-i sentimenti del popolo sugli avvenimenti contemporanei.
-Da chi e per quale occasione essa fosse stata
-coniata, io non saprei dire. Solo, dalla leggenda incisa
-sul taglio, mi pare che si possa con molto fondamento,
-affermare che sia stata impressa durante la dominazione
-di Oliviero Cromwel nella Gran Brettagna, e da
-chi era di un partito avverso ai moti rivoluzionarii
-di quell'isola. Essa, a mio credere, è quasi un monito,
-che si fa all'usurpatore del trono degli Stuardi, mettendolo
-a confronto di Masaniello, il cui imperio era
-così poco durato.
-</p>
-
-<p>
-Se non che il confronto; in quanto riguarda il concetto
-politico dell'uno e dell'altro personaggio non è
-internamente esatto, poichè gli autori della medaglia
-giudicavano l'agitatore Napolitano con le idee che di
-lui allora si avevano in Olanda, ed in altre contrade
-straniere. Masaniello per il mutamento che la sollevazione
-da lui iniziata ebbe nel terzo periodo (novembre
-1647-6 aprile 1648), fu malamente colà creduto un fanatico
-repubblicano. E tale pure alcuni oggi volgarmente
-vorrebbero caratterizzarlo. Ma così opinando
-costoro falsarono e falsano la mente di Masaniello. Il
-concetto del povero pescivendolo era affatto diverso.
-Esso evidentemente compendiavasi nel motto, che da
-lui fu indettato ai <i>guaglioni</i> ed ai <i>lazzari</i> suoi compagni
-e seguaci e che fu il grido di guerra dei sollevati,
-cioè:
-</p>
-
-<p>
-— Viva Dio, viva il Re e muoja il mal governo.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-</p>
-
-<h2 id="quarta">PARTE QUARTA
-<span class="smaller">DOCUMENTI</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-</p>
-
-<h3>I.</h3>
-<p class="letter">
-<span class="smcap">Lettera di Giulio Genoino agli Accademici Oziosi
-intorno alle pretensioni del popolo di Napoli</span></p>
-
-<p>
-<i>Alli Signori Accademici Otiosi</i> — Mi è stato riferito ch'io
-sia stato ripreso da alcuni della Vostra Accademia de certo
-mio parlamento fatto pubblicamente a Sua Eccellenza in
-Palazzo nella sala dell'Ecc. della Signora Viceregina, lunedì
-li 6 del presente mese di Maggio 1620. Provate con dire che
-in quello sia stato da me usata arte oratoria e mordace.
-Quel mio ragionamento fu a fatto all'improvviso, a richiesta
-di alcuni miei Cittadini, et se in qualche cosa impensatamente
-non dicevole fussi trascorso, mi faranno piacere le
-Signorie Vostre (scrivendoli io a quest'effetto) corregermi,
-et perchè non me si attribuisca dal volgo quello che io non
-ho detto, vengo hora a punto a scriverli quanto io all'hora
-dissi, che altro non fu che questo:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Sono venuto, Signore Eccellentissimo, da parte di questo mio Popolo
-qui presente ad esporre querele, sperar giustizia, et impetrar gratie. Querele,
-Signor Ecc.mo. Si è inteso che molti nobili di piazza (salvo però la
-pace di coloro che non intervengono a tal consiglio) facciano conventicoli,
-conspirazioni, et monopolii in diversi privati luochi, case, chiese
-et ridotti; cose detestabili et da ogni legge prohibite; et sì questa nobiltà
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-ha da fare alcun parlamento, ha le sue pubbliche Piazze, dova gionta
-potrà deliberare et concludere ogni suo parlamento, sì come fa questo
-mio Popolo. Quello che questo mio Popolo sospetta contro detta nobiltà,
-è che quanto dichi et operi sia cospirazione contro di esso et contro di
-chi l'Eccellenza Sua può immaginarsi, e per quanto vedo, fa la mira al
-piede per colpire in testa: l'uno et l'altro capo prenderà peso di provare
-questo mio Popolo. Intenderà forsi questa nobiltà in questo modo privarci
-di quel bene ove è fundata ogni nostra speranza; non sarà giammai
-et s'inganna di lungo. Pretenderà forsi suppeditare questo mio Popolo?
-Non conviene, essendo suo affezionatissimo. Intende forse esser nostra
-tiranna? Nè questo, mentre stiamo sotto regia protezione. Finalmente
-pretenderà farci suoi schiavi? Il che non sarà giammai, poichè se al proprio
-nostro Re non havemo altro obbligo se non di fidelissimo vassallaggio,
-come si presumerà che dobbiamo esser schiavi a questa privata
-nobiltà? Erra certamente alla lunga: dovrebbe al fine porre mente a
-tante cose, nè fastidirse più l'orecchia del nostro Re di tante querele et
-messi, et lasciar quieta la Cattolica Maestà attendere ad altro, et a cose
-più gravi che in queste nostre gare, pretensioni et liti, et quelle fra noi
-con amorevolezza terminare et finire; al che con vivo affetto di cuore
-preghiamo la detta nobiltà et quelle debbiamo con amorevolezza vicendevole
-componere; nel che l'Eccellenza Sua non sia più giudice nostro,
-ma amichevole compromissore.
-</p>
-
-<p>
-A questo con ardente affetto di cuore anzi con vive lagrime da parte
-di questo mio Popolo prego voi tutti Signori qua presenti che vogliate
-adoprare ogni vostro valore, potere et forza, che questa nobiltà resti
-quieta di vivere unita col suo carissimo Popolo, e che gli ceda quella
-parte di autorità che nelle cose comuni di giustitia li conviene, non l'aggravi
-più, ma lo sollevi a ciò non habbia occasione alla fine darsi in
-preda di disperatione, et quello che detta nobiltà con occulti conventicoli
-contro di esso consulta l'habbia a dirlo in pubblica piazza. Viviamo
-dunque in tranquilla pace. Anzi si è risoluto questo mio Popolo chiamare
-con citatorio pubblico editto detta nobiltà a giusto et onorevole
-partito di quiete et questo acciò sia manifesto appresso Iddio et il mondo
-tutto quanto questo mio Popolo desideri la tranquilla pace.
-</p>
-
-<p>
-Et voi, Signor Ecc.mo, non volendo questa nobiltà inchinare l'orecchia
-a preghiere di questo Popolo, et volendo più oltre procedere in dette
-sue ostinate cospirationi, allora la pregamo voglia usare il debito rigore
-della sua giustizia contro li trasgressori, come disturbatori della universale
-quiete et pace. Et quando che no, avemo, signore Eccellentissimo,
-un volgare nostro napoletano proverbio che “il mal guadagno sparte
-compagnia„. Si è visto, signor Ecc.mo, che da questa nostra comunità
-(ma per opera non so de chi) s'è causato un mal guadagno; si sa quanti
-milioni di oro deve questa nostra Città: si dovrebbe per ragione, per sollevamento
-di quella, dividere questo peso, et la mità pagarne il nostro
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-Popolo et l'altra mità la detta nobiltà. Ma ecco, signore Ecc.mo, come
-quello mi risponde: Questo non è giusto nè conviene, che, essendo il
-Popolo tanto numeroso et la nobiltà tanto pochi, paghi la maggior parte
-il Popolo et una minima parte paghi la Nobiltà; al che li dico come li
-pesi sono tutti del Popolo et gli onori tutti della Nobiltà? Queste, signore
-Eccellentissimo, sono male spartenze: <i>leonina divisio.</i>
-</p>
-
-<p>
-È stabilito per autorità di legge che nessuno a forza sia tenuto stare in
-compagnia; per ciò quando la nobiltà si vorrà attribuire più di quello,
-che le tocca di questa nostra Comunità et unione, allhora è resoluto
-questo mio Popolo di vivere dissunito da quella. et da mo le dice: Addio,
-restate in pace.
-</p>
-
-<p>
-Questo basti all'esponere di querele et aspettar giustitia. Resta, signore
-Eccellentissimo, de impetrar gratia.
-</p>
-
-<p>
-Et primo sa l'Eccellenza Sua quanto è povero questo mio unito Popolo
-che non ha altro eccetto il solo legato della felice memoria del Serenissimo
-Re Cattolico, che appena basta a distribuire li legati pii, et pie dispositioni;
-perciò è resoluto fra sè stesso fare una tassa et per volontarie
-contributioni fare almeno la somma di ducati 30000, et quelli poi convertire
-in compra de annue intrate, anzi quelli de anno in anno cumulare,
-acciocchè si possa di dette entrate soggiovare in ogni urgente bisogno,
-mantenimento di lite, et tutte altre cose in comune et in privato,
-che sarà espediente di detto popolo, conforme li bisogni che di giorno
-in giorno potranno occorrere a questa volontaria attione. Si supplica il
-beneplacito et consenso di Vostra Eccellenza.
-</p>
-
-<p>
-2. Mira l'Eccellenza Sua questa nobiltà, che sta nel suo cospetto, come
-sta pregiata, pomposa et ornata. Mira all'incontro questo mio Popolo
-che sta humile et con quelle sue positive vesti, che per decentia del loro
-stato così conviene stiano vestiti. Perciocchè si supplica Vostra Eccellenza
-che, per ornamento e decoro di questo Popolo, voglia permettere
-l'Eccellenza Sua che a questi populari Capitani et Consultori se li permetta
-vestire di una veste lunga talare a modo di senatoria veste, et di
-quella servirse assolutamente in tutte le pubbliche functioni che lui farà,
-et quando compare all'aspetto dell'Eccellenza Sua per cose pubbliche.
-Questo domando per onore et decoro di questo mio Popolo et a ciò reveriscano
-tanto più l'Eccellenza Soa et a sua gloria.
-</p>
-
-<p>
-3. Ha stabilito questo mio Popolo deputare sei di ciascuno di detti Capitanii
-e Consultori ogni dì, acciocchè comparino ogni mattina avanti
-l'Eccellenza Sua, et quella umilmente salutino et se li offeriscano per
-servi et le ricordino che li sono fidelissimi.
-</p>
-
-<p>
-4. Instantemente pregano l'Eccellenza Sua almeno si lasci personalmente
-vedere una volta la settimana nella Piazza di questo suo Popolo, acciocchè
-vedendo il suo aspetto viva lieto et sicuro.
-</p>
-
-<p>
-5. et ultimo. Signore Ecc.mo, le propongo questo che è successo a me
-medesimo, che andando l'altro hieri a pigliare possesso di questo mio
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-ufficio ebbe loco appena di unirsi questo popolo ad esercitare detto atto;
-attesochè quelle Reverendi Padri di Santo Agostino, per erigere il Campanile,
-hanno sfabbricato quello antichissimo edifizio dove se univa detto
-Popolo. Perciò non ha luogo dove unitamente congregarsi.
-</p>
-
-<p>
-Si è resoluto edificare un particular luogo dove si possa per lo advenire
-quello unirsi, quale s'intitolerà: Seggio della Piazza Popolare, e là
-possa unito parlare di tutte pubbliche cose occorrenti. Tutte queste sono
-gratie, che si supplica l'Eccellenza Sua potrà a quello facilmente concedere,
-mentrechè sono cose volontarie et non pregiuditiali al terzo et per
-maggior onore et quiete di detto popolo, del che humilmente supplica
-l'Eccellenza Sua e gli fa reverenza. Ho detto, Ecc.mo Signore.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Questo è quanto io esposi nel mio ragionamento et non
-altro, et si pure il volgo o altra persona dicesse aver detto
-altro di questo, erra. Vedete dunque se in detto ragionamento
-ho commesso alcun eccesso, riceverò volentieri l'emenda
-et correzione, del che instantemente li prego. E gli
-fo humilissima riverenza. Delle Signorie Vostre.
-</p>
-
-<p class="indr">
-Servitore Affezionatissimo<br />
-<span class="smcap">Giulio Genoino</span><br />
-<i>Eletto del Popolo Napolet.</i>
-</p>
-
-<h3>II.
-</h3>
-
-<p class="letter">
-<span class="smcap">Lettera dell'Eletto e della Piazza popolare a D. Baldassarre
-Zunica presidente del Consiglio d'Italia, con
-cui si espongono le querele di essa contro le Piazze
-nobili.</span></p>
-
-<p>
-“Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore — Sono tanti et
-tali gli aggravii et vilipendii che questa nostra Piazza del
-fidelissimo Popolo napoletano (tanto devoto della Maestà
-Sua et dei suoi reali Ministri, et in particolare di Vostra
-Eccellenza) riceve giornalmente dalle piazze de' Nobili un
-disservizio di Dio, del Re N. S. et del ben publico, che obbligheriano
-noi, che la governiamo, a venire o mandare
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-cento et mille volte l'hora in codesta Real Corte ai piedi
-della Maestà sua e suoi Consigli per gli opportuni rimedii.
-Ma, poichè questo non ci è permesso, mercè che questa
-povera Piazza non ha modo dello spendere, come l'hanno
-quelle de' Nobili, che (per le prerogative che ora godono
-di poter quattro di esse sole far conclusione di Città, benchè
-la nostra Piazza pretenda non senza raggione o la parità
-de' voti, o che non possa farsi cosa senza la nostra saputa,
-giacchè così conviene al servizio del pubblico e del Re),
-spendono e spandono del peculio universale come lor pare
-et piace, ancorchè ci habbiano così poca parte; poichè l'entrate
-della Cittâ si cavano mille volte più da questo Popolo
-numerosissimo che da' Nobili che sono così pochi; habbiamo
-stimato ben degno, se non in tutto almeno in parte,
-ragguagliarne V. E. Capo del Consiglio d'Italia, et sopra
-modo zelante del servizio di Sua Maestà et beneficio de'
-suoi sudditi, et supplicarla con questa (se pure la nostra
-buona fortuna vuole che ella capiti nelle sue mani, poichè
-possiamo assicurarcene per la potenza e stratagemmi degli
-avversarii), a degnarsi far queste nostre giuste querele pervenire
-alle reali orecchie della Maestà sua, acciocchè possa
-essa nostra fidelissima Piazza, riportarne quelle gratie et
-provvigioni che la giustizia de' suoi miserabili casi ricerca;
-assicurando V. E. che non meno sarà opera degna di vera
-pietà christiana l'adoperarsi essa con la Maestà del Nostro
-Re a pro di questo fidelissimo Popolo, di quello che sarebbe
-se l'Eccellenza Sua cavasse dalla schiavitudine molte migliaia
-di persone.
-</p>
-
-<p>
-Saprà dunque V. E. che tra le molte cose, nelle quali è
-venuta e viene la nostra fidelissima Piazza aggravata et vilipesa
-da' Nobili (tacendo l'altre peggiori per hora per non
-tanto fastidirla con la lunghezza di questa lettera) ve ne
-sono tre che a nostra istanza si discutono in questo regio
-Collaterale.
-</p>
-
-<p>
-L'una è che quattro delle cinque Piazze nobili conclusero
-ad Agosto passato, ciascuno da per sè separatamente, contro
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-la forma del dovere e del solito, che dovesse tenersi aggente
-perpetuo in cotesta Corte, et in effetto, senza chiamare
-la nostra Piazza, elessero il Dottor Giovan Camillo
-Barnaba, che quivi resiede, con provvisione di 600 ducati
-l'anno, a tempo che questa Città va debitrice sinhora (e
-Dio perdoni a coloro, per colpa de' quali ciò è avvenuto) in
-più di 11 milioni, senza le tante centinaia di migliaia di
-ducati che deve di terze vecchie, non ad essi Nobili, Signore
-Eccellentissimo, perchè ha ben saputo e potuto pagarsi:
-ma a tante povere vedove, pupilli et altri miserabili
-del popolo.
-</p>
-
-<p>
-L'altra, che a' 9 di Settembre anche passato, deputarono
-et mandarono per ambasciatore in codesta medesima Real
-Corte il Padre Taruggi dei Gerolomini, senza il nostro intervento
-e saputa, e non obstante che dal Collaterale Consiglio
-fosse stato tre giorni prima, mediante provvisione
-agli stessi nobili notificata a' 6 del medesimo mese, ordinato
-che non si mandasse.
-</p>
-
-<p>
-E la terza, che havendo la stessa piazza de' Nobili firmata
-una capitolazione, sotto il titolo di <i>Riforma de' Tribunali</i>
-della nostra Città, per la quale si levano e tolgono
-affatto non pure alla nostra fidelissima Piazza et ai suoi
-Eletti le loro antiche raggioni et autorità, ma anche a' regii
-Ministri che in essi Tribunali assistono a petition nostra,
-hanno rechiesto essa nostra Piazza a concorrere alla detta
-riforma, et noi abbiamo ricusato di farlo per essere cosa
-di tanto nostro preiudizio e della Reale giuridittione.
-</p>
-
-<p>
-Intorno alle due prime V. E. resterà servita veder dalle
-qui incluse copie come già per decreto del Signor Regente
-Valenzuela, commissario in questo particolare delegato
-dall'Illustriss. Signor Cardinale Vicerè, sta sospesa l'elettione
-di Aggente, et per decreto parimente di tutto il Collaterale,
-annullata l'ambasceria del Padre Taruggi, come fatte illegittimamente
-et contro la forma del dovere.
-</p>
-
-<p>
-Et in quanto alla terza, già si sta da noi facendo istanza
-appresso questi signori Reggenti che sieno intese le nostre
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-raggioni. Non lasciando di dire a V. E. che i sudetti Nobili
-oltre l'haver privato alcuni dei nostri di qualche carica o
-officio conferitogli dalle lor Piazze, senz'altra caggione che
-di non haver voluto aderire a' loro disegni, si sono lasciati
-trasportar dall'odio conceputo contro di noi, solo perchè
-habbiamo voluto difendere le ragioni della nostra Piazza
-con termini della giustizia contro le loro irragionevoli pretensioni
-et conclusioni, che e privata et pubblicamente in
-absenza et in presenza nostra non si sono astenuti dal maltrattarne
-di mille ingiurie et minacce, come ne abbiamo
-dato parte all'Ill. signor Cardinal Vicerè et suo Collaterale
-Consiglio, forse per provocarci a farne qualche resentimento
-da per noi, per lo quale poi avessero potuto tacciarne
-di persone rivoltose et inquiete. Ma noi habbiamo il tutto
-sopportato con animo piucchè forte per non cagionare qualche
-giusta alterazione al nostro fedelissimo Popolo, il quale,
-come chè non è mai stato solito di ricevere simili affronti
-della Nobiltà nelle persone de' suoi Eletto, Capitani et Consultori,
-da che è stata fondata questa Città, facilmente havrebbe
-potuto far qualche movimento di vendetta, se noi
-havessimo cercato di rissentirci dell'aggravio fattone, e non
-havessimo procurato diminuire al possibile la gravità delle
-cose appresso quelli de' nostri quartieri. Anzi, hierimattina,
-27 del corrente, vigilia dell'odierna festa de' gloriosissimi
-Apostoli Simeone e Giuda, tutte le Cinque piazze Nobili ad
-una stess'hora, unite, ciascuna però nella sua, con manifesto
-monopolio (con riverenza) conclusero che si facessero
-deputati, i quali potessero, per mezzo del sudetto Padre
-Taruggi asserto ambasciadore o d'altri, non pur resentirsi
-dalle istanze fatte (com'essi dicono) tanto licenziosamente
-dalla nostra Piazza in disservizio del Publico, ma dar parte
-a S. M. degli aggravii, che dicono haver patiti nel particolare
-delle istanze fatte anche da noi intorno all'haver voluto
-impedire il detto Padre, dove medesimamente si dolgono
-e del signor Vicerè (di niuno de' quali non mai si contentarono)
-che del Collaterale, per ordine del quale, con somma
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-giustizia, si prende informationi contro i deputati c'hanno
-spedito il medesimo Padre, cosa che mai si ricorda c'abbiano
-fatto contro questa fedelissima Piazza, della quale
-sempre hanno fatto qualche stima, fuorché da alcuni mesi
-in qua, sebben crediamo (se pur ad altro non hanno l'occhio)
-che tutto ciò habbiamo fatto et facciano per atterrirci
-et farci desistere dalle oppositioni, che tanto giustamente
-facciamo alle loro ingiuste conclusioni et pretensioni, et
-ottenere per questa strada quanto bramano, poiché veggono
-che questa nostra fidelissima Piazza è hoggidì, per gratia
-d'Iddio, retta e governata da persone da bene (se pure è
-lecito lodarci con la propria bocca) timorose di Dio e della
-giustizia, et sopratutto amiche della pace e zelose del servitio
-della M. S. et in particolare del suo Eletto, di conosciutissima
-bontà e qualità. Però noi staremo sempre fermi
-e saldi et attenderemo coi termini del dovere e della giustizia
-la difesa delle nostre raggioni, sintanto che da chi
-può comandarci non ci verrà altrimente commesso et ordinato,
-ancorchè ci fosse con notabile preiudizio dell'havere
-dell'honore et della vita di tutti noi.
-</p>
-
-<p>
-Abbiamo dunque, signore Eccellentissimo, voluto narrare
-queste cose a Vostra Eccellenza, sia perchè Ella ne stia
-com'è di dovere informata, sì anche, come detto abbiamo,
-perchè ci faccia la gratia col suo christianissimo zelo di
-farlo a saper a S. M. acciocchè et Ella et V. E. col suo Consiglio
-non pure intendano che suddetti Aggente et Ambasciadore
-sono stati dichiarati nulli, come eletti contro la
-forma della raggione e che come tali non devono esser ammessi
-et ascoltati, ma anche la M. S. provvegga con la sua
-giusta e potente mano in maniera che non siamo a questo
-modo maltrattati e dispreggiati da questi Nobili che ad
-altro non aspirano che a farsi soli et assoluti padroni del
-maneggio delle cose, di questa Città, senza la nostra fidelissima
-Piazza del Popolo ci abbia una menoma parte. E
-per fine baciando a Vostra Ecc. humilissima et riverentemente
-le mani le preghiamo da Sua Divina Maestà il colmo
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-di ogni felicità e compita grandezza — Di Napoli a 28 Ottobre
-1622 — Humilissimi e Devotissimi Servi — L'eletto, Capitani
-et Consultori della piazza del fed. Popolo Nap. —
-<i>Paolo Vespolo</i>, eletto — <i>Anello Auricola</i>, cons. — <i>Orlando Prencipe</i>,
-capitano — <i>Giacomo Pinto</i>, cons. — <i>Giuseppe Palmisano</i>,
-capitano — <i>Giov. Ang. della Monica</i>, cons. — <i>Giov. Batt. Pelliccia</i>,
-capit. — <i>Pietr'Antonio Ferrante</i>, cons, et capit. — <i>Andrea
-Pulce</i>, capit. — <i>Loise Rispolo</i>, Cons, et Cap. — <i>Agost. de Juliis</i>,
-cap. — <i>Agost. Miranda</i>, Cons, e capit. — <i>Francesco d'Anna</i>,
-capit. — <i>Francesco Schettino</i>, capit. — <i>Horatio Pisano</i>, capit. —
-<i>Giov. Loise Saggio</i>, capit. — <i>Giuseppe Maffeo</i>, capitano — <i>Giov.
-Tommaso Giovine</i>, capit. — <i>Pietr'Antonio Sorrentino</i>, cap. —
-<i>Genn. Fasano</i> cap. — <i>Santolo Manso</i>, cap. — <i>Ottavio Cassano</i>,
-cap. — <i>Marcello Manna</i>, cap. — <i>Bened. Mancino</i>, cap. — <i>Ottavio
-di Mayo</i>, cap. — <i>Lutio di Maria</i>, cap. — <i>Giov. Andrea Sances</i>,
-capitano — <i>Giov. Andrea Canale</i>, cap. — <i>N. Giov. Vinc. Petito</i>,
-cap. — <i>Cesare Campanile</i>, cap. — <i>Paolino d'Amato</i>, cap. — <i>N.
-Giov. Bernardino de Juliano</i>, Cap. et Secr.„
-</p>
-
-<h3>III.
-</h3>
-
-<p class="letter">
-<span class="smcap">Bando, con cui si ripete l'ordine di doversi rivalere le
-robe mobili, che erano state prese da diverse case per
-ordine di Masaniello.</span></p>
-
-<p>
-Philipphus dei Gratia Rex. etc.
-</p>
-
-<p>
-Per un altro nostro Banno fu ordinato che chi tenea robbe
-mobili di qualsivoglia conditione prese da diverse case,
-borghi e casali di questa fedelissima Città, consistentino in
-gioie, in oro, argento di qualsivoglia maniera, drappi d'oro,
-seta et altro prese per ordine del q. Masaniello d'Amalfi o
-per altro ordine le debbiano rivelare sotto pena della confiscazione
-et altre a nostro arbitrio. E perchè molti pochi
-hanno rivelato appresso di chi fossero dette robbe, per
-questo acciò si possa provvedere di giustitia vogliamo che
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-in termine di ventiquattro ore doppo la pubblicatione di
-questo lo debbiano rivelare all'Eletto o al Presidente Genoino
-delegato per S. E. E se in questo termine di ventiquattr'ore
-doppo l'affissione del presente Banno non le riveleranno
-si dà indulto a tutti quelli, quali etiam saranno
-stati complici et oltrechè se reveleranno in potere di chi
-si ritroveranno dette robbe, se le darà la terza parte della
-pena, nella quale saranno incorsi li trasgressori, quale se
-le darà sicuramente. Dat. Neap. die 19 Julii 1647 — <i>Il Presidente</i>,
-<span class="smcap">D. Giulio Genoino. D. Marzio Scalesio</span>, <i>segretario</i>.
-</p>
-
-<div class="somm">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-</p>
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE</a></h2>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td><a href="#prefazione">Prefazione</a></td> <td class="pag">pag. v</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><a href="#notizie">Notizie di alcune opere inedite</a> adoperate in questi ricordi</td> <td class="pag">3</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><a href="#prima"><span class="smcap">Parte prima</span></a> — La Piazza del Mercato di Napoli e la casa di Masaniello</td> <td class="pag">19</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><a href="#seconda"><span class="smcap">Parte seconda</span></a> — La famiglia di Masaniello</td> <td class="pag">61</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><a href="#terza"><span class="smcap">Parte terza</span></a> — Masaniello ed alcuni di sua famiglia effigiati nei quadri, nelle figure e nelle stampe del tempo</td> <td class="pag">137</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><a href="#quarta"><span class="smcap">Parte quarta</span></a> — Documenti</td> <td class="pag">181</td>
- </tr>
-</table>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-</p>
-
-<h2>APPENDICE FIGURATIVA</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffig1"></a>
- <img src="images/fig1.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Fig. 1. — <span class="smcap">Micco Spadaro</span>: Il Mercato di Napoli durante la rivoluzione. (<i>Museo Nazionale di Napoli</i>)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffig2"></a>
- <img src="images/fig2.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Fig. 2. — Dettaglio del quadro di Micco Spadaro: (<i>Masaniello parla al popolo</i>)
-(Vedi testo, <a href="#Page_145">pag. 145</a>)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffig3"></a>
- <img src="images/fig3.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Fig. 3. — Parte centrale del quadro di Micco Spadaro: (<i>Masaniello a cavallo</i>)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffig4"></a>
- <img src="images/fig4.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Fig. 4. — La piazza del mercato: (<i>da una stampa dell'antica Guida di Napoli del Parrino</i>)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffig5"></a>
- <img src="images/fig5.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Fig. 5. — Il Duca d'Arcos: (<i>Stampa antica</i>)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffig6"></a>
- <img src="images/fig6.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Fig. 6. — Don Giulio Genoino: (<i>Stampa antica</i>)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffig7"></a>
- <img src="images/fig7.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Fig. 7. — Il Cardinale Ascanio Filomarino: (<i>Stampa antica</i>)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffig8"></a>
- <img src="images/fig8.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Fig. 8. — Il Duca di Guisa: (<i>Stampa antica</i>)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffig9"></a>
- <img src="images/fig9.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Fig. 9. — La Sellaria: (<i>dall'antica guida di Napoli del Parrino.</i>)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffig10"></a>
- <img src="images/fig10.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Fig. 10. — <span class="smcap">Michelangelo Cerquozzi</span>: Masaniello a Cavallo. (<i>Galleria Spada — Roma.</i>)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffig11"></a>
- <img src="images/fig11.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Fig. 11. — Ritratto di Masaniello: (<i>Galleria Rospigliosi — Roma.</i>)
-(Vedi testo, <a href="#Page_151">pag. 151</a>)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffig12"></a>
- <img src="images/fig12.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Fig. 12. — Masaniello: (<i>dal frontespizio del libro</i> “Napoli sollevata„ <i>di Amatore.</i>)
-(Vedi testo, <a href="#Page_153">pag. 153</a>)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffig13"></a>
- <img src="images/fig13.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Fig. 13. — Masaniello: (<i>Collezione di Bartolommeo Capasso.</i>)
-(Vedi testo, <a href="#Page_157">pag. 157</a>)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffig14"></a>
- <img src="images/fig14.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Fig. 14. — Masaniello: (<i>Biblioteca dei P. P. Gerolomini in Napoli</i>)
-(Vedi testo, <a href="#Page_158">pag. 158</a>)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffig15"></a>
- <img src="images/fig15.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Fig. 15. — Masaniello: (<i>dal Ms. del Molino.</i>)
-(Vedi testo, <a href="#Page_167">pag. 167</a>)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffig16"></a>
- <img src="images/fig16.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Fig. 16. — Masaniello di notte: (<i>dal Ms. del Molino.</i>)
-(Vedi testo, <a href="#Page_167">pag. 167</a>)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffig17"></a>
- <img src="images/fig17.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Fig. 17. — Masaniello fuori di sè: (<i>dal Ms. del Molino.</i>)
-(Vedi testo, <a href="#Page_168">pag. 168</a>)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffig18"></a>
- <img src="images/fig18.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Fig. 18. — Matteo d'Amalfi: (<i>dal Ms. del Molino.</i>)
-(Vedi testo, <a href="#Page_169">pag. 169</a>)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffig19"></a>
- <img src="images/fig19.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Fig. 19. — La moglie di Masaniello: (<i>dal Ms. del Molino.</i>)
-(Vedi testo, <a href="#Page_170">pag. 170</a>)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffig20"></a>
- <img src="images/fig20.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Fig. 20. — La sorella di Masaniello: (<i>dal Ms. del Molino.</i>)
-(Vedi testo, <a href="#Page_171">pag. 171</a>)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffig21"></a>
- <img src="images/fig21.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Fig. 21. — Cognato di Masaniello: (<i>dal Ms. del Molino.</i>)
-(Vedi testo, <a href="#Page_171">pag. 171</a>)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffig22"></a>
- <img src="images/fig22.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Fig. 22. — Plastica della testa di Masaniello
-<i>Teca del Duca di Martina</i>
-(Vedi testo, <a href="#Page_153">pag. 153</a>)</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
-</p>
-
-<div class="figcenter"><a id="ffig23"></a>
- <img src="images/fig23.jpg" alt="" />
-<p class="caption">Fig. 23. — Masaniello e Cromwell
-(<i>da una medaglia del Museo di Napoli.</i>)
-(Vedi testo, <a href="#Page_177">pag. 177</a>)</p>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
-</p>
-
-<p class="center small high">
-IMPRESSO NELLA REALE TIPOGRAFIA<br />
-FRANCESCO GIANNINI &amp; FIGLI<br />
-<span class="g">L'ANNO MCMXIX IN NAPOLI</span>
-</p>
-
-<p class="pad4 indl">
-Lire dodici
-</p>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="footnotes">
-
-<h2>
-NOTE:
-</h2>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>In un piccolo Ms. del tempo di poche carte in 8, che da me si conserva,
-ed è intitolato: <span class="upright">Memoria de los rebeldes, que fueron en Francia, y vinieron
-sobre la armada francesa, y residieron en Roma, y los que se volvieron
-a este reyno despues del indulto general</span>, il Verde dicesi di Giugliano,
-e che</i> finjio de ser fiel vasallo y acudia à la yglesia de S. Iago de
-los españoles en Roma.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note2">
-<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. Di Blasi <i>Stor. cronol. dei Vicerè di Sic.</i> t. II. p. II. pag. 335.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note3">
-<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Giordano</span>, <i>Hist. Neap.</i> Ms. c. XIII: <i>De his qui pomœrium auxerint</i>; <span class="smcap">Summonte</span>,
-<i>Hist. di Nap.</i> I, 64; <span class="smcap">Tutini</span>, <i>Dei seggi di Napoli</i> p. 10.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note4">
-<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Chron. Suessan.</i> ap. Pelliccia, <i>Raccolta di Cronache</i> etc. I, 57; Registri
-Angioini n. 19 (1274, B.) f. 27; Doc. del 1288 ap. <span class="smcap">Sabatini</span>, <i>Calend. Napol.</i>
-Maggio p. 58.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note5">
-<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>In loco, qui dicitur Moricinum.</i> Reg. 1269. S. f. 173, ap. <span class="smcap">Minieri</span>, <i>Notizie
-sull'archiv. Angioino</i> p. 81; <i>extra civ. Neap. in loco qui dicitur Moricinum</i>.
-Reg. n. 9 (1270. C) f. 83. Cf. Reg. 1278, B. f. 75, ap. <span class="smcap">Minieri</span>, <i>Alcuni studii storici
-intorno a Manfredi e Corradino</i> p. 60 — <i>Moricinum sive Mercatum.</i>
-Reg. 1292, E, f. 345 ap. <span class="smcap">Alitto</span>, <i>Vetusta Regni Neap. Mon.</i> Ms. f. 56 v. mihi
-Cf. <i>Bullarium Carmelitanum</i> I, 606.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note6">
-<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Reg. 1269, S. f. 173 e Reg. n. 30 (1278, B.) f. 75 ap. <span class="smcap">Minieri</span>, <i>Op. ll. cc.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note7">
-<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dipl. del 1270 ap. <span class="smcap">Summonte</span>, <i>Op. cit.</i> II, 264, Fasc. 80 il 2º ap. <span class="smcap">Minieri</span>,
-<i>sui fascicoli angioini</i> p. 55.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note8">
-<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Reg. n. 106 (1300-1301. A) f. 82 e n. 111 (1301. F), f. 30, e 149 v. In questi
-due documenti si nota il l<i>avinarium, per quod decurrit aqua, que descendit
-a fonte Formelli in mare</i>; <span class="smcap">Giov. Villani</span>, <i>Istor. Fior.</i> L. VII, c. 29.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note9">
-<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Giov. Villani</span>, <i>l. c.</i> Cf. <span class="smcap">Filangieri</span>, principe di Satriano, <i>Docum. per la
-Storia, le arti e le industrie nelle prov. Nap.</i> vol. III, p. 257.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note10">
-<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Saba Malaspina</span>, <i>Hist.</i> L. IV, c. 16; <i>Chron. di Partenope</i>, L. II, c. 11.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note11">
-<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Saba Malaspina</span>, <i>Hist. l. c.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note12">
-<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La testimonianza del Malaspina è stata combattuta recisamente dal
-ch. cav. Del Giudice con la sua dotta memoria: <i>Il giudizio e la condanna
-di Corradino</i> (Nap. 1876) ritenendola come <i>sospetta e del tutto inverosimile</i>
-(pag. 19). Ma, sebbene le ragioni, che l'egregio mio amico a sostegno della
-sua opinione desume dal sistema tenuto in quel tempo tra noi intorno
-ai parlamentari ed alle <i>curie generali</i>, ed intorno al procedimento penale
-contro i proditori notorii e manifesti, sieno certamente fondate e gravissime,
-pure io non oso rigettare interamente l'affermazione di uno scrittore
-così autorevole qual è Saba Malaspina. La convocazione dell'assemblea
-fu forse una semplice formalità eccezionale per un caso così specialmente
-eccezionale e singolare, e fu diretta ai deputati di due sole provincie
-del reame, le più vicine a Napoli, affinchè l'esecuzione dell'infelice Corradino,
-già preventivamente decisa da Carlo, non fosse anche per poco ritardata.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note13">
-<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Tutini</span>, <i>Op. cit.</i> p. 16; <span class="smcap">Falco</span>, <i>Del sito di Nap.</i> p. 22.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note14">
-<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Reg. cit. 1269, S, f. 162, ap. <span class="smcap">Minieri</span>, <i>Notizie l. c.</i> e Reg. n. 30 (1278, B)
-f. 75 — Cf. <span class="smcap">Summonte</span>, II, 262.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note15">
-<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Reg. n. 76 (1295, B), f. 85, e cit. Reg. n. 106 (1300-1301. A), f. 82.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note16">
-<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Reg. cit. n. 106 — Cf. <span class="smcap">Camera</span>, <i>Annali</i>, II, 86.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note17">
-<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Reg. n. 125 (1302, E.), f. 53 — V. <span class="smcap">Camera</span>, <i>Op. cit.</i> II, 94.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note18">
-<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Dom. de Gravina</span>, <i>Chron.</i> ap. <span class="smcap">Pelliccia</span>, <i>Op. cit.</i> III, 226; <span class="smcap">Boccaccio</span>, <i>De
-casibus virorum illustr.</i> L. IX, e con minori particolari, la <i>Chronaca di
-Partenope</i>, III, 23, ove erroneamente si aggiunge anche Sancia, la nipote
-di Filippa Catanese, che, per essere in quel tempo pregna, fu giustiziata
-dopo. Queste fonti furono seguite dal <span class="smcap">Collenuccio</span>, I, 246, ediz. Gravier,
-dal <span class="smcap">Costanzo</span>, <i>Istor. del regno</i> p. 203, dal <span class="smcap">Summonte</span>, <i>O. c.</i> II, 426, e da altri,
-che tralascio. — D'altra parte <span class="smcap">Giov. Villani</span> nelle <i>Istor. Fior.</i> XII, 52 parla
-del supplizio dei soli uomini, e così pure il <i>Chron. Siculum</i> testè pubblicato
-dalla Società Napolitana di Storia Patria p. 10; aggiungendo poscia
-esattamente la giustizia di Sancia al dicembre seguente.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note19">
-<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Reg. Ang. n. 353 (1346 C.) f. 24. Debbo questa notizia all'amico prof.
-De Blasiis.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note20">
-<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il fatto è narrato assai ambiguamente e con la data, certamente erronea,
-del 1355 nella <i>Chronaca di Partenope</i>, III, 28 copiata da Notar Giacomo a
-p. 56 in nota. Ivi si confonde la venuta del conte Lando e di Luigi di Durazzo
-in Napoli nel 1351, col supplizio dei due fratelli della Polla, che
-assai verisimilmente dovette avvenire nel 1348, quando fu fatta, come dice
-il Cronista di Gravina, <i>vindicta maxima de morte ducis Andreae</i>, e non dopo,
-quando questa sarebbe stata tardiva.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note21">
-<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Chron. di Parten.</i> III, 35.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note22">
-<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Diurnali del Duca di Monteleone</i> secondo il testo genuino. Il raffazzonamento
-posteriore (p. 67 ediz. Gravier) varia. <span class="smcap">Notar Giacomo</span> p. 69; <i>Annali
-del Raimo</i> ap. <span class="smcap">Pelliccia</span> <i>O. c.</i> I, 114; <span class="smcap">Passaro</span>, <i>Giornale</i>, p. 11.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note23">
-<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">De Pietri</span>, <i>Hist. Nap.</i> p. 80; <span class="smcap">Celano</span>, <i>Notizie</i> ecc. III, 263.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note24">
-<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Facio</span>, <i>De rebus gestis ab Alphonso 1</i> L. II, c. 31.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note25">
-<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. <i>Cronica Anonima</i> in cit. <i>Raccolta</i> ecc. I, p. 180; <i>Cronica di Ant.
-Feltrio</i> ivi p. 290; <span class="smcap">Passaro</span>, <i>Op. cit.</i> p. 12.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note26">
-<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Celano</span>, <i>Op. cit.</i> IV, 68; <span class="smcap">Parrino</span>, <i>Nuova guida di Nap.</i> 1723, p. 238, dove
-è pure la veduta della Piazza presa da S. Eligio, che sta innanzi a questo capitolo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note27">
-<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. Bandi municipali nelle <i>Pragmaticae r. Neap.</i> I, 228, 231, ediz. Cervone.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note28">
-<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Valentino</span>, <i>Napole scontrafatto</i> etc. p. 321, ediz. Porcelli, e <span class="smcap">Basile</span>, nella
-lettera premessa alla <i>Vajasseide</i> del Cortese t. II. delle Opere.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note29">
-<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. la <i>Situazione fatta dall'Illustrissimo signor Portolano di questa fedelissima
-città nell'anno 1692, de cacciate e pennate delle botteghe, posti fissi
-et amovibili, barracche et altro</i>, Napoli s. u. n. in 4.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note30">
-<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Suggeco</i>, nel dialetto Napoletano vale <i>soggetto</i>. Cf. <span class="smcap">Basile</span>, <i>Lo cunto de
-li cunte</i> I, 126 ediz. del Croce.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note31">
-<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Capitoli del ben vivere, e Bandi municipali nelle <i>Pragmat. r. Neap.</i> I,
-184, 191, 193, 204.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note32">
-<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Campanile</span>, <i>Diario circa la sollevazione della plebe di Nap. nel 1647</i>,
-Ms. f. 3.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note33">
-<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nella Relazione del 1773 intorno alla causa della Città col R. Fondo
-di separazione dei lucri, si dice che per tradizione sapevasi come anticamente
-i <i>buccieri</i> e <i>salcicciari</i> passavano 10 o 12 ducati l'anno al capitano
-e tenente degli alabardieri, perchè davano loro il permesso di tenere avanti
-due botteghe, una a S. Francesco Saverio (S. Ferdinando di Palazzo) e
-l'altra a S. Giovanni maggiore, una casacca di alabardiere, ed una alabarda,
-ne desse il permesso dal Tribunale di S. Lorenzo. <i>Memoriali</i>, vol. XII, f.
-31 nell'Archivio Municipale.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note34">
-<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bandi municipali nell'<i>Op. cit.</i> I, p. 216 — <span class="smcap">Zazzera</span>, <i>Giornali del duca
-d'Ossuna</i>, nell'<i>Archiv. stor. ital.</i> IX p. 496.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note35">
-<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Del Tufo</span>, <i>Ritrato della nobilissima città di Napoli</i>. Ms. della fine del
-secolo XVI nella Biblioteca Nazionale. Cf. <span class="smcap">Volpicella</span>, <i>Giov. Battista del
-Tufo</i>, Nap. 1880. <span class="smcap">Parrino</span>, <i>Op. cit.</i> p. 228. — Il talamo per taglio della testa
-a coloro che non s'impiccavano può notarsi a poca distanza della cappella
-della Croce nel quadro di Micco Spadaro nel Museo Nazionale.
-La forca vedesi poi incisa nella <i>Pianta</i> di Napoli del 1566 nella Corsiniana
-in Roma: Col. 44, 4, 24.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note36">
-<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intorno a ciò veggasi principalmente la Corrispondenza tra la Corte
-di Roma ed il Nunzio Pontificio nel cit. <i>Archiv. stor.</i> t. IX, p. 446, e 524 ed
-altrove. — Talvolta però si procedeva con minori scrupoli, ed il dritto di
-asilo non era punto rispettato. Difatti in questo stesso anno 1617 due giovani,
-Marco e Giuseppe Ferraro, ai 28 marzo <i>furono ammazzati per ordine
-del vicerè dentro S. Lucia a mare</i>. Il <i>Registro del morti</i> della parrocchia
-di S. Giovanni Maggiore, dal quale ricavo questa notizia (L. IV, f. 66) non
-dice la ragione del fatto. Un altro esempio singolare ne abbiamo pure
-sotto il viceregnato di D. Pietro Antonio d'Aragona. Allora, “essendosi,
-come dice con parola di biasimo uno scrittore contemporaneo, tre delinquenti,
-scappati dal carcere della Vicaria, rifugiati nella chiesa di S. Tomaso
-a Capuana, i ministri di corte di notte tempo scoverto il tetto della
-chiesa ferirono dl molte archibugiate quei poveracci, i quali indi a poco
-da sicarii stessi, che di là su calarono dentro la chiesa, in mezzo agli
-altari avanti l'ostia sacratissima crudelmente scannati furono.„ <span class="smcap">Isolani</span>,
-<i>Apologia</i>, etc. Bologna 1672 p. 35.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note37">
-<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Memorie attinenti alla Chiesa di S. Croce al Mercato.</i> Ms. già presso
-l'egregio ricercatore delle cose patrie, l'abate D. Vincenzo Cuomo, ora
-nella Biblioteca Municipale.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note38">
-<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bandi municipali nell'<i>Op. cit.</i> t. I, p. 224 e 236.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note39">
-<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Del Tufo</span> (<i>Ms. cit.</i>) nel 1.º dei suoi <i>Ragionamenti</i> fa un <i>sonetto in lode
-del quadretto Napoletano</i>. — Le frutta dovevano essere scelte, si vendevano
-senza bilance e senza <i>assisa</i>, ed i venditori si chiamavano <i>quadrettari</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note40">
-<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Del Tufo</span>. Ms. cit. <i>Ragionamento</i> IV, p. 116-17.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note41">
-<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. <i>Acta visit. capp. ab archiep. Buoncompagni</i> an. 1633, vol. II, f. 182. Le
-pitture dei fatti di Corradino furono fatte incidere ed inserire nella sua
-opera dal Summonte II, 232 e 233. — Nel 1630 tentandosi fare una nuova
-cappella dietro a questa, che descriviamo, fu impedito, e vi restò solo una
-stretta tribuna che volgarmente fu detta la cappella dei seggettari. <i>Cronistoria
-del Convento del Carmine Maggiore.</i> Ms. nella Bibl. Nazionale a
-f. 16 v.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note42">
-<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il disegno della colonna e del ceppo, come anche della statua di Margherita,
-che accennerò in seguito, può vedersi nell'opera di Del Re, <i>Rimembranze
-storiche ed artistiche</i>, p. 193. Inoltre non ha guari il Rev. d.
-Vincenzo di Napoli, rettore della chiesa del Purgatorio al Mercato, fece
-trarre la fotografia della accennata colonna e l'inserì nel suo opuscolo intitolato:
-<i>La colonna espiatoria di Corradino di Svevia</i>, Nap. 1888.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note43">
-<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bandi municipali. Ivi p. 225.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note44">
-<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Summonte</span>, <i>Op. cit.</i> II, 263.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note45">
-<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Secondo che rileviamo della cit. <i>Cronistoria</i> f. 13 in quel tempo, allorché
-qualcuno diceva di non aver danari e ne dimandava, rispondevasi
-<i>andate alla regina del Carmine che ve li darà</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note46">
-<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Filangieri</span>, <i>Documenti</i> ecc. t. III, p. 438 e 451.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note47">
-<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Acta visit. cappell. ab archiep. Caracciolo</i> an. 1675, f. 540 — Qui sulla muraglia,
-e propriamente dove dicevasi “allo reale della carne„ stava pure
-una cappelletta di S. Maria del Carmine. <i>Acta visit. arch. Buoncompagni</i>,
-vol. II, f. 200.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note48">
-<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quest'arte fu qui trasferita, come già accennai, nel 1301 per ordine di
-re Carlo II. Da quel tempo il quartiere prese il nome di Conceria, che
-tuttora ritiene, quantunque l'arte da circa 50 anni non più ivi si eserciti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note49">
-<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Stefano</span>, <i>Luoghi sacri di Nap.</i> p. 46.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note50">
-<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Acta visit. cappell. ab archiep. Gesualdo</i> 1598, v. IV, f. 508. Cf. <span class="smcap">Stefano</span>,
-<i>Op. cit.</i> c. 43; e <span class="smcap">d'Engenio</span>, <i>Nap. Sacra</i> p. 445.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note51">
-<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Acta visit. cappell. arch. Gesualdi</i> v. IV; <span class="smcap">Celano</span>, III, 265.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note52">
-<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Istr. del 1437 per not. Nicola Vigiliano notato nella <i>Cronistoria</i> cit. f.
-34; <i>Acta visit. cappell. ab Annib. de Capua</i> 1583 f. 9 — <i>Item Paroc. minor.</i> f. 133.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note53">
-<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Doc. ap. <i>Acta visit. paroch. mai. ab Annib. de Capua</i> 1580 f. 42 v. — <span class="smcap">Summonte</span>,
-<i>Op. cit.</i> IV, 430.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note54">
-<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Bolvito</span>, <i>Notam. Mss.</i> f. 115, mihi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note55">
-<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Doc. dei 25 ottobre 1454 per not. Giov. Pisano ap. <i>Cronistoria</i> cit. f. 34;
-altro del 1496 ap. <i>Acta vis. S. Restitutae</i> f. 91 v., ove il vico è detto <i>de li
-Scannacardilli seu de li Scannasorici</i>; ed altro del 1563, in cui esso chiamasi
-vico <i>de li Scannasarici, seu li parrettari</i>. <i>Acta visit. par. mai. ab Ann.
-de Capua</i> 1580 f. 960.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note56">
-<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Parrino</span>, <i>Op. cit.</i> p. 222.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note57">
-<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Basile</span>, <i>Lo cunto de li cunti</i>, I, 75 ediz. Croce.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note58">
-<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Acta visit. cappell. ab arch. Gesualdo</i> 1598, vol. IV, f. 208.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note59">
-<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Istrum. del 1508 ap. <i>Acta visit. cappell. ab Ann. de Capua</i> 1583 f. 28 v.
-e descriz. della cappella del Carminello. <i>Ibid.</i> n.º 20.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note60">
-<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Acta visit. capp.</i> anno 1583 n.º 19.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note61">
-<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Celano, G. III, p. 261.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note62">
-<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Acta visit. cappell. ab. arch. Gesualdo</i> 1598 v. IV, f. 496. — <span class="smcap">Stefano</span>, <i>Op.
-cit.</i> c. 43.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note63">
-<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bandi municipali nell'<i>Op. cit.</i> t. I, p. 192.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note64">
-<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bandi municipali nell'<i>Op. cit.</i> t. I, p. 196, 224, 229.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note65">
-<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Mazzella</span>, <i>Descrizione del regno di Nap.</i> p. 338; <span class="smcap">Ageta</span>, <i>ad Moles</i> etc. I.
-420 — V. pure Bandi municipali nell'<i>Op. cit.</i> t. I, p. 196.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note66">
-<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Summonte</span>. <i>Op. cit.</i> I, 246. Essa dopo questa epoca nel 1653 fu in altro
-modo rifatta dal vicerè conte di Ognatte; <span class="smcap">Parrino</span>, <i>Teatro dei Vicerè</i> t. II,
-p. 464; <span class="smcap">Celano</span>, IV, 73.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note67">
-<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In taluni Frammenti Mss. degli <i>annali della Città di Napoli</i> dal 1611
-al 1679 composti da Nicolò Caputo, dei quali io conservo copia, all'anno
-1632 dicesi “i Napoletani in onore della Madonna del Carmine contribuirono
-alla spesa di presso a ducati 9000 per lo prezzo di molte paja di case,
-che furono diroccate in Napoli avanti la porta maggiore della chiesa del
-Carmine al Mercato che impedivano la vista della facciata di quella, e
-stavano contigue ad un'antichissima porta.... Coloro che contribuirono a
-questa spesa furono li signori Vicerè del Regno, gli Eletti della città sì
-dei nobili come del popolo; il Reggente D. Giovanni Enriquez, marchese
-di Campi; D. Giovanni Grasso Reggente della Vicaria; Nicola Giodice principe
-di Cellammare, et. corriere maggiore; il consigliere Pietro Antonio
-Caravita e D. Francesco del Campo; li razionali della Regia Camera Gioseffo
-Ametrano et Fabrizio Cennamo, che fu poi Presidente di Camera.
-Questa porta così antica della città si ridusse in nulla nell'anno 1637 per
-causa di un incendio ivi successo per le polvere da fuoco, che vi si vendeva.„
-— Cf. pure <span class="smcap">Tutini</span>, <i>Op. cit.</i> p. 15.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note68">
-<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così denominato da un piccolo ponte, che stava fino al 1459 innanzi
-la Chiesa, e sotto il quale scorrevano le acque del lavinajo prima che il
-corso di esse fosse trasferito all'<i>Arenaccia</i>. V. <i>Cronistoria</i> f. 36.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note69">
-<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bandi municipali nella <i>Op. cit.</i> t. I. p. 186, 196, 204.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note70">
-<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Capecelatro</span>, <i>Diario</i> t. I, p. 14; <span class="smcap">Nicolai</span>, <i>Historia delle ultime rivoluzioni
-di Nap.</i> p. 20.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note71">
-<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Giraffi</span>, <i>Le rivoluzioni di Napoli</i>, p. 13 ediz. di Ferrara 1705. (<span class="smcap">Liponari</span>,
-<i>Relazione, etc.</i> Padova 1648 p. 14, e 131).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note72">
-<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Campanile</span>, Ms. cit. f. 7.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note73">
-<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Verde</span> e <span class="smcap">Tutini</span>, <i>Racconto</i> Ms. al giorno 8 luglio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note74">
-<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un altro scrittore contemporaneo dice, “questo tavolato era lungo
-da palmi 60 et largo 10, e stava dalla parte orientale del mercato, che
-serviva per giuochi de persone saltatori, sopra del quale vi stava infinita
-gente al n.º de 200 con bandiere di pezze vecchie ed insegne del Re e del
-popolo„. <span class="smcap">Della Monica</span>, <i>Historia delle rivolutioni di Napoli del 1647</i> Ms.
-f. 21, v.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note75">
-<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Tontoli</span>, <i>Il Masaniello</i> p. 47; <span class="smcap">Nicolai</span>, <i>Historia</i> etc. p. 45; <span class="smcap">Capecelatro</span>,
-<i>Diario</i> etc. I, 58 Cf. <span class="smcap">Ricca Bernardo</span>, <i>Annali del mondo dei nostri tempi</i> etc.
-An. Domini 1655. Ms. in 4 nella biblioteca dell'Archivio di Stato, f. 90 v. e
-<i>Storia del tumulto di Napoli</i>, pure Ms., che manca del fine, conservato
-presso di me al f. 13 v. Bisogna però avvertire che il Ricca nella narrazione
-di questi fatti, copia testualmente le parole del Tontoli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note76">
-<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Donzelli</span>, <i>Partenope liberata</i> p. 43, 44, 61.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note77">
-<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Capriata</span>, <i>Istorie</i> t. III, p. 365.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note78">
-<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Tarsia</span>, <i>Tumultos de la ciudad y reyno de Napoles en el 1647</i>. Lione
-1670 p. 93.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note79">
-<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Della Porta</span>, <i>Cause di stravaganze</i> et. Ms. t. I, f. 9, e 129 mihi; <span class="smcap">Fuidoro
-Innocenzo</span>, <i>Successi storici</i> Ms. f. 18; <span class="smcap">Simonetti Tarquinio</span>, <i>Storia della
-rivoluzione di Napoli</i>. Ms. al giorno 7 luglio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note80">
-<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lo stesso dice il <span class="smcap">Della Porta</span> nel cit. Ms. f. 42. Il <span class="smcap">Campanile</span> inoltre
-nel Ms. cit. f. 15 v. dichiara che era <i>un'aquila imperiale pittata con un laccio
-in torno</i>. Ed il <span class="smcap">Giraffi</span>, p. 13, spiegando meglio la cosa aggiunge. “Sotto
-la finestra della sua casa v'è l'arma e nome di Carlo V molto antica verso
-la parte sinistra della fontana, ivi vicina, che si attribuisce a misterioso
-presagio di dover egli rinnovare e mettere in piè, come egli stesso disse
-facetamente più volte, nella città e popolo di Napoli i favorevoli e gratiosi
-privileggi concedutili dall'innata benignità di quell'invitto Monarca.„
-Il <span class="smcap">Tontoli</span> da ultimo a p. 124 afferma, che l'impresa stava sopra la finestra
-e dichiara che “l'aquila fosse stata pronosticatrice del futuro imperio
-in quella casa sebbene il laccio che la circondava infausti annuncii par
-che additasse.„ Ma è facile imaginare che l'impresa di Carlo V fosse stata
-ivi apposta, perchè probabilmente un tempo vi stava l'officina daziaria
-di Piazza maggiore, poscia più oltre trasferita.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note81">
-<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Pollio</span>, <i>Histor. del regno di Napoli</i>. Ms. nella biblioteca Nazionale
-f. 24 v.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note82">
-<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Ms. che non aveva titolo neanche nell'originale, comincia: “È pur
-troppo difficil cosa scrivere l'historia„ e finisce “quel che poi succedè
-appresso si scriverà da chi è stato presente„. L'A. anonimo principia la
-sua narrazione dai 7 luglio 1647 e la termina col sabato 5 ottobre, quando
-avendo inteso “che il Duca d'Arcos e sua Altezza havessero risoluto cannoniare
-la città si partì con tutta la casa per Bari.„ Egli spesso è testimonio
-di veduta e narra le cose con sufficiente imparzialità. Voglio
-pure notare l'errore in cui cade nel credere che il tavolato innanzi alla
-casa di Masaniello fosse stato fatto per ordine di costui per avere più agio
-a dare udienza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note83">
-<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così le due portelle congiunte, ora non più esistono, perchè una di
-essa, in epoca che non posso accertare, diventò bottega.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note84">
-<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nella Pianta di Napoli fatta nel 1798, che si conserva nell'Archivio di
-Stato, al n. 17, che porta il titolo: <i>Pezzo del Mercato</i>, si annota l'isola dei
-caseggiati, che ho di sopra descritta, e si veggono registrati 28 compresi
-fra botteghe e portelle coi numeri civici da 176 a 202, numerazione che non
-è stata mutata ed esiste tuttora presentemente. Se non che la destinazione
-di alcuni compresi differenzia ora da quella che prima aveva. Così il n. 179
-che ora è portella, allora era bottega, e viceversa il n. 181 che ora è bottega,
-allora era portella; così pure il n. 191, che ora è portella, era bottega,
-e il n. 192 che ora è bottega, allora era portella. Così pure scambiano
-finalmente i compresi segnati coi numeri 198, 199, 200, 201. A quanto
-pare dunque il n. 179 che una volta era portella, nel 1798 era bottega ed
-ora è stata di nuovo addetto alla primiera destinazione.
-</p>
-
-<p>
-Da ultimo bisogna pur ricordare che recentemente il Municipio di Napoli
-su proposta della Commissione per la conservazione dei Monumenti
-municipali fece apporre sul portoncino n. 177, la seguente iscrizione:
-</p>
-
-<p class="center">
-<span class="smcap lowercase">IN QUESTA CASA<br />
-NACQUE IL XXIX GIUGNO DEL MDCXX<br />
-TOMMASO ANIELLO D'AMALFI<br />
-E QUI DIMORAVA<br />
-QUANDO FU CAPITAN GENERALE<br />
-DEL POPOLO NAPOLETANO</span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note85">
-<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi le fedi di nascita di Masaniello, dei fratelli e della sorella riportate
-prima di tutti dal ch. fu signor Luigi Volpicella negli <i>Atti dell'Accademia
-Cosentina</i>.
-</p>
-
-<p>
-Nè si creda che dicendosi in quelle fedi al <i>Vico rotto</i>, si abbia voluto
-indicare qualche casa posta dentro quel vico. Ivi non vi è presentemente,
-nè pare che abbia potuto esservi pel passato altro che bassi e botteghe.
-Il parroco mancando allora più chiara indicazione, cercò di determinare
-il sito col vico, assai noto, ch'era alla casa più prossimo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note86">
-<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Capecelatro</span>, <i>Op. cit.</i> I, 65: <span class="smcap">Giraffi</span> (<span class="smcap">Liponari</span>) p. 131.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note87">
-<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Donzelli</span>, <i>Op. cit.</i> p. 52; <span class="smcap">De Santis</span>, <i>Op. cit.</i> p. 93; <span class="smcap">De Turri</span>, <i>Dissidentis
-etc.</i> p. 83.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note88">
-<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Donzelli</span>, p. 41; <span class="smcap">Giraffi</span> (<span class="smcap">Liponari</span>), p. 141; <span class="smcap">Brusoni</span>, <i>Hist. memorabili</i>
-(Ven. 1653) p. 245; <span class="smcap">De Santis</span> p. 79-80; <i>Diario</i> Ms. f. 82. Altri come il Capecelatro
-e Nicolai, tacciono questi due fatti o li raccontano diversamente.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note89">
-<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo fatto dal <span class="smcap">Salvini</span>, <i>Annotazioni</i> ecc. affermasi accaduto al cardinale
-Filomarino, secondo che egli aveva udito dire (V. <i>Vocab. della Crusca
-v. tardo</i>), ma certamente la persona del visitatore nella diceria fu
-scambiata.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note90">
-<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Di Fiore</span>, Giov. Tomaso. <i>Racconto dei tumulti popolari di Napoli</i>. Ms.
-contemporaneo presso la bibl. municipale; <span class="smcap">De Turri</span>, <i>Op. cit.</i> p. 87; <span class="smcap">Capecelatro</span>,
-I, 165.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note91">
-<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Nicolai</span>, <i>Op. cit.</i> p. 85.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note92">
-<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Arch. Stor. Ital.</i> t. cit. p. 382; <span class="smcap">Birago</span> p. 244; <span class="smcap">De Turri</span> p. 71.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note93">
-<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Arch. stor. Ital.</i> ivi p. 385 — <span class="smcap">Capriata</span>, <i>Op. cit.</i> p. 365.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note94">
-<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Campanile</span>, Ms. f. 14 con qualche variante nei nomi dei consultori; <span class="smcap">Nicolai</span>,
-<i>Op. cit.</i> p. 57</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note95">
-<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Amatore</span>, <i>Napoli sollevata</i> p. 36.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note96">
-<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lo stemma della piazza del Popolo era un campo bipartito giallo e
-rosso con un P nero soprapposto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note97">
-<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ciò era stato ordinato da Masaniello. <span class="smcap">Donzelli</span> <i>op. cit.</i> p. 25; <span class="smcap">Nicolai</span> <i>Op. cit.</i> p. 71; <span class="smcap">Giraffi</span> (<i>Liponari</i>) <i>Op. cit.</i> p. 133; <span class="smcap">Capecelatro</span> <i>Op. cit.</i> I, p. 44; <span class="smcap">De Turri</span> <i>Op. cit.</i> p. 71; <span class="smcap">Tontoli</span> <i>Op. cit.</i> p. 29.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note98">
-<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Narra il Pollio che Masaniello un giorno capitanando i lazzari avendo
-visto nella rua Francesca uno dei ritratti del re esposti ordinò a tutto il
-popolo che si fermasse e s'inginocchiasse innanzi all'effigie “et fece dire
-tre pater et altrettante avemarie per l'augumento di S. M. come (<i>da quelli</i>)
-genuflessi fu fatto in presenza mia.„</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note99">
-<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Lettera del maestro di campo Ottaviano Sauli al Marchese Spinola a
-Genova, nell'Arch. stor. Nap.</i> an. XV, p. 372.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note100">
-<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Pollio</span>, <i>Op. cit.</i> fol. 38 v. e f. 239.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note101">
-<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Campanile</span>, Ms. cit. f. 15. Il <span class="smcap">Sauli</span>, nella <i>Lettera</i> sopra cit. dice che fu
-da S. E. e da tutti salutata ed applaudita.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note102">
-<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Della Porta</span>, Ms. cit. f. 56; <span class="smcap">Della Monica</span>, Ms. cit. f. 58 v.; <span class="smcap">Donzelli</span>,
-<i>Op. cit.</i> p. 48: <span class="smcap">Tontoli</span>, <i>Op. cit.</i> p. 134; <span class="smcap">De Santis</span>, <i>Op. cit.</i> p. 92.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note103">
-<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Le parole che seguono sono testualmente riportate dagli Storici contemporanei
-sì stampati che manoscritti. Io qui non ho fatto che raccoglierle
-e ripeterle. V. tra gli altri <span class="smcap">Donzelli</span>, <i>Op. cit.</i> p. 61; <span class="smcap">De Turri</span>, <i>Op.
-cit.</i> p. 107 e <span class="smcap">Campanile</span>, Ms. f. 17. Le stesse cose poi Masaniello replicò nel
-giorno seguente dal pergamo nella chiesa del Carmine. <span class="smcap">De Santis</span>, <i>Op.
-cit.</i> p. 10.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note104">
-<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Conte di Olivares (1595-1599), V. <i>Giunta alli Giornali di Scipione Guerra</i>,
-che si crede opera di un tal Ferrante Bucca. Ms. presso di me f. 1.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note105">
-<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non altrimenti di Granvela nel 1570 (<i>Arch. Stor. It.</i> IX p. 236) ed il
-duca di Alba nel 1629, (Bucca Ms. cit. f. 2).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note106">
-<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Era partito il 2 maggio 1619, onde contradire gli ambasciatori mandati
-dalle <i>piazze</i> nobili, e supplicare il re per la continuazione del governo
-del duca di Ossuna. <i>Arch. Stor. It.</i> IX p. X. p. 234 n. 65.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note107">
-<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. <i>Nota Electorum</i>, t. III f. 131 nell'Archivio Municipale.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note108">
-<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dell'indole e dei costumi del Genoino trattano lo <span class="smcap">Zazzera</span>, <i>Giornale
-ecc. nell'Arch. Stor. It.</i> IX p. 571 <span class="smcap">Capecelatro</span>, <i>Annali</i>, p. 138; e <i>Diario</i>, I, 7,
-ec. e tutti gli storici della rivoluzione del 1647. In un <i>Resunto originario
-de la solebacion de la ciudad de Napoles</i>, che si trova tra le <i>Relaciones de
-los tumultos</i>, di cui ho fatto cenno nella <i>Notizia</i> premessa a questo libro,
-così parlasi di lui; “Jullio Genuino de edad de 86 (80 dicono tutti gli altri
-scrittori contemporanei) años, clerigo de misa, descendiente del lugar
-de la Cava, sin hijos, aunque asido casado, hombre inique, y de execrables
-costumbres, astuto, cavilloso, y de ruin nacimiento, villano, y
-por tal admittido en Napoles, fue eleido por Electo del popolo en tiempo
-que era virrey el duque de Ossuna,„ f. 1. Qualche altra particolarità
-taciuta dagli storici, trovasi nei capi mandati dalla Città contro il Duca
-di Ossuna, ove dicesi che il Genoino, “avendosi attribuito di essere egli
-assoluto elettore de' consoli dell'arte della seta, ne fu per decreto della
-Camera, come uomo sedizioso, levato con tutta la sua casa et origine,
-e comandato che non potesse in <i>futurum</i> esercitare cariche in detta
-arte, nè esso, nè suoi parenti„. <span class="smcap">Giuliani</span> f. 61, v.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note109">
-<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Genoino fu creato Proeletto con biglietto del Vicerè dei 7 aprile
-e prese possesso agli 8 dello stesso mese nella sua <i>piazza</i> in S. Agostino,
-<span class="smcap">Giuliani</span> Ms. cit. f. 21. Si disse che per avere una tal carica, avesse pagato
-8000 ducati. <i>Relacion de lo Arcobispo de Capua dirigida al confesor de su
-Magestad</i> in Madrid nei <i>Successi cit.</i> III 369. Egli nell'anno antecedente già
-una prima volta era stato a' 2 maggio nominato ad una tal carica; ma la
-sua nomina per alcune irregolarità, con decreto del collaterale de' 17 luglio
-dello stesso anno, era stata annullata. Le copie del biglietto di nomina
-e di questo decreto trovansi nel Ms. cit. <i>Successi varii</i> III, f. 406, e
-nel <span class="smcap">Giuliani</span>, f. 19.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note110">
-<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Anche in maggio 1585, allorché la sollevazione della plebe pareva che
-non avesse altro motivo se non l'abbondanza ed il buon mercato del pane,
-il popolo, come dice un ambasciatore veneto, “si lasciò intendere voler
-l'osservanza di taluni privilegi toltigli, e fra gli altri avere cinque voci la
-sua piazza sola da bilanciare le cinque de' nobili„. <span class="smcap">Mutinelli</span>, <i>Relazioni</i>,
-II, 148.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note111">
-<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Summonte</span>, <i>Hist. di Nap.</i> I, 135, 144, 157; <span class="smcap">Capaccio</span>, <i>Il forestiero</i> p. 780;
-<span class="smcap">Tutini</span>, <i>Dell'origine e fondazione dei Seggi di Napoli</i> p. 240 ecc. — In una
-lettera del 12 luglio 1650, che trovasi trascritta nella copia del <i>Racconto
-della sollevazione di Napoli</i>, (V. Notizia sopra citata) la quale già conservata
-dal fu mio egregio amico abbate d. Vincenzo Cuomo, ed ora trovasi
-nella Biblioteca Municipale, il Tutini si lagna di essere stato “perseguitato
-dalli napolitani et in particolare dalli nobili, li quali, dice egli,
-sopportar non potendo quello stampai cinque anni prima de' Seggi et
-in particolare del popolo di Napoli, hanno sempre cercato di volermi
-malignare.... e, nelli sollevamenti della plebe, presero occasioni di opprimermi,
-et tentarono calunniarmi.... et in particolare il figlio del reggente Latro,
-detto don Diego, lo quale per tutti li puntoni di Napoli,
-andava con li libri delli seggi in mano, dicendo che io era stato causa
-collo predetto libro, di far sollevare il Popolo..... Inoltre, vedendo questo
-vuoto di effetto, mandarono un giorno in Sant'Agostino a gridare
-che io era quello che andava fomentando per Napoli prima che venisse
-l'armata del signor D. Giovanni, mandarono un tale di casa Montagna
-al popolo, in pubblico con dire che io l'avea fatti; e questo fu nella festività
-del mio gran protettore S. Gennaro, poichè alcuni sacerdoti che
-si ritrovarono presenti, mi difesero con la verità e me lo riferirono la
-mattina stessa del santo, dentro l'Arcivescovato. — Inoltre, essendo venuto
-quello scellerato del Duca di Ghisa, che fecero! Vollero tentare due
-vie per farmi morire: la prima con persuadere don Agostino Naclerio,
-ed il popolo che io diceva male del Duca, e l'altra che io aveva scritto
-una lettera all'ambasciatore di Francia.... cosa che neanche mi era passata
-per la mente.... acciò se non pigliava per la strada del Duca, fossi
-inconfidente del re Cattolico. Dissero dippiù che io aveva intorbidata
-la pace. Colui che fu autore di questo fatto fu uno scellerato sacerdote
-apostata, che, avendo buttato l'abito sacerdotale, vestiva da secolare e
-fu Maestro di campo del popolo di Napoli. Intendo abbia pagata la pena
-delle sue scelleraggini. Dissero finalmente che io aveva fatto uno scritto
-contro il Popolo e contro altre genti, quale non si è veduto mai, ecc.
-Camillo Tutini — Die 12 Julii Millesimo sexcentesimo quinquagesimo„.
-<i>Racconto</i> ecc. f. 88 v. — Il Tutini accusato presso il duca di Guisa di aver
-scritto la lettera contro di lui all'ambasciatore di Francia, di cui sopra
-egli stesso fa cenno, per evitare la sorte toccata ai suoi compagni Salvatore
-di Gennaro, ed Antonio Basso ai 17 gennaio 1648, si rese latitante, ed
-indi fuggì a Roma, ove tra il 1666 ed il 1667 morì. Il fatto taciuto o poco
-esattamente narrato dagli altri storici e dallo stesso Capecelatro, trovasi
-diffusamente riportato nel <i>Racconto</i> del Verde al detto dì 17 gennaio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note112">
-<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Nota Electorum</i> t. III. f. 135 nell'Arch. municip. Ivi ai 9 aprile è segnato
-“Giulio Genoino„ ed in margine si nota: <i>Questa mattina pigliò possesso
-dell'Elettato popolare.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note113">
-<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si trova memoria de' <i>Compagnoni</i> in Napoli fin dal secolo XV. Nel
-17 febbraio 1495 saputosi l'arrivo di Carlo VIII nelle vicinanze di Capua
-e la perdita di quella città, Napoli si levò a rumore, perchè come dice il
-<span class="smcap">Passaro</span> (<i>Giornale</i> f. 66), <i>andaro con tutti i gentiluomi certi ruffiani et compagnoni
-a sacchiare li Judei</i> (Cf. <i>Diurnali</i> di Giacomo Gallo p. 12). In seguito,
-il vicerè d. Pietro de Toledo (1532-1552) cercò di estirpargli della
-città, vietando con pubblico bando che nessuno andasse in quadriglia,
-e parve infatti che cessassero (Miccio, <i>Vita di Pietro di Toledo nell'Arch.
-Stor. It.</i> IV, p. 18). Ma i <i>Compagnoni</i> ripullularono ed erano numerosi nel
-secolo XVII. Di loro parla lo Zazzera narrando questi avvenimenti, ed
-Innocenzo Fuidoro nei <i>Successi storici della sollevazione del 1647</i>, di cui ho
-fatto cenno nella <i>Notizia</i> sopra indicata n. 4. Costui di Onofrio Cafiero dice
-che vivea “da <i>compagnone</i> di vilissimo valore, habile ha far male, di pessima
-vita, come sono tutti quelli che si chiamano volgarmente compagni
-(<i>compagnoni</i>)... e si aveva vendicata opinione di guappo alla spagnuola,
-et smargiasso alla napolitana„ f. 23. Quindi, nel dialetto, un tale appellativo
-si usò come sinonimo di bravaccio, e <i>faceva lo compagnone</i>, dice Fasano
-nella <i>Gerusalemme XIII.</i> 20. V. pure II, 15.
-</p>
-
-<p>
-In processo di tempo, forse dalla loro frequenza nelle case di giuoco,
-e specialmente nella baracca o casa che stava innanzi Palazzo chiamata
-la <i>Camorra</i>, anzichè dalla forma di una sopravveste, che fin dal secolo
-XV pure <i>Camorra</i> dicevasi (<span class="smcap">Notar Giacomo</span>, <i>Cron.</i> p. 168), i compagnoni
-presero il nome di <i>Camorristi</i>, senza lasciare l'antico che tra loro (V. <span class="smcap">Marc
-Monnier</span> <i>La camorra</i> p. 58 ed altrove) tuttora ritengono.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note114">
-<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il biglietto del Vicerè del 12 maggio colla lista del nuovi capitani nominati
-si trova nel Giuliani della Biblioteca Nazionale al f. 39 v. — Negli
-<i>Avvertimenti et ragioni in facto, da dirse et informare sopra li capi che
-s'imputano a Giulio Genoino pro eletto del popolo, come nella sua pretensa
-inquisizione</i> si legge: che, nello scrutinio della elezione essendo approbato
-Orazio Rega, il Duca elesse Francesco Antonio Arpaia, persona dimandata
-con grande istanza dal marchese di Trevico, tanto al segretario del Vicerè,
-Urive, quanto ad esso Genoino. <i>Successi cit.</i> f. 409.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note115">
-<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Zazzera</span> <i>O. c.</i> f. 573. Cf. <span class="smcap">Capecelatro</span>, <i>Diario del 1647</i>, I.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note116">
-<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Capaccio</span>, <i>O. c.</i> p. 526 e <span class="smcap">Zazzera</span> in varii luoghi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note117">
-<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. <i>Cautele</i> vol. VI f. 219 nell'arch. Municip. Cf. <i>Arch. Stor. It.</i> IX p. 264,
-n. 51; ma qui erroneamente è notato l'affitto per ducati 100,000.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note118">
-<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Relazione dei 22 Marzo 1619 nell'<i>Arch. Stor. It.</i> IX, 231, 64 <span class="smcap">Zazzera</span>, <i>Op.
-cit.</i> 553, 315.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note119">
-<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Conclusioni della piazza del Popolo de' 18 maggio 1620, riferite nel Ms.
-del <span class="smcap">Giuliani</span> f. 22 e <i>Sententia forjudicationis</i> ivi f. 78 Cf. Capaccio <i>Op. cit.</i> p. 531.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note120">
-<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel vol. <i>Praecedentiarum</i> VI, f. 111 a 13 (n. 132 nell'Archivio municipale)
-è registrato quanto dagli Eletti nobili praticossi in questa occasione
-il che è opportuno riportare qui in compendio. Ivi dunque si narra, che
-essendosi inteso esser venuto a Procida a...... del mese di...... il nuovo Luogotenente
-Card. Borgia, gli Eletti nobili decisero notificare alle Piazze
-che facessero l'elezione degli ambasciatori e del Sindico. Le quali elessero
-ad ambasciatori Antonio Caracciolo per Capuana, Carlo Brancaccio per
-Nido, Cesare Rocco per Montagna, Matteo Serra per Porto, ed Annibale
-Capuano per Portanova, <i>perciocchè quello del popolo Giulio Genoino non
-vi si volle ritrovare, tuttochè fosse stato chiamato</i>. D. Bernardino di Cardines
-fu eletto per Sindaco della piazza di Nido, cui toccava.
-</p>
-
-<p>
-Ai 21 Maggio 1621 gli ambasciatori si radunarono in S. Lorenzo e fecero
-parità di voti nel nominare chi doveva esporre la ambasciata, tra Cesare
-Rocco ed Antonio Caracciolo; ma poi riunitisi di nuovo a' 23 convennero
-in Antonio Caracciolo, mancandovi il Brancaccio, andato già a Procida.
-</p>
-
-<p>
-Ai 29 detto mese il Duca mandò nel Tribunale di S. Lorenzo D. Michele
-Vergara, regio usciere, a dire che si facesse il ponte per l'entrata del Borgia.
-Non si trovarono gli eletti perchè dai 18 non erano più venuti nel Tribunale.
-L'ambasciata fu fatta a Scipione Mazzuola, portiere delle Deputazioni
-straordinarie.
-</p>
-
-<p>
-Ai 24 domenica dopo pranzo, gli ambasciatori si riunirono in S. Maria
-la nova, e, non avendo potuto avere la galea, andarono per terra fino a
-Pozzuoli, e poi a Procida. Indi, fatto intendere al Cardinale pel segretario
-della Città ch'erano giunti quivi, e che trovavansi nel monastero di S. Margherita
-fuori la terra, venne loro incontro l'usciere maggiore sino alla
-metà della strada, e così andarono a Palazzo, dove furono ricevuti con
-suono di trombe e festa grandissima. Il Cardinale dal baldacchino, sotto
-il quale si trovava, venne loro incontro sino alla metà della camera, e
-poi stette in piedi vicino ad un buffetto. Il Caracciolo espose l'ambasciata
-e disse tra l'altro che i Napoletani dal “continente avevan distese le
-braccia dell'affetto sino a quell'isola per ricevere la persona del Cardinale,
-e che non ritrovandosi per la strettezza del tempo preparato il
-ponte solito farsi nella venuta del vicerè, havrebbero i medesimi cittadini
-disteso i proprii petti per riceverlo con quella riverenza et affetto,
-che li conveniva„.
-</p>
-
-<p>
-Dopo ciò che l'imbasciatori presentarono la lettera degli Eletti, e furono
-con grande cortesia accomiatati, rientrando indi di nuovo ad uno ad uno
-per farsi conoscere.
-</p>
-
-<p>
-Ai 27 mercoledì mattina anche gli Eletti andarono a complimentare il
-Cardinale, e furono nello stesso modo ricevuti ed accomiatati.
-</p>
-
-<p>
-Ai 3 Giugno, mercoledì, gli Eletti, senza il Sanfelice, perchè trovavasi
-malato, e senza quello del popolo, perchè il Genoino ripugnava, ed il Grimaldi
-aveva avuto biglietto che andasse a servire nella Summaria, andarono
-a Procida a dare il consueto giuramento. Quindi nel palazzo del
-marchese del Vasto in una galleria, verso 20 ore, insieme con alcuni signori
-del Collaterale di toga di spada ed altri ministri regi si diede il
-giuramento. E prima il sig. Reggente Giordano lesse la patente, poi parlò
-il sig. Marco Antonio Muscettola per Montagna, cui toccava, il quale protestando
-la fedeltà della Città e Regno supplicò la sua S. Ill.ª che secondo
-il solito, e giusta i privilegi della città, giurasse di osservare e far osservare
-i privilegii, capitoli e grazie. Allora il Cardinale ponendo le mani
-sopra un messale apparecchiato dal regio usciere disse: Io giuro di osservare
-e di fare osservare a questa fedelissima Città e Regno tutti i loro
-privilegii, gratie, et capitoli conceduti loro finoggi. Ciò finito, il Cardinale
-vestitosi con celerità s'imbarcò per Napoli, sbarcando a Posillipo e n'andò
-a dirittura nel Castelnuovo, ove entrò ad un'ora e ½ o due di notte. La
-mattina per tempo, si cominciò una delle maggiori allegrezze che si fosse
-mai fatta per Napoli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note121">
-<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Zazzera</span> nell'<i>Op. cit.</i> p. 575.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note122">
-<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo voto che si legge nel libro <i>Votorum</i> t. II f. 33, del nostro Archivio
-municipale, è il seguente; “A dì 18 Maggio 1620 io Giulio Genoino,
-eletto di questo fedelissimo Populo dico che essendomi conferito con
-alcuni deputati de detta mia fidelissima Piazza, nel tribunale di Santo
-Lorenzo, dove ho trovato gl'infrascritti signori delle infrascritte piazze,
-ciò e per Capuana Francesco Figliomaria (sic); per Porto Pietro Macidoni;
-per Montagna Marcantonio Musceptula; per Nido Scipione Dentice;
-per Portanova Matteo Capuano, avanti li quali ho fatto leggere una protesta
-per mano di notare Francesco Romano, et quella stipulata in presentia
-delli detti signori, et per ultimo per molte giustissime cause si
-è dimandata la dissunione del Populo da detta nobiltà, come appare in
-detta stipulazione, fatta questo medesimo giorno„.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note123">
-<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Avvertimenti et ragioni</i> ec. sopra cit. f. 410.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note124">
-<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lettera degli Eletti della Città al Re, del 19 Maggio 1620, stampata
-dallo <span class="smcap">Zazzera</span>, <i>Arch. Stor.</i> t. cit. p. 576.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note125">
-<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questi capi di accusa mandati al Re contro il duca di Ossuna, e distinti
-in <i>Governo di giustizia</i>, in <i>Governo del regno, et alloggiamenti</i>, nel
-<i>Governo della Città</i>, in <i>Azienda reale et religione</i> si leggono integralmente
-in <span class="smcap">Giuliani</span>, <i>Cose Varie</i> f. 54 ed in compendio presso lo <span class="smcap">Zazzera</span>, p. 572.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note126">
-<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Le licenze ai <i>Suggici</i> da' 30 maggio a' 3 di giugno sono firmate dal
-solo Genoino. <i>Divers.</i> XIII, f. 114; (N. 1394, A, M.) — Gli eletti nobili affermano
-che egli fosse anche messo in possesso di molti arrendamenti della
-città, esigendo e disponendo tutto da sè solo. <i>Lettera al re</i>, presso lo Zazzera,
-p. 579.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note127">
-<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>.&nbsp;&nbsp;</span>“In questo dì del 18 arrivò di Spagna il Dottor Carlo Grimaldi, e la
-mattina del terzo dì seguente fu dichiarato che rinunziava al suo elettato
-et durò per alcuni giorni che tornò il Genoino„. <i>Nota Electorum</i>, III,
-f. 137 v. Il Grimaldi mandato alla regia Camera, non accettò l'ufficio e
-si ritirò nel convento del Carmine. <span class="smcap">Zazzera</span>, p. 589.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note128">
-<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il viglietto della Piazza di Giudice Criminale in persona di Giulio
-Genoino de' 20 maggio 1620 con l'attestato del Reggente della Vicaria del
-possesso preso, dal suo originale, che era tra le scritture state presso i
-nipoti di esso Genoino, trovasi trascritto nel vol. III, de' <i>Successi</i> f. 406
-mihi. <span class="smcap">Zazzera</span>, <i>Op. cit.</i> p. 587. Negli <i>Avvertimenti et ragioni</i> (§) 5 si nota dal
-Genoino, che egli fu fatto la seconda volta Eletto con viglietto de' 28
-maggio 1620, e che a' 29 detto, dopo mangiare, andò solo nel Tribunale
-di S. Lorenzo, et sedendo insieme con tutti gli Eletti nobili quietamente
-et pacificamente si diede la possessione al signor D. Giovanni d'Avalos
-all'ufficio di Grassiere come consta da detto atto di possessione. Si aggiunge
-che egli non mancò di mostrar sua buona volontà... poichè per
-quattro giorni continui, andò a sedere nel solito Tribunale di S. Lorenzo,
-ma essi nobili... non volsero continuare a venire più in detto Tribunale„.
-<i>Successi</i>, t. III, 410 v.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note129">
-<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo manifesto è pubblicato nello <span class="smcap">Zazzera</span>, <i>Op. cit.</i> p. 591.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note130">
-<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I capi delle riforme proposte dal Genoino si leggono stampati con lo
-<span class="smcap">Zazzera</span> nel cit. <i>Arch. Stor. It.</i> t. IX, p. 593, n. 375. — Il Genoino voleva farli
-stampare per diffonderli nel popolo, ma il tipografo non volle eseguir
-ciò senza il permesso del Collaterale (p. 596). — Inoltre gl'intendimenti
-del popolo sono alquanto più ampiamente manifestati in una lettera del
-medesimo Genoino agli Accademici <i>Oziosi</i>, trascritta dalle carte di lui
-nel vol. III, de' <i>Successi del Duca d'Ossuna</i> f. 403 v. che credo util cosa interamente
-riportare in Appendice al n. 1.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note131">
-<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così narra lo Zazzera, p. 549, ma il Genoino nella propria <i>Difesa</i> afferma
-che si facesse la conclusione almeno di supplicare il Re a lasciare
-il Duca d'Ossuna nel Governo del Regno. <i>Successi cit. III</i>, f. 414 e 416 v. —
-L'Ardizzone nell'<i>Esamina</i> o <i>Interrogatorio</i> fatto al Genoino, carcerato in
-Ispagna, a' 3 e 9 Agosto 1620 è chiamato da lui suo emulo. <span class="smcap">Giuliani</span>, f.
-177 v. mihi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note132">
-<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Era con editto stabilito che non si potesse gridar: <i>serra serra</i>; e che
-contro quei che a tal editto contravvenivano procedesse la G. Corte della
-Vicaria <i>ad horas</i>. <span class="smcap">De Santis</span>, <i>Codice delle leggi del r. di Nap.</i> XII, p. 251. —
-Negli <i>Avvertimenti</i> cit. il Genoino nega di aver avuto parte a questi tumulti,
-anzi dice che nel 28 maggio uscì solo per le strade della città a
-persuadere i cittadini che aprissero le botteghe e le case, f. 411.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note133">
-<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Zazzera</span>, p. 598. Mi piace riportare in Appendice al n. 2 un documento
-assai importante sul proposito, che leggesi nel Giuliani, f. 252. Esso è una
-lettera dell'Eletto e della piazza popolare a D. Baldassarre Zunica, presidente
-del Consiglio d'Italia, la quale ci dimostra, come le lagnanze e
-le aspirazioni del popolo esposte dal Genoino non erano già per particolari
-suoi fini esagerate.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note134">
-<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Zazzera</span>, p. 603. Secondo leggiamo nel citato vol. <i>Praecedentiarum</i>, al
-f. 114 v. “A' 14 Giugno, la domenica verso sera il duca d'Ossuna si imbarcò
-in una squadra di 6 galee per Spagna, lasciando in Palazzo sua
-moglie„. Il Genoino nei primi giorni si “salvò nelle camere della Viceregina.„
-<i>Lettera di un cavaliere del governo della città a Giov. Francesco
-Spinelli</i> in Giuliani, f. 32. Nella copia Ms. dei <i>Giornali</i> dello Zazzera, posseduta
-da me, al dì 14 giugno si notano coloro, che furono carcerati pei
-passati tumulti, tra i quali cinque parenti stretti del Genoino, e coloro,
-che furono forgiudicati, tra i quali Giulio ed Antonio Genoino, e Francesco
-Antonio Arpaja. Si nota pure che furono confiscati e venduti i beni
-di esso Genoino. Non si tenne conto del <i>guidatico</i> o salvacondotto, che
-egli aveva avuto dal Duca di Ossuna, copia del quale si legge a f. 70 del
-Giuliani. Sembra anzi che fosse stato posto un taglione sul suo capo, come
-può congetturarsi da una lettera degli Eletti dei 15 ottobre 1620. <i>Litterar.</i>
-VII, f. 2: v. nell'arch. Municipale.
-</p>
-
-<p>
-Da ultimo nella stessa copia Ms. dello Zazzera ai 6 agosto si narra che
-il Card. Borgia fece carcerare da 300 uomini popolari, la maggior parte
-del Mercato, per aver essi parlato licenziosamente del dottor Carlo Grimaldi,
-Eletto del popolo, sopra le cose della grassa; quali stettero così
-carcerati per parecchi giorni, e finalmente furono liberati con molto lor
-danno.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note135">
-<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Basile</span>, <i>Pentamerone</i>, I, 136; <i>Le muse napolitane</i>, II, p. 328, <span class="smcap">Cortese</span>,
-<i>Opere</i>, II, p. 233, 234.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note136">
-<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Basile</span>, <i>Pentamerone</i>, I. 130.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note137">
-<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Cortese</span>, <i>Opere</i>, I, 90; II, <i>Pref.</i> III, 142; <span class="smcap">Basile</span>, <i>Pentam.</i> II, 118; <span class="smcap">Sgruttendio</span>, <i>La Tiorba a taccone</i>, p. 27.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note138">
-<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Basile</span>, <i>Pentam.</i> I, 253; <span class="smcap">Cortese</span>, II, 98 e 99; <span class="smcap">Valentini</span>, <i>La meza canna</i>,
-p. 23.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note139">
-<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Cortese</span>, II, 7; <span class="smcap">Sgruttendio</span>, <i>Ivi</i> p. 30.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note140">
-<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Celano</span>, <i>Notizie</i> ecc. <i>della città di Nap. Giorn.</i> IV, p. 292 ediz. del Chiarini;
-<span class="smcap">Santillo Nova</span>, <i>La Sporchia ncanzone</i>, p. 210.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note141">
-<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Cortese</span>, I, 245; <span class="smcap">Sgruttendio</span>, p. 14 e 53; <span class="smcap">Fasano</span>, <i>Gerusalemme Liberata</i>, I, 42.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note142">
-<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Sgruttendio</span>, p. 53 e 187.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note143">
-<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Capecelatro</span>, <i>Diario</i>, III, 315.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note144">
-<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Basile</span>, <i>Pentam.</i> I. 365.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note145">
-<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Cortese</span>, <i>Vajasseide</i>, e <span class="smcap">Tardacino</span> (Bartolomeo Zito) <i>Annotaz.</i> II,
-p. 76 e 88.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note146">
-<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">De Stefano</span>, <i>Luoghi sacri di Napoli</i> p. 46.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note147">
-<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Summonte</span>, <i>Hist. di Napoli</i>, I, p. 279. <i>Acta visit. paroch. minor. ab. arch.
-Annibale de Capua</i> a 1580, f. 455.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note148">
-<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Celano</span>, <i>O. c.</i> IV, 218; <span class="smcap">D'Ambra</span>, <i>Descriz. Napoli</i> II, p. 394.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note149">
-<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Fino al 1844 generalmente dubitavasi dei luogo della nascita di Masaniello.
-Alcuni lo dissero napoletano senza più, non dichiarando se era
-tale, perchè nato in Napoli, oppure in altro luogo del Regno. Altri lo
-dissero nato nella nostra città, nella piazza, o ne' vicoli del Mercato.
-I più lo credettero amalfitano, donde avrebbe tratto il cognome che, da taluno
-anche contemporaneo (V. Balthas. <span class="smcap">Bonifacii</span> <i>Historia ludicra</i>, Ven.
-1652 p. 746 e ss.), senza alcun fondamento si affermò esser Maia o di Maio.
-E così su questo e sul nome, che egli cangiò in Tomaso Angelo il detto
-<i>Boniface</i> poetava a p. 748 della detta opera.
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Nominis omen habet, pelagoque profundior alto</i></p>
-<p class="i2"><i>Maximum hic Thomas grandis abyssus erat.</i></p>
-<p><i>Angelus ut verbo, factis sic Angelus ipsis</i></p>
-<p class="i2"><i>Nescio quid majus vir fuit ipso viro.</i></p>
-<p><i>Gente satus Maja, solers, subtilis, acutus</i></p>
-<p class="i2"><i>Ingenium alipedis nactus et ipse ei est.</i></p>
-<p><i>Quid mirum quod tam velox hinc avolet? alas</i></p>
-<p class="i2"><i>Dat sous huic genitor, quo celer astra petat.</i></p>
-</div>
-
-<p>
-Ma, nel 1844, l'egregio abbate d. Vincenzo Cuomo ed il signor Emmanuele
-Palermo, diligentissimi investigatori delle cose nostre, tolsero ogni
-dubbiezza su tal proposito. Essi rinvennero ne' registri della Chiesa parrocchiale
-di S. Caterina in <i>Foro magno</i> non solo la fede di nascita del
-medesimo, che ho riportata testualmente nel racconto, ma anche le fedi
-del matrimonio suo e de' suoi genitori, non che quella della sua morte
-e della nascita di sua sorella Grazia e di un fratello, Antonio, che dovette
-morire pria del 1647, non trovandosi di lui menzione alcuna ne' fatti di
-quello anno. Poco dopo tutte queste fedi furono pubblicate dal chiarissimo
-cav. Luigi Volpicella, in un suo erudito discorso <i>Della patria, famiglia
-e morte di Masaniello di Amalfi</i> nel vol. III degli <i>Atti dell'Accademia
-Cosentina</i>, ed indi ripetute nella 2.ª edizione della <i>Storia Napoletana dell'anno
-1647</i>, scritta dal fu chiarissimo Michele Baldacchini.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note150">
-<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>.&nbsp;&nbsp;</span>“A 18 Febbraio 1620, Francisco, alias Cicco d'Amalfi et Antonia Gargano,
-ambi napolitani che habitano al Carmine, <i>servatis servandis iuxta
-formam</i> del S. C. T. et i riti della nostra Corte, ambi sono stati ingaudiati
-in casa per me Don Giovanni Matteo Peta, paroco, con decreto di
-Monsignor Vicario Generale, e vi furono presenti Andrea di Rossi, Agostino
-Ceratolo, Salvatore Lizzibelli, e Giovan Battista Cacuri, don Olimpio
-Siciliani et altri„. <i>Registri della Chiesa Parrocchiale di S. Caterina
-in foro magno. Libro V dei matrimonii</i>, f. 89 n. progressivo 16. — In
-un poemetto scritto a forma di lettera in dialetto napoletano ai 10 agosto
-1647, di cui conservo copia, dicesi: <i>No cierto Masaniello pisciavinolo, Figlio
-de no Ceccone.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note151">
-<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>.&nbsp;&nbsp;</span>“Addì 29 Luglio 1625, Bernardina, figlia di Pietro Pisa et Adriana de
-Satis è stata battezzata da me D. Giovan Matteo Peta et levata dal sacro
-fonte da Prutentia Calenda, avanti al Carmine„. <i>Reg. cit. Lib. XII dei
-battezzati</i>, fol. 151 n. 183.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note152">
-<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Basile</span>, <i>Le Muse napoletane</i> II p. 287 e 305.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note153">
-<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Basile</span>, <i>Pentam.</i> I. 365; <span class="smcap">Cortese</span>, II. 50 e 99.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note154">
-<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Cortese</span> <i>Annot.</i> del Tardacino, II. 155.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note155">
-<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Basile</span>, <i>Le Muse Napol.</i> II 288.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note156">
-<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>.&nbsp;&nbsp;</span>“Essendosi fatte le tre denunzie ne' tre giorni festivi continui, cioè
-a' 27 Gennaio, 2. 19 febbraio 1641, <i>inter missae parrocchialis solemnia</i> et
-non essendo scoperto alcun impedimento, io abbate don Giovan Matteo
-Peta, per me interrogato in chiesa Tommaso Aniello di Amalfi et Berardina
-Pisa napolitani, dicti habitano a questa parrocchia, et avuto il
-loro mutuo assenso, servata la forma del S. C. T. et decreto di Monsignor
-Vicario Generale, con lo quale despenza etiam al bimestre elasso,
-l'ho solennemente conjunto in matrimonio <i>per verba de praesenti</i> et vi
-furono presenti Domenico de Satis, napolitano, figlio di Nuncio, di questa
-parrocchia, Giovan Battista Pisa, napolitano, figlio di Scipione, di questa
-parrocchia; Domenico d'Alessandro, napolitano, figlio di Vincenzo, di
-questa parrocchia et Clerico Andrea Catone, et altri„. <i>Reg. cit. Lib. VII
-dei Matrimonii</i> f. 3 n. 18.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note157">
-<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>.&nbsp;&nbsp;</span>“Grazia Francesca, figlia di Francesco d'Amalfi, et Antonia Gargano,
-è stata battezzata da me don Giovan Matteo Peta et levata dal Sacro
-Fonte da Geronima Esperta, al vico Rotto„. <i>Reg. cit. Lib. XII de' battezzati.</i>
-f. 69 n. 98. — “A' 27 Cennaio del 1641 precedenti le tre debite denunzie
-ne' tre giorni festivi consecutivi, 6, 13, 17 gennaio 1641, <i>inter missae
-parrocchialis solemnia</i>, et non essendo scoperto alcun impedimento, io
-Abbate Giovan Matteo Peta, parroco, ho interrogato in chiesa Cesare di
-Roma, di Gragnano, e Grazia d'Amalfi napoletana, ambi non ancor casati,
-habitanti al Vico Rotto al Lavinaio, et havuto il lor mutuo assenso
-secondo la forma del S. C. T., con decreto di Monsignor Vicario Generale,
-l'ho solennemente riuniti in matrimonio <i>per verba de praesenti</i>, et
-vi furono peresenti Thommaso Aniello d'Amalfi, napolitano, figlio di
-Francesco di questa parrocchia, Giuseppe Giannattasio, napolitano, figlio
-di Raimondo, di questa parrocchia, Agostino Brancaccio, napolitano,
-figlio di Battista, di questa parrocchia, clerico Andrea Catone et altri„.
-<i>Reg. cit. Lib. VII dei matrimonii</i>, f. 2.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note158">
-<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>.&nbsp;&nbsp;</span>“Ai 26 maggio 1625 Giovan Battista figlio di Francesco di Malfa et
-Antonia Gargano è stato battezzato da D. Sebastiano Zizza, et levato dal
-sacro fonte da Geronima Composta al Lavinaio„. <i>Reg. cit. lib. XII dei
-battezzati</i>, f. 125.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note159">
-<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Pollio</span>, <i>Ms. cit.</i> f. 74: <i>Racconto</i> o <i>Diario</i> Ms. p. 237; <span class="smcap">Capecelatro</span>, <i>Diario</i>
-II, 40; ec.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note160">
-<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Basile</span>, <i>Le Muse napol.</i> II, 288.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note161">
-<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Le <i>villanelle</i> erano canzoni dettate sì in italiano, come nel dialetto,
-le quali sin dal secolo precedente avevano acquistato tanta fama che si
-desideravano e si ripetevano anche nei paesi stranieri. Il Costo, dal quale
-ricavo questa notizia, riporta pure il principio di alcune di esse, come:
-<i>Napolitani non facite folla</i> ec. <i>Ssi suttanielle, donna, che portate</i> ec. e accenna
-al pensiero di altre, come quella del <i>trasformarsi in pulice per
-mozzecar le gambe alla Signora</i>. (<i>Fuggilozio p. 137</i>). Certo la fama, di cui
-le <i>villanelle</i> godevano, era dovuta alla musica, da cui eran vestite, anzichè
-ai pregi del loro concetto o della loro forma poetica. Esse, come alcune
-altre canzoni di diverso metro, si accompagnavano al ballo, il quale allora
-ne prendeva la denominazione, ed era di moda in Francia, e nel
-Belgio nella fine del secolo XVI, <i>Mémoires de l'acad. de Brux.</i> VIII, 16. —
-Le canzoni in voga nel tempo, di cui trattiamo, sono accennate dal Basile,
-dal Cortese e dallo Sgruttendio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note162">
-<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Varie specie di ballo in uso a quel tempo sono indicate dal <span class="smcap">Basile</span>
-<i>Pentam.</i> I, 237, e 369. Alla <i>Spallata</i> accenna il <span class="smcap">Cortese</span> I, 89. Le <i>cascarde</i>
-erano canzoni che si sposavano al ballo. Delle <i>cascarde</i>: <i>Pordenzia, madamma
-la zita</i> ecc. parla il medesimo <span class="smcap">Cortese</span> II, 146. Cf. <span class="smcap">De Ritis</span>, <i>Voc.
-Nap.</i> in v.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note163">
-<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. <i>Pragm.</i> XX. <i>De vectig.</i> 10, 11, 12, 14, 16 ec. t. IV p. 138-156 ediz.
-Cervone; <span class="smcap">Parrino</span> <i>O. c.</i> II, 266.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note164">
-<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Monterey quasi nello stesso spazio di tempo prese ben 43 milioni
-di ducati, dei quali solo 17 girono a pro del re. <span class="smcap">Capecelatro</span>, <i>Annali</i>, p.
-45. Cf. <i>Una seconda congiura di Campanella</i> del ch. De Blasiis, nel <i>Giornale
-Napol.</i> p. 433 e s. — <i>Les deux Siciles</i>, scriveva il marchese di Fontenay,
-ambasciatore del re di Francia a Roma, nel 1648, <i>sont les meilleures Indes
-qu'ait le roi catholique.</i> Dispaccio del 7 gennajo 1648. <i>Le duc de Guise à
-Naples</i> p. 24.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note165">
-<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Bisaccioni</span>, <i>Historia delle guerre civili di questi ultimi tempi</i>, Ven. 1644
-V. II, p. 112; <span class="smcap">Brusoni</span>, <i>Stor. d'Ital.</i> XV, 444.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note166">
-<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Arch. Stor. It.</i> IX p. 324</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note167">
-<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Donzelli</span>, <i>Partenope liberata</i> p. 16.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note168">
-<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Fede del tenente del Castel S. Elmo di esser morte 27 persone per
-aver mangiato pane fatto colla farina della Città, 1629. — <i>Cautele</i>, vol. XXV,
-f. 246-248 nell'Arch. Munic.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note169">
-<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nella pramm. 15 tit. <i>de Aleatoribus</i> del 1735 tra le case dei giuochi
-dei dadi, che si permettono, essendosi dismesse le altre, si nota la <i>Camorra
-innanzi Palazzo</i>. <i>Pragm.</i> t. I. p. 118.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note170">
-<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Donzelli</span>, <i>Op. cit.</i> p. 18; <span class="smcap">De Santis</span>, <i>Storia del tumulto di Napoli</i> p. 26.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note171">
-<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un bando del duca di Medina dei 24 luglio 1638, confermato dal duca
-d'Arcos ai 15 marzo 1646, affinché <i>ad unguem</i> si osservasse ed eseguisse,
-prescriveva che “non si dovesse introdurre dentro la città quantità alcuna
-di pane, farina ec. per minima che fosse senza aver pagato prima
-il debito diritto... sotto pena... alle donne... di anni 3 di esilio <i>extra provinciam</i>,
-e che ritrovato alcuno in <i>flagranti</i> di un tal contrabbando si
-dovesse assicurare della persona e della roba ec.„ Pramm. 50, tit. <i>De vectig.</i>
-t. IV, p. ?...</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note172">
-<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Donzelli</span>, <i>O. c.</i> p. 22; <span class="smcap">De Santis</span> l. c.; <span class="smcap">De Kussan</span>, <i>Histoir. de la révol.
-de Naples</i> I, 55.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note173">
-<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Istoria del tumulto di Napoli del Mag. Bernardo Ricca. U. I. D.</i> dalli
-7 luglio 1647 sin alli 6 aprile 1648 Ms. presso di me, monco della fine f.
-160. (Questa istoria fino all'agosto 1647 è simile a Tontoli); <i>Racconto cit.</i>
-Ms. agli 8 luglio; <span class="smcap">Della Monica</span> <i>Op. cit.</i> Ms. f. 27; <span class="smcap">Donzelli</span> I. c., <span class="smcap">Capecelatro</span>,
-<i>Diario</i> I, 32; <span class="smcap">De Santis</span> <i>Op. cit.</i> p. 49; <span class="smcap">Nicolai</span>, <i>Op. cit.</i> p. 39; <span class="smcap">De
-Turri</span>, <i>Dissidentis, desciscentis, receptaeque Neap. libri</i> p. 55, ed. Gravier.;
-<span class="smcap">Giraffi</span> ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note174">
-<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In quei tempi, allorchè usciva qualche giustizia dal tribunale della
-Gran Corte della Vicaria, dopo il trombetto ed il banditore che annunciava
-il delitto e la qualità della morte, andava, come ci fa sapere il Summonte,
-un gran stendardo chiamato <i>Pendone</i> di color rosso colle insegne
-reali e con quelle del Gran Giustiziere del regno, il quale precedeva
-il condannato assistito dalla compagnia dei Bianchi. <i>Hist. di Nap.</i> I, 177; <span class="smcap">Del
-Tufo</span>, <i>Ragionamenti cit.</i> Ms. rag. V. Questo costume imitavano i lazzari.
-<i>Racconto cit.</i> agli 8 luglio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note175">
-<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I <i>bazzareoti</i> erano e si dicono ancora i venditori ambulanti di commestibili.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note176">
-<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Capecelatro</span>, <i>Diario</i>, III, 273. Tra la ricchissima nomenclatura d'ingiurie,
-che ha il dialetto napoletano nelle opere scritte prima del 1647
-non si trova mai il vocabolo <i>Lazzaro</i>. Esso fu introdotto in quella occasione,
-e fu dato a tutti i plebei sollevati di qualunque paese o regione
-fossero. Così il Buragna chiama i tumultuosi di Palermo <i>lazzari</i> di Sicilia,
-p. 8: il Valvasor che in un Ms. posseduto una volta dal Conte di Policastro
-tratta dell'assedio posto a Sorrento nel 1647-48 dai plebei del contado,
-nomina costoro <i>lazzari del Piano</i>, e così via discorrendo. Mal si apposero
-dunque quei che derivarono una tale denominazione da un fondaco del
-Mercato, che dalla famiglia cui apparteneva, si sarebbe detto dei <i>Lazzari</i>.
-(<i>Racconto</i> f. 209).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note177">
-<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Racconto</i> agli otto luglio; <i>Giornale storico dei tumulti popolari e dei
-loro eventi accaduti e delle pene dei delinquenti da luglio 1447 per li 16 gennaio
-1652</i>, f. 6. Ms. presso il ch. D. Gennaro Aspreno Galante. L'A. testimone
-di veduta sembra essere uno scrivano o certo persona del foro. Cf.
-pure il Polito al f. 309.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note178">
-<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>.&nbsp;&nbsp;</span>“Tutte le mondiglie di oro e di argento che si poterono colligere
-dalle ceneri di que' mobili furono donati alla chiesa di S.ª Maria delle
-Grazie alla Pietra del Pesce„. <span class="smcap">Campanile</span>, <i>Diario</i>, f. 7. Il danno secondo
-il Della Monica, ascese a più di 15,000 ducati. Ms. f. 27.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note179">
-<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Diario Anonimo</i> del 1647, f. 20 mihi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note180">
-<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Pollio</span>, <i>Op. cit.</i> f. 34.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note181">
-<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Giuliani</span>, f. 77. La sentenza dl fuorgiudica leggesi pure nel <span class="smcap">Capaccio</span>,
-<i>Forestiero</i>, p. 531.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note182">
-<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Le petizioni del Genoino al Re per essere <i>abilitato</i>, come allora dicevasi,
-si trovano nel Giuliani fol. 81, e la copia della commissione fatta
-all'Alarcon ne' <i>Successi varii</i>, T. III, fol. 407. Nel f. 45 del T. II che trovasi
-nella Bibl. Naz. vi è l'allegazione di un tal Giov. Francesco Castaldi in
-difesa del Genoino così intitolata: <i>De jure pro U. I. D. Julio Genoino tribuno
-fidelissimi populi Neap. contra r. Fiscum coram regios delegates regis
-Catholici.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note183">
-<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I quattro giudici furono: Salvo, Brancia, Niquesa ed il presidente D.
-Giovanni Erriquez col fiscale della Vicaria. Il Genoino poi giunse in Napoli
-con Franc. Ant. Arpaia a' 4 maggio 1622, e dopo nella notte andò a
-Baia, e nel mattino seguente a Capua. <i>Lettera de' Deputati dell'Ambasceria
-al signor Fabio Caracciolo in Madrid.</i> Giuliani, f. 231.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note184">
-<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La copia della lettera, che scrisse Giulio Genoino al re Filippo IV,
-quando gl'inviò il modello, leggesi ne' <i>Soccessi varii</i>, fol. 428, 4.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note185">
-<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Carta de aviso della gratia ricevuta da sua Maestà ai 12 febbraio
-1634. <i>Soccessi varii</i> cit. f. 420 c. In piedi si nota: dal suo originale delli
-fragmenti remasti dalle scritture del Genoino portata in questo luogo
-nel 1672.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note186">
-<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. Biglietto del Vicerè al Reggente Matthias Casanatte, nei <i>Successi</i> f.
-431. Il fatto è narrato pure abbastanza diffusamente dal <span class="smcap">Capecelatro</span>, <i>Annali</i>,
-p. 158.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note187">
-<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Apologia di Giulio Genoino all'Abbate Torrese</i>, f. 432.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note188">
-<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>.&nbsp;&nbsp;</span> <i>Racconto</i>, f. 8 ec.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note189">
-<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Bisaccioni</span>, <i>Op. cit.</i> P. II, p. 129.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note190">
-<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Campanile</span>, <i>Diario</i>, f. 16; <span class="smcap">Tontoli</span>, <i>Il Masaniello</i> p. 132.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note191">
-<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Campanile</span>, <i>Diario</i> f. 13; <i>Diario anonimo</i> Ms. p. 30, e 11; <i>Racconto</i> cit.
-al dì 13 luglio; <span class="smcap">Buragna</span> p. 137; <span class="smcap">Nicolai</span> p. 77: <span class="smcap">Capecelatro</span> <i>Diario</i> p. 168.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note192">
-<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Secondo alcuni scrittori, la moglie di Masaniello andò più volte a Palazzo,
-prima della solenne visita della Domenica, ed ebbe in tale occasione,
-o in altre, parecchi regali. Il Fuidoro dice al f. 35 v. “quest'andare
-e venire in Palazzo della moglie di Masaniello et sua sorella, durò più
-volte sempre in carrozza fino a tanto che si fecero le capitolazioni. E,
-per imprimere azioni di corrispondenza fra di loro, acciocchè si fosse
-effettuata la capitolazione per la quiete, il Vicerè e la viceregina alternavano
-regali a Masaniello e a sua moglie, portati da soldati della sua
-guardia d'alabardieri et soldati di fanteria„. In un altro manoscritto
-che tratta pure dei fatti di Masaniello fino alla sua morte, e di cui non
-posso indicare il titolo, perchè monco del principio, si dice: “La signora
-Viceregina ha mandato in dono alla moglie del detto Tommaso Aniello
-un'altra collana d'oro con cannacca di diamanti; con gli orecchini anche
-di diamanti del valore di diecimila scudi in circa, et una catena
-d'oro alla siviglia a Giovanni d'Amalfi fratello del detto Tommaso Aniello,
-e parola di voler battezzare il figlio che haverebbe partorito la
-moglie del detto Tommaso per esser gravida, ed il titolo di Duca di
-S. Giorgio„. Il manoscritto contemporaneo si conserva dal mio egregio
-amico d. Bernardo Gaetani, cassinese, abate di S. Paolo in Perugia ed
-ora vescovo di Sansevero in Puglia. — Dei regali parlano pure altri scrittori
-del tempo, e specialmente il <span class="smcap">Giraffi</span>, giorn. VI p. 142, il <span class="smcap">Birago</span>, <i>Delle
-Historie memorabili</i>, Ven. 1663, p. 245, ed il <span class="smcap">Buragna</span> p. 137, che fa menzione
-di alcuni vestiti molto costosi, di scelte paste e di altre cose dolci.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note193">
-<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Alcuni dicono che la carrozza appartenesse al Duca di Maddaloni
-(<span class="smcap">Buragna</span> 156, <span class="smcap">Giraffi</span> 165); ma i più affermano che fosse di Corte.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note194">
-<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Basile</span>, <i>Pentam.</i> ss, 10; Pragm. 446, e <i>Supplem.</i>, I, 190.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note195">
-<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Sgruttendio</span>, <i>O. c.</i> f. 80; <span class="smcap">Caputo</span>, <i>Annali</i> Ms. f. 48 mihi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note196">
-<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La visita della moglie di Masaniello a Palazzo è narrata da tutti gli
-scrittori di quegli avvenimenti. Cito, tra gl'inediti, <span class="smcap">Campanile</span> f. 160; <span class="smcap">Della
-Porta</span> f. 56; <i>Racconto</i> ai 14 Luglio: <span class="smcap">De Fiore</span>, <i>Racconto dei tumulti popolari
-di Napoli</i>, Ms. <span class="smcap">Diario anonimo</span> Ms. f. 38 v.; 43; e tra gli stampati: <span class="smcap">Donzelli</span>
-<i>O. c.</i> p. 127; <span class="smcap">Capecelatro</span>, <i>Diario</i> I. 86; <span class="smcap">Giraffi</span> p. 166; <span class="smcap">Buragna</span> p.
-158; <span class="smcap">De Santis</span> p. 108: <span class="smcap">De Turri</span> p. 192; <i>Mém. du baron de Modène</i>, I, p. 148.
-</p>
-
-<p>
-Mi piace però riferire le parole del gentiluomo della Corte della Viceregina
-sul proposito, che si leggono nel <i>Ms. Relaciones</i> ecc., di cui ho
-parlato più sopra nella <i>Notizia</i> premessa a questo libro: “A las siete de
-la tarde fue la mujer de Masaniello con sus parientas a ber a mi Señora
-la Duquesa, vestidas de tela de oro, y su Excellenzia las dio a todas
-halandrias.„ f. 17. Aggiungo la notizia, che ne dà D. Miguel de Miranda
-altro gentiluomo spagnuolo al signor Duca di Montalto, in questo modo:
-“No perdono el desbanecimiento a la mujer de Thomas Anielo, y el ritentar
-ber a so Ex.ª la Señora Duquesa de Arcos, y asi se dio a intender
-quererla visitar; y como en su Ex.ª son yguales la grandeça y agasado
-no les nogu la acojida, dispuso de la benida de esta Dama al
-Castillo ynbiando las carroças que la trajessen, prebiniendo las sillas,
-enquien trase con su madre y parientes. Los adornos, con que benia
-eran mejorados en la sustancia, mudados ya el lienço y lana en sedas
-y telas de oro, tan ajustado a su traje que auno havia dejado la forma
-de la marineria, culpa o descuydo del tiempo, pues obrando tan apriesa
-en el marido, ce descuydo del aseo de la muger. Mandola regalar Su
-Ex.ª con una joja de balor, a su Hermana con una cadena, y a las de
-mas con muchos dulces que llebaron„ f. 750. — Le parole poste in bocca
-alla Viceregina ed alla moglie di Masaniello sono testualmente riportate
-da' più gravi scrittori di questi avvenimenti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note197">
-<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Donzelli</span> <i>O. c.</i> p. 81 — Che fosse stata regalata la moglie del Visitatore
-perchè non si togliesse la gabella sui frutti lo asserisce il <span class="smcap">Pollio</span> <i>O. c.</i> f.
-305, e lo fa intravedere il <span class="smcap">De Santis</span> p. 26. Egli come dice costui a p. 4,
-<i>sotto il manto del servizio del re cercava i proprii interessi</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note198">
-<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Pollio così racconta questo fatto: “La moglie di Masaniello al ritorno
-da Palazzo fu accompagnata alla carrozza dai Tedeschi con le Alabarde,
-e questo fu da me visto con la carrozza di S. E., e con un presente
-appresso di detta carrozza, portato sopra di un portarobba, coperto
-con una tovaglia di taffetà turchino; che fusse dentro non posso
-sapere„ f. 40. Ed altrove ripetendo, dice: “La mooglie di Tommaso Aniello,
-licenziata e fattole un gran dono dalla Viceregina di argento et
-oro et gioie, di modo che furon ricevute dentro un canestro spaso
-et accompagnatele fino alla scala... e per Napoli andarono li detti Labardieri
-et servitori con li donativi appresso della carrozza, et quando
-furono di nuovo nel Mercato sonorno di nuovo le trombe.... et smontate....,
-riceverno lo detto reale (<i>regalo</i>) portato dalli Tedeschi„. f.
-240 v.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note199">
-<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Con questo titolo solevano allora chiamarsi le donne attempate della
-più bassa plebe, maritate o vedove che fossero. In tempi più antichi era
-esso una qualificazione onorifica delle regine e delle persone reali, non
-fanciulle. V. <span class="smcap">De Ritis</span>, <i>Vocab. Nap.</i> in v.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note200">
-<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo bando leggesi nella sua originaria pubblicazione tra i <i>Bandi
-editti, capitoli ed altri ordini</i> emanati durante la rivoluzione del 1647,
-rara ed importante collezione, che si conserva nella biblioteca dei PP.
-dell'Oratorio o Gerolamini di questa città. È segnato col num. d'ordine
-IX. Nessuno degli scrittori recenti di quella rivoluzione lo ha ristampato,
-o ne ha fatto cenno. Ai 19 luglio fu replicato altro bando sul proposito,
-che con altri dello stesso tempo tanto in stampe originali, che in copie
-Mss. si conserva da me, ed è riferito nell'<i>Appendice</i> al n. 3.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note201">
-<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Pollio</span>, <i>Op. cit.</i>, f. 242 v.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note202">
-<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Con tutte le mende da fuora</i>, dice il <span class="smcap">Pollio</span> <i>Op. cit.</i> fol. 42 v. Altrove
-ripete: pigliorno la moglie et la sorella..., che le portavano colle <i>granfe</i>
-nel petto f. 242 v. — La ragione o almeno il pretesto di un tale trattamento
-ce la dà il Ms., di cui ho parlato nella nota (89) che dice: “havendole
-il popolo tolto alcune perle, e quantità di zecchini, che aveva
-posto in petto„.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note203">
-<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Costui era stato ucciso nella stessa mattina a buon'ora. Era figlio del
-dott. Matteo Vitale della Cava, che in tempo del governo del Duca d'Ossuna
-volendo esser nominato governatore della casa dell'Annunciata,
-offrì al Genoino una somma di danaro, il che saputosi dal Duca l'obbligò
-a spenderla in servizio del pio luogo, facendone costruire una grossa
-lampada d'argento a forma di nave per la Chiesa. <span class="smcap">Campanile</span> fol. 17 v.
-Postilla nei <i>Successi</i> cit. f. 369.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note204">
-<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Istoria della vera cagione, e dei principali motivi della solleuazione napoletana
-accaduta nel 1646</i> (sic) <i>al tempo de Tommaso Agnello di Amalfi
-descritta da D. Carlo Calà duca di Diano.</i> Ms. di c. 109, una volta posseduto
-dal Miniconi, che termina colla morte di Masaniello. V. a f. 79.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note205">
-<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Giraffi</span>, <i>Le rivoluzioni di Napoli</i>, p. 190, ediz. del 1705. Quest'opera che
-va anche sotto il nome di Nescipio Liponari, e tratta solo delle dieci
-giornate di Masaniello, ha avuto moltissime edizioni. Le più antiche sono
-quelle di Venezia 1847, e di Padova (Napoli) e Gaeta 1648 in 8º. In quest'ultima
-vi è aggiunto un curioso <i>discorso sopra i quarantaquattro ribelli
-bruciati ed incendiati dal popolo fedelissimo napoletano l'anno 1647, dove
-nome per nome si raccontano tutt'i loro passati difetti</i>; e sono 44 quartine
-composte da un poeta sciocco ed ignorante per nome (se pur non è finto)
-Simone Alleone.
-</p>
-
-<p>
-Il libro del Giraffi ha avuto pure due traduzioni, una in olandese e
-l'altra in inglese; ambedue stampate nel 1664. Per cortesia dell'egregio
-Signor Adolfo Parascandolo, io recentemente ho potuto vedere la traduzione
-inglese, che per essere poco nota, e per la sua seconda parte,
-che contiene la storia della rivoluzione fino alla prigionia del Guisa, merita
-che io ne faccia qui speciale menzione. Essa si compone di due parti. Il
-titolo della prima è il seguente; <i>An exact history of the late revolutions
-in Naples, and of their monstrons successes not to be paralleled by and ancient
-of modern hystory: published by the lord Alexander Giraffi in
-Italian, and (for the rareness of the subject) rendered to english by J. H. Esq.
-(James Howell). In two parts. London 1664 in 8º.</i> Questa prima parte, che
-è tradotta dal Giraffi, ed ha innanzi il ritratto di Masaniello, consta di
-154 pagine oltre la dedica e finisce col <i>Manifesto del fedelissimo popolo
-di Napoli</i> del 17 settembre 1647. La seconda parte è così intitolata: <i>The
-second part of Masaniello. His body taken out of the Town-Ditch, and solemny
-buried with epitaphs upon him. A continuation of tumult; the D. of
-Guise made Generalissimo; Taken prisoner by young Don John of Austria.
-The end of Commotions by J. H. Esq.</i> London 1666. Essa ha innanzi i ritratti
-a medaglioni di Genoino, Masaniello e Gennaro Annese, e consta
-di p. 123 oltre la dedica ed un proemio, nel quale l'a. dice di aver composto
-questa sua storia sopra autentici manoscritti e sopra collazioni e
-confronti di lettere scritte da diversi distinti personaggi. Nell'opera poi
-egli comincia dal ricapitolare i fatti narrati nella prima parte e riporta
-pure il sonetto: <i>Altra paga sperai, altra mercede</i>, e l'iscrizione composta
-da Bernardo Spirito pel monumento, che si voleva erigere nella piazza
-del Mercato. Narra indi i fatti del secondo (p. 32) e del terzo (p. 44) tumulto,
-e finisce coll'entrata degli Spagnuoli e colla partenza di D. Giovanni d'Austria.
-Singolare è la notizia, che trovo in questo racconto ap.
-116, di essersi cioè nel tumulto accaduto nel febbraio 1648, inteso tra gli
-altri gridi quello di: <i>Viva il parlamento d'Inghilterra.</i> Ora il libro trovasi
-nella biblioteca della <i>Società Napoletana di storia patria</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note206">
-<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il fratello di Masaniello cercato nella sua casa dopo la morte di quello,
-si salvò fuggendo per gli astrici, secondo si afferma da un contemporaneo,
-che scrisse dei fatti accaduti dal 7 luglio al 6 ottobre 1647 in una
-<i>Storia della sollevazione del 1647</i>; Ms. di cui ho fatto menzione sopra.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note207">
-<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Pollio</span>, <i>O. c.</i> f. 43. Ivi lo scrivano è chiamato Vito, e poi sopra è aggiunto
-Tonno o Antonio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note208">
-<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il bando del 17 luglio è riportato dal <span class="smcap">De Santis</span>, p. 117, il quale soggiunge
-che parve al popolo che esso avesse del maligno, perchè non comprendeva
-il cognato di Masaniello. E però il Vicerè con un secondo bando
-del 21 luglio non riferito da alcuno, ripetè l'indulto del 17 aggiungendovi
-anche il cognato di Masaniello, che era stato nell'antecedente omesso.
-Ambedue i Bandi si trovano nella mia <i>Collezione di bandi, Capitali, editti,
-ed ordini</i> del 1647-48.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note209">
-<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Buragna</span>, <i>O. c.</i> P. II, p. 4; <span class="smcap">Capecelatro</span>, <i>Diario</i>, I, 98.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note210">
-<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Capecelatro</span>; <i>l. c.</i> Della casa del Genoino a S. Agnello dei Grassi parla
-della Porta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note211">
-<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Piacente</span>, <i>Storia del 1647</i> p. 69; <span class="smcap">De Santis</span>, p. 128, <span class="smcap">Capecelatro</span>, p. 136,
-137, <i>Racconto</i> ai 13 agosto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note212">
-<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La <i>Platea</i> di S. Severino, che io ho consultato e che un tempo conservavasi
-nel monastero, fu fatta tra il 1779 ed il 1790 sopra registri più
-antichi. Le notizie sulla regione di <i>Capo di Piazza</i> in essa notate sono le
-seguenti: “A' 5 febbraio dell'ind. 14, regnando Errico imp. Pietro di Moneta
-donò al Monastero una casa con orto sita dentro Napoli; dentro di
-un portico comunale in capo della strada detta <i>Capo di Piazza</i>, pertinenza
-di Portanova non lontana dalla porta detta <i>delli Monaci</i>, giusta
-li beni di Elia Ganga, di Giuda ebreo, ed altri confini, come dal <i>Libro
-dell'inventario</i> n. 1977; ed a 6 decembre 1198, in tempo di Federico II, il
-monastero diede a censo di un sestaro di olio ad Adam Scatola e suoi
-figli mascoli tantum, una porzione di detta casa che allora era rinnovata,
-vicino alla chiesa dei SS. Cosmo e Damiano, la corte comune ed
-altri beni del Monastero, la via pubblica ed altri confini come dall'<i>Inventario</i>
-n. 1898; e nell'anno 1263 il Monastero dà a censo di due sestara
-di olio a Tommaso Saperta un'altra porzione di detta casa, sita ut supra,
-giusta la strada che va a Sant'Arcangelo, lo muro pubblico e la
-Torre vecchia della città con altri confini, come dall'<i>Inventario</i> n. 28; e
-finalmente nel 1267 il Monastero diede a censo di tarì 7 e mezzo l'anno
-a Giovanni Scossidato parte di dette case site ut supra, giusta la chiavica
-che scorre per li Ferri Vecchi, come dall'<i>Inventario</i> n. 74.„
-</p>
-
-<p>
-In un inventario fatto nel 1454 si fa menzione che il Monastero possedeva
-“una casa grande isolata dalle vie che la circondavano con molti
-membri, posta nelle pertinenze di Portanova, dove si dice <i>Capo di Piazza</i>,
-dalla parte dov'è il principale ingresso, giusta la via pubblica che viene
-dalla Sellaria e va al Seggio di Portanova, dall'altra parte giusta la via
-per la quale si va al vicolo delli Coppola, e dall'altra parte giusta il
-vicariello posto tra le dette case ed il fondaco della chiesa dell'Incoronata,
-per la quale passa la via, che scende da Pistase, dall'altra parte
-giusta la corte, per la quale si passa alla Rua delli Spadari o Armieri,
-come dall'<i>Inventario</i> n. 260„. <i>Platea</i> cit. f. 126.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note213">
-<p><span class="label"><a href="#tag213">213</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Vico <i>deposolum qui et armentariorum</i> trovasi in un doc. del 966 v.
-<i>Reg. Neap.</i> nn. 156, 374, 445. Del fondaco di S. Martino <i>inter plateam armentariorum
-et Judecam</i> si ha memoria negli <i>Acta visit. Cathedr. ab arch.
-Ann. de Capua</i>; a. 1580 f.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note214">
-<p><span class="label"><a href="#tag214">214</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Platea</i> cit. f. 805.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note215">
-<p><span class="label"><a href="#tag215">215</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Generalmente costui anche dagli scrittori contemporanei è chiamato
-Gio. Vincenzo Starace, ma egli nei registri dell'archiv. munic. si firma
-sempre Storace. — Del terribile fatto parlano largamente il <span class="smcap">Summonte</span>. (<i>O.
-c.</i> IV, p. 446 e ss.) che con esso pone termine alla sua storia, ed il Costo
-nelle addizioni al <span class="smcap">Collenuccio</span>, III, p. 399 e ss. Una narrazione speciale di
-esso fu pubblicata nell'<i>Archivio stor. per le prov. Napolitane</i>, a. I, pag. 131,
-ed un'altra intitolata: <i>Dell'infelice morte di Giov. Vincenzo Starace</i> trovasi
-al f. 838 del Ms. della bibl. Nazionale segnato V, C, 51.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note216">
-<p><span class="label"><a href="#tag216">216</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il disegno di questo monumento infame può vedersi nel Mutinelli,
-<i>Relazione degli ambasciatori veneti</i> ecc. II, p. 166, ed ora dal medesimo è
-stato riprodotto nella recente pubblicazione dei <i>Diurnali</i> di Scipione
-Guerra: l'iscrizione è riportata dal Parrino, I, p. 374.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note217">
-<p><span class="label"><a href="#tag217">217</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Relazione dei 20 giugno 1586 presso il lodato Mutinelli, II, 158.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note218">
-<p><span class="label"><a href="#tag218">218</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. la mia scrittura <i>sulla casa di Pietro della Vigna in Napoli nel Rendiconto
-dell'Accad. Pontan.</i> a. 1858. Nel <i>Giornale storico</i> da me sopra citato
-alla nota (74) sotto il mese di aprile 1649, si narra la modificazione fatta
-dal Vicerè al fondaco della Zecca de' Panni nel seguente modo: “L'eccellenza
-del signor Vicerè di Napoli, Conte di Gnatta (sic) avendo visto
-e riconosciuto il luogo della Zecca de' Panni di Napoli, ed essendo stato
-di persona a vedere detto luogo ch'era rinchiuso a modo di Sinagoga,
-che chi non ci avea che fare non potea in detta Zecca entrare, per essere
-un Benevento piccolo<a class="tag" id="tag219" href="#note219">[219]</a>, dove di continuo si commettevano diversi
-peccati, ordinò che come stava rinchiuso s'aprisse, e che si potesse passare
-dall'una parte all'altra, cioè dalla parte della Selleria si buttarono
-quattro botteghe con tre appartamenti, uno sopra l'altro, e si fè una
-larga strada di palmi 60, con buttare anco molte altre case dentro di
-detta Zecca, e si fè un largo grande come ho detto, tanto dalla parte
-di S. Palma dalla strada delli Ferri Vecchi... e per grazia di Dio benedetto
-si è levato quel nido di tante male genti, che in Napoli quando
-si dicea, Dio ti guardi degli uomini della Zecca, Dio te ne liberi, che
-questi uomini della Zecca de' Panni, sono uomini senza coscienza, nè
-hanno timor di Dio. Ms. elt. f. 57„.
-</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note219">
-<p><span class="label"><a href="#tag219">219</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Benevento, appartenendo allora alla Chiesa, era l'asilo di tutti coloro,
-che potevano temere la giustizia del governo di Napoli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note220">
-<p><span class="label"><a href="#tag220">220</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A dichiarazione e documento di quanto ho riferito nel racconto, raccolgo
-in questa nota le poche memorie, che ci rimangono intorno al sedile
-di <i>Capo di Piazza</i>, le quali si collegano alle vicende dei <i>Sedili</i> di
-Napoli, argomento importantissimo per la storia di questa Città e non
-ancora trattato, come dovrebbe esserlo, dai nostri scrittori. Una larga discussione,
-comunque fosse necessaria, sarebbe qui certamente, affatto
-inopportuna.
-</p>
-
-<p>
-Or tralasciando i tempi più antichi, da sicuri documenti è dimostrato
-che verso la fine del secolo XIII ed i principii del XIV, la nostra Città
-per la tassa delle collette e per le altre contribuzioni, o servizi fiscali era
-divisa in tante regioni o piazze, il numero ed il nome delle quali variano
-talvolta secondo l'aggregazione e la separazione di talune delle vie che
-le componevano, e secondo il predominio che davasi piuttosto all'una
-che all'altra di esse. Nel 1301 queste piazze erano quindici per i nobili, e
-33 per i popolani<a class="tag" id="tag221" href="#note221">[221]</a>; con quest'avvertenza però che alcune di esse, per la
-contemporanea esistenza di ambo i ceti, si veggono ripetute nell'una e
-nell'altra categoria. Non è certamente inverisimile che tutte queste <i>piazze</i>,
-com'è indubitato per la maggior parte, avessero un proprio luogo, ove
-i nobili che i popolari, ivi abitanti, potessero radunarsi per discutere la
-distribuzione delle tasse fra i contribuenti, la nomina dei giudici annuali,
-l'amministrazione delle estaurite proprie, ed altri pubblici negozi della
-piazza, o anche semplicemente per oziare in private conversazioni. Questi
-luoghi che si chiamavano <i>tocchi</i>, <i>sedili</i>, o <i>teatri</i>, esistevano da tempo antichissimo
-nella vecchia città, e non erano, come generalmente si è creduto,
-un ritrovo esclusivo de' <i>maggiorenti</i> e della <i>nobiltà</i>. Nel 1806, imposta
-la gabella del <i>buon danaro</i>, destinata principalmente al pagamento delle
-collette, ed aboliti o tramutati in altre prestazioni i servizi reali e personali,
-non si trova più documento alcuno, che ci ripeta la circoscrizione
-delle piazze del 1301 e la distribuzione delle tasse. Anche verso quel
-tempo, secondochè a me pare, i <i>Sedili</i> ebbero una prima riforma.
-Conseguenza di questo ordine di cose fu l'abolizione di molti Sedili, o
-forse anche la riduzione di tutti a 29, secondochè (comunque senza appoggiarsi
-a sicuro documento) i nostri scrittori affermano.
-</p>
-
-<p>
-Il seggio di <i>Capo di Piazza</i>, che dal Tutini per errore fu confuso con
-quello di <i>Somma Piazza</i> (<i>Origine dei seggi</i> p. 46) era e restò dei popolari.
-Di esso trovo la prima memoria in un istrumento dei 29 novembre del
-1265, ind. X, in cui interviene un tal Costantino Primese <i>de illu Toccu publico
-de capu de Placza regione Portanobensis</i> (<i>Notam. Istrum. S. Marcellini</i>,
-lit. K p. 151). In altro documento del 1304 nell'Archivio di Stato in
-Napoli si ha pure memoria che gli uomini di <i>Capo Piazza</i>, avendo acquistato
-da' Frati Predicatori del convento di S. Pietro Martire un suolo in
-quella contrada, che ad essi Frati era stato donato dal Re, <i>construxerunt
-in terra hujusmodi vacua novum opus quod ad usum Sedile, seu segium
-deputarunt</i>. E siccome ciò erasi fatto in pregiudizio dei dritti di Gualtiero
-Melia, al quale apparteneva il detto suolo, posto vicino alla sua casa, e
-ad un andito di essa; così il Re ordina al Capitano di Napoli, che esaminata
-la cosa, provveda alla giustizia (Reg. n. 135 (1304, C.) f. 179). — Poco
-dopo in un diploma del 1313 si fa parola di certa rissa accaduta in <i>segio
-Platee capitis Platee</i> (<span class="smcap">Camera</span>, <i>Annali</i>, II, 211). Finalmente nel fascicolo 93
-il 1.º a p. 562, in carta del 1349, questo sedile è chiamato <i>Teatro</i>, e così
-pure in un istrumento del 1392 ricordato dal Tutini ne' suoi <i>Notamenti</i>
-mss. nella biblioteca Brancacciana (II, E. 31) f. 96, ove dicesi posto in <i>platea
-Sellarie.</i>
-</p>
-
-<p>
-Dopo quest'opera, come ho detto nel racconto, non trovo più menzione
-di esso nei documenti, e nelle memorie del tempo; il che mi ha fatto
-sospettare che, verso la fine del secolo XIV o i principii del secolo XV,
-si fosse trasformato in quello della <i>Sellaria</i>, donde una ottina della Città
-prendeva pure allora la sua denominazione (V. la nota delle piazze popolari
-della città nel 1442 in Passaro, <i>Giornali</i> p. 14).
-</p>
-
-<p>
-Pel sito poi del seggio della Sellaria si vegga il <span class="smcap">Tutini</span> <i>O. c.</i> p. 170, il
-Celano ed altri. Secondo il <span class="smcap">Summonte</span> (I, 209), esso sarebbe stato nell'angolo
-del convento di S. Agostino; ma io credo che il benemerito scrittore
-fosse indotto a credere così dall'erronea applicazione, che egli faceva a
-quel sedile, della iscrizione antica, ov'egli malamente leggeva: <i>In Curia
-basilicae augustinianae.</i>
-</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note221">
-<p><span class="label"><a href="#tag221">221</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Fasc. 9, f. 3 ap. <span class="smcap">Alitto</span>, <i>Vetusta r. Neap. monum.</i> f. È allegato e compendiato
-dal <span class="smcap">Summonte</span>, II, 365 e dal <span class="smcap">Tutini</span> p. 63. — Il <span class="smcap">Bolvito</span> nel vol. IV,
-<i>Variarum rerum</i>, Ms. conservato una volta nell'archivio dei santi Apostoli,
-ed ora nella biblioteca di S. Martino della nostra città al f. 18 riportando
-questo documento, nota: <i>Subsequens collectarium extat scriptum in quodam
-augusti 1585 in fasciculo 9, f. 9. Nam extat colligatus in praedicto fasciculo
-insimul cum certis aliis consimilibus libellis, et propterea archivarius faciens
-fidem dicit copias fuisse extractas a praedictis fasciculis, sed in rei veritate
-extant scriptae in supradictis libellis, quorum aliqui sunt etiam de pergameno.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note222">
-<p><span class="label"><a href="#tag222">222</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Della <i>Sellariorom ruga, ubi decurrit acqua de fonte Fistulae</i> trovasi
-menzione nel Registro n. 111 (1301 F.) f. 113, nel grande Archivio di Stato
-in Napoli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note223">
-<p><span class="label"><a href="#tag223">223</a>.&nbsp;&nbsp;</span>“Nell'anno 1334 a 13 Giugno II indizione in Napoli. Teodora del Gaudio,
-vedova del q. Bartolomeo Caracciolo Bisquitio, tutrice testamentaria
-di Cubello e Bartolomeo Caraccioli Bisquitij, fratelli, suoi nipoti, figli
-ed eredi del q. Filippo Caracciolo detto Bullone, in nome di detti pupilli;
-ed Alogara Piscicella, vedova del q. Matteo Caracciolo Bisquitio,
-milite, tutrice testamentaria di Nicolello, Alogarella e Mariella Caracciolo
-Bisquitie sue nipoti, figlie ed eredi del q. Filippo Caracciolo Bisquitio
-suo figlio, in nome similmente di detti pupilli, assegnarono a
-Belardisca Caracciolo Bisquitia moglie di Riccardo Filomarino milite,
-a Bianca, moglie di Tomaso Dentice, e Filippa, moglie di Tommasello
-Tomacello, sorelle figlie del q. Ligorio Caracciolo Bisquitio, milite, la
-lor porzione, cioè la terza parte lor toccata nella divisione fra di esse
-in detti nomi fatta di certe case vecchie ed orto, seu terra vacua, site
-dentro Napoli, giusta la via pubblica detta <i>Pullaria</i>, nella regione di
-Portanova....„ Come dall'istrumento fasc. 6, n. 65 nella <i>Platea</i>, o <i>Reassunto
-degli antichi strumenti che si conservano nell'Archivio del monastero
-di Santa Patrizia</i>, già presso il Cuomo, ed ora nella biblioteca
-Municipale.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note224">
-<p><span class="label"><a href="#tag224">224</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Tutini</span>, <i>Op. cit.</i> p. 171.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note225">
-<p><span class="label"><a href="#tag225">225</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intorno all'abbattimento del <i>sedile popolare</i>, e successiva esclusione
-del popolo dal governo del Comune, momento importantissimo della storia
-di Napoli, grande confusione ed oscurità regna ne' nostri scrittori, e
-nelle scarse memorie, che ci rimangono di quell'epoca. Le cronache generalmente
-con poche parole e anche con qualche errore cronologico,
-accennano ad un tal fatto senza avvertirne la gravità. Così il <span class="smcap">Passaro</span>, ai
-7 Dicembre, dice: “S'ei abbattuto lo siegio della Sellaria,„ col quale è
-concorde notar Ambrosio Casanova, nel suo <i>Protocollo</i>. V. <span class="smcap">Pelliccia</span>, I,
-152. <span class="smcap">Notar Giacomo</span>, per l'opposto segna un tal fatto al 2 Dicembre 1465
-con evidente trasposizione di cifre. Lo stesso <span class="smcap">Passaro</span> poi nota a' 31 marzo
-1457: “Se sono levate le silice della insilicata della Sellaria„ mentre notar
-Giacomo segna questo avvenimento a' 31 Maggio 1456. Finalmente un
-diploma citato dal <span class="smcap">Sicola</span> (<i>Vita di S. Aspreno</i>, II, 430) di Re Alfonso I, col
-quale a' 26 Marzo 1444, si ordina al Vescovo di Valenza che si togliesse il
-detto sedile, commettendone l'esecuzione a quattro gentiluomini del Seggio
-di Portanova, farebbe rimontare ad un'epoca più antica la disposizione,
-se non l'esecuzione di un tal abbattimento.
-</p>
-
-<p>
-Se non che qualche più precisa particolarità si può ricavare da una
-cronaca o piuttosto <i>Raccolta di Cronache</i> fatta verso la metà del secolo
-XVI, copia della quale Ms. si conservava dal lodato sig. Cuomo, ed ora
-trovasi nella biblioteca Municipale. Nella <i>Hist. Dipl. r. Sic. ab. a. 1250 ad
-annum 1266</i> a p. (51) io ho fatto menzione di essa; ed in altra mia scrittura
-ne parlerò anche più diffusamente. Per ora mi basterà notare qui
-semplicemente come la medesima fosse nota al Tutini, il quale ne compendiò
-le parole a pagina 246 della sua opera sui seggi. Nella cronaca
-dunque si legge: “Alli 1456, alli 7 Dicembre, s'abbattè uno Seggio che stava
-alla Sellaria di Napoli, quale seggio l'havevano fatto li nobili cittadini
-popolani — Alli 1457, alli 31 di Maggio, fu un gran rumore nel Popolo
-contro li gentiluomini, ed ebbe ad essere grande scandalo per lo seggio
-abbattuto del popolo. Cavalcò lo re Alfonso e si fermò alla piazza della
-Sellaria, parlando a Giovanni Miroballi ed alli altri cittadini, (dicendo)
-che quello non era stato fatto a mala fine, ma perchè volea annobilire
-la città; che la strada della Sellaria era bella, (e che) se levava quello
-Seggio et una casa che stava al mezzo, per posser fare la processione
-et altre feste e giostre. E quello dì fece abbattere la casa, che stava allo
-costato dello Seggio, e dette fama che lo prossimo maggio si voleva
-fare una bella giostra alla tornata delle galere, cioè per tutto maggio
-ma per lo primo Sabato si faria la processione delli preti giorlannati
-con la testa e lo sangue di San Gennaro, e che Sua Maestà volea venire
-a stare a vedere alla Sellaria, e molte altre belle parole. Così per quello,
-come per la sua cavalcata e per sua presenza, in parte furo placati, e
-fè incontinenti incominciare a levare la silicata della piazza della Sellaria,
-e spianare lo terreno, come se ci volesse far la giostra, e la strata
-restò longa e dritta et eguale dal Capo de lo Pendino fino a lo pede
-della via di Pistaso. E lo dì seguente fè lo bando come al nuovo Seggio
-di Portanova, volea Sua Maestà aggregare li cittadini de lo Popolo grasso
-e furo fatti gentiluomini li Catanei, li Coppoli, li Miroballi per leggieri
-favori.„ Ms. p. 536 Cf. <span class="smcap">Summonte</span> <i>Op. cit.</i> t. I, p. 209.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note226">
-<p><span class="label"><a href="#tag226">226</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Notar Giacomo</span>, <i>Cronica di Nap.</i> p. 190, e <span class="smcap">Passaro</span>, <i>Giornale</i> p. 73. —
-I principali patti delle capitolazioni conchiuse tra i nobili ed i popolani
-si trovano compendiati nei <i>Diurnali</i> del Gallo ai 17 giugno 1495 p. 12; una
-copia poi dell'istrumento stipulato in quell'occasione, sebbene alquanto
-scorretta, leggesi nella <i>Raccolta di Cronache</i>, di cui sopra ho parlato, a
-p. 869 con la data dei 12 giugno. Oltre a ciò, secondochè narrasi ivi a p.
-856, prima che Carlo VIII fosse partito da Napoli (20 Maggio 1495) i popolani
-per mezzo di quattro cittadini, i quali furono Messer Parise Scotio,
-Messer Giovanni Folliero, Messer Antonio Sasso, e Messer Franco
-Fiorentino presentarono memoriale al re della città “che li facesse grazia
-<i>in scriptis</i> che potessero eleggere un loco della città dove si potessero
-adunare liberamente, e trattare le cose occorressero per loro seggio.
-Il re concesse le grazie, e fece chiamare gli Eletti gentiluomini dicendoli
-che volessero essere boni fratelli coli popoli (popolani), e che, come
-anticamente erano stati, in uno governo unitamente trattassero in S.
-Lorenzo le cose occorrenti per la città, e che essi erano cinque piazze
-e lo popolo una, che saria lo suo Eletto, e saria la sesta voce e saria lo
-suo reggimento popolare in la sala de lo inclaustro di S. Agostino, e
-fu chiamato lo primo Eletto del popolo, che fu Giovan Carlo Tramontano.„
-Il fatto è riferito anche dal Summonte, il quale nel t. I, p. 145
-compendia le parole di questa cronaca.
-</p>
-
-<p>
-Ma con queste capitolazioni non furono interamente acchetate le differenze
-tra i nobili ed il popolo. Restavan sempre materie di controversia,
-alcune delle quali furono definite da re Federico II d'Aragona nel 1488,
-ed altre dal re Cattolico nel 1506. Chi di esse vuole più ampie nozioni
-vegga il Summonte nel <i>l. c.</i> e gli altri scrittori patrii.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note227">
-<p><span class="label"><a href="#tag227">227</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il <i>catafalco</i> nella piazza della Sellaria per la processione antichissima
-di San Gennaro cominciò a farsi nel 1528. <span class="smcap">Summonte</span> I, 338. — Per la festa
-di S. Giovanni ai 24 giugno si veggano le descrizioni fattane dal Capaccio
-nel 1626 e 1627, dal Giuliani nel 1621, e dall'Origlia col libro: <i>Il Zodiaco</i>
-ec. nel 1630 Cf. <i>Monografia di S. Giovanni a Mare</i> per <span class="smcap">Michele Radogna</span> p. 74.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note228">
-<p><span class="label"><a href="#tag228">228</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Acta Visit. Paroch. maj.</i> a. 1580, nella parrocchia di San Giorgio maggiore.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note229">
-<p><span class="label"><a href="#tag229">229</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Del Pendino di S. Agostino</i>, la cui denominazione tirava anche per
-la via dei Calderai, si fa cenno nella <i>Plat.</i> cit. di San Severino fol. 79. —
-Intorno alla nascita di Urbano VI parla il <span class="smcap">Summonte</span>, II, 453, il <span class="smcap">Tutini</span>, <i>Op.
-cit.</i> p. 192, e <span class="smcap">Celano</span>, <i>Op. cit.</i> IV, 185. Taluni però contraddicono ad una
-tale tradizione.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note230">
-<p><span class="label"><a href="#tag230">230</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Erano così chiamate allora le persone civili, e specialmente quell
-appartenenti al foro, dall'abito nero che portavano. V. <i>Bando</i> di Gennaro
-Annese in <span class="smcap">Capecelatro</span>, <i>Diario</i> II, <i>Ann.</i> p. 68.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note231">
-<p><span class="label"><a href="#tag231">231</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Capecelatro</span>, nel <i>Diario</i> I, p. 109, e 116 dà le accennate particolarità
-intorno al Genoino.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note232">
-<p><span class="label"><a href="#tag232">232</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Che il clero napoletano in quel tempo fosse di sentimenti piuttosto
-francesi ed amico del popolo si rileva dal <span class="smcap">Campanile</span>, <i>Diario</i>, f. 27, dal
-<span class="smcap">Della Monica</span>, f. 129 v. e da altri. — Il <span class="smcap">Basso</span> pubblicò: <i>Il trionfo della bellezza
-nelle nozze di Placido, ed Isabella de Sangro</i>; Nap. 1640 in 12; <i>Il Pomo
-di Venere</i>, dramma per musica nelle feste delle nozze suddette. Nap. in 4,
-e le <i>Poesie</i>, Napoli 1645 in 4.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note233">
-<p><span class="label"><a href="#tag233">233</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Giannizzeri, parola tolta dalla lingua turchesca, con la quale gli spagnuoli
-chiamano quei del loro sangue, che sono nati da padre o madre forestieri
-nelle altre regioni d'Europa.</i> <span class="smcap">Nicolai</span>, p. 154. <i>Interessati</i> chiamavansi
-coloro, che avevano posto i loro capitali negli arrendamenti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note234">
-<p><span class="label"><a href="#tag234">234</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. Lettera del Card. Filomarino. <i>Arch. Stor. It.</i> IX, p. 390; e tutti gli
-scrittori della rivoluzione. Il <span class="smcap">Della Monica</span>, Ms. cit. al f. 93 narra della
-madre di Masaniello.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note235">
-<p><span class="label"><a href="#tag235">235</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">De Turri</span>, <i>Op. cit.</i> p. 137.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note236">
-<p><span class="label"><a href="#tag236">236</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di questa seconda sollevazione parlano più specificatamente il <i>Raccconto</i>
-Ms., il <span class="smcap">Ricca</span>, <i>Istoria</i> Ms. cit., il <i>Diario</i>, ed altri.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note237">
-<p><span class="label"><a href="#tag237">237</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel <i>Diario Anonimo</i> fol. 95, circa il 21 agosto si narra come il San
-Vincenzo, nipote del Genoino, si trovasse nel castello. “Ritrovandosi, leggesi
-ivi, una grossa moltitudine di Popolo avanti la casa di Giovanni
-Zavaglio, (<i>Zevallos</i>, poscia del principe di Stigliano), in strata di Toleto,
-di guardia, per non fare passare avanti li Spagnuoli, passò per detta
-strada Giuseppe <i>alias</i> Peppe Sanvincenzo, quale in detto tempo era
-giudice criminale, lo pigliarono con molti strapazzi e li levarono la toga
-da sopra e lo buttarono in terra, con dirli molte ingiurie e farli molti
-maltrattamenti, per la qual cosa fu forzato ritirarsi in Castello nuovo,
-dove stava salvato D. Giulio Genoino, suo zio„ — In seguito col c. 2 delle
-<i>Grazie, concessioni</i> ecc. stipulate il 7 settembre fu stabilito che il Genoino
-ed i suoi nipoti fossero privati di tutti i carichi ed onori che avevano, e
-che fossero essi e loro discendenti in linea mascolina <i>infinitum disterrati</i>
-dal regno, per aver macchinato falsamente contro il fedelissimo popolo.
-Il Fuidoro, o Vincenzo d'Onofrio, in una postilla al <i>Diario</i> del Campanile
-f. 25, tratta della fine di D. Giulio Genoino, e narra, che imbarcato
-coi suoi nipoti sopra il vascello di capitan Giaime Canales di Majorca
-andò in Sardegna, ove giunto, diede le lettere del Duca d'Arcos a quel
-vicerè, e fu trattato amorevolmente con alloggiare in palazzo per spazio
-di tre mesi e mezzo. Poscia, avendo deliberato di portarsi in Corte a Madrid,
-si partì di là, ed ammalatosi per via, sbarcò a Porto Maone, ove
-morì, e fu sepolto nella chiesa maggiore di Majorca.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note238">
-<p><span class="label"><a href="#tag238">238</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Queste parenti di Masaniello dopo qualche tempo furono ivi fatte
-morire. <span class="smcap">Capecelatro</span>, <i>Diario</i>, II, 360. Il <span class="smcap">Brusoni</span> <i>Stor. d'It.</i> lib. XV f, p. 499
-parla pure della sorella e del cognato di Masaniello, ed anche di un loro
-figliuoletto di anni tre.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note239">
-<p><span class="label"><a href="#tag239">239</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Capecelatro</span>, <i>Diario</i>, II, 7; <span class="smcap">Campanile</span>, <i>Diario</i>, f. 13.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note240">
-<p><span class="label"><a href="#tag240">240</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Del figlio di Masaniello, maschio o femina che fusse, non ho trovato
-memoria nei registri parrocchiali di S. Caterina in <i>foro magno</i>. Bisogna
-supporre che o la Bernardina dopo questo tempo avesse dovuto sconciarsi
-o che avesse partorito nel distretto di altra parrocchia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note241">
-<p><span class="label"><a href="#tag241">241</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Turge-Loredan</span>, <i>Ètat de la repubblique de Naples</i> p. 71. Il libro è scritto
-sulle note dello stesso P. Capece, confessore del Duca di Guisa. Ivi si dice
-che il fatto avvenne nelle feste di Natale. Il Duca di Guisa però si vanta
-di aver egli mandato a chiamare la Bernardina per soccorrerla, a fin di
-gratificarsi il popolo. <i>Memorie del Duca di Guisa</i>, t. I p. 277.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note242">
-<p><span class="label"><a href="#tag242">242</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lo stato triste e miserable, in cui si trovò la plebe in Napoli nell'inverno
-del 1648-1649 nei seguenti termini è esposto in una scrittura
-contemporanea: “Furono così grandi et inauditi i disordini cagionati dai
-popolari tumulti.... che, quelli per divina misericordia quietati, nell'anno
-seguente 1648 restò nulla di meno così nella città di Napoli come in
-tutto il Regno tanta estrema miseria, così gran penuria di tutte le cose,
-che il prezzo dei grani ascese al valore di duc. sei e più il tomolo, e
-di tutte le altre cose commestibili era la valuta esorbitantissima. Perlochè
-i poveri e particolarmente i figliuoli (che allora erano in gran
-copia) orfani derelitti, per aver la maggior parte perduti i loro padri
-o ammazzati o morti di disagio, si trovavano in estrema necessità.... a
-segno tale che estenuati dalla fame, dal freddo e da' cotidiani patimenti
-andavano mendicando il vitto. E quel che era peggio non essendo chi
-lor desse qualche limosina (per ritrovarsi in quel tempo ognuno secondo
-il suo stato in qualche bisogno) miseramente si morivano nelle
-pubbliche strade. E molti che nè anche avevano luogo da ricettarsi
-dormivano la notte sotto qualche supportico, tenna o baracca, o in altro
-luogo simile, dove oppressi dall'eccessivo freddo che fu in quell'anno,
-et estenuati dalla fame si ritrovavano la mattina morti, restando insepolti
-ed alle volte anche mangiati dai cani. Taccio le miserie delle povere
-filiuole di qualche età, che correvano grandissimo pericolo nell'onore
-e nell'offesa di Dio„. <i>Del Conservatorio delle orfane di S. Nicola</i>
-Notizia aggiunta al <span class="smcap">Campanile</span>, <i>Diario</i> fol. 103, forse scrittura dello stesso.
-— Che Bernardina fosse poi divenuta pubblica meretrice nel borgo di
-S. Antonio Abbate lo affermano il <span class="smcap">Capecelatro</span> II, 360, ed il Pollio, la cui
-testimonianza più innanzi riporterò.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note243">
-<p><span class="label"><a href="#tag243">243</a>.&nbsp;&nbsp;</span>“Mentre che regnava Thomaso Aniello, dice il Pollio colla sua rozza
-ed ingenua maniera, li furono portati molti soldati Spagnuoli presi da
-quelli del popolo..... et..... (Masaniello) li mandava via dicendo: questi
-sono soldati di S. E. mio compare, il quale l'intende parlare et è buono
-dargli castigo, et li facea portar salvi.... et questo più volte succedè
-ante di me; benchè per mercè la sua moglie di poi la morte di esso fu
-cercata et spogliata di quanto havea, et non avendo come campare si
-pose al vortello (bordello); et quello che più importa molte volte venevano
-da lei molti Spagnuoli a darli la burla; da poi averla goduta
-li faceano molti mancamenti... Una moglie di Capitan generale, che
-mai contradisse la Corona, commare di S. E. il quale più volte l'havea
-honorata in palaggio con la signora Viceregina non ponerla dentro
-un monastero, o darla qualche cosa da accasarla. Così passò il negotio,
-fatta meretrice pubblica al comando di tutti, vista da me albordello,
-con molta meraviglia e scandolo dei contemplativi.„ <span class="smcap">Pollio</span>, Ms. f. 48.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note244">
-<p><span class="label"><a href="#tag244">244</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Capecelatro</span>, <i>Diario</i>, III, 360.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note245">
-<p><span class="label"><a href="#tag245">245</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Della Porta</span>, <i>Causa di stravaganze ovvero compendio istorico delli
-rumori e sollevazione dei popoli successi nella città e nel regno di Napoli</i>.
-In parecchi esemplari di questa opera verso la fine della P. I, trovasi la
-descrizione di Tommaso Aniello di Amalfi; che di quivi tratta fu ripetuta
-ed aggiunta in alcune copie del Ms. intitolato: <i>Racconto della sollevazione
-di Napoli accaduta nel 1647</i> che senza alcun nome di autore va
-per le mani di molti, ma che è opera di Marino Verde, come altrove ha
-dimostrato. (<i>Strenna Giannini</i> del 1893). Manca nell'esemplare da me posseduto,
-che è forse l'originale ed ha le annotazioni e le aggiunte di Camillo
-Tutini.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note246">
-<p><span class="label"><a href="#tag246">246</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Della Monica</span>, <i>Istoria della rivoluzione di Napoli dell'anno 1647</i>. Ms.
-autografo presso di me. Leggesi al f. 21.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note247">
-<p><span class="label"><a href="#tag247">247</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Campanile Giuseppe</span>, <i>Diario circa la sollevazione della plebe di Napoli
-degli anni 1647-48, con addizioni di Innocenzo Fuidoro</i>, f. 5. Ms. autografo
-del Fuidoro (pseudonimo di Vincenzo d'Onofrio), da me posseduto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note248">
-<p><span class="label"><a href="#tag248">248</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Giraffi</span> o <span class="smcap">Liponari</span>, <i>Relazione delle rivoluzioni popolari successe nel
-distretto del regno di Napoli nel presente anno 1647</i>. Padova 1648, p. 43.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note249">
-<p><span class="label"><a href="#tag249">249</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">De Turre</span>, <i>Dissidentis desciscentis receptaeqe Neapolis Libri tres</i>, p. 43,
-ediz. Gravier.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note250">
-<p><span class="label"><a href="#tag250">250</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Biraco</span>, <i>Delle historie memorabili che contiene le sollevationi di stato
-dei nostri tempi</i>. Venezia 1653, p. 224.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note251">
-<p><span class="label"><a href="#tag251">251</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Bubagna</span>, <i>Battalla peregrina intra amor y fidelidad</i>, p. 14. — Il Donzelli,
-il Capecelatro, il de Santis, il Nicolai, il Tontoli ed il Piacente, nelle
-opere stampate sull'argomento non riportano il ritratto del Capo-popolo,
-o appena vi accennano. E così pure il Ricca, il Fiore, il Carusi, il Simonetti
-ed altri Mss. nelle biblioteche della Storia Patria e Municipale, nella
-Nazionale, e presso di me.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note252">
-<p><span class="label"><a href="#tag252">252</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Copia di lettera del Maestro di campo Ottaviano Sauli all'Ecc.mo Signor
-Marchese Spinola</i> tratta dalla biblioteca Barberiniana di Roma dal
-prof. Luigi Correra e stampata nel 1890 nell'<i>Arch. Stor. per le prov. Nap.</i>
-p. 360.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note253">
-<p><span class="label"><a href="#tag253">253</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Giraffi, Biraco</span> e <span class="smcap">Buragna</span>, <i>ll. cc.; de poca statura</i> <span class="smcap">Della Monica</span>, <i>l. c.;
-statura pusillus</i> <span class="smcap">De Turre</span> <i>l. c.; di bassa statura</i> <span class="smcap">Simonetta</span>, <i>Istoria della
-rivoluzione del 1647</i> c. 16 nella bibl. Nazionale; <i>di statura quasi bassa</i>. <span class="smcap">Pollio</span>,
-<i>Historia del r. di Nap.</i> c. 228 ivi. — Solo al Campanile, al della Porta ed
-al Sauli parve di proporzionata, giusta ed ordinata statura.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note254">
-<p><span class="label"><a href="#tag254">254</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Gracilis</i>, <span class="smcap">De Turre</span>; <i>più tosto magro che grasso</i>, <span class="smcap">Giraffi</span>; <i>di corpo asciutto</i>,
-<span class="smcap">Sauli</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note255">
-<p><span class="label"><a href="#tag255">255</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Aveva una faccia competente, nè lunga nè rotonda ma arsiccia dal
-sole siccome tutto il suo petto</i>, <span class="smcap">Della Porta</span>; <i>facie subfusca et sole torrida</i>,
-<span class="smcap">De Torre</span> <i>l. c.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note256">
-<p><span class="label"><a href="#tag256">256</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Giraffi</span> e <span class="smcap">Biraco</span>, <i>l, c., di fisionomia vivace ma non stabile</i>, <span class="smcap">Sarli</span>. Il
-<span class="smcap">Molini</span>, di cui dirò appresso, parlando di Masaniello dice: “<i>Uscii fuori la
-Gabella e trovai questa bella figura che mi aveva portato molte volte del
-pesce</i>„.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note257">
-<p><span class="label"><a href="#tag257">257</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Di pochi capelli e quelli di color castagnaccio, tagliati nella fronte alla
-marinaresca con pochissima zazzera dietro</i>, <span class="smcap">Della Porta</span>; <i>il crine non molto
-negro</i>, <span class="smcap">Della Moneca</span>; <i>capelli neri, corti alla marinaresca</i>, <span class="smcap">Sauli</span>. Secondo
-il Birago era biondo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note258">
-<p><span class="label"><a href="#tag258">258</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Occhi negri</i>, <span class="smcap">Della Porta, Giraffi, Biraco</span>; <i>cervoni</i>, <span class="smcap">Della Moneca</span>.
-Al Campanile ed al Sauli parvero invece azzurri o bianchi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note259">
-<p><span class="label"><a href="#tag259">259</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Viso lunghetto e magro</i>, <span class="smcap">Della Moneca</span>; <i>faccia magra</i>, <span class="smcap">Sauli</span>; <i>piccolo di
-volto</i>, <span class="smcap">Pollio</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note260">
-<p><span class="label"><a href="#tag260">260</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Della Moneca</span>, <i>l. c.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note261">
-<p><span class="label"><a href="#tag261">261</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Senza peli nel mento</i>, <span class="smcap">Della Porta</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note262">
-<p><span class="label"><a href="#tag262">262</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Con poca lanuggine nel mustaccio</i>, <span class="smcap">Della Porta</span>; <i>spuntati nel mustaccio
-di peli biondeggianti e rari</i>, <span class="smcap">Della Moneca</span>; <i>poco pelo</i>, <span class="smcap">Campanile</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note263">
-<p><span class="label"><a href="#tag263">263</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Carusi Francesco</span>, <i>Narrazione del Tumulto seguito nella Città di Napoli,
-nella quale si raccontano gli varj avvenimenti di Masaniello, suoi seguaci.
-Dalli 8 di Luglio 1647, per insino alli 21 d'Agosto del detto anno.</i> P.
-I, p. 34 v. Nella bibl. della Società Storica Napolitana.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note264">
-<p><span class="label"><a href="#tag264">264</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Della Porta, Della Moneca, De Turra, Buragna</span> ed altri.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note265">
-<p><span class="label"><a href="#tag265">265</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Capecelatro</span>, <i>Diario</i>, I, p. 66. <span class="smcap">Giraffi</span> e tutti gli altri. Secondo il Verde
-(<i>Racconto</i> ecc.) esso fu fatto a cura dei Governatori dello Spedale della
-SS. Nunziata.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note266">
-<p><span class="label"><a href="#tag266">266</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per contrario noi sappiamo dagli scrittori contemporanei che gli Alemanni
-e gli Spagnuoli, che si resero a discrezione alle armi del popolo
-a S. Giovanni a Teduccio, a Pozzuoli, ed a S. Lorenzo non solo ebbero
-salva la vita ma anche in buona parte da mangiare e da bere (<span class="smcap">Capecelatro</span>,
-<i>O. c.</i> I, 45; <span class="smcap">De Santis</span>, <i>O. c.</i> p. 51 ed altri). Che anzi, narra il Pollio
-che “mentre regnava Thommaso Aniello li furono portati molti soldati
-Spagnuoli presi da quelli del popolo... et... (egli) li mandava via dicendo
-Questi sono soldati di S. E. mio compare, il quale l'intende parlare, et è
-buono a darli castigo, et li faceva portar salvi„ f. 48. Tanto è lungi
-dal vero che Masaniello potesse autorizzare la carneficina dei medesimi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note267">
-<p><span class="label"><a href="#tag267">267</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi critica storica del de Dominici! Donde egli ricavò questo suo
-calcolo?</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note268">
-<p><span class="label"><a href="#tag268">268</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa testimonianza per me è sospetta. Il de Dominici dalla biblioteca
-de' Signori Valletta traeva le false scritture del notar Criscuolo e di
-Marco da Siena, fonti delle sue favolose invenzioni. Cf. <span class="smcap">Faraglia</span>, <i>Le memorie
-degli artisti Napoletani del de Dominici</i> A. S. N. 1882 p. 329.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note269">
-<p><span class="label"><a href="#tag269">269</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">De Dominici</span>, <i>Vita dei pittori, scultori ed architetti napoletani</i>, t. III, p.
-226. Lo stesso dice nella vita di Aniello Falcone a p. 75.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note270">
-<p><span class="label"><a href="#tag270">270</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La leggenda, per quanto riguarda specialmente Salvator Rosa, è stata
-non ha guari, con lo stesso epistolario di costui smentita dal ch. Cesareo
-nella Vita premessa alle <i>Poesie e Lettere edite ed inedite di Salvator Rosa</i>
-t. I. p. 47 e ss.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note271">
-<p><span class="label"><a href="#tag271">271</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Rosa non con i pennelli, ma con la penna volle descrivere il pescivendolo
-suo conterraneo, nei noti versi della sua satira <i>La Guerra</i>, che
-ho messo in testa a questa scrittura.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note272">
-<p><span class="label"><a href="#tag272">272</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo quadro alcuni anni fa, per mia esortazione, disegnato con
-rara diligenza, e con vero intelletto d'amore, fu inciso all'acqua forte
-dal bravo artista Antonio Piccinni; ma con grande rincrescimento degli
-amatori delle cose Napoletane il lavoro bellissimo non fu in commercio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note273">
-<p><span class="label"><a href="#tag273">273</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">De Dominici</span> <i>O. c.</i>, t. III, p. 197. — Il quadro era conservato allora
-nella galleria del Cav. d. Antonio Piscicelli, ed ora ammirasi nel museo
-Nazionale di Napoli. È notevole che il de Dominici neppure fu esatto
-nel descrivere questo quadro dicendo che Masaniello era circondato dai
-suoi consultori e colleghi, e dai capi del popolo, ritratti così al naturale
-per antica testimonianza di vecchi, ch'erano stati spettatori di quella
-lunga tragedia, che altro non mancava se non il moto; mentre invece
-da ognuno si vede che Masaniello non ha intorno se non lazzari e gente
-del popolo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note274">
-<p><span class="label"><a href="#tag274">274</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cf. <span class="smcap">Lanzi</span>, <i>Storia pittorica</i>, p. 209 ed. Bettoni, Milano 1841; ove è ricordato
-il quadro di cui parlo, dicendovisi però con poca precisione rappresentare
-un esercito di lazzaroni che applaudono Masaniello.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note275">
-<p><span class="label"><a href="#tag275">275</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gli storici narrano, che, in mezzo alla piazza del mercato nel giorno
-festivo della Madonna del Carmine, solevasi figurare un castello, difeso
-e assalito da ragazzi armati di canne divisi in due schiere dette degli
-<i>Alarbi</i> e dei <i>Pacchiarotti</i>. (<i>Sollevazione dell'anno 1647.</i> Ms. della Società
-Stor. Nap., f. 160). E dicono pure che, nei giorni precedenti alla sommossa,
-un tal fra Savino, converso del convento dei Carmelitani, aveva
-dati venti carlini a Masaniello pr comprarle.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note276">
-<p><span class="label"><a href="#tag276">276</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dice il <span class="smcap">Capecelatro</span>, <i>Diario</i>, III, p. 316 che, finiti i tumulti, la moglie
-di Gennaro Annese presentossi al Conte d'Ognatte “con abito conveniente
-alla presente e non alla passata fortuna, con una semplice guarnuccia
-senza collare, e con la cuffia in testa all'uso del mercato„.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note277">
-<p><span class="label"><a href="#tag277">277</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cf. <i>La casa di Masaniello</i>. Qualche cosa di nuovo sul proposito aggiunge
-il Molini (c. 39): era, dice egli, “una Casuccia che a mano manca
-fuori dall'uscio attaccato al muro era una Vite alta tanto, che copriva
-quelle due fenestruccie, che guardavano nel Mercato, non essendoci altro
-di buono nella facciata che l'Arma dell'Imperatore Carlo Quinto„. Il Molini
-dice che era di marmo, ma pare non se ne ricordasse bene.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note278">
-<p><span class="label"><a href="#tag278">278</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così viene indicato, attribuendosi a Micco Spadaro, nelle Guide del
-R. Museo Borbonico. (<span class="smcap">V. Quaranta</span>, <i>Le Mystagogue</i> 1844 p. 234; <span class="smcap">Finati</span>, <i>Description
-du Musée royal Bourbon Galeries</i> 1844 p. 9 ecc.) L'Aloe nella <i>Guide
-pour la galerie des tableaux.</i> P. II, 1843, p. 3 più correttamente crede il
-quadro di scuola Fiamminga. Negli inventarii dello stesso Museo si nota
-come ritratto di contadino o popolano, creduto di Masaniello. Esso è riprodotto
-con le stesse indicazioni di Masaniello e di Micco Spadaro nel
-<i>Magasin pittoresque</i> dell'a. 1819. Parigi p. 212.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note279">
-<p><span class="label"><a href="#tag279">279</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Campanile</span>, <i>Diario</i> Ms. f. 19; <span class="smcap">De Santis</span>, <i>Istoria del tumulto di Napoli</i>,
-p. 116, ediz. Gravier.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note280">
-<p><span class="label"><a href="#tag280">280</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'<i>Occhialetto</i>, Anno XV, n. 31.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note281">
-<p><span class="label"><a href="#tag281">281</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Monsignor Emilio Altieri nel 1644 da Papa Innocenzo X fu destinato
-Nunzio a Napoli ove stette otto anni fino al 1658. V. Monsignor <span class="smcap">Nicolò
-Capece Galeota</span>, <i>Cenni storici dei Nunzii apostolici del Regno di Napoli</i>, p.
-55. Tra i bandi del tempo, nella biblioteca della Società Napoletana di
-Storia patria, si conserva una lettera a stampa di quel Nunzio, diretta
-“al fedelissimo popolo della fedelissima città di Napoli„. V'è scritto in
-capo “Signori miei„ e porta la data del 6 decembre 1647. Il Nunzio riferisce
-un breve del Papa “espressivo dei suoi cordiali sentimenti rivolti
-alla quiete e alla tranquillità„ ricorda d'aver esso collazionato “con ampia
-plenipotenza l'indulto generale„ e chiede di comunicare a voce “quel
-di più„ che da Sua Beatitudine aveva avuto commissione d'esporre. Finisce
-con le parole “et alle Signorie vostre bacio affettuosamente (<i>sic</i>)
-le mani„.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note282">
-<p><span class="label"><a href="#tag282">282</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Archivio Storico Italiano</i>, t. IX, p. 352.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note283">
-<p><span class="label"><a href="#tag283">283</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Carteggio degli ambasciatori Estensi a Napoli Cancelleria</i> nell'Archivio
-di Stato in Modena.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note284">
-<p><span class="label"><a href="#tag284">284</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il libro porta questo titolo: <i>An exact history of the late revolutions in
-Naples.</i> Londra, 1660 in 12.º Porta per epigrafe un passaggio di Livio, che
-dimostra la grande impressione prodotta dagli avvenimenti di Napoli in
-Inghilterra. Essi, come si dice nello stesso frontespizio, non trovano riscontro
-in alcuna antica o moderna istoria.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note285">
-<p><span class="label"><a href="#tag285">285</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La prima di queste due edizioni, che io conosco, ma che, come dicesi
-nel frontespizio, è la seconda fatta colà, migliorata ed accresciuta,
-porta il seguente titolo: <i>Wonderlijcke Op, ende Ondergang van Tomaso Aniello,
-met de beroerten tot Neapolis. (Meravigliosa salita e caduta di Tommaso
-Aniello con la sollevazione di Napoli)</i> Haerlem 1552, in 12º. Il libro
-ha il frontispizio istoriato ed e diviso in due parti; la prima di pp. 400
-contiene la traduzione in fiammingo delle 10 giornate di Alessandro Giraffi
-con una vignetta o figura per ogni giornata, ove sono rappresentati
-in modo e costume affatto arbitrarii gli avvenimenti del luglio 1647, con
-tre annotazioni, sull'assedio e presa di Napoli per Belisario, sui tumulti
-per l'inquisizione e sul primo Masaniello del 1547, e sulla sollevazione
-della plebe del 1585. La seconda parte di pp. 256 porta il titolo: <i>Tweede
-deel vande Napelsche Beroerten, (Seconda parte della sollevazione Napolitana)</i>
-e contiene il seguito di questa fino alla resa di Napoli agli spagnoli.
-Il ritratto di Masaniello sta a pag. 3 della Parte II. Il libro, non
-comune, trovasi nella biblioteca della Società Napolitana di storia Patria.
-— L'altra edizione, che è la sesta Olandese, porta il titolo: <i>Het eerste
-deel der Napelsche beroerte met de Wonderlijcke Op, en Ondergang van Masaniello,
-Uyt het Italiaensch vertaelt door Luon B. (?) den sesten Druck (La
-prima parte della sollevazione con la maravigliosa salita e caduta di Masaniello
-dall'italiano tradotta da Luon B. (?), sesta edizione)</i> Amsterdam,
-1664 in 12.º dalla p. 1 a 240. Segue: <i>Het tweede deel der Napelsche beroerte,
-of verhael van t'rustige opset des selven volcks, om sich en het puntscae?
-Rijch t'ontlasten van t'onverdragelijcke juch der Spanjarden etc. etc. (La
-seconda parte della Napoletana sollevazione, o Racconto dell'ardita rivolta
-dello stesso popolo per liberar se e il regno dall'insopportabile giogo degli
-Spagnuoli</i> ecc.) Amsterdam, 1664, in 12º p. 1 a 312. — Segue: <i>Vervolgh en
-eynde vande Napelsche beroerte; of beknopt verhael hoe' tselve volck, na
-veel tegeniveers, weder onder de gehoorsamheydt vau Spenje geruccht Milsgaders
-het Oproer en den jaare 1547 opgeresen onder Mas'Aniello di Costa
-Sorrentino. (Seguito e fine della Napolitana sollevazione, ossia breve narrazione
-del come lo stesso popolo dopo molta lotta di nuovo fu messo sotto
-l'ubbidienza di Spagna. Insieme col tumulto sorto nell'anno 1547 sotto Masaniello
-di costa Sorrentina)</i> Amsterdam p. 1-49-72. — Debbo al ch. collega
-ed amico Benedetto Croce la correzione e la interpretazione dei titoli di
-questo libro; dei quali parecchi anni fa ebbi trascritta la notizia dal noto
-bibliografo nostro cav. Gennaro Vico. Il Croce per tradurli dall'Olandese
-in Italiano ha dovuto prima con non comune perspicacia emendare gli
-errori, in cui per poca cognizione del carattere teutonico cadde chi faceva
-quella copia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note286">
-<p><span class="label"><a href="#tag286">286</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Palazzo</span>, <i>Aquilae austricae. Pars secunda</i>, Venetiis, in fol. Il ritratto con
-quelli di altri personaggi del tempo vedesi a p. 258 del t. VIII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note287">
-<p><span class="label"><a href="#tag287">287</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Brachelio</span>, <i>Historia sui temporis rerum bello et pace per Europam et
-imperium romanum gestarum Colonia</i> s. a. in 12.º — A pag. 277 trovasi il
-ritratto di Masaniello con questa epigrafe: <i>Thomaso Aniello d'Amalfi populi
-neapolitani rebellici dux.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note288">
-<p><span class="label"><a href="#tag288">288</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa edizione fu da me descritta nella <i>Casa e famiglia di Masaniello</i>.
-Il ritratto di Masaniello è ripetuto con diversa posizione in un'altra
-posteriore ediz. di Londra con la seguente leggenda sotto: <i>qui pecunia
-non movetur, hunc dignum spectatu arbitramur. Cicero.</i> — L'edizione del
-secolo seguente porta questo titolo: <i>The remarkable History of the rise
-and fall of Masaniello the Fisherman of Naples.</i> London 1756.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note289">
-<p><span class="label"><a href="#tag289">289</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Zani</span>, <i>Enciclopedia metodica, critico-ragionata delle Belle Arti</i>. P. I, vol.
-III. Parma tipografia Ducale 1820 p. 9.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note290">
-<p><span class="label"><a href="#tag290">290</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Molini Sebastiano</span>, <i>La vera solevatione di Masaniello</i>, Cod. cart. del
-secolo XVII (21 x 29 cm.) di carte 176 numerate della biblioteca universitaria
-di Bologna segnato col n. 2466. Appartenne in prima alla biblioteca
-di San Salvatore del Reno dei canonici regolari lateranensi, dove era segnato
-col n. 271. Passò per qualche tempo nella biblioteca nazionale di
-Parigi, come si rileva dal bollo in inchiostro rosso di forma rotonda che
-si vede segnato in alcune carte (cc. 176 v., e nella carta bianca in ultimo)
-colle parole: <i>Bibliothèque Nationale</i>, ed il monogramma: <i>R</i> (république) <i>F</i>
-(française). Dovette essere restituito all'Italia dopo il 1815. È legato in pergamena
-molle e non è in buono stato. — Il Diario in 253 giornate comincia
-col 7 luglio 1647 e finisce ai 15 aprile 1648. Da c. 143 v. sino a 176 seguono
-386 ottave scritte a due colonne, che sono, come dice il Molini
-“Originale tradotto dalla prosa predetta in 8.ª rima da un copista di
-essa per mia mera sattisfactione da cui intenderai tutto il successo con
-maggior brevità ma non tanto distintamente quanto dalla prosa; essendochè
-l'autore parla di sole quelle cose quali a lui medemo sono successe
-ed alla poesia vi si aggiunge qualche altra invenzione per abbellirla e
-vivi felice„. Tutte le pagine sono inquadrate da fregi fatti a penna.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note291">
-<p><span class="label"><a href="#tag291">291</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Molini</span>, Ms. f. 4.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note292">
-<p><span class="label"><a href="#tag292">292</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Molini</span>, postilla in ultimo del Ms.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note293">
-<p><span class="label"><a href="#tag293">293</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nell'esemplare del Ms. conservato nel Museo dell'Archivio di Stato
-di Napoli che porta il titolo: <i>Successi historici raccolti dalla sollevatione
-di Napoli dalli 7 di luglio 1647 ino a 6 aprile 1648 per</i> <span class="smcap">Innocenzo Fuidoro
-(Vincenzo D'Onofrio)</span>, si trovano 23 incisioni che rappresentano i principali
-personaggi dell'epoca. Così pure nella Parte 2.ª dei detti <i>Successi Historici</i>
-posseduta dall'egregio Principe di Gesualdo, che io ebbi occasione
-di vedere parecchi anni fa, da me fu osservato lo stesso.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note294">
-<p><span class="label"><a href="#tag294">294</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Anche il <span class="smcap">Conforto</span> arricchisce i suoi <i>Annali del Regno</i> Ms. con
-figure.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note295">
-<p><span class="label"><a href="#tag295">295</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nell'altro esemplare della Parte 1.ª del Fuidoro, che si conserva nella
-biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria a cc. 2 si vede una
-figura di Masaniello fatta a penna, ed a fianco si legge: <i>Tomas' Aniello
-d'Amalfi copiato da quello, che fu stampato in Parigi e con cautela fu fatto
-vedere a' curiosi in Napoli, et delle quattro parti ne sono tre al naturale
-per quello che testifica chi se lo ricorda nel 1647, che ne furono portati li
-ritratti à pennello in più Paesi in quel tempo.</i> Un altro ritratto e penna
-si trova in un Ms. dei principii del secolo XVIII della stessa Società Napoletana
-di Storia Patria intitolato: <i>Sollevatione dell'anno 1647</i>, a p. 155.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note296">
-<p><span class="label"><a href="#tag296">296</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I banditi portavano “le chiome legate e nel collo un <i>moccaturo</i>„.
-(<span class="smcap">Pollio</span>, <i>Hist.</i> cit. f. 233). Una tale acconciatura del capo dal Valentino (<i>La
-mezacanna, parmo IV</i>, p. 177 ediz. Porcelli) è chiamata la <i>chiomera</i> o <i>capellera
-de sbannite</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note297">
-<p><span class="label"><a href="#tag297">297</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così chiamavansi gli abati di <i>mezza sottana</i>. Cf. <span class="smcap">Campanile</span>, <i>Diario</i> Ms.
-f. 13 mihi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note298">
-<p><span class="label"><a href="#tag298">298</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Pollio</span>, <i>Historia</i> cit f. 233.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note299">
-<p><span class="label"><a href="#tag299">299</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non voglio però trasandare la notizia di una figura autentica e curiosa
-che riguarda la contesa tra i francesi e gli spagnuoli. Vedesi a c.
-75 v. 76 col titolo: <i>La Déroute des Espaignols dans la ville de Naples e l'arrivée
-de M. Le Duc de Guise.</i> (0,45 x 0,36). Questa incisione in rame, di un
-bel gusto francese, è una satira finissima: vi sono rappresentati le Français,
-le Napolitain, l'Espaignole e le Valet. Sotto ognuno di essi è scritta
-una quartina, il 1.º dice:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Considerant de loin ce Senor aux abois</p>
-<p>Je puis dire au malheur lui toujours l'accompaigne.</p>
-<p>Naples ton mal a tort de ce dire français</p>
-<p>Puis que cest tout abon quil affligge l'Espaigne.</p>
-</div>
-
-<p>
-Il 2.º:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Il y fait un peu chaud, mai il le faut souffrir</p>
-<p>Cest la le moidre effet de ta concupiscenze</p>
-<p>Et te feray suer (sans vouloir te guérir)</p>
-<p>Et jusques a la mort durer ta penitence.</p>
-</div>
-
-<p>
-Lo Spagnuolo, che è messo in una botte dalla quale esce solo la testa,
-e che è circondata di fuoco, dice:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Reduit au triste Estat, ou le malheur m'a mis.</p>
-<p>Attaint d'un malefice honteux et miserable,</p>
-<p>J'Escume de depit, je bave, je fremis</p>
-<p>Et j'ay peur que mon mal ne se treuve incurable.</p>
-</div>
-
-<p>
-Il servo dice:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Je fais se que je puis sans en venir a bout</p>
-<p>Je chauffe des frotoirs, mais que sert ce remede?</p>
-<p>On la deja frotté dos et ventre et par tout</p>
-<p>Et l'on le fait suer sans que rien luy succede.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note300">
-<p><span class="label"><a href="#tag300">300</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nella pagina del Molini, ov'è attaccato il ritratto, si legge: “Questa
-mattina 6 luglio 1647 giorno di sabbato. Io me ne andai conforme in solito
-mio di giorni tali alla pietra del Pesce, ed uscii fuori alla cabbella, e
-trovai questa bella figura che mi haveva portato molte volte del pesce,
-quando stava all'altro convento, e vedendolo tutto sossopra feci buon animo
-e gli addimandai se haveva niente di buono, egli mi si voltò dicendo
-haggio lo malanno che vi colga, avevo pigliati alcuni pesci con
-l'hamo, e questi ufficiali della gabella, per non l'haver pagata me l'hanno
-levato, ma se campo, che non sii ucciso, me la pagheranno ben loro a
-me. Dicendo, si haggia patienza io, habbila anchora tu monacho mio, e
-così dietro la marina se ne sparì, ed io me ne tornai dentro, fra me dicendo
-oh che gran pazzo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note301">
-<p><span class="label"><a href="#tag301">301</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ecco le parole del Molini: “Giovedì 11 luglio 1647. Giornata quinta.
-Questa notte Masaniello non fidandosi per qualche tradimento, come gli
-era successo la mattina col Perrone, salì a cavallo, come quì si vede con
-una moltitudine delli più vili, circondando dentro e fuori la città i posti
-s'erano ben custoditi, come anco osservando se tutti avevano fatte le illuminazioni,
-come al suo comando, e questo lo vedessimo noi quando
-passò, perchè osservai molto bene, avanti che andassimo a dormire, sebbene
-tutta la notte altro non si faceva che suonare le due campane già
-dette, cioè il Carmine e S. Lorenzo„. Ma è poi vero tutto quello che dice?
-In quel giorno. Masaniello s'era recato a presentare al Vicerè i capitoli
-dell'accordo, stabiliti dopo molta discussione. E uscito di palazzo, quando
-già “sopravveniva la notte„, (<i>Capecelatro I, p. 68</i>) tornò al Mercato ricondotto
-in carrozza dal Cardinale. Niun altro narra che dopo andasse vagando
-per la città a cavallo. Invece attesta il Campanile, <i>Mss. cit.</i> che
-“Masaniello ritiratosi si spogliò degli abiti di tela d'argento, e si rivestì
-de' suoi soliti cenci, e consumò tutta quella notte ed il giorno seguente
-in dare varji provvedimenti intorno le cose concernenti la grascia„. E il
-Capecelatro <i>p. 69</i> aggiunge “che comandò ancorchè di notte che si troncassero
-le teste a quattordici persone imputate d'essere banditi„. La verità
-quindi può ridursi a quello che sta scritto nel <i>Diario</i> Anonimo conservato
-nella biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria. “Per
-questo suspetto di banditi succedè altra rivolutione, et le voci serra serra
-per la città, standone tutta la notte con le guardie et lumi per le finestre
-a tutte le strade, suonando la campana di S. Lorenzo ad orme„.
-Delle luminarie, del popolo che vigilava in armi, e del suono delle campane
-di S. Giovanni a Carbonara a sera, e del Mercato e s. Agostino la
-notte, parla anche Giraffi <i>o. c. p. 131</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note302">
-<p><span class="label"><a href="#tag302">302</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Trascrivo quello che il Molini dice a proposito di <i>Masaniello fuori
-di se</i> a cavallo. “Lunedì 15 luglio. Giornata nona. Nell'uscire come
-al solito intesi come Masaniello era andato avanti giorno a cavallo alla
-Cavallerizza del Re, et che aveva messo sossopra tutti, in particolare il
-Mastro di Stalla. E lo fece cavalcare molti cavalli, e smontato lui voleva
-far da bravo e comandare come prattico, ma non sapeva quello che si facesse,
-e se non erano quelli che li governano sarebbe stato ucciso dalli
-cavalli. E vedutosi in pericolo si risolse di salire e di tornare a Napoli.
-Il primo ch'ei fece, andò a ritrovare il sig. D. Carlo Caraccioli Cavallerizzo
-maggiore di sua Maestà, e trovato che l'ebbe, li principiò a dire,
-che non era sua arte di tenere un grado simile, et che era stato a visitare i cavalli
-et che il Re era molto mal servito, e che se lui non
-prevedeva, saria stato pensiero il suo rimediare. Il detto Signore disse:
-Per servire V. S. se così comanda, voglio andare mò mò a fare la mia
-parte. Lui rispose farete bene, che infrattanto io rimedierò ad altri inconvenienti.
-E volto il cavallo seguitato da quelli ch'erano con lui, e
-come pazzo girando per Napoli facea serrar botteghe, tagliar teste a
-quelli che gli parevano in fragranti crimine, come anco a cavaglieri
-che trovava in carrozza, li faceva smontare di carrozza, come anco a
-quelli che trovava a cavallo, facendoli bravate e spropositatamente comandandoli
-che stessero vigilanti ad ogni suo cenno quando volesse
-comporre le leggi. T'assicuro lettore che se gli avessi veduti et udito
-parlare come ho veduto io, che pure lo vidi a Toledo ad una carrozza
-alla lontana, però mi fu detto che quelli signori piangevano a sentirsi
-oltraggiati e minacciati fin nella propria vita, saresti fuori di te„.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note303">
-<p><span class="label"><a href="#tag303">303</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il fratello di Masaniello, che ebbe parte nella rivoluzione chiamavasi
-senza alcun dubbio Giovanni, come attestano l'atto di nascita, e quasi
-tutti gli scrittori del tempo; soli, questo Diarista ed il Giraffi gli danno
-il nome di Matteo. Or come spiegare questa discrepanza in persone contemporanee
-e in testimoni oculari dei fatti che narrano? Io per me credo
-che Matteo fosse un soprannome, aggiunto volgarmente al nome di Giovanni,
-secondo il costume della nostra plebe; e che quindi costoro, come
-forestieri, lo adoprarono non sapendo il vero nome di battesimo.
-</p>
-
-<p>
-E qui cade opportuno rettificare uno sbaglio, in cui caddi, quando nel
-mio lavoro: <i>La famiglia di Masaniello</i> pubblicai la fede di nascita di
-questo Giovanni, ed anche aggiungere un nuovo particolare intorno al
-medesimo, che allora pare mi sfuggì. Ho rilevato l'uno e l'altro dalla p.
-21 del recente opuscolo del Guiscardi che appresso citerò. Giovanni d'Amalfi
-nacque ai 3 giugno 1624, non ai 26 maggio 1625 come io stampai.
-L'errore per metà fu mio, per metà del tipografo; poichè quando trent'anni fa
-trassi quella notizia dai Registri Parrocchiali di S. Caterina al
-Mercato, notai la data del giorno e del mese che sta sull'atto della pagina,
-senza badare che quella mutava nel mezzo, e così segnai il 26 maggio.
-Il tipografo fece il resto, che stampò 1625 invece di 1624 come io teneva
-nella mia scheda che ora ho riveduta. D'altronde contento di aver
-trovato l'atto della nascita di Giovanni più non lessi innante, e così non
-vidi che nello stesso giorno era notato un altro figliuolo di Francesco
-d'Amalfi, gemello di Giovanni e chiamato nel battesimo Giuseppe Carmine,
-il quale probabilmente dovette morire in giovane età, ed in modo
-certamente prima del 1647.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note304">
-<p><span class="label"><a href="#tag304">304</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel sabato 13 luglio, come narra il Capecelatro, Masaniello inviò suo
-fratello a riverire il Vicerè, ed egli v'andò vestito di lama d'oro turchina
-(<span class="smcap">Capecelatro</span>, <i>Diario</i>, t. I, p. 73); secondo altri di lama turchina (<span class="smcap">Donzelli</span>,
-<i>Parten. Liberata</i>, p. 53).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note305">
-<p><span class="label"><a href="#tag305">305</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La moglie e la sorella di Masaniello, a giudizio del Capecelatro (<i>O
-c.</i> I, 105) erano, secondo il basso stato, di gentile aspetto. E il Molini, che
-dice d'essersi trovato presente a tutto, narra così una baruffa tra esse e
-Masaniello: “Arrivò (Masaniello) al Mercato tutto bagnato correndo in
-casa, onde arrivato anche io solo a mezzo, il cominciai a udire gridare
-con quelle sue donne. I' feci buon animo e mi accostai più avanti, et
-eccolo farsi alla finestra manca borbottando non so che si dicessero,
-vidi che prese sua sorella, e correndo la moglie, volendosi forse sciffare
-(sic), le percosse, Lui diede a tutte due mano di buffettoni che si
-udiva ben bene. Queste tornavano alla finestra fortemente gridando,
-venite, venite a legarlo ch'è impazzito, così dicendo egli salì le due scalette,
-ma non potè uscire, perchè fu incontrato da suo cognato, che cominciando
-a gridar seco per le donne, gli disse, che udii, tu pure vuoi
-le tue? il cugnato vedendoli così propositato gli porse una lettera... ed
-egli pigliandola gli diè due calci di dietro„.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note306">
-<p><span class="label"><a href="#tag306">306</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Chi fosse questo cognato di Masaniello non è facile con tutta precisione
-accertare. Parecchi storici e diaristi del tempo narrano di un cognato
-di Masaniello, uomo molto seguito nella plebe, ma senza indicarne
-il nome. Secondo alcuni egli era pizzicagnolo (<span class="smcap">Giraffi</span>, p. 242, ediz.
-1648); secondo altri potecaro di frutti (<span class="smcap">Pollio</span>, <i>Istoria</i>) e secondo altri farmacista
-d'infima condizione (<span class="smcap">De Turre</span>, <i>O. c.</i> p. 99). Pochi lo chiamano
-Girolamo Donnarumma (<span class="smcap">Donzelli</span>, <i>O. c.</i> p. 138; <span class="smcap">De Santis</span>, <i>O. c.</i> p. 212; <span class="smcap">Capecelatro</span>,
-II, 40; <span class="smcap">Della Monica</span>, <i>O. c.</i> p. 158 v, il quale altrove aggiunge
-che fu impiccato nel decembre 1648, f. 625).
-</p>
-
-<p>
-D'altra parte nella fede di matrimonio di Grazia, sorella di Masaniello,
-sposata ai 27 gennaio 1641, che io pubblicai nel citato mio opuscolo, lo
-sposo porta il nome di Cesare di Roma di Gragnano. Però avendo io esaminato
-i fuochi di quel Comune nell'Archivio di Stato non rinvenni
-affatto tra essi il casato di <i>Roma</i>, e invece vi trovai frequente quello di
-<i>Donnarumma</i>. Per chiarire la contraddizione ho voluto pure riscontrare
-il decreto della Curia Arcivescovile rilasciato per questo matrimonio, ma
-per gli anni 1640 e 1641 non si trova ivi alcun decreto, che riguardi Grazia
-d'Amalfi e Cesare di Roma. Aspettiamo dunque dal tempo qualche altro
-documento che ci illumini sul proposito.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note307">
-<p><span class="label"><a href="#tag307">307</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Roberto Guiscardi</span>, <i>Di Tommaso Aniello d'Amalfi, forse in origine de
-Fusco</i>. Napoli, Tip. Giannini (a. 1896) p. 19.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note308">
-<p><span class="label"><a href="#tag308">308</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel primo ventennio del secolo XVII il P. fra Maurizio di Gregorio
-siciliano, dell'ordine dei PP. Predicatori, della congregazione lombarda,
-fondò nella farmacopea del suo convento di S.ª Caterina a Formello un
-Museo, nel quale unì, come dice il Parrino (<i>Nuova guida per Napoli</i>, 1724,
-p. 257) “quanto di maraviglioso e di raro potè raccogliere così di antichità
-come di pellegrino, facendone un Museo ove si vedevano molte cose
-curiose di semplici, pietre minerali, camei, idoletti e cose così per beneficio
-della salute come per pascolo degli ingegni molto degni„. Di esso
-il Beltrano fece una minuta descrizione nel 1625 in un libro intitolato:
-<i>L'idea per le gallerie universali cavate dalle istorie di Napoli</i> ecc. in 8º di
-p. 56, nel quale inserì un sonetto del cav. Marino composto allorchè andò
-ad osservarlo. Il libro, comunque ristampato nel 1642 (Sarnelli, <i>Guida del
-forastiero</i>, p. 79); è di una grande rarità e fu descritto, con la solita diligenza,
-dal Minieri Riccio che lo possedeva nel: <i>Catalogo di libri rari della
-sua biblioteca</i>, t. I, p. 45. Inoltre Io stesso fondatore del Museo nel 1653
-riuscì in una sua opera intitolata: <i>Enciclopedia</i> la detta descrizione a p. 887
-col titolo: <i>Endelechie delle gallerie dette nella 1º e 2º. Impressione: idea per
-fare le gallerie universali.</i>
-</p>
-
-<p>
-Nel 1692, allorchè scriveva il canonico Celano, il Museo “era stato in
-gran parte sfiorato e non ancora totalmente posto in ordine in quello
-che vi era rimasto„ (<span class="smcap">Celano</span>, Notizie, t. I, p. 143). Senonchè nel secolo successivo
-sebbene in gran parte mancante fu ordinato dal signor Pietro
-Cecere, architetto e matematico nel modo che si vedeva allorchè nel 1788
-il Sigismondo scriveva. (<i>Descrizione della città di Napoli</i>, t. I, p. 93).
-</p>
-
-<p>
-Nel 1791 però il P. d. Pietro d'Onofrii, girolamino, che faceva la sua dimora
-in quel convento non solo accrebbe notabilmente il Museo col suo,
-che si avea con tanta cura unito ma anche lo pose in buonissimo ordine
-e ne stampò una Guida per coloro che lo visitavano, come sopra
-abbiamo detto, col seguente titolo: <i>Istruzione al Forastiere e al Dilettante,
-intorno a quanto di antico, e di raro si contiene, nel Museo del Real Convento
-di S. Caterina a Formello de' PP. Domenicani Lombardi in questa
-Città di Napoli</i>, 1791 in 8º, e ne fece due edizioni nello stesso anno. Indi
-di nuovo nel 1796 in 4º piccolo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note309">
-<p><span class="label"><a href="#tag309">309</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Istruz.</i> cit. p. 15.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note310">
-<p><span class="label"><a href="#tag310">310</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Spinoza, come dice il suo amico e biografo, “après s'êntre perfectioné
-dans cet Art, il s'attacha au Dessin, qu'il apprit de lui-même, et il
-réussit bien a tracer un portrait avec de l'encre ou du charbon. J'ai entre
-les mains un livre entier de semblabes portraits où l'on en trouve de
-plusieurs Personnes distinguées qui lui étoient connues, ou qui avoient eu
-occasion de lui faire visite. Parmi ces portraits je trouve à la 4 feuille un
-Pecheur dessinè en chemise, avec un filet sur l'épaule droite, tout-à-fait
-semblable pour l'attitude au fameux Chef des rebelles de Naples Massaniello
-comme il est représenté dans l'Histoire et en taille-douce. et l'occasion
-de ce dessin je ne dois pas omettre, que la Sr. Van der Spyck
-chez qui Spinoza logeoit lorsqu' il est mort, m'a assuré que ce crayon,
-ou portrait, ressemblait parfaitement bien à Spinoza, et que s'étoit assurément
-d'après lui-même qu'il l'avoit tiré„ <span class="smcap">Benedicte De Spinoza</span>, <i>Opera
-philosophica omnia</i>, ed. Gfrörer, Stuttgardie, 1830, <i>Vita Spinozae a Colero
-scripta</i>, p. XXXIII. Il Fischer, che riferisce questa notizia dal Colero nella
-sua <i>Geschichte der nevern Philosophie</i>, 3ª ed., vol. I, p. II. pag. 132, suppone
-che il disegno fosse fatto dallo Spinoza per esercizio negli anni giovanili,
-quando il nome di Masaniello era in bocca a tutti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note311">
-<p><span class="label"><a href="#tag311">311</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Debbo anche l'interpretazione di questa leggenda all'amico Croce.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come
-le grafie alternative (molto numerose specie nella trascrizione di documenti dell'epoca), correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of La casa e la famiglia di Masaniello, by
-Bartolommeo Capasso
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA CASA E LA FAMIGLIA DI ***
-
-***** This file should be named 52281-h.htm or 52281-h.zip *****
-This and all associated files of various formats will be found in:
- http://www.gutenberg.org/5/2/2/8/52281/
-
-Produced by DP-Italia (http://dp.dm.unipi.it) con la
-cooperazione di correttori volontari, coordinati da Carlo
-Traverso e Barbara Magni.
-
-Updated editions will replace the previous one--the old editions will
-be renamed.
-
-Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright
-law means that no one owns a United States copyright in these works,
-so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United
-States without permission and without paying copyright
-royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part
-of this license, apply to copying and distributing Project
-Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm
-concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark,
-and may not be used if you charge for the eBooks, unless you receive
-specific permission. If you do not charge anything for copies of this
-eBook, complying with the rules is very easy. You may use this eBook
-for nearly any purpose such as creation of derivative works, reports,
-performances and research. They may be modified and printed and given
-away--you may do practically ANYTHING in the United States with eBooks
-not protected by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the
-trademark license, especially commercial redistribution.
-
-START: FULL LICENSE
-
-THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
-PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
-
-To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
-distribution of electronic works, by using or distributing this work
-(or any other work associated in any way with the phrase "Project
-Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full
-Project Gutenberg-tm License available with this file or online at
-www.gutenberg.org/license.
-
-Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project
-Gutenberg-tm electronic works
-
-1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
-electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
-and accept all the terms of this license and intellectual property
-(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
-the terms of this agreement, you must cease using and return or
-destroy all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your
-possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a
-Project Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound
-by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the
-person or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph
-1.E.8.
-
-1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
-used on or associated in any way with an electronic work by people who
-agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
-things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
-even without complying with the full terms of this agreement. See
-paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
-Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this
-agreement and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm
-electronic works. See paragraph 1.E below.
-
-1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the
-Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection
-of Project Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual
-works in the collection are in the public domain in the United
-States. If an individual work is unprotected by copyright law in the
-United States and you are located in the United States, we do not
-claim a right to prevent you from copying, distributing, performing,
-displaying or creating derivative works based on the work as long as
-all references to Project Gutenberg are removed. Of course, we hope
-that you will support the Project Gutenberg-tm mission of promoting
-free access to electronic works by freely sharing Project Gutenberg-tm
-works in compliance with the terms of this agreement for keeping the
-Project Gutenberg-tm name associated with the work. You can easily
-comply with the terms of this agreement by keeping this work in the
-same format with its attached full Project Gutenberg-tm License when
-you share it without charge with others.
-
-1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
-what you can do with this work. Copyright laws in most countries are
-in a constant state of change. If you are outside the United States,
-check the laws of your country in addition to the terms of this
-agreement before downloading, copying, displaying, performing,
-distributing or creating derivative works based on this work or any
-other Project Gutenberg-tm work. The Foundation makes no
-representations concerning the copyright status of any work in any
-country outside the United States.
-
-1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
-
-1.E.1. The following sentence, with active links to, or other
-immediate access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear
-prominently whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work
-on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the
-phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed,
-performed, viewed, copied or distributed:
-
- This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
- most other parts of the world at no cost and with almost no
- restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
- under the terms of the Project Gutenberg License included with this
- eBook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the
- United States, you'll have to check the laws of the country where you
- are located before using this ebook.
-
-1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is
-derived from texts not protected by U.S. copyright law (does not
-contain a notice indicating that it is posted with permission of the
-copyright holder), the work can be copied and distributed to anyone in
-the United States without paying any fees or charges. If you are
-redistributing or providing access to a work with the phrase "Project
-Gutenberg" associated with or appearing on the work, you must comply
-either with the requirements of paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 or
-obtain permission for the use of the work and the Project Gutenberg-tm
-trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
-with the permission of the copyright holder, your use and distribution
-must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any
-additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms
-will be linked to the Project Gutenberg-tm License for all works
-posted with the permission of the copyright holder found at the
-beginning of this work.
-
-1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
-License terms from this work, or any files containing a part of this
-work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
-
-1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
-electronic work, or any part of this electronic work, without
-prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
-active links or immediate access to the full terms of the Project
-Gutenberg-tm License.
-
-1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
-compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including
-any word processing or hypertext form. However, if you provide access
-to or distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format
-other than "Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official
-version posted on the official Project Gutenberg-tm web site
-(www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or expense
-to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a means
-of obtaining a copy upon request, of the work in its original "Plain
-Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include the
-full Project Gutenberg-tm License as specified in paragraph 1.E.1.
-
-1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
-performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
-unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
-access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works
-provided that
-
-* You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
- the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
- you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed
- to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he has
- agreed to donate royalties under this paragraph to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid
- within 60 days following each date on which you prepare (or are
- legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty
- payments should be clearly marked as such and sent to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in
- Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg
- Literary Archive Foundation."
-
-* You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
- you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
- does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
- License. You must require such a user to return or destroy all
- copies of the works possessed in a physical medium and discontinue
- all use of and all access to other copies of Project Gutenberg-tm
- works.
-
-* You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of
- any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
- electronic work is discovered and reported to you within 90 days of
- receipt of the work.
-
-* You comply with all other terms of this agreement for free
- distribution of Project Gutenberg-tm works.
-
-1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project
-Gutenberg-tm electronic work or group of works on different terms than
-are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing
-from both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and The
-Project Gutenberg Trademark LLC, the owner of the Project Gutenberg-tm
-trademark. Contact the Foundation as set forth in Section 3 below.
-
-1.F.
-
-1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
-effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
-works not protected by U.S. copyright law in creating the Project
-Gutenberg-tm collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm
-electronic works, and the medium on which they may be stored, may
-contain "Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate
-or corrupt data, transcription errors, a copyright or other
-intellectual property infringement, a defective or damaged disk or
-other medium, a computer virus, or computer codes that damage or
-cannot be read by your equipment.
-
-1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
-of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
-Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
-Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
-liability to you for damages, costs and expenses, including legal
-fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
-LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
-PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
-TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
-LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
-INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
-DAMAGE.
-
-1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
-defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
-receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
-written explanation to the person you received the work from. If you
-received the work on a physical medium, you must return the medium
-with your written explanation. The person or entity that provided you
-with the defective work may elect to provide a replacement copy in
-lieu of a refund. If you received the work electronically, the person
-or entity providing it to you may choose to give you a second
-opportunity to receive the work electronically in lieu of a refund. If
-the second copy is also defective, you may demand a refund in writing
-without further opportunities to fix the problem.
-
-1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
-in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO
-OTHER WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT
-LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
-
-1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
-warranties or the exclusion or limitation of certain types of
-damages. If any disclaimer or limitation set forth in this agreement
-violates the law of the state applicable to this agreement, the
-agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or
-limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or
-unenforceability of any provision of this agreement shall not void the
-remaining provisions.
-
-1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
-trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
-providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in
-accordance with this agreement, and any volunteers associated with the
-production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm
-electronic works, harmless from all liability, costs and expenses,
-including legal fees, that arise directly or indirectly from any of
-the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this
-or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or
-additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any
-Defect you cause.
-
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
-
-Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of
-computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
-exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
-from people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
-goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg-tm and future
-generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
-Sections 3 and 4 and the Foundation information page at
-www.gutenberg.org
-
-
-
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
-U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the
-mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its
-volunteers and employees are scattered throughout numerous
-locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt
-Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to
-date contact information can be found at the Foundation's web site and
-official page at www.gutenberg.org/contact
-
-For additional contact information:
-
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular
-state visit www.gutenberg.org/donate
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-
-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works.
-
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-
-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
-
-Most people start at our Web site which has the main PG search
-facility: www.gutenberg.org
-
-This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
-
-
-
-</pre>
-
-</body>
-</html>
diff --git a/old/52281-h/images/cover.jpg b/old/52281-h/images/cover.jpg
deleted file mode 100644
index abb2d6e..0000000
--- a/old/52281-h/images/cover.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/fig1.jpg b/old/52281-h/images/fig1.jpg
deleted file mode 100644
index 14be69c..0000000
--- a/old/52281-h/images/fig1.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/fig10.jpg b/old/52281-h/images/fig10.jpg
deleted file mode 100644
index dfec618..0000000
--- a/old/52281-h/images/fig10.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/fig11.jpg b/old/52281-h/images/fig11.jpg
deleted file mode 100644
index f763e60..0000000
--- a/old/52281-h/images/fig11.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/fig12.jpg b/old/52281-h/images/fig12.jpg
deleted file mode 100644
index bdc0c77..0000000
--- a/old/52281-h/images/fig12.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/fig13.jpg b/old/52281-h/images/fig13.jpg
deleted file mode 100644
index 435dc6d..0000000
--- a/old/52281-h/images/fig13.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/fig14.jpg b/old/52281-h/images/fig14.jpg
deleted file mode 100644
index 20c2cfa..0000000
--- a/old/52281-h/images/fig14.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/fig15.jpg b/old/52281-h/images/fig15.jpg
deleted file mode 100644
index 3efe8fa..0000000
--- a/old/52281-h/images/fig15.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/fig16.jpg b/old/52281-h/images/fig16.jpg
deleted file mode 100644
index ff7f198..0000000
--- a/old/52281-h/images/fig16.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/fig17.jpg b/old/52281-h/images/fig17.jpg
deleted file mode 100644
index a8c1937..0000000
--- a/old/52281-h/images/fig17.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/fig18.jpg b/old/52281-h/images/fig18.jpg
deleted file mode 100644
index e74decd..0000000
--- a/old/52281-h/images/fig18.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/fig19.jpg b/old/52281-h/images/fig19.jpg
deleted file mode 100644
index 50e7754..0000000
--- a/old/52281-h/images/fig19.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/fig2.jpg b/old/52281-h/images/fig2.jpg
deleted file mode 100644
index 9e82e2f..0000000
--- a/old/52281-h/images/fig2.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/fig20.jpg b/old/52281-h/images/fig20.jpg
deleted file mode 100644
index 966e6d8..0000000
--- a/old/52281-h/images/fig20.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/fig21.jpg b/old/52281-h/images/fig21.jpg
deleted file mode 100644
index de89053..0000000
--- a/old/52281-h/images/fig21.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/fig22.jpg b/old/52281-h/images/fig22.jpg
deleted file mode 100644
index 066fe45..0000000
--- a/old/52281-h/images/fig22.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/fig23.jpg b/old/52281-h/images/fig23.jpg
deleted file mode 100644
index a81b318..0000000
--- a/old/52281-h/images/fig23.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/fig3.jpg b/old/52281-h/images/fig3.jpg
deleted file mode 100644
index 3067d42..0000000
--- a/old/52281-h/images/fig3.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/fig4.jpg b/old/52281-h/images/fig4.jpg
deleted file mode 100644
index 58d1943..0000000
--- a/old/52281-h/images/fig4.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/fig5.jpg b/old/52281-h/images/fig5.jpg
deleted file mode 100644
index 3ca8b44..0000000
--- a/old/52281-h/images/fig5.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/fig6.jpg b/old/52281-h/images/fig6.jpg
deleted file mode 100644
index 43f4cd9..0000000
--- a/old/52281-h/images/fig6.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/fig7.jpg b/old/52281-h/images/fig7.jpg
deleted file mode 100644
index 33159fa..0000000
--- a/old/52281-h/images/fig7.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/fig8.jpg b/old/52281-h/images/fig8.jpg
deleted file mode 100644
index 2d135dd..0000000
--- a/old/52281-h/images/fig8.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/fig9.jpg b/old/52281-h/images/fig9.jpg
deleted file mode 100644
index 79b4bb1..0000000
--- a/old/52281-h/images/fig9.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ
diff --git a/old/52281-h/images/ill3.jpg b/old/52281-h/images/ill3.jpg
deleted file mode 100644
index 6b6c0a8..0000000
--- a/old/52281-h/images/ill3.jpg
+++ /dev/null
Binary files differ