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You may copy it, give it away or re-use it -under the terms of the Project Gutenberg License included with this -eBook or online at http://www.gutenberg.org/license. - -Title: La vita in Palermo cento e più anni fa, Volume 2 - -Author: Giuseppe Pitrè - -Release Date: October 11, 2011 [EBook #37720] - -Language: Italian - -Character set encoding: ISO-8859-1 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA IN PALERMO, VOLUME 2 -*** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the -Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net. - -This file was produced from images generously made available by The -Internet Archive. - - EDIZIONE NAZIONALE DELLE OPERE DI - - GIUSEPPE PITRÈ - - - OPERE COMPLETE - DI - GIUSEPPE PITRÈ - - - XXVIII - - SCRITTI VARI - EDITI ED INEDITI - - ---- - - GIUSEPPE PITRÈ - - LA VITA - IN PALERMO - - CENTO E PIÙ ANNI FA - - VOLUME SECONDO - - - _G. BARBÈRA EDITORE_ - _FIRENZE_ - - ---- - - _Proprietà letteraria riservata_ - - - - 9-1950 -- Tipogr. G. Ramella e C. -- Firenze -- Via il Prato, 57-59 r. - - ---- - - - - - INDICE - - - I. Feste sacre e profane, civili e religiose. - II. Spettacoli e Passatempi. - III. I Teatri e le Artiste; i partigiani di esse. Lotte tra il S.a - Cecilia ed il S.a Lucia. - IV. Il «Casotto delle Vastasate», ossia il teatro popolare. - V. I Musici e la loro Unione. Musicate, Oratorii, Cantate, Dialoghi. - VI. La Bolla della Crociata. - VII. Quaresimali e Quaresimalisti. Esercizi spirituali. - VIII. Frati, Monaci e Conventi. - IX. La professione di una monaca. - X. Le Monache e la loro vita nei Monasteri. - XI. Di preminenze in giurisdizioni. - XII. Impeti e ragazzate. - XIII. Indelicatezze, fallimenti, malversazioni. - XIV. Asilo sacro, o Immunità ecclesiastica. - XV. Oziosi, vagabondi, accattoni, «cassariote». Carestia. - XVI. Liti, Avvocati, foro. - XVII. Carceri e carcerati. - XVIII. Il boia e le esecuzioni di giustizia. Grazia di vita. - Dolorosa statistica di giustiziati. - XIX. I giornali e la pubblicità. - XX. Il Conte Cagliostro. - XXI. L'Ab. Vella e la sua famosa impostura. - XXII. I Medici e la loro vita. Nobili esempi di carità. L'Accademia - dei medici e la prima Condotta medica. - XXIII. Accademie e accademici. Genus irritabile... - XXIV. Patriottismo degli studiosi. L'Ab. Cannella. Dispute - filosofiche e teologiche. Storici, letterati, poeti. - XXV. L'Accademia (Università) degli studi e gli studenti. - XXVI. Scuole inferiori pubbliche e private, maschili e femminili. - Castighi, monellerie, usanze vecchie e pratiche nuove. - Conclusione. - Ragguaglio tra i pesi e le monete del secolo XVIII e i pesi e le - monete d'oggi. - - ---- - - - - - CAP. I. - - - FESTE SACRE E PROFANE, CIVILI E RELIGIOSE. - -Gli spettacoli si alternavano con le feste, e le une e gli altri si -succedevano con inalterata puntualità. Titolati, civili, popolani vi -prendevano parte e se le godevano in ragione del loro grado, della loro -inclinazione e dell'uso tradizionale. - -La rassegna di quegli spettacoli e di quelle feste sarebbe essa sola -materia d'un libro: tanti e così multiformi sono i gruppi nei quali, per -funzioni civili e cerimonie religiose, per passatempi ordinarî e scene -occasionali, per divertimenti continui e giuochi periodici, essa -potrebbe scompartirsi e classificarsi. - -Nei brevi cenni che la economia del lavoro ci consente, in questo e nel -seguente capitolo il lettore potrà conoscere le principali feste delle -varie specie. - -Procediamo con ordine. - -La impresa di Carlo V, che tolse al dominio turco le isole di Malta e -del Gozzo e Tripoli, segna un fatto importante nella storia di Sicilia. -Per compensare i Cavalieri di S. Giovanni della perdita dell'isola di -Rodi, passata, dopo lunghissimo possesso, a Solimano imperatore, Carlo -concedette loro Malta e Gozzo (1530). Per ciò dovevano i Cavalieri -attestare la loro gratitudine e rinnovar la conferma della loro -soggezione al Monarca di Sicilia con un formale tributo al suo -rappresentante in Palermo. - -Eseguita con un cerimoniale tutto proprio, questa funzione dal 1º -novembre venne portata al 1º gennaio e verso la fine del secolo, per -omaggio a Ferdinando, al 12, compleanno di lui. - -In che consistesse il tributo, è presto detto: nella presentazione di un -falcone per mano del Gran Maestro della Religione di Malta. Egli, -partendo da quell'isola, veniva ossequiosamente a compiere nella -Cappella del R. Palazzo l'atto, non pur di devozione, ma anche di -vassallaggio. E poichè in Palermo era il Balio e Ricevitore di Malta, -così sovente la funzione veniva da esso compiuta in forma di ambasceria: -e per lungo tempo Gioacchino Requesenz dei Principi di Pantelleria -rappresentò l'Ordine in faccia al Caramanico Vicerè ed al Lopez -Presidente del Regno. - -La straordinaria solennità della ricorrenza era fatta più clamorosa -dall'assordante sparo dei cannoni del forte di Castellammare; ma nel -1779 questo era già, per economia, abolito: ed il Ministro di Napoli per -la Sicilia, autore della riforma, l'aveva così motivata: «Dovranno -parlar meglio siffatte lingue di fuoco nelle occasioni di far portare -rispetto e far temere la maestà del Principe»[1]: ragione più cortigiana -che coraggiosa: e certo antipatriottica, come quella che volea far -temere il Re a furia di cannonate! - - [1] _Villabianca_, _Diario palermitano_, in _Biblioteca Storica e - Letteraria di Sicilia_, di _G. Di Marzo_, v. XXVI, p. 294. - -In tal modo si apriva il ciclo delle feste sacre e profane dell'anno. - -Tra le ridde della _tubiana_ e le ebbrezze dei ridotti, tra lo -scompiglio dei carri e le misurate movenze del _Mastro di campo_, -correva sbrigliato, frenetico, il Carnevale. Un paio di tamburini, -qualche piffero, uno, due uomini che battevan le castagnette, -raccoglievano intorno a loro una folla disordinata di maschere popolari: -re, regine, caprai, pulcinelli, orsi, mastini, inglesi ubbriachi, -dottori e baroni imparruccati, turchi neri come pece, vecchie armate di -fusi e di conocchie. Al ripicchiar degli strumenti i sonatori eccitavano -a balli paesani, a salti mortali, a corse sfrenate ed a smorfie e -sdilinquimenti. Con un arnese formato da una serie di regoli a X mobili -di legno una maschera faceva giungere fino ai secondi piani lumie e -fiori ad amiche ed a parenti: era lu _scalittaru_. Un'altra offriva in -un elegante cartoccio confetti e in una nastrata boccettina sorsate di -liquore delizioso: era un azzimato spagnuolo. Altra maschera si -affaticava a guadagnare i gradini d'una scaletta a piuoli, sostenuta da -due compagni: e dopo mille contorcimenti e dinoccolature stramazzava -goffamente per terra: era il _pappiribella_. Quest'accolta di maschere, -guidata dalla infernale orchestra, era appunto la _tubiana_; la quale -per _lazzari, mammelucie, papere, ammucca-baddottuli_, e d'ogni strana -maniera travestimenti accrescevasi all'infinito. - -Tutto un dramma comico svolgevasi alla Fieravecchia e in altre piazze: -il _Castello_, parodia del Conte di Modica _Bernardo Cabrera_, che diede -la scalata allo Steri (oggi Palazzo Tribunali in piazza Marina) per -impadronirsi (gennaio 1412), vecchio libidinoso, della giovane e bella -Regina Bianca di Navarra, vedova di Ferdinando: era il _Mastro di -campo_[2]. - - [2] _Pitrè_, _Usi e Costumi_, v. I, pp. 26-27. - -Mentre siffatti spettacoli animavano i quartieri dell'Albergaria e della -Loggia, di Siracaldi e della Kalsa, sontuosi carri salivano e scendevano -pel Cassaro e per la Strada Nuova, gremiti di altre maschere -raffiguranti scene mitologiche, storiche od anche fantastiche. Il -_Trionfo d'amore_, secondo Petrarca, meritò il plauso dell'unico -giornale del tempo. Cosa non mai vista le _carrozzate_ del Principe di -Pietraperzia e del Principe di Paternò, del Principe di Gangi -Valguarnera e del Marchese Spaccaforno Statella, del Duca di Caccamo -Amato e del Duca di Sperlinga Oneto. Precedute da strumentisti a piedi e -da soldati a cavallo, lanciavano alle aristocratiche spettatrici sui -terrazzini (_balconi_) scatolette ed alberelli, ed a larghe mani sulla -folla plaudente confetti gessati[3]. Appena principiato il secolo XIX, -nel Martedì grasso del 1802, anche Ferdinando volle prender parte ad una -di cotali carrozzate spargendo confetti di eccellente fattura, mentre -gli altri che lo accompagnavano ne lanciavano finti[4]. - - [3] _Novelle Miscellanee_, p. 19. -- _Villabianca_, _Diario_, in - _Bibliot._, v. XXVI, pp. 8-12; _Diario_ ined., a. 1787, p. 58; a. - 1793, p. 59; a. 1800, p. 399. - - [4] _Creuzé de Lesser_, _Voyage en Italie et en Sicile_, p. 107. A - Paris, MDCCCVI. - -Altre maschere di altra levatura popolavano le case private con le -eterne distinzioni di classi; chè, tra le nobili non erano ammesse le -civili, e queste non avrebbero osato invitar quelle. Solo per eccezione -il Principe di Paternò Moncada, che nella sua sconfinata grandezza aveva -slanci fuori la propria cerchia, ammise alcune volte maschere del medio -ceto nel suo palazzo; come la sua villa (quella che era intesa «Flora di -Caltanissetta») non isdegnò di aprire, oltre che ad esso, al ceto dei -plebei: il che ci fa ricordare del Vicerè Colonna di Stigliano, che -migliaia di maschere d'ogni classe accolse nel Regio Palazzo e tutte -volle servite da camerieri e da credenzieri vestiti da pulcinelli[5]. - - [5] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, pp. 8, 12, 121-122. - -Anche pel Carnevale il secolo si chiudeva in forma eccezionalmente -sontuosa. Erano i Sovrani in Palermo, e la eccezionale sontuosità -partiva appunto da loro. - -La sera del 18 febbraio a nome del Re il Capitan Giustiziere Principe di -Fitalia invitava la più alta Nobiltà della Capitale ad una festa da -ballo al R. Palazzo. Nell'invito si permetteva «qualunque sorte di -maschera di carattere, dominò, e bautta», sotto la quale sarebbe stato -«lecito portare dei fiacchi», o _giamberghe_, aggiungeva uno di coloro -che ricevettero la partecipazione. - -La festa doveva principiare alle 2, ma potè esser popolata solo alle 4 -dopo mezzanotte, tale fu la difficoltà degli invitati di farsi strada -pel piano del Palazzo. - -Che eleganza di maschere! Che splendore di costumi! Che varietà di -figure, l'una più bella, più curiosa dell'altra! L'occhio si confonde -nel seguirne le mosse e gli atteggiamenti solenni, irrequieti, -civettuoli. Questa che fa da _pacchiana_ di Ischia è la Contessa di -Belforte, Isabella Paternò, moglie del Marchesino di Villabianca. Con -che grazia regge ella il suo cestino di frutta... della Martorana![6] E -con che profondo, dignitoso inchino ne presenta al Re!... E le son -compagne altre _pacchiane_ di Napoli: la Principessa di S. Giuseppe, -Barlotta; la Principessa di Iaci, Reggio; la Principessa di Valdina, -Papè; la Principessa di Sciara, Rosalia Notarbartolo. Altre, -attempatelle, sono Costanza Pilo, terza moglie di Benedetto di -Villabianca, ed Annetta Vanni, parente di lei. - - [6] Dolci composti di pasta di mandorle, che prendono ancora nome dal - monastero, dove particolarmente si manipolavano. - -Ecco i quattro Elementi della Natura: l'_Aria_ è la Duchessa di Ciminna, -Grifeo; l'_Acqua_, la Marchesa di S.a Croce, Celestre; la _Terra_, la -Marchesa delle Favare, Ugo; il _Fuoco_, la Principessa di Castelforte, -Mazza. Ma non procedono sole; tien loro compagnia _Eolo_, il cav. D. -Antonio Chacon; _Nettuno_, il Marchese Salines Chacon; _Titano_, il -marito della Celestre; _Vulcano_, il Principe di Cattolica, Giuseppe -Bonanno; il _Ciclope_ Sterope, D. Andrea Reggio, ed altri ed altri -ancora. Con i quattro elementi della Natura sono anche le Quattro -Stagioni dell'anno e tutte le deità dell'Olimpo pagano. Dove più fervon -le danze piovono cartellini in onore quando di questa e quando di quella -deità. Prendiamone uno: è in versi francesi in onore di una vaghissima -mascherina di _Cerere_, che non si riesce a indovinare, ed alla quale -tengon dietro un Sileno, un Pane e pastori e pastorelle che intonano -note d'amore: - - Cerés vient de quitter ses riants campagnes, - Elle arrive au milieu de ses belles compagnes; - La déesse des fleurs, et celle des jardins, - Elle vient prendre part à ces brillantes Festins. - Silène, ausi que Pan, et bergers et bergères, - Ont délaissé leurs bois, leurs rustiques caumières: - Tous chantent de concert, par un élans d'amour[7]. - - [7] _Villabianca_, Diario ined., a. 1800, pp. 94-100, 151-63. - -A periodici ridotti carnevaleschi si aprivano sempre i teatri: e poche -delle persone che il potessero vi mancavano. La varietà dei -travestimenti non era da meno dello sfoggio degli abiti d'entrambi i -sessi. I balli si succedevano ai balli, non turbati mai da poveri -mortali, che con la origine modesta ne tentassero le sublimità -inaccessibili. - -Quei ridotti si ripetevano a brevi intervalli, e se ne contarono fino a -una dozzina in una sola stagione. Molto prima del tramontare del secolo -il costante buon successo di questi divertimenti persuase certo -Cristoforo Di Maggio a costruire nel piano della Marina, rimpetto la -Casa Calderone (una volta Castelluzzo, ora Fatta), una grande baracca di -tavole solo per balli e spettacoli del tutto carnevaleschi. Era un -teatro con ampia platea, con posto per due orchestre, ottantaquattro -comodi palchi e logge in due ordini, parati con velluto cremisi, specchi -e fiorami d'argento, a spese di ciascuno dei signori che s'erano -impegnati per proprio conto. Vi si tennero da quindici tra veglioni e -giuochi cavallereschi, ed una specie di circo equestre, con -campeggiamenti di dame accorsevi fin dentro la platea con quattro carri -tirati da mule bianche e assedî e assalti di torri tra cristiani e -turchi. I forestieri «non poterono fare a meno di confessare che la -veduta di tal ridotto fu sorprendente, a segno che in tutto il mondo non -può darsi l'eguale». Lo afferma il Villabianca, che non uscì mai dalla -Sicilia, e non abbiam modo di controllare i giudizî ch'egli raccolse -dagli stranieri residenti allora a Palermo. - -L'intervento di persone non titolate, consentito dalle Autorità e dalla -natura dello spettacolo, allontanava qualche anno la vera e genuina -Nobiltà; ma i veglioni si mantennero nel costante favore del pubblico, -recando non lieve vantaggio alla cassa del Comune, che pur ne destinava -gl'introiti alla Villa Giulia[8]. Il Santa Cecilia godè anche per questo -speciale rinomanza, e non fu persona di riguardo che non ammirasse -maschere e danze elette, non indegne della presenza di Vicerè e di -grandi dignitarî. Ma così al Santa Cecilia come al Santa Caterina la -sera del Martedì grasso era una gazzarra indiavolata di strumenti da -scherno per l'accompagnamento tradizionale del canto e della recita -degli artisti. - - [8] _Diario_, in _Bibl._, v. XIX, pp. 198-99; v. XVIII, p. 244; v. - XXVI, p. 157; v. XXVII, pp. 243-44. - -Secondo gli umori del Vicerè e le inclinazioni spenderecce o -parsimoniose di Capitani Giustizieri abolito ripreso, il giuoco del toro -trionfava nel classico piano della Marina, suscitando indimenticabili -emozioni in tutta la cittadinanza[9]. - - [9] _Diario_ ined., a. 1793, p. 59 e così negli anni 1795 e 1796. - -Più clamorosa ancora, anzi vero baccanale, l'impiccagione del _Nannu_ -nella Piazza Vigliena: giustizia sommaria del Carnevale, personificato -in un vecchio stecchito, che si menava al supplizio col corteo di -popolani camuffati da Bianchi: altra parodia delle esecuzioni criminali -con finto corrotto e con nenie, che volevan ritrarre le reputatrici o -prefiche[10]. - -[10] Vedi in questo volume il cap. sulla _Giustizia_; e nel precedente - il cap. XXIII. - -Scenate funebri simili, ma con particolari più strani, si perpetravano -prima, a mezza Quaresima, nella Piazza di Ballarò segandosi il fantoccio -di una megera mostruosa, fetida. Era l'immagine della magra, uggiosa, -insopportabile Quaresima, tiranna impositrice di sacrifizi corporali, -motteggiata in satire, indovinelli, giuochi di parole, e seguita, vedi -contrasto! da una fioritura di devozioni e di spettacoli religiosi vuoi -pubblici, vuoi privati[11]. Imperciocchè nella Settimana santa -inacerbivasi nelle penitenze, e battuti e disciplinanti si flagellavano -dentro le rispettive congreghe; e per quarantott'ore continue si -digiunava in pane ed acqua, ed assistevasi alla processione -dell'Addolorata tutta di servitori in abito da penitenti, a quella dei -cocchieri padronali in parrucche e gallonati, all'altra della Soledad -tutta di militari della guarnigione: e giudei in antiche armature, -terrore e ribrezzo degli astanti, fiancheggiavano la veneranda effigie -del Cristo morto. - -[11] _Pitrè_, _Usi e Costumi_, v. I, pp. 98 e 107. - -E poichè la secolare costumanza non consentiva, come non consente, il -passaggio delle carrozze per la città, «le dame della più alta -aristocrazia, mescolate alle _grisettes_ delle più umili classi, -prendeansi lo spasso di correr le vie in grandi _manti_ neri», come de -Borch le vide, in portantine o a piedi, girando per le chiese e per le -strade e visitando i così detti _Sepolcri_. - -La _Fiera dei crasti_ era sempre un lieto avvenimento pasquale, che dal -piano di S. Erasmo con gran piacere del pubblico passava nel piano di -S.a Oliva, lunghesso i muri del Firriato di Villafranca, ora compreso -tra le due piazze Castelnuovo e Ruggiero Settimo, - -Centinaia, migliaia i castrati che si sgozzavano per divozione -gastronomica presso le urne d'acqua sotto la piramide commemorativa -della Giostra (oggi imboccatura di via Paternostro, in via Villafranca). -Bene avrebbe voluto qualche Senatore restituir queste fiere all'antico -posto: e ne fece prova, anche alla Marina; ma nè la musica dei virtuosi, -nè i giuochi d'antenna introdottivi ad allettamento dei cittadini, -valsero a mantenervela[12]. - -[12] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, pp. 175, 285, 316; - _Diario_ ined., a. 1797, pp. 109-110. - -Altra Fiera, più composta e di genere diverso, nei primi di maggio -allegrava la ricorrenza annuale di S.a Cristina, ex-patrona di Palermo. - -Nel largo della Cattedrale, in forma d'anfiteatro, con il monumento di -S.a Rosalia e, finchè non le tolse l'architetto Fuga, le fontane -laterali nel mezzo, sorgevano durante alcuni giorni belle logge con -botteghe di rinomati mercanti e con quella ricca lotteria di minuterie -che prendeva nome di _Beneficiata di S.a Cristina_ e portava al Comune, -per via di coloro che ne assumevano l'impresa, guadagni cospicui. -Gradevolmente favorito ne rendevano il movimento le principali signore, -come a proprio ritrovo recantivisi in tutto lo sfoggio delle vesti -all'uso di Parigi. Da ciò quell'eccellente uomo che fu Jean Houel, -visitatore con esse, trasse compiacimento a scrivere: «La città nella -quale le donne godono della maggior libertà, nella quale esse son le -meglio circondate da artisti, da amatori, da gente industriosa, -dev'esser quella del tatto più fine, del gusto meglio esercitato, delle -idee più sicure. Benchè naturalissima, l'arte di piacere ha come -qualsiasi altra arte i suoi principî e le sue leggi»[13]. - -[13] _Houel_, _Voyage pittoresque des îles de Sicile, de Malte et de - Lipari_, t. I, pp. 72-73. Paris, 1782. - -Accanto alla grande beneficiata per la _haute_ era la piccola pel -popolino; ove per attirar gente ad acquistar polizze abbandonavasi a -mille smorfie il _pestaceci_, maschera coperta di sonaglini da capo a -piedi. - -Il Pretore vi esercitava autorità suprema di giustizia: e vi fece -qualche volta prendere e mandare al carcere di sua giurisdizione -ladruncoli e perturbatori dell'ordine pubblico, quantunque non riuscisse -mai a scoprire gli autori d'un grosso furto nel 1793[14]. - -[14] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1786, p. 493; a. 1792, p. 295; a. - 1793, p. 37. - -Ora che cosa è rimasto di quella Fiera? - -Nient'altro che il mercato degli animali ovini, bovini ed equini nel -gran piano dei Porrazzi. S.a Rosalia andò a poco a poco soppiantando S.a -Cristina e tutte le sante patrone della Città, confinandole con -commemorazioni a sistema ridotto nella Cattedrale. - -Qui non è inopportuna una breve corsa attraverso l'immenso campo delle -pratiche tradizionali dell'anno; e lo faremo rapidamente, guardando -appena poche particolarità di costumi, al presente non del tutto -scomparsi. - -Come in tutta la Sicilia così anche in Palermo dalla mezzanotte alle -prime ore del giorno della Ascensione era un vociare confuso di pastori, -un rumoreggiare assordante di campanacci, un belare di pecore, un -mugghiare di vacche. Capre, buoi, interi armenti dalle montagne si -menavano (e l'uso è sempre vivo oggidì) alla marina pel lavacro che -dovea renderli immuni da mali durante l'anno: e capre e vacche, condotte -in giro per la città, andavano ornate di fettucce e di fazzoletti di -seta e le corna fiorate; ed i vaccai vestiti dei loro abiti migliori e i -pifferai li accompagnavano lietamente. - -La bizzarra costumanza[15] richiama quella della benedizione degli -animali da tiro e da sella, carichi di nastri e di campanelli, nella -chiesa di S. Antonio Abate. - -[15] _Pitrè_, _Spettacoli e Feste_, pp. 288, 313, 324, 339, 342 e segg. - -Tra pratiche superstiziose passava il giorno di S. Giovanni Battista (24 -giugno); tra ghiottonerie culinarie di pescatori quello di S. Pietro (29 -giugno), chiuso con allegre cene a base di frutti di mare sulla spiaggia -ed in barchette per gli abitanti nel quartiere della Loggia. Tra burle -ed innocenti furti di bambini e di oggetti di vestiari o di ornamento, -che si andavano a mettere in pegno e che poi gli interessati -disimpegnavano, era consumato il giorno di S. Pietro in Vincoli: onde il -motto che raccomandava di evitare liti il 1º di agosto. - - 'Ntra festi e Ferragustu - Nun cci jiri si si' 'n disgustu - -In baccanali simili a quelli dell'antica Calata di Baida nello scomparso -medio evo, trascorrevano le quaranta ore nella grotta di S.a Rosalia (4 -sett.), pretesto a chiassate di quanti fossero spensierati popolani, ed -alle solite pompe del Senato, il quale vi si recava in portantina e vi -veniva solennemente ricevuto dalla Collegiata dei canonici istituita dal -Marchese Regalmici, che anche a S.a Rosalia volse le sue cure. - -Di gradita consuetudine era una gita della Nobiltà, nella più sontuosa -_mise en scène_, a Monreale per la vigilia della nascita di Maria: -consuetudine la quale (facile cosa è il supporlo conoscendosi l'indole -del nostro popolo) riusciva sommamente chiassosa per l'accorrervi della -città tutta; come per la immediata ricorrenza della Esaltazione della -Croce, della quale diremo alla fine del presente capitolo. - -Quello spensierato dei re, o quel re degli spensierati che fu Ferdinando -III, l'8 settembre del 1801 ebbe gran piacere di recarsi anche lui nella -storica cittadina. Discesone, volle da una villa, forse quella di S.a -Croce, già Velluti, godere sul Corso di Mezzo Monreale «il passaggio del -pubblico, i bei tiri di cavalli e le corse dei barberi»[16]. Chi più -contento di lui allora, dopo la recente nascita del futuro erede del -trono, il figlio di Francesco I?[17]. - -[16] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, pp. 321-22; v. XIX, - p. 35. -- _Palermo d'oggigiorno_, v. II, p. 111. -- _Rezzonico_, - op. cit., v. II, p. 106 e segg. -- _Raccolta di Notizie_, 9 Sett. - 1801. - -[17] Nel 1835 la commemorazione era già ridotta ad una semplice - scarrozzata lungo la via che conduce alla Rocca. Oggi nessuno - ricorda più nè l'antichissima gita -- s'intende dell'8 settembre -- - a Monreale, nè la passeggiata alla Rocca. - -Una delle tre nobili compagnie, quella della Carità, soleva ogni anno, -pel giorno sacro a S. Bartolomeo, apostolo, tenere una processione per -compiere un atto di beneficenza. Vestiti del loro sacco, a due a due, -quei confrati portavano ceste piene di camicie e di filacicche -all'Ospedale grande e nuovo. Quivi giunti, toglievano a ciascun infermo -la propria camicia, gli indossavano la nuova e gli donavano delle -filacicche per le piaghe. - -Il pietoso costume ci fa pensare al difetto che i poveri ammalati di -chirurgia pativano di mezzi di medicatura[18]: e dovette essere tanto -celebre da far nascere altro costume del ciclo nuziale, ora del tutto -dimenticato come questo della processione. Le ragazze del popolo -promesse spose, nel medesimo giorno di S. Bartolomeo, regalavano ai loro -dami una piccolissima camicia ed una manata di filacicche. «Oh che -volessero intendere, chiede scherzando un letterato, che dall'amore -all'ospedale non è molta la distanza?»[19] O non piuttosto, chiediamo -noi, che si dovesse pensare operosamente agli infelici? - -[18] La frase interrogativa: _A lu Spitali veni pri pezzi?_ (tu vieni a - cercare pezze all'ospedale?) a chi ci chieda cose delle quali - abbiamo difetto, parla chiaro. - -[19] _Quattromani_, _Lettere su Messina e Palermo_, n. LVII, pp. 213-14. - Palermo, 1836. - -Senza confronti, come funzione religiosa, era la processione del _Corpus -Domini_ ai primi di giugno. Celebravasi di mattina, e si bruciava dal -sole; un rescritto del Caracciolo la volle nelle ore pomeridiane (1782), -e così fu fatto. Quanti soldati erano in Palermo, tutti in ordine di -parata, stavano sotto le armi lungo le vie che il Divinissimo dovea -percorrere. Dalla chiesa della Magione, dell'Ordine teutonico, alla -Cattedrale, la soldatesca in doppia fila teneva in riga dietro di sè la -folla nella via Porta di Termini, alla Fieravecchia, ai Cintorinai, alla -Loggia, alla Bocceria, nel Cassaro, nella Strada Nuova. La cavalleria -concorreva al buon ufficio di custodia, di ordine e di omaggio: ed avea -appoggio nelle compagnie dei dragoni e dei granatieri. Il Generale, -splendente di galloni e di armi, comandava tutti. Ov'era un balcone od -una finestra, lì pendeva un arazzo, un drappo, un tappeto, un ornamento -qualsiasi, e dietro o sopra erano donne ed uomini, attratti al consueto, -immenso spettacolo, erano devoti o curiosi inginocchiati allo -appressarsi dell'Ostia santa portata dal maggior dignitario del Duomo. -La grande solennità esigeva l'intervento delle Autorità politiche e -civili, e quindi della magistratura ufficiale. S. E. il Vicerè col Sacro -Consiglio, il Senato con gli ufficiali nobili e la truppa pretoria, -erano l'ammirazione di tutti; e di viva curiosità cittadina -l'Eccellentissimo Pretore col suo giudice _a latere_ e col suo ambito -bastone di comando; giacchè in questo giorno, come in quello della Fiera -di S.a Cristina, egli rappresentava l'alto grado di Capitan d'armi, -Vicario Generale viceregio. Figurarsi quindi l'interesse del pubblico -nel vederlo dalle truppe salutato con gli onori di Maresciallo di campo! -E, come militare e sacra era la festa, così due ultime scene, militare -l'una, sacra l'altra, la coronavano: erano queste, nel piano del -Palazzo, l'assembramento di tutti i corpi dell'esercito compiuto a -marcia forzata lungo le vie, fino a comporsi a mezza luna in parata di -battaglia, e nella Cattedrale provvisoria (a Casa Professa) la -benedizione del popolo[20]. - -[20] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, pp. 23-24; v. XXVII, - pp. 299-300. Per la festa del 1800 si può vedere la descrizione nel - _Diario_ ined., 12 giugno, pp. 296-301. - -La festa dell'Assunta non era più quella d'una volta; pure serbava -avanzi stupendi, che la rendevano una delle principali del calendario -cittadino. - -Il Marchese Caracciolo diede, come abbiam veduto, un colpo mortale alle -Maestranze, che ne formavano la parte attiva: quindi dal 1783 in poi, -ridotto il loro numero, ridotti si vedevano anche i loro _cilii_[21]. - -[21] Vedi v. I, p. 128. - -Erano questi delle macchinette, rappresentanti scene della vita di -santi, opere talvolta fini d'arte, portate a spalle da socî delle -singole corporazioni; e prendevano il nome di _cilii_, dai colossali -ceri che non solo esse ma anche le corporazioni maggiori dei farmacisti, -dei medici, dei forensi, oltrechè il Clero ed il Senato, offerivano alla -Madonna. La processione già di sera, fu imposta di giorno, ed anche per -ciò perdette della sua gaiezza primitiva. - -Lasciando le cerimonie che la ricorrenza avea di comune con altre -dell'anno, non è da trascurarne una che rimase nelle costumanze -pubbliche ed ufficiali: vogliam dire la visita alle carceri pubbliche -della Vicaria. Per lungo volger di anni, anzi per secoli, la fece il -Vicerè in gala, con cavalcata della Nobiltà e del corpo del Ministero e -del Sacro Consiglio, in carrozze parate di fiocchi e in pompa tutta -sovrana. Giunto alle prigioni, liberava carcerati, rimetteva, riduceva -condanne, pagava anche _per integrum_ debiti, faceva, insomma, tutto il -bene che il cuore in armonia con le esigenze dello Stato gli -consentissero. Ma appunto perchè ci andava spesso di mezzo la tasca, i -Vicerè non erano sempre teneri di questa funzione: sicchè prendeva il -loro posto il Capitan di Giustizia col Presidente della Gran Corte, e i -rispettivi giudici e ministri fiscali delle loro corti, insieme con gli -algozini armati di verghe e gli alabardieri di lance. Certo non era -tutto: ma qualche cosa era, che nelle cause civili confortava di libertà -molti infelici, graziati per virtù degli alti funzionarî. - -Altro spettacolo le regate, che partivano dalla Arenella e giungevano -alla Cala: lunghissimo tratto di mare che dava la misura delle forze -fisiche e dell'agilità dei pescatori. - -V'erano pure le corse dei cavalli, ripetizione di quelle di S.a Rosalia, -per le quali il concorso della gente soperchiava qualunque spazio; -v'erano cuccagne di mare e di terra per gare di giovani nel salire -antenne verticalmente piantate, o nel percorrerne altre sporgenti sulla -spiaggia, entrambe sparse di materia che le rendeva sdrucciolevoli. E -v'erano altresì corse di fanciulli a piede libero, e corse di giovani -insaccati o impastoiati, prove che suscitavano l'ilarità, ma che -riuscivano talvolta pericolose. - -In un pensiero, in un affetto si confondevano i cittadini tutti per la -solennità della Immacolata. - -Il 27 luglio del 1624, sotto l'incubo d'una pestilenza, il Pretore -Vincenzo Del Bosco, Principe della Cattolica, avea convocato il popolo e -proposto che riconoscesse Maria, pura del peccato originale, liberatrice -della Città. Il popolo acclamò fervoroso, ed il Senato si obbligò ad -un'annuale festa, la quale poi, sulla fine del secolo, assunse speciale -carattere per il così detto _voto sanguinario_, giuramento formale del -Senato medesimo di sostenere, anche a costo del proprio sangue, la -verginità della Madre di Dio. - -Di questo voto molti si occuparono pro e contro fuori Sicilia, e non -benevolmente il Muratori; ma il Senato ed il Clero anch'esso giurò, -senza versare una goccia di sangue, per quanto lo sostenesse o lo -facesse sostenere a furia d'inchiostro, e rinnovava ogni anno, con -costante fervore, la promessa. - -Dopo un mese di pratiche divote, la sera del 7 dicembre, dentro le sue -famose carrozze, circondato da paggi e da valletti con fiaccole accese, -seguito dalle sue guardie, il Corpo senatorio si recava alla Chiesa di -S. Francesco dei Chiodari, cioè di Assisi. La costumanza delle fiaccole, -cominciata per necessità del tempo in cui la notturna illuminazione -mancava, rimase come manifestazione di giubilo anche dopo gli eleganti -fanali collocati nelle principali vie, e si associò a quella dei -_mazzuna_, che anche noi abbiamo veduti fino a una trentina d'anni fa. -Eran questi delle fascine di saracchio così colossali che a reggerne una -ci volevano parecchi uomini: e tra le acclamazioni festose della folla -si riducevano avanti la chiesa, vi stesse o no dentro la Rappresentanza -della città. Allegri suoni di pifferi e di cornamuse, preludenti al -prossimo Natale, e lancio di razzi, e sparo di moschetti riempivan di -gioia i quartieri man mano che dai Cintorinai si riuscisse nel Cassaro e -da questo, a destra ed a sinistra, s'imboccassero le vie più popolose. - -La funzione del Vespro cantato era occasione alla tradizionale offerta -delle _cent'onze_ da parte del Magistrato civico. Sopra splendido -vassoio il Pretore, salito sui gradini dell'altare, vuotava un sacco -pieno di grosse monete d'argento, le quali rumorosamente cadendo -suscitavano nei presenti un senso ineffabile di soddisfazione e di... -desiderio: erano dugencinquanta scudi sonanti con le effigi di Carlo III -e di Ferdinando IV, destinati al culto della chiesa. - -Straordinariamente drammatico, al domani, lo spettacolo. I Gesuiti una -volta, finchè ci furono, gli ecclesiastici, i chierici, gli scolari poi, -quando i Gesuiti non c'erano più (1768-1805), processionando con granate -in mano, venivano spazzando il Cassaro che la Madonna dovea percorrere. - -Nella chiesa, con un cerimoniale che sarebbe stato delitto di leso -privilegio il trascurare e che tutto studiavansi di osservare -scrupolosamente, si passava al voto. Primo il Vicerè, genuflesso a piè -dell'altare, confermava il giuramento; poi il Pretore ed il Senato: e -l'uno dopo l'altro soscrivevano la formula del compiuto giuramento. - -Assiso con regale dignità sopra un soglio, di fronte al Senato, il -Vicerè medesimo teneva Cappello reale: assisteva alla messa e coprivasi -il capo nel momento che riceveva l'incenso: prerogativa del Legato -apostolico in Sicilia rappresentato dal Re, e pel Re da lui. Quella -messa, in virtù di un breve pontificio, che faceva parte dei privilegi -della ricorrenza, poteva celebrarsi fuori le ore canoniche. - -E la processione si apriva coi soliti tamburi e si formava con le solite -confraternite, con le solite corporazioni religiose, coi soliti corpi -dei parroci, dei seminaristi dell'Arcivescovato, del Clero della -Cattedrale: e, sul ferculo, l'artistico, prezioso simulacro d'argento -della Madonna, coperto di gioielli, scintillante all'irreqieto tremolio -delle fiammelle, lento nel muoversi, misurato nel fermarsi, raccoglieva -la venerazione di centomila teste piegantisi riverenti, poichè ad -inginocchiarsi ogni spazio mancava. - -Maestoso anche qui il Vicerè, che, coi grandi dignitarî dello Stato, -alla sacra immagine teneva dietro; maestoso col suo invidiabile toson -d'oro, il Pretore, circondato dai Senatori, ed il Giustiziere con la sua -Corte capitaniale, ed i magistrati, ed i nobili e quanti avessero -carattere ufficiale. Mazzieri e servitori in livree sontuose, guardie -pretoriane in vivide uniformi, soldati dagli alti berretti, dalle corte -giacchettine, dalle larghe strisce di cuoio incrociantisi loro sul -petto, dai grossi archibugi, completavano l'accompagnamento, civile e -religioso insieme, come quello del _Corpus Domini_[22]. - -[22] _Pitrè_, _Spettacoli e Feste_, pp. 419-23. - -Ma la festa non finiva qui. Per otto sere e notti consecutive i devoti, -uomini e donne, in peduli od anche, secondo il voto fatto, a piedi -ignudi, dalla chiesa della Madonna si recavano alla metropolitana -recitando di continuo orazioni e rosari. Questa pratica chiamavasi -_viaggio_: e, quantunque compiuta dai singoli fedeli col maggior -raccoglimento, pure riusciva delle più gradite per tutti. Il Cassaro -rosseggiava di _mazzuna_ e di torce a vento; i pifferai coprivano col -loro suono il mormorio indistinto dei recitanti le preci. Avvolti nei -tradizionali mantelli o nelle grandi fasce di lana, i venditori -ambulanti gridavano: _Mmiscu, petrafènnula e zammù!... Zammùu!..._ -liquori e dolci del mese di Natale, che mettevano a prova le più forti -dentature e le digestioni più vigorose[23]. - -[23] _Mmiscu_, era ed è un liquore a base di rosolio, alcol e erbe - aromatiche. _Petrafènnula_, dolce duro, composto di cedro tritato, - cotto nel miele e condito con aromi. _Zammù_, anice, fumetto. - -Torniamo ora un poco indietro nel calendario per sorprendere la maggior -solennità dell'anno palermitano, vogliam dire il _Festino di S.a -Rosalia_. - -Descrivere quella festività, è un far cosa superflua come il «raccontare -i cinque giorni del Festino» secondo il notissimo adagio siciliano per -esso nato. - -Chi non la conosce? Chi, pur non conoscendola per tradizione, non ne ha -letto delle descrizioni di viaggiatori che la videro o ne sentirono a -parlare? Brydone, il 21 maggio 1770, scriveva da Messina esser -considerata a Palermo «lo spettacolo più bello d'Europa»; e quando la -vide, ne scrisse con la massima accuratezza[24]. Houel nel 1776 ne diede -le particolarità più minute ricordando che «per questa solennità si -accorre a Palermo da ogni parte della Sicilia, del Regno di Napoli ed -anche dell'Europa», e che «per lo meno la maggior parte dei forestieri -che sono in Italia non lasciano di passare lo Stretto per godersela[25]. -L'ab. de Saint-Non ne riportò, per mezzo dei suoi artisti, disegni -fedelissimi, degni «dell'entusiasmo devoto, unico anzichè raro che egli -trovò nel luglio del 1785[26]; e Goethe, recatosi a visitare la madre e -la sorella di Cagliostro nel quartiere dell'Albergaria, ebbe da esse -raccomandato di tornare nei «giorni maravigliosi delle feste, non -essendo possibile veder cosa più bella al mondo»[27]. - -[24] _Brydone_, _A tour through Sicily a. Malta_, lett. XXV. London, - 1773-76. - -[25] _Houel_, op. cit., t. I, p. 73 e segg. - -[26] _De Saint-Non_, _Voyage pittoresque ou Description des royaumes de - Naples et de Sicile_, t. IV, pp. 144-48. Paris, 1784. - -[27] _Goethe_, _Italienische Reise_, lett. 13-14 Aprile 1787. - - Queste ed altre testimonianze e descrizioni particolareggiate di - quelle feste vennero raccolte, tradotte ed annotate da _Maria - Pitrè_, _Le Feste di S.a Rosalia in Palermo e dell'Assunta in - Messina_. Palermo, 1900; e nella _Appendice_, Pal. 1903. - -Lasciamo dunque gli spettacoli che le resero famose. Noi non ci -fermeremo neanche a prendere una polizza d'un baiocco della Beneficiata -che le precede e le segue. Noi non vedremo il carro trionfale salire -dalla Marina a Porta Nuova, brillante ai raggi dall'ardente sole di -luglio, e scendere da Porta Nuova alla Marina illuminato da mille torce -sotto il cielo di quelle incantevoli sere. Noi non assisteremo alle -emozionanti corse dei cavalli nel Cassaro, alla solenne Cappella reale -nel Duomo, alla lunga processione delle cento confraternite, delle cento -bare e cilii, degli ordini religiosi, e dell'urna con le reliquie della -Patrona della Capitale. Lasciamola, quest'urna, a percorrere un anno -l'una, un anno l'altra metà di Palermo; lasciamo che i monasteri aprano -i loro parlatorî maggiori al Senato, o lo trattino di lauti rinfreschi e -di dolci squisitissimi; che il Pretore dia nel Palazzo senatorio il -consueto ricevimento, ed il Vicerè nel Palazzo reale e l'Arcivescovo -nell'arcivescovile diano il loro. Il Principe Conte di S. Marco, il Duca -di Cannizzaro, il Principe di Trabia, Pretori dei varî anni che si -occupano, sanno bene come vadano trattati i nobili loro pari. -Caramanico, da uomo di governo e di lettere, sa armonizzare la dignità -di Vicerè con la squisitezza del cittadino colto, e Monsignor -Sanseverino non dimentica che il primo prelato dell'Isola dev'essere -anche perfetto cavaliere non pur coi cavalieri, ma anche con le dame -recantisi nella sua residenza a godervi lo spettacolo del carro e del -palio. Se per tre anni il suo successore, più fortunato di lui, e come -Arcivescovo e come Presidente del Regno e Capitan generale delle armi, -riceve tutt'altro che signorilmente, lasciamolo al giudizio severo che -ne porta la città, la diocesi, il Regno, questo Don Filippo Lopez! - -Ciò che delle feste è poco noto si riduce a certe particolarità, minime, -se si vuole, ma piccanti. - -E, per esempio, il Caracciolo non potè mai persuadersi che per -festeggiare S.a Rosalia si dovessero impiegare cinque giorni; e se ne -arrabbiava sempre, e all'appressarsi di luglio più che mai. Una volta, -non potendola mandar giù, decretò che i cinque giorni si riducessero a -tre. Fu una scintilla scoccata sulla polveriera: la polvere, asciutta da -un pezzo, scoppiò; Senato e cittadinanza conturbati, protestarono -gridando, ed uno dei tanti cartelli attaccati per le strade minacciava: -_o festa o testa!_ ma il Caracciolo rimase impassibile. Riuscito vano -ogni tentativo, il Senato mandò al Re in Napoli un memoriale del -Segretario del magistrato della città D. Emanuele La Placa, un vero -prodigio di erudizione patria municipale. Le feste, diceva il memoriale, -si son sempre fatte per cinque giorni; esse rispondono al sentimento -religioso della città; danno lavoro agli artisti ed agli artigiani, -guadagno ai commercianti, lustro alla Capitale, allietata da numero -considerevole di regnicoli e di forestieri; errore il ridurle; -necessario, invece, il mantenerle come pel passato. - -Frattanto la trepidazione dei Palermitani cresceva ogni giorno più. -Caracciolo, benchè sicuro del fatto suo, non senza inquietudine -aspettava le sovrane risoluzioni: e col suo indispensabile occhialino, -da uno dei grandi balconi del palazzo non si stancava di lanciare -sguardi di fuoco sui passanti nella Piazza, napolitanescamente -mormorando parole di sprezzo contro questi incoscienti del progresso -filosofico d'oltralpe, indegni de' tempi. - -Quando il suo decreto venne tacitamente abrogato, fu visto mordersi le -labbra e giurare di farla costar cara al Pretore, ai Senatori, ai -nobili, al Clero, ai commercianti, a tutte le classi di Palermo non -risparmiando neppure Sua Maestà. - -Se non che, il tempo di costruire il carro non c'era più, ed egli si -veniva fregando le mani pensando che non se ne sarebbe fatto di nulla. - -Vano pensiero! La festa si volle e si fece: si centuplicarono le -braccia, si lavorò di giorno e di notte e nelle prime ore pomeridiane -dell'11 luglio il carro saliva glorioso; e più glorioso ancora tornava -la sera del 14 a Porta Felice; e giammai grida di popolo festante -echeggiarono più alte, e l'autorità venne più arditamente bravata. - -Il lato comico delle feste patronali fu sempre il corteo de' -Contestabili del Senato. I tamburini battevano un colpo a destra, un -colpo a sinistra sui due tamburi che essi portavano a cavallo; e la loro -battuta, comicamente nota, suscitava ilarità e motteggi. Siffatti -Contestabili, dai cappelli a tegoli e dai lunghi ed ampî mantelli -abbandonati sul dorso dei ronzinanti, erano lo zimbello del monellume, -che avrebbe creduto di non passare allegramente lo spettacolo senza -tirarsi dietro con le redini gli sbonzolati quadrupedi. - -Muli perquisiti per la città e le campagne tiravano la macchina -gigantesca, ed alla loro bolsaggine ed allo scarso loro numero -s'attribuivano sovente gl'insuccessi dell'andare e del ritornare di -essa. Non fu mai mistero per nessuno che gl'impresarî del trasporto per -guadagnare di più sulla somma convenuta _ad hoc_, accettassero qualunque -mulo anche avariato, e ne impiegassero meno del necessario. Nel 1791 il -Barone D. Giuseppe Malvica e varî ortolani imploravano da S. E. che non -volesse obbligarli a prestare i loro animali per questo faticoso -servizio[28]. - -[28] _Provviste del Senato_, a. 1791, pp. 398 e 412. - -O per eccessiva sproporzione dello scafo, o pel pessimo lastricato del -Cassaro, mal rispondevano i poveri animali alla solenne cerimonia. La -macchina, sorpassante dalla cima le più alte terrazze della via, ora -trasportava con sè una ringhiera, ora urtava contro il muro di un -palazzo, ed ora sprofondava dall'un dei lati del mal basolato Corso. I -ricordi di ruote sconquassate od uscite fuori dell'asse, di fermate -d'interi giorni, abilmente poi superate per immani sforzi d'esperti -marinai, son sempre vivi[29]. - -[29] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVII, p. 134. - -Presso il Carro in movimento era un pandemonio: facchini che non -lasciavano un minuto di vuotare buglioli d'acqua sugli affusti delle -ruote in pericolo di prender fuoco per l'intenso attrito; giovinastri -schiamazzanti alle manovre d'innaffiamento ond'essi rimanevano bagnati -fradici; alabardieri che con le culatte dei loro scopettoni scacciavano -la ragazzaglia audace e molesta; musicanti che sonavano e perdifiato; -fiori pioventi dai balconi, dalle finestre, dai tetti, e battimani -scroscianti ed evviva prolungate fino ad assordare. - -Non men chiassose, nè men pericolose le corse, attrattiva magica, -affascinante pel popolo specialmente delle campagne e dei comuni. Per -quante precauzioni si prendessero ad evitar disgrazie, queste non -mancavano mai. Lungo le catene del Cassaro, a destra ed a sinistra, per -molto spazio, addossati a palazzi ed a botteghe sorgevano palchi per chi -volesse sottrarsi agli urtoni della folla. Ai Quattro Canti, dal Palazzo -Costantini al palazzo Jurato (Rudini), dal palazzo Guggino (Bordonaro) a -S. Giuseppe dei Teatini, altri palchi ostruivano i due sbocchi della via -Macqueda. A Porta Nuova i palchi si moltiplicavano sotto il bastione che -è ora il quartiere de' Carabinieri, e la gente pullulava, formicolava -sopra e di fronte a questo, in alto, sotto i portici, sulla terrazza, -fin sopra il cupolino della Porta, dove bandiere ed orifiamme -sventolavano. - -Nella interminabile, ma non continua processione dell'ultima sera, la -curiosità veniva stuzzicata dalla corsa dei pescatori della Kalsa e -dallo intervento dei caprai: ragione, questo, di burle, che con -allusioni menelaiche, suscitate dal ricordo di bestie cornute, -punzecchiavano la congrega, mal sofferente gli amari motti. Laonde il -Pretore, per evitare disordini, dovette proibire che la confratria -partecipasse alla festa; e così la statua del protettore San Pasquale fu -alcuna volta messa da canto[30]. - -[30] Ciò avvenne particolarmente l'a. 1768, come si rileva dal _Diario_ - del Villabianca, in _Bibl._, v. XIX, p. 124. - -Descrivendo la pericolosa corsa dei pescatori, Houel, che la vide, -raccontava: - -«Ciò che fissa di più gli sguardi del forestiere è la coppia sacra dei -Santi Cosimo e Damiano, entrambi al naturale, entrambi dorati da capo a -piedi, l'uno a lato dell'altro... Sono piantati su di una specie di -barella a quattro aste in croce, sotto ciascuna delle quali stanno otto -persone. Se non che, i trentadue uomini non portano le due statue d'un -passo grave e maestoso, ma corrono a tutta lena gettando grida -spaventevoli. Una grossa e lunga fune legata alla macchina, è tenuta da -quante persone possono, poichè con la prestezza che corrono, se per poco -si urtassero, la macchina rovescerebbero. Giunti in mezzo al Cassaro, -con una celerità incredibile staccano la fune e fanno girare la macchina -fino a restare sudati e trafelati. Per sostenerli in questo pio -esercizio e rinfrescarli, un numero straordinario di ragazze e di donne -li accompagnano, girano con essi e, agitando in aria i bordi dei -grembiuli, soffiano a perdibraccia sui loro visi. Il giro cessa quando i -portatori sono del tutto spossati, e mentre girano, tutti lanciano per -aria berretti, cappelli e pezzuole e saltano attorno ad essi e gridano a -più non posso: _Viva i Santi Cosimo e Damiano!_ senza pensare che questi -santi son morti da più secoli. Dopo un po' di sosta, riprendono i Santi, -vi riattaccano la fune e si rimettono a correre come inseguiti»[31]. - -[31] _Houel_, op. cit. -- _Maria Pitrè_, _Le Feste di S.a Rosalia_ ecc., - p. 47. - -Tronchiamo senz'altro la rassegna ed usciamo un poco dalla città. - -La celebre festa monrealese di maggio avea di tanto in tanto -un'appendice non meno celebre, nella prima quindicina di settembre, per -la Esaltazione della S. Croce: era la _Dimostranza_. - -Che cosa fosse una _dimostranza_, nessuno vocabolario siciliano o -italiano lo dice; ma nell'uso comune risponde ad una processione -figurata, una sacra, simbolica rappresentazione muta. Essa percorreva le -vie e le piazze principali d'una città o d'un comunello, fermandosi -tutta o parte in dati posti a riprodurre con atti e gesti un fatto -biblico o qualche episodio della vita di Gesù, e particolarmente la -crocifissione; le vicende più drammatiche, più commoventi, d'un martire, -d'un confessore, d'un santo, d'una santa patrona qualsiasi. Lo -componevano centinaia di persone, attori da strapazzo, presi dalle più -modeste classi del popolo, e soprattutto dai maestri e dai contadini, -precedentemente addestrati da qualche ecclesiastico. Costui era insieme -autore del dramma mimico da rappresentarsi, direttore della effimera -compagnia, maestro e censore di tutte quelle teste, spesso tutt'altro -che buone a _dimostrare_. Vestiva ciascuno il costume del personaggio -che dovea raffigurare, altri da imperatore o da re, altri da sacerdote o -da levita, altri da apostolo, da martire, da vergine; questi da -centurione o da soldato, quegli da littore o da carnefice, con costumi -quando splendidi e quando ordinarî, ma tutti a fogge antiche diverse da -quelle d'oggidì. Procedevano a due, a quattro, alla spicciolata, a -gruppi, fermandosi in luoghi designati a riprodurre scene del tale e -tal'altro avvenimento sia della Scrittura, sia del Martirologio, sia, in -generale, del Leggendario dei Santi. Nessuno parlava, e da qui la -qualificazione di _muta_, ed anche di _ideale_ (il popolo con un _qui -pro quo_, che risponde alla grandezza e magnificenza della messa in -iscena, pronunzia _reale_) applicata alla processione; dove però alcuni -personaggi portavano scritti a lettere cubitali su cartelli, dei motti, -titoli, nomi che servivano a chiarire chi fossero e che cosa volessero -significare. - -Una di queste ricorrenze si ebbe nel settembre del 1783: ne sappiamo -qualche cosa perchè vi si recò un signore lombardo oramai noto ai nostri -lettori, il Rezzonico, giunto allora per visitare la Sicilia. Sentiamo -la sua relazione. - -«La prima volta (10 sett.) vi andai solo, e la seconda (15) in compagnia -della Principessa di Belvedere e dell'amabile sua figlia donna -Giovannina [questa donna Giovannina è la _Giovannella_, la quale, uscita -di recente da un monastero, si disponeva ad andare sposa al Principe di -Paternò, Giovanni Luigi Moncada, e dovea poi far parlare tanto di sè nei -circoli nobiliari palermitani], e della Duchessa di Montalto. Pranzammo -in buona compagnia di circa 24 fra dame e cavalieri, nel palazzo del -pubblico; ma il caldo era eccessivo. La gente accorsavi da Palermo era -infinita e fu bellissimo spettacolo il vederla ire e tornare in la gran -folla ed occupare tutte le vie e le rivolte sul monte, e formare vari -gruppi intorno alle pubbliche fontane che ad ogni passo -s'incontrano[32]. Chi a piè, chi a cavallo, chi sulle carrette, chi -dentro le lettighe accorreva da ogni banda e sprezzava i caldissimi -raggi del sole e l'incomodo polverio da tanti piedi d'uomini e di -animali eccitato. Le carrozze poi, le mute, i birocci, e le canestre -s'affoltavano d'ogni intorno e discendevano in lunghissime file che -dalle porte di Palermo a quella di Monreale non erano discontinuate; -laonde conveniva aspettarne lo sviluppo pazientemente»[33]. - -[32] Erano le fontane, oggi abbandonate, fatte eseguire dall'Arcivescovo - dal Testa. - -[33] _Rezzonico_, _Viaggio della Sicilia e di Malta_, in _Opere raccolte - e pubblicate dal prof._ _Fr. Mochetti_, t. V, pp. 106 e segg. Como, - 1817. - -La dimostranza, tutta popolare, concepita ed eseguita, come altre -simili, per edificazione e svago della folla, non ebbe il plauso -dell'illustre gentiluomo: e non poteva averlo, vivendo egli in mezzo a -nobili e signori, e con principî severamente classici. Così il Rezzonico -si lasciò andare a malinconiche riflessioni «sul bello dell'arte -imitatrice e degli spettacoli, la cui perfezione indica più d'ogni altra -cosa la cultura dello spirito e del cuore negli uomini assembrati». - -Non importa però: lo spettacolo piacque a tutti, e tanto basta. - -Dai punti principali del Vecchio Testamento, riferentisi alle tristi -condizioni della Umanità pel peccato di Adamo, si passava a quelli del -Nuovo, che mano mano conducevano alla Redenzione per opera del Dio-Uomo, -venuto sulla terra a scontare la colpa del mondo. Il distacco tra gli -uni e gli altri era notevole, e dove tra i primi, patriarchi e profeti -si alternavano con le immagini dei fenomeni tellurici e meteorologici e -delle entità astratte, tra i secondi la Passione coronava in forma -tragica l'opera. Il simbolismo prevaleva «con molte prosopopee bizzarre -come il Tremuoto, che gonfiando le guance e tirando gran calci e -vibrando qua e là le braccia argomentavasi di figurare le desolazioni e -i danni che reca ad incutere altrui spavento. La morte, la peste, -l'idolatria, il peccato, la guerra altresì v'erano personificate». - -La crocifissione svolgevasi crudamente realistica, e alcune circostanze -di essa dovettero concorrere alla sgradita impressione ricevutane dal -dotto visitatore. - -Di più facile contentatura, Ferdinando III si divertì moltissimo della -processione figurata del 4 maggio 1801, ripetuta nella medesima -Monreale[34]. - -[34] _Raccolta di Notizie_, n. 36, Palermo, 4 Maggio, 1801. - - - - - CAP. II. - - - SPETTACOLI E PASSATEMPI. - -Le notizie della stupefacente ascensione dei fratelli Montgolfier col -loro pallone aerostatico giunsero in Palermo per mezzo delle gazzette: e -fu un gran discorrerne per tutta la città. - -Un libro francese stampato a Losanna venne ad accrescere lo stupore non -solo con le particolarità maravigliose che accompagnarono la riuscita -dei varî preparativi dell'avvenimento, ma anche coi disegni che parvero -fatti a posta per fomentare l'ansiosa curiosità dei Palermitani[35]. - -[35] _Des Ballons aérostatiques, de la manière de les construire, de les - faire élever ecc. Orné des planches en taille douce._ A Lausanne, - chez J. P. Heubach, MDCCLXXXIV. - -«Le piazze, le conversazioni, i caffè risonavano globi volanti, -navigazioni celesti, aerei viaggiatori Tutti volevano riprodotto lo -spettacolo, e non fu persona che non s'interessasse di quegli -esperimenti, creduti utili alla riuscita della non mai tentata impresa. -Non è già che si volesse come a Parigi vedere un uomo salire in aria; -perchè nessuno si sarebbe arrischiato se pure l'avesse saputo fare, a -riprodurre la macchina con la relativa cesta o navicella e con un essere -in carne e in ossa a dirigerla. Insofferente tuttavia era la curiosità -di veder andare in alto un gran globo secondo le indicazioni dei -giornali francesi, ed instancabile l'agitarsi di dotti e di indotti per -l'attuazione del descritto disegno. - -Si chiamarono i più periti macchinisti del tempo, si misero a parte del -poco e del molto che si sapeva del meccanismo dell'opera e si fecero -quanti più tentativi si poterono. E poichè le relazioni parlavano di -taffetà, di taffetà rimbombava ogni angolo del paese: «ed ecco il -taffetevole pallone, il quale, messo a prova, arrossendo di poggiar alto -e sceso umiliato al suolo, fece arrossirne ma non umiliarne gli autori. -La gravezza del peso in quel globo, abbenchè di picciol diametro, impedì -che si innalzasse nell'aria atmosferica». Le prove si ripeterono col -sussidio della chimica e della dinamica quali erano allora conosciute; -ma i risultati furon sempre nulli, ed il ridicolo cadeva a larghe mani -sopra gl'inesperti attori. - -Un signore di molto ingegno si fermò sulla inanità degli sforzi della -scienza e della pratica del tempo; e andando più in là che non fossero -andati i suoi concittadini, trovò modo di risolvere il problema del -peso, della misura, della struttura del pallone in guisa da renderlo -buono a sollevarsi da terra ed a prendere le vie aeree fino allora non -tentate in Sicilia. Questo signore fu D. Ercole Michele Branciforti, -Principe di Pietraperzia e futuro Principe di Butera: persona di grande -perspicacia e di non comune disposizione alla fisica, dei cui segreti, -del resto, era affatto ignaro. Egli lavorò indefessamente per la -riuscita dei suoi disegni, e quando si credette sicuro di sè, invitò nel -paterno palazzo Butera la Nobiltà siciliana di Palermo, e l'11 marzo del -1784 fece le prime fortunate prove, preludio a quelle stupende del 14. -Spettatori i nobili più riputati e le autorità civili e militari, egli -presentò il suo pallone, lo riempì di ossigeno, ne chiuse la bocca e -quando gli parve buono ad affrontare la prova lo fece andar libero per -mano del Vicerè. Il pallone si levò maestoso di mezzo all'ampia -terrazza; e forte, solenne, non mai più sincero, fu lo scoppiettar di -mani, l'applaudire degli astanti del palazzo, del popolo della Marina a -così nuovo miracolo dello umano ingegno[36]. - -[36] _Ragguaglio dei palloni aerostatici lavorati con felice successo da - D. Ercole M. Branciforti e Pignatelli ecc._ In Palermo, MDCCXXXIV. - Dalle Stampe del Bentivegna. - -Il Vicerè Caracciolo non potè nascondere la sua grande soddisfazione ed -espresse il maggior compiacimento a D. Ercole; ma certamente vivo -dovett'essere il suo rincrescimento di trovarsi ospite e lodatore di -colui che, pochi mesi innanzi aveva, per una fisima, tenuto abusivamente -in prigione: e quando si congedò per ritornare alla Reggia, tirò il più -lungo dei sospiri come liberato da un incubo per la mortificazione di -aver dovuto festeggiare l'uomo che avea per tredici mesi soperchiato. - -I lettori ufficiali dell'Accademia degli studî (i professori della -Università) riflettendo sopra gli splendidi risultati del Branciforti, e -non sapendo rassegnarsi a passare in seconda linea di fronte ad una -persona la quale, priva della cultura tecnica, era arrivata là dove i -maggiori di loro non avean sognato, pensarono di affermarsi ripetendo -per proprio conto lo spettacolo del patrizio palermitano. Il dì 21 dello -stesso mese l'abate basiliano p. Eutichio Barone, insegnante di storia -naturale e botanica nell'Accademia, volle mandar su un suo pallone dalla -loggia della Casa degli studî (l'ex-Collegio dei Gesuiti); ma ahimè! -l'esito non poteva essere più disastroso: ed appena il pallone si alzò -dal fabbricato, andò a cadere a pochi passi, nel giardino del monastero -della Badia Nuova, sì che il vanitoso maestro ne restò con il danno e le -beffe[37]. - -[37] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVIII, p. 213. -- - _Torremuzza_, _Giornale_ ined., p. 313. - -Da queste prove potè avere incremento, se non origine, l'uso dei palloni -di carta velina che in estate si mandano in aria, specialmente in -Palermo; il quale sospetto esprimiamo in forma dubitativa mancandoci -documenti scritti di proibizioni di siffatti divertimenti al biondeggiar -delle messi nella Conca d'oro: dove il cadere di palloni accesi avrebbe -potuto recare gravissimi incendî. E certo è da supporre che prima di -quello del Branciforti nessun globo consimile si fosse veduto in -Sicilia, per quanto la cosa possa ora sembrare, qual'è, ovvia e la più -naturale di questo mondo. - -Alcuni anni dopo, nel 1790, Vincenzo Lunardi, ardito aerostata lucchese, -dopo varie ascensioni, incominciate con quelle di Edimburgo e di Glasgow -(1784), immediatamente dopo le famose dei Montgolfier (1783), pensionato -da Ferdinando in Napoli e col grado di capitano onorario, venne a -rinnovare i miracoli Montgolfieriani tra noi. La cittadinanza vi si -apprestò come alla più grande festa della sua vita: e il dì 15 marzo la -Villa Filippina, dentro e fuori, fu stivata di spettatori impazienti di -una vista non mai da essi immaginata. Le terrazze, i balconi più alti -delle case e dei palazzi, le logge dei monasteri, i campanili, le cupole -delle chiese si videro occupate da persone d'ogni condizione, e da -monache, da preti, da frati, da militari. Si parlava del Lunardi come di -essere soprannaturale, e la leggenda particolareggiava di opere e di -atti di lui e delle ragioni e dei mezzi delle sue aeree escursioni. - -Aspetta, aspetta: l'ascensione non ebbe luogo. Il vento impetuoso non lo -permise. Ma il popolo, stanco del lungo, penoso attendere, del digiuno e -della sete nella Villa, nella campagna di S. Francesco di Paola, ne' -dintorni del vecchio Cimitero, presso i baluardi, esplose in grida e -minacce violente contro il Lunardi, bollandolo per giuntatore volgare, -venuto in Palermo ad imbrogliare i cittadini. Il brav'uomo fu a un pelo -di essere accoppato: e se sfuggì alla collera del pubblico, dovette -andarne debitore al Vicerè ed alla Nobiltà, che lo protessero. - -Ma il Lunardi non era un giuntatore: ben tredici volte avea tentato le -vie de' cieli in tutta Europa: e teneva molto alla sua reputazione, -perchè la smentisse nella Capitale della Sicilia. - -Nei primi di luglio un avviso a stampa nelle Quattro Cantoniere e in -varî posti del Cassaro e della Strada Nuova diceva che il capitano -Lunardi avrebbe fatto la sua ascensione l'ultimo giorno del mese. -Stavolta lo spettacolo sarebbe avvenuto a qualunque costo: dovesse -andarci di mezzo anche la vita dell'attore. - -Il 31 luglio tutta la città fu lì a S. Francesco di Paola: e chi non vi -fu di persona, vi tenne sopra gli occhi tutta la giornata, da tutti i -luoghi donde lo spettacolo fosse possibile. - -Lunardi ascese col suo globo. Vicini e lontani sbalordirono, tremarono -all'audacia di lui, il quale parve a chi un dio, a chi un demonio, -sovrumano a tutti. Scomparso nello spazio, lo si rivide in capo ad -alcune ore in trionfo per la città, lieto in mezzo al popolo -tripudiante, acclamante; i nobili lo sovraccaricarono di doni, il Vicerè -di danaro, le monache di dolci e di ghiottonerie. Onore supremo a quei -tempi, il suo pallone venne disegnato; sparso per la città il suo -ritratto, come quello di uno dei più grandi personaggi del tempo. - -E come da quattro mesi correvan feroci le invettive in verso e in prosa -contro il supposto inganno di lui, così da quel giorno cominciarono gli -inni; e nacque subito e corse dappoi e si sente ancora dopo più d'un -secolo una entusiastica canzone sulla mirabile impresa e sulle -particolarità che la resero celebre. La canzone principiava così: - - Nun si leggi 'ntra lunaria - Jiri un omu mai 'ntra l'aria; - Liunardu sulu ha statu - Ca li nuvuli ha tuccatu; - La sò forza a tantu arriva: - Liunardu viva viva! - Viva viva la sua virtù! - Un omu di terra 'nta l'aria fu! - -e ripeteva questi due versi intercalari, strofa per istrofa, fino -all'ultima: - - Stu prudigiu di munnu - Pri 'n eternu 'un tocca funnu; - Liunardu lo sò nnomu; - Resta sempri di grann'omu; - Liunardu sulu ha statu - Ca li nuvuli ha tuccatu; - La sò forza a tantu arriva. - Liunardu viva viva! - Viva viva la sua virtù! - Un omu di terra 'nta l'aria fu! - -La figura del Lunardi corse ammirata e ricercata per la città tutta: e -venne ritratta nella mobilia e nei quadri. - -Il 19 maggio del 1794 era in vendita nella bottega dell'orologiaio -Giuseppe Mustica, dirimpetto il piano dei Bologni, dove ora è il palazzo -Riso, «un oriuolo colla cassa di legno indorata, che ha la forma di un -pallone volante e sostiene in una barchetta continuamente agitata -Lunardi ed il suo compagno. Suona le ore, i quarti, il mezzogiorno, la -mezzanotte, lo svegliarino, la ripetizione, mostra li giorni del mese, -ha il _sì_ e _nò_, e si carica pella parte del quadrante». - -Così diceva il n. 7 del _Giornale del Commercio_. - -Questo il più grande spettacolo _fin de siècle_. In faccia ad esso -impallidirono i precedenti e quanti ne vennero in seguito. A che dunque -dilungarsi in ricordi, anche interessanti, di altro genere? - -Passiamo ad un divertimento ora del tutto dimenticato, e rifacciamoci -dal 1770. - -La mattina del 10 luglio di quell'anno Patrick Brydone scrivea da -Palermo a Londra dover andare dopo colazione a giocare al pallone, al -quale col suo compagno di viaggio Fullarton era stato invitato[38]. - -[38] _Brydone_, op. cit., lett. XXIX. - -In uno dei suoi opuscoli inediti il Villabianca diceva del giuoco: «Si -fa in campo aperto, con un pallone di cuoio che batte e ribatte in aria, -da più giocatori robusti, armati di guantone di legno al braccio destro, -punteggiato (il guantone) dell'istesso legno per balestrare più in alto -il pallone. Si fa da persone civili, e vi accorre gran popolo anche per -vedere gente rispettabile a giocarlo. Si suole fare nella fossata di -strada suburbana, che sta sotto il baluardo dello Spasimo, e appo il -popolo rendere un virtuoso trattenimento di divertimenti estivi. Vi -giocano per bizzarria parecchi nobili, sacerdoti e persone civili. Male -a chi l'erra e per imperizia non ribatte il pallone e lo fa cadere in -terra!»[39]. - -[39] _Opuscoli palermitani_, n. 2, p. 53. Ms. Qq E 94 della Bibl. Com. - di Palermo. - -Nello scorcio del settecento l'attrattiva divenne passione intensa: ed -uno dei tanti che lo videro nel 1798 notava: «Si è quasi reso in furore -il giuoco del pallone che si fa sotto il baluardo dello Spasimo con gran -concorso di popolo e gente civile e nobiltà»[40]. - -[40] _G. Lanza_ e _Branciforti_, _Diario storico_, anno 1798. Ms. - inedito della Biblioteca dell'on. Principe Pietro Lanza di Trabia e - di Butera. - -Pare vi sia stata una vera fioritura di giocatori, ma pare altresì che -non tutti fossero i robusti dei quali parla il Villabianca; perchè, -proprio in quell'anno, D. Francesco Carì componeva il seguente pepato -sonetto: - - -- «Chi son costor che a piè d'un baluardo - Le nerborute man menan con arte? - Forse quel legno acuto arma è di Marte? - Perchè muovono il piè[de] or presto, or tardo? - «Quel diavolo di globo che qual dardo - Spinto e respinto or sbalza, or torna, or parte. - E quei minchion, parte seduta e parte - Ritta, ed in cocchio, gira avido sguardo? - «Quei terminacci: _fallo_, _passa_, _caccia_, - Quel ventoso cristero e quel lachino[41]. - Che ci scaglia il pallon a tutti in faccia - Che voglion dir? Cosa mai fanno, Elpino?» -- - Elpin ride e s'accosta, indi m'abbraccia: - -- «Semplicetto _scioccon_, chiede a Gazzino.» -- - -[41] Sarebbe forse D. Gioacchino Torre, a cui tra gli altri si rivolge - con un brindisi il Meli? (vedi _Opere poetiche_, p. 286. Palermo - 1894). - -Gazzino, chiamato in ballo da quest'ultimo verso, risponde per le rime -(e qui la frase vuole intendersi in significato letterale); ma la sua -risposta è troppo vivace, e dobbiamo lasciarla nel manoscritto che la -conserva[42]. - -[42] _G. Lanza_ e _Branciforti_, _Diario cit._ - -La fortuna del passatempo si tradusse in una specie di frenesia tanto -negli attori quanto negli spettatori. V'era un certo Di Blasi, un certo -Natoli, Fazello, Pampillonia, Agarbato, Spadaro, Mineo, Monteleone, -Barone[43] e non so quanti altri, che volevano parere agili e gagliardi, -ed erano invece o pieni di velleità di ardimento, o slombati e fiacchi. - -[43] Alcuni furono soscrittori del _Memoriale_ che segue. - -Anche su di essi si sbizzarrì la Musa: ed un anonimo dettò una lunga -lettera in versi martelliani ad un ipotetico amico, nella quale, -fingendosi straniero, conoscitore esperto del giuoco fuori Sicilia, -metteva in canzonatura i guasta-giuoco di Palermo, de' quali dava brevi -ma incisive notizie. Sentiamo un po' quel che egli scriveva: - - Per darvi, amico, al solito, nova di quel che miro - In questo di Sicilia piccol'e grato giro, - Vi dico che nel giungere in questa Capitale, - Considerato avendola, non trovo tanto male. - Vi scorgo il buono, il pessimo, il dotto, l'ignorante, - L'onesto, il disonesto, il celibe, l'amante. - A' pregi, a' mali insomma, a dirla come penso, - In essa può abitarvi un uomo di buon senso. - La sera sempre portomi in una compagnia, - Ove ne godo al sommo di lecita allegria. - Nel giorno, essendo libero, vado per divertirmi - Al giuoco del pallone. Dovete qui soffrirmi. - Dal darvi nuove serie, allontanar mi voglio: - Queste ve le riservo scrivere in altro foglio, - E conoscendo appieno qualunque giocatore - Avendo quasi un mese passato in questo l'ore, - L'aspetto, il nome, il vizio d'ognun vi scrivo in questo: - Sarò nel mio rapporto veridico ed onesto. - Gente la più bisbetica qui si raduna, amico: - Il giuoco, non v'inganno, a me non piace un fico. - Veduti i giocatori dell'altre nazioni - In paragone, questi, mi sembran _cordoni_[44]. - -[44] _G. Lanza_ e _Branciforti_, _Diario cit._ - -E fa la rassegna minuta, particolareggiata di essi, che sono appunto -quelli dianzi ricordati. - -Nonostante, il giuoco proseguì con tale assiduità che al giungere di -Ferdinando III in Palermo, i più appassionati pensarono di assicurarsi -il possesso avvenire del terreno nel quale si divertivano tanto, -presentando al Re un _Memoriale_, che dice assai più di quello che noi -possiam dire: - -«Li giocatori e dilettanti di pallone di questa città di Palermo -espongono che sin da tempi immemorabili il luogo pubblico ove si è -sempre fatto esercizio del gioco del pallone è stato tutto il -pianterreno, che corrisponde sotto il baluardo nominato dello Spasimo, -vicino alla Marina, ed oggi rimpetto all'Orto Botanico. Questo gioco -incontra tanto il piacere di questa popolazione quanto in tempo di gioco -concorre in quel sito una strabocchevole quantità di cittadini d'ogni -classe o per giocare o per essere spettatrice del gioco; a segno tale -che li dilettanti fanno continuamente delle spese per mantenere il -cennato sito adatto alle giocate: ed anni due addietro, quanto a dire -nell'a. 1797 e 1798, vi erogavano la somma di onze settanta circa... Vi -abbisognano intanto delle altre spese e per la decenza del luogo, e per -renderlo più commodo ai giocatori. Ma siccome questo gioco non porta una -pubblica istituzione, e temono i dilettanti che un giorno all'altro -dovrebbero avere impedito l'uso del terreno al presente addetto al -riferito gioco per impiegarlo ad altro destino, così per potere -impiegare con sicurezza il loro denaro, pregano affinchè si degni -ordinare, che atteso il tempo immemorabile in cui il pianterreno che -corrisponde sotto il baluardo dello Spasimo, che porta la longitudine di -tutto il baluardo e la larghezza di canne 10 circa, è stato lasciato per -commodo dei giocatori del pallone, resti il luogo suddetto addetto a -tale uso, e non possano li giocatori essere molestati per qualunque -causa nell'uso del suddetto terreno. - -«Si tratta di un gioco di pubblico divertimento e di decoro per altro di -questa città, che incontra l'approvazione d'ogni classe di cittadini, e -quindi sperano i ricorrenti dalla Clemenza Vostra che loro sarà -accordata tal grazia». - -Il Re, abituato ad altri divertimenti meno leciti, non capì questo: e, -senza punto scomporsi, rimise per mezzo del suo ministro Principe del -Cassaro la istanza al Senato perchè ne facesse «l'uso che conviene». Ed -il Senato la mandò, come in linguaggio burocratico si dice, _agli atti_, -e concesse invece all'Orto Botanico quello spazio di terreno che -fronteggia l'Orto medesimo[45]. - -[45] Vedi _Penes Acta_, nell'Archivio Comunale, an. 1799: _Memoriale dei - dilettanti e giocatori del gioco del Pallone di questa città di - Palermo al Re._ - -Una cosa non potè impedire, cioè che la contrada nella quale «da tempo -immemorabile» si era giocato, si chiamasse, come in quel tempo si -chiamava ed oggi si chiama tuttavia, _Il Pallone_; al quale battesimo -non ebbe nessuna parte. - -La lapide che non murò allora il Senato (perchè le prime lapidi state -apposte son di poco anteriori all'anno 1802: e celebre fu quella del -_Cassaro morto_, di fronte all'Ospedale di S. Bartolomeo, oggi S. -Spirito), l'ha murata testè il Consiglio Comunale. - -Se nobili e civili si divertivano sotto lo Spasimo al pallone, adulti e -giovani non lasciavano passare giorno senza giocare alle bocce. - -Questo passatempo, così diffuso dentro e fuori città, piaceva a tutti -gli sfaccendati, e divenne una vera frenesia; di che non si saprebbe -nulla oggi se i viaggiatori non avessero deplorato l'abuso -pericolosissimo pei passanti. Fu notato infatti, che nei viali -fiancheggianti la Villa Giulia si faceva a chi lanciasse più lontana la -palla e a chi riuscisse al miglior colpo. Se il Capitan Giustiziere se -ne occupasse, ed il Pretore vi mettesse gli occhi sopra, non appare -dalle carte del tempo, perchè certe cose andavano allora un po' -sommariamente, e ad alcuni inconvenienti, che ora metton sossopra la -stampa giornaliera, non si guardava nè tanto nè quanto, quasi fossero le -più naturali di questo mondo. Il medesimo passatempo, del resto, -occupava nelle ore pomeridiane di alcuni giorni della settimana gli -ascritti alle congregazioni della Villa Filippina, della Villa de -Fervore, della Villa di S. Luigi; ma lì era innocuo, e vorremmo dire -disciplinato. - -La passione della caccia chiamava sul mare e lungo la spiaggia -all'autunnale «passa delle allodole». Spettatore cotidiano di queste -scene, Bartels, ne provava infinito piacere. In centinaia di barchette -migliaia di cacciatori scorrevano il golfo. All'appressarsi d'uno stormo -di quegli uccelli facevan silenzio; alla calma seguiva improvvisa -tempesta, scariche di schioppi, e concitato abbaiar di cani tuffantisi -in acqua a raggiunger la calda preda, ed alte voci pei colpi buoni[46]. - -[46] _Bartels_, _Briefe über Kalabrien und Sizilien_, v. III p. 723. - -Ma la passione fu qualche volta contrariata. Essendo in Palermo, Re -Ferdinando, abile ed irritabile cacciatore, ebbe da non pochi -proprietari aperti i loro fondi perchè vi cacceggiasse a tutto suo agio -e diletto. Fu una processione di omaggi al Sovrano, ma fu anche -un'astuzia degli offerenti per liberarsi dei tanti seccatori che per -quel gusto si permettevano di scorrazzare in lungo e in largo le loro -tenute; perchè, fatta la offerta, si affrettavano a proibire a qualsiasi -persona lo accesso, col pretesto della caccia riserbata al Re. - -I cacciatori ne furono desolati, ed a sua Maestà si rivolsero con un -indirizzo, supplicandola di voler loro concedere libertà di cacceggiare -nelle private proprietà[47]: domanda, in apparenza molto semplice, ma in -sostanza stranissima, perchè rivela in che concetto si avesse l'autorità -regia, dalla quale si reclamava il disporre come di roba di nessuno -della roba altrui bastando l'ordine del Re. - -[47] _Penes Acta_, nell'Arch. Comunale, a. 1799. - - - - - CAP. III. - - -I TEATRI E LE ARTISTE; I PARTIGIANI DI ESSE. LOTTE TRA IL S.a CECILIA ED - IL S.a LUCIA. - -Gli spettacoli teatrali, qualunque fosse la loro natura, costituirono -sempre una delle passioni predominanti nei Palermitani; l'«_opera_ però -era sempre la più favorita»[48] per la quale venivano sempre con -periodiche esecuzioni aperti i teatri di S.a Cecilia e di S.a Caterina, -i maggiori del tempo. - -[48] _De Saint-Non_, op. cit., p. 143. - -S.a Cecilia era della Unione dei Musici: e vi aveano palchi di loro -proprietà sontuosamente addobbati la Marchesa di Regalmici, Caterina La -Grua Talamanca e la Principessa del Cassaro, Maria Cristina Gaetani. -Dopo la riforma che ne fu fatta sotto il Vicerè Principe di Caramanico, -non mancava ad esso nulla per esser degno di accogliere l'aristocrazia -siciliana con opere musicali eroiche, di stile di cappa e spada e -qualche volta comiche. I signori ne eran contentissimi, anche perchè ne -era stato tolto il pericoloso ingombro del tamburo in legno, sostituito -con altro in muratura[49]. - -[49] _Provviste del Senato_, a. 1799-80; a. 1786, p. 135. - -Col S.a Cecilia, ma a certa rispettosa distanza, andava il S.a Caterina, -o S.a Lucia; così chiamato per la vicinanza del Monastero di S.a -Caterina e perchè apparteneva ai Marchesi di S.a Lucia Valguarnera, che -vi aveano addossata la loro casa e da privato e domestico l'avean reso -pubblico[50]. - -[50] Per la storia da scriversi del nostro teatro è utile notare che - qualche volta in questo teatro agivano dei filodrammatici. Abbiamo - sott'occhio un _Argomento della Commedia del_ _Marchese di Liveri_ - _intitolata_ Il Solitario, _la quale si rappresenta nel domestico - Teatro dei Signori Marchesi di S. Lucia, da una Brigata di Nobili, - e Dilettanti_. In Palermo, MDCCLXVII. Nella Stamperia dei Santi - Apostoli in Piazza Vigliena presso D. Gaetano M.a Bentivegna. - In-4º, pp. 7. - -Come più piccolo, non potea esso pretenderla alla magnificenza del -fratello maggiore, ed avea ricordi non alti nelle rappresentazioni -comiche di antichi artisti buffi, giunti fino a noi col titolo di -_Travaglini_; onde il nome che ne serbò lungamente. Ma a volte, la -elevatezza degli spettatori veniva quasi indistintamente condivisa da -entrambi i teatri, dei quali il S.a Caterina offriva d'ordinario opere -comiche. - -Un giorno il Vicerè Caracciolo, scontento anche dei teatri, persuase i -patrizî a costruirne di sana pianta uno nuovo fuori Porta Macqueda. Tra -quei patrizî erano Senatori: e fu appunto il Senato l'interprete o -esecutore dei desiderî di S. E. Si fece il disegno, si stabilì il luogo -dell'edificio e fu anche detto più tardi che le somme occorrenti -sarebbero state prese dai fondi amministrati dalla Deputazione per le -strade di Sicilia[51]. Ma all'ultima ora, quando si trattò -dell'attuazione, nessuno osò avventurare il Comune in una opera non -creduta necessaria. Se non che, _quod non fecerunt barbari fecerunt -Barberini_: ed i Barberini o barbarini furono gli allegri amministratori -della città cent'anni dopo, quando demolirono quattro chiese e due -monasteri per edificare un Teatro Massimo, proprio in quei medesimi -paraggi nei quali fin gli spensierati signori del secolo XVIII non -avevano avuto il coraggio di farlo. - -[51] Un uomo altolocato in Palermo diceva al Bartels queste gravi - parole: «Si vocifera che il denaro esatto (per le strade) sarà - forse impiegato per la fabbrica di un nuovo teatro in Palermo. Non - è da credersi; ma il Governo di Sicilia fa vedere cose più - mostruose». _Bartels_, _Briefe_, n. XXXIII, vol. II, p. 519. - -Vicende dei tempi! Megalomania degli uomini! - -Per Carnevale si aprivano non solo tutti e due i teatri, ma anche gli -altri privati, permanenti ed occasionali, di Casa Abbate di Lungarini, -del Marchese Roccaforte (a Mezzo Monreale), del Conservatorio degli -Spersi turchini del Buompastore, del R. Convitto San Ferdinando, del -Marchese di Salines Tommaso Chacon[52]. - -[52] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1787, p. 163; a. 1793, p. 59; a. - 1798, pp. 25-26. -- _Santacolomba_, _L'Educazione della Gioventù_ - ecc. pp. 421-22. In Palermo, MDCCLXXV. - -Quell'uomo scrupoloso (!) che fu Ferdinando III un giorno s'accorse o -venne informato che questi teatrini di famiglia non dovevano lasciarsi -liberi di rappresentare quel che ai padroni piacesse: e con un dispaccio -li volle sottoposti alla comune censura[53]: quasichè negli istituti di -educazione si potessero rappresentare cose contro o il Governo, o la -religione, o la morale! - -[53] Palermo, 4 febbr. 1800. - -Le più riputate compagnie d'Italia interpretavano drammi in musica e in -prosa non prima qui uditi. Gustosissima la commedia musicale _Giannina e -Bernardone_ del Cimarosa, della quale nel 1784 si interessò -personalmente il Caracciolo[54], e che con grave errore si è detto -essere stata la prima volta eseguita nel 1787 in Napoli[55]. - -[54] _Reali Dispacci_, an. 1784, registro n. 1510, fogli 152-53 - dell'Archivio di Stato di Palermo. - -[55] _C. Dassori_, _Opere e Operisti, Dizionario lirico universale - (1541-1902)_, p. 666. Genova, 1903. - -Per non dire degli anni anteriori alla ricostruzione del S.a Cecilia, -costata tremila scudi, dal 1787 in poi, dame e cavalieri vi udirono, -deliziandovisi, l'_Ariarate_ del Tarchi, l'_Arbace_ di Fr. Bianchi, -l'_Alceste_ del Portogeloclo, l'_Amor contrastato_ (chi non ricorda -questo celebre dramma in musica del Paisiello?), la _Didone -abbandonata_, sul cui tema rivaleggiarono il palermitano Piticchio -(1780), il massese Guglielmi (1785), il veneto Gazzaniga (1787), il -pesarese Federici (1794), fino al Paisiello (1797); il _Fanatico -burlato_ del Cimarosa, l'_Alzira_ di G. Niccolini[56]. E dame e -cavalieri risero e lacrimarono (senza mai piangere) alle patetiche, -attraentissime voci delle prime cantanti italiane e straniere Teresa -Pogg (1789), Margherita Delicati e Marianna Vinci (1791), Anna Nara e -Marianna Marioletti (1792 e 1794), Giuseppa Netlelet, Carolina Danti -(1793), e Teresa Marioletti Blasi (1794) e Carolina Bassi e Caterina -Fiorentino (1797) e Teresa Bertinotti e Carolina Miller (1799) e -Carolina Scaramelli (1800)[57]. - -[56] Anni 1787, 1788, 1798-99 ecc. - -[57] Nota presa nella Biblioteca del Principe di Trabia e nel _Giornale - di Sicilia_ del 5 agosto 1794. - -Quando la musica veniva alternata con la prosa, e due compagnie si -dividevano gli allori ed i quattrini del privilegiato teatro, la _Morte -di Carlo XII re di Svezia_ con altre tragedie dell'Alfieri vi -ricompariva con sempre nuova simpatia, ed è notevole che in mezzo a -tanta mollezza di costumi e svenevolezza maliziosa di operette serie e -buffe potesse questa simpatia farsi strada e mantenersi in aperto -contrasto con la natura dei componimenti tragici del sommo astigiano. -Perchè, mentre le operette erano tessute d'intrecci strani, a base di -pensieri e di affetti leziosi con linguaggio misuratamente appassionato, -le tragedie dell'Alfieri si svolgevano con la massima semplicità -d'intreccio, con la forza di pensieri magnanimi, con la robustezza, -anche retorica, del linguaggio, con la frequente durezza dei versi. - -La stagione classica era quella del Carnevale; ma vi erano anche altre -stagioni dell'anno: e nel 1797 si principiò a gennaio e si finì a -dicembre: un carnevale continuo: anno nei fasti del teatro in Palermo -memorabile per i ridotti, gli svariati trattenimenti, gli artisti di -cartello, la successione ininterrotta di rappresentazioni e per molte -altre circostanze. - -Il 28 gennaio andava in iscena col nuovo tenore Emanuele Caruso la -_Pietra simpatica_ del maestro di cappella palermitano D. Salvatore -Palma[58]: e contemporaneamente, o quasi immediatamente dopo, parecchie -opere musicali _non eroiche_, disimpegnate dalla Compagnia che dal primo -suo buffo prendeva nome di Trabalza. La fiorentina Anna Andreozzi, prima -donna, già nota e cara al paese, vi faceva miracoli d'arte, eguagliata -qualche volta non superata mai dalla seconda donna Maddalena Menini. - -[58] _Dassori_, op. cit., p. 799, attribuisce a Silvestro Palma - quest'opera, che dice primamente rappresentata in Napoli, nel 1792. - -Ecco la Quaresima con le sue penitenze e gli spettatori non erano ancor -sazî di rappresentazioni. «Oh! pensavano essi, non sarebbe egli bello -fare fermare, gli artisti in Palermo, ed eseguire opere sacre?». L'idea -piacque e si espose all'Autorità politica ed ecclesiastica; la quale, -poichè in assenza del Vicerè era accentrata nella persona -dell'Arcivescovo Lopez, l'accolse benevolmente; ma sotto una condizione, -cioè, che si dovesse stare strettamente alle opere sacre; che _oratorio_ -dovesse chiamarsi il teatro, e che al domani di una rappresentazione, lo -spettatore dovesse andare a udir messa: fanciulleschi ripieghi, nei -quali i nomi mal coonestavano le cose, e l'esercizio d'un atto religioso -serviva di passaporto ad uno spettacolo mondano. - -La _Giuditta_ era tra le opere più accette[59]; il teatro fu sempre -pieno zeppo, e «non vi fu sedia, gradetta o palco vuoto. Gli impresarî -(Corrado Nicolaci Principe di Villadorata, Gaetano Campo ed altri) vi -guadagnarono centinaia d'onze. Il teatro fu convertito in Oratorio e -così chiamato, e chiesa e luogo sacro». L'esempio degli oratorî produsse -effetto maraviglioso nel clero secolare e regolare. Poichè il teatro è -stato convertito in chiesa -- dissero molti -- con sacri oratorî, perchè -non si può andare anche a teatro per assistervi?... E poichè si assiste -ad opere sacre, perchè non si può anche assistere ad opere profane? - -[59] Probabilmente è _Il trionfo di Giuditta, azione sacra_ di Pietro - Guglielmi, stata eseguita più tardi nell'Oratorio di S. Filippo - Neri. Se non che, una edizione se ne ha di «Palermo MDCCCVI, nella - Stamperia del Solli». - -Il ragionamento non faceva una grinza: ed ecco ecclesiastici d'ogni -ordine accorrere al teatro. L'impresario, che non cercava di meglio, -allargò la mano con opere musicali di giorno, per preti e regolari: -«cosa, confessa il Villabianca, vergognosa, quasi sacrilega», spiegabile -solo con «la mutazione dei tempi»[60]. - -[60] _Diario_ ined., a. 1798, pp. 25-26. - -Scorsa con questi mezzucci la Quaresima, la passione del teatro diventò -febbre. Dopo il sacro venne il profano. Pel maggio apparecchiossi, con -un'altra compagnia, _Il trionfo di Diana_ in costumi così scollacciati -che la Nobiltà fuggì inorridita, e l'impresario, responsabile dello -scandalo, fu mandato in carcere, donde potè uscire solo per -intercessione di quei medesimi nobili che aveano ricorso contro di lui. -Il dramma musicale fu ripresentato con radicale riforma di costumi[61]. - -[61] _D'Angelo_, _Giornale_ ined., a. 1797, p. 142. - -Così giungevasi alla estate, e con la compagnia Tassini si assisteva -alla rappresentazione del _Pimmalione_ di Bonifazio Asioli o del Sirotti -in luglio, della _Morte di Cleopatra_ del Nasolini in agosto: opera -grandiosa, nella quale sul palcoscenico appariva un carro tirato da -quattro cavalli; dei _Tre eredi_ in settembre. Assunta la impresa da -Pietro e Bartolomeo D'Affronti, ritornava il sempre desiderato Giuseppe -Trabalza con le sue lepidissime commedie per musica; ma la diva -Andreozzi non compariva, e in sua vece veniva la Cecilia Bolognesi, che -nei _Puntigli per equivoco_ del Fioravanti[62] faceva le parti di -Bettina figlia di D. Fronimo, mentre Ludovico Brizzi rappresentava D. -Eugenio, amante prima di Dorina, poi di Bettina. Così proseguivasi sino -alla fine con l'_Astuto in amore_, che dopo due esecuzioni doveva -mettersi da parte; con la _Donna sensibile_ di Giacomo Tritto e con -altre opere, tutte a lode anche del maestro di cappella D. Giuseppe -Bracci, stato abilmente al cembalo, dei pittori delle scene D. Filippo -Ferreri, D. Vincenzo Vulturi e D. Baldassare Pace, ed anche un po' del -vestiarista D. Gaspare Siragusa, che fu il Settimo Cane del secolo -XVIII. - -[62] _I Puntigli per equivoco, commedia per musica da rappresentarsi nel - R. Teatro S. Cecilia._ In Palermo, MDCCXCVII. - -Noi rivedremo tra poco l'Andreozzi nella _Vergine del_ Sole del -Cimarosa, ed intanto proseguiamo la nostra rapida descrizione. - -Al S.a Lucia non si faceva da meno: e dove negli anni anteriori le opere -comiche in musica vi avevano attirato uditori e spettatori, amici -incondizionati, o con la Teresa Corisoli della compagnia comica Pinetti -(1794), o con l'Agata Rubini (1795 e 1801), nel 1797 era una sequela di -opere comiche e tragiche nuove per esso. Il Carnevale di gennaio e -febbraio aveva una ripresa in autunno col _Pirro re d'Epiro_ del -Zingarelli, con _La Serva padrona_ e con gli _Zingari in fiera_ del -Paisiello; e nel Carnevale seguente, passato clamoroso per gli applausi -riscossi dalla prima donna Anna Davì o Davya piemontese, la quale, -benchè attempatella, nella _Zenobia in Palmira_ di Pasquale Anfossi -cantava con grazia ed eccellenza singolare. Onde il Meli, attempatello -anche lui, improvvisava la odicina intitolata: - - _Li Grazj._ - - Sai, bella Veneri, - Sai tu pirchì - Li Grazj currinu - A la Davì? - - Pri fari vidiri - Chi ad idda sta - Rendiri amabili - Qualunque età; - - E chi tu propria - Tu stissa tu, - S'iddi ti lassanu - Nun cunti cchiù[63]. - -[63] _Meli_, _Poesie_, p. 65. - -Lucrezia Nicodemi nell'anno successivo non ebbe per la _Finta amante_ -del Paisiello i versi di un Meli; ma portò via i regali di parecchi -giovani ed il cuore di più d'un adoratore: storia vecchia, e pratica -sempre nuova! - -Noi non abbiamo tempo di fermarci sulle opere musicali che si eseguivano -tra noi; ma se per un momento potessimo farlo, ne vedremmo ogni tanto -una siciliana o di Siciliani. Tutte o quasi tutte venivano da fuori e -per lo più da Napoli, la cui scuola primeggiava, e donde il passaggio a -Palermo era come una tappa geografica naturale. A Palermo facevan capo, -come una volta le opere del Pergolese e dello Scarlatti, i recenti -lavori del Paisiello, del Cimarosa, del Guglielmi; e le fresche ed -eterne loro ispirazioni giocondavano una società che li comprendeva e li -sentiva. - -Nel resto però le opere teatrali erano melodrammi artificiosi, dai temi -obbligati, dagl'intrecci unitipici, dalle situazioni imbarazzanti, dagli -amori apparentemente divisi a più aspiranti, dai cuori a pani di -zucchero, dalle sinfonie solo buone a solleticare senza commuovere, a -pungere senza penetrare, a vellicare senza premere, a muovere a -sdilinquimenti senza eccitare ad un fremito. - -I partiti in teatro turbavano sovente la calma della rappresentazione, -il godimento dello spettacolo, l'ordine della città. - -«Nei primi tempi della mia età, racconta il Villabianca, fiorirono al -Travaglini... la Turcotta con la Manfrè. Queste due donne attrassero -talmente alcuni nobili che essi prendendosi a partito arrivarono a -profondervi delle migliaia con molto danno delle loro famiglie. -Profittando di queste gare, le due donne tornarono a casa con le tasche -piene d'oro e argento palermitano. Giunse a tal segno la loro follia che -per distinguersi gli uni dagli altri nella possanza di partitarî, -feronsi leciti pubblicamente di portare in petto pendenti, dei nastri -_vermiglio e verde_, le amorose insegne del gelsomino e dell'ancora non -altrimenti che fossero state divise onorevoli dì ordini cavallereschi». - -Più tardi, avvenne un vero scandalo per altre due donne del S.a Cecilia, -protette da due gruppi contrarî, accalorati nell'ammirazione della -mimica di esse, le quali gareggiando si contendevano il primato -nell'arte di Europa; onde ebbero luogo scandalose ragazzate dei -parteggiatori[64]. - -[64] _Ms._ Qq E 88, p. 2, della Bibl. Comunale; e _Diario_, in _Bibl._, - v. XIX, p. 141. - -In questo tempo (1778) era al S.a Cecilia la più grande artista -d'Italia, madama la Gabriella, detta la Cochetta. Non si sa come anche -lei fosse entrata nella briga, lei donna di alto merito e di sconfinato -orgoglio; fatto è che ci entrò. E di essa si racconta che in una sera -del Carnevale 1771, essendosi rifiutata di cantare, il Capitano di -Giustizia, stimando metterla a dovere col mandarla in carcere, n'ebbe in -risposta: _Piuttosto piangere mi posson fare che cantare_[65]. - -[65] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XIX, p. 269. L'aneddoto, un - po' travisato, con un'aggiunta senza base storica, è stato - riportato dal giornale _L'Ora_, a. II, n. 231, da un recente libro - di memorie di un artista ultimamente pubblicato a Parigi (1901). - -Questo è nulla a petto di quello che accadeva molto più tardi con -l'Andreozzi. - -Siamo nello scorcio del 1797 e nei primordî del 1798. Il _partitario_ -(impresario) Toti fa andare sulle scene del S.a Cecilia la nuova opera -_Vergine del Sole_ del Cimarosa con questa prima donna seria. Ma c'è in -Palermo la prima donna buffa, Cecilia Bolognesi, alla quale il Capitano -della città Principe di Torremuzza ha assegnato il grado e le mansioni -di seconda donna. Offesa nell'amor proprio, essa riesce per via di -aderenze a prendere parte alla rappresentazione vestita da Alonso. È una -vittoria, questa della Bolognesi, che però non basta a soddisfare gli -amici di lei, mentre lascia scontenta la Andreozzi e sconcertati i suoi -partigiani. Le due artiste sono al colmo della rabbia, e i loro -sostenitori, l'un contro l'altro armato, s'attendono al varco. La prima -sera è sfavorevole all'Andreozzi; i suoi ammiratori vengono sopraffatti -da quelli della Bolognesi. Il Principe di Torremuzza ordina la -sospensione dello spettacolo; il pubblico se ne impermalisce, e al -riaprirsi del teatro, senza tanti complimenti, conferma la sua -opposizione; onde la Andreozzi, perduta la pazienza, gli rende un certo -saluto retrospettivo che fa andare su tutte le furie lo spazientito -pubblico. Dalle parole si passa ai fatti; dai fischi e dagli urli ai -limoni ed ai gozzi di polli pieni d'acqua. Gli avversarî non la vogliono -più sul palcoscenico: gli amici non possono più far nulla per lei; ed il -Capitano, con indicibile risentimento della Nobiltà, che all'indecente -saluto aspetta una ammenda, fa abbassare la tela. E che cosa dovrebbe -egli fare il Torremuzza? -- «Mandarla alla Carboniera!» gridano i più. --- «Lasciarla stare!» dicono i meno. Si vuol trovare un accomodamento, e -non si trova. Si cerca invano di fare sbollire la collera degli offesi. -E se non fosse per l'alto ufficiale di giustizia Leone, che, capito il -dietroscena di questa commedia, mostra i denti, chi sa dove si andrebbe -a finire! Il paglietta ha ordinato l'esecuzione d'un'altra opera con la -sola Bolognesi; ha fatto catturare due parrucchieri, e, a capo di alcuni -giorni, ha permesso, con pace di tutti, la rappresentazione della -_Vergine del Sole_: pace ottenuta in una maniera semplicissima: facendo -circondare il teatro da sbirraglia e da truppa sotto il comando del -brigadiere svizzero Xiudi. L'impresario Toti, che pel danno che gli è -venuto dalla chiusura del teatro, ha messo sossopra tutte le autorità, -tira un gran sospirone[66]. - -[66] Gennaio 1798. R. Segreteria, n. 5290. Archivio di Stato di Palermo. - -Ora chi sono essi questi parrucchieri, e perchè catturati? - -_Cherchez la femme_, se _la femme_ non si vede anche troppo. - -Perchè, è da sapere che la Andreozzi ha una certa amicizia col Pretore, -ed il Pretore, che le vuole un gran bene, poco curante dalla sua alta -dignità e del suo stato civile, la colma di regali, e le passa -cinquant'onze al mese e la carrozza di casa sua ogni giorno, con quanto -dolore della Pretoressa e scandalo de' Palermitani, si può immaginare... - -A proposito di che si richiama l'aperta protezione accordata dal Vicerè -Caracciolo (febbraio del 1782) alla cantante Marina Balducci, che egli -avea conosciuta a Parigi; e si rifà la storia dei suoi inviti a pranzo e -dei mormorii che destò nei nobili la presenza di una commensale rotta -alla facile vita delle scene[67]. - -[67] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVII, p. 243. - -L'Arcivescovo e Presidente del Regno Lopez potrebbe metter fine allo -scandalo, ma non volendo guastarsi col Pretore, ha legate le mani al -Capitano, lasciando per tal modo crescere in arroganza la turbolenta -artista. Contro di lei, come contro la sua rivale, pare sia stata ordita -una congiura tra la Principessa di Belvedere, Caterina Del Bosco e la -Duchessa di Montalbo, Marianna Ramondetta: congiura alla quale non -sarebbe stata estranea la Capitanessa Maria Castello, Principessa di -Torremuzza, interessata la parte sua a favore del marito. Ed ecco come -c'entrano i due arrestati. I parrucchieri delle prime due dame sarebbero -stati gli intermediarî ad esse ed ai più accaniti partigiani delle due -artiste, e la loro cattura è stata seguita da quella del nobilotto -Ignazio Costantino, che presto rivedremo. Il Governo ha fatto ingiungere -alle tre dame di astenersi dall'andare a teatro; ma alcuni dicono di -averle viste tutte e tre insieme nei palchi; e Pasquino, seccato -dell'imbroglio e della temporanea sospensione dello spettacolo, si -lascia andare a questo debole sfogo: - - Montalbo, Ramondetta e Belvedere - Han privato il teatro del piacere. - -Alla Andreozzi, prima e dopo i tumulti, son piovuti dai palchi dei suoi -ammiratori sonetti e canzoni: composizioni, come di consueto, al di -sotto del mediocre. Tra tutte ve n'è una d'un benedettino cassinese, P. -Bernardo Rossi, aio dei figli del Principe di Trabia, il quale nasconde -la sua mondanità sotto il semi-anagramma di Luigi Dorisse: Egli «in atto -di vero ossequio» così incomincia la sua ode: - - Ecco già canta: uditela - Oh come alterna il fiato - Seguito dalle Grazie - A rapir l'alme usato! - - L'alata voce ed agile - In mille giri ondeggia, - Ora con volo rapido - Quale usignol gorgheggia; - - Ora di luce eterea - Cinta dall'alto scende, - E con bell'arte insolita - I cuor' di gioia accende[68]. - -[68] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1798, pp. 28, 58, 68. -- - _D'Angelo_, _Giornale_ ined., p. 179. La stampa della poesia è - senza indicazione tipografica. - -Contemporaneamente v'è chi canta le lodi di Maddalena Ammonini, prima -donna assoluta del S.a Lucia; ed un tal Salvatore Pino ha il coraggio di -offrirle un epigramma latino, che essa, s'intende, non avrà neanche -guardato, ed un Giovanni Corifeo, pseudonimo, un sonetto, confortante -nelle recenti lotte degli invidiosi, poi - - Che dalla ruota e dal martel cadente, - Mentre soffre l'acciar colpi ed offese, - E più fino diventa e più lucente[69]. - -[69] Palermo, Gagliani, 1798. - -Ogni nuova compagnia di prosa o di musica che giungesse era un -avvenimento che suscitava nuovi ardori nell'animo dei nostri giovanotti. -Come prima, così dopo, essi non sapevano nascondere la loro passione: e -comiche e cantanti e ballerine ricevevano gl'isolani adoratori come -avevano ricevuto quelli, forse meno ardenti, perchè men privi di -cosiffatti incontri, di Terraferma. Meli vide nella passeggiata della -Marina questi ganzerini, che perdevano la testa appena incontrassero una -sacerdotessa di Tersicore; e - - Beati primi - -esclamava in una meschina poesia, - - Ch'ànnu ddu brazzu! - Cu quali sfrazzu! - Si purtirà! - -E in un'altra migliore: - - Tutta la sò limosina - Pri li cumidianti, - Pirchì su boni e santi - Nè sannu diri no[70] - -[70] _Poesie_, p. 374. - -Anche gli uomini serî e i grandi dignitarî di Stato non andavano esenti -da cosiffatte debolezze. Nel 1799 l'Ambasciatore russo Puskin, alla -Corte di Napoli in Palermo, marito della Contessa de Bruce, si accendeva -per la bellissima cantante Miller, ed intrattenevasi volentieri con lei, -alla cui abitazione si faceva precedere dal suo cacciatore: sistema non -nuovo, perchè ordinariamente tenuto dal Re[71], cacciatore d'ogni genere -anche dopo sgradevoli sorprese. - -[71] La notizia è accennata dal _Palmieri de Miccichè_, _Pensées et - Souvenirs_, t. II, ch. XLII; ma per errore portata verso il - 1792-93, quando la Corte era invece a Napoli. - -Le gelosie, che non eran troppo forti tra mariti e mogli, divenivano -ardenti tra gli uomini e le artiste, e spingevano quelli a sconsigliati -passi, che reclamavano l'intervento della polizia. Il nobile Diego -Sansone guastavasi un po' clamorosamente con una ballerina, e veniva -chiuso nella Colombaia di Trapani; Placido Bonanno dei Principi di -Linguaglossa, cavaliere gerosolimitano, poco cavallerescamente correva -dietro ad una donna della Compagnia comica, e commetteva per essa tante -discolerie da essere relegato in Siracusa[72]. Più grosse quelle di un -signore, il cui titolo marchionale oggi due casati si contendono, e di -Filippo Cordova Marchesino della Giostra. Costoro, o ingelositi del -primo ballerino di S.a Cecilia, o contrariati dalla sua opposizione e -dalle sue pretese, per certi loro innamoramenti teatrali si decidevano -ad una buona lezione. Di notte lo facevan sorprendere da lor gente e gli -facevano aggiustare delle bastonate da orbo; in seguito alle quali per -ordine immediato e _de mandato_ venivano chiusi, questi, il Marchesino, -nel Castello di Siracusa; quegli, che alla fin fine, perchè trascinato -dall'amico, avea sorbito a beneficio altrui l'amaro senza aver gustato -il dolce, nel Castello di Milazzo. - -[72] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, pp. 97, 353. - -V'eran poi gli eterni disturbatori de' teatri, tanto cari a certi -codiciai moderni, nati fatti per proteggere i birbanti; ma la polizia -del tempo, senza permesso nè ordine di nessuno, metteva loro addosso le -mani e li mandava al Castello. Il giovane Marchese Costantino, capo di -codesti sconsigliati nel 1797, informi. Qualche volta la polizia non -bastava, e doveva ricorrersi ad un buon nerbo di truppa, e non per una -sera soltanto![73]. - -[73] Vedi lettera del Vicerè Colonna al Maresciallo Don Gaetano Sances - de Luna, in data del 15 agosto 1780, in _Reali Dispacci_, registro - n. 210, foglio 20, dell'Archivio di Stato di Palermo. - -Ed ora passiamo ad altro ordine di cose teatrali. - -Le relazioni tra i due teatri erano quanto di più brutto possa -immaginarsi. Il S.a Cecilia tirava sempre a deprimere il S.a Lucia: ed -il S.a Lucia, insidiato, colpito ad ogni istante, reagiva con vigile -energia. Gli è che l'uno si vedeva leso dall'altro: e Governo e privati -non sapevano dissimulare la loro predilezione pel S.a Cecilia, convegno -favorito dell'alta cittadinanza, al quale tutto si permetteva, fino alle -cose più lontane dalla giustizia e dalla equità. E la buona Marchesa di -S.a Lucia, Valguarnera Gentile, che era sola nell'amministrare il -patrimonio della famiglia e quindi il suo teatro, e che non poteva -contare sulla cooperazione degli scioperati figliuoli, mai non si -stancava di chiedere la denegata giustizia, di lamentare diritti -conculcati, di sventare trame contro la sua esistenza economica. - -Le si voleva impedire di tenere aperto il teatro quando era aperto -quello di S.a Cecilia, e non si teneva conto del regio dispaccio del -1746, che imponeva restassero «ambi li teatri senza distinzione aperti» -correndo «egualmente la fortuna»; e poichè a pochi mesi di distanza -erasi dimenticata la precedente sentenza dell'autorità: che «ogni -impresario è libero; niuno attenta sul diritto dell'altro, nè cerca, nè -ottiene tampoco proibitiva» (4 luglio 1792), lo impresario Giuseppe -Azzalli per la Marchesa invocava a favor suo, presso il Sovrano, quella -sentenza (21 ott. 1793). - -La questione rimaneva sempre insoluta; anzi s'inaspriva volendosi al S.a -Lucia vietare opere sacre e serie in Quaresima. Giacchè, dice un sovrano -rescritto del 1793, richiamato dalla parte avversa, queste opere si -prestano alle scurrilità. «Una cosa sola può concedersi: la esecuzione -degli oratorî; ma gli oratorî non si fanno altro che a S.a Cecilia; -perciò il S.a Lucia non ha ragion di dolersi». - -Così alla ingiustizia si aggiungevan le beffe! (14 febbr. 1797): e si -mettevano in non cale esempî contrarî all'affermazione, come quello -della concessione ad altra impresaria del S.a Lucia, Teresa Consoli (9 -febbr. 1795), la quale però, perchè giovane, poteva aver avuto mezzi più -persuasivi della vecchia Marchesa. - -Le sopraffazioni non si rimanevano qui. Un nuovo impresario dianzi -citato, Andrea Toti, forte delle alte protezioni ceciliane, chiedeva (20 -maggio 1797) la proibizione delle opere in musica al S.a Lucia. La -Marchesa se ne appellava al solito Capitan Giustiziere, il Conte S. -Marco, il quale non poteva darle torto; ma tra il sì ed il no, era il -parere contrario, cioè che due teatri in musica non potevano stare, -tanto che uno di essi era stato per varî anni senza musica[74]: risposta -che non dice nulla ed ha tutta l'aria di dar ragione alle due parti, -mentre non ne dà a nessuna. Toti non s'acquetava, e rivolgendosi al Re, -tesseva un po' di storia delle condizioni teatrali del tempo. «In S.a -Lucia -- osservava -- si è sempre rappresentato la prosa (bugia smentita -dalle notizie sopra riferite). A S.a Cecilia, dove io ho preso la -impresa per due anni, e che è il maggior teatro, si è sempre -rappresentato la musica. Io, credendomi unico per le opere in musica, mi -caricai di doppia compagnia, per opere serie e buffe. L'impresario non -può calcolare sull'intervento dei forestieri, ma solamente deve -sostenersi con quella poca nobiltà che rimane in Palermo, e con pochi -individui del mezzo ceto, in guisa chè in tutte le sere non si vedono -altri in teatro che le stesse persone. Se in un paese situato in questa -maniera si apre un altro teatro di musica, sarebbe lo stesso che in -quindici giorni serrarsi l'uno e l'altro con positivo svantaggio del -pubblico, che resterebbe privo dell'onesto divertimento del teatro» (2 -giugno 1797). - -[74] Risposta del 26 maggio 1797. - -Stavolta il Re non poteva riconoscere un diritto proibitivo anche nelle -opere da rappresentarsi; ma l'autorità locale, mortificata del ricorso, -se la legava al dito e a breve scadenza se ne prendeva la rivalsa. - -Siamo alla sera del 31 ottobre 1798, e deve andare in iscena la nuova -opera buffa: _Il Cartesiano fanatico_ del Tritto con la Nicodemi, prima -donna. Il _cartello_ della Piazza Vigliena annunzia il cominciamento ad -un'ora di notte, consueta dell'opera. A quell'ora appunto il teatro ha -principio. Il colto pubblico di dame e cavalieri manifesta il suo -mal'animo verso la Nicodemi, e protesta che non vuol saperne, altro che -per udire o riudire la _Semiramide_[75]. Al Capitan Giustiziere, -Principe Carlo Gir. Castello, non par vero di cogliere la palla al -balzo: e manda in carcere il messo ed il palchettiere. Ma come c'entrano -questi disgraziati? chiede la Marchesa di S.a Lucia al Vicerè; ed il -Capitan Giustiziere, che ha commesso un vero abuso di potere, posto tra -l'uscio ed il muro, mendica per giustificarsi i più futili argomenti, e -nasconde l'avversione al teatro di piazza S.a Caterina con questa -magrissima scusa: A rispetto del digiuno, nelle vigilie, di estate si -suole aprire il teatro a un'ora di notte; ma d'inverno non è così: le -sere, le notti son lunghe, ed il pubblico non vuol esser congedato dal -teatro presto. «Il moto che nelle vie cagiona il ritorno della gente dal -teatro, tien desti i cittadini e rompe molti disegni nella città -popolosa»[76]. Il messo ed il palchettiere -- aggiunge -- vennero subito -rilasciati in libertà; ed in prova manda un certificato del carceriere -capo della Vicaria, uno spagnuolo con quattro o cinque nomi e cognomi. - -[75] Di _Semiramidi_, fino al 1800 se ne contavano 24, principiando da - quella di M. A. Cesti (1667) e finendo all'altra del Cimarosa, la - quale però venne la prima volta eseguita in Napoli nel 1799. - Probabilmente si voleva quella, altre volte udita, del Paisiello, - eseguita primamente in Roma nel 1773. - -[76] Il viaggiatore R. de Saint-Non lasciò scritto: «L'_opera_ comincia - a un'ora di notte e finisce a mezzanotte e anche più tardi». - -Un'altra per suggello dei due pesi e delle due misure nei due teatri. - -Mentre ristrettissimo era il numero dei posti gratuiti ai quali -obbligavasi il S.a Cecilia, illimitato era invece quello imposto al S.a -Lucia. Noi non ne sapremmo forse nulla se la stanca proprietaria non -l'avesse rotta con le camorre del tempo. Essendo Presidente del Regno il -tante volte ricordato Arcivescovo Lopez, la Marchesa ricorreva a lui -implorando la riduzione dei posti ch'ella, in un teatro piccolo come il -suo, doveva mettere a disposizione delle Autorità e del personale ai -servigi di esse. Facciamone la lista: - - Palchettone di mezzo al Vicerè; - Due palchi per la paggeria e servitù: - Palco pel capitano della guardia; - Palco per la servitù di lui: - Palco pel capitano di Giustizia; - Palco per la sua servitù. - -Posti in platea: - - Sedia pel vice-Capitano di Giustizia; - Sedia per l'Aiutante reale del Vicerè; - Sedia pel primo portiere della R. Segreteria[77]. - -[77] Lettera del 28 luglio 1795. R. Segreteria, n. 5290. Archivio di - Stato di Palermo. - -In mezzo a questo arruffio d'impresarî del S.a Cecilia e di impresarî e -proprietarî del S.a Lucia, una cosa si vede chiara: che coloro i quali -si occupavano di affari teatrali non nuotavano in un mare di ricchezze. -La città era sempre la stessa, la popolazione sempre una, non -accresciuta mai da forestieri, che sogliono portare un contingente di -frequentatori dei pubblici spettacoli. Ai teatri andavano i due ceti -principali: il nobile ed il civile, e con essi a grande stento poteva -riuscirsi, quando vi si riusciva, a francar le spese per parte di coloro -che assumevano la impresa della stagione. I piati che abbiamo visti -partire quando dal piano di S.a Cecilia, quando da quello di S.a -Caterina, accusano insistentemente questo difetto. Avveniva, in -conclusione, quel che avviene sempre: si voleva assicurata parte della -spesa; e, non potendosi al Comune, peraltro impoverito, si ricorreva -all'aristocrazia dei titoli, che al far dei conti rappresentava sovente -l'aristocrazia del denaro. E poi non dobbiamo dimenticare che se il S.a -Lucia avea pesi gravi, non men gravi ne avea il S.a Cecilia; tra i quali -per gl'impresarî quello di dovere per un anno dugent'onze all'Unione dei -Musici, che solo a questa condizione poteva, secondo i vecchi -_Capitoli_, cedere il teatro[78]. - -[78] _Capitoli, o siano Statuti dell'Unione dei Musici sotto il titolo - di S.a Cecilia_ ecc., cap. XVIII. - -Il 18 novembre 1793 il Principe di Trabia, che rivedremo nell'esercizio -delle sue funzioni di Capitan Giustiziere della Città[79], facea sapere -che Cosimo Morelli nel dicembre dell'anno precedente aveva offerto per -l'anno teatrale 1793-94 del S.a Cecilia spettacoli serî e buffi, balli e -non so che altro, a patto che gli si assicurassero mille ducati di -regalo e novemila altri ducati pei soli palchi. Il Principe da uomo -liberale e generoso pagò di suo i mille ducati[80]. - -[79] Vedi il cap. seguente. - -[80] R. Segreteria, n. 5290. - -Dieci anni prima (1782), con l'attrattiva dei successi ottenuti dalla -Marina Balducci, avevano assunta l'impresa per le opere in musica della -stagione, sessanta avvocati, sicurissimi di lauti guadagni. Al tirar dei -conti, ci perdettero 10.000 scudi, cioè sessant'onze (L. 755) l'uno! - -A tanto danno continuo, invincibile si cercavano rimedî, e si giunse -alla concessione, chiesta ed ottenuta dal Duca di Belmurgo, Capitan -Giustiziere, al Re, di «una festa di ballo, o sia ridotto comunale per -dare un divertimento al popolo e formare nell'istesso tempo un fondo da -potersi sostenere con decenza l'anzidetto teatro», concessione forse -unica in tutto il secolo[81], la quale dovette scandalizzare certuni, -non abituati a veder l'infimo ceto profanare il tempio degli svaghi pei -ceti superiori. Ma questo ed altri espedienti riuscirono infruttuosi. - -[81] Rescritto sovrano, datato da Napoli, 22 gennaio 1797. R. - Segreteria, n. 3290. Arch. di Stato di Palermo. - -Malgrado i partiti, malgrado i litigi continui e le altre miserie che -abbiam dovuto purtroppo lamentare nei teatri della città, questi non -sembravano indegni d'una Capitale. Il tedesco Hager ne diede un giudizio -che deve rispondere perfettamente alla realtà se concorda con quello -datone poco dopo dall'inglese Galt, testimonio oculare anche lui pel -corso di tre anni. - -«I due teatri di Palermo sono entrambi occupati dalle compagnie che di -anno in anno circolano per l'Italia con nuovi cantanti, ballerine ed -attori. Nessun arlecchino offende coi suoi scherzi le orecchie degli -elevati spettatori, nessuna facezia la dignità del pubblico italiano. -Rappresentazioni estetiche han soppiantato i lazzi, e caratteri perfetti -a poco a poco le burle dei tempi passati. - -«I prezzi d'entrata sono mitissimi. Costumi, orchestra, decorazioni non -sono, è vero, da mettere a paragone di quelli del Teatro nazionale di -Vienna o delle scene di Londra e di Parigi, ma in Palermo son forse -migliori che in altre città popolose e ricche d'Europa. Gli artisti -medesimi mettono bene in caricatura le parti dei rigidi Inglesi, dei -piacevoli Francesi e dei Tedeschi. Io vidi a Palermo, l'una dopo -l'altra, quattro rappresentazioni: _Arianna di Nasso_, _Curzio_, -_Coriolano innanzi la sua patria_, _l'Origine dello specchio_»[82]. - -[82] _Hager_, _Gemälde von Palermo_, pp. 85, 91. Berlin, 1799. - -E Galt, con particolari del tutto nuovi, raccontava agl'Inglesi che in -Palermo gli spettatori più astuti portavano in tasca dei punteruoli, -che, entrando in teatro, piantavano dietro le spalliere delle sedie -innanzi a loro come per caviglie per appendervi i cappelli. A nessuna -donna era permesso sedere in platea. I servitori della Impresa aveano -cura di fornire, nei palchi, agli spettatori che ne richiedessero, -sorbetti: e chi ne aveva la privativa (la privativa anche qui!), -sorbetti in platea. Nessun obbligo all'artista, ripetutamente, anche -fragorosamente applaudito, di ripetere la canzone, la cabaletta, il -duetto richiesto, salvo che il Capitan Giustiziere, credendolo -conveniente, con un cenno all'attore od all'attrice non l'ordinasse. - -Per tal modo, tutto procedeva regolarmente[83]. - -[83] _Galt_, _Voyages and Travels_, pp. 33-36. - -In mezzo a tante e sì strane vicende, noi siamo giunti alla soglia del -secolo XIX, sulla quale dobbiamo arrestarci. Il varcarla ci -obbligherebbe a seguire la fortuna dei due teatri anche nel nuovo -secolo. - -Il tanto combattuto S.a Lucia, nel 1809, sotto gli auspici della non -lieta Regina, si trasformava, e da essa prendeva il titolo di _Real -Carolino_, e dopo il 1860 di _Bellini_, col quale, imperturbabile e -tranquillo, accoglie artisti di alto valore e cittadini d'ogni ceto; -mentre il S.a Cecilia non è più che un nome, un nome sopravvissuto ai -disastri finanziarî tra i quali è stato trascinato e travolto. L'eco -fragorosa dei suoi solenni trionfi è stata soffocata dai piati della -Compagnia dei musici e dai lamenti dello Spedale di S. Saverio; e nei -palchi ove rifulsero ammalianti le più belle dame della Nobiltà del -Regno domina triste, malinconico il silenzio, rotto soltanto dallo -stridìo di luridi rosicchianti e dal sordo rumore del tarlo, che lavora, -lavora a compiere l'opera devastatrice del tempo e.... degli uomini. - - - - - CAP. IV. - - - IL «CASOTTO DELLE VASTASATE», OSSIA IL TEATRO POPOLARE. - -Deficienza di mezzi e umiltà di classe non consentivano al popolo di -assistere alle rappresentazioni dei due teatri principali della città; -necessarî quindi altri teatri ad esso confacenti, con rappresentazioni -adatte alla sua intelligenza ed alle sue inclinazioni. Una volta c'era, -come si è detto, quello dei _Travaglini_; ma, trasformato nel teatro di -S.a Lucia (Bellini), il popolino non ebbe più un luogo di spettacoli pei -suoi gusti e pei suoi limitati espedienti. Avea bensì, la parte infima -di esso, quello che ha ora: i teatrini delle marionette per le leggende -cavalleresche del ciclo carolingio (_opra di li pupi_), e solo da venti -e più anni è scomparso di su la porta d'un magazzino di ferro attiguo al -palazzo Partanna in Piazza Marina (magazzino che servì a -rappresentazioni paladinesche) il titolo di _Teatro di burattini_. Un -genere speciale di commedie era eseguito in modo divertente da -pupattoli. Tofalo, che vi partecipava, parve ad uno straniero la -personificazione dell'indole siciliana, come John Bull della inglese. Ma -la parte più divertente dello spettacolo consisteva in certe scene nelle -quali le marionette riproducevano esattamente i caratteri bizzarri della -Città, in modo così sicuro che non isbagliava d'una linea la caricatura; -il che non mancava mai di recare diletto indescrivibile ai Siciliani -allegri e loquaci[84]. La città avea pure il suo pulcinella per -rappresentare «la libera commedia pei passanti, col suo linguaggio -abituale, che solo può imitarsi con un pezzetto di lamina sulla -lingua»[85], vogliam dire quello che noi chiamiamo ancora _tutùi_, i -Napoletani _guarrattelle_ ed i Toscani _castello_. - -[84] _Galt_, _Voyages and Travels_, p. 36. - -[85] _Hager_, loc. cit., p. 94. - -Siamo proprio nell'ultimo trentennio del settecento. Una brigata di -popolani d'ingegno pronto, di facile e colorito linguaggio, si propone -di mettere su un teatrino tutto siciliano. - -La letteratura non avea un repertorio comico dialettale da svecchiare, o -sul quale metter le mani. Il carattere burlesco del _Travaglino_ di -Palermo e del _Giovannello_ di Messina non facea più pei tempi; il servo -siciliano Tiberio o Nardo era sciupato; bisognava modificarlo, rifarlo -addirittura. - -La brigata trovò persona che facesse le prime spese, pronta ad -avventurarsi a rappresentazioni della vita e dei costumi dell'Isola. - -Chi erano essi questi nuovi attori? Il portiere nella corte del Giudice -di Monarchia, D. Giuseppe Marotta, il più piacevole, il più arguto -spirito che Palermo avesse dato da oltre un secolo; Giovanni Pizzarrone, -mastro Giuseppe D'Angelo, Giuseppe Sarcì, portiere anch'esso, ma del -Lotto, Gaetano Catarinicchia, basso curiale, Ignazio Richichi, orefice, -che è forse da identificare con quel Giovanni Richichi tiratore -d'argento, il quale poi entrò nella Compagnia dialettale del R. Teatro -S. Ferdinando; Mario Frontieri, sarto, Fr. Corpora, guardaporta nel -Conservatorio del Buompastore, e parecchi altri maestri e bassi curiali, -tutti, dal più al meno, analfabeti. Il teatrino sorse in forma di -baracca di legno o, come si dice ancora, di _casotto_ (nome che poi -rimase classico) nel piano della Marina, e diede quanto di strano, di -triste, di lieto offrisse Palermo. Nel 1785 la popolana brigata era già -famosa: e se dapprincipio improvvisava secondo un piano prestabilito dal -capo di essa, che inventava la favola, la scompartiva, designava i -personaggi, tracciava i dialoghi, lasciando alla facoltà ed abilità di -ciascuno quel che dovessero dire e come dovessero dirlo, più tardi il -capo di essa, D. Biagio Perez, anima intellettiva della Compagnia, -ideava e scriveva le sue farse o commedie, le faceva imparare a memoria -dagli indotti artisti e ne dirigeva la esecuzione. Fecondissimo -compositore costui, che, aggirandosi di continuo per i cortili, i vicoli -ed i luoghi dove l'elemento più modesto delle città, uomini e donne, -viveva, chiacchierava, litigava, ad esso attingeva gli argomenti, -gl'intrecci, le forme del suo teatro. - -Il segreto della fortuna era riposto nella caricatura del benestante -provinciale, stravolto ed avaro, detto _Barone_, nel ridicolo, a piene -mani gettato sul notaio messinese e nella somma abilità del celebre -Marotta (celebre lo dicono i diaristi d'allora), che con impareggiabile -_verve_ sosteneva le parti di _Nòfriu_, facchino sciocco e beone: tipo -stupendo che, nella sua assoluta ignoranza, il Marotta, anche sarto a -tempo perso, non cessava di perfezionare ogni giorno oziando presso la -Posta dei facchini (_Posta di li vastasi_), all'angolo della via dei -Chiavettieri, dove il nome di lui era in mal repressa avversione come -quello che li metteva in continua berlina. - -Di questa avversione dà la misura un aneddoto non mai fin qui scritto. - -Era d'inverno. Piogge torrenziali aveano ingrossato la solita piena, che -per la via Toledo correva al mare. Alla Piazza Vigliena, passaggi in -legno molto primitivi attiravano uomini, che da un lato all'altro della -catena (marciapiede) trasportassero gl'inabili a traversar la fiumana. -Questi uomini erano dei facchini autentici[86]. - -[86] Vedi v. I, cap. II, p. 26-27. - -Ed ecco farsi innanzi un robusto omaccione con un uomo a spalla. Toccava -già a mezzo la piazza, e la corrente gli giungeva furiosa fin sopra le -ginocchia. A un tratto una voce stentorea e minacciosa gli grida: -_Infame! tu porti Marotta!_... e la voce non era cessata, che il volgare -san Cristoforo, poco cristianamente buttava giù nell'acqua l'ingrato -peso. Il riconosciuto artista si ballottò per un momento tra la piena -limacciosa, e dovette ringraziare il cielo se potè cavarsela con quel -bagno d'inverno e con i fischi assordanti dei facchini del Cassaro. - -Tornando ai personaggi, diremo che il _Japicu_, padre stupido, veniva a -meraviglia disimpegnato dal Richichi, il quale vuolsi abbia sostenuto -più tardi la parte di _Nòfriu_. Catarinicchia faceva da _Laura_, moglie -di lui, vecchia ciarliera ma astuta. Altro giovane, che per la sua -figura bionda e sbarbata e la voce muliebre figurava da donna (giacchè -il sesso femminile era escluso dalla Compagnia) era il lepidissimo -Sarcì, che a certo punto diè il nome alla Compagnia, e che ritraeva la -nota _Lisa_, servetta scaltra e civettuola. Questo Sarcì, per la sua -femminilità riuscì una volta ad innamorare un provinciale frequentatore -del casotto, il quale però in una conversazione da lui sollecitata restò -con un palmo di naso innanzi alla creduta e corteggiata donna. Mario -Frontieri faceva da _Tòfalu_, facchino malizioso, degno riscontro di -_Nòfriu_, dal quale non si scompagna mai nella tradizione. Corpora da -_Calòriu_ era un servitore provinciale torto e baggeo e più comunemente -il _ciancianisi_; da _Sabbedda_, seconda servetta e imprudente, -camuffavasi il merciaio Carmelo Ganguzza, che doveva passare poi a -sostituire il Sarcì nelle parti di _Lisa_, quando questi trasformatasi -in caratterista; e sosteneva, come non si sarebbe potuto meglio, -l'ufficio del notaio messinese _D. Litteriu_ Mario o Carlo Montera, a -cui stava da presso altro servo accorto e raggiratore, Gaetano Gulotta, -curiale. - -Così composta, la Compagnia agiva nel casotto: e la gente accorreva -numerosa, assai più che ai due maggiori teatri[87], e si divertiva alle -facezie, agli equivoci, ai frizzi che scoppiettavano in bocca a questi -pittori del dialetto e, non ostante la parte loro prescritta, -improvvisatori di dialoghi vivaci e sfolgoranti. Una recita il giorno -non bastava più: e a quella, tanto comoda per coloro che avean finito di -lavorare ed avevano libero l'intervallo tra la luce del giorno che -declina ed il buio che comincia, se ne faceva seguire un'altra di sera. -Venuta l'estate, il favore del non colto pubblico imponeva altro luogo -più fresco, alla Marina, presso la Garita. Di questo modo il teatro -popolaresco si continuava alternandosi per la estate fuori e per -l'inverno dentro città. - -[87] «Commedie improntate burlesche dette bastasate, le quali però non - ostante che ignobili sono le più frequentate». _Villabianca_, - _Diario_ ined., a. 1794, p. 420. - -La _vastasata_, titolo della rappresentazione, è il nome col quale -farse, commedie ed altri componimenti simili, detti anche _improntate_, -corsero fin d'allora, su temi volgari, sovente piazzaiuoli, con -personaggi della plebe, a prevalenza di _vastasi_ (facchini). Un esempio -pratico e cortigianesco, ma ritraente del genere d'allora, a base di -tipi consacrati dall'uso (_Nòfriu_, _Tòfalu_, _lu Baruni di li -Cianciani_, _Donna Lisa_) ce lo diede il Meli (1799) nei _Palermitani in -festa_, farsa che il sommo poeta chiamò _vastasata_ dal genere in voga -da un pezzo[88]. - -[88] Il parrocco G. Alessi ci lasciò questa nota, che non vien - confermata da nessuno: «Oggi (1795) la voce _farsa_ è andata in - disuso; chiamasi _zanni_ e suol farsi nel piano della Marina ed in - quello dei Bologni.» _Aneddoti_, n. 35, Ms Qq H 43 della Biblioteca - Comunale. - - Il Villabianca in uno dei dieci ricordi che nel suo _Diario_ - inedito fa, dal 1785 al 1800, dei _Casotti_, sotto la data del 1790 - scriveva: «In Piazza Marina, nel Casotto, commedie ordinarie, cioè - improntate, fatte da nostrali comici, _bastasate_ in lingua - siciliana, che sono opere buffe, nelle quali fa (_agisce_) il - celebre Giuseppe Marotta». Ms. Qq D 111, p. 365. - -I costumi eran sempre i medesimi, come i caratteri; non soggetto a molte -novità l'intreccio e l'azione. Solo ogni tanto, per nuove vicende e per -avvenimenti clamorosi, al tema ordinario se ne sostituiva uno -occasionale. Il 30 luglio del 1789 la famigerata Anna Bonanno veniva -strangolata nelle più alte forche alle Quattro Cantoniere, ed il 5 -settembre seguente, in un casotto della Garita, si assisteva ad una -rappresentazione sulla _Vecchia dell'aceto_, soprannome col quale dovea -sinistramente passare alla posterità la infame propinatrice di aceto -velenoso. Lo stesso era avvenuto della cattura e morte del famosissimo -brigante Testalonga. Per la festa di S.a Rosalia poi era inibita -qualunque rappresentazione d'argomento non sacro[89] vacanza era il -venerdì e riposo assoluto si prendeva nei mesi di ottobre, novembre e -dicembre[90]. - -[89] _Reali Dispacci_, n. 1514, foglio 141 retro, nell'Archivio di Stato - di Palermo. - -[90] R. Segreteria, Incartamenti, n. 5290, a. 1793-99. - -Accadeva talvolta che nelle commedie fossero brevi cantate a due o tre -voci; e allora ecco trovato un poeta che le sapeva scrivere secondo il -gusto degli spettatori: l'ab. Catinella, a cui le Muse sorridevano -lietamente. - -Per mancanza di documenti un giudizio sulle _vastasate_ non è possibile, -quantunque sia stato affermato conservarsi gli scenoni o scenarî di -ventinove di esse, parte inventate, parte rifatte da commedie scritte e -adattate dal Perez al nostro teatro dialettale. Checchè ne sia, bisogna -contentarsi dei soli titoli, dove è malagevole riconoscere la -provenienza letteraria[91]; ma dove non è difficile indovinare l'assenza -della prima, originaria forma del genere, la quale non venne mai scritta -appunto perchè primo il Marotta non sapeva scrivere. Gli eruditi del -tempo si limitarono a qualificarle, per la loro autenticità, come «le -vere bastasate che da più tempo fra noi introdotte in Palermo, riescono -accette al popolo»[92]. Hager, che le vide alla Marina, notò gli uomini -travestiti da donne, le parti burlesche eseguite da uno che raffigurava -da facchino; scherzi principali, le percosse e gl'inganni; linguaggio, -tutto siciliano[93]. Galt, dopo Hager, trovò tra gli attori «il più -popolare, uno che rappresentava il carattere volgare isolano più -accentuatamente di quello che si facesse per i caratteri irlandese e -scozzese a Londra»[94]. - -[91] 1. Onofrio ed Elisa, cavaliere e dama per forza, ossia il fanatismo - dei facchini. -- 2. Onofrio ladro in campagna e galantuomo in - città. -- 3. Onofrio disertore. -- 4. I due anelli magici. -- 5. I - contratti rotti. -- 6. Testalonga e Guarnaccia. -- 7. La nascita di - Onofrio dall'ovo. -- 8. Le metamorfosi di Onofrio. -- 9. Onofrio - finto sordo e muto per non pagare i debiti. -- 10. L'equivoco del - manto. -- 11. La pentola. -- 12. Le torce dei diavoli. -- 13. La - magia di Corvastro e Fagiani. -- 14. Onofrio finto principessa. -- - 15. Lo spirito folletto di Elisa. -- 16. Il fuori fuori. -- 17. - Onofrio servo sciocco. -- 18. I quattro rivali in duello. -- 19. - Quattro Onofrii in un punto. -- 20. I vecchi burlati. -- 21. Il - cortile degli Aragonesi. -- 22. La anatomia di Onofrio. -- 23. - Onofrio re dormendo. -- 24. Onofrio marito geloso. -- 25. Le 99 - disgrazie di Onofrio. -- 26. Onofrio finto imperatore del gran - Mogol. A questi bisogna aggiungere: 27. La Calata di Baida. -- 28. - Lo Spedale dei pazzi. -- 29. La venuta dello sposo dalla tonnara. - -- 30. Venuta di Lappanio da Cianciana. - - Vedi un articolo di _Ag. Gallo_ nell'_Indagatore siciliano_, a. I, - v. I., fasc. I. Pal. 1834, e un altro di _P. Lanza_ nelle - _Effemeridi scientifiche e letter._, t. X, a. III, p. 345-46, Pal. - 1834. Cfr. _Caminneci_, _Brevi Cenni storici_, ecc. Pal. 1884. - -[92] _Villabianca_, _Diario_ ined., 1796, p. 282. - -[93] _Gemälde von Palermo_, pp. 93-94. - -[94] _Galt_, op. cit. - -Più espliciti i pubblici funzionarî. Pietro Lanza Principe di Trabia, -Capitan Giustiziere nel 1793, le diceva «spettacoli di non troppo -odorato buono, perchè, per lo più, piene di sentimenti vili [intendi -plebei] e spesso indecenti, e che sicuramente non corrispondono al fine -per cui si permette la buona commedia, che sarebbe quello di onorare la -virtù e porre in disprezzo il vizio». Ma nel 1794 modificava in questo -modo il suo parere: «Analizzandosi questa improntata siciliana, comunque -sia stata definita per spettacolo di sentimento alquanto indecente, non -racchiude nelli medesimi che uno scherzo passeggiero e niuna -conseguenza. Il ricorso peraltro in queste improntate suol accadere di -persone che si uniscono tali sentimenti. Non si sono mai fatti leciti -gli altri in queste improntate di scherzare contro la religione. Le -persone poi che dirigono tali improntate sono più che circospette». -Concludeva perciò: «Il governo le ha sempre permesse»[95]. - -[95] Risposta del 21 giugno 1793 in R. Segreteria, Incartamenti, n. - 5290. Vedi anche _passim_ in questo volume. - -Giovanni Meli guardava di mal occhio, non già la classe sulla quale era -gettato il disprezzo del genere di rappresentazione, ma lo spirito della -rappresentazione medesima. Il sentimento delicato del poeta faceva di -lui un essere di tempi più progrediti, di idee più elette che non -fossero quelle dominanti allora, facilmente, clamorosamente accolte nei -teatrini. In una sua nota egli rilevava: «Per comprendere in quanto -dispregio sono al presente presso i cittadini gli abitanti dei villaggi -delle campagne, basta portarci una o due volte ad ascoltar le commedie -nazionali, dove si osserva costantemente che fra li ceti degli uomini, -quelli nell'ultima derisione sono i facchini e i contadini»[96]. - -[96] _Meli_, _Riflessioni_, p. 18. - -Il successo ottenuto dal Marotta e dal Perez fu così trionfale, e -continuò così costante, che fece attecchire un genere fino ad essi forse -non tentato, ma senza forse non portato al grado a cui essi lo -portarono. Il successo fece gola a molti, e nuovi artisti da strapazzo, -e nuovi impresarî da dozzina vollero gareggiare con rappresentazioni del -tipo, dato, imposto per opera della così detta _coppia grande_, che era -la compagnia Marotta-Perez. E qui ha principio una pioggia incessante di -domande di questo o di quell'impresario per ottenere dall'autorità -competente la licenza di teatrini per commedie popolari buone per far -divertire il pubblico basso, impossibilitato di assistere ai teatri -alti. Le carte della R. Segreteria di Stato del tempo son testimoni di -questa gara per invidia di risultati, per avidità di lucri, i quali, -dividendosi, doveano per necessaria conseguenza attenuarsi fino alla -irrisione. Un casotto alla Marina chiese il permesso di alzare ed alzò -nel 1793 mastro Giovanni Pedone; ma non potè, per la scarsezza -dell'annata, pagare le 16 onze volute dalla Deputazione per le -strade[97]. Uno «con palchi aperti a tenore dell'ordine reale, per -improvvisate siciliane» ne volle pel seguente 1794 mastro Antonino -Demma; e come lui, nel medesimo anno, per proprio conto altro ne chiese -un certo Pignataro, «per bastasate improvvisate di dilettanti ed altre -burlette». Questo stesso sollecitava un Barcellona. Richiesto del suo -parere dal Vicerè, il citato Capitan Giustiziere Principe di Trabia non -sapeva che fare: e per uscirne mostravasi non molto tenero del genere, -«che avrebbe voluto sostituito e modificato con commedie o burlette -decenti». Non propendeva per le vastasate, fin lì «con una certa -restrizione, come di tre o quattro nel Carnevale e raramente nelle altre -stagioni», accordate, e raccomandava il Barcellona, come il più pulito e -reputato. Ciò nel giugno del 1793. La parzialità non piacque a nessuno. -L'anno seguente, sei nuovi o vecchi impresarî si affollavano per licenze -d'altri casotti in Piazza Marina. Stavolta il Capitan Giustiziere era -come l'aio nell'imbarazzo. Chi preferire? E se tutti chiedono di -eseguire bastasate, come dir male di tutti? L'anno scorso si era -lasciato sfuggire quel giudizietto poco gradito; ed ora non avrebbe -voluto ripeterlo. Aggiungi che tra i richiedenti c'era la compagnia -autentica delle vere _bastasate_, che si faceva avanti fiduciosa, come -sicura della preferenza al Pignataro, trascurato l'anno scorso. D. -Giuseppe Marotta, D. G. Sarcì, D. Mario Montera, D. Gaetano Gulotta, -mastro Giuseppe D'Angelo, mastro Fr. Corpora pregavano il Vicerè che -rinnovasse al Pignataro il permesso al quale pei suoi precedenti aveva -un certo diritto. «Alcuni sconsigliati -- essi scrivevano -- han chiesta -simile permissione per loro; ma costoro non hanno la _coppia_, che ha -solo il Marotta supplicante. Pignataro vanta per licenze ciò sin dalla -Capitania del Marchese di Giarratana. Ecco perchè questi poveri padri di -famiglia si ridussero a scritturarsi con Pignataro». - -[97] Nella domanda con la quale egli vuol rifarsi delle perdite - sofferte, era detto press'a poco questo: L'annata è stata orribile; - i caffettieri stessi, che nella Marina sogliono alzare baracche in - estate per i sorbetti, a cagione del caro degli zuccheri - abbandonarono il posto; io vi rimasi per divertire il pubblico. - Concedetemi il casotto anche pel 1794 per farvi rappresentare «la - coppia della bastasata». - - Ricordiamoci del resto della carestia, delle febbri e della moria - di quell'anno, non solo in Palermo, ma anche in gran parte - dell'Isola. - -Il Principe di Trabia, che era uomo di buon senso, prendeva, come suol -dirsi, a quattro mani il suo coraggio, e da onesto Capitan Giustiziere -favoriva la giustizia alla quale avea diritto questa brava gente, -dicendo anche un po' di bene delle _bastasate_, non ostante il po' di -male che ne avea detto innanzi. Marotta trionfava su tutta la linea, ma -il trionfo era fortemente contrastato da emuli e da avversarî. Antonino -Carini, esercitando un suo casotto nella Piazza Marina, faceva dei lagni -contro gl'invidiosi attori della _coppia grande_, cioè contro il -Marotta; ed era costretto a prendere la _coppia piccola_ per superare -questi, che essi chiamavano creatori di cabale; e, ad accrescere -attrattive, domandava di poter «fare intermezzi con balletti di gente -siciliana per maggior godimento del pubblico» (7 gennaio 1795); inutile -pretesa, ridotta solo alla concessione di «opere serie ed oneste», ossia -di «tragedie sacre per la prossima quaresima» (27 gennaio), concessione -del nuovo Capitan Giustiziere, Principe di Galati. - -Eppure anche questa riserva suscitava risentimenti. L'impresario del -teatro di S.a Lucia, Giuseppe Azzalli, ci vedeva un disvio della sua -clientela e richiamavasene all'autorità; ma non capiva o fingeva di non -capire che l'uso dei casotti era inveterato, che il Governo li avea -sempre favoriti, perchè la maestranza non avrebbe altrimenti avuto -un'occupazione dilettevole spendendo pochissimo. «La gente che frequenta -i casotti non frequenta il S.a Lucia, osservava giudiziosamente la -medesima autorità. I casotti sono sforniti di tutti quei comodi che da -per tutto vuol trovare la culta ed onesta gente; e in essi vengono dati -degli spettacoli che quanto conciliansi l'immaginazione e soddisfano al -gusto del popolo, altrettanto sono incapaci di trattenere le culte ed -eleganti persone». - -E proseguivano le richieste per casotti da vastasate, di mastro Antonino -Lamanna, di D. Fr. Simoncini, di D. Giuseppe Aloj e di non so quanti -altri. Il Capitan Giustiziere esaminava e consentiva, e le licenze non -mancavano; sicchè il piano della Marina d'inverno, quello della Garita -di estate avrebbero dovuto essere ingombri di baracche. Eppure non lo -erano se non in parte: perchè primeggiava sempre la vecchia e originaria -Compagnia; ai danni della quale, o al miraggio di larghi guadagni, fin -due grossi speculatori si fecero innanzi con l'offerta, apparentemente -vantaggiosa al Fisco, sostanzialmente offensiva alla libertà, del -pagamento di 30 onze annuali pel diritto proibitivo di alzar baracche -per commedie popolari (1795 e 1796). - -E di che non si domandava monopolio, e quindi diritto proibitivo? - -Ma tra tanti casotti che sorgevano e sparivano, tra tante compagnie di -comici con programmi rigorosamente siciliani tendenti a mettere in -evidenza i costumi e la vita del popolo, quella del Marotta e del Perez -era sempre favorita e coperta di applausi. Lì era il _genius loci_, il -creatore e, se vuolsi meglio, il restauratore di un teatro che -rispondeva al momento storico, e che ritraeva caratteri non mai fino -allora con parola più incisiva, più colorita, più affascinante saputi -cogliere ed incarnare. Questo _genius loci_, giova ripeterlo, era il -Marotta. - -Ultimo e non indegno avanzo della vecchia Compagnia, Mario Montera -proseguiva molto più tardi i miracoli artistici del suo bel tempo. -Giovedì 25 dicembre del 1824, sui soliti luoghi di affissione di «Leggi -ed Atti della pubblica Autorità» si leggeva il seguente: - - _Avviso teatrale_ - -_Il genio, la tendenza naturale ai leciti ed onesti divertimenti, di -questo cortese non meno che dotto pubblico hanno indotto il Capo comico -Nazionale Mario Montera a riunire una compagnia di tutti nazionali atta -ad esporre le solite burlette antiche in lingua nazionale, ossiano -vastasate: e prevj i dovuti permessi, ha fatto erigere un teatrino nella -via Bottari, il quale sarà titolato «Il Teatrino della Compagnia -siciliana»._[98] - -[98] Palermo, Per De Luca. (Foglio volante). - -Il domani di Natale ebbe luogo la prima rappresentazione, alla quale -altre ne seguirono negli anni dipoi quando Ferdinando II di Borbone, -venuto a Palermo, ne intese parlare come di spettacolo tutto siciliano, -che aveva pieno riscontro con quello di S. Carlino. Egli, che -palermitano si ricordava di essere, e in Napoli era cresciuto e vissuto, -non seppe resistere alla tentazione di vederlo: e lo vide. La commedia -nazionale, la vastasata, era allora entrata (e forse fu distinzione d'un -quarto d'ora) nel S.a Cecilia: ed il Re ci si divertì molto. Poca cosa -parve l'intreccio; deficiente la catastrofe; «ma il dialogo, -animatissimo; sorprendente l'attitudine dei comici, che in sostanza eran -del volgo, e gli abiti ben il mostravano; e il dialetto talmente -siciliano da rendersi difficile per gli stessi uditori siciliani, non -che per un forestiero. Il Sovrano credette i comici più naturali di -quelli che erano a S. Carlino, e ben credea»[99]. - -[99] _Lettere su Messina e Palermo_, lett. XXXI, p. 129. - -Fu l'eco tarda ma pur sempre sonora e gradita di una voce che per lunghi -anni avea tenuto desta l'attenzione del popolo palermitano nel secolo -precedente, e che facetamente lo avea giocondato. - -Tre anni dopo, sotto la lettera V del _Nuovo Dizionario siciliano_ di V. -Mortillaro si leggeva per la prima volta la voce _vastasata_ con questa -spiegazione: «rappresentazione teatrale, che espone fatti popolari e -ridicoli in lingua nazionale, sovente aggiungendo nel momento ciò che -credono i recitanti a proposito, senza stare rigorosamente ai detti del -suggeritore». - -Di questo teatro, nulla, proprio nulla ci resta: dolorosa constatazione, -che non ha il conforto di una prova contraria. - -Che cosa è avvenuto delle due o tre dozzine di canevacci di commedie o -anche delle commedie sceneggiate o scritte? Noi lo ignoriamo; ma se -dobbiamo giudicare dall'unica che ci resta, il _Curtigghiu di Ragunisi_, -quel teatro dovette rappresentare non solo il momento storico dianzi -affermato, ma anche il momento sociale e letterario del nostro paese. - -Il momento passò, e nè la storia civile, nè la storia letteraria -dell'Isola seppe fissarlo in un giudizio che a' ricercatori del passato -desse ragione esatta di un titolo volgare, assurto alla importanza della -commedia dell'arte tra noi. - -Non è guari la stampa palermitana, siciliana, italiana e financo estera -a proposito d'un forte artista catanese e d'un valoroso scrittore di -scene della vita del nostro popolo, diceva che noi non avevamo mai avuto -un teatro dialettale: primo, anzi unico esempio, quello che si affermava -sui teatri dell'Isola e del Continente col Grasso, coi suoi abili -compagni e con l'esperto autore drammatico che dirigeva e presto tornerà -a dirigere la comitiva. Quella stampa ignorava la storia di casa nostra, -aggiungendo un altro ai cento errori ond'è purtroppo pregiudicata la -conoscenza delle cose di Sicilia. No, non è vero che noi non avemmo mai -un teatro popolare siciliano! Se poi il vecchio teatro siciliano si vuol -paragonare col nuovo, probabilmente per trarne ragioni sfavorevoli al -vecchio, allora si manca dei criterî elementari per giudicare che altro -era il settecento, altro è il novecento, anzi manca addirittura uno -degli elementi del giudizio. Un teatro dialettale, come abbiamo veduto, -vi fu, e si credette così proprio e caratteristico della Sicilia che da -tutti venne appellato _nazionale_: e _commedie nazionali_ furon dette le -_vastasate_, sì perchè la Sicilia era pei Siciliani una nazione, e sì -perchè pei dotti di essa, specialmente nel sec. XVIII, il dialetto -voleva levarsi a dignità di lingua[100]. - -[100] Cfr. il cap. _Accademie_ {p. 375}. - -E questa è storia! - -Spettacoli avventizî si vedevano nelle diverse stagioni dell'anno, e -curiosi d'ogni classe vi godevano ora una mostra di dromedarî, di -leopardi e di fiere africane ad essi ignote, ora macchinette automatiche -e balli di orsi, ora giuochi atletici giammai visti, e stimati -impossibili a forza umana, ed ora marionette d'una ingegnosa compagnia -lombarda.[101]. Nel maggio del 1788 il patrizio palermitano Agostino -Chacon dei duchi di Sorrentino esponeva statue parlanti, che sarebbero -una meraviglia anche oggi non che al tempo che sorpresero V. -Torremuzza[102]. Mentre Giustino Materangelis lucchese divertiva con -fantocci curiosissimi, il napoletano Crispino Zampa eseguiva con altri -fantocci di sua opera commedie, tragedie ed altre cose teatrali[103]. -V'era la riproduzione d'un bucintoro che chiamava gran numero di -visitatori, e v'era un nano tedesco, che la madre presentava sotto il -palazzo Cesarò, rimpetto il Salvatore, contro pagamenti diversi secondo -che i visitatori fossero nobili, civili e di bassa gente. - -[101] _Villabianca_, _Diario_ edito ed inedito, anni 1773, 1777, 1789, - 1790, 1794, 1797. Vedi anche i mss. di Casa Trabia. - -[102] _Torremuzza_, _Giornale_ ined., p. 450. - -[103] R. Segreteria, Incartamenti, n. 5290. - - - - - CAP. V. - - - I MUSICI E LA LORO UNIONE. MUSICATE, ORATORII, CANTATE, DIALOGHI. - -La passione pel teatro derivava in parte dalla passione per la musica, -come in tutta l'Isola così nella Capitale. - -Antica era in Palermo la Unione dei Musici (1679), fratellanza alla -quale erano ascritti quanti «come strumentarii», o come cantanti, o come -maestri, coltivassero l'arte dei suoni. - -La chiesetta di essi, dedicata a S.a Cecilia, loro patrona, scompariva -al sorgere del teatro di questo nome (1693), destinato alle opere -musicali. Da quella Unione si direbbe partito il movimento artistico di -questo genere in Sicilia; ad essa mettevano capo le esecuzioni musicali -profane e sacre, di camera e di chiesa, pubbliche e private, dalle più -modeste alle più solenni. Nel settecento i migliori componenti della -Unione venivano dal Conservatorio del Buompastore. - -In virtù di una bolla pontificia una metà dei fanciulli di questo -Ospizio si consacravano alla musica vocale e strumentale, ed eran facili -a distinguersi per una specie di lunga veste e per un mantello di panno -turchino, che li copriva; onde il titolo di _turchini_. - -Ogni anno, la mattina dell'11 luglio, usava dagli alunni cantare pel -Cassaro in onore di S.a Rosalia un inno composto da uno di loro, e con -questo canoro spettacolo s'inaugurava il festino. Giuseppe Licalsi e -Carlo Mellino (1785), Raffaele Pepi (1786), Leonardo Giliberto (1788), -Michele Rocco (1793), Domenico Spadafora e Raffaele Russo (1795-1797), -Ignazio Taranto (1796) sono tra quelli che nello scorcio del secolo -musicarono codesti inni, ispirati da gentile sentimento di devozione e -forse da un po' di vanità. - -Ma altri e più noti legarono i loro nomi all'annuale omaggio; e la lista -è onorevole per l'arte in Sicilia. Vi sono Giuseppe Amendola, prescelto -a scrivere la messa solenne pei funeri del Vicerè Caramanico (1795); -Giuseppe Calcara, che più tardi, nella trasformazione del teatro S.a -Lucia, musicò un'opera del Carolino; Michele Desimone, che rivestì di -note (1799) un coro di Siciliani per la venuta dei Reali in Palermo, e -quel Giulio Sarmiento, vice-Maestro della Cattedrale, che al S.a Cecilia -si affermò con l'arguta sua opera i _Tre Eugenj_. Il favore del pubblico -accompagnava sempre Salvatore di Palma, autore della _pietra simpatica_. -Francesco Vermiglio, Maestro di Cappella straordinario del Senato, -godeva non immeritata fama; e si levavano sopra tutti per opere illustri -ed eminenti ufficî Michele Mantellone, che con l'_Ezio_ (1777), la -_Semiramide_ (1785), la _Troja distrutta_ (1778), l'_Armida_ (1786) fece -ammirare all'estero il genio musicale della sua Palermo; e, sopra di lui -Francesco Piticchio, che, ricco degli allori raccolti in Dresda con gli -_Amanti alla prova_ (1784); con la _Didone abbandonata_ (1786), in -Brunswick; con _Il Bertoldo_ (1787) qui pure passava ai servizî di S. -M., mentre Benedetto Baldi, nell'aureola del suo valore artistico, -conseguiva l'invidiabile onore di Maestro di cappella di Lady Hamilton; -onde poteva nella palazzina De Gregorio al Molo quasi ogni giorno -contemplare le grazie largite a lei dalla natura e la potenza onde la -facea grande l'amor cieco e non incolpevole di Lord Nelson. - -Semenzaio di musicisti, il Conservatorio trovava ragione di sviluppo e -di continuato incremento nelle funzioni religiose, nelle cantate -profane, nelle feste nobiliari e nelle popolari. La vita fiorentissima -degli ordini religiosi portava con sè una lunga sequela di quasi -giornaliere funzioni chiesiastiche, fonte di non laute ma sicure -mercedi. Frequentissimi gli oratorî e gl'inni per santi e per sante, nei -quali poeti, compositori, sonatori, cantanti, tutti avean da guadagnare; -periodiche le commemorazioni di avvenimenti sacri, festeggiamenti per -celebrazioni di pietose leggende; incessanti le monacazioni e le -professioni di voti nei monasteri: e in questi e nei conventi e nelle -confraternite vespri e messe cantate, funerali e _tedeum_. È stato -rilevato che nella sola Messina ben centocinquanta giorni dell'anno -erano feste patronali[104]. - -[104] _Guerra_, _Stato presente della Città di Messina_, Napoli, 1781. - -Non lasciamo andare senza qualche parola gli oratorî. Le tipografie ne -stampavano e ristampavano sempre. Per la sola Congregazione di S. -Filippo Neri c'è una ricca collezione del Solli, stata messa abilmente a -profitto a larghi intervalli[105]. Per tal modo, il vecchio, dopo il -silenzio di alcuni anni, ricompariva come nuovo, e _Il trionfo di -Giuditta_ davasi la mano con _Il trionfo della Religione_; _La morte di -Assalonne_ con _La morte di Saulle_ o con _La morte di Sansone_, -_Sisara_ con _Sedecia_, _Abramo_ con _Giacobbe_, e l'uno e l'altro con -_Atalia_. La _Passione di N. S. G. Cristo_, «poesia dell'Abbate Pietro -Metastasio romano», commoveva nella «musica del sig. Giovanni Paisiello, -Maestro di cappella napolitano»; _i Pellegrini del sepolcro di N. S._ -«del sig. D. Stefano Benedetto Pallavicini» con quelli «del celebre sig. -D. Giovanni Rodolfo Hasse, detto il Sansone». Raffaele Russo, il -Guglielmi, Federici creavano quando buone quando mediocri note su poesie -del Pallavicini e del Metastasio, del cesenate Fattiboni, del siciliano -Gaetano Salamone e di altri di minor conto. Il Piticchio stesso, non -ostante l'alta sua posizione artistica ed economica, non negava l'opera -sua, perchè i compensi dei padri Filippini dell'Olivella facevano gola a -chicchessia. - -[105] Possediamo un bel volume, contenente una trentina di queste sacre - azioni. La collezione porta la data del 1806 e del 1807 (vi sono - oratorî anche nel 1810); ma si tratta di ristampe. La sola Iª parte - del _Trionfo della Religione_ è «per le stampe del Barravecchia, - 1807». - -Il dramma ora sempre diviso in due parti per due giorni diversi. Chi ne -legga oggi con attenzione qualcuno, vi scoprirà forse uno strano -accomodamento a musica anteriore. In uno il poeta confessa di avere -ridotto «i sentimenti di un dramma profano per cui era composta la -musica ad un oratorio sacro»[106]: delittuoso stratagemma non unico nè -raro. - -[106] _La morte di Sansone, dramma per musica ecc. da cantarsi - nell'Oratorio dei RR. PP. della Congregazione di S. Filippo Neri. - Parte I._ In Palermo, nella stamperia del Solli. - -L'omaggio che rendevano alla Santa gli alunni del Buompastore lo -rendevano egualmente i musicisti adulti della Unione: omaggio compartito -in frequenti cantate o sinfonie secondo le fermate nel Cassaro, e chiuso -con la generale comunione che essi andavano a prendere alla Cattedrale. -Siamo alla vecchia _frottola_, nome che parrebbe non doversi intendere -come canzone piuttosto volgare, ma in significato diverso stando almeno -all'uso che se ne facevano. Un diarista, annunziando la funzione, -scriveva: «12 luglio 1779. La _flotta_ dei musici andò a farsi la -comunione al Duomo dando luogo a diverse cantate o sinfonie» 11 luglio -1780: «_flotta_ dei musici della Unione di S. Cecilia per il -Cassaro»[107]: donde il sospetto che non si tratti di una _frottola_ -poetica, ma di una _frotta_, di una moltitudine, di persone che andavano -cantando un inno, una canzoncina. I _Capitoli_ della Unione però -nell'indicare questo espresso dovere, volevano che tutti li virtuosi -musici così cantanti come strumentarj di tasto, d'arco e di fiato e -maestri di cappella abbiano da intervenire all'offerta... cantando e -suonando la frottola, ripieno da cantarsi nei luoghi designandi dal -Superiore»[108]. - -[107] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, p. 331; XXVIII, p. - 30. - -[108] _Capitoli o siano Statuti dell'Unione dei Musici sotto titolo di - Santa Cecilia, nuovamente raccolti ed ordinati, e dopo le conferme - di molti Viceregnanti approvati dall'Ecc.mo Sig. Vicerè Giovanni - Fogliani_, cap. XIX. In Palermo, MDCCLXII. Nella Stamperia dei SS. - Apostoli presso P. Bentivenga. - -Agli eruditi la spiegazione d'un vocabolo, che in conclusione potrebbe -aver avuto due significati. - -Guardando qualche vecchio disegno della piazza Ottagona o Vigliena nella -ricorrenza di eccezionali solennità, si scorgono quattro palchetti -gremiti di virtuosi. I disegni illustrano i testi e ne sono alla lor -volta illustrati: e i testi appunto descrivono gli artisti, altri a -sonare ed altri a cantare incessantemente. Ne abbiamo per la entrata di -Carlo III (1735); ne abbiamo per le feste di S.a Rosalia; e di molto -prima (1711), ne abbiamo per la vittoria di Filippo V di Spagna sopra -l'esercito degli alleati. Un poeta siciliano italianizzando cantava: - - Nell'ottangula piazza insemi accampa - Di canora assemblea quattru parchetti - Remora duci in cui cu' passa inciampa[109] - -[109] _G. Gargarosso_, _La fidilissima Sicilia e lu so invittu Munarca - Filippu V_, p. 8. In Palermo, pri Filici Marinu, 1711. - -Certo non eran sirene incantatrici questi cantanti, ma confermavano la -inclinazione loro alla melodia ed il largo esercizio dei cultori di -essa. Come poi il lettore potrà vedere verso la fine di questo capitolo, -molti signori facevano della scelta musica di componimenti lirici e -drammatici nelle loro ville e nei loro palazzi. - -Con siffatti mezzi molteplici ed utili a dar da vivacchiare, il mestiere -di virtuoso, messo in dubbia luce dal vieto motto: _musici et cantores -miserrime vivunt_, rendeva qualche piccola cosa. I salarî annuali erano -un'irrisione; e basta dire che per le messe cantate di S. Rocco e di S. -Sebastiano il Senato pagava tre onze e due tarì, e «per l'associo del -Divinissimo il giorno del _Corpus Domini_» quattr'onze e dodici[110]; ma -tanti pochi fanno molto, e ciò basta perchè i musicisti crescessero a -dismisura. - -[110] _Riforma fatta dalla Regia Giunta_, p. 21. In Palermo MDCCXCI. - -Il Santacolomba, Direttore del Conservatorio, vedeva ogni giorno un -caffè d'allora nella Piazza Vigliena, «frequentato soverchiamente da -questi fertili professori» e ne avrebbe voluto scemato il numero[111]. - -[111] _Santacolomba_, _La Educazione della Gioventù_ ecc. p. 44. - -L'ultima riforma dei _Capitoli_ dell'Unione dei Musici (1762) si vede -soscritta da 104 confrati, oltre dieci altri aggregati posteriormente. -Un esemplare di questi _Capitoli_, appartenente alla Unione medesima, ha -delle annotazioni sulle quali occorre fermarsi un momento[112]. Parecchi -confrati erano sacerdoti, forse organisti, od anche cantanti di chiesa. -Alcuni aveano lasciato la Sicilia e non si sa per quali regioni d'Europa -vagassero. Uno, Ippolito Papania, trapanese, sonatore d'organo e di -violino, bandito, andava ramingando fuori regno. Longevi non pochi di -essi, morti uno ad 86 anni (D. Francesco Lanza), uno ad oltre 90 (D. -Giuseppe Sardella), uno a 100 (D. Giuseppe Biundo). Farà certo -meraviglia il sapersi di quattro cantanti (D. Giovanni Anghirelli, -probabilmente non siciliano, D. Girolamo Spina, D. Agostino Dulena, D. -Saverio Scivoli), spadoni. La notizia, non nuova affatto per la Sicilia, -viene da fonte ufficiale, e non ammette dubbio. Anzi è detto che uno di -questi quattro, lo Scivoli, occupava l'alto ufficio di Unito maggiore, -cioè di Superiore, e che dei suoi sciagurati consorti in spadoneria, non -uno ebbe lunga vita, essendo tutti morti giovanissimi, dai 24 ai 30 anni -di età. Quando poi si sappia che tra i cantanti erano delle voci -femminili di sopranini e contralti, ci vuol poco a supporre la esistenza -di quei disgraziati; i quali peraltro venivano ufficialmente ammessi -dalle antiche _Costituzioni del Conservatorio del Buon Pastore_[113], e -rimasero in un motto di dispregio, divenuto oramai storico[114]. - -[112] Vedi nota seguente. - -[113] Cap. XVII, p. 39. - -[114] Vedi il nostro opuscolo, _Modi Proverbiali ecc. di Palermo_, n. 13. - Palermo, 1902. - -Questi confrati per altro, in virtù del riconoscimento della loro Unione -da parte di tutti i Vicerè succedutisi dal 1679 alla fine del sec. -XVIII, aveano obblighi e diritti che fanno pensare al altre corporazioni -del tempo. Se prima pagavano onza una e tt. 18 di entrata e tarì 3 il -mese, ora, nello scorcio del secolo, per le comuni strettezze ne -pagavano 9 di entrata e tre carlini di contribuzione. Possedevano gioie, -argento, coltre, stendardo, e ne facevano sfoggio negli accompagnamenti -funebri. Ammalati, se non eran debitori verso la Compagnia, avean -diritto alla assistenza sanitaria, a quella dei loro infermieri, ad un -sussidio temporaneo. Per le vie non potevano associare altri cadaveri -fuori di quelli dei loro confrati, sotto la pena fortissima di 30 onze -di multa. Alle spese occorrenti per l'annuale oratorio in onore della -protettrice S.a Cecilia potevano far fronte con gli introiti del Teatro -di loro proprietà, come a quelli per la offerta di S.a Rosalia con gli -«introiti delli lucri d'organi ed orchestra»[115]. - -[115] Si consulti l'esemplare dei _Capitoli_ cit., posseduto dall'Unione - dei Musici, per dono fatto il dì 21 sett. 1894 da Giovanni Pitucco. - Questo esemplare per le note a penna che contiene ha valore di - documento originale. - -Privilegio, se non singolare, raro, quello del Foro proprio, -rappresentato dall'Auditore generale, abilitato a decidere «così per -l'osservanza dei Capitoli come per l'occorrenza di tutti i virtuosi -musici accollati in detta Unione tanto _attive_ quanto _passive_»[116]. - -[116] _Capitoli_ cit., p. 5. - -La _Calata dei Musici_, rimpetto la fontana Pretoria, sul Cassaro, luogo -di convegno ordinario, era tuttodì piena di siffatti virtuosi. Vi -avresti incontrato maestri valenti di musica e soprani, contralti, -tenori, e bravi strumentisti e strimpellatori della peggiore specie, ai -quali, dal più al meno, erano familiari l'oboe ed il violino, il fagotto -e la tromba, il flauto ed il corno di caccia, la chitarra francese, il -mandolino ed il contrabbasso, oltre l'immancabile organo ed il -prediletto cembalo[117]. - -[117] Un giornale del 1794 parla d'un cembalo di Grimaldi ad ottava - stesa, che arriva nei cantini _al delasolrè_. - -Con la venuta del reggimento degli Svizzeri di Jauk si videro per la -prima volta i piattini di metallo, certi particolari tamburi e timpani e -triangoli, e ne fu lieta occasione una sontuosissima festa del Principe -di Resuttano (1769)[118]. Questi strumenti di recente introduzione -aveano chi sapesse maestrevolmente maneggiarli ed ingrossavano la -falange dei sonatori nelle orchestre e nelle bande. Se poi il Senato non -si risolveva ad aggiungere neanche uno ai dieci musici ordinarî della -guardia pretoria, non fa nulla: altri istituti aveano di che vantarsi di -nuovi strumentisti. - -[118] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XIX, p. 109. - -La musica del teatrino senatorio nella Marina dal giorno di S. Giovanni -(24 giugno) alla Esaltazione della S.a Croce (14 settembre) per tutte le -sere di estate ricreava ogni buon palermitano[119]. - -[119] Per tutta l'estate questa musica costava al comune 130 onze - (_Riforma_ cit., p. 23). - - Essa cominciò, nella medesima Marina, nel 1591, quando, aperta la - strada Colonna, il Senato vi fece passare pei mesi di - giugno-settembre, esclusi i venerdì, i virtuosi che solevano sonare - nel palazzo pretorio nei giorni di lunedì o mercoledì. Ciascuno di - essi godeva un salario di onze 30 e n'ebbe aggiunto un altro di - onze 6. E qui giova notare che prima di quell'anno, fino al 1583, - in cui rovinò, luogo di diporto e di svago estivo, specialmente o - forse esclusivamente per le signore, era il terrapieno sulla Cala, - rimpetto il Castello a mare, dalla parte settentrionale, dove ora è - S. Spirito, chiamata la _Sala delle dame_. Vedi _A. Flandina_, _La - Sala delle Dame in Palermo_ (Pal. 1879). - -Per alcuni anni tra una sonata e l'altra del teatrino, la Domenica, ve -n'era sul mare, in un gozzo carico di sonatori da fiato, che con dolce -lentezza solcava le acque d'argento come barca di fate in un lago -incantato. La chiamavano _notturna_, e ne rendevano illimitata lode al -senatore Barone Calvello, delegato per la musica cittadina[120]. Nella -Villa Giulia altra banda musicale, già nota ai nostri lettori, per -legato perpetuo del Principe di Paternò attirava uditori appassionati, -come nelle sere d'estate donne ed uomini non invitati da nessuno -s'abbandonavano al canto di deliziose ariette[121]. - -[120] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XIX, pp. 172-173. - -[121] Vedi v. I, cap. XXV. - -E alla Villa Giulia e alla Marina il numero dei sonatori accrescevasi -mano mano che si entrava e progrediva nel nuovo secolo. In poco volger -d'anni eran già ventiquattro: direttore il Vermiglio, che pezzi proprî e -del Piticchio non cessava di regalare ai sempre numerosi uditori. Più in -qua, tra un pezzo e l'altro si canteranno, con accompagnamento di -mandolini e di chitarre, le solite canzonette siciliane. La gente seria -d'oggi rimarrà scandalizzata della profanazione del palchetto municipale -per via di queste canzonette dialettali; ma i nostri nonni non ne -rimanevano niente impressionati: anzi ci si divertivano come ricreazione -naturale e paesana. Nelle grandi feste pubbliche l'intervento di questa -banda musicale sarà sempre salutato con plauso, e non vi mancherà il -quartetto a corda (violino, violoncello, viola, contrabbasso) nelle -ricorrenze ecclesiastiche più solenni. - -Per questo beninteso amore all'arte dei suoni molte case signorili -tenevano per propria ricreazione un'orchestra. La Resuttano era di -queste: perchè il Principe nudriva un gusto squisito d'arte, come una -intelligente predilezione per le lettere. - -Altri patrizî eccellevano in cosiffatto gusto: e si ricordano a titolo -di lode Carlo Cottone di Castelnuovo, Girolamo Grifeo di Partanna, Gian -Luigi di Paternò, Pietro Lanza di Trabia ed altri maggiorenti della -Nobiltà. - -Nei palazzi, continua era l'eco di dialoghi e di cantate, occupazione -geniale di maestri abilissimi e di dilettanti esperti. I salotti della -più eletta cittadinanza risonavano della miglior musica del tempo, canto -e pianoforte, sovente con accompagnamento dei soli strumenti obbligati -ad arco, disimpegnati anche dagli alunni del Conservatorio del -Buompastore. Il signor Hager non potè mai dimenticare in Vienna le -nostre chitarre ed i nostri mandolini. Graditi sempre gli autori più -illustri. Piticchio si alternava con Alessandro Scarlatti, Zingarelli -con Guglielmi, Paisiello con Cimarosa. Via via che la musica piegava a -forme nuove, le più intelligenti famiglie si affrettavano ad -accoglierle. Ogni repertorio privato si arricchiva di arie e di -madrigali, di canzonette e di romanze, produzione manoscritta che si -diffondeva per copie, tenute poco men che originali. Le molteplici -vicende delle famiglie hanno disperso tanto tesoro di studio; ma -sopravvivono parecchie centinaia di volumi nella Biblioteca del R. -Conservatorio di Musica. - -Non era artista di canto o di strumento che non trovasse ammiratori e -protettori. Un violinista celebre, venuto di Terraferma, col pagamento -di tre tarì a persona dentro il refettorio del convento della Gancia -diede un'accademia e potè contare sopra un introito netto di trent'onze. -Chi avrebbe sognato allora che per accademie simili si sarebbe pagato un -giorno sette volte di più! - -Un Giuseppe Calcagni cantante, al S.a Cecilia allietava con un -trattenimento di arie, _rondeaux_, concerto di strumenti, duetti, -ecc.[122]. Altri ed altri ancora trovavano accoglienze oneste e liete; -sì che Antonio Solli veneziano, impareggiabile sonatore di violino per -le corti d'Europa, negli ultimi anni di sua vita sceglieva Palermo come -sua seconda patria, «non indegno di stare accanto al maggior sonatore -d'arpone che si fosse mai sentito», il palermitano Michele Barbici, di -cui dopo il 1769 «si sonarono in Napoli o altrove con gran plauso i trii -ed i quartetti»[123]. - -[122] R. Segreteria, Incartamenti, n. 5290. - -[123] _Forno_, _Opuscoli_ cit., II, p. CCLVI. - - - - - CAP. VI. - - - LA BOLLA DELLA CROCIATA. - -«Nel 1556 i Sovrani di Sicilia ottennero dai pontefici il privilegio di -vendere e distribuire le bolle di Pio IV nella occasione della guerra -contro i Mori. Per gratitudine di questa concessione Filippo il Prudente -fece un'annua assegnazione alla fabbrica di S. Pietro in Roma di scudi -romani 1666».[124] - -[124] _Ortolani_, op. cit., p. 49. - -Sulla fine del sec. XVIII col pretesto che si dovesse dar la caccia alle -galere turchesche, gl'introiti di questo privilegio li volle per sè Re -Ferdinando, il quale sapeva bene quel che voleva, perchè quegl'introiti -costituivano una bella sommetta. - -L'acre Giuseppe Gorani nel 1794 scriveva che la Sicilia pagava per -questo quarantunmila ducati all'anno[125]. Se dicesse la verità, sel -veda chi ha modo di approfondire questa forma, poco o niente finora -studiata, di sfruttamento governativo dell'Isola. Più tardi, nel 1813, -l'Ortolani affermava lo introito annuale delle bolle 45000 onze, pari a -ducati 135 mila; e senza dubbio egli parlava della Bolla in tutta la -Sicilia e non nella sola Palermo. - -[125] _Gorani_, op. cit., t. I, p. 47. - -Questa cifra, per chi vi si fermi sopra con attenzione, è molto -interessante. Quarantacinque mila onze valevano mezzo milione di bolle; -e mezzo milione di bolle rappresentavano cinquecentomila Siciliani -sollecitanti la licenza dell'uso delle carni, delle uova, dei caci, del -latte ecc. La popolazione d'allora, in tutta l'Isola, era di 2 milioni; -sicchè una quarta parte di essa cercava di mettersi in regola con la -chiesa, con la propria coscienza e anche col proprio stomaco per quanto -poco fosse esigente. Poteva, è vero, partecipare alle ragioni -dell'acquisto il timore di essere scoperti trasgressori d'un precetto -chiesastico, che è quanto dire civile e magari politico; ma al religioso -non prevaleva certamente il timore delle pene corporali dell'autorità -civile e politica. Nessun credente, nessun suddito fedele di S. M. -avrebbe sognato di sottrarsi al compimento dei più elementari doveri -religiosi, nei quali pietà, devozione, culto si confondevano in un -pensiero indefinito, in aspirazioni ataviche molto vagamente mantenute. -Se poi questo pensiero fosse espressione fedele d'un sentimento -schiettamente religioso, non è luogo opportuno d'indagare. - -Vicerè il Marchese Caracciolo, un real dispaccio del 15 febbraio 1783 -aboliva l'intervento senatorio alla solenne proclamazione della Bolla; -ma un dispaccio posteriore lo ripristinava. Così, mentre si manteneva -intatto il divieto precedente, della partecipazione del Magistrato -civico alle quarantore del Monte Pellegrino (14 settembre), tornava ad -imporsi quello della grande festa della Bolla[126], evidentemente perchè -se ne accrescesse la pompa, e con la pompa le entrate a beneficio del -Sovrano. - -[126] _Provviste del Senato_, a. 1783-84. p. 429. - -Ed ecco, come pel passato, questa cerimonia nelle domeniche di -Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima, ripetersi con tutto -l'apparato religioso, civile e militare, onde per lunghissimo volger -d'anni era stata accompagnata. - -Trattavasi della pubblicazione d'un indulto pontificio a favore di chi -per ragion di salute volesse in quaresima _cammaràrisi_, cioè mangiar di -grasso. Ma questo indulto, che pur concedeva beneficî religiosi non -comuni, portava con sè qualche obbligo materiale e spirituale in chi lo -cercasse. Egli dovea per l'acquisto della Bolla, cioè della licenza, 52 -grani (L. 1,11) e compiere speciali pratiche devote, visitando in dati -giorni, per un dato numero di volte, alcune chiese designate. - -Per ciò appunto l'opera del Senato era non che cercata ma voluta. Il -gonfalone della SS. Crociata veniva sorretto da un prete, avente allato -un tesoriere (_erario_) dell'Arcivescovo, il quale portava in mano una -bara, entrambi, prete e tesoriere, eran preceduti da dodici chierici, o -_jàconi_ rossi (_russuliddi_), in cotta. - -Non ostante che adusato a cosiffatti spettacoli, il pubblico grosso e -minuto s'affollava innanzi al palazzo arcivescovile, ove la lieta -novella dovea primamente darsi. Tamburini e trombetti senatorii, agli -ordini del Cerimoniere del Senato, ad un cenno di lui sonavano: e D. -Girolamo De Franchis con chiara e roboante voce leggeva: _Il Sommo -Pontefice si è degnato concedere l'uso dei latticini e delle carni nella -prossima Quaresima_. Ma perchè il Cerimoniere del Senato e non altri -dell'Amministrazione della SS. Crociata? Perchè il Senato entrava in -tutto e per tutto, ed il suo Cerimoniere stavolta era anche Banditore. - -La cavalcata (giacchè tutta questa gente andava su muli e cavalli che -richiamavano a quello dell'Apocalisse) sfilava verso il Palazzo -vicereale. Al corpo di guardia, Don Girolamo rileggeva, e tosto, per la -piccola piazza (_Chiazzittedda_), via di Porta di Castro e Ponticello, -fino al Palazzo Pretorio. Terza lettura e terza ripresa di via, stavolta -per l'abitazione del Tesoriere della Crociata, donde, dopo una quarta ed -ultima lettura, alla Cattedrale ordinaria o provvisoria. Allora le tre -autorità principali potevano esser soddisfatte dell'omaggio reso loro; -ma il Tesoriere lo era più di tutte, e per quei giorni non capiva nei -panni. - -Così preannunziata, la Bolla veniva più tardi, in un gran foglio -stampato, con ogni maniera di solennità, condotta in giro pel Cassaro. -Il Senato in carrozza, e dietro ad esso, ufficiali nobili s'avviavano -alla graziosa chiesa di S. Francesco d'Assisi. Quattro canonici lo -ricevevano alla porta; il Cerimoniere gli esibiva l'acqua santa; i -tamburi e lo stendardo col Crocifisso dipintovi sopra si mettevano in -moto; gli Orfani dispersi, gli Orfani di S. Rocco, i frati Conventuali, -i Chierici del Seminario, seguivano, e con essi il Capitolo col suo -araldo, i tre vivandieri, uno dei quali in cappa magna con un quadretto -della Madonna in mano. Penultimo gruppo: _jàconi_ rossi, paggi del -Pretore e del Vicario, e in mezzo, con la tanto celebrata Bolla, in -insegne canoniche, il Ciantro, fiancheggiato dall'Assessore e dal -Maestro Notaro della Crociata. - -Ultimo gruppo: Mazzieri, Maestro di Cerimonie del Senato, Senatori coi -loro ufficiali nobili e civili, contestabili e trombetti e sonatori di -oboe e lunga tratta di gente. - -Entrati in chiesa, tutti erano al loro posto. Ad un lato il Vicario -generale o il Ciantro; all'altro, il Senato. Inchini rispondevano ad -inchini: e quando tutto era in ordine, e fin la Bolla appesa innanzi al -Crocifisso, la cerimonia aveva il suo epilogo in una gran messa, -intramezzata da un sermone, che celebrava i beneficî provenienti dallo -indulto stato concesso. - -L'incarico di questo sermone era ambito e sollecitato anche da -predicatori sommi. Il Senato, che soleva far sempre le spese, stavolta -(rara eccezione) non ne faceva nessuna; bastandogli solo di metter di -suo la pompa pretoria. Chi pagava invece era l'Amministrazione della -Crociata, la quale compensava il panegirista dell'opera con quattr'onze -d'argento (L. 51), una risma di carta bianca (di quella che oggi si dice -_protocollo_), un mazzo di penne d'oca e cinque copie della Bolla: un -bel regalo davvero! - -Una volta il predicatore designato non comparve. Era già l'ora della -funzione, e tutti si guardavano in viso tra maravigliati del ritardo e -contrariati che non si potesse udire la tanto attesa orazione -panegirica. Ed ecco farsi innanzi verso il Commissario un sacerdote, ed -offrirsi di supplire il ritardatario. L'offerta, manco a dirlo, è -subito, ma non senza una tal quale diffidenza, accettata. Il ben -arrivato ecclesiastico sale sul pergamo e fa una orazione del seguente -tenore: «Sua Santità, inesauribile nelle sue grazie, ne ha concesso una, -cristiani dilettissimi, che non ha l'eguale nel mondo universo: ha -accordata la Bolla, per poter ogni fedele _cammàrarsi_, e con questo, ha -pure mandata la indulgenza plenaria. Così egli ha aperto, ma che dico io -aperto? spalancato il tesoro delle celesti grazie. Per questo tesoro non -v'è prezzo. Eppure, se sapeste, uditori umanissimi, quanto poco si paga -una parte di questo tesoro, la Bolla della SS. Crociata! Ditelo voi!... -Forse cent'onze? No: figli miei; non si permette cotanto dispendio. -Forse cinquanta?... Neanche. Lo pagherete venti, dieci onze? Neanche -questo. Potreste allora pagarlo cinque; ma la inesauribile carità del -Padre dei fedeli non può consentire a tanta spesa. E allora nè cento, nè -cinquanta, nè venti nè dieci, nè cinque, si potrà pagare un'onza. Oibò, -neanche la metà, fratelli dilettissimi, neanche un quarto d'onza! -Sbalordite! Tanto tesoro, che vi consente di mangiar carne e latticinî -durante la prossima Quaresima, tanto tesoro si paga solo cinquantadue -grani!....»[127]. - -[127] Storico anche questo; l'abbiamo raccolto dalla bocca di vecchi - canonici della Cattedrale di Palermo, uno dei quali vive ancora. - -Contro l'ammonimento consacrato nel solito cartellino attaccato alla -porta delle chiese: - - Se vuoi placar di Dio la maestate offesa, - Sta con silenzio e riverenza in chiesa. - -uno scoppio d'ilarità risonò per le ampie volte del tempio. Il vecchio -Arcivescovo Mons. Sanseverino strinse con forza le labbra; il giovane -Pretore Duca di Cannizzaro sorrise con tutto l'Eccellentissimo Senato: e -le quattr'onze in argento, e la risma di carta, e le penne d'oca, e le -cinque bolle furono con inusitato piacere mandate fino a casa -dell'arguto o semplice oratore. Egli se le era ben meritate! - -Abbiamo detto che il Senato faceva sempre le spese: e dobbiamo un -chiarimento della nostra affermazione. - -Le funzioni non solo profane ma anche sacre erano senza numero, ed il -Comune non poteva disinteressarsene. Lasciarne passare una senza -concorrervi operosamente, che è quanto dire spendendo, era un'offesa -alle tradizioni religiose della Città. Molte cose abbiam trovate in -proposito rovistando vecchie carte d'archivio: e più volte ci è venuto -sulle labbra l'antico motto: _Cappiddazzu paga tuttu!_ Senza uscir di -sagrato, ricordiamo che per le processioni senatorie per quelle delle -chiese secolari e regolari la sola cera impiegata ammontava a poco men -che diciotto quintali (presso a chil. 1440), la quale al prezzo di tarì -8, gr. 12 il rotolo (L. 365 il chil.) raggiungeva la cospicua cifra di -circa milledugentotre onze (Lire 15.325,50), divenuta un terzo di più -nel 1808 per l'aumento di prezzo del genere. Nè c'è da sospettare di -arbitrî di senatori, o di compiacenze verso preti e frati, perchè quella -dozzina e mezza di quintali di cera era stata, come _ultima ratio_, -ritenuta spesa obbligatoria dalla famosa _Riforma_ governativa del -1788[128]. - -[128] _Riforma_ cit. (a p. 106 del v. I di quest'opera), p. 60. -- _I. - Sala_, _Dimostrazione dello Stato del Patrimonio del Senato di - Palermo, presentato alla Giunta eretta pella fissazione del detto - Patrimonio_. Ms. dell'Archivio Comunale di Palermo. - -E lasciando altri particolari, torniamo alla Bolla. - -Al domani della funzione, questa veniva messa in vendita. Ogni buon -padre di famiglia si affrettava a provvedersene, e ad apporvi il proprio -nome, recitando a tempo e a luogo alcune orazioni, e pregando non solo -pel Sommo Pontefice, ma anche pel Re, che, a conti fatti, era l'unico -beneficato, come quello che si scroccava somme colossali, e benedizioni, -non si sa quanto sincere, dei suoi sudditi. - -Il desiderio di mangiar di grasso stuzzicava sovente i cittadini a -procurarsi in varie guise l'autorizzazione del cibo proibito. - -Abbiamo in proposito un documento abbastanza curioso e molto -caratteristico. Gl'impiegati tutti, dal nobile Spedaliere al guattero -della cucina, dell'Ospedale celtico di S. Bartolomeo (oggi Istituto dei -Trovatelli) e di altri spedali e spedaletti della Città, il dì 6 -febbraio del 1799 si rivolgevano al Cardinale Arcivescovo di Napoli, a -ciò delegato dalla S. Sede, perchè consentisse loro, mercè l'acquisto -della Bolla, l'uso delle carni e dei grassi per la Quaresima e per ogni -altro giorno proibito (vulgo _proìbitu_) dell'anno. Il documento è -questo: - -«L'Ospedaleri, li Professori maggiori fisici e chirurgi, li Pratici -fisici e chirurgi, l'Infermieri e Cappellani, li Ricordanti, -l'Aromatarj, li Maggiordomi, li giovani di assento, li cuochi, li -massari, li serventi dell'uno e dell'altro sesso, li lavandare, li P.P. -Cappuccini e tutte le persone addette al servigio dell'Ospedale di S. -Bartolomeo, l'Incurabili e dell'Ospedale dello Spirito Santo con suoi -annessi e dipendenti ospedaletti della città di Palermo in Sicilia, -umiliano alla E. V. che havendo supplicato al di loro Arcivescovo di -accordargli (_sic_) _in perpetuum_ la grazia di poter mangiar carne in -tutti i giorni proibiti dell'anno, come sono Venerdì, Sabati, vigilie, -quattro tempi e quaresima, per essere li viveri di mezzo scarsissimi, -per le laboriose fatighe che sono nelli detti ospedali col prossimo -pericolo di perder la vita; per altro non spirano se non aere -mercuriale, risposegli non aver tale facoltà. Supplicano pertanto V. E. -affinchè quale special delegato di S.S. Pio VI gli facesse la grazia -accordargli _in perpetuum_ la dispenza suddetta, di poter mangiar carne -colle loro famiglie e rispettive commensali in tutti i giorni proibiti -di sopra descritti coll'obbligo espresso però di doversi provvedere -ogn'uno di essi della Bolla della SS. Crociata. Lo supplicano ecc.». - -Si rileva da qui che la grazia volevasi in perpetuo e per tutte le -famiglie dei sanitarî, degli ecclesiastici e degli inservienti: -privilegio che non aveva esempio nel genere. S. Eminenza esaminò la cosa -e concesse[129] ma S. Maestà non dovette saperne nulla, altrimenti forse -se ne sarebbe risentita come di concessione lesiva degl'interessi dello -Stato o, meglio, suoi. - -[129] _D'Angelo_, _Giornale_ ined., a. 1799., pp. 269-71. - - - - - CAP. VII. - - - QUARESIMALI E QUARESIMALISTI. ESERCIZI SPIRITUALI. - -Ed entrava la Quaresima col treno formidabile delle sue prediche. - -Il funebre _momento_ era il primo passo verso la reazione ai baccanali. -Sulle fronti belle, forse fino a poche ore innanzi sfiorate da ardenti, -furtivi baci, cadeva la grigia cenere ad iniziare un periodo di moleste -resipiscenze, pausa per alcuni, eternità per altri, soliti a giocondarsi -della vita allegra. - -Da cento pulpiti, per cento bocche, con pertinacia di sciupata rettorica -si lanciavano sugli ascoltatori parole blande e voci roventi, a coprir -l'eco tuttora indistinta degli urli dei passati giorni. E le mani si -agitavano irrequiete, ora energiche nell'accusare, ora calme nel -discutere, ora stringenti nel persuadere, sicure nel promettere e -fiduciose nello sperare. - -La severità dei richiami poteva, è vero, determinare a rigori corporali; -ai quali però la fiacchezza di perseveranza toglieva ogni carattere di -profonda convinzione. Come soffocati, recenti ardori intiepidivano; -desiderî indiscreti tacevano, ed un senso di misticismo nasceva talora -nell'animo di chi meditava: e la meditazione era agitazione di spirito -irrequieto, non lontana dal finire in vera, ma effimera contrizione. - -Ma noi viaggiamo per un campo fantastico, dal quale, per indole nostra e -per la natura schiettamente oggettiva di questo lavoro, ci siam tenuti -lontani. Proseguiamo invece per via di fatti la vita dei nostri -bisnonni. - -Preoccupazione costante, ed insieme occupazione gradita, era quella del -quaresimale nella chiesa madre, la quale, come il lettore sa, -nell'ultimo ventennio del secolo era provvisoriamente a Casa Professa. - -Il Senato non trascurava mai di fare, con la intesa del Capitolo e -dell'Arcivescovo, la nomina del quaresimalista, nomina ordinariamente -anticipata di otto anni sulla data della recita del quaresimale. Nel -1782 P. D. Felice Testa della Congregazione dei Celestini veniva eletto -pel 1790; nel 1783, P. D. Pietro Rottigni somasco pel 1791; nel 1784, P. -Alberto Tozzi dei Predicatori pel 1792, e via discorrendo. - -Gli è che Palermo, città di primo ordine, Capitale del Regno di Sicilia, -dovea pensare bene a chi affidar così grave compito; e chi dovea -disimpegnarlo non poteva essere il primo venuto, o l'ultimo arrivato. -Palermo avea persone che intendevano, uditorio intelligente e di gusto, -che non si contentava, nè poteva contentarsi di chicchessia. Nei suoi -pergami eran saliti in ogni tempo i principali oratori d'Italia, -chiamati dall'autorità del Senato, allettati dalla riputazione che ad -essi veniva dall'eservi saliti, dicitori di merito incontestabile. - -V'era poi una ragione considerevole per la oculatezza da mettersi nella -scelta: il paragone con i quaresimalisti di altre chiese, nelle quali -usava ammirare veri campioni della sacra eloquenza. Il pubblico -accorreva alle due chiese come a due teatri: e voleva giudicare _de -auditu e de visu_ dell'uno e dell'altro. - -Certo non era il quaresimalista d'una parrocchia privilegiata che poteva -imporre soggezione. Questo, nominato bensì dal Senato, era un oratore di -secondo o di terz'ordine: e solo le deliberazioni del civico consesso ne -serbano ricordo. Quelli che davan da fare erano invece i Domenicani ed i -Filippini, i quali al predicatore ufficiale della metropolitana -contrapponevano i migliori loro _soggetti_; e se non li avevano del -proprio ordine, li facevan venire da altri del clero regolare e secolare -pur di averli e di gareggiare. Tanto lusso obbligava a spese, ed i frati -Domenicani ed i padri dell'Oratorio di S. Filippo Neri le facevano per -superarsi tra loro. - -Anche le monache si volevano mettere in evidenza, ed entravano nella -gara: quelle della Martorana specialmente, alle quali tornava -graditissimo il trionfo del loro quaresimalista sull'altro del Duomo, -come qualche volta ai Teatini di S. Giuseppe dovevano tornare d'infinito -piacere i trionfi oratorî della loro chiesa. - -Non ostante le mal celate velleità del primato nel genere, due chiese -soltanto se lo palleggiavano contrastando anno per anno: la Cattedrale e -l'Olivella! - -La fama precorreva pomposa i loro predicatori. I devoti, gli _habitués_, -accorrevano numerosissimi ad ascoltarli; volevano studiarne la mimica e -la parola, la scienza e l'ingegno, far dei confronti. Il loro giudizio -veniva ripetuto per la Città, nelle conversazioni e nei caffè; e la -curiosità, come nasceva negli assenti, così acuivasi in coloro che gli -aveano uditi e non se n'erano formato un concetto a modo loro. Il pro ed -il contro traducevasi in favore e in disfavore dei discussi oratori, dei -quali ben a ragione il proverbio siciliano: _Tinta dda matri c'havi lu -figghiu pridicaturi!_ compiange le genitrici; giacchè non v'è persona -che più dei banditori della parola di Dio sia maltrattata da quelli che -meno la intendono. Alla simpatia o all'antipatia del pubblico varie -circostanze concorrevano tutte più o meno forti: la nazione del -predicatore l'ordine a cui apparteneva, le sue relazioni con qualche -reputata famiglia del paese, e poi le doti intrinseche e più le -esteriori di lui. Laonde accadeva il medesimo che agli artisti da -teatro, fatti segno di calorosi applausi e di tacite disapprovazioni. -Nel 1785 un genovese che predicava nella chiesa dell'Olivella -soppiantava un napoletano al Duomo; dove anche l'anno seguente un altro -soccombeva a quello della medesima Olivella. Nel 1787 la logomachia -sostenevasi tra di valenti Domenicani, come tra due altri mediocrissimi -del medesimo ordine nel novantacinque e nel novantasei. Il sac. Gaetano -Burlò nella chiesa di S. Giuseppe superava di gran lunga i suoi emuli; -di che fu un gran discorrere fino a vedersi anche i meno intemperanti -tra gli spensierati giudici da caffè bisticciarsi nelle assemblee e -nelle riunioni. Si era pensato in tempo debito (1791) a P. Pietro -Rottigni dei padri Somaschi; ma all'ultima ora, dopo sette anni dalla -nomina, egli mandava scusandosi di non poter venire. Fu una -indelicatezza imperdonabile, che fece andare su tutte le furie il signor -Pretore ed il nobile Senato. Che cosa poteva quindi fare P. Matteo -Aceto, invitato improvvisamente, poco prima della Quaresima? Si erano -messi gli occhi sul P. Teresio da S. Cirillo, e se n'era fatta la -elezione; ma avvicinandosi il 1794 egli se n'era andato all'altro mondo, -e fu fortuna che P. Gaspare da Gesù, carmelitano scalzo, accettasse il -tardivo e gravoso ufficio, e più, che lo compiesse con una certa lode. - -Al giunger dei Reali in Palermo, l'intervento loro alle sacre concioni -assumeva carattere di pubblica dimostrazione a favore del P. Domenico -Maria Sances dei Domenicani. Egli predicava al Duomo, cioè al Gesù, Casa -Professa, mentre all'Olivella predicava un nizzardo. Che pronunzia -infranciosata quella del nizzardo! Ed era mai possibile che col vento -fortunale spirante dalla Francia, riuscisse gradita quella pronunzia? - -Ed ecco il Re e la Regina recarsi tre volte la settimana a sentire il -Sances. Maria Carolina ne era addirittura entusiasta, e per riflesso, -tutte le dame di Palermo. A quaresimale finito, lo invitava al Palazzo e -regalavagli una forte somma in monete d'oro ed una tabacchiera del -valore di dugent'onze (L. 2550)!, poco più del doppio, quasi il triplo, -del compenso solito a darsi dal Senato al suo oratore ufficiale quando -egli era forestiere[130]. Lo spirito d'indifferenza religiosa -dell'antico pupillo del Tanucci avea già subito l'influsso della -politica e della sventura. La esperienza avea gettata molta acqua sul -fuoco dei primi anni del suo regno: e corte e chiesa si erano in lui -strette in amplesso assai più forte che non si potesse sospettare appena -egli era uscito di minorità. Il giovine principe nel 1768 aveva -arditamente espulso i Gesuiti, anche cadenti ed infermi; il vecchio Re -nel 1805 doveva richiamarli: e gli stemmi della Compagnia di Gesù, stati -sollecitamente atterrati, dovevano venir ricomposti e rimessi in onore. -Laonde il cronista Villabianca, a chiudersi del sec. XVIII, per la -Quaresima del 1800 poteva non senza una tal quale malizietta scrivere: -«Li primi ad esercitare la religiosa osservanza di sentir la predica dei -sani giorni furono li Sovrani con tutta la R. Famiglia; con che avendosi -(_sic_) essi passato allegramente nello scorso baccanale, procurano ora -far bene alle loro anime nei giorni di penitenza e fare insieme i lor -doveri di principi nell'edificare i popoli col loro santo cristiano -esempio»[131]. - -[130] «Il Predicatore quaresimale della Madrice Chiesa di questa città - per le prediche della Quaresima e panegirici e viene tenuto a fare, - onze 80; e ciò in seguito di ordine di S. E., per via del Tribunale - del R. Patrimonio, li 13 maggio 1692, colla condizione che il detto - Predicatore essendo regnicolo abbia da conseguire onze 60; ed - essendo forestiero onze 80, come dalla Riforma del 1788.» _I. - Sala_, _Dimostrazione_ cit. _dello Stato del Patrimonio del Senato - di Palermo_ p. 213. - -[131] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1800, p. 66. - -Strano, scomposto accozzo di profano e di sacro, di scettico e di -bigotto, di ridancione e di geremiaco, questo degenerato figlio di Carlo -III, che divertivasi e sospirava, che ogni maniera di caccia e di pesca -lecita e non lecita alternava con le noiose cure dello Stato; e che, -mentre per non dare ombra alla Regina si asteneva dal visitare i -monasteri, dove con le attraenti bellezze muliebri della Capitale si -sarebbe potuto guastare la testa, divertivasi con Donna Teresa Fasone; -la quale poi, in un giorno di malumore, per un inatteso regalo di -cattivo genere, dovea egli disterrare e mandare a domicilio forzato in -Castelvetrano! - -Il quaresimale del Duomo non era il solo ciclo di prediche di cui si -occupasse il Senato. Ad altri cicli consimili e a non pochi panegirici -doveva annualmente questo pensare tanto per la metropolitana quanto per -le parrocchie, sulle quali, come è risaputo, avea ed ha diritto di -patronato. Per le tre Rogazioni precedenti l'Ascensione invitava -_soggetti_ di valore indiscutibile. Le Rogazioni erano le processioni -alle quali nessuna corporazione monastica doveva mancare; sicchè le -prediche che le coronavano, dovendosi pronunziare innanzi ai monaci ed -ai frati della città ed agli ecclesiastici più in onore, facevano -«tremar le vene e i polsi» ai più valenti. Chi non conosce il P. -Reggente Domenico Danè, poeta ingegnoso ed elegante, sostegno -dell'ordine di S. Francesco di Paola? Ebbene: fu lui uno degli oratori; -e con lui in varî anni D. Fr. Ruffo, dottore in sacra teologia, i -cappuccini P. Giuseppe Alfonso e P. Fra Camillo da Palermo, il crocifero -P. Camillo Fuscia, il teatino P. D. Em. Oneto, il carmelitano P. Lettore -Niccolò Aiello, lo scolopio P. Fr. Cusenza ed i preti Bonomo, Puccio, -Barresi, Fernandez, Camarda, Calderone, Agalbato, Miraglia, Giunta e D. -Giuseppe Trofolino. - -Trofolino?... Oh! questo sacerdote non fu solo un buon predicatore, ma -anche un fervoroso operaio della chiesa. Se il lettore non ne sa altro, -si ricordi almeno essere egli stato l'autore della giaculatoria che dopo -la benedizione del Divinissimo si recita ogni dì nelle chiese. - -Fa mestieri di trascriverla? - -Eccola quale egli la compose e l'Arcivescovo del tempo l'approvò (1779): - - Adoramu umiliati - La santissima Trinitati; - Adoramu ogni momentu - Lu santissimu Sacramentu; - E lodata sempre sia - La purissima Maria! - -Adesso il pietoso lettore sa che questa canzonetta conta la bellezza di -centoventicinque anni di età. - -Il fiore dei panegiristi del tempo era adibito anch'esso a celebrare, -oltre le tre Rogazioni, S. Sebastiano e S. Agata, per conto del Comune, -che dal 1575 avea fatto voto di festeggiarli come protettori e patroni -della Città, e S.a Rosalia, la graziosa verginella palermitana, il genio -tutelare a cui la Città medesima come ad àncora di speranza, a tavola di -naufragio, a porto di salute ricorse sempre con fede nei giorni più -tristi per essa. - -Poco meno che mezzo secolo addietro, fra il 1850 ed il 1860, le -Rogazioni aveano già perduto l'antico lustro, e S. Sebastiano le -simpatie che lo avean - - . . . . . . . . fatto degno - Di tanto onore . . . . . . - -Chi scrive queste pagine ricorda le ultime processioni commemorative -delle due ricorrenze, dove non più gli ordini monastici tutti, ma solo -pochi loro rappresentanti con gonfalone e croce intervenivano, _rari -nantes in gurgite vasto_, scarsi componenti una breve fila di frati, -appena notabili nelle grandi vie da percorrere, non sai se mortificati -di essere in sì poco numero, o infastiditi dell'ora dello spettacolo, -che li distraeva dalle consuete occupazioni. - -Il quaresimale prosegue sempre lo stesso a cura del Municipio e col -favore inalterato del pubblico, che ora si rivolge a quello -dell'Olivella,[132] ora si accentra tutto sull'altro, secondo il -giudizio degl'intendenti, le relazioni degli amici, la mimica degli -uditori più autorevoli, i quali coi più lievi movimenti del capo, o con -l'aggrottar delle ciglia, o col contrarre delle labbra, talora decidono -del merito dell'oratore e formano presso il _servum pecus_ degli -ascoltatori la così detta pubblica opinione. - -[132] Da pochi anni l'Olivella tace; riparlerà forse, e ricominceranno i - termini di paragone. - -Nella Quaresima erano di obbligo alcuni giorni di meditazione in -esercizî spirituali. Tutte le chiese di secolari e di regolari -accoglievan fedeli d'ambo i sessi; ma v'era un luogo esclusivamente -destinato a questo devoto ufficio, la «Casa degli esercizî», fondata dai -preti di S. Carlo Borromeo; e v'era anche la congrega del Fervore -(1765), promossa ed aiutata da quell'uomo di santa vita che fu Mons. D. -Isidoro del Castillo dei marchesi di S. Isidoro, provvidenza del -quartiere dell'Albergaria, del quale fu parroco attivissimo. Lì, nella -Casa, erano lunghi corridoi con camerette da una parte e dall'altra per -coloro che vi si recassero, una magnifica cappella, un ampio e lungo -refettorio e qualcos'altro per la pace dello spirito. Per nove giorni di -seguito, nobili e civili vi si ritiravano per attendere alla riforma del -loro costume ed all'acquisto della cristiana virtù[133]. Favorito da -clausura volontaria (e sovente involontaria) era il raccoglimento di -coloro i quali, per devozione sincera o, come non di rado accadeva, per -ostentazione, vi entravano. La Curia arcivescovile li conosceva uno per -uno, e rilasciava loro un attestato di questo compiuto dovere, come -tutte le parrocchie rilasciavano quello del precetto pasquale. Li -conosceva la Polizia e sapeva tenerli in conto come di buoni cattolici -così di sudditi fedeli. Li conosceva anche il Senato, nei cui archivi se -ne conservavano alcune volte i nomi e i documenti, perchè l'autorità -comunale consentisse la costruzione di certi ripari necessarî ad -impedire ai passanti di turbare il religioso ritiro[134]. - -[133] _G. Palermo_, _Guida istruttiva per Palermo_, 2ª edizione p. 698. - -[134] _Provviste del Senato_, a. 1793-94, pp. 135 e 226. - -Luogo consimile pel conforto dell'anima sua aveva una volta scelto il -Vicerè Fogliani (1767): la Quinta Casa al Molo, con la predicazione del -gesuita P. Sansone; ma non avea voluto esser solo, e «di casa in casa -con un suo creato avea mandato invitando tutti i nobili della città.» -Ecco il suo _nodiglio_: - -«_Il Vicerè la riverisce, e avendo risoluto di andare a fare li Esercizj -di S. Ignazio nella quinta Casa, la esorta e prega a volere con la sua -pietà tenergli compagnia in questo santo ritiramento, e gliene averà -obligazione, oltre il merito che ella si farà col signore Iddio. Questa -fatta di esercizj, composta di soli nobili, comincierà la sera del -lunedì 23 corrente marzo, e terminerà la mattina del giorno primo di -aprile._ - -_Ve ne sarà in appresso una seconda, composta di nobili e mercadanti, la -quale comincierà la sera del lunedì 6 aprile, e terminerà la mattina del -mercoledì santo. Si compiaccia però avvisar per tempo con suo biglietto -in risposta a quale delle due potrà intervenire, non dubitandosi che per -questi pochi giorni lascerà ogni altro affare per occuparsi di quello -solo, che tanto importa all'anima sua»._ - -Il tono della chiusura non ammetteva dubbio sull'accettazione. «Fatevi -gli esercizj spirituali (diceva con belle parole il Vicerè): e -dichiarate se volete farli coi nobili ora, o coi nobili e coi mercanti -più tardi.». - -Non si ha il numero dei signori invitati con questa circolare; ma si sa -che in compagnia di S. E. furono quaranta persone probabilmente -dell'alta aristocrazia[135]. - -[135] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XIX, p. 8. - -Vicende della vita!... Questa Quinta Casa dovea vent'anni dopo (1786) -convertirsi in R. Casa di correzione pei figli discoli e per le mogli -scorrette! - -Nel 1799, nel medesimo mese di marzo del suo antico Vicerè, Ferdinando -III con Carolina e tutta la Corte, assisteva dentro la Cappella Palatina -ad esercizî simili a quelli che abbiamo cennati[136]: e furono giorni di -grande sacrificio pel Sovrano, che non uscì, non fiatò e, tanto per -parere, tenne silenzio da certosino. - -[136] _D'Angelo_, _Giornale_ ined., p. 329. - -Quello che per gli uomini alla Quinta Casa, avveniva per le donne nel -Ritiro delle figlie della Carità sotto nome di Filippone. «Nel corso -quaresimale si ricevevano per nove giorni dame e donne civili e zitelle -e povere per farvi gli esercizi spirituali di S. Ignazio di Lojola in -santo ritiro, delle quali le prime pagavano una certa somma per lo -trattamento del pranzo, della cena e di quanto altro bisognava». - -Così diceva un articolo del _Ragguaglio_ del pio luogo: «e da questo -santo Stabilimento non è stato poco il vantaggio che in questa città se -ne è riportato,» aggiungeva un erudito[137]. - -[137] _Breve Ragguaglio di quanto praticano in questa Capitale le Figlie - della Carità_, ecc. n. 12, p. XXXIV. In Pal., Felicella, MDCCLXXII. - -- _G. Palermo_, _Guida_ cit., p. 537. - -E come non v'era chiesa (e la pratica è sempre in pieno vigore anche -oggi, specialmente nelle parrocchie, negli oratorî, nei monasteri, nelle -case di educazione, ecc.) nella quale, per età e quasi per classe -sociale, gli esercizî di Quaresima non si ripetessero per gli uomini, -così non v'era e non v'è chiesa nella quale dove per nobili dame, dove -per modeste signore e dove per umili donnicciuole, e per ragazze e madri -di famiglia, quattro giorni almeno non venissero a questo consacrati. Le -diverse partite di esercizî supponevano ed ammettevano uditori diversi: -e nessun altro di sesso, di età, di condizione differente. Cominciavano -(ripetiamo, che l'uso è sempre vivo) nelle ultime ore del giorno e -finivano di sera. _Istruzione e Meditazione_ impartivasi quando da un -solo, quando da due sacerdoti. Quasi sempre amena la _istruzione_: e se -per poco si scorre l'_Utile col Dolce_ del P. Casalicchio, al quale i -predicatori ordinariamente attingevano[138], si comprende bene perchè -uomini e donne, vecchi e fanciulli, vi si divertissero; ma la -_meditazione_ era una vera penitenza; quella sul purgatorio e, peggio -ancora, l'altra sull'inferno, un supplizio. Una di queste prediche pel -rumore che fece, dovea restar proverbiale, e merita un ricordo. - -[138] _L'Utile col Dolce, ovvero quattro Centurie di argutissimi detti e - fatti di saviissimi uomini del p._ _Carlo Casalicchio_ _d. C. d. - G._ In Napoli, MDCCLXIV. - - Dal 1671 a 1764 in Napoli e Venezia se ne fecero undici edizioni. - -Era appunto di Quaresima, e nella chiesa di S. Maria delle Grazie, detta -della Gància, alla quale è attaccato il relativo convento dei frati -Osservanti, si compievano i soliti esercizî per le popolane della Kalsa. -Toccava oramai la meditazione sull'inferno: e si era voluto renderla -efficacissima rappresentando al vivo le pene dei dannati. Nel meglio, -quando cioè il predicatore si accalorava nel descriverle, si sente un -orrendo scroscio di catene, e pietosi lamenti di uomini, e -raccapriccianti urli di demonî, e fracassi assordanti, e bagliori -sinistri di fiammate, che rompeano, rendendola più penosa, la oscurità -della chiesa. Immaginiamo il terrore delle donne! Quale più, quale meno, -tutte si misero a piangere, a singhiozzare implorando pietà e -misericordia, a gridare come ossesse; le più pronte si precipitarono -verso la porta fuggendo; molte si svennero, alcune tramortirono. A tanto -scompiglio accorsero i vicini, e con essi la Polizia: e sentendo la -cosa, non poterono trattenere le più matte risate. - -La frase popolare _Finiri a 'nfernu di Gància_ attesta il tragicomico -aneddoto[139]. - -[139] Vedi i nostri _Spettacoli_ e _Feste_, p. 206, e _Modi proverbiali_ - cit., n. 44. - - Sulle nomine dei predicatori per opera del magistrato municipale, - vedi _Provviste del Senato_, a. 1791, p. 6; 1794, pp. 16 e 67; - 1795, p. 127; 1796, p. 155; 1797, p. 42; 1799, p. 32. - - - - - CAP. VIII - - - FRATI, MONACI E CONVENTI. - -Non era ordine religioso che non fosse più o meno largamente -rappresentato in Sicilia; e dicendo Sicilia, vogliamo intendere Palermo, -centro anche della vita ecclesiastica dell'Isola. Basiliani e -Benedettini, Cappuccini ed Agostiniani, Domenicani e Minimi, Antoniniani -ed Osservanti, Carmelitani e Nicolini aveano in città e fuori i loro -monasteri ed i loro conventi[140]. - -[140] Convento in Sicilia vale abitazione di frati. - -Professavano le regole di S. Basilio e di S. Benedetto, di S. Francesco -d'Assisi e di S. Agostino, e le sotto-regole di S. Domenico e di S. -Francesco di Paola, di S. Antonio da Padova, di S. Nicolò di Bari, del -terz'ordine di S. Francesco e via discorrendo. V'erano poi anche preti -secolari e regolari, che partecipavano delle fraterie, ma ne differivano -quasi radicalmente, perchè, congregazioni particolari, aveano per -proprio istituto determinati scopi, come quello d'istruire la gioventù -(Scolopî), di educarla (Filippini), di assistere i moribondi -(Crociferi), di meditare e di elemosinare (Teatini) ecc. Di Gesuiti non -si parlava più da un pezzo. - -I frati eran divisi per provincie monastiche: e capo supremo di ciascuna -era appunto un Provinciale con giurisdizione assoluta sopra un dato -numero di conventi. Era preposto al convento un Guardiano, col nome di -Priore tra i Benedettini e i Domenicani, di Correttore tra i Minimi, di -Nostro Hermano tra i Mercedari. Il Guardiano quindi, il Priore, il -Correttore moderava o dirigeva la famiglia del suo convento, come il -Provinciale o l'Abate (se tra Benedettini, Basiliani ecc.) quelle di -tutti i conventi a lui sottoposti. Egli, il Guardiano, amministrava, -disciplinava i suoi confrati, ma non così indipendentemente che non -dovesse darne conto al suo superiore, sotto i cui occhi passava -qualunque carta, ed al cui controllo era sottoposta ogni spesa, come -qualsiasi disposizione relativa al governo materiale e spirituale della -comunità. - -Un critico di cose monastiche si lasciò sfuggire che gli abiti dei -Regolari eran tanti e così diversi che ci sarebbe stato da farne una -gaia collezione di quadri e da riempirne le più cospicue gallerie del -mondo. - -L'espressione ha un fondo di vero, in quanto gli abiti, a ragione della -necessaria distinzione di ordini, erano molti e molteplici, sì per la -stoffa ond'eran composti, sì pei colori e sì per la forma. Come dai -frati Cappuccini si andava per la scala religiosa fino ai monaci -Benedettini, così dal ruvido albagio (_abbràciu_) si giungeva al morbido -fior di lana; e dal nero perfetto di questi ultimi, al castagno dei -Mendicanti, al latteo dei Predicatori e dei Benedettini Bianchi. Dalle -amplissime maniche spioventi sui fianchi dei monaci, dalla saccata dei -Minimi, si scendeva alla stretta ed angusta degli Antoniniani. I rozzi -sandali, per via di modificazioni e di ritocchi, assurgevano ai delicati -calzari; se parecchi erano gli ordini che andavano a capo nudo, non -pochi si coprivano, quali d'un nicchio e quali d'un cappello a tegoli. - -La chierica _unius mediocris palmae_ dei Minimi allargavasi fino a -limitare, nei Minori Conventuali, una corona di corti capelli, simbolo -della corona di spine di G. C., e si riduceva alla misura d'una moneta -di scudo d'argento nei monaci di S. Basilio e di S. Benedetto. - -Ciascun ordine professava un voto proprio oltre quelli di Povertà, -Castità, Obbedienza, obbligatorî per tutte le fraterie; e dove uno -s'astringeva a perpetua vita quaresimale (Minimi), un altro a quella -della predicazione (Domenicani), gli altri, alla istruzione, alla -redenzione degli schiavi, alla elemosina, alle missioni nei Luoghi santi -ecc.[141]. - -[141] Erano i Riformati, presso i quali è ancora nel convento della - Gància un posto col titolo di _Terra Santa_. Costoro andavano in - giro pei comuni dell'Isola portando le _bolle dei Luoghi Santi_, - composte e stampate dentro il Commissariato di _Terra Santa_ in - Palermo, dove i tipografi si chiudevano, e stampavano - scrupolosamente il numero prestabilito di bolle: non una di più. - Codeste bolle contenevano privilegi e indulgenze agli acquisitori, - e si portavano addosso, preservativi di assalti di ladri, di - naufragi in fiumi, infortunî d'ogni genere nei viaggi per la - Sicilia. - -Poveri avrebbero dovuto esser tutti in quanto che a nessuno era -individualmente lecito di possedere: e se qualche cosa aveano, questa -non poteva essere se non del convento; ma tali non erano se si guardi -agli stabili ed alle larghe entrate della comunità. I viaggiatori del -tempo si palleggiavano le cifre di codeste entrate, e le facevano -ascendere a somme favolose[142]. - -[142] Il solo _Gorani_, _Mémoires_, I, 471, nel 1793, scriveva: «I - conventi dell'Isola possiedono beni incalcolabili. Palermo ha - monasteri con annuali rendite di 100,000 ducati d'argento» (L. - 425,000). - -Checchè ne sia, nella Capitale ciascun frate (non parliamo neppure di -monaci), di qualsivoglia corporazione, mangiava, beveva e vestiva -decentemente. In provincia però s'intristiva sovente nei disagi; e -v'eran conventi nei quali la tanto gradita campana del refettorio sonava -solo _pro forma_. - -Il Governo, che si occupò anche un poco di monasteri e di conventi -poveri, provvide a tutti in generale con la legge dell'ammortizzazione; -ed ai disagiati, con l'abolizione di quei _conventini_ che per difetto -di patrimonio, o per iscarsezza di numero, o per degenerazione dal -primitivo istituto, non fossero più in grado di reggersi o non avessero -più ragione di esistere. - -Codesto concetto, vogliam dire embrionale, del Governo sulle -corporazioni religiose, doveva in tempi posteriori, due terzi di secolo -dopo, dar luogo a provvedimenti tanto improvvisi quanto immaturi. Gli -scomposti tumulti palermitani del settembre 1866, fin qui non ricercati -abbastanza nella loro finalità, vennero seguiti dallo scioglimento delle -corporazioni medesime e dall'incameramento dei loro beni a pro dello -Stato, o meglio a pro di accorti speculatori. Costoro, aiutati da -inconsci, o da inesperti, o da disonesti, seppero trarne profitto a -scapito dei poveri, ai quali il dilapidato patrimonio venne -indebitamente sottratto. - -Della morale dei frati si è sempre discusso: e le opinioni unilaterali -ci son giunte in proverbi poco benevoli ad essa. Se ne raccontano tante, -da poterne venir fuori un nuovo _Decamerone_; ma si dimentica che la -fragilità è umana, e non poteva esigersi virtù soprannaturale in mezzo -alle tentazioni pertinaci della vita in chi a 16 anni avea professato un -voto, del quale non era in grado di valutare le conseguenze avvenire. - -Ferdinando III volle ovviare al danno della inconsapevolezza dei -giovanetti che si legavano con voti perpetui a quella età, e dispose che -le professioni non dovessero farsi innanzi il ventunesimo anno: -disposizione savia, ma non priva di difetto in quanto il professando, -chierico dapprima, novizio poi, non avea avuto fino a vent'anni agio di -conoscere il mondo per decidersi ad abbandonarlo per una vita del tutto -diversa. - -E frattanto, vedi incoerenza dello spirito umano! Una volta che Re -Ferdinando recossi a visitare il chiostro di Monreale, quei monaci, dopo -avergli chiesto la mitra come l'avevano i canonici della Collegiata del -Crocifisso, altra grazia non seppero domandargli se non quella di poter -pronunziare voti solenni prima del ventunesimo anno! Il Re avrà pensato: -«Oh guarda! io l'avevo fatto per essi, ed essi non se ne contentano: -...fate il comodo vostro!», e da Legato Apostolico concesse il -privilegio, che la incauta comunità si affrettò a consacrare in una -lapide nello scalone del monastero. - -L'obbedienza era il voto forse più rigorosamente osservato, o fatto -osservare. Il semplice frate, ed anche in dignità di Definitore, di -Maestro, di Reggente, vi si sobbarcava o rassegnato o a denti stretti. -Il Provinciale, emanazione dell'autorità _generalizia_, ordinava a suo -arbitrio la residenza del frate. Codesta residenza egli partecipava -all'interessato con un foglio di carta in latino, chiamato _obbedienza_; -la quale poteva essere imposta dalla esigenza del culto in una chiesa di -provincia, ma poteva anche rappresentare, come di frequente avveniva, un -provvedimento disciplinare. In questo secondo caso la faccenda era -grave: e la _obbedienza_ sonava castigo o punizione. - -L'_obbedienza_ era un'arma terribile. Per essa, dicono le male lingue, -avevano sfogo le antipatie di persona, gli odii di parte monastica; in -essa si epilogavano le vendette personali. I peggiori conventi della -provincia eran destinati ad ospitare i paria delle fraterie. Quando poi -l'avea fatta grossa od era un recidivo incorregibile, previa -l'autorizzazione del Generale dell'ordine, il frate veniva confinato in -un convento di «stretta osservanza» non solo fuori provincia, ma anche -fuori ordine. Era un domicilio coatto in tutto il significato della -parola, al quale, in caso di riluttanza di renitenza, andavasi con la -sgradita scorta della forza pubblica, rimanendosi sotto la scomoda -sorveglianza della Polizia. Gibilmanna, tra Cefalù e Castelbuono, suona -triste anche oggi pei frati che vi tribolavano; e Polistena era la -Gibilmanna della Calabria. - -Le Costituzioni siciliane però offrivano la guarentigia di un tribunale -d'appello al religioso che si credesse ingiustamente castigato: vogliam -dire il Giudice della R. Monarchia, che ordinariamente era un alto -prelato, e, perchè rappresentante del Governo, indipendente. A questo -Giudice il povero bersagliato richiedeva fremente e fiducioso una -riparazione, che allo spesso otteneva completa: la revoca -d'un'obbedienza che eccedesse i limiti dell'ordinario e prendesse -carattere di punizione immeritata anche in rapporto alla salute del -frate. Era l'autorità sovrana del Re che si contrapponeva alla -monastica, la quale da Roma, da un Generale, da un Cardinal protettore -dell'ordine, dal Papa stesso attingeva forza ed autorità. - -Or parendo questa esorbitante in alcuni ordini e come una inframettenza -a scapito della potestà regia, un giorno si pensò a diminuirla, anzi a -distruggerla senz'altro in alcuni ordini monastici: ed eccola colpita in -pieno petto. Un decreto reale, la mattina del 4 novembre 1788, -improvvisamente aboliva i Generalati dei Domenicani e dei Francescani in -Sicilia. Fu una bomba che scoppiò con ispaventevole fracasso, accolta -dove con fragorosi applausi, dove con penosa sorpresa; di che l'eco -giunse disastrosa a Roma. In Palermo frati e chierici regolari non -compresi nel sovrano editto si chiedevano perchè non lo si estendesse -anche ai loro ordini, sottraendoli così alla supremazia d'un Generale o -d'un Procuratore Generale, che quasi nessuno di essi aveva mai veduto, -ed al quale dovevano ciecamente ubbidire. - -Espressione dei sentimenti d'allora son tre sonetti anonimi, corsi -manoscritti appena promulgato alle Quattro Cantoniere il real decreto. -Chi li compose? Nessuno lo seppe; solo più tardi se ne attribuì la -paternità ad un prete, professore di Teologia dommatica nell'Accademia -degli Studî, il celebre sac. Carì, che con olimpica serenità se ne -rimaneva dietro le quinte. - -I sonetti son così liberi che noi non sappiamo farli di pubblica -ragione; e perciò li lasciamo manoscritti[143]. - -[143] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1788, pp. 677-78. - -Com'essi, i frati, passassero il loro tempo, è stato detto e ripetuto. A -quanti si sono occupati delle fraterie, rincrescevole è parso il saperle -sovente disoccupate senza utile alcuno per la società. I viaggiatori che -lasciavano la Sicilia, scagliavano contro queste tutti i sassi che -incontravano per via. Gorani nel 1791 mettendo in combutta preti, monaci -e frati, ne faceva sessantatremila poltroni, oltre a «centomila persone -votate al celibato e perdute per la società»[144]. Chi abbia per poco -guardato l'opera del «citoyen françois», sa che mangiatore di -ecclesiastici egli fosse. Hager dolevasi che andando a cercare qualche -frate in convento, non ne trovasse mai uno. Dov'erano? «Nelle botteghe o -per le strade, a sciupar un tempo prezioso, a ciarlare, ad oziare, -mentre non pur l'agricoltura, ma anche le manifatture e le fabbriche per -manco di braccia perivano». E voleva senz'altro che si mandassero a -zappare o far da manuali[145]. - -[144] _Mémoires_, t. I, p. 471. - -[145] _Gemälde von Palermo_.... - -Fin quell'uomo mite del Marchese Villabianca deplorava questo stato di -cose, che tornava «a molto discapito della popolazione». Quando nel -1779, sulla politica del Tanucci, il Sovrano, «stante il continuo, -smisurato moltiplicarsi di frati mendicanti di S. Francesco», ordinava -per dieci anni la chiusura dei noviziati e fissava per le province -siciliane il numero dei Cappuccini in 900, degli Osservanti in 450, e -dei Riformati in altri 450, lo stesso nobiluomo compiacevasi che S. M. -volesse «uomini utili allo Stato pel maneggio delle armi e per la -coltura di campi»[146]. Nè men severo in siffatti giudizî era nella sua -malandata vecchiaia. - -[146] _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, p. 350; _Diario_ ined., 28 febbraio - 1799; 22.... - -Non pertanto, Bartels, per indole, per professione evangelica e per la -evoluzione e rivoluzione dei tempi, avverso alle fraterie, faceva -un'osservazione di ben altro genere a favore delle fraterie medesime. -Mentre l'aristocrazia del censo tormentava nelle lontane terre i -vassalli e, forse senza saperlo o volerlo, ne succhiava per mezzo di -avidi procuratori il sangue, gli ordini religiosi erano umani verso la -povera gente che ne lavorava la terra e ne riceveva pane; il quale se -era bagnato di sudore, non grondava di lacrime. - -L'osservazione trova appoggio nei fatti. - -È bensì vero che guardando ai diversi istituti monastici non fosse da -rimanere edificati della scrupolosa osservanza dei voti; ma è ugualmente -vero che, come per compenso, larga era nei frati la beneficenza. La -povertà pudibonda trovava sempre nelle case monastiche una minestra ed -un pane, che sovente bastava a sfamare sventurati non usi a stender la -mano. La miseria, che per lunga abitudine di chiedere andava a battere a -quelle porte, non tornava indietro senza un sussidio. Differenti le ore -per quella come per questa; diverse le mense. Houel, pur esso non amico -dei frati, rimaneva commosso nel vedere, dentro il convento dei -Cappuccini, «in un refettorio particolare e recondito, accolti ogni -giorno a desinare nobili poveri e vergognosi, con grande onestà serviti. -Nessuno si accorgeva della ragione del loro andare, giacchè infinito era -il concorso dei poveri a quel convento. Ed osservava: «Quest'opera di -carità fa degni di considerazione quei frati, ai quali ricchi e non -ricchi fanno elemosina per sopperire alle spese a tanto bene necessarie. -Essi meritano di esser benedetti, giacchè non posson fare dei loro beni -uso migliore»[147]. - -[147] _Voyage pittoresque_, v. I, p. 71. - -Come nei monasteri femminili era la stretta clausura pei due sessi e per -qualunque persona, meno che per le autorità ecclesiastiche, pel medico e -per gli operai addetti a lavori materiali; nei conventi la clausura era -solo limitata alle donne. Gli uomini potevano entrare; le donne, invece -no. A nessun militare era fatto lecito sorpassare armato la porta, la -sua sciabola o spada dovea rimanere giù, in essa. Quando i Reali ebbero -vaghezza di fare una visita al monastero dei Benedettini di S. Martino, -e con loro erano anche donne, avvenne una strana scenetta, nella quale -le dame di compagnia, col pretesto di far parte della comitiva, presero -per loro le facoltà della Regina e delle principesse reali di penetrare -nelle monastiche mura maschili; il che fu ragione di gravi risentimenti -dei superiori. - -Ed è giusto avvertire che alcuni anni innanzi era stata perpetrata una -comica frode, per ragione della quale la sorveglianza era divenuta più -del solito oculata. Una signora inglese, desiderosa di conoscere _de -visu_ l'interno del monastero, travestita da uomo, era entrata con altri -uomini, visitatori del grande edificio. Nessuno se ne accorse, nessuno -ne seppe nulla; ma quando l'Abate n'ebbe conoscenza, ordinò che nessun -forestiere quind'innanzi vi mettesse più piede[148]. _In dubiis pro -anima._ - -[148] _Bartels_, _Briefe_, v. II, p. 658. - -Gibbon lasciò scritto: «Un solo convento dei Benedettini rese alla -scienza forse maggiori servizî che le due università di Oxford e di -Cambridge.». - -Questa opinione, in Sicilia, nel secolo XVIII, deve aver credito, perchè -nei monasteri di S. Martino e di Monreale erano uomini eminenti per -dottrina, pietà e senso squisito d'arte. Il gusto che dominava fin nei -particolari delle opere antiche e moderne dei due monasteri, non meno -che in quelli di S.a Maria del Bosco e di S. Nicolò l'Arena, prova che -quelle non eran persone volgari, ma che invece si ispiravano ai più -elevati sentimenti del bello. Dopo un secolo e più che il Governo -Vicereale fece vandalici saccheggi a S.a Maria del Bosco; dopo -trentott'anni che la Legge sulle corporazioni religiose è venuta a -scompaginare quanto avea saputo comporvi il monachismo intelligente, -musei, pinacoteche, librerie, attestano una civiltà di pensiero che la -beffarda società d'oggi non riuscirà a cancellare giammai. - -Eppure nel secolo XVIII il pubblico non era pienamente persuaso della -pietà e della sapienza dei Benedettini. Padri dotti e buoni come i -fratelli Salvatore e G. E. Di Blasi, come D. Ambrogio Mira e D. Raffaele -Drago, D. Gaspare Rivarola e D. Carlo Ant. Paternò, e come D. Gioacchino -Monroy ed altri tali, si contavano a dito: e i non contati si prestavano -a giudizî sfavorevoli, che tutti li mettevano in combutta. La loro -mondanità li teneva con un piede nel chiostro ed uno nelle dorate sale -degli aviti palazzi, alternando così la monotona recitazione del -breviario con la variata lettura di certi libri giunti in contrabbando -dalla Francia, e l'aperta contemplazione delle sacre immagini nella -chiesa e dei severi ritratti nei dormitorî con quella furtiva delle -_Provvigioni pel chiostro_, stampe di costumi e di scene illustrate, che -con deplorevole leggerezza qualcuno tra essi mostrava a visitatori -stranieri[149]. - -[149] _Bartels_, _Briefe_, v. II, p. 657. - -Poesie siciliane e italiane del tempo e di prima avvalorano siffatti -giudizî, certo non temerarî. Di una di esse diremo che un benedettino -raccomandava in poveri versi ai suoi correligiosi di rimanere al loro -posto, di serbar silenzio a rifettorio, di non andar bighellonando pel -monastero, di stare in ritiro, di non cercare più di tre pietanze e, nel -sollievo di gennaio, di non pensare all'antica usanza[150]. Che cosa -fosse questo «sollievo» e questa «usanza», non si riesce di capire: -salvo che per quello non voglia intendersi un po' di svago a Palermo, -dentro il monastero dello Spirito Santo (caserma dei pompieri), nei -giorni freddi d'inverno in S. Martino; e per questa, qualche vecchio -abuso. Altri componimenti ribattono sul medesimo chiodo; ma son colpi -delicati che si riducono a biasimare, indirettamente rafforzandolo, lo -sfarzo dei nobili figli di S. Benedetto, sfarzo rimasto proverbiale -quanto il letto dei Predicatori e le mense dei Cappuccini: - -[150] _Mescolanze dei secoli XVI, XVII, XVIII_, n. LXXXIII. Ms. Qq H 158 - della Biblioteca Comunale. - - Lettu di Duminicani, - Lussu di Binidittini, - Tavula di Cappuccini. - -Se i Benedettini per la loro nascita e quindi per una cert'aria -d'altezzosità venivano sfavorevolmente segnalati dai religiosi d'altri -ordini, questi non potevano andar lieti di cordiali rapporti tra loro. -Gelosie sempre rinascenti per dottrine teologiche, per preminenze di -regole, li tenevan divisi l'un l'altro, ed erompevano in motteggi in -pubblici ritrovi principiando nei refettorî e finendo nelle sagrestie -dei proprî conventi. - -Dal dì ch'erano andati via i Gesuiti, i Domenicani erano restati quasi i -primi a rappresentare la più soda cultura, essi nel sito dei quali era -stato fiorentissimo lo Studio, protetto dal Magistrato del Comune. Per -questo eran tenuti in alta estimazione. Ma i Domenicani non sapevano -perdonare ai Francescani la immensa colonna alzata in onore della -Concezione in mezzo della piazza della lor grande chiesa; colonna che -ricordava un trionfo dei frati Conventuali, sostenitori arditi della -verginità di Maria, da essi posta in dubbio. - -Quella colonna era un dispetto permanente per ciascun domenicano, il cui -ordine vide sempre di malocchio il giuramento del sangue del Senato di -Palermo[151], e serbò una certa simpatia pel Muratori, che lo biasimò -non essendo giustificabile la difesa, a costo del proprio sangue, di una -credenza cattolica non proclamata mai come domma dai sovrani pontefici. -Ma i Francescani se ne impipavano, perchè avevano dalla loro il -Magistrato Civico e sapevano che tutte le simpatie dei Domenicani non -sarebbero valse un briciolo nella protezione di questo, specialmente -dopo che la potenza dell'ordine di S. Domenico era stata depressa per -l'abolizione del S. Uffizio. - -[151] Cfr. in questo vol. il cap. I, p. 24. - -Non contro un altro ordine, ma contro la confraternità dei falegnami, i -Teatini sbraitavano per la statua di S. Giuseppe, che quelli, -proprietarî del terreno della chiesa, aveano voluto piantare sulla -porta. E che non fecero per impedire questa preferenza di fronte al -fondatore del loro ordine, S. Gaetano! Ogni anno, per la festa di S. -Giuseppe, quando i maestri dentro il maestoso tempio distribuivano la -immagine del S. Patriarca, inghiottivano bocconi amari nel sentire i -monelli a gridare sotto la loro Casa, nella vicina piazza Vigliena e per -le vie: _Viva S. Giuseppe, e non S. Gaetano!_[152]. - -[152] _De Borch_, _Lettres_, lett. XV, pp. 71-72. - -Ragione di scatti e di ostilità erano le processioni sacre, alle quali -era d'obbligo l'intervento delle comunità religiose. La precedenza di -queste dava luogo a liti non sempre definibili dall'autorità -ecclesiastica secolare (la quale, del resto, ben poco poteva sugli -ordini regolari), ed era occasione frequente di clamorosi ricorsi presso -l'Apostolica Legazia. Frati Conventuali, Osservanti, Riformati -scendevano in lizza tra loro, e poi, alla lor volta, in lizza contro -altre comunità per il posto che loro spettava nelle pubbliche funzioni. - -Nel 1778 il Re in persona, come Legato Apostolico, stabiliva le norme -regolatrici di siffatta bisogna; ma quelle norme a nulla valsero, e lo -spettacolo dei dissidî proseguì poco edificante. - -Tre anni dopo un Ministro siciliano, a nome del Re scriveva: «Per darsi -fine alla controversia agitata con eccessivo calore degli animi tra i -pp. Conventuali ed i pp. Osservanti e Riformati in materia di precedenza -nelle processioni ed in altre pubbliche funzioni,.... S. M. ha avuto -presente la sovrana sua reale risoluzione del 1778, con cui per punto -fisso e generale fu determinato che la precedenza dei frati nelle -pubbliche funzioni regolar si debba dall'antichità dell'approvazione del -rispettivo loro Istituto». E partecipava questa volontà acciò venisse -comunicata ai superiori di quegli ordini, non solo «per comune notizia», -ma anche «per l'osservanza, ad oggetto di evitarsi in avvenire le -scandalose brighe che sovente per tal piato sono avvenute». - -Sarebbe una vera ingenuità il credere che le brighe cessassero. Nelle -processioni e nell'associazione dei cadaveri si combatteva pel diritto -di priorità; come nella festa di S. Antonio per quello della -celebrazione di essa, reclamato per conto proprio ed esclusivo da -ciascuno dei tre ordini. Si giunse a tale che il Re dovette incaricare -il Tribunale della Legazia e specialmente la R. Camera di S. Chiara del -più rigoroso esame, in giudizio contraddittorio, «delle bolle pontificie -invocate dai provocatori della lite e dei giudizî degli scrittori di -cronache, annali ecc. dei documenti tutti che si potettero avere nelle -mani dai componenti quel Tribunale, fornito sempre d'uomini notissimi -per onestà, ricchi di erudizione storica, come di scienza canonica. Più -anni andavan per la scrupolosa ricerca, che dovea fornire la base della -sentenza; solo nel 1794 il R. Dispaccio pose fine alla questione»[153]. -Il Sovrano, che avea ben altro pel capo che i puntigli dei frati per -siffatte piccolezze, conchiudeva in questi termini perentorî: «Che -s'imponga perpetuo silenzio a controversie di questo genere, le quali -per lungo tempo han turbata la pace dei frati col distrarli dagli -esercizî di religione, ai quali son chiamati»[154]. - -[153] _L. Palomes_, _Dei Frati Minori e delle loro denominazioni. - Illustrazioni e Documenti_. 2ª ediz., lib. III, pp. 269-70. - Palermo, 1798. - -[154] Dispacci di S. M. Ferdinando III. In Pal., per il Solli MDCCXCVII. - -Gli era come dicesse: Andate a farvi benedire: e non mi state più a -rompere la devozione!... - - - - - CAP. IX. - - - LA PROFESSIONE DI UNA MONACA. - -Il dì 11 gennaio del 1797 S. E. Rev.ma Mons. D. Filippo Lopez y Royo, -Arcivescovo della Diocesi di Palermo, riceveva la seguente -partecipazione: - -«_Io Donna Maria Buglio, Abbadessa del Ven. Monastero di S. Maria -dell'Ammiraglio detto della Martorana di questa città di Palermo, -dell'ordine del Padre S. Benedetto, faccio fede come avendo con buona -licenza di S. E. Rev.ma nostro Arcivescovo fatto capitolo, nel quale -sono intervenute tutte le monache c'hanno voto, e proposto, che la -Novizia Donna Luisa Valguarnera, doppo aver finito l'anno intiero del -suo noviziato, e compiti li anni ventuno di sua età, richiede umilmente -di essere ammessa per amor di Dio alla professione solenne delli tre -voti monastici di Povertà, Castità, Obedienza, e di perpetua clausura in -questo monastero, e di esser accettata nel numero delle monache velate -con la solita dote di scudi 1000, è stata accettata con l'intiero -consenso della nostra Congregazione, avendo con voti secreti, e non a -viva voce, in quantità sopra due terzi come richiede la nostra santa -Regola. Di più faccio fede di mia coscienza, e ne chiamo in testimonio -Dio benedetto e che mi ha da giudicare, che la suddetta Donna Luisa -Novizia, per quel, che io giudico, ed ho potuto vedere, e intendere -dalla Madre Maestra, e da tutte le Superiore, e monache, sa leggere -bene, ed è degna per virtù di essere gratificata, ed abile per il -servizio di Dio in questo Monastero._ - -«_In fede di che ho fatto la presente sottoscritta di mia mano, -sigillata col nostro solito sigillo._ - -«_Dato nel nostro Monastero di S. Maria dell'Ammiraglio in Palermo, oggi -li 9 del mese di gennaio dell'anno 1797._ - - _Donna Maria Buglio, Abbadessa_ - _Donna Teresa Agraz, Cancelliera._ - -Dopo otto giorni Mons. Serio, Vicario generale della Diocesi, si recava -alla Martorana ad interrogare un'ultima volta, e ad esplorare l'animo di -D.a Luisa, e n'avea la conferma letterale delle dichiarazioni precedenti -della Madre Abbadessa: e con questo la rinunzia formale dei suoi beni, -«acciò più libera e sciolta applicar si possa a servire Sua Divina -Maestà». - -Siamo al giorno 23 gennaio. Dalla via Alloro, dal Cassaro, dalla Strada -Nuova portantine e mute elegantissime vengono a fermarsi nella piazzetta -di S.a Caterina. Dame e cavalieri in abiti inappuntabili ne scendono -posatamente, e con istudiata gravità infilano la porta della chiesa. Il -Principe di Valguarnera li ha tutti invitati per la solenne professione -della sua terza figliuola, la quale, compiuto, come abbiam visto, l'anno -del noviziato, intende appartarsi per sempre dal mondo. - -I musaici del sublime monumento di Giorgio Antiocheno brillano -all'agitarsi delle mille fiammelle accese nelle tre absidi e nelle -cappelle laterali. Otto o nove altari sono ininterrottamente occupati da -celebranti, stati «pregati di accrescere vieppiù la pompa colla presenza -di loro messa». A traverso le lucenti grate si profilano le esili -figurine delle nobili monache; dalle quali, a rispettosa distanza quelle -delle converse, e più in là ancora, o in una stanza a parte, invisibili, -le cameriere, pronte ad ogni cenno delle rispettive loro signore. - -Tutto è pronto per la cerimonia. Al corno dell'epistola dell'altare -maggiore sono le vesti monacali della candidata: lo scapolare largo e -lungo, la cocolla manicata e talare, il velo nero, il breviario, che -devono essere incensati e benedetti. Esce la messa solenne. I musici dal -letterino[155] intuonano il _Kyrie_. All'offertorio, il celebrante va a -sedere sotto un dossello. Di dentro, nella parte interna, sotto altro -dossello, col suo baculo d'argento in mano, circondata dalle monache -tutte in cocolla, ergesi maestosa la Badessa. Ed ecco, preceduta dalle -educande e dalle novizie compagne, inginocchiarsele innanzi in abito di -novizia, Maria-Luisa Valguarnera (giacchè è questo il nome di religione -che dovrà prendere) e chiederle la grazia di Dio e la sua. Un breve -dialogo latino si svolge tra l'una e l'altra; la quale, interrogata, -risponde di rinunziare al diavolo ed alle opere di esso, di volere -assumere la conversazione dei costumi monacali, abbandonare quella dei -genitori, abdicare alla propria volontà. - -[155] Letterino (fr. _luterin_) dicesi la tribuna, la cantoria dei musici - nelle chiese. È anche il palco nel quale sta l'organo, o si - affacciano persone per vedere e non esser vedute. - -Gl'invitati si mettono in punta di piedi, allungando il collo per vedere -o sentire, e la novizia con voce flebile e tremante legge la sua -petizione. Le compagne palpitano; la giovinetta, accostatasi al corno -dell'epistola dell'altare dell'oratorio, lo bacia, e presa la penna -soscrive col segno della croce invece che col proprio nome la domanda. E -mentre il sacerdote prega, la novizia si alza e con le braccia aperte in -atto di volare e col viso al cielo ripete per tre volte, -inginocchiandosi in ciascuna: _Suscipe me, Domine, secundum eloquium -tuum, et vivam: et non confundas me ab expectatione mea_ (Prendimi, o -Signore, secondo la tua parola, ed io vivrò: e non volermi fare sperare -invano). - -La funzione segue a svolgersi dal celebrante della chiesa, che recita -orazioni e benedice gli abiti, li incensa e li manda dentro l'oratorio. -La curiosità negli spettatori cresce. La Badessa senza scomporsi toglie -l'abito noviziale alla neo-religiosa che le sta prostrata innanzi, la -veste dello scapolare grande, della cocolla, del velo nero, le porge il -breviario, recitando mano mano una preghiera, finchè la professata -intuona: _Regnum mundi_, versetto che le monache tristamente ed il coro -dei musici allegramente proseguono ed avvicendano con crescente -commozione di tutti. Il sacerdote torna a benedire, e la Madre Badessa -riceve _in oscolo_ di pace suor Maria-Luisa, mentre il medesimo fa la -Madre Priora, e l'una dopo l'altra le monache tutte. - -Le campane suonano a festa: gli astanti mormorano, i cocchieri di fuori -schioccano le fruste, e lacchè e lettighieri torno torno alla Fontana -Pretoria gridacchiano e sorridono. In uno istante muta la scena. In -mezzo all'oratorio, sopra un tappeto ed un cuscino suor Maria si prostra -per terra: e le suore la coprono tutta con coltre nera come cadavere che -resti chiuso entro una cassa: e le converse le adattano dal capo e dai -piedi due candelieri accesi. A un dato segno, le campane dall'alto -rintoccano a mortorio: e come un tremito invade tutti i circostanti; e -le monache singhiozzano, e i circostanti lacrimano, impotenti a reprimer -lo schianto del cuore alla improvvisa morte morale di colei che è così -piena di vita. Dentro e fuori, la commozione è al colmo: ma si mitiga -non sì tosto che il celebrante inviti la docile vittima ad alzarsi: -_Surge quae dormis, et exurge a mortuis et illuminabit te Christus_ (O -tu che dormi, levati, e sorgi di mezzo ai morti, e Cristo -t'illuminerà)[156]. Ed essa si leva, e con gli occhi rossi s'accosta -alla grata del comunichino[157], e tra la impazienza degli invitati -riceve l'ostia benedetta: e nuove benedizioni e nuove incensate e nuove -orazioni porgono a tutti agio di osservarla, di studiarla, di scrutarne -il cuore profondamente agitato. - -[156] Le particolarità tutte di questa funzione concordano pienamente con - quelle del _Ceremoniale e le Costituzioni benedettine_ del Padre - Tornamira e Gotho. In Palermo, Dell'Isola, MDCLXXVI. - -[157] _Comunichino_, è nelle chiese dei monasteri il luogo pel quale - dalla chiesa si amministra alle monache interne la comunione. - -Il sacrificio è compiuto. Oggi suor Maria-Luisa nel refettorio sederà la -prima tra le novizie, domani l'ultima tra le professe. La maestra avrà -una ragazza di meno da sorvegliare; la Badessa, una subalterna di più -alla quale imporre; le suore una novella compagna alla quale confidarsi; -le celle monacali, una nuova ospite. - -Intanto nel parlatorio riserbato è un apparato di altro genere. La -Nobiltà e gl'invitati tutti, dimenticando lo stridente taglio delle -chiome dell'anno precedente ed il triste tumulo di pochi momenti -innanzi, vi passa lietamente chiacchierando e motteggiando. Lì per mano -di servitori gallonati ed imparruccati corrono incessanti, ed a -profusione quasi incredibile, fenomenale, gelati di tutte le essenze, e -amarene e limonate e _carapegne_ e cioccolata e paste e pasticcini -quanti può averne inventati la monacale industria e favoriti la -capricciosa golosità dei consumatori[158]. La signora Badessa D.a Maria -Buglio, benchè non ispetti a lei lo indirizzo di tante cortesie, si -moltiplica per far onore agli ospiti, i quali tutti, dalla più attempata -matrona alla più svelta ragazza, dal vecchio più costumato al giovane -più libertino, felicitano la nuova sposa del Signore: alla quale, come -ai genitori di lei, ripetono a coro la trita frase d'occasione: «Beata -lei che s'è messa in salvo, lasciando a noi i guai di questo -mondaccio!...». - -[158] Ben altro che questo troviamo nel medesimo anno e, per documento - storico irrefragabile, nella seconda metà del secolo XVIII. Di una - professione celebrata nel settembre del 1755, un cavaliere - palermitano (che potè anche essere un ecclesiastico) scriveva: - «Preceduto prima l'invito stampato, si fece con sì sontuosa e - dissoluta profanità, che tutti restammo scandalizzati. Fu sino - piantata avanti la porta del parlatorio una baracca di tavole, - dalla quale, come si fa nei teatri, si dispensavano pubblicamente i - rinfreschi; e durò questa profana solennità per tre giorni - continui, fino alle cinque passate della notte. Il giuoco e il - ballo, per non dir altro, vi mancarono solamente, perchè si potesse - dire di stare in un festino carnale.» - - Altro che cuccagna! E non parliamo delle ore favorite per - cosiffatte funzioni, le quali erano pomeridiane e sovente notturne! - (_Ragguaglio_, pp. 30-31, citato più oltre, nelle pp. 175-176 {p. - 166} del presente volume.) - -Eppure, chi potesse penetrare nell'animo di questa beata, quale tempesta -di affetti e di aspirazioni non vi scoprirebbe! E che crucciamento e -dolore e dispetto in quello delle giovini compagne! Astrazione facendo -dalle professe per vero, profondo sentimento religioso, le quali -potevano dirsi soddisfatte, anche felici del loro stato, quante di -queste non eran tormentate dal pensiero di aver troppo facilmente -abbandonata la società nella quale avrebbero potuto brillare! Quante non -rimpiangevano l'annuenza al chiostro, destramente strappata dai -genitori, che dovevano ad ogni modo sbarazzarsi dei cadetti e delle -figliuole per conservare ai primogeniti o all'unica erede le -ricchezze![159] Anch'esso, il chiostro, aveva le sue attrattive; ma -quanto non concorrevano queste a rendere talvolta angosciosa la vita di -privazioni del mondo! Come resistere alle tentazioni incessanti quando -le monache, affacciate alle logge sul Cassaro, vedevano uomini e donne -d'ogni ceto, andare spensieratamente? E non era ragione d'ingrati -confronti lo scorgere il fratello, la sorella, la cognata, l'amica, in -carrozza, a piedi, bevendo fino all'ultima goccia l'ambrosia della -felicità, o il saperli pompeggiare in passeggiate, in teatri, in -ricevimenti, in spettacoli, in pranzi, in tutte le ricreazioni della -vita! - -[159] «Gli sforzi dei genitori tendono ad arricchire il solo primogenito, - motore precipuo l'interesse. Le povere ragazze, prendendo il velo, - son costrette a rinunziare a tutti i loro beni a favore del padre, - il quale alla loro morte li trasmette intatti al maggiore della - famiglia.» _M. Palmieri de Micciché_, _Pensées et Souvenirs_, t. I, - ch. XX. - -Ciò non pertanto, non una parola di risentimento era dato sorprendere -sulle loro bocche. A traverso la calma imperturbabile e la devota -rassegnazione, nessuno mai sarebbe riuscito a scoprire la interna lotta -di tanti cuori. Alcuni di questi cuori forse sanguinavano; ma chi ne -udiva i gemiti? Solo qualche anima gentile li avrà in segreto raccolti, -compatiti, disacerbati col balsamo di lacrime pietose. - -La festa è finita. La famiglia della neo-professa, rientrando in casa, -ha riandato mestamente le grandi spese sostenute dal dì che la figliuola -entrò educanda, a questo della professione: e la dote, e il _livello_ -(vitalizio), e il corredo, e i varî _trattamenti_, e gli ornati ed i -parati della chiesa, ed altri particolari a base di centinaia d'onze. E -non di meno può dirsi contenta di esserna uscita senza il pericolo non -infrequente della rinunzia al chiostro, proprio all'ultimo istante, poco -prima del solenne giuramento dei voti, dopo che per la educanda, per la -novizia si sono sperperate somme ingenti in tutte le funzioni che -precedono e conducono a questa, or ora compiuta. - -Perchè è da sapere che le spese di professione erano le ultime di una -serie del genere, che partiva dalla prima entrata della ragazza in -monastero e giungeva dove l'abbiam vista. Il Governo le proibiva; ma a -che valevano le sue proibizioni se fatta la legge è trovato l'inganno? -La circolare della Gran Corte (1775) per la riforma di siffatte spese -veniva sempre elusa. - -Facciamo un po' di conto in famiglia e vediamo come andassero le cose. - -Per chi nol sappia, varie erano le funzioni per le quali la fanciulla -dovea passare per giungere a professarsi. - -Qualunque fosse l'età nella quale una bambina veniva ricevuta in -monastero (e si cominciava anche a quattro, cinque anni! giacchè di -buon'ora voleva crearsi alla futura monachella un ambiente che facesse -dimenticare quello di famiglia), al settimo anno essa faceva la -ufficiale entrata di educanda. Era quella una funzioncina tra seria ed -infantile, alla quale parenti ed amici intervenivano, soddisfatti quanto -le monache, con le quali ricevevano in comune dolci e rinfreschi, pur -non avendone i regali e le galanterie. - -Da educanda passava a novizia vestendo l'abito religioso: funzione che -esigeva l'offerta dell'abito, della _manta_, oppur della tovaglia, o -d'altro al monastero, di un cero da mezzo rotolo (gr. 400) a ciascuna -religiosa, di non so quanti ceri per gli altari, e poi di dolciumi a -tutto andare, così dentro come fuori il monastero, e di ori e argenti e -moneta sonante. - -Veramente questa entrata in noviziato dovrebbe avere lunghi particolari. -Il lettore potrebbe a passo a passo seguire la giovinetta educanda nei -sei mesi di _perseveranza_ precedenti il noviziato medesimo, fuori del -monastero; vederla a distrarsi o in noiosi passatempi, o in graditi -ritrovi, in città e in campagna: occupazioni tutte preparate con tal -fine astuzia da non far nascere simpatia per la vita fuori chiostro; -studiarla nelle settimane di _probazione_; ammirarla finalmente nel -giorno della _monacazione_. Giammai ragazza al mondo s'avviò a giurar -fede di sposa con festa e lusso pari a quello di lei nel momento di -questo primo drammatico atto della vita claustrale. Sciolte sulle spalle -le lunghe, lucentissime chiome; candide, ampiamente strascicanti per -terra le vesti nuziali, verso il palpitante seno stracariche di ricchi -ornamenti; coperto di gemme, di pietre e di ori preziosi il collo -delicato, le orecchie, le dita, ella s'appressa ad abbandonar tanta -pompa per divenire la sposa del Signore. Ad una ad una tutte quelle -forme mondane ella viene smettendo, fino all'ultima, (che è terribile -sacrificio per una donna!): le chiome, sulle quali, forbici inesorabili -s'accostano crudelmente recidendo, e che la genitrice reclamerà per la -famiglia, doloroso testimonio d'una bellezza scomparsa. Il saio monacale -copre subito la gentile figura, ohimè! così improvvisamente -trasfigurata! - -Abbiam vista la seconda delle funzioni, e potremmo tornarvi per fermarci -sui parati e sulle macchine che si costruivano in chiesa, sulla grande -musicata per la messa cantata, sui ceri accesi a tutti gli altari, sulle -lumiere pendenti dalla volta, sulle torce spettanti alle monache e sulla -profusione di dolci tra i presenti e gli assenti, tra i funzionanti e -gl'impiegati, i protettori, i familiari, i clienti del monastero, non -escluse le converse, le cameriere, le donne esterne di servizio. Ma -nossignore: più tardi verranno i primi ufficî e lo insediamento in essi. -Vanitosa come figlia di Eva, orgogliosa quanto una nobile del -settecento, la giovane religiosa non vorrà restare indietro alle -consuore che l'han preceduta. Che si direbbe di lei, che della sua casa, -se la infermiera o la refettoriera non impiegasse qualche somma in -ornamenti, apparati, utensili del rispettivo ufficio? Ci vada di mezzo -il _livello_ riserbatosi, si contraggono pure debiti, la generosità va -fatta! - -Molte e non liete son le riflessioni alle quali potremmo abbandonarci -per tanto sperpero; ma a che giovano esse se non giovarono i continui -ricorsi dei congiunti delle moniali al domani d'una professione? -Limitiamoci a deplorare con una vittima del tempo, certo Lombardo, la -elusione delle leggi, e solamente confermiamo il baratro che nelle case -aprivano le pompe monacali; donde «una delle più dure concause della -decadenza delle famiglie nobili di questa Capitale e di tutto il Regno e -le scandalose dispiacenze tra padri e figlie»: i padri nel vedere, come -abbiam detto, le figlie mutar di volontà dopo tanti anni di vita di -educande; le figlie per la conseguente riduzione della dote[160]. - -[160] Vedi circolare del 22 genn. 1782 del Vicerè Caracciolo, che - richiamava il real ordine relativo alla esatta esecuzione della - circolare del 6 luglio 1775 sull'argomento. _Villabianca_, - _Diario_, in _Bibl._, v. XXVII, pp. 231-37 e v. XXVI, pp. 329-31. - Mons. Michele Schiavo, giudice per modo di provvisione della R. - Monarchia, nel 1763 lasciava una memoria: _Per la Deputazione del - Regno affin di limitarsi le doti, e le enormi spese che si - verificano nei monacati delle figliuole_. Ms. Qq D 146. n. 8, della - Bibl. Comunale di Palermo. - - - - - CAP. X. - - - LE MONACHE E LA LORO VITA NEI MONASTERI. - -Tornando alla nostra monachella, eccola entrata, come morta al mondo, -nel numero dei più; ma pur tale, ella può rimaner paga del suo nuovo -stato. Da qui a tre anni le saranno schiuse le porte degli impieghi del -monastero: ella - - Sarrà fatta sagristana, - Purtunara, cucinerà, - Spiziala ed infirmerà, - Cillarària sarrà, - -come dice il buon Meli. Potrà anche salire al grado di _borsaria_, di -_rotaria_, di maestra delle educande o delle novizie, di Priora, di -Badessa[161]. - -[161] _Poesie_, p. 368. _Sagristana_, impiegata agli uffici interni della - sagrestia della chiesa; _purtunara_, portiera del monastero, - incaricata di aprire e far accompagnare chi entri nel monastero: il - medico, i fornitori di generi alimentari ecc.; _cucinera_, addetta - a sovraintendere ai servigi della cucina; _spiziala_, dolciera; - _cillarària_, economa per la cibaria; _bursaria_, cassiera interna; - _rutara_, che sta in portineria, pronta alle chiamate delle persone - che vengono alla ruota. - - Ad alcuni di questi _impieghi_ le monache eran chiamate ad una - certa età. - -Intanto comincia a disporre di qualche scudo delle sue entrate per certi -bisogni e doveri che non son quelli della cibaria, del vestiario, del -bucato, del culto, ai quali provvede il monastero. Di una cameriera e -magari di due non potrà fare a meno, abituata com'ella è ad esser -servita. Un confessore non le si potrà negare: l'ha ogni monaca, vuole -averlo anche lei: un confessore tutto suo, esclusivamente, unicamente -suo, che ella non permette, o solo per rara eccezione permette, che -abbia altre penitenti[162] nel medesimo monastero[163]. Lui direttore -dello spirito, consigliere, amico, padre essa guarda con premurosa -riverenza; a lui i suoi pensieri, le sue attenzioni. Non v'è solennità -ch'ella lasci scorrere senza una di codeste attenzioni. Per la Pasqua -gli manda i più squisiti _pupi cu l'ova_; per S. Martino, i più teneri -_biscotti pieni_; per Natale le più dure _mostacciole_; anzi, perchè di -grado superiore nella famiglia numerosa dei dolci, i più pesanti -_pantofali_[164]. Nella ricorrenza dell'onomastico o del compleanno di -lui, essa non sa, nè può rinunziare al piacere, fors'anche al dovere, di -mandargli un grande vassoio (_'nguantiera_) con dolci speciali del -monastero, o conserva di scorzanera (_scursunera_), e sopra o intorno -una mezza dozzina di fazzoletti di seta rosso-gialla, o di posate, o di -cucchiaini da caffè d'argento. La domestica esterna (_mamma_), portando -questi doni, o un'ambasciata chiedente della salute di lui, sa di dovere -studiare tutte le mosse del _padre_ (confessore), imprimersi nella -memoria le parole tutte da lui pronunziate, con la mimica che le -associa, per poterle subito ridire e ripetere alla signora. - -[162] _Penitente_, colui o colei che abitualmente si confessa con un - sacerdote. - -[163] «Contro la determinazione del Concilio di Trento avea quasi ogni - monaca un particolare e perpetuo confessore, origine delle continue - dissensioni, le quali pur troppo si sentono spesso in questi - monasteri.» _Ragguaglio_ che citeremo innanzi, pp. 175-76 {p. 166}. - -[164] _Pupu cu l'ova_, nei monasteri e nell'alta pasticceria siciliana, - specie di colombina, fatta di pasta dolce con un rialzo ad un lato, - con isquisita conserva. -- _Viscottu chinu_, biscotto molle in - forma convessa ed a ghirigori di sopra, e piano sotto, ripieno di - conserva o crema. -- _Mustazzola_, dolce molto duro, di farina, - zucchero ed altri ingredienti, a forma di focaccia irregolarmente - schiacciata, ed a ghirigori biancastri su fondo color mogano. -- - _Pantofalu_, specie di _mustazzola_ vuota e piena di conserva di - pistacchio o d'altro. - -Or com'è che una monaca, pur avendo professata povertà, poteva -permettersi tanto lusso di regali? - -Il come è semplicissimo. La monaca si rivolgeva con una lunga lettera, a -forma prestabilita, alla sua superiora e le chiedeva le licenze di -disporre del peculio, ossia del proprio vitalizio per i bisogni -personali o per fare delle piccole offerte. La formula di questa lettera -è un capolavoro di educazione, di rassegnazione alla volontà della -Badessa, suprema moderatrice del monastero, vigile custode della regola -di esso. Perchè, dopo la più larga professione di santa obbedienza alla -materna carità ed autorità di lei, la supplicante chiedeva il permesso -di potere col vitalizio «compire qualche atto di gratitudine così coi -parenti che con qualche altra persona cui ella avesse obbligazione; -potersi servire di tarì dodici, tenerli in suo potere e spenderli per -sua soddisfazione..., fare qualche elemosina, far celebrare qualche -messa, pagare qualche persona di servizio..., imprestare o imprestarsi -qualche cosa secondo le occorrenze del tempo, disporre di tutto quello -che teneva in cella, servirsi di alcune cose d'argento, ricevere tutto -quello che sarebbe stato dato dal monastero, dai parenti o da altra -persona, e che se ne potesse servire e disporre a suo arbitrio e poter -fare qualche cosa dolce così per sè stessa che dei parenti e persone cui -avesse obbligo...» _Excusez du peu!_ - -Aveva la Badessa, senza intesa del Vescovo, facoltà di concedere queste -ed altre licenze? - --- «Sì», rispondeva un canonista, al quale ne veniva mosso quesito; -«perchè la Badessa ha le medesime facoltà dell'Abate». - -E quanto poteva, con licenza della Badessa, spendere la monaca? - --- «In ragione del vitalizio», si rispondeva, e, secondo le varie -opinioni, da uno a quindici scudi[165], fino a cinque dei quali solo pel -confessore. - -[165] _Mescolanze dei secoli XVI, XVII, XVIII_. Ms. Qq. H 158 cit., n. - XIV, della Biblioteca Comunale di Palermo. - -Ecco giustificati i regali delle monache. Ma la faccenda non era così -semplice come si presentava. Una volta (1755) l'Arcivescovo Cusani, -fungendo da Vicerè e da Capitan General di Sicilia, volle portarvi -rimedio, ed ordinò «a tutte le monache particolari e converse di ogni -monastero, senz'alcuna eccezione, sotto pena di scomunica maggiore _ipso -facto incurrenda_, che non potessero nè molto nè poco, nè direttamente -nè indirettamente, nè per qualsivoglia pretesto dare, o regalare ai loro -confessori ordinarj, o straordinarj, regolari o secolari; e questi -all'incontro, sotto pena di sospensione _ipso facto incurrenda_ non -potessero nè per sè, nè per altri, ne per qualunque formalità, che -potrebbe pensarsi, anche per titolo di elemosina, ricevere cosa alcuna -dalle medesime»[166]. - -[166] Editto di D. M. P. Cusani ecc. in data dell'11 ottobre 1755. In - Palermo MDCCLV, Stamperia Valenza. - -L'editto del Cusani suscitò un pandemonio. Ecclesiastici insigni furon -chiamati a dare il loro avviso. Un parere teologico diede P. Benedetto -Piazza; uno canonico, P. Francesco Burgio: un altro, mezzo teologo, -mezzo canonico, il molto Reverendo P. Giuseppe Gravina: tre scrittori di -primo ordine. L'Arcivescovo con tutta la sua autorità ne uscì malconcio. -Un anonimo ne prese le parti, e in un libro che si finse stampato a -Lucca ed uscì invece dai torchi di Palermo, furon messe carte in tavola -e, a difesa del Cusani, raccontate cose dell'altro mondo. - -Ecco il titolo intero di questo prezioso libro: _Ragguaglio delle -contraddizioni sostenute dalla pastorale vigilanza di Mons. D. Marcello -Papiniano Cusani Arciv. di Palermo per occasione di un Editto da lui -pubblicato agli 11 di Ottobre del 1755: per cui si vietano i regali -delle monache ai confessori: gli abusi intollerabili nelle occasioni de' -Monacati e Professioni delle medesime: e l'accesso dei Regolari ai loro -monisteri senza la licenza dell'Ordinario: che serve di confutazione ai -voti de' PP. B. Piazza, Fr. Burgio e G. Gravina d. C. de G. contro -l'Editto stesso e_ l'Ordinaria, _e la_ delegata giurisdizione dei -Vescovi. In Lucca 1759. (In-8º, pp. 407). - -Altri bisogni, non personali, imponeva la Comunità per officiature, -servizio divino, ricorrenze civili, restauri edilizi del monastero. -Questi bisogni non eran pochi, nè facili a soddisfare con le rendite del -religioso istituto, e con lo scarso assegno personale delle suore. E -frattanto le famiglie erano di continuo importunate per sovvenzioni -straordinarie, che provocavano clamorosi ricorsi al Sovrano. Laonde nel -1779 Ferdinando ingiungeva ai monasteri «di addossarsi le spese di -qualunque genere senza ombra di gravare per le moniali. Per tal modo, -diceva, i padri di famiglia si rilevano dal peso di soccorrere con -straordinarie spese le loro figlie e congiunte, mentre le singole -monache non si angustiano più di spendere quel che quasi angaricamente -spendevano»; e faceva obbligo espresso ai vescovi di sorvegliare la -esecuzione dei suoi ordini. I vescovi peraltro, impotenti a ciò, -vedevano la loro azione frustrata dalle comunità religiose, refrattarie -a qualsivoglia provvedimento in proprio favore. - -Lesi nei loro personali interessi, i parenti tornavano a gridare: ed il -Re, seccato, emanava nuovi ordini e passava alle minacce, non intendendo -più oltre sopportare che si pagasse di proprio dalle monache quello che -avrebbe dovuto pagarsi dalla cassa del monastero. Le monache, diceva il -Re, fecero i loro conti e videro che non potevano arrivarci, avendo -bisogno dell'aiuto di costa, cioè di denaro delle famiglie: e ne -mormoravano. E sdegnato, nuovi richiami faceva ai Vescovi, affinchè -sotto pena di peccato mortale vietassero alle monache qualunque spesa -individuale per ricreazioni, dovute solo ed assolutamente dal patrimonio -del monastero (1782)[167]. - -[167] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, pp. 350. - -Ma di chi si dolevano queste benedette monache se esse medesime eran -causa dei loro mali? Il 1º gennaio del 1796 moriva suora Emanuela -Cordova, Badessa di S.a M.a delle Vergini, e seppellivasi in -monastero[168]. La buona donna sapendo a quali dispendî sarebbe andata -incontro la comunità, pei funerali a lei dovuti, tre giorni prima si -dimetteva da superiora. Le suore avrebbero potuto uscirne bene, -accettando la rinunzia: ma senza discussione la respinsero[169]: il che -fa onore al loro sentimento di devozione per la loro venerata madre. Ma -allora perchè tornare alle solite querimonie pel gravame che loro veniva -da siffatta sventura? Oh non sapevano esse che alla Badessa toccavano -gli onori dei capi religiosi? e che per tre giorni consecutivi sarebbe -occorso l'intervento del Capitolo e del clero della Cattedrale: i -canonici, i prebendati? _Cujus culpa_ delle 70 onze che ci volevano per -tutta questa funzione, alla quale peraltro era in loro facoltà di -sottrarsi? - -[168] Alle severe inibizioni dei seppellimenti in città (1783-8) i Vicerè - non cessavano di contravvenire essi medesimi. Le chiese di Suor - Vincenza, della Magione ecc. erano aperte ai cadaveri. È poi - ricordo di chi scrive, come di qualsivoglia persona nata nella - prima metà del sec. XIX, la inumazione nelle sepolture private o - sociali di chiese appartenenti a monasteri, collegi di Maria, - reclusorî, conventi, confraternite. Rinomata fra tutte, - specialmente per la Nobiltà femminile, la sepoltura delle - Cappuccinelle presso il Papireto. Vedi v. I cap. XXIII. - -[169] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1796, pp. 346-47. - -Ma v'è anche di più, e questo conferma la responsabilità tutta monacale -dello sperpero inconsiderato che nei monasteri si faceva[170]. - -[170] A giudicare con piena conoscenza in proposito si legga la - _Descrizione di ciò che operarono le monache del vener. monastero - dell'Immacolata Concezione di questa città di Palermo sotto il - governo della Reverenda Madre suora Rosa Felice Ventimiglia - normanna e sveva, Abbatessa la terza volta, per la venuta di Carlo - III in Palermo_. In Palermo, Amato, 1735. - - E sì che la Concezione non era il primo dei monasteri di Palermo! - -Poche settimane dopo giunta in Palermo la Corte di Napoli, volle la -Regina Carolina fare un giro pei monasteri. Primo visitò (1 aprile 1799) -quello di Sales, fuori Porta Nuova, al quale era annesso il R. -Educatorio delle nobili donzelle che prendevano nome da lei. -L'accompagnarono dame e cavalieri, e le furono resi omaggi singolari; e -regali di fiori di smalto e ceste di dolci furono offerti ai principini: -somma complessiva di questa bazzecola, settant'onze (Lire 892,50)! Di -questo un po' male rimase la Regina, non per offesa che venisse al suo -orgoglio di sovrana, ma pel costo di tanti regali. Laonde, rientrata -nella Reggia, emanò ordini severi che nelle seguenti visite, offerte -simili non si ripetessero, pena la sua indignazione. - -Vera o no che fosse la collera, bisognava prenderla nella sua -espressione e non pensare a nuovi _trattamenti_ per lo appresso. - -Eppure la prima a dimenticarsene fu l'augusta incollerita. - -Tre mesi e diciotto giorni durarono le sue visite, e in ventun monasteri -da lei visitati, non una ma due feste da ciascuno si lasciò ella fare e -si godette, l'una più dispendiosa dell'altra. Se il Sales buttò via -quelle settant'onze, il Salvatore, per non restare ad esso indietro ne -buttò cento (L. 1275). Carolina avrebbe dovuto senz'altro smettere; ma -non ismise, e la minaccia della sua indignazione fu una _scena appesa_: -appesa, come per far comprendere che le acque dolci diacce, i sorbetti, -le _carapegne_ non eran poi roba da rifiutare; e che se la visita si -prolungava troppo, a certa ora, tanto lei quanto gli augusti marmocchi -avrebbero avuto bisogno di un ristoro, che con parola propria chiameremo -cena. Difatti non vuolsi dimenticare che la Corte, secondo l'uso -d'allora, pranzava poco dopo mezzogiorno. - -Ecco dunque una cena regale con pietanze in caldo e in freddo degne -della figlia di Maria Teresa e della moglie di Ferdinando III. - -I monasteri facevano a gara per superarsi, anzi per sopraffarsi a -proprio danno. Non avean danaro e lo toglievano precipitosamente in -prestito, senza speranza di poterlo prontamente restituire. Parati, -illuminazioni, musicate, _Pange-lingua_ in chiesa, illuminazioni a cera -di Venezia dentro, in tutti i corridoi, nelle sale del Capitolo, in -refettorio, nel quartiere della Superiora, gramolate di tutte le -essenze, ponci di caffè e schiume di latte, dolci sopra dolci, torte -grasse, arrosti di pollanche (talora chieste alla cucina del Principe di -Trabia), conserve ed altra roba da _dessert_; e poi doni di altri dolci, -di argenteria, di oreficeria e fin di telerie: ecco ciò che presentarono -queste monachelle, che per la vanità di comparire più di quel che erano -toglievano alla loro sussistenza il necessario ai piccoli comodi. - -Al tirar delle somme, per la follia di poche ore, ciascuno dei monasteri -visitati s'indebitava per la cifra tonda di trecent'onze (3825), e -quello delle Vergini, di seicento (7650)! - -Al domani di tanta ebbrezza, le recriminazioni delle singole religiose -contro le loro superiore e delle superiore contro le singole religiose -esplodevano violente. -- «Fu la Badessa che volle spender tanto!» -esclamavano le une. -- «Furon le suore che s'imposero, perchè le monache -di Sett'Angeli, e financo quelle di S.a Chiara, fecero cose da pazzi!» -rimbeccavano le altre. -- «La colpa è tutta delle Teresiane, le quali -senza un accordo regalarono una cornice d'oro massiccio», aggiungevasi, -mentre in alcuni circoli monastici si gettava la colpa di tanta jattura -«su quelle superbacce, dicevasi, di S.a Caterina, che per la loro -rendita di 20.000 scudi all'anno, spendono e spandono come se tutti i -monasteri possedessero banchi di danari!». - -E frattanto angustie o querimonie eran pascolo giornaliero di più che -millecinquecento moniali, ed i cantastorie di piazza sotto le loro -finestre e presso i parlatorî le venivano frizzando col canto della -«Storia nuova delle monache indebitate», e ripetendo ad ogni strofa -l'intercalare, che faceva ridere il non colto pubblico: - - Dijuna, o monaca, fa' pinitenza: - Scutta li sfrazzi fatti a cridenza![171]. - -[171] Digiuna, o monaca, fa' penitenza; sconta il lusso che tu sei - procurato facendo debiti! - -E poichè era risaputo che la Superiora delle Repentite non avea voluto -partecipare al comune sperpero, ed alla dama della Regina avea fatto -intendere che non avrebbe potuto procurarsi l'onore della regale visita, -un ultimo verso della canzone esclamava: - - Viva la monaca d' 'i Repentiti! - -Quale fosse la istruzione nei monasteri non è facile vedere; certo, -però, non dev'essere stata gran che, se nel vecchio _Ceremoniale_ del P. -Tornamira, che era il vangelo delle monache benedettine, si ammetteva -che la monacanda non sapesse scrivere pur avendo imparato a leggere -correttamente nell'anno del noviziato o in due anni di esso, ove uno non -fosse bastato[172]. - -[172] _Tornamira e Gotho_, op. cit., p. 50. - -Supporla però inferiore a quella dei Collegi di Maria sarebbe errore, -almeno in alcune materie di cultura femminile. Il più antico di questi -Collegi, quello dell'Olivella (1791) e, meglio ancora, l'altro di S.a -Maria alla medesima Olivella (1740), nel primo articolo del suo Statuto -prescriveva «il gratuito insegnamento alle ragazze nei lavori donneschi, -nell'istruzione letteraria elementare, nell'aritmetica, nonchè della -educazione morale della cristiana religione»: il che non è poco, data la -scarsissima istruzione popolare. Potevano le monache non essere nel -grado d'istruzione delle donzelle del Carolino; ma non è a presumerle da -meno delle Collegine, anche in considerazione della inferiorità di -queste al ceto nobile, e talvolta forse al civile. A ragione, peraltro, -dell'ordine al quale appartenevano le monache erano obbligate a leggere -gli ufficî divini. - -Una prova indiretta della loro cultura nelle Arti belle e geniali -l'abbiamo come nel maneggio degli strumenti musicali che si avea -occasione di ammirare in molte religiose, così negli stupendi lavori di -ricamo, di cera, di smalto con disegni che si eseguivano dentro gli -stessi monasteri. Corridoi, sale da Capitoli, cappelle interne, cori, -celle, erano ingombri di bacheche e di scarabattoli con immagini di -cera, in abitini delicatissimi, ornati di drappi a fiocchettini, a -frangette, a fiorellini, a foglie, ad erbe, che erano e, a chi li veda -anche ora, sono una maraviglia. V'erano intere sacre rappresentazioni, -scene plastiche della Bibbia, e del Leggendario dei Santi, le quali -aveano assorbito lunghi anni di paziente lavoro d'ignorate artiste del -chiostro, inconscie del loro valore, solo infiammate all'attuazione d'un -ideale intensamente carezzato. - -Quando (26 luglio 1775) la Principessa Giulia d'Avalos, moglie del -Vicerè Marcantonio Colonna di Stigliano, visitò il Monastero di S.a M.a -delle Vergini, Badessa la veneranda Marianna Notarbartolo dei Principi -di Sciara, e si fece (giova avvertire che questa donna non era la prima -del suo casato in quel pio luogo, perchè, per tradizione, le famiglie -facevano di generazione in generazione entrare le loro figliuole sempre -nei medesimi monasteri), come dicevasi fin d'allora, «della scelta -musica», tre riscossero sinceri applausi: suor M.a Fede, suor M.a Carità -e suor Marianna Emanuele de' marchesi di Villabianca, dilettanti, la -prima di canto e cembalo, la seconda di canto, cembalo e salterio, la -terza di violetta d'amore e violino[173]. E ci volle coraggio ed abilità -per esporsi innanzi alla moglie di un Vicerè ed a 180 dame di Palermo -che in quella occasione furono visitatrici e spettatrici. - -[173] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXI. p. 334. - -In quei tempi le audizioni di questo genere non si pagavano. - -Houel, che in qualche città dell'Isola stupì alla limitatissima -istruzione delle donne anche dell'alta Società, in Palermo raccolse con -piacere la notizia che una monaca, figlia del Principe di Campofranco, -avesse scritto di morale[174]; ma se si fosse fermato un poco più -sull'argomento, avrebbe saputo che altra moniale, Anna M. Li Guastelli, -avea composto due poemi, uno su S.a Rosalia, un altro su Palermo. - -[174] _Houel_, v. I. p. 67. Vedi il cap. _Dame e Cavalieri_. - -Ma di essa, a tempo e a luogo. - -Se poi la maggior parte delle monache erano di scarsa istruzione, non ne -mancavano altre mediocremente istruite, le quali rappresentavano lo -elemento culto d'un monastero. Queste, o alcune di queste, non -eccellevano per floride condizioni economiche di famiglia, pur essendo -nobili o civili; ma erano accettate come _soggetti_. Soggetto nel -linguaggio monastico voleva dire persona di tali qualità intellettive -che giovava prendere nel monastero (ed anche nel convento, se uomo) -senza quell'appannaggio di corredo, di dote e vitalizio che era uno dei -requisiti per l'ammissione e l'accettazione da parte delle comunità. - -La _soggetta_ occupava poi le cariche più delicate di scrittura: e se -non la _razionala_ interna, era sempre la scrivana del monastero o la -segretaria della Badessa, col permesso della quale poteva tenere nella -sua cella penne e calamaio; mentre le altre, al bisogno, dovevano andare -a chiedere le une e le altre. - -Molti e diversi i monasteri, superbi per moli, immensi per estensione, -con due, tre atrii, e con avanzi, sovente ignoti alle gentili -commoranti, ignorati anche dai dotti di fuori. L'ampiezza di essi era -tale da consentire più d'un quartiere, e per servirci del linguaggio -monastico, più d'una cella ad una medesima religiosa, e offriva persino -un edificio interno di villeggiatura a tutta o a parte della comunità. -Questa villeggiatura era ben diversa da quella che si faceva fuori. - -Hager che volle conoscerli e n'ebbe permissione dall'Ordinario, ne -visitò fino a ventidue, non tutti della medesima importanza, benchè -tutti più o meno rinomati. Eran divisi fra i quattro rioni, dentro la -città; ma quello di Sales, di recente costruzione, sorgeva fuori, nella -via di Monreale (Corso Calatafimi). Più antico tra tutti il monastero -del SS. Salvatore nel Cassaro. Per pingui patrimonî e per grande decoro -aveano rinomanza i monasteri delle Benedettine del Cancelliere, delle -Francescane di S.a Chiara, della Badia Nuova, delle Stimmate, di S. -Vito, delle Domenicane della Pietà, delle Carmelitane di Valverde, delle -Carmelitane scalze di S. Teresa, delle Minime dei Sett'Angeli, delle -Teatine di S. Giuliano ed altri con sott'ordini e sottoregole di Santi e -di Sante. - -Le Badesse e le Priore, elette dal suffragio delle comunità, vi duravano -anni ed anni in carica confermate dalla fiducia, o dal rispetto, o dalla -convenienza, o fors'anche dal tornaconto dei partiti interni. Il fiore -della Nobiltà palermitana eravi costantemente rappresentato; e negli -ultimi del secolo (diciamo una data precisa: tra gli anni 1798-1800), -suora Migliaccio, figlia del Principe di Malvagna e di Baucina (già -Capitan Giustiziere e Pretore) al Salvatore, suora Gabriella Crescimanno -al Cancelliere, suor Maria Buglio, che abbiam vista alla Martorana, suor -Maria-Francesca Giacona o Chacon a S.a Chiara, suor Calderone dei Baroni -di Baucina alla Badia Nuova, suor Maria Lucchese dei Duchi Lucchesi a -Montevergine. Contemporaneamente reggevan le sorti di S.a Caterina la -Rosalia Migliaccio dei Principi di Baucina, sorella della Badessa del -Salvatore: della Pietà, suora Burgio dei Duchi di Villafiorita; di -Valverde, suora Vannucci dei Marchesi Vannucci. L'ideale dei monasteri -secondo i canti infantili dell'Isola, l'Origlione[175], riposava -lietamente all'ombra di suor Maria Diana dei Duchi di Cefalà. - -[175] Cfr. i nostri _Canti pop. sic._, 2ª ediz., v. II, n. 749. - -Il monastero dei Sett'Angeli, convertito un secolo dopo in iscuola del -Comune, dove taccheggiava una ignorantissima femina, onoravasi di suora -Naselli dei Principi di questo nome; le Stimmate di suora Barletta dei -Principi di S. Giuseppe; le Vergini, di suora Maria-Fede dei Marchesi di -Villabianca, nostra vecchia conoscenza. Troneggiava Badessa di S.a -Teresa la Settimo, sorella del Marchese di Giarratana, e del Sales -Dorotea Lanzirotti. - -Non di nobili, ma di elette famiglie borghesi menavano vanto altri -monasteri che mal sopportavano di non potere stare in prima linea con -quelli delle alte sfere religiose da noi serenamente e da esse -dispettosamente guardate. La figlia del razionale D. Gaspare Scicli -governava, è vero, la Concezione, suora Gerardi S.a Elisabetta, suora -Concetta Gasparito S.a Rosalia, Suora Tomasino S. Giuliano, suora -Maria-Anna di Guastelli l'Assunta, suora Rosa Lo Monaco le Repentite; ma -non potevano, ahimè! esse, madri Guardiane e madri Priore, aspirare -all'ambito titolo di Badesse. - -Sugli ultimi piani dei palazzi del Cassaro, sotto i tetti, sporgevano, a -brevi distanze, logge coperte. Quivi ad ogni pubblico spettacolo sacro o -profano, religioso o civile, centinaia di testoline avvolte in candide -bende si movevano irrequiete occhieggiando sulla fluttuante folla del -corso. Erano le nobili suore dei Sett'Angeli e dell'Origlione, di S.a -Chiara e di Montevergine e del Cancelliere, eran quelle delle Vergini e -della Martorana e di S.a Caterina, le quali vi giungevano per lunghi, -tortuosi cavalcavia, come quello stranamente maraviglioso di S.a Chiara, -che andava di fronte al Palazzo Geraci, o per meati sotterranei, come -quello che dalla Martorana riusciva sul Palazzo Gugino (Bordonaro) alle -Quattro Cantoniere. Il capriccio femminile sposato all'audacia -spensierata aveano con ingente spesa costruito questa specie di _tunnel_ -che a Maria Carolina parve (15 aprile 1799) opera romana. Un secolo -dopo, livellandosi la via Macqueda, tra la Università e Piazza Vigliena, -i retori della edilizia e della topografia della Città, alla vista di -quest'opera sotterranea, si abbandonavano a fantastiche supposizioni, -creandovi sopra leggende da medio evo, che solo la ignoranza e la -malafede poteva far concepire. - -Altri monasteri illustri (Pietà, S.a Teresa, Valverde), eran luoghi di -raccoglimento e di delizia insieme, dove della stretta osservanza le -monachelle aveano ragione di compensarsi con giardini e verzieri, -laghetti e fontane, viali pensili e logge altissime, che esse si -deliziavano a percorrere in barchette, in sedie portatili, in -carrozzelle, alternandole con ufficî religiosi e domestiche incombenze. -Chi vide prima della loro trasformazione S. Vito, le Vergini, la -Concezione, e prima della loro delittuosa demolizione le Stimmate, potè -formarsi una idea della ossequenza monacale e signorile al davidico -precetto: _Servite Domino in laetitia_. Eppure - - Pri la monaca racchiusa, - Ch'avi sempri ostruzioni, - Facci pallida e giarnusa - Isterii, convulsioni[176], - -[176] _Meli_, _Poesie: Sarudda_, ditirambo. - -questi conforti del corpo e dello spirito non bastavano: ci voleva la -villeggiatura, la quale, salvo rare eccezioni, non poteva farsi se non -in campagna. La previdenza delle passate comunità o delle antiche -benefattrici avea pensato anche a questo. Valverde possedeva una -bellissima villa a Mezzomorreale, i Sett'Angeli una alle Petrazze, il -Cancelliere a Sampolo, la Martorana a Scannaserpi. Quivi ed in altri -siti ridentissimi passavano giorni spensierati intere comunità, senza -preoccuparsi della lor sicurezza personale, alla quale provvedevano le -alte e solide mura di cinta di clausura, ed i fattori che, di padre in -figlio succedendosi, ne avean cura. - -Ed anche questo non bastava. - -Per breve pontificio esecutoriato nel Regno ed approvato -dall'Arcivescovo del tempo, le monache di S. Caterina avevano il -permesso di uscire di monastero quattro volte all'anno[177]. Era un -privilegio speciale, che si ricordava sempre con invidia dagli altri -monasteri. Pure non rappresentava una eccezione, se nelle monache era -bisogno di un mutamento d'aria. L'architetto Houel intrattenendosi di -questo argomento col Marchese Natale, apprese «che una monaca malandata -in salute poteva uscire dal chiostro e andare dai suoi parenti, in città -o in campagna», rimedio che a lui parve il più efficace a dissipare il -languore, la noia, il disgusto del chiostro[178]. I medici erano in ciò -d'una compiacenza fenomenale, e non si facevano pregare per iscrivere i -loro certificati con la formula voluta: _affermo con giuramento_, senza -la quale non si sarebbero questi riconosciuti validi. - -[177] _Vedi_: _Biglietto viceregio per cui a nome di S. M. si partecipava - alla Rev. Madre Priora del ven. monastero di S. Caterina l'ordine - dato ecc._, Palermo, 7 luglio 1764. - -[178] _Meli_, _Poesie: Sarudda_. - -La Curia arcivescovile un po' severa non impediva, ma forse concorreva a -diminuire il numero delle monachelle girovaganti per la città. Quelle -che Hager dice di aver viste a sfarfallare per le strade in carrozza, o -a rimanersene fuori chiostro in casa dei parenti, col pretesto di -malanni fisici, saranno state religiose professe, ma potevano anche -essere educande, nei giorni di probazione, alla vigilia di monacarsi. -Altrimenti non si riescirebbe a spiegare come, «vestite dei loro abiti, -se ne stessero (son parole di Hager) nei terrazzi (balconi) a -chiacchierare amorosamente, finchè non venisse il tempo di smetterli». -Se s'incontravano in Palermo «molte dame maritate, che avean lasciata la -tonaca»[179], il nostro pensiero ricorre senza altro a quelle che -decisero Re Ferdinando a portare a un anno le professioni (1790), ed a -proibire le eccessive spese di monacazione. Gli annullamenti di voti -monastici, infatti, nella seconda metà del settecento eran frequenti non -solo per donne, ma anche per uomini: ed una ricerca all'uopo tornerebbe -utile alla storia del costume anche sotto questo non mai guardato -aspetto. La ricerca dovrebbe farsi nell'Archivio della curia -arcivescovile e nelle carte del Giudice della Monarchia: qualche cosa ne -dicono quelle del Vicario Capitolare Mons. Michele Schiavo[180]. - -[179] _Hager_, _Gemälde_, p. 117. - -[180] Mss. della Biblioteca Comunale di Palermo, segnati Qq 44, nn. 6, 7, - 8; v. 136, n. 1, pp. 1, 58; v. 148, n. 4; v. 150, ecc. - -Agli annullamenti di voti femminili seguivano a quando a quando, anzi -non di rado, i matrimonî d'amore. La monachella del Meli, stanca della -vita che le tocca a trascinare nel chiostro, spiattella chiaro e tondo -che ha fatto la sua brava petizione di nullità dei voti, e che non sì -tosto riuscirà allo scopo, sposerà il suo attivo difensore legale: - - L'avvocatu miu alliganti - Già cumprènniri m'ha fattu - Chi pri mia ni nesci mattu: - Spusa sua certu sarrò[181]. - -[181] _Meli_, _Poesie: La Monaca dispirata_. - -Nè questa è poesia. Assistita dall'abile avvocato Don Onofrio Paternò, -suor M.a Antonia Trigona vinceva la sua lunga causa di svestizione. -Ella, col titolo di Baronessa di Spedalotto, Cugno, ecc., ereditava -feudi considerevoli. Ed eccole a ronzarle attorno vagheggini e -pretendenti. Vogliono essi dar la scalata al bell'edificio dei -trentasett'anni di lei, ovvero al suo blasone? Probabilmente no: ella ha -seimila scudi annui, e quei seimila fan gola a giovani e ad uomini -maturi. Donna Maria-Antonia però - - Sta come torre ferma che non crolla, - -perchè è innamorata pazza del suo avvocato, il quale, dimenticando i -begli occhi della Marchesa Flavia Mina-Drago, ne tiene ambe le chiavi, -quella cioè del cuore e quindi della bella persona: e quella del tesoro -d'argento. La seguente canzone siciliana, attribuita alla poetessa -vedova D'Angelo, fece (1784) il giro degli eleganti salotti: - - Middi livreri supra 'na cunigghia, - Quali s'era a Diana dedicata, - Cci currevanu appressu a parapigghia, - Ed idda intantu si stava ammacchiata. - Ma un guzzareddu (oh chi gran maravigghia!) - Cu tuttu chi 'na lebbra avia appustata, - Lassa la lebbra e c'un sàutu la pigghia, - E fici a tutti 'na _cutuliata_[182]. - -[182] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVIII, pp. 309-10. - Versione italiana: Mille levrieri sopra una _coniglia_ (coniglio - femina), che s'era dedicata a Diana, correvano a parapiglia dietro - ad essa, la quale però se ne stava ammacchiata (chiusa in - _monastero_). Ma un cagnolino (oh gran maraviglia!), non ostante - che tenesse la posta ad una lepre, lascia la lepre e con un salto - prende la _coniglia_, e fa a tutti una canzonatura (lascia tutti - con un palmo di naso). - -Non dissimile il caso di suor Giuseppa Teresa, quale dopo di essere -stata vent'anni col ruvido saio all'Assunta a sbisoriare ufficî divini, -alla medesima età della Trigona, per sentenza dei tribunali competenti -tornava al mondo muliebre Donna Giovanna Moncada, sorella, nientemeno, -di S. E. il Principe di Paternò. Poteva mancarle un marito? Ed ella se -l'ebbe infatti pel Natale del 1789 nel Marchese di Castania D. -Bartolomeo Avarna[183]. - -[183] _G. Alessi_, _Prontuario_ (cit. a p. 223 {p. 211} del presente - vol.) pag. 9. - -La prospettiva della svestizione sorrideva lietamente a quelle tra le -moniali che non si sentivano di durarla in mezzo alle miserie, alle -piccinerie del chiostro. «Oh se le cose mi vanno a seconda, esclamava la -povera _Monaca dispirata_ del finissimo Meli, come sarò felice! Ho tutta -la speranza di vedermi sciolta della professione, perchè varî ne sono i -motivi: - - E d'allura in poi, in avanti, - Nun saròggiu cchiù 'nfelici; - Di lu munnu chi Diu fici - Comu l'autri gudirò.» - -E che erano mai codeste miserie e piccinerie del chiostro? Ce lo dice -appunto il poeta nel citato componimento, che nel genere è l'unica -fedele pittura di quella vita. - -La monaca messa in iscena è, a quanto pare, di famiglia civile, e -lamenta la perduta libertà, la pace, la gaiezza della gioventù. I -genitori la fecero entrare in monastero bambina; cresciutella, le -dipinsero come un serpe velenoso il mondo, come una schiavitù il -matrimonio, come un boia il marito. Spaventata, non volle più uscire dal -chiostro; ma dovette accorgersi d'essere stata ingannata: senza di che, -non si troverebbe ora chiusa fra quattro mura, vestita di nero, col capo -raso come quello dei forzati, e con le - - ... scarpi grossi e chiani, - Cu buttuna e lazzitedda, - Senza fibbii a l'oricchiedda, - Cà s'apprenni a vanità[184]. - -[184] Scarpe grosse e senza tacchi, con bottoni e laccetti, senza fibbie - all'orecchiolo, perchè (le fibbie) si considerano come (segno di) - vanità (mondana). - -Al domani della riscossione del vitalizio, tra spese grosse e minute non -le resta un quattrino. Il vitalizio - - Si nni va pri cumprimenti - A lu patri cunfissuri, - Chi a li gradi tutti l'uri - La stravïa[185] quantu pò. - -[185] La distrae. - -Ella torna dispettosa alle insidie lusinghiere dei genitori e dei -parenti, e prosegue numerando le male arti di tutti per sorprendere la -sua buona fede, e la maniera capziosa ond'essa fu costretta a dare il -suo assenso, e le finzioni dello zio, che vedendo non potersi arrivare a -coprire le spese necessarie per lei, aggiunse qualche cosa del suo, e -l'intervento dell'avvocato, del _professore_ (procuratore legale) e del -notaio, che la crucifissero come Cristo. Circondata in tal guisa da -persone tutte interessate a sacrificarla, la inesperta e debole ragazza -rinunziò al mondo e fino al nome di battesimo. Ed ora, ahimè! è una -infelice tra infelici. - - Cuminciannu ccà di mia, - Quantu monachi cci sunnu - Vurrian'essiri a lu munnu - 'Ntra li spassi chi cci sù. - -E la vita sua scorre in continui tuppertù, fra sospetti e gelosie, in -mezzo a compagne disperate, tra sorveglianze e sorprese, in superbia ed -invidia: affettate, schifiltose, malaticce e scontente di tutto e tutto -pubblicamente lodando. Le sue consorelle son la curiosità in persona, e -mentre non si occupano di nessuno, sanno i fatti di tutti, e ostentano -virtù e santimonia[186]. - -[186] _Meli_, _Poesie_, pp. 361-71. Si cfr. anche un frammento soppresso - dalla censura del tempo alla canzonetta: _Nun chiù a porta filici_ - (p. 89), e testè esumato e pubblicato (p. 396). - -Differenza di ceti, e tra questa, divisione di un medesimo principale -ordine religioso, suscitavano e mantenevano gare tra un monastero e -l'altro. I monasteri di primissimo ordine guardavano dall'alto al basso -quelli che accoglievano monache di famiglie semplicemente civili. -Questi, d'altro lato, mettevano in ridicolo il fare pretenzioso di -quelli, e perchè non potevano eguagliarli, tenevan le ciglia in -cagnesco. La visita dianzi ricordata della Vice-regina Colonna di -Stigliano ne è un saggio: quella della Regina Carolina, una conferma. - -Le moniali di S.a Caterina e le moniali della Pietà erano domenicane: ma -quelle si vantavano, o eran dette figlie di _Don Domenico_, e queste -strillavano a sentirsi dire figlie di _Mastro Domenico_. San Domenico -aveva il _Don_ in un monastero aristocratico, e contava per _mastro_, -che è quanto dire operaio, manuale, in un monastero di media levatura. - -Codesti dispetti affilavan le armi della maldicenza: nessuno monastero -poteva sottrarvisi, neanche quelli che meno la pretendevano a ricchi, a -nobili, ad antichi. E se per poco uno simpatizzava con l'altro, e in una -solenne occasione entrambi si scambiavano cortesie, la simpatia costava -loro cara pei commenti che vi facevano sopra le altre comunità. Un -invito delle monache di S. Chiara a quelle della vicina Martorana nella -visita di Maria Carolina (18 aprile 1799) informi. - -A cosiffatti dispetti pigliavan parte con largo contributo di burlette e -di aneddoti i reclusori ed i ritiri, che raccoglievano umili donne, o -fatte collocare dalle famiglie, o reiette dalla società e dalla fortuna. -Era anche qui una delle molte, sgradevoli manifestazioni di chi non ha -contro chi ha, di chi non è contro chi è. La non favorevole corrente si -tramandava col volger dei tempi. Dal giorno della tempestosa -soppressione del 1866 ad oggi, per ragioni diverse e non tutte -ponderate, varî monasteri, come molti conventi, sono stati o demoliti o -destinati a servizî pubblici e non publici; le comunità, ridotte di -numero, si son fatte passare in monasteri tuttavia ospitanti la vecchia -primitiva e propria comunità, stremata di morte e non più impinguata da -nuove giovani esistenze. Un monastero, ad esempio, per ineluttabile -fatalità di eventi e per volere della suprema autorità ecclesiastica, -accoglie le nobili moniali delle Stimmate e dei Sett'Angeli; ma le tre -comunità vivono ciascuna a sè, con la propria regola e con le proprie -gerarchie, in posti diversi del medesimo edificio, isolate, senza -cercarsi, pure incontrandosi. Dove finisce il recinto d'una parrebbe di -dover leggere il famoso: _Nec plus ultra_ delle colonne d'Ercole. La -buona educazione le avvicina, le assorella nelle malattie, nei giorni -del dolore; ma la tradizione le tiene autonome. Ognuna per sè e Dio per -tutte. - -Una delle ragioni di dispetto, o per lo meno, di noncuranza di monache a -monache era la differenza d'istituti nei quali esse convivevano. Le -nobili comunità potevano essere animate dai più sinceri sentimenti -religiosi, ma non potevano dimenticare la loro origine, che di loro -faceva un corpo distinto, superiore ad altri che pretendevano alle -medesime entità religiose. L'argomento pare frivolo, ma per esse non lo -era. Nei monasteri si professavano voti di povertà, castità, obbedienza -secondo le varie regole dei fondatori. Questi voti eran _solenni_ e -_perpetui_: nè c'era Ordinario che potesse sospenderli o annullarli, Ora -da un secolo e più, per graduale modificazione di vita e di idee, non -poche opere pie laicali femminili si eran venute trasformando fino ad -assumere carattere religioso interamente diverso dall'originario. Il -primo istituto di emenda della città, quello delle ree pentite dello -Scavuzzo, a poco a poco venne escludendo le donne di mala vita ed -accettando le sole vergini. Nello scorcio del secolo, lo Scavuzzo era -già una badia in tutta forma e in tutto tono. Il ritiro delle donne -peccatrici sotto titolo di S.a Maria Maddalena a S. Agata la Guilla non -voleva più sentire a parlare di male femmine; e benchè contrariato in -questo dalla Sacra Congregazione di Roma, si atteggiava a vita monastica -con abito carmelitano e con superiora avente il pomposo titolo di -Badessa. Questo tramutamento di un ricovero di beneficenza in un luogo -claustrale avveniva in altri istituti, come, del resto, avveniva anche -fuori Sicilia. L'autorità ecclesiastica per far entrare tutto sotto la -sua giurisdizione non si opponeva, anzi favoriva la tendenza; l'autorità -civile rimaneva indifferente[187]. Aggiungasi le velleità delle -collegine, le quali con voti _semplici_ e temporanei si atteggiavano a -professe di voti solenni, ed esercenti pratiche e doveri da monache -professe: e si avrà la chiave della tacita avversione delle monache -autentiche a quelle che non lo erano. - -[187] _L. Sampolo_, _La Casa d'Istruzione e d'Emenda di Palermo_, 2ª - ediz., p. 21. Palermo, 1892. - -Forti della loro onestà, alla quale e da donne siciliane e da moniali -tenevano come alla cosa più sacra di questo mondo, molte -scrupoleggiavano intorno alla clausura imposta dai canoni. A questo -concetto ragionevole ma sommario vuolsi attribuire la esagerata -osservanza di regole e prescrizioni rigidissime, rigidamente osservate. -Nella visita dianzi ricordata della Regina Carolina (1º apr. 1799) alla -badia di Sales, la nota discordante fu l'intervento dei cavalieri di -seguito della regale visitatrice: e lo sdegno della superiora, anzi -della comunità tutta esplose in un accentuato ricorso al Vicario -generale dei monasteri Mons. Lodovico del Castillo[188]. Se -l'arcivescovo Lopez, pensavano, fosse stato in Palermo, questa -trasgressione dei sacri canoni non sarebbe avvenuta, anche perchè, -venendo egli sovente all'Albergo delle povere, guardava con occhio -benevolo il monastero. - -[188] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1899, p. 32. - -La cronaca del tempo ha in proposito un fatto gravissimo, che poco mancò -non finisse in una terribile tragedia. - -Il Capitano di Giustizia Tommaso Celestre, Marchese di S.a Croce, aveva -una cugina nello Scavuzzo, la Duchessa di Reitano, Caterina Colonna. Un -giorno che la seppe malata, volle andarla a visitare. Ma lo Scavuzzo era -già divenuto badia, e la badia aveva clausura. La superiora nega il -permesso di entrata. Il Celestre minaccia misure violente; la superiora -tiene fermo: e allora il Celestre (nel quale tu non sai se devi -riconoscere un privato, a cui non era fatto lecito varcare le caste -soglie d'una badia, o un magistrato di giustizia) fa atterrare a colpi -di scure la porta di entrata. Le monache, più morte che vive, son pronte -a respingere con la violenza la violenza, si asserragliano in alto -dietro le finestre, e combattono disperatamente contro maestri e -sbirraglia lanciando loro addosso pietre e acqua bollente. A battaglia -finita, la superiora ci prendeva una carcerazione allo Spedaletto; ma si -dichiarava soddisfatta di aver ceduto solo alla forza. - -Questa scenata, è bene si sappia, avveniva il 10 gennaio del 1782, -quando il Vicerè Caracciolo percorreva in lungo e in largo la via delle -riforme in Sicilia e nella vecchia Capitale. - -Un'ultima tra le curiosità della vita monastica. - -Possiamo noi chiudere questa lunga esposizione di costumi, senza -ricordare il più notabile di essi nel campo culinario? - -Ciascun monastero aveva una _piatta_, un manicaretto, ch'era come il suo -distintivo. Giacchè, non pur l'emblema in marmo o in legno sulla porta -del monastero (le braccia incrociate per le francescane, il _Charitas_ -per le paoline, il cane che porta in bocca una fiaccola accesa per le -domenicane ecc.) formava il blasone di esso, ma anche il dolce speciale -solito a farsi nel monastero medesimo. Tutti i pasticcieri della città -gareggiavano nel comporre d'ogni maniera ghiottornie: ma chi poteva mai -raggiungere la squisitezza delle _feddi_ (fette) del Cancelliere, dei -_frutti_ di pasta dolce di mandorle della Martorana, del _riso dolce_ -del Salvatore? Tutti preparavano _conserva di scursunera_ (scorzanera): -ma nessuno attingeva alla perfezione di Montevergine, come nessuno a -quella della _cucuzzata_ (zucca condita) e del _bianco mangiare_ (specie -di gelatina di crema di pollo) di S.a Caterina. Molti menavan vanto del -loro _pane di Spagna_ ma in confronto a quello della Pietà, qualunque -dolciere doveva andarsi a riporre, lasciando che questo si contrastasse -il primato con lo Stimmate nella bellezza delle _sfinci ammilati_, che -pure nel medesimo monastero assurgevano a squisitezza impareggiabile -nella forma delle sfinci _fradici_, composte di uova e panna. - -La lista di tante golose specialità ci offre altresì le _caponate_ dei -Sant'Angeli, le _ravazzate_ di ricotta di S.a Elisabetta, le -_impanatiglie_ di conserva dell'Origlione, le quali accrescevano lustro -e voluttà alle mense dei signori non meno che le bibite diacce d'amarena -giulebbata nei giorni estivi. Centinaia di _cassate_ si riversavan fuori -di Valverde per la festa di Pasqua, e settimane prima, pel Carnevale, -migliaia di cannoli di vera ricotta con relative _teste di turco_ e -_cassatelle_ della Badia Nuova, alla quale nessuno poteva negare la -palma nella inaugurazione del calendario dei rituali dolciumi. Se S. -Vito pompeggiava con i suoi _agnelli pasquili_, la Concezione con le sue -_muscardini_ pel festino di S.a Rosalia, i _Sett'Angeli_ con le loro -_mustazzoli_, e S.a Elisabetta con le sue _nucàtuli_ per Natale, in -tutto l'anno tenevansi in alta fama le Vergini con le impareggiabili -loro _mussameli_ e, meglio, con certi pasticci, il nome dei quali si -presta anche oggi ad un poco decente _qui pro quo_. Grandeggiavan da -ultimo S.a Teresa con le _cassate in freddo_, e S. Vito, _mirabile -dictu!_ col suo _sfinciuni_, un vero poema per i più autorevoli maestri -di gusto, come la _pasta con le sarde_, complesso piatto nazionale della -felicissima non che golosissima Capitale dell'Isola. - -Certo, non si poteva andare più in là nella raffinatezza del mentovato -quinto peccato mortale[189]. - -[189] Le spese che i monasteri facevano pei dolci, possono in parte - vedersi dalla _Relazione delli coacervi decennali delli zuccheri - presi dalli monasterj di questa città dall'a. 1771 a tutto 1780_, - nell'Archivio Comunale di Palermo. _Atti del Senato_, p. 118. - - Nel _Raziocinio_ (bilancio consuntivo) del triennio della Badessa - del Salvatore S. M. Vittoria Arezzi, oltre 124 onze per - «pietanzelle solite nell'anno», 267 per frutte, 200 per la «fiera - alle religiose», sono 425 onze per «ricreazioni di zucchero ed - altri dolci», non contandosene 171 di «spese di speciaria». Vedi - Ms. Qq D 136, n. 12 della Biblioteca Comunale di Palermo. - -Ma v'erano monasteri d'origine inferiore, che tanto lusso non potevano -permettersi: ed anch'essi, nelle loro modeste sfere, godevano rinomanza, -quale per lo _scàcciu_: ceci, mandorle, fave, avellane abbrustolite -(Cappuccinelle), quale per le _olive piene_ (Assunta), quale per -altro[190]. - -[190] Della prima metà del sec. XIX abbiamo a stampa un _Poemettu in lodi - di li Vener. Monasterj di Palermo pri li durci squisiti chi - travagghianu, cumpostu di un dilittanti di durci._ In-8º, pp. 16. - -E come a lato del male sta il bene, così quasi a rimedio delle -inevitabili indigestioni per tanti pasticci, _cassate_, _cannoli_, -frutti, ravazzate, creme, zuccate, _sfinci_, _sfincioni_, olive e -mandorle, la badia di S.a Rosalia compieva il pietoso ufficio di -preparare un antacido medicinale, di sicurissimo effetto. - - - - - CAP. XI. - - - DI PREMINENZE IN GIURISDIZIONI. - -Una mezza dozzina di secoli aveano apportato tante divisioni di poteri, -tante distinzioni di diritti, e perciò tale cumulo di giurisdizioni e di -preminenze che solo i più colti eruditi possono oggi raccapezzarvisi. - -Meno la bassa gente, come nel sec. XVIII anche ufficialmente chiamavasi -l'infimo ceto, tutti accampavano qualche diritto all'ombra del quale -confortarsi. Patrizî, ecclesiastici, militari, civili, maestri e, fino -al 1782, ufficiali della Inquisizione, componevano vere e proprie caste -con privilegi, prerogative, immunità che a nessuno era lecito non che di -toccare, neanche di discutere. A toccarli c'era da incontrare infiniti -fastidî, e forse da buscarsi qualche processo. Ad ogni passo una -costituzione che concedeva, una prammatica che limitava, un rescritto -che inibiva, un bando che distingueva, un canone che tassativamente -prescriveva. Per lievi trasgressioni, talora per semplici dimenticanze, -magari per nulla, si lanciavano ricorsi al Pretore ed al Senato, alla -Giunta dei Presidenti e del Consultore, al Capitan Giustiziere, al -Presidente della R. Gran Corte, all'Arcivescovo, al Giudice della -Monarchia, al Vicerè, al Sovrano. Gli è che non volevansi pregiudicate -competenze e prerogative di qualunque genere, fossero anche di nessun -valore. - -Meglio di qualsiasi parola sull'argomento gioveranno i fatti che verremo -brevemente esponendo. La cronaca è malauguratamente ricca e ne fornisce -per tutti i ceti e per tutte le giurisdizioni: il difficile sta nella -scelta. - -Un giorno (17 luglio 1774) tre degli otto commissarî della Corte -Capitaniale venivano catturati da una ronda delle Maestranze per un -furto qualificato nel quartiere della Conceria (mandamento -Castellammare) e condotti nella Carboniera, noto carcere dentro il -palazzo del Comune. Il Duca di Villarosa, Capitano Giustiziere, se ne -risente come di offesa alla sua persona; ed energicamente li reclama. -Alla sua il capo ronda ne chiede giustizia sommaria. Il Pretore, -Principe di Scordia, è in grave imbarazzo, e per gettare un po' d'acqua -sul fuoco e contentare il Villarosa fa trasportare in sedie volanti alle -segrete del Castello i tre rei e li mette a disposizione del capo della -Giustizia; ma per non dispiacere alle Maestranze li invia accompagnati -dalle ronde di esse. Così dà un colpo al cerchio ed uno alla botte. Ma -poichè le Maestranze insistono presso il Pretore, lor capo diretto, e -presso l'Arcivescovo, funzionante da Vicerè, acciò la causa venga tolta -alla autorità regia, che vuol mandare a casa i rei, e data alla -comunale, al Pretore cioè, questi _illico et immediate_ si fa condurre -innanzi gl'imputati, e senza tanti discorsi te li condanna ad una -solenne bastonatura. E non basta. Il Vice-Capitano, che ha sostenuta la -competenza della Corte Capitaniale, solo per questo vien destituito; ed -il Re, tuttavia impressionato dei recenti tumulti contro il Fogliani, -conferma alle Maestranze la facoltà di rondare di notte, salvo a -ritoglierla loro in capo ad un mese per affidarla agli ufficiali regi di -giustizia[191]. - -[191] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXI, pp. 212-213, 218, 224, - 231. - -L'ultima scena del piccolo dramma stupisce per la pena inflitta al -funzionario giustiziere: e forse potrebbe avere una spiegazione pel -tempo in cui essa si compiva. Eppure, diciott'anni dopo, quando si era -alla vigilia del novantatre, accadeva qualche cosa di peggio. - -D. Giuseppe Bracco, ufficiale della R. Segreteria, a cagione di debiti -veniva inviato innanzi al Giudice pretoriano, cui copriva d'ingiurie. -Questi un po' pei debiti, un po' per le ingiurie, ne ordinava il carcere -nella Vicaria; ma la Vicaria era pei plebei: e Bracco non era un plebeo. -Gli ufficiali di Corte Senatoria offesi nella dignità del loro compagno -e del loro ceto, facevano contro il Giudice un ricorso a Fr. Carelli, -Segretario interno del Regno di Sicilia. Risultato ultimo (18 sett. -1791): Sebastiano Procopio, che era al termine della sua onorata -carriera giudiziaria, veniva chiuso in prigione[192]! - -[192] _D'Angelo_, _Giornale_ ined., p. 462. - -Proprio è il caso di esclamare: Da carceriere a carcerato! - -Per recente abuso il Maestro Razionale del Senato arbitrava di sedere -insieme col Pretore, coi Senatori, col Sindaco, negli stalli d'onore. -L'abuso non si volle più tollerare; il Senato, senz'altro, lo proibì. -Offeso pur esso nella sua dignità, il Maestro Razionale se la legava al -dito aspettando un'occasione per prendersi la rivincita. I Senatori si -tenevano di un ceto superiore o diverso da quello di lui, che vantava -pure i suoi quarti secolari di nobiltà: senza di che non avrebbe potuto -occupar la carica che occupava. Il 14 settembre del 1792 ricorreva la -festa di S.a Rosalia. Il Senato in tutta pompa recavasi nelle sue -pittoresche carrozze alla Cattedrale; ma non s'accorgeva che la carrozza -ultima degli ufficiali nobili, tra i quali doveva essere il Maestro -Razionale, seguiva vuota, sì che al giungere alla chiesa degli Espulsi -(come allora pure si chiamava Casa Professa) si trovava solo. Gli -ufficiali, offesi, se ne erano rimasti come Achille nelle loro tende. -Una congiura, astrazion facendo dal signor Razionale, era stata ordita: -attori, quegli ufficiali, impermaliti della recente ordinanza senatoria, -la quale prescriveva dover essi «intervenire a tutte le funzioni del -Senato: vespri, messe solenni, processioni, occupando solamente il luogo -dopo il postergale del Senato ai stalli dei RR. Canonici»; ed al Maestro -Cerimoniere inculcava l'osservanza dell'atto[193]. - -[193] _D'Angelo_, _Giornale_ ined., p. 467. -- _Atti del Senato_, a. - 1792-93, p. 11. - -Essi strillarono, ma stavolta il Magistrato non volle piegarsi. - -Chi crede siffatti risentimenti, nel palazzo delle aquile, nuovi e -limitati agli ufficiali di alto casato, si inganna. Essi erano periodici -scatti di vecchi malumori, suscitati dal desiderio di non far credere -che si dovesse dagli ufficiali medesimi stare in seconda linea, e dalla -vanità di primeggiare. Il difetto partiva dalle sfere superiori e, per -le medie, scendeva sotto forme diverse nelle infime. Fu osservato allora -che già un secolo innanzi (1687) il Principe di Valguarnera Pretore -avea, per causa di giurisdizione, litigato col proprio figliuolo, Conte -d'Assoro, Capitan giustiziere. Si discuteva la soverchia circospezione -di D. Scipione Di Blasi, che, essendo infermo il Pretore Conte S. Marco, -(1720), da Sindaco avea guardato bene a ciò che dovesse fare nella -processione di S.a Rosalia affin di non incorrere nel biasimo di avere -invaso un campo di giurisdizione rigorosamente circoscritto dal -Cerimoniale senatorio. Ma questo esempio fu riconosciuto degno -d'imitazione allorchè essendo il Principe di Trabia, nelle feste -patronali del 1767, obbligato a guardare per podagra il letto, ne -compieva le funzioni il Maestro Notaro D. Vincenzo Giovenco, e ne -riportava lode di correttezza nello aver saputo armonizzare la -rappresentanza che gli era possibile con quella della quale il Pretore -effettivo era investito[194]. - -[194] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XIX. pp. 20 e 26-27. - -Chi poi sorride a codeste piccolezze ne ha ben donde, ma consideri che -queste ed altre formalità consimili pigliavan carattere di somma -importanza, e provocavano dispacci reali e vicereali. Se così non fosse -stato, non avrebbe dovuto S. E. il Vicerè Principe di Caramanico pensare -in tempo ad ordinare con tanto di decreto che nella processione del -_Corpus Domini_, essendo anche stavolta malato il Pretore (1788), -funzionasse il _Priolo_ tra i Senatori (come a dire l'Assessore anziano -o delegato, o il prosindacato d'oggi): e che il solo Avvocato fiscale -della Corte Pretoria dovesse, dopo il seguito dei nobili, separatamente -intervenire[195]. - -[195] _Provviste del Senato_, a. 1787-88, p. 310. - -Già più innanzi, nel corso di quell'opera, abbiam veduto quanto il -Senato tenesse al titolo di _Eccellenza_, ed a quali accordi addivenisse -pel retto uso di esso.[196] Accade ora avvertire quanto vi tenessero -anche altri senati nell'Isola, i quali se ad alti personaggi del Governo -lo attribuivano, non intendevano esserne come per contraccambio da essi -privati. Ricordiamo in proposito il seguente aneddoto, non singolare -certamente, ma caratteristico. - -[196] Vedi v. I, cap. IV, p. 89. - -Era il marzo del 1793, e la Sicilia trascinavasi negli orrori della -carestia. A renderli men gravi due commissarî generali vennero dal -Governo con pieni poteri inviati separatamente in Sicilia. Uno di essi, -il Barone Gioacchino Ferreri, ex-giudice della Gran Corte, giunto a -Caltagirone, si rivolgeva, per fornire la sua missione, al Senato: -questo fu sollecito agli ordini di lui trattandolo dell'_Eccellenza_. -Ferreri avrebbe dovuto rispondere dell'_Eccellenza_, titolo al quale -quel Senato aveva o credeva di aver diritto; ma rispose invece -dell'_Illustrissimo_. Il Senato se ne adontò e, rendendogli lì per lì la -pariglia, lo trattò del medesimo titolo. L'offeso se ne richiamò subito -ai ministri di Palermo. Il Senato di Caltagirone, reo non sai se di -crimenlese o di una frivolezza, fu fatto venire innanzi al Vicerè a dar -conto del non dato titolo: ed il più giovane dei Senatori, D. Giuseppe -Aprile, senza neppure salutare i suoi, corse a Palermo, e dopo un forte -rimprovero del Caramanico, dovette andare da S. Eccellenza il Ferri a -dargli soddisfazione del mancato riguardo[197]. Ma il nobile giovane -fremendo dentro di sè per la immeritata ammenda, deve fra i denti aver -mormorato: Paglietta d'un giudice!... _non tibi, sed Petro!_ - -[197] _Villabianca_, _Opuscoli_. Ms Qq E 94, n. 3, p. 107 della - Biblioteca Comunale di Palermo. - -Anche quel buon uomo di D. Ippolito De Franchis risentivasi della comune -vanità. E come, del resto, non risentirsene stando egli tutta la santa -giornata nel Palazzo senatorio? - -D. Ippolito -- il lettore lo conosce bene -- era Maestro di Cerimonie e -Banditore della Città: ma era anche mazziere. Questo terzo ufficio non -doveva parere all'altezza degli altri due, dato pure che fosse con -quelli compatibile; sicchè egli chiese una volta di esserne dispensato -affidandosi a persona sua ed a sue spese. E poichè si trovava a -domandare, pregava «gli si concedesse la manica di gala ed il banco da -sedere al principio della predella del Senato, prossimo al Pretore nelle -funzioni particolari; ed in quella della Cattedrale, il primo stallo dei -beneficiati». - -Gli esempî son sempre contagiosi. L'agente del Senato, piacendogli -infinitamente il favore concesso a D. Ippolito, ne sollecitò uno per sè, -quello «di far la referenda degli affari litigiosi stando a sedere -vicino al Maestro Notaro o del Razionale del Senato»[198]. - -[198] _Provviste del Senato_, a. 1780-81, pp. 639 e 1004. - -Dal palazzo del Comune passando alle varie sedi di giurisdizioni -ecclesiastiche e religiose bisogna aprir bene gli occhi. Il terreno è -irto di rovi e non si sa dove mettere i piedi. Dal parroco Mendietta -della Kalsa, che per la processione infra ottava del _Corpus Domini_ -chiedeva di poter trattare con l'offerta dell'acqua santa nella sua -chiesa di Niccolò Anita la nobile Deputazione del Monte di S.a Venera, -filiale del Senato, al Parroco dell'Albergaria D. Giuseppe Rivarola, che -durante i restauri della sua chiesa doveva ingozzar tutte le restrizioni -e tutti i _veto_ degli officianti di Casa Professa, provvisoria -cattedrale e parrocchia ad un tempo, era un laberinto, nel quale riserve -e proibizioni si guardavan di continuo senza accordarsi mai, pronti a -venire a conflitto se per poco si credessero toccati nei loro -interessati. - -I monasteri eran quelli che in ciò davan molto da fare alle autorità. Le -benedettine di S.a Rosalia, forti di non so che breve, non intendevano -rassegnarsi alla giurisdizione del parroco di S. Giovanni dei Tartari -quando ad una loro consuora doveva somministrarsi il viatico e la -estrema unzione. - -Una monaca paolina dei Sett'Angeli otteneva dal Papa di professare nel -monastero della Pietà i voti domenicani. Quel che seguì all'annunzio del -breve pontificio non è credibile. I due monasteri venivano a conflitto -tra loro e volevano tirarvi, anzi vi tiravan dentro, S. Francesco di -Paola e S. Domenico. «Il Papa, gridavano, non ha questa facoltà; e se -l'ha, doveva prima sentire la Correttrice dei Sett'Angeli e la -Provinciale della Pietà, o per lo meno il parere degli Ordinarî». Si -ricorse al Giudice della Monarchia: l'Arcivescovo sosteneva le parti del -Papa; il Vicerè quelle del Giudice[199], e dopo una lite fastidiosamente -lunga, a dispetti e mormorazioni dovette ottemperarsi ai voleri del -Papa. - -[199] _D'Angelo_, _Giornale_ ined., pp. 16-20. - -A Mons. Airoldi, nominato vescovo _in partibus_, sarebbe piaciuto -consacrarsi nella chiesa del Salvatore, nel cui monastero vivea una -sorella di lui: ma non volendo esporsi al biasimo di esser venuto meno a -non so che competenza, _pro pacis amore_ egli doveva rinunziarvi, e -sostituire al Salvatore la privata cappella del Seminario -arcivescovile[200]. - -[200] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, p. 351. - -Moriva l'Arcivescovo Sanseverino (1793), ed al palazzo si disponeva il -grande corteo funebre. La Compagnia del SS. Sacramento della Cattedrale -voleva prendervi parte, ma le Compagnie della Pace e della Carità si -opponevano, toccando ad esse, del ceto nobile, il posto. Frattanto i -Canonici avrebbero voluto che la loro confraternita andasse -immediatamente innanzi a loro; ma i Domenicani alla lor volta tenevan -fermo perchè immediatamente innanzi al Capitolo non poteva, non doveva -andar altro che l'Ordine dei Predicatori: e _gloriam meam_, esclamava il -Provinciale di esso _alteri non dabo!_ - -Il sac. D'Angelo, presente alla incresciosa discussione, sdegnato della -inevitabile sconfitta del Capitolo al quale apparteneva, dolevasi che -anche nel suo «secolo illuminato la superbia e la frateria facessero -andare avanti i loro pregiudizî e cantassero vittoria».[201] - -[201] _D'Angelo_, _Giornale_ ined., p. 473. - -L'intervento del Senato alle chiesastiche funzioni imponeva doveri -estremamente delicati negli officianti. Guai se durante una di esse -nella Cattedrale il Magistrato civico non ricevesse le incensate in -perfetta regola! Nelle messe solenni, dopo l'offertorio e la -incensazione dell'altare, il Cerimoniere del Comune s'avviava all'altare -a prender l'incenso pel Senato. Un terminatore ed un canonico, diacono -assistente, partiva con lui; un terminatore e un diacono assistente -partiva pel Capitolo. Contemporanee, quasi isocrone, dovevano essere le -incensazioni. Più e più volte s'era dovuto occupare non solo il Senato, -ma anche l'autorità ecclesiastica di questa faccenda gravissima, già -stata portata in tribunale del Vicario generale in sede vacante della -diocesi[202]. Al canto dell'_Agnus Dei_ il Cerimoniere saliva all'altare -a prender la _pace_: un suddiacono e un terminatore movevano da soli pel -Capitolo. Senato e Capitolo dovevano ricever l'abbraccio della pace -_eodem tempore_: e guai un indugio offendesse la maestà dell'uno, la -dignità dell'altro! D. Girolamo de Franchis, allontanandosi per una -cerimonia qualsiasi dal Magistrato pretorio, o ritornandovi, sapeva -delle riverenze di rito da fare. E se non lo sapeva lui, consumato in -codesto galateo obbligatorio, chi doveva saperlo? - -[202] _Allegazioni nella sede vacante_ ecc., _Vicario Mons. M. Schiavo_. - Ms Qq D 135. pp. 305 e 207 della Bibl. Com. di Palermo. - -Guai ancora se in una sacra funzione per festa o per lutto, al Senato, -al Capitan Giustiziere non venisse esibita una torcia del peso e delle -dimensioni loro dovute: un rotolo e mezzo per uno (gr. 1200)! Il Vicerè -stesso, che come prima autorità avea il diritto di riceverla di due -rotoli (gr. 1600), avrebbe chiamato al dovere i negligenti ed i -colpevoli. - -Queste ed altre formalità aveva in dispetto il Marchese Caracciolo e -cercava ogni occasione, ora per riporle, ora per isvilirle, o se -possibile sopprimerle, anche a scapito della real dignità ch'egli -impersonava. L'aneddoto che diremo fu pei rigidi osservatori delle -etichette il colmo dello scandalo. - -Nelle cappelle reali il Vicerè rappresentando pel Re il delegato -apostolico, avea facoltà di stare, durante la incensazione, a capo -coperto. Diciamo facoltà e diciamo poco; giacchè si trattava d'un -privilegio d'ordine superiore: e gli spettatori, al momento supremo, in -punta di piedi, sulle sedie, si godevano la straordinaria particolarità -della scena. Or nella cappella reale tenutasi per le feste di S.a -Rosalia del 1782 (quelle appunto che il Caracciolo voleva più tardi -ridurre a soli tre giorni), il Vicerè in onta della vecchia consuetudine -si argomentò di scoprirsi. Conoscendosi l'uomo, bisogna metter fuori -campo la sua riverenza all'incensatore; il Caracciolo si scoprì appunto -perchè poteva stare, per privilegio, coperto. Allora un mormorio -d'indignazione accolse l'atto: e per tutta la città fu con generale -risentimento raccontato che s'era tenuta _una cappella senza -cappello_[203]. - -[203] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVII, p. 325. - -Un vero scandalo! - -Questa è storia; ma la tradizione racconta aneddoti molto più curiosi. - -Un canonico non essendo riuscito ad aver giustizia per la via ordinaria -di giurisdizione, un giorno chiedeva ed otteneva udienza dal Caracciolo. -Giunto alla presenza di lui, con la maggior serietà del mondo gli -esponeva come qualmente in una funzione pubblica di chiesa, egli, -canonico, non avesse ricevuto le incensate alle quali avea diritto. -- -«E quante ve ne spettavano?» chiese bruscamente il Caracciolo. -- «Tre, -Eccellenza.» -- «E quante ve ne dettero?» -- «Due soltanto» rispose -incorato il canonico. -- «Eccovi il resto!» esclama concitato il Vicerè; -il quale levandosi improvvisamente da sedere, pieno di rabbia, imitando -con le braccia e le mani l'atto dello incensare, lo spinge indietro a -furia di cazzotti e di pugni sul muso, fino allo scalone. - -Abbiamo sfiorato appena l'argomento, quanto altro mai fecondo di comici -aneddoti. Qua e là, del resto, nel corso di quest'opera, molti se ne -possono riscontrare, documenti della vita pubblica del tempo. Laonde nel -medesimo anno che il Caracciolo lasciava lo ingrato viceregno dell'Isola -(1785), un prete di buona famiglia e di egregio casato non poteva tacere -questa dolorosa verità: - -«È degna di ammirazione e di lode la costanza sacerdotale nella difesa -dei proprj diritti; ma è biasimevole nell'affare dei giusti diritti -della Corona: guai a quelle società cristiane in cui si sostengono -queste pugne! La nostra Isola ne soffrì profonde nel 1713, in tempo che -passò dal dominio di Filippo V a quello di Vittorio Amedeo. E perchè? -per un pugno di ceci negato da un bottegaio di Lipari al Maestro di -Piazza di quel paese; perchè essendo del vescovo (il celeberrimo Mr. -Tedeschi), veniva a ledersi l'Ecclesiastico Foro. - -«Che inquietitudini per un sedile? che voci per un luogo di -confraternite! che pugna per la destra e la man sinistra! che risse per -una grippa sotto la croce! che contrasti per darsi a un cadavere -l'ultima voce!»[204]. - -[204] _Santacolomba_, _L'Educazione_, pp. 194 e 360. - - - - - CAP. XII. - - - IMPETI E RAGAZZATE. - -I diaristi palermitani si danno molta cura di raccogliere certi fatti di -cronaca, che con singolare efficacia illustrano il tempo del quale ci -occupiamo. - -Sarebbe grossolano errore trarre da quei fatti conseguenze e quindi -giudizî generali sulla gente del paese. In tutti i ceti -- è superfluo -il dirlo -- si riscontrano violazioni di Legge: e forse le violazioni -dello scorcio del secolo XVIII furono relativamente men numerose di -quelle di tempi detti o creduti più civili. Pure non vanno esse -trascurate, e concorrono se non altro a far comprendere in che maniera -s'intendesse da taluni la posizione nella quale società e istituzioni -collocavano e guardavano certi uomini. - -Se si analizzano i racconti che abbiamo avuto occasione di leggere, si -vedrà che essi derivavano dall'esagerato, anzi dal falso concetto che -alcuni giovani aveano della propria origine. Ad ogni passo s'invocavano -diritti e distinzioni: e per gli uni e le altre cercavasi appoggio alle -granitiche muraglie dei privilegi di casta. - -Per quanto c'incresca, noi non possiamo passarci da una breve rassegna -nel campo apertoci anche stavolta dalle scritture inedite del -settecento: breve rassegna delle molte cose onde è malauguratamente -piena la cronaca paesana. - -Il lettore si armi di santa pazienza, e guardi con un po' di stoicismo -le figure che gli sfileranno innanzi. Cominciamo con una donna. - -Girolama Caldarera, Baronessa di Baucina, non conosceva limiti alla sua -potenza. Sostenendo nei tribunali certa sua causa, un giorno usciva in -male parole all'indirizzo del Giudice della G. C. Criminale. Quali -fossero le parole, nessun testimonio ci sa dire: e forse non vi furon -testimonî. Il carcere l'attendeva in un monastero, e vi sarebbe stata -senz'altro condotta se la Regina Carolina non avesse dato alla luce uno -dei soliti principini cosicchè la Calderara se la cavò con un po' di -paura e di dispetto. - -Il lieto evento era anche fortunato per un giovane Marchese (1787). -Teneva costui, come oggi si direbbe, in sofferenza al Monte di Pietà -alcuni pegni. I Governatori del pio Istituto aveano avuta molta, fin -troppa longanimità rimandando di mese in mese la vendita degli oggetti -pegnorati; ma, attendere più oltre non potevano quando a' poveri -bisognosi facevano ben diverso trattamento: sicchè ordinavano la vendita -degli oggetti nella Loggia. Il Marchese se l'ebbe a male e, recatosi al -Monte, copriva d'insulti il governatore Giuseppe Ugo delle Favare. -Questi si tenne dignitoso: e lì per lì gli fece infliggere due giorni di -prigione: pochini, invero, e non per piacenteria o per timore del -Capitan Giustiziere, ma, come abbiam detto, per la improvvisa notizia -della nascita d'un principe reale[205]. - -[205] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1787, p. 239. - -Se per esigenze di pubblici servizî il Pretore vietava il passaggio -delle carrozze nel Cassaro nei giorni delle feste di S.a Rosalia, e le -guardie di Marina stavano pel buon ordine, v'era chi si permettesse di -contravvenire all'ordinanza. Nella lista dei contravventori è Andrea -Reggio, che avanzavasi baldanzosetto con la sua carrozza. Ben glielo -impediva un soldato comunale; ma egli bravando la consegna, lo copriva -d'ingiurie e minacciavalo persino di vita. - -Il Reggio contava 16 anni appena! - -Qui è la prepotenza: e di prepotenze era ad ogni piè sospinto una triste -fioritura. Reagire a chi si opponesse al libero esercizio delle loro -facoltà, le quali non erano se non aperti abusi: ecco la massima di -alcuni giovani, indocili a superiori e ad eguali. - -A coteste massime informato, un certo ragazzo in una pubblica via, -fremeva al pensiero di non potere col suo biroccio raggiungere e -lasciarsi addietro un civile di Ponza, che pei fatti suoi lo precedeva. -Corri, corri, lo raggiunge, e quando gli è allato, furibondo che non si -sia sottomesso a lui rallentando il passo, lo prende a frustate. - -Egli non avea più di 17 anni! - -Siffatto spirito di superiorità rendeva poco cavallereschi fin con le -donne coloro che più tenevano ad esser cavalieri. Niccolò Inveges -sciacchitano, di pieno giorno, in via popolata, bastonava due ragazze di -Pietro Imperiale Pastore. Come il Natoli, egli veniva relegato nella -Colombaia di Trapani, ma è a deplorare che lo fosse per breve tempo: ben -altra pena meritando sì volgare soperchiatore! - -Un signore, insignito del titolo di Abate della SS. Trinità della Delia, -incontravasi in Via Alloro con la carrozza del Dottore in legge Bernardo -Denti, occupata dalla moglie e dalla figlia di costui. Elementare dovere -consigliava la precedenza alle due donne: ma il signor Abate non se la -intese, e picchia e ripicchia, faceva rotolare per terra il cocchiere, -che, o sgomento o sbalordito, non osava reagire. - -Quanto meglio allorchè incontri così malaugurati si risolvevano in un -duello[206]! Almeno, la cavalleria, manomessa al primo istante, veniva -da ultimo rispettata. - -[206] _Villabianca_, _Diario_ ined., 18 sett. 1786, p. 666; settembre - 1793, pp. 56 e 242; 7 agosto 1799, p. 188. - -Di duelli peraltro se ne faceva così di frequente che era bazza se in un -mese non se n'avesse a sentire uno o due, spesso per frivolezze che è -miseria parlarne. Se ne ricorda sinanco per un servitore che si mandasse -via, o per uno che se ne prendesse. Il Marchese di Roccaforte ne -intimava al Conte di Aceto per un _volante_, che egli diceva essergli -stato tolto[207]. Quasichè esistesse una legge che vietasse di assumere -ai proprî servigi un uomo stato una volta ai servigi altrui, ecco un -grave fatto di sangue! - -[207] _G. Lanza e Branciforti_, _Diario storico_. - -Un giovane Cavaliere, che chiameremo D. Michele, licenziava un suo -_schiavo_. Rimasto libero, costui trovava collocamento in casa Oneto, -Duca di Sperlinga. C'era egli nulla di male? Secondo D. Michele sì; -ond'egli avutane notizia, si partiva ad imporre allo Sperlinga una -partita d'onore. E poichè entrambi mancavano di armi eguali, e si -trovavano a pochi passi dalla casa della vedova Montevago Pellagra -Grifeo, che ne possedeva delle buone, prendevano in prestito due -sciabole. Lo Sperlinga desiderava chiarire come fosse andata la cosa, -dar soddisfazione all'amico impermalito; ma D. Michele, dandogli del -vile, improvvisamente colpivalo nel viso con una terribile frustinata. -Accecato all'inatteso colpo, lo Sperlinga traeva lo sciabolotto e -piantavalo in ventre al provocatore, che ne moriva quasi all'istante, -avendo appena potuto balbettare il suo torto e ricevere l'assoluzione da -un padre Crocifero che a caso era lì di passaggio. L'uccisore riparava -in una chiesa; ma indi a non guari, forte delle sue ragioni, -costituivasi al Castello. Avrebbe potuto, dopo i primi giorni, esser -liberato; e lo fu, ma tardi, perchè i parenti dell'ucciso erano, per -grandi aderenze, potenti. Alcuni mesi stette egli chiuso, e la offesa -famiglia potè vantare una riparazione. E fu argomento di lunghe -discussioni tra gli accademici da salotto se lo Sperlinga, Duca, avesse -fatto bene ad accettare una sfida da un semplice cavaliere, che è quanto -dire da un cadetto; ed i sapienti furon di avviso che egli non avrebbe -dovuto accettare «mentre non era obbligato a rispondere trovandosi -insignito della chiave d'oro come gentiluomo di Camera ed investito del -grado militare di colonnello di fanteria del corpo dei miliziotti»[208]. - -[208] _Villabianca_, _Diario_ ined., 12 dic. 1799, pp. 667-670. _Alessi_, - _Prontuario di alcune noterelle, ammassate brevemente alla rinfusa, - concernenti alcuni fatti ed occorsi nella nostra Capitale._ Ms. Qq - 15 7. p. 18. della Bibl. Com. di Palermo. - -Per questo, il codice cavalleresco non avea riposo. I politici (eran -chiamati così anche coloro che discorrevano con competenza di -cavalleria) lo sfogliavano pei frequenti casi di dubbia soluzione. Chi -non lo lesse e discusse per le offese che nella passeggiata della Marina -si scambiarono il Duca Lucchesi, primogenito del Principe di -Campofranco, ed il Duca di Villafiorita Gioacchino Burgio? L'uno, -risentitosi di non so quali parole, avea dato all'altro una violenta -percossa; il Villafiorita avea tratta la spada ed aggiustata al -percussore una piattonata; di che il Campofranco buttavalo a mare, -incurante degli scogli che avrebbero potuto sfracellargli il cranio. - -Alla passeggiata era D. Vincenzo Capozzo, Giudice della G. C. Criminale, -che subito, _de mandato principis_, condannava alla Cittadella di -Messina per dieci anni il provocatore. La Corte di Napoli avrebbe voluto -rappattumare le parti ugualmente cospicue del baronaggio, parenti tra -loro: ma non voleva farsi scorgere. Si sceglievano due alti personaggi -per venire a proposte plausibili, tanto, il focoso Vicerè Caracciolo non -era alieno dallo accogliere un componimento amichevole. I due ex-Pretori -Principe di Resuttano pel Campofranco, e Marchese di Regalmici pel -Villafiorita (come si vede, duo grandi e rispettabili signori del -tempo), sudano nello studio della intrigata quistione; «svolgono libri -di cavalleria anche oltramontani e protestanti, e cercano di -accordarsi»; ma non vi riescono, perchè ciascuno tira acqua al suo -mulino; ed il Regalmici ha per sè il Governo ed esige pel suo primo -(diciamolo così per farci intendere) che venga riparata con una pubblica -soddisfazione la pubblica offesa al Villafiorita. Oh che si scherza!... -Il Villafiorita è stato bastonato, buttato a mare a rischio di perderci -la vita, e si discute se debba o no avere una soddisfazione?!... - -Ogni tentativo di conciliazione è pertanto abbandonato; e allora il Re, -contro la buona volontà del Vicerè, ne fa una che non pare sua: ordina -il passaggio del Campofranco dalla Cittadella di Messina alla Colombaia -di Trapani. È una doccia fredda sulle riscaldate teste dei partigiani -del Campofranco; il quale, visto e considerato che stavolta col Governo -non ci si vince, nè ci s'impatta, si rassegna a dar piena soddisfazione -al Villafiorita. E così il processo si mette a dormire[209]. - -[209] _Villabianca_, _Diario_, in Bibl., a. 1781, v. XXVII, pp. 154-56. - -L'altezzosità della prepotenza toglieva la lucida visione dei proprî -doveri di fronte alla Legge ed ai rappresentanti di essa. - -Anche qui gli esempî abbondano; ma anche qui dobbiamo limitarne la -rassegna. - -Un Marchese, incontratosi una notte (certa gente andava di notte come i -lupi) in un passaggio di strada, urta, o è accidentalmente urtato da un -ministro di giustizia. Le son cose di ogni giorno, codeste; ma il -Marchese non può permettere che càpitino a lui: e alla testa dei suoi -creati assalisce l'imprudente e lo picchia di santa ragione. - -Debitore moroso ed impossibilitato a sottrarsi ad un pegnoramento -sentenziato dal Tribunale del Concistoro, altro Marchese non fa -diversamente: accoglie, cioè, a legnate gli ufficiali che vengono ad -eseguire in sua casa la sentenza: atto tutt'altro che imitabile, ma pure -imitato da quell'Alessandro La Torre e Fernandez de Valdes, che al -cameriere del Giudice pretoriano, intimantegli la imbasciata giudiziaria -per debiti insoddisfatti, faceva il regalo d'un fiacco di -bastonate[210]. - -[210] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, p. 97; _Diario_ - ined., 12 Giugno 1785, p. 183; a. 1795, p. 239. - -Noi lo rivedremo questo giovane manesco, e sapremo quanto longanime sia -stata con lui la Giustizia. - -Antonino Calvello, del resto, non gli rimaneva addietro quando prendeva -pel colletto e minacciava gravemente il Giudice della G. C. Civile -Pietro Feruggia. Nè gli rimaneva addietro il Barone Diego Sansone -allorchè andava ad assalire la casa del Duca di Vatticani chiamandolo a -duello per litigi corsi tra il proprio figliuolo Alfio ed il Duchino -medesimo, e gratificava di contumelie il Capitano della Gr. C. Torretta, -andato da lui per tradurlo in carcere[211]. - -[211] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, pp. 147 e 328-29. - -Anche qui ricompariscono le velleità di duello, le quali anche qui fan -pensare all'indole rissosa, ed insieme cavalleresca del siciliano. Un -antico costume, ora del tutto dimenticato, ci offre in ciò una pratica -singolare. Nel giorno di S. Valentino (14 febbraio) alcuni vecchi, -nobili o ignobili, si salassavano, perchè questo buon santo rendesse -_valenti_ nelle zuffe e nei contrasti i suoi devoti[212]. Sta a vedere -che il vincitore in un duello o in una zuffa debba esser colui che si -sia cavato più sangue! - -[212] _Alessi_, _Notizie della Sicilia_, n. 74. Ms. Qq H 44 della - Biblioteca Comunale di Palermo. -- _Pitrè_, _Spettacoli e Feste - pop. sic._, p. 198. - -Altro ribelle alle autorità giudiziarie fu un Gioeni, che per un -nonnulla penetrava a viva forza in casa Gaetano Greco, Giudice del -Concistoro, nel momento che egli se ne stava a desinare, e con male -parole apostrofavalo. Imprudente uomo costui, che, dimentico di esser -figlio di quella gentile e culta dama, che fu Anna Bonanno, si ricordava -d'esser marito di Giuseppa Cavaniglia dei marchesi di S. Maria, la -quale, come ricettatrice di ladri nella sua villa dei Colli, veniva -severamente chiusa nelle prigioni di Gesù (2 ott. 1800); e teneva bene -alla memoria di esser padre di una donna tristamente celebre in Napoli, -condotta qui ad accrescere il numero delle signore o raccolte o -raccoglientisi nel ritiro di Suor Vincenza[213]. - -[213] _Villabianca_, _Diario_ ined., 14 agosto 1797, p. 50; 28 agosto - 1798, p. 413; 7 agosto 1799. p. 188; 23 ott. 1800, p. 389. - -A proposito di violenze non va dimenticata quella d'un tale, che con -inaudito arbitrio imprigionava non solo un pubblico corriere, ma anche -il Capitano di Giustizia della terra di Gaggi; nè va trascurata l'altra -di due fratelli del Fiumesalato, i quali per non so quali fisime, con le -spade in mano inveivano contro un cappellano delle galere di Malta[214]. - -[214] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVIII, gennaio 1784, p. - 190; v. XXVI, 14 aprile 1778, p. 174. - -«Ragazzate!» si dirà; ed è vero; ma ragazzate che eran pure capestrerie, -le quali offuscavano il decoro del casato onde tanti ragazzi provenivano -suscitando lo sdegno dei saggi, l'ira repressa degli umili, la reazione -brutale delle vittime. Capestreria quella del figlio del Barone -Jannello, che si divertiva a scagliar sassi sopra le persone che -passavano in via Lampionelli, ferendone non lievemente qualcuna: ferito, -poi alla sua volta, egli stesso, ai Ficarazzi da un Vincenzo Giardina, -secondogenito del signore di quel luogo. Capestreria la spacconata del -già detto La Torre, il quale a tarda sera, nella entrata del Principe di -S.a Flavia, all'ora del solito settimanale ricevimento di dame e -cavalieri, faceva richiamare a basso il figlio del Barone Antonio -Morfino; ed avendolo tra le mani, ordinava ai suoi creati di prenderlo -per iscorno a cavallo e di contargli parecchie dozzine di sferzate. La -quale violenza d'un giovane sopra un fanciullo (il Morfino non -oltrepassava i 16 anni!) in tutti suscitava disgusto infinito; ma più -che in altri nel Villabianca, il quale non sapendo rassegnarsi alla -notizia d'un nuovo ospite della prigione di Porta S. Giorgio, pensava -che «il Castello non leva bastonate, anzi serve per li polledri -giovinastri per luogo piuttosto di divertimento che di pena»[215]. - -[215] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, p. 218; v. XXVII, p. - 22; _Diario_ ined., a. 1794, pp. 344-45. - -Di fatti, il Castello era la parodia del carcere. La libertà personale -vi si godeva in mezzo al rispetto dei carcerieri e degli ufficiali di -guardia. Con pochi tarì di spesa vi si avea un bel desinare quando -questo non venisse fornito succulento e gustoso dai parenti, e bastevole -ad allegri conviti tra le varie persone che vi stavan raccolte. Vi si -giocava e conversava spensieratamente come continuando in luogo di -villeggiatura le dissipazioni di fuori. Nelle _Pensées et Souvenirs_ il -Palmieri de Miccichè ritrasse con rosei colori questa prigione distinta, -donde si poteva financo uscire a diporto di sera impegnando la propria -parola d'onore che si sarebbe ritornati: e la parola veniva -scrupolosamente mantenuta come quella dei perditori al giuoco[216], o -come quella dei militari prigionieri di guerra. - -[216] Cfr. v. I, cap. XIV, p. 267. - -I dissidî tra mariti e mogli eran pabulo alla cronaca d'alcova. Il -pubblico grosso e minuto ci si divertiva parecchio, perchè all'umana -natura torna sovente gradito quello che agli altri è disgradevole. In -vero molto piccanti riuscirebbero queste pagine se tutte si potessero -narrare le circostanze che accompagnavano le visite improvvise, intimi -conversari, fatali sorprese, brusche divisioni, ritiri volontarî e -relegazioni forzate. Tiriamo un velo su queste scenacce, moltiplicate -dai costumi e dal _bon ton_ della dilagante corruzione d'allora. Forse i -tempi nostri sono più brutti di quelli, più fecondi di drammi lardellati -di scandali; anzi vogliamo senz'altro ritenerli bruttissimi; ma non per -ciò dobbiamo predicare che la morale d'una parte dei nostri bisnonni -d'un secolo fa fosse integerrima ed irreprensibile. - -Tuttavia non dobbiamo passarci da qualche fattarello di questo genere di -vita siciliana: e lo faremo di volo. - -Uno è quello della superba ed ostinata condotta di una dama di casa -Reggio, dama che da ultimo persuase il Governo a chiuderla nel monastero -di S.a Elisabetta (1777); un altro, quasi contemporaneo, quello di -Nicoletta d'Avalos, fatta entrare a forza in S.a Caterina. - -Drammatica la cattura di Margherita Lo Faso e Pietrasanta, Duchessa di -Serradifalco. Il Duca suo consorte, scontento di lei, chiese per essa la -clausura, non già in uno degli ordinarî monasteri, ma nella Casa (vera e -propria prigione) delle _Malmaritate_ alla Vetriera. La cattura doveva -eseguirsi da un giudice di patente reale e con accompagnamento di dame, -come soleva praticarsi in simili circostanze: ma fu eseguita invece da -un semplice ufficiale dell'ordine dei berrobieri. Più severi non poteva -essersi. «A due ore e mezza di sera la Duchessa nella sua casa fuori -Porta Nuova venne arrestata da un capitano reale e condotta nella -carcere Carolina delle nobili del Cuore di Gesù». Ci vuol poco ad -indovinare chi fosse il Vicerè: non il pacifico Fogliani, non il -festaiolo Marcantonio Colonna di Stigliano, non il mellifluo Caramanico, -ma il Caracciolo, che, Marchese, era un mangia-nobili. Il rigore della -procedura, veramente indebito in affari di famiglia, fu da lui seguito -per la disubbidienza della Duchessa all'autorità vicereale. - -La Margherita era figlia del defunto Egidio, Principe S. Pietro e, -nientemeno, Presidente e Capitan Generale del Regno di Sicilia in -assenza del Fogliani! - -E la cronaca prosegue. - -Nei primi di luglio 1779 le famiglie più elette della città ricevevano -un foglietto a stampa, sormontato da magnifici stemmi principeschi e -ducali, con questa partecipazione: - -«_Il Principe Trabia e il Duca di Sperlinga si danno l'onore di -parteciparle che nel giorno mercoledì sera 7 Luglio si sposeranno la -signora D. Aloisia Lanza e D. Saverio Oneto, loro rispettivi figli, ed -ossequiosamente si rassegnano, riserbandosi i loro favori a nuovo -avvìso_»[217]. - -[217] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, p. 97; v. XXVII, p. - 356; e nel vol. edito del 1779 (ms. Qq D 102) p. 86. - -Nozze meglio auspicate poche volte si videro; ma haimè! la Aloisia, -fanciullina ancora, dovette subito dividersi dal marito, che contava -appena diciassette anni! La sera del 27 marzo 1799, lo spensierato -Saverio si recava al palazzo Butera, dal suo cognato Principe di Trabia. -Quivi incontrava la moglie. Vederla e scaricarle a bruciapelo una -pistolettata fu tutt'uno. La Aloisia scampò per mero caso; e mentre egli -veniva condotto all'inevitabile castello, essa volontariamente andava a -chiudersi -- fatalità di vicinato e d'incontro! -- a Suor Vincenza[218], -dove, martire del più snaturato tra i mariti, mestamente trascorreva la -sua gioventù, Palmira Sirignano Duchessa della Verdura. In proposito, -rifletteva un testimonio: «Tanto avviene alle povere dame che hanno -mariti bruti. Al tempo stesso però è bene dire che ne' presenti corrotti -tempi le femine si prendono gran libertà: ed è cosa invero detestabile, -cagione e origine de' gran disordini». - -[218] G. _Alessi_, _Prontuario di alcune noterelle ecc._, p. 2. n. 14. Il - Duca moriva molto più tardi, nel 1811, a 49 anni, di diabete, nella - sua villa Sperlinga (attuale Ricovero Palagonia); la Duchessa nel - 1816. Vedi L. M. _Majorca Mortillaro_, _La Cappella Sperlinga_, pp. - 78 e segg. Palermo 1892. - -L'allusione alla libertà che si prendevan le dame è molto vaga: e ad -onore della Aloisia e della Palmira non va diretta nè all'una, nè -all'altra. Le nostre indagini nulla ci han dato di men che lodevole -sulle egregie dame. - -Francesco Landolina, Duca della Verdura, aveva un figlio perdutamente -innamorato d'una bella ragazza. Alle nozze da lui vivamente e -replicatamente sollecitate l'accorto padre non volle mai consentire, -così bene ne conosceva l'indole; chè anzi una volta dovette chiedere la -carcerazione di esso. L'esperto uomo prevedeva i guai che Michele -avrebbe fatti passare all'amata ragazza. Se non che, egli cessava di -vivere, e l'innamorato Michele, reso indipendente, il 14 gennaio del -1787 sposava la Palmira Sirignano e Gajanos, più giovane di lui, che -contava 25 anni. Dopo tanto contrasto di passione, che cosa c'era da -sperare se non gioie oneste, godimenti sublimi? Niente affatto! Fin -dalla prima sera Michele rivelò l'indole sua perversa. La tradizione -racconta che egli chiuse e tenne tutta la prima notte, fra le vetrate e -gli scuri di una imposta della stanza nuziale, la sposa come indegna di -lui. - -«Sprezzò, si aggiunge, la sposa e la bastonò con modi barbari e crudeli. -La povera Palmira dovette andarsi a chiudere a Suor Vincenza. Egli fu -relegato al Castello di S.a Caterina a Favignana; poi, per grazia, al -Castello di Trapani», ove trovavasi ancora nel maggio di quell'anno, che -avrebbe dovuto essere il più dolce e fu il più amaro per la bella -giovinetta. Nel dicembre moriva a lei il padre: e la Duchessa vedova, -suocera della Palmira, si adoperava col parentado per una conciliazione -tra gli sposi, dai quali si sarebbero voluti dei figli. Nel gennaio del -1788 si rinnovava la mancata luna di miele: e «Dio la mandi buona alla -detta povera dama! secondo vuole la opinione generale», esclamava il -Villabianca; ma fu luna di fiele, fortunatamente breve. Dietro a Palmira -tornava a chiudersi la porta di Suor Vincenza; dietro a Michele alzavasi -il ponte levatoio del Castello. Che irrisione di vicinato! Se non che, -dopo uscito di carcere il violento Michele, un giorno, non sapendo -resistere allo scampanio festivo della chiesa del monastero del -Cancelliere, che, come si sa, è presso il Palazzo Verdura in via -Montevergini, salito più che di corsa alla terrazza, sparava lo schioppo -sulla suora campanaia, che per miracolo rimaneva illesa. - -Non così egli più tardi, allorchè, trovandosi in Termini in propria -casa, veniva nottetempo aggredito e ferito a morte da ignota mano. Si -sospettò allora di persona la quale volesse riparare all'onore offeso -della moglie o della sorella, e fu invece del bandito Giuseppe Ruffino; -la cui testa la mattina del 17 settembre vedevasi trionfalmente condotta -per la città. - -La vera luna di miele apparve finalmente per la Sirignano, quando, -rimasta libera, sposò altro uomo che la rese felice; e, vissuta -lungamente, nella sua tarda vecchiezza, non cessava scherzevolmente di -ripetere: «Son tanto sdegnata _della verdura_, che dal 1787 non mangiò -più insalata»[219]. - -[219] Parte di queste circostanze sono mss. in _Villabianca_, _Diario_ - ined., a. 1787, pp. 4, 136-37, e a. 1800, p. 443; parte le abbiamo - raccolte dalla bocca del Senatore Duca Giulio Benzo della Verdura, - che ci ha autorizzati a pubblicarle. - -Degno riscontro del Landolina, col quale avrebbe potuto comporre una -coppia bene assortita, fu la già nota Cavaniglia, bizzarro soggetto di -conversazione pei salotti d'allora. - -Tipo di dama aristocratica, essa avea portata a Palermo la grandigia del -casato onde veniva, e vi aggiungeva quella del nuovo nel quale era -entrata. Ma con l'orgoglio del doppio titolo ebbe sfrenata la passione -per tutto ciò che non fosse bello. Il mal corrisposto marito si divise -clamorosamente da lei: e chi ne seppe le ragioni non potè non dare -ragione a lui, che pure non era un santo. La infedeltà di moglie degradò -presto in infedeltà di amante: e questa infedeltà, ripetuta per malsana -tendenza, dovea da ultimo costarle cara. Il 23 agosto 1798, nella via -Alloro, sconosciuti sicari fermano la carrozza nella quale è la -Giuseppina, ed uno di essi imprime sul volto di lei una scomposta -ferita. Non rasoio, non coltello l'arme, ma un ferro da pistola, -stavolta preferito per produrre uno sfregio. Uno sfregio a donna -significa vendetta di feritore: e F. P. Colonna Romano, secondogenito -del Duca Mario, si era voluto per siffatto modo vendicare di essere -stato dalla volubile donna defraudato nei diritti acquistati di amante -riamato. Fu detta gelosia la sua, ma fu anche odio mortale[220]. - -[220] _Villabianca_, _Diario_ ined., agosto 1798, pp. 412-13. - -E lasciamo altri fattacci che vanno dal trascorso giovanile al delitto -più maturatamente pensato: dalle bastonature del cav. Giuseppe -Ventimiglia de' Conti di Pradres al suo _volante_, che però, non -potendone più, finiva col freddare il padrone (aprile 1798), e dalle -stoccate di Saverio Oneto allo zio paterno in pubblico Cassaro sino agli -assassini _fin de siècle_ perpetrati da un certo signore di Catania. -Lasciamoli dove sono questi fattacci, che nelle spesse maglie della rete -della umana debolezza raccolgono pure fughe di perseguitati dalla Corte -Capitaniale di Palermo, appropriazioni indebite di gioie ricevute in -deposito, scassinazioni notturne di porte di gentildonne, e via -discorrendo[221]. - -[221] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVII, pp. 377-78; XXVIII, - pp. 322-23, 181, 227 e segg., 208. -- _Alessi_, _Prontuario_ cit., - p. 13. - -Gli animi fremevano ad ogni passo, ed invocavano giustizia severa di -tanti che abusavano della lor posizione disonorando i buoni che -degnamente portavano titoli aviti. - -«Oh gran virtù dei cavalieri antichi!» viene da esclamare alla -stupefacente notizia che un giovinetto di Casa Ventimiglia (Giovanni -Luigi), solo perchè dei Marchesi Geraci, rifiutava la nomina viceregia -di Senatore. -- Rifiutava quel che altri ambiva? -- Sì, perchè egli non -tenevasi della comunanza dei signori siciliani. I predecessori di lui -avevan trattato da pari a pari coi re di Sicilia, usato la formola reale -_Dei gratia_, vantato di poter coniare moneta e d'esser dispensati dagli -uffici, relativamente a loro, modesti, di Senatori[222]. - -[222] Leggere nella Biblioteca Commun. di Palermo il ms Qq F 67, n. 12; - _Consulta della Giunta dei Presidenti e Consultore ne' titoli dei - Marchesi di Geraci_ (Pal., 30 Apr. 1700) e l'altro Qq F 82, n. 8, - p. 168: _Consulta su i titoli che godono i Marchesi di Geraci_. - Cfr. pure in quest'opera il v. I, cap. IV, p. 87. - -E veniva anche da fremere considerandosi che mentre nell'aula del -tribunale della G. C. Civile il magistrato sedeva a capo scoperto, egli, -questo degenerato che alteramente entrava, osasse rimanere a capo -coperto (2 febbr. 1792); e, passando dalla Vicaria, esigesse il saluto -militare come quello che il picchetto di guardia rendeva al proprio -superiore, Principe di Paceco Niccolò Sanseverino (26 luglio 1792)[223]. - -[223] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1792, pp. 271-72. -- _D'Angelo_, - _Giornale_ ined., pp. 23 e 33. - -Che importa che i rei (le geste dei quali abbiam dovuto per brevità -lasciare nel dimenticatoio) venissero relegati quale alla Colombaja di -Trapani, quale in Termini, quale in Favignana e in Messina! Questo c'è -di fatto: che a capo di pochi mesi, di pochi giorni magari, essi -tornavano allegramente come da un premio conseguito. E quando i loro -compagni in trascorsi, discolerie, crimini uscivano dal Castello di -Palermo, e tra i sorrisi e le strette di mano di certi amici riandavano -i particolari delle loro spavalderie ed i passatempi goduti nella così -detta prigione, il senno antico degli attempati signori ne soffriva oh -quanto! Nella severità del volto, nell'abbassare degli occhi pareva -declinassero costoro qualunque solidarietà di ceto con siffatta genìa, -se il ceto poteva determinare ad abusi di tanta sfrenata prepotenza; ed -allora con D. Giovanni Meli si udivano a mormorare: - - Oh seculi, oh custumi!... - Seculi cchiù birbuni - Di chisti nun cci nn'è! - -Ma dimenticavano che l'umana tristezza è immensa quanto il mare, e che -se in tante e così brutte maniere si manifestava in Sicilia, con più -raffinata violenza percorreva fuori di essa la scala della criminalità. - - - - - CAP. XIII. - - - INDELICATEZZE, FALLIMENTI, MALVERSAZIONI. - -Oggi è un gran dire su pei giornali, un gran mormorare tra i crocchi e -le conversazioni, di _indelicatezze_ e di _appropriazioni indebite_, -come con la ipocrisia del nuovo linguaggio si chiamano gl'illeciti -guadagni e le grosse ladrerie di certi uomini pubblici; ma un soldo di -pane che un povero affamato porti via illecitamente è chiamato sempre -_furto_. In passato però non era diversamente, perchè la pianta-uomo è -sempre una, e là dov'essa cresce e si muove, le virtù vanno coi vizi, e -gli esempi di onestà intemerata hanno il contrappeso di ributtanti -brutture. Dignità ed onori non impedivano che persone anche in conto di -integerrime prevaricassero a danno delle amministrazioni alle quali eran -preposte e delle quali avrebbero dovuto esser custodi scrupolosi e -zelanti. - -Il Meli, che non va mai trascurato quando si parli dei vecchi costumi, -rispecchiando il pensiero dei suoi concittadini sull'apparente -prosperità dei suoi tempi, lanciava in una ottava una terribile -frecciata sul magistrato del Comune e sul capo supremo dello Stato in -Sicilia. La freccia però rimaneva nascosta in casa del poeta, e solo da -poco è stata messa in evidenza nell'epigramma _A Palermu_, che è -anteriore al 1800[224]. - -[224] _Meli_, _Poesie_, p. 391, n. XLIX. - -L'ardita accusa non determinava fatti speciali; ma la cronaca -spicciolata d'allora deve averne raccontato qualcuno: il che può aver -prestato argomento ai soliti _pour-parlers_ a base di maldicenza. Si -parla infatti della moglie d'un pezzo grosso del Senato, la quale -avrebbe tratto profitto dalla posizione del marito, oscurando, con doni -che riceveva in compenso di favori, la fama del casato[225]. Si parla -d'altri pezzi egualmente grossi del medesimo Senato che avrebbero preso -«denari e sborsi di buoni capitali dai loro subalterni eliggendoli -uffiziali, che era poi in sostanza lo stesso di vendersi il _jus -furandi_ perchè si soddisfacessero dell'impieghi che vi avevano fatti -perchè vi campassero sopra». - -[225] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XIX, p. 135. - -Ma son voci vaghe, che non hanno maggior valore dei soliti _si dice_ -della giornata. Si parla altresì di un Senatore, che col nome di persone -di sua fiducia avrebbe assunta la impresa della beneficiata di S.a -Cristina traendone larghi lucri. La qual cosa il Villabianca rivela, -fieramente tonando contro le turpitudini del presente in così aperto -contrasto con l'onestà del passato. Di quel passato egli stesso, a -proposito della terza elezione di Ercole Branciforti, Principe di -Scordia, a Pretore di Palermo, avea potuto scrivere che la nettezza -delle sue mani «lo metteva sommamente in pregio, e lo rendeva -venerando»[226]. - -[226] _Diario_ ined., a. 1793, p. 22; _Diario_, in _Bibl._, v. XXI, p. - 181. - -Erano nel palazzo pretorio sette Contestabili: uno del Pretore, sei de' -Senatori. In palazzo e fuori si diceva di loro _plagas_; e ciò -persuadeva il Senato a destituirli, benchè nominati a vita. Ricorrevano -costoro all'autorità competente; ma ne uscivano col danno e le beffe, -perchè la loro reità restava luminosamente confermata da fatti e -testimonianze; e l'autorità in persona, che era il Vicerè Caramanico, -ordinava e comandava: «Che il Senato cacci via i sei Contestabili che -assistono i Senatori ed il Contabile maggiore che assiste il Pretore per -affari di annona; ne eliga, in vece loro, altri tanti in pieno congresso -per un bienno, da scegliersi dal ceto delle maestranze le più -circospette e cittadini onorati, amovibili _ad nutum etiam sine causa_» -ecc.[227]. - -[227] _Provviste del Senato_, a. 1793-94, p. 35. - -A titolo di onore ecco i nomi dei coraggiosi che ruppero contro questa -malnata associazione di malfattori: 1. Bald. Platamone, Duca di -Belmurgo, Pretore; 2. Ignazio Branciforti; 3. Fr. Parisi, Principe di -Torrebruna; 4. Carlo Cottone, Principe di Villarmosa; 5. Gius. Amato, -Principe di Galati; 6. Ignazio Migliaccio, Principe di Malvagna; 7. -Pietro Ascenzo, Principe di Alcanà. - -E giacchè la risoluzione assodava responsabili di gravi negligenze i -«maestri d'immondezza», che mangiavano il pane a tradimento, con un -tratto di penna venivano destituiti anch'essi, e soppresso il loro -ufficio; il quale dalla Deputazione dei Nobili per la pulitezza delle -strade veniva affidato ad uffiziali addetti a consimili incumbenze[228]. - -[228] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1793, p. 23. - -Lasciamo il processo che, proprio al chiudersi del secolo, si andava -compilando contro i Deputati di piazza[229], frodatori del pubblico e -del Comune quanto coloro che nel 1796 avean prestato braccio a quel -ladro di Giovanni Cane, di cui è parola nel cap. _dell'Asilo sacro_. -Questo processo finirà come molti altri: col «non luogo a procedere» -d'oggi. - -[229] _Atti del Senato_, a. 1800-1801, p. 158. - -Quello però che accadeva al Pretore Regalmici è mostruoso. - -Richiesto dal Governo di Napoli, il Talamanca La Grua nel 1779 spediva -nel corso di venti giorni duemila salme di farina. Chi poteva -sospettarla adulterata? Eppure lo era: e la spiacevole notizia egli la -apprese per una gran lavata di capo venutagli dalla Corte di Napoli, -egli primo magistrato della città, pieno di energia e di zelo per tutto -ciò che fosse pubblico bene. Ah no, il Regalmici non meritava quel -rimprovero! E quando la Corte di Napoli e quella di Palermo se ne -accorsero, bandirono il taglione contro il colpevole, Giuseppe di Maggio -di Cristoforo, il quale pensò a salvarsi in tempo[230]. - -[230] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, pp. 370-71. - -Non del tutto dissimili procedevano sovente le sorti di alcuni istituti -filiali del Senato. La grotta di S.a Rosalia sul Pellegrino e la -Cappella di S.a Rosalia nel Duomo, la Cappella della Immacolata a S. -Francesco e la chiesa di S. Rocco, la Deputazione per le quarant'ore e -quella per la Casa di S.a Caterina da Siena, con l'altra della Casa e -Rifugio delle malmaritate, la Suprema generale Deputazione di salute e -la Deputazione del Molo, delle torri, delle strade, quelle della -Biblioteca, della Villa Giulia, della Fontana Pretoria, delle Nuove -Gabelle, dei Corsi d'acqua, del Monte di Pietà, della Tavola, -dell'Ospedale grande e nuovo, dell'Ospedale S. Bartolomeo, del Pantano -di Mondello; e poi le altre per la terra della Bagheria, pel feudo della -Baronia di Solanto, per la Terra di Partinico, e per la Sicciara -(Balestrate), tutte avevano amministratori proprî, dipendenti però dai -centrali del Comune (1784-85). - -I più eran modello di rigidi amministratori; alcuni però per vecchi -abusi d'ufficiali, per fiacchezza od inesperienza erano da meno, pur non -potendosi incolpare di opere disoneste; ma ve ne erano degni del carcere -e della corda. - -La indelicatezza dalle basse sfere montava alle alte. - -Il rigore che vuole apportarsi oggi nelle amministrazioni pubbliche leva -al cielo i passati tempi vantati avversi a gratificazioni e compensi di -qualunque maniera. È un richiamo che tradisce la ignoranza storica. Le -gratificazioni, i compensi, anche per servigi privati, v'erano anche -allora: ma portavano altro nome, e alcuni, quello di «toghe -d'allegrezza». Nel capitolo sopra il _Senato_ ed i _Senatori_ ne abbiamo -detto qualche cosa, anzi più che qualche cosa: il che ci dispensa da -nuove spiacevoli indicazioni. - -La Tavola (Banco) poi ne offriva il peggiore esempio col pretesto di -nuove nomine di alti rappresentanti dello Stato: e l'esempio partiva _ab -alto_, dai Governatori. Nel 1780 si adunavano essi pel conseguimento di -siffatta toga all'arrivo del Presidente del Regno D. Antonio de Cortada -y Bru: e credevano di non venir meno ai doveri di convenienza, di -dignità, di rispetto alla qualità loro, attribuendosi quei favori. Il -Cancelliere della Città, che ne veniva a conoscenza, «faceva sentire la -sua voce acciò si dessero pure a lui, segretario del Banco, le toghe -d'allegrezza e di lutto [anche pel lutto se ne aveano!] ogni qual volta -si ripartivano ai Governatori ed agli alti ufficiali». Di più ancora: -nel 1784 si deliberava di chiedere il permesso che si spedisse il -pagamento non di una ma di due toghe, cioè di allegrezza e di lutto a -favore del Principe di Mezzojuso, Sindaco: e nel 1785, per un nuovo -parto della Regina, altre toghe si distribuissero fra loro i -Governatori[231]. - -[231] _Provviste del Senato_, a. 1779-80, pp. 387 e 679; a. 1783-84, p. - 451; a. 1784-85, p. 281. - -Le severe proibizioni ai Governatori del Monte ad ammettere nella -Conservatoria di S.a Lucia ragazze che avessero oltrepassata l'età -voluta dai regolamenti e che non fossero orfane rompevano contro il -capriccio o il _favoritismo_ dei Governatori medesimi. Quante volte non -si passava sopra questa ultima e radicale condizione di ammissione, con -pregiudizio di orfanelle povere ed abbandonate! Nel solo anno 1780 e in -una sola consulta si fecero entrare fino a sette fanciulle, i genitori -delle quali eran vivi e sani. Vivo e sano il padre della ragazza Gerfo, -ammessa nel 1781; vivo e sano il padre di Rosa Sabatino nel 1782; vivo e -sano quello di Marianna Ciminello nel 1783[232] e, scandalo forse unico -nel genere, che disonora tutta una amministrazione, fu lo iniquo voto -che ammetteva al sorteggio di un secondo legato di maritaggio Maria Anna -Noto (1787), la cui sorella poco prima di lei altro ne avea -conseguito[233]. - -[232] _Provviste del Senato_ a. 1779-80, p. 643; a. 1781-82, pp. 63 e - 918; a. 1783-84, p. 741. - -[233] _Provviste del Senato_ a. 1787-88, p. 411. - -Di parzialità in parzialità il Senato confermava in carica Governatori -scaduti, per virtù di capitoli, non rieleggibili; ed i Governatori -eleggevano avvocati soprannumerarî del Monte Salv. Coglitore e Girolamo -Maurici, Francesco Ardizzone e Giuseppe Eschero: un collegio di forensi, -al quale tutto poteva abbondare fuori che cause e litigi, e nominavano -altresì avvocato straordinario con dispensa di un atto necessario e -quindi indebitamente Domenico Candia. - -Era tuttavia sonora l'eco delle tremilaseicento onze dai Governatori del -Monte di Pietà spese per la copertura dell'edificio (1776); si parlava -delle regalie che questi avean prodigate ai sopraintendenti delle -imprese, e delle gratificazioni più che vergognose che si erano essi -attribuite[234]; e già nel 1785 veniva in luce un nuovo gravissimo -fatto, che gettava la desolazione nei poveri, lo sgomento nel paese: il -fallimento dell'istituto. Gregorio Spadafora, «Amministratore e -Razionale del ripartimento del Prèstamo», presentava un ammanco di -60,000 scudi circa. Alcuni ufficiali gli avean tenuto il sacco, e si -eran salvati con la fuga. Della reità dello Spadafora nessuno dubitava: -un lungo capitolo in versi accusava, amaramente scherzando, il reo, che -a giustificare le agiatezze alle quali si era abbandonato dava a credere -il rinvenimento d'un tesoro[235]. - -[234] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, p. 60. - -[235] _Torremuzza_, _Giornale Istorico_ ined., p. 217 _retro_. - _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1785, pp. 44-46 e 78. - -Disastro così grave ne metteva in luce un altro meno generale, ma non -meno grave. Ignazio Mustica, cassiere del civico Banco, falliva d'una -ingentissima somma: chi facevala ammontare a cinquanta, chi a -settantamila scudi. Come avea potuto egli trascinare a così inattesa -iattura il paese? Con la connivenza e la cooperazione di alcuni ribaldi: -il _libreri_ (ragioniere) Giuseppe La Rosa e lo scritturale Salvatore -del Carretto; coi quali, appena scoperto, prendeva il largo, più destro -e fortunato degli autori delle frodi e falsità commesse contro la fede -pubblica pel Caricatore di Sciacca (1772)[236]. Caracciolo, -irritatissimo, bandiva una taglia di cento onze (L. 1275) a chi li -trovasse. La gente, indignata dei Governatori, ne reclamava la -punizione: e la Corte pretoria mandava per mezzo dei suoi soldati di -marina a catturar costoro, i quali non si sa quanto ci entrassero. Erano -essi il mercante Innocenzo Lugaro e gli ex-Senatori nobili Corrado -Romagnolo (quello da cui prende ora nome la deliziosa contrada oltre la -Villa Giulia) e Vincenzo Parisi: che però, infermo, rimaneva carcerato -in casa sotto mallevaria del Duca di Cefalà: tutti e tre issofatto -deposti dal Senato e sostituiti con altri più coscienti dei doveri -elementari di giustizia e di onestà. - -[236] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XX, pp. 111-12. - -Un erudito, testimonio del fermento dei Palermitani a tanta frode, se ne -addolorava non solo pel danno economico che alla Città ne derivava, e -pel discredito della nazione presso il mondo, ma anche perchè c'era di -mezzo un Vicerè napoletano, il Caracciolo, il quale detestava i -Siciliani. - -Egli, peraltro, ordinava una inchiesta sulle opere filiali del Senato e -sulle regie[237]. Evidentemente, le inchieste dopo un disastro, non sono -provvedimenti o lustre recentissime! - -[237] _Torremuzza_, _Giorn. Ist._ ined., p. 217 _retro_. -- - _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1785, pp. 44-46 e 78. - -Delitti, se non identici, simili a questi due, ripetevansi quasi -contemporaneamente (incredibile!) negli anni 1798 e 1799 tanto nel Monte -di Pietà quanto nel Banco. Furti ed imbrogli nell'uno, furti ed imbrogli -nell'altro: e noi lasceremo al Sindaco ed ai Governatori, venuti a capo -delle frodi commesse dai loro ufficiali, la briga d'istruirne il -processo, ed al Governo, l'ordine di una nuova inchiesta. Così -l'avessero fatta per le duemila onze state spese per la costruzione del -portico del Monte di Pietà nel 1790![238]. - -[238] _Atti del Senato_ a. 1798-99, p. 245. -- _Villabianca_, _Diario_ - ined. a. 1798, pp. 541-45; a. 1799, pp. 466, 473, 493; a. 1790, pp. - 327 e 470. - -Non irragionevoli sospetti sulle amministrazioni dei due spedali Grande -e di S. Bartolomeo lasciavasi sfuggire il Villabianca. Gli spedalieri, -egli diceva, son perpetui, ed «è facile assai e assai [più] di una volta -prevaricare. Non vi è più dannoso nelle opere pubbliche, e sopra tutto -opere pie, che la perpetuità di officio nei loro rettori»: e lo diceva -lamentando le cattive condizioni di entrambi gl'istituti di carità. - -Altra maniera di frodi era quella della usurpazione di suolo pubblico -per parte di alti personaggi del Governo d'allora, e perchè alti, -lasciati in pace a godersi l'altrui. Data dal 1767, e quindi lontano dal -tempo del quale ci occupiamo, il complemento della casa Asmundo Paternò -di fronte alla Cattedrale. L'Asmundo, padre di quel G. Battista -palermitano, che fu Presidente del Concistoro e del Supremo Magistrato -del Commercio, e più tardi (1803-6) Presidente del Regno, ne decorò -sontuosamente il prospetto, e vi fece alzare pilastri di grandi -dimensioni che uscirono fuori i limiti del palazzo, sporgendo sul corso. -Ma il Paternò era Presidente del real Patrimonio, e nessuno ardì -richiamarlo al dovere. Ben lo richiamò invece, ma senza frutto, perchè -l'abuso passò senza una parola del Senato, le seguente canzonetta: - -_Mentri si fabbricava la casa di lu sù Presidenti Paternò._ - - Avanti c'era un muttu cu sta frasa: - Lu Prisidenti è un cunigghiu di ddisa; - Ma ora chi crisciu cu la sò casa, - Si chiama la tartuca catanisa. - Lu Cassaru strinciu cu la sò spasa: - Omu putenti pigghiau chista 'mprisa, - Pirchì la giustizia è vastasa - E a cui c'incumbi si la pigghia a risa. - Pri civiltà la manu si ci vasa: - Ma 'un si ci loda sta spasa e sta spisa. - Un palmu e menzu si ritiri e trasa, - E a cui nun voli ci vegna la scisa[239]! - -[239] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XIX, pp. 23-24. - -Non ostante che lontano da noi, questo abuso concorre a lumeggiare -l'ambiente, e giova a farci capire come potessero avvenire certe cose -anche fuori la città murata. - -Andando verso i Colli, presso la Favorita, è una villa, che fu già -superba di marmi, busti, mobili e vasellame. Il denaro vi fu profuso con -larghezza principesca. Innanzi ha una ampia piazza, chiusa da -inferriata, che ingombra la strada, e solo da pochi anni fatta rientrare -dall'Autorità municipale per rendere estetico il luogo. Dietro è un -parco che potrebbe dirsi reale. Quel terreno fu affermato proprietà del -Comune, ed un signore aver potuto farlo suo, perchè Presidente del -Tribunale della Gran Corte e Luogotenente di Maestro Giustiziere. I -contemporanei ebbero per lui parole più che severe, l'eco delle quali -ripercotevasi in accuse ben determinate alla Corte di Napoli; donde il 6 -febbraio 1786 come fulmine a ciel sereno giungeva un decreto di -destituzione. Quella villa, già delizia ed orgoglio, fu baratro del -possessore: e quando il potente di ieri non ebbe più modo di rialzarsi, -lo si chiamò responsabile di sentenze inique contro il Principe di -Belvedere, di basse compiacenze al Caracciolo a carico del patrimonio di -S. Orsola, di rovina del commercio esterno: giudizî che vuolsi esser -cauti ad accogliere, giacchè molto può avervi concorso la leggerezza dei -facili novellieri, l'invidia dei non favoriti, le ire di parte -lungamente represse. - - - - - CAP. XIV. - - - ASILO SACRO, O IMMUNITÀ ECCLESIASTICA. - -Avanzo odioso di Medio evo, al quale i venturi stenteranno a credere se -non ci fosse il conforto della storia, è quello dell'asilo sacro, sia -altrimenti detto immunità ecclesiastica, reclamato dalla chiesa, -conceduto dai governi. - -In forza di esso un reo che voleva sfuggire ai rigori della giustizia, -senza discorrer sopra la natura della reità commessa, poteva -- e qui -sta bene mutare il presente in passato -- correre come a luogo -intangibile verso una chiesa. Una volta bastava ch'egli mettesse piede -in un circuito di 40 passi se la chiesa fosse maggiore, di 30 se -minore[240]: poi, giudicata anche dagli stessi canoni troppo severamente -tanta larghezza d'interpretazione, venne da una bolla pontificia -ridotta. Pure bastava sempre che il reo raggiungesse un gradino del -recinto, o toccasse con le mani una porta o le mura, o si appoggiasse -con le spalle al fabbricato della chiesa, perchè potesse ritenersi -uscito dalla competenza della giustizia ordinaria e passato a quella -ecclesiastica. Sotto di essa allora godeva la immunità, salvo a doversi -poi accertare fino a qual punto potesse egli accamparsi sotto le grandi -ale dell'Ordinario della sua diocesi o, dove fosse sede vacante, -dell'Ordinario della diocesi più vicina. - -[240] La misura partiva dalle mura della chiesa. Un passo costava di - cinque piedi; un _piede_ di quindici dita. Vedi _Fr. Gastone_, _De - spatio asyli ecclesiastici: Canonica Dissertatio in causa - immunitatis edita_, art. II. Panormi, ex Typographia A. Epiri. - 1699. - -Fatto sociale, politico, giuridico di tanta gravità fu tema di lunghe e -non sempre calme controversie sul vecchio privilegio, divenuto abuso di -delinquenti, ostacolo al libero esercizio della giustizia, ribellione -aperta alle leggi divine, ai diritti della ragione, che vogliono punito -chi abbia fatto del male con la coscienza e la volontà di farlo. - -L'esistenza di una _Congregazione della Immunità_ in Roma fa supporre -con che ardore si dovessero guardare le liti di questo genere, sulle -quali non si arrestavano recriminazioni di vescovi, risoluzioni di -cardinali, bolle di pontefici e, che è più, minacce di censure ai -violatori dei luoghi immuni. Siffatte bolle non sempre si volevan -ricevere dai principi, perchè essi vi vedevano menomata la loro -autorità, lesi i diritti dello Stato a beneficio dell'individuo «di -bassa estrazione», ed a pericolo della sicurezza pubblica. - -In Sicilia entrarono nello spinoso campo del contrastato diritto -Francesco Gastone, P. Gambacurta, M. Cutelli ed altri giureconsulti -d'incontestabile valore[241]: e se non fosse intervenuta l'opera -moderatrice di Benedetto XIV, forse omicidî, fallimenti fraudolenti, -debiti al fisco o al pubblico ed altri delitti contro la retta ragione -si sarebbero anche tra noi a lungo accresciuti con la larva della -legalità di asilo. Le restrizioni del sapiente pontefice ridussero la -immunità, ed in Palermo fu concessione di lui il divieto di rifugio -privilegiato nelle due chiese di S. Sebastiano e di S. Paolo dentro il -quartiere militare degli Spagnuoli (oggi S. Giacomo). Ma la immunità fu -pur sempre un privilegio, che certi nemici di essa o accettarono senza -discussione, o subirono a favore di chi senza sua volontà o per puro -accidente trascorresse ad eccessi anche gravi contro le persone. -L'accettarono o si rassegnarono a subirla «per una cosa ragionevole e -legittima, com'è quella dell'offesa commessa nel calor dell'ira o della -rissa, se l'offensore sia stato provocato acerbamente, e in guisa tale -che il delitto possa dirsi quasi involontario ed estorto dall'umana -fragilità più che dal consiglio ed animo deliberato di nuocere -altrui»[242]. - -[241] P. _Gambacurta_, _De Immunitate Ecclesiarum in constitutionem - Gregorii XIV, P.M., Libri octo._ Lugduni, 1622. -- _M. Cutelli_, - _De prisca et recenti Immunitate Ecclesiae et ecclesiasticorum - libertate generales controversiae._ Matriti, ex Typographia regia - 1647. - -[242] _Discorso sopra l'Asilo ecclesiastico_, p. I.ª, § XX, XXIII, in - Firenze, MDCCLXV. - -Altri invece non si seppero rassegnare, e tra essi un ecclesiastico e -nobile palermitano, il quale nel 1775 scriveva: - -«Lascio di far parola del danno che fa alla Republica l'abuso del -diritto d'asilo, che nei suoi limiti è venerabile e sagrosanto, ma nei -suoi eccessi è la maggior onta che possa darsi a' malfattori, ladri, -assassini, omicidi per devastare con sicurezza i beni e la vita dei -cittadini, e per turbare la pubblica tranquillità». - -E venendo a quelli che della veste talare si giovavano per la impunità -dei loro reati aggiungeva: - -«Chierici di ordini minori vogliono approfittarsi soverchiamente -dell'immunità personale in oltraggio della Repubblica, e secondo loro -torna a grado fan cadere e fan crescere i capelli della loro cherica, -tolgono e rimettono al loro collo l'azzurro lenzuolino per aver largo di -commettere impunemente i maggiori delitti»[243]. - -[243] _Santacolomba_, _L'Educazione_, pp. 361-62. - -Lasciamo a chi voglia di proposito occuparsi di questo strano fenomeno -legalizzato, che offre curiosi documenti delle conseguenze alle quali -può condurre l'applicazione d'un diritto e d'un privilegio di siffatta -natura. Certo, la storia della legislazione penale avrà molto da dire -sul proposito anche in Sicilia. Cronache e pubblici strumenti ci -ricordano quel Carlo Cento, «locatario della gabella del pesce», che nel -1784 fallì per debito di una grossa somma, e «non potendo pagare, prese -il rifugio della chiesa in compagnia di suo genero e fidejussore per -esimersi di persona dalle coercizioni giudiziarie fattegli dal -magistrato.»[244]. Ci ricordano quel Vincenzo Stroncone, carcerato a -nome della chiesa nella Vicaria, pel quale con una disposizione pari a -quella relativa al celebre Ab. Vella, si ordinava dal Vicerè la -scarcerazione dalla Vicaria e la detenzione in casa in luogo di -chiesa[245] (povera chiesa, pigliata anche qui a prestito dalle autorità -politiche per coonestare infrazioni di leggi, come più tardi, la -mondanità degli spettacoli teatrali![246]). Ci ricordano la fuga del -Duca di Sperlinga Saverio Oneto nella chiesa dei Cocchieri, -immediatamente dopo ucciso il provocante D. Michele. - -[244] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVIII, p. 266. - -[245] _Provviste del Senato_, a. 1785-86, pp. 548 e 588. - -[246] Vedi il cap. _Teatro_. - -E poichè la immunità era il _salva nos_ dei frodatori del denaro -pubblico e privato, ecco nel 1794 il fallimento per migliaia e migliaia -di scudi a danno del Senato da parte «dei gabellotti del partito della -neve di provvista della città». Giusto allora un certo Principe, -«amministratore generale della neve, si cautelò sopra la chiesa dei PP. -Mercedarî del Molo alli Cartara», (chiesa demolita non è guari), e -«Girolamo Tagliavia ed Adamo se ne scappò da Palermo», anche per -fallimento a danno di parecchi altri negozianti. - -Giovanni Cane, «carbonaio di estrazione nell'arredamento della -provvisione del carbone a male per la città», per molti mesi vendette a -14 o 15 tarì la salma il carbone che avrebbe dovuto per accordo ed -ordine del Senato vendere solo a 12 tarì (L. 5,10). Guarentito dai suoi -amici, scampava il carcere; ma il ribaldo lasciava nelle peste i suoi -benefattori col solito rifugio sacro; come a breve distanza di tempo -facevano nella chiesa di S. Domenico certi rei di tumulto[247]. - -[247] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1794, p. 619; ed a. 1796, p. 379. - -Ecco G. B. Salerno, per mancata fidejussione, sottrarsi in una chiesa ai -rigori della legge e dopo cinque anni di perduta libertà, stando sempre -dentro o innanzi la chiesa, impetrar grazia al Re che volesse -condonargli la pena in considerazione d'una paralisi ond'era stato -colpito durante lo asilo e della estrema miseria alla quale e lui e la -sua famiglia si eran ridotti[248]. - -[248] _Penes Acto_ del 1799, nello Archivio Comunale di Palermo. - -Ma nel privilegio erano tante condizioni, eccezioni, riserbe che -l'osservanza di esso rendeva eccessivamente complicata la procedura -ecclesiastica e, peggio, la criminale e civile ordinaria, quando ci -fosse stato mezzo di afferrarsi ad un addentellato qualsiasi. Vi sono -esempî di salvaguardia accordata dall'autorità ecclesiastica per ragioni -del tutto frivole: ed un Conte, dopo d'essere stato per due mesi nel -convento di S. Francesco li Chiodari, volendosi costituire alla -giustizia civile, otteneva una salvaguardia della sua persona nel -convento medesimo[249]. - -[249] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1785, p. 70. - -E non pur complicata, ma anche elastica era quella procedura. Nelle -chiese nelle quali mancavano luoghi comodi, il reo era facoltato ad -uscire ogni volta che un bisogno lo imponesse. La immunità -accompagnavalo anche per questo: e nessuno, in quel prosaico quarto -d'ora, o per condizioni speciali patologiche, le quali potevano -prolungarsi o ripetersi più volte al giorno, avea diritto di coglierlo -in infrazione di legge d'asilo[250]. Guai allora, o nel momento della -funzione fisiologica, o stando egli comodamente in chiesa, a mettergli -le mani addosso! - -[250] _Gastone_, _De spatio_, art. II. - -Il 4 ottobre 1785 tre soldati della Compagnia rusticana di Capitan reale -di Palermo strappavano violentemente dalla chiesa del convento -francescano degli Scalzi un secolare testè rifugiatovisi per non so -quale delitto audacemente commesso. Quei poveri soldati dovevano averne -le tasche piene: sicchè, ghermitolo appena, lo bastonavano di santa -ragione e lo graziavano d'una coltellata. Ne nasceva un putiferio, ed il -Governo si affrettava a punire quanto più severamente potesse i suoi -agenti infliggendo loro anche la condanna di farsi assolvere della -scomunica nella quale erano incorsi. - -Se vogliamo saperne qualche cosa, chiediamone al Villabianca il quale fu -presente e descrisse la scena. - -«L'assoluzione, egli racconta, fu data da uno dei canonici della -Metropolitana, Orazio la Torre dei Principi la Torre. Vestito -pontificalmente con mitra in testa e con cappa magna di color violaceo, -costui si postò a sedere in sedia privata sopra di un talamo di tavole, -apparato di tela azzurra, e senza coltra, che fu innalzato innanzi la -porta falsa della chiesa di Porto Salvo nel Largo della Marina. Due -vivandieri, o sian prebendati del Duomo, furono ad assisterlo, sedendo -su due banchetti coperti di panni neri assieme con parecchi rossolilli, -che son li ragazzi sagrestani della maggior chiesa. E qui facendosi -salire li scomunicati, si denudarono ad essi le spalle. In questa -situazione di cose gridò tosto il Canonico una erudita ed elegante -concione al popolo che vi stava di sotto, concorsovi innumerabile, a -portar rispetto alla chiesa, e battendo più volte i rei nelle spalle con -verga di granato, s'ascoltò in tale atto la intonazione del _Miserere_ -dei defunti _ad petendam Dei misericordiam_ fattavi dai suoi assistenti. -Passò alla fine all'assoluzione pubblica, che a quelli concesse in ampia -forma, giusta il rito di Santa Chiesa, con che prese termine il tetro, -triste spettacolo»[251]. - -[251] _Diario_ ined., a. 1785, p. 286. - -E pensare che era Vicerè D. Domenico Caracciolo. - -Guardando con serenità agli effetti dell'abusiva interpretazione del -diritto d'asilo sacro, il Vicerè Principe di Caramanico nel 1787 evocava -le antiche discipline in proposito, ed ordinava: - -«Quando gl'inquisiti prendono l'asilo della chiesa, deve da tutte le -Corti capitaniali osservarsi la seguente regola: se sono rei di omicidio -o di grave ferizione, che possa cagionare la morte, o pure fossero -pubblici ladroni e stradarj, o rei di lesa Maestà divina ed umana, in -_primo vel secundo capite_, o di dolosa decozione o di altro qualunque -delitto, escluso dall'immunità ecclesiastica per l'ultima bolla di -Benedetto XIV, esecutoriata in Regno, in tali casi, chiesto il braccio -ecclesiastico, si prendano e si carcerino per la chiesa coll'avvertenza -dello spettabile Avvocato fiscale. Tali carcerati non si possono citare, -nè subire, nè restringere sino alla sentenza dell'esclusione -dell'immunità, ma si devono cautelosamente custodire. Proferita quindi -la sentenza esclusiva dell'immunità locali, si devono ripetere i -testimonj _citato reo_. Se dal Vicario locale del Vescovo si niegasse il -braccio, o pur si ritardasse al segno che potesse temersi la fuga del -reo, si prenda dalla chiesa e si carceri senza il braccio ecclesiastico -e se ne dia subito conto allo spettabile Avvocato fiscale con -mandarglisi la relazione degli officiali, a' quali venne negato il -braccio ecclesiastico». - -Come si vede, qualche restrizione, un po' timidamente se si vuole, ma -con una certa precisione, è fatta. Pure la preoccupazione per le -conseguenze d'un passo falso, d'un abuso anche piccolo a danno dei -godenti il diritto d'immunità, si tradisce in ogni parola, ed è evidente -nel seguito dell'articolo: - -«I rei di tutti gli altri delitti non esclusi dal sacro asilo, si -lascino sopra chiesa, e sia della cura del Capitano e degli altri -officiali il coglierli fuori chiesa. Se però facessero abuso del sacro -asilo in qualunque maniera o con uscir fuori, o con commettere nella -chiesa medesima delle enormità e tresche scandalose, o con ripostare in -chiesa i furti da altri commessi: col braccio ecclesiastico, nella -maniera sovra espressata, si prendano e si carcerino per la chiesa colla -suddetta avvertenza; e per non incorrere nelle conseguenze di così grave -partito, si compili colla maggior sollecitudine il processicolo del -fatto abuso, e si mandi al Tribunale o allo spettabile Avvocato -fiscale». - -E per gli ecclesiastici? - -«Se un prete o un chierico _in minoribus_, regolare e secolare, commette -un atroce delitto, a norma del reale rescritto del 1777, la Corte -Capitaniale ne compila il processo, e, finitolo, col braccio del Vicario -ecclesiastico, deve arrestarlo. Se non che, pel chierico importa -assicurarsi se, giusta i due requisiti del Concilio di Trento, -prescritti pel godimento del foro ecclesiastico, egli abbia portato -l'abito e sia andato a tonsura»[252]. - -[252] _Istruzioni per l'Amministrazione della Giustizia nelle occorrenze - delle cause e materie criminali_, nn. XXXIV e XXXV. Vedi _Pratica - per la formazione dei processi criminali composta dal_ Dr. D. - _Zenobio Russo_ e _Diana_. Nuova edizione, pp. 294-96. In Palermo, - Felicella. - -E già prima del Caramanico altre disposizioni particolari volevano che -quelli «che sono rifugiati in chiesa, non potendo star in giudizio, non -possano essere intesi se non si presentano nelle forze della Giustizia» -ordinaria; e che se «il reo trovasi rifugiato sopra la chiesa, la -citazione o sia per affissione o per pubblico proclama sarebbe -nulla»[253]. - -[253] _Istruzioni_, n. XXII, p. 121. - -Di quest'ordinamento, che costituisce tutta una legislazione, come -abbiam detto, complicata, ed una procedura più complicata ancora, che -cosa rimane oggi? - -Null'altro che vaghi ricordi tradizionali. Una frase del dialetto -parlato accenna all'ultima forma nella quale pare essersi ridotto il -privilegio. Chi _spinte o sponte_ faccia delle spese eccessive o -superiori alle proprie forze, e sia o si presuma o voglia farsi credere -nella via della rovina finanziaria, dolendosi di chi o con chi sia causa -continua del minacciato disastro che lo porterà a fallire, esclama: -_Jennu di sta manera, vaju a pigghiu la chiesa di pettu_ (andando di -questo passo, io sarò costretto a correre verso la chiesa). _Pigghiari -la chiesa di pettu_ significa: ridursi al verde, fallire: frase, in -questo senso, non interpretata da nessun vocabolarista del dialetto! - -Nei giuochi siciliani ve n'è uno, solito a farsi specialmente di sera, -nel quale una frotta di fanciulli raffiguranti ladri si appiatta in un -dato posto; un'altra, di birri, va in cerca di quella per catturarla. -Vedendosi scoperti, i ladri si danno a precipitosa fuga; e i birri ad -inseguirli fino alla sbarra, o meta, che in una delle molte varianti del -giuoco si chiama _chiesa_. Se gl'inseguiti vengon presi innanzi di -giungere alla meta o _chiesa_, vanno sotto, e pagano la pena; se no, -appena toccano chiesa, luogo immune, non possono più esser molestati e -rimangono intangibili. - -Chi avrebbe mai detto che un privilegio che diede tanti grattacapi a -Vicerè, che turbò tanti sogni di Capitani giustizieri, che fece tremare -tanti giudici, dovesse un giorno andarsi a confinare tra i divertimenti -dei monelli![254]. - -[254] _Pitrè_, _Giuochi fanciulleschi sic._, nn. 144, 188, 192; e p. - LXIII. Palermo, 1883. - -_Tout passe, tout casse, tout lasse!_ - - - - - CAP. XV. - - - OZIOSI, VAGABONDI, ACCATTONI, «CASSARIOTE», CARESTIA. - -All'ozio d'alcuni della società partecipava con altra forma, e in -maniera non sai se più riprovevole o disgustosa, l'infima classe del -popolo, e, in minore intensità e numero, la mezzana. - -Il lavoro difettava; troppi i maestri perchè tutti potessero trovarne; -scarsi gli espedienti a campare la vita, per naturale ignavia, per -suggestivo esempio di chi poltriva, resa talora inetta. - -Al primo giunger tra noi i forestieri rimanevano sorpresi nel vedere «il -turbine di popolaglia che, dopo di aver esaurita la campagna, -rigurgitava in città, dove dietro un'abbondanza indolente, si -moltiplicava come gl'insetti, sui quali non è dato conoscere le vedute -della natura, e che pur sembrano nati per consumare. Codesta gente, -difatti, si vedeva abitualmente formicolare, ronzare nei mercati, -attorno a' commestibili»[255]. - -[255] Un voyageur italien, _Lettres sur la Sicile_, pp. 5-6. - -Gli stessi paesani ne rimanevano sconcertati. «Basta passeggiare, diceva -uno di essi, una sera d'està alla Marina, o entrare in una chiesa, ove -sieno le quarant'ore, per veder l'abbondanza di questi allegri pezzenti. -L'Italia in verità n'è troppo ripiena, e gli oltramontani che approdano -ai nostri lidi, gli osservano con maraviglia. Or non si dubita che tutti -questi vilissimi sfaccendati sieno la feccia, il capo morto, anzi la -peste della repubblica: il saggio braccio del Governo tante volte ha -cercato darvi riparo, ma l'erba selvaggia per germogliare in un campo -non ha bisogno di agricoltore». E conchiudeva: «Questa gente è -detestabile: chi non ha talento per gli studi, vada alle arti; chi non è -abile alle arti, faccia il facchino, piuttosto che l'ozioso»[256]. - -[256] _Santacolomba_, _L'Educazione_, p. 376. Vedi anche _Bartels_, - _Briefe_, v. III, pp. 579-80. - -Altro siciliano, assai più autorevole, il Meli: - -«Migliaia d'infingardi datisi al commodo mestiere d'accattoni, vanno -trascinandosi per la città, infingendosi ciechi o storpi, e studiando -con comico artifizio assalir da tutti i lati la commiserazione della pia -gente, soffocando con lamentevoli strida la fioca voce de' veri poveri, -perchè inabili alla fatica, sottraendo e perciò rubando loro le -necessarie elemosine»[257]. - -[257] _Meli_, _Riflessioni_, p. 5. - -Sul far della sera codesti lazzaroni gridavano a perdifiato fino a -mezzanotte cercando d'impietosire e di scroccare qualche poco di -limosina. Hager li sentiva gridare: «_La divina Pruvidenza!.... -Puvireddu mortu di fami!... O boni servi di Diu, faciti la carità!_» Ma -non si commoveva nè punto nè poco, come «nessuno si commoveva alla loro -povertà esteriore. Il loro aspetto era così orribile che io, dice Hager, -non vidi l'eguale in altra città; ed è paragonabile solo a quello dei -fakiri dell'India»[258]. - -[258] _Hager_, _Gemälde_, p. 121. - -Se poi di giorno guardavasi la turba degli accattoni, poteva studiarsene -la natura e la provenienza. Molti di essi erano d'un ordine -relativamente agiato, i quali «col solito merito della poltroneria si -divorano la mattina due pagnotte calde, ben condite con lardo e -salsicce; poi verso il mezzodì si comprano in un parlatoio di monastero -un buon piatto di maccheroni ben incaciati, e dopo di aver trincato del -vino in una taverna, si sdraiano su di una panca a dormire -spensierati»[259]. - -[259] _Meli_, _Riflessioni_, pp. 10-11. - -Noi li abbiam veduti fino a quarant'anni fa questi comodi neghittosi, -mangiare a due palmenti le pietanze che uscivano dai monasteri. - -Il Governo li conosceva uno per uno, e sapeva chi di essi fosse -vagabondo, chi _ceraolo_[260], chi romito, addestrati tutti alle male -arti di spillar danaro con false apparenze. Contro i quali il 20 giugno -del 1789 richiamava le antiche leggi, intese ad impedire il propagarsi -della faziosa turba, che sotto colore di domandare per Dio, entrava -nelle chiese elemosinando, e sotto forma di esercitare qualche mestiere, -si dava a quello molto facile di commetter truffe[261]. - -[260] _Ciraulu_, cantambanco, cerretano. - -[261] Bando del Vicerè d'Aquino, Principe di Caramanico, 20 giugno 1789. - -Ma il bando riusciva inefficace a spazzare il terreno da tanti malvagi -parassiti. I forestieri che si trovavano in Palermo ne vedevano sempre -un gran numero assediare importuni i frati nei chiostri, i devoti nelle -chiese, i civili nei pubblici uffici, i signori innanzi ai loro palazzi -con parole lamentevoli molto acconce alle circostanze[262]; sicchè alla -distanza di quattro anni, il bando era seguito da un altro più -particolareggiato e più severo: - -[262] _Bartels_, _Briefe_, v. III, p. 582. - -«Oziosi son coloro che abili a qualunque fatica, robusti, accattano la -limosina innanzi o dentro la chiesa, in istrada, nei caffè, affettando -piaghe e sconciature nella persona; coloro che conversano nelle taverne -e si ubbriacano, che vivono frequentando bagordi, compagnie diffamate, i -ladri di sacchetta, i giocatori di vantaggio, i camorristi, ecc.» Tutti -«costoro saranno condannati con le catene ai piedi»[263]. - -[263] Bando cit. del Vicerè Caramanico, 27 maggio 1793. - -Truffatori in diversa maniera, ma oziosi e vagabondi, componevano altra -malnata genìa che adescava al giuoco i semplicioni e gl'ingenui. Ed -eccola in una buona giornata correre nelle vicine campagne, ingombrarla -qua e là «di varie ruote di giocatori di carte o di dadi con molte frodi -del giuoco stesso e con l'intonazione musicale di orrenda bestemmia. -Infelice il vincitore di oggi; sarà il perditore di domani, e, se mai la -sorte seguirà a favorirlo, sarà tosto beccato dagli avidi rostri dei -malandrini suoi pari; porzione taglia da sicario, da brigante, da -sgherro, e fa il guardaspalle la notte a qualche ricco licenzioso; ed in -questa s'inchiude la gente di servizio basso, che per lo più costa di -araldi rei d'illecite voluttà e di guappi custodi di contrabbandi -notturni; porzione è necessitata a fare all'amore coll'altrui roba, e si -dispone a visitar le carceri, le galee e forse anche le forche; e -porzione, la più inocente, sceglie il mestiere comodo di limosinar per -la città»[264]. - -[264] _Santacolomba_, _L'Educazione_, p. 375. - -Particolarità degna di ricordo è quella di certe oscene canzoni che -questi pericolosi vagabondi cantavano nei luoghi più riposti della -città, dove essi si riducevano a consumare il frutto della illecita loro -giornata. Tra siffatte canzoni una ve n'era che tutte le avanzava di -scostumatezza: _Fra Giunipero_, contro la quale invano avean tonato -bandi vicereali, editti arcivescovili, ed ultimi, sovrani rescritti, -determinati specialmente da un richiamo fatto dai parrocci in una -rappresentanza al Re in Palermo[265]. - -[265] Avviso della R. Segreteria di Giustizia e di Alta Polizia in data - del 21 Ottobre 1799. - -A più increscioso argomento conducono le donne reclutate nel vasto campo -di Citera; le quali molto da fare davano alla polizia e ne rendevano -inutile la vigilanza, inefficaci i rigori. Il Governo, nelle sue -disposizioni, le accomunava sempre agli oziosi: e nel bando viceregio -del 29 maggio 1793 rivelava le abitudini, i fautori ed i posti loro. -Quel bando è una pagina di storia della più amara evidenza. Leggiamolo: - -«Poichè è giunto alla notizia di S. E. di esser troppo avanzato il -numero delle donne impudiche, che passeggiano di notte le strade e -luoghi pubblici di questa Capitale insidiando colle loro lusinghe troppo -scandalose i cittadini di bassa condizione per indurli a commettere -disonestà in mezzo alle strade, d'onde poi ne deriva notabilissimo -pregiudizio a questo pubblico e fino alla salute della gioventù; perciò -volendo S. E. assolutamente ovviare simili disordini e pubblici -scandali, che recano giornalmente gravissimo nocumento a questa città e -suoi abitanti, ordina, provvede e comanda che da oggi innanti, suonata -che sarà ora una di notte, le suddette donne impudiche, che -pubblicamente e notoriamente costerà di esser tali, non possano andar -camminando per le strade di questa città, o sedere sopra li scalini -delle chiese e cemeterj, anco sotto il pretesto di domandar la limosina, -nè restar sotto le pennate[266], tanto fuori le porte della città e -della Marina e Cala di questa città; quanto nella Bocceria della Foglia, -della Carne, Ballarò, Feravecchia, Cassaro e in diverse altre piazze e -parti dentro e fuori di questa città, per quale cosa sogliono accadere i -suddetti inconvenienti, sotto pene alle suddette donne di mal affare -della frusta con otto azzottate (_frustate_), e di rader loro i capelli -la prima volta, e con venti se saranno recidive, e di rader loro le -ciglia»[267]. - -[266] _Pinnata_, tettoia. - -[267] Bando cit. del Vicerè Caramanico. - -Tanto scandalo non ha bisogna di comenti; bensì è da osservare che esso -continuò ancora dell'altro senza speranza di fine: prova il rescritto -sovrano dianzi citato, nel quale si rileva «che le donne di pubblico -commercio trovansi indistintamente ad abitare ne' luoghi più frequentati -della città, e col loro cattivo esempio avvelenano le innocenti e -rovinano la gioventù. E talune di esse si vedono in tempo di notte girar -per le strade ed ardiscono di penetrare financo dietro le porte delle -chiese»[268]. - -[268] Avviso cit. della R. Segreteria di Giustizia ed Alta polizia. - Sull'argomento vedi pure il vol. I, cap. II di quest'opera, e - _Cutrera_, _Storia della prost. in Sicilia_. Palermo, Sandron, - 1903. - -Qui una osservazione cade opportuna. Quel che si è detto sopra le -_cassariote_ potrebbe far sospettare nel basso popolo una corruzione che -assolutamente non esiste. Giacchè bisogna distinguere donne perdute (e -queste rappresentano sempre un numero sparuto di fronte alla gran massa -della popolazione, ed uno stato di delinquenza) da donne che si serbano -quali nacquero e non tentennano nè all'aura dell'ambiente, nè al vento -che spira dalla terraferma. Il popolo si mantiene come si manteneva -refrattario a qualsivoglia esterna influenza di corruttela, legato -sempre alle sue tradizioni di rispetto a se stesso, di devozione alla -morale, checchè possa esser venuto da fuori, o essersi fecondato dentro, -e qualunque sia l'esempio altrui. - -Questo nei tempi ordinari; che dire poi degli straordinarî? - -Nel 1793 le condizioni della città erano lagrimevoli, desolanti. A -cagione della precedente siccità e di una serie di errori economici del -Governo e del Senato, il paese, privo di frumenti, era in piena -carestia. - -Gl'indigenti, uomini e donne, brulicavano come vermi. Furon viste in -alcune contrade di Palermo persone cibarsi di erbe selvatiche, altre -raccogliere fichi immaturi e cuocerli in aceto, altre strappare il pane -che i padroni avean gettato ai cani, altre morire[269]. - -[269] _D'Angelo_, _Giornale_ ined., pp. 45-46. - -Il Meli vide che - - L'erbi cchiù vivi e inutili, - Li radichi nocivi - Cu l'animali spartinu - L'omini appena vivi. - -E senza uscire da Palermo osservò pure che - - 'Mmenzu li strati pubblici - Lu passaggeri abbucca - Cu facci smunta e pallida - Cu pocu d'erba in bucca[270]. - -[270] _Poesie: Ode a S. E. Signor D. Francisco d'Aquinu Principi di - Caramanica e Vicerè di Sicilia._ - -La salute pubblica per conseguenza ne soffrì tanto che le febbri putride -furon cagione di grande moria. - -Il Monte di Pietà chiude gli sportelli. Le case dei popolani mancano -delle suppellettili necessarie. Scarseggiano i letti, perchè, venduti -gli stramazzi, la maggior parte dei cavalletti erano stati portati come -ferro vecchio a Napoli. Appena le coperte bastano di notte a tutelare i -corpi[271]. - -[271] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1793, pp. 196-200. Di ciò vedi - pure vol. I. cap. VII. - -Allo spettacolo di tanta desolazione Vicerè, Arcivescovo, signori, -benestanti, aprono i loro forzieri. Il Senato acquista quanto più può di -grano, e lo distribuisce a grandi forni, che mettono in vendita pane a -dodici grani il rotolo: un rotolo quindi ed ott'once, ed anche due -rotoli, un tarì la forma volgarmente detta _guastidduni_[272]. Tutte le -case religiose regolari largheggiano di minestra e di pane ai bisognosi, -che a quelle dei Cappuccini si presentano a decine di centinaia. - -[272] «_A dodici grani_», ecc. cioè a cent. 25 di lira grammi 800 di - pane; cosicchè una forma di _guastidduni_, del peso di chilogr. 1 e - gr. 400, od anche di 1 e 600, veniva a costare cent. 42 di lira. - -Allora il bisogno di rimandare fuori la città, nei loro paesi di -nascita, i poveri, che sempre, in ogni grande calamità, affluiscono alla -Capitale, come a luogo di rifugio e di salvezza. Il Principe di -Caramanico a sue spese provvede per alcuni giorni del necessario alla -vita quanti ve ne sono: e su carriaggi, col sussidio di quattro tarì per -uno, li fa accompagnare da soldati di marina fino a Termini. Ma più ne -manda e più ne vengono, finchè sopraffatto dal numero li raccoglie in un -sito a Mezzomorreale. - -Solo con questo mezzo e per pochi mesi la desolata città si libera del -lurido vermicaio, e per esso dalle _cassariote_, cresciute all'infinito -per la infinita miseria[273]. - -[273] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1793, pp. 70-71, 82-84. - -Certo il Caramanico non fu solo in tante opere di carità. - -La storie del Val di Mazzara, come di tutta la Sicilia, chè la Sicilia -tutta fu vittima della epidemia della Capitale, è piena di nobili slanci -di abnegazione. - -Nella sola Cefalù il vescovo Francesco Vanni fece miracoli di -beneficenza. Una iscrizione del 1797, murata da quel Senato, lo addita -ai posteri: ed un'altra al Barone Giuseppe Agnello, ricorda la compra da -lui fatta di 20.000 scudi di frumento per salvare il paese dalla -carestia e dalla fame[274]. Ma in Palermo il Caramanico fu la vera -provvidenza. - -[274] _A. Candiloro_, _Historia medico-practica cephaludensis epidemicae - constitutionis et morborum intercurrentium anni 1793, 94 et 95_. - ecc. Panormi, apud Solli, M.DCC.XCVII. pars IIª, paragrafo XXII. - -Tanto spettacolo di dolore non era nuovo. Quante volte la Sicilia fu -travagliata da carestia, Palermo venne invaso dalla poveraglia dei -paesi. La attrattiva delle grandi città, ove i mezzi di vivere si -presumevano abbondanti, la nomea della Capitale, e, più che altro, la -notizia certa che in essa il pane non facesse difetto, (giacchè il -Senato non guardava a spese per tener largamente provvista di grani la -città medesima pur quando dovesse perdervi metà della spesa) cacciavano -come lupi affamati verso di essa quanti eran regnicoli miserabili o -bisognosi. Le scene del 1793 richiamavano agli attempati quelle non -lontane del 1764, di triste memoria per una epidemia gravissima. Branchi -di poveri giungevano ogni dì cercando pane: raccogliendole il Senato nei -suoi magazzini dello Spasimo. - -Eran centinaia, migliaia di uomini, di donne, di fanciulli, nei quali la -macilenza, il sudiciume, il difetto assoluto di aria sviluppava -esalazioni putride ed il _morbo castrense_. La cittadinanza, sgomenta, -atterrita, chiedeva per quelli e per sè pronti rimedî; e se non fosse -stato per la Deputazione di salute, la quale ricacciava nelle rispettive -terre di provenienza gli ospiti pericolosi[275], si sarebbero visti -rinnovati gli orrori del 1624. - -[275] _Teixejra_, _Origine_, cap. XV, paragrafo 236, p. 263. - -Il disagio economico nei tempi ordinarî non dà luogo a dubitare della -ressa dei mendicanti della Città. Una pagina d'un anonimo francese nel -1778 è una fiera requisitoria contro coloro che non se ne -curavano...[276]. Trent'anni dopo, richiamandosi alla fine del secolo, -Galt traeva ragione del rincrudirsi della piaga dal concorso dei -pezzenti alle porterie dei frati. «L'effetto di questo concorso, -attrista. La povertà diviene ogni giorno peggiore, ed in Palermo il -numero dei limosinanti è visibilmente cresciuto negli ultimi -vent'anni»[277]. - -[276] _L'Italia tradotta dal francese_, p. 231, 1778. - -[277] _Galt_, _Voyages_, p. 26. - -Tutto questo nella Capitale; uscendo però da essa ed affacciandosi -nell'interno dell'Isola, la miseria, vera o simulata, appariva nella -crudezza più ributtante. Vediamo come ce la descrive il Meli: - -«Il primo aspetto della maggior parte dei paesi, e dei casali del nostro -Regno annunzia la fame e la miseria. Non vi si trova da comprare nè -carne nè caci, nè tampoco del pane; perchè, tolto qualche benestante, -che panizza in sua casa per uso proprio, tutto il dippiù dei villani -bifolchi si nutrono d'erbe e di legumi, e nell'autunno di alcuni frutti, -spesso selvatici e di fichi d'India. - -«Non s'incontrano che faccie squallide sopra corpi macilenti, coperti di -lane sudicie e cenciose. Negli occhi e nelle gote dei giovani e delle -zitelle, invece di brillarvi il natural fuoco d'amore, vi alberga la -mestizia, e si vedono smunte, arsicce, deformi sospirare per un pezzetto -di pane, ch'essi apprezzano per il massimo dei beni della loro vita. - -«I padri di queste infelici si reputano fortunati se al Natale di N. S. -o alla Pasqua possono giungere a divider con la loro famiglia il piacere -di assaggiare un po' di carne. Il pane istesso (se pur merita questo -nome un masso di creta) loro non si accorda che nelle giornate di somme -fatiche, nelle quali, oltre [che del]le zuppe di fave e fagiuoli, -vengono ancora gratificati di un vinetto detto acquarello»[278]. - -[278] _Meli_, _Riflessioni_, pp. 9-10. - -I visitatori italiani e stranieri non riuscivano a vincere il senso di -sdegno e di ripugnanza che in loro nasceva nel vedersi qua e là assaliti -dalla turba di sempre nuovi accattoni. Il lombardo Rezzonico della Torre -raccontava: «Ai belli Frati (_Villafrate_) ragazzi ignudi o coperti di -cenci, che nè di dietro nè d'avanti nulla celavano, assediano i -viaggiatori, e chiedono importunamente l'elemosina; ed io dovei dividere -con esso loro il pane e l'uva, e giunsero fino a rubarmi dal piatto le -spolpate ossa, e le reliquie del tumultuario desinare, che ai cani si -destinavano ed ai porci, di cui qui sono numerose le greggi.» - -In Alcamo, «con le sue merlate mura e le torri, ora quadre, ora rotonde -del suo castello... regna la miseria e lo squallore, avvegnachè vi siano -alcuni ricchi cittadini e qualche bella casa di magnifica apparenza.» -Anche quivi il Rezzonico veniva sopraffatto «da miserabile volgo di -storpj, di muti, di cenciosi... gravissimo flagello dell'umanità, dal -quale la Sicilia non si vedrà mai liberata»[279]. - -[279] _Rezzonico_, _Viaggio_, pp. 133 e 139. - -In Cefalù l'inglese Galt trovava «un tempio senza pari e una miseria -senza nome»[280]. - -[280] _Galt_, _Voyages_, p. 77. - -Potrebbe chiedersi: Ma nessuno del paese levava la voce contro così -ributtante piaga morale? Oh sì! Uno scrittore di Palermo, stomacato più -d'ogni altro a tanta indegnità, pubblicava nel _Giornale di Sicilia_ del -1795 un articolo sugli oziosi. Costui esaminando le varie leggi e -costumanze antiche e moderne contro la «infesta genia», diceva che dove -i governi sono stati provvidi ed attenti nel farle osservare «si vede -che bandita la mendicità e la scostumatezza fioriscono le arti.» E -finiva così: «Ciò che si è fatto e si fa altrove potrebbe ancora farsi -tra noi. A questo effetto basta che si esamini e si calcoli il danno -cessante ed il lucro emergente. Basta che si rifletta che in vece di -questa povertà importuna, oziosa e libertina, ugualmente perniciosa ed -alli buoni costumi ed allo stato, si vedrebbe rinascere la povertà dei -primi tempi, umile, modesta, frugale, robusta, industriosa, e che questa -medesima povertà diverrebbe la madre fertile dell'agricoltura, la madre -ingegnosa delle belle arti e di tutte le manifatture»[281]. - -[281] Vedi i nn. 29 e 30. Palermo, 17 e 24 febbraio. - -Inchiostro perduto! Il Governo avea tutt'altro pel capo che il saggio -consiglio dell'articolista palermitano. Proprio nel 1795 la caccia ai -Giacobini era una delle sue occupazioni ordinarie. - - - - - CAP. XVI. - - - LITI, AVVOCATI, FORO. - -I tempi, le leggi, i costumi mantenevano un esercito di persone che -vivevano di liti. La parola esercito non è iperbolica. A centinaia si -contavano gli avvocati, i patrocinatori, i causidici, i curiali che -assiepavano i tribunali, e dalle lagrime dei litiganti ritraevano chi -pane e chi agiatezza. - -E che cosa poteva farsi in un paese dove gli espedienti del vivere erano -scarsi? e dove, quando si apriva sbocco alla gioventù disoccupata la -milizia, «nell'esercito di fanteria e di cavalleria non vi eran -promozioni, e quelle che v'erano andavano a beneficio dei -cadetti?»[282]. - -[282] _Hager_, _Gemälde_, p. 223. - -Si guardi all'indole siciliana e alla sua avversione a qualsivoglia -prepotenza, alla naturale inclinazione a litigare anche per un nonnulla -(_Pri un granu si fa causa_, dice un proverbio), all'indomabile passione -di stravincere vincendo: si tenga presente l'amore che il palermitano -nutre per i processi, ed il carattere suo inconciliabile[283]: quella -specie di rassegnazione di ogni isolano a perdere, non per pacifico -accordo, ma per sentenza del magistrato. D'altra parte, si pensi alle -malfondate promesse di certi accattabrighe, che facevan vedere di facile -vittoria quel che le leggi non potevano consentire, e il trionfo venale -di una causa cui la giustizia onesta non favoriva, o piuttosto -comprometteva: e si giudichi se non dovessero moltiplicarsi a vista -d'occhio i parassiti della società di Palermo. Il poeta siracusano Gomes -scrisse tutto un poema sopra _La vita delli amari litiganti_, ed i -proverbî sentenziano che _Cui litica e vinci, nenti vinci_, che _Di 'na -liti nni nàscinu centu_; che _La vurza trema avanti la porta_, con ciò -che segue[284]. - -[283] _Bartels_, _Briefe_, v. III, p. 586. - -[284] _Proverbi siciliani_, v. II, cap. XLV. - -Il lettore conosce, per quel che ne abbiamo detto[285], le due antiche -statue in marmo del Palazzo pretorio, rappresentanti, secondo la volgare -interpretazione, due fratelli, a furia di litigare tra loro, ridotti -ignudi come vermi e senza un tozzo di pane. Or la presenza di quelle -statue era una lezione continua a quanti fossero tentati di cercare -giustizia per via giudiziaria, e la leggenda in proposito metteva in -guardia contro espediente cotanto pericoloso: - - Cu' acchiana 'n Tribunali a fari liti - Sciuni a la nuda comu li du' frati. - -[285] Vedi vol. I, cap. II, pp. 22-23. - -Ma i processi di successione all'infinito per leggi feudali in vigore, -«e fondatamente sostituiti al primogenito e sostituiti liberi d'ogni -altro gravame che non fosse quello delle pensioni dei cadetti o delle -doti delle ragazze»[286] erano miniere inesauribili per una falange di -sfruttatori, i quali -- eccezione fatta di una pleiade di onorati -ingegni, gloria del Foro siciliano -- dal paglietta scendevano -all'infimo scribacchino, uso a copiare, a carattere grande per -guadagnare nello spazio della copiatura, citazioni, memorie, istanze e -notifiche, e dal dottore in legge andavano al chierico; a cui, per -lungo, invecchiato abuso, era libito l'esercizio di agente e procuratore -nei tribunali[287]. - -[286] _De Saint-Non_, _Voyage_. IVme vol., Ire partie, p. 156. - -[287] L'abuso, mal tollerato sempre, fu per ordine sovrano tolto il 16 - maggio 1799. - -«E così, dice l'Ab. de Saint Non, si arricchisce un popolo di persone di -affari delle quali Palermo è piena. Il diritto deve penare sovente a -trovar appoggi e difensori; e la Giustizia vi è divenuta un ramo di -commercio che fa colare tutto il denaro del Regno in questa città -entrando pel canale dei tribunali e riversandolo in seguito nel pubblico -col lusso dei membri di essi. Così Palermo non si risente per nulla -della povertà e della miseria che si vede in quasi tutta la -Sicilia»[288]. Oh avea ben ragione quel signore a noi ignoto, che -conversando col Bartels in Siracusa sfogava il suo dolore per le -condizioni miserrime del tempo! - -[288] _De Saint-Non_, op. e loc. cit. - -«I tribunali che restano quasi tutti in Palermo, gli diceva, chiamano -tutti i negozî giudiziali del Regno in quella Capitale, dove a spese dei -litiganti vivono più di ventimila persone, le quali mantengono oziosi i -rispettivi servitori, che sono altrettante braccia che mancano alla -campagna in un'isola spopolata»[289]. - -[289] _Bartels_, _Briefe_, v. III, p. 160. - -Noi abbiamo visto innanzi quanto fosse di vero in quest'ultima -proposizione, come in quella dell'Ab. de Saint-Non. Infatti «non v'era -casa in Palermo che non avesse un processo; e talune ne avean fino a -cinque o sei». Questo afferma il Dr. Hager che dovette saperlo con -fondamento[290]. - -[290] _Gemälde_, p. 229. - -In ragione delle cause, i difensori legali. Il Duca di Terranova, in -condizioni normali, teneva non meno di otto avvocati e quattro -patrocinatori, retribuiti con annuali salarî fissi di diciott'onze i -primi, di dodici i secondi; ed erano tra gli avvocati i più valorosi -d'allora: Costantino M.a Costantini, in letteratura conosciuto per un -buon poema didascalico sopra _Il Colombajo_, Antonio Vaginelli, Michele -Perramuto, Agostino Cardino, Antonio di Napoli[291]. - -[291] A. _Guarnieri_, _Alcune notizie sovra la gestione d'una casa - baronale ecc., verso la fine del sec. XVIII_. in Arch. stor. sic., - c. XVII, pp. 121 e 143. Pal. 1892. - -Nessuno meglio dell'Ab. Meli ritrasse questa condizione di uomini e di -cose tra noi, del Meli diciamo che mise a nudo una piaga, incronichita -dai secoli inciprignita da circostanze. Nelle _Riflessioni sullo stato -presente del regno di Sicilia intorno alla agricoltura e alla -pastorizia_ da noi più e più volte citate, il poeta, anticipando di un -secolo le teorie che doveano agitare le società civili del novecento, -cauterizzava quella piaga col ferro rovente. Le _Riflessioni_, delle -quali nessuno si è accorto finora, son pagine eloquentissime, e lo -storico dovrà ricorrervi come a documento di singolare importanza. - -Sentiamo quel che esse ci dicono. - -L'autore la piglia molto larga aprendo un limbo, anzi una bolgia -generale. - -«Che dirò di tante migliaia di uomini sparsi e perduti per la società, -come se nati fossero a far numero soltanto, e peso alla medesima, e a -consumar dei viveri inutilmente? Tali sono, a mio avviso, quelli, che -traggono tutta la loro pingue sussistenza dal cicalio del foro, dalla -cabala e dallo intrico: quelli, che sussistono per le sole ciarlerie: -quelli, che vivono lautamente professando soltanto il ladroneccio, il -giuoco ed altri vergognosi mestieri: dell'immenso numero di uomini -destinato allo strabocchevole lusso dei ricchi: quelli che vivono -agiatamente con alcuni speciosi pretesti di rubare, colorati col titolo -onorifico d'impieghi, tutto il superfluo seguito della Curia decorati -coi titoli di Maestri d'atti, algozzini, uffiziali, portieri etc., dei -quali la centesima parte basterebbe per servizio dei tribunali, qualora -questi s'appagassero di un discreto vassallaggio. Insomma, io intendo -parlare di tutto quell'immenso numero di parassiti, di cui abbondano le -città del Regno, e specialmente la Capitale che, a guisa di mignatte, -succhiano e si nutrono del sangue e dei sudori degli uomini onesti, -utili ed industriosi.» - -Venendo però ai particolari, eccolo fermarsi sopra i legulei, gli -attuarî, i sollecitatori, pei quali già da tempo egli avea composta la -epigrammatica ricetta morale: - - Recipe un chiveddu raggirusu, - 'Na facci tosta e chiacchiari a bon cuntu; - Misce a curialata fatta all'usu, - Spisi di liti ed item 'ntra lu cuntu; - Pista scorci d'onuri e fa in cunfusu - Pinnulli 'mpanniddati cu l'affruntu[292], - Chistu sarrà un rimediu purtintusu - Pri arricchiri 'ntra quantu ti lu cuntu[293]. - -[292] Pillole coperte di patina di vergogna. - -[293] _Meli_, _Poesie_, p. 102. - -I possessori di fondi campestri, che avrebbero voluto raccogliersi a -godere un po' di pace, nol potevano, «costretti a starsene lungi per -difendere il loro feudo, il loro podere nei tribunali, e per reclamare -il bestiame... stato loro derubato, o i limiti usurpati, o per impetrar -equità all'esorbitanza degli oneri, o per ottenere giustizia contro -l'abuso dell'autorità dei giurati e degli uffiziali, delegati per la -erezione delle tende e delle gabelle.» - -Se un contadino con l'industria ed il sudor della fronte era riuscito a -rendere il poderuccio fertile e ubertoso, per l'avidità del vicino -prepotente, che avea mandato i suoi figli, o fratelli, o nepoti agli -studî pei tribunali, si vedeva subito tagliata la strada. I figli, i -fratelli, i nipoti eran baluardi a custodia dei beni del vicino, baliste -e catapulte all'assalto dei beni del contadino, costretto per ciò a -sostenere le sue ragioni. - -Ed eccolo nella Capitale, ove il Meli lo vede e descrive, ed ove con le -sue parole lo descriviamo anche noi. - -«Le mance per i servitori, e per gli uscieri, le spese per le portantine -dei professori che marciano a piedi o con le lor carrozze[294], quelle -per le citazioni e per i libelli, i terzi dell'onorario per gli -avvocati, per i compatroni, per i causidici, per i curiali, per gli -agenti etc., etc.; ed ecco consumato in questi primi passi il profitto -di dieci, dodici anni delle sue penose fatiche! Se azzarda -quest'infelice di aprir la bocca per somministrar le sue ragioni, i -termini tecnici del suo rustico mestiere e l'accento particolare del suo -villaggio muovono a riso tutti gli astanti; egli insomma appena è -ascoltato, niente è capito, come dal suo lato niente capisce del nuovo -gergo legale che sente risonare in bocca dei suoi professori. Nonostante -questa confusione di lingue, in virtù dei terzi sborsati e dei -complimenti, viene distesa una lunga allegazione, della quale se ne -formano infinite copie a costo della borza del litigante; si mandano, e -si ritornano con un circolo vizioso le liturgiche citazioni; si fissano -i giorni delle comparse. Indi si postergano: si tornano a fissare: si -scusano: sopravvengono frattanto le ferie, le villeggiature, indi le -festività di Natale di N. S., indi li lieti giorni di Carnevale, poi la -Pasqua etc., ed ecco le parentesi di mesi ed anni intieri. - -[294] Scorrendo da alcuni anni gli archivi del «Nobile e Salutifero - Collegio degli Aromatari» di Palermo, troviamo larghe prove di - queste affermazioni dolorose. Nel solo a. 1785, per violazione di - diritti, il Collegio, a ragion di liti, e per sole mance pagava di - continuo i servi dei causidici Orlando, Ferraloro, Denti, Ardizzone - e lo staffiere di Nicolò Schiavo, e i creati del Pretore, del - Vicerè, del Presidente Leone, del Presidente Paternò, del - Presidente Airoldi, e i seggettieri del Protomedico e perfino - quelli del Procuratore del Collegio. - -«Si maturano intanto i nuovi terzi dell'onorario: si tornano a pagare, e -così scorrono successivamente le serie degli anni, di maniera che -quest'infelice resta inviluppato nell'inestricabile laberinto del foro, -d'onde non ha più speranza di uscire, se non vi lascia financo la pelle -istessa.» - -Questo dolorosamente osservava il Meli, il quale tornava a battere sul -medesimo chiodo: - -«L'istesso succede quando ad un contadino viene derubato il bue, -l'asino, o il mulo. Quante cure, quante sollecitudini non gli costano le -ricerche! E quanti pericoli ancora non incontra per rintracciarne i -vestigi! Se non giunge a trovarlo, piange la sua disgrazia. Ma se -riesce, la piange doppiamente: imperciocchè le spese per le spie, per la -ricognizione della bestia e del legittimo possessore della medesima, per -la recezione dei testimoni, per gli offiziali e per le legali formalità, -unite all'infinita perdita di tempo, e perciò del lavoro, oltrepassano -di gran lunga l'importo della bestia dirubata; di maniera che il miglior -partito che gli resta ad eligere è quello di mai più ricercarla, nè più -ripeterla dalle mani della così detta Giustizia. Ne siegue da ciò, che i -furti non si curano, o s'ignorano; ed i ladri, allettati dall'impunità, -si moltiplicano a dismisura. - -«Se i coloni sono così scherniti e scorticati dai cittadini e dalla -gente del Foro, non minore è la disgrazia che incontrano presso i -medesimi li fondi rusticani. Per convincersi di questa verità, basta -gettare un colpo d'occhio a quei poderi caduti nelle mani del fisco o di -altro magistrato cui s'è affidata la cura dell'amministrazione, e si -vedrà, che uno o due anni di siffatta amministrazione equivalgono ad un -grande incendio»[295]. - -[295] _Meli_, _Riflessioni_, pp. 6, 13, 15. - -Idee non dissimili aveva il Meli espresse nel suo poema eroicomico _Don -Chisciotti e Sanciu Panza_: ed i seguenti versi su Giove ne sono la -sintesi: - - Avirrà multu assai forsi chi diri - Di l'avvocati e di li professuri, - Genti chi a liti, sciarri e dispariri - Ci ànnu attaccatu l'utili e l'onuri; - La società fratantu àvi a nutriri - Sti tali a costa di li soi suduri; - L'apa cogghi lu meli in ciuri e in frutti, - Ma ciarmulìa l'apuni, e si l'agghiutti[296]. - -[296] Ma l'apone ronza e lo manda giù (il miele raccolto dall'ape). - _Meli_, _Poesie: Don Chisciotti_, c. VI, ott. 34. - -L'organamento di questa vasta associazione per interessi personali era -come una immensa rete che niente lasciava sfuggire e a nulla rinunziava -per raccogliere i cercatori di giustizia. Il Vicerè Fogliani in una -prammatica che è «un novello e stabile regolamento alle sospensioni che -si voglion de' giudici da parte de' litiganti dietro alle clientele e -avvocazioni che ne hanno quelli tenuto prima dell'atto di vestir la toga -di loro giudicatura», ha questo paragrafo che è una rivelazione: «I -litiganti sogliono tener salariati alcuni avvocati occulti, i quali non -vanno a patrocinare la lite nel pubblico tribunale, ove il giudizio è -pendente, ma solo assistono presso qualche giudice che deve decidere la -causa»[297]. - -[297] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XX, p. 18. - -Avvocati e professori erano pertanto legati da cause comuni. Il -professore, persona pratica, riceveva i clienti, la causa dei quali -diventava faccenda tutta sua. Egli sceglieva e suggeriva l'avvocato, che -perciò avea per lui la considerazione imposta dalla importanza della -causa. - -I larghi guadagni erano incentivo a spese non solo di necessità, ma -anche di lusso. Le famiglie dei forensi non rinunziavano a quello che -potevano, e si permettevano anche quel che non potevano: spese per -vivere, spese per vestire, spese per agi, che consumavano le più pingui -entrate. In poche classi del ceto civile si spendeva più che in questa -dei forensi, tanto spensieratamente facile a buttare nella follia d'un -divertimento, nella vanità d'una villeggiatura una somma pari alla dote -d'un modesto artigiano. V'è da maravigliarsi di cosiffatto sperpero, -sovente non consentito dagli stessi introiti. - -Il dì 21 luglio del 1778 per i soliti luoghi della Città si leggeva un -lungo avviso a stampa, che principiava con queste parole: - -«La estrema indigenza in cui sovente si son vedute cadere le vedove ed i -figli non che dei curiali, dei procuratori causidici, degli avvocati, ma -talvolta dei defunti ministri, perchè rimasti dopo la morte dei loro -capi sprovveduti di tutti gli umani soccorsi per vivere e sostenersi; e -i tristi deplorevoli effetti che quindi ne sono succeduti, i quali, con -non poco rossore de' ceti così rispettabili, li han trascinati alla -mendicità, o dati in braccio al vizio ed alla scostumatezza, indusse -l'animo del Procurator causidico D. Stefano Tortorici a promuovere il -plausibile mezzo della erezione di un Monte di vedove, con cui accorrere -al riparo di così gravi disordini ed al sovvenimento e sussidio delle -povere desolate famiglie»[298]. Condizioni per partecipare alla nuova -istituzione: un contributo annuale. «Arrolandosi in esso tutti coloro -che saranno avvocati causidici, curiali e professori qualunque siansi di -curia, godranno del mantenimento delle lor vedove e parenti alla ragione -di tarì tre o tarì sei al giorno pagando ogni anno onze tre od onze sei -al Monte». - -[298] _Capitoli delle costituzioni del pio Monte delle vedove dei - Ministri, Avvocati, Procuratori causidici e di tutti quei che - vivono nel Foro. Approvato (sic) da S. M. con R. Dispaccio de' 17 - Maggio 1777_. In Palermo, MDCCLXXVIII. - -Ma che erano essi i tre, i sei tarì al giorno per una famiglia che ne -sciupava cinque, sei volte tanti in feste di città e di villa, in -ricevimenti e addobbi? - -Checchè se ne pensi, il disegno tradotto ad atto dal previggente -Tortorici era degno del valore di lui di procuratore criminalista, e -meritò il plauso dei buoni. - -Qui agli occhi del lettore si delinea un punto interrogativo. - -Come si moveva l'amministrazione della Giustizia in mezzo all'ambiente -non del tutto sano del tempo? - -Ci affrettiamo a cancellare questo punto interrogativo affermando che la -integrità della vecchia magistratura siciliana metteva i membri di essa -fuori qualunque sospetto e discussione. Se non ci fossero altri esempî, -basterebbe quello solo della sentenza di morte profferita dalla G. C. -Criminale in persona di Emanuele Caniggia palermitano, paggio amatissimo -del Principe di Caramanico, con vero strazio del vicereale padrone -decapitato nella Piazza Marina (10 ott. 1789)[299]. - -[299] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1789, p. 631. - -Se poi casi contrarî possono trovarsi, sarebbe ingiustizia farne ragione -di giudizio generale men che favorevole. Le eccezioni, abbiam detto -altrove e ripetiamo qui, non fanno regola; e tra queste eccezioni, per -dir tutto, rileviamo una incomprensibile. - -Nei conti della già cennata Casa del Duca di Terranova si riscontrano -spese per distribuzione di carbone a grandi dignitarî politici e -giudiziarî del Regno. Queste distribuzioni son chiamate _regalie solite_ -e ve n'è di 200 quintali (chil. 16000) al Vicerè, di 50 al Segretario, -di 50 al Consultore, di 20 per uno (il lettore faccia attenzione!) ai -Presidenti della R. G. Corte, del Patrimonio e del Concistoro; e di 12 -per uno al Maestro Razionale del Patrimonio, all'Avvocato fiscale della -R. G. Corte e a quello del Patrimonio. - -La diciamo incomprensibile perchè ordinaria, e come tale, alle illustri -autorità che la ricevevano non dovea parere lesiva della loro onestà e -della loro indipendenza. - -Ma si trova anche qualche regalia straordinaria a giudici, proprio nel -momento che liti della eccellentissima ducale amministrazione pendevano -in tribunali. Ecco in proposito un modesto appunto: «Pagate per prezzo -di carbone, regalato straordinariamente a D. Emmanuele Bottari, giudice -della R. G. Corte Criminale, e D. Luigi Mattias, primo officiale della -Segreteria di S. E. Sig. Vicerè, ed altri ministri di questi Tribunali, -per le cause del nostro Ecc.mo Duca, vertenti nei medesimi, onze 24,20 -(L. 314,50) prezzo di poco più che cento quintali (kil. 8000) di -carbone. - -Forse la pentola della giustizia, no: ma certo quella dei giudicanti -deve aver bollito abbastanza rigogliosa col carbone di un litigante come -il potente Duca di Terranova. - -Ma v'è ancora di più, che non è bello, nè buono. - -Un altro appunto dice così: «Pagate a D. Giuseppe... giudice della R. G. -Corte Criminale, per mani di D. Ingarsia ed alla presenza di D. Giuseppe -Prado, agente, e di D. Giov. Batt. Pedino, per decidere l'articolo -contro il Sac. D. Vincenzo Insinga, che si agitava nel detto Tribunale -di R. G. Corte, onze 32». - -Copriamoci gli occhi per non leggere altro. No, non si tratta più, -osserva giustamente un egregio uomo, di un gentile dono di carbone che -il ricco produttore e proprietario delle carbonaie di Caronia facea ai -magistrati che doveano decidere delle sue liti; «ma bensì di un donativo -in denaro corrente, nella cifra ragguardevole per tempi di onze 32, pari -a L. 408, che un potente litigante facea ad un giudice decidente; e che -colui che pagava (ch'era il curiale della Casa), onde non si potesse -dubitare di un suo abuso di fiducia, eseguiva alla presenza di due -testimoni, che egli avea la prudenza d'indicare; dei quali l'uno (il -Prado o Prades) era l'Agente generale della Casa; sicchè tutto potrebbe -far sospettare che si trattasse di un vero e proprio peculato»[300]. - -[300] _A. Guarnieri_, loc. cit., pp. 122-23. - -Con la maggior semplicità del mondo troviamo notato un pagamento analogo -nelle carte del nobile Collegio degli Aromatari di Palermo. Sullo -sdrucciolo delle protezioni, Governo e Senato dispensavano indebite -licenze. Il Collegio faceva opposizioni e rimostranze. L'opera degli -avvocati e procuratori era quindi necessaria, e non è a dire con che -scapito del patrimonio sociale. Giunte (consulti) si succedevano a -giunte; ed era un continuo spendere per liti che non finivano mai. - -Il 17 dicembre del 1785 il Segretario del Senato La Placa intascava un -regalo in moneta corrente di tre onze per una consulta favorevole da lui -presentata al Pretore sopra un memoriale del Collegio[301]. Il La Placa, -uomo saputo nelle patrie istituzioni, riceveva egli il premio d'una -giustizia dovuta o d'una ingiustizia indegnamente provocata? Se d'una -giustizia, fa nascere il sospetto d'una vendita; se d'una ingiustizia, è -addirittura un traditore della fiducia che il Senato riponeva in lui e -commetteva un crimine da codice penale. - -[301] Vedi Archivio del Nob. e Salutifero Collegio degli Aromatari in - Palermo, a. 1785 e segg. - - - - - CAP. XVII. - - - CARCERI E CARCERATI. - -Di carceri non era scarsezza in Palermo: e tanti ce n'erano quante le -giurisdizioni, i ceti, i sessi. Fino al 1782 facevano tremare quelle del -Sant'Uffizio, specialmente le cosiddette _filippine_; ma vi erano pure -le _ecclesiastiche_ sotto il Palazzo arcivescovile; le _senatoriali_ -dentro il Palazzo pretorio e presso di esso e di S.a Caterina; donde, -già tempo, si passava a quelle di fuori Porta di Carini ed alle altre -della Vetriera per le donne. Più famose tra tutte, le carceri della -Vicaria (dopo il 1840 divenute palazzo delle Finanze) pei plebei, e del -Castello pei nobili e pei civili. - -Strane le vicende della Vicaria! - -Nata come fondaco della Dogana e come sede dei tribunali fra il 1578 ed -il 1593 sotto tre Vicerè: Marcantonio Colonna, il Conte d'Albadelista -(il famoso _jettatore_ del ponte di Piedigrotta alla Cala) e Arrigo de -Gusman, a spese del Senato, l'eterno banchiere che vi erogò centinaia di -migliaia di scudi; essa stette sotto la giurisdizione dell'autorità -municipale, la quale ne fece pubbliche prigioni. - -Come per irrisione, ai lati della ferrata d'ingresso rumoreggiavano -gaiamente le argentee acque di due fontane. All'angolo destro sporgeva -la grande trave della vergogna. Sopra, per tutta la facciata meridionale -e torno torno all'edificio, correvano finestre a grosse spranghe, che -dalle prime ore della sera alle prime ore del mattino venivano -incessantemente martellate da vigili guardie. I vicini non si sapevano -assuefare a questo molesto rumore notturno, che col sonno toglieva loro -la quiete, e molto meno ai «sospiri, pianti ed alti lai» che dal -tenebroso luogo uscivano. Miss Cornelia Knight, signorina di compagnia -della Principessa Carlotta di Wales, nei pochi giorni che vi stette -vicino (gennaio 1799) udiva tutta la notte «i gemiti ed i lamenti delle -povere creature» chiusevi dentro[302]. - -[302] _Autobiography of_ Miss _Cornelia Knight_, Lady companion to the - M.e Princess Charlotte of Wales ecc., second edition, v. I, p. 132. - London, 1861. (Dobbiamo questa indicazione alla cultissima signora - Contessa Jeanne Saint-Amour di Chanaz). - -Dopo la prima entrata nel doloroso luogo ve n'era un secondo conducente -all'atrio, abitazione del carnefice. Nell'atrio, sinistri arnesi di -dolore, spiccavano i tre legni delle forche, le scale, lo steccato per -gli atti di giustizia. I tumulti del settembre 1773[303] spinsero una -turba di efferati fra le più scure tane di questo carcere; ruppero -inferriate, sbrandellarono le divise del boia, ridussero in frantumi i -ferali strumenti, e portaron via il più odioso ricordo del triste -albergo, una pila in pietra, che ogni siciliano nominava con terrore, -oggetto della più brutta imprecazione: _Chi putissi vidiri la pila!_ -come per dire: Che tu possa andare in galera![304]. - -[303] Com'essi fossero stati puniti ed in persona di chi e con quale - affluenza racconta il _Villabianca_ nel suo _Diario_, in _Bibl._, - v. XXI, pp. 72-76. Nel v. XX, p. 255, è la notizia della pila - ricordata in questa nostra pagina. - -[304] _Pitrè_, _Modi proverbiali e motti storici di Palermo_, n. 17. - Palermo, 1902. - -In questo carcere, nello spirare del settecento, se la tradizione non -falla, avrebbe avuto origine altro motto, erroneamente riportato -all'epoca del Vespro siciliano. Perchè, essendo stati per certe loro -discolerie arrestati in Palermo e chiusi in uno stanzone della Vicaria, -in attenzione di risoluzioni, o a disposizione di un console estero -interessato, non so quali marinai stranieri, appartenenti ad un legno -francese, dimenticati da tutti, mal ridotti in arnese, passarono in -proverbio sotto il nome di _francesi_: e _camerone dei Francesi_ fu -detta da quel giorno la lor notevole dimora, e _francese_ cominciò a -significare persona senza un quattrino[305]. - -[305] Lo stesso, _Il Vespro siciliano_, p. 85. Palermo, 1882. - -I carcerati eran tenuti malissimo in Palermo; orrendamente nelle terre -feudali. Il Caracciolo, impietositosene, emanò un bando a loro favore. -Questo il 25 aprile 1785. Dopo 10 anni il bando attendeva dell'altro la -sua attuazione. Il 12 agosto del 1794 il Caramanico, impressionato delle -frequenti fughe di detenuti, pigliava provvedimenti acconci ad -impedirle; ma non presumeva che il trattamento sarebbe continuato -com'era stato fin allora. - -Qualche cosa di nuovo frattanto si ora cominciata: separate le donne -dagli uomini, i giovanetti dagli adulti; le male femine, condotte alla -Vicaria, non vi si fermavano che per esser mandate al loro carcere della -Vetriera; i minorenni delinquenti allontanati dagli uomini induriti nel -vizio e nei delitti, ed isolati nella Quinta Casa, al Molo (29 maggio -1787). Prima marcivano nell'ozio, fomite a mal fare; ora, col nuovo -istituto, rigenerati pel lavoro, attendavano, i maschi a fabbricare -ceste e funicelle, le fanciulle a filare. Avean sofferto il digiuno, la -sete, il freddo: ed ebbero pane, minestra, cacio, verdure, vino, letto, -vesti, quanto insomma potesse bastare alla vita; ma ebbero pure qualche -cosa che non avrebbero voluto avere: carcerieri, ed un _firraloru_, che -a sferzate li metteva a dovere[306]. I delinquenti del Molo perciò -potevano dirsi felici a paragone di quelli della Vicaria. Qui i detenuti -per reati civili vivevano confusi coi criminali, i debitori coi ladri, i -falsari coi violenti. Fosse, _dammusi_, «segrete», eran sottoterra, -buie, grondanti umidità, sudice, muffite, angustissime[307]. Codesto -carcere, già sin dal 1773 orribile, parve atroce dopo i subbugli di -quell'anno. Rifatte in grosse spranghe di ferro certe grate di legno, -impiccolite le celle, divennero per difetto di aria e di luce sepolture -di vivi. I canti popolari sull'argomento sono d'una evidenza -spaventevole. - -[306] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1787, p 142. - -[307] Un Vincenzo Pisanti nell'agosto del 1797 pregava il Pretore che - volesse liberarlo dal carcere, dove l'aria era puzzolente e fetida. - _Penes Acta: Memoriali_ del 1797 nello Archivio Comunale di - Palermo. - -Lì languivano mesi ed anni, in lenta agonia o in angosciosi palpiti -disfacendosi, stracciati, scalzi, seminudi talvolta, centinaia e -centinaia d'imputati in attesa di un giudizio che non veniva mai[308]. -Salvo i rari casi di delitti atroci e clamorosi in città, i quali -venivano giudicati in forma direttissima e con giustizia esemplare, -tarde le istruzioni, lente le procedure, eterna l'aspettativa dei -giustiziandi; e quando non ci si pensava più, ecco la esecuzione! - -[308] Il _Meli_, _Riflessioni_ cit., p. 6, nel 1800 compiangeva: «Quanti - miserabili marciscono nelle carceri per non venire abilitati - dall'inesorabile creditore ad una razionale dilazione del loro - debito? O pure per essersi il loro processo, per la frequente - trascuraggine di chi doveva conservarlo, o per la calca degli - affari, scordato o smarrito? O per esser poveri e non aver perciò i - mezzi da scuotere l'indolente pigrizia de' giudici e de' fiscali»? - - _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, p. 69, ricordando il - taglione dato ad un giovane uxoricida di origine civile, dice che - il Barone Andrea Inguaggiato gli dovette fare di suo il vestito, - perchè «nella Vicaria era egli quasi ignudo». - -Diego Colombo da Messina, omicida del 1783, catturato nel 1793, veniva -condannato a morte nel 1796. Allorchè gli si fece la grazia di vita, -egli era più morto che vivo. Se non fosse stato pel procuratore dei -carcerati poveri D. Stefano Tortorici (1788-93) e per D. Antonino -Igheras (1794)[309], se non ci fosse stata l'opera della nobile -Deputazione della Vicaria, che con carità senza pari si occupava di -questi disgraziati, amministrandone lo scarso assegno, chiedendone con -viva insistenza ed ottenendone dal Re l'aumento, e convertendo questo in -pane[310], che essa ogni mattina andava pietosamente a distribuire, -quanti di questi infelici non sarebbero morti di fame! - -[309] _Atti del Senato_ a. 1788-89, p. 63. - -[310] Ne aveva 4 grani il giorno. Il Re accrebbe di altre 240 onze - all'anno l'assegno, e le quattro furon portate a sei grana (cent. - 13). - -E sì che le carceri ogni anno venivano sfollate di un centinaio di -reclusi, o per grazia di libertà, o per riduzione di pena, o per condono -di debiti, loro concesso dal Vicerè nella festa di Natale, e dal Capitan -Giustiziere in quella dell'Assunta[311]. - -[311] Leggesi nel _Giornale di Sicilia_ del 19 agosto 1794 (n. 3): 13 ag. - 1794. «Il Principe della Trabia Cap. Giustiziere si condusse in - gran pompa coll'intera sua corte alle pubbliche carceri, ove, com'è - il costume, fece la visita per liberare alcuni di quei delinquenti - in occasione della festa dell'Assunzione di M. V. Furono 26 quei - che goderono di tal grazia, perlochè erogò egli la somma di onze 23 - oltre di aver regalato gli Uffiziali di essa Corte.» - -Macerati dall'ozio i carcerati in comune cercavano romperne la -insopportabile monotonia con passatempi pei quali non occorreva loro -altro che una moneta e ciò che il sudiciume purtroppo non fa mancare in -tanta miseria: gli insetti[312]. Il _pediculus capitis_ e la mosca erano -i preferiti; e da essi prendeva nome il passatempo, quanto schifoso -altrettanto alieno da inganni. «I carcerati, dice Villabianca, son quasi -ignudi; prendono una moneta e vi fanno volare le mosche della camera. -Vince quello sulla cui moneta viene a posarsi la mosca, detto perciò -_Jocu di pidocchiu_, o _di la musca_, o _di carcerati_[313]. - -[312] Triste documento il proverbio: _Fa limosina la Vicaria: jetta..._, - con quel che segue. Di data anteriore, ma pur comunissima nel sec. - XVIII, era la canzone: - - Amici, amici, quadari quadari - Purtatemi un quadaru di liscia... - -[313] _Villabianca_, _Opuscoli palermitani_, Ms. Qq H 94, n. 2, p. 85, - della Bibl. Comun. di Palermo. - -Ora a sì lento logorio di corpo e di spirito non erano da preferire le -malattie, per le quali potevasi sperare o la fine di tanti strazî o un -temporaneo trattamento umano? - -E le malattie si facevano purtroppo vedere. - -«O quante migliaia di questi miserabili muoiono lì dentro d'angosce, di -miserie e di febbre contagiosa, detta dai medici di _carcere_ o -_castrense_!» esclamava quell'anima onesta di Giovanni Meli. Così almeno -poteva l'infermo vedere il viso di un medico umano, e all'Ospedale -grande e nuovo prima, alla infermeria del carcere poi, ricevere un po' -di conforto[314]. - -[314] La Vicaria mancava di spedale, e gli ammalati da curarsi venivano - portati all'Ospedale grande in sedia volante e fiancheggiati da - birri. Nello scorcio del secolo ad essa venne unita una infermeria. - Fino al 1790 era medico maggiore della Vicaria, D. Giuseppe - Catanese; dal 1791 in poi, per certo tempo, il celebre D. Francesco - Berna. - -Al Castello si stava non molto disagiatamente, ma i _cammarotti_, dove -agli imputati di crimenlese, con le più strette ed insidiose subizioni -si cercava di strappar di bocca confessioni di fatti, erano quanto di -più formidabilmente feroce avesse ideato l'umana nequizie. Un infelice, -certo Mosca, giovane a 26 anni, confessava tra i tormenti un delitto _de -nefando_, del quale era in sospetto. La penna si rifiuta a descrivere il -suo supplizio, incominciato col trascinamento del corpo a coda di -cavallo e finito col vivicomburio: ma la penna scrive a lettere di -sangue che dopo sei anni bruciato, il Mosca veniva riconosciuto -innocente! - -Prima di chiudere l'argomento di questo capitolo giova richiamarsi ad un -documento uscito dalle mani del Vicerè Caramanico: _Istruzioni per -l'amministrazione della Giustizia nelle occorrenze delle cause e materie -criminali_. Esso ci rivela che il rigore delle leggi contro i rei e gli -imputati tendeva un cotal poco a rimettersi da quel che era stato. Ci si -sente l'aura dei tempi che mutano, e vi alita sopra come uno spirito, -non vogliam dire umanitario, ma meno duro che pel passato. La crudeltà -delle leggi vi si spunta per via di interpretazioni a favore degli -imputati e dei testimonî: e si giunge fino a vietare l'uso dei ceppi se -mai per caso le gambe del reo diano indizio di piaga, ed a consentire -che si mandino in carcere a casa sua, previa guarentigia, il reo -gravemente infermo[315]. - -[315] _Istruzioni_, n. XXXVI. - -Tutto questo è progresso. Eppure resta tanto e tanto di brutto e di -crudele che l'animo anche più indurito ne rabbrividisce. - -Lasciamo alla _Pratica_ di D. Zenobio Russo[316] tutto l'arsenale delle -vecchie e delle nuove leggi, e spigoliamo nelle _Istruzioni_ provocate -dall'Avvocato fiscale della Gran Corte D. Giuseppe Guggino qualche -novità processuale. - -[316] _Pratica per la formazione dei processi criminali composta dal_ Dr. - D. _Zenobio Russo e Diana_. _Nuova Edizione_ ecc. _coll'aggiunta - delle Istruzioni criminali ordinate dalla M. S. in relazione del - signor_ D. _Giuseppe Guggino_ ecc. In Palermo, Felicella. - -Eccone una: - -«Li testimoni che, carcerati o ristretti nei dammusi, non depongono o -che depongono quanto dissero nel primo esame avanti al Giudice; non -devono pagare spesa alcuna di carcere nè diritto alcuno alla Corte e -subalterni sotto qualsivoglia pretesto: salvochè tarì uno (cent. 42) al -carceriero se sia stato in dammuso, per il servizio prestatogli». - -Eccone un'altra: - -«Al reo o testimonio ristretto nei dammusi non si possa negare il pane -in grana sei al giorno allorchè se gli somministra dai suoi congiunti o -amici; se però il pane per la sua povertà se gli somministra dal Barone -o dall'Università, non possano l'una e l'altra esser obbligati che a -grana quattro (cent. 8) al giorno, come si prescrive nelle circolari; -eccetto il caso di una insolita penuria, per cui il pane fosse meno di -once sei (gr. 400) per ogni quattro grani, poichè allora il Barone o -l'Università gliene deve contribuire grana 6 al giorno. L'acqua deve -somministrarsi senza limitazione.... Deve il dammuso essere provveduto -del vaso necessario alle corporali necessità...» - -Un'altra ancora: - -«Tormenti straordinari son lo manette, i ceppi, le catene, i grilletti. - -«Si possono apporre ai rei al più due paia di ferri alle gambe, che non -devono essere più di rotoli dodici di peso per ognuno di essi[317]. Si -proibisce però generalmente che i ristretti in dammuso, o rei, o -testimonî renitenti che siano, per qualunque delitto si spogliassero -delle vestimenta, ed ignudi, o in camicia si obbligassero stare in -dammuso: dovendo essi restar vestiti secondo la stagione che corre; e -deve altresì permettersi a' medesimi una covertura ne' tempi -d'inverno»[318]. - -[317] Ciò significa che il reo dovea trascinare due catene pel peso - complessivo di chilogr. 19 e gr. 200. - -[318] _Istruzione_, nn. XXVI, XIII, XII. - -Non passava anno che qualche bandito, o ladro, o scorridore di campagna -non capitasse nelle ugne della Giustizia. Allora lo conducevano alla -Capitale, quando a cavallo la compagnia che lo avea catturato, ai -servizî o col nome di un comune o di un gran signore del Vallo (ed eran -celebri le compagnie del Principe di Butera, di Randazzo, del Duca di -Terranova, di Monreale), quando a piedi i birri della Gran Corte. - -Nel solo 1797, di queste condotte ne avvenivano tre: a maggio, a luglio, -a dicembre. - -Il bandito procedeva strettamente legato in mezzo a coloro che l'avean -preso, il capo inghirlandato di erba, di fiori, di oleandro; il collo -cinto da una _gàrbula_, o cassino, cerchio sottile di asse da crivelli e -tamburi. S'egli andava a cavallo, le redini della mula erano -raccomandate al boia, il quale chiamava allo spettacolo a suon di tromba -e indicava il cartello che il reo portava addosso. Era un vero trionfo -della Giustizia rivendicata, o piuttosto degli uomini che erano riusciti -al gran colpo. Sommo perciò il giubilo degli interessati, reso più -intenso da frequenti squilli di tromba e da non men frequenti spari di -archibusi, da ultimo ripetuti con una scarica generale innanzi le case -dei ministri di Giustizia[319]. - -[319] _Villabianca_, _Diario_ ined., 22 febbr. 1798, p. 92; 14 giugno - 1790, p. 467; 11 maggio 1797, pp. 151-52. - -Quando il bandito era stato ucciso nello scontro, la festa si facea -medesimamente, ed il suo capo, pur esso coronato di fiori, veniva -infisso ad un'asta sorretta come trofeo dal boia o da uno della squadra. - -Particolarità raccapricciante: quando il dì 11 maggio 1797 si menarono -in giro tre teste, ed un giovane con esse veniva trascinato a ludibrio -della folla, una di quelle teste era del padre suo! - - - - - CAP. XVIII. - - - IL BOIA E LE ESECUZIONI DI GIUSTIZIA. GRAZIA DI VITA. DOLOROSA - STATISTICA DI GIUSTIZIATI. - -Il boia era, come il porta-lanterna, l'essere più abbietto della -Giustizia. - -Vestiva sempre casacca, calzoni, berretto e calze di panno, metà rosso, -metà giallo, sì che da un lato aveva il colore del sangue e dall'altro -quello della morte: livrea ufficiale, non creata ma riprodotta sulle -fogge italiane del sec. XIV. Egli non poteva mai smetterla; ed al -bisogno la copriva con un cappotto d'albagio nero, dietro il quale era -disegnata una forca[320]. - -[320] Questa divisa fu ordinata dal Presidente Airoldi, nel 1773, per - distinguere il carnefice da qualunque altra persona di giustizia. - -La provenienza del boia era degna del suo mestiere. Egli era stato un -condannato a morte o alle catene perpetue; ma avea ricevuta la grazia -della vita a condizione che la togliesse agli altri con tutte le forme -legali della giustizia: orribile baratto, che fa tremare di ribrezzo! - -Un giorno uno dei due boia (giacchè non ne occorrevano meno)[321], -nell'apparecchiare a S.a Teresa le forche pei compagni di F. P. Di -Blasi, va giù per terra e si rompe le noce del piede. Rimasto inabile a -giustiziare, si pensa ad un altro, anche interino. Si crederebbe? tra -condannati e liberi, ben venti si offrirono all'infame ufficio, nuovo -genere di caccia all'impiego, che dava appena venticinque grani il -giorno (cent. 53) contro i trentacinque che ne avea il boia maggiore. Se -non che, questo avea dei _procacci_, gl'incerti del mestiere, che po' -poi eran certi, in quanto di giustiziandi non era mai penuria, e le -fruste coi relativi emolumenti erano frequentissime. La pubblica voce -poi gli attribuiva altri guadagni, provenienti dai risparmî sulle mule -che trascinavano il carro dei rei; mule stecchite, bolse, veri -ronzinanti, pagati a poche grana (centesimi) dal carnefice, ad onze -dalla Giustizia[322]. - -[321] Opera pietosa nella sua ferocia era quella del boia maggiore, che - dopo aver passato il laccio al collo del reo, si precipitava - istantaneamente sopra costui, per abbreviarne gli spasimi ed - affrettarne la morte. Di che pare si compiacesse il Villabianca, il - quale sapeva che in Inghilterra i giustiziandi appena afforcati, si - abbandonavano penduli nello spazio a strangolarsi da loro. _Diario_ - inedito, a. 1793, 12 ott., p. 251. - -[322] _Villabianca_, _Diario_ ined., 24 sett. 1794, p. 613. - -Il boia stava pronto a tutte le chiamate. _Nun manca pri lu boja_, -diceva il proverbio; e chi passava dalla Vicaria vedevalo sempre seduto -sopra una pancaccia, quando dentro, quando fuori del portone. Se gli -occorreva di andare in un sito, di toccare qualche cosa, non poteva -farlo altrimenti che con una verga, non dovendo egli posare le mani -nefande su nulla. Era sempre accompagnato. - -Varie e diverse le pene, varie e diverse le funzioni del boia. Come in -segno del mero e misto impero e della giurisdizione feudale all'ingresso -delle terre dei baroni fuori Palermo eran piantate in permanenza le -forche, così alle Quattro Cantoniere era un cavalletto pei ladruncoli ed -altri delinquenti del giorno. Legato mano e piedi su quello, a carni -nude, il reo riceveva sulle parti posteriori del corpo le nerbate -ordinate dal Giudice, e veniva, senza più, condotto al carcere o alla -galera; se ragazzo, era trattato con sonore sferzate. - -Non men grave la berlina, che variava in ragione dei delitti, delle -giurisdizioni e del capriccio del giudice. Ordinariamente però il boia -conduceva a mano la mula e di tanto in tanto chiamava il pubblico con -isquilli stridenti di tromba. I birri gli davano braccio forte, e dove -un tempo, per la divisa comune, si confondevano con gli artigiani, dal -1774 destavano un senso di timore con quel giamberghino rosso, e quella -loro giamberga turchina, sul cui petto splendeva minacciosa l'aquila -inargentata. Un _lordone_, ossia uno della nazione lombarda, di S. -Orsola, veniva condotto in giro sopra un asino per mercimonio di moneta -spicciola, e portava legato al collo un sacco di cosiffatta moneta -(1773). Ma egli era più fortunato di quel _cancello_ (vetturale), a cui -per essere andato a cavallo in città veniva inflitta la pena della -vendita del mulo che gli dava da mangiare! - -Per ragioni di furti soggetti alla giurisdizione pretoriana alcuni -giovani, d'ordine del Pretore, eran messi (1774) sopra altre bestie di -vetturali e portati alla berlina pel Cassaro fino alla Vicaria. Malgrado -che ai lati camminassero i soldati di Marina, il boia non mancava; e -perchè non faceva sentire abbastanza il suono della sua tromba, -redarguito vi metteva maggior forza. Una canzone relativa allo -spettacolo ha questa strofe: - - E ddu scintinu boja - La mula chi arrinava: - La trummetta sunava, - E spiavanu chi fu. - -Per furti soggetti alla giurisdizione ordinaria il delinquente andava -soggetto ad un segno di conoscimento ed anche d'infamia sopra una -spalla, segno che era la lettera _F._ colla data del delitto. Così era -facile leggerglisi, p. es.: _F._ 93 (Furto, 1793). Gli studiosi di -criminologia moderna gradiranno sapere che queste marche eran tatuaggi, -segni fatti a punta d'ago sulla viva carne[323]. - -[323] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XX, p. 167; v. XXI, pp. - 114, 140, 214. - -Un facchino di piazza coperto d'uno straccio simboleggiante la toga -senatoriale, camuffato da Senatore per le grasce, camminava per Ballarò. -Lazzari e monelli in frotta, gridando e sghignazzando, lo seguivano, -pronti a svignarsela non sì tosto comparissero i soldati di Marina. Al -giunger di questi, si chiama il _massaro_ dell'Ospedale dei matti, e gli -si affida con le catene ai piedi il malcreato, il quale stavolta senza -boia, da Ballarò, pel Cassaro, Porta Felice, la Marina, viene condotto -in carcere a S. Giovanni dei Leprosi, manicomio e spedale delle malattie -di pelle. - -Analogo a questo, altro delitto, che prende forma di profanazione o di -sacrilegio; e analoga alla pena del facchino è quella toccata al sartore -e sagrestano Ignazio Gulotta, reo d'essersi finto sacerdote celebrando -non so quante messe e confessando. - -Vestito da pazzo con robone di tela bianca, cingolo di corda e collare -di cartapesta, in piedi, viene appoggiato ad una tavola, sopra un alto -sgabello dietro la fontana raffigurante l'Inverno alle Quattro -Cantoniere. Lo scartafaccio che tiene in petto pubblica il suo delitto, -e la condanna inflittagli dal tribunale per la R. Gran Corte criminale, -cioè la relegazione alla Pantelleria per sette anni di penitenza. I boia -colle loro divise gli stanno ai fianchi, toccando ogni quarto d'ora la -tromba, finchè, durato per tre ore in tale vergogna, viene ricondotto -alle regie carceri... Il concorso del popolo è così straordinario che la -folla ferma il passo. - -Ciò accadeva il 22 luglio 1784. - -Le berline si moltiplicavano all'infinito e con forme che tutti -conoscevano ed alle quali tutti erano abituati. - -Proprio due mesi dopo di questa, altra se ne vedeva nel piano del Monte -di Pietà. Il cappellaio Stefano La Manna, vecchio portiere di quello, ne -avea fatte tante che la misura era colma. Ultima, avea preso dal Tesoro -certi oggetti pegnorati, e come nuovi era andato a pegnorarli per suoi. -Una però le paga tutte: e, catturato, veniva esposto alla berlina sopra -uno steccato innanzi al palazzo del Monte. Ma avesse, o affettasse -indifferenza, egli se la rideva non già sotto i baffi, perchè baffi -allora non se ne portava, ma sotto il naso; e quando i due boia, uno di -destra e l'altro di sinistra, toccavano a sua marcia vergogna la tromba, -egli se la sbirbava chiedendo e sorbendo rinfreschi[324]. - -[324] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVIII, pp. 300-301; Diario - ined., a. 1798, p. 537. - -Altro degli uffici sinistri del carnefice, e questo il più esilarante -pel popolo grosso, il bruciamento d'un libro, d'un oggetto, sentenziato -contrario alla religione, alla morale, ai ministri, al re. Il più -celebre di questi spettacoli fu insieme il più vandalico: lo incendio -dei registri dell'Inquisizione, durato tre giorni, nel Piano della -Marina per ordine del Caracciolo, gongolante della abolizione. - -Ma a quando a quando scenette consimili nel mezzo della Piazza Vigliena, -sopra un fonte, o una impalcatura, o sul nudo basolato offrivano -divertimento ai monelli con piccole ma vivide fiammate di opere -proibite, di ventagli con figure oscene, di legni medicinali sia -avariati, sia ritenuti dannosi alla salute. - -Poco dopo dei registri del S. Uffizio, sotto il medesimo Caracciolo, -seguì l'arsione (1783) di due trattati del celebre giureconsulto -messinese Pietro De Gregorio, solo per certi paragrafi contro la regalia -ed a favore della potestà baronale in Sicilia[325]. Condanne come queste -partivano sempre dal palazzo vicereale, dove, compiacenti custodi dei -regi diritti, i Vicerè asserviti alla Corte di Napoli tonavano contro i -diritti del baronaggio, dagli autori siciliani sostenuti e in certi casi -interpretati superiori ai regî. - -[325] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVIII, pp. 59-61. Questi - trattati furono: _De judiciis causarum feudalium_ (Panormi, 1596), - e _De Concessione feudi_ (1578). La medesima sorte aveano - incontrato nel 1766 le _Aureae Decisiones R. Curiae Regni Siciliae_ - di Fr. Milanese da Catania (Venetiis, 1595). - -Non meno ridicolo quello d'un opuscolo del canonico catanese Malerba -contro i ministri del Governo, venditori di giustizia, e contro i loro -assecli, bollati come solenni truffatori; ma più ridicola ancora la pena -a lui inflitta, nelle carceri dell'Arcivescovo (5 nov. 1791), quella dei -ceppi; laonde il March. Villabianca esclamava indignato: «Questi -ministri non si vergognano di esser disonesti, e somigliano a quelle -donnacce che si danno, e poi si ribellano quando per poco si dica loro -baldracche!»[326]. - -[326] _Diario_ ined., 5 nov. 1791, pp. 184-85. - -Sullo spirare del secolo, l'a. 1798, una cassa di libri giunti da -Venezia con carte giacobinesche, dopo maturo esame del P. Sterzinger -incontravano la solita sorte[327]; ed il 6 aprile 1799, una scena di -codesto genere assumeva tutta la pompa del soppresso S. Uffizio. C'era -presente P. D'Angelo, il quale, tornando a casa, prendeva quest'appunto: -«Si son portati molti libri venuti di fuori Regno, e per ordine del -Governo, impediti ad entrare in dogana, son portati alla Piazza -Vigliena, ed ivi si son dati alla fiamme a suon di tromba del boia; dopo -di che il sac. Arcieri (prete rimasto proverbiale) fece in quel luogo un -sermone in cui dimostrò la vanità e la pazzia del secolo creduto -illuminato»[328]. - -[327] _D'Angelo_, _Giornale_ ined., pp. 197-98. - -[328] _Giornale_ ined., p. 456. Questo P. Arceri passò in proverbio, come - può vedersi nei nostri _Modi_, n. 63. - -Trattamento non meno indegno, a ricordo dei nostri vecchi curiali, fu -fatto al _Codice di Napoleone_, del quale Pietro Colletta ebbe ad -attestare che «per comodo del Re, fu nella piazza di Palermo [proprio ai -Quattro Cantoni] qual sacrilego libro dalla mano del boja lacerato e -bruciato»[329]. - -[329] _Storia del Reame di Napoli_, l. IX, cap. 13. -- F. G. _La Mantia_, - _Sui libri legali bruciati in Palermo_, in _Archivio storico - siciliano_, N. S., a. XII, pp. 458-464. Pal. 1888. - -Esecuzioni di giustizia contristavano con frequenza incredibile l'animo -dei buoni. Il S. Uffizio diede pure il suo contingente allo spettacolo -della morte; ma che cosa fu esso a fronte degli altri tribunali quando -l'ultimo auto-da-fè portava la data del 1724? Abolito che fu, la potestà -regia, ossia il tribunale di giustizia, rimaneva unico e solo esercente -del diritto di opporre la violenza della pena alla violenza del delitto. - -Appena fissato il giorno della esecuzione l'Avvocato fiscale (oggi -Procuratore del Re) nella G. C. Criminale, o il Capitan Giustiziere -nella Corte Capitaniale, ne dava partecipazione al nobile Governatore -della Compagnia dei Bianchi e gli rimetteva le chiavi del _dammusu_, ove -stava il condannato. Da quel momento la Compagnia entrava in possesso di -lui, e ne avea per tre giorni il governo materiale e spirituale. Nessuna -giurisdizione alterava od attenuava la sua; ed il Governatore la -esercitava piena, scrupolosa fino nei minimi particolari. - -Dall'oscura segreta il reo era dal pietoso Capo di Cappella fatto salire -nell'anti-oratorio, ove con tre altri suoi confrati gli apprestava i -possibili soccorsi del corpo e dello spirito. Per tre giorni i buoni -signori si moltiplicavano per assisterlo a ben morire: e non era in lui -desiderio che essi nei limiti della loro facoltà non si affrettassero a -soddisfare. A tutto provvedeva di suo quel funzionante Capo, e non solo -pel reo, ma anche pei nobili assistenti. I quali, se prima si davano tra -loro poche ore di scambio recandosi per brevi riposi fuori la Vicaria, e -la sera, finiti gli esercizî spirituali, andavano a svestirsi nella loro -Compagnia alla Kalsa, dal 1770, dopo cioè che alcune stanze nuove furono -quivi costruite, essi non si staccavano un minuto dal paziente[330]. - -[330] _Torremuzza_, _Giornale Istorico_, 13 genn. 1781, p. 200. - -La prima sera che questi entrava in cappella, a due ore di notte (due -ore dopo l'Avemmaria) la campana della chiesa degli Agonizzanti dava -tanti rintocchi quanti erano i rei da giustiziare; il suono si ripeteva -anche la vigilia: ed a quei rintocchi, a quell'ora, specie nelle sere -crude d'inverno, ogni persona si faceva il segno della croce, e pensava -chi mai potesse essere il disgraziato e per quale delitto condannato. I -confrati della congregazione con voce lamentevole andavano questuando -per la elemosina delle messe da celebrarsi per l'_arma di stu -puvireddu_. - -I tre giorni di preparazione a ben morire sono proverbiali (_Li tri -ghiorna di cappella_, ed anche: _Li tri ghiorna di lu 'mpisu_) e -passavano in continui esercizî di pietà, di preghiera e di religione: -lì, nella cappella del Crocifisso, un sacerdote del sodalizio -amministrava giorno per giorno i sacramenti: ed il Capo di Cappella -scrupolosamente riceveva le confidenze e le dichiarazioni che a sgravio -dell'anima sua il reo gli faceva, e che egli religiosamente notava in un -registro della Compagnia, il quale va appunto sotto il titolo di -_Scarichi di coscienza_. Nessun occhio profano si posa ora su quel -libro, nessuna indiscrezione consente rivelazioni che servano a pascolo -di curiosi. Quei registri sono storia di grandi delinquenti, di omicidi -forse involontarî, forse di imputati di delitti non commessi. Al momento -di presentarsi al tribunale di Dio costoro vollero aprirsi tutti a chi -paternamente, amorosamente li assisteva e li consolava, a chi ne -condivideva gli affanni e ne tergeva le lagrime[331]. - -[331] Il cav. Eduardo Rivarola di Roccella, Archivario della Nob. - Compagnia dei Bianchi, promette una pubblicazione in proposito. - -E che avranno essi voluto tacere quando non avevano più nulla da -sperare, nulla da temere dalla Giustizia umana? Perchè non dire in qual -maniera procedettero le cose, e non rivelare circostanze che forse -servono di lenimento ai lor cuori esulcerati? - -Son le 22½ (un'ora e mezzo prima dell'Avemmaria), ed ogni persona non ha -più niente da fare. Il fatale momento è giunto. Un fabbroferraio si -affatica a schiodare i ferri dai piedi dell'_afflitto_, come lo chiamano -i Bianchi; il quale si dispone a lasciare il troppo lugubre albergo, la -Vicaria, dove non ritornerà mai più. - -Domani il vecchio «D. Alfonzo Ruiz de Castro, Alcaide, seu Castellano -delle pubbliche carceri del nuovo Edificio di questa Felice e -Fedelissima Città di Palermo, del quale è proprietario il Tribunale -della R. G. C. Criminale», manderà la solita _bolletta_ di discarico -d'un detenuto. - -Il vasto Piano della Marina è il posto ordinario, ma non unico, del -truce spettacolo, già teatro di raccapriccianti auto-da-fè e di -brillanti mostre d'armi, della decapitazione di Andrea Chiaramonte sotto -gli occhi di Martino II, e della barbara luminaria dei registri del S. -Uffizio, e alla presenza del gongolante Caracciolo, di corse di tori e -di splendidi tornei, ed ora di marionette, di carrozze, di oziosi d'ogni -genere[332]. - -[332] Vedi vol. I, cap. II: _Su e giù per Palermo_, p. 18. - -Sullo Steri (palazzo del S. Uffizio), sventola la bandiera rossa col -motto: _Discite justitiam, populi_. I prigionieri aggrappati alle -spranghe della Vicaria, gli ammalati della Infermeria specialmente, -fissano atterriti il mare di teste che fluttua irrequieto. Dalle -finestre, dalle terrazze, dai tetti, dai cornicioni si affacciano, si -protendono, penzolano come grappoli di corpi umani migliaia di persone. -I venditori di semi di zucca e di acqua fresca a grande stento si -muovono in mezzo alla calca non cessando dal gridare a squarciagola la -loro merce. - -La inferriata del carcere stride sui cardini e si rinchiude subito alle -spalle d'un lugubre corteo. Un improvviso mormorìo generale cresce in -frastuono assordante. Algoziri e ministri di giustizia a cavallo, con -verghe nelle mani, seguono lentamente, misuratamente il regio stendardo -rosso, e precedono la Compagnia dei Bianchi associante il reo, legato -sopra un carro. Granatieri con baionetta in canna, o, secondo i tempi, -alabardieri e soldati a cavallo, formano steccato e controsteccato -impenetrabile alla folla sterminata, che pallida, allibita, ma sempre -curiosa, non rinunzia al vecchio spettacolo. Le forche si levano alte in -ragione della gravità del delitto. _In altioribus furcis_, nelle più -alte forche, secondo la sentenza, vengono appiccati gli _stradarii_, i -grandi assassini. _In altioribus furcis_ venne strangolata il 5 -settembre 1789 la più fredda avvelenatrice del secolo, Anna Bonanno, -soprannominata la _Vecchia di l'acitu_, alle Quattro Cantoniere; in -_altioribus furcis_ il parrucchiere Giuseppe Mantelletti, a 19 anni -uccisore d'un sacerdote. - -L'afflitto ascende la scala del supplizio, e lontano lontano si odono i -lenti rintocchi cella chiesa degli Agonizzanti, e vicino vicino quelli -della campana maggiore della chiesa di S. Francesco li Chiovara: e -tutti, vicini e lontani, invocano la Madonna della Buona Morte, perchè -voglia concedere _buon passaggio_ all'anima dello sventurato. - -Tamburi e trombe rumoreggiano improvvisamente, incessantemente. Un -fremito convulso invade ogni astante: l'umana giustizia è fatta! I -Bianchi ginocchioni pregano pel trapassato; il cappellano ne benedice il -cadavere, che, non più come per lo addietro, rimane fino a tarda sera, -per una giornata, penzoloni, ma vien presto rimosso, e se i delitti non -esigano altro, trasportato entro una cassa alla chiesa dei decollati, -nel vicolo S. Antoninello lo Sicco, sepoltura ordinaria dei rei di -Stato; intanto che la folla superstiziosa si precipita verso la forca, -affamata d'un brincello della sozza fune, già diventava prezioso -amuleto. - -Ben altro però ha da fare il carnefice se il giustiziato è stato un -ladrone di campagna. - -Per questo malvagio non v'è quartiere d'inverno. L'arbitrio dei giudici -tien luogo di legge, sentenziando caso per caso la esemplarità della -punizione. Questo solo è certo: che per siffatta gente non vi è pietà: e -la sicurezza dello Stato esige le forme anche più disumane di giustizia. - -La loro impiccagione ha luogo in varî punti della città, così dentro -come fuori, al Piano del Carmine, a quello del Monte, a Porta di Vicari -(S. Antonino), a quella di Termini (Garibaldi), a quella di S. Giorgio, -fuori Porta Nuova, fuori Porta Montalto: siti di loro nefande geste e -quindi di espiazione. Ma tra tutti hanno triste preferenza le Quattro -Cantoniere. - -I diari palermitani hanno pagine orrende di codesti spettacoli: ma chi -scrive quelle pagine rimane impassibile come di cose ordinarie della -vita, delle quali non sia quasi da maravigliare. Già si sa: chi ha -ucciso in campagna, chi ha assassinato in un posto qualunque, deve esser -condotto al supplizio sopra un carro con le mani legate alla coda della -mula. Ma fino alla metà del secolo, peggio: veniva sopra una tavola -trascinato per terra a coda di cavallo. I suoi avanzi rimanevano -pubblico esempio nei luoghi nei quali i suoi misfatti avevano -terrorizzato cittadini e campagniuoli. Mani e testa, mozzate alla vista -del popolo, chiuse entro gabbie di ferro, venivano attaccate -- macabri -trofei -- agli archi, alle porte della città, ad un bastione, ad un -palazzo, alla porta della Vicaria e financo dentro di essa sotto gli -occhi dei carcerati. Il corpo, se così voleva la sentenza, squartato e -distribuito ai varî paesi che ne reclamavano la triste eredità, poichè -ne avean sofferto le geste feroci. I _canceddi_, _bordonari_ -(mulattieri), dentro sacchi trasportavano le infami membra, che andavano -a pendere da un albero, da un muro in campagna, a Gibellina, presso il -convento di S. Spirito in Palermo, e quasi sempre nel famoso Sperone -all'Acqua dei Corsari, ove andavano a compiere la tragedia. - -Questa contrada prende nome dai ganci d'una forca in muratura quivi -piantata. Il 19 gennaio 1770, venendo per terra da Messina, Brydone, nel -vederla scrivea: «Presso alla città (Palermo) passammo per un sito di -supplizio, nel quale le membra squartate di un gran numero di ladroni -erano appese ad uncini come tanti prosciutti. Ve n'erano di recente -suppliziati e offrivano un aspetto molto ributtante. A Palermo, ci fu -detto che un uomo con tre altri era stato pochi giorni innanzi -catturato, dopo una ostinata resistenza, durante la quale parecchi dei -suoi e della giustizia eran caduti, e che egli piuttosto che arrendersi, -si era piantata la spada nel petto morendo in sull'istante; gli altri, -arresi erano stati impiccati[333]». - -[333] _Brydone_, op. cit., lett. XXI. - -Una ventina d'anni dopo lo scellerato arnese veniva demolito, ed il -Villabianca scriveva (maggio, 1798): «La forca fatta di fabbrica per -_pianca_ (beccheria) di carne umana è nella via pubblica di mare -conducente a Bagheria. Viene spiantata in questo maggio: alzata nel -1500, mostra di vendetta, di giustizia, terrore dei malviventi del -Regno. Ma poichè le giustizie oggi si eseguono nei luoghi dei delitti, -restando così noto a tutti l'atto capitale che per l'avanti era ignoto a -moltissimi, questo segno mortifero venne tolto. La vista di cosce, di -braccia ecc., pendenti dagli uncini, le ossa ammucchiate nel pozzanghero -di essa _pianca_ recava[no] orrore ai passeggieri, specialmente alla -Nobiltà, che si recava a Bagheria. Di notte la mente funestata da quelle -viste, provava pene indicibili. Fin dal 1604 con lo sperone era una -piramidetta con iscrizione oggi scomparsa»[334]. - -[334] _Diario_ ined., a. 1788, e disegno dell'una e dell'altra a p. 496. - Il medesimo _Villabianca_, _Palermo d'oggigiorno_, v. II, p. 226, - aggiunge: - - Questa forca (lo Sperone) «nel 1788 fu in questo luogo spiantata - per non più recare in appresso il disgusto di vederli appesi a quei - ferri, fatti in pezzi, i cadaveri di quei feroci montanari ch'erano - stati giustiziati come assassini di strada. - -Se col secolo volgente alla sua fine lo Sperone veniva demolito, le cose -rimanevano le stesse. Al 5 maggio del 1791 a Porta S. Giorgio eran -rizzate le forche: e due _aridarii in campis_ vi eran trasportati mezzo -ignudi su carri tirati da buoi. Strangolati, ai loro corpi venivano -spiccate mani e teste e appese all'arco della porta, ove rimanevano -ingabbiate fin dopo la rivoluzione del 1848; e le membra squartate, a -Sampolo, ai Colli, a Porta di ferro sotto Bagheria, alle Torri di -Termini, terrore dei passeggieri. - -Scene orribili come questa si ripetevano per altri simili delinquenti -anche allo spirare del secolo. I giudici, in ciò inesorabili, facevan -pagare occhio per occhio, dente per dente. Il 27 settembre del 1798 -Raffaele Grillo da Racalmuto, legato come di consueto sopra un -carrozzone da buoi, seminudo, veniva senz'altro afforcato; indi -trasportato dai boia alla casa della Vicaria, tagliato in sei pezzi, -fatti appendere qua e là alle cime degli alberi nei passi delle -_portelle_ e nelle gole dei monti[335]. - -[335] _Villabianca_, _Diario_ ined., 27 sett. 1798, pp. 493-95. - -Dai capi attaccati a ragione di esempio prende nome il Ponte delle Teste -sul fiume Oreto, ove, crani spolpati e bianchi, fino a mezzo il secolo -XIX, si vedevan sospesi ad una piramide[336]. E ve n'erano, come abbiam -detto[337], anche al Palazzo pretorio, avanzo di casieri ladri, i quali -pagarono sul patibolo il danaro mal tolto in un tempo, in cui i -fallimenti dolosi non si chiamavano apropriazioni indebite, ed i furti -del pubblico erario venivano puniti non con pochi anni di carcere, a -pasticcini, ma con la condanna nelle galere dello Stato a vogare per -tutta la vita. - -[336] Nel marzo del 1778 eran trasportate nella chiesetta della Madonna - del Fiume, ossia delle Grazie, o del Ponte, le teste dei decapitati - del serbatoio della piramide nel Piano di S. Erasmo. _Villabianca_, - _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, p. 285. - -[337] Vedi v. I, p. 20. - -Nè ancor pago, a perpetua infamia dei rei, o a trofeo della famiglia, -Andreotto Abbate faceva murare sulla facciata della casa sua, che fu poi -di G. C. Imperatore, rimpetto a Porta Felice, due maschere in tufo -calcare dei felloni chiaramontani, non essendosi potuto conservare le -teste di carne e di ossa per lungo tempo quivi esposte. Fasti non -invidiabili, questi, che il Marchese Villabianca nel 1777 consacrava -nella sua palazzina di Piedigrotta col mascherone di Mariano Rubbioni, -capo popolo nella sollevazione di G. D'Alessi, ucciso da un antenato di -esso Villabianca. - -La pena di Morte variava nella forma secondo che il delinquente fosse -plebeo, nobile o civile. La forca era per la bassa gente, e perciò -l'odioso motto: _La furca è pi lu poviru_; pel nobile, la decapitazione, -che era molto rara, _more nobilium_; e quando la sentenza voleva essere -più che severa, non potendosi togliere il privilegio della -decapitazione, toglievasi quello dei distintivi. _Decapitetur absque -pompa_, decretava la Gran Corte il 2 settembre del 1771, dopo 82 anni di -una pena simile (1689), nel condannare a morte Francesco Paolo Carnazza -dei baroni Piscopo, da Castrogiovanni, giovane non ancora diciannovenne, -imparentato con molte famiglie patrizie di Palermo; perchè la pompa era -un distintivo al quale non si rinunziava dai parenti. E non era egli un -distintivo quello di mangiare in un servizio d'argento? di dormire sopra -un materassino invece che sulla nuda _jittena_, giacitoio di pietra? di -uscire dal Castello invece che dalla Vicaria? di portare agli occhi la -benda di seta bianca invece che quella di cotone? Il suo costume -peraltro era un distintivo esso stesso: giamberga, calzoni, scarpe nè -più nè meno che usava l'alto ceto: costume lì per lì improvvisato -appositamente da un sarto; la sola differenza, il nero imposto dal caso. - -La distinzione si estendeva anche al palco, addobbato con panni neri -trinati d'oro, messo in iscena con vasi d'argento e servitori in livree -di lutto. Essi, non il boia, potevano raccogliere la testa rotolante nel -tinozzo; ma le loro mani dovevano esser coperte di guanti: distinzione -eccezionalmente concessa (1789) al benamato paggio del Vicerè -Caramanico. La quale provocò mormorazioni di coloro che sostenevano non -potersi applicare il taglione a chi pei suoi natali meritava il -capestro; e, data pure la piacenteria dei giudici, non doversi -permettere un paggio inguantato preso alle Quattro Cantoniere, ma il -boia comune con le mani nude e sordide[338]. - -[338] La condanna e la esecuzione di questo paggio, Em. Caniggia (ottobre - 1789), fu un colpo fatale pel Vicerè Principe di Caramanico, che - l'avrebbe voluto assolto dai giudici e, condannato, proposto per la - grazia dai Bianchi. In suffragio del giustiziato fece egli - celebrare funerali _more nobilium_ e 200 messe (11 ott.). Indignato - della condotta dei Bianchi, abolì la secolare loro prerogativa; che - però in forma di proposta fu mantenuta ed accettata dal Governo - fino al 1819. - -Ultime distinzioni: la sepoltura _ad libitum_ dei parenti ed i pubblici -funerali. - -Gli è vero che tutto questo cerimoniale, diciamolo così, imponeva regali -a destra ed a sinistra ai carcerieri, ai carnefici, ai paggi, in ragione -del grado nobiliare e delle condizioni economiche del condannato: ma la -spesa d'un migliaio di scudi soddisfaceva l'amor proprio della famiglia, -che sapeva non esser andato il suo caro a morte come un volgare -malfattore. - -Altra forma di supplizio, la fucilazione; ma non ne troviamo se non un -solo esempio, l'anno 1796, in persona di due militari, e non più. Il -militare, napoletano o straniero, andava accomunato all'ordinario -delinquente nella pena infamante della forca. Una volta un soldato del -Reggimento estero sassone, reo d'omicidio, non si poteva giustiziare -senza il boia pratico; ma questo avea dei conti da fare col Tribunale ed -era sotto processo. E allora lo si prese entro sedia volante e, -accompagnato alla sua volta dai birri, si portò a compiere il suo -ufficio nel piano di S.a Teresa e quindi si riportò in carcere[339]. - -[339] _Lanza_ e _Branciforti_, _Diario_, a. 1797. - -La stranezza delle contraddizioni non potrebbe raggiungere colmo -maggiore. - -Ciò avveniva il 5 gennaio 1797: e l'anno, aperto in così triste maniera -nella milizia estera, si chiudeva peggio nella nostrale. Il 14 dicembre -due soldati palermitani del Reggimento reale di Palermo, venivano -impiccati fuori Porta S. Giorgio concedendosi un premio speciale agli -esecutori. - -Passiamo ora alla liberazione da morte. - -Il privilegio di grazia era dalla nobile Compagnia dei Bianchi -esercitato con alto sentimento di umanità e con piena coscienza d'un -diritto devoluto al Capo supremo dello Stato. - -Il Governatore del pio istituto all'appressarsi della Settimana Santa -mandava al Vicerè il nome del condannato da graziarsi. Il Vicerè -approvava, e la grazia era fatta. - -Accadeva che i condannati fossero più d'uno e talora tanti che la -Compagnia restava imbarazzata nella scelta. Le preghiere, le suppliche, -gli scongiuri, le alte e le basse influenze si moltiplicarono, si -milliplicavano. Trattavasi di vita: e nessun mezzo si lasciava intentato -per salvarla a chi era in pericolo di averla troncata. - -L'anno 1777 i condannati a morte eran dieci, ed il graziando doveva -essere uno. Per uscire di impaccio e liberarsi dalla persecuzione dei -supplicanti il Governatore dei Bianchi che fa? imbussola i dieci -condannati e ne estrae a sorte uno: questo fortunato era un uxoricida: -Giovanni Di Pietro palermitano[340]. Ordinariamente però la Compagnia -presentava una terna di nomi: ed il Vicerè decideva; ma nè la Compagnia -poteva chiedere secondo la primitiva concessione del privilegio di -Filippo II (1580), nè il Vicerè si permetteva concedere la grazia ad uno -scorridore di campagna. - -[340] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, p. 71. - -Il Caracciolo infirmava nel 1782 il secolare privilegio: la grazia -pasquale non avea luogo, ritenuta abolita pel Caracciolo, sospesa pei -Bianchi, i quali se ne richiamavano al Re. In agosto una donna da -giustiziarsi veniva graziata in virtù del contrastato privilegio. -Giungeva il Venerdì Santo, ed il pubblico correva come a festa allo -spettacolo. Tra il sì ed il no, passarono quasi vent'anni senza che un -rescritto sovrano troncasse la grave questione. Finalmente il 16 aprile -del 1800 il Re con grande soddisfazione di tutti reintegrava nell'antico -privilegio la Compagnia[341]. - -[341] _D'Angelo_, _Giornale_ ined., pp. 792-793. - -Se al lettore non rincresce, noi passiamo a descrivere la pietosa -funzione della grazia. - -Il condannato a cui era toccata la sorte della vita veniva estratto di -buon'ora dalle segrete; dai nobili a ciò designati gli si lavavano i -piedi, gli si indossava un camice bianco; lo si preparava alla comparsa. - - Siccome tra gentili alme si suole, - -la Compagnia dei Bianchi era in buone relazioni di vicinato con quelle -della Pace e della Carità, nobili entrambe. I confrati di queste erano -in parte confrati di quella. In omaggio a cosiffatte relazioni, esse -coglievano qualche solenne occasione per darsi pubblici attestati di -stima. Quale occasione più acconcia di questa a fare onore a sodalizî -che s'intitolavano dalla Pace e dalla Carità e che l'esercizio dell'una -e dell'altra avevano per loro istituto? Ed i Bianchi invitavano i nobili -confrati a condividere con loro la vestizione del graziando: e l'invito -veniva cortesemente e con soddisfazione tenuto. - -Giunta l'ora solita della giustizia, la Compagnia moveva dal carcere -conducendo il reo, facile a conoscersi pel suo speciale costume e per la -gran torcia che recava in mano. _Recto tramite_ tutti si avviavano al -luogo del supplizio, dove il Governatore faceva girare al graziato il -palco della mannaia, o facevalo passare sotto le forche, baciandole, -secondo che egli fosse condannato a questa o a quella maniera di -supplizio. Quale impressione dovesse provare costui, immagini il -lettore; certo però che «poco è più morte». - -Nel Piano della Marina fermavasi la immancabile popolazione; e quando il -graziato, come di frequente accadeva, era delle classi superiori, -giacchè il giustiziando del ceto elevato era sempre preferito da questo, -signori e civili prevalevano tra gli spettatori. Il 23 marzo del 1769 -(citiamo un fatto caratteristico, benchè non vicino alla fine del -secolo) «comparì -- dice il Villabianca -- l'aggraziato Guzzardi vestito -di bianco in drappi di seta con una veste e mantellina bianca -regalatagli dal Superiore Chacon». - -Il lettore comprende subito la distinzione del costume in seta da quello -in cotone onde apparisce il plebeo; e ricorderà la benda, egualmente di -seta bianca, con la quale i Bianchi coprivano gli occhi dell'uomo da -decapitarsi diversa da quella di cotone o di lino del plebeo da -impiccarsi. - -«La folla del popolo fu straordinaria, e vi fu anche folla di dame e -cavalieri per la curiosità di vedere un nobile lor parente sotto il peso -di questa disgrazia»[342]. - -[342] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XIX, pp. 155-56, 216. Vedi - pure v. XX, p. 142; v. XXI, p. 185; v. XXVI, pp. 71, 15-16; v. - XXVII, pp. 356-57. - -Guardando da una finestra dell'albergo di Madama Montaigne, W. Goethe -vide il dì 13 aprile del 1787 uno di questi graziati. La impressione che -ne riportò non fu favorevole. Ott'anni dopo, il 20 maggio del 1795, -passando dal Piano di S.a Teresa, Hager vide per caso decapitare F. P. -Di Blasi: e ne restò penosamente colpito. Il futuro autore del _Faust_ -parve sorridere della toletta del graziato; il giudice dell'impostore -Vella si rammaricò del giustiziato: entrambi visitatori della Città e in -molte cose di un medesimo parere. Ma il secondo era ignaro delle -impressioni del primo, la cui _Italianische Reise_, venuta in luce solo -nel 1816[343], egli, spigliato scrittore dei _Gemälde von Palermo_, non -potea conoscere, pure incontrandosi in molti punti con essa. - -[343] _Italianische_ (sic) _Reise_. Stuttgart u. Tübingen, 1816, weiter - Theil, 1817. - -Pazienti ricerche sopra un manoscritto che fu del celebre Gabriele -Castelli Principe di Torremuzza e sopra un altro della Compagnia dei -Bianchi[344]; notizie attinte a diarî e cronache mss. ed a pubblicazioni -del tempo e sul tempo, ci mettono in grado di fornire la dolorosa -statistica delle esecuzioni capitali di Palermo in meno di mezzo secolo. - -[344] Il primo, posseduto dal Cav. Carlo Crispo-Moncada; il secondo, - custodito dal Cav. Rivarola nell'Archivio dei Bianchi, entrambi - messi dagli egregi amici a nostra disposizione. - -Dal 1752 al 1800, raggiungono la cifra di 160. E non son tutte! - -La Compagnia dei Bianchi fin dal 1580 godeva, come abbiam detto, il -privilegio di una grazia annuale; privilegio che per 48 anni salvò -quarantotto condannati. In uno dei dodici parti della fecondissima Maria -Carolina, quello cioè del 1773 (Maria Luisa, che poi fu moglie di -Ferdinando Granduca di Toscana) veniva graziato il giustiziando più -vicino. Il dì 27 settembre 1800 il Re tornando da una gita in Bagheria e -sboccando con la sua carrozza nel Piano della Marina, trovava, senza -aspettarselo, un reo in procinto di essere afforcato. Beato sovrano, che -poteva dimenticare una sentenza di morte da lui soscritta, e godersi una -partita di caccia mentre un suo suddito agonizzava all'imminente -supplizio!... La folla grida ad alte voci: _Grazia, Maestà!_ ed egli -sorpreso, assordato, confuso, con un cenno della mano concede, e pel -Cassaro si affretta verso il Palazzo. - -Queste cinquanta mancate esecuzioni, aggiunte alle 160, portano la somma -spaventevole di 210 condanne capitali, che per 48 anni costituiscono una -media biennale di nove circa, poco più che quattro all'anno. - -Riducendo di quasi un terzo, cioè a trentuno, i quarant'otto anni, dal -1753 al 1783, e non contando le condanne, del resto scarse, di militari, -abbiamo, peggio ancora, 147 esecuzioni con 32 grazie (una pel ricordato -parto della Regina, 31 per la consueta annuale grazia dei Bianchi) e -quindi 178 giustizie tra eseguite e graziate, con una media di 6 -all'anno. - -Nè pel viceregno del Caracciolo mutavan le cose, poichè con lui, -abolitore della Inquisizione, le scene di sangue in tutte le forme -legali proseguirono come prima: e se mancarono nel 1784, mancarono anche -negli anni posteriori alla sua partenza ed erano mancate anche prima. Da -quell'anno al 1800 la media delle esecuzioni scese: e vi furono anni che -si sottrassero alle ordinarie ferali contribuzioni. - -Ma ahimè! Quel che mancò pei delitti comuni venne qualche volta dato dai -delitti politici e militari. Mentre le tabelle di assistenza dei Bianchi -son vuote per gli anni 1787, 1793, 1796, 1799, si dibattevano sulle -forche ora due soldati francesi (1787-1793), ora un soldato veneziano -(1796), ora il portabandiera del Duca Oneto, Salv. Rubino; ed il tenente -napoletano de Losa assiste per la prima ed unica volta in un secolo alla -fucilazione di due militari stranieri ai servizi del Re (1796)[345]. - -[345] Vedi _Villabianca_, _Diario_ ined., 15 giugno 1793, p. 189; 4 - giugno e 6 dicembre 1796, pp. 461 e 659; 14 dic. 1797, pp. 142-43; - 8 luglio e 2 dic. 1799, pp. 294 e 582. -- _D'Angelo_, _Giornale_ - ined., 2 dic. 1799, p. 733. - -Il terrore del Giacobinismo prende luogo di salvatore delle istituzioni! - -Dopo ciò, quali malinconiche riflessioni vengono a turbare il nostro -spirito! Tanti rigori di carceri correggevano essi i delinquenti che -n'eran vittima? - -Risponda per noi l'amaro canto popolare del dolore: - - Cu' dici mali di la Vicaria, - Cci facissi la facci feddi feddi; - Cu' dici ca la càrzara castia, - Comu vi nni 'ngannati, puvireddi! - La càrzara è violu chi vi 'nvia, - Chi vi 'nsigna li strati e li _purteddi_[346]. - -[346] Versione letterale: (A) chi dice male del carcere -- io darei - coltellate sul viso; -- chi dice che il carcere gastiga, -- povero - a lui, come s'inganna! -- Il carcere è viottolo che vi avvia -- e - che vi conduce alle strade ed alle _purteddi_ (luoghi nei quali i - ladri attendono i passeggieri). - -Tanta efferatezza di sentenze e di esecuzioni diminuì essa il numero dei -delitti più atroci di sangue? - -Il Marchese Villabianca in un momento di resipiscenza disse che «con -questo patibolo, cioè colla morte di capestro, si ci hanno accomunato i -popoli e appena ci hanno avversione», e precorreva all'aguzzino -mangia-liberali del _Congresso de' birri_ del Giusti: osservando che «vi -muoiono specialmente i plebei ben sazii, bene assistiti nell'anima a -segno che tali ignoranti vengono a sospirarne le pene»; ma egli -scantonava come un avversario di Cesare Beccaria, e non se la intendeva -col suo amico Tommaso Natale, quando affermava che le giustizie a base -di sangue «fanno oh quanto più impressione che non fa la forca!»[347]. - -[347] _Diario_ ined., a. 1792, p. 420. - -Proprio il contrario di quello che insegna il diritto penale moderno! - - - - - CAP. XIX. - - - I GIORNALI E LA PUBBLICITÀ. - -Il giornale politico quale lo intendiamo oggi non esisteva[348], ed è -tale la differenza che corre tra questo e quello, che ad un paragone -manca qualunque termine, salvo che quello del nome: nome, com'è facile -comprendere, generico, perchè qualunque titolo esso portasse era sempre -e comunemente inteso _gazzetta_ o _foglio_[349]. Gazzettieri erano -chiamati i giornalisti: e spesso _filosofi_ e _politici_ quelli che vi -discutevan sopra o ne professavano le opinioni e le idee. - -[348] Sopra _I Giornali e la Pubblicità in Palermo nella seconda metà del - sec. XVIII_ fu da noi inserito uno studio nell'Archivio storico - siciliano, a. XXVII, pp. 300-319. - -[349] _Gazzetta_ poi significava anche notizia, talvolta strepitosa o - strana. Il Meli nel _Viaggiu in Sicilia di un antiquariu_ parla di - gazzette che venivano da Fuligno e da Firenze. La Gazzetta - fulignate era settimanale a fogli da 4 pp. a due colonne, della - dimensione un terzo più grande del nostri giornali d'allora, e con - la testata, p. e., così: _Num 38 Fuligno_, _18 settembre 1767_. (In - Fuligno: Per Feliciano, e Filippo Campitelli, Stamp. Vesc.). - -Forma e sostanza non avevano nulla di simile. Il giornale era in ottavo -a due colonne con una testata di piccoli tipi, a forma di libro. A -vederne uno oggi, si crederebbe ad un foglio di stampa di un'opera; -mentre l'amatore ha di fronte una ghiotta curiosità bibliografica. - -Nel contenuto poi era un semplice notiziario generale notizie stantie di -un mese, due, secondo le contrade e le distanze, sì che quando esse -giungevano, le cose potevano aver mutato aspetto; perchè, degno di -attenzione, le notizie erano più di fuori che di dentro la Sicilia. - -Di titoli suggestivi, piccanti, come quelli che la partigianeria, la -scrocconeria, la malvagità dovea inventare un secolo dopo, neppur -l'ombra. La gazzetta poteva sostenere, anzi sosteneva, le parti del -Governo, ma non era fatta per solleticare col minaccioso nome i -cercatori di scandali, per intimorire chi dalle rivelazioni d'un foglio -potesse veder gettata fosca luce sulle proprie opere, o perpetrati -ricatti. Gli uomini non eran da ciò, e la legge non avea ancora trovato -ragione di colpire così raffinata maniera di corruzione. - -Dei fogli usciti nella seconda metà del settecento, nessuno era -giornaliero. Uno solo eccettuato, il quale usciva due volte la settimana -e visse oltre una dozzina d'anni; tutti gli altri erano eddomadarî e non -superarono i tre anni di vita. - -Il più notevole, anche per un po' d'interesse che prendeva delle cose -della Capitale, fu quello delle _Novelle Miscellanee di Sicilia_, -cominciato il 20 luglio de 1764 e cessato il 28 agosto del 1767. Esso -però è fuori del periodo delle nostre ricerche, ed è da metter da parte -come _Il Nuovo Postiglione_ degli anni 1771-72, il quale farebbe -supporre un _Postiglione_ precedente, da non confondersi con -l'epistolario di S. Francesco di Paola. - -Per un ventennio infatti non si parlò più di giornali. - -Ed ecco la _Raccolta di notizie_, gazzetta lungamente e vigorosamente -vissuta, e forse la sola sopravvissuta ad altre che con essa e prima e -poi poterono esistere. - -Stampata da D. Pietro Solli, per tredici anni (1793-1805) se non più, -apparve ogni Martedì e Venerdì con uniformità e inalterabilità -impassibile. Interi anni l'Isola nostra non esistette per essa. A ben -altro che alla Sicilia essa guardava. C'era Livorno, centro di corrieri; -c'era Napoli, con Ferdinando; Madrid, con Carlo III; Vienna, alla quale -pensava sempre la figliuola di Maria Teresa, Carolina; c'era -Francoforte, Londra, e quella Parigi che figurava come oggetto di -curiosità timorosa e di non celata avversione. Nessuno dell'infima -classe sociale sapeva della gazzetta, ma molto la nobile e un poco la -civile e molti partecipavano all'odio pei Francesi dell'89 e del 93, le -geste dei quali, per vie dirette e indirette, giungevano col marchio -della ribellione a Dio e al Re. Attraverso ai cento e più numeri annuali -della _Raccolta_, si potevan seguire le evoluzioni degli stati, le -vicende delle corti d'Europa, ma non trovarvi una parola ch'escisse -dalla misura, un'aspirazione anche tacita a principî di libertà. Man -mano che ci allontaniamo dal 1793, il giacobinismo è per la _Raccolta_ -il nome più triste, l'associazione più pericolosa. La umana miseria non -tangeva la _Raccolta_: e se in essa la Sicilia cominciava a figurare per -qualche ricordino, ciò era solo quando, fuggiaschi da Napoli (26 -dicembre 1798), giungevano i sovrani, quando essi recavansi a S. -Francesco, o tenevano cappella reale a Casa Professa (Cattedrale -provvisoria) e baciamano al regio Palazzo, o quando assistevano ad una -processione, ovvero quando la Regina visitava i monasteri ed il Re -andava a fare una partita di caccia o di pesca. Ma la casa nostra non -c'entrava mai. Per poco men che tre lustri quel giornale rimase -cristallizzato, e lo si vide tale nel morire quale sul nascere, assiso -tra due secoli, senza un fremito di gioia allo spuntare del nuovo, senza -un rimpianto per lo sparire del vecchio. - -Pure ad una osservazione del tutto moderna si presta questo tredicenne -arcavolo di centinaia e centinaia di pronipoti, nati nel sec. XIX e -vissuti chi la vita di uno o più anni, e chi la vita di un giorno solo: -la pubblicità. Se la _réclame_ è un avviso, spesso ciarlatanesco, per -chiamar l'attenzione della gente su cose commerciali, per farsi nome o -per altro, la _Raccolta di notizie_ ne porta la prima radice in Sicilia. -Alla fine di qualche numero, era ogni tanto un annunzio. Ora chiamavano -avventori alle loro botteghe i librai; ora i mercanti partecipavano -l'arrivo da Marsiglia di una partita di eccellenti bastoni di tabacco di -nuova fabbrica ad onza una il bastone del peso di rotoli due e mezzo -l'uno, e cristallame, e frumento. - -Originale questo avviso del 26 marzo: «Si è perduta una borsa con monete -d'argento, cinque once, un gigliato fiorentino, altro simile da tre, e -un'ottava di doppia di Spagna. Chi l'avesse trovata, la porti al p. -Preposito del Monastero dei Teatini della Catena (attuale R. Archivio di -Stato), che gli saranno regalati quaranta tarì.» Avviso ingenuo, perchè -della _Raccolta_ pochi sapevano, e chi avea trovata la borsa poteva bene -serbarla pei suoi bisogni. - -La _réclame_ è in embrione, modesta, misurata, nè spropositata come -quella strepitosa _fin de siècle_ di Bisleri, che il suo ferro-china -digestivo stomachico, annunzia _stomatico_, che è quanto dire _di -bocca_. - -Ma la vera _réclame_ si ha nel _Giornale di Commercio_. Principiato il -dì 7 aprile, questo periodico continuò di Lunedì in Lunedì fino al 28 -luglio 1794, che fu il 17º numero. Costava, come di consueto, 5 grani il -numero, un tarì il mese per gli associati. Avea il solito formato in-4º -a due colonne, ma la pagina non era più grande dell'ottavo ordinario. - -Primo e forse unico modello di giornale locale, diverso da quanti -n'erano sorti prima e dalla contemporanea _Raccolta di notizie_, questo -foglio aprì diciassette rubriche, sotto le quali apprestava «le novità -confacenti». - -Date le difficoltà d'allora, non si poteva compilare diario più -rispondente allo scopo pel quale esso era venuto fuori. Vero cimelio -giornalistico, esso andrebbe attentamente svolto. - -Avete bisogno di persone di servizio? c'è «un giovane che vorrebbe -impiegarsi per cameriere e sa far la barba e pettinare da uomo e da -donna». La pettinatura era uno degli affari più gravi della vita ed i -peli rappresentavano travi. «Mariano Tusa, nella Piazza Bologni, sopra -la bottega del parrucchiere collaterale alla chiesa del Carmine (Posta -d'oggi), vende due segreti di due semplici erbe per far crescere capelli -e per far cadere peli» (n. 1). - -«Una persona di abilità e che sa pettinare e far la barba vorrebbe -impiegarsi come cameriere in qualche nobile casa» (n. 4). - -«Un prete palermitano cerca d'impiegarsi come ajo» (n. 2). E s'impiega. - -Avete denaro da spendere? Tenete a mente le offerte di portantine, di -carrozze, di mobili, di _montres_ d'oro alla francese. - -Un giorno se ne smarrisce una di sommo valore e per ricuperarla vien -fuori il seguente avviso: «S'è perduta una mostra d'oro montata alla -francese, a quattro quadranti; dei quali quello che denota li giorni del -mese, ha li numeri scritti in oro sopra una striscia blò: come lo sono -quelli dell'altro quadrante che mostra le ore ed i minuti, e che ha -tutti li numeri in cifre. Tiene annessa una catena d'oro di Napoli, nel -di cui centro è dipinto un bastimento in un ovale che comparisce da -ambedue le parti sotto cristallo, e vi è pure appesa la chiave d'oro. A -chi la porterà, anche per via di confessione, all'oriuolajo sotto la -casa del Sig. Marchese di Geraci, saranno date once quattro di mancia». - -Di siffatte preziosità, che ora farebbero perdere la testa ai -commercianti di cose antiche, se ne vendeva spesso. Ora una -«scarabattola (_scaffarrata_) di tartaruga rappresentante la nascita di -N. S. Le figurine son di cera ed è fornita di diversi pezzi di argento -filato, il di cui peso sormonta la valuta di onze 7». Ora quadri sopra -pietra, sopra rame, con cornici di tartaruga e di argento, ed uno «di -Matteo Stoma (= Stomer) rappresentante la negazione di S. Pietro a lume -di notte, offerto dal pittore D. Giuseppe Velasques». Ora crocifissi di -corallo rosso delicatamente scolpiti e smaltati, e scatole di -lapislazzoli legate in oro, e diamanti, e pietre preziose, e perle -orientali del peso complessivo di oncia una e mezza circa, e due lumiere -di cristallo ad otto braccia della Casa Monteleone, e un fornimento -guernito di rame per una muta ad otto cavalli. Merce speciosa: «un libro -di tavole numeriche relative al giuoco del Lotto», il quale, passato già -nel Palazzo della Inquisizione (1786) e poi (1799) all'Università degli -studî, dentro il Collegio degli espulsi Gesuiti, era in grande -favore[350]. - -[350] Una notizia preziosa pei poveri malati di Lotto: Questo giuoco, la - cui officina era ed è sempre detta _Impresa_, chiamavasi prima di - _Napoli_, poi di _Palermo_. - - _D'Angelo_, _Giorn._ ined., p. 257, scriveva: «26 gennaio 1799 - nella Loggia della R. Accademia dei pubblici studi si fece la prima - estrazione del Lotto con gran concorso di popolo, dei ministri a - ciò destinati. Numeri sortiti: 35, 2, 34, 48, 71.» Cfr. _Alessi_, - _Prontuario_ ms., n. 90, p. 17. - -Il _Giorn. di Commercio_ finì per _extinctionem caloris_, cioè per -mancanza di annunzî; talchè negli ultimi numeri le rubriche erano -ridotte a sei, sette, e la materia non bastava più a riempire le -quattro, od anche le tre pagine. Che cosa era avvenuto? era avvenuto -questo: il paese non adusato a giornali, non ne prendeva l'associazione, -anche perchè il _G. di Commercio_ era troppo speciale, e non si occupava -per nulla del mondo come avrebbe dovuto ogni foglio, e come purtroppo -faceva la _Raccolta di notizie_. Laonde il Direttore trasformavalo in -_Giornale di Sicilia_, e nel medesimo formato e carattere lo continuava -con idee più larghe e con vedute più pratiche. - -Fino al n. 36, corrispondente al 7 aprile 1795, il _Giorn. di Sicilia_ -continuava apprestando volta per volta articoli quasi sempre senza -titoli, spesso in forma epistolare, di letteratura, di archeologia, di -agricoltura, di argomento siciliano o con applicazioni alla Sicilia, e -di chirurgia ed astronomia. Questi articoli erano la maggior parte -anonimi e della brevità di una, due colonnette, sovente per mancanza di -spazio interrotti da un brusco: _sarà continuato_. Vi collaboravano i -migliori scrittori del tempo: P. Balsamo, G. Piazzi, F. Chiarelli. A -questi articoli si accompagnavano e seguivano ora sì ora no brevi -appunti su pubblicazioni recenti, avvisi di adunanze dell'Accademia del -Buon Gusto, della Accademia di Storia siciliana, notizie di alte o nuove -operazioni chirurgiche in Città, della Amministrazione della Giustizia, -del Comune ecc. Quando il Vicerè Caramanico guariva della grave malattia -onde era stato travagliato, gli faceva una gran festa; quando, l'anno -seguente, nel 1795, moriva, un gran corrotto. - -Nel n. 26, sotto la data del 27 gennaio 1795, il _Giornale_, -scarseggiando di notizie all'uopo e volendo allargare i confini di esse, -faceva alcuni quesiti, pregando di risposta i corrispondenti. Chiedeva -da loro, almeno ogni mese, una lettera, nella quale fosse un ragguaglio: -«1º Dell'apparenza e quantità dei seminati di quel territorio e delle -vicine campagne. -- 2º Dei prezzi correnti del grano, dell'orzo, delle -fave, del cacio, dell'olio, del vino e di ogni altra mercantevole -derrata. -- 3º Delle principali e più interessanti circostanze della -stagione, avvisando, se dentro il mese il tempo sia stato notabilmente -piovoso, o asciutto, freddo, o caldo, nebbioso, nevoso, accompagnato da -forti venti, o da violenti tempeste, della cui natura ed effetto» -avrebbe gradito «una minuta descrizione, come delle alluvioni e dei -traboccamenti di fiumi e torrenti.» - -Chiedeva, inoltre, appunti intorno la «Storia naturale, le varie e -singolari terre, o crete, o pietre, i varj bitumi, le varie acque -minerali ecc., piante rare; quali le maniere di coltivare le terre che -con particolare e considerevole profitto in quel territorio si -praticassero». In altro ordine di vita, domandava «avviso degli omicidj, -dei furti strepitosi, o altri gravi delitti, che accadessero in quello e -nei vicini paesi. Altresì di ogni altro avvenimento che credesse il sig. -Corrispondente interessare la pubblica curiosità ed utilità: sia che -esso riguardi le lettere, l'agricoltura, le arti, il commercio ed i -costumi di quella e delle finitime popolazioni.» - -E conchiudeva imponendosi ogni riserbo sui nomi dei corrispondenti. - -Questa circolare confermava ed allargava il programma del giornale: -programma pratico e veramente utile al pubblico. Rilievo poi del quale i -giornali moderni dovrebbero per debito di giustizia far ragione a questo -che è dei più antichi, è la _Cronaca siciliana_, entrata nei principali -giornali di oggi, solo dopo un secolo dalla comparsa del diario del -quale diciamo. - -Questo _Giornale di Sicilia_, a chi potesse oggi esaminarlo, parrà o una -gran cosa o un'assai piccola e meschina cosa, secondo che si guardi con -la conoscenza dei tempi e del paese o con le idee dei giorni nostri. -Gran cosa, giacchè nulla di simile s'era tentato fino allora, che si -occupasse della cultura dell'Isola. V'era bensì, come diremo, qualche -periodico letterario; ma questo sapeva troppo di erudizione perchè si -dedicasse alla letteratura spicciola, e troppo grave perchè potesse -andare per le mani di molti; e poi costava tre, quattro volte il -_Giornale di Sicilia_, che si pagava nove tarì (L. 3,82). - -La stampa non era quindi solo politica e commerciale. Lettere, arti, -discipline ecclesiastiche offrivano argomento di disquisizioni e di -ricerche illustrative, non anonime come i giornali politici, ma -soscritte dai più lodati uomini del tempo. E qui, dove apparvero le -_Memorie per servire alla storia letteraria di Sicilia_ e le _Notizie -de' Letterati_, e fino al 1778 venti volumi di _Opuscoli di autori -siciliani_; ad imitazione o continuazione di questi, dal 1778 al 1797, -si arricchì il tesoro degli studî storici con altri nove, oltre che di -una _Nuova Raccolta di Opuscoli di autori siciliani_. - -Ad una serie di _Notizie de' letterati_, con estratti e giudizi delle -opere più pregevoli del tempo (1772) si eran prestate le stampe del -Rapetti; ma dopo un anno non c'eran più. La medesima sorte incontrò il -_Giornale Ecclesiastico_ di Salv. M. Di Blasi, il quale venne -componendovi una «Scelta di vari opuscoli appartenenti agli studi -sacri», estratti dal giornale dell'abate Dinouart. La materia fu -composta in due tomi e lasciò di sè ricordo buono nel clero, ma non -efficace tanto da determinare alcuno ad imitarlo e seguirlo. E se -vent'anni dopo, nel 1793, il parroco Giuseppe Logoteta da Siracusa volle -farlo rivivere, se lo vide morir subito fra le mani, al primo tomo, -senza gloria e senza pianto. - -La _Conversazione Istruttiva, foglio interessante_, fu il più piccolo -formato dei suoi confratelli vecchi e nuovi, uscito tra il 7 gennaio ed -il 7 aprile 1792. - -Semplicissima la compilazione: un dialogo tra «Dama, Cavaliere, Medico, -Avvocato, Filosofo, Abbate»: sei personaggi per sei tipi del tempo. -Quattordici i numeri del periodico, quattordici i dialoghi, occupanti -sempre o quasi sempre tutte le otto paginette, all'ultima delle quali -era fatta la grazia d'una breve notizia di agricoltura, un appunto, o un -consiglio di medicina. Se non che, gli apparenti quattordici dialoghi si -riducevano a un solo, interrotto alla fine d'un numero e ripreso in -principio d'un altro: dialogo lunghissimo, che solo gl'intervalli di una -settimana potevano far digerire. - -La dama era il perno della conversazione, nella cui casa questa si -svolgeva: una dama che leggeva Fontenelle ed Algarotti, e cercava di -coltivare la mente come facevano alcune del suo grado. Il cavaliere era -un partigiano accanito del patriziato; il medico, un conoscitore del -magnetismo in voga, uno spregiudicato giudice di Mesmer e di Cagliostro, -un fanatico nemico dei sistemi che i clinici dotti ed i mediconzoli -ignoranti si palleggiavano, un medico di una certa cultura, che di tutto -discorreva un poco: di fisio-chimica, di anatomia, di malattie correnti -e fin di quelle febbri putride che dominavano in Sicilia mentre egli -settimanalmente chiacchierava, e che dominarono ancora dell'altro ed -infierirono nell'anno seguente. Il filosofo, un severo censore della -vita e dell'educazione contemporanea, mezzo scettico, mezzo platonico, -panegirista della morale e della virtù. L'avvocato scodellava le sue -cognizioni di giurisprudenza con le medesime lungherie del filosofo e -del medico: e l'abate, un sacerdote poco untuoso, anzi un poco fervoroso -ecclesiastico. Larghe e particolareggiate le notizie di Cagliostro (nn. -5-6). - -Giungevano gli ultimi giorni di Carnevale e la _Conversazione_ lasciava -per la storia del Carnevale il famoso massone, che ripigliava in -quaresima (n. 8) con una sfuriata contro tutti i cagliostri e le -cagliostrate della società. - -Gli ultimi due numeri alludevano alla Regina, additata come modello di -madre! - -Tra' consigli medici, ameno questo: «In gennaro senza necessità assoluta -non si deve cavar sangue. Si deve usare vino bianco e delicato. Non si -devono mangiare cose salse, non lavare il capo; usare spesso il miele -rosato, i pomi freschi, e le mattine a digiuno si può pratticare il pepe -pesto. Si dee guardare di andare fuor di casa e stare al più che si può -lungi dal medico, e vicino ai cuochi» (n. 4). - - - - - CAP. XX. - - - IL CONTE CAGLIOSTRO. - -Mentre questi fatti di vita ordinaria si svolgevano tra noi, altri -straordinarî e clamorosi ne avvenivano fuori per opera ed in persona -d'un siciliano: Giuseppe Balsamo, che delle sue strepitose geste -riempiva l'Europa tutta. - -«Giuseppe Balsamo!... chi era costui?» potrebbe chiedersi con D. -Abbondio del Manzoni il lettore non bene informato: e noi lo toglieremo -di dubbio aggiungendo che Giuseppe Balsamo era il _Conte Cagliostro_. - -La celebrità del personaggio ci dispensa da una presentazione in regola; -ma il lettore, che forse anzi senza forse lo conosce con questo nome di -guerra all'Estero, non saprà ciò che egli da semplice Balsamo fece in -Palermo: e se così è, qualche cosa giova pur dirne, se non altro perchè -dal fanciullo si giudichi il giovane e dal giovane l'uomo. - -Quando le prime vaghe notizie del futuro Cagliostro cominciarono a -giungere nell'Isola, tutti sapevano delle prime capestrerie di Peppino -Balsamo. E come ignorarle se la madre di lui, D.a Felice Bracconeri, in -compagnia della figliuola Giovanna, nella recondita via della Perciata a -Ballarò, era di continuo commiserata dalle comari del vicinato, e nota -agli abitanti dell'Albergaria? - -La fuga dal Seminario di S. Rocco, nel quale avealo collocato lo zio -materno Matteo, non era un mistero per nessuno. Bisognava chiudere gli -occhi per non vedere le sue monellerie, turarsi le orecchie per non -sentire le sgridate giornaliere della povera mamma. - -Affidato poi al P. Generale dei Benfratelli e condotto da lui a -Caltagirone, Peppino vi avea vestito l'abito di novizio (ricordiamoci -che si era al tempo in cui i voti monastici si professavano a 16 anni); -ma buttato poco dopo il collare sopra un fico, se n'era tornato bel -bello a casa come se nulla fosse stato. -- «Che hai fatto?...» gli aveva -chiesto dolorosamente sorpresa la madre. -- «Oh che volete che facessi?! -rispondeva; se tutta la giornata lavoravo come un cane ad aiutare -l'aromatario, ad assistere gli ammalati, ad imparar la medicina?... E vi -par piccola pena quella di leggere sempre a refettorio la vita dei -santi?...» Ma i padri Benfratelli, la Casa dei quali era di fronte alla -Perciata, raccontavano cose d'inferno del tristanzuolo, e fra le altre -questa: che leggendo appunto, secondo le regole dei religiosi, il -leggendario dei santi, ai nomi delle sante vergini avea più volte in -pieno refettorio sostituito nomi di donne pubbliche di Palermo! - -Tant'è: ritornato in patria, qualche occupazione doveva egli -procurarsela: e se la procurava accompagnandosi coi monelli di Ballarò o -buttandosi a capofitto in mezzo a tutte le brighe degli scavezzacolli -suoi pari. Quando incontrava birri a condurre carcerati, era per lui una -vera festa lo slanciarsi loro addosso per liberare la preda. Gli atti di -ribellione alla forza pubblica avevano in lui la maggiore attrattiva, in -lui, nato e cresciuto nel quartiere più rissoso della Città, ed alle -risse per indole inclinato. - -Lo zio Matteo Bracconeri cercava tirarlo a buona strada: ma tutt'altro -che rallegrarsi poteva dell'opera sua educativa, assediato da ricorsi e -da recriminazioni per la riprovevole condotta del nipote: e quando un -brutto giorno ebbe la ingrata sorpresa d'un furto di roba e di danaro a -suo danno, attore il suo beneficiato, non è a dire come ne rimanesse -deluso. Tuttavia, non sapeva abbandonarlo: ne vedeva l'ingegno pronto e -versatile, la rapida intuizione, la percezione piuttosto unica che rara, -la copia degli espedienti e la parola arguta e suggestiva, e deplorava -che tante qualità cospirassero ad opere malvage. All'arte del disegno -parendogli più che disposto, pensò avviarvelo, e trarne ragione di -mutamento delle malsane inclinazioni. Peppino vi fece progressi; ed -acquistò in essa tanta valentia che un giorno visto in casa della zia un -ventaglio, vi ritrasse con sì fine naturalezza due mosche, che mai -persona l'ebbe a trovare spiegato che non allungasse la mano per -iscacciarle. - -Ma ahimè! della buona arte si servì a perfide prove, ora contraffacendo -biglietti d'entrata al teatro S.a Cecilia ed ora falsificando un -testamento a favore d'un Marchese Maurigi ed a scapito d'un pio -istituto: il che non gli fu disagevole insinuandosi nell'animo d'un -notaio suo congiunto. - -Il bisogno ogni dì crescente di denaro e le difficoltà di procurarsene, -acuivano in lui l'ingegno esuberante di trovati sempre nuovi e sempre -audaci. Un tale s'era innamorato d'una giovane, cugina del Balsamo; il -Balsamo se ne accorse e ne prese argomento per iscroccargli danaro: -guadagnossi la fiducia del malcapitato, e combinò una corrispondenza in -regola tra lui e lei, che non sapeva nulla, e che per nulla al mondo -avrebbe osato scrivere un biglietto. Il carteggio procedeva attivo, -caloroso, e quando il momento parve alla ragazza, o meglio al Balsamo, -opportuno, la innamorata chiese del danaro, che lo innamorato -affrettossi a mandare; sicchè non pochi furono gli scudi che l'abile -autore di siffatta commedia cavò di tasca al cieco amante, il quale -nulla negava a lei, neanche un orologio ed altre minuterie. - -E non basta. - -Scopertosi l'inganno, egli proseguiva per la sdrucciolevole via. Il -superiore d'una comunità religiosa avea bisogno d'assentarsi dal -convento. Conoscendo il Balsamo buono ad ottenergli una licenza, -interpose l'opera di lui: e la ottenne. La licenza era falsa ed il -povero baggeo l'avea pagata profumatamente. - -Questa ed altrettali bricconerie non passavano sempre inosservate, nè -sempre impunite. Più volte D. Peppino cadde nelle grinfe della polizia, -più volte venne sottoposto a processo; ma o che le prove difettassero, o -che la furberia in lui fosse maggiore dell'avvedutezza della Corte -Capitaniale, o che valide aderenze di congiunti neutralizzassero il -rigore delle leggi, egli ne usciva sempre impunito, e forse innocente. -Una però dovea riuscirgli fatale; e a ben darsene ragione, bisogna -premettere una notizia che più tardi acquistò credito in Palermo, cioè -che il Balsamo fosse uno stregone. - -Si raccontava che un giorno essendo egli con alcuni suoi compagni, e -volendo essi mettere ad esperimento codesta sua facoltà, gli avessero -chiesto che cosa facesse in quell'istante una nota dama della Città. -Egli, segnato senz'altro un quadrato per terra, vi passava nel centro le -mani, e tosto, mirabile a dirsi! appariva nettamente delineata la figura -della dama nell'attitudine di giocare a tresetti con tre suoi amici. -Stupefatti ed increduli, i compagni mandano sull'istante a verificare la -cosa al palazzo di lei, e trovano la dama nè più nè meno che aveano -visto nell'inesplicabile quadrato. - -Con questa fama, non è da maravigliare della dabbenaggine di un -argentiere d'allora, certo Marano, i cui discendenti esercitano ancora -l'arte della oreficeria. Costui aggiustando fede alla occulta scienza -del giovane si lasciò per inganno carpire la somma di sessant'onze (L. -765). Assicuravalo il Balsamo di un tesoro da scoprirsi, un gran tesoro, -nelle vicinanze di Palermo; difficile, ma sicuro esserne il possesso e, -conseguitolo, immense le ricchezze. Entrambi si recano sul luogo -indicato; Balsamo comincia le operazioni: tira linee, recita parole -_nere_, invoca spiriti e dopo lunghe misteriose pratiche vede apparire -molti diavoli (amici suoi tutti, camuffati da demonî) che prendono a -bastonate l'ingenuo argentiere. È un momento difficile per costui, a -tutt'altro preparato che a questo trattamento; il quale però, vistosi in -così grossolana maniera ingannato, si affretta a richiamarsene -all'autorità, e giura sanguinosa vendetta del volgare giuntatore. - -Palermo non faceva più pel Balsamo, e Balsamo partiva a rotta di collo. - -Queste ed altre furfanterie, delle quali devono serbare ricordo gli -archivi della Corte Capitaniale e della Corte Criminale del tempo, -bastano a far presumere quel che D. Peppino fosse per diventare. -L'isolamento del paese e le difficoltà di moderarne gli effetti facevano -perdere le tracce dirette di lui; ma le indirette, vaghe, anche labili, -non mancavano, e forse potevano comporre i fili del grande ordito di -menzogne per le quali resterà memorabile la vita di sì famoso -imbroglione. - -Il romanzo (giacchè si tratta d'una specie di romanzo, quasi -incredibile) si apriva a Messina e si chiudeva a Roma: a Messina, con -l'amicizia d'un poliglotta ed alchimista greco o spagnuolo, Altotas, che -riusciva a formar drappi a mo' di seta con la canapa ed il lino; a Roma, -con l'arresto e la carcerazione in S. Leo, ove, ultima di sue geste, era -il tentato strangolamento d'un confessore, da lui, reo convinto e -apparentemente pentito dei suoi misfatti, richiesto, col perfido -intendimento di evadere vestendone la tonaca. In questa trentina d'anni, -quanti ne correvano dal precipitoso abbandono di Palermo alla morte, fu -una successione tumultuosa, convulsa di avventure, che sfuggono anche al -più diligente indagatore. - -Da Messina ad Alessandria d'Egitto, a Rodi, a Malta, a Napoli (bisogna -vedere che cosa fece lì con due siciliani, l'uno più triste -dell'altro!), a Roma, a Bergamo, a Genova, ad Antibo, a Barcellona, a -Madrid, a Lisbona, a Londra, ogni genere di frodi e di ciurmerie egli -perpetrava, cooperatrice non sempre volontaria Lorenza Feliciani, -ragazza da lui sposata a Roma e con raffinato lenocinio da lui resa -complice di sua spudorata condotta. - -Da tutto egli traeva danaro: dalle conoscenze che procuravasi, dalle -commendatizie di alti personaggi, da amicizie che improvvisava, da -un'acqua da lui composta per ridar la freschezza della pelle alle donne, -da una bevanda per far ringiovanire, da un segreto per la produzione -dell'oro; e poi dagli studiati abbandoni della moglie e dalle concordate -sorprese. Eppure, spendereccio com'egli era per indole e per calcolo, -non avea danaro che gli bastasse. Nel volger di due o tre anni dicesi -avesse consumato non meno di centomila scudi, entrati per illeciti -guadagni nella sua borsa. Sua caratteristica, la improntitudine, sia che -egli spacciasse rimedî empirici, sia che assumesse titoli nobiliari, sia -che si circondasse del fastigio di gran signore pompeggiando di mode, di -parrucchieri, di maestri da ballo. - -Lasciato che la Lorenza diventasse in Parigi Madama Duplesir, se ne -richiamava all'autorità personale del Re; e mentre Luigi XV ordinava la -cattura, in S.a Pelagia, della infedele -- artificiosamente infedele -- -donna, egli, il Balsamo, in uno dei tanti processi a suo carico -sosteneva non esser mai dimorato in Parigi. Arrestato un po' -dappertutto, tante ragioni trovava, spesso sacrilegamente giurate sul -Vangelo o sul Crocifisso, e così valide, da trarsi d'impiccio: ed avea -il coraggio di tornare nei medesimi luoghi ond'era sfuggito rasentando -la galera. - -La truffa all'argentiere Marano nol trattenne dal rivenire a Palermo -(1773): ma il Marano, implacabile contro di lui, avutone sentore, e -denunziatolo, lo fece mandare alla Vicaria. Allora si volle esumare il -processo pel testamento Maurigi: e buon per lui che un alto signore -intervenne in modo violento; se no, gli sarebbe finita molto -tragicamente. - -Questo signore, amico intimo del Balsamo e più che intimo della Lorenza, -prese sotto la sua protezione il catturato. Riuscitigli infruttuosi gli -espedienti per liberarlo, nell'anticamera del Presidente del tribunale -aggrediva il pratocinatore dell'avversario del Balsamo, e, forte -com'egli era e manesco e sfrenato di volontà e potente e ricco, lo buttò -per terra, lo calpestò, e forse l'avrebbe finito senza l'interposizione -del Presidente. Il quale, debole e pauroso, non seppe punire il -colpevole e, per la pusillanimità delle parti contrarie, mandò libero -l'imputato[351]. - -[351] _Goethe_, _Italienische Reise_, lett. dei 13 e 14 apr. 1787. - -Diedegli però lo sfratto: e madre e sorella, non si sa più se sorprese -del nuovo esser di lui e delle vecchie abitudini loro, lo videro -stavolta per sempre, partire non senza avergli prima la Giovanna -prestato quattordici onze (L. 178,50), frutto di risparmî, che ahimè! -non le furono più restituite! - -Notizie di alternative incessanti di scrocconerie e di accuse, di -ricchezze e di miserie, di trionfi e di cadute, di truffe e di guadagni, -giungevano per via dei giornali esteri e di qualche viaggiatore in -Palermo. Si raccontava dell'arte sua di convertire il mercurio in -argento, d'indovinare i numeri del lotto, di possedere il _lapis -philosophorum_. Si parlava dei suoi titoli, ora di Marchese Pellegrini -(da lui già assunto prima del ritorno a Palermo), ora di Marchese -d'Anna, ora di Marchese Balsam, ora di Conte Fenix, e finalmente e -definitivamente di Conte Cagliostro. Con questo specioso nome la fama di -lui corse per tutto e vinse le barriere degli stati d'Europa. Entrato -nella Società dei Liberi Muratori, ne divenne maestro e riformatore. -Molti, infiniti i seguaci e gli adepti, ciechi nel credere a prodigi che -non vedevano e che nelle esaltate loro immaginazioni ingigantivano. -Giammai una verità fu dato di sorprendere in bocca di lui; tutto -menzogna, tutto finzione, tutto mistero: ed in questo avvolgendosi, non -mai fece sapere dell'esser suo, della sua nascita, della sua patria, -della sua età, dei suoi parenti. - -Viaggiava quasi sempre in posta anche col seguito di più legni: servito -da corrieri, camerieri, lacchè, in isplendide livree, pagate fino a 20 -luigi l'una. Quartieri addobbati con fasto principesco, laute mense, -vesti magnifiche per sè e la moglie, audacia di presenza, sussiego -d'andamento gli crescevan credito di uomo straordinario, sì che il -ritratto di lui spargevasi a migliaia di copie pertutto, e ventagli, ed -anelli, e medaglioni, e bracciali lo rappresentavano in disegno, in -pittura, in rilievo, in ismalto; e bronzi con la iscrizione _Divo -Cagliostro_ servivano di ornamento ai salotti signorili. Si disse che i -suoi occhi di fuoco leggessero in fondo all'anima, e lo si ritenne -padrone della scienza e di tutte le lingue d'Europa e d'Asia! - -E questo è poco. - -Spargendo a larghe mani favori e beneficî, operando per via d'imposture -e per fortuna di caso guarigioni, parve dove angelo di beneficenza, dove -iniziatore d'una religione rinnovatrice dei corpi e delle anime, dove un -intermedio all'uomo ed a Dio. In mezza Europa, ignoranti e dotti, plebei -e nobili, popoli e principi se ne contendevano la vista, la parola, il -tocco, l'amicizia, l'opera; ma andando però o fermandosi successivamente -in Lisbona, Cadice, Malta, Pietroburgo, La Aia, Bruxelles, Venezia, -Varsavia, Francoforte, Strasburgo, Napoli, Bordeaux, Passy, Basilea, -Brienne, Aix, Torino, Roveredo, Trento, lasciava dietro di sè come una -striscia di imbrogli, di cabale, d'inganni, di furti. Non solo l'indole -irrequieta ed avventuriera lo spingevano di città in città; ma anche le -conseguenze delle sue perfide arti di tutto falsificare, spillando, -rullando a man salva somme talvolta favolose. E diciamo a man salva, -perchè arrestato una ventina di volte, ebbe sempre la singolare abilità -di salvarsi, ora corrompendo carcerieri, ora giurando il falso, come -quando, imputato d'aver preso parte all'inganno d'una collana di -brillanti fatto alla Regina Maria Antonietta, e chiuso nella Bastiglia, -veniva dal Parlamento per mancanza di prove liberato; fatto del quale -son piene le gazzette del tempo e libri usciti sotto i nostri -occhi[352]. - -[352] _Frantz Funck-Brentano_, _L'affaire du collier d'après de nouveaux - documents recueillis en partie par_ A. Régis. Cinquième édition. - Paris, Hachette, 1903. - -Sembra di assistere a scene fantastiche, e si è invece a fronte della -più ributtante realtà: e si chiede stupefatti come mai tanto potesse -avvenire con le restrizioni dei governi e sotto gli occhi di Argo delle -diverse polizie d'allora. - -Gli è che ovunque egli andasse l'opera sua veniva sempre diversamente -giudicata dai diversi personaggi e ceti, quali sbalorditi alle sue -inesplicabili guarigioni, quali incerti se in quella figura dozzinale -albergasse un genio incompreso o lo spirito d'un basso ciurmadore, se un -taumaturgo sommo o un cabalista volgare, un pensatore profondo o uno -scaltrito improvvisatore di favole, se un grande riformatore del secolo -o un essere esaltato dei successi fortuiti della sua vita vagabonda. - -Quando all'aprile del 1787 il Goethe metteva piede in Palermo era fresca -la _Lettera al popolo francese_ del Cagliostro (Londra, 20 giugno 1786): -e faceva il giro d'Europa la polemica tra questo e Monsieur Morand, che -nel _Corriere d'Europa_ strappava la maschera al sedicente Conte. E però -una delle prime cose che fece fu la ricerca dei parenti dell'audace -impostore. Quella ricerca fu la prima seriamente e spassionatamente -condotta. - -La buona e dolce madre di Giuseppe Balsamo con la figliuola Giovanna, -vedove entrambe, avevano abbandonata la via della Perciata e si erano -ritirate in via Terra delle Mosche vicino il Cassaro[353]. Quivi -accompagnato da uno scritturale di un valente avvocato, le trovò Goethe, -modeste, ignare della sorte dell'amato congiunto, impazienti di notizie -di lui, che per sentita dire sapevan già divenuto un gran personaggio, -segno a gravi persecuzioni ed a culto presso che divino: e la Giovanna, -nelle sue grandi miserie, si rammaricava che Giuseppe, nel mar di -ricchezze nel quale nuotava, si fosse dimenticato delle 14 onze da lei -prestategli nell'ultima sua venuta a Palermo[354]. - -[353] Ci richiamiamo alla pag. 45 del vol. I, per togliere con questa - l'equivoco nel quale eravamo caduti a proposito della visita di - Goethe. - -[354] _Goethe_, _Italienische Reise_, lett. 13-14 aprile citata. È strano - che _J. R. Haarhaus_, _Auf Goethes Spuren in Italien, III Theil: - Unter-Italien_, proponendosi di seguire il sommo scrittore nelle - sue peregrinazioni anche in Sicilia, non abbia avuto una parola - nuova, neanche per far conoscere la casa nella quale stavano i - Balsamo (cfr. p. 117). - -Avea ragione! - -Cagliostro avea truffato centinaia di migliaia di scudi, senza mandarne -uno alla santa vecchiarella della madre, alla sventurata sorella -creditrice, che intristiva nella inopia con tre poveri figliuoli ed una -disgraziata malaticcia che per carità teneva in casa. - -Meno di tre anni dopo, il matricolato furfante, il Casanova della -Sicilia, tentato dalla Lorenza, desiderosa di ritiro e di pace, -rientrava in Roma. Fosse in lei stanchezza o paura, fosse debolezza o, -come parrebbe, perfidia[355], egli veniva arrestato e condotto nelle -carceri del S. Uffizio al Castello S. Angelo. Molti conti avea da -aggiustare col famoso Tribunale specialmente in materia di fede e di -logge massoniche, ed il Tribunale, dopo un lungo processo, glieli fece -pagare tutti fino all'ultimo. - -[355] Questa circostanza nuova, non è guari acquisita dalla storia del - Balsamo, risulta dal Codice Vaticano, n. 10192: _Avvenimenti sotto - il pontificato di Pio VI dall'a. 1775 al 1800 raccolti da_ _Fr. - Fortunati_, carta 107. Cfr. _Archivio stor. sic._ N. S., a. XV, p. - 154. Palermo, 1900. - -Il processo fu reso di pubblica ragione a Roma, nella stamperia della -Rev. Camera Apostolica, e tosto, a soddisfazione dei curiosi timorati, -riprodotto in Palermo[356]. La _Conversazione istruttiva_ ne dispensò -per un buon mese ai suoi lettori. - -[356] _Compendio della vita, e delle gesta di G. Balsamo denominato il - Conte Cagliostro, che si è estratto dal Processo contro di lui - formato in Roma l'anno 1790_, ecc. In Roma MDCCXCI ed in Palermo, - MDCCXCI. Nella stamperia di D. Rosario Abbate. - -L'anno 1795, «l'eroe degli scellerati», come lo chiamarono gli avvocati -di Madame la Mothe, moriva, come abbiam detto, d'accidente[357]: proprio -cent'anni dopo (1695) che nella medesima fortezza, pei medesimi misfatti -di lui e per opera della medesima Inquisizione esalava il suo maligno -spirito il celebre impostore Giuseppe Borri![358]. - -[357] _Testamento di Cagliostro, morto ultimamente di apoplessia nella - fortezza di S. Leo_; 4 sett. 1795. - -[358] Notizie più o meno conosciute del Cagliostro han fornite: _Cantù_, - _Italiani Illustri_, v. II, pp. 1-29, che pure cita (p. 29) alcune - pubblicazioni in proposito; _Henri d'Almeras_, _Cagliostro_ (Paris, - Société d'Imprimerie 1903); _L. Tommasi_, _Il Conte Cagliostro a - Trento_, in _Tridentium_, IV, 8; _F. Pasini_, _Ancora del - Cagliostro nel Trentino_, 1788-89, in _Tridentum_, V, 1, 1902. -- - A. Dumas e Franco Mistrali ne fecero argomento dei loro romanzi: - l'uno, _Giuseppe Balsamo_; l'altro _Frammassoni e Gesuiti, ovvero - il Conte Cagliostro e Fra Lorenzo Ganganelli_ (Milano, Terzaghi, - 1862): una delle più solenni sconciature. - - - - - CAP. XXI. - - - L'AB. VELLA E LA SUA FAMOSA IMPOSTURA. - -Non era ancora scomparso dalla scena del mondo tanto colosso di -giunteria che un altro, meno famoso, faceva la sua apparizione a -Palermo. - -Stavolta la leggenda è più ristretta: ed il triste eroe ne è un prete. -Giuseppe Balsamo da Palermo sceglieva a teatro delle sue brutte imprese -l'Europa tutta; Giuseppe Vella da Malta svolgeva l'opra sua di -falsificatore di codici e di creatore di favole nella sola Palermo: -strana coincidenza di malvagità in un medesimo tempo e in un medesimo -paese, tanto più strana in un periodo di non comune risveglio -intellettuale. - -Un giorno si vede a passeggiare per la città un sacerdote non prima -conosciuto. Grave l'andare, studiati gli atti, affettata la pronunzia, -bastardamente toscana la parola. Indi a non molto giunge da Napoli, -sospinto da fortuna di venti, un Ambasciatore marocchino (17 dic. 1782). -I due stranieri si avvicinano e s'intendono; e il sac. Giuseppe Vella -(giacchè l'ignoto ecclesiastico si chiamava così) che col suo maltese -riesce ad intendere ed a farsi intendere, si fa interprete di quello; e -per incarico del Vicerè lo accompagna nella visita e nelle conversazioni -per la Città. L'oscuro pretonzolo diventa subito illustre, e lo si -comincia a credere un dotto arabista; ed egli, che neppur sa l'alfabeto -arabo, s'atteggia a genio di quella lingua. - -In una barca di corsari arenata nella spiaggia di Cefalù veniva trovato -non so che libro turco. Vella in tutto sussiego lo esamina e lo dichiara -un libro di tesori nascosti nei dintorni di quella città. Il codice -invece parlava di sepolcri dei primi Califfi! Più tardi, all'apice della -sua gloria e della sua lingua, i Canonici della Cappella Palatina lo -pregavano d'un parere sopra un cofano con iscrizioni cufiche; ed il -Vella lo sentenziava già ad uso di viatico, coi primi versi del _Pange -lingua_ in arabo. Ma poichè i Canonici gli facevano osservare il _Pange -lingua_ essere stato composto da S. Tommaso (sec. XIII) egli, -correggendosi, lo affermava già consacrato alle reliquie dei Santi -Apostoli. Il cofano invece era servito ad altri e ben diversi usi. - -Mons. Airoldi, Giudice della Monarchia, amantissimo di cose sicule e -delle vicende dei Mussulmani in Sicilia ricercatore premuroso, ma, -perchè ignaro di Arabo, non fortunato, gli faceva allora domandare se si -fosse mai imbattuto in alcun codice che portasse nome a quella -dominazione tra noi: ed il Vella rispondeva uno averne veduto con -l'Ambasciatore nella Biblioteca dei Benedettini di S. Martino, che -narrava appunto della conquista musulmana dell'Isola; difficilissima -però esserne la lettura, non che la intelligenza. - -Alla insperata notizia l'Airoldi esulta, e sotto la sua personale -responsabilità, ottiene in prestito dai monaci Benedettini il prezioso -cimelio. Vella, eccitato a lavorarvi sopra, con l'obiettivo d'un largo -premio, che per lui sarebbe l'Abbazia di S. Pancrazio, vi si consacra, -com'egli dice, con ardore; ma in sostanza, con la flemma di chi perfidia -a danno della verità. - -E presenta le prime pagine. L'Airoldi va in visibilio; perchè vi trova -nientemeno «un registro di tutte le lettere che dal principio della -invasione araba in Sicilia aveano scritto di mano in mano gli Emiri -prima a' Mulei dell'Africa Aglabiti e poi ai Sultani di Egitto Fatimiti, -colle risposte di costoro. Per lo che queste lettere portavano in sè la -fede della loro autenticità, e dimostrando l'amministrazione, le -imprese, i politici regolamenti degli Arabi, formavano il diritto -pubblico di quei tempi, ed erano secondo l'apparenza il più prezioso -monumento della storia degli Arabi in Sicilia.» - -Rozza quale l'uomo che la maneggiava la forma della traduzione: e questo -grandemente concorreva ad accreditare l'autenticità del codice; giacchè -il Vella, privo affatto di coltura, nessun sospettava capace di -sofisticar l'originale, che nella traduzione orribilmente spropositata -offeriva, secondo l'Airoldi, anzi secondo la comune opinione, una -impronta nuova, la quale agli ignari di cose orientali poteva sembrare -propria degli scrittori di quella razza. - -L'Airoldi correggeva le sgrammaticature e prendeva per oro di coppella -il contenuto del manoscritto. Aveva sognato una civiltà araba: e già la -trovava nella nuova inattesa scoperta velliana. Le idee, le aspirazioni -su quell'epoca, da lui espresse nei giornalieri conversari coi dotti -frequentatori della sua casa, avevano nei nuovi testi addentellato e -conferma. E non poteva essere diversamente se il Vella, partecipe ai -geniali convegni, conosceva ormai i desiderî del buon Prelato, e creava -a soddisfazione di lui un romanzo tutto immaginario. - -E pensare che appunto per questa creazione il Vella veniva chiamato ad -insegnare arabo nell'Accademia (Università) degli studî! e che, non -conoscendone egli, come abbiam detto, neppure l'alfabeto, insegnava ai -giovani i rudimenti della lingua maltese! E non è tutto: raccomandato -dal March. Caracciolo, il neo professore otteneva dal monarca 1000 onze -(L. 12750) per una missione scientifica nel Marocco, per la quale, -accompagnato da tre suoi scolari, potesse raccogliere i materiali per la -storia di Sicilia sotto i Musulmani. - -Di tanto in tanto qualche nuvoletta sorgeva ad offuscare il sereno -dell'anima di Mons. Airoldi. Quel nome, quella data, non sarebbero un -errore di lettura? Ma il Vella, invitato a rileggere il testo di quel -nome e di quella data, non avea nulla da rettificare, e sugli ordini -sacri giurava che le cose erano proprio come avea detto lui. Avvalorava -poi la lezione con nuovi codici arabi e con monete e lettere che egli -con sempre nuove menzogne affermava ricevere da Fez, da quel medesimo -Ambasciatore Marocchino Mohammed Ben Osman che egli avea accompagnato -per Palermo, e che per lui era il provvido fornitore di carte e di -documenti, il consigliere, l'amico, il fratello. - -La traduzione, plaudenti i dotti che ne sentivano a parlare e gongolante -di gioa l'Airoldi, procedeva a vele gonfie. - -Ma ecco, quando nessuno se lo aspetta, un uomo di forte ingegno e di -larga cultura levarsi a turbare tanta armonia di cuori e di voci. -Rosario Gregorio sospetta la falsità del codice e la impostura del -Vella: e con documenti e ragioni irrefragabili dimostra quanto dal vero -siasi discostato il sedicente traduttore inventando date, fatti, luoghi, -persone. L'Airoldi, che nel lavoro del Vella vede assicurato il suo -monumento storico, ne rimane contrariato; sconcertato, ma non confuso nè -vinto, il Vella. Il quale a nuovo suo titolo di gloria si affretta a -metter fuori la sorprendente notizia della scoperta dei libri smarriti -di Tito Livio, in uno di questi codici: scoperta che sa circondare di -tanto mistero, da lasciare inquieti i letterati. - -Allora l'Airoldi annunzia la stampa del primo foglio della traduzione: -col quale si propone di render giudici del lavoro del Vella gli -orientalisti oltramontani. Vella si vede perduto, e ricorre ad uno -stratagemma tutto cagliostriano: mette le mani sul codice di S. Martino -e lo interpola, lo altera, lo corrompe in guisa da non potersene più -cavare costrutto di sorta. Il maggiore strazio è nelle prime pagine; e -perchè non si possa scoprir la differenza dell'inchiostro recente della -manomissione sull'inchiostro antico del testo originale, e le difficoltà -portino la impossibilità di lettura, attacca sulle singole pagine una -sottile pelle di battiloro. Così si tiene al sicuro. S'incide la prima -facciata, che è una vera lettera del diavolo di Girgenti. I dotti -convengono che testo e traduzione son barbari; e mentre alcuni ne -mettono in dubbio l'autenticità, altri, e sono i più, dai difetti -traggono fondamento alla sincerità del codice e del traduttore. Tychsen -è di questi, e contro tutti sorge paladino del Vella. Sono col Gregorio, -Simone Assemani, De Guignes, Barthélemy, Adler. All'Airoldi, manco a -dirlo, va molto a sangue la opinione del Tychsen, che leva a cielo la -perizia linguistica del Vella, battezzata per «incomparabile e quasi -divina» (1787). Sotto il pseudonimo di de Veillant, nel quale sembra -nascosto il Gregorio, esce in cattivo francese un'arditissima carica -contro il saggio venuto in luce; tutti o quasi son contro il critico, e -l'ambiente è saturo dello spirito arabico velliano. De Veillant è -ritenuto un invidioso ignorante, e tra una velenosa risposta dello -storico Di Blasi inneggiante al Vella, due lettere laudative del Tychsen -al Torremuzza ed al Vella medesimo, pubblicate in Palermo (1788) e le -deboli ma giudiziose controrisposte, le cose vanno tant'altre, che, -prevalendo il giudizio dell'autorevole professore di Rostock, la -impostura trionfa con la pubblicazione del primo volume del Codice -diplomatico arabo di S. Martino delle Scale, e poi, mano mano di altri -cinque, coi quali l'opera attinge alla sua fine[359]. Il Iº vol. porta -una dedica a Ferdinando: il IIº, una a Maria Carolina; e in tutti e sei -il verso di Lucrezio: - - E tenebris tantis tam clarum extollere lumen. - -[359] _Codice diplomatico di Sicilia sotto il governo degli Arabi - pubblicato per opera e studio di_ _Alfonso Airoldi_ _Arcivescovo di - Eraclea, Giudice dell'Apostolica Legazia e della R. Monarchia del - Regno di Sicilia_. Palermo, nella R. Stamperia 1789-92. In 4., - voll. III in parti 6. - -Tychsen accoglie nel suo _Elementare arabicum_, come saggio di dialetto -volgare mauro-siculo, l'apocrifa prefazione; Wahl ne prende ragione -d'una storia e statistica degli Arabi in Sicilia; il Vescovo irlandese -Woodward lo riassume in inglese, Sachard in francese. Canciani a -Venezia, Carli a Milano riportano brani del _Codice_ come reliquie -preziose del medio evo; Rossi se ne serve a documento del suo diritto -pubblico della Sicilia, Napoli Signorelli per fissare il grado di -cultura siciliana ai tempi arabi. In Sicilia l'ab. Ferrara ne cava -notizie di eruzioni etnee... non mai esistite, ed il sac. D'Angelo ne fa -un estratto per un seminario di Messina. Ce n'è d'avanzo per cominciarne -una traduzione latina; ma questa, col titolo di _Codex diplomaticus -Siciliae_, arena al solo primo tomo. - -L'Airoldi, soddisfatto di sè e del suo arabista, si riposa sui -travagliati allori; e non si accorge di essere stato grossolanamente -_turlupinato_! - -Frattanto nessun premio giunge da Napoli al traduttore: non l'ambita -abbazia, non la cantoria della Cappella Palatina, non la più volte -implorata raccomandazione del Re al Gran Maestro dell'Ordine -gerosolimitano per una Commenda di quell'ordine lungamente richiesta e -sollecitata. Bisogna pur dire che gli uomini sono ingrati verso l'autore -di un'opera così insigne! - -Allora, vedendo fallire ogni vecchia e nuova speranza, egli volge la -versatile mente al disegno d'un edificio, che tutta chiamerà a favor suo -la Reggia di Napoli. Non ha egli felicemente compiuto un _Consiglio di -Sicilia_ per l'epoca araba, gloria dell'Airoldi e sua? Ora egli condurrà -innanzi, a sua gloria esclusiva, un _Consiglio di Egitto_ per l'epoca -normanna. La materia è stata trovata: il mitico Ambasciatore del Marocco -fornisce codici e documenti quanti ce ne vogliono. La forma è la solita -epistolare, simile a quella del codice martiniano. L'argomento di vera, -irrefutabile attualità: le prerogative e i diritti della Corona di -Sicilia, tanto discussi nelle Corti di Napoli e di Palermo e nelle case -signorili, e sostenuti a tutta oltranza nelle conversazioni del Circolo -Airoldi. - -Il nuovo codice, che dicesi arabo, è invece maltese; e mentre si spaccia -copiato sull'originale di Fez, viene invece dall'attiva fabbrica del -Vella. Nel _Consiglio di Egitto_ sono largamente attribuite immense -prerogative alla Corona nei tempi arabi; ed il traduttore nella sua -dedicatoria al Re osserva che «i supremi diritti della regalia, non -altrove quanto in questo codice ampiamente rilucono. Nè v'è dubbiezza -storica che egli con le sue lettere ed in brevi parole non decida e -richiari.» Nulla vi manca per solleticare la vanità di un sovrano e -l'avidità di Ferdinando di Borbone; e quando l'audace imbroglione parte -per Napoli ad umiliarlo ai piedi del trono, orientalmente prosternandosi -con la fronte per terra ed offerendo a S. M. Siciliana un anello con -lettere cufiche, che egli dice del Conte Ruggieri[360], Ferdinando gli -concede tutto quanto all'emulo del Casanova e di Cagliostro piace. - -[360] Ben diversamente racconta questo e l'altro aneddoto di Cefalù, - _Hager_, _Nachrichten_, pp. 30-31. - -La pubblicazione del primo volume del _Consiglio_ rivela che dieci anni -di falsità e d'inganni non sono andati perduti: egli è già Abate di S. -Pancrazio[361]. - -[361] _Libro del Consiglio di Egitto tradotto da_ _Giuseppe Vella_. - _Cappellano del Sacro Ordine gerosolimitano, Abate di S. - Pancrazio_. Palermo, dalla R. Stamperia, 1793, T. I. in folio. - -Il Gregorio, fattosi già molto innanzi negli studî arabici, mostrava con -l'ampia collezione _Rerum arabicarum_ quanto valesse. Eppure alla sua -solida scienza pochi prestavano omaggio, infanatichiti di quella -bugiarda dell'Abate. Per poco che nel pomeriggio si andasse pel Cassaro, -e si uscisse fuori Città, lo s'incontrava, il fortunato ciurmadore, -nella sua nuova carrozza acquistata coi lauti beneficî reali, ricrearsi -alla Marina ed alla Villa Giulia; e chi avea entratura nei palazzi -magnatizî, lo vedea sedere a pranzi luculliani: molla dai nobili creduta -potente per salvarsi da possibili deplorevoli conseguenze della -pubblicazione del _Consiglio di Egitto_, demolitore dei diritti feudali -a beneficio della regalità. E qua e là lo sentivano a vantarsi di una -lettera del Pontefice, che gli raccomandava di aver cura della sua vista -tanto compromessa dalle gravi fatiche sostenute. - -Ma vengono presto i giorni neri! - -Già il Conte di Stolberg al suo primo giungere a Palermo s'era stupito -al racconto di tanta audacia; ma nello stupore avea confessato che solo -un uomo di altissimo ingegno avrebbe potuto esser capace di tanto[362]. -Ed avea ragione! - -[362] _Reise_ cit., III, pp. 322-23. - -Richiamato dalla Corte a Palermo, dove per semplice diporto era stato -nella scorsa primavera, il prof. Giuseppe Hager ritornava nella Capitale -il 21 dicembre 1794. A spese del Re il bravo sinologo riceveva -particolare incarico di studiare la questione dei due codici e di darne -parere. Vella, che avea bravato per tanti anni gli avversarî, perdeva il -coraggio e chiudevasi come smarrito in casa. - -Hager chiede documenti all'uopo della sua missione: codici, stampe, -manoscritti; ma Vella fa orecchie da mercante: e, datosi per infermo, -crede giustificare il suo silenzio. Stretto dalle domande insistenti del -perito, simula (8-9 genn. 1795) un furto di carte donde la sua rovina. -Finge di ammalare dalla paura, di sputar sangue per tre giorni; prende -il Viatico e si raccomanda per morto a Dio. - -La misura è colma! - -Il Vicerè caramanico è morto; succede Lopez Presidente del Regno: il -teatro politico e morale si è improvvisamente mutato. Il Presidente -Grassellini con un colpo di mano fa nottetempo assalire la casa del -Vella, sequestrare le carte di lui, assicurare alla Giustizia la sua -persona, a vista di due guardie. E qui si viene a sapere, un frate -francescano maltese aver copiato mercè il compenso di 16 onze (L. 204) -(e la copia, incredibile la grossolanità della impostura! in carta -Fabiani di Genova) il presunto Codice del _Consiglio di Egitto_; avere -il Vella da alcuni giorni bruciate carte e carte; una cassa piena averne -messa al sicuro nell'abitazione di sua sorella, moglie di un certo -Cutrera: simulazioni tutte il furto, la malattia, i gravi pericoli -corsi; pretesto il Viatico. - -Per un momento il turbine così foscamente addensatosi sul suo capo si -arresta: e secondo alcuni minaccia, secondo altri promette di -dileguarsi; giacchè un dispaccio del Segretario di Stato Simonetti -chiama in Napoli il Vella: il che rianima i partigiani di costui. Ma un -nuovo dispaccio di Acton toglie ogni speranza, e rincora gli avversarî. -In una adunanza di cinque letterati, presieduta dal Marchese Dragonetti, -Hager e Vella discutono dei due codici e della traduzione: e, siccome è -partito preso che si debba schiacciare Hager ed esaltare il Vella, si -conchiude luminosamente a favore di costui. Eppure tutti e cinque sono -analfabeti in arabo! - -Tornato a Napoli, il dotto orientalista dà il suo parere, che è una -ragionata, incalzante, perentoria conferma della solennissima impostura. - -Tutto questo raccontavano alla distanza di 28 anni il Dr. Hager e con -minutezza di particolari Domenico Scinà, testimoni oculari, credibili in -tutte le loro affermazioni[363]. Là dove questi dice che della -traduzione si voleva tentarne una versione tedesca, egli mostra di non -sapere che appunto quella versione fu fatta e che vide in parte la -luce[364]: tanto si era lontani dal sospettare la misura della -straordinaria furfanteria; e quando aggiunge che tutta la Città si -divise in partiti; che «nelle conversazioni ed ovunque si parlava del -Vella e dei codici arabici»; che «in ogni parte si altercava»; che -«anche le signore vi pigliavan parte, e vi aveano tra noi Guelfi e -Ghibellini», afferma cose più che vere. - -[363] _Hager_, _Nachrichten_, più oltre citati. -- _Scinà_, _Prospetto - della Storia Letteraria di Sicilia nel secolo XVIII_, t. III, cap. - IV. Palermo, Dato, 1827. - -[364] _Geschichte der Araber in Sicilien_ ecc. _Aus dem Italienischen_. - _Von_ _Ph. W. Hausleutner_. Königsberg, 1791-92. Voll. 4 in 8º. - -Hager, infatti, raccontava che in Palermo, «per ben sei mesi l'argomento -della conversazione giornaliera erano gl'inganni del Vella. Si sentivano -donne a ragionare di codici normanni, di manoscritti martiniani e di -lettere cufiche come se fossero tante diplomatiche. Quantunque non ne -capissero sillaba, pure volevano parlarne e, quel che è più, darne -giudizio. Presto si formarono due partiti; alcune sostenevano che Vella -fosse innocente e che l'ingannatore fossi io; altri invece difendevano -calorosamente me, ed in segreto mi dichiaravano di credere a tutto ciò -che avevo detto io». E finiva con questa confessione un po' mondana: «Io -mi curavo di tirare dalla mia le più giovani e le più belle, e non mi -preoccupavo del malumore delle altre»[365]. - -[365] _Hager_, _Gemälde_, p. 198. - -Dopo il severo verdetto di Hager, l'Ab. Vella affin di scampare dai -rigori della Corte di Napoli, scriveva lettere giustificative della sua -riprovevole condotta: parte scusando, parte confermando quel che di -colpevole era nell'opera sua. Eppure, anche quelle lettere erano nuove -menzogne e nuovi raggiri. La Corte si disponeva a dare all'Europa -notizia di ciò che avea fatto per l'ingrato argomento; ma l'Airoldi, a -cui, spettatrice l'Europa, veniva a crollare il grande edificio storico, -chiedeva, non persuaso ancora, di appellarsi a giudice più competente di -Hager. - -Monsignor Germano Adami, Arcivescovo di Aleppo, greco melchita, col suo -segretario Dakur, arabo autentico, veniva invitato ad un'ultima perizia -in Palermo. A farla breve, il suo giudizio si compendiava nelle seguenti -parole: - -«Si rileva evidentemente essere questo codice (di S. Martino) -interpolato e corrotto maliziosamente con linee e punti soprapposti di -mano recente ed estera, specialmente sulla prima pagina, e col cassare -totalmente le chiamate solite delle pagine per renderlo illegibile e -così covrire l'impostura e la finzione della pretesa traduzione. Da -varii periodi o parole sparse in questo codice, che sono sfuggite dalla -maliziosa corruzione, si conosce evidentemente essere questo codice una -collezione di varii autori musulmani contenente la nascita del loro -profeta Maometto!...». - -Del _Consiglio di Egitto_ dice: «Essere una traduzione dalla lingua -italiana in una lingua araba corrottissima, ed essere più gli errori -grammaticali che le medesime parole, non essendovi alcuna concordanza di -casi, di generi, di tempi e di persone». La materia tutta di sana pianta -presa, manipolata, accomodata, inventata dall'Autore. - -«La tela -- esclama Hager -- cadde e la lunga commedia ebbe fine!» - -Sottoposto a processo, il Vella veniva condannato (1 febbr. 1796) a -quindici anni di carcere ed alla confisca dei beni: pena adeguata a -tanta tracotanza. Partigiani e adoratori dell'idolo dai piè di creta -ammutolirono, incerti se egli fosse un reo o una vittima innocente della -umana perfidia. Degli illustri contemporanei trionfava Gregorio Meli, -che avea per tanti anni fatto all'amore con l'Abbazia di S. Pancrazio, -dettava un'ingegnosa lirica ridendo della _minzogna saracina_[366]. -L'Ab. Carì scaricava cinque corrosivi sonetti addosso al Vella ed alla -Commissione anarabica giudicatrice di lingua araba. Villabianca, -sdegnatissimo, voleva mandato il Vella alla forca, della quale -apprestava egli medesimo il disegno[367]. Più tardi (1799) Hager -rivelava tutto al mondo intero in una memoria uscita contemporaneamente, -in due lingue[368]. - -[366] _Meli_, _Poesie_, p. 97. - -[367] _Diario_ ined., a. 1795, pp. 164-90. Vedi pure un volume - miscellaneo di mss. e stampe pro e contro Vella, XLVI, F 53 e XLVI, - G 87 della Biblioteca Comunale di Palermo. - -[368] _Hager_, _Nachrichten von einer merkwürdigen literarischen - Betrügerei auf einer Reise nach Sicilien im Jahre 1794. Erlangen_, - Palm. 1799. -- _Relation d'une insigne Imposture Littéraire - découverte dans un Voyage fait en Sicile en 1794. Traduit de - l'Allemand_, à Erlang. Palm. 1799. - -Un gran bene da tanta bruttura dovea però derivare alla Sicilia. Gli -studî di arabo quasi sconosciuti o molto negletti tra noi, diventavano -un corredo degli studi storici. Senza la cagliostreria del Vella non si -sarebbero avute le ricerche del Gregorio, nè quelle del suo scolaro, -Salv. Morso; e forse di mezzo secolo si sarebbe ritardato per noi la -conoscenza di monumenti, codici, lapidi, monete di quella dominazione -che è tanta parte della storia di Sicilia dovuta all'Amari. - -La tradizione della scuola araba tra noi ha ora resa possibile la tarda -ma sicura e definitiva deciferazione del genuino testo del codice -martiniano, reso astruso e presso che indecifrabile dalla manomissione -del famigerato falsario[369]; il quale non aveva vergogna di caricare -sul Monastero di S. Martino trent'onze (L. 382,50) di spesa per la pelle -da battiloro![370]. - -[369] _B. Lagumina_, _Il falso Codice arabo-siculo_, in _Archivio stor. - sic._, N. S., a. V, fasc. III-IV, pp. 233-314. Pal. 1881. - -[370] Sull'argomento vedi pure _V. Di Giovanni_, _Filologia e Letteratura - sic._, p. I, pp. 354-57. Pal. 1871. -- _G. Di Giovanni_, _La vita e - le opere di G. A. De Cosmi_, pp. 195-97. Pal. 1888. - - Il Codice arabo di S. Martino è esposto in una delle vetrine del R. - Archivio di Stato; il ms. originale del così detto _Consiglio di - Egitto_, presso l'avv. Pietro Varvaro. Il grande romanzo edito come - versione del _Codice diplomatico_ arabo dal buon Airoldi, consta di - quasi 4000 pagine e se ne ha un esemplare nella Biblioteca - Comunale. - - - - - CAP. XXII. - - -I MEDICI E LA LORO VITA. NOBILI ESEMPI DI CARITÀ. L'ACCADEMIA DEI MEDICI - E LA PRIMA CONDOTTA MEDICA. - -L'esercizio medico era distintamente diviso tra la medicina e la -chirurgia. Il medico non era chirurgo; per la sua dignità, egli -v'inclinava poco o punto, perchè il chirurgo stava al disotto del medico -e ne dipendeva nelle prescrizioni, ch'egli talora eseguiva come il -barbiere; il quale negli spedali teneva dietro, a rispettosa distanza, -al medico fisico nella visita cotidiana delle corsie. - -Molti dei fisici più conosciuti eran preti; e la medicina era in mano di -non pochi tra essi, per istituto canonico non abilitati a maneggiar -ferite nè a farne. _Ecclesia a sanguine abhorret_. Preti furono D. -Andrea Gallina, D. Giuseppe Biundo, D. G. B. Meo, Fr. Cottonaro, medico -del Vicerè Colonna, dal quale venne eletto Abate di S. Giacomo di -Altopasso in Naro (1778), e D. Giuseppe Salerno: preti D. Raffaele -Stancampiano e D. Giuseppe Serra, entrambi fisici maggiori degli -spedali; prete quell'Ignazio Salemi che scrisse della _Educazione -medica_[371]. - -[371] D. _Ignazio Salemi_, _Educazione medica_, t. I. Palermo, 1812. - -Nell'Ospedale grande e nuovo, sopra diciannove sanitarî, soltanto 6 eran -chirurgi[372], pagati Dio sa come! - -[372] _Provviste del Senato_, a. 1790-91, p. 373; a. 1787, p. 178. - -A conseguire la laurea medica occorrevano tre anni di studio nella -pubblica Università di Catania, e, pei Palermitani, nella R. Accademia -degli studî di Palermo, alla quale per sovrana benignità venne esteso -(1780) il privilegio di dottorato in medicina, limitato già a quella di -Catania. - -In una lettera intima ad un suo vecchio amico l'Ab. Meli (non sacerdote, -ma semplice chierico) così pennelleggiava la sua professione: «La -medicina vien giudicata in persona di un medico non altrimenti che coi -sensi materiali, cioè dalla mole, peso, tono di voce, maniera di vestire -e di marciare, dal salir le scale dei grandi, dalla spessa citazione di -autori in lingue esotiche ed altre cose simili. Coloro cui mancano -questi naturali requisiti ricorrono ai corteggi, agl'intrighi ed ai -maneggi poco decenti, per cui questa nobile professione è oggi caduta -nell'ultimo discredito ed avvilimento»[373]. - -[373] _Lettere inedite_, nn. XXVIII e VI, in _Nuove Effemeridi - siciliane_, serie III, v. XI. Pal. 1881. - -Il medico di grido conduceva seco uno o più praticanti. Codesto giovava -alla istruzione dei giovani, ma giovava anche a lui, che, come dalla -elegante gualdrappa era una volta giudicato dotto, così da questa -compagnia traeva vantaggio alla sua buona riputazione. - -A letto dell'infermo, l'uno, il medico curante, osservava; l'altro, il -praticante (o i praticanti), riosservava: e l'ammalato dovea contare a -due, tre, e sentire ripetere ad altri le sofferenze che gli sarebbe -parso conveniente comunicare ad un solo. - -Stando in compagnia di praticanti, il medico dettava ad uno di essi; -solo, scriveva da sè la ricetta. Cifre e parole latine tecniche, -dimezzate, abbreviate, fino alle sole lettere iniziali, ne eran la -forma, che nessuno sapeva leggere, e che appena riuscivano ad -interpretare gli aromatarî provetti, dai quali i giovani dovevano -apprenderle. Ghirigori, arabeschi, accenni di linee, puntini: ecco la -ricetta, che si stendeva in un pezzetto di carta in formole lunghe, -misteriose, ritraenti dal caos del Gervasi. Un proverbio è rimasto -documento di codesti geroglifici: _Tri cosi 'un si ponnucapiri: ricetti -di medici, pòlisi di 'mpignaturi e discursi di minchiuni_. Di ciò anche -il Filangeri si dolse nella sua _Legislazione_, rilevando che questo -gergo, «questo linguaggio simbolico, che costa tanta fatica a medici per -apprenderlo ed a farmaceuti per capirlo e che cagiona tanti equivoci, -dovrebbe essere abolito»[374]. - -[374] _Filangeri_, _La Scienza della Legislazione_, l. IV, c. XXX, Nota. - -Quello che sovente rafforzava il mistero era la espressione: _R. aqu. ad -nostram intentionem_, sotto la quale con impostura non isventata mai da -nessuno s'intendeva l'acqua da bere, che si spacciava a prezzo di -medicina. Espressivo questo aneddoto: Un figlio di speziale nullatenente -faceva all'amore con una ragazza civile ed agiata: quando il padre -credette opportuno d'intervenire, andò a chiedere la mano di essa. -- -«Ma che posizione ha vostro figlio?» chiese il padre della ragazza. -- -«Farà lo speziale come me,» risponde il padre del giovane. -- «E voi che -cosa gli darete?» -- «Un sacco di zucchero ed un pozzo d'acqua!» -alludendo alla fonte dei guadagni dell'arte: lo zucchero per i cento -sciroppi, l'acqua per tutte le tisane, gl'infusi, le emulsioni, le -limonate, le soluzioni onde straboccava la farmacopea, guadagni che in -parte, con una morale molto sommaria, andavano al medico, amico del -farmacista, presso il quale, in ore libere, andava a sedere e -conversare[375]. - -[375] Cfr. _Scimonelli_, _Poesie: L'aromatario degli andati tempi_. -- - _Pitrè_, _Medicina pop. sic._, pp. 23-25. - -Lento ma sicuro, benchè non sempre fruttuoso, il rinnovamento -scientifico. - -L'uso della idroterapia appassionava tutta una schiera di medici -capeggiata da Giacomo Todaro. Ai gretti pregiudizi dell'influsso degli -astri sulle funzioni fisiologiche contrapponeva ragioni fisiche -Gregorio-Russo. La chemiatria, nata dall'ibrido connubio delle massime -di Galeno e dei dommi di Paracelso, cadeva sfatata agli attacchi di -Buonafede Vitale; e sotto i vigorosi, intelligenti colpi del catanese -Agostino Giuffrida e del palermitano Andrea Gallina, plaudente -l'Accademia dei Jatrofisici, crollava lo strano edificio del meccanismo -flogistico di Boerahawe la cui autorità mal resisteva a quella di Van -Helmont, di Stahl e di Hoffmann. Poi il sistema di Brown dominò sovrano: -e dove prima si tenevano gli ammalati a rigorosa dieta, in seguito poi -si vollero sostenere in forze con alimenti solidi e con eccitanti -diversi. Contro il nuovo abuso gridavano i vecchi esperti: e Meli, -pratico e temperato, dettava il sonetto: _Di la sua vita all'ultimi -simani_, che è tutto un trattato sulle teorie dei medici novellini, -facili seguaci del capo-scuola scozzese. - -Questo volere e disvolere dei partigiani dei sistemi più celebrati -facevano perdere la fede dei medici stessi nella scienza, incerti da -qual parte stesse la verità e la salute: e fu scritto (1792) che «tolta -qualche dottrina chimico-botanica, e qualche operazione chirurgica come -la litotomia, l'innesto del vaiuolo ecc.», eran da preferire «gli -antichi ai moderni, perocchè questi pativano molto di vertigini e di -pletora»[376]. - -[376] _Conversazione Istruttiva_ cit., n. 1, p. 3. - -Nel tumulto della vita mondana, in mezzo alle molte, spesso malintese -manifestazioni d'una religione non sempre capita, si aveano pratiche non -facili a comprendersi nell'ambiente in che ora viviamo. Una delle più -importanti era quella della confessione per gli ammalati dopo tre giorni -di febbre. Pramatiche viceregie e sinodi diocesani imponevano al medico -curante il dovere di prescriverla, e gli minacciavano, contravvenendo, -multe e carcere[377]. L'uso era comune e del frequente scampanio delle -parrocchie come annunzio ed invito al Viatico, e del tintinnio pel -procedere di esso nelle strade, nessuno si allarmava. Il medico Salemi -ne disse qualche cosa anche lui, e ne fece un articolo di polizia -medica, allargando (egli che scrivea nei primi dell'ottocento) un -pochino le maniche per i fatali giorni rituali. - -[377] Rimandiamo, per le citazioni in proposito, ai nostri _Usi e - Costumi_, v. II; _Il Viatico_. Pal. 1889. - -«A tre giorni di malattia, egli osservava, si facci eseguire la -confessione, ed in più inoltrata malattia ordinare il viatico e -l'oleazione sacra». E poichè questo era voluto dalle sanzioni canoniche -come dalle leggi dello Stato, il medico «dovea notare il giorno in -fronte alla poliza del Viatico sacramentale per potere in qualunque caso -giustificare la sua condotta»[378]. - -[378] _Salemi_, op. cit., t. I, art. XVI. - -Negli spedali era ordine imprescrittibile che non si ricoverasse infermo -non prima confessato. Lo afferma il Cangiamila, medico e sacerdote, il -quale poteva saperlo[379]. Si vede che su questo punto non c'era da -scherzare: ed i medici non volevano buscarsi il carcere di S. Eccellenza -il Vicerè e la scomunica _ipso facto_ di S. E. R.ma l'Arcivescovo. - -[379] _F. E. Cangiamila_, _Medicina sacra_, v. II, p. 43 e seg. In - Palermo, Solli, 1802. - -Qui non è inopportuno un breve cenno di alcune malattie che nello studio -del tempo si vedono ricordate da eruditi e da poeti. Lo facciamo come -per una curiosità di patologia speciale. - -Dalla tradizione e da rare erudizioni sappiamo che in numero -straordinario erano le persone affette da malattie cutanee. La -Deputazione dell'Albergo generale dei poveri lamentava che tra 400 -ricoverati non pochi fossero scabbiosi[380]. Il Senato della Città se ne -preoccupava: ed il Vicerè riceveva sollecitazioni delle cure ad essi -dovute sul finire della primavera[381]. Un peritissimo speziale, il -quale abitava presso la Madonna la Bella, nella via Macqueda, avea sì -gran concorso nello spaccio di un suo specifico contro la scabbia, che a -fin d'anno metteva in serbo guadagni favolosi. - -[380] Vedi un opuscolo che comincia: _Beatus vir_ ecc. In Palermo, - MDCCLVIII. Nella stamp. della Divina Provvidenza presso l'Erede - d'Accardi. In fol., pp. 6. - -[381] _Reali Dispacci_, n. 1506, fogli 31-82, nell'Archivio di Stato. - -Al facile e largo diffondersi di questa e di altre malattie di pelle -concorreva l'erroneo concetto della natura di esse, i mezzi talvolta -barbari, tal'altra banali di cura, il difetto di pulitezza personale, la -assoluta trascuranza d'ogni elementare principio di igiene e, più che -tutto questo, la superstiziosa ignoranza del volgo. - -Un «Breve Ragguaglio di quanto praticano in questa Capitale le Figlie -della Carità, serve delle povere donne inferme, nella loro pubblica Casa -di protezione di S. Vincenzo de' Paoli, disposta da D. Ignazio -Filippone»[382] ci appresta le seguenti notizie, le quali se attristano -per lo stato miserevole del paese, confortano con lo esempio delle opere -buone praticate da anime gentili. - -[382] In Palermo, Felicella MDCCLXII. - -La Casa Filippone era ad un tempo spedale, infermeria, ambulatorio -femminile. Gettiamo uno sguardo sulle ammalate che vi si ricevevano e -sugli uomini che vi si medicavano. Quelle erano povere donne che non -avevano dove andare, e le quali perchè non febbricitanti non venivano -ricoverate negli spedali; eran civili, anche dame, vergognose di farsi -visitare dagli uomini, e riluttanti a manovre chirurgiche. Nei pubblici -spedali, dice il _Ragguaglio_, «non cadon sotto la cura moltissime -infermità come sono la cecità, la sordezza, la itterizia, il salso, lo -scorbutico, le impetigini, la tigna». Ebbene, al Filippone andavano le -affette non meno da questi mali che da scrofolosi, da scottature e da -altre esterne lesioni. «Istruite da uomini d'arte competentissimi, le -suore curavano senza ferri; medicavano cagionando il minor dolore -possibile, e distribuivano farmaci da loro stesse, addestrate in -aromataria, preparati. Venti medici tra i più accreditati attestavano i -vantaggi delle loro cure. Nella sola città facevano da undici a -dodicimila indicazioni annuali, e davano da mangiare a tremilatrecento -povere, e sussidî in danaro a più di millecinquecento persone. Nella -loro Casa succursale di Mezzo Monreale, non solo apprestavano in -parlatorio ad uomini infermi cure e denaro, ma anche ricevevano -annualmente duemila donne in media[383]. - -[383] _Breve Ragguaglio_, pp. VII, XL, nn. 5 e 13. - -Concorrenza più formidabile di questa ai chirurgi non fu mai fatta al -mondo: ma poche volte la storia della beneficenza scrisse pagine più -sublimi di carità. Peccato che si perpetrassero da otto a novecento -salassi all'anno! - -Oltre a ciò compiangendo il gran numero di fanciulle affette da tigna, -contro la quale non vedevano adoperar medicina che non fosse di -tormento; onde «tante donzelle anco di riguardo rimanevano mezzo fra -morte e vive, abborrite e escluse affatto dall'umano commercio»; le -suore senza strappar capelli «(tormento replicato talora fino a 24 -volte, ma inutilmente) avean trovato la dolce maniera di sanare -felicemente, e senza prevalersi della pece. Così erano restituite agli -ufizi tutti della civile società, da cui primo si vedevano escluse, e -già molte passate a marito, ed abilitate altre ad un onesto maritaggio; -oltre delle tante sottratte dall'ozio e dalla sfrontata mendicità che -funestavano il paese ed infestavano le private famiglie»[384]. - -[384] _Breve Ragguaglio_, pp. 19-20. - -In quest'ultima citazione si accenna ad una pratica, forse la più -crudele che sia esistita per la cura della tigna, la cuffia di pece. - -Questa cuffia fu comunissima nei secoli passati, e lo fu ancora nel -XVIII. Il motto proverbiale: _Lu santu chi fa la tigna, fa la pici_, ne -è un ricordo storico, eloquente per attestare, nessun rimedio essere più -sicuro pel male ribelle e deformante. Una vecchia canzone popolare -deplora il rincaro della pece a causa dei troppi tignosi. - -Cooperatore delle epidemie era il vaiuolo, inesorabile sformatore di -bellezze quanto funesto mietitore di vite specialmente infantili. I visi -butterati, così rari oggi, erano ordinarî una volta. Quando ad una madre -si lodavano le fattezze della sua creatura, ella, che aveva sempre -l'incubo dello scellerato flagello, rispondeva malinconicamente e, -purtroppo, con la esperienza dei fatti: - - Nun si pò diri bedda - S' 'un cci passa la pustedda; - -e _la pustedda_ era appunto la pustola del vaiuolo[385]. - -[385] _Pitrè_, _Medicina pop. sic._, pp. 238-41 e 250. - -La scoperta di Samuel Jenner tenne per un momento perplesso il Governo; -ma finalmente venne accettata. S. Maestà Siciliana si decideva a farsi -vaccinare, ed il Regno tutto, che n'ebbe conoscenza, pubbliche preghiere -ebbe imposta e fece in centomila chiese per la salute di essa. -L'operazione veniva coronata da splendidi risultati, e le chiese -echeggiarono di ringraziamenti perchè tutto era andato bene; ma più -tardi S. M., il figlio di Carlo III, come l'ultimo dei mortali, perdeva -due bambini di vaiuolo! - -Il 10 ottobre 1787 il Vicerè Caramanico ordinava allo Spedaliere dello -Spedale grande che affidasse la vaccinazione al medico chimico Dr. -Berna, bene istruito di essa dal cav. Gatti. Così egli avrebbe vinto i -timori delle madri e scongiurati pericoli avvenire[386]. L'anno -appresso, il Re consentiva che si chiamassero dalle principali città -dell'Isola a Palermo, nella primavera e nell'autunno, volta per volta, -otto barbieri ed otto levatrici, perchè venissero ad addestrarsi nel -nuovo metodo preservativo del male[387]. - -[386] Stampa annessa al _Diario_ inedito del Villabianca, an. 1787, p. - 371. - -[387] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1788-89 agosto, p. 437. - -L'Accademia dei medici, già dei Jatrofisici, era secolare: ed aveva un -attivo di benemerenze che la rendeva degna di distinzioni e di -prerogative da parte del Senato. Benemerenze: l'aver contribuito -all'abolizione del seppellimento dei cadaveri dentro le chiese e, in -generale, dentro la città; la istruzione dei giovani medici; la -discussione di tutto ciò che fosse materia di scienza. Distinzioni e -prerogative: la benevolenza e la fiducia illimitata dell'Autorità -municipale, che chiamava l'Accademia giudice dei posti da provvedersi -negli Spedali; il titolo di _Magistrato_ concesso ai reggitori di essa, -quello di _Principe_ al suo Presidente, ed un annuale assegno (concesso -pure all'Accademia del Buon Gusto), un arazzo ed un'artisticaca mazza di -argento, emblema non dubbio di riconosciuta autorità. - -Il maggior titolo di benemerenza dei componenti quest'Accademia è però -rimasto finora all'ombra: una specie di Condotta medica gratuita sorta -per iniziativa loro nel 1770 e in seguito rinnovata. Trentasei medici -fisici, divisi per otto parrocchie, spontaneamente si dedicavano alla -cura degl'infermi poveri: guida e direzione, il Magistrato Accademico. -Potrebbe non benevolmente pensarsi che questo essi facessero a sola -ragione di pubblicità; ma quando si sappia che tra essi erano nientemeno -il Cottonaro, il Fasulo, il Serra, il Gianconte, il Pizzoli, chiarissimi -e di larghe clientele, ogni sospetto cade. Un piccolissimo cartellino a -stampa è oggi il solo ricordo di questa istituzione: la quale quando non -si sognavano ancora le multicolori croci di soccorso per gl'infermi a -domicilio ed erano pio desiderio le condotte mediche comunali, -provvedeva col sentimento della carità a disacerbare i dolori dei -sofferenti privi di cure. Innanzi le porte delle chiese, questi -cartellini, quasi invisibili nella loro forma, chiarissimi nel loro -significato, indicavano i nomi dei medici pronti a qualunque chiamata di -soccorso[388]. - -[388] _Villabianca_, _Diario_, a. 1771. Ms Qq D 97, p. 423 della - Biblioteca Comunale di Palermo. - -Esisteva ab antico in Palermo e, contro il malvolere del Governo, -prosperava un'_Associazione_ detta _del grano_. Pagando un grano la -settimana, quattro il mese (in moneta d'oggi, otto cent. di Lira), una -famiglia godeva il beneficio dei medici per le malattie, della sepoltura -per la morte. Che razza di medici dovessero aversi a questo patto, è -facile immaginare! La celebre Giunta dei Presidenti e Consultore, il 5 -marzo 1783 scrivea esser più d'una le opere del _grano_, per le quali -gli ascritti «talvolta sono assistiti da imperiti medici che servono a -rendere perpetue e più micidiali le malattie del popolo»[389]. Da -siffatta istituzione volle trarre partito il Governo per un'assistenza -medica ai poveri mettendo a profitto l'opera disinteressata -dell'Accademia di medicina. La contribuzione del grano fu lasciata -volontaria; si chiamarono per ciascuno dei quattro quartieri due bravi -fisici ed un cerusico, retribuiti, quelli con 60 onze l'uno, questi con -20. Agl'indigenti furono concessi sussidî anche in danaro; ed ai morti, -esequie e sepoltura. Semplice la burocrazia: un razionale ed un -esattore; ben praticamente composta una deputazione di vigilanza per -quartiere: il parroco, un cavaliere, un mercante, un forense, il qual -ultimo ebbe la direzione del servizio, che per siffatto organamento -procedeva pronto ed attivo. Basta vedere il programma viceregio del 21 -aprile 1783 per comprendere come i nostri vecchi intendessero la -beneficenza pubblica, la quale era nobile gara di carità. - -[389] _Fundatio publici Coemeterii_, p. 83. Anno 1783. - -L'Accademia attendeva allo studio del corpo umano. Dodici volte -all'anno, nella sua sede di S.a Lucia, vecchi maestri in mezzo a giovani -laureati, con premurosa attenzione assistevano alle dissezioni -anatomiche. S.a Lucia era la casa che prendeva nome dalla vicina chiesa -presso lo Spedale grande (palazzo Sclafani). Oggi essa è una semplice -memoria; ma chi s'indirizzi per la via dei Biscottai e, giunto sotto -l'arco dello Spedale, volti a sinistra verso la turpe via del Fondaco, -scoprirà due basi di pilastri con due aquile palermitane nel mezzo. -Quelle aquile, già ripetute anche dentro l'aula, guardano fermamente un -sole con la leggenda: _Altera felicitas_. Era la felicità della -protezione senatoria che i medici vantavano? Era l'aspirazione loro a -levarsi arditamente a regioni altissime? - -Non facciamo ipotesi di simbolismo: e fermiamoci un momento a veder -passare qualche accademico che vi si reca per la riunione del mese -(novembre 1794). - -Questo è D. Paolo Sgroi, che prepara studî sul mal caduco; quest'altro è -D. Antonino Bettoni che presto conquisterà la presidenza dell'Accademia, -e diverrà medico di S. A. R. in Napoli. Il venerando D. Stefano Pizzoli, -sorretto dai giovani Filippo Sidoti e Salvatore di Gregorio, chirurgo -l'uno, medico l'altro, viene lamentando i suoi acciacchi senili, e -richiamando la sua vita passata. D. Francesco Berna, astro che si leva -sull'orizzonte professionale, è circondato da scolari e da amici. D. -Carmelo Manzella, discendente da una famiglia di chirurgi, si avanza con -D. Giuseppe Tineo, lieto di alte protezioni per meriti non suoi. - -A S.a Lucia discutono animatamente. Della epidemia ond'è stato -recentemente afflitto il paese (1793) indagano le cause probabili e la -mortalità numerosa: ma non riescono ad esser d'accordo. Dopo tanta -siccità c'era da aspettarselo che i vapori della terra dovessero -infettare l'aria e produrre esalazioni pestilenziali. Il Dr. G. B. Meo, -che vi ha stampato sopra una memoria[390], non ha dato nel segno; -qualche cosa invece ha indovinato D. Gius. Logoteta, medico siracusano, -e D. Salvatore Fallica, catanese; perchè in conclusione le febbri -putride di Siracusa e di Catania[391] sono le medesime di quelle di -Palermo, di Cefalù[392] e di tutta l'Isola. - -[390] _Delle febbri che travagliaron la città di Palermo nel 1793._ Pal. - 1793. - -[391] _G. Logoteta_, _Dissertazione fisico-medico-politica sulle febbri - putride presenti_. Siracusa 1793. -- _S. Fallica_, _Descrizione - delle febbri epidemiche accadute in questa città di Catania l'a. - 1792 e 1793_. In Catania, MDCCXCIV. - -[392] Vedi _Candiloro_, p. 272 del presente volume. - -Due tra i medici più illustri non si vedono comparire: l'Ab. Meli ed il -sac. Salerno. - -L'Ab. Meli non è dei più attivi frequentatori dell'Accademia; ma i suoi -colleghi ricordano una lettera di lui sopra _Gli effetti straordinarii -del veleno d'un ragnatelo_[393]. Da alcuni anni il Meli divide il suo -tempo tra le visite mediche, le lezioni di chimica e gli antichi e -sempre caldi amori delle muse. - -[393] _Opuscoli di autori siciliani_, t. XII. Palermo, 1771. - -Il sac. Dr. Salerno posa come... un principe; e principe fu, -dell'Accademia s'intende, e ne volle serbato il ricordo in una lapide a -S. Lucia, la quale ora si conserva nella sede dell'Accademia (Posta -vecchia), e dice: - - REGIA JATROPHYSICORUM ACCADEMIA - SUB - SENATUS AUSPICIIS - ANNO 1649. - PRINCIPE SAC. JOSEPH SALERNO - 1788. - -Perdoniamogli la vanità, non unica nè rara nel tempo suo. Altro che -questo offriva la seconda metà del settecento! - -Il Salerno, che andava per la maggiore, cercava qualche cosa di più che -l'intervento modesto dei suoi colleghi nella recondita casa di S.a -Lucia. Egli voleva la pubblicità: e dove gli mancasse creavasela. - -Nel 1789 volle fare una dimostrazione anatomica come non se n'era mai -fatta. Ed eccolo in moto per ottenerla nel Palazzo Pretorio. Il Senato -non si rifiutò, perchè volentieri coglieva le occasioni per fare atto di -presenza. - -La «messa in iscena» non poteva essere più solenne per un'accademia! La -formavano non solo tutti i medici, non solo tutti i letterati, ma anche -i nobili, i Senatori e, solennità straordinaria, S. E. il Vicerè! Se ci -fossero stati giornali, che bell'argomento questo per un capo-cronaca! -Ci fu però un cronista dei più fedeli, D. Girolamo De Franchis, il quale -ne prese nota pel suo _Ceremoniale_. - -Siamo in sul finire del 1789: ed il Capo della Città dirama il seguente -_nodiglio_ (circolare d'invito): - -_Il Conte di S. Marco Pretore la priega volerlo onorare di sua presenza -per il 19 del corrente dicembre ad ore 22 nel Palazzo Senatorio in -occasione di una dimostrazione angiologica sopra due corpi di uomo e di -donna con il di lei feto_[394] _con varie riflessioni che dovrà fare il -Principe della Real Accademia dei medici D. Giuseppe Salerno alla -presenza del Signor Vicerè, e pieno di ossequio si rassegna._ - -[394] Speciosa la forma grammaticale: _con il di lei feto!_ - --- «Dimostrazione angiologica!... Oh che vuol significare questo?» si -chiedono inarcando le ciglia novantanove su cento profani, nel ricevere -questo _nodiglio_; e nessuno degli invitati manca a questa -_dimostrazione_, tanto stranamente per quanto grecamente aggettivata; -altronde l'ora è comoda per tutti: e due ore prima dell'Avemmaria il più -stentato chilo è già compiuto. - -Ciascuno è al suo posto. S. E. il Vicerè Caramanico siede sopra un'alta -predella; Pretore e Senatori, a destra e a sinistra, in semicerchio; -dietro nel centro, la Nobiltà del sangue; ai lati del conferente, i -medici ed i letterati (e letterati non soltanto erano i cultori di -Lettere, ma anche coloro che avevano una certa cultura); nessuno si -duole del posto che gli tocca. Di signore, neppure una, perchè il sesso -femminile non usa a cosiffatte adunate, e questa poi è angiologica. - -Il Principe dell'Accademia, salito sulla cattedra, legge e dimostra su -due corpi artisticamente eseguiti il sistema circolatorio. Tutti -guardano ammirati quella rete maravigliosa di arterie e di vene; ma -qualche medico mormora: «Dopo trent'anni, tanto chiasso...!» E quando la -_perorazione_ (la chiama così il De Franchis) è finita, il Senato coi -suoi paggi viene accompagnando giù per le scale fino alla carrozza S. -E., mentre alcuni medici vanno facendo: «Oh state a vedere che i lavori -anatomici di Paolo Graffeo, conservati fin dal 1758 a S.a Lucia, ce li -vuol gabellare per novità!...». - --- «Sempre lo stesso! esclama spazientito uno di essi. Non dimentichiamo -che l'Ab. Salerno è quello che bandì un concorso a premi; distribuì in -pubblica adunanza le medaglie ai vincitori, e poi, tornato a casa, se le -fece restituire, secondo l'accordo che avea precedentemente preso con -essi... Ecco l'uomo nato fatto per gettar polvere negli occhi e vivere -in mezzo al fumo!». - -I più prudenti tra i professori di medicina sorridono maliziosamente; ma -D. Stefano Pizzoli, che oramai non ha più nulla da temere, nulla da -sperare da nessuno, conclude: «Colleghi cari, volete il ritratto del D.r -Salerno? Leggete Cornelio Gallo: - - Laudat praeteritos, praesentes despicit annos. - Hoc tantum rectum quod facit ipse putat. - - - - - CAP. XXIII. - - - ACCADEMIE E ACCADEMICI GENUS IRRITABILE... - -Lasciata la casa dei Principi di S.a Flavia, nella quale era stata -tenuta a battesimo (1718) dal March. di Giarratana, Girolamo Settimo, e -da G. B. Caruso, e dove era cresciuta a correzione del brutto andazzo -letterario dei tempi, l'Accademia del Buon Gusto nel 1791 veniva -accolta, ospitata, sussidiata dal Senato, che ne diveniva così mecenate -naturale. Gli osanna degli accademici al Vicerè Principe di Caramanico -ed al Pretore Ferd. Monroy di Pandolfina, si confusero coi risentimenti -contro il S.a Flavia, che col pretesto di doversi ritirare in Bagheria, -avea chiuso loro la sua casa ospitale. Vicerè e Pretore furono generosi -nello infondere nuovo vigore all'Accademia; il S.a Flavia parve smentire -tutto il suo passato. - -Eppure chi dice che qualche grave fatto non possa aver concorso alla -risoluzione di lui? La condotta posteriore di alcuni socî non -escluderebbe questo sospetto. - -Il sodalizio venne riformato di sana pianta, pur tenendosi a base gli -antichi statuti. L'aquila senatoria palermitana con uno sciame d'api nel -petto ed il motto: _Libant et probant_, e la leggenda: _Accademia -palermitana del Buon Gusto. Sub auspiciis S. P. Q. P._, ne divenne la -insegna. Una lapide fu inaugurata nel Palazzo a memoria della larga -ospitalità e dei nuovi auspicî[395]. Il Principe Gaetano Cottone di -Castelnuovo, Presidente, col Direttore, D. Salvatore Di Blasi, il Duca -di Vatticani, elogista di Cock, Camillo Gallo, M. Antonio Arena, D. -Raffaele Drago cassinese, D. Diego Muzio, D. Vincenzo Torremuzza, l'ab. -Meli e quanto di eletto vantasse allora la Capitale, ne furono le -colonne più solide; e con essi il cav. Gaspare Palermo, che, carezzato -dal Caramanico, non dimenticò, anche vecchio, di essere stato dal -predecessore di esso, Caracciolo, chiuso al Castello, perchè creduto -autore d'una pasquinata contro di lui. - -[395] Sull'argomento, che lasciamo intatto, dell'Accademia del Buon Gusto - potranno leggersi, oltre quello che ne scrisse Scinà nel suo - _Prospetto_, le memorie di V. Di Giovanni e di Luigi Sampolo negli - _Atti della R. Accademia di Scienze, Lettere e Belle Arti di - Palermo_, serie III, a. 1891, v. I (Palermo 1891), a proposito del - centenario di essa Accademia del Buon Gusto. Il Sampolo tornò - sull'argomento nel _Bullettino_ della medesima Accademia, a. - 1894-99, pp. 6-9. - -Le loro letture rappresentavano gli studî in voga. Ad un passo fuori la -via che tutti percorrevano nessuno pensava. La via, libera all'estero, -era in Palermo ingombra di rovi e di sterpi. Solo ogni tanto qualcuno la -batteva con un certo coraggio, e riusciva alla meta senza essersi fatto -del male, anzi con la soddisfazione di aver potuto fare un po' di bene. -Antonino Fulgo guardava i caratteri del secolo che si avvicinava alla -sua fine, e Sergio affrontava il grave problema dell'aumento che avrebbe -potuto prendere la rendita generale dello Stato dall'utile impiego delle -braccia delle donne[396]: corsa ardita, che meriterebbe d'essere -ricordata agli studiosi dell'attuale mondo economico. - -[396] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVII, p. 317. - -Con le leggi che la governavano, con un prestabilito genere di argomenti -per le materie scientifiche e per le letterarie, l'Accademia procedeva -tranquilla a furia di dissertazioni su cose ecclesiastiche e discorsi -eruditi e letterarî. - -Nel regolamento del 1801 erano prescritte riunioni eccezionali con -l'intervento del Senato e dei nobili: ma queste erano ripetizioni di -altre consacrate nei regolamenti precedenti. La cicalata per l'ultimo -sabato di Carnevale non poteva esser nuova se nella Peloritana di -Messina essa assurgeva ad un avvenimento mondano di prim'ordine con D. -Pippo Romeo. Di cicalate accademiche in poesia parecchie ne recitò il -Meli dentro e fuori città, cioè nel Palazzo senatoriale e nel monastero -di S. Martino[397]. Vi erano pure speciali adunanze per la Passione di -G. C. e per S.a Rosalia, e vi si invitava non solo, come d'ordinario, il -Senato, ma anche la Nobiltà. Una solenne se ne teneva in onore di S. -Tommaso d'Aquino, nel convento dei PP. Domenicani, come omaggio degli -Accademici al grande teologo di quell'Ordine; ma è curioso che nel -riordinamento degli studî superiori della Università la morale venisse -prescritta senza il testo di S. Tommaso. - -[397] _Meli_, _Poesie_, p. 127: _In lodi di lu purci_; p. 129: _In lodi - di la musca_; p. 143: _Contra li cirimonii e lu Galateu_. - -Ora in queste adunanze la partecipazione dei poeti, cercata o profferta, -era inevitabile. Questa partecipazione vuol essere intesa per tutte le -ordinarie riunioni; e con l'andare degli anni, verso il declinare del -secolo, prese il più strano indirizzo. - -Come abbiam detto, pubbliche erano le riunioni, con largo intervento di -signori nelle sale pretorie. Pel passato quelle sale echeggiavano di -lodi a pretori ed a senatori: e molte ne furono dispensate a Regalmici -ed ai Trabia. Niente di nuovo perciò che si rendessero ringraziamenti al -Senato, emanazione della Nobiltà: ovvero alla Nobiltà medesima, onde il -Senato emanava. Il Senato ospitava, il Senato trattava, il Pretore -largheggiava di sorbetti verso gl'invitati[398]. Eppure, o che la misura -fosse colma, o che avversioni latenti serpeggiassero, o che i tempi -andassero maturando, avveniva tutto il contrario. Il 18 dicembre del -1796 l'ab. Angelo Vinciprova di Nicosia leggeva intorno agli ostacoli -che si opponevano ai progressi della letteratura in Sicilia; e nella -foga del dire usciva in «una dipintura della nostra Nobiltà la più -mortificante, facendo vedere che nessuna sollecitudine si prendeva essa -di proteggere i letterati, essendo data perdutamente ai vizî ed al -lusso.» - -[398] _D'Angelo_, _Giornale_ ined., 22 nov. 1791, p. 1. - -Poche volte furon espresse opinioni con tanta violenza ed inopportunità, -quanto stavolta. I feriti si contorcevano sui seggioloni in attesa -impaziente che la impreveduta tempesta cessasse; ma ebbero un -bell'attendere, chè appena essa accennava a finire che ricominciava più -violenta che mai. L'uno dopo l'altro si levano in piedi non so quanti -poeti, i quali «snodano le loro voci con sentimenti più satirici di -quelli del discorrente, dimostrando coi loro versi che i nostri nobili -solamente son dati all'ozio, al sonno e...» - -Queste parole con la reticenza finale sono di uno ch'era presente alla -scena, Vice-Segretario dell'Accademia, il sac. D'Angelo, che doveva -farne e non ne fece verbale, contentandosi di prenderne nota nel suo -diario ms. Aggiungeva egli che «un cavaliere era lì pronto a rispondere, -ma che ne fu distolto da lui[399].» - -[399] _D'Angelo_, _Giornale_ ined., pp. 116-17, 126-27. - -La notizia di tanto scandalo scende dal Palazzo nelle vie della città, -nei caffè, nelle conversazioni, e mentre lo si commenta sfavorevolmente -per i bersagliati, si biasima l'atto scortese. Si può esser severi, ma -non oltre la misura; l'amore della verità non dispensa dall'ossequio -alla buona creanza, specialmente in casa altrui, nel palazzo -dell'Autorità cittadina. - -Presto la Nobiltà, per mezzo del Pretore, prenderà le sue vendette -impedendo la lettura d'un altro discorso, che fa presumere cose poco -benevoli per essa. L'avv. Gaetano La Loggia si prepara a nuovi assalti, -ma non vuol farsi scorgere; e se non riesce al suo intento, gli è che lo -si è invitato a far leggere ad un altro il suo scritto, e poi ad un -altro: e ad entrambe le ingiunzioni egli si è rifiutato di obbedire non -volendo nè sopprimere nè modificar pensieri e frasi che pure non istà -bene ripetere dopo quello che è avvenuto[400]. - -[400] _D'Angelo_, _Giornale_ ined., pp. 136-38. - -Gli animi sono eccitati, anche da parte del Senato, ed il galateo non è -il forte del _genus irritabile vatum_. L'11 settembre del 1797 ricorre -una delle ordinarie sedute. Il Pretore, invitato, non interviene; anzi -fa sapere al Presidente che nè ora nè mai, durante il suo pretorato, -interverrà più. Lo avviso addolora, ma non istupisce dopo quello che è -accaduto; stupisce sì che le sedie della sala siano scarse e che -sull'imbrunire non si accendano ancora i lumi. La mancanza del solito -trattamento di sorbetti è la necessaria conseguenza. Gli accademici -vanno via pieni non meno di disgusto che di scandalo; e ci pensano sopra -non sapendosi dar ragione di tanto mutamento per un torto che non è da -attribuire a loro. Finalmente uno di essi viene a sapere, e lo confida -ad un collega, che lo dice all'orecchio d'un altro, finchè lo sanno -tutti in gran segreto: che il malumore del Pretore deriva da un fatto -semplicissimo, a cui nessuno avea badato: il Segretario dell'Accademia -non ha fatto il regalo che suol fare al Maestro di Casa del Pretore!... --- «Sia lodato Dio! esclama come cascando dalle nuvole il Segretario. E -non poteva dirlo prima!...» Il regalo fu subito fatto, e le sale -pretorie vennero spalancate, le sedie accresciute di numero; il Pretore -non mancò più, ed i sorbetti rinfrescarono gli scaldati accademici, -lieti della soluzione dello equivoco, che però nessuno, per non recare -offesa al Pretore, dovea mostrar di sapere. - -L'anno non era ancora finito che altro grave incidente avveniva. Il 10 -dicembre il messinese Dr. Giuseppe Palazzo Andronico dissertava sulla -necessità della sfigmica in medicina. I soliti nobili non mancavano, non -già perchè col sospetto di nuovi scandali a danno loro, volessero -respingerli con la forza, ma perchè volevano vedere come andassero a -finire queste bizzarre adunate accademiche, oramai avviate con sì -cattivo gusto. Per eccezione, vi erano molti medici. Andronico legge; -complemento della sua lettura è la recita di versi di poeti (chiamiamoli -così per intenderci) presenti. Quasi si tratti della cosa più naturale -di questo mondo, essi lanciano a bruciapelo contro la medicina e -l'Andronico una filatessa di contumelie; e quando Onofrio Jerico, sempre -inappuntabile nel suo giambergone verde, nel suo parrucchino, nel suo -splendido anello dottorale, conchiude con una ultima brutale carica -contro i medici, tutti rimangono come interdetti e non sanno che -fare[401]. - -[401] _D'Angelo_, _Giornale_ ined., pp. 172-74, 179. - -Oh perchè questa piazzata? - -C'è un certo dietroscena, che vuol esser messo in luce. - -Questo Dottor Andronico nel 1795 chiese alla Deputazione degli studî la -istituzione d'un insegnamento di Sfigmica come parte di quello più largo -di Medicina interna. Era troppo anche allora, che si mancava di ben più -utili insegnamenti: e la Deputazione si rifiutò. L'Andronico trovò chi -si adoperasse a favore della sua Sfigmica: ed il Vicerè concesse, a -titolo di esperimento, la sollecitata specialità[402]. Il neo-professore -voleva persuadere della necessità di essa; ma del suo avviso non erano -gli studenti, i quali molto studentescamente e poco studiosamente non -sapevano rassegnarsi a distinguere settanta maniere di battiti del -polso, quanti ne voleva ammettere od infliggere l'Andronico. Altronde, -egli non era palermitano. E com'era supponibile, col vento che ancora -spirava contro Messina, che un messinese venisse ad insegnare una -scienza ai Palermitani? _Inde irae_. Un anno dopo della chiassata, -l'Andronico veniva esonerato. - -[402] Un R. Dispaccio del 22 febbraio 1796 lo chiamava a leggere nella R. - Accademia «il sistema di Sfigmica da lui formato», e gli assegnava - onze tre il mese di stipendio. _Commissione Suprema della - Istruzione ed Educazione in Sicilia, Repertorio amministrativo_, - vol. n. 4, a. 1795-96, foglio 8, dell'Archivio di Stato. - -Passiamo ad un'altra Accademia. - -_Nella libreria pubblica, dove si fanno i Congressi Letterarii di storia -siciliana, il dì 5 aprile 1793 ad ore 22, reciterà un discorso sopra le -chiese di Palermo il sac. D. Giovanni d'Angelo._ - -Questo invito stampato e ms. ricevevano pochi giorni prima della data -indicatavi i membri della Società per la Storia di Sicilia[403]: e tutti -lo tenevano. Ad essa erano ascritti i più colti studiosi dell'Isola, i -quali vi portavano fervore di patriottismo e pazienza di ricerca. - -[403] Si era costituita nel luglio del 1777 col titolo: _Nuova Società di - Letterati per la Storia del Regno di Sicilia_. - -Alla lettura del D'Angelo furono presenti, oltre un buon numero di -amatori, i due Di Blasi, il Gregorio, l'Angelini, Bibliotecario della -senatoriale, il Barone Forno, il Morso, il Di Chiara, l'arcidiacono -Dini, D. Camillo Genoese di Caltanissetta, il Conte D. Vincenzo -Castello, figlio di Gabriele, il sac. D. Francesco Polizzi, Decano della -Magione, ed il giovanetto Duchino di Camastra, assidui frequentatori -della Società. - -La erudizione del bravo letterato palermitano può ora ammirarsi nella -Biblioteca, della quale egli fu per lunghi anni attivo impiegato e, come -l'Angelini, consigliere sapiente di quanti la frequentassero. Quel che -risulta dai verbali delle riunioni è questo: che per ventisei anni -(1777-1803), meno brevi intervalli, essa attese ad illustrare le vicende -della chiesa in Sicilia e delle chiese siciliane, e quelle delle -lettere: punto di partenza per aggiunte e correzioni alla _Sicilia -sacra_ del Pirri e alla _Biblioteca sicula_ del Mongitore. Perciò, quasi -tutti ecclesiastici i cooperatori. Lunghe le loro memorie, inesauribili -in una sola seduta, alcune protraentisi per cinque, sei, non sappiamo se -tra la fissa attenzione di tutto l'uditorio, ma certamente con utilità -della storia ecclesiastica e letteraria dell'Isola. Alla specialità -degli argomenti, alla non sempre ornata trattazione di essi, come al non -facile intervento del gran pubblico, devesi lo svolgimento sereno degli -studî e delle adunanze, non turbate mai dalla presenza di volgari -poetastri e di saputelli aggiusta-mondi. E chi volete che andasse a -mescolarsi tra tanti ricercatori di vecchie carte? i quali dopo di avere -sgobbato sopra registri di parrocchie, pergamene di conventi e -monasteri, cartabelli di confraternite, marmi, iscrizioni, monumenti, -portavano il frutto delle loro investigazioni, forse non sempre aliene -da preconcetti e da illusioni, ad un paio di dozzine di ascoltatori? - -Eppure essi se ne contentavano; amavano gli studî per gli studî, il bene -per il bene; non cercavano plauso di nessuno, non sognavano gioie di -pubblicità; e dopo di essersi tanto affannati in induzioni -pericolosissime lasciavano inediti in mano dell'Angelini i loro -manoscritti, paghi di averli compiuti e partecipati ai pochi che -potevano comprenderli e tenerne conto. Zelanti cercatori del passato, -che non guardavano alla miseria del presente, se interrompevano il corso -dei loro congressi lo facevano solo perchè avvenimenti impreveduti e -straordinari li impedivano, come la epidemia del 1793, i timori di -pubblici disordini dopo la sventata congiura del Di Blasi; la notizia -del trattato tra S. M. Siciliana e la Repubblica francese, la tristezza -della raccolta forzosa dell'oro e dell'argento per le spese della guerra -nel Napoletano (1796-98), e perfino i rigori invernali[404]. - -[404] _V. Di Giovanni_, _La prima Società di Storia patria in Palermo, - nell'Archivio storico sic._, N. S. a. VIII, pp. 491-510. Palermo, - 1884. - -L'ardore col quale si attendeva agli studî di storia di Sicilia saliva -al parossismo per quella del dialetto. - -Altra società di cultura l'_Accademia siciliana_ sorgeva nel 1790 sotto -gli auspicî del Meli e per iniziativa del giovane giureconsulto F. P. Di -Blasi. - -Il titolo non dice tutto. L'Accademia sosteneva non doversi scrivere nè -parlare altrimenti che in siciliano: siciliane le poesie, siciliane le -prose, siciliane -- è tutto dire -- le leggi dell'istituto; le quali -venivano dettate dal Meli in persona. Il Principe di Trabia, il Conte di -Torremuzza, il Marchese di Roccaforte, il Principe di Furnari, nei -ventott'anni di fortunosa esistenza di essa vi presero parte attiva, e -l'accolsero nei loro palazzi; giacchè sempre nuovo godimento era pei -patrizî intelligenti trovarsi in mezzo a dotti, e riceverli nelle loro -case. - -Un cronista d'oggi farebbe sapere che questi bravi signori, volta per -volta facevano servire di lauti rinfreschi gl'illustri intervenuti; noi, -che non siamo cronisti e non iscriviamo per giornali, non ne diremo -nulla. Peraltro è risaputo che a quei tempi non si riceveva mai dai -nobili senza splendidi trattamenti eseguiti da servitori in livree -fiammeggianti; non supporlo poi nelle sale di quei fiori di ospitalità e -di dovizia, sarebbe un'offesa alla generosità loro. - -Gueli ed Alcozer, Scimonelli e Francesco Sampolo, La Manna e Calì, -Catinella e Mondino furono i campioni della nuova Società. Meli, -Presidente, vi lesse a riprese varî sonetti, che rappresentavano le -vicende non liete del sodalizio. Il seguente è l'indice di quel che -pensassero i socî; tra i quali, per altro, ve n'erano, come il p. -Michelangelo Monti, non isolani. - -Il giovane Sampolo, in un discorso, s'intende, tutto dialettale, avea -recitato le lodi della _lingua siciliana_; ed il Meli, entusiasta, -recitava: - - Viva la nostra lingua, Iddiu la guardi! - Amàtila, e 'un circati 'na matrigna: - Sia cura e triddu di muli bastardi - Lu zappari di l'esteri la vigna. - - L'istintu di natura anchi a li pardi, - Anchi a li tigri stu duviri insigna; - Urla lu lupu quannu à fami o s'ardi, - Nè s'impresta lu gergu di la signa. - - Lu sulu pappagaddu 'nfurgicata - S'avi 'na lingua pri parrari a matti, - Facennu d'acedd'omu capriata. - - Multi Accademj eu sacciu accusì fatti, - Grec'-itali-latini. Allurtimata - Chi aviti 'ntisu? 'Na sciarra di gatti[405]. - -[405] _Meli_, _Poesie_, p. 106. - -Il lettore che sa di storia letteraria di Sicilia può farci qui un -appunto cronologico. Il sonetto del Meli è del 1805, e l'Accademia era -nata quindici anni prima. - -Accettiamo il disappunto, e torniamo indietro. Noi facevamo quella -citazione solo per mostrare quali fossero gl'intendimenti dei -«sicilianisti» di allora. Ma tornando indietro, non troviamo meno -siciliana l'Accademia. Bambina di due anni, il 18 ottobre 1793, essa per -bocca del più forte poeta del tempo dopo il Meli, benchè del Meli non -entusiasta, non balbettava, ma con franca parola esprimeva i sentimenti -che l'animavano. Questi sentimenti sono d'una profondità impareggiabile. -In un'ode saffica Ignazio Scimonelli cantava: - - Nun mettu peccu a Grecu o Germanisi, - Nè a Turcu o Francu, a Latinu o Spagnolu, - Ma bedda carta mi cunta in cannolu: - Lingua e paisi. - - E pri sta lingua sugnu tantu vanu, - Chi mortu, e prima d'essiri urricatu - Lu _miserere_ lu vogghiu cantatu - 'n sicilianu. - - Sarrà in latinu ben fattu, ben dittu, - Ma un _miserere_ in lingua nostra misu - L'arma mi la fa jiri 'n paradisu - drittu pi drittu. - -Si vede subito che qui neanche di straforo ci entra la politica e la -teologia; perchè, anche per semplici allusioni nè il Re nè Dio dovevano -esser nominati: qualche cosa di meno del _parum de principe, nihil de -Deo_. - -Nel medesimo tono rimanevano altri poeti. Il sac. Catinella, che abbiamo -incontrato in altre occasioni, sfolgoreggiava di motti vivacissimi. Tra -i più felici son quelli nei quali egli voleva dimostrare la superiorità -della siciliana su qualunque altra lingua. In un sonetto mandato al sac. -Giovanni Luisi, poeta anche lui, si sbizzarriva sulla ricchezza dei modi -proprî e figurati onde può esprimersi il verbo _fujiri_ = fuggire, in -questi termini: - - Li cani si chiamau; si la sbignau; - Si la sulau; lu stigghiu si cugghiu; - Già pruvuli di bottu addivintau; - Santi pedi, ajutatimi; spiriu. - - Sticchia e vassinni; a curriri appizzau; - Si l'allippau; marciau; si la battiu; - Si la filau; la coffa si pigghiau; - Addivintau diavulu; partiu. - - Sti modi ed autri lu Sicilianu - Li 'mpasta, li rimpasta, e cancia e scancia, - Eh! chi lu diri nostru è supra umanu. - - L'havi sti cosi la Spagna, la Francia? - L'havi lu 'Nglisi? l'havi la Tuscanu? - Ch' hann'aviri! la pesta chi li mancia! - -L'amico Luisi non si maravigliava affatto dei diciassette sinonimi -cuciti dal Catinella; si maravigliava invece che egli ne avesse -dimenticati parecchi altri: e in sonetto responsivo li enumerava a -gloria della «sicula lingua»[406]. - -[406] _Pitrè_, _Fiabe, Novelle e Racc. pop. sic._, v. I, pp. 186-87. - -Altri esempî non occorrono a confermare la piena convinzione di questi -bravi accademici; i quali -- per dir tutto -- erano tra i più illustri -letterati del tempo. Aggiungeremo non pertanto un fatto molto acconcio a -confermare il culto singolare che si professava pel dialetto. - -Nel _Giornale di Sicilia_ del 9 dicembre 1794 un anonimo scriveva -lodando il parlar materno (il siciliano), e raccomandando il toscano -come lingua per tutti. Questa osservazione semplicissima provocava una -violenta risposta nel medesimo giornale. Altro anonimo prendeva per -nemico della patria il lodatore del toscano, e questo era costretto a -scagionarsi dall'accusa[407]. - -[407] _Giornale di Sicilia_, n. 23, Pal., 6 genn. 1795. - -Non era argomento da pigliare a gabbo. - -I componenti dell'Accademia siciliana non per nulla erano accademici. -Essi avevano tutte le miserie della loro razza. Noi li abbiam visti a -fare il chiasso, anche per un nonnulla, nel Palazzo senatorio. Ebbene: -se non peggio, lo stesso facevano all'Accademia. Il bello è che i -principali agitatori eran quelli che catoneggiavano per mettere il -bavaglio ai tribuni. La è sempre così: quelli che si atteggiano a -vindici delle violenze altrui sono i più violenti; così avviene che -parlano sempre di onestà molti di coloro che della onestà non sono i -migliori amici. - -Quando, dopo la decapitazione del Di Blasi, la Società venne soppressa, -di lei non si parlò più altro che per vederla ricostituita. Il March. di -Roccaforte l'ebbe nella sua casa, ed il Meli ne trasse lieta ragione a -prospero avvenire. Le sedute si ripresero; ma in qualcuna di esse si -sicilianizzò troppo di allusioni e di equivoci[408]. - -[408] _Meli_, _Poesie_, p. 107. -- _D'Angelo_, _Giornale_ ined., p. 93. - -Questi accademici un giorno vennero fuori con una proposta -letterariamente liberticida: qualunque componimento poetico da leggersi -in pubblica adunanza doveva prima sottoporsi alla censura preventiva -d'una commissione. Non bastava quella del Governo per la stampa, se ne -voleva creare un'altra per la lettura! - -Con questo colpo di stato anche i grandi dovevano passare sotto le -forche caudine dei piccoli. Gli stessi Meli e Scimonelli non avrebbero -potuto sottrarvisi. Meli, Presidente perpetuo, ne sorrise; altri vi si -acconciarono. Gli screzî, già alle viste, entrarono in campo; le bizze -degenerarono in liti da partito; e l'Accademia corse il pericolo di -andare a monte. Il venerando Meli interponeva la sua autorità: e a -questi raccomandava la calma, a quelli il rispetto: non esser possibile -procedere di questo passo; andarci di mezzo la serietà degli studî, -l'interesse della patria lingua; grande lo scandalo di tante pretese; -necessaria la buona volontà in tutti per un accordo che cementasse la -pace. Ma il buon vecchio avea da fare con gente irritabile, anche perchè -composta di poeti novellini e presuntuosi, e non riusciva a -riconciliarli nè a farsi sentire. Allora, perduta la pazienza, li manda -a carte quarantotto con un ultimo sonetto intitolato al Conte di -Torremuzza «contro alcuni poeti siciliani», i quali, irrequieti e -villani, non sapevano stare in pace tra loro nè con gli altri: - - Scuvai di puddicini 'na ciuccata; - E allura li sintii ciuciuliari - Cu la scorcia a li frinzi 'mpiccicata, - Mi lusingai chi mi nn'avia a prigari. - - Ma ora ch'ànnu la cricchia già spuntata - Si mettinu 'ntra d'iddi ad aggaddari, - Nè trovu a cuntintarli nudda strata, - Nè 'nsemmula, nè suli vonnu stari. - - Cerca ognunu cumpagni a sulu oggettu - Di putiricci dari pizzuluni; - Dicinu chisti: Appara tu, ch'eu mettu. - - Cui s'arrisica starici in comuni, - Si a mia chi pri accurdarli m'intromettu, - Pri la facci mi tiranu a sautuni? - O Conti miu patruni. - - La Censura, pri quantu iu viu e sentu, - È di pizzuliari lu strumentu. - Da chistu iu ni argumentu - - Chi pri cuitari sti sautampizzi - Lu menzu è ditagghiaricci li pizzi[409]. - -[409] _Meli_, _Poesie_, p. 112. -- Sull'argomento, vedi _L'Accademia sic. - di Pal._ In Pal. MDCCCXCIV; e _Sampolo_, _L'Accademia sic. Nuove - ricerche_. Pal. 1896. - -Gli studiosi di _calembours_ troveranno stupendo l'ultimo verso. - - - - - CAP. XXIV. - - - PATRIOTTISMO DEGLI STUDIOSI. L'AB. CANNELLA. DISPUTE FILOSOFICHE E - TEOLOGICHE. STORICI, LETTERATI, POETI. - -La vita ristretta che le condizioni d'allora imponevano non poteva non -creare cultori di discipline di argomento siciliano. La Sicilia stava in -cima ai pensieri, agli affetti d'ogni studioso; era la nazione e la -patria. Al di là del suo mare, altre nazioni, altri popoli: il regno di -Napoli, la repubblica di Genova, quella di Venezia, lo stato di Milano -ecc., rappresentati nella Capitale, nella _urbe_, dalla nazione -napoletana, dalla genovese, dalla veneziana, dalla milanese e da altre -che mettevano capo ai rispettivi consoli, e con essi alle chiese di lor -proprietà ed esercizio. C'era S. Giovanni pei Napoletani, S. Giorgio pei -Genovesi, S. Marco pei Veneziani, S. Carlo Borromeo pei Lombardi, la -confraternita dei quali avea sede nella parrocchia di S. Giacomo la -Marina. - -Carattere spiccato quindi la sicilianità della cultura storica, tanto -nella sostanza, quanto nella forma. - -Nel precedente capitolo abbiam veduta questa sicilianità spinta -all'eccesso sul finire del secolo. Possiamo frattanto gli occhi sopra un -libro qualsiasi di erudizione, di antiquaria, di storia propriamente -detta, del tempo. Vi troveremo sempre la Sicilia nella sua geografia, -nelle sue vicende passate e nel suo presente. I suoi monumenti pagani -come le sue reliquie cristiane, i suoi castelli come le sue chiese, gli -avvenimenti di tutta l'Isola come i fatti di una religione di essa, -delle sue grandi città non meno che dei suoi piccoli comuni, delle sue -istituzioni, delle sue leggi, dei suoi uomini insigni per carità, per -ingegno, per valore: tutto era argomento di ricerche per un buon -patriota. - -Noti il lettore che il patriota d'allora non era il patriota d'oggi; il -quale, se falso, vanta servigi non mai resi alla patria, o incombenze -non mai ricevute o disimpegnate: vanti e lustre onde si sale ad alti e -ben rimunerati ufficî. Era bensì patriota chi amava operosamente la -terra natale, chi ne amministrava disinteressatamente gli istituti, chi -beneficava i poveri, chi celebrava i fasti della sua terra, e chi di -essa procurava in ogni maniera lo ornamento ed il lustro. - -In questo significato giunsero a noi come patrioti di fama illibata un -Monsignor Ventimiglia, che i suoi libri donava alla città di Catania, ed -in Catania istituiva un ospizio pei poverelli; il Principe di S. -Vincenzo Alessandro Vanni, che efficacemente cooperava alla fondazione -della Biblioteca Comunale di Palermo; Mons. Gioeni dei Duchi di Angiò, -che liberalmente fondava il Collegio nautico, assegnava quattordicimila -onze (L. 178,500) all'Albergo dei poveri, ed istituiva una scuola di -Filosofia morale e civile legando premî annuali ai giovani che in essa -si segnalassero, ed un catechismo faceva scrivere e largamente e -gratuitamente diffondere ad istruzione del popolo, ed i suoi libri -donava alla Città (vedremo più oltre il lato debole di questo patriota). -Patriota quel Pietro Lanza Principe di Trabia, che, come abbiamo veduto, -primo concepiva (1786) una scuola di agricoltura con un campo agrario -nell'ex-podere gesuitico della Vignicella: proposta tutta moderna, che -poi con le proprie sostanze traduceva ad atto il Principe di Castelnuovo -con l'Istituto agrario che prende nome da lui[410]. Patriota infine, per -non perderci in una rassegna fortunatamente larga, il Marchese di -Villabianca, che solo raccoglieva ed illustrava tanta e così diversa e -svariata materia di erudizione siciliana quanta non ne poterono mai, se -ne togli il Mongitore, parecchi studiosi, e che da tanto tesoro -staccavasi in vita, facendone dono alla sua terra diletta. - -[410] Cfr. v. I, pp. 227-28. - -La storia nostrana pertanto avea grande attrattiva per gli uomini più -eletti. Ad essa come raggi che convergano al centro inclinava chi non -preferisse coltivare una scienza, o chi non amasse perdersi dietro le -evanescenze della fantasia. Anche poeti come lo Scaduto vi trovavano -ispirazione a poemi epici ed a canti lirici. Le tradizioni del Fazello, -del Barbieri, dell'Inveges, del Paruta, dei due Di Giovanni (Vincenzo e -Giovanni); gli esempî degli Amico (Antonino e Vito), di G. B. Caruso, -del Mongitore, erano stimolo a chi inclinasse a continuarli. In un -medesimo tempo fiorivano, nella sola Palermo, col citato Villabianca il -Testa, i fratelli Di Blasi, Gabriele Castello di Torremuzza e R. -Gregorio: sei tra una pleiade di benemeriti delle sicule memorie. - -Il Testa, premorto a tutti (1775), scriveva di Guglielmo il Buono e di -Federico IIº d'Aragona, ed ordinava i _Capitoli_ del Regno. Il -Villabianca consacrava la sua attività giornaliera al suo _Diario -palermitano_, che si chiudeva il mese della sua onorata esistenza -(1802): e lasciava il _Palermo d'oggigiorno_, la _Sicilia nobile_ e -centinaia d'opuscoli siciliani, dove la pazienza delle investigazioni fa -perdonare il difetto della critica e la vanità puerile. - -G. Evangelista Di Blasi con la _Storia dei Vicerè di Sicilia_, preludeva -alla ponderosa e troppo diffusa _Storia_ di Sicilia (1811). Il periodico -di _Opuscoli_ di erudizione, in venti volumi, durato fino al 1778 a cura -di Salvatore Di Blasi, veniva seguito dall'altro congenere di _Nuova -Raccolta_. - -Dalla teologia e dalla letteratura il Gregorio passava alla storia ed -alla diplomatica, e nel tranquillo presbiterio di S. Matteo nel Cassaro, -solo e senza maestri, sudava ad imparare la lingua araba, nella quale si -levava maestro così esperto e sicuro da strappare la maschera all'Ab. -Vella. Dai tempi del Caracciolo in poi, nell'annuale _Notiziario di -Corte_ scriveva di geografia e di storia naturale, di tasse e di -traffichi, di derrate e di commerci, di monumenti e di artisti -dell'Isola. Nessuno prima, nessuno dopo di lui seppe meglio adombrare il -perfetto modello di una storia civile. Componendo in sè il giurista e lo -storico, il letterato ed il filosofo, si preparava a dar fuori un'opera -sul _Diritto pubblico siciliano_; ma come parlare di questo in un paese -ove ministri servili trepidavano per tutto ciò che nella esaltata loro -fantasia apparisse sospetto alla regia prerogativa? onde il censore del -manoscritto ne mutava il titolo originale nell'altro di _Considerazioni -sulla storia di Sicilia_, come se il titolo mutasse la sostanza! E non -si guardava all'alto concetto di «una delle più profonde opere che in -questi ultimi tempi fosse stata scritta in Italia»[411]. - -[411] _Leo_, _Storia d'Italia nel medio evo_, lib. X. c. L, IV. - -Il Principe Gabriele Castello di Torremuzza dopo indagini pertinaci -metteva fuori la sua _Sicilia Numismatica_ e le monete delle isole -adiacenti alla nostra. Ovunque egli passasse, lasciava traccia di sè: -presso Porta d'Ossuna, nell'Orto del Barone Quaranta, dove scopriva -antiche catacombe a tutti ignote; all'Ospedale grande, all'Accademia -degli studî, al Tribunale del Commercio, tre istituti che l'ebbero -deputato e giudice; a Segesta, dove restaurava il tempio; a Girgenti, -ove disgombrava sovrapposizioni cristiane al tempio della Concordia e -faceva restauri a quello di Giunone Lucina. - -Questi ed altri dotti, tipi di cavalieri antichi, modelli perfetti di -sacerdoti e di amministratori, noi li abbiam visti nei sodalizî -intellettuali attendere alla illustrazione delle cose patrie, al -progresso delle scienze e delle terre, allo studio del natio idioma. Noi -siamo stati presenti a qualche loro adunanza, e abbiamo visto che -anch'essi, ahimè! questi uomini egregi, aveano le loro debolezze. Ma -anche fuori sodalizio, essi non erano esenti dai difettucci che un -arguto scrittore sardo del sec. XIX, Giuseppe Manno, dovea battezzare: -_Vizi dei letterati_. Il minore dei Di Blasi, regio storiografo, non -seppe perdonare a Mariano Scasso la pubblicazione d'una versione -italiana del de Burigny. L'opera per manco di sussidio di monumenti e di -documenti, per errori di fatti che la scoprivano al critico più modesto, -era a dir vero difettosissima; ma il Di Blasi oltrepassò il segno. Il -suo altezzoso giudizio scese alle minuzie e trascese in biasimo astioso. - -Quello spirito irrequieto che fu l'ab. Salvatore Cannella, tornando -dalla Francia, dove l'arditezza delle opinioni avealo sbalestrato, in -una opericciuola di _Portraits_ espresse certi suoi giudizî sopra i -maggiori scrittori siciliani della fine del secolo[412]. Quei giudizî -sono un misto di buono e di cattivo; e lo Scinà, pur non nascondendo la -sua simpatia per l'autore, ebbe a dire: «In questi ritratti il Cannella -diede di mano alla metemsicosi e fece delle trasformazioni. Mise in Meli -l'anima di Anacreonte e di Teocrito, e nel Gregorio quella -dell'Algarotti; mutò il cieco Marini, professore di rettorica, in -Suderson, Scasso in Montaigne, Fleres in Malebranche e Carì nel -Fontanelle della Teologia»[413]. - -[412] _Lettre de M. l'Abbé_ _Cannella_ _à M. le Baron N. N. sur la - Littérature de Palerme, c'est à dire des Portraits des Savans - Palermitains de nos Jours_. A Naples, Russo, 1794. - -[413] _Scinà_, _Prospetto_, t. III, c. II. - -Come venisse accolta la galleria di ritratti del Cannella non sappiamo. -Certo, i contemporanei non ne parlarono quanto i posteri; i quali, a -corto di notizie personali di certi uomini grandi e piccoli, presero i -_Portraits_ come documento di storia letteraria; però nè Meli, nè -Fleres, nè Scasso, nè Carì, solo per quella apoteosi di persone, -credettero toccare il cielo col dito: ed il Cannella rimase quel che -era: guardato in cagnesco dall'autorità chiesastica (la quale non poteva -dimenticare certo suo ardito discorso contro il celibato, fortemente -combattuto dal p. Leone) e sospettosamente dalla governativa, che ne -seguì la fuga in Francia; con diffidenza dal pubblico grosso e dai -dotti, i quali videro in lui un corruttore della gioventù, un novatore -infranciosato, un mal dissimulato volterriano. Ai dì nostri egli sarebbe -stato un grand'uomo per la facilità dell'ingegno ed i principî avanzati, -che son solida chiave ad aprire le porte d'un giornale, specie se il -Cannella si fosse deciso a smettere l'abito talare, e più ancora a far -pompa d'una moglie presa in barba al celibato. Tale però non fu di lui. -L'avversa fortuna gli tolse di conseguire un bene qualsiasi; e quando -egli si affissava speranzoso in essa; una trave dello steccato dei -fuochi artificiali della Marina, per le feste di S.a Rosalia, gli troncò -la vita. Un epigramma corse allora in bocca di lui: - - Non fu la trave no che mi ferì: - Fu la mano di Dio che mi colpì. - -E fu ripetuto che Pio VI, infastidito delle bricconate di Cagliostro (G. -Balsamo) e della fuga dello Ab. Cannella dalle mani dei gendarmi -pontifici, usasse dire: _La Sicilia mi ha regalato il balsamo e la -cannella!_ - -Ora qualche pagina di quel libriccino è una sicura sintesi delle -condizioni letterarie del tempo; e l'ultima vuol essere riportata: - -«La nostra _piazza_ non è ancora accreditata: e da noi non si trova un -libraio che voglia spendere. In Sicilia le Lettere non sono un mestiere -come altrove. La Teologia, la Giurisprudenza, la Medicina assorbono -tutto. I nostri accademici ci opprimono a furia di sonetti. Premî -pubblici mancano: e noi ci occupiamo di bazzecole e di dispute -scolastiche. Il giansenismo ed il molinismo ci han divisi in due fazioni -e mentre fuori si ride dei due sistemi, qui diamo loro una grande -importanza. Altra setta, quella dei _Miceliani_, ci faceva girare la -testa: sicchè noi non c'intendiamo più; ed intanto che il Cento ed il -Natale, sostenitori di Copernico e di Leibnizio, eran proscritti, ed il -Carì tremava per avere scherzato sulla scienza moderna, il furore -gesuitico lo perseguitava dovunque»[414]. - -[414] _Cannella_, _Lettre_, pp. 43-44. - -Per quanto breve e leggiera, questa pagina può servire a punto di -partenza per comprendere l'ambiente letterario d'allora. - -E anzitutto: è innegabile che in Sicilia non si conoscesse neanche di -nome l'ufficio di editore nel senso moderno della parola e in quello che -in Francia avealo trovato l'Abate Cannella. Uno studioso che avesse -consumata la miglior parte della sua vita nella composizione d'un'opera, -tutto poteva sperare fuori che questa gli venisse stampata da un -libraio. Poteva bensì sperare, e trovava talvolta un protettore che -generosamente ne pigliasse sopra di sè la spesa: ed allora era ben -naturale che la dedica fosse fatta al mecenate; anzi è da credere che la -dedica fosse leva della operosa benevolenza, o che la benevolenza -preludesse alla dedica. Molti dei libri che nel frontespizio portano -anche in caratteri modestissimi col nome dell'autore quello d'una -persona alla quale il libro è dedicato con titoloni e lodi -straordinarie, possono ritenersi fatti a spese di costui. - -Giova però avvertire che non di rado interveniva il Governo e che libri -d'indiscutibile valore, d'indole strettamente siciliana, o che facessero -agli interessi del pubblico, vedevano la luce per sola ed efficace opera -del Governo, nella Stamperia reale. - -Vedevan la luce; ma viaggiavano? Ecco il punto che dovea disarmare gli -autori. Giacchè, per quanto essi si adoperassero a far conoscere i -proprî lavori fuori Sicilia, in Italia, non riuscivano se non a -risultati molto meschini. Occorrevano larghe conoscenze e aderenze -forti; le une e le altre, anche se conseguibili, frustrate -dall'isolamento del paese, dalla lontananza dai grandi centri -intellettuali, dalla poca inclinazione del gran pubblico alla cultura, -dagli ostacoli che ad ogni passo sorgevano, mano mano che uomini e cose -avvicinavansi alle barriere degli staterelli ond'era divisa l'Italia, e, -nel finire dei secolo, dalle vertiginose vicende politiche. - -Il tempo dei Vicerè spagnuoli era passato, ma anche in quello dei Vicerè -italiani, del Fogliani p. e., di quanto si avvantaggiarono in proposito -le condizioni letterarie? Solo sotto il Caracciolo le cose cominciarono -a mutare aspetto, ed il Caramanico stimava gli uomini d'ingegno ed amava -circondarsene. Non pochi poterono venire in fama per protezione del suo -predecessore e di lui, che veramente faceva anche in letteratura, come -gli altri Vicerè in politica e in amministrazione, la pioggia ed il buon -tempo. Accennando al po' di bene che agli studî apportava il Caramanico, -studioso tra studiosi, il Bartels però osservava: Se il Vicerè non -riconosce la dignità delle opere dei dotti, se non cerca di mettere -questi in relazione con quelli di altre nazioni, se non aiuta il -commercio dei libri e non rende agevole la loro pubblicità, non ci sarà -nulla da sperare. Aggiungeva poi una osservazione, che, presa -assolutamente, è falsa; ma che può esser vera solo in parte, e con certe -riserve. I baroni del Regno, diceva, temono le conoscenze filosofiche e -storiche e cercano di distruggerle[415]. - -[415] _Bartels_, _Briefe_, v. III, pp. 706-707. - -Con la mancanza assoluta di editori, con la difficoltà di trovar favore -presso il Governo, con la censura preventiva e le lungherie per -l'approvazione di stampa, faceva contrasto il numero dei librai, che -neanche oggi si hanno. Nicola Volpe presso la chiesa di S. Nicolò -Tolentino; sotto il palazzo Comitini, la U. Stamperia, che avea un fondo -di libri in vendita; i fratelli Martinon sotto il palazzo del Marchese -Drago; poco discosto, presso il Monastero del Salvatore, D. Tommaso -Graffeo; più in alto, di faccia al Collegio Massimo, il Rini; poi la -Nuova Libreria all'Insegna della Verità, e quella del Giaccio ai -Cartari, e quella di Filippo Perrotta ai Cintorinai, viveano di siffatto -commercio (1794). - -Interminabili le dispute filosofiche e teologiche, nelle scuole -superiori di scienze umane e divine: le accademie, i seminari -ecclesiastici, i conventi battagliavano in sostegno d'uno o d'un altro -sistema. Le antiche ire suscitate tra i Gesuiti per la difesa di quello -di Leibnizio, svolto in versi italiani dal March. Natale[416], più -presto che avversari avea tra gli studiosi creato amici alla trionfante -scuola Wolfiana. Il colpo mortale dato dal giovane pensatore alla -scolastica era stato improvvidamente riparato dal S. Uffizio con le -vessazioni al poeta e con la condanna del libro di lui. Per dirne una -sola: i Cassinesi di S. Martino nella loro chiesa di S. Spirito in -Palermo aveano pubblicamente, solennemente affermato le loro opinioni -leibniziane nei giorni appunto che il famoso Tribunale venivale -riprovando. La lotta tra il vecchio ed il nuovo proseguivasi forte, -anche dopo lo allontanamento della Compagnia di Gesù, e non pure in -Palermo ma anche in Catania. Leonardo Gambino leibniziano, protetto da -Mons. Ventimiglia, soppiantava il medico-filosofo Agostino Giuffrida, -nemico implacabile di Leibnizio, del quale si facean campioni arditi -nella Capitale Niccolò Cento, Vincenzo Fleres e Simone Judica. - -[416] _La Filosofia Leibniziana esposta in versi toscani_, t. I, l. I. In - Firenze (Palermo) 1758. - -La soppressione del S. Uffizio infondeva vigore novello alle menti di -questi e di altri pensatori. Gli esemplari della _Filosofia Leibniziana_ -del Natale, sfuggiti fino allora agli occhi lincei degli Inquisitori, -ricomparivano, non più timidamente, alla luce, ridestando assopiti -entusiasmi, e con essi inveterati rancori; ma questi venivano da quelli -soverchiati, ed il nome del già reprobo Natale, nei chiostri, nelle -accademie, nei ministeri del Governo correva per le bocche di tutti. - -Frattanto, mentre in Terraferma, smarritesi le tradizioni della -filosofia italiana, si correva dietro al sensismo francese, in Monreale -si facevano strada le dottrine di Vincenzo Miceli, condivise da compagni -e da scolari devoti di lui. Ma quelle dottrine incontravano pure -energica, gagliarda opposizione. Miceli, che in patria era un novello -Pitagora, si confondeva in Palermo con Spinoza; Miceliani e Spinosisti, -messi dagli avversarî in combutta, venivano, siccome nemici d'ogni -principio morale, assaliti. L'accusa si estendeva anche a Niccolò -Spedalieri, il quale come maestro di sacra Teologia in un seminario -cattolico (Monreale) era posto in mala voce; il che dovea al futuro -scrittore dei _Diritti dell'uomo_ dar occasione della sua partenza per -Roma. Preti e frati dentro Monreale e Palermo si arrogavano il diritto -di privativa di sistemi con la relativa infallibilità di giudizî, -convertendo così il campo sereno della discussione in arena di lotte -infeconde. A S. Martino lo storico Evangelista Di Blasi si accaniva -contro le teorie miceliane; le quali, d'altro lato, a Monreale il -benedettino Gaspare Rivarola sosteneva _totis viribus_ anche a pericolo -di comparire ribelle ad una delle maggiori autorità. Tesi teologiche -dibattute favorevolmente alla presenza di due Arcivescovi dagli scolari -dello Spedalieri, vietate in Palermo, potevano stamparsi in Roma: -contraddizione evidente, che faceva dubitare delle ragioni della verità. -In Toscana, secondo gli umori dei critici, il Di Blasi era seguito o -abbandonato: più d'uno appassionavasi alle polemiche vivaci; e coronava -l'opera in Palermo l'Ab. Meli con un epigramma, divenuto celebre, il -quale gettava il ridicolo sopra le file dei partigiani del forte -pensatore, dopo la cui immatura morte essi avevano divulgato un ritratto -col semplice cognome _Micelius_. - -L'epigramma era una ricetta per la composizione del sistema miceliano: - - Recipe di Miceli la sustanza - Modificata beni cu l'essenza; - Poi l'essenza, li modi e la sustanza - Li cummini, e n'estrai 'na quinta essenza; - Poi 'mbrogghia arreri l'essenza e sustanza, - Riduci la sostanza ad un'essenza; - Cussì 'ntra modi, 'ntra essenza e sustanza - Truvirai d'ogni scibili l'essenza[417]. - -[417] _Meli_, _Poesie_, p. 102. - -Contemporanee a queste velleità nella ricerca del Vero son quelle della -cultura del Bello. Non per un solo decennio (1770-1780), come porta la -fama, ma per un periodo più lungo ancora, si fecero vive, per impulso -del Principe di Campofranco, certe tendenze ad una letteratura leggiera, -francesizzante. Avea essa carattere di galanteria e manifeste -inclinazioni all'untume enciclopedico, buono a far comparire dotto chi -non lo era, o molto istruito chi lo era poco. - -Lo Scinà si mostra costantemente avverso a questa evoluzione letteraria; -tuttavia non nega che l'allettamento della nuova maniera onde si -presentavano scienze e lettere, dovea per la sua inusitata piacevolezza -invogliare agli studî spargendo una superficiale cultura, che ripuliva -ed ingentiliva la nazione[418]. Si sarebbe potuto occupare di cose -serie, è vero, ma fu un bene che di qualche cosa si fosse occupato e -qualche elemento d'istruzione e di cultura avesse cercato di far -gradire. - -[418] _Scinà_, _Prospetto_, t. II, cap. II. - -Ma non perdiamo di vista i _Portraits_ del Cannella. - -Col Sergio e col Balsamo, con frate Bernardino da Ucria e col Chiarelli, -col Controsceri e con lo Spedalieri troviamo da lui ammirati il -Giarrizzo, il Sarri, il Piazzi ed un'altra dozzina di personaggi, non -tutti egualmente illustri. Meli, degli altri poeti onore e lume, vola -come aquila sui contemporanei: e gli vien dietro l'ab. Carì. Il teatino -Sterzinger è onore della bibliografia; De Cosmi, dello insegnamento e -della sacra oratoria. - -Mentre da tutti si guardava come mestiere il commercio, Sergio lo -studiava come scienza, e primo avea il coraggio di proclamare i pregi -dell'agricoltura, e di parlare del lusso moderato delle nazioni, della -necessità delle pubbliche strade, della polizia della marina di Sicilia, -del modo di tirar la seta dai bozzoli del filugello con piccole ruote; e -raccomandava ai magistrati le nuove arti da introdurre tra noi. Amico -del Genovesi, scriveva a lui del vantaggio che le scienze esatte -potevano trarre dal commercio. Bartels che lo conobbe ne lodava la mente -aperta ed attiva, ma preoccupata: segno forse della coscienza che egli -avea del suo valore, non da tutti compreso, da pochissimi -eguagliato[419]. - -[419] _Bartels_, _Briefe_, v. III. p. 703. -- _Cannella_, _Lettre_, pp. - 36-37. - -Caratteristica la figura di Mariano Scasso, sulla quale piacquesi di -barzellettare anche il Meli. Ingenuo nel credere, inabile a combattere -le altrui opinioni, D. Mariano dava ragione all'ultima da lui udita, -quando non cercava di conciliarle tutte senza accorgersi che non ne -accordava nessuna; e cedea alla mobilità fantastica del suo spirito -secondo l'ambiente nel quale si trovava; sicchè, - - Sulu lu movìnu - L'oggetti intornu: - 'Na donna, un cavulu, - Un servu, un cornu. - -Godeva fama di molto sapere e se ne invaniva come di merito eccezionale: -il che nol privava di amici, che di lui stimavano la sincerità del -cuore. Merito, che tutti discussero, fu la sua versione italiana, -affogata in un mare di note (per l'epoca araba prese, nientemeno, dal -_Codice diplomatico_ Airoldi-Vella!) della _Histoire générale de Sicile_ -di de Burigny; versione che lo Scasso avrebbe fatta anche del Corano se, -come osservava il Cannella, ne avesse conosciuta la lingua[420]. - -[420] _Bartels_, _Briefe_, v. III, p. 699. -- _Meli_, _Poesie_, p. 50. -- - _Cannella_, _Lettre_, pp. 35-36. -- _Scinà_, _Prospetto_, t. III, - c. III. - -Di Monsignor Gioeni può pensarsi ch'egli avesse la passione di -fabbricare. Non prima, infatti, erano principiati o condotti innanzi i -suoi edifici, ch'egli per pentimenti sopravvenuti voleva riformarli: -lusso consentitogli dalle non comuni e quasi sempre ben impiegate -ricchezze. Con la passione delle opere edilizie procedeva in lui quella -della gloria; poichè se pochi lo somigliarono nello esercizio incessante -della virtù, egualmente pochi si piacquero quanto lui di raccomandare la -propria fama alle opere che da quell'esercizio traevano vita e calore in -iscrizioni non prive di lunghezza e di ampollosità. - -Pure bisogna esser giusti. Questo difetto di modestia non va preso come -una specialità del Gioeni. Altri con lui lo ebbero, ma in lui era -sopravvanzato da un patriottismo senza pari. - -Ed in vero: gli ultimi decennî del secolo accusano nei nostri reggitori -ed amministratori una febbre intensa di gloria. Non si compiva un -monumento, una fabbrica, un ornamento che non lo si volesse raccomandato -ai posteri; sì che le iscrizioni onorarie e commemorative si -moltiplicavano a vista d'occhio, specialmente, quando per la -trasformazione degli edificî, per lo sviluppo della città e per la -modificazione dei vecchi istituti la edilizia veniva subendo frequenti -riforme. - -Regnava Ferdinando III, e le iscrizioni auspicavano da lui e dal Vicerè, -e s'impinguavano con la lista dei nomi e dei titoli, non sempre -classicamente latinizzati, dei Pretori e dei Senatori. Più d'una era pel -Marchese di Regalmici, al quale le incessanti cure dell'ammiranda opera -di abbellimento della città non toglievano il tempo di assistere a -solenni accademie in onor suo, nel Palazzo Pretorio e in palazzi -privati. - -Coi tempi nuovi (1860) fu fatta man bassa sopra alcune di queste -iscrizioni: e quando la resipiscenza degli amministratori le volle -conservate al Municipio, e soprattutto in quella che è ora _Sala delle -Lapidi_, un gran numero vi mancarono, perchè state rotte, smarrite, o -invertite a vilissimi usi. - -Il richiamo alla vanità dei passati ci condurrebbe a malinconiche -considerazioni sui presenti, affetti più di quelli da vanità e da -megalomania. Il secolo XIX si è chiuso con una specie di morbosità -monumentale, non per sincero sentimento di ammirazione ai morti, ma per -mal dissimulata bramosia dei vivi di attaccarsi alla fama di celebri e -non celebri morti e vivi. - -E passiamo oltre. - -Tra tanto senno il Cannella fa sedere Carlo Santacolomba pel suo libro -sopra la _Educazione degli alunni del Buon Pastore_; ma lo Scinà, che -esercitò dittatura letteraria incontestata, lo ritenne una vacuità -illustre, che riuscì a strappare la gradita Abbazia di S.a Lucia del -Mela (prov. di Messina). Questa ed altre abbazie, pingui canonicati, -erano l'aspirazione incessante, la caccia perpetua di centinaia di -persone. Ebbe quella di S. Angelo lo Scopello in Trapani il cattedratico -Giovanni Gianconte, medico del Vicerè; ma se volle conservarsela, -dovette vestire sempre l'abito chiericale non ostante avesse un bel -tocco di donna dopo un matrimonio in perfetta regola a tutti noto, meno -che al Governo. Ebbe il maltese Vella e si godette fino al giorno della -sua condanna l'Abbazia di S. Pancrazio, che il sommo Meli chiese sempre -invano; ed il Gregorio potè conseguire quella di S.a Maria di Roccadia -alla vigilia di scendere nel sepolcro. - -Eccezione ammirevole le donne colte, e perchè tali, lodate da colti -uomini. Lieto ricordo è nelle scienze morali la Principessa di -Campofranco, sulla quale non ebbero mai presa le lodi smaccate degli -adoratori. Valente era, ma non quanto i contemporanei, perchè donna, -nobile e ricca, la proclamarono. Il turbinio della Corte di Napoli la -condusse fuori del campo delle lettere. Il matrimonio distrasse dagli -studî Anna Gentile, cui il padre avea educata a studî forti e della -quale la bizzarria del Principe di Campofranco diede in luce certe -_Lettere filosofiche_[421]. Pure nè l'una, nè l'altra di queste donne -superaron la Principessa di Villafranca in quelli di Educazione: e di -tutte e tre nessuno partecipò agli studî di Donn'Anna Maria li -Guastelli, monaca dell'Assunta, che in due poemetti cantò di _S.a -Rosalia_ e di _Palermo liberato dalla peste del 1625_, e venne allietata -o conquisa da una pioggia di sonetti; ma non lasciò cogliersi dalla -epidemia poetica, allora più che mai insidiosa: il che fa supporre in -lei virtù non comune in mezzo alla comune debolezza dei verseggiatori. - -[421] Vedi v. I, cap. XVIII. - -Siamo proprio al tempo in cui, infastidito delle continue richieste di -odi e di canzoni per le più frivole cose, Parini esclamava: - - Possibil che un dottor non s'incoroni, - Non si faccia una monaca od un frate - Senza i sonetti e senza le canzoni! - -E se questo in Milano, non altrimenti era in Palermo. I migliori poeti -non sapevano resistere alla pertinacia delle richieste come alla vanità -d'infilar versi. Non facciamo il nome del Meli, perchè non vogliamo -profanarlo; e non vorremmo fare neppure quello del Carì se di lui -dovessero rispettarsi solo le improvvisazioni, aliene da tutte le -convenzioni ufficiali. Ma anch'egli, il Carì fu vittima non sappiamo se -della corrente di allora o di sua particolare inclinazione. Se per poco -gli andremo dietro, lo vedremo poeta di tutte le ricorrenze, dalla morte -d'un amico, al giuoco del pallone, dall'ascensione aerea del capitano -Lunardi alla effimera guarigione del Vicerè Caramico, ed alla improvvisa -morte di lui. Qualche volta però, anzi sovente, come ardito, libero -padrone del campo poetico, meschinamente, forse bassamente, popolato di -adulatori senza pudore e di scribacchini senza coscienza, nelle sue non -misurate corse, talora ricalcitra alle regole del Galateo ed al freno -dell'arte, tanto dal trascender nel lubrico; e pare confonda la -franchezza con la licenza. Per questo il suo nome, Cireneo di cento -croci, veniva preso come etichetta di merci avariate o di contrabbando; -giacchè non v'era sonetto, non epigramma, non satira mordace della quale -non si attribuisse a lui la paternità. Questo, se non è sempre onorevole -per la sua fama, dimostra che nessuno si riteneva più franco di lui nel -dire il fatto suo sui peggiori arnesi e sulle più brutte cose del -secolo. La sua musa sorrideva e fremeva, sogghignava e plaudiva, quando -velata e quando scoperta, attorno al card. Lorenzo Ganganelli che -diventava Papa Clemente XIV (1769); a Voltaire che moriva (1778); ai -frati Domenicani e Francescani che perdevano il privilegio del -Generalato (1788); a Francesco Carelli, che partiva, esacrato ministro -napoletano, da Palermo (1795); all'Ab. Vella che veniva condannato -(1796). Uno scatto di questa musa contro il neo-eletto avvocato fiscale -del R. Patrimonio, Monroy, bastava a trattenere il Re dal concedere il -possesso dell'alto ufficio. Allorchè nel 1798 Carì cessava di vivere, il -Meli lo piangeva a calde lacrime e cantava: - - Mortu è Carì, lu granni, lu sublimi - Principi di la lira e di li canti[422]. - -[422] _Meli_, _Poesie_, p. 148. - -Che fosse stato tale, lo dissero tutti i contemporanei; ma dell'opera -poetica di lui labili ricordi restano, più che per le poche poesie -edite, per le molte manoscritte, a ragione o a torto a lui attribuite; -della oratoria scarsi, mediocri documenti; e della teologica, per quanto -lodata, dissertazioni per le quali pochi ebbero ragione di annoverarlo -fra i grandi maestri della scienza di Dio. - -Questo il Carì, Nestore dei letterati del tempo che fu suo. Scolari, -imitatori ed emuli di lui in Pindo: una turba di verseggiatori, -argomentandosi di seguirlo, facevano mostra di sè in accademie, case -private, solennità religiose, nuziali, onomastiche. Dozzine di -ecclesiastici e di forensi, volendo grandeggiare, bamboleggiavano; e, -sia detto per onore del vero, tutto poteva loro far difetto meno che la -imperturbabilità nel corteggiare le muse; le quali non troppo benevole -con essi, infastidite di tanti importuni, ora all'uno, ora all'altro -voltavan le spalle, senza che nessuno degli accesi spiriti se ne -accorgesse. Che anzi, nella beata illusione di lor valentìa, tutti -s'infiammavano a celebrare avvenimenti pubblici, fatti di famiglia, -cuccagne di popolo, nascite di bambini, morti di adulti, professioni di -monache, feste di santi, arrivi di alti personaggi, elezioni di -senatori, promozioni di beneficiali e di magistrati, trionfi di -cantanti, senza un pensiero alla patria gemente, senza un motto che -rivelasse coscienza dell'ufficio civile della poesia, o aspirazione a un -ideale altissimo. L'eco dei placidi belati del sac. Urso e di Domenico -Perdicaro, di Luigi Graffeo e di Benedetto Jerico, di Giuseppe Spinosa e -di Domenico Cavarretta, di Salv. Di Liberto e di Gaspare Mangione si -ripercoteva per intere settimane nei salotti, nei refettorî dei monaci e -dei frati, nelle scuole dell'Accademia (Università) degli Studî, nei -caffè; e si levavano a cielo quelli dell'Ab. Mancusi e dell'Ab. La -Manna, nomi che ora appena si trovano in mezzo agli altri di canori -pastorelli, ai quali se non ci fu un'Arcadia che li facesse suoi, non -mancarono certamente sorrisi e plausi tra - - Il dotto, il ricco ed il patrizio vulgo. - -Non ci fu, è vero, un'Arcadia ufficiale; ma ne dominò un riflesso e più -che un'eco: e quando (1773) Suora li Guastelli, figlia dell'ex-Senatore -G. Battista, volle dare alle stampe il _Palermo liberato_, dovette -chiederne l'autorizzazione al Preside ed ai Censori dell'Accademia degli -Ereini, alla quale era ascritta. L'alto magistrato tenne consiglio, e, -dopo maturo esame, deliberò di concedere la invocata autorizzazione. Il -suo decreto, non ostante la comicità dei nomi accademici, olimpicamente -solenne, chiudevasi con la seguente formola: «_Dato in Collegio dei -nostri Monti_ (Erei), _nel giorno 4 della Luna di Munichione, Olimpiade -738, anno 1 a P. C. Olimpiade 11 a 4_»: formola che ha tutta l'aria di -certi problemi onde qualche moderno autore di aritmetica per le scuole -si crogiola a tormento dei poveri fanciulli. - -Gareggiavano poi coi migliori siciliani i poeti del Continente -domiciliati in Palermo, chi tra le Comunità religiose dei Teatini e -degli Scolopi, chi nelle case signorili a educare giovanetti. Per tale -compagnia la produzione poetica paesana veniva accresciuta da quella -toscana dello scolopio Carlo Lenzi, dell'Ab. Griggioni, del _Dorisse_ -(de Rossi) e degli illustri padre Salvagnini e p. Michelangelo Monti. I -versi di questi ultimi, tenuti in molta estimazione, non prima venivano -letti o uditi che erano imparati a memoria e recitati dappertutto. Tempi -beati, nei quali un'ode faceva il giro trionfale della città! - -Di incidenti ed aneddoti personali utili alla conoscenza di questa -brava, ma spesso fastidiosa gente, ve n'è quanti se ne vogliono. Ne -sceglieremo per la sua amenità uno soltanto. - -Una mattina l'Ab. Carì dopo di aver celebrato messa nella chiesa di S. -Matteo, si stava spogliando degli abiti sacerdotali nella sagrestia. Nel -frattempo gli si presenta un uomo, che lo prega di volere udire due suoi -sonetti, o di dirgli quale gli sembri degno di vedere la luce. L'ab. -Carì china benevolmente il capo ad ascoltare. Mentre lo sconosciuto -legge il primo sonetto, il Carì si fa brutto in faccia. Finita la -lettura, gli dice secco secco: «Stampate l'altro». -- «Ma come! risponde -quello; se Vostra Reverenza non l'ha sentito ancora?» -- «Sicuro: -aggiunge l'Ab. Carì, perchè peggiore di questo primo, il secondo non può -essere». - - - - - CAP. XXV. - - - L'ACCADEMIA (UNIVERSITÀ) DEGLI STUDI E GLI STUDENTI. - -Dopo la soppressione dei Gesuiti la istruzione non ebbe quel -rinnovamento che era da impromettersi. Come suole avvenire nelle -improvvise rivoluzioni d'ordine politico civile, morale o religioso, non -si era preparati al da fare, e si credette di aver provveduto alle prime -e più urgenti bisogne abbattendo in fretta e in furia gli emblemi della -espulsa Compagnia e supplendo alla meglio qualche istituzione buona alla -gioventù maschile e femminile. - -Dieci e più anni passarono senza un piano prestabilito di riforme, senza -un concetto sicuro di ciò che convenisse sostituir proficuamente -all'insegnamento che era venuto a mancare. Si sapeva quel che si era -lasciato; non si sapeva quel che si dovesse prendere. - -Discipline neglette per le condizioni d'allora, impotenti aspirazioni al -progresso si trascinavano in mezzo a fiacche velleità di riforme. - -Nelle mani dei Gesuiti erano state le scuole che ora si direbbero -classiche secondarie e le superiori. Nel loro Collegio Massimo si erano -conferite lauree in alcune facoltà. Col loro allontanamento quel -privilegio era venuto meno; quindi non più dottorato in Teologia, meta -suprema degli studî ecclesiastici; non più laurea in Filosofia, materia -comune alla Giurisprudenza ed alla Medicina. - -Eppure ben altri erano stati i voti della Città nei secoli passati! -Quando nella rivoluzione del 1647 il popolo palermitano, adunato nella -chiesa di S. Giuseppe, avea presentato i Capitoli che per opera del -Senato voleva concessi dal Vicerè, non avea dimenticato quello a favore -della istruzione, inteso ad ottenere che «studi pubblici di tutte le -professioni in loco ben visto alla città» si aprissero, e la città ne -scegliesse i maestri[423]. - -[423] _La Lumia_, _Giuseppe d'Alesi e la Rivoluzione di Palermo del - 1647_, Documenti, n. 3. -- _I. Carini_, _L'Università di Palermo - nell'a. primo del corrente secolo_, in _Arch. stor. sicil._, a. II, - p 235. Pal. 1874. - -Ora il Senato, vigile custode del decoro della Capitale, implorò dal Re -il privilegio dei Gesuiti; ed al suo voto si unì più tardi, dissenziente -il Braccio militare, il Parlamento. S'invocò a favore del Diritto Civile -e Canonico e della Medicina e Chirurgia il privilegio per secolari -concessioni goduto, a scapito di Palermo, dalla città di Catania. Lunghi -i tentennamenti: ripetute le ripulse, dovute a difficoltà di erario ed a -malinteso rispetto a vieti diritti e, che è più, ad apatia del Governo -di Napoli. Si temeva che una concessione in questo senso a Palermo -potesse nuocere a Catania, facendo nascere in essa malumori contro i -ministri: e frattanto alla istruzione di Catania nocevasi, come vedremo, -assai più che concedendo il chiesto privilegio. - -Imperciocchè è da sapere che se Catania aveva la prerogativa -dell'insegnamento superiore e delle lauree, Palermo avea l'incarico dei -concorsi alle cattedre di quella città: e di questo le sue commissioni -esaminatrici con sottile astuzia si giovavano per regalare alla -privilegiata Università i men degni maestri. La notizia è nuova, ma ci -viene da un uomo degno di fede, indispettito del brutto giuoco a danno -della città a lui cara. - -«Palermo, dice il De Cosmi, ha riguardato sempre con gelosia questa -Università, e sempre e per tutte le vie ha procurato di fiaccarla -coll'erezione di nuove scuole, con dispense dal triennio, col procurare -che i professori di Catania fossero sempre persone di poco sapere, come -si vede dagli attuali (1801) professori interinarj provveduti dal -Ministero di Palermo, che, senza esagerazione, furono la spazzatura di -tutta la gente inutile di Palermo: sordi, vecchi decrepiti, attratti, -per non parlare delle qualità dello spirito e del costume, e che in otto -anni hanno finito di discreditare le scuole di quella infelice -Università»[424]. - -[424] _G. Di Giovanni_, _La vita e le opere di G. A. De Cosmi_, pp. - 152-53. - -Fatta la legge, del resto, è trovato l'inganno: e molti giovani -dell'Accademia degli studî in Palermo maliziosamente si sottraevano al -triennio di Catania mercè dispense che con futili pretesti facilmente -ottenevano. - -Pure i tempi maturavano. - -L'ultimo ventennio del secolo si svolgeva a vantaggio della cultura -scientifica della maggiore città dell'Isola. Sotto l'impulso di eletti -ingegni, con un po' di buona volontà del Governo locale, alle aure di un -rinnovamento intellettivo da tutti sentito, si cominciava a respirare in -campi meno angusti di quelli nei quali era stata o si era trincerata la -istruzione superiore. Un piano venne presentato per raddoppiarne le -materie; nuove discipline vennero ad assorellarsi con le antiche -rafforzandone la efficacia. Il modesto titolo di «Accademia degli Studî» -prese a rappresentare una vera e propria Università, che poi, nel 1805, -potè sorgere incontrastata a fronte di quella di Catania. Trenta -cattedre avea proposte (1779) la Deputazione degli Studî, e solo venti -ne ottenne: tre per la Teologia, quattro pel Giure, sei per la Medicina, -sette per la Filosofia: concessione irrisoria, se si guardi ai tempi -nostri; non priva d'importanza allora, che poco o punto si era riusciti -ad avere. - -Alla laurea teologica si potè aspirare frequentando per cinque anni (era -il corso più lungo) le lezioni di Storia ecclesiastica, Teologia -Dommatica e Morale non tomistica; alla legale, quelle di Istituzioni -canoniche e civili, di Diritto naturale e pubblico, di Economia, -Agricoltura, Commercio. Si conseguiva la laurea in Medicina per corsi di -Anatomia, dissezioni anatomiche, Chirurgia pratica, Chirurgia ed -Ostetricia, Chimica e Farmaceutica, Medicina teoretica e pratica. Questi -corsi superava la laurea filosofica, la quale in un amalgama che oggi -deve parere indigesto componeva Logica e Metafisica con Botanica e -Storia naturale, Fisica sperimentale con Lingue greca ed ebraica, -associandovi Geometria ed Algebra, Matematiche, Idraulica ed -Architettura civile! Di Pandette, Diritto feudale e criminale, Storia -civile, Antichità e Diplomatica non si parlava neppure, benchè la -Deputazione, ispirandosi a quel che s'insegnava a Catania, ne avesse -fatto proposta. - -A questi, altri insegnamenti vennero aggiungendosi più tardi; sì che ai -primi del nuovo secolo poteva ben contarsi sul numero dei trenta della -Deputazione medesima, pure essendovene diversi da quelli da essa -vagheggiati. _Lettori_ furon detti coloro che oggi chiamiamo -_professori_, titolo che assumono modesti insegnanti elementari come -titoli nobiliari si arrogano vanitosi audaci che non vi han diritto. -Agli antichi venne conservato il salario annuale di cent'onze (L. 1275); -ai nuovi quello di sessanta ad ottanta (L. 1070), che al settecento -valeva qualche cosa. - -In tutto questo tempo l'Accademia ebbe maestri rinomati: l'Ab. Carì per -la Dommatica, G. Venanzio Marvuglia per l'Architettura, Controsceri per -l'Etica, Sergio per la Economia pubblica, R. Scuderi per la Patologia. -Meli tribolava insegnando Chimica senza gabinetto; Garajo chiedeva -invano di dettare il suo corso di Istituzioni civili e di rito civile in -casa; Frate Bernardino da Ucria, condannato al modesto ufficio di -dimostratore, faceva per la Botanica assai più del lettore Giuseppe -Tineo. Man mano che altre cattedre si fondavano, maestri valorosi -venivan chiamati ad occuparle: l'Ab. Balsamo l'Agricoltura, il can. -Gregorio il Diritto siculo. Con larghe offerte si fecero pratiche per -avere allo insegnamento della Letteratura il Marmontel, delle -Matematiche il Lagrange, della Fisica lo Spallanzani, dell'Astronomia -l'Oriani: più oltre non poteva andarsi, ed il Caracciolo vi si spinse -con lo ardore di un riformatore; ma le pratiche riuscirono infruttuose; -e fu somma fortuna che il Piazzi si decidesse a lasciar la sua -Valtellina per la Sicilia, ove fu compagno ad altri ecclesiastici del -Continente italiano quali il Salvagnini da Padova e P. Michelangelo -Monti da Genova. - -Tra essi, circondato della falsa aureola di sapienza arabica, si assise -superbo il più gran ciarlatano del secolo dopo Cagliostro in Sicilia, -l'Abate Vella, le cui sfacciate creazioni storiche ci siamo provati a -riassumere in un precedente capitolo. - -Tolto in siffatta maniera ogni impedimento alla laurea, il numero degli -studenti si accrebbe, e con essi il bisogno di un regolamento di -disciplina. Verso la fine del secolo questo numero rappresentava una -media di 850; nel 1800 preciso era di 896, cioè: 84 nella Facoltà -teologica, 152 nella medica, 324 nella filosofica, 336 nella -legale[425]. - -[425] _Carini_, op. e loc. cit., pp. 236-38. - -Dalle carte dell'Accademia non si rileva se tutti facessero il loro -dovere; si rileva bensì che era molto attiva la sorveglianza del Rettore -del cortile sullo studio e sulla condotta loro. Si prendeva nota -dell'intervento degli scolari alle lezioni, del buon costume, degli atti -di pietà ai quali essi erano tenuti: ed atti obbligatorî di pietà erano -la messa ogni Domenica nell'Oratorio, il catechismo, le preghiere e via -dicendo. I giovani leggitori di questo libro -- se tant'è che esso ne -avrà -- sorrideranno a queste notizie: ma la cosa era proprio così. Gli -spiriti che oggi compiangono i poveri di spirito di ieri, maestri e -discepoli, devono pur pensare che essi hanno risoluto il grave problema -della credenza nella peggior maniera: non credendo nulla. - -Le vecchie insegne dottorali rivennero dal Governo autorizzate: fu -permesso l'anello e l'uso della cintura sopra gli abiti civili ed il -fiocco al cappello; la toga ed il fiocco color cremisi per la Teologia: -color verde per la Filosofia[426]. - -[426] _L. Sampolo_, _La R. Accademia degli Studi di Palermo_, cap. VI e - segg. Palermo, 1888. -- _Scinà_, _Prospetto_, t. III. - -Pure di scappatelle ne facevano anche allora gli studenti: se no, perchè -certi articoli disciplinari? Pei disubbidienti e pei protervi non v'era -solo la ammonizione e la espulsione, ma anche qualche argomento -convincente della polizia. Bisognava arare diritto, e non permettersi -atti di ribellione di sorta. Come più tardi, fino al 1860, dentro la -Università attuale, così allora dentro l'Accademia, cioè -nell'ex-Collegio dei Gesuiti, era una stanza per ufficio di un -funzionario incaricato di reprimere con la forza qualunque tentativo di -eccesso. Quando per la morte di D. Stefano Pizzoli, Lettore di Medicina -Pratica, venne chiamato il modicano D. Baldassare Cannata (16 ott. -1797), gli studenti di Medicina si prepararono ad ostile accoglienza. -Cannata, non palermitano, non di alta levatura, poco buon parlatore, -faceva sentire la perdita del venerando Maestro palermitano, sapiente -nella pratica, carezzevole nella parola. Il Cannata inoltre aveva un -difetto grave pel momento (il che è curioso per la storia dei sistemi -medici tra noi): non campeggiava a favore della dottrina di Brown, per -la quale gli studenti, probabilmente perchè nuova, parteggiavano. Erano -cencinquanta, e tirarono dalla loro tutti gli altri compagni delle varie -Facoltà. Il Cannata venne fischiato; ma la Deputazione degli studî tenne -fermo. Il Presidente Asmundo Paternò non era uomo da lasciarsi imporre -dagli schiamazzi; e Mons. Airoldi, Giudice della R. Monarchia, e Tommaso -Natale, sapevano bene il Fatto loro: e non cedettero. I fischi si -ripeterono, e la Deputazione fece entrare nella scuola del Cannata un -buon nerbo di birri. Ancor, altri fischi: ed i tumultuanti furono -arrestati. «Così -- conchiude soddisfatto un testimone -- l'ordine venne -ristabilito»[427]. - -[427] _D'Angelo_, _Giornale_ ined. pp. 170-79. - -Le Facoltà di Patologia, di Medicina e di Filosofia rappresentavano -l'insegnamento superiore; l'inferiore comprendeva le scuole di -Rettorica, di Umanità di prima, seconda e terza classe: e poteva dirsi -quello che oggi è in parte il liceo, in parte il ginnasio, senza essere -(«fortunati scolari d'allora!» ci par di sentire esclamare gli scolari -di oggi) nè liceo, nè ginnasio. - -Si era quindi in pieni studî classici italiani e latini. - -A centinaia vi accorrevano gli alunni; pei quali era vanto l'apprendere -dalla bocca del P. Gaspare Pecoraro e di Mich. Monti le lezioni d'infima -latinità e di alta italianità. Così grande ne era il numero che di -ciascuna classe doveano farsene due: e le cinque classi ne contavano -oltre a mezzo migliaio. L'anno 1800 dianzi citato essi ammontavano a -660. - -I saggi pubblici degli alunni del Monti facevano inarcare le ciglia e p. -Vesco, dotto, ma privo di gusto e di slancio, che vedeva disertare la -sua scuola ed affollare quella del Monti, si sfogava in insipidi -epigrammi, ai quali il buon genovese opponeva dignitoso silenzio[428]. - -[428] _A. Gallo_, _in Poesie scelte_ di M. _Monti_, p. X, Palermo, 1839. - - - - - CAP. XXVI. - - - SCUOLE INFERIORI PUBBLICHE E PRIVATE, MASCHILI E FEMMINILI. CASTIGHI. - MONELLERIE. USANZE VECCHIE E PRATICHE NUOVE. - -D'altro ordine e con espedienti diversi l'insegnamento medio e -inferiore. - -Oggi si fanno distinzioni e sotto-distinzioni di scuole classiche e -tecniche, professionali e normali. Allora non se ne facevan punto. - -Le scuole che si dicevano _normali_, corrispondevano alle elementari; le -altre, alle classiche. Non difficile, benchè non sempre comunemente -accetto, il potere frequentare gl'insegnamenti; i quali per vecchio e -nuovo istituto venivano, come vedremo, impartiti dai frati. - -In ragione dei sessi e dei ceti, differenti fra loro erano le scuole, -tanto pei ricchi quanto pei poveri, provvedendosi alla istruzione ed al -mantenimento di esse coi beni dell'abolita Compagnia. Giammai in tempi -di libertà furono impiegate più sapientemente e provvidamente le -ricchezze: esempio che si sarebbe dovuto tener presente quando i beni -provenienti dalle soppresse corporazioni religiose andarono quasi -perduti per l'erario, non messi a profitto per centinaia di migliaia di -Siciliani bisognosi. - -Un decreto reale del 1779 aveva ordinato l'apertura di scuole pubbliche -in tutte le case monastiche della Capitale. A questo decreto fu -ottemperato nei principali conventi. Vi furono ricevuti i fanciulli -della bassa gente, i quali vi imparavano a leggere, scrivere, far di -conto, grammatica latina, catechismo: tutto gratuitamente. Ogni scuola -avea due classi, l'una di lettura, scrittura e aritmetica volgare; -l'altra di elementi grammaticali latini da non potersi spingere al di là -delle prime regole di sintassi secondo l'unico _Limen grammaticum_. -Spedita si voleva la lettura, chiara e grande la calligrafia, precise le -regole, buoni gli esemplari dello scrivere; preferite le operazioni -aritmetiche «più facili e brevi e più necessarie agli usi del popolo e -degli artisti», cioè degli operai. - -Con questo fu intendimento del Governo offrire ai frati i mezzi di -uscire dall'ozio degradante che li consumava e di sollevarli a dignità -di maestri. - -Le lezioni duravano due ore la mattina, due ore dopo desinare. Un solo -mese le vacanze, dal 4 ottobre al 4 novembre; vacanze settimanali, il -mercoledì e tutte le feste di chiesa. Questo volevano le istruzioni di -Mons. Airoldi, che sulle fraterie aveva la giurisdizione. - -Secondo la diligenza ed il merito, i gradi e gli onori tra gli scolari. - -Severamente proibiti i regali dei parenti ai maestri: vietato ai maestri -il riceverne alcuno, chè menomata ne sarebbe potuta uscire la libertà -loro con parzialità verso gli alunni. Nessuna lezione doveasi -incominciare senza la invocazione del divino aiuto; nessuna finire senza -un ringraziamento a Dio[429]. - -[429] _Istruzioni preliminari emanate da Mons. Airoldi, il 17 gennaio - 1779._ Pal. 1779. - -Dieci anni dopo (1788) venivano introdotte in Palermo per opera di G. A. -De Cosmi, ch'era andato a studiarle a Napoli presso i Celestini di -Germania, le scuole normali. Le prime tre ebbero posto ai Crociferi, al -Palazzo reale ed alla parrocchia di S. Antonio. Dicevasi la nuova -istituzione di non esser proprio la tedesca; il De Cosmi avervi -apportate tali modificazioni da mutarne lo stampo originale, anzi averne -senz'altro snaturato lo scopo, ch'era quello di dirozzare ed istruire il -popolo. Malgrado queste ed altrettanti dicerie, le scuole vennero prese -d'assalto. Nei soli Crociferi si contarono fino a cento e più alunni. -Quaranta frati siciliani, che col De Cosmi erano andati ad istruirsi nel -nuovo metodo a Napoli, furono tutti collocati nell'Isola, paghi del -modico loro salario: e De Cosmi ne tenne la Direzione generale in -Palermo, così come la Deputazione superiore teneva quella -dell'insegnamento alto: due direzioni indipendenti l'una dall'altra, -dipendenti solo dal Governo[430]. Il solito leggere, scrivere, far di -conto e l'indispensabile catechismo ne era la base. Il latino, ritenuto -allora indispensabile a qualunque studente, e che per una assurdità non -altrimenti s'insegnava che in lingua latina, era bandito; ma, sicuro del -fatto suo, il De Cosmi volle fare esperimento del metodo anche con esso. -Sorprendenti ne parvero i risultati, perchè in un solo anno poterono gli -scolari spiegare le _Favole_ di Fedro e le _Vite_ di Cornelio e darne le -ragioni grammaticali. - -[430] _La Favilla_, appendice al n. 21. Palermo, giugno 1858. - -Si comprendono perciò i diversi pareri del momento intorno alle scuole -normali, prese dove con sincero favore, dove con manifesta antipatia. I -partigiani del vecchio, le videro come una ridicola novità, buone solo a -gettar polvere agli occhi e fare spender denaro. Tra questi fu il -Villabianca, che avendone voluto visitare una, quella del p. Caravecchia -ai Crociferi, trovò i ragazzi a far la birba (23 sett. 1789); e non ci -fu verso che si volesse ricredere, neanche dopo una visita che andò a -fargli in casa il De Cosmi (1800)[431]. - -[431] _Diario_ ined., a. 1799, pp. 64-65; a. 1800, p. 528. - -D'altro lato gl'insegnanti privati videro per esse disertate le loro -scolette: e doveva esser così se contro le loro a pagamento, le normali -eran gratuite. La scuola d'un certo sac. Quattrocchi è l'esempio degli -immediati effetti economici della nuova istituzione. - -I Baroni, obbligati dal Governo ad istituirne a proprie spese nelle loro -terre vassalle, fecero una opposizione così gagliarda, che il Re ne -mosse loro, a mezzo del Vicerè, acerbo rimprovero. - -Ci si consenta di tornare un poco indietro per osservare che la -soppressione dei Gesuiti aiutò lo sviluppo dello insegnamento privato. -Tra le scuole più note d'allora ce n'era una nel quartiere di Ballarò. -Nel giorno che inaugurossi la nuova Biblioteca senatoriale (25 apr. -1775), il Vicerè volle entrare nella vicina chiesa di S. Michele -Arcangelo per ricevere la benedizione. «Quivi fecero una vaga, deliziosa -mostra li scolarelli di G. B. Romano, pedante, prete, che teneva scuola -presso la detta chiesa, quali vestiti da soldati con armi e bandiere, -formando uno squadrone di battaglia, fecero corte ed onore al Principe: -e la banda degli strumentisti di questa truppa di ragazzetti accrebbe il -brio e lo spirito di questa festa»[432]. Immaginiamo la gioia del p. -Romano a questa funzione militare, e come dev'essere stato felice quando -il Vicerè Marcantonio Colonna gli avrà sorriso e forse lo avrà ammesso a -baciargli la mano. Certo i padri degli alunni ne piansero di tenerezza. - -[432] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXI, p. 324. - -Di grado più elevato e più serio fu un'altra scuola del rione della -Pietà, tenuta da un altro ecclesiastico e protetta dal Principe di -Villabianca. Per molti e molti anni essa chiamò a grande concorso i -fanciulli della classe civile, e fu in singolar favore della nobile. Del -profitto degli alunni era dato pubblico, solenne saggio annuale, che si -protraeva per due giorni interi. Vecchie carte di famiglia ci han -conservato i programmi di questi saggi. In un angolo della piazza -Vigliena veniva affisso un cartellone a penna corrispondente agli -attuali _placards_ a stampa. Quello dell'ottobre 1796 diceva così: - - TRATTENIMENTO LETTERARIO - NELLA CASA DEL - SIG.R PRINCIPE DI - VILLAFRANCA. - -Il programma invece era stampato e portava il titolo: - -_Prospetto di quanto si praticherà nell'esercizio letterario solito in -ogni anno tenersi al fine degli studj dagli scolari del sacerdote D. -Michele Castiglione, che ha la scuola dirimpetto il Convento di S. -Agostino, dedicato all'Ill.mo sig. Duca Lucchesi distribuito in due -giorni_[433]. - -[433] In Palermo MDCCXCVI. Per le stampe del Gagliani. In fol., pp. IV. - -Queste mostre erano dei veri avvenimenti pubblici. La parte più eletta -della città v'interveniva e se ne piaceva, prodigando lodi al Precettore -Castiglione, i cui alunni tanto profitto ricavavano. Interprete del -comun plauso facevasi poeticamente P. Catinella[434]. - -[434] _Miscellanee diverse di Sicilia_ presso il Principe di Trabia, vv. - 9 e 10. - -Se non che, una brutta occasione venne a togliere alla città questa tra -le migliori, se non la migliore scuola privata. Perseguitato dai timori -della recente rivoluzione di Francia e dagli effetti delle novità, Re -Ferdinando in persona proibiva in Palermo negli istituti privati lo -insegnamento delle scienze. Era per lui un partito efficace ad impedire -la introduzione di teorie pericolose in iscuole che, fino a certo punto, -si sottraevano al controllo governativo ed eran tenute, perchè -frequentate dalla classe civile, le più facilmente inchinevoli alle -fecondatrici dottrine dei novatori. P. Castiglione disubbidì: ed il -Governo ne chiuse la scuola (27 marzo 1799)[435] con sensibile danno -della gioventù, che da quella ritraeva solido profitto. - -[435] _Commissione Suprema della Pubblica Istruzione ed Educazione in - Sicilia. Ripartimento amministrativo, a. 1799_, vol. 4. Nel R. - Archivio di Stato di Palermo. - -L'argomento del quale ci occupiamo non è molto allettevole: e noi ci -permettiamo d'interromperlo con un aneddoto un po' ameno. - -Un maestro di scuola in Palermo, gran chiacchierone, ci vien presentato -dall'ab. Antonino Galfo, siracusano, amico intimo del Metastasio, nel -seguente arguto sonetto: - - Un panormita Precettor, che spesso - Il pranzo, per ciarlar, lascia e la cena, - Sfogava nel ginnastico consesso - La sua loquace, inesiccabil vena. - - Il segno alfin sonò, per cui concesso - È al misero fanciullo uscir di pena, - Nè si avvedea, che da le ciarle oppresso - Chi grattavasi il capo, e chi la schiena. - - Manca intanto col sol, che ormai s'invola - Al dì la luce; ma non pria, che manchi - A quello o la materia, o la parola. - - I putti allor di più ascoltarlo stanchi - L'un dopo l'altro uscirono di scuola, - Ed ei fu inteso a ragionar coi banchi. - -L'Ab. Galfo -- lo diciamo a proposito del suo sonetto -- non si rifiutò -di pagare un tributo all'Arcadia del tempo, ed uno di questi pagamenti -fu la descrizione della maniera onde «Nice invita Filano a bever seco la -cioccolata»[436], occasione eccellente per un'altra descrizione: la -preparazione della deliziosa bevanda, che d'inverno e nelle ore nelle -quali non era dalla moda consentito il sorbetto, veniva servita presso -le migliori famiglie. - -[436] _Saggio poetico del sig._ ab. D. _Ant. Galfo_. T. I. p. 184. Roma, - MDCCLXXXIX. - -Sicchè la musa del tempo avea anche delle benemerenze culinarie. - -Un seminario di nobili giovanetti avea prosperato in Monreale per opera -di F. Murena. Questo seminario passò a Palermo, presso i padri Scolopi, -che però dovettero cederlo al Governo e contentarsi di trasformarlo in -istituto di ragazzi civili, ricevendo in compenso un annuo assegno di -seicent'onze (Lire 7650). - -Sorse così il «Collegio Real Ferdinando», tutto di aristocrazia provata -con cent'anni almeno di nobiltà, sia di feudi, sia di nobili ufficî. Il -Governo vi volle a sua disposizione venti posti, ma più generosamente -del solito concedette sui beni gesuitici cinquemila scudi ogni anno. Se -la retta annuale pei civili era di 24 onze, qui pei nobili fu di -40[437]. La istruzione loro impartita non poteva essere più larga e -completa. Oggi stesso non si ha per la parte cavalleresca nulla di -simile. Dalla grammatica inferiore e superiore si giungeva alle umane -Lettere ed alla Rettorica: l'Aritmetica volgare si alternava con i primi -rudimenti delle scienze. Per lungo volger d'anni v'insegnò francese un -francese autentico, Mr. l'abbé Jacques Richard; disegno, Fr. Sozzi. La -scherma, impartita da un San Malato d'allora, il Maestro Trombetta, si -variava col maneggio dei cavalli, ed il violino con gli strumenti da -fiato e col ballo[438]. Fino a sessanta ragazzi fornivano così la loro -educazione: ma quanti uscivano educati a retti principî? I casati onde -provenivano, quella convivenza, giovevole ad impregnar di fumi -l'ambiente, le periodiche visite di certe famiglie, non sempre -concorrevano a preparar bene giovanotti che nella vita privata e nella -pubblica doveano portare la impronta della elevata loro origine e della -insigne cultura avuta. I buoni esempî non difettavano, nei quali la -nobiltà del sangue veniva confermata dalla nobiltà delle opere; ma non -iscarse erano le riuscite infelici: e questo libro malauguratamente ne -offre esempî dolorosi. - -[437] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XIX, pp. 331-34; v. XXI, p. - 139; v. XXVI, pp. 232, 278-79. - -[438] _Stato della Deputazione de' Regj Studj del Regno di Sicilia, e del - Convitto Real Ferdinando ecc. per l'a. MDCCLX-XXI._ Palermo, R. - Stamperia. Questo Stato si pubblicava ogni anno, ed era quindi un - Annuario della Pubblica Istruzione di Sicilia. - -Oggi per opera di benemerite persone nostrane e forestiere prospera in -Palermo una caritatevole «Società siciliana umanitaria per la Infanzia -abbandonata». Questa istituzione non è nuova. Nell'agosto del 1781 una -«Casa d'Educazione per la gente bassa» veniva aperta proprio ai -fanciulli poveri, abbandonati dai loro genitori ed agli orfani. Quella -benemerita Casa venne in parte costruita, in parte accomodata ad -ospizio. Per provvedimento sovrano, sopra i beni dei Gesuiti non meno di -ottanta fanciulli vi furono raccolti, vestiti, nudriti, ammaestrati alla -lettura, alla scrittura, all'abaco, al disegno. Più tardi questa casa si -aprì a quanti potessero pagare vent'onze all'anno. Quando si pensi che -il piano di questa istituzione fu concepito e proposto dal Sergio, non -si ha ragione di maravigliare dei buoni risultati di esso[439]. - -[439] _V. E. Sergio_, _Memoria per servire ad un piano di una nuova casa - di educazione per la gente bassa_. Palermo, Bentivenga, 1779. - -Frattanto, antichi istituti beneficavano i fanciulli dispersi, che, -distinti in _bianchi_ e in _turchini_, venivano ospitati ed istruiti nel -seminario di S. Rocco e in quello del Buon Pastore. Ma coi dispersi -erano anche i figli delle persone civili, che pagavano una annuale -retta. - -Qualche notizia degli istituti femminili e della istruzione ed -educazione che in essi impartivasi è necessaria. - -I soliti tre quarti di nobiltà si esigevano per le donzelle del recente -R. Educandario Carolino: e nei primi del sec. XIX fu grave scandalo -l'ammissione d'una fanciulla alla cui famiglia mancava uno o due di quei -quarti. Che importava che potessero pagare cinquant'onze (L. 637) e -magari il doppio della retta quando non c'era quel titolo essenziale? Nè -importava che le cinquant'onze non si potessero pagare, perchè alle -ristrette fortune provvedevano posti di regia erezione. - -Completa eravi la istruzione, e tale da non restare molto addietro alla -presente. Lì erano «tutte le scuole di leggere, di ben formare il -carattere (calligrafia), di aritmetica, di lingua latina, di lingua -francese, di geografia, di storia e di musica». Lì «maestre fisse di -lavorar calzette (che scandalo ai dì nostri l'insegnar la calzetta ad -una ragazza!), di cucire alla francese, di ricamare e in bianco e in oro -o argento, ed in colorito a fiori, di travagliar merletto o di filo o di -seta o d'oro ed argento, e di tutte insomma le manifatture femminili». -Monsieur Bernard era il modello della più fine pronunzia del francese -che insegnava; pronunzia tenuta sempre di conto, e perfezionata per la -viva voce delle suore salesiane (governatrice, suora Lionetti) e di tre -cameriere francesi, addette con un'altra del paese alle venti educande -ordinarie. Severi i divieti di oggetti di lusso e di moda, chè -irresistibile era per questi la inclinazione delle fanciulle. Ma, al -contrario, non adatti alla buona educazione del corpo e dello spirito i -lauti pasti giornalieri[440]; i quali preludevano a quelli che ad -istruzione finita sarebbero esse andate a trovare nelle loro case. - -[440] _Avviso ai signori nobili che vorranno collocare le loro figliuole - nel R. Educandario Carolino._ In Pal., MDCCLXXXIII. -- _Stato della - Deputazione de' Regj Studj_ ecc. (anno 1785). -- _Villabianca_, - _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, p. 261. - -Buone le istituzioni dei collegi di Maria, intesi, secondo la Regola del -Card. Corradini, «al gratuito insegnamento delle ragazze nei lavori -donneschi, nella istruzione letteraria elementare, nell'aritmetica, -nonchè nella educazione morale, nella cristiana religione», come diceva -il Iº articolo del Collegio della Sapienza (1740), modellato su quello -della Carità all'Olivella (1721). - -E non si cerchi altro dopo il molto che davano questi eccellenti -seminari di educazione femminile. Ovunque si andasse per la città, in -qualsivoglia ritiro o reclusorio femminile volesse penetrarsi per -osservarvi la istruzione che vi s'impartiva -- dove se ne impartiva, -- -non si sarebbe trovato se non una parte appena di quello onde i Collegi -di Maria largheggiavano. - -Houel trovò caratteristica la trascuranza, sovente volontaria, della -istruzione delle fanciulle anche più elette nei piccoli paesi di -provincia, e racconta un aneddoto del quale fu testimonio in Girgenti. - -«Io, dice Houel, andavo spesso in casa del Barone.... dove intervenivano -molti titolati. Un giorno sorse un dubbio circa la maniera di scrivere -una parola italiana: e poichè nessuno si trovava in grado di -scioglierlo, ne fu chiesto a due distintissime signorine della -compagnia; le quali con aria di gran soddisfazione risposero che non -sapevano leggere. E perchè? perchè altrimenti avrebbero potuto -comunicare con gli uomini. Un canonico, sopravvenuto, giustificò l'uso, -bastando solo che le donne sapessero recitare le loro preghiere col -rosario. Tutti mi parvero dell'avviso del canonico»[441]. - -[441] _Houel_, _Voyage_, t. IV, p. 54. - -Certo non si andava tant'oltre da coloro che volevano intendere alla -educazione delle figliuole: ma chi scrive queste pagine conobbe prima -del 1860 signore egregie, le quali sapevano leggere ma non sapevano -scrivere, perchè il leggere soltanto era stato consentito dai loro -genitori: e potremmo fare i nomi di tre di esse, le quali furtivamente -avevano imparato a scribacchiare sogguardando una loro sorella destinata -ad un Collegio di Maria, nelle ore che un maestro di scuola veniva a -darle lezioni in casa. - -Non sempre la istruzione andava in armonia con la educazione, la quale a -cagione dei difetti del tempo difettava anch'essa. T. Natale osservò che -tra noi non si conosceva «il vero e retto metodo di educare i nostri -figliuoli onde divenissero buoni ed utili membri della Società»: ed -attribuì il male alla insufficienza delle persone che educavano e al non -proporzionare l'educazione loro alla condizione delle persone in -particolare, e in generale a quella del paese[442]. - -[442] _Natale_, _Riflessioni politiche_. Palermo, 1772. - -Siamo sempre alle solite recriminazioni ed ai soliti rimpianti! - -Quando si guarda ai castighi che allora s'infliggevano a coloro che -venivano meno ai doveri di studio e di disciplina, non si ha diritto di -dubitare di questa osservazione. - -Parecchi assiomi popolari giunti a noi fanno fede delle teorie educative -d'una volta. Si diceva che i fanciulli imparano a leggere non per il -maestro, ma per via delle sferzate[443]; e ripetevasi per sentita dire -il verso del Veneziano: - - La ferla 'nsigna littri, nomi e verbi. - -[443] _Pitrè_, _Proverbi siciliani_, v. I, cap. XXII. - -La sferza era il dio della istruzione, e fuori di essa impossibile -sperar bene. - -Certo queste teorie non nacquero nel settecento; ma nel settecento -correvano, formando, diremo così, il catechismo di certi maestri e di -certe famiglie. - -Comuni i castighi di obbrobrio pei negligenti: la solita mitra di -cartone con un somaro dipintovi sopra pei fanciulli delle scuole -inferiori; un cencio rosso buttato sulle spalle ed una canna in mano per -quelli delle superiori, dalla Umanità in poi. Ci era, come al tempo dei -Gesuiti, la gridata d'un giovane di bella voce, ordinata dal maestro -perchè tutti sapessero che il tal dei tali non voleva studiare, e perchè -egli cangiasse vita. Questa gridata cominciava e finiva con -l'intercalare: _Studeat! Studeat!_ e tutte le classi facevano silenzio -per sentire di chi si parlasse. - -Non meno comuni le spalmate, inflitte quando dal maestro, quando, per -non iscomodarsi lui, da un uomo _ad hoc_, che si diceva bidello, ed era -un vero aguzzino: due, quattro, sei, otto, sempre in numero pari -alternando nel paziente i colpi sulla mano destra e sulla sinistra. -C'erano i cavalli. Uno scolare aitante e vigoroso della persona, o un -aiuto del bidello, era chiamato a caricarsi addosso il gastigando, ed il -maestro, o chi per lui, gli appioppava su quel di Roma delle sferzate, -per le quali il miserello scalciava e gridava a perdifiato (se era un -bel tomo, taceva): ed il _cavallo_ tentennava alle scosse. - -Quando la colpa esigeva maggior pena, c'era il pubblico esempio: tutti -gli scolari di tutte le classi, in un atrio, messi in quadrato, -assistevano al cavallo come i soldati d'oggi alla degradazione d'un loro -camerata indegno. - -Il Buon Pastore era l'istituto scolastico dove la mitezza era bandita; i -regolamenti, in tutto il significato, eran disumani. Nelle -trasgressioni, dalle palmate e dai cavalli si andava al digiuno in pane -ed acqua, dal digiuno al carcere, dal carcere ai ceppi. I ceppi peraltro -erano l'argomento più comunemente usato nei seminari, negli istituti di -educazione e perfino nei conventi. Ad un alunno orfano che fuggisse dal -Buon Pastore, appena ripreso, veniva applicata la pena di quindici -giorni di ergastolo e di venti sferzate al giorno; alla prima recidiva -era aggiunto il digiuno; alla seconda, l'esilio con l'imbarco sul primo -bastimento che facesse vela dal nostro porto[444]. - -[444] _Costituzioni del Conservatorio del Buon Pastore dei Figliuoli - dispersi di questa Capitale_, cap. XXII, pp. 44-45. In Palermo, - MDCCXLVIII. - -Ed il Cielo non avea fulmini per l'inventore di pena così -scellerata?!... - -Allorchè vi andò Rettore il Santacolomba, e vi trovò quelle tradizioni -tiranniche, ne rimase tanto disgustato che non volle più saperne. Diceva -egli: «Quando un ragazzo arrossisce, per me è punito. Quella tinta che -si estende sul di lui volto, mostra il colore della virtù, e come questa -non può far lega col vizio, così non ho alcun dubbio che rossore e -ravvedimento camminano sempre in ottima compagnia: l'impegno del Rettore -non dovrà esser quello di rendere infelice il figliuolo (del Buon -Pastore), ma di ricuperarlo dolcemente emendato»[445]. E proscrisse quei -crudeli trattamenti. Tuttavia nel 1832 i ceppi erano ancora parte della -educazione cotidiana. - -[445] _Santacolomba_, _L'Educazione_, p. 482. - -Anime gentili come il Santacolomba molte ne vantava il paese. L'Airoldi, -p. e., nell'impartire le istruzioni ai superiori dei conventi per le -scuole da aprirsi, facevasi eco di quelle anime raccomandando «fosse la -disciplina scolastica mantenuta meglio per via della ragione, dell'amore -e della vergogna che per quella dei castighi e delle sferzate, con che -si suole l'animo abbassare e fare un abito vilissimo di durezza e di -servitù». Una massima siciliana poi, che vale tant'oro, sentenziava: - - Lu suverchiu castigari - Fa spissu 'mpijurari (_peggiorare_). - -La disciplina, com'è da credere, con questi castighi non era sempre la -migliore. Dove sono fanciulli sono anche monellerie: e le monellerie di -quelle generazioni ci fanno ricordare non pur le birichinate sorprese -dal Villabianca a' Crociferi, non pur le solite pallottole di carta e le -burle alle spalle del maestro; ma altresì il chiasso e gli schiamazzi. -Le scenate universitarie innanzi descritte danno una lontana idea dei -non infrequenti disordini di certe scuole o di certe classi. - -Di questo nessun cronista fa cenno, perchè sono appunto le cose -ordinarie quelle che sfuggono a chi rileva le straordinarie. Ma gli -archivî del Governo ne serbano documento e, che è notevole, anche fuori -la Capitale. Nelle regie scuole di Trapani la Commissione suprema della -Istruzione ed Educazione in Sicilia dovette occuparsi seriamente della -indisciplinatezza di alunni divenuti assolutamente incorreggibili. Un -rapporto ufficiale li dipinge insolenti, insubordinati. A capriccio -salavano la scuola (_facevanu Sicilia_), a piacere stabilivano vacanze. -Invitati a far circolo, sistema allora molto in voga per la ripetizione -che precedeva la entrata in classe, sotto la direzione d'un compagno -detto _centurione_, si rifiutavano; di esercizî letterarî non volevan -sapere; e rimbaldendosi l'un l'altro scioperavano passeggiando per -l'atrio e cantando canzoni[446]. - -[446] _Commissione Suprema della Pubblica Istruzione ed Educazione in - Sicilia, anno 1782-1788_, v. II, p. 31 _retro_. Nel R. Archivio di - Stato di Palermo. - -Affermare quindi che tutti studiassero, è menzogna. Come sempre e -dappertutto, c'era chi studiava molto e chi non istudiava nè molto nè -poco; ma, indizio notevole, i _pochi_ libri da studio, anche -sciupacchiati, religiosamente si conservavano. Sottolineiamo la parola -_pochi_, perchè dai molti che ora s'infliggono a scolari ed a genitori -dipende una parte dei mali dell'istruzione presente. In quei pochi -libri, nella prima e nell'ultima pagina, gli alunni si affrettavano a -scrivere di propria mano formole tradizionali che rivelavano -l'attaccamento loro alla piccola proprietà[447]. - -[447] Una, la più comune, diceva: - - Se questo libro si perdesse - E qualcuno lo trovasse, - A mani di (_il nome del possessore_) lo portasse; - E se non lo porterà, - All'inferno se ne andrà. - - _G. Pitrè_, _Una formola scolaresca, nell'Archivio delle tradiz. - pop._, v. VIII, pp. 377 e segg. Palermo, 1889. - -Mutati i tempi, con la guadagnata libertà, le cose radicalmente -mutarono. Per interessi di autori e di editori, con grave danno delle -famiglie di ristretta fortuna, i libri scolastici si cangiarono di anno -in anno, con ingiustificabili sostituzioni. - -Dove una volta si studiava per imparare, e dell'imparato dar pubbliche -prove, venuto il 1860 si cominciò a sbadigliare sulle tesi che dovean -servire agli esami, niente importando se si fosse appreso o no. Superati -i quali, e lasciatasi la scuola, si barattano ora con pochi soldi i -libri che dovrebbero costituire i cari ricordi dell'adolescenza. Con -pochi soldi, diciamo, non perchè questi possano servire a bisogni della -vita a soddisfazione di capricci di gioventù, ma per dispetto della -ingrata materia e per avversione alla scuola, ragione di lunghi, -angosciosi palpiti. Laonde si assiste allo scandaloso spettacolo di -botteghe di _compra-vendita_ di libri scolastici, rifiuto di stanchi -vincitori di licenze tecniche, ginnasiali, liceali, o di bocciati, che -non sapendo fare altro, poichè ad altro non sarebbero buoni, si danno al -facile mestiere di giornalisti, insolentendo audacissimi contro -gl'insegnanti che li han riprovati. - - Nè lascerò di dir, perch'altri m'oda, - -che le antiche sferzate di maestri irritabili e maneschi a scolari -indisciplinati o riottosi vengono sostituite, poco dopo una bocciatura, -con revolverate agli esaminatori, o violenti attentati alla propria -vita: manifestazione morbosa, della quale tutti debbono ritenersi -egualmente responsabili: governanti, insegnanti, famiglie e scolari. Che -per malintesa avversione al passato, tutto di quello volle mettersi in -bando, il cattivo ed il buono, rinunciandosi alla esperienza più volte -secolare. Non si guardò alle condizioni speciali delle singole regioni, -nè alla storia locale; e si fecero, disfecero, rifecero, per tornarsi a -disfare, non sempre migliorando, leggi, regolamenti, programmi, la -osservanza dei quali ridusse i maestri ad uomini senza libertà -d'iniziativa, in lotta continua con la propria coscienza, agitata dalla -severità di certe leggi, dallo stato d'animo di chi le applica e dagli -effetti perniciosi di applicazioni inconsulte. Così fanciulli e giovani -presero a odiare gli studî, e nei maestri videro, non già padri -affettuosi e consiglieri sapienti, ma nemici senza cuore. Dall'esempio -cristiano dei loro genitori di rado trassero ragione di rassegnarsi alle -piccole contrarietà della vita, o di levarsi a considerazioni di morale -evangelica; giacchè come non la udirono sempre dai loro educatori, così -non sempre la trovarono in famiglia. E quando dopo di aver sorpreso in -un loro maestro un gesto, un motto imprudente, legato ad una inconsulta -allusione religiosa, tornarono in casa, e nei loro genitori, nei loro -nonni trovarono gesti e motti ben diversi da quello, non seppero -comprendere se la ragione fosse di costoro o del maestro medesimo, il -quale, appunto perchè preposto ad istruire e ad educare, dovea saperne -più dei genitori e dei nonni. - - Di più direi, ma di men dir bisogna! - - - - - CONCLUSIONE. - - -Nella lunga corsa per la vecchia Palermo abbiam dovuto lasciare -argomenti di molta importanza economica, civile, ecclesiastica: lo -scarso commercio e le ingegnose manifatture, il movimento del porto ed i -pubblici mercati, il sentimento religioso ed il culto esteriore, le -opere di carità e gl'istituti di beneficenza. Ragione di particolare -attenzione apparivano agli occhi nostri le condizioni della Chiesa, le -quali trovammo descritte in una ardita lettera fin qui inedita dell'Ab. -Cannella. Se non che, preoccupati del faticoso cammino fatto e della -possibile stanchezza del lettore, non meno che delle esigenze -tipografiche, dovemmo rinunziare anche a questo, così come ai banditi -del tipo classico, risorgenti, come la mitica fenice, dalle loro ceneri -anche dopo la cattura e la impiccagione del famigerato Testalonga. - -Eppure codesti argomenti, non poco utili alla conoscenza del sec. XVIII, -ci offrivano materia curiosa e, nella sua curiosità, istruttiva. - -La incerta morale del Clero avea le sue radici nella fiacca disciplina -che la moderava; le velleità profane dei preti e dei frati ritraevano -dal libero costume dell'alto ceto. Il sentimento religioso, vivo, -intenso, benchè nelle sue manifestazioni alle volte scomposto, -dell'umile gente, intiepidiva nei chierici, si offuscava in alcuni del -ceto medio più intelligente, e pompeggiava con funzioni solenni nel -superiore. Qualche idea volteriana, che in questo mai o quasi mai osava -entrare, a quando a quando incontrava timide simpatie tra i civili, ed -affacciavasi alle celle dei frati non tutti inchinevoli ad ascetiche -contemplazioni e a devoti ragionari. - -Mentre nella sola chiesa di Casa Professa, in un solo giorno, si -comunicavano (stupefacente, ma vero!) ben trentamila persone, e per -un'aurora boreale si correva all'impazzata in cerca di confessori, i -letterati si bisticciavano sonettando chi pro, chi contro Voltaire[448]. -Le anime timorate spendevano per l'acquisto dell'annuale Bolla della SS. -Crociata; ma nessuna di esse stava a guardare chi mangiasse carne in -giorni non permessi dalla Chiesa: ed alla mensa di due Arcivescovi -(Lopez e Adami), proprio nei giorni di magro, venivano servite anguille -di Messina e vitella di Sorrento. Attiva la caccia ai libri proibiti, ma -frustrata dalle inclinazioni di molti, sì che ad un forestiere, -commensale dei due prelati, offerivasi la celebre _Lettre de Trasibule_ -e _l'Examen important_[449]; ed in quella che ogni luogo echeggiava di -severe censure alle nuove fogge di vestire, molti sacerdoti, quasi -frustini sfaccendati, andavano bighellonando per la città in abiti -borghesi a colore, stivaloni e capelli incipriati[450]. - -[448] Vedi sonetto siciliano inedito nel ms. segnato 2 Qq D 30 della - Biblioteca Comunale di Palermo, e _Villabianca_, _Diario_, in - _Bibl._, v. XXVII, p. 4, e v. XXVI, pp. 198-200. - -[449] _Hager_, _Gemälde_, p. 192. - -[450] Avviso a stampa in data del 18 marzo 1796, a firma del Vicario - generale della Diocesi di Palermo. - -Gli è che alla santità della fede talora riusciva inefficace la -disciplina ecclesiastica; e sommamente dannosa fu la gestione -dell'ultimo Arcivescovo del secolo (Lopez y Royo), più delle apparenze -curante che della sostanza, più dei suoi personali interessi che di -quelli ben più gravi della religione. Non uno slancio da mente -illuminata in costui, non un impeto che rivelasse la genialità di -sentimenti generosi ond'egli primo avrebbe dovuto farsi banditore. La -mondanità delle forme era in esso pari alla mal celata ambizione; e se -Palermo non degradò dal culto sincero delle cose divine, si dovette alle -convinzioni profondamente radicate nelle coscienze, e neppure sfiorate -dal soffio degli enciclopedisti. - -Ma fra tanti e sì stridenti contrasti la carità non difettava mai. -Numerose opere pie componevano il tesoro dei poveri e dei derelitti. Se -a tutte le miserie non riuscivano a provvedere, perchè immense quanto il -mare son le sventure, a molte recavan sollievo, e più ancora ne -avrebbero recato se alcuni beneficî fossero stati informati a principî -diversi da quelli dominanti nel tempo in cui nacquero. - -La Società moderna rimane impassibile o sorpresa a certi scopi di legati -d'allora; ma ha torto nel giudicarli coi criterî che si son venuti -formando da mezzo secolo in qua. Bisogna ricordarsi che una delle grandi -preoccupazioni, se non la più grande, era l'anima, nella cui salute si -erogavano sostanze, la legittimità delle quali nessuno metteva in -discussione. Quindi i legati a favore di ordini religiosi e di cappelle, -dove come in propria casa i confrati si adunavano. Le cosiddette -_congregazioni_ o compagnie erano un completamento della famiglia; -famiglia più larga, intesa a considerazioni sull'ultimo fine; e tra i -legati ve ne avea così per esse come per le chiese, tanto per -consanguinei poveri quante per orfane estranee. Nel solo anno 1790 si -ebbero fino a nove istituzioni di cosiffatti legati. - -La ricerca del nuovo patrimonio dovuto alla divozione ed alla carità -nelle ultime decadi del settecento a confronto del patrimonio dei secoli -precedenti darebbe oggi sorprese confortevoli alle anime bennate; ma, -checchè ne sia, mentre in codeste maniere si affermavano le supreme -volontà dei benefattori, centinaia di beneficî vigoreggiavano. - -La lista delle opere pie palermitane parla dolcemente al cuore, e -conferma come nulla si trascurasse per venire in soccorso degli -infelici: donne traviate, fanciulle pericolanti, infermi mancanti di -cure, bambini senza sostegno, carcerati privi di pane, condannati laceri -e scalzi. Carità sublime quella, alla quale nessun giornale profondeva -lodi smaccate a scapito della verecondia dei benefattori. La bramosia di -rumore intorno al proprio nome poteva forse, perchè umana, affacciarsi -all'animo loro; ma non lasciava svaporare la fragranza del fiore gentile -della carità, olezzante perenne e benedetto. Non si sognava la -teatralità delle opere buone, non il compenso materiale del bene -spontaneamente concepito e santamente condotto; unico movente, unico -compenso del bene, il bene stesso. - -E frattanto, per lunga inerzia, sonnacchioso il paese trascinava la vita -alla quale era stato abituato da Vicerè stranieri, avidi di pompe e di -danaro, e da ministri, ciechi o avveduti strumenti di quei Vicerè. - -Tra molli ozii intorpidivano i ricchi, d'altro non curanti se non di ciò -che meglio assicurasse il quieto lor vivere col godimento, per chi ne -avesse, di titoli e di fasti. Carezzavali il Governo e, come per -compenso, ne ricavava forza, che alla sua volta su di essi rispecchiava -e profondeva. Del ceto civile, gl'impiegati sbarcavano placidamente il -lunario guardandosi dal far cosa che potesse dispiacere ai superiori o -compromettere l'ordine interno; ed i professionisti grossi e piccini -dalle dovizie delle case nobili, dai piati dei litiganti e dalle -amministrazioni delle comunità religiose ritraevano chi sussistenza, chi -agiatezza. - -La innata passione di gareggiare in lusso con la classe elevata imponeva -loro spese che consumavano le ordinarie entrate: gara che per imitazione -ne tirava dietro un'altra: quella degli operai. - -La grande massa del popolo, purchè il pane costasse poco (ed il Senato -lo dava a buon mercato, anche a scapito dell'erario del Comune) e le -feste non mancassero, si sfamava e restava contenta. - -Potente come la Nobiltà il Clero secolare e regolare, rispettato se alto -e dotto, tollerato se basso; ma pur sempre tenuto di conto, se non altro -pel numero. - -Non una parola di fuoco che accendesse gli spiriti; non un atto che -sorreggesse le fedi vacillanti, che sollevasse alla visione d'una -Sicilia forte, libera e indipendente. Il tentativo del Di Blasi fu -un'allucinazione generosa al miraggio della libertà francese, tirannide -di folle boccheggianti attorno agli alberi della libertà, in Italia -grottescamente parodiati. - -Qualche anno dell'ottocento dovea passare perchè si uscisse dall'eterno -torpore. La Società incominciava una lenta, insensibile evoluzione. La -forza di volontà dei maggiorenni, già viva e gagliarda in tutte le sue -esteriorità, svigorita pel prolungato consumo dell'organismo sociale e -pei continui ritagli di privilegi e preminenze operati dagli ultimi -Vicerè, volgeva a completo esaurimento. - -Il patriziato era caduto in istanchezza: e quando con l'atto memorando -del 20 luglio 1812 il Braccio baronale del Parlamento siciliano faceva -spontaneo sacrificio di quei privilegi e di quelle preminenze, esso -compieva sì un nobile atto di patriottismo, ma rinunziava ufficialmente -al resto di ciò che avea parte perduto, parte dimenticato. Le energie -d'una volta, spossate, si trasformavano in nuove energie come per -prepararsi a combattere il dominio del passato ed a sostenere le lotte -dell'avvenire. - -Nei primi sessant'anni del secolo XIX, in mezzo a turbinose vicende, la -storica Capitale seguì una via ascendente di progresso: debole -progresso, è vero, ma reale e palpabile. Tra giuramenti di principi -fedifraghi ed aspirazioni e sommosse di popoli, tra violente repressioni -di governanti e fremiti sdegnosi di vittime, tra concessioni -coraggiosamente reclamate e riforme ineluttabilmente imposte dal fatale -incalzare degli eventi, il paese con la coscienza dell'esser suo e con -la forza della sua storia acquistava dignità novella. - -L'asservimento forzato al Governo di Napoli, l'antigeografico titolo di -_Regno delle due Sicilie_ al quale l'Isola dovette sottostare, non -impedirono il rinnovamento della Città. - -Il 1860 trovò Palermo pronta ad immolare sull'altare della Unità -d'Italia la sua autonomia. Pur di conseguire la libertà, che, ben intesa -e mantenuta, è base e guarentigia di civile floridezza, unì -incondizionatamente le sue sorti a quella degli altri Stati della -Penisola e diventò provincia del nuovo Regno. - -Abolite da mezzo secolo ma non dimenticate le antonomastiche -_Costituzioni_, la storia di Palermo, che è storia di Sicilia, si -confuse e si perdette nella storia d'Italia; ma Palermo si fece più -grande, più bella, degna in tutto e per tutto delle principali città -sorelle di Terraferma. - -Le sue mura di città crollarono; i suoi bastioni di giorno in giorno -cedettero il posto ad infinite abitazioni private e pubbliche; le sue -porte restarono solo di nome. L'antica Capitale si triplicò fuori di se -stessa: e le quattro miglia di suo circuito divennero tre volte tanto, e -sulla immensa pianura di orti, giardini, oliveti e spiagge gli abitanti -si riversarono in cerca di aria, di luce, di verde, di cielo, di mare. - -Ogni giorno che passa è una casa, un edificio che cade sotto il piccone -inesorabile del muratore, e con esso un ricordo che si dilegua dalla -memoria di chi resta. E non pure il passato, ma anche il presente cade a -brandelli. I fatti avvenuti ieri s'involano agli occhi nostri -precipitando nel baratro delle memorie irrevocabili. Nel tempo che fugge -s'incalzano con rapidità fulminea uomini e cose. Solo resta immutato, -vecchio e perennemente giovane, il popolo; sul quale due, tre secoli non -son per altro passati che per modificare vestiti non più compatibili col -continuo rinnovamento della moda. I suoi _catodî_, minacciati da -periodiche velleità di trasformazioni edilizie, son sempre lì, per -naturale inclinazione della genterella che li abita, uniformi, puliti, -ma angusti, sovente scarsi più sovente privi di luce; e si legano e -stringono, o si dividono e discostano per formare vicoli tortuosi, -gradinate sostituite a rampe di antichi dislivelli, piazzuole -irregolari, cortili ciechi, reconditi, sinistri, ignoti perfino ai -popolani del quartiere. Quivi formicolano parecchie centinaia di -migliaia di uomini, donne, fanciulli con tradizionali usanze e leggende -che richiamano a consuetudini scomparse. - -Ma il ceto medio e l'alto, non del tutto smorbati dal tradizionale -spagnolesimo, con mirabile prontezza si sono assimilati quanto di nuovo -offre la vita moderna del continente: il grande, il bello, che non può -sfuggire agli ammiratori delle cose grandi e belle. - -Possa tu, o Palermo, vanto della Sicilia, con l'Italia forte, avanzare -in prosperità! Possano le più miti aure carezzarti di dolci baci, ed il -cielo giocondarti di perenne sorriso! Possano i tuoi figli renderti -beata di domestiche e civili virtù! - -Ecco l'augurio, che l'ultimo dei tuoi devoti fa per te, vecchia Palermo -ringiovanita, - - Patria, diva, santa genitrice! - - - - - RAGGUAGLIO - - - _tra i pesi e le monete del secolo XVIII_ - _e i pesi e le monete d'oggi._ - - Una salma = ad ettolitri 2, 74. - Un quintale (rotoli 100) = chilogr. 80. - Un rotolo = ettogr. 7, 9 decagr. - Un'oncia = decagr. 7. - Un'onza = lire 12, 75. - Un tarì = lire 0,42. - Un grano = lire 0,02. - Uno scudo = lire 5,10. - Un ducato = lire 4,25. - - ---- - - - - - FINE DEL VOLUME SECONDO - - ---- - - - - - Nota del Trascrittore - - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le -grafie alternative (Arcieri/Arceri, sotto-regole/sottoregole, -avversari/avversarî, mormorio/mormorìo e simili), correggendo senza -annotazione minimi errori tipografici. Per comodità di lettura sono -stati inseriti nelle note, dove non presenti o errati, i numeri di -pagina relativi al testo richiamato nelle note stesse, nella forma {p. -_nn_}. Sono stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo -originale): - - 47 -- Il giuoco [guoco], non v'inganno, a me - 67 -- Che [Cre] dalla ruota e dal martel cadente - 205 -- e di egregio [egrerio] casato - 218 -- non il mellifluo [mellifuo] Caramanico - 271 -- Per convincersi [convircersi] di questa verità - 279 -- Principessa Carlotta di Wales [Walls] - 347 -- la opinione [opione] del Tychsen - 358 -- non sacerdote [sacedote], ma semplice chierico - 361 -- e qualche operazione chirurgica [chirurigica] - 447 -- si ebbero fino a nove [nuove] istituzioni - - - - - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA IN PALERMO, VOLUME 2 *** - - - - - A Word from Project Gutenberg - - -We will update this book if we find any errors. - -This book can be found under: http://www.gutenberg.org/ebooks/37720 - -Creating the works from public domain print editions means that no one -owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and -you!) can copy and distribute it in the United States without permission -and without paying copyright royalties. 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Information about the Mission of Project Gutenberg(tm) - - -Project Gutenberg(tm) is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of computers -including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists -because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from -people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg(tm)'s -goals and ensuring that the Project Gutenberg(tm) collection will remain -freely available for generations to come. In 2001, the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation was created to provide a secure and -permanent future for Project Gutenberg(tm) and future generations. To -learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and -how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 and the -Foundation web page at http://www.pglaf.org . - - - Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive - Foundation - - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the state -of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue -Service. The Foundation's EIN or federal tax identification number is -64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at -http://www.gutenberg.org/fundraising/pglaf . Contributions to the -Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to the -full extent permitted by U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. -S. Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered -throughout numerous locations. Its business office is located at 809 -North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email -business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact -information can be found at the Foundation's web site and official page -at http://www.pglaf.org - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary - Archive Foundation - - -Project Gutenberg(tm) depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. 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