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+The Project Gutenberg EBook of Marocco, by Edmondo De Amicis
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+
+Title: Marocco
+
+Author: Edmondo De Amicis
+
+Release Date: December 20, 2009 [EBook #30725]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK MAROCCO ***
+
+
+
+
+Produced by Emanuela Piasentini and the Online Distributed
+Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This book was
+produced from scanned images of public domain material
+from the Google Print project.)
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+
+
+
+ MAROCCO
+
+
+ DI
+
+ EDMONDO DE AMICIS
+
+ _Quarta Edizione._
+
+ MILANO
+
+ FRATELLI TREVES, EDITORI.
+
+ 1877.
+
+
+MILANO. TIP. FRATELLI TREVES.
+
+_Gli editori hanno compite tutte le formalità richieste dalla legge e
+dalle convenzioni internazionali per riservare la Proprietà letteraria e
+il diritto di riproduzione._
+
+
+
+
+TANGERI
+
+
+Lo stretto di Gibilterra è forse di tutti gli stretti quello che separa
+più nettamente due paesi più diversi, e questa diversità appare anche
+maggiore andando a Tangeri da Gibilterra. Qui ferve ancora la vita
+affrettata, rumorosa e splendida delle città europee; e un viaggiatore
+di qualunque parte d'Europa sente l'aria della sua patria nella
+comunanza d'una infinità d'aspetti e di consuetudini. A tre ore di là,
+il nome del nostro continente suona quasi come un nome favoloso;
+cristiano significa nemico, la nostra civiltà è ignorata o temuta o
+derisa; tutto, dai primi fondamenti della vita sociale fino ai più
+insignificanti particolari della vita privata, è cambiato; e scomparso
+fin anche ogni indizio della vicinanza d'Europa. S'è in un paese
+sconosciuto, al quale nulla ci lega e dove tutto ci resta da imparare.
+Dalla spiaggia si vede ancora la costa europea, ma il cuore se ne sente
+già smisuratamente lontano, come se quel breve tratto di mare fosse un
+oceano e quei monti azzurri un'illusione. Nello spazio di tre ore, è
+seguita intorno a noi una delle più meravigliose trasformazioni a cui si
+possa assistere sulla terra.
+
+L'emozione, però, che si prova mettendo il piede per la prima volta su
+quel continente immenso e misterioso che fin dalla prima infanzia ci
+sgomenta l'immaginazione, è turbata dal modo in cui vi si sbarca. Mentre
+dal bastimento cominciavo a vedere distintamente le case bianche di
+Tangeri, una signora spagnuola gridò dietro di me con voce
+spaventata:--Che cosa vuole quella gente?--Guardai dove accennava, e
+vidi, dietro le barche che s'avvicinavano per raccogliere i passeggieri,
+una folla d'arabi cenciosi, seminudi, ritti nell'acqua fino a mezza
+coscia, i quali s'accennavano l'uno all'altro il bastimento con gesti da
+spiritati, come una banda di briganti che dicessero:--Ecco la
+preda.--Non sapendo chi fossero e che cosa volessero, discesi nella
+barca, in mezzo a parecchi altri, col cuore un po' inquieto. Quando
+fummo a una ventina, di passi dalla riva, tutta quella bordaglia colore
+di terra cotta, s'avventò sulle barche, ci mise le mani addosso, e
+cominciò a vociferare in arabo e in spagnuolo, fin che capimmo che le
+acque essendo basse tanto da non poter approdare, dovevamo traghettare
+sulle loro spalle; la qual notizia dissipò la paura d'uno svaligiamento
+e destò il terrore dei pidocchi. Le signore furono portate via sulle
+seggiole come in trionfo, ed io feci la mia entrata in Affrica a cavallo
+a un vecchio mulatto, col mento inchiodato sul suo cocuzzolo e le punte
+dei piedi nel mare.
+
+Il mulatto, arrivato a terra, mi scaricò nelle mani d'un altro facchino
+arabo, il quale, infilata una porta della città, mi condusse correndo
+per una viuzza deserta a un albergo vicino, di dove uscii immediatamente
+con una guida per andare nella strada più frequentata.
+
+La prima cosa che mi colpì, e più fortemente ch'io non possa esprimere,
+fu l'aspetto della popolazione.
+
+Tutti portano una specie di lunga cappa di lana o di tela bianca, con un
+grande cappuccio quasi sempre ritto sul capo, cosicchè la città presenta
+l'aspetto d'un vasto convento di frati domenicani. Di tutto questo
+popolo incappato, una parte si muove lentamente, gravemente e senza far
+rumore, come se volesse passare inosservata; gli altri stanno seduti o
+accovacciati lungo i muri, davanti alle botteghe, agli angoli delle
+case, immobili e cogli occhi fissi, come le popolazioni pietrificate
+delle loro leggende. L'andatura, gli atteggiamenti, il modo di guardare,
+tutto è novo per noi; tutto rivela un ordine di sentimenti e d'abitudini
+affatto diverso dal nostro; una tutt'altra maniera di considerare il
+tempo e la vita. Quella gente non pare punto preoccupata delle sue
+faccende, nè del luogo dove si trova, nè di quello che accade intorno ad
+essa. Tutti hanno nell'espressione del viso qualchecosa di vago e di
+profondo, come di chi sia dominato da un'idea fissa, o pensi a luoghi e
+a tempi molto lontani, o sogni ad occhi aperti. Appena entrato nella
+folla, mi ferì un odore particolare, che non avevo mai sentito in mezzo
+alla gente in Europa; non so di che, ma punto gradevole, e nondimeno
+cominciai ad aspirarlo con una viva curiosità, come se mi dovesse
+spiegare qualche cosa. Andando innanzi, quella folla, che da lontano
+m'era parsa uniforme, mi presentava mille varietà. Mi passavano accanto
+faccie bianche, nere, giallastre, bronzine; teste ornate di lunghissime
+ciocche di capelli e cranii rapati e lucidi come palle metalliche;
+uomini secchi come mummie; vecchi d'una vecchiezza orrenda; donne col
+viso e tutta la persona ravvolta in un mucchio informe di cenci; bimbi
+con lunghe trecce; visi di sultani, di selvaggi, di negromanti,
+d'anacoreti, di banditi, di gente oppressa da una tristezza immensa o da
+una noia mortale; pochi o nessuno sorridente; gli uni dietro gli altri
+silenziosi e lenti come una processione di spettri per il viale d'un
+camposanto. Non so come, ma davanti a quello spettacolo, sentii il
+bisogno d'abbassar gli occhi sopra me stesso, e di dire dentro di
+me:--Io sono il tale dei tali, il paese dove mi trovo è l'Affrica, e
+costoro sono Arabi--e riflettere un momento per ficcarmi questa idea
+nella testa.
+
+Una volta che vi fu, ci mettemmo a girare per le altre strade. La città
+corrisponde per ogni verso alla popolazione. È tutta un labirinto
+inestricabile di stradicciuole tortuose, o piuttosto di corridoi,
+fiancheggiati da piccole case quadrate, bianchissime, senza finestre,
+con porticine per le quali passa a stento una persona: case che paiono
+fatte per nascondervisi più che per abitarvi, ed hanno un aspetto tra di
+prigione e di convento. In molte strade non si vede che il bianco dei
+muri e l'azzurro del cielo; di quando in quando, qualche archetto
+moresco, qualche finestra arabescata, qualche striscia di rosso ai piedi
+dei muri, qualche mano dipinta in nero accanto a una porta, che serve a
+scongiurare gl'influssi maligni. Quasi tutte le strade sono ingombre di
+legumi fradici, di penne, di cenci, d'ossami, e in qualche punto di
+cani e di gatti morti, che ammorbano l'aria. Per lunghi tratti non
+s'incontra che qualche gruppo di ragazzi arabi incappucciati che giocano
+o canterellano con voce nasale i versetti del Corano; qualche povero
+accovacciato, qualche moro a cavallo a una mula, qualche asino
+sopraccarico, colla schiena sanguinolenta, sfruconato da un arabo mezzo
+nudo; cani spelati e scodati, e gatti d'una magrezza favolosa. Qua e là,
+passando, si sente odor d'aglio, di fumo di kif, d'aloè bruciato, di
+belgiuino, di pesce. E così si gira l'intera città, che ha per tutto la
+stessa bianchezza abbagliante e la stessa aria di mistero, di tristezza
+e di noia.
+
+Dopo un breve giro riuscimmo nella piazza principale, anzi unica, di
+Tangeri, la quale è tagliata da una lunga strada che salendo dalla parte
+della marina attraversa tutta la città. È una piazzetta rettangolare,
+circondata di botteguccie arabe, che parrebbero meschine nel più povero
+dei nostri villaggi. Da un lato v'è una fontana sempre circondata
+d'arabi e di neri affaccendati ad attinger acqua con otri e brocche; da
+un altro lato stanno tutto il giorno sedute in terra otto o dieci donne
+col viso imbacuccato, che vendon pane. Intorno a questa piazza ci sono
+le modestissime case delle Legazioni straniere che s'innalzano come
+palazzi in mezzo alla moltitudine confusa delle casette moresche. In
+questo piccolo spazio si concentra tutta la vita di Tangeri, che è la
+vita d'un villaggio. V'è là vicino il solo tabaccaio della città, la
+sola spezieria, il solo caffè, che è una stanzaccia con un biliardo, e
+la sola cantonata dove si veda qualche volta qualche annunzio stampato.
+Là si raccolgono i monelli seminudi, i ricchi mori sfaccendati, gli
+ebrei che parlano d'affari, i facchini arabi che aspettano l'arrivo del
+piroscafo, gl'impiegati delle Legazioni che aspettano l'ora del
+desinare, gli stranieri appena arrivati, gl'interpreti, gli accattoni.
+Là s'incontra il corriere che arriva cogli ordini del sultano da Fez, da
+Mechinez o da Marocco, e il servitore che vien dalla posta coi giornali
+di Londra e di Parigi; la bella dell'arem e la moglie del ministro; il
+cammello del beduino e il cagnolino da salotto; il turbante e il
+cappello cilindrico; l'onda sonora del pianoforte che erompe dalle
+finestre d'un Consolato e la cantilena lamentevole che esce dalla porta
+della moschea. Ed è il punto dove l'ultimo flutto della civiltà europea
+s'infrange e ristagna nell'immensa acqua morta della barbarie affricana.
+
+Dalla piazza, rimontando la strada principale, e passando per due
+vecchie porte, uscimmo, che cominciava a imbrunire, dalle mura della
+città, e ci trovammo in una piazza aperta sul fianco d'una collina,
+chiamata Soc de Barra, o mercato esteriore, poichè ogni domenica e ogni
+giovedì vi si fa il mercato. È forse di[tn8] tutti i luoghi ch'io vidi
+nel Marocco, quello che mi fece sentire più profondamente il carattere
+del paese. È un tratto di terreno nudo, tutto gobbe e incavature, colla
+tomba d'un santo, formata da quattro muri bianchi, a mezza china; sulla
+sommità un cimitero; più lontano qualche aloè e qualche fico d'india;
+sotto, le mura merlate della città. In quel momento, vicino alla porta
+v'era un gruppo di donne arabe, sedute in terra, con mucchi d'erbaggi
+dinanzi; accanto alla tomba del santo una lunga fila di cammelli
+accosciati; più su, alcune tende nerastre e un cerchio d'arabi attoniti,
+seduti intorno a un vecchio, in piedi, che raccontava una storia; qua e
+là, vacche e cavalli; e sulla sommità, fra le pietre e i monticelli di
+terra del cimitero, altri arabi immobili come statue, col viso rivolto
+verso la città, tutta la persona nell'ombra, e le punte dei cappucci che
+spiccavano sull'orizzonte dorato dal crepuscolo. Su tutta questa scena
+una pace di colori, un silenzio, una mestizia, da non potersi
+efficacemente descrivere a voce, se non stillando parola per parola
+nell'orecchio di chi ascolta, come quando si confida un segreto.
+
+La guida mi svegliò dalla mia contemplazione e mi ricondusse
+all'albergo, dove il mio dispiacere di trovarmi in mezzo a gente
+sconosciuta fu per la prima volta mitigato dal fatto ch'eran tutti
+Europei, cristiani e vestiti come me. V'erano a tavola una ventina di
+persone, tra uomini e signore, di nazione diversa, che offrivano una
+bella immagine di quello strano incrociamento di famiglie e d'interessi
+che segue in quei paesi: un francese nato in Algeri, marito d'un'inglese
+di Gibilterra; uno spagnuolo di Gibilterra, marito della sorella d'un
+console portoghese della costa dell'Atlantico; un vecchio inglese con
+una figliuola nativa di Tangeri e una nipotina nativa d'Algeria;
+famiglie erranti da un continente all'altro, o sparpagliate sulle due
+coste, che parlano cinque lingue, e vivono metà all'araba e metà
+all'europea. Appena cominciato il desinare, cominciò una conversazione
+vivissima, ora in francese, ora in spagnuolo, tempestata di parole
+arabe, sopra soggetti affatto estranei alla consuetudine delle
+conversazioni europee: come il prezzo d'un cammello, lo stipendio d'un
+Pascià, se il Sultano fosse bianco o mulatto, se era vero che fossero
+state portate a Fez dieci teste di rivoltosi della provincia di Garet,
+quando sarebbero arrivati a Tangeri quei religiosi fanatici che mangiano
+i montoni vivi, ed altre cose di questo genere, che mi facevano
+saltellare dentro all'anima il diavolo della curiosità. Poi vennero a
+parlare di politica europea con quel non so che di scucito che c'è
+sempre nei discorsi di gente di vario paese, e quelle solite gran frasi
+vuote con cui si parla d'una politica lontana, fantasticando alleanze
+spropositate e guerre favolose. E poi il discorso cadde su Gibilterra,
+argomento inevitabile; la gran Gibilterra, il centro d'attrazione di
+tutti gli Europei della costa, dove si mandano i figliuoli a studiare,
+dove si va a comprare il vestito, a ordinare un mobile, a sentire
+l'opera in musica, a respirare una boccata d'aria d'Europa. E finalmente
+venne in campo la partenza dell'ambasciata italiana per Fez, ed io ebbi
+il grandissimo piacere di sentire che l'avvenimento era assai più
+importante di quel che credevo, che se ne parlava in tutta Tangeri e in
+tutta Gibilterra e ad Algesira e a Cadice e a Malaga, e che la carovana
+sarebbe stata lunga un miglio, e che coll'ambasciata c'erano dei pittori
+italiani, e che forse ci sarebbe stato perfino _un representante de la
+prensa_. Alla quale notizia mi alzai modestamente da tavola e mi
+allontanai con passo maestoso.
+
+Più tardi, a notte inoltrata, volli fare un altro giro per veder Tangeri
+addormentata. Non v'era un lampione, non una finestra illuminata, non
+uno spiraglio da cui trapelasse un barlume; la città pareva disabitata e
+non riceveva altra luce che quella del cielo stellato, sul quale
+biancheggiavano, come enormi tombe di marmo, le case più alte, e si
+disegnavano nitidamente le cime dei minareti e i rami delle palme. Andai
+sino in fondo alla strada principale: le porte della città erano chiuse.
+Girai per altre vie: tutto chiuso, immobile, muto. Due o tre volte
+inciampai in qualchecosa che a primo aspetto mi parve un mucchio di
+cenci, ed era un arabo addormentato. Sentii più volte, con raccapriccio,
+scricchiolare sotto il mio piede penne ed ossami, o cedere mollemente
+qualcosa che doveva essere la carogna d'un cane. Mi passò accanto,
+rasente il muro, come uno spettro, un arabo incappato; ne vidi un altro
+biancheggiare un momento in fondo a un vicolo; e a una svoltata sentii,
+senza veder nulla, un fruscìo affrettato di pantofole e di cappe, che mi
+fece sospettare d'aver turbato un conciliabolo. Andando, non sentivo che
+il rumore del mio passo; fermandomi, non sentivo che il mio respiro. Mi
+pareva che tutta la vita di Tangeri si fosse ridotta in me solo, e che
+se avessi gettato un grido, sarebbe risonato da un capo all'altro della
+città come uno scoppio di tuono. Pensavo alle tante belle arabe
+addormentate, alle quali passavo vicino, e agli strani misteri che avrei
+scoperti, se quelle case si fossero aperte tutt'a un tratto come una
+scena di teatro. Di quando in quando mi fermavo dinanzi alla splendida
+bianchezza di certi spazi di muro, su cui batteva la luna, che parevano
+illuminati dalla luce elettrica. In un vicolo oscuro incontrai un nero
+con una lanterna, che si fermò per lasciarmi passare, mormorando qualche
+parola che non compresi. Nel punto che sboccavo nella piazzetta, sentii
+sonare in quel profondo silenzio una risata sgangherata, che mi diede i
+brividi. Erano due giovanotti col cappello cilindrico, probabilmente due
+impiegati di Legazione, che passeggiavano discorrendo. In un angolo
+della piazza, sotto la tenda d'una bottega chiusa, un lumicino moribondo
+rischiarava confusamente un ammasso di cenci biancastri, da cui usciva
+un suono leggerissimo di chitarra e un filo di voce tremola e
+lamentevole, che pareva portata dal vento da una gran lontananza. Io
+stetti là immobile, sognando piuttosto che pensando, fin che i due
+giovani sparirono e il lumicino si spense, e allora tornai all'albergo,
+stanco, sbalordito, coll'imaginazione in tumulto, e con un sentimento
+nuovo e stranamente confuso di me medesimo, come ho più volte pensato
+che dovrebbe essere quello d'un uomo trasportato dalla terra in un altro
+pianeta.
+
+ § § § § §
+
+La mattina dopo uscii per andarmi a presentare al nostro incaricato
+d'affari, Comm. Stefano Scovasso. Egli non avrebbe potuto dirmi che non
+ero puntuale al convegno. Il giorno otto d'aprile, a Torino, avevo
+ricevuto l'invito, coll'annunzio che la carovana sarebbe partita da
+Tangeri il giorno diciannove: la mattina del diciotto mi trovavo alla
+porta della Legazione. Non conoscevo di persona il Comm. Scovasso; ma
+sapevo di lui qualche cosa, che mi dava una gran curiosità di
+conoscerlo. Di due suoi amici che avevo interrogati prima di partire,
+uno m'aveva assicurato ch'era un uomo capace d'andare a cavallo da
+Tangeri a Tumbuctù, senz'altra compagnia che un paio di pistole; l'altro
+aveva biasimato la sua pessima abitudine di rischiare la propria vita
+per salvare quella degli altri. In grazia di queste informazioni lo
+riconobbi a primo aspetto, da lontano, prima ancora che l'interprete
+dell'albergo, il quale m'accompagnava, me lo indicasse. Era sulla porta
+della Legazione, in mezzo ad alcuni arabi immobili in un atteggiamento
+ossequioso, che pareva aspettassero degli ordini. Mi presentai, mi
+ricevette da par suo, mi volle sin da quel momento ospite del _quartier
+generale_, e mi diede notizie della _spedizione_. La partenza era
+rimandata ai primi di maggio, perchè a Fez, in quei giorni, v'era
+l'ambasciata inglese. S'aspettavano di là i cavalli, i cammelli, i muli
+e un drappello di cavalleria che ci avrebbe scortati in viaggio. Un
+bastimento da trasporto della nostra marina militare, il _Dora_, allora
+ancorato a Gibilterra, aveva già portato a Larrace, sulla costa
+dell'Atlantico, i regali che Vittorio Emanuele mandava all'Imperatore
+del Marocco. Lo scopo principale del viaggio, per l'incaricato d'affari,
+era di presentare le credenziali al giovine sultano Mulei el Hassen,
+salito al trono nel settembre del 1873. Nessun'ambasciata italiana era
+mai stata a Fez. Era la prima volta che si portava nell'interno del
+Marocco la bandiera della nuova Italia. Perciò l'ambasciata sarebbe
+stata ricevuta con straordinaria solennità. Il nostro Ministero della
+guerra aveva mandato un capitano di stato maggiore, il signor Giulio di
+Boccard; il Ministero della Marina, un capitano di fregata, il signor
+Fortunato Cassone, allora comandante del _Dora_, ora capitano di
+vascello. Questi, insieme col vice-console italiano di Tangeri e col
+nostro agente consolare di Mazagan formavano la parte ufficiale
+dell'ambasciata. Il pittore Ussi di Firenze, il pittore Biseo di Roma ed
+io eravamo invitati privatamente dal signor Scovasso. Tutti, eccetto
+l'agente di Mazagan, si trovavano già a Tangeri.
+
+La mia prima occupazione, appena rimasto solo, fu di osservare la casa
+nella quale ero ospitato; e veramente la casa d'un Ministro europeo in
+Africa, d'un Ministro, in specie, che si prepara ad un viaggio
+nell'interno, è degna d'osservazione. L'edificio, per sè stesso, non ha
+nulla di straordinario: di fuori è bianco e nudo, ha un giardinetto
+davanti, un piccolo cortile nell'interno, e nel cortile quattro colonne
+sulle quali s'appoggia una galleria coperta che gira tutt'intorno
+all'altezza del primo piano. È una casa signorile di Cadice o di
+Siviglia. Ma la gente, la vita di questa casa mi riuscì affatto nuova.
+Governante e cuoco, piemontesi; una serva mora di Tangeri ed una negra
+del Sudan, coi piedi nudi; camerieri e stallieri arabi vestiti di grandi
+camicie bianche; guardie consolari, con fez, caffettano rosso e pugnale;
+tutta questa gente in moto per tutta la giornata. Poi, a certe ore, un
+andirivieni di operai ebrei, di facchini neri, d'interpreti, di soldati
+del Pascià, di mori protetti dalla Legazione. Il cortile era ingombro di
+casse, di letti da campo, di tappeti, di lanterne. A tutte le ore si
+sentiva picchiare il martello e strider la sega, e i servi chiamarsi fra
+loro con quei nomi strani di Fatma, Racma, Selam, Mohammed, Alì,
+Abd-er-Rhaman. E la mescolanza delle lingue! Un moro faceva
+un'imbasciata in arabo a un altro moro, che la trasmetteva in spagnolo
+alla governante, che la ripeteva in piemontese al cuoco. Era un
+continuo intrecciarsi di traduzioni, di commenti, d'equivoci, di dubbi,
+intercalati di _Por dios_, d'_Allá_ e di sacrati italiani. Nella strada
+una processione di cavalli e di mule. Davanti alla porta un gruppo
+permanente di curiosi, o di poveri diavoli, arabi ed ebrei, aspiranti,
+alla lontana, alla protezione della Legazione. Di tratto in tratto la
+visita d'un ministro o d'un console, a cui si inchinavano tutti i fez e
+tutti i turbanti. Ogni momento l'apparizione d'un messo misterioso, d'un
+vestiario sconosciuto, d'una faccia strana. Infine una varietà di
+figure, di colori, di gesti, d'accenti, di faccende, da non mancarvi che
+la musica per credere d'essere in teatro, alla rappresentazione d'un
+ballo mimico di soggetto orientale.
+
+Il mio secondo pensiero fu d'impadronirmi di qualche libro del mio
+ospite per sapere in che paese mi trovassi, prima di mettermi a studiare
+i costumi. Questo paese, chiuso fra il Mediterraneo, l'Algeria, il
+deserto di Sahara e l'Oceano, attraversato dalla grande catena
+dell'Atlante, bagnato da larghi fiumi, aperto in pianure immense,
+dominato da tutti i climi, privilegiato, nei tre regni della natura, di
+ricchezze inestimabili, destinato, per la sua giacitura, ad essere una
+gran via di commercio fra l'Africa centrale e l'Europa; è ora occupato
+da circa otto milioni d'abitanti tra berberi, mori, arabi, ebrei, negri
+ed europei, sparsi sopra una estensione di terreno più vasta della
+Francia. I berberi, che formano il fondo della popolazione indigena,
+selvaggi, turbolenti, indomiti, vivono sulle montagne inaccessibili
+dell'Atlante, quasi indipendenti dall'autorità imperiale. Gli arabi, il
+popolo conquistatore, occupano le pianure, ancora nomadi e pastori e non
+in tutto degeneri dalla fierezza del carattere antico. I mori, arabi
+incrociati e corrotti, discendenti in gran parte dai mori di Spagna,
+abitano le città, ed hanno nelle mani le ricchezze, le cariche, il
+commercio. I neri, cinquecentomila circa, provenienti dal Sudan, sono
+per lo più servi, lavoratori e soldati. Gli Ebrei, presso a poco eguali
+di numero ai neri, discendenti la più parte dagli Ebrei esiliati
+d'Europa nel medio evo, oppressi, odiati, avviliti, perseguitati più che
+in nessun altro paese del mondo, esercitano le arti e i mestieri,
+mercanteggiano, s'industriano in mille modi coll'ingegno, la
+pieghevolezza e la costanza propria della loro razza, e trovano un
+compenso all'oppressione nel possedimento dei denari strappati ai loro
+oppressori. Gli Europei, che l'intolleranza mussulmana respinse a poco a
+poco dall'interno dell'Impero verso le coste, son meno di due migliaia
+in tutto il Marocco, abitano la maggior parte la città di Tangeri, e
+vivono liberamente all'ombra delle bandiere dei Consolati. Questa
+popolazione eterogenea, dispersa, inconciliabile, è, piuttosto che
+retta, oppressa da un governo soldatesco, che succhia come un immenso
+polipo tutti gli umori vitali dello Stato. Le tribù e le borgate
+obbediscono agli sceicchi, le città e le provincie ai Caid, le grandi
+provincie ai pascià, e i pascià al Sultano, grande Sceriffo, sommo
+sacerdote, giudice supremo, esecutore della legge che emana da lui,
+libero di mutare a suo capriccio monete, imposte, pesi, misure, padrone
+delle sostanze e delle vite dei suoi sudditi. Sotto il peso di questo
+governo, e dentro al cerchio inflessibile della religione mussulmana,
+rimasta immune da ogni influsso europeo, e snaturata da un fanatismo
+selvaggio, tutto ciò che negli altri paesi s'agita e procede, là rimane
+immobile o rovina. Il commercio è strozzato dai monopoli, dalle
+proibizioni d'esportazione e d'importazione, dalla capricciosa
+mutabilità delle leggi. L'industria, ristretta nella sua attività dai
+vincoli posti al commercio, è rimasta come prima della cacciata dei Mori
+dalla Spagna, coi suoi strumenti primitivi e coi suoi procedimenti
+infantili. L'agricoltura, oberata di balzelli, vincolata
+nell'esportazione dei prodotti, non curata che quanto richiedono le
+prime necessità della vita, è decaduta a segno da non meritar quasi il
+nome d'arte. La scienza, soffocata dal Corano, contaminata dalla
+superstizione, si riduce, nelle maggiori scuole, a pochi elementi, quali
+s'insegnavano nel medio evo. Non v'è stampa, nè libri, nè carte
+geografiche; la lingua stessa, corruzione dell'arabo, non rappresentata
+che da una scrittura imperfetta e variabile, si va sempre più
+degradando; il carattere nazionale nella generale decadenza si corrompe;
+tutta l'antica civiltà mussulmana deperisce. Il Marocco, questo estremo
+baluardo occidentale dell'Islamismo, già sede d'una monarchia che
+dominava dall'Ebro al Sudan e dal Niger alle Baleari, glorioso
+d'Università fiorenti, di biblioteche immense, di dotti famosi,
+d'eserciti e di flotte formidabili, non è più che un piccolo Stato
+pressochè sconosciuto, pieno di miseria e di rovine, che resiste colle
+ultime sue forze all'invasione della civiltà europea, sorretto ancora
+sulle sue fondamenta sfasciate dalle reciproche gelosie degli Stati
+civili.
+
+Quanto a Tangeri, l'antica Tingis, che diede il nome alla Mauritania
+tingitana, e passò successivamente dalle mani dei Romani in quelle dei
+Vandali, dei Greci, dei Visigoti, degli Arabi, dei Portoghesi,
+degl'Inglesi, è una città di quindicimila abitanti, che le sue sorelle
+dell'Impero considerano come una «prostituta dei Cristiani», benchè non
+vi rimanga più traccia delle chiese e dei monasteri che vi fondarono i
+Portoghesi, e la religione cristiana non v'abbia che una piccola
+cappella, nascosta in mezzo alle case consolari.
+
+Dopo ciò cominciai a fare per le strade di Tangeri qualche studio
+preparatorio per il viaggio, notando giorno per giorno le mie
+osservazioni. Ed eccone alcune, incomplete e slegate, ma scritte sotto
+l'impressione immediata delle cose, e perciò forse più efficaci d'una
+descrizione pensata.
+
+ * * * * *
+
+Io mi vergogno quando mi passa accanto un bel moro vestito in gala.
+Paragono il mio cappelluccio al suo enorme turbante di mussolina, la mia
+misera giacchetta al suo lungo caffettano color di gelsomino o di rosa,
+l'angustia, insomma, del mio vestiario grigio e nero, all'ampiezza, al
+candore, alla dignità semplice e gentile del suo, e mi par di far la
+figura d'un scarabeo accanto a una farfalla. Sto qualche volta lungo
+tempo a contemplare, dalla finestra della mia camera, un palmo di
+calzoncino color di sangue e una babuccia color giallo d'oro, che
+spuntano di dietro a un pilastro, giù nella piazzetta, e ci provo un
+piacere, che non ne posso staccar lo sguardo. E più d'ogni cosa
+m'innamora e mi mette invidia il caìc: quel lungo pezzo di lana o di
+seta bianchissima, a striscie trasparenti, che si avvolge intorno al
+turbante, casca sulla schiena, gira intorno alla vita, si ripiega sulle
+spalle, e ridiscende fino ai piedi, e velando vagamente i colori pomposi
+dei panni, ad ogni alito di vento tremola, ondeggia, si gonfia, par che
+s'accenda ai raggi del sole, e dà a tutta la persona l'apparenza
+vaporosa d'una visione. In questo bellissimo velo avvolge e stringe sè e
+la sposa il mussulmano innamorato nella notte nuziale.
+
+ * * * * *
+
+Chi non abbia visto, non può immaginare fino a che punto giunga, presso
+gli Arabi, l'arte di sdraiarsi. In angoli dove noi ci troveremmo
+imbarazzati a mettere un sacco di cenci o un fastello di paglia, essi
+trovano il modo di adagiarsi come sopra un letto di piume. Si
+arrotondano intorno a tutte le sporgenze, riempiono tutte le cavità, si
+appiccicano ai muri come bassorilievi, si allungano e si schiacciano sul
+terreno in maniera da non parer più che cappe bianche distese ad
+asciugare, si attorcigliano, piglian la forma di palle, di cubi, di
+mostri senza braccia, senza gambe, senza testa; così che le strade e le
+piazze della città paiono seminate di cadaveri e di tronchi umani, come
+dopo una strage.
+
+ * * * * *
+
+Più considero questa gente, e più ammiro la nobiltà dei loro movimenti.
+Fra noi non v'è quasi alcuno che o per l'impedimento degli abiti, o per
+la strettezza della calzatura, o per vezzo, non abbia un'andatura
+contraffatta. Costoro si movono colla libera eleganza di superbi animali
+selvaggi. Cerco e non trovo in mezzo a loro nemmeno uno di quei mille
+atteggiamenti da rodomonte, da ballerino e da innamorato svenevole, ai
+quali abbiamo l'occhio abituato nei nostri paesi. Tutti hanno nel loro
+modo di camminare qualcosa della compostezza d'un sacerdote, della
+maestà d'un re e della disinvoltura d'un soldato. Ed è strano che quella
+stessa gente che sta tante ore del giorno accovacciata, immobile, quasi
+intorpidita, spieghi, non appena è scossa dalla passione, un vigore di
+gesto e di voce che tocca la frenesia. Ma anche nel prorompere delle
+passioni più violente, serbano una sorta di dignità tragica, che
+potrebbe servir d'esempio a molti attori. Ricorderò per molto tempo
+l'arabo di stamane, un vecchio alto e consunto, il quale, avendo
+ricevuto, per quello che si disse, una mentita da un tale con cui fino
+allora era andato disputando pacatamente, impallidì, dette indietro, e
+poi si slanciò giù per la strada coprendosi il viso colle mani convulse
+e gettando un urlo di rabbia e di dolore. Io non ho mai visto una figura
+più terribile e più bella.
+
+ * * * * *
+
+La maggior parte non hanno addosso che una semplicissima cappa bianca;
+eppure quanta varietà fra di loro! Chi la porta aperta, chi chiusa, chi
+tirata da un lato, chi ripiegata sulla spalla, chi infilata, chi
+sciolta, ma sempre posta con garbo, variata di pieghe pittoresche,
+cascante, in linee facili e severe, come se l'avesse panneggiata, o
+piuttosto, come la vorrebbe saper panneggiare un artista. Ognuno di
+costoro arieggia un senatore romano. Stamattina l'Ussi ha scoperto un
+meraviglioso Marco Bruto in mezzo a un gruppo di beduini. Ma se non ci è
+abituata la persona, non basta la cappa a nobilitar la figura. Parecchi
+di noi n'han comperata una per il viaggio, e se la provarono; e m'è
+parso vedere dei vecchietti convalescenti infagottati in un lenzuolo da
+bagno.
+
+ * * * * *
+
+Non ho ancora visto tra gli arabi un gobbo nè uno storpio nè un
+rachitico; ma molti senza naso, effetto di morbo celtico; moltissimi
+ciechi, e i più fra questi colle occhiaie vuote; vista che mi fa
+rabbrividire quando penso che ad alcuni, forse, è stato strappato il
+globo dell'occhio in virtù della legge del taglione, che vige
+nell'Impero. Ma nessuna bruttezza ridicola in mezzo a tante figure
+strane e rincrescevoli. Il vestito ampio nasconde i piccoli difetti,
+come la gravità comune e l'apparenza lignea, terracea o bronzina delle
+carni, dissimula la differenza d'età. Il perchè s'incontrano ad ogni
+passo uomini d'un'età indefinibile, dei quali si può dire soltanto che
+non sono nè vecchi nè adolescenti; e o si giudicano maturi, e un lampo
+di sorriso rivela inaspettatamente la giovinezza; o si credono giovani,
+e il cappuccio rovesciato mostra tutt'a un tratto i capelli grigi.
+
+ * * * * *
+
+Gli Ebrei di qui arieggiano nei lineamenti del viso quelli dei nostri
+paesi; ma la statura più alta, il colorito più bruno, i lunghi capelli
+neri, e sopra tutto il vestire pittoresco li fa parere tutt'altra gente.
+Portano un vestito della forma presso a poco d'una veste da camera, di
+vario colore, per lo più oscuro, stretto intorno alla vita da una fascia
+rossa; una berrettina nera; calzoni larghi che sporgono appena un palmo
+disotto alle falde, e le pantofole gialle. Ed è strano il numero di
+«eleganti» che si vedono in mezzo a loro, vestiti di stoffe finissime,
+con camicie ricamate, ciarpe di seta, catene ed anelli d'oro; ma punto
+vistosi; austeri, invece, nell'insieme dell'abbigliamento, e pieni di
+grazia e di dignità signorile, eccetto quei pochi disgraziati che si
+prostituirono al cappello cilindrico e al soprabito nero. Fra i ragazzi
+vi sono delle figurine gentili; ma quella specie di veste da camera in
+cui si fasciano, non s'addice alla età loro. Ogni ragazzo ebreo mi par
+un dilettante da teatrino di collegio, vestito per far la parte del
+protagonista nel _Campanello dello speziale_.
+
+ * * * * *
+
+Trovo, sinora, che non è un'esagerazione quello che si dice della
+bellezza delle ebree marocchine, che ha un carattere suo proprio,
+sconosciuto in ogni altro paese. È una bellezza opulenta e splendida, di
+grandi occhi neri, di fronti nivee, di bocche porporine, di contorni
+statuarii, una bellezza da palco scenico, che abbarbaglia da lontano, e
+strappa piuttosto un applauso che un sospiro, e piace di raffigurarsela
+in mezzo alle fiaccole e alle tazze inghirlandate d'un banchetto antico,
+come nella sua cornice naturale. Le ebree di Tangeri non vestono in
+pubblico il ricchissimo costume tradizionale; son vestite presso a poco
+all'europea, ma di colori ciarlatanissimamente vistosi, blù solferino e
+rosso di carminio, giallo di zolfo e verde d'erba montanina, scialli e
+gonnelle che feriscon l'occhio da una collina all'altra; in modo che
+paiono donne ravvolte dentro a bandiere di tutti gli Stati del mondo. Il
+sabato, passando per le strade abitate dagli ebrei, si vedono da ogni
+parte quei colori, quei visi floridi, quegli occhioni dolci e ridenti,
+quelle treccie lunghe e nerissime; nidiate di ragazze chiassose e
+curiose; un rigoglio di gioventù e di bellezza sensuale, che contrasta
+vivamente colla solitudine austera delle altre vie.
+
+ * * * * *
+
+Mi fanno ridere i ragazzi arabi. Di quei piccini, che possono appena
+camminare, anch'essi insaccati nella cappa bianca, non si vede altro
+che il cappuccio, e paiono spegnitoi ambulanti. La maggior parte hanno
+la testa rasa nuda come la mano, eccetto una trecciolina sul cocuzzolo
+lunga un par di palmi, che si direbbe lasciata apposta per poterli
+appendere ai chiodi come le marionette. Alcuni l'hanno invece dietro
+l'orecchio o sopra la tempia, con qualche ciocca di capelli tagliati
+in forma di quadrato o di triangolo, che è il distintivo degli ultimi
+nati nelle famiglie. I più hanno un bel visetto pallido, un corpicino
+ritto e sciolto e un'espressione d'intelligenza precoce. Nelle parti
+più frequentate della città, non badano agli Europei; nelle strade
+appartate, si contentano di guardarli attentamente, coll'aria di
+dire:--Non mi piaci.--Qualcuno avrebbe voglia di dire un'impertinenza:
+glie la vedete scintillare negli occhi e guizzare sulle labbra; ma di
+rado se la lasciano sfuggire dalla bocca, non tanto per rispetto del
+Nazareno, quanto per paura del padre, che sente l'odore delle Legazioni.
+In ogni caso, però, alla vista d'un soldo si quetano. Ma bisogna
+guardarsi da tirare il codino, perchè ieri, passando, diedi una
+tiratina a un fantoccio alto un palmo, e lui mi si voltò contro
+inviperito, borbottando alcune parole, che significavano, mi disse
+l'interprete:--Dio faccia arrostire tuo nonno, maledetto Cristiano!
+
+ * * * * *
+
+Ho finalmente veduto due santi, che vuol dire idioti o pazzi, poichè
+qui, come in tutta l'Affrica settentrionale, è venerato come santo colui
+al quale Dio, in segno di predilezione, ha tolto la ragione per
+ritenerla prigioniera nel cielo. Il primo era davanti a una bottega,
+sulla strada principale. Lo vidi da lontano e mi fermai. Sapevo che ai
+santi tutto è lecito, e non volevo espormi a ricevere una legnata tra
+capo e collo come il signor Sourdeau, console di Francia, o uno sputo
+nel viso come il signor Drummond Hay. Ma l'interprete che
+m'accompagnava mi spinse innanzi dicendomi:--Vada franco; i santi di
+Tangeri han messo testa a partito dopo che le Legazioni fecero dare
+degli esempi sonori, e in ogni caso gli arabi stessi le servirebbero di
+scudo, per impedire al santo di compromettersi.--Allora passai davanti a
+quello spauracchio, osservandolo attentamente. Era un vecchio, tutto
+faccia e tutto pancia, coi capelli bianchi lunghissimi, una barbaccia
+che gli scendeva fin sul petto, una corona di carta intorno alla fronte,
+un mantello rosso sbrandellato sulle spalle e in mano una piccola lancia
+colla punta dorata. Stava seduto in terra, colle gambe incrociate e le
+spalle al muro, guardando con aria annoiata la gente che passava. Mi
+soffermai: mi guardò. Ci siamo--pensai--ora lavora la lancia.--Ma la
+lancia ebbe giudizio, e fui anzi meravigliato dell'espressione
+tranquilla e intelligente di quegli occhi e d'un risolino astuto che vi
+brillava dentro, come se volesse dire:--Tu aspetti ch'io ti dia addosso,
+eh? A esser minchioni! Era certamente uno di quegli impostori che, sani
+di mente, si fingono pazzi per godere i privilegi della santità. Gli
+gettai una moneta ch'egli raccolse con sbadataggine affettata, e tornai
+verso la piazzetta dove, appena arrivato, ne incontrai un altro. Questo
+era santo davvero. Era un mulatto, quasi tutto nudo, appena umano nel
+viso, tutt'una crosta immonda dalla testa ai piedi, e secco a segno che
+lasciava veder lo scheletro osso per osso, e pareva un prodigio che
+vivesse. Girava lentamente per la piazza sorreggendo a fatica una gran
+bandiera bianca, che i ragazzi correvano a baciare, e un altro pezzente
+accompagnato da due rabbiosi suonatori di piffero e di tamburo,
+chiedeva la limosina per lui di bottega in bottega. Gli passai accanto,
+mi mostrò il bianco dell'occhio; lo fissai, si fermò; mi parve che
+apparecchiasse qualcosa in bocca, mi scansai lesto lesto e non mi volsi
+più indietro.--Ha fatto bene, mi disse l'interprete, a scansarsi,
+perchè, se avesse sputato, lei non avrebbe avuto dagli altri arabi altra
+consolazione che di sentirsi dire: Non asciugare, fortunato Cristiano!
+Non cancellare il segno della benevolenza di Dio! Te benedetto, che il
+santo t'ha sputato sul viso!
+
+ * * * * *
+
+Sta notte ho inteso di nuovo il suono di chitarra e la voce della prima
+sera, e ho _sentito_ per la prima volta la musica araba. In quella
+perpetua ripetizione dello stesso motivo, quasi sempre malinconico, c'è
+qualcosa che a poco a poco va all'anima. È una specie di lamentazione
+monotona che finisce per soggiogare il pensiero come il mormorio d'una
+fontana, il canto dei grilli e il battere dei martelli sulle incudini
+che si ode la sera passando vicino a un villaggio. Mi sento forzato a
+raccogliermi e a meditare come per afferrare il significato riposto di
+quella eterna parola che mi risuona all'orecchio. È una musica barbara,
+ingenua e piena di dolcezza, che mi fa risalire col pensiero fino alle
+età primitive, mi ravviva le impressioni infantili delle prime letture
+della Bibbia, mi richiama alla mente dei sogni dimenticati, mi desta
+mille curiosità di paesi e di popoli favolosi, mi trasporta a grandi
+lontananze, in boschi d'alberi sconosciuti, in mezzo a sacerdoti
+secolari curvi intorno a idoli d'oro; o in pianure sconfinate, in
+solitudini solenni, dietro le carovane stanche che interrogano collo
+sguardo l'immenso orizzonte infocato e ripiegano la testa
+raccomandandosi a Dio. Nulla di quello che mi circonda mi fa sentire un
+così mesto desiderio di riveder mia madre, come quelle poche note d'una
+voce fioca e d'una chitarra scordata.
+
+ * * * * *
+
+Una stranissima cosa son le botteghe moresche. Sono tutte una specie
+d'alcova, alta circa un metro da terra, con una sola apertura verso la
+strada, alla quale il compratore s'affaccia, come ad una finestra,
+appoggiandosi al muro. Il bottegaio sta dentro, seduto all'orientale,
+con una parte delle merci ammontata dinanzi, e una parte dietro,
+disposta in piccoli scaffali. È curioso l'effetto che fan quei vecchi
+mori barbuti, immobili come automi, in fondo a quei bugigattoli oscuri.
+Pare che non la merce, ma essi medesimi siano esposti in mostra, come i
+_fenomeni viventi_ nelle baracche delle fiere. Son vivi? son di legno?
+dov'è l'ordigno che li fa comparire e sparire? E così immobili e
+silenziosi passano ore ed ore, e giornate intere, facendo scorrere fra
+le dita le pallottoline d'un rosario, e borbottando preghiere. Non si
+può immaginare l'aria di solitudine, di noia, di tristezza che spira là
+dentro. Si direbbe che ognuna di quelle botteghe è una tomba, nella
+quale il padrone, già separato dal mondo, aspetta la morte.
+
+ * * * * *
+
+Ho visto due bambini condotti in trionfo dopo la funzione solenne della
+circoncisione. Uno poteva avere sei anni, l'altro cinque. Erano tutti e
+due a cavallo a una mula bianca, vestiti d'abiti rossi, gialli e verdi,
+ricamati d'oro, e coperti di nastri e di fiori, in mezzo ai quali si
+vedevano appena i loro visetti pallidi, che serbavano ancora
+l'espressione dello spavento e dello stupore. Davanti alla mula,
+gualdrappata e inghirlandata come un cavallo di corte, camminavano tre
+sonatori col tamburo, il piffero e il cornetto, sonando furiosamente;
+dai lati e dietro, venivano i parenti e gli amici, uno dei quali teneva
+i bimbi fermi sulla sella, un altro porgeva loro dei confetti, altri li
+accarezzavano, alcuni tiravan schioppettate in aria saltando e gridando.
+Se non avessi saputo il significato della cerimonia, avrei creduto che
+quei poveri bimbi fossero due vittime condotte al sacrificio; e
+nondimeno era uno spettacolo non privo di gentilezza e di poesia. Ma
+l'avrei trovato anche più poetico, se non m'avessero detto che
+l'operazione sacra era stata fatta dal rasoio d'un barbiere.
+
+ * * * * *
+
+Stasera ho assistito ad una strana metamorfosi di Racma, la serva nera
+del ministro. La sua compagna mi venne a cercare, mi condusse in punta
+di piedi davanti a un uscio socchiuso, e spalancandolo tutt'a un tratto,
+esclamò:--Guardi Racma!--Io rimasi talmente meravigliato dell'aspetto in
+cui mi si presentò quella nera, ch'ero abituato a vedere nei panni di
+una modestissima schiava, che per un momento non credetti ai miei occhi.
+Avrei detto ch'era una sultana fuggita dal palazzo dell'Imperatore, la
+regina di Tumbuctu, una principessa di qualche regno sconosciuto
+dell'Affrica, venuta là sul tappeto miracoloso di Bisnagar. Non la vidi
+che per pochi momenti, non saprei dire esattamente com'era vestita. Era
+un bianco di neve, un rosso di porpora e uno sfolgorio di larghi galloni
+d'oro, sotto un gran velo trasparente, che presentavano insieme col viso
+nerissimo una così fragorosa armonia di colori e una ricchezza così
+barbaramente magnifica da non trovar parola per descriverla. Mentre
+m'avvicinavo per osservarne i particolari, tutta quella pompa scomparve
+sotto il lugubre lenzuolo maomettano, e la regina si trasformò in
+spettro, e lo spettro scomparve, lasciando nella stanza il puzzo
+nauseabondo di selvaggiume, proprio della razza nera, che finì di
+togliermi ogni illusione.
+
+ * * * * *
+
+Udendo un gran chiasso nella piazzetta, mi affacciai alla finestra e
+vidi passare un nero con tutto il busto nudo, a cavallo a un asino,
+fiancheggiato da alcuni arabi armati di bastoni e seguito da uno sciame
+di ragazzi che urlavano. Sul primo momento credetti che fosse uno
+scherzo e guardai col cannocchiale. Mi ritirai inorridito. I calzoni
+bianchi del nero erano macchiati di sangue, che gocciolava dalla
+schiena. Gli arabi coi bastoni erano soldati che lo battevano. Domandai
+informazioni. Aveva rubato una gallina.--Fortunato lui!--mi disse un
+soldato della Legazione:--pare che non gli taglieranno la mano.
+
+ * * * * *
+
+Sono da sette giorni a Tangeri, e non ho ancora visto il viso
+d'un'araba. Mi par di trovarmi in un grande veglione di donne mascherate
+da streghe, come se le figurano i bimbi, camuffate in un lenzuolo
+mortuario. Camminano a passi lunghi, lentamente, un po' curve,
+coprendosi il viso col lembo d'una specie di mantello di tela, sotto il
+quale non hanno altro che una camicia a larghe maniche, stretta intorno
+alla vita da un cordone, come la tonaca d'un frate. Del loro corpo non
+si vede che gli occhi, la mano che copre il viso, tinta di rosso
+coll'henné alle estremità delle dita, e i piedi nudi, pure tinti,
+infilati in larghe pantofole di cuoio giallo. La maggior parte non
+lasciano vedere che mezza la fronte ed un occhio: l'occhio, per lo più,
+scuro, e la fronte color di cera. Incontrando un Europeo per una strada
+appartata alcune si coprono tutto il viso con un movimento brusco e
+sgraziato e passano stringendosi al muro; altre arrischiano un'occhiata
+tra diffidente e curiosa; qualcuna, più ardita, saetta uno sguardo
+provocatore e abbassa il viso sorridendo. Ma la più parte hanno un
+aspetto triste, stanco, avvilito. Son graziose le ragazzine, non ancora
+obbligate a coprirsi; occhi neri, visetto pieno, carnagione pallida,
+boccuccie rotonde, mani e piedi piccini. Ma a vent'anni son già vizze, a
+trenta, vecchie, a cinquanta, disfatte.
+
+ * * * * *
+
+V'è a Tangeri un mostro, una di quelle creature su cui non si può
+fissare lo sguardo, e che gettano per un momento anche nell'anima d'un
+credente lo sgomento del dubbio. Si dice che è una donna; ma non sembra
+nè donna nè uomo. È una testa d'urango, mulatta, coi capelli corti ed
+irsuti, uno scheletro colla pelle, coperta di cenci neri, quasi sempre
+distesa come un corpo morto nel mezzo della piazzetta, o seduta in un
+angolo, immobile e muta come un'insensata, quando non la molestino i
+ragazzi, ai quali si rivolta urlando o piangendo. Può aver quindici
+anni, può averne trenta: la sua mostruosità nasconde l'età. Non ha
+parenti, non ha casa, non si sa come si chiami nè donde venga. Passa la
+notte accovacciata per le strade, in mezzo alle immondizie e ai cani.
+Gran parte del giorno dorme; quando ha da mangiare, ride; quando ha
+fame, piange; quando è sole, è un mucchio di polvere; quando piove, è un
+ammasso di fango. Una notte, passandole accanto, uno di noi le mise
+nelle mani una moneta d'argento ravvolta in un pezzo di carta, affinchè
+la mattina avesse il piacere d'una sorpresa. La mattina la trovammo in
+mezzo alla piazza che singhiozzava disperatamente, mostrando una mano
+insanguinata: qualcuno, graffiandola, le aveva strappato la moneta. Tre
+giorni dopo la incontrai, a cavallo a un asino, tutta in lagrime,
+sostenuta da due soldati, seguita da una turba di ragazzi che le davan
+la baia. Qualcuno mi disse che la portavano all'ospedale. Non la rividi
+che ieri addormentata accanto al carcame d'un cane, più fortunato di
+lei.
+
+ * * * * *
+
+So finalmente chi sono questi uomini biondi dalla faccia di malaugurio,
+che passandomi accanto per le strade appartate mi gettano uno sguardo in
+cui pare che scintilli la tentazione dell'omicidio! Sono quei Rifani,
+berberi di razza, che non hanno altra legge che il loro fucile, che non
+riconoscono nè caid nè magistrato; i pirati audaci, i banditi
+sanguinarii, i ribelli eterni che popolano le montagne della costa da
+Tetuan alla frontiera algerina; che non riuscirono a domare nè i cannoni
+dei vascelli europei nè gli eserciti del Sultano; gli abitanti, in fine,
+di quel Rif famoso, dove nessun straniero può mettere piede che sotto la
+salvaguardia dei santi e dei sceicchi; a cui si riferiscono ogni sorta
+di leggende paurose; e i popoli vicini ne parlano vagamente come d'un
+paese lontano e inaccessibile. Se ne vedono di frequente per Tangeri.
+Son uomini alti e robusti; molti vestiti d'una cappa oscura, ornata di
+nappine di vario colore; alcuni col viso segnato di rabeschi gialli;
+tutti armati di fucili lunghissimi, di cui portano la guaina rossa
+attorcigliata intorno alla fronte in forma di turbante; e vanno a
+gruppi, parlando a voce bassa, col capo chino e gli occhi all'erta, come
+drappelli di bravi che cerchino la vittima. E appetto a loro gli Arabi
+più selvaggi mi paiono amici d'infanzia.
+
+ * * * * *
+
+Eravamo a desinare, a notte fitta, quando risonarono alcune fucilate
+nella piazzetta. Si corse fuori, e si vide ancora, da lontano, un
+bizzarro spettacolo. La stradetta che conduce alla porta del Soc di
+Barra era rischiarata, per un buon tratto, da grandi fiaccole, che
+apparivano al disopra delle teste della folla, intorno a qualcosa che
+pareva una cassa, posta sulla groppa d'un cavallo; e questa enimmatica
+processione andava innanzi lentamente, accompagnata da una musica
+malinconica, da un canto strascicato e nasale, da fucilate, da grida
+stridule, da latrati di cani. Rimasto solo in mezzo alla piazza, stetti
+qualche minuto almanaccando che cosa potesse significare quell'apparato
+lugubre, se in quella cassa ci fosse un cadavere, un condannato a morte,
+un mostro, un animale destinato al sacrifizio; e in quell'incertezza mi
+prese un senso di ribrezzo, che mi fece voltar le spalle e tornare a
+casa pieno di tristi pensieri. Un minuto dopo sopraggiunsero gli amici,
+ed ebbi da loro la spiegazione dell'enimma. Dentro la cassa v'era chiusa
+una sposa, e la gente intorno erano i parenti che la portavano a casa
+del marito.
+
+ * * * * *
+
+È passata per la piazzetta una turba d'arabi, uomini e donne, preceduta
+da sei vecchi che portavano sei grandi bandiere di colori diversi, e
+tutti insieme cantavano ad alta voce non so che preghiera, con un
+accento supplichevole ed un aspetto triste, che mi fece senso. Domandai:
+mi si disse che chiedevano ad Allà la grazia della pioggia. Li seguitai,
+andavano alla moschea principale. Non sapendo che qui è rigorosamente
+proibito ai cristiani di metter piede nelle moschee, quando fui davanti
+alla porta, feci l'atto d'entrare. Un vecchio arabo mi si slanciò contro
+e borbottando con voce affannata qualcosa che interpretai per:--Che cosa
+fai, disgraziato!--mi spinse indietro coll'atto di chi rimova un
+fanciullo da un precipizio. Mi dovetti dunque contentare di vedere dalla
+strada le arcate bianche del cortile, non dolendomi però gran fatto,
+dopo aver visto le gigantesche moschee di Costantinopoli, d'essere
+escluso da quelle di Tangeri, prive d'ogni aspetto monumentale, fatta
+eccezione dei minareti. Ma nè anco i loro minareti,--grosse torri
+quadrate od esagone, rivestite di mosaici di molti colori, e sormontate
+da una torricina a tetto piramidale,--valgono i minareti bianchi e
+leggerissimi che si alzano al cielo come smisurate antenne d'avorio
+dalla sommità delle colline di Stambul. Mentre stavo là guardando nel
+cortile, una donna, di dietro alla fontana delle abluzioni, mi fece un
+atto colla mano. Potrei lasciar credere che fosse un bacio; ma era un
+pugno.
+
+ * * * * *
+
+Son salito alla Casba, o castello, posto sopra una collina che domina
+Tangeri. È un gruppo di piccoli edifici circondati di vecchie mura, dove
+stanno le autorità, i soldati e i prigionieri. Non ci trovai che due
+sentinelle assonnate, sedute davanti a una porta, in fondo a una
+piazzetta deserta, e qualche mendicante disteso in terra, saettato dal
+sole e divorato dalle mosche. Di lassù si abbraccia collo sguardo tutta
+Tangeri, che si stende ai piedi delle mura della Casba e risale su per
+un'altra collina. L'occhio rifugge quasi da tutta quella bianchezza
+purissima, macchiata soltanto qua e là dal verde di qualche fico
+imprigionato fra muro e muro. Si vedono i terrazzi di tutte le case, i
+minareti delle moschee, le bandiere delle Legazioni, i merli delle mura,
+la spiaggia solitaria, la baia deserta, i monti della costa, uno
+spettacolo vasto, silenzioso e splendido, che rasserenerebbe la più cupa
+nostalgia. Mentre stavo contemplando mi riscosse una voce acuta e
+tremula, d'un'intonazione strana, che veniva dall'alto. Mi voltai, e
+solamente dopo aver un po' cercato, scopersi sulla cima del minareto
+d'una moschea della Casba una piccola macchia nera, il _muezzin_, che
+invita i fedeli alla preghiera lanciando ai quattro venti il nome di
+Allà e di Maometto. Poi tornò a regnare tutt'intorno il silenzio
+malinconico del mezzogiorno.
+
+ * * * * *
+
+Farsi cambiare il danaro, in questo paese, è una calamità. Ho dato una
+lira francese al tabaccaio perchè mi rendesse dieci soldi. Questo moro
+feroce aprì una cassetta e cominciò a pigliare e a buttar sul banco
+manate di monetaccie nere e sformate, finchè ce ne fu un mucchio da
+farne il carico ordinario d'un facchino, diede una contata alla lesta e
+stette ad aspettare che me le intascassi.--Scusate--gli dissi, cercando
+di ripigliar la mia lira;--non sono abbastanza robusto da poter comprare
+nella vostra bottega.--Poi m'accomodai pigliando altri sigari e portando
+via una tascata soltanto di quel tritume di danaro per farmi spiegare
+che cosa fosse. È una moneta chiamata _flu_, di rame, la cui unità val
+meno d'un centesimo e va ancora scemando ogni giorno di valore, perchè
+il Marocco n'è inondato, ed è inutile aggiungere a qual fine l'abbia
+profusa e la profonda il Governo, quando si dica che il Governo paga con
+questa moneta e non riceve che oro ed argento. Ma ogni male ha il suo
+bene, e questi flù, questo flagello del commercio, hanno la inestimabile
+virtù di preservare i marocchini da molti malanni, e in specie dalla
+jettatura, in grazia del così detto anello di Salomone, una stella di
+sei punte che v'è impressa da una parte; immagine dell'anello vero
+chiuso nella tomba del gran Re, il quale governava con esso i buoni e i
+cattivi genii.
+
+ * * * * *
+
+Non v'è che un luogo dove passeggiare, ed è la spiaggia che si stende
+dalla città verso il capo Malabat, una spiaggia sparsa di conchiglie e
+di vegetali rigettati dal mare, e coperta in varii punti da larghe
+distese d'acqua, difficili a guadarsi durante l'alta marea. Questi sono
+i Campi Elisi o le Cascine di Tangeri. L'ora della passeggiata è la
+sera, verso il tramonto. A quell'ora vi sarà una cinquantina d'Europei
+che passeggiano a coppie o a gruppi, a qualche centinaio di passi gli
+uni dagli altri, in modo che dalle mura della città si riconoscono uno
+per uno alla distanza d'un miglio. Viene innanzi una signora inglese a
+cavallo, accompagnata da una guida; più in là, due mori della campagna;
+dopo i mori, il Console di Spagna colla sua signora; poi un Santo; poi
+una cameriera francese con due bimbi; poi uno stormo di campagnuole
+arabe che passano un'acqua, scoprendo le ginocchia e nascondendosi il
+viso, e più lontano, a intervalli, un cappello a staio, un cappuccio
+bianco, un _chignon_, fino all'ultimo che dev'essere il Segretario della
+Legazione di Portogallo coi calzoni chiari che gli hanno portato ieri da
+Gibilterra; perchè in questa piccola colonia europea tutti sanno tutto
+di tutti. Se non fosse irriverente il paragone, direi che mi pare una
+passeggiata di condannati a domicilio coatto, o di viaggiatori tenuti in
+ostaggio dai pirati d'un'isola selvaggia, che aspettino l'arrivo d'un
+bastimento col denaro del riscatto.
+
+ --- --- --- --- ---
+
+È assai più facile raccapezzarsi nell'immensità di Londra che in mezzo a
+questo pugno di case che starebbero tutte in un canto dell'Hayd-Park.
+Tutti questi vicoletti, cantucci, crocicchi, dove appena si può passare,
+si somigliano fra loro come le cellule d'un'arnia, e non è che
+un'attentissima osservazione dei più minuti particolari che possa far
+distinguere un luogo da un altro. Finora, appena uscito dalla piazza e
+dalla strada principale, mi smarrisco. In pieno giorno, in uno di questi
+corridoi silenziosi, due arabi potrebbero legarmi, imbavagliarmi e farmi
+sparire per sempre dalla faccia della terra senza che nessuno vedesse e
+sentisse nulla. Eppure un cristiano può girare solo per questo
+labirinto, in mezzo a questi barbari, di giorno e di notte, con maggior
+sicurezza che in qualunque nostra città. Qualche asta di bandiera
+europea, ritta sopra un terrazzo come l'indice minaccioso di una mano
+nascosta, basta a ottenere quello che non ottiene fra noi una legione
+d'armati. Che differenza di civiltà tra Londra e Tangeri! Ma ogni città
+ha i suoi vantaggi. Là vi sono i grandi palazzi e le strade ferrate
+sotterranee; qui si può attraversar la folla col soprabito sbottonato.
+
+ --- --- --- --- ---
+
+Non c'è in tutta Tangeri nè un carro nè una carrozza; non si sente
+strepito d'officine nè suono di campane nè grida di venditori; non si
+vede nessun movimento affrettato nè di cose nè di persone; gli stessi
+Europei, per non saper dove battere il capo, restano per ore immobili in
+mezzo alla piazza; tutto riposa e invita al riposo. Io stesso, che son
+qui da pochi giorni, comincio a sentir l'influsso di questa vita molle e
+sonnolenta. Arrivato al Soc di Barra, mi sento irresistibilmente
+risospinto verso casa; lette dieci pagine d'un libro, il libro mi sfugge
+di mano; una volta abbandonata la testa sulla spalliera della poltrona,
+ho bisogno di riepilogarmi almeno un paio di capitoli dello Smiles, per
+riescire a risollevarla; e il solo pensiero del lavoro e delle cure che
+m'aspettano a casa, mi stanca. Questo cielo sempre azzurro e questa
+città tutta bianca sono un'immagine della pace inalterata e monotona che
+diventa a poco a poco, in chi abita questo paese, il supremo desiderio
+della vita. Ed ecco la cagione per cui interrompo qui le mie note. La
+mollezza affricana m'ha vinto.....
+
+ --- --- --- --- ---
+
+Tra la molta gente che ronzava intorno alla porta della Legazione v'era
+un moro elegante, che fin dal primo giorno m'aveva dato nell'occhio; uno
+dei più bei giovani che io abbia visto nel Marocco; alto e snello, con
+due occhi neri e melanconici, e un sorriso dolcissimo; una figura da
+sultano innamorato, che Danas, lo spirito maligno delle _Mille e una
+notte_, avrebbe potuto mettere accanto alla principessa Badura, in vece
+del principe Camaralzaman, sicuro che non si sarebbe lamentata del
+cambio. Si chiamava Maometto, aveva diciotto anni ed era figliuolo d'un
+moro agiato di Tangeri, protetto dalla Legazione d'Italia, un grosso ed
+onesto mussulmano, che da qualche tempo, essendo minacciato di morte da
+un suo nemico, veniva quasi ogni giorno, colla faccia spaurita, a
+chieder aiuto al Ministro. Questo Maometto parlava un poco spagnuolo,
+alla moresca, con tutti i verbi all'infinito, e così aveva potuto
+stringere amicizia coi miei compagni. Era sposo da pochi giorni. L'aveva
+fatto sposare suo padre, perchè mettesse giudizio, e gli aveva dato una
+ragazza di quindici anni, bella come lui. Ma il matrimonio non l'aveva
+molto cangiato. Egli era rimasto, come dicevamo noi, un moro
+_dell'avvenire_, il che consisteva nel bere, di nascosto, qualche
+bicchiere di vino, fumare qualche sigaro, annoiarsi a Tangeri, bazzicare
+cogli Europei e almanaccare un viaggio in Spagna. In quei giorni però,
+quello che ce lo tirava intorno, era il desiderio d'ottenere, per mezzo
+nostro, il permesso d'unirsi alla carovana, e andare così a veder Fez,
+la grande metropoli, la sua Roma, il sogno della sua infanzia; e a
+questo fine ci prodigava inchini, sorrisi e strette di mano, con una
+espansione e una grazia che avrebbe sedotto tutto l'arem
+dell'Imperatore. Come quasi tutti gli altri giovani mori della sua
+condizione, ammazzava il tempo trascinandosi di strada in strada, di
+crocchio in crocchio, a parlare del nuovo cavallo d'un ministro, della
+partenza dell'amico per Gibilterra, d'un bastimento arrivato, d'un furto
+commesso, di pettegolezzi da donne; o rimanendo molte ore immobile e
+taciturno in un angolo della piazzetta del mercato, colla testa chi sa
+dove. A questo bellissimo ozioso si lega il ricordo della prima casa
+moresca in cui misi il piede, e del primo pranzo arabo a cui arrischiai
+il palato. Un giorno suo padre ci invitò a desinare. Era un desiderio
+che avevamo da molto tempo. Una sera tardi, guidati da un interprete e
+accompagnati da quattro servi della Legazione, s'arrivò, per alcune
+stradette oscure, a una porta arabescata, che s'aperse, come per
+incanto, al nostro avvicinarsi; e attraversata una stanzina bianca e
+nuda, ci trovammo nel cuore della casa. La prima cosa che ci colpì fu
+una gran confusione di gente, una luce strana, una pompa meravigliosa di
+colori. Ci vennero incontro il padrone di casa, il figliuolo e i
+parenti coronati di gran turbanti bianchi; dietro di loro, c'erano i
+servi incappucciati; più in là, negli angoli oscuri, dietro gli spigoli
+delle porte, faccie attonite di donne e di bambini; e malgrado tanta
+gente, un silenzio profondo. Credevo d'essere in una sala: alzai gli
+occhi, e vidi le stelle. Eravamo nel cortile. Quella, come tutte le
+altre case moresche, era un piccolo edifizio quadrato, con un cortiletto
+nel mezzo, su due lati del quale si aprivano due stanze alte e lunghe,
+senza finestre, con una sola gran porta arcata, chiusa da una cortina. I
+muri esterni erano bianchi come la neve, gli archi delle porte,
+dentellati, i pavimenti a mosaico; qua e là una finestrina binata e una
+nicchietta per le pantofole. La casa era stata addobbata. I pavimenti
+coperti di tappeti; accanto alle porte dei grandi candellieri, con
+candele rosse, gialle e verdi; sui tavolini, specchi e mazzi di fiori.
+Ma l'effetto di tutte queste cose, in sè medesime punto strane, era
+stranissimo. C'era un po' della decorazione d'una chiesa, e insieme
+un'aria di teatrino, di sala da ballo, di reggia posticcia; ma piena di
+gentilezza e di grazia; e nella distribuzion della luce e nella
+combinazione dei colori, un effetto novo, un significato profondo, una
+corrispondenza meravigliosa con tutto ciò che noi avevamo sempre pensato
+e sentito, confusamente, di quel popolo; come se quella fosse la luce,
+per così dire, e il colorito della sua filosofia e della sua religione,
+e vedendo l'interno di quella casa, vedessimo per la prima volta dentro
+all'anima della razza. Si spese qualche minuto in inchini e in vigorose
+strette di mano, e poi fummo invitati a vedere la camera degli sposi. Io
+cercai inutilmente, con una curiosità da sfacciato europeo, gli occhi di
+Maometto: egli aveva già chinato la testa e nascosto il rossore sotto il
+turbante. La camera nuziale era una sala alta, lunga e stretta, colla
+porta sul cortile. Da una parte, in fondo, vi era il letto della sposa;
+dalla parte opposta quello di Maometto; tutti e due decorati di ricche
+stoffe, di un colore rosso carico, con sopra una trina; il pavimento
+coperto di grossi tappeti di Rabat; le pareti, d'arazzi gialli e rossi;
+e fra i due letti, il vestiario della sposa appeso al muro: busti,
+gonnelline, calzoncini, vestitini di taglio sconosciuto, di tutti i
+colori d'un giardino fiorito, di lana di seta e di velluto, gallonati e
+stelleggiati d'oro e d'argento; tutto il corredo d'una bambola da
+principessina; una vista da far girar la testa a un coreografo e morir
+d'invidia una mima. Di là passammo nella stanza da pranzo. Anche qui
+tappeti, arazzi, mazzi di fiori, grandi candellieri posati sul
+pavimento, materassine e guanciali di cento colori stesi a pie' dei
+muri, e due letti addobbati con gran pompa, poichè era la camera nuziale
+del padrone. Vicino a uno dei letti era apparecchiata la tavola, contro
+l'uso degli arabi, che mettono i piatti in terra, e mangiano senza
+posate; e vi scintillava su, a dispetto del Profeta, una corona di
+vecchie bottiglie, incaricate di rammentarci, in mezzo alle voluttà del
+banchetto moresco, che eravamo cristiani. Prima di metterci a tavola, ci
+sedemmo, a gambe incrociate, sopra i tappeti, intorno al segretario del
+padrone di casa, un bel moro in turbante, il quale preparò il tè sotto i
+nostri occhi e ce ne fece pigliare, secondo l'uso, tre tazze per uno,
+spropositatamente inzuccherate, e profumate di menta; e tra una tazza e
+l'altra accarezzammo il codino e la testina rasata d'un bel bambino di
+quattr'anni, ultimo fratello di Maometto, il quale contava furtivamente
+le dita delle nostre mani per assicurarsi ch'eran cinque come quelle di
+tutti i maomettani. Preso il tè, sedemmo a tavola. Il padrone, pregato,
+sedette anche lui, per tenerci compagnia, e cominciarono a sfilare i
+piatti arabi, oggetto della nostra vivissima curiosità. Io assaggiai il
+primo con grande fiducia.... Eterno Iddio! Il mio primo pensiero fu di
+precipitarmi sul cuoco. Tutte le contrazioni che si possono produrre sul
+viso d'un uomo all'assalto improvviso d'una colica, o alla notizia del
+fallimento del suo banchiere, io credo che si sian prodotte sul mio.
+Capii sul momento come una gente che mangiava a quel modo dovesse
+credere in un altro Dio e pigliare in un altro senso la vita umana. Non
+saprei esprimere quello ch'io sentii nella bocca fuorchè paragonandomi a
+un disgraziato costretto a far colazione coi vasetti d'un parrucchiere.
+Eran sapori di pomate, di cerette, di saponi, d'unguenti, di tinture, di
+cosmetici, di tutto ciò che si può immaginare di meno proprio a passare
+per una bocca umana. A ogni piatto ci scambiavamo degli sguardi di
+meraviglia e di terrore. La materia prima doveva esser buona: era
+pollame, montone, caccia, pesce; piatti enormi e di bella cera; ma tutto
+nuotante in salse abbominevoli, tutto unto, profumato, impomatato, tutto
+cucinato in maniera da parer più naturale di metterci dentro il pettine
+che la forchetta. Pure bisognava mandar giù qualcosa, ed io mi
+confortavo al sacrifizio ripetendo quei versi dell'Aleardi:
+
+ Oh nella vita
+ Qualche delitto incognito ne pesa!
+ Qualche cosa si espia!
+
+La sola cosa mangiabile era il montone allo spiedo. Nemmeno il cuscussu,
+il piatto nazionale dei mori, fatto con grano tritato della grossezza
+della semola, cotto a vapore e condito con latte o brodo,--perfido
+simulacro di risotto--, nemmeno questo famoso cuscussu, che piace a
+molti europei, mi è riuscito d'inghiottirlo senza cangiar colore. E ci
+fu qualcuno di noi che, per punto, mangiò di tutto! cosa consolante la
+quale dimostra che in Italia ci sono ancora dei grandi caratteri. A ogni
+boccone, il nostro ospite c'interrogava umilmente collo sguardo, e noi,
+stralunando gli occhi, rispondevamo in coro:--Eccellente! Squisito!--e
+buttavamo giù subito un bicchier di vino per ravvivarci gli spiriti. A
+un certo punto, scoppiò nel cortiletto una musica bizzarra che ci fece
+balzar tutti in piedi. Erano tre sonatori, venuti, come vuole il costume
+moresco, a rallegrare il banchetto: tre arabi dai grandi occhi e dal
+naso forcuto, vestiti di bianco e di rosso, uno colla tiorba, l'altro
+col mandolino, il terzo col tamburello; tutti e tre seduti fuori della
+porta della nostra stanza, vicino a una nicchietta dove avevano deposto
+le pantofole. Tornammo a sedere e i piatti ricominciarono a sfilare
+(ventitrè, comprese le frutta, se ben mi ricordo) e i nostri volti a
+contorcersi e i turaccioli a saltare in aria. A poco a poco le
+libazioni, l'odore dei fiori, il fumo dell'aloé che ardeva nei
+profumieri cesellati di Fez, e quella bizzarra musica araba, che a
+furia di ripetere il suo lamento misterioso, s'impadronisce dell'anima
+con una simpatia irresistibile; ci diedero per qualche momento una
+specie di ebbrezza taciturna e fantastica, durante la quale ognuno di
+noi credette di sentirsi il turbante sul capo e la testa d'una sultana
+sul cuore. Finito il pranzo, tutti si alzarono e si sparpagliarono per
+la sala, per il cortile, per il vestibolo, a guardare e a fiutare da
+ogni parte con una curiosità infantile. In ogni angolo oscuro si
+rizzava, come una statua, un arabo ravvolto nella sua cappa bianca. La
+porta della camera nuziale era stata chiusa colle cortine, e per lo
+spiraglio si vedeva un gran movimento di teste bendate. Alle finestrine
+superiori apparivano e sparivano dei lumi. Si sentivano fruscii e voci
+di gente nascosta. Intorno e sopra di noi ferveva una vita invisibile,
+la quale ci avvertiva che eravamo dentro le mura, ma fuori della casa;
+che la bellezza, l'amore, l'anima della famiglia s'era rifugiata nei
+suoi penetrali; che lo spettacolo eravamo noi e che la casa rimaneva un
+mistero. A una cert'ora uscì da una porticina la governante del
+Ministro, ch'era stata a veder la sposa, e passando per andarsene,
+esclamò:--Ah! se vedessero, che bottone di rosa! Che creatura di
+paradiso!--E intanto la musica continuava a suonare, e l'aloé
+continuava ad ardere, e noi seguitavamo a girare e a fiutare, e la
+fantasia lavorava, lavorava. E lavorava ancora, e più che mai, quando
+usciti da quell'aria piena di luce e di profumi, infilammo una viuzza
+solitaria e tenebrosa, al lume d'una lanterna, in mezzo a un silenzio
+profondo.
+
+ § § § § §
+
+Una sera si sparse la notizia, da molto tempo aspettata, che il giorno
+dopo sarebbero entrati in città gli Aïssaua.
+
+Gli Aïssaua sono una delle principali confraternite religiose del
+Marocco, fondata, come le altre, per ispirazione di Dio, da un Santo
+chiamato Sidì-Mohammed-ben-Aïssa, nato a Mechinez due secoli sono; la
+vita del quale è una lunga e confusa leggenda di miracoli e d'avventure
+favolose, variamente raccontata. Gli Aïssaua si propongono di ottenere
+dal cielo una protezione speciale, pregando continuamente, esercitando
+certe pratiche loro proprie, tenendo vivo nel loro cuore, piuttosto che
+il sentimento della fede, un'esaltazione, una febbre religiosa, un
+furore divino, che prorompe in manifestazioni stravaganti e feroci.
+Hanno una grande moschea a Fez, che è come la casa centrale dell'ordine,
+e di qui si spandono ogni anno a turbe, in tutte le province
+dell'impero, dove raccolgono intorno a sè, per celebrare le loro feste,
+i confratelli sparsi per le città e per le campagne. Il loro rito,
+simile a quello dei dervis urlanti e giranti dell'Oriente, consiste in
+una specie di danza sfrenata accompagnata da salti, scontorcimenti e
+grida, nella quale vanno via via infuriando e inferocendosi finchè,
+perduto ogni lume, stritolano legno e ferro coi denti, si brucian le
+carni con carboni accesi, si straziano coi coltelli, inghiottiscono
+fango e sassi, sbranano animali e li divoran vivi e grondanti di sangue,
+e cadono a terra senza forze e senza ragione. A questi eccessi non
+giunsero gli Aïssaua che io vidi a Tangeri, e credo che ci giungano
+raramente, e assai pochi, se pure qualcuno vi giunge ancora; ma fecero
+però abbastanza per lasciarmi nell'animo un'impressione incancellabile.
+
+Il Ministro del Belgio c'invitò ad assistere allo spettacolo dal
+terrazzo di casa sua, che guarda sulla strada principale di Tangeri,
+dove sogliono passare gli Aïssaua per andare alla moschea. Dovevano
+passare alle dieci della mattina, scendendo dalla porta del Soc di
+Barra. Un'ora prima, la strada era già piena di gente e le case coronate
+di donne arabe ed ebree, vestite dei loro colori vivissimi, che davano
+alle terrazze bianche l'aspetto di grandi ceste di fiori. All'ora
+fissata, tutti gli occhi si voltarono verso la porta, all'estremità
+della strada, e pochi minuti dopo comparvero i forieri della turba. La
+strada era tanto affollata, che gli Aïssaua, fin che non furono vicini,
+rimasero confusi cogli spettatori. Per qualche tempo non vidi che una
+massa ondeggiante di teste incappucciate, in mezzo alle quali sorgevano,
+sparivano e ricomparivano alcune teste scoperte, che parevan di gente
+che si picchiasse. Al di sopra delle teste s'alzavano parecchie
+bandiere. Di tratto in tratto si udiva un grido simultaneo di molte
+voci. La folla veniva innanzi lentamente. A poco a poco si cominciò a
+notare, nel movimento di tutte quelle teste, un cert'ordine. Le prime
+formavano un circolo; altre, più in là, una doppia schiera; altre più
+lontane, un altro circolo; poi le prime, alla loro volta, si
+schieravano, le seconde si disponevano in cerchio, e così via via. Ma
+non son neanco ben sicuro di quello che dico, perchè in quella gran
+curiosità che mi affannava di osservare singolarmente le persone, è
+facile che la legge precisa del movimento comune mi sia sfuggita. In
+capo a pochi minuti, giunsero i primi sotto il nostro terrazzo. Il mio
+primo senso fu un misto di compassione e di orrore. Eran due file di
+uomini, rivolti gli uni in faccia agli altri, vestiti di cappe e di
+lunghissime camicie bianche, che si tenevano per le mani, per le braccia
+o per le spalle, e pestavano i piedi in cadenza, dondolandosi,
+rovesciando il capo avanti e indietro, e levando un mormorio sordo e
+affannoso, rotto da gemiti, rantoli, soffi e interiezioni di spavento e
+di rabbia. Solamente gli ossessi del Rubens, i morti risuscitati del
+Goya e il moribondo magnetizzato del Pöe potrebbero dare un'idea di
+quelle figure. Eran faccie livide e convulse, cogli occhi fuori
+dell'orbita e la bocca schiumosa; visi di febbricitanti e di epilettici;
+alcuni illuminati da sorrisi indefinibili, altri che non mostravano che
+il bianco dell'occhio, altri contratti come da uno spasimo atroce, o
+pallidi ed immobili come visi di cadaveri. Di tratto in tratto, facendo
+gli uni agli altri un gesto strano col braccio spenzoloni, gettavano
+tutti insieme un grido acuto e doloroso, come di chi riceva una
+pugnalata mortale; poi andavano alcuni passi innanzi, e ricominciavano
+la danza, gemendo e sbuffando; e allora si vedeva un ondeggiamento
+disordinato di cappucci, di grandi maniche, di treccie, di ciuffi, di
+folte capigliature spartite in lunghe ciocche ondulate, che parevano
+teste anguicrinite. Alcuni, più spiritati, andavano fra una schiera e
+l'altra, barcollando come ubbriachi, sbatacchiandosi contro i muri e le
+porte. Altri, come rapiti in estasi, camminavano ritti, lenti, col viso
+in alto, gli occhi socchiusi, le braccia abbandonate. Parecchi,
+sfiniti, che non potevano più nè gridare nè reggersi, eran tenuti su
+per le ascelle dai compagni, e travolti così, come corpi morti, nella
+folla. La ridda si faceva di mano in mano più scomposta, e il gridìo più
+assordante. Erano dondolamenti di testa da lussarsi le vertebre del
+collo e rantoli da spezzarsi la cassa del petto. Da tutti quei corpi
+grondanti di sudore, veniva su un puzzo nauseabondo come da un serraglio
+di fiere. Ogni tanto uno di quei visi stravolti si alzava verso il
+terrazzo e fissava nei miei due occhi stralunati, che mi facevano
+torcere indietro la testa. Di momento in momento, dentro di me, cangiava
+l'effetto di quello spettacolo. Ora mi pareva una gran mascherata, ed
+ero tentato di riderne; ora ci vedevo l'immagine d'una gran baldoria di
+pazzi, di malati in delirio, di galeotti ubbriachi, di condannati a
+morte che volessero stordire il proprio terrore, e mi stringevano il
+cuore; ora non consideravo che la bellezza selvaggia del quadro, e ci
+provavo la voluttà d'un artista. Ma a poco a poco, il senso intimo di
+quel rito, s'impose alla mia mente; il sentimento, che quelle smanie
+traducevano, e che tutti abbiamo provato molte volte, lo spasimo
+dell'anima umana che si agita sotto l'immensa pressione dell'Infinito,
+si risvegliò; e senz'accorgermene, accompagnavo quel turbinìo col
+linguaggio che lo spiegava:--Sì, ti sento, Potenza misteriosa e
+tremenda: mi dibatto nella stretta della tua mano invisibile; il
+sentimento di Te mi opprime, non ho forza di contenerlo, il mio cuore si
+sgomenta, la mia ragione si perde, il mio involucro di creta si
+spezza!--E continuavano a passare, fitti, pallidi, scapigliati, mettendo
+voci supplichevoli, in cui pareva che esalassero la vita. Un vecchio
+cadente, un'immagine di re Lear forsennato, si staccò dalla schiera e
+s'avventò come per spaccarsi il cranio nel muro: i compagni lo
+trattennero. Un giovane cadde di picchio in terra, fuori dei sensi. Un
+altro, coi capelli sciolti giù per le spalle, la faccia nascosta nelle
+mani, passò a lunghissimi passi, curvato fino a terra, come un maledetto
+da Dio. Passarono beduini, mori, berberi, neri, colossi, mummie, satiri,
+faccie di cannibali, di santi, d'uccelli di rapina, di sfingi, d'idoli
+indiani, di furie, di fauni, di diavoli. Potevano essere un tre o
+quattrocento. In meno di mezz'ora sfilarono tutti. Le ultime erano due
+donne (perchè anche le donne possono appartenere all'ordine), due figure
+di sepolte vive, riuscite a spezzare la bara, due scheletri animati,
+vestite di bianco, coi capelli rovesciati sul viso, gli occhi sbarrati,
+la bocca bianca di schiuma, sfinite di forze, ma ancora animate da un
+movimento di cui non parevano aver più coscienza, che si scontorcevano,
+urlavano e stramazzavano; e in mezzo a loro un vecchio gigantesco, una
+figura di negromante centenario, vestito d'una camicia lunghissima, che
+allungando due grandi braccia cadaveriche, posava la mano sul capo ora
+all'una ora all'altra, in atto di protezione, e le aiutava a rialzarsi
+da terra. Dietro a questi tre spettri si precipitò una folla di arabi
+armati, di donne, di pezzenti, di bimbi; e tutta quella barbarie, tutto
+quel furore, tutto quell'orrendo cumulo di miseria umana, irruppe nella
+piazza e scomparve.
+
+ * * * * *
+
+Un altro bello spettacolo, che s'ebbe a Tangeri, fu quello delle feste
+per la nascita di Maometto; e mi fece un'impressione anche più viva
+perchè mi ci trovai dinanzi, posso dire, all'impensata.
+
+Tornando da una passeggiata sulla riva del mare, sentii alcuni colpi di
+fucile dalla parte del Soc di Barra; v'accorsi e sul primo momento non
+riconobbi più il luogo. Il Soc di Barra era trasfigurato. Dalle mura
+della città fino alla sommità della collina v'era formicolìo d'arabi,
+una folla tutta bianca, straordinariamente animata. Saranno state
+tremila persone, ma sparse e raggruppate in maniera che parevano
+innumerevoli. Era un'illusione ottica singolarissima. Su tutti i rialti
+del terreno, come sopra altrettante loggie, v'erano gruppi di arabe
+sedute all'orientale, immobili, rivolte verso la parte bassa del Soc.
+Qui, da una parte, la folla divisa in due ali lasciava libero un grande
+spazio a un drappello di cavalieri che si slanciavano alla carriera,
+schierati di fronte, sparando i loro fucili lunghissimi; dall'altra
+parte, v'erano grandi cerchi d'arabi, uomini e donne, in mezzo ai quali
+davano spettacolo giocatori di palla, tiratori di scherma, incantatori
+di serpenti, ballerini, cantastorie, suonatori, soldati. Sull'alto della
+collina, sotto una tenda conica, aperta sul davanti, biancheggiava
+l'enorme turbante del vice-governatore di Tangeri, il quale presiedeva
+alla festa, seduto in terra, in mezzo a una corona di mori. Di lassù si
+vedevano giù in mezzo alla folla i soldati delle Legazioni vestiti dei
+loro pomposi caffettani rossi, qualche cappello cilindrico, qualche
+ombrella di consolessa, e i pittori Ussi e Biseo coll'album e la matita
+in mano; di là dalla folla, Tangeri; di là da Tangeri, il mare. Lo
+strepito delle fucilate, gli urli dei cavalieri, lo scampanellìo degli
+acquaioli, le grida festose delle donne, il suono dei pifferi, dei
+corni, dei tamburi, formavano tutt'insieme un frastuono inaudito, che
+rendeva più strano ancora quello spettacolo selvaggio, irradiato dalla
+luce sfolgorante del mezzogiorno.
+
+La curiosità mi spingeva da dieci parti in un punto. Ma un grido
+d'ammirazione, partito da un gruppo di donne, mi fece correr prima dai
+cavalieri. Erano dodici soldati di alta statura, col fez a punta, la
+cappa bianca, i caffettani aranciati, azzurrini e rossi, e fra loro un
+ragazzo vestito con femminile eleganza, figlio del governatore del Rif.
+Si schieravano ai piedi delle mura della città, rivolti verso la
+campagna; il figlio del governatore, nel mezzo, alzava la mano, e si
+slanciavano tutti insieme alla carriera. Nei primi passi v'era un po'
+d'incertezza e un po' di disordine. Poi quei dodici cavalli, stretti,
+sfrenati, ventre a terra, non formavano più che un solo corpo, un mostro
+furioso, di dodici teste e di cento colori, che divorava la via. Allora
+i cavalieri, inchiodati sulle selle, colla fronte alta, colla cappa al
+vento, alzavano i fucili sopra la testa, li stringevano con un movimento
+convulso contro le spalle, sparavano tutti insieme gettando un urlo di
+trionfo e di rabbia, e sparivano in un nuvolo di polvere e di fumo.
+Pochi momenti dopo tornavano indietro lentamente, in disordine, i
+cavalli schiumosi e insanguinati, i cavalieri in atteggiamento stanco e
+superbo, e in capo ad alcuni minuti ricominciavano. Ad ogni nuova
+scarica, le donne arabe, come le dame dei tornei, salutavano il
+drappello con un gridìo loro proprio, che è una ripetizione rapidissima
+del monosillabo: _Iù_, simile a un trillo acuto di gioia infantile.
+
+Di là passai al giuoco della palla. Erano una quindicina d'arabi,
+ragazzi, uomini maturi e vecchi colla barba bianca, alcuni col fucile a
+tracolla, altri colla sciabola, e giocavano con una palla di cuoio
+grossa come un arancio. Uno la pigliava, la lasciava cadere e la
+ributtava in alto con un colpo del piede; tutti gli altri correvano per
+coglierla in aria; chi la coglieva, rifaceva l'atto del primo; e così il
+gruppo dei giocatori, seguitando la palla, s'allontanava man mano, e
+poi, di comune accordo, tornavano tutti insieme nel luogo di dov'eran
+partiti. Ma il curioso di questo gioco stava nei movimenti delle
+persone. Erano passi di ballo, gesti misurati, atteggiamenti di mimi, un
+fare quasi cerimonioso, una certa apparenza di contraddanza, un non so
+che di severo e di molle insieme, ed una corrispondenza di mosse e di
+giri, in quell'andare e venire, di cui non mi riuscì di scoprire la
+legge. Correvano e saltellavano tutti insieme in un piccolo spazio, si
+serravano, si rimescolavano, e non seguiva mai un urto, nè il più
+leggero scompiglio. La palla s'alzava, spariva, balzava in mezzo a
+quelle gambe e al disopra di quelle teste, come se nessuno la toccasse,
+e fosse rigirata in quella maniera da due venti contrarii. E tutto quel
+movimento non era accompagnato nè da una parola, nè da un grido, nè da
+un sorriso. Vecchi e ragazzi, eran tutti egualmente seri, silenziosi e
+intenti al gioco, come a un lavoro obbligato e triste, e non si sentiva
+che il suono dei respiri affannosi e il fruscìo delle pantofole.
+
+A pochi passi di là, in mezzo a un altro circolo di spettatori,
+ballavano dei neri, al suono d'un piffero e d'un piccolo tamburo di
+forma conica, battuto con un pezzo di legno ritorto a mezzaluna. Erano
+otto omaccioni, neri e lucidi come l'ebano, senz'altro addosso che una
+lunga camicia bianchissima, stretta alla cintura da un grosso cordone
+verde. Sette si tenevano per mano, disposti in cerchio, l'ottavo era in
+mezzo, e ballavano tutti insieme o piuttosto accompagnavano la musica,
+senza quasi cangiar di posto, con un movimento di fianchi da non
+descriversi, che mi metteva un forte prurito nelle punte dei piedi, e
+quel sorriso di satiri, quell'espressione di beatitudine stupida e di
+voluttà bestiale, che è tutta propria della razza nera. Mentre stavo
+guardando questa scena, due ragazzi di una decina d'anni ciascuno,
+ch'erano fra gli spettatori, mi diedero un saggio della ferocia del
+sangue arabo, che non dimenticherò per un pezzo. Improvvisamente, non
+so per che ragione, si saltarono addosso, si avviticchiarono l'uno
+all'altro come due tigri, e cominciarono a lacerarsi il viso e il collo
+a morsi e a unghiate con una furia che metteva orrore. Due uomini
+robusti, usando di tutta la loro forza, li separarono a stento, già
+sgocciolanti di sangue, e dovettero trattenerli ancora perchè non
+tornassero ad avvinghiarsi.
+
+Gli schermitori facevan ridere. Eran quattro, e tiravano di bastone a
+due a due. Non si può dire la stravaganza e la goffaggine di quella
+_scuola;_ e la chiamo scuola perchè in altre città del Marocco vidi poi
+che tiravano nella stessa maniera. Eran mosse da funamboli, salti senza
+scopo, contorsioni, sgambettate, e colpi annunziati un minuto prima con
+un gran giro del braccio; ogni cosa fatta con una flemma beata, che
+avrebbe dato modo a un nostro tiratore di addossare a tutti quattro un
+prodigioso carico di legnate senza pericolo di toccarne una sola. Gli
+arabi spettatori, però, stavano là a bocca aperta, e molti di tratto in
+tratto mi guardavano, come per cercare nei miei occhi l'espressione
+della meraviglia. Io volli contentarli e finsi un'ammirazione benevola.
+Allora qualcuno si scansò perchè potessi spingermi un po' più avanti, ed
+io mi trovai circondato, stretto da ogni parte dagli arabi, e potei
+soddisfare il mio desiderio di studiare un po' quella gente nel suo
+odore, nei movimenti appena percettibili delle narici, delle labbra e
+delle palpebre, nei segni della pelle, in tutto ciò che sfugge
+all'osservatore che passa, e serve nonostante a far capir molte cose. Un
+soldato della Legazione italiana mi vide da lontano in quella stretta, e
+credendo che fossi prigioniero involontario, venne a liberarmi, mio
+malgrado, a suon di gomitate e di pugni.
+
+Il cerchio del contastorie era il più piccolo, ma il più bello. Ci
+arrivai giusto nel momento in cui, avendo terminato la solita preghiera
+inaugurale, cominciava il racconto. Era un uomo d'una cinquantina
+d'anni, quasi nero, con una barba nerissima e due grandi occhi
+scintillanti, ravvolto, come tutti gli altri raccontatori del Marocco,
+in un amplissimo panno bianco stretto intorno al capo da una corda di
+pelo di cammello, che gli dava la maestà d'un sacerdote antico. Parlava
+a voce alta e lenta, ritto in mezzo al circolo degli uditori,
+accompagnato sommessamente da due suonatori di chiarina e di tamburo.
+Raccontava forse una storia d'amore, le avventure d'un bandito famoso,
+le vicende d'un sultano. Io non ne capivo una parola. Ma il suo gesto
+era così giusto, la voce così espressiva, il volto così parlante che un
+barlume del senso, in qualche momento, mi traspariva. Mi parve che
+raccontasse un lungo viaggio; imitava il passo del cavallo stanco;
+accennava a orizzonti immensi; cercava intorno a sè una goccia d'acqua,
+lasciava spenzolare le braccia e la testa come un uomo spossato. Poi, a
+un tratto, scopriva qualcosa lontano dinanzi a sè, pareva incerto,
+credeva e non credeva ai suoi occhi,--ci credeva,--si rianimava,
+affrettava il passo, arrivava, ringraziava il cielo e si buttava in
+terra tirando un gran respiro e ridendo di piacere all'ombra d'un'oasi
+deliziosa che non sperava più di trovare. Gli uditori stavano là
+immobili, senza rifiatare, riflettendo coll'espressione del viso tutte
+le parole dell'oratore; e così com'erano in quel punto, con tutta
+l'anima negli occhi, lasciavano vedere chiaramente l'ingenuità e la
+freschezza di sentimento, che celano sotto l'apparenza d'una durezza
+selvaggia. Il contastorie andava a destra e a sinistra, s'avventava,
+retrocedeva atterrito, si copriva il viso colle mani, alzava le braccia
+al cielo, e via via che s'infervorava e levava la voce, i suonatori
+soffiavano e picchiavano con maggior furia, gli ascoltatori gli si
+stringevano intorno più ansiosi, finchè il racconto finì in un grido
+tonante, gli strumenti saltarono per aria e la folla commossa si
+disperse per cedere il posto ad un altro uditorio.
+
+Tre suonatori tenevano intorno a sè un altro cerchio più grande di tutti
+gli altri. Le figure, i movimenti e la musica di costoro mi fecero una
+singolare impressione. Erano tutti e tre strambi, di statura altissima e
+curvi dai piedi alla testa come le figurine grottesche che rappresentano
+la ci maiuscola nei titoli di certi giornali illustrati. Uno sonava il
+piffero, l'altro un tamburello a sonagli, il terzo uno strumento
+stravagante, una specie di clarinetto, mi parve, combinato, non so come,
+con due corni da caccia divergenti, che mandavano un suono non mai
+sentito. Questi tre sonatori, ravvolti in pochi cenci, stavano stretti
+l'un all'altro, di fianco, come se fossero legati, e sonando
+continuamente e disperatamente il medesimo motivo, l'unico forse che
+sonavano da cinquant'anni, facevano il giro dell'arena. Io non so dire
+come si movessero. Era un non so che tra l'andatura e il ballo, certi
+scatti come della gallina che becca, certi stringimenti di spalle, fatti
+da tutti e tre con una simultaneità macchinale, e così lontani da una
+qualunque somiglianza coi movimenti nostri, così nuovi, così bizzarri,
+che più li osservavo, e più mi davan da pensare, come se esprimessero
+una idea, o avessero la loro ragione in qualche proprietà caratteristica
+del popolo arabo, e ci penso ancora sovente. Quei disgraziati, grondanti
+di sudore, sonavano e ballonzolavano da più di un'ora, con una serietà
+inalterabile, e qualche centinaio di persone li stavano a sentire,
+pigiate e immobili, col sole negli occhi, senza dar segno nè di piacere
+nè di noia.
+
+Il circolo dove si faceva più strepito era quello dei soldati. Erano
+dodici, tra giovani e vecchi, alcuni col caffettano bianco, altri colla
+sola camicia, questo col fez, quello col cappuccio, armati di fucili a
+pietra focaia, lunghi come lancie, nei quali introducevan la polvere
+sciolta, come fanno tutti i soldati nel Marocco, dove non s'usano
+cartuccie. Un graduato, vecchio, dirigeva lo spettacolo. Si mettevan sei
+da una parte e sei dall'altra, di faccia. A un segnale, cangiavano
+vicendevolmente di posto, correndo, e appoggiavano un ginocchio a terra.
+Allora uno di essi cantava non so che cosa, con un'acutissima voce in
+falsetto, tutt'a trilli e a gorgheggi, che durava parecchi minuti,
+ascoltato con un silenzio profondo. Poi, a un tratto, balzavano tutti in
+piedi, in circolo, e spiccando un altissimo salto, gettando un grido di
+gioia, rovesciavano il fucile e sparavano contro terra. Non si può
+immaginare la rapidità, la furia, e quello che aveva di pazzamente
+festoso e di diabolicamente simpatico quella ridda tonante e
+lampeggiante, intraveduta in mezzo a un nuvolo di polvere saettato dal
+sole. Fra gli spettatori, a pochi passi da me, v'era un'arabina di dieci
+o dodici anni, non ancora velata, uno dei più bei visetti ch'io abbia
+visto a Tangeri, d'un bruno pallido delicatissimo, la quale contemplava
+coi suoi begli occhioni celesti pieni di stupore uno spettacolo assai
+più meraviglioso per lei che la danza dei soldati: quello che le offrivo
+io levandomi i guanti; questa seconda pelle delle mani, come dicono i
+ragazzi arabi, che i cristiani si mettono e si tolgono a loro piacere,
+senza risentirne il menomo dolore.
+
+Esitai se dovessi andare o no a vedere l'incantatore dei serpenti; ma la
+curiosità vinse il ribrezzo. Questi così detti incantatori appartengono
+alla confraternita degli Aissaua e dicono di ricevere dal loro patrono
+Ben-Aïssa il privilegio di poter sfidare senza pericolo la morsicatura
+di qualunque animale più velenoso. Molti viaggiatori, infatti, degni di
+pienissima fede, assicurano d'aver visto parecchi di costoro farsi
+morsicare a sangue, senz'effetto venefico, da serpenti di cui un momento
+dopo venne esperimentato il veleno potentissimo sopra altri animali; e
+dicono di non essere riusciti a scoprire di che mezzo si valessero quei
+destri ciarlatani per rendere innocua la morsicatura. L'Aissaua che io
+vidi, dava uno spettacolo orribile, ma incruento. Era un arabo piccolo,
+tarchiato, col viso smorto, una faccia di giustiziere, chiomato come un
+re merovingio e vestito d'una specie di camicia azzurrina che gli
+scendeva fino ai piedi. Quando m'avvicinai, saltellava grottescamente
+intorno a una pelle di capra distesa in terra, dalla quale usciva la
+bocca d'un sacco, dov'erano chiusi i serpenti; e saltellando cantava,
+accompagnato da un flauto, una canzone di motivo malinconico, che doveva
+essere una invocazione al suo Santo. Finito il canto, chiacchierò e
+gesticolò lungo tempo per farsi buttar dei denari, poi s'inginocchiò
+davanti alla pelle di capra, ficcò la mano nel sacco, ne tirò fuori, con
+molti riguardi, un lungo serpente verdognolo, pieno di vita, e lo portò
+in giro sotto gli occhi degli spettatori. Poi cominciò a maneggiarlo in
+tutti i modi, come se fosse stato un pezzo di corda. Lo afferrò per il
+collo, lo tenne sospeso per la coda, se lo attorcigliò intorno alla
+fronte, se lo nascose nel petto, lo fece passare per i fori del cerchio
+di un tamburello, lo buttò in terra, lo trattenne col piede, se lo
+strinse sotto un'ascella. L'orribile bestia rizzava la testa
+schiacciata, dardeggiava la lingua, si scontorceva con quei suoi
+movimenti flessuosi, odiosi, abbietti, che sembrano l'espressione d'una
+vigliacca perfidia; e schizzava dagli occhi piccolissimi tutta la rabbia
+che gli fremeva nel corpo; ma non m'accorsi che mordesse mai la mano in
+cui era imprigionato. Quando fu stanco di quel lavoro, l'Aissaua strinse
+il serpente per la nuca, gli aggiustò un piccolo ferro nella bocca in
+modo da fargliela rimanere aperta, e lo mostrò così agli spettatori più
+vicini, perchè osservassero i denti; osservazione affatto superflua, se
+pure la sostanza venefica rimaneva, perchè non v'era stata morsicatura.
+Dopo ciò afferrò il serpente con due mani, si mise la coda in bocca e
+cominciò a menar le mandibole: la bestia si scontorceva furiosamente; io
+me n'andai inorridito.
+
+In quel momento comparve nel Soc il nostro Incaricato d'affari. Lo
+vide dall'alto della collina il vice-governatore, gli corse incontro,
+e lo condusse sotto la sua tenda, dove si radunarono tutti i membri
+della futura carovana, io compreso. Allora accorsero suonatori e
+soldati, si formò un grandissimo semicerchio di arabi davanti
+all'apertura della tenda, gli uomini dinanzi, il sesso gentile, a
+gruppi, di dietro; e cominciò un concerto indiavolato di danze, di
+canti, di grida, di fucilate, che durò più di un'ora, in mezzo a un
+denso nuvolo di fumo, al suono d'una musica spietata, fra gli strilli
+entusiastici delle donne e dei bambini, con paterna soddisfazione
+del vice-governatore e nostro vivo piacere. Prima che finissero,
+l'Incaricato d'affari mise qualchecosa di giallo nelle mani d'un
+soldato arabo, perchè lo portasse a chi aveva diretto lo spettacolo. Il
+soldato tornò poco dopo e riferì, tradotto in spagnuolo, il curioso
+ringraziamento del beneficato:--L'ambasciatore d'Italia ha fatto una
+buona azione; Allà benedica tutti i peli della sua barba!
+
+La feste durò fino al tramonto. Strana festa! Tre venditori d'acqua pura
+bastavano a soddisfare i bisogni di tutta quella folla immobile per una
+mezza giornata sotto i raggi del sole d'Affrica. Un marengo era forse il
+massimo del denaro messo in giro da quello straordinario concorso di
+gente. I soli piaceri erano vedere ed udire. Non uno scandalo amoroso,
+nè un ubbriaco, nè una coltellata! Nulla di comune colle feste popolari
+dei paesi civili.
+
+ § § § § §
+
+Oltre a godere di tutti questi spettacoli, facevamo, io e i miei futuri
+compagni di viaggio, delle frequenti passeggiate nella campagna di
+Tangeri, che non è meno curiosa a vedersi che la città. Intorno alle
+mura si stende una cintura di giardini e di orti appartenenti la maggior
+parte ai ministri e ai consoli, quasi tutti trasandati; ma coperti d'una
+vegetazione meravigliosa. Sono lunghe file di aloè, simili a lancie
+gigantesche confitte in mezzo a un fascio di enormi daghe ricurve,
+poichè tale è la forma delle loro foglie; la punta delle quali è usata
+dagli arabi, colla fibra della foglia medesima, a cucire le ferite. Sono
+fichi d'India, _kermus del Inde_, come si chiamano in lingua moresca,
+altissimi, di foglie spesse un pollice, che sporgono sui sentieri fin
+quasi a impedire il passo; fichi comuni, all'ombra dei quali si
+potrebbero rizzare dieci tende; quercie, acacie, leandri, arbusti d'ogni
+forma, che intrecciano i loro rami coi rami degli alberi più alti, e
+formano coll'edera, le viti, le canne, le siepi, degli ammassi
+inestricabili di verzura, sotto i quali spariscono fossi e sentieri. In
+molti luoghi bisogna camminare a tentoni. Si passa da un podere
+all'altro a traverso le siepi sforacchiate o sopra le cancellate
+abbattute, in mezzo all'erbe e ai fiori che s'alzano fino alla cintura
+d'un uomo; e non si vede nessuno. Qualche casetta bianca, mezzo nascosta
+fra gli alberi, e qualche pozzo a ruota, dal quale, per mezzo di
+canaletti incrociati, si spande l'acqua per le terre, sono le sole cose
+che diano indizio di proprietà e di lavoro. Molte volte, se non fosse
+stato con me il capitano dello stato maggiore, che è una guida
+abilissima, mi sarei smarrito in mezzo a quella vegetazione
+scompigliata; e infatti ci occorreva spesso di chiamarci l'un l'altro,
+come in un labirinto, per non perderci di vista, e godevamo a tuffarci,
+a nuotare in quell'immenso verde, ad aprirci la via colle mani, coi
+piedi e colla testa, coll'allegra furia di selvaggi tornati dalla
+schiavitù alle loro foreste.
+
+Di là da questa cintura di orti e di giardini, non si trovano più nè
+alberi, nè case, nè siepi, nè alcun indizio di divisione della campagna.
+Sono colline, vallette verdi e piani ondulati dove pascola qualche raro
+armento, di cui non si vede il guardiano, e galoppa qualche cavallo
+sciolto. Una volta sola mi ricordo d'aver visto lavorare la terra. Un
+arabo stimolava un asino e una capra attaccati a un aratro piccolissimo,
+di forma bizzarra, costrutto forse come s'usavano quattromil'anni fa; il
+quale scavava un solco appena visibile in un terreno sparso di sassi e
+d'erbaccie. Qualcuno mi assicurò d'aver visto più d'una volta attaccato
+all'aratro un asino e una donna, e questo può dare un'idea dello stato
+dell'agricoltura nel Marocco. Il solo concime col quale governan la
+terra è la cenere della paglia che bruciano dopo il raccolto; e la sola
+cura usata per non stancarne la fecondità è di lasciarvi crescere l'erba
+per i pascoli il terz'anno, dopo avervi seminato grano e saggina nei
+primi due. Malgrado questo, la terra s'impoverisce dopo pochi raccolti,
+e allora i campagnuoli erranti vanno a dissodare nuovi terreni, che
+abbandonano poi alla loro volta per ritornare agli antichi; e così non è
+mai coltivata simultaneamente che una piccolissima parte delle terre
+arabili; di quelle terre che, anche mal coltivate, riportano cento volte
+la semenza che vi si sparge.
+
+La più bella passeggiata fu quella al capo Spartel, l'_Ampelusium_ degli
+antichi, che forma l'estremità nord-ovest del continente africano: un
+monte di pietra bigia, alto trecento metri, tagliato a picco sul mare, e
+aperto sotto, sin da tempi antichi, in vaste caverne, la maggiore delle
+quali era consacrata ad Ercole: _specus Herculi sacer_. Sulla sommità di
+questo monte si alza il faro famoso, eretto da pochi anni, e mantenuto
+con una espressa contribuzione dalla maggior parte degli Stati d'Europa.
+Salimmo sulla cima della torre, fin dentro alla grande lanterna, che
+manda il suo all'erta luminoso alla distanza di venticinque miglia. Di
+lassù l'occhio spazia su due mari e due continenti. Si vedono le ultime
+acque del Mediterraneo, e l'immenso orizzonte dell'Atlantico, il mare
+delle tenebre, _Bar-ed-Dolma_, come lo chiamano gli arabi, che flagella
+i piedi della roccia. Si vede la costa spagnuola dal capo Trafalgar fino
+al capo d'Algesira; la costa africana del Mediterraneo fino alle
+montagne di Ceuta, i _septem fratres_ dei Romani; e lontano, vagamente,
+lo scoglio enorme di Gibilterra, la sentinella eterna di questa porta
+del vecchio continente, termine misterioso del mondo antico, diventato
+_Favola vile ai naviganti industri_.
+
+In queste passeggiate non incontravamo che pochissima gente: per lo più
+arabi a piedi, che ci passavano accanto senza quasi guardarci, e
+qualchevolta un moro a cavallo, che doveva essere un personaggio
+importante o per denaro o per carica, accompagnato da un drappello di
+servi armati, il quale, passando, ci lanciava uno sguardo sprezzante. Le
+donne s'imbacuccavano con maggior cura che in città, alcune brontolando,
+altre voltandoci bruscamente le spalle. Qualche arabo, invece, ci si
+fermava dinanzi, ci guardava fisso, mormorava alcune parole quasi in
+tuono di chi domanda un favore e poi tirava innanzi senza voltarsi. Da
+principio non capivamo che cosa volessero dire. Ci fu poi spiegato che
+ci pregavano di domandare a Dio una grazia per loro. È una superstizione
+molto sparsa fra gli arabi che la preghiera dei mussulmani essendo
+graditissima a Dio, egli suol tardare lungamente ad accordare le grazie
+che gli domandano, per godere più a lungo il piacere di sentirsi
+pregare; mentre la preghiera d'un infedele, d'un cane, come un cristiano
+od un ebreo, gli è tanto molesta, che per liberarsene, l'esaudisce _ipso
+facto_. Le sole faccie amiche che incontrassimo erano i ragazzi ebrei,
+che giravano a drappelli, a cavallo agli asini, di collina in collina, e
+ci gettavano un allegro: _Buenos dias, caballeros!_ passandoci accanto
+di galoppo.
+
+ § § § § §
+
+Malgrado però[tn79] la vita varia e nuova che menavamo a Tangeri, s'era
+tutti impazienti di partire, per poter essere di ritorno nel mese di
+Giugno, prima dei grandi calori. L'Incaricato d'affari aveva mandato un
+corriere a Fez ad annunziare che l'ambasciata era pronta; ma dovevano
+passare almeno dieci giorni prima che fosse di ritorno. Notizie private
+dicevano che la scorta era in viaggio; altre che non era ancora partita;
+eran tutte voci incerte e contraddittorie, come se quella Fez sospirata
+non fosse a duecento venti chilometri, ma a duemila miglia dalla costa.
+E questo, da un lato, ci piaceva, perchè quella passeggiata di quindici
+giorni prendeva così, nella nostra immaginazione, l'apparenza d'un lungo
+viaggio, e Fez l'attrattiva d'una città misteriosa. Al quale effetto
+servivano pure le strane cose che ci dicevano di quella città, del suo
+popolo e dei pericoli del viaggio, coloro che v'erano stati con altre
+ambasciate. Ci dicevano che erano stati circondati da migliaia di
+cavalieri, i quali li salutavano con una tempesta di fucilate a
+bruciapelo, a rischio d'accecarli; che s'erano sentiti fischiar le
+palle all'orecchio; che a noi italiani assai più probabilmente sarebbe
+toccata nel capo, per sbaglio, qualche oncia di piombo, diretta alla
+croce bianca della bandiera, la quale parrebbe agli arabi un insulto a
+Maometto. Ci parlavano di scorpioni, di serpenti, di tarantole, di
+nuvoli di cavallette, di ragni e di rospi enormi che avremmo trovati per
+la strada e sotto le tende. Ci descrivevano con foschi colori l'entrata
+delle ambasciate in Fez, in mezzo a un turbinio di cavalli, a un'immensa
+folla ostile, per strade coperte, oscure, ingombre di rovine e di
+carcasse d'animali. Ci preannunziavano un monte di malanni durante il
+soggiorno a Fez: languidezze mortali, dissenterie furiose, reumatismi,
+zanzare mostruosamente feroci, appetto alle quali erano una vera
+dolcezza quelle dei nostri paesi. E infine la nostalgia; al qual
+proposito si parlava d'un giovane pittore di Bruxelles, andato a Fez
+coll'ambasciata belga, il quale in capo a una settimana era stato preso
+da una così disperata tristezza, che l'ambasciatore aveva dovuto
+rimandarlo a Tangeri a marcie forzate, per non vederselo morire sotto
+gli occhi. Ed era vero. Ma queste notizie non facevano che accrescere la
+nostra impazienza. Ed io mi ricordavo ridendo d'una certa scappata
+ironica che m'aveva fatto mia madre, dopo aver tentato inutilmente di
+distogliermi dal viaggio al Marocco collo spauracchio delle bestie
+feroci:--Oh poi, in fin dei conti, hai ragione: che importa essere
+divorati da una pantera? Purchè i giornali lo dicano!
+
+Dopo tutto ciò, è facile immaginare che salto si sia fatto sulle
+seggiole il giorno che il signor Salomone Aflalo, secondo dracomanno
+della Legazione, si affacciò alla porta della sala da pranzo, e disse
+con voce sonora:--È arrivata la scorta da Fez.
+
+Colla scorta erano arrivati i cavalli, i muli, i cammelli, i
+palafrenieri, le tende, l'itinerario fissato dal Sultano e l'annunzio
+che si poteva partire.
+
+Bisognava però aspettare ancora alcuni giorni per lasciare un po' di
+riposo agli uomini e alle bestie.
+
+Le bestie erano state ricoverate alla Casba. Il giorno dopo le andammo a
+vedere. Erano quarantacinque cavalli, compresi quelli della scorta; una
+ventina di mule da sella e più di cinquanta mule da carico, alle quali
+se ne aggiunsero poi molte altre noleggiate a Tangeri; i cavalli piccoli
+e di forme svelte, come tutti i cavalli marocchini, e le mule robuste;
+le selle e i basti coperti di panno rosso; le staffe formate da una
+larga lastra di ferro ripiegata ai due lati, in maniera da sostenere ed
+abbracciare tutto il piede e servir insieme di sprone e di difesa.
+Queste povere bestie erano quasi tutte accovacciate, sfinite più che
+dalle fatiche del viaggio, dall'insufficienza del nutrimento, una parte
+del quale, forse, era stata secondo l'uso trasformata in metallo dai
+conducenti. V'eran là alcuni soldati della scorta. Si avvicinarono e
+cominciarono a parlare, ingegnandosi di farci capire coi gesti che il
+viaggio era stato faticoso, che avevano patito un gran caldo e una gran
+sete, ma che grazie ad Allà erano arrivati sani e salvi. Ve n'erano dei
+neri e dei mulatti, tutti ravvolti nella cappa bianca, uomini alti ed
+ossuti, faccie ardite, denti ferini, occhiacci che facevano quasi
+pensare che non sarebbe stata superflua una seconda scorta, schierata
+fra noi e loro, per tutti i casi possibili. Mentre i miei compagni
+gesticolavano, io cercai fra le mule quella che aveva negli occhi una
+più dolce espressione di generosità e di mansuetudine; era una mula
+bianca colla groppa rabescata; decisi di affidare ad essa la mia vita, e
+d'allora fino al ritorno, rimasero legate a quella sella tutte le
+speranze della letteratura italiana nel Marocco.
+
+Di là andammo al _Soc di barra_, dov'erano state piantate le tende
+principali. Fu un gran piacere per noi il vedere quelle casette di tela
+dove dovevamo dormire trenta notti in mezzo a solitudini sconosciute, e
+vedere e sentire tante cose mirabili, e preparare chi una carta
+geografica, chi una relazione ufficiale, chi un quadro, chi un libro,
+formando tutti insieme una piccola Italia pellegrinante a traverso
+l'Impero dei Sceriffi! Erano tende di forma cilindro-conica, alcune
+grandi tanto da contenere più di venti persone, tutte altissime, di tela
+doppia, listate di guernizioni turchine e ornate sulla cima di grosse
+palle metalliche. La maggior parte appartenevano al Sultano, e chi sa
+quante belle del suo serraglio ci avevan dormito sotto nei viaggi da Fez
+a Mechinez e da Mechinez a Marocco! In un angolo dell'accampamento,
+v'era un gruppo di soldati della scorta, a piedi, e dinanzi a loro un
+personaggio sconosciuto che aspettava il ministro. Era un omo sui
+trentacinque anni, di aspetto maestoso, mulatto, corpulento, con un gran
+turbante bianco, la cappa turchina, i calzoncini rossi, e una sciabola
+col fodero di cuoio e il manico di corno di rinoceronte. Il ministro,
+arrivato pochi momenti dopo, ce lo presentò. Era il comandante della
+scorta; un generale dell'esercito imperiale, di nome Hamed Ben Kasen
+Buhamei, il quale doveva accompagnarci a Fez e riaccompagnarci a
+Tangeri, e colla sua testa rispondere al Sultano della sicurezza delle
+nostre. Ci strinse la mano con molta grazia e ci fece dire
+dall'interprete che sperava si sarebbe fatto un buon viaggio. Il suo
+viso e le sue maniere mi rassicurarono completamente riguardo ai denti
+e agli occhi dei soldati che avevo visti alla Casba. Non era bello; ma
+il suo volto esprimeva un'indole mite e un'intelligenza sveglia. Doveva
+saper leggere, scrivere e far di conto, essere insomma uno dei più colti
+generali dell'esercito, se il ministero della guerra gli aveva affidata
+quella delicata missione. In sua presenza si fece la distribuzione delle
+tende. Una fu assegnata alla pittura; della più grande, dopo quella
+dell'ambasciatore, pigliammo possesso il comandante di fregata, il
+capitano di stato maggiore, il viceconsole ed io, e fin d'allora si
+previde che sarebbe stata la tenda più chiassosa del campo. Un'altra,
+grandissima, fu scelta per sala da pranzo. Poi si fissarono quelle del
+medico, degli interpreti, dei cuochi, dei servi, dei soldati della
+Legazione. Il Comandante della scorta e i suoi soldati avevano le loro
+tende a parte. Altre tende si sarebbero aggiunte il giorno della
+partenza. In somma, c'era da prevedere che sarebbe riuscito un
+accampamento bellissimo, e io mi sentivo dentro degli accessi precoci di
+furore descrittivo.
+
+ § § § § §
+
+Il giorno dopo l'Incaricato d'affari andò col comandante di fregata e
+col capitano a far visita al Rappresentante del governo imperiale,
+Sidi-Bargas, che esercita in un certo senso l'ufficio di ministro degli
+affari esteri a Tangeri. Io m'aggregai a loro.
+
+Ero curioso di veder da vicino un ministro degli affari esteri, il
+quale, se gli stipendi non sono stati accresciuti da vent'anni in qua
+(cosa poco probabile), riceve dal governo settantacinque lire al mese,
+compreso il fondo per le spese di rappresentanza; lauto stipendio,
+nondimeno, appetto a quello dei Governatori, che è solamente di
+cinquanta. E non è a dire che questa carica sia una _sine cura_ e vi si
+possa sobbarcare il primo venuto. Il famoso sultano Abd-Er-Rahman, per
+esempio, che regnò dal 1822 al 1859, non vi seppe trovare altr'uomo
+adatto che un Sidi-Mohammed-el-Khatib, negoziante di zucchero e di
+caffè, che pure facendo il ministro continuava a trafficare regolarmente
+a Tangeri e a Gibilterra. Le istruzioni, infatti, che questo ministro
+riceve dal suo governo, benchè sieno molto semplici, sono tali da
+mettere nell'imbarazzo anche il più sottile diplomatico europeo. Un
+console francese le ha formulate con molta precisione:--a tutte le
+domande dei consoli, rispondere con promesse;--di queste promesse
+differire fino al più tardi possibile l'adempimento;--guadagnar
+tempo;--suscitare difficoltà d'ogni natura ai reclamanti,--fare in modo
+che, stanchi di reclamare, desistano;--cedere, se minacciano, il meno
+che si può;--se poi il cannone se ne immischia, cedere, ma non prima del
+momento supremo. Ma convien dire che dopo la guerra di Spagna, e
+particolarmente sotto il regno di Mulei-el-Hassen, le cose son molto
+cangiate.
+
+Salimmo alla Casba, dov'è la casa del ministro. Una schiera di soldati
+faceva ala davanti alla porta. Si attraversò un giardino, e s'entrò in
+una sala spaziosa, dove vennero incontro all'Incaricato d'affari il
+ministro degli esteri e il governatore di Tangeri.
+
+In fondo alla sala v'era un alcova con un sofà e alcune seggiole; in un
+angolo un letto modestissimo; sotto il letto, un servizio da caffè; le
+pareti bianche e nude; il pavimento coperto di stuoie.
+
+Sedemmo nell'alcova.
+
+I due personaggi che ci stavano davanti formavano tra loro un contrasto
+ammirabile. L'uno, Sidi-Bargas, il ministro, era un bel vecchio, colla
+barba bianca, la carnagione chiara, due occhi d'una vivacità
+indescrivibile e una gran bocca, sempre sorridente, che lasciava vedere
+due file di grossi denti bianchi come l'avorio; un viso che rivelava a
+primo aspetto l'astuzia finissima e l'indole meravigliosamente
+pieghevole richiesta dalla natura del suo ministero. Gli occhiali, la
+tabacchiera, certi movimenti cerimoniosi del capo e della mano, gli
+davan quasi l'aria d'un diplomatico europeo. Si vedeva l'uomo avvezzo a
+trattare con cristiani, superiore, forse, a molte superstizioni e a
+molti pregiudizii del suo popolo, un mussulmano di manica larga, un moro
+inverniciato di civiltà. L'altro, il Caid Misfiui, pareva l'incarnazione
+del Marocco. Era un omo d'una cinquantina d'anni, di color bronzino, di
+barba nera, membruto, cupo, taciturno; una faccia che pareva non avesse
+mai sorriso. Teneva il capo basso, gli occhi a terra, le sopracciglia
+corrugate; si sarebbe detto che gl'ispiravamo un profondo senso di
+ripugnanza. Io lo guardavo di sott'occhio, con diffidenza. Mi pareva che
+quell'uomo non dovesse mai aprir bocca altro che per far rotolare una
+testa ai suoi piedi. Tutti e due avevano in capo un gran turbante di
+mussolina ed erano ravvolti dalla testa ai piedi in un caïc trasparente.
+
+L'incaricato d'affari presentò a questi due personaggi, per mezzo
+dell'interprete, il Comandante di fregata e il capitano. Eran due
+ufficiali: la presentazione non richiedeva commenti. Presentando me,
+invece, bisognava spiegare presso a poco che specie di mestiere facessi.
+L'Incaricato d'affari lo spiegò in termini iperbolici. Sidi-Bargas
+stette un po' pensando e poi disse alcune parole all'interprete il quale
+tradusse:
+
+--Sua Eccellenza domanda perchè avendo codesta abilità nella mano,
+Vostra Signoria la porta coperta. Vostra Signoria dovrebbe levarsi il
+guanto perchè si potesse vedere la mano.
+
+Il complimento era così nuovo per me che non trovai subito una risposta.
+
+--Non è necessario,--osservò l'Incaricato d'affari,--perchè la facoltà
+risiede nella mente e non nella mano.
+
+Pareva che fosse tutto detto. Ma quando un moro s'attacca a una
+metafora, non la lascia così facilmente.
+
+--È vero, fece rispondere sua Eccellenza,--ma la mano essendo lo
+strumento è anche il simbolo della facoltà della mente.
+
+La discussione si prolungò per qualche altro minuto.
+
+--È un dono d'Allà--conchiuse finalmente Sidi-Bargas.
+
+--Avaro Allà! dissi in cuor mio.
+
+La conversazione durò un pezzo e s'aggirò quasi sempre intorno al
+viaggio. Fu una lunga citazione di nomi di governatori, di provincie, di
+fiumi, di valli, di monti, di pianure, che avremmo trovato sul nostro
+cammino; nomi che mi suonavano all'orecchio come altrettante promesse di
+avvenimenti meravigliosi, e mettevano in gran moto la mia immaginazione.
+Che cos'era la Montagna rossa? Che avremmo veduto sulle sponde del
+Fiume delle Perle? Che omo doveva essere un governatore chiamato Figlio
+della cavalla? Il nostro Incaricato fece varie domande riguardo alle
+distanze, all'acqua, all'ombra. Sidi-Bargas aveva tutto sulla punta
+delle dita, e da questo lato bisogna riconoscere ch'era molto al di
+sopra di Visconti Venosta, il quale non sarebbe certo in grado di dire a
+un ambasciatore straniero quante sorgenti d'acqua pura e quanti gruppi
+d'alberi si trovano sulla strada da Napoli a Roma. Augurò infine un buon
+viaggio colla formola:--La pace sia sulla vostra strada,--e accompagnò
+l'Incaricato fin sull'uscio, stringendo la mano a tutti coll'apparenza
+d'una grande cordialità. Il Caid Misfiui, sempre muto, ci porse la punta
+delle dita, senza guardarci nel viso.--La mano, veh!--dissi tra me
+stendendogli la mia;--non la testa.
+
+Eravamo già fuori della sala, quando il ministro ci raggiunse.
+
+--Che giorno partite? domandò al Comm. Scovasso.
+
+--Domenica,--questo rispose.
+
+--Partite lunedì!--disse in tono premuroso Sidi-Bargas.
+
+L'Incaricato gli fece domandare perchè.
+
+--Perchè è giorno di buon augurio!--rispose con serietà,--e fatto un
+nuovo inchino, disparve.
+
+Sidi-Misfiui, mi fu detto poi, ha tra i Mori la fama di gran dotto, fu
+maestro del Sultano regnante, ed è, come gli si legge nel viso, un
+mussulmano fanatico. Sidi-Bargas gode la riputazione più amabile di gran
+giocatore di scacchi.
+
+ § § § § §
+
+Tre giorni prima della partenza, la stradetta dove dà la porta della
+Legazione era già affollata di curiosi. Dieci grandi cammelli, che
+dovevano portare a Fez, prima del nostro arrivo, una parte delle
+provvigioni di vino, vennero l'un dopo l'altro a inginocchiarsi davanti
+alla porta per ricevere il carico, e partirono accompagnati da un
+drappello di servi e di soldati. Dentro la casa, in quegli ultimi tre
+giorni, raddoppiò il lavoro e il via vai. Ai servi e ai soldati della
+Legazione s'aggiunsero i servi venuti da Fez. Ad ogni ora del giorno
+arrivavano provvigioni. La casa pareva un'officina, un magazzino e uno
+scalo. Si temette un momento che non bastasse il tempo agli apparecchi
+per poter partire il giorno fissato. Ma la domenica sera, tre di maggio,
+tutto era pronto, compresa l'asta altissima d'una smisurata bandiera
+tricolore che doveva sventolare in mezzo alle tende; e la notte poterono
+essere caricati sulle mule tutti i bagagli, che partirono il lunedì
+mattina, molte ore prima di noi, affinchè, arrivando la sera alla tappa,
+trovassimo l'accampamento piantato.
+
+Ricorderò sempre, con una emozione gradevole, quegli ultimi momenti che
+passammo nel cortile della Legazione prima della partenza.
+
+C'eravamo tutti. Erano arrivati il giorno innanzi, per unirsi a noi, un
+vecchio amico dell'Incaricato d'affari, il signor Patxot, antico
+ministro di Spagna a Tangeri, e il signor Morteo, genovese, agente
+consolare d'Italia a Mazagan. C'era il medico della carovana, Miguerez,
+nativo di Algeri; un ricco moro; Mohamed-Ducali, suddito italiano, che
+accompagnava l'ambasciata in qualità di scrivano; il secondo dracomanno
+della Legazione, Salomone Aflalo; due marinai italiani, uno ordinanza
+del comandante Cassone e l'altro calafato a bordo del _Dora;_ i soldati
+della Legazione in gran gala; i cuochi, gli operai, i servi, tutte
+persone sconosciute che due mesi di vita comune nell'interno del Marocco
+dovevano rendermi famigliari, e che io mi preparavo a studiare sin da
+quel momento, ad uno ad uno, per farli un giorno movere e parlare nel
+libro che avevo in testa. Tutti avevano nel vestito qualchecosa di
+particolare, che dava a quella riunione un aspetto straordinariamente
+pittoresco. Erano cappelli piumati, cappe bianche, grandi ghette, veli,
+bisaccie, coperte da campo di colori bizzarri. C'era da fare un bazar
+tra pistole, barometri, quaderni, album e cannocchiali. Pareva che
+fossimo preparati a partire per il Capo di Buona Speranza. Si fremeva
+tutti d'impazienza, di curiosità e d'allegrezza. Per giunta il tempo era
+bellissimo e soffiava un'auretta marina deliziosa. Maometto era
+coll'Italia.
+
+Alle cinque in punto l'ambasciatore montò a cavallo e sulle terrazze
+delle Legazioni s'alzarono le bandiere in segno di saluto.
+
+Preoccupato com'ero della mia cavalcatura, in quel tafferuglio
+pericoloso della partenza, non ricordo che confusamente la folla che
+ingombrava le strade, le belle ebree affacciate alle terrazze, e un
+ragazzo arabo che mentre uscivo per la porta del Soc, esclamò con un
+accento strano:--Italia!
+
+Sul Soc si unirono a noi i rappresentanti di tutte le Legazioni, per
+accompagnarci, secondo l'uso, fino a qualche miglio da Tangeri; e
+prendemmo tutti insieme la via di Fez, confusi in una cavalcata
+rumorosa, davanti a cui sventolava la bandiera verde del Profeta.
+
+
+
+
+HAD-EL-GARBÌA
+
+
+Era una folla di ministri, di consoli, di dracomanni, di segretarii, di
+cancellieri, una grande ambasciata internazionale, che rappresentava sei
+monarchie e due repubbliche, composta per la maggior parte di gente che
+aveva girato mezza la terra. Fra gli altri, il console di Spagna,
+vestito del grazioso costume della provincia di Murcia, con un
+pugnaletto alla cintura; il console gigantesco degli Stati Uniti, antico
+colonnello di cavalleria, che s'alzava di tutta la testa al di sopra
+della comitiva, e cavalcava un bel cavallo arabo bardato alla messicana;
+il dracomanno della Legazione di Francia, un uomo di forme atletiche,
+piantato sopra un enorme cavallo bianco, col quale presentava in certi
+atteggiamenti i contorni fantastici e poderosi di un centauro; delle
+faccie inglesi, portoghesi, andaluse, tedesche. Tutti parlavano, ed era
+una conversazione in dieci lingue, accompagnata da risate,
+canterellamenti e nitriti. Davanti a noi cavalcava il portabandiera,
+seguito da due soldati della Legazione d'Italia; dietro venivano i
+cavalieri della scorta, guidati dal generale mulatto, coi fucili ritti
+sulle selle; dai lati uno sciame di servi arabi a piedi. Tutta questa
+comitiva, dorata dagli ultimi raggi del sole, presentava uno spettacolo
+così splendidamente pittoresco, che ognuno di noi lasciava trasparire
+sul volto la compiacenza d'essere una figura del quadro.
+
+A poco a poco quasi tutti coloro che ci accompagnavano, si accomiatarono
+e tornarono a Tangeri; non rimasero più con noi che l'America e la
+Spagna.
+
+La strada, per allora, non era delle peggio; la mia mula pareva la mula
+più docile dell'Impero; che cosa mi rimaneva a desiderare? Ma non c'è
+felicità intera sulla terra. Il capitano mi si avvicinò e mi diede una
+notizia spiacevole. Il vice-console, Paolo Grande, nostro compagno di
+tenda, era sonnambulo. Il capitano stesso l'aveva incontrato la notte
+prima, su per le scale della casa della Legazione, ravvolto in un
+lenzuolo, con un lume in una mano e una pistola nell'altra. I servi
+della casa, interrogati, avevano confermata la cosa. Dormire sotto la
+tenda con lui era pericoloso. Il capitano pregava me, poichè avevo
+maggiore famigliarità col vice-console, d'indurlo a rimettere a qualcuno
+le sue armi durante la notte. Io promisi di fare tutto il possibile.--Mi
+raccomando--; disse allontanandosi;--anche in nome del Comandante; si
+tratta di salvare la pelle.--Questa ci mancava!--pensai, e cercai subito
+il vice-console. Egli stesso mi venne accanto. Di domanda in domanda
+riuscii a sapere che aveva con sè un piccolo arsenale, tra armi da fuoco
+e armi da taglio; compreso un pugnalaccio moresco, di cui mi fece la
+descrizione, e che, non so perchè, mi pareva stato fabbricato apposta
+per farmi un buco nel cuore. Ma come fargli capire la cosa? E se non ne
+avesse avuto coscienza? Decisi di aspettare fino a notte, quando
+andassimo a letto, e per tutta la strada non mi potei più liberare da
+quel pensiero molesto.
+
+Camminavamo sopra un terreno ondulato a grandi curve, in una campagna
+verde e solitaria. La strada, se si può chiamar strada, era formata da
+un gran numero di sentieri paralleli, in alcuni punti incrociati,
+serpeggianti in mezzo a cespugli e pietroni, infossati come letti di
+rigagnoli. Qualche palma e qualche aloè disegnava le sue forme nere
+sull'orizzonte dorato. Il cielo cominciava a coprirsi di stelle. Non si
+vedeva nessuno nè vicino nè lontano. A un certo punto, sentimmo alcune
+fucilate. Era un gruppo d'arabi che dalla sommità d'una collina
+salutavano l'ambasciatore. Dopo tre ore di cammino, era notte fitta;
+cominciavamo a desiderare l'accampamento. La fame in qualcuno, in altri
+la stanchezza aveva troncate le conversazioni. Non si sentiva più che il
+passo dei cavalli e il respiro affannoso dei servi che ci seguivano
+correndo. A un tratto risuonò un grido del Caid. Ci voltammo e vedemmo
+un'altura, alla nostra destra, tutta scintillante di lumi. Era il nostro
+primo accampamento e lo salutammo con un grido.
+
+Non saprei esprimere il piacere che provai mettendo piede a terra in
+mezzo a quelle tende. Se non fosse stata la dignità, che dovevo serbare,
+di rappresentante della letteratura italiana, mi sarei messo a fare
+delle capriole. Era una piccola città, illuminata, popolata, rumorosa.
+Da ogni parte scoppiettavano i fuochi delle cucine. Servi, soldati,
+cuochi, marinai andavano e venivano scambiandosi ordini e domande in
+tutte le lingue della torre di Babele. Le tende formavano un gran
+circolo, in mezzo al quale era piantata la bandiera italiana. Di là
+dalle tende erano schierati i cavalli ed i muli. La scorta aveva il suo
+piccolo accampamento appartato. Tutto era ordinato militarmente.
+Riconobbi subito casa mia e corsi a prenderne possesso. V'erano quattro
+letti da campagna, stuoie e tappeti, lanterne, candelieri, tavolini,
+seggiole a ìccase, lavamani colle asticciuole strisciate dei tre colori
+italiani e un grande sventolatore all'indiana. Era un accampamento
+principesco, da passarci volentieri un annetto. La nostra tenda era
+posta fra quella dell'ambasciatore e quella degli artisti.
+
+Un'ora dopo l'arrivo ci sedemmo a tavola sotto la gran tenda consacrata
+a Lucullo. Credo che fu quello il pranzo più allegro che sia mai stato
+fatto dentro i confini del Marocco dalla fondazione di Fez in poi.
+Eravamo sedici, compreso il console d'America coi suoi due figli e il
+console di Spagna con due impiegati della Legazione. La cucina italiana
+riportò un trionfo solenne. Era la prima volta, credo, che in mezzo a
+quella campagna deserta s'alzavano ad Allà i vapori dei maccheroni al
+sugo e del risotto alla milanese. L'autore, un grosso cuoco francese
+venuto per quella sola notte da Tangeri, fu chiamato clamorosamente agli
+onori del proscenio. I brindisi scoppiarono l'un dall'altro in italiano,
+in spagnuolo, in verso, in prosa, in musica. Il console di Spagna, un
+bel castigliano dello stampo antico, gran barba, gran torace e gran
+cuore, declamò, con una mano sul manico del pugnale, il dialogo di don
+Juan Tenorio e di don Luis Mendia nel dramma famoso di Josè Zorilla. Si
+disputò sulla quistione d'Oriente, sugli occhi delle donne arabe, sulla
+guerra carlista, sull'immortalità dell'anima, sulle proprietà del
+terribile _cobra capello_, l'aspide di Cleopatra, dal quale si lasciano
+morsicare impunemente i ciarlatani marocchini. Qualcuno, in mezzo al
+clamore della conversazione, mi disse nell'orecchio che mi sarebbe stato
+riconoscente per la vita se nel mio futuro libro sul Marocco avessi
+scritto ch'egli aveva ammazzato un leone. Io colsi quest'occasione per
+pregare i commensali di darmi ciascheduno una nota bene ordinata delle
+bestie feroci di cui desideravano che li facessi trionfare. Il console
+di Spagna, per riconoscenza, improvvisò una strofetta castigliana in
+onore della mia mula, e cantando tutti insieme questa strofetta sopra un
+motivo dell'_Italiana in Algeri_, uscimmo dalla tenda per andar a
+dormire.
+
+L'accampamento era immerso in un profondo silenzio. Davanti alla tenda
+dell'Ambasciatore, che s'era ritirato prima di noi, vegliava il fido
+Selam, primo soldato della Legazione. Fra le tende lontane passeggiava
+lentamente, come una larva bianca, il Caid della scorta. Il cielo era
+tutto scintillante di stelle. Che beata notte, se non avessi avuto
+quella spina del sonnambulo!
+
+Entrando nella tenda, il capitano mi ripetè la raccomandazione. Decisi
+d'intavolare il discorso quando fossimo a letto. Era indispensabile; ma
+mi costava un grande sforzo. Il viceconsole avrebbe potuto prender la
+cosa in mala parte e ne sarei stato dolentissimo. Era un compagno così
+piacevole! Da schietto siciliano, pieno di fuoco, parlava delle cose più
+insignificanti collo stile e coll'accento d'un predicatore ispirato.
+Profondeva gli aggettivi terribile--immenso--divino--ad ogni proposito.
+Il suo gesto più riposato era di agitare le mani al di sopra della
+testa. A vederlo discutere, con quegli occhi che gli uscivan dal capo,
+con quel naso aquilino che pareva volesse agganciare l'avversario, si
+sarebbe giudicato un uomo irascibile e imperioso; ed era invece la più
+buona, la più arrendevole pasta di giovanotto che si possa immaginare.
+
+--Animo--disse il capitano quando fummo tutti e quattro a letto.
+
+--Signor Grande,--io cominciai--lei ha l'abitudine di levarsi durante la
+notte?
+
+Parve molto meravigliato della mia domanda.--No--rispose--e mi
+spiacerebbe che l'avesse qualchedun altro.
+
+Quest'è curiosa! pensai.--Dunque--soggiunsi--lei riconosce che è un
+abitudine pericolosa.
+
+Mi guardò.
+
+--Scusi--disse poi--mi pare che su quest'argomento lei non dovrebbe
+scherzare.
+
+--Mi scusi lei, io risposi,--non ho menomamente l'intenzione di
+scherzare. Non è mia abitudine di scherzare sulle cose tristi.
+
+--È una cosa triste davvero, e toccherebbe a lei a scongiurarne le
+cattive conseguenze.
+
+--Questa è bella! Pretenderebbe che andassi a dormire in mezzo ai campi?
+
+--Dei due mi pare che ci dovrebbe andar lei e non io.
+
+--È una vera impertinenza!--diss'io balzando a sedere sul letto.
+
+--Oh stiamo a vedere adesso,--gridò il viceconsole alzandosi
+istizzito,--che è un'impertinenza il non volersi lasciar ammazzare!
+
+Una gran risata del capitano e del comandante troncò la discussione, e
+prima ancora che essi parlassero, il signor Grande ed io capimmo d'esser
+stati corbellati tutt'e due. A lui pure avevan fatto credere che io
+giravo la notte per la casa della Legazione, con un lenzuolo sulle
+spalle e una pistola nel pugno.
+
+ § § § § §
+
+La notte passò senz'accidenti, e la mattina mi svegliai in tempo per
+vedere l'aurora.
+
+L'accampamento europeo era ancora immerso nel sonno; soltanto in mezzo
+alle tende della scorta si cominciava a mover qualcuno.
+
+Il cielo era tutto color di rosa ad oriente.
+
+Mi avanzai fino in mezzo all'accampamento e rimasi per molto tempo
+immobile a contemplare lo spettacolo che mi si spiegava d'intorno.
+
+Le tende erano piantate sul fianco d'una collina tutta coperta d'erbe,
+di fichi d'india, d'aloè e d'arbusti fioriti. Vicino alla tenda
+dell'ambasciatore s'alzava una palma altissima, inclinata graziosamente
+verso oriente. Davanti alla collina si stendeva una grande pianura
+ondulata e florida, chiusa lontano da una catena di monti di color verde
+cupo, di là dalla quale apparivano altri monti azzurrini quasi svaniti
+nella limpidezza del cielo. Non si vedeva in tutto quello spazio nè una
+casa, nè una tenda, nè un armento, nè un nuvolo di fumo. Era come un
+immenso giardino chiuso ad ogni creatura vivente. Un'aria fresca e
+odorosa faceva stormire leggermente le foglie della palma: unico rumore
+che mi giungesse all'orecchio. A un tratto, voltandomi, vidi dieci occhi
+spalancati fissi nei miei. Erano cinque arabi seduti sopra un masso di
+roccia, a pochi passi da me: lavoratori della campagna, venuti durante
+la notte, chi sa di dove, per vedere l'accampamento. Parevano scolpiti
+nella roccia medesima su cui riposavano. Mi guardavano senza battere
+palpebra, senza dar segno nè di curiosità, nè di simpatia, nè di
+malevolenza, nè d'imbarazzo: tutti e cinque immobili e impassibili, coi
+visi mezzo nascosti nei cappucci, che parevano la personificazione della
+solitudine e del silenzio della campagna. Misi una mano in tasca; quei
+dieci occhi accompagnarono il movimento della mano; tirai fuori un
+sigaro; quei dieci occhi si fissarono sul sigaro; andai innanzi, tornai
+indietro, mi chinai a raccogliere un sasso, e quei dieci occhi m'erano
+sempre addosso. E non erano i soli. A poco a poco, ne scopersi molti
+altri, più lontano, seduti in mezzo all'erba, a due a due, a tre a tre,
+anch'essi incappucciati, immobili, cogli occhi fissi su di me. Parevano
+gente sbucata allora di sotto terra, morti cogli occhi aperti, apparenze
+piuttosto che persone reali, che dovessero svanire ai primi raggi del
+sole. Un grido lungo e tremulo, che veniva dall'accampamento della
+scorta, mi distrasse da quello spettacolo. Un soldato mussulmano
+annuciava ai compagni l'ora della preghiera, la prima delle cinque
+preghiere canoniche che ogni musulmano deve fare ogni giorno. Alcuni
+soldati uscirono dalle tende, stesero per terra le loro cappe, vi
+s'inginocchiarono su, rivolti verso l'oriente; si soffregarono tre
+volte le mani, le braccia, la testa e i piedi con una manata di terra, e
+poi cominciarono a recitare a bassa voce le loro preghiere
+inginocchiandosi, rizzandosi in piedi, prostrandosi col viso sull'erba,
+alzando le mani aperte all'altezza delle orecchie, e accoccolandosi
+sulle calcagna. Poco dopo uscì dalla sua tenda il comandante della
+scorta, poi i servi, poi i cuochi; in pochi minuti la maggior parte
+della popolazione del campo fu in piedi. Il sole, appena spuntato
+sull'orizzonte, scottava.
+
+ § § § § §
+
+Rientrando nella tenda feci la conoscenza di parecchi personaggi assai
+curiosi, di cui mi occorrerà di parlare sovente.
+
+Il primo a comparire fu uno dei due marinai italiani, ordinanza del
+comandante di fregata, siciliano, nato a Porto Empedocle, di nome Ranni,
+un giovanotto di venticinque anni, di alta statura, di forza erculea,
+d'indole buonissima, sempre grave come un magistrato, e dotato della
+singolare virtù di non stupirsi di nulla, di trovar tutto naturale, come
+il Goe delle _Cinque settimane in pallone_, di meravigliarsi soltanto
+della meraviglia degli altri. Per lui, Porto Empedocle, Gibilterra,
+l'Africa, la China dov'era stato, la luna se ce l'avessero portato,
+erano la stessissima cosa.
+
+--Che ne dici di questa vita?--gli domandò il comandante, mentre
+l'aiutava a vestirsi.
+
+--Che vuol che ne dica?--rispose.
+
+--Oh bella! Il viaggio, il paese nuovo, tutto questo trambusto, non t'ha
+fatto nessuna impressione?
+
+Stette un po' pensando, e rispose ingenuamente:--Nessuna impressione.
+
+--Ma come! Quest'accampamento, almeno, non è uno spettacolo nuovo per
+te?
+
+--Eh no, signor comandante.
+
+--Ma quando mai l'hai visto prima d'ora?
+
+--L'ho visto ieri sera.
+
+Il comandante lo guardò.
+
+--Ma ieri sera--domandò poi reprimendo la stizza--che impressione t'ha
+fatto?
+
+--Eh.... rispose candidamente il buon marinaio--; si capisce.... la
+stessa impressione di questa mattina.
+
+Il comandante abbassò la testa in atto di rassegnazione.
+
+Poco dopo entrò un altro personaggio non meno curioso. Era un arabo di
+Tangeri, che il viceconsole aveva preso al suo servizio, per tutto il
+tempo del viaggio. Aveva nome Ciua; ma il padrone lo chiamava Civo per
+maggiore facilità di pronunzia. Era un giovanotto grande e grosso,
+minchione quanto ce n'entrava, ma buono e pieno di buon volere; un
+fanciullone ingenuo, che a guardarlo, si metteva a ridere e nascondeva
+il viso. Non aveva altro vestito che una lunga e larga camicia bianca,
+sciolta, che quando camminava, gli sventolava addosso in una maniera
+ridicola, e gli dava l'aria d'una caricatura di cherubino. Sapeva una
+trentina di parole spagnuole, e con queste s'ingegnava di farsi capire,
+quando era costretto a parlare; ma col suo padrone s'esprimeva quasi
+sempre a gesti. Così a occhio gli avrei dati venticinque anni; ma cogli
+arabi è facile sbagliare. Glielo domandai.
+
+Prima si coperse il viso con una mano, poi meditò qualche momento e
+rispose:
+
+--_Cuando guerra España.... año y medio._ Al tempo della guerra colla
+Spagna, che fu nel 1860, un anno e mezzo; aveva dunque diciasette anni.
+
+--Che pezzo d'uomo per la sua età! dissi al vice-console.
+
+--Immenso!--rispose.
+
+Il terzo personaggio fu il cuoco dell'Ambasciatore, che ci portò il
+caffè; un piemontese pretto, tagliato tutto d'un pezzo in un pilastro
+dei portici di piazza Castello, il quale da Torino, ch'egli chiamava il
+_giardino d'Italia_, era piovuto, pochi giorni prima, a Tangeri, e non
+aveva ancora ritrovato sè stesso. Il pover'uomo non faceva che
+esclamare:--Oh che paese! Oh che paese!
+
+Gli domandai se prima di partire da Torino, non gliel'avevan detto che
+paese fosse il Marocco, che città fosse Tangeri. Mi rispose di sì. Gli
+avevan detto:--Badate, Tangeri non è Torino.--Non sarà come Torino--egli
+aveva pensato--; pazienza! Sarà come Genova, come Alessandria, via!--E
+invece s'era ritrovato in una città di quella fatta! _N mes ai
+sarvaj!_[1] E gli avevan messo ad aiutarlo due arabi che non capivano
+una parola di piemontese! _O mi povr'om!_ E oltre a questo bisognava
+fare un viaggio di due mesi a traverso i _deserti dell'Egitto_! Egli
+prevedeva che non ne sarebbe tornato vivo.
+
+--Ma almeno--gli dissi--quando tornerete a Torino, avrete qualche cosa
+da raccontare.
+
+--Ah!--rispose con accento malinconico, andandosene via--che cosa si può
+raccontare d'un paese dove non si trovano due foglie d'insalata!
+
+ § § § § §
+
+Fatta colezione, l'Ambasciatore diede ordine di levare l'accampamento.
+
+Durante quella lunga operazione, alla quale lavoravano poco meno di
+cento persone, osservai un tratto singolare del carattere degli arabi,
+che è la passione smaniosa del comando. Non c'era bisogno di
+nessun'indicazione, per riconoscere alla prima in mezzo a quella folla
+confusa il capo mulattiere, il capo dei facchini, il capo dei servi
+delle tende, il capo dei soldati della Legazione. Chiunque era investito
+d'un'autorità, la faceva sentire e vedere, a proposito e a sproposito,
+colla voce, colle mani, cogli occhi, con tutte le forze dell'anima e del
+corpo. E chi non aveva autorità, coglieva ogni menomo pretesto per dare
+un ordine a un eguale, per illudersi d'essere qualchecosa più degli
+altri. Il più cencioso dei servi pareva beato di poter assumere per un
+momento un atteggiamento imperioso. La più semplice operazione, come
+d'annodare una corda o di sollevare una cassa, provocava uno scambio di
+grida tonanti, di sguardi fulminei, di gesti da sultano sdegnato.
+Persino Civo, il modesto Civo, sultaneggiava contro due arabi della
+campagna che si permettevano di guardar da lontano i bauli del suo
+padrone.
+
+ § § § § §
+
+Alle dieci della mattina, sotto un sole ardente, la lunga carovana
+cominciò a discendere lentamente nella pianura.
+
+Il console di Spagna e i suoi due compagni ci avevano lasciati
+all'alba; non rimanevano più con noi altre persone estranee
+all'ambasciata che il console d'America e i suoi figliuoli.
+
+Dal luogo dove avevamo passato la notte, chiamato in arabo Ain-Dalia,
+che significa fontana di vino, per le vigne che v'erano nei tempi
+andati, dovevamo andare quel giorno a Had-el-Garbia, di là dalle
+montagne che chiudevano la pianura.
+
+Per più d'un'ora si camminò sopra un terreno leggermente ondulato, in
+mezzo a campi d'orzo e di miglio, per sentieri tortuosi, che formavano
+coi loro incrociamenti un gran numero d'isolette coperte d'erbe
+rigogliose e di fiori altissimi. Non si vedea nessuno per la campagna,
+nessuno per la strada. Solamente dopo una mezz'ora di cammino,
+incontrammo una lunga fila di cammelli condotta da due beduini, i quali
+passandoci accanto mormorarono il solito saluto:--La pace sia sulla
+vostra strada.
+
+ § § § § §
+
+Era una pietà per me il vedere quei poveri servi arabi che venivano
+accanto a noi, a piedi, carichi d'ombrelli, di pastrani, di
+cannocchiali, d'album, di mille gingilli, di cui ignoravano il nome e
+l'uso; costretti a seguitare correndo il passo rapido delle nostre mule,
+soffocati dalla polvere, arsi dal sole, mal nutriti, mezzi nudi,
+soggetti a tutti, non possessori d'altro al mondo che d'un cencio di
+camicia e d'un paio di ciabatte; venuti a piedi da Fez a Tangeri, per
+tornare a piedi da Tangeri a Fez; e poi, chi sa! seguitare qualche altra
+carovana da Fez a Marocco, e tirare innanzi così tutta la vita,
+senz'altro compenso che di non morire di fame e di poter riposare le
+ossa sotto una tenda! Pensavo, guardandoli, alla «piramide della
+esistenza» del Goethe. V'era, fra gli altri, un ragazzo mulatto di
+tredici o quattordici anni, bello e sveltissimo, il quale fissava sempre
+in viso ora a me ora ad altri dell'ambasciata due grandi occhi neri
+pieni di curiosità e di simpatia, che diceano e domandavano confusamente
+mille cose. Era un trovatello, frutto chi sa di che strani amori, che
+cominciava coll'ambasciata italiana la corsa faticosa, nella quale forse
+non doveva arrestarsi che per cadere nella fossa. Un altro, un vecchio
+tutt'ossa e pelle, correva col capo basso, cogli occhi chiusi, coi pugni
+stretti, colla rassegnazione disperata d'un dannato. Altri parlavano e
+ridevano ansando. A un tratto, uno spiccò la corsa, passò dinnanzi a
+tutti e disparve. Dieci minuti dopo lo trovammo seduto all'ombra d'un
+fico. Aveva fatto un mezzo miglio per guadagnare sulla carovana cinque
+minuti di cammino e goderseli all'ombra.
+
+ § § § § §
+
+Intanto eravamo arrivati ai piedi d'una piccola montagna, chiamata in
+arabo la Montagna Rossa dal colore della sua terra; ripida, rocciosa e
+ancora irta degli avanzi d'un bosco abbattuto. Quella salita c'era stata
+annunziata fin da Tangeri come il passo più pericoloso del viaggio. Mula
+mia,--dissi tra me--ti raccomando il mio contratto coll'editore;--e la
+spinsi su coll'animo preparato a un capitombolo. I sentieri salivano
+serpeggiando in mezzo a grandi sassi che mi parevano stati acuminati e
+affilati apposta da un mio nemico personale per incidermi le parti
+posteriori; a ogni movimento incerto della mula, mi sentivo scappare
+dalla testa un capitolo del mio libro futuro; due volte la povera
+bestia, piegandosi sui ginocchi, slanciò la mia anima sui confini d'un
+mondo migliore; ma infine riuscii a toccare sano e salvo la sommità,
+dove m'accorsi con grande meraviglia d'essermi lasciato indietro i
+compagni, i due pittori eccettuati, i quali m'avevano preceduto per
+osservare dall'alto l'ambasciata che s'avanzava.
+
+Lo spettacolo valeva veramente la fatica d'una salita forzata.
+
+La carovana da mezzo il fianco della montagna s'allungava per più d'un
+miglio nella pianura. Il primo era il gruppo dell'ambasciata, fra cui
+spiccava il cappello piumato dell'Ambasciatore e il turbante bianco di
+Mohammed Ducali; e ai lati e dietro uno sciame di servi a piedi e a
+cavallo sparpagliati pittorescamente fra i massi e i cespugli della
+salita. Dietro a questi, venivano su a coppie, a gruppi, a piccole file,
+ravvolti nelle loro cappe bianche e turchine, curvi sulle loro selle
+scarlatte, i cavalieri della scorta che presentavano l'immagine d'una
+gran cavalcata di maschere; e dietro la scorta, la fila interminabile
+dei muli e dei cavalli, che portavan le tende, le casse, il mobilio, la
+cucina, i viveri, fiancheggiati da servi e da soldati, gli ultimi dei
+quali apparivano appena come una punteggiatura bianca e rossa nel verde
+della campagna. Non si può immaginare come questa processione
+variopinta, armata, luccicante, animava quella vallata solitaria, che
+spettacolo bizzarro e festoso presentava! Se in quel momento avessi
+avuto la virtù di pietrificarla in sull'atto, per poterla contemplare a
+mio comodo, non so se avrei resistito alla tentazione. Voltandomi per
+rimettermi in cammino, ebbi un'altra sorpresa--l'Oceano Atlantico--che
+si stendeva azzurro e queto come un lago a poche miglia dalla montagna.
+V'era un sol bastimento in vista, vicinissimo alla costa, che navigava
+verso lo stretto. Il Comandante guardò col cannocchiale: era un
+bastimento italiano. Quanto avremmo dato per esser visti e
+riconosciuti!
+
+Dalla Montagna Rossa si discese in un'altra bellissima valle, tutta
+coperta di fiori, che formavano come tanti tappeti di color lilla, roseo
+e bianco. Nessuna casa, nessuna tenda, nessuna creatura umana.
+
+L'ambasciatore decise di fare una fermata: scendemmo da cavallo e
+sedemmo all'ombra d'un gruppo d'alberi; il convoglio dei bagagli seguitò
+la sua strada.
+
+ § § § § §
+
+Intorno a noi, a pochi passi di distanza, stavano seduti i servi,
+ciascuno tenendo in mano le briglie d'un cavallo o d'una mula. I pittori
+tirarono fuori i loro album per fare qualche schizzo. Tempo perso!
+Appena uno di quegli scamiciati si vedeva guardato, o voltava le spalle
+o si nascondeva dietro un albero o si tirava il cappuccio sugli occhi.
+Tre, l'uno dopo l'altro, s'alzarono e se n'andarono brontolando a sedere
+cinquanta passi più lontano, tirando con sè i loro quadrupedi. Non
+volevano nemmeno che fossero copiati gli animali. Chi non ha visto il
+signor Biseo in quei momenti, non ha mai visto in faccia la Stizza.
+Cercò di farli star fermi pregandoli, canzonandoli, offrendo danaro.
+Fiato sprecato. Rispondevano facendo cenno di no colla mano, indicando
+il cielo e sorridendo furbescamente come per dire:--Non siamo così
+gonzi!--Nemmeno il ragazzo mulatto, nemmeno i soldati della Legazione,
+cresciuti, si può dire, in mezzo agli Europei, e già quasi famigliari
+coi due artisti, non vollero permettere che la loro immagine fosse
+profanata dalla matita cristiana. Il Corano, come tutti sanno, proibisce
+la rappresentazione della figura umana e degli animali, come un
+principio o una tentazione all'idolatria. Il signor Biseo fece domandare
+dall'interprete a uno dei soldati per quale ragione non si voleva
+lasciar copiare.--Perchè,--rispose,--in quella figura che vuol fare, il
+pittore non è capace d'infondere l'anima. A che scopo dunque la vorrebbe
+fare? Dio soltanto può creare degli esseri viventi, ed è un sacrilegio
+pretendere d'imitarlo.--Fu interrogato il ragazzo mulatto.--Fatemi il
+ritratto,--egli disse ridendo,--mentre dormo; non me ne importa; non ci
+avrò colpa io; ma mentre io vedo, mai al mondo.--Allora il Biseo si mise
+a fare lo schizzo d'uno che dormiva. Tutti gli altri, raggruppati in
+disparte, stavano attenti, guardando ora il pittore ora il dormiente coi
+loro grandi occhi stupiti. A un tratto il servo si svegliò, girò gli
+occhi intorno, capì, fece un atto di dispetto e s'allontanò, mormorando,
+fra le risa dei compagni che avevan l'aria di dirgli:--Te l'hanno fatta,
+via; ora sei conciato per le feste.
+
+Ci rimettemmo in cammino e in capo a un'ora circa vedemmo biancheggiare
+all'orizzonte le tende dell'accampamento.
+
+Un drappello di cavalieri, sbucati non so di dove, ci vennero incontro,
+di grande carriera, gridando e sparando i loro fucili; a dieci passi da
+noi, si fermarono; il capo strinse la mano all'ambasciatore; poi si
+unirono alla scorta. Erano cavalieri del luogo dove sorgeva il nostro
+accampamento, soldati d'una specie di _landwehr_, che forma la parte più
+numerosa dell'esercito marocchino (se il complesso delle forze militari
+del Marocco si può chiamare esercito), ed è composta di tutti gli uomini
+atti alle armi dai sedici ai sessantanni. Alcuni avevano il turbante,
+altri un fazzoletto rosso annodato intorno al capo; tutti il caffettano
+bianco.
+
+Quando arrivammo alla tappa, si alzavano le ultime tende.
+
+L'accampamento era posto sopra un terreno arido e ondulato; da una
+parte, lontano, si vedeva una catena di monti azzurri; dall'altra, una
+catena di colline verdognole. A mezzo miglio dalle tende c'erano due
+gruppi di capanne di stoppia, mezzo nascoste dai fichi d'India.
+
+Ci radunammo tutti sotto una tenda.
+
+Appena eravamo seduti, arrivò correndo un soldato della Legazione, si
+piantò davanti all'Ambasciatore e disse con voce allegra:--La _mona_!
+
+--Venga,--rispose l'ambasciatore alzandosi.
+
+Tutti ci alzammo.
+
+Una lunga fila di arabi, accompagnati dal Comandante della scorta, dai
+soldati della Legazione e dai servi, attraversò l'accampamento, si venne
+a schierare davanti alla nostra tenda e depose ai piedi
+dell'Ambasciatore una gran quantità di carbone, d'ova, di zuccaro, di
+burro, di candele, di pani, tre dozzine di galline e otto montoni.
+
+Questo tributo era la _muna_. Oltre i gravi balzelli che pagano in
+denaro, gli abitanti della campagna sono obbligati a fornire a tutti i
+personaggi ufficiali, ai soldati del Sultano e alle ambasciate che
+passano, una certa quantità di viveri e d'altre provvigioni. Il Governo
+fissa la quantità; ma le autorità locali tassando gli abitanti a loro
+arbitrio, ne segue che la quantità di roba ricevuta, benchè sempre
+superiore ai bisogni, non è mai che una piccola parte di quella che è
+stata estorta un mese prima, o che sarà estorta forse anche un mese dopo
+il giorno della presentazione.
+
+Un vecchio, che doveva essere un capo di tribù, rivolse, per mezzo
+dell'interprete, qualche parola ossequiosa all'Ambasciatore. Gli altri,
+tutti poveri campagnoli vestiti di cenci, guardavano a vicenda noi, le
+tende e la loro roba,--i frutti del loro sudore sparsi per terra,--con
+un'aria tra mesta ed attonita, che rivelava una profonda rassegnazione.
+
+Fatta rapidamente la ripartizione della roba fra la mensa
+dell'ambasciata, la scorta, i mulattieri e i soldati della Legazione, il
+signor Morteo, ch'era stato nominato quella stessa mattina Intendente
+generale del campo, diede una mancia al vecchio arabo, questo fece un
+cenno ai suoi compagni, e tutti ripresero silenziosamente la via delle
+loro capanne.
+
+Allora cominciò, come doveva poi accadere tutti i giorni, un gran
+battibecco fra servi, mulattieri e soldati per la ripartizione della
+_mona_. Era una scena amenissima. Due o tre di loro andavano e venivano
+per il campo a passi concitati, con un montone fra le braccia, invocando
+Allà e l'ambasciatore; altri gridavano la loro ragione battendo i pugni
+in terra; Civo faceva sventolare di qua e di là il suo camicione bianco
+colla profonda persuasione di esser terribile; i montoni belavano, le
+galline scappavano, i cani latravano. A un tratto s'alzò l'Ambasciatore
+e tutto tacque.
+
+Il solo che brontolò ancora qualche momento fu Selam.
+
+Selam era un gran personaggio. Veramente due dei soldati della Legazione
+portavano questo nome, tutti e due addetti al servizio particolare
+dell'Ambasciatore; ma come dicendo Napoleone, se non s'aggiunge altro,
+s'intende Napoleone primo, così fra noi, in viaggio, dicendo Selam
+intendevamo dir quello solo. Come l'ho sempre vivo dinanzi agli occhi!
+Lui, Mohammed lo sposo, e l'Imperatore, sono veramente per me le tre
+figure più simpatiche ch'io abbia viste nel Marocco. Era un giovane
+bello, forte, svelto e pieno d'ingegno. Capiva tutto a volo, faceva
+tutto in furia, camminava a salti, parlava a sguardi, era in moto dalla
+mattina alla sera. Per i bagagli, per le tende, per la cucina, per i
+cavalli, tutti si rivolgevano a lui; egli sapeva tutto e rispondeva a
+tutti. Parlava mediocremente lo spagnuolo e sapeva qualche parola
+d'italiano; ma si sarebbe fatto capir anche coll'arabo, tanto la sua
+mimica era pittoresca e parlante. Per indicare una collina faceva il
+gesto d'un colonnello focoso che accenni al suo reggimento una batteria
+da assalire. Per fare un rimprovero a un servo, gli si precipitava
+addosso come se l'avesse voluto annientare. Mi rammentava ogni momento
+Tommaso Salvini nelle parti d'Orosmane e d'Otello. In qualunque
+atteggiamento si mostrasse, da quando versava l'acqua fredda sulla
+schiena all'ambasciatore a quando ci passava accanto di galoppo,
+inchiodato sul suo cavallo castagno, presentava sempre una figura bella,
+elegante ed ardita. I pittori non si stancavan mai di guardarlo. Portava
+un caffettano scarlatto e i calzoncini azzurri: si riconosceva alla
+prima da un'estremità all'altra della carovana. Nell'accampamento non si
+sentiva gridare che il suo nome. Correva di tenda in tenda, scherzava
+con noi, urlava coi servi, dava e riceveva ordini, si bisticciava,
+montava in collera, prorompeva in risa; quand'era in collera pareva un
+selvaggio, quando rideva pareva un bambino. In ogni dieci parole che
+dicesse, c'entrava _el señor ministro_. Il signor ministro, per lui,
+veniva subito dopo Allà e il suo profeta. Dieci fucili appuntati contro
+il suo petto non l'avrebbero fatto impallidire; un rimprovero non
+meritato dell'Ambasciatore lo faceva piangere. Aveva venticinque anni.
+
+Finito ch'ebbe di brontolare, venne vicino a me ad aprire una cassa.
+Mentre si chinava gli cadde il fez e gli vidi sulla testa rasa una larga
+macchia di sangue. Gli domandai che cos'era. Mi rispose che s'era ferito
+con uno dei grossi pani di zucchero della _mona_.--L'ho gettato in
+aria,--mi disse colla più gran serietà,--e l'ho ricevuto sulla
+testa,--Non capivo: si spiegò.--Faccio così,--mi disse,--per
+fortificarmi la testa. Le prime volte cascavo in terra tramortito,
+adesso non verso più che qualche goccia di sangue. Verrà il tempo che
+non mi scalfirò nemmeno la pelle. Tutti gli arabi fanno lo stesso. Mio
+padre si rompeva sul cranio dei mattoni spessi due dita, com'io ci
+romperei un pezzo di pane. Un vero arabo (conchiuse con aria altera,
+battendosi il pugno sul cocuzzolo) deve avere la testa di ferro.
+
+ § § § § §
+
+L'accampamento, quella sera, presentava un aspetto assai diverso da
+quello del giorno innanzi. Ognuno aveva già preso le sue abitudini. I
+pittori avevano rizzato i loro cavalletti davanti alla tenda e
+dipingevano. Il capitano era andato a osservare il terreno, il
+vice-console a raccogliere insetti, l'ex-ministro di Spagna alla caccia
+delle pernici; l'ambasciatore e il comandante giocavano a scacchi sotto
+la tenda della mensa; i servi si saltavano l'un l'altro appoggiandosi le
+mani sulle spalle; i soldati della scorta discorrevano seduti in
+cerchio; degli altri chi passeggiava, chi leggeva, chi scriveva;
+sembrava che fossimo attendati là da un mese. Se ci fosse stata una
+piccola stamperia, mi sarebbe saltato il grillo di fondare un giornale.
+
+Il tempo era bellissimo. Si desinò colla tenda aperta, e per tutto il
+tempo del desinare, i cavalieri di Had-el-Garbia festeggiarono
+l'ambasciata con cariche clamorose, rischiarate da uno splendido
+tramonto di sole.
+
+ § § § § §
+
+A tavola sedeva dinanzi a me Mohammed Ducali. Ebbi modo per la prima
+volta di osservarlo attentamente. Era il vero tipo del ricco moro,
+molle, elegante e ossequioso; e dico ricco, perchè si diceva che
+possedesse più di trenta case a Tangeri, quantunque in quel tempo i suoi
+affari fossero un po' imbrogliati. Poteva avere una quarantina d'anni.
+Era alto di statura, di lineamenti regolari, bianco, barbuto; portava un
+piccolo turbante ravvolto in un caïc del più fino tessuto di Fez, che
+gli scendeva sopra un caffettano di panno amaranto ricamato; sorrideva
+per far vedere i denti, parlava spagnuolo con una voce femminea,
+guardava, s'atteggiava e gestiva con una languidezza da innamorato. In
+altri tempi aveva fatto il negoziante: era stato in Italia, in Spagna, a
+Londra, a Parigi, ed era tornato al Marocco con idee ed abitudini
+europee. Beveva vino, fumava sigaretti, portava calze, leggeva romanzi,
+raccontava le sue avventure amorose. La ragione principale che lo
+conduceva a Fez era un credito ch'egli aveva col Governo, e sperava,
+coi buoni uffici dell'ambasciatore, di farsi pagare. Aveva portato con
+sè la sua tenda, i servi, le mule. I suoi occhi lasciavan capire che, se
+avesse potuto, avrebbe portato anche le sue donne; ma su quest'argomento
+serbava il più rigoroso silenzio. Le donne di cui parlava, raccontando
+le sue avventure, erano europee. L'arèm era anche per lui una cosa
+sacra. Arrischiai, con parole vaghe, una domanda: mi guardò, sorrise
+pudicamente e non rispose.
+
+ § § § § §
+
+Dopo desinare, soddisfeci un desiderio vivissimo che avevo già fin prima
+della partenza da Tangeri; feci un'escursione notturna per
+l'accampamento.
+
+Fu uno dei più bei divertimenti ch'io abbia avuti nel viaggio.
+
+Aspettai che tutti fossero entrati nelle tende; mi ravvolsi in una cappa
+bianca del comandante ed uscii in cerca d'avventure.
+
+Il cielo era tutto stellato; le lanterne, fuor che quella appesa in cima
+all'asta della bandiera, erano spente; in tutto l'accampamento regnava
+un silenzio profondo.
+
+Adagio adagio, cercando di non inciampare nelle cordicelle delle tende,
+voltai a sinistra.
+
+Fatti dieci passi, un suono inaspettato mi ferì l'orecchio. Mi arrestai.
+Mi parve un suono di chitarra. Veniva da una tenda chiusa, che non
+avevo mai vista, posta fra la nostra e quella dell'ambasciatore, una
+trentina di passi fuori del cerchio dell'accampamento. Mi avvicinai e
+tesi l'orecchio. La chitarra accompagnava un filo di voce dolcissima che
+cantava una canzone araba piena di malinconia. Di chi era quella tenda
+misteriosa? Che ci fosse dentro una donna? Feci un giro intorno. La
+tenda era chiusa da ogni parte. Mi stesi in terra per guardare per
+disotto; chinandomi, tossii; il canto cessò. Quasi nello stesso punto
+una voce soave, vicinissima a me, domandò:--_Quien es?_ (Chi è?)--Allà
+mi protegga!--pensai--qui c'è una donna.--Un curioso!--risposi
+coll'inflessione più patetica della mia voce.... Una risata mi fece eco,
+e una voce maschile disse in spagnuolo:--Bravo! venga a prendere una
+tazza di tè!--Era la voce di Mohammed Ducali. Oh delusione! Ma fui
+subito compensato. S'aperse una porticina e mi trovai sotto una
+bellissima tenda, rivestita d'una ricca stoffa a fiorami, ornata di
+finestrine ad arco, rischiarata da una lanterna moresca, profumata di
+belgiuino, degna per ogni verso di ospitare la più bella odalisca del
+Sultano. Accanto al Ducali, sdraiato voluttuosamente sopra un tappeto di
+Rabat, col capo appoggiato sopra un ricco cuscino, stava seduto un suo
+servo, un giovane arabo d'aspetto gentile e pensieroso, che teneva fra
+le mani una chitarra. Era lui che cantava. Nel mezzo c'era un vassoio
+con un bel servizio da tè, da una parte fumava un profumiere. Spiegai al
+Ducali in che maniera fossi capitato vicino alla sua tenda, rise, mi
+offerse una tazza, mi fece sonare un'arietta, mi augurò buon viaggio, ed
+uscii. La tenda si richiuse e mi ritrovai nell'oscurità silenziosa
+dell'accampamento. Girai intorno a un'altra tenda, dove dormivano gli
+altri servi del Ducali, e mi rivolsi verso quella dell'ambasciatore.
+
+Davanti alla porta dormiva Selam, disteso sulla sua cappa turchina,
+colla sciabola vicino al capo.--Se lo sveglio, e non mi riconosce
+subito,--pensai--m'accoppa! Usiamo prudenza.--M'avvicinai in punta di
+piedi e misi il capo dentro la tenda. La tenda era divisa in due parti
+da una ricca cortina: di qua serviva di sala da ricevimento, e v'era un
+tavolino con tappeto, carta, calamaio, e alcune poltrone dorate; di là
+dormivano l'ambasciatore e il suo amico ex-ministro di Spagna. Pensai di
+lasciare il biglietto di visita sul tavolino. M'avvicinai. Un maledetto
+grugnito mi arrestò. Era Diana, la cagna dell'ambasciatore. Quasi nello
+stesso punto la voce del padrone domandò:--Chi è?
+
+--Un sicario! mormorai.
+
+Riconobbe subito la mia voce.
+
+--Ferisca--, rispose.
+
+Gli spiegai il motivo della mia visita;--ne rise di cuore, e
+stringendomi la mano al buio, mi augurò buona fortuna.
+
+Uscendo inciampai in qualcosa che m'insospettì: accesi un fiammifero:
+era una tartaruga. Guardai intorno e vidi a due passi da me un rospo
+enorme, che pareva che mi guardasse. Ebbi per un momento la tentazione
+di rinunziare all'impresa; ma la curiosità vinse il ribrezzo e tirai
+innanzi.
+
+Arrivai davanti alla tenda dell'Intendente. Mentre mi chinavo per
+origliare, una figura alta e bianca si alzò fra me e la porta, e disse
+con accento sepolcrale:--Dorme.--Detti indietro come all'apparizione
+d'un fantasma. Ma subito mi rincorai. Era un arabo, servo del Morteo da
+molti anni, che parlava un po' italiano, e che, malgrado la mia cappa
+bianca, m'aveva riconosciuto a primo aspetto. Come Selam, egli riposava
+davanti alla tenda del suo padrone, colla sciabola al fianco. Gli diedi
+la buona notte e continuai la mia strada.
+
+Nella tenda vicina, c'erano il medico e il dracomanno Salomone. Un acuto
+odore di medicinali l'annunziava a dieci passi all'intorno. V'era il
+lume acceso. Il dracomanno dormiva; il medico, seduto al tavolino,
+leggeva. Questo medico, giovane, colto, d'aspetto e di maniere
+signorili, aveva una particolarità assai curiosa. Nato in Algeri di
+famiglia francese, vissuto molti anni in Italia, e marito d'una
+spagnuola, non solo parlava con uguale facilità le lingue dei tre paesi;
+ma ritraeva egualmente del carattere dei tre popoli, sentiva tre
+equivalenti amori di patria, era insomma un latino uno e trino, che si
+sarebbe trovato a casa sua così a Roma, come a Madrid, come a Parigi.
+Oltre a questo era dotato d'un senso comico finissimo; tanto che senza
+parlare, senza lasciarsi scorgere, con uno sguardo furtivo, con un
+leggerissimo movimento delle labbra, rilevava il lato ridicolo d'una
+persona o d'una cosa in modo da far scoppiare delle risa. Appena mi
+vide, indovinò la ragione dalla mia presenza, mi offerse un sorso di
+liquore, e alzando il bicchierino disse sottovoce:--Al felice successo
+della spedizione!--Coll'aiuto d'Allà!--risposi, e lo lasciai alla sua
+lettura.
+
+Passai davanti alla gran tenda della mensa: era deserta. Voltai a
+sinistra, uscii dal cerchio dell'accampamento, passai in mezzo a due
+lunghe file di cavalli addormentati, e mi trovai in mezzo alle tende
+della scorta. Tesi l'orecchio: sentii il respiro dei soldati che
+dormivano. Davanti alle tende erano sparpagliati fucili, sciabole,
+selle, ciarpe, pugnali, caic e la bandiera di Maometto, come sopra il
+campo d'una mischia. Guardai la campagna: non si vedeva nessuno. Appena
+apparivano come due macchie nere ed informi i due gruppi di capanne.
+
+Tornai indietro, passai in mezzo alla tenda del Console d'America e a
+quella dei suoi servi, tutt'e due chiuse e silenziose; attraversai il
+piccolo spazio di terreno dov'era piantata la cucina, e superata una
+barricata di botti, di tegami, di pentole, di brocche, arrivai alla
+piccola tenda del cuoco.
+
+Con lui dormivano là sotto i due arabi, che gli facevan da sguatteri.
+
+Misi la testa dentro:--era buio. Chiamai il cuoco per nome:--_Gioanin!_
+
+Il poveretto, afflitto dalla mala riuscita d'una frittura, e forse anche
+inquieto per la vicinanza dei due «selvaggi», non dormiva.
+
+--_A l'è chiel?_ (È lei?) domandò.
+
+--Son io.
+
+Tardò qualche momento a rispondere e poi, voltandosi sul letto, esclamò
+sospirando:--_Ah! che pais!_
+
+--Coraggio,--dissi--, pensate che fra dieci giorni sarete dinanzi alle
+mura della grande città di Fez.
+
+Rispose qualche cosa in confuso di cui non afferrai altro che la parola
+_Moncalieri_; dopo di che rispettai il suo dolore, e tirai innanzi.
+
+Nella tenda accanto v'erano i due marinai: il Ranni, ordinanza del
+comandante, e Luigi, calafato a bordo del _Dora_, napoletano, un
+giovanetto[tn127] gentile, sveglio, operoso, che in due giorni s'era
+cattivata la simpatia di tutti. Avevano il lume acceso e mangiavano.
+Tendendo l'orecchio, colsi qualche parola del loro dialogo. Era assai
+curioso. Luigi domandava a chi fossero destinati gli schizzi a matita
+che facevano i due pittori sui loro album.--Oh bella!--rispose il
+Ranni--al Re, si capisce.--Così senza colori?--domandò l'altro.--Eh no:
+tornati che saranno in Italia, prima ci metteranno i colori e poi li
+manderanno.--Chi sa quanto glieli pagano!--Eh molto, si sa. Magari uno
+scudo il foglio. Un re non bada ai denari.--Temendo d'essere scoperto e
+sospettato di spionaggio, rinunziai, mio malgrado, a sentire il seguito,
+e mi allontanai in punta di piedi.
+
+Uscii un'altra volta dall'accampamento e girai per qualche minuto in
+mezzo a lunghe file di cavalli e di mule, fra le quali riconobbi, con
+una dolce emozione, la mia bianca compagna di viaggio, che pareva
+assorta in profondi pensieri. Uscito di là, mi trovai davanti alla
+tenda del signor Vincent, francese, domiciliato a Tangeri, uno di quei
+personaggi misteriosi che han girato tutto il mondo, parlano tutte le
+lingue e fanno di tutti i mestieri: cuoco, negoziante, cacciatore,
+interprete, scopritore d'iscrizioni antiche; aggregatosi con tenda e
+cavallo all'ambasciata italiana in qualità di alto direttore delle
+cucine, per andare a vendere al governo di Fez delle uniformi francesi
+comprate in Algeri. Guardai dentro per uno spiraglio. Era seduto sopra
+un baule in atto meditabondo, con una grossa pipa in bocca, al chiarore
+d'un moccoletto confitto in una bottiglia. Che strana figura! Mi
+richiamò alla mente quei vecchi alchimisti dei pittori olandesi, che
+meditano in fondo alla loro officina, col viso illuminato dal foco dei
+lambicchi. Curvo, secco, ossoso, pareva che ogni peripezia della sua
+vita fosse rappresentata da una ruga del suo viso e da un angolo del suo
+corpo. Chi sa a che pensava! Chi sa che diavolìo di memorie, di viaggi
+avventurosi, di bizzarri incontri, di pazze imprese, di strani
+personaggi, gli turbinava nel capo!--Forse anche, invece che a tutto
+questo, pensava al prezzo d'un paio di calzoni da _turcos_ o alla sua
+scarsa provvigione di tabacco.--Nel punto che stavo per dirigergli la
+parola, spense il lume con un soffio e disparve nell'oscurità come un
+mago.
+
+A pochi passi di là, c'era la tenda del comandante della scorta; un po'
+più oltre quella del suo primo ufficiale; e più lontano quella del capo
+dei cavalieri d'Had-el-Garbia.
+
+Queste due erano chiuse; la prima era aperta e vuota.
+
+Nell'atto che ci guardavo dentro, sentii alle mie spalle un passo
+furtivo, e quasi nello stesso punto una mano di ferro mi afferrò per un
+braccio. Mi voltai: mi vidi in faccia il generale mulatto.
+
+Appena mi vide, ritirò la mano, dando in una risata, e disse in tuono di
+scusa:--_Salamu alikum, salamu alikum!_--(La pace sia con voi! la pace
+sia con voi!)
+
+M'aveva preso per un ladro.
+
+Gli strinsi la mano in segno di riconoscenza e mi rimisi in cammino.
+
+Fatti pochi passi, mi parve di vedere a una certa distanza dalle tende
+un uomo incappato, seduto in terra, col fucile in mano. Mi venne in
+mente che fosse una sentinella. Guardai intorno, e vidi infatti che a
+una cinquantina di passi da quella, ve n'era un'altra, e poi una terza:
+una catena di sentinelle tutt'intorno all'accampamento. Seppi poi che
+quella vigilanza non era fatta per timore dell'assalto d'una banda
+d'assassini; ma per guardare le tende dai ladri della campagna,
+abilissimi in quel genere di furti, esercitati come sono a depredare le
+tribù arabe attendate.
+
+Fortunatamente la mia franca andatura non insospettì alcuna sentinella,
+e potei finire la mia escursione.
+
+Passai accanto a Malek e a Saladino, i due cavalli focosi
+dell'Ambasciatore, inciampai in qualche altra tartaruga e mi fermai
+davanti alle tende dei servi a piedi. Erano coricati sopra un po' di
+paglia, senza coperte, l'uno a traverso l'altro; ma dormivan tutti d'un
+sonno così profondo, che non si sentiva un alito, e parevano morti
+ammucchiati. Il ragazzo dai grandi occhi neri, per la buona ragione
+ch'era il più piccolo, avea mezzo il corpo fuori della tenda, e poco
+mancò che non gli mettessi i piedi sul capo. Mi fece compassione; volli
+che la mattina seguente, svegliandosi, avesse un conforto; e misi una
+moneta nella mano che riposava sull'erba, colla palma aperta, come per
+chiedere l'elemosina ai genii della notte.
+
+Un mormorìo di voci allegre, che veniva da una tenda vicina, mi
+distrasse di là. M'avvicinai. Era la tenda dei soldati e dei servi
+dell'Ambasciata. Pareva che mangiassero e bevessero. Sentii l'odore del
+fumo del kif. Riconobbi la voce del secondo Selam, di Abd-el-Rhaman, di
+Alì, di Hamet, di Mammù, di Civo. Era un'orgietta araba in piena
+regola. E avevan ben diritto di darsi un po' di spasso, poveri giovani,
+dopo aver faticato tutto il giorno a piedi, a cavallo, alle tende, alle
+mense, chiamati da cento parti, in cento lingue, per cento servizi! Per
+questo non volli turbare la loro allegrezza e m'allontanai cautamente.
+
+Fino a quel momento la mia escursione era riuscita a meraviglia; ma era
+destino che non finisse senza un triste accidente.
+
+Non m'ero allontanato di venti passi dalla tenda dei soldati, quando
+sentii due mani vigorose serrarsi intorno al mio collo e una voce
+soffocata dall'ira urlarmi una minaccia nell'orecchio. Mi divincolai, mi
+voltai indietro...
+
+Chi era?
+
+Era l'autore della _Cacciata del duca d'Atene_, il mio buon amico Ussi,
+ravvolto come un fantasma nella sua lunga _abbaia_ bianca, portata
+dall'Egitto, il quale era uscito pochi momenti prima dalla sua tenda per
+fare, in direzione contraria, lo stesso mio giro, e m'aveva colto alle
+spalle.
+
+Allora appunto ero arrivato davanti alla tenda dei pittori che chiudeva
+il cerchio dell'accampamento; il mio viaggio notturno era compiuto, e mi
+rimbucai nella mia casetta di tela.
+
+
+ NOTE:
+
+ [1] In mezzo ai selvaggi.
+
+
+
+
+TLETA DE REISSANA
+
+
+La mattina seguente si partì prima del levar del sole con una nebbia
+umida e fitta che metteva freddo nelle ossa e ci nascondeva gli uni agli
+altri. I cavalieri della scorta avevano il cappuccio sul capo e i fucili
+fasciati; tutti noi eravamo ravvolti nei pastrani e nei mantelli; ci
+pareva d'essere in autunno, in mezzo a una pianura dei Paesi Bassi.
+Dietro a me non vedevo distintamente che il turbante bianco e la cappa
+turchina del Caid; tutti gli altri erano ombre confuse che si perdevano
+nell'aria grigia. Il sonno e il tempo uggioso mantenevano il silenzio.
+Andavamo per un terreno ineguale, coperto di palme nane, di lentischi,
+di ginestre, di pruni, di finocchio selvatico, raggruppandoci e
+sparpagliandoci di continuo secondo gli incrociamenti e le biforcature
+infinite dei sentieri. Il sole, apparendo sull'orizzonte, indorò per
+qualche minuto le nostre guancie sinistre; e poi si rinascose. La nebbia
+però diradò in maniera da lasciarci vedere la campagna. Era una
+successione di vallette verdi, nelle quali si scendeva e si risaliva
+quasi senz'accorgersene, tanto erano dolci i pendii. Le alture eran
+coperte di aloé e d'olivi selvatici. L'olivo, che in quel paese cresce
+prodigiosamente, è lasciato allo stato selvatico quasi da per tutto, e
+gli abitanti fanno lume e si alimentano col frutto dell'_argan_. Di mano
+in mano che ci affacciavamo a una valle, cercavamo cogli occhi un
+villaggio, un gruppo di capanne, qualche tenda. Non si vedeva nulla. Ci
+pareva di viaggiare alla ventura per una terra vergine. Di valle in
+valle, di solitudine in solitudine, dopo tre ore circa di cammino,
+arrivammo finalmente in un punto dove gli alberi più fitti, i sentieri
+più larghi e qualche armento sparpagliato per la campagna, annunciavano
+la vicinanza d'un luogo abitato. Uno dopo l'altro alcuni cavalieri della
+scorta spronarono il cavallo, ci passarono innanzi di galoppo e
+scomparvero dietro un'altura; altri si slanciarono di carriera a
+traverso la campagna in direzioni diverse; i rimanenti si disposero in
+ordine. In capo a pochi minuti ci trovammo davanti all'imboccatura d'una
+gola formata da alcune piccole colline, sulle quali s'alzava qualche
+capannuccia di stoppia. Alcuni arabi cenciosi, uomini e donne, ci
+guardavano curiosamente di dietro alle siepi. Entrammo nella gola; in
+quel momento apparve il sole. A un certo punto la gola faceva un gomito
+quasi ad angolo retto. Svoltammo..., e ci trovammo davanti a uno
+spettacolo stupendo.
+
+Trecento cavalieri, vestiti di mille colori, sparpagliati in un
+grandioso disordine, ci venivan incontro a briglia sciolta coi fucili
+nel pugno, come se si slanciassero all'assalto d'un reggimento.
+
+Era la scorta della provincia di Laracce, preceduta dal governatore e
+dai suoi ufficiali, che veniva a dare il cambio alla scorta di
+Had-el-Garbia, la quale doveva lasciarci sul confine della provincia di
+Tangeri, dove appunto eravamo arrivati.
+
+Il Governatore di Laracce, un vecchio prestante con gran barba bianca,
+arrestò con un cenno i suoi cavalieri, strinse la mano all'ambasciatore
+e poi, voltatosi un'altra volta verso quella turba fremente
+d'impazienza, fece un gesto vigoroso come per dire:--Scatenatevi!--
+
+Allora cominciò uno dei più splendidi _lab el barode_ (giuochi colla
+polvere) che noi potessimo desiderare.
+
+Si slanciavano alla carica a due, a dieci insieme, a uno a uno, in fondo
+alla valle, sulle colline, davanti e ai fianchi della carovana, nella
+direzione del nostro cammino e in direzione contraria, sparando e
+urlando senza posa. In pochi minuti la valle fu piena di fumo e d'odor
+di polvere come un campo di battaglia. Da ogni parte turbinavano
+cavalli, lampeggiavano fucili, sventolavano caic, svolazzavano cappe,
+ondeggiavano caffettani rossi, gialli, verdi, azzurri, ranciati;
+scintillavano sciabole e pugnali. Ci passavano accanto ad uno ad uno,
+come fantasmi alati, vecchi, giovanetti, uomini di forme colossali,
+figure strane e terribili, ritti sulle staffe, colla testa alta, coi
+capelli al vento, col fucile disteso; e ognuno, sparando, lanciava un
+grido selvaggio che gl'interpreti ci traducevano.--Guai a te!--Madre
+mia!--In nome di Dio!--T'uccido!--Sei morto!--Son vendicato!--Altri
+dedicavano il loro colpo a qualcuno.--Al mio padrone!--Al mio
+cavallo!--Ai miei morti!--Alla mia amante!--Sparavano in alto, in terra,
+indietro, chinandosi e rovesciandosi come se fossero legati alle selle.
+Ad alcuni cadeva in terra il caic o il turbante; tornavano indietro di
+carriera, e lo raccoglievano, passando, colla punta del fucile. Parecchi
+roteavano l'arma al di sopra del capo, la buttavano in aria e la
+riafferravano con una mano. Eran gesti convulsi, atteggiamenti
+temerari, urli e sguardi di gente inebbriata che rischiasse la vita con
+una gioia furiosa. Molti slanciavano il cavallo come se si volessero
+uccidere; volavano, sparivano e non tornavano che lungo tempo dopo colla
+faccia stravolta e pallida di chi ha visto in faccia la morte. I più dei
+cavalli grondavano sangue dal ventre; i cavalieri avevano i piedi, le
+staffe, l'estremità delle cappe macchiate di sangue. Alcune figure, in
+quella moltitudine, mi rimasero impresse fin dal primo momento. Fra gli
+altri un giovane con una testa ciclopica, un par di spalle smisurate ed
+un ventre enorme, che portava un caffettano color di rosa, e gettava
+delle grida che parevan ruggiti d'un leone ferito;--un ragazzo d'una
+quindicina d'anni, bello, scapigliato, tutto bianco, che mi passò tre
+volte dinanzi, gridando:--Dio mio! Dio mio!--; un vecchio lungo ed
+ossuto, un viso di malaugurio, che volava cogli occhi socchiusi e un
+sorriso satanico sulle labbra, come se portasse in groppa la peste;--un
+nero, tutt'occhi e tutto denti, con una mostruosa cicatrice a traverso
+la fronte, che passava dibattendosi furiosamente sopra la sella, come
+per liberarsi dalla stretta d'una mano invisibile. Facendo questo,
+accompagnavano tutti la marcia della carovana, salivano e scendevano
+dalle alture, si raggruppavano, si disperdevano, formavano e disfacevano
+rapidamente ogni sorta di combinazioni di colori, che abbagliavan gli
+occhi come lo sventolìo di una miriade di bandiere. Tutta questa gente,
+questo movimento vertiginoso, questo strepito, scoppiato
+inaspettatamente, all'apparire del sole, in quella gola angusta dove lo
+spettacolo si presentava tutto insieme allo sguardo come dentro a un
+anfiteatro, ci colpì d'un tale stupore che per un pezzo nessuno aprì
+bocca, e le prime parole furono poi un'esclamazione unanime e
+calorosa:--È bello! È bello! È bello!
+
+A poca distanza dall'uscita della gola l'Ambasciatore si fermò, e tutti
+scendemmo a terra per riposarci all'ombra d'un gruppo d'olivi.
+
+La scorta della provincia di Laracce continuò le sue cariche e i suoi
+fuochi davanti a noi.
+
+Il convoglio dei bagagli seguitò la sua strada verso il luogo fissato
+per l'accampamento.
+
+Eravamo arrivati alla _Cuba_ di Sidi-Liamani.
+
+Nel Marocco si chiama _Cuba_, che significa cupola, una piccola cappella
+quadrata, coperta d'una cupola semisferica, nella quale è seppellito un
+santo. Queste _Cube_, frequentissime particolarmente nel mezzogiorno
+dell'Impero, poste la maggior parte in luoghi eminenti presso una
+sorgente e una palma, e visibili, per la loro nivea bianchezza, a grande
+distanza, servono di guida ai viaggiatori, vengon visitate dai fedeli e
+sono per lo più custodite da un discendente del Santo, erede della
+santità, il quale abita una casuccia vicina alla tomba e vive
+dell'elemosina dei pellegrini. La _Cuba_ di Sidi-Lamani era posta sopra
+una piccola altura, a pochi passi da noi. Alcuni arabi della campagna
+stavan seduti dinanzi alla porta. Dietro a loro spuntava la testa del
+vecchio decrepito--il Santo--che ci guardava con una stupida meraviglia.
+
+In pochi minuti divamparono i fuochi della cucina, e di lì a poco si
+fece colezione.
+
+Una scatola di sardine, vuota, buttata via dal cuoco, fu raccolta dagli
+arabi, portata dinanzi alla porta della _Cuba_ e fatta oggetto d'un
+lungo esame e di conversazioni animate.
+
+Finito il _lab el barode_, quasi tutti i cavalieri della scorta, scesi a
+terra, si sparpagliarono per la piccola valle, parte per far pascolare i
+cavalli, parte per riposare. Alcuni, rimasti in sella, stettero di
+vedetta sulle alture.
+
+ § § § § §
+
+In quel frattempo, passeggiando col capitano, osservai per la prima
+volta, colla scorta delle sue indicazioni, i cavalli marocchini. Sono
+tutti di piccola statura, tanto che tornato in Europa, coll'occhio
+abituato alle loro forme, i cavalli europei, anche di statura mezzana,
+mi parvero, sulle prime, enormi. Hanno l'occhio vivo, la fronte un po'
+schiacciata, le narici molto aperte, le ossa zigomatiche molto
+sporgenti, la testa quasi tutti bellissima; lo stinco e la tibia un po'
+curvi, ciò che dà loro una particolare elasticità di movimenti; la
+groppa manchevole, fuggente, per così dire, di sotto alla sella, il che
+li rende più abili al galoppo che al trotto; e non mi ricordo infatti
+d'aver mai visto andar di trotto un cavaliere marocchino. Visti quando
+riposano e quando vanno di passo, anco i più belli, non danno
+nell'occhio; slanciati alla corsa, si trasfigurano e riescon superbi
+animali. Benchè si nutriscano assai meno dei nostri e siano bardati
+assai più pesantemente, reggono alla fatica più dei nostri. Anche il
+modo di cavalcare è diverso. Le staffe sono tenute molto alte; il
+cavaliere sta sulla sella colle gambe piegate quasi ad angolo retto,
+tiene le redini lunghe e dirige il cavallo con movimenti larghissimi. La
+sella ha quei due rilievi, chiamati da noi con termine tecnico il pomo e
+la paletta, altissimi, che toccano il petto e la schiena del cavaliere,
+e lo ritengono in maniera da rendergli molto difficile la caduta. La
+maggior parte dei cavalieri, calzati di piccoli stivali di cuoio giallo
+senza talloni, non portano sproni e pungono il cavallo colla staffa;
+gli altri hanno per sproni due piccoli ferri acuminati, della forma d'un
+pugnale, fissati al calcagno con un cerchietto metallico e una
+catenella. Si dicono cose ammirabili del grande amore che nutre l'arabo
+per il cavallo, l'animale prediletto del profeta; si dice che lo
+considera come un essere sacro; che ogni mattina, al levar del sole, gli
+mette la mano destra sulla testa, mormorando: _bismillah!_ (nel nome di
+Dio!) e si bacia poi la mano, che crede santificata da quel contatto;
+che gli prodiga ogni sorta di cure e di carezze. E saran cose vere. Ma
+questo suo grande amore, per quello ch'io vidi, non gl'impedisce di
+lacerargli i fianchi senza bisogno, di lasciarlo esposto al sole quando
+potrebbe ripararlo all'ombra, di condurlo a bere, a un'ora di cammino,
+colle zampe legate, di esporlo dieci volte al giorno, per puro spasso, a
+spezzarsi le gambe, e infine di trascurare la bardatura in maniera che
+il più diligente di loro, messo in un reggimento di cavalleria europea,
+passerebbe sei mesi dell'anno in prigione.
+
+ § § § § §
+
+Il caldo essendo forte, si stette parecchie ore all'ombra; ma a nessuno
+riuscì di dormire, per cagione degli insetti. Erano le prime avvisaglie
+d'una guerra tremenda che doveva durare, inferocendo di giorno in
+giorno, fino alla fine del viaggio. Appena sdraiati in terra, eravamo
+assaliti, punti, solleticati da cento parti, come se ci fossimo buttati
+sopra un letto di ortiche. Non erano che bruchi, ragni, formiconi,
+tafani, cavallette; ma grossi, petulanti e ostinati in una maniera
+inaudita. Il Comandante, che per rallegrare la brigata aveva preso il
+partito di esagerare favolosamente i pericoli, e lo faceva con un garbo
+ammirabile, ci assicurava che quelli erano animalini microscopici
+appetto agli insettacci che avremmo trovati avvicinandoci a Fez e
+innoltrandoci nell'estate; e che di noi non sarebbe tornato in Italia
+che qualche resto riconoscibile a stento dai parenti più stretti e dagli
+amici più intimi. Il cuoco udendo quelle parole, fece un sorriso forzato
+e diventò pensieroso. Vicino a noi c'era una tela di ragno smisurata,
+distesa sopra alcuni cespugli, come un lenzuolo messo ad asciugare. Mi
+pare ancor di sentire il comandante esclamare:--Ma in questo paese tutto
+è gigantesco, formidabile, miracoloso!--Ed osservava con ragione che il
+ragno che aveva fatto quella tela doveva essere almeno grosso quanto un
+cavallo. Ma non riuscimmo a scoprirlo. I soli che dormissero erano gli
+arabi, coricati la maggior parte al sole, con una processione di
+bestiaccie addosso. I due pittori disegnavano, tormentati da un nuvolo
+di mosche feroci, che strappavano all'Ussi, a due a tre per volta, tutta
+la ricchissima litania dei sacrati fiorentini
+
+ Novi, arditi, da far testo di lingua.
+
+Scemato un po' il caldo, la scorta di Had-el-Garbìa, il Console
+d'America e il Vicegovernatore di Tangeri, venuto là per dare l'ultima
+volta il buon viaggio all'Ambasciatore, si congedarono; e noi ci
+rimettemmo in cammino, seguiti dai trecento cavalieri della provincia di
+Laracce.
+
+ § § § § §
+
+Vaste pianure ondulate, coperte qui di grano, là d'orzo, più oltre di
+stoppia gialla, altrove d'erba e di fiori; qualche tenda nerastra e
+qualche tomba di santo; di tratto in tratto una palma; di miglio in
+miglio tre o quattro cavalieri che si riunivano alla scorta; una
+solitudine immensa, un sereno purissimo, un sole abbagliante: sono gli
+appunti che trovo nel mio quaderno intorno alla seconda marcia del
+cinque maggio.
+
+Dopo tre ore di cammino arrivammo a Tleta de Reissana dov'era
+l'accampamento.
+
+Le tende erano piantate, come al solito, in circolo, in una conca
+angusta e profonda, coperta d'erbe e di fiori altissimi che quasi
+c'impedivano il passo. Pareva di essere dentro a una grande aiuola di
+giardino. I letti e i bauli sotto le tende, erano quasi nascosti in
+mezzo alle margheritine, ai rosolacci, alle primavere, ai ranuncoli, a
+ombrellifere d'ogni grandezza e d'ogni colore. Accanto alla tenda dei
+pittori s'alzavano due aloé enormi con tutti i rami fioriti.
+
+Poco dopo il nostro arrivo, giunse da Laracce, per visitare
+l'Ambasciatore, l'agente consolare d'Italia, il signor Guagnino, vecchio
+negoziante genovese, che vive da quarant'anni sulla costa
+dell'Atlantico, conservando gelosamente puro l'accento della lingua di
+Balilla; e verso sera venne, non so di dove, un arabo della campagna per
+consultare il medico dell'ambasciata.
+
+Era un povero vecchio curvo e zoppicante; un soldato della Legazione lo
+condusse dinanzi alla tenda del signor Miguerez.
+
+Il signor Miguerez, che parla l'arabo, lo interrogò, e conosciuto il suo
+male, si mise a frugare nella farmacia portatile per cercare non so che
+medicinale. Non trovandolo, mandò a chiamare Mohamed Ducali, gli fece
+scrivere in arabo, sopra un foglietto di carta, una ricetta colla quale
+il malato avrebbe potuto, tornando in mezzo ai suoi, farsi fare quello
+che gli occorreva. Era un medicinale di cui gli arabi fanno grande uso.
+
+Mentre il Ducali scriveva, il vecchio mormorava una preghiera.
+
+Scritta che fu la ricetta, il medico la porse al malato.
+
+Questo, senza dargli tempo di dire una parola, afferrò il foglio e se lo
+ficcò in bocca con tutt'e due le mani. Il medico gridò:--No! no! Sputa!
+Sputa!--Fu inutile. Il povero vecchio masticò la carta coll'avidità d'un
+affamato, la mandò giù, ringraziò il dottore e si mosse per andarsene.
+Ci volle del buono e del bello a persuaderlo che la virtù della medicina
+non consisteva nella carta, e a fargli prendere un'altra ricetta.
+
+ § § § § §
+
+Questo fatto non può destare meraviglia in chi sappia che cos'è la
+medicina nel Marocco. La medicina v'è esercitata quasi unicamente dai
+ciarlatani, dai negromanti e dai santi. Qualche sugo d'erba, il salasso,
+la salsapariglia per il morbo celtico, la carne secca di serpente o di
+camaleonte per le febbri intermittenti, il ferro rovente per le ferite,
+certi versetti del Corano scritti in fondo ai recipienti dei medicinali
+o sopra un pezzetto di carta che il malato porta appeso al collo, sono i
+rimedi principali. Lo studio dell'anatomia essendo vietato dalla
+religione, è facile immaginare a che cosa si riduca la chirurgia.
+Basterà dire che i chirurghi strappano le tonsille colle dita e tentano
+l'estrazione della pietra con un rasoio o col primo gancio di ferro che
+si trovano ad aver fra le mani. L'amputazione è aborrita. I pochi arabi
+assistiti da medici europei muoiono fra atrocissimi spasimi piuttosto di
+subire il taglio che salverebbe loro la vita. Ne segue che sebbene siano
+frequentissimi i casi di perdita d'un membro, specialmente per lo
+scoppio dei fucili, non si vedono nel Marocco che pochissimi mutilati; e
+i più di quei pochissimi sono disgraziati ai quali il carnefice tagliò
+le mani con un coltellaccio, e il catrame bollente, in cui, secondo
+l'uso, tuffarono i moncherini, arrestò l'emorragia. I loro rimedi
+violenti, però, e specialmente il ferro rovente, ottengono qualche volta
+degli effetti ammirabili; e si applicano questi rimedi brutalmente,
+temerariamente, senz'aiuti. Ma o per poca sensibilità nervosa o per la
+vigoria dell'animo indurito dalla fede fatalista, resistono con una
+forza prodigiosa ai più tremendi dolori. Si metton le ventose con vasi
+di terra e tanto fuoco da arrostirsi la schiena; si piantano il pugnale
+negli apostemi, alla cieca, a rischio di rompersi le arterie; si fanno
+scorrere una brace accesa sopra un braccio piagato, con mano ferma,
+cacciando col soffio il fumo delle carni, senza lasciarsi sfuggire un
+lamento. Le malattie più frequenti son le febbri, le oftalmie, la
+tigna, l'elefantiasi, l'idropisia: ma la più comune è la sifilide,
+trasmessa di generazione in generazione, alterata, che si produce in
+forme strane ed orrende, di cui tribù intere sono infette e migliaia di
+sventurati muoiono; e ne morirebbero assai più se non fosse la sobrietà
+estrema di nutrimento a cui la maggior parte son costretti dalla miseria
+e dal clima. Medici europei non ce ne sono che nelle città della costa;
+nella stessa Fez non v'è altro che qualche ciarlatano rinnegato, fuggito
+d'Algeria o dai presidii spagnoli. Quando l'Imperatore o un ministro o
+un ricco Moro s'ammala, manda a[tn146] chiamare un medico europeo in una
+città della costa. Ma non mandano che quando son ridotti agli estremi,
+trascurano per anni ed anni le malattie, e il più delle volte il medico
+non arriva che per assistere alla morte. Nei medici europei hanno gran
+fede; la vista dei medicinali, delle preparazioni chimiche, degli
+strumenti chirurgici dà loro un concetto immenso del potere della
+scienza; se ne ripromettono prodigi; pigliano le prime medicine e
+seguono le prime prescrizioni colla docilità e l'allegrezza di gente
+sicura d'una guarigione immediata. Ma se la guarigione non è immediata,
+perdono ogni fede, interrompono la cura e ricorrono ai ciarlatani. Una
+cosa, sopra tutte, domandano vecchi e giovani, ricchi e poveri, ai
+medici europei, ed è ciò che l'imperatore Eliogabalo domandava ai suoi
+cuochi. E' quando lo domandano? Quando quotidianamente non possono più
+varcare le soglie del paradiso di Maometto più di tante volte quanti
+sono i precetti fondamentali dell'Islam! A questo punto si tengon già
+decaduti! Onde ognuno può capire quanto sia generalmente precoce la
+decadenza vera, e a che abbominevoli pervertimenti siano trascinati i
+più dal furore delle passioni.
+
+ § § § § §
+
+La sera passò senz'avvenimenti notevoli, fuorchè la scoperta ch'io feci
+d'uno scorpionaccio nero sopra il cuscino del mio letto, nel momento che
+stavo per coricarmi. Fu però un terrore passeggiero, poichè
+avvicinandomi a poco a poco col lume, lessi sul dorso dell'animale
+l'iscrizione rassicurante:--_Cesare Biseo fece addì 5 maggio 1875._
+
+ § § § § §
+
+La mattina all'alba partimmo alla volta della città d'Alkazar.
+
+Il tempo era scuro. I colori pomposi dei trecento soldati della scorta
+pigliavano un vigore meraviglioso dal grigio del cielo e dal verde cupo
+della campagna. Lo stesso Hamed Ben Kasen Buhamei, fermo sopra un rialto
+di terreno vicino all'accampamento, pareva che guardasse con
+compiacenza quei bei cavalieri che gli passavano dinanzi a grossi
+drappelli, silenziosi, gravi, cogli occhi fissi all'orizzonte, come
+avanguardie d'un esercito la mattina d'una giornata di battaglia. Per un
+buon tratto, camminammo in mezzo ad olivi e cespugli[tn148] altissimi;
+poi entrammo in una vasta pianura tutta coperta di fiori gialli e
+violetti, dove la scorta si sparpagliò per fare il _lab el barode_. Lo
+spettacolo in quel luogo aperto, sopra quel tappeto di fiori, sotto quel
+cielo minaccioso era così stranamente bello, che l'Ambasciatore si fermò
+più volte, e fece fermare tutto il suo seguito, per contemplarlo. Non
+posso credere che quella gente abbia un'arte segreta di raggrupparsi e
+di disordinarsi; ma quella mattina me ne venne il sospetto. Avrei detto
+che tutti i loro movimenti e tutte le loro combinazioni di colori, erano
+stati concertati da un coreografo. In mezzo a quel tal gruppo di
+cavalieri dalle cappe turchine, s'andava sempre a ficcare, come se ce
+l'avessero mandato, un cavaliere colla cappa bianca. In mezzo a un
+gruppo di caffettani bianchi, cascava sempre a proposito, come la
+pennellata d'un artista, un caffettano color di rosa. I colori armonici
+si cercavano, s'univano, amoreggiavano insieme per la durata d'una
+carica, e si separavano per formare altre armonie. Eran trecento e
+parevano un esercito; si vedevano da tutte le parti; ci svolazzavano
+intorno come uno sciame di uccelli; ci assordavano, ci abbagliavano,
+c'innamoravano, facevano disperare i pittori.--Canaglia!--diceva
+l'Ussi--se v'avessi nelle unghie a Firenze!
+
+
+
+
+ALKAZAR-EL-KIBIR
+
+
+A un certo punto l'Ambasciatore fece un cenno al Caid, la scorta si
+fermò, e noi, accompagnati da alcuni soldati, andammo poco lontano di là
+a visitare le rovine d'un ponte. Arrivati sulla sponda, ci fermammo: del
+ponte non rimanevano che pochi ruderi sulla sponda opposta. Si stette
+qualche minuto guardando alternatamente quei ruderi e la campagna,
+ciascuno assorto nei suoi pensieri. E il luogo era degno veramente di
+quella testimonianza muta di rispetto. Duecentonovantasette anni prima,
+il giorno quattro d'agosto, sopra quei campi fioriti tuonavano cinquanta
+cannoni e turbinavano quarantamila cavalli sotto il comando d'uno dei
+più grandi capitani dell'Africa, e d'uno dei più giovani, più
+avventurosi e più sventurati monarchi d'Europa. Per le sponde di quel
+fiume fuggivano alla rinfusa, rotolavano nel sangue, domandavano grazia,
+si precipitavano nelle acque per sfuggire alle scimitarre implacabili
+degli arabi, dei berberi e dei turchi, il fiore della nobiltà
+portoghese, cortigiani, vescovi, soldati spagnuoli e soldati di
+Guglielmo d'Orange, avventurieri italiani, tedeschi e francesi; e la
+cavalleria musulmana calpestava sei mila cadaveri di cristiani. Eravamo
+sul terreno di quella memorabile battaglia d'Alkazar, che costernò
+l'Europa e fece risonare un grido di gioia da Fez a Costantinopoli. Quel
+fiume era il Mkhacem. Su quel ponte passava, al tempo della battaglia,
+la strada d'Alkazar. In vicinanza del ponte era l'accampamento di Mulei
+Moluk, sultano del Marocco. Mulei Moluk veniva da Alkazar, il re di
+Portogallo veniva da Arzilla. La battaglia fu combattuta sulle rive di
+quel fiume, nella pianura che ci si stendeva dintorno. Quante immagini
+ci si affollavano! Ma fuorchè le rovine del ponte, non v'era una pietra,
+un segno che ricordasse qualcosa. Da che parte aveva fatto le sue prime
+cariche vittoriose la cavalleria del duca di Riveiro? Dove aveva
+combattuto Mulei-Amed, il fratello del Sultano, il futuro conquistatore
+del Sudan, capitano sospetto di codardia la mattina, re vittorioso la
+sera? In qual punto del fiume s'era annegato Mohamed il nero, fratricida
+scoronato, provocatore della guerra? In qual angolo del campo il re
+Sebastiano aveva ricevuto il colpo di fucile e i due fendenti di
+scimitarra, che uccidevano con lui l'indipendenza del Portogallo e le
+ultime speranze del Camoens? E dov'era la lettiga del Sultano Moluk,
+quand'egli spirò in mezzo ai suoi ufficiali mettendosi il dito sulla
+bocca? Mentre stavamo, su questi pensieri, la scorta ci guardava di
+lontano, immobile in mezzo a quella pianura famosa, come un manipolo di
+cavalieri di Mulei-Hamed risuscitati da terra al rumore del nostro
+passaggio. Eppure non uno forse di quei soldati sapeva che quello era il
+campo della battaglia dei tre Re, gloria dei loro padri; e quando ci
+mettemmo in cammino con loro, guardavano ancora qua e là con occhio
+curioso, come per cercare se in quell'erbe e in quei fiori ci fosse
+qualcosa di strano che spiegasse la nostra fermata.
+
+ § § § § §
+
+Si passò il Mkhacem e l'Uarrur,--due piccoli affluenti del Kus, o
+Lukkos, il _Lixos_ degli antichi, che dalle montagne del Rif, dove
+nasce, si va a gettare nell'Atlantico a Laracce;--e si continuò a
+camminare verso Alkazar a traverso a una serie di colline aride, non
+incontrando che di mezz'ora in mezz'ora qualche arabo e qualche
+cammello.
+
+Finalmente, pensavamo strada facendo, s'arriverà a una città! Eran tre
+giorni che non vedevamo una casa e sentivamo tutti il desiderio di
+uscire per un giorno dalla monotonia della solitudine. Oltre a ciò
+Alkazar era la prima città dell'interno a cui giungevamo. Sapevamo
+d'essere aspettati. La curiosità era viva. La scorta si ordinava, via
+via che ci avvicinavamo. Noi stessi, quasi senza accorgercene, ci
+trovammo schierati in due linee come un drappello di cavalleria,
+l'Ambasciatore dinanzi, gl'interpreti ai lati.
+
+Il tempo s'era rasserenato, e un'impaziente allegrezza animava tutta la
+carovana.
+
+Dopo quattr'ore di cammino, all'improvviso, dall'alto d'una collina,
+vedemmo giù nella pianura in mezzo a una cintura di giardini, la città
+d'Alkazar coronata di torri, di minareti e di palme, e nello stesso
+punto ci ferì l'orecchio uno strepito di fucilate e il suono d'una
+musica infernale.
+
+Era il governatore della città che ci veniva incontro coi suoi
+ufficiali, un drappello di soldati a piedi, e una banda.
+
+Dopo pochi minuti c'incontrammo.
+
+Ah! chi non ha visto la banda d'Alkazar, quei dieci sonatori di piffero
+e di corno, vecchi di cent'anni e ragazzi di dieci, tutti a cavallo ad
+asinelli grossi come cani, cenciosi, mezzi nudi, con quelle teste rase,
+con quegli atteggiamenti di satiri, con quelle faccie di mummie, non ha
+visto, credo, lo spettacolo più lagrimevolmente comico che si possa dare
+sotto la volta del cielo.
+
+Mentre il vecchio Governatore dava il benvenuto, al ministro, i soldati
+tiravano fucilate in aria, e la banda continuava a sonare.
+
+Ci avanzammo fino a un mezzo miglio dalla città, in un campo arido, dove
+si dovevano piantare le tende.
+
+La banda ci accompagnò suonando.
+
+Fu rizzata la tenda della mensa, sotto la quale ci riparammo, mentre i
+cavalieri della scorta facevano le solite cariche.
+
+La banda, schierata davanti alla tenda, continuava a sonare con ferocia
+crescente.
+
+Un gesto supplichevole dell'Ambasciatore li fece tacere.
+
+Allora assistemmo a una scena assai curiosa.
+
+Quasi nello stesso punto si presentarono concitatamente
+all'Ambasciatore, uno a destra e l'altro a sinistra, un nero ed un
+arabo. Il nero vestito signorilmente, col turbante bianco e col
+caffettano celeste, gli depose ai piedi un vaso di latte, una cesta di
+aranci e un piatto di cuscussù; l'arabo, d'aspetto povero, vestito della
+sola cappa, gli mise dinanzi un montone. Compiuto quest'atto, si
+scambiarono uno sguardo fulmineo.
+
+Erano due nemici mortali.
+
+L'Ambasciatore, che li conosceva e li aspettava, chiamò l'interprete,
+sedette e cominciò l'interrogatorio.
+
+Erano venuti a chiedere un giudizio.
+
+Il nero era una specie di fattore del vecchio gran sceriffo Bacali, uno
+dei più potenti personaggi della corte di Fez, proprietario di molte
+terre nei dintorni d'Alkazar. L'arabo era un uomo della campagna. La
+loro lite durava da un pezzo. Il nero, forte della protezione del suo
+padrone, aveva fatto più volte incarcerare e multare l'arabo
+accusandolo, e sostenendo l'accusa con molte testimonianze, d'avergli
+rubato cavalli, bestie bovine, derrate. L'arabo, che si diceva
+innocente, non trovando nessuno che osasse pigliar le sue difese contro
+il suo persecutore, un bel giorno aveva abbandonato il suo villaggio,
+era andato a Tangeri, aveva chiesto quale fosse l'Ambasciatore più
+generoso e più giusto, e inteso nominare l'Ambasciatore d'Italia, era
+andato a sgozzare un agnello davanti alla porta della Legazione,
+chiedendo in questa forma sacra a cui non si può opporre un rifiuto,
+protezione e giustizia. L'Ambasciatore l'aveva esaudito, s'era
+intromesso per mezzo dell'agente di Laracce, s'era rivolto alle autorità
+della città d'Alkazar; ma per la lontananza sua, per gl'intrighi del
+nero, per la fiacchezza delle Autorità, il povero arabo era rimasto
+nelle stesse peste di prima; fatto anzi vittima di nuove accuse e di
+nuove persecuzioni. Ora la presenza dell'Ambasciatore doveva[tn156]
+sciogliere il nodo.
+
+Tutti e due furono ammessi a dire le proprie ragioni: gl'interpreti
+traducevano rapidamente.
+
+Nulla si può immaginare di più drammatico del contrasto che presentavano
+le figure e il linguaggio di quei due personaggi. L'arabo, un uomo sui
+trent'anni, infermiccio, d'aspetto triste, parlava con una foga
+irresistibile, tremando, fremendo, invocando Iddio, battendo i pugni in
+terra, coprendosi il viso colle mani in atto di disperazione, fulminando
+il suo nemico con sguardi che nessuna parola può esprimere. Diceva che
+aveva corrotto i testimoni, che aveva intimidite le autorità, che lo
+aveva fatto imprigionare per estorcergli dei denari, che come lui aveva
+fatto cacciare in prigione molti altri per poter violare le loro donne,
+che aveva giurato la sua morte, ch'era il flagello del paese, un
+maledetto da Dio, un infame, e così dicendo mostrava sulle braccia e
+sulle gambe nude le traccie dei ferri della prigione, e l'angoscia gli
+strozzava la voce. Il nero, una figura di cui ogni tratto confermava una
+di quelle accuse, ascoltava senza guardare, rispondeva senz'alterarsi,
+sorrideva impercettibilmente colla punta delle labbra, immobile,
+impassibile, sinistro come una statua della Perfidia.
+
+La discussione durava da un pezzo, e pareva che non dovesse più finire,
+quando l'Ambasciatore la troncò con una risoluzione che fu accettata di
+buon grado dalle due parti. Chiamò Selam, che comparve sull'istante coi
+suoi grandi occhi neri spalancati, e gli ordinò di saltare a cavallo e
+andare di galoppo al villaggio dell'arabo, distante un'ora e mezzo da
+Alkazar, a chiedere informazioni agli abitanti intorno alle persone ed
+ai fatti. Il nero pensava:--Hanno paura di me: o mi sosterranno o non
+diran nulla.--L'arabo pensava invece, e con più ragione, che interrogati
+da un soldato d'un'Ambasciata, avrebbero avuto maggior coraggio di dire
+la verità.
+
+Selam partì come una freccia; i due contendenti s'allontanarono, e non
+li rividi più. Seppi poi che gli abitanti del villaggio avevan tutti
+testimoniato in favore dell'arabo e a carico del nero, il quale, per
+sollecitazione dell'Ambasciatore, fu condannato a restituire alla sua
+vittima tutto il denaro che le aveva estorto.
+
+ § § § § §
+
+In quel frattempo i servi e i soldati avevano piantato tutte le tende, i
+soliti infelici avevano portato la solita _muna_ e qualche gruppo
+d'abitanti della città s'erano avvicinati all'accampamento.
+
+ § § § § §
+
+Appena scemato un po' il caldo, ci dirigemmo tutti insieme verso la
+città, a piedi, preceduti, fiancheggiati e seguiti da gente armata.
+
+Vediamo di lontano, passando, un edifizio singolare, posto fra
+l'accampamento e la città, tutto archi e cupolette, fra cui è chiuso un
+cortile che ha l'aspetto d'un cimitero. Ci dicono che è una di quelle
+_zauia_, ora decadute, che quando fioriva la civiltà dei Mori,
+contenevano una biblioteca, una scuola di lettere e di scienze, un
+ospedale per i poveri, un albergo per i viaggiatori, oltre alla moschea
+e alla cappella sepolcrale; e appartenevano, e appartengono ancora la
+maggior parte, agli ordini religiosi.--Ci avviciniamo alla porta della
+città.--La città è circondata di vecchie mura merlate; vicino alla porta
+per cui entriamo, s'alzano alcune tombe di santo sormontate da cupole
+verdi. Entrando, sentiamo uno strepito in alto: guardiamo in su. Son
+grandi cicogne, ritte sui tetti delle case, che battono il becco
+rumorosamente, come per avvertire gli abitanti del nostro arrivo.
+Infiliamo una strada: alcune donne si rifugiano in casa, i bambini
+fuggono. Le case son piccole, senza intonaco, senza finestre, divise da
+vicoletti oscuri e immondi. Le strade paiono letti di torrenti. In
+alcuni angoli ci sono carcami interi di asini e di cani. Camminiamo sul
+letame in mezzo a pietroni e a buche profonde, saltellando e
+inciampando. Gli abitanti cominciano ad affollarsi sui nostri passi,
+guardandoci con grande stupore. I soldati ci fanno largo a pugni e a
+colpi di calcio di fucile con uno zelo che l'Ambasciatore è costretto a
+frenare. Una turba di gente ci precede e ci segue. Quando uno di noi si
+volta indietro bruscamente, tutti si fermano, qualcuno scappa, altri si
+nascondono. Di tratto in tratto una donna ci chiude la porta in faccia e
+un bimbo getta un grido di spavento. Le donne paiono fagotti di panni
+sudici; i più dei bimbi sono tutti nudi; i ragazzi di dieci o dodici
+anni non hanno che la camicia stretta da una corda intorno alla vita. A
+poco a poco la gente che ci accompagna piglia un po' più d'ardimento. Ci
+guardano con particolare curiosità gli stivali e i calzoni. Alcuni
+ragazzi si arrischiano a toccarci le falde del vestito. Però
+l'espressione generale dei volti non è benevola. Una donna, fuggendo,
+slancia alcune parole all'Ambasciatore. L'interprete traduce:--Dio
+confonda la tua razza!--Un giovanetto grida:--Dio ci accordi una buona
+giornata di vittoria sopra costoro!--Arriviamo in una piazzetta,
+montuosa e rocciosa dove appena si può camminare. Passiamo dinanzi a
+una schiera di orribili vecchie quasi completamente nude, sedute in
+terra, con qualche fuscello e qualche pane dinanzi, che aspettano
+compratori. C'innoltriamo per altre strade. Ogni cento passi c'è una
+gran porta arcata che si chiude la notte. Le case sono per tutto nude,
+screpolate, lugubri. Entriamo in un bazar coperto da un tetto di canne e
+di rami d'albero che cascano da ogni parte. Le botteghe paiono nicchie;
+i bottegai, statue di cera; le merci, robuccia da ragazzi messa in
+mostra per burla. In ogni angolo si vede gente accovacciata, sonnolenta,
+attonita, triste; bambini tignosi; vecchie che non han più forma umana.
+Par di girare per i corridoi d'uno spedale. L'aria è pregna d'odori
+aromatici. Non si sente una voce. La folla ci accompagna silenziosamente
+come una turba di spettri. Usciamo dal bazar. Incontriamo dei mori a
+cavallo, dei cammelli carichi, una megera che mostra il pugno
+all'Ambasciatore, un vecchio santo incoronato d'alloro, che ci ride in
+faccia. A un certo punto cominciano a spesseggiarci intorno certi uomini
+vestiti di nero, capelluti, col capo coperto d'un fazzoletto turchino; i
+quali ci salutano umilmente e ci guardano sorridendo. Uno di essi, un
+vecchio cerimonioso, si presenta all'Ambasciatore e lo invita a visitare
+il _Mellà_, il quartiere degli ebrei, chiamato dagli arabi con quel
+nome oltraggioso che significa terra salata o maledetta. L'Ambasciatore
+accetta. Passiamo sotto una porta a volta, c'innoltriamo per un
+labirinto di vicoletti più miserabili, più luridi, più fetenti di quei
+della città araba, in mezzo a case che paion tane, a traverso
+piazzettine che paion stalle, dalle quali si vedono dei cortili che
+paion fogne; e da ogni parte di questo immondezzaio s'affacciano donne e
+ragazze bellissime, che ci sorridono e mormorano:--_Buenos dias! Buenos
+dias!_ In alcuni punti siamo costretti a turarci il naso e a camminare
+in punta di piedi. L'ambasciatore è indignato.--Come mai,--dice al
+vecchio ebreo,--potete vivere in questo sudiciume?--È l'usanza del
+paese,--quegli risponde.--L'usanza del paese! Vergogna[tn161]! E voi
+chiedete la protezione delle Legazioni, parlate di civiltà, chiamate i
+mori selvaggi! Voi che vivete peggio di loro, e avete la sfrontatezza di
+compiacervene!--L'ebreo abbassa il capo sorridendo come per dire:--Che
+strane idee!--Usciamo dal Mellà, la folla torna a circondarci. Il
+viceconsole fa una carezza a un bambino: molti fanno segno di
+meraviglia; si alza un mormorio favorevole; i soldati sono costretti a
+disperdere la ragazzaglia che accorre da ogni parte. Prendiamo a passo
+affrettato una strada deserta, la gente a poco a poco rimane indietro,
+arriviamo fuori delle mura in una strada fiancheggiata da fichi d'India
+enormi e da palme altissime, tiriamo un gran respiro, siam soli!
+
+ § § § § §
+
+Tale è la città d'Alkazar, chiamata generalmente Alkazar-el-Kebir, che
+significa «il grande palazzo.» La tradizione dice che fu fondata nel
+secolo duodecimo da quell'Abù-Yussuf Yacub-el-Mansur, della dinastia
+degli Almoadi, che vinse la battaglia d'Alarcos contro Alonzo IX di
+Castiglia, e fece innalzare la famosa torre della _Giralda_ in Siviglia.
+Si racconta che una sera, cacciando, si smarrì; che un pescatore
+l'ospitò nella sua capanna, e che il califfo, riconoscente, gli fece
+costrurre nel luogo stesso un gran palazzo e parecchie case; intorno
+alle quali sorse a poco a poco la città. Fu un tempo una città popolosa
+e fiorente; ora è abitata da cinque mila al più tra mori ed ebrei, e
+poverissima, benchè ritragga qualche vantaggio dall'esser posta sulla
+strada delle carovane che vanno dal nord al sud dell'Impero.
+
+ § § § § §
+
+Ripassando vicino alla porta per cui eravamo entrati, vedemmo un ragazzo
+arabo di circa dodici anni che camminava stentatamente colle gambe
+aperte e rigide, dondolandosi in una maniera bizzarra. Altri ragazzi lo
+seguivano. Ci fermammo; venne verso di noi. Quando ci fu dinanzi,
+vedemmo che aveva una grossa spranga di ferro, lunga un par di palmi,
+fissata alle gambe con due anelli posti sopra la noce del piede.
+
+Era un ragazzo macilento, sudicio e di fisonomia sgradevole.
+L'ambasciatore lo interrogò per mezzo dell'interprete.
+
+--Chi ti ha messo quel ferro?
+
+--Mio padre,--rispose arditamente il ragazzo.
+
+--Per che motivo?
+
+--Perchè non imparo a leggere.
+
+Stentavamo a credere; ma un arabo della città, là presente, confermò la
+risposta.
+
+--E l'hai da quanto tempo?
+
+--Da tre anni, rispose sorridendo amaramente.
+
+Pensammo tutti che fosse una bugia. Ma l'arabo confermò la cosa
+aggiungendo che il ragazzo dormiva pure col ferro e che tutti in Alkazar
+lo conoscevano.
+
+Allora l'Ambasciatore, mosso a compassione, gli fece un discorsetto,
+esortandolo a studiare, a togliersi quella vergogna, a non disonorare in
+quel modo la sua famiglia; e quando l'interprete ebbe finito di
+tradurre, gli fece domandare se aveva qualcosa da rispondere.
+
+--Ho da rispondere,--rispose il ragazzo,--che porterò il ferro per
+tutta la vita, ma che non imparerò a leggere mai, e che son risoluto a
+farmi uccidere, piuttosto che a imparare.
+
+L'Ambasciatore lo guardò fisso; egli sostenne lo sguardo imperterrito.
+
+--Signori,--disse allora l'Ambasciatore rivolgendosi a noi,--la nostra
+missione è finita.
+
+Noi tornammo all'accampamento e il ragazzo rientrò in città col suo
+strumento di tortura.
+
+--Fra qualche anno,--disse un soldato della scorta,--sopra una porta
+d'Alkazar si vedrà spenzolare quella testa.
+
+
+
+
+BEN-AUDA
+
+
+La mattina seguente, al levar del sole, guadammo il fiume Kus, sulla
+destra del quale è posta la città d'Alkazar, e ci avanzammo di nuovo per
+una campagna fiorita, ondulata, solitaria, di cui non si vedevano i
+confini. La scorta s'era sparpagliata sopra un vasto spazio, in un gran
+numero di drappelli, che parevano altrettanti piccoli cortei di sultani.
+I pittori galoppavano di qua e di là coll'album e la matita in mano, a
+schizzar cavalli e cavalieri. Gli altri dell'ambasciata parlavano
+dell'invasione dei Goti, di commercio, di scorpioni, di filosofia,
+ascoltati avidamente dal gruppo dei servi a cavallo che ci venivano
+dietro. Civo prestava una particolare attenzione ai discorsi di
+filosofia. Hamed, invece, era tutto attento al signor Pacxot, suo
+padrone, che raccontava una caccia al cinghiale nella quale egli aveva
+rischiato la vita. Questo Hamed era, dopo Selam, il personaggio più
+notevole di tutta la categoria[tn166] dei soldati, servi e palafrenieri.
+Era un arabo sui trent'anni, altissimo di statura, bruno, muscoloso,
+forte come un toro; ed aveva per contro un viso sbarbato, due occhi
+dolcissimi, un sorriso, una vocina, una grazia in tutti i movimenti, che
+facevano col suo corpo possente un contrasto singolarissimo. Portava un
+gran turbante bianco, una giacchettina azzurra e i calzoni alla zuava;
+parlava spagnuolo, sapeva far di tutto, piaceva a tutti, a segno che
+Selam, persino il glorioso Selam, n'era un tantino geloso. Gli altri
+pure, chi più chi meno, eran giovani belli, svegli e pieni di ossequiosa
+sollecitudine; tanto che quando un di noi, strada facendo, si voltava
+indietro, incontrava sempre tutti i loro occhioni che gli domandavano se
+gli occorresse qualcosa.--Peccato,--dicevo tra me,--che non ci assalti
+una banda di ladri, per poter vedere tutti questi lestofanti alla prova!
+
+ § § § § §
+
+Dopo due ore di cammino cominciammo a incontrar qualcheduno. Il primo fu
+un nero a cavallo, il quale teneva in mano quel piccolo bastone segnato
+d'iscrizioni arabe, chiamato nella lingua del paese _herrez_, che i
+religiosi danno ai viaggiatori per preservarli dai ladri e dalle
+malattie. Poi alcune vecchie cenciose, che portavano sulle spalle grossi
+fastelli di legna. Oh potenza del fanatismo! Curve com'erano, stanche,
+sfiatate, ebbero ancora la forza, passandoci accanto, di scagliarci una
+maledizione. Una mormorò:--Dio maledica quest'infedeli!--L'altra
+disse:--Dio ci salvi dagli spiriti maligni!--Dopo un'altr'ora di
+solitudine incontrammo un corriere a piedi; un povero arabo macilento,
+che portava le lettere in una borsa-di cuoio, appesa a tracolla. Giunto
+davanti a noi si fermò per dire che veniva da Fez e che andava a
+Tangeri. L'Ambasciatore gli diede una lettera per Tangeri ed egli
+riprese il suo cammino a passo frettoloso.
+
+ § § § § §
+
+Questo, e non altro, è il servizio postale del Marocco, e nessuna vita è
+più miserabile di quella che menano quei corrieri. Non mangiano, strada
+facendo, che un po' di pane e qualche fico; non si fermano che poche ore
+della notte per dormire, con una corda legata al piede, alla quale
+appiccan fuoco prima di addormentarsi, per essere svegliati presto;
+camminano giorni interi senza trovare nè un albero, nè una goccia
+d'acqua; attraversano boschi infestati dai cignali, superano monti
+inaccessibili ai muli, passano i fiumi a nuoto, vanno di passo, di
+corsa, ruzzoloni giù per le chine, a quattro gambe su per le rupi,
+sotto il sole d'agosto, sotto le piogge interminabili dell'autunno,
+contro il vento infocato del deserto, in quattro giorni da Tangeri a
+Fez, in una settimana da Tangeri a Marocco, da una estremità all'altra
+dell'Impero, soli, scalzi, seminudi, e quando sono arrivati...
+ripartono! E fanno questo viaggio per poche lire!
+
+ § § § § §
+
+A mezza strada, circa, tra la città d'Alkazar e il luogo dov'eravamo
+diretti, il terreno cominciava a sollevarsi, e a poco a poco, quasi
+senza accorgercene, giungemmo sopra un'altura, di là dalla quale si
+stendeva un'altra pianura immensa coperta per vastissimi spazi di fiori
+gialli, rossi e bianchi che presentavano l'apparenza di grandi strati di
+neve rigati di porpora e d'oro.
+
+Per quella pianura ci venivano incontro di galoppo duecento cavalieri
+coi fucili ritti sulle selle, preceduti da una figura tutta bianca, che
+Mohammed Ducali riconobbe ed annunziò ad alta voce:--Il governatore
+Ben-Auda!
+
+Eravamo arrivati al confine della provincia dei Seffiàn, chiamata pure
+Ben Auda, dal nome di famiglia del suo governatore, che significa
+_figlio della cavalla_; il nome che m'aveva fatto tanto fantasticare
+prima di partire da Tangeri.
+
+Discendemmo nella pianura; i duecento cavalieri dei Seffiàn si
+schierarono sopra una sola linea, accanto ai trecento di Laracce, e il
+governatore Ben-Auda si presentò all'Ambasciatore.
+
+Se vivessi cent'anni, non dimenticherei quella faccia. Era un vecchio
+secco, coll'occhio truce, col naso forcuto, con una bocca senza labbra,
+tagliata in forma d'un semicircolo rivolto in giù. La prepotenza, la
+superstizione, Venere, il _kif_, l'ozio e la sazietà d'ogni cosa, gli
+erano scritti sul viso. Un grosso turbante gli copriva la fronte e le
+orecchie. Un pugnale ricurvo gli pendeva al fianco.
+
+L'Ambasciatore congedò il comandante della scorta di Laracce, che
+s'allontanò subito di galoppo coi suoi cavalieri; e ci rimettemmo in
+cammino colla scorta nuova, che cominciò immediatamente le cariche e i
+fuochi.
+
+Erano faccie più nere, vestiti più variopinti, cavalli più belli, grida
+più strane, cariche più selvaggiamente impetuose di quelle che avevamo
+visto fino allora. Più andavamo innanzi, e più ogni cosa pigliava colore
+e contorno schiettamente marocchino.
+
+Fra quella moltitudine ci diedero nell'occhio alla prima dodici
+cavalieri vestiti con eleganza principesca e montati su cavalli
+bellissimi, che gli stessi arabi della scorta guardavano con
+ammirazione. Cinque di questi eran giovanotti di forme colossali che
+parevan fratelli; tutti e cinque di viso pallido e di grandi occhi neri
+scintillanti all'ombra di turbanti enormi; che ci passavano e ci
+ripassavano accanto, a briglia sciolta, col capo rovesciato indietro in
+un atteggiamento superbo. Come ci sarebbero state bene, su quelle selle
+color di porpora, fra quelle dieci braccia convulse, cinque odalische
+rapite al serraglio d'un Sultano! Belli! noi gridavamo; stupendi!
+splendidi! Ed essi rispondevano al nostro applauso con una spronata ed
+un urlo, e sparivano in mezzo al fumo, roteando in alto i lunghi fucili
+damascati d'oro colla gioia febbrile del trionfo.
+
+Quei cinque eran figli, gli altri nipoti del governatore Ben-Auda.
+
+Le cariche e le fucilate durarono per più d'un'ora, fin che giungemmo a
+un giardino del Governatore, dove si discese per riposare.
+
+Era un boschetto di limoni e di aranci, piantati a file parallele, e
+fitti in maniera che formavano una volta intricatissima di verzura,
+sotto la quale si godeva un'ombra, un fresco e un profumo di paradiso.
+
+In pochi momenti quell'oasi deliziosa fu ingombra e circondata di
+cavalli, di mule, di fuochi per le cucine, di servi affaccendati, di
+soldati dormenti.
+
+Il governatore scese con noi e ci presentò i suoi figliuoli.
+
+Ah! giuro che in quel momento, se avessi visto le cinque odalische
+slanciarsi al loro collo, non avrei nemmeno osato d'invidiarli, tanto
+eran belli, maestosi ed amabili. L'uno dopo l'altro ci strinsero la mano
+facendo un leggero inchino, e abbassando gli occhi sorridenti con una
+timidezza infantile.
+
+Subito dopo cercarono il medico.
+
+Il signor Miguerez si presentò domandando che cos'avevano.
+
+In presenza di tutti noi, senza profferir parola, si scopersero tutti e
+cinque, quasi nello stesso tempo, il braccio sinistro....
+
+Oh povere le mie odalische!
+
+Avevan tutti e cinque il braccio, dalla spalla alla mano, coperto
+d'un'orribile erpete sifilitica.
+
+--Ereditaria,--disse un di loro.
+
+E il padre, là presente, soggiunse freddamente:--Ereditaria.
+
+--Ed hanno qui vicine le acque sulfuree,--esclamò il medico;--potrebbero
+facilmente curarsi! Ma no signori! Bisogna che perdano il tempo e la
+salute coi versetti del Corano e cogli amuleti dei ciarlatani!
+
+Diede loro un medicinale, si ricopersero il braccio e s'allontanarono
+pensierosi.
+
+Poco dopo ci sedemmo in mezzo al giardino sopra un bellissimo tappeto
+di Rabat, su cui ci fu servita la colezione. Il governatore Ben-Auda
+sedette sopra una stuoia a venti passi da noi, e si fece egli pure
+portar la colezione dai suoi schiavi. Allora seguì uno scambio
+curiosissimo di cortesie fra lui e l'Ambasciatore. Il Ben-Auda mandò per
+il primo ad offrire un vaso di latte; l'Ambasciatore gli fece portare in
+ricambio una bistecca. Al latte tenne dietro il burro, alla bistecca una
+frittata, al burro un piatto dolce, alla frittata un scatola di sardine;
+tutto questo accompagnato da mille gesti freddamente cerimoniosi, e
+posar delle mani sul petto, e sguardi rivolti al cielo con
+un'espressione comicissima di voluttà gastronomica--Il dolce, tra
+parentesi, era una specie di torta fatta di miele, d'ova, di burro e di
+zucchero, della quale gli arabi sono ghiottissimi, e a cui si riferisce
+una strana superstizione: che se mentre la donna sta cuocendola, entra
+per caso un uomo nella stanza, la torta va a male, ed anco potendo, non
+è più prudente il mangiarne.--E il vino?--domandò uno.--Non gli si manda
+a offrire del vino?--Qui nacque una discussione. Si assicurava che il
+governatore Ben-Auda fosse, in segreto, devotissimo alla bottiglia; ma
+come avrebbe potuto ber vino in presenza dei suoi soldati? Fu deciso di
+non mandargliene. Mi parve però che volgesse alle bottiglie degli
+sguardi molto soavi; assai più soavi di quelli che rivolgeva a noi. Per
+tutto il tempo che stette là sulla stuoia, fuorchè nell'atto che
+ringraziava dei doni, serbò una serietà, un cipiglio, un'espressione di
+dispetto e d'orgoglio, che mi fece più volte desiderare d'aver là ai
+miei ordini, per farglieli sfilare sotto il naso, i nostri quaranta
+battaglioni di bersaglieri.
+
+ § § § § §
+
+Mohammed Ducali mi raccontò[tn173] in quel frattempo un episodio molto
+notevole della storia dei Ben-Auda, nelle mani dei quali è da tempo
+antico il governo della terra dei Seffiàn. Gli abitanti di questa terra
+hanno fama di turbolenti e di valorosi; e si dice che han dato prove
+splendide di valore nella recente guerra contro la Spagna, nella quale
+morì, alla Battaglia di Vad-Ras, il 23 marzo del 1861, Sidi Absalam
+ben-Abd-el-Krim ben Auda, allora governatore di tutta la provincia del
+Garb. A questo Absalam succedette il figlio maggiore Sidi-Abd-el Krim.
+Era un uomo violento e dissipatore, che spogliava il suo popolo coi
+balzelli e lo torturava con capricci feroci. Un giorno, fra le altre,
+intimò a un tal Gileli Ruqui di dargli una grossa somma di denaro.
+Questo si scusò dicendo ch'era povero. Egli lo fece caricar di catene e
+cacciare in prigione. Allora la famiglia e gli amici del prigioniero,
+vendettero tutti i loro averi e portarono a Sid-Abd-el Krim la somma
+richiesta. Gileli uscì di prigione, e appena uscito, radunò tutti i
+suoi, e fece con loro il giuramento solenne di uccidere il Governatore.
+La casa del Ben-Auda era posta a due ore di strada circa da quel
+giardino. I congiurati l'assalirono, in gran numero, nel cuore della
+notte, inaspettati. Uccisero le sentinelle, irruppero nelle sale,
+straziarono a pugnalate Sidi-Abd-el-Krim, le sue belle, i bimbi, i
+servi, le schiave, devastarono e incendiarono la casa, e poi si
+gettarono a traverso il paese innalzando il grido della rivolta. I
+parenti e i partigiani dei Ben-Auda raccolsero in furia tutta la loro
+gente e andarono incontro ai ribelli. I ribelli li dispersero e la
+rivolta si propagò per tutto il Garb. Allora il Sultano mandò un
+esercito; la ribellione, dopo una lotta accanita, fu domata; le teste
+dei principali rivoltosi spenzolarono dalle mura di Fez e di Marocco; la
+terra dei Beni-Malek venne divisa dalla provincia; la casa del
+Governatore fu ricostrutta; e Sidi-Mohamed Ben-Auda, fratello
+dell'ucciso, ospite dell'Ambasciata italiana, assunse il governo della
+terra dei suoi padri. Una passeggera rivincita della disperazione sulla
+tirannia, seguìta da una tirannia più dura: in questo fatto si riassume
+la storia d'ogni provincia e di tutto l'Impero. E forse in quel tempo
+era già predestinato un Ruqui anche per Sidi-Mohamed Ben-Auda.
+
+ § § § § §
+
+Prima del tramonto del sole ci trovavamo tutti all'accampamento, ch'era
+posto poco lontano da quel giardino, in un piano solitario, ai piedi
+d'una piccola altura sulla quale si alzava una _Cuba_ fiancheggiata da
+una palma.
+
+Appena arrivato l'Ambasciatore, fu portata la _mona_ e deposta come
+sempre davanti alla sua tenda, in presenza dell'Intendente, del Caid,
+dei soldati e dei servi. Mentre eran tutti occupati a far la solita
+ripartizione, vidi, alzando gli occhi verso la cuba, un uomo di alta
+statura e d'aspetto strano che scendeva a lunghi passi giù per la china
+verso l'accampamento. Non c'era da dubitarne: era il romito, il santo,
+che ci veniva a fare una scena. Non dissi nulla: aspettai. Invece di
+entrare nell'accampamento, girò infuori, per giungere inaspettato
+dinanzi alla tenda dell'Ambasciatore. S'avvicinò in punta di piedi. Era
+una figura sepolcrale, coperta di cenci neri, che metteva schifo e
+paura. Tutt'a un tratto spiccò la corsa, si cacciò in mezzo a noi, e
+riconosciuto al vestito l'Ambasciatore, gli si scagliò contro urlando
+come un ossesso. Ma ebbe appena il tempo d'urlare. Con una rapidità
+fulminea, il Caid lo afferrò alla strozza e lo stramazzò furiosamente
+in mezzo ai soldati, i quali in un batter d'occhio lo portarono fuori
+del campo soffocando colle cappe la sua voce tonante. Il signor Morteo
+si affrettò a tradurci le invettive di quel disgraziato:--Sterminiamoli
+tutti questi maledetti cani di cristiani, che vanno dal Sultano, e fanno
+tutto quello che vogliono, mentre noi moriamo di fame!
+
+ § § § § §
+
+Poco dopo la presentazione della _mona_ obbligatoria, arrivarono
+all'accampamento più di cinquanta servi arabi e neri, disposti in fila,
+che portavano in grandi scatole rotonde, chiuse da altissimi coperchi
+conici di paglia, ova, polli cotti, torte, dolci, arrosti, cuscussu,
+insalate, confetti; tanta roba da saziare una tribù affamata. Era una
+seconda _mona_, spontaneamente offerta all'Ambasciatore da
+Sidi-Mohamed-Ben-Auda, forse per farsi perdonare il cipiglio minaccioso
+della mattina.
+
+ § § § § §
+
+I piatti non erano ancora messi in terra, che comparve il governatore
+coi suoi cinque figli, tutti a cavallo, seguiti da uno stuolo di servi.
+
+L'Ambasciatore li ricevette nella sua tenda e conversò con loro per
+mezzo dell'interprete.
+
+Che conversazione! Che gente! L'Ambasciatore domandò a uno dei figliuoli
+se aveva mai inteso nominar l'Italia. Rispose che l'avea intesa
+nominare _parecchie volte_. Uno di loro domandò quale dei due paesi,
+l'Inghilterra e l'Italia, fosse più lontano dal Marocco. Domandarono
+quanti cannoni abbiamo, come si chiama la nostra città capitale e in che
+modo è vestito il nostro Re. Parlando, osservarono attentamente tutti e
+sei il nodo delle nostre cravatte e le catenelle dei nostri orologi.
+L'Ambasciatore rivolse al governatore alcune domande intorno
+all'estensione e alla popolazione della sua terra. O che non sapesse
+nulla, o che, secondo l'uso, non volesse dire quel che sapeva per timore
+di qualche secondo fine misterioso, non ci fu modo di cavargli di bocca
+una risposta soddisfacente.--La popolazione,--mi ricordo che disse--non
+si può sapere esattamente quanta sia.--Ma press'a poco, gli fu
+osservato.--Ma è anche difficile il saperlo presso a poco,--rispose. Poi
+fecero a noi altre domande. V'è piaciuta la città d'Alkazar? Che ne dite
+del paese? L'acqua è buona, non è vero? Stareste volentieri nel Marocco?
+Perchè non avete condotte con voi le vostre donne? Quanti soldati può
+avere ai suoi ordini il capitano dell'esercito che è con voi? Quanto è
+grande il bastimento che comanda il capitano di marina? Facendo questi
+discorsi, bevettero il tè, e dopo molti inchini e strette di mano ed
+augurii, rimontarono a cavallo, diedero di sprone e disparvero. E dico
+sempre pensatamente disparvero, invece di se ne andarono, come dico
+apparire per giungere, perchè non vedendo mai da nessuna parte nè un
+villaggio nè una casa, tutti coloro che arrivavano e partivano ci
+facevano l'effetto di gente che uscisse di sotto terra e si dileguasse
+nell'aria.
+
+ § § § § §
+
+Quella, come tutte le altre giornate, fu chiusa da un tramonto splendido
+e quieto, e da un desinare rumorosamente allegro. Ma la notte fu una
+delle più agitate del viaggio. Forse perchè la terra dei Seffiàn
+richiedeva che l'ambasciata fosse guardata con maggiore cautela che
+altrove, le sentinelle notturne si tennero reciprocamente sveglie
+cantando di quarto d'ora in quarto d'ora dei versetti del Corano. Una
+intonava la preghiera, tutte le altre rispondevano in coro, ad alta
+voce, accompagnate dai nitriti dei cavalli e dal latrato dei cani.
+Appena addormentati, ci svegliammo e non ci riuscì più di chiuder
+occhio. Per giunta, poco dopo la mezzanotte, in uno di quegli intervalli
+di silenzio, tuonò improvvisamente in mezzo alla campagna una voce
+squarciata e selvaggia che non tacque più fino all'alba. A momenti
+s'avvicinava, a momenti si sentiva appena, poi tornava a risonare più
+vicina, in tono di minaccia, di lamento, di disperazione, e prorompeva
+di tratto in tratto in grida acutissime e in risa sgangherate, che
+mettevan freddo nelle vene. Era il Santo che errava intorno
+all'accampamento, chiamando sopra di noi la maledizione di Dio. La
+mattina, quando uscimmo dalla tenda, era ancora ritto come uno spettro
+davanti alla sua cuba solitaria, colorata di rosa dai primi raggi del
+sole, e continuava a maledirci con voce roca, agitando le braccia
+spossate al disopra del capo.
+
+ § § § § §
+
+Io cercai il cuoco per dimandargli che cosa pensasse di quel
+personaggio. Ma lo trovai tanto affaccendato, che non ebbi cuore di
+scherzare. Stava facendo il caffè e aveva intorno una folla impaziente
+che gli toglieva il respiro. Gli sguatteri gli parlavano arabo, il Ranni
+siciliano, il calafato napoletano, Hamed spagnuolo, il signor Vincent
+francese.--_Ma se i 'v capisso nen, facie da forca!_--gridava lui
+disperato.--Ma questa è una Babilonia! Ma lasciatemi respirare! Volete
+vedermi morto? _Oh che pais, mi povr'om! Tutti a parlo e nssun a l'è bon
+a fesse capì!_ (Tutti parlano e nessuno è buono a farsi capire).
+
+Appena riebbe un po' di fiato gli accennai il Santo che continuava a
+urlare, e gli domandai:
+
+--Ebbene, che cosa ne dite di quelle impertinenze?
+
+Alzò gli occhi verso la cuba, guardò fisso il Santo per qualche momento,
+e poi facendo un atto di profondo disprezzo rispose con accento
+piemontese:
+
+--_Guardo e passo!_
+
+E rientrò maestosamente nella tenda.
+
+
+
+
+KARIA-EL-ABBASSI
+
+
+Levato l'accampamento, ci mettemmo in cammino nell'ordine solito, e fra
+le grida e le fucilate dei duecento cavalieri del Ben-Auda, arrivammo
+dopo due ore a un piccolo corso d'acqua che segna il confine della terra
+dei Seffiàn.
+
+Nel momento che il portabandiera si voltava per dire:--Ecco il
+fiume;--di dietro a un rialto di terreno della riva opposta uscì
+improvvisamente una gran folla di cavalieri, in mezzo ai quali ci colpì
+a primo aspetto la figura elegante e gentile del Governatore.
+
+Era Bu-Bekr-ben-el-Abbassi, governatore della provincia che si stende
+fra la terra dei Seffiàn e il grande fiume Sebù.
+
+La scorta del Ben-Auda ci voltò le spalle e disparve; l'ambasciata
+guadò il fiume e si trovò circondata dalla scorta nuova.
+
+Bu-Bekr-ben-el Abbassi strinse vivamente la mano all'ambasciatore, fece
+un saluto amichevole al Ducali, suo antico compagno di scuola, e diede
+il benvenuto a tutti gli altri con un gesto pieno di maestà e di grazia.
+
+Ci rimettemmo in cammino.
+
+Per un pezzo, nessuno di noi potè staccar gli occhi da quell'uomo. Era
+il più simpatico governatore che avessimo incontrato fino allora. Di
+statura mezzana, di forme snelle, bruno, aveva un occhio penetrante e
+dolce, un bel naso aquilino e una folta barba nera; e sorridendo,
+mostrava due file di denti bellissimi. Era tutto ravvolto in una cappa
+fine e bianca come la neve, col cappuccio tirato sul turbante; e montava
+un cavallo nero corvino, con tutta la bardatura color celeste. Doveva
+essere un uomo generoso, amato e contento. E fu un inganno della mia
+fantasia, o anche l'aspetto dei duecento cavalieri di Karia-el-Abbassi
+rifletteva vagamente la gentilezza del Governatore. Mi parvero visi
+aperti e pacati di gente che da molti anni godesse la grazia miracolosa
+d'un governo umano. E quest'apparenza, e le capanne che cominciavano a
+farsi più frequenti per la campagna, e il tempo sereno raffrescato da
+un'arietta odorosa, mi diedero per qualche momento l'illusione che
+quella provincia fosse un oasi di prosperità e di pace in mezzo al
+miserando impero dei Sceriffi.
+
+ § § § § §
+
+S'attraversò un villaggio, formato da due file di tende di pelo di
+cammello[tn183], chiuse con canne e fascine: ogni tenda fiancheggiata da
+un orticello cinto da una siepe di fichi d'India. Di là dalle tende
+pascolavano vacche e cavalli; davanti, sulla nostra strada, v'era
+qualche gruppo di bimbi mezzi nudi, accorsi per vederci; le donne e gli
+uomini coperti di cenci, ci guardavano di dietro alle siepi. Nessuno ci
+mostrò i pugni, nessuno ci maledì. Appena fummo fuori del villaggio,
+tutti uscirono dalle loro capanne, e allora vedemmo una turba di qualche
+centinaio di pezzenti neri, luridi, attoniti, che ci fecero l'effetto
+della popolazione risuscitata d'un camposanto. Alcuni, correndo, ci
+tennero dietro per un pezzo; altri disparvero dopo pochi momenti dietro
+un rialto del terreno.
+
+ § § § § §
+
+La configurazione del paese che percorrevamo, dava luogo a una mirabile
+varietà d'effetti pittoreschi della scorta e della carovana. Era una
+successione di valli profonde, parallele, formate da grandi onde di
+terreno, tutte fiorite come giardini. Passando d'una valle in un'altra,
+si perdeva di vista la scorta per qualche momento; poi si vedevano
+spuntare sulla sommità dell'altura, dietro di noi, prima tutte le punte
+dei fucili, poi i fez e i turbanti, poi i visi, e man mano le persone
+intere e i cavalli, come se uscissero dal seno della terra. Arrivati
+sopra un'altura vedevamo, voltandoci indietro, scorazzare quei duecento
+cavalli giù nella valle piena di fumo e rimbombante di fucilate; e via
+via su tutte le alture che ci eravam lasciate alle spalle, cavalli,
+muli, servi, soldati, che apparivano un momento sulle sommità e
+sparivano subito come se precipitassero in un burrone. Vista a traverso
+tutte quelle valli, la carovana pareva interminabile e presentava
+l'aspetto grandioso d'un esercito di spedizione o d'un popolo emigrante.
+
+ § § § § §
+
+Arrivammo finalmente a un villaggio, Karia-el-Abbassi, formato dalla
+casa del Governatore, e da un gruppo di capanne e di casupole
+ombreggiate da qualche fico e da qualche olivo selvatico.
+
+Il Governatore ci offerse di riposare in casa sua: la carovana tirò
+innanzi fino al luogo designato per l'accampamento.
+
+S'attraversarono due o tre cortiletti chiusi fra quattro muri nudi, e
+s'entrò in un giardino, sul quale s'apriva la porta principale della
+casa di Ben-el-Abbassi: una casetta bianca, senza finestre, silenziosa
+come un convento. Il governatore era scomparso. Alcuni schiavi mulatti
+ci fecero entrare in una piccola stanza a terreno, pure bianca,
+senz'altra apertura che la porta principale, e una porticina in un
+angolo. V'erano due alcove, tre materasse bianche stese sul pavimento a
+musaico e qualche cuscino ricamato. Era la prima volta che riposavamo
+fra quattro pareti dopo la nostra partenza da Tangeri! Ci sdraiammo
+voluttuosamente nelle alcove e stemmo aspettando con viva curiosità la
+continuazione dello spettacolo.
+
+Il Governatore ricomparve, ravvolto in un caic bianchissimo, che gli
+scendeva dal turbante fino ai piedi. Lasciò le babbuccie gialle in un
+canto e sedette, coi piedi nudi, sopra una materassa, in mezzo al Ducali
+e all'Ambasciatore. Gli schiavi portarono vasi di latte e piatti di
+dolci, ed egli stesso, Ben-el-Abbassi, fece il tè e lo versò in
+bellissime tazzine di porcellana chinese, che il suo servo favorito, un
+giovane mulatto dal viso rabescato, portò in giro ad una ad una. Non si
+può dire la grazia e la dignità che aveva nell'aspetto e nei modi quel
+governatore, probabilmente ignorantissimo, di poche migliaia d'arabi
+attendati, che forse in tutta la sua vita non aveva avuto che fare con
+cinquanta persone civili! Messo nel più aristocratico salotto d'Europa,
+nessuno avrebbe avuto una sillaba a ridire sopra il menomo dei suoi
+movimenti. Era pulito, lindo, odoroso come un'odalisca uscita dal bagno.
+Ad ogni movimento che facesse, il caic rimosso lasciava trasparire qui
+un po' di color di rosa, là un po' d'azzurro, qua un po' di ranciato,
+tutti i colorini pomposi del vestimento nascosto, che mettevano una gran
+voglia di strappargli il velo per vedere che meraviglie ci avesse sotto,
+come fanno i bambini ai fantocci. Parlava con dolcezza, sorridendo e
+guardandoci senza apparenza di curiosità, come se ci avesse visti il
+giorno prima. Non era mai uscito dal Marocco, diceva che avrebbe visto
+volentieri le nostre strade ferrate e i nostri grandi palazzi, e sapeva
+che in Italia c'eran tre città che si chiamavano Genova, Roma e Venezia.
+Mentre egli parlava, si aperse la porticina ch'era dietro a lui, e fece
+capolino una bella ragazzetta mulatta di dieci o dodici anni, che volse
+intorno rapidamente due grand'occhi spaventati e curiosi, e disparve.
+Era una figliuola del governatore e d'una nera. Il governatore se
+n'accorse e sorrise. Seguì un lungo intervallo di silenzio. In mezzo
+alla stanza fumava l'aloè nei profumieri; davanti alla porta v'era un
+drappello di schiavi attoniti; dietro agli schiavi s'alzava un gruppo di
+palme; dietro le palme rideva il sereno purissimo del cielo d'Africa.
+Tutt'a un tratto, non so come, rimasi profondamente stupito di trovarmi
+in quel luogo e pensai a me stesso, seduto nella mia cameretta a Torino,
+come a un'altra persona. Il Governatore, alzandosi, mi richiamò al
+sentimento della realtà. Strinse la mano a tutti, infilò i piedi nelle
+babbuccie, s'inchinò con bel garbo e disparve per la porticina.--Va a
+portar notizie alla sua favorita--disse uno. Se potessi sentire quello
+che gli domanda!--pensai--Come sono? Cosa sono? Come parlano? Che
+vestiti hanno? Oh lasciameli vedere, amor mio, un momento solo, a
+traverso le fessure della porta ed io ti colmerò di carezze!--E
+probabilmente l'amante cortese cedette, e la bella misteriosa, spiandoci
+all'uscita, esclamò:--Allà mi protegga! Che spaventose figure!
+
+ § § § § §
+
+Andando all'accampamento, ch'era a un mezzo miglio dalla casa del
+Governatore, sopra un altopiano coperto d'erba secca, ci sentimmo per la
+prima volta scottar dal sole in maniera che ognuno di noi cominciò, come
+dice della plebe milanese, ai tempi della peste, il Tadino, «a chiudere
+li denti et inarcare le ciglia.» E non erano che gli otto di maggio! E
+non eravamo ancora a cento miglia dalla costa del Mediterraneo! E ci
+rimaneva da attraversare la grande pianura del Sebù!
+
+Nonostante il caldo, l'accampamento di Karia-el-Abbassi fu rallegrato,
+verso sera, da un insolito concorso di gente. Da una parte una lunga
+fila d'arabi, seduti in terra, assistevano alle cariche dei cavalieri
+della scorta; dalla parte opposta altri arabi giuocavano alla palla; un
+po' più lontano, un gruppo di donne imbacuccate nel loro rozzo caic ci
+osservavano con stupore gesticolando fra loro; e frotte di bambini
+scorazzavano tutt'intorno. Il popolo di Ben-el-Abbassi pareva veramente
+meno selvaggio dei suoi[tn188] vicini del Garb.
+
+Il Biseo ed io ci avvicinammo ai giuocatori. Appena ci videro, smisero
+di giuocare, si consultarono gli uni cogli altri e poi ricominciarono.
+Erano quindici o venti, la maggior parte pezzi di giovani larghi, lunghi
+e nerboruti, che non avevano altro addosso che una camicia stretta
+intorno alla vita, e una specie di mantello di tela grossolana e
+sudicia, rigirato intorno al corpo come un caic. Giocavano diversamente
+da quelli che avevo visti a Tangeri. Uno con un colpo del piede buttava
+la palla a una grande altezza; tutti gli altri facevano ad afferrarla in
+aria quanto più in su fosse possibile, spiccando in direzione verticale
+dei salti altissimi, come se si levassero a volo; e chi riusciva ad
+afferrarla, la buttava in aria alla sua volta. Spesso, in quel serra
+serra, uno dei più robusti, cadendo, travolgeva nella caduta alcuni
+altri, i quali si trascinavan dietro i rimanenti, e allora rotolavano
+per un lungo tratto tutti insieme intrecciati e confusi sgambettando e
+ridendo, senza darsi pensiero al mondo di ciò che esponevano al sole.
+Più d'uno, in quel rotolamento, lasciò intravvedere un pugnale ricurvo
+legato alla cintura; altri una borsicina appesa al collo, che conteneva
+probabilmente qualche versetto del Corano preservatore dalla tigna. Una
+volta la palla cadde ai miei piedi. Mi venne un'idea. La raccolsi, la
+misi sopra una palma aperta, vi feci su coll'altra mano due o tre gesti
+di negromante e la ributtai. Per qualche momento nessuno dei giuocatori
+osò riprenderla. Vi si avvicinarono, la guardarono, la toccarono col
+piede in atto di diffidenza; e solo dopo avermi visto ridere e accennare
+che era stato uno scherzo, il più ardito la raccolse e la rilanciò
+ridendo ai suoi compagni.
+
+Intanto quasi tutti i ragazzi che scorazzavano qua e là ci s'erano
+affollati intorno. Saranno stati una cinquantina, e di tutta la roba che
+avevano addosso fra tutti non si sarebbe trovato un rigattiere che
+offrisse cinquanta centesimi. Alcuni erano bellissimi, molti tignosi, la
+maggior parte color caffè, alcuni così tra il verdastro e il
+giallognolo, che parevano impastati di sostanze vegetali. Parecchi
+avevano il codino alla chinese. Da principio ci stavano discosti una
+decina di passi, guardandoci con sospetto, e scambiandosi, a bassa voce,
+le proprie osservazioni. Poi, vedendo che non facevamo nessun atto
+ostile, ci si avvicinarono a poco a poco fin quasi a toccarci e
+cominciarono ad alzarsi in punta dei piedi, a chinarsi, a piegarsi di
+qua e di là, per vederci bene da tutte le parti, come avrebbero fatto
+intorno a due statue. E noi due immobili. Uno ci toccò una scarpa colla
+punta del dito e ritirò subito la mano come se si fosse scottato; un
+altro mi fiutò la manica. Eravamo circondati, sentivamo ogni sorta
+d'odori esotici, ci pareva già che ci brulicasse addosso
+qualchecosa.--Andiamo,--dissi al Biseo,--è tempo di liberarsi--Io ho un
+mezzo infallibile,--rispose. Così dicendo tirò fuori bruscamente l'album
+e la matita e fece l'atto di mettersi a copiare una di quelle faccie. In
+un batter d'occhio si dispersero tutti come uno sciame d'uccelli.
+
+Poco dopo ci si avvicinarono alcune donne.--Oh miracolo!--si disse noi
+altri.--Purchè non vengano a darci una pugnalata in nome di Maometto!--E
+ci tenemmo sull'avviso. Erano invece povere malate, smunte, che avevano
+appena la forza di reggersi in piedi e di tener su il braccio per
+coprirsi il viso col caic; fra le quali una giovane, che gemeva da
+metter compassione, non lasciando vedere che un occhio azzurro velato
+dalle lagrime. Capii che cercavano il medico e accennai dove dovevano
+andare. Una di esse, spiegando la parola col gesto, mi domandò se si
+pagava. Risposi di no. Allora s'avviarono vacillando verso la tenda del
+medico. Volli assistere al consulto.--Che cosa vi sentite?--domandò il
+signor Miguerez, in arabo, alla prima che si presentò.--Un gran dolore
+qui,--rispose, indicando una spalla.--Che cosa ci avete?--(Non ricordo
+che cosa abbia risposto).--Bisogna ch'io ci veda,--disse il medico;
+scopritevi un momento.--La donna non si mosse. Ecco il gran punto! Ho
+una cosa qui, più sotto, più sopra, di qua, di là; ma nessuna, nemmeno
+una vecchia nonagenaria, vuol lasciarsi vedere, e tutte pretendono che
+il medico indovini.--Insomma, volete o non volete scoprirvi? ridomandò
+il Miguerez.--La donna non si mosse.--Quand'è così, vediamo le altre.--E
+interrogò le altre, mentre quella si allontanava tutta malinconica. Le
+altre non avevano bisogno di scoprirsi; il medico distribuì loro delle
+pillole e delle polveri, e le mandò con Dio. Povere creature! Nessuna
+di loro toccava forse ancora i trent'anni, e la gioventù era già passata
+per tutte, e col passare della gioventù, eran cominciate le fatiche
+smodate, i trattamenti brutali e il disprezzo che rendono orribile la
+vecchiaia della donna araba: strumento di piacere fino a vent'anni,
+bestia da soma fino alla morte.
+
+ § § § § §
+
+Il pranzo fu rallegrato da una visita di Ben-el-Abbassi, e la notte
+funestata da una spaventosa invasione d'insetti.
+
+Già nelle ore calde della giornata, avevo pronosticato male dal
+brulichìo straordinario che si vedeva fra l'erbe. Le formiche formavano
+delle lunghissime strisce nere, gli scarabei c'erano a mucchi, le
+cavallette fitte come le mosche; e con questi un gran numero d'altri
+insetti, non visti mai negli altri accampamenti, che m'ispiravano
+pochissima fiducia. Il capitano Di Boccard, intendente di Entomologia,
+me ne faceva la nomenclatura. C'era, tra gli altri, la _cicindela
+campestris_, trabocchetto vivente, che chiude colla grossa testa
+l'apertura della sua tana, e fa sprofondare, abbassandosi, gl'insetti
+incauti che vi passano sopra; il _Pheropsophus africanus_, che slancia
+dall'ano, contro il nemico che l'insegue, un buffo di vapori corrosivi;
+la _Meloe majalis_ che strascina a stento, come un'idropica, l'enorme
+addome gonfio d'erba e d'ova; il _Carabus rugosus_, la _Pimelia
+scabrosa_, la _Cetonia opaca_, il _Cossyphus Hoffmanseggi_, foglia
+animata, di cui Vittor Hugo farebbe una descrizione fantastica da metter
+freddo nelle ossa. Più un gran numero di lucertoloni, di ragnacci, di
+centopiedi lunghi un palmo, di grilli cantaioli grossi come un pollice,
+di cimici verdi larghe come un soldo, che andavano e venivano come se
+s'apparecchiassero d'accordo comune a una qualche impresa guerresca.
+Come se questo non bastasse, appena seduto a tavola, nel punto che
+stendevo la mano per versarmi da bere, avevo visto far capolino dal mio
+bicchiere una spropositata locusta, la quale, invece di volar via a un
+mio gesto minaccioso, s'era messa a guardarmi con un'aria d'impertinenza
+inaudita. E infine, per colmo di spavento, mentre ci alzavamo da tavola,
+era comparso il servo Hamed, col viso di chi ha corso un grande
+pericolo, e ci aveva messo sotto gli occhi, infilata in uno stecco,
+nientemeno che una tarantola, una _lycosa tarentula_, il ragno
+terribile, che _cuando pica á un hombre_, quando punge un uomo, diceva
+lui, Allà ce ne guardi! il disgraziato comincia a ridere, a piangere, a
+cantare e a ballare, e non c'è che una buona musica, ma buona! la musica
+della banda del Sultano, che lo possa guarire. Ora immagini il lettore,
+con che animo io sia andato a dormire. Nondimeno, i miei tre compagni
+ed io eravamo già a letto da parecchi minuti, avevamo già spento il lume
+e cessato di parlare, e nessuno sentiva nulla. Ma fu una gioia
+passeggera. Tutt'a un tratto il Comandante balzò a sedere sul letto e
+gridò:--Io mi sento popolato!--Allora anche noi cominciammo a sentir
+qualche cosa. Per qualche tempo non furono che contatti furtivi, punture
+timide, stuzzicamenti, piccole provocazioni di esploratori e di
+sentinelle avanzate, alle quali si poteva non badare. Ma entrarono in
+campo ben presto le grosse pattuglie e allora diventò necessaria una
+vigorosa resistenza offensiva. La lotta fu feroce. Più ci dibattevamo, e
+più gli assalitori raffittivano. Venivan dal capezzale, salivan dai
+piedi, scendevano dall'alto della tenda. Pareva che eseguissero degli
+assalti coordinati ad un vasto concetto strategico di qualche
+insettaccio d'ingegno. Era evidentemente una guerra di religione. In
+breve non fummo più capaci di resistere.--La luce!--gridò il
+viceconsole. Saltammo tutti e quattro in terra, s'accese il lume, si
+cominciò la strage. La soldataglia l'ammazzavamo senz'altro; i capi, i
+pezzi grossi, classificati prima dal capitano e giudicati dal
+comandante, erano messi sul rogo dal vice-console, ed io ne facevo
+l'elogio funebre in prosa e in versi sciolti che saran pubblicati dopo
+la mia morte. In poco tempo il terreno fu seminato d'ale, di zampe, di
+gambe, di teste, i superstiti si dispersero, e noi, stanchi
+dell'eccidio, dopo esserci nominati reciprocamente cavalieri di varii
+ordini, rimettemmo la testa sul guanciale. Ma che chiasso! Che matta
+allegria, benchè non fossimo più nessuno di primo pelo! Che risate che
+venivano proprio d'in fondo e facevano bene all'anima e al corpo!
+
+ § § § § §
+
+La mattina seguente, al levar del sole, il governatore Ben-el-Abbassi si
+presentò all'ambasciatore per accompagnarlo fino ai confini della sua
+provincia.
+
+Appena discesi dall'altopiano dell'accampamento, ci si spiegò dinanzi
+agli occhi l'orizzonte immenso della pianura del Sebù.
+
+Questo fiume, uno dei più grandi del Magreb, scende dal fianco
+occidentale della catena di montagne che si allunga dall'alto Atlante
+verso lo stretto di Gibilterra, e con un corso di circa duecento
+quaranta chilometri, ingrossato da molti affluenti, si va a versare,
+descrivendo un grande arco, nell'Oceano atlantico, presso Mehedia, dove
+l'ammontamento delle sabbie, comune alle foci di quasi tutti i fiumi
+marocchini di quel versante, impedisce l'entrata ai bastimenti e produce
+grandi innondazioni al tempo delle cresciute. La vallata di questo
+fiume, che abbraccia, alla sua apertura, tutto lo spazio compreso fra
+le due città di Laracce e di Salé, e tocca alla sua estremità superiore
+l'alto bacino della Muluia (il grande fiume che segna il confine
+orientale del Marocco), apre agli Europei, per il litorale e per Teza,
+la via della città di Fez; comprende, oltre a Fez, la grande città di
+Mechinez, terza capitale; raccoglie in sè tutta, si può dire, la vita
+politica dell'Impero, ed è la sede principale della ricchezza e della
+forza dei Sceriffi. Il Sebù, particolarità da notarsi, segna, dalla
+parte del settentrione, il confine che i Sultani non oltrepassano mai
+fuor che in caso di guerra, poichè rimangono a mezzogiorno del fiume le
+tre città, Fez, Marocco e Mechinez, nelle quali essi soggiornano
+alternativamente, e la doppia città di Salé-Rabatt, dove passano per
+recarsi da Fez a Marocco. E fanno questo giro per non valicare la catena
+dei monti che chiude a mezzogiorno la vallata del Sebù, il versante
+della quale è abitato dalla tribù dei Zairi, di razza berbera mista, che
+hanno fama d'essere, coi Beni-Mitir, i più turbolenti e i più indomiti
+abitatori di quei monti.
+
+Dopo un'ora di cammino arrivammo al Sebù.
+
+Mi parve di vedere il Tevere nella Campagna romana.
+
+In quel punto era largo un centinaio di metri, color di mota, grosso,
+rapido, incassato fra due rive altissime, quasi verticali, aride, ai
+piedi delle quali si stendevano due zone di terreno fangoso.
+
+Due barconi antidiluviani, spinti a remi da una decina d'arabi,
+s'avvicinavano alla nostra riva.
+
+Basterebbero quei barconi, quando non ci fosse altro, a far capire che
+cos'è il Marocco. Da centinaia d'anni, sultani, pascià, carovane,
+ambasciate passano il fiume su due carcasse di quella fatta, coi piedi
+nell'acqua e nella mota, qualche volta con pericolo d'affondare; e
+quando le carcasse, come segue spessissimo, sono bucate, carovane e
+ambasciate e pascià e sultani aspettano che i barcaiuoli abbian turati i
+buchi col fango, o in altro modo, qualche volta per due o tre ore, al
+sole o sotto la pioggia; e da centinaia d'anni, cavalli, muli e
+cammelli, per la mancanza d'un pezzo di tavola lungo due metri,
+rischiano di rompersi le gambe, e se le rompono, saltando dalla sponda
+nei barconi; e nessuno ha mai pensato a costrurre un ponte di barche, e
+nessuno ha mai portato sulle sponde un pezzo di tavola lungo due metri,
+e chi rimprovera a quella gente la mancanza dell'una e dell'altra cosa,
+è guardato con un'aria di profondo stupore, come se li rimproverasse di
+non aver fatto un prodigio. In molti luoghi si attraversano i fiumi
+sopra barche di canne, e gli eserciti li passano per lo più sopra ponti
+galleggianti, formati con otri rigonfi d'aria e coperti di rami e di
+terra.
+
+Si smontò tutti da cavallo, e si discese per un sentiero ripido fino
+alle barche.
+
+La prima barca facendo due o tre larghi giri per scansare le correnti e
+i ringorghi, portò all'altra sponda tutti gli italiani.
+
+Di là assistemmo al passaggio dell'intera carovana.
+
+Che bel quadro! Me lo vedo ancora dinanzi nel momento della sua maggior
+vivezza. Nel mezzo del fiume, scivola un barcone pieno di cammelli e di
+mori d'una carovana mercantile, e un po' più oltre l'altro barcone che
+porta i cavalli e i cavalieri della scorta di Fez, in mezzo ai quali
+sventola la bandiera di Maometto e spicca il viso nero e il turbante di
+mussolina del Caid. Di là dal fiume, in mezzo a una grande confusione di
+cavalli, di mule, di servi, di casse, che ingombrano un lunghissimo
+tratto di sponda, biancheggia la figura gentile del governatore
+Ben-el-Abbassi, seduto sopra un rialto di terreno, in mezzo ai suoi
+ufficiali, all'ombra del suo bel cavallo nero dalla sella color celeste.
+Sull'alto della riva, che si mostra come il muro d'una fortezza, dietro
+una lunga fila d'arabi della campagna, seduti sull'orlo colle gambe
+spenzoloni, sono schierati i duecento cavalieri del Governatore, che
+visti così in alto, sul fondo azzurro del cielo, presentano l'apparenza
+di duecento giganti. Alcuni servi neri ignudi si tuffano e si rituffano
+nell'acqua spruzzandosi e gridando. Parecchi arabi lavano i loro cenci
+sulla sponda, all'uso moresco, ballonzolandovi sopra con movimenti di
+marionetta. Altri attraversano il fiume a nuoto. Sul nostro capo passano
+degli stormi di cicogne; lontano, sulla riva, s'alza una colonna di fumo
+da un gruppo di tende di beduini; i barcaiuoli cantano una preghiera al
+Profeta per la buona riuscita dell'impresa; le acque mandano scintille
+d'oro, e Selam, ritto a dieci passi dinanzi a noi, col suo famoso
+caffettano, fa su questo gran quadro barbaresco e festoso, la più
+armoniosa macchietta rossa che possa immaginare un pittore.
+
+Il passaggio durò parecchie ore, e via via che passava, la carovana si
+rimetteva in cammino.
+
+Quando gli ultimi cavalli furono sulla sponda sinistra, il governatore
+Ben-el-Abbassi rimontò in sella e raggiunse i suoi soldati sull'alto
+della riva opposta.
+
+Sul punto di partire, l'Ambasciatore e tutti noi alzammo la mano in
+segno di saluto.
+
+La scorta di Karia-el-Abbassi rispose con una tempesta di fucilate e
+disparve; ma per qualche momento vedemmo ancora in mezzo al fumo la
+bella figura bianca del Governatore, ritta sulle staffe, col braccio
+teso verso di noi in segno di buon augurio e d'addio.
+
+Accompagnati dalla sola scorta di Fez, c'innoltrammo nella terra dei
+Beni-Hassen, tristamente famosa.
+
+
+
+
+BENI-HASSEN
+
+
+Per più d'un'ora, si camminò in mezzo a campi d'orzo altissimo, dai
+quali usciva qua e là una tenda nera, una testa di cammello, un nuvolo
+di fumo. Per i sentieri dove passavamo, correvano scorpioni, biscie e
+lucertole. Il sole, in quel poco tempo, ci aveva infocate le selle per
+modo che quasi non vi si poteva tener sopra la mano. La luce ci
+offendeva gli occhi, il polverìo ci soffocava, tutti tacevano. La
+pianura che ci si stendeva dinanzi come un oceano mi dava non so che
+sgomento, come se la carovana dovesse camminare eternamente. Ma la
+curiosità di veder da vicino quei fieri Beni-Hassen, di cui avevo tanto
+inteso parlare, mi rianimava.--Che gente sono?--domandai a un
+interprete.--Ladri e assassini--mi rispose;--faccie dell'altro mondo,
+la peggior genìa del Marocco.--Ed io spiavo ansiosamente l'orizzonte.
+
+Le faccie dell'altro mondo non si fecero aspettare lungo tempo.
+
+Vedemmo lontano, davanti a noi, un gran nuvolo di polvere, e pochi
+momenti dopo fummo circondati da una turba di trecento selvaggi a
+cavallo, verdi, gialli, scarlatti, bianchi, violetti, cenciosi,
+scarmigliati, ansanti, che pareva che venissero da una mischia. In mezzo
+al fitto polverìo che ci avvolgeva, vedemmo il loro Governatore, un
+gigante con lunghi capelli e gran barba nera, seguito da due
+vicegovernatori canuti, armati tutti e tre di fucile, avvicinarsi
+all'Ambasciatore, stringergli la mano e sparire. Subito dopo
+cominciarono le cariche, gli urli e le fucilate. Parevano frenetici.
+Sparavano fra le gambe delle nostre mule, sopra la nostra testa, rasente
+le nostre spalle. Visti da lontano, dovevan sembrare una banda
+d'assassini che ci assalisse. V'eran dei vecchi formidabili con lunghe
+barbe bianche, ridotti a ossa e pelle; ma che parevan fatti per
+resistere ai secoli. V'eran dei giovani con lunghissime ciocche di
+capelli neri che ondeggiavano al vento come criniere. Molti avevano il
+petto, le gambe e le braccia nude, turbanti in brandelli e cenci rossi
+attorcigliati intorno al capo; caic laceri, selle disfatte, briglie di
+corda, sciabolaccie e pugnali di forme strane. Le faccie poi!--È
+assurdo,--diceva il comandante, facendo la caricatura di don
+Abbondio,--è assurdo il supporre che questa gente possa fare il
+sacrifizio di non ucciderci!--Ognuna di quelle faccie raccontava una
+storia di sangue. Ci guardavano passando, colla coda dell'occhio, come
+per nasconderci l'espressione del loro sguardo. Cento ci venivan dietro,
+cento a destra, cento a sinistra, sparsi per i campi a grande distanza.
+Questa guardia dai lati era nuova per noi; ma non tardò ad essere
+giustificata. Più andavamo innanzi, più spesseggiavano le tende nella
+campagna, fin che passammo in mezzo a veri villaggi circondati di fichi
+d'India e d'aloé. Da tutte queste tende accorrevano arabi, vestiti d'una
+semplice camicia, a gruppi, a piedi, a cavallo, in groppa agli asini,
+due, persino tre sopra una sola cavalcatura; le donne coi bimbi appesi
+alle spalle, i vecchi sostenuti dai ragazzi, tutti affannati, smaniosi
+di vederci, e forse non di vederci soltanto. A poco a poco ci fu intorno
+un popolo. Allora i soldati della scorta cominciarono a disperderli. Si
+slanciarono al galoppo di qua e di là contro i gruppi più numerosi,
+urlando, percotendo, rovesciando cavalcature e cavalcatori, tirandosi
+dietro da ogni parte improperii e maledizioni. Ma i gruppi dispersi si
+riannodavano e continuavano ad accompagnarci correndo. A traverso il
+fumo e il polverìo, rotto dai lampi delle fucilate, vedevamo per quei
+vastissimi campi, in lontananza, tende, cavalli, cammelli, armenti,
+gruppi di aloé, colonne di fumo, frotte di gente rivolta verso di noi,
+immobile, in atteggiamento di stupore. Eravamo finalmente arrivati in
+una terra abitata! Esisteva dunque, non era una fiaba, questa benedetta
+popolazione del Marocco! Dopo un'ora di passo accelerato, ci si trovò di
+nuovo in una campagna solitaria, non accompagnati da altri che dalla
+scorta; e fatto appena un altro miglio, svoltando intorno a una macchia
+di fichi d'India, s'ebbe l'inaspettato e sempre vivissimo piacere di
+veder sventolare la bandiera italiana in mezzo alla nostra piccola città
+vagante, di cui s'alzavano in quel momento appunto le ultime case.
+
+L'accampamento era sulla sponda del Sebù, il quale descrive un
+grand'arco dal punto dove l'avevano passato fino a quello dove eravamo
+giunti.
+
+Una fitta catena di sentinelle a piedi, armate di fucile, si stendeva
+tutt'intorno alle tende.
+
+Il paese era dunque pericoloso davvero.
+
+Se ne avessi ancora potuto dubitare, me ne avrebbero arcipersuaso le
+notizie che raccolsi poi.
+
+I Beni-Hassen sono il popolo più turbolento, più audace, più manesco,
+più ladro di tutta la vallata del Sebù. L'ultima loro prova fu una
+rivolta sanguinosa scoppiata nell'estate del 1873, quando salì al trono
+il Sultano regnante, la quale cominciò col saccheggio della casa del
+Governatore, a cui rubarono perfino le donne. Il latrocinio è il loro
+mestiere principale. Si raccolgono in bande, a cavallo, armati, e fanno
+delle scorrerie di là dal Sebù o nelle altre terre vicine, rubando
+quanto possono portare o trascinare, e ammazzando, per precauzione,
+quanti incontrano. Sono disciplinati, hanno dei capi, degli statuti, dei
+diritti riconosciuti, in un certo senso, persino dal Governo, il quale
+si serve qualche volta di loro per riavere quello che gli è stato
+rubato. Rubano per via d'imposte forzate. La gente depredata, invece di
+sciupare il tempo in ricerche e in ricorsi, ricupera l'aver suo pagando
+una somma convenuta al capo dei ladri. Per i ragazzi, specialmente, è
+ammesso come cosa naturalissima che debbano tutti rubare. Se si pigliano
+una palla nella schiena o si fanno spezzare il capo da una sassata,
+peggio per loro; si sa che nessuno vuol lasciarsi rubare; e poi non c'è
+rosa senza spine. I padri lo dicono ingenuamente: un figliuolo di otto
+anni rende poco, uno di dodici anni assai di più, uno di sedici molto.
+Ogni ladro ha il suo genere proprio: c'è il ladro di biade, il ladro di
+bestie bovine, il ladro di cavalli, il ladro di mercato, il ladro di
+_duar_[2], il ladro di strada. Ci sono persino i ladri che riscuotono
+un'imposta fissa da tutte le donne che fanno derrata di sè, non rare
+nemmeno fra quelle tribù vagabonde. Per le strade, assaltano
+particolarmente gli Ebrei, ai quali è proibito di portar armi. Ma il
+latrocinio più comune è quello a danno dei _duar_. In questo sono
+artisti insuperabili, non solo fra i Beni-Hassen, ma in tutto il
+Marocco. Vanno a rubare a cavallo, e la grand'arte consiste più nella
+rapidità che nell'accortezza, più nel non lasciarsi raggiungere che nel
+non lasciarsi vedere. Passano, afferrano e dispaiono, senza dar tempo
+alla gente di riconoscerli. Son furti a volo, fulminei, giochi di
+prestidigitazione equestre. Rubano pure a piedi e anche in questo son
+maestri. S'introducono nei _duar_, nudi, perchè i cani non abbaiano agli
+uomini nudi; insaponati da capo a piedi, per sguisciare dalle mani di
+chi li afferri; con un fascio di fronde tra le braccia, perchè i
+cavalli, pigliandoli per alberi, non si spaventino. I cavalli sono la
+preda più ghiotta. Vi si attaccano al collo, stendono le gambe sotto il
+ventre, e via come saette. La loro audacia è incredibile. Non c'è
+accampamento di carovana, sia anche d'un pascià o d'un'ambasciata, dove
+non penetrino, malgrado la più oculata sorveglianza. Strisciano,
+guizzano, si schiacciano contro terra, coperti d'erba, di paglia, di
+foglie, vestiti di pelli di montone, in apparenza d'accattoni, di
+malati, di pazzi, di soldati, di santi. Rischian la vita per un pollo,
+fanno dieci miglia per uno scudo. Giunsero persino a rubare dei
+sacchetti di denaro sotto il capo ad ambasciatori che dormivano. E
+appunto quella notte, malgrado la catena delle sentinelle, rubarono un
+montone legato al letto del cuoco, il quale, accortosi la mattina del
+furto, stette una mezz'ora immobile davanti alla tenda, colle braccia
+incrociate, e lo sguardo fisso all'orizzonte, esclamando di tratto in
+tratto:--_Ah! madona santa, che pais! che pais! che pais!_
+
+ § § § § §
+
+Ho nominato i _duar_: non si può parlare del Marocco senza descriverli,
+e lo posso fare ampiamente con quello che vidi, e quello che ne seppi
+dal signor Morteo, il quale ci vive in mezzo da vent'anni.
+
+ § § § § §
+
+Questo signor Morteo, fra parentesi, è un singolare stampo d'uomo.
+Genovese di nascita, ancora giovane, marito d'una bella inglese, padre
+di due bambini vezzosissimi e ricco da poter vivere splendidamente in
+qualunque città d'Europa, se ne sta invece, relegato volontario, a
+Mazagan, piccola città posta sulla riva dell'Atlantico, a duecento
+chilometri da Marocco, in mezzo agli arabi e ai mori, non occupato
+d'altro che della sua famiglia e del suo commercio, non vedendo, per
+mesi e mesi, la faccia d'un europeo, e non serbando col mondo civile
+altra relazione che quella d'abbonato a due giornali illustrati. Di
+tempo in tempo viene a fare un giro in Italia o in Francia, ma vi
+s'annoia appena arrivato, e dai palchetti della Scala e del Grand-Opéra
+sospira la sua casetta moresca bagnata dalle onde dell'oceano, i suoi
+armenti, i suoi _duar_, la vita ignorata e tranquilla della sua seconda
+patria affricana. In quel paese, dove, non è molto, un agente consolare
+di Francia, preso da una malinconia disperata, diventò pazzo, e un altro
+cercò di seppellirsi vivo nelle sabbie della marina; egli non ha mai
+avuto un giorno di _spleen_. Parla l'arabo, mangia all'araba, vive tra
+gli arabi, li studia, li ama, li difende; ha contratto qualcuno dei loro
+difetti e parecchie delle loro buone qualità; non ha più d'europeo,
+insomma, che la famiglia, il vestito e la pronuncia genovese.
+Contuttociò, egli non avrebbe potuto mostrarsi più amabilmente italiano
+di quel che fece dal primo all'ultimo giorno del viaggio. Interprete,
+intendente, guida, compagno, riuscì caro ed utile a tutti, e nessuno
+dissentì mai da lui che sopra un punto: noi auguravamo al Marocco la
+civiltà; egli sosteneva che la civiltà avrebbe reso quel popolo due
+volte più tristo e quattro volte più infelice; e bisogna confessare che,
+sebbene avesse torto, s'era qualche volta tentati di dargli ragione.
+
+ § § § § §
+
+Il _duar_ è formato ordinariamente da dieci, quindici o venti famiglie,
+che per lo più son legate fra loro da un vincolo di parentela; e ogni
+famiglia ha una tenda. Le tende sono disposte in due ordini paralleli,
+distanti una trentina di passi l'uno dall'altro, in modo che formano nel
+mezzo una specie di piazzetta rettangolare, aperta alle due estremità.
+Queste tende sono quasi tutte eguali. Consistono in un gran pezzo di
+stoffa nera o color di cioccolatte, tessuta con fibre di palme nane o
+con pelo di capra e di cammello; la quale è sostenuta da due pali o due
+grosse canne, unite insieme da una traversa di legno, che regge il
+tetto. La loro forma è ancora quella delle abitazioni dei Numidi di
+Giugurta, che il Sallustio paragonava a una nave rovesciata colla carena
+in alto. Nell'inverno e nell'autunno, la tela è distesa fino a terra e
+fissata per mezzo di corde a pioli, in maniera che non v'entri nè vento
+nè acqua. In estate, è lasciata tutt'intorno una larga apertura per la
+circolazione dell'aria, protetta da una piccola siepe di giunchi, di
+canne o di rovi secchi. Con questo mezzo, le tende sono più fresche in
+estate e meglio chiuse nella stagione piovosa, che le stesse case
+moresche delle città, le quali non hanno nè usci nè vetrate. L'altezza
+massima d'una tenda è di due metri e mezzo; la massima lunghezza di
+dieci; quelle che superano questa misura appartengono a qualche sceicco
+opulento, e son rare. Una parete di giunchi divide la casetta in due
+parti: di qua dormono il padre e la madre, di là i figliuoli e il
+rimanente della famiglia. Una o due stuoie di vimini, un cassone di
+legno variopinto e arabescato, in cui tengono la roba; uno specchietto
+rotondo di Trieste o di Venezia, un alto treppiedi di canna, che
+ricoprono d'un caic, per lavarvisi sotto; due pietre per macinare il
+grano, un telaio della forma di quei dei tempi d'Abramo, un rozzo lume
+di latta, qualche vaso di terra, qualche pelle di capra, qualche piatto,
+una rocca, una sella, un fucile, un pugnalaccio, sono tutta la
+suppellettile d'una di queste case. In un angolo v'è una chioccia e una
+covata di pulcini; davanti all'entrata un fornello, formato di due
+mattoni; da un lato della tenda un piccolo orto; più in là alcuni fossi
+rotondi, rivestiti di pietre o di cemento, nei quali conservano il
+grano. In quasi tutti i grandi _duar_ v'è una tenda appartata dove sta
+il maestro di scuola, al quale il _duar_ dà cinque lire il mese, oltre a
+molte provvigioni di viveri. Tutti i ragazzi vanno là a ripetere
+centomila volte gli stessi versetti del Corano, e a scriverli, quando li
+sanno a mente, sopra una tavola di legno. La maggior parte, lasciando la
+scuola prima di saper leggere, per andar a lavorare coi genitori,
+dimenticano in breve tempo il poco che hanno imparato. I pochissimi che
+hanno volontà e modo di studiare, continuano fino a vent'anni, per andar
+poi a compiere gli studi in una città, e diventare _taleb_, che
+significa scrivano o notaro, ed equivale a prete, poichè è una cosa
+sola, presso i Maomettani, la legge religiosa e la civile. La vita che
+si fa in questi _duar_ è semplicissima. All'alba, tutti si levano,
+dicono le loro preghiere, mungono le vacche, fanno il burro, e bevono il
+latte agro che ne rimane. Per bere si servono di gusci di conchiglie e
+di patelle che comprano dalle popolazioni della costa. Poi gli uomini
+vanno a lavorare alla campagna, e non tornan più che verso sera. Le
+donne vanno a pigliar acqua e a cercar legna, macinano il grano,
+tessono le rozze stoffe di cui si vestono esse e i loro uomini, fanno le
+corde delle tende con fibre di palma nana, mandano da mangiare ai
+mariti, e preparano il cuscussù per la sera. Il cuscussù è mescolato con
+fave, zucche, cipolle e altri erbaggi; qualchevolta inzuccherato, pepato
+e condito con sugo di carne; nei giorni di scialo, mangiato con carne.
+Tornati gli uomini, cenano e per lo più, al tramonto del sole, vanno a
+dormire. Qualche volta, dopo cena, un vecchio racconta una storia in
+mezzo a una corona di parenti. Durante la notte il _duar_ rimane immerso
+nel silenzio e nelle tenebre: solo qualche famiglia tiene davanti alla
+tenda un lumicino acceso, che serve di richiamo ai viaggiatori
+smarriti.--Il vestire degli uomini e delle donne non è che una camicia
+di tela di cotone, una cappa e un caic grossolano. Le cappe e i caic non
+li lavano che tre o quattro volte l'anno, in occasione delle feste
+solenni, per cui son quasi sempre del colore della loro pelle o più
+neri. La pulizia del corpo è più curata, poichè senza far le abluzioni
+prescritte dal Corano, non potrebbero pregare. Le donne per di più si
+lavano ogni mattina tutta la persona, nascondendosi sotto il treppiedi
+coperto col caic. Ma lavorando come fanno, e dormendo come dormono, son
+sempre sudici a un modo, benchè facciano uso, miracolo! del sapone. Nei
+ritagli di tempo molti giocano alle carte, e quando non giocano, un gran
+divertimento degli uomini è di stendersi supini in terra e di
+sballottare i loro bambini; per i quali però si raffreddano via via che
+diventan grandi, e così è dei figliuoli per loro. Molti di questi figli
+del _duar_, giungono all'età di dieci o quattordici anni senz'aver mai
+visto una casa, ed è curioso il sentir raccontar dai mori o dagli
+europei delle città, che li prendono al proprio servizio, lo
+sbalordimento che provano entrando per la prima volta in una stanza:
+come palpano le pareti, come pestano il pavimento, con che viva emozione
+s'affacciano alle finestre e ruzzolano giù per le scale.--Gli
+avvenimenti principali, in questi villaggi erranti, sono i matrimoni. I
+parenti e gli amici della sposa, con grande strepito di fucilate e di
+grida la conducono, seduta sulla groppa d'un cammello, al _duar_ dello
+sposo, ravvolta in una cappa bianca o turchina, tutta profumata, colle
+unghie tinte di henné e le soppraciglia nere di sughero bruciato, e per
+lo più ingrassata, per quell'occasione, con un erba particolare chiamata
+_ebba_, di cui fanno grande uso le ragazze. Il _duar_ dello sposo, dal
+canto suo, invita alla festa i _duar_ vicini, da cui accorrono spesso
+cento o duecento uomini a cavallo, armati di fucile. La sposa scende
+dal cammello dinanzi alla tenda del suo futuro marito, siede sopra una
+sella infronzolita e infiorata, ed assiste alla festa. Mentre gli uomini
+fanno il _giuoco della polvere_, le donne e le ragazze, disposte in
+circolo davanti a lei, saltellano al suono d'un tamburo e d'un piffero,
+intorno a un caic disteso in terra, nel quale ogni invitato, passando,
+butta una moneta per gli sposi, e un banditore annunzia ad alta voce
+l'offerta, facendo un buon augurio all'oblatore. Verso sera, il ballo
+cessa, i fucili tacciono, tutti siedono in terra, vengon portati enormi
+piatti di cuscussù, polli arrosto, montoni allo spiedo, tè, dolci,
+frutta; e la cena si prolunga fino a mezzanotte. Il giorno seguente, la
+sposa vestita di bianco, con una ciarpa rossa stretta intorno al viso,
+che le nasconde la bocca, e il cappuccio tirato sul capo, accompagnata
+dai parenti e dagli amici, va per i _duar_ vicini a raccoglier un'altra
+volta denaro. E dopo questo, lo sposo ritorna ai campi, la sposa va alla
+macina, e l'amore vola via. Quando uno muore, ripetono le danze. Il
+parente più prossimo del defunto ne ricorda le virtù; gli altri,
+affollati intorno a lui, danzano con gesti e atteggiamenti dolorosi, si
+coprono di fango, si graffiano il viso, si stracciano i capelli; poi
+lavano il cadavere, lo ravvolgono in una tela nuova, lo portano, sopra
+una barella, al cimitero, e lo sepelliscono appoggiato sul lato destro,
+col viso rivolto a oriente.--Questi sono i loro usi e i loro costumi,
+per dire così, patenti; ma gl'intimi chi li conosce? Chi può seguire i
+fili di cui s'ordisce la trama della vita d'un _duar_? Chi può sapere
+come parla il primo amore, come s'intrica il pettegolezzo, in che strana
+forma, con che strani accidenti si producano e lottino l'adulterio, la
+gelosia, l'invidia; che virtù brillino, che sacrifizi si compiano, che
+abbominevoli passioni imperversino fra quelle pareti di tela? Chi può
+rintracciare l'origine delle loro favolose superstizioni? Chi può
+chiarire quel bizzarro miscuglio di confuse tradizioni pagane e
+cristiane: le croci segnate sulla pelle, la vaga credenza ai satiri di
+cui trovano le orme forcute sulla terra, la bambola portata in trionfo
+al primo spuntare del grano, il nome di Maria invocato in soccorso delle
+partorienti, le danze circolari che rammentano i riti degli adoratori
+del sole?--Una sola cosa loro è certa e manifesta: la miseria. Vivono
+degli scarsi prodotti della terra mal coltivata, scemati ancora da
+imposte gravissime e mutevoli, riscosse dal Sceicco, o capo del _duar_,
+eletto da loro e direttamente sottoposto al Governatore della provincia.
+Rimettono al Governo, in danaro o in natura, la decima parte del
+raccolto, e una lira in media per ogni bestia. Pagano cento lire l'anno
+per ogni tratto di terreno corrispondente al lavoro di due buoi. Fanno
+al Sultano, nelle principali feste annuali, un regalo obbligatorio, che
+equivale presso a poco a un'imposta di cinque lire per tenda. Sborsano
+denaro o forniscon viveri, ad arbitrio dei governatori, quando passa il
+Sultano, un pascià, un'ambasciata, un corpo di soldati. Oltre a ciò,
+chiunque abbia denari è esposto alle estorsioni dei Governatori, non
+velate, non scusate da alcun pretesto, ma sfacciatamente violente. Aver
+fama di agiato è una sventura. Chi ha un piccolo peculio, lo sotterra,
+spende di nascosto, finge la miseria e la fame. Nessuno accetta in
+pagamento uno scudo annerito, anche se è certo che sia buono, perchè può
+parer levato di sotto terra e mettere in sospetto chi dà la caccia ai
+tesori. Quando un agiato muore, i parenti, per scongiurare la rapina,
+offrono un regalo al Governatore. Offrono regali per chieder giustizia,
+per prevenire le persecuzioni, per non esser ridotti a morir di fame. E
+quando finalmente la fame li strazia e la disperazione li accieca,
+disfan le tende, impugnano i fucili e lanciano il grido della rivolta.
+Che succede allora? Il Sultano sguinzaglia tremila furie a cavallo a
+seminare la morte nel paese ribelle. Questi tagliano teste, predano
+armenti, ruban donne, incendiano messi, riducon la terra un deserto
+coperto di cenere e di sangue, e ritornano ad annunziare alla reggia
+che la ribellione è domata. Se poi la ribellione si allarga, e mandando
+a vuoto le arti con cui il Governo tenta di smembrarne le forze,
+disperde gli eserciti e riman padrona del campo, che vantaggio ne
+ricava, fuorchè quei brevi giorni di libertà guerresca, che le costan
+migliaia di vite? Eleggeranno un altro Sultano, e provocheranno una
+guerra dinastica tra provincie e provincie, a cui terrà dietro un
+dispotismo peggiore; ciò che da dieci secoli accade.
+
+ § § § § §
+
+La mattina del 10 la carovana si mise in cammino, all'alba, accompagnata
+dai trecento cavalieri dei Beni-Hassen e dal loro Governatore Abd-Allà,
+_servo di Dio_.
+
+Per tutta quella mattina si continuò a camminare in pianura, in mezzo a
+campi d'orzo, di grano e di saggina, interrotti da grandi spazi coperti
+di finocchio selvatico e di fiori, e sparsi di gruppi d'alberi e di
+tende nere, le quali di lontano presentavano l'aspetto di quei grandi
+mucchi di carbone che si vedono tratto tratto per la maremma toscana.
+Incontravamo più sovente che nei giorni innanzi, armenti, cavalli,
+cammelli, brigatelle d'arabi. Lontano, dinanzi a noi, si stendeva una
+catena di monti d'un color cenerino delicatissimo, e a mezza distanza,
+fra i monti e la carovana, biancheggiavano due _cube_, la prima
+illuminata dal sole, la seconda, visibile appena. Erano le cube di
+Sidi-Ghedar e di Sidi-Hassem, fra le quali passa il confine della terra
+dei Beni-Hassen. Presso alla cuba più lontana si doveva piantare quel
+giorno l'accampamento.
+
+Molto prima però di giungere al confine, il Governatore Sidi-Abd-Allà,
+che fin dal momento della partenza pareva pensieroso e irrequieto, si
+avvicinò all'Ambasciatore e fece cenno di voler parlare.
+
+Mohamed Ducali accorse.
+
+--L'Ambasciatore d'Italia mi perdonerà--disse il fiero Governatore--se
+io oso domandargli il permesso di tornar indietro colla mia scorta.
+
+L'ambasciatore domandò perchè.
+
+--Perchè,--rispose Sidi-Abd-Allà corrugando i suoi grandi sopraccigli
+neri,--la mia casa non è sicura.
+
+Nientemeno! pensammo noi. A due miglia di distanza! Che delizia di
+mestiere ha da essere quello di governare i Beni-Hassen!
+
+L'Ambasciatore acconsentì; Sidi-Abd-Allà gli prese la mano e se la
+strinse sul petto con una energica espressione di gratitudine. Ciò
+fatto, voltò il cavallo, e quella turba variopinta, cenciosa, terribile,
+slanciati i cavalli a briglia sciolta, in pochi momenti non fu più che
+un nuvolo di polvere all'orizzonte.
+
+
+ NOTE:
+
+ [2] Si chiama _duar_ un accampamento d'arabi.
+
+
+
+
+SIDI-HASSEM
+
+
+La provincia dove stava per entrare la carovana, era una specie di
+colonia, divisa in poderi fra un gran numero di famiglie di soldati, in
+ognuna delle quali il servizio militare è obbligatorio per tutti i figli
+maschi; anzi ogni figliuolo nasce, per così dire, soldato, serve, come
+può, fin dall'infanzia, e riceve una paga fissa prima di essere in grado
+di maneggiare il fucile. Di più queste famiglie militari vanno esenti
+dalle imposte, e la loro proprietà è inalienabile fin che esiste la
+progenitura mascolina. Costituiscono perciò una milizia regolare,
+disciplinata e fedele, colla quale il governo può tranquillamente
+_divorare_, giusta l'espressione del paese, una qualunque provincia
+ribelle senza temere che gli ciurli nel manico; e si potrebbe dire una
+milizia d'esattori, che rende al governo assai più di quello che gli
+costa, poichè nel Marocco l'esercito serve specialmente alle finanze, e
+l'ordigno principale della macchina amministrativa è la spada.
+
+Appena oltrepassato il confine dei Beni-Hassen, si vide lontano uno
+stormo di cavalieri che venivano di galoppo verso di noi, preceduti da
+una bandiera verde.
+
+Cosa insolita, erano schierati in due lunghissime linee, l'una dietro
+l'altra, cogli uffiziali dinanzi.
+
+A venti passi da noi, si arrestarono bruscamente tutti in un punto.
+
+Il loro comandante, un grosso vecchio dalla barba bianca, d'aspetto
+benevolo, con un turbante altissimo, porse la mano all'ambasciatore
+dicendo:--Siate il benvenuto! Siate il benvenuto!--e quindi a
+noi:--Benvenuti! Benvenuti! Benvenuti!
+
+Ci rimettemmo in cammino.
+
+I nuovi cavalieri erano molto diversi dai Beni-Hassen. Avevano i vestiti
+più puliti e le armi più lucide; quasi tutti gli stivali gialli,
+ricamati di filo rosso; le sciabole col manico di corno di rinoceronte,
+le cappe turchine, i caffettani bianchi, le cinture verdi. Molti eran
+vecchi, ma di quei vecchi pietrificati, per i quali pare che sia
+cominciata l'eternità; parecchi giovanissimi; due, fra gli altri, non
+più che decenni, belli, pieni di vita, che ci guardavano con un'aria
+sorridente come per dire:--Via, non siete poi quelle faccie patibolari
+che c'eravamo figurate!--V'era un vecchio nero di tale statura, che,
+stendendo le gambe fuori dalle staffe, avrebbe quasi toccato terra coi
+piedi. Uno degli uffiziali aveva le calze.
+
+Dopo mezz'ora di cammino, incontrammo un altro drappello, colla bandiera
+rossa, comandato pure da un vecchio caid, che s'unì al primo; e via via,
+andando innanzi, altri gruppi di quattro, otto, quindici cavalieri,
+ognuno colla bandiera, che vennero tutti a ingrossare la scorta.
+
+Quando la scorta fu completa, cominciarono le solite cariche.
+
+Si vedeva ch'eran soldati regolari: si raggruppavano e si scioglievano
+con più ordine di tutti quelli che avevamo visti fino allora. Facevano
+un nuovo gioco. Uno si slanciava innanzi a briglia sciolta; un altro
+dietro subito ventre a terra. A un tratto il primo si rizzava sulle
+staffe, si voltava indietro con tutto il busto e sparava il fucile nel
+petto a quello che l'inseguiva, il quale, nello stesso punto, scaricava
+una fucilata a lui contro il fianco, in modo che se si fossero tirati a
+palla, sarebbero tutti e due precipitati di sella morti nello stesso
+momento. A uno, andando di carriera, il cavallo gli cadde sotto, e lo
+sbalzò al di sopra della sua testa ad una tale distanza, che per un
+momento credemmo che si fosse ammazzato. Quello invece, in un batter
+d'occhio, risaltò in sella e tornò alla carica più indiavolato di prima.
+Ognuno lanciava il suo grido.--Guardatevi! Guardatevi!--Siate tutti
+testimoni!--Son io!--Ecco la morte!--Meschino me! (uno a cui era mancato
+il colpo)--Largo al barbiere!--(Era il barbiere dei soldati)--E un altro
+gettò questo curioso grido:--_Alla mia dipinta!_--che fece ridere tutti
+i suoi compagni. Gl'interpreti ci spiegarono che voleva dire: alla mia
+amante che è bella come se fosse dipinta; cosa strana per gente che non
+solo ha in orrore la pittura di figura, ma non ne ha neppure un'idea
+chiara. I due ragazzi fecero una carica insieme gridando:--Largo ai
+fratelli!--e spararono in terra curvando la testa fin quasi a toccare la
+sella.
+
+Così arrivammo in vicinanza della _cuba_ di Sidi-Hassem, dove si doveva
+piantare il campo.
+
+ § § § § §
+
+Povero Hamed-Ben Kasen Buhamei! Finora io non ne ho parlato che di volo;
+ma ricordandomi che quella mattina lo vidi, lui generale dell'esercito
+dei Sceriffi, aiutare i servi a piantare i piuoli della tenda
+dell'Ambasciatore, sento il bisogno di esprimergli la mia ammirazione e
+la mia gratitudine. Che buona pasta di generale! Dal giorno della
+partenza egli non aveva ancor fatto bastonare nè un soldato nè un servo;
+non s'era mai mostrato un minuto di cattivo umore; era sempre stato il
+primo ad uscir dalla tenda e l'ultimo a andar a dormire; non aveva mai
+lasciato trapelare, nemmeno agli occhi più indagatori, che il suo
+stipendio di quaranta lire il mese gli paresse un po' scarso; non aveva
+ombra d'albagia; ci aiutava a montare a cavallo, s'assicurava che le
+nostre selle fossero salde, dava una legnata, passando, alle nostre mule
+restie; era sempre pronto a tutto e per tutti; si riposava, accovacciato
+come un umile mulattiere, accanto alle nostre tende; ci sorrideva ogni
+volta che ci vedeva sorridere; ci offriva del cuscussù; balzava in
+piedi, a un cenno dell'ambasciatore, come un fantoccio a molla; faceva
+la sua preghiera, da buon mussulmano, cinque volte il giorno; contava le
+uova della _muna_, presiedeva allo sgozzamento dei montoni, guardava
+l'album dei pittori senza dar segno di scandalo; infine era l'uomo più
+_ad hoc_, io credo, che sua Maestà Imperiale potesse scegliere per
+quella missione in mezzo alla folla dei suoi scalzi generali. Hamed
+Ben-Kasen rammentava sovente, con alterezza, che suo padre era stato
+generale nella guerra contro la Spagna, e parlava qualche volta dei
+propri figli, che stavano colla madre a Mechinez, sua città natale.--Son
+tre mesi,--disse un giorno sospirando,--che non li vedo!--Forse voleva
+dire:--che non _la_ vedo;--ma disse _li_ per pudore.
+
+ § § § § §
+
+Quel giorno, dopo aver assistito alla presentazione della _muna_, fra
+cui v'era un piatto spropositato di cuscussù, portato a stento da cinque
+arabi, ci rifugiammo, come sempre, sotto la tenda, a godervi i soliti
+quaranta gradi centigradi che duravano fino alle quattro dopo
+mezzogiorno; nel qual tempo l'accampamento rimaneva immerso in un
+profondo silenzio. Alle quattro, la vita si ridestava. I pittori
+mettevano mano ai pennelli, il medico riceveva i malati, uno andava a
+bagnarsi, un altro a tirare al bersaglio, chi a caccia, chi a passeggio,
+chi a visitare un amico sotto la tenda, chi ad assistere alle cariche
+della scorta, chi a vedere il cuoco alle prese coll'Affrica, chi a
+visitare i _duar_ vicini, e così ognuno, a tavola, aveva qualcosa da
+raccontare, e la conversazione scoppiettava come un fuoco d'artifizio.
+
+ § § § § §
+
+Quella sera, al tramonto del sole, andai col comandante a vedere i
+soldati della scorta che facevano le cariche in un vasto prato vicino
+all'accampamento.
+
+C'era un centinaio d'arabi, seduti in una sola fila sulla sponda d'un
+fosso, che guardavano.
+
+Appena ci videro, prima alcuni, poi cinquanta, poi tutti, si levarono da
+sedere e a poco a poco si vennero ad affollare dietro di noi.
+
+Noi fingemmo di non vederli.
+
+Per qualche momento, nessuno fiatò; poi cominciò uno a dir un non so
+cosa, che li fece ridere tutti. Dopo quello, parlò un altro, e poi un
+terzo, e via via, e ad ogni parola, tutti ridevano. Evidentemente
+ridevano di noi, e non tardammo ad accorgerci che le osservazioni e le
+risate corrispondevano per l'appunto ai nostri movimenti e a certe
+inflessioni della nostra voce. La cosa era naturalissima: ci trovavano
+ridicoli. Ma che cosa dicevano? Questa era la nostra grande curiosità.
+Passò in quel momento il signor Morteo, lo chiamai con un cenno furtivo,
+e lo pregai di star coll'orecchio teso, senza farsi scorgere, e di
+tradurmi letteralmente le canzonature di que' furfanti. Mi servì a
+meraviglia.
+
+Uno fece subito un'osservazione che, al solito, provocò una risata.
+
+--Dice--tradusse il Morteo--che non sa capire a che cosa serva la falda
+di dietro del nostro vestito, a meno che non sia fatta per nascondere la
+coda....
+
+Un momento dopo, un'altra osservazione, un'altra risata.
+
+--Dice che la divisa dei capelli che lei ha sulla nuca è la strada dove
+i pidocchi fanno il _lab el barod_.
+
+Una terza osservazione, un terzo scoppio di risa.
+
+--Dice che son curiosi questi cristiani, che per l'ambizione di parere
+alti di statura, si mettono un vaso sulla testa e due puntelli sotto le
+calcagna....
+
+In quel punto un cane dell' accampamento venne a accovacciarsi ai nostri
+piedi.
+
+Una quarta osservazione, e questa volta una risata sgangherata.
+
+--Questa è forte!--disse il Morteo.--Dice che questo cane è venuto ad
+accovacciarsi vicino agli altri cani.... Ora li accomodo io.
+
+Così dicendo, si voltò indietro bruscamente e disse qualche parola araba
+in tuono di minaccia.
+
+Fu un colpo di fulmine. In un momento non se ne vide più uno.
+
+Ma, povera gente, siamo giusti! Lasciando da parte le cariche dei
+pidocchi e la fratellanza coi cani, non avevan ragione di pensare di noi
+quello che pensavamo noi stessi, paragonandoci con loro? Dieci volte il
+giorno, mentre ci scorazzavano intorno quei superbi cavalieri, ci
+dicevamo gli uni agli altri:--Sì, siamo civili, siamo i rappresentanti
+d'una grande nazione, abbiamo più scienza nella testa, noi dieci, che
+non ce ne sia in tutto l'Impero dei Sceriffi; ma piantati su queste
+mule, vestiti di questi panni, con questi colori, con questi cappelli,
+in mezzo a loro, per dio, siamo brutti! Ah! quant'era vero! L'ultimo di
+quegli straccioni a cavallo era più gentile, più maestoso, più degno
+dello sguardo d'una donna, che tutti, messi in un fascio, i bellimbusti
+d'Europa.
+
+ § § § § §
+
+A tavola, quella sera, ci fu un'altra scenetta curiosa.
+
+Vennero a visitare l'Ambasciatore e sedettero accanto a lui, i due più
+vecchi Caid della scorta.
+
+L'Ambasciatore domandò loro:--Avete mai inteso nominare l'Italia?
+
+Tutti e due insieme, accennando vivamente di no colla mano, risposero
+col tuono di chi si affretta a dissipare un sospetto:--Mai! mai!
+
+Allora l'Ambasciatore, colla pazienza d'un maestro, diede loro alcune
+nozioni geografiche e politiche intorno al nostro misterioso paese.
+
+Stettero a sentire cogli occhi spalancati e la bocca aperta come due
+bambini.
+
+--E quanta popolazione ha il vostro paese? domandò uno.
+
+--Venticinque milioni,--rispose l'Ambasciatore.
+
+Fecero un atto di meraviglia.
+
+--E il Marocco,--domandò l'altro--quanti milioni ha?
+
+--Quattro,--rispose l'Ambasciatore per tastare il terreno.
+
+--Quattro soltanto!--esclamarono ingenuamente, guardandosi.
+
+Quei due bravi generali non sapevano del Marocco più che dell'Italia, e
+forse neanche più della loro provincia che del Marocco. Ma prima
+d'andarsene, ne dissero un'altra assai più comica.
+
+Il signor Morteo mostrò loro una fotografia della sua signora,
+dicendo:--Vi presento mia moglie.
+
+La guardarono e la riguardarono con compiacenza e poi domandarono tutti
+e due ad una voce:--E le altre?
+
+O non sapevano, o piuttosto non si rammentavano in quel momento che i
+Cristiani,--infelici,--non possono averne che una.
+
+ § § § § §
+
+Quella notte non ci fu verso di dormire. Chiocciavano le galline,
+latravano i cani, belavano i montoni, nitrivano i cavalli, cantavano le
+sentinelle, tintinnavano le campanelle dei venditori d'acqua,
+disputavano i soldati sulla ripartizione della _muna_, incespicavano i
+servi nelle cordicelle della tenda: l'accampamento pareva un mercato. Ma
+non v'erano più che quattro giorni di viaggio e noi avevamo una parola
+magica che ci consolava di tutto:--Fez!
+
+
+
+
+ZEGUTA
+
+
+Si partì per Zeguta, di buon mattino, tutti rallegrati dal pensiero che
+quel giorno si sarebbero viste da lontano le montagne di Fez. Spirava un
+fresco d'autunno, e una leggera nebbia velava la campagna. Una folla
+d'arabi imbacuccati nelle cappe ci facevano ala all'uscita
+dell'accampamento; i soldati della scorta, tutti infreddoliti, ci
+seguivano stretti in un gruppo; i bambini dei _duar_ ci guardavano cogli
+occhi pieni di sonno di dietro alle siepi e alle tende. Ma dopo pochi
+minuti brillò il sole, i curiosi accorsero, i cavalieri si
+sparpagliarono, l'aria risuonò di fucilate e di grida, tutto pigliò
+colore, anima e luce, e immediatamente, come suol accadere in quei
+paesi, succedette al fresco autunnale l'ardore dell'estate.
+
+Fra i miei appunti di quella mattina ne trovo uno che dice
+laconicamente:--Cavallette. Saggio d'eloquenza di Selam.--Mi ricordo,
+infatti, d'aver visto un campo che da lontano pareva che si movesse, e
+quest'apparenza era prodotta da un grandissimo numero di cavallette
+verdi che s'avanzavano saltellando verso di noi. Selam, che in quel
+momento cavalcava al mio fianco, mi fece una descrizione ammirabilmente
+pittoresca delle invasioni di quegl'insetti formidabili, ed io la
+ricordo ancora parola per parola; ma come rendere l'effetto del suo
+gesto, del suo sguardo, della sua voce, che esprimevano assai più delle
+parole?--È uno spavento, signore! Vengon di là (e accennava a
+mezzogiorno). È una nuvola nera. Si sente il rumore da lontano.
+S'avanzano, s'avanzano, ed hanno il loro Sultano, il Sultano Ieraad, che
+le guida. Coprono strade, campi, case, _duar_, boschi. La nuvola cresce,
+cresce, va, va, va, rode, rode, rode, passa fiumi, passa fossi, passa
+muri, passa fuoco; distrugge erbe, fiori, foglie, frutti, grano, scorze
+d'alberi, e va va. Nessuno la ferma, non le tribù colle fiamme, non il
+Sultano con tutto l'esercito, non tutto il popolo del Marocco riunito
+insieme. Mucchi di cavallette morte? Avanti le cavallette vive. Muoion
+dieci? Nascon cento. Muoion cento? Nascon mille. Vedute a Tangeri.
+Strade, coperte; giardini, coperti; riva del mare, coperta; mare,
+coperto; tutto verde, tutto in moto, vive, morte, marcie, puzzo, peste,
+carestia, maledizione del cielo!--Così infatti accade. Il fetore che
+emana dalle miriadi di cavallette morte produce qualchevolta delle
+febbri contagiose, e, per citare un esempio, la peste spaventosa che
+spopolò nel 1799 le città e le campagne della Barberia, scoppiò dopo una
+delle loro più grandi invasioni. Quando si presenta l'avanguardia
+dell'esercito devastatore, gli arabi le movono incontro, in frotte di
+quattro o cinquecento insieme con bastoni e con fuoco; ma non riescono
+che a farle deviare per poco dal loro cammino, e segue spesso che una
+tribù cacciandole verso le terre d'una tribù vicina, la guerra alle
+cavallette si cangia in guerra civile. La sola forza che può liberare il
+paese da questo flagello, è un vento favorevole che le spinga nel mare,
+dove s'annegano, e vengon poi, per parecchi giorni, rigettate a mucchi
+sulle coste; e il solo conforto che rimanga agli abitanti quando il
+vento favorevole non soffia, è di mangiare, come fanno, le loro nemiche,
+prima che abbian deposte le uova, bollite e condite con sale, pepe ed
+aceto. Hanno un sapore di granchiolino di mare e se ne possono mangiare
+fino a quattrocento in un giorno.
+
+A due miglia circa dall'accampamento, raggiungemmo una parte della
+carovana che portava a Fez i regali di Vittorio Emmanuele. Erano
+cammelli uniti a coppie, l'uno dietro l'altro, con due lunghissime
+sbarre sospese alla groppa, sulle quali posavano le casse. Li
+accompagnavano alcuni arabi a piedi e qualche soldato a cavallo. Alla
+testa della carovana v'era un carro tirato da due buoi: il primo carro
+che vedevamo nel Marocco! stato fatto apposta a Laracce sul modello,
+credo, dei primi veicoli apparsi sulla superficie della terra: tozzo,
+pesante, deforme, colle ruote d'un sol pezzo, senza raggi; il più strano
+e più ridicolo arnese che si possa immaginare. Ma per gli abitanti dei
+_duar_, i più dei quali non avevan forse mai visto un carro, era una
+meraviglia. Da tutte le parti accorrevano a vederlo, se lo accennavano
+gli uni agli altri, lo seguivano, lo precedevano, ne parlavano con gesti
+concitati. Persino le nostre mule, non abituate alla vista di
+quell'oggetto, passandovi accanto, davan segni di sorpresa e o si
+piantavano in quattro o facevano una giravolta. Selam stesso lo guardava
+con una certa compiacenza, come dicendo tra sè:--È stato fatto nel
+nostro paese!--Ed era compatibile, poichè in tutto il Marocco non esiste
+forse un maggior numero di carri che di pianoforti; i quali, se è
+giusta l'asserzione d'un console francese, non passano la dozzina; e
+oltre a questo, pare che vi sia in quel paese un'antipatia nazionale
+contro ogni specie di veicoli. Le autorità di Tangeri, per esempio,
+proibirono al principe Federico d'Assia Darmstadt, che fu in quella
+città nel 1839, di uscire in carrozza. Il principe scrisse al Sultano
+offerendosi di fare lastricare a proprie spese le strade principali,
+purchè gli permettesse quello che le autorità gli negavano.--Lo
+permetto,--rispose il Sultano,--e di buon grado; ma ad un patto: che le
+carrozze sian senza ruote, perchè, come protettore dei fedeli, non posso
+lasciare i miei sudditi esposti al pericolo d'essere schiacciati da un
+cristiano.--E il principe, per mettere la cosa in ridicolo, si valse del
+permesso ed osservò il patto, e v'è ancora a Tangeri chi si ricorda
+d'averlo visto attraversare la città in una carrozza senza ruote,
+sospesa alla groppa di due mule.
+
+ § § § § §
+
+Finalmente s'arrivò a quelle benedette colline a cui si pensava da tre
+giorni con desiderio impaziente. Dopo una lunga salita, s'infilò una
+gola strettissima, chiamata in arabo Beb Tinca, dove bisognò passare ad
+uno ad uno, e si riuscì sopra una bella valle fiorita e solitaria in cui
+la carovana discese festosamente, empiendo l'aria di canti e di grida.
+
+In fondo alla valle s'incontrò un'altra scorta del territorio delle
+colonie militari, la quale diede il cambio alla prima.
+
+Erano cento cavalieri, tra i quali dei vecchissimi e dei giovanissimi,
+neri e capelluti; alcuni su cavalli stupendi, bardati con insolita
+pompa. Il caid, Abù-ben-Gileli, era un vecchio tarchiato, d'aspetto
+severo, di modi recisi, del quale e dei suoi soldati, si sarebbe potuto
+dire quello che diceva Don Abbondio dell'Innominato e dei bravi:--Per
+tenere a segno quelle faccie lì, non ci vuol meno di questa faccia qui;
+lo capisco anch'io.--Senza un riguardo al mondo per il grano e per
+l'orzo maturo ch'era dai due lati della strada, i soldati lanciarono i
+cavalli al galoppo di qua e di là, e cominciarono le solite cariche a
+due, a cinque, a dieci insieme, buttando i fucili in aria, rovesciandosi
+in dietro, a destra, a sinistra, contorcendosi sulla sella in mille
+maniere e urlando come anime dannate. Uno, fra gli altri, faceva il
+molinello col fucile con una rapidità che quasi l'arma non si vedeva. Un
+altro, passando, gridò con voce tonante:--Ecco il fulmine!--Un terzo,
+essendogli deviato il cavallo, mancò un pelo che non c'investisse e ci
+buttasse tutti in terra a gambe levate.
+
+A una cert'ora l'Ambasciatore e il capitano, accompagnati da
+Hamed-ben-Kasen e da alcuni soldati, si staccarono dalla carovana per
+andar a far l'ascensione d'un monte, chiamato Selfat, poche miglia
+lontano; e noi seguitammo senza di loro il cammino prestabilito.
+
+Pochi minuti dopo seguì un caso che non mi uscirà mai più, credo, dalla
+memoria.
+
+Veniva verso di noi un ragazzo di sedici o diciott'anni, arabo, mezzo
+nudo, che mandava innanzi, con un grosso bastone, due buoi
+recalcitranti.
+
+Il caid Abù-ben-Gileli arrestò il cavallo, e lo chiamò.
+
+Si seppe dopo che quel ragazzo doveva andare ad attaccare i due buoi al
+carro che avevamo visto poco prima, ed era in ritardo di qualche ora.
+
+Il poveretto, tutto tremante, si presentò al caid.
+
+Questo gli fece non so che domande, a cui il ragazzo rispose balbettando
+e facendosi smorto come un cadavere.
+
+Allora il caid si voltò verso i soldati e disse freddamente:--Cinquanta
+bastonate.
+
+Tre robusti soldati saltarono giù da cavallo.
+
+Il povero ragazzo, senza aspettare che lo afferrassero, senza profferire
+una parola, senza nemmeno alzare lo sguardo in viso al suo giudice, si
+buttò bocconi in terra, secondo l'uso, colle gambe e le braccia distese.
+
+Tutto questo accadde, si può dire, in un batter d'occhio. Il bastone non
+era ancora in aria che già il comandante ed altri s'eran cacciati in
+mezzo e avevano fatto dire al caid che non potevano permettere quel
+brutale castigo.
+
+Il caid chinò la testa.
+
+Il ragazzo s'alzò pallido, convulso, guardando con un'espressione di
+meraviglia e di spavento i suoi liberatori e il caid.
+
+--Va,--gli disse l'interprete,--sei libero!
+
+--Ah!--gridò con un accento inesprimibile,--e disparve.
+
+Noi ci rimettemmo in cammino.
+
+L'ho da dire? Ho visto uccidere un uomo, ma non provai un sentimento
+così profondo d'orrore come quello che m'assalì alla vista di quel
+ragazzo seminudo disteso in terra per ricevere cinquanta bastonate. E
+dopo l'orrore, mi salì il sangue al capo dall'indignazione e vituperai
+nel mio cuore il Caid, il Sultano, il Marocco, la barbarie colle parole
+più fulminanti del linguaggio umano. Ma è proprio vero che bisogna
+sempre aspettare i secondi pensieri.--Ma e noi,--pensai qualche momento
+dopo;--quanti anni sono che abbiamo abolito il bastone? E quanto tempo è
+che s'è abolito in Austria? E in Prussia? E negli altri Stati
+d'Europa?--Questa riflessione mi fece cadere lo sdegno dal cuore e non
+mi lasciò che un sentimento d'amarezza. Per chi poi desiderasse di
+sapere in che modo si bastona al Marocco, basterà dire che qualche
+volta, terminata l'operazione, si porta la vittima al cimitero.
+
+ § § § § §
+
+Di là fino a Zeguta la carovana passò di collina in collina, di valle in
+valle, sempre tra campi di grano e d'orzo e prati verdissimi, circondati
+d'aloé, di fichi d'India, d'olivi selvatici, di quercie nane, di cisti,
+di corbezzoli, di mirti, di cespugli fioriti. Non si vedeva una tenda,
+non s'incontrava un'anima viva. La campagna era tutta lussureggiante,
+solitaria e tacita come un giardino fatato. Giungendo sulla sommità
+d'un'altura, vedemmo le cime azzurre delle montagne di Fez, che subito
+si rinascosero come se avessero alzata la testa un momento per vederci
+passare; e nel più forte del caldo arrivammo a Zeguta.
+
+ § § § § §
+
+Era uno dei più bei luoghi che si fosser veduti in tutto il viaggio.
+
+L'accampamento era posto sulla china d'un monte, in una grande cavità
+rocciosa, della forma d'un anfiteatro, nella quale appunto i massi e le
+piccole incavature formate a poco a poco, l'una sull'altra, con una
+certa regolarità, dal passaggio della gente e degli animali,
+presentavano l'aspetto d'una vasta gradinata; e giusto in quell'ora, la
+gradinata era affollata d'arabi seduti a schiere semicircolari, come
+spettatori d'un anfiteatro vero. Dinanzi, s'apriva in forma di conca una
+grande valle tutta scompartita dalla varietà delle coltivazioni in
+quadrati verdi, gialli, bianchi, rossi, violetti, che pareva un immenso
+scacchiere di pezzi di velluto e di seta. Guardando col cannocchiale, si
+vedeva, sulle colline più lontane, qua una fila di tende, là una cuba
+nascosta fra gli aloé, più in là un cammello, più oltre un arabo
+accovacciato, un armento, un gruppo di donne; una vita sparsa e lenta
+che faceva sentire anche meglio d'una completa solitudine la profonda
+pace del luogo. Su tutta questa bellezza, si stendeva un cielo bianco,
+infocato, abbarbagliante, che costringeva a star col capo basso e cogli
+occhi socchiusi.
+
+ § § § § §
+
+Ma assai più che per il paesaggio, ricorderò perpetuamente
+l'accampamento di Zeguta per l'esperimento che vi feci del famoso kif.
+
+Il kif, per chi non lo sappia, è la foglia d'una specie di canapa,
+chiamata _hascisc_, conosciuta in tutto l'Oriente per la sua virtù
+inebriante. Nel Marocco se ne fa grandissimo uso, e si può dire che
+sono quasi tutte vittime di questa foglia deleteria, quegli arabi e
+mori, molto frequenti nelle città, che guardano chi passa cogli occhi
+sbarrati e stupidi, e camminano, quasi strascicandosi, come gente
+sbalordita da una percossa nel capo. La maggior parte fumano il kif,
+mescolato con un po' di tabacco, in piccolissime pipe di terra cotta;
+altri lo mangiano in una specie di pasta dolce chiamata _madjun_, fatta
+con burro, miele, noce moscata e garofani. Gli effetti sono stranissimi.
+Il dottor Miguerez, che ne aveva fatto esperimento, me ne parlava
+sovente, dicendo, fra le altre cose, ch'era stato preso da un accesso di
+riso irresistibile, e che gli pareva di sentirsi sollevato da terra,
+tanto che, passando sotto un portone alto due volte lui, aveva chinato
+la testa per paura d'urtare. Stimolato dalla curiosità, io l'avevo
+pregato più volte di darmi una porzioncina di _madjun_, poca, per non
+perdere affatto la bussola, ma bastante a farmi vedere e sentire
+qualcuna almeno delle mille meraviglie ch'egli mi raccontava. Il bravo
+dottore per i primi giorni si scusò, dicendo che sarebbe stato meglio
+fare l'esperimento a Fez, con tutti i comodi; ma io continuai a
+sollecitarlo, e a Zeguta, finalmente, un po' a controvoglia, mi presentò
+in un piattino il boccone sospirato. Eravamo a tavola. Con me, se non
+m'inganno, ne presero un po' l'Ussi e un altro po' il Biseo; ma di
+quello che abbia prodotto in loro, non mi ricordo. Era una pasta molle,
+di colore violetto e di sapore di pomata. Per una mezz'ora circa, dalla
+minestra alle frutta, non sentii nulla, e già canzonavo il dottore per
+le sue paure. Ma lui mi rispondeva:--Aspetti, aspetti--e sorrideva. I
+sintomi dell'ebbrezza, infatti, si manifestarono alle frutta. Fu da
+principio una viva ilarità e una rapidissima parlantina. Poi cominciai a
+ridere di tutto quello che sentivo dire e che dicevo io stesso; ogni
+parola mia e d'altri mi faceva l'effetto d'un'arguzia finissima; ridevo
+dei servi, degli sguardi dei miei commensali, della mia seggiola
+squilibrata, delle figurine dipinte sui tondi, della forma di certe
+bottiglie, del colore del cacio che mangiavo. All'improvviso m'accorsi
+che non avevo più la testa a segno e mi diedi a pensare a qualche cosa
+di serio per contenermi. Pensai al ragazzo che volevan bastonare la
+mattina. Povero ragazzo! M'inteneriva. Avrei voluto condurlo in Italia,
+farlo educare, fargli abbracciare una carriera. L'amavo come un figlio.
+E anche il caid Abù-ben-Gileli, povero vecchio. Il caid Abù-ben-Gileli
+l'amavo come un padre. E i soldati della scorta? Eran tutti buoni
+ragazzi, pronti a difenderci, a rischiar la vita per noi. Io li amavo
+come fratelli. Amavo pure li Algerini, e perchè no? pensavo; non sono
+della stessa razza dei Marocchini? E poi, che razza! Siamo fratelli
+tutti, siamo _stretti ad un patto_, bisogna amarci, io amo, io sono
+felice, e mettevo il braccio intorno al collo del dottore, che scoppiava
+dalle risa. Da quest'allegrezza caddi a un tratto in una mestizia
+confusa e profonda. Ricordai le persone che avevo offese, i dolori di
+cui ero stato cagione a coloro che m'amavano, mi sentii oppresso da
+mille rimorsi e da mille rammarichi, mi parve di sentire delle voci che
+mi parlavano nell'orecchio con un accento d'amore e di rimprovero, mi
+pentii, domandai perdono, mi asciugai furtivamente una grossa lacrima
+che mi tremolava nell'occhio. Poi mi si levò nella memoria un turbinìo
+rapidissimo d'immagini disparate e bizzarre che svanivano l'una
+nell'altra: certi amici d'infanzia dimenticati, certe parole di dialetto
+non più pronunziate da vent'anni, dei visi di donna, il mio antico
+reggimento, Guglielmo il Taciturno, Parigi, l'editore Barbera, un
+cappello di castoro che avevo da bimbo, l'Acropoli d'Atene, il conto
+d'un albergatore di Siviglia, mille stranezze. Ricordo confusamente che
+i commensali mi guardavano sorridendo. Di tratto in tratto chiudevo gli
+occhi e poi li riaprivo e non sapevo se avessi o no dormito, se fossi
+stato così un minuto o mezz'ora. Avevo un pensiero lucido nel capo,
+cominciavo a parlare, dicevo:--una volta sono andato.... Dove sono
+andato? Chi è andato? Tutto era svanito. I pensieri brillavano e si
+spegnevano come lucciole, fitti, intricati, inestricabili. A un certo
+punto vidi l'Ussi con una testa allungata come un'immagine riflessa da
+uno specchio convesso; il Viceconsole con un viso largo due palmi; tutti
+gli altri assottigliati, gonfi, scontorti, contraffatti come caricature
+fantastiche, che mi facevano delle smorfie inesprimibilmente buffe; ed
+io ridevo e dondolavo il capo e sonnecchiavo e pensavo ch'eran tutti
+matti, che ci trovavamo in un altro mondo, che nulla di quel che vedevo
+era vero, che stavo male, che non capivo che cosa fosse accaduto, che
+non sapevo dove fossi. E poi tutto fu buio e silenzio. E quando rinvenni
+in me, mi trovai sotto la mia tenda, steso sul letto, col dottore
+accanto, il quale, guardandomi al lume della candela, disse
+sorridendo:--È passata, via; ma dev'esser la prima e l'ultima volta.
+
+
+
+
+DA ZEGUTA AL TAGAT
+
+
+Mentre io corro qua e là in cerca della mia cavalcatura, che non so
+come, ritrovo poi appiattata in mezzo ai bagagli, l'Ambasciata parte.
+Avrei ancora tempo di raggiungerla; ma all'uscita dall'accampamento,
+scendendo per una china rocciosa, la mula vacilla, la sella si slaccia,
+la letteratura precipita, ci vuole una mezz'ora per riassestare ogni
+cosa, e addio Ambasciata! Mi tocca fare il viaggio solo, seguito alla
+lontana da un servo zoppicante, che arriverà appena in tempo, quando io
+sia assalito, a vedermi dare gli ultimi tratti. Sia fatta la volontà
+d'Allà! La campagna è deserta e il cielo nuvoloso. Di mezz'ora in
+mezz'ora vedo comparire, sulla sommità delle alture lontane, una
+cavalcata variopinta e sparsa, in mezzo alla quale riconosco il cavallo
+bianco dell'Ambasciatore e il caffettano rosso di Selam; e per qualche
+momento mi pare di non esser più solo; ma la cavalcata sparisce, e la
+solitudine mi torna a pesare sul cuore. A un'ora dall'accampamento
+raggiungo una retroguardia di dodici cavalieri, condotti dal vecchio Abu
+Ben Gileli, il caid delle cinquanta bastonate, il quale mi lancia uno
+sguardo terribilmente espressivo rasente la schiena. Sorrido umilmente e
+passo oltre. Esco dalla bella valle che si dominava collo sguardo
+dall'accampamento, e m'inoltro in un'altra valle spaziosa, fiancheggiata
+da alture ripidissime, vestite d'aloé e d'olivi, che formano come due
+grandi muraglie verdi a destra e a sinistra d'una immensa strada
+diritta, chiusa, in fondo, da una cortina di monti azzurri. Incontro
+parecchi arabi, che si fermano per vedermi passare e guardano intorno,
+stupiti ch'io non sia scortato. Mi assaltano? non mi assaltano? Uno
+s'accosta a un albero, ne stacca in fretta e in furia un grosso ramo, e
+mi corre incontro. Ci siamo! Arresto la mula, afferro la pistola. Egli
+si mette a ridere e mi porge il bastone, spiegandomi che l'ha staccato
+per me, per picchiare la mula, che non vuol camminare. In quel momento
+mi vedo venir incontro, di gran galoppo, due soldati della scorta. La
+mia ora, si vede, non è ancora sonata. I due soldati mi si mettono uno a
+destra e uno a sinistra, come due carabinieri, e mandano innanzi il mio
+quadrupede col calcio dei fucili,--dicendo:--_Embasciador!
+Embasciador!_--Li ha mandati l'Ambasciatore a vedere che cosa è accaduto
+di me. Meritano una ricompensa. Mi fermo, ed offro loro una bottiglietta
+di vino che porto in tasca. Non dicono nè si nè no; si guardano
+sorridendo, mi accennano che non ne han mai bevuto.--Assaggiate,--dico
+io col gesto. Uno prende la bottiglia, versa una goccia sulla palma
+della mano, dà una leccata e rimane un momento pensieroso. L'altro fa lo
+stesso. Poi si guardano, si mettono a ridere e fanno cenno di
+sì.--Bevete dunque.--Uno vuota mezza la bottiglia d'un fiato; l'altro,
+d'un fiato, la finisce; poi si metton tutti e due una mano sul petto e
+guardano il cielo cogli occhi luccicanti di voluttà. Ci rimettiamo in
+cammino. Incontriamo altri arabi, uomini, donne e ragazzi, che mi
+guardano con grande stupore. Uno, fra gli altri, dice alcune parole,
+alle quali i soldati rispondono con un brusco cenno negativo. Ho poi
+saputo che, credendomi arrestato, aveva detto:--Ecco un cristiano che ha
+rubato all'Ambasciatore.--Si vede qualche villaggio di case bianche
+sulla sommità delle alture che fiancheggiano la valle; spesseggiano le
+_cube_, le palme, gli alberi fruttiferi, i leandri fioriti, i roseti; la
+campagna è tutta verdissima, e comincia a mostrare qua e là qualche
+traccia di divisione di poderi. Entriamo finalmente in una gola angusta
+e tortuosa, formata da due muraglie di roccia; uscendo dalla quale, ci
+troviamo sul terreno dell'accampamento. Siamo sulla sponda del Miches,
+affluente del Sebù, vicino a un piccolo ponte di muratura costrutto
+diciassette anni sono, in una conca formata da un semicerchio di colline
+rocciose. Il cielo grigio come una vôlta di piombo piove una luce smorta
+e uggiosa, che ci costringe a star sette ore immobili sotto le tende. Il
+termometro segna quarantun grado. L'aria è infocata e grave. Fra le
+tende non si sente altro che il canto dei grilli e il suono della
+chitarra del Ducali. Una noia profonda pesa su tutto l'accampamento. Ma
+verso sera tutto cangia. Una passata d'acqua rinfresca l'aria, un fascio
+di raggi abbarbaglianti, prorompendo come una corrente di luce elettrica
+per l'apertura della gola, indora una metà del campo; arrivano corrieri
+da Tangeri, corrieri da Fez, curiosi dai villaggi; due terzi della
+carovana si tuffano nel fiume; e il desinare è rallegrato
+dall'apparizione d'un nuovo personaggio, venuto dalla gran città dei
+Sceriffi: il moro Scellal, un altro dei protetti della Legazione
+d'Italia che ha una lite pendente col Governo del Sultano: il più
+voluminoso turbante, il più rotondo faccione, la più beata pinguedine
+moresca che siasi veduta da Tangeri in poi. La mattina seguente,
+all'alba, ci rimettiamo in cammino, senz'altra scorta che i quaranta
+soldati comandati da Hamed Ben Kasen. È scoppiata una rivolta nelle
+terre confinanti coll'Algeria, e tutta la cavalleria della provincia di
+Fez è stata immediatamente mandata contro i ribelli.--Vedremo molte
+teste appese alle porte di Fez,--dice il Ducali. Per due ore camminiamo
+fra le colline in mezzo alle ginestre e ai lentischi. Poi sbocchiamo
+nella vastissima pianura di Fez, coronata di montagne e di colli,
+biondeggiante di grano, sparsa di grandi _duar_, percorsa dal fiume
+della Fontana azzurra, che si va a versare nel Miches, e dal Fiume delle
+perle, affluente del Sebù, che va a dividere in due la città sacra
+dell'Impero; sorvolata da stormi di grù, d'oche selvatiche, di tortore,
+di pernici, d'aghironi; lussureggiante di vegetazione, piena di luce,
+quieta e ridente come un immenso giardino. Piantiamo l'accampamento
+sulla riva del fiume della Fontana azzurra. La giornata passa in un
+lampo, tra le caccie, le visite ai _duar_, gli ebrei che vengon da Fez a
+raccontarci dei grandi apparecchi dell'esercito, i messi della corte che
+portano i saluti del Sultano; le famiglie arabe che guadano il fiume, in
+lunghe file, prima il cammello, poi gli uomini, poi le donne coi bimbi
+sul dorso, poi i ragazzi, poi i cani a nuoto; le carovane che passano,
+le frotte di curiosi che accorrono, un tramonto che innamora e la notte
+più luminosa ch'abbia mai contemplato occhio umano. La mattina all'alba
+di nuovo in cammino. Si rientra fra le colline, si torna a discendere
+nella pianura, e s'infila una strada serpeggiante incassata fra due
+rive, che ci nascondono l'orizzonte. Tutt'a un tratto una voce sonora
+grida:--Ecco Fez!--Tutti si fermano. Diritto, davanti a noi, lontano
+parecchie miglia, ai piedi delle montagne, si vede una vasta selva di
+torri, di minareti e di palme, velata leggermente dalla nebbia. Un
+allegro:--Ci siamo!--prorompe nello stesso punto da tutte le bocche in
+italiano, in spagnuolo, in francese, in arabo, in genovese, in
+siciliano, in napoletano; e al breve silenzio della prima meraviglia,
+succede una conversazione rumorosa. Ci rimettiamo in cammino e andiamo
+ad accamparci, per l'ultima volta, ai piedi del monte Tagat sulla riva
+del Fiume delle perle, a un'ora e mezzo da Fez. Qui per tutta la
+giornata è un andirivieni e un affaccendamento che ci pare il quartier
+generale d'un esercito in guerra. Sono messi del Sultano, messi del
+primo ministro, messi del gran cerimoniere, messi del Governatore di
+Fez, ufficiali, maggiordomi, negozianti, patenti de' mori della
+carovana, tutta gente ben vestita, linda, cerimoniosa, circonfusa
+dell'aura della corte e della metropoli, che parla con voce grave e
+gesti maestosi dell'esercito formidabile, della folla immensa, del
+palazzo delizioso che ci aspetta. L'entrata a Fez è stabilita per le
+otto della mattina seguente. All'alba tutti sono in piedi. È un gran
+lavorìo di rasoi, di spazzole, di pettini, di striglie, e un'allegrezza
+che ci rifà ad usura di tutte le fatiche del viaggio. L'Ambasciatore si
+mette il suo berretto dorato, Hamed Ben Kasen la sciabola di gala, Selam
+un caffettano color di rosa, Civo un fazzoletto verde intorno al capo,
+segno di grande solennità; tutti i servi, la cappa bianca; tutti i
+soldati della scorta, le armi lucide; tutti gl'italiani, la roba più
+sfoggiata dei loro bauli. Siamo, fra tutti, un centinaio, e si può
+affermare che l'Italia non ha mai avuto un'ambasciata più bizzarramente
+composta, più pomposamente colorita, più allegramente impaziente, più
+impazientemente aspettata di questa. Il tempo è bellissimo, i cavalli
+scalpitano, i caic ondeggiano al venticello della mattina, tutti i volti
+brillano, tutti gli sguardi si fissano sull'Ambasciatore che conta i
+minuti sull'orologio. Son le otto--un cenno--tutti a cavallo--e avanti.
+Ah! che vuol dire essere eternamente bambino! Mi sento battere il
+cuore!
+
+
+
+
+FEZ
+
+
+Non abbiamo ancora fatto mezzo miglio verso la città, che siamo già
+circondati da una folla d'arabi e di mori accorsi da Fez e dalla
+campagna, parte a piedi, parte a cavallo a mule ed a asini, a due a due
+per cavalcatura, come gli antichi Numidi, smaniosi a tal segno di
+vederci che i soldati della scorta, perchè non ci si stringano addosso,
+sono costretti a spazzare la strada a colpi di calcio di fucile. Il
+terreno essendo basso, la città di Fez, della quale si vedevano le mura
+merlate dall'accampamento, ci rimane per un buon pezzo nascosta. Poi,
+tutt'a un tratto, riapparisce e vediamo dinanzi alle mura un immenso
+formicolìo bianco e porporino, che pare una miriade di gigli e di rose
+che tremolino al vento. La città si nasconde daccapo e daccapo
+ricompare, ma questa volta vicinissima, e fra noi e le sue mura, il
+popolo, l'esercito, la corte, una pompa, uno splendore, una bizzarria,
+una bellezza che in quel punto mi fece cadere di mano le briglie, e in
+questo momento la penna.
+
+Una schiera di ufficiali a cavallo ci viene incontro di galoppo, saluta,
+si divide in due e s'unisce alla scorta.
+
+Dietro costoro, un grosso stuolo di cavalieri vestiti pomposamente,
+montati su cavalli bellissimi, preceduti da un moro di alta statura, col
+turbante bianco e il caffettano roseo, s'avanza verso di noi. È il gran
+cerimoniere Hadje Mohammed Ben Aissa, cogli ufficiali di corte, che dà
+il benvenuto all'Ambasciatore in nome del Sultano, e s'accompagna alla
+scorta.
+
+Andiamo innanzi, fra due ali di soldati di fanteria che trattengono a
+stento la folla.
+
+Che soldati! Sono vecchi, uomini maturi, e ragazzi di quindici, di
+dodici, persino di nove anni, vestiti di rosso scarlatto, colle gambe
+nude, colle pantofole gialle, schierati, senz'ordine di statura, sopra
+una sola riga, coi comandanti dinanzi. Ci presentano, ognuno a modo suo,
+i loro fucili rugginosi, colle baionette scontorte. Chi tiene un piede
+innanzi, chi sta a gambe larghe, chi col mento sul petto, chi colla
+testa chinata sopra una spalla. Alcuni si son messi la giacchetta rossa
+sul capo per ripararsi dal sole. Di tratto in tratto v'è un tamburino,
+un trombetta, cinque o sei bandiere le une accanto alle altre, rosse,
+gialle, verdi, ranciate, tenute come si tengono le croci nelle
+processioni. Non si vede nessuna divisione di squadre o di compagnie.
+Paiono soldatini di cartone messi in fila da un ragazzo. Vi son dei
+neri, dei mulatti, dei bianchi, faccie d'un colore indefinibile; uomini
+di statura ciclopica accanto a bimbi che appena possono reggere il
+fucile; vecchi con una lunga barba bianca, curvi, che s'appoggiano col
+gomito ai vicini; figure selvaggie che fan l'effetto, con
+quell'uniforme, di scimmie vestite ed ammaestrate; tutti ci guardano
+cogli occhi attoniti e la bocca aperta e si stendono dinanzi a noi in
+due file a perdita d'occhio.
+
+Una seconda folla di cavalieri ci viene incontro, a sinistra. È il
+vecchio governatore Gilali Ben Amù, seguito da diciotto
+sotto-governatori e dal fiore dell'aristocrazia di Fez, tutti vestiti di
+bianco da capo a piedi, come uno stuolo di sacerdoti: visi austeri,
+barbe nere, caic di seta, bardature dorate. Salutano, ci girano intorno
+e s'uniscono alla scorta e alla Corte.
+
+Andiamo innanzi, sempre in mezzo a due schiere di soldati, dietro ai
+quali ondeggia una folla bianca e incappucciata che ci divora cogli
+occhi. Son sempre gli stessi soldati, per buona parte ragazzi, col fez,
+la giacchetta rossa e le gambe nude. Alcuni hanno i calzoncini turchini,
+altri bianchi, altri verdi; molti sono in maniche di camicia; chi tiene
+il fucile al piede, chi sulla spalla; chi sta avanti, chi sta indietro.
+Gli ufficiali son vestiti a capriccio, da zuavi, da turcos, da spahì,
+alla greca, all'albanese, alla turca, con divise gallonate e arabescate
+d'oro e d'argento, con sciabole a scimitarra, spade, pugnali ricurvi,
+pistoloni, daghe, stivali alla scudiera e stivaletti gialli senza
+tallone; alcuni color di porpora da capo a piedi, altri tutti bianchi,
+altri tutti verdi che paiono mascherati da diavoli. Di tratto in tratto
+si vede fra loro un viso europeo che ci guarda con un'espressione di
+simpatia e di tristezza. Si vedono fino a dieci bandiere schierate
+insieme. Al nostro passaggio, squillano le trombe. Qualche braccio di
+donna s'intromette fra le teste di due soldati e s'agita col pugno
+chiuso verso di noi in atto di minaccia. Le mura della città par che
+s'allontanino via via che andiamo innanzi, e le due schiere di soldati
+si allungano dinanzi a noi come due siepi sterminate di roseti vermigli.
+
+Un'altra folla di cavalieri, più pomposi dei precedenti, ci viene
+incontro. È il vecchio ministro della guerra. Sid-Abd-Allà ben-Hamed,
+nero, montato sopra un cavallo bianco bardato di color celeste; e con
+lui i governatori militari della provincia, il comandante del presidio
+di Fez, e un folto stato maggiore di generali coronati di turbanti
+bianchi come la neve e vestiti di caffettani di cento colori.
+
+Ci rimettiamo in via. Ormai è più di mezz'ora che camminiamo in mezzo ai
+soldati e qualcuno ne ha contati oltre a quattro mila. Da una parte è
+schierata la cavalleria; dall'altra un'accozzaglia che non ha più nome;
+uomini e ragazzi vestiti di cento uniformi diverse, o piuttosto di
+brandelli d'uniformi, metà armati e metà senz'armi, colla cappa, senza
+cappa, con un cencio intorno al capo, col capo scoperto, scamiciati;
+visi del deserto, del litorale dell'Oceano, delle montagne dell'Atlante,
+del Rif, della provincia di Sus; teste rapate e teste ornate di lunghe
+treccie; colossi e nani, ceffi di belve e faccie di morti--disotterrati,
+larve, fantocci, comparse teatrali, gente razzolata Dio sa dove per far
+numero e paura. E dietro costoro, su due grandi rialti di terreno che
+sorgono a destra e a sinistra della strada, due turbe innumerevoli di
+donne velate, che gridano e gesticolano in atto di meraviglia, di
+sdegno, d'allegrezza, sollevando i bambini sopra la testa.
+
+Ci avviciniamo alle mura, in direzione d'una porta monumentale,
+coronata di merli. Scoppia il suono d'una banda e nello stesso tempo
+tutte le trombe e tutti i tamburi dell'esercito prorompono in un fragore
+infernale. Allora si sciolgono gli ordini del ricevimento e tutti ci si
+affollano intorno, magistrati, generali, cortigiani, ministri,
+ufficiali, schiavi; la nostra scorta è scompigliata, i nostri servi
+dispersi e noi stessi separati gli uni dagli altri. È un torrente di
+turbanti e di cavalli, che ci avvolge e ci travolge con un impeto
+irresistibile; un barbaglio di colori, una fantasmagoria di faccie
+strane, un frastuono di voci stridule, una furia, una confusione di
+battaglia, uno spettacolo grandioso e selvaggio che innamora e
+sbalordisce.
+
+ § § § § §
+
+Passiamo per la gran porta, ci guardiamo intorno credendo di veder le
+case della città: siamo ancora in mezzo a mura e a torri merlate; a
+sinistra v'è una cuba, colla cupola verde, ombreggiata da due palme;
+gente intorno alla cuba, ai piedi delle mura, sulle mura, sulle torri,
+da ogni parte. Passiamo sotto un'altra porta, ed entriamo finalmente in
+una strada fiancheggiata da case.
+
+ § § § § §
+
+Non ricordo che molto confusamente quello che vidi in quel tragitto,
+tanto ero sbalordito dallo spettacolo dell'entrata e intento a salvarmi
+la vita, poichè si camminava sui pietroni in mezzo a una calca di
+cavalli, e guai a chi avesse fatto un capitombolo. Passammo, mi ricordo,
+per parecchie strade strette, deserte, fiancheggiate da case molto alte,
+salendo, scendendo, soffocati dal polverìo e assordati dallo scalpitìo
+dei cavalli; e dopo una buona mezz'ora di cammino, attraversato un
+labirinto di vicoli in salita dove ci toccò passare a uno a uno,
+scendemmo dinanzi a una piccola porta, in mezzo a due file di soldati
+scarlatti che ci presentarono le armi, ed entrammo in casa nostra.
+
+ § § § § §
+
+Fu una sensazione deliziosa.
+
+Era una casa principesca di puro stile moresco con un piccolo giardino
+ombreggiato da filari paralleli d'aranci e di limoni. Dal giardino
+s'entrava nel cortiletto interno per una porta bassissima, e un
+corridoio appena tanto largo da potervi passare una persona.
+Tutt'intorno al cortile s'alzavano dodici pilastri bianchi, congiunti da
+altrettanti archi a ferro di cavallo, che sostenevano all'altezza del
+primo piano una galleria arcata e munita d'una balaustrata di legno. Il
+pavimento del cortile, della galleria e delle stanze era tutto uno
+splendido musaico a quadrettini smaltati di vivi colori; gli archi
+arabescati e dipinti; la balaustrata lavorata a giorno con una
+delicatezza finissima; tutto l'edifizio disegnato con un'armonia e una
+grazia degna degli architetti dell'Alhambra. Nel mezzo del cortile v'era
+una fontana, e un'altra, a tre getti d'acqua, dentro a un vano del muro
+rivestito di musaico a stelle e a rosoni. Dal mezzo d'ogni arco pendeva
+una grande lanterna moresca. Un braccio dell'edifizio si stendeva lungo
+uno dei lati del giardino, e aveva una graziosissima facciata a tre
+archi, pure dipinti e arabescati, dinanzi alla quale zampillava una
+terza fontana. V'erano altri piccoli cortili e corridoi e stanzuccie e
+gl'innumerevoli recessi di tutte le case orientali. Qualche letto di
+ferro senza[tn258] coperte e senza lenzuoli, qualche orologio a pendolo,
+uno specchio nel cortile, due seggiole e un tavolino per l'Ambasciatore,
+e una mezza dozzina di orciuoli e di catinelle, erano tutta la
+suppellettile del palazzo. Nelle stanze principali c'erano tappeti
+ricamati d'oro appesi alle pareti e materasse bianche distese sul
+pavimento. Non una seggiola, non una tavola, non un comodino. Si dovette
+far portare il mobilio dell'accampamento. In compenso per tutto fresco,
+per tutto gorgoglío d'acqua, un'ombra, una fragranza, un non so che di
+molle e di voluttuoso nelle linee, nei colori, nella luce, nell'aria,
+che faceva sorridere e pensare. Tutto l'edifizio era circondato da un
+muro altissimo, e intorno al muro si stendeva un labirinto di
+stradicciuole deserte.
+
+ § § § § §
+
+Appena fummo nel cortile, cominciò un andirivieni di ministri e d'altri
+personaggi, ognuno dei quali fece un quarto d'ora di conversazione
+coll'Ambasciatore, palpandosi i piedi. Il ministro delle finanze fu
+quello che attirò più di tutti la mia attenzione. Era un moro sulla
+cinquantina, di aspetto severo, sbarbato, tutto vestito di bianco, con
+un grosso turbante. Più lo guardavo e meno mi potevo persuadere che
+quell'uomo avesse qualcosa di comune col Minghetti e col Sella. Un
+interprete mi disse che aveva un grande ingegno, e addusse per prova che
+essendogli stata portata un giorno una di quelle macchinette che fanno
+le operazioni aritmetiche, lui aveva fatte le medesime operazioni in un
+tempo eguale e cogli stessi risultati. E bisognava vedere con che
+espressione di sacro rispetto, Selam, Alì, Civo, e tutti gli altri servi
+arabi guardavano quei personaggi, che dopo il Sultano rappresentavano
+per loro il più alto grado di scienza, di potenza e di gloria, a cui si
+possa pervenire sulla terra!
+
+ § § § § §
+
+Finite le visite, si pigliò possesso del palazzo. I due pittori, il
+medico ed io occupammo le camere che davano sul giardino; gli altri,
+quelle del cortile. Interpreti, cuochi, marinai, servi, soldati, tutti
+trovarono il loro posticino. In poche ore il palazzo cangiò aspetto.
+
+ § § § § §
+
+Assestata ogni cosa, si pensò a visitare la città.
+
+I primi ad uscire furono l'Ussi e il Biseo; poi il Comandante e il
+Capitano; io mi riserbai a veder ogni cosa a mente fresca la mattina
+seguente. Uscirono a due a due, circondati, come malfattori, da un
+drappello di fantaccini armati di fucili e di bastoni. Stettero fuori
+un'ora, che mi parve eterna, e tornarono impolverati e grondanti di
+sudore come da un campo di battaglia, esprimendo concitatamente,
+prima coi gesti che colle parole, una grandissima meraviglia. Le prime
+parole furono--gran città--gran folla--moschee immense--santi
+nudi--maledizioni--legnate--cose dell'altro mondo. Ma la più saporita
+notizia la diede l'Ussi. In una delle strade più frequentate, malgrado
+la sorveglianza dei soldati, una ragazza di quindici anni gli s'era
+slanciata alle spalle come una furia e gli aveva assestato tra capo e
+collo un vigorosissimo pugno gridando:--Maledetti questi Cristiani! Non
+c'è più un angolo del Marocco dove non si vengano a cacciare!
+
+Tali furono le prime accoglienze fatte all'Arte italiana fra le mura di
+Fez.
+
+ § § § § §
+
+A notte avanzata, feci un giro per il palazzo. Sui pianerottoli, davanti
+alle porte delle camere, nel giardino, per le scale c'erano soldati
+accovacciati, ravvolti nelle cappe, che dormivano profondamente. Dinanzi
+alla piccola porta del cortile russava all'aria aperta il fedele Hamed
+Ben Kasen, disteso sopra una stuoia, colla sciabola al fianco. La luce
+velata delle lanterne faceva scintillare i musaici dei pavimenti e dei
+muri che parevano tempestati di perle, e dava a tutto l'edifizio
+l'apparenza misteriosa e magnifica d'una reggia. Il cielo era tutto
+stellato, e un vento leggero faceva stormire gli aranci del giardino. Si
+sentiva distintamente, nel silenzio della notte, il rumore del Fiume
+delle perle, il gorgoglio delle fontane, il[tn261] tic-tac degli
+orologi, e di tratto in tratto le voci acute delle sentinelle, che dalle
+varie porte esterne del palazzo si davano l'all'erta cantando delle
+preghiere. Che belle ore passai, quella notte, col viso all'inferriata
+della finestra su cui batteva la luna, pensando alla grande città
+sconosciuta che mi si stendeva dintorno, a casa mia, ai miei amici, alle
+belle del Sultano, al mondo di là, a mille cose fantastiche e care!
+
+La mattina uscimmo quattro o cinque insieme, accompagnati da un
+interprete, e scortati da dieci soldati di fanteria, uno dei quali aveva
+ancora i bottoni coll'effigie della Regina Vittoria, poichè molte di
+quelle divise rosse son prese usate a Gibilterra dai soldati
+dell'esercito inglese. Due ci si misero davanti, due di dietro, tre a
+sinistra e tre a destra; i primi armati di fucili, gli altri di bastoni
+e di corde a nodi. Faccie che, quando me ne ricordo, benedico il
+bastimento che m'ha riportato in Europa.
+
+L'interprete ci domandò che cosa volevamo vedere.--Tutta Fez!--si
+rispose.
+
+Ci dirigemmo prima verso il centro della città.
+
+Qui dovrei proprio dire:--_Chi mi darà la voce e le parole!_ Come
+esprimere lo stupore, la meraviglia, la pietà, la tristezza che provai
+dinanzi a quel grandioso e lugubre spettacolo? Il primo effetto è quello
+d'una immensa città decrepita, che si vada sfacendo lentamente. Case
+altissime, le quali paion formate di più case sovrapposte, che si
+scompongano; scalcinate, screpolate di cima in fondo, puntellate da ogni
+parte, senz'altre aperture che qualche buco in forma di feritoia o di
+croce; lunghi tratti di strada fiancheggiati da due muri alti e nudi
+come muri di fortezza; strade in salita e in discesa, ingombre di
+calcinacci, di pietre e di rottami d'edifizi, che svoltano di trenta in
+trenta passi; ad ogni tratto un lungo passaggio coperto, buio come un
+andito sotterraneo, dove bisogna camminare a tentoni; vicoli senza
+uscita, recessi, antri, meandri umidi e sinistri, sparsi di ossami,
+d'animali morti e di strame imputridito; tutto ciò rischiarato da una
+luce crepuscolare che mette malinconia. In alcuni punti il terreno è
+così rotto, il polverio così denso, il fetore così acuto, i moscerini
+così fitti, che bisogna fermarsi per riprendere lena. In una mezz'ora di
+cammino abbiamo fatto tanti giri che, disegnati, formerebbero uno dei
+più intricati arabeschi dell'Alhambra. Di tratto in tratto sentiamo il
+rumore d'una ruota da mulino, un mormorio d'acqua, lo strepito d'un
+telaio, una cantilena di voci nasali, che ci dicon che venga da una
+scuola di bambini; ma non si vede nulla da nessuna parte. Ci avviciniamo
+al centro della città; la gente spesseggia; gli uomini si fermano per
+lasciarci passare, guardandoci con aria attonita; le donne tornano
+indietro o si nascondono; i bambini gridano e scappano; i ragazzi
+brontolano e ci mostrano i pugni da lontano, tenendo d'occhio il bastone
+dei soldati. Vediamo fontane ornate di ricchi musaici, porte arabescate,
+qualche cortile ad archi, qualche resto di bella architettura araba
+annerito dal tempo. Ogni momento, a cagione dei passaggi coperti, ci
+troviamo al buio; poi intravvediamo un po' di luce; poi di nuovo al
+buio. Entriamo in una delle strade principali, larga due metri, piena di
+gente. Tutti si voltano e ci si serrano intorno. I soldati gridano,
+urtano, picchiano per far largo, e infine si debbono contentare di farci
+un baluardo coi loro petti, tenendosi per mano gli uni cogli altri, per
+non esser divisi dalla folla. Abbiamo mille occhi addosso, ci sentiamo
+mancare il respiro, grondiamo di sudore, andiamo innanzi
+lentissimamente, fermandoci ogni tanto per lasciar passare un moro a
+cavallo, un asino carico di teste di montone sanguinolente, un cammello
+che porta una donna velata. A destra e a sinistra ci sono bazar
+affollati; cortili d'alberghi ingombri di mercanzie; porte di moschee,
+per le quali si vedono lunghissime fughe d'arcate bianche, e gente
+prostrata che prega. Per tutta la strada, fin dove arriva lo sguardo,
+non si vedono che cappucci, è tutto bianco, e si direbbe che tutti
+camminano in punta di piedi. L'aria è impregnata d'un odore acuto
+d'aloé, di spezie, d'incenso, di kif; pare di camminare in una immensa
+drogheria. Passano frotte di ragazzi colla testa tignosa e piena di
+cicatrici; vecchie deformi, senza un capello, col seno ignudo, che
+s'aprono il passo a forza imprecando furiosamente contro di noi; pazzi
+quasi nudi affatto, incoronati di fiori e di pennacchi, con un ramo
+d'albero in mano, che ridono e cantano, o ripetono continuamente la
+medesima parola, ballonzolando davanti ai soldati, che li cacciano via a
+spintoni. Svoltando in un'altra strada, incontriamo un santo, un vecchio
+smisuratamente pingue, nudo dalla testa ai piedi, che si trascina a
+fatica tenendo una mano dove i pittori metton la foglia di fico, e
+appoggiandosi coll'altra a una lancia fasciata di panno rosso.
+Passandoci accanto, ci guarda di sbieco e brontola non so che cosa. Un
+po' più oltre, vediamo quattro soldati che trascinano un disgraziato
+tutto lacero e sanguinoso,--un ladro colto sul fatto,--e dietro uno
+sciame di ragazzi che gridano:--La mano! La mano! Tagliargli la
+mano!--In un'altra strada, incontriamo due uomini che portano una
+barella scoperta sulla quale è disteso un cadavere, stecchito come una
+mummia, ravvolto in un sacco di tela bianca stretto intorno al collo,
+alla vita e alle ginocchia. Io mi domando dove sono, se sogno o son
+desto, e se la città di Fez e la città di Parigi si trovano veramente
+sul medesimo astro! Entriamo nei bazar. Per tutto c'è folla. Le
+botteghe, come a Tangeri, sono tane aperte nel muro. I cambisti sono
+seduti in terra, con un mucchio di monete nere dinanzi. Attraversiamo,
+pigiati dalla folla, il bazar delle stoffe, quello delle pantofole,
+quello della terraglia, quello degli ornamenti di metallo, che formano
+tutti insieme un labirinto di stradicciuole coperte da un tetto
+sfracellato di canne e di rami d'albero. Passiamo per mercati di verzura
+affollati di donne che alzano le braccia per maledirci, e usciamo dalla
+parte centrale della città. Daccapo salite, discese, giri, rigiri,
+vicoli tetri, passaggi tenebrosi, moschee, fontane, porte arcate, rumor
+di mulini, cori di voce nasali, donne che si nascondono, un sudiciume
+che ammorba e un polverio che leva il fiato. Usciamo finalmente per una
+porta delle mura e facciamo un giro intorno alla città. La città si
+stende in forma d'un otto immenso fra due colline, sulla cima delle
+quali torreggiano le rovine di due antiche fortezze quadrate. Di là
+dalle colline c'è una corona di monti. Il Fiume delle perle divide la
+città in due, Fez nuova, sulla riva sinistra, Fez antica, sulla destra;
+e una cintura di vecchie mura merlate e di grosse torri, di un fosco
+color calcare, rotta in più punti, stringe tutt'intorno la parte antica
+e la nuova. Dalle alture si domina collo sguardo tutta la città: una
+miriade di case bianche coronate di terrazze, al di sopra delle quali
+s'alzano bei minareti lavorati a musaico, palme gigantesche, mucchi di
+verzura, torricine merlate, cupolette verdi. A primo aspetto, s'indovina
+la grandezza della metropoli antica, di cui la città d'oggi non è più
+che lo scheletro. In vicinanza delle porte e sopra le alture, per un
+grande spazio la campagna è sparsa di monumenti e di rovine: cube, case
+di santo, _zauie_, archi d'acquedotti, sepolcri, ruderi enormi, traccie
+di fondamenta che paiono i resti d'una città spianata dal cannone e
+divorata dalle fiamme. Tra la città e la più alta delle due colline che
+la fiancheggiano, è tutto un giardino, un bosco fitto e intricatissimo
+di gelsi, d'olivi, di palme, d'alberi fruttiferi e di pioppi smisurati,
+vestiti d'edera e di pampini, dove da ogni parte corrono rigagnoli,
+zampillano fontane e s'incrociano canali, fra spalliere altissime di
+verzura e di fiori. L'altura opposta è coronata di migliaia d'aloè alti
+due volte un uomo. Lungo le mura sono grandi scoscendimenti di terreno,
+fossi profondi, ricolmi di vegetazione; frammenti immani di bastioni e
+di torri franate; un disordine grandioso e severo di rovine e di verde,
+che rammenta i tratti più pittoreschi delle mura di Costantinopoli.
+Passiamo dinanzi alla porta del Ghisa, alla porta di Ferro, alla Porta
+del Padre delle Cuoia, alla porta nuova, alla porta bruciata, alla porta
+da aprirsi, alla porta del Leone, alla porta di Sidi Buxida, alla porta
+del Padre dell'Utilità, e rientriamo, per la porta della Nicchia del
+burro, nella nuova Fez. Qui sono grandi giardini, vasti spazi aperti,
+larghe piazze circondate di mura merlate, di là dalle quali si vedono
+altre piazze e altre mura, e porte arcate e torri e ponti, e bellissimi
+prospetti lontani di colline e di monti. Alcune porte sono altissime e
+hanno i battenti rivestiti di lastre di ferro, tempestate di enormi
+chiodi. Avvicinandoci al Fiume delle perle, troviamo un cavallo fradicio
+steso in mezzo alla strada. Lungo il muro v'è un centinaio d'arabi
+lavandai, che saltellano sopra la biancheria ammucchiata sulla sponda.
+Incontriamo pattuglie di soldati, personaggi di corte a cavallo, piccole
+carovane di cammelli, frotte di donne della campagna, coi bimbi sospesi
+alla schiena, che si coprono il viso passandoci accanto. E finalmente
+vediamo dei visi che ci sorridono. Entriamo nel Mellà, il quartiere
+degli Ebrei. È una vera entrata trionfale. S'affacciano alle terrazze e
+alle porte, scendono nella strada, si chiamano l'un l'altro, accorrono
+da tutti i vicoli. Gli uomini capelluti e ravvolti nel loro lungo
+vestito, col capo coperto d'un fazzoletto annodato sotto il mento, come
+le donne, s'inchinano con un sorriso cerimonioso. Le donne,
+bianchissime, rotondette, vestite di panni verdi e rossi gallonati e
+ricamati d'oro, ci augurano _buenos dias_ e ci dicono mille cose gentili
+coi loro smaglianti occhi neri. Alcuni bimbi ci vengono a baciare le
+mani. Per sottrarci a quell'ovazione e al sudiciume delle strade,
+prendiamo una via traversa e riusciamo in un campo tutto coperto di
+grandi sepolcri di muratura, della forma di parallelepipedi, bianchi
+come la neve, che ci dicono essere il cimitero israelitico. Di qui
+torniamo in città, e dopo un altro miglio di cammino per strade tortuose
+e immonde, bruciati dal sole, saettati da mille sguardi, maledetti da
+mille bocche, rientriamo finalmente, colla testa in tumulto e le ossa
+rotte, nel palazzo dell'Ambasciatore.
+
+ § § § § §
+
+O Fez!--dice uno storico arabo--tutte le beltà della terra sono riunite
+in te! E soggiunge che Fez è stata sempre la sede della saggezza, della
+scienza, della pace, della religione; la madre e la regina di tutte le
+città del Magreb; che i suoi abitanti hanno l'ingegno più fino e più
+profondo degli altri abitanti del Marocco; che tutto quello che è in
+essa e intorno ad essa è benedetto da Dio; persino l'acqua del Fiume
+delle perle, la quale guarisce dal mal della pietra, immorbidisce la
+pelle, profuma i panni, distrugge gl'insetti, rende più dolci (se è
+bevuta a digiuno) i piaceri dei sensi e contiene pietre preziose
+d'inestimabile valore. E non meno poeticamente è raccontata dagli
+scrittori arabi la storia della sua fondazione. Quando gli Abassidi,
+sul finire dell'ottavo secolo, si divisero in due fazioni, un principe
+della fazione vinta, Edris-ebn-Abd-Allà, si rifugiò nel Magreb, poco
+lontano dal luogo dove sorse poi la città di Fez; e qui visse nella
+solitudine, pregando e meditando, finchè per la sua origine illustre e
+per la sua santa vita, avendo acquistato gran fama in mezzo ai Berberi
+della contrada, questi lo elessero loro capo. A poco a poco, colle armi
+e coll'alta autorità di discendente d'Alì e di Fatima, egli estese la
+sua sovranità sopra una gran parte del paese, convertendo forzatamente
+all'islamismo idolatri, cristiani ed ebrei; e pervenne a tal grado di
+potenza, che il Califfo d'Oriente Arun-er-Rescid, ingelosito, lo fece
+avvelenare da un finto medico, per distruggere con lui il suo impero
+nascente. Ma i Berberi diedero solenne sepoltura ad Edris e riconobbero
+per Califfo un suo figliuolo postumo Edris-ebn-Edris, il quale salì sul
+trono a dodici anni, consolidò ed accrebbe l'opera del padre, e si può
+dir che sia stato il vero fondatore dell'Impero del Marocco, il quale
+rimase fino alla fine del decimo secolo nelle mani della sua dinastia.
+Fu questo medesimo Edris che gettò le prime fondamenta di Fez il tre
+febbraio dell'anno 808, «in un vallone posto fra due alte montagne
+coperte di ricchi boschi e irrigate da mille ruscelli, sulla riva
+destra del Fiume delle perle.» La tradizione spiega in vario modo
+l'origine di quel nome. Scavando per le fondamenta si sarebbe trovata
+nella terra una grande scure (che si chiama in arabo Fez) del peso di
+sessanta libbre, e questa avrebbe dato il nome alla città. Lo stesso
+Edris, dice un'altra leggenda, lavorava alle fondamenta in mezzo ai suoi
+operai, i quali, in segno di gratitudine, gli offrirono una scure d'oro
+e d'argento, ed egli volle perpetuare nel nome della nuova città la
+memoria di quell'omaggio. Secondo un altro racconto, il segretario
+d'Edris avrebbe domandato un giorno al suo Signore qual nome egli
+intendesse di porre alla città.--Il nome, rispose il principe, della
+prima persona che incontreremo.--Passò un uomo, lo interrogarono,
+rispose che si chiamava Farès; ma essendo balbuziente, pronunziò invece
+di Farès, Fez, e il principe ritenne questo nome. Altri dice che si
+chiamava _Zef_ una grande città posta sul Fiume delle perle, la quale
+esistette mille e ottocento anni e fu distrutta prima che l'Islam
+risplendesse sulla terra; ed Edris impose alla sua metropoli il nome
+rovesciato della città distrutta. Comunque sia, la città nuova
+s'accrebbe rapidamente, e già sul principio del decimo secolo
+rivaleggiava di splendore con Bagdad; racchiudeva fra le sue mura la
+moschea El-Caruin e quella d'Edris, ancora esistenti, una la più vasta
+e l'altra la più venerata dell'Affrica; ed era chiamata la Mecca
+dell'occidente. Verso la metà del undicesimo secolo Gregorio IX ci
+stabiliva un episcopato. Sotto la dinastia degli Almoadi, aveva trenta
+sobborghi, ottocento moschee, novantamila case, diecimila botteghe,
+ottantasei porte, vasti ospedali, bagni magnifici, una grande biblioteca
+ricca di preziosissimi manoscritti greci e latini; scuole di filosofia,
+di fisica, d'astronomia e di lingua, a cui accorrevano dotti e letterati
+d'ogni parte d'Europa e Levante; si chiamava l'Atene dell'Affrica, ed
+era ad un tempo la sede d'una fiera perpetua, dove affluivano i prodotti
+dei tre continenti; e il commercio europeo v'aveva i suoi bazar e i suoi
+alberghi, e vi prosperavano, tra mori, arabi, berberi, ebrei, neri,
+turchi, cristiani e rinnegati, cinquecentomila abitanti. Ed ora quanto
+mutata! Quasi tutti i giardini sono scomparsi, la più parte delle
+moschee rovinarono, della gran biblioteca non rimane che qualche volume
+tarlato, le scuole son morte, il commercio languisce, gli edifici si
+sfasciano, e la popolazione è ridotta a meno assai della quinta parte
+dell'antica. Fez non è più che una enorme carcassa di metropoli
+abbandonata in mezzo all'immenso cimitero del Marocco.
+
+ § § § § §
+
+La nostra maggiore curiosità, dopo la prima passeggiata per Fez, era di
+visitare le due famose moschee El-Caruin e Mulei-Edris; ma essendo
+vietato ai cristiani di mettervi piede, ci dovemmo contentare del po'
+che se ne vede dalle strade: le porte ornate di musaici, i cortili ad
+archi, le navate basse e lunghissime, divise da una foresta di colonne e
+rischiarate da una luce misteriosa. Non è però da credere che queste
+moschee siano oggi quali erano al tempo della loro gran fama, poichè già
+nel secolo decimoquinto, il celebre storico Abd-er-Rhaman ebn-Kaldun,
+descrivendo quella d'El-Caruin (che Dio la nobiliti di più in più,
+com'egli dice), accenna a parecchi ornamenti che non esistevano più ai
+suoi tempi. Le prime fondamenta di questa immensa moschea furono gettate
+il primo sabato di Ramadan; l'anno 859 di Gesù Cristo, a spese d'una pia
+donna del Kairuan. Era da principio una piccola moschea di quattro
+navate; ma l'abbellirono e l'ampliarono a poco a poco governatori, emiri
+e sultani. Sulla cima del minareto, innalzato dall'Imam Ahmed ben Aby
+Beker, brillava una palla d'oro, tempestata di perle e di pietre
+preziose, nella quale era confitta la spada d'Edris-ebn-Edris, fondatore
+di Fez. Alle pareti interne erano appesi dei talismani che premunivano
+la moschea dai nidi dei topi, degli scorpioni e dei serpenti Il
+Mirab--la nicchia rivolta verso la Mecca--era così splendido, che
+gl'imam dovettero farlo imbiancare perchè non distraesse i fedeli dalla
+preghiera. V'era un pulpito d'ebano ornato d'avorio e di gemme. V'erano
+duecento settanta colonne che formavano sedici navate di ventun arco
+ciascuna, quindici grandi porte d'entrata per gli uomini e due piccole
+per le donne, e mille settecento lampade[tn274a] che nella
+ventisettesima notte di Ramadan consumavano tre quintali e mezzo d'olio.
+Tutti particolari che lo storico Kaldun reca con grandi[tn274b]
+esclamazioni di meraviglia e di gioia, soggiungendo che fra le navate,
+il cortile, le gallerie, i vestiboli e le soglie delle porte, misurato
+lo spazio palmo per palmo, la moschea potea contenere ventiduemila
+settecento persone, e che per pavimentare il solo cortile erano stati
+impiegati cinquantaduemila mattoni. «Gloria ad Allà, signore dei mondi,
+immensamente misericordioso e re del giorno del giudizio finale!».
+
+Aspettando che il Sultano fissasse il giorno per il ricevimento solenne,
+si fecero varie passeggiate, in una delle quali ricevetti
+«un'impressione» affatto nuova per me. Ci avvicinavamo alla Porta
+bruciata, _Beb-el-Maroc_, per rientrare in città, quando il vice-console
+uscì in una esclamazione che mi fece rabbrividire:--Due teste!--Alzai
+gli occhi al muro, intravvidi due lunghe striscie di sangue rappreso e
+non ebbi cuore di guardar più su. Erano due teste, mi dissero, appese
+per i capelli al di sopra della porta; una che pareva d'un giovanetto
+d'una quindicina d'anni, l'altra d'un uomo tra i venticinque e i trenta:
+tutti e due mori. Si seppe in seguito ch'erano state appese nella notte,
+e si diceva che fossero due teste di ribelli delle terre confinanti
+coll'Algeria, portate a Fez il giorno avanti. Ma il sangue colato faceva
+sospettare che fossero state recise nella città medesima e forse davanti
+a quella medesima porta. Comunque fosse, ci fu noto in quella occasione
+che le teste dei ribelli sono sempre, dalla terra ribellata, portate
+alla sede della corte e presentate al Sultano; dopo di che i soldati
+imperiali acciuffano il primo ebreo che incontrano, gli fanno cavare
+dalle teste il cervello e riempire il vuoto di stoppa e di sale, e le
+appendono a una porta della città. Dopo che son state là qualche
+giorno--a Fez, per esempio--un corriere se le mette in un canestro e le
+porta a Mechinez, dove sono esposte daccapo, e poi ritolte per essere
+portate a Rabatt, e via via, di città in città fin che sian putrefatte.
+Non sembra però che questo sia accaduto delle due teste di
+Beb-el-Maroc, poichè il giorno dopo, non vedendole più, domandammo a un
+servo arabo che cosa ne avessero fatto, ed egli rispose con un
+gesto:--Sepolte.--Ma s'affrettò a soggiungere, come per consolarci:--Ce
+n'è già per strada molte altre.
+
+ § § § § §
+
+Due giorni prima del ricevimento solenne, fummo invitati a colezione da
+Sid-Mussa.
+
+Sid-Mussa non ha il titolo nè di gran vizir, nè di ministro, nè di
+segretario; si chiama semplicemente Sid-Mussa; è nato schiavo; è un
+mancipio del Sultano, che domani può spogliarlo d'ogni suo avere,
+cacciarlo in fondo a una prigione o fare appendere il suo capo ai merli
+di Fez, senza renderne conto a nessuno; ma è nello stesso tempo il
+ministro dei ministri, l'anima del governo, la mente che tutto abbraccia
+e tutto move dall'Oceano alla Muluia e dal Mediterraneo al deserto, e
+dopo il Sultano il personaggio più famoso dell'Impero. Si può dunque
+immaginare la curiosità che ci fremeva dentro, la mattina che,
+circondati, come al solito, di gente armata, e accompagnati dal Caid e
+dagl'interpreti, ci recammo, con un lungo codazzo di popolo, a casa sua,
+che si trova nella nuova Fez.
+
+Fummo ricevuti alla porta da uno stuolo di servi arabi e neri, ed
+entrammo in un giardino chiuso da alti muri, in fondo al quale, sotto
+un piccolo portico, aspettava Sid-Mussa, circondato dei suoi ufficiali,
+tutti vestiti di bianco.
+
+Il famoso ministro porse tutt'e due le mani, con un atto vivace,
+all'Ambasciatore, chinò la testa sorridendo verso di noi e ci fece
+entrare in una piccola sala a terreno, dove sedemmo.
+
+Che strana figura! Per un pezzo rimanemmo tutti attoniti a guardarlo. È
+un uomo sulla sessantina, mulatto, quasi nero, di mezzana statura; ha
+una testa grossissima e oblunga, due occhi lampeggianti che lanciano uno
+sguardo astutissimo, un gran naso forcuto, una gran bocca, due file di
+denti enormi, un mento smisurato; e malgrado questi tratti ferini, un
+sorriso affabile, un'espressione benigna e modi e inflessioni di voce
+quanto si può dire cortesi. Ma con nessuna gente quanto coi mori, dice
+chi li conosce, è facile ingannarsi giudicando l'animo dall'aspetto. Non
+nell'animo però, nella testa di quell'uomo io avrei voluto vedere! Non
+ci avrei trovato per certo una grande dottrina. Forse non più che
+qualche pagina del Corano, qualche periodo della storia dell'Impero,
+qualche vaga nozione geografica dei primi stati d'Europa, qualche idea
+di astronomia, qualche regola d'aritmetica. Ma in compenso, che profonda
+conoscenza del cuore umano, che prontezza di percezione, che
+sottigliezza di scaltrimenti, che trama intricata di faccende
+lontanissime da ogni nostra consuetudine, quanti curiosi segreti di
+reggia, e chi sa che guazzabuglio di rimembranze d'amori, di supplizi,
+d'intrighi, di vicende strane e tremende! E c'era fors'anche, sotto quel
+bianco turbante, un concetto della civiltà europea e dello stato del
+Marocco, non molto diverso dal nostro; tanto che, se avesse potuto
+esprimere il suo pensiero, avrebbe esclamato:--Eh! cari signori, ne sono
+più persuaso di voi!--ma era un pensiero imprigionato nel turbante. La
+stanza, per stanza moresca, era sontuosamente mobiliata, poichè
+conteneva un piccolo sofà, un tavolino, uno specchio e parecchie
+seggiole. Le pareti erano decorate di tappeti rossi e verdi, il soffitto
+dipinto, il pavimento a musaico. Nulla però di straordinario per la casa
+d'un ministro ricchissimo come Sid-Mussa.
+
+Scambiati i complimenti d'uso, fummo condotti nella sala della mensa,
+ch'era da un altro lato del giardino.
+
+Sid-Mussa, giusta il suo costume, non venne.
+
+La sala della mensa era, come l'altra, decorata di tappeti rossi e
+verdi. In un angolo si vedeva un armadio, con su due mazzi di vecchi
+fiori finti, coperti da una campanella di vetro; e accanto all'armadio
+uno di quei piccoli specchi colla cornice dipinta a fiori, che si
+trovano da noi in tutte le locande di villaggio. Sulla tavola, una
+ventina di piatti pieni di grossi confetti bianchi, della forma di palle
+e di carrube; le posate e le stoviglie bellissime; molte bottiglie
+d'acqua; non una goccia di vino. Sedemmo e fummo subito serviti.
+Ventotto piatti senza contare i dolci! Ventotto enormi piatti, ognuno
+dei quali sarebbe bastato a sfamare venti persone: di tutte le forme, di
+tutti gli odori, di tutti i sapori; pezzi smisurati di montone allo
+spiedo, polli impomatati, selvaggina alla ceretta, pesci al cosmetico,
+fegatini alla stearina, torte all'unto di sego, legumi in salsa di
+sugna, ova in conserva di manteca, insalate trite peste impastate e
+combinate a musaico; dolci di cui ogni boccone basterebbe a purgare un
+uomo d'un delitto di sangue; e con tutte queste ghiottonerie, grandi
+bicchieri d'acqua fresca, nei quali spremevamo dei limoni che c'eravamo
+portati in tasca; e poi una tazza di tè giulebbato; e infine uno stuolo
+di servi che irruppe nella sala, e innondò d'acqua di rosa noi, la
+tavola e le pareti: tale fu la colezione di Sid-Mussa.
+
+Quando ci alzammo da tavola, venne un ufficiale ad annunciare
+all'Ambasciatore che Sid-Mussa stava dicendo le sue preghiere, e che
+appena finito, avrebbe con grandissimo piacere conferito con lui.
+Subito dopo comparve un vecchio tutto tremante, sorretto da due mori, il
+quale afferrò le mani all'Ambasciatore e gliele strinse furiosamente
+dicendo con grande concitazione:--Benvenuto! Benvenuto! Benvenuto
+l'Ambasciatore del Re d'Italia! Benvenuto fra noi! Bel giorno per
+noi!--Era il gran sceriffo Bacali, uno dei più potenti personaggi della
+corte e dei più ricchi proprietari dell'Impero, confidente del Sultano,
+possessore d'un grande arém, malato da due anni di dispepsia; il quale
+rallegra, si dice, gli ozî del suo Signore con motti arguti e
+atteggiamenti comici; facoltà che non traspare affatto dal suo viso
+truce e dai suoi modi impetuosi. Dopo di lui comparirono i due figliuoli
+di Sid-Mussa; uno di cui ho dimenticato affatto la fisonomia, che
+disparve dopo i primi saluti; l'altro, un bellissimo giovane di
+venticinque anni, segretario intimo del Sultano: un viso di donna con
+due grand'occhi castagni d'una dolcezza indescrivibile; allegro,
+disinvolto, irrequieto, che stropicciava continuamente, con tutt'e due
+le mani, le falde del suo ampio caffettano aranciato.
+
+Usciti il Bacali e l'Ambasciatore, rimanemmo noi con alcuni ufficiali
+seduti sul pavimento, e il segretario del Sultano, seduto, in onor
+nostro, sopra una seggiola.
+
+Il simpatico giovane intavolò subito la conversazione per mezzo di
+Mohammed Ducali.
+
+Fissò gli occhi in viso all'Ussi e domandò sottovoce chi era.
+
+--È il signor Ussi,--rispose il Ducali,--gran maestro di pittura.
+
+--Dipinge colla macchina?--domandò il giovane.
+
+Voleva dire la macchina fotografica.
+
+--No signore;--rispose l'interprete--dipinge a mano.
+
+Parve che dicesse tra sè:--che peccato!--e rimase un momento sopra
+pensiero. Poi disse:--Domandavo.... perchè colla macchina si lavora più
+preciso.
+
+Il Comandante pregò il Ducali di domandargli in che punto di Fez si
+trovasse la fontana chiamata di Ghalù, dal nome d'un ladro che Edriss,
+il fondatore della città, fece inchiodare in un albero vicino. Il
+giovane segretario si mostrò altamente meravigliato che il Comandante
+sapesse questo particolare storico, e gli fece domandare in che maniera
+lo aveva saputo.
+
+--L'ho letto nella storia del Kaldun,--rispose il Comandante.
+
+--Nella storia del Kaldun!--esclamò il giovane.--Avete dunque letto la
+storia del Kaldun! Vuol dire dunque che sapete l'arabo! E dove avete
+trovato quest'istoria?
+
+Il Comandante rispose che quella storia si trovava in tutte le nostre
+città, ch'era un libro conosciutissimo in Europa, che l'avevan tradotto
+in inglese, in francese e in tedesco.
+
+--Ma davvero!--esclamò l'ingenuo giovane.--Voi tutti l'avete letta! E
+sapete queste cose! Io non me lo sarei mai immaginato!
+
+E non finiva di farne le meraviglie.
+
+A poco a poco la conversazione s'infervorò, ci presero parte anche gli
+ufficiali, e riuscimmo a sapere varie cose singolari. L'Ambasciatore
+inglese aveva regalato al Sultano due macchine telegrafiche, e fatto
+insegnare a parecchie persone della corte la maniera di servirsene; e
+già se ne servivano, non pubblicamente, perchè nella città, alla vista
+di quei fili misteriosi, sarebbe nato un sottosopra; ma nell'interno del
+palazzo imperiale; e non è a dire se il grande ritrovato avesse stupito
+tutti. Non però fino al punto che noi potremmo supporre, perchè da
+quello che ne avevano inteso dir prima, se n'erano fatto tutti, compreso
+il Sultano, un concetto assai più meraviglioso; credevano, cioè, che la
+trasmissione del pensiero non si facesse già per mezzo della
+trasmissione successiva delle lettere e delle parole; ma tutta d'un
+colpo, istantaneamente, in modo che bastasse un tocco per esprimere e
+trasmettere issofatto qualsivoglia discorso. Riconoscevano, ciò non
+ostante, che la macchina era ingegnosa e che poteva riuscir utile,
+particolarmente nei nostri paesi, dove essendoci molta gente e molto
+traffico, doveva esserci bisogno di far ogni cosa alla spiccia. Il che
+significava in altre parole: che cosa faremmo noi del telegrafo? E a che
+termini sarebbe ridotta la politica del nostro Governo, se alle domande
+dei rappresentanti degli Stati d'Europa si dovesse risponder subito e in
+poche parole? e rinunziare a quella gran scusa dei ritardi e a
+quell'eterno pretesto delle lettere smarrite, che sono i corrieri,
+grazie a cui si può strascicare per due mesi una quistione che potrebbe
+esser risolta in due giorni? Si seppe, oltre a questo, o piuttosto si
+capì, che il Sultano è un uomo d'indole mite e di cuore gentile, che
+vive austeramente, che ama una donna sola, che mangia senza forchetta,
+come tutti i suoi sudditi, e seduto in terra, ma coi piatti posti sopra
+una piccola tavola dorata, alta un palmo; che prima d'esser Sultano,
+correva il _lab el barod_ coi soldati, ed era uno dei più destri; che
+ama il lavoro e fa molte volte egli stesso quello che dovrebbero fare i
+suoi servi, fino a incassare le proprie robe nelle occasioni di
+partenza; e che infine il popolo lo ama, ma anche lo teme, perchè sa di
+certo che quando scoppiasse una grande rivolta, egli sarebbe il primo a
+saltare a cavallo e a slanciarsi colla spada nel pugno contro i ribelli.
+Ma con che garbo dicevan queste cose! Che bei sorrisi e che bei
+movimenti! Che peccato non intendere il loro linguaggio tutto figure e
+colori, e non poter leggere e frugare a nostro bell'agio dentro
+quell'ingenua ignoranza!
+
+Dopo due ore ricomparvero l'Ambasciatore, Sid-Mussa, il gran sceriffo e
+tutti gli ufficiali; ci fu uno scambio interminabile di strette di mano,
+di sorrisi, d'inchini, di saluti, di cerimonie, che pareva si ballasse
+una contraddanza; e finalmente, passando fra due lunghe ali di servi
+attoniti, s'uscì. Uscendo, vedemmo all'inferriata d'una grande finestra
+a terreno una decina di visi di donne, nere, bianche e mulatte,
+indiademate e scarmigliate; le quali, appena apparimmo, scomparvero
+facendo un gran rumore di pantofole e di sottane sbattute.
+
+ § § § § §
+
+Fin dal primo giorno del viaggio, il Sultano Mulei-el-Hassen era, come
+ognuno può immaginare, l'oggetto principale della nostra curiosità. Fu
+dunque una festa per tutti la sera che l'Ambasciatore ci annunziò il
+ricevimento solenne per la mattina seguente. In vita mia, non ho mai
+levato le pieghe alla giubba, nè fatto scattare la molla del gibus, con
+più profonda compiacenza che in quella occasione.
+
+Quella gran curiosità derivava, in parte, dalla storia della sua
+dinastia. Si desiderava di vedere un volto di quella terribile famiglia
+dei Sceriffi Fileli, a cui gli storici danno il primato del fanatismo,
+della ferocia e dei delitti su tutte le dinastie che regnarono nel
+Marocco. Sul principio del secolo decimosettimo, alcuni abitanti del
+Tafilet, provincia dell'Impero che confina col deserto, dalla quale gli
+sceriffi di quella dinastia prendono il nome di Fileli, condussero dalla
+Mecca nel loro paese uno sceriffo chiamato Alì, nativo di Iambo, e
+discendente di Maometto per Hassen, secondo figliuolo d'Alì e di Fatima.
+Il clima della provincia di Tafilet, poco dopo il suo arrivo, riprese
+una regolarità che da qualche tempo aveva perduta; i datteri crebbero in
+grande abbondanza; il merito ne fu attribuito ad Alì; Alì venne eletto
+re, sotto il nome di Mulei-Sceriffo; i suoi discendenti allargarono, a
+poco a poco, colle armi, il dominio dell'avo; s'impadronirono di Marocco
+e di Fez, scacciarono la dinastia dei sceriffi Saadini, e regnarono,
+fino ai nostri giorni, su tutto il paese compreso fra la Muluia, il
+deserto ed il mare. Sidi-Mohammed, figlio di Mulei-Sceriffo, regnò con
+sapiente clemenza; ma dopo di lui il trono dei Sceriffi s'affondò nel
+sangue. El Rescid governa col terrore, ruba l'ufficio al carnefice,
+lacera di propria mano le mammelle alle donne perchè rivelino il
+nascondiglio dei tesori dei mariti. Mulei Ismaele, il principe
+lussurioso, l'amante di ottomila donne e padre di mille duecento figli,
+il fondatore del corpo famoso delle guardie nere, il galante sultano che
+chiede in isposa a Luigi XIV la figliuola della duchessa La Valliére, fa
+appendere diecimila teste ai merli di Marocco e di Fez. Mulei Ahmed el
+Dehebi, avaro e crapulone, ruba i gioielli alle donne di suo padre,
+s'istupidisce col vino, fa strappare i denti alle sue belle e recidere
+il capo a uno schiavo che ha troppo premuto il tabacco nella sua pipa.
+Mulei Abd-Allà, vinto dai Berberi, fa sgozzare, per sfogar la sua
+rabbia, gli abitanti di Mechinez, aiuta il carnefice a decapitare gli
+ufficiali del suo valoroso esercito sconfitto, e inventa l'orribile
+supplizio di cucir l'uomo vivo dentro un toro sventrato perchè si
+putrefacciano insieme. Appare migliore della propria razza
+Sidi-Mohammed, suo figliolo, il quale si circonda di rinnegati
+cristiani, cerca la pace e ravvicina il Marocco all'Europa. Poi,
+daccapo, Mulei Yezid, violento, crudele e fanatico, che per pagare i
+suoi soldati, gli sguinzaglia al saccheggio dei quartieri degli Ebrei in
+tutte le città dell'Impero; Mulei Hesciam, che dopo un regno di pochi
+giorni, va a morire in un santuario; Mulei Soliman, che distrugge la
+pirateria e ostenta amicizia all'Europa, ma con arte astuta segrega il
+Marocco da tutti gli Stati civili, e si fa portare ai piedi del trono la
+testa degli ebrei rinnegati a cui è sfuggita una parola di rammarico
+sulla loro abjura forzata; Abd-er-Rhaman, il vinto d'Isly, che fa
+calcinar vivi i congiurati nelle mura di Fez; e infine Sidi-Mohammed, il
+vinto di Tetuan, che per inculcare nei suoi popoli il rispetto e la
+devozione, fa portare per i _duar_ e per le città le teste dei suoi
+nemici confitte nei fucili dei suoi soldati. Nè son queste le maggiori
+calamità che affliggono l'Impero sotto la sciagurata dinastia dei
+Fileli. Sono guerre colla Spagna, il Portogallo, l'Olanda,
+l'Inghilterra, la Francia, i Turchi d'Algeri; insurrezioni feroci di
+berberi, spedizioni disastrose nel Sudan, rivolte di tribù fanatiche,
+ammutinamenti delle guardie nere, persecuzioni di cristiani; guerre
+accanite di successione tra padre e figlio, tra zii e nipoti, tra
+fratelli e fratelli; l'Impero a volta a volta smembrato e ricomposto;
+Sultani cinque volte scoronati e cinque volte rimessi in trono; vendette
+snaturate tra principi consanguinei, gelosie di donne e delitti orrendi,
+e miseria immensa, e decadenza precipitosa alla barbarie antica; e in
+ogni tempo questo principio trionfante: che non potendo assidersi la
+civiltà europea se non sulle rovine di tutto l'edifizio politico e
+religioso del Profeta, l'ignoranza è la miglior salvaguardia
+dell'Impero, e la barbarie un elemento necessario di vita. Con
+quest'aureola storica ci si presentava alla fantasia il giovine Sultano
+a cui stavamo per comparire dinanzi.
+
+Alle otto della mattina, l'Ambasciatore, il vice-console, il signor
+Morteo, il Comandante e il Capitano, vestiti delle loro splendide
+uniformi, erano già radunati nel cortile, in mezzo a una folla di
+soldati, fra i quali il caid, tutti in pompa magna. Noi soli, i due
+pittori, il medico ed io, tutti e quattro in giubba, gibus e cravatta
+bianca, non osavamo uscire dalle stanze, per timore che il nostro
+bizzarro vestire, forse non mai visto a Fez prima d'allora, facesse
+ridere il pubblico.--Vada prima lei--no, tocca a lei--no, tocca a
+loro--; per un quarto d'ora non si fece altro discorso, l'uno cercando
+di spinger l'altro fuori della porta. Finalmente, dopo una savia
+osservazione del dottore, che disse:--L'unione fa la forza--; uscimmo
+tutti e quattro insieme, stretti in un gruppo, col capo basso e il
+cappello sugli occhi. La nostra comparsa nel cortile destò una viva
+meraviglia fra i soldati, i custodi e i servi del palazzo, alcuni dei
+quali si nascosero dietro i pilastri per ridere al sicuro. Ma fu ben
+altra cosa per la città. Montammo tutti a cavallo e ci dirigemmo verso
+la porta della Nicchia del burro, preceduti da un drappello di
+fantaccini dalla divisa rossa, seguiti da tutti i soldati della
+legazione, fiancheggiati da ufficiali, interpreti, cerimonieri e
+cavalieri della scorta di Ben-Kasen-Buhammei. Era un bellissimo
+spettacolo quella mescolanza di cappelli cilindrici e di turbanti
+bianchi, di uniformi diplomatiche e di caffettani rosei, di spadine di
+gala e di sciaboloni barbareschi, di guanti canarini e di mani nere, di
+calzoni dorati e di gambe nude; e lascio considerare che figura ci
+facessimo noi quattro, vestiti da ballo, a cavallo a una mula, seduti
+sopra una sella rossa alta come un trono, grondanti di sudore e coperti
+di polvere appena usciti di casa. Le strade erano piene di gente. Al
+nostro apparire tutti si fermavano e facevano ala. Guardavano il
+cappello piumato dell'Ambasciatore, i cordoni d'oro del capitano, le
+medaglie del Comandante, e non davano alcun segno di meraviglia. Ma
+quando passavamo noi quattro, ch'eravamo gli ultimi, era prima uno
+stralunamento d'occhi e poi un esilararsi di volti che metteva un vero
+dispetto. Accanto a noi cavalcava Mohammed-Ducali: lo pregai di tradurmi
+qualcuna delle osservazioni che gli riuscisse di cogliere a volo. Un
+moro, in mezzo a un crocchio, disse non so cosa, a cui mi parve che gli
+altri assentissero. Il Ducali diede in uno scroscio di risa e mi
+notificò che quella brava gente ci credeva esecutori di giustizia.
+Alcuni, forse perchè il nero è un colore odiato dai mori, ci guardavano
+con un'aria quasi di disprezzo e di sdegno. Altri scrollavano il capo in
+segno di commiserazione.--Signori,--disse allora il medico,--se non
+sappiamo farci rispettare, è colpa nostra; abbiamo le armi;
+serviamocene; io darò per il primo l'esempio.--Così dicendo, si tolse il
+gibus, lo schiacciò e passando dinanzi a un gruppo di mori che
+sorridevano, lo fece scattare improvvisamente. La meraviglia e il
+turbamento di quella gente, alla vista di quello scatto misterioso, non
+si può esprimere. Tre o quattro diedero un passo indietro e slanciarono
+sul diabolico cappello uno sguardo di profonda diffidenza. I pittori ed
+io, incoraggiati[tn290] dall'esempio, lo imitammo, e così a furia di
+pugni nel gibus, arrivammo, rispettati e temuti, alle mura delle città.
+
+Fuori della porta della Nicchia del Burro erano schierati sul passaggio
+dell'ambasciata duemila soldati di fanteria, in gran parte ragazzi, che
+presentarono le armi, a modo loro, gli uni dopo gli altri, e passati
+noi, si misero la divisa sulla testa per ripararsi dal sole.
+
+Passammo un piccolo ponte che accavalcia il Fiume delle perle e ci
+trovammo nel luogo destinato al ricevimento, dove si discese tutti da
+cavallo.
+
+Era una vastissima piazza rettangolare, chiusa su tre lati da alte
+muraglie merlate e da grosse torri; sul quarto lato, dal Fiume delle
+perle. Nell'angolo più lontano da noi s'apriva una stradicciuola,
+fiancheggiata da due muri bianchi, che conduceva ai giardini e alle case
+del Sultano, completamente nascoste dai bastioni.
+
+La piazza, quando v'arrivammo, presentava un aspetto ammirabile.
+
+Nel mezzo v'era una folla di generali, di cerimonieri, di magistrati, di
+nobili, d'ufficiali, di schiavi, arabi e neri, tutti vestiti di bianco,
+divisi in due grandi schiere, l'una di fronte all'altra, alla distanza
+d'una trentina di passi.
+
+Dietro una di queste schiere, dalla parte del fiume, erano disposti in
+fila tutti i cavalli del Sultano, grandi e bellissimi, bardati di
+velluto ricamato d'oro; ciascuno tenuto da un palafreniere armato. A
+un'estremità della schiera dei cavalli, c'era una piccola carrozza
+dorata, che la regina d'Inghilterra regalò all'Imperatore; il quale la
+fa mettere in mostra in tutti i ricevimenti.
+
+Dietro i cavalli, e dietro l'altra schiera dei personaggi della corte,
+si stendevano due file lunghissime di guardie dell'Imperatore, vestite
+di bianco.
+
+Tutt'intorno alla piazza, ai piedi delle mura e lungo la riva del fiume,
+tremila soldati di fanteria che apparivano appena come quattro
+lunghissime strisce d'un color rosso fiammante; e sull'altra riva del
+fiume, una folla immensa di popolo, tutta bianca.
+
+Nel mezzo della piazza eran schierate le casse contenenti i regali del
+Re d'Italia: un Ritratto del re stesso, specchi, quadri di musaico,
+candelabri, seggioloni.
+
+Noi ci andammo a mettere vicino alle due schiere dei personaggi, in modo
+da formar con esse un quadrato aperto verso il lato della piazza donde
+doveva venire il Sultano. Dietro di noi v'eran le casse; dietro le
+casse, tutti i soldati dell'ambasciata schierati. Da un lato Mohammed
+Ducali, il comandante della scorta, Salomone Aflalo, e i marinai in
+uniforme.
+
+Un cerimoniere di faccia arcigna, armato d'un nodoso bastone, ci schierò
+su due righe; il Comandante, il capitano e il viceconsole[tn292],
+davanti; il medico, i pittori ed io, dietro. L'ambasciatore stette
+cinque o sei passi davanti a noi, col signor Morteo, che doveva fare da
+interprete.
+
+Tutti e sette, senz'accorgercene, ci avanzammo a poco a poco d'alcuni
+passi.
+
+Il cerimoniere ci fece tornare indietro e c'indicò col bastone il punto
+preciso dove dovevamo restare.
+
+Quella esigenza ci fece specie, tanto più che ci parve di veder brillare
+negli occhi del cerimoniere un risolino astuto. Nello stesso punto
+sentimmo un vivace bisbiglio che veniva dall'alto. Guardammo in su, e
+vedemmo nei bastioni, a una certa altezza, quattro o cinque finestre,
+chiuse da persiane verdi, dietro le quali si muovevano confusamente
+molte teste. Erano teste di donna; il bisbiglio veniva di là; le
+finestre appartenevano a una specie di loggia, che per un lungo
+corridoio comunicava coll'arem del Sultano; e il cerimoniere ci faceva
+stare in quel certo punto per ordine del Sultano stesso, al quale le
+donne avevano chiesto di poter vedere i cristiani. Che peccato non aver
+sentito quello che dicevano dei nostri cappelli a staio e dei nostri
+vestiti a coda di rondine!
+
+Il sole era ardentissimo, nella vasta piazza regnava un profondo
+silenzio, tutti gli occhi erano rivolti dalla stessa parte. Credo che in
+quei momenti ai miei compagni, come a me, batteva il cuore più forte.
+
+Aspettammo circa dieci minuti.
+
+All'improvviso, corse un fremito per tutto l'esercito, s'intese un suono
+di banda, le trombe squillarono, i personaggi della corte si curvarono
+profondamente, le guardie, i palafrenieri e i soldati misero un
+ginocchio in terra, e da tutte le bocche uscì un grido prolungato e
+tonante:--Dio protegga il nostro Signore!
+
+Il Sultano s'avanzava verso di noi.
+
+Era a cavallo, seguito da una turba di cortigiani a piedi, uno dei quali
+sorreggeva sopra il suo capo un enorme parasole.
+
+Arrivato a pochi passi dall'Ambasciatore, si fermò; una parte del suo
+seguito chiuse il quadrato; gli altri gli rimasero intorno.
+
+Il cerimoniere del bastone gridò ad alta voce:--L'Ambasciatore d'Italia!
+
+L'Ambasciatore, accompagnato dall'interprete, col capo scoperto,
+s'avvicinò al Sultano.
+
+Questo gli disse in arabo:--Benvenuto! Benvenuto! Benvenuto!--Poi gli
+domandò se aveva fatto buon viaggio, e s'era stato soddisfatto del
+servizio della scorta e del ricevimento dei Governatori.
+
+Ma di tutto questo noi non udimmo nulla. Eravamo affascinati. Quel
+Sultano, che l'immaginazione ci aveva rappresentato sotto l'aspetto d'un
+despota selvaggio e crudele, era il più bello e più simpatico giovane
+che possa brillare alla fantasia d'un'odalisca. È alto di statura e
+snello, ha gli occhi grandi e soavi, un bel naso aquilino, il viso bruno
+d'un ovale perfetto, contornato d'una corta barba nera; una fisonomia
+nobilissima e piena di dolce mestizia. Una cappa bianca come la neve gli
+scendeva dalla testa ai piedi; il turbante era coperto da un alto
+cappuccio; i piedi nudi e infilati in due babbucce gialle; il cavallo
+grande e bianchissimo, colla bardatura verde e le staffe d'oro. Tutta
+quella bianchezza e quell'ampia e lunga cappa gli davano un aspetto
+sacerdotale, una grazia di regina, una maestà semplice ed amabile, che
+corrispondeva ammirabilmente all'espressione gentilissima del suo viso.
+Il parasole, insegna del comando, che un cortigiano teneva un po'
+inclinato dietro di lui,--un gran parasole rotondo, alto quasi tre
+metri, rivestito, sopra, di seta color amaranto, sotto di seta azzurra,
+ricamata d'oro, con una grossa palla dorata sulla cima,--aggiungeva
+gentilezza e dignità alla sua figura. L'atteggiamento grazioso, lo
+sguardo così tra pensieroso e ridente, la sua voce sommessa e monotona
+come il mormorìo d'un ruscello, tutta insomma la sua persona e la sua
+maniera aveva un non so che d'ingenuo e di femmineo, e nello stesso
+tempo di solenne, che ispirava una simpatia irresistibile ed un rispetto
+profondo. Non mostrava d'aver più di trenta due o trentatrè anni.
+
+--Sono lieto,--disse,--che il Re d'Italia abbia mandato un Ambasciatore
+per stringere maggiormente i legami della nostra antica amicizia. La
+casa di Savoia non fece mai la guerra al Marocco. Io amo la casa di
+Savoia e ho seguito con gioia e con ammirazione i grandi avvenimenti
+che si compirono sotto i suoi aspicii in Italia. Ai tempi di Roma
+antica, l'Italia era il paese più potente del mondo. Poi si divise in
+sette stati. I miei antenati furono amici di tutti e sette questi stati.
+Ed io, ora che tutti e sette si sono riuniti in un solo, ho concentrata
+in quest'uno tutta l'amicizia che i miei antenati nutrivano per gli
+altri.
+
+Disse queste parole lentamente, a pause, come se le avesse studiate
+prima, e facesse di tratto in tratto uno sforzo per rammentarsele.
+
+Fra le altre cose, l'Ambasciatore gli disse che il Re d'Italia gli aveva
+mandato il suo ritratto.
+
+--È un dono prezioso,--rispose;--e io lo farò porre nella sala dove
+dormo, in faccia a uno specchio, che è il primo oggetto su cui cadono i
+miei occhi allo svegliarmi; e così ogni mattina, appena desto, vedrò
+riflessa l'immagine del Re d'Italia, e penserò a lui.
+
+E poco dopo soggiunse:
+
+--Sono contento, e desidero che restiate lungo tempo in Fez e spero che
+ne serberete una buona memoria quando sarete tornati nella vostra bella
+patria.
+
+Dicendo queste cose, teneva quasi sempre gli occhi fissi sulla testa del
+cavallo. A momenti, pareva che volesse sorridere; ma subito corrugava
+le soppracciglia come per richiamare sul suo volto la gravità imperiale.
+Era curioso,--si capiva,--di vedere che razza di gente fossimo noi sette
+schierati a dieci passi dal suo cavallo; ma non volendo guardarci
+direttamente, girava gli occhi a poco a poco, e poi con uno sguardo
+rapidissimo ci abbracciava tutti e sette insieme, e in quel momento nel
+suo occhio brillava una certa espressione indefinibile d'ilarità
+infantile, che faceva un graziosissimo contrasto colla maestà di tutta
+la sua persona. Il folto corteo che gli stava dietro e ai lati, pareva
+pietrificato. Tutti gli occhi eran fissi in lui, non si sentiva un
+respiro, non si vedevano che volti immobili in un atteggiamento di
+venerazione profonda. Due mori, con mano tremante, gli cacciavano le
+mosche dai piedi; un altro, di tratto in tratto, gli passava la mano sul
+lembo della cappa come per purificarla dal contatto dell'aria; un
+quarto, in atto di sacro rispetto, accarezzava la groppa del cavallo;
+quello che reggeva il parasole, stava cogli occhi bassi, immobile come
+una statua, quasi fosse confuso e sgomento dalla solennità del suo
+ufficio. Tutto, intorno a lui, esprimeva la sua enorme potenza,
+l'immensa distanza che lo separava da tutti, una sottomissione
+sconfinata, una devozione fanatica, una svisceratezza d'amore pauroso e
+selvaggio, che sembrava domandare d'essere provato col sangue. Non
+pareva un monarca; ma un Dio.
+
+L'Ambasciatore gli porse le sue credenziali e gli presentò il
+Comandante, il capitano e il vice-console, i quali gli s'avvicinarono
+l'un dopo l'altro e stettero qualche momento dinanzi a lui
+nell'atteggiamento del saluto.
+
+Guardò con particolare attenzione le decorazioni del Comandante.
+
+--Il medico,--disse poi l'Ambasciatore accennando noi quattro,--e tre
+_scienziati_.
+
+I miei occhi incontrarono gli occhi del Dio, e tutti i periodi, già
+concepiti, di questa descrizione, mi si scompigliarono nella mente.
+
+Il Sultano domandò con curiosità chi fosse il medico.
+
+--Quello a destra,--disse l'interprete.
+
+Lo guardò attentamente.
+
+Poi, accompagnando le parole con un atto gentile della mano destra,
+disse:--La pace sia con voi! La pace sia con voi! La pace sia con voi!
+
+E voltò il cavallo.
+
+La banda suonò, le trombe squillarono, i cortigiani curvarono la testa,
+le guardie, i soldati e i servi misero un ginocchio in terra, e scoppiò
+un'altra volta da tutti i petti un grido lungo e sonoro:--Dio protegga
+il nostro Signore!
+
+Scomparso il Sultano, si confusero le due schiere dei grandi personaggi,
+e vennero verso di noi Sid-Mussa, i suoi figliuoli, i suoi ufficiali, il
+ministro della guerra, il ministro delle finanze, il gran sceriffo
+Bacali, il grande cerimoniere, i più grossi pezzi della corte,
+sorridendo, vociando, agitando le braccia in segno di festa. Poco dopo,
+avendo Sid-Mussa invitato l'Ambasciatore a riposarsi in un giardino del
+Sultano, si montò tutti a cavallo, si attraversò la piazza, s'infilò la
+stradicciuola misteriosa e s'entrò nell'augusto recinto del quartiere
+imperiale. Vicoli fiancheggiati da alti muri, piazzette, cortili, case
+in rovina, case in costruzione, porte ad arco, corridoi, giardinetti,
+piccole moschee, un labirinto da perderci il capo, e per tutto operai
+affaccendati, schiere di servi, sentinelle armate, e qualche viso di
+schiava dietro le inferriate delle finestre e agli spiragli delle porte:
+non si vide altro. Non un edifizio di bella apparenza, nè altra cosa,
+fuor delle guardie, che indicasse l'abitazione d'un Monarca. Entrammo in
+un giardino vasto ed incolto, tutto viali ombrosi incrociati ad angolo
+retto e chiuso da mura altissime come il giardino d'un convento, e di
+là, dopo un breve riposo, ritornammo a casa,--spargendo per la
+strada,--il medico, i pittori ed io,--l'ilarità colla giubba e il
+terrore coi gibus.
+
+Per tutto quel giorno non si parlò d'altro che del Sultano. Aveva
+innamorato tutti. L'Ussi si provò cento volte a schizzarne la figura e
+buttò via la matita disperato. Lo proclamammo tutti il più bello e il
+più amabile di tutti i Monarchi maomettani; e perchè la proclamazione
+fosse veramente _nazionale_, ci piacque di sentire il parere anche del
+cuoco e dei due marinai.
+
+Il cuoco, al quale tutti gli spettacoli veduti da Tangeri a Fez non
+avevano strappato mai altro che un sorriso di profonda commiserazione,
+si mostrò generoso coll'Imperatore.
+
+--_A l'è un bel omm,_--disse,--_a i é nen a diie_ (è un bell'uomo, non
+c'è che dire); ma bisognerebbe che andasse a viaggiare (parole testuali)
+_dove c'è l'istruzione_.
+
+Questo _dove_, naturalmente, era Torino.
+
+Luigi, il calafato, benchè napoletano, fu più laconico. Domandato che
+cosa avesse osservato nell'Imperatore, stette un po' sopra pensiero e
+rispose sorridendo:
+
+--_Aggio osservato ch'a stu paese manc' u Re porta i' calzette!_
+
+Il più comico fu il Ranni.--Che cosa t'è parso del Sultano?--gli domandò
+il Comandante.
+
+--M'è parso,--rispose francamente e colla maggior serietà,--che avesse
+paura.
+
+--Paura!--esclamò il Comandante.--Di chi?
+
+--Di noi. Non ha visto com'è diventato smorto e come parlava, che quasi
+gli mancava il fiato?
+
+--Ma tu sei matto! E vuoi che lui, in mezzo a tutte le sue guardie e a
+tutto il suo esercito, avesse paura di noi altri?
+
+--Così m'è parso,--rispose il Ranni imperturbabile.
+
+Il Comandante lo guardò fisso e poi si pigliò la testa fra le mani in
+atto di profondo scoraggiamento.
+
+Quella stessa sera entrarono nel palazzo, condotti da Selam, due mori, i
+quali avendo inteso raccontare meraviglie dei nostri gibus, desideravano
+di vederli. Andai a prendere il mio e lo apersi sotto i loro occhi. Vi
+guardarono dentro tutti e due con grande curiosità e parvero molto
+meravigliati. Credevano probabilmente di trovarci chi sa che complicato
+meccanismo di ruote e di cerniere, e non vedendoci nulla, si
+confermavano forse nella superstizione divulgatissima fra il volgo
+moresco che in tutti gli oggetti dei cristiani ci sia qualcosa di
+diabolico.--Ma non c'è nulla!--esclamarono tutti e due ad una voce.--Ma
+qui sta,--risposi per mezzo di Selam,--qui sta appunto il meraviglioso
+di questi cappelli soprannaturali, che facciano quello che fanno,
+senz'aiuto d'ordigni!--Selam rise, essi sospettarono la celia, e allora
+m'ingegnai di spiegare il meccanismo nascosto; ma mi parve che ne
+capissero poco. Domandarono poi, andandosene, se i cristiani mettevano
+quella molla nei cappelli «per ricreazione.»--E tu, domandai a
+Selam--che cosa ne dici di questi arnesi?--Dico,--rispose con
+un'alterezza sprezzante, appuntando il dito contro il cappello,--che se
+dovessi vivere cento anni nei vostri paesi, forse, a poco poco,
+adotterei la vostra maniera di vestire,--le scarpe, la cravatta ed anche
+i brutti colori che piacciono a voi;--ma quell'arnese lì,--quella
+orribile cosa nera... ah! Dio m'è testimonio che vorrei piuttosto la
+morte!
+
+ § § § § §
+
+A questo punto comincia il mio giornale di Fez, che abbraccia tutto il
+tempo trascorso dal ricevimento dell'Imperatore fino alla partenza per
+Mechinez.
+
+ * * * * *
+
+20 Maggio.
+
+..... Oggi il primo custode del palazzo ci diede in segretezza la chiave
+della terrazza, raccomandandoci caldamente di usare prudenza. Pare
+ch'egli abbia ricevuto ordine, non di rifiutarci quella chiave, ma di
+non darla che quando ne fosse pregato; e questo perchè le terrazze (a
+Fez come nelle altre città del Marocco) appartengono alle donne, e sono
+considerate quasi come un'appendice dell'arem. Siamo dunque saliti sulla
+terrazza, che è vastissima, e tutta circondata da un muro più alto d'un
+uomo, munito di alcune finestre della forma di feritoie. Il palazzo
+essendo molto alto, e posto in un luogo eminente, si vedono di lassù
+migliaia di terrazze bianche, le alture circostanti alla città, i monti
+lontani; e sotto, un altro piccolo giardino, di mezzo al quale s'alza
+una palma smisurata, che sorpassa l'edifizio di quasi un terzo del
+proprio fusto. Avvicinando il viso a quelle finestrine, ci parve
+d'affacciarci a un mondo nuovo. Sulle terrazze vicine e lontane v'erano
+molte donne, la maggior parte, a giudicar dal vestito, di condizione
+agiata,--signore,--se questo titolo si può dare alle donne moresche.
+Parecchie stavano sedute sui parapetti, altre passeggiavano, alcune
+saltellavano con un'agilità di scoiattoli di terrazza in terrazza, si
+nascondevano, ricomparivano, e si spruzzavano acqua nel viso ridendo
+come pazze. Più d'una era seduta in un atteggiamento che avrebbe senza
+dubbio corretto se avesse sospettato che l'occhio d'un uomo la stava
+osservando. C'erano vecchie, giovani, bambine di otto o dieci anni,
+tutte con vestiti di forme bizzarre e di colori vivissimi. Le più
+avevano le treccie giù per le spalle, un fazzoletto di seta rossa o
+verde stretto intorno al capo a modo di benda, una specie di caffettano
+di vario colore, con larghe maniche, serrato intorno alla vita da una
+cintura azzurra o vermiglia; un corpettino di velluto aperto sul petto;
+calzoncini, babbuccie gialle e grossi anelli d'argento sopra la noce del
+piede. Le serve e le bambine non avevano altro che la camicia. Una sola
+di queste «signore» era abbastanza vicina da poterne discernere il
+viso. Era una donna sui trent'anni, vestita in gala, affacciata a una
+terrazza posta a un salto di gatto sotto la nostra. Guardava in un
+giardino, colla testa appoggiata sulla mano. La osservammo col
+cannocchiale. Dei del cielo, che pittura! Nero d'antimonio sotto gli
+occhi, rossetto sulle guancie, bianchetto nel collo, hennè sulle unghie:
+era tutta una tavolozza. Ma bella, malgrado i trent'anni: un visetto
+pieno, due occhi a mandorla, velati di lunghe ciglia e languidissimi; un
+nasino un po' rivolto in su; una boccuccia rotonda, secondo
+l'espressione dei poeti moreschi, come un anello; e un corpicino di
+silfide di cui il vestito sottile metteva in evidenza le curve molli e
+gentili. Pareva triste, e forse era cagione della sua tristezza una
+quarta sposa di quattordici anni, entrata nell'arem pochi dì innanzi,
+della quale essa aveva già sentito il trionfo nel freddo amplesso di suo
+marito. Di tratto in tratto si guardava una mano, un braccio, le treccie
+che le cadevano sul seno, e sospirava. Una voce sfuggita a un di noi la
+riscosse; guardò in su, e accortasi che la guardavamo, scavalcò il
+parapetto della terrazza colla destrezza d'un acrobata, saltò sopra una
+terrazza sottostante, e scomparve. Per veder meglio, mandammo a pigliare
+una seggiola, si giocò a pari e dispari a chi toccasse pel primo, toccò
+a me, la misi contro il muro, vi salii su e riuscii con mezzo il busto
+al disopra del parapetto. Fu come l'apparizione d'un nuovo astro nel
+cielo di Fez: mi si passi il paragone immodesto. Mi videro subito dalle
+prime case, fuggirono, ricomparvero, annunziarono l'avvenimento alle
+donne delle terrazze più vicine; in pochi minuti, di terrazza in
+terrazza, si sparse la notizia per mezza la città; sbucarono curiose da
+tutte le parti, io mi trovai alla berlina. Ma la bellezza dello
+spettacolo mi tenne fermo al mio posto. Erano centinaia di donne e di
+bambine, ritte sui parapetti, sulle torricine, sulle scale esterne,
+tutte rivolte verso di me, tutte vestite di colori fiammanti, dalle più
+vicine di cui discernevo i volti attoniti, fino alle più lontane,
+d'altri quartieri della città, che apparivano appena come puntini
+bianchi, verdi e vermigli; alcune terrazze affollate che sembravano
+piene di fiori; per tutto un brulichio, un va e vieni, un
+gesticolamento, da parere che tutta quella gente assistesse a
+qualche fenomeno celeste. Per non mettere sottosopra tutta la città,
+tramontai, ossia discesi dalla seggiola, e per qualche minuto non ci
+salì nessuno. Poco dopo stava alla berlina il Biseo ed era anch'egli
+bersagliato da mille sguardi, quando, sopra una terrazza lontana, tutte
+le donne gli voltarono improvvisamente le spalle, e corsero ad
+affacciarsi dalla parte opposta; e così di terrazza in terrazza, per una
+lunga fila di case. Sul primo momento non capimmo che cosa fosse
+accaduto. Il vice-console fu il primo a indovinarlo.--Un grande
+avvenimento,--disse;--passano per le strade di Fez il Comandante e il
+capitano.--E infatti di lì a poco, si videro rosseggiare sopra una delle
+alture che dominano la città, le divise dei soldati della scorta, e col
+cannocchiale si riconobbe il Comandante ed il capitano a cavallo. Un
+altro voltafaccia di donne sopra un gran numero di terrazze, ci
+annunziò, poco dopo, il passaggio d'un'altra comitiva italiana; e
+trascorsi dieci minuti vedemmo biancheggiare sull'altura opposta la
+_cuffía_ egiziana dell'Ussi e il cappello inglese del Morteo. Dopo
+questo l'attenzione universale si rivolse daccapo a noi, e saremmo stati
+là a godercela un pezzo; ma sopra una terrazza vicina cinque o sei
+monelle di schiave, di tredici o quattordici anni, si misero a guardarci
+e a sghignazzare così insolentemente, che fummo costretti, per il decoro
+della cristianità, a privare il bel sesso metropolitano della nostra
+meravigliosa presenza.
+
+ * * * * *
+
+Ieri siamo stati a pranzo dal Gran Visir Taib Ben Iamani, soprannominato
+Boascerin, che significa, secondo alcuni, vincitore al gioco della
+palla, e secondo altri, padre di venti figli: gran vizir, però, non
+d'altro che di titolo, per aver occupato quella carica suo padre sotto
+il regno del precedente Sultano.
+
+Il messo latore dell'invito fu ricevuto dall'Ambasciatore in nostra
+presenza.
+
+--Il Gran Vizir Taib Ben Iamani Boascerin,--disse con molta
+gravità,--prega l'Ambasciatore d'Italia e il suo seguito di voler
+pranzare oggi in casa sua.
+
+L'Ambasciatore ringraziò.
+
+--Il Gran Vizir Taib Ben Iamani Boascerin,--continuò colla stessa
+gravità--prega pure l'Ambasciatore e il suo seguito di portar le
+forchette e i coltelli e di condurre con sè i loro servi per farsi
+servire a tavola.
+
+Andammo verso sera, tutti in giubba e cravatta bianca, a cavallo, col
+solito seguito armato. Non ricordo in che parte della città si trovi la
+casa, tanti sono i giri e le svolte, le salite e le discese che si
+fecero per stradicciuole coperte, uggiose, sinistre, badando ogni
+momento a frenare le mule che scivolavano, e a curvare la testa per non
+urtare nelle volte umide delle interminabili gallerie.
+
+Scendemmo in un androne oscuro ed entrammo in un vasto cortile
+rettangolare, pavimentato a musaico, e circondato da altissimi pilastri
+bianchi, sui quali s'incurvano dei piccoli archi ornati d'arabeschi di
+stucco e dipinti di verde: una bizzarra architettura moresco-babilonese,
+che ci destò una piacevole meraviglia. Nel mezzo del cortile spicciavano
+da sette vasche di marmo bianco sette alti zampilli, che facevano il
+rumore d'una pioggia dirotta. Tutt'intorno v'erano porticine socchiuse e
+finestrine binate. Nel mezzo dei due lati più corti, due grandi porte
+aperte, che davano accesso a due sale. Sulla soglia d'una di queste
+porte ci aspettava il Gran Vizir, in piedi; dietro di lui due vecchi
+mori, suoi parenti; a destra e a sinistra due ali di schiavi e di
+schiave.
+
+Scambiati i soliti saluti, il Gran Vizir sedette sopra una materassa
+distesa lungo la parete, incrociò le gambe, si strinse sul ventre con
+tutte e due le mani un grosso guanciale rotondo,--suo atteggiamento
+abituale e notissimo,--e non si mosse più di così per tutta la sera.
+
+Era un uomo sui quarantacinque anni, vegeto, di lineamenti regolari, ma
+non simpatico per una certa falsa luce che gli brillava negli occhi.
+Aveva il turbante e il caffettano bianco. Parlava con molta vivacità e
+rideva sonoramente ad ogni parola propria o d'altri, rovesciando
+indietro la testa, e continuando a tener la bocca spalancata molto tempo
+dopo che aveva riso.
+
+Alle pareti erano appesi alcuni quadretti con iscrizioni del Corano in
+caratteri d'oro; nel mezzo della sala una tavola da osteria di villaggio
+e alcune seggiole rustiche; tutt'intorno materasse bianche, sulle quali
+buttammo i nostri cappelli.
+
+Sidi-Ben-Iamani intavolò una vivace conversazione coll'Ambasciatore; gli
+domandò se era ammogliato, perchè non s'ammogliava; gli disse che, se
+fosse stato ammogliato, gli avrebbe fatto un grande piacere conducendo
+la moglie a pranzo con sè; che l'Ambasciatore inglese ci aveva condotto
+la figliuola, la quale s'era molto divertita; che tutti gli Ambasciatori
+avrebbero dovuto ammogliarsi espressamente per condurre le loro donne a
+veder Fez e a pranzare in casa sua, e simili discorsi, interrotti da
+alte risate.
+
+Mentre, il Gran Vizir parlava, i pittori ed io, seduti sulla soglia
+della porta, guardavamo di sott'occhio le schiave, le quali a poco a
+poco, incoraggiate dalla nostra aria di curiosità benigna, s'erano
+avvicinate, non viste dal Gran Vizir, fino quasi a toccarci, e stavan lì
+piantate a guardare e a farsi guardare, con una certa compiacenza. Erano
+otto bei pezzi di ragazze tra i quindici e i vent'anni, alcune mulatte,
+altre nere, con grand'occhi, narici dilatate, seni prominenti, tutte
+vestite di bianco, strette intorno alla vita da una larghissima cintura
+ricamata, le braccia e i piedi nudi, braccialetti ai polsi, grandi
+cerchi d'argento alle orecchie e due grossi anelli alle gambe. Non
+avrebbero avuto nessuno scrupolo, ci parve, a lasciarsi pizzicare la
+guancia da una mano cristiana. L'Ussi accennò al Biseo il bellissimo
+piede d'una di esse; questa se n'accorse e si mise a osservare il
+proprio piede con grande curiosità. Tutte le altre fecero lo stesso,
+paragonando i propri ai piedi della prima. L'Ussi fece scattare il
+gibus; diedero un passo indietro, poi sorrisero e si riavvicinarono. Una
+voce del Gran Vizir, che ordinava di apparecchiare la tavola, le fece
+scappare.
+
+La tavola fu apparecchiata dai nostri soldati. Un servo della casa vi
+piantò nel mezzo tre grosse torcie di cera vergine di vario colore. Le
+stoviglie erano del gran vizir: non due piatti uguali; grandi e piccoli,
+bianchi e dipinti, finissimi e di qualità infima, alla rinfusa. Le
+serviette pure appartenevano alla casa, ed erano pezzi di tela di
+cotone, di diversa grandezza, senz'orlo, tagliati in fretta e in furia
+poche ore prima del desinare.
+
+Ci mettemmo a tavola a notte fatta. Il Gran Vizir rimase sulla sua
+materassa, col guanciale tra le braccia, discorrendo e ridendo coi suoi
+due parenti.
+
+Non descriverò il pranzo; non voglio ridestare memorie dolorose. Basterà
+dire che furono trenta piatti, ossia trenta dispiaceri gravi, senza
+contare i piccoli fastidi dei dolci.
+
+Al quindicesimo piatto riuscendo oltremodo difficile il proseguire la
+lotta senza il refrigerio d'un po' di vino, l'ambasciatore incaricò il
+Morteo di far domandare al Gran Vizir se non gli sarebbe spiaciuto che
+mandassimo a pigliare qualche bottiglia di Champagne.
+
+Il Morteo parlò nell'orecchio a Selam e Selam ripetè la domanda
+nell'orecchio a Sua Eccellenza.
+
+Sua Eccellenza fece una lunga risposta a bassa voce, e intanto noi colla
+coda dell'occhio spiavamo ansiosamente il suo volto. Ma il suo volto non
+ci dava grandi speranze.
+
+Selam s'alzò mortificato, e riferì la risposta nell'orecchio
+all'Intendente il quale ci diede il colpo di grazia colle seguenti
+parole:
+
+--Il Gran Vizir dice che non avrebbe difficoltà.... che anzi ben
+volentieri acconsentirebbe.... ma che ci sarebbe un inconveniente... ed
+è che si macchierebbero i bicchieri.... e forse anche la tavola.... e
+che in ogni modo la vista... l'odore.... e poi la novità della cosa....
+
+--Ho capito,--rispose l'Ambasciatore;--non parliamone più.
+
+Tutti i nostri volti presero un leggero color verde.
+
+Finito il pranzo, l'Ambasciatore rimase a discorrere col Gran Vizir, e
+noi uscimmo dalla sala. Era buio e piovigginava. Nell'altra sala, in
+fondo al cortile, illuminata da una torcia, desinavano, seduti sul
+pavimento, il nostro caid, i suoi ufficiali e i segretari del Gran
+Vizir. A tutte le finestrine dei quattro muri rischiarate di dentro,
+facevano capolino donne e bambini, dei quali non apparivano che i
+contorni neri. Per una porta socchiusa del pian terreno si vedeva una
+sala illuminata splendidamente, dove erano sedute e sdraiate in cerchio,
+in atteggiamenti voluttuosi, le mogli e le concubine del gran vizir,
+indiademate come regine; ma velate leggermente dal fumo dei profumieri
+che ardevano ai loro piedi. Schiave e servi andavano e venivano fra la
+sala da pranzo e le cucine, attraversavano il cortile, entravano in
+certe porte, salivano e scendevano; saranno state cinquanta persone in
+movimento, e non si sentiva una voce, un passo, un fruscìo. Era una
+scena muta e misteriosa come uno spettacolo fantasmagorico, dinanzi
+alla quale rimanemmo lungo tempo attoniti, nascosti nell'ombra, senza
+profferire parola.
+
+Andandocene, si vide appesa a un pilastro del cortile una grossa
+correggia di cuoio con molti nodi. L'interprete domandò a un servo della
+casa a che cosa servisse:
+
+--A flagellarci--rispose.
+
+Montammo a cavallo, e ci mettemmo in cammino verso casa, accompagnati da
+uno stuolo di servi del gran vizir, ognuno dei quali portava una grande
+lanterna. Era buio fitto e pioveva a rovescio. Non si può immaginare lo
+strano effetto di quella lunghissima cavalcata, di quelle lanterne, di
+quella turba di gente armata e incappucciata, di quello scalpitìo
+assordante, di quel frastuono di grida selvaggie, per quel labirinto di
+strade anguste e di passaggi coperti, in mezzo al profondo silenzio
+della città addormentata. Pareva una processione funebre per i meandri
+d'una immensa grotta o un'incamiciata di soldati che s'avanzasse per le
+gallerie sotterranee d'una fortezza per fare un colpo di mano. A un
+tratto, il convoglio si fermò, si fece un silenzio sepolcrale e s'intese
+una voce irata che disse in arabo:--La strada è chiusa!--Un momento dopo
+si sentì uno strepito precipitoso di colpi. Erano i soldati della
+scorta che cercavano di rovesciare coi calci dei fucili una delle mille
+porte che durante la notte impediscono la circolazione per le strade di
+Fez. Il lavoro durò un pezzo; lampeggiava, tonava, scrosciava la
+pioggia; i servi e i soldati andavano e venivano colle lanterne,
+proiettando le loro lunghe ombre sui muri; il caid, ritto sulle staffe,
+minacciava gli abitanti invisibili delle case circostanti; e noi ci
+godevamo quel bel quadro del Rembrandt con un gusto infinito. Finalmente
+s'udì un fortissimo schianto, la porta cadde e ci rimettemmo in cammino.
+A poca distanza da casa, sotto una volta sepolcrale, sei soldati di
+fanteria ci presentarono le armi con una mano sola, tenendo coll'altra
+un moccolo acceso; e fu questa l'ultima scena della rappresentazione
+fantastica intitolata:--Un pranzo in casa del gran vizir.--Ma no;
+l'ultima scena fu quando, appena rientrati nel nostro cortile, ci
+precipitammo sulle sardine di Nantes e sulle bottiglie di Bordeaux, e
+l'Ussi, alzando il bicchiere sopra le nostre teste, esclamò con accento
+solenne:--A Sidi-Ben-Iamani Boascerin, gran vizir del Marocco, nostro
+graziosissimo ospite, Stefano Ussi, cristianamente perdonando,
+consacra!
+
+ * * * * *
+
+Il Sultano ha ricevuto l'Ambasciatore in udienza privata. La sala dei
+ricevimenti è grande, bianca e nuda come una prigione. Non v'è altro
+ornamento che un gran numero di orologi a pendolo, di tutte le
+dimensioni e di tutte le forme, in parte schierati sul pavimento, lungo
+le pareti; in parte ammucchiati sopra una tavola, in mezzo alla sala.
+Gli orologi, è da notarsi, sono per i mori un oggetto principalissimo
+d'ammirazione e di divertimento. Il Sultano stava dentro una piccola
+alcova, seduto, colle gambe incrociate, sopra un palco di legno, alto un
+metro. Aveva indosso, come al ricevimento pubblico, una cappa
+bianchissima, il cappuccio sul capo, i piedi nudi, le babbuccie gialle
+in un canto e un cordone verde a traverso il petto, al quale doveva
+essere appeso un pugnale. In questa forma gl'Imperatori del Marocco
+ricevono tutti gli Ambasciatori: il loro trono, come disse il Sultano
+Abd-er-Rhaman, è il cavallo e il loro padiglione il cielo.
+L'Ambasciatore, avendone prima manifestato il desiderio a Sid-Mussa,
+trovò dinanzi al palco imperiale una modesta seggiola, sulla quale, a un
+cenno del Sultano, sedette; il signor Morteo, interprete, rimase in
+piedi. Sua Maestà Mulei el Hassen parlò lungamente, senza mai levar le
+braccia di sotto la cappa, senza fare un movimento del capo, senza
+alterare d'un solo accento l'abituale monotonia della sua voce dolce e
+profonda. Parlò dei bisogni del suo Impero, di commerci, d'industrie, di
+trattati, scendendo a particolari minuti, con molto ordine e grande
+semplicità di linguaggio. Fece molte domande ascoltò le risposte con
+viva attenzione, e conchiuse dicendo con un accento di leggera
+mestizia:--_È vero; ma siamo costretti a procedere lentamente;_--strane
+ed ammirabili parole sulle labbra d'un Imperatore del Marocco. Vedendo
+che non accennava mai, neanche negl'intervalli di silenzio, a troncare
+il colloquio, l'Ambasciatore si credette in dovere d'alzarsi.--Restate
+ancora;--disse con un certo garbo ingenuo il Sultano;--mi piace
+discorrere con voi.--Quando l'Ambasciatore, andandosene, s'inchinò per
+l'ultima volta sulla soglia della porta, egli abbassò leggermente la
+fronte, e rimase immobile, come un idolo, nel suo tempio deserto.
+
+ * * * * *
+
+È venuta una comitiva di donne ebree a presentare non so che istanza
+all'Ambasciatore.
+
+Nessuno potè sottrarre le mani alla pioggia dei loro baci.
+
+Eran mogli, figliuole e parenti di due agiati negozianti: bellissime
+donne, di fulgidi occhi neri, di carnagione bianca, di labbra porporine,
+di mani piccolissime. Le due madri, già vecchie, non avevano un capello
+bianco, e brillava ancora nelle loro pupille tutto il fuoco della
+giovinezza. Avevano un vestimento pittoresco e splendido: un fazzoletto
+di seta di colori vivissimi, stretto intorno alla fronte; una zuavina di
+panno rosso, ornata di larghi e spessi galloni d'oro; un panciotto tutto
+dorato; una sottana corta e stretta, di panno verde, pure listata di
+galloni risplendenti; una cintura di seta rossa o azzurra intorno alla
+vita. Parevan tante principesse asiatiche, e questa pompa contrastava
+bizzarramente colle loro maniere servilmente ossequiose.
+
+Parlavano tutte spagnuolo.
+
+Soltanto dopo qualche minuto, ci accorgemmo che avevano i piedi nudi e
+le babbuccie gialle sotto il braccio.
+
+--Perchè non vi calzate?--domandai a una delle vecchie.
+
+--Come!--mi domandò alla sua volta, meravigliandosi--non sa ella dunque
+che gl'Israeliti non possono portare le scarpe che nel Mellà, e che,
+entrando nella città mora, debbono andare a piedi nudi?
+
+Rassicurate dall'Ambasciatore, si calzarono.
+
+Così è infatti. Non sono assolutamente obbligati ad andar sempre a piedi
+nudi; ma dovendo levarsi le babbuccie quando passano per certe strade,
+davanti a certe moschee, accanto a certe _cube_, finisce per essere lo
+stesso. E non è questa la sola nè la più umiliante vessazione a cui
+vanno soggetti. Non possono testimoniare in giudizio, e debbono
+prostrarsi a terra parlando davanti ai tribunali; non possono possedere
+terreni o case fuori del loro quartiere; non possono andare a cavallo
+per la città; non possono alzar la mano sopra un mussulmano nemmeno per
+difendersi, eccetto il caso in cui siano assaliti in casa propria; non
+possono vestirsi che di colori oscuri; debbono portare correndo i loro
+morti al cimitero, debbono domandare al Sultano il permesso di sposarsi,
+debbono rientrare nel Mellà al tramonto del sole, debbono pagare la
+guardia mora che veglia alle porte del loro quartiere, debbono
+presentare dei ricchi doni al Sultano nelle quattro feste
+dell'Islamismo e in occasione d'ogni nascita e d'ogni matrimonio della
+famiglia imperiale. Ed era anche peggiore la loro condizione prima del
+Sultano Ald-er-Rhaman, il quale impedì almeno che si spargesse il loro
+sangue. Nè, anche volendo, potrebbero i Sultani migliorarne gran fatto
+lo stato, senza esporre quegli infelici a mali peggiori della orribile
+schiavitù che li schiaccia, tanto è fanatico e feroce contro di loro
+l'odio dei Mori. Esempio l'Imperatore Solimano, il quale, avendo
+decretato che potessero portar le babbuccie, ne furono uccisi tanti, in
+pieno giorno, per le strade di Fez, ch'essi medesimi domandarono, per
+salvarsi dalla strage, la revocazione del decreto. Rimangono nondimeno
+nel paese, e perchè ci arricchiscono, servendo d'intermediarii fra il
+commercio d'Europa e il commercio dell'Affrica; e perchè il Governo,
+comprendendo di quale importanza essi sono per la prosperità dello
+Stato, oppone una barriera quasi insormontabile all'emigrazione,
+proibendo ad ogni donna ebrea l'uscita dal Marocco. Servono, tremano e
+strisciano nella polvere; ma non darebbero, per acquistar la dignità
+d'uomini e la libertà di cittadini, il mucchio di monete d'oro che
+tengon nascoste nelle pareti delle loro luride case. In Fez sono intorno
+a otto mila, divisi per sinagoghe e retti dai rabbini, che godono d'una
+grande autorità.
+
+Quelle povere donne ci mostrarono parecchi grossi braccialetti d'argento
+cesellato, degli anelli ingemmati e degli orecchini d'oro, che tenevano
+nascosti nel seno. Domandammo perchè li nascondevano.
+
+--_Nos espantamos de los Moros._--Abbiamo paura dei mori,--risposero a
+voce bassa, guardando intorno con diffidenza. Diffidavano persino dei
+soldati della Legazione.
+
+Fra loro v'erano parecchie bambine vestite colla medesima pompa delle
+donne.
+
+Una di esse stava accanto alla madre in atteggiamento più timido che le
+altre. L'Ambasciatore domandò alla madre che età avesse. Rispose dodici
+anni.
+
+--Si mariterà presto,--disse l'Ambasciatore.
+
+--Che!--esclamò la madre;--è già troppo vecchia per pigliar marito.
+
+Credemmo tutti che scherzasse.
+
+--Dico davvero;--rispose la madre quasi meravigliandosi della nostra
+incredulità;--vedono quest'altra qua?--E c'indicò una bambina più
+piccola.--Avrà dieci anni fra sei mesi ed è già maritata da più d'un
+anno.
+
+La bambina chinò la testa. Noi non credemmo.
+
+--Che cosa ho da dire?--continuò la madre;--se non vogliono credere alla
+mia parola, ci facciano l'onore di venire a casa nostra, di sabato,
+affinchè possiamo riceverli degnamente, e vedranno il marito e gli
+attestati del matrimonio.
+
+--E quanti anni ha il marito?--domandai.
+
+--Dieci compiuti, Signore.
+
+Vedendo che stentavamo a credere, ci accertarono la cosa tutte le altre
+donne, aggiungendo che sono rare le ragazze che si maritino dopo i
+dodici anni, che la maggior parte son già spose a dieci, e molte a otto,
+e non poche perfino a sette, con ragazzi press'a poco della stessa età;
+e che, naturalmente, fin che son così piccoli vivono coi parenti, i
+quali continuano a trattarli come bambini, li nutrono, li vestono, li
+sballottano, li sculacciano senza alcun riguardo alla loro dignità
+maritale; ma stanno sempre insieme e la moglie è sottomessa al marito.
+
+A noi pareva di sentir parlare d'un altro mondo, e stavamo a sentire
+colla bocca aperta, titubando fra la voglia di ridere, la compassione e
+lo sdegno.
+
+--Ma....--disse esitando l'Ambasciatore--stanno insieme anche.... dalla
+sera alla mattina?
+
+--Naturalmente--rispose la madre;--poichè sono marito e moglie!
+
+--Ma non capite,--disse l'Ambasciatore con un movimento di sdegno;--che
+questo è mal fatto? che è contro le leggi della natura? che è dannoso
+all'anima e al corpo? che in questo modo invece di educare moralmente e
+fisicamente l'infanzia, la profanate, l'avvelenate, la soffocate?
+
+--Che, che, signor Ambasciatore!--rispose la madre con la più amena
+disinvoltura;--non creda questo. Non segue nulla di tutto questo. Son
+bambini....--E qui s'avvicinò a noi e abbassò la voce.--Son bambini, non
+sanno nulla, non pensano a nulla, discorrono e ridono fra loro, e poi
+quando son stanchi, chinan la testa così e s'addormentano come
+angioletti. Nulla di male, signor Ambasciatore.
+
+L'Ambasciatore tentò ancora di persuaderla che del male ce n'era; ma la
+buona donna, continuando a ripetere:--nulla di male, nulla di male... a
+poco a poco, a poco a poco--rimase del proprio parere.
+
+In quel frattempo la sposina di nove anni mandava dei baci al cane da
+caccia del signor Paxcot, legato in un angolo del cortile.
+
+Povere creature! Fu una pietà il vederle, quando s'accomiatarono,
+rimettersi le babbuccie sotto il braccio e i braccialetti in seno, e
+così belle e vestite riccamente, avviarsi a piedi nudi per quelle strade
+sassose ed immonde, guardando intorno con un'espressione di umiltà
+supplichevole, come per scongiurare gl'insulti e le percosse dei
+passanti!
+
+ * * * * *
+
+Una colezione in casa del ministro della guerra.
+
+Ci ricevette, appena entrati, in un cortile angusto, chiuso fra quattro
+muri altissimi e oscuro come un pozzo. Da un lato v'era una porticina
+alta poco più d'un metro, dall'altro una gran porta senza battenti e una
+stanza nuda, con una materassa distesa sul pavimento, e alcuni foglietti
+di carta infilati in uno spago appeso a una parete: la corrispondenza
+giornaliera, credo, di Sua Eccellenza.
+
+Si chiama Sid-Abd-Allà Ben Hamed, è fratello maggiore di Sid-Mussa, ha
+circa sessant'anni, è nero, piccolo, magro, malfermo sulle gambe,
+tremante, ridotto, come suol dirsi, sulle cigne; ma d'aspetto e di modi
+simpatici. Parla poco, chiude spesso gli occhi e sorride cortesemente
+abbassando la testa mezzo nascosta in un grosso turbante.
+
+Scambiate poche parole, fummo invitati a passare nella sala da pranzo.
+Primo l'Ambasciatore, e poi tutti gli altri, ad uno ad uno, piegandoci
+quasi ad angolo retto, infilammo la porticina, e riuscimmo in un altro
+cortile, spazioso, circondato d'archi eleganti, e coperto di musaici
+splendidi e svariatissimi. È un palazzo regalato a Sid-Abd-Allà
+dall'Imperatore. Egli medesimo ce lo disse, chinando la testa e
+chiudendo gli occhi in atto di religiosa venerazione.
+
+In un angolo del cortile v'era un gruppo d'ufficiali in turbante e cappa
+bianca; dalla parte opposta uno stuolo di servi, in mezzo ai quali
+giganteggiava un giovanotto di bellissimo aspetto, vestito tutto di
+turchino, alla zuava, con una lunga pistola alla cintura. A tutte le
+finestrine e porticine dei quattro muri, si vedevano apparire e sparire
+teste di donne e di ragazzine di ogni colore, e da ogni parte si
+sentivano vagiti di bimbi.
+
+Sedemmo intorno a una piccola tavola, in una piccolissima stanza,
+ingombrata in gran parte da due letti enormi. Il Ministro si pose vicino
+all'Ambasciatore, un po' indietro, e stette là per tutto il tempo della
+colezione stropicciando vigorosamente il suo nero piede nudo piantato
+ritto sul ginocchio, in modo che le rispettabili dita ministeriali
+riuscivano per l'appunto sull'orlo della tavola, a mezzo palmo dal
+piatto del Comandante. I soldati della Legazione servivano. A un passo
+dalla tavola stava il gigante turchino, immobile come una statua, con
+una mano sul pistolone.
+
+Sid-Abd-Allà[tn326] fu assai gentile coll'Ambasciatore.
+
+--Voi mi siete simpatico,--gli fece dire, senza preamboli, dal signor
+Morteo.
+
+L'Ambasciatore gli rispose che provava per lui un eguale sentimento.
+
+--Appena vi vidi,--continuò il Ministro,--il mio cuore fu vostro.
+
+L'Ambasciatore ricambiò il complimento.
+
+--Al cuore--concluse Sid Abd-Allà,--non si resiste; e quando egli ci
+comanda d'amare una persona, anche senza saperne la ragione, la si ama.
+
+L'Ambasciatore gli porse la mano ed egli se la strinse sul cuore.
+
+Ci furono portati diciotto piatti. Non ne parlo. Mi basta dire che son
+certo che me ne sarà tenuto conto il giorno in cui verrò giudicato. Per
+giunta l'acqua era muschiata, la tovaglia variopinta e le seggiole
+barcollanti. Ma queste piccole calamità, invece di metterci di malumore,
+ci accesero la vena degli scherzi per modo che poche volte fummo più
+allegramente bricconi di quella mattina. Se ci avesse sentiti
+Sid-Abd-Allà! Ma Sid-Abd-Allà era tutt'occhi e tutt'orecchi
+coll'Ambasciatore. Ci spaventò per un momento il signor Morteo,
+avvertendoci a bassa voce che il gigante turchino, essendo di Tunisi,
+poteva darsi che capisse qualche parola d'italiano. Ma guardandolo
+attentamente ad ogni scherzo, e vedendolo sempre impassibile come una
+statua, ci rassicurammo e tirammo innanzi senza badargli. Quante
+similitudini calzanti, inaspettate, e d'un effetto comico clamoroso, ma
+sventuratamente irripetibili, furono trovate a quegl'intingoli e a
+quelle salse!
+
+Finita la colezione, s'andò tutti nel cortile, dove il Ministro della
+guerra presentò all'Ambasciatore uno dei più alti ufficiali
+dell'esercito. Era il Comandante supremo dell'artiglieria: un piccolo
+vecchio, secco, inarcato come una C, con un enorme naso adunco e due
+occhiettini diabolici; una figura d'uccello di rapina; caricato,
+piuttosto che coperto, d'uno smisurato turbante giallo di forma quasi
+sferica, e vestito presso a poco alla zuava, tutto turchino, con un
+mantello bianco sulle spalle. Aveva una lunga sciabola al fianco e un
+pugnale inargentato alla cintura. L'Ambasciatore gli fece domandare a
+quale grado della gerarchia militare europea corrispondesse quello
+ch'egli aveva nell'esercito marocchino. Parve che quella domanda lo
+mettesse nell'imbarazzo. Pensò qualche momento e rispose
+balbettando:--Generale;--poi ripensò e soggiunse:--No, colonnello--e
+rimase un po' confuso. Disse ch'era nativo d'Algeri. Mi balenò il
+sospetto che fosse un rinnegato. Chi sa per che strane vicende si
+trovava colonnello nel Marocco!
+
+Gli altri ufficiali, in quel frattempo, facevano colezione in una stanza
+a terreno aperta sul cortile, tutti seduti in cerchio sul pavimento, coi
+piatti nel mezzo. Capii benissimo, vedendoli mangiare, come i mori
+possano far di meno del coltello e della forchetta. Non si può dire il
+garbo, la destrezza, la precisione con cui facevano in pezzi i polli, il
+montone allo spiedo, la caccia, i pesci, ogni cosa. Con pochi movimenti
+rapidissimi delle mani, senza scomporsi menomamente, ognuno spiccava
+giusta e netta la sua porzione. Pareva che avessero delle unghie
+taglienti come rasoi. Immergevano le dita nelle salse, facevano delle
+palle di cuscussù, mangiavano l'insalata a manate, e non un briciolo,
+non una goccia cadeva fuor del piatto; e vedemmo infatti quando
+s'alzarono che avevano i caffettani bianchi immaculati come prima. Di
+tratto in tratto un servo portava in giro una catinella e un
+asciugamano; si davano una lavatina e poi tutti insieme rituffavano lo
+zampino in un altro piatto. Nessuno parlava, nessuno alzava gli occhi,
+nessuno mostrava d'accorgersi che noi fossimo là a contemplarli.
+
+Che ufficiali saranno stati? Maggiori di stato maggiore? Aiutanti di
+campo? Capi-divisione del Ministero della guerra? Chi può saper nulla
+nel Marocco, particolarmente dell'esercito, che è il più misterioso di
+tutti i misteri? Si dice, per esempio, che nel caso d'una guerra santa,
+quando sia proclamata la legge Djehad, che chiama tutti gli uomini
+validi alle armi, l'Imperatore può raccogliere duecentomila soldati; ma
+se non si conosce nemmeno presso a poco il numero della popolazione
+dell'Impero, su che fondamento s'appoggia quella cifra? E l'esercito
+permanente, chi sa quanto sia? E a chi riesce di saper qualcosa, non
+solo del numero, ma dell'ordinamento, se, fuor dei capi, nessuno sa
+nulla, e questi o non vogliono rispondere, o non dicono il vero, o non
+sanno farsi capire?
+
+Sid-Abd-Allà, cortesissimo ospite, volle aver scritti sul suo
+portafoglio i nostri nomi e ci accomiatò stringendosi sul cuore le mani
+di tutti.
+
+Eravamo già sulla porta, quando ci raggiunse il gigante turchino. Ci
+fermammo, egli ci guardò sorridendo furbescamente e poi disse sottovoce
+in pretto italiano, salvo la pronunzia moresca:
+
+--Signori, stiano bene!
+
+Ci balenarono alla mente le corbellerie dette a tavola e restammo
+fulminati.
+
+--Ah cane!--gridò l'Ussi.
+
+Ma il cane era già sparito.
+
+ * * * * *
+
+Ogni passeggiata è una piccola spedizione militare: bisogna avvertire il
+caid, radunare una scorta, cercare un interprete, mandar a prendere le
+cavalcature, e prima che tutto sia in ordine ci vuole un'ora. Perciò
+restiamo gran parte della giornata in casa. Ma lo spettacolo della casa
+ci compensa largamente della prigionia. È una processione continua di
+soldati rossi, di servi neri, di messi della corte, di negozianti della
+città, di mori malati che cercano il medico, di rabbini che vengono a
+inchinare l'Ambasciatore, d'ebree che portano mazzi di fiori, di
+corrieri che portan lettere da Tangeri, di facchini che portano la
+_muna_. Nel cortile lavorano dei musaicisti per Visconti Venosta; sulla
+terrazza, dei muratori; in cucina, un visibilio di cuochi; nel giardino,
+i negozianti stendono le loro stoffe e il signor Vincent le sue
+uniformi; il medico si dondola in una branda appesa a due alberi; i
+pittori dipingono davanti alla porta della loro camera; i soldati e i
+servi saltano e gridano nei vicoli intorno; tutte le fontane zampillano
+col rumore d'una pioggia dirotta e fra gli aranci e i limoni del
+giardino cantano centinaia d'uccelli. Il giorno si passa fra il giuoco
+della palla e la storia del Kaldun; la sera fra gli scacchi e i canti,
+diretti dal Comandante, primo tenore di Fez. La notte la passerei
+meglio, se non mi passassero continuamente davanti, come fantasmi, i
+neri servi di Mohammed Ducali, che dorme in una stanzina accanto alla
+mia. Nella mia dorme pure il dottore e abbiamo fra tutti e due un povero
+diavolo di servo arabo che ci fa morire dalle risa. Ci dicono che è di
+famiglia, se non agiata, non bisognosa, e che s'aggregò come servo alla
+carovana, a Tangeri, per fare un _viaggio di piacere_. Appena arrivato a
+Fez, meta del suo viaggio di piacere, non so per che mancanza, ma per
+poca cosa di certo, fu legnato. Dopo d'allora si mise a servirci con uno
+zelo furioso. Non capisce nulla, nemmeno i gesti; ha sempre l'aspetto
+d'un uomo spaventato; gli domandiamo gli scacchi, porta la sputacchiera;
+ieri il medico gli disse d'andargli a prendere del pane; lui, per far
+più presto, gli portò un pezzo di crosta che trovò in mezzo al giardino.
+Abbiamo un bel rassicurarlo: ha terrore di noi, cerca di placarci con
+ogni sorta di servizi stranissimi, che non gli domandiamo: compreso
+quello di cambiare tre volte l'acqua nella catinella prima ancora che ci
+alziamo da letto. Di più, per farci una cosa grata, aspetta ogni
+mattina, ritto in mezzo alla stanza, colla tazza del caffè in mano, che
+il dottore od io ci svegliamo, e al primo che dia il menomo segno di
+vita, gli si precipita addosso e gli caccia la tazza sotto il naso colla
+furia d'uno che voglia far bere un contravveleno. Un altro bel
+personaggio è la lavandaia, un donnone col viso coperto, la sottana
+verde e i calzoncini rossi, che viene a pigliar la nostra biancheria,
+destinata, ahimè! alle zampate dei mori. È superfluo il dire che non ci
+stirano nulla: in tutta Fez non esiste un ferro da stirare, e noi ci
+rimettiamo la roba tale e quale esce di sotto alle zampe dei
+lavandai.--Forse,--ci fu detto,--ci sarà qualche ferro nel Mellà!--C'è
+di tutto; il difficile è trovare. C'è, per esempio, una carrozza; ma
+appartiene all'Imperatore. Si dice che c'è pure un pianoforte; lo si è
+visto entrare nella città anni sono; ma non si sa bene chi lo possegga.
+È un divertimento poi il mandar a comprare alle botteghe. Una
+candela?--Non c'è,--rispondono;--ma ve la facciamo subito.--Un metro di
+nastro? Sarà fatto per domani sera.--Dei sigari? Abbiamo il tabacco; ve
+li daremo fra un'ora.--Il viceconsole cerca da qualche giorno un vecchio
+libro arabo, e tutti i mori interrogati si guardano in viso e
+dicono:--Un libro? Chi ha dei libri a Fez? N'aveva uno tempo fa, se non
+c'inganniamo, il tale dei tali; ma è morto e non sappiamo chi siano gli
+eredi.--E giornali arabi, d'altri paesi, se ne potrebbero avere?--Un
+solo giornale arabo, stampato in Algeri, arriva regolarmente a Fez, ma è
+diretto all'Imperatore.--Insomma, ho un bel pensare che sono a meno di
+duecento miglia da Gibilterra, dove appunto stassera, probabilmente, si
+rappresenta la _Lucia di Lammermor_, e che di qui a otto giorni potrei
+passeggiare sotto la loggia dei Lanzi a Firenze. Malgrado ciò, provo il
+sentimento d'una lontananza immensa. Non son le miglia, son le cose e la
+gente che ci allontanano di più dal nostro paese. Con che piacere
+stracciamo la fascia alla _Gazzetta Ufficiale_ e rompiamo il suggello
+alle lettere! Povere lettere che sfuggirono alle mani dei Carlisti,
+passarono in mezzo ai briganti della Sierra Morena, superarono le roccie
+della montagna rossa, sornotarono, strette dalla mano d'un beduino, le
+acque del Kus, del Sebù, del Meches, del fiume della fontana azzurra, e
+ci portarono una parola amorosa in mezzo agli improperi e alle
+maledizioni.
+
+ * * * * *
+
+Passiamo molte ore a veder lavorare i pittori. L'Ussi ha fatto un bello
+schizzo del gran ricevimento, in cui è colta meravigliosamente la figura
+del Sultano; il Biseo, pittore valentissimo d'architettura orientale,
+sta copiando la facciata della casetta del giardino. Bisogna sentire,
+per divertirsi, i soldati e i negozianti di Fez che vengono a vedere
+quel quadretto. Vengono in punta di piedi alle spalle del pittore,
+guardano facendo cannocchiale della mano e poi quasi tutti si mettono a
+ridere come se avessero scoperto qualche grande stranezza. La grande
+stranezza è che nel disegno il secondo arco della facciata è più piccolo
+del primo, e il terzo più piccolo del secondo. Digiuni come sono d'ogni
+idea di prospettiva credono quella ineguaglianza un errore, e dicono che
+i muri sono storti, che la casa balla, che la porta è fuori di posto, e
+ne fanno le alte meraviglie, e se ne vanno dando di ciuco all'artista.
+L'Ussi è più stimato dopo che si sa che è stato al Cairo e che ha
+dipinto la partenza della grande carovana per la Mecca, d'incarico del
+Vicerè, che gli diede quindicimila scudi. Dicono però che il Vicerè è
+diventato matto a pagare quindicimila scudi un lavoro in cui, a metter
+molto, l'artista avrà speso cento lire di colori. Un negoziante domandò
+al Morteo se l'Ussi dipinge anche i mobili. Ma le più belle toccano al
+Biseo, che va ogni mattina in Fez nuova a copiare una moschea. Ci va,
+s'intende, scortato da quattro o cinque soldati armati di bastone. Prima
+che abbia messo al posto il cavalletto, gli sono intorno trecento
+persone, e i soldati sono costretti a urlare e a sbracciarsi come
+dannati per tenergli sgombro dinanzi appena tanto spazio ch'egli possa
+vedere la moschea. Ben presto però non bastan più nè gli urli nè le
+spinte, e allora bisogna che c'entri il bastone. Ogni pennellata, una
+legnata; ma si lascian legnare e fanno peggio. Ogni tanto gli s'accosta
+un Santo con intenzioni minacciose, e i soldati lo trattengono. V'è pure
+qualche moro progressista, che gli s'avvicina in aspetto amichevole,
+s'inchina, guarda, approva e s'allontana facendogli degli atti
+d'incoraggiamento. La maggior parte però di questi progressisti ammirano
+assai più la struttura del cavalletto e della seggiola portatile, che
+non la pittura. Un giorno un moro d'aspetto selvaggio gli mostrò il
+pugno, e poi, rivolgendosi verso i suoi concittadini, fece un lungo
+discorso con voce e gesti da spiritato. Un interprete là presente ci
+riferì che incitava il popolo contro il Biseo, dicendo che _quel cane_
+era stato mandato dal Re del suo paese a copiare le più belle moschee di
+Fez, perchè l'esercito cristiano, venendo poi ad assalire la città, le
+potesse riconoscere e bombardare per le prime. Ieri poi (c'ero presente)
+gli si accostò un vecchio moro stracciato, un viso di buon diavolo,
+tutto ridente, che pareva avesse grandi cose da dirci, e stentando un
+po' a spiccicar le parole, esclamò con voce commossa:--_France! Londres!
+Madrid! Roma!_--Rimanemmo molto meravigliati, come ognuno può pensare.
+Gli domandai se sapeva parlare francese o italiano o spagnuolo. Fece
+cenno di sì.--Parlate dunque,--dissi. Si grattò la fronte, sospirò,
+pestò i piedi e poi esclamò di nuovo:--_France! Londres! Roma!
+Madrid!_--e accennava l'orizzonte. Voleva dire che aveva visto quei
+paesi, e forse che una volta sapeva farsi capire nelle nostre lingue; ma
+che aveva tutto dimenticato. Gli feci altre domande, ma non ne cavai
+nulla di più di quei quattro nomi. E se n'andò ripetendo:--_Madrid!
+Roma! France! Londres!_ e fin che ci vide, ci salutò affettuosamente,
+esprimendo col gesto il rammarico di non poter parlare.--Si trova di
+tutto fra questa gente,--diceva il Biseo indispettito,--persino degli
+originali che ci voglion bene; ma non un cane che voglia lasciarsi
+copiare!--Finora, infatti, tutti gli sforzi dei pittori non hanno
+approdato a nulla. Si rifiutò persino il nostro fido Selam.--Hai paura
+del diavolo?--gli domandò l'Ussi.--No,--rispose col suo accento
+solenne,--ho paura di Dio.
+
+ * * * * *
+
+Siamo saliti sulla cima del monte Zalag, il comandante, l'Ussi ed io,
+guidati dal capitano di Boccard, carissimo giovane, ugualmente
+ammirabile per la destrezza del corpo, per la forza dell'animo e per
+l'acume dell'ingegno. Ci accompagnarono un ufficiale della scorta, tre
+fantaccini, tre cavalieri e tre servi. Arrivati ai piedi del monte, che
+è a un'ora e mezzo di cammino a nord-est della città, ci arrestammo per
+far colezione; dopo di che il capitano mise una mela sulla cima d'un
+bastone confitto in terra, e sulla mela uno scudo, e fece tirar a segno
+colla sua rivoltella servi e soldati. Il premio era ghiotto; tirarono
+tutti con grande impegno; ma essendo la prima volta che pigliavano in
+mano quell'arma, nessuno colpì, e lo scudo fu regalato all'ufficiale
+perchè lo dividesse fra tutti. C'era da ridere a vedere gli
+atteggiamenti che prendevano per aggiustare la mira. Chi rovesciava la
+testa indietro, chi si curvava tutto avanti, chi premeva il mento sul
+cane, chi si metteva in guardia come un tiratore di sciabola. Abituati
+tutti agli atteggiamenti terribili, nessuno sapeva adattarsi
+all'atteggiamento composto e riposato, che il capitano insegnava. Un
+soldato venne a domandarci se volevamo dare la mancia a una contadina
+dalla quale egli aveva preso un vaso di latte per noi. Gli si rispose di
+sì, ma a patto che la contadina stessa venisse a pigliarla. La contadina
+venne. Era una donna sui trent'anni, nera, disfatta, coperta di cenci,
+che avrebbe ispirato ripugnanza anche a un uomo affetto dalla più cieca
+satiriasi. S'avvicinò a passo lento, coprendosi il viso con una mano, e
+arrivata a cinque passi da noi, ci voltò le spalle e tese l'altra mano.
+Quanto si stizzì il Comandante!--Stia tranquilla,--gridò,--non
+m'innamoro, non perdo la testa, mi posso ancora dominare: Dio de' dei,
+che spaventoso pudore!--Le mettemmo una moneta nella mano, raccolse il
+vaso del latte, prese la corsa verso la sua capanna, e arrivata sulla
+porta, spezzò il vaso profanato contro un sasso.... Cominciammo la
+salita, a piedi, accompagnati da una parte della scorta. Il monte è alto
+circa mille metri sopra il livello del mare, roccioso, ripidissimo,
+senza sentieri. In pochi minuti il capitano disparve fra le roccie; ma
+per il Comandante, l'Ussi e me, fu una delle dodici fatiche d'Ercole.
+Avevamo ciascuno un arabo al fianco, che ci sorreggeva e c'indicava dove
+mettere il piede; il che non c'impedì di battere molte patte sui
+pietroni, rammentando con terrore le due prime strofe del _Natale_
+d'Alessandro Manzoni. In alcuni punti fummo costretti ad arrampicarci
+come gatti, aggrappandoci ai cespugli e all'erbe, strisciando sulle
+roccie, raspando, sgambettando, afferrando le braccia delle nostre guide
+come il naufrago afferra la tavola di salvamento. Di tratto in tratto
+vedevamo sopra di noi qualche capra che pareva sospesa sulle nostre
+teste, tanto era erta la salita; e i sassi, appena tocchi, rotolavano
+fino ai piedi del monte. Coll'aiuto di Dio, dopo un'ora di stenti,
+riuscimmo sulla cima, sfiniti, ma senza rotture. Che bellezza di veduta!
+Giù nel fondo la città, una piccola macchia bianca della forma d'un
+otto, circondata di mura nere, di cimiteri, di giardini, di case di
+santo, di torri, e tutta la conca verdissima che la contiene; a sinistra
+una lunga striscia luccicante, il Sebù; a destra, la grande pianura di
+Fez, rigata d'argento dal Fiume delle perle e dal Fiume della fontana
+azzurra; a mezzogiorno, le cime azzurrine della gran catena
+dell'Atlante; a settentrione, le vette delle montagne del Rif; ad
+oriente, la vasta pianura ondulata dove è la fortezza di Teza, che
+chiude il passo fra il bacino del Sebù e il bacino della Muluia; sotto
+di noi, grandi ondulazioni di terreno, gialle di grano e d'orzo, segnate
+da innumerevoli sentieri, percorse da lunghissimi filari di aloè
+giganteschi; una grandezza di linee, una magnificenza di verde, una
+limpidezza di cielo, un silenzio, una quiete che beava l'anima. Chi
+direbbe che in questo paradiso terrestre sonnecchia un popolo decrepito,
+incatenato sopra un mucchio di rovine! Il monte che, visto dalla città,
+pareva un cono, ha invece una forma allungata, e sulla sommità è tutto
+roccia. Il capitano era salito sulla punta più alta; noi tre, più
+curanti della vita, ci sparpagliammo tra le roccie più basse, e ci
+perdemmo di vista. Fatti pochi passi, all'uscita d'una piccola gola, mi
+trovai faccia a faccia con un arabo. Mi fermai; si fermò e parve molto
+meravigliato di vedermi solo. Era un uomo sui cinquant'anni, d'aspetto
+truce, armato d'un grosso bastone. Ebbi un momento il sospetto che mi
+volesse accoppare per pigliarmi la borsa; ma con mio gran stupore,
+invece di assalirmi, mi salutò, sorrise e accennando il mio mento con
+una mano e accarezzando la propria barba coll'altra, disse due o tre
+volte non so cosa, che mi parve una domanda, a cui gli premesse d'aver
+risposta. Punto dalla curiosità, chiamai l'ufficiale della scorta che sa
+qualche parola di spagnuolo, e lo pregai di dirmi che cosa voleva
+quell'uomo. Chi l'avrebbe mai potuto immaginare! Per farmi un
+complimento, e che altro poteva essere? mi aveva domandato così _ex
+abrupto_ perchè non mi lasciassi crescere tutta la barba, che sarebbe
+stata più bella della sua! I soldati della scorta ci seguitavano tutti e
+tre alla distanza d'una ventina di passi, e siccome ogni tanto noi ci
+chiamavamo l'un l'altro ad alta voce, ed era la prima volta che
+sentivano i nostri nomi, li trovavano strani, ne ridevano e li
+ripetevano tra loro con pronuncia moresca, stroppiandoli nella più
+bizzarra maniera:--_Isi! Amigi!_--A un certo punto l'ufficiale disse
+bruscamente:--_Scut!_ (Silenzio!) e tutti tacquero. Il sole era alto, la
+roccia scottava; anche il capitano, benchè esercitato agli ardori della
+Tunisia, sentiva il bisogno dell'ombra; per cui, dato un ultimo sguardo
+alle cime dell'Atlante, scendemmo a rotta di collo, e inforcate alla
+lesta le nostre selle porporine, ripigliammo la via di Fez, dove si ebbe
+un'amena sorpresa. La porta di El-Ghisa per la quale dovevamo rientrare
+in città, era chiusa!--Entriamo per un'altra,--disse il Comandante.--Son
+tutte chiuse,--rispose l'uffiziale della scorta; e vedendoci stralunar
+gli occhi, ci spiegò il mistero, dicendo che ogni giorno di festa (era
+venerdì), fra mezzodì e il tocco, che è l'ora della preghiera, si
+chiudono tutte le porte di tutte le città, perchè è credenza dei
+Mussulmani che sarà in un giorno di festa, e appunto in quell'ora, che,
+non si sa in qual anno, i cristiani s'impadroniranno con un colpo di
+mano del loro paese. Bisognò dunque aspettare che fosse aperta la
+porta. E appena entrammo, ci toccò un complimento fiorito. Una vecchia
+ci mostrò il pugno a un per uno borbottando alcune parole. Domandai
+all'uffiziale che cosa significavano.--Nulla, nulla,--rispose;--è una
+sciocca. Insistetti, assicurandolo che, qualunque cosa avesse detto, non
+me ne avrei avuto per male.--Ebbene,--disse allora l'ufficiale
+sorridendo;--è un modo di dire del paese: gli ebrei all'uncino, i
+cristiani.... allo spiedo.
+
+ * * * * *
+
+Il medico ha operato un malato di cateratta, _coram populo_, nel
+giardino del palazzo. C'era una folla di parenti, d'amici, di soldati,
+di servi, parte disposti in circolo intorno al malato, gli altri in una
+lunga fila che dal luogo dell'operazione si stendeva fino alla porta di
+strada, dove un'altra folla stava aspettando. Il malato era un vecchio
+moro cieco affatto da più di tre anni. Al momento di mettersi sulla
+seggiola, si arrestò come impaurito; poi sedette con un movimento
+risoluto, e non diede più segno di debolezza. Mentre il medico operava,
+tutta quella gente pareva petrificata. I bimbi stavano stretti alle
+sottane delle donne e queste abbracciate fra di loro, in atteggiamenti
+di terrore, come se assistessero a un esecuzione capitale. Non si
+sentiva un respiro. Noi pure, per l'importanza «diplomatica»
+dell'operazione, stavamo in grande ansietà.... Tutt'a un tratto il
+malato gettò un grido di gioia e cadde in ginocchio. Aveva sentito la
+prima impressione della luce. Tutta la gente ch'era nel giardino salutò
+il medico con un urlo, a cui rispose un altro urlo della folla radunata
+nella strada. I soldati fecero immediatamente uscir tutti, fuor che il
+malato, dal recinto del palazzo, e in poche ore si sparse per tutta Fez
+la notizia dell'operazione meravigliosa. Fortunato dottore! Egli ne
+colse il premio la sera medesima, visitando le più belle donne dell'arem
+del gran sceriffo Bacali, che gli si mostrarono col viso scoperto, in
+tutta la pompa dei loro vestimenti principeschi, e gli parlarono
+languidamente dei propri dolori, fissandogli negli occhi i loro sguardi
+infocati. Che può fare di tante donne il vecchio gran sceriffo? Quello
+forse che facevano delle proprie i cortigiani mutilati dei Faraoni
+d'Egitto, delli Scià di Persia, degl'Imperatori greci di Costantinopoli
+e dei Sultani di Stambul. Visitò, fra le altre, una bellissima nera, di
+forme matronali, coperta d'anelli, di braccialetti e di collane; la
+quale, come quasi tutte le altre, si doleva d'un grande languore. Il
+medico la interrogò intorno alle cagioni del suo male.
+
+--Non potresti,--essa gli rispose--suggerirmi la medicina senza farmi
+queste domande?
+
+Il medico rispose che le faceva quelle domande per necessità.
+
+--I cristiani,--disse la donna,--sono molto curiosi.
+
+--E quando la loro curiosità non vien soddisfatta,--rispose il
+medico,--essi indovinano.
+
+--E che cosa hai indovinato?
+
+Il medico espresse il suo pensiero e la nera si coperse il viso.
+
+Io pure gli domandai che cosa avesse indovinato; ma non rispose altro
+che:--Lesbo! Lesbo!
+
+ * * * * *
+
+Viene di tratto in tratto qualche spagnuolo rinnegato a cercare il
+signor Patxot. Si dice che questi disgraziati siano intorno a trecento
+in tutto l'Impero. I più sono spagnuoli, condannati per delitti comuni,
+che fuggirono dalle galere della costa; gli altri, in parte disertori
+francesi, fuggiti dall'Algeria; in parte canaglia avventuriera venuta da
+differenti paesi d'Europa. In altri tempi salivano ad alte cariche nella
+corte e nell'esercito, formavano corpi militari speciali ed erano
+lautamente pagati. Ma ora le loro condizioni son molto mutate. Appena
+giungono, abiurano la religione cristiana e abbracciano l'Islamismo,
+senza circoncisione nè altre cerimonie, pronunziando semplicemente una
+formula. Nessuno bada poi che adempiano o no i doveri religiosi; i più,
+infatti, non metton mai piede nelle moschee e non sanno neppure le
+preghiere. Per legarli al paese il Sultano esige che si sposino subito.
+Dà a chi la vuole una delle sue nere, gli altri possono sposare una mora
+o un'araba libera; a tutti il Sultano fa le spese del matrimonio. Si
+debbono tutti arrolare nell'esercito; ma possono esercitare nello stesso
+tempo qualche mestiere. La maggior parte appartengono all'artiglieria,
+e parecchi alla banda musicale, il cui capo è uno spagnuolo. I soldati
+ricevono cinque soldi al giorno e gli ufficiali venticinque o trenta:
+chi ha qualche talento speciale può guadagnare fino a due lire. In
+questi giorni, per esempio, si parla molto d'un rinnegato tedesco,
+dotato d'un certo ingegno meccanico, che s'è fatto una sorte
+invidiabile. Costui, non si sa perchè, fuggì nel settantatrè da Algeri,
+andò a Tafilet, sul confine del deserto; vi stette due anni, imparò
+l'arabo, venne a Fez, s'arrolò, e in alcuni giorni, con pochi strumenti
+che aveva portati con sè, costrusse una rivoltella. L'avvenimento fece
+chiasso; la rivoltella passò di mano in mano fin che giunse al Ministro
+della guerra; il Ministro ne parlò all'Imperatore; l'Imperatore volle
+vedere il soldato, l'incoraggiò, gli diede dieci lire ed elevò la sua
+paga giornaliera a quaranta soldi. Ma queste fortune son rare. Quasi
+tutti vivono miseramente e in un tale stato d'animo, che per quanto si
+sappian macchiati di gravi delitti, ispirano piuttosto compassione che
+orrore. Ieri se ne presentarono due, rinnegati da parecchi anni, che
+hanno moglie e figliuoli nati a Fez. Uno ha circa trent'anni, l'altro
+cinquanta; tutt'e due spagnuoli fuggiti da Ceuta. Il giovane non parlò.
+L'altro disse d'esser stato condannato ai lavori forzati per aver
+ucciso un uomo nell'atto che bastonava a morte suo figlio. Era pallido e
+parlava con voce commossa, stropicciando un fazzoletto colle mani
+tremanti.--Se mi promettessero di non tenermi più che altri dieci anni
+in galera,--diceva,--ci tornerei. Ho cinquant'anni, uscirei a sessanta,
+potrei vivere ancora qualche anno nel mio paese. Ma è l'idea di morire
+colla divisa del galeotto indosso che mi spaventa. Tornerei in galera a
+qualunque patto, purchè fossi sicuro di morire libero in Spagna. Questa
+che meniamo qui non è vita. Siamo come in mezzo a un deserto. È una cosa
+che sgomenta. Tutti ci disprezzano. La nostra stessa famiglia non è
+nostra, perchè i figliuoli non ci amano e sono incitati da tutti ad
+odiarci. E poi non si dimentica mai la religione in cui s'è nati, le
+chiese dove nostra madre ci condusse a pregare, i suoi consigli, il
+tempo più bello della nostra vita... e queste memorie.... siamo
+rinnegati, siamo galeotti, è vero; ma infine siam sempre uomini...
+queste memorie ci straziano l'anima!--Dicendo questo, piangeva.
+
+ * * * * *
+
+La pioggia che vien giù dirottamente da quasi tre giorni, ha ridotta Fez
+in uno stato che, a descriverlo, c'è da non esser creduti. Non è più una
+città, è un'immensa cloaca. Le strade son gore; i crocicchi, laghi; le
+piazze, paludi; la gente a piedi sprofonda nella melma fino a mezzo lo
+stinco; le case sono impillaccherate fin sopra le porte; uomini,
+cavalli, muli, par che si siano ravvoltolati nel fango, e i cani ne sono
+addirittura vestiti in modo che non mostran più un pelo. Non si vede che
+pochissima gente, la maggior parte a cavallo; e non un ombrello, ma
+neppure alcuno che affretti il passo per non pigliare la pioggia. Fuori
+del quartiere dei bazar, tutto è deserto e oscuro che stringe il cuore.
+Per tutto acqua che corre, precipita e ringorga, travolgendo ogni sorta
+di putridumi, e non una voce, non un rumore umano che rompa la monotonia
+di quello strepito assordante. Pare una città abbandonata dagli abitanti
+nel momento d'una inondazione. Dopo una passeggiata d'un'ora, son
+tornato a casa pieno di malinconia, e ho passato parecchie ore nella mia
+stanza, col viso all'inferriata e gli occhi fissi su gli alberi
+sgocciolanti del giardino, pensando a un povero corriere che forse in
+quei momenti passava a nuoto, a rischio della vita, il Sebù ingrossato,
+stringendo fra i denti una borsa di cuoio con dentro una lettera di mia
+madre.
+
+ * * * * *
+
+Chi dice e chi nega che sia stata fatta in questi giorni un'esecuzione
+capitale davanti a una porta di Fez. Nessuna testa però fu vista
+spenzolare dalle mura ed io preferisco credere che la notizia sia falsa.
+La descrizione, che io lessi, d'una esecuzione capitale fatta a Tangeri
+anni sono, mi tolse la barbara curiosità, che mi solleticò qualche
+volta, di assistere a uno di questi spettacoli.
+
+L'inglese Drummond Hay, uscendo una mattina da una porta di Tangeri,
+vide un drappello di soldati che trascinavano verso il macello degli
+ebrei due prigionieri legati per le braccia e per la vita. Uno era un
+montanaro del Rif, antico giardiniere d'un europeo domiciliato a
+Tangeri; l'altro un bel giovane, d'alta statura, di fisonomia aperta e
+simpatica.
+
+L'inglese domandò al capo dei soldati che delitto avessero commesso quei
+due disgraziati.
+
+--Il Sultano,--rispose,--che Dio prolunghi i suoi giorni! ha ordinato di
+tagliar loro la testa perchè facevano commercio di contrabbando sulla
+costa del Rif cogl'infedeli Spagnuoli.
+
+--È un castigo ben severo per una simile colpa,--osservò l'inglese;--e
+se il loro supplizio deve servire d'avvertimento e d'esempio, perchè è
+stato proibito agli abitanti di Tangeri d'assistervi?
+
+(Le porte della città erano state chiuse. Drummond Hay s'era fatto
+aprire dando una mancia a un custode).
+
+--Non ragionate con me, Nazareno!--rispose l'ufficiale;--ho ricevuto un
+ordine, debbo ubbidire.
+
+La decapitazione doveva farsi nel macello degli ebrei. Un moro d'aspetto
+volgare e perverso, vestito da macellaio, stava là ad aspettare i
+condannati. Aveva in mano un piccolo coltello lungo circa sei pollici.
+Era il carnefice. Straniero alla città, egli s'era offerto a quell'opera
+perchè i macellai maomettani di Tangeri, che sono ordinariamente
+incaricati delle esecuzioni capitali, s'erano rifugiati in una moschea.
+
+Nacque un alterco fra i soldati e il carnefice a cagione della
+ricompensa promessa a costui per la decapitazione dei due infelici, i
+quali, ritti in disparte, eran costretti a sentir disputare sul prezzo
+del loro sangue. Il carnefice insisteva, dicendo ch'egli aveva pattuito
+venti lire per una sola testa e che glien'erano dovute altre venti per
+l'altra. L'ufficiale finì per acconsentire di mala grazia. Allora il
+macellaio afferrò il primo condannato, già mezzo morto di terrore, lo
+gettò a terra, gli s'inginocchiò sul petto e gli mise il coltello alla
+gola. Drummond Hay torse il viso. Gli parve che seguisse una lotta
+violenta. Il carnefice gridava:--Datemi un altro coltello; il mio non
+taglia!--Il condannato giaceva in terra supino colla gola mezz'aperta,
+il petto ansante, tutte le membra contratte. Fu dato un altro coltello
+al carnefice e la testa venne spiccata dal busto.
+
+I soldati gridarono con voce fioca:--Dio prolunghi la vita del nostro
+signore e padrone!--Ma parecchi di essi parevano istupiditi dal terrore.
+
+Venne innanzi l'altra vittima. Era il giovane bello e simpatico. Il suo
+sangue fu argomento d'un altro alterco. L'ufficiale, rinnegando la sua
+parola, disse che non avrebbe pagato che venti lire per tutt'e due le
+teste. Il carnefice dovette rassegnarsi. Il condannato domandò che gli
+fossero sciolte le mani. Sciolto che fu, si tolse la cappa, e porgendola
+al soldato che gli aveva tolto la corda, gli disse:--Accettate questo;
+ci rivedremo in un mondo migliore!--Gettò il suo turbante a un altro,
+che lo aveva guardato con aria di pietà, e dirigendosi a passo fermo
+dove era disteso il cadavere insanguinato del compagno, esclamò con voce
+chiara e sicura:--Non c'è altro Dio che Dio e Maometto è il[tn356a] suo
+profeta!--Voltandosi poi verso il carnefice, si tolse la cintura e
+gliela porse dicendo:--Prendete! Ma per l'amor di Dio tagliatemi la
+testa più presto di quello che avete fatto al mio fratello.--Si distese
+per terra, nel sangue, e il carnefice gli mise il ginocchio sul petto.
+
+--Un contrordine! fermate!--gridò l'inglese.
+
+Un cavaliere s'avanzava a briglia sciolta.
+
+Il carnefice tenne il coltello sospeso.
+
+--Non è che il figliuolo del Governatore,--disse un soldato.--Egli viene
+a vedere l'esecuzione[tn356b]. Aspettatelo.
+
+Così era infatti.
+
+Poco dopo le due teste sanguinose pendevano dalle mani dei soldati.
+
+Le porte della città furono aperte e ne uscì una turba di ragazzi che
+prese il carnefice a sassate e lo inseguì fino a tre miglia dalla città,
+dove cadde svenuto, tutto coperto di ferite. Il giorno dopo si seppe che
+era stato ucciso con una fucilata da un parente d'una delle vittime, e
+sotterrato nel luogo stesso dov'era caduto. Pare che le Autorità di
+Tangeri non giudicassero opportuno di occuparsi di questo fatto,
+perchè[tn356c] l'uccisore tornò in città e non fu molestato.
+
+Dopo essere state esposte tre giorni, le teste furono mandate al Sultano
+affinchè sua maestà imperiale riconoscesse la sollecitudine colla quale
+erano stati eseguiti i suoi ordini.
+
+I soldati che le portavano incontrarono per via il corriere che recava
+la grazia, il quale era stato arrestato dalla cresciuta improvvisa d'un
+fiume.
+
+ * * * * *
+
+Trovo sovente dei negozianti di Fez che son stati in Italia. Ce ne vanno
+ogni anno da quaranta a cinquanta, e parecchi hanno agenti mori od arabi
+nelle nostre città principali. Vanno particolarmente nell'alta Italia
+dove comprano seta greggia, damaschi, coralli, velluti, refe,
+porcellane, perle, conterie di Venezia, carte da giuoco di Genova e
+mussolina di Livorno. Di proprio non ci portano che cera e lana, poichè
+l'industria marocchina è molto ristretta, e si può dir che le stoffe, le
+armi, le pelli e il vasellame sono i soli prodotti che chiamino
+l'attenzione d'un Europeo. Le stoffe si fanno principalmente in Fez e in
+Marocco. Sono caic per donne, turbanti signorili, ciarpe, _foulards_,
+tessuti sottilissimi di seta frammisti d'oro e d'argento, per lo più a
+righe diritte e parallele, bianchi o di colori gentili ed armonici,
+bellissimi a primo aspetto, ma disuguali, se si guardano bene, e
+ingommati, e poco resistenti. Forti, invece, e finissime le berrettine
+di lana rossa, che prendono il nome dalla città di Fez, e ammirabili per
+solidità e graziosa ricchezza di colori i tappeti che si fanno a Rabat,
+a Casa Blanca, a Marocco, a Sciadma, a Sciauia. Da Tetuan provengono in
+gran parte i fucili damascati, inargentati, intarsiati d'avorio,
+tempestati di pietre preziose, di forme eleganti e leggiere; e dalle
+città di Mechinez e di Fez, e dalla provincia del Sus le armi bianche,
+fra cui son lavorati con grazia ammirabile i pugnali. I cuoi, sorgente
+precipua di guadagno per il paese, si preparano abilmente in varie
+provincie, e le pelli scarlatte di Fez, le gialle di Marocco, le verdi
+di Tafilet sono ancora degne della loro antica reputazione. Di Fez è un
+vanto particolare il vasellame di terra smaltata; ma è raro il trovarvi
+la nobile purezza delle forme antiche, e il suo principale pregio è la
+vivacità dei colori e una certa barbara originalità di disegno, che non
+appaga, ma seduce l'occhio. V'è pure, in Fez, un gran numero di
+gioiellieri e d'orefici, che fanno cose semplici non prive di buon
+gusto; ma poco variate, e in piccolo numero, poichè il rito malekita
+proscrive lo sfoggio degli ornamenti preziosi come contrario
+all'austerità maomettana. Notevoli, più dei gioielli, i mobili che
+vengon da Tetuan: specie di scaffali, attaccapanni, piccole tavole
+poligonali per prendere il tè, arcate, arabescate e dipinte di mille
+colori; i vassoi di rame, incisi di disegni complicati e ornati di
+smalti verdi, rossi ed azzurri; e sopra ogni cosa, i musaici dei
+pavimenti e delle pareti, composti con gusto squisito da operai
+abilissimi, che formano ad uno ad uno, a colpi di piccozza, le stelle e
+i quadrettini innumerevoli, con una precisione meravigliosa. Nessun
+dubbio che questo popolo è dotato di mirabili attitudini, e che le
+industrie sue piglierebbero un grande incremento, come lo piglierebbe
+l'agricoltura, che fu già fiorentissima, se le desse vita il commercio;
+ma il commercio è inceppato dalle proibizioni, dalle restrizioni, dai
+monopoli, dalle tariffe eccessive, dalle modificazioni continue, dalla
+inosservanza dei trattati; e benchè gli Stati d'Europa abbiano molto
+ottenuto in questi ultimi anni, esso non è ancora che piccolissima cosa
+appetto a ciò che diventerebbe agevolmente, grazie alla ricchezza
+naturale e alla posizione geografica del paese, sotto un governo civile.
+Il commercio principale, dalla parte d'Europa, è coll'Inghilterra; dopo
+la quale vengon la Francia e la Spagna, che danno cereali, metalli,
+zucchero, tè, caffè, seta greggia, tessuti di lana e di cotone, e
+ricevono lana, pelli, frutti, sanguisughe, gomme, cera e gran parte dei
+prodotti dell'Affrica centrale. Il commercio che si fa per Fez, Taza e
+Udjda (e non è di piccola importanza, benchè minore assai di quello che
+la vicinanza dei due paesi dovrebbe produrre) comprende, oltre i
+tappeti, i tessuti, le cinture, i cordoni, e tutti gli oggetti del
+vestiario arabo e moresco, braccialetti e anelli da piede d'argento e
+d'oro, vasi di Fez, musaici, profumi, incenso, antimonio per gli occhi,
+_hennè_ per le unghie e tutte le altre tinture del bel sesso affricano.
+Più importante, più antico e più regolare il commercio coll'interno
+dell'Affrica, per dove partono ogni anno grandi carovane, portando
+stoffe di Fez, panni inglesi, conteria veneziana, corallo d'Italia,
+polvere, armi, tabacco, zucchero, specchietti di Germania, pennati
+d'Olanda, scatolette del Tirolo, chincaglierie d'Inghilterra e di
+Francia, e sale che raccolgono per via nelle oasi del Sahara; e il loro
+viaggio è come una fiera ambulante nella quale cambiano le proprie
+mercanzie con schiavi neri, polvere d'oro, penne di struzzo, gomma
+bianca del Senegal, gioielli d'oro di Nigrizia che vanno poi in Europa e
+in Oriente; stoffe nere di cui s'ornano il capo le donne moresche;
+bezoaro, che preserva gli arabi dai veleni e dalle malattie; e molte
+droghe che, abbandonate dall'Europa, conservano il loro antico valore
+nell'Affrica. Qui sta, per l'Europa, l'importanza maggiore del Marocco:
+porta principale della Nigrizia; la quale aperta, s'incontreranno il
+commercio europeo e il commercio dell'Affrica centrale. Frattanto la
+civiltà e la barbarie se ne contendon la soglia.
+
+ * * * * *
+
+L'Ambasciatore ha frequenti abboccamenti con Sid-Mussa. Il suo intento
+principale è d'ottenere dal governo dei Sceriffi delle concessioni che
+agevolerebbero certi commerci fra l'Italia e il Marocco: di più non mi è
+lecito dire. Gli abboccamenti durano più di due ore; ma il discorso non
+si aggira che brevissimo tempo sulle questioni che ne sono lo scopo,
+poichè il ministro, seguendo un uso che par tradizionale nella politica
+del governo marocchino, non entra in materia che dopo aver divagato su
+mille soggetti estranei, e quando proprio ci è tirato per
+forza.--Parliamo ancora un po' di cose divertenti!--dice quasi in tuono
+di preghiera. Il tempo, la salute, l'acqua di Fez, le proprietà di certi
+tessuti, qualche aneddoto storico, dei proverbi, quanta sia la
+popolazione di certi Stati d'Europa: son tutti discorsi più gradevoli
+che il parlar d'affari.--Che ne dite di Fez?--domandò un giorno, e
+inteso dir ch'era bella:--Ha ancora un altro merito--soggiunse;--quello
+di esser pulita.--Un altro giorno domandò quant'era la popolazione del
+Marocco. Ma bisogna pure venirci, a parlar d'affari; e allora sono
+lunghi giri di parole, esitazioni, reticenze, un dire e non dire, un
+mettere innanzi mille dubbi a un consenso già dato dentro al cuore, un
+negare fingendo d'accondiscendere, uno sguisciar di mano, un lasciar
+cascare continuamente il discorso al momento di stringere il nodo, e poi
+quell'eterno spediente:--A domani.--Il dì dopo, ricapitolazione delle
+cose dette il dì innanzi, nuovi dubbi, restrizioni, riconoscimento di
+equivoci, rammarico di non aver ben inteso e di non essersi fatto bene
+intendere, e sudori dell'interprete incaricato di chiarire le cose. E
+poi conviene aspettare il ritorno dei corrieri mandati a Tangeri e a
+Tafilet ad assumere informazioni; informazioni di poco conto, ma che
+servono a rimandare lo scioglimento della quistione a dieci giorni più
+tardi. E in fine tre grandi ostacoli ad ogni cosa: il fanatismo del
+popolo, l'ostinazione degli ulema, la necessità di procedere cautamente,
+senza scosse, senza farsi scorgere, con una lentezza che abbia apparenza
+d'immobilità, se non è possibile di retrocessione. Qualche volta, messo
+a questi ferri, anche Giobbe direbbe la sua; ma vengon poi le calde
+strette di mano, i dolci sorrisi, le dimostrazioni d'una simpatia
+irresistibile e d'un affetto che non si spegnerà che colla vita.
+L'affare più duro è quello del grosso moro Scellal, e si dice che ne
+dipenda la sorte di tutta la sua vita: perciò egli è nel palazzo a
+tutte le ore, ravvolto nel suo ampio caic, inquieto, pensieroso, qualche
+volta colle lagrime agli occhi, e tien sempre fisso sull'Ambasciatore
+uno sguardo supplichevole, che par quello d'un condannato a morte che
+domandi la grazia. Mohammed Ducali, invece, che ha il vento in poppa, è
+tutto festante, fuma, si profuma, cambia ogni giorno di caffettano e
+spande da ogni parte vezzi, parole soavi e sorrisi. Eh! se non ci fosse
+di mezzo la sudditanza italiana, come quei sorrisi si cangierebbero
+presto in lacrime di sangue!
+
+ * * * * *
+
+Esperimentiamo in questi giorni la verità di quello che ci fu detto a
+Tangeri circa agli effetti dell'aria di Fez. Ma son poi effetti
+dell'aria o dell'acqua? o dell'olio scellerato? o del burro infame? o di
+tutte queste cose insieme? Comunque sia, è un fatto che stiamo tutti
+male. È languidezza, disappetenza, prostrazione di forze, pesantezza del
+capo, e quel ch'è più grave, un'abitudine, contratta da tutti, di
+attraversare di tratto in tratto il cortile rapidissimamente, senza
+voltarsi indietro, come se fossimo inseguiti. Strana debolezza! E a
+tutti questi malanni s'aggiunge un tedio, un fastidio d'ogni cosa, una
+tetraggine, che da qualche giorno ha fatto mutar faccia alla casa. Tutti
+desiderano il ritorno. Siamo giunti a quel punto inevitabile di tutti i
+viaggi, in cui tutt'a un tratto la curiosità si smorza, ogni cosa si
+scolora, le memorie della patria rincalzano in folla; tutti i desiderii,
+soffocati nei primi giorni, si risollevano in tumulto; e da qualunque
+parte si rivolga lo sguardo, si vede la nostra porta di casa. Siamo sazi
+di turbanti, di faccie nere, di moschee; stanchi d'aver mille occhi
+addosso, annoiati di questa immensa mascherata bianca a cui assistiamo
+da due mesi. Quanto si darebbe soltanto per veder passare, foss'anche di
+lontano, una signora europea! per sentire il suono d'una campana! per
+vedere sopra il muro d'una casa un manifesto del teatro delle
+marionette! Oh dolcissime memorie!
+
+ * * * * *
+
+Ho scoperto che fra i soldati di guardia al palazzo ve n'è uno a cui
+manca l'orecchio destro, e mi fu detto che gli fu tagliato legalmente,
+in presenza di testimoni, da un altro soldato al quale egli aveva
+mozzato l'orecchio medesimo qualche tempo prima. Tale è la legge del
+taglione che vige nel Marocco. Non solo un parente qualunque d'una
+persona uccisa ha il diritto d'ammazzar l'uccisore lo stesso giorno
+della settimana, alla stess'ora e nel luogo stesso dove cadde la
+vittima, ferendolo colla medesima arma nella medesima parte del corpo;
+ma chiunque venga privato d'un membro qualsiasi, ha diritto di privare
+dello stesso membro il suo feritore. Un fatto di questa natura,
+accompagnato da circostanze singolarissime, è accaduto, anni sono, a
+Mogador, e ce lo raccontò un impiegato del Consolato francese, che
+conobbe, a quanto pare, una delle due vittime. Un negoziante inglese di
+Mogador rientrava in città la sera d'un giorno di mercato, nel momento
+in cui la porta era ingombra da una folla di campagnuoli che conducevano
+asini e cammelli. Quantunque gridasse a squarcia gola:--_bal ak! bal
+ak!_ (largo! largo!), una vecchia mora fu urtata dal suo cavallo,
+stramazzò e picchiò il viso contro un sasso. Disgrazia volle che in quel
+picchio gli si rompessero gli ultimi due denti anteriori. Rimase un
+momento sbalordita; poi si rialzò rabbiosa e convulsa, e prorompendo in
+ingiurie e in maledizioni feroci, dopo aver seguitato l'inglese fino a
+casa, andò a domandare al Caid, in virtù della legge del taglione, che
+facesse rompere due denti al nazareno. Il Caid cercò di pacificarla e la
+consigliò a perdonare; ma non venendo a capo di nulla, la congedò
+promettendo di farle render giustizia, colla speranza che si sarebbe
+calmata a poco a poco e avrebbe desistito dal suo proposito. Ma passati
+tre giorni, la vecchia si ripresenta più inferocita che mai, chiede
+giustizia, vuole che si pronunzi una sentenza formale contro il
+cristiano.--Ricordati,--dice al Caid,--che me l'hai promesso!--E
+che!--risponde il Caid;--mi pigli tu forse per un cristiano che mi credi
+schiavo della mia parola?--Ogni giorno, per un mese, la mora assetata di
+vendetta si presenta alla porta della cittadella, e tanto grida,
+strepita e impreca, che il Caid, per liberarsene, si trova costretto ad
+esaudirla. Chiama il negoziante, gli espone la querela della vittima, il
+diritto che le dà la legge, il dovere che impone a lui la promessa, e lo
+prega, per finirla di lasciarsi levare due denti, due qualunque,
+benchè, in giusta regola, debbano essere due denti incisivi. L'inglese
+si rifiuta per gl'incisivi, pei canini e pei molari; e il Caid è
+costretto a rimandare definitivamente la vecchia, ordinando alle guardie
+di non lasciarle più metter piede nella Casba.--Sta bene;--dice
+essa;--poichè qua non vi son più che mussulmani degenerati, poichè si
+rifiuta la giustizia a una mussulmana, madre di sceriffi, contro un cane
+d'infedele, andrò a trovare il Sultano, e vedrò se il principe dei
+credenti rinnega anche lui la legge del profeta.--Fedele alla sua
+parola, si mette in cammino, sola, con un amuleto in seno, un bastone in
+mano e una bisaccia a tracolla, e fa a piedi le cento leghe che separano
+Mogador dalla città sacra dell'Impero. Arrivata a Fez, chiede un'udienza
+al Sultano, gli si presenta, gli espone il suo caso e domanda, giusta il
+diritto che le accorda il Corano, l'applicazione della legge del
+taglione. Il Sultano la esorta a perdonare: essa insiste. Le dicono le
+difficoltà gravissime che si oppongono alla soddisfazione della sua
+domanda:--che il Console d'Inghilterra negherà il suo consenso, che il
+governo si troverà impicciato in una quistione grave, che non si può,
+per una cagione così futile, mettere a repentaglio la pace dell'Impero e
+turbare la buona amicizia che lega il Governo dei sceriffi alla potente
+Inghilterra.--La vecchia mora rimane inesorabile. Le offrono, perchè
+desista, una somma di denaro, colla quale potrà passare il resto dei
+suoi giorni nell'agiatezza. Rifiuta.--Che faccio io dei vostri
+denari?--soggiunge;--io son vecchia e abituata a vivere miseramente;
+quello che voglio sono i due denti del cristiano; li voglio, li
+pretendo, li domando in nome del Corano; e il Sultano, principe dei
+credenti, capo dell'islamismo, padre dei suoi sudditi, non può rifiutare
+di render giustizia a una mussulmana.--Questa ostinazione mise il
+Sultano in un grave imbarazzo; la legge era formale e il diritto
+incontestabile; e il fermento del popolo, eccitato dalle declamazioni
+fanatiche della donna, rendeva pericoloso il rifiuto. Il Sultano, che
+era Abd-er-Rahman[tn370], scrisse al console inglese domandandogli, come
+un favore, che inducesse il suo concittadino a lasciarsi rompere i due
+denti. Il mercante rispose al console che non avrebbe mai acconsentito.
+Allora il Sultano riscrisse dicendo che, se acconsentiva, gli avrebbe
+accordato, per ricompensa, qualunque privilegio commerciale gli piacesse
+di domandare. Questa volta, solleticato nella borsa, il mercante
+cedette. La vecchia partì da Fez benedicendo il nome del pio
+Abd-er-Rahman, e ritornò a Mogador, dove in presenza sua e di molto
+popolo, furono rotti due denti al nazareno. Quando li vide cadere in
+terra, gettò un grido di trionfo e li raccolse con gioia feroce. Il
+mercante, grazie ai privilegi che gli furono accordati, in meno di due
+anni si fece una bella fortuna, e tornò in Inghilterra sdentato e
+felice.
+
+ * * * * *
+
+Più studio questi mori e più tendo a credere che non siano molto lontani
+dal vero, come mi parvero da principio, i giudizii dei viaggiatori, i
+quali sono concordi nel chiamarli una razza di vipere e di volpi, falsi,
+pusillanimi, umili coi forti, insolenti coi deboli, rosi dall'avarizia,
+divorati dall'egoismo, accesi delle più abbiette passioni che possano
+capire nel cuore umano. Come potrebbe essere altrimenti? La natura del
+governo e lo stato della società non permettono loro alcuna virile
+ambizione; trafficano e brigano, ma non conoscono il lavoro che affatica
+e rasserena; sono digiuni affatto d'ogni piacere che derivi
+dell'esercizio dell'intelligenza; non si curano dell'educazione dei
+propri figliuoli; non hanno nessun nobile scopo alla vita; si danno
+dunque con tutta l'anima e per tutte le vie ad ammassar danaro e
+dividono il tempo che loro riman libero da questa cura fra un ozio
+sonnolento che li sfibra e una venere cieca, smodata e grossolana, che
+gli abbrutisce. In questa vita effeminata diventano naturalmente
+pettegoli, vanitosi, piccoli, maligni; si lacerano la reputazione, gli
+uni cogli altri, con una rabbia spietata; mentono per abitudine, con
+un'impudenza incredibile; affettano animo caritatevole e religioso, e
+sacrificano l'amico per uno scudo; disprezzano il sapere e accolgono le
+più puerili superstizioni del volgo; fanno il bagno tutti i giorni e
+tengono il sudiciume a mucchi nei recessi della casa; e aggiungono a
+tutto questo un orgoglio satanico, dissimulato, quando occorre, da
+maniere umili e insieme dignitose, che paiono indizio d'animo gentile. E
+così m'ingannarono nei primi giorni; ma ora son persuaso che l'ultimo di
+costoro crede, in fondo al cuore, di valer infinitamente più di tutti
+noi messi in un mazzo. Gli arabi nomadi conservano almeno la semplicità
+austera dei costumi antichi, ed i Berberi selvaggi hanno lo spirito
+guerriero, il coraggio, l'amore dell'indipendenza. Costoro soli
+congiungono in sè barbarie, depravazione e superbia, e son la parte più
+potente della popolazione dell'Impero: quella che dà i negozianti, gli
+ulema, i tholba, i Caid, i pascià; che possiede i ricchi palazzi, i
+grandi arem, le belle donne, i tesori nascosti; riconoscibile alla
+pinguedine, alla carnagione chiara, all'occhio astuto, ai grossi
+turbanti, all'andatura maestosa, alla fiaccona, ai profumi, alla boria.
+
+ * * * * *
+
+Il moro Scellal ci condusse a prendere il tè in casa sua. Entrammo per
+uno stretto corridoio in un cortiletto oscuro, ma bellissimo;
+bellissimo, ma sucido quanto le più sucide case del ghetto d'Alkasar.
+Fuor che i musaici del pavimento e dei pilastri, tutto era nero,
+crostoso, viscoso, schifoso. Vi sono due stanzine buie a terreno; al
+primo piano, gira una galleria, e sulla sommità dei muri il parapetto
+della terrazza. Il grosso moro ci fece sedere davanti alla porta della
+sua stanza da letto, ci diede il tè e dei dolci, ci bruciò dell'aloè, ci
+spruzzò d'acqua di rosa e ci presentò due suoi bambini graziosissimi,
+che s'avvicinarono a noi bianchi dalla paura e tremarono come foglie
+sotto le nostre carezze. Dal lato opposto del cortile v'era una ragazza
+nera d'una quindicina d'anni, non vestita d'altro che d'una camicia
+tagliata da una parte in modo che lasciava vedere la gamba nuda dal
+fianco fino al piede, e stretta alla cintura, che segnava tutte le forme
+del corpo: il più snello, il più elegante, il più seducente corpo di
+donna, lo attesto sul capo del signor Ussi, ch'io abbia visto nel
+Marocco fino al momento in cui scrivo. Era una schiava. Stava appoggiata
+a un pilastro colle braccia incrociate sul seno e ci guardava con aria
+di suprema indifferenza. Poco dopo uscì da una porticina un'altra nera,
+una donna sui trent'anni, d'alta statura, di viso austero, di forme
+robuste, diritta come il fusto d'un aloè, la quale, per quello che ci
+parve, doveva essere una favorita del padrone, poichè gli si avvicinò
+famigliarmente, gli susurrò alcune parole nell'orecchio e gli tolse una
+festuca dai baffi, premendogli la mano sulle labbra, con un certo atto
+tra sbadato e carezzevole, di cui il moro sorrise. Alzando gli occhi,
+vedemmo tutta la galleria del primo piano e tutto il parapetto della
+terrazza coronati di teste di donne, che si nascosero immediatamente.
+Era impossibile che fossero tutte donne della casa. Quelle della casa
+avevano senza dubbio annunziato la visita dei cristiani alle amiche
+delle case vicine, e queste dalle loro terrazze s'erano arrampicate o
+buttate giù sulla terrazza dello Scellal. In un momento che guardavamo
+in su, ce ne passarono accanto tre come tre larve, col capo tutto
+coperto, e sparirono in una porticina. Erano tre amiche che non avendo
+potuto entrare in casa per la terrazza, avevano dovuto rassegnarsi a
+entrar per la porta; e un momento dopo comparirono le loro teste sopra
+il parapetto della galleria. La casa, insomma, s'era convertita in
+teatro, e noi eravamo lo spettacolo. Le spettatrici, tutte velate,
+cinguettavano, ridevano sommessamente, facevano capolino e si ritiravano
+con una rapidità che pareva che scattassero; ad ogni nostro movimento,
+corrispondeva un leggero mormorìo; ogni volta che alzavamo la testa,
+seguiva un gran tumulto nei palchi di prim'ordine; si capiva che si
+divertivano, che raccoglievano materia per un mese di conversazione, che
+non stavano in sè dal piacere di trovarsi, così inaspettatamente,
+dinanzi a uno spettacolo tanto bizzarro e tanto raro! E noi,
+compiacenti, concedemmo loro questo spettacolo per quasi un'ora;
+silenziosi, però, e tediati; effetto che produce, dopo qualche tempo,
+ogni casa moresca, per quanto sia cortese l'ospitalità che vi si riceve.
+Poichè, dopo aver ammirato i bei musaici, le belle schiave e i bei
+bimbi, si cerca quasi istintivamente la persona che incarna la vita
+domestica, che rappresenta la gentilezza e l'onore della casa, che
+suggella l'ospitalità, che colora la conversazione, che vi alita
+nell'anima l'aura dei Lari;--si cerca, insomma, la perla di questa
+conchiglia;--e non vedendo che donne a cui il padrone dà gli amplessi e
+non il cuore, e figliuoli di madri sconosciute, e tutta la casa
+personificata in un solo, l'ospitalità riesce una fredda cerimonia, e
+nell'ospite spariscono i tratti simpatici d'un amico che v'onora, sotto
+l'aspetto d'un sensuale e odioso egoista.
+
+ * * * * *
+
+Non c'è dubbio che questa gente, se proprio non ci odia, almeno non ci
+può patire, e non gliene mancano, tra buone e cattive, le ragioni. Nei
+discendenti dei mori di Spagna, molti dei quali conservano ancora chiavi
+di città andaluse e titoli di possessione di terre e di case di Siviglia
+e di Granata, è viva particolarmente l'avversione alla Spagna, da cui i
+loro padri furono spogliati, sterminati, banditi. Tutti gli altri odiano
+generalmente tutti i cristiani, non solo perchè quest'odio è istillato
+loro nelle scuole e nelle moschee fin dall'infanzia, collo scopo di
+renderli avversi ad ogni commercio colle genti civili;--commercio che,
+scemando la superstizione e l'ignoranza, scalzerebbe le fondamenta
+dell'edifizio politico e religioso dell'Impero;--ma perchè hanno tutti
+in fondo all'anima il vago sentimento d'una forza espansiva, crescente,
+minacciosa degli Stati europei, dalla quale tosto o tardi saranno
+schiacciati. Sentono rumoreggiare la Francia alle loro frontiere di
+levante; vedono gli Spagnuoli fortificati sulla loro costa del
+Mediterraneo; Tangeri, occupata da un'avanguardia di cristiani; le città
+occidentali, guardate da negozianti europei distesi su tutta la costa
+dell'Atlantico come una catena di sentinelle avanzate; ambasciate che
+percorrono il paese in tutte le direzioni, per recare dei doni al
+Sultano, in apparenza, ma in realtà, pensan loro, per vedere, scrutare,
+fiutare, corrompere, preparare il terreno; sentono, insomma, la minaccia
+perpetua d'un'invasione e immaginano quest'invasione accompagnata da
+tutti gli orrori dell'odio e della vendetta, persuasi, come sono, che i
+Cristiani nutrano contro i Mussulmani gli stessi sentimenti che nutrono
+loro contro di noi. Come possono poi cangiare quest'avversione in
+simpatia vedendo noi, stretti nei nostri abiti impudichi, che segnano le
+forme; vestiti di colori sinistri; noi, carichi di taccuini, di
+cannocchiali, di strumenti misteriosi, che ci ficchiamo per tutto,
+notiamo tutto, misuriamo tutto, vogliamo saper tutto; noi che ridiamo
+sempre e non preghiamo mai; noi irrequieti, chiaccheroni, beoni,
+fumatori, pieni di pretese, e pitocchi, che abbiamo una donna sola, e
+non un servo dei nostri paesi! E si formano dell'Europa un'idea oscura,
+come d'un'immensa congerie di popoli turbolenti, dove regni una vita
+febbrile, tutta ambizioni ardenti, vizi sfrenati, tumulti, viaggi,
+imprese temerarie, un affanno, un rimescolìo vertiginoso, una confusione
+di Babelle, che dispiace a Dio.
+
+ * * * * *
+
+Oggi gran rumore nel palazzo, a cagione del primo ed unico tentativo di
+conquista amorosa, fatto da un cristiano del basso personale
+dell'ambasciata. Questo buon giovane, al quale cominciava a pesare, a
+quel che sembra, la vita diplomaticamente austera che si mena da
+quaranta giorni; avendo visto, non so di dove, una bella mora che
+passeggiava in un giardino, pensò (tutti hanno le loro debolezze)
+ch'essa non avrebbe potuto resistere alle attrattive della sua bella
+persona, e senza badare al pericolo s'insinuò per un buco del muro nel
+recinto vietato. Se, giunto in cospetto della ninfa, abbia fatto una
+dichiarazione d'amore od abbia tentato di sopprimere il preambolo, se la
+ninfa gli abbia prestato orecchio pietoso o sia fuggita strillando, non
+si sa, poichè tutto, in questo paese, è mistero. Si sa però che tutt'a
+un tratto sbucarono di dietro a un cespuglio quattro mori armati di
+pugnale, due dei quali gli si slanciarono contro da una parte e due
+dall'altra; e che il malcapitato seduttore o non sarebbe più uscito del
+giardino, o ne sarebbe uscito con qualche occhiello nelle reni, se non
+fosse comparso improvvisamente il caid Hamed-Ben Kasen Buhammei, il
+quale arrestò con un gesto imperioso i quattro cerberi, e diede modo al
+fuggitivo di riportare la pelle intatta al palazzo. La notizia
+dell'avvenimento si sparse, ci fu un sottosopra, il colpevole ricevette
+una solenne ammonizione in presenza di tutti e il Comandante, sempre
+spiritoso, gli fece per giunta un sermoncino che gli produsse
+un'impressione profonda.--Che le donne degli altri, e particolarmente le
+donne dei mussulmani, bisogna lasciarle stare; che quando si è con
+un'ambasciata europea nel Marocco, bisogna far conto di non esser più un
+uomo; che nei paesi maomettani queste quistioni di donne finiscono
+facilmente in quistioni politiche; e che sarebbe una bella
+responsabilità quella d'un giovane onesto il quale, per non aver saputo
+resistere a un impulso inconsiderato... del cuore, trascinasse il suo
+paese in una guerra... di cui non si potrebbero prevedere le
+conseguenze.--A questo discorso, il povero giovane, che già vedeva la
+flotta italiana con centomila soldati salpare verso il Marocco per
+cagion sua, si mostrò atterrito del suo fallo a tal segno, che non parve
+più necessario d'infliggergli altro castigo.
+
+ * * * * *
+
+Vorrei saper bene che concetto hanno costoro della propria potenza
+militare e del proprio valore guerresco rispetto alla potenza e al
+valore dei popoli europei. Ma non oso interrogarli direttamente su
+questo soggetto perchè sono ombrosissimi e temo che le mie domande
+possano parere un'ironia o una spacconata. Son riuscito nondimeno,
+tastandoli con mano leggera, e senza farmi scorgere, a raccapezzare
+qualche cosa. Sulla superiorità della nostra potenza militare non ci
+hanno dubbio; poichè se qualche dubbio rimaneva loro trent'anni sono,
+quando non avevano ancora ricevuto dagli europei alcuna veramente grave
+batosta, le guerre della Francia e della Spagna, e principalmente le due
+battaglie famose d'Isly e di Tetuan, dissiparono quei dubbi per sempre.
+Ma riguardo al valore, mi pare che si credano ancora superiori di molto
+agli europei; le vittorie dei quali attribuiscono all'artiglieria,
+all'ordine, alla furberia (chè per loro sono furberie la strategia e la
+tattica) e non al valore. E le vittorie conseguite con quei mezzi, pare
+che non le considerino nobilmente conseguite. Il volgo, poi, aggiunge a
+quei mezzi l'alleanza coi cattivi spiriti, senza la quale nè i cannoni
+nè le furberie sarebbero bastati a sgominare[tn382] gli eserciti
+mussulmani. Certo è che agli Arabi puri e ai Berberi, che sono la
+maggioranza guerriera del Marocco, non si può negare il valore, e
+nemmeno restringersi a riconoscere in loro quel valore comune e
+indeterminato che in Europa si considera, con cavalleresca reciprocanza,
+proprietà di tutti gli eserciti. Poichè tenuto pur conto della natura
+del terreno e degli aiuti segreti dell'Inghilterra, l'esercito
+marocchino, scompigliato, mal condotto, male armato, male
+approvvigionato, non avrebbe potuto tener fronte, come fece, per quasi
+un anno, con una tenacia inaspettata in Europa, all'esercito spagnuolo,
+disciplinato, ordinato e fornito di tutti i nuovi mezzi d'offesa, senza
+supplire con un grande valore alla potenza militare che gli mancava. Si
+potrà negare il nome proprio di valore al fanatismo che slancia un uomo
+contro dieci a cercare una morte che gli aprirà le porte del paradiso;
+al furore selvaggio che induce un soldato a spaccarsi il cranio contro
+una rupe piuttosto che cader nelle mani dei nemici; alla rabbia
+forsennata d'un ferito, che si strappa le bende e si squarcia le piaghe
+per liberarsi colla vita dalla prigionia; al disprezzo del dolore, alla
+cieca audacia, all'ostinazione brutale di chi si fa uccidere senza
+scopo; ma bisognerà ammettere almeno che questi sono elementi di
+valore, ed è incontestabile che questa gente ne diede molti e tremendi
+saggi alla Spagna. Dopo due mesi di guerra, l'esercito spagnuolo non
+aveva presi che due prigionieri, un arabo della provincia d'Oran e un
+pazzo che s'era presentato agli avamposti; e nella sanguinosa battaglia
+di Castillejos cinque marocchini soli, e tutti e cinque feriti, caddero
+nelle mani dei vincitori. La loro tattica tradizionale è di avanzarsi in
+massa contro il nemico, distendersi rapidamente, correre fino a mezzo
+tiro, sparare e ritirarsi precipitosamente per ricaricare le armi. Nelle
+grandi battaglie si dispongono a mezza luna, l'artiglieria e la fanteria
+al centro, e alle ali la cavalleria, che cerca d'avvolgere il nemico e
+cacciarlo fra due fuochi. Il capo supremo dà un ordine generale, ma ogni
+capo inferiore ritorna all'assalto o si ritira quando gli sembra
+opportuno, e l'esercito sfugge facilmente al comando principale.
+Cavalieri infaticabili, destri tiratori, tenaci dietro un riparo, facili
+a sgominarsi in pianura aperta, strisciano come serpenti, s'arrampicano
+come scoiattoli, corrono come caprioli, passano rapidamente dall'assalto
+temerario alla fuga precipitosa, e da un esaltazione di valore che pare
+pazzia furiosa a uno sgomento che non ha nome. Ci sono ancora nel
+Marocco dei mori impazziti di terrore alla battaglia d'Isly; e si sa
+che alle prime cannonate del maresciallo Bugeaud, il Sultano
+Abd-er-Rahman, gridò:--Il mio cavallo! Il mio cavallo!--e inforcata la
+sella, si diede a una fuga disperata, lasciando sul campo i suoi musici,
+i suoi negromanti, i suoi cani da caccia, lo stendardo sacro, il
+parasole ed il tè, che i soldati francesi trovarono ancora bollente.
+
+ * * * * *
+
+Incontro tanti neri per le strade di Fez, che alle volte mi par di
+trovarmi in una città del Sudan e sento vagamente fra me e l'Europa
+l'immensità del deserto di Sahara. Dal Sudan, infatti, vengono la
+maggior parte, poco meno di tremila all'anno, molti dei quali si dice
+che muoiono in breve tempo di nostalgia. Sono portati per lo più all'età
+d'otto o dieci anni. I mercanti, prima di esporli in vendita, li
+ingrassano a pallottole di cuscussù, cercano di guarirli dalla nostalgia
+colla musica e insegnano loro qualche parola araba; il che ne aumenta il
+prezzo, che è ordinariamente trenta lire per un ragazzo, sessanta per
+una bimba, circa a quattrocento per una giovane di diciassette o
+diciott'anni, bella, che sappia parlare e che non abbia ancora
+partorito; e cinquanta o sessanta per un vecchio. L'Imperatore ritiene
+il cinque per cento della materia importata, e ha il diritto della prima
+scelta. Gli altri sono venduti nei mercati di Fez, di Mogador e di
+Marocco, e partitamente, all'incanto, in tutte le altre città, dove i
+compratori, per tradizione, usano loro il pudico riguardo di non
+visitarne pubblicamente le parti coperte. Abbracciano tutti, senza
+difficoltà, la religione maomettana, conservando però molte delle loro
+stranissime superstizioni, e le feste bizzarre del proprio paese,
+consistenti in balli grotteschi che durano fino a tre giorni e tre notti
+consecutive, accompagnati da una musica diabolica, e non interrotti che
+per inghiottire con avidità bestiale ogni sorta di porcherie. Servono
+per lo più nelle case, son trattati con dolcezza, vengono in gran parte
+affrancati in ricompensa dei loro servigi, hanno la via aperta anche
+alle più alte cariche dello stato, e si palesano qui come per tutto: ora
+febbrilmente operosi, ora torpidamente pigri, lussuriosi come scimmie,
+astuti come volpi, feroci come tigri; ma contenti del loro stato, e per
+lo più fedeli e grati ai padroni: il che pare che non segua dove la
+schiavitù è più dura, come a Cuba, e dove la libertà di cui godono è
+eccessiva, come in Europa. Le arabe e le more rifuggono da loro, ed è
+rarissimo che un nero sposi altra donna che del suo colore; ma gli
+uomini, e in specie i mori, non solo le cercano avidamente come
+concubine, ma le sposano colla stessa facilità che le bianche; onde il
+grandissimo numero di mulatti di tutte le sfumature che son nel Marocco.
+Strane vicende! Il povero nero di dieci anni, venduto sui confini del
+Sahara per un sacco di zucchero o un pezzo di stoffa, può, e si diede il
+caso discutere trent'anni dopo,--ministro del Marocco,--un trattato di
+commercio coll'ambasciatore[tn387] d'Inghilterra; e molto più
+probabilmente, la bambina nera nata in una tana immonda e scambiata
+all'ombra d'un'oasi con un otre d'acquavite, trovarsi, appena adulta,
+coperta di gemme e fragrante di profumi, tra le braccia del Sultano.
+
+ * * * * *
+
+Da qualche giorno, passeggiando per Fez, mi si affaccia alla mente con
+una persistenza ostinata l'immagine d'una grande città americana, alla
+quale accorre gente da ogni parte del mondo, una di quelle città che
+rappresentano quasi il tipo a cui tutte le città nuove si vanno
+lentamente informando, e la cui vita è forse un esempio di quello che
+sarà fra un secolo la vita di tutte; una città la cui immagine non si
+può presentare a nessun europeo, accanto a quella di Fez, senza farlo
+sorridere di pietà, tanto è grande la distanza che le separa sopra la
+via del progresso umano. Eppure, più mi fisso col pensiero in quella
+città, più mi sento preso da un dubbio che mi rattrista. Vedo quelle
+grandi strade, diritte e interminabili, in cui s'innalzano a perdita
+d'occhi i pali giganteschi del telegrafo. «È l'ora della chiusura degli
+opifici e delle botteghe. Torrenti d'operai, uomini, donne e ragazzi,
+passano a piedi, in omnibus, in _tramway_, seguendo quasi tutti la
+stessa direzione, verso i quartieri lontani; e tutti hanno l'aspetto
+triste e ansioso e sembrano estenuati dalla fatica.... Nuvole dense di
+fumo di carbone escono dalle innumerevoli torricine degli opifici,
+scendono nelle strade, gettano le loro ombre nere sulle splendide
+vetrine delle botteghe, sulle lettere dorate degli annunzi che coprono
+le facciate fino ai tetti, sulla folla che, colla testa bassa, a passo
+cadenzato, dondolando le braccia, fugge in silenzio i luoghi che,
+durante il giorno, videro colare il suo sudore. Di tratto in tratto, il
+sole squarcia il velo lugubre che l'industria ha disteso sulla capitale
+del lavoro; ma questi bagliori improvvisi, fuggitivi, invece di
+rallegrare la scena, non fanno che illuminarne la tristezza... Tutte le
+fisonomie hanno la medesima espressione. Ognuno ha fretta di arrivare a
+casa per «economizzare» le sue poche ore di riposo dopo aver tratto il
+maggior vantaggio possibile dalle lunghe ore di lavoro. Par che ognuno
+sospetti nel suo vicino un concorrente. Tutti portano l'impronta
+dell'isolamento. L'aria morale in cui vive questa gente non è la carità,
+è la rivalità... Un gran numero di famiglie vivono negli alberghi, vita
+che condanna la donna alla solitudine e all'ozio. Lungo il giorno, il
+marito fa i suoi affari fuor di casa, e non rientra che all'ora del
+desinare, che trangugia colla rapidità d'un uomo affamato. Poi ritorna
+alla sua galera. I ragazzi, all'età di cinque o sei anni, frequentano le
+scuole, ci vanno e ritornano soli e passano il rimanente del loro tempo
+a loro capriccio, godendo della più ampia libertà. L'autorità paterna è
+pressochè nulla. I figliuoli non ricevono altra educazione che quella
+delle scuole.... maturano rapidamente e si preparano fin dall'infanzia
+alle fatiche e alle lotte della vita sovreccitata, aspra e avventurosa
+che li aspetta. La vita dell'uomo non è che una sola e lunga _campagna_,
+un seguito non interrotto di combattimenti, di marcie e di
+contro-marcie. La dolcezza, l'intimità del focolare domestico non hanno
+che un'assai piccola parte nella sua esistenza militante e febbrile. È
+egli felice? A giudicarne dal suo aspetto faticato, triste, inquieto,
+spesso delicato e malsano, c'è da dubitarne. L'eccesso del lavoro non
+interrotto gli spezza le forze, gl'interdice i piaceri dello spirito e
+gl'impedisce il raccoglimento dell'anima. E la donna soffre di questa
+vita anche più del marito. Essa non lo vede che una volta al giorno,
+mezz'ora tutt'al più, e la sera, quando, rotto dalla fatica, rientra in
+casa per cercare il sonno; e non può alleggerire il fardello ch'egli
+porta, nè partecipare alle sue pene, alle sue cure e ai suoi lavori
+perchè non li conosce, non esistendo quasi affatto fra loro, per
+mancanza di tempo, il commercio delle anime....»
+
+La città è Chicago, e chi la descrive il barone Hübner, grande
+ammiratore dall'America. Ora il dubbio è questo: non so quale delle due
+città, Fez e Chicago, mi faccia più compassione. Sento però che se fossi
+nei panni d'un moro di Fez, ed un cristiano, conducendomi in una di
+quelle grandi città civili, mi domandasse se l'invidio, gli farei una
+risata sul volto.
+
+ * * * * *
+
+Stamattina Selam mi raccontò, a modo suo, la storia famosa del brigante
+Arusi; una delle infinite istorie che girano di bocca in bocca dal mare
+al deserto; fondata però sopra un fatto vero e recentissimo, di cui
+molti testimoni vivono ancora.
+
+Poco dopo la guerra colla Francia, il Sultano Abd-er Rahman mandò un
+esercito a castigare gli abitanti del Rif che avevano incendiato un
+bastimento francese. Fra i varii sceicchi, a cui il comandante
+dell'esercito intimò di denunziare i colpevoli, ce ne fu uno, chiamato
+Sid-Mohammed-Abd-el-Djebar, già innoltrato negli anni, il quale, essendo
+geloso d'un tale Arusi, giovane valoroso e bellissimo, lo rimise, benchè
+innocente, nelle mani del generale, affinchè lo conducesse nelle carceri
+di Fez. Fu infatti condotto a Fez, ma non stette in prigione che un
+anno. Rilasciato in libertà, andò a Tangeri. Stette qualche tempo a
+Tangeri e poi tutt'a un tratto scomparve, e per un pezzo nessuno seppe
+più notizie di lui. Ma poco dopo la sua disparizione, si cominciò a
+parlare in tutta la provincia del Garb d'una banda di ladri e
+d'assassini che infestava la campagna fra Rabat e Laracce. Le carovane
+erano assalite, i negozianti spogliati, i caid malmenati, i soldati del
+Sultano pugnalati; nessuno osava più attraversare quelle terre; e i
+pochi che, presi dagli assassini, ne uscivan salvi, tornavano nelle
+città istupiditi dal terrore.
+
+Le cose durarono in questo stato per molto tempo, e nessuno era mai
+riuscito a scoprire chi fosse il capo della banda, quando un negoziante
+rifano, assalito una notte al lume della luna, riconobbe fra coloro che
+lo spogliavano il giovane Arusi, e ne portò a Tangeri la notizia che si
+sparse rapidamente per tutto il Garb. Il capo della banda era Arusi.
+Molti altri lo riconobbero. Egli appariva nei duar e nei villaggi, di
+giorno e di notte, vestito da soldato, da caid, da ebreo, da cristiano,
+da donna, da ulema, uccideva, rubava, spariva, inseguito da ogni parte,
+non raggiunto da nessuno, sempre inaspettato, sempre in un nuovo
+aspetto, capriccioso, feroce, infaticabile; e non s'allontanava mai dai
+dintorni della cittadella El-Mamora; cosa di cui nessuno capiva la
+ragione. La ragione era questa: il caid della cittadella El-Mamora era
+in quel tempo l'antico sceicco Sid-Mohammed Abd-el-Dijebar che aveva
+messo Arusi nelle mani del generale del Sultano.
+
+In quei giorni appunto Sid-Mohammed Abd-el-Dijebar aveva data in isposa
+una sua figliuola di meravigliosa bellezza, chiamata Rahmana, al
+figliuolo del pascià di Salè, che si chiamava Sid-Alì. Le feste nuziali
+erano state celebrate con gran pompa, in presenza dei più ricchi giovani
+della provincia, accorsi a cavallo, armati, vestiti dei loro più begli
+abiti, alla cittadella d'El-Mamora; e Sid-Alì doveva condurre la sua
+sposa a Salè, in casa di suo padre. Il corteo uscì dalla cittadella di
+notte. Doveva passare per una gola strettissima formata da una catena di
+collinette boscose e da una catena di dune. Andava innanzi una scorta di
+trenta cavalieri; dietro a questi, Rahmana sulla groppa d'una mula, in
+mezzo allo sposo e al fratello; dietro Rahmana, il caid suo padre e una
+folla di parenti e d'amici. Entrarono nella gola. La notte era serena,
+lo sposo teneva per mano Rahmana, il vecchio caid si lisciava la barba:
+tutti erano allegri.
+
+All'improvviso una voce formidabile urlò nel silenzio della notte:
+
+--Arusi ti saluta, o sceicco Sid Mohammed Abd-el Dijebar!
+
+Nello stesso punto, sull'alto d'una collina scintillarono trenta fucili
+e tuonarono trenta colpi. Cavalli, soldati, parenti, amici, chi
+stramazza morto, chi vacilla ferito, chi fugge; e prima che il caid e
+Sid-Alì, rimasti illesi, rinvengano dallo sbalordimento, un uomo, una
+furia, un demonio, Arusi insomma precipita dalla collina, afferra
+Rahmana, se la mette in sella e fugge a briglia sciolta verso la foresta
+di Mamora.
+
+Il caid e Sid-Alì, uomini risoluti, invece di abbandonarsi ad una vana
+disperazione, fecero giuramento solenne di non radersi più la testa
+prima d'essersi spaventosamente vendicati. Domandarono e ottennero
+soldati dal Sultano, e cominciarono a dar la caccia ad Arusi, che s'era
+rifugiato colla sua banda nella grande foresta di Mamora. Fu una guerra
+faticosissima, tutta colpi di mano, imboscate, assalti notturni,
+astuzie, combattimenti feroci, che durò più d'un anno, e ridusse a poco
+a poco la banda nel centro della foresta. La banda era accerchiata e il
+cerchio si stringeva si stringeva. Molti dei seguaci di Arusi eran già
+morti di fame, molti fuggiti, molti stati uccisi in combattimento. Il
+caid e Alì, vicini a raggiungere la meta, s'inferocivano sempre più, non
+chiudevan più occhio nè notte nè giorno, non respiravano più che la
+vendetta. Ma d'Arusi e di Rahmana non si sapeva più nulla. Chi diceva
+che fossero morti di stento, chi riteneva che fossero fuggiti, chi
+credeva che il bandito avesse ucciso la sposa e sè stesso. E Sid-Alì e
+il caid cominciavano a disperare, perchè più s'innoltravano, e più gli
+alberi si facevan fitti, più alti e più intricati i cespugli, le liane,
+i rovi, i ginepri; tanto che i cavalli e i cani non potevano più aprirsi
+la via. Un giorno, finalmente, mentre tutti e due passeggiavano
+scoraggiati e silenziosi per la foresta, un arabo accorse da lontano
+verso di loro e disse d'aver visto Arusi nascosto in mezzo ai giunchi,
+sulla riva d'un fiume, all'estremità della foresta. Il caid raccoglie in
+furia i suoi cavalieri, li divide in due drappelli e li sguinzaglia, un
+drappello a destra, l'altro a sinistra, verso il fiume. Dopo una lunga
+corsa, il caid per il primo vede da lontano, in mezzo ai giunchi,
+rizzarsi un fantasma, un uomo d'alta statura e d'aspetto terribile:
+Arusi. Si slanciano tutti verso quel punto, arrivano, girano, frugano,
+fiutano: Arusi non v'è più. Erano sulla riva del fiume[tn396].--Ha
+passato il fiume! grida il caid. Tutti si gettano nel fiume e
+raggiungono la riva opposta. La riva era segnata di alcune orme; tutti
+si mettono su quell'orme; ma dopo pochi passi, mancano.--s'è rigettato
+nel fiume,--grida il caid,--e andò a riuscir più lontano.--Subito i
+cavalieri si slanciano di galoppo lungo la riva. Nello stesso punto
+l'attenzione del caid è attirata da suoi tre cani, che si sono
+arrestati, fiutando, vicino a una pianta di giunchi. Sid-Alì accorre
+pel primo, e vede vicino ai giunchi un largo fosso, in fondo al quale
+c'erano alcuni piccoli fori. Salta nel fosso, introduce il fucile in uno
+dei fori, lo sente respinto, spara, chiama il caid, accorrono i soldati,
+guardano di qua e di là, e scoprono una piccola apertura rotonda a fior
+d'acqua nella riva tagliata a picco. Arusi doveva essere entrato nel suo
+sotterraneo per quell'apertura.--Scaviamo!--grida il caid. I soldati
+corrono a pigliar vanghe e piccozze nei duar vicini, tornano, scavano,
+rompono una specie di volta di terra e scoprono una tana...
+
+In fondo alla tana c'era Arusi ritto, immobile, pallido come un morto,
+colle braccia spenzoloni.
+
+Lo afferrarono: non fece resistenza. Lo tiraron fuori: aveva l'occhio
+sinistro crepato. Lo legarono, lo portarono in una tenda, lo distesero
+in terra, e per prima vendetta, Sid-Alì gli recise col pugnale tutti i
+diti dei piedi, gettandoglieli ad uno ad uno sul viso. Ciò fatto, mise
+sei soldati a custodirlo e si ritirò sotto un'altra tenda insieme col
+caid, per concertare che torture gli dovessero infliggere prima di
+troncargli la testa. La discussione durò lungo tempo: andavano a gara a
+chi proponesse dei tormenti più dolorosi; nessuno strazio pareva
+abbastanza orrendo; la sera era venuta, e non avevano ancora nulla
+deciso. Rimandarono la decisione alla mattina e si separarono.
+
+Un'ora dopo, il caid ed Alì riposavano ciascuno sotto la sua tenda; la
+notte era oscurissima, non spirava un alito di vento, non stormiva una
+foglia, non si sentiva che il mormorio del fiume e il respiro dei
+dormenti.
+
+All'improvviso una voce formidabile urlò nel silenzio della notte:
+
+--Arusi ti saluta, o sceicco Sid Mohammed Abd-el Dijebar!
+
+Il vecchio caid balza in piedi atterrito e sente la pesta precipitosa
+d'un cavallo che s'allontana. Chiama i soldati, che accorrono in furia,
+e grida:--Il mio cavallo! Il mio cavallo!--Cercano il suo cavallo, il
+più superbo animale del Garb: è sparito. Corrono alla tenda di Sid-Alì:
+è steso in terra morto, con un pugnale confitto nell'occhio sinistro. Il
+caid scoppia in pianto: i soldati si slanciano dietro al fuggitivo. Lo
+intravvedono, come un ombra, per qualche momento; lo perdon di vista; lo
+rivedono; ma egli va come la folgore, e sparisce ben presto per non più
+ricomparire. Continuano a inseguirlo, nondimeno, per tutta la notte, sin
+che arrivano a un bosco fittissimo, dove si arrestano per aspettare che
+aggiorni. Appena aggiorna, vedono lontano il cavallo del caid, che viene
+verso di loro spossato e insanguinato, riempiendo l'aria di nitriti
+lamentevoli. Pensando che Arusi sia nel bosco, sguinzagliano i cani e
+s'avanzano colle armi nel pugno. Dopo un breve cammino, scoprono una
+casuccia diroccata, mezzo nascosta fra gli alberi. I cani v'accorrono e
+s'arrestano. I soldati li seguono in punta di piedi, arrivano alla
+porta, spianano i fucili... e li lascian cadere in terra gettando un
+grido di stupore. In mezzo a quelle quattro mura, stava disteso in terra
+il cadavere d'Arusi, e accanto a lui una bellissima donna, vestita
+splendidamente, coi capelli sciolti, la quale gli fasciava i piedi
+sanguinosi, singhiozzando, ridendo, mormorando con voce infantile parole
+di disperazione e d'amore. Era Rahmana. La condussero in casa di suo
+padre, vi stette tre giorni senza profferire parola e disparve. La
+trovarono qualche tempo dopo fra le rovine della casa del bosco, che
+raspava la terra colle mani, chiamando Arusi. E di là non si mosse
+più.--Dio,--come dissero gli arabi--aveva richiamato a sè la sua ragione
+ed essa era santa.
+
+Se sia ancora viva, non si sa. Certo è che viveva ancora venti anni
+sono, e che la vide nel suo romitaggio il signor Narciso Cotte,
+impiegato al consolato di Francia a Tangeri, che ne ha raccontata la
+storia.
+
+ * * * * *
+
+Oramai non v'è più un angolo di Fez che ci sia sconosciuto; e nondimeno
+ci par sempre d'essere arrivati il giorno innanzi, tanta è la varietà
+d'aspetti che ci presenta questa scena grandiosa di mura, di porte, di
+torri, di rovine; tanto ogni cosa ci ravviva ad ogni momento il
+sentimento della nostra solitudine; tanto stentiamo ad abituarci ad
+essere l'oggetto della curiosità universale. E questa curiosità non è
+punto scemata, benchè ormai tutti gli abitanti di Fez ci abbiano visti e
+rivisti. È scemata, invece, la diffidenza, e pare anche un poco
+l'antipatia: i bambini ci si avvicinano e ci toccano i vestiti per
+sentire di che sostanza sono; le donne ci guardan con occhio torvo, ma
+non tornan più indietro vedendoci apparir di lontano; le maledizioni son
+diventate più rare, i soldati non picchian più bastonate, e il pugno
+toccato dall'Ussi fu, è da sperarsi, il primo ed unico pugno di cui io
+possa portare la notizia in Italia. E benchè, passeggiando per la città,
+ci preceda e ci segua sempre una folla fittissima, io credo che potremmo
+uscir soli senza ombra di pericolo d'essere ammazzati. Già la
+popolazione, da quanto ci dicono i soldati dell'ambasciata, ci ha messo
+a tutti, giusta la consuetudine moresca, un sopranome. Il medico è
+_l'uomo degli occhiali_, il vice-console è _l'uomo del naso forcuto_, il
+capitano è _l'uomo degli stivali neri_, l'Ussi è _l'uomo del fazzoletto
+bianco_, il Comandante _l'uomo delle gambe corte_, il Biseo _l'uomo dei
+capelli rossi_, il Morteo _l'uomo di velluto_, perchè è tutto vestito di
+velluto, ed io sono _l'uomo della scarpa rotta_, perchè un dolore al
+piede m'ha costretto a dare un lungo taglio a uno stivaletto. Parlano
+molto dei fatti nostri, si capisce, e par che dicano che siamo tutti
+brutte faccie, nessuno escluso, neppure il cuoco, il quale accolse
+questa notizia con una risata di disprezzo, battendo la mano sopra una
+tasca del panciotto, dove tiene una lettera della sua amante. E mi pare
+anche che ci trovino o fingano di trovarci ridicoli, perchè, per
+istrada, si mettono a ridere con una certa ostentazione ogni volta che
+uno di noi scivola, o dà del capo nel ramo d'un albero, o perde il
+cappello. Malgrado ciò, e la varietà delle vedute, questa popolazione
+tutta d'un colore e senza distinzione apparente di ceto, questo non
+sentir mai altro rumore che un eterno fruscìo di pantofole e di cappe,
+queste donne velate, queste case cieche e mute, questa vita piena di
+mistero finisce per tediar mortalmente. Gli abitanti son vivi, la città
+è morta. Al tramonto del sole bisogna rientrare in casa e non si può
+più uscire. Col calar della notte, cessa ogni commercio, ogni movimento,
+ogni segno di vita; Fez non è più che una vasta necropoli, dove se si
+sente per caso una voce umana, è l'urlo d'un pazzo o il grido d'un
+assassinato; e chi volesse andare a zonzo a ogni costo, dovrebbe farsi
+scortare da una pattuglia coi fucili carichi e da un drappello di
+falegnami, i quali ogni trecento passi buttassero giù una porta che
+sbarra la strada. Di giorno poi la città non somministra altra novità
+che qualche donna trovata morta in mezzo alla via con una pugnalata nel
+cuore, la partenza d'una piccola carovana, l'arrivo d'un governatore o
+sotto-governatore di provincia che venne gettato in fondo a un carcere,
+la bastonatura di qualche pezzo grosso, una festa in onore d'un Santo di
+cui sentiamo le fucilate dal palazzo, e altre cose simili, annunziate
+per lo più da Mohammed Ducali o dal Scellal, che sono i nostri due
+giornali quotidiani ambulanti. E queste notizie, e quello che vedo ogni
+giorno, e la vita singolarissima che vivo qui, mi danno poi nella notte
+dei sogni così stranamente intricati di teste recise, di deserti,
+d'arem, di prigioni, di Fez, di Tumbuctù, di Torino, che la mattina mi
+sveglio con un caos inesprimibile nella testa, e per qualche momento non
+raccapezzo più in che mondo mi sia.
+
+ * * * * *
+
+Di quante figure belle, grottesche, orribili, buffe, stranissime, mi
+rimarrà la memoria per tutta la vita! Ne ho la testa affollata, e quando
+son solo me le faccio passare dinanzi ad una ad una, come le figure
+d'una lanterna magica, con un piacere che non so esprimere. Passa Sid
+Buker, il personaggio misterioso che viene tre volte al giorno, ravvolto
+in una gran cappa biancastra, colla testa bassa, cogli occhi socchiusi,
+pallido come un morto, furtivo come uno spettro, a conferire
+segretamente coll'Ambasciatore; e svanisce a modo di una figura
+fantasmagorica, senza che nessuno se n'accorga. Passa il servo favorito
+di Sid-Mussa, un giovane mulatto bellissimo, grazioso come una
+fanciulla, elegante come un principe, fresco e sorridente, che sale e
+scende le scale saltellando e ci saluta con una certa civetteria
+inchinandosi profondamente e stendendo una mano in atto di mandare un
+bacio. Passa un soldato di guardia, un berbero, nato sulle montagne
+dell'Atlante, una faccia sanguinaria che non posso guardare senza
+fremere, e mi figge negli occhi, ogni volta che mi vede, uno sguardo
+immobile, freddo, perfido, come se meditasse d'uccidermi; e più lo
+sfuggo e più l'incontro, e par che indovini il ribrezzo che m'ispira e
+ci provi un satanico piacere. Passa una vecchia decrepita, che ho vista
+sulla porta d'una moschea, nuda da capo a piedi, fuor che un cencio
+intorno ai fianchi, colla testa rasa come la palma della mano e il corpo
+disfatto a segno che mi strappò un'esclamazione d'orrore e rimasi per
+lungo tempo col sangue sossopra. Passa una mora briccona, che rientrando
+in casa, mentre noi passavamo dinanzi alla sua porta, buttò giù in
+fretta e in furia, nell'atto di chiudere, il caic che la copriva, ci
+lasciò intravvedere il suo bel corpo diritto e tornito, e saettandoci
+un'occhiata sfavillante di mille vezzi, chiuse. Passa un bottegaio
+vecchissimo, una faccia tra spaventosa e ridicola, curvo tanto che,
+stando seduto in fondo alla sua nicchia oscura, si tocca quasi i piedi
+col mento; e tiene aperto un occhio solo, appena visibile; e ogni volta
+che passando dinanzi alla sua bottega, lo guardo, quell'occhio gli si
+apre smisuratamente e brilla d'un sorriso beffardo indefinibile, che mi
+mette non so che inquietudine nel cuore. Passa una bellissima morina di
+dieci anni, coi capelli sciolti giù per le spalle, vestita d'una camicia
+bianca stretta alla vita da una ciarpa verde, la quale spenzolandosi dal
+parapetto d'una terrazza per saltare sulla terrazza di sotto, la
+camicia le si attaccò alla punta d'un mattone e restò su, lasciando
+molti segretini all'aria aperta; ed essa, che sapeva d'esser guardata
+dal palazzo dell'Ambasciata, e non poteva più nè risalire nè scendere,
+si mise a strillare come una disperata, e tutte le donne della casa
+accorsero smascellandosi dalle risa. Passa un mulatto gigantesco, pazzo,
+che tormentato dall'idea fissa che i soldati del Sultano lo cerchino per
+tagliargli una mano, fugge per le strade come una fiera inseguita,
+agitando convulsivamente il braccio destro, come se glie l'avessero già
+mutilato, e mette ululati spaventosi che risuonano da un quartiere
+all'altro della città. Passano molti e molti altri; ma quello che
+s'arresta più lungamente, è un nero di cinquant'anni, servo del palazzo,
+alto poco più e largo poco meno d'un metro, un cor contento, che sorride
+sempre cacciando tutta la bocca verso l'orecchio destro; la più
+grottesca, la più spropositata, la più imperiosamente ridicola figura
+che sia mai comparsa sotto la cappa del cielo; ed ho un bel mordermi le
+dita, e dirmi che è ignobile il ridere delle deformità umane, e farmi
+vergogna in mille maniere;--è inutile,--è un riso che vince le mie
+forze,--ci dev'esser dentro qualche intenzione misteriosa della
+Provvidenza,--bisogna che scoppi! E Dio mi perdoni: mi venne più volte
+l'idea di comprarlo per farmene una pipa.
+
+ * * * * *
+
+Essendo vicino il giorno della partenza, i negozianti accorrono in folla
+al palazzo e si compra a furia. Le stanze, il cortile e la galleria
+hanno preso l'aspetto d'un grande bazar. Per tutto lunghe file di vasi,
+di babbuccie ricamate, di vassoi, di cuscini, di tappeti, di caic.
+Quanto v'è in Fez di più dorato, di più arabescato, di più caro
+assaettato, ci è passato sotto gli occhi in questi giorni. E bisogna
+vedere come vendono costoro, senza proferire parola, senza lasciarsi
+sfuggire un sorriso, non accennando che sì o no colla testa, e andando
+via, abbiano o non abbian venduto, colla stessa faccia d'automi con cui
+sono venuti. Fra tutte, è bella a vedersi la stanza dei pittori,
+convertita in una gran bottega di rigattiere, piena di selle, di staffe,
+di fucili, di caffettani, di ciarpe lacere, di terraglia, di orecchini
+barbareschi, di vecchie cinture da donna, venute Dio sa di dove, che
+hanno forse sentito molte volte la stretta amorosa delle braccia
+imperiali, e forse l'anno venturo luccicheranno in un quadro magistrale
+alla mostra di Napoli o di Filadelfia. Un solo genere manca, e sono gli
+oggetti d'antichità, ricordi dei varii popoli che conquistarono o
+colonizzarono il Marocco; e benchè si sappia che sovente se ne trovano
+sotto terra o fra le rovine, non c'è mezzo d'averne, poichè ogni oggetto
+scoperto dovendo essere portato alle Autorità, chi scopre, tien
+nascosto, e le Autorità, non conoscendone il valore, distruggono o
+vendono come materia inutile il poco che ricevono. Così, anni sono, un
+cavallo ed alcune statuette di bronzo trovate in un pozzo vicino ai
+resti d'un acquedotto, furon rotte e vendute come vecchio rame a un
+rigattiere israelita.
+
+ * * * * *
+
+Oggi ho fatto con un negoziante di Fez una viva discussione,
+coll'intento di scoprire quello che pensano i mori della civiltà
+europea; e per questo non mi affannai a ribattere i suoi argomenti se
+non quanto era necessario per dargli spago. È un bel moro sui
+quarant'anni, di fisonomia onesta e severa, che visitò, per affari di
+commercio, le principali città dell'Europa occidentale, e stette lungo
+tempo a Tangeri dove imparò un po' di spagnuolo. Già nei giorni scorsi
+avevo scambiato con lui qualche parola a proposito d'un piccolo pezzo di
+stoffa intessuto di seta e d'oro di cui pretendeva la bellezza di dieci
+marenghi. Ma oggi toccandolo sull'argomento dei suoi viaggi, gli
+attaccai una[tn408] parlantina di cui i suoi compagni stessi, che
+ascoltavano senza capire, rimasero stupiti. Gli domandai dunque che
+impressione gli avessero fatta le grandi città europee non aspettandomi
+peraltro di sentire grandi espressioni di meraviglia, perchè sapevo,
+come tutti sanno, che dei quattro o cinquecento negozianti marocchini
+che vanno ogni anno in Europa, la maggior parte ritornano nel loro paese
+più stupidamente fanatici di prima, quando non ritornano più viziosi e
+più birbanti; e che se tutti rimangono stupiti dello splendore delle
+nostre città e delle meraviglie delle nostre industrie, nessuno però ne
+rimane scosso nell'anima, acceso nella mente, spronato a fare, a
+tentare, a imitare; nessuno intimamente persuaso della inferiorità
+complessiva del paese proprio; e nessunissimo, poi, se anche avesse
+questi sentimenti s'arrischierebbe ad esprimerli, e tanto meno a cercar
+di diffonderli, per paura di tirarsi addosso l'accusa di mussulmano
+rinnegato e di nemico del suo paese.
+
+--Che cosa avete da dire--gli domandai--delle nostre grandi città?
+
+Mi guardò fisso e rispose freddamente:
+
+--Strade grandi, belle botteghe, bei palazzi, belle officine.... e tutto
+pulito.
+
+Con ciò parve che avesse detto tutto quello che aveva da dir d'onorevole
+per noi.
+
+--Non ci avete trovato altro di bello e di buono?--domandai.
+
+Mi guardò come per domandarmi alla sua volta che cosa pretendevo ch'egli
+ci avesse trovato.
+
+--Ma possibile--(mi stizzii)--che un uomo ragionevole come voi siete,
+che ha visto dei paesi così meravigliosamente diversi e superiori al
+suo, non ne parli almeno con stupore, almeno colla vivacità con cui il
+ragazzo d'un _duar_ parlerebbe del palazzo d'un pascià? Ma di che cosa
+vi meravigliate dunque al mondo? Che gente siete? Chi vi capisce?
+
+--_Perdóne Usted_,--rispose freddamente;--io vi rispondo che non capisco
+voi. Quando v'ho detto tutte le cose nelle quali credo che siate
+superiori a noi, che volete che vi dica di più? Volete che vi dica
+quello che non penso? Vi dico che le vostre strade sono più grandi delle
+nostre, che le vostre botteghe sono più belle, che avete delle officine
+che noi non abbiamo, che avete dei ricchi palazzi. Mi par d'aver detto
+tutto. Dirò ancora una cosa: che sapete più di noi perchè avete dei
+libri e leggete.
+
+Feci un atto d'impazienza.
+
+--Non v'impazientate, _caballero_;--ragioniamo tranquillamente. Voi
+convenite che il primo dovere d'un uomo, la prima cosa che lo rende
+stimabile, e quella in cui importa massimamente che un paese sia
+superiore agli altri paesi, è l'onestà; non è vero? Ebbene, in fatto
+d'onestà io non credo in nessuna maniera che voi altri siate superiori a
+noi. E una.
+
+--Adagio. Spiegatemi prima che cosa intendete di dire con questa parola
+onestà.
+
+--Onestà nel commercio, _caballero_. I mori, per esempio, nel commercio,
+ingannano qualche volta gli europei; ma voi altri europei ingannate
+molto più spesso i mori.
+
+--Saranno casi rari--risposi, per dir qualche cosa.
+
+--_Casos raros?_--esclamò accendendosi. Casi di tutti i giorni!--(E qui
+vorrei poter riferire tale e quale il suo linguaggio rotto, concitato e
+infantile). Prove! Prove! Io a Marsiglia. Sono a Marsiglia. Compro
+cotone. Scelgo il filo, grosso così. Dico:--questo numero, questo bollo,
+tanta quantità, mandate.--Pago, parto, arrivo al Marocco, ricevo cotone,
+apro, guardo, stesso numero, stesso bollo.... filo tre volte più
+piccolo! non serve a niente! migliaia di lire perdute! Corro al
+Consolato.... niente. _Otro._ Un altro. Mercante di Fez ordina Europa
+panno turchino, tanti pezzi, tanto larghi, tanto lunghi, convenuto,
+pagato. Riceve il panno, apre, misura: primi pezzi, giusti; sotto, più
+corti; gli ultimi, mezzo metro meno! Non servono più alle cappe,
+mercante rovinato. _Otro, otro._ Mercante di Marocco ordina, Europa,
+mille metri gallone d'oro per ufficiali e manda denaro. Gallone viene,
+tagliato, cucito, portato.... rame! _Y otros, y otros, y otros!_--Ciò
+detto alzò il viso al cielo, e poi, rivolgendosi vivamente verso di
+me:--Più onesti voi?
+
+Ripetei che non potevano essere che casi eccezionali: non rispose.
+
+--Più religiosi voi?--domandò poi bruscamente.--No!
+
+E dopo qualche momento:--No! Basta essere entrati una volta nelle vostre
+_moschee_.
+
+--Ora dite,--soggiunse poi, incoraggiato dal mio silenzio;--nei vostri
+paesi, succedono meno _matamientos_? (uccisioni).
+
+Qui sarei stato imbarazzato a rispondergli. Che cosa avrebbe detto se io
+gli avessi confessato che soltanto in Italia si commettono tremila
+omicidi all'anno, e che ci sono novantamila prigionieri tra condannati e
+da giudicarsi?
+
+--Non credo,--disse, leggendomi negli occhi la risposta.
+
+Non sentendomi sicuro su questo terreno, lo attaccai coi soliti
+argomenti sulla quistione della poligamia.
+
+Saltò su come se l'avessi scottato;
+
+--Sempre questo!--gridò facendosi rosso fino alle orecchie.--Sempre
+questo! Come se voi aveste una donna sola! E ce lo volete far credere!
+Una sola è vostra, ma ci son poi quelle _de los otros_, e quelle che
+sono _de todos y de nadie_, di tutti e di nessuno. Parigi! Londra! Caffè
+pieni, strade piene, teatri pieni. _Verguenza!_ E rimproverate i Mori?
+
+Dicendo questo, stropicciava con mano tremante il suo rosario, e si
+voltava di tratto in tratto per farmi capire, con un leggero sorriso,
+che non mi avessi a male del suo sdegno, perchè egli non l'aveva con
+me; ma coll'Europa.
+
+Vedendo che in questa quistione se la pigliava troppo a cuore, sviai il
+discorso, e gli domandai se non riconosceva le maggiori comodità della
+nostra maniera di vivere. Qui fu comicissimo. Aveva degli argomenti
+preparati.
+
+--È vero,--rispose con un accento ironico;--è vero... Sole? Ombrello.
+Pioggia? Paracqua. Polvere? Guanti. Camminare? Bastone. Guardare?
+Occhialino. Passeggiare? Carrozza. Sedere? Elastico. Mangiare?
+Strumenti. Una scalfittura? Medico. Morto? Statua. Eh! di quante cose
+avete bisogno! Che uomini, _por Dios_! Che bambini!
+
+Insomma, non me ne voleva passar una. Trovò persino a ridere
+sull'architettura.
+
+--Che! Che!--rispose quando gli parlai dei comodi delle nostre
+case.--State trecento in una casa sola, gli uni sugli altri, e poi
+salire, salire, salire--e manca aria e manca luce e manca giardino.
+
+Allora gli parlai di leggi, di governo, di libertà, e cose simili; e
+siccome era un uomo perspicace, mi parve d'esser riuscito, se non a
+fargli capire tutta la differenza che, sotto questi aspetti, corre fra
+il suo paese e il nostro; almeno a fargliene brillare alla mente un
+barlume. Visto che non poteva tenermi fronte su quel soggetto cangiò
+improvvisamente il discorso, e guardandomi da capo a piedi, disse
+sorridendo:
+
+--_Mal vestidos._ (Mal vestiti).
+
+Gli risposi che il vestito importava poco, e gli domandai se non
+riconosceva la nostra superiorità anche in questo, che, invece di star
+tante ore oziosi colle gambe incrociate sopra una materassa, noi
+impieghiamo il tempo in mille maniere utili e divertenti.
+
+Mi diede una risposta più sottile che non m'aspettassi. Disse che non
+gli pareva buon segno questo aver bisogno di far tante cose per passare
+il tempo. La vita per sè sola è dunque un supplizio per noi, che non
+possiamo stare un'ora senza far nulla, senza distrarci, senza affannarci
+a cercare divertimenti? Abbiamo paura di noi stessi? Abbiamo qualche
+cosa dentro che ci tormenta?
+
+--Ma vedete,--dissi--che spettacolo triste presentano le vostre città,
+che solitudine, che silenzio, che miseria. Siete stato a Parigi?
+Paragonate un po' le strade di Parigi colle strade di Fez.
+
+Qui fu sublime. Saltò in piedi ridendo, e più coi gesti che colle parole
+fece una descrizione canzonatoria dello spettacolo che presentano le
+strade delle nostre città. Va, vieni, corri; carri di qui, carrette di
+là; un rumore che stordisce, gli ubbriachi che barcollano, i signori
+che si abbottonano il soprabito per paura dei borsaiuoli; a ogni passo
+una guardia che guarda intorno come se a ogni passo ci fosse un ladro; i
+bambini e i vecchi che ogni momento corron rischio d'essere schiacciati
+dalle carrozze dei ricchi; le donne sfrontate, e persino bambine,
+orrore! che lanciano occhiate provocanti, urtano i giovani col gomito e
+fanno mille smancerie; tutti col sigaro in bocca; da ogni parte gente
+che entra nelle botteghe a mangiucchiare, a ber liquori, a farsi
+lisciare i capelli, a specchiarsi, a inguantarsi; e i zerbinotti
+piantati davanti ai caffè che dicono delle parole nell'orecchio alle
+donne degli altri che passano; e che maniera ridicola di salutare e di
+camminare in punta di piedi, dondolandosi, saltellando; e poi, Dio
+buono, che curiosità di femminuccie!--E toccando questo tasto pigliò la
+stizza e disse che un giorno, in una piccola città d'Italia, essendo
+uscito vestito da moro, si radunò in un momento una gran folla, e tutti
+gli correvano dietro e davanti gridando e ridendo, e quasi non lo
+lasciavano camminare, tanto ch'egli dovette ritornare alla locanda e
+cangiar vestito.--Ed è così che si fa nei vostri paesi? mi domandò.--Che
+si faccia qui, si capisce, perchè non si vedon mai dei cristiani; ma nei
+vostri paesi dove si sa come siamo vestiti, perchè ci sono i quadri, e
+mandate qui i pittori colle macchine e coi colori a farci i ritratti;
+fra voi che sapete tutto non vi pare che non dovrebbero accadere queste
+cose?
+
+Fatto questo sfogo, mi sorrise cortesemente come per dire:--Ciò non
+toglie che noi due siamo amici.
+
+Cadde poi il discorso sulle industrie europee, sulle strade ferrate, sul
+telegrafo, sulle grandi opere d'utilità pubblica; e di questo mi lasciò
+parlare senza interrompermi, assentendo anzi, di tratto in tratto, con
+un cenno del capo. Quand'ebbi finito, però, mise un sospiro e
+disse:--Infine poi... a che servono tante cose se dobbiamo tutti morire?
+
+--Insomma,--conclusi,--voi non cangereste il vostro stato col nostro!
+
+Stette un po' pensando e rispose:
+
+--No, perchè voi non vivete più di noi, nè siete più sani, nè più buoni,
+nè più religiosi, nè più contenti. Lasciateci dunque in pace. Non
+vogliate che tutti vivano a modo vostro e sian felici come volete voi.
+Rimaniamo tutti nel cerchio che Allà ci ha segnato. Con qualche fine
+Allà ha disteso il mare fra l'Africa e l'Europa. Rispettiamo i suoi
+decreti.
+
+--E credete,--domandai,--che rimarrete sempre quello che siete? che a
+poco a poco non vi faremo cangiare?
+
+--Non lo so,--rispose.--Voi avete la forza, voi farete ciò che vorrete.
+Tutto quello che deve accadere, è già scritto. Ma qualunque cosa accada,
+Allà non abbandonerà i suoi fedeli.
+
+Ciò detto, mi prese la destra, se la strinse sul cuore e se n'andò a
+passi maestosi.
+
+ * * * * *
+
+Stamattina, al levar del sole, sono stato a vedere la rassegna del
+presidio di Fez, che il Sultano fa tre volte la settimana, nella piazza
+dove ricevette solennemente l'Ambasciata.
+
+Uscendo dalla porta della Nicchia del burro, ebbi un primo saggio delle
+manovre dell'artiglieria. Uno stuolo di soldati, vecchi, di mezza età e
+ragazzi, tutti vestiti di rosso, correvano dietro a un cannoncino tirato
+da una mula. Era uno dei dodici cannoni di campagna che il governo
+spagnuolo regalò al Sultano Sid-Mohammed dopo la guerra del 1860. Di
+tratto in tratto la mula scivolava o deviava o s'arrestava, e tutta
+quella ragazzaglia si metteva a urlare e a picchiare, ballando e
+sghignazzando, come se conducesse un carro da carnevale. In un tragitto
+di cento passi, si saranno fermati dieci volte. Ogni momento seguiva
+un'avaria: ora cadeva il secchiolino, ora lo scovolo, ora non so che
+altro; poichè tutto era appeso all'affusto. La mula andava innanzi a zig
+zag, a suo capriccio, o piuttosto dove la spingeva il cannone scendendo
+impetuosamente dai rialti del terreno; tutti davano ordini, nessuno
+obbediva; i grandi scappellottavano i piccoli, i piccoli
+scappellottavano i piccolissimi, e questi si scappellottavano fra loro;
+e il cannone rimaneva presso a poco allo stesso posto. Era una scena che
+avrebbe messo la febbre terzana al generale Lamarmora.
+
+Sulla riva sinistra del Fiume delle perle, v'erano circa due mila
+soldati di fanteria, parte sdraiati per terra, parte ritti in crocchi.
+Nella piazza, chiusa tra il fiume e le mura, tirava al bersaglio
+l'artiglieria; quattro cannoni, dietro ai quali stava un gruppo di
+soldati, e ritta in mezzo a loro una figura alta e bianca,--il
+Sultano,--di cui però, dal luogo dov'ero, discernevo appena i contorni.
+Mi parve che di tratto in tratto parlasse agli artiglieri in atto di dar
+consigli. Dalla parte opposta della piazza, vicino al ponte, v'era un
+gruppo di mori, d'arabi, di neri, uomini e donne, gente di città e gente
+di campagna, signori e pezzenti, tutti stretti in un gruppo, che
+aspettavano, mi fu detto, d'esser chiamati ad uno ad uno dinanzi al
+Sultano, a cui dovevano chieder favori o giustizia; poichè[tn419] il
+Sultano dà udienza tre volte la settimana a chiunque faccia domanda di
+parlargli. Parte di quella povera gente era forse venuta da città o da
+terre lontane a lagnarsi delle angherie dei governatori o a domandar
+grazia per i loro parenti sepolti in un carcere. V'erano donne cenciose
+e vecchi cadenti; tutti visi stanchi e tristi, su cui si leggeva il
+desiderio impaziente e insieme la paura di dover comparire dinanzi al
+Principe dei Credenti, al giudice supremo, che avrebbe in pochi momenti,
+con poche parole, deciso forse della sorte di tutta la loro vita. Non mi
+parve che avessero nulla nelle mani o ai loro piedi, e per questo credo
+che il Sultano regnante abbia tolto l'uso, che c'era altre volte, di
+accompagnare ogni domanda con un regalo; il quale non veniva sdegnato,
+qualunque fosse, ed era qualche volta un paio di polli o una dozzina
+d'ova.
+
+Girai in mezzo ai soldati. I ragazzi erano divisi in gruppi di trenta o
+quaranta e si divertivano a inseguirsi o a saltarsi gli uni gli altri,
+appoggiandosi le mani sulle spalle. In alcuni gruppi però il
+divertimento consisteva in una specie di pantomima, che, appena ne capii
+il significato, mi fece rabbrividire. Rappresentavano l'amputazione
+delle mani, il taglio della testa col coltello ed altri supplizi ai
+quali probabilmente avevano assistito parecchie volte. Un ragazzo faceva
+da caid, uno da boia, uno da vittima; questo, quando gli era tagliata la
+mano, fingeva di tuffar il moncherino nel catrame; un altro raccoglieva
+la mano recisa e la buttava in pasto ai cani; e tutti gli spettatori
+ridevano. Le faccie patibolari che avevan la maggior parte di quei
+soldatuccoli, non si possono descrivere. Ve n'era di tutte le sfumature
+dal nero d'ebano fino al giallo d'arancio, e non uno, neppure fra i più
+piccoli, che conservasse l'espressione della ingenuità infantile: avevan
+tutti qualchecosa di duro, di sfrontato, di beffardo, di cinico, che
+metteva pietà, piuttosto che sdegno. E non c'è bisogno di grande
+perspicacia per capire che non potrebb'essere altrimenti. Degli uomini,
+la maggior parte sonnecchiavano distesi in terra; altri ballavano alla
+negra in mezzo a un circolo di spettatori, facendo ogni sorta di smorfie
+e di lazzi; altri tiravano di scherma colle sciabole, nello stesso modo
+che i tiratori di Tangeri, saltellando con atteggiamenti da danzatori di
+corda. Gli ufficiali, tra cui molti rinnegati, che si riconoscevano al
+viso, alla pipa, e a un non so che di ricercato nel vestimento,
+passeggiavano in disparte, e quando gl'incontravo, sfuggivano i miei
+sguardi. Di là dal ponte, in un luogo appartato, c'era una ventina
+d'uomini ravvolti in cappe bianche, distesi in terra gli uni accanto
+agli altri, immobili come statue. Mi avvicinai: vidi che avevano le
+gambe e le braccia strette da grossissime catene. Erano condannati per
+delitti comuni che l'esercito si trascina sempre con sè, per esporli
+alla berlina. Al mio avvicinarsi, tutti si voltarono e mi fissarono in
+viso uno sguardo che mi fece tornare indietro.
+
+Uscii di mezzo ai soldati e m'andai a riparare all'ombra d'una palma,
+sopra un rialto di terreno, di dove si dominava tutto lo spianato.
+
+Ero là da pochi minuti, quando vidi un ufficiale staccarsi da un
+crocchio, e venir verso di me lentamente, guardando qua e là e
+canterellando, come per non farsi scorgere.
+
+Era un omo piccolo, tarchiato, vestito presso a poco alla zuava, col
+fez, senz'armi. Poteva avere una quarantina d'anni.
+
+Quando lo vidi da vicino, provai un senso di ribrezzo. Non ho mai visto
+nella gabbia di nessuna corte d'Assisie una faccia più perfida di
+quella. Avrei giurato che aveva sulla coscienza almeno dieci omicidii,
+accompagnati da insulti al cadavere.
+
+Si fermò a due passi da me, mi fissò con due occhi vitrei e disse
+freddamente:
+
+--_Bonjour, monsieur._
+
+Gli domandai s'era francese.
+
+--Sì,--rispose.--Son venuto da Algeri. Son qui da sette anni. Son
+capitano nell'esercito del Marocco.
+
+Non potendo fargli i miei complimenti, non risposi.
+
+--_C'est comme ça_,--continuò con un fare spigliato.--Sono andato via da
+Algeri perchè non mi ci potevo più vedere. _J'etais obligé de vivre dans
+un cercle trop étroit_ (voleva forse dire il capestro). La vita
+all'europea non si confaceva alla mia indole. Sentivo bisogno di
+cangiar paese.
+
+--Ed ora siete contento? domandai.
+
+--Contentissimo, rispose con affettazione.--Il paese è bello, Mulei el
+Hassen è il migliore dei Sultani, il popolo è buono, son capitano, ho
+una botteguccia, esercito una piccola industria, vado alla caccia, vado
+alla pesca, faccio escursioni sulle montagne, godo della più grande
+libertà. Non ritornerei in Europa, vedete, per tutto l'oro del mondo.
+
+--Non desiderate nemmeno di rivedere il vostro paese? Avete dimenticato
+affatto anche la Francia?
+
+--M'importa assai della Francia!--rispose.--Per me non esiste più
+Francia. La mia patria è il Marocco.
+
+E diede una scrollata di spalle.
+
+Quel cinismo mi rivoltò; non ci potevo quasi credere; mi venne la
+curiosità di scrutarlo più addentro.
+
+--Da quando avete lasciato l'Algeria,--gli domandai,--non avete più
+avuto notizia degli avvenimenti d'Europa?
+
+--_Pas un mot_,--rispose.--Qui non si sa nulla di nulla, ed io sono
+contentissimo di non saper nulla.
+
+--Non sapete dunque che c'è stata una gran guerra tra la Francia e la
+Prussia.
+
+Si scosse.
+
+--_Qui a vaincu?_--domandò con una certa vivacità, fissandomi negli
+occhi.
+
+--La Prussia,--risposi.
+
+Fece un atto di sorpresa.
+
+Gli raccontai in poche parole i grandi disastri della Francia,
+l'invasione, la presa di Parigi, la perdita delle due provincie.
+
+Stette a sentire colla testa bassa e le soppracciglia aggrottate; poi si
+riscosse e disse con un certo sforzo:--_C'est égal... je n'ai plus de
+patrie... ça ne me regarde pas..._
+
+E riabbassò la testa.
+
+Io lo osservavo, se n'accorse.
+
+--_Adieu, monsieur_,--disse improvvisamente, con voce alterata, e se
+n'andò a passi lesti.
+
+--Tutto non è dunque morto ancora!--pensai, e me ne sentii rallegrato.
+
+Intanto gli artiglieri avevan cessato di tirare al bersaglio, il Sultano
+s'era seduto sotto un padiglione bianco ai piedi d'una torre, e i
+soldati cominciavano a sfilargli davanti, un per uno, senz'armi, alla
+distanza di circa venti passi l'un dall'altro. Non essendoci nè accanto
+al Sultano, nè dirimpetto al padiglione alcun ufficiale che leggesse i
+nomi, come si fa da noi, per accertare l'esistenza di tutti i soldati
+segnati nei ruoli (e si dice che nell'esercito marocchino non esiston
+ruoli), non capii che scopo potesse avere quella rassegna, fuor che di
+ricreare l'Imperatore; e fui tentato di riderne. Ma un secondo pensiero,
+il pensiero di ciò che v'era di primitivo e di poetico in quel monarca
+affricano, sommo sacerdote e principe assoluto, giovane, semplice,
+gentile, che stando tre ore solo all'ombra d'una tenda, si faceva tre
+volte la settimana passare dinanzi ad uno ad uno i suoi soldati, e
+ascoltava le preghiere e i lamenti dei suoi sudditi sventurati, m'ispirò
+invece un sentimento di profondo rispetto. E poichè era quella l'ultima
+volta che lo vedevo:--Addio, gli dissi andandomene, con un vivo slancio
+di simpatia;--addio, bello e nobile principe!--e quando la sua graziosa
+figura bianca scomparve per sempre ai miei occhi, sentii un moto dentro,
+come se in quel momento stesso mi si stampasse per sempre nel cuore.
+
+ * * * * *
+
+Nove giugno: ultimo del soggiorno dell'Ambasciata italiana in Fez. Tutte
+le domande dell'Ambasciatore sono state esaudite, accomodati gli affari
+del Ducali e dello Scellal, fatte le visite di congedo, subíto l'ultimo
+pranzo di Sid-Mussa, ricevuti i regali d'uso del Sultano: un bel cavallo
+nero, con una enorme sella di velluto verde, gallonata d'oro,
+all'Ambasciatore; sciabole dorate e damascate ai membri ufficiali
+dell'Ambasciata; una mula al secondo dracomanno. Le tende e le casse son
+partite stamattina, le stanze son vuote, le mule son pronte, la scorta
+ci attende alla porta della Nicchia del burro, i miei compagni
+passeggiano nel cortile aspettando l'ora della partenza, ed io seduto
+per l'ultima volta sul mio letto imperiale, noto, col quaderno sulle
+ginocchia, le mie ultime impressioni di Fez. Quali sono? Che cosa ha
+finito per lasciarmi, in fondo all'anima, lo spettacolo di questa città,
+di questa gente, di questo stato di cose? Se appena penetro col pensiero
+sotto l'impressione gradevole della meraviglia e della curiosità
+soddisfatta, trovo una mescolanza di sentimenti diversi, che mi lasciano
+l'animo incerto. È un sentimento di pietà che mi desta la decadenza,
+l'avvilimento, l'agonia di questo popolo guerriero e cavalleresco, che
+lasciò una così luminosa traccia nella storia delle scienze e delle
+arti, ed ora non serba nemmen più la coscienza della sua gloria passata.
+È un sentimento d'ammirazione per quello che rimane in lui di forte e di
+bello, per la maestà virile e graziosa del suo aspetto, del suo vestire,
+dei suoi modi, delle sue cerimonie; per tutto ciò che presenta ancora
+d'anticamente semplice la sua vita triste e silenziosa. È un sentimento
+di sconforto al vedere tanta barbarie a così poca distanza dalla
+civiltà, e come in questa civiltà sia così sproporzionata la forza di
+innalzarsi a quella di espandersi, se in tanti secoli, pure crescendo
+sempre nella sua sede, non riuscì a fare da questa parte duecento miglia
+di cammino. È un sentimento di sdegno pensando che al grande interesse
+dell'incivilimento di questa parte dell'Affrica, prepongono gli Stati
+civili i loro privati e piccoli interessi mercantili, e scemando così
+nel concetto di questo popolo, collo spettacolo delle loro meschine
+gelosie, l'autorità propria, e quella della civiltà che gli voglion
+portare, rendono sempre più lenta e più difficile l'impresa comune.
+Infine è un sentimento di piacere vivissimo pensando che in questo paese
+mi son formato nella testa un altro mondicino, popolato, animato, pieno
+di nuovi personaggi che mi vivranno nella mente per tutta la vita, che
+evocherò a mio piacere, e m'intratterrò con essi, e mi parrà di rivivere
+in Affrica. Senonchè da questo lieto sentimento ne nasce uno triste, il
+sentimento inevitabile che getta un'ombra su tutte le ore serene e una
+goccia d'amaro in tutti i piaceri... quello che mi espresse il
+negoziante moro per dimostrarmi la vanità di questo grande affaccendarsi
+dei popoli civili a studiare, a cercare, a scoprire; e allora questo bel
+viaggio non mi par più che il passaggio rapidissimo d'una bella scena in
+uno spettacolo d'un'ora, che è la vita; e la matita mi cade di mano e mi
+piglia un nero sconforto... Ah! la voce di Selam che mi chiama! Si parte
+dunque! Si ritorna alla tenda, alle cariche guerriere, alle grandi
+pianure, alla gran luce, all'allegra e sana vita dell'accampamento.
+Addio, Fez! Addio, sconforto! Il mio mondicino affricano torna a
+illuminarsi di color di rosa.
+
+
+
+
+MECHINEZ
+
+
+Dopo ventiquattro giorni di vita cittadina, la carovana mi fece
+l'impressione viva d'uno spettacolo nuovo. Eppure nulla era mutato,
+eccetto che, in mezzo a noi, accanto a Mohammed Ducali, cavalcava il
+moro Scellal, il quale, benchè i suoi affari fossero stati accomodati
+amichevolmente, credeva più prudente ritornare a Tangeri sotto le ali
+dell'Ambasciatore, che rimanere a Fez sotto quelle del suo Governo.
+Oltre a ciò, un osservatore acuto avrebbe notato sui nostri visi, se
+pessimista, un certo dispetto, se ottimista, una certa serenità, che
+derivava dalla coscienza, profonda in tutti, di non aver lasciato nella
+illustre capitale dell'Impero nessuna bella malinconica, nessun marito
+offeso, nessuna famiglia sconvolta, nemmeno un lembo d'un caic femminino
+profanato. A tutti poi brillava sul viso il pensiero del ritorno, per
+quel po' che se ne poteva vedere sotto gli ombrelli, i veli, i
+fazzoletti, di cui la maggior parte s'erano coperti la testa per
+ripararsi dal sole ardentissimo e dal polverio soffocante. Ahimè! Questo
+era il gran cangiamento! Il sole di maggio s'era cangiato in sole di
+giugno, il termometro segnava quarantadue gradi al momento della
+partenza, e dinanzi a noi si stendevano duecento miglia di terra
+affricana. Questo pensiero ci amareggiava non poco la soddisfazione di
+partire da Fez senza rimorsi.
+
+ § § § § §
+
+Per tornare a Tangeri, dovevamo andare a Mechinez; di qui a Laracce; da
+Laracce, lungo la costa dell'oceano, ad Arzilla, e da Arzilla a
+Ain-Dalia, dove c'eravamo accampati la prima volta.
+
+ § § § § §
+
+Impiegammo tre giorni per andare a Mechinez che è distante da Fez circa
+cinquanta chilometri.
+
+Il paese non ci presentò, per quel tratto, varietà notevoli da quello
+che avevamo visto andando a Fez: sempre quei campi d'orzo e di grano, in
+molti dei quali si cominciava a mietere; quei duar neri, quei vasti
+spazi coperti di lentischi e di palme nane, quelle grandi ondulazioni di
+terreno, colline rocciose, piccoli torrenti asciutti, palme solitarie,
+_cube_ bianche, una splendida pace e una tristezza infinita. Ma a
+cagione della vicinanza delle due grandi città, incontrammo più gente
+che non ne avessimo mai incontrata sulla via da Tangeri a Fez: carovane
+di cammelli, grandi armenti, negozianti che conducevano al mercato di
+Fez stormi di cavalli bellissimi; santi che predicavano al deserto,
+corrieri a piedi e a cavallo, gruppi di arabe armate di falce che
+andavano alla mietitura, e parecchie ricche famiglie moresche che si
+recavano a Fez con tutte le loro masserizie e tutti i loro servi. Una di
+queste, la famiglia d'un ricco negoziante di Mechinez, che il Ducali
+riconobbe, formava una lunga carovana. Venivano innanzi due servi armati
+di fucile; e dietro a loro il capo della famiglia, un bell'uomo
+d'aspetto severo, con barba nera e turbante bianco, a cavallo a una mula
+elegantemente bardata; il quale con una mano teneva le redini e
+tratteneva un bimbo di due o tre anni seduto sul dinanzi della sella;
+coll'altra stringeva le mani d'una donna completamente velata,--forse la
+sua sposa favorita,--che gli stava alle spalle, a cavalcioni alla mula,
+tutta raggomitolata, abbracciandolo sotto le ascelle (forse per paura di
+noi) come se lo volesse soffocare. Altre donne, tutte col viso coperto,
+a cavallo ad altre mule, venivan dietro al padrone; parenti armati,
+ragazzi, serve nere con bimbi in braccio, servi arabi a piedi, con
+fucili sulle spalle; mule ed asini carichi di materasse, di guanciali,
+di coperte, di piatti, d'involti; e infine altri servi a piedi che
+portavano gabbie con dentro canarini e pappagalli. Le donne, passandoci
+accanto, si ravvolsero meglio la testa nel caic, il negoziante non ci
+guardò, i parenti ci diedero un'occhiata diffidente, e due bambini si
+misero a piangere. Da questi spettacoli, però, ci distrasse il terzo
+giorno un avvenimento assai triste. Il povero dottore Miguerez, assalito
+alla seconda tappa da dolori di sciatica atrocissimi, dovette essere
+trasportato a Mechinez sopra una lettiga fabbricata alla meglio con una
+branda e due travi di tenda, e appesa alla groppa di due mule; e questo
+mise in tutti una profonda tristezza. La carovana si divise in due. Non
+si può dire quanto stringesse il cuore il vedere, come vedevamo spesso,
+apparire dietro di noi sulla sommità d'un'altura e scendere lentamente
+quella lettiga, circondata di soldati a cavallo, di mulattieri, di
+servi, d'amici, tutti gravi e silenziosi come un corteo funebre; e di
+tratto in tratto fermarsi e chinarsi tutti sull'infermo; e poi
+rimettersi in cammino, accennando a noi lontani che il nostro povero
+amico peggiorava! Era uno spettacolo doloroso, ma ad un tempo bello e
+gentile, che dava a tutta la carovana l'aspetto della scorta afflitta
+d'un Sultano ferito.
+
+Il primo giorno ci accampammo ancora nella pianura di Fez; il secondo
+sulla riva destra del fiume Mduma, a cinque ore circa da Mechinez. Qui
+seguì un caso piacevolissimo. Verso sera andammo tutti sulla riva del
+fiume, a un mezzo miglio dall'accampamento, vicino a un gran _duar_, di
+cui ci venne incontro tutta la popolazione. Là c'era un ponte di
+muratura, di un sol arco, di stile arabo, vecchio, ma, salvo pochi
+guasti, ancora intero e saldo; e accanto a questo gli avanzi d'un altro
+ponte, parte incastrati nelle rive alte e rocciose, parte ammucchiati in
+fondo al letto del fiume. Sulla riva sinistra, a un cinquanta passi dal
+ponte, c'era una gran muraglia diroccata, alcune traccie di fondamenta,
+qualche macigno, qualche grossa pietra tagliata che pareva avesse
+appartenuto ad un edifizio ragguardevole. Tutt'intorno la campagna era
+deserta. Erano i resti, si diceva, d'una città araba chiamata Mduma,
+fabbricata sulle rovine d'un'altra città, anteriore all'invasione
+mussulmana. Perciò ci mettemmo a cercare tra i ruderi se mai rimanesse
+qualche indizio di costruzione romana; ma non trovammo o non
+riconoscemmo nulla, con manifesta soddisfazione degli arabi, i quali
+credevano senza dubbio che cercassimo, sulla fede dei nostri libracci
+diabolici, qualche tesoro nascosto là dai _Rumli_ (romani), di cui,
+secondo loro, tutti i cristiani sono discendenti diretti. Il capitano di
+Boccard, però, ripassando sul ponte per tornare all'accampamento, vide
+giù nel fiume, sulla punta d'un enorme macigno di forma quasi
+piramidale, alcune piccole pietre quadrate, su cui pareva che fossero
+incisi dei caratteri; e il fatto che si trovassero là, come se ci
+fossero state poste perchè si vedessero dal ponte, avvalorava quella
+supposizione. Il capitano manifestò l'intenzione d'andar a vedere. Tutti
+lo sconsigliarono. Le rive del fiume erano ripidissime, il fondo tutto
+ingombro di pietroni acuti e molto discosti l'uno dall'altro, la
+corrente rapida, il macigno su cui eran le pietre, altissimo e di
+accesso o impossibile o pericoloso. Ma il capitano di Boccard è una di
+quelle testine che quando han fissato il chiodo in un'impresa rischiosa,
+è finita: o s'ammazzano o ne vengono a capo. Non avevamo ancora finito
+di dir no, ch'egli scendeva già, così come si trovava, cogli stivali
+alla scudiera e gli sproni, giù per la riva del fiume. Un centinaio
+d'arabi stavano a vedere, parte schierati sull'alto delle due rive,
+parte appoggiati alle spallette del ponte. Appena capirono dove il
+capitano voleva andare, parve a tutti così disperata l'impresa che si
+misero a ridere. Quando poi lo videro soffermarsi sulla sponda, e
+guardare qua e là in cerca d'un passaggio, credendo che gli mancasse
+l'animo, diedero in un'altra risata più insolentemente sonora.--Nessuno
+di noi,--disse un di loro ad alta voce,--è mai riuscito a salire là
+sopra: staremo a vedere se ci riesce un nazareno.--E certo nessun altro
+di noi italiani ci sarebbe salito; ma quello che ci si provava, era per
+l'appunto il più svelto personaggio dell'Ambasciata. Le risa degli arabi
+gli diedero l'ultima spinta. Spiccò un salto, disparve in mezzo agli
+arbusti, ricomparve ritto sopra un sasso, si rinascose, e così, di
+pietrone in pietrone, saltando come un gatto, strisciando,
+arrampicandosi, rischiando dieci volte di cader nel fiume o di spezzarsi
+la testa, riuscì ai piedi del macigno, e senza prender fiato,
+aggrappandosi a tutti gli sterpi e a tutti gli incavi, salì sulla
+sommità e vi si drizzò come una statua. Noi tirammo un gran respiro, gli
+arabi rimasero attoniti, l'onore italiano era salvo. Il capitano, da
+nobile vincitore, non degnò nemmeno d'uno sguardo i suoi avversarii
+scornati, e appena riconosciuto che le supposte pietre istoriate non
+erano che frantumi di calcestruzzo delle spallette del ponte, scese giù
+da un'altra parte, e in pochi salti riafferrò la riva dove fu ricevuto
+cogli onori del trionfo.
+
+ § § § § §
+
+Il tragitto dalla Mduma a Mechinez fu un seguito d'inganni e di
+disinganni ottici così singolari, che se non fosse stato il caldo
+soffocante, ce ne saremmo immensamente divertiti. A due ore infatti, o
+poco più, dall'accampamento, vedemmo lontano in mezzo a una vastissima
+pianura nuda, biancheggiare vagamente i minareti di Mechinez, e ci
+rallegrammo pensando che ci saremmo presto arrivati. Ma quella che ci
+pareva pianura, non era invece che una successione interminabile di
+vallette parallele, separate da larghe onde di terreno tutte eguali
+d'altezza, che presentavano l'aspetto d'una superficie continua; per
+cui, andando innanzi, la città si nascondeva e ricompariva
+continuamente, come se facesse capolino; e oltre a ciò, le valli essendo
+dirupate, rocciose e non attraversabili che per sentieri serpeggianti e
+difficili, il cammino da farsi era almeno doppio di quello che, a primo
+aspetto, avevamo giudicato; e sembrava che la città s'allontanasse via
+via che ci avanzavamo; e in ogni valle si apriva il cuore alla speranza,
+e sopra ogni altura si tornava a disperare, e sonavan voci alte e fioche
+e sospiri lamentevoli e irosi propositi di rinunzia a qualunque futuro
+viaggio nell'Affrica, fatto con qualunque scopo e in qualunque
+condizione; quando, come Dio volle, uscendo da un bosco d'olivi
+selvatici, ci vedemmo dinanzi all'improvviso la città sospirata, e
+tutti i lamenti morirono in una esclamazione di meraviglia.
+
+ § § § § §
+
+Mechinez, distesa sopra una lunga collina, circondata di giardini,
+stretta da tre ordini di grosse mura merlate, coronata di minareti e di
+palme, allegra e maestosa come un sobborgo di Costantinopoli, si
+presentava intera al nostro sguardo, disegnando le sue mille terrazze
+bianche sull'azzurro del cielo. Non un nuvolo di fumo usciva da quella
+moltitudine di case, non si vedeva un'anima viva nè sulle terrazze nè
+davanti alle mura, non si sentiva il più leggero rumore: pareva una
+città disabitata, o una immensa scena di teatro.
+
+ § § § § §
+
+Fu rizzata subito la tenda della mensa in mezzo a un campo nudo, a
+ducento passi da una delle quindici porte della città, e pochi minuti
+dopo ci sedemmo per saziare, come dicono i prosatori eleganti, «il
+naturale talento di cibo e di bevanda.»
+
+Appena eravamo seduti, uscì dalla porta della città e s'avanzò verso
+l'accampamento un drappello di cavalieri pomposamente vestiti, preceduti
+da una schiera di soldati a piedi.
+
+Era il Governatore di Mechinez coi suoi parenti e i suoi ufficiali.
+
+A venti passi dalla tenda, scesero dai loro cavalli bardati di tutti i
+colori dell'iride, e si slanciarono verso di noi gridando tutti
+insieme:--Benvenuti! Benvenuti! Benvenuti!--Il governatore era un
+giovane di fisonomia dolce, d'occhi neri, di barba nerissima; tutti gli
+altri, uomini tra i quaranta e i cinquanta, d'alta statura, barbuti,
+vestiti di bianco, lindi, profumati, che parevano usciti da uno
+scatolino. Strinsero le mani a tutti, girando intorno alla tavola a
+passo di contraddanza e sorridendo graziosamente, e poi si radunarono
+daccapo dietro al Governatore. Uno d'essi, vedendo per terra un briciolo
+di pane, lo raccolse e lo rimise sulla tavola dicendo alcune parole che
+significavano probabilmente:--Scusate: il Corano condanna il
+disperdimento del pane: io faccio il mio dovere di buon Mussulmano.--Il
+Governatore offerse a tutti l'ospitalità in casa sua, che venne
+acettata. Non rimanemmo nell'accampamento che i pittori ed io, ad
+aspettare che scemasse il caldo per andare in città.
+
+ § § § § §
+
+Selam ci tenne compagnia, raccontandoci le meraviglie di Mechinez.
+
+--A Mechinez ci sono le più belle donne del Marocco, i giardini più
+belli dell'Affrica e il palazzo imperiale più bello del mondo.--Così
+cominciò. E Mechinez gode infatti questa fama nell'Impero. Mechinesina è
+sinonimo di bella e mechinesino di geloso. Il palazzo imperiale,
+fondato da Mulei-Ismaele, che nel 1703 ci teneva quattromila donne e
+ottocento sessantasette figliuoli, aveva due miglia di circuito ed era
+ornato di colonne di marmo fatte venire in parte dalle rovine della
+città di Faraone, vicina a Mechinez, in parte da Livorno e da Marsiglia.
+V'era un grande alcazar dove si vendevano i più preziosi tessuti
+d'Europa, un vasto mercato riunito alla città da una strada ornata di
+cento fontane, un parco d'olivi immenso, sette grandi moschee, un
+formidabile presidio d'artiglieria che teneva in freno i berberi delle
+vicine montagne, un tesoro imperiale di cinquecento milioni di lire, e
+una popolazione di cinquantamila abitanti che erano considerati come i
+più colti e i più ospitali dell'Impero.
+
+Selam ci descrisse con voce bassa e con gesti misteriosi il luogo dov'è
+rinchiuso il tesoro, che nessuno sa quanto sia; ma che certo dev'essere
+di molto scemato dopo le ultime guerre, se pure è ancora tale da
+meritare il nome di tesoro.--Dentro il palazzo del Sultano,--disse,--c'è
+un altro palazzo, tutto di pietra, che riceve la luce dall'alto ed è
+circondato da tre giri di muraglie. Si entra per una porta di ferro, si
+trova un'altra porta di ferro e poi c'è ancora una porta di ferro. Dopo
+queste tre porte, c'è un corridoio basso e oscuro, dove bisogna passare
+coi lumi, e il pavimento è di marmo nero, le pareti nere, la vôlta nera,
+e l'aria ha odore di sepolcro. In fondo al corridoio, v'è una gran sala,
+e nel mezzo della sala, un'apertura, che mette in un sotterraneo
+profondo, dove trecento neri gettano quattro volte all'anno, a palate,
+le monete d'oro e d'argento che manda il Sultano. Il Sultano sta a
+vedere. I neri che lavorano nella sala sono chiusi nel palazzo per tutta
+la vita. Quelli che lavorano nel sotterraneo non ne escono che morti. E
+intorno alla sala vi sono dieci vasi di terra, che contengono le teste
+di dieci schiavi che una volta tentarono di rubare. E Mulei-Soliman
+faceva tagliare la testa a tutti, appena i denari erano al posto. E
+nessun uomo è mai uscito vivo da quel palazzo fuor che il Sultano nostro
+signore.--
+
+E raccontava questi orrori, senza dar il menomo segno d'indignazione,
+anzi quasi con un accento ammirativo, come se fossero cose sovrumane e
+fatali, di cui un uomo non dovesse giudicare nè provare altro sentimento
+che un misterioso rispetto.
+
+--C'era una volta un re di Mechinez,--ripigliò poi colla sua
+inalterabile gravità, stando sempre ritto dinanzi alla nostra tenda, con
+una mano sull'impugnatura della sciabola;--il quale voleva fare una
+strada da Mechinez fino a Marocco, fiancheggiata da due alti muri,
+affinchè anche i ciechi potessero andare da una città all'altra senza
+bisogno di guida. E questo re perverso e crudele aveva un anello col
+quale poteva chiamare a suo servizio tutti i demoni. E li chiamò e li
+fece lavorare alla strada. Ce n'erano migliaia e migliaia, e ognuno
+d'essi portava delle pietre che cento uomini non sarebbero bastati a
+muovere d'un dito, e quelli che non avevan voglia di lavorare, il re li
+faceva calcinar vivi nei muri, e se ne vedono ancora le ossa. (Si vedono
+ancora, infatti, ma sono ossa di schiavi cristiani, che si ritrovano
+pure nelle mura di Salè e di Rabatt). E già i due muri della strada
+erano stati fabbricati per la lunghezza d'una giornata di cammino, e
+tutti si rallegravano pensando che la strada sarebbe presto finita. Ma
+quel re spiaceva ad Allà, ed Allà non volle che la strada si finisse. Un
+giorno ch'egli passeggiava a cavallo, una povera donna della campagna lo
+arrestò e gli disse:--Dove vuoi riuscire con questa strada, re
+temerario?--All'inferno!--rispose il re indispettito.--Sprofondavi
+dunque!--gridò la donna. A quelle parole il re cadde morto da cavallo, i
+muri crollarono, i demoni sparpagliarono le pietre per la campagna, e la
+strada rimase incompiuta per sempre.
+
+--E tu credi che tutto questo sia vero, Selam?--gli domandai.
+
+--Naturalmente,--rispose meravigliandosi del mio dubbio.
+
+--Credi ai demoni?
+
+--Ma certo che ci credo! Stiamo a vedere che non si deve credere ai
+demoni!
+
+--Ma ne hai mai veduti?
+
+--Mai! E per questo credo che non ce ne siano più sulla terra, e quando
+sento dire: Guardatevi dal passare di notte in quel tal luogo perchè ci
+sono i demoni,--ci vado subito, ci passo io per il primo, perchè so che
+i demoni sono uomini, e io con un buon cavallo tra le ginocchia e un
+buon fucile nel pugno, non ho paura di nessuno.
+
+--E per che motivo, secondo te, ora non ci son più demoni e una volta ce
+n'era?
+
+--Oh bella!--rispose allontanandosi;--perchè una volta il mondo non era
+il mondo d'adesso. E perchè, potrei domandare a lei, una volta gli
+uomini erano più alti, le giornate erano più lunghe e le bestie
+parlavano?
+
+E se n'andò scrollando la testa in atto di compatimento.
+
+ § § § § §
+
+Quel giorno, pranzando l'Ambasciatore in città, Selam e gli altri
+soldati non fecero che galoppare fra la città e le tende, con gran
+divertimento dei pittori e mio, perchè mai più di quel giorno ci colpì
+il ridicolo contrasto della maestà del loro aspetto coll'umiltà dei loro
+uffici. Ecco, per esempio, il servo Hamed, piantato sopra uno stupendo
+cavallo nero, che esce di galoppo dalla porta merlata di Mechinez e si
+slancia a briglia sciolta a traverso la campagna. Il suo alto turbante,
+illuminato dal sole, splende della bianchezza della neve; la sua grande
+cappa celeste ondeggia al vento come un manto reale; il suo pugnale
+scintilla; tutta la sua figura maschia e graziosa, spira la maestà d'un
+principe e la baldanza d'un guerriero. Quante vaghe immagini fa brillare
+alla mente quel bel cavaliere mussulmano che vola come un fantasma sotto
+le mura d'una città medioevale! Dove va? a rapire la più bella figliuola
+del pascià di Faraone? a sfidare il valoroso caid d'Uazzan, fidanzato
+alla sua amante? a versare i suoi affanni nel seno del santo secolare
+che prega da ottant'anni sulla cima del monte Zerhun, nella sacra
+_zauia_ di Mulei-Edris?
+
+No; viene all'accampamento a pigliare un fritto di patate per il
+desinare dell'Ambasciatore.
+
+ § § § § §
+
+Verso il tramonto, i pittori ed io andammo in città, a cavallo alle
+nostre mule, accompagnati da quattro soldati a piedi del governatore di
+Mechinez, i quali avevano lasciato i fucili e s'erano armati di
+bastoncini e di funi a nodi. Prima di metterci in cammino, però,
+convenimmo con loro, interprete Hamed, che quando avessimo battuto tutti
+e tre palma a palma, in qualunque punto della città ci trovassimo, essi
+avrebbero preso la via più corta per ricondurci all'accampamento.
+
+Passate due porte esterne, divise da una salita ripidissima, ci trovammo
+nel centro della città. La prima impressione fu una gradevole sorpresa.
+Mechinez che c'immaginavamo più malinconica di Fez, è invece una città
+allegra, piena di verde, attraversata da molte strade tortuose, ma
+larghe e fiancheggiate da case basse o da muri di giardini di poca
+altezza, che lasciano vedere le cime delle bellissime colline
+circostanti. Da ogni parte, si vede sorgere sopra le case un minareto,
+una palma, un muro merlato; a ogni passo una fontana o una porta ornata
+di arabeschi; quercie e fichi frondosi in mezzo alle strade e alle
+piazze; e per tutto aria aperta, luce, odor di campagna e una certa pace
+gentile di città principesca, decaduta, ma non morta. Dopo molti giri
+riuscimmo in una vasta piazza, sulla quale dà la facciata monumentale
+del palazzo del Governatore, risplendente di graziosissimi musaici di
+smalto di cento colori; e in quel momento battendovi gli ultimi raggi
+del sole, scintillava tutta come i palazzi tempestati di perle delle
+leggende orientali. Dieci soldati facevano il _gioco della polvere_, una
+cinquantina di servi e di guardie stavano seduti in terra dinanzi alla
+porta, la piazza era deserta. Che bel momento! Quella facciata luminosa,
+quei cavalieri, quelle torri, la solitudine, il tramonto, formavano
+tutt'insieme uno spettacolo così schiettamente moresco, spiravano
+un'aura così viva d'altri tempi, presentavano in un sol quadro tanta
+storia, tanta poesia, tanti sogni, che rimanemmo un pezzo tutti e tre
+immobili in mezzo alla piazza come trasecolati. Di là, i soldati ci
+condussero a vedere una grande porta esterna, di forma nobilissima,
+rivestita pure, dal piede dei muri fino alla sommità, di musaici
+delicati e multicolori, che brillavano al sole come una miriade di
+rubini, di zaffiri e di smeraldi, incastonati in un arco trionfale
+d'avorio; e i pittori la schizzarono sull'album colla testa in
+visibilio; e rientrammo in città. Fin qui la gente che avevamo
+incontrata per strada, non s'era mostrata che curiosa, e c'era parso
+anzi che ci guardasse con occhio meno malevolo che la popolazione di
+Fez. Ma tutt'a un tratto, senza un'ombra di ragione, cangiò d'umore.
+Cominciarono alcune vecchie a mostrarci il bianco dell'occhio, poi
+alcuni ragazzi a tirar sassolini fra le gambe alle nostre mule, poi uno
+sciame di monelli a correrci dinanzi e un altro sciame alle spalle,
+facendo una gazzarra d'inferno. I soldati, ben inteso, non stettero a
+far complimenti. Due rimasero davanti, due ci si misero dietro, e
+attaccarono un vero combattimento colla ragazzaglia, legnando i più
+vicini, tirando sassate ai più lontani, inseguendo per lunghi tratti i
+più insolenti. Ma fu fatica sprecata. Non osando risponder coi sassi, i
+monelli si misero a buttar aranci fradici, buccie di limone, sterco
+secco, e la pioggia diventò in pochi momenti così fitta, che ci parve
+prudente di consigliare i soldati a desistere dalle offese, per non
+provocare di peggio. Ma i soldati inaspriti o non ci sentirono o non ci
+vollero dar retta e continuarono a combattere con furore crescente. Non
+potendo sfogarsi sui monelli, se la pigliavano cogli uomini. A ogni
+pancia che spuntasse da una porta, una funata, a modo di avvertimento; a
+ogni povero diavolo che, passandoci accanto, non si stringesse al muro,
+un urtone che lo cacciava dieci passi indietro; a ogni vecchia che ci
+guardasse torvo, i pugni sul viso e un urlo sgangherato nell'orecchio.
+Indignati di quella brutalità, li avvertimmo con gesti risoluti che
+smettessero. Quei disgraziati credettero che li rimproverassimo di
+fiacchezza e si diedero a picchiare più forte. Per giunta, sbucarono
+non so di dove due ragazzi di dieci o dodici anni, forse parenti dei
+soldati, armati anch'essi di bastoni; s'aggregarono, bastonatori
+volontarii, alla scorta, e cominciarono a menar botte così disperate, a
+uomini, a donne, ad asini, a muli, a vicini, a lontani, che i soldati
+stessi si videro costretti a raccomandar loro la moderazione. E ad ogni
+legnata, si voltavano tutti e due a guardare noi tre, come per
+consigliarci di prenderne atto per ricordarcene nel dare la mancia; e
+siccome noi ridevamo come matti, pigliavano il nostro riso come un
+incoraggiamento, e tiravan via a picchiare come anime perdute. Ora che
+seguirà?--dicevamo noi.--Uno scandalo! una rivoluzione!--Già i legnati
+brontolavano, qualcuno aveva alzato la mano sui due ragazzi, bisognava
+uscir di città immediatamente. Il Biseo, nondimeno, esitava ancora,
+quando, nel passare per una piazzetta piena di gente, un sasso colpì
+nella testa la mia mula e una carota rasentò la nuca dell'Ussi. Allora
+ci decidemmo a battere tutti e tre palma a palma, il segnale convenuto
+per la ritirata. Ma anche questo innocente segnale provocò un baccano. I
+soldati, per mostrarci che avevan capito, ci risposero battendo le mani;
+tutta la gente ch'era nella piazza, intendendo forse di canzonarci, si
+mise a battere; e intanto continuavano a piovere buccie di limone e
+maledizioni e legnate; e piovevano ancora ch'eravamo vicini alla porta;
+e quando già scendevamo verso l'accampamento, ci gridavano ancora alle
+spalle dall'alto delle mura:--Maledetto il padre tuo!--Sia sterminata la
+vostra razza!--Dio faccia arrostire i vostri bisnonni!--
+
+Così ci ricevette la città di Mechinez, e fortunati noi ch'era la città
+più ospitale dell'Impero!
+
+ § § § § §
+
+La mattina seguente fu portata all'accampamento una lettiga per il
+medico, fatta in ventiquattr'ore dai più abili falegnami di Mechinez, i
+quali ci avrebbero senza dubbio impiegato più di ventiquattro giorni, se
+non li avesse sollecitati il Governatore con una certa intimazione, a
+cui sarebbe stato un po' rischioso di fare il sordo. Era una macchina
+pesante e mal adatta, che somigliava più a una gabbia per trasportar
+bestie feroci, che a una lettiga per un malato; assai meglio fatta,
+nondimeno, di quello che tutti noi prevedessimo; e gli operai che vi
+diedero sotto i nostri occhi le ultime martellate, n'erano così alteri e
+si sentivano tanto sicuri della nostra ammirazione, che lavorando,
+tremavano dall'emozione, e ad ogni nostra parola, mandavan lampi dagli
+occhi. Quando il Morteo mise nelle loro mani i denari, ringraziarono
+gravemente, e se n'andarono con un sorriso di trionfo che voleva
+dire:--Orgogliosi ignoranti, v'abbiamo fatto vedere chi siamo.
+
+ § § § § §
+
+Verso il tramonto partimmo da Mechinez e camminammo per due ore a
+traverso la più bella campagna che abbia mai visto in sogno un paesista
+innamorato. Vedo, sento ancora la divina grazia di quelle colline verdi
+sparse di roseti, di mirti, di leandri, d'aloè fioriti; lo splendore di
+quella città di Mechinez indorata dal sole, che si nascondeva al nostro
+sguardo minareto per minareto, palma per palma, terrazza per terrazza, e
+più si impiccioliva, più pareva che s'alzasse, come se le crescesse
+sotto la collina; e l'aria impregnata di profumi che facevano fremere, e
+le acque che riflettevano i mille colori della scorta, e l'infinita
+mestizia di quel cielo rosato; vedo, sento ancora tutto questo, e non lo
+so descrivere! Ah! mi morderei le dita!
+
+
+
+
+SUL SEBÙ
+
+
+Era il mezzodì del quinto giorno della nostra partenza da Fez, quando,
+dopo una cavalcata di cinque ore a traverso una successione di valli
+deserte, ripassavamo per la gola Beb-el-Tinca e vedevamo un'altra volta
+dinanzi a noi la vastissima pianura di Sebù inondata d'una luce bianca,
+ardente, implacabile, di cui il solo ricordo mi fa salire le vampe al
+viso. Tutti, fuorchè l'Ambasciatore e il capitano, che partecipano della
+virtù favolosa della salamandra, di star nel fuoco senz'ardere, ci
+coprimmo il capo come fratelli della Misericordia, ci ravvoltammo con
+gran cura nelle cappe e nelle coperte, e senza profferire una parola,
+col mento sul petto, cogli occhi socchiusi, scendemmo nella terribile
+pianura, confidando nella clemenza di Dio. A un certo punto si sentì la
+voce del Comandante il quale ci annunziava che era _già_ morto un
+cavallo. Era morto infatti uno dei cavalli che portavano i bagagli.
+Nessuno rispose.--Si sa--soggiunse il Comandante spietato;--i cavalli
+_muoiono per i primi_.--Anche queste parole furono seguite da un
+silenzio mortale. Dopo mezz'ora, si sentì la voce fioca d'un altro che
+domandava all'Ussi a chi avrebbe _lasciato_ il suo quadro di Bianca
+Cappello. Per tutto il tragitto non si sentirono altre parole. Anche i
+soldati della scorta tacevano. Il caldo opprimeva tutti. Persino il caid
+Hamed Ben Kasen, malgrado il grande turbante che gli ombreggiava il
+viso, gocciolava di sudore. Povero generale! Quella mattina mi dimostrò
+una pietà di cui mi ricorderò per tutta la vita. Vedendo che rimanevo
+indietro, venne al mio fianco e si mise a bastonare la mia mula con uno
+zelo così sviscerato, che in pochi momenti passai dinanzi a tutti,
+portato via di galoppo, saltellando sulla sella come un automa di gomma
+elastica, e arrivai all'accampamento cinque minuti prima degli altri,
+colle budella sottosopra e il cuore pieno di gratitudine.
+
+ § § § § §
+
+Quel giorno nessuno uscì dalla tenda fino all'ora del desinare, e il
+desinare stesso fu silenzioso, come se tutti si sentissero già oppressi
+dal caldo del giorno seguente. Un solo avvenimento, a sera innoltrata,
+destò un po' di chiasso nell'accampamento. Eravamo alle frutta, quando
+udimmo un gridìo lamentevole dalla parte del piccolo accampamento della
+scorta, e nello stesso tempo un rumore cadenzato di colpi che parevano
+frustate. Credendo che fossero i soldati o i servi che scherzassero, non
+ci badammo. Ma a un tratto le grida diventarono strazianti, e sentimmo
+profferire distintamente, con un accento d'invocazione supplichevole, il
+nome del fondatore di Fez:--Mulei-Edriss! Mulei-Edriss!
+Mulei-Edriss!--Ci alzammo tutti da tavola, e correndo verso quella
+parte, arrivammo in tempo a vedere una tristissima scena. Due soldati
+della scorta tenevano sospeso, uno per le spalle, l'altro per i piedi,
+un servo arabo; un terzo lo flagellava disperatamente con una frusta, un
+quarto teneva in mano una lanterna, gli altri facevano corona, il caid
+assisteva colle braccia incrociate sul petto. L'Ambasciatore fece
+rilasciare immediatamente la vittima, che s'allontanò singhiozzando, e
+domandò al caid che cosa era accaduto.--Nulla, nulla,--rispose,--una
+piccola correzione.--E soggiunse che aveva fatto punire quell'uomo
+perchè si divertiva a buttare ai suoi compagni delle pallottole di
+cuscussù, grave colpa, sacrilegio anzi per un Mussulmano, che deve
+rispettare ogni alimento prodotto dalla terra come un dono di Dio.
+Dicendo questo, il povero caid, bonissim'omo in fondo, non riusciva a
+nascondere, benchè volesse parere impassibile, il dolore d'aver dovuto
+infliggere quel castigo e la pietà che ne aveva provato; e questo bastò
+a rimetterlo al suo posto dentro al mio cuore.
+
+ § § § § §
+
+La notte fummo svegliati da un caldissimo vento di levante, che ci fece
+balzar fuori della tenda colla bocca spalancata, in cerca d'un filo
+d'aria respirabile; e all'alba ci mettemmo in cammino con un tempo fosco
+che preannunziava una giornata anche più calda della precedente. Il
+cielo era tutto coperto di nuvole, da una parte infocate dal sole
+nascente e rotte in varii punti da raggi vivissimi; dalla parte opposta,
+nere e rigate da striscie oblique di pioggia. Da questo cielo inquieto
+scendeva una luce strana, che pareva passata a traverso una volta di
+vetro giallastro, e dava alla vastissima pianura tutta coperta di
+stoppie un arrabbiato colore sulfureo, che quasi offendeva la vista.
+Lontano, il vento sollevava e rigirava con una rapidità furiosa immensi
+nuvoli di polvere. La campagna era solitaria, l'aria pesante,
+l'orizzonte nascosto da un velo di vapori color di piombo. Senz'aver
+visto il Sahara, m'immaginai che dovesse presentare qualche volta quel
+medesimo aspetto, e già stavo per esprimere il mio pensiero, quando
+l'Ussi, che fu in Egitto, arrestandosi improvvisamente, esclamò con un
+accento di meraviglia:--Ecco il deserto!
+
+ § § § § §
+
+Dopo quattr'ore di cammino, arrivammo sulla riva del Sebù, dove venti
+cavalieri dei Beni-Hassen, comandati da un bel ragazzo di dodici anni,
+figlio del Governatore Sid-Abd-Allà, ci vennero incontro di carriera,
+salutandoci colle solite fucilate e le solite grida.
+
+L'accampamento fu piantato in fretta e in furia vicino al fiume, in un
+terreno nudo, rotto da profonde screpolature, e fatta colazione alla
+lesta, ci ritirammo tutti sotto le tende.
+
+Fu quella la giornata più calda del viaggio.
+
+M'ingegnerò di dare una lontana idea dei nostri tormenti.
+
+I lettori gentili preparino il cuore a un sentimento di profonda pietà.
+
+M'asciugo il sudore e scrivo.
+
+Alle dieci della mattina, quando i miei tre compagni ed io ci ritirammo
+sotto la tenda, il termometro segnava quarantadue centigradi all'ombra.
+Per un'ora circa, la conversazione si mantenne animata. In capo a un
+ora, cominciando a provare una certa difficoltà a terminare i periodi,
+ci riducemmo a discorrere a proposizioni semplici. Poi, costandoci
+fatica anche il mettere insieme soggetto, verbo e attributo, smettemmo
+di parlare e tentammo di dormire. Fu un tentativo inutile. I letti
+caldi, le mosche, la sete, l'affanno non ci lasciavano chiuder occhio.
+Dopo aver molto sbuffato ed esserci molto dimenati, ci rassegnammo a
+star svegli, cercando d'ingannare il tempo in qualche modo. Ma non v'era
+modo. Sigari, pipe, libri, carte geografiche, tutto ci cadeva di mano.
+Provai a scrivere: alla terza riga la pagina era fradicia dal sudore che
+mi cadeva dalla fronte come acqua da una spugna spremuta. Mi sentivo
+tutto il corpo percorso da innumerevoli rigagnoli che s'intersecavano,
+s'inseguivano, formavano dei confluenti e dei ringorghi, e venivan giù
+per le braccia e per le mani fino ad annacquarmi l'inchiostro sulla
+punta della penna. In pochi minuti, fazzoletti, asciugamani, veli, tutto
+ciò che poteva servire ad asciugarci, era inzuppato che pareva stato
+immerso in un secchio. Avevamo un barile pieno d'acqua: provammo a bere:
+era bollente. La buttammo via: aveva appena toccato terra, che non se ne
+vedeva più traccia. A mezzogiorno il termometro segnava quarantaquattro
+gradi e mezzo. La tenda era un forno. Tutto quello che toccavamo,
+scottava. Mi posi una mano sulla testa: mi parve di metterla sopra una
+stufa. Il letto ci scaldava le reni a segno che non era più possibile
+star coricati. Provai a metter la mano in terra fuori della tenda: la
+terra era rovente. Nessuno parlava più. Solo di tratto in tratto si
+sentiva qualche languida esclamazione:--È una morte.--Non si può più
+resistere.--Si diventa matti.--S'affacciò un momento l'Ussi, cogli occhi
+fuori della testa, alla porta della tenda, mormorò con voce
+soffocata:--Si muore--e disparve. Diana, la povera bestiuola,
+accovacciata accanto al letto del Comandante, ansava in maniera da far
+temere che morisse di momento in momento. Fuori della tenda non si
+sentiva una voce umana, non si vedeva nessuno, tutto era immobile come
+in un accampamento abbandonato. I cavalli nitrivano in suono
+lamentevole. La lettiga del medico, vicina alla nostra tenda, crepitava
+come se si volesse spezzare. A un tratto si sentì la voce di Selam che
+gridò passando di corsa:--_Se ha muerto un perro!_ (È morto un cane).--E
+uno!--rispose con voce fioca il Comandante, faceto fino alla morte. Al
+tocco il termometro segnava quarantasei gradi e mezzo. Allora cessarono
+anche i lamenti. Il Comandante, il viceconsole ed io stavamo distesi in
+terra immobili come corpi morti. In tutto l'accampamento, il capitano e
+l'Ambasciatore erano forse i due soli cristiani che dessero ancora
+segno di vita. Non ricordo quanto tempo io sia rimasto in quello stato.
+Ero immerso in una specie di stupore, sognavo ad occhi aperti, mi
+ribollivano nel capo mille immagini confuse di luoghi freschi e di cose
+gelate: mi precipitavo dall'alto d'una rupe in un lago, mettevo la nuca
+contro la bocca d'una pompa, mi fabbricavo una casa di ghiaccio,
+divoravo in dieci minuti tutti i pezzi duri di Napoli, e più sguazzavo
+nell'acqua e bevevo freddo, più mi sentivo morire di caldo, di sete, di
+rabbia, di sfinimento. Finalmente il capitano esclamò con voce
+funerea:--Quarantasette!--Fu l'ultima voce che mi ricordo d'aver
+sentita....
+
+ § § § § §
+
+Verso sera venne a visitar l'Ambasciatore, in nome di suo padre malato,
+il figliuoletto del Governatore dei Beni-Hassen che avevamo veduto la
+mattina. Entrò nell'accampamento a cavallo, accompagnato da un ufficiale
+e da due soldati che lo presero in braccio quando scese di sella, e
+s'avanzò a passo grave verso la tenda dell'Ambasciatore, strascicando
+come un paludamento la sua gran cappa turchina, con la mano sinistra
+appoggiata sulla sciabola più lunga di lui, e la destra distesa in atto
+di saluto.
+
+La mattina, visto a cavallo, c'era parso un bel ragazzo; ed aveva
+infatti due begli occhioni pieni di pensiero e un visino pallido d'un
+ovale gentile; ma vedendolo a piedi, ci accorgemmo ch'era rachitico e
+gibboso. Da ciò nasceva forse la sua tristezza. In tutto il tempo che
+rimase con noi, non spuntò un sorriso sulla sua bocca, non si rasserenò
+un momento il suo volto. Ci fissò l'un dopo l'altro con uno sguardo
+profondo e non rispose alle domande dell'Ambasciatore che con parole
+tronche e sommesse. Una sola volta gli passò un barlume di allegrezza
+negli occhi; e fu quando l'Ambasciatore gli fece dire che aveva
+ammirato, nelle cariche della mattina, il suo modo ardito e grazioso di
+cavalcare; ma non fu che un barlume.
+
+Benchè gli tenessimo tutti gli occhi addosso, e fosse quella
+probabilmente la prima volta ch'egli compariva, in carattere ufficiale,
+davanti a un Ambasciata europea, non mostrò ombra d'imbarazzo. Sorbì
+lentamente il suo tè, mangiò dei confetti, parlò nell'orecchio al suo
+ufficiale, s'aggiustò due o tre volte sul capo il suo turbantino,
+osservò attentamente tutti i nostri stivali, lasciò indovinare che si
+seccava; poi si strinse sul petto, accommiatandosi, la mano
+dell'Ambasciatore, e tornò verso il suo cavallo colla stessa gravità di
+Sultano con cui s'era avvicinato alla tenda.
+
+Messo in sella dal suo ufficiale, disse ancora una volta:--La pace sia
+con voi!--e partì di galoppo, seguito dal suo piccolo stato maggiore
+incappucciato.
+
+ § § § § §
+
+Quella stessa sera vennero parecchi malati a cercare il dottore, il
+quale col dracomanno Salomone e un drappello di soldati era partito poco
+prima, per la via d'Alkazar, alla volta di Tangeri. Venne, fra gli
+altri, un povero ragazzo mezzo nudo, macilento, cogli occhi rovinati,
+che appena ci vedeva e pareva affranto dalla fatica.--Che cosa
+vuoi?--gli domandò il Morteo--Cerco il medico cristiano,--rispose con
+voce tremante. Quando intese ch'era partito rimase un momento come
+istupidito, e poi gridò con accento disperato:--Ma io non ci vedo
+più!... Io ho fatto otto miglia per venir qui a farmi guarire dal medico
+cristiano!... Io ho bisogno di vedere il medico cristiano!--E diede in
+uno scoppio di pianto da straziare il cuore. Il Morteo gli mise in mano
+una moneta, che accettò con indifferenza, e indicandogli la via che
+aveva preso il dottore, gli disse che, andando di buon passo, avrebbe
+forse potuto ancora raggiungerlo. Il ragazzo stette un po' incerto,
+guardando verso quella parte cogli occhi pieni di lagrime, e poi si mise
+lentamente in cammino.
+
+Il sole tramontò quella sera sotto un padiglione immenso di nuvole color
+d'oro e di bragia, e lanciando rasente la pianura i suoi ultimi raggi
+sanguigni, calò dietro la linea diritta dell'orizzonte come un enorme
+disco rovente che si sprofondasse nelle viscere della terra.
+
+E la notte fece freddo!
+
+ § § § § §
+
+La mattina, al levar del sole, eravamo già sulla riva sinistra del
+Sebù, nel medesimo punto dove l'avevamo passato venendo da Tangeri;
+e appena giunti, vedevamo comparire sulla riva opposta, accompagnato
+dai suoi ufficiali e dai suoi soldati, il simpatico governatore
+Sid-Bekr-el-Abbassi, colla stessa cappa bianca e collo stesso cavallo
+nero bardato di color celeste, con cui ci s'era presentato la prima
+volta.
+
+Ma il passaggio del fiume presentò questa volta una difficoltà
+impreveduta.
+
+Dei due barconi sui quali dovevamo traghettare, uno era in pezzi;
+l'altro rotto in più parti e mezzo affondato nella mota della sponda. Il
+piccolo _duar_ abitato dalle famiglie dei barcaioli, era deserto; il
+fiume non guadabile[tn460] che con grave pericolo; nessun altro barcone
+che alla distanza d'una giornata almeno di cammino da quel punto. Come
+passare? Che fare? Un soldato attraversò il fiume a nuoto e andò a
+portar la notizia al Governatore, il quale mandò un altro soldato, a
+nuoto, a dare una spiegazione della cosa. I barcaiuoli erano stati
+avvertiti il giorno prima di tenersi pronti per traghettare l'Ambasciata
+che sarebbe arrivata la mattina; ma trovandosi i barconi, per loro
+incuria, ridotti in stato da non poter servire, e non essendo capaci
+essi, o non volendo durar la fatica di accomodarli, erano fuggiti
+durante la notte, Dio sa dove, colle loro famiglie e coi loro animali,
+per sottrarsi al castigo del Governatore. Non rimaneva dunque altro da
+fare che tentar di riparare alla meglio il barcone meno fracassato, e
+così si fece. I soldati corsero a raccoglier uomini nei _duar_ vicini e
+subito furono cominciati i lavori sotto l'alta direzione di Luigi il
+calafato, che in quell'occasione per lui memorabile, sostenne
+gloriosamente l'onore della marina italiana. Era bello vedere come
+lavoravano gli arabi e i mori. Dieci insieme, urlando e agitandosi, non
+facevano in mezz'ora il lavoro che facevano Luigi e il Ranni,
+militarmente silenziosi, in cinque minuti. Tutti comandavano, tutti
+criticavano, tutti andavano in collera, tutti tagliavan l'aria con gesti
+imperiosi, che parevan tanti ammiragli, e nessuno levava un ragno dal
+buco. Intanto il Governatore e il caid conversavano ad alta voce da una
+sponda all'altra; i cavalieri delle due scorte galoppavano lungo le rive
+cercando all'orizzonte i fuggitivi; le bestie da soma guadavano il fiume
+in lunghe file coll'acqua a mezzo il collo; i lavoratori cantavano le
+lodi del profeta; e sulla sponda opposta sorgeva una gran tenda
+azzurrina sotto la quale i servi di Sid-Bekr-el-Abbassi si
+affaccendavano a prepararci una squisita colezione di fichi, di confetti
+e di tè, che noi pregustavamo col cannocchiale, canterellando il coro
+d'un'opera semi-seria composta durante gli ozi di Fez col
+titolo:--_Gl'Italiani nel Marocco._
+
+Coll'aiuto del Profeta, il barcone fu accomodato in due ore, il Ranni ci
+pigliò sulle spalle e ci scaricò l'un dopo l'altro sulla prua, e
+giungemmo all'altra riva, coi piedi immersi fino alla noce nell'acqua
+che filtrava dentro da tutte le parti, ma senza esser costretti a
+gettarci a nuoto; inestimabile fortuna, di cui non eravamo sicuri
+partendo.
+
+ § § § § §
+
+Il Governatore Sid Bekr-el-Abbassi che aveva risaputo le lodi fatte di
+lui al Sultano dal nostro Ambasciatore, fu con noi anche più amabile e
+più seducente della prima volta... Preso un po' di riposo, ci rimettemmo
+in cammino verso Karia-el-Abbassi, dove arrivammo sul mezzogiorno, e
+fummo ricevuti e passammo le ore bruciate nella stessa stanzina bianca,
+in cui trentacinque giorni innanzi avevamo visto la bella figliuoletta
+del nostro ospite far capolino dietro il turbante paterno.
+
+ § § § § §
+
+Qui Sid Bekr-el-Abbassi presentò all'Ambasciatore, fra gli altri
+personaggi, un moro sui cinquant'anni, di aspetto signorile e di modi
+simpatici, che nessuno di noi, credo, ha mai più dimenticato, non per
+sè, ma per le strane cose che ci raccontarono della sua famiglia. Era
+fratello d'un Sid-Bomedi, antico governatore della provincia di Ducalla,
+il quale languiva da otto anni nelle prigioni di Fez. Tiranno e
+scialacquatore sfrenato, dopo aver dissanguato il suo popolo, contratto
+imprestiti rovinosi coi negozianti europei, ammontato debiti su debiti,
+fatto ira di Dio in casa sua e fuori, era stato arrestato e condotto a
+Fez per ordine del Sultano, il quale credendolo possessore di tesori
+nascosti, aveva fatto spianare la sua casa, frugare fra i ruderi,
+scavare fra le fondamenta, e bandito dalla provincia, sotto pena di
+morte, tutta la sua famiglia, per timore che, conoscendo il
+nascondiglio, non s'impadronisse dei denari. Ma non essendosi trovato,
+forse perchè non c'era, il tesoro che si cercava, e persistendo il
+Sultano a credere che ci fosse, e che il prigioniero non lo volesse
+rivelare, questo non aveva più rivisto la luce del sole ed era forse
+condannato a morire in prigione. E il caso di Sid-Bomedi non è raro fra
+i governatori del Marocco, i quali, chi più chi meno, arricchendosi a
+spese del loro popolo, forniscono sempre al Governo che vuole
+impadronirsi dei loro averi, il vantaggio di poterlo fare sotto colore
+di punire un colpevole. Il Governatore o il Pascià a cui il Sultano ha
+posto gli occhi addosso, è chiamato, in forma amichevole, a Fez o a
+Marocco, oppure arrestato improvvisamente, di notte, da un drappello di
+soldati imperiali che lo conducono a marcie forzate alla capitale,
+legato supino sulla groppa d'una mula, colla testa spenzoloni e il viso
+rivolto al sole. Appena giunto, vien caricato di catene e gettato in una
+segreta. Se rivela dove ha nascosto il tesoro, è rimandato con tutti gli
+onori alla sua provincia, dove in poco tempo, facendo peggio di prima,
+può rifarsi di quello che gli è stato carpito. Se non rivela, è lasciato
+marcire nel suo sepolcro, e bastonato a sangue una volta al giorno,
+finchè, ridotto agli estremi, si decide a parlare per non morire fra le
+catene. Se non rivela che in parte, è bastonato ugualmente, fin che
+abbia fatto la rivelazione completa. Qualche governatore più accorto,
+subodorando per tempo la catastrofe, la scongiura, recandosi in persona
+alla Corte con una lunga carovana di cammelli e di mule cariche di doni
+preziosi; ma per far questi doni, dovendo spendere gran parte delle
+proprie ricchezze, ne segue che la sua salvezza non riesce meno funesta
+alla provincia governata da lui, di quello che riuscirebbe il suo
+ritorno dalla prigionia, quando fosse stato spogliato a forza dei suoi
+tesori. Qualcuno, anche, muore in carcere o sotto il bastone, ma non
+rivela, per lasciare il tesoro alla famiglia; che sa dov'è e lo scoverà
+a tempo opportuno; ed altri muoiono perchè non hanno nulla da rivelare.
+Ma son rari, perchè è uso comune nel Marocco di nascondere le ricchezze,
+e si sa che i mori sono meravigliosi maestri in quest'arte. Si parla di
+tesori murati sotto la soglia della porta di casa, nei pilastri dei
+cortili, negli scalini, nelle finestre; di case demolite dalle
+fondamenta, pietra per pietra, senza che vi si trovasse un tesoro che
+pure c'era; di schiavi uccisi e sepolti segretamente, dopo aver aiutato
+il padrone a nascondere; e il volgo mescola a queste verità dolorose ed
+orribili, le sue amene leggende di spiriti e di prodigi.
+
+ § § § § §
+
+Il Governatore el-Abbassi ci accompagnò, verso sera, fino
+all'accampamento, ch'era a due ore di cammino dalla sua casa, in un
+prato pieno di fiori e di tartarughe, tra il fiume Dà, che si divide là
+presso in un gran numero di canali, e una bella collina coronata d'una
+tomba di santo dalla cupola verde. A un tiro di fucile dalle nostre
+tende v'era un gran duar circondato d'aloé e di fichi d'India. Al nostro
+passaggio, tutti gli abitanti saltaron fuori. Allora vedemmo quanto il
+governatore el-Abbassi era amato dal suo popolo. Vecchi cadenti, frotte
+di bimbi, uomini maturi, giovanetti, tutti correvano da lui a farsi
+mettere la mano sul capo, e se ne tornavano contenti, voltandosi
+indietro a guardarlo con un'espressione d'affetto e di gratitudine. La
+presenza però dell'amato Governatore non bastò a salvar noi dai soliti
+sguardi biechi e dai soliti improperi. Le donne, mezzo nascoste dietro
+alle siepi, spingevano con una mano uno dei loro figliuoletti a farsi
+benedire dal Governatore, coll'altra mano un altro figliuolo a dirci
+ch'eravamo dei cani. Vedemmo dei bimbi alti due palmi, tutti nudi, che
+appena si reggevano in piedi, venir verso di noi barcolloni, e
+mostrandoci il pugno grosso come una noce, gridare:--Maledetto il padre
+tuo!--E siccome avevano paura ad avanzarsi soli, si radunavano in sette
+o otto, e così stretti in un gruppo, che si sarebbe potuto portar tutto
+ritto sopra un vassoio, s'avanzavano con aria minacciosa fino a dieci
+passi dalle nostre mule a balbettare la loro insolenzina. Quanto ci
+divertimmo! Un gruppo, fra gli altri, s'avanzò contro il Biseo per
+augurargli che fosse arrostito non so quale suo parente. Il Biseo alzò
+la matita: i due primi, dando indietro atterriti, urtarono gli altri; e
+mezzo l'esercito andò in terra a gambe levate. Persino il Governatore
+diede in uno scoppio di risa.
+
+
+
+
+ARZILLA
+
+
+Dopo lo spettacolo delle grandi città decadute, di un popolo moribondo e
+d'un paese bello ma triste; dopo tanto sonno tanta vecchiezza e tante
+rovine, ecco il lavoro eterno e la gioventù immortale; ecco l'aria che
+ravviva il sangue, la bellezza che rallegra il cuore, l'immensità in cui
+s'espande l'anima! Ecco l'Oceano! Con che fremito di piacere lo
+salutammo! L'apparizione inaspettata d'un amico o d'un fratello, non ci
+sarebbe riuscita più cara della vista di quella lontana curva luminosa
+che recideva netto dinanzi a noi, come una immensa falce, l'islamismo,
+la schiavitù, la barbarie, e pareva che portasse più diritto e più
+libero il nostro pensiero all'Italia.--_Bahr-el-Kibir!_--(Il gran mare)
+esclamarono alcuni soldati. Altri dissero:--_Bahr-ed-Dholma!_--(Il mare
+delle tenebre). Tutti, involontariamente, affrettarono il passo; le
+conversazioni, che cominciavano a languire, si rianimarono; i servi
+intonarono i canti sacri; l'intera carovana, in pochi minuti, prese
+un'aria d'allegrezza e di festa.
+
+ § § § § §
+
+La sera del 19 Giugno ci accampammo a tre ore da Laracce, e la mattina
+seguente entrammo in città, ricevuti alle porte dal figlio del
+Governatore, da venti soldati senza fucili e senza calzoni schierati
+lungo la strada, da un centinaio di ragazzi cenciosi, e da una banda
+composta d'un tamburino e d'un trombettiere, che vennero poco dopo a
+chiedere la mancia con uno straziante concerto nel cortile dell'agente
+consolare d'Italia.
+
+ § § § § §
+
+Su quella costa sparsa di città morte,--come Salè, Azamor, Safi,
+Santa-Cruz,--Laracce conserva ancora un po' di vita commerciale che le
+basta per essere considerata uno dei principali porti del Marocco.
+Fondata da una tribù berbera nel secolo XV, fortificata sulla fine dello
+stesso secolo da Mulei-ben-Nassar, abbandonata alla Spagna nel 1610,
+ripresa da Mulei Ismael nel 1689, ancora fiorente sul principio di
+questo secolo, popolata ora da quattromila circa tra mori ed ebrei,
+sorge sopra la china d'un colle a sinistra della foce del Kus, il Lixus
+degli antichi, il quale le forma un porto ampio e sicuro, chiuso però da
+un banco di sabbia, che impedisce l'entrata ai grandi bastimenti. Nel
+porto marciscono le carcasse di due piccole cannoniere, ultimo miserando
+avanzo della flotta che altre volte portò gli eserciti conquistatori in
+Ispagna e sgomentò il commercio europeo. Sulla riva destra del fiume,
+rimane qualche rovina di Lixus, città romana. Dietro la collina si
+stende un ampio bosco d'alberi giganteschi. La città non ha dentro altro
+di notevole che una piazza di mercato circondata da piccoli portici
+sorretti da colonnine di pietra; ma vista dal porto, tutta bianca sul
+verde cupo della collina, stretta in una cerchia di alte mura merlate
+d'un fosco color calcare, riflessa dalle acque azzurre del fiume, sotto
+quel cielo limpido, presenta un aspetto grazioso, e malgrado la vivezza
+dei colori, quasi malinconico, come se facesse pietà il veder quella
+gentile città così sola e silenziosa su quella costa barbaresca, dinanzi
+a quel porto deserto, in faccia a quel mare immenso.
+
+ § § § § §
+
+L'accampamento fu posto la sera sulla riva destra del Kus e levato per
+tempo la mattina seguente. Si doveva andare ad Arzilla, distante
+quattr'ore da Laracce. Il convoglio dei bagagli partì la mattina;
+l'Ambasciata verso sera. Io, per veder la carovana sotto un nuovo
+aspetto, partii col convoglio dei bagagli.
+
+E me ne trovai contento, perchè fu un tragitto pieno d'avventure.
+
+Le mule cariche, accompagnate dai mulattieri e dai servi, andavano a
+gruppi, a gran distanza gli uni dagli altri. Partii solo e camminai per
+quasi un'ora sulle colline dove non vidi che una mula, condotta da un
+servo arabo, la quale portava due bisaccie di paglia, di cui una
+conteneva la testa e l'altra i piedi d'un palafreniere dell'Ambasciatore
+preso da una fortissima febbre, che gemeva da far pietà ai sassi. Il
+poveretto stava così coricato a traverso la mula, colla testa
+spenzoloni, col corpo inarcato, col sole negli occhi, e in quella
+maniera era venuto da Karia-el-Abbassi e doveva andare a Tangeri! E in
+quella maniera sono trasportati nel Marocco tutti i malati che non han
+denaro da noleggiare una lettiga e due mule, e fortunati coloro che
+possono almeno ficcar la testa in una bisaccia!
+
+Dalle colline discesi sulla riva del mare.
+
+Qui raggiunsi il cuoco, il Ranni e Luigi il calafato, che s'unirono a me
+e non mi lasciarono più fino ad Arzilla.
+
+Per un'ora trottammo sulla sabbia, deviando di tratto in tratto dal
+cammino diritto, per scansare la marea.
+
+In quel tempo il cuoco, che per la prima volta in tutto il viaggio
+poteva parlarmi liberamente, m'aprì il suo cuore.
+
+Pover'uomo! Tutte le avventure del viaggio, tutte le grandi cose vedute,
+non lo avevano liberato da un pensiero doloroso che gli toglieva la pace
+fin dalla prima settimana del suo soggiorno in Tangeri. E questo dolore
+era una gelatina mal riuscita, fatta da lui un giorno che aveva pranzato
+in casa il Ministro di Francia; gelatina che aveva dato il primo crollo
+alla sua riputazione nel concetto dell'Ambasciatore, e che pure era
+riuscita male non per colpa sua, ma perchè il Marsala era cattivo. Fez,
+la corte, Mechinez, il Sebù, l'Oceano, egli li aveva visti, egli vedeva
+tutto a traverso quel disco di brodo condensato. O piuttosto non aveva
+visto e non vedeva niente perchè il suo corpo era bensì nel Marocco, ma
+l'anima viveva in piazza Castello. Gli domandai le sue impressioni di
+viaggio: erano poca cosa. Egli non sapeva _capire chi potesse essere
+quella bestia che aveva stampato quel paese_. Mi raccontò delle sue
+fatiche, delle sue liti cogli sguatteri arabi, delle difficoltà di far
+da mangiare in mezzo ai _deserti_, del suo desiderio immenso di riveder
+Torino; ma ricadeva poi sempre su quella desolante gelatina del Ministro
+di Francia.--Io non so far cucina? Mi faccia il piacere, vada Lei,
+quando sia a Torino,--mi diceva toccandomi il braccio per distrarmi
+dalla contemplazione dell'Oceano;--vada a domandarlo al conte tale, alla
+contessa tale, ecc., che ho serviti per anni ed anni! Vada dal generale
+Ricotti, ministro della guerra, che son cinque anni che è ministro e fa
+tutto quello che vuole, vada da lui a domandargli se so far la gelatina!
+Ma vada, mi dia questa soddisfazione, ci passi un momento quando saremo
+ritornati al paese!--E insistette tanto che per poter contemplare in
+pace l'Oceano, dovetti promettergli che ci sarei passato.
+
+Intanto raggiungevamo di cento in cento passi due o tre mule cariche,
+soldati a cavallo, servi a piedi; piccoli frammenti della carovana che
+si stendeva per più d'un ora di cammino. Fra i soldati ve n'erano alcuni
+di Laracce, stracciati, con un fazzoletto annodato intorno al capo e un
+fucile rugginoso fra le mani; e fra i servi, dei ragazzi di dodici o
+quindici anni, non mai visti prima d'allora, i quali erano scappati, mi
+fu detto, da Mechinez e da Karia-el-Abbassi, e s'erano aggregati alla
+carovana, senz'altro addosso che una camicia, per andare a Tangeri, la
+città civile, a cercar fortuna, campando intanto delle limosine dei
+soldati. In alcuni di questi gruppi c'era uno che raccontava una storia;
+altri cantavano; tutti parevano allegri.
+
+A metà strada ci fermammo all'ombra d'uno scoglio per far colezione.
+
+Qui vidi una scena che mi rivelò l'indole di quella gente meglio d'un
+volume di considerazioni psicologiche.
+
+Vicino a noi c'era un soldato seduto sulla sabbia, più in là un altro,
+più lontano un servo, e a una cinquantina di passi da questo, sulla
+china d'un piccolo colle, un altro servo, seduto vicino a una sorgente,
+con una brocca fra le ginocchia. Desiderando di bere, gridai al primo
+soldato:--_Elma!_ (acqua)--e gli accennai la sorgente. Il soldato
+rispose di sì con un gesto cortese e ordinò imperiosamente all'altro
+soldato d'andare a prendere dell'acqua. Costui accennò che avrebbe
+obbedito subito, e con un accento minaccioso rimproverò il servo che era
+là presso, di non essere ancora corso a fare il suo dovere. Il servo
+rimproverato balzò in piedi e facendo due o tre passi impetuosi verso
+l'altro servo seduto accanto alla sorgente, gli gridò che facesse
+presto. Costui, vedendo che io non gli badavo, non si mosse. Passarono
+cinque minuti, l'acqua non venne. Mi rivolsi daccapo al primo soldato e
+seguì la stessa scena di prima. Infine, se volli aver l'acqua, dovetti,
+spolmonandomi, dar l'ordine direttamente al servo della brocca il quale,
+dopo qualche momento di riflessione, si decise ad attingerla e me la
+portò a passo di tartaruga.
+
+Ci rimettemmo in cammino. Tirava un ventolino fresco e una nuvola
+nascondeva il sole, era una passeggiata deliziosa; ma continuando a
+crescere la marea, e restringendosi man mano quel po' di strada sabbiosa
+su cui camminavamo ad uno ad uno, ci trovammo ben presto imprigionati
+fra il mare e le colline rocciose che pendevano quasi a picco sul nostro
+capo, e costretti a camminare fra gli scogli, contro cui si venivano a
+frangere le onde. Parecchie volte, la mula arrestandosi spaventata, mi
+trovai circondato dall'acqua, ravvolto in un nuvolo di spruzzi,
+assordato, acciecato, e mi girò il capo, e intravvidi l'intestazione
+degli articoletti necrologici che avrebbero scritto i miei amici. Ma la
+nostra ora, come diceva il cuoco, non era ancora sonata; e dopo un
+miglio di cammino, arrivammo a una collina accessibile, sulla quale ci
+arrampicammo in fretta e in furia, volgendoci indietro _a rimirar lo
+passo_.
+
+Veniva con noi, a cavallo, un vecchio soldato di Laracce, un po' tocco
+nel cervello, che rideva continuamente; ma che, grazie al cielo,
+conosceva la strada. Costui ci fece girare intorno alla collina e ci
+menò a traverso una macchia fittissima di quercie nane, di cisti, di
+betulle, di sugheri, di ginestri, d'arbusti d'ogni sorta, per mille
+avvolgimenti di sentieri scoscesi, fra i macigni, fra le spine, nel
+fango, nell'acqua, al buio, in recessi dove pareva che non fosse mai
+penetrata una creatura umana, e sempre ridendo, ci ricondusse, dopo un
+lungo e lentissimo giro, scorticati e stracciati, sulla riva del mare,
+dove rimaneva ancora un po' di spazio libero dalle acque.
+
+Qui la carovana non essendo ancora arrivata, la spiaggia era deserta, e
+camminammo per un pezzo non vedendo altro che cielo e mare, e il piede
+delle colline ripidissime che, formando tanti piccoli seni successivi,
+ci nascondevano l'orizzonte dinanzi e alle spalle. Camminavamo in
+silenzio, l'un dietro l'altro, sopra la sabbia intatta e morbida come un
+tappeto, tutti colla testa, io credo, mille miglia lontana dal Marocco,
+quando improvvisamente saltò fuori di dietro a uno scoglio uno spettro,
+un vecchio orribile, mezzo nudo, con una gran corona di fiori gialli
+intorno alla fronte,--un Santo--; il quale prese a inveire contro di noi
+urlando come un pazzo furioso e facendo con tutt'e due le mani l'atto di
+graffiarci il viso e di strapparci la barba. Ci fermammo a contemplarlo.
+Diventò più feroce. Il Ranni, senza tanti complimenti, s'avanzò per
+applicargli una bastonata. Io lo trattenni e gettai al santo una moneta.
+Questo briccone tacque immediatamente, raccolse la moneta, la guardò di
+sopra e di sotto, se la mise in seno, e poi ricominciò ad urlare peggio
+di prima.--Ah! questa volta,--disse il Ranni;--una legnata ci sta!--E
+alzò il bastone. Ma il soldato, fattosi serio ad un tratto, lo trattenne
+e dicendo al Santo qualche parola a bassa voce con un accento di
+profondo rispetto, lo indusse a tacere. L'orribile vecchio ci slanciò
+un'ultima occhiata fulminea e si rinascose in mezzo agli scogli, dove ci
+fu detto che vive, nutrendosi d'erbe, da più di due anni, coll'unico
+scopo di maledire i bastimenti dei Nazareni che passano all'orizzonte.
+
+Di là risalimmo sui monti e camminammo lungo tempo per sentieri
+serpeggianti fra i lentischi, le ginestre e le roccie. In alcuni punti
+il sentiero correndo sull'orlo del monte tagliato a picco, vedevamo
+sotto, a una grande profondità, il mare che flagellava gli scogli, e un
+lunghissimo tratto di spiaggia, in cui si stendeva a perdita d'occhi la
+carovana, e l'immenso orizzonte dell'Oceano azzurro picchiettato di
+macchiettine bianche da qualche lontano bastimento a vela. I monti per
+cui ci avanzavamo formavano colle loro cime schiacciate un vasto piano
+ondulato, tutto coperto d'alti arbusti, dove non si vedeva alcuna
+traccia di coltivazione, nè una cuba, nè una capanna, nè una creatura
+umana, e non si sentiva altro rumore che il mormorio fioco del
+mare.--Che paese!--esclamava il cuoco girando lo sguardo inquieto su
+quella solitudine;--purchè non si faccia qualche cattivo incontro.--E mi
+domandò più volte se non c'era pericolo d'incontrare dei leoni. Salendo
+e scendendo, perdendoci di vista e ritrovandoci più volte in mezzo agli
+arbusti, camminavamo da quasi due ore per quei monti deserti, e
+cominciavamo a temere d'aver sbagliata la strada, quando dalla sommità
+d'un'altura vedemmo a un tratto le torri d'Arzilla e tutta la costa fino
+alla montagna del capo Spartel, che disegnava nettamente il suo contorno
+azzurro nella chiarezza limpidissima del cielo.
+
+Fu un vivo piacere per tutta la mia piccola carovana; ma di breve
+durata.
+
+Scendendo verso il mare scoprimmo lontano fra gli alberi un gruppo di
+cavalli e d'uomini accovacciati, i quali, appena ci videro, si rizzarono
+in piedi, saltarono in sella e si diressero verso di noi, distendendosi
+sopra una sola linea in forma di mezzaluna, come se volessero impedirci
+di fuggire per una scorciatoia verso la città.
+
+--Ci siamo,--pensai;--questa volta non c'è scampo; è una banda.
+
+E feci cenno agli altri di fermarsi.
+
+--_Ca manda avanti 'l moro!_ gridò il cuoco.
+
+Il soldato moro accorse.
+
+--Giù una trombonata!--gli gridò il cuoco fremente.
+
+--Un momento;--io dissi;--prima d'ammazzar loro, vediamo se vogliono
+veramente ammazzar noi.
+
+Li guardai attentamente; s'avanzavano di trotto; eran dieci, parte
+vestiti di color oscuro, parte di bianco; mi parve che nessuno avesse il
+fucile; il capo era un vecchio colla barba bianca; mi rassicurai.
+
+--Formiamo il quadrato!--gridò il cuoco.
+
+--Non c'è bisogno--risposi. Il vecchio della barba bianca s'era scoperto
+il capo e si dirigeva verso di me colla berretta in mano.
+
+Era un Israelita.
+
+A dieci passi, si fermò col suo seguito, ch'era composto di altri
+quattro Israeliti e di cinque servi arabi, e fece cenno di volermi
+parlare.
+
+--_Hable Usted_, risposi.
+
+--Sono il tale dei tali,--disse in spagnuolo, con una voce dolce
+inchinandosi in atteggiamento di profondo rispetto;--agente consolare
+d'Italia e di tutti gli altri stati d'Europa nella città d'Arzilla. Ho
+l'onore di essere al cospetto di sua eccellenza l'Ambasciatore d'Italia,
+reduce da Fez, partito questa mattina da Laracce e diretto a Tangeri?
+
+Caddi dalle nuvole.
+
+Poi presi un atteggiamento grave e girai un lento sguardo sul mio
+corteo, che sfolgorava di maestà e di gioia.
+
+Dopo aver così assaporato per un minuto secondo gli onori del
+ricevimento ufficiale, disingannai, sospirando, il vecchio israelita, e
+dissi chi ero.
+
+Ne parve un po' spiacente, ma non cangiò modo per questo. Mi offerse la
+sua casa per riposarmi, e io non accettando, volle ad ogni costo
+accompagnarmi nel luogo destinato all'accampamento.
+
+Ci dirigemmo dunque tutti insieme, girando intorno alla città, verso la
+riva del mare. Ah! se m'avessero visto, in quel breve tragitto, l'Ussi e
+il Biseo! Quanto dovevo esser pittoresco io, rappresentante d'Italia in
+groppa a una mula, con una ciarpa bianca attorcigliata intorno al capo,
+seguito dal mio stato maggiore composto d'un cuoco in maniche di
+camicia, di due marinai armati di bastone e d'un moro stracciato! O arte
+italiana, quanto hai perduto!
+
+ § § § § §
+
+Arzilla, Zilia dei Cartaginesi, _Julia Traducta_ dei Romani, passata
+dalle mani di questi in potere dei Goti, saccheggiata dagl'Inglesi verso
+la metà del decimo secolo, rimasta per trent'anni un mucchio di sassi,
+poi rifabbricata da Abd-er-Rhaman ben Alì califfo di Cordova, posseduta
+dai Portoghesi e ripresa dai Marocchini, non è più che una cittaduzza di
+poco più di mille abitanti tra mori ed ebrei; circondata, dalla parte di
+terra e dalla parte di mare, da alte mura merlate, che cadono in rovina;
+bianca e quieta come un chiostro, e improntata, come tutte le altre
+piccole città maomettane, di quella ridente malinconia, che fa pensare
+al sorriso d'un moribondo, il quale goda di sentirsi mancare la vita.
+
+ § § § § §
+
+La sera, sul tramonto, arrivò l'Ambasciatore, che venne all'accampamento
+attraversando la città; e ho ancor vivo dinanzi agli occhi lo spettacolo
+di quella bella cavalcata piena di colori e di vita, che uscendo da una
+gran porta merlata, s'avanzava in un pittoresco disordine, lungo la riva
+dell'Oceano, gettando sulla sabbia rosata dal crepuscolo, le sue
+lunghissime ombre nere; e risento la tristezza che provai in quel
+momento dicendo tra me:--Peccato! Peccato che questo bel quadro si debba
+dissolvere, questo bel quadro che contiene tant'Affrica e tanta Italia,
+tanti lieti pronostici e tante care memorie!--E là infatti si può dire
+che terminasse il nostro viaggio, poichè la mattina seguente ci
+accampavamo a Ain-Dalia, e due giorni dopo rientravamo in Tangeri, dove
+la carovana si scioglieva in quella medesima piazzetta del piccolo
+mercato, da cui due mesi prima era partita.
+
+ § § § § §
+
+Il comandante, il capitano, i pittori ed io partimmo insieme per
+Gibilterra. L'Ambasciatore, il viceconsole, tutta la gente della
+legazione ci accompagnò fin sulla riva del mare. Gli addii furono molto
+affettuosi. Tutti erano commossi, anche il buon generale Hamed ben
+Kasen, il quale stringendo la mia mano contro il suo largo torace, mi
+disse tre volte l'unica parola europea che sapesse:--_A Dios!_--con una
+voce che veniva dal cuore. Appena mettemmo il piede sul bastimento, oh!
+quanto ci parve lontana e di spazio e di tempo tutta quella
+fantasmagoria di pascià, di neri, di tende, di moschee, di torri
+merlate! Non era soltanto un paese, era un mondo che in quel momento
+spariva ai nostri occhi, e un mondo che eravamo quasi certi di non
+rivedere mai più. Un po' d'Affrica, però, ci accompagnò fino a bordo, e
+furono i due Selam, Alì, Hamed, Abed-er-Rhaman, Civo, i servi del Morteo
+ed altri bravi giovanotti, a cui la superstizione mussulmanna non aveva
+impedito di voler bene ai Nazareni e di servirli con devozione. E
+anch'essi si accommiatarono da noi con vivaci dimostrazioni d'affetto e
+di rammarico, e Civo più degli altri, che facendo sventolare per
+l'ultima volta ai miei occhi il suo camicione bianco, mi s'attaccò al
+collo come un amico d'infanzia, e mi stampò due baci in un orecchio. E
+quando il piroscafo partì, ci salutarono ancora, tutti ritti in una
+barca, sventolando i loro fez rossi, e gridando fin che li potemmo
+sentire:--Allà sia sulla vostra strada! Tornate al Marocco! Addio ai
+Nazareni! Addio agli Italiani! Addio! Addio!
+
+ FINE.
+
+
+
+
+INDICE
+
+
+ Tangeri Pag. 1
+
+ Had-El-Garbìa 93
+
+ Tleta de Reissana 132
+
+ Alkazar-El-Kibir 150
+
+ Ben-Auda 165
+
+ Karia-El-Abbassi 181
+
+ Beni-Hassen 201
+
+ Sidi-Hassem 219
+
+ Zeguta 230
+
+ Da Zeguta al Tagat 244
+
+ Fez 251
+
+ Mechinez 429
+
+ Sul Sebù 450
+
+ Arzilla 468
+
+
+
+
+NOTA DEL TRASCRITTORE.
+
+
+L'ortografia originaria è stata mantenuta. Minimi errori tipografici di
+punteggiatura sono stati corretti senza annotazione.
+
+Sono stati corretti i seguenti refusi (il testo corretto è sulla riga
+inferiore):
+
+ fa il mercato. È forse di di tutti i luoghi ch'io
+ fa il mercato. È forse di tutti i luoghi ch'io
+
+ Malgrado pero la vita varia e nuova che
+ Malgrado però la vita varia e nuova che
+
+ a bordo del _Dora_, napoletano, un gïovanetto
+ a bordo del _Dora_, napoletano, un giovanetto
+
+ manda e chiamare un medico europeo in una
+ manda a chiamare un medico europeo in una
+
+ in mezzo ad olivi e cepugli altissimi;
+ in mezzo ad olivi e cespugli altissimi;
+
+ Ora la presenza dell'Ambasciatore dovera sciogliere
+ Ora la presenza dell'Ambasciatore doveva sciogliere
+
+ risponde.--L'usanza del paese! Vergogogna!
+ risponde.--L'usanza del paese! Vergogna!
+
+ cotegoria dei soldati, servi e palafrenieri. Era
+ categoria dei soldati, servi e palafrenieri. Era
+
+ Mohammed Ducali mi racontò in quel frattempo
+ Mohammed Ducali mi raccontò in quel frattempo
+
+ di tende di pelo di camello, chiuse con canne
+ di tende di pelo di cammello, chiuse con canne
+
+ suo vicini del Garb.
+ suoi vicini del Garb.
+
+ Qualche letto di ferro sensa coperte e senza
+ Qualche letto di ferro senza coperte e senza
+
+ delle fontane, il il tic-tac degli orologi, e di tratto
+ delle fontane, il tic-tac degli orologi, e di tratto
+
+ donne, e mille settecento lampadi che nella
+ donne, e mille settecento lampade che nella
+
+ che lo storico Kaldun reca con grande esclamazioni
+ che lo storico Kaldun reca con grandi esclamazioni
+
+ diffidenza. I pittori ed io, incoraggiti dall'esempio,
+ diffidenza. I pittori ed io, incoraggiati dall'esempio,
+
+ Comandante, il capitano e il vicecensole, davanti;
+ Comandante, il capitano e il viceconsole, davanti;
+
+ Sib-Abd-Allà fu assai gentile coll'Ambasciatore.
+ Sid-Abd-Allà fu assai gentile coll'Ambasciatore.
+
+ che Dio e Maometto è il il suo profeta!--Voltandosi poi
+ che Dio e Maometto è il suo profeta!--Voltandosi poi
+
+ l'esesecuzione. Aspettatelo.
+ l'esecuzione. Aspettatelo.
+
+ perche l'uccisore tornò in città e non fu molestato.
+ perchè l'uccisore tornò in città e non fu molestato.
+
+ Abd-er-Rhaman, scrisse al console inglese
+ Abd-er-Rahman, scrisse al console inglese
+
+ nè le furberie sarebbero bastati a sgomînare
+ nè le furberie sarebbero bastati a sgominare
+
+ trattato di commercio coll'ambaciatore
+ trattato di commercio coll'ambasciatore
+
+ v'è più. Erano sulla riva del fume.--Ha passato
+ v'è più. Erano sulla riva del fiume.--Ha passato
+
+ gli attaccai un parlantina di cui i suoi compagni
+ gli attaccai una parlantina di cui i suoi compagni
+
+ a cui dovevano chieder favori o giustizia; poiche
+ a cui dovevano chieder favori o giustizia; poichè
+
+ dei barcaioli, era deserto; il fiume non guadadabile
+ dei barcaioli, era deserto; il fiume non guadabile
+
+Sono state mantenute le seguenti grafie alternative:
+
+ Aissaua/Aïssaua
+ Allà/Allá
+ aloè/aloé
+ arem/arém/arèm
+ brulichio/brulichìo
+ caic/caìc/caïc
+ cuscussu/cuscussù
+ gorgoglío/gorgoglio
+ Had-el-Garbia/Had-el-Garbìa
+ hennè/henné
+ Lamani/Liamani
+ mormorio/mormorìo
+ ozi/ozî
+ polverio/polverìo
+ seguita/seguìta
+ Tumbuctu/Tumbuctù
+ turbinio/turbinìo
+
+
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of Marocco, by Edmondo De Amicis
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK MAROCCO ***
+
+***** This file should be named 30725-8.txt or 30725-8.zip *****
+This and all associated files of various formats will be found in:
+ https://www.gutenberg.org/3/0/7/2/30725/
+
+Produced by Emanuela Piasentini and the Online Distributed
+Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This book was
+produced from scanned images of public domain material
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+set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to
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+Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you
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+such as creation of derivative works, reports, performances and
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+redistribution.
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+THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
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+Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the
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+used on or associated in any way with an electronic work by people who
+agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
+things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
+even without complying with the full terms of this agreement. See
+paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
+Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
+and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
+works. See paragraph 1.E below.
+
+1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
+or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
+Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the
+collection are in the public domain in the United States. If an
+individual work is in the public domain in the United States and you are
+located in the United States, we do not claim a right to prevent you from
+copying, distributing, performing, displaying or creating derivative
+works based on the work as long as all references to Project Gutenberg
+are removed. Of course, we hope that you will support the Project
+Gutenberg-tm mission of promoting free access to electronic works by
+freely sharing Project Gutenberg-tm works in compliance with the terms of
+this agreement for keeping the Project Gutenberg-tm name associated with
+the work. You can easily comply with the terms of this agreement by
+keeping this work in the same format with its attached full Project
+Gutenberg-tm License when you share it without charge with others.
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+what you can do with this work. Copyright laws in most countries are in
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+the laws of your country in addition to the terms of this agreement
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+through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the
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+
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+must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any additional
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+electronic work, or any part of this electronic work, without
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+Gutenberg-tm License.
+
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+compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including any
+word processing or hypertext form. However, if you provide access to or
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+"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version
+posted on the official Project Gutenberg-tm web site (www.gutenberg.org),
+you must, at no additional cost, fee or expense to the user, provide a
+copy, a means of exporting a copy, or a means of obtaining a copy upon
+request, of the work in its original "Plain Vanilla ASCII" or other
+form. Any alternate format must include the full Project Gutenberg-tm
+License as specified in paragraph 1.E.1.
+
+1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
+performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
+unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
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+1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
+access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works provided
+that
+
+- You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
+ the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
+ you already use to calculate your applicable taxes. The fee is
+ owed to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he
+ has agreed to donate royalties under this paragraph to the
+ Project Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments
+ must be paid within 60 days following each date on which you
+ prepare (or are legally required to prepare) your periodic tax
+ returns. Royalty payments should be clearly marked as such and
+ sent to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation at the
+ address specified in Section 4, "Information about donations to
+ the Project Gutenberg Literary Archive Foundation."
+
+- You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
+ you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
+ does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
+ License. You must require such a user to return or
+ destroy all copies of the works possessed in a physical medium
+ and discontinue all use of and all access to other copies of
+ Project Gutenberg-tm works.
+
+- You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of any
+ money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
+ electronic work is discovered and reported to you within 90 days
+ of receipt of the work.
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+ distribution of Project Gutenberg-tm works.
+
+1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project Gutenberg-tm
+electronic work or group of works on different terms than are set
+forth in this agreement, you must obtain permission in writing from
+both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
+Hart, the owner of the Project Gutenberg-tm trademark. Contact the
+Foundation as set forth in Section 3 below.
+
+1.F.
+
+1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
+effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
+public domain works in creating the Project Gutenberg-tm
+collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm electronic
+works, and the medium on which they may be stored, may contain
+"Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate or
+corrupt data, transcription errors, a copyright or other intellectual
+property infringement, a defective or damaged disk or other medium, a
+computer virus, or computer codes that damage or cannot be read by
+your equipment.
+
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+of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
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+Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
+Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
+liability to you for damages, costs and expenses, including legal
+fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
+LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
+PROVIDED IN PARAGRAPH F3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
+TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
+LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
+INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
+DAMAGE.
+
+1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
+defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
+receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
+written explanation to the person you received the work from. If you
+received the work on a physical medium, you must return the medium with
+your written explanation. The person or entity that provided you with
+the defective work may elect to provide a replacement copy in lieu of a
+refund. If you received the work electronically, the person or entity
+providing it to you may choose to give you a second opportunity to
+receive the work electronically in lieu of a refund. If the second copy
+is also defective, you may demand a refund in writing without further
+opportunities to fix the problem.
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+in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS' WITH NO OTHER
+WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
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+the applicable state law. The invalidity or unenforceability of any
+provision of this agreement shall not void the remaining provisions.
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+1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
+trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
+providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in accordance
+with this agreement, and any volunteers associated with the production,
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+harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
+that arise directly or indirectly from any of the following which you do
+or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
+work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
+Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
+
+
+Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
+electronic works in formats readable by the widest variety of computers
+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation web page at https://www.pglaf.org.
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
+https://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
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+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at
+809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
+business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
+information can be found at the Foundation's web site and official
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+For additional contact information:
+ Dr. Gregory B. Newby
+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
+
+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
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+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To
+SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
+particular state visit https://pglaf.org
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including including checks, online payments and credit card
+donations. To donate, please visit: https://pglaf.org/donate
+
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
+
+Professor Michael S. Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
+
+
+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
+unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
+keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
+
+
+Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
+
+ https://www.gutenberg.org
+
+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
+subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
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+The Project Gutenberg EBook of Marocco, by Edmondo De Amicis
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+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
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+Title: Marocco
+
+Author: Edmondo De Amicis
+
+Release Date: December 20, 2009 [EBook #30725]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
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+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK MAROCCO ***
+
+
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+
+Produced by Emanuela Piasentini and the Online Distributed
+Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This book was
+produced from scanned images of public domain material
+from the Google Print project.)
+
+
+
+
+
+
+</pre>
+
+
+
+
+<h1>MAROCCO</h1>
+
+<p class="center noi"><small>DI</small><br /><br />
+
+<big><b>EDMONDO DE AMICIS</b></big><br /><br />
+
+<i>Quarta Edizione.</i><br /><br /><br /><br />
+
+MILANO<br /><br />
+
+<span class="smaller"><span class="g">FRATELLI TREVES, EDITOR</span>I.<br /><br />
+
+1877.<br /><br /><br /><br /></span>
+</p>
+
+<p class="center noi">MILANO. TIP. FRATELLI TREVES.<br /><br />
+
+<i>Gli editori hanno compite tutte le formalità richieste dalla
+legge e dalle convenzioni internazionali per riservare la Proprietà
+letteraria e il diritto di riproduzione.</i>
+</p>
+
+
+<h2><a name="INDICE" id="INDICE"></a>INDICE</h2>
+
+<table summary="indice">
+<tr>
+<td>Tangeri</td><td class="right">Pag.&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;<a href="#Page_1">1</a></td>
+</tr>
+<tr>
+<td>Had-El-Garbìa</td><td class="right"> <a href="#Page_93">93</a></td>
+</tr>
+<tr>
+<td>Tleta de Reissana</td><td class="right"><a href="#Page_132">132</a></td>
+</tr>
+<tr>
+<td>Alkazar-El-Kibir</td><td class="right"> <a href="#Page_150">150</a></td>
+</tr>
+<tr>
+<td>Ben-Auda</td><td class="right"> <a href="#Page_165">165</a></td>
+</tr>
+<tr>
+<td>Karia-El-Abbassi</td><td class="right"> <a href="#Page_181">181</a></td>
+</tr>
+<tr>
+<td>Beni-Hassen</td><td class="right"> <a href="#Page_201">201</a></td>
+</tr>
+<tr>
+<td>Sidi-Hassem</td><td class="right"> <a href="#Page_219">219</a></td>
+</tr>
+<tr>
+<td>Zeguta</td><td class="right"> <a href="#Page_230">230</a></td>
+</tr>
+<tr>
+<td>Da Zeguta al Tagat</td><td class="right"> <a href="#Page_244">244</a></td>
+</tr>
+<tr>
+<td>Fez</td><td class="right"><a href="#Page_251">251</a></td>
+</tr>
+<tr>
+<td>Mechinez</td><td class="right"> <a href="#Page_429">429</a></td>
+</tr>
+<tr>
+<td>Sul Sebù</td><td class="right"><a href="#Page_450">450</a></td>
+</tr>
+<tr>
+<td>Arzilla</td><td class="right"><a href="#Page_468">468</a></td>
+</tr>
+</table>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_1" id="Page_1">[1]</a></span></p>
+<h2>TANGERI</h2>
+
+
+<p>Lo stretto di Gibilterra è forse di tutti gli
+stretti quello che separa più nettamente due
+paesi più diversi, e questa diversità appare anche
+maggiore andando a Tangeri da Gibilterra.
+Qui ferve ancora la vita affrettata, rumorosa
+e splendida delle città europee; e un
+viaggiatore di qualunque parte d&#8217;Europa sente
+l&#8217;aria della sua patria nella comunanza d&#8217;una infinità
+d&#8217;aspetti e di consuetudini. A tre ore di
+là, il nome del nostro continente suona quasi
+come un nome favoloso; cristiano significa
+nemico, la nostra civiltà è ignorata o temuta o
+derisa; tutto, dai primi fondamenti della vita
+sociale fino ai più insignificanti particolari della
+vita privata, è cambiato; e scomparso fin anche
+ogni indizio della vicinanza d&#8217;Europa. S&#8217;è in
+<span class="pagenum"><a name="Page_2" id="Page_2">[2]</a></span>un paese sconosciuto, al quale nulla ci lega e
+dove tutto ci resta da imparare. Dalla spiaggia si
+vede ancora la costa europea, ma il cuore se
+ne sente già smisuratamente lontano, come se
+quel breve tratto di mare fosse un oceano e
+quei monti azzurri un&#8217;illusione. Nello spazio
+di tre ore, è seguita intorno a noi una delle
+più meravigliose trasformazioni a cui si possa assistere
+sulla terra.</p>
+
+<p>L&#8217;emozione, però, che si prova mettendo il
+piede per la prima volta su quel continente
+immenso e misterioso che fin dalla prima infanzia
+ci sgomenta l&#8217;immaginazione, è turbata
+dal modo in cui vi si sbarca. Mentre dal bastimento
+cominciavo a vedere distintamente
+le case bianche di Tangeri, una signora spagnuola
+gridò dietro di me con voce spaventata:&mdash;Che
+cosa vuole quella gente?&mdash;Guardai
+dove accennava, e vidi, dietro le barche
+che s&#8217;avvicinavano per raccogliere i passeggieri,
+una folla d&#8217;arabi cenciosi, seminudi, ritti
+nell&#8217;acqua fino a mezza coscia, i quali s&#8217;accennavano
+l&#8217;uno all&#8217;altro il bastimento con gesti
+da spiritati, come una banda di briganti che
+dicessero:&mdash;Ecco la preda.&mdash;Non sapendo
+chi fossero e che cosa volessero, discesi nella
+barca, in mezzo a parecchi altri, col cuore
+un po&#8217; inquieto. Quando fummo a una ventina,
+di passi dalla riva, tutta quella bordaglia colore
+<span class="pagenum"><a name="Page_3" id="Page_3">[3]</a></span>di terra cotta, s&#8217;avventò sulle barche,
+ci mise le mani addosso, e cominciò a vociferare
+in arabo e in spagnuolo, fin che capimmo
+che le acque essendo basse tanto da non poter
+approdare, dovevamo traghettare sulle loro spalle;
+la qual notizia dissipò la paura d&#8217;uno svaligiamento
+e destò il terrore dei pidocchi. Le signore
+furono portate via sulle seggiole come in
+trionfo, ed io feci la mia entrata in Affrica a
+cavallo a un vecchio mulatto, col mento inchiodato
+sul suo cocuzzolo e le punte dei piedi nel
+mare.</p>
+
+<p>Il mulatto, arrivato a terra, mi scaricò nelle
+mani d&#8217;un altro facchino arabo, il quale, infilata
+una porta della città, mi condusse correndo
+per una viuzza deserta a un albergo vicino, di
+dove uscii immediatamente con una guida per
+andare nella strada più frequentata.</p>
+
+<p>La prima cosa che mi colpì, e più fortemente
+ch&#8217;io non possa esprimere, fu l&#8217;aspetto della
+popolazione.</p>
+
+<p>Tutti portano una specie di lunga cappa di
+lana o di tela bianca, con un grande cappuccio
+quasi sempre ritto sul capo, cosicchè
+la città presenta l&#8217;aspetto d&#8217;un vasto convento
+di frati domenicani. Di tutto questo popolo incappato,
+una parte si muove lentamente, gravemente
+e senza far rumore, come se volesse
+passare inosservata; gli altri stanno seduti o
+accovacciati lungo i muri, davanti alle botteghe,<span class="pagenum"><a name="Page_4" id="Page_4">[4]</a></span>
+agli angoli delle case, immobili e cogli occhi
+fissi, come le popolazioni pietrificate delle loro
+leggende. L&#8217;andatura, gli atteggiamenti, il modo
+di guardare, tutto è novo per noi; tutto rivela
+un ordine di sentimenti e d&#8217;abitudini affatto
+diverso dal nostro; una tutt&#8217;altra maniera di
+considerare il tempo e la vita. Quella gente
+non pare punto preoccupata delle sue faccende,
+nè del luogo dove si trova, nè di quello che
+accade intorno ad essa. Tutti hanno nell&#8217;espressione
+del viso qualchecosa di vago e di profondo,
+come di chi sia dominato da un&#8217;idea
+fissa, o pensi a luoghi e a tempi molto lontani,
+o sogni ad occhi aperti. Appena entrato nella
+folla, mi ferì un odore particolare, che non
+avevo mai sentito in mezzo alla gente in Europa;
+non so di che, ma punto gradevole, e
+nondimeno cominciai ad aspirarlo con una viva
+curiosità, come se mi dovesse spiegare qualche
+cosa. Andando innanzi, quella folla, che da lontano
+m&#8217;era parsa uniforme, mi presentava mille
+varietà. Mi passavano accanto faccie bianche,
+nere, giallastre, bronzine; teste ornate di lunghissime
+ciocche di capelli e cranii rapati e lucidi
+come palle metalliche; uomini secchi come
+mummie; vecchi d&#8217;una vecchiezza orrenda;
+donne col viso e tutta la persona ravvolta in
+un mucchio informe di cenci; bimbi con
+lunghe trecce; visi di sultani, di selvaggi, di<span class="pagenum"><a name="Page_5" id="Page_5">[5]</a></span>
+negromanti, d&#8217;anacoreti, di banditi, di gente
+oppressa da una tristezza immensa o da una
+noia mortale; pochi o nessuno sorridente;
+gli uni dietro gli altri silenziosi e lenti come
+una processione di spettri per il viale d&#8217;un camposanto.
+Non so come, ma davanti a quello
+spettacolo, sentii il bisogno d&#8217;abbassar gli occhi
+sopra me stesso, e di dire dentro di me:&mdash;Io
+sono il tale dei tali, il paese dove mi trovo è
+l&#8217;Affrica, e costoro sono Arabi&mdash;e riflettere un
+momento per ficcarmi questa idea nella testa.</p>
+
+<p>Una volta che vi fu, ci mettemmo a girare per
+le altre strade. La città corrisponde per ogni
+verso alla popolazione. È tutta un labirinto
+inestricabile di stradicciuole tortuose, o piuttosto
+di corridoi, fiancheggiati da piccole case
+quadrate, bianchissime, senza finestre, con porticine
+per le quali passa a stento una persona:
+case che paiono fatte per nascondervisi più che
+per abitarvi, ed hanno un aspetto tra di prigione
+e di convento. In molte strade non si vede
+che il bianco dei muri e l&#8217;azzurro del cielo; di
+quando in quando, qualche archetto moresco,
+qualche finestra arabescata, qualche striscia di
+rosso ai piedi dei muri, qualche mano dipinta
+in nero accanto a una porta, che serve a
+scongiurare gl&#8217;influssi maligni. Quasi tutte le
+strade sono ingombre di legumi fradici, di
+penne, di cenci, d&#8217;ossami, e in qualche punto<span class="pagenum"><a name="Page_6" id="Page_6">[6]</a></span>
+di cani e di gatti morti, che ammorbano l&#8217;aria.
+Per lunghi tratti non s&#8217;incontra che qualche
+gruppo di ragazzi arabi incappucciati che giocano
+o canterellano con voce nasale i versetti
+del Corano; qualche povero accovacciato,
+qualche moro a cavallo a una mula, qualche
+asino sopraccarico, colla schiena sanguinolenta,
+sfruconato da un arabo mezzo nudo; cani spelati
+e scodati, e gatti d&#8217;una magrezza favolosa.
+Qua e là, passando, si sente odor d&#8217;aglio, di
+fumo di kif, d&#8217;aloè bruciato, di belgiuino,
+di pesce. E così si gira l&#8217;intera città, che ha
+per tutto la stessa bianchezza abbagliante e la
+stessa aria di mistero, di tristezza e di noia.</p>
+
+<p>Dopo un breve giro riuscimmo nella piazza
+principale, anzi unica, di Tangeri, la quale è
+tagliata da una lunga strada che salendo dalla
+parte della marina attraversa tutta la città. È
+una piazzetta rettangolare, circondata di botteguccie
+arabe, che parrebbero meschine nel più
+povero dei nostri villaggi. Da un lato v&#8217;è una
+fontana sempre circondata d&#8217;arabi e di neri
+affaccendati ad attinger acqua con otri e brocche;
+da un altro lato stanno tutto il giorno sedute
+in terra otto o dieci donne col viso imbacuccato,
+che vendon pane. Intorno a questa
+piazza ci sono le modestissime case delle Legazioni
+straniere che s&#8217;innalzano come palazzi in
+mezzo alla moltitudine confusa delle casette<span class="pagenum"><a name="Page_7" id="Page_7">[7]</a></span>
+moresche. In questo piccolo spazio si concentra
+tutta la vita di Tangeri, che è la vita d&#8217;un villaggio.
+V&#8217;è là vicino il solo tabaccaio della
+città, la sola spezieria, il solo caffè, che è
+una stanzaccia con un biliardo, e la sola cantonata
+dove si veda qualche volta qualche annunzio
+stampato. Là si raccolgono i monelli
+seminudi, i ricchi mori sfaccendati, gli ebrei che
+parlano d&#8217;affari, i facchini arabi che aspettano
+l&#8217;arrivo del piroscafo, gl&#8217;impiegati delle Legazioni
+che aspettano l&#8217;ora del desinare, gli stranieri
+appena arrivati, gl&#8217;interpreti, gli accattoni.
+Là s&#8217;incontra il corriere che arriva cogli ordini
+del sultano da Fez, da Mechinez o da Marocco,
+e il servitore che vien dalla posta coi giornali
+di Londra e di Parigi; la bella dell&#8217;arem e la
+moglie del ministro; il cammello del beduino
+e il cagnolino da salotto; il turbante e il cappello
+cilindrico; l&#8217;onda sonora del pianoforte che
+erompe dalle finestre d&#8217;un Consolato e la cantilena
+lamentevole che esce dalla porta della
+moschea. Ed è il punto dove l&#8217;ultimo flutto della
+civiltà europea s&#8217;infrange e ristagna nell&#8217;immensa
+acqua morta della barbarie affricana.</p>
+
+<p>Dalla piazza, rimontando la strada principale,
+e passando per due vecchie porte, uscimmo,
+che cominciava a imbrunire, dalle mura della
+città, e ci trovammo in una piazza aperta sul
+fianco d&#8217;una collina, chiamata Soc de Barra,<span class="pagenum"><a name="Page_8" id="Page_8">[8]</a></span>
+o mercato esteriore, poichè ogni domenica e
+ogni giovedì vi si fa il mercato. È forse <a name="tn8" id="tn8"></a><ins class="correction" title="originale: di di tutti">di
+tutti</ins> i luoghi ch&#8217;io vidi nel Marocco, quello
+che mi fece sentire più profondamente il carattere
+del paese. È un tratto di terreno nudo,
+tutto gobbe e incavature, colla tomba d&#8217;un santo,
+formata da quattro muri bianchi, a mezza china;
+sulla sommità un cimitero; più lontano qualche
+aloè e qualche fico d&#8217;india; sotto, le mura
+merlate della città. In quel momento, vicino
+alla porta v&#8217;era un gruppo di donne arabe,
+sedute in terra, con mucchi d&#8217;erbaggi dinanzi;
+accanto alla tomba del santo una lunga fila di
+cammelli accosciati; più su, alcune tende nerastre
+e un cerchio d&#8217;arabi attoniti, seduti intorno
+a un vecchio, in piedi, che raccontava
+una storia; qua e là, vacche e cavalli; e sulla
+sommità, fra le pietre e i monticelli di terra
+del cimitero, altri arabi immobili come statue,
+col viso rivolto verso la città, tutta la persona
+nell&#8217;ombra, e le punte dei cappucci che
+spiccavano sull&#8217;orizzonte dorato dal crepuscolo.
+Su tutta questa scena una pace di colori, un
+silenzio, una mestizia, da non potersi efficacemente
+descrivere a voce, se non stillando parola
+per parola nell&#8217;orecchio di chi ascolta, come
+quando si confida un segreto.</p>
+
+<p>La guida mi svegliò dalla mia contemplazione
+e mi ricondusse all&#8217;albergo, dove il mio<span class="pagenum"><a name="Page_9" id="Page_9">[9]</a></span>
+dispiacere di trovarmi in mezzo a gente sconosciuta
+fu per la prima volta mitigato dal
+fatto ch&#8217;eran tutti Europei, cristiani e vestiti
+come me. V&#8217;erano a tavola una ventina di
+persone, tra uomini e signore, di nazione diversa,
+che offrivano una bella immagine di
+quello strano incrociamento di famiglie e d&#8217;interessi
+che segue in quei paesi: un francese
+nato in Algeri, marito d&#8217;un&#8217;inglese di Gibilterra;
+uno spagnuolo di Gibilterra, marito della sorella
+d&#8217;un console portoghese della costa dell&#8217;Atlantico;
+un vecchio inglese con una figliuola nativa di
+Tangeri e una nipotina nativa d&#8217;Algeria; famiglie
+erranti da un continente all&#8217;altro, o sparpagliate
+sulle due coste, che parlano cinque lingue,
+e vivono metà all&#8217;araba e metà all&#8217;europea.
+Appena cominciato il desinare, cominciò una
+conversazione vivissima, ora in francese, ora
+in spagnuolo, tempestata di parole arabe, sopra
+soggetti affatto estranei alla consuetudine
+delle conversazioni europee: come il prezzo
+d&#8217;un cammello, lo stipendio d&#8217;un Pascià, se il
+Sultano fosse bianco o mulatto, se era vero che
+fossero state portate a Fez dieci teste di rivoltosi
+della provincia di Garet, quando sarebbero
+arrivati a Tangeri quei religiosi fanatici
+che mangiano i montoni vivi, ed altre cose di
+questo genere, che mi facevano saltellare dentro
+all&#8217;anima il diavolo della curiosità. Poi vennero<span class="pagenum"><a name="Page_10" id="Page_10">[10]</a></span>
+a parlare di politica europea con quel
+non so che di scucito che c&#8217;è sempre nei discorsi
+di gente di vario paese, e quelle solite
+gran frasi vuote con cui si parla d&#8217;una politica
+lontana, fantasticando alleanze spropositate e
+guerre favolose. E poi il discorso cadde su Gibilterra,
+argomento inevitabile; la gran Gibilterra,
+il centro d&#8217;attrazione di tutti gli Europei
+della costa, dove si mandano i figliuoli a studiare,
+dove si va a comprare il vestito, a ordinare
+un mobile, a sentire l&#8217;opera in musica,
+a respirare una boccata d&#8217;aria d&#8217;Europa. E finalmente
+venne in campo la partenza dell&#8217;ambasciata
+italiana per Fez, ed io ebbi il grandissimo
+piacere di sentire che l&#8217;avvenimento era
+assai più importante di quel che credevo, che
+se ne parlava in tutta Tangeri e in tutta Gibilterra
+e ad Algesira e a Cadice e a Malaga, e
+che la carovana sarebbe stata lunga un miglio,
+e che coll&#8217;ambasciata c&#8217;erano dei pittori italiani,
+e che forse ci sarebbe stato perfino <i>un
+representante de la prensa</i>. Alla quale notizia
+mi alzai modestamente da tavola e mi allontanai
+con passo maestoso.</p>
+
+<p>Più tardi, a notte inoltrata, volli fare un
+altro giro per veder Tangeri addormentata.
+Non v&#8217;era un lampione, non una finestra illuminata,
+non uno spiraglio da cui trapelasse
+un barlume; la città pareva disabitata e non<span class="pagenum"><a name="Page_11" id="Page_11">[11]</a></span>
+riceveva altra luce che quella del cielo stellato,
+sul quale biancheggiavano, come enormi tombe
+di marmo, le case più alte, e si disegnavano
+nitidamente le cime dei minareti e i rami delle
+palme. Andai sino in fondo alla strada principale:
+le porte della città erano chiuse. Girai
+per altre vie: tutto chiuso, immobile, muto.
+Due o tre volte inciampai in qualchecosa che
+a primo aspetto mi parve un mucchio di cenci,
+ed era un arabo addormentato. Sentii più volte,
+con raccapriccio, scricchiolare sotto il mio piede
+penne ed ossami, o cedere mollemente qualcosa
+che doveva essere la carogna d&#8217;un cane. Mi passò
+accanto, rasente il muro, come uno spettro, un
+arabo incappato; ne vidi un altro biancheggiare
+un momento in fondo a un vicolo; e a una svoltata
+sentii, senza veder nulla, un fruscìo affrettato
+di pantofole e di cappe, che mi fece sospettare
+d&#8217;aver turbato un conciliabolo. Andando,
+non sentivo che il rumore del mio passo; fermandomi,
+non sentivo che il mio respiro. Mi
+pareva che tutta la vita di Tangeri si fosse ridotta
+in me solo, e che se avessi gettato un
+grido, sarebbe risonato da un capo all&#8217;altro
+della città come uno scoppio di tuono. Pensavo
+alle tante belle arabe addormentate, alle
+quali passavo vicino, e agli strani misteri che
+avrei scoperti, se quelle case si fossero aperte tutt&#8217;a
+un tratto come una scena di teatro. Di quando<span class="pagenum"><a name="Page_12" id="Page_12">[12]</a></span>
+in quando mi fermavo dinanzi alla splendida
+bianchezza di certi spazi di muro, su cui batteva
+la luna, che parevano illuminati dalla
+luce elettrica. In un vicolo oscuro incontrai un
+nero con una lanterna, che si fermò per lasciarmi
+passare, mormorando qualche parola
+che non compresi. Nel punto che sboccavo nella
+piazzetta, sentii sonare in quel profondo silenzio
+una risata sgangherata, che mi diede i brividi.
+Erano due giovanotti col cappello cilindrico,
+probabilmente due impiegati di Legazione,
+che passeggiavano discorrendo. In un
+angolo della piazza, sotto la tenda d&#8217;una bottega
+chiusa, un lumicino moribondo rischiarava
+confusamente un ammasso di cenci biancastri,
+da cui usciva un suono leggerissimo
+di chitarra e un filo di voce tremola e lamentevole,
+che pareva portata dal vento da una
+gran lontananza. Io stetti là immobile, sognando
+piuttosto che pensando, fin che i due giovani
+sparirono e il lumicino si spense, e allora
+tornai all&#8217;albergo, stanco, sbalordito, coll&#8217;imaginazione
+in tumulto, e con un sentimento nuovo
+e stranamente confuso di me medesimo, come
+ho più volte pensato che dovrebbe essere
+quello d&#8217;un uomo trasportato dalla terra in un
+altro pianeta.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>La mattina dopo uscii per andarmi a presentare<span class="pagenum"><a name="Page_13" id="Page_13">[13]</a></span>
+al nostro incaricato d&#8217;affari, Comm. Stefano
+Scovasso. Egli non avrebbe potuto dirmi che non
+ero puntuale al convegno. Il giorno otto d&#8217;aprile,
+a Torino, avevo ricevuto l&#8217;invito, coll&#8217;annunzio
+che la carovana sarebbe partita da
+Tangeri il giorno diciannove: la mattina del
+diciotto mi trovavo alla porta della Legazione.
+Non conoscevo di persona il Comm. Scovasso;
+ma sapevo di lui qualche cosa, che mi dava
+una gran curiosità di conoscerlo. Di due suoi
+amici che avevo interrogati prima di partire,
+uno m&#8217;aveva assicurato ch&#8217;era un uomo capace
+d&#8217;andare a cavallo da Tangeri a Tumbuctù,
+senz&#8217;altra compagnia che un paio di pistole;
+l&#8217;altro aveva biasimato la sua pessima abitudine
+di rischiare la propria vita per salvare
+quella degli altri. In grazia di queste informazioni
+lo riconobbi a primo aspetto, da lontano,
+prima ancora che l&#8217;interprete dell&#8217;albergo, il
+quale m&#8217;accompagnava, me lo indicasse. Era
+sulla porta della Legazione, in mezzo ad alcuni
+arabi immobili in un atteggiamento ossequioso,
+che pareva aspettassero degli ordini. Mi
+presentai, mi ricevette da par suo, mi volle sin
+da quel momento ospite del <i>quartier generale</i>, e
+mi diede notizie della <i>spedizione</i>. La partenza era
+rimandata ai primi di maggio, perchè a Fez,
+in quei giorni, v&#8217;era l&#8217;ambasciata inglese. S&#8217;aspettavano
+di là i cavalli, i cammelli, i muli e<span class="pagenum"><a name="Page_14" id="Page_14">[14]</a></span>
+un drappello di cavalleria che ci avrebbe scortati
+in viaggio. Un bastimento da trasporto della
+nostra marina militare, il <i>Dora</i>, allora ancorato
+a Gibilterra, aveva già portato a Larrace,
+sulla costa dell&#8217;Atlantico, i regali che Vittorio
+Emanuele mandava all&#8217;Imperatore del Marocco.
+Lo scopo principale del viaggio, per
+l&#8217;incaricato d&#8217;affari, era di presentare le credenziali
+al giovine sultano Mulei el Hassen,
+salito al trono nel settembre del 1873. Nessun&#8217;ambasciata
+italiana era mai stata a Fez. Era
+la prima volta che si portava nell&#8217;interno del
+Marocco la bandiera della nuova Italia. Perciò
+l&#8217;ambasciata sarebbe stata ricevuta con straordinaria
+solennità. Il nostro Ministero della guerra
+aveva mandato un capitano di stato maggiore,
+il signor Giulio di Boccard; il Ministero
+della Marina, un capitano di fregata, il signor
+Fortunato Cassone, allora comandante del <i>Dora</i>,
+ora capitano di vascello. Questi, insieme col
+vice-console italiano di Tangeri e col nostro
+agente consolare di Mazagan formavano la parte
+ufficiale dell&#8217;ambasciata. Il pittore Ussi di Firenze,
+il pittore Biseo di Roma ed io eravamo
+invitati privatamente dal signor Scovasso. Tutti,
+eccetto l&#8217;agente di Mazagan, si trovavano già
+a Tangeri.</p>
+
+<p>La mia prima occupazione, appena rimasto
+solo, fu di osservare la casa nella quale ero<span class="pagenum"><a name="Page_15" id="Page_15">[15]</a></span>
+ospitato; e veramente la casa d&#8217;un Ministro
+europeo in Africa, d&#8217;un Ministro, in specie,
+che si prepara ad un viaggio nell&#8217;interno, è
+degna d&#8217;osservazione. L&#8217;edificio, per sè stesso,
+non ha nulla di straordinario: di fuori è bianco
+e nudo, ha un giardinetto davanti, un piccolo
+cortile nell&#8217;interno, e nel cortile quattro colonne
+sulle quali s&#8217;appoggia una galleria coperta
+che gira tutt&#8217;intorno all&#8217;altezza del primo
+piano. È una casa signorile di Cadice o di Siviglia.
+Ma la gente, la vita di questa casa mi
+riuscì affatto nuova. Governante e cuoco, piemontesi;
+una serva mora di Tangeri ed una
+negra del Sudan, coi piedi nudi; camerieri e
+stallieri arabi vestiti di grandi camicie bianche;
+guardie consolari, con fez, caffettano rosso e
+pugnale; tutta questa gente in moto per tutta
+la giornata. Poi, a certe ore, un andirivieni di
+operai ebrei, di facchini neri, d&#8217;interpreti, di
+soldati del Pascià, di mori protetti dalla Legazione.
+Il cortile era ingombro di casse, di letti
+da campo, di tappeti, di lanterne. A tutte le
+ore si sentiva picchiare il martello e strider la
+sega, e i servi chiamarsi fra loro con quei
+nomi strani di Fatma, Racma, Selam, Mohammed,
+Alì, Abd-er-Rhaman. E la mescolanza delle
+lingue! Un moro faceva un&#8217;imbasciata in arabo
+a un altro moro, che la trasmetteva in spagnolo
+alla governante, che la ripeteva in piemontese<span class="pagenum"><a name="Page_16" id="Page_16">[16]</a></span>
+al cuoco. Era un continuo intrecciarsi
+di traduzioni, di commenti, d&#8217;equivoci,
+di dubbi, intercalati di <i>Por dios</i>, d&#8217;<i>Allá</i> e di sacrati
+italiani. Nella strada una processione di
+cavalli e di mule. Davanti alla porta un gruppo
+permanente di curiosi, o di poveri diavoli,
+arabi ed ebrei, aspiranti, alla lontana, alla protezione
+della Legazione. Di tratto in tratto la
+visita d&#8217;un ministro o d&#8217;un console, a cui si
+inchinavano tutti i fez e tutti i turbanti. Ogni
+momento l&#8217;apparizione d&#8217;un messo misterioso,
+d&#8217;un vestiario sconosciuto, d&#8217;una faccia strana.
+Infine una varietà di figure, di colori, di gesti,
+d&#8217;accenti, di faccende, da non mancarvi
+che la musica per credere d&#8217;essere in teatro,
+alla rappresentazione d&#8217;un ballo mimico di soggetto
+orientale.</p>
+
+<p>Il mio secondo pensiero fu d&#8217;impadronirmi
+di qualche libro del mio ospite per sapere in
+che paese mi trovassi, prima di mettermi a
+studiare i costumi. Questo paese, chiuso fra il
+Mediterraneo, l&#8217;Algeria, il deserto di Sahara e
+l&#8217;Oceano, attraversato dalla grande catena dell&#8217;Atlante,
+bagnato da larghi fiumi, aperto in
+pianure immense, dominato da tutti i climi,
+privilegiato, nei tre regni della natura, di ricchezze
+inestimabili, destinato, per la sua giacitura,
+ad essere una gran via di commercio fra
+l&#8217;Africa centrale e l&#8217;Europa; è ora occupato<span class="pagenum"><a name="Page_17" id="Page_17">[17]</a></span>
+da circa otto milioni d&#8217;abitanti tra berberi,
+mori, arabi, ebrei, negri ed europei, sparsi sopra
+una estensione di terreno più vasta della
+Francia. I berberi, che formano il fondo della
+popolazione indigena, selvaggi, turbolenti, indomiti,
+vivono sulle montagne inaccessibili dell&#8217;Atlante,
+quasi indipendenti dall&#8217;autorità imperiale.
+Gli arabi, il popolo conquistatore, occupano
+le pianure, ancora nomadi e pastori e non
+in tutto degeneri dalla fierezza del carattere antico.
+I mori, arabi incrociati e corrotti, discendenti
+in gran parte dai mori di Spagna, abitano
+le città, ed hanno nelle mani le ricchezze,
+le cariche, il commercio. I neri, cinquecentomila
+circa, provenienti dal Sudan, sono per lo
+più servi, lavoratori e soldati. Gli Ebrei, presso
+a poco eguali di numero ai neri, discendenti
+la più parte dagli Ebrei esiliati d&#8217;Europa nel medio
+evo, oppressi, odiati, avviliti, perseguitati più
+che in nessun altro paese del mondo, esercitano
+le arti e i mestieri, mercanteggiano, s&#8217;industriano
+in mille modi coll&#8217;ingegno, la pieghevolezza
+e la costanza propria della loro razza,
+e trovano un compenso all&#8217;oppressione nel
+possedimento dei denari strappati ai loro oppressori.
+Gli Europei, che l&#8217;intolleranza mussulmana
+respinse a poco a poco dall&#8217;interno
+dell&#8217;Impero verso le coste, son meno di due
+migliaia in tutto il Marocco, abitano la maggior<span class="pagenum"><a name="Page_18" id="Page_18">[18]</a></span>
+parte la città di Tangeri, e vivono liberamente
+all&#8217;ombra delle bandiere dei Consolati.
+Questa popolazione eterogenea, dispersa, inconciliabile,
+è, piuttosto che retta, oppressa da un
+governo soldatesco, che succhia come un immenso
+polipo tutti gli umori vitali dello Stato.
+Le tribù e le borgate obbediscono agli sceicchi,
+le città e le provincie ai Caid, le grandi provincie
+ai pascià, e i pascià al Sultano, grande
+Sceriffo, sommo sacerdote, giudice supremo,
+esecutore della legge che emana da lui, libero
+di mutare a suo capriccio monete, imposte,
+pesi, misure, padrone delle sostanze e delle vite
+dei suoi sudditi. Sotto il peso di questo governo,
+e dentro al cerchio inflessibile della religione
+mussulmana, rimasta immune da ogni
+influsso europeo, e snaturata da un fanatismo
+selvaggio, tutto ciò che negli altri paesi s&#8217;agita
+e procede, là rimane immobile o rovina. Il
+commercio è strozzato dai monopoli, dalle proibizioni
+d&#8217;esportazione e d&#8217;importazione, dalla
+capricciosa mutabilità delle leggi. L&#8217;industria,
+ristretta nella sua attività dai vincoli posti al
+commercio, è rimasta come prima della cacciata
+dei Mori dalla Spagna, coi suoi strumenti
+primitivi e coi suoi procedimenti infantili. L&#8217;agricoltura,
+oberata di balzelli, vincolata nell&#8217;esportazione
+dei prodotti, non curata che quanto
+richiedono le prime necessità della vita, è decaduta<span class="pagenum"><a name="Page_19" id="Page_19">[19]</a></span>
+a segno da non meritar quasi il nome
+d&#8217;arte. La scienza, soffocata dal Corano, contaminata
+dalla superstizione, si riduce, nelle maggiori
+scuole, a pochi elementi, quali s&#8217;insegnavano
+nel medio evo. Non v&#8217;è stampa, nè libri,
+nè carte geografiche; la lingua stessa, corruzione
+dell&#8217;arabo, non rappresentata che da una
+scrittura imperfetta e variabile, si va sempre più
+degradando; il carattere nazionale nella generale
+decadenza si corrompe; tutta l&#8217;antica civiltà mussulmana
+deperisce. Il Marocco, questo estremo baluardo
+occidentale dell&#8217;Islamismo, già sede d&#8217;una
+monarchia che dominava dall&#8217;Ebro al Sudan e
+dal Niger alle Baleari, glorioso d&#8217;Università
+fiorenti, di biblioteche immense, di dotti famosi,
+d&#8217;eserciti e di flotte formidabili, non è più che
+un piccolo Stato pressochè sconosciuto, pieno
+di miseria e di rovine, che resiste colle ultime
+sue forze all&#8217;invasione della civiltà europea,
+sorretto ancora sulle sue fondamenta sfasciate
+dalle reciproche gelosie degli Stati civili.</p>
+
+<p>Quanto a Tangeri, l&#8217;antica Tingis, che diede
+il nome alla Mauritania tingitana, e passò successivamente
+dalle mani dei Romani in quelle
+dei Vandali, dei Greci, dei Visigoti, degli
+Arabi, dei Portoghesi, degl&#8217;Inglesi, è una città di
+quindicimila abitanti, che le sue sorelle dell&#8217;Impero
+considerano come una «prostituta dei Cristiani»,
+benchè non vi rimanga più traccia delle<span class="pagenum"><a name="Page_20" id="Page_20">[20]</a></span>
+chiese e dei monasteri che vi fondarono i Portoghesi,
+e la religione cristiana non v&#8217;abbia che
+una piccola cappella, nascosta in mezzo alle
+case consolari.</p>
+
+<p>Dopo ciò cominciai a fare per le strade di
+Tangeri qualche studio preparatorio per il viaggio,
+notando giorno per giorno le mie osservazioni.
+Ed eccone alcune, incomplete e slegate,
+ma scritte sotto l&#8217;impressione immediata
+delle cose, e perciò forse più efficaci d&#8217;una
+descrizione pensata.</p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Io mi vergogno quando mi passa accanto
+un bel moro vestito in gala. Paragono il mio
+cappelluccio al suo enorme turbante di mussolina,
+la mia misera giacchetta al suo lungo
+caffettano color di gelsomino o di rosa, l&#8217;angustia,
+insomma, del mio vestiario grigio e
+nero, all&#8217;ampiezza, al candore, alla dignità semplice
+e gentile del suo, e mi par di far la
+figura d&#8217;un scarabeo accanto a una farfalla.
+Sto qualche volta lungo tempo a contemplare,
+dalla finestra della mia camera, un palmo di
+calzoncino color di sangue e una babuccia color
+giallo d&#8217;oro, che spuntano di dietro a un
+pilastro, giù nella piazzetta, e ci provo un piacere,<span class="pagenum"><a name="Page_21" id="Page_21">[21]</a></span>
+che non ne posso staccar lo sguardo. E
+più d&#8217;ogni cosa m&#8217;innamora e mi mette invidia
+il caìc: quel lungo pezzo di lana o di
+seta bianchissima, a striscie trasparenti, che
+si avvolge intorno al turbante, casca sulla
+schiena, gira intorno alla vita, si ripiega sulle
+spalle, e ridiscende fino ai piedi, e velando vagamente
+i colori pomposi dei panni, ad ogni
+alito di vento tremola, ondeggia, si gonfia, par
+che s&#8217;accenda ai raggi del sole, e dà a tutta la
+persona l&#8217;apparenza vaporosa d&#8217;una visione. In
+questo bellissimo velo avvolge e stringe sè e la
+sposa il mussulmano innamorato nella notte
+nuziale.</p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Chi non abbia visto, non può immaginare
+fino a che punto giunga, presso gli Arabi,
+l&#8217;arte di sdraiarsi. In angoli dove noi ci troveremmo
+imbarazzati a mettere un sacco di
+cenci o un fastello di paglia, essi trovano il
+modo di adagiarsi come sopra un letto di piume.
+Si arrotondano intorno a tutte le sporgenze,
+riempiono tutte le cavità, si appiccicano
+ai muri come bassorilievi, si allungano e si
+schiacciano sul terreno in maniera da non parer
+più che cappe bianche distese ad asciugare,<span class="pagenum"><a name="Page_22" id="Page_22">[22]</a></span>
+si attorcigliano, piglian la forma di palle, di
+cubi, di mostri senza braccia, senza gambe,
+senza testa; così che le strade e le piazze della
+città paiono seminate di cadaveri e di tronchi
+umani, come dopo una strage.</p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Più considero questa gente, e più ammiro la
+nobiltà dei loro movimenti. Fra noi non v&#8217;è
+quasi alcuno che o per l&#8217;impedimento degli
+abiti, o per la strettezza della calzatura, o per
+vezzo, non abbia un&#8217;andatura contraffatta. Costoro
+si movono colla libera eleganza di superbi
+animali selvaggi. Cerco e non trovo in
+mezzo a loro nemmeno uno di quei mille atteggiamenti
+da rodomonte, da ballerino e da
+innamorato svenevole, ai quali abbiamo l&#8217;occhio
+abituato nei nostri paesi. Tutti hanno nel loro
+modo di camminare qualcosa della compostezza
+d&#8217;un sacerdote, della maestà d&#8217;un re e della disinvoltura
+d&#8217;un soldato. Ed è strano che quella
+stessa gente che sta tante ore del giorno accovacciata,
+immobile, quasi intorpidita, spieghi,
+non appena è scossa dalla passione, un vigore
+di gesto e di voce che tocca la frenesia. Ma
+anche nel prorompere delle passioni più violente,
+serbano una sorta di dignità tragica,<span class="pagenum"><a name="Page_23" id="Page_23">[23]</a></span>
+che potrebbe servir d&#8217;esempio a molti attori.
+Ricorderò per molto tempo l&#8217;arabo di
+stamane, un vecchio alto e consunto, il quale,
+avendo ricevuto, per quello che si disse, una
+mentita da un tale con cui fino allora era andato
+disputando pacatamente, impallidì, dette
+indietro, e poi si slanciò giù per la strada coprendosi
+il viso colle mani convulse e gettando
+un urlo di rabbia e di dolore. Io non ho mai
+visto una figura più terribile e più bella.</p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>La maggior parte non hanno addosso che
+una semplicissima cappa bianca; eppure quanta
+varietà fra di loro! Chi la porta aperta, chi
+chiusa, chi tirata da un lato, chi ripiegata sulla
+spalla, chi infilata, chi sciolta, ma sempre posta
+con garbo, variata di pieghe pittoresche,
+cascante, in linee facili e severe, come se l&#8217;avesse
+panneggiata, o piuttosto, come la vorrebbe
+saper panneggiare un artista. Ognuno di costoro
+arieggia un senatore romano. Stamattina
+l&#8217;Ussi ha scoperto un meraviglioso Marco
+Bruto in mezzo a un gruppo di beduini. Ma
+se non ci è abituata la persona, non basta la
+cappa a nobilitar la figura. Parecchi di noi
+n&#8217;han comperata una per il viaggio, e se la<span class="pagenum"><a name="Page_24" id="Page_24">[24]</a></span>
+provarono; e m&#8217;è parso vedere dei vecchietti
+convalescenti infagottati in un lenzuolo da bagno.</p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Non ho ancora visto tra gli arabi un gobbo
+nè uno storpio nè un rachitico; ma molti senza
+naso, effetto di morbo celtico; moltissimi ciechi,
+e i più fra questi colle occhiaie vuote; vista
+che mi fa rabbrividire quando penso che ad
+alcuni, forse, è stato strappato il globo dell&#8217;occhio
+in virtù della legge del taglione, che vige
+nell&#8217;Impero. Ma nessuna bruttezza ridicola in
+mezzo a tante figure strane e rincrescevoli. Il
+vestito ampio nasconde i piccoli difetti, come
+la gravità comune e l&#8217;apparenza lignea, terracea
+o bronzina delle carni, dissimula la differenza
+d&#8217;età. Il perchè s&#8217;incontrano ad ogni
+passo uomini d&#8217;un&#8217;età indefinibile, dei quali si
+può dire soltanto che non sono nè vecchi nè
+adolescenti; e o si giudicano maturi, e un lampo
+di sorriso rivela inaspettatamente la giovinezza;
+o si credono giovani, e il cappuccio rovesciato
+mostra tutt&#8217;a un tratto i capelli grigi.<span class="pagenum"><a name="Page_25" id="Page_25">[25]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Gli Ebrei di qui arieggiano nei lineamenti
+del viso quelli dei nostri paesi; ma la statura
+più alta, il colorito più bruno, i lunghi capelli
+neri, e sopra tutto il vestire pittoresco li fa parere
+tutt&#8217;altra gente. Portano un vestito della
+forma presso a poco d&#8217;una veste da camera,
+di vario colore, per lo più oscuro, stretto intorno
+alla vita da una fascia rossa; una berrettina
+nera; calzoni larghi che sporgono appena
+un palmo disotto alle falde, e le pantofole gialle.
+Ed è strano il numero di «eleganti» che si
+vedono in mezzo a loro, vestiti di stoffe finissime,
+con camicie ricamate, ciarpe di seta, catene
+ed anelli d&#8217;oro; ma punto vistosi; austeri,
+invece, nell&#8217;insieme dell&#8217;abbigliamento, e pieni
+di grazia e di dignità signorile, eccetto quei
+pochi disgraziati che si prostituirono al cappello
+cilindrico e al soprabito nero. Fra i ragazzi
+vi sono delle figurine gentili; ma quella
+specie di veste da camera in cui si fasciano,
+non s&#8217;addice alla età loro. Ogni ragazzo ebreo
+mi par un dilettante da teatrino di collegio, vestito
+per far la parte del protagonista nel <i>Campanello
+dello speziale</i>.<span class="pagenum"><a name="Page_26" id="Page_26">[26]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Trovo, sinora, che non è un&#8217;esagerazione quello
+che si dice della bellezza delle ebree marocchine,
+che ha un carattere suo proprio, sconosciuto in
+ogni altro paese. È una bellezza opulenta e
+splendida, di grandi occhi neri, di fronti nivee,
+di bocche porporine, di contorni statuarii, una
+bellezza da palco scenico, che abbarbaglia da
+lontano, e strappa piuttosto un applauso che
+un sospiro, e piace di raffigurarsela in mezzo
+alle fiaccole e alle tazze inghirlandate d&#8217;un
+banchetto antico, come nella sua cornice naturale.
+Le ebree di Tangeri non vestono in
+pubblico il ricchissimo costume tradizionale;
+son vestite presso a poco all&#8217;europea, ma di colori
+ciarlatanissimamente vistosi, blù solferino e
+rosso di carminio, giallo di zolfo e verde d&#8217;erba
+montanina, scialli e gonnelle che feriscon l&#8217;occhio
+da una collina all&#8217;altra; in modo che paiono
+donne ravvolte dentro a bandiere di tutti gli Stati
+del mondo. Il sabato, passando per le strade abitate
+dagli ebrei, si vedono da ogni parte quei colori,
+quei visi floridi, quegli occhioni dolci e
+ridenti, quelle treccie lunghe e nerissime; nidiate
+di ragazze chiassose e curiose; un rigoglio
+di gioventù e di bellezza sensuale, che contrasta
+vivamente colla solitudine austera delle altre vie.<span class="pagenum"><a name="Page_27" id="Page_27">[27]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Mi fanno ridere i ragazzi arabi. Di quei piccini,
+che possono appena camminare, anch&#8217;essi
+insaccati nella cappa bianca, non si vede altro
+che il cappuccio, e paiono spegnitoi ambulanti.
+La maggior parte hanno la testa rasa nuda come
+la mano, eccetto una trecciolina sul cocuzzolo
+lunga un par di palmi, che si direbbe lasciata
+apposta per poterli appendere ai chiodi
+come le marionette. Alcuni l&#8217;hanno invece dietro
+l&#8217;orecchio o sopra la tempia, con qualche
+ciocca di capelli tagliati in forma di quadrato
+o di triangolo, che è il distintivo degli ultimi
+nati nelle famiglie. I più hanno un bel visetto
+pallido, un corpicino ritto e sciolto e un&#8217;espressione
+d&#8217;intelligenza precoce. Nelle parti più
+frequentate della città, non badano agli Europei;
+nelle strade appartate, si contentano di
+guardarli attentamente, coll&#8217;aria di dire:&mdash;Non
+mi piaci.&mdash;Qualcuno avrebbe voglia di dire
+un&#8217;impertinenza: glie la vedete scintillare negli
+occhi e guizzare sulle labbra; ma di rado
+se la lasciano sfuggire dalla bocca, non tanto per
+rispetto del Nazareno, quanto per paura del
+padre, che sente l&#8217;odore delle Legazioni. In
+ogni caso, però, alla vista d&#8217;un soldo si quetano.<span class="pagenum"><a name="Page_28" id="Page_28">[28]</a></span>
+Ma bisogna guardarsi da tirare il codino,
+perchè ieri, passando, diedi una tiratina a un
+fantoccio alto un palmo, e lui mi si voltò
+contro inviperito, borbottando alcune parole,
+che significavano, mi disse l&#8217;interprete:&mdash;Dio
+faccia arrostire tuo nonno, maledetto Cristiano!</p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Ho finalmente veduto due santi, che vuol dire
+idioti o pazzi, poichè qui, come in tutta l&#8217;Affrica
+settentrionale, è venerato come santo colui
+al quale Dio, in segno di predilezione, ha
+tolto la ragione per ritenerla prigioniera nel
+cielo. Il primo era davanti a una bottega, sulla
+strada principale. Lo vidi da lontano e mi fermai.
+Sapevo che ai santi tutto è lecito, e non
+volevo espormi a ricevere una legnata tra capo
+e collo come il signor Sourdeau, console di
+Francia, o uno sputo nel viso come il signor
+Drummond Hay. Ma l&#8217;interprete che m&#8217;accompagnava
+mi spinse innanzi dicendomi:&mdash;Vada
+franco; i santi di Tangeri han messo testa a
+partito dopo che le Legazioni fecero dare degli
+esempi sonori, e in ogni caso gli arabi stessi le
+servirebbero di scudo, per impedire al santo di
+compromettersi.&mdash;Allora passai davanti a quello<span class="pagenum"><a name="Page_29" id="Page_29">[29]</a></span>
+spauracchio, osservandolo attentamente. Era un
+vecchio, tutto faccia e tutto pancia, coi capelli
+bianchi lunghissimi, una barbaccia che gli scendeva
+fin sul petto, una corona di carta intorno
+alla fronte, un mantello rosso sbrandellato sulle
+spalle e in mano una piccola lancia colla punta
+dorata. Stava seduto in terra, colle gambe incrociate
+e le spalle al muro, guardando con
+aria annoiata la gente che passava. Mi soffermai:
+mi guardò. Ci siamo&mdash;pensai&mdash;ora lavora
+la lancia.&mdash;Ma la lancia ebbe giudizio, e
+fui anzi meravigliato dell&#8217;espressione tranquilla
+e intelligente di quegli occhi e d&#8217;un risolino
+astuto che vi brillava dentro, come se volesse
+dire:&mdash;Tu aspetti ch&#8217;io ti dia addosso, eh? A
+esser minchioni! Era certamente uno di quegli
+impostori che, sani di mente, si fingono
+pazzi per godere i privilegi della santità. Gli
+gettai una moneta ch&#8217;egli raccolse con sbadataggine
+affettata, e tornai verso la piazzetta dove,
+appena arrivato, ne incontrai un altro. Questo
+era santo davvero. Era un mulatto, quasi tutto
+nudo, appena umano nel viso, tutt&#8217;una crosta
+immonda dalla testa ai piedi, e secco a segno
+che lasciava veder lo scheletro osso per osso,
+e pareva un prodigio che vivesse. Girava lentamente
+per la piazza sorreggendo a fatica una
+gran bandiera bianca, che i ragazzi correvano
+a baciare, e un altro pezzente accompagnato<span class="pagenum"><a name="Page_30" id="Page_30">[30]</a></span>
+da due rabbiosi suonatori di piffero e di tamburo,
+chiedeva la limosina per lui di bottega
+in bottega. Gli passai accanto, mi mostrò il
+bianco dell&#8217;occhio; lo fissai, si fermò; mi
+parve che apparecchiasse qualcosa in bocca,
+mi scansai lesto lesto e non mi volsi più indietro.&mdash;Ha
+fatto bene, mi disse l&#8217;interprete,
+a scansarsi, perchè, se avesse sputato, lei
+non avrebbe avuto dagli altri arabi altra consolazione
+che di sentirsi dire: Non asciugare,
+fortunato Cristiano! Non cancellare il segno
+della benevolenza di Dio! Te benedetto, che
+il santo t&#8217;ha sputato sul viso!</p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Sta notte ho inteso di nuovo il suono di
+chitarra e la voce della prima sera, e ho
+<i>sentito</i> per la prima volta la musica araba. In
+quella perpetua ripetizione dello stesso motivo,
+quasi sempre malinconico, c&#8217;è qualcosa
+che a poco a poco va all&#8217;anima. È una
+specie di lamentazione monotona che finisce per
+soggiogare il pensiero come il mormorio d&#8217;una
+fontana, il canto dei grilli e il battere dei martelli
+sulle incudini che si ode la sera passando
+vicino a un villaggio. Mi sento forzato a
+raccogliermi e a meditare come per afferrare<span class="pagenum"><a name="Page_31" id="Page_31">[31]</a></span>
+il significato riposto di quella eterna parola che
+mi risuona all&#8217;orecchio. È una musica barbara,
+ingenua e piena di dolcezza, che mi fa risalire
+col pensiero fino alle età primitive, mi ravviva
+le impressioni infantili delle prime letture della
+Bibbia, mi richiama alla mente dei sogni dimenticati,
+mi desta mille curiosità di paesi e
+di popoli favolosi, mi trasporta a grandi lontananze,
+in boschi d&#8217;alberi sconosciuti, in mezzo
+a sacerdoti secolari curvi intorno a idoli d&#8217;oro; o
+in pianure sconfinate, in solitudini solenni, dietro
+le carovane stanche che interrogano collo sguardo
+l&#8217;immenso orizzonte infocato e ripiegano la testa
+raccomandandosi a Dio. Nulla di quello che mi
+circonda mi fa sentire un così mesto desiderio
+di riveder mia madre, come quelle poche note
+d&#8217;una voce fioca e d&#8217;una chitarra scordata.</p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Una stranissima cosa son le botteghe moresche.
+Sono tutte una specie d&#8217;alcova, alta circa un metro
+da terra, con una sola apertura verso la strada,
+alla quale il compratore s&#8217;affaccia, come ad
+una finestra, appoggiandosi al muro. Il bottegaio
+sta dentro, seduto all&#8217;orientale, con una
+parte delle merci ammontata dinanzi, e una
+parte dietro, disposta in piccoli scaffali. È curioso<span class="pagenum"><a name="Page_32" id="Page_32">[32]</a></span>
+l&#8217;effetto che fan quei vecchi mori barbuti,
+immobili come automi, in fondo a quei bugigattoli
+oscuri. Pare che non la merce, ma essi
+medesimi siano esposti in mostra, come i <i>fenomeni
+viventi</i> nelle baracche delle fiere. Son
+vivi? son di legno? dov&#8217;è l&#8217;ordigno che li fa
+comparire e sparire? E così immobili e silenziosi
+passano ore ed ore, e giornate intere, facendo
+scorrere fra le dita le pallottoline d&#8217;un
+rosario, e borbottando preghiere. Non si può
+immaginare l&#8217;aria di solitudine, di noia, di tristezza
+che spira là dentro. Si direbbe che ognuna
+di quelle botteghe è una tomba, nella quale il
+padrone, già separato dal mondo, aspetta la
+morte.</p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Ho visto due bambini condotti in trionfo
+dopo la funzione solenne della circoncisione.
+Uno poteva avere sei anni, l&#8217;altro cinque. Erano
+tutti e due a cavallo a una mula bianca, vestiti
+d&#8217;abiti rossi, gialli e verdi, ricamati d&#8217;oro,
+e coperti di nastri e di fiori, in mezzo ai
+quali si vedevano appena i loro visetti pallidi,
+che serbavano ancora l&#8217;espressione dello spavento
+e dello stupore. Davanti alla mula, gualdrappata
+e inghirlandata come un cavallo di<span class="pagenum"><a name="Page_33" id="Page_33">[33]</a></span>
+corte, camminavano tre sonatori col tamburo,
+il piffero e il cornetto, sonando furiosamente;
+dai lati e dietro, venivano i parenti e gli amici,
+uno dei quali teneva i bimbi fermi sulla sella,
+un altro porgeva loro dei confetti, altri li accarezzavano,
+alcuni tiravan schioppettate in aria
+saltando e gridando. Se non avessi saputo il
+significato della cerimonia, avrei creduto che
+quei poveri bimbi fossero due vittime condotte
+al sacrificio; e nondimeno era uno spettacolo
+non privo di gentilezza e di poesia. Ma l&#8217;avrei
+trovato anche più poetico, se non m&#8217;avessero
+detto che l&#8217;operazione sacra era stata fatta dal
+rasoio d&#8217;un barbiere.</p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Stasera ho assistito ad una strana metamorfosi
+di Racma, la serva nera del ministro. La
+sua compagna mi venne a cercare, mi condusse
+in punta di piedi davanti a un uscio socchiuso,
+e spalancandolo tutt&#8217;a un tratto, esclamò:&mdash;Guardi
+Racma!&mdash;Io rimasi talmente meravigliato
+dell&#8217;aspetto in cui mi si presentò quella
+nera, ch&#8217;ero abituato a vedere nei panni di
+una modestissima schiava, che per un momento
+non credetti ai miei occhi. Avrei detto
+ch&#8217;era una sultana fuggita dal palazzo dell&#8217;Imperatore,<span class="pagenum"><a name="Page_34" id="Page_34">[34]</a></span>
+la regina di Tumbuctu, una principessa
+di qualche regno sconosciuto dell&#8217;Affrica,
+venuta là sul tappeto miracoloso di Bisnagar.
+Non la vidi che per pochi momenti, non saprei
+dire esattamente com&#8217;era vestita. Era un bianco
+di neve, un rosso di porpora e uno sfolgorio
+di larghi galloni d&#8217;oro, sotto un gran velo trasparente,
+che presentavano insieme col viso
+nerissimo una così fragorosa armonia di colori
+e una ricchezza così barbaramente magnifica
+da non trovar parola per descriverla. Mentre
+m&#8217;avvicinavo per osservarne i particolari, tutta
+quella pompa scomparve sotto il lugubre lenzuolo
+maomettano, e la regina si trasformò in
+spettro, e lo spettro scomparve, lasciando nella
+stanza il puzzo nauseabondo di selvaggiume,
+proprio della razza nera, che finì di togliermi
+ogni illusione.</p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Udendo un gran chiasso nella piazzetta, mi
+affacciai alla finestra e vidi passare un nero con
+tutto il busto nudo, a cavallo a un asino, fiancheggiato
+da alcuni arabi armati di bastoni e
+seguito da uno sciame di ragazzi che urlavano.
+Sul primo momento credetti che fosse uno
+scherzo e guardai col cannocchiale. Mi ritirai<span class="pagenum"><a name="Page_35" id="Page_35">[35]</a></span>
+inorridito. I calzoni bianchi del nero erano
+macchiati di sangue, che gocciolava dalla schiena.
+Gli arabi coi bastoni erano soldati che lo battevano.
+Domandai informazioni. Aveva rubato una
+gallina.&mdash;Fortunato lui!&mdash;mi disse un soldato
+della Legazione:&mdash;pare che non gli taglieranno
+la mano.</p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Sono da sette giorni a Tangeri, e non ho
+ancora visto il viso d&#8217;un&#8217;araba. Mi par di trovarmi
+in un grande veglione di donne mascherate
+da streghe, come se le figurano i bimbi,
+camuffate in un lenzuolo mortuario. Camminano
+a passi lunghi, lentamente, un po&#8217; curve, coprendosi
+il viso col lembo d&#8217;una specie di mantello
+di tela, sotto il quale non hanno altro
+che una camicia a larghe maniche, stretta intorno
+alla vita da un cordone, come la tonaca
+d&#8217;un frate. Del loro corpo non si vede che
+gli occhi, la mano che copre il viso, tinta di
+rosso coll&#8217;henné alle estremità delle dita, e i
+piedi nudi, pure tinti, infilati in larghe pantofole
+di cuoio giallo. La maggior parte non lasciano
+vedere che mezza la fronte ed un occhio: l&#8217;occhio,
+per lo più, scuro, e la fronte color di
+cera. Incontrando un Europeo per una strada<span class="pagenum"><a name="Page_36" id="Page_36">[36]</a></span>
+appartata alcune si coprono tutto il viso con
+un movimento brusco e sgraziato e passano
+stringendosi al muro; altre arrischiano un&#8217;occhiata
+tra diffidente e curiosa; qualcuna, più
+ardita, saetta uno sguardo provocatore e abbassa
+il viso sorridendo. Ma la più parte hanno
+un aspetto triste, stanco, avvilito. Son graziose
+le ragazzine, non ancora obbligate a coprirsi; occhi
+neri, visetto pieno, carnagione pallida, boccuccie
+rotonde, mani e piedi piccini. Ma a vent&#8217;anni
+son già vizze, a trenta, vecchie, a cinquanta,
+disfatte.</p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>V&#8217;è a Tangeri un mostro, una di quelle creature
+su cui non si può fissare lo sguardo, e che gettano
+per un momento anche nell&#8217;anima d&#8217;un credente
+lo sgomento del dubbio. Si dice che è
+una donna; ma non sembra nè donna nè uomo.
+È una testa d&#8217;urango, mulatta, coi capelli corti
+ed irsuti, uno scheletro colla pelle, coperta di
+cenci neri, quasi sempre distesa come un corpo
+morto nel mezzo della piazzetta, o seduta in
+un angolo, immobile e muta come un&#8217;insensata,
+quando non la molestino i ragazzi, ai quali si
+rivolta urlando o piangendo. Può aver quindici
+anni, può averne trenta: la sua mostruosità nasconde<span class="pagenum"><a name="Page_37" id="Page_37">[37]</a></span>
+l&#8217;età. Non ha parenti, non ha casa, non
+si sa come si chiami nè donde venga. Passa
+la notte accovacciata per le strade, in mezzo
+alle immondizie e ai cani. Gran parte del giorno
+dorme; quando ha da mangiare, ride; quando
+ha fame, piange; quando è sole, è un mucchio
+di polvere; quando piove, è un ammasso
+di fango. Una notte, passandole accanto, uno
+di noi le mise nelle mani una moneta d&#8217;argento
+ravvolta in un pezzo di carta, affinchè
+la mattina avesse il piacere d&#8217;una sorpresa. La
+mattina la trovammo in mezzo alla piazza che
+singhiozzava disperatamente, mostrando una
+mano insanguinata: qualcuno, graffiandola, le
+aveva strappato la moneta. Tre giorni dopo la
+incontrai, a cavallo a un asino, tutta in lagrime,
+sostenuta da due soldati, seguita da una turba
+di ragazzi che le davan la baia. Qualcuno mi
+disse che la portavano all&#8217;ospedale. Non la rividi
+che ieri addormentata accanto al carcame
+d&#8217;un cane, più fortunato di lei.</p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>So finalmente chi sono questi uomini biondi
+dalla faccia di malaugurio, che passandomi accanto
+per le strade appartate mi gettano uno
+sguardo in cui pare che scintilli la tentazione<span class="pagenum"><a name="Page_38" id="Page_38">[38]</a></span>
+dell&#8217;omicidio! Sono quei Rifani, berberi di razza,
+che non hanno altra legge che il loro fucile, che
+non riconoscono nè caid nè magistrato; i pirati
+audaci, i banditi sanguinarii, i ribelli eterni
+che popolano le montagne della costa da Tetuan
+alla frontiera algerina; che non riuscirono
+a domare nè i cannoni dei vascelli europei
+nè gli eserciti del Sultano; gli abitanti, in fine,
+di quel Rif famoso, dove nessun straniero
+può mettere piede che sotto la salvaguardia
+dei santi e dei sceicchi; a cui si riferiscono
+ogni sorta di leggende paurose; e i popoli vicini
+ne parlano vagamente come d&#8217;un paese
+lontano e inaccessibile. Se ne vedono di frequente
+per Tangeri. Son uomini alti e robusti;
+molti vestiti d&#8217;una cappa oscura, ornata di
+nappine di vario colore; alcuni col viso segnato
+di rabeschi gialli; tutti armati di fucili
+lunghissimi, di cui portano la guaina rossa attorcigliata
+intorno alla fronte in forma di turbante;
+e vanno a gruppi, parlando a voce bassa,
+col capo chino e gli occhi all&#8217;erta, come drappelli
+di bravi che cerchino la vittima. E appetto
+a loro gli Arabi più selvaggi mi paiono
+amici d&#8217;infanzia.<span class="pagenum"><a name="Page_39" id="Page_39">[39]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Eravamo a desinare, a notte fitta, quando
+risonarono alcune fucilate nella piazzetta. Si
+corse fuori, e si vide ancora, da lontano, un
+bizzarro spettacolo. La stradetta che conduce alla
+porta del Soc di Barra era rischiarata, per un
+buon tratto, da grandi fiaccole, che apparivano
+al disopra delle teste della folla, intorno a qualcosa
+che pareva una cassa, posta sulla groppa
+d&#8217;un cavallo; e questa enimmatica processione
+andava innanzi lentamente, accompagnata da
+una musica malinconica, da un canto strascicato
+e nasale, da fucilate, da grida stridule, da latrati
+di cani. Rimasto solo in mezzo alla piazza,
+stetti qualche minuto almanaccando che cosa
+potesse significare quell&#8217;apparato lugubre, se in
+quella cassa ci fosse un cadavere, un condannato
+a morte, un mostro, un animale destinato
+al sacrifizio; e in quell&#8217;incertezza mi prese un
+senso di ribrezzo, che mi fece voltar le spalle
+e tornare a casa pieno di tristi pensieri. Un
+minuto dopo sopraggiunsero gli amici, ed ebbi
+da loro la spiegazione dell&#8217;enimma. Dentro la
+cassa v&#8217;era chiusa una sposa, e la gente intorno
+erano i parenti che la portavano a casa
+del marito.<span class="pagenum"><a name="Page_40" id="Page_40">[40]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>È passata per la piazzetta una turba d&#8217;arabi,
+uomini e donne, preceduta da sei vecchi che
+portavano sei grandi bandiere di colori diversi,
+e tutti insieme cantavano ad alta voce non so
+che preghiera, con un accento supplichevole
+ed un aspetto triste, che mi fece senso. Domandai:
+mi si disse che chiedevano ad Allà
+la grazia della pioggia. Li seguitai, andavano
+alla moschea principale. Non sapendo che qui
+è rigorosamente proibito ai cristiani di metter
+piede nelle moschee, quando fui davanti
+alla porta, feci l&#8217;atto d&#8217;entrare. Un vecchio
+arabo mi si slanciò contro e borbottando con
+voce affannata qualcosa che interpretai per:&mdash;Che
+cosa fai, disgraziato!&mdash;mi spinse indietro
+coll&#8217;atto di chi rimova un fanciullo da un
+precipizio. Mi dovetti dunque contentare di vedere
+dalla strada le arcate bianche del cortile, non
+dolendomi però gran fatto, dopo aver visto
+le gigantesche moschee di Costantinopoli, d&#8217;essere
+escluso da quelle di Tangeri, prive d&#8217;ogni
+aspetto monumentale, fatta eccezione dei
+minareti. Ma nè anco i loro minareti,&mdash;grosse
+torri quadrate od esagone, rivestite di mosaici
+di molti colori, e sormontate da una torricina<span class="pagenum"><a name="Page_41" id="Page_41">[41]</a></span>
+a tetto piramidale,&mdash;valgono i minareti bianchi
+e leggerissimi che si alzano al cielo come smisurate
+antenne d&#8217;avorio dalla sommità delle colline
+di Stambul. Mentre stavo là guardando nel
+cortile, una donna, di dietro alla fontana delle
+abluzioni, mi fece un atto colla mano. Potrei
+lasciar credere che fosse un bacio; ma era un
+pugno.</p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Son salito alla Casba, o castello, posto sopra
+una collina che domina Tangeri. È un gruppo
+di piccoli edifici circondati di vecchie mura,
+dove stanno le autorità, i soldati e i prigionieri.
+Non ci trovai che due sentinelle assonnate,
+sedute davanti a una porta, in fondo
+a una piazzetta deserta, e qualche mendicante
+disteso in terra, saettato dal sole e divorato dalle
+mosche. Di lassù si abbraccia collo sguardo
+tutta Tangeri, che si stende ai piedi delle mura
+della Casba e risale su per un&#8217;altra collina.
+L&#8217;occhio rifugge quasi da tutta quella bianchezza
+purissima, macchiata soltanto qua e là
+dal verde di qualche fico imprigionato fra muro
+e muro. Si vedono i terrazzi di tutte le case,
+i minareti delle moschee, le bandiere delle Legazioni,
+i merli delle mura, la spiaggia solitaria,<span class="pagenum"><a name="Page_42" id="Page_42">[42]</a></span>
+la baia deserta, i monti della costa, uno
+spettacolo vasto, silenzioso e splendido, che
+rasserenerebbe la più cupa nostalgia. Mentre
+stavo contemplando mi riscosse una voce
+acuta e tremula, d&#8217;un&#8217;intonazione strana, che
+veniva dall&#8217;alto. Mi voltai, e solamente dopo
+aver un po&#8217; cercato, scopersi sulla cima del minareto
+d&#8217;una moschea della Casba una piccola
+macchia nera, il <i>muezzin</i>, che invita i fedeli alla
+preghiera lanciando ai quattro venti il nome di
+Allà e di Maometto. Poi tornò a regnare tutt&#8217;intorno
+il silenzio malinconico del mezzogiorno.</p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Farsi cambiare il danaro, in questo paese, è
+una calamità. Ho dato una lira francese al tabaccaio
+perchè mi rendesse dieci soldi. Questo
+moro feroce aprì una cassetta e cominciò a pigliare
+e a buttar sul banco manate di monetaccie
+nere e sformate, finchè ce ne fu un mucchio
+da farne il carico ordinario d&#8217;un facchino,
+diede una contata alla lesta e stette ad aspettare
+che me le intascassi.&mdash;Scusate&mdash;gli dissi,
+cercando di ripigliar la mia lira;&mdash;non sono
+abbastanza robusto da poter comprare nella
+vostra bottega.&mdash;Poi m&#8217;accomodai pigliando
+altri sigari e portando via una tascata soltanto<span class="pagenum"><a name="Page_43" id="Page_43">[43]</a></span>
+di quel tritume di danaro per farmi spiegare
+che cosa fosse. È una moneta chiamata <i>flu</i>,
+di rame, la cui unità val meno d&#8217;un centesimo
+e va ancora scemando ogni giorno di valore,
+perchè il Marocco n&#8217;è inondato, ed è inutile aggiungere
+a qual fine l&#8217;abbia profusa e la profonda
+il Governo, quando si dica che il Governo
+paga con questa moneta e non riceve che oro ed
+argento. Ma ogni male ha il suo bene, e questi
+flù, questo flagello del commercio, hanno la inestimabile
+virtù di preservare i marocchini da molti
+malanni, e in specie dalla jettatura, in grazia del
+così detto anello di Salomone, una stella di sei
+punte che v&#8217;è impressa da una parte; immagine
+dell&#8217;anello vero chiuso nella tomba del
+gran Re, il quale governava con esso i buoni
+e i cattivi genii.</p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Non v&#8217;è che un luogo dove passeggiare, ed è
+la spiaggia che si stende dalla città verso il
+capo Malabat, una spiaggia sparsa di conchiglie
+e di vegetali rigettati dal mare, e coperta
+in varii punti da larghe distese d&#8217;acqua,
+difficili a guadarsi durante l&#8217;alta marea. Questi
+sono i Campi Elisi o le Cascine di Tangeri.
+L&#8217;ora della passeggiata è la sera, verso il tramonto.<span class="pagenum"><a name="Page_44" id="Page_44">[44]</a></span>
+A quell&#8217;ora vi sarà una cinquantina
+d&#8217;Europei che passeggiano a coppie o a gruppi,
+a qualche centinaio di passi gli uni dagli altri,
+in modo che dalle mura della città si riconoscono
+uno per uno alla distanza d&#8217;un miglio.
+Viene innanzi una signora inglese a cavallo,
+accompagnata da una guida; più in là, due
+mori della campagna; dopo i mori, il Console
+di Spagna colla sua signora; poi un Santo;
+poi una cameriera francese con due bimbi; poi
+uno stormo di campagnuole arabe che passano
+un&#8217;acqua, scoprendo le ginocchia e nascondendosi
+il viso, e più lontano, a intervalli, un
+cappello a staio, un cappuccio bianco, un <i>chignon</i>,
+fino all&#8217;ultimo che dev&#8217;essere il Segretario della
+Legazione di Portogallo coi calzoni chiari che
+gli hanno portato ieri da Gibilterra; perchè in
+questa piccola colonia europea tutti sanno tutto
+di tutti. Se non fosse irriverente il paragone,
+direi che mi pare una passeggiata di condannati
+a domicilio coatto, o di viaggiatori tenuti in
+ostaggio dai pirati d&#8217;un&#8217;isola selvaggia, che aspettino
+l&#8217;arrivo d&#8217;un bastimento col denaro del
+riscatto.</p>
+
+<hr />
+
+<p>È assai più facile raccapezzarsi nell&#8217;immensità
+di Londra che in mezzo a questo pugno<span class="pagenum"><a name="Page_45" id="Page_45">[45]</a></span>
+di case che starebbero tutte in un canto dell&#8217;Hayd-Park.
+Tutti questi vicoletti, cantucci, crocicchi,
+dove appena si può passare, si somigliano
+fra loro come le cellule d&#8217;un&#8217;arnia, e non è
+che un&#8217;attentissima osservazione dei più minuti
+particolari che possa far distinguere un
+luogo da un altro. Finora, appena uscito dalla
+piazza e dalla strada principale, mi smarrisco.
+In pieno giorno, in uno di questi corridoi silenziosi,
+due arabi potrebbero legarmi, imbavagliarmi
+e farmi sparire per sempre dalla faccia
+della terra senza che nessuno vedesse e sentisse
+nulla. Eppure un cristiano può girare solo per
+questo labirinto, in mezzo a questi barbari, di
+giorno e di notte, con maggior sicurezza che
+in qualunque nostra città. Qualche asta di bandiera
+europea, ritta sopra un terrazzo come
+l&#8217;indice minaccioso di una mano nascosta, basta
+a ottenere quello che non ottiene fra noi
+una legione d&#8217;armati. Che differenza di civiltà
+tra Londra e Tangeri! Ma ogni città ha i suoi
+vantaggi. Là vi sono i grandi palazzi e le strade
+ferrate sotterranee; qui si può attraversar la
+folla col soprabito sbottonato.</p>
+
+<hr />
+
+<p>Non c&#8217;è in tutta Tangeri nè un carro nè
+una carrozza; non si sente strepito d&#8217;officine<span class="pagenum"><a name="Page_46" id="Page_46">[46]</a></span>
+nè suono di campane nè grida di venditori;
+non si vede nessun movimento affrettato nè
+di cose nè di persone; gli stessi Europei, per
+non saper dove battere il capo, restano per ore
+immobili in mezzo alla piazza; tutto riposa
+e invita al riposo. Io stesso, che son qui da
+pochi giorni, comincio a sentir l&#8217;influsso di
+questa vita molle e sonnolenta. Arrivato al Soc
+di Barra, mi sento irresistibilmente risospinto
+verso casa; lette dieci pagine d&#8217;un libro, il libro
+mi sfugge di mano; una volta abbandonata
+la testa sulla spalliera della poltrona, ho
+bisogno di riepilogarmi almeno un paio di capitoli
+dello Smiles, per riescire a risollevarla;
+e il solo pensiero del lavoro e delle cure che
+m&#8217;aspettano a casa, mi stanca. Questo cielo
+sempre azzurro e questa città tutta bianca sono
+un&#8217;immagine della pace inalterata e monotona
+che diventa a poco a poco, in chi abita questo
+paese, il supremo desiderio della vita. Ed
+ecco la cagione per cui interrompo qui le mie
+note. La mollezza affricana m&#8217;ha vinto.....</p>
+
+<hr />
+
+<p>Tra la molta gente che ronzava intorno alla
+porta della Legazione v&#8217;era un moro elegante,
+che fin dal primo giorno m&#8217;aveva dato nell&#8217;occhio;
+uno dei più bei giovani che io abbia visto<span class="pagenum"><a name="Page_47" id="Page_47">[47]</a></span>
+nel Marocco; alto e snello, con due occhi
+neri e melanconici, e un sorriso dolcissimo; una
+figura da sultano innamorato, che Danas, lo
+spirito maligno delle <i>Mille e una notte</i>, avrebbe
+potuto mettere accanto alla principessa Badura,
+in vece del principe Camaralzaman, sicuro che
+non si sarebbe lamentata del cambio. Si chiamava
+Maometto, aveva diciotto anni ed era figliuolo
+d&#8217;un moro agiato di Tangeri, protetto
+dalla Legazione d&#8217;Italia, un grosso ed onesto
+mussulmano, che da qualche tempo, essendo minacciato
+di morte da un suo nemico, veniva
+quasi ogni giorno, colla faccia spaurita, a chieder
+aiuto al Ministro. Questo Maometto parlava
+un poco spagnuolo, alla moresca, con tutti
+i verbi all&#8217;infinito, e così aveva potuto stringere
+amicizia coi miei compagni. Era sposo
+da pochi giorni. L&#8217;aveva fatto sposare suo padre,
+perchè mettesse giudizio, e gli aveva dato
+una ragazza di quindici anni, bella come lui.
+Ma il matrimonio non l&#8217;aveva molto cangiato.
+Egli era rimasto, come dicevamo noi, un moro
+<i>dell&#8217;avvenire</i>, il che consisteva nel bere, di nascosto,
+qualche bicchiere di vino, fumare qualche
+sigaro, annoiarsi a Tangeri, bazzicare cogli
+Europei e almanaccare un viaggio in Spagna.
+In quei giorni però, quello che ce lo tirava
+intorno, era il desiderio d&#8217;ottenere, per mezzo
+nostro, il permesso d&#8217;unirsi alla carovana, e<span class="pagenum"><a name="Page_48" id="Page_48">[48]</a></span>
+andare così a veder Fez, la grande metropoli,
+la sua Roma, il sogno della sua infanzia; e a
+questo fine ci prodigava inchini, sorrisi e strette
+di mano, con una espansione e una grazia
+che avrebbe sedotto tutto l&#8217;arem dell&#8217;Imperatore.
+Come quasi tutti gli altri giovani
+mori della sua condizione, ammazzava il tempo
+trascinandosi di strada in strada, di crocchio
+in crocchio, a parlare del nuovo cavallo
+d&#8217;un ministro, della partenza dell&#8217;amico
+per Gibilterra, d&#8217;un bastimento arrivato, d&#8217;un
+furto commesso, di pettegolezzi da donne; o rimanendo
+molte ore immobile e taciturno in
+un angolo della piazzetta del mercato, colla testa
+chi sa dove. A questo bellissimo ozioso si
+lega il ricordo della prima casa moresca in cui
+misi il piede, e del primo pranzo arabo a cui
+arrischiai il palato. Un giorno suo padre ci
+invitò a desinare. Era un desiderio che avevamo
+da molto tempo. Una sera tardi, guidati
+da un interprete e accompagnati da quattro
+servi della Legazione, s&#8217;arrivò, per alcune stradette
+oscure, a una porta arabescata, che s&#8217;aperse,
+come per incanto, al nostro avvicinarsi;
+e attraversata una stanzina bianca e nuda, ci
+trovammo nel cuore della casa. La prima cosa
+che ci colpì fu una gran confusione di gente,
+una luce strana, una pompa meravigliosa di
+colori. Ci vennero incontro il padrone di casa,<span class="pagenum"><a name="Page_49" id="Page_49">[49]</a></span>
+il figliuolo e i parenti coronati di gran turbanti
+bianchi; dietro di loro, c&#8217;erano i servi
+incappucciati; più in là, negli angoli oscuri,
+dietro gli spigoli delle porte, faccie attonite di
+donne e di bambini; e malgrado tanta gente,
+un silenzio profondo. Credevo d&#8217;essere in una
+sala: alzai gli occhi, e vidi le stelle. Eravamo
+nel cortile. Quella, come tutte le altre case moresche,
+era un piccolo edifizio quadrato, con un
+cortiletto nel mezzo, su due lati del quale si
+aprivano due stanze alte e lunghe, senza finestre,
+con una sola gran porta arcata, chiusa da
+una cortina. I muri esterni erano bianchi come
+la neve, gli archi delle porte, dentellati, i
+pavimenti a mosaico; qua e là una finestrina
+binata e una nicchietta per le pantofole. La
+casa era stata addobbata. I pavimenti coperti
+di tappeti; accanto alle porte dei grandi candellieri,
+con candele rosse, gialle e verdi; sui
+tavolini, specchi e mazzi di fiori. Ma l&#8217;effetto
+di tutte queste cose, in sè medesime punto
+strane, era stranissimo. C&#8217;era un po&#8217; della decorazione
+d&#8217;una chiesa, e insieme un&#8217;aria di teatrino,
+di sala da ballo, di reggia posticcia; ma piena
+di gentilezza e di grazia; e nella distribuzion della
+luce e nella combinazione dei colori, un effetto
+novo, un significato profondo, una corrispondenza
+meravigliosa con tutto ciò che noi avevamo
+sempre pensato e sentito, confusamente,<span class="pagenum"><a name="Page_50" id="Page_50">[50]</a></span>
+di quel popolo; come se quella fosse la luce,
+per così dire, e il colorito della sua filosofia e
+della sua religione, e vedendo l&#8217;interno di
+quella casa, vedessimo per la prima volta dentro
+all&#8217;anima della razza. Si spese qualche
+minuto in inchini e in vigorose strette di
+mano, e poi fummo invitati a vedere la camera
+degli sposi. Io cercai inutilmente, con una
+curiosità da sfacciato europeo, gli occhi di Maometto:
+egli aveva già chinato la testa e nascosto
+il rossore sotto il turbante. La camera
+nuziale era una sala alta, lunga e stretta, colla
+porta sul cortile. Da una parte, in fondo, vi
+era il letto della sposa; dalla parte opposta
+quello di Maometto; tutti e due decorati di ricche
+stoffe, di un colore rosso carico, con sopra
+una trina; il pavimento coperto di grossi
+tappeti di Rabat; le pareti, d&#8217;arazzi gialli e
+rossi; e fra i due letti, il vestiario della
+sposa appeso al muro: busti, gonnelline, calzoncini,
+vestitini di taglio sconosciuto, di tutti
+i colori d&#8217;un giardino fiorito, di lana di seta
+e di velluto, gallonati e stelleggiati d&#8217;oro e
+d&#8217;argento; tutto il corredo d&#8217;una bambola da
+principessina; una vista da far girar la testa a
+un coreografo e morir d&#8217;invidia una mima.
+Di là passammo nella stanza da pranzo. Anche
+qui tappeti, arazzi, mazzi di fiori, grandi candellieri
+posati sul pavimento, materassine e<span class="pagenum"><a name="Page_51" id="Page_51">[51]</a></span>
+guanciali di cento colori stesi a pie&#8217; dei muri,
+e due letti addobbati con gran pompa, poichè
+era la camera nuziale del padrone. Vicino
+a uno dei letti era apparecchiata la tavola,
+contro l&#8217;uso degli arabi, che mettono i piatti
+in terra, e mangiano senza posate; e vi scintillava
+su, a dispetto del Profeta, una corona
+di vecchie bottiglie, incaricate di rammentarci,
+in mezzo alle voluttà del banchetto moresco,
+che eravamo cristiani. Prima di metterci a tavola,
+ci sedemmo, a gambe incrociate, sopra i
+tappeti, intorno al segretario del padrone di
+casa, un bel moro in turbante, il quale preparò
+il tè sotto i nostri occhi e ce ne fece pigliare,
+secondo l&#8217;uso, tre tazze per uno, spropositatamente
+inzuccherate, e profumate di menta; e tra
+una tazza e l&#8217;altra accarezzammo il codino e la
+testina rasata d&#8217;un bel bambino di quattr&#8217;anni,
+ultimo fratello di Maometto, il quale contava furtivamente
+le dita delle nostre mani per assicurarsi
+ch&#8217;eran cinque come quelle di tutti i maomettani.
+Preso il tè, sedemmo a tavola. Il padrone,
+pregato, sedette anche lui, per tenerci compagnia,
+e cominciarono a sfilare i piatti arabi,
+oggetto della nostra vivissima curiosità. Io assaggiai
+il primo con grande fiducia.... Eterno
+Iddio! Il mio primo pensiero fu di precipitarmi
+sul cuoco. Tutte le contrazioni che si possono
+produrre sul viso d&#8217;un uomo all&#8217;assalto improvviso<span class="pagenum"><a name="Page_52" id="Page_52">[52]</a></span>
+d&#8217;una colica, o alla notizia del fallimento
+del suo banchiere, io credo che si sian prodotte
+sul mio. Capii sul momento come una
+gente che mangiava a quel modo dovesse
+credere in un altro Dio e pigliare in un altro
+senso la vita umana. Non saprei esprimere
+quello ch&#8217;io sentii nella bocca fuorchè paragonandomi
+a un disgraziato costretto a far
+colazione coi vasetti d&#8217;un parrucchiere. Eran
+sapori di pomate, di cerette, di saponi, d&#8217;unguenti,
+di tinture, di cosmetici, di tutto ciò che
+si può immaginare di meno proprio a passare
+per una bocca umana. A ogni piatto ci scambiavamo
+degli sguardi di meraviglia e di terrore.
+La materia prima doveva esser buona: era
+pollame, montone, caccia, pesce; piatti enormi
+e di bella cera; ma tutto nuotante in salse abbominevoli,
+tutto unto, profumato, impomatato,
+tutto cucinato in maniera da parer più naturale
+di metterci dentro il pettine che la forchetta.
+Pure bisognava mandar giù qualcosa,
+ed io mi confortavo al sacrifizio ripetendo quei
+versi dell&#8217;Aleardi:</p>
+
+<div class="poem" style="width: 14em;"><div class="stanza">
+<span class="i8">Oh nella vita<br /></span>
+<span class="i0">Qualche delitto incognito ne pesa!<br /></span>
+<span class="i0">Qualche cosa si espia!<br /></span>
+</div></div>
+
+<p class="noi">La sola cosa mangiabile era il montone allo
+spiedo. Nemmeno il cuscussu, il piatto nazionale<span class="pagenum"><a name="Page_53" id="Page_53">[53]</a></span>
+dei mori, fatto con grano tritato della
+grossezza della semola, cotto a vapore e condito
+con latte o brodo,&mdash;perfido simulacro
+di risotto&mdash;, nemmeno questo famoso cuscussu,
+che piace a molti europei, mi è
+riuscito d&#8217;inghiottirlo senza cangiar colore. E ci
+fu qualcuno di noi che, per punto, mangiò di
+tutto! cosa consolante la quale dimostra che
+in Italia ci sono ancora dei grandi caratteri. A
+ogni boccone, il nostro ospite c&#8217;interrogava
+umilmente collo sguardo, e noi, stralunando gli
+occhi, rispondevamo in coro:&mdash;Eccellente!
+Squisito!&mdash;e buttavamo giù subito un bicchier
+di vino per ravvivarci gli spiriti. A un certo
+punto, scoppiò nel cortiletto una musica bizzarra
+che ci fece balzar tutti in piedi. Erano
+tre sonatori, venuti, come vuole il costume moresco,
+a rallegrare il banchetto: tre arabi
+dai grandi occhi e dal naso forcuto, vestiti di
+bianco e di rosso, uno colla tiorba, l&#8217;altro col
+mandolino, il terzo col tamburello; tutti e tre
+seduti fuori della porta della nostra stanza, vicino
+a una nicchietta dove avevano deposto
+le pantofole. Tornammo a sedere e i piatti ricominciarono
+a sfilare (ventitrè, comprese le
+frutta, se ben mi ricordo) e i nostri volti a
+contorcersi e i turaccioli a saltare in aria. A
+poco a poco le libazioni, l&#8217;odore dei fiori, il
+fumo dell&#8217;aloé che ardeva nei profumieri cesellati<span class="pagenum"><a name="Page_54" id="Page_54">[54]</a></span>
+di Fez, e quella bizzarra musica araba, che
+a furia di ripetere il suo lamento misterioso,
+s&#8217;impadronisce dell&#8217;anima con una simpatia irresistibile;
+ci diedero per qualche momento
+una specie di ebbrezza taciturna e fantastica, durante
+la quale ognuno di noi credette di sentirsi
+il turbante sul capo e la testa d&#8217;una sultana
+sul cuore. Finito il pranzo, tutti si alzarono
+e si sparpagliarono per la sala, per il cortile,
+per il vestibolo, a guardare e a fiutare da ogni
+parte con una curiosità infantile. In ogni angolo
+oscuro si rizzava, come una statua, un arabo
+ravvolto nella sua cappa bianca. La porta della
+camera nuziale era stata chiusa colle cortine, e
+per lo spiraglio si vedeva un gran movimento
+di teste bendate. Alle finestrine superiori apparivano
+e sparivano dei lumi. Si sentivano fruscii
+e voci di gente nascosta. Intorno e sopra di
+noi ferveva una vita invisibile, la quale ci avvertiva
+che eravamo dentro le mura, ma fuori
+della casa; che la bellezza, l&#8217;amore, l&#8217;anima
+della famiglia s&#8217;era rifugiata nei suoi penetrali;
+che lo spettacolo eravamo noi e che la casa
+rimaneva un mistero. A una cert&#8217;ora uscì da
+una porticina la governante del Ministro, ch&#8217;era
+stata a veder la sposa, e passando per andarsene,
+esclamò:&mdash;Ah! se vedessero, che bottone
+di rosa! Che creatura di paradiso!&mdash;E
+intanto la musica continuava a suonare, e l&#8217;aloé<span class="pagenum"><a name="Page_55" id="Page_55">[55]</a></span>
+continuava ad ardere, e noi seguitavamo a girare
+e a fiutare, e la fantasia lavorava, lavorava.
+E lavorava ancora, e più che mai, quando
+usciti da quell&#8217;aria piena di luce e di profumi,
+infilammo una viuzza solitaria e tenebrosa, al
+lume d&#8217;una lanterna, in mezzo a un silenzio
+profondo.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Una sera si sparse la notizia, da molto tempo
+aspettata, che il giorno dopo sarebbero entrati
+in città gli Aïssaua.</p>
+
+<p>Gli Aïssaua sono una delle principali confraternite
+religiose del Marocco, fondata, come
+le altre, per ispirazione di Dio, da un Santo
+chiamato Sidì-Mohammed-ben-Aïssa, nato a
+Mechinez due secoli sono; la vita del quale è
+una lunga e confusa leggenda di miracoli e
+d&#8217;avventure favolose, variamente raccontata. Gli
+Aïssaua si propongono di ottenere dal cielo
+una protezione speciale, pregando continuamente,
+esercitando certe pratiche loro proprie,
+tenendo vivo nel loro cuore, piuttosto che il
+sentimento della fede, un&#8217;esaltazione, una febbre
+religiosa, un furore divino, che prorompe
+in manifestazioni stravaganti e feroci. Hanno
+una grande moschea a Fez, che è come la
+casa centrale dell&#8217;ordine, e di qui si spandono
+ogni anno a turbe, in tutte le province
+dell&#8217;impero, dove raccolgono intorno a sè,<span class="pagenum"><a name="Page_56" id="Page_56">[56]</a></span>
+per celebrare le loro feste, i confratelli sparsi
+per le città e per le campagne. Il loro rito,
+simile a quello dei dervis urlanti e giranti dell&#8217;Oriente,
+consiste in una specie di danza sfrenata
+accompagnata da salti, scontorcimenti e
+grida, nella quale vanno via via infuriando e
+inferocendosi finchè, perduto ogni lume, stritolano
+legno e ferro coi denti, si brucian le carni
+con carboni accesi, si straziano coi coltelli, inghiottiscono
+fango e sassi, sbranano animali e
+li divoran vivi e grondanti di sangue, e cadono
+a terra senza forze e senza ragione. A questi
+eccessi non giunsero gli Aïssaua che io vidi a
+Tangeri, e credo che ci giungano raramente,
+e assai pochi, se pure qualcuno vi giunge ancora;
+ma fecero però abbastanza per lasciarmi
+nell&#8217;animo un&#8217;impressione incancellabile.</p>
+
+<p>Il Ministro del Belgio c&#8217;invitò ad assistere
+allo spettacolo dal terrazzo di casa sua, che
+guarda sulla strada principale di Tangeri, dove
+sogliono passare gli Aïssaua per andare alla
+moschea. Dovevano passare alle dieci della
+mattina, scendendo dalla porta del Soc di Barra.
+Un&#8217;ora prima, la strada era già piena di gente
+e le case coronate di donne arabe ed ebree,
+vestite dei loro colori vivissimi, che davano
+alle terrazze bianche l&#8217;aspetto di grandi ceste
+di fiori. All&#8217;ora fissata, tutti gli occhi si voltarono
+verso la porta, all&#8217;estremità della strada, e<span class="pagenum"><a name="Page_57" id="Page_57">[57]</a></span>
+pochi minuti dopo comparvero i forieri della
+turba. La strada era tanto affollata, che gli
+Aïssaua, fin che non furono vicini, rimasero
+confusi cogli spettatori. Per qualche tempo non
+vidi che una massa ondeggiante di teste incappucciate,
+in mezzo alle quali sorgevano, sparivano
+e ricomparivano alcune teste scoperte, che
+parevan di gente che si picchiasse. Al di sopra
+delle teste s&#8217;alzavano parecchie bandiere.
+Di tratto in tratto si udiva un grido simultaneo
+di molte voci. La folla veniva innanzi
+lentamente. A poco a poco si cominciò a
+notare, nel movimento di tutte quelle teste,
+un cert&#8217;ordine. Le prime formavano un circolo;
+altre, più in là, una doppia schiera;
+altre più lontane, un altro circolo; poi le prime,
+alla loro volta, si schieravano, le seconde
+si disponevano in cerchio, e così via via. Ma
+non son neanco ben sicuro di quello che dico,
+perchè in quella gran curiosità che mi affannava
+di osservare singolarmente le persone, è facile
+che la legge precisa del movimento comune
+mi sia sfuggita. In capo a pochi minuti, giunsero
+i primi sotto il nostro terrazzo. Il mio
+primo senso fu un misto di compassione e di
+orrore. Eran due file di uomini, rivolti gli uni
+in faccia agli altri, vestiti di cappe e di lunghissime
+camicie bianche, che si tenevano per
+le mani, per le braccia o per le spalle, e pestavano<span class="pagenum"><a name="Page_58" id="Page_58">[58]</a></span>
+i piedi in cadenza, dondolandosi, rovesciando
+il capo avanti e indietro, e levando
+un mormorio sordo e affannoso, rotto da gemiti,
+rantoli, soffi e interiezioni di spavento e
+di rabbia. Solamente gli ossessi del Rubens,
+i morti risuscitati del Goya e il moribondo
+magnetizzato del Pöe potrebbero dare un&#8217;idea
+di quelle figure. Eran faccie livide e convulse, cogli
+occhi fuori dell&#8217;orbita e la bocca schiumosa;
+visi di febbricitanti e di epilettici; alcuni illuminati
+da sorrisi indefinibili, altri che non mostravano
+che il bianco dell&#8217;occhio, altri contratti
+come da uno spasimo atroce, o pallidi ed
+immobili come visi di cadaveri. Di tratto in tratto,
+facendo gli uni agli altri un gesto strano col
+braccio spenzoloni, gettavano tutti insieme un
+grido acuto e doloroso, come di chi riceva una
+pugnalata mortale; poi andavano alcuni passi
+innanzi, e ricominciavano la danza, gemendo
+e sbuffando; e allora si vedeva un ondeggiamento
+disordinato di cappucci, di grandi maniche,
+di treccie, di ciuffi, di folte capigliature
+spartite in lunghe ciocche ondulate, che parevano
+teste anguicrinite. Alcuni, più spiritati,
+andavano fra una schiera e l&#8217;altra, barcollando
+come ubbriachi, sbatacchiandosi contro i muri
+e le porte. Altri, come rapiti in estasi, camminavano
+ritti, lenti, col viso in alto, gli occhi
+socchiusi, le braccia abbandonate. Parecchi, sfiniti,<span class="pagenum"><a name="Page_59" id="Page_59">[59]</a></span>
+che non potevano più nè gridare nè reggersi,
+eran tenuti su per le ascelle dai compagni,
+e travolti così, come corpi morti, nella folla.
+La ridda si faceva di mano in mano più scomposta,
+e il gridìo più assordante. Erano dondolamenti
+di testa da lussarsi le vertebre del collo
+e rantoli da spezzarsi la cassa del petto. Da
+tutti quei corpi grondanti di sudore, veniva su
+un puzzo nauseabondo come da un serraglio di
+fiere. Ogni tanto uno di quei visi stravolti si
+alzava verso il terrazzo e fissava nei miei due
+occhi stralunati, che mi facevano torcere indietro
+la testa. Di momento in momento, dentro
+di me, cangiava l&#8217;effetto di quello spettacolo.
+Ora mi pareva una gran mascherata, ed ero
+tentato di riderne; ora ci vedevo l&#8217;immagine
+d&#8217;una gran baldoria di pazzi, di malati in delirio,
+di galeotti ubbriachi, di condannati a morte
+che volessero stordire il proprio terrore, e mi
+stringevano il cuore; ora non consideravo che
+la bellezza selvaggia del quadro, e ci provavo
+la voluttà d&#8217;un artista. Ma a poco a poco, il
+senso intimo di quel rito, s&#8217;impose alla mia
+mente; il sentimento, che quelle smanie traducevano,
+e che tutti abbiamo provato molte volte,
+lo spasimo dell&#8217;anima umana che si agita sotto
+l&#8217;immensa pressione dell&#8217;Infinito, si risvegliò; e
+senz&#8217;accorgermene, accompagnavo quel turbinìo
+col linguaggio che lo spiegava:&mdash;Sì, ti sento,<span class="pagenum"><a name="Page_60" id="Page_60">[60]</a></span>
+Potenza misteriosa e tremenda: mi dibatto
+nella stretta della tua mano invisibile; il sentimento
+di Te mi opprime, non ho forza di
+contenerlo, il mio cuore si sgomenta, la mia
+ragione si perde, il mio involucro di creta si
+spezza!&mdash;E continuavano a passare, fitti, pallidi,
+scapigliati, mettendo voci supplichevoli, in cui
+pareva che esalassero la vita. Un vecchio cadente,
+un&#8217;immagine di re Lear forsennato, si
+staccò dalla schiera e s&#8217;avventò come per spaccarsi
+il cranio nel muro: i compagni lo trattennero.
+Un giovane cadde di picchio in terra,
+fuori dei sensi. Un altro, coi capelli sciolti giù
+per le spalle, la faccia nascosta nelle mani,
+passò a lunghissimi passi, curvato fino a terra,
+come un maledetto da Dio. Passarono beduini,
+mori, berberi, neri, colossi, mummie, satiri,
+faccie di cannibali, di santi, d&#8217;uccelli di rapina,
+di sfingi, d&#8217;idoli indiani, di furie, di fauni, di
+diavoli. Potevano essere un tre o quattrocento.
+In meno di mezz&#8217;ora sfilarono tutti. Le ultime
+erano due donne (perchè anche le donne possono
+appartenere all&#8217;ordine), due figure di sepolte
+vive, riuscite a spezzare la bara, due scheletri
+animati, vestite di bianco, coi capelli rovesciati
+sul viso, gli occhi sbarrati, la bocca
+bianca di schiuma, sfinite di forze, ma ancora
+animate da un movimento di cui non parevano
+aver più coscienza, che si scontorcevano, urlavano<span class="pagenum"><a name="Page_61" id="Page_61">[61]</a></span>
+e stramazzavano; e in mezzo a loro un
+vecchio gigantesco, una figura di negromante
+centenario, vestito d&#8217;una camicia lunghissima,
+che allungando due grandi braccia cadaveriche,
+posava la mano sul capo ora all&#8217;una ora all&#8217;altra,
+in atto di protezione, e le aiutava a
+rialzarsi da terra. Dietro a questi tre spettri si
+precipitò una folla di arabi armati, di donne,
+di pezzenti, di bimbi; e tutta quella barbarie,
+tutto quel furore, tutto quell&#8217;orrendo cumulo di
+miseria umana, irruppe nella piazza e scomparve.</p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Un altro bello spettacolo, che s&#8217;ebbe a Tangeri,
+fu quello delle feste per la nascita di
+Maometto; e mi fece un&#8217;impressione anche più
+viva perchè mi ci trovai dinanzi, posso dire, all&#8217;impensata.</p>
+
+<p>Tornando da una passeggiata sulla riva del
+mare, sentii alcuni colpi di fucile dalla parte
+del Soc di Barra; v&#8217;accorsi e sul primo momento
+non riconobbi più il luogo. Il Soc di
+Barra era trasfigurato. Dalle mura della città
+fino alla sommità della collina v&#8217;era formicolìo
+d&#8217;arabi, una folla tutta bianca, straordinariamente
+animata. Saranno state tremila persone,<span class="pagenum"><a name="Page_62" id="Page_62">[62]</a></span>
+ma sparse e raggruppate in maniera che parevano
+innumerevoli. Era un&#8217;illusione ottica singolarissima.
+Su tutti i rialti del terreno, come
+sopra altrettante loggie, v&#8217;erano gruppi di arabe
+sedute all&#8217;orientale, immobili, rivolte verso la
+parte bassa del Soc. Qui, da una parte, la folla divisa
+in due ali lasciava libero un grande spazio
+a un drappello di cavalieri che si slanciavano
+alla carriera, schierati di fronte, sparando
+i loro fucili lunghissimi; dall&#8217;altra parte, v&#8217;erano
+grandi cerchi d&#8217;arabi, uomini e donne, in
+mezzo ai quali davano spettacolo giocatori di
+palla, tiratori di scherma, incantatori di serpenti,
+ballerini, cantastorie, suonatori, soldati.
+Sull&#8217;alto della collina, sotto una tenda conica,
+aperta sul davanti, biancheggiava l&#8217;enorme turbante
+del vice-governatore di Tangeri, il quale
+presiedeva alla festa, seduto in terra, in mezzo
+a una corona di mori. Di lassù si vedevano giù
+in mezzo alla folla i soldati delle Legazioni vestiti
+dei loro pomposi caffettani rossi, qualche cappello
+cilindrico, qualche ombrella di consolessa,
+e i pittori Ussi e Biseo coll&#8217;album e la matita
+in mano; di là dalla folla, Tangeri; di là da
+Tangeri, il mare. Lo strepito delle fucilate, gli
+urli dei cavalieri, lo scampanellìo degli acquaioli,
+le grida festose delle donne, il suono dei pifferi,
+dei corni, dei tamburi, formavano tutt&#8217;insieme
+un frastuono inaudito, che rendeva più<span class="pagenum"><a name="Page_63" id="Page_63">[63]</a></span>
+strano ancora quello spettacolo selvaggio, irradiato
+dalla luce sfolgorante del mezzogiorno.</p>
+
+<p>La curiosità mi spingeva da dieci parti in un
+punto. Ma un grido d&#8217;ammirazione, partito da
+un gruppo di donne, mi fece correr prima dai
+cavalieri. Erano dodici soldati di alta statura,
+col fez a punta, la cappa bianca, i caffettani
+aranciati, azzurrini e rossi, e fra loro un ragazzo
+vestito con femminile eleganza, figlio del
+governatore del Rif. Si schieravano ai piedi delle
+mura della città, rivolti verso la campagna; il
+figlio del governatore, nel mezzo, alzava la
+mano, e si slanciavano tutti insieme alla carriera.
+Nei primi passi v&#8217;era un po&#8217; d&#8217;incertezza
+e un po&#8217; di disordine. Poi quei dodici cavalli,
+stretti, sfrenati, ventre a terra, non formavano
+più che un solo corpo, un mostro furioso,
+di dodici teste e di cento colori, che divorava
+la via. Allora i cavalieri, inchiodati sulle selle,
+colla fronte alta, colla cappa al vento, alzavano
+i fucili sopra la testa, li stringevano con un
+movimento convulso contro le spalle, sparavano
+tutti insieme gettando un urlo di trionfo
+e di rabbia, e sparivano in un nuvolo di polvere
+e di fumo. Pochi momenti dopo tornavano
+indietro lentamente, in disordine, i cavalli schiumosi
+e insanguinati, i cavalieri in atteggiamento
+stanco e superbo, e in capo ad alcuni minuti
+ricominciavano. Ad ogni nuova scarica,<span class="pagenum"><a name="Page_64" id="Page_64">[64]</a></span>
+le donne arabe, come le dame dei tornei, salutavano
+il drappello con un gridìo loro proprio,
+che è una ripetizione rapidissima del monosillabo:
+<i>Iù</i>, simile a un trillo acuto di gioia
+infantile.</p>
+
+<p>Di là passai al giuoco della palla. Erano una
+quindicina d&#8217;arabi, ragazzi, uomini maturi e vecchi
+colla barba bianca, alcuni col fucile a tracolla,
+altri colla sciabola, e giocavano con una palla
+di cuoio grossa come un arancio. Uno la pigliava,
+la lasciava cadere e la ributtava in alto con
+un colpo del piede; tutti gli altri correvano per
+coglierla in aria; chi la coglieva, rifaceva l&#8217;atto
+del primo; e così il gruppo dei giocatori, seguitando
+la palla, s&#8217;allontanava man mano, e poi,
+di comune accordo, tornavano tutti insieme nel
+luogo di dov&#8217;eran partiti. Ma il curioso di questo
+gioco stava nei movimenti delle persone.
+Erano passi di ballo, gesti misurati, atteggiamenti
+di mimi, un fare quasi cerimonioso, una
+certa apparenza di contraddanza, un non so che
+di severo e di molle insieme, ed una corrispondenza
+di mosse e di giri, in quell&#8217;andare e venire,
+di cui non mi riuscì di scoprire la legge.
+Correvano e saltellavano tutti insieme in un
+piccolo spazio, si serravano, si rimescolavano,
+e non seguiva mai un urto, nè il più leggero
+scompiglio. La palla s&#8217;alzava, spariva, balzava
+in mezzo a quelle gambe e al disopra di quelle<span class="pagenum"><a name="Page_65" id="Page_65">[65]</a></span>
+teste, come se nessuno la toccasse, e fosse rigirata
+in quella maniera da due venti contrarii.
+E tutto quel movimento non era accompagnato
+nè da una parola, nè da un grido, nè da un
+sorriso. Vecchi e ragazzi, eran tutti egualmente
+seri, silenziosi e intenti al gioco, come a un
+lavoro obbligato e triste, e non si sentiva che il
+suono dei respiri affannosi e il fruscìo delle
+pantofole.</p>
+
+<p>A pochi passi di là, in mezzo a un altro circolo
+di spettatori, ballavano dei neri, al suono
+d&#8217;un piffero e d&#8217;un piccolo tamburo di forma
+conica, battuto con un pezzo di legno ritorto
+a mezzaluna. Erano otto omaccioni, neri e lucidi
+come l&#8217;ebano, senz&#8217;altro addosso che una
+lunga camicia bianchissima, stretta alla cintura
+da un grosso cordone verde. Sette si tenevano
+per mano, disposti in cerchio, l&#8217;ottavo era in
+mezzo, e ballavano tutti insieme o piuttosto
+accompagnavano la musica, senza quasi cangiar
+di posto, con un movimento di fianchi da non
+descriversi, che mi metteva un forte prurito
+nelle punte dei piedi, e quel sorriso di satiri,
+quell&#8217;espressione di beatitudine stupida e di voluttà
+bestiale, che è tutta propria della razza
+nera. Mentre stavo guardando questa scena, due
+ragazzi di una decina d&#8217;anni ciascuno, ch&#8217;erano
+fra gli spettatori, mi diedero un saggio della ferocia
+del sangue arabo, che non dimenticherò per un<span class="pagenum"><a name="Page_66" id="Page_66">[66]</a></span>
+pezzo. Improvvisamente, non so per che ragione,
+si saltarono addosso, si avviticchiarono l&#8217;uno all&#8217;altro
+come due tigri, e cominciarono a lacerarsi
+il viso e il collo a morsi e a unghiate
+con una furia che metteva orrore. Due uomini
+robusti, usando di tutta la loro forza, li separarono
+a stento, già sgocciolanti di sangue, e
+dovettero trattenerli ancora perchè non tornassero
+ad avvinghiarsi.</p>
+
+<p>Gli schermitori facevan ridere. Eran quattro,
+e tiravano di bastone a due a due. Non si può
+dire la stravaganza e la goffaggine di quella
+<i>scuola;</i> e la chiamo scuola perchè in altre
+città del Marocco vidi poi che tiravano nella
+stessa maniera. Eran mosse da funamboli, salti
+senza scopo, contorsioni, sgambettate, e colpi
+annunziati un minuto prima con un gran giro
+del braccio; ogni cosa fatta con una flemma
+beata, che avrebbe dato modo a un nostro tiratore
+di addossare a tutti quattro un prodigioso
+carico di legnate senza pericolo di toccarne una
+sola. Gli arabi spettatori, però, stavano là a
+bocca aperta, e molti di tratto in tratto mi
+guardavano, come per cercare nei miei occhi
+l&#8217;espressione della meraviglia. Io volli contentarli
+e finsi un&#8217;ammirazione benevola. Allora
+qualcuno si scansò perchè potessi spingermi un
+po&#8217; più avanti, ed io mi trovai circondato, stretto
+da ogni parte dagli arabi, e potei soddisfare il<span class="pagenum"><a name="Page_67" id="Page_67">[67]</a></span>
+mio desiderio di studiare un po&#8217; quella gente
+nel suo odore, nei movimenti appena percettibili
+delle narici, delle labbra e delle palpebre,
+nei segni della pelle, in tutto ciò che sfugge
+all&#8217;osservatore che passa, e serve nonostante a
+far capir molte cose. Un soldato della Legazione
+italiana mi vide da lontano in quella stretta,
+e credendo che fossi prigioniero involontario,
+venne a liberarmi, mio malgrado, a suon di
+gomitate e di pugni.</p>
+
+<p>Il cerchio del contastorie era il più piccolo, ma
+il più bello. Ci arrivai giusto nel momento in
+cui, avendo terminato la solita preghiera inaugurale,
+cominciava il racconto. Era un uomo
+d&#8217;una cinquantina d&#8217;anni, quasi nero, con una
+barba nerissima e due grandi occhi scintillanti,
+ravvolto, come tutti gli altri raccontatori
+del Marocco, in un amplissimo panno bianco
+stretto intorno al capo da una corda di pelo
+di cammello, che gli dava la maestà d&#8217;un sacerdote
+antico. Parlava a voce alta e lenta,
+ritto in mezzo al circolo degli uditori, accompagnato
+sommessamente da due suonatori di
+chiarina e di tamburo. Raccontava forse una
+storia d&#8217;amore, le avventure d&#8217;un bandito famoso,
+le vicende d&#8217;un sultano. Io non ne
+capivo una parola. Ma il suo gesto era così
+giusto, la voce così espressiva, il volto così
+parlante che un barlume del senso, in qualche<span class="pagenum"><a name="Page_68" id="Page_68">[68]</a></span>
+momento, mi traspariva. Mi parve che
+raccontasse un lungo viaggio; imitava il passo
+del cavallo stanco; accennava a orizzonti immensi;
+cercava intorno a sè una goccia d&#8217;acqua,
+lasciava spenzolare le braccia e la testa come
+un uomo spossato. Poi, a un tratto, scopriva
+qualcosa lontano dinanzi a sè, pareva incerto,
+credeva e non credeva ai suoi occhi,&mdash;ci
+credeva,&mdash;si rianimava, affrettava il passo, arrivava,
+ringraziava il cielo e si buttava in terra
+tirando un gran respiro e ridendo di piacere
+all&#8217;ombra d&#8217;un&#8217;oasi deliziosa che non sperava
+più di trovare. Gli uditori stavano là immobili,
+senza rifiatare, riflettendo coll&#8217;espressione
+del viso tutte le parole dell&#8217;oratore; e così
+com&#8217;erano in quel punto, con tutta l&#8217;anima
+negli occhi, lasciavano vedere chiaramente
+l&#8217;ingenuità e la freschezza di sentimento, che
+celano sotto l&#8217;apparenza d&#8217;una durezza selvaggia.
+Il contastorie andava a destra e a sinistra,
+s&#8217;avventava, retrocedeva atterrito, si
+copriva il viso colle mani, alzava le braccia
+al cielo, e via via che s&#8217;infervorava e
+levava la voce, i suonatori soffiavano e picchiavano
+con maggior furia, gli ascoltatori gli
+si stringevano intorno più ansiosi, finchè il
+racconto finì in un grido tonante, gli strumenti
+saltarono per aria e la folla commossa si
+disperse per cedere il posto ad un altro uditorio.<span class="pagenum"><a name="Page_69" id="Page_69">[69]</a></span></p>
+
+<p>Tre suonatori tenevano intorno a sè un altro
+cerchio più grande di tutti gli altri. Le
+figure, i movimenti e la musica di costoro mi
+fecero una singolare impressione. Erano tutti
+e tre strambi, di statura altissima e curvi dai
+piedi alla testa come le figurine grottesche
+che rappresentano la ci maiuscola nei titoli di
+certi giornali illustrati. Uno sonava il piffero,
+l&#8217;altro un tamburello a sonagli, il terzo uno
+strumento stravagante, una specie di clarinetto,
+mi parve, combinato, non so come, con
+due corni da caccia divergenti, che mandavano
+un suono non mai sentito. Questi tre sonatori,
+ravvolti in pochi cenci, stavano stretti l&#8217;un all&#8217;altro,
+di fianco, come se fossero legati, e sonando
+continuamente e disperatamente il medesimo
+motivo, l&#8217;unico forse che sonavano da
+cinquant&#8217;anni, facevano il giro dell&#8217;arena. Io
+non so dire come si movessero. Era un non
+so che tra l&#8217;andatura e il ballo, certi scatti come
+della gallina che becca, certi stringimenti di
+spalle, fatti da tutti e tre con una simultaneità
+macchinale, e così lontani da una qualunque
+somiglianza coi movimenti nostri, così nuovi,
+così bizzarri, che più li osservavo, e più mi
+davan da pensare, come se esprimessero una
+idea, o avessero la loro ragione in qualche proprietà
+caratteristica del popolo arabo, e ci penso
+ancora sovente. Quei disgraziati, grondanti di<span class="pagenum"><a name="Page_70" id="Page_70">[70]</a></span>
+sudore, sonavano e ballonzolavano da più di
+un&#8217;ora, con una serietà inalterabile, e qualche
+centinaio di persone li stavano a sentire, pigiate
+e immobili, col sole negli occhi, senza
+dar segno nè di piacere nè di noia.</p>
+
+<p>Il circolo dove si faceva più strepito era
+quello dei soldati. Erano dodici, tra giovani e
+vecchi, alcuni col caffettano bianco, altri colla
+sola camicia, questo col fez, quello col cappuccio,
+armati di fucili a pietra focaia, lunghi come
+lancie, nei quali introducevan la polvere sciolta,
+come fanno tutti i soldati nel Marocco, dove
+non s&#8217;usano cartuccie. Un graduato, vecchio,
+dirigeva lo spettacolo. Si mettevan sei da
+una parte e sei dall&#8217;altra, di faccia. A un segnale,
+cangiavano vicendevolmente di posto,
+correndo, e appoggiavano un ginocchio a terra.
+Allora uno di essi cantava non so che cosa,
+con un&#8217;acutissima voce in falsetto, tutt&#8217;a trilli
+e a gorgheggi, che durava parecchi minuti,
+ascoltato con un silenzio profondo. Poi, a
+un tratto, balzavano tutti in piedi, in circolo,
+e spiccando un altissimo salto, gettando un
+grido di gioia, rovesciavano il fucile e sparavano
+contro terra. Non si può immaginare
+la rapidità, la furia, e quello che aveva di
+pazzamente festoso e di diabolicamente simpatico
+quella ridda tonante e lampeggiante,
+intraveduta in mezzo a un nuvolo di polvere<span class="pagenum"><a name="Page_71" id="Page_71">[71]</a></span>
+saettato dal sole. Fra gli spettatori, a pochi
+passi da me, v&#8217;era un&#8217;arabina di dieci o dodici
+anni, non ancora velata, uno dei più bei visetti
+ch&#8217;io abbia visto a Tangeri, d&#8217;un bruno pallido
+delicatissimo, la quale contemplava coi
+suoi begli occhioni celesti pieni di stupore uno
+spettacolo assai più meraviglioso per lei che la
+danza dei soldati: quello che le offrivo io levandomi
+i guanti; questa seconda pelle delle mani, come
+dicono i ragazzi arabi, che i cristiani si mettono
+e si tolgono a loro piacere, senza risentirne
+il menomo dolore.</p>
+
+<p>Esitai se dovessi andare o no a vedere l&#8217;incantatore
+dei serpenti; ma la curiosità vinse il
+ribrezzo. Questi così detti incantatori appartengono
+alla confraternita degli Aissaua e dicono
+di ricevere dal loro patrono Ben-Aïssa il privilegio
+di poter sfidare senza pericolo la morsicatura
+di qualunque animale più velenoso. Molti
+viaggiatori, infatti, degni di pienissima fede, assicurano
+d&#8217;aver visto parecchi di costoro farsi
+morsicare a sangue, senz&#8217;effetto venefico, da serpenti
+di cui un momento dopo venne esperimentato
+il veleno potentissimo sopra altri animali;
+e dicono di non essere riusciti a scoprire di
+che mezzo si valessero quei destri ciarlatani per
+rendere innocua la morsicatura. L&#8217;Aissaua che
+io vidi, dava uno spettacolo orribile, ma incruento.
+Era un arabo piccolo, tarchiato, col<span class="pagenum"><a name="Page_72" id="Page_72">[72]</a></span>
+viso smorto, una faccia di giustiziere, chiomato
+come un re merovingio e vestito d&#8217;una specie
+di camicia azzurrina che gli scendeva fino ai
+piedi. Quando m&#8217;avvicinai, saltellava grottescamente
+intorno a una pelle di capra distesa in
+terra, dalla quale usciva la bocca d&#8217;un sacco,
+dov&#8217;erano chiusi i serpenti; e saltellando cantava,
+accompagnato da un flauto, una canzone di
+motivo malinconico, che doveva essere una
+invocazione al suo Santo. Finito il canto,
+chiacchierò e gesticolò lungo tempo per farsi
+buttar dei denari, poi s&#8217;inginocchiò davanti
+alla pelle di capra, ficcò la mano nel sacco, ne
+tirò fuori, con molti riguardi, un lungo serpente
+verdognolo, pieno di vita, e lo portò
+in giro sotto gli occhi degli spettatori. Poi cominciò
+a maneggiarlo in tutti i modi, come se
+fosse stato un pezzo di corda. Lo afferrò per
+il collo, lo tenne sospeso per la coda, se lo
+attorcigliò intorno alla fronte, se lo nascose nel
+petto, lo fece passare per i fori del cerchio di
+un tamburello, lo buttò in terra, lo trattenne
+col piede, se lo strinse sotto un&#8217;ascella. L&#8217;orribile
+bestia rizzava la testa schiacciata, dardeggiava
+la lingua, si scontorceva con quei suoi movimenti
+flessuosi, odiosi, abbietti, che sembrano
+l&#8217;espressione d&#8217;una vigliacca perfidia; e schizzava
+dagli occhi piccolissimi tutta la rabbia che
+gli fremeva nel corpo; ma non m&#8217;accorsi che<span class="pagenum"><a name="Page_73" id="Page_73">[73]</a></span>
+mordesse mai la mano in cui era imprigionato.
+Quando fu stanco di quel lavoro, l&#8217;Aissaua
+strinse il serpente per la nuca, gli aggiustò un
+piccolo ferro nella bocca in modo da fargliela
+rimanere aperta, e lo mostrò così agli spettatori
+più vicini, perchè osservassero i denti;
+osservazione affatto superflua, se pure la sostanza
+venefica rimaneva, perchè non v&#8217;era
+stata morsicatura. Dopo ciò afferrò il serpente
+con due mani, si mise la coda in bocca e cominciò
+a menar le mandibole: la bestia si
+scontorceva furiosamente; io me n&#8217;andai inorridito.</p>
+
+<p>In quel momento comparve nel Soc il nostro
+Incaricato d&#8217;affari. Lo vide dall&#8217;alto della collina
+il vice-governatore, gli corse incontro, e
+lo condusse sotto la sua tenda, dove si radunarono
+tutti i membri della futura carovana, io
+compreso. Allora accorsero suonatori e soldati,
+si formò un grandissimo semicerchio di arabi
+davanti all&#8217;apertura della tenda, gli uomini dinanzi,
+il sesso gentile, a gruppi, di dietro; e
+cominciò un concerto indiavolato di danze, di
+canti, di grida, di fucilate, che durò più di
+un&#8217;ora, in mezzo a un denso nuvolo di fumo,
+al suono d&#8217;una musica spietata, fra gli strilli
+entusiastici delle donne e dei bambini, con paterna
+soddisfazione del vice-governatore e nostro
+vivo piacere. Prima che finissero, l&#8217;Incaricato<span class="pagenum"><a name="Page_74" id="Page_74">[74]</a></span>
+d&#8217;affari mise qualchecosa di giallo nelle
+mani d&#8217;un soldato arabo, perchè lo portasse
+a chi aveva diretto lo spettacolo. Il soldato
+tornò poco dopo e riferì, tradotto in spagnuolo, il
+curioso ringraziamento del beneficato:&mdash;L&#8217;ambasciatore
+d&#8217;Italia ha fatto una buona azione;
+Allà benedica tutti i peli della sua barba!</p>
+
+<p>La feste durò fino al tramonto. Strana festa!
+Tre venditori d&#8217;acqua pura bastavano a soddisfare
+i bisogni di tutta quella folla immobile
+per una mezza giornata sotto i raggi del sole
+d&#8217;Affrica. Un marengo era forse il massimo del
+denaro messo in giro da quello straordinario
+concorso di gente. I soli piaceri erano vedere
+ed udire. Non uno scandalo amoroso, nè un
+ubbriaco, nè una coltellata! Nulla di comune
+colle feste popolari dei paesi civili.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Oltre a godere di tutti questi spettacoli, facevamo,
+io e i miei futuri compagni di viaggio,
+delle frequenti passeggiate nella campagna
+di Tangeri, che non è meno curiosa a vedersi
+che la città. Intorno alle mura si stende una
+cintura di giardini e di orti appartenenti la
+maggior parte ai ministri e ai consoli, quasi
+tutti trasandati; ma coperti d&#8217;una vegetazione
+meravigliosa. Sono lunghe file di aloè, simili
+a lancie gigantesche confitte in mezzo a
+un fascio di enormi daghe ricurve, poichè tale<span class="pagenum"><a name="Page_75" id="Page_75">[75]</a></span>
+è la forma delle loro foglie; la punta delle
+quali è usata dagli arabi, colla fibra della foglia
+medesima, a cucire le ferite. Sono fichi d&#8217;India,
+<i>kermus del Inde</i>, come si chiamano in lingua
+moresca, altissimi, di foglie spesse un pollice,
+che sporgono sui sentieri fin quasi a impedire
+il passo; fichi comuni, all&#8217;ombra dei quali si
+potrebbero rizzare dieci tende; quercie, acacie,
+leandri, arbusti d&#8217;ogni forma, che intrecciano i
+loro rami coi rami degli alberi più alti, e formano
+coll&#8217;edera, le viti, le canne, le siepi, degli ammassi
+inestricabili di verzura, sotto i quali spariscono
+fossi e sentieri. In molti luoghi bisogna
+camminare a tentoni. Si passa da un podere
+all&#8217;altro a traverso le siepi sforacchiate o
+sopra le cancellate abbattute, in mezzo all&#8217;erbe
+e ai fiori che s&#8217;alzano fino alla cintura d&#8217;un
+uomo; e non si vede nessuno. Qualche casetta
+bianca, mezzo nascosta fra gli alberi, e qualche
+pozzo a ruota, dal quale, per mezzo di canaletti
+incrociati, si spande l&#8217;acqua per le terre,
+sono le sole cose che diano indizio di proprietà
+e di lavoro. Molte volte, se non fosse stato con
+me il capitano dello stato maggiore, che è una
+guida abilissima, mi sarei smarrito in mezzo a
+quella vegetazione scompigliata; e infatti ci
+occorreva spesso di chiamarci l&#8217;un l&#8217;altro, come
+in un labirinto, per non perderci di vista, e
+godevamo a tuffarci, a nuotare in quell&#8217;immenso<span class="pagenum"><a name="Page_76" id="Page_76">[76]</a></span>
+verde, ad aprirci la via colle mani, coi
+piedi e colla testa, coll&#8217;allegra furia di selvaggi
+tornati dalla schiavitù alle loro foreste.</p>
+
+<p>Di là da questa cintura di orti e di giardini,
+non si trovano più nè alberi, nè case, nè siepi,
+nè alcun indizio di divisione della campagna.
+Sono colline, vallette verdi e piani ondulati
+dove pascola qualche raro armento, di cui non
+si vede il guardiano, e galoppa qualche cavallo
+sciolto. Una volta sola mi ricordo d&#8217;aver visto
+lavorare la terra. Un arabo stimolava un asino
+e una capra attaccati a un aratro piccolissimo,
+di forma bizzarra, costrutto forse come s&#8217;usavano
+quattromil&#8217;anni fa; il quale scavava un solco
+appena visibile in un terreno sparso di sassi e
+d&#8217;erbaccie. Qualcuno mi assicurò d&#8217;aver visto
+più d&#8217;una volta attaccato all&#8217;aratro un asino e
+una donna, e questo può dare un&#8217;idea dello
+stato dell&#8217;agricoltura nel Marocco. Il solo concime
+col quale governan la terra è la cenere
+della paglia che bruciano dopo il raccolto; e
+la sola cura usata per non stancarne la fecondità
+è di lasciarvi crescere l&#8217;erba per i pascoli
+il terz&#8217;anno, dopo avervi seminato grano e saggina
+nei primi due. Malgrado questo, la terra
+s&#8217;impoverisce dopo pochi raccolti, e allora i
+campagnuoli erranti vanno a dissodare nuovi
+terreni, che abbandonano poi alla loro volta
+per ritornare agli antichi; e così non è mai<span class="pagenum"><a name="Page_77" id="Page_77">[77]</a></span>
+coltivata simultaneamente che una piccolissima
+parte delle terre arabili; di quelle terre che,
+anche mal coltivate, riportano cento volte la
+semenza che vi si sparge.</p>
+
+<p>La più bella passeggiata fu quella al capo
+Spartel, l&#8217;<i>Ampelusium</i> degli antichi, che forma
+l&#8217;estremità nord-ovest del continente africano:
+un monte di pietra bigia, alto trecento metri,
+tagliato a picco sul mare, e aperto sotto, sin da
+tempi antichi, in vaste caverne, la maggiore
+delle quali era consacrata ad Ercole: <i>specus
+Herculi sacer</i>. Sulla sommità di questo monte
+si alza il faro famoso, eretto da pochi anni,
+e mantenuto con una espressa contribuzione
+dalla maggior parte degli Stati d&#8217;Europa. Salimmo
+sulla cima della torre, fin dentro alla
+grande lanterna, che manda il suo all&#8217;erta luminoso
+alla distanza di venticinque miglia. Di
+lassù l&#8217;occhio spazia su due mari e due continenti.
+Si vedono le ultime acque del Mediterraneo,
+e l&#8217;immenso orizzonte dell&#8217;Atlantico, il
+mare delle tenebre, <i>Bar-ed-Dolma</i>, come lo
+chiamano gli arabi, che flagella i piedi della
+roccia. Si vede la costa spagnuola dal capo
+Trafalgar fino al capo d&#8217;Algesira; la costa
+africana del Mediterraneo fino alle montagne
+di Ceuta, i <i>septem fratres</i> dei Romani; e lontano,
+vagamente, lo scoglio enorme di Gibilterra,
+la sentinella eterna di questa porta del<span class="pagenum"><a name="Page_78" id="Page_78">[78]</a></span>
+vecchio continente, termine misterioso del
+mondo antico, diventato <i>Favola vile ai naviganti
+industri</i>.</p>
+
+<p>In queste passeggiate non incontravamo che
+pochissima gente: per lo più arabi a piedi, che
+ci passavano accanto senza quasi guardarci, e
+qualchevolta un moro a cavallo, che doveva
+essere un personaggio importante o per denaro
+o per carica, accompagnato da un drappello
+di servi armati, il quale, passando, ci lanciava
+uno sguardo sprezzante. Le donne s&#8217;imbacuccavano
+con maggior cura che in città, alcune
+brontolando, altre voltandoci bruscamente le
+spalle. Qualche arabo, invece, ci si fermava dinanzi,
+ci guardava fisso, mormorava alcune parole
+quasi in tuono di chi domanda un favore e poi
+tirava innanzi senza voltarsi. Da principio non
+capivamo che cosa volessero dire. Ci fu poi spiegato
+che ci pregavano di domandare a Dio una
+grazia per loro. È una superstizione molto
+sparsa fra gli arabi che la preghiera dei mussulmani
+essendo graditissima a Dio, egli suol
+tardare lungamente ad accordare le grazie che
+gli domandano, per godere più a lungo il piacere
+di sentirsi pregare; mentre la preghiera
+d&#8217;un infedele, d&#8217;un cane, come un cristiano
+od un ebreo, gli è tanto molesta, che per liberarsene,
+l&#8217;esaudisce <i>ipso facto</i>. Le sole faccie
+amiche che incontrassimo erano i ragazzi ebrei,<span class="pagenum"><a name="Page_79" id="Page_79">[79]</a></span>
+che giravano a drappelli, a cavallo agli asini,
+di collina in collina, e ci gettavano un allegro:
+<i>Buenos dias, caballeros!</i> passandoci accanto di
+galoppo.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Malgrado <a name="tn79" id="tn79"></a><ins class="correction" title="originale: pero">però</ins> la vita varia e nuova che
+menavamo a Tangeri, s&#8217;era tutti impazienti di
+partire, per poter essere di ritorno nel mese
+di Giugno, prima dei grandi calori. L&#8217;Incaricato
+d&#8217;affari aveva mandato un corriere a Fez ad
+annunziare che l&#8217;ambasciata era pronta; ma
+dovevano passare almeno dieci giorni prima
+che fosse di ritorno. Notizie private dicevano
+che la scorta era in viaggio; altre che non era
+ancora partita; eran tutte voci incerte e contraddittorie,
+come se quella Fez sospirata non
+fosse a duecento venti chilometri, ma a duemila
+miglia dalla costa. E questo, da un lato,
+ci piaceva, perchè quella passeggiata di quindici
+giorni prendeva così, nella nostra immaginazione,
+l&#8217;apparenza d&#8217;un lungo viaggio, e Fez
+l&#8217;attrattiva d&#8217;una città misteriosa. Al quale effetto
+servivano pure le strane cose che ci dicevano
+di quella città, del suo popolo e dei pericoli
+del viaggio, coloro che v&#8217;erano stati con
+altre ambasciate. Ci dicevano che erano stati
+circondati da migliaia di cavalieri, i quali li
+salutavano con una tempesta di fucilate a bruciapelo,
+a rischio d&#8217;accecarli; che s&#8217;erano sentiti<span class="pagenum"><a name="Page_80" id="Page_80">[80]</a></span>
+fischiar le palle all&#8217;orecchio; che a noi
+italiani assai più probabilmente sarebbe toccata
+nel capo, per sbaglio, qualche oncia di piombo,
+diretta alla croce bianca della bandiera, la quale
+parrebbe agli arabi un insulto a Maometto. Ci
+parlavano di scorpioni, di serpenti, di tarantole,
+di nuvoli di cavallette, di ragni e di rospi enormi
+che avremmo trovati per la strada e sotto le
+tende. Ci descrivevano con foschi colori l&#8217;entrata
+delle ambasciate in Fez, in mezzo a un
+turbinio di cavalli, a un&#8217;immensa folla ostile,
+per strade coperte, oscure, ingombre di rovine
+e di carcasse d&#8217;animali. Ci preannunziavano un
+monte di malanni durante il soggiorno a Fez:
+languidezze mortali, dissenterie furiose, reumatismi,
+zanzare mostruosamente feroci, appetto
+alle quali erano una vera dolcezza quelle dei
+nostri paesi. E infine la nostalgia; al qual proposito
+si parlava d&#8217;un giovane pittore di Bruxelles,
+andato a Fez coll&#8217;ambasciata belga, il quale
+in capo a una settimana era stato preso da una
+così disperata tristezza, che l&#8217;ambasciatore aveva
+dovuto rimandarlo a Tangeri a marcie forzate,
+per non vederselo morire sotto gli occhi. Ed
+era vero. Ma queste notizie non facevano che
+accrescere la nostra impazienza. Ed io mi ricordavo
+ridendo d&#8217;una certa scappata ironica che
+m&#8217;aveva fatto mia madre, dopo aver tentato
+inutilmente di distogliermi dal viaggio al Marocco<span class="pagenum"><a name="Page_81" id="Page_81">[81]</a></span>
+collo spauracchio delle bestie feroci:&mdash;Oh
+poi, in fin dei conti, hai ragione: che importa
+essere divorati da una pantera? Purchè i
+giornali lo dicano!</p>
+
+<p>Dopo tutto ciò, è facile immaginare che salto
+si sia fatto sulle seggiole il giorno che il signor
+Salomone Aflalo, secondo dracomanno della Legazione,
+si affacciò alla porta della sala da pranzo,
+e disse con voce sonora:&mdash;È arrivata la
+scorta da Fez.</p>
+
+<p>Colla scorta erano arrivati i cavalli, i muli,
+i cammelli, i palafrenieri, le tende, l&#8217;itinerario
+fissato dal Sultano e l&#8217;annunzio che si poteva
+partire.</p>
+
+<p>Bisognava però aspettare ancora alcuni giorni
+per lasciare un po&#8217; di riposo agli uomini e alle
+bestie.</p>
+
+<p>Le bestie erano state ricoverate alla Casba.
+Il giorno dopo le andammo a vedere. Erano
+quarantacinque cavalli, compresi quelli della
+scorta; una ventina di mule da sella e più di
+cinquanta mule da carico, alle quali se ne aggiunsero
+poi molte altre noleggiate a Tangeri;
+i cavalli piccoli e di forme svelte, come tutti
+i cavalli marocchini, e le mule robuste; le selle
+e i basti coperti di panno rosso; le staffe formate
+da una larga lastra di ferro ripiegata ai
+due lati, in maniera da sostenere ed abbracciare
+tutto il piede e servir insieme di sprone e di difesa.<span class="pagenum"><a name="Page_82" id="Page_82">[82]</a></span>
+Queste povere bestie erano quasi tutte accovacciate,
+sfinite più che dalle fatiche del viaggio,
+dall&#8217;insufficienza del nutrimento, una parte del
+quale, forse, era stata secondo l&#8217;uso trasformata
+in metallo dai conducenti. V&#8217;eran là alcuni soldati
+della scorta. Si avvicinarono e cominciarono
+a parlare, ingegnandosi di farci capire coi gesti
+che il viaggio era stato faticoso, che avevano patito
+un gran caldo e una gran sete, ma che grazie ad
+Allà erano arrivati sani e salvi. Ve n&#8217;erano dei
+neri e dei mulatti, tutti ravvolti nella cappa
+bianca, uomini alti ed ossuti, faccie ardite, denti
+ferini, occhiacci che facevano quasi pensare che
+non sarebbe stata superflua una seconda scorta,
+schierata fra noi e loro, per tutti i casi possibili.
+Mentre i miei compagni gesticolavano, io
+cercai fra le mule quella che aveva negli occhi
+una più dolce espressione di generosità e
+di mansuetudine; era una mula bianca colla
+groppa rabescata; decisi di affidare ad essa la
+mia vita, e d&#8217;allora fino al ritorno, rimasero
+legate a quella sella tutte le speranze della letteratura
+italiana nel Marocco.</p>
+
+<p>Di là andammo al <i>Soc di barra</i>, dov&#8217;erano
+state piantate le tende principali. Fu un gran
+piacere per noi il vedere quelle casette di tela
+dove dovevamo dormire trenta notti in mezzo
+a solitudini sconosciute, e vedere e sentire tante
+cose mirabili, e preparare chi una carta geografica,<span class="pagenum"><a name="Page_83" id="Page_83">[83]</a></span>
+chi una relazione ufficiale, chi un quadro,
+chi un libro, formando tutti insieme una piccola
+Italia pellegrinante a traverso l&#8217;Impero dei
+Sceriffi! Erano tende di forma cilindro-conica,
+alcune grandi tanto da contenere più di venti
+persone, tutte altissime, di tela doppia, listate
+di guernizioni turchine e ornate sulla cima di
+grosse palle metalliche. La maggior parte appartenevano
+al Sultano, e chi sa quante belle
+del suo serraglio ci avevan dormito sotto nei
+viaggi da Fez a Mechinez e da Mechinez a Marocco!
+In un angolo dell&#8217;accampamento, v&#8217;era
+un gruppo di soldati della scorta, a piedi, e
+dinanzi a loro un personaggio sconosciuto che
+aspettava il ministro. Era un omo sui trentacinque
+anni, di aspetto maestoso, mulatto, corpulento,
+con un gran turbante bianco, la cappa
+turchina, i calzoncini rossi, e una sciabola col
+fodero di cuoio e il manico di corno di rinoceronte.
+Il ministro, arrivato pochi momenti
+dopo, ce lo presentò. Era il comandante della
+scorta; un generale dell&#8217;esercito imperiale, di
+nome Hamed Ben Kasen Buhamei, il quale doveva
+accompagnarci a Fez e riaccompagnarci a
+Tangeri, e colla sua testa rispondere al Sultano
+della sicurezza delle nostre. Ci strinse la mano
+con molta grazia e ci fece dire dall&#8217;interprete
+che sperava si sarebbe fatto un buon viaggio.
+Il suo viso e le sue maniere mi rassicurarono<span class="pagenum"><a name="Page_84" id="Page_84">[84]</a></span>
+completamente riguardo ai denti e agli occhi dei
+soldati che avevo visti alla Casba. Non era bello;
+ma il suo volto esprimeva un&#8217;indole mite e un&#8217;intelligenza
+sveglia. Doveva saper leggere, scrivere
+e far di conto, essere insomma uno dei più
+colti generali dell&#8217;esercito, se il ministero della
+guerra gli aveva affidata quella delicata missione.
+In sua presenza si fece la distribuzione delle
+tende. Una fu assegnata alla pittura; della
+più grande, dopo quella dell&#8217;ambasciatore, pigliammo
+possesso il comandante di fregata, il
+capitano di stato maggiore, il viceconsole ed
+io, e fin d&#8217;allora si previde che sarebbe stata
+la tenda più chiassosa del campo. Un&#8217;altra,
+grandissima, fu scelta per sala da pranzo. Poi
+si fissarono quelle del medico, degli interpreti,
+dei cuochi, dei servi, dei soldati della Legazione.
+Il Comandante della scorta e i suoi soldati
+avevano le loro tende a parte. Altre tende
+si sarebbero aggiunte il giorno della partenza.
+In somma, c&#8217;era da prevedere che sarebbe riuscito
+un accampamento bellissimo, e io mi sentivo
+dentro degli accessi precoci di furore descrittivo.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Il giorno dopo l&#8217;Incaricato d&#8217;affari andò col
+comandante di fregata e col capitano a far visita
+al Rappresentante del governo imperiale,
+Sidi-Bargas, che esercita in un certo senso l&#8217;ufficio<span class="pagenum"><a name="Page_85" id="Page_85">[85]</a></span>
+di ministro degli affari esteri a Tangeri.
+Io m&#8217;aggregai a loro.</p>
+
+<p>Ero curioso di veder da vicino un ministro
+degli affari esteri, il quale, se gli stipendi non
+sono stati accresciuti da vent&#8217;anni in qua (cosa
+poco probabile), riceve dal governo settantacinque
+lire al mese, compreso il fondo per le
+spese di rappresentanza; lauto stipendio, nondimeno,
+appetto a quello dei Governatori, che
+è solamente di cinquanta. E non è a dire che
+questa carica sia una <i>sine cura</i> e vi si possa
+sobbarcare il primo venuto. Il famoso sultano
+Abd-Er-Rahman, per esempio, che regnò dal
+1822 al 1859, non vi seppe trovare altr&#8217;uomo
+adatto che un Sidi-Mohammed-el-Khatib, negoziante
+di zucchero e di caffè, che pure facendo
+il ministro continuava a trafficare regolarmente
+a Tangeri e a Gibilterra. Le istruzioni, infatti,
+che questo ministro riceve dal suo governo,
+benchè sieno molto semplici, sono tali da mettere
+nell&#8217;imbarazzo anche il più sottile diplomatico
+europeo. Un console francese le ha formulate
+con molta precisione:&mdash;a tutte le domande
+dei consoli, rispondere con promesse;&mdash;di
+queste promesse differire fino al più tardi
+possibile l&#8217;adempimento;&mdash;guadagnar tempo;&mdash;suscitare
+difficoltà d&#8217;ogni natura ai reclamanti,&mdash;fare
+in modo che, stanchi di reclamare,
+desistano;&mdash;cedere, se minacciano, il<span class="pagenum"><a name="Page_86" id="Page_86">[86]</a></span>
+meno che si può;&mdash;se poi il cannone se ne
+immischia, cedere, ma non prima del momento
+supremo. Ma convien dire che dopo la guerra
+di Spagna, e particolarmente sotto il regno di
+Mulei-el-Hassen, le cose son molto cangiate.</p>
+
+<p>Salimmo alla Casba, dov&#8217;è la casa del ministro.
+Una schiera di soldati faceva ala davanti alla
+porta. Si attraversò un giardino, e s&#8217;entrò in una
+sala spaziosa, dove vennero incontro all&#8217;Incaricato
+d&#8217;affari il ministro degli esteri e il governatore
+di Tangeri.</p>
+
+<p>In fondo alla sala v&#8217;era un alcova con
+un sofà e alcune seggiole; in un angolo
+un letto modestissimo; sotto il letto, un servizio
+da caffè; le pareti bianche e nude; il pavimento
+coperto di stuoie.</p>
+
+<p>Sedemmo nell&#8217;alcova.</p>
+
+<p>I due personaggi che ci stavano davanti
+formavano tra loro un contrasto ammirabile.
+L&#8217;uno, Sidi-Bargas, il ministro, era un bel vecchio,
+colla barba bianca, la carnagione chiara,
+due occhi d&#8217;una vivacità indescrivibile e una
+gran bocca, sempre sorridente, che lasciava vedere
+due file di grossi denti bianchi come l&#8217;avorio;
+un viso che rivelava a primo aspetto
+l&#8217;astuzia finissima e l&#8217;indole meravigliosamente
+pieghevole richiesta dalla natura del suo ministero.
+Gli occhiali, la tabacchiera, certi movimenti
+cerimoniosi del capo e della mano, gli<span class="pagenum"><a name="Page_87" id="Page_87">[87]</a></span>
+davan quasi l&#8217;aria d&#8217;un diplomatico europeo. Si
+vedeva l&#8217;uomo avvezzo a trattare con cristiani,
+superiore, forse, a molte superstizioni e a molti
+pregiudizii del suo popolo, un mussulmano di
+manica larga, un moro inverniciato di civiltà.
+L&#8217;altro, il Caid Misfiui, pareva l&#8217;incarnazione
+del Marocco. Era un omo d&#8217;una cinquantina
+d&#8217;anni, di color bronzino, di barba nera, membruto,
+cupo, taciturno; una faccia che pareva
+non avesse mai sorriso. Teneva il capo basso,
+gli occhi a terra, le sopracciglia corrugate; si sarebbe
+detto che gl&#8217;ispiravamo un profondo senso
+di ripugnanza. Io lo guardavo di sott&#8217;occhio,
+con diffidenza. Mi pareva che quell&#8217;uomo non
+dovesse mai aprir bocca altro che per far rotolare
+una testa ai suoi piedi. Tutti e due avevano
+in capo un gran turbante di mussolina ed
+erano ravvolti dalla testa ai piedi in un caïc
+trasparente.</p>
+
+<p>L&#8217;incaricato d&#8217;affari presentò a questi due
+personaggi, per mezzo dell&#8217;interprete, il Comandante
+di fregata e il capitano. Eran due
+ufficiali: la presentazione non richiedeva commenti.
+Presentando me, invece, bisognava spiegare
+presso a poco che specie di mestiere facessi.
+L&#8217;Incaricato d&#8217;affari lo spiegò in termini iperbolici.
+Sidi-Bargas stette un po&#8217; pensando e poi
+disse alcune parole all&#8217;interprete il quale tradusse:<span class="pagenum"><a name="Page_88" id="Page_88">[88]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Sua Eccellenza domanda perchè avendo
+codesta abilità nella mano, Vostra Signoria la
+porta coperta. Vostra Signoria dovrebbe levarsi
+il guanto perchè si potesse vedere la mano.</p>
+
+<p>Il complimento era così nuovo per me che
+non trovai subito una risposta.</p>
+
+<p>&mdash;Non è necessario,&mdash;osservò l&#8217;Incaricato
+d&#8217;affari,&mdash;perchè la facoltà risiede nella mente
+e non nella mano.</p>
+
+<p>Pareva che fosse tutto detto. Ma quando un
+moro s&#8217;attacca a una metafora, non la lascia
+così facilmente.</p>
+
+<p>&mdash;È vero, fece rispondere sua Eccellenza,&mdash;ma
+la mano essendo lo strumento è anche il
+simbolo della facoltà della mente.</p>
+
+<p>La discussione si prolungò per qualche altro
+minuto.</p>
+
+<p>&mdash;È un dono d&#8217;Allà&mdash;conchiuse finalmente
+Sidi-Bargas.</p>
+
+<p>&mdash;Avaro Allà! dissi in cuor mio.</p>
+
+<p>La conversazione durò un pezzo e s&#8217;aggirò
+quasi sempre intorno al viaggio. Fu una lunga
+citazione di nomi di governatori, di provincie,
+di fiumi, di valli, di monti, di pianure, che
+avremmo trovato sul nostro cammino; nomi
+che mi suonavano all&#8217;orecchio come altrettante
+promesse di avvenimenti meravigliosi, e mettevano
+in gran moto la mia immaginazione.
+Che cos&#8217;era la Montagna rossa? Che avremmo<span class="pagenum"><a name="Page_89" id="Page_89">[89]</a></span>
+veduto sulle sponde del Fiume delle Perle? Che
+omo doveva essere un governatore chiamato
+Figlio della cavalla? Il nostro Incaricato fece
+varie domande riguardo alle distanze, all&#8217;acqua,
+all&#8217;ombra. Sidi-Bargas aveva tutto sulla punta
+delle dita, e da questo lato bisogna riconoscere
+ch&#8217;era molto al di sopra di Visconti Venosta,
+il quale non sarebbe certo in grado di dire a
+un ambasciatore straniero quante sorgenti d&#8217;acqua
+pura e quanti gruppi d&#8217;alberi si trovano
+sulla strada da Napoli a Roma. Augurò infine
+un buon viaggio colla formola:&mdash;La pace sia
+sulla vostra strada,&mdash;e accompagnò l&#8217;Incaricato
+fin sull&#8217;uscio, stringendo la mano a tutti
+coll&#8217;apparenza d&#8217;una grande cordialità. Il Caid
+Misfiui, sempre muto, ci porse la punta delle
+dita, senza guardarci nel viso.&mdash;La mano,
+veh!&mdash;dissi tra me stendendogli la mia;&mdash;non
+la testa.</p>
+
+<p>Eravamo già fuori della sala, quando il ministro
+ci raggiunse.</p>
+
+<p>&mdash;Che giorno partite? domandò al Comm.
+Scovasso.</p>
+
+<p>&mdash;Domenica,&mdash;questo rispose.</p>
+
+<p>&mdash;Partite lunedì!&mdash;disse in tono premuroso
+Sidi-Bargas.</p>
+
+<p>L&#8217;Incaricato gli fece domandare perchè.</p>
+
+<p>&mdash;Perchè è giorno di buon augurio!&mdash;rispose
+con serietà,&mdash;e fatto un nuovo inchino, disparve.<span class="pagenum"><a name="Page_90" id="Page_90">[90]</a></span></p>
+
+<p>Sidi-Misfiui, mi fu detto poi, ha tra i Mori
+la fama di gran dotto, fu maestro del Sultano
+regnante, ed è, come gli si legge nel viso, un
+mussulmano fanatico. Sidi-Bargas gode la riputazione
+più amabile di gran giocatore di scacchi.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Tre giorni prima della partenza, la stradetta
+dove dà la porta della Legazione era già affollata
+di curiosi. Dieci grandi cammelli, che dovevano
+portare a Fez, prima del nostro arrivo,
+una parte delle provvigioni di vino, vennero
+l&#8217;un dopo l&#8217;altro a inginocchiarsi davanti alla
+porta per ricevere il carico, e partirono accompagnati
+da un drappello di servi e di soldati.
+Dentro la casa, in quegli ultimi tre giorni, raddoppiò
+il lavoro e il via vai. Ai servi e ai soldati
+della Legazione s&#8217;aggiunsero i servi venuti
+da Fez. Ad ogni ora del giorno arrivavano
+provvigioni. La casa pareva un&#8217;officina, un magazzino
+e uno scalo. Si temette un momento
+che non bastasse il tempo agli apparecchi per
+poter partire il giorno fissato. Ma la domenica
+sera, tre di maggio, tutto era pronto, compresa
+l&#8217;asta altissima d&#8217;una smisurata bandiera tricolore
+che doveva sventolare in mezzo alle tende;
+e la notte poterono essere caricati sulle mule
+tutti i bagagli, che partirono il lunedì mattina,
+molte ore prima di noi, affinchè, arrivando la sera
+alla tappa, trovassimo l&#8217;accampamento piantato.<span class="pagenum"><a name="Page_91" id="Page_91">[91]</a></span></p>
+
+<p>Ricorderò sempre, con una emozione gradevole,
+quegli ultimi momenti che passammo nel
+cortile della Legazione prima della partenza.</p>
+
+<p>C&#8217;eravamo tutti. Erano arrivati il giorno innanzi,
+per unirsi a noi, un vecchio amico dell&#8217;Incaricato
+d&#8217;affari, il signor Patxot, antico ministro
+di Spagna a Tangeri, e il signor Morteo,
+genovese, agente consolare d&#8217;Italia a Mazagan.
+C&#8217;era il medico della carovana, Miguerez, nativo
+di Algeri; un ricco moro; Mohamed-Ducali, suddito
+italiano, che accompagnava l&#8217;ambasciata in
+qualità di scrivano; il secondo dracomanno della
+Legazione, Salomone Aflalo; due marinai italiani,
+uno ordinanza del comandante Cassone e
+l&#8217;altro calafato a bordo del <i>Dora;</i> i soldati della
+Legazione in gran gala; i cuochi, gli operai, i
+servi, tutte persone sconosciute che due mesi
+di vita comune nell&#8217;interno del Marocco dovevano
+rendermi famigliari, e che io mi preparavo
+a studiare sin da quel momento, ad uno
+ad uno, per farli un giorno movere e parlare
+nel libro che avevo in testa. Tutti avevano nel
+vestito qualchecosa di particolare, che dava a
+quella riunione un aspetto straordinariamente
+pittoresco. Erano cappelli piumati, cappe bianche,
+grandi ghette, veli, bisaccie, coperte da
+campo di colori bizzarri. C&#8217;era da fare un bazar
+tra pistole, barometri, quaderni, album e
+cannocchiali. Pareva che fossimo preparati a<span class="pagenum"><a name="Page_92" id="Page_92">[92]</a></span>
+partire per il Capo di Buona Speranza. Si fremeva
+tutti d&#8217;impazienza, di curiosità e d&#8217;allegrezza.
+Per giunta il tempo era bellissimo e
+soffiava un&#8217;auretta marina deliziosa. Maometto
+era coll&#8217;Italia.</p>
+
+<p>Alle cinque in punto l&#8217;ambasciatore montò a
+cavallo e sulle terrazze delle Legazioni s&#8217;alzarono
+le bandiere in segno di saluto.</p>
+
+<p>Preoccupato com&#8217;ero della mia cavalcatura,
+in quel tafferuglio pericoloso della partenza,
+non ricordo che confusamente la folla che ingombrava
+le strade, le belle ebree affacciate
+alle terrazze, e un ragazzo arabo che mentre
+uscivo per la porta del Soc, esclamò con un
+accento strano:&mdash;Italia!</p>
+
+<p>Sul Soc si unirono a noi i rappresentanti
+di tutte le Legazioni, per accompagnarci, secondo
+l&#8217;uso, fino a qualche miglio da Tangeri;
+e prendemmo tutti insieme la via di Fez, confusi
+in una cavalcata rumorosa, davanti a cui
+sventolava la bandiera verde del Profeta.<span class="pagenum"><a name="Page_93" id="Page_93">[93]</a></span></p>
+
+
+
+<hr />
+<h2><a name="HAD-EL-GARBIA" id="HAD-EL-GARBIA"></a>HAD-EL-GARBÌA</h2>
+
+
+<p>Era una folla di ministri, di consoli, di dracomanni,
+di segretarii, di cancellieri, una grande
+ambasciata internazionale, che rappresentava sei
+monarchie e due repubbliche, composta per la
+maggior parte di gente che aveva girato mezza
+la terra. Fra gli altri, il console di Spagna,
+vestito del grazioso costume della provincia di
+Murcia, con un pugnaletto alla cintura; il console
+gigantesco degli Stati Uniti, antico colonnello
+di cavalleria, che s&#8217;alzava di tutta la testa
+al di sopra della comitiva, e cavalcava un bel
+cavallo arabo bardato alla messicana; il dracomanno
+della Legazione di Francia, un uomo di
+forme atletiche, piantato sopra un enorme cavallo
+bianco, col quale presentava in certi atteggiamenti
+i contorni fantastici e poderosi
+di un centauro; delle faccie inglesi, portoghesi,<span class="pagenum"><a name="Page_94" id="Page_94">[94]</a></span>
+andaluse, tedesche. Tutti parlavano, ed
+era una conversazione in dieci lingue, accompagnata
+da risate, canterellamenti e nitriti. Davanti
+a noi cavalcava il portabandiera, seguito
+da due soldati della Legazione d&#8217;Italia; dietro
+venivano i cavalieri della scorta, guidati dal
+generale mulatto, coi fucili ritti sulle selle; dai
+lati uno sciame di servi arabi a piedi. Tutta
+questa comitiva, dorata dagli ultimi raggi del
+sole, presentava uno spettacolo così splendidamente
+pittoresco, che ognuno di noi lasciava
+trasparire sul volto la compiacenza d&#8217;essere una
+figura del quadro.</p>
+
+<p>A poco a poco quasi tutti coloro che ci accompagnavano,
+si accomiatarono e tornarono
+a Tangeri; non rimasero più con noi che l&#8217;America
+e la Spagna.</p>
+
+<p>La strada, per allora, non era delle peggio;
+la mia mula pareva la mula più docile dell&#8217;Impero;
+che cosa mi rimaneva a desiderare? Ma
+non c&#8217;è felicità intera sulla terra. Il capitano
+mi si avvicinò e mi diede una notizia spiacevole.
+Il vice-console, Paolo Grande, nostro
+compagno di tenda, era sonnambulo. Il capitano
+stesso l&#8217;aveva incontrato la notte prima,
+su per le scale della casa della Legazione, ravvolto
+in un lenzuolo, con un lume in una mano
+e una pistola nell&#8217;altra. I servi della casa, interrogati,
+avevano confermata la cosa. Dormire<span class="pagenum"><a name="Page_95" id="Page_95">[95]</a></span>
+sotto la tenda con lui era pericoloso. Il capitano
+pregava me, poichè avevo maggiore famigliarità
+col vice-console, d&#8217;indurlo a rimettere
+a qualcuno le sue armi durante la notte. Io
+promisi di fare tutto il possibile.&mdash;Mi raccomando&mdash;; disse
+allontanandosi;&mdash;anche in
+nome del Comandante; si tratta di salvare la
+pelle.&mdash;Questa ci mancava!&mdash;pensai, e cercai
+subito il vice-console. Egli stesso mi venne
+accanto. Di domanda in domanda riuscii a sapere
+che aveva con sè un piccolo arsenale, tra
+armi da fuoco e armi da taglio; compreso un
+pugnalaccio moresco, di cui mi fece la descrizione,
+e che, non so perchè, mi pareva stato
+fabbricato apposta per farmi un buco nel cuore.
+Ma come fargli capire la cosa? E se non ne
+avesse avuto coscienza? Decisi di aspettare fino
+a notte, quando andassimo a letto, e per tutta
+la strada non mi potei più liberare da quel
+pensiero molesto.</p>
+
+<p>Camminavamo sopra un terreno ondulato a
+grandi curve, in una campagna verde e solitaria.
+La strada, se si può chiamar strada, era
+formata da un gran numero di sentieri paralleli,
+in alcuni punti incrociati, serpeggianti in
+mezzo a cespugli e pietroni, infossati come letti
+di rigagnoli. Qualche palma e qualche aloè
+disegnava le sue forme nere sull&#8217;orizzonte dorato.
+Il cielo cominciava a coprirsi di stelle. Non<span class="pagenum"><a name="Page_96" id="Page_96">[96]</a></span>
+si vedeva nessuno nè vicino nè lontano. A un
+certo punto, sentimmo alcune fucilate. Era un
+gruppo d&#8217;arabi che dalla sommità d&#8217;una collina
+salutavano l&#8217;ambasciatore. Dopo tre ore di cammino,
+era notte fitta; cominciavamo a desiderare
+l&#8217;accampamento. La fame in qualcuno, in
+altri la stanchezza aveva troncate le conversazioni.
+Non si sentiva più che il passo dei cavalli
+e il respiro affannoso dei servi che ci seguivano
+correndo. A un tratto risuonò un grido
+del Caid. Ci voltammo e vedemmo un&#8217;altura,
+alla nostra destra, tutta scintillante di lumi. Era
+il nostro primo accampamento e lo salutammo
+con un grido.</p>
+
+<p>Non saprei esprimere il piacere che provai
+mettendo piede a terra in mezzo a quelle tende.
+Se non fosse stata la dignità, che dovevo
+serbare, di rappresentante della letteratura italiana,
+mi sarei messo a fare delle capriole. Era
+una piccola città, illuminata, popolata, rumorosa.
+Da ogni parte scoppiettavano i fuochi
+delle cucine. Servi, soldati, cuochi, marinai andavano
+e venivano scambiandosi ordini e domande
+in tutte le lingue della torre di Babele.
+Le tende formavano un gran circolo, in mezzo
+al quale era piantata la bandiera italiana. Di
+là dalle tende erano schierati i cavalli ed i
+muli. La scorta aveva il suo piccolo accampamento
+appartato. Tutto era ordinato militarmente.<span class="pagenum"><a name="Page_97" id="Page_97">[97]</a></span>
+Riconobbi subito casa mia e corsi a
+prenderne possesso. V&#8217;erano quattro letti da campagna,
+stuoie e tappeti, lanterne, candelieri,
+tavolini, seggiole a ìccase, lavamani colle asticciuole
+strisciate dei tre colori italiani e un grande
+sventolatore all&#8217;indiana. Era un accampamento
+principesco, da passarci volentieri un annetto.
+La nostra tenda era posta fra quella dell&#8217;ambasciatore
+e quella degli artisti.</p>
+
+<p>Un&#8217;ora dopo l&#8217;arrivo ci sedemmo a tavola
+sotto la gran tenda consacrata a Lucullo. Credo
+che fu quello il pranzo più allegro che sia mai
+stato fatto dentro i confini del Marocco dalla
+fondazione di Fez in poi. Eravamo sedici,
+compreso il console d&#8217;America coi suoi due
+figli e il console di Spagna con due impiegati
+della Legazione. La cucina italiana riportò un
+trionfo solenne. Era la prima volta, credo, che
+in mezzo a quella campagna deserta s&#8217;alzavano
+ad Allà i vapori dei maccheroni al sugo e del
+risotto alla milanese. L&#8217;autore, un grosso cuoco
+francese venuto per quella sola notte da Tangeri,
+fu chiamato clamorosamente agli onori
+del proscenio. I brindisi scoppiarono l&#8217;un dall&#8217;altro
+in italiano, in spagnuolo, in verso, in
+prosa, in musica. Il console di Spagna, un bel
+castigliano dello stampo antico, gran barba, gran
+torace e gran cuore, declamò, con una mano sul
+manico del pugnale, il dialogo di don Juan Tenorio<span class="pagenum"><a name="Page_98" id="Page_98">[98]</a></span>
+e di don Luis Mendia nel dramma famoso di Josè
+Zorilla. Si disputò sulla quistione d&#8217;Oriente,
+sugli occhi delle donne arabe, sulla guerra carlista,
+sull&#8217;immortalità dell&#8217;anima, sulle proprietà
+del terribile <i>cobra capello</i>, l&#8217;aspide di Cleopatra,
+dal quale si lasciano morsicare impunemente
+i ciarlatani marocchini. Qualcuno, in
+mezzo al clamore della conversazione, mi disse
+nell&#8217;orecchio che mi sarebbe stato riconoscente
+per la vita se nel mio futuro libro sul Marocco
+avessi scritto ch&#8217;egli aveva ammazzato un leone.
+Io colsi quest&#8217;occasione per pregare i commensali
+di darmi ciascheduno una nota bene ordinata
+delle bestie feroci di cui desideravano
+che li facessi trionfare. Il console di Spagna,
+per riconoscenza, improvvisò una strofetta
+castigliana in onore della mia mula, e cantando
+tutti insieme questa strofetta sopra un motivo
+dell&#8217;<i>Italiana in Algeri</i>, uscimmo dalla tenda per
+andar a dormire.</p>
+
+<p>L&#8217;accampamento era immerso in un profondo
+silenzio. Davanti alla tenda dell&#8217;Ambasciatore,
+che s&#8217;era ritirato prima di noi, vegliava il fido
+Selam, primo soldato della Legazione. Fra le
+tende lontane passeggiava lentamente, come
+una larva bianca, il Caid della scorta. Il
+cielo era tutto scintillante di stelle. Che beata
+notte, se non avessi avuto quella spina del
+sonnambulo!<span class="pagenum"><a name="Page_99" id="Page_99">[99]</a></span></p>
+
+<p>Entrando nella tenda, il capitano mi ripetè
+la raccomandazione. Decisi d&#8217;intavolare il discorso
+quando fossimo a letto. Era indispensabile;
+ma mi costava un grande sforzo. Il viceconsole
+avrebbe potuto prender la cosa in
+mala parte e ne sarei stato dolentissimo. Era un
+compagno così piacevole! Da schietto siciliano,
+pieno di fuoco, parlava delle cose più insignificanti
+collo stile e coll&#8217;accento d&#8217;un predicatore
+ispirato. Profondeva gli aggettivi terribile&mdash;immenso&mdash;divino&mdash;ad
+ogni proposito. Il suo
+gesto più riposato era di agitare le mani al
+di sopra della testa. A vederlo discutere, con quegli
+occhi che gli uscivan dal capo, con quel
+naso aquilino che pareva volesse agganciare
+l&#8217;avversario, si sarebbe giudicato un uomo irascibile
+e imperioso; ed era invece la più buona,
+la più arrendevole pasta di giovanotto che si
+possa immaginare.</p>
+
+<p>&mdash;Animo&mdash;disse il capitano quando fummo
+tutti e quattro a letto.</p>
+
+<p>&mdash;Signor Grande,&mdash;io cominciai&mdash;lei ha
+l&#8217;abitudine di levarsi durante la notte?</p>
+
+<p>Parve molto meravigliato della mia domanda.&mdash;No&mdash;rispose&mdash;e
+mi spiacerebbe che l&#8217;avesse
+qualchedun altro.</p>
+
+<p>Quest&#8217;è curiosa! pensai.&mdash;Dunque&mdash;soggiunsi&mdash;lei
+riconosce che è un abitudine pericolosa.<span class="pagenum"><a name="Page_100" id="Page_100">[100]</a></span></p>
+
+<p>Mi guardò.</p>
+
+<p>&mdash;Scusi&mdash;disse poi&mdash;mi pare che su quest&#8217;argomento
+lei non dovrebbe scherzare.</p>
+
+<p>&mdash;Mi scusi lei, io risposi,&mdash;non ho menomamente
+l&#8217;intenzione di scherzare. Non è
+mia abitudine di scherzare sulle cose tristi.</p>
+
+<p>&mdash;È una cosa triste davvero, e toccherebbe
+a lei a scongiurarne le cattive conseguenze.</p>
+
+<p>&mdash;Questa è bella! Pretenderebbe che andassi
+a dormire in mezzo ai campi?</p>
+
+<p>&mdash;Dei due mi pare che ci dovrebbe andar
+lei e non io.</p>
+
+<p>&mdash;È una vera impertinenza!&mdash;diss&#8217;io balzando
+a sedere sul letto.</p>
+
+<p>&mdash;Oh stiamo a vedere adesso,&mdash;gridò
+il viceconsole alzandosi istizzito,&mdash;che è
+un&#8217;impertinenza il non volersi lasciar ammazzare!</p>
+
+<p>Una gran risata del capitano e del comandante
+troncò la discussione, e prima ancora che
+essi parlassero, il signor Grande ed io capimmo
+d&#8217;esser stati corbellati tutt&#8217;e due. A lui pure
+avevan fatto credere che io giravo la notte per
+la casa della Legazione, con un lenzuolo sulle
+spalle e una pistola nel pugno.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>La notte passò senz&#8217;accidenti, e la mattina
+mi svegliai in tempo per vedere l&#8217;aurora.</p>
+
+<p>L&#8217;accampamento europeo era ancora immerso<span class="pagenum"><a name="Page_101" id="Page_101">[101]</a></span>
+nel sonno; soltanto in mezzo alle tende della
+scorta si cominciava a mover qualcuno.</p>
+
+<p>Il cielo era tutto color di rosa ad oriente.</p>
+
+<p>Mi avanzai fino in mezzo all&#8217;accampamento
+e rimasi per molto tempo immobile a contemplare
+lo spettacolo che mi si spiegava d&#8217;intorno.</p>
+
+<p>Le tende erano piantate sul fianco d&#8217;una
+collina tutta coperta d&#8217;erbe, di fichi d&#8217;india,
+d&#8217;aloè e d&#8217;arbusti fioriti. Vicino alla tenda dell&#8217;ambasciatore
+s&#8217;alzava una palma altissima, inclinata
+graziosamente verso oriente. Davanti alla
+collina si stendeva una grande pianura ondulata
+e florida, chiusa lontano da una catena
+di monti di color verde cupo, di là dalla quale
+apparivano altri monti azzurrini quasi svaniti
+nella limpidezza del cielo. Non si vedeva in
+tutto quello spazio nè una casa, nè una tenda,
+nè un armento, nè un nuvolo di fumo. Era
+come un immenso giardino chiuso ad ogni
+creatura vivente. Un&#8217;aria fresca e odorosa faceva
+stormire leggermente le foglie della palma:
+unico rumore che mi giungesse all&#8217;orecchio.
+A un tratto, voltandomi, vidi dieci occhi
+spalancati fissi nei miei. Erano cinque arabi
+seduti sopra un masso di roccia, a pochi
+passi da me: lavoratori della campagna, venuti
+durante la notte, chi sa di dove, per vedere
+l&#8217;accampamento. Parevano scolpiti nella<span class="pagenum"><a name="Page_102" id="Page_102">[102]</a></span>
+roccia medesima su cui riposavano. Mi guardavano
+senza battere palpebra, senza dar segno
+nè di curiosità, nè di simpatia, nè di malevolenza,
+nè d&#8217;imbarazzo: tutti e cinque immobili
+e impassibili, coi visi mezzo nascosti
+nei cappucci, che parevano la personificazione
+della solitudine e del silenzio della campagna.
+Misi una mano in tasca; quei dieci
+occhi accompagnarono il movimento della mano;
+tirai fuori un sigaro; quei dieci occhi
+si fissarono sul sigaro; andai innanzi,
+tornai indietro, mi chinai a raccogliere un
+sasso, e quei dieci occhi m&#8217;erano sempre
+addosso. E non erano i soli. A poco a poco,
+ne scopersi molti altri, più lontano, seduti
+in mezzo all&#8217;erba, a due a due, a tre a
+tre, anch&#8217;essi incappucciati, immobili, cogli
+occhi fissi su di me. Parevano gente sbucata
+allora di sotto terra, morti cogli occhi aperti,
+apparenze piuttosto che persone reali, che dovessero
+svanire ai primi raggi del sole. Un
+grido lungo e tremulo, che veniva dall&#8217;accampamento
+della scorta, mi distrasse da
+quello spettacolo. Un soldato mussulmano annuciava
+ai compagni l&#8217;ora della preghiera,
+la prima delle cinque preghiere canoniche
+che ogni musulmano deve fare ogni giorno.
+Alcuni soldati uscirono dalle tende, stesero
+per terra le loro cappe, vi s&#8217;inginocchiarono<span class="pagenum"><a name="Page_103" id="Page_103">[103]</a></span>
+su, rivolti verso l&#8217;oriente; si soffregarono
+tre volte le mani, le braccia, la testa
+e i piedi con una manata di terra, e poi cominciarono
+a recitare a bassa voce le loro
+preghiere inginocchiandosi, rizzandosi in piedi,
+prostrandosi col viso sull&#8217;erba, alzando le mani
+aperte all&#8217;altezza delle orecchie, e accoccolandosi
+sulle calcagna. Poco dopo uscì dalla
+sua tenda il comandante della scorta, poi i
+servi, poi i cuochi; in pochi minuti la maggior
+parte della popolazione del campo fu in piedi.
+Il sole, appena spuntato sull&#8217;orizzonte, scottava.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Rientrando nella tenda feci la conoscenza
+di parecchi personaggi assai curiosi, di cui mi
+occorrerà di parlare sovente.</p>
+
+<p>Il primo a comparire fu uno dei due marinai
+italiani, ordinanza del comandante di fregata,
+siciliano, nato a Porto Empedocle, di nome
+Ranni, un giovanotto di venticinque anni, di
+alta statura, di forza erculea, d&#8217;indole buonissima,
+sempre grave come un magistrato, e dotato
+della singolare virtù di non stupirsi di nulla, di
+trovar tutto naturale, come il Goe delle <i>Cinque
+settimane in pallone</i>, di meravigliarsi soltanto
+della meraviglia degli altri. Per lui, Porto Empedocle,
+Gibilterra, l&#8217;Africa, la China dov&#8217;era
+stato, la luna se ce l&#8217;avessero portato, erano
+la stessissima cosa.<span class="pagenum"><a name="Page_104" id="Page_104">[104]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Che ne dici di questa vita?&mdash;gli domandò
+il comandante, mentre l&#8217;aiutava a vestirsi.</p>
+
+<p>&mdash;Che vuol che ne dica?&mdash;rispose.</p>
+
+<p>&mdash;Oh bella! Il viaggio, il paese nuovo, tutto
+questo trambusto, non t&#8217;ha fatto nessuna impressione?</p>
+
+<p>Stette un po&#8217; pensando, e rispose ingenuamente:&mdash;Nessuna
+impressione.</p>
+
+<p>&mdash;Ma come! Quest&#8217;accampamento, almeno,
+non è uno spettacolo nuovo per te?</p>
+
+<p>&mdash;Eh no, signor comandante.</p>
+
+<p>&mdash;Ma quando mai l&#8217;hai visto prima d&#8217;ora?</p>
+
+<p>&mdash;L&#8217;ho visto ieri sera.</p>
+
+<p>Il comandante lo guardò.</p>
+
+<p>&mdash;Ma ieri sera&mdash;domandò poi reprimendo
+la stizza&mdash;che impressione t&#8217;ha fatto?</p>
+
+<p>&mdash;Eh.... rispose candidamente il buon marinaio&mdash;;
+si capisce.... la stessa impressione di
+questa mattina.</p>
+
+<p>Il comandante abbassò la testa in atto di
+rassegnazione.</p>
+
+<p>Poco dopo entrò un altro personaggio non
+meno curioso. Era un arabo di Tangeri, che il
+viceconsole aveva preso al suo servizio, per tutto
+il tempo del viaggio. Aveva nome Ciua; ma
+il padrone lo chiamava Civo per maggiore facilità
+di pronunzia. Era un giovanotto grande
+e grosso, minchione quanto ce n&#8217;entrava, ma<span class="pagenum"><a name="Page_105" id="Page_105">[105]</a></span>
+buono e pieno di buon volere; un fanciullone
+ingenuo, che a guardarlo, si metteva a ridere e
+nascondeva il viso. Non aveva altro vestito che
+una lunga e larga camicia bianca, sciolta, che
+quando camminava, gli sventolava addosso in
+una maniera ridicola, e gli dava l&#8217;aria d&#8217;una
+caricatura di cherubino. Sapeva una trentina di
+parole spagnuole, e con queste s&#8217;ingegnava di
+farsi capire, quando era costretto a parlare; ma
+col suo padrone s&#8217;esprimeva quasi sempre a
+gesti. Così a occhio gli avrei dati venticinque
+anni; ma cogli arabi è facile sbagliare. Glielo
+domandai.</p>
+
+<p>Prima si coperse il viso con una mano, poi
+meditò qualche momento e rispose:</p>
+
+<p>&mdash;<i>Cuando guerra España.... año y medio.</i> Al
+tempo della guerra colla Spagna, che fu nel
+1860, un anno e mezzo; aveva dunque diciasette
+anni.</p>
+
+<p>&mdash;Che pezzo d&#8217;uomo per la sua età! dissi
+al vice-console.</p>
+
+<p>&mdash;Immenso!&mdash;rispose.</p>
+
+<p>Il terzo personaggio fu il cuoco dell&#8217;Ambasciatore,
+che ci portò il caffè; un piemontese
+pretto, tagliato tutto d&#8217;un pezzo in un pilastro
+dei portici di piazza Castello, il quale da Torino,
+ch&#8217;egli chiamava il <i>giardino d&#8217;Italia</i>, era piovuto,
+pochi giorni prima, a Tangeri, e non
+aveva ancora ritrovato sè stesso. Il pover&#8217;uomo<span class="pagenum"><a name="Page_106" id="Page_106">[106]</a></span>
+non faceva che esclamare:&mdash;Oh che paese!
+Oh che paese!</p>
+
+<p>Gli domandai se prima di partire da Torino,
+non gliel&#8217;avevan detto che paese fosse il Marocco,
+che città fosse Tangeri. Mi rispose di
+sì. Gli avevan detto:&mdash;Badate, Tangeri non è
+Torino.&mdash;Non sarà come Torino&mdash;egli
+aveva pensato&mdash;; pazienza! Sarà come Genova,
+come Alessandria, via!&mdash;E invece
+s&#8217;era ritrovato in una città di quella fatta!
+<i>N mes ai sarvaj!</i><a name="FNanchor_1_1" id="FNanchor_1_1"></a><a href="#Footnote_1_1" class="fnanchor">[1]</a> E gli avevan messo
+ad aiutarlo due arabi che non capivano una
+parola di piemontese! <i>O mi povr&#8217;om!</i> E
+oltre a questo bisognava fare un viaggio di due
+mesi a traverso i <i>deserti dell&#8217;Egitto</i>! Egli prevedeva
+che non ne sarebbe tornato vivo.</p>
+
+<p>&mdash;Ma almeno&mdash;gli dissi&mdash;quando tornerete
+a Torino, avrete qualche cosa da raccontare.</p>
+
+<p>&mdash;Ah!&mdash;rispose con accento malinconico,
+andandosene via&mdash;che cosa si può raccontare
+d&#8217;un paese dove non si trovano due foglie d&#8217;insalata!</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Fatta colezione, l&#8217;Ambasciatore diede ordine
+di levare l&#8217;accampamento.</p>
+
+<p>Durante quella lunga operazione, alla quale<span class="pagenum"><a name="Page_107" id="Page_107">[107]</a></span>
+lavoravano poco meno di cento persone, osservai
+un tratto singolare del carattere degli
+arabi, che è la passione smaniosa del
+comando. Non c&#8217;era bisogno di nessun&#8217;indicazione,
+per riconoscere alla prima in mezzo a
+quella folla confusa il capo mulattiere, il capo
+dei facchini, il capo dei servi delle tende, il
+capo dei soldati della Legazione. Chiunque era
+investito d&#8217;un&#8217;autorità, la faceva sentire e vedere,
+a proposito e a sproposito, colla voce,
+colle mani, cogli occhi, con tutte le forze dell&#8217;anima
+e del corpo. E chi non aveva autorità,
+coglieva ogni menomo pretesto per dare un
+ordine a un eguale, per illudersi d&#8217;essere qualchecosa
+più degli altri. Il più cencioso dei servi
+pareva beato di poter assumere per un
+momento un atteggiamento imperioso. La più
+semplice operazione, come d&#8217;annodare una
+corda o di sollevare una cassa, provocava uno
+scambio di grida tonanti, di sguardi fulminei,
+di gesti da sultano sdegnato. Persino Civo, il
+modesto Civo, sultaneggiava contro due arabi
+della campagna che si permettevano di guardar
+da lontano i bauli del suo padrone.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Alle dieci della mattina, sotto un sole ardente,
+la lunga carovana cominciò a discendere lentamente
+nella pianura.</p>
+
+<p>Il console di Spagna e i suoi due compagni<span class="pagenum"><a name="Page_108" id="Page_108">[108]</a></span>
+ci avevano lasciati all&#8217;alba; non rimanevano
+più con noi altre persone estranee all&#8217;ambasciata
+che il console d&#8217;America e i suoi figliuoli.</p>
+
+<p>Dal luogo dove avevamo passato la notte,
+chiamato in arabo Ain-Dalia, che significa fontana
+di vino, per le vigne che v&#8217;erano nei
+tempi andati, dovevamo andare quel giorno a
+Had-el-Garbia, di là dalle montagne che chiudevano
+la pianura.</p>
+
+<p>Per più d&#8217;un&#8217;ora si camminò sopra un terreno
+leggermente ondulato, in mezzo a campi d&#8217;orzo
+e di miglio, per sentieri tortuosi, che formavano
+coi loro incrociamenti un gran numero
+d&#8217;isolette coperte d&#8217;erbe rigogliose e di fiori
+altissimi. Non si vedea nessuno per la campagna,
+nessuno per la strada. Solamente dopo
+una mezz&#8217;ora di cammino, incontrammo una
+lunga fila di cammelli condotta da due beduini,
+i quali passandoci accanto mormorarono il solito
+saluto:&mdash;La pace sia sulla vostra strada.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Era una pietà per me il vedere quei poveri
+servi arabi che venivano accanto a noi, a piedi,
+carichi d&#8217;ombrelli, di pastrani, di cannocchiali,
+d&#8217;album, di mille gingilli, di cui ignoravano il
+nome e l&#8217;uso; costretti a seguitare correndo il
+passo rapido delle nostre mule, soffocati dalla
+polvere, arsi dal sole, mal nutriti, mezzi nudi,
+soggetti a tutti, non possessori d&#8217;altro al<span class="pagenum"><a name="Page_109" id="Page_109">[109]</a></span>
+mondo che d&#8217;un cencio di camicia e d&#8217;un paio
+di ciabatte; venuti a piedi da Fez a Tangeri,
+per tornare a piedi da Tangeri a Fez; e poi,
+chi sa! seguitare qualche altra carovana da Fez
+a Marocco, e tirare innanzi così tutta la vita,
+senz&#8217;altro compenso che di non morire di fame
+e di poter riposare le ossa sotto una tenda!
+Pensavo, guardandoli, alla «piramide della esistenza»
+del Goethe. V&#8217;era, fra gli altri, un
+ragazzo mulatto di tredici o quattordici anni,
+bello e sveltissimo, il quale fissava sempre in
+viso ora a me ora ad altri dell&#8217;ambasciata due
+grandi occhi neri pieni di curiosità e di simpatia,
+che diceano e domandavano confusamente
+mille cose. Era un trovatello, frutto chi sa di
+che strani amori, che cominciava coll&#8217;ambasciata
+italiana la corsa faticosa, nella quale forse non
+doveva arrestarsi che per cadere nella fossa.
+Un altro, un vecchio tutt&#8217;ossa e pelle, correva col
+capo basso, cogli occhi chiusi, coi pugni stretti,
+colla rassegnazione disperata d&#8217;un dannato. Altri
+parlavano e ridevano ansando. A un tratto,
+uno spiccò la corsa, passò dinnanzi a tutti e
+disparve. Dieci minuti dopo lo trovammo seduto
+all&#8217;ombra d&#8217;un fico. Aveva fatto un mezzo
+miglio per guadagnare sulla carovana cinque
+minuti di cammino e goderseli all&#8217;ombra.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Intanto eravamo arrivati ai piedi d&#8217;una piccola<span class="pagenum"><a name="Page_110" id="Page_110">[110]</a></span>
+montagna, chiamata in arabo la Montagna Rossa
+dal colore della sua terra; ripida, rocciosa e
+ancora irta degli avanzi d&#8217;un bosco abbattuto.
+Quella salita c&#8217;era stata annunziata fin da Tangeri
+come il passo più pericoloso del viaggio.
+Mula mia,&mdash;dissi tra me&mdash;ti raccomando il
+mio contratto coll&#8217;editore;&mdash;e la spinsi su
+coll&#8217;animo preparato a un capitombolo. I sentieri
+salivano serpeggiando in mezzo a grandi
+sassi che mi parevano stati acuminati e affilati
+apposta da un mio nemico personale per
+incidermi le parti posteriori; a ogni movimento
+incerto della mula, mi sentivo scappare dalla
+testa un capitolo del mio libro futuro; due
+volte la povera bestia, piegandosi sui ginocchi,
+slanciò la mia anima sui confini d&#8217;un mondo
+migliore; ma infine riuscii a toccare sano e
+salvo la sommità, dove m&#8217;accorsi con grande
+meraviglia d&#8217;essermi lasciato indietro i compagni,
+i due pittori eccettuati, i quali m&#8217;avevano
+preceduto per osservare dall&#8217;alto l&#8217;ambasciata
+che s&#8217;avanzava.</p>
+
+<p>Lo spettacolo valeva veramente la fatica
+d&#8217;una salita forzata.</p>
+
+<p>La carovana da mezzo il fianco della montagna
+s&#8217;allungava per più d&#8217;un miglio nella pianura.
+Il primo era il gruppo dell&#8217;ambasciata,
+fra cui spiccava il cappello piumato dell&#8217;Ambasciatore
+e il turbante bianco di Mohammed<span class="pagenum"><a name="Page_111" id="Page_111">[111]</a></span>
+Ducali; e ai lati e dietro uno sciame
+di servi a piedi e a cavallo sparpagliati pittorescamente
+fra i massi e i cespugli della
+salita. Dietro a questi, venivano su a coppie,
+a gruppi, a piccole file, ravvolti nelle loro
+cappe bianche e turchine, curvi sulle loro
+selle scarlatte, i cavalieri della scorta che presentavano
+l&#8217;immagine d&#8217;una gran cavalcata di
+maschere; e dietro la scorta, la fila interminabile
+dei muli e dei cavalli, che portavan le
+tende, le casse, il mobilio, la cucina, i viveri,
+fiancheggiati da servi e da soldati, gli ultimi
+dei quali apparivano appena come una punteggiatura
+bianca e rossa nel verde della campagna.
+Non si può immaginare come questa processione
+variopinta, armata, luccicante, animava
+quella vallata solitaria, che spettacolo bizzarro
+e festoso presentava! Se in quel momento avessi
+avuto la virtù di pietrificarla in sull&#8217;atto, per
+poterla contemplare a mio comodo, non so se
+avrei resistito alla tentazione. Voltandomi per
+rimettermi in cammino, ebbi un&#8217;altra sorpresa&mdash;l&#8217;Oceano
+Atlantico&mdash;che si stendeva azzurro
+e queto come un lago a poche miglia dalla
+montagna. V&#8217;era un sol bastimento in vista,
+vicinissimo alla costa, che navigava verso lo
+stretto. Il Comandante guardò col cannocchiale:
+era un bastimento italiano. Quanto avremmo
+dato per esser visti e riconosciuti!<span class="pagenum"><a name="Page_112" id="Page_112">[112]</a></span></p>
+
+<p>Dalla Montagna Rossa si discese in un&#8217;altra
+bellissima valle, tutta coperta di fiori, che formavano
+come tanti tappeti di color lilla, roseo
+e bianco. Nessuna casa, nessuna tenda, nessuna
+creatura umana.</p>
+
+<p>L&#8217;ambasciatore decise di fare una fermata:
+scendemmo da cavallo e sedemmo all&#8217;ombra
+d&#8217;un gruppo d&#8217;alberi; il convoglio dei bagagli
+seguitò la sua strada.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Intorno a noi, a pochi passi di distanza,
+stavano seduti i servi, ciascuno tenendo in
+mano le briglie d&#8217;un cavallo o d&#8217;una mula. I
+pittori tirarono fuori i loro album per fare
+qualche schizzo. Tempo perso! Appena uno
+di quegli scamiciati si vedeva guardato, o voltava
+le spalle o si nascondeva dietro un albero
+o si tirava il cappuccio sugli occhi. Tre, l&#8217;uno
+dopo l&#8217;altro, s&#8217;alzarono e se n&#8217;andarono brontolando
+a sedere cinquanta passi più lontano,
+tirando con sè i loro quadrupedi. Non volevano
+nemmeno che fossero copiati gli animali.
+Chi non ha visto il signor Biseo in
+quei momenti, non ha mai visto in faccia la
+Stizza. Cercò di farli star fermi pregandoli,
+canzonandoli, offrendo danaro. Fiato sprecato.
+Rispondevano facendo cenno di no colla mano,
+indicando il cielo e sorridendo furbescamente<span class="pagenum"><a name="Page_113" id="Page_113">[113]</a></span>
+come per dire:&mdash;Non siamo così gonzi!&mdash;Nemmeno
+il ragazzo mulatto, nemmeno i soldati
+della Legazione, cresciuti, si può dire, in
+mezzo agli Europei, e già quasi famigliari coi
+due artisti, non vollero permettere che la loro
+immagine fosse profanata dalla matita cristiana.
+Il Corano, come tutti sanno, proibisce la rappresentazione
+della figura umana e degli animali,
+come un principio o una tentazione all&#8217;idolatria.
+Il signor Biseo fece domandare dall&#8217;interprete
+a uno dei soldati per quale ragione
+non si voleva lasciar copiare.&mdash;Perchè,&mdash;rispose,&mdash;in
+quella figura che vuol fare, il pittore
+non è capace d&#8217;infondere l&#8217;anima. A che
+scopo dunque la vorrebbe fare? Dio soltanto
+può creare degli esseri viventi, ed è un sacrilegio
+pretendere d&#8217;imitarlo.&mdash;Fu interrogato
+il ragazzo mulatto.&mdash;Fatemi il ritratto,&mdash;egli
+disse ridendo,&mdash;mentre dormo; non me ne
+importa; non ci avrò colpa io; ma mentre io
+vedo, mai al mondo.&mdash;Allora il Biseo si mise
+a fare lo schizzo d&#8217;uno che dormiva. Tutti gli
+altri, raggruppati in disparte, stavano attenti,
+guardando ora il pittore ora il dormiente coi loro
+grandi occhi stupiti. A un tratto il servo si
+svegliò, girò gli occhi intorno, capì, fece un atto di
+dispetto e s&#8217;allontanò, mormorando, fra le risa
+dei compagni che avevan l&#8217;aria di dirgli:&mdash;Te
+l&#8217;hanno fatta, via; ora sei conciato per le feste.<span class="pagenum"><a name="Page_114" id="Page_114">[114]</a></span></p>
+
+<p>Ci rimettemmo in cammino e in capo a un&#8217;ora
+circa vedemmo biancheggiare all&#8217;orizzonte le
+tende dell&#8217;accampamento.</p>
+
+<p>Un drappello di cavalieri, sbucati non so
+di dove, ci vennero incontro, di grande carriera,
+gridando e sparando i loro fucili; a
+dieci passi da noi, si fermarono; il capo
+strinse la mano all&#8217;ambasciatore; poi si unirono
+alla scorta. Erano cavalieri del luogo
+dove sorgeva il nostro accampamento, soldati
+d&#8217;una specie di <i>landwehr</i>, che forma la parte
+più numerosa dell&#8217;esercito marocchino (se il
+complesso delle forze militari del Marocco si
+può chiamare esercito), ed è composta di tutti
+gli uomini atti alle armi dai sedici ai sessantanni.
+Alcuni avevano il turbante, altri un fazzoletto
+rosso annodato intorno al capo; tutti il
+caffettano bianco.</p>
+
+<p>Quando arrivammo alla tappa, si alzavano
+le ultime tende.</p>
+
+<p>L&#8217;accampamento era posto sopra un terreno
+arido e ondulato; da una parte, lontano, si vedeva
+una catena di monti azzurri; dall&#8217;altra, una
+catena di colline verdognole. A mezzo miglio
+dalle tende c&#8217;erano due gruppi di capanne di
+stoppia, mezzo nascoste dai fichi d&#8217;India.</p>
+
+<p>Ci radunammo tutti sotto una tenda.</p>
+
+<p>Appena eravamo seduti, arrivò correndo un<span class="pagenum"><a name="Page_115" id="Page_115">[115]</a></span>
+soldato della Legazione, si piantò davanti all&#8217;Ambasciatore
+e disse con voce allegra:&mdash;La
+<i>mona</i>!</p>
+
+<p>&mdash;Venga,&mdash;rispose l&#8217;ambasciatore alzandosi.</p>
+
+<p>Tutti ci alzammo.</p>
+
+<p>Una lunga fila di arabi, accompagnati dal
+Comandante della scorta, dai soldati della Legazione
+e dai servi, attraversò l&#8217;accampamento,
+si venne a schierare davanti alla nostra tenda
+e depose ai piedi dell&#8217;Ambasciatore una gran
+quantità di carbone, d&#8217;ova, di zuccaro, di burro,
+di candele, di pani, tre dozzine di galline e
+otto montoni.</p>
+
+<p>Questo tributo era la <i>muna</i>. Oltre i gravi
+balzelli che pagano in denaro, gli abitanti della
+campagna sono obbligati a fornire a tutti i
+personaggi ufficiali, ai soldati del Sultano e
+alle ambasciate che passano, una certa quantità
+di viveri e d&#8217;altre provvigioni. Il Governo fissa
+la quantità; ma le autorità locali tassando gli
+abitanti a loro arbitrio, ne segue che la quantità
+di roba ricevuta, benchè sempre superiore
+ai bisogni, non è mai che una piccola
+parte di quella che è stata estorta un mese
+prima, o che sarà estorta forse anche un mese
+dopo il giorno della presentazione.</p>
+
+<p>Un vecchio, che doveva essere un capo di
+tribù, rivolse, per mezzo dell&#8217;interprete, qualche<span class="pagenum"><a name="Page_116" id="Page_116">[116]</a></span>
+parola ossequiosa all&#8217;Ambasciatore. Gli altri, tutti
+poveri campagnoli vestiti di cenci, guardavano
+a vicenda noi, le tende e la loro roba,&mdash;i
+frutti del loro sudore sparsi per terra,&mdash;con
+un&#8217;aria tra mesta ed attonita, che rivelava una
+profonda rassegnazione.</p>
+
+<p>Fatta rapidamente la ripartizione della roba
+fra la mensa dell&#8217;ambasciata, la scorta, i mulattieri
+e i soldati della Legazione, il signor
+Morteo, ch&#8217;era stato nominato quella stessa
+mattina Intendente generale del campo, diede
+una mancia al vecchio arabo, questo fece un
+cenno ai suoi compagni, e tutti ripresero silenziosamente
+la via delle loro capanne.</p>
+
+<p>Allora cominciò, come doveva poi accadere
+tutti i giorni, un gran battibecco fra servi, mulattieri
+e soldati per la ripartizione della <i>mona</i>.
+Era una scena amenissima. Due o tre di loro
+andavano e venivano per il campo a passi concitati,
+con un montone fra le braccia, invocando
+Allà e l&#8217;ambasciatore; altri gridavano la loro ragione
+battendo i pugni in terra; Civo faceva
+sventolare di qua e di là il suo camicione
+bianco colla profonda persuasione di esser terribile;
+i montoni belavano, le galline scappavano,
+i cani latravano. A un tratto s&#8217;alzò l&#8217;Ambasciatore
+e tutto tacque.</p>
+
+<p>Il solo che brontolò ancora qualche momento
+fu Selam.<span class="pagenum"><a name="Page_117" id="Page_117">[117]</a></span></p>
+
+<p>Selam era un gran personaggio. Veramente
+due dei soldati della Legazione portavano questo
+nome, tutti e due addetti al servizio particolare
+dell&#8217;Ambasciatore; ma come dicendo
+Napoleone, se non s&#8217;aggiunge altro, s&#8217;intende
+Napoleone primo, così fra noi, in viaggio, dicendo
+Selam intendevamo dir quello solo. Come
+l&#8217;ho sempre vivo dinanzi agli occhi! Lui,
+Mohammed lo sposo, e l&#8217;Imperatore, sono veramente
+per me le tre figure più simpatiche ch&#8217;io
+abbia viste nel Marocco. Era un giovane bello,
+forte, svelto e pieno d&#8217;ingegno. Capiva tutto a
+volo, faceva tutto in furia, camminava a salti,
+parlava a sguardi, era in moto dalla mattina alla
+sera. Per i bagagli, per le tende, per la cucina,
+per i cavalli, tutti si rivolgevano a lui; egli
+sapeva tutto e rispondeva a tutti. Parlava mediocremente
+lo spagnuolo e sapeva qualche parola
+d&#8217;italiano; ma si sarebbe fatto capir anche
+coll&#8217;arabo, tanto la sua mimica era pittoresca e
+parlante. Per indicare una collina faceva il
+gesto d&#8217;un colonnello focoso che accenni al suo
+reggimento una batteria da assalire. Per fare
+un rimprovero a un servo, gli si precipitava
+addosso come se l&#8217;avesse voluto annientare.
+Mi rammentava ogni momento Tommaso Salvini
+nelle parti d&#8217;Orosmane e d&#8217;Otello. In
+qualunque atteggiamento si mostrasse, da quando<span class="pagenum"><a name="Page_118" id="Page_118">[118]</a></span>
+versava l&#8217;acqua fredda sulla schiena all&#8217;ambasciatore
+a quando ci passava accanto di galoppo,
+inchiodato sul suo cavallo castagno, presentava
+sempre una figura bella, elegante ed ardita. I
+pittori non si stancavan mai di guardarlo. Portava
+un caffettano scarlatto e i calzoncini azzurri:
+si riconosceva alla prima da un&#8217;estremità
+all&#8217;altra della carovana. Nell&#8217;accampamento
+non si sentiva gridare che il suo nome.
+Correva di tenda in tenda, scherzava con noi,
+urlava coi servi, dava e riceveva ordini, si bisticciava,
+montava in collera, prorompeva in
+risa; quand&#8217;era in collera pareva un selvaggio,
+quando rideva pareva un bambino. In ogni
+dieci parole che dicesse, c&#8217;entrava <i>el señor ministro</i>.
+Il signor ministro, per lui, veniva subito
+dopo Allà e il suo profeta. Dieci fucili appuntati
+contro il suo petto non l&#8217;avrebbero fatto
+impallidire; un rimprovero non meritato dell&#8217;Ambasciatore
+lo faceva piangere. Aveva venticinque
+anni.</p>
+
+<p>Finito ch&#8217;ebbe di brontolare, venne vicino
+a me ad aprire una cassa. Mentre si chinava
+gli cadde il fez e gli vidi sulla testa rasa una
+larga macchia di sangue. Gli domandai che
+cos&#8217;era. Mi rispose che s&#8217;era ferito con uno
+dei grossi pani di zucchero della <i>mona</i>.&mdash;L&#8217;ho
+gettato in aria,&mdash;mi disse colla più
+gran serietà,&mdash;e l&#8217;ho ricevuto sulla testa,&mdash;Non<span class="pagenum"><a name="Page_119" id="Page_119">[119]</a></span>
+capivo: si spiegò.&mdash;Faccio così,&mdash;mi
+disse,&mdash;per fortificarmi la testa. Le prime volte
+cascavo in terra tramortito, adesso non verso più
+che qualche goccia di sangue. Verrà il tempo
+che non mi scalfirò nemmeno la pelle. Tutti
+gli arabi fanno lo stesso. Mio padre si rompeva
+sul cranio dei mattoni spessi due dita,
+com&#8217;io ci romperei un pezzo di pane. Un vero
+arabo (conchiuse con aria altera, battendosi il
+pugno sul cocuzzolo) deve avere la testa di
+ferro.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>L&#8217;accampamento, quella sera, presentava un
+aspetto assai diverso da quello del giorno innanzi.
+Ognuno aveva già preso le sue abitudini.
+I pittori avevano rizzato i loro cavalletti
+davanti alla tenda e dipingevano. Il capitano
+era andato a osservare il terreno, il vice-console
+a raccogliere insetti, l&#8217;ex-ministro di Spagna
+alla caccia delle pernici; l&#8217;ambasciatore e
+il comandante giocavano a scacchi sotto la
+tenda della mensa; i servi si saltavano l&#8217;un
+l&#8217;altro appoggiandosi le mani sulle spalle; i
+soldati della scorta discorrevano seduti in cerchio;
+degli altri chi passeggiava, chi leggeva,
+chi scriveva; sembrava che fossimo attendati
+là da un mese. Se ci fosse stata una piccola
+stamperia, mi sarebbe saltato il grillo di fondare
+un giornale.<span class="pagenum"><a name="Page_120" id="Page_120">[120]</a></span></p>
+
+<p>Il tempo era bellissimo. Si desinò colla tenda
+aperta, e per tutto il tempo del desinare, i cavalieri
+di Had-el-Garbia festeggiarono l&#8217;ambasciata
+con cariche clamorose, rischiarate da uno
+splendido tramonto di sole.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>A tavola sedeva dinanzi a me Mohammed Ducali.
+Ebbi modo per la prima volta di osservarlo
+attentamente. Era il vero tipo del ricco moro,
+molle, elegante e ossequioso; e dico ricco, perchè
+si diceva che possedesse più di trenta case a
+Tangeri, quantunque in quel tempo i suoi
+affari fossero un po&#8217; imbrogliati. Poteva avere
+una quarantina d&#8217;anni. Era alto di statura, di
+lineamenti regolari, bianco, barbuto; portava
+un piccolo turbante ravvolto in un caïc del
+più fino tessuto di Fez, che gli scendeva sopra
+un caffettano di panno amaranto ricamato;
+sorrideva per far vedere i denti, parlava spagnuolo
+con una voce femminea, guardava,
+s&#8217;atteggiava e gestiva con una languidezza da
+innamorato. In altri tempi aveva fatto il negoziante:
+era stato in Italia, in Spagna, a
+Londra, a Parigi, ed era tornato al Marocco
+con idee ed abitudini europee. Beveva
+vino, fumava sigaretti, portava calze, leggeva
+romanzi, raccontava le sue avventure amorose.
+La ragione principale che lo conduceva a Fez
+era un credito ch&#8217;egli aveva col Governo, e<span class="pagenum"><a name="Page_121" id="Page_121">[121]</a></span>
+sperava, coi buoni uffici dell&#8217;ambasciatore,
+di farsi pagare. Aveva portato con sè la sua
+tenda, i servi, le mule. I suoi occhi lasciavan
+capire che, se avesse potuto, avrebbe portato
+anche le sue donne; ma su quest&#8217;argomento
+serbava il più rigoroso silenzio. Le donne di
+cui parlava, raccontando le sue avventure, erano
+europee. L&#8217;arèm era anche per lui una cosa
+sacra. Arrischiai, con parole vaghe, una domanda:
+mi guardò, sorrise pudicamente e non
+rispose.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Dopo desinare, soddisfeci un desiderio vivissimo
+che avevo già fin prima della partenza
+da Tangeri; feci un&#8217;escursione notturna per
+l&#8217;accampamento.</p>
+
+<p>Fu uno dei più bei divertimenti ch&#8217;io abbia
+avuti nel viaggio.</p>
+
+<p>Aspettai che tutti fossero entrati nelle tende;
+mi ravvolsi in una cappa bianca del comandante
+ed uscii in cerca d&#8217;avventure.</p>
+
+<p>Il cielo era tutto stellato; le lanterne, fuor
+che quella appesa in cima all&#8217;asta della bandiera,
+erano spente; in tutto l&#8217;accampamento
+regnava un silenzio profondo.</p>
+
+<p>Adagio adagio, cercando di non inciampare
+nelle cordicelle delle tende, voltai a sinistra.</p>
+
+<p>Fatti dieci passi, un suono inaspettato mi
+ferì l&#8217;orecchio. Mi arrestai. Mi parve un suono<span class="pagenum"><a name="Page_122" id="Page_122">[122]</a></span>
+di chitarra. Veniva da una tenda chiusa, che
+non avevo mai vista, posta fra la nostra e quella
+dell&#8217;ambasciatore, una trentina di passi fuori
+del cerchio dell&#8217;accampamento. Mi avvicinai
+e tesi l&#8217;orecchio. La chitarra accompagnava un
+filo di voce dolcissima che cantava una canzone
+araba piena di malinconia. Di chi era
+quella tenda misteriosa? Che ci fosse dentro
+una donna? Feci un giro intorno. La tenda
+era chiusa da ogni parte. Mi stesi in terra per
+guardare per disotto; chinandomi, tossii; il
+canto cessò. Quasi nello stesso punto una voce
+soave, vicinissima a me, domandò:&mdash;<i>Quien
+es?</i> (Chi è?)&mdash;Allà mi protegga!&mdash;pensai&mdash;qui
+c&#8217;è una donna.&mdash;Un curioso!&mdash;risposi
+coll&#8217;inflessione più patetica della mia voce....
+Una risata mi fece eco, e una voce maschile
+disse in spagnuolo:&mdash;Bravo! venga a prendere
+una tazza di tè!&mdash;Era la voce di Mohammed
+Ducali. Oh delusione! Ma fui subito
+compensato. S&#8217;aperse una porticina e mi
+trovai sotto una bellissima tenda, rivestita d&#8217;una
+ricca stoffa a fiorami, ornata di finestrine
+ad arco, rischiarata da una lanterna moresca,
+profumata di belgiuino, degna per ogni verso
+di ospitare la più bella odalisca del Sultano.
+Accanto al Ducali, sdraiato voluttuosamente sopra
+un tappeto di Rabat, col capo appoggiato
+sopra un ricco cuscino, stava seduto un suo<span class="pagenum"><a name="Page_123" id="Page_123">[123]</a></span>
+servo, un giovane arabo d&#8217;aspetto gentile e
+pensieroso, che teneva fra le mani una chitarra.
+Era lui che cantava. Nel mezzo c&#8217;era
+un vassoio con un bel servizio da tè, da una
+parte fumava un profumiere. Spiegai al Ducali
+in che maniera fossi capitato vicino alla sua
+tenda, rise, mi offerse una tazza, mi fece sonare
+un&#8217;arietta, mi augurò buon viaggio, ed
+uscii. La tenda si richiuse e mi ritrovai nell&#8217;oscurità
+silenziosa dell&#8217;accampamento. Girai intorno
+a un&#8217;altra tenda, dove dormivano gli
+altri servi del Ducali, e mi rivolsi verso quella dell&#8217;ambasciatore.</p>
+
+<p>Davanti alla porta dormiva Selam, disteso
+sulla sua cappa turchina, colla sciabola vicino
+al capo.&mdash;Se lo sveglio, e non mi riconosce
+subito,&mdash;pensai&mdash;m&#8217;accoppa! Usiamo
+prudenza.&mdash;M&#8217;avvicinai in punta di piedi e
+misi il capo dentro la tenda. La tenda era divisa
+in due parti da una ricca cortina: di qua
+serviva di sala da ricevimento, e v&#8217;era un tavolino
+con tappeto, carta, calamaio, e alcune
+poltrone dorate; di là dormivano l&#8217;ambasciatore
+e il suo amico ex-ministro di Spagna.
+Pensai di lasciare il biglietto di visita sul tavolino.
+M&#8217;avvicinai. Un maledetto grugnito mi
+arrestò. Era Diana, la cagna dell&#8217;ambasciatore.
+Quasi nello stesso punto la voce del padrone
+domandò:&mdash;Chi è?<span class="pagenum"><a name="Page_124" id="Page_124">[124]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Un sicario! mormorai.</p>
+
+<p>Riconobbe subito la mia voce.</p>
+
+<p>&mdash;Ferisca&mdash;, rispose.</p>
+
+<p>Gli spiegai il motivo della mia visita;&mdash;ne
+rise di cuore, e stringendomi la mano al buio,
+mi augurò buona fortuna.</p>
+
+<p>Uscendo inciampai in qualcosa che m&#8217;insospettì:
+accesi un fiammifero: era una tartaruga.
+Guardai intorno e vidi a due passi da me un
+rospo enorme, che pareva che mi guardasse.
+Ebbi per un momento la tentazione di rinunziare
+all&#8217;impresa; ma la curiosità vinse il ribrezzo
+e tirai innanzi.</p>
+
+<p>Arrivai davanti alla tenda dell&#8217;Intendente.
+Mentre mi chinavo per origliare, una figura
+alta e bianca si alzò fra me e la porta, e disse
+con accento sepolcrale:&mdash;Dorme.&mdash;Detti indietro
+come all&#8217;apparizione d&#8217;un fantasma. Ma
+subito mi rincorai. Era un arabo, servo del
+Morteo da molti anni, che parlava un po&#8217; italiano,
+e che, malgrado la mia cappa bianca, m&#8217;aveva
+riconosciuto a primo aspetto. Come Selam, egli
+riposava davanti alla tenda del suo padrone,
+colla sciabola al fianco. Gli diedi la buona notte
+e continuai la mia strada.</p>
+
+<p>Nella tenda vicina, c&#8217;erano il medico e il dracomanno
+Salomone. Un acuto odore di medicinali
+l&#8217;annunziava a dieci passi all&#8217;intorno. V&#8217;era il
+lume acceso. Il dracomanno dormiva; il medico,<span class="pagenum"><a name="Page_125" id="Page_125">[125]</a></span>
+seduto al tavolino, leggeva. Questo medico, giovane,
+colto, d&#8217;aspetto e di maniere signorili,
+aveva una particolarità assai curiosa. Nato in
+Algeri di famiglia francese, vissuto molti anni
+in Italia, e marito d&#8217;una spagnuola, non solo
+parlava con uguale facilità le lingue dei tre
+paesi; ma ritraeva egualmente del carattere dei
+tre popoli, sentiva tre equivalenti amori di patria,
+era insomma un latino uno e trino, che
+si sarebbe trovato a casa sua così a Roma,
+come a Madrid, come a Parigi. Oltre a questo
+era dotato d&#8217;un senso comico finissimo; tanto
+che senza parlare, senza lasciarsi scorgere, con
+uno sguardo furtivo, con un leggerissimo movimento
+delle labbra, rilevava il lato ridicolo
+d&#8217;una persona o d&#8217;una cosa in modo da far
+scoppiare delle risa. Appena mi vide, indovinò
+la ragione dalla mia presenza, mi offerse un
+sorso di liquore, e alzando il bicchierino disse
+sottovoce:&mdash;Al felice successo della spedizione!&mdash;Coll&#8217;aiuto
+d&#8217;Allà!&mdash;risposi, e lo
+lasciai alla sua lettura.</p>
+
+<p>Passai davanti alla gran tenda della mensa:
+era deserta. Voltai a sinistra, uscii dal cerchio
+dell&#8217;accampamento, passai in mezzo a due lunghe
+file di cavalli addormentati, e mi trovai
+in mezzo alle tende della scorta. Tesi l&#8217;orecchio:
+sentii il respiro dei soldati che dormivano.
+Davanti alle tende erano sparpagliati<span class="pagenum"><a name="Page_126" id="Page_126">[126]</a></span>
+fucili, sciabole, selle, ciarpe, pugnali, caic e la
+bandiera di Maometto, come sopra il campo
+d&#8217;una mischia. Guardai la campagna: non si
+vedeva nessuno. Appena apparivano come due
+macchie nere ed informi i due gruppi di capanne.</p>
+
+<p>Tornai indietro, passai in mezzo alla tenda
+del Console d&#8217;America e a quella dei suoi
+servi, tutt&#8217;e due chiuse e silenziose; attraversai
+il piccolo spazio di terreno dov&#8217;era piantata la
+cucina, e superata una barricata di botti, di tegami,
+di pentole, di brocche, arrivai alla piccola
+tenda del cuoco.</p>
+
+<p>Con lui dormivano là sotto i due arabi, che
+gli facevan da sguatteri.</p>
+
+<p>Misi la testa dentro:&mdash;era buio. Chiamai
+il cuoco per nome:&mdash;<i>Gioanin!</i></p>
+
+<p>Il poveretto, afflitto dalla mala riuscita d&#8217;una
+frittura, e forse anche inquieto per la vicinanza
+dei due «selvaggi», non dormiva.</p>
+
+<p>&mdash;<i>A l&#8217;è chiel?</i> (È lei?) domandò.</p>
+
+<p>&mdash;Son io.</p>
+
+<p>Tardò qualche momento a rispondere e poi,
+voltandosi sul letto, esclamò sospirando:&mdash;<i>Ah!
+che pais!</i></p>
+
+<p>&mdash;Coraggio,&mdash;dissi&mdash;, pensate che fra
+dieci giorni sarete dinanzi alle mura della
+grande città di Fez.</p>
+
+<p>Rispose qualche cosa in confuso di cui<span class="pagenum"><a name="Page_127" id="Page_127">[127]</a></span>
+non afferrai altro che la parola <i>Moncalieri</i>;
+dopo di che rispettai il suo dolore, e tirai innanzi.</p>
+
+<p>Nella tenda accanto v&#8217;erano i due marinai: il
+Ranni, ordinanza del comandante, e Luigi, calafato
+a bordo del <i>Dora</i>, napoletano, un <a name="tn127" id="tn127"></a><ins class="correction" title="originale: gïovanetto">giovanetto</ins>
+gentile, sveglio, operoso, che in due giorni
+s&#8217;era cattivata la simpatia di tutti. Avevano il
+lume acceso e mangiavano. Tendendo l&#8217;orecchio,
+colsi qualche parola del loro dialogo.
+Era assai curioso. Luigi domandava a chi
+fossero destinati gli schizzi a matita che facevano
+i due pittori sui loro album.&mdash;Oh bella!&mdash;rispose
+il Ranni&mdash;al Re, si capisce.&mdash;Così
+senza colori?&mdash;domandò l&#8217;altro.&mdash;Eh no:
+tornati che saranno in Italia, prima ci metteranno
+i colori e poi li manderanno.&mdash;Chi sa
+quanto glieli pagano!&mdash;Eh molto, si sa. Magari
+uno scudo il foglio. Un re non bada ai
+denari.&mdash;Temendo d&#8217;essere scoperto e sospettato
+di spionaggio, rinunziai, mio malgrado, a
+sentire il seguito, e mi allontanai in punta
+di piedi.</p>
+
+<p>Uscii un&#8217;altra volta dall&#8217;accampamento e girai
+per qualche minuto in mezzo a lunghe file di
+cavalli e di mule, fra le quali riconobbi, con
+una dolce emozione, la mia bianca compagna
+di viaggio, che pareva assorta in profondi pensieri.
+Uscito di là, mi trovai davanti alla tenda<span class="pagenum"><a name="Page_128" id="Page_128">[128]</a></span>
+del signor Vincent, francese, domiciliato a Tangeri,
+uno di quei personaggi misteriosi che han
+girato tutto il mondo, parlano tutte le lingue e
+fanno di tutti i mestieri: cuoco, negoziante,
+cacciatore, interprete, scopritore d&#8217;iscrizioni
+antiche; aggregatosi con tenda e cavallo all&#8217;ambasciata
+italiana in qualità di alto direttore
+delle cucine, per andare a vendere al governo
+di Fez delle uniformi francesi comprate in Algeri.
+Guardai dentro per uno spiraglio. Era seduto
+sopra un baule in atto meditabondo, con
+una grossa pipa in bocca, al chiarore d&#8217;un moccoletto
+confitto in una bottiglia. Che strana figura!
+Mi richiamò alla mente quei vecchi
+alchimisti dei pittori olandesi, che meditano
+in fondo alla loro officina, col viso illuminato
+dal foco dei lambicchi. Curvo, secco, ossoso,
+pareva che ogni peripezia della sua vita fosse
+rappresentata da una ruga del suo viso e da un
+angolo del suo corpo. Chi sa a che pensava!
+Chi sa che diavolìo di memorie, di viaggi avventurosi,
+di bizzarri incontri, di pazze imprese,
+di strani personaggi, gli turbinava nel capo!&mdash;Forse
+anche, invece che a tutto questo, pensava
+al prezzo d&#8217;un paio di calzoni da <i>turcos</i> o alla
+sua scarsa provvigione di tabacco.&mdash;Nel punto
+che stavo per dirigergli la parola, spense il
+lume con un soffio e disparve nell&#8217;oscurità come
+un mago.<span class="pagenum"><a name="Page_129" id="Page_129">[129]</a></span></p>
+
+<p>A pochi passi di là, c&#8217;era la tenda del comandante
+della scorta; un po&#8217; più oltre quella
+del suo primo ufficiale; e più lontano quella
+del capo dei cavalieri d&#8217;Had-el-Garbia.</p>
+
+<p>Queste due erano chiuse; la prima era aperta
+e vuota.</p>
+
+<p>Nell&#8217;atto che ci guardavo dentro, sentii alle
+mie spalle un passo furtivo, e quasi nello stesso
+punto una mano di ferro mi afferrò per un
+braccio. Mi voltai: mi vidi in faccia il generale
+mulatto.</p>
+
+<p>Appena mi vide, ritirò la mano, dando in
+una risata, e disse in tuono di scusa:&mdash;<i>Salamu
+alikum, salamu alikum!</i>&mdash;(La pace sia con
+voi! la pace sia con voi!)</p>
+
+<p>M&#8217;aveva preso per un ladro.</p>
+
+<p>Gli strinsi la mano in segno di riconoscenza
+e mi rimisi in cammino.</p>
+
+<p>Fatti pochi passi, mi parve di vedere a una
+certa distanza dalle tende un uomo incappato,
+seduto in terra, col fucile in mano. Mi venne
+in mente che fosse una sentinella. Guardai intorno,
+e vidi infatti che a una cinquantina di
+passi da quella, ve n&#8217;era un&#8217;altra, e poi una
+terza: una catena di sentinelle tutt&#8217;intorno all&#8217;accampamento.
+Seppi poi che quella vigilanza
+non era fatta per timore dell&#8217;assalto d&#8217;una
+banda d&#8217;assassini; ma per guardare le tende
+dai ladri della campagna, abilissimi in quel<span class="pagenum"><a name="Page_130" id="Page_130">[130]</a></span>
+genere di furti, esercitati come sono a depredare
+le tribù arabe attendate.</p>
+
+<p>Fortunatamente la mia franca andatura non
+insospettì alcuna sentinella, e potei finire la
+mia escursione.</p>
+
+<p>Passai accanto a Malek e a Saladino, i due
+cavalli focosi dell&#8217;Ambasciatore, inciampai in
+qualche altra tartaruga e mi fermai davanti alle
+tende dei servi a piedi. Erano coricati sopra
+un po&#8217; di paglia, senza coperte, l&#8217;uno a traverso
+l&#8217;altro; ma dormivan tutti d&#8217;un sonno
+così profondo, che non si sentiva un alito, e
+parevano morti ammucchiati. Il ragazzo dai
+grandi occhi neri, per la buona ragione ch&#8217;era
+il più piccolo, avea mezzo il corpo fuori della
+tenda, e poco mancò che non gli mettessi i
+piedi sul capo. Mi fece compassione; volli che
+la mattina seguente, svegliandosi, avesse un
+conforto; e misi una moneta nella mano che
+riposava sull&#8217;erba, colla palma aperta, come
+per chiedere l&#8217;elemosina ai genii della notte.</p>
+
+<p>Un mormorìo di voci allegre, che veniva
+da una tenda vicina, mi distrasse di là. M&#8217;avvicinai.
+Era la tenda dei soldati e dei servi
+dell&#8217;Ambasciata. Pareva che mangiassero e
+bevessero. Sentii l&#8217;odore del fumo del kif.
+Riconobbi la voce del secondo Selam, di Abd-el-Rhaman,
+di Alì, di Hamet, di Mammù, di
+Civo. Era un&#8217;orgietta araba in piena regola.<span class="pagenum"><a name="Page_131" id="Page_131">[131]</a></span>
+E avevan ben diritto di darsi un po&#8217; di spasso,
+poveri giovani, dopo aver faticato tutto il giorno
+a piedi, a cavallo, alle tende, alle mense, chiamati
+da cento parti, in cento lingue, per cento
+servizi! Per questo non volli turbare la loro
+allegrezza e m&#8217;allontanai cautamente.</p>
+
+<p>Fino a quel momento la mia escursione era
+riuscita a meraviglia; ma era destino che non
+finisse senza un triste accidente.</p>
+
+<p>Non m&#8217;ero allontanato di venti passi dalla
+tenda dei soldati, quando sentii due mani vigorose
+serrarsi intorno al mio collo e una voce
+soffocata dall&#8217;ira urlarmi una minaccia nell&#8217;orecchio.
+Mi divincolai, mi voltai indietro...</p>
+
+<p>Chi era?</p>
+
+<p>Era l&#8217;autore della <i>Cacciata del duca d&#8217;Atene</i>,
+il mio buon amico Ussi, ravvolto come un fantasma
+nella sua lunga <i>abbaia</i> bianca, portata
+dall&#8217;Egitto, il quale era uscito pochi momenti
+prima dalla sua tenda per fare, in direzione
+contraria, lo stesso mio giro, e m&#8217;aveva colto
+alle spalle.</p>
+
+<p>Allora appunto ero arrivato davanti alla
+tenda dei pittori che chiudeva il cerchio dell&#8217;accampamento;
+il mio viaggio notturno era
+compiuto, e mi rimbucai nella mia casetta di
+tela.<span class="pagenum"><a name="Page_132" id="Page_132">[132]</a></span></p>
+
+<div class="footnotes">
+<h3>NOTE:</h3>
+<div class="footnote">
+<p><a name="Footnote_1_1" id="Footnote_1_1"></a><a href="#FNanchor_1_1"><span class="label">[1]</span></a> In mezzo ai selvaggi.</p>
+</div></div>
+
+<hr />
+<h2><a name="TLETA_DE_REISSANA" id="TLETA_DE_REISSANA"></a>TLETA DE REISSANA</h2>
+
+
+<p>La mattina seguente si partì prima del levar
+del sole con una nebbia umida e fitta che
+metteva freddo nelle ossa e ci nascondeva gli
+uni agli altri. I cavalieri della scorta avevano
+il cappuccio sul capo e i fucili fasciati; tutti
+noi eravamo ravvolti nei pastrani e nei mantelli;
+ci pareva d&#8217;essere in autunno, in mezzo
+a una pianura dei Paesi Bassi. Dietro a me non
+vedevo distintamente che il turbante bianco e
+la cappa turchina del Caid; tutti gli altri erano
+ombre confuse che si perdevano nell&#8217;aria grigia.
+Il sonno e il tempo uggioso mantenevano
+il silenzio. Andavamo per un terreno ineguale,
+coperto di palme nane, di lentischi, di ginestre,
+di pruni, di finocchio selvatico, raggruppandoci
+e sparpagliandoci di continuo secondo gli incrociamenti
+e le biforcature infinite dei sentieri.<span class="pagenum"><a name="Page_133" id="Page_133">[133]</a></span>
+Il sole, apparendo sull&#8217;orizzonte, indorò per
+qualche minuto le nostre guancie sinistre; e
+poi si rinascose. La nebbia però diradò in maniera
+da lasciarci vedere la campagna. Era una
+successione di vallette verdi, nelle quali si
+scendeva e si risaliva quasi senz&#8217;accorgersene,
+tanto erano dolci i pendii. Le alture eran coperte
+di aloé e d&#8217;olivi selvatici. L&#8217;olivo, che
+in quel paese cresce prodigiosamente, è lasciato
+allo stato selvatico quasi da per tutto, e gli
+abitanti fanno lume e si alimentano col frutto
+dell&#8217;<i>argan</i>. Di mano in mano che ci affacciavamo
+a una valle, cercavamo cogli occhi un
+villaggio, un gruppo di capanne, qualche tenda.
+Non si vedeva nulla. Ci pareva di viaggiare
+alla ventura per una terra vergine. Di valle
+in valle, di solitudine in solitudine, dopo tre
+ore circa di cammino, arrivammo finalmente
+in un punto dove gli alberi più fitti, i sentieri
+più larghi e qualche armento sparpagliato per
+la campagna, annunciavano la vicinanza d&#8217;un
+luogo abitato. Uno dopo l&#8217;altro alcuni cavalieri
+della scorta spronarono il cavallo, ci passarono
+innanzi di galoppo e scomparvero dietro un&#8217;altura;
+altri si slanciarono di carriera a traverso
+la campagna in direzioni diverse; i rimanenti
+si disposero in ordine. In capo a pochi
+minuti ci trovammo davanti all&#8217;imboccatura
+d&#8217;una gola formata da alcune piccole colline,<span class="pagenum"><a name="Page_134" id="Page_134">[134]</a></span>
+sulle quali s&#8217;alzava qualche capannuccia di
+stoppia. Alcuni arabi cenciosi, uomini e donne,
+ci guardavano curiosamente di dietro alle
+siepi. Entrammo nella gola; in quel momento
+apparve il sole. A un certo punto la gola faceva
+un gomito quasi ad angolo retto. Svoltammo...,
+e ci trovammo davanti a uno spettacolo
+stupendo.</p>
+
+<p>Trecento cavalieri, vestiti di mille colori,
+sparpagliati in un grandioso disordine, ci venivan
+incontro a briglia sciolta coi fucili nel
+pugno, come se si slanciassero all&#8217;assalto d&#8217;un
+reggimento.</p>
+
+<p>Era la scorta della provincia di Laracce,
+preceduta dal governatore e dai suoi ufficiali,
+che veniva a dare il cambio alla scorta di
+Had-el-Garbia, la quale doveva lasciarci sul confine
+della provincia di Tangeri, dove appunto
+eravamo arrivati.</p>
+
+<p>Il Governatore di Laracce, un vecchio prestante
+con gran barba bianca, arrestò con un
+cenno i suoi cavalieri, strinse la mano all&#8217;ambasciatore
+e poi, voltatosi un&#8217;altra volta
+verso quella turba fremente d&#8217;impazienza, fece
+un gesto vigoroso come per dire:&mdash;Scatenatevi!&mdash;</p>
+
+<p>Allora cominciò uno dei più splendidi <i>lab el
+barode</i> (giuochi colla polvere) che noi potessimo
+desiderare.<span class="pagenum"><a name="Page_135" id="Page_135">[135]</a></span></p>
+
+<p>Si slanciavano alla carica a due, a dieci insieme,
+a uno a uno, in fondo alla valle, sulle
+colline, davanti e ai fianchi della carovana,
+nella direzione del nostro cammino e in direzione
+contraria, sparando e urlando senza posa.
+In pochi minuti la valle fu piena di fumo e
+d&#8217;odor di polvere come un campo di battaglia.
+Da ogni parte turbinavano cavalli, lampeggiavano
+fucili, sventolavano caic, svolazzavano
+cappe, ondeggiavano caffettani rossi, gialli, verdi,
+azzurri, ranciati; scintillavano sciabole e pugnali.
+Ci passavano accanto ad uno ad uno, come fantasmi
+alati, vecchi, giovanetti, uomini di forme
+colossali, figure strane e terribili, ritti sulle
+staffe, colla testa alta, coi capelli al vento, col
+fucile disteso; e ognuno, sparando, lanciava
+un grido selvaggio che gl&#8217;interpreti ci traducevano.&mdash;Guai
+a te!&mdash;Madre mia!&mdash;In
+nome di Dio!&mdash;T&#8217;uccido!&mdash;Sei morto!&mdash;Son
+vendicato!&mdash;Altri dedicavano il loro
+colpo a qualcuno.&mdash;Al mio padrone!&mdash;Al
+mio cavallo!&mdash;Ai miei morti!&mdash;Alla mia
+amante!&mdash;Sparavano in alto, in terra, indietro,
+chinandosi e rovesciandosi come se fossero
+legati alle selle. Ad alcuni cadeva in terra il
+caic o il turbante; tornavano indietro di carriera,
+e lo raccoglievano, passando, colla punta
+del fucile. Parecchi roteavano l&#8217;arma al di sopra
+del capo, la buttavano in aria e la riafferravano<span class="pagenum"><a name="Page_136" id="Page_136">[136]</a></span>
+con una mano. Eran gesti convulsi,
+atteggiamenti temerari, urli e sguardi di
+gente inebbriata che rischiasse la vita con una
+gioia furiosa. Molti slanciavano il cavallo come
+se si volessero uccidere; volavano, sparivano
+e non tornavano che lungo tempo dopo colla
+faccia stravolta e pallida di chi ha visto in
+faccia la morte. I più dei cavalli grondavano
+sangue dal ventre; i cavalieri avevano i
+piedi, le staffe, l&#8217;estremità delle cappe macchiate
+di sangue. Alcune figure, in quella moltitudine,
+mi rimasero impresse fin dal primo
+momento. Fra gli altri un giovane con una testa
+ciclopica, un par di spalle smisurate ed un
+ventre enorme, che portava un caffettano color
+di rosa, e gettava delle grida che parevan
+ruggiti d&#8217;un leone ferito;&mdash;un ragazzo d&#8217;una
+quindicina d&#8217;anni, bello, scapigliato, tutto bianco,
+che mi passò tre volte dinanzi, gridando:&mdash;Dio
+mio! Dio mio!&mdash;; un vecchio lungo ed
+ossuto, un viso di malaugurio, che volava cogli
+occhi socchiusi e un sorriso satanico sulle
+labbra, come se portasse in groppa la peste;&mdash;un
+nero, tutt&#8217;occhi e tutto denti, con una mostruosa
+cicatrice a traverso la fronte, che passava
+dibattendosi furiosamente sopra la sella,
+come per liberarsi dalla stretta d&#8217;una mano invisibile.
+Facendo questo, accompagnavano tutti
+la marcia della carovana, salivano e scendevano<span class="pagenum"><a name="Page_137" id="Page_137">[137]</a></span>
+dalle alture, si raggruppavano, si disperdevano,
+formavano e disfacevano rapidamente ogni
+sorta di combinazioni di colori, che abbagliavan
+gli occhi come lo sventolìo di una miriade di
+bandiere. Tutta questa gente, questo movimento
+vertiginoso, questo strepito, scoppiato inaspettatamente,
+all&#8217;apparire del sole, in quella gola angusta
+dove lo spettacolo si presentava tutto
+insieme allo sguardo come dentro a un anfiteatro,
+ci colpì d&#8217;un tale stupore che per un
+pezzo nessuno aprì bocca, e le prime parole
+furono poi un&#8217;esclamazione unanime e calorosa:&mdash;È
+bello! È bello! È bello!</p>
+
+<p>A poca distanza dall&#8217;uscita della gola l&#8217;Ambasciatore
+si fermò, e tutti scendemmo a terra
+per riposarci all&#8217;ombra d&#8217;un gruppo d&#8217;olivi.</p>
+
+<p>La scorta della provincia di Laracce continuò
+le sue cariche e i suoi fuochi davanti
+a noi.</p>
+
+<p>Il convoglio dei bagagli seguitò la sua strada
+verso il luogo fissato per l&#8217;accampamento.</p>
+
+<p>Eravamo arrivati alla <i>Cuba</i> di Sidi-Liamani.</p>
+
+<p>Nel Marocco si chiama <i>Cuba</i>, che significa
+cupola, una piccola cappella quadrata, coperta
+d&#8217;una cupola semisferica, nella quale è seppellito
+un santo. Queste <i>Cube</i>, frequentissime particolarmente
+nel mezzogiorno dell&#8217;Impero, poste
+la maggior parte in luoghi eminenti presso<span class="pagenum"><a name="Page_138" id="Page_138">[138]</a></span>
+una sorgente e una palma, e visibili, per la
+loro nivea bianchezza, a grande distanza, servono
+di guida ai viaggiatori, vengon visitate
+dai fedeli e sono per lo più custodite da
+un discendente del Santo, erede della santità,
+il quale abita una casuccia vicina alla tomba
+e vive dell&#8217;elemosina dei pellegrini. La
+<i>Cuba</i> di Sidi-Lamani era posta sopra una piccola
+altura, a pochi passi da noi. Alcuni arabi
+della campagna stavan seduti dinanzi alla porta.
+Dietro a loro spuntava la testa del vecchio decrepito&mdash;il
+Santo&mdash;che ci guardava con
+una stupida meraviglia.</p>
+
+<p>In pochi minuti divamparono i fuochi della
+cucina, e di lì a poco si fece colezione.</p>
+
+<p>Una scatola di sardine, vuota, buttata via dal
+cuoco, fu raccolta dagli arabi, portata dinanzi
+alla porta della <i>Cuba</i> e fatta oggetto d&#8217;un
+lungo esame e di conversazioni animate.</p>
+
+<p>Finito il <i>lab el barode</i>, quasi tutti i cavalieri
+della scorta, scesi a terra, si sparpagliarono
+per la piccola valle, parte per far pascolare
+i cavalli, parte per riposare. Alcuni, rimasti
+in sella, stettero di vedetta sulle alture.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>In quel frattempo, passeggiando col capitano,
+osservai per la prima volta, colla scorta delle
+sue indicazioni, i cavalli marocchini. Sono tutti
+di piccola statura, tanto che tornato in Europa,<span class="pagenum"><a name="Page_139" id="Page_139">[139]</a></span>
+coll&#8217;occhio abituato alle loro forme, i cavalli
+europei, anche di statura mezzana, mi
+parvero, sulle prime, enormi. Hanno l&#8217;occhio
+vivo, la fronte un po&#8217; schiacciata, le narici molto
+aperte, le ossa zigomatiche molto sporgenti, la
+testa quasi tutti bellissima; lo stinco e la tibia
+un po&#8217; curvi, ciò che dà loro una particolare
+elasticità di movimenti; la groppa manchevole,
+fuggente, per così dire, di sotto alla sella, il
+che li rende più abili al galoppo che al trotto;
+e non mi ricordo infatti d&#8217;aver mai visto andar
+di trotto un cavaliere marocchino. Visti
+quando riposano e quando vanno di passo,
+anco i più belli, non danno nell&#8217;occhio; slanciati
+alla corsa, si trasfigurano e riescon superbi
+animali. Benchè si nutriscano assai meno
+dei nostri e siano bardati assai più pesantemente,
+reggono alla fatica più dei nostri. Anche
+il modo di cavalcare è diverso. Le staffe
+sono tenute molto alte; il cavaliere sta sulla
+sella colle gambe piegate quasi ad angolo
+retto, tiene le redini lunghe e dirige il cavallo
+con movimenti larghissimi. La sella ha quei due
+rilievi, chiamati da noi con termine tecnico
+il pomo e la paletta, altissimi, che toccano il
+petto e la schiena del cavaliere, e lo ritengono
+in maniera da rendergli molto difficile la caduta.
+La maggior parte dei cavalieri, calzati
+di piccoli stivali di cuoio giallo senza talloni,<span class="pagenum"><a name="Page_140" id="Page_140">[140]</a></span>
+non portano sproni e pungono il cavallo colla
+staffa; gli altri hanno per sproni due piccoli
+ferri acuminati, della forma d&#8217;un pugnale, fissati
+al calcagno con un cerchietto metallico e
+una catenella. Si dicono cose ammirabili del
+grande amore che nutre l&#8217;arabo per il cavallo,
+l&#8217;animale prediletto del profeta; si dice che lo
+considera come un essere sacro; che ogni mattina,
+al levar del sole, gli mette la mano destra
+sulla testa, mormorando: <i>bismillah!</i> (nel nome di
+Dio!) e si bacia poi la mano, che crede santificata
+da quel contatto; che gli prodiga ogni sorta di
+cure e di carezze. E saran cose vere. Ma questo
+suo grande amore, per quello ch&#8217;io vidi, non
+gl&#8217;impedisce di lacerargli i fianchi senza bisogno,
+di lasciarlo esposto al sole quando potrebbe
+ripararlo all&#8217;ombra, di condurlo a bere,
+a un&#8217;ora di cammino, colle zampe legate, di
+esporlo dieci volte al giorno, per puro spasso,
+a spezzarsi le gambe, e infine di trascurare la
+bardatura in maniera che il più diligente di
+loro, messo in un reggimento di cavalleria europea,
+passerebbe sei mesi dell&#8217;anno in prigione.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Il caldo essendo forte, si stette parecchie
+ore all&#8217;ombra; ma a nessuno riuscì di dormire,
+per cagione degli insetti. Erano le prime avvisaglie
+d&#8217;una guerra tremenda che doveva durare,<span class="pagenum"><a name="Page_141" id="Page_141">[141]</a></span>
+inferocendo di giorno in giorno, fino alla fine
+del viaggio. Appena sdraiati in terra, eravamo
+assaliti, punti, solleticati da cento parti, come
+se ci fossimo buttati sopra un letto di ortiche.
+Non erano che bruchi, ragni, formiconi, tafani,
+cavallette; ma grossi, petulanti e ostinati
+in una maniera inaudita. Il Comandante, che
+per rallegrare la brigata aveva preso il partito
+di esagerare favolosamente i pericoli, e lo faceva
+con un garbo ammirabile, ci assicurava
+che quelli erano animalini microscopici appetto
+agli insettacci che avremmo trovati avvicinandoci
+a Fez e innoltrandoci nell&#8217;estate; e che
+di noi non sarebbe tornato in Italia che qualche
+resto riconoscibile a stento dai parenti
+più stretti e dagli amici più intimi. Il cuoco
+udendo quelle parole, fece un sorriso forzato e
+diventò pensieroso. Vicino a noi c&#8217;era una tela
+di ragno smisurata, distesa sopra alcuni cespugli,
+come un lenzuolo messo ad asciugare. Mi
+pare ancor di sentire il comandante esclamare:&mdash;Ma
+in questo paese tutto è gigantesco, formidabile,
+miracoloso!&mdash;Ed osservava con ragione
+che il ragno che aveva fatto quella tela
+doveva essere almeno grosso quanto un cavallo.
+Ma non riuscimmo a scoprirlo. I soli che dormissero
+erano gli arabi, coricati la maggior
+parte al sole, con una processione di bestiaccie addosso.
+I due pittori disegnavano, tormentati da<span class="pagenum"><a name="Page_142" id="Page_142">[142]</a></span>
+un nuvolo di mosche feroci, che strappavano
+all&#8217;Ussi, a due a tre per volta, tutta la ricchissima
+litania dei sacrati fiorentini</p>
+
+<div class="poem" style="width: 14em;"><div class="stanza">
+<span class="i0">Novi, arditi, da far testo di lingua.<br /></span>
+</div></div>
+
+<p>Scemato un po&#8217; il caldo, la scorta di Had-el-Garbìa,
+il Console d&#8217;America e il Vicegovernatore
+di Tangeri, venuto là per dare l&#8217;ultima
+volta il buon viaggio all&#8217;Ambasciatore, si congedarono;
+e noi ci rimettemmo in cammino,
+seguiti dai trecento cavalieri della provincia di
+Laracce.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Vaste pianure ondulate, coperte qui di grano,
+là d&#8217;orzo, più oltre di stoppia gialla, altrove
+d&#8217;erba e di fiori; qualche tenda nerastra e qualche
+tomba di santo; di tratto in tratto una
+palma; di miglio in miglio tre o quattro cavalieri
+che si riunivano alla scorta; una solitudine
+immensa, un sereno purissimo, un sole
+abbagliante: sono gli appunti che trovo nel mio
+quaderno intorno alla seconda marcia del cinque
+maggio.</p>
+
+<p>Dopo tre ore di cammino arrivammo a Tleta
+de Reissana dov&#8217;era l&#8217;accampamento.</p>
+
+<p>Le tende erano piantate, come al solito, in
+circolo, in una conca angusta e profonda, coperta
+d&#8217;erbe e di fiori altissimi che quasi c&#8217;impedivano<span class="pagenum"><a name="Page_143" id="Page_143">[143]</a></span>
+il passo. Pareva di essere dentro a una
+grande aiuola di giardino. I letti e i bauli sotto
+le tende, erano quasi nascosti in mezzo alle
+margheritine, ai rosolacci, alle primavere, ai
+ranuncoli, a ombrellifere d&#8217;ogni grandezza e
+d&#8217;ogni colore. Accanto alla tenda dei pittori s&#8217;alzavano
+due aloé enormi con tutti i rami fioriti.</p>
+
+<p>Poco dopo il nostro arrivo, giunse da Laracce,
+per visitare l&#8217;Ambasciatore, l&#8217;agente consolare
+d&#8217;Italia, il signor Guagnino, vecchio negoziante
+genovese, che vive da quarant&#8217;anni
+sulla costa dell&#8217;Atlantico, conservando gelosamente
+puro l&#8217;accento della lingua di Balilla; e
+verso sera venne, non so di dove, un arabo
+della campagna per consultare il medico dell&#8217;ambasciata.</p>
+
+<p>Era un povero vecchio curvo e zoppicante;
+un soldato della Legazione lo condusse dinanzi
+alla tenda del signor Miguerez.</p>
+
+<p>Il signor Miguerez, che parla l&#8217;arabo, lo interrogò,
+e conosciuto il suo male, si mise a
+frugare nella farmacia portatile per cercare
+non so che medicinale. Non trovandolo, mandò
+a chiamare Mohamed Ducali, gli fece scrivere
+in arabo, sopra un foglietto di carta, una ricetta
+colla quale il malato avrebbe potuto, tornando
+in mezzo ai suoi, farsi fare quello che
+gli occorreva. Era un medicinale di cui gli
+arabi fanno grande uso.<span class="pagenum"><a name="Page_144" id="Page_144">[144]</a></span></p>
+
+<p>Mentre il Ducali scriveva, il vecchio mormorava
+una preghiera.</p>
+
+<p>Scritta che fu la ricetta, il medico la porse
+al malato.</p>
+
+<p>Questo, senza dargli tempo di dire una parola,
+afferrò il foglio e se lo ficcò in bocca con
+tutt&#8217;e due le mani. Il medico gridò:&mdash;No! no!
+Sputa! Sputa!&mdash;Fu inutile. Il povero vecchio
+masticò la carta coll&#8217;avidità d&#8217;un affamato, la mandò
+giù, ringraziò il dottore e si mosse per andarsene.
+Ci volle del buono e del bello a persuaderlo
+che la virtù della medicina non consisteva
+nella carta, e a fargli prendere un&#8217;altra ricetta.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Questo fatto non può destare meraviglia in
+chi sappia che cos&#8217;è la medicina nel Marocco.
+La medicina v&#8217;è esercitata quasi unicamente
+dai ciarlatani, dai negromanti e dai santi. Qualche
+sugo d&#8217;erba, il salasso, la salsapariglia per
+il morbo celtico, la carne secca di serpente
+o di camaleonte per le febbri intermittenti, il
+ferro rovente per le ferite, certi versetti del
+Corano scritti in fondo ai recipienti dei medicinali
+o sopra un pezzetto di carta che il malato
+porta appeso al collo, sono i rimedi
+principali. Lo studio dell&#8217;anatomia essendo
+vietato dalla religione, è facile immaginare a
+che cosa si riduca la chirurgia. Basterà dire
+che i chirurghi strappano le tonsille colle dita<span class="pagenum"><a name="Page_145" id="Page_145">[145]</a></span>
+e tentano l&#8217;estrazione della pietra con un rasoio
+o col primo gancio di ferro che si trovano
+ad aver fra le mani. L&#8217;amputazione è aborrita.
+I pochi arabi assistiti da medici europei muoiono
+fra atrocissimi spasimi piuttosto di subire
+il taglio che salverebbe loro la vita. Ne
+segue che sebbene siano frequentissimi i casi
+di perdita d&#8217;un membro, specialmente per lo
+scoppio dei fucili, non si vedono nel Marocco
+che pochissimi mutilati; e i più di quei pochissimi
+sono disgraziati ai quali il carnefice tagliò le
+mani con un coltellaccio, e il catrame bollente, in
+cui, secondo l&#8217;uso, tuffarono i moncherini, arrestò
+l&#8217;emorragia. I loro rimedi violenti, però, e
+specialmente il ferro rovente, ottengono qualche
+volta degli effetti ammirabili; e si applicano
+questi rimedi brutalmente, temerariamente,
+senz&#8217;aiuti. Ma o per poca sensibilità nervosa o per
+la vigoria dell&#8217;animo indurito dalla fede fatalista,
+resistono con una forza prodigiosa ai più
+tremendi dolori. Si metton le ventose con vasi
+di terra e tanto fuoco da arrostirsi la schiena;
+si piantano il pugnale negli apostemi, alla cieca,
+a rischio di rompersi le arterie; si fanno scorrere
+una brace accesa sopra un braccio piagato,
+con mano ferma, cacciando col soffio il
+fumo delle carni, senza lasciarsi sfuggire un lamento.
+Le malattie più frequenti son le febbri,<span class="pagenum"><a name="Page_146" id="Page_146">[146]</a></span>
+le oftalmie, la tigna, l&#8217;elefantiasi, l&#8217;idropisia:
+ma la più comune è la sifilide, trasmessa di
+generazione in generazione, alterata, che si produce
+in forme strane ed orrende, di cui tribù
+intere sono infette e migliaia di sventurati muoiono;
+e ne morirebbero assai più se non fosse
+la sobrietà estrema di nutrimento a cui la maggior
+parte son costretti dalla miseria e dal
+clima. Medici europei non ce ne sono che
+nelle città della costa; nella stessa Fez non v&#8217;è
+altro che qualche ciarlatano rinnegato, fuggito
+d&#8217;Algeria o dai presidii spagnoli. Quando l&#8217;Imperatore
+o un ministro o un ricco Moro s&#8217;ammala,
+manda <a name="tn146" id="tn146"></a><ins class="correction" title="originale: e chiamare">a chiamare</ins> un medico europeo in una
+città della costa. Ma non mandano che quando
+son ridotti agli estremi, trascurano per anni ed
+anni le malattie, e il più delle volte il medico
+non arriva che per assistere alla morte. Nei
+medici europei hanno gran fede; la vista dei
+medicinali, delle preparazioni chimiche, degli
+strumenti chirurgici dà loro un concetto immenso
+del potere della scienza; se ne ripromettono
+prodigi; pigliano le prime medicine
+e seguono le prime prescrizioni colla docilità e
+l&#8217;allegrezza di gente sicura d&#8217;una guarigione immediata.
+Ma se la guarigione non è immediata,
+perdono ogni fede, interrompono la cura e ricorrono
+ai ciarlatani. Una cosa, sopra tutte, domandano
+vecchi e giovani, ricchi e poveri, ai medici<span class="pagenum"><a name="Page_147" id="Page_147">[147]</a></span>
+europei, ed è ciò che l&#8217;imperatore Eliogabalo
+domandava ai suoi cuochi. E&#8217; quando lo domandano?
+Quando quotidianamente non possono
+più varcare le soglie del paradiso di Maometto
+più di tante volte quanti sono i precetti
+fondamentali dell&#8217;Islam! A questo punto si
+tengon già decaduti! Onde ognuno può capire
+quanto sia generalmente precoce la decadenza
+vera, e a che abbominevoli pervertimenti siano
+trascinati i più dal furore delle passioni.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>La sera passò senz&#8217;avvenimenti notevoli,
+fuorchè la scoperta ch&#8217;io feci d&#8217;uno scorpionaccio
+nero sopra il cuscino del mio letto,
+nel momento che stavo per coricarmi. Fu
+però un terrore passeggiero, poichè avvicinandomi
+a poco a poco col lume, lessi sul
+dorso dell&#8217;animale l&#8217;iscrizione rassicurante:&mdash;<i>Cesare
+Biseo fece addì 5 maggio 1875.</i></p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>La mattina all&#8217;alba partimmo alla volta della
+città d&#8217;Alkazar.</p>
+
+<p>Il tempo era scuro. I colori pomposi dei trecento
+soldati della scorta pigliavano un vigore
+meraviglioso dal grigio del cielo e dal verde
+cupo della campagna. Lo stesso Hamed Ben
+Kasen Buhamei, fermo sopra un rialto di terreno
+vicino all&#8217;accampamento, pareva che guardasse<span class="pagenum"><a name="Page_148" id="Page_148">[148]</a></span>
+con compiacenza quei bei cavalieri che
+gli passavano dinanzi a grossi drappelli, silenziosi,
+gravi, cogli occhi fissi all&#8217;orizzonte, come
+avanguardie d&#8217;un esercito la mattina d&#8217;una giornata
+di battaglia. Per un buon tratto, camminammo
+in mezzo ad olivi e <a name="tn148" id="tn148"></a><ins class="correction" title="originale: cepugli">cespugli</ins> altissimi;
+poi entrammo in una vasta pianura tutta coperta
+di fiori gialli e violetti, dove la scorta si
+sparpagliò per fare il <i>lab el barode</i>. Lo spettacolo
+in quel luogo aperto, sopra quel tappeto di fiori,
+sotto quel cielo minaccioso era così stranamente
+bello, che l&#8217;Ambasciatore si fermò più volte, e
+fece fermare tutto il suo seguito, per contemplarlo.
+Non posso credere che quella gente abbia
+un&#8217;arte segreta di raggrupparsi e di disordinarsi;
+ma quella mattina me ne venne il sospetto.
+Avrei detto che tutti i loro movimenti e tutte
+le loro combinazioni di colori, erano stati concertati
+da un coreografo. In mezzo a quel tal
+gruppo di cavalieri dalle cappe turchine, s&#8217;andava
+sempre a ficcare, come se ce l&#8217;avessero
+mandato, un cavaliere colla cappa bianca. In
+mezzo a un gruppo di caffettani bianchi, cascava
+sempre a proposito, come la pennellata
+d&#8217;un artista, un caffettano color di rosa. I colori
+armonici si cercavano, s&#8217;univano, amoreggiavano
+insieme per la durata d&#8217;una carica, e
+si separavano per formare altre armonie. Eran
+trecento e parevano un esercito; si vedevano<span class="pagenum"><a name="Page_149" id="Page_149">[149]</a></span>
+da tutte le parti; ci svolazzavano intorno come
+uno sciame di uccelli; ci assordavano, ci abbagliavano,
+c&#8217;innamoravano, facevano disperare i
+pittori.&mdash;Canaglia!&mdash;diceva l&#8217;Ussi&mdash;se
+v&#8217;avessi nelle unghie a Firenze!<span class="pagenum"><a name="Page_150" id="Page_150">[150]</a></span></p>
+
+
+
+<hr />
+<h2><a name="ALKAZAR-EL-KIBIR" id="ALKAZAR-EL-KIBIR"></a>ALKAZAR-EL-KIBIR</h2>
+
+
+<p>A un certo punto l&#8217;Ambasciatore fece un cenno
+al Caid, la scorta si fermò, e noi, accompagnati
+da alcuni soldati, andammo poco lontano di là
+a visitare le rovine d&#8217;un ponte. Arrivati sulla
+sponda, ci fermammo: del ponte non rimanevano
+che pochi ruderi sulla sponda opposta.
+Si stette qualche minuto guardando alternatamente
+quei ruderi e la campagna, ciascuno
+assorto nei suoi pensieri. E il luogo era degno
+veramente di quella testimonianza muta di rispetto.
+Duecentonovantasette anni prima, il
+giorno quattro d&#8217;agosto, sopra quei campi fioriti
+tuonavano cinquanta cannoni e turbinavano
+quarantamila cavalli sotto il comando d&#8217;uno
+dei più grandi capitani dell&#8217;Africa, e d&#8217;uno
+dei più giovani, più avventurosi e più sventurati
+monarchi d&#8217;Europa. Per le sponde di quel<span class="pagenum"><a name="Page_151" id="Page_151">[151]</a></span>
+fiume fuggivano alla rinfusa, rotolavano nel
+sangue, domandavano grazia, si precipitavano
+nelle acque per sfuggire alle scimitarre implacabili
+degli arabi, dei berberi e dei turchi, il fiore
+della nobiltà portoghese, cortigiani, vescovi,
+soldati spagnuoli e soldati di Guglielmo d&#8217;Orange,
+avventurieri italiani, tedeschi e francesi;
+e la cavalleria musulmana calpestava sei mila cadaveri
+di cristiani. Eravamo sul terreno di quella
+memorabile battaglia d&#8217;Alkazar, che costernò
+l&#8217;Europa e fece risonare un grido di gioia da
+Fez a Costantinopoli. Quel fiume era il Mkhacem.
+Su quel ponte passava, al tempo della
+battaglia, la strada d&#8217;Alkazar. In vicinanza del
+ponte era l&#8217;accampamento di Mulei Moluk, sultano
+del Marocco. Mulei Moluk veniva da Alkazar,
+il re di Portogallo veniva da Arzilla.
+La battaglia fu combattuta sulle rive di quel
+fiume, nella pianura che ci si stendeva dintorno.
+Quante immagini ci si affollavano! Ma fuorchè
+le rovine del ponte, non v&#8217;era una pietra,
+un segno che ricordasse qualcosa. Da che parte
+aveva fatto le sue prime cariche vittoriose la
+cavalleria del duca di Riveiro? Dove aveva
+combattuto Mulei-Amed, il fratello del Sultano,
+il futuro conquistatore del Sudan, capitano
+sospetto di codardia la mattina, re vittorioso
+la sera? In qual punto del fiume s&#8217;era annegato
+Mohamed il nero, fratricida scoronato,<span class="pagenum"><a name="Page_152" id="Page_152">[152]</a></span>
+provocatore della guerra? In qual angolo del
+campo il re Sebastiano aveva ricevuto il colpo
+di fucile e i due fendenti di scimitarra, che
+uccidevano con lui l&#8217;indipendenza del Portogallo
+e le ultime speranze del Camoens? E dov&#8217;era
+la lettiga del Sultano Moluk, quand&#8217;egli spirò
+in mezzo ai suoi ufficiali mettendosi il dito
+sulla bocca? Mentre stavamo, su questi pensieri,
+la scorta ci guardava di lontano, immobile in
+mezzo a quella pianura famosa, come un manipolo
+di cavalieri di Mulei-Hamed risuscitati
+da terra al rumore del nostro passaggio. Eppure
+non uno forse di quei soldati sapeva che
+quello era il campo della battaglia dei tre Re,
+gloria dei loro padri; e quando ci mettemmo
+in cammino con loro, guardavano ancora qua e
+là con occhio curioso, come per cercare se in quell&#8217;erbe
+e in quei fiori ci fosse qualcosa di strano
+che spiegasse la nostra fermata.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Si passò il Mkhacem e l&#8217;Uarrur,&mdash;due piccoli
+affluenti del Kus, o Lukkos, il <i>Lixos</i> degli
+antichi, che dalle montagne del Rif, dove nasce,
+si va a gettare nell&#8217;Atlantico a Laracce;&mdash;e
+si continuò a camminare verso Alkazar
+a traverso a una serie di colline aride, non
+incontrando che di mezz&#8217;ora in mezz&#8217;ora qualche
+arabo e qualche cammello.</p>
+
+<p>Finalmente, pensavamo strada facendo, s&#8217;arriverà<span class="pagenum"><a name="Page_153" id="Page_153">[153]</a></span>
+a una città! Eran tre giorni che non vedevamo
+una casa e sentivamo tutti il desiderio
+di uscire per un giorno dalla monotonia della
+solitudine. Oltre a ciò Alkazar era la prima
+città dell&#8217;interno a cui giungevamo. Sapevamo
+d&#8217;essere aspettati. La curiosità era viva. La
+scorta si ordinava, via via che ci avvicinavamo.
+Noi stessi, quasi senza accorgercene,
+ci trovammo schierati in due linee come un
+drappello di cavalleria, l&#8217;Ambasciatore dinanzi,
+gl&#8217;interpreti ai lati.</p>
+
+<p>Il tempo s&#8217;era rasserenato, e un&#8217;impaziente
+allegrezza animava tutta la carovana.</p>
+
+<p>Dopo quattr&#8217;ore di cammino, all&#8217;improvviso,
+dall&#8217;alto d&#8217;una collina, vedemmo giù nella pianura
+in mezzo a una cintura di giardini, la
+città d&#8217;Alkazar coronata di torri, di minareti
+e di palme, e nello stesso punto ci ferì l&#8217;orecchio
+uno strepito di fucilate e il suono d&#8217;una
+musica infernale.</p>
+
+<p>Era il governatore della città che ci veniva
+incontro coi suoi ufficiali, un drappello di soldati
+a piedi, e una banda.</p>
+
+<p>Dopo pochi minuti c&#8217;incontrammo.</p>
+
+<p>Ah! chi non ha visto la banda d&#8217;Alkazar,
+quei dieci sonatori di piffero e di corno, vecchi
+di cent&#8217;anni e ragazzi di dieci, tutti a cavallo
+ad asinelli grossi come cani, cenciosi,
+mezzi nudi, con quelle teste rase, con quegli<span class="pagenum"><a name="Page_154" id="Page_154">[154]</a></span>
+atteggiamenti di satiri, con quelle faccie di
+mummie, non ha visto, credo, lo spettacolo
+più lagrimevolmente comico che si possa dare
+sotto la volta del cielo.</p>
+
+<p>Mentre il vecchio Governatore dava il benvenuto,
+al ministro, i soldati tiravano fucilate
+in aria, e la banda continuava a sonare.</p>
+
+<p>Ci avanzammo fino a un mezzo miglio dalla
+città, in un campo arido, dove si dovevano
+piantare le tende.</p>
+
+<p>La banda ci accompagnò suonando.</p>
+
+<p>Fu rizzata la tenda della mensa, sotto la quale
+ci riparammo, mentre i cavalieri della scorta
+facevano le solite cariche.</p>
+
+<p>La banda, schierata davanti alla tenda, continuava
+a sonare con ferocia crescente.</p>
+
+<p>Un gesto supplichevole dell&#8217;Ambasciatore
+li fece tacere.</p>
+
+<p>Allora assistemmo a una scena assai curiosa.</p>
+
+<p>Quasi nello stesso punto si presentarono concitatamente
+all&#8217;Ambasciatore, uno a destra e
+l&#8217;altro a sinistra, un nero ed un arabo. Il nero
+vestito signorilmente, col turbante bianco e col
+caffettano celeste, gli depose ai piedi un vaso
+di latte, una cesta di aranci e un piatto di cuscussù;
+l&#8217;arabo, d&#8217;aspetto povero, vestito della
+sola cappa, gli mise dinanzi un montone. Compiuto
+quest&#8217;atto, si scambiarono uno sguardo
+fulmineo.<span class="pagenum"><a name="Page_155" id="Page_155">[155]</a></span></p>
+
+<p>Erano due nemici mortali.</p>
+
+<p>L&#8217;Ambasciatore, che li conosceva e li aspettava,
+chiamò l&#8217;interprete, sedette e cominciò
+l&#8217;interrogatorio.</p>
+
+<p>Erano venuti a chiedere un giudizio.</p>
+
+<p>Il nero era una specie di fattore del vecchio
+gran sceriffo Bacali, uno dei più potenti personaggi
+della corte di Fez, proprietario di molte
+terre nei dintorni d&#8217;Alkazar. L&#8217;arabo era un
+uomo della campagna. La loro lite durava da
+un pezzo. Il nero, forte della protezione del
+suo padrone, aveva fatto più volte incarcerare
+e multare l&#8217;arabo accusandolo, e sostenendo
+l&#8217;accusa con molte testimonianze, d&#8217;avergli rubato
+cavalli, bestie bovine, derrate. L&#8217;arabo,
+che si diceva innocente, non trovando nessuno
+che osasse pigliar le sue difese contro il suo
+persecutore, un bel giorno aveva abbandonato
+il suo villaggio, era andato a Tangeri, aveva
+chiesto quale fosse l&#8217;Ambasciatore più generoso
+e più giusto, e inteso nominare l&#8217;Ambasciatore
+d&#8217;Italia, era andato a sgozzare un agnello davanti
+alla porta della Legazione, chiedendo in
+questa forma sacra a cui non si può opporre
+un rifiuto, protezione e giustizia. L&#8217;Ambasciatore
+l&#8217;aveva esaudito, s&#8217;era intromesso per
+mezzo dell&#8217;agente di Laracce, s&#8217;era rivolto
+alle autorità della città d&#8217;Alkazar; ma per la
+lontananza sua, per gl&#8217;intrighi del nero, per la<span class="pagenum"><a name="Page_156" id="Page_156">[156]</a></span>
+fiacchezza delle Autorità, il povero arabo era
+rimasto nelle stesse peste di prima; fatto anzi
+vittima di nuove accuse e di nuove persecuzioni.
+Ora la presenza dell&#8217;Ambasciatore <a name="tn156" id="tn156"></a><ins class="correction" title="originale: dovera">doveva</ins> sciogliere
+il nodo.</p>
+
+<p>Tutti e due furono ammessi a dire le proprie
+ragioni: gl&#8217;interpreti traducevano rapidamente.</p>
+
+<p>Nulla si può immaginare di più drammatico
+del contrasto che presentavano le figure e il
+linguaggio di quei due personaggi. L&#8217;arabo, un
+uomo sui trent&#8217;anni, infermiccio, d&#8217;aspetto triste,
+parlava con una foga irresistibile, tremando,
+fremendo, invocando Iddio, battendo i pugni
+in terra, coprendosi il viso colle mani in atto
+di disperazione, fulminando il suo nemico con
+sguardi che nessuna parola può esprimere. Diceva
+che aveva corrotto i testimoni, che aveva
+intimidite le autorità, che lo aveva fatto imprigionare
+per estorcergli dei denari, che come
+lui aveva fatto cacciare in prigione molti altri
+per poter violare le loro donne, che aveva
+giurato la sua morte, ch&#8217;era il flagello del paese,
+un maledetto da Dio, un infame, e così dicendo
+mostrava sulle braccia e sulle gambe nude le
+traccie dei ferri della prigione, e l&#8217;angoscia gli
+strozzava la voce. Il nero, una figura di cui
+ogni tratto confermava una di quelle accuse,
+ascoltava senza guardare, rispondeva senz&#8217;alterarsi,<span class="pagenum"><a name="Page_157" id="Page_157">[157]</a></span>
+sorrideva impercettibilmente colla punta
+delle labbra, immobile, impassibile, sinistro come
+una statua della Perfidia.</p>
+
+<p>La discussione durava da un pezzo, e pareva
+che non dovesse più finire, quando l&#8217;Ambasciatore
+la troncò con una risoluzione che fu accettata
+di buon grado dalle due parti. Chiamò Selam,
+che comparve sull&#8217;istante coi suoi grandi
+occhi neri spalancati, e gli ordinò di saltare a cavallo
+e andare di galoppo al villaggio dell&#8217;arabo,
+distante un&#8217;ora e mezzo da Alkazar, a chiedere
+informazioni agli abitanti intorno alle persone
+ed ai fatti. Il nero pensava:&mdash;Hanno paura
+di me: o mi sosterranno o non diran nulla.&mdash;L&#8217;arabo
+pensava invece, e con più ragione, che
+interrogati da un soldato d&#8217;un&#8217;Ambasciata, avrebbero
+avuto maggior coraggio di dire la verità.</p>
+
+<p>Selam partì come una freccia; i due contendenti
+s&#8217;allontanarono, e non li rividi più.
+Seppi poi che gli abitanti del villaggio avevan
+tutti testimoniato in favore dell&#8217;arabo e a
+carico del nero, il quale, per sollecitazione dell&#8217;Ambasciatore,
+fu condannato a restituire alla
+sua vittima tutto il denaro che le aveva estorto.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>In quel frattempo i servi e i soldati avevano
+piantato tutte le tende, i soliti infelici avevano
+portato la solita <i>muna</i> e qualche gruppo d&#8217;abitanti<span class="pagenum"><a name="Page_158" id="Page_158">[158]</a></span>
+della città s&#8217;erano avvicinati all&#8217;accampamento.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Appena scemato un po&#8217; il caldo, ci dirigemmo
+tutti insieme verso la città, a piedi, preceduti,
+fiancheggiati e seguiti da gente armata.</p>
+
+<p>Vediamo di lontano, passando, un edifizio
+singolare, posto fra l&#8217;accampamento e la città,
+tutto archi e cupolette, fra cui è chiuso un
+cortile che ha l&#8217;aspetto d&#8217;un cimitero. Ci dicono
+che è una di quelle <i>zauia</i>, ora decadute,
+che quando fioriva la civiltà dei Mori, contenevano
+una biblioteca, una scuola di lettere e
+di scienze, un ospedale per i poveri, un albergo
+per i viaggiatori, oltre alla moschea e alla cappella
+sepolcrale; e appartenevano, e appartengono
+ancora la maggior parte, agli ordini religiosi.&mdash;Ci
+avviciniamo alla porta della città.&mdash;La
+città è circondata di vecchie mura merlate; vicino
+alla porta per cui entriamo, s&#8217;alzano alcune
+tombe di santo sormontate da cupole verdi.
+Entrando, sentiamo uno strepito in alto: guardiamo
+in su. Son grandi cicogne, ritte sui
+tetti delle case, che battono il becco rumorosamente,
+come per avvertire gli abitanti del
+nostro arrivo. Infiliamo una strada: alcune
+donne si rifugiano in casa, i bambini fuggono.
+Le case son piccole, senza intonaco, senza finestre,
+divise da vicoletti oscuri e immondi.<span class="pagenum"><a name="Page_159" id="Page_159">[159]</a></span>
+Le strade paiono letti di torrenti. In alcuni
+angoli ci sono carcami interi di asini e di cani.
+Camminiamo sul letame in mezzo a pietroni
+e a buche profonde, saltellando e inciampando.
+Gli abitanti cominciano ad affollarsi sui
+nostri passi, guardandoci con grande stupore. I
+soldati ci fanno largo a pugni e a colpi di
+calcio di fucile con uno zelo che l&#8217;Ambasciatore
+è costretto a frenare. Una turba di gente
+ci precede e ci segue. Quando uno di noi si
+volta indietro bruscamente, tutti si fermano,
+qualcuno scappa, altri si nascondono. Di tratto
+in tratto una donna ci chiude la porta in faccia
+e un bimbo getta un grido di spavento. Le
+donne paiono fagotti di panni sudici; i più
+dei bimbi sono tutti nudi; i ragazzi di dieci o
+dodici anni non hanno che la camicia stretta
+da una corda intorno alla vita. A poco a poco
+la gente che ci accompagna piglia un po&#8217; più
+d&#8217;ardimento. Ci guardano con particolare curiosità
+gli stivali e i calzoni. Alcuni ragazzi si
+arrischiano a toccarci le falde del vestito. Però
+l&#8217;espressione generale dei volti non è benevola.
+Una donna, fuggendo, slancia alcune parole
+all&#8217;Ambasciatore. L&#8217;interprete traduce:&mdash;Dio
+confonda la tua razza!&mdash;Un giovanetto
+grida:&mdash;Dio ci accordi una buona giornata di
+vittoria sopra costoro!&mdash;Arriviamo in una
+piazzetta, montuosa e rocciosa dove appena si<span class="pagenum"><a name="Page_160" id="Page_160">[160]</a></span>
+può camminare. Passiamo dinanzi a una schiera
+di orribili vecchie quasi completamente nude,
+sedute in terra, con qualche fuscello e qualche
+pane dinanzi, che aspettano compratori. C&#8217;innoltriamo
+per altre strade. Ogni cento passi c&#8217;è una
+gran porta arcata che si chiude la notte. Le
+case sono per tutto nude, screpolate, lugubri.
+Entriamo in un bazar coperto da un tetto di
+canne e di rami d&#8217;albero che cascano da ogni
+parte. Le botteghe paiono nicchie; i bottegai,
+statue di cera; le merci, robuccia da ragazzi
+messa in mostra per burla. In ogni angolo
+si vede gente accovacciata, sonnolenta, attonita,
+triste; bambini tignosi; vecchie che non
+han più forma umana. Par di girare per i corridoi
+d&#8217;uno spedale. L&#8217;aria è pregna d&#8217;odori
+aromatici. Non si sente una voce. La folla ci
+accompagna silenziosamente come una turba di
+spettri. Usciamo dal bazar. Incontriamo dei
+mori a cavallo, dei cammelli carichi, una megera
+che mostra il pugno all&#8217;Ambasciatore, un
+vecchio santo incoronato d&#8217;alloro, che ci ride
+in faccia. A un certo punto cominciano a spesseggiarci
+intorno certi uomini vestiti di nero,
+capelluti, col capo coperto d&#8217;un fazzoletto turchino;
+i quali ci salutano umilmente e ci guardano
+sorridendo. Uno di essi, un vecchio cerimonioso,
+si presenta all&#8217;Ambasciatore e lo invita
+a visitare il <i>Mellà</i>, il quartiere degli ebrei,<span class="pagenum"><a name="Page_161" id="Page_161">[161]</a></span>
+chiamato dagli arabi con quel nome oltraggioso
+che significa terra salata o maledetta.
+L&#8217;Ambasciatore accetta. Passiamo sotto una
+porta a volta, c&#8217;innoltriamo per un labirinto di
+vicoletti più miserabili, più luridi, più fetenti di
+quei della città araba, in mezzo a case che paion
+tane, a traverso piazzettine che paion
+stalle, dalle quali si vedono dei cortili che paion
+fogne; e da ogni parte di questo immondezzaio
+s&#8217;affacciano donne e ragazze bellissime,
+che ci sorridono e mormorano:&mdash;<i>Buenos dias!
+Buenos dias!</i> In alcuni punti siamo costretti a
+turarci il naso e a camminare in punta di piedi.
+L&#8217;ambasciatore è indignato.&mdash;Come mai,&mdash;dice
+al vecchio ebreo,&mdash;potete vivere in questo
+sudiciume?&mdash;È l&#8217;usanza del paese,&mdash;quegli
+risponde.&mdash;L&#8217;usanza del paese! <a name="tn161" id="tn161"></a><ins class="correction" title="originale: Vergogogna!">Vergogna!</ins>
+E voi chiedete la protezione delle Legazioni,
+parlate di civiltà, chiamate i mori selvaggi!
+Voi che vivete peggio di loro, e avete
+la sfrontatezza di compiacervene!&mdash;L&#8217;ebreo
+abbassa il capo sorridendo come per dire:&mdash;Che
+strane idee!&mdash;Usciamo dal Mellà, la
+folla torna a circondarci. Il viceconsole fa una
+carezza a un bambino: molti fanno segno di
+meraviglia; si alza un mormorio favorevole;
+i soldati sono costretti a disperdere la ragazzaglia
+che accorre da ogni parte. Prendiamo a
+passo affrettato una strada deserta, la gente a<span class="pagenum"><a name="Page_162" id="Page_162">[162]</a></span>
+poco a poco rimane indietro, arriviamo fuori
+delle mura in una strada fiancheggiata da fichi
+d&#8217;India enormi e da palme altissime, tiriamo
+un gran respiro, siam soli!</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Tale è la città d&#8217;Alkazar, chiamata generalmente
+Alkazar-el-Kebir, che significa «il grande
+palazzo.» La tradizione dice che fu fondata nel
+secolo duodecimo da quell&#8217;Abù-Yussuf Yacub-el-Mansur,
+della dinastia degli Almoadi, che
+vinse la battaglia d&#8217;Alarcos contro Alonzo IX
+di Castiglia, e fece innalzare la famosa torre
+della <i>Giralda</i> in Siviglia. Si racconta che una
+sera, cacciando, si smarrì; che un pescatore l&#8217;ospitò
+nella sua capanna, e che il califfo, riconoscente,
+gli fece costrurre nel luogo stesso
+un gran palazzo e parecchie case; intorno
+alle quali sorse a poco a poco la città. Fu un
+tempo una città popolosa e fiorente; ora è
+abitata da cinque mila al più tra mori ed ebrei,
+e poverissima, benchè ritragga qualche vantaggio
+dall&#8217;esser posta sulla strada delle carovane
+che vanno dal nord al sud dell&#8217;Impero.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Ripassando vicino alla porta per cui eravamo
+entrati, vedemmo un ragazzo arabo di circa dodici
+anni che camminava stentatamente colle
+gambe aperte e rigide, dondolandosi in una maniera
+bizzarra. Altri ragazzi lo seguivano. Ci<span class="pagenum"><a name="Page_163" id="Page_163">[163]</a></span>
+fermammo; venne verso di noi. Quando ci fu dinanzi,
+vedemmo che aveva una grossa spranga
+di ferro, lunga un par di palmi, fissata alle
+gambe con due anelli posti sopra la noce del
+piede.</p>
+
+<p>Era un ragazzo macilento, sudicio e di fisonomia
+sgradevole. L&#8217;ambasciatore lo interrogò
+per mezzo dell&#8217;interprete.</p>
+
+<p>&mdash;Chi ti ha messo quel ferro?</p>
+
+<p>&mdash;Mio padre,&mdash;rispose arditamente il ragazzo.</p>
+
+<p>&mdash;Per che motivo?</p>
+
+<p>&mdash;Perchè non imparo a leggere.</p>
+
+<p>Stentavamo a credere; ma un arabo della
+città, là presente, confermò la risposta.</p>
+
+<p>&mdash;E l&#8217;hai da quanto tempo?</p>
+
+<p>&mdash;Da tre anni, rispose sorridendo amaramente.</p>
+
+<p>Pensammo tutti che fosse una bugia. Ma l&#8217;arabo
+confermò la cosa aggiungendo che il ragazzo
+dormiva pure col ferro e che tutti in Alkazar lo
+conoscevano.</p>
+
+<p>Allora l&#8217;Ambasciatore, mosso a compassione,
+gli fece un discorsetto, esortandolo a studiare,
+a togliersi quella vergogna, a non disonorare in
+quel modo la sua famiglia; e quando l&#8217;interprete
+ebbe finito di tradurre, gli fece domandare se
+aveva qualcosa da rispondere.</p>
+
+<p>&mdash;Ho da rispondere,&mdash;rispose il ragazzo,<span class="pagenum"><a name="Page_164" id="Page_164">[164]</a></span>&mdash;che
+porterò il ferro per tutta la vita, ma
+che non imparerò a leggere mai, e che son
+risoluto a farmi uccidere, piuttosto che a imparare.</p>
+
+<p>L&#8217;Ambasciatore lo guardò fisso; egli sostenne
+lo sguardo imperterrito.</p>
+
+<p>&mdash;Signori,&mdash;disse allora l&#8217;Ambasciatore
+rivolgendosi a noi,&mdash;la nostra missione è finita.</p>
+
+<p>Noi tornammo all&#8217;accampamento e il ragazzo
+rientrò in città col suo strumento di tortura.</p>
+
+<p>&mdash;Fra qualche anno,&mdash;disse un soldato
+della scorta,&mdash;sopra una porta d&#8217;Alkazar si
+vedrà spenzolare quella testa.<span class="pagenum"><a name="Page_165" id="Page_165">[165]</a></span></p>
+
+
+
+<hr />
+<h2><a name="BEN-AUDA" id="BEN-AUDA"></a>BEN-AUDA</h2>
+
+
+<p>La mattina seguente, al levar del sole, guadammo
+il fiume Kus, sulla destra del quale è
+posta la città d&#8217;Alkazar, e ci avanzammo di
+nuovo per una campagna fiorita, ondulata, solitaria,
+di cui non si vedevano i confini. La
+scorta s&#8217;era sparpagliata sopra un vasto spazio,
+in un gran numero di drappelli, che parevano
+altrettanti piccoli cortei di sultani. I
+pittori galoppavano di qua e di là coll&#8217;album
+e la matita in mano, a schizzar cavalli e cavalieri.
+Gli altri dell&#8217;ambasciata parlavano dell&#8217;invasione
+dei Goti, di commercio, di scorpioni,
+di filosofia, ascoltati avidamente dal gruppo dei
+servi a cavallo che ci venivano dietro. Civo
+prestava una particolare attenzione ai discorsi
+di filosofia. Hamed, invece, era tutto attento al
+signor Pacxot, suo padrone, che raccontava una<span class="pagenum"><a name="Page_166" id="Page_166">[166]</a></span>
+caccia al cinghiale nella quale egli aveva rischiato
+la vita. Questo Hamed era, dopo Selam,
+il personaggio più notevole di tutta la
+<a name="tn166" id="tn166"></a><ins class="correction" title="originale: cotegoria">categoria</ins> dei soldati, servi e palafrenieri. Era
+un arabo sui trent&#8217;anni, altissimo di statura,
+bruno, muscoloso, forte come un toro; ed aveva
+per contro un viso sbarbato, due occhi dolcissimi,
+un sorriso, una vocina, una grazia in
+tutti i movimenti, che facevano col suo corpo
+possente un contrasto singolarissimo. Portava
+un gran turbante bianco, una giacchettina azzurra
+e i calzoni alla zuava; parlava spagnuolo,
+sapeva far di tutto, piaceva a tutti, a segno che
+Selam, persino il glorioso Selam, n&#8217;era un
+tantino geloso. Gli altri pure, chi più chi meno,
+eran giovani belli, svegli e pieni di ossequiosa
+sollecitudine; tanto che quando un di noi, strada
+facendo, si voltava indietro, incontrava sempre
+tutti i loro occhioni che gli domandavano se gli
+occorresse qualcosa.&mdash;Peccato,&mdash;dicevo tra
+me,&mdash;che non ci assalti una banda di ladri,
+per poter vedere tutti questi lestofanti alla prova!</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Dopo due ore di cammino cominciammo a
+incontrar qualcheduno. Il primo fu un nero
+a cavallo, il quale teneva in mano quel piccolo
+bastone segnato d&#8217;iscrizioni arabe, chiamato
+nella lingua del paese <i>herrez</i>, che i religiosi
+danno ai viaggiatori per preservarli dai ladri e<span class="pagenum"><a name="Page_167" id="Page_167">[167]</a></span>
+dalle malattie. Poi alcune vecchie cenciose, che
+portavano sulle spalle grossi fastelli di legna.
+Oh potenza del fanatismo! Curve com&#8217;erano,
+stanche, sfiatate, ebbero ancora la forza, passandoci
+accanto, di scagliarci una maledizione.
+Una mormorò:&mdash;Dio maledica quest&#8217;infedeli!&mdash;L&#8217;altra
+disse:&mdash;Dio ci salvi dagli
+spiriti maligni!&mdash;Dopo un&#8217;altr&#8217;ora di solitudine
+incontrammo un corriere a piedi; un
+povero arabo macilento, che portava le lettere
+in una borsa-di cuoio, appesa a tracolla. Giunto
+davanti a noi si fermò per dire che veniva da
+Fez e che andava a Tangeri. L&#8217;Ambasciatore
+gli diede una lettera per Tangeri ed egli riprese
+il suo cammino a passo frettoloso.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Questo, e non altro, è il servizio postale del
+Marocco, e nessuna vita è più miserabile di
+quella che menano quei corrieri. Non mangiano,
+strada facendo, che un po&#8217; di pane e
+qualche fico; non si fermano che poche ore
+della notte per dormire, con una corda legata
+al piede, alla quale appiccan fuoco prima di
+addormentarsi, per essere svegliati presto; camminano
+giorni interi senza trovare nè un albero,
+nè una goccia d&#8217;acqua; attraversano boschi
+infestati dai cignali, superano monti inaccessibili
+ai muli, passano i fiumi a nuoto, vanno
+di passo, di corsa, ruzzoloni giù per le chine,<span class="pagenum"><a name="Page_168" id="Page_168">[168]</a></span>
+a quattro gambe su per le rupi, sotto il sole
+d&#8217;agosto, sotto le piogge interminabili dell&#8217;autunno,
+contro il vento infocato del deserto,
+in quattro giorni da Tangeri a Fez, in una
+settimana da Tangeri a Marocco, da una estremità
+all&#8217;altra dell&#8217;Impero, soli, scalzi, seminudi,
+e quando sono arrivati... ripartono! E fanno
+questo viaggio per poche lire!</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>A mezza strada, circa, tra la città d&#8217;Alkazar e
+il luogo dov&#8217;eravamo diretti, il terreno cominciava
+a sollevarsi, e a poco a poco, quasi senza
+accorgercene, giungemmo sopra un&#8217;altura, di là
+dalla quale si stendeva un&#8217;altra pianura immensa
+coperta per vastissimi spazi di fiori gialli,
+rossi e bianchi che presentavano l&#8217;apparenza di
+grandi strati di neve rigati di porpora e d&#8217;oro.</p>
+
+<p>Per quella pianura ci venivano incontro di
+galoppo duecento cavalieri coi fucili ritti sulle
+selle, preceduti da una figura tutta bianca, che
+Mohammed Ducali riconobbe ed annunziò ad
+alta voce:&mdash;Il governatore Ben-Auda!</p>
+
+<p>Eravamo arrivati al confine della provincia
+dei Seffiàn, chiamata pure Ben Auda, dal nome
+di famiglia del suo governatore, che significa
+<i>figlio della cavalla</i>; il nome che m&#8217;aveva fatto
+tanto fantasticare prima di partire da Tangeri.</p>
+
+<p>Discendemmo nella pianura; i duecento cavalieri<span class="pagenum"><a name="Page_169" id="Page_169">[169]</a></span>
+dei Seffiàn si schierarono sopra una sola
+linea, accanto ai trecento di Laracce, e il governatore
+Ben-Auda si presentò all&#8217;Ambasciatore.</p>
+
+<p>Se vivessi cent&#8217;anni, non dimenticherei quella
+faccia. Era un vecchio secco, coll&#8217;occhio truce,
+col naso forcuto, con una bocca senza labbra,
+tagliata in forma d&#8217;un semicircolo rivolto
+in giù. La prepotenza, la superstizione, Venere,
+il <i>kif</i>, l&#8217;ozio e la sazietà d&#8217;ogni cosa, gli erano
+scritti sul viso. Un grosso turbante gli copriva
+la fronte e le orecchie. Un pugnale ricurvo
+gli pendeva al fianco.</p>
+
+<p>L&#8217;Ambasciatore congedò il comandante della
+scorta di Laracce, che s&#8217;allontanò subito di galoppo
+coi suoi cavalieri; e ci rimettemmo in
+cammino colla scorta nuova, che cominciò immediatamente
+le cariche e i fuochi.</p>
+
+<p>Erano faccie più nere, vestiti più variopinti,
+cavalli più belli, grida più strane, cariche più
+selvaggiamente impetuose di quelle che avevamo
+visto fino allora. Più andavamo innanzi, e
+più ogni cosa pigliava colore e contorno schiettamente
+marocchino.</p>
+
+<p>Fra quella moltitudine ci diedero nell&#8217;occhio
+alla prima dodici cavalieri vestiti con eleganza
+principesca e montati su cavalli bellissimi, che gli
+stessi arabi della scorta guardavano con ammirazione.
+Cinque di questi eran giovanotti di forme<span class="pagenum"><a name="Page_170" id="Page_170">[170]</a></span>
+colossali che parevan fratelli; tutti e cinque di
+viso pallido e di grandi occhi neri scintillanti
+all&#8217;ombra di turbanti enormi; che ci passavano
+e ci ripassavano accanto, a briglia sciolta,
+col capo rovesciato indietro in un atteggiamento
+superbo. Come ci sarebbero state bene,
+su quelle selle color di porpora, fra quelle
+dieci braccia convulse, cinque odalische rapite
+al serraglio d&#8217;un Sultano! Belli! noi gridavamo;
+stupendi! splendidi! Ed essi rispondevano al
+nostro applauso con una spronata ed un urlo,
+e sparivano in mezzo al fumo, roteando in alto
+i lunghi fucili damascati d&#8217;oro colla gioia febbrile
+del trionfo.</p>
+
+<p>Quei cinque eran figli, gli altri nipoti del
+governatore Ben-Auda.</p>
+
+<p>Le cariche e le fucilate durarono per più
+d&#8217;un&#8217;ora, fin che giungemmo a un giardino
+del Governatore, dove si discese per riposare.</p>
+
+<p>Era un boschetto di limoni e di aranci, piantati
+a file parallele, e fitti in maniera che formavano
+una volta intricatissima di verzura,
+sotto la quale si godeva un&#8217;ombra, un fresco e
+un profumo di paradiso.</p>
+
+<p>In pochi momenti quell&#8217;oasi deliziosa fu ingombra
+e circondata di cavalli, di mule, di
+fuochi per le cucine, di servi affaccendati, di
+soldati dormenti.<span class="pagenum"><a name="Page_171" id="Page_171">[171]</a></span></p>
+
+<p>Il governatore scese con noi e ci presentò
+i suoi figliuoli.</p>
+
+<p>Ah! giuro che in quel momento, se avessi
+visto le cinque odalische slanciarsi al loro collo,
+non avrei nemmeno osato d&#8217;invidiarli, tanto
+eran belli, maestosi ed amabili. L&#8217;uno dopo
+l&#8217;altro ci strinsero la mano facendo un leggero
+inchino, e abbassando gli occhi sorridenti
+con una timidezza infantile.</p>
+
+<p>Subito dopo cercarono il medico.</p>
+
+<p>Il signor Miguerez si presentò domandando
+che cos&#8217;avevano.</p>
+
+<p>In presenza di tutti noi, senza profferir parola,
+si scopersero tutti e cinque, quasi nello
+stesso tempo, il braccio sinistro....</p>
+
+<p>Oh povere le mie odalische!</p>
+
+<p>Avevan tutti e cinque il braccio, dalla spalla
+alla mano, coperto d&#8217;un&#8217;orribile erpete sifilitica.</p>
+
+<p>&mdash;Ereditaria,&mdash;disse un di loro.</p>
+
+<p>E il padre, là presente, soggiunse freddamente:&mdash;Ereditaria.</p>
+
+<p>&mdash;Ed hanno qui vicine le acque sulfuree,&mdash;esclamò
+il medico;&mdash;potrebbero facilmente
+curarsi! Ma no signori! Bisogna che perdano
+il tempo e la salute coi versetti del Corano e
+cogli amuleti dei ciarlatani!</p>
+
+<p>Diede loro un medicinale, si ricopersero il
+braccio e s&#8217;allontanarono pensierosi.</p>
+
+<p>Poco dopo ci sedemmo in mezzo al giardino<span class="pagenum"><a name="Page_172" id="Page_172">[172]</a></span>
+sopra un bellissimo tappeto di Rabat, su cui ci
+fu servita la colezione. Il governatore Ben-Auda
+sedette sopra una stuoia a venti passi da noi,
+e si fece egli pure portar la colezione dai suoi
+schiavi. Allora seguì uno scambio curiosissimo
+di cortesie fra lui e l&#8217;Ambasciatore. Il Ben-Auda
+mandò per il primo ad offrire un vaso
+di latte; l&#8217;Ambasciatore gli fece portare in ricambio
+una bistecca. Al latte tenne dietro il
+burro, alla bistecca una frittata, al burro un
+piatto dolce, alla frittata un scatola di sardine;
+tutto questo accompagnato da mille gesti freddamente
+cerimoniosi, e posar delle mani sul
+petto, e sguardi rivolti al cielo con un&#8217;espressione
+comicissima di voluttà gastronomica&mdash;Il
+dolce, tra parentesi, era una specie di torta
+fatta di miele, d&#8217;ova, di burro e di zucchero,
+della quale gli arabi sono ghiottissimi, e a cui
+si riferisce una strana superstizione: che se
+mentre la donna sta cuocendola, entra per caso
+un uomo nella stanza, la torta va a male, ed
+anco potendo, non è più prudente il mangiarne.&mdash;E
+il vino?&mdash;domandò uno.&mdash;Non
+gli si manda a offrire del vino?&mdash;Qui
+nacque una discussione. Si assicurava che il
+governatore Ben-Auda fosse, in segreto, devotissimo
+alla bottiglia; ma come avrebbe potuto
+ber vino in presenza dei suoi soldati? Fu
+deciso di non mandargliene. Mi parve però<span class="pagenum"><a name="Page_173" id="Page_173">[173]</a></span>
+che volgesse alle bottiglie degli sguardi molto
+soavi; assai più soavi di quelli che rivolgeva
+a noi. Per tutto il tempo che stette là
+sulla stuoia, fuorchè nell&#8217;atto che ringraziava
+dei doni, serbò una serietà, un cipiglio, un&#8217;espressione
+di dispetto e d&#8217;orgoglio, che mi fece più
+volte desiderare d&#8217;aver là ai miei ordini, per
+farglieli sfilare sotto il naso, i nostri quaranta
+battaglioni di bersaglieri.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Mohammed Ducali mi <a name="tn173" id="tn173"></a><ins class="correction" title="originale: racontò">raccontò</ins> in quel frattempo
+un episodio molto notevole della storia
+dei Ben-Auda, nelle mani dei quali è da tempo
+antico il governo della terra dei Seffiàn. Gli
+abitanti di questa terra hanno fama di turbolenti
+e di valorosi; e si dice che han dato
+prove splendide di valore nella recente guerra
+contro la Spagna, nella quale morì, alla Battaglia
+di Vad-Ras, il 23 marzo del 1861, Sidi
+Absalam ben-Abd-el-Krim ben Auda, allora
+governatore di tutta la provincia del Garb. A
+questo Absalam succedette il figlio maggiore
+Sidi-Abd-el Krim. Era un uomo violento e dissipatore,
+che spogliava il suo popolo coi balzelli
+e lo torturava con capricci feroci. Un giorno,
+fra le altre, intimò a un tal Gileli Ruqui di
+dargli una grossa somma di denaro. Questo si
+scusò dicendo ch&#8217;era povero. Egli lo fece caricar
+di catene e cacciare in prigione. Allora la<span class="pagenum"><a name="Page_174" id="Page_174">[174]</a></span>
+famiglia e gli amici del prigioniero, vendettero
+tutti i loro averi e portarono a Sid-Abd-el
+Krim la somma richiesta. Gileli uscì di prigione,
+e appena uscito, radunò tutti i suoi, e fece
+con loro il giuramento solenne di uccidere il
+Governatore. La casa del Ben-Auda era posta a
+due ore di strada circa da quel giardino. I congiurati
+l&#8217;assalirono, in gran numero, nel cuore
+della notte, inaspettati. Uccisero le sentinelle,
+irruppero nelle sale, straziarono a pugnalate
+Sidi-Abd-el-Krim, le sue belle, i bimbi, i servi,
+le schiave, devastarono e incendiarono la casa,
+e poi si gettarono a traverso il paese innalzando
+il grido della rivolta. I parenti e i partigiani
+dei Ben-Auda raccolsero in furia tutta
+la loro gente e andarono incontro ai ribelli. I
+ribelli li dispersero e la rivolta si propagò per
+tutto il Garb. Allora il Sultano mandò un esercito;
+la ribellione, dopo una lotta accanita, fu
+domata; le teste dei principali rivoltosi spenzolarono
+dalle mura di Fez e di Marocco;
+la terra dei Beni-Malek venne divisa dalla
+provincia; la casa del Governatore fu ricostrutta;
+e Sidi-Mohamed Ben-Auda, fratello dell&#8217;ucciso,
+ospite dell&#8217;Ambasciata italiana, assunse il governo
+della terra dei suoi padri. Una passeggera
+rivincita della disperazione sulla tirannia,
+seguìta da una tirannia più dura: in questo
+fatto si riassume la storia d&#8217;ogni provincia e<span class="pagenum"><a name="Page_175" id="Page_175">[175]</a></span>
+di tutto l&#8217;Impero. E forse in quel tempo era
+già predestinato un Ruqui anche per Sidi-Mohamed
+Ben-Auda.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Prima del tramonto del sole ci trovavamo tutti
+all&#8217;accampamento, ch&#8217;era posto poco lontano
+da quel giardino, in un piano solitario, ai piedi
+d&#8217;una piccola altura sulla quale si alzava una
+<i>Cuba</i> fiancheggiata da una palma.</p>
+
+<p>Appena arrivato l&#8217;Ambasciatore, fu portata la
+<i>mona</i> e deposta come sempre davanti alla sua
+tenda, in presenza dell&#8217;Intendente, del Caid,
+dei soldati e dei servi. Mentre eran tutti occupati
+a far la solita ripartizione, vidi, alzando
+gli occhi verso la cuba, un uomo di alta statura
+e d&#8217;aspetto strano che scendeva a lunghi
+passi giù per la china verso l&#8217;accampamento.
+Non c&#8217;era da dubitarne: era il romito,
+il santo, che ci veniva a fare una scena. Non
+dissi nulla: aspettai. Invece di entrare nell&#8217;accampamento,
+girò infuori, per giungere inaspettato
+dinanzi alla tenda dell&#8217;Ambasciatore.
+S&#8217;avvicinò in punta di piedi. Era una figura
+sepolcrale, coperta di cenci neri, che metteva
+schifo e paura. Tutt&#8217;a un tratto spiccò la corsa,
+si cacciò in mezzo a noi, e riconosciuto al vestito
+l&#8217;Ambasciatore, gli si scagliò contro urlando
+come un ossesso. Ma ebbe appena il tempo d&#8217;urlare.
+Con una rapidità fulminea, il Caid lo afferrò<span class="pagenum"><a name="Page_176" id="Page_176">[176]</a></span>
+alla strozza e lo stramazzò furiosamente in
+mezzo ai soldati, i quali in un batter d&#8217;occhio
+lo portarono fuori del campo soffocando colle
+cappe la sua voce tonante. Il signor Morteo si
+affrettò a tradurci le invettive di quel disgraziato:&mdash;Sterminiamoli
+tutti questi maledetti
+cani di cristiani, che vanno dal Sultano, e fanno
+tutto quello che vogliono, mentre noi moriamo
+di fame!</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Poco dopo la presentazione della <i>mona</i> obbligatoria,
+arrivarono all&#8217;accampamento più di
+cinquanta servi arabi e neri, disposti in fila,
+che portavano in grandi scatole rotonde, chiuse
+da altissimi coperchi conici di paglia, ova, polli
+cotti, torte, dolci, arrosti, cuscussu, insalate,
+confetti; tanta roba da saziare una tribù affamata.
+Era una seconda <i>mona</i>, spontaneamente
+offerta all&#8217;Ambasciatore da Sidi-Mohamed-Ben-Auda,
+forse per farsi perdonare il cipiglio minaccioso
+della mattina.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>I piatti non erano ancora messi in terra, che
+comparve il governatore coi suoi cinque figli,
+tutti a cavallo, seguiti da uno stuolo di servi.</p>
+
+<p>L&#8217;Ambasciatore li ricevette nella sua tenda e
+conversò con loro per mezzo dell&#8217;interprete.</p>
+
+<p>Che conversazione! Che gente! L&#8217;Ambasciatore
+domandò a uno dei figliuoli se aveva<span class="pagenum"><a name="Page_177" id="Page_177">[177]</a></span>
+mai inteso nominar l&#8217;Italia. Rispose che l&#8217;avea
+intesa nominare <i>parecchie volte</i>. Uno di loro
+domandò quale dei due paesi, l&#8217;Inghilterra e
+l&#8217;Italia, fosse più lontano dal Marocco. Domandarono
+quanti cannoni abbiamo, come si
+chiama la nostra città capitale e in che modo
+è vestito il nostro Re. Parlando, osservarono
+attentamente tutti e sei il nodo delle nostre
+cravatte e le catenelle dei nostri orologi. L&#8217;Ambasciatore
+rivolse al governatore alcune domande
+intorno all&#8217;estensione e alla popolazione
+della sua terra. O che non sapesse nulla,
+o che, secondo l&#8217;uso, non volesse dire quel che
+sapeva per timore di qualche secondo fine misterioso,
+non ci fu modo di cavargli di bocca
+una risposta soddisfacente.&mdash;La popolazione,&mdash;mi
+ricordo che disse&mdash;non si può sapere
+esattamente quanta sia.&mdash;Ma press&#8217;a
+poco, gli fu osservato.&mdash;Ma è anche difficile
+il saperlo presso a poco,&mdash;rispose. Poi fecero
+a noi altre domande. V&#8217;è piaciuta la città d&#8217;Alkazar?
+Che ne dite del paese? L&#8217;acqua è buona,
+non è vero? Stareste volentieri nel Marocco?
+Perchè non avete condotte con voi le vostre
+donne? Quanti soldati può avere ai suoi ordini il
+capitano dell&#8217;esercito che è con voi? Quanto è
+grande il bastimento che comanda il capitano
+di marina? Facendo questi discorsi, bevettero
+il tè, e dopo molti inchini e strette di<span class="pagenum"><a name="Page_178" id="Page_178">[178]</a></span>
+mano ed augurii, rimontarono a cavallo, diedero
+di sprone e disparvero. E dico sempre pensatamente
+disparvero, invece di se ne andarono,
+come dico apparire per giungere, perchè non
+vedendo mai da nessuna parte nè un villaggio
+nè una casa, tutti coloro che arrivavano e partivano
+ci facevano l&#8217;effetto di gente che uscisse
+di sotto terra e si dileguasse nell&#8217;aria.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Quella, come tutte le altre giornate, fu
+chiusa da un tramonto splendido e quieto, e
+da un desinare rumorosamente allegro. Ma
+la notte fu una delle più agitate del viaggio.
+Forse perchè la terra dei Seffiàn richiedeva
+che l&#8217;ambasciata fosse guardata con maggiore
+cautela che altrove, le sentinelle notturne si
+tennero reciprocamente sveglie cantando di
+quarto d&#8217;ora in quarto d&#8217;ora dei versetti del
+Corano. Una intonava la preghiera, tutte le
+altre rispondevano in coro, ad alta voce, accompagnate
+dai nitriti dei cavalli e dal latrato
+dei cani. Appena addormentati, ci svegliammo
+e non ci riuscì più di chiuder occhio.
+Per giunta, poco dopo la mezzanotte, in
+uno di quegli intervalli di silenzio, tuonò improvvisamente
+in mezzo alla campagna una
+voce squarciata e selvaggia che non tacque
+più fino all&#8217;alba. A momenti s&#8217;avvicinava, a momenti
+si sentiva appena, poi tornava a risonare<span class="pagenum"><a name="Page_179" id="Page_179">[179]</a></span>
+più vicina, in tono di minaccia, di lamento,
+di disperazione, e prorompeva di tratto
+in tratto in grida acutissime e in risa sgangherate,
+che mettevan freddo nelle vene. Era il Santo
+che errava intorno all&#8217;accampamento, chiamando
+sopra di noi la maledizione di Dio.
+La mattina, quando uscimmo dalla tenda, era
+ancora ritto come uno spettro davanti alla sua
+cuba solitaria, colorata di rosa dai primi raggi
+del sole, e continuava a maledirci con voce
+roca, agitando le braccia spossate al disopra
+del capo.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Io cercai il cuoco per dimandargli che cosa
+pensasse di quel personaggio. Ma lo trovai
+tanto affaccendato, che non ebbi cuore di scherzare.
+Stava facendo il caffè e aveva intorno una
+folla impaziente che gli toglieva il respiro. Gli
+sguatteri gli parlavano arabo, il Ranni siciliano,
+il calafato napoletano, Hamed spagnuolo, il signor
+Vincent francese.&mdash;<i>Ma se i &#8217;v capisso nen,
+facie da forca!</i>&mdash;gridava lui disperato.&mdash;Ma
+questa è una Babilonia! Ma lasciatemi respirare!
+Volete vedermi morto? <i>Oh che pais, mi
+povr&#8217;om! Tutti a parlo e nssun a l&#8217;è bon a
+fesse capì!</i> (Tutti parlano e nessuno è buono a
+farsi capire).</p>
+
+<p>Appena riebbe un po&#8217; di fiato gli accennai il
+Santo che continuava a urlare, e gli domandai:<span class="pagenum"><a name="Page_180" id="Page_180">[180]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Ebbene, che cosa ne dite di quelle impertinenze?</p>
+
+<p>Alzò gli occhi verso la cuba, guardò fisso
+il Santo per qualche momento, e poi facendo
+un atto di profondo disprezzo rispose con accento
+piemontese:</p>
+
+<p>&mdash;<i>Guardo e passo!</i></p>
+
+<p>E rientrò maestosamente nella tenda.<span class="pagenum"><a name="Page_181" id="Page_181">[181]</a></span></p>
+
+
+
+<hr />
+<h2><a name="KARIA-EL-ABBASSI" id="KARIA-EL-ABBASSI"></a>KARIA-EL-ABBASSI</h2>
+
+
+<p>Levato l&#8217;accampamento, ci mettemmo in
+cammino nell&#8217;ordine solito, e fra le grida e le
+fucilate dei duecento cavalieri del Ben-Auda,
+arrivammo dopo due ore a un piccolo corso
+d&#8217;acqua che segna il confine della terra dei
+Seffiàn.</p>
+
+<p>Nel momento che il portabandiera si voltava
+per dire:&mdash;Ecco il fiume;&mdash;di dietro
+a un rialto di terreno della riva opposta uscì
+improvvisamente una gran folla di cavalieri,
+in mezzo ai quali ci colpì a primo aspetto la
+figura elegante e gentile del Governatore.</p>
+
+<p>Era Bu-Bekr-ben-el-Abbassi, governatore della
+provincia che si stende fra la terra dei Seffiàn
+e il grande fiume Sebù.</p>
+
+<p>La scorta del Ben-Auda ci voltò le spalle e<span class="pagenum"><a name="Page_182" id="Page_182">[182]</a></span>
+disparve; l&#8217;ambasciata guadò il fiume e si
+trovò circondata dalla scorta nuova.</p>
+
+<p>Bu-Bekr-ben-el Abbassi strinse vivamente la
+mano all&#8217;ambasciatore, fece un saluto amichevole
+al Ducali, suo antico compagno di scuola,
+e diede il benvenuto a tutti gli altri con un
+gesto pieno di maestà e di grazia.</p>
+
+<p>Ci rimettemmo in cammino.</p>
+
+<p>Per un pezzo, nessuno di noi potè staccar
+gli occhi da quell&#8217;uomo. Era il più simpatico
+governatore che avessimo incontrato fino allora.
+Di statura mezzana, di forme snelle, bruno,
+aveva un occhio penetrante e dolce, un bel naso
+aquilino e una folta barba nera; e sorridendo,
+mostrava due file di denti bellissimi. Era tutto
+ravvolto in una cappa fine e bianca come la
+neve, col cappuccio tirato sul turbante; e montava
+un cavallo nero corvino, con tutta la bardatura
+color celeste. Doveva essere un uomo
+generoso, amato e contento. E fu un inganno
+della mia fantasia, o anche l&#8217;aspetto dei duecento
+cavalieri di Karia-el-Abbassi rifletteva vagamente
+la gentilezza del Governatore. Mi parvero
+visi aperti e pacati di gente che da molti
+anni godesse la grazia miracolosa d&#8217;un governo
+umano. E quest&#8217;apparenza, e le capanne che
+cominciavano a farsi più frequenti per la campagna,
+e il tempo sereno raffrescato da un&#8217;arietta
+odorosa, mi diedero per qualche momento<span class="pagenum"><a name="Page_183" id="Page_183">[183]</a></span>
+l&#8217;illusione che quella provincia fosse un oasi
+di prosperità e di pace in mezzo al miserando
+impero dei Sceriffi.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>S&#8217;attraversò un villaggio, formato da due file
+di tende di pelo di <a name="tn183" id="tn183"></a><ins class="correction" title="originale: camello">cammello</ins>, chiuse con canne
+e fascine: ogni tenda fiancheggiata da un orticello
+cinto da una siepe di fichi d&#8217;India. Di
+là dalle tende pascolavano vacche e cavalli; davanti,
+sulla nostra strada, v&#8217;era qualche gruppo
+di bimbi mezzi nudi, accorsi per vederci; le
+donne e gli uomini coperti di cenci, ci guardavano
+di dietro alle siepi. Nessuno ci mostrò
+i pugni, nessuno ci maledì. Appena fummo
+fuori del villaggio, tutti uscirono dalle loro
+capanne, e allora vedemmo una turba di qualche
+centinaio di pezzenti neri, luridi, attoniti, che ci
+fecero l&#8217;effetto della popolazione risuscitata d&#8217;un
+camposanto. Alcuni, correndo, ci tennero dietro
+per un pezzo; altri disparvero dopo pochi
+momenti dietro un rialto del terreno.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>La configurazione del paese che percorrevamo,
+dava luogo a una mirabile varietà d&#8217;effetti
+pittoreschi della scorta e della carovana.
+Era una successione di valli profonde, parallele,
+formate da grandi onde di terreno, tutte fiorite
+come giardini. Passando d&#8217;una valle in un&#8217;altra,
+si perdeva di vista la scorta per qualche<span class="pagenum"><a name="Page_184" id="Page_184">[184]</a></span>
+momento; poi si vedevano spuntare sulla sommità
+dell&#8217;altura, dietro di noi, prima tutte le
+punte dei fucili, poi i fez e i turbanti, poi i
+visi, e man mano le persone intere e i cavalli,
+come se uscissero dal seno della terra.
+Arrivati sopra un&#8217;altura vedevamo, voltandoci
+indietro, scorazzare quei duecento cavalli giù
+nella valle piena di fumo e rimbombante di
+fucilate; e via via su tutte le alture che ci eravam
+lasciate alle spalle, cavalli, muli, servi,
+soldati, che apparivano un momento sulle sommità
+e sparivano subito come se precipitassero
+in un burrone. Vista a traverso tutte quelle
+valli, la carovana pareva interminabile e presentava
+l&#8217;aspetto grandioso d&#8217;un esercito di
+spedizione o d&#8217;un popolo emigrante.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Arrivammo finalmente a un villaggio, Karia-el-Abbassi,
+formato dalla casa del Governatore,
+e da un gruppo di capanne e di casupole ombreggiate
+da qualche fico e da qualche olivo
+selvatico.</p>
+
+<p>Il Governatore ci offerse di riposare in casa
+sua: la carovana tirò innanzi fino al luogo designato
+per l&#8217;accampamento.</p>
+
+<p>S&#8217;attraversarono due o tre cortiletti chiusi
+fra quattro muri nudi, e s&#8217;entrò in un giardino,
+sul quale s&#8217;apriva la porta principale della
+casa di Ben-el-Abbassi: una casetta bianca, senza<span class="pagenum"><a name="Page_185" id="Page_185">[185]</a></span>
+finestre, silenziosa come un convento. Il governatore
+era scomparso. Alcuni schiavi mulatti ci
+fecero entrare in una piccola stanza a terreno,
+pure bianca, senz&#8217;altra apertura che la porta
+principale, e una porticina in un angolo. V&#8217;erano
+due alcove, tre materasse bianche stese sul
+pavimento a musaico e qualche cuscino ricamato.
+Era la prima volta che riposavamo fra
+quattro pareti dopo la nostra partenza da Tangeri!
+Ci sdraiammo voluttuosamente nelle alcove
+e stemmo aspettando con viva curiosità
+la continuazione dello spettacolo.</p>
+
+<p>Il Governatore ricomparve, ravvolto in un
+caic bianchissimo, che gli scendeva dal turbante
+fino ai piedi. Lasciò le babbuccie gialle in un
+canto e sedette, coi piedi nudi, sopra una materassa,
+in mezzo al Ducali e all&#8217;Ambasciatore.
+Gli schiavi portarono vasi di latte e piatti di
+dolci, ed egli stesso, Ben-el-Abbassi, fece il tè
+e lo versò in bellissime tazzine di porcellana chinese,
+che il suo servo favorito, un giovane mulatto
+dal viso rabescato, portò in giro ad una ad
+una. Non si può dire la grazia e la dignità che
+aveva nell&#8217;aspetto e nei modi quel governatore,
+probabilmente ignorantissimo, di poche
+migliaia d&#8217;arabi attendati, che forse in tutta la
+sua vita non aveva avuto che fare con cinquanta
+persone civili! Messo nel più aristocratico salotto
+d&#8217;Europa, nessuno avrebbe avuto una sillaba a<span class="pagenum"><a name="Page_186" id="Page_186">[186]</a></span>
+ridire sopra il menomo dei suoi movimenti. Era
+pulito, lindo, odoroso come un&#8217;odalisca uscita
+dal bagno. Ad ogni movimento che facesse, il
+caic rimosso lasciava trasparire qui un po&#8217; di
+color di rosa, là un po&#8217; d&#8217;azzurro, qua un po&#8217; di
+ranciato, tutti i colorini pomposi del vestimento
+nascosto, che mettevano una gran voglia
+di strappargli il velo per vedere che meraviglie
+ci avesse sotto, come fanno i bambini
+ai fantocci. Parlava con dolcezza, sorridendo e
+guardandoci senza apparenza di curiosità, come
+se ci avesse visti il giorno prima. Non era mai
+uscito dal Marocco, diceva che avrebbe visto
+volentieri le nostre strade ferrate e i nostri
+grandi palazzi, e sapeva che in Italia c&#8217;eran
+tre città che si chiamavano Genova, Roma e
+Venezia. Mentre egli parlava, si aperse la porticina
+ch&#8217;era dietro a lui, e fece capolino una
+bella ragazzetta mulatta di dieci o dodici anni,
+che volse intorno rapidamente due grand&#8217;occhi
+spaventati e curiosi, e disparve. Era una
+figliuola del governatore e d&#8217;una nera. Il governatore
+se n&#8217;accorse e sorrise. Seguì un lungo
+intervallo di silenzio. In mezzo alla stanza fumava
+l&#8217;aloè nei profumieri; davanti alla porta
+v&#8217;era un drappello di schiavi attoniti; dietro
+agli schiavi s&#8217;alzava un gruppo di palme; dietro
+le palme rideva il sereno purissimo del
+cielo d&#8217;Africa. Tutt&#8217;a un tratto, non so come,<span class="pagenum"><a name="Page_187" id="Page_187">[187]</a></span>
+rimasi profondamente stupito di trovarmi in
+quel luogo e pensai a me stesso, seduto nella
+mia cameretta a Torino, come a un&#8217;altra persona.
+Il Governatore, alzandosi, mi richiamò
+al sentimento della realtà. Strinse la mano a
+tutti, infilò i piedi nelle babbuccie, s&#8217;inchinò con
+bel garbo e disparve per la porticina.&mdash;Va
+a portar notizie alla sua favorita&mdash;disse uno.
+Se potessi sentire quello che gli domanda!&mdash;pensai&mdash;Come
+sono? Cosa sono? Come
+parlano? Che vestiti hanno? Oh lasciameli vedere,
+amor mio, un momento solo, a traverso
+le fessure della porta ed io ti colmerò di carezze!&mdash;E
+probabilmente l&#8217;amante cortese
+cedette, e la bella misteriosa, spiandoci all&#8217;uscita,
+esclamò:&mdash;Allà mi protegga! Che spaventose
+figure!</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Andando all&#8217;accampamento, ch&#8217;era a un mezzo
+miglio dalla casa del Governatore, sopra un
+altopiano coperto d&#8217;erba secca, ci sentimmo
+per la prima volta scottar dal sole in maniera
+che ognuno di noi cominciò, come dice della
+plebe milanese, ai tempi della peste, il Tadino,
+«a chiudere li denti et inarcare le ciglia.»
+E non erano che gli otto di maggio! E non
+eravamo ancora a cento miglia dalla costa del
+Mediterraneo! E ci rimaneva da attraversare la
+grande pianura del Sebù!<span class="pagenum"><a name="Page_188" id="Page_188">[188]</a></span></p>
+
+<p>Nonostante il caldo, l&#8217;accampamento di Karia-el-Abbassi
+fu rallegrato, verso sera, da un insolito
+concorso di gente. Da una parte una
+lunga fila d&#8217;arabi, seduti in terra, assistevano alle
+cariche dei cavalieri della scorta; dalla parte
+opposta altri arabi giuocavano alla palla; un
+po&#8217; più lontano, un gruppo di donne imbacuccate
+nel loro rozzo caic ci osservavano con stupore
+gesticolando fra loro; e frotte di bambini
+scorazzavano tutt&#8217;intorno. Il popolo di Ben-el-Abbassi
+pareva veramente meno selvaggio dei
+<a name="tn188" id="tn188"></a><ins class="correction" title="originale: suo">suoi</ins> vicini del Garb.</p>
+
+<p>Il Biseo ed io ci avvicinammo ai giuocatori.
+Appena ci videro, smisero di giuocare, si consultarono
+gli uni cogli altri e poi ricominciarono.
+Erano quindici o venti, la maggior parte
+pezzi di giovani larghi, lunghi e nerboruti, che
+non avevano altro addosso che una camicia
+stretta intorno alla vita, e una specie di mantello
+di tela grossolana e sudicia, rigirato intorno
+al corpo come un caic. Giocavano diversamente
+da quelli che avevo visti a Tangeri.
+Uno con un colpo del piede buttava
+la palla a una grande altezza; tutti gli altri
+facevano ad afferrarla in aria quanto più
+in su fosse possibile, spiccando in direzione
+verticale dei salti altissimi, come se si levassero
+a volo; e chi riusciva ad afferrarla, la buttava<span class="pagenum"><a name="Page_189" id="Page_189">[189]</a></span>
+in aria alla sua volta. Spesso, in quel serra
+serra, uno dei più robusti, cadendo, travolgeva
+nella caduta alcuni altri, i quali si trascinavan
+dietro i rimanenti, e allora rotolavano per un
+lungo tratto tutti insieme intrecciati e confusi
+sgambettando e ridendo, senza darsi pensiero
+al mondo di ciò che esponevano al sole. Più
+d&#8217;uno, in quel rotolamento, lasciò intravvedere
+un pugnale ricurvo legato alla cintura; altri
+una borsicina appesa al collo, che conteneva
+probabilmente qualche versetto del Corano preservatore
+dalla tigna. Una volta la palla cadde ai
+miei piedi. Mi venne un&#8217;idea. La raccolsi, la
+misi sopra una palma aperta, vi feci su coll&#8217;altra
+mano due o tre gesti di negromante e la
+ributtai. Per qualche momento nessuno dei
+giuocatori osò riprenderla. Vi si avvicinarono,
+la guardarono, la toccarono col piede in atto
+di diffidenza; e solo dopo avermi visto ridere
+e accennare che era stato uno scherzo, il più
+ardito la raccolse e la rilanciò ridendo ai suoi
+compagni.</p>
+
+<p>Intanto quasi tutti i ragazzi che scorazzavano
+qua e là ci s&#8217;erano affollati intorno. Saranno
+stati una cinquantina, e di tutta la roba che
+avevano addosso fra tutti non si sarebbe trovato
+un rigattiere che offrisse cinquanta centesimi.
+Alcuni erano bellissimi, molti tignosi, la
+maggior parte color caffè, alcuni così tra il verdastro<span class="pagenum"><a name="Page_190" id="Page_190">[190]</a></span>
+e il giallognolo, che parevano impastati di
+sostanze vegetali. Parecchi avevano il codino
+alla chinese. Da principio ci stavano discosti
+una decina di passi, guardandoci con sospetto,
+e scambiandosi, a bassa voce, le proprie osservazioni.
+Poi, vedendo che non facevamo
+nessun atto ostile, ci si avvicinarono a poco
+a poco fin quasi a toccarci e cominciarono ad
+alzarsi in punta dei piedi, a chinarsi, a piegarsi
+di qua e di là, per vederci bene da
+tutte le parti, come avrebbero fatto intorno
+a due statue. E noi due immobili. Uno ci
+toccò una scarpa colla punta del dito e ritirò
+subito la mano come se si fosse scottato;
+un altro mi fiutò la manica. Eravamo circondati,
+sentivamo ogni sorta d&#8217;odori esotici, ci
+pareva già che ci brulicasse addosso qualchecosa.&mdash;Andiamo,&mdash;dissi
+al Biseo,&mdash;è tempo
+di liberarsi&mdash;Io ho un mezzo infallibile,&mdash;rispose.
+Così dicendo tirò fuori bruscamente
+l&#8217;album e la matita e fece l&#8217;atto di mettersi a
+copiare una di quelle faccie. In un batter d&#8217;occhio
+si dispersero tutti come uno sciame d&#8217;uccelli.</p>
+
+<p>Poco dopo ci si avvicinarono alcune donne.&mdash;Oh miracolo!&mdash;si
+disse noi altri.&mdash;Purchè
+non vengano a darci una pugnalata in nome
+di Maometto!&mdash;E ci tenemmo sull&#8217;avviso.
+Erano invece povere malate, smunte, che avevano<span class="pagenum"><a name="Page_191" id="Page_191">[191]</a></span>
+appena la forza di reggersi in piedi e di
+tener su il braccio per coprirsi il viso col
+caic; fra le quali una giovane, che gemeva
+da metter compassione, non lasciando vedere
+che un occhio azzurro velato dalle lagrime.
+Capii che cercavano il medico e accennai
+dove dovevano andare. Una di esse, spiegando
+la parola col gesto, mi domandò se si pagava.
+Risposi di no. Allora s&#8217;avviarono vacillando
+verso la tenda del medico. Volli assistere
+al consulto.&mdash;Che cosa vi sentite?&mdash;domandò
+il signor Miguerez, in arabo, alla
+prima che si presentò.&mdash;Un gran dolore
+qui,&mdash;rispose, indicando una spalla.&mdash;Che
+cosa ci avete?&mdash;(Non ricordo che cosa abbia
+risposto).&mdash;Bisogna ch&#8217;io ci veda,&mdash;disse il
+medico; scopritevi un momento.&mdash;La donna
+non si mosse. Ecco il gran punto! Ho una cosa
+qui, più sotto, più sopra, di qua, di là; ma
+nessuna, nemmeno una vecchia nonagenaria,
+vuol lasciarsi vedere, e tutte pretendono che il
+medico indovini.&mdash;Insomma, volete o non
+volete scoprirvi? ridomandò il Miguerez.&mdash;La
+donna non si mosse.&mdash;Quand&#8217;è così, vediamo
+le altre.&mdash;E interrogò le altre, mentre
+quella si allontanava tutta malinconica. Le altre
+non avevano bisogno di scoprirsi; il medico
+distribuì loro delle pillole e delle polveri, e le
+mandò con Dio. Povere creature! Nessuna<span class="pagenum"><a name="Page_192" id="Page_192">[192]</a></span>
+di loro toccava forse ancora i trent&#8217;anni, e la
+gioventù era già passata per tutte, e col passare
+della gioventù, eran cominciate le fatiche
+smodate, i trattamenti brutali e il disprezzo che
+rendono orribile la vecchiaia della donna araba:
+strumento di piacere fino a vent&#8217;anni, bestia
+da soma fino alla morte.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Il pranzo fu rallegrato da una visita di Ben-el-Abbassi,
+e la notte funestata da una spaventosa
+invasione d&#8217;insetti.</p>
+
+<p>Già nelle ore calde della giornata, avevo pronosticato
+male dal brulichìo straordinario che
+si vedeva fra l&#8217;erbe. Le formiche formavano delle
+lunghissime strisce nere, gli scarabei c&#8217;erano a
+mucchi, le cavallette fitte come le mosche; e
+con questi un gran numero d&#8217;altri insetti, non
+visti mai negli altri accampamenti, che m&#8217;ispiravano
+pochissima fiducia. Il capitano Di Boccard,
+intendente di Entomologia, me ne faceva
+la nomenclatura. C&#8217;era, tra gli altri, la <i>cicindela
+campestris</i>, trabocchetto vivente, che chiude colla
+grossa testa l&#8217;apertura della sua tana, e fa sprofondare,
+abbassandosi, gl&#8217;insetti incauti che vi
+passano sopra; il <i>Pheropsophus africanus</i>, che
+slancia dall&#8217;ano, contro il nemico che l&#8217;insegue,
+un buffo di vapori corrosivi; la <i>Meloe majalis</i>
+che strascina a stento, come un&#8217;idropica, l&#8217;enorme
+addome gonfio d&#8217;erba e d&#8217;ova; il <i>Carabus<span class="pagenum"><a name="Page_193" id="Page_193">[193]</a></span>
+rugosus</i>, la <i>Pimelia scabrosa</i>, la <i>Cetonia opaca</i>, il
+<i>Cossyphus Hoffmanseggi</i>, foglia animata, di cui Vittor
+Hugo farebbe una descrizione fantastica da
+metter freddo nelle ossa. Più un gran numero
+di lucertoloni, di ragnacci, di centopiedi lunghi
+un palmo, di grilli cantaioli grossi come un
+pollice, di cimici verdi larghe come un soldo,
+che andavano e venivano come se s&#8217;apparecchiassero
+d&#8217;accordo comune a una qualche impresa
+guerresca. Come se questo non bastasse,
+appena seduto a tavola, nel punto che stendevo
+la mano per versarmi da bere, avevo visto far
+capolino dal mio bicchiere una spropositata locusta,
+la quale, invece di volar via a un mio
+gesto minaccioso, s&#8217;era messa a guardarmi
+con un&#8217;aria d&#8217;impertinenza inaudita. E infine,
+per colmo di spavento, mentre ci alzavamo da
+tavola, era comparso il servo Hamed, col viso di
+chi ha corso un grande pericolo, e ci aveva
+messo sotto gli occhi, infilata in uno stecco,
+nientemeno che una tarantola, una <i>lycosa tarentula</i>,
+il ragno terribile, che <i>cuando pica á un
+hombre</i>, quando punge un uomo, diceva lui, Allà
+ce ne guardi! il disgraziato comincia a ridere,
+a piangere, a cantare e a ballare, e non c&#8217;è
+che una buona musica, ma buona! la musica
+della banda del Sultano, che lo possa guarire.
+Ora immagini il lettore, con che animo io sia
+andato a dormire. Nondimeno, i miei tre compagni<span class="pagenum"><a name="Page_194" id="Page_194">[194]</a></span>
+ed io eravamo già a letto da parecchi
+minuti, avevamo già spento il lume e cessato
+di parlare, e nessuno sentiva nulla. Ma fu una
+gioia passeggera. Tutt&#8217;a un tratto il Comandante
+balzò a sedere sul letto e gridò:&mdash;Io
+mi sento popolato!&mdash;Allora anche noi cominciammo
+a sentir qualche cosa. Per qualche
+tempo non furono che contatti furtivi, punture
+timide, stuzzicamenti, piccole provocazioni
+di esploratori e di sentinelle avanzate, alle
+quali si poteva non badare. Ma entrarono in
+campo ben presto le grosse pattuglie e allora
+diventò necessaria una vigorosa resistenza offensiva.
+La lotta fu feroce. Più ci dibattevamo,
+e più gli assalitori raffittivano. Venivan dal capezzale,
+salivan dai piedi, scendevano dall&#8217;alto
+della tenda. Pareva che eseguissero degli assalti
+coordinati ad un vasto concetto strategico di
+qualche insettaccio d&#8217;ingegno. Era evidentemente
+una guerra di religione. In breve non
+fummo più capaci di resistere.&mdash;La luce!&mdash;gridò
+il viceconsole. Saltammo tutti e quattro
+in terra, s&#8217;accese il lume, si cominciò la strage.
+La soldataglia l&#8217;ammazzavamo senz&#8217;altro; i capi,
+i pezzi grossi, classificati prima dal capitano e
+giudicati dal comandante, erano messi sul rogo
+dal vice-console, ed io ne facevo l&#8217;elogio funebre
+in prosa e in versi sciolti che saran pubblicati
+dopo la mia morte. In poco tempo il terreno<span class="pagenum"><a name="Page_195" id="Page_195">[195]</a></span>
+fu seminato d&#8217;ale, di zampe, di gambe, di teste,
+i superstiti si dispersero, e noi, stanchi dell&#8217;eccidio,
+dopo esserci nominati reciprocamente cavalieri
+di varii ordini, rimettemmo la testa sul
+guanciale. Ma che chiasso! Che matta allegria,
+benchè non fossimo più nessuno di primo pelo!
+Che risate che venivano proprio d&#8217;in fondo e
+facevano bene all&#8217;anima e al corpo!</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>La mattina seguente, al levar del sole, il governatore
+Ben-el-Abbassi si presentò all&#8217;ambasciatore
+per accompagnarlo fino ai confini della
+sua provincia.</p>
+
+<p>Appena discesi dall&#8217;altopiano dell&#8217;accampamento,
+ci si spiegò dinanzi agli occhi l&#8217;orizzonte
+immenso della pianura del Sebù.</p>
+
+<p>Questo fiume, uno dei più grandi del Magreb,
+scende dal fianco occidentale della catena
+di montagne che si allunga dall&#8217;alto Atlante
+verso lo stretto di Gibilterra, e con un corso
+di circa duecento quaranta chilometri, ingrossato
+da molti affluenti, si va a versare, descrivendo
+un grande arco, nell&#8217;Oceano atlantico,
+presso Mehedia, dove l&#8217;ammontamento delle
+sabbie, comune alle foci di quasi tutti i fiumi
+marocchini di quel versante, impedisce l&#8217;entrata
+ai bastimenti e produce grandi innondazioni
+al tempo delle cresciute. La vallata di
+questo fiume, che abbraccia, alla sua apertura,<span class="pagenum"><a name="Page_196" id="Page_196">[196]</a></span>
+tutto lo spazio compreso fra le due città di
+Laracce e di Salé, e tocca alla sua estremità
+superiore l&#8217;alto bacino della Muluia (il grande
+fiume che segna il confine orientale del Marocco),
+apre agli Europei, per il litorale e per
+Teza, la via della città di Fez; comprende, oltre
+a Fez, la grande città di Mechinez, terza
+capitale; raccoglie in sè tutta, si può dire, la
+vita politica dell&#8217;Impero, ed è la sede principale
+della ricchezza e della forza dei Sceriffi. Il Sebù,
+particolarità da notarsi, segna, dalla parte
+del settentrione, il confine che i Sultani non
+oltrepassano mai fuor che in caso di guerra,
+poichè rimangono a mezzogiorno del fiume le
+tre città, Fez, Marocco e Mechinez, nelle quali
+essi soggiornano alternativamente, e la doppia
+città di Salé-Rabatt, dove passano per recarsi
+da Fez a Marocco. E fanno questo giro
+per non valicare la catena dei monti che chiude
+a mezzogiorno la vallata del Sebù, il versante
+della quale è abitato dalla tribù dei Zairi, di
+razza berbera mista, che hanno fama d&#8217;essere,
+coi Beni-Mitir, i più turbolenti e i più indomiti
+abitatori di quei monti.</p>
+
+<p>Dopo un&#8217;ora di cammino arrivammo al Sebù.</p>
+
+<p>Mi parve di vedere il Tevere nella Campagna
+romana.</p>
+
+<p>In quel punto era largo un centinaio di metri,
+color di mota, grosso, rapido, incassato fra<span class="pagenum"><a name="Page_197" id="Page_197">[197]</a></span>
+due rive altissime, quasi verticali, aride, ai piedi
+delle quali si stendevano due zone di terreno
+fangoso.</p>
+
+<p>Due barconi antidiluviani, spinti a remi da
+una decina d&#8217;arabi, s&#8217;avvicinavano alla nostra
+riva.</p>
+
+<p>Basterebbero quei barconi, quando non ci
+fosse altro, a far capire che cos&#8217;è il Marocco.
+Da centinaia d&#8217;anni, sultani, pascià, carovane,
+ambasciate passano il fiume su due carcasse
+di quella fatta, coi piedi nell&#8217;acqua e nella
+mota, qualche volta con pericolo d&#8217;affondare;
+e quando le carcasse, come segue spessissimo,
+sono bucate, carovane e ambasciate e pascià e
+sultani aspettano che i barcaiuoli abbian turati
+i buchi col fango, o in altro modo, qualche
+volta per due o tre ore, al sole o sotto la
+pioggia; e da centinaia d&#8217;anni, cavalli, muli e
+cammelli, per la mancanza d&#8217;un pezzo di tavola
+lungo due metri, rischiano di rompersi le
+gambe, e se le rompono, saltando dalla sponda
+nei barconi; e nessuno ha mai pensato a costrurre
+un ponte di barche, e nessuno ha mai
+portato sulle sponde un pezzo di tavola lungo
+due metri, e chi rimprovera a quella gente la
+mancanza dell&#8217;una e dell&#8217;altra cosa, è guardato
+con un&#8217;aria di profondo stupore, come se li
+rimproverasse di non aver fatto un prodigio.
+In molti luoghi si attraversano i fiumi sopra<span class="pagenum"><a name="Page_198" id="Page_198">[198]</a></span>
+barche di canne, e gli eserciti li passano per
+lo più sopra ponti galleggianti, formati con
+otri rigonfi d&#8217;aria e coperti di rami e di
+terra.</p>
+
+<p>Si smontò tutti da cavallo, e si discese per
+un sentiero ripido fino alle barche.</p>
+
+<p>La prima barca facendo due o tre larghi
+giri per scansare le correnti e i ringorghi, portò
+all&#8217;altra sponda tutti gli italiani.</p>
+
+<p>Di là assistemmo al passaggio dell&#8217;intera carovana.</p>
+
+<p>Che bel quadro! Me lo vedo ancora dinanzi
+nel momento della sua maggior vivezza.
+Nel mezzo del fiume, scivola un barcone pieno
+di cammelli e di mori d&#8217;una carovana mercantile,
+e un po&#8217; più oltre l&#8217;altro barcone che
+porta i cavalli e i cavalieri della scorta di Fez,
+in mezzo ai quali sventola la bandiera di Maometto
+e spicca il viso nero e il turbante di
+mussolina del Caid. Di là dal fiume, in mezzo
+a una grande confusione di cavalli, di mule, di
+servi, di casse, che ingombrano un lunghissimo
+tratto di sponda, biancheggia la figura gentile
+del governatore Ben-el-Abbassi, seduto sopra
+un rialto di terreno, in mezzo ai suoi ufficiali,
+all&#8217;ombra del suo bel cavallo nero dalla sella
+color celeste. Sull&#8217;alto della riva, che si mostra
+come il muro d&#8217;una fortezza, dietro una
+lunga fila d&#8217;arabi della campagna, seduti sull&#8217;orlo<span class="pagenum"><a name="Page_199" id="Page_199">[199]</a></span>
+colle gambe spenzoloni, sono schierati
+i duecento cavalieri del Governatore, che visti
+così in alto, sul fondo azzurro del cielo,
+presentano l&#8217;apparenza di duecento giganti. Alcuni
+servi neri ignudi si tuffano e si rituffano
+nell&#8217;acqua spruzzandosi e gridando. Parecchi
+arabi lavano i loro cenci sulla sponda, all&#8217;uso
+moresco, ballonzolandovi sopra con movimenti
+di marionetta. Altri attraversano il fiume a nuoto.
+Sul nostro capo passano degli stormi di cicogne;
+lontano, sulla riva, s&#8217;alza una colonna
+di fumo da un gruppo di tende di beduini; i
+barcaiuoli cantano una preghiera al Profeta per
+la buona riuscita dell&#8217;impresa; le acque mandano
+scintille d&#8217;oro, e Selam, ritto a dieci passi
+dinanzi a noi, col suo famoso caffettano, fa su
+questo gran quadro barbaresco e festoso, la
+più armoniosa macchietta rossa che possa immaginare
+un pittore.</p>
+
+<p>Il passaggio durò parecchie ore, e via via
+che passava, la carovana si rimetteva in cammino.</p>
+
+<p>Quando gli ultimi cavalli furono sulla sponda
+sinistra, il governatore Ben-el-Abbassi rimontò
+in sella e raggiunse i suoi soldati sull&#8217;alto della
+riva opposta.</p>
+
+<p>Sul punto di partire, l&#8217;Ambasciatore e tutti
+noi alzammo la mano in segno di saluto.</p>
+
+<p>La scorta di Karia-el-Abbassi rispose con<span class="pagenum"><a name="Page_200" id="Page_200">[200]</a></span>
+una tempesta di fucilate e disparve; ma per
+qualche momento vedemmo ancora in mezzo al
+fumo la bella figura bianca del Governatore,
+ritta sulle staffe, col braccio teso verso di noi
+in segno di buon augurio e d&#8217;addio.</p>
+
+<p>Accompagnati dalla sola scorta di Fez, c&#8217;innoltrammo
+nella terra dei Beni-Hassen, tristamente
+famosa.<span class="pagenum"><a name="Page_201" id="Page_201">[201]</a></span></p>
+
+
+
+<hr />
+<h2><a name="BENI-HASSEN" id="BENI-HASSEN"></a>BENI-HASSEN</h2>
+
+
+<p>Per più d&#8217;un&#8217;ora, si camminò in mezzo a
+campi d&#8217;orzo altissimo, dai quali usciva qua e
+là una tenda nera, una testa di cammello, un
+nuvolo di fumo. Per i sentieri dove passavamo,
+correvano scorpioni, biscie e lucertole. Il sole,
+in quel poco tempo, ci aveva infocate le selle
+per modo che quasi non vi si poteva tener
+sopra la mano. La luce ci offendeva gli occhi,
+il polverìo ci soffocava, tutti tacevano. La
+pianura che ci si stendeva dinanzi come un
+oceano mi dava non so che sgomento, come
+se la carovana dovesse camminare eternamente.
+Ma la curiosità di veder da vicino quei fieri
+Beni-Hassen, di cui avevo tanto inteso parlare,
+mi rianimava.&mdash;Che gente sono?&mdash;domandai
+a un interprete.&mdash;Ladri e assassini&mdash;mi<span class="pagenum"><a name="Page_202" id="Page_202">[202]</a></span>
+rispose;&mdash;faccie dell&#8217;altro mondo, la peggior
+genìa del Marocco.&mdash;Ed io spiavo ansiosamente
+l&#8217;orizzonte.</p>
+
+<p>Le faccie dell&#8217;altro mondo non si fecero aspettare
+lungo tempo.</p>
+
+<p>Vedemmo lontano, davanti a noi, un gran
+nuvolo di polvere, e pochi momenti dopo
+fummo circondati da una turba di trecento selvaggi
+a cavallo, verdi, gialli, scarlatti, bianchi,
+violetti, cenciosi, scarmigliati, ansanti, che pareva
+che venissero da una mischia. In mezzo
+al fitto polverìo che ci avvolgeva, vedemmo il
+loro Governatore, un gigante con lunghi capelli
+e gran barba nera, seguito da due vicegovernatori
+canuti, armati tutti e tre di fucile,
+avvicinarsi all&#8217;Ambasciatore, stringergli la mano
+e sparire. Subito dopo cominciarono le cariche,
+gli urli e le fucilate. Parevano frenetici.
+Sparavano fra le gambe delle nostre
+mule, sopra la nostra testa, rasente le nostre
+spalle. Visti da lontano, dovevan sembrare
+una banda d&#8217;assassini che ci assalisse. V&#8217;eran
+dei vecchi formidabili con lunghe barbe
+bianche, ridotti a ossa e pelle; ma che parevan
+fatti per resistere ai secoli. V&#8217;eran dei giovani
+con lunghissime ciocche di capelli neri che ondeggiavano
+al vento come criniere. Molti avevano
+il petto, le gambe e le braccia nude,
+turbanti in brandelli e cenci rossi attorcigliati<span class="pagenum"><a name="Page_203" id="Page_203">[203]</a></span>
+intorno al capo; caic laceri, selle disfatte, briglie
+di corda, sciabolaccie e pugnali di forme
+strane. Le faccie poi!&mdash;È assurdo,&mdash;diceva
+il comandante, facendo la caricatura di don
+Abbondio,&mdash;è assurdo il supporre che questa
+gente possa fare il sacrifizio di non ucciderci!&mdash;Ognuna
+di quelle faccie raccontava
+una storia di sangue. Ci guardavano passando,
+colla coda dell&#8217;occhio, come per nasconderci
+l&#8217;espressione del loro sguardo. Cento
+ci venivan dietro, cento a destra, cento a
+sinistra, sparsi per i campi a grande distanza.
+Questa guardia dai lati era nuova per noi; ma
+non tardò ad essere giustificata. Più andavamo
+innanzi, più spesseggiavano le tende nella
+campagna, fin che passammo in mezzo a veri
+villaggi circondati di fichi d&#8217;India e d&#8217;aloé.
+Da tutte queste tende accorrevano arabi, vestiti
+d&#8217;una semplice camicia, a gruppi, a piedi, a
+cavallo, in groppa agli asini, due, persino tre
+sopra una sola cavalcatura; le donne coi bimbi
+appesi alle spalle, i vecchi sostenuti dai ragazzi,
+tutti affannati, smaniosi di vederci, e forse non
+di vederci soltanto. A poco a poco ci fu intorno
+un popolo. Allora i soldati della scorta
+cominciarono a disperderli. Si slanciarono al galoppo
+di qua e di là contro i gruppi più numerosi,
+urlando, percotendo, rovesciando cavalcature
+e cavalcatori, tirandosi dietro da ogni<span class="pagenum"><a name="Page_204" id="Page_204">[204]</a></span>
+parte improperii e maledizioni. Ma i gruppi dispersi
+si riannodavano e continuavano ad accompagnarci
+correndo. A traverso il fumo e il
+polverìo, rotto dai lampi delle fucilate, vedevamo
+per quei vastissimi campi, in lontananza,
+tende, cavalli, cammelli, armenti, gruppi di aloé,
+colonne di fumo, frotte di gente rivolta verso
+di noi, immobile, in atteggiamento di stupore.
+Eravamo finalmente arrivati in una terra abitata!
+Esisteva dunque, non era una fiaba, questa
+benedetta popolazione del Marocco! Dopo
+un&#8217;ora di passo accelerato, ci si trovò di nuovo
+in una campagna solitaria, non accompagnati
+da altri che dalla scorta; e fatto appena un
+altro miglio, svoltando intorno a una macchia di
+fichi d&#8217;India, s&#8217;ebbe l&#8217;inaspettato e sempre vivissimo
+piacere di veder sventolare la bandiera
+italiana in mezzo alla nostra piccola città vagante,
+di cui s&#8217;alzavano in quel momento appunto
+le ultime case.</p>
+
+<p>L&#8217;accampamento era sulla sponda del Sebù,
+il quale descrive un grand&#8217;arco dal punto dove
+l&#8217;avevano passato fino a quello dove eravamo
+giunti.</p>
+
+<p>Una fitta catena di sentinelle a piedi, armate
+di fucile, si stendeva tutt&#8217;intorno alle
+tende.</p>
+
+<p>Il paese era dunque pericoloso davvero.<span class="pagenum"><a name="Page_205" id="Page_205">[205]</a></span></p>
+
+<p>Se ne avessi ancora potuto dubitare, me ne
+avrebbero arcipersuaso le notizie che raccolsi poi.</p>
+
+<p>I Beni-Hassen sono il popolo più turbolento,
+più audace, più manesco, più ladro di tutta la
+vallata del Sebù. L&#8217;ultima loro prova fu una
+rivolta sanguinosa scoppiata nell&#8217;estate del 1873,
+quando salì al trono il Sultano regnante, la
+quale cominciò col saccheggio della casa del
+Governatore, a cui rubarono perfino le donne.
+Il latrocinio è il loro mestiere principale.
+Si raccolgono in bande, a cavallo, armati,
+e fanno delle scorrerie di là dal Sebù o nelle
+altre terre vicine, rubando quanto possono portare
+o trascinare, e ammazzando, per precauzione,
+quanti incontrano. Sono disciplinati,
+hanno dei capi, degli statuti, dei diritti riconosciuti,
+in un certo senso, persino dal Governo,
+il quale si serve qualche volta di loro per
+riavere quello che gli è stato rubato. Rubano
+per via d&#8217;imposte forzate. La gente depredata,
+invece di sciupare il tempo in ricerche e in
+ricorsi, ricupera l&#8217;aver suo pagando una somma
+convenuta al capo dei ladri. Per i ragazzi, specialmente,
+è ammesso come cosa naturalissima
+che debbano tutti rubare. Se si pigliano una
+palla nella schiena o si fanno spezzare il capo
+da una sassata, peggio per loro; si sa che nessuno
+vuol lasciarsi rubare; e poi non c&#8217;è rosa
+senza spine. I padri lo dicono ingenuamente:<span class="pagenum"><a name="Page_206" id="Page_206">[206]</a></span>
+un figliuolo di otto anni rende poco, uno di
+dodici anni assai di più, uno di sedici molto.
+Ogni ladro ha il suo genere proprio: c&#8217;è il
+ladro di biade, il ladro di bestie bovine, il ladro
+di cavalli, il ladro di mercato, il ladro di
+<i>duar</i><a name="FNanchor_1_2" id="FNanchor_1_2"></a><a href="#Footnote_1_2" class="fnanchor">[1]</a>, il ladro di strada. Ci sono persino i
+ladri che riscuotono un&#8217;imposta fissa da tutte
+le donne che fanno derrata di sè, non rare
+nemmeno fra quelle tribù vagabonde. Per le
+strade, assaltano particolarmente gli Ebrei, ai
+quali è proibito di portar armi. Ma il latrocinio
+più comune è quello a danno dei <i>duar</i>. In
+questo sono artisti insuperabili, non solo fra i
+Beni-Hassen, ma in tutto il Marocco. Vanno a
+rubare a cavallo, e la grand&#8217;arte consiste più
+nella rapidità che nell&#8217;accortezza, più nel non
+lasciarsi raggiungere che nel non lasciarsi vedere.
+Passano, afferrano e dispaiono, senza dar
+tempo alla gente di riconoscerli. Son furti a
+volo, fulminei, giochi di prestidigitazione equestre.
+Rubano pure a piedi e anche in questo
+son maestri. S&#8217;introducono nei <i>duar</i>, nudi, perchè
+i cani non abbaiano agli uomini nudi; insaponati
+da capo a piedi, per sguisciare dalle
+mani di chi li afferri; con un fascio di fronde
+tra le braccia, perchè i cavalli, pigliandoli
+per alberi, non si spaventino. I cavalli sono<span class="pagenum"><a name="Page_207" id="Page_207">[207]</a></span>
+la preda più ghiotta. Vi si attaccano al collo,
+stendono le gambe sotto il ventre, e via come
+saette. La loro audacia è incredibile. Non c&#8217;è
+accampamento di carovana, sia anche d&#8217;un pascià
+o d&#8217;un&#8217;ambasciata, dove non penetrino,
+malgrado la più oculata sorveglianza. Strisciano,
+guizzano, si schiacciano contro terra, coperti
+d&#8217;erba, di paglia, di foglie, vestiti di pelli di
+montone, in apparenza d&#8217;accattoni, di malati, di
+pazzi, di soldati, di santi. Rischian la vita per
+un pollo, fanno dieci miglia per uno scudo.
+Giunsero persino a rubare dei sacchetti di denaro
+sotto il capo ad ambasciatori che dormivano.
+E appunto quella notte, malgrado la
+catena delle sentinelle, rubarono un montone
+legato al letto del cuoco, il quale, accortosi la
+mattina del furto, stette una mezz&#8217;ora immobile
+davanti alla tenda, colle braccia incrociate, e
+lo sguardo fisso all&#8217;orizzonte, esclamando di
+tratto in tratto:&mdash;<i>Ah! madona santa, che
+pais! che pais! che pais!</i></p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Ho nominato i <i>duar</i>: non si può parlare del
+Marocco senza descriverli, e lo posso fare ampiamente
+con quello che vidi, e quello che ne
+seppi dal signor Morteo, il quale ci vive in
+mezzo da vent&#8217;anni.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Questo signor Morteo, fra parentesi, è un<span class="pagenum"><a name="Page_208" id="Page_208">[208]</a></span>
+singolare stampo d&#8217;uomo. Genovese di nascita,
+ancora giovane, marito d&#8217;una bella inglese,
+padre di due bambini vezzosissimi e ricco
+da poter vivere splendidamente in qualunque
+città d&#8217;Europa, se ne sta invece, relegato volontario,
+a Mazagan, piccola città posta sulla
+riva dell&#8217;Atlantico, a duecento chilometri da Marocco,
+in mezzo agli arabi e ai mori, non occupato
+d&#8217;altro che della sua famiglia e del suo
+commercio, non vedendo, per mesi e mesi, la
+faccia d&#8217;un europeo, e non serbando col mondo
+civile altra relazione che quella d&#8217;abbonato a
+due giornali illustrati. Di tempo in tempo viene
+a fare un giro in Italia o in Francia, ma vi
+s&#8217;annoia appena arrivato, e dai palchetti della
+Scala e del Grand-Opéra sospira la sua casetta
+moresca bagnata dalle onde dell&#8217;oceano, i suoi
+armenti, i suoi <i>duar</i>, la vita ignorata e tranquilla
+della sua seconda patria affricana. In quel paese,
+dove, non è molto, un agente consolare di
+Francia, preso da una malinconia disperata,
+diventò pazzo, e un altro cercò di seppellirsi
+vivo nelle sabbie della marina; egli non ha
+mai avuto un giorno di <i>spleen</i>. Parla l&#8217;arabo,
+mangia all&#8217;araba, vive tra gli arabi, li studia, li
+ama, li difende; ha contratto qualcuno dei loro
+difetti e parecchie delle loro buone qualità; non
+ha più d&#8217;europeo, insomma, che la famiglia,
+il vestito e la pronuncia genovese. Contuttociò,<span class="pagenum"><a name="Page_209" id="Page_209">[209]</a></span>
+egli non avrebbe potuto mostrarsi più amabilmente
+italiano di quel che fece dal primo
+all&#8217;ultimo giorno del viaggio. Interprete, intendente,
+guida, compagno, riuscì caro ed utile a
+tutti, e nessuno dissentì mai da lui che sopra un
+punto: noi auguravamo al Marocco la civiltà;
+egli sosteneva che la civiltà avrebbe reso quel
+popolo due volte più tristo e quattro volte più
+infelice; e bisogna confessare che, sebbene avesse
+torto, s&#8217;era qualche volta tentati di dargli ragione.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Il <i>duar</i> è formato ordinariamente da dieci,
+quindici o venti famiglie, che per lo più son
+legate fra loro da un vincolo di parentela; e
+ogni famiglia ha una tenda. Le tende sono disposte
+in due ordini paralleli, distanti una trentina
+di passi l&#8217;uno dall&#8217;altro, in modo che formano
+nel mezzo una specie di piazzetta rettangolare,
+aperta alle due estremità. Queste tende
+sono quasi tutte eguali. Consistono in un
+gran pezzo di stoffa nera o color di cioccolatte,
+tessuta con fibre di palme nane o con pelo
+di capra e di cammello; la quale è sostenuta
+da due pali o due grosse canne, unite insieme
+da una traversa di legno, che regge il tetto. La
+loro forma è ancora quella delle abitazioni dei
+Numidi di Giugurta, che il Sallustio paragonava
+a una nave rovesciata colla carena in alto.<span class="pagenum"><a name="Page_210" id="Page_210">[210]</a></span>
+Nell&#8217;inverno e nell&#8217;autunno, la tela è distesa
+fino a terra e fissata per mezzo di corde a
+pioli, in maniera che non v&#8217;entri nè vento nè
+acqua. In estate, è lasciata tutt&#8217;intorno una
+larga apertura per la circolazione dell&#8217;aria, protetta
+da una piccola siepe di giunchi, di canne
+o di rovi secchi. Con questo mezzo, le tende
+sono più fresche in estate e meglio chiuse nella
+stagione piovosa, che le stesse case moresche
+delle città, le quali non hanno nè usci nè vetrate.
+L&#8217;altezza massima d&#8217;una tenda è di due metri
+e mezzo; la massima lunghezza di dieci;
+quelle che superano questa misura appartengono
+a qualche sceicco opulento, e son rare.
+Una parete di giunchi divide la casetta in
+due parti: di qua dormono il padre e la madre,
+di là i figliuoli e il rimanente della famiglia.
+Una o due stuoie di vimini, un cassone di
+legno variopinto e arabescato, in cui tengono
+la roba; uno specchietto rotondo di Trieste o
+di Venezia, un alto treppiedi di canna, che ricoprono
+d&#8217;un caic, per lavarvisi sotto; due
+pietre per macinare il grano, un telaio della
+forma di quei dei tempi d&#8217;Abramo, un rozzo
+lume di latta, qualche vaso di terra, qualche
+pelle di capra, qualche piatto, una rocca, una
+sella, un fucile, un pugnalaccio, sono tutta la
+suppellettile d&#8217;una di queste case. In un angolo
+v&#8217;è una chioccia e una covata di pulcini;<span class="pagenum"><a name="Page_211" id="Page_211">[211]</a></span>
+davanti all&#8217;entrata un fornello, formato di
+due mattoni; da un lato della tenda un piccolo
+orto; più in là alcuni fossi rotondi, rivestiti di pietre
+o di cemento, nei quali conservano il grano.
+In quasi tutti i grandi <i>duar</i> v&#8217;è una tenda
+appartata dove sta il maestro di scuola, al quale
+il <i>duar</i> dà cinque lire il mese, oltre a molte
+provvigioni di viveri. Tutti i ragazzi vanno là
+a ripetere centomila volte gli stessi versetti del
+Corano, e a scriverli, quando li sanno a mente,
+sopra una tavola di legno. La maggior parte,
+lasciando la scuola prima di saper leggere, per
+andar a lavorare coi genitori, dimenticano in
+breve tempo il poco che hanno imparato. I
+pochissimi che hanno volontà e modo di studiare,
+continuano fino a vent&#8217;anni, per andar
+poi a compiere gli studi in una città, e diventare
+<i>taleb</i>, che significa scrivano o notaro, ed
+equivale a prete, poichè è una cosa sola, presso
+i Maomettani, la legge religiosa e la civile.
+La vita che si fa in questi <i>duar</i> è semplicissima.
+All&#8217;alba, tutti si levano, dicono le loro
+preghiere, mungono le vacche, fanno il burro,
+e bevono il latte agro che ne rimane. Per
+bere si servono di gusci di conchiglie e di patelle
+che comprano dalle popolazioni della costa.
+Poi gli uomini vanno a lavorare alla campagna,
+e non tornan più che verso sera. Le
+donne vanno a pigliar acqua e a cercar legna,<span class="pagenum"><a name="Page_212" id="Page_212">[212]</a></span>
+macinano il grano, tessono le rozze stoffe di
+cui si vestono esse e i loro uomini, fanno le
+corde delle tende con fibre di palma nana,
+mandano da mangiare ai mariti, e preparano il
+cuscussù per la sera. Il cuscussù è mescolato
+con fave, zucche, cipolle e altri erbaggi; qualchevolta
+inzuccherato, pepato e condito con
+sugo di carne; nei giorni di scialo, mangiato con
+carne. Tornati gli uomini, cenano e per lo più,
+al tramonto del sole, vanno a dormire. Qualche
+volta, dopo cena, un vecchio racconta una
+storia in mezzo a una corona di parenti. Durante
+la notte il <i>duar</i> rimane immerso nel silenzio
+e nelle tenebre: solo qualche famiglia tiene
+davanti alla tenda un lumicino acceso, che serve
+di richiamo ai viaggiatori smarriti.&mdash;Il vestire
+degli uomini e delle donne non è che una
+camicia di tela di cotone, una cappa e un
+caic grossolano. Le cappe e i caic non li lavano
+che tre o quattro volte l&#8217;anno, in occasione
+delle feste solenni, per cui son quasi
+sempre del colore della loro pelle o più neri.
+La pulizia del corpo è più curata, poichè senza
+far le abluzioni prescritte dal Corano, non potrebbero
+pregare. Le donne per di più si lavano
+ogni mattina tutta la persona, nascondendosi
+sotto il treppiedi coperto col caic. Ma lavorando
+come fanno, e dormendo come dormono,
+son sempre sudici a un modo, benchè<span class="pagenum"><a name="Page_213" id="Page_213">[213]</a></span>
+facciano uso, miracolo! del sapone. Nei ritagli
+di tempo molti giocano alle carte, e quando
+non giocano, un gran divertimento degli uomini
+è di stendersi supini in terra e di sballottare
+i loro bambini; per i quali però si
+raffreddano via via che diventan grandi, e
+così è dei figliuoli per loro. Molti di questi figli
+del <i>duar</i>, giungono all&#8217;età di dieci o quattordici
+anni senz&#8217;aver mai visto una casa, ed
+è curioso il sentir raccontar dai mori o dagli
+europei delle città, che li prendono al proprio
+servizio, lo sbalordimento che provano entrando
+per la prima volta in una stanza: come palpano
+le pareti, come pestano il pavimento, con che
+viva emozione s&#8217;affacciano alle finestre e ruzzolano
+giù per le scale.&mdash;Gli avvenimenti principali,
+in questi villaggi erranti, sono i matrimoni.
+I parenti e gli amici della sposa, con
+grande strepito di fucilate e di grida la conducono,
+seduta sulla groppa d&#8217;un cammello, al <i>duar</i>
+dello sposo, ravvolta in una cappa bianca o turchina,
+tutta profumata, colle unghie tinte di
+henné e le soppraciglia nere di sughero bruciato,
+e per lo più ingrassata, per quell&#8217;occasione,
+con un erba particolare chiamata <i>ebba</i>, di cui
+fanno grande uso le ragazze. Il <i>duar</i> dello sposo,
+dal canto suo, invita alla festa i <i>duar</i> vicini, da cui
+accorrono spesso cento o duecento uomini a cavallo,
+armati di fucile. La sposa scende dal<span class="pagenum"><a name="Page_214" id="Page_214">[214]</a></span>
+cammello dinanzi alla tenda del suo futuro marito,
+siede sopra una sella infronzolita e infiorata,
+ed assiste alla festa. Mentre gli uomini
+fanno il <i>giuoco della polvere</i>, le donne e le ragazze,
+disposte in circolo davanti a lei, saltellano
+al suono d&#8217;un tamburo e d&#8217;un piffero,
+intorno a un caic disteso in terra, nel quale
+ogni invitato, passando, butta una moneta per
+gli sposi, e un banditore annunzia ad alta voce
+l&#8217;offerta, facendo un buon augurio all&#8217;oblatore.
+Verso sera, il ballo cessa, i fucili tacciono, tutti
+siedono in terra, vengon portati enormi piatti
+di cuscussù, polli arrosto, montoni allo spiedo,
+tè, dolci, frutta; e la cena si prolunga fino a
+mezzanotte. Il giorno seguente, la sposa vestita
+di bianco, con una ciarpa rossa stretta intorno
+al viso, che le nasconde la bocca, e il cappuccio
+tirato sul capo, accompagnata dai parenti
+e dagli amici, va per i <i>duar</i> vicini a raccoglier
+un&#8217;altra volta denaro. E dopo questo, lo sposo
+ritorna ai campi, la sposa va alla macina, e l&#8217;amore
+vola via. Quando uno muore, ripetono le danze.
+Il parente più prossimo del defunto ne ricorda
+le virtù; gli altri, affollati intorno a lui, danzano
+con gesti e atteggiamenti dolorosi, si coprono
+di fango, si graffiano il viso, si stracciano
+i capelli; poi lavano il cadavere, lo ravvolgono
+in una tela nuova, lo portano, sopra una barella,
+al cimitero, e lo sepelliscono appoggiato<span class="pagenum"><a name="Page_215" id="Page_215">[215]</a></span>
+sul lato destro, col viso rivolto a oriente.&mdash;Questi
+sono i loro usi e i loro costumi, per dire
+così, patenti; ma gl&#8217;intimi chi li conosce? Chi
+può seguire i fili di cui s&#8217;ordisce la trama della
+vita d&#8217;un <i>duar</i>? Chi può sapere come parla il
+primo amore, come s&#8217;intrica il pettegolezzo, in
+che strana forma, con che strani accidenti si
+producano e lottino l&#8217;adulterio, la gelosia, l&#8217;invidia;
+che virtù brillino, che sacrifizi si compiano,
+che abbominevoli passioni imperversino
+fra quelle pareti di tela? Chi può rintracciare
+l&#8217;origine delle loro favolose superstizioni? Chi
+può chiarire quel bizzarro miscuglio di confuse
+tradizioni pagane e cristiane: le croci segnate
+sulla pelle, la vaga credenza ai satiri di cui
+trovano le orme forcute sulla terra, la bambola
+portata in trionfo al primo spuntare del
+grano, il nome di Maria invocato in soccorso
+delle partorienti, le danze circolari che rammentano
+i riti degli adoratori del sole?&mdash;Una
+sola cosa loro è certa e manifesta: la miseria.
+Vivono degli scarsi prodotti della terra mal
+coltivata, scemati ancora da imposte gravissime
+e mutevoli, riscosse dal Sceicco, o capo
+del <i>duar</i>, eletto da loro e direttamente sottoposto
+al Governatore della provincia. Rimettono
+al Governo, in danaro o in natura, la decima
+parte del raccolto, e una lira in media
+per ogni bestia. Pagano cento lire l&#8217;anno per<span class="pagenum"><a name="Page_216" id="Page_216">[216]</a></span>
+ogni tratto di terreno corrispondente al lavoro
+di due buoi. Fanno al Sultano, nelle principali
+feste annuali, un regalo obbligatorio, che equivale
+presso a poco a un&#8217;imposta di cinque lire
+per tenda. Sborsano denaro o forniscon viveri,
+ad arbitrio dei governatori, quando passa il
+Sultano, un pascià, un&#8217;ambasciata, un corpo di
+soldati. Oltre a ciò, chiunque abbia denari è esposto
+alle estorsioni dei Governatori, non velate,
+non scusate da alcun pretesto, ma sfacciatamente
+violente. Aver fama di agiato è una sventura.
+Chi ha un piccolo peculio, lo sotterra, spende
+di nascosto, finge la miseria e la fame. Nessuno
+accetta in pagamento uno scudo annerito,
+anche se è certo che sia buono, perchè può
+parer levato di sotto terra e mettere in sospetto
+chi dà la caccia ai tesori. Quando un agiato
+muore, i parenti, per scongiurare la rapina, offrono
+un regalo al Governatore. Offrono regali
+per chieder giustizia, per prevenire le persecuzioni,
+per non esser ridotti a morir di fame. E
+quando finalmente la fame li strazia e la disperazione
+li accieca, disfan le tende, impugnano
+i fucili e lanciano il grido della rivolta. Che
+succede allora? Il Sultano sguinzaglia tremila
+furie a cavallo a seminare la morte nel paese
+ribelle. Questi tagliano teste, predano armenti,
+ruban donne, incendiano messi, riducon la terra
+un deserto coperto di cenere e di sangue, e ritornano<span class="pagenum"><a name="Page_217" id="Page_217">[217]</a></span>
+ad annunziare alla reggia che la ribellione
+è domata. Se poi la ribellione si allarga,
+e mandando a vuoto le arti con cui il Governo
+tenta di smembrarne le forze, disperde gli
+eserciti e riman padrona del campo, che vantaggio
+ne ricava, fuorchè quei brevi giorni di
+libertà guerresca, che le costan migliaia di vite?
+Eleggeranno un altro Sultano, e provocheranno
+una guerra dinastica tra provincie e provincie,
+a cui terrà dietro un dispotismo peggiore; ciò
+che da dieci secoli accade.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>La mattina del 10 la carovana si mise in
+cammino, all&#8217;alba, accompagnata dai trecento
+cavalieri dei Beni-Hassen e dal loro Governatore
+Abd-Allà, <i>servo di Dio</i>.</p>
+
+<p>Per tutta quella mattina si continuò a camminare
+in pianura, in mezzo a campi d&#8217;orzo,
+di grano e di saggina, interrotti da grandi
+spazi coperti di finocchio selvatico e di fiori, e
+sparsi di gruppi d&#8217;alberi e di tende nere, le
+quali di lontano presentavano l&#8217;aspetto di quei
+grandi mucchi di carbone che si vedono tratto
+tratto per la maremma toscana. Incontravamo
+più sovente che nei giorni innanzi, armenti,
+cavalli, cammelli, brigatelle d&#8217;arabi. Lontano,
+dinanzi a noi, si stendeva una catena di monti
+d&#8217;un color cenerino delicatissimo, e a mezza
+distanza, fra i monti e la carovana, biancheggiavano<span class="pagenum"><a name="Page_218" id="Page_218">[218]</a></span>
+due <i>cube</i>, la prima illuminata dal sole,
+la seconda, visibile appena. Erano le cube di
+Sidi-Ghedar e di Sidi-Hassem, fra le quali passa
+il confine della terra dei Beni-Hassen. Presso
+alla cuba più lontana si doveva piantare quel
+giorno l&#8217;accampamento.</p>
+
+<p>Molto prima però di giungere al confine, il
+Governatore Sidi-Abd-Allà, che fin dal momento
+della partenza pareva pensieroso e irrequieto,
+si avvicinò all&#8217;Ambasciatore e fece
+cenno di voler parlare.</p>
+
+<p>Mohamed Ducali accorse.</p>
+
+<p>&mdash;L&#8217;Ambasciatore d&#8217;Italia mi perdonerà&mdash;disse
+il fiero Governatore&mdash;se io oso domandargli
+il permesso di tornar indietro colla mia scorta.</p>
+
+<p>L&#8217;ambasciatore domandò perchè.</p>
+
+<p>&mdash;Perchè,&mdash;rispose Sidi-Abd-Allà corrugando
+i suoi grandi sopraccigli neri,&mdash;la mia
+casa non è sicura.</p>
+
+<p>Nientemeno! pensammo noi. A due miglia
+di distanza! Che delizia di mestiere ha da essere
+quello di governare i Beni-Hassen!</p>
+
+<p>L&#8217;Ambasciatore acconsentì; Sidi-Abd-Allà gli
+prese la mano e se la strinse sul petto con una
+energica espressione di gratitudine. Ciò fatto,
+voltò il cavallo, e quella turba variopinta, cenciosa,
+terribile, slanciati i cavalli a briglia
+sciolta, in pochi momenti non fu più che un
+nuvolo di polvere all&#8217;orizzonte.<span class="pagenum"><a name="Page_219" id="Page_219">[219]</a></span></p>
+
+<div class="footnotes">
+<h3>NOTE:</h3>
+<div class="footnote">
+<p><a name="Footnote_1_2" id="Footnote_1_2"></a><a href="#FNanchor_1_2"><span class="label">[1]</span></a> Si chiama <i>duar</i> un accampamento d&#8217;arabi.</p>
+</div></div>
+
+<hr />
+<h2><a name="SIDI-HASSEM" id="SIDI-HASSEM"></a>SIDI-HASSEM</h2>
+
+
+<p>La provincia dove stava per entrare la carovana,
+era una specie di colonia, divisa in poderi
+fra un gran numero di famiglie di soldati,
+in ognuna delle quali il servizio militare è obbligatorio
+per tutti i figli maschi; anzi ogni figliuolo
+nasce, per così dire, soldato, serve, come
+può, fin dall&#8217;infanzia, e riceve una paga fissa
+prima di essere in grado di maneggiare il
+fucile. Di più queste famiglie militari vanno
+esenti dalle imposte, e la loro proprietà è inalienabile
+fin che esiste la progenitura mascolina.
+Costituiscono perciò una milizia regolare,
+disciplinata e fedele, colla quale il governo può
+tranquillamente <i>divorare</i>, giusta l&#8217;espressione del
+paese, una qualunque provincia ribelle senza
+temere che gli ciurli nel manico; e si potrebbe<span class="pagenum"><a name="Page_220" id="Page_220">[220]</a></span>
+dire una milizia d&#8217;esattori, che rende al governo
+assai più di quello che gli costa, poichè nel Marocco
+l&#8217;esercito serve specialmente alle finanze, e
+l&#8217;ordigno principale della macchina amministrativa
+è la spada.</p>
+
+<p>Appena oltrepassato il confine dei Beni-Hassen,
+si vide lontano uno stormo di cavalieri
+che venivano di galoppo verso di noi, preceduti
+da una bandiera verde.</p>
+
+<p>Cosa insolita, erano schierati in due lunghissime
+linee, l&#8217;una dietro l&#8217;altra, cogli uffiziali
+dinanzi.</p>
+
+<p>A venti passi da noi, si arrestarono bruscamente
+tutti in un punto.</p>
+
+<p>Il loro comandante, un grosso vecchio dalla
+barba bianca, d&#8217;aspetto benevolo, con un turbante
+altissimo, porse la mano all&#8217;ambasciatore
+dicendo:&mdash;Siate il benvenuto! Siate il benvenuto!&mdash;e
+quindi a noi:&mdash;Benvenuti! Benvenuti!
+Benvenuti!</p>
+
+<p>Ci rimettemmo in cammino.</p>
+
+<p>I nuovi cavalieri erano molto diversi dai
+Beni-Hassen. Avevano i vestiti più puliti e le
+armi più lucide; quasi tutti gli stivali gialli, ricamati
+di filo rosso; le sciabole col manico di
+corno di rinoceronte, le cappe turchine, i caffettani
+bianchi, le cinture verdi. Molti eran vecchi,
+ma di quei vecchi pietrificati, per i quali
+pare che sia cominciata l&#8217;eternità; parecchi giovanissimi;<span class="pagenum"><a name="Page_221" id="Page_221">[221]</a></span>
+due, fra gli altri, non più che decenni,
+belli, pieni di vita, che ci guardavano
+con un&#8217;aria sorridente come per dire:&mdash;Via,
+non siete poi quelle faccie patibolari che c&#8217;eravamo
+figurate!&mdash;V&#8217;era un vecchio nero di tale
+statura, che, stendendo le gambe fuori dalle
+staffe, avrebbe quasi toccato terra coi piedi. Uno
+degli uffiziali aveva le calze.</p>
+
+<p>Dopo mezz&#8217;ora di cammino, incontrammo un
+altro drappello, colla bandiera rossa, comandato
+pure da un vecchio caid, che s&#8217;unì al
+primo; e via via, andando innanzi, altri gruppi
+di quattro, otto, quindici cavalieri, ognuno colla
+bandiera, che vennero tutti a ingrossare la scorta.</p>
+
+<p>Quando la scorta fu completa, cominciarono
+le solite cariche.</p>
+
+<p>Si vedeva ch&#8217;eran soldati regolari: si raggruppavano
+e si scioglievano con più ordine di
+tutti quelli che avevamo visti fino allora. Facevano
+un nuovo gioco. Uno si slanciava innanzi
+a briglia sciolta; un altro dietro subito ventre
+a terra. A un tratto il primo si rizzava sulle
+staffe, si voltava indietro con tutto il busto e
+sparava il fucile nel petto a quello che l&#8217;inseguiva,
+il quale, nello stesso punto, scaricava una
+fucilata a lui contro il fianco, in modo che se
+si fossero tirati a palla, sarebbero tutti e due
+precipitati di sella morti nello stesso momento.
+A uno, andando di carriera, il cavallo gli cadde<span class="pagenum"><a name="Page_222" id="Page_222">[222]</a></span>
+sotto, e lo sbalzò al di sopra della sua testa ad
+una tale distanza, che per un momento credemmo
+che si fosse ammazzato. Quello invece,
+in un batter d&#8217;occhio, risaltò in sella e tornò
+alla carica più indiavolato di prima. Ognuno
+lanciava il suo grido.&mdash;Guardatevi! Guardatevi!&mdash;Siate
+tutti testimoni!&mdash;Son io!&mdash;Ecco
+la morte!&mdash;Meschino me! (uno a cui era
+mancato il colpo)&mdash;Largo al barbiere!&mdash;(Era
+il barbiere dei soldati)&mdash;E un altro
+gettò questo curioso grido:&mdash;<i>Alla mia dipinta!</i>&mdash;che
+fece ridere tutti i suoi compagni. Gl&#8217;interpreti
+ci spiegarono che voleva dire: alla mia
+amante che è bella come se fosse dipinta; cosa
+strana per gente che non solo ha in orrore la
+pittura di figura, ma non ne ha neppure un&#8217;idea
+chiara. I due ragazzi fecero una carica insieme
+gridando:&mdash;Largo ai fratelli!&mdash;e spararono
+in terra curvando la testa fin quasi a
+toccare la sella.</p>
+
+<p>Così arrivammo in vicinanza della <i>cuba</i> di
+Sidi-Hassem, dove si doveva piantare il campo.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Povero Hamed-Ben Kasen Buhamei! Finora io
+non ne ho parlato che di volo; ma ricordandomi
+che quella mattina lo vidi, lui generale dell&#8217;esercito
+dei Sceriffi, aiutare i servi a piantare
+i piuoli della tenda dell&#8217;Ambasciatore, sento il
+bisogno di esprimergli la mia ammirazione e<span class="pagenum"><a name="Page_223" id="Page_223">[223]</a></span>
+la mia gratitudine. Che buona pasta di generale!
+Dal giorno della partenza egli non aveva
+ancor fatto bastonare nè un soldato nè un
+servo; non s&#8217;era mai mostrato un minuto di cattivo
+umore; era sempre stato il primo ad uscir
+dalla tenda e l&#8217;ultimo a andar a dormire; non
+aveva mai lasciato trapelare, nemmeno agli occhi
+più indagatori, che il suo stipendio di quaranta
+lire il mese gli paresse un po&#8217; scarso; non
+aveva ombra d&#8217;albagia; ci aiutava a montare
+a cavallo, s&#8217;assicurava che le nostre selle fossero
+salde, dava una legnata, passando, alle
+nostre mule restie; era sempre pronto a tutto
+e per tutti; si riposava, accovacciato come un
+umile mulattiere, accanto alle nostre tende; ci
+sorrideva ogni volta che ci vedeva sorridere;
+ci offriva del cuscussù; balzava in piedi, a un
+cenno dell&#8217;ambasciatore, come un fantoccio a
+molla; faceva la sua preghiera, da buon mussulmano,
+cinque volte il giorno; contava le
+uova della <i>muna</i>, presiedeva allo sgozzamento
+dei montoni, guardava l&#8217;album dei pittori
+senza dar segno di scandalo; infine era l&#8217;uomo
+più <i>ad hoc</i>, io credo, che sua Maestà Imperiale
+potesse scegliere per quella missione
+in mezzo alla folla dei suoi scalzi generali.
+Hamed Ben-Kasen rammentava sovente, con
+alterezza, che suo padre era stato generale
+nella guerra contro la Spagna, e parlava qualche<span class="pagenum"><a name="Page_224" id="Page_224">[224]</a></span>
+volta dei propri figli, che stavano colla
+madre a Mechinez, sua città natale.&mdash;Son
+tre mesi,&mdash;disse un giorno sospirando,&mdash;che
+non li vedo!&mdash;Forse voleva dire:&mdash;che non
+<i>la</i> vedo;&mdash;ma disse <i>li</i> per pudore.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Quel giorno, dopo aver assistito alla presentazione
+della <i>muna</i>, fra cui v&#8217;era un piatto spropositato
+di cuscussù, portato a stento da cinque
+arabi, ci rifugiammo, come sempre, sotto
+la tenda, a godervi i soliti quaranta gradi centigradi
+che duravano fino alle quattro dopo
+mezzogiorno; nel qual tempo l&#8217;accampamento
+rimaneva immerso in un profondo silenzio. Alle
+quattro, la vita si ridestava. I pittori mettevano
+mano ai pennelli, il medico riceveva i malati,
+uno andava a bagnarsi, un altro a tirare al
+bersaglio, chi a caccia, chi a passeggio, chi a
+visitare un amico sotto la tenda, chi ad assistere
+alle cariche della scorta, chi a vedere il
+cuoco alle prese coll&#8217;Affrica, chi a visitare i
+<i>duar</i> vicini, e così ognuno, a tavola, aveva
+qualcosa da raccontare, e la conversazione scoppiettava
+come un fuoco d&#8217;artifizio.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Quella sera, al tramonto del sole, andai col
+comandante a vedere i soldati della scorta che
+facevano le cariche in un vasto prato vicino
+all&#8217;accampamento.<span class="pagenum"><a name="Page_225" id="Page_225">[225]</a></span></p>
+
+<p>C&#8217;era un centinaio d&#8217;arabi, seduti in una sola
+fila sulla sponda d&#8217;un fosso, che guardavano.</p>
+
+<p>Appena ci videro, prima alcuni, poi cinquanta,
+poi tutti, si levarono da sedere e a poco a
+poco si vennero ad affollare dietro di noi.</p>
+
+<p>Noi fingemmo di non vederli.</p>
+
+<p>Per qualche momento, nessuno fiatò; poi
+cominciò uno a dir un non so cosa, che li
+fece ridere tutti. Dopo quello, parlò un altro,
+e poi un terzo, e via via, e ad ogni parola,
+tutti ridevano. Evidentemente ridevano di
+noi, e non tardammo ad accorgerci che le osservazioni
+e le risate corrispondevano per l&#8217;appunto
+ai nostri movimenti e a certe inflessioni
+della nostra voce. La cosa era naturalissima:
+ci trovavano ridicoli. Ma che cosa dicevano?
+Questa era la nostra grande curiosità. Passò
+in quel momento il signor Morteo, lo chiamai
+con un cenno furtivo, e lo pregai di star coll&#8217;orecchio
+teso, senza farsi scorgere, e di tradurmi
+letteralmente le canzonature di que&#8217; furfanti.
+Mi servì a meraviglia.</p>
+
+<p>Uno fece subito un&#8217;osservazione che, al solito,
+provocò una risata.</p>
+
+<p>&mdash;Dice&mdash;tradusse il Morteo&mdash;che non
+sa capire a che cosa serva la falda di dietro
+del nostro vestito, a meno che non sia fatta
+per nascondere la coda....<span class="pagenum"><a name="Page_226" id="Page_226">[226]</a></span></p>
+
+<p>Un momento dopo, un&#8217;altra osservazione, un&#8217;altra
+risata.</p>
+
+<p>&mdash;Dice che la divisa dei capelli che lei ha
+sulla nuca è la strada dove i pidocchi fanno il
+<i>lab el barod</i>.</p>
+
+<p>Una terza osservazione, un terzo scoppio di
+risa.</p>
+
+<p>&mdash;Dice che son curiosi questi cristiani, che
+per l&#8217;ambizione di parere alti di statura, si mettono
+un vaso sulla testa e due puntelli sotto le
+calcagna....</p>
+
+<p>In quel punto un cane dell&#8217; accampamento
+venne a accovacciarsi ai nostri piedi.</p>
+
+<p>Una quarta osservazione, e questa volta una
+risata sgangherata.</p>
+
+<p>&mdash;Questa è forte!&mdash;disse il Morteo.&mdash;Dice
+che questo cane è venuto ad accovacciarsi
+vicino agli altri cani.... Ora li accomodo io.</p>
+
+<p>Così dicendo, si voltò indietro bruscamente
+e disse qualche parola araba in tuono di minaccia.</p>
+
+<p>Fu un colpo di fulmine. In un momento non
+se ne vide più uno.</p>
+
+<p>Ma, povera gente, siamo giusti! Lasciando da
+parte le cariche dei pidocchi e la fratellanza coi
+cani, non avevan ragione di pensare di noi quello
+che pensavamo noi stessi, paragonandoci con
+loro? Dieci volte il giorno, mentre ci scorazzavano
+intorno quei superbi cavalieri, ci dicevamo<span class="pagenum"><a name="Page_227" id="Page_227">[227]</a></span>
+gli uni agli altri:&mdash;Sì, siamo civili,
+siamo i rappresentanti d&#8217;una grande nazione,
+abbiamo più scienza nella testa, noi dieci,
+che non ce ne sia in tutto l&#8217;Impero dei Sceriffi;
+ma piantati su queste mule, vestiti di
+questi panni, con questi colori, con questi cappelli,
+in mezzo a loro, per dio, siamo brutti!
+Ah! quant&#8217;era vero! L&#8217;ultimo di quegli straccioni
+a cavallo era più gentile, più maestoso,
+più degno dello sguardo d&#8217;una donna, che tutti,
+messi in un fascio, i bellimbusti d&#8217;Europa.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>A tavola, quella sera, ci fu un&#8217;altra scenetta
+curiosa.</p>
+
+<p>Vennero a visitare l&#8217;Ambasciatore e sedettero
+accanto a lui, i due più vecchi Caid della
+scorta.</p>
+
+<p>L&#8217;Ambasciatore domandò loro:&mdash;Avete mai
+inteso nominare l&#8217;Italia?</p>
+
+<p>Tutti e due insieme, accennando vivamente
+di no colla mano, risposero col tuono di chi
+si affretta a dissipare un sospetto:&mdash;Mai! mai!</p>
+
+<p>Allora l&#8217;Ambasciatore, colla pazienza d&#8217;un
+maestro, diede loro alcune nozioni geografiche
+e politiche intorno al nostro misterioso paese.</p>
+
+<p>Stettero a sentire cogli occhi spalancati e la
+bocca aperta come due bambini.</p>
+
+<p>&mdash;E quanta popolazione ha il vostro paese?
+domandò uno.<span class="pagenum"><a name="Page_228" id="Page_228">[228]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Venticinque milioni,&mdash;rispose l&#8217;Ambasciatore.</p>
+
+<p>Fecero un atto di meraviglia.</p>
+
+<p>&mdash;E il Marocco,&mdash;domandò l&#8217;altro&mdash;quanti
+milioni ha?</p>
+
+<p>&mdash;Quattro,&mdash;rispose l&#8217;Ambasciatore per
+tastare il terreno.</p>
+
+<p>&mdash;Quattro soltanto!&mdash;esclamarono ingenuamente,
+guardandosi.</p>
+
+<p>Quei due bravi generali non sapevano del
+Marocco più che dell&#8217;Italia, e forse neanche
+più della loro provincia che del Marocco. Ma
+prima d&#8217;andarsene, ne dissero un&#8217;altra assai più
+comica.</p>
+
+<p>Il signor Morteo mostrò loro una fotografia
+della sua signora, dicendo:&mdash;Vi presento mia
+moglie.</p>
+
+<p>La guardarono e la riguardarono con compiacenza
+e poi domandarono tutti e due ad una
+voce:&mdash;E le altre?</p>
+
+<p>O non sapevano, o piuttosto non si rammentavano
+in quel momento che i Cristiani,&mdash;infelici,&mdash;non
+possono averne che una.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Quella notte non ci fu verso di dormire.
+Chiocciavano le galline, latravano i cani, belavano
+i montoni, nitrivano i cavalli, cantavano
+le sentinelle, tintinnavano le campanelle dei
+venditori d&#8217;acqua, disputavano i soldati sulla ripartizione<span class="pagenum"><a name="Page_229" id="Page_229">[229]</a></span>
+della <i>muna</i>, incespicavano i servi nelle
+cordicelle della tenda: l&#8217;accampamento pareva
+un mercato. Ma non v&#8217;erano più che quattro
+giorni di viaggio e noi avevamo una parola
+magica che ci consolava di tutto:&mdash;Fez!<span class="pagenum"><a name="Page_230" id="Page_230">[230]</a></span></p>
+
+
+
+<hr />
+<h2><a name="ZEGUTA" id="ZEGUTA"></a>ZEGUTA</h2>
+
+
+<p>Si partì per Zeguta, di buon mattino, tutti
+rallegrati dal pensiero che quel giorno si sarebbero
+viste da lontano le montagne di Fez.
+Spirava un fresco d&#8217;autunno, e una leggera nebbia
+velava la campagna. Una folla d&#8217;arabi imbacuccati
+nelle cappe ci facevano ala all&#8217;uscita
+dell&#8217;accampamento; i soldati della scorta, tutti
+infreddoliti, ci seguivano stretti in un gruppo;
+i bambini dei <i>duar</i> ci guardavano cogli occhi
+pieni di sonno di dietro alle siepi e alle tende.
+Ma dopo pochi minuti brillò il sole, i curiosi
+accorsero, i cavalieri si sparpagliarono, l&#8217;aria risuonò
+di fucilate e di grida, tutto pigliò colore,
+anima e luce, e immediatamente, come suol
+accadere in quei paesi, succedette al fresco
+autunnale l&#8217;ardore dell&#8217;estate.<span class="pagenum"><a name="Page_231" id="Page_231">[231]</a></span></p>
+
+<p>Fra i miei appunti di quella mattina ne
+trovo uno che dice laconicamente:&mdash;Cavallette.
+Saggio d&#8217;eloquenza di Selam.&mdash;Mi ricordo,
+infatti, d&#8217;aver visto un campo che da
+lontano pareva che si movesse, e quest&#8217;apparenza
+era prodotta da un grandissimo numero
+di cavallette verdi che s&#8217;avanzavano saltellando
+verso di noi. Selam, che in quel momento cavalcava
+al mio fianco, mi fece una descrizione
+ammirabilmente pittoresca delle invasioni di
+quegl&#8217;insetti formidabili, ed io la ricordo ancora
+parola per parola; ma come rendere l&#8217;effetto
+del suo gesto, del suo sguardo, della sua
+voce, che esprimevano assai più delle parole?&mdash;È
+uno spavento, signore! Vengon di là (e
+accennava a mezzogiorno). È una nuvola nera.
+Si sente il rumore da lontano. S&#8217;avanzano, s&#8217;avanzano,
+ed hanno il loro Sultano, il Sultano
+Ieraad, che le guida. Coprono strade, campi,
+case, <i>duar</i>, boschi. La nuvola cresce, cresce, va,
+va, va, rode, rode, rode, passa fiumi, passa
+fossi, passa muri, passa fuoco; distrugge erbe,
+fiori, foglie, frutti, grano, scorze d&#8217;alberi, e va
+va. Nessuno la ferma, non le tribù colle fiamme,
+non il Sultano con tutto l&#8217;esercito, non tutto il
+popolo del Marocco riunito insieme. Mucchi
+di cavallette morte? Avanti le cavallette vive.
+Muoion dieci? Nascon cento. Muoion cento?<span class="pagenum"><a name="Page_232" id="Page_232">[232]</a></span>
+Nascon mille. Vedute a Tangeri. Strade, coperte;
+giardini, coperti; riva del mare, coperta;
+mare, coperto; tutto verde, tutto in moto, vive,
+morte, marcie, puzzo, peste, carestia, maledizione
+del cielo!&mdash;Così infatti accade. Il fetore
+che emana dalle miriadi di cavallette morte
+produce qualchevolta delle febbri contagiose, e,
+per citare un esempio, la peste spaventosa che
+spopolò nel 1799 le città e le campagne della
+Barberia, scoppiò dopo una delle loro più grandi
+invasioni. Quando si presenta l&#8217;avanguardia dell&#8217;esercito
+devastatore, gli arabi le movono incontro,
+in frotte di quattro o cinquecento insieme
+con bastoni e con fuoco; ma non riescono
+che a farle deviare per poco dal loro
+cammino, e segue spesso che una tribù cacciandole
+verso le terre d&#8217;una tribù vicina, la guerra
+alle cavallette si cangia in guerra civile. La
+sola forza che può liberare il paese da questo
+flagello, è un vento favorevole che le spinga
+nel mare, dove s&#8217;annegano, e vengon poi, per
+parecchi giorni, rigettate a mucchi sulle coste;
+e il solo conforto che rimanga agli abitanti
+quando il vento favorevole non soffia, è di mangiare,
+come fanno, le loro nemiche, prima che
+abbian deposte le uova, bollite e condite con
+sale, pepe ed aceto. Hanno un sapore di granchiolino
+di mare e se ne possono mangiare
+fino a quattrocento in un giorno.<span class="pagenum"><a name="Page_233" id="Page_233">[233]</a></span></p>
+
+<p>A due miglia circa dall&#8217;accampamento, raggiungemmo
+una parte della carovana che portava
+a Fez i regali di Vittorio Emmanuele.
+Erano cammelli uniti a coppie, l&#8217;uno dietro
+l&#8217;altro, con due lunghissime sbarre sospese alla
+groppa, sulle quali posavano le casse. Li accompagnavano
+alcuni arabi a piedi e qualche soldato a
+cavallo. Alla testa della carovana v&#8217;era un carro
+tirato da due buoi: il primo carro che vedevamo
+nel Marocco! stato fatto apposta a Laracce
+sul modello, credo, dei primi veicoli apparsi
+sulla superficie della terra: tozzo, pesante,
+deforme, colle ruote d&#8217;un sol pezzo, senza
+raggi; il più strano e più ridicolo arnese che
+si possa immaginare. Ma per gli abitanti dei
+<i>duar</i>, i più dei quali non avevan forse mai visto
+un carro, era una meraviglia. Da tutte le parti accorrevano
+a vederlo, se lo accennavano gli uni
+agli altri, lo seguivano, lo precedevano, ne parlavano
+con gesti concitati. Persino le nostre
+mule, non abituate alla vista di quell&#8217;oggetto, passandovi
+accanto, davan segni di sorpresa e o si
+piantavano in quattro o facevano una giravolta.
+Selam stesso lo guardava con una certa compiacenza,
+come dicendo tra sè:&mdash;È stato fatto
+nel nostro paese!&mdash;Ed era compatibile, poichè
+in tutto il Marocco non esiste forse un maggior
+numero di carri che di pianoforti; i quali,<span class="pagenum"><a name="Page_234" id="Page_234">[234]</a></span>
+se è giusta l&#8217;asserzione d&#8217;un console francese,
+non passano la dozzina; e oltre a questo, pare
+che vi sia in quel paese un&#8217;antipatia nazionale
+contro ogni specie di veicoli. Le autorità di Tangeri,
+per esempio, proibirono al principe Federico
+d&#8217;Assia Darmstadt, che fu in quella città nel 1839,
+di uscire in carrozza. Il principe scrisse al Sultano
+offerendosi di fare lastricare a proprie
+spese le strade principali, purchè gli permettesse
+quello che le autorità gli negavano.&mdash;Lo
+permetto,&mdash;rispose il Sultano,&mdash;e di
+buon grado; ma ad un patto: che le carrozze
+sian senza ruote, perchè, come protettore dei
+fedeli, non posso lasciare i miei sudditi esposti
+al pericolo d&#8217;essere schiacciati da un cristiano.&mdash;E
+il principe, per mettere la cosa
+in ridicolo, si valse del permesso ed osservò il
+patto, e v&#8217;è ancora a Tangeri chi si ricorda d&#8217;averlo
+visto attraversare la città in una carrozza
+senza ruote, sospesa alla groppa di due mule.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Finalmente s&#8217;arrivò a quelle benedette colline
+a cui si pensava da tre giorni con desiderio
+impaziente. Dopo una lunga salita, s&#8217;infilò una
+gola strettissima, chiamata in arabo Beb Tinca,
+dove bisognò passare ad uno ad uno, e si riuscì
+sopra una bella valle fiorita e solitaria in cui
+la carovana discese festosamente, empiendo l&#8217;aria
+di canti e di grida.<span class="pagenum"><a name="Page_235" id="Page_235">[235]</a></span></p>
+
+<p>In fondo alla valle s&#8217;incontrò un&#8217;altra scorta
+del territorio delle colonie militari, la quale
+diede il cambio alla prima.</p>
+
+<p>Erano cento cavalieri, tra i quali dei vecchissimi
+e dei giovanissimi, neri e capelluti; alcuni
+su cavalli stupendi, bardati con insolita
+pompa. Il caid, Abù-ben-Gileli, era un vecchio
+tarchiato, d&#8217;aspetto severo, di modi recisi,
+del quale e dei suoi soldati, si sarebbe potuto
+dire quello che diceva Don Abbondio dell&#8217;Innominato
+e dei bravi:&mdash;Per tenere a segno
+quelle faccie lì, non ci vuol meno di questa
+faccia qui; lo capisco anch&#8217;io.&mdash;Senza un riguardo
+al mondo per il grano e per l&#8217;orzo maturo
+ch&#8217;era dai due lati della strada, i soldati
+lanciarono i cavalli al galoppo di qua e di là,
+e cominciarono le solite cariche a due, a cinque,
+a dieci insieme, buttando i fucili in aria,
+rovesciandosi in dietro, a destra, a sinistra,
+contorcendosi sulla sella in mille maniere e
+urlando come anime dannate. Uno, fra gli altri,
+faceva il molinello col fucile con una rapidità
+che quasi l&#8217;arma non si vedeva. Un altro,
+passando, gridò con voce tonante:&mdash;Ecco
+il fulmine!&mdash;Un terzo, essendogli deviato il
+cavallo, mancò un pelo che non c&#8217;investisse e
+ci buttasse tutti in terra a gambe levate.<span class="pagenum"><a name="Page_236" id="Page_236">[236]</a></span></p>
+
+<p>A una cert&#8217;ora l&#8217;Ambasciatore e il capitano,
+accompagnati da Hamed-ben-Kasen e da
+alcuni soldati, si staccarono dalla carovana per
+andar a far l&#8217;ascensione d&#8217;un monte, chiamato
+Selfat, poche miglia lontano; e noi seguitammo
+senza di loro il cammino prestabilito.</p>
+
+<p>Pochi minuti dopo seguì un caso che non
+mi uscirà mai più, credo, dalla memoria.</p>
+
+<p>Veniva verso di noi un ragazzo di sedici o
+diciott&#8217;anni, arabo, mezzo nudo, che mandava
+innanzi, con un grosso bastone, due buoi recalcitranti.</p>
+
+<p>Il caid Abù-ben-Gileli arrestò il cavallo, e
+lo chiamò.</p>
+
+<p>Si seppe dopo che quel ragazzo doveva andare
+ad attaccare i due buoi al carro che avevamo
+visto poco prima, ed era in ritardo di
+qualche ora.</p>
+
+<p>Il poveretto, tutto tremante, si presentò al
+caid.</p>
+
+<p>Questo gli fece non so che domande, a cui
+il ragazzo rispose balbettando e facendosi smorto
+come un cadavere.</p>
+
+<p>Allora il caid si voltò verso i soldati e disse
+freddamente:&mdash;Cinquanta bastonate.</p>
+
+<p>Tre robusti soldati saltarono giù da cavallo.</p>
+
+<p>Il povero ragazzo, senza aspettare che lo afferrassero,
+senza profferire una parola, senza<span class="pagenum"><a name="Page_237" id="Page_237">[237]</a></span>
+nemmeno alzare lo sguardo in viso al suo giudice,
+si buttò bocconi in terra, secondo l&#8217;uso,
+colle gambe e le braccia distese.</p>
+
+<p>Tutto questo accadde, si può dire, in un batter
+d&#8217;occhio. Il bastone non era ancora in aria
+che già il comandante ed altri s&#8217;eran cacciati
+in mezzo e avevano fatto dire al caid che non
+potevano permettere quel brutale castigo.</p>
+
+<p>Il caid chinò la testa.</p>
+
+<p>Il ragazzo s&#8217;alzò pallido, convulso, guardando
+con un&#8217;espressione di meraviglia e di spavento
+i suoi liberatori e il caid.</p>
+
+<p>&mdash;Va,&mdash;gli disse l&#8217;interprete,&mdash;sei libero!</p>
+
+<p>&mdash;Ah!&mdash;gridò con un accento inesprimibile,&mdash;e
+disparve.</p>
+
+<p>Noi ci rimettemmo in cammino.</p>
+
+<p>L&#8217;ho da dire? Ho visto uccidere un uomo,
+ma non provai un sentimento così profondo
+d&#8217;orrore come quello che m&#8217;assalì alla vista di
+quel ragazzo seminudo disteso in terra per ricevere
+cinquanta bastonate. E dopo l&#8217;orrore, mi
+salì il sangue al capo dall&#8217;indignazione e vituperai
+nel mio cuore il Caid, il Sultano, il Marocco,
+la barbarie colle parole più fulminanti
+del linguaggio umano. Ma è proprio vero che
+bisogna sempre aspettare i secondi pensieri.&mdash;Ma
+e noi,&mdash;pensai qualche momento dopo;&mdash;quanti
+anni sono che abbiamo abolito il
+bastone? E quanto tempo è che s&#8217;è abolito<span class="pagenum"><a name="Page_238" id="Page_238">[238]</a></span>
+in Austria? E in Prussia? E negli altri Stati
+d&#8217;Europa?&mdash;Questa riflessione mi fece cadere
+lo sdegno dal cuore e non mi lasciò che
+un sentimento d&#8217;amarezza. Per chi poi desiderasse
+di sapere in che modo si bastona al Marocco,
+basterà dire che qualche volta, terminata
+l&#8217;operazione, si porta la vittima al cimitero.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Di là fino a Zeguta la carovana passò di collina
+in collina, di valle in valle, sempre tra
+campi di grano e d&#8217;orzo e prati verdissimi,
+circondati d&#8217;aloé, di fichi d&#8217;India, d&#8217;olivi selvatici,
+di quercie nane, di cisti, di corbezzoli, di mirti,
+di cespugli fioriti. Non si vedeva una tenda,
+non s&#8217;incontrava un&#8217;anima viva. La campagna
+era tutta lussureggiante, solitaria e tacita come
+un giardino fatato. Giungendo sulla sommità
+d&#8217;un&#8217;altura, vedemmo le cime azzurre delle montagne
+di Fez, che subito si rinascosero come
+se avessero alzata la testa un momento per vederci
+passare; e nel più forte del caldo arrivammo
+a Zeguta.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Era uno dei più bei luoghi che si fosser veduti
+in tutto il viaggio.</p>
+
+<p>L&#8217;accampamento era posto sulla china d&#8217;un
+monte, in una grande cavità rocciosa, della
+forma d&#8217;un anfiteatro, nella quale appunto i
+massi e le piccole incavature formate a poco<span class="pagenum"><a name="Page_239" id="Page_239">[239]</a></span>
+a poco, l&#8217;una sull&#8217;altra, con una certa regolarità,
+dal passaggio della gente e degli animali,
+presentavano l&#8217;aspetto d&#8217;una vasta gradinata; e
+giusto in quell&#8217;ora, la gradinata era affollata
+d&#8217;arabi seduti a schiere semicircolari, come spettatori
+d&#8217;un anfiteatro vero. Dinanzi, s&#8217;apriva in
+forma di conca una grande valle tutta scompartita
+dalla varietà delle coltivazioni in quadrati
+verdi, gialli, bianchi, rossi, violetti, che
+pareva un immenso scacchiere di pezzi di velluto
+e di seta. Guardando col cannocchiale,
+si vedeva, sulle colline più lontane, qua una
+fila di tende, là una cuba nascosta fra gli aloé,
+più in là un cammello, più oltre un arabo accovacciato,
+un armento, un gruppo di donne;
+una vita sparsa e lenta che faceva sentire anche
+meglio d&#8217;una completa solitudine la profonda
+pace del luogo. Su tutta questa bellezza, si stendeva
+un cielo bianco, infocato, abbarbagliante,
+che costringeva a star col capo basso e cogli
+occhi socchiusi.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Ma assai più che per il paesaggio, ricorderò
+perpetuamente l&#8217;accampamento di Zeguta per
+l&#8217;esperimento che vi feci del famoso kif.</p>
+
+<p>Il kif, per chi non lo sappia, è la foglia
+d&#8217;una specie di canapa, chiamata <i>hascisc</i>, conosciuta
+in tutto l&#8217;Oriente per la sua virtù inebriante.
+Nel Marocco se ne fa grandissimo<span class="pagenum"><a name="Page_240" id="Page_240">[240]</a></span>
+uso, e si può dire che sono quasi tutte vittime
+di questa foglia deleteria, quegli arabi e mori,
+molto frequenti nelle città, che guardano chi
+passa cogli occhi sbarrati e stupidi, e camminano,
+quasi strascicandosi, come gente sbalordita
+da una percossa nel capo. La maggior
+parte fumano il kif, mescolato con un po&#8217; di
+tabacco, in piccolissime pipe di terra cotta;
+altri lo mangiano in una specie di pasta dolce
+chiamata <i>madjun</i>, fatta con burro, miele, noce
+moscata e garofani. Gli effetti sono stranissimi.
+Il dottor Miguerez, che ne aveva fatto esperimento,
+me ne parlava sovente, dicendo, fra le
+altre cose, ch&#8217;era stato preso da un accesso di
+riso irresistibile, e che gli pareva di sentirsi
+sollevato da terra, tanto che, passando sotto un
+portone alto due volte lui, aveva chinato la
+testa per paura d&#8217;urtare. Stimolato dalla curiosità,
+io l&#8217;avevo pregato più volte di darmi una porzioncina
+di <i>madjun</i>, poca, per non perdere affatto
+la bussola, ma bastante a farmi vedere e sentire
+qualcuna almeno delle mille meraviglie
+ch&#8217;egli mi raccontava. Il bravo dottore per i
+primi giorni si scusò, dicendo che sarebbe stato
+meglio fare l&#8217;esperimento a Fez, con tutti i comodi;
+ma io continuai a sollecitarlo, e a Zeguta,
+finalmente, un po&#8217; a controvoglia, mi presentò
+in un piattino il boccone sospirato. Eravamo
+a tavola. Con me, se non m&#8217;inganno, ne<span class="pagenum"><a name="Page_241" id="Page_241">[241]</a></span>
+presero un po&#8217; l&#8217;Ussi e un altro po&#8217; il Biseo;
+ma di quello che abbia prodotto in loro, non
+mi ricordo. Era una pasta molle, di colore
+violetto e di sapore di pomata. Per una mezz&#8217;ora
+circa, dalla minestra alle frutta, non sentii
+nulla, e già canzonavo il dottore per le sue paure.
+Ma lui mi rispondeva:&mdash;Aspetti, aspetti&mdash;e
+sorrideva. I sintomi dell&#8217;ebbrezza, infatti, si
+manifestarono alle frutta. Fu da principio una
+viva ilarità e una rapidissima parlantina. Poi
+cominciai a ridere di tutto quello che sentivo
+dire e che dicevo io stesso; ogni parola mia e
+d&#8217;altri mi faceva l&#8217;effetto d&#8217;un&#8217;arguzia finissima;
+ridevo dei servi, degli sguardi dei miei commensali,
+della mia seggiola squilibrata, delle figurine
+dipinte sui tondi, della forma di certe
+bottiglie, del colore del cacio che mangiavo.
+All&#8217;improvviso m&#8217;accorsi che non avevo più
+la testa a segno e mi diedi a pensare a qualche
+cosa di serio per contenermi. Pensai al
+ragazzo che volevan bastonare la mattina. Povero
+ragazzo! M&#8217;inteneriva. Avrei voluto condurlo
+in Italia, farlo educare, fargli abbracciare
+una carriera. L&#8217;amavo come un figlio. E anche
+il caid Abù-ben-Gileli, povero vecchio. Il caid
+Abù-ben-Gileli l&#8217;amavo come un padre. E i
+soldati della scorta? Eran tutti buoni ragazzi,
+pronti a difenderci, a rischiar la vita per noi.
+Io li amavo come fratelli. Amavo pure li Algerini,<span class="pagenum"><a name="Page_242" id="Page_242">[242]</a></span>
+e perchè no? pensavo; non sono della
+stessa razza dei Marocchini? E poi, che razza!
+Siamo fratelli tutti, siamo <i>stretti ad un patto</i>,
+bisogna amarci, io amo, io sono felice, e mettevo
+il braccio intorno al collo del dottore, che
+scoppiava dalle risa. Da quest&#8217;allegrezza caddi
+a un tratto in una mestizia confusa e profonda.
+Ricordai le persone che avevo offese, i dolori
+di cui ero stato cagione a coloro che m&#8217;amavano,
+mi sentii oppresso da mille rimorsi e
+da mille rammarichi, mi parve di sentire delle
+voci che mi parlavano nell&#8217;orecchio con un accento
+d&#8217;amore e di rimprovero, mi pentii, domandai
+perdono, mi asciugai furtivamente una
+grossa lacrima che mi tremolava nell&#8217;occhio.
+Poi mi si levò nella memoria un turbinìo rapidissimo
+d&#8217;immagini disparate e bizzarre che
+svanivano l&#8217;una nell&#8217;altra: certi amici d&#8217;infanzia
+dimenticati, certe parole di dialetto non
+più pronunziate da vent&#8217;anni, dei visi di donna,
+il mio antico reggimento, Guglielmo il Taciturno,
+Parigi, l&#8217;editore Barbera, un cappello di
+castoro che avevo da bimbo, l&#8217;Acropoli d&#8217;Atene,
+il conto d&#8217;un albergatore di Siviglia, mille stranezze.
+Ricordo confusamente che i commensali
+mi guardavano sorridendo. Di tratto in
+tratto chiudevo gli occhi e poi li riaprivo e
+non sapevo se avessi o no dormito, se fossi
+stato così un minuto o mezz&#8217;ora. Avevo un<span class="pagenum"><a name="Page_243" id="Page_243">[243]</a></span>
+pensiero lucido nel capo, cominciavo a parlare,
+dicevo:&mdash;una volta sono andato.... Dove sono
+andato? Chi è andato? Tutto era svanito. I
+pensieri brillavano e si spegnevano come lucciole,
+fitti, intricati, inestricabili. A un certo
+punto vidi l&#8217;Ussi con una testa allungata come
+un&#8217;immagine riflessa da uno specchio convesso;
+il Viceconsole con un viso largo due palmi;
+tutti gli altri assottigliati, gonfi, scontorti, contraffatti
+come caricature fantastiche, che mi facevano
+delle smorfie inesprimibilmente buffe;
+ed io ridevo e dondolavo il capo e sonnecchiavo
+e pensavo ch&#8217;eran tutti matti, che ci trovavamo
+in un altro mondo, che nulla di quel
+che vedevo era vero, che stavo male, che non
+capivo che cosa fosse accaduto, che non sapevo
+dove fossi. E poi tutto fu buio e silenzio. E
+quando rinvenni in me, mi trovai sotto la mia
+tenda, steso sul letto, col dottore accanto, il
+quale, guardandomi al lume della candela,
+disse sorridendo:&mdash;È passata, via; ma dev&#8217;esser
+la prima e l&#8217;ultima volta.<span class="pagenum"><a name="Page_244" id="Page_244">[244]</a></span></p>
+
+
+
+<hr />
+<h2><a name="DA_ZEGUTA_AL_TAGAT" id="DA_ZEGUTA_AL_TAGAT"></a>DA ZEGUTA AL TAGAT</h2>
+
+
+<p>Mentre io corro qua e là in cerca della mia
+cavalcatura, che non so come, ritrovo poi appiattata
+in mezzo ai bagagli, l&#8217;Ambasciata parte.
+Avrei ancora tempo di raggiungerla; ma all&#8217;uscita
+dall&#8217;accampamento, scendendo per una
+china rocciosa, la mula vacilla, la sella si slaccia,
+la letteratura precipita, ci vuole una mezz&#8217;ora
+per riassestare ogni cosa, e addio Ambasciata!
+Mi tocca fare il viaggio solo, seguito
+alla lontana da un servo zoppicante, che arriverà
+appena in tempo, quando io sia assalito,
+a vedermi dare gli ultimi tratti. Sia fatta la
+volontà d&#8217;Allà! La campagna è deserta e il
+cielo nuvoloso. Di mezz&#8217;ora in mezz&#8217;ora vedo
+comparire, sulla sommità delle alture lontane,
+una cavalcata variopinta e sparsa, in mezzo alla
+quale riconosco il cavallo bianco dell&#8217;Ambasciatore
+e il caffettano rosso di Selam; e per<span class="pagenum"><a name="Page_245" id="Page_245">[245]</a></span>
+qualche momento mi pare di non esser più
+solo; ma la cavalcata sparisce, e la solitudine
+mi torna a pesare sul cuore. A un&#8217;ora dall&#8217;accampamento
+raggiungo una retroguardia di dodici
+cavalieri, condotti dal vecchio Abu Ben
+Gileli, il caid delle cinquanta bastonate, il
+quale mi lancia uno sguardo terribilmente
+espressivo rasente la schiena. Sorrido umilmente
+e passo oltre. Esco dalla bella valle che
+si dominava collo sguardo dall&#8217;accampamento,
+e m&#8217;inoltro in un&#8217;altra valle spaziosa, fiancheggiata
+da alture ripidissime, vestite d&#8217;aloé e d&#8217;olivi,
+che formano come due grandi muraglie
+verdi a destra e a sinistra d&#8217;una immensa strada
+diritta, chiusa, in fondo, da una cortina di
+monti azzurri. Incontro parecchi arabi, che si
+fermano per vedermi passare e guardano intorno,
+stupiti ch&#8217;io non sia scortato. Mi assaltano?
+non mi assaltano? Uno s&#8217;accosta a un
+albero, ne stacca in fretta e in furia un grosso
+ramo, e mi corre incontro. Ci siamo! Arresto
+la mula, afferro la pistola. Egli si mette a ridere
+e mi porge il bastone, spiegandomi che
+l&#8217;ha staccato per me, per picchiare la mula,
+che non vuol camminare. In quel momento
+mi vedo venir incontro, di gran galoppo, due
+soldati della scorta. La mia ora, si vede, non
+è ancora sonata. I due soldati mi si mettono
+uno a destra e uno a sinistra, come due carabinieri,<span class="pagenum"><a name="Page_246" id="Page_246">[246]</a></span>
+e mandano innanzi il mio quadrupede
+col calcio dei fucili,&mdash;dicendo:&mdash;<i>Embasciador!
+Embasciador!</i>&mdash;Li ha mandati l&#8217;Ambasciatore
+a vedere che cosa è accaduto di me.
+Meritano una ricompensa. Mi fermo, ed offro
+loro una bottiglietta di vino che porto in tasca.
+Non dicono nè si nè no; si guardano sorridendo,
+mi accennano che non ne han mai
+bevuto.&mdash;Assaggiate,&mdash;dico io col gesto.
+Uno prende la bottiglia, versa una goccia
+sulla palma della mano, dà una leccata e rimane
+un momento pensieroso. L&#8217;altro fa lo
+stesso. Poi si guardano, si mettono a ridere e
+fanno cenno di sì.&mdash;Bevete dunque.&mdash;Uno
+vuota mezza la bottiglia d&#8217;un fiato; l&#8217;altro, d&#8217;un
+fiato, la finisce; poi si metton tutti e due una
+mano sul petto e guardano il cielo cogli occhi
+luccicanti di voluttà. Ci rimettiamo in cammino.
+Incontriamo altri arabi, uomini, donne e ragazzi,
+che mi guardano con grande stupore.
+Uno, fra gli altri, dice alcune parole, alle quali
+i soldati rispondono con un brusco cenno negativo.
+Ho poi saputo che, credendomi arrestato,
+aveva detto:&mdash;Ecco un cristiano che ha rubato
+all&#8217;Ambasciatore.&mdash;Si vede qualche villaggio
+di case bianche sulla sommità delle alture
+che fiancheggiano la valle; spesseggiano
+le <i>cube</i>, le palme, gli alberi fruttiferi, i leandri
+fioriti, i roseti; la campagna è tutta verdissima,<span class="pagenum"><a name="Page_247" id="Page_247">[247]</a></span>
+e comincia a mostrare qua e là qualche
+traccia di divisione di poderi. Entriamo finalmente
+in una gola angusta e tortuosa, formata
+da due muraglie di roccia; uscendo dalla
+quale, ci troviamo sul terreno dell&#8217;accampamento.
+Siamo sulla sponda del Miches, affluente
+del Sebù, vicino a un piccolo ponte di muratura
+costrutto diciassette anni sono, in una
+conca formata da un semicerchio di colline rocciose.
+Il cielo grigio come una vôlta di piombo
+piove una luce smorta e uggiosa, che ci costringe
+a star sette ore immobili sotto le tende.
+Il termometro segna quarantun grado. L&#8217;aria
+è infocata e grave. Fra le tende non si sente
+altro che il canto dei grilli e il suono della
+chitarra del Ducali. Una noia profonda pesa
+su tutto l&#8217;accampamento. Ma verso sera tutto
+cangia. Una passata d&#8217;acqua rinfresca l&#8217;aria, un
+fascio di raggi abbarbaglianti, prorompendo
+come una corrente di luce elettrica per l&#8217;apertura
+della gola, indora una metà del campo;
+arrivano corrieri da Tangeri, corrieri da Fez,
+curiosi dai villaggi; due terzi della carovana si
+tuffano nel fiume; e il desinare è rallegrato
+dall&#8217;apparizione d&#8217;un nuovo personaggio, venuto
+dalla gran città dei Sceriffi: il moro Scellal, un
+altro dei protetti della Legazione d&#8217;Italia che
+ha una lite pendente col Governo del Sultano:
+il più voluminoso turbante, il più rotondo faccione,<span class="pagenum"><a name="Page_248" id="Page_248">[248]</a></span>
+la più beata pinguedine moresca che
+siasi veduta da Tangeri in poi. La mattina seguente,
+all&#8217;alba, ci rimettiamo in cammino,
+senz&#8217;altra scorta che i quaranta soldati comandati
+da Hamed Ben Kasen. È scoppiata una
+rivolta nelle terre confinanti coll&#8217;Algeria, e tutta
+la cavalleria della provincia di Fez è stata immediatamente
+mandata contro i ribelli.&mdash;Vedremo
+molte teste appese alle porte di Fez,&mdash;dice
+il Ducali. Per due ore camminiamo fra le colline
+in mezzo alle ginestre e ai lentischi. Poi
+sbocchiamo nella vastissima pianura di Fez, coronata
+di montagne e di colli, biondeggiante
+di grano, sparsa di grandi <i>duar</i>, percorsa dal
+fiume della Fontana azzurra, che si va a versare
+nel Miches, e dal Fiume delle perle,
+affluente del Sebù, che va a dividere in due
+la città sacra dell&#8217;Impero; sorvolata da stormi
+di grù, d&#8217;oche selvatiche, di tortore, di pernici,
+d&#8217;aghironi; lussureggiante di vegetazione, piena
+di luce, quieta e ridente come un immenso
+giardino. Piantiamo l&#8217;accampamento sulla riva
+del fiume della Fontana azzurra. La giornata
+passa in un lampo, tra le caccie, le visite ai
+<i>duar</i>, gli ebrei che vengon da Fez a raccontarci
+dei grandi apparecchi dell&#8217;esercito, i messi
+della corte che portano i saluti del Sultano; le
+famiglie arabe che guadano il fiume, in lunghe
+file, prima il cammello, poi gli uomini,<span class="pagenum"><a name="Page_249" id="Page_249">[249]</a></span>
+poi le donne coi bimbi sul dorso, poi i ragazzi,
+poi i cani a nuoto; le carovane che passano,
+le frotte di curiosi che accorrono, un
+tramonto che innamora e la notte più luminosa
+ch&#8217;abbia mai contemplato occhio umano.
+La mattina all&#8217;alba di nuovo in cammino. Si
+rientra fra le colline, si torna a discendere
+nella pianura, e s&#8217;infila una strada serpeggiante
+incassata fra due rive, che ci nascondono
+l&#8217;orizzonte. Tutt&#8217;a un tratto una voce sonora
+grida:&mdash;Ecco Fez!&mdash;Tutti si fermano. Diritto,
+davanti a noi, lontano parecchie miglia,
+ai piedi delle montagne, si vede una vasta
+selva di torri, di minareti e di palme, velata
+leggermente dalla nebbia. Un allegro:&mdash;Ci
+siamo!&mdash;prorompe nello stesso punto da tutte
+le bocche in italiano, in spagnuolo, in francese,
+in arabo, in genovese, in siciliano, in napoletano;
+e al breve silenzio della prima meraviglia,
+succede una conversazione rumorosa. Ci
+rimettiamo in cammino e andiamo ad accamparci,
+per l&#8217;ultima volta, ai piedi del monte
+Tagat sulla riva del Fiume delle perle, a un&#8217;ora
+e mezzo da Fez. Qui per tutta la giornata è
+un andirivieni e un affaccendamento che ci
+pare il quartier generale d&#8217;un esercito in guerra.
+Sono messi del Sultano, messi del primo ministro,
+messi del gran cerimoniere, messi del
+Governatore di Fez, ufficiali, maggiordomi, negozianti,<span class="pagenum"><a name="Page_250" id="Page_250">[250]</a></span>
+patenti de&#8217; mori della carovana, tutta
+gente ben vestita, linda, cerimoniosa, circonfusa
+dell&#8217;aura della corte e della metropoli, che
+parla con voce grave e gesti maestosi dell&#8217;esercito
+formidabile, della folla immensa, del palazzo
+delizioso che ci aspetta. L&#8217;entrata a Fez
+è stabilita per le otto della mattina seguente.
+All&#8217;alba tutti sono in piedi. È un gran lavorìo
+di rasoi, di spazzole, di pettini, di striglie, e
+un&#8217;allegrezza che ci rifà ad usura di tutte le
+fatiche del viaggio. L&#8217;Ambasciatore si mette il
+suo berretto dorato, Hamed Ben Kasen la sciabola
+di gala, Selam un caffettano color di rosa,
+Civo un fazzoletto verde intorno al capo, segno
+di grande solennità; tutti i servi, la cappa
+bianca; tutti i soldati della scorta, le armi lucide;
+tutti gl&#8217;italiani, la roba più sfoggiata dei
+loro bauli. Siamo, fra tutti, un centinaio, e si
+può affermare che l&#8217;Italia non ha mai avuto
+un&#8217;ambasciata più bizzarramente composta, più
+pomposamente colorita, più allegramente impaziente,
+più impazientemente aspettata di questa.
+Il tempo è bellissimo, i cavalli scalpitano, i caic
+ondeggiano al venticello della mattina, tutti i
+volti brillano, tutti gli sguardi si fissano sull&#8217;Ambasciatore
+che conta i minuti sull&#8217;orologio.
+Son le otto&mdash;un cenno&mdash;tutti a cavallo&mdash;e
+avanti. Ah! che vuol dire essere eternamente
+bambino! Mi sento battere il cuore!<span class="pagenum"><a name="Page_251" id="Page_251">[251]</a></span></p>
+
+
+
+<hr />
+<h2><a name="FEZ" id="FEZ"></a>FEZ</h2>
+
+
+<p>Non abbiamo ancora fatto mezzo miglio
+verso la città, che siamo già circondati da una
+folla d&#8217;arabi e di mori accorsi da Fez e dalla
+campagna, parte a piedi, parte a cavallo a
+mule ed a asini, a due a due per cavalcatura,
+come gli antichi Numidi, smaniosi a tal segno
+di vederci che i soldati della scorta, perchè
+non ci si stringano addosso, sono costretti a
+spazzare la strada a colpi di calcio di fucile.
+Il terreno essendo basso, la città di Fez, della
+quale si vedevano le mura merlate dall&#8217;accampamento,
+ci rimane per un buon pezzo nascosta.
+Poi, tutt&#8217;a un tratto, riapparisce e vediamo
+dinanzi alle mura un immenso formicolìo
+bianco e porporino, che pare una miriade
+di gigli e di rose che tremolino al vento.
+La città si nasconde daccapo e daccapo ricompare,<span class="pagenum"><a name="Page_252" id="Page_252">[252]</a></span>
+ma questa volta vicinissima, e fra noi e
+le sue mura, il popolo, l&#8217;esercito, la corte, una
+pompa, uno splendore, una bizzarria, una bellezza
+che in quel punto mi fece cadere di mano
+le briglie, e in questo momento la penna.</p>
+
+<p>Una schiera di ufficiali a cavallo ci viene
+incontro di galoppo, saluta, si divide in due e
+s&#8217;unisce alla scorta.</p>
+
+<p>Dietro costoro, un grosso stuolo di cavalieri
+vestiti pomposamente, montati su cavalli
+bellissimi, preceduti da un moro di alta
+statura, col turbante bianco e il caffettano roseo,
+s&#8217;avanza verso di noi. È il gran cerimoniere
+Hadje Mohammed Ben Aissa, cogli ufficiali
+di corte, che dà il benvenuto all&#8217;Ambasciatore
+in nome del Sultano, e s&#8217;accompagna
+alla scorta.</p>
+
+<p>Andiamo innanzi, fra due ali di soldati di
+fanteria che trattengono a stento la folla.</p>
+
+<p>Che soldati! Sono vecchi, uomini maturi, e
+ragazzi di quindici, di dodici, persino di nove
+anni, vestiti di rosso scarlatto, colle gambe
+nude, colle pantofole gialle, schierati, senz&#8217;ordine
+di statura, sopra una sola riga, coi comandanti
+dinanzi. Ci presentano, ognuno a modo
+suo, i loro fucili rugginosi, colle baionette
+scontorte. Chi tiene un piede innanzi, chi
+sta a gambe larghe, chi col mento sul petto,
+chi colla testa chinata sopra una spalla. Alcuni<span class="pagenum"><a name="Page_253" id="Page_253">[253]</a></span>
+si son messi la giacchetta rossa sul capo
+per ripararsi dal sole. Di tratto in tratto v&#8217;è
+un tamburino, un trombetta, cinque o sei
+bandiere le une accanto alle altre, rosse,
+gialle, verdi, ranciate, tenute come si tengono
+le croci nelle processioni. Non si vede nessuna
+divisione di squadre o di compagnie. Paiono
+soldatini di cartone messi in fila da un ragazzo.
+Vi son dei neri, dei mulatti, dei bianchi, faccie
+d&#8217;un colore indefinibile; uomini di statura
+ciclopica accanto a bimbi che appena possono
+reggere il fucile; vecchi con una lunga barba
+bianca, curvi, che s&#8217;appoggiano col gomito ai
+vicini; figure selvaggie che fan l&#8217;effetto, con
+quell&#8217;uniforme, di scimmie vestite ed ammaestrate;
+tutti ci guardano cogli occhi attoniti e
+la bocca aperta e si stendono dinanzi a noi in
+due file a perdita d&#8217;occhio.</p>
+
+<p>Una seconda folla di cavalieri ci viene incontro,
+a sinistra. È il vecchio governatore Gilali
+Ben Amù, seguito da diciotto sotto-governatori
+e dal fiore dell&#8217;aristocrazia di Fez, tutti
+vestiti di bianco da capo a piedi, come uno
+stuolo di sacerdoti: visi austeri, barbe nere,
+caic di seta, bardature dorate. Salutano, ci girano
+intorno e s&#8217;uniscono alla scorta e alla
+Corte.</p>
+
+<p>Andiamo innanzi, sempre in mezzo a due
+schiere di soldati, dietro ai quali ondeggia una<span class="pagenum"><a name="Page_254" id="Page_254">[254]</a></span>
+folla bianca e incappucciata che ci divora cogli
+occhi. Son sempre gli stessi soldati, per
+buona parte ragazzi, col fez, la giacchetta rossa
+e le gambe nude. Alcuni hanno i calzoncini
+turchini, altri bianchi, altri verdi; molti sono in
+maniche di camicia; chi tiene il fucile al piede,
+chi sulla spalla; chi sta avanti, chi sta indietro.
+Gli ufficiali son vestiti a capriccio, da
+zuavi, da turcos, da spahì, alla greca, all&#8217;albanese,
+alla turca, con divise gallonate e arabescate
+d&#8217;oro e d&#8217;argento, con sciabole a scimitarra,
+spade, pugnali ricurvi, pistoloni, daghe,
+stivali alla scudiera e stivaletti gialli senza
+tallone; alcuni color di porpora da capo a
+piedi, altri tutti bianchi, altri tutti verdi che
+paiono mascherati da diavoli. Di tratto in tratto
+si vede fra loro un viso europeo che ci guarda
+con un&#8217;espressione di simpatia e di tristezza.
+Si vedono fino a dieci bandiere schierate insieme.
+Al nostro passaggio, squillano le trombe.
+Qualche braccio di donna s&#8217;intromette fra le
+teste di due soldati e s&#8217;agita col pugno chiuso
+verso di noi in atto di minaccia. Le mura della
+città par che s&#8217;allontanino via via che andiamo
+innanzi, e le due schiere di soldati si allungano
+dinanzi a noi come due siepi sterminate di roseti
+vermigli.</p>
+
+<p>Un&#8217;altra folla di cavalieri, più pomposi dei
+precedenti, ci viene incontro. È il vecchio ministro<span class="pagenum"><a name="Page_255" id="Page_255">[255]</a></span>
+della guerra. Sid-Abd-Allà ben-Hamed,
+nero, montato sopra un cavallo bianco bardato
+di color celeste; e con lui i governatori militari
+della provincia, il comandante del presidio
+di Fez, e un folto stato maggiore di generali
+coronati di turbanti bianchi come la neve e vestiti
+di caffettani di cento colori.</p>
+
+<p>Ci rimettiamo in via. Ormai è più di mezz&#8217;ora
+che camminiamo in mezzo ai soldati e qualcuno
+ne ha contati oltre a quattro mila. Da una parte
+è schierata la cavalleria; dall&#8217;altra un&#8217;accozzaglia
+che non ha più nome; uomini e ragazzi
+vestiti di cento uniformi diverse, o piuttosto
+di brandelli d&#8217;uniformi, metà armati e
+metà senz&#8217;armi, colla cappa, senza cappa, con
+un cencio intorno al capo, col capo scoperto,
+scamiciati; visi del deserto, del litorale dell&#8217;Oceano,
+delle montagne dell&#8217;Atlante, del Rif,
+della provincia di Sus; teste rapate e teste ornate
+di lunghe treccie; colossi e nani, ceffi di
+belve e faccie di morti&mdash;disotterrati, larve,
+fantocci, comparse teatrali, gente razzolata Dio
+sa dove per far numero e paura. E dietro
+costoro, su due grandi rialti di terreno che
+sorgono a destra e a sinistra della strada, due
+turbe innumerevoli di donne velate, che gridano
+e gesticolano in atto di meraviglia, di sdegno,
+d&#8217;allegrezza, sollevando i bambini sopra la testa.</p>
+
+<p>Ci avviciniamo alle mura, in direzione d&#8217;una<span class="pagenum"><a name="Page_256" id="Page_256">[256]</a></span>
+porta monumentale, coronata di merli. Scoppia
+il suono d&#8217;una banda e nello stesso tempo tutte
+le trombe e tutti i tamburi dell&#8217;esercito prorompono
+in un fragore infernale. Allora si
+sciolgono gli ordini del ricevimento e tutti ci
+si affollano intorno, magistrati, generali, cortigiani,
+ministri, ufficiali, schiavi; la nostra
+scorta è scompigliata, i nostri servi dispersi e
+noi stessi separati gli uni dagli altri. È un torrente
+di turbanti e di cavalli, che ci avvolge
+e ci travolge con un impeto irresistibile; un
+barbaglio di colori, una fantasmagoria di faccie
+strane, un frastuono di voci stridule, una
+furia, una confusione di battaglia, uno spettacolo
+grandioso e selvaggio che innamora e
+sbalordisce.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Passiamo per la gran porta, ci guardiamo
+intorno credendo di veder le case della città:
+siamo ancora in mezzo a mura e a torri merlate;
+a sinistra v&#8217;è una cuba, colla cupola verde,
+ombreggiata da due palme; gente intorno alla
+cuba, ai piedi delle mura, sulle mura, sulle
+torri, da ogni parte. Passiamo sotto un&#8217;altra
+porta, ed entriamo finalmente in una strada
+fiancheggiata da case.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Non ricordo che molto confusamente quello
+che vidi in quel tragitto, tanto ero sbalordito<span class="pagenum"><a name="Page_257" id="Page_257">[257]</a></span>
+dallo spettacolo dell&#8217;entrata e intento a salvarmi
+la vita, poichè si camminava sui pietroni
+in mezzo a una calca di cavalli, e guai a chi
+avesse fatto un capitombolo. Passammo, mi ricordo,
+per parecchie strade strette, deserte, fiancheggiate
+da case molto alte, salendo, scendendo,
+soffocati dal polverìo e assordati dallo
+scalpitìo dei cavalli; e dopo una buona mezz&#8217;ora
+di cammino, attraversato un labirinto di vicoli
+in salita dove ci toccò passare a uno a uno,
+scendemmo dinanzi a una piccola porta, in
+mezzo a due file di soldati scarlatti che ci
+presentarono le armi, ed entrammo in casa
+nostra.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Fu una sensazione deliziosa.</p>
+
+<p>Era una casa principesca di puro stile moresco
+con un piccolo giardino ombreggiato da
+filari paralleli d&#8217;aranci e di limoni. Dal giardino
+s&#8217;entrava nel cortiletto interno per una
+porta bassissima, e un corridoio appena tanto
+largo da potervi passare una persona. Tutt&#8217;intorno
+al cortile s&#8217;alzavano dodici pilastri bianchi,
+congiunti da altrettanti archi a ferro di
+cavallo, che sostenevano all&#8217;altezza del primo
+piano una galleria arcata e munita d&#8217;una balaustrata
+di legno. Il pavimento del cortile,
+della galleria e delle stanze era tutto uno
+splendido musaico a quadrettini smaltati di vivi<span class="pagenum"><a name="Page_258" id="Page_258">[258]</a></span>
+colori; gli archi arabescati e dipinti; la balaustrata
+lavorata a giorno con una delicatezza finissima;
+tutto l&#8217;edifizio disegnato con un&#8217;armonia
+e una grazia degna degli architetti dell&#8217;Alhambra.
+Nel mezzo del cortile v&#8217;era una
+fontana, e un&#8217;altra, a tre getti d&#8217;acqua, dentro
+a un vano del muro rivestito di musaico a
+stelle e a rosoni. Dal mezzo d&#8217;ogni arco pendeva
+una grande lanterna moresca. Un braccio
+dell&#8217;edifizio si stendeva lungo uno dei lati del
+giardino, e aveva una graziosissima facciata a
+tre archi, pure dipinti e arabescati, dinanzi alla
+quale zampillava una terza fontana. V&#8217;erano
+altri piccoli cortili e corridoi e stanzuccie e
+gl&#8217;innumerevoli recessi di tutte le case orientali.
+Qualche letto di ferro <a name="tn258" id="tn258"></a><ins class="correction" title="originale: sensa">senza</ins> coperte e senza
+lenzuoli, qualche orologio a pendolo, uno specchio
+nel cortile, due seggiole e un tavolino per
+l&#8217;Ambasciatore, e una mezza dozzina di orciuoli
+e di catinelle, erano tutta la suppellettile del
+palazzo. Nelle stanze principali c&#8217;erano tappeti
+ricamati d&#8217;oro appesi alle pareti e materasse
+bianche distese sul pavimento. Non una seggiola,
+non una tavola, non un comodino. Si
+dovette far portare il mobilio dell&#8217;accampamento.
+In compenso per tutto fresco, per tutto
+gorgoglío d&#8217;acqua, un&#8217;ombra, una fragranza, un
+non so che di molle e di voluttuoso nelle linee,
+nei colori, nella luce, nell&#8217;aria, che faceva sorridere<span class="pagenum"><a name="Page_259" id="Page_259">[259]</a></span>
+e pensare. Tutto l&#8217;edifizio era circondato
+da un muro altissimo, e intorno al muro si
+stendeva un labirinto di stradicciuole deserte.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Appena fummo nel cortile, cominciò un andirivieni
+di ministri e d&#8217;altri personaggi, ognuno
+dei quali fece un quarto d&#8217;ora di conversazione
+coll&#8217;Ambasciatore, palpandosi i piedi. Il ministro
+delle finanze fu quello che attirò più di
+tutti la mia attenzione. Era un moro sulla cinquantina,
+di aspetto severo, sbarbato, tutto vestito
+di bianco, con un grosso turbante. Più
+lo guardavo e meno mi potevo persuadere che
+quell&#8217;uomo avesse qualcosa di comune col Minghetti
+e col Sella. Un interprete mi disse che
+aveva un grande ingegno, e addusse per prova
+che essendogli stata portata un giorno una di
+quelle macchinette che fanno le operazioni
+aritmetiche, lui aveva fatte le medesime operazioni
+in un tempo eguale e cogli stessi risultati.
+E bisognava vedere con che espressione di sacro
+rispetto, Selam, Alì, Civo, e tutti gli altri servi
+arabi guardavano quei personaggi, che dopo il
+Sultano rappresentavano per loro il più alto
+grado di scienza, di potenza e di gloria, a cui si
+possa pervenire sulla terra!</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Finite le visite, si pigliò possesso del palazzo.
+I due pittori, il medico ed io occupammo<span class="pagenum"><a name="Page_260" id="Page_260">[260]</a></span>
+le camere che davano sul giardino; gli altri,
+quelle del cortile. Interpreti, cuochi, marinai,
+servi, soldati, tutti trovarono il loro posticino.
+In poche ore il palazzo cangiò aspetto.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Assestata ogni cosa, si pensò a visitare la
+città.</p>
+
+<p>I primi ad uscire furono l&#8217;Ussi e il Biseo;
+poi il Comandante e il Capitano; io mi riserbai
+a veder ogni cosa a mente fresca la mattina
+seguente. Uscirono a due a due, circondati,
+come malfattori, da un drappello di fantaccini
+armati di fucili e di bastoni. Stettero fuori
+un&#8217;ora, che mi parve eterna, e tornarono impolverati
+e grondanti di sudore come da un
+campo di battaglia, esprimendo concitatamente,
+prima coi gesti che colle parole, una grandissima
+meraviglia. Le prime parole furono&mdash;gran
+città&mdash;gran folla&mdash;moschee immense&mdash;santi
+nudi&mdash;maledizioni&mdash;legnate&mdash;cose
+dell&#8217;altro mondo. Ma la più saporita
+notizia la diede l&#8217;Ussi. In una delle strade più
+frequentate, malgrado la sorveglianza dei soldati,
+una ragazza di quindici anni gli s&#8217;era slanciata alle
+spalle come una furia e gli aveva assestato tra
+capo e collo un vigorosissimo pugno gridando:&mdash;Maledetti
+questi Cristiani! Non c&#8217;è più un
+angolo del Marocco dove non si vengano a
+cacciare!<span class="pagenum"><a name="Page_261" id="Page_261">[261]</a></span></p>
+
+<p>Tali furono le prime accoglienze fatte all&#8217;Arte
+italiana fra le mura di Fez.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>A notte avanzata, feci un giro per il palazzo.
+Sui pianerottoli, davanti alle porte delle
+camere, nel giardino, per le scale c&#8217;erano soldati
+accovacciati, ravvolti nelle cappe, che dormivano
+profondamente. Dinanzi alla piccola
+porta del cortile russava all&#8217;aria aperta il fedele
+Hamed Ben Kasen, disteso sopra una stuoia,
+colla sciabola al fianco. La luce velata delle
+lanterne faceva scintillare i musaici dei pavimenti
+e dei muri che parevano tempestati di
+perle, e dava a tutto l&#8217;edifizio l&#8217;apparenza misteriosa
+e magnifica d&#8217;una reggia. Il cielo era
+tutto stellato, e un vento leggero faceva stormire
+gli aranci del giardino. Si sentiva distintamente,
+nel silenzio della notte, il rumore del
+Fiume delle perle, il gorgoglio delle fontane,
+<a name="tn261" id="tn261"></a><ins class="correction" title="originale: il il tic-tac">il tic-tac</ins> degli orologi, e di tratto in tratto le
+voci acute delle sentinelle, che dalle varie porte
+esterne del palazzo si davano l&#8217;all&#8217;erta cantando
+delle preghiere. Che belle ore passai, quella notte,
+col viso all&#8217;inferriata della finestra su cui batteva
+la luna, pensando alla grande città sconosciuta
+che mi si stendeva dintorno, a casa mia,
+ai miei amici, alle belle del Sultano, al mondo
+di là, a mille cose fantastiche e care!<span class="pagenum"><a name="Page_262" id="Page_262">[262]</a></span></p>
+
+<p>La mattina uscimmo quattro o cinque insieme,
+accompagnati da un interprete, e scortati da
+dieci soldati di fanteria, uno dei quali aveva
+ancora i bottoni coll&#8217;effigie della Regina Vittoria,
+poichè molte di quelle divise rosse son
+prese usate a Gibilterra dai soldati dell&#8217;esercito
+inglese. Due ci si misero davanti, due di dietro,
+tre a sinistra e tre a destra; i primi armati
+di fucili, gli altri di bastoni e di corde a
+nodi. Faccie che, quando me ne ricordo, benedico
+il bastimento che m&#8217;ha riportato in Europa.</p>
+
+<p>L&#8217;interprete ci domandò che cosa volevamo
+vedere.&mdash;Tutta Fez!&mdash;si rispose.</p>
+
+<p>Ci dirigemmo prima verso il centro della
+città.</p>
+
+<p>Qui dovrei proprio dire:&mdash;<i>Chi mi darà la voce
+e le parole!</i> Come esprimere lo stupore, la meraviglia,
+la pietà, la tristezza che provai dinanzi a
+quel grandioso e lugubre spettacolo? Il primo
+effetto è quello d&#8217;una immensa città decrepita,
+che si vada sfacendo lentamente. Case altissime,
+le quali paion formate di più case sovrapposte,
+che si scompongano; scalcinate, screpolate di
+cima in fondo, puntellate da ogni parte, senz&#8217;altre
+aperture che qualche buco in forma di feritoia
+o di croce; lunghi tratti di strada fiancheggiati
+da due muri alti e nudi come muri di
+fortezza; strade in salita e in discesa, ingombre di
+calcinacci, di pietre e di rottami d&#8217;edifizi, che svoltano<span class="pagenum"><a name="Page_263" id="Page_263">[263]</a></span>
+di trenta in trenta passi; ad ogni tratto un
+lungo passaggio coperto, buio come un andito sotterraneo,
+dove bisogna camminare a tentoni; vicoli
+senza uscita, recessi, antri, meandri umidi e
+sinistri, sparsi di ossami, d&#8217;animali morti e di
+strame imputridito; tutto ciò rischiarato da una
+luce crepuscolare che mette malinconia. In alcuni
+punti il terreno è così rotto, il polverio così
+denso, il fetore così acuto, i moscerini così
+fitti, che bisogna fermarsi per riprendere lena.
+In una mezz&#8217;ora di cammino abbiamo fatto
+tanti giri che, disegnati, formerebbero uno dei
+più intricati arabeschi dell&#8217;Alhambra. Di tratto
+in tratto sentiamo il rumore d&#8217;una ruota da
+mulino, un mormorio d&#8217;acqua, lo strepito d&#8217;un
+telaio, una cantilena di voci nasali, che ci dicon
+che venga da una scuola di bambini; ma
+non si vede nulla da nessuna parte. Ci avviciniamo
+al centro della città; la gente spesseggia;
+gli uomini si fermano per lasciarci passare,
+guardandoci con aria attonita; le donne tornano
+indietro o si nascondono; i bambini gridano e
+scappano; i ragazzi brontolano e ci mostrano i
+pugni da lontano, tenendo d&#8217;occhio il bastone
+dei soldati. Vediamo fontane ornate di ricchi
+musaici, porte arabescate, qualche cortile ad archi,
+qualche resto di bella architettura araba
+annerito dal tempo. Ogni momento, a cagione
+dei passaggi coperti, ci troviamo al buio; poi<span class="pagenum"><a name="Page_264" id="Page_264">[264]</a></span>
+intravvediamo un po&#8217; di luce; poi di nuovo al
+buio. Entriamo in una delle strade principali,
+larga due metri, piena di gente. Tutti si voltano
+e ci si serrano intorno. I soldati gridano,
+urtano, picchiano per far largo, e infine si debbono
+contentare di farci un baluardo coi loro
+petti, tenendosi per mano gli uni cogli altri, per
+non esser divisi dalla folla. Abbiamo mille occhi
+addosso, ci sentiamo mancare il respiro, grondiamo
+di sudore, andiamo innanzi lentissimamente,
+fermandoci ogni tanto per lasciar passare
+un moro a cavallo, un asino carico di teste
+di montone sanguinolente, un cammello che
+porta una donna velata. A destra e a sinistra
+ci sono bazar affollati; cortili d&#8217;alberghi ingombri
+di mercanzie; porte di moschee, per le
+quali si vedono lunghissime fughe d&#8217;arcate
+bianche, e gente prostrata che prega. Per tutta
+la strada, fin dove arriva lo sguardo, non si
+vedono che cappucci, è tutto bianco, e si direbbe
+che tutti camminano in punta di piedi.
+L&#8217;aria è impregnata d&#8217;un odore acuto d&#8217;aloé,
+di spezie, d&#8217;incenso, di kif; pare di camminare
+in una immensa drogheria. Passano frotte
+di ragazzi colla testa tignosa e piena di cicatrici;
+vecchie deformi, senza un capello, col seno
+ignudo, che s&#8217;aprono il passo a forza imprecando
+furiosamente contro di noi; pazzi quasi
+nudi affatto, incoronati di fiori e di pennacchi,<span class="pagenum"><a name="Page_265" id="Page_265">[265]</a></span>
+con un ramo d&#8217;albero in mano, che ridono e
+cantano, o ripetono continuamente la medesima
+parola, ballonzolando davanti ai soldati, che li
+cacciano via a spintoni. Svoltando in un&#8217;altra
+strada, incontriamo un santo, un vecchio smisuratamente
+pingue, nudo dalla testa ai piedi,
+che si trascina a fatica tenendo una mano dove
+i pittori metton la foglia di fico, e appoggiandosi
+coll&#8217;altra a una lancia fasciata di panno
+rosso. Passandoci accanto, ci guarda di sbieco
+e brontola non so che cosa. Un po&#8217; più oltre,
+vediamo quattro soldati che trascinano un disgraziato
+tutto lacero e sanguinoso,&mdash;un
+ladro colto sul fatto,&mdash;e dietro uno sciame
+di ragazzi che gridano:&mdash;La mano! La
+mano! Tagliargli la mano!&mdash;In un&#8217;altra
+strada, incontriamo due uomini che portano
+una barella scoperta sulla quale è disteso un
+cadavere, stecchito come una mummia, ravvolto
+in un sacco di tela bianca stretto intorno
+al collo, alla vita e alle ginocchia. Io
+mi domando dove sono, se sogno o son desto,
+e se la città di Fez e la città di Parigi si trovano
+veramente sul medesimo astro! Entriamo
+nei bazar. Per tutto c&#8217;è folla. Le botteghe,
+come a Tangeri, sono tane aperte nel muro. I
+cambisti sono seduti in terra, con un mucchio
+di monete nere dinanzi. Attraversiamo, pigiati
+dalla folla, il bazar delle stoffe, quello delle<span class="pagenum"><a name="Page_266" id="Page_266">[266]</a></span>
+pantofole, quello della terraglia, quello degli
+ornamenti di metallo, che formano tutti insieme
+un labirinto di stradicciuole coperte da un
+tetto sfracellato di canne e di rami d&#8217;albero.
+Passiamo per mercati di verzura affollati di
+donne che alzano le braccia per maledirci, e
+usciamo dalla parte centrale della città. Daccapo
+salite, discese, giri, rigiri, vicoli tetri, passaggi
+tenebrosi, moschee, fontane, porte arcate,
+rumor di mulini, cori di voce nasali, donne
+che si nascondono, un sudiciume che ammorba
+e un polverio che leva il fiato. Usciamo finalmente
+per una porta delle mura e facciamo un
+giro intorno alla città. La città si stende in
+forma d&#8217;un otto immenso fra due colline, sulla
+cima delle quali torreggiano le rovine di due
+antiche fortezze quadrate. Di là dalle colline
+c&#8217;è una corona di monti. Il Fiume delle perle
+divide la città in due, Fez nuova, sulla riva
+sinistra, Fez antica, sulla destra; e una cintura
+di vecchie mura merlate e di grosse torri, di
+un fosco color calcare, rotta in più punti, stringe
+tutt&#8217;intorno la parte antica e la nuova. Dalle
+alture si domina collo sguardo tutta la città:
+una miriade di case bianche coronate di terrazze,
+al di sopra delle quali s&#8217;alzano bei minareti
+lavorati a musaico, palme gigantesche,
+mucchi di verzura, torricine merlate, cupolette
+verdi. A primo aspetto, s&#8217;indovina la grandezza<span class="pagenum"><a name="Page_267" id="Page_267">[267]</a></span>
+della metropoli antica, di cui la città d&#8217;oggi
+non è più che lo scheletro. In vicinanza delle
+porte e sopra le alture, per un grande spazio
+la campagna è sparsa di monumenti e di rovine:
+cube, case di santo, <i>zauie</i>, archi d&#8217;acquedotti,
+sepolcri, ruderi enormi, traccie di fondamenta
+che paiono i resti d&#8217;una città spianata
+dal cannone e divorata dalle fiamme. Tra la città
+e la più alta delle due colline che la fiancheggiano,
+è tutto un giardino, un bosco fitto e intricatissimo
+di gelsi, d&#8217;olivi, di palme, d&#8217;alberi
+fruttiferi e di pioppi smisurati, vestiti d&#8217;edera e
+di pampini, dove da ogni parte corrono rigagnoli,
+zampillano fontane e s&#8217;incrociano canali,
+fra spalliere altissime di verzura e di fiori. L&#8217;altura
+opposta è coronata di migliaia d&#8217;aloè alti
+due volte un uomo. Lungo le mura sono grandi
+scoscendimenti di terreno, fossi profondi, ricolmi
+di vegetazione; frammenti immani di
+bastioni e di torri franate; un disordine grandioso
+e severo di rovine e di verde, che rammenta
+i tratti più pittoreschi delle mura di
+Costantinopoli. Passiamo dinanzi alla porta del
+Ghisa, alla porta di Ferro, alla Porta del Padre
+delle Cuoia, alla porta nuova, alla porta
+bruciata, alla porta da aprirsi, alla porta del
+Leone, alla porta di Sidi Buxida, alla porta
+del Padre dell&#8217;Utilità, e rientriamo, per la porta
+della Nicchia del burro, nella nuova Fez. Qui<span class="pagenum"><a name="Page_268" id="Page_268">[268]</a></span>
+sono grandi giardini, vasti spazi aperti, larghe
+piazze circondate di mura merlate, di là
+dalle quali si vedono altre piazze e altre mura,
+e porte arcate e torri e ponti, e bellissimi prospetti
+lontani di colline e di monti. Alcune
+porte sono altissime e hanno i battenti rivestiti
+di lastre di ferro, tempestate di enormi chiodi.
+Avvicinandoci al Fiume delle perle, troviamo
+un cavallo fradicio steso in mezzo alla strada.
+Lungo il muro v&#8217;è un centinaio d&#8217;arabi lavandai,
+che saltellano sopra la biancheria ammucchiata
+sulla sponda. Incontriamo pattuglie di
+soldati, personaggi di corte a cavallo, piccole
+carovane di cammelli, frotte di donne della
+campagna, coi bimbi sospesi alla schiena, che
+si coprono il viso passandoci accanto. E finalmente
+vediamo dei visi che ci sorridono. Entriamo
+nel Mellà, il quartiere degli Ebrei. È
+una vera entrata trionfale. S&#8217;affacciano alle terrazze
+e alle porte, scendono nella strada, si
+chiamano l&#8217;un l&#8217;altro, accorrono da tutti i vicoli.
+Gli uomini capelluti e ravvolti nel loro
+lungo vestito, col capo coperto d&#8217;un fazzoletto
+annodato sotto il mento, come le donne,
+s&#8217;inchinano con un sorriso cerimonioso. Le
+donne, bianchissime, rotondette, vestite di panni
+verdi e rossi gallonati e ricamati d&#8217;oro, ci augurano
+<i>buenos dias</i> e ci dicono mille cose gentili
+coi loro smaglianti occhi neri. Alcuni bimbi ci<span class="pagenum"><a name="Page_269" id="Page_269">[269]</a></span>
+vengono a baciare le mani. Per sottrarci a quell&#8217;ovazione
+e al sudiciume delle strade, prendiamo
+una via traversa e riusciamo in un campo
+tutto coperto di grandi sepolcri di muratura,
+della forma di parallelepipedi, bianchi come
+la neve, che ci dicono essere il cimitero israelitico.
+Di qui torniamo in città, e dopo un altro
+miglio di cammino per strade tortuose e immonde,
+bruciati dal sole, saettati da mille
+sguardi, maledetti da mille bocche, rientriamo
+finalmente, colla testa in tumulto e le ossa
+rotte, nel palazzo dell&#8217;Ambasciatore.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>O Fez!&mdash;dice uno storico arabo&mdash;tutte
+le beltà della terra sono riunite in te! E soggiunge
+che Fez è stata sempre la sede della
+saggezza, della scienza, della pace, della religione;
+la madre e la regina di tutte le città
+del Magreb; che i suoi abitanti hanno l&#8217;ingegno
+più fino e più profondo degli altri abitanti
+del Marocco; che tutto quello che è in essa e
+intorno ad essa è benedetto da Dio; persino
+l&#8217;acqua del Fiume delle perle, la quale guarisce
+dal mal della pietra, immorbidisce la pelle,
+profuma i panni, distrugge gl&#8217;insetti, rende più
+dolci (se è bevuta a digiuno) i piaceri dei
+sensi e contiene pietre preziose d&#8217;inestimabile
+valore. E non meno poeticamente è raccontata
+dagli scrittori arabi la storia della sua fondazione.<span class="pagenum"><a name="Page_270" id="Page_270">[270]</a></span>
+Quando gli Abassidi, sul finire dell&#8217;ottavo
+secolo, si divisero in due fazioni, un principe
+della fazione vinta, Edris-ebn-Abd-Allà,
+si rifugiò nel Magreb, poco lontano dal luogo
+dove sorse poi la città di Fez; e qui visse
+nella solitudine, pregando e meditando, finchè
+per la sua origine illustre e per la sua santa
+vita, avendo acquistato gran fama in mezzo ai
+Berberi della contrada, questi lo elessero loro
+capo. A poco a poco, colle armi e coll&#8217;alta
+autorità di discendente d&#8217;Alì e di Fatima, egli
+estese la sua sovranità sopra una gran parte
+del paese, convertendo forzatamente all&#8217;islamismo
+idolatri, cristiani ed ebrei; e pervenne a
+tal grado di potenza, che il Califfo d&#8217;Oriente
+Arun-er-Rescid, ingelosito, lo fece avvelenare
+da un finto medico, per distruggere con lui il
+suo impero nascente. Ma i Berberi diedero solenne
+sepoltura ad Edris e riconobbero per Califfo
+un suo figliuolo postumo Edris-ebn-Edris,
+il quale salì sul trono a dodici anni, consolidò
+ed accrebbe l&#8217;opera del padre, e si può dir che
+sia stato il vero fondatore dell&#8217;Impero del Marocco,
+il quale rimase fino alla fine del decimo
+secolo nelle mani della sua dinastia. Fu questo
+medesimo Edris che gettò le prime fondamenta
+di Fez il tre febbraio dell&#8217;anno 808,
+«in un vallone posto fra due alte montagne
+coperte di ricchi boschi e irrigate da mille ruscelli,<span class="pagenum"><a name="Page_271" id="Page_271">[271]</a></span>
+sulla riva destra del Fiume delle perle.»
+La tradizione spiega in vario modo l&#8217;origine
+di quel nome. Scavando per le fondamenta si
+sarebbe trovata nella terra una grande scure
+(che si chiama in arabo Fez) del peso di sessanta
+libbre, e questa avrebbe dato il nome
+alla città. Lo stesso Edris, dice un&#8217;altra leggenda,
+lavorava alle fondamenta in mezzo ai suoi
+operai, i quali, in segno di gratitudine, gli offrirono
+una scure d&#8217;oro e d&#8217;argento, ed egli
+volle perpetuare nel nome della nuova città la
+memoria di quell&#8217;omaggio. Secondo un altro
+racconto, il segretario d&#8217;Edris avrebbe domandato
+un giorno al suo Signore qual nome egli
+intendesse di porre alla città.&mdash;Il nome, rispose
+il principe, della prima persona che incontreremo.&mdash;Passò
+un uomo, lo interrogarono,
+rispose che si chiamava Farès; ma essendo
+balbuziente, pronunziò invece di Farès, Fez, e
+il principe ritenne questo nome. Altri dice che
+si chiamava <i>Zef</i> una grande città posta sul
+Fiume delle perle, la quale esistette mille e
+ottocento anni e fu distrutta prima che l&#8217;Islam
+risplendesse sulla terra; ed Edris impose alla
+sua metropoli il nome rovesciato della città distrutta.
+Comunque sia, la città nuova s&#8217;accrebbe
+rapidamente, e già sul principio del decimo
+secolo rivaleggiava di splendore con Bagdad;
+racchiudeva fra le sue mura la moschea El-Caruin<span class="pagenum"><a name="Page_272" id="Page_272">[272]</a></span>
+e quella d&#8217;Edris, ancora esistenti, una la più vasta
+e l&#8217;altra la più venerata dell&#8217;Affrica; ed era
+chiamata la Mecca dell&#8217;occidente. Verso la metà
+del undicesimo secolo Gregorio IX ci stabiliva
+un episcopato. Sotto la dinastia degli Almoadi,
+aveva trenta sobborghi, ottocento moschee, novantamila
+case, diecimila botteghe, ottantasei
+porte, vasti ospedali, bagni magnifici, una grande
+biblioteca ricca di preziosissimi manoscritti greci
+e latini; scuole di filosofia, di fisica, d&#8217;astronomia
+e di lingua, a cui accorrevano dotti e letterati
+d&#8217;ogni parte d&#8217;Europa e Levante; si
+chiamava l&#8217;Atene dell&#8217;Affrica, ed era ad un tempo
+la sede d&#8217;una fiera perpetua, dove affluivano i
+prodotti dei tre continenti; e il commercio
+europeo v&#8217;aveva i suoi bazar e i suoi alberghi,
+e vi prosperavano, tra mori, arabi, berberi,
+ebrei, neri, turchi, cristiani e rinnegati, cinquecentomila
+abitanti. Ed ora quanto mutata!
+Quasi tutti i giardini sono scomparsi, la più
+parte delle moschee rovinarono, della gran biblioteca
+non rimane che qualche volume tarlato,
+le scuole son morte, il commercio languisce,
+gli edifici si sfasciano, e la popolazione
+è ridotta a meno assai della quinta parte
+dell&#8217;antica. Fez non è più che una enorme carcassa
+di metropoli abbandonata in mezzo all&#8217;immenso
+cimitero del Marocco.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_273" id="Page_273">[273]</a></span></p><hr class="hid" />
+
+<p>La nostra maggiore curiosità, dopo la prima
+passeggiata per Fez, era di visitare le due famose
+moschee El-Caruin e Mulei-Edris; ma
+essendo vietato ai cristiani di mettervi piede,
+ci dovemmo contentare del po&#8217; che se ne vede
+dalle strade: le porte ornate di musaici, i cortili
+ad archi, le navate basse e lunghissime, divise
+da una foresta di colonne e rischiarate
+da una luce misteriosa. Non è però da credere
+che queste moschee siano oggi quali erano al
+tempo della loro gran fama, poichè già nel
+secolo decimoquinto, il celebre storico Abd-er-Rhaman
+ebn-Kaldun, descrivendo quella d&#8217;El-Caruin
+(che Dio la nobiliti di più in più, com&#8217;egli
+dice), accenna a parecchi ornamenti che
+non esistevano più ai suoi tempi. Le prime
+fondamenta di questa immensa moschea furono
+gettate il primo sabato di Ramadan; l&#8217;anno 859
+di Gesù Cristo, a spese d&#8217;una pia donna del Kairuan.
+Era da principio una piccola moschea di
+quattro navate; ma l&#8217;abbellirono e l&#8217;ampliarono
+a poco a poco governatori, emiri e sultani.
+Sulla cima del minareto, innalzato dall&#8217;Imam
+Ahmed ben Aby Beker, brillava una palla d&#8217;oro,
+tempestata di perle e di pietre preziose, nella
+quale era confitta la spada d&#8217;Edris-ebn-Edris,
+fondatore di Fez. Alle pareti interne erano appesi
+dei talismani che premunivano la moschea
+dai nidi dei topi, degli scorpioni e dei serpenti<span class="pagenum"><a name="Page_274" id="Page_274">[274]</a></span>
+Il Mirab&mdash;la nicchia rivolta verso la Mecca&mdash;era
+così splendido, che gl&#8217;imam dovettero
+farlo imbiancare perchè non distraesse i fedeli
+dalla preghiera. V&#8217;era un pulpito d&#8217;ebano ornato
+d&#8217;avorio e di gemme. V&#8217;erano duecento
+settanta colonne che formavano sedici navate
+di ventun arco ciascuna, quindici grandi porte
+d&#8217;entrata per gli uomini e due piccole per le
+donne, e mille settecento <a name="tn274a" id="tn274a"></a><ins class="correction" title="originale: lampadi">lampade</ins> che nella
+ventisettesima notte di Ramadan consumavano
+tre quintali e mezzo d&#8217;olio. Tutti particolari
+che lo storico Kaldun reca con <a name="tn274b" id="tn274b"></a><ins class="correction" title="originale: grande">grandi</ins> esclamazioni
+di meraviglia e di gioia, soggiungendo
+che fra le navate, il cortile, le gallerie, i vestiboli
+e le soglie delle porte, misurato lo spazio
+palmo per palmo, la moschea potea contenere
+ventiduemila settecento persone, e che
+per pavimentare il solo cortile erano stati impiegati
+cinquantaduemila mattoni. «Gloria ad
+Allà, signore dei mondi, immensamente misericordioso
+e re del giorno del giudizio finale!».</p>
+
+<p>Aspettando che il Sultano fissasse il giorno
+per il ricevimento solenne, si fecero varie passeggiate,
+in una delle quali ricevetti «un&#8217;impressione»
+affatto nuova per me. Ci avvicinavamo
+alla Porta bruciata, <i>Beb-el-Maroc</i>, per
+rientrare in città, quando il vice-console uscì<span class="pagenum"><a name="Page_275" id="Page_275">[275]</a></span>
+in una esclamazione che mi fece rabbrividire:&mdash;Due
+teste!&mdash;Alzai gli occhi al muro, intravvidi
+due lunghe striscie di sangue rappreso
+e non ebbi cuore di guardar più su. Erano
+due teste, mi dissero, appese per i capelli al
+di sopra della porta; una che pareva d&#8217;un giovanetto
+d&#8217;una quindicina d&#8217;anni, l&#8217;altra d&#8217;un
+uomo tra i venticinque e i trenta: tutti e due
+mori. Si seppe in seguito ch&#8217;erano state appese
+nella notte, e si diceva che fossero due teste
+di ribelli delle terre confinanti coll&#8217;Algeria,
+portate a Fez il giorno avanti. Ma il sangue
+colato faceva sospettare che fossero state recise
+nella città medesima e forse davanti a
+quella medesima porta. Comunque fosse, ci fu
+noto in quella occasione che le teste dei ribelli
+sono sempre, dalla terra ribellata, portate alla
+sede della corte e presentate al Sultano; dopo
+di che i soldati imperiali acciuffano il primo
+ebreo che incontrano, gli fanno cavare dalle
+teste il cervello e riempire il vuoto di stoppa
+e di sale, e le appendono a una porta della
+città. Dopo che son state là qualche giorno&mdash;a
+Fez, per esempio&mdash;un corriere se le mette
+in un canestro e le porta a Mechinez, dove
+sono esposte daccapo, e poi ritolte per essere
+portate a Rabatt, e via via, di città in città fin
+che sian putrefatte. Non sembra però che questo
+sia accaduto delle due teste di Beb-el-Maroc,<span class="pagenum"><a name="Page_276" id="Page_276">[276]</a></span>
+poichè il giorno dopo, non vedendole più, domandammo
+a un servo arabo che cosa ne
+avessero fatto, ed egli rispose con un gesto:&mdash;Sepolte.&mdash;Ma
+s&#8217;affrettò a soggiungere, come
+per consolarci:&mdash;Ce n&#8217;è già per strada molte
+altre.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Due giorni prima del ricevimento solenne,
+fummo invitati a colezione da Sid-Mussa.</p>
+
+<p>Sid-Mussa non ha il titolo nè di gran vizir,
+nè di ministro, nè di segretario; si chiama semplicemente
+Sid-Mussa; è nato schiavo; è un
+mancipio del Sultano, che domani può spogliarlo
+d&#8217;ogni suo avere, cacciarlo in fondo a
+una prigione o fare appendere il suo capo ai
+merli di Fez, senza renderne conto a nessuno;
+ma è nello stesso tempo il ministro dei ministri,
+l&#8217;anima del governo, la mente che tutto abbraccia
+e tutto move dall&#8217;Oceano alla Muluia e dal Mediterraneo
+al deserto, e dopo il Sultano il personaggio
+più famoso dell&#8217;Impero. Si può dunque
+immaginare la curiosità che ci fremeva
+dentro, la mattina che, circondati, come al solito,
+di gente armata, e accompagnati dal Caid
+e dagl&#8217;interpreti, ci recammo, con un lungo
+codazzo di popolo, a casa sua, che si trova
+nella nuova Fez.</p>
+
+<p>Fummo ricevuti alla porta da uno stuolo di
+servi arabi e neri, ed entrammo in un giardino<span class="pagenum"><a name="Page_277" id="Page_277">[277]</a></span>
+chiuso da alti muri, in fondo al quale, sotto un
+piccolo portico, aspettava Sid-Mussa, circondato
+dei suoi ufficiali, tutti vestiti di bianco.</p>
+
+<p>Il famoso ministro porse tutt&#8217;e due le mani,
+con un atto vivace, all&#8217;Ambasciatore, chinò la
+testa sorridendo verso di noi e ci fece entrare
+in una piccola sala a terreno, dove sedemmo.</p>
+
+<p>Che strana figura! Per un pezzo rimanemmo
+tutti attoniti a guardarlo. È un uomo sulla
+sessantina, mulatto, quasi nero, di mezzana
+statura; ha una testa grossissima e oblunga, due
+occhi lampeggianti che lanciano uno sguardo
+astutissimo, un gran naso forcuto, una gran bocca,
+due file di denti enormi, un mento smisurato;
+e malgrado questi tratti ferini, un sorriso affabile,
+un&#8217;espressione benigna e modi e inflessioni
+di voce quanto si può dire cortesi. Ma
+con nessuna gente quanto coi mori, dice chi
+li conosce, è facile ingannarsi giudicando l&#8217;animo
+dall&#8217;aspetto. Non nell&#8217;animo però, nella
+testa di quell&#8217;uomo io avrei voluto vedere! Non
+ci avrei trovato per certo una grande dottrina.
+Forse non più che qualche pagina del Corano,
+qualche periodo della storia dell&#8217;Impero, qualche
+vaga nozione geografica dei primi stati
+d&#8217;Europa, qualche idea di astronomia, qualche
+regola d&#8217;aritmetica. Ma in compenso, che profonda
+conoscenza del cuore umano, che prontezza<span class="pagenum"><a name="Page_278" id="Page_278">[278]</a></span>
+di percezione, che sottigliezza di scaltrimenti,
+che trama intricata di faccende lontanissime
+da ogni nostra consuetudine, quanti
+curiosi segreti di reggia, e chi sa che guazzabuglio
+di rimembranze d&#8217;amori, di supplizi,
+d&#8217;intrighi, di vicende strane e tremende! E
+c&#8217;era fors&#8217;anche, sotto quel bianco turbante, un
+concetto della civiltà europea e dello stato del
+Marocco, non molto diverso dal nostro; tanto
+che, se avesse potuto esprimere il suo pensiero,
+avrebbe esclamato:&mdash;Eh! cari signori, ne
+sono più persuaso di voi!&mdash;ma era un pensiero
+imprigionato nel turbante. La stanza, per
+stanza moresca, era sontuosamente mobiliata,
+poichè conteneva un piccolo sofà, un tavolino,
+uno specchio e parecchie seggiole. Le pareti
+erano decorate di tappeti rossi e verdi, il soffitto
+dipinto, il pavimento a musaico. Nulla
+però di straordinario per la casa d&#8217;un ministro
+ricchissimo come Sid-Mussa.</p>
+
+<p>Scambiati i complimenti d&#8217;uso, fummo condotti
+nella sala della mensa, ch&#8217;era da un altro
+lato del giardino.</p>
+
+<p>Sid-Mussa, giusta il suo costume, non venne.</p>
+
+<p>La sala della mensa era, come l&#8217;altra, decorata
+di tappeti rossi e verdi. In un angolo si vedeva
+un armadio, con su due mazzi di vecchi fiori
+finti, coperti da una campanella di vetro; e
+accanto all&#8217;armadio uno di quei piccoli specchi<span class="pagenum"><a name="Page_279" id="Page_279">[279]</a></span>
+colla cornice dipinta a fiori, che si trovano da
+noi in tutte le locande di villaggio. Sulla tavola,
+una ventina di piatti pieni di grossi confetti
+bianchi, della forma di palle e di carrube;
+le posate e le stoviglie bellissime; molte bottiglie
+d&#8217;acqua; non una goccia di vino. Sedemmo
+e fummo subito serviti. Ventotto piatti
+senza contare i dolci! Ventotto enormi piatti,
+ognuno dei quali sarebbe bastato a sfamare
+venti persone: di tutte le forme, di tutti gli
+odori, di tutti i sapori; pezzi smisurati di montone
+allo spiedo, polli impomatati, selvaggina
+alla ceretta, pesci al cosmetico, fegatini alla
+stearina, torte all&#8217;unto di sego, legumi in salsa
+di sugna, ova in conserva di manteca, insalate
+trite peste impastate e combinate a musaico;
+dolci di cui ogni boccone basterebbe a purgare
+un uomo d&#8217;un delitto di sangue; e con tutte
+queste ghiottonerie, grandi bicchieri d&#8217;acqua
+fresca, nei quali spremevamo dei limoni che
+c&#8217;eravamo portati in tasca; e poi una tazza di
+tè giulebbato; e infine uno stuolo di servi che
+irruppe nella sala, e innondò d&#8217;acqua di rosa
+noi, la tavola e le pareti: tale fu la colezione
+di Sid-Mussa.</p>
+
+<p>Quando ci alzammo da tavola, venne un ufficiale
+ad annunciare all&#8217;Ambasciatore che Sid-Mussa
+stava dicendo le sue preghiere, e che
+appena finito, avrebbe con grandissimo piacere<span class="pagenum"><a name="Page_280" id="Page_280">[280]</a></span>
+conferito con lui. Subito dopo comparve un
+vecchio tutto tremante, sorretto da due mori,
+il quale afferrò le mani all&#8217;Ambasciatore e
+gliele strinse furiosamente dicendo con grande
+concitazione:&mdash;Benvenuto! Benvenuto! Benvenuto
+l&#8217;Ambasciatore del Re d&#8217;Italia! Benvenuto
+fra noi! Bel giorno per noi!&mdash;Era il
+gran sceriffo Bacali, uno dei più potenti personaggi
+della corte e dei più ricchi proprietari
+dell&#8217;Impero, confidente del Sultano, possessore
+d&#8217;un grande arém, malato da due anni di dispepsia;
+il quale rallegra, si dice, gli ozî del suo
+Signore con motti arguti e atteggiamenti comici;
+facoltà che non traspare affatto dal suo
+viso truce e dai suoi modi impetuosi. Dopo di
+lui comparirono i due figliuoli di Sid-Mussa;
+uno di cui ho dimenticato affatto la fisonomia,
+che disparve dopo i primi saluti; l&#8217;altro, un
+bellissimo giovane di venticinque anni, segretario
+intimo del Sultano: un viso di donna con
+due grand&#8217;occhi castagni d&#8217;una dolcezza indescrivibile;
+allegro, disinvolto, irrequieto, che
+stropicciava continuamente, con tutt&#8217;e due le
+mani, le falde del suo ampio caffettano aranciato.</p>
+
+<p>Usciti il Bacali e l&#8217;Ambasciatore, rimanemmo
+noi con alcuni ufficiali seduti sul pavimento, e
+il segretario del Sultano, seduto, in onor nostro,
+sopra una seggiola.<span class="pagenum"><a name="Page_281" id="Page_281">[281]</a></span></p>
+
+<p>Il simpatico giovane intavolò subito la conversazione
+per mezzo di Mohammed Ducali.</p>
+
+<p>Fissò gli occhi in viso all&#8217;Ussi e domandò
+sottovoce chi era.</p>
+
+<p>&mdash;È il signor Ussi,&mdash;rispose il Ducali,&mdash;gran
+maestro di pittura.</p>
+
+<p>&mdash;Dipinge colla macchina?&mdash;domandò il
+giovane.</p>
+
+<p>Voleva dire la macchina fotografica.</p>
+
+<p>&mdash;No signore;&mdash;rispose l&#8217;interprete&mdash;dipinge
+a mano.</p>
+
+<p>Parve che dicesse tra sè:&mdash;che peccato!&mdash;e
+rimase un momento sopra pensiero. Poi
+disse:&mdash;Domandavo.... perchè colla macchina
+si lavora più preciso.</p>
+
+<p>Il Comandante pregò il Ducali di domandargli
+in che punto di Fez si trovasse la fontana chiamata
+di Ghalù, dal nome d&#8217;un ladro che Edriss,
+il fondatore della città, fece inchiodare in un
+albero vicino. Il giovane segretario si mostrò
+altamente meravigliato che il Comandante sapesse
+questo particolare storico, e gli fece domandare
+in che maniera lo aveva saputo.</p>
+
+<p>&mdash;L&#8217;ho letto nella storia del Kaldun,&mdash;rispose
+il Comandante.</p>
+
+<p>&mdash;Nella storia del Kaldun!&mdash;esclamò il
+giovane.&mdash;Avete dunque letto la storia del
+Kaldun! Vuol dire dunque che sapete l&#8217;arabo!
+E dove avete trovato quest&#8217;istoria?<span class="pagenum"><a name="Page_282" id="Page_282">[282]</a></span></p>
+
+<p>Il Comandante rispose che quella storia si
+trovava in tutte le nostre città, ch&#8217;era un libro
+conosciutissimo in Europa, che l&#8217;avevan tradotto
+in inglese, in francese e in tedesco.</p>
+
+<p>&mdash;Ma davvero!&mdash;esclamò l&#8217;ingenuo giovane.&mdash;Voi
+tutti l&#8217;avete letta! E sapete queste
+cose! Io non me lo sarei mai immaginato!</p>
+
+<p>E non finiva di farne le meraviglie.</p>
+
+<p>A poco a poco la conversazione s&#8217;infervorò,
+ci presero parte anche gli ufficiali, e riuscimmo
+a sapere varie cose singolari. L&#8217;Ambasciatore
+inglese aveva regalato al Sultano due macchine
+telegrafiche, e fatto insegnare a parecchie persone
+della corte la maniera di servirsene; e
+già se ne servivano, non pubblicamente, perchè
+nella città, alla vista di quei fili misteriosi, sarebbe
+nato un sottosopra; ma nell&#8217;interno del
+palazzo imperiale; e non è a dire se il grande
+ritrovato avesse stupito tutti. Non però fino
+al punto che noi potremmo supporre, perchè
+da quello che ne avevano inteso dir prima,
+se n&#8217;erano fatto tutti, compreso il Sultano, un
+concetto assai più meraviglioso; credevano,
+cioè, che la trasmissione del pensiero non si
+facesse già per mezzo della trasmissione successiva
+delle lettere e delle parole; ma tutta
+d&#8217;un colpo, istantaneamente, in modo che bastasse
+un tocco per esprimere e trasmettere<span class="pagenum"><a name="Page_283" id="Page_283">[283]</a></span>
+issofatto qualsivoglia discorso. Riconoscevano,
+ciò non ostante, che la macchina era ingegnosa
+e che poteva riuscir utile, particolarmente
+nei nostri paesi, dove essendoci molta
+gente e molto traffico, doveva esserci bisogno
+di far ogni cosa alla spiccia. Il che significava
+in altre parole: che cosa faremmo noi
+del telegrafo? E a che termini sarebbe ridotta
+la politica del nostro Governo, se alle domande
+dei rappresentanti degli Stati d&#8217;Europa
+si dovesse risponder subito e in poche parole?
+e rinunziare a quella gran scusa dei ritardi e
+a quell&#8217;eterno pretesto delle lettere smarrite,
+che sono i corrieri, grazie a cui si può strascicare
+per due mesi una quistione che potrebbe
+esser risolta in due giorni? Si seppe,
+oltre a questo, o piuttosto si capì, che il Sultano
+è un uomo d&#8217;indole mite e di cuore
+gentile, che vive austeramente, che ama una
+donna sola, che mangia senza forchetta, come
+tutti i suoi sudditi, e seduto in terra, ma
+coi piatti posti sopra una piccola tavola dorata,
+alta un palmo; che prima d&#8217;esser Sultano,
+correva il <i>lab el barod</i> coi soldati, ed era
+uno dei più destri; che ama il lavoro e fa molte
+volte egli stesso quello che dovrebbero fare i
+suoi servi, fino a incassare le proprie robe
+nelle occasioni di partenza; e che infine il popolo
+lo ama, ma anche lo teme, perchè sa<span class="pagenum"><a name="Page_284" id="Page_284">[284]</a></span>
+di certo che quando scoppiasse una grande rivolta,
+egli sarebbe il primo a saltare a cavallo
+e a slanciarsi colla spada nel pugno
+contro i ribelli. Ma con che garbo dicevan
+queste cose! Che bei sorrisi e che bei movimenti!
+Che peccato non intendere il loro
+linguaggio tutto figure e colori, e non poter
+leggere e frugare a nostro bell&#8217;agio dentro
+quell&#8217;ingenua ignoranza!</p>
+
+<p>Dopo due ore ricomparvero l&#8217;Ambasciatore,
+Sid-Mussa, il gran sceriffo e tutti gli ufficiali;
+ci fu uno scambio interminabile di strette di
+mano, di sorrisi, d&#8217;inchini, di saluti, di cerimonie,
+che pareva si ballasse una contraddanza;
+e finalmente, passando fra due lunghe ali di
+servi attoniti, s&#8217;uscì. Uscendo, vedemmo all&#8217;inferriata
+d&#8217;una grande finestra a terreno una decina
+di visi di donne, nere, bianche e mulatte,
+indiademate e scarmigliate; le quali, appena
+apparimmo, scomparvero facendo un gran rumore
+di pantofole e di sottane sbattute.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Fin dal primo giorno del viaggio, il Sultano
+Mulei-el-Hassen era, come ognuno può immaginare,
+l&#8217;oggetto principale della nostra curiosità.
+Fu dunque una festa per tutti la sera che l&#8217;Ambasciatore
+ci annunziò il ricevimento solenne per
+la mattina seguente. In vita mia, non ho mai
+levato le pieghe alla giubba, nè fatto scattare<span class="pagenum"><a name="Page_285" id="Page_285">[285]</a></span>
+la molla del gibus, con più profonda compiacenza
+che in quella occasione.</p>
+
+<p>Quella gran curiosità derivava, in parte, dalla
+storia della sua dinastia. Si desiderava di vedere
+un volto di quella terribile famiglia dei Sceriffi
+Fileli, a cui gli storici danno il primato del fanatismo,
+della ferocia e dei delitti su tutte le dinastie
+che regnarono nel Marocco. Sul principio del
+secolo decimosettimo, alcuni abitanti del Tafilet,
+provincia dell&#8217;Impero che confina col deserto,
+dalla quale gli sceriffi di quella dinastia prendono
+il nome di Fileli, condussero dalla Mecca
+nel loro paese uno sceriffo chiamato Alì, nativo
+di Iambo, e discendente di Maometto per
+Hassen, secondo figliuolo d&#8217;Alì e di Fatima. Il
+clima della provincia di Tafilet, poco dopo il
+suo arrivo, riprese una regolarità che da qualche
+tempo aveva perduta; i datteri crebbero in
+grande abbondanza; il merito ne fu attribuito ad
+Alì; Alì venne eletto re, sotto il nome di Mulei-Sceriffo;
+i suoi discendenti allargarono, a
+poco a poco, colle armi, il dominio dell&#8217;avo;
+s&#8217;impadronirono di Marocco e di Fez, scacciarono
+la dinastia dei sceriffi Saadini, e regnarono, fino
+ai nostri giorni, su tutto il paese compreso fra la
+Muluia, il deserto ed il mare. Sidi-Mohammed,
+figlio di Mulei-Sceriffo, regnò con sapiente
+clemenza; ma dopo di lui il trono dei Sceriffi
+s&#8217;affondò nel sangue. El Rescid governa col<span class="pagenum"><a name="Page_286" id="Page_286">[286]</a></span>
+terrore, ruba l&#8217;ufficio al carnefice, lacera di propria
+mano le mammelle alle donne perchè rivelino
+il nascondiglio dei tesori dei mariti.
+Mulei Ismaele, il principe lussurioso, l&#8217;amante
+di ottomila donne e padre di mille duecento
+figli, il fondatore del corpo famoso delle guardie
+nere, il galante sultano che chiede in
+isposa a Luigi XIV la figliuola della duchessa
+La Valliére, fa appendere diecimila teste ai
+merli di Marocco e di Fez. Mulei Ahmed el
+Dehebi, avaro e crapulone, ruba i gioielli alle
+donne di suo padre, s&#8217;istupidisce col vino, fa
+strappare i denti alle sue belle e recidere il
+capo a uno schiavo che ha troppo premuto il
+tabacco nella sua pipa. Mulei Abd-Allà, vinto
+dai Berberi, fa sgozzare, per sfogar la sua rabbia,
+gli abitanti di Mechinez, aiuta il carnefice
+a decapitare gli ufficiali del suo valoroso esercito
+sconfitto, e inventa l&#8217;orribile supplizio di
+cucir l&#8217;uomo vivo dentro un toro sventrato
+perchè si putrefacciano insieme. Appare migliore
+della propria razza Sidi-Mohammed, suo
+figliolo, il quale si circonda di rinnegati cristiani,
+cerca la pace e ravvicina il Marocco
+all&#8217;Europa. Poi, daccapo, Mulei Yezid, violento,
+crudele e fanatico, che per pagare i suoi soldati,
+gli sguinzaglia al saccheggio dei quartieri
+degli Ebrei in tutte le città dell&#8217;Impero; Mulei
+Hesciam, che dopo un regno di pochi<span class="pagenum"><a name="Page_287" id="Page_287">[287]</a></span>
+giorni, va a morire in un santuario; Mulei
+Soliman, che distrugge la pirateria e ostenta
+amicizia all&#8217;Europa, ma con arte astuta segrega il
+Marocco da tutti gli Stati civili, e si fa portare
+ai piedi del trono la testa degli ebrei rinnegati
+a cui è sfuggita una parola di rammarico sulla
+loro abjura forzata; Abd-er-Rhaman, il vinto
+d&#8217;Isly, che fa calcinar vivi i congiurati nelle
+mura di Fez; e infine Sidi-Mohammed, il vinto
+di Tetuan, che per inculcare nei suoi popoli il
+rispetto e la devozione, fa portare per i <i>duar</i>
+e per le città le teste dei suoi nemici confitte
+nei fucili dei suoi soldati. Nè son queste
+le maggiori calamità che affliggono l&#8217;Impero
+sotto la sciagurata dinastia dei Fileli. Sono
+guerre colla Spagna, il Portogallo, l&#8217;Olanda,
+l&#8217;Inghilterra, la Francia, i Turchi d&#8217;Algeri; insurrezioni
+feroci di berberi, spedizioni disastrose
+nel Sudan, rivolte di tribù fanatiche, ammutinamenti
+delle guardie nere, persecuzioni
+di cristiani; guerre accanite di successione tra
+padre e figlio, tra zii e nipoti, tra fratelli e
+fratelli; l&#8217;Impero a volta a volta smembrato e
+ricomposto; Sultani cinque volte scoronati e
+cinque volte rimessi in trono; vendette snaturate
+tra principi consanguinei, gelosie di donne
+e delitti orrendi, e miseria immensa, e decadenza
+precipitosa alla barbarie antica; e in
+ogni tempo questo principio trionfante: che<span class="pagenum"><a name="Page_288" id="Page_288">[288]</a></span>
+non potendo assidersi la civiltà europea se
+non sulle rovine di tutto l&#8217;edifizio politico e
+religioso del Profeta, l&#8217;ignoranza è la miglior
+salvaguardia dell&#8217;Impero, e la barbarie un elemento
+necessario di vita. Con quest&#8217;aureola
+storica ci si presentava alla fantasia il giovine
+Sultano a cui stavamo per comparire dinanzi.</p>
+
+<p>Alle otto della mattina, l&#8217;Ambasciatore, il
+vice-console, il signor Morteo, il Comandante
+e il Capitano, vestiti delle loro splendide uniformi,
+erano già radunati nel cortile, in mezzo
+a una folla di soldati, fra i quali il caid, tutti
+in pompa magna. Noi soli, i due pittori, il
+medico ed io, tutti e quattro in giubba, gibus
+e cravatta bianca, non osavamo uscire dalle
+stanze, per timore che il nostro bizzarro vestire,
+forse non mai visto a Fez prima d&#8217;allora, facesse
+ridere il pubblico.&mdash;Vada prima lei&mdash;no,
+tocca a lei&mdash;no, tocca a loro&mdash;; per un
+quarto d&#8217;ora non si fece altro discorso, l&#8217;uno
+cercando di spinger l&#8217;altro fuori della porta.
+Finalmente, dopo una savia osservazione del
+dottore, che disse:&mdash;L&#8217;unione fa la forza&mdash;;
+uscimmo tutti e quattro insieme, stretti in un
+gruppo, col capo basso e il cappello sugli occhi.
+La nostra comparsa nel cortile destò una
+viva meraviglia fra i soldati, i custodi e i servi
+del palazzo, alcuni dei quali si nascosero dietro
+i pilastri per ridere al sicuro. Ma fu ben<span class="pagenum"><a name="Page_289" id="Page_289">[289]</a></span>
+altra cosa per la città. Montammo tutti a cavallo
+e ci dirigemmo verso la porta della Nicchia
+del burro, preceduti da un drappello di
+fantaccini dalla divisa rossa, seguiti da tutti i
+soldati della legazione, fiancheggiati da ufficiali,
+interpreti, cerimonieri e cavalieri della
+scorta di Ben-Kasen-Buhammei. Era un bellissimo
+spettacolo quella mescolanza di cappelli
+cilindrici e di turbanti bianchi, di uniformi
+diplomatiche e di caffettani rosei, di spadine di
+gala e di sciaboloni barbareschi, di guanti canarini
+e di mani nere, di calzoni dorati e di
+gambe nude; e lascio considerare che figura ci
+facessimo noi quattro, vestiti da ballo, a cavallo
+a una mula, seduti sopra una sella rossa alta
+come un trono, grondanti di sudore e coperti
+di polvere appena usciti di casa. Le strade erano
+piene di gente. Al nostro apparire tutti si
+fermavano e facevano ala. Guardavano il cappello
+piumato dell&#8217;Ambasciatore, i cordoni d&#8217;oro
+del capitano, le medaglie del Comandante, e
+non davano alcun segno di meraviglia. Ma
+quando passavamo noi quattro, ch&#8217;eravamo gli
+ultimi, era prima uno stralunamento d&#8217;occhi e
+poi un esilararsi di volti che metteva un vero
+dispetto. Accanto a noi cavalcava Mohammed-Ducali:
+lo pregai di tradurmi qualcuna delle
+osservazioni che gli riuscisse di cogliere a volo.
+Un moro, in mezzo a un crocchio, disse non<span class="pagenum"><a name="Page_290" id="Page_290">[290]</a></span>
+so cosa, a cui mi parve che gli altri assentissero.
+Il Ducali diede in uno scroscio di risa e
+mi notificò che quella brava gente ci credeva
+esecutori di giustizia. Alcuni, forse perchè il
+nero è un colore odiato dai mori, ci guardavano
+con un&#8217;aria quasi di disprezzo e di sdegno. Altri
+scrollavano il capo in segno di commiserazione.&mdash;Signori,&mdash;disse
+allora il medico,&mdash;se non
+sappiamo farci rispettare, è colpa nostra; abbiamo
+le armi; serviamocene; io darò per il
+primo l&#8217;esempio.&mdash;Così dicendo, si tolse il
+gibus, lo schiacciò e passando dinanzi a un
+gruppo di mori che sorridevano, lo fece scattare
+improvvisamente. La meraviglia e il turbamento
+di quella gente, alla vista di quello
+scatto misterioso, non si può esprimere. Tre o
+quattro diedero un passo indietro e slanciarono
+sul diabolico cappello uno sguardo di profonda
+diffidenza. I pittori ed io, <a name="tn290" id="tn290"></a><ins class="correction" title="originale: incoraggiti">incoraggiati</ins> dall&#8217;esempio,
+lo imitammo, e così a furia di pugni
+nel gibus, arrivammo, rispettati e temuti, alle
+mura delle città.</p>
+
+<p>Fuori della porta della Nicchia del Burro
+erano schierati sul passaggio dell&#8217;ambasciata
+duemila soldati di fanteria, in gran parte ragazzi,
+che presentarono le armi, a modo loro,
+gli uni dopo gli altri, e passati noi, si misero
+la divisa sulla testa per ripararsi dal sole.</p>
+
+<p>Passammo un piccolo ponte che accavalcia<span class="pagenum"><a name="Page_291" id="Page_291">[291]</a></span>
+il Fiume delle perle e ci trovammo nel luogo
+destinato al ricevimento, dove si discese tutti
+da cavallo.</p>
+
+<p>Era una vastissima piazza rettangolare, chiusa
+su tre lati da alte muraglie merlate e da grosse
+torri; sul quarto lato, dal Fiume delle perle. Nell&#8217;angolo
+più lontano da noi s&#8217;apriva una stradicciuola,
+fiancheggiata da due muri bianchi, che
+conduceva ai giardini e alle case del Sultano,
+completamente nascoste dai bastioni.</p>
+
+<p>La piazza, quando v&#8217;arrivammo, presentava
+un aspetto ammirabile.</p>
+
+<p>Nel mezzo v&#8217;era una folla di generali, di cerimonieri,
+di magistrati, di nobili, d&#8217;ufficiali, di
+schiavi, arabi e neri, tutti vestiti di bianco, divisi
+in due grandi schiere, l&#8217;una di fronte all&#8217;altra,
+alla distanza d&#8217;una trentina di passi.</p>
+
+<p>Dietro una di queste schiere, dalla parte del
+fiume, erano disposti in fila tutti i cavalli del
+Sultano, grandi e bellissimi, bardati di velluto
+ricamato d&#8217;oro; ciascuno tenuto da un palafreniere
+armato. A un&#8217;estremità della schiera dei
+cavalli, c&#8217;era una piccola carrozza dorata, che la
+regina d&#8217;Inghilterra regalò all&#8217;Imperatore; il quale
+la fa mettere in mostra in tutti i ricevimenti.</p>
+
+<p>Dietro i cavalli, e dietro l&#8217;altra schiera dei
+personaggi della corte, si stendevano due file
+lunghissime di guardie dell&#8217;Imperatore, vestite
+di bianco.<span class="pagenum"><a name="Page_292" id="Page_292">[292]</a></span></p>
+
+<p>Tutt&#8217;intorno alla piazza, ai piedi delle mura
+e lungo la riva del fiume, tremila soldati di
+fanteria che apparivano appena come quattro
+lunghissime strisce d&#8217;un color rosso fiammante;
+e sull&#8217;altra riva del fiume, una folla immensa
+di popolo, tutta bianca.</p>
+
+<p>Nel mezzo della piazza eran schierate le
+casse contenenti i regali del Re d&#8217;Italia: un
+Ritratto del re stesso, specchi, quadri di musaico,
+candelabri, seggioloni.</p>
+
+<p>Noi ci andammo a mettere vicino alle due
+schiere dei personaggi, in modo da formar con
+esse un quadrato aperto verso il lato della piazza
+donde doveva venire il Sultano. Dietro di noi
+v&#8217;eran le casse; dietro le casse, tutti i soldati
+dell&#8217;ambasciata schierati. Da un lato Mohammed
+Ducali, il comandante della scorta, Salomone
+Aflalo, e i marinai in uniforme.</p>
+
+<p>Un cerimoniere di faccia arcigna, armato
+d&#8217;un nodoso bastone, ci schierò su due righe; il
+Comandante, il capitano e il <a name="tn292" id="tn292"></a><ins class="correction" title="originale: vicecensole">viceconsole</ins>, davanti;
+il medico, i pittori ed io, dietro. L&#8217;ambasciatore
+stette cinque o sei passi davanti a noi, col signor
+Morteo, che doveva fare da interprete.</p>
+
+<p>Tutti e sette, senz&#8217;accorgercene, ci avanzammo
+a poco a poco d&#8217;alcuni passi.</p>
+
+<p>Il cerimoniere ci fece tornare indietro e c&#8217;indicò
+col bastone il punto preciso dove dovevamo
+restare.<span class="pagenum"><a name="Page_293" id="Page_293">[293]</a></span></p>
+
+<p>Quella esigenza ci fece specie, tanto più che
+ci parve di veder brillare negli occhi del cerimoniere
+un risolino astuto. Nello stesso punto
+sentimmo un vivace bisbiglio che veniva dall&#8217;alto.
+Guardammo in su, e vedemmo nei bastioni,
+a una certa altezza, quattro o cinque finestre,
+chiuse da persiane verdi, dietro le quali
+si muovevano confusamente molte teste. Erano
+teste di donna; il bisbiglio veniva di là; le finestre
+appartenevano a una specie di loggia,
+che per un lungo corridoio comunicava coll&#8217;arem
+del Sultano; e il cerimoniere ci faceva
+stare in quel certo punto per ordine del Sultano
+stesso, al quale le donne avevano chiesto
+di poter vedere i cristiani. Che peccato non
+aver sentito quello che dicevano dei nostri
+cappelli a staio e dei nostri vestiti a coda di
+rondine!</p>
+
+<p>Il sole era ardentissimo, nella vasta piazza
+regnava un profondo silenzio, tutti gli occhi
+erano rivolti dalla stessa parte. Credo che in
+quei momenti ai miei compagni, come a me,
+batteva il cuore più forte.</p>
+
+<p>Aspettammo circa dieci minuti.</p>
+
+<p>All&#8217;improvviso, corse un fremito per tutto
+l&#8217;esercito, s&#8217;intese un suono di banda, le trombe
+squillarono, i personaggi della corte si curvarono
+profondamente, le guardie, i palafrenieri
+e i soldati misero un ginocchio in terra, e da<span class="pagenum"><a name="Page_294" id="Page_294">[294]</a></span>
+tutte le bocche uscì un grido prolungato e tonante:&mdash;Dio
+protegga il nostro Signore!</p>
+
+<p>Il Sultano s&#8217;avanzava verso di noi.</p>
+
+<p>Era a cavallo, seguito da una turba di cortigiani
+a piedi, uno dei quali sorreggeva sopra
+il suo capo un enorme parasole.</p>
+
+<p>Arrivato a pochi passi dall&#8217;Ambasciatore, si
+fermò; una parte del suo seguito chiuse il
+quadrato; gli altri gli rimasero intorno.</p>
+
+<p>Il cerimoniere del bastone gridò ad alta
+voce:&mdash;L&#8217;Ambasciatore d&#8217;Italia!</p>
+
+<p>L&#8217;Ambasciatore, accompagnato dall&#8217;interprete,
+col capo scoperto, s&#8217;avvicinò al Sultano.</p>
+
+<p>Questo gli disse in arabo:&mdash;Benvenuto!
+Benvenuto! Benvenuto!&mdash;Poi gli domandò
+se aveva fatto buon viaggio, e s&#8217;era stato soddisfatto
+del servizio della scorta e del ricevimento
+dei Governatori.</p>
+
+<p>Ma di tutto questo noi non udimmo nulla.
+Eravamo affascinati. Quel Sultano, che l&#8217;immaginazione
+ci aveva rappresentato sotto l&#8217;aspetto
+d&#8217;un despota selvaggio e crudele, era il più bello
+e più simpatico giovane che possa brillare alla
+fantasia d&#8217;un&#8217;odalisca. È alto di statura e snello,
+ha gli occhi grandi e soavi, un bel naso aquilino,
+il viso bruno d&#8217;un ovale perfetto, contornato
+d&#8217;una corta barba nera; una fisonomia nobilissima
+e piena di dolce mestizia. Una cappa
+bianca come la neve gli scendeva dalla testa<span class="pagenum"><a name="Page_295" id="Page_295">[295]</a></span>
+ai piedi; il turbante era coperto da un alto
+cappuccio; i piedi nudi e infilati in due babbucce
+gialle; il cavallo grande e bianchissimo,
+colla bardatura verde e le staffe d&#8217;oro. Tutta
+quella bianchezza e quell&#8217;ampia e lunga cappa
+gli davano un aspetto sacerdotale, una grazia
+di regina, una maestà semplice ed amabile, che
+corrispondeva ammirabilmente all&#8217;espressione
+gentilissima del suo viso. Il parasole, insegna
+del comando, che un cortigiano teneva un po&#8217; inclinato
+dietro di lui,&mdash;un gran parasole rotondo,
+alto quasi tre metri, rivestito, sopra, di
+seta color amaranto, sotto di seta azzurra, ricamata
+d&#8217;oro, con una grossa palla dorata sulla
+cima,&mdash;aggiungeva gentilezza e dignità alla
+sua figura. L&#8217;atteggiamento grazioso, lo sguardo
+così tra pensieroso e ridente, la sua voce sommessa
+e monotona come il mormorìo d&#8217;un ruscello,
+tutta insomma la sua persona e la sua
+maniera aveva un non so che d&#8217;ingenuo e di
+femmineo, e nello stesso tempo di solenne, che
+ispirava una simpatia irresistibile ed un rispetto
+profondo. Non mostrava d&#8217;aver più di trenta
+due o trentatrè anni.</p>
+
+<p>&mdash;Sono lieto,&mdash;disse,&mdash;che il Re d&#8217;Italia
+abbia mandato un Ambasciatore per stringere
+maggiormente i legami della nostra antica
+amicizia. La casa di Savoia non fece mai la
+guerra al Marocco. Io amo la casa di Savoia e<span class="pagenum"><a name="Page_296" id="Page_296">[296]</a></span>
+ho seguito con gioia e con ammirazione i grandi
+avvenimenti che si compirono sotto i suoi aspicii
+in Italia. Ai tempi di Roma antica, l&#8217;Italia era
+il paese più potente del mondo. Poi si divise
+in sette stati. I miei antenati furono amici di
+tutti e sette questi stati. Ed io, ora che tutti e
+sette si sono riuniti in un solo, ho concentrata
+in quest&#8217;uno tutta l&#8217;amicizia che i miei
+antenati nutrivano per gli altri.</p>
+
+<p>Disse queste parole lentamente, a pause, come
+se le avesse studiate prima, e facesse di
+tratto in tratto uno sforzo per rammentarsele.</p>
+
+<p>Fra le altre cose, l&#8217;Ambasciatore gli disse
+che il Re d&#8217;Italia gli aveva mandato il suo ritratto.</p>
+
+<p>&mdash;È un dono prezioso,&mdash;rispose;&mdash;e io
+lo farò porre nella sala dove dormo, in faccia
+a uno specchio, che è il primo oggetto su cui
+cadono i miei occhi allo svegliarmi; e così
+ogni mattina, appena desto, vedrò riflessa l&#8217;immagine
+del Re d&#8217;Italia, e penserò a lui.</p>
+
+<p>E poco dopo soggiunse:</p>
+
+<p>&mdash;Sono contento, e desidero che restiate
+lungo tempo in Fez e spero che ne serberete
+una buona memoria quando sarete tornati nella
+vostra bella patria.</p>
+
+<p>Dicendo queste cose, teneva quasi sempre
+gli occhi fissi sulla testa del cavallo. A momenti,
+pareva che volesse sorridere; ma subito<span class="pagenum"><a name="Page_297" id="Page_297">[297]</a></span>
+corrugava le soppracciglia come per richiamare
+sul suo volto la gravità imperiale. Era curioso,&mdash;si
+capiva,&mdash;di vedere che razza di gente fossimo
+noi sette schierati a dieci passi dal suo cavallo;
+ma non volendo guardarci direttamente,
+girava gli occhi a poco a poco, e poi con uno
+sguardo rapidissimo ci abbracciava tutti e sette
+insieme, e in quel momento nel suo occhio
+brillava una certa espressione indefinibile d&#8217;ilarità
+infantile, che faceva un graziosissimo contrasto
+colla maestà di tutta la sua persona.
+Il folto corteo che gli stava dietro e ai lati,
+pareva pietrificato. Tutti gli occhi eran fissi in
+lui, non si sentiva un respiro, non si vedevano
+che volti immobili in un atteggiamento
+di venerazione profonda. Due mori, con mano
+tremante, gli cacciavano le mosche dai piedi;
+un altro, di tratto in tratto, gli passava la mano
+sul lembo della cappa come per purificarla dal
+contatto dell&#8217;aria; un quarto, in atto di sacro
+rispetto, accarezzava la groppa del cavallo;
+quello che reggeva il parasole, stava cogli occhi
+bassi, immobile come una statua, quasi
+fosse confuso e sgomento dalla solennità del
+suo ufficio. Tutto, intorno a lui, esprimeva
+la sua enorme potenza, l&#8217;immensa distanza
+che lo separava da tutti, una sottomissione
+sconfinata, una devozione fanatica, una svisceratezza
+d&#8217;amore pauroso e selvaggio, che sembrava<span class="pagenum"><a name="Page_298" id="Page_298">[298]</a></span>
+domandare d&#8217;essere provato col sangue.
+Non pareva un monarca; ma un Dio.</p>
+
+<p>L&#8217;Ambasciatore gli porse le sue credenziali
+e gli presentò il Comandante, il capitano e il
+vice-console, i quali gli s&#8217;avvicinarono l&#8217;un
+dopo l&#8217;altro e stettero qualche momento dinanzi
+a lui nell&#8217;atteggiamento del saluto.</p>
+
+<p>Guardò con particolare attenzione le decorazioni
+del Comandante.</p>
+
+<p>&mdash;Il medico,&mdash;disse poi l&#8217;Ambasciatore
+accennando noi quattro,&mdash;e tre <i>scienziati</i>.</p>
+
+<p>I miei occhi incontrarono gli occhi del Dio,
+e tutti i periodi, già concepiti, di questa descrizione,
+mi si scompigliarono nella mente.</p>
+
+<p>Il Sultano domandò con curiosità chi fosse il
+medico.</p>
+
+<p>&mdash;Quello a destra,&mdash;disse l&#8217;interprete.</p>
+
+<p>Lo guardò attentamente.</p>
+
+<p>Poi, accompagnando le parole con un atto
+gentile della mano destra, disse:&mdash;La pace
+sia con voi! La pace sia con voi! La pace
+sia con voi!</p>
+
+<p>E voltò il cavallo.</p>
+
+<p>La banda suonò, le trombe squillarono, i
+cortigiani curvarono la testa, le guardie, i
+soldati e i servi misero un ginocchio in terra,
+e scoppiò un&#8217;altra volta da tutti i petti un grido
+lungo e sonoro:&mdash;Dio protegga il nostro
+Signore!<span class="pagenum"><a name="Page_299" id="Page_299">[299]</a></span></p>
+
+<p>Scomparso il Sultano, si confusero le due
+schiere dei grandi personaggi, e vennero verso
+di noi Sid-Mussa, i suoi figliuoli, i suoi ufficiali,
+il ministro della guerra, il ministro delle
+finanze, il gran sceriffo Bacali, il grande cerimoniere,
+i più grossi pezzi della corte, sorridendo,
+vociando, agitando le braccia in segno
+di festa. Poco dopo, avendo Sid-Mussa invitato
+l&#8217;Ambasciatore a riposarsi in un giardino
+del Sultano, si montò tutti a cavallo,
+si attraversò la piazza, s&#8217;infilò la stradicciuola
+misteriosa e s&#8217;entrò nell&#8217;augusto recinto del
+quartiere imperiale. Vicoli fiancheggiati da alti
+muri, piazzette, cortili, case in rovina, case
+in costruzione, porte ad arco, corridoi, giardinetti,
+piccole moschee, un labirinto da perderci
+il capo, e per tutto operai affaccendati, schiere
+di servi, sentinelle armate, e qualche viso di
+schiava dietro le inferriate delle finestre e agli
+spiragli delle porte: non si vide altro. Non un
+edifizio di bella apparenza, nè altra cosa, fuor
+delle guardie, che indicasse l&#8217;abitazione d&#8217;un
+Monarca. Entrammo in un giardino vasto ed
+incolto, tutto viali ombrosi incrociati ad angolo
+retto e chiuso da mura altissime come il giardino
+d&#8217;un convento, e di là, dopo un breve riposo,
+ritornammo a casa,&mdash;spargendo per la
+strada,&mdash;il medico, i pittori ed io,&mdash;l&#8217;ilarità
+colla giubba e il terrore coi gibus.<span class="pagenum"><a name="Page_300" id="Page_300">[300]</a></span></p>
+
+<p>Per tutto quel giorno non si parlò d&#8217;altro che
+del Sultano. Aveva innamorato tutti. L&#8217;Ussi si
+provò cento volte a schizzarne la figura e buttò
+via la matita disperato. Lo proclamammo tutti
+il più bello e il più amabile di tutti i Monarchi
+maomettani; e perchè la proclamazione
+fosse veramente <i>nazionale</i>, ci piacque di sentire
+il parere anche del cuoco e dei due marinai.</p>
+
+<p>Il cuoco, al quale tutti gli spettacoli veduti
+da Tangeri a Fez non avevano strappato mai altro
+che un sorriso di profonda commiserazione,
+si mostrò generoso coll&#8217;Imperatore.</p>
+
+<p>&mdash;<i>A l&#8217;è un bel omm,</i>&mdash;disse,&mdash;<i>a i é nen
+a diie</i> (è un bell&#8217;uomo, non c&#8217;è che dire); ma
+bisognerebbe che andasse a viaggiare (parole
+testuali) <i>dove c&#8217;è l&#8217;istruzione</i>.</p>
+
+<p>Questo <i>dove</i>, naturalmente, era Torino.</p>
+
+<p>Luigi, il calafato, benchè napoletano, fu più
+laconico. Domandato che cosa avesse osservato
+nell&#8217;Imperatore, stette un po&#8217; sopra pensiero
+e rispose sorridendo:</p>
+
+<p>&mdash;<i>Aggio osservato ch&#8217;a stu paese manc&#8217; u Re
+porta i&#8217; calzette!</i></p>
+
+<p>Il più comico fu il Ranni.&mdash;Che cosa t&#8217;è
+parso del Sultano?&mdash;gli domandò il Comandante.</p>
+
+<p>&mdash;M&#8217;è parso,&mdash;rispose francamente e colla
+maggior serietà,&mdash;che avesse paura.<span class="pagenum"><a name="Page_301" id="Page_301">[301]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Paura!&mdash;esclamò il Comandante.&mdash;Di
+chi?</p>
+
+<p>&mdash;Di noi. Non ha visto com&#8217;è diventato
+smorto e come parlava, che quasi gli mancava
+il fiato?</p>
+
+<p>&mdash;Ma tu sei matto! E vuoi che lui, in mezzo
+a tutte le sue guardie e a tutto il suo esercito,
+avesse paura di noi altri?</p>
+
+<p>&mdash;Così m&#8217;è parso,&mdash;rispose il Ranni imperturbabile.</p>
+
+<p>Il Comandante lo guardò fisso e poi si pigliò
+la testa fra le mani in atto di profondo
+scoraggiamento.</p>
+
+<p>Quella stessa sera entrarono nel palazzo,
+condotti da Selam, due mori, i quali avendo
+inteso raccontare meraviglie dei nostri gibus,
+desideravano di vederli. Andai a prendere il
+mio e lo apersi sotto i loro occhi. Vi guardarono
+dentro tutti e due con grande curiosità
+e parvero molto meravigliati. Credevano
+probabilmente di trovarci chi sa che complicato
+meccanismo di ruote e di cerniere, e non vedendoci
+nulla, si confermavano forse nella superstizione
+divulgatissima fra il volgo moresco
+che in tutti gli oggetti dei cristiani ci sia qualcosa
+di diabolico.&mdash;Ma non c&#8217;è nulla!&mdash;esclamarono
+tutti e due ad una voce.&mdash;Ma qui
+sta,&mdash;risposi per mezzo di Selam,&mdash;qui sta
+appunto il meraviglioso di questi cappelli soprannaturali,<span class="pagenum"><a name="Page_302" id="Page_302">[302]</a></span>
+che facciano quello che fanno, senz&#8217;aiuto
+d&#8217;ordigni!&mdash;Selam rise, essi sospettarono
+la celia, e allora m&#8217;ingegnai di spiegare il meccanismo
+nascosto; ma mi parve che ne capissero
+poco. Domandarono poi, andandosene, se i
+cristiani mettevano quella molla nei cappelli
+«per ricreazione.»&mdash;E tu, domandai a
+Selam&mdash;che cosa ne dici di questi arnesi?&mdash;Dico,&mdash;rispose
+con un&#8217;alterezza sprezzante,
+appuntando il dito contro il cappello,&mdash;che
+se dovessi vivere cento anni nei vostri
+paesi, forse, a poco poco, adotterei la
+vostra maniera di vestire,&mdash;le scarpe, la cravatta
+ed anche i brutti colori che piacciono a
+voi;&mdash;ma quell&#8217;arnese lì,&mdash;quella orribile
+cosa nera... ah! Dio m&#8217;è testimonio che vorrei
+piuttosto la morte!</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_303" id="Page_303">[303]</a></span></p>
+
+<hr class="hid2" />
+
+<p>A questo punto comincia il mio giornale di
+Fez, che abbraccia tutto il tempo trascorso dal
+ricevimento dell&#8217;Imperatore fino alla partenza
+per Mechinez.</p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p class="right smaller">
+20 Maggio.<br />
+</p>
+
+<p>..... Oggi il primo custode del palazzo ci
+diede in segretezza la chiave della terrazza,
+raccomandandoci caldamente di usare prudenza.
+Pare ch&#8217;egli abbia ricevuto ordine, non di rifiutarci
+quella chiave, ma di non darla che
+quando ne fosse pregato; e questo perchè le
+terrazze (a Fez come nelle altre città del Marocco)
+appartengono alle donne, e sono considerate
+quasi come un&#8217;appendice dell&#8217;arem.
+Siamo dunque saliti sulla terrazza, che è vastissima,
+e tutta circondata da un muro più alto
+d&#8217;un uomo, munito di alcune finestre della
+forma di feritoie. Il palazzo essendo molto alto,
+e posto in un luogo eminente, si vedono di lassù
+migliaia di terrazze bianche, le alture circostanti
+alla città, i monti lontani; e sotto, un altro piccolo<span class="pagenum"><a name="Page_304" id="Page_304">[304]</a></span>
+giardino, di mezzo al quale s&#8217;alza una palma
+smisurata, che sorpassa l&#8217;edifizio di quasi un terzo
+del proprio fusto. Avvicinando il viso a quelle
+finestrine, ci parve d&#8217;affacciarci a un mondo
+nuovo. Sulle terrazze vicine e lontane v&#8217;erano
+molte donne, la maggior parte, a giudicar dal
+vestito, di condizione agiata,&mdash;signore,&mdash;se
+questo titolo si può dare alle donne moresche.
+Parecchie stavano sedute sui parapetti, altre
+passeggiavano, alcune saltellavano con un&#8217;agilità
+di scoiattoli di terrazza in terrazza, si
+nascondevano, ricomparivano, e si spruzzavano
+acqua nel viso ridendo come pazze. Più d&#8217;una
+era seduta in un atteggiamento che avrebbe
+senza dubbio corretto se avesse sospettato che
+l&#8217;occhio d&#8217;un uomo la stava osservando. C&#8217;erano
+vecchie, giovani, bambine di otto o dieci
+anni, tutte con vestiti di forme bizzarre e di
+colori vivissimi. Le più avevano le treccie giù
+per le spalle, un fazzoletto di seta rossa o
+verde stretto intorno al capo a modo di benda,
+una specie di caffettano di vario colore, con
+larghe maniche, serrato intorno alla vita da
+una cintura azzurra o vermiglia; un corpettino
+di velluto aperto sul petto; calzoncini, babbuccie
+gialle e grossi anelli d&#8217;argento sopra la
+noce del piede. Le serve e le bambine non
+avevano altro che la camicia. Una sola di queste
+«signore» era abbastanza vicina da poterne<span class="pagenum"><a name="Page_305" id="Page_305">[305]</a></span>
+discernere il viso. Era una donna sui
+trent&#8217;anni, vestita in gala, affacciata a una terrazza
+posta a un salto di gatto sotto la nostra.
+Guardava in un giardino, colla testa appoggiata
+sulla mano. La osservammo col cannocchiale.
+Dei del cielo, che pittura! Nero d&#8217;antimonio
+sotto gli occhi, rossetto sulle guancie, bianchetto
+nel collo, hennè sulle unghie: era tutta
+una tavolozza. Ma bella, malgrado i trent&#8217;anni:
+un visetto pieno, due occhi a mandorla, velati
+di lunghe ciglia e languidissimi; un nasino
+un po&#8217; rivolto in su; una boccuccia rotonda,
+secondo l&#8217;espressione dei poeti moreschi, come
+un anello; e un corpicino di silfide di
+cui il vestito sottile metteva in evidenza le
+curve molli e gentili. Pareva triste, e forse
+era cagione della sua tristezza una quarta sposa
+di quattordici anni, entrata nell&#8217;arem pochi dì
+innanzi, della quale essa aveva già sentito il
+trionfo nel freddo amplesso di suo marito. Di
+tratto in tratto si guardava una mano, un braccio,
+le treccie che le cadevano sul seno, e sospirava.
+Una voce sfuggita a un di noi la riscosse;
+guardò in su, e accortasi che la guardavamo,
+scavalcò il parapetto della terrazza
+colla destrezza d&#8217;un acrobata, saltò sopra una
+terrazza sottostante, e scomparve. Per veder
+meglio, mandammo a pigliare una seggiola, si
+giocò a pari e dispari a chi toccasse pel primo,<span class="pagenum"><a name="Page_306" id="Page_306">[306]</a></span>
+toccò a me, la misi contro il muro, vi salii
+su e riuscii con mezzo il busto al disopra del
+parapetto. Fu come l&#8217;apparizione d&#8217;un nuovo
+astro nel cielo di Fez: mi si passi il paragone
+immodesto. Mi videro subito dalle prime
+case, fuggirono, ricomparvero, annunziarono
+l&#8217;avvenimento alle donne delle terrazze più vicine;
+in pochi minuti, di terrazza in terrazza,
+si sparse la notizia per mezza la città; sbucarono
+curiose da tutte le parti, io mi trovai
+alla berlina. Ma la bellezza dello spettacolo
+mi tenne fermo al mio posto. Erano centinaia
+di donne e di bambine, ritte sui parapetti, sulle
+torricine, sulle scale esterne, tutte rivolte verso
+di me, tutte vestite di colori fiammanti, dalle
+più vicine di cui discernevo i volti attoniti,
+fino alle più lontane, d&#8217;altri quartieri della città,
+che apparivano appena come puntini bianchi,
+verdi e vermigli; alcune terrazze affollate che
+sembravano piene di fiori; per tutto un brulichio,
+un va e vieni, un gesticolamento, da
+parere che tutta quella gente assistesse a qualche
+fenomeno celeste. Per non mettere sottosopra
+tutta la città, tramontai, ossia discesi
+dalla seggiola, e per qualche minuto non ci
+salì nessuno. Poco dopo stava alla berlina il
+Biseo ed era anch&#8217;egli bersagliato da mille
+sguardi, quando, sopra una terrazza lontana,
+tutte le donne gli voltarono improvvisamente le<span class="pagenum"><a name="Page_307" id="Page_307">[307]</a></span>
+spalle, e corsero ad affacciarsi dalla parte opposta;
+e così di terrazza in terrazza, per una
+lunga fila di case. Sul primo momento non
+capimmo che cosa fosse accaduto. Il vice-console
+fu il primo a indovinarlo.&mdash;Un grande
+avvenimento,&mdash;disse;&mdash;passano per le strade
+di Fez il Comandante e il capitano.&mdash;E infatti
+di lì a poco, si videro rosseggiare sopra
+una delle alture che dominano la città, le divise
+dei soldati della scorta, e col cannocchiale si riconobbe
+il Comandante ed il capitano a cavallo.
+Un altro voltafaccia di donne sopra un gran
+numero di terrazze, ci annunziò, poco dopo, il
+passaggio d&#8217;un&#8217;altra comitiva italiana; e trascorsi
+dieci minuti vedemmo biancheggiare sull&#8217;altura
+opposta la <i>cuffía</i> egiziana dell&#8217;Ussi e il cappello
+inglese del Morteo. Dopo questo l&#8217;attenzione
+universale si rivolse daccapo a noi, e saremmo
+stati là a godercela un pezzo; ma sopra una
+terrazza vicina cinque o sei monelle di schiave,
+di tredici o quattordici anni, si misero a guardarci
+e a sghignazzare così insolentemente, che
+fummo costretti, per il decoro della cristianità,
+a privare il bel sesso metropolitano della nostra
+meravigliosa presenza.<span class="pagenum"><a name="Page_308" id="Page_308">[308]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Ieri siamo stati a pranzo dal Gran Visir
+Taib Ben Iamani, soprannominato Boascerin,
+che significa, secondo alcuni, vincitore al gioco
+della palla, e secondo altri, padre di venti figli:
+gran vizir, però, non d&#8217;altro che di titolo,
+per aver occupato quella carica suo padre sotto
+il regno del precedente Sultano.</p>
+
+<p>Il messo latore dell&#8217;invito fu ricevuto dall&#8217;Ambasciatore
+in nostra presenza.</p>
+
+<p>&mdash;Il Gran Vizir Taib Ben Iamani Boascerin,&mdash;disse
+con molta gravità,&mdash;prega l&#8217;Ambasciatore
+d&#8217;Italia e il suo seguito di voler
+pranzare oggi in casa sua.</p>
+
+<p>L&#8217;Ambasciatore ringraziò.</p>
+
+<p>&mdash;Il Gran Vizir Taib Ben Iamani Boascerin,&mdash;continuò
+colla stessa gravità&mdash;prega pure
+l&#8217;Ambasciatore e il suo seguito di portar le forchette
+e i coltelli e di condurre con sè i loro
+servi per farsi servire a tavola.</p>
+
+<p>Andammo verso sera, tutti in giubba e cravatta
+bianca, a cavallo, col solito seguito armato.
+Non ricordo in che parte della città si
+trovi la casa, tanti sono i giri e le svolte,
+le salite e le discese che si fecero per stradicciuole
+coperte, uggiose, sinistre, badando ogni<span class="pagenum"><a name="Page_309" id="Page_309">[309]</a></span>
+momento a frenare le mule che scivolavano,
+e a curvare la testa per non urtare nelle volte
+umide delle interminabili gallerie.</p>
+
+<p>Scendemmo in un androne oscuro ed entrammo
+in un vasto cortile rettangolare, pavimentato
+a musaico, e circondato da altissimi
+pilastri bianchi, sui quali s&#8217;incurvano dei piccoli
+archi ornati d&#8217;arabeschi di stucco e dipinti
+di verde: una bizzarra architettura moresco-babilonese,
+che ci destò una piacevole meraviglia.
+Nel mezzo del cortile spicciavano da
+sette vasche di marmo bianco sette alti zampilli,
+che facevano il rumore d&#8217;una pioggia dirotta.
+Tutt&#8217;intorno v&#8217;erano porticine socchiuse
+e finestrine binate. Nel mezzo dei due lati più
+corti, due grandi porte aperte, che davano accesso
+a due sale. Sulla soglia d&#8217;una di queste
+porte ci aspettava il Gran Vizir, in piedi; dietro
+di lui due vecchi mori, suoi parenti; a destra
+e a sinistra due ali di schiavi e di schiave.</p>
+
+<p>Scambiati i soliti saluti, il Gran Vizir sedette
+sopra una materassa distesa lungo la parete,
+incrociò le gambe, si strinse sul ventre
+con tutte e due le mani un grosso guanciale
+rotondo,&mdash;suo atteggiamento abituale e notissimo,&mdash;e
+non si mosse più di così per
+tutta la sera.</p>
+
+<p>Era un uomo sui quarantacinque anni, vegeto,
+di lineamenti regolari, ma non simpatico<span class="pagenum"><a name="Page_310" id="Page_310">[310]</a></span>
+per una certa falsa luce che gli brillava negli
+occhi. Aveva il turbante e il caffettano bianco.
+Parlava con molta vivacità e rideva sonoramente
+ad ogni parola propria o d&#8217;altri, rovesciando
+indietro la testa, e continuando a tener
+la bocca spalancata molto tempo dopo che
+aveva riso.</p>
+
+<p>Alle pareti erano appesi alcuni quadretti con
+iscrizioni del Corano in caratteri d&#8217;oro; nel
+mezzo della sala una tavola da osteria di villaggio
+e alcune seggiole rustiche; tutt&#8217;intorno
+materasse bianche, sulle quali buttammo i nostri
+cappelli.</p>
+
+<p>Sidi-Ben-Iamani intavolò una vivace conversazione
+coll&#8217;Ambasciatore; gli domandò se era
+ammogliato, perchè non s&#8217;ammogliava; gli
+disse che, se fosse stato ammogliato, gli avrebbe
+fatto un grande piacere conducendo la moglie
+a pranzo con sè; che l&#8217;Ambasciatore inglese ci
+aveva condotto la figliuola, la quale s&#8217;era molto
+divertita; che tutti gli Ambasciatori avrebbero
+dovuto ammogliarsi espressamente per condurre
+le loro donne a veder Fez e a pranzare in
+casa sua, e simili discorsi, interrotti da alte
+risate.</p>
+
+<p>Mentre, il Gran Vizir parlava, i pittori ed
+io, seduti sulla soglia della porta, guardavamo
+di sott&#8217;occhio le schiave, le quali a poco a poco,
+incoraggiate dalla nostra aria di curiosità benigna,<span class="pagenum"><a name="Page_311" id="Page_311">[311]</a></span>
+s&#8217;erano avvicinate, non viste dal Gran Vizir,
+fino quasi a toccarci, e stavan lì piantate
+a guardare e a farsi guardare, con una certa
+compiacenza. Erano otto bei pezzi di ragazze
+tra i quindici e i vent&#8217;anni, alcune mulatte,
+altre nere, con grand&#8217;occhi, narici dilatate, seni
+prominenti, tutte vestite di bianco, strette intorno
+alla vita da una larghissima cintura ricamata,
+le braccia e i piedi nudi, braccialetti ai
+polsi, grandi cerchi d&#8217;argento alle orecchie e
+due grossi anelli alle gambe. Non avrebbero
+avuto nessuno scrupolo, ci parve, a lasciarsi
+pizzicare la guancia da una mano cristiana.
+L&#8217;Ussi accennò al Biseo il bellissimo piede
+d&#8217;una di esse; questa se n&#8217;accorse e si mise
+a osservare il proprio piede con grande curiosità.
+Tutte le altre fecero lo stesso, paragonando
+i propri ai piedi della prima. L&#8217;Ussi
+fece scattare il gibus; diedero un passo indietro,
+poi sorrisero e si riavvicinarono. Una voce
+del Gran Vizir, che ordinava di apparecchiare
+la tavola, le fece scappare.</p>
+
+<p>La tavola fu apparecchiata dai nostri soldati.
+Un servo della casa vi piantò nel mezzo tre grosse
+torcie di cera vergine di vario colore. Le stoviglie
+erano del gran vizir: non due piatti uguali;
+grandi e piccoli, bianchi e dipinti, finissimi e
+di qualità infima, alla rinfusa. Le serviette pure
+appartenevano alla casa, ed erano pezzi di tela<span class="pagenum"><a name="Page_312" id="Page_312">[312]</a></span>
+di cotone, di diversa grandezza, senz&#8217;orlo, tagliati
+in fretta e in furia poche ore prima del
+desinare.</p>
+
+<p>Ci mettemmo a tavola a notte fatta. Il Gran
+Vizir rimase sulla sua materassa, col guanciale
+tra le braccia, discorrendo e ridendo coi suoi
+due parenti.</p>
+
+<p>Non descriverò il pranzo; non voglio ridestare
+memorie dolorose. Basterà dire che furono
+trenta piatti, ossia trenta dispiaceri gravi, senza
+contare i piccoli fastidi dei dolci.</p>
+
+<p>Al quindicesimo piatto riuscendo oltremodo
+difficile il proseguire la lotta senza il refrigerio
+d&#8217;un po&#8217; di vino, l&#8217;ambasciatore incaricò il Morteo
+di far domandare al Gran Vizir se non gli sarebbe
+spiaciuto che mandassimo a pigliare qualche
+bottiglia di Champagne.</p>
+
+<p>Il Morteo parlò nell&#8217;orecchio a Selam e Selam
+ripetè la domanda nell&#8217;orecchio a Sua Eccellenza.</p>
+
+<p>Sua Eccellenza fece una lunga risposta a
+bassa voce, e intanto noi colla coda dell&#8217;occhio
+spiavamo ansiosamente il suo volto. Ma il suo
+volto non ci dava grandi speranze.</p>
+
+<p>Selam s&#8217;alzò mortificato, e riferì la risposta
+nell&#8217;orecchio all&#8217;Intendente il quale ci diede
+il colpo di grazia colle seguenti parole:</p>
+
+<p>&mdash;Il Gran Vizir dice che non avrebbe difficoltà....
+che anzi ben volentieri acconsentirebbe....<span class="pagenum"><a name="Page_313" id="Page_313">[313]</a></span>
+ma che ci sarebbe un inconveniente... ed è che
+si macchierebbero i bicchieri.... e forse anche
+la tavola.... e che in ogni modo la vista... l&#8217;odore....
+e poi la novità della cosa....</p>
+
+<p>&mdash;Ho capito,&mdash;rispose l&#8217;Ambasciatore;&mdash;non
+parliamone più.</p>
+
+<p>Tutti i nostri volti presero un leggero color
+verde.</p>
+
+<p>Finito il pranzo, l&#8217;Ambasciatore rimase a discorrere
+col Gran Vizir, e noi uscimmo dalla sala.
+Era buio e piovigginava. Nell&#8217;altra sala, in fondo
+al cortile, illuminata da una torcia, desinavano,
+seduti sul pavimento, il nostro caid, i suoi
+ufficiali e i segretari del Gran Vizir. A tutte le
+finestrine dei quattro muri rischiarate di dentro,
+facevano capolino donne e bambini, dei quali
+non apparivano che i contorni neri. Per una
+porta socchiusa del pian terreno si vedeva una
+sala illuminata splendidamente, dove erano
+sedute e sdraiate in cerchio, in atteggiamenti
+voluttuosi, le mogli e le concubine del gran vizir,
+indiademate come regine; ma velate leggermente
+dal fumo dei profumieri che ardevano
+ai loro piedi. Schiave e servi andavano e venivano
+fra la sala da pranzo e le cucine, attraversavano
+il cortile, entravano in certe porte,
+salivano e scendevano; saranno state cinquanta
+persone in movimento, e non si sentiva una
+voce, un passo, un fruscìo. Era una scena muta<span class="pagenum"><a name="Page_314" id="Page_314">[314]</a></span>
+e misteriosa come uno spettacolo fantasmagorico,
+dinanzi alla quale rimanemmo lungo tempo
+attoniti, nascosti nell&#8217;ombra, senza profferire
+parola.</p>
+
+<p>Andandocene, si vide appesa a un pilastro
+del cortile una grossa correggia di cuoio con
+molti nodi. L&#8217;interprete domandò a un servo
+della casa a che cosa servisse:</p>
+
+<p>&mdash;A flagellarci&mdash;rispose.</p>
+
+<p>Montammo a cavallo, e ci mettemmo in
+cammino verso casa, accompagnati da uno
+stuolo di servi del gran vizir, ognuno dei quali
+portava una grande lanterna. Era buio fitto e
+pioveva a rovescio. Non si può immaginare
+lo strano effetto di quella lunghissima cavalcata,
+di quelle lanterne, di quella turba di gente armata
+e incappucciata, di quello scalpitìo assordante,
+di quel frastuono di grida selvaggie,
+per quel labirinto di strade anguste e di passaggi
+coperti, in mezzo al profondo silenzio della
+città addormentata. Pareva una processione funebre
+per i meandri d&#8217;una immensa grotta
+o un&#8217;incamiciata di soldati che s&#8217;avanzasse
+per le gallerie sotterranee d&#8217;una fortezza per
+fare un colpo di mano. A un tratto, il convoglio
+si fermò, si fece un silenzio sepolcrale e
+s&#8217;intese una voce irata che disse in arabo:&mdash;La
+strada è chiusa!&mdash;Un momento dopo si
+sentì uno strepito precipitoso di colpi. Erano i<span class="pagenum"><a name="Page_315" id="Page_315">[315]</a></span>
+soldati della scorta che cercavano di rovesciare
+coi calci dei fucili una delle mille porte che durante
+la notte impediscono la circolazione per
+le strade di Fez. Il lavoro durò un pezzo; lampeggiava,
+tonava, scrosciava la pioggia; i servi
+e i soldati andavano e venivano colle lanterne,
+proiettando le loro lunghe ombre sui muri; il
+caid, ritto sulle staffe, minacciava gli abitanti
+invisibili delle case circostanti; e noi ci godevamo
+quel bel quadro del Rembrandt con un
+gusto infinito. Finalmente s&#8217;udì un fortissimo
+schianto, la porta cadde e ci rimettemmo in
+cammino. A poca distanza da casa, sotto una
+volta sepolcrale, sei soldati di fanteria ci presentarono
+le armi con una mano sola, tenendo
+coll&#8217;altra un moccolo acceso; e fu questa
+l&#8217;ultima scena della rappresentazione fantastica
+intitolata:&mdash;Un pranzo in casa del gran
+vizir.&mdash;Ma no; l&#8217;ultima scena fu quando, appena
+rientrati nel nostro cortile, ci precipitammo
+sulle sardine di Nantes e sulle bottiglie
+di Bordeaux, e l&#8217;Ussi, alzando il bicchiere sopra
+le nostre teste, esclamò con accento solenne:&mdash;A
+Sidi-Ben-Iamani Boascerin, gran vizir del
+Marocco, nostro graziosissimo ospite, Stefano
+Ussi, cristianamente perdonando, consacra!<span class="pagenum"><a name="Page_316" id="Page_316">[316]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Il Sultano ha ricevuto l&#8217;Ambasciatore in
+udienza privata. La sala dei ricevimenti è
+grande, bianca e nuda come una prigione. Non
+v&#8217;è altro ornamento che un gran numero di
+orologi a pendolo, di tutte le dimensioni e di
+tutte le forme, in parte schierati sul pavimento,
+lungo le pareti; in parte ammucchiati
+sopra una tavola, in mezzo alla sala. Gli orologi,
+è da notarsi, sono per i mori un oggetto
+principalissimo d&#8217;ammirazione e di divertimento.
+Il Sultano stava dentro una piccola alcova, seduto,
+colle gambe incrociate, sopra un palco di
+legno, alto un metro. Aveva indosso, come al ricevimento
+pubblico, una cappa bianchissima, il
+cappuccio sul capo, i piedi nudi, le babbuccie
+gialle in un canto e un cordone verde a traverso
+il petto, al quale doveva essere appeso un
+pugnale. In questa forma gl&#8217;Imperatori del Marocco
+ricevono tutti gli Ambasciatori: il loro
+trono, come disse il Sultano Abd-er-Rhaman,
+è il cavallo e il loro padiglione il cielo. L&#8217;Ambasciatore,
+avendone prima manifestato il desiderio
+a Sid-Mussa, trovò dinanzi al palco imperiale una
+modesta seggiola, sulla quale, a un cenno del
+Sultano, sedette; il signor Morteo, interprete,<span class="pagenum"><a name="Page_317" id="Page_317">[317]</a></span>
+rimase in piedi. Sua Maestà Mulei el Hassen
+parlò lungamente, senza mai levar le braccia
+di sotto la cappa, senza fare un movimento
+del capo, senza alterare d&#8217;un solo accento l&#8217;abituale
+monotonia della sua voce dolce e profonda.
+Parlò dei bisogni del suo Impero, di
+commerci, d&#8217;industrie, di trattati, scendendo a
+particolari minuti, con molto ordine e grande
+semplicità di linguaggio. Fece molte domande
+ascoltò le risposte con viva attenzione, e
+conchiuse dicendo con un accento di leggera
+mestizia:&mdash;<i>È vero; ma siamo costretti a procedere
+lentamente;</i>&mdash;strane ed ammirabili parole
+sulle labbra d&#8217;un Imperatore del Marocco.
+Vedendo che non accennava mai, neanche
+negl&#8217;intervalli di silenzio, a troncare il colloquio,
+l&#8217;Ambasciatore si credette in dovere
+d&#8217;alzarsi.&mdash;Restate ancora;&mdash;disse con un
+certo garbo ingenuo il Sultano;&mdash;mi piace
+discorrere con voi.&mdash;Quando l&#8217;Ambasciatore,
+andandosene, s&#8217;inchinò per l&#8217;ultima volta sulla
+soglia della porta, egli abbassò leggermente la
+fronte, e rimase immobile, come un idolo, nel
+suo tempio deserto.<span class="pagenum"><a name="Page_318" id="Page_318">[318]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>È venuta una comitiva di donne ebree a
+presentare non so che istanza all&#8217;Ambasciatore.</p>
+
+<p>Nessuno potè sottrarre le mani alla pioggia
+dei loro baci.</p>
+
+<p>Eran mogli, figliuole e parenti di due agiati
+negozianti: bellissime donne, di fulgidi occhi
+neri, di carnagione bianca, di labbra porporine,
+di mani piccolissime. Le due madri, già vecchie,
+non avevano un capello bianco, e brillava
+ancora nelle loro pupille tutto il fuoco della
+giovinezza. Avevano un vestimento pittoresco
+e splendido: un fazzoletto di seta di colori vivissimi,
+stretto intorno alla fronte; una zuavina
+di panno rosso, ornata di larghi e spessi galloni
+d&#8217;oro; un panciotto tutto dorato; una sottana
+corta e stretta, di panno verde, pure listata di
+galloni risplendenti; una cintura di seta rossa
+o azzurra intorno alla vita. Parevan tante principesse
+asiatiche, e questa pompa contrastava
+bizzarramente colle loro maniere servilmente
+ossequiose.</p>
+
+<p>Parlavano tutte spagnuolo.</p>
+
+<p>Soltanto dopo qualche minuto, ci accorgemmo
+che avevano i piedi nudi e le babbuccie gialle
+sotto il braccio.<span class="pagenum"><a name="Page_319" id="Page_319">[319]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Perchè non vi calzate?&mdash;domandai a
+una delle vecchie.</p>
+
+<p>&mdash;Come!&mdash;mi domandò alla sua volta,
+meravigliandosi&mdash;non sa ella dunque che
+gl&#8217;Israeliti non possono portare le scarpe che
+nel Mellà, e che, entrando nella città mora,
+debbono andare a piedi nudi?</p>
+
+<p>Rassicurate dall&#8217;Ambasciatore, si calzarono.</p>
+
+<p>Così è infatti. Non sono assolutamente obbligati
+ad andar sempre a piedi nudi; ma dovendo
+levarsi le babbuccie quando passano per
+certe strade, davanti a certe moschee, accanto
+a certe <i>cube</i>, finisce per essere lo stesso. E
+non è questa la sola nè la più umiliante vessazione
+a cui vanno soggetti. Non possono testimoniare
+in giudizio, e debbono prostrarsi a
+terra parlando davanti ai tribunali; non possono
+possedere terreni o case fuori del loro quartiere;
+non possono andare a cavallo per la
+città; non possono alzar la mano sopra un mussulmano
+nemmeno per difendersi, eccetto il caso
+in cui siano assaliti in casa propria; non possono
+vestirsi che di colori oscuri; debbono
+portare correndo i loro morti al cimitero, debbono
+domandare al Sultano il permesso di sposarsi,
+debbono rientrare nel Mellà al tramonto
+del sole, debbono pagare la guardia mora che
+veglia alle porte del loro quartiere, debbono
+presentare dei ricchi doni al Sultano nelle quattro<span class="pagenum"><a name="Page_320" id="Page_320">[320]</a></span>
+feste dell&#8217;Islamismo e in occasione d&#8217;ogni
+nascita e d&#8217;ogni matrimonio della famiglia imperiale.
+Ed era anche peggiore la loro condizione
+prima del Sultano Ald-er-Rhaman, il quale
+impedì almeno che si spargesse il loro sangue.
+Nè, anche volendo, potrebbero i Sultani migliorarne
+gran fatto lo stato, senza esporre
+quegli infelici a mali peggiori della orribile
+schiavitù che li schiaccia, tanto è fanatico e
+feroce contro di loro l&#8217;odio dei Mori. Esempio
+l&#8217;Imperatore Solimano, il quale, avendo decretato
+che potessero portar le babbuccie, ne furono
+uccisi tanti, in pieno giorno, per le strade
+di Fez, ch&#8217;essi medesimi domandarono, per salvarsi
+dalla strage, la revocazione del decreto.
+Rimangono nondimeno nel paese, e perchè ci
+arricchiscono, servendo d&#8217;intermediarii fra il
+commercio d&#8217;Europa e il commercio dell&#8217;Affrica;
+e perchè il Governo, comprendendo di
+quale importanza essi sono per la prosperità
+dello Stato, oppone una barriera quasi insormontabile
+all&#8217;emigrazione, proibendo ad ogni
+donna ebrea l&#8217;uscita dal Marocco. Servono,
+tremano e strisciano nella polvere; ma non
+darebbero, per acquistar la dignità d&#8217;uomini e
+la libertà di cittadini, il mucchio di monete
+d&#8217;oro che tengon nascoste nelle pareti delle
+loro luride case.
+In Fez sono intorno a otto mila, divisi per<span class="pagenum"><a name="Page_321" id="Page_321">[321]</a></span>
+sinagoghe e retti dai rabbini, che godono d&#8217;una
+grande autorità.</p>
+
+<p>Quelle povere donne ci mostrarono parecchi
+grossi braccialetti d&#8217;argento cesellato, degli
+anelli ingemmati e degli orecchini d&#8217;oro, che
+tenevano nascosti nel seno. Domandammo perchè
+li nascondevano.</p>
+
+<p>&mdash;<i>Nos espantamos de los Moros.</i>&mdash;Abbiamo
+paura dei mori,&mdash;risposero a voce bassa, guardando
+intorno con diffidenza. Diffidavano persino
+dei soldati della Legazione.</p>
+
+<p>Fra loro v&#8217;erano parecchie bambine vestite
+colla medesima pompa delle donne.</p>
+
+<p>Una di esse stava accanto alla madre in atteggiamento
+più timido che le altre. L&#8217;Ambasciatore
+domandò alla madre che età avesse. Rispose
+dodici anni.</p>
+
+<p>&mdash;Si mariterà presto,&mdash;disse l&#8217;Ambasciatore.</p>
+
+<p>&mdash;Che!&mdash;esclamò la madre;&mdash;è già
+troppo vecchia per pigliar marito.</p>
+
+<p>Credemmo tutti che scherzasse.</p>
+
+<p>&mdash;Dico davvero;&mdash;rispose la madre quasi
+meravigliandosi della nostra incredulità;&mdash;vedono
+quest&#8217;altra qua?&mdash;E c&#8217;indicò una bambina
+più piccola.&mdash;Avrà dieci anni fra sei
+mesi ed è già maritata da più d&#8217;un anno.</p>
+
+<p>La bambina chinò la testa. Noi non credemmo.<span class="pagenum"><a name="Page_322" id="Page_322">[322]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Che cosa ho da dire?&mdash;continuò la madre;&mdash;se
+non vogliono credere alla mia parola,
+ci facciano l&#8217;onore di venire a casa nostra,
+di sabato, affinchè possiamo riceverli degnamente,
+e vedranno il marito e gli attestati
+del matrimonio.</p>
+
+<p>&mdash;E quanti anni ha il marito?&mdash;domandai.</p>
+
+<p>&mdash;Dieci compiuti, Signore.</p>
+
+<p>Vedendo che stentavamo a credere, ci accertarono
+la cosa tutte le altre donne, aggiungendo
+che sono rare le ragazze che si maritino
+dopo i dodici anni, che la maggior parte son
+già spose a dieci, e molte a otto, e non poche
+perfino a sette, con ragazzi press&#8217;a poco
+della stessa età; e che, naturalmente, fin che
+son così piccoli vivono coi parenti, i quali
+continuano a trattarli come bambini, li nutrono,
+li vestono, li sballottano, li sculacciano
+senza alcun riguardo alla loro dignità
+maritale; ma stanno sempre insieme e la moglie
+è sottomessa al marito.</p>
+
+<p>A noi pareva di sentir parlare d&#8217;un altro
+mondo, e stavamo a sentire colla bocca aperta,
+titubando fra la voglia di ridere, la compassione
+e lo sdegno.</p>
+
+<p>&mdash;Ma....&mdash;disse esitando l&#8217;Ambasciatore&mdash;stanno
+insieme anche.... dalla sera alla mattina?<span class="pagenum"><a name="Page_323" id="Page_323">[323]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Naturalmente&mdash;rispose la madre;&mdash;poichè
+sono marito e moglie!</p>
+
+<p>&mdash;Ma non capite,&mdash;disse l&#8217;Ambasciatore
+con un movimento di sdegno;&mdash;che questo
+è mal fatto? che è contro le leggi della natura?
+che è dannoso all&#8217;anima e al corpo? che
+in questo modo invece di educare moralmente
+e fisicamente l&#8217;infanzia, la profanate, l&#8217;avvelenate,
+la soffocate?</p>
+
+<p>&mdash;Che, che, signor Ambasciatore!&mdash;rispose
+la madre con la più amena disinvoltura;&mdash;non
+creda questo. Non segue nulla di tutto
+questo. Son bambini....&mdash;E qui s&#8217;avvicinò a
+noi e abbassò la voce.&mdash;Son bambini, non
+sanno nulla, non pensano a nulla, discorrono
+e ridono fra loro, e poi quando son stanchi,
+chinan la testa così e s&#8217;addormentano come
+angioletti. Nulla di male, signor Ambasciatore.</p>
+
+<p>L&#8217;Ambasciatore tentò ancora di persuaderla
+che del male ce n&#8217;era; ma la buona donna,
+continuando a ripetere:&mdash;nulla di male, nulla
+di male... a poco a poco, a poco a poco&mdash;rimase
+del proprio parere.</p>
+
+<p>In quel frattempo la sposina di nove anni
+mandava dei baci al cane da caccia del signor
+Paxcot, legato in un angolo del cortile.</p>
+
+<p>Povere creature! Fu una pietà il vederle,
+quando s&#8217;accomiatarono, rimettersi le babbuccie<span class="pagenum"><a name="Page_324" id="Page_324">[324]</a></span>
+sotto il braccio e i braccialetti in seno, e
+così belle e vestite riccamente, avviarsi a piedi
+nudi per quelle strade sassose ed immonde,
+guardando intorno con un&#8217;espressione di umiltà
+supplichevole, come per scongiurare gl&#8217;insulti e
+le percosse dei passanti!<span class="pagenum"><a name="Page_325" id="Page_325">[325]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Una colezione in casa del ministro della
+guerra.</p>
+
+<p>Ci ricevette, appena entrati, in un cortile
+angusto, chiuso fra quattro muri altissimi e
+oscuro come un pozzo. Da un lato v&#8217;era una
+porticina alta poco più d&#8217;un metro, dall&#8217;altro
+una gran porta senza battenti e una stanza
+nuda, con una materassa distesa sul pavimento,
+e alcuni foglietti di carta infilati in uno spago
+appeso a una parete: la corrispondenza giornaliera,
+credo, di Sua Eccellenza.</p>
+
+<p>Si chiama Sid-Abd-Allà Ben Hamed, è fratello
+maggiore di Sid-Mussa, ha circa sessant&#8217;anni,
+è nero, piccolo, magro, malfermo sulle
+gambe, tremante, ridotto, come suol dirsi, sulle
+cigne; ma d&#8217;aspetto e di modi simpatici. Parla
+poco, chiude spesso gli occhi e sorride cortesemente
+abbassando la testa mezzo nascosta in
+un grosso turbante.</p>
+
+<p>Scambiate poche parole, fummo invitati a
+passare nella sala da pranzo. Primo l&#8217;Ambasciatore,
+e poi tutti gli altri, ad uno ad uno, piegandoci
+quasi ad angolo retto, infilammo la
+porticina, e riuscimmo in un altro cortile, spazioso,
+circondato d&#8217;archi eleganti, e coperto di<span class="pagenum"><a name="Page_326" id="Page_326">[326]</a></span>
+musaici splendidi e svariatissimi. È un palazzo
+regalato a Sid-Abd-Allà dall&#8217;Imperatore. Egli
+medesimo ce lo disse, chinando la testa e
+chiudendo gli occhi in atto di religiosa venerazione.</p>
+
+<p>In un angolo del cortile v&#8217;era un gruppo
+d&#8217;ufficiali in turbante e cappa bianca; dalla
+parte opposta uno stuolo di servi, in mezzo ai
+quali giganteggiava un giovanotto di bellissimo
+aspetto, vestito tutto di turchino, alla zuava,
+con una lunga pistola alla cintura. A tutte le
+finestrine e porticine dei quattro muri, si vedevano
+apparire e sparire teste di donne e di
+ragazzine di ogni colore, e da ogni parte si
+sentivano vagiti di bimbi.</p>
+
+<p>Sedemmo intorno a una piccola tavola,
+in una piccolissima stanza, ingombrata in gran
+parte da due letti enormi. Il Ministro si pose
+vicino all&#8217;Ambasciatore, un po&#8217; indietro, e stette
+là per tutto il tempo della colezione stropicciando
+vigorosamente il suo nero piede nudo
+piantato ritto sul ginocchio, in modo che le rispettabili
+dita ministeriali riuscivano per l&#8217;appunto
+sull&#8217;orlo della tavola, a mezzo palmo dal
+piatto del Comandante. I soldati della Legazione
+servivano. A un passo dalla tavola stava
+il gigante turchino, immobile come una statua,
+con una mano sul pistolone.</p>
+
+<p><a name="tn326" id="tn326"></a><ins class="correction" title="originale: Sib-Abd-Allà">Sid-Abd-Allà</ins> fu assai gentile coll&#8217;Ambasciatore.<span class="pagenum"><a name="Page_327" id="Page_327">[327]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Voi mi siete simpatico,&mdash;gli fece dire,
+senza preamboli, dal signor Morteo.</p>
+
+<p>L&#8217;Ambasciatore gli rispose che provava per
+lui un eguale sentimento.</p>
+
+<p>&mdash;Appena vi vidi,&mdash;continuò il Ministro,&mdash;il
+mio cuore fu vostro.</p>
+
+<p>L&#8217;Ambasciatore ricambiò il complimento.</p>
+
+<p>&mdash;Al cuore&mdash;concluse Sid Abd-Allà,&mdash;non
+si resiste; e quando egli ci comanda d&#8217;amare
+una persona, anche senza saperne la ragione,
+la si ama.</p>
+
+<p>L&#8217;Ambasciatore gli porse la mano ed egli se
+la strinse sul cuore.</p>
+
+<p>Ci furono portati diciotto piatti. Non ne
+parlo. Mi basta dire che son certo che me ne
+sarà tenuto conto il giorno in cui verrò giudicato.
+Per giunta l&#8217;acqua era muschiata, la tovaglia
+variopinta e le seggiole barcollanti. Ma
+queste piccole calamità, invece di metterci di
+malumore, ci accesero la vena degli scherzi per
+modo che poche volte fummo più allegramente
+bricconi di quella mattina. Se ci avesse sentiti
+Sid-Abd-Allà! Ma Sid-Abd-Allà era tutt&#8217;occhi
+e tutt&#8217;orecchi coll&#8217;Ambasciatore. Ci spaventò
+per un momento il signor Morteo, avvertendoci
+a bassa voce che il gigante turchino, essendo
+di Tunisi, poteva darsi che capisse qualche
+parola d&#8217;italiano. Ma guardandolo attentamente
+ad ogni scherzo, e vedendolo sempre<span class="pagenum"><a name="Page_328" id="Page_328">[328]</a></span>
+impassibile come una statua, ci rassicurammo
+e tirammo innanzi senza badargli. Quante similitudini
+calzanti, inaspettate, e d&#8217;un effetto
+comico clamoroso, ma sventuratamente irripetibili,
+furono trovate a quegl&#8217;intingoli e a quelle
+salse!</p>
+
+<p>Finita la colezione, s&#8217;andò tutti nel cortile,
+dove il Ministro della guerra presentò all&#8217;Ambasciatore
+uno dei più alti ufficiali dell&#8217;esercito.
+Era il Comandante supremo dell&#8217;artiglieria:
+un piccolo vecchio, secco, inarcato come una C,
+con un enorme naso adunco e due occhiettini
+diabolici; una figura d&#8217;uccello di rapina; caricato,
+piuttosto che coperto, d&#8217;uno smisurato turbante
+giallo di forma quasi sferica, e vestito
+presso a poco alla zuava, tutto turchino, con
+un mantello bianco sulle spalle. Aveva una
+lunga sciabola al fianco e un pugnale inargentato
+alla cintura. L&#8217;Ambasciatore gli fece
+domandare a quale grado della gerarchia militare
+europea corrispondesse quello ch&#8217;egli
+aveva nell&#8217;esercito marocchino. Parve che
+quella domanda lo mettesse nell&#8217;imbarazzo.
+Pensò qualche momento e rispose balbettando:&mdash;Generale;&mdash;poi
+ripensò e soggiunse:&mdash;No,
+colonnello&mdash;e rimase un po&#8217; confuso. Disse
+ch&#8217;era nativo d&#8217;Algeri. Mi balenò il sospetto
+che fosse un rinnegato. Chi sa per che strane
+vicende si trovava colonnello nel Marocco!<span class="pagenum"><a name="Page_329" id="Page_329">[329]</a></span></p>
+
+<p>Gli altri ufficiali, in quel frattempo, facevano
+colezione in una stanza a terreno aperta sul
+cortile, tutti seduti in cerchio sul pavimento, coi
+piatti nel mezzo. Capii benissimo, vedendoli mangiare,
+come i mori possano far di meno del coltello
+e della forchetta. Non si può dire il garbo, la
+destrezza, la precisione con cui facevano in
+pezzi i polli, il montone allo spiedo, la caccia,
+i pesci, ogni cosa. Con pochi movimenti rapidissimi
+delle mani, senza scomporsi menomamente,
+ognuno spiccava giusta e netta la sua porzione.
+Pareva che avessero delle unghie taglienti
+come rasoi. Immergevano le dita nelle salse,
+facevano delle palle di cuscussù, mangiavano
+l&#8217;insalata a manate, e non un briciolo, non una
+goccia cadeva fuor del piatto; e vedemmo infatti
+quando s&#8217;alzarono che avevano i caffettani
+bianchi immaculati come prima. Di tratto
+in tratto un servo portava in giro una catinella
+e un asciugamano; si davano una lavatina e poi
+tutti insieme rituffavano lo zampino in un altro
+piatto. Nessuno parlava, nessuno alzava gli
+occhi, nessuno mostrava d&#8217;accorgersi che noi
+fossimo là a contemplarli.</p>
+
+<p>Che ufficiali saranno stati? Maggiori di stato
+maggiore? Aiutanti di campo? Capi-divisione
+del Ministero della guerra? Chi può saper nulla
+nel Marocco, particolarmente dell&#8217;esercito, che
+è il più misterioso di tutti i misteri? Si dice,<span class="pagenum"><a name="Page_330" id="Page_330">[330]</a></span>
+per esempio, che nel caso d&#8217;una guerra santa,
+quando sia proclamata la legge Djehad, che
+chiama tutti gli uomini validi alle armi, l&#8217;Imperatore
+può raccogliere duecentomila soldati; ma
+se non si conosce nemmeno presso a poco il
+numero della popolazione dell&#8217;Impero, su che
+fondamento s&#8217;appoggia quella cifra? E l&#8217;esercito
+permanente, chi sa quanto sia? E a chi
+riesce di saper qualcosa, non solo del numero,
+ma dell&#8217;ordinamento, se, fuor dei capi, nessuno
+sa nulla, e questi o non vogliono rispondere,
+o non dicono il vero, o non sanno farsi capire?</p>
+
+<p>Sid-Abd-Allà, cortesissimo ospite, volle aver
+scritti sul suo portafoglio i nostri nomi e ci
+accomiatò stringendosi sul cuore le mani di
+tutti.</p>
+
+<p>Eravamo già sulla porta, quando ci raggiunse
+il gigante turchino. Ci fermammo, egli ci guardò
+sorridendo furbescamente e poi disse sottovoce
+in pretto italiano, salvo la pronunzia moresca:</p>
+
+<p>&mdash;Signori, stiano bene!</p>
+
+<p>Ci balenarono alla mente le corbellerie dette
+a tavola e restammo fulminati.</p>
+
+<p>&mdash;Ah cane!&mdash;gridò l&#8217;Ussi.</p>
+
+<p>Ma il cane era già sparito.<span class="pagenum"><a name="Page_331" id="Page_331">[331]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Ogni passeggiata è una piccola spedizione
+militare: bisogna avvertire il caid, radunare
+una scorta, cercare un interprete, mandar a
+prendere le cavalcature, e prima che tutto sia
+in ordine ci vuole un&#8217;ora. Perciò restiamo gran
+parte della giornata in casa. Ma lo spettacolo
+della casa ci compensa largamente della prigionia.
+È una processione continua di soldati
+rossi, di servi neri, di messi della corte, di negozianti
+della città, di mori malati che cercano
+il medico, di rabbini che vengono a inchinare
+l&#8217;Ambasciatore, d&#8217;ebree che portano mazzi
+di fiori, di corrieri che portan lettere da
+Tangeri, di facchini che portano la <i>muna</i>. Nel
+cortile lavorano dei musaicisti per Visconti
+Venosta; sulla terrazza, dei muratori; in cucina,
+un visibilio di cuochi; nel giardino, i negozianti
+stendono le loro stoffe e il signor
+Vincent le sue uniformi; il medico si dondola
+in una branda appesa a due alberi; i pittori
+dipingono davanti alla porta della loro camera;
+i soldati e i servi saltano e gridano nei vicoli
+intorno; tutte le fontane zampillano col rumore
+d&#8217;una pioggia dirotta e fra gli aranci e i limoni
+del giardino cantano centinaia d&#8217;uccelli. Il<span class="pagenum"><a name="Page_332" id="Page_332">[332]</a></span>
+giorno si passa fra il giuoco della palla e la
+storia del Kaldun; la sera fra gli scacchi e i
+canti, diretti dal Comandante, primo tenore di
+Fez. La notte la passerei meglio, se non mi
+passassero continuamente davanti, come fantasmi,
+i neri servi di Mohammed Ducali, che
+dorme in una stanzina accanto alla mia. Nella
+mia dorme pure il dottore e abbiamo fra tutti
+e due un povero diavolo di servo arabo che
+ci fa morire dalle risa. Ci dicono che è di famiglia,
+se non agiata, non bisognosa, e che
+s&#8217;aggregò come servo alla carovana, a Tangeri,
+per fare un <i>viaggio di piacere</i>. Appena arrivato
+a Fez, meta del suo viaggio di piacere, non so
+per che mancanza, ma per poca cosa di certo,
+fu legnato. Dopo d&#8217;allora si mise a servirci
+con uno zelo furioso. Non capisce nulla, nemmeno
+i gesti; ha sempre l&#8217;aspetto d&#8217;un uomo
+spaventato; gli domandiamo gli scacchi, porta
+la sputacchiera; ieri il medico gli disse d&#8217;andargli
+a prendere del pane; lui, per far più
+presto, gli portò un pezzo di crosta che trovò
+in mezzo al giardino. Abbiamo un bel rassicurarlo:
+ha terrore di noi, cerca di placarci con
+ogni sorta di servizi stranissimi, che non gli
+domandiamo: compreso quello di cambiare tre
+volte l&#8217;acqua nella catinella prima ancora che
+ci alziamo da letto. Di più, per farci una cosa
+grata, aspetta ogni mattina, ritto in mezzo alla<span class="pagenum"><a name="Page_333" id="Page_333">[333]</a></span>
+stanza, colla tazza del caffè in mano, che il dottore
+od io ci svegliamo, e al primo che dia il menomo
+segno di vita, gli si precipita addosso e gli
+caccia la tazza sotto il naso colla furia d&#8217;uno che
+voglia far bere un contravveleno. Un altro bel
+personaggio è la lavandaia, un donnone col viso
+coperto, la sottana verde e i calzoncini rossi, che
+viene a pigliar la nostra biancheria, destinata,
+ahimè! alle zampate dei mori. È superfluo il
+dire che non ci stirano nulla: in tutta Fez non
+esiste un ferro da stirare, e noi ci rimettiamo
+la roba tale e quale esce di sotto alle zampe
+dei lavandai.&mdash;Forse,&mdash;ci fu detto,&mdash;ci
+sarà qualche ferro nel Mellà!&mdash;C&#8217;è di tutto;
+il difficile è trovare. C&#8217;è, per esempio, una carrozza;
+ma appartiene all&#8217;Imperatore. Si dice
+che c&#8217;è pure un pianoforte; lo si è visto entrare
+nella città anni sono; ma non si sa
+bene chi lo possegga. È un divertimento poi il
+mandar a comprare alle botteghe. Una candela?&mdash;Non
+c&#8217;è,&mdash;rispondono;&mdash;ma ve la facciamo
+subito.&mdash;Un metro di nastro? Sarà fatto
+per domani sera.&mdash;Dei sigari? Abbiamo il tabacco;
+ve li daremo fra un&#8217;ora.&mdash;Il viceconsole
+cerca da qualche giorno un vecchio libro
+arabo, e tutti i mori interrogati si guardano
+in viso e dicono:&mdash;Un libro? Chi ha dei
+libri a Fez? N&#8217;aveva uno tempo fa, se non
+c&#8217;inganniamo, il tale dei tali; ma è morto e<span class="pagenum"><a name="Page_334" id="Page_334">[334]</a></span>
+non sappiamo chi siano gli eredi.&mdash;E giornali
+arabi, d&#8217;altri paesi, se ne potrebbero avere?&mdash;Un
+solo giornale arabo, stampato in
+Algeri, arriva regolarmente a Fez, ma è diretto
+all&#8217;Imperatore.&mdash;Insomma, ho un bel
+pensare che sono a meno di duecento miglia
+da Gibilterra, dove appunto stassera, probabilmente,
+si rappresenta la <i>Lucia di Lammermor</i>,
+e che di qui a otto giorni potrei passeggiare
+sotto la loggia dei Lanzi a Firenze. Malgrado
+ciò, provo il sentimento d&#8217;una lontananza
+immensa. Non son le miglia, son le cose e la
+gente che ci allontanano di più dal nostro
+paese. Con che piacere stracciamo la fascia
+alla <i>Gazzetta Ufficiale</i> e rompiamo il suggello
+alle lettere! Povere lettere che sfuggirono alle
+mani dei Carlisti, passarono in mezzo ai briganti
+della Sierra Morena, superarono le roccie
+della montagna rossa, sornotarono, strette dalla
+mano d&#8217;un beduino, le acque del Kus, del Sebù,
+del Meches, del fiume della fontana azzurra, e ci
+portarono una parola amorosa in mezzo agli
+improperi e alle maledizioni.<span class="pagenum"><a name="Page_335" id="Page_335">[335]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Passiamo molte ore a veder lavorare i pittori.
+L&#8217;Ussi ha fatto un bello schizzo del gran
+ricevimento, in cui è colta meravigliosamente
+la figura del Sultano; il Biseo, pittore valentissimo
+d&#8217;architettura orientale, sta copiando la
+facciata della casetta del giardino. Bisogna sentire,
+per divertirsi, i soldati e i negozianti di
+Fez che vengono a vedere quel quadretto. Vengono
+in punta di piedi alle spalle del pittore,
+guardano facendo cannocchiale della mano e poi
+quasi tutti si mettono a ridere come se avessero
+scoperto qualche grande stranezza. La
+grande stranezza è che nel disegno il secondo
+arco della facciata è più piccolo del primo, e
+il terzo più piccolo del secondo. Digiuni come
+sono d&#8217;ogni idea di prospettiva credono
+quella ineguaglianza un errore, e dicono che i
+muri sono storti, che la casa balla, che la porta
+è fuori di posto, e ne fanno le alte meraviglie,
+e se ne vanno dando di ciuco all&#8217;artista. L&#8217;Ussi
+è più stimato dopo che si sa che è stato al
+Cairo e che ha dipinto la partenza della grande
+carovana per la Mecca, d&#8217;incarico del Vicerè,
+che gli diede quindicimila scudi. Dicono però
+che il Vicerè è diventato matto a pagare quindicimila<span class="pagenum"><a name="Page_336" id="Page_336">[336]</a></span>
+scudi un lavoro in cui, a metter molto,
+l&#8217;artista avrà speso cento lire di colori. Un negoziante
+domandò al Morteo se l&#8217;Ussi dipinge
+anche i mobili. Ma le più belle toccano al
+Biseo, che va ogni mattina in Fez nuova a
+copiare una moschea. Ci va, s&#8217;intende, scortato
+da quattro o cinque soldati armati di bastone.
+Prima che abbia messo al posto il cavalletto,
+gli sono intorno trecento persone, e i soldati
+sono costretti a urlare e a sbracciarsi come
+dannati per tenergli sgombro dinanzi appena
+tanto spazio ch&#8217;egli possa vedere la moschea.
+Ben presto però non bastan più nè gli urli nè
+le spinte, e allora bisogna che c&#8217;entri il bastone.
+Ogni pennellata, una legnata; ma si lascian
+legnare e fanno peggio. Ogni tanto gli s&#8217;accosta
+un Santo con intenzioni minacciose, e i
+soldati lo trattengono. V&#8217;è pure qualche moro
+progressista, che gli s&#8217;avvicina in aspetto
+amichevole, s&#8217;inchina, guarda, approva e s&#8217;allontana
+facendogli degli atti d&#8217;incoraggiamento.
+La maggior parte però di questi progressisti
+ammirano assai più la struttura del cavalletto
+e della seggiola portatile, che non la
+pittura. Un giorno un moro d&#8217;aspetto selvaggio
+gli mostrò il pugno, e poi, rivolgendosi verso i
+suoi concittadini, fece un lungo discorso con
+voce e gesti da spiritato. Un interprete là presente
+ci riferì che incitava il popolo contro il<span class="pagenum"><a name="Page_337" id="Page_337">[337]</a></span>
+Biseo, dicendo che <i>quel cane</i> era stato mandato
+dal Re del suo paese a copiare le più belle
+moschee di Fez, perchè l&#8217;esercito cristiano, venendo
+poi ad assalire la città, le potesse riconoscere
+e bombardare per le prime. Ieri poi
+(c&#8217;ero presente) gli si accostò un vecchio moro
+stracciato, un viso di buon diavolo, tutto ridente,
+che pareva avesse grandi cose da dirci,
+e stentando un po&#8217; a spiccicar le parole, esclamò
+con voce commossa:&mdash;<i>France! Londres! Madrid!
+Roma!</i>&mdash;Rimanemmo molto meravigliati,
+come ognuno può pensare. Gli domandai
+se sapeva parlare francese o italiano o spagnuolo.
+Fece cenno di sì.&mdash;Parlate dunque,&mdash;dissi.
+Si grattò la fronte, sospirò, pestò i
+piedi e poi esclamò di nuovo:&mdash;<i>France! Londres!
+Roma! Madrid!</i>&mdash;e accennava l&#8217;orizzonte.
+Voleva dire che aveva visto quei paesi,
+e forse che una volta sapeva farsi capire nelle
+nostre lingue; ma che aveva tutto dimenticato.
+Gli feci altre domande, ma non ne cavai nulla
+di più di quei quattro nomi. E se n&#8217;andò ripetendo:&mdash;<i>Madrid!
+Roma! France! Londres!</i>
+e fin che ci vide, ci salutò affettuosamente,
+esprimendo col gesto il rammarico di non poter
+parlare.&mdash;Si trova di tutto fra questa
+gente,&mdash;diceva il Biseo indispettito,&mdash;persino
+degli originali che ci voglion bene; ma non<span class="pagenum"><a name="Page_338" id="Page_338">[338]</a></span>
+un cane che voglia lasciarsi copiare!&mdash;Finora,
+infatti, tutti gli sforzi dei pittori non hanno approdato
+a nulla. Si rifiutò persino il nostro
+fido Selam.&mdash;Hai paura del diavolo?&mdash;gli
+domandò l&#8217;Ussi.&mdash;No,&mdash;rispose col suo accento
+solenne,&mdash;ho paura di Dio.<span class="pagenum"><a name="Page_339" id="Page_339">[339]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Siamo saliti sulla cima del monte Zalag, il
+comandante, l&#8217;Ussi ed io, guidati dal capitano
+di Boccard, carissimo giovane, ugualmente ammirabile
+per la destrezza del corpo, per la
+forza dell&#8217;animo e per l&#8217;acume dell&#8217;ingegno.
+Ci accompagnarono un ufficiale della scorta,
+tre fantaccini, tre cavalieri e tre servi. Arrivati
+ai piedi del monte, che è a un&#8217;ora e mezzo di
+cammino a nord-est della città, ci arrestammo
+per far colezione; dopo di che il capitano mise
+una mela sulla cima d&#8217;un bastone confitto in
+terra, e sulla mela uno scudo, e fece tirar a
+segno colla sua rivoltella servi e soldati. Il
+premio era ghiotto; tirarono tutti con grande
+impegno; ma essendo la prima volta che pigliavano
+in mano quell&#8217;arma, nessuno colpì, e lo
+scudo fu regalato all&#8217;ufficiale perchè lo dividesse
+fra tutti. C&#8217;era da ridere a vedere gli atteggiamenti
+che prendevano per aggiustare la mira.
+Chi rovesciava la testa indietro, chi si curvava
+tutto avanti, chi premeva il mento sul cane, chi
+si metteva in guardia come un tiratore di sciabola.
+Abituati tutti agli atteggiamenti terribili,
+nessuno sapeva adattarsi all&#8217;atteggiamento composto
+e riposato, che il capitano insegnava. Un<span class="pagenum"><a name="Page_340" id="Page_340">[340]</a></span>
+soldato venne a domandarci se volevamo dare
+la mancia a una contadina dalla quale egli aveva
+preso un vaso di latte per noi. Gli si rispose
+di sì, ma a patto che la contadina stessa venisse
+a pigliarla. La contadina venne. Era una
+donna sui trent&#8217;anni, nera, disfatta, coperta di
+cenci, che avrebbe ispirato ripugnanza anche a
+un uomo affetto dalla più cieca satiriasi. S&#8217;avvicinò
+a passo lento, coprendosi il viso con
+una mano, e arrivata a cinque passi da noi,
+ci voltò le spalle e tese l&#8217;altra mano. Quanto
+si stizzì il Comandante!&mdash;Stia tranquilla,&mdash;gridò,&mdash;non
+m&#8217;innamoro, non perdo la
+testa, mi posso ancora dominare: Dio de&#8217; dei,
+che spaventoso pudore!&mdash;Le mettemmo una
+moneta nella mano, raccolse il vaso del latte,
+prese la corsa verso la sua capanna, e arrivata
+sulla porta, spezzò il vaso profanato contro
+un sasso.... Cominciammo la salita, a piedi,
+accompagnati da una parte della scorta. Il monte
+è alto circa mille metri sopra il livello del
+mare, roccioso, ripidissimo, senza sentieri. In
+pochi minuti il capitano disparve fra le roccie;
+ma per il Comandante, l&#8217;Ussi e me, fu una
+delle dodici fatiche d&#8217;Ercole. Avevamo ciascuno
+un arabo al fianco, che ci sorreggeva e c&#8217;indicava
+dove mettere il piede; il che non c&#8217;impedì
+di battere molte patte sui pietroni, rammentando
+con terrore le due prime strofe del <i>Natale</i><span class="pagenum"><a name="Page_341" id="Page_341">[341]</a></span>
+d&#8217;Alessandro Manzoni. In alcuni punti
+fummo costretti ad arrampicarci come gatti, aggrappandoci
+ai cespugli e all&#8217;erbe, strisciando
+sulle roccie, raspando, sgambettando, afferrando
+le braccia delle nostre guide come il naufrago
+afferra la tavola di salvamento. Di tratto in
+tratto vedevamo sopra di noi qualche capra
+che pareva sospesa sulle nostre teste, tanto era
+erta la salita; e i sassi, appena tocchi, rotolavano
+fino ai piedi del monte. Coll&#8217;aiuto di Dio,
+dopo un&#8217;ora di stenti, riuscimmo sulla cima, sfiniti,
+ma senza rotture. Che bellezza di veduta!
+Giù nel fondo la città, una piccola macchia
+bianca della forma d&#8217;un otto, circondata di
+mura nere, di cimiteri, di giardini, di case di
+santo, di torri, e tutta la conca verdissima che
+la contiene; a sinistra una lunga striscia luccicante,
+il Sebù; a destra, la grande pianura
+di Fez, rigata d&#8217;argento dal Fiume delle perle e
+dal Fiume della fontana azzurra; a mezzogiorno,
+le cime azzurrine della gran catena dell&#8217;Atlante;
+a settentrione, le vette delle montagne del Rif;
+ad oriente, la vasta pianura ondulata dove è
+la fortezza di Teza, che chiude il passo fra
+il bacino del Sebù e il bacino della Muluia;
+sotto di noi, grandi ondulazioni di terreno,
+gialle di grano e d&#8217;orzo, segnate da innumerevoli
+sentieri, percorse da lunghissimi filari di
+aloè giganteschi; una grandezza di linee, una<span class="pagenum"><a name="Page_342" id="Page_342">[342]</a></span>
+magnificenza di verde, una limpidezza di cielo,
+un silenzio, una quiete che beava l&#8217;anima.
+Chi direbbe che in questo paradiso terrestre
+sonnecchia un popolo decrepito, incatenato sopra
+un mucchio di rovine! Il monte che, visto
+dalla città, pareva un cono, ha invece una
+forma allungata, e sulla sommità è tutto roccia.
+Il capitano era salito sulla punta più alta;
+noi tre, più curanti della vita, ci sparpagliammo
+tra le roccie più basse, e ci perdemmo di vista.
+Fatti pochi passi, all&#8217;uscita d&#8217;una piccola gola,
+mi trovai faccia a faccia con un arabo. Mi fermai;
+si fermò e parve molto meravigliato di
+vedermi solo. Era un uomo sui cinquant&#8217;anni,
+d&#8217;aspetto truce, armato d&#8217;un grosso bastone. Ebbi
+un momento il sospetto che mi volesse accoppare
+per pigliarmi la borsa; ma con mio gran
+stupore, invece di assalirmi, mi salutò, sorrise
+e accennando il mio mento con una mano e
+accarezzando la propria barba coll&#8217;altra, disse due
+o tre volte non so cosa, che mi parve una domanda,
+a cui gli premesse d&#8217;aver risposta. Punto
+dalla curiosità, chiamai l&#8217;ufficiale della scorta
+che sa qualche parola di spagnuolo, e lo pregai
+di dirmi che cosa voleva quell&#8217;uomo. Chi
+l&#8217;avrebbe mai potuto immaginare! Per farmi
+un complimento, e che altro poteva essere? mi
+aveva domandato così <i>ex abrupto</i> perchè non mi
+lasciassi crescere tutta la barba, che sarebbe<span class="pagenum"><a name="Page_343" id="Page_343">[343]</a></span>
+stata più bella della sua! I soldati della scorta
+ci seguitavano tutti e tre alla distanza d&#8217;una
+ventina di passi, e siccome ogni tanto noi ci
+chiamavamo l&#8217;un l&#8217;altro ad alta voce, ed era la
+prima volta che sentivano i nostri nomi, li
+trovavano strani, ne ridevano e li ripetevano
+tra loro con pronuncia moresca, stroppiandoli
+nella più bizzarra maniera:&mdash;<i>Isi! Amigi!</i>&mdash;A
+un certo punto l&#8217;ufficiale disse bruscamente:&mdash;<i>Scut!</i>
+(Silenzio!) e tutti tacquero. Il sole era
+alto, la roccia scottava; anche il capitano, benchè
+esercitato agli ardori della Tunisia, sentiva
+il bisogno dell&#8217;ombra; per cui, dato un ultimo
+sguardo alle cime dell&#8217;Atlante, scendemmo a
+rotta di collo, e inforcate alla lesta le nostre
+selle porporine, ripigliammo la via di Fez, dove
+si ebbe un&#8217;amena sorpresa. La porta di El-Ghisa
+per la quale dovevamo rientrare in città,
+era chiusa!&mdash;Entriamo per un&#8217;altra,&mdash;disse
+il Comandante.&mdash;Son tutte chiuse,&mdash;rispose
+l&#8217;uffiziale della scorta; e vedendoci stralunar
+gli occhi, ci spiegò il mistero, dicendo
+che ogni giorno di festa (era venerdì), fra mezzodì
+e il tocco, che è l&#8217;ora della preghiera, si
+chiudono tutte le porte di tutte le città, perchè
+è credenza dei Mussulmani che sarà in un
+giorno di festa, e appunto in quell&#8217;ora, che,
+non si sa in qual anno, i cristiani s&#8217;impadroniranno
+con un colpo di mano del loro paese.<span class="pagenum"><a name="Page_344" id="Page_344">[344]</a></span>
+Bisognò dunque aspettare che fosse aperta la
+porta. E appena entrammo, ci toccò un complimento
+fiorito. Una vecchia ci mostrò il pugno
+a un per uno borbottando alcune parole.
+Domandai all&#8217;uffiziale che cosa significavano.&mdash;Nulla,
+nulla,&mdash;rispose;&mdash;è una sciocca. Insistetti,
+assicurandolo che, qualunque cosa avesse
+detto, non me ne avrei avuto per male.&mdash;Ebbene,&mdash;disse
+allora l&#8217;ufficiale sorridendo;&mdash;è
+un modo di dire del paese: gli ebrei all&#8217;uncino,
+i cristiani.... allo spiedo.<span class="pagenum"><a name="Page_345" id="Page_345">[345]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Il medico ha operato un malato di cateratta,
+<i>coram populo</i>, nel giardino del palazzo. C&#8217;era
+una folla di parenti, d&#8217;amici, di soldati, di
+servi, parte disposti in circolo intorno al malato,
+gli altri in una lunga fila che dal luogo
+dell&#8217;operazione si stendeva fino alla porta di
+strada, dove un&#8217;altra folla stava aspettando. Il
+malato era un vecchio moro cieco affatto da
+più di tre anni. Al momento di mettersi sulla
+seggiola, si arrestò come impaurito; poi sedette
+con un movimento risoluto, e non diede
+più segno di debolezza. Mentre il medico operava,
+tutta quella gente pareva petrificata. I
+bimbi stavano stretti alle sottane delle donne
+e queste abbracciate fra di loro, in atteggiamenti
+di terrore, come se assistessero a un
+esecuzione capitale. Non si sentiva un respiro.
+Noi pure, per l&#8217;importanza «diplomatica» dell&#8217;operazione,
+stavamo in grande ansietà.... Tutt&#8217;a
+un tratto il malato gettò un grido di gioia e
+cadde in ginocchio. Aveva sentito la prima impressione
+della luce. Tutta la gente ch&#8217;era nel
+giardino salutò il medico con un urlo, a cui rispose
+un altro urlo della folla radunata nella
+strada. I soldati fecero immediatamente uscir tutti,<span class="pagenum"><a name="Page_346" id="Page_346">[346]</a></span>
+fuor che il malato, dal recinto del palazzo, e
+in poche ore si sparse per tutta Fez la notizia
+dell&#8217;operazione meravigliosa. Fortunato dottore!
+Egli ne colse il premio la sera medesima, visitando
+le più belle donne dell&#8217;arem del gran
+sceriffo Bacali, che gli si mostrarono col viso
+scoperto, in tutta la pompa dei loro vestimenti
+principeschi, e gli parlarono languidamente dei
+propri dolori, fissandogli negli occhi i loro
+sguardi infocati. Che può fare di tante donne
+il vecchio gran sceriffo? Quello forse che facevano
+delle proprie i cortigiani mutilati dei
+Faraoni d&#8217;Egitto, delli Scià di Persia, degl&#8217;Imperatori
+greci di Costantinopoli e dei Sultani di
+Stambul. Visitò, fra le altre, una bellissima
+nera, di forme matronali, coperta d&#8217;anelli, di
+braccialetti e di collane; la quale, come quasi
+tutte le altre, si doleva d&#8217;un grande languore.
+Il medico la interrogò intorno alle cagioni del
+suo male.</p>
+
+<p>&mdash;Non potresti,&mdash;essa gli rispose&mdash;suggerirmi
+la medicina senza farmi queste domande?</p>
+
+<p>Il medico rispose che le faceva quelle domande
+per necessità.</p>
+
+<p>&mdash;I cristiani,&mdash;disse la donna,&mdash;sono
+molto curiosi.</p>
+
+<p>&mdash;E quando la loro curiosità non vien soddisfatta,&mdash;rispose
+il medico,&mdash;essi indovinano.<span class="pagenum"><a name="Page_347" id="Page_347">[347]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;E che cosa hai indovinato?</p>
+
+<p>Il medico espresse il suo pensiero e la nera
+si coperse il viso.</p>
+
+<p>Io pure gli domandai che cosa avesse indovinato;
+ma non rispose altro che:&mdash;Lesbo!
+Lesbo!<span class="pagenum"><a name="Page_348" id="Page_348">[348]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Viene di tratto in tratto qualche spagnuolo
+rinnegato a cercare il signor Patxot. Si dice
+che questi disgraziati siano intorno a trecento
+in tutto l&#8217;Impero. I più sono spagnuoli, condannati
+per delitti comuni, che fuggirono dalle
+galere della costa; gli altri, in parte disertori
+francesi, fuggiti dall&#8217;Algeria; in parte
+canaglia avventuriera venuta da differenti paesi
+d&#8217;Europa. In altri tempi salivano ad alte cariche
+nella corte e nell&#8217;esercito, formavano corpi
+militari speciali ed erano lautamente pagati.
+Ma ora le loro condizioni son molto mutate.
+Appena giungono, abiurano la religione cristiana
+e abbracciano l&#8217;Islamismo, senza circoncisione
+nè altre cerimonie, pronunziando
+semplicemente una formula. Nessuno bada poi
+che adempiano o no i doveri religiosi; i più,
+infatti, non metton mai piede nelle moschee e
+non sanno neppure le preghiere. Per legarli
+al paese il Sultano esige che si sposino subito.
+Dà a chi la vuole una delle sue nere, gli altri
+possono sposare una mora o un&#8217;araba libera;
+a tutti il Sultano fa le spese del matrimonio.
+Si debbono tutti arrolare nell&#8217;esercito; ma possono
+esercitare nello stesso tempo qualche mestiere.<span class="pagenum"><a name="Page_349" id="Page_349">[349]</a></span>
+La maggior parte appartengono all&#8217;artiglieria,
+e parecchi alla banda musicale, il cui
+capo è uno spagnuolo. I soldati ricevono cinque
+soldi al giorno e gli ufficiali venticinque
+o trenta: chi ha qualche talento speciale può
+guadagnare fino a due lire. In questi giorni,
+per esempio, si parla molto d&#8217;un rinnegato tedesco,
+dotato d&#8217;un certo ingegno meccanico,
+che s&#8217;è fatto una sorte invidiabile. Costui, non
+si sa perchè, fuggì nel settantatrè da Algeri,
+andò a Tafilet, sul confine del deserto; vi
+stette due anni, imparò l&#8217;arabo, venne a Fez,
+s&#8217;arrolò, e in alcuni giorni, con pochi strumenti
+che aveva portati con sè, costrusse una rivoltella.
+L&#8217;avvenimento fece chiasso; la rivoltella
+passò di mano in mano fin che giunse al Ministro
+della guerra; il Ministro ne parlò all&#8217;Imperatore;
+l&#8217;Imperatore volle vedere il soldato,
+l&#8217;incoraggiò, gli diede dieci lire ed elevò la sua
+paga giornaliera a quaranta soldi. Ma queste
+fortune son rare. Quasi tutti vivono miseramente
+e in un tale stato d&#8217;animo, che per quanto
+si sappian macchiati di gravi delitti, ispirano
+piuttosto compassione che orrore. Ieri se ne
+presentarono due, rinnegati da parecchi anni,
+che hanno moglie e figliuoli nati a Fez. Uno
+ha circa trent&#8217;anni, l&#8217;altro cinquanta; tutt&#8217;e due
+spagnuoli fuggiti da Ceuta. Il giovane non
+parlò. L&#8217;altro disse d&#8217;esser stato condannato ai<span class="pagenum"><a name="Page_350" id="Page_350">[350]</a></span>
+lavori forzati per aver ucciso un uomo nell&#8217;atto
+che bastonava a morte suo figlio. Era pallido
+e parlava con voce commossa, stropicciando un
+fazzoletto colle mani tremanti.&mdash;Se mi promettessero
+di non tenermi più che altri dieci
+anni in galera,&mdash;diceva,&mdash;ci tornerei. Ho
+cinquant&#8217;anni, uscirei a sessanta, potrei vivere
+ancora qualche anno nel mio paese. Ma
+è l&#8217;idea di morire colla divisa del galeotto indosso
+che mi spaventa. Tornerei in galera a qualunque
+patto, purchè fossi sicuro di morire libero
+in Spagna. Questa che meniamo qui non è
+vita. Siamo come in mezzo a un deserto. È
+una cosa che sgomenta. Tutti ci disprezzano.
+La nostra stessa famiglia non è nostra, perchè
+i figliuoli non ci amano e sono incitati da tutti
+ad odiarci. E poi non si dimentica mai la religione
+in cui s&#8217;è nati, le chiese dove nostra
+madre ci condusse a pregare, i suoi consigli,
+il tempo più bello della nostra vita... e queste
+memorie.... siamo rinnegati, siamo galeotti, è
+vero; ma infine siam sempre uomini... queste
+memorie ci straziano l&#8217;anima!&mdash;Dicendo
+questo, piangeva.<span class="pagenum"><a name="Page_351" id="Page_351">[351]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>La pioggia che vien giù dirottamente da
+quasi tre giorni, ha ridotta Fez in uno stato
+che, a descriverlo, c&#8217;è da non esser creduti.
+Non è più una città, è un&#8217;immensa cloaca. Le
+strade son gore; i crocicchi, laghi; le piazze,
+paludi; la gente a piedi sprofonda nella melma
+fino a mezzo lo stinco; le case sono impillaccherate
+fin sopra le porte; uomini, cavalli,
+muli, par che si siano ravvoltolati nel fango,
+e i cani ne sono addirittura vestiti in modo
+che non mostran più un pelo. Non si vede
+che pochissima gente, la maggior parte a cavallo;
+e non un ombrello, ma neppure alcuno
+che affretti il passo per non pigliare la pioggia.
+Fuori del quartiere dei bazar, tutto è deserto
+e oscuro che stringe il cuore. Per tutto
+acqua che corre, precipita e ringorga, travolgendo
+ogni sorta di putridumi, e non una voce,
+non un rumore umano che rompa la monotonia
+di quello strepito assordante. Pare una città
+abbandonata dagli abitanti nel momento d&#8217;una
+inondazione. Dopo una passeggiata d&#8217;un&#8217;ora,
+son tornato a casa pieno di malinconia, e ho
+passato parecchie ore nella mia stanza, col viso
+all&#8217;inferriata e gli occhi fissi su gli alberi sgocciolanti<span class="pagenum"><a name="Page_352" id="Page_352">[352]</a></span>
+del giardino, pensando a un povero
+corriere che forse in quei momenti passava a
+nuoto, a rischio della vita, il Sebù ingrossato,
+stringendo fra i denti una borsa di cuoio con
+dentro una lettera di mia madre.<span class="pagenum"><a name="Page_353" id="Page_353">[353]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Chi dice e chi nega che sia stata fatta in questi
+giorni un&#8217;esecuzione capitale davanti a una
+porta di Fez. Nessuna testa però fu vista
+spenzolare dalle mura ed io preferisco credere
+che la notizia sia falsa. La descrizione, che
+io lessi, d&#8217;una esecuzione capitale fatta a
+Tangeri anni sono, mi tolse la barbara curiosità,
+che mi solleticò qualche volta, di assistere
+a uno di questi spettacoli.</p>
+
+<p>L&#8217;inglese Drummond Hay, uscendo una mattina
+da una porta di Tangeri, vide un drappello
+di soldati che trascinavano verso il macello
+degli ebrei due prigionieri legati per le
+braccia e per la vita. Uno era un montanaro
+del Rif, antico giardiniere d&#8217;un europeo domiciliato
+a Tangeri; l&#8217;altro un bel giovane, d&#8217;alta
+statura, di fisonomia aperta e simpatica.</p>
+
+<p>L&#8217;inglese domandò al capo dei soldati che
+delitto avessero commesso quei due disgraziati.</p>
+
+<p>&mdash;Il Sultano,&mdash;rispose,&mdash;che Dio prolunghi
+i suoi giorni! ha ordinato di tagliar
+loro la testa perchè facevano commercio di
+contrabbando sulla costa del Rif cogl&#8217;infedeli
+Spagnuoli.<span class="pagenum"><a name="Page_354" id="Page_354">[354]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;È un castigo ben severo per una simile
+colpa,&mdash;osservò l&#8217;inglese;&mdash;e se il loro supplizio
+deve servire d&#8217;avvertimento e d&#8217;esempio,
+perchè è stato proibito agli abitanti di Tangeri
+d&#8217;assistervi?</p>
+
+<p>(Le porte della città erano state chiuse. Drummond
+Hay s&#8217;era fatto aprire dando una mancia
+a un custode).</p>
+
+<p>&mdash;Non ragionate con me, Nazareno!&mdash;rispose
+l&#8217;ufficiale;&mdash;ho ricevuto un ordine, debbo
+ubbidire.</p>
+
+<p>La decapitazione doveva farsi nel macello
+degli ebrei. Un moro d&#8217;aspetto volgare e perverso,
+vestito da macellaio, stava là ad aspettare
+i condannati. Aveva in mano un piccolo
+coltello lungo circa sei pollici. Era il carnefice.
+Straniero alla città, egli s&#8217;era offerto a quell&#8217;opera
+perchè i macellai maomettani di Tangeri,
+che sono ordinariamente incaricati delle esecuzioni
+capitali, s&#8217;erano rifugiati in una moschea.</p>
+
+<p>Nacque un alterco fra i soldati e il carnefice
+a cagione della ricompensa promessa a costui
+per la decapitazione dei due infelici, i quali,
+ritti in disparte, eran costretti a sentir disputare
+sul prezzo del loro sangue. Il carnefice insisteva,
+dicendo ch&#8217;egli aveva pattuito venti lire
+per una sola testa e che glien&#8217;erano dovute
+altre venti per l&#8217;altra. L&#8217;ufficiale finì per acconsentire<span class="pagenum"><a name="Page_355" id="Page_355">[355]</a></span>
+di mala grazia. Allora il macellaio afferrò
+il primo condannato, già mezzo morto di
+terrore, lo gettò a terra, gli s&#8217;inginocchiò sul
+petto e gli mise il coltello alla gola. Drummond
+Hay torse il viso. Gli parve che seguisse una
+lotta violenta. Il carnefice gridava:&mdash;Datemi
+un altro coltello; il mio non taglia!&mdash;Il condannato
+giaceva in terra supino colla gola mezz&#8217;aperta,
+il petto ansante, tutte le membra contratte.
+Fu dato un altro coltello al carnefice e
+la testa venne spiccata dal busto.</p>
+
+<p>I soldati gridarono con voce fioca:&mdash;Dio
+prolunghi la vita del nostro signore e padrone!&mdash;Ma
+parecchi di essi parevano istupiditi
+dal terrore.</p>
+
+<p>Venne innanzi l&#8217;altra vittima. Era il giovane
+bello e simpatico. Il suo sangue fu argomento
+d&#8217;un altro alterco. L&#8217;ufficiale, rinnegando la sua
+parola, disse che non avrebbe pagato che venti
+lire per tutt&#8217;e due le teste. Il carnefice dovette
+rassegnarsi. Il condannato domandò che gli fossero
+sciolte le mani. Sciolto che fu, si tolse la
+cappa, e porgendola al soldato che gli aveva tolto
+la corda, gli disse:&mdash;Accettate questo; ci rivedremo
+in un mondo migliore!&mdash;Gettò il suo
+turbante a un altro, che lo aveva guardato con
+aria di pietà, e dirigendosi a passo fermo dove
+era disteso il cadavere insanguinato del compagno,
+esclamò con voce chiara e sicura:&mdash;Non<span class="pagenum"><a name="Page_356" id="Page_356">[356]</a></span>
+c&#8217;è altro Dio che Dio e Maometto è <a name="tn356a" id="tn356a"></a><ins class="correction" title="originale: il il suo">il
+suo</ins> profeta!&mdash;Voltandosi poi verso il carnefice,
+si tolse la cintura e gliela porse dicendo:&mdash;Prendete!
+Ma per l&#8217;amor di Dio tagliatemi
+la testa più presto di quello che avete fatto al
+mio fratello.&mdash;Si distese per terra, nel sangue,
+e il carnefice gli mise il ginocchio sul
+petto.</p>
+
+<p>&mdash;Un contrordine! fermate!&mdash;gridò l&#8217;inglese.</p>
+
+<p>Un cavaliere s&#8217;avanzava a briglia sciolta.</p>
+
+<p>Il carnefice tenne il coltello sospeso.</p>
+
+<p>&mdash;Non è che il figliuolo del Governatore,&mdash;disse
+un soldato.&mdash;Egli viene a vedere
+<a name="tn356b" id="tn356b"></a><ins class="correction" title="originale: l'esesecuzione">l&#8217;esecuzione</ins>. Aspettatelo.</p>
+
+<p>Così era infatti.</p>
+
+<p>Poco dopo le due teste sanguinose pendevano
+dalle mani dei soldati.</p>
+
+<p>Le porte della città furono aperte e ne uscì
+una turba di ragazzi che prese il carnefice a
+sassate e lo inseguì fino a tre miglia dalla città,
+dove cadde svenuto, tutto coperto di ferite.
+Il giorno dopo si seppe che era stato ucciso
+con una fucilata da un parente d&#8217;una delle vittime,
+e sotterrato nel luogo stesso dov&#8217;era caduto.
+Pare che le Autorità di Tangeri non giudicassero
+opportuno di occuparsi di questo fatto,
+<a name="tn356c" id="tn356c"></a><ins class="correction" title="originale: perche">perchè</ins> l&#8217;uccisore tornò in città e non fu molestato.<span class="pagenum"><a name="Page_357" id="Page_357">[357]</a></span></p>
+
+<p>Dopo essere state esposte tre giorni, le teste
+furono mandate al Sultano affinchè sua
+maestà imperiale riconoscesse la sollecitudine
+colla quale erano stati eseguiti i suoi ordini.</p>
+
+<p>I soldati che le portavano incontrarono per
+via il corriere che recava la grazia, il quale
+era stato arrestato dalla cresciuta improvvisa
+d&#8217;un fiume.<span class="pagenum"><a name="Page_358" id="Page_358">[358]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Trovo sovente dei negozianti di Fez che son
+stati in Italia. Ce ne vanno ogni anno da quaranta
+a cinquanta, e parecchi hanno agenti
+mori od arabi nelle nostre città principali. Vanno
+particolarmente nell&#8217;alta Italia dove comprano
+seta greggia, damaschi, coralli, velluti, refe, porcellane,
+perle, conterie di Venezia, carte da giuoco
+di Genova e mussolina di Livorno. Di proprio
+non ci portano che cera e lana, poichè l&#8217;industria
+marocchina è molto ristretta, e si può dir
+che le stoffe, le armi, le pelli e il vasellame
+sono i soli prodotti che chiamino l&#8217;attenzione
+d&#8217;un Europeo. Le stoffe si fanno principalmente
+in Fez e in Marocco. Sono caic per
+donne, turbanti signorili, ciarpe, <i>foulards</i>, tessuti
+sottilissimi di seta frammisti d&#8217;oro e d&#8217;argento,
+per lo più a righe diritte e parallele, bianchi o
+di colori gentili ed armonici, bellissimi a primo
+aspetto, ma disuguali, se si guardano bene, e
+ingommati, e poco resistenti. Forti, invece, e
+finissime le berrettine di lana rossa, che prendono
+il nome dalla città di Fez, e ammirabili
+per solidità e graziosa ricchezza di colori i tappeti
+che si fanno a Rabat, a Casa Blanca, a Marocco,
+a Sciadma, a Sciauia. Da Tetuan provengono<span class="pagenum"><a name="Page_359" id="Page_359">[359]</a></span>
+in gran parte i fucili damascati, inargentati,
+intarsiati d&#8217;avorio, tempestati di pietre
+preziose, di forme eleganti e leggiere; e dalle
+città di Mechinez e di Fez, e dalla provincia
+del Sus le armi bianche, fra cui son lavorati
+con grazia ammirabile i pugnali. I cuoi, sorgente
+precipua di guadagno per il paese, si preparano
+abilmente in varie provincie, e le pelli
+scarlatte di Fez, le gialle di Marocco, le verdi
+di Tafilet sono ancora degne della loro antica
+reputazione. Di Fez è un vanto particolare il
+vasellame di terra smaltata; ma è raro il trovarvi
+la nobile purezza delle forme antiche, e
+il suo principale pregio è la vivacità dei colori
+e una certa barbara originalità di disegno, che
+non appaga, ma seduce l&#8217;occhio. V&#8217;è pure, in
+Fez, un gran numero di gioiellieri e d&#8217;orefici,
+che fanno cose semplici non prive di buon gusto;
+ma poco variate, e in piccolo numero,
+poichè il rito malekita proscrive lo sfoggio degli
+ornamenti preziosi come contrario all&#8217;austerità
+maomettana. Notevoli, più dei gioielli, i
+mobili che vengon da Tetuan: specie di scaffali,
+attaccapanni, piccole tavole poligonali per
+prendere il tè, arcate, arabescate e dipinte di
+mille colori; i vassoi di rame, incisi di disegni
+complicati e ornati di smalti verdi, rossi ed azzurri;
+e sopra ogni cosa, i musaici dei pavimenti
+e delle pareti, composti con gusto squisito da<span class="pagenum"><a name="Page_360" id="Page_360">[360]</a></span>
+operai abilissimi, che formano ad uno ad uno,
+a colpi di piccozza, le stelle e i quadrettini
+innumerevoli, con una precisione meravigliosa.
+Nessun dubbio che questo popolo è dotato di
+mirabili attitudini, e che le industrie sue piglierebbero
+un grande incremento, come lo piglierebbe
+l&#8217;agricoltura, che fu già fiorentissima, se
+le desse vita il commercio; ma il commercio
+è inceppato dalle proibizioni, dalle restrizioni,
+dai monopoli, dalle tariffe eccessive, dalle modificazioni
+continue, dalla inosservanza dei trattati;
+e benchè gli Stati d&#8217;Europa abbiano molto
+ottenuto in questi ultimi anni, esso non è ancora
+che piccolissima cosa appetto a ciò che
+diventerebbe agevolmente, grazie alla ricchezza
+naturale e alla posizione geografica del paese,
+sotto un governo civile. Il commercio principale,
+dalla parte d&#8217;Europa, è coll&#8217;Inghilterra;
+dopo la quale vengon la Francia e la Spagna,
+che danno cereali, metalli, zucchero, tè, caffè,
+seta greggia, tessuti di lana e di cotone, e ricevono
+lana, pelli, frutti, sanguisughe, gomme,
+cera e gran parte dei prodotti dell&#8217;Affrica centrale.
+Il commercio che si fa per Fez, Taza e
+Udjda (e non è di piccola importanza, benchè
+minore assai di quello che la vicinanza dei due
+paesi dovrebbe produrre) comprende, oltre i
+tappeti, i tessuti, le cinture, i cordoni, e tutti
+gli oggetti del vestiario arabo e moresco, braccialetti<span class="pagenum"><a name="Page_361" id="Page_361">[361]</a></span>
+e anelli da piede d&#8217;argento e d&#8217;oro, vasi
+di Fez, musaici, profumi, incenso, antimonio
+per gli occhi, <i>hennè</i> per le unghie e tutte le altre
+tinture del bel sesso affricano. Più importante,
+più antico e più regolare il commercio coll&#8217;interno
+dell&#8217;Affrica, per dove partono ogni anno
+grandi carovane, portando stoffe di Fez, panni
+inglesi, conteria veneziana, corallo d&#8217;Italia, polvere,
+armi, tabacco, zucchero, specchietti di Germania,
+pennati d&#8217;Olanda, scatolette del Tirolo,
+chincaglierie d&#8217;Inghilterra e di Francia, e sale
+che raccolgono per via nelle oasi del Sahara; e
+il loro viaggio è come una fiera ambulante nella
+quale cambiano le proprie mercanzie con schiavi
+neri, polvere d&#8217;oro, penne di struzzo, gomma
+bianca del Senegal, gioielli d&#8217;oro di Nigrizia
+che vanno poi in Europa e in Oriente; stoffe nere
+di cui s&#8217;ornano il capo le donne moresche;
+bezoaro, che preserva gli arabi dai veleni e
+dalle malattie; e molte droghe che, abbandonate
+dall&#8217;Europa, conservano il loro antico valore
+nell&#8217;Affrica. Qui sta, per l&#8217;Europa, l&#8217;importanza
+maggiore del Marocco: porta principale
+della Nigrizia; la quale aperta, s&#8217;incontreranno
+il commercio europeo e il commercio dell&#8217;Affrica
+centrale. Frattanto la civiltà e la barbarie
+se ne contendon la soglia.<span class="pagenum"><a name="Page_362" id="Page_362">[362]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>L&#8217;Ambasciatore ha frequenti abboccamenti
+con Sid-Mussa. Il suo intento principale è d&#8217;ottenere
+dal governo dei Sceriffi delle concessioni
+che agevolerebbero certi commerci fra l&#8217;Italia
+e il Marocco: di più non mi è lecito dire.
+Gli abboccamenti durano più di due ore; ma il
+discorso non si aggira che brevissimo tempo
+sulle questioni che ne sono lo scopo, poichè
+il ministro, seguendo un uso che par tradizionale
+nella politica del governo marocchino, non
+entra in materia che dopo aver divagato su
+mille soggetti estranei, e quando proprio ci è
+tirato per forza.&mdash;Parliamo ancora un po&#8217; di
+cose divertenti!&mdash;dice quasi in tuono di
+preghiera. Il tempo, la salute, l&#8217;acqua di Fez,
+le proprietà di certi tessuti, qualche aneddoto
+storico, dei proverbi, quanta sia la popolazione
+di certi Stati d&#8217;Europa: son tutti discorsi più
+gradevoli che il parlar d&#8217;affari.&mdash;Che ne
+dite di Fez?&mdash;domandò un giorno, e inteso
+dir ch&#8217;era bella:&mdash;Ha ancora un altro merito&mdash;soggiunse;&mdash;quello
+di esser pulita.&mdash;Un
+altro giorno domandò quant&#8217;era la popolazione
+del Marocco. Ma bisogna pure venirci, a parlar
+d&#8217;affari; e allora sono lunghi giri di parole,<span class="pagenum"><a name="Page_363" id="Page_363">[363]</a></span>
+esitazioni, reticenze, un dire e non dire,
+un mettere innanzi mille dubbi a un consenso
+già dato dentro al cuore, un negare fingendo
+d&#8217;accondiscendere, uno sguisciar di mano, un
+lasciar cascare continuamente il discorso al
+momento di stringere il nodo, e poi quell&#8217;eterno
+spediente:&mdash;A domani.&mdash;Il dì dopo,
+ricapitolazione delle cose dette il dì innanzi,
+nuovi dubbi, restrizioni, riconoscimento di equivoci,
+rammarico di non aver ben inteso e di
+non essersi fatto bene intendere, e sudori dell&#8217;interprete
+incaricato di chiarire le cose. E poi
+conviene aspettare il ritorno dei corrieri mandati
+a Tangeri e a Tafilet ad assumere informazioni;
+informazioni di poco conto, ma che servono a
+rimandare lo scioglimento della quistione a
+dieci giorni più tardi. E in fine tre grandi
+ostacoli ad ogni cosa: il fanatismo del popolo,
+l&#8217;ostinazione degli ulema, la necessità di procedere
+cautamente, senza scosse, senza farsi
+scorgere, con una lentezza che abbia apparenza
+d&#8217;immobilità, se non è possibile di retrocessione.
+Qualche volta, messo a questi ferri, anche Giobbe
+direbbe la sua; ma vengon poi le calde strette
+di mano, i dolci sorrisi, le dimostrazioni d&#8217;una
+simpatia irresistibile e d&#8217;un affetto che non si
+spegnerà che colla vita. L&#8217;affare più duro è
+quello del grosso moro Scellal, e si dice che
+ne dipenda la sorte di tutta la sua vita: perciò<span class="pagenum"><a name="Page_364" id="Page_364">[364]</a></span>
+egli è nel palazzo a tutte le ore, ravvolto
+nel suo ampio caic, inquieto, pensieroso, qualche
+volta colle lagrime agli occhi, e tien sempre
+fisso sull&#8217;Ambasciatore uno sguardo supplichevole,
+che par quello d&#8217;un condannato a
+morte che domandi la grazia. Mohammed Ducali,
+invece, che ha il vento in poppa, è tutto
+festante, fuma, si profuma, cambia ogni giorno
+di caffettano e spande da ogni parte vezzi, parole
+soavi e sorrisi. Eh! se non ci fosse di
+mezzo la sudditanza italiana, come quei sorrisi
+si cangierebbero presto in lacrime di
+sangue!<span class="pagenum"><a name="Page_365" id="Page_365">[365]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Esperimentiamo in questi giorni la verità di
+quello che ci fu detto a Tangeri circa agli effetti
+dell&#8217;aria di Fez. Ma son poi effetti dell&#8217;aria
+o dell&#8217;acqua? o dell&#8217;olio scellerato? o del
+burro infame? o di tutte queste cose insieme?
+Comunque sia, è un fatto che stiamo tutti male.
+È languidezza, disappetenza, prostrazione di
+forze, pesantezza del capo, e quel ch&#8217;è più
+grave, un&#8217;abitudine, contratta da tutti, di attraversare
+di tratto in tratto il cortile rapidissimamente,
+senza voltarsi indietro, come se fossimo
+inseguiti. Strana debolezza! E a tutti questi
+malanni s&#8217;aggiunge un tedio, un fastidio d&#8217;ogni
+cosa, una tetraggine, che da qualche giorno ha
+fatto mutar faccia alla casa. Tutti desiderano
+il ritorno. Siamo giunti a quel punto inevitabile
+di tutti i viaggi, in cui tutt&#8217;a un tratto la curiosità
+si smorza, ogni cosa si scolora, le memorie
+della patria rincalzano in folla; tutti i
+desiderii, soffocati nei primi giorni, si risollevano
+in tumulto; e da qualunque parte si rivolga
+lo sguardo, si vede la nostra porta di
+casa. Siamo sazi di turbanti, di faccie nere, di
+moschee; stanchi d&#8217;aver mille occhi addosso,
+annoiati di questa immensa mascherata bianca<span class="pagenum"><a name="Page_366" id="Page_366">[366]</a></span>
+a cui assistiamo da due mesi. Quanto si darebbe
+soltanto per veder passare, foss&#8217;anche di lontano,
+una signora europea! per sentire il suono
+d&#8217;una campana! per vedere sopra il muro d&#8217;una
+casa un manifesto del teatro delle marionette!
+Oh dolcissime memorie!<span class="pagenum"><a name="Page_367" id="Page_367">[367]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Ho scoperto che fra i soldati di guardia al palazzo
+ve n&#8217;è uno a cui manca l&#8217;orecchio destro,
+e mi fu detto che gli fu tagliato legalmente, in
+presenza di testimoni, da un altro soldato al
+quale egli aveva mozzato l&#8217;orecchio medesimo
+qualche tempo prima. Tale è la legge del taglione
+che vige nel Marocco. Non solo un parente
+qualunque d&#8217;una persona uccisa ha il diritto
+d&#8217;ammazzar l&#8217;uccisore lo stesso giorno
+della settimana, alla stess&#8217;ora e nel luogo stesso
+dove cadde la vittima, ferendolo colla medesima
+arma nella medesima parte del corpo; ma chiunque
+venga privato d&#8217;un membro qualsiasi, ha diritto
+di privare dello stesso membro il suo feritore.
+Un fatto di questa natura, accompagnato da
+circostanze singolarissime, è accaduto, anni sono,
+a Mogador, e ce lo raccontò un impiegato del
+Consolato francese, che conobbe, a quanto pare,
+una delle due vittime. Un negoziante inglese
+di Mogador rientrava in città la sera d&#8217;un
+giorno di mercato, nel momento in cui la
+porta era ingombra da una folla di campagnuoli
+che conducevano asini e cammelli. Quantunque
+gridasse a squarcia gola:&mdash;<i>bal ak! bal ak!</i>
+(largo! largo!), una vecchia mora fu urtata dal<span class="pagenum"><a name="Page_368" id="Page_368">[368]</a></span>
+suo cavallo, stramazzò e picchiò il viso contro
+un sasso. Disgrazia volle che in quel picchio
+gli si rompessero gli ultimi due denti anteriori.
+Rimase un momento sbalordita; poi si
+rialzò rabbiosa e convulsa, e prorompendo
+in ingiurie e in maledizioni feroci, dopo aver
+seguitato l&#8217;inglese fino a casa, andò a domandare
+al Caid, in virtù della legge del taglione, che
+facesse rompere due denti al nazareno. Il Caid
+cercò di pacificarla e la consigliò a perdonare;
+ma non venendo a capo di nulla, la congedò promettendo
+di farle render giustizia, colla speranza
+che si sarebbe calmata a poco a poco e avrebbe
+desistito dal suo proposito. Ma passati tre giorni,
+la vecchia si ripresenta più inferocita che mai,
+chiede giustizia, vuole che si pronunzi una
+sentenza formale contro il cristiano.&mdash;Ricordati,&mdash;dice
+al Caid,&mdash;che me l&#8217;hai promesso!&mdash;E
+che!&mdash;risponde il Caid;&mdash;mi
+pigli tu forse per un cristiano che mi credi
+schiavo della mia parola?&mdash;Ogni giorno, per
+un mese, la mora assetata di vendetta si presenta
+alla porta della cittadella, e tanto grida,
+strepita e impreca, che il Caid, per liberarsene,
+si trova costretto ad esaudirla. Chiama il negoziante,
+gli espone la querela della vittima, il
+diritto che le dà la legge, il dovere che impone
+a lui la promessa, e lo prega, per finirla
+di lasciarsi levare due denti, due qualunque,<span class="pagenum"><a name="Page_369" id="Page_369">[369]</a></span>
+benchè, in giusta regola, debbano essere due
+denti incisivi. L&#8217;inglese si rifiuta per gl&#8217;incisivi,
+pei canini e pei molari; e il Caid è costretto
+a rimandare definitivamente la vecchia, ordinando
+alle guardie di non lasciarle più metter
+piede nella Casba.&mdash;Sta bene;&mdash;dice essa;&mdash;poichè
+qua non vi son più che mussulmani
+degenerati, poichè si rifiuta la giustizia
+a una mussulmana, madre di sceriffi, contro un
+cane d&#8217;infedele, andrò a trovare il Sultano, e
+vedrò se il principe dei credenti rinnega anche
+lui la legge del profeta.&mdash;Fedele alla sua parola,
+si mette in cammino, sola, con un amuleto
+in seno, un bastone in mano e una bisaccia
+a tracolla, e fa a piedi le cento leghe
+che separano Mogador dalla città sacra dell&#8217;Impero.
+Arrivata a Fez, chiede un&#8217;udienza
+al Sultano, gli si presenta, gli espone il suo
+caso e domanda, giusta il diritto che le accorda
+il Corano, l&#8217;applicazione della legge
+del taglione. Il Sultano la esorta a perdonare:
+essa insiste. Le dicono le difficoltà gravissime
+che si oppongono alla soddisfazione della sua
+domanda:&mdash;che il Console d&#8217;Inghilterra negherà
+il suo consenso, che il governo si troverà
+impicciato in una quistione grave, che
+non si può, per una cagione così futile,
+mettere a repentaglio la pace dell&#8217;Impero e
+turbare la buona amicizia che lega il Governo<span class="pagenum"><a name="Page_370" id="Page_370">[370]</a></span>
+dei sceriffi alla potente Inghilterra.&mdash;La vecchia
+mora rimane inesorabile. Le offrono, perchè
+desista, una somma di denaro, colla quale potrà
+passare il resto dei suoi giorni nell&#8217;agiatezza.
+Rifiuta.&mdash;Che faccio io dei vostri denari?&mdash;soggiunge;&mdash;io
+son vecchia e abituata
+a vivere miseramente; quello che voglio
+sono i due denti del cristiano; li voglio, li
+pretendo, li domando in nome del Corano; e il
+Sultano, principe dei credenti, capo dell&#8217;islamismo,
+padre dei suoi sudditi, non può rifiutare
+di render giustizia a una mussulmana.&mdash;Questa
+ostinazione mise il Sultano in un grave imbarazzo;
+la legge era formale e il diritto incontestabile;
+e il fermento del popolo, eccitato
+dalle declamazioni fanatiche della donna, rendeva
+pericoloso il rifiuto. Il Sultano, che era
+<a name="tn370" id="tn370"></a><ins class="correction" title="originale: Abd-er-Rhaman">Abd-er-Rahman</ins>, scrisse al console inglese
+domandandogli, come un favore, che inducesse
+il suo concittadino a lasciarsi rompere i
+due denti. Il mercante rispose al console che
+non avrebbe mai acconsentito. Allora il Sultano
+riscrisse dicendo che, se acconsentiva, gli
+avrebbe accordato, per ricompensa, qualunque
+privilegio commerciale gli piacesse di
+domandare. Questa volta, solleticato nella borsa,
+il mercante cedette. La vecchia partì da
+Fez benedicendo il nome del pio Abd-er-Rahman,
+e ritornò a Mogador, dove in presenza<span class="pagenum"><a name="Page_371" id="Page_371">[371]</a></span>
+sua e di molto popolo, furono rotti due
+denti al nazareno. Quando li vide cadere in
+terra, gettò un grido di trionfo e li raccolse
+con gioia feroce. Il mercante, grazie ai privilegi
+che gli furono accordati, in meno di due
+anni si fece una bella fortuna, e tornò in Inghilterra
+sdentato e felice.<span class="pagenum"><a name="Page_372" id="Page_372">[372]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Più studio questi mori e più tendo a credere
+che non siano molto lontani dal vero,
+come mi parvero da principio, i giudizii dei
+viaggiatori, i quali sono concordi nel chiamarli
+una razza di vipere e di volpi, falsi, pusillanimi,
+umili coi forti, insolenti coi deboli,
+rosi dall&#8217;avarizia, divorati dall&#8217;egoismo, accesi
+delle più abbiette passioni che possano capire
+nel cuore umano. Come potrebbe essere altrimenti?
+La natura del governo e lo stato
+della società non permettono loro alcuna virile
+ambizione; trafficano e brigano, ma non
+conoscono il lavoro che affatica e rasserena;
+sono digiuni affatto d&#8217;ogni piacere che derivi
+dell&#8217;esercizio dell&#8217;intelligenza; non si curano
+dell&#8217;educazione dei propri figliuoli; non hanno
+nessun nobile scopo alla vita; si danno dunque
+con tutta l&#8217;anima e per tutte le vie ad ammassar
+danaro e dividono il tempo che loro riman
+libero da questa cura fra un ozio sonnolento
+che li sfibra e una venere cieca, smodata e
+grossolana, che gli abbrutisce. In questa vita
+effeminata diventano naturalmente pettegoli,
+vanitosi, piccoli, maligni; si lacerano la reputazione,
+gli uni cogli altri, con una rabbia<span class="pagenum"><a name="Page_373" id="Page_373">[373]</a></span>
+spietata; mentono per abitudine, con un&#8217;impudenza
+incredibile; affettano animo caritatevole e
+religioso, e sacrificano l&#8217;amico per uno scudo;
+disprezzano il sapere e accolgono le più puerili
+superstizioni del volgo; fanno il bagno
+tutti i giorni e tengono il sudiciume a mucchi
+nei recessi della casa; e aggiungono a tutto
+questo un orgoglio satanico, dissimulato, quando
+occorre, da maniere umili e insieme dignitose,
+che paiono indizio d&#8217;animo gentile. E così
+m&#8217;ingannarono nei primi giorni; ma ora son persuaso
+che l&#8217;ultimo di costoro crede, in fondo al
+cuore, di valer infinitamente più di tutti noi messi
+in un mazzo. Gli arabi nomadi conservano
+almeno la semplicità austera dei costumi antichi,
+ed i Berberi selvaggi hanno lo spirito guerriero,
+il coraggio, l&#8217;amore dell&#8217;indipendenza.
+Costoro soli congiungono in sè barbarie, depravazione
+e superbia, e son la parte più potente
+della popolazione dell&#8217;Impero: quella che dà
+i negozianti, gli ulema, i tholba, i Caid, i pascià;
+che possiede i ricchi palazzi, i grandi
+arem, le belle donne, i tesori nascosti; riconoscibile
+alla pinguedine, alla carnagione chiara,
+all&#8217;occhio astuto, ai grossi turbanti, all&#8217;andatura
+maestosa, alla fiaccona, ai profumi, alla boria.<span class="pagenum"><a name="Page_374" id="Page_374">[374]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Il moro Scellal ci condusse a prendere il
+tè in casa sua. Entrammo per uno stretto corridoio
+in un cortiletto oscuro, ma bellissimo;
+bellissimo, ma sucido quanto le più sucide case
+del ghetto d&#8217;Alkasar. Fuor che i musaici del pavimento
+e dei pilastri, tutto era nero, crostoso, viscoso,
+schifoso. Vi sono due stanzine buie a terreno;
+al primo piano, gira una galleria, e sulla
+sommità dei muri il parapetto della terrazza. Il
+grosso moro ci fece sedere davanti alla porta
+della sua stanza da letto, ci diede il tè e dei dolci,
+ci bruciò dell&#8217;aloè, ci spruzzò d&#8217;acqua di rosa
+e ci presentò due suoi bambini graziosissimi,
+che s&#8217;avvicinarono a noi bianchi dalla paura
+e tremarono come foglie sotto le nostre carezze.
+Dal lato opposto del cortile v&#8217;era una ragazza
+nera d&#8217;una quindicina d&#8217;anni, non vestita d&#8217;altro
+che d&#8217;una camicia tagliata da una parte in
+modo che lasciava vedere la gamba nuda dal
+fianco fino al piede, e stretta alla cintura,
+che segnava tutte le forme del corpo: il più
+snello, il più elegante, il più seducente corpo
+di donna, lo attesto sul capo del signor Ussi,
+ch&#8217;io abbia visto nel Marocco fino al momento in
+cui scrivo. Era una schiava. Stava appoggiata a
+un pilastro colle braccia incrociate sul seno<span class="pagenum"><a name="Page_375" id="Page_375">[375]</a></span>
+e ci guardava con aria di suprema indifferenza.
+Poco dopo uscì da una porticina un&#8217;altra
+nera, una donna sui trent&#8217;anni, d&#8217;alta statura,
+di viso austero, di forme robuste, diritta come
+il fusto d&#8217;un aloè, la quale, per quello che ci
+parve, doveva essere una favorita del padrone,
+poichè gli si avvicinò famigliarmente, gli susurrò
+alcune parole nell&#8217;orecchio e gli tolse
+una festuca dai baffi, premendogli la mano
+sulle labbra, con un certo atto tra sbadato e carezzevole,
+di cui il moro sorrise. Alzando gli
+occhi, vedemmo tutta la galleria del primo
+piano e tutto il parapetto della terrazza coronati
+di teste di donne, che si nascosero immediatamente.
+Era impossibile che fossero tutte
+donne della casa. Quelle della casa avevano
+senza dubbio annunziato la visita dei cristiani
+alle amiche delle case vicine, e queste dalle loro
+terrazze s&#8217;erano arrampicate o buttate giù sulla
+terrazza dello Scellal. In un momento che guardavamo
+in su, ce ne passarono accanto tre come
+tre larve, col capo tutto coperto, e sparirono in
+una porticina. Erano tre amiche che non avendo
+potuto entrare in casa per la terrazza, avevano
+dovuto rassegnarsi a entrar per la porta; e
+un momento dopo comparirono le loro teste
+sopra il parapetto della galleria. La casa, insomma,
+s&#8217;era convertita in teatro, e noi eravamo
+lo spettacolo. Le spettatrici, tutte velate,<span class="pagenum"><a name="Page_376" id="Page_376">[376]</a></span>
+cinguettavano, ridevano sommessamente, facevano
+capolino e si ritiravano con una rapidità
+che pareva che scattassero; ad ogni nostro movimento,
+corrispondeva un leggero mormorìo;
+ogni volta che alzavamo la testa, seguiva un
+gran tumulto nei palchi di prim&#8217;ordine; si capiva
+che si divertivano, che raccoglievano materia
+per un mese di conversazione, che non
+stavano in sè dal piacere di trovarsi, così inaspettatamente,
+dinanzi a uno spettacolo tanto
+bizzarro e tanto raro! E noi, compiacenti,
+concedemmo loro questo spettacolo per quasi
+un&#8217;ora; silenziosi, però, e tediati; effetto che produce,
+dopo qualche tempo, ogni casa moresca,
+per quanto sia cortese l&#8217;ospitalità che vi si riceve.
+Poichè, dopo aver ammirato i bei musaici,
+le belle schiave e i bei bimbi, si cerca quasi
+istintivamente la persona che incarna la vita
+domestica, che rappresenta la gentilezza e l&#8217;onore
+della casa, che suggella l&#8217;ospitalità, che
+colora la conversazione, che vi alita nell&#8217;anima
+l&#8217;aura dei Lari;&mdash;si cerca, insomma, la perla
+di questa conchiglia;&mdash;e non vedendo che
+donne a cui il padrone dà gli amplessi e non
+il cuore, e figliuoli di madri sconosciute, e
+tutta la casa personificata in un solo, l&#8217;ospitalità
+riesce una fredda cerimonia, e nell&#8217;ospite spariscono
+i tratti simpatici d&#8217;un amico che v&#8217;onora,
+sotto l&#8217;aspetto d&#8217;un sensuale e odioso egoista.<span class="pagenum"><a name="Page_377" id="Page_377">[377]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Non c&#8217;è dubbio che questa gente, se proprio
+non ci odia, almeno non ci può patire, e
+non gliene mancano, tra buone e cattive, le
+ragioni. Nei discendenti dei mori di Spagna,
+molti dei quali conservano ancora chiavi di
+città andaluse e titoli di possessione di terre
+e di case di Siviglia e di Granata, è viva particolarmente
+l&#8217;avversione alla Spagna, da cui i
+loro padri furono spogliati, sterminati, banditi.
+Tutti gli altri odiano generalmente tutti i cristiani,
+non solo perchè quest&#8217;odio è istillato loro
+nelle scuole e nelle moschee fin dall&#8217;infanzia,
+collo scopo di renderli avversi ad ogni commercio
+colle genti civili;&mdash;commercio che, scemando
+la superstizione e l&#8217;ignoranza, scalzerebbe le
+fondamenta dell&#8217;edifizio politico e religioso dell&#8217;Impero;&mdash;ma
+perchè hanno tutti in fondo all&#8217;anima
+il vago sentimento d&#8217;una forza espansiva,
+crescente, minacciosa degli Stati europei, dalla
+quale tosto o tardi saranno schiacciati. Sentono
+rumoreggiare la Francia alle loro frontiere di
+levante; vedono gli Spagnuoli fortificati sulla
+loro costa del Mediterraneo; Tangeri, occupata
+da un&#8217;avanguardia di cristiani; le città occidentali,
+guardate da negozianti europei distesi<span class="pagenum"><a name="Page_378" id="Page_378">[378]</a></span>
+su tutta la costa dell&#8217;Atlantico come una catena
+di sentinelle avanzate; ambasciate che percorrono
+il paese in tutte le direzioni, per recare dei
+doni al Sultano, in apparenza, ma in realtà,
+pensan loro, per vedere, scrutare, fiutare, corrompere,
+preparare il terreno; sentono, insomma,
+la minaccia perpetua d&#8217;un&#8217;invasione e immaginano
+quest&#8217;invasione accompagnata da tutti gli
+orrori dell&#8217;odio e della vendetta, persuasi, come
+sono, che i Cristiani nutrano contro i Mussulmani
+gli stessi sentimenti che nutrono loro
+contro di noi. Come possono poi cangiare
+quest&#8217;avversione in simpatia vedendo noi, stretti
+nei nostri abiti impudichi, che segnano le forme;
+vestiti di colori sinistri; noi, carichi di taccuini,
+di cannocchiali, di strumenti misteriosi, che ci
+ficchiamo per tutto, notiamo tutto, misuriamo
+tutto, vogliamo saper tutto; noi che ridiamo
+sempre e non preghiamo mai; noi irrequieti,
+chiaccheroni, beoni, fumatori, pieni di pretese,
+e pitocchi, che abbiamo una donna sola, e non
+un servo dei nostri paesi! E si formano dell&#8217;Europa
+un&#8217;idea oscura, come d&#8217;un&#8217;immensa congerie
+di popoli turbolenti, dove regni una vita
+febbrile, tutta ambizioni ardenti, vizi sfrenati,
+tumulti, viaggi, imprese temerarie, un affanno,
+un rimescolìo vertiginoso, una confusione di
+Babelle, che dispiace a Dio.<span class="pagenum"><a name="Page_379" id="Page_379">[379]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Oggi gran rumore nel palazzo, a cagione del
+primo ed unico tentativo di conquista amorosa,
+fatto da un cristiano del basso personale dell&#8217;ambasciata.
+Questo buon giovane, al quale
+cominciava a pesare, a quel che sembra, la vita diplomaticamente
+austera che si mena da quaranta
+giorni; avendo visto, non so di dove, una bella
+mora che passeggiava in un giardino, pensò (tutti
+hanno le loro debolezze) ch&#8217;essa non avrebbe
+potuto resistere alle attrattive della sua bella
+persona, e senza badare al pericolo s&#8217;insinuò
+per un buco del muro nel recinto vietato. Se,
+giunto in cospetto della ninfa, abbia fatto una
+dichiarazione d&#8217;amore od abbia tentato di sopprimere
+il preambolo, se la ninfa gli abbia
+prestato orecchio pietoso o sia fuggita strillando,
+non si sa, poichè tutto, in questo paese,
+è mistero. Si sa però che tutt&#8217;a un tratto sbucarono
+di dietro a un cespuglio quattro mori
+armati di pugnale, due dei quali gli si slanciarono
+contro da una parte e due dall&#8217;altra; e
+che il malcapitato seduttore o non sarebbe più
+uscito del giardino, o ne sarebbe uscito con
+qualche occhiello nelle reni, se non fosse comparso
+improvvisamente il caid Hamed-Ben Kasen<span class="pagenum"><a name="Page_380" id="Page_380">[380]</a></span>
+Buhammei, il quale arrestò con un gesto imperioso
+i quattro cerberi, e diede modo al fuggitivo
+di riportare la pelle intatta al palazzo.
+La notizia dell&#8217;avvenimento si sparse, ci fu un
+sottosopra, il colpevole ricevette una solenne
+ammonizione in presenza di tutti e il Comandante,
+sempre spiritoso, gli fece per giunta
+un sermoncino che gli produsse un&#8217;impressione
+profonda.&mdash;Che le donne degli altri, e particolarmente
+le donne dei mussulmani, bisogna
+lasciarle stare; che quando si è con un&#8217;ambasciata
+europea nel Marocco, bisogna far conto
+di non esser più un uomo; che nei paesi maomettani
+queste quistioni di donne finiscono facilmente
+in quistioni politiche; e che sarebbe
+una bella responsabilità quella d&#8217;un giovane
+onesto il quale, per non aver saputo resistere
+a un impulso inconsiderato... del cuore, trascinasse
+il suo paese in una guerra... di cui non
+si potrebbero prevedere le conseguenze.&mdash;A
+questo discorso, il povero giovane, che già vedeva
+la flotta italiana con centomila soldati
+salpare verso il Marocco per cagion sua, si
+mostrò atterrito del suo fallo a tal segno, che
+non parve più necessario d&#8217;infliggergli altro
+castigo.<span class="pagenum"><a name="Page_381" id="Page_381">[381]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Vorrei saper bene che concetto hanno costoro
+della propria potenza militare e del proprio
+valore guerresco rispetto alla potenza e
+al valore dei popoli europei. Ma non oso interrogarli
+direttamente su questo soggetto perchè
+sono ombrosissimi e temo che le mie domande
+possano parere un&#8217;ironia o una spacconata.
+Son riuscito nondimeno, tastandoli con
+mano leggera, e senza farmi scorgere, a raccapezzare
+qualche cosa. Sulla superiorità della nostra
+potenza militare non ci hanno dubbio;
+poichè se qualche dubbio rimaneva loro trent&#8217;anni
+sono, quando non avevano ancora ricevuto
+dagli europei alcuna veramente grave
+batosta, le guerre della Francia e della Spagna,
+e principalmente le due battaglie famose d&#8217;Isly
+e di Tetuan, dissiparono quei dubbi per sempre.
+Ma riguardo al valore, mi pare che si
+credano ancora superiori di molto agli europei;
+le vittorie dei quali attribuiscono all&#8217;artiglieria,
+all&#8217;ordine, alla furberia (chè per loro sono
+furberie la strategia e la tattica) e non al valore.
+E le vittorie conseguite con quei mezzi, pare
+che non le considerino nobilmente conseguite.
+Il volgo, poi, aggiunge a quei mezzi l&#8217;alleanza<span class="pagenum"><a name="Page_382" id="Page_382">[382]</a></span>
+coi cattivi spiriti, senza la quale nè i cannoni
+nè le furberie sarebbero bastati a <a name="tn382" id="tn382"></a><ins class="correction" title="originale: sgomînare">sgominare</ins>
+gli eserciti mussulmani. Certo è che agli Arabi
+puri e ai Berberi, che sono la maggioranza
+guerriera del Marocco, non si può negare il
+valore, e nemmeno restringersi a riconoscere
+in loro quel valore comune e indeterminato
+che in Europa si considera, con cavalleresca
+reciprocanza, proprietà di tutti gli eserciti. Poichè
+tenuto pur conto della natura del terreno
+e degli aiuti segreti dell&#8217;Inghilterra, l&#8217;esercito
+marocchino, scompigliato, mal condotto, male
+armato, male approvvigionato, non avrebbe potuto
+tener fronte, come fece, per quasi un anno,
+con una tenacia inaspettata in Europa, all&#8217;esercito
+spagnuolo, disciplinato, ordinato e fornito di
+tutti i nuovi mezzi d&#8217;offesa, senza supplire con
+un grande valore alla potenza militare che gli
+mancava. Si potrà negare il nome proprio di
+valore al fanatismo che slancia un uomo contro
+dieci a cercare una morte che gli aprirà le porte
+del paradiso; al furore selvaggio che induce un
+soldato a spaccarsi il cranio contro una rupe
+piuttosto che cader nelle mani dei nemici; alla
+rabbia forsennata d&#8217;un ferito, che si strappa le
+bende e si squarcia le piaghe per liberarsi colla
+vita dalla prigionia; al disprezzo del dolore,
+alla cieca audacia, all&#8217;ostinazione brutale di chi
+si fa uccidere senza scopo; ma bisognerà ammettere<span class="pagenum"><a name="Page_383" id="Page_383">[383]</a></span>
+almeno che questi sono elementi di valore,
+ed è incontestabile che questa gente ne
+diede molti e tremendi saggi alla Spagna. Dopo
+due mesi di guerra, l&#8217;esercito spagnuolo non
+aveva presi che due prigionieri, un arabo della
+provincia d&#8217;Oran e un pazzo che s&#8217;era presentato
+agli avamposti; e nella sanguinosa battaglia
+di Castillejos cinque marocchini soli, e
+tutti e cinque feriti, caddero nelle mani dei
+vincitori. La loro tattica tradizionale è di avanzarsi
+in massa contro il nemico, distendersi
+rapidamente, correre fino a mezzo tiro, sparare
+e ritirarsi precipitosamente per ricaricare le
+armi. Nelle grandi battaglie si dispongono a
+mezza luna, l&#8217;artiglieria e la fanteria al centro,
+e alle ali la cavalleria, che cerca d&#8217;avvolgere il
+nemico e cacciarlo fra due fuochi. Il capo supremo
+dà un ordine generale, ma ogni capo
+inferiore ritorna all&#8217;assalto o si ritira quando
+gli sembra opportuno, e l&#8217;esercito sfugge facilmente
+al comando principale. Cavalieri infaticabili,
+destri tiratori, tenaci dietro un riparo, facili
+a sgominarsi in pianura aperta, strisciano
+come serpenti, s&#8217;arrampicano come scoiattoli,
+corrono come caprioli, passano rapidamente
+dall&#8217;assalto temerario alla fuga precipitosa, e
+da un esaltazione di valore che pare pazzia furiosa
+a uno sgomento che non ha nome. Ci
+sono ancora nel Marocco dei mori impazziti di<span class="pagenum"><a name="Page_384" id="Page_384">[384]</a></span>
+terrore alla battaglia d&#8217;Isly; e si sa che alle
+prime cannonate del maresciallo Bugeaud, il
+Sultano Abd-er-Rahman, gridò:&mdash;Il mio cavallo!
+Il mio cavallo!&mdash;e inforcata la sella,
+si diede a una fuga disperata, lasciando sul
+campo i suoi musici, i suoi negromanti, i suoi
+cani da caccia, lo stendardo sacro, il parasole
+ed il tè, che i soldati francesi trovarono ancora
+bollente.<span class="pagenum"><a name="Page_385" id="Page_385">[385]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Incontro tanti neri per le strade di Fez, che
+alle volte mi par di trovarmi in una città del
+Sudan e sento vagamente fra me e l&#8217;Europa
+l&#8217;immensità del deserto di Sahara. Dal Sudan,
+infatti, vengono la maggior parte, poco meno
+di tremila all&#8217;anno, molti dei quali si dice che
+muoiono in breve tempo di nostalgia. Sono
+portati per lo più all&#8217;età d&#8217;otto o dieci anni. I
+mercanti, prima di esporli in vendita, li ingrassano
+a pallottole di cuscussù, cercano di guarirli
+dalla nostalgia colla musica e insegnano loro
+qualche parola araba; il che ne aumenta il
+prezzo, che è ordinariamente trenta lire per un
+ragazzo, sessanta per una bimba, circa a quattrocento
+per una giovane di diciassette o diciott&#8217;anni,
+bella, che sappia parlare e che non abbia
+ancora partorito; e cinquanta o sessanta per un
+vecchio. L&#8217;Imperatore ritiene il cinque per
+cento della materia importata, e ha il diritto
+della prima scelta. Gli altri sono venduti nei
+mercati di Fez, di Mogador e di Marocco, e
+partitamente, all&#8217;incanto, in tutte le altre città,
+dove i compratori, per tradizione, usano loro il
+pudico riguardo di non visitarne pubblicamente
+le parti coperte. Abbracciano tutti, senza difficoltà,<span class="pagenum"><a name="Page_386" id="Page_386">[386]</a></span>
+la religione maomettana, conservando
+però molte delle loro stranissime superstizioni,
+e le feste bizzarre del proprio paese, consistenti
+in balli grotteschi che durano fino a tre
+giorni e tre notti consecutive, accompagnati
+da una musica diabolica, e non interrotti che
+per inghiottire con avidità bestiale ogni sorta
+di porcherie. Servono per lo più nelle case,
+son trattati con dolcezza, vengono in gran parte
+affrancati in ricompensa dei loro servigi, hanno
+la via aperta anche alle più alte cariche dello
+stato, e si palesano qui come per tutto: ora
+febbrilmente operosi, ora torpidamente pigri,
+lussuriosi come scimmie, astuti come volpi, feroci
+come tigri; ma contenti del loro stato, e
+per lo più fedeli e grati ai padroni: il che
+pare che non segua dove la schiavitù è più dura,
+come a Cuba, e dove la libertà di cui godono è
+eccessiva, come in Europa. Le arabe e le
+more rifuggono da loro, ed è rarissimo che
+un nero sposi altra donna che del suo colore;
+ma gli uomini, e in specie i mori, non solo
+le cercano avidamente come concubine, ma le
+sposano colla stessa facilità che le bianche;
+onde il grandissimo numero di mulatti di tutte
+le sfumature che son nel Marocco. Strane vicende!
+Il povero nero di dieci anni, venduto
+sui confini del Sahara per un sacco di zucchero
+o un pezzo di stoffa, può, e si diede il caso<span class="pagenum"><a name="Page_387" id="Page_387">[387]</a></span>
+discutere trent&#8217;anni dopo,&mdash;ministro del Marocco,&mdash;un
+trattato di commercio <a name="tn387" id="tn387"></a><ins class="correction" title="originale: coll'ambaciatore">coll&#8217;ambasciatore</ins>
+d&#8217;Inghilterra; e molto più probabilmente,
+la bambina nera nata in una tana immonda
+e scambiata all&#8217;ombra d&#8217;un&#8217;oasi con un
+otre d&#8217;acquavite, trovarsi, appena adulta, coperta
+di gemme e fragrante di profumi, tra le braccia
+del Sultano.<span class="pagenum"><a name="Page_388" id="Page_388">[388]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Da qualche giorno, passeggiando per Fez, mi
+si affaccia alla mente con una persistenza ostinata
+l&#8217;immagine d&#8217;una grande città americana,
+alla quale accorre gente da ogni parte del mondo,
+una di quelle città che rappresentano quasi
+il tipo a cui tutte le città nuove si vanno lentamente
+informando, e la cui vita è forse un
+esempio di quello che sarà fra un secolo la vita
+di tutte; una città la cui immagine non si può
+presentare a nessun europeo, accanto a quella
+di Fez, senza farlo sorridere di pietà, tanto è
+grande la distanza che le separa sopra la via
+del progresso umano. Eppure, più mi fisso col
+pensiero in quella città, più mi sento preso da
+un dubbio che mi rattrista. Vedo quelle grandi
+strade, diritte e interminabili, in cui s&#8217;innalzano
+a perdita d&#8217;occhi i pali giganteschi del telegrafo.
+«È l&#8217;ora della chiusura degli opifici
+e delle botteghe. Torrenti d&#8217;operai, uomini,
+donne e ragazzi, passano a piedi, in omnibus,
+in <i>tramway</i>, seguendo quasi tutti la stessa direzione,
+verso i quartieri lontani; e tutti hanno
+l&#8217;aspetto triste e ansioso e sembrano estenuati
+dalla fatica.... Nuvole dense di fumo di carbone
+escono dalle innumerevoli torricine degli opifici,<span class="pagenum"><a name="Page_389" id="Page_389">[389]</a></span>
+scendono nelle strade, gettano le loro ombre
+nere sulle splendide vetrine delle botteghe,
+sulle lettere dorate degli annunzi che coprono
+le facciate fino ai tetti, sulla folla che, colla
+testa bassa, a passo cadenzato, dondolando le
+braccia, fugge in silenzio i luoghi che, durante
+il giorno, videro colare il suo sudore. Di tratto
+in tratto, il sole squarcia il velo lugubre che
+l&#8217;industria ha disteso sulla capitale del lavoro;
+ma questi bagliori improvvisi, fuggitivi, invece
+di rallegrare la scena, non fanno che illuminarne
+la tristezza... Tutte le fisonomie hanno
+la medesima espressione. Ognuno ha fretta di
+arrivare a casa per «economizzare» le sue
+poche ore di riposo dopo aver tratto il maggior
+vantaggio possibile dalle lunghe ore di lavoro.
+Par che ognuno sospetti nel suo vicino un
+concorrente. Tutti portano l&#8217;impronta dell&#8217;isolamento.
+L&#8217;aria morale in cui vive questa gente
+non è la carità, è la rivalità... Un gran numero
+di famiglie vivono negli alberghi, vita che condanna
+la donna alla solitudine e all&#8217;ozio. Lungo
+il giorno, il marito fa i suoi affari fuor di casa,
+e non rientra che all&#8217;ora del desinare, che trangugia
+colla rapidità d&#8217;un uomo affamato. Poi
+ritorna alla sua galera. I ragazzi, all&#8217;età di cinque
+o sei anni, frequentano le scuole, ci vanno
+e ritornano soli e passano il rimanente del loro
+tempo a loro capriccio, godendo della più ampia<span class="pagenum"><a name="Page_390" id="Page_390">[390]</a></span>
+libertà. L&#8217;autorità paterna è pressochè nulla.
+I figliuoli non ricevono altra educazione che
+quella delle scuole.... maturano rapidamente
+e si preparano fin dall&#8217;infanzia alle fatiche
+e alle lotte della vita sovreccitata, aspra e avventurosa
+che li aspetta. La vita dell&#8217;uomo non
+è che una sola e lunga <i>campagna</i>, un seguito
+non interrotto di combattimenti, di marcie e
+di contro-marcie. La dolcezza, l&#8217;intimità del
+focolare domestico non hanno che un&#8217;assai piccola
+parte nella sua esistenza militante e febbrile.
+È egli felice? A giudicarne dal suo aspetto
+faticato, triste, inquieto, spesso delicato e malsano,
+c&#8217;è da dubitarne. L&#8217;eccesso del lavoro
+non interrotto gli spezza le forze, gl&#8217;interdice
+i piaceri dello spirito e gl&#8217;impedisce il raccoglimento
+dell&#8217;anima. E la donna soffre di questa
+vita anche più del marito. Essa non lo vede
+che una volta al giorno, mezz&#8217;ora tutt&#8217;al più, e
+la sera, quando, rotto dalla fatica, rientra in
+casa per cercare il sonno; e non può alleggerire
+il fardello ch&#8217;egli porta, nè partecipare
+alle sue pene, alle sue cure e ai suoi lavori
+perchè non li conosce, non esistendo quasi affatto
+fra loro, per mancanza di tempo, il commercio
+delle anime....»</p>
+
+<p>La città è Chicago, e chi la descrive il barone
+Hübner, grande ammiratore dall&#8217;America.
+Ora il dubbio è questo: non so quale delle<span class="pagenum"><a name="Page_391" id="Page_391">[391]</a></span>
+due città, Fez e Chicago, mi faccia più compassione.
+Sento però che se fossi nei panni
+d&#8217;un moro di Fez, ed un cristiano, conducendomi
+in una di quelle grandi città civili, mi
+domandasse se l&#8217;invidio, gli farei una risata
+sul volto.<span class="pagenum"><a name="Page_392" id="Page_392">[392]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Stamattina Selam mi raccontò, a modo suo,
+la storia famosa del brigante Arusi; una delle
+infinite istorie che girano di bocca in bocca
+dal mare al deserto; fondata però sopra un
+fatto vero e recentissimo, di cui molti testimoni
+vivono ancora.</p>
+
+<p>Poco dopo la guerra colla Francia, il Sultano
+Abd-er Rahman mandò un esercito a castigare
+gli abitanti del Rif che avevano incendiato un
+bastimento francese. Fra i varii sceicchi, a cui
+il comandante dell&#8217;esercito intimò di denunziare
+i colpevoli, ce ne fu uno, chiamato Sid-Mohammed-Abd-el-Djebar,
+già innoltrato negli
+anni, il quale, essendo geloso d&#8217;un tale Arusi,
+giovane valoroso e bellissimo, lo rimise, benchè
+innocente, nelle mani del generale, affinchè lo
+conducesse nelle carceri di Fez. Fu infatti condotto
+a Fez, ma non stette in prigione che un
+anno. Rilasciato in libertà, andò a Tangeri.
+Stette qualche tempo a Tangeri e poi tutt&#8217;a un
+tratto scomparve, e per un pezzo nessuno seppe
+più notizie di lui. Ma poco dopo la sua disparizione,
+si cominciò a parlare in tutta la provincia
+del Garb d&#8217;una banda di ladri e d&#8217;assassini
+che infestava la campagna fra Rabat e<span class="pagenum"><a name="Page_393" id="Page_393">[393]</a></span>
+Laracce. Le carovane erano assalite, i negozianti
+spogliati, i caid malmenati, i soldati del
+Sultano pugnalati; nessuno osava più attraversare
+quelle terre; e i pochi che, presi dagli
+assassini, ne uscivan salvi, tornavano nelle città
+istupiditi dal terrore.</p>
+
+<p>Le cose durarono in questo stato per molto
+tempo, e nessuno era mai riuscito a scoprire
+chi fosse il capo della banda, quando un negoziante
+rifano, assalito una notte al lume della
+luna, riconobbe fra coloro che lo spogliavano
+il giovane Arusi, e ne portò a Tangeri la notizia
+che si sparse rapidamente per tutto il
+Garb. Il capo della banda era Arusi. Molti altri
+lo riconobbero. Egli appariva nei duar e
+nei villaggi, di giorno e di notte, vestito da
+soldato, da caid, da ebreo, da cristiano, da
+donna, da ulema, uccideva, rubava, spariva, inseguito
+da ogni parte, non raggiunto da nessuno,
+sempre inaspettato, sempre in un nuovo
+aspetto, capriccioso, feroce, infaticabile; e non
+s&#8217;allontanava mai dai dintorni della cittadella
+El-Mamora; cosa di cui nessuno capiva la ragione.
+La ragione era questa: il caid della
+cittadella El-Mamora era in quel tempo l&#8217;antico
+sceicco Sid-Mohammed Abd-el-Dijebar che
+aveva messo Arusi nelle mani del generale del
+Sultano.</p>
+
+<p>In quei giorni appunto Sid-Mohammed Abd-el-Dijebar<span class="pagenum"><a name="Page_394" id="Page_394">[394]</a></span>
+aveva data in isposa una sua figliuola
+di meravigliosa bellezza, chiamata Rahmana,
+al figliuolo del pascià di Salè, che
+si chiamava Sid-Alì. Le feste nuziali erano
+state celebrate con gran pompa, in presenza
+dei più ricchi giovani della provincia, accorsi
+a cavallo, armati, vestiti dei loro più begli
+abiti, alla cittadella d&#8217;El-Mamora; e Sid-Alì
+doveva condurre la sua sposa a Salè, in casa
+di suo padre. Il corteo uscì dalla cittadella di
+notte. Doveva passare per una gola strettissima
+formata da una catena di collinette boscose e
+da una catena di dune. Andava innanzi una
+scorta di trenta cavalieri; dietro a questi,
+Rahmana sulla groppa d&#8217;una mula, in mezzo
+allo sposo e al fratello; dietro Rahmana, il
+caid suo padre e una folla di parenti e d&#8217;amici.
+Entrarono nella gola. La notte era serena,
+lo sposo teneva per mano Rahmana,
+il vecchio caid si lisciava la barba: tutti erano
+allegri.</p>
+
+<p>All&#8217;improvviso una voce formidabile urlò nel
+silenzio della notte:</p>
+
+<p>&mdash;Arusi ti saluta, o sceicco Sid Mohammed
+Abd-el Dijebar!</p>
+
+<p>Nello stesso punto, sull&#8217;alto d&#8217;una collina
+scintillarono trenta fucili e tuonarono trenta
+colpi. Cavalli, soldati, parenti, amici, chi stramazza
+morto, chi vacilla ferito, chi fugge; e<span class="pagenum"><a name="Page_395" id="Page_395">[395]</a></span>
+prima che il caid e Sid-Alì, rimasti illesi, rinvengano
+dallo sbalordimento, un uomo, una
+furia, un demonio, Arusi insomma precipita
+dalla collina, afferra Rahmana, se la mette in
+sella e fugge a briglia sciolta verso la foresta
+di Mamora.</p>
+
+<p>Il caid e Sid-Alì, uomini risoluti, invece di
+abbandonarsi ad una vana disperazione, fecero
+giuramento solenne di non radersi più la testa
+prima d&#8217;essersi spaventosamente vendicati. Domandarono
+e ottennero soldati dal Sultano, e
+cominciarono a dar la caccia ad Arusi, che s&#8217;era
+rifugiato colla sua banda nella grande foresta di
+Mamora. Fu una guerra faticosissima, tutta colpi
+di mano, imboscate, assalti notturni, astuzie,
+combattimenti feroci, che durò più d&#8217;un anno,
+e ridusse a poco a poco la banda nel centro
+della foresta. La banda era accerchiata e il
+cerchio si stringeva si stringeva. Molti dei seguaci
+di Arusi eran già morti di fame, molti
+fuggiti, molti stati uccisi in combattimento. Il
+caid e Alì, vicini a raggiungere la meta, s&#8217;inferocivano
+sempre più, non chiudevan più occhio
+nè notte nè giorno, non respiravano più
+che la vendetta. Ma d&#8217;Arusi e di Rahmana non
+si sapeva più nulla. Chi diceva che fossero
+morti di stento, chi riteneva che fossero fuggiti,
+chi credeva che il bandito avesse ucciso
+la sposa e sè stesso. E Sid-Alì e il caid cominciavano<span class="pagenum"><a name="Page_396" id="Page_396">[396]</a></span>
+a disperare, perchè più s&#8217;innoltravano,
+e più gli alberi si facevan fitti, più alti
+e più intricati i cespugli, le liane, i rovi, i
+ginepri; tanto che i cavalli e i cani non potevano
+più aprirsi la via. Un giorno, finalmente,
+mentre tutti e due passeggiavano scoraggiati e
+silenziosi per la foresta, un arabo accorse da
+lontano verso di loro e disse d&#8217;aver visto Arusi
+nascosto in mezzo ai giunchi, sulla riva d&#8217;un
+fiume, all&#8217;estremità della foresta. Il caid raccoglie
+in furia i suoi cavalieri, li divide in due
+drappelli e li sguinzaglia, un drappello a destra,
+l&#8217;altro a sinistra, verso il fiume. Dopo una
+lunga corsa, il caid per il primo vede da lontano,
+in mezzo ai giunchi, rizzarsi un fantasma,
+un uomo d&#8217;alta statura e d&#8217;aspetto terribile:
+Arusi. Si slanciano tutti verso quel punto, arrivano,
+girano, frugano, fiutano: Arusi non
+v&#8217;è più. Erano sulla riva del <a name="tn396" id="tn396"></a><ins class="correction" title="originale: fume">fiume</ins>.&mdash;Ha passato
+il fiume! grida il caid. Tutti si gettano
+nel fiume e raggiungono la riva opposta. La
+riva era segnata di alcune orme; tutti si mettono
+su quell&#8217;orme; ma dopo pochi passi, mancano.&mdash;s&#8217;è
+rigettato nel fiume,&mdash;grida
+il caid,&mdash;e andò a riuscir più lontano.&mdash;Subito
+i cavalieri si slanciano di galoppo lungo
+la riva. Nello stesso punto l&#8217;attenzione del
+caid è attirata da suoi tre cani, che si sono
+arrestati, fiutando, vicino a una pianta di giunchi.<span class="pagenum"><a name="Page_397" id="Page_397">[397]</a></span>
+Sid-Alì accorre pel primo, e vede vicino
+ai giunchi un largo fosso, in fondo al quale
+c&#8217;erano alcuni piccoli fori. Salta nel fosso, introduce
+il fucile in uno dei fori, lo sente respinto,
+spara, chiama il caid, accorrono i soldati,
+guardano di qua e di là, e scoprono una
+piccola apertura rotonda a fior d&#8217;acqua nella
+riva tagliata a picco. Arusi doveva essere entrato
+nel suo sotterraneo per quell&#8217;apertura.&mdash;Scaviamo!&mdash;grida
+il caid. I soldati corrono
+a pigliar vanghe e piccozze nei duar vicini,
+tornano, scavano, rompono una specie di volta
+di terra e scoprono una tana...</p>
+
+<p>In fondo alla tana c&#8217;era Arusi ritto, immobile,
+pallido come un morto, colle braccia spenzoloni.</p>
+
+<p>Lo afferrarono: non fece resistenza. Lo tiraron
+fuori: aveva l&#8217;occhio sinistro crepato.
+Lo legarono, lo portarono in una tenda, lo
+distesero in terra, e per prima vendetta, Sid-Alì
+gli recise col pugnale tutti i diti dei piedi,
+gettandoglieli ad uno ad uno sul viso. Ciò
+fatto, mise sei soldati a custodirlo e si ritirò
+sotto un&#8217;altra tenda insieme col caid, per concertare
+che torture gli dovessero infliggere prima
+di troncargli la testa. La discussione durò lungo
+tempo: andavano a gara a chi proponesse dei
+tormenti più dolorosi; nessuno strazio pareva
+abbastanza orrendo; la sera era venuta, e non<span class="pagenum"><a name="Page_398" id="Page_398">[398]</a></span>
+avevano ancora nulla deciso. Rimandarono la
+decisione alla mattina e si separarono.</p>
+
+<p>Un&#8217;ora dopo, il caid ed Alì riposavano ciascuno
+sotto la sua tenda; la notte era oscurissima,
+non spirava un alito di vento, non stormiva una
+foglia, non si sentiva che il mormorio del fiume
+e il respiro dei dormenti.</p>
+
+<p>All&#8217;improvviso una voce formidabile urlò nel
+silenzio della notte:</p>
+
+<p>&mdash;Arusi ti saluta, o sceicco Sid Mohammed
+Abd-el Dijebar!</p>
+
+<p>Il vecchio caid balza in piedi atterrito e
+sente la pesta precipitosa d&#8217;un cavallo che s&#8217;allontana.
+Chiama i soldati, che accorrono in
+furia, e grida:&mdash;Il mio cavallo! Il mio cavallo!&mdash;Cercano
+il suo cavallo, il più superbo
+animale del Garb: è sparito. Corrono alla tenda
+di Sid-Alì: è steso in terra morto, con un pugnale
+confitto nell&#8217;occhio sinistro. Il caid scoppia
+in pianto: i soldati si slanciano dietro al
+fuggitivo. Lo intravvedono, come un ombra,
+per qualche momento; lo perdon di vista; lo
+rivedono; ma egli va come la folgore, e sparisce
+ben presto per non più ricomparire. Continuano
+a inseguirlo, nondimeno, per tutta la
+notte, sin che arrivano a un bosco fittissimo,
+dove si arrestano per aspettare che aggiorni.
+Appena aggiorna, vedono lontano il cavallo del
+caid, che viene verso di loro spossato e insanguinato,<span class="pagenum"><a name="Page_399" id="Page_399">[399]</a></span>
+riempiendo l&#8217;aria di nitriti lamentevoli.
+Pensando che Arusi sia nel bosco, sguinzagliano
+i cani e s&#8217;avanzano colle armi nel
+pugno. Dopo un breve cammino, scoprono una
+casuccia diroccata, mezzo nascosta fra gli alberi.
+I cani v&#8217;accorrono e s&#8217;arrestano. I soldati li seguono
+in punta di piedi, arrivano alla porta,
+spianano i fucili... e li lascian cadere in terra
+gettando un grido di stupore. In mezzo a quelle
+quattro mura, stava disteso in terra il cadavere
+d&#8217;Arusi, e accanto a lui una bellissima donna,
+vestita splendidamente, coi capelli sciolti, la
+quale gli fasciava i piedi sanguinosi, singhiozzando,
+ridendo, mormorando con voce infantile
+parole di disperazione e d&#8217;amore. Era Rahmana.
+La condussero in casa di suo padre, vi stette
+tre giorni senza profferire parola e disparve.
+La trovarono qualche tempo dopo fra le rovine
+della casa del bosco, che raspava la terra
+colle mani, chiamando Arusi. E di là non si
+mosse più.&mdash;Dio,&mdash;come dissero gli arabi&mdash;aveva
+richiamato a sè la sua ragione ed essa
+era santa.</p>
+
+<p>Se sia ancora viva, non si sa. Certo è che
+viveva ancora venti anni sono, e che la vide
+nel suo romitaggio il signor Narciso Cotte, impiegato
+al consolato di Francia a Tangeri, che
+ne ha raccontata la storia.<span class="pagenum"><a name="Page_400" id="Page_400">[400]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Oramai non v&#8217;è più un angolo di Fez che
+ci sia sconosciuto; e nondimeno ci par sempre
+d&#8217;essere arrivati il giorno innanzi, tanta è
+la varietà d&#8217;aspetti che ci presenta questa scena
+grandiosa di mura, di porte, di torri, di rovine;
+tanto ogni cosa ci ravviva ad ogni momento
+il sentimento della nostra solitudine; tanto
+stentiamo ad abituarci ad essere l&#8217;oggetto della
+curiosità universale. E questa curiosità non è
+punto scemata, benchè ormai tutti gli abitanti
+di Fez ci abbiano visti e rivisti. È scemata, invece,
+la diffidenza, e pare anche un poco l&#8217;antipatia:
+i bambini ci si avvicinano e ci toccano
+i vestiti per sentire di che sostanza sono; le
+donne ci guardan con occhio torvo, ma non
+tornan più indietro vedendoci apparir di lontano;
+le maledizioni son diventate più rare, i
+soldati non picchian più bastonate, e il pugno
+toccato dall&#8217;Ussi fu, è da sperarsi, il primo ed
+unico pugno di cui io possa portare la notizia
+in Italia. E benchè, passeggiando per la città,
+ci preceda e ci segua sempre una folla fittissima,
+io credo che potremmo uscir soli senza
+ombra di pericolo d&#8217;essere ammazzati. Già la
+popolazione, da quanto ci dicono i soldati dell&#8217;ambasciata,<span class="pagenum"><a name="Page_401" id="Page_401">[401]</a></span>
+ci ha messo a tutti, giusta la consuetudine
+moresca, un sopranome. Il medico è
+<i>l&#8217;uomo degli occhiali</i>, il vice-console è <i>l&#8217;uomo
+del naso forcuto</i>, il capitano è <i>l&#8217;uomo degli stivali
+neri</i>, l&#8217;Ussi è <i>l&#8217;uomo del fazzoletto bianco</i>, il
+Comandante <i>l&#8217;uomo delle gambe corte</i>, il Biseo
+<i>l&#8217;uomo dei capelli rossi</i>, il Morteo <i>l&#8217;uomo di
+velluto</i>, perchè è tutto vestito di velluto, ed io
+sono <i>l&#8217;uomo della scarpa rotta</i>, perchè un dolore
+al piede m&#8217;ha costretto a dare un lungo taglio
+a uno stivaletto. Parlano molto dei fatti nostri,
+si capisce, e par che dicano che siamo tutti
+brutte faccie, nessuno escluso, neppure il cuoco,
+il quale accolse questa notizia con una risata
+di disprezzo, battendo la mano sopra una tasca
+del panciotto, dove tiene una lettera della sua
+amante. E mi pare anche che ci trovino o fingano
+di trovarci ridicoli, perchè, per istrada, si
+mettono a ridere con una certa ostentazione
+ogni volta che uno di noi scivola, o dà del
+capo nel ramo d&#8217;un albero, o perde il cappello.
+Malgrado ciò, e la varietà delle vedute, questa
+popolazione tutta d&#8217;un colore e senza distinzione
+apparente di ceto, questo non sentir mai
+altro rumore che un eterno fruscìo di pantofole
+e di cappe, queste donne velate, queste case
+cieche e mute, questa vita piena di mistero finisce
+per tediar mortalmente. Gli abitanti son
+vivi, la città è morta. Al tramonto del sole bisogna<span class="pagenum"><a name="Page_402" id="Page_402">[402]</a></span>
+rientrare in casa e non si può più uscire.
+Col calar della notte, cessa ogni commercio,
+ogni movimento, ogni segno di vita; Fez non
+è più che una vasta necropoli, dove se si sente
+per caso una voce umana, è l&#8217;urlo d&#8217;un pazzo
+o il grido d&#8217;un assassinato; e chi volesse andare
+a zonzo a ogni costo, dovrebbe farsi scortare
+da una pattuglia coi fucili carichi e da un
+drappello di falegnami, i quali ogni trecento
+passi buttassero giù una porta che sbarra la
+strada. Di giorno poi la città non somministra
+altra novità che qualche donna trovata morta
+in mezzo alla via con una pugnalata nel cuore,
+la partenza d&#8217;una piccola carovana, l&#8217;arrivo
+d&#8217;un governatore o sotto-governatore di provincia
+che venne gettato in fondo a un carcere,
+la bastonatura di qualche pezzo grosso, una festa
+in onore d&#8217;un Santo di cui sentiamo le fucilate
+dal palazzo, e altre cose simili, annunziate
+per lo più da Mohammed Ducali o dal
+Scellal, che sono i nostri due giornali quotidiani
+ambulanti. E queste notizie, e quello che
+vedo ogni giorno, e la vita singolarissima che
+vivo qui, mi danno poi nella notte dei sogni così
+stranamente intricati di teste recise, di deserti,
+d&#8217;arem, di prigioni, di Fez, di Tumbuctù, di Torino,
+che la mattina mi sveglio con un caos
+inesprimibile nella testa, e per qualche momento
+non raccapezzo più in che mondo mi sia.<span class="pagenum"><a name="Page_403" id="Page_403">[403]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Di quante figure belle, grottesche, orribili,
+buffe, stranissime, mi rimarrà la memoria per
+tutta la vita! Ne ho la testa affollata, e quando
+son solo me le faccio passare dinanzi ad una
+ad una, come le figure d&#8217;una lanterna magica,
+con un piacere che non so esprimere. Passa
+Sid Buker, il personaggio misterioso che viene
+tre volte al giorno, ravvolto in una gran cappa
+biancastra, colla testa bassa, cogli occhi socchiusi,
+pallido come un morto, furtivo come
+uno spettro, a conferire segretamente coll&#8217;Ambasciatore;
+e svanisce a modo di una figura
+fantasmagorica, senza che nessuno se n&#8217;accorga.
+Passa il servo favorito di Sid-Mussa, un giovane
+mulatto bellissimo, grazioso come una
+fanciulla, elegante come un principe, fresco
+e sorridente, che sale e scende le scale saltellando
+e ci saluta con una certa civetteria
+inchinandosi profondamente e stendendo
+una mano in atto di mandare un bacio. Passa
+un soldato di guardia, un berbero, nato sulle
+montagne dell&#8217;Atlante, una faccia sanguinaria
+che non posso guardare senza fremere, e mi
+figge negli occhi, ogni volta che mi vede, uno
+sguardo immobile, freddo, perfido, come se meditasse<span class="pagenum"><a name="Page_404" id="Page_404">[404]</a></span>
+d&#8217;uccidermi; e più lo sfuggo e più l&#8217;incontro,
+e par che indovini il ribrezzo che m&#8217;ispira
+e ci provi un satanico piacere. Passa una
+vecchia decrepita, che ho vista sulla porta d&#8217;una
+moschea, nuda da capo a piedi, fuor che un
+cencio intorno ai fianchi, colla testa rasa come
+la palma della mano e il corpo disfatto a segno
+che mi strappò un&#8217;esclamazione d&#8217;orrore e rimasi
+per lungo tempo col sangue sossopra.
+Passa una mora briccona, che rientrando in casa,
+mentre noi passavamo dinanzi alla sua porta,
+buttò giù in fretta e in furia, nell&#8217;atto di chiudere,
+il caic che la copriva, ci lasciò intravvedere
+il suo bel corpo diritto e tornito, e saettandoci
+un&#8217;occhiata sfavillante di mille vezzi,
+chiuse. Passa un bottegaio vecchissimo, una
+faccia tra spaventosa e ridicola, curvo tanto
+che, stando seduto in fondo alla sua nicchia
+oscura, si tocca quasi i piedi col mento; e
+tiene aperto un occhio solo, appena visibile; e
+ogni volta che passando dinanzi alla sua bottega,
+lo guardo, quell&#8217;occhio gli si apre smisuratamente
+e brilla d&#8217;un sorriso beffardo indefinibile,
+che mi mette non so che inquietudine
+nel cuore. Passa una bellissima morina di dieci
+anni, coi capelli sciolti giù per le spalle, vestita
+d&#8217;una camicia bianca stretta alla vita da una
+ciarpa verde, la quale spenzolandosi dal parapetto
+d&#8217;una terrazza per saltare sulla terrazza<span class="pagenum"><a name="Page_405" id="Page_405">[405]</a></span>
+di sotto, la camicia le si attaccò alla
+punta d&#8217;un mattone e restò su, lasciando molti
+segretini all&#8217;aria aperta; ed essa, che sapeva
+d&#8217;esser guardata dal palazzo dell&#8217;Ambasciata, e
+non poteva più nè risalire nè scendere, si mise
+a strillare come una disperata, e tutte le donne
+della casa accorsero smascellandosi dalle risa.
+Passa un mulatto gigantesco, pazzo, che tormentato
+dall&#8217;idea fissa che i soldati del Sultano lo
+cerchino per tagliargli una mano, fugge per le
+strade come una fiera inseguita, agitando convulsivamente
+il braccio destro, come se glie l&#8217;avessero
+già mutilato, e mette ululati spaventosi che
+risuonano da un quartiere all&#8217;altro della città. Passano
+molti e molti altri; ma quello che s&#8217;arresta
+più lungamente, è un nero di cinquant&#8217;anni,
+servo del palazzo, alto poco più e largo poco
+meno d&#8217;un metro, un cor contento, che sorride
+sempre cacciando tutta la bocca verso l&#8217;orecchio
+destro; la più grottesca, la più spropositata, la più
+imperiosamente ridicola figura che sia mai comparsa
+sotto la cappa del cielo; ed ho un bel mordermi
+le dita, e dirmi che è ignobile il ridere delle
+deformità umane, e farmi vergogna in mille maniere;&mdash;è
+inutile,&mdash;è un riso che vince le mie
+forze,&mdash;ci dev&#8217;esser dentro qualche intenzione
+misteriosa della Provvidenza,&mdash;bisogna che
+scoppi! E Dio mi perdoni: mi venne più
+volte l&#8217;idea di comprarlo per farmene una pipa.<span class="pagenum"><a name="Page_406" id="Page_406">[406]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Essendo vicino il giorno della partenza, i
+negozianti accorrono in folla al palazzo e si
+compra a furia. Le stanze, il cortile e la galleria
+hanno preso l&#8217;aspetto d&#8217;un grande bazar.
+Per tutto lunghe file di vasi, di babbuccie ricamate,
+di vassoi, di cuscini, di tappeti, di
+caic. Quanto v&#8217;è in Fez di più dorato, di più
+arabescato, di più caro assaettato, ci è passato
+sotto gli occhi in questi giorni. E bisogna vedere
+come vendono costoro, senza proferire parola,
+senza lasciarsi sfuggire un sorriso, non
+accennando che sì o no colla testa, e andando
+via, abbiano o non abbian venduto, colla stessa
+faccia d&#8217;automi con cui sono venuti. Fra tutte,
+è bella a vedersi la stanza dei pittori, convertita
+in una gran bottega di rigattiere, piena
+di selle, di staffe, di fucili, di caffettani, di
+ciarpe lacere, di terraglia, di orecchini barbareschi,
+di vecchie cinture da donna, venute Dio
+sa di dove, che hanno forse sentito molte volte
+la stretta amorosa delle braccia imperiali, e
+forse l&#8217;anno venturo luccicheranno in un quadro
+magistrale alla mostra di Napoli o di Filadelfia.
+Un solo genere manca, e sono gli oggetti
+d&#8217;antichità, ricordi dei varii popoli che conquistarono<span class="pagenum"><a name="Page_407" id="Page_407">[407]</a></span>
+o colonizzarono il Marocco; e benchè
+si sappia che sovente se ne trovano sotto terra
+o fra le rovine, non c&#8217;è mezzo d&#8217;averne, poichè
+ogni oggetto scoperto dovendo essere portato
+alle Autorità, chi scopre, tien nascosto, e
+le Autorità, non conoscendone il valore, distruggono
+o vendono come materia inutile il poco
+che ricevono. Così, anni sono, un cavallo ed
+alcune statuette di bronzo trovate in un pozzo
+vicino ai resti d&#8217;un acquedotto, furon rotte e
+vendute come vecchio rame a un rigattiere
+israelita.<span class="pagenum"><a name="Page_408" id="Page_408">[408]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Oggi ho fatto con un negoziante di Fez una
+viva discussione, coll&#8217;intento di scoprire quello
+che pensano i mori della civiltà europea; e
+per questo non mi affannai a ribattere i suoi
+argomenti se non quanto era necessario per
+dargli spago. È un bel moro sui quarant&#8217;anni,
+di fisonomia onesta e severa, che visitò,
+per affari di commercio, le principali città
+dell&#8217;Europa occidentale, e stette lungo tempo
+a Tangeri dove imparò un po&#8217; di spagnuolo.
+Già nei giorni scorsi avevo scambiato con lui
+qualche parola a proposito d&#8217;un piccolo pezzo
+di stoffa intessuto di seta e d&#8217;oro di cui pretendeva
+la bellezza di dieci marenghi. Ma
+oggi toccandolo sull&#8217;argomento dei suoi viaggi,
+gli attaccai <a name="tn408" id="tn408"></a><ins class="correction" title="originale: un parlantina">una parlantina</ins> di cui i suoi compagni
+stessi, che ascoltavano senza capire, rimasero
+stupiti. Gli domandai dunque che impressione
+gli avessero fatta le grandi città europee
+non aspettandomi peraltro di sentire grandi
+espressioni di meraviglia, perchè sapevo, come
+tutti sanno, che dei quattro o cinquecento negozianti
+marocchini che vanno ogni anno in
+Europa, la maggior parte ritornano nel loro paese
+più stupidamente fanatici di prima, quando<span class="pagenum"><a name="Page_409" id="Page_409">[409]</a></span>
+non ritornano più viziosi e più birbanti; e che
+se tutti rimangono stupiti dello splendore delle
+nostre città e delle meraviglie delle nostre industrie,
+nessuno però ne rimane scosso nell&#8217;anima,
+acceso nella mente, spronato a fare, a
+tentare, a imitare; nessuno intimamente persuaso
+della inferiorità complessiva del paese
+proprio; e nessunissimo, poi, se anche avesse
+questi sentimenti s&#8217;arrischierebbe ad esprimerli,
+e tanto meno a cercar di diffonderli, per paura
+di tirarsi addosso l&#8217;accusa di mussulmano rinnegato
+e di nemico del suo paese.</p>
+
+<p>&mdash;Che cosa avete da dire&mdash;gli domandai&mdash;delle
+nostre grandi città?</p>
+
+<p>Mi guardò fisso e rispose freddamente:</p>
+
+<p>&mdash;Strade grandi, belle botteghe, bei palazzi,
+belle officine.... e tutto pulito.</p>
+
+<p>Con ciò parve che avesse detto tutto quello
+che aveva da dir d&#8217;onorevole per noi.</p>
+
+<p>&mdash;Non ci avete trovato altro di bello e di
+buono?&mdash;domandai.</p>
+
+<p>Mi guardò come per domandarmi alla sua
+volta che cosa pretendevo ch&#8217;egli ci avesse
+trovato.</p>
+
+<p>&mdash;Ma possibile&mdash;(mi stizzii)&mdash;che un uomo
+ragionevole come voi siete, che ha visto dei
+paesi così meravigliosamente diversi e superiori
+al suo, non ne parli almeno con stupore, almeno
+colla vivacità con cui il ragazzo d&#8217;un<span class="pagenum"><a name="Page_410" id="Page_410">[410]</a></span>
+<i>duar</i> parlerebbe del palazzo d&#8217;un pascià? Ma
+di che cosa vi meravigliate dunque al mondo?
+Che gente siete? Chi vi capisce?</p>
+
+<p>&mdash;<i>Perdóne Usted</i>,&mdash;rispose freddamente;&mdash;io
+vi rispondo che non capisco voi. Quando
+v&#8217;ho detto tutte le cose nelle quali credo che
+siate superiori a noi, che volete che vi dica
+di più? Volete che vi dica quello che non
+penso? Vi dico che le vostre strade sono più
+grandi delle nostre, che le vostre botteghe sono
+più belle, che avete delle officine che noi non
+abbiamo, che avete dei ricchi palazzi. Mi par
+d&#8217;aver detto tutto. Dirò ancora una cosa: che
+sapete più di noi perchè avete dei libri e leggete.</p>
+
+<p>Feci un atto d&#8217;impazienza.</p>
+
+<p>&mdash;Non v&#8217;impazientate, <i>caballero</i>;&mdash;ragioniamo
+tranquillamente. Voi convenite che il
+primo dovere d&#8217;un uomo, la prima cosa che lo
+rende stimabile, e quella in cui importa massimamente
+che un paese sia superiore agli altri
+paesi, è l&#8217;onestà; non è vero? Ebbene, in
+fatto d&#8217;onestà io non credo in nessuna maniera
+che voi altri siate superiori a noi. E una.</p>
+
+<p>&mdash;Adagio. Spiegatemi prima che cosa intendete
+di dire con questa parola onestà.</p>
+
+<p>&mdash;Onestà nel commercio, <i>caballero</i>. I mori,
+per esempio, nel commercio, ingannano qualche
+volta gli europei; ma voi altri europei ingannate
+molto più spesso i mori.<span class="pagenum"><a name="Page_411" id="Page_411">[411]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Saranno casi rari&mdash;risposi, per dir qualche
+cosa.</p>
+
+<p>&mdash;<i>Casos raros?</i>&mdash;esclamò accendendosi.
+Casi di tutti i giorni!&mdash;(E qui vorrei poter
+riferire tale e quale il suo linguaggio rotto,
+concitato e infantile). Prove! Prove! Io a Marsiglia.
+Sono a Marsiglia. Compro cotone. Scelgo
+il filo, grosso così. Dico:&mdash;questo numero,
+questo bollo, tanta quantità, mandate.&mdash;Pago,
+parto, arrivo al Marocco, ricevo cotone, apro,
+guardo, stesso numero, stesso bollo.... filo tre
+volte più piccolo! non serve a niente! migliaia
+di lire perdute! Corro al Consolato.... niente.
+<i>Otro.</i> Un altro. Mercante di Fez ordina Europa
+panno turchino, tanti pezzi, tanto larghi, tanto
+lunghi, convenuto, pagato. Riceve il panno,
+apre, misura: primi pezzi, giusti; sotto, più
+corti; gli ultimi, mezzo metro meno! Non servono
+più alle cappe, mercante rovinato. <i>Otro,
+otro.</i> Mercante di Marocco ordina, Europa,
+mille metri gallone d&#8217;oro per ufficiali e manda
+denaro. Gallone viene, tagliato, cucito, portato....
+rame! <i>Y otros, y otros, y otros!</i>&mdash;Ciò detto alzò
+il viso al cielo, e poi, rivolgendosi vivamente
+verso di me:&mdash;Più onesti voi?</p>
+
+<p>Ripetei che non potevano essere che casi eccezionali:
+non rispose.</p>
+
+<p>&mdash;Più religiosi voi?&mdash;domandò poi bruscamente.&mdash;No!<span class="pagenum"><a name="Page_412" id="Page_412">[412]</a></span></p>
+
+<p>E dopo qualche momento:&mdash;No! Basta
+essere entrati una volta nelle vostre <i>moschee</i>.</p>
+
+<p>&mdash;Ora dite,&mdash;soggiunse poi, incoraggiato
+dal mio silenzio;&mdash;nei vostri paesi, succedono
+meno <i>matamientos</i>? (uccisioni).</p>
+
+<p>Qui sarei stato imbarazzato a rispondergli.
+Che cosa avrebbe detto se io gli avessi confessato
+che soltanto in Italia si commettono tremila
+omicidi all&#8217;anno, e che ci sono novantamila
+prigionieri tra condannati e da giudicarsi?</p>
+
+<p>&mdash;Non credo,&mdash;disse, leggendomi negli
+occhi la risposta.</p>
+
+<p>Non sentendomi sicuro su questo terreno, lo
+attaccai coi soliti argomenti sulla quistione
+della poligamia.</p>
+
+<p>Saltò su come se l&#8217;avessi scottato;</p>
+
+<p>&mdash;Sempre questo!&mdash;gridò facendosi rosso
+fino alle orecchie.&mdash;Sempre questo! Come se
+voi aveste una donna sola! E ce lo volete far
+credere! Una sola è vostra, ma ci son poi
+quelle <i>de los otros</i>, e quelle che sono <i>de todos y
+de nadie</i>, di tutti e di nessuno. Parigi! Londra!
+Caffè pieni, strade piene, teatri pieni.
+<i>Verguenza!</i> E rimproverate i Mori?</p>
+
+<p>Dicendo questo, stropicciava con mano tremante
+il suo rosario, e si voltava di tratto in
+tratto per farmi capire, con un leggero sorriso,
+che non mi avessi a male del suo sdegno, perchè<span class="pagenum"><a name="Page_413" id="Page_413">[413]</a></span>
+egli non l&#8217;aveva con me; ma coll&#8217;Europa.</p>
+
+<p>Vedendo che in questa quistione se la pigliava
+troppo a cuore, sviai il discorso, e gli
+domandai se non riconosceva le maggiori comodità
+della nostra maniera di vivere. Qui fu
+comicissimo. Aveva degli argomenti preparati.</p>
+
+<p>&mdash;È vero,&mdash;rispose con un accento ironico;&mdash;è
+vero... Sole? Ombrello. Pioggia? Paracqua.
+Polvere? Guanti. Camminare? Bastone.
+Guardare? Occhialino. Passeggiare? Carrozza.
+Sedere? Elastico. Mangiare? Strumenti. Una
+scalfittura? Medico. Morto? Statua. Eh! di
+quante cose avete bisogno! Che uomini, <i>por
+Dios</i>! Che bambini!</p>
+
+<p>Insomma, non me ne voleva passar una. Trovò
+persino a ridere sull&#8217;architettura.</p>
+
+<p>&mdash;Che! Che!&mdash;rispose quando gli parlai
+dei comodi delle nostre case.&mdash;State trecento
+in una casa sola, gli uni sugli altri, e poi salire,
+salire, salire&mdash;e manca aria e manca
+luce e manca giardino.</p>
+
+<p>Allora gli parlai di leggi, di governo, di libertà,
+e cose simili; e siccome era un uomo
+perspicace, mi parve d&#8217;esser riuscito, se non a
+fargli capire tutta la differenza che, sotto questi
+aspetti, corre fra il suo paese e il nostro;
+almeno a fargliene brillare alla mente un barlume.
+Visto che non poteva tenermi fronte su<span class="pagenum"><a name="Page_414" id="Page_414">[414]</a></span>
+quel soggetto cangiò improvvisamente il discorso,
+e guardandomi da capo a piedi, disse sorridendo:</p>
+
+<p>&mdash;<i>Mal vestidos.</i> (Mal vestiti).</p>
+
+<p>Gli risposi che il vestito importava poco, e
+gli domandai se non riconosceva la nostra superiorità
+anche in questo, che, invece di star
+tante ore oziosi colle gambe incrociate sopra
+una materassa, noi impieghiamo il tempo in
+mille maniere utili e divertenti.</p>
+
+<p>Mi diede una risposta più sottile che non
+m&#8217;aspettassi. Disse che non gli pareva buon
+segno questo aver bisogno di far tante cose
+per passare il tempo. La vita per sè sola è
+dunque un supplizio per noi, che non possiamo
+stare un&#8217;ora senza far nulla, senza distrarci,
+senza affannarci a cercare divertimenti? Abbiamo
+paura di noi stessi? Abbiamo qualche
+cosa dentro che ci tormenta?</p>
+
+<p>&mdash;Ma vedete,&mdash;dissi&mdash;che spettacolo triste
+presentano le vostre città, che solitudine,
+che silenzio, che miseria. Siete stato a Parigi?
+Paragonate un po&#8217; le strade di Parigi colle strade
+di Fez.</p>
+
+<p>Qui fu sublime. Saltò in piedi ridendo, e
+più coi gesti che colle parole fece una descrizione
+canzonatoria dello spettacolo che presentano
+le strade delle nostre città. Va, vieni,
+corri; carri di qui, carrette di là; un rumore<span class="pagenum"><a name="Page_415" id="Page_415">[415]</a></span>
+che stordisce, gli ubbriachi che barcollano, i
+signori che si abbottonano il soprabito per
+paura dei borsaiuoli; a ogni passo una guardia
+che guarda intorno come se a ogni passo ci
+fosse un ladro; i bambini e i vecchi che ogni
+momento corron rischio d&#8217;essere schiacciati dalle
+carrozze dei ricchi; le donne sfrontate, e persino
+bambine, orrore! che lanciano occhiate provocanti,
+urtano i giovani col gomito e fanno mille
+smancerie; tutti col sigaro in bocca; da ogni
+parte gente che entra nelle botteghe a mangiucchiare,
+a ber liquori, a farsi lisciare i capelli,
+a specchiarsi, a inguantarsi; e i zerbinotti
+piantati davanti ai caffè che dicono delle
+parole nell&#8217;orecchio alle donne degli altri che
+passano; e che maniera ridicola di salutare e
+di camminare in punta di piedi, dondolandosi,
+saltellando; e poi, Dio buono, che curiosità di
+femminuccie!&mdash;E toccando questo tasto pigliò
+la stizza e disse che un giorno, in una
+piccola città d&#8217;Italia, essendo uscito vestito da
+moro, si radunò in un momento una gran folla,
+e tutti gli correvano dietro e davanti gridando
+e ridendo, e quasi non lo lasciavano camminare,
+tanto ch&#8217;egli dovette ritornare alla locanda e
+cangiar vestito.&mdash;Ed è così che si fa nei vostri
+paesi? mi domandò.&mdash;Che si faccia qui,
+si capisce, perchè non si vedon mai dei cristiani;
+ma nei vostri paesi dove si sa come<span class="pagenum"><a name="Page_416" id="Page_416">[416]</a></span>
+siamo vestiti, perchè ci sono i quadri, e mandate
+qui i pittori colle macchine e coi colori a
+farci i ritratti; fra voi che sapete tutto non vi
+pare che non dovrebbero accadere queste cose?</p>
+
+<p>Fatto questo sfogo, mi sorrise cortesemente
+come per dire:&mdash;Ciò non toglie che noi due
+siamo amici.</p>
+
+<p>Cadde poi il discorso sulle industrie europee,
+sulle strade ferrate, sul telegrafo, sulle grandi
+opere d&#8217;utilità pubblica; e di questo mi lasciò
+parlare senza interrompermi, assentendo
+anzi, di tratto in tratto, con un cenno del capo.
+Quand&#8217;ebbi finito, però, mise un sospiro e disse:&mdash;Infine
+poi... a che servono tante cose se
+dobbiamo tutti morire?</p>
+
+<p>&mdash;Insomma,&mdash;conclusi,&mdash;voi non cangereste
+il vostro stato col nostro!</p>
+
+<p>Stette un po&#8217; pensando e rispose:</p>
+
+<p>&mdash;No, perchè voi non vivete più di noi, nè
+siete più sani, nè più buoni, nè più religiosi,
+nè più contenti. Lasciateci dunque in pace. Non
+vogliate che tutti vivano a modo vostro e sian
+felici come volete voi. Rimaniamo tutti nel
+cerchio che Allà ci ha segnato. Con qualche
+fine Allà ha disteso il mare fra l&#8217;Africa e
+l&#8217;Europa. Rispettiamo i suoi decreti.</p>
+
+<p>&mdash;E credete,&mdash;domandai,&mdash;che rimarrete
+sempre quello che siete? che a poco a poco
+non vi faremo cangiare?<span class="pagenum"><a name="Page_417" id="Page_417">[417]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;Non lo so,&mdash;rispose.&mdash;Voi avete
+la forza, voi farete ciò che vorrete. Tutto
+quello che deve accadere, è già scritto. Ma
+qualunque cosa accada, Allà non abbandonerà
+i suoi fedeli.</p>
+
+<p>Ciò detto, mi prese la destra, se la strinse
+sul cuore e se n&#8217;andò a passi maestosi.<span class="pagenum"><a name="Page_418" id="Page_418">[418]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Stamattina, al levar del sole, sono stato a
+vedere la rassegna del presidio di Fez, che il
+Sultano fa tre volte la settimana, nella piazza
+dove ricevette solennemente l&#8217;Ambasciata.</p>
+
+<p>Uscendo dalla porta della Nicchia del burro,
+ebbi un primo saggio delle manovre dell&#8217;artiglieria.
+Uno stuolo di soldati, vecchi, di mezza
+età e ragazzi, tutti vestiti di rosso, correvano
+dietro a un cannoncino tirato da una mula.
+Era uno dei dodici cannoni di campagna che
+il governo spagnuolo regalò al Sultano Sid-Mohammed
+dopo la guerra del 1860. Di tratto
+in tratto la mula scivolava o deviava o s&#8217;arrestava,
+e tutta quella ragazzaglia si metteva a urlare
+e a picchiare, ballando e sghignazzando, come
+se conducesse un carro da carnevale. In un
+tragitto di cento passi, si saranno fermati dieci
+volte. Ogni momento seguiva un&#8217;avaria: ora cadeva
+il secchiolino, ora lo scovolo, ora non so
+che altro; poichè tutto era appeso all&#8217;affusto. La
+mula andava innanzi a zig zag, a suo capriccio,
+o piuttosto dove la spingeva il cannone scendendo
+impetuosamente dai rialti del terreno;
+tutti davano ordini, nessuno obbediva; i grandi
+scappellottavano i piccoli, i piccoli scappellottavano<span class="pagenum"><a name="Page_419" id="Page_419">[419]</a></span>
+i piccolissimi, e questi si scappellottavano
+fra loro; e il cannone rimaneva presso a poco allo
+stesso posto. Era una scena che avrebbe messo
+la febbre terzana al generale Lamarmora.</p>
+
+<p>Sulla riva sinistra del Fiume delle perle, v&#8217;erano
+circa due mila soldati di fanteria, parte
+sdraiati per terra, parte ritti in crocchi. Nella
+piazza, chiusa tra il fiume e le mura, tirava al
+bersaglio l&#8217;artiglieria; quattro cannoni, dietro ai
+quali stava un gruppo di soldati, e ritta in mezzo
+a loro una figura alta e bianca,&mdash;il Sultano,&mdash;di
+cui però, dal luogo dov&#8217;ero, discernevo
+appena i contorni. Mi parve che di tratto in tratto
+parlasse agli artiglieri in atto di dar consigli.
+Dalla parte opposta della piazza, vicino al
+ponte, v&#8217;era un gruppo di mori, d&#8217;arabi, di
+neri, uomini e donne, gente di città e gente di
+campagna, signori e pezzenti, tutti stretti in un
+gruppo, che aspettavano, mi fu detto, d&#8217;esser
+chiamati ad uno ad uno dinanzi al Sultano,
+a cui dovevano chieder favori o giustizia; <a name="tn419" id="tn419"></a><ins class="correction" title="originale: poiche">poichè</ins>
+il Sultano dà udienza tre volte la settimana
+a chiunque faccia domanda di parlargli. Parte
+di quella povera gente era forse venuta da
+città o da terre lontane a lagnarsi delle angherie
+dei governatori o a domandar grazia per i loro
+parenti sepolti in un carcere. V&#8217;erano donne
+cenciose e vecchi cadenti; tutti visi stanchi
+e tristi, su cui si leggeva il desiderio impaziente<span class="pagenum"><a name="Page_420" id="Page_420">[420]</a></span>
+e insieme la paura di dover comparire
+dinanzi al Principe dei Credenti, al giudice
+supremo, che avrebbe in pochi momenti,
+con poche parole, deciso forse della sorte di
+tutta la loro vita. Non mi parve che avessero
+nulla nelle mani o ai loro piedi, e per questo
+credo che il Sultano regnante abbia tolto l&#8217;uso,
+che c&#8217;era altre volte, di accompagnare ogni domanda
+con un regalo; il quale non veniva sdegnato,
+qualunque fosse, ed era qualche volta un
+paio di polli o una dozzina d&#8217;ova.</p>
+
+<p>Girai in mezzo ai soldati. I ragazzi erano
+divisi in gruppi di trenta o quaranta e si divertivano
+a inseguirsi o a saltarsi gli uni gli
+altri, appoggiandosi le mani sulle spalle. In alcuni
+gruppi però il divertimento consisteva in
+una specie di pantomima, che, appena ne capii
+il significato, mi fece rabbrividire. Rappresentavano
+l&#8217;amputazione delle mani, il taglio della
+testa col coltello ed altri supplizi ai quali probabilmente
+avevano assistito parecchie volte.
+Un ragazzo faceva da caid, uno da boia, uno da
+vittima; questo, quando gli era tagliata la mano,
+fingeva di tuffar il moncherino nel catrame;
+un altro raccoglieva la mano recisa e la buttava
+in pasto ai cani; e tutti gli spettatori ridevano.
+Le faccie patibolari che avevan la maggior
+parte di quei soldatuccoli, non si possono
+descrivere. Ve n&#8217;era di tutte le sfumature dal<span class="pagenum"><a name="Page_421" id="Page_421">[421]</a></span>
+nero d&#8217;ebano fino al giallo d&#8217;arancio, e non uno,
+neppure fra i più piccoli, che conservasse l&#8217;espressione
+della ingenuità infantile: avevan
+tutti qualchecosa di duro, di sfrontato, di beffardo,
+di cinico, che metteva pietà, piuttosto
+che sdegno. E non c&#8217;è bisogno di grande perspicacia
+per capire che non potrebb&#8217;essere altrimenti.
+Degli uomini, la maggior parte sonnecchiavano
+distesi in terra; altri ballavano alla
+negra in mezzo a un circolo di spettatori, facendo
+ogni sorta di smorfie e di lazzi; altri tiravano
+di scherma colle sciabole, nello stesso modo che
+i tiratori di Tangeri, saltellando con atteggiamenti
+da danzatori di corda. Gli ufficiali, tra
+cui molti rinnegati, che si riconoscevano al
+viso, alla pipa, e a un non so che di ricercato
+nel vestimento, passeggiavano in disparte, e
+quando gl&#8217;incontravo, sfuggivano i miei sguardi.
+Di là dal ponte, in un luogo appartato, c&#8217;era
+una ventina d&#8217;uomini ravvolti in cappe bianche,
+distesi in terra gli uni accanto agli altri,
+immobili come statue. Mi avvicinai: vidi che
+avevano le gambe e le braccia strette da grossissime
+catene. Erano condannati per delitti
+comuni che l&#8217;esercito si trascina sempre con sè,
+per esporli alla berlina. Al mio avvicinarsi,
+tutti si voltarono e mi fissarono in viso uno
+sguardo che mi fece tornare indietro.</p>
+
+<p>Uscii di mezzo ai soldati e m&#8217;andai a riparare<span class="pagenum"><a name="Page_422" id="Page_422">[422]</a></span>
+all&#8217;ombra d&#8217;una palma, sopra un rialto di
+terreno, di dove si dominava tutto lo spianato.</p>
+
+<p>Ero là da pochi minuti, quando vidi un ufficiale
+staccarsi da un crocchio, e venir verso
+di me lentamente, guardando qua e là e canterellando,
+come per non farsi scorgere.</p>
+
+<p>Era un omo piccolo, tarchiato, vestito presso
+a poco alla zuava, col fez, senz&#8217;armi. Poteva
+avere una quarantina d&#8217;anni.</p>
+
+<p>Quando lo vidi da vicino, provai un senso
+di ribrezzo. Non ho mai visto nella gabbia di
+nessuna corte d&#8217;Assisie una faccia più perfida
+di quella. Avrei giurato che aveva sulla
+coscienza almeno dieci omicidii, accompagnati
+da insulti al cadavere.</p>
+
+<p>Si fermò a due passi da me, mi fissò con
+due occhi vitrei e disse freddamente:</p>
+
+<p>&mdash;<i>Bonjour, monsieur.</i></p>
+
+<p>Gli domandai s&#8217;era francese.</p>
+
+<p>&mdash;Sì,&mdash;rispose.&mdash;Son venuto da Algeri.
+Son qui da sette anni. Son capitano nell&#8217;esercito
+del Marocco.</p>
+
+<p>Non potendo fargli i miei complimenti, non
+risposi.</p>
+
+<p>&mdash;<i>C&#8217;est comme ça</i>,&mdash;continuò con un fare
+spigliato.&mdash;Sono andato via da Algeri perchè
+non mi ci potevo più vedere. <i>J&#8217;etais obligé de vivre
+dans un cercle trop étroit</i> (voleva forse dire
+il capestro). La vita all&#8217;europea non si confaceva<span class="pagenum"><a name="Page_423" id="Page_423">[423]</a></span>
+alla mia indole. Sentivo bisogno di cangiar
+paese.</p>
+
+<p>&mdash;Ed ora siete contento? domandai.</p>
+
+<p>&mdash;Contentissimo, rispose con affettazione.&mdash;Il
+paese è bello, Mulei el Hassen è il migliore
+dei Sultani, il popolo è buono, son capitano,
+ho una botteguccia, esercito una piccola
+industria, vado alla caccia, vado alla pesca, faccio
+escursioni sulle montagne, godo della più
+grande libertà. Non ritornerei in Europa, vedete,
+per tutto l&#8217;oro del mondo.</p>
+
+<p>&mdash;Non desiderate nemmeno di rivedere il
+vostro paese? Avete dimenticato affatto anche
+la Francia?</p>
+
+<p>&mdash;M&#8217;importa assai della Francia!&mdash;rispose.&mdash;Per
+me non esiste più Francia. La
+mia patria è il Marocco.</p>
+
+<p>E diede una scrollata di spalle.</p>
+
+<p>Quel cinismo mi rivoltò; non ci potevo
+quasi credere; mi venne la curiosità di scrutarlo
+più addentro.</p>
+
+<p>&mdash;Da quando avete lasciato l&#8217;Algeria,&mdash;gli
+domandai,&mdash;non avete più avuto notizia
+degli avvenimenti d&#8217;Europa?</p>
+
+<p>&mdash;<i>Pas un mot</i>,&mdash;rispose.&mdash;Qui non si sa
+nulla di nulla, ed io sono contentissimo di non
+saper nulla.</p>
+
+<p>&mdash;Non sapete dunque che c&#8217;è stata una gran
+guerra tra la Francia e la Prussia.<span class="pagenum"><a name="Page_424" id="Page_424">[424]</a></span></p>
+
+<p>Si scosse.</p>
+
+<p>&mdash;<i>Qui a vaincu?</i>&mdash;domandò con una certa
+vivacità, fissandomi negli occhi.</p>
+
+<p>&mdash;La Prussia,&mdash;risposi.</p>
+
+<p>Fece un atto di sorpresa.</p>
+
+<p>Gli raccontai in poche parole i grandi disastri
+della Francia, l&#8217;invasione, la presa di Parigi,
+la perdita delle due provincie.</p>
+
+<p>Stette a sentire colla testa bassa e le soppracciglia
+aggrottate; poi si riscosse e disse
+con un certo sforzo:&mdash;<i>C&#8217;est égal... je n&#8217;ai plus
+de patrie... ça ne me regarde pas...</i></p>
+
+<p>E riabbassò la testa.</p>
+
+<p>Io lo osservavo, se n&#8217;accorse.</p>
+
+<p>&mdash;<i>Adieu, monsieur</i>,&mdash;disse improvvisamente,
+con voce alterata, e se n&#8217;andò a passi lesti.</p>
+
+<p>&mdash;Tutto non è dunque morto ancora!&mdash;pensai,
+e me ne sentii rallegrato.</p>
+
+<p>Intanto gli artiglieri avevan cessato di tirare
+al bersaglio, il Sultano s&#8217;era seduto sotto un
+padiglione bianco ai piedi d&#8217;una torre, e i soldati
+cominciavano a sfilargli davanti, un per uno,
+senz&#8217;armi, alla distanza di circa venti passi l&#8217;un
+dall&#8217;altro. Non essendoci nè accanto al Sultano,
+nè dirimpetto al padiglione alcun ufficiale che
+leggesse i nomi, come si fa da noi, per accertare
+l&#8217;esistenza di tutti i soldati segnati nei ruoli (e
+si dice che nell&#8217;esercito marocchino non esiston
+ruoli), non capii che scopo potesse avere<span class="pagenum"><a name="Page_425" id="Page_425">[425]</a></span>
+quella rassegna, fuor che di ricreare l&#8217;Imperatore;
+e fui tentato di riderne. Ma un secondo
+pensiero, il pensiero di ciò che v&#8217;era di primitivo
+e di poetico in quel monarca affricano,
+sommo sacerdote e principe assoluto, giovane,
+semplice, gentile, che stando tre ore solo all&#8217;ombra
+d&#8217;una tenda, si faceva tre volte la settimana
+passare dinanzi ad uno ad uno i suoi soldati,
+e ascoltava le preghiere e i lamenti dei suoi sudditi
+sventurati, m&#8217;ispirò invece un sentimento di
+profondo rispetto. E poichè era quella l&#8217;ultima
+volta che lo vedevo:&mdash;Addio, gli dissi andandomene,
+con un vivo slancio di simpatia;&mdash;addio,
+bello e nobile principe!&mdash;e quando
+la sua graziosa figura bianca scomparve per
+sempre ai miei occhi, sentii un moto dentro,
+come se in quel momento stesso mi si stampasse
+per sempre nel cuore.<span class="pagenum"><a name="Page_426" id="Page_426">[426]</a></span></p>
+
+<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Nove giugno: ultimo del soggiorno dell&#8217;Ambasciata
+italiana in Fez. Tutte le domande dell&#8217;Ambasciatore
+sono state esaudite, accomodati
+gli affari del Ducali e dello Scellal, fatte le
+visite di congedo, subíto l&#8217;ultimo pranzo di
+Sid-Mussa, ricevuti i regali d&#8217;uso del Sultano:
+un bel cavallo nero, con una enorme sella di
+velluto verde, gallonata d&#8217;oro, all&#8217;Ambasciatore;
+sciabole dorate e damascate ai membri ufficiali
+dell&#8217;Ambasciata; una mula al secondo dracomanno.
+Le tende e le casse son partite stamattina,
+le stanze son vuote, le mule son pronte,
+la scorta ci attende alla porta della Nicchia
+del burro, i miei compagni passeggiano nel
+cortile aspettando l&#8217;ora della partenza, ed io
+seduto per l&#8217;ultima volta sul mio letto imperiale,
+noto, col quaderno sulle ginocchia, le
+mie ultime impressioni di Fez. Quali sono?
+Che cosa ha finito per lasciarmi, in fondo all&#8217;anima,
+lo spettacolo di questa città, di questa
+gente, di questo stato di cose? Se appena penetro
+col pensiero sotto l&#8217;impressione gradevole
+della meraviglia e della curiosità soddisfatta,
+trovo una mescolanza di sentimenti diversi,
+che mi lasciano l&#8217;animo incerto. È un<span class="pagenum"><a name="Page_427" id="Page_427">[427]</a></span>
+sentimento di pietà che mi desta la decadenza,
+l&#8217;avvilimento, l&#8217;agonia di questo popolo guerriero
+e cavalleresco, che lasciò una così luminosa
+traccia nella storia delle scienze e delle
+arti, ed ora non serba nemmen più la coscienza
+della sua gloria passata. È un sentimento
+d&#8217;ammirazione per quello che rimane
+in lui di forte e di bello, per la maestà virile
+e graziosa del suo aspetto, del suo vestire,
+dei suoi modi, delle sue cerimonie; per tutto
+ciò che presenta ancora d&#8217;anticamente semplice
+la sua vita triste e silenziosa. È un sentimento
+di sconforto al vedere tanta barbarie a così
+poca distanza dalla civiltà, e come in questa
+civiltà sia così sproporzionata la forza di innalzarsi
+a quella di espandersi, se in tanti secoli,
+pure crescendo sempre nella sua sede, non
+riuscì a fare da questa parte duecento miglia
+di cammino. È un sentimento di sdegno pensando
+che al grande interesse dell&#8217;incivilimento
+di questa parte dell&#8217;Affrica, prepongono gli
+Stati civili i loro privati e piccoli interessi mercantili,
+e scemando così nel concetto di questo
+popolo, collo spettacolo delle loro meschine
+gelosie, l&#8217;autorità propria, e quella della civiltà
+che gli voglion portare, rendono sempre
+più lenta e più difficile l&#8217;impresa comune. Infine
+è un sentimento di piacere vivissimo pensando
+che in questo paese mi son formato<span class="pagenum"><a name="Page_428" id="Page_428">[428]</a></span>
+nella testa un altro mondicino, popolato, animato,
+pieno di nuovi personaggi che mi vivranno
+nella mente per tutta la vita, che evocherò
+a mio piacere, e m&#8217;intratterrò con essi,
+e mi parrà di rivivere in Affrica. Senonchè da
+questo lieto sentimento ne nasce uno triste, il
+sentimento inevitabile che getta un&#8217;ombra su
+tutte le ore serene e una goccia d&#8217;amaro in
+tutti i piaceri... quello che mi espresse il negoziante
+moro per dimostrarmi la vanità di
+questo grande affaccendarsi dei popoli civili a
+studiare, a cercare, a scoprire; e allora questo
+bel viaggio non mi par più che il passaggio
+rapidissimo d&#8217;una bella scena in uno spettacolo
+d&#8217;un&#8217;ora, che è la vita; e la matita mi cade di
+mano e mi piglia un nero sconforto... Ah! la
+voce di Selam che mi chiama! Si parte dunque!
+Si ritorna alla tenda, alle cariche guerriere,
+alle grandi pianure, alla gran luce, all&#8217;allegra
+e sana vita dell&#8217;accampamento. Addio,
+Fez! Addio, sconforto! Il mio mondicino affricano
+torna a illuminarsi di color di rosa.<span class="pagenum"><a name="Page_429" id="Page_429">[429]</a></span></p>
+
+
+
+<hr />
+<h2><a name="MECHINEZ" id="MECHINEZ"></a>MECHINEZ</h2>
+
+
+<p>Dopo ventiquattro giorni di vita cittadina, la
+carovana mi fece l&#8217;impressione viva d&#8217;uno spettacolo
+nuovo. Eppure nulla era mutato, eccetto
+che, in mezzo a noi, accanto a Mohammed
+Ducali, cavalcava il moro Scellal, il quale, benchè
+i suoi affari fossero stati accomodati amichevolmente,
+credeva più prudente ritornare a
+Tangeri sotto le ali dell&#8217;Ambasciatore, che rimanere
+a Fez sotto quelle del suo Governo. Oltre
+a ciò, un osservatore acuto avrebbe notato
+sui nostri visi, se pessimista, un certo dispetto,
+se ottimista, una certa serenità, che derivava
+dalla coscienza, profonda in tutti, di non aver
+lasciato nella illustre capitale dell&#8217;Impero nessuna
+bella malinconica, nessun marito offeso,
+nessuna famiglia sconvolta, nemmeno un lembo
+d&#8217;un caic femminino profanato. A tutti poi brillava<span class="pagenum"><a name="Page_430" id="Page_430">[430]</a></span>
+sul viso il pensiero del ritorno, per quel
+po&#8217; che se ne poteva vedere sotto gli ombrelli,
+i veli, i fazzoletti, di cui la maggior parte s&#8217;erano
+coperti la testa per ripararsi dal sole ardentissimo
+e dal polverio soffocante. Ahimè! Questo
+era il gran cangiamento! Il sole di maggio s&#8217;era
+cangiato in sole di giugno, il termometro segnava
+quarantadue gradi al momento della partenza,
+e dinanzi a noi si stendevano duecento
+miglia di terra affricana. Questo pensiero ci
+amareggiava non poco la soddisfazione di partire
+da Fez senza rimorsi.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Per tornare a Tangeri, dovevamo andare a
+Mechinez; di qui a Laracce; da Laracce, lungo
+la costa dell&#8217;oceano, ad Arzilla, e da Arzilla a
+Ain-Dalia, dove c&#8217;eravamo accampati la prima
+volta.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Impiegammo tre giorni per andare a Mechinez
+che è distante da Fez circa cinquanta chilometri.</p>
+
+<p>Il paese non ci presentò, per quel tratto, varietà
+notevoli da quello che avevamo visto andando
+a Fez: sempre quei campi d&#8217;orzo e di
+grano, in molti dei quali si cominciava a mietere;
+quei duar neri, quei vasti spazi coperti di
+lentischi e di palme nane, quelle grandi ondulazioni
+di terreno, colline rocciose, piccoli torrenti<span class="pagenum"><a name="Page_431" id="Page_431">[431]</a></span>
+asciutti, palme solitarie, <i>cube</i> bianche,
+una splendida pace e una tristezza infinita. Ma
+a cagione della vicinanza delle due grandi città,
+incontrammo più gente che non ne avessimo
+mai incontrata sulla via da Tangeri a Fez: carovane
+di cammelli, grandi armenti, negozianti
+che conducevano al mercato di Fez stormi di
+cavalli bellissimi; santi che predicavano al deserto,
+corrieri a piedi e a cavallo, gruppi di
+arabe armate di falce che andavano alla mietitura,
+e parecchie ricche famiglie moresche che
+si recavano a Fez con tutte le loro masserizie
+e tutti i loro servi. Una di queste, la famiglia
+d&#8217;un ricco negoziante di Mechinez, che il Ducali
+riconobbe, formava una lunga carovana.
+Venivano innanzi due servi armati di fucile; e
+dietro a loro il capo della famiglia, un bell&#8217;uomo
+d&#8217;aspetto severo, con barba nera e turbante
+bianco, a cavallo a una mula elegantemente
+bardata; il quale con una mano teneva
+le redini e tratteneva un bimbo di due o tre
+anni seduto sul dinanzi della sella; coll&#8217;altra
+stringeva le mani d&#8217;una donna completamente
+velata,&mdash;forse la sua sposa favorita,&mdash;che
+gli stava alle spalle, a cavalcioni alla mula,
+tutta raggomitolata, abbracciandolo sotto le
+ascelle (forse per paura di noi) come se lo volesse
+soffocare. Altre donne, tutte col viso coperto,
+a cavallo ad altre mule, venivan dietro<span class="pagenum"><a name="Page_432" id="Page_432">[432]</a></span>
+al padrone; parenti armati, ragazzi, serve nere
+con bimbi in braccio, servi arabi a piedi, con
+fucili sulle spalle; mule ed asini carichi di materasse,
+di guanciali, di coperte, di piatti, d&#8217;involti;
+e infine altri servi a piedi che portavano
+gabbie con dentro canarini e pappagalli. Le
+donne, passandoci accanto, si ravvolsero meglio
+la testa nel caic, il negoziante non ci guardò,
+i parenti ci diedero un&#8217;occhiata diffidente, e
+due bambini si misero a piangere. Da questi
+spettacoli, però, ci distrasse il terzo giorno un
+avvenimento assai triste. Il povero dottore Miguerez,
+assalito alla seconda tappa da dolori di
+sciatica atrocissimi, dovette essere trasportato a
+Mechinez sopra una lettiga fabbricata alla meglio
+con una branda e due travi di tenda, e
+appesa alla groppa di due mule; e questo mise
+in tutti una profonda tristezza. La carovana si
+divise in due. Non si può dire quanto stringesse
+il cuore il vedere, come vedevamo spesso,
+apparire dietro di noi sulla sommità d&#8217;un&#8217;altura
+e scendere lentamente quella lettiga, circondata
+di soldati a cavallo, di mulattieri, di
+servi, d&#8217;amici, tutti gravi e silenziosi come un
+corteo funebre; e di tratto in tratto fermarsi e
+chinarsi tutti sull&#8217;infermo; e poi rimettersi in
+cammino, accennando a noi lontani che il nostro
+povero amico peggiorava! Era uno spettacolo
+doloroso, ma ad un tempo bello e gentile,<span class="pagenum"><a name="Page_433" id="Page_433">[433]</a></span>
+che dava a tutta la carovana l&#8217;aspetto della
+scorta afflitta d&#8217;un Sultano ferito.</p>
+
+<p>Il primo giorno ci accampammo ancora nella
+pianura di Fez; il secondo sulla riva destra
+del fiume Mduma, a cinque ore circa da Mechinez.
+Qui seguì un caso piacevolissimo. Verso
+sera andammo tutti sulla riva del fiume, a un
+mezzo miglio dall&#8217;accampamento, vicino a un
+gran <i>duar</i>, di cui ci venne incontro tutta la popolazione.
+Là c&#8217;era un ponte di muratura, di
+un sol arco, di stile arabo, vecchio, ma, salvo
+pochi guasti, ancora intero e saldo; e accanto
+a questo gli avanzi d&#8217;un altro ponte, parte incastrati
+nelle rive alte e rocciose, parte ammucchiati
+in fondo al letto del fiume. Sulla
+riva sinistra, a un cinquanta passi dal ponte,
+c&#8217;era una gran muraglia diroccata, alcune traccie
+di fondamenta, qualche macigno, qualche
+grossa pietra tagliata che pareva avesse appartenuto
+ad un edifizio ragguardevole. Tutt&#8217;intorno
+la campagna era deserta. Erano i resti,
+si diceva, d&#8217;una città araba chiamata Mduma,
+fabbricata sulle rovine d&#8217;un&#8217;altra città, anteriore
+all&#8217;invasione mussulmana. Perciò ci mettemmo
+a cercare tra i ruderi se mai rimanesse qualche
+indizio di costruzione romana; ma non trovammo
+o non riconoscemmo nulla, con manifesta
+soddisfazione degli arabi, i quali credevano
+senza dubbio che cercassimo, sulla fede dei nostri<span class="pagenum"><a name="Page_434" id="Page_434">[434]</a></span>
+libracci diabolici, qualche tesoro nascosto
+là dai <i>Rumli</i> (romani), di cui, secondo loro,
+tutti i cristiani sono discendenti diretti. Il capitano
+di Boccard, però, ripassando sul ponte per
+tornare all&#8217;accampamento, vide giù nel fiume,
+sulla punta d&#8217;un enorme macigno di forma
+quasi piramidale, alcune piccole pietre quadrate,
+su cui pareva che fossero incisi dei caratteri;
+e il fatto che si trovassero là, come se ci fossero
+state poste perchè si vedessero dal ponte,
+avvalorava quella supposizione. Il capitano manifestò
+l&#8217;intenzione d&#8217;andar a vedere. Tutti lo
+sconsigliarono. Le rive del fiume erano ripidissime,
+il fondo tutto ingombro di pietroni
+acuti e molto discosti l&#8217;uno dall&#8217;altro, la corrente
+rapida, il macigno su cui eran le pietre,
+altissimo e di accesso o impossibile o pericoloso.
+Ma il capitano di Boccard è una di quelle
+testine che quando han fissato il chiodo in
+un&#8217;impresa rischiosa, è finita: o s&#8217;ammazzano
+o ne vengono a capo. Non avevamo ancora
+finito di dir no, ch&#8217;egli scendeva già, così come
+si trovava, cogli stivali alla scudiera e gli sproni,
+giù per la riva del fiume. Un centinaio d&#8217;arabi
+stavano a vedere, parte schierati sull&#8217;alto delle
+due rive, parte appoggiati alle spallette del
+ponte. Appena capirono dove il capitano voleva
+andare, parve a tutti così disperata l&#8217;impresa
+che si misero a ridere. Quando poi lo<span class="pagenum"><a name="Page_435" id="Page_435">[435]</a></span>
+videro soffermarsi sulla sponda, e guardare qua
+e là in cerca d&#8217;un passaggio, credendo che gli
+mancasse l&#8217;animo, diedero in un&#8217;altra risata
+più insolentemente sonora.&mdash;Nessuno di noi,&mdash;disse
+un di loro ad alta voce,&mdash;è mai
+riuscito a salire là sopra: staremo a vedere se
+ci riesce un nazareno.&mdash;E certo nessun altro
+di noi italiani ci sarebbe salito; ma quello che ci
+si provava, era per l&#8217;appunto il più svelto personaggio
+dell&#8217;Ambasciata. Le risa degli arabi gli
+diedero l&#8217;ultima spinta. Spiccò un salto, disparve
+in mezzo agli arbusti, ricomparve ritto sopra un
+sasso, si rinascose, e così, di pietrone in pietrone,
+saltando come un gatto, strisciando, arrampicandosi,
+rischiando dieci volte di cader
+nel fiume o di spezzarsi la testa, riuscì ai piedi
+del macigno, e senza prender fiato, aggrappandosi
+a tutti gli sterpi e a tutti gli incavi, salì
+sulla sommità e vi si drizzò come una statua.
+Noi tirammo un gran respiro, gli arabi rimasero
+attoniti, l&#8217;onore italiano era salvo. Il capitano,
+da nobile vincitore, non degnò nemmeno
+d&#8217;uno sguardo i suoi avversarii scornati, e appena
+riconosciuto che le supposte pietre istoriate
+non erano che frantumi di calcestruzzo
+delle spallette del ponte, scese giù da un&#8217;altra
+parte, e in pochi salti riafferrò la riva dove fu
+ricevuto cogli onori del trionfo.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_436" id="Page_436">[436]</a></span></p><hr class="hid" />
+
+<p>Il tragitto dalla Mduma a Mechinez fu un
+seguito d&#8217;inganni e di disinganni ottici così
+singolari, che se non fosse stato il caldo soffocante,
+ce ne saremmo immensamente divertiti.
+A due ore infatti, o poco più, dall&#8217;accampamento,
+vedemmo lontano in mezzo a una vastissima
+pianura nuda, biancheggiare vagamente
+i minareti di Mechinez, e ci rallegrammo pensando
+che ci saremmo presto arrivati. Ma quella
+che ci pareva pianura, non era invece che una
+successione interminabile di vallette parallele,
+separate da larghe onde di terreno tutte eguali
+d&#8217;altezza, che presentavano l&#8217;aspetto d&#8217;una superficie
+continua; per cui, andando innanzi, la
+città si nascondeva e ricompariva continuamente,
+come se facesse capolino; e oltre a ciò, le
+valli essendo dirupate, rocciose e non attraversabili
+che per sentieri serpeggianti e difficili, il
+cammino da farsi era almeno doppio di quello
+che, a primo aspetto, avevamo giudicato; e sembrava
+che la città s&#8217;allontanasse via via che ci
+avanzavamo; e in ogni valle si apriva il cuore
+alla speranza, e sopra ogni altura si tornava a
+disperare, e sonavan voci alte e fioche e sospiri
+lamentevoli e irosi propositi di rinunzia
+a qualunque futuro viaggio nell&#8217;Affrica, fatto
+con qualunque scopo e in qualunque condizione;
+quando, come Dio volle, uscendo da un bosco
+d&#8217;olivi selvatici, ci vedemmo dinanzi all&#8217;improvviso<span class="pagenum"><a name="Page_437" id="Page_437">[437]</a></span>
+la città sospirata, e tutti i lamenti morirono
+in una esclamazione di meraviglia.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Mechinez, distesa sopra una lunga collina,
+circondata di giardini, stretta da tre ordini di
+grosse mura merlate, coronata di minareti e di
+palme, allegra e maestosa come un sobborgo
+di Costantinopoli, si presentava intera al nostro
+sguardo, disegnando le sue mille terrazze
+bianche sull&#8217;azzurro del cielo. Non un nuvolo
+di fumo usciva da quella moltitudine di case,
+non si vedeva un&#8217;anima viva nè sulle terrazze
+nè davanti alle mura, non si sentiva il più
+leggero rumore: pareva una città disabitata, o
+una immensa scena di teatro.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Fu rizzata subito la tenda della mensa in
+mezzo a un campo nudo, a ducento passi da
+una delle quindici porte della città, e pochi
+minuti dopo ci sedemmo per saziare, come dicono
+i prosatori eleganti, «il naturale talento
+di cibo e di bevanda.»</p>
+
+<p>Appena eravamo seduti, uscì dalla porta
+della città e s&#8217;avanzò verso l&#8217;accampamento un
+drappello di cavalieri pomposamente vestiti,
+preceduti da una schiera di soldati a piedi.</p>
+
+<p>Era il Governatore di Mechinez coi suoi parenti
+e i suoi ufficiali.</p>
+
+<p>A venti passi dalla tenda, scesero dai loro<span class="pagenum"><a name="Page_438" id="Page_438">[438]</a></span>
+cavalli bardati di tutti i colori dell&#8217;iride, e si
+slanciarono verso di noi gridando tutti insieme:&mdash;Benvenuti!
+Benvenuti! Benvenuti!&mdash;Il governatore
+era un giovane di fisonomia dolce,
+d&#8217;occhi neri, di barba nerissima; tutti gli altri,
+uomini tra i quaranta e i cinquanta, d&#8217;alta statura,
+barbuti, vestiti di bianco, lindi, profumati,
+che parevano usciti da uno scatolino. Strinsero
+le mani a tutti, girando intorno alla tavola a
+passo di contraddanza e sorridendo graziosamente,
+e poi si radunarono daccapo dietro al
+Governatore. Uno d&#8217;essi, vedendo per terra un
+briciolo di pane, lo raccolse e lo rimise sulla
+tavola dicendo alcune parole che significavano
+probabilmente:&mdash;Scusate: il Corano condanna
+il disperdimento del pane: io faccio il mio
+dovere di buon Mussulmano.&mdash;Il Governatore
+offerse a tutti l&#8217;ospitalità in casa sua, che
+venne acettata. Non rimanemmo nell&#8217;accampamento
+che i pittori ed io, ad aspettare che scemasse
+il caldo per andare in città.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Selam ci tenne compagnia, raccontandoci le
+meraviglie di Mechinez.</p>
+
+<p>&mdash;A Mechinez ci sono le più belle donne del
+Marocco, i giardini più belli dell&#8217;Affrica e
+il palazzo imperiale più bello del mondo.&mdash;Così
+cominciò. E Mechinez gode infatti
+questa fama nell&#8217;Impero. Mechinesina è sinonimo<span class="pagenum"><a name="Page_439" id="Page_439">[439]</a></span>
+di bella e mechinesino di geloso. Il
+palazzo imperiale, fondato da Mulei-Ismaele,
+che nel 1703 ci teneva quattromila donne e
+ottocento sessantasette figliuoli, aveva due miglia
+di circuito ed era ornato di colonne di
+marmo fatte venire in parte dalle rovine della
+città di Faraone, vicina a Mechinez, in parte
+da Livorno e da Marsiglia. V&#8217;era un grande
+alcazar dove si vendevano i più preziosi tessuti
+d&#8217;Europa, un vasto mercato riunito alla città
+da una strada ornata di cento fontane, un parco
+d&#8217;olivi immenso, sette grandi moschee, un formidabile
+presidio d&#8217;artiglieria che teneva in
+freno i berberi delle vicine montagne, un tesoro
+imperiale di cinquecento milioni di lire, e una
+popolazione di cinquantamila abitanti che erano
+considerati come i più colti e i più ospitali
+dell&#8217;Impero.</p>
+
+<p>Selam ci descrisse con voce bassa e con gesti
+misteriosi il luogo dov&#8217;è rinchiuso il tesoro,
+che nessuno sa quanto sia; ma che certo dev&#8217;essere
+di molto scemato dopo le ultime guerre,
+se pure è ancora tale da meritare il nome di
+tesoro.&mdash;Dentro il palazzo del Sultano,&mdash;disse,&mdash;c&#8217;è
+un altro palazzo, tutto di pietra,
+che riceve la luce dall&#8217;alto ed è circondato da
+tre giri di muraglie. Si entra per una porta
+di ferro, si trova un&#8217;altra porta di ferro e poi
+c&#8217;è ancora una porta di ferro. Dopo queste tre<span class="pagenum"><a name="Page_440" id="Page_440">[440]</a></span>
+porte, c&#8217;è un corridoio basso e oscuro, dove
+bisogna passare coi lumi, e il pavimento è di
+marmo nero, le pareti nere, la vôlta nera, e
+l&#8217;aria ha odore di sepolcro. In fondo al corridoio,
+v&#8217;è una gran sala, e nel mezzo della sala,
+un&#8217;apertura, che mette in un sotterraneo profondo,
+dove trecento neri gettano quattro volte
+all&#8217;anno, a palate, le monete d&#8217;oro e d&#8217;argento
+che manda il Sultano. Il Sultano sta a vedere.
+I neri che lavorano nella sala sono chiusi nel
+palazzo per tutta la vita. Quelli che lavorano nel
+sotterraneo non ne escono che morti. E intorno
+alla sala vi sono dieci vasi di terra, che contengono
+le teste di dieci schiavi che una volta
+tentarono di rubare. E Mulei-Soliman faceva
+tagliare la testa a tutti, appena i denari erano
+al posto. E nessun uomo è mai uscito vivo
+da quel palazzo fuor che il Sultano nostro signore.&mdash;</p>
+
+<p>E raccontava questi orrori, senza dar il menomo
+segno d&#8217;indignazione, anzi quasi con un
+accento ammirativo, come se fossero cose sovrumane
+e fatali, di cui un uomo non dovesse
+giudicare nè provare altro sentimento che un
+misterioso rispetto.</p>
+
+<p>&mdash;C&#8217;era una volta un re di Mechinez,&mdash;ripigliò
+poi colla sua inalterabile gravità, stando
+sempre ritto dinanzi alla nostra tenda, con una
+mano sull&#8217;impugnatura della sciabola;&mdash;il quale<span class="pagenum"><a name="Page_441" id="Page_441">[441]</a></span>
+voleva fare una strada da Mechinez fino a Marocco,
+fiancheggiata da due alti muri, affinchè
+anche i ciechi potessero andare da una città
+all&#8217;altra senza bisogno di guida. E questo re
+perverso e crudele aveva un anello col quale
+poteva chiamare a suo servizio tutti i demoni.
+E li chiamò e li fece lavorare alla strada. Ce
+n&#8217;erano migliaia e migliaia, e ognuno d&#8217;essi
+portava delle pietre che cento uomini non sarebbero
+bastati a muovere d&#8217;un dito, e quelli
+che non avevan voglia di lavorare, il re li faceva
+calcinar vivi nei muri, e se ne vedono
+ancora le ossa. (Si vedono ancora, infatti, ma
+sono ossa di schiavi cristiani, che si ritrovano
+pure nelle mura di Salè e di Rabatt). E già i
+due muri della strada erano stati fabbricati per
+la lunghezza d&#8217;una giornata di cammino, e tutti
+si rallegravano pensando che la strada sarebbe
+presto finita. Ma quel re spiaceva ad Allà, ed
+Allà non volle che la strada si finisse. Un
+giorno ch&#8217;egli passeggiava a cavallo, una povera
+donna della campagna lo arrestò e gli
+disse:&mdash;Dove vuoi riuscire con questa strada,
+re temerario?&mdash;All&#8217;inferno!&mdash;rispose il re
+indispettito.&mdash;Sprofondavi dunque!&mdash;gridò
+la donna. A quelle parole il re cadde morto da
+cavallo, i muri crollarono, i demoni sparpagliarono
+le pietre per la campagna, e la strada rimase
+incompiuta per sempre.<span class="pagenum"><a name="Page_442" id="Page_442">[442]</a></span></p>
+
+<p>&mdash;E tu credi che tutto questo sia vero, Selam?&mdash;gli
+domandai.</p>
+
+<p>&mdash;Naturalmente,&mdash;rispose meravigliandosi
+del mio dubbio.</p>
+
+<p>&mdash;Credi ai demoni?</p>
+
+<p>&mdash;Ma certo che ci credo! Stiamo a vedere
+che non si deve credere ai demoni!</p>
+
+<p>&mdash;Ma ne hai mai veduti?</p>
+
+<p>&mdash;Mai! E per questo credo che non ce ne
+siano più sulla terra, e quando sento dire:
+Guardatevi dal passare di notte in quel tal luogo
+perchè ci sono i demoni,&mdash;ci vado subito,
+ci passo io per il primo, perchè so che i demoni
+sono uomini, e io con un buon cavallo tra
+le ginocchia e un buon fucile nel pugno, non
+ho paura di nessuno.</p>
+
+<p>&mdash;E per che motivo, secondo te, ora non ci
+son più demoni e una volta ce n&#8217;era?</p>
+
+<p>&mdash;Oh bella!&mdash;rispose allontanandosi;&mdash;perchè
+una volta il mondo non era il mondo
+d&#8217;adesso. E perchè, potrei domandare a lei,
+una volta gli uomini erano più alti, le giornate
+erano più lunghe e le bestie parlavano?</p>
+
+<p>E se n&#8217;andò scrollando la testa in atto di
+compatimento.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Quel giorno, pranzando l&#8217;Ambasciatore in
+città, Selam e gli altri soldati non fecero che
+galoppare fra la città e le tende, con gran divertimento<span class="pagenum"><a name="Page_443" id="Page_443">[443]</a></span>
+dei pittori e mio, perchè mai più di quel
+giorno ci colpì il ridicolo contrasto della maestà
+del loro aspetto coll&#8217;umiltà dei loro uffici. Ecco,
+per esempio, il servo Hamed, piantato sopra
+uno stupendo cavallo nero, che esce di galoppo
+dalla porta merlata di Mechinez e si slancia a
+briglia sciolta a traverso la campagna. Il suo
+alto turbante, illuminato dal sole, splende della
+bianchezza della neve; la sua grande cappa
+celeste ondeggia al vento come un manto reale;
+il suo pugnale scintilla; tutta la sua figura maschia
+e graziosa, spira la maestà d&#8217;un principe
+e la baldanza d&#8217;un guerriero. Quante vaghe immagini
+fa brillare alla mente quel bel cavaliere
+mussulmano che vola come un fantasma sotto
+le mura d&#8217;una città medioevale! Dove va? a
+rapire la più bella figliuola del pascià di Faraone?
+a sfidare il valoroso caid d&#8217;Uazzan, fidanzato
+alla sua amante? a versare i suoi affanni
+nel seno del santo secolare che prega da
+ottant&#8217;anni sulla cima del monte Zerhun, nella
+sacra <i>zauia</i> di Mulei-Edris?</p>
+
+<p>No; viene all&#8217;accampamento a pigliare un
+fritto di patate per il desinare dell&#8217;Ambasciatore.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Verso il tramonto, i pittori ed io andammo
+in città, a cavallo alle nostre mule, accompagnati
+da quattro soldati a piedi del governatore<span class="pagenum"><a name="Page_444" id="Page_444">[444]</a></span>
+di Mechinez, i quali avevano lasciato i fucili e
+s&#8217;erano armati di bastoncini e di funi a nodi.
+Prima di metterci in cammino, però, convenimmo
+con loro, interprete Hamed, che quando
+avessimo battuto tutti e tre palma a palma,
+in qualunque punto della città ci trovassimo,
+essi avrebbero preso la via più corta per ricondurci
+all&#8217;accampamento.</p>
+
+<p>Passate due porte esterne, divise da una salita
+ripidissima, ci trovammo nel centro della
+città. La prima impressione fu una gradevole
+sorpresa. Mechinez che c&#8217;immaginavamo più
+malinconica di Fez, è invece una città allegra,
+piena di verde, attraversata da molte strade tortuose,
+ma larghe e fiancheggiate da case basse
+o da muri di giardini di poca altezza, che lasciano
+vedere le cime delle bellissime colline
+circostanti. Da ogni parte, si vede sorgere
+sopra le case un minareto, una palma, un muro
+merlato; a ogni passo una fontana o una porta
+ornata di arabeschi; quercie e fichi frondosi in
+mezzo alle strade e alle piazze; e per tutto
+aria aperta, luce, odor di campagna e una certa
+pace gentile di città principesca, decaduta, ma
+non morta. Dopo molti giri riuscimmo in una
+vasta piazza, sulla quale dà la facciata monumentale
+del palazzo del Governatore, risplendente
+di graziosissimi musaici di smalto di cento
+colori; e in quel momento battendovi gli ultimi<span class="pagenum"><a name="Page_445" id="Page_445">[445]</a></span>
+raggi del sole, scintillava tutta come i palazzi
+tempestati di perle delle leggende orientali.
+Dieci soldati facevano il <i>gioco della polvere</i>,
+una cinquantina di servi e di guardie
+stavano seduti in terra dinanzi alla porta, la
+piazza era deserta. Che bel momento! Quella
+facciata luminosa, quei cavalieri, quelle torri,
+la solitudine, il tramonto, formavano tutt&#8217;insieme
+uno spettacolo così schiettamente moresco, spiravano
+un&#8217;aura così viva d&#8217;altri tempi, presentavano
+in un sol quadro tanta storia, tanta
+poesia, tanti sogni, che rimanemmo un pezzo
+tutti e tre immobili in mezzo alla piazza come
+trasecolati. Di là, i soldati ci condussero a vedere
+una grande porta esterna, di forma nobilissima,
+rivestita pure, dal piede dei muri fino
+alla sommità, di musaici delicati e multicolori,
+che brillavano al sole come una miriade di rubini,
+di zaffiri e di smeraldi, incastonati in un
+arco trionfale d&#8217;avorio; e i pittori la schizzarono
+sull&#8217;album colla testa in visibilio; e rientrammo
+in città. Fin qui la gente che avevamo
+incontrata per strada, non s&#8217;era mostrata
+che curiosa, e c&#8217;era parso anzi che ci guardasse
+con occhio meno malevolo che la popolazione
+di Fez. Ma tutt&#8217;a un tratto, senza un&#8217;ombra di
+ragione, cangiò d&#8217;umore. Cominciarono alcune
+vecchie a mostrarci il bianco dell&#8217;occhio, poi
+alcuni ragazzi a tirar sassolini fra le gambe<span class="pagenum"><a name="Page_446" id="Page_446">[446]</a></span>
+alle nostre mule, poi uno sciame di monelli a
+correrci dinanzi e un altro sciame alle spalle,
+facendo una gazzarra d&#8217;inferno. I soldati, ben
+inteso, non stettero a far complimenti. Due rimasero
+davanti, due ci si misero dietro, e attaccarono
+un vero combattimento colla ragazzaglia,
+legnando i più vicini, tirando sassate ai
+più lontani, inseguendo per lunghi tratti i più
+insolenti. Ma fu fatica sprecata. Non osando
+risponder coi sassi, i monelli si misero a buttar
+aranci fradici, buccie di limone, sterco secco,
+e la pioggia diventò in pochi momenti così
+fitta, che ci parve prudente di consigliare i soldati
+a desistere dalle offese, per non provocare
+di peggio. Ma i soldati inaspriti o non ci sentirono
+o non ci vollero dar retta e continuarono
+a combattere con furore crescente. Non potendo
+sfogarsi sui monelli, se la pigliavano cogli
+uomini. A ogni pancia che spuntasse da una
+porta, una funata, a modo di avvertimento;
+a ogni povero diavolo che, passandoci accanto,
+non si stringesse al muro, un urtone che lo
+cacciava dieci passi indietro; a ogni vecchia
+che ci guardasse torvo, i pugni sul viso e un
+urlo sgangherato nell&#8217;orecchio. Indignati di
+quella brutalità, li avvertimmo con gesti risoluti
+che smettessero. Quei disgraziati credettero
+che li rimproverassimo di fiacchezza e si diedero
+a picchiare più forte. Per giunta, sbucarono<span class="pagenum"><a name="Page_447" id="Page_447">[447]</a></span>
+non so di dove due ragazzi di dieci o
+dodici anni, forse parenti dei soldati, armati
+anch&#8217;essi di bastoni; s&#8217;aggregarono, bastonatori
+volontarii, alla scorta, e cominciarono a menar
+botte così disperate, a uomini, a donne,
+ad asini, a muli, a vicini, a lontani, che i soldati
+stessi si videro costretti a raccomandar
+loro la moderazione. E ad ogni legnata, si voltavano
+tutti e due a guardare noi tre, come per
+consigliarci di prenderne atto per ricordarcene
+nel dare la mancia; e siccome noi ridevamo
+come matti, pigliavano il nostro riso come un
+incoraggiamento, e tiravan via a picchiare come
+anime perdute. Ora che seguirà?&mdash;dicevamo
+noi.&mdash;Uno scandalo! una rivoluzione!&mdash;Già
+i legnati brontolavano, qualcuno aveva alzato la
+mano sui due ragazzi, bisognava uscir di città
+immediatamente. Il Biseo, nondimeno, esitava
+ancora, quando, nel passare per una piazzetta
+piena di gente, un sasso colpì nella testa la
+mia mula e una carota rasentò la nuca dell&#8217;Ussi.
+Allora ci decidemmo a battere tutti e
+tre palma a palma, il segnale convenuto per
+la ritirata. Ma anche questo innocente segnale
+provocò un baccano. I soldati, per mostrarci
+che avevan capito, ci risposero battendo
+le mani; tutta la gente ch&#8217;era nella
+piazza, intendendo forse di canzonarci, si mise
+a battere; e intanto continuavano a piovere<span class="pagenum"><a name="Page_448" id="Page_448">[448]</a></span>
+buccie di limone e maledizioni e legnate; e
+piovevano ancora ch&#8217;eravamo vicini alla porta;
+e quando già scendevamo verso l&#8217;accampamento,
+ci gridavano ancora alle spalle dall&#8217;alto delle
+mura:&mdash;Maledetto il padre tuo!&mdash;Sia sterminata
+la vostra razza!&mdash;Dio faccia arrostire
+i vostri bisnonni!&mdash;</p>
+
+<p>Così ci ricevette la città di Mechinez, e fortunati
+noi ch&#8217;era la città più ospitale dell&#8217;Impero!</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>La mattina seguente fu portata all&#8217;accampamento
+una lettiga per il medico, fatta in ventiquattr&#8217;ore
+dai più abili falegnami di Mechinez,
+i quali ci avrebbero senza dubbio impiegato
+più di ventiquattro giorni, se non li avesse
+sollecitati il Governatore con una certa intimazione,
+a cui sarebbe stato un po&#8217; rischioso di
+fare il sordo. Era una macchina pesante e mal
+adatta, che somigliava più a una gabbia per
+trasportar bestie feroci, che a una lettiga per
+un malato; assai meglio fatta, nondimeno, di
+quello che tutti noi prevedessimo; e gli operai
+che vi diedero sotto i nostri occhi le ultime
+martellate, n&#8217;erano così alteri e si sentivano
+tanto sicuri della nostra ammirazione, che lavorando,
+tremavano dall&#8217;emozione, e ad ogni
+nostra parola, mandavan lampi dagli occhi.
+Quando il Morteo mise nelle loro mani i denari,<span class="pagenum"><a name="Page_449" id="Page_449">[449]</a></span>
+ringraziarono gravemente, e se n&#8217;andarono
+con un sorriso di trionfo che voleva dire:&mdash;Orgogliosi
+ignoranti, v&#8217;abbiamo fatto vedere
+chi siamo.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Verso il tramonto partimmo da Mechinez e
+camminammo per due ore a traverso la più
+bella campagna che abbia mai visto in sogno
+un paesista innamorato. Vedo, sento ancora la
+divina grazia di quelle colline verdi sparse di
+roseti, di mirti, di leandri, d&#8217;aloè fioriti; lo
+splendore di quella città di Mechinez indorata
+dal sole, che si nascondeva al nostro sguardo
+minareto per minareto, palma per palma,
+terrazza per terrazza, e più si impiccioliva, più
+pareva che s&#8217;alzasse, come se le crescesse sotto
+la collina; e l&#8217;aria impregnata di profumi che
+facevano fremere, e le acque che riflettevano i
+mille colori della scorta, e l&#8217;infinita mestizia di
+quel cielo rosato; vedo, sento ancora tutto questo,
+e non lo so descrivere! Ah! mi morderei
+le dita!<span class="pagenum"><a name="Page_450" id="Page_450">[450]</a></span></p>
+
+
+
+<hr />
+<h2><a name="SUL_SEBU" id="SUL_SEBU"></a>SUL SEBÙ</h2>
+
+
+<p>Era il mezzodì del quinto giorno della nostra
+partenza da Fez, quando, dopo una cavalcata di
+cinque ore a traverso una successione di valli
+deserte, ripassavamo per la gola Beb-el-Tinca
+e vedevamo un&#8217;altra volta dinanzi a noi la vastissima
+pianura di Sebù inondata d&#8217;una luce
+bianca, ardente, implacabile, di cui il solo ricordo
+mi fa salire le vampe al viso. Tutti, fuorchè
+l&#8217;Ambasciatore e il capitano, che partecipano
+della virtù favolosa della salamandra, di star nel
+fuoco senz&#8217;ardere, ci coprimmo il capo come fratelli
+della Misericordia, ci ravvoltammo con
+gran cura nelle cappe e nelle coperte, e senza
+profferire una parola, col mento sul petto, cogli
+occhi socchiusi, scendemmo nella terribile pianura,
+confidando nella clemenza di Dio. A un
+certo punto si sentì la voce del Comandante il<span class="pagenum"><a name="Page_451" id="Page_451">[451]</a></span>
+quale ci annunziava che era <i>già</i> morto un cavallo.
+Era morto infatti uno dei cavalli che
+portavano i bagagli. Nessuno rispose.&mdash;Si sa&mdash;soggiunse
+il Comandante spietato;&mdash;i cavalli
+<i>muoiono per i primi</i>.&mdash;Anche queste parole
+furono seguite da un silenzio mortale.
+Dopo mezz&#8217;ora, si sentì la voce fioca d&#8217;un altro
+che domandava all&#8217;Ussi a chi avrebbe <i>lasciato</i>
+il suo quadro di Bianca Cappello. Per tutto
+il tragitto non si sentirono altre parole. Anche
+i soldati della scorta tacevano. Il caldo
+opprimeva tutti. Persino il caid Hamed Ben
+Kasen, malgrado il grande turbante che gli
+ombreggiava il viso, gocciolava di sudore.
+Povero generale! Quella mattina mi dimostrò
+una pietà di cui mi ricorderò per tutta la vita.
+Vedendo che rimanevo indietro, venne al mio
+fianco e si mise a bastonare la mia mula con
+uno zelo così sviscerato, che in pochi momenti
+passai dinanzi a tutti, portato via di galoppo,
+saltellando sulla sella come un automa di gomma
+elastica, e arrivai all&#8217;accampamento cinque minuti
+prima degli altri, colle budella sottosopra
+e il cuore pieno di gratitudine.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Quel giorno nessuno uscì dalla tenda fino
+all&#8217;ora del desinare, e il desinare stesso fu silenzioso,
+come se tutti si sentissero già oppressi dal
+caldo del giorno seguente. Un solo avvenimento,<span class="pagenum"><a name="Page_452" id="Page_452">[452]</a></span>
+a sera innoltrata, destò un po&#8217; di chiasso nell&#8217;accampamento.
+Eravamo alle frutta, quando udimmo
+un gridìo lamentevole dalla parte del piccolo
+accampamento della scorta, e nello stesso tempo
+un rumore cadenzato di colpi che parevano
+frustate. Credendo che fossero i soldati o i
+servi che scherzassero, non ci badammo. Ma
+a un tratto le grida diventarono strazianti, e
+sentimmo profferire distintamente, con un accento
+d&#8217;invocazione supplichevole, il nome del
+fondatore di Fez:&mdash;Mulei-Edriss! Mulei-Edriss!
+Mulei-Edriss!&mdash;Ci alzammo tutti da
+tavola, e correndo verso quella parte, arrivammo
+in tempo a vedere una tristissima scena. Due
+soldati della scorta tenevano sospeso, uno per
+le spalle, l&#8217;altro per i piedi, un servo arabo;
+un terzo lo flagellava disperatamente con una
+frusta, un quarto teneva in mano una lanterna,
+gli altri facevano corona, il caid assisteva colle
+braccia incrociate sul petto. L&#8217;Ambasciatore
+fece rilasciare immediatamente la vittima, che
+s&#8217;allontanò singhiozzando, e domandò al caid
+che cosa era accaduto.&mdash;Nulla, nulla,&mdash;rispose,&mdash;una
+piccola correzione.&mdash;E soggiunse
+che aveva fatto punire quell&#8217;uomo perchè si divertiva
+a buttare ai suoi compagni delle pallottole
+di cuscussù, grave colpa, sacrilegio anzi
+per un Mussulmano, che deve rispettare ogni alimento
+prodotto dalla terra come un dono di Dio.<span class="pagenum"><a name="Page_453" id="Page_453">[453]</a></span>
+Dicendo questo, il povero caid, bonissim&#8217;omo
+in fondo, non riusciva a nascondere, benchè
+volesse parere impassibile, il dolore d&#8217;aver dovuto
+infliggere quel castigo e la pietà che ne
+aveva provato; e questo bastò a rimetterlo al
+suo posto dentro al mio cuore.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>La notte fummo svegliati da un caldissimo
+vento di levante, che ci fece balzar fuori della
+tenda colla bocca spalancata, in cerca d&#8217;un filo
+d&#8217;aria respirabile; e all&#8217;alba ci mettemmo in
+cammino con un tempo fosco che preannunziava
+una giornata anche più calda della precedente.
+Il cielo era tutto coperto di nuvole, da una
+parte infocate dal sole nascente e rotte in varii
+punti da raggi vivissimi; dalla parte opposta,
+nere e rigate da striscie oblique di pioggia.
+Da questo cielo inquieto scendeva una
+luce strana, che pareva passata a traverso
+una volta di vetro giallastro, e dava alla vastissima
+pianura tutta coperta di stoppie un arrabbiato
+colore sulfureo, che quasi offendeva
+la vista. Lontano, il vento sollevava e rigirava
+con una rapidità furiosa immensi nuvoli
+di polvere. La campagna era solitaria, l&#8217;aria
+pesante, l&#8217;orizzonte nascosto da un velo di
+vapori color di piombo. Senz&#8217;aver visto il Sahara,
+m&#8217;immaginai che dovesse presentare qualche
+volta quel medesimo aspetto, e già stavo<span class="pagenum"><a name="Page_454" id="Page_454">[454]</a></span>
+per esprimere il mio pensiero, quando l&#8217;Ussi,
+che fu in Egitto, arrestandosi improvvisamente,
+esclamò con un accento di meraviglia:&mdash;Ecco
+il deserto!</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Dopo quattr&#8217;ore di cammino, arrivammo
+sulla riva del Sebù, dove venti cavalieri dei
+Beni-Hassen, comandati da un bel ragazzo di
+dodici anni, figlio del Governatore Sid-Abd-Allà,
+ci vennero incontro di carriera, salutandoci
+colle solite fucilate e le solite grida.</p>
+
+<p>L&#8217;accampamento fu piantato in fretta e in
+furia vicino al fiume, in un terreno nudo, rotto
+da profonde screpolature, e fatta colazione alla
+lesta, ci ritirammo tutti sotto le tende.</p>
+
+<p>Fu quella la giornata più calda del viaggio.</p>
+
+<p>M&#8217;ingegnerò di dare una lontana idea dei
+nostri tormenti.</p>
+
+<p>I lettori gentili preparino il cuore a un sentimento
+di profonda pietà.</p>
+
+<p>M&#8217;asciugo il sudore e scrivo.</p>
+
+<p>Alle dieci della mattina, quando i miei tre
+compagni ed io ci ritirammo sotto la tenda,
+il termometro segnava quarantadue centigradi
+all&#8217;ombra. Per un&#8217;ora circa, la conversazione
+si mantenne animata. In capo a un ora, cominciando
+a provare una certa difficoltà a
+terminare i periodi, ci riducemmo a discorrere
+a proposizioni semplici. Poi, costandoci fatica<span class="pagenum"><a name="Page_455" id="Page_455">[455]</a></span>
+anche il mettere insieme soggetto, verbo e attributo,
+smettemmo di parlare e tentammo di
+dormire. Fu un tentativo inutile. I letti caldi,
+le mosche, la sete, l&#8217;affanno non ci lasciavano
+chiuder occhio. Dopo aver molto sbuffato ed
+esserci molto dimenati, ci rassegnammo a star
+svegli, cercando d&#8217;ingannare il tempo in qualche
+modo. Ma non v&#8217;era modo. Sigari, pipe,
+libri, carte geografiche, tutto ci cadeva di mano.
+Provai a scrivere: alla terza riga la pagina era
+fradicia dal sudore che mi cadeva dalla fronte
+come acqua da una spugna spremuta. Mi sentivo
+tutto il corpo percorso da innumerevoli
+rigagnoli che s&#8217;intersecavano, s&#8217;inseguivano,
+formavano dei confluenti e dei ringorghi, e venivan
+giù per le braccia e per le mani fino
+ad annacquarmi l&#8217;inchiostro sulla punta della
+penna. In pochi minuti, fazzoletti, asciugamani,
+veli, tutto ciò che poteva servire ad
+asciugarci, era inzuppato che pareva stato immerso
+in un secchio. Avevamo un barile pieno
+d&#8217;acqua: provammo a bere: era bollente. La
+buttammo via: aveva appena toccato terra,
+che non se ne vedeva più traccia. A mezzogiorno
+il termometro segnava quarantaquattro
+gradi e mezzo. La tenda era un forno. Tutto
+quello che toccavamo, scottava. Mi posi una
+mano sulla testa: mi parve di metterla sopra
+una stufa. Il letto ci scaldava le reni a segno<span class="pagenum"><a name="Page_456" id="Page_456">[456]</a></span>
+che non era più possibile star coricati. Provai
+a metter la mano in terra fuori della tenda:
+la terra era rovente. Nessuno parlava più. Solo
+di tratto in tratto si sentiva qualche languida
+esclamazione:&mdash;È una morte.&mdash;Non
+si può più resistere.&mdash;Si diventa matti.&mdash;S&#8217;affacciò
+un momento l&#8217;Ussi, cogli occhi
+fuori della testa, alla porta della tenda,
+mormorò con voce soffocata:&mdash;Si muore&mdash;e
+disparve. Diana, la povera bestiuola, accovacciata
+accanto al letto del Comandante, ansava
+in maniera da far temere che morisse di
+momento in momento. Fuori della tenda non
+si sentiva una voce umana, non si vedeva nessuno,
+tutto era immobile come in un accampamento
+abbandonato. I cavalli nitrivano in
+suono lamentevole. La lettiga del medico, vicina
+alla nostra tenda, crepitava come se si
+volesse spezzare. A un tratto si sentì la voce
+di Selam che gridò passando di corsa:&mdash;<i>Se
+ha muerto un perro!</i> (È morto un cane).&mdash;E
+uno!&mdash;rispose con voce fioca il Comandante,
+faceto fino alla morte. Al tocco il termometro
+segnava quarantasei gradi e mezzo.
+Allora cessarono anche i lamenti. Il Comandante,
+il viceconsole ed io stavamo distesi in
+terra immobili come corpi morti. In tutto l&#8217;accampamento,
+il capitano e l&#8217;Ambasciatore erano
+forse i due soli cristiani che dessero ancora<span class="pagenum"><a name="Page_457" id="Page_457">[457]</a></span>
+segno di vita. Non ricordo quanto tempo io
+sia rimasto in quello stato. Ero immerso in
+una specie di stupore, sognavo ad occhi aperti,
+mi ribollivano nel capo mille immagini confuse
+di luoghi freschi e di cose gelate: mi precipitavo
+dall&#8217;alto d&#8217;una rupe in un lago, mettevo
+la nuca contro la bocca d&#8217;una pompa,
+mi fabbricavo una casa di ghiaccio, divoravo
+in dieci minuti tutti i pezzi duri di Napoli,
+e più sguazzavo nell&#8217;acqua e bevevo freddo,
+più mi sentivo morire di caldo, di sete, di
+rabbia, di sfinimento. Finalmente il capitano
+esclamò con voce funerea:&mdash;Quarantasette!&mdash;Fu
+l&#8217;ultima voce che mi ricordo d&#8217;aver sentita....</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Verso sera venne a visitar l&#8217;Ambasciatore,
+in nome di suo padre malato, il figliuoletto
+del Governatore dei Beni-Hassen che avevamo
+veduto la mattina. Entrò nell&#8217;accampamento a
+cavallo, accompagnato da un ufficiale e da due
+soldati che lo presero in braccio quando scese
+di sella, e s&#8217;avanzò a passo grave verso la
+tenda dell&#8217;Ambasciatore, strascicando come un
+paludamento la sua gran cappa turchina, con
+la mano sinistra appoggiata sulla sciabola più
+lunga di lui, e la destra distesa in atto di saluto.</p>
+
+<p>La mattina, visto a cavallo, c&#8217;era parso un<span class="pagenum"><a name="Page_458" id="Page_458">[458]</a></span>
+bel ragazzo; ed aveva infatti due begli occhioni
+pieni di pensiero e un visino pallido
+d&#8217;un ovale gentile; ma vedendolo a piedi, ci
+accorgemmo ch&#8217;era rachitico e gibboso. Da ciò
+nasceva forse la sua tristezza. In tutto il tempo
+che rimase con noi, non spuntò un sorriso sulla
+sua bocca, non si rasserenò un momento il
+suo volto. Ci fissò l&#8217;un dopo l&#8217;altro con uno
+sguardo profondo e non rispose alle domande
+dell&#8217;Ambasciatore che con parole tronche e
+sommesse. Una sola volta gli passò un barlume
+di allegrezza negli occhi; e fu quando l&#8217;Ambasciatore
+gli fece dire che aveva ammirato,
+nelle cariche della mattina, il suo modo ardito
+e grazioso di cavalcare; ma non fu che un
+barlume.</p>
+
+<p>Benchè gli tenessimo tutti gli occhi addosso,
+e fosse quella probabilmente la prima volta
+ch&#8217;egli compariva, in carattere ufficiale, davanti
+a un Ambasciata europea, non mostrò ombra
+d&#8217;imbarazzo. Sorbì lentamente il suo tè, mangiò
+dei confetti, parlò nell&#8217;orecchio al suo ufficiale,
+s&#8217;aggiustò due o tre volte sul capo il suo
+turbantino, osservò attentamente tutti i nostri
+stivali, lasciò indovinare che si seccava; poi
+si strinse sul petto, accommiatandosi, la mano
+dell&#8217;Ambasciatore, e tornò verso il suo cavallo
+colla stessa gravità di Sultano con cui s&#8217;era avvicinato
+alla tenda.<span class="pagenum"><a name="Page_459" id="Page_459">[459]</a></span></p>
+
+<p>Messo in sella dal suo ufficiale, disse ancora
+una volta:&mdash;La pace sia con voi!&mdash;e partì
+di galoppo, seguito dal suo piccolo stato maggiore
+incappucciato.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Quella stessa sera vennero parecchi malati a
+cercare il dottore, il quale col dracomanno Salomone
+e un drappello di soldati era partito
+poco prima, per la via d&#8217;Alkazar, alla volta di
+Tangeri. Venne, fra gli altri, un povero ragazzo
+mezzo nudo, macilento, cogli occhi rovinati,
+che appena ci vedeva e pareva affranto
+dalla fatica.&mdash;Che cosa vuoi?&mdash;gli domandò
+il Morteo&mdash;Cerco il medico cristiano,&mdash;rispose
+con voce tremante. Quando intese ch&#8217;era
+partito rimase un momento come istupidito, e
+poi gridò con accento disperato:&mdash;Ma io non
+ci vedo più!... Io ho fatto otto miglia per venir
+qui a farmi guarire dal medico cristiano!...
+Io ho bisogno di vedere il medico cristiano!&mdash;E
+diede in uno scoppio di pianto da straziare
+il cuore. Il Morteo gli mise in mano
+una moneta, che accettò con indifferenza, e indicandogli
+la via che aveva preso il dottore,
+gli disse che, andando di buon passo, avrebbe
+forse potuto ancora raggiungerlo. Il ragazzo
+stette un po&#8217; incerto, guardando verso quella
+parte cogli occhi pieni di lagrime, e poi si
+mise lentamente in cammino.<span class="pagenum"><a name="Page_460" id="Page_460">[460]</a></span></p>
+
+<p>Il sole tramontò quella sera sotto un padiglione
+immenso di nuvole color d&#8217;oro e di
+bragia, e lanciando rasente la pianura i suoi
+ultimi raggi sanguigni, calò dietro la linea diritta
+dell&#8217;orizzonte come un enorme disco rovente
+che si sprofondasse nelle viscere della
+terra.</p>
+
+<p>E la notte fece freddo!</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>La mattina, al levar del sole, eravamo già
+sulla riva sinistra del Sebù, nel medesimo punto
+dove l&#8217;avevamo passato venendo da Tangeri;
+e appena giunti, vedevamo comparire sulla riva
+opposta, accompagnato dai suoi ufficiali e dai
+suoi soldati, il simpatico governatore Sid-Bekr-el-Abbassi,
+colla stessa cappa bianca e collo
+stesso cavallo nero bardato di color celeste,
+con cui ci s&#8217;era presentato la prima volta.</p>
+
+<p>Ma il passaggio del fiume presentò questa
+volta una difficoltà impreveduta.</p>
+
+<p>Dei due barconi sui quali dovevamo traghettare,
+uno era in pezzi; l&#8217;altro rotto in
+più parti e mezzo affondato nella mota della
+sponda. Il piccolo <i>duar</i> abitato dalle famiglie
+dei barcaioli, era deserto; il fiume non <a name="tn460" id="tn460"></a><ins class="correction" title="originale: guadadabile">guadabile</ins>
+che con grave pericolo; nessun altro
+barcone che alla distanza d&#8217;una giornata almeno
+di cammino da quel punto. Come passare? Che<span class="pagenum"><a name="Page_461" id="Page_461">[461]</a></span>
+fare? Un soldato attraversò il fiume a nuoto e
+andò a portar la notizia al Governatore, il
+quale mandò un altro soldato, a nuoto, a dare
+una spiegazione della cosa. I barcaiuoli erano
+stati avvertiti il giorno prima di tenersi pronti
+per traghettare l&#8217;Ambasciata che sarebbe arrivata
+la mattina; ma trovandosi i barconi, per
+loro incuria, ridotti in stato da non poter
+servire, e non essendo capaci essi, o non volendo
+durar la fatica di accomodarli, erano
+fuggiti durante la notte, Dio sa dove, colle
+loro famiglie e coi loro animali, per sottrarsi
+al castigo del Governatore. Non rimaneva dunque
+altro da fare che tentar di riparare alla
+meglio il barcone meno fracassato, e così si
+fece. I soldati corsero a raccoglier uomini nei
+<i>duar</i> vicini e subito furono cominciati i lavori
+sotto l&#8217;alta direzione di Luigi il calafato, che
+in quell&#8217;occasione per lui memorabile, sostenne
+gloriosamente l&#8217;onore della marina italiana.
+Era bello vedere come lavoravano gli arabi e i
+mori. Dieci insieme, urlando e agitandosi, non
+facevano in mezz&#8217;ora il lavoro che facevano Luigi
+e il Ranni, militarmente silenziosi, in cinque minuti.
+Tutti comandavano, tutti criticavano, tutti
+andavano in collera, tutti tagliavan l&#8217;aria con
+gesti imperiosi, che parevan tanti ammiragli,
+e nessuno levava un ragno dal buco. Intanto
+il Governatore e il caid conversavano ad alta<span class="pagenum"><a name="Page_462" id="Page_462">[462]</a></span>
+voce da una sponda all&#8217;altra; i cavalieri delle
+due scorte galoppavano lungo le rive cercando
+all&#8217;orizzonte i fuggitivi; le bestie da soma guadavano
+il fiume in lunghe file coll&#8217;acqua a
+mezzo il collo; i lavoratori cantavano le lodi
+del profeta; e sulla sponda opposta sorgeva
+una gran tenda azzurrina sotto la quale i servi
+di Sid-Bekr-el-Abbassi si affaccendavano a prepararci
+una squisita colezione di fichi, di confetti
+e di tè, che noi pregustavamo col cannocchiale,
+canterellando il coro d&#8217;un&#8217;opera semi-seria
+composta durante gli ozi di Fez col titolo:&mdash;<i>Gl&#8217;Italiani
+nel Marocco.</i></p>
+
+<p>Coll&#8217;aiuto del Profeta, il barcone fu accomodato
+in due ore, il Ranni ci pigliò sulle spalle
+e ci scaricò l&#8217;un dopo l&#8217;altro sulla prua, e giungemmo
+all&#8217;altra riva, coi piedi immersi fino
+alla noce nell&#8217;acqua che filtrava dentro da tutte
+le parti, ma senza esser costretti a gettarci a
+nuoto; inestimabile fortuna, di cui non eravamo
+sicuri partendo.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Il Governatore Sid Bekr-el-Abbassi che aveva
+risaputo le lodi fatte di lui al Sultano dal nostro
+Ambasciatore, fu con noi anche più amabile e più
+seducente della prima volta... Preso un po&#8217; di
+riposo, ci rimettemmo in cammino verso Karia-el-Abbassi,
+dove arrivammo sul mezzogiorno,
+e fummo ricevuti e passammo le ore bruciate<span class="pagenum"><a name="Page_463" id="Page_463">[463]</a></span>
+nella stessa stanzina bianca, in cui trentacinque
+giorni innanzi avevamo visto la bella figliuoletta
+del nostro ospite far capolino dietro il turbante
+paterno.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Qui Sid Bekr-el-Abbassi presentò all&#8217;Ambasciatore,
+fra gli altri personaggi, un moro sui
+cinquant&#8217;anni, di aspetto signorile e di modi
+simpatici, che nessuno di noi, credo, ha mai più
+dimenticato, non per sè, ma per le strane cose
+che ci raccontarono della sua famiglia. Era fratello
+d&#8217;un Sid-Bomedi, antico governatore della
+provincia di Ducalla, il quale languiva da otto
+anni nelle prigioni di Fez. Tiranno e scialacquatore
+sfrenato, dopo aver dissanguato il suo
+popolo, contratto imprestiti rovinosi coi negozianti
+europei, ammontato debiti su debiti, fatto
+ira di Dio in casa sua e fuori, era stato arrestato
+e condotto a Fez per ordine del Sultano, il quale
+credendolo possessore di tesori nascosti, aveva
+fatto spianare la sua casa, frugare fra i ruderi,
+scavare fra le fondamenta, e bandito dalla provincia,
+sotto pena di morte, tutta la sua famiglia,
+per timore che, conoscendo il nascondiglio,
+non s&#8217;impadronisse dei denari. Ma non
+essendosi trovato, forse perchè non c&#8217;era, il
+tesoro che si cercava, e persistendo il Sultano
+a credere che ci fosse, e che il prigioniero non
+lo volesse rivelare, questo non aveva più rivisto<span class="pagenum"><a name="Page_464" id="Page_464">[464]</a></span>
+la luce del sole ed era forse condannato
+a morire in prigione. E il caso di Sid-Bomedi
+non è raro fra i governatori del Marocco, i quali,
+chi più chi meno, arricchendosi a spese del
+loro popolo, forniscono sempre al Governo che
+vuole impadronirsi dei loro averi, il vantaggio
+di poterlo fare sotto colore di punire un colpevole.
+Il Governatore o il Pascià a cui il
+Sultano ha posto gli occhi addosso, è chiamato,
+in forma amichevole, a Fez o a Marocco, oppure
+arrestato improvvisamente, di notte, da
+un drappello di soldati imperiali che lo conducono
+a marcie forzate alla capitale, legato
+supino sulla groppa d&#8217;una mula, colla testa spenzoloni
+e il viso rivolto al sole. Appena giunto,
+vien caricato di catene e gettato in una segreta.
+Se rivela dove ha nascosto il tesoro, è rimandato
+con tutti gli onori alla sua provincia,
+dove in poco tempo, facendo peggio di prima,
+può rifarsi di quello che gli è stato carpito.
+Se non rivela, è lasciato marcire nel suo sepolcro,
+e bastonato a sangue una volta al giorno,
+finchè, ridotto agli estremi, si decide a parlare
+per non morire fra le catene. Se non rivela
+che in parte, è bastonato ugualmente, fin che
+abbia fatto la rivelazione completa. Qualche
+governatore più accorto, subodorando per tempo
+la catastrofe, la scongiura, recandosi in persona
+alla Corte con una lunga carovana di cammelli<span class="pagenum"><a name="Page_465" id="Page_465">[465]</a></span>
+e di mule cariche di doni preziosi; ma per
+far questi doni, dovendo spendere gran parte
+delle proprie ricchezze, ne segue che la sua
+salvezza non riesce meno funesta alla provincia
+governata da lui, di quello che riuscirebbe
+il suo ritorno dalla prigionia, quando fosse stato
+spogliato a forza dei suoi tesori. Qualcuno, anche,
+muore in carcere o sotto il bastone, ma
+non rivela, per lasciare il tesoro alla famiglia;
+che sa dov&#8217;è e lo scoverà a tempo opportuno;
+ed altri muoiono perchè non hanno nulla da
+rivelare. Ma son rari, perchè è uso comune
+nel Marocco di nascondere le ricchezze, e si
+sa che i mori sono meravigliosi maestri in
+quest&#8217;arte. Si parla di tesori murati sotto la
+soglia della porta di casa, nei pilastri dei cortili,
+negli scalini, nelle finestre; di case demolite
+dalle fondamenta, pietra per pietra, senza
+che vi si trovasse un tesoro che pure c&#8217;era; di
+schiavi uccisi e sepolti segretamente, dopo aver
+aiutato il padrone a nascondere; e il volgo
+mescola a queste verità dolorose ed orribili, le
+sue amene leggende di spiriti e di prodigi.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Il Governatore el-Abbassi ci accompagnò,
+verso sera, fino all&#8217;accampamento, ch&#8217;era a due
+ore di cammino dalla sua casa, in un prato
+pieno di fiori e di tartarughe, tra il fiume Dà,
+che si divide là presso in un gran numero di<span class="pagenum"><a name="Page_466" id="Page_466">[466]</a></span>
+canali, e una bella collina coronata d&#8217;una tomba
+di santo dalla cupola verde. A un tiro di fucile
+dalle nostre tende v&#8217;era un gran duar circondato
+d&#8217;aloé e di fichi d&#8217;India. Al nostro passaggio,
+tutti gli abitanti saltaron fuori. Allora
+vedemmo quanto il governatore el-Abbassi era
+amato dal suo popolo. Vecchi cadenti, frotte di
+bimbi, uomini maturi, giovanetti, tutti correvano
+da lui a farsi mettere la mano sul capo,
+e se ne tornavano contenti, voltandosi indietro
+a guardarlo con un&#8217;espressione d&#8217;affetto e di
+gratitudine. La presenza però dell&#8217;amato Governatore
+non bastò a salvar noi dai soliti
+sguardi biechi e dai soliti improperi. Le donne,
+mezzo nascoste dietro alle siepi, spingevano
+con una mano uno dei loro figliuoletti a farsi
+benedire dal Governatore, coll&#8217;altra mano un
+altro figliuolo a dirci ch&#8217;eravamo dei cani. Vedemmo
+dei bimbi alti due palmi, tutti nudi,
+che appena si reggevano in piedi, venir verso
+di noi barcolloni, e mostrandoci il pugno
+grosso come una noce, gridare:&mdash;Maledetto
+il padre tuo!&mdash;E siccome avevano paura ad
+avanzarsi soli, si radunavano in sette o otto, e
+così stretti in un gruppo, che si sarebbe potuto
+portar tutto ritto sopra un vassoio, s&#8217;avanzavano
+con aria minacciosa fino a dieci passi
+dalle nostre mule a balbettare la loro insolenzina.
+Quanto ci divertimmo! Un gruppo, fra gli altri,<span class="pagenum"><a name="Page_467" id="Page_467">[467]</a></span>
+s&#8217;avanzò contro il Biseo per augurargli che fosse
+arrostito non so quale suo parente. Il Biseo
+alzò la matita: i due primi, dando indietro atterriti,
+urtarono gli altri; e mezzo l&#8217;esercito andò
+in terra a gambe levate. Persino il Governatore
+diede in uno scoppio di risa.<span class="pagenum"><a name="Page_468" id="Page_468">[468]</a></span></p>
+
+
+
+<hr />
+<h2><a name="ARZILLA" id="ARZILLA"></a>ARZILLA</h2>
+
+
+<p>Dopo lo spettacolo delle grandi città decadute,
+di un popolo moribondo e d&#8217;un paese
+bello ma triste; dopo tanto sonno tanta vecchiezza
+e tante rovine, ecco il lavoro eterno e
+la gioventù immortale; ecco l&#8217;aria che ravviva
+il sangue, la bellezza che rallegra il cuore, l&#8217;immensità
+in cui s&#8217;espande l&#8217;anima! Ecco l&#8217;Oceano!
+Con che fremito di piacere lo salutammo!
+L&#8217;apparizione inaspettata d&#8217;un amico o d&#8217;un
+fratello, non ci sarebbe riuscita più cara della
+vista di quella lontana curva luminosa che recideva
+netto dinanzi a noi, come una immensa
+falce, l&#8217;islamismo, la schiavitù, la barbarie, e pareva
+che portasse più diritto e più libero il
+nostro pensiero all&#8217;Italia.&mdash;<i>Bahr-el-Kibir!</i>&mdash;(Il
+gran mare) esclamarono alcuni soldati. Altri
+dissero:&mdash;<i>Bahr-ed-Dholma!</i>&mdash;(Il mare<span class="pagenum"><a name="Page_469" id="Page_469">[469]</a></span>
+delle tenebre). Tutti, involontariamente, affrettarono
+il passo; le conversazioni, che cominciavano
+a languire, si rianimarono; i servi intonarono
+i canti sacri; l&#8217;intera carovana, in
+pochi minuti, prese un&#8217;aria d&#8217;allegrezza e di
+festa.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>La sera del 19 Giugno ci accampammo a
+tre ore da Laracce, e la mattina seguente entrammo
+in città, ricevuti alle porte dal figlio
+del Governatore, da venti soldati senza fucili
+e senza calzoni schierati lungo la strada, da un
+centinaio di ragazzi cenciosi, e da una banda
+composta d&#8217;un tamburino e d&#8217;un trombettiere,
+che vennero poco dopo a chiedere la mancia
+con uno straziante concerto nel cortile dell&#8217;agente
+consolare d&#8217;Italia.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Su quella costa sparsa di città morte,&mdash;come
+Salè, Azamor, Safi, Santa-Cruz,&mdash;Laracce conserva
+ancora un po&#8217; di vita commerciale che le
+basta per essere considerata uno dei principali
+porti del Marocco. Fondata da una tribù berbera
+nel secolo XV, fortificata sulla fine dello stesso
+secolo da Mulei-ben-Nassar, abbandonata alla
+Spagna nel 1610, ripresa da Mulei Ismael nel
+1689, ancora fiorente sul principio di questo
+secolo, popolata ora da quattromila circa tra
+mori ed ebrei, sorge sopra la china d&#8217;un colle<span class="pagenum"><a name="Page_470" id="Page_470">[470]</a></span>
+a sinistra della foce del Kus, il Lixus degli
+antichi, il quale le forma un porto ampio e
+sicuro, chiuso però da un banco di sabbia, che
+impedisce l&#8217;entrata ai grandi bastimenti. Nel
+porto marciscono le carcasse di due piccole
+cannoniere, ultimo miserando avanzo della flotta
+che altre volte portò gli eserciti conquistatori in
+Ispagna e sgomentò il commercio europeo. Sulla
+riva destra del fiume, rimane qualche rovina
+di Lixus, città romana. Dietro la collina si
+stende un ampio bosco d&#8217;alberi giganteschi. La
+città non ha dentro altro di notevole che una
+piazza di mercato circondata da piccoli portici
+sorretti da colonnine di pietra; ma vista dal
+porto, tutta bianca sul verde cupo della collina,
+stretta in una cerchia di alte mura merlate d&#8217;un
+fosco color calcare, riflessa dalle acque azzurre
+del fiume, sotto quel cielo limpido, presenta
+un aspetto grazioso, e malgrado la vivezza dei
+colori, quasi malinconico, come se facesse pietà
+il veder quella gentile città così sola e silenziosa
+su quella costa barbaresca, dinanzi a
+quel porto deserto, in faccia a quel mare immenso.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>L&#8217;accampamento fu posto la sera sulla riva
+destra del Kus e levato per tempo la mattina
+seguente. Si doveva andare ad Arzilla, distante
+quattr&#8217;ore da Laracce. Il convoglio dei bagagli<span class="pagenum"><a name="Page_471" id="Page_471">[471]</a></span>
+partì la mattina; l&#8217;Ambasciata verso sera. Io,
+per veder la carovana sotto un nuovo aspetto,
+partii col convoglio dei bagagli.</p>
+
+<p>E me ne trovai contento, perchè fu un tragitto
+pieno d&#8217;avventure.</p>
+
+<p>Le mule cariche, accompagnate dai mulattieri
+e dai servi, andavano a gruppi, a gran distanza
+gli uni dagli altri. Partii solo e camminai per
+quasi un&#8217;ora sulle colline dove non vidi che
+una mula, condotta da un servo arabo, la quale
+portava due bisaccie di paglia, di cui una conteneva
+la testa e l&#8217;altra i piedi d&#8217;un palafreniere
+dell&#8217;Ambasciatore preso da una fortissima
+febbre, che gemeva da far pietà ai sassi. Il
+poveretto stava così coricato a traverso la mula,
+colla testa spenzoloni, col corpo inarcato, col
+sole negli occhi, e in quella maniera era venuto
+da Karia-el-Abbassi e doveva andare a Tangeri!
+E in quella maniera sono trasportati nel Marocco
+tutti i malati che non han denaro da noleggiare
+una lettiga e due mule, e fortunati coloro che
+possono almeno ficcar la testa in una bisaccia!</p>
+
+<p>Dalle colline discesi sulla riva del mare.</p>
+
+<p>Qui raggiunsi il cuoco, il Ranni e Luigi il
+calafato, che s&#8217;unirono a me e non mi lasciarono
+più fino ad Arzilla.</p>
+
+<p>Per un&#8217;ora trottammo sulla sabbia, deviando
+di tratto in tratto dal cammino diritto, per
+scansare la marea.<span class="pagenum"><a name="Page_472" id="Page_472">[472]</a></span></p>
+
+<p>In quel tempo il cuoco, che per la prima
+volta in tutto il viaggio poteva parlarmi liberamente,
+m&#8217;aprì il suo cuore.</p>
+
+<p>Pover&#8217;uomo! Tutte le avventure del viaggio,
+tutte le grandi cose vedute, non lo avevano liberato
+da un pensiero doloroso che gli toglieva
+la pace fin dalla prima settimana del suo soggiorno
+in Tangeri. E questo dolore era una
+gelatina mal riuscita, fatta da lui un giorno
+che aveva pranzato in casa il Ministro di Francia;
+gelatina che aveva dato il primo crollo
+alla sua riputazione nel concetto dell&#8217;Ambasciatore,
+e che pure era riuscita male non per colpa
+sua, ma perchè il Marsala era cattivo. Fez, la
+corte, Mechinez, il Sebù, l&#8217;Oceano, egli li aveva
+visti, egli vedeva tutto a traverso quel disco
+di brodo condensato. O piuttosto non aveva
+visto e non vedeva niente perchè il suo corpo
+era bensì nel Marocco, ma l&#8217;anima viveva in
+piazza Castello. Gli domandai le sue impressioni
+di viaggio: erano poca cosa. Egli non
+sapeva <i>capire chi potesse essere quella bestia che
+aveva stampato quel paese</i>. Mi raccontò delle
+sue fatiche, delle sue liti cogli sguatteri arabi,
+delle difficoltà di far da mangiare in mezzo ai
+<i>deserti</i>, del suo desiderio immenso di riveder
+Torino; ma ricadeva poi sempre su quella desolante
+gelatina del Ministro di Francia.&mdash;Io
+non so far cucina? Mi faccia il piacere, vada<span class="pagenum"><a name="Page_473" id="Page_473">[473]</a></span>
+Lei, quando sia a Torino,&mdash;mi diceva toccandomi
+il braccio per distrarmi dalla contemplazione
+dell&#8217;Oceano;&mdash;vada a domandarlo al
+conte tale, alla contessa tale, ecc., che ho serviti
+per anni ed anni! Vada dal generale Ricotti,
+ministro della guerra, che son cinque
+anni che è ministro e fa tutto quello che vuole,
+vada da lui a domandargli se so far la gelatina!
+Ma vada, mi dia questa soddisfazione, ci passi
+un momento quando saremo ritornati al paese!&mdash;E
+insistette tanto che per poter contemplare
+in pace l&#8217;Oceano, dovetti promettergli
+che ci sarei passato.</p>
+
+<p>Intanto raggiungevamo di cento in cento
+passi due o tre mule cariche, soldati a cavallo,
+servi a piedi; piccoli frammenti della carovana
+che si stendeva per più d&#8217;un ora di cammino.
+Fra i soldati ve n&#8217;erano alcuni di Laracce,
+stracciati, con un fazzoletto annodato intorno
+al capo e un fucile rugginoso fra le mani; e
+fra i servi, dei ragazzi di dodici o quindici anni,
+non mai visti prima d&#8217;allora, i quali erano scappati,
+mi fu detto, da Mechinez e da Karia-el-Abbassi,
+e s&#8217;erano aggregati alla carovana, senz&#8217;altro
+addosso che una camicia, per andare a
+Tangeri, la città civile, a cercar fortuna, campando
+intanto delle limosine dei soldati. In alcuni
+di questi gruppi c&#8217;era uno che raccontava
+una storia; altri cantavano; tutti parevano allegri.<span class="pagenum"><a name="Page_474" id="Page_474">[474]</a></span></p>
+
+<p>A metà strada ci fermammo all&#8217;ombra d&#8217;uno
+scoglio per far colezione.</p>
+
+<p>Qui vidi una scena che mi rivelò l&#8217;indole di
+quella gente meglio d&#8217;un volume di considerazioni
+psicologiche.</p>
+
+<p>Vicino a noi c&#8217;era un soldato seduto sulla
+sabbia, più in là un altro, più lontano un
+servo, e a una cinquantina di passi da questo,
+sulla china d&#8217;un piccolo colle, un altro servo,
+seduto vicino a una sorgente, con una brocca
+fra le ginocchia. Desiderando di bere, gridai al
+primo soldato:&mdash;<i>Elma!</i> (acqua)&mdash;e gli accennai
+la sorgente. Il soldato rispose di sì con un gesto
+cortese e ordinò imperiosamente all&#8217;altro soldato
+d&#8217;andare a prendere dell&#8217;acqua. Costui accennò
+che avrebbe obbedito subito, e con un accento
+minaccioso rimproverò il servo che era là presso,
+di non essere ancora corso a fare il suo dovere.
+Il servo rimproverato balzò in piedi e facendo
+due o tre passi impetuosi verso l&#8217;altro servo seduto
+accanto alla sorgente, gli gridò che facesse
+presto. Costui, vedendo che io non gli badavo,
+non si mosse. Passarono cinque minuti, l&#8217;acqua
+non venne. Mi rivolsi daccapo al primo soldato
+e seguì la stessa scena di prima. Infine, se volli
+aver l&#8217;acqua, dovetti, spolmonandomi, dar l&#8217;ordine
+direttamente al servo della brocca il quale,
+dopo qualche momento di riflessione, si decise
+ad attingerla e me la portò a passo di tartaruga.<span class="pagenum"><a name="Page_475" id="Page_475">[475]</a></span></p>
+
+<p>Ci rimettemmo in cammino. Tirava un ventolino
+fresco e una nuvola nascondeva il sole,
+era una passeggiata deliziosa; ma continuando
+a crescere la marea, e restringendosi man
+mano quel po&#8217; di strada sabbiosa su cui camminavamo
+ad uno ad uno, ci trovammo ben
+presto imprigionati fra il mare e le colline
+rocciose che pendevano quasi a picco sul
+nostro capo, e costretti a camminare fra gli
+scogli, contro cui si venivano a frangere le
+onde. Parecchie volte, la mula arrestandosi spaventata,
+mi trovai circondato dall&#8217;acqua, ravvolto
+in un nuvolo di spruzzi, assordato, acciecato,
+e mi girò il capo, e intravvidi l&#8217;intestazione
+degli articoletti necrologici che avrebbero scritto
+i miei amici. Ma la nostra ora, come diceva
+il cuoco, non era ancora sonata; e dopo un
+miglio di cammino, arrivammo a una collina
+accessibile, sulla quale ci arrampicammo in fretta
+e in furia, volgendoci indietro <i>a rimirar lo
+passo</i>.</p>
+
+<p>Veniva con noi, a cavallo, un vecchio soldato
+di Laracce, un po&#8217; tocco nel cervello, che
+rideva continuamente; ma che, grazie al cielo,
+conosceva la strada. Costui ci fece girare intorno
+alla collina e ci menò a traverso una
+macchia fittissima di quercie nane, di cisti, di
+betulle, di sugheri, di ginestri, d&#8217;arbusti d&#8217;ogni
+sorta, per mille avvolgimenti di sentieri scoscesi,<span class="pagenum"><a name="Page_476" id="Page_476">[476]</a></span>
+fra i macigni, fra le spine, nel fango, nell&#8217;acqua,
+al buio, in recessi dove pareva che non fosse
+mai penetrata una creatura umana, e sempre
+ridendo, ci ricondusse, dopo un lungo e lentissimo
+giro, scorticati e stracciati, sulla riva
+del mare, dove rimaneva ancora un po&#8217; di spazio
+libero dalle acque.</p>
+
+<p>Qui la carovana non essendo ancora arrivata,
+la spiaggia era deserta, e camminammo
+per un pezzo non vedendo altro che cielo e
+mare, e il piede delle colline ripidissime che,
+formando tanti piccoli seni successivi, ci nascondevano
+l&#8217;orizzonte dinanzi e alle spalle.
+Camminavamo in silenzio, l&#8217;un dietro l&#8217;altro,
+sopra la sabbia intatta e morbida come un tappeto,
+tutti colla testa, io credo, mille miglia
+lontana dal Marocco, quando improvvisamente
+saltò fuori di dietro a uno scoglio uno spettro,
+un vecchio orribile, mezzo nudo, con una gran
+corona di fiori gialli intorno alla fronte,&mdash;un
+Santo&mdash;; il quale prese a inveire contro di
+noi urlando come un pazzo furioso e facendo
+con tutt&#8217;e due le mani l&#8217;atto di graffiarci il
+viso e di strapparci la barba. Ci fermammo
+a contemplarlo. Diventò più feroce. Il Ranni,
+senza tanti complimenti, s&#8217;avanzò per applicargli
+una bastonata. Io lo trattenni e gettai al
+santo una moneta. Questo briccone tacque immediatamente,
+raccolse la moneta, la guardò<span class="pagenum"><a name="Page_477" id="Page_477">[477]</a></span>
+di sopra e di sotto, se la mise in seno, e poi
+ricominciò ad urlare peggio di prima.&mdash;Ah!
+questa volta,&mdash;disse il Ranni;&mdash;una legnata
+ci sta!&mdash;E alzò il bastone. Ma il soldato,
+fattosi serio ad un tratto, lo trattenne e dicendo
+al Santo qualche parola a bassa voce
+con un accento di profondo rispetto, lo indusse
+a tacere. L&#8217;orribile vecchio ci slanciò un&#8217;ultima
+occhiata fulminea e si rinascose in mezzo agli
+scogli, dove ci fu detto che vive, nutrendosi
+d&#8217;erbe, da più di due anni, coll&#8217;unico scopo
+di maledire i bastimenti dei Nazareni che passano
+all&#8217;orizzonte.</p>
+
+<p>Di là risalimmo sui monti e camminammo
+lungo tempo per sentieri serpeggianti fra i
+lentischi, le ginestre e le roccie. In alcuni punti
+il sentiero correndo sull&#8217;orlo del monte tagliato
+a picco, vedevamo sotto, a una grande profondità,
+il mare che flagellava gli scogli, e un
+lunghissimo tratto di spiaggia, in cui si stendeva
+a perdita d&#8217;occhi la carovana, e l&#8217;immenso
+orizzonte dell&#8217;Oceano azzurro picchiettato
+di macchiettine bianche da qualche lontano
+bastimento a vela. I monti per cui ci
+avanzavamo formavano colle loro cime schiacciate
+un vasto piano ondulato, tutto coperto
+d&#8217;alti arbusti, dove non si vedeva alcuna traccia
+di coltivazione, nè una cuba, nè una capanna,
+nè una creatura umana, e non si sentiva altro<span class="pagenum"><a name="Page_478" id="Page_478">[478]</a></span>
+rumore che il mormorio fioco del mare.&mdash;Che
+paese!&mdash;esclamava il cuoco girando lo
+sguardo inquieto su quella solitudine;&mdash;purchè
+non si faccia qualche cattivo incontro.&mdash;E
+mi domandò più volte se non c&#8217;era pericolo
+d&#8217;incontrare dei leoni. Salendo e scendendo,
+perdendoci di vista e ritrovandoci più volte in
+mezzo agli arbusti, camminavamo da quasi
+due ore per quei monti deserti, e cominciavamo
+a temere d&#8217;aver sbagliata la strada, quando
+dalla sommità d&#8217;un&#8217;altura vedemmo a un tratto
+le torri d&#8217;Arzilla e tutta la costa fino alla montagna
+del capo Spartel, che disegnava nettamente
+il suo contorno azzurro nella chiarezza limpidissima
+del cielo.</p>
+
+<p>Fu un vivo piacere per tutta la mia piccola
+carovana; ma di breve durata.</p>
+
+<p>Scendendo verso il mare scoprimmo lontano
+fra gli alberi un gruppo di cavalli e d&#8217;uomini
+accovacciati, i quali, appena ci videro, si rizzarono
+in piedi, saltarono in sella e si diressero
+verso di noi, distendendosi sopra una sola linea
+in forma di mezzaluna, come se volessero
+impedirci di fuggire per una scorciatoia verso
+la città.</p>
+
+<p>&mdash;Ci siamo,&mdash;pensai;&mdash;questa volta non
+c&#8217;è scampo; è una banda.</p>
+
+<p>E feci cenno agli altri di fermarsi.</p>
+
+<p>&mdash;<i>Ca manda avanti &#8217;l moro!</i> gridò il cuoco.<span class="pagenum"><a name="Page_479" id="Page_479">[479]</a></span></p>
+
+<p>Il soldato moro accorse.</p>
+
+<p>&mdash;Giù una trombonata!&mdash;gli gridò il cuoco
+fremente.</p>
+
+<p>&mdash;Un momento;&mdash;io dissi;&mdash;prima d&#8217;ammazzar
+loro, vediamo se vogliono veramente
+ammazzar noi.</p>
+
+<p>Li guardai attentamente; s&#8217;avanzavano di
+trotto; eran dieci, parte vestiti di color oscuro,
+parte di bianco; mi parve che nessuno avesse
+il fucile; il capo era un vecchio colla barba
+bianca; mi rassicurai.</p>
+
+<p>&mdash;Formiamo il quadrato!&mdash;gridò il cuoco.</p>
+
+<p>&mdash;Non c&#8217;è bisogno&mdash;risposi. Il vecchio
+della barba bianca s&#8217;era scoperto il capo e si
+dirigeva verso di me colla berretta in mano.</p>
+
+<p>Era un Israelita.</p>
+
+<p>A dieci passi, si fermò col suo seguito, ch&#8217;era
+composto di altri quattro Israeliti e di cinque
+servi arabi, e fece cenno di volermi parlare.</p>
+
+<p>&mdash;<i>Hable Usted</i>, risposi.</p>
+
+<p>&mdash;Sono il tale dei tali,&mdash;disse in spagnuolo,
+con una voce dolce inchinandosi in
+atteggiamento di profondo rispetto;&mdash;agente
+consolare d&#8217;Italia e di tutti gli altri stati d&#8217;Europa
+nella città d&#8217;Arzilla. Ho l&#8217;onore di essere
+al cospetto di sua eccellenza l&#8217;Ambasciatore
+d&#8217;Italia, reduce da Fez, partito questa mattina
+da Laracce e diretto a Tangeri?</p>
+
+<p>Caddi dalle nuvole.<span class="pagenum"><a name="Page_480" id="Page_480">[480]</a></span></p>
+
+<p>Poi presi un atteggiamento grave e girai un
+lento sguardo sul mio corteo, che sfolgorava di
+maestà e di gioia.</p>
+
+<p>Dopo aver così assaporato per un minuto
+secondo gli onori del ricevimento ufficiale, disingannai,
+sospirando, il vecchio israelita, e
+dissi chi ero.</p>
+
+<p>Ne parve un po&#8217; spiacente, ma non cangiò
+modo per questo. Mi offerse la sua casa per
+riposarmi, e io non accettando, volle ad ogni
+costo accompagnarmi nel luogo destinato all&#8217;accampamento.</p>
+
+<p>Ci dirigemmo dunque tutti insieme, girando
+intorno alla città, verso la riva del mare. Ah!
+se m&#8217;avessero visto, in quel breve tragitto,
+l&#8217;Ussi e il Biseo! Quanto dovevo esser pittoresco
+io, rappresentante d&#8217;Italia in groppa a
+una mula, con una ciarpa bianca attorcigliata
+intorno al capo, seguito dal mio stato maggiore
+composto d&#8217;un cuoco in maniche di camicia,
+di due marinai armati di bastone e
+d&#8217;un moro stracciato! O arte italiana, quanto
+hai perduto!</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Arzilla, Zilia dei Cartaginesi, <i>Julia Traducta</i>
+dei Romani, passata dalle mani di questi in potere
+dei Goti, saccheggiata dagl&#8217;Inglesi verso
+la metà del decimo secolo, rimasta per trent&#8217;anni
+un mucchio di sassi, poi rifabbricata da<span class="pagenum"><a name="Page_481" id="Page_481">[481]</a></span>
+Abd-er-Rhaman ben Alì califfo di Cordova,
+posseduta dai Portoghesi e ripresa dai Marocchini,
+non è più che una cittaduzza di poco
+più di mille abitanti tra mori ed ebrei; circondata,
+dalla parte di terra e dalla parte di mare,
+da alte mura merlate, che cadono in rovina;
+bianca e quieta come un chiostro, e improntata,
+come tutte le altre piccole città maomettane,
+di quella ridente malinconia, che fa pensare al
+sorriso d&#8217;un moribondo, il quale goda di sentirsi
+mancare la vita.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>La sera, sul tramonto, arrivò l&#8217;Ambasciatore,
+che venne all&#8217;accampamento attraversando la
+città; e ho ancor vivo dinanzi agli occhi lo
+spettacolo di quella bella cavalcata piena di colori
+e di vita, che uscendo da una gran porta
+merlata, s&#8217;avanzava in un pittoresco disordine,
+lungo la riva dell&#8217;Oceano, gettando sulla sabbia
+rosata dal crepuscolo, le sue lunghissime ombre
+nere; e risento la tristezza che provai in quel
+momento dicendo tra me:&mdash;Peccato! Peccato
+che questo bel quadro si debba dissolvere,
+questo bel quadro che contiene tant&#8217;Affrica e
+tanta Italia, tanti lieti pronostici e tante care
+memorie!&mdash;E là infatti si può dire che terminasse
+il nostro viaggio, poichè la mattina
+seguente ci accampavamo a Ain-Dalia, e due
+giorni dopo rientravamo in Tangeri, dove la<span class="pagenum"><a name="Page_482" id="Page_482">[482]</a></span>
+carovana si scioglieva in quella medesima piazzetta
+del piccolo mercato, da cui due mesi
+prima era partita.</p>
+
+<hr class="hid" />
+
+<p>Il comandante, il capitano, i pittori ed io
+partimmo insieme per Gibilterra. L&#8217;Ambasciatore,
+il viceconsole, tutta la gente della legazione
+ci accompagnò fin sulla riva del mare.
+Gli addii furono molto affettuosi. Tutti erano
+commossi, anche il buon generale Hamed ben
+Kasen, il quale stringendo la mia mano contro
+il suo largo torace, mi disse tre volte l&#8217;unica
+parola europea che sapesse:&mdash;<i>A Dios!</i>&mdash;con
+una voce che veniva dal cuore. Appena
+mettemmo il piede sul bastimento, oh! quanto
+ci parve lontana e di spazio e di tempo tutta
+quella fantasmagoria di pascià, di neri, di tende,
+di moschee, di torri merlate! Non era soltanto un
+paese, era un mondo che in quel momento spariva
+ai nostri occhi, e un mondo che eravamo quasi
+certi di non rivedere mai più. Un po&#8217; d&#8217;Affrica,
+però, ci accompagnò fino a bordo, e furono i due
+Selam, Alì, Hamed, Abed-er-Rhaman, Civo, i
+servi del Morteo ed altri bravi giovanotti, a cui
+la superstizione mussulmanna non aveva impedito
+di voler bene ai Nazareni e di servirli con
+devozione. E anch&#8217;essi si accommiatarono da
+noi con vivaci dimostrazioni d&#8217;affetto e di rammarico,
+e Civo più degli altri, che facendo sventolare<span class="pagenum"><a name="Page_483" id="Page_483">[483]</a></span>
+per l&#8217;ultima volta ai miei occhi il suo
+camicione bianco, mi s&#8217;attaccò al collo come
+un amico d&#8217;infanzia, e mi stampò due baci in
+un orecchio. E quando il piroscafo partì, ci salutarono
+ancora, tutti ritti in una barca, sventolando
+i loro fez rossi, e gridando fin che li
+potemmo sentire:&mdash;Allà sia sulla vostra strada!
+Tornate al Marocco! Addio ai Nazareni! Addio
+agli Italiani! Addio! Addio!</p>
+
+<p class="center noi">
+FINE.<br />
+</p>
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+<div class="tnote">
+<h3><a name="NOTA_DEL_TRASCRITTORE" id="NOTA_DEL_TRASCRITTORE"></a>NOTA DEL TRASCRITTORE.</h3>
+
+
+<p>L&#8217;ortografia originaria è stata mantenuta. Minimi errori tipografici di punteggiatura sono stati corretti senza annotazione.</p>
+
+<p>Sono stati corretti i seguenti refusi:</p>
+
+<ul>
+<li><a href="#tn8">pag. 8</a>: fa il mercato. È forse di di tutti i luoghi ch&#8217;io<br />
+<i>corretto in:</i> fa il mercato. È forse di tutti i luoghi ch&#8217;io</li>
+<li><a href="#tn79">pag. 79</a>: Malgrado pero la vita varia e nuova che<br />
+<i>corretto in:</i> Malgrado però la vita varia e nuova che</li>
+<li><a href="#tn127">pag. 127</a>: a bordo del <i>Dora</i>, napoletano, un gïovanetto<br />
+<i>corretto in:</i> a bordo del <i>Dora</i>, napoletano, un giovanetto</li>
+<li><a href="#tn146">pag. 146</a>: manda e chiamare un medico europeo in una<br />
+<i>corretto in:</i> manda a chiamare un medico europeo in una</li>
+<li><a href="#tn148">pag. 148</a>: in mezzo ad olivi e cepugli altissimi;<br />
+<i>corretto in:</i> in mezzo ad olivi e cespugli altissimi;</li>
+<li><a href="#tn156">pag. 156</a>: Ora la presenza dell&#8217;Ambasciatore dovera sciogliere<br />
+<i>corretto in:</i> Ora la presenza dell&#8217;Ambasciatore doveva sciogliere</li>
+<li><a href="#tn161">pag. 161</a>: risponde.&mdash;L&#8217;usanza del paese! Vergogogna!<br />
+<i>corretto in:</i> risponde.&mdash;L&#8217;usanza del paese! Vergogna!</li>
+<li><a href="#tn166">pag. 166</a>: cotegoria dei soldati, servi e palafrenieri. Era<br />
+<i>corretto in:</i> categoria dei soldati, servi e palafrenieri. Era</li>
+<li><a href="#tn173">pag. 173</a>: Mohammed Ducali mi racontò in quel frattempo<br />
+<i>corretto in:</i> Mohammed Ducali mi raccontò in quel frattempo</li>
+<li><a href="#tn183">pag. 183</a>: di tende di pelo di camello, chiuse con canne<br />
+<i>corretto in:</i> di tende di pelo di cammello, chiuse con canne</li>
+<li><a href="#tn188">pag. 188</a>: suo vicini del Garb.<br />
+<i>corretto in:</i> suoi vicini del Garb.</li>
+<li><a href="#tn258">pag. 258</a>: Qualche letto di ferro sensa coperte e senza<br />
+<i>corretto in:</i> Qualche letto di ferro senza coperte e senza</li>
+<li><a href="#tn261">pag. 261</a>: delle fontane, il il tic-tac degli orologi, e di tratto<br />
+<i>corretto in:</i> delle fontane, il tic-tac degli orologi, e di tratto</li>
+<li><a href="#tn274a">pag. 274</a>: donne, e mille settecento lampadi che nella<br />
+<i>corretto in:</i> donne, e mille settecento lampade che nella</li>
+<li><a href="#tn274b">pag. 274</a>: che lo storico Kaldun reca con grande esclamazioni<br />
+<i>corretto in:</i> che lo storico Kaldun reca con grandi esclamazioni</li>
+<li><a href="#tn290">pag. 290</a>: diffidenza. I pittori ed io, incoraggiti dall&#8217;esempio,<br />
+<i>corretto in:</i> diffidenza. I pittori ed io, incoraggiati dall&#8217;esempio,</li>
+<li><a href="#tn292">pag. 292</a>: Comandante, il capitano e il vicecensole, davanti;<br />
+<i>corretto in:</i> Comandante, il capitano e il viceconsole, davanti;</li>
+<li><a href="#tn326">pag. 326</a>: Sib-Abd-Allà fu assai gentile coll&#8217;Ambasciatore.<br />
+<i>corretto in:</i> Sid-Abd-Allà fu assai gentile coll&#8217;Ambasciatore.</li>
+<li><a href="#tn356a">pag. 356</a>: che Dio e Maometto è il il suo profeta!&mdash;Voltandosi poi<br />
+<i>corretto in:</i> che Dio e Maometto è il suo profeta!&mdash;Voltandosi poi</li>
+<li><a href="#tn356b">pag. 356</a>: l&#8217;esesecuzione. Aspettatelo.<br />
+<i>corretto in:</i> l&#8217;esecuzione. Aspettatelo.</li>
+<li><a href="#tn356c">pag. 356</a>: perche l&#8217;uccisore tornò in città e non fu molestato.<br />
+<i>corretto in:</i> perchè l&#8217;uccisore tornò in città e non fu molestato.</li>
+<li><a href="#tn370">pag. 370</a>: Abd-er-Rhaman, scrisse al console inglese<br />
+<i>corretto in:</i> Abd-er-Rahman, scrisse al console inglese</li>
+<li><a href="#tn382">pag. 382</a>: nè le furberie sarebbero bastati a sgomînare<br />
+<i>corretto in:</i> nè le furberie sarebbero bastati a sgominare</li>
+<li><a href="#tn387">pag. 387</a>: trattato di commercio coll&#8217;ambaciatore<br />
+<i>corretto in:</i> trattato di commercio coll&#8217;ambasciatore</li>
+<li><a href="#tn396">pag. 396</a>: v&#8217;è più. Erano sulla riva del fume.&mdash;Ha passato<br />
+<i>corretto in:</i> v&#8217;è più. Erano sulla riva del fiume.&mdash;Ha passato</li>
+<li><a href="#tn408">pag. 408</a>: gli attaccai un parlantina di cui i suoi compagni<br />
+<i>corretto in:</i> gli attaccai una parlantina di cui i suoi compagni</li>
+<li><a href="#tn419">pag. 419</a>: a cui dovevano chieder favori o giustizia; poiche<br />
+<i>corretto in:</i> a cui dovevano chieder favori o giustizia; poichè</li>
+<li><a href="#tn460">pag. 460</a>: dei barcaioli, era deserto; il fiume non guadadabile<br />
+<i>corretto in:</i> dei barcaioli, era deserto; il fiume non guadabile</li>
+</ul>
+
+<p>Sono state mantenute le seguenti grafie alternative:</p>
+
+
+<ul><li>aloè/aloé</li>
+<li>Aissaua/Aïssaua</li>
+<li>Allà/Allá</li>
+<li>arem/arém/arèm</li>
+<li>mormorio/mormorìo</li>
+<li>ozi/ozî</li>
+<li>polverio/polverìo</li>
+<li>brulichio/brulichìo</li>
+<li>caic/caìc/caïc</li>
+<li>cuscussu/cuscussù</li>
+<li>gorgoglío/gorgoglio</li>
+<li>Had-el-Garbia/Had-el-Garbìa</li>
+<li>hennè/henné</li>
+<li>seguita/seguìta</li>
+<li>Tumbuctu/Tumbuctù</li>
+<li>turbinio/turbinìo</li>
+<li>Lamani/Liamani</li>
+</ul>
+
+<p>L&#8217;indice è stato spostato all&#8217;inizio del volume.</p></div>
+
+
+
+
+
+
+
+
+<pre>
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of Marocco, by Edmondo De Amicis
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK MAROCCO ***
+
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+
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+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
+electronic works in formats readable by the widest variety of computers
+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation web page at https://www.pglaf.org.
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
+https://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
+permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at
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+business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
+information can be found at the Foundation's web site and official
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+
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+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
+
+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To
+SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
+particular state visit https://pglaf.org
+
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+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
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+any statements concerning tax treatment of donations received from
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+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
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+
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+works.
+
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+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
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+
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