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diff --git a/.gitattributes b/.gitattributes new file mode 100644 index 0000000..6833f05 --- /dev/null +++ b/.gitattributes @@ -0,0 +1,3 @@ +* text=auto +*.txt text +*.md text diff --git a/30725-8.txt b/30725-8.txt new file mode 100644 index 0000000..0205a1c --- /dev/null +++ b/30725-8.txt @@ -0,0 +1,10568 @@ +The Project Gutenberg EBook of Marocco, by Edmondo De Amicis + +This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with +almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Marocco + +Author: Edmondo De Amicis + +Release Date: December 20, 2009 [EBook #30725] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK MAROCCO *** + + + + +Produced by Emanuela Piasentini and the Online Distributed +Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This book was +produced from scanned images of public domain material +from the Google Print project.) + + + + + + + + + + MAROCCO + + + DI + + EDMONDO DE AMICIS + + _Quarta Edizione._ + + MILANO + + FRATELLI TREVES, EDITORI. + + 1877. + + +MILANO. TIP. FRATELLI TREVES. + +_Gli editori hanno compite tutte le formalità richieste dalla legge e +dalle convenzioni internazionali per riservare la Proprietà letteraria e +il diritto di riproduzione._ + + + + +TANGERI + + +Lo stretto di Gibilterra è forse di tutti gli stretti quello che separa +più nettamente due paesi più diversi, e questa diversità appare anche +maggiore andando a Tangeri da Gibilterra. Qui ferve ancora la vita +affrettata, rumorosa e splendida delle città europee; e un viaggiatore +di qualunque parte d'Europa sente l'aria della sua patria nella +comunanza d'una infinità d'aspetti e di consuetudini. A tre ore di là, +il nome del nostro continente suona quasi come un nome favoloso; +cristiano significa nemico, la nostra civiltà è ignorata o temuta o +derisa; tutto, dai primi fondamenti della vita sociale fino ai più +insignificanti particolari della vita privata, è cambiato; e scomparso +fin anche ogni indizio della vicinanza d'Europa. S'è in un paese +sconosciuto, al quale nulla ci lega e dove tutto ci resta da imparare. +Dalla spiaggia si vede ancora la costa europea, ma il cuore se ne sente +già smisuratamente lontano, come se quel breve tratto di mare fosse un +oceano e quei monti azzurri un'illusione. Nello spazio di tre ore, è +seguita intorno a noi una delle più meravigliose trasformazioni a cui si +possa assistere sulla terra. + +L'emozione, però, che si prova mettendo il piede per la prima volta su +quel continente immenso e misterioso che fin dalla prima infanzia ci +sgomenta l'immaginazione, è turbata dal modo in cui vi si sbarca. Mentre +dal bastimento cominciavo a vedere distintamente le case bianche di +Tangeri, una signora spagnuola gridò dietro di me con voce +spaventata:--Che cosa vuole quella gente?--Guardai dove accennava, e +vidi, dietro le barche che s'avvicinavano per raccogliere i passeggieri, +una folla d'arabi cenciosi, seminudi, ritti nell'acqua fino a mezza +coscia, i quali s'accennavano l'uno all'altro il bastimento con gesti da +spiritati, come una banda di briganti che dicessero:--Ecco la +preda.--Non sapendo chi fossero e che cosa volessero, discesi nella +barca, in mezzo a parecchi altri, col cuore un po' inquieto. Quando +fummo a una ventina, di passi dalla riva, tutta quella bordaglia colore +di terra cotta, s'avventò sulle barche, ci mise le mani addosso, e +cominciò a vociferare in arabo e in spagnuolo, fin che capimmo che le +acque essendo basse tanto da non poter approdare, dovevamo traghettare +sulle loro spalle; la qual notizia dissipò la paura d'uno svaligiamento +e destò il terrore dei pidocchi. Le signore furono portate via sulle +seggiole come in trionfo, ed io feci la mia entrata in Affrica a cavallo +a un vecchio mulatto, col mento inchiodato sul suo cocuzzolo e le punte +dei piedi nel mare. + +Il mulatto, arrivato a terra, mi scaricò nelle mani d'un altro facchino +arabo, il quale, infilata una porta della città, mi condusse correndo +per una viuzza deserta a un albergo vicino, di dove uscii immediatamente +con una guida per andare nella strada più frequentata. + +La prima cosa che mi colpì, e più fortemente ch'io non possa esprimere, +fu l'aspetto della popolazione. + +Tutti portano una specie di lunga cappa di lana o di tela bianca, con un +grande cappuccio quasi sempre ritto sul capo, cosicchè la città presenta +l'aspetto d'un vasto convento di frati domenicani. Di tutto questo +popolo incappato, una parte si muove lentamente, gravemente e senza far +rumore, come se volesse passare inosservata; gli altri stanno seduti o +accovacciati lungo i muri, davanti alle botteghe, agli angoli delle +case, immobili e cogli occhi fissi, come le popolazioni pietrificate +delle loro leggende. L'andatura, gli atteggiamenti, il modo di guardare, +tutto è novo per noi; tutto rivela un ordine di sentimenti e d'abitudini +affatto diverso dal nostro; una tutt'altra maniera di considerare il +tempo e la vita. Quella gente non pare punto preoccupata delle sue +faccende, nè del luogo dove si trova, nè di quello che accade intorno ad +essa. Tutti hanno nell'espressione del viso qualchecosa di vago e di +profondo, come di chi sia dominato da un'idea fissa, o pensi a luoghi e +a tempi molto lontani, o sogni ad occhi aperti. Appena entrato nella +folla, mi ferì un odore particolare, che non avevo mai sentito in mezzo +alla gente in Europa; non so di che, ma punto gradevole, e nondimeno +cominciai ad aspirarlo con una viva curiosità, come se mi dovesse +spiegare qualche cosa. Andando innanzi, quella folla, che da lontano +m'era parsa uniforme, mi presentava mille varietà. Mi passavano accanto +faccie bianche, nere, giallastre, bronzine; teste ornate di lunghissime +ciocche di capelli e cranii rapati e lucidi come palle metalliche; +uomini secchi come mummie; vecchi d'una vecchiezza orrenda; donne col +viso e tutta la persona ravvolta in un mucchio informe di cenci; bimbi +con lunghe trecce; visi di sultani, di selvaggi, di negromanti, +d'anacoreti, di banditi, di gente oppressa da una tristezza immensa o da +una noia mortale; pochi o nessuno sorridente; gli uni dietro gli altri +silenziosi e lenti come una processione di spettri per il viale d'un +camposanto. Non so come, ma davanti a quello spettacolo, sentii il +bisogno d'abbassar gli occhi sopra me stesso, e di dire dentro di +me:--Io sono il tale dei tali, il paese dove mi trovo è l'Affrica, e +costoro sono Arabi--e riflettere un momento per ficcarmi questa idea +nella testa. + +Una volta che vi fu, ci mettemmo a girare per le altre strade. La città +corrisponde per ogni verso alla popolazione. È tutta un labirinto +inestricabile di stradicciuole tortuose, o piuttosto di corridoi, +fiancheggiati da piccole case quadrate, bianchissime, senza finestre, +con porticine per le quali passa a stento una persona: case che paiono +fatte per nascondervisi più che per abitarvi, ed hanno un aspetto tra di +prigione e di convento. In molte strade non si vede che il bianco dei +muri e l'azzurro del cielo; di quando in quando, qualche archetto +moresco, qualche finestra arabescata, qualche striscia di rosso ai piedi +dei muri, qualche mano dipinta in nero accanto a una porta, che serve a +scongiurare gl'influssi maligni. Quasi tutte le strade sono ingombre di +legumi fradici, di penne, di cenci, d'ossami, e in qualche punto di +cani e di gatti morti, che ammorbano l'aria. Per lunghi tratti non +s'incontra che qualche gruppo di ragazzi arabi incappucciati che giocano +o canterellano con voce nasale i versetti del Corano; qualche povero +accovacciato, qualche moro a cavallo a una mula, qualche asino +sopraccarico, colla schiena sanguinolenta, sfruconato da un arabo mezzo +nudo; cani spelati e scodati, e gatti d'una magrezza favolosa. Qua e là, +passando, si sente odor d'aglio, di fumo di kif, d'aloè bruciato, di +belgiuino, di pesce. E così si gira l'intera città, che ha per tutto la +stessa bianchezza abbagliante e la stessa aria di mistero, di tristezza +e di noia. + +Dopo un breve giro riuscimmo nella piazza principale, anzi unica, di +Tangeri, la quale è tagliata da una lunga strada che salendo dalla parte +della marina attraversa tutta la città. È una piazzetta rettangolare, +circondata di botteguccie arabe, che parrebbero meschine nel più povero +dei nostri villaggi. Da un lato v'è una fontana sempre circondata +d'arabi e di neri affaccendati ad attinger acqua con otri e brocche; da +un altro lato stanno tutto il giorno sedute in terra otto o dieci donne +col viso imbacuccato, che vendon pane. Intorno a questa piazza ci sono +le modestissime case delle Legazioni straniere che s'innalzano come +palazzi in mezzo alla moltitudine confusa delle casette moresche. In +questo piccolo spazio si concentra tutta la vita di Tangeri, che è la +vita d'un villaggio. V'è là vicino il solo tabaccaio della città, la +sola spezieria, il solo caffè, che è una stanzaccia con un biliardo, e +la sola cantonata dove si veda qualche volta qualche annunzio stampato. +Là si raccolgono i monelli seminudi, i ricchi mori sfaccendati, gli +ebrei che parlano d'affari, i facchini arabi che aspettano l'arrivo del +piroscafo, gl'impiegati delle Legazioni che aspettano l'ora del +desinare, gli stranieri appena arrivati, gl'interpreti, gli accattoni. +Là s'incontra il corriere che arriva cogli ordini del sultano da Fez, da +Mechinez o da Marocco, e il servitore che vien dalla posta coi giornali +di Londra e di Parigi; la bella dell'arem e la moglie del ministro; il +cammello del beduino e il cagnolino da salotto; il turbante e il +cappello cilindrico; l'onda sonora del pianoforte che erompe dalle +finestre d'un Consolato e la cantilena lamentevole che esce dalla porta +della moschea. Ed è il punto dove l'ultimo flutto della civiltà europea +s'infrange e ristagna nell'immensa acqua morta della barbarie affricana. + +Dalla piazza, rimontando la strada principale, e passando per due +vecchie porte, uscimmo, che cominciava a imbrunire, dalle mura della +città, e ci trovammo in una piazza aperta sul fianco d'una collina, +chiamata Soc de Barra, o mercato esteriore, poichè ogni domenica e ogni +giovedì vi si fa il mercato. È forse di[tn8] tutti i luoghi ch'io vidi +nel Marocco, quello che mi fece sentire più profondamente il carattere +del paese. È un tratto di terreno nudo, tutto gobbe e incavature, colla +tomba d'un santo, formata da quattro muri bianchi, a mezza china; sulla +sommità un cimitero; più lontano qualche aloè e qualche fico d'india; +sotto, le mura merlate della città. In quel momento, vicino alla porta +v'era un gruppo di donne arabe, sedute in terra, con mucchi d'erbaggi +dinanzi; accanto alla tomba del santo una lunga fila di cammelli +accosciati; più su, alcune tende nerastre e un cerchio d'arabi attoniti, +seduti intorno a un vecchio, in piedi, che raccontava una storia; qua e +là, vacche e cavalli; e sulla sommità, fra le pietre e i monticelli di +terra del cimitero, altri arabi immobili come statue, col viso rivolto +verso la città, tutta la persona nell'ombra, e le punte dei cappucci che +spiccavano sull'orizzonte dorato dal crepuscolo. Su tutta questa scena +una pace di colori, un silenzio, una mestizia, da non potersi +efficacemente descrivere a voce, se non stillando parola per parola +nell'orecchio di chi ascolta, come quando si confida un segreto. + +La guida mi svegliò dalla mia contemplazione e mi ricondusse +all'albergo, dove il mio dispiacere di trovarmi in mezzo a gente +sconosciuta fu per la prima volta mitigato dal fatto ch'eran tutti +Europei, cristiani e vestiti come me. V'erano a tavola una ventina di +persone, tra uomini e signore, di nazione diversa, che offrivano una +bella immagine di quello strano incrociamento di famiglie e d'interessi +che segue in quei paesi: un francese nato in Algeri, marito d'un'inglese +di Gibilterra; uno spagnuolo di Gibilterra, marito della sorella d'un +console portoghese della costa dell'Atlantico; un vecchio inglese con +una figliuola nativa di Tangeri e una nipotina nativa d'Algeria; +famiglie erranti da un continente all'altro, o sparpagliate sulle due +coste, che parlano cinque lingue, e vivono metà all'araba e metà +all'europea. Appena cominciato il desinare, cominciò una conversazione +vivissima, ora in francese, ora in spagnuolo, tempestata di parole +arabe, sopra soggetti affatto estranei alla consuetudine delle +conversazioni europee: come il prezzo d'un cammello, lo stipendio d'un +Pascià, se il Sultano fosse bianco o mulatto, se era vero che fossero +state portate a Fez dieci teste di rivoltosi della provincia di Garet, +quando sarebbero arrivati a Tangeri quei religiosi fanatici che mangiano +i montoni vivi, ed altre cose di questo genere, che mi facevano +saltellare dentro all'anima il diavolo della curiosità. Poi vennero a +parlare di politica europea con quel non so che di scucito che c'è +sempre nei discorsi di gente di vario paese, e quelle solite gran frasi +vuote con cui si parla d'una politica lontana, fantasticando alleanze +spropositate e guerre favolose. E poi il discorso cadde su Gibilterra, +argomento inevitabile; la gran Gibilterra, il centro d'attrazione di +tutti gli Europei della costa, dove si mandano i figliuoli a studiare, +dove si va a comprare il vestito, a ordinare un mobile, a sentire +l'opera in musica, a respirare una boccata d'aria d'Europa. E finalmente +venne in campo la partenza dell'ambasciata italiana per Fez, ed io ebbi +il grandissimo piacere di sentire che l'avvenimento era assai più +importante di quel che credevo, che se ne parlava in tutta Tangeri e in +tutta Gibilterra e ad Algesira e a Cadice e a Malaga, e che la carovana +sarebbe stata lunga un miglio, e che coll'ambasciata c'erano dei pittori +italiani, e che forse ci sarebbe stato perfino _un representante de la +prensa_. Alla quale notizia mi alzai modestamente da tavola e mi +allontanai con passo maestoso. + +Più tardi, a notte inoltrata, volli fare un altro giro per veder Tangeri +addormentata. Non v'era un lampione, non una finestra illuminata, non +uno spiraglio da cui trapelasse un barlume; la città pareva disabitata e +non riceveva altra luce che quella del cielo stellato, sul quale +biancheggiavano, come enormi tombe di marmo, le case più alte, e si +disegnavano nitidamente le cime dei minareti e i rami delle palme. Andai +sino in fondo alla strada principale: le porte della città erano chiuse. +Girai per altre vie: tutto chiuso, immobile, muto. Due o tre volte +inciampai in qualchecosa che a primo aspetto mi parve un mucchio di +cenci, ed era un arabo addormentato. Sentii più volte, con raccapriccio, +scricchiolare sotto il mio piede penne ed ossami, o cedere mollemente +qualcosa che doveva essere la carogna d'un cane. Mi passò accanto, +rasente il muro, come uno spettro, un arabo incappato; ne vidi un altro +biancheggiare un momento in fondo a un vicolo; e a una svoltata sentii, +senza veder nulla, un fruscìo affrettato di pantofole e di cappe, che mi +fece sospettare d'aver turbato un conciliabolo. Andando, non sentivo che +il rumore del mio passo; fermandomi, non sentivo che il mio respiro. Mi +pareva che tutta la vita di Tangeri si fosse ridotta in me solo, e che +se avessi gettato un grido, sarebbe risonato da un capo all'altro della +città come uno scoppio di tuono. Pensavo alle tante belle arabe +addormentate, alle quali passavo vicino, e agli strani misteri che avrei +scoperti, se quelle case si fossero aperte tutt'a un tratto come una +scena di teatro. Di quando in quando mi fermavo dinanzi alla splendida +bianchezza di certi spazi di muro, su cui batteva la luna, che parevano +illuminati dalla luce elettrica. In un vicolo oscuro incontrai un nero +con una lanterna, che si fermò per lasciarmi passare, mormorando qualche +parola che non compresi. Nel punto che sboccavo nella piazzetta, sentii +sonare in quel profondo silenzio una risata sgangherata, che mi diede i +brividi. Erano due giovanotti col cappello cilindrico, probabilmente due +impiegati di Legazione, che passeggiavano discorrendo. In un angolo +della piazza, sotto la tenda d'una bottega chiusa, un lumicino moribondo +rischiarava confusamente un ammasso di cenci biancastri, da cui usciva +un suono leggerissimo di chitarra e un filo di voce tremola e +lamentevole, che pareva portata dal vento da una gran lontananza. Io +stetti là immobile, sognando piuttosto che pensando, fin che i due +giovani sparirono e il lumicino si spense, e allora tornai all'albergo, +stanco, sbalordito, coll'imaginazione in tumulto, e con un sentimento +nuovo e stranamente confuso di me medesimo, come ho più volte pensato +che dovrebbe essere quello d'un uomo trasportato dalla terra in un altro +pianeta. + + § § § § § + +La mattina dopo uscii per andarmi a presentare al nostro incaricato +d'affari, Comm. Stefano Scovasso. Egli non avrebbe potuto dirmi che non +ero puntuale al convegno. Il giorno otto d'aprile, a Torino, avevo +ricevuto l'invito, coll'annunzio che la carovana sarebbe partita da +Tangeri il giorno diciannove: la mattina del diciotto mi trovavo alla +porta della Legazione. Non conoscevo di persona il Comm. Scovasso; ma +sapevo di lui qualche cosa, che mi dava una gran curiosità di +conoscerlo. Di due suoi amici che avevo interrogati prima di partire, +uno m'aveva assicurato ch'era un uomo capace d'andare a cavallo da +Tangeri a Tumbuctù, senz'altra compagnia che un paio di pistole; l'altro +aveva biasimato la sua pessima abitudine di rischiare la propria vita +per salvare quella degli altri. In grazia di queste informazioni lo +riconobbi a primo aspetto, da lontano, prima ancora che l'interprete +dell'albergo, il quale m'accompagnava, me lo indicasse. Era sulla porta +della Legazione, in mezzo ad alcuni arabi immobili in un atteggiamento +ossequioso, che pareva aspettassero degli ordini. Mi presentai, mi +ricevette da par suo, mi volle sin da quel momento ospite del _quartier +generale_, e mi diede notizie della _spedizione_. La partenza era +rimandata ai primi di maggio, perchè a Fez, in quei giorni, v'era +l'ambasciata inglese. S'aspettavano di là i cavalli, i cammelli, i muli +e un drappello di cavalleria che ci avrebbe scortati in viaggio. Un +bastimento da trasporto della nostra marina militare, il _Dora_, allora +ancorato a Gibilterra, aveva già portato a Larrace, sulla costa +dell'Atlantico, i regali che Vittorio Emanuele mandava all'Imperatore +del Marocco. Lo scopo principale del viaggio, per l'incaricato d'affari, +era di presentare le credenziali al giovine sultano Mulei el Hassen, +salito al trono nel settembre del 1873. Nessun'ambasciata italiana era +mai stata a Fez. Era la prima volta che si portava nell'interno del +Marocco la bandiera della nuova Italia. Perciò l'ambasciata sarebbe +stata ricevuta con straordinaria solennità. Il nostro Ministero della +guerra aveva mandato un capitano di stato maggiore, il signor Giulio di +Boccard; il Ministero della Marina, un capitano di fregata, il signor +Fortunato Cassone, allora comandante del _Dora_, ora capitano di +vascello. Questi, insieme col vice-console italiano di Tangeri e col +nostro agente consolare di Mazagan formavano la parte ufficiale +dell'ambasciata. Il pittore Ussi di Firenze, il pittore Biseo di Roma ed +io eravamo invitati privatamente dal signor Scovasso. Tutti, eccetto +l'agente di Mazagan, si trovavano già a Tangeri. + +La mia prima occupazione, appena rimasto solo, fu di osservare la casa +nella quale ero ospitato; e veramente la casa d'un Ministro europeo in +Africa, d'un Ministro, in specie, che si prepara ad un viaggio +nell'interno, è degna d'osservazione. L'edificio, per sè stesso, non ha +nulla di straordinario: di fuori è bianco e nudo, ha un giardinetto +davanti, un piccolo cortile nell'interno, e nel cortile quattro colonne +sulle quali s'appoggia una galleria coperta che gira tutt'intorno +all'altezza del primo piano. È una casa signorile di Cadice o di +Siviglia. Ma la gente, la vita di questa casa mi riuscì affatto nuova. +Governante e cuoco, piemontesi; una serva mora di Tangeri ed una negra +del Sudan, coi piedi nudi; camerieri e stallieri arabi vestiti di grandi +camicie bianche; guardie consolari, con fez, caffettano rosso e pugnale; +tutta questa gente in moto per tutta la giornata. Poi, a certe ore, un +andirivieni di operai ebrei, di facchini neri, d'interpreti, di soldati +del Pascià, di mori protetti dalla Legazione. Il cortile era ingombro di +casse, di letti da campo, di tappeti, di lanterne. A tutte le ore si +sentiva picchiare il martello e strider la sega, e i servi chiamarsi fra +loro con quei nomi strani di Fatma, Racma, Selam, Mohammed, Alì, +Abd-er-Rhaman. E la mescolanza delle lingue! Un moro faceva +un'imbasciata in arabo a un altro moro, che la trasmetteva in spagnolo +alla governante, che la ripeteva in piemontese al cuoco. Era un +continuo intrecciarsi di traduzioni, di commenti, d'equivoci, di dubbi, +intercalati di _Por dios_, d'_Allá_ e di sacrati italiani. Nella strada +una processione di cavalli e di mule. Davanti alla porta un gruppo +permanente di curiosi, o di poveri diavoli, arabi ed ebrei, aspiranti, +alla lontana, alla protezione della Legazione. Di tratto in tratto la +visita d'un ministro o d'un console, a cui si inchinavano tutti i fez e +tutti i turbanti. Ogni momento l'apparizione d'un messo misterioso, d'un +vestiario sconosciuto, d'una faccia strana. Infine una varietà di +figure, di colori, di gesti, d'accenti, di faccende, da non mancarvi che +la musica per credere d'essere in teatro, alla rappresentazione d'un +ballo mimico di soggetto orientale. + +Il mio secondo pensiero fu d'impadronirmi di qualche libro del mio +ospite per sapere in che paese mi trovassi, prima di mettermi a studiare +i costumi. Questo paese, chiuso fra il Mediterraneo, l'Algeria, il +deserto di Sahara e l'Oceano, attraversato dalla grande catena +dell'Atlante, bagnato da larghi fiumi, aperto in pianure immense, +dominato da tutti i climi, privilegiato, nei tre regni della natura, di +ricchezze inestimabili, destinato, per la sua giacitura, ad essere una +gran via di commercio fra l'Africa centrale e l'Europa; è ora occupato +da circa otto milioni d'abitanti tra berberi, mori, arabi, ebrei, negri +ed europei, sparsi sopra una estensione di terreno più vasta della +Francia. I berberi, che formano il fondo della popolazione indigena, +selvaggi, turbolenti, indomiti, vivono sulle montagne inaccessibili +dell'Atlante, quasi indipendenti dall'autorità imperiale. Gli arabi, il +popolo conquistatore, occupano le pianure, ancora nomadi e pastori e non +in tutto degeneri dalla fierezza del carattere antico. I mori, arabi +incrociati e corrotti, discendenti in gran parte dai mori di Spagna, +abitano le città, ed hanno nelle mani le ricchezze, le cariche, il +commercio. I neri, cinquecentomila circa, provenienti dal Sudan, sono +per lo più servi, lavoratori e soldati. Gli Ebrei, presso a poco eguali +di numero ai neri, discendenti la più parte dagli Ebrei esiliati +d'Europa nel medio evo, oppressi, odiati, avviliti, perseguitati più che +in nessun altro paese del mondo, esercitano le arti e i mestieri, +mercanteggiano, s'industriano in mille modi coll'ingegno, la +pieghevolezza e la costanza propria della loro razza, e trovano un +compenso all'oppressione nel possedimento dei denari strappati ai loro +oppressori. Gli Europei, che l'intolleranza mussulmana respinse a poco a +poco dall'interno dell'Impero verso le coste, son meno di due migliaia +in tutto il Marocco, abitano la maggior parte la città di Tangeri, e +vivono liberamente all'ombra delle bandiere dei Consolati. Questa +popolazione eterogenea, dispersa, inconciliabile, è, piuttosto che +retta, oppressa da un governo soldatesco, che succhia come un immenso +polipo tutti gli umori vitali dello Stato. Le tribù e le borgate +obbediscono agli sceicchi, le città e le provincie ai Caid, le grandi +provincie ai pascià, e i pascià al Sultano, grande Sceriffo, sommo +sacerdote, giudice supremo, esecutore della legge che emana da lui, +libero di mutare a suo capriccio monete, imposte, pesi, misure, padrone +delle sostanze e delle vite dei suoi sudditi. Sotto il peso di questo +governo, e dentro al cerchio inflessibile della religione mussulmana, +rimasta immune da ogni influsso europeo, e snaturata da un fanatismo +selvaggio, tutto ciò che negli altri paesi s'agita e procede, là rimane +immobile o rovina. Il commercio è strozzato dai monopoli, dalle +proibizioni d'esportazione e d'importazione, dalla capricciosa +mutabilità delle leggi. L'industria, ristretta nella sua attività dai +vincoli posti al commercio, è rimasta come prima della cacciata dei Mori +dalla Spagna, coi suoi strumenti primitivi e coi suoi procedimenti +infantili. L'agricoltura, oberata di balzelli, vincolata +nell'esportazione dei prodotti, non curata che quanto richiedono le +prime necessità della vita, è decaduta a segno da non meritar quasi il +nome d'arte. La scienza, soffocata dal Corano, contaminata dalla +superstizione, si riduce, nelle maggiori scuole, a pochi elementi, quali +s'insegnavano nel medio evo. Non v'è stampa, nè libri, nè carte +geografiche; la lingua stessa, corruzione dell'arabo, non rappresentata +che da una scrittura imperfetta e variabile, si va sempre più +degradando; il carattere nazionale nella generale decadenza si corrompe; +tutta l'antica civiltà mussulmana deperisce. Il Marocco, questo estremo +baluardo occidentale dell'Islamismo, già sede d'una monarchia che +dominava dall'Ebro al Sudan e dal Niger alle Baleari, glorioso +d'Università fiorenti, di biblioteche immense, di dotti famosi, +d'eserciti e di flotte formidabili, non è più che un piccolo Stato +pressochè sconosciuto, pieno di miseria e di rovine, che resiste colle +ultime sue forze all'invasione della civiltà europea, sorretto ancora +sulle sue fondamenta sfasciate dalle reciproche gelosie degli Stati +civili. + +Quanto a Tangeri, l'antica Tingis, che diede il nome alla Mauritania +tingitana, e passò successivamente dalle mani dei Romani in quelle dei +Vandali, dei Greci, dei Visigoti, degli Arabi, dei Portoghesi, +degl'Inglesi, è una città di quindicimila abitanti, che le sue sorelle +dell'Impero considerano come una «prostituta dei Cristiani», benchè non +vi rimanga più traccia delle chiese e dei monasteri che vi fondarono i +Portoghesi, e la religione cristiana non v'abbia che una piccola +cappella, nascosta in mezzo alle case consolari. + +Dopo ciò cominciai a fare per le strade di Tangeri qualche studio +preparatorio per il viaggio, notando giorno per giorno le mie +osservazioni. Ed eccone alcune, incomplete e slegate, ma scritte sotto +l'impressione immediata delle cose, e perciò forse più efficaci d'una +descrizione pensata. + + * * * * * + +Io mi vergogno quando mi passa accanto un bel moro vestito in gala. +Paragono il mio cappelluccio al suo enorme turbante di mussolina, la mia +misera giacchetta al suo lungo caffettano color di gelsomino o di rosa, +l'angustia, insomma, del mio vestiario grigio e nero, all'ampiezza, al +candore, alla dignità semplice e gentile del suo, e mi par di far la +figura d'un scarabeo accanto a una farfalla. Sto qualche volta lungo +tempo a contemplare, dalla finestra della mia camera, un palmo di +calzoncino color di sangue e una babuccia color giallo d'oro, che +spuntano di dietro a un pilastro, giù nella piazzetta, e ci provo un +piacere, che non ne posso staccar lo sguardo. E più d'ogni cosa +m'innamora e mi mette invidia il caìc: quel lungo pezzo di lana o di +seta bianchissima, a striscie trasparenti, che si avvolge intorno al +turbante, casca sulla schiena, gira intorno alla vita, si ripiega sulle +spalle, e ridiscende fino ai piedi, e velando vagamente i colori pomposi +dei panni, ad ogni alito di vento tremola, ondeggia, si gonfia, par che +s'accenda ai raggi del sole, e dà a tutta la persona l'apparenza +vaporosa d'una visione. In questo bellissimo velo avvolge e stringe sè e +la sposa il mussulmano innamorato nella notte nuziale. + + * * * * * + +Chi non abbia visto, non può immaginare fino a che punto giunga, presso +gli Arabi, l'arte di sdraiarsi. In angoli dove noi ci troveremmo +imbarazzati a mettere un sacco di cenci o un fastello di paglia, essi +trovano il modo di adagiarsi come sopra un letto di piume. Si +arrotondano intorno a tutte le sporgenze, riempiono tutte le cavità, si +appiccicano ai muri come bassorilievi, si allungano e si schiacciano sul +terreno in maniera da non parer più che cappe bianche distese ad +asciugare, si attorcigliano, piglian la forma di palle, di cubi, di +mostri senza braccia, senza gambe, senza testa; così che le strade e le +piazze della città paiono seminate di cadaveri e di tronchi umani, come +dopo una strage. + + * * * * * + +Più considero questa gente, e più ammiro la nobiltà dei loro movimenti. +Fra noi non v'è quasi alcuno che o per l'impedimento degli abiti, o per +la strettezza della calzatura, o per vezzo, non abbia un'andatura +contraffatta. Costoro si movono colla libera eleganza di superbi animali +selvaggi. Cerco e non trovo in mezzo a loro nemmeno uno di quei mille +atteggiamenti da rodomonte, da ballerino e da innamorato svenevole, ai +quali abbiamo l'occhio abituato nei nostri paesi. Tutti hanno nel loro +modo di camminare qualcosa della compostezza d'un sacerdote, della +maestà d'un re e della disinvoltura d'un soldato. Ed è strano che quella +stessa gente che sta tante ore del giorno accovacciata, immobile, quasi +intorpidita, spieghi, non appena è scossa dalla passione, un vigore di +gesto e di voce che tocca la frenesia. Ma anche nel prorompere delle +passioni più violente, serbano una sorta di dignità tragica, che +potrebbe servir d'esempio a molti attori. Ricorderò per molto tempo +l'arabo di stamane, un vecchio alto e consunto, il quale, avendo +ricevuto, per quello che si disse, una mentita da un tale con cui fino +allora era andato disputando pacatamente, impallidì, dette indietro, e +poi si slanciò giù per la strada coprendosi il viso colle mani convulse +e gettando un urlo di rabbia e di dolore. Io non ho mai visto una figura +più terribile e più bella. + + * * * * * + +La maggior parte non hanno addosso che una semplicissima cappa bianca; +eppure quanta varietà fra di loro! Chi la porta aperta, chi chiusa, chi +tirata da un lato, chi ripiegata sulla spalla, chi infilata, chi +sciolta, ma sempre posta con garbo, variata di pieghe pittoresche, +cascante, in linee facili e severe, come se l'avesse panneggiata, o +piuttosto, come la vorrebbe saper panneggiare un artista. Ognuno di +costoro arieggia un senatore romano. Stamattina l'Ussi ha scoperto un +meraviglioso Marco Bruto in mezzo a un gruppo di beduini. Ma se non ci è +abituata la persona, non basta la cappa a nobilitar la figura. Parecchi +di noi n'han comperata una per il viaggio, e se la provarono; e m'è +parso vedere dei vecchietti convalescenti infagottati in un lenzuolo da +bagno. + + * * * * * + +Non ho ancora visto tra gli arabi un gobbo nè uno storpio nè un +rachitico; ma molti senza naso, effetto di morbo celtico; moltissimi +ciechi, e i più fra questi colle occhiaie vuote; vista che mi fa +rabbrividire quando penso che ad alcuni, forse, è stato strappato il +globo dell'occhio in virtù della legge del taglione, che vige +nell'Impero. Ma nessuna bruttezza ridicola in mezzo a tante figure +strane e rincrescevoli. Il vestito ampio nasconde i piccoli difetti, +come la gravità comune e l'apparenza lignea, terracea o bronzina delle +carni, dissimula la differenza d'età. Il perchè s'incontrano ad ogni +passo uomini d'un'età indefinibile, dei quali si può dire soltanto che +non sono nè vecchi nè adolescenti; e o si giudicano maturi, e un lampo +di sorriso rivela inaspettatamente la giovinezza; o si credono giovani, +e il cappuccio rovesciato mostra tutt'a un tratto i capelli grigi. + + * * * * * + +Gli Ebrei di qui arieggiano nei lineamenti del viso quelli dei nostri +paesi; ma la statura più alta, il colorito più bruno, i lunghi capelli +neri, e sopra tutto il vestire pittoresco li fa parere tutt'altra gente. +Portano un vestito della forma presso a poco d'una veste da camera, di +vario colore, per lo più oscuro, stretto intorno alla vita da una fascia +rossa; una berrettina nera; calzoni larghi che sporgono appena un palmo +disotto alle falde, e le pantofole gialle. Ed è strano il numero di +«eleganti» che si vedono in mezzo a loro, vestiti di stoffe finissime, +con camicie ricamate, ciarpe di seta, catene ed anelli d'oro; ma punto +vistosi; austeri, invece, nell'insieme dell'abbigliamento, e pieni di +grazia e di dignità signorile, eccetto quei pochi disgraziati che si +prostituirono al cappello cilindrico e al soprabito nero. Fra i ragazzi +vi sono delle figurine gentili; ma quella specie di veste da camera in +cui si fasciano, non s'addice alla età loro. Ogni ragazzo ebreo mi par +un dilettante da teatrino di collegio, vestito per far la parte del +protagonista nel _Campanello dello speziale_. + + * * * * * + +Trovo, sinora, che non è un'esagerazione quello che si dice della +bellezza delle ebree marocchine, che ha un carattere suo proprio, +sconosciuto in ogni altro paese. È una bellezza opulenta e splendida, di +grandi occhi neri, di fronti nivee, di bocche porporine, di contorni +statuarii, una bellezza da palco scenico, che abbarbaglia da lontano, e +strappa piuttosto un applauso che un sospiro, e piace di raffigurarsela +in mezzo alle fiaccole e alle tazze inghirlandate d'un banchetto antico, +come nella sua cornice naturale. Le ebree di Tangeri non vestono in +pubblico il ricchissimo costume tradizionale; son vestite presso a poco +all'europea, ma di colori ciarlatanissimamente vistosi, blù solferino e +rosso di carminio, giallo di zolfo e verde d'erba montanina, scialli e +gonnelle che feriscon l'occhio da una collina all'altra; in modo che +paiono donne ravvolte dentro a bandiere di tutti gli Stati del mondo. Il +sabato, passando per le strade abitate dagli ebrei, si vedono da ogni +parte quei colori, quei visi floridi, quegli occhioni dolci e ridenti, +quelle treccie lunghe e nerissime; nidiate di ragazze chiassose e +curiose; un rigoglio di gioventù e di bellezza sensuale, che contrasta +vivamente colla solitudine austera delle altre vie. + + * * * * * + +Mi fanno ridere i ragazzi arabi. Di quei piccini, che possono appena +camminare, anch'essi insaccati nella cappa bianca, non si vede altro +che il cappuccio, e paiono spegnitoi ambulanti. La maggior parte hanno +la testa rasa nuda come la mano, eccetto una trecciolina sul cocuzzolo +lunga un par di palmi, che si direbbe lasciata apposta per poterli +appendere ai chiodi come le marionette. Alcuni l'hanno invece dietro +l'orecchio o sopra la tempia, con qualche ciocca di capelli tagliati +in forma di quadrato o di triangolo, che è il distintivo degli ultimi +nati nelle famiglie. I più hanno un bel visetto pallido, un corpicino +ritto e sciolto e un'espressione d'intelligenza precoce. Nelle parti +più frequentate della città, non badano agli Europei; nelle strade +appartate, si contentano di guardarli attentamente, coll'aria di +dire:--Non mi piaci.--Qualcuno avrebbe voglia di dire un'impertinenza: +glie la vedete scintillare negli occhi e guizzare sulle labbra; ma di +rado se la lasciano sfuggire dalla bocca, non tanto per rispetto del +Nazareno, quanto per paura del padre, che sente l'odore delle Legazioni. +In ogni caso, però, alla vista d'un soldo si quetano. Ma bisogna +guardarsi da tirare il codino, perchè ieri, passando, diedi una +tiratina a un fantoccio alto un palmo, e lui mi si voltò contro +inviperito, borbottando alcune parole, che significavano, mi disse +l'interprete:--Dio faccia arrostire tuo nonno, maledetto Cristiano! + + * * * * * + +Ho finalmente veduto due santi, che vuol dire idioti o pazzi, poichè +qui, come in tutta l'Affrica settentrionale, è venerato come santo colui +al quale Dio, in segno di predilezione, ha tolto la ragione per +ritenerla prigioniera nel cielo. Il primo era davanti a una bottega, +sulla strada principale. Lo vidi da lontano e mi fermai. Sapevo che ai +santi tutto è lecito, e non volevo espormi a ricevere una legnata tra +capo e collo come il signor Sourdeau, console di Francia, o uno sputo +nel viso come il signor Drummond Hay. Ma l'interprete che +m'accompagnava mi spinse innanzi dicendomi:--Vada franco; i santi di +Tangeri han messo testa a partito dopo che le Legazioni fecero dare +degli esempi sonori, e in ogni caso gli arabi stessi le servirebbero di +scudo, per impedire al santo di compromettersi.--Allora passai davanti a +quello spauracchio, osservandolo attentamente. Era un vecchio, tutto +faccia e tutto pancia, coi capelli bianchi lunghissimi, una barbaccia +che gli scendeva fin sul petto, una corona di carta intorno alla fronte, +un mantello rosso sbrandellato sulle spalle e in mano una piccola lancia +colla punta dorata. Stava seduto in terra, colle gambe incrociate e le +spalle al muro, guardando con aria annoiata la gente che passava. Mi +soffermai: mi guardò. Ci siamo--pensai--ora lavora la lancia.--Ma la +lancia ebbe giudizio, e fui anzi meravigliato dell'espressione +tranquilla e intelligente di quegli occhi e d'un risolino astuto che vi +brillava dentro, come se volesse dire:--Tu aspetti ch'io ti dia addosso, +eh? A esser minchioni! Era certamente uno di quegli impostori che, sani +di mente, si fingono pazzi per godere i privilegi della santità. Gli +gettai una moneta ch'egli raccolse con sbadataggine affettata, e tornai +verso la piazzetta dove, appena arrivato, ne incontrai un altro. Questo +era santo davvero. Era un mulatto, quasi tutto nudo, appena umano nel +viso, tutt'una crosta immonda dalla testa ai piedi, e secco a segno che +lasciava veder lo scheletro osso per osso, e pareva un prodigio che +vivesse. Girava lentamente per la piazza sorreggendo a fatica una gran +bandiera bianca, che i ragazzi correvano a baciare, e un altro pezzente +accompagnato da due rabbiosi suonatori di piffero e di tamburo, +chiedeva la limosina per lui di bottega in bottega. Gli passai accanto, +mi mostrò il bianco dell'occhio; lo fissai, si fermò; mi parve che +apparecchiasse qualcosa in bocca, mi scansai lesto lesto e non mi volsi +più indietro.--Ha fatto bene, mi disse l'interprete, a scansarsi, +perchè, se avesse sputato, lei non avrebbe avuto dagli altri arabi altra +consolazione che di sentirsi dire: Non asciugare, fortunato Cristiano! +Non cancellare il segno della benevolenza di Dio! Te benedetto, che il +santo t'ha sputato sul viso! + + * * * * * + +Sta notte ho inteso di nuovo il suono di chitarra e la voce della prima +sera, e ho _sentito_ per la prima volta la musica araba. In quella +perpetua ripetizione dello stesso motivo, quasi sempre malinconico, c'è +qualcosa che a poco a poco va all'anima. È una specie di lamentazione +monotona che finisce per soggiogare il pensiero come il mormorio d'una +fontana, il canto dei grilli e il battere dei martelli sulle incudini +che si ode la sera passando vicino a un villaggio. Mi sento forzato a +raccogliermi e a meditare come per afferrare il significato riposto di +quella eterna parola che mi risuona all'orecchio. È una musica barbara, +ingenua e piena di dolcezza, che mi fa risalire col pensiero fino alle +età primitive, mi ravviva le impressioni infantili delle prime letture +della Bibbia, mi richiama alla mente dei sogni dimenticati, mi desta +mille curiosità di paesi e di popoli favolosi, mi trasporta a grandi +lontananze, in boschi d'alberi sconosciuti, in mezzo a sacerdoti +secolari curvi intorno a idoli d'oro; o in pianure sconfinate, in +solitudini solenni, dietro le carovane stanche che interrogano collo +sguardo l'immenso orizzonte infocato e ripiegano la testa +raccomandandosi a Dio. Nulla di quello che mi circonda mi fa sentire un +così mesto desiderio di riveder mia madre, come quelle poche note d'una +voce fioca e d'una chitarra scordata. + + * * * * * + +Una stranissima cosa son le botteghe moresche. Sono tutte una specie +d'alcova, alta circa un metro da terra, con una sola apertura verso la +strada, alla quale il compratore s'affaccia, come ad una finestra, +appoggiandosi al muro. Il bottegaio sta dentro, seduto all'orientale, +con una parte delle merci ammontata dinanzi, e una parte dietro, +disposta in piccoli scaffali. È curioso l'effetto che fan quei vecchi +mori barbuti, immobili come automi, in fondo a quei bugigattoli oscuri. +Pare che non la merce, ma essi medesimi siano esposti in mostra, come i +_fenomeni viventi_ nelle baracche delle fiere. Son vivi? son di legno? +dov'è l'ordigno che li fa comparire e sparire? E così immobili e +silenziosi passano ore ed ore, e giornate intere, facendo scorrere fra +le dita le pallottoline d'un rosario, e borbottando preghiere. Non si +può immaginare l'aria di solitudine, di noia, di tristezza che spira là +dentro. Si direbbe che ognuna di quelle botteghe è una tomba, nella +quale il padrone, già separato dal mondo, aspetta la morte. + + * * * * * + +Ho visto due bambini condotti in trionfo dopo la funzione solenne della +circoncisione. Uno poteva avere sei anni, l'altro cinque. Erano tutti e +due a cavallo a una mula bianca, vestiti d'abiti rossi, gialli e verdi, +ricamati d'oro, e coperti di nastri e di fiori, in mezzo ai quali si +vedevano appena i loro visetti pallidi, che serbavano ancora +l'espressione dello spavento e dello stupore. Davanti alla mula, +gualdrappata e inghirlandata come un cavallo di corte, camminavano tre +sonatori col tamburo, il piffero e il cornetto, sonando furiosamente; +dai lati e dietro, venivano i parenti e gli amici, uno dei quali teneva +i bimbi fermi sulla sella, un altro porgeva loro dei confetti, altri li +accarezzavano, alcuni tiravan schioppettate in aria saltando e gridando. +Se non avessi saputo il significato della cerimonia, avrei creduto che +quei poveri bimbi fossero due vittime condotte al sacrificio; e +nondimeno era uno spettacolo non privo di gentilezza e di poesia. Ma +l'avrei trovato anche più poetico, se non m'avessero detto che +l'operazione sacra era stata fatta dal rasoio d'un barbiere. + + * * * * * + +Stasera ho assistito ad una strana metamorfosi di Racma, la serva nera +del ministro. La sua compagna mi venne a cercare, mi condusse in punta +di piedi davanti a un uscio socchiuso, e spalancandolo tutt'a un tratto, +esclamò:--Guardi Racma!--Io rimasi talmente meravigliato dell'aspetto in +cui mi si presentò quella nera, ch'ero abituato a vedere nei panni di +una modestissima schiava, che per un momento non credetti ai miei occhi. +Avrei detto ch'era una sultana fuggita dal palazzo dell'Imperatore, la +regina di Tumbuctu, una principessa di qualche regno sconosciuto +dell'Affrica, venuta là sul tappeto miracoloso di Bisnagar. Non la vidi +che per pochi momenti, non saprei dire esattamente com'era vestita. Era +un bianco di neve, un rosso di porpora e uno sfolgorio di larghi galloni +d'oro, sotto un gran velo trasparente, che presentavano insieme col viso +nerissimo una così fragorosa armonia di colori e una ricchezza così +barbaramente magnifica da non trovar parola per descriverla. Mentre +m'avvicinavo per osservarne i particolari, tutta quella pompa scomparve +sotto il lugubre lenzuolo maomettano, e la regina si trasformò in +spettro, e lo spettro scomparve, lasciando nella stanza il puzzo +nauseabondo di selvaggiume, proprio della razza nera, che finì di +togliermi ogni illusione. + + * * * * * + +Udendo un gran chiasso nella piazzetta, mi affacciai alla finestra e +vidi passare un nero con tutto il busto nudo, a cavallo a un asino, +fiancheggiato da alcuni arabi armati di bastoni e seguito da uno sciame +di ragazzi che urlavano. Sul primo momento credetti che fosse uno +scherzo e guardai col cannocchiale. Mi ritirai inorridito. I calzoni +bianchi del nero erano macchiati di sangue, che gocciolava dalla +schiena. Gli arabi coi bastoni erano soldati che lo battevano. Domandai +informazioni. Aveva rubato una gallina.--Fortunato lui!--mi disse un +soldato della Legazione:--pare che non gli taglieranno la mano. + + * * * * * + +Sono da sette giorni a Tangeri, e non ho ancora visto il viso +d'un'araba. Mi par di trovarmi in un grande veglione di donne mascherate +da streghe, come se le figurano i bimbi, camuffate in un lenzuolo +mortuario. Camminano a passi lunghi, lentamente, un po' curve, +coprendosi il viso col lembo d'una specie di mantello di tela, sotto il +quale non hanno altro che una camicia a larghe maniche, stretta intorno +alla vita da un cordone, come la tonaca d'un frate. Del loro corpo non +si vede che gli occhi, la mano che copre il viso, tinta di rosso +coll'henné alle estremità delle dita, e i piedi nudi, pure tinti, +infilati in larghe pantofole di cuoio giallo. La maggior parte non +lasciano vedere che mezza la fronte ed un occhio: l'occhio, per lo più, +scuro, e la fronte color di cera. Incontrando un Europeo per una strada +appartata alcune si coprono tutto il viso con un movimento brusco e +sgraziato e passano stringendosi al muro; altre arrischiano un'occhiata +tra diffidente e curiosa; qualcuna, più ardita, saetta uno sguardo +provocatore e abbassa il viso sorridendo. Ma la più parte hanno un +aspetto triste, stanco, avvilito. Son graziose le ragazzine, non ancora +obbligate a coprirsi; occhi neri, visetto pieno, carnagione pallida, +boccuccie rotonde, mani e piedi piccini. Ma a vent'anni son già vizze, a +trenta, vecchie, a cinquanta, disfatte. + + * * * * * + +V'è a Tangeri un mostro, una di quelle creature su cui non si può +fissare lo sguardo, e che gettano per un momento anche nell'anima d'un +credente lo sgomento del dubbio. Si dice che è una donna; ma non sembra +nè donna nè uomo. È una testa d'urango, mulatta, coi capelli corti ed +irsuti, uno scheletro colla pelle, coperta di cenci neri, quasi sempre +distesa come un corpo morto nel mezzo della piazzetta, o seduta in un +angolo, immobile e muta come un'insensata, quando non la molestino i +ragazzi, ai quali si rivolta urlando o piangendo. Può aver quindici +anni, può averne trenta: la sua mostruosità nasconde l'età. Non ha +parenti, non ha casa, non si sa come si chiami nè donde venga. Passa la +notte accovacciata per le strade, in mezzo alle immondizie e ai cani. +Gran parte del giorno dorme; quando ha da mangiare, ride; quando ha +fame, piange; quando è sole, è un mucchio di polvere; quando piove, è un +ammasso di fango. Una notte, passandole accanto, uno di noi le mise +nelle mani una moneta d'argento ravvolta in un pezzo di carta, affinchè +la mattina avesse il piacere d'una sorpresa. La mattina la trovammo in +mezzo alla piazza che singhiozzava disperatamente, mostrando una mano +insanguinata: qualcuno, graffiandola, le aveva strappato la moneta. Tre +giorni dopo la incontrai, a cavallo a un asino, tutta in lagrime, +sostenuta da due soldati, seguita da una turba di ragazzi che le davan +la baia. Qualcuno mi disse che la portavano all'ospedale. Non la rividi +che ieri addormentata accanto al carcame d'un cane, più fortunato di +lei. + + * * * * * + +So finalmente chi sono questi uomini biondi dalla faccia di malaugurio, +che passandomi accanto per le strade appartate mi gettano uno sguardo in +cui pare che scintilli la tentazione dell'omicidio! Sono quei Rifani, +berberi di razza, che non hanno altra legge che il loro fucile, che non +riconoscono nè caid nè magistrato; i pirati audaci, i banditi +sanguinarii, i ribelli eterni che popolano le montagne della costa da +Tetuan alla frontiera algerina; che non riuscirono a domare nè i cannoni +dei vascelli europei nè gli eserciti del Sultano; gli abitanti, in fine, +di quel Rif famoso, dove nessun straniero può mettere piede che sotto la +salvaguardia dei santi e dei sceicchi; a cui si riferiscono ogni sorta +di leggende paurose; e i popoli vicini ne parlano vagamente come d'un +paese lontano e inaccessibile. Se ne vedono di frequente per Tangeri. +Son uomini alti e robusti; molti vestiti d'una cappa oscura, ornata di +nappine di vario colore; alcuni col viso segnato di rabeschi gialli; +tutti armati di fucili lunghissimi, di cui portano la guaina rossa +attorcigliata intorno alla fronte in forma di turbante; e vanno a +gruppi, parlando a voce bassa, col capo chino e gli occhi all'erta, come +drappelli di bravi che cerchino la vittima. E appetto a loro gli Arabi +più selvaggi mi paiono amici d'infanzia. + + * * * * * + +Eravamo a desinare, a notte fitta, quando risonarono alcune fucilate +nella piazzetta. Si corse fuori, e si vide ancora, da lontano, un +bizzarro spettacolo. La stradetta che conduce alla porta del Soc di +Barra era rischiarata, per un buon tratto, da grandi fiaccole, che +apparivano al disopra delle teste della folla, intorno a qualcosa che +pareva una cassa, posta sulla groppa d'un cavallo; e questa enimmatica +processione andava innanzi lentamente, accompagnata da una musica +malinconica, da un canto strascicato e nasale, da fucilate, da grida +stridule, da latrati di cani. Rimasto solo in mezzo alla piazza, stetti +qualche minuto almanaccando che cosa potesse significare quell'apparato +lugubre, se in quella cassa ci fosse un cadavere, un condannato a morte, +un mostro, un animale destinato al sacrifizio; e in quell'incertezza mi +prese un senso di ribrezzo, che mi fece voltar le spalle e tornare a +casa pieno di tristi pensieri. Un minuto dopo sopraggiunsero gli amici, +ed ebbi da loro la spiegazione dell'enimma. Dentro la cassa v'era chiusa +una sposa, e la gente intorno erano i parenti che la portavano a casa +del marito. + + * * * * * + +È passata per la piazzetta una turba d'arabi, uomini e donne, preceduta +da sei vecchi che portavano sei grandi bandiere di colori diversi, e +tutti insieme cantavano ad alta voce non so che preghiera, con un +accento supplichevole ed un aspetto triste, che mi fece senso. Domandai: +mi si disse che chiedevano ad Allà la grazia della pioggia. Li seguitai, +andavano alla moschea principale. Non sapendo che qui è rigorosamente +proibito ai cristiani di metter piede nelle moschee, quando fui davanti +alla porta, feci l'atto d'entrare. Un vecchio arabo mi si slanciò contro +e borbottando con voce affannata qualcosa che interpretai per:--Che cosa +fai, disgraziato!--mi spinse indietro coll'atto di chi rimova un +fanciullo da un precipizio. Mi dovetti dunque contentare di vedere dalla +strada le arcate bianche del cortile, non dolendomi però gran fatto, +dopo aver visto le gigantesche moschee di Costantinopoli, d'essere +escluso da quelle di Tangeri, prive d'ogni aspetto monumentale, fatta +eccezione dei minareti. Ma nè anco i loro minareti,--grosse torri +quadrate od esagone, rivestite di mosaici di molti colori, e sormontate +da una torricina a tetto piramidale,--valgono i minareti bianchi e +leggerissimi che si alzano al cielo come smisurate antenne d'avorio +dalla sommità delle colline di Stambul. Mentre stavo là guardando nel +cortile, una donna, di dietro alla fontana delle abluzioni, mi fece un +atto colla mano. Potrei lasciar credere che fosse un bacio; ma era un +pugno. + + * * * * * + +Son salito alla Casba, o castello, posto sopra una collina che domina +Tangeri. È un gruppo di piccoli edifici circondati di vecchie mura, dove +stanno le autorità, i soldati e i prigionieri. Non ci trovai che due +sentinelle assonnate, sedute davanti a una porta, in fondo a una +piazzetta deserta, e qualche mendicante disteso in terra, saettato dal +sole e divorato dalle mosche. Di lassù si abbraccia collo sguardo tutta +Tangeri, che si stende ai piedi delle mura della Casba e risale su per +un'altra collina. L'occhio rifugge quasi da tutta quella bianchezza +purissima, macchiata soltanto qua e là dal verde di qualche fico +imprigionato fra muro e muro. Si vedono i terrazzi di tutte le case, i +minareti delle moschee, le bandiere delle Legazioni, i merli delle mura, +la spiaggia solitaria, la baia deserta, i monti della costa, uno +spettacolo vasto, silenzioso e splendido, che rasserenerebbe la più cupa +nostalgia. Mentre stavo contemplando mi riscosse una voce acuta e +tremula, d'un'intonazione strana, che veniva dall'alto. Mi voltai, e +solamente dopo aver un po' cercato, scopersi sulla cima del minareto +d'una moschea della Casba una piccola macchia nera, il _muezzin_, che +invita i fedeli alla preghiera lanciando ai quattro venti il nome di +Allà e di Maometto. Poi tornò a regnare tutt'intorno il silenzio +malinconico del mezzogiorno. + + * * * * * + +Farsi cambiare il danaro, in questo paese, è una calamità. Ho dato una +lira francese al tabaccaio perchè mi rendesse dieci soldi. Questo moro +feroce aprì una cassetta e cominciò a pigliare e a buttar sul banco +manate di monetaccie nere e sformate, finchè ce ne fu un mucchio da +farne il carico ordinario d'un facchino, diede una contata alla lesta e +stette ad aspettare che me le intascassi.--Scusate--gli dissi, cercando +di ripigliar la mia lira;--non sono abbastanza robusto da poter comprare +nella vostra bottega.--Poi m'accomodai pigliando altri sigari e portando +via una tascata soltanto di quel tritume di danaro per farmi spiegare +che cosa fosse. È una moneta chiamata _flu_, di rame, la cui unità val +meno d'un centesimo e va ancora scemando ogni giorno di valore, perchè +il Marocco n'è inondato, ed è inutile aggiungere a qual fine l'abbia +profusa e la profonda il Governo, quando si dica che il Governo paga con +questa moneta e non riceve che oro ed argento. Ma ogni male ha il suo +bene, e questi flù, questo flagello del commercio, hanno la inestimabile +virtù di preservare i marocchini da molti malanni, e in specie dalla +jettatura, in grazia del così detto anello di Salomone, una stella di +sei punte che v'è impressa da una parte; immagine dell'anello vero +chiuso nella tomba del gran Re, il quale governava con esso i buoni e i +cattivi genii. + + * * * * * + +Non v'è che un luogo dove passeggiare, ed è la spiaggia che si stende +dalla città verso il capo Malabat, una spiaggia sparsa di conchiglie e +di vegetali rigettati dal mare, e coperta in varii punti da larghe +distese d'acqua, difficili a guadarsi durante l'alta marea. Questi sono +i Campi Elisi o le Cascine di Tangeri. L'ora della passeggiata è la +sera, verso il tramonto. A quell'ora vi sarà una cinquantina d'Europei +che passeggiano a coppie o a gruppi, a qualche centinaio di passi gli +uni dagli altri, in modo che dalle mura della città si riconoscono uno +per uno alla distanza d'un miglio. Viene innanzi una signora inglese a +cavallo, accompagnata da una guida; più in là, due mori della campagna; +dopo i mori, il Console di Spagna colla sua signora; poi un Santo; poi +una cameriera francese con due bimbi; poi uno stormo di campagnuole +arabe che passano un'acqua, scoprendo le ginocchia e nascondendosi il +viso, e più lontano, a intervalli, un cappello a staio, un cappuccio +bianco, un _chignon_, fino all'ultimo che dev'essere il Segretario della +Legazione di Portogallo coi calzoni chiari che gli hanno portato ieri da +Gibilterra; perchè in questa piccola colonia europea tutti sanno tutto +di tutti. Se non fosse irriverente il paragone, direi che mi pare una +passeggiata di condannati a domicilio coatto, o di viaggiatori tenuti in +ostaggio dai pirati d'un'isola selvaggia, che aspettino l'arrivo d'un +bastimento col denaro del riscatto. + + --- --- --- --- --- + +È assai più facile raccapezzarsi nell'immensità di Londra che in mezzo a +questo pugno di case che starebbero tutte in un canto dell'Hayd-Park. +Tutti questi vicoletti, cantucci, crocicchi, dove appena si può passare, +si somigliano fra loro come le cellule d'un'arnia, e non è che +un'attentissima osservazione dei più minuti particolari che possa far +distinguere un luogo da un altro. Finora, appena uscito dalla piazza e +dalla strada principale, mi smarrisco. In pieno giorno, in uno di questi +corridoi silenziosi, due arabi potrebbero legarmi, imbavagliarmi e farmi +sparire per sempre dalla faccia della terra senza che nessuno vedesse e +sentisse nulla. Eppure un cristiano può girare solo per questo +labirinto, in mezzo a questi barbari, di giorno e di notte, con maggior +sicurezza che in qualunque nostra città. Qualche asta di bandiera +europea, ritta sopra un terrazzo come l'indice minaccioso di una mano +nascosta, basta a ottenere quello che non ottiene fra noi una legione +d'armati. Che differenza di civiltà tra Londra e Tangeri! Ma ogni città +ha i suoi vantaggi. Là vi sono i grandi palazzi e le strade ferrate +sotterranee; qui si può attraversar la folla col soprabito sbottonato. + + --- --- --- --- --- + +Non c'è in tutta Tangeri nè un carro nè una carrozza; non si sente +strepito d'officine nè suono di campane nè grida di venditori; non si +vede nessun movimento affrettato nè di cose nè di persone; gli stessi +Europei, per non saper dove battere il capo, restano per ore immobili in +mezzo alla piazza; tutto riposa e invita al riposo. Io stesso, che son +qui da pochi giorni, comincio a sentir l'influsso di questa vita molle e +sonnolenta. Arrivato al Soc di Barra, mi sento irresistibilmente +risospinto verso casa; lette dieci pagine d'un libro, il libro mi sfugge +di mano; una volta abbandonata la testa sulla spalliera della poltrona, +ho bisogno di riepilogarmi almeno un paio di capitoli dello Smiles, per +riescire a risollevarla; e il solo pensiero del lavoro e delle cure che +m'aspettano a casa, mi stanca. Questo cielo sempre azzurro e questa +città tutta bianca sono un'immagine della pace inalterata e monotona che +diventa a poco a poco, in chi abita questo paese, il supremo desiderio +della vita. Ed ecco la cagione per cui interrompo qui le mie note. La +mollezza affricana m'ha vinto..... + + --- --- --- --- --- + +Tra la molta gente che ronzava intorno alla porta della Legazione v'era +un moro elegante, che fin dal primo giorno m'aveva dato nell'occhio; uno +dei più bei giovani che io abbia visto nel Marocco; alto e snello, con +due occhi neri e melanconici, e un sorriso dolcissimo; una figura da +sultano innamorato, che Danas, lo spirito maligno delle _Mille e una +notte_, avrebbe potuto mettere accanto alla principessa Badura, in vece +del principe Camaralzaman, sicuro che non si sarebbe lamentata del +cambio. Si chiamava Maometto, aveva diciotto anni ed era figliuolo d'un +moro agiato di Tangeri, protetto dalla Legazione d'Italia, un grosso ed +onesto mussulmano, che da qualche tempo, essendo minacciato di morte da +un suo nemico, veniva quasi ogni giorno, colla faccia spaurita, a +chieder aiuto al Ministro. Questo Maometto parlava un poco spagnuolo, +alla moresca, con tutti i verbi all'infinito, e così aveva potuto +stringere amicizia coi miei compagni. Era sposo da pochi giorni. L'aveva +fatto sposare suo padre, perchè mettesse giudizio, e gli aveva dato una +ragazza di quindici anni, bella come lui. Ma il matrimonio non l'aveva +molto cangiato. Egli era rimasto, come dicevamo noi, un moro +_dell'avvenire_, il che consisteva nel bere, di nascosto, qualche +bicchiere di vino, fumare qualche sigaro, annoiarsi a Tangeri, bazzicare +cogli Europei e almanaccare un viaggio in Spagna. In quei giorni però, +quello che ce lo tirava intorno, era il desiderio d'ottenere, per mezzo +nostro, il permesso d'unirsi alla carovana, e andare così a veder Fez, +la grande metropoli, la sua Roma, il sogno della sua infanzia; e a +questo fine ci prodigava inchini, sorrisi e strette di mano, con una +espansione e una grazia che avrebbe sedotto tutto l'arem +dell'Imperatore. Come quasi tutti gli altri giovani mori della sua +condizione, ammazzava il tempo trascinandosi di strada in strada, di +crocchio in crocchio, a parlare del nuovo cavallo d'un ministro, della +partenza dell'amico per Gibilterra, d'un bastimento arrivato, d'un furto +commesso, di pettegolezzi da donne; o rimanendo molte ore immobile e +taciturno in un angolo della piazzetta del mercato, colla testa chi sa +dove. A questo bellissimo ozioso si lega il ricordo della prima casa +moresca in cui misi il piede, e del primo pranzo arabo a cui arrischiai +il palato. Un giorno suo padre ci invitò a desinare. Era un desiderio +che avevamo da molto tempo. Una sera tardi, guidati da un interprete e +accompagnati da quattro servi della Legazione, s'arrivò, per alcune +stradette oscure, a una porta arabescata, che s'aperse, come per +incanto, al nostro avvicinarsi; e attraversata una stanzina bianca e +nuda, ci trovammo nel cuore della casa. La prima cosa che ci colpì fu +una gran confusione di gente, una luce strana, una pompa meravigliosa di +colori. Ci vennero incontro il padrone di casa, il figliuolo e i +parenti coronati di gran turbanti bianchi; dietro di loro, c'erano i +servi incappucciati; più in là, negli angoli oscuri, dietro gli spigoli +delle porte, faccie attonite di donne e di bambini; e malgrado tanta +gente, un silenzio profondo. Credevo d'essere in una sala: alzai gli +occhi, e vidi le stelle. Eravamo nel cortile. Quella, come tutte le +altre case moresche, era un piccolo edifizio quadrato, con un cortiletto +nel mezzo, su due lati del quale si aprivano due stanze alte e lunghe, +senza finestre, con una sola gran porta arcata, chiusa da una cortina. I +muri esterni erano bianchi come la neve, gli archi delle porte, +dentellati, i pavimenti a mosaico; qua e là una finestrina binata e una +nicchietta per le pantofole. La casa era stata addobbata. I pavimenti +coperti di tappeti; accanto alle porte dei grandi candellieri, con +candele rosse, gialle e verdi; sui tavolini, specchi e mazzi di fiori. +Ma l'effetto di tutte queste cose, in sè medesime punto strane, era +stranissimo. C'era un po' della decorazione d'una chiesa, e insieme +un'aria di teatrino, di sala da ballo, di reggia posticcia; ma piena di +gentilezza e di grazia; e nella distribuzion della luce e nella +combinazione dei colori, un effetto novo, un significato profondo, una +corrispondenza meravigliosa con tutto ciò che noi avevamo sempre pensato +e sentito, confusamente, di quel popolo; come se quella fosse la luce, +per così dire, e il colorito della sua filosofia e della sua religione, +e vedendo l'interno di quella casa, vedessimo per la prima volta dentro +all'anima della razza. Si spese qualche minuto in inchini e in vigorose +strette di mano, e poi fummo invitati a vedere la camera degli sposi. Io +cercai inutilmente, con una curiosità da sfacciato europeo, gli occhi di +Maometto: egli aveva già chinato la testa e nascosto il rossore sotto il +turbante. La camera nuziale era una sala alta, lunga e stretta, colla +porta sul cortile. Da una parte, in fondo, vi era il letto della sposa; +dalla parte opposta quello di Maometto; tutti e due decorati di ricche +stoffe, di un colore rosso carico, con sopra una trina; il pavimento +coperto di grossi tappeti di Rabat; le pareti, d'arazzi gialli e rossi; +e fra i due letti, il vestiario della sposa appeso al muro: busti, +gonnelline, calzoncini, vestitini di taglio sconosciuto, di tutti i +colori d'un giardino fiorito, di lana di seta e di velluto, gallonati e +stelleggiati d'oro e d'argento; tutto il corredo d'una bambola da +principessina; una vista da far girar la testa a un coreografo e morir +d'invidia una mima. Di là passammo nella stanza da pranzo. Anche qui +tappeti, arazzi, mazzi di fiori, grandi candellieri posati sul +pavimento, materassine e guanciali di cento colori stesi a pie' dei +muri, e due letti addobbati con gran pompa, poichè era la camera nuziale +del padrone. Vicino a uno dei letti era apparecchiata la tavola, contro +l'uso degli arabi, che mettono i piatti in terra, e mangiano senza +posate; e vi scintillava su, a dispetto del Profeta, una corona di +vecchie bottiglie, incaricate di rammentarci, in mezzo alle voluttà del +banchetto moresco, che eravamo cristiani. Prima di metterci a tavola, ci +sedemmo, a gambe incrociate, sopra i tappeti, intorno al segretario del +padrone di casa, un bel moro in turbante, il quale preparò il tè sotto i +nostri occhi e ce ne fece pigliare, secondo l'uso, tre tazze per uno, +spropositatamente inzuccherate, e profumate di menta; e tra una tazza e +l'altra accarezzammo il codino e la testina rasata d'un bel bambino di +quattr'anni, ultimo fratello di Maometto, il quale contava furtivamente +le dita delle nostre mani per assicurarsi ch'eran cinque come quelle di +tutti i maomettani. Preso il tè, sedemmo a tavola. Il padrone, pregato, +sedette anche lui, per tenerci compagnia, e cominciarono a sfilare i +piatti arabi, oggetto della nostra vivissima curiosità. Io assaggiai il +primo con grande fiducia.... Eterno Iddio! Il mio primo pensiero fu di +precipitarmi sul cuoco. Tutte le contrazioni che si possono produrre sul +viso d'un uomo all'assalto improvviso d'una colica, o alla notizia del +fallimento del suo banchiere, io credo che si sian prodotte sul mio. +Capii sul momento come una gente che mangiava a quel modo dovesse +credere in un altro Dio e pigliare in un altro senso la vita umana. Non +saprei esprimere quello ch'io sentii nella bocca fuorchè paragonandomi a +un disgraziato costretto a far colazione coi vasetti d'un parrucchiere. +Eran sapori di pomate, di cerette, di saponi, d'unguenti, di tinture, di +cosmetici, di tutto ciò che si può immaginare di meno proprio a passare +per una bocca umana. A ogni piatto ci scambiavamo degli sguardi di +meraviglia e di terrore. La materia prima doveva esser buona: era +pollame, montone, caccia, pesce; piatti enormi e di bella cera; ma tutto +nuotante in salse abbominevoli, tutto unto, profumato, impomatato, tutto +cucinato in maniera da parer più naturale di metterci dentro il pettine +che la forchetta. Pure bisognava mandar giù qualcosa, ed io mi +confortavo al sacrifizio ripetendo quei versi dell'Aleardi: + + Oh nella vita + Qualche delitto incognito ne pesa! + Qualche cosa si espia! + +La sola cosa mangiabile era il montone allo spiedo. Nemmeno il cuscussu, +il piatto nazionale dei mori, fatto con grano tritato della grossezza +della semola, cotto a vapore e condito con latte o brodo,--perfido +simulacro di risotto--, nemmeno questo famoso cuscussu, che piace a +molti europei, mi è riuscito d'inghiottirlo senza cangiar colore. E ci +fu qualcuno di noi che, per punto, mangiò di tutto! cosa consolante la +quale dimostra che in Italia ci sono ancora dei grandi caratteri. A ogni +boccone, il nostro ospite c'interrogava umilmente collo sguardo, e noi, +stralunando gli occhi, rispondevamo in coro:--Eccellente! Squisito!--e +buttavamo giù subito un bicchier di vino per ravvivarci gli spiriti. A +un certo punto, scoppiò nel cortiletto una musica bizzarra che ci fece +balzar tutti in piedi. Erano tre sonatori, venuti, come vuole il costume +moresco, a rallegrare il banchetto: tre arabi dai grandi occhi e dal +naso forcuto, vestiti di bianco e di rosso, uno colla tiorba, l'altro +col mandolino, il terzo col tamburello; tutti e tre seduti fuori della +porta della nostra stanza, vicino a una nicchietta dove avevano deposto +le pantofole. Tornammo a sedere e i piatti ricominciarono a sfilare +(ventitrè, comprese le frutta, se ben mi ricordo) e i nostri volti a +contorcersi e i turaccioli a saltare in aria. A poco a poco le +libazioni, l'odore dei fiori, il fumo dell'aloé che ardeva nei +profumieri cesellati di Fez, e quella bizzarra musica araba, che a +furia di ripetere il suo lamento misterioso, s'impadronisce dell'anima +con una simpatia irresistibile; ci diedero per qualche momento una +specie di ebbrezza taciturna e fantastica, durante la quale ognuno di +noi credette di sentirsi il turbante sul capo e la testa d'una sultana +sul cuore. Finito il pranzo, tutti si alzarono e si sparpagliarono per +la sala, per il cortile, per il vestibolo, a guardare e a fiutare da +ogni parte con una curiosità infantile. In ogni angolo oscuro si +rizzava, come una statua, un arabo ravvolto nella sua cappa bianca. La +porta della camera nuziale era stata chiusa colle cortine, e per lo +spiraglio si vedeva un gran movimento di teste bendate. Alle finestrine +superiori apparivano e sparivano dei lumi. Si sentivano fruscii e voci +di gente nascosta. Intorno e sopra di noi ferveva una vita invisibile, +la quale ci avvertiva che eravamo dentro le mura, ma fuori della casa; +che la bellezza, l'amore, l'anima della famiglia s'era rifugiata nei +suoi penetrali; che lo spettacolo eravamo noi e che la casa rimaneva un +mistero. A una cert'ora uscì da una porticina la governante del +Ministro, ch'era stata a veder la sposa, e passando per andarsene, +esclamò:--Ah! se vedessero, che bottone di rosa! Che creatura di +paradiso!--E intanto la musica continuava a suonare, e l'aloé +continuava ad ardere, e noi seguitavamo a girare e a fiutare, e la +fantasia lavorava, lavorava. E lavorava ancora, e più che mai, quando +usciti da quell'aria piena di luce e di profumi, infilammo una viuzza +solitaria e tenebrosa, al lume d'una lanterna, in mezzo a un silenzio +profondo. + + § § § § § + +Una sera si sparse la notizia, da molto tempo aspettata, che il giorno +dopo sarebbero entrati in città gli Aïssaua. + +Gli Aïssaua sono una delle principali confraternite religiose del +Marocco, fondata, come le altre, per ispirazione di Dio, da un Santo +chiamato Sidì-Mohammed-ben-Aïssa, nato a Mechinez due secoli sono; la +vita del quale è una lunga e confusa leggenda di miracoli e d'avventure +favolose, variamente raccontata. Gli Aïssaua si propongono di ottenere +dal cielo una protezione speciale, pregando continuamente, esercitando +certe pratiche loro proprie, tenendo vivo nel loro cuore, piuttosto che +il sentimento della fede, un'esaltazione, una febbre religiosa, un +furore divino, che prorompe in manifestazioni stravaganti e feroci. +Hanno una grande moschea a Fez, che è come la casa centrale dell'ordine, +e di qui si spandono ogni anno a turbe, in tutte le province +dell'impero, dove raccolgono intorno a sè, per celebrare le loro feste, +i confratelli sparsi per le città e per le campagne. Il loro rito, +simile a quello dei dervis urlanti e giranti dell'Oriente, consiste in +una specie di danza sfrenata accompagnata da salti, scontorcimenti e +grida, nella quale vanno via via infuriando e inferocendosi finchè, +perduto ogni lume, stritolano legno e ferro coi denti, si brucian le +carni con carboni accesi, si straziano coi coltelli, inghiottiscono +fango e sassi, sbranano animali e li divoran vivi e grondanti di sangue, +e cadono a terra senza forze e senza ragione. A questi eccessi non +giunsero gli Aïssaua che io vidi a Tangeri, e credo che ci giungano +raramente, e assai pochi, se pure qualcuno vi giunge ancora; ma fecero +però abbastanza per lasciarmi nell'animo un'impressione incancellabile. + +Il Ministro del Belgio c'invitò ad assistere allo spettacolo dal +terrazzo di casa sua, che guarda sulla strada principale di Tangeri, +dove sogliono passare gli Aïssaua per andare alla moschea. Dovevano +passare alle dieci della mattina, scendendo dalla porta del Soc di +Barra. Un'ora prima, la strada era già piena di gente e le case coronate +di donne arabe ed ebree, vestite dei loro colori vivissimi, che davano +alle terrazze bianche l'aspetto di grandi ceste di fiori. All'ora +fissata, tutti gli occhi si voltarono verso la porta, all'estremità +della strada, e pochi minuti dopo comparvero i forieri della turba. La +strada era tanto affollata, che gli Aïssaua, fin che non furono vicini, +rimasero confusi cogli spettatori. Per qualche tempo non vidi che una +massa ondeggiante di teste incappucciate, in mezzo alle quali sorgevano, +sparivano e ricomparivano alcune teste scoperte, che parevan di gente +che si picchiasse. Al di sopra delle teste s'alzavano parecchie +bandiere. Di tratto in tratto si udiva un grido simultaneo di molte +voci. La folla veniva innanzi lentamente. A poco a poco si cominciò a +notare, nel movimento di tutte quelle teste, un cert'ordine. Le prime +formavano un circolo; altre, più in là, una doppia schiera; altre più +lontane, un altro circolo; poi le prime, alla loro volta, si +schieravano, le seconde si disponevano in cerchio, e così via via. Ma +non son neanco ben sicuro di quello che dico, perchè in quella gran +curiosità che mi affannava di osservare singolarmente le persone, è +facile che la legge precisa del movimento comune mi sia sfuggita. In +capo a pochi minuti, giunsero i primi sotto il nostro terrazzo. Il mio +primo senso fu un misto di compassione e di orrore. Eran due file di +uomini, rivolti gli uni in faccia agli altri, vestiti di cappe e di +lunghissime camicie bianche, che si tenevano per le mani, per le braccia +o per le spalle, e pestavano i piedi in cadenza, dondolandosi, +rovesciando il capo avanti e indietro, e levando un mormorio sordo e +affannoso, rotto da gemiti, rantoli, soffi e interiezioni di spavento e +di rabbia. Solamente gli ossessi del Rubens, i morti risuscitati del +Goya e il moribondo magnetizzato del Pöe potrebbero dare un'idea di +quelle figure. Eran faccie livide e convulse, cogli occhi fuori +dell'orbita e la bocca schiumosa; visi di febbricitanti e di epilettici; +alcuni illuminati da sorrisi indefinibili, altri che non mostravano che +il bianco dell'occhio, altri contratti come da uno spasimo atroce, o +pallidi ed immobili come visi di cadaveri. Di tratto in tratto, facendo +gli uni agli altri un gesto strano col braccio spenzoloni, gettavano +tutti insieme un grido acuto e doloroso, come di chi riceva una +pugnalata mortale; poi andavano alcuni passi innanzi, e ricominciavano +la danza, gemendo e sbuffando; e allora si vedeva un ondeggiamento +disordinato di cappucci, di grandi maniche, di treccie, di ciuffi, di +folte capigliature spartite in lunghe ciocche ondulate, che parevano +teste anguicrinite. Alcuni, più spiritati, andavano fra una schiera e +l'altra, barcollando come ubbriachi, sbatacchiandosi contro i muri e le +porte. Altri, come rapiti in estasi, camminavano ritti, lenti, col viso +in alto, gli occhi socchiusi, le braccia abbandonate. Parecchi, +sfiniti, che non potevano più nè gridare nè reggersi, eran tenuti su +per le ascelle dai compagni, e travolti così, come corpi morti, nella +folla. La ridda si faceva di mano in mano più scomposta, e il gridìo più +assordante. Erano dondolamenti di testa da lussarsi le vertebre del +collo e rantoli da spezzarsi la cassa del petto. Da tutti quei corpi +grondanti di sudore, veniva su un puzzo nauseabondo come da un serraglio +di fiere. Ogni tanto uno di quei visi stravolti si alzava verso il +terrazzo e fissava nei miei due occhi stralunati, che mi facevano +torcere indietro la testa. Di momento in momento, dentro di me, cangiava +l'effetto di quello spettacolo. Ora mi pareva una gran mascherata, ed +ero tentato di riderne; ora ci vedevo l'immagine d'una gran baldoria di +pazzi, di malati in delirio, di galeotti ubbriachi, di condannati a +morte che volessero stordire il proprio terrore, e mi stringevano il +cuore; ora non consideravo che la bellezza selvaggia del quadro, e ci +provavo la voluttà d'un artista. Ma a poco a poco, il senso intimo di +quel rito, s'impose alla mia mente; il sentimento, che quelle smanie +traducevano, e che tutti abbiamo provato molte volte, lo spasimo +dell'anima umana che si agita sotto l'immensa pressione dell'Infinito, +si risvegliò; e senz'accorgermene, accompagnavo quel turbinìo col +linguaggio che lo spiegava:--Sì, ti sento, Potenza misteriosa e +tremenda: mi dibatto nella stretta della tua mano invisibile; il +sentimento di Te mi opprime, non ho forza di contenerlo, il mio cuore si +sgomenta, la mia ragione si perde, il mio involucro di creta si +spezza!--E continuavano a passare, fitti, pallidi, scapigliati, mettendo +voci supplichevoli, in cui pareva che esalassero la vita. Un vecchio +cadente, un'immagine di re Lear forsennato, si staccò dalla schiera e +s'avventò come per spaccarsi il cranio nel muro: i compagni lo +trattennero. Un giovane cadde di picchio in terra, fuori dei sensi. Un +altro, coi capelli sciolti giù per le spalle, la faccia nascosta nelle +mani, passò a lunghissimi passi, curvato fino a terra, come un maledetto +da Dio. Passarono beduini, mori, berberi, neri, colossi, mummie, satiri, +faccie di cannibali, di santi, d'uccelli di rapina, di sfingi, d'idoli +indiani, di furie, di fauni, di diavoli. Potevano essere un tre o +quattrocento. In meno di mezz'ora sfilarono tutti. Le ultime erano due +donne (perchè anche le donne possono appartenere all'ordine), due figure +di sepolte vive, riuscite a spezzare la bara, due scheletri animati, +vestite di bianco, coi capelli rovesciati sul viso, gli occhi sbarrati, +la bocca bianca di schiuma, sfinite di forze, ma ancora animate da un +movimento di cui non parevano aver più coscienza, che si scontorcevano, +urlavano e stramazzavano; e in mezzo a loro un vecchio gigantesco, una +figura di negromante centenario, vestito d'una camicia lunghissima, che +allungando due grandi braccia cadaveriche, posava la mano sul capo ora +all'una ora all'altra, in atto di protezione, e le aiutava a rialzarsi +da terra. Dietro a questi tre spettri si precipitò una folla di arabi +armati, di donne, di pezzenti, di bimbi; e tutta quella barbarie, tutto +quel furore, tutto quell'orrendo cumulo di miseria umana, irruppe nella +piazza e scomparve. + + * * * * * + +Un altro bello spettacolo, che s'ebbe a Tangeri, fu quello delle feste +per la nascita di Maometto; e mi fece un'impressione anche più viva +perchè mi ci trovai dinanzi, posso dire, all'impensata. + +Tornando da una passeggiata sulla riva del mare, sentii alcuni colpi di +fucile dalla parte del Soc di Barra; v'accorsi e sul primo momento non +riconobbi più il luogo. Il Soc di Barra era trasfigurato. Dalle mura +della città fino alla sommità della collina v'era formicolìo d'arabi, +una folla tutta bianca, straordinariamente animata. Saranno state +tremila persone, ma sparse e raggruppate in maniera che parevano +innumerevoli. Era un'illusione ottica singolarissima. Su tutti i rialti +del terreno, come sopra altrettante loggie, v'erano gruppi di arabe +sedute all'orientale, immobili, rivolte verso la parte bassa del Soc. +Qui, da una parte, la folla divisa in due ali lasciava libero un grande +spazio a un drappello di cavalieri che si slanciavano alla carriera, +schierati di fronte, sparando i loro fucili lunghissimi; dall'altra +parte, v'erano grandi cerchi d'arabi, uomini e donne, in mezzo ai quali +davano spettacolo giocatori di palla, tiratori di scherma, incantatori +di serpenti, ballerini, cantastorie, suonatori, soldati. Sull'alto della +collina, sotto una tenda conica, aperta sul davanti, biancheggiava +l'enorme turbante del vice-governatore di Tangeri, il quale presiedeva +alla festa, seduto in terra, in mezzo a una corona di mori. Di lassù si +vedevano giù in mezzo alla folla i soldati delle Legazioni vestiti dei +loro pomposi caffettani rossi, qualche cappello cilindrico, qualche +ombrella di consolessa, e i pittori Ussi e Biseo coll'album e la matita +in mano; di là dalla folla, Tangeri; di là da Tangeri, il mare. Lo +strepito delle fucilate, gli urli dei cavalieri, lo scampanellìo degli +acquaioli, le grida festose delle donne, il suono dei pifferi, dei +corni, dei tamburi, formavano tutt'insieme un frastuono inaudito, che +rendeva più strano ancora quello spettacolo selvaggio, irradiato dalla +luce sfolgorante del mezzogiorno. + +La curiosità mi spingeva da dieci parti in un punto. Ma un grido +d'ammirazione, partito da un gruppo di donne, mi fece correr prima dai +cavalieri. Erano dodici soldati di alta statura, col fez a punta, la +cappa bianca, i caffettani aranciati, azzurrini e rossi, e fra loro un +ragazzo vestito con femminile eleganza, figlio del governatore del Rif. +Si schieravano ai piedi delle mura della città, rivolti verso la +campagna; il figlio del governatore, nel mezzo, alzava la mano, e si +slanciavano tutti insieme alla carriera. Nei primi passi v'era un po' +d'incertezza e un po' di disordine. Poi quei dodici cavalli, stretti, +sfrenati, ventre a terra, non formavano più che un solo corpo, un mostro +furioso, di dodici teste e di cento colori, che divorava la via. Allora +i cavalieri, inchiodati sulle selle, colla fronte alta, colla cappa al +vento, alzavano i fucili sopra la testa, li stringevano con un movimento +convulso contro le spalle, sparavano tutti insieme gettando un urlo di +trionfo e di rabbia, e sparivano in un nuvolo di polvere e di fumo. +Pochi momenti dopo tornavano indietro lentamente, in disordine, i +cavalli schiumosi e insanguinati, i cavalieri in atteggiamento stanco e +superbo, e in capo ad alcuni minuti ricominciavano. Ad ogni nuova +scarica, le donne arabe, come le dame dei tornei, salutavano il +drappello con un gridìo loro proprio, che è una ripetizione rapidissima +del monosillabo: _Iù_, simile a un trillo acuto di gioia infantile. + +Di là passai al giuoco della palla. Erano una quindicina d'arabi, +ragazzi, uomini maturi e vecchi colla barba bianca, alcuni col fucile a +tracolla, altri colla sciabola, e giocavano con una palla di cuoio +grossa come un arancio. Uno la pigliava, la lasciava cadere e la +ributtava in alto con un colpo del piede; tutti gli altri correvano per +coglierla in aria; chi la coglieva, rifaceva l'atto del primo; e così il +gruppo dei giocatori, seguitando la palla, s'allontanava man mano, e +poi, di comune accordo, tornavano tutti insieme nel luogo di dov'eran +partiti. Ma il curioso di questo gioco stava nei movimenti delle +persone. Erano passi di ballo, gesti misurati, atteggiamenti di mimi, un +fare quasi cerimonioso, una certa apparenza di contraddanza, un non so +che di severo e di molle insieme, ed una corrispondenza di mosse e di +giri, in quell'andare e venire, di cui non mi riuscì di scoprire la +legge. Correvano e saltellavano tutti insieme in un piccolo spazio, si +serravano, si rimescolavano, e non seguiva mai un urto, nè il più +leggero scompiglio. La palla s'alzava, spariva, balzava in mezzo a +quelle gambe e al disopra di quelle teste, come se nessuno la toccasse, +e fosse rigirata in quella maniera da due venti contrarii. E tutto quel +movimento non era accompagnato nè da una parola, nè da un grido, nè da +un sorriso. Vecchi e ragazzi, eran tutti egualmente seri, silenziosi e +intenti al gioco, come a un lavoro obbligato e triste, e non si sentiva +che il suono dei respiri affannosi e il fruscìo delle pantofole. + +A pochi passi di là, in mezzo a un altro circolo di spettatori, +ballavano dei neri, al suono d'un piffero e d'un piccolo tamburo di +forma conica, battuto con un pezzo di legno ritorto a mezzaluna. Erano +otto omaccioni, neri e lucidi come l'ebano, senz'altro addosso che una +lunga camicia bianchissima, stretta alla cintura da un grosso cordone +verde. Sette si tenevano per mano, disposti in cerchio, l'ottavo era in +mezzo, e ballavano tutti insieme o piuttosto accompagnavano la musica, +senza quasi cangiar di posto, con un movimento di fianchi da non +descriversi, che mi metteva un forte prurito nelle punte dei piedi, e +quel sorriso di satiri, quell'espressione di beatitudine stupida e di +voluttà bestiale, che è tutta propria della razza nera. Mentre stavo +guardando questa scena, due ragazzi di una decina d'anni ciascuno, +ch'erano fra gli spettatori, mi diedero un saggio della ferocia del +sangue arabo, che non dimenticherò per un pezzo. Improvvisamente, non +so per che ragione, si saltarono addosso, si avviticchiarono l'uno +all'altro come due tigri, e cominciarono a lacerarsi il viso e il collo +a morsi e a unghiate con una furia che metteva orrore. Due uomini +robusti, usando di tutta la loro forza, li separarono a stento, già +sgocciolanti di sangue, e dovettero trattenerli ancora perchè non +tornassero ad avvinghiarsi. + +Gli schermitori facevan ridere. Eran quattro, e tiravano di bastone a +due a due. Non si può dire la stravaganza e la goffaggine di quella +_scuola;_ e la chiamo scuola perchè in altre città del Marocco vidi poi +che tiravano nella stessa maniera. Eran mosse da funamboli, salti senza +scopo, contorsioni, sgambettate, e colpi annunziati un minuto prima con +un gran giro del braccio; ogni cosa fatta con una flemma beata, che +avrebbe dato modo a un nostro tiratore di addossare a tutti quattro un +prodigioso carico di legnate senza pericolo di toccarne una sola. Gli +arabi spettatori, però, stavano là a bocca aperta, e molti di tratto in +tratto mi guardavano, come per cercare nei miei occhi l'espressione +della meraviglia. Io volli contentarli e finsi un'ammirazione benevola. +Allora qualcuno si scansò perchè potessi spingermi un po' più avanti, ed +io mi trovai circondato, stretto da ogni parte dagli arabi, e potei +soddisfare il mio desiderio di studiare un po' quella gente nel suo +odore, nei movimenti appena percettibili delle narici, delle labbra e +delle palpebre, nei segni della pelle, in tutto ciò che sfugge +all'osservatore che passa, e serve nonostante a far capir molte cose. Un +soldato della Legazione italiana mi vide da lontano in quella stretta, e +credendo che fossi prigioniero involontario, venne a liberarmi, mio +malgrado, a suon di gomitate e di pugni. + +Il cerchio del contastorie era il più piccolo, ma il più bello. Ci +arrivai giusto nel momento in cui, avendo terminato la solita preghiera +inaugurale, cominciava il racconto. Era un uomo d'una cinquantina +d'anni, quasi nero, con una barba nerissima e due grandi occhi +scintillanti, ravvolto, come tutti gli altri raccontatori del Marocco, +in un amplissimo panno bianco stretto intorno al capo da una corda di +pelo di cammello, che gli dava la maestà d'un sacerdote antico. Parlava +a voce alta e lenta, ritto in mezzo al circolo degli uditori, +accompagnato sommessamente da due suonatori di chiarina e di tamburo. +Raccontava forse una storia d'amore, le avventure d'un bandito famoso, +le vicende d'un sultano. Io non ne capivo una parola. Ma il suo gesto +era così giusto, la voce così espressiva, il volto così parlante che un +barlume del senso, in qualche momento, mi traspariva. Mi parve che +raccontasse un lungo viaggio; imitava il passo del cavallo stanco; +accennava a orizzonti immensi; cercava intorno a sè una goccia d'acqua, +lasciava spenzolare le braccia e la testa come un uomo spossato. Poi, a +un tratto, scopriva qualcosa lontano dinanzi a sè, pareva incerto, +credeva e non credeva ai suoi occhi,--ci credeva,--si rianimava, +affrettava il passo, arrivava, ringraziava il cielo e si buttava in +terra tirando un gran respiro e ridendo di piacere all'ombra d'un'oasi +deliziosa che non sperava più di trovare. Gli uditori stavano là +immobili, senza rifiatare, riflettendo coll'espressione del viso tutte +le parole dell'oratore; e così com'erano in quel punto, con tutta +l'anima negli occhi, lasciavano vedere chiaramente l'ingenuità e la +freschezza di sentimento, che celano sotto l'apparenza d'una durezza +selvaggia. Il contastorie andava a destra e a sinistra, s'avventava, +retrocedeva atterrito, si copriva il viso colle mani, alzava le braccia +al cielo, e via via che s'infervorava e levava la voce, i suonatori +soffiavano e picchiavano con maggior furia, gli ascoltatori gli si +stringevano intorno più ansiosi, finchè il racconto finì in un grido +tonante, gli strumenti saltarono per aria e la folla commossa si +disperse per cedere il posto ad un altro uditorio. + +Tre suonatori tenevano intorno a sè un altro cerchio più grande di tutti +gli altri. Le figure, i movimenti e la musica di costoro mi fecero una +singolare impressione. Erano tutti e tre strambi, di statura altissima e +curvi dai piedi alla testa come le figurine grottesche che rappresentano +la ci maiuscola nei titoli di certi giornali illustrati. Uno sonava il +piffero, l'altro un tamburello a sonagli, il terzo uno strumento +stravagante, una specie di clarinetto, mi parve, combinato, non so come, +con due corni da caccia divergenti, che mandavano un suono non mai +sentito. Questi tre sonatori, ravvolti in pochi cenci, stavano stretti +l'un all'altro, di fianco, come se fossero legati, e sonando +continuamente e disperatamente il medesimo motivo, l'unico forse che +sonavano da cinquant'anni, facevano il giro dell'arena. Io non so dire +come si movessero. Era un non so che tra l'andatura e il ballo, certi +scatti come della gallina che becca, certi stringimenti di spalle, fatti +da tutti e tre con una simultaneità macchinale, e così lontani da una +qualunque somiglianza coi movimenti nostri, così nuovi, così bizzarri, +che più li osservavo, e più mi davan da pensare, come se esprimessero +una idea, o avessero la loro ragione in qualche proprietà caratteristica +del popolo arabo, e ci penso ancora sovente. Quei disgraziati, grondanti +di sudore, sonavano e ballonzolavano da più di un'ora, con una serietà +inalterabile, e qualche centinaio di persone li stavano a sentire, +pigiate e immobili, col sole negli occhi, senza dar segno nè di piacere +nè di noia. + +Il circolo dove si faceva più strepito era quello dei soldati. Erano +dodici, tra giovani e vecchi, alcuni col caffettano bianco, altri colla +sola camicia, questo col fez, quello col cappuccio, armati di fucili a +pietra focaia, lunghi come lancie, nei quali introducevan la polvere +sciolta, come fanno tutti i soldati nel Marocco, dove non s'usano +cartuccie. Un graduato, vecchio, dirigeva lo spettacolo. Si mettevan sei +da una parte e sei dall'altra, di faccia. A un segnale, cangiavano +vicendevolmente di posto, correndo, e appoggiavano un ginocchio a terra. +Allora uno di essi cantava non so che cosa, con un'acutissima voce in +falsetto, tutt'a trilli e a gorgheggi, che durava parecchi minuti, +ascoltato con un silenzio profondo. Poi, a un tratto, balzavano tutti in +piedi, in circolo, e spiccando un altissimo salto, gettando un grido di +gioia, rovesciavano il fucile e sparavano contro terra. Non si può +immaginare la rapidità, la furia, e quello che aveva di pazzamente +festoso e di diabolicamente simpatico quella ridda tonante e +lampeggiante, intraveduta in mezzo a un nuvolo di polvere saettato dal +sole. Fra gli spettatori, a pochi passi da me, v'era un'arabina di dieci +o dodici anni, non ancora velata, uno dei più bei visetti ch'io abbia +visto a Tangeri, d'un bruno pallido delicatissimo, la quale contemplava +coi suoi begli occhioni celesti pieni di stupore uno spettacolo assai +più meraviglioso per lei che la danza dei soldati: quello che le offrivo +io levandomi i guanti; questa seconda pelle delle mani, come dicono i +ragazzi arabi, che i cristiani si mettono e si tolgono a loro piacere, +senza risentirne il menomo dolore. + +Esitai se dovessi andare o no a vedere l'incantatore dei serpenti; ma la +curiosità vinse il ribrezzo. Questi così detti incantatori appartengono +alla confraternita degli Aissaua e dicono di ricevere dal loro patrono +Ben-Aïssa il privilegio di poter sfidare senza pericolo la morsicatura +di qualunque animale più velenoso. Molti viaggiatori, infatti, degni di +pienissima fede, assicurano d'aver visto parecchi di costoro farsi +morsicare a sangue, senz'effetto venefico, da serpenti di cui un momento +dopo venne esperimentato il veleno potentissimo sopra altri animali; e +dicono di non essere riusciti a scoprire di che mezzo si valessero quei +destri ciarlatani per rendere innocua la morsicatura. L'Aissaua che io +vidi, dava uno spettacolo orribile, ma incruento. Era un arabo piccolo, +tarchiato, col viso smorto, una faccia di giustiziere, chiomato come un +re merovingio e vestito d'una specie di camicia azzurrina che gli +scendeva fino ai piedi. Quando m'avvicinai, saltellava grottescamente +intorno a una pelle di capra distesa in terra, dalla quale usciva la +bocca d'un sacco, dov'erano chiusi i serpenti; e saltellando cantava, +accompagnato da un flauto, una canzone di motivo malinconico, che doveva +essere una invocazione al suo Santo. Finito il canto, chiacchierò e +gesticolò lungo tempo per farsi buttar dei denari, poi s'inginocchiò +davanti alla pelle di capra, ficcò la mano nel sacco, ne tirò fuori, con +molti riguardi, un lungo serpente verdognolo, pieno di vita, e lo portò +in giro sotto gli occhi degli spettatori. Poi cominciò a maneggiarlo in +tutti i modi, come se fosse stato un pezzo di corda. Lo afferrò per il +collo, lo tenne sospeso per la coda, se lo attorcigliò intorno alla +fronte, se lo nascose nel petto, lo fece passare per i fori del cerchio +di un tamburello, lo buttò in terra, lo trattenne col piede, se lo +strinse sotto un'ascella. L'orribile bestia rizzava la testa +schiacciata, dardeggiava la lingua, si scontorceva con quei suoi +movimenti flessuosi, odiosi, abbietti, che sembrano l'espressione d'una +vigliacca perfidia; e schizzava dagli occhi piccolissimi tutta la rabbia +che gli fremeva nel corpo; ma non m'accorsi che mordesse mai la mano in +cui era imprigionato. Quando fu stanco di quel lavoro, l'Aissaua strinse +il serpente per la nuca, gli aggiustò un piccolo ferro nella bocca in +modo da fargliela rimanere aperta, e lo mostrò così agli spettatori più +vicini, perchè osservassero i denti; osservazione affatto superflua, se +pure la sostanza venefica rimaneva, perchè non v'era stata morsicatura. +Dopo ciò afferrò il serpente con due mani, si mise la coda in bocca e +cominciò a menar le mandibole: la bestia si scontorceva furiosamente; io +me n'andai inorridito. + +In quel momento comparve nel Soc il nostro Incaricato d'affari. Lo +vide dall'alto della collina il vice-governatore, gli corse incontro, +e lo condusse sotto la sua tenda, dove si radunarono tutti i membri +della futura carovana, io compreso. Allora accorsero suonatori e +soldati, si formò un grandissimo semicerchio di arabi davanti +all'apertura della tenda, gli uomini dinanzi, il sesso gentile, a +gruppi, di dietro; e cominciò un concerto indiavolato di danze, di +canti, di grida, di fucilate, che durò più di un'ora, in mezzo a un +denso nuvolo di fumo, al suono d'una musica spietata, fra gli strilli +entusiastici delle donne e dei bambini, con paterna soddisfazione +del vice-governatore e nostro vivo piacere. Prima che finissero, +l'Incaricato d'affari mise qualchecosa di giallo nelle mani d'un +soldato arabo, perchè lo portasse a chi aveva diretto lo spettacolo. Il +soldato tornò poco dopo e riferì, tradotto in spagnuolo, il curioso +ringraziamento del beneficato:--L'ambasciatore d'Italia ha fatto una +buona azione; Allà benedica tutti i peli della sua barba! + +La feste durò fino al tramonto. Strana festa! Tre venditori d'acqua pura +bastavano a soddisfare i bisogni di tutta quella folla immobile per una +mezza giornata sotto i raggi del sole d'Affrica. Un marengo era forse il +massimo del denaro messo in giro da quello straordinario concorso di +gente. I soli piaceri erano vedere ed udire. Non uno scandalo amoroso, +nè un ubbriaco, nè una coltellata! Nulla di comune colle feste popolari +dei paesi civili. + + § § § § § + +Oltre a godere di tutti questi spettacoli, facevamo, io e i miei futuri +compagni di viaggio, delle frequenti passeggiate nella campagna di +Tangeri, che non è meno curiosa a vedersi che la città. Intorno alle +mura si stende una cintura di giardini e di orti appartenenti la maggior +parte ai ministri e ai consoli, quasi tutti trasandati; ma coperti d'una +vegetazione meravigliosa. Sono lunghe file di aloè, simili a lancie +gigantesche confitte in mezzo a un fascio di enormi daghe ricurve, +poichè tale è la forma delle loro foglie; la punta delle quali è usata +dagli arabi, colla fibra della foglia medesima, a cucire le ferite. Sono +fichi d'India, _kermus del Inde_, come si chiamano in lingua moresca, +altissimi, di foglie spesse un pollice, che sporgono sui sentieri fin +quasi a impedire il passo; fichi comuni, all'ombra dei quali si +potrebbero rizzare dieci tende; quercie, acacie, leandri, arbusti d'ogni +forma, che intrecciano i loro rami coi rami degli alberi più alti, e +formano coll'edera, le viti, le canne, le siepi, degli ammassi +inestricabili di verzura, sotto i quali spariscono fossi e sentieri. In +molti luoghi bisogna camminare a tentoni. Si passa da un podere +all'altro a traverso le siepi sforacchiate o sopra le cancellate +abbattute, in mezzo all'erbe e ai fiori che s'alzano fino alla cintura +d'un uomo; e non si vede nessuno. Qualche casetta bianca, mezzo nascosta +fra gli alberi, e qualche pozzo a ruota, dal quale, per mezzo di +canaletti incrociati, si spande l'acqua per le terre, sono le sole cose +che diano indizio di proprietà e di lavoro. Molte volte, se non fosse +stato con me il capitano dello stato maggiore, che è una guida +abilissima, mi sarei smarrito in mezzo a quella vegetazione +scompigliata; e infatti ci occorreva spesso di chiamarci l'un l'altro, +come in un labirinto, per non perderci di vista, e godevamo a tuffarci, +a nuotare in quell'immenso verde, ad aprirci la via colle mani, coi +piedi e colla testa, coll'allegra furia di selvaggi tornati dalla +schiavitù alle loro foreste. + +Di là da questa cintura di orti e di giardini, non si trovano più nè +alberi, nè case, nè siepi, nè alcun indizio di divisione della campagna. +Sono colline, vallette verdi e piani ondulati dove pascola qualche raro +armento, di cui non si vede il guardiano, e galoppa qualche cavallo +sciolto. Una volta sola mi ricordo d'aver visto lavorare la terra. Un +arabo stimolava un asino e una capra attaccati a un aratro piccolissimo, +di forma bizzarra, costrutto forse come s'usavano quattromil'anni fa; il +quale scavava un solco appena visibile in un terreno sparso di sassi e +d'erbaccie. Qualcuno mi assicurò d'aver visto più d'una volta attaccato +all'aratro un asino e una donna, e questo può dare un'idea dello stato +dell'agricoltura nel Marocco. Il solo concime col quale governan la +terra è la cenere della paglia che bruciano dopo il raccolto; e la sola +cura usata per non stancarne la fecondità è di lasciarvi crescere l'erba +per i pascoli il terz'anno, dopo avervi seminato grano e saggina nei +primi due. Malgrado questo, la terra s'impoverisce dopo pochi raccolti, +e allora i campagnuoli erranti vanno a dissodare nuovi terreni, che +abbandonano poi alla loro volta per ritornare agli antichi; e così non è +mai coltivata simultaneamente che una piccolissima parte delle terre +arabili; di quelle terre che, anche mal coltivate, riportano cento volte +la semenza che vi si sparge. + +La più bella passeggiata fu quella al capo Spartel, l'_Ampelusium_ degli +antichi, che forma l'estremità nord-ovest del continente africano: un +monte di pietra bigia, alto trecento metri, tagliato a picco sul mare, e +aperto sotto, sin da tempi antichi, in vaste caverne, la maggiore delle +quali era consacrata ad Ercole: _specus Herculi sacer_. Sulla sommità di +questo monte si alza il faro famoso, eretto da pochi anni, e mantenuto +con una espressa contribuzione dalla maggior parte degli Stati d'Europa. +Salimmo sulla cima della torre, fin dentro alla grande lanterna, che +manda il suo all'erta luminoso alla distanza di venticinque miglia. Di +lassù l'occhio spazia su due mari e due continenti. Si vedono le ultime +acque del Mediterraneo, e l'immenso orizzonte dell'Atlantico, il mare +delle tenebre, _Bar-ed-Dolma_, come lo chiamano gli arabi, che flagella +i piedi della roccia. Si vede la costa spagnuola dal capo Trafalgar fino +al capo d'Algesira; la costa africana del Mediterraneo fino alle +montagne di Ceuta, i _septem fratres_ dei Romani; e lontano, vagamente, +lo scoglio enorme di Gibilterra, la sentinella eterna di questa porta +del vecchio continente, termine misterioso del mondo antico, diventato +_Favola vile ai naviganti industri_. + +In queste passeggiate non incontravamo che pochissima gente: per lo più +arabi a piedi, che ci passavano accanto senza quasi guardarci, e +qualchevolta un moro a cavallo, che doveva essere un personaggio +importante o per denaro o per carica, accompagnato da un drappello di +servi armati, il quale, passando, ci lanciava uno sguardo sprezzante. Le +donne s'imbacuccavano con maggior cura che in città, alcune brontolando, +altre voltandoci bruscamente le spalle. Qualche arabo, invece, ci si +fermava dinanzi, ci guardava fisso, mormorava alcune parole quasi in +tuono di chi domanda un favore e poi tirava innanzi senza voltarsi. Da +principio non capivamo che cosa volessero dire. Ci fu poi spiegato che +ci pregavano di domandare a Dio una grazia per loro. È una superstizione +molto sparsa fra gli arabi che la preghiera dei mussulmani essendo +graditissima a Dio, egli suol tardare lungamente ad accordare le grazie +che gli domandano, per godere più a lungo il piacere di sentirsi +pregare; mentre la preghiera d'un infedele, d'un cane, come un cristiano +od un ebreo, gli è tanto molesta, che per liberarsene, l'esaudisce _ipso +facto_. Le sole faccie amiche che incontrassimo erano i ragazzi ebrei, +che giravano a drappelli, a cavallo agli asini, di collina in collina, e +ci gettavano un allegro: _Buenos dias, caballeros!_ passandoci accanto +di galoppo. + + § § § § § + +Malgrado però[tn79] la vita varia e nuova che menavamo a Tangeri, s'era +tutti impazienti di partire, per poter essere di ritorno nel mese di +Giugno, prima dei grandi calori. L'Incaricato d'affari aveva mandato un +corriere a Fez ad annunziare che l'ambasciata era pronta; ma dovevano +passare almeno dieci giorni prima che fosse di ritorno. Notizie private +dicevano che la scorta era in viaggio; altre che non era ancora partita; +eran tutte voci incerte e contraddittorie, come se quella Fez sospirata +non fosse a duecento venti chilometri, ma a duemila miglia dalla costa. +E questo, da un lato, ci piaceva, perchè quella passeggiata di quindici +giorni prendeva così, nella nostra immaginazione, l'apparenza d'un lungo +viaggio, e Fez l'attrattiva d'una città misteriosa. Al quale effetto +servivano pure le strane cose che ci dicevano di quella città, del suo +popolo e dei pericoli del viaggio, coloro che v'erano stati con altre +ambasciate. Ci dicevano che erano stati circondati da migliaia di +cavalieri, i quali li salutavano con una tempesta di fucilate a +bruciapelo, a rischio d'accecarli; che s'erano sentiti fischiar le +palle all'orecchio; che a noi italiani assai più probabilmente sarebbe +toccata nel capo, per sbaglio, qualche oncia di piombo, diretta alla +croce bianca della bandiera, la quale parrebbe agli arabi un insulto a +Maometto. Ci parlavano di scorpioni, di serpenti, di tarantole, di +nuvoli di cavallette, di ragni e di rospi enormi che avremmo trovati per +la strada e sotto le tende. Ci descrivevano con foschi colori l'entrata +delle ambasciate in Fez, in mezzo a un turbinio di cavalli, a un'immensa +folla ostile, per strade coperte, oscure, ingombre di rovine e di +carcasse d'animali. Ci preannunziavano un monte di malanni durante il +soggiorno a Fez: languidezze mortali, dissenterie furiose, reumatismi, +zanzare mostruosamente feroci, appetto alle quali erano una vera +dolcezza quelle dei nostri paesi. E infine la nostalgia; al qual +proposito si parlava d'un giovane pittore di Bruxelles, andato a Fez +coll'ambasciata belga, il quale in capo a una settimana era stato preso +da una così disperata tristezza, che l'ambasciatore aveva dovuto +rimandarlo a Tangeri a marcie forzate, per non vederselo morire sotto +gli occhi. Ed era vero. Ma queste notizie non facevano che accrescere la +nostra impazienza. Ed io mi ricordavo ridendo d'una certa scappata +ironica che m'aveva fatto mia madre, dopo aver tentato inutilmente di +distogliermi dal viaggio al Marocco collo spauracchio delle bestie +feroci:--Oh poi, in fin dei conti, hai ragione: che importa essere +divorati da una pantera? Purchè i giornali lo dicano! + +Dopo tutto ciò, è facile immaginare che salto si sia fatto sulle +seggiole il giorno che il signor Salomone Aflalo, secondo dracomanno +della Legazione, si affacciò alla porta della sala da pranzo, e disse +con voce sonora:--È arrivata la scorta da Fez. + +Colla scorta erano arrivati i cavalli, i muli, i cammelli, i +palafrenieri, le tende, l'itinerario fissato dal Sultano e l'annunzio +che si poteva partire. + +Bisognava però aspettare ancora alcuni giorni per lasciare un po' di +riposo agli uomini e alle bestie. + +Le bestie erano state ricoverate alla Casba. Il giorno dopo le andammo a +vedere. Erano quarantacinque cavalli, compresi quelli della scorta; una +ventina di mule da sella e più di cinquanta mule da carico, alle quali +se ne aggiunsero poi molte altre noleggiate a Tangeri; i cavalli piccoli +e di forme svelte, come tutti i cavalli marocchini, e le mule robuste; +le selle e i basti coperti di panno rosso; le staffe formate da una +larga lastra di ferro ripiegata ai due lati, in maniera da sostenere ed +abbracciare tutto il piede e servir insieme di sprone e di difesa. +Queste povere bestie erano quasi tutte accovacciate, sfinite più che +dalle fatiche del viaggio, dall'insufficienza del nutrimento, una parte +del quale, forse, era stata secondo l'uso trasformata in metallo dai +conducenti. V'eran là alcuni soldati della scorta. Si avvicinarono e +cominciarono a parlare, ingegnandosi di farci capire coi gesti che il +viaggio era stato faticoso, che avevano patito un gran caldo e una gran +sete, ma che grazie ad Allà erano arrivati sani e salvi. Ve n'erano dei +neri e dei mulatti, tutti ravvolti nella cappa bianca, uomini alti ed +ossuti, faccie ardite, denti ferini, occhiacci che facevano quasi +pensare che non sarebbe stata superflua una seconda scorta, schierata +fra noi e loro, per tutti i casi possibili. Mentre i miei compagni +gesticolavano, io cercai fra le mule quella che aveva negli occhi una +più dolce espressione di generosità e di mansuetudine; era una mula +bianca colla groppa rabescata; decisi di affidare ad essa la mia vita, e +d'allora fino al ritorno, rimasero legate a quella sella tutte le +speranze della letteratura italiana nel Marocco. + +Di là andammo al _Soc di barra_, dov'erano state piantate le tende +principali. Fu un gran piacere per noi il vedere quelle casette di tela +dove dovevamo dormire trenta notti in mezzo a solitudini sconosciute, e +vedere e sentire tante cose mirabili, e preparare chi una carta +geografica, chi una relazione ufficiale, chi un quadro, chi un libro, +formando tutti insieme una piccola Italia pellegrinante a traverso +l'Impero dei Sceriffi! Erano tende di forma cilindro-conica, alcune +grandi tanto da contenere più di venti persone, tutte altissime, di tela +doppia, listate di guernizioni turchine e ornate sulla cima di grosse +palle metalliche. La maggior parte appartenevano al Sultano, e chi sa +quante belle del suo serraglio ci avevan dormito sotto nei viaggi da Fez +a Mechinez e da Mechinez a Marocco! In un angolo dell'accampamento, +v'era un gruppo di soldati della scorta, a piedi, e dinanzi a loro un +personaggio sconosciuto che aspettava il ministro. Era un omo sui +trentacinque anni, di aspetto maestoso, mulatto, corpulento, con un gran +turbante bianco, la cappa turchina, i calzoncini rossi, e una sciabola +col fodero di cuoio e il manico di corno di rinoceronte. Il ministro, +arrivato pochi momenti dopo, ce lo presentò. Era il comandante della +scorta; un generale dell'esercito imperiale, di nome Hamed Ben Kasen +Buhamei, il quale doveva accompagnarci a Fez e riaccompagnarci a +Tangeri, e colla sua testa rispondere al Sultano della sicurezza delle +nostre. Ci strinse la mano con molta grazia e ci fece dire +dall'interprete che sperava si sarebbe fatto un buon viaggio. Il suo +viso e le sue maniere mi rassicurarono completamente riguardo ai denti +e agli occhi dei soldati che avevo visti alla Casba. Non era bello; ma +il suo volto esprimeva un'indole mite e un'intelligenza sveglia. Doveva +saper leggere, scrivere e far di conto, essere insomma uno dei più colti +generali dell'esercito, se il ministero della guerra gli aveva affidata +quella delicata missione. In sua presenza si fece la distribuzione delle +tende. Una fu assegnata alla pittura; della più grande, dopo quella +dell'ambasciatore, pigliammo possesso il comandante di fregata, il +capitano di stato maggiore, il viceconsole ed io, e fin d'allora si +previde che sarebbe stata la tenda più chiassosa del campo. Un'altra, +grandissima, fu scelta per sala da pranzo. Poi si fissarono quelle del +medico, degli interpreti, dei cuochi, dei servi, dei soldati della +Legazione. Il Comandante della scorta e i suoi soldati avevano le loro +tende a parte. Altre tende si sarebbero aggiunte il giorno della +partenza. In somma, c'era da prevedere che sarebbe riuscito un +accampamento bellissimo, e io mi sentivo dentro degli accessi precoci di +furore descrittivo. + + § § § § § + +Il giorno dopo l'Incaricato d'affari andò col comandante di fregata e +col capitano a far visita al Rappresentante del governo imperiale, +Sidi-Bargas, che esercita in un certo senso l'ufficio di ministro degli +affari esteri a Tangeri. Io m'aggregai a loro. + +Ero curioso di veder da vicino un ministro degli affari esteri, il +quale, se gli stipendi non sono stati accresciuti da vent'anni in qua +(cosa poco probabile), riceve dal governo settantacinque lire al mese, +compreso il fondo per le spese di rappresentanza; lauto stipendio, +nondimeno, appetto a quello dei Governatori, che è solamente di +cinquanta. E non è a dire che questa carica sia una _sine cura_ e vi si +possa sobbarcare il primo venuto. Il famoso sultano Abd-Er-Rahman, per +esempio, che regnò dal 1822 al 1859, non vi seppe trovare altr'uomo +adatto che un Sidi-Mohammed-el-Khatib, negoziante di zucchero e di +caffè, che pure facendo il ministro continuava a trafficare regolarmente +a Tangeri e a Gibilterra. Le istruzioni, infatti, che questo ministro +riceve dal suo governo, benchè sieno molto semplici, sono tali da +mettere nell'imbarazzo anche il più sottile diplomatico europeo. Un +console francese le ha formulate con molta precisione:--a tutte le +domande dei consoli, rispondere con promesse;--di queste promesse +differire fino al più tardi possibile l'adempimento;--guadagnar +tempo;--suscitare difficoltà d'ogni natura ai reclamanti,--fare in modo +che, stanchi di reclamare, desistano;--cedere, se minacciano, il meno +che si può;--se poi il cannone se ne immischia, cedere, ma non prima del +momento supremo. Ma convien dire che dopo la guerra di Spagna, e +particolarmente sotto il regno di Mulei-el-Hassen, le cose son molto +cangiate. + +Salimmo alla Casba, dov'è la casa del ministro. Una schiera di soldati +faceva ala davanti alla porta. Si attraversò un giardino, e s'entrò in +una sala spaziosa, dove vennero incontro all'Incaricato d'affari il +ministro degli esteri e il governatore di Tangeri. + +In fondo alla sala v'era un alcova con un sofà e alcune seggiole; in un +angolo un letto modestissimo; sotto il letto, un servizio da caffè; le +pareti bianche e nude; il pavimento coperto di stuoie. + +Sedemmo nell'alcova. + +I due personaggi che ci stavano davanti formavano tra loro un contrasto +ammirabile. L'uno, Sidi-Bargas, il ministro, era un bel vecchio, colla +barba bianca, la carnagione chiara, due occhi d'una vivacità +indescrivibile e una gran bocca, sempre sorridente, che lasciava vedere +due file di grossi denti bianchi come l'avorio; un viso che rivelava a +primo aspetto l'astuzia finissima e l'indole meravigliosamente +pieghevole richiesta dalla natura del suo ministero. Gli occhiali, la +tabacchiera, certi movimenti cerimoniosi del capo e della mano, gli +davan quasi l'aria d'un diplomatico europeo. Si vedeva l'uomo avvezzo a +trattare con cristiani, superiore, forse, a molte superstizioni e a +molti pregiudizii del suo popolo, un mussulmano di manica larga, un moro +inverniciato di civiltà. L'altro, il Caid Misfiui, pareva l'incarnazione +del Marocco. Era un omo d'una cinquantina d'anni, di color bronzino, di +barba nera, membruto, cupo, taciturno; una faccia che pareva non avesse +mai sorriso. Teneva il capo basso, gli occhi a terra, le sopracciglia +corrugate; si sarebbe detto che gl'ispiravamo un profondo senso di +ripugnanza. Io lo guardavo di sott'occhio, con diffidenza. Mi pareva che +quell'uomo non dovesse mai aprir bocca altro che per far rotolare una +testa ai suoi piedi. Tutti e due avevano in capo un gran turbante di +mussolina ed erano ravvolti dalla testa ai piedi in un caïc trasparente. + +L'incaricato d'affari presentò a questi due personaggi, per mezzo +dell'interprete, il Comandante di fregata e il capitano. Eran due +ufficiali: la presentazione non richiedeva commenti. Presentando me, +invece, bisognava spiegare presso a poco che specie di mestiere facessi. +L'Incaricato d'affari lo spiegò in termini iperbolici. Sidi-Bargas +stette un po' pensando e poi disse alcune parole all'interprete il quale +tradusse: + +--Sua Eccellenza domanda perchè avendo codesta abilità nella mano, +Vostra Signoria la porta coperta. Vostra Signoria dovrebbe levarsi il +guanto perchè si potesse vedere la mano. + +Il complimento era così nuovo per me che non trovai subito una risposta. + +--Non è necessario,--osservò l'Incaricato d'affari,--perchè la facoltà +risiede nella mente e non nella mano. + +Pareva che fosse tutto detto. Ma quando un moro s'attacca a una +metafora, non la lascia così facilmente. + +--È vero, fece rispondere sua Eccellenza,--ma la mano essendo lo +strumento è anche il simbolo della facoltà della mente. + +La discussione si prolungò per qualche altro minuto. + +--È un dono d'Allà--conchiuse finalmente Sidi-Bargas. + +--Avaro Allà! dissi in cuor mio. + +La conversazione durò un pezzo e s'aggirò quasi sempre intorno al +viaggio. Fu una lunga citazione di nomi di governatori, di provincie, di +fiumi, di valli, di monti, di pianure, che avremmo trovato sul nostro +cammino; nomi che mi suonavano all'orecchio come altrettante promesse di +avvenimenti meravigliosi, e mettevano in gran moto la mia immaginazione. +Che cos'era la Montagna rossa? Che avremmo veduto sulle sponde del +Fiume delle Perle? Che omo doveva essere un governatore chiamato Figlio +della cavalla? Il nostro Incaricato fece varie domande riguardo alle +distanze, all'acqua, all'ombra. Sidi-Bargas aveva tutto sulla punta +delle dita, e da questo lato bisogna riconoscere ch'era molto al di +sopra di Visconti Venosta, il quale non sarebbe certo in grado di dire a +un ambasciatore straniero quante sorgenti d'acqua pura e quanti gruppi +d'alberi si trovano sulla strada da Napoli a Roma. Augurò infine un buon +viaggio colla formola:--La pace sia sulla vostra strada,--e accompagnò +l'Incaricato fin sull'uscio, stringendo la mano a tutti coll'apparenza +d'una grande cordialità. Il Caid Misfiui, sempre muto, ci porse la punta +delle dita, senza guardarci nel viso.--La mano, veh!--dissi tra me +stendendogli la mia;--non la testa. + +Eravamo già fuori della sala, quando il ministro ci raggiunse. + +--Che giorno partite? domandò al Comm. Scovasso. + +--Domenica,--questo rispose. + +--Partite lunedì!--disse in tono premuroso Sidi-Bargas. + +L'Incaricato gli fece domandare perchè. + +--Perchè è giorno di buon augurio!--rispose con serietà,--e fatto un +nuovo inchino, disparve. + +Sidi-Misfiui, mi fu detto poi, ha tra i Mori la fama di gran dotto, fu +maestro del Sultano regnante, ed è, come gli si legge nel viso, un +mussulmano fanatico. Sidi-Bargas gode la riputazione più amabile di gran +giocatore di scacchi. + + § § § § § + +Tre giorni prima della partenza, la stradetta dove dà la porta della +Legazione era già affollata di curiosi. Dieci grandi cammelli, che +dovevano portare a Fez, prima del nostro arrivo, una parte delle +provvigioni di vino, vennero l'un dopo l'altro a inginocchiarsi davanti +alla porta per ricevere il carico, e partirono accompagnati da un +drappello di servi e di soldati. Dentro la casa, in quegli ultimi tre +giorni, raddoppiò il lavoro e il via vai. Ai servi e ai soldati della +Legazione s'aggiunsero i servi venuti da Fez. Ad ogni ora del giorno +arrivavano provvigioni. La casa pareva un'officina, un magazzino e uno +scalo. Si temette un momento che non bastasse il tempo agli apparecchi +per poter partire il giorno fissato. Ma la domenica sera, tre di maggio, +tutto era pronto, compresa l'asta altissima d'una smisurata bandiera +tricolore che doveva sventolare in mezzo alle tende; e la notte poterono +essere caricati sulle mule tutti i bagagli, che partirono il lunedì +mattina, molte ore prima di noi, affinchè, arrivando la sera alla tappa, +trovassimo l'accampamento piantato. + +Ricorderò sempre, con una emozione gradevole, quegli ultimi momenti che +passammo nel cortile della Legazione prima della partenza. + +C'eravamo tutti. Erano arrivati il giorno innanzi, per unirsi a noi, un +vecchio amico dell'Incaricato d'affari, il signor Patxot, antico +ministro di Spagna a Tangeri, e il signor Morteo, genovese, agente +consolare d'Italia a Mazagan. C'era il medico della carovana, Miguerez, +nativo di Algeri; un ricco moro; Mohamed-Ducali, suddito italiano, che +accompagnava l'ambasciata in qualità di scrivano; il secondo dracomanno +della Legazione, Salomone Aflalo; due marinai italiani, uno ordinanza +del comandante Cassone e l'altro calafato a bordo del _Dora;_ i soldati +della Legazione in gran gala; i cuochi, gli operai, i servi, tutte +persone sconosciute che due mesi di vita comune nell'interno del Marocco +dovevano rendermi famigliari, e che io mi preparavo a studiare sin da +quel momento, ad uno ad uno, per farli un giorno movere e parlare nel +libro che avevo in testa. Tutti avevano nel vestito qualchecosa di +particolare, che dava a quella riunione un aspetto straordinariamente +pittoresco. Erano cappelli piumati, cappe bianche, grandi ghette, veli, +bisaccie, coperte da campo di colori bizzarri. C'era da fare un bazar +tra pistole, barometri, quaderni, album e cannocchiali. Pareva che +fossimo preparati a partire per il Capo di Buona Speranza. Si fremeva +tutti d'impazienza, di curiosità e d'allegrezza. Per giunta il tempo era +bellissimo e soffiava un'auretta marina deliziosa. Maometto era +coll'Italia. + +Alle cinque in punto l'ambasciatore montò a cavallo e sulle terrazze +delle Legazioni s'alzarono le bandiere in segno di saluto. + +Preoccupato com'ero della mia cavalcatura, in quel tafferuglio +pericoloso della partenza, non ricordo che confusamente la folla che +ingombrava le strade, le belle ebree affacciate alle terrazze, e un +ragazzo arabo che mentre uscivo per la porta del Soc, esclamò con un +accento strano:--Italia! + +Sul Soc si unirono a noi i rappresentanti di tutte le Legazioni, per +accompagnarci, secondo l'uso, fino a qualche miglio da Tangeri; e +prendemmo tutti insieme la via di Fez, confusi in una cavalcata +rumorosa, davanti a cui sventolava la bandiera verde del Profeta. + + + + +HAD-EL-GARBÌA + + +Era una folla di ministri, di consoli, di dracomanni, di segretarii, di +cancellieri, una grande ambasciata internazionale, che rappresentava sei +monarchie e due repubbliche, composta per la maggior parte di gente che +aveva girato mezza la terra. Fra gli altri, il console di Spagna, +vestito del grazioso costume della provincia di Murcia, con un +pugnaletto alla cintura; il console gigantesco degli Stati Uniti, antico +colonnello di cavalleria, che s'alzava di tutta la testa al di sopra +della comitiva, e cavalcava un bel cavallo arabo bardato alla messicana; +il dracomanno della Legazione di Francia, un uomo di forme atletiche, +piantato sopra un enorme cavallo bianco, col quale presentava in certi +atteggiamenti i contorni fantastici e poderosi di un centauro; delle +faccie inglesi, portoghesi, andaluse, tedesche. Tutti parlavano, ed era +una conversazione in dieci lingue, accompagnata da risate, +canterellamenti e nitriti. Davanti a noi cavalcava il portabandiera, +seguito da due soldati della Legazione d'Italia; dietro venivano i +cavalieri della scorta, guidati dal generale mulatto, coi fucili ritti +sulle selle; dai lati uno sciame di servi arabi a piedi. Tutta questa +comitiva, dorata dagli ultimi raggi del sole, presentava uno spettacolo +così splendidamente pittoresco, che ognuno di noi lasciava trasparire +sul volto la compiacenza d'essere una figura del quadro. + +A poco a poco quasi tutti coloro che ci accompagnavano, si accomiatarono +e tornarono a Tangeri; non rimasero più con noi che l'America e la +Spagna. + +La strada, per allora, non era delle peggio; la mia mula pareva la mula +più docile dell'Impero; che cosa mi rimaneva a desiderare? Ma non c'è +felicità intera sulla terra. Il capitano mi si avvicinò e mi diede una +notizia spiacevole. Il vice-console, Paolo Grande, nostro compagno di +tenda, era sonnambulo. Il capitano stesso l'aveva incontrato la notte +prima, su per le scale della casa della Legazione, ravvolto in un +lenzuolo, con un lume in una mano e una pistola nell'altra. I servi +della casa, interrogati, avevano confermata la cosa. Dormire sotto la +tenda con lui era pericoloso. Il capitano pregava me, poichè avevo +maggiore famigliarità col vice-console, d'indurlo a rimettere a qualcuno +le sue armi durante la notte. Io promisi di fare tutto il possibile.--Mi +raccomando--; disse allontanandosi;--anche in nome del Comandante; si +tratta di salvare la pelle.--Questa ci mancava!--pensai, e cercai subito +il vice-console. Egli stesso mi venne accanto. Di domanda in domanda +riuscii a sapere che aveva con sè un piccolo arsenale, tra armi da fuoco +e armi da taglio; compreso un pugnalaccio moresco, di cui mi fece la +descrizione, e che, non so perchè, mi pareva stato fabbricato apposta +per farmi un buco nel cuore. Ma come fargli capire la cosa? E se non ne +avesse avuto coscienza? Decisi di aspettare fino a notte, quando +andassimo a letto, e per tutta la strada non mi potei più liberare da +quel pensiero molesto. + +Camminavamo sopra un terreno ondulato a grandi curve, in una campagna +verde e solitaria. La strada, se si può chiamar strada, era formata da +un gran numero di sentieri paralleli, in alcuni punti incrociati, +serpeggianti in mezzo a cespugli e pietroni, infossati come letti di +rigagnoli. Qualche palma e qualche aloè disegnava le sue forme nere +sull'orizzonte dorato. Il cielo cominciava a coprirsi di stelle. Non si +vedeva nessuno nè vicino nè lontano. A un certo punto, sentimmo alcune +fucilate. Era un gruppo d'arabi che dalla sommità d'una collina +salutavano l'ambasciatore. Dopo tre ore di cammino, era notte fitta; +cominciavamo a desiderare l'accampamento. La fame in qualcuno, in altri +la stanchezza aveva troncate le conversazioni. Non si sentiva più che il +passo dei cavalli e il respiro affannoso dei servi che ci seguivano +correndo. A un tratto risuonò un grido del Caid. Ci voltammo e vedemmo +un'altura, alla nostra destra, tutta scintillante di lumi. Era il nostro +primo accampamento e lo salutammo con un grido. + +Non saprei esprimere il piacere che provai mettendo piede a terra in +mezzo a quelle tende. Se non fosse stata la dignità, che dovevo serbare, +di rappresentante della letteratura italiana, mi sarei messo a fare +delle capriole. Era una piccola città, illuminata, popolata, rumorosa. +Da ogni parte scoppiettavano i fuochi delle cucine. Servi, soldati, +cuochi, marinai andavano e venivano scambiandosi ordini e domande in +tutte le lingue della torre di Babele. Le tende formavano un gran +circolo, in mezzo al quale era piantata la bandiera italiana. Di là +dalle tende erano schierati i cavalli ed i muli. La scorta aveva il suo +piccolo accampamento appartato. Tutto era ordinato militarmente. +Riconobbi subito casa mia e corsi a prenderne possesso. V'erano quattro +letti da campagna, stuoie e tappeti, lanterne, candelieri, tavolini, +seggiole a ìccase, lavamani colle asticciuole strisciate dei tre colori +italiani e un grande sventolatore all'indiana. Era un accampamento +principesco, da passarci volentieri un annetto. La nostra tenda era +posta fra quella dell'ambasciatore e quella degli artisti. + +Un'ora dopo l'arrivo ci sedemmo a tavola sotto la gran tenda consacrata +a Lucullo. Credo che fu quello il pranzo più allegro che sia mai stato +fatto dentro i confini del Marocco dalla fondazione di Fez in poi. +Eravamo sedici, compreso il console d'America coi suoi due figli e il +console di Spagna con due impiegati della Legazione. La cucina italiana +riportò un trionfo solenne. Era la prima volta, credo, che in mezzo a +quella campagna deserta s'alzavano ad Allà i vapori dei maccheroni al +sugo e del risotto alla milanese. L'autore, un grosso cuoco francese +venuto per quella sola notte da Tangeri, fu chiamato clamorosamente agli +onori del proscenio. I brindisi scoppiarono l'un dall'altro in italiano, +in spagnuolo, in verso, in prosa, in musica. Il console di Spagna, un +bel castigliano dello stampo antico, gran barba, gran torace e gran +cuore, declamò, con una mano sul manico del pugnale, il dialogo di don +Juan Tenorio e di don Luis Mendia nel dramma famoso di Josè Zorilla. Si +disputò sulla quistione d'Oriente, sugli occhi delle donne arabe, sulla +guerra carlista, sull'immortalità dell'anima, sulle proprietà del +terribile _cobra capello_, l'aspide di Cleopatra, dal quale si lasciano +morsicare impunemente i ciarlatani marocchini. Qualcuno, in mezzo al +clamore della conversazione, mi disse nell'orecchio che mi sarebbe stato +riconoscente per la vita se nel mio futuro libro sul Marocco avessi +scritto ch'egli aveva ammazzato un leone. Io colsi quest'occasione per +pregare i commensali di darmi ciascheduno una nota bene ordinata delle +bestie feroci di cui desideravano che li facessi trionfare. Il console +di Spagna, per riconoscenza, improvvisò una strofetta castigliana in +onore della mia mula, e cantando tutti insieme questa strofetta sopra un +motivo dell'_Italiana in Algeri_, uscimmo dalla tenda per andar a +dormire. + +L'accampamento era immerso in un profondo silenzio. Davanti alla tenda +dell'Ambasciatore, che s'era ritirato prima di noi, vegliava il fido +Selam, primo soldato della Legazione. Fra le tende lontane passeggiava +lentamente, come una larva bianca, il Caid della scorta. Il cielo era +tutto scintillante di stelle. Che beata notte, se non avessi avuto +quella spina del sonnambulo! + +Entrando nella tenda, il capitano mi ripetè la raccomandazione. Decisi +d'intavolare il discorso quando fossimo a letto. Era indispensabile; ma +mi costava un grande sforzo. Il viceconsole avrebbe potuto prender la +cosa in mala parte e ne sarei stato dolentissimo. Era un compagno così +piacevole! Da schietto siciliano, pieno di fuoco, parlava delle cose più +insignificanti collo stile e coll'accento d'un predicatore ispirato. +Profondeva gli aggettivi terribile--immenso--divino--ad ogni proposito. +Il suo gesto più riposato era di agitare le mani al di sopra della +testa. A vederlo discutere, con quegli occhi che gli uscivan dal capo, +con quel naso aquilino che pareva volesse agganciare l'avversario, si +sarebbe giudicato un uomo irascibile e imperioso; ed era invece la più +buona, la più arrendevole pasta di giovanotto che si possa immaginare. + +--Animo--disse il capitano quando fummo tutti e quattro a letto. + +--Signor Grande,--io cominciai--lei ha l'abitudine di levarsi durante la +notte? + +Parve molto meravigliato della mia domanda.--No--rispose--e mi +spiacerebbe che l'avesse qualchedun altro. + +Quest'è curiosa! pensai.--Dunque--soggiunsi--lei riconosce che è un +abitudine pericolosa. + +Mi guardò. + +--Scusi--disse poi--mi pare che su quest'argomento lei non dovrebbe +scherzare. + +--Mi scusi lei, io risposi,--non ho menomamente l'intenzione di +scherzare. Non è mia abitudine di scherzare sulle cose tristi. + +--È una cosa triste davvero, e toccherebbe a lei a scongiurarne le +cattive conseguenze. + +--Questa è bella! Pretenderebbe che andassi a dormire in mezzo ai campi? + +--Dei due mi pare che ci dovrebbe andar lei e non io. + +--È una vera impertinenza!--diss'io balzando a sedere sul letto. + +--Oh stiamo a vedere adesso,--gridò il viceconsole alzandosi +istizzito,--che è un'impertinenza il non volersi lasciar ammazzare! + +Una gran risata del capitano e del comandante troncò la discussione, e +prima ancora che essi parlassero, il signor Grande ed io capimmo d'esser +stati corbellati tutt'e due. A lui pure avevan fatto credere che io +giravo la notte per la casa della Legazione, con un lenzuolo sulle +spalle e una pistola nel pugno. + + § § § § § + +La notte passò senz'accidenti, e la mattina mi svegliai in tempo per +vedere l'aurora. + +L'accampamento europeo era ancora immerso nel sonno; soltanto in mezzo +alle tende della scorta si cominciava a mover qualcuno. + +Il cielo era tutto color di rosa ad oriente. + +Mi avanzai fino in mezzo all'accampamento e rimasi per molto tempo +immobile a contemplare lo spettacolo che mi si spiegava d'intorno. + +Le tende erano piantate sul fianco d'una collina tutta coperta d'erbe, +di fichi d'india, d'aloè e d'arbusti fioriti. Vicino alla tenda +dell'ambasciatore s'alzava una palma altissima, inclinata graziosamente +verso oriente. Davanti alla collina si stendeva una grande pianura +ondulata e florida, chiusa lontano da una catena di monti di color verde +cupo, di là dalla quale apparivano altri monti azzurrini quasi svaniti +nella limpidezza del cielo. Non si vedeva in tutto quello spazio nè una +casa, nè una tenda, nè un armento, nè un nuvolo di fumo. Era come un +immenso giardino chiuso ad ogni creatura vivente. Un'aria fresca e +odorosa faceva stormire leggermente le foglie della palma: unico rumore +che mi giungesse all'orecchio. A un tratto, voltandomi, vidi dieci occhi +spalancati fissi nei miei. Erano cinque arabi seduti sopra un masso di +roccia, a pochi passi da me: lavoratori della campagna, venuti durante +la notte, chi sa di dove, per vedere l'accampamento. Parevano scolpiti +nella roccia medesima su cui riposavano. Mi guardavano senza battere +palpebra, senza dar segno nè di curiosità, nè di simpatia, nè di +malevolenza, nè d'imbarazzo: tutti e cinque immobili e impassibili, coi +visi mezzo nascosti nei cappucci, che parevano la personificazione della +solitudine e del silenzio della campagna. Misi una mano in tasca; quei +dieci occhi accompagnarono il movimento della mano; tirai fuori un +sigaro; quei dieci occhi si fissarono sul sigaro; andai innanzi, tornai +indietro, mi chinai a raccogliere un sasso, e quei dieci occhi m'erano +sempre addosso. E non erano i soli. A poco a poco, ne scopersi molti +altri, più lontano, seduti in mezzo all'erba, a due a due, a tre a tre, +anch'essi incappucciati, immobili, cogli occhi fissi su di me. Parevano +gente sbucata allora di sotto terra, morti cogli occhi aperti, apparenze +piuttosto che persone reali, che dovessero svanire ai primi raggi del +sole. Un grido lungo e tremulo, che veniva dall'accampamento della +scorta, mi distrasse da quello spettacolo. Un soldato mussulmano +annuciava ai compagni l'ora della preghiera, la prima delle cinque +preghiere canoniche che ogni musulmano deve fare ogni giorno. Alcuni +soldati uscirono dalle tende, stesero per terra le loro cappe, vi +s'inginocchiarono su, rivolti verso l'oriente; si soffregarono tre +volte le mani, le braccia, la testa e i piedi con una manata di terra, e +poi cominciarono a recitare a bassa voce le loro preghiere +inginocchiandosi, rizzandosi in piedi, prostrandosi col viso sull'erba, +alzando le mani aperte all'altezza delle orecchie, e accoccolandosi +sulle calcagna. Poco dopo uscì dalla sua tenda il comandante della +scorta, poi i servi, poi i cuochi; in pochi minuti la maggior parte +della popolazione del campo fu in piedi. Il sole, appena spuntato +sull'orizzonte, scottava. + + § § § § § + +Rientrando nella tenda feci la conoscenza di parecchi personaggi assai +curiosi, di cui mi occorrerà di parlare sovente. + +Il primo a comparire fu uno dei due marinai italiani, ordinanza del +comandante di fregata, siciliano, nato a Porto Empedocle, di nome Ranni, +un giovanotto di venticinque anni, di alta statura, di forza erculea, +d'indole buonissima, sempre grave come un magistrato, e dotato della +singolare virtù di non stupirsi di nulla, di trovar tutto naturale, come +il Goe delle _Cinque settimane in pallone_, di meravigliarsi soltanto +della meraviglia degli altri. Per lui, Porto Empedocle, Gibilterra, +l'Africa, la China dov'era stato, la luna se ce l'avessero portato, +erano la stessissima cosa. + +--Che ne dici di questa vita?--gli domandò il comandante, mentre +l'aiutava a vestirsi. + +--Che vuol che ne dica?--rispose. + +--Oh bella! Il viaggio, il paese nuovo, tutto questo trambusto, non t'ha +fatto nessuna impressione? + +Stette un po' pensando, e rispose ingenuamente:--Nessuna impressione. + +--Ma come! Quest'accampamento, almeno, non è uno spettacolo nuovo per +te? + +--Eh no, signor comandante. + +--Ma quando mai l'hai visto prima d'ora? + +--L'ho visto ieri sera. + +Il comandante lo guardò. + +--Ma ieri sera--domandò poi reprimendo la stizza--che impressione t'ha +fatto? + +--Eh.... rispose candidamente il buon marinaio--; si capisce.... la +stessa impressione di questa mattina. + +Il comandante abbassò la testa in atto di rassegnazione. + +Poco dopo entrò un altro personaggio non meno curioso. Era un arabo di +Tangeri, che il viceconsole aveva preso al suo servizio, per tutto il +tempo del viaggio. Aveva nome Ciua; ma il padrone lo chiamava Civo per +maggiore facilità di pronunzia. Era un giovanotto grande e grosso, +minchione quanto ce n'entrava, ma buono e pieno di buon volere; un +fanciullone ingenuo, che a guardarlo, si metteva a ridere e nascondeva +il viso. Non aveva altro vestito che una lunga e larga camicia bianca, +sciolta, che quando camminava, gli sventolava addosso in una maniera +ridicola, e gli dava l'aria d'una caricatura di cherubino. Sapeva una +trentina di parole spagnuole, e con queste s'ingegnava di farsi capire, +quando era costretto a parlare; ma col suo padrone s'esprimeva quasi +sempre a gesti. Così a occhio gli avrei dati venticinque anni; ma cogli +arabi è facile sbagliare. Glielo domandai. + +Prima si coperse il viso con una mano, poi meditò qualche momento e +rispose: + +--_Cuando guerra España.... año y medio._ Al tempo della guerra colla +Spagna, che fu nel 1860, un anno e mezzo; aveva dunque diciasette anni. + +--Che pezzo d'uomo per la sua età! dissi al vice-console. + +--Immenso!--rispose. + +Il terzo personaggio fu il cuoco dell'Ambasciatore, che ci portò il +caffè; un piemontese pretto, tagliato tutto d'un pezzo in un pilastro +dei portici di piazza Castello, il quale da Torino, ch'egli chiamava il +_giardino d'Italia_, era piovuto, pochi giorni prima, a Tangeri, e non +aveva ancora ritrovato sè stesso. Il pover'uomo non faceva che +esclamare:--Oh che paese! Oh che paese! + +Gli domandai se prima di partire da Torino, non gliel'avevan detto che +paese fosse il Marocco, che città fosse Tangeri. Mi rispose di sì. Gli +avevan detto:--Badate, Tangeri non è Torino.--Non sarà come Torino--egli +aveva pensato--; pazienza! Sarà come Genova, come Alessandria, via!--E +invece s'era ritrovato in una città di quella fatta! _N mes ai +sarvaj!_[1] E gli avevan messo ad aiutarlo due arabi che non capivano +una parola di piemontese! _O mi povr'om!_ E oltre a questo bisognava +fare un viaggio di due mesi a traverso i _deserti dell'Egitto_! Egli +prevedeva che non ne sarebbe tornato vivo. + +--Ma almeno--gli dissi--quando tornerete a Torino, avrete qualche cosa +da raccontare. + +--Ah!--rispose con accento malinconico, andandosene via--che cosa si può +raccontare d'un paese dove non si trovano due foglie d'insalata! + + § § § § § + +Fatta colezione, l'Ambasciatore diede ordine di levare l'accampamento. + +Durante quella lunga operazione, alla quale lavoravano poco meno di +cento persone, osservai un tratto singolare del carattere degli arabi, +che è la passione smaniosa del comando. Non c'era bisogno di +nessun'indicazione, per riconoscere alla prima in mezzo a quella folla +confusa il capo mulattiere, il capo dei facchini, il capo dei servi +delle tende, il capo dei soldati della Legazione. Chiunque era investito +d'un'autorità, la faceva sentire e vedere, a proposito e a sproposito, +colla voce, colle mani, cogli occhi, con tutte le forze dell'anima e del +corpo. E chi non aveva autorità, coglieva ogni menomo pretesto per dare +un ordine a un eguale, per illudersi d'essere qualchecosa più degli +altri. Il più cencioso dei servi pareva beato di poter assumere per un +momento un atteggiamento imperioso. La più semplice operazione, come +d'annodare una corda o di sollevare una cassa, provocava uno scambio di +grida tonanti, di sguardi fulminei, di gesti da sultano sdegnato. +Persino Civo, il modesto Civo, sultaneggiava contro due arabi della +campagna che si permettevano di guardar da lontano i bauli del suo +padrone. + + § § § § § + +Alle dieci della mattina, sotto un sole ardente, la lunga carovana +cominciò a discendere lentamente nella pianura. + +Il console di Spagna e i suoi due compagni ci avevano lasciati +all'alba; non rimanevano più con noi altre persone estranee +all'ambasciata che il console d'America e i suoi figliuoli. + +Dal luogo dove avevamo passato la notte, chiamato in arabo Ain-Dalia, +che significa fontana di vino, per le vigne che v'erano nei tempi +andati, dovevamo andare quel giorno a Had-el-Garbia, di là dalle +montagne che chiudevano la pianura. + +Per più d'un'ora si camminò sopra un terreno leggermente ondulato, in +mezzo a campi d'orzo e di miglio, per sentieri tortuosi, che formavano +coi loro incrociamenti un gran numero d'isolette coperte d'erbe +rigogliose e di fiori altissimi. Non si vedea nessuno per la campagna, +nessuno per la strada. Solamente dopo una mezz'ora di cammino, +incontrammo una lunga fila di cammelli condotta da due beduini, i quali +passandoci accanto mormorarono il solito saluto:--La pace sia sulla +vostra strada. + + § § § § § + +Era una pietà per me il vedere quei poveri servi arabi che venivano +accanto a noi, a piedi, carichi d'ombrelli, di pastrani, di +cannocchiali, d'album, di mille gingilli, di cui ignoravano il nome e +l'uso; costretti a seguitare correndo il passo rapido delle nostre mule, +soffocati dalla polvere, arsi dal sole, mal nutriti, mezzi nudi, +soggetti a tutti, non possessori d'altro al mondo che d'un cencio di +camicia e d'un paio di ciabatte; venuti a piedi da Fez a Tangeri, per +tornare a piedi da Tangeri a Fez; e poi, chi sa! seguitare qualche altra +carovana da Fez a Marocco, e tirare innanzi così tutta la vita, +senz'altro compenso che di non morire di fame e di poter riposare le +ossa sotto una tenda! Pensavo, guardandoli, alla «piramide della +esistenza» del Goethe. V'era, fra gli altri, un ragazzo mulatto di +tredici o quattordici anni, bello e sveltissimo, il quale fissava sempre +in viso ora a me ora ad altri dell'ambasciata due grandi occhi neri +pieni di curiosità e di simpatia, che diceano e domandavano confusamente +mille cose. Era un trovatello, frutto chi sa di che strani amori, che +cominciava coll'ambasciata italiana la corsa faticosa, nella quale forse +non doveva arrestarsi che per cadere nella fossa. Un altro, un vecchio +tutt'ossa e pelle, correva col capo basso, cogli occhi chiusi, coi pugni +stretti, colla rassegnazione disperata d'un dannato. Altri parlavano e +ridevano ansando. A un tratto, uno spiccò la corsa, passò dinnanzi a +tutti e disparve. Dieci minuti dopo lo trovammo seduto all'ombra d'un +fico. Aveva fatto un mezzo miglio per guadagnare sulla carovana cinque +minuti di cammino e goderseli all'ombra. + + § § § § § + +Intanto eravamo arrivati ai piedi d'una piccola montagna, chiamata in +arabo la Montagna Rossa dal colore della sua terra; ripida, rocciosa e +ancora irta degli avanzi d'un bosco abbattuto. Quella salita c'era stata +annunziata fin da Tangeri come il passo più pericoloso del viaggio. Mula +mia,--dissi tra me--ti raccomando il mio contratto coll'editore;--e la +spinsi su coll'animo preparato a un capitombolo. I sentieri salivano +serpeggiando in mezzo a grandi sassi che mi parevano stati acuminati e +affilati apposta da un mio nemico personale per incidermi le parti +posteriori; a ogni movimento incerto della mula, mi sentivo scappare +dalla testa un capitolo del mio libro futuro; due volte la povera +bestia, piegandosi sui ginocchi, slanciò la mia anima sui confini d'un +mondo migliore; ma infine riuscii a toccare sano e salvo la sommità, +dove m'accorsi con grande meraviglia d'essermi lasciato indietro i +compagni, i due pittori eccettuati, i quali m'avevano preceduto per +osservare dall'alto l'ambasciata che s'avanzava. + +Lo spettacolo valeva veramente la fatica d'una salita forzata. + +La carovana da mezzo il fianco della montagna s'allungava per più d'un +miglio nella pianura. Il primo era il gruppo dell'ambasciata, fra cui +spiccava il cappello piumato dell'Ambasciatore e il turbante bianco di +Mohammed Ducali; e ai lati e dietro uno sciame di servi a piedi e a +cavallo sparpagliati pittorescamente fra i massi e i cespugli della +salita. Dietro a questi, venivano su a coppie, a gruppi, a piccole file, +ravvolti nelle loro cappe bianche e turchine, curvi sulle loro selle +scarlatte, i cavalieri della scorta che presentavano l'immagine d'una +gran cavalcata di maschere; e dietro la scorta, la fila interminabile +dei muli e dei cavalli, che portavan le tende, le casse, il mobilio, la +cucina, i viveri, fiancheggiati da servi e da soldati, gli ultimi dei +quali apparivano appena come una punteggiatura bianca e rossa nel verde +della campagna. Non si può immaginare come questa processione +variopinta, armata, luccicante, animava quella vallata solitaria, che +spettacolo bizzarro e festoso presentava! Se in quel momento avessi +avuto la virtù di pietrificarla in sull'atto, per poterla contemplare a +mio comodo, non so se avrei resistito alla tentazione. Voltandomi per +rimettermi in cammino, ebbi un'altra sorpresa--l'Oceano Atlantico--che +si stendeva azzurro e queto come un lago a poche miglia dalla montagna. +V'era un sol bastimento in vista, vicinissimo alla costa, che navigava +verso lo stretto. Il Comandante guardò col cannocchiale: era un +bastimento italiano. Quanto avremmo dato per esser visti e +riconosciuti! + +Dalla Montagna Rossa si discese in un'altra bellissima valle, tutta +coperta di fiori, che formavano come tanti tappeti di color lilla, roseo +e bianco. Nessuna casa, nessuna tenda, nessuna creatura umana. + +L'ambasciatore decise di fare una fermata: scendemmo da cavallo e +sedemmo all'ombra d'un gruppo d'alberi; il convoglio dei bagagli seguitò +la sua strada. + + § § § § § + +Intorno a noi, a pochi passi di distanza, stavano seduti i servi, +ciascuno tenendo in mano le briglie d'un cavallo o d'una mula. I pittori +tirarono fuori i loro album per fare qualche schizzo. Tempo perso! +Appena uno di quegli scamiciati si vedeva guardato, o voltava le spalle +o si nascondeva dietro un albero o si tirava il cappuccio sugli occhi. +Tre, l'uno dopo l'altro, s'alzarono e se n'andarono brontolando a sedere +cinquanta passi più lontano, tirando con sè i loro quadrupedi. Non +volevano nemmeno che fossero copiati gli animali. Chi non ha visto il +signor Biseo in quei momenti, non ha mai visto in faccia la Stizza. +Cercò di farli star fermi pregandoli, canzonandoli, offrendo danaro. +Fiato sprecato. Rispondevano facendo cenno di no colla mano, indicando +il cielo e sorridendo furbescamente come per dire:--Non siamo così +gonzi!--Nemmeno il ragazzo mulatto, nemmeno i soldati della Legazione, +cresciuti, si può dire, in mezzo agli Europei, e già quasi famigliari +coi due artisti, non vollero permettere che la loro immagine fosse +profanata dalla matita cristiana. Il Corano, come tutti sanno, proibisce +la rappresentazione della figura umana e degli animali, come un +principio o una tentazione all'idolatria. Il signor Biseo fece domandare +dall'interprete a uno dei soldati per quale ragione non si voleva +lasciar copiare.--Perchè,--rispose,--in quella figura che vuol fare, il +pittore non è capace d'infondere l'anima. A che scopo dunque la vorrebbe +fare? Dio soltanto può creare degli esseri viventi, ed è un sacrilegio +pretendere d'imitarlo.--Fu interrogato il ragazzo mulatto.--Fatemi il +ritratto,--egli disse ridendo,--mentre dormo; non me ne importa; non ci +avrò colpa io; ma mentre io vedo, mai al mondo.--Allora il Biseo si mise +a fare lo schizzo d'uno che dormiva. Tutti gli altri, raggruppati in +disparte, stavano attenti, guardando ora il pittore ora il dormiente coi +loro grandi occhi stupiti. A un tratto il servo si svegliò, girò gli +occhi intorno, capì, fece un atto di dispetto e s'allontanò, mormorando, +fra le risa dei compagni che avevan l'aria di dirgli:--Te l'hanno fatta, +via; ora sei conciato per le feste. + +Ci rimettemmo in cammino e in capo a un'ora circa vedemmo biancheggiare +all'orizzonte le tende dell'accampamento. + +Un drappello di cavalieri, sbucati non so di dove, ci vennero incontro, +di grande carriera, gridando e sparando i loro fucili; a dieci passi da +noi, si fermarono; il capo strinse la mano all'ambasciatore; poi si +unirono alla scorta. Erano cavalieri del luogo dove sorgeva il nostro +accampamento, soldati d'una specie di _landwehr_, che forma la parte più +numerosa dell'esercito marocchino (se il complesso delle forze militari +del Marocco si può chiamare esercito), ed è composta di tutti gli uomini +atti alle armi dai sedici ai sessantanni. Alcuni avevano il turbante, +altri un fazzoletto rosso annodato intorno al capo; tutti il caffettano +bianco. + +Quando arrivammo alla tappa, si alzavano le ultime tende. + +L'accampamento era posto sopra un terreno arido e ondulato; da una +parte, lontano, si vedeva una catena di monti azzurri; dall'altra, una +catena di colline verdognole. A mezzo miglio dalle tende c'erano due +gruppi di capanne di stoppia, mezzo nascoste dai fichi d'India. + +Ci radunammo tutti sotto una tenda. + +Appena eravamo seduti, arrivò correndo un soldato della Legazione, si +piantò davanti all'Ambasciatore e disse con voce allegra:--La _mona_! + +--Venga,--rispose l'ambasciatore alzandosi. + +Tutti ci alzammo. + +Una lunga fila di arabi, accompagnati dal Comandante della scorta, dai +soldati della Legazione e dai servi, attraversò l'accampamento, si venne +a schierare davanti alla nostra tenda e depose ai piedi +dell'Ambasciatore una gran quantità di carbone, d'ova, di zuccaro, di +burro, di candele, di pani, tre dozzine di galline e otto montoni. + +Questo tributo era la _muna_. Oltre i gravi balzelli che pagano in +denaro, gli abitanti della campagna sono obbligati a fornire a tutti i +personaggi ufficiali, ai soldati del Sultano e alle ambasciate che +passano, una certa quantità di viveri e d'altre provvigioni. Il Governo +fissa la quantità; ma le autorità locali tassando gli abitanti a loro +arbitrio, ne segue che la quantità di roba ricevuta, benchè sempre +superiore ai bisogni, non è mai che una piccola parte di quella che è +stata estorta un mese prima, o che sarà estorta forse anche un mese dopo +il giorno della presentazione. + +Un vecchio, che doveva essere un capo di tribù, rivolse, per mezzo +dell'interprete, qualche parola ossequiosa all'Ambasciatore. Gli altri, +tutti poveri campagnoli vestiti di cenci, guardavano a vicenda noi, le +tende e la loro roba,--i frutti del loro sudore sparsi per terra,--con +un'aria tra mesta ed attonita, che rivelava una profonda rassegnazione. + +Fatta rapidamente la ripartizione della roba fra la mensa +dell'ambasciata, la scorta, i mulattieri e i soldati della Legazione, il +signor Morteo, ch'era stato nominato quella stessa mattina Intendente +generale del campo, diede una mancia al vecchio arabo, questo fece un +cenno ai suoi compagni, e tutti ripresero silenziosamente la via delle +loro capanne. + +Allora cominciò, come doveva poi accadere tutti i giorni, un gran +battibecco fra servi, mulattieri e soldati per la ripartizione della +_mona_. Era una scena amenissima. Due o tre di loro andavano e venivano +per il campo a passi concitati, con un montone fra le braccia, invocando +Allà e l'ambasciatore; altri gridavano la loro ragione battendo i pugni +in terra; Civo faceva sventolare di qua e di là il suo camicione bianco +colla profonda persuasione di esser terribile; i montoni belavano, le +galline scappavano, i cani latravano. A un tratto s'alzò l'Ambasciatore +e tutto tacque. + +Il solo che brontolò ancora qualche momento fu Selam. + +Selam era un gran personaggio. Veramente due dei soldati della Legazione +portavano questo nome, tutti e due addetti al servizio particolare +dell'Ambasciatore; ma come dicendo Napoleone, se non s'aggiunge altro, +s'intende Napoleone primo, così fra noi, in viaggio, dicendo Selam +intendevamo dir quello solo. Come l'ho sempre vivo dinanzi agli occhi! +Lui, Mohammed lo sposo, e l'Imperatore, sono veramente per me le tre +figure più simpatiche ch'io abbia viste nel Marocco. Era un giovane +bello, forte, svelto e pieno d'ingegno. Capiva tutto a volo, faceva +tutto in furia, camminava a salti, parlava a sguardi, era in moto dalla +mattina alla sera. Per i bagagli, per le tende, per la cucina, per i +cavalli, tutti si rivolgevano a lui; egli sapeva tutto e rispondeva a +tutti. Parlava mediocremente lo spagnuolo e sapeva qualche parola +d'italiano; ma si sarebbe fatto capir anche coll'arabo, tanto la sua +mimica era pittoresca e parlante. Per indicare una collina faceva il +gesto d'un colonnello focoso che accenni al suo reggimento una batteria +da assalire. Per fare un rimprovero a un servo, gli si precipitava +addosso come se l'avesse voluto annientare. Mi rammentava ogni momento +Tommaso Salvini nelle parti d'Orosmane e d'Otello. In qualunque +atteggiamento si mostrasse, da quando versava l'acqua fredda sulla +schiena all'ambasciatore a quando ci passava accanto di galoppo, +inchiodato sul suo cavallo castagno, presentava sempre una figura bella, +elegante ed ardita. I pittori non si stancavan mai di guardarlo. Portava +un caffettano scarlatto e i calzoncini azzurri: si riconosceva alla +prima da un'estremità all'altra della carovana. Nell'accampamento non si +sentiva gridare che il suo nome. Correva di tenda in tenda, scherzava +con noi, urlava coi servi, dava e riceveva ordini, si bisticciava, +montava in collera, prorompeva in risa; quand'era in collera pareva un +selvaggio, quando rideva pareva un bambino. In ogni dieci parole che +dicesse, c'entrava _el señor ministro_. Il signor ministro, per lui, +veniva subito dopo Allà e il suo profeta. Dieci fucili appuntati contro +il suo petto non l'avrebbero fatto impallidire; un rimprovero non +meritato dell'Ambasciatore lo faceva piangere. Aveva venticinque anni. + +Finito ch'ebbe di brontolare, venne vicino a me ad aprire una cassa. +Mentre si chinava gli cadde il fez e gli vidi sulla testa rasa una larga +macchia di sangue. Gli domandai che cos'era. Mi rispose che s'era ferito +con uno dei grossi pani di zucchero della _mona_.--L'ho gettato in +aria,--mi disse colla più gran serietà,--e l'ho ricevuto sulla +testa,--Non capivo: si spiegò.--Faccio così,--mi disse,--per +fortificarmi la testa. Le prime volte cascavo in terra tramortito, +adesso non verso più che qualche goccia di sangue. Verrà il tempo che +non mi scalfirò nemmeno la pelle. Tutti gli arabi fanno lo stesso. Mio +padre si rompeva sul cranio dei mattoni spessi due dita, com'io ci +romperei un pezzo di pane. Un vero arabo (conchiuse con aria altera, +battendosi il pugno sul cocuzzolo) deve avere la testa di ferro. + + § § § § § + +L'accampamento, quella sera, presentava un aspetto assai diverso da +quello del giorno innanzi. Ognuno aveva già preso le sue abitudini. I +pittori avevano rizzato i loro cavalletti davanti alla tenda e +dipingevano. Il capitano era andato a osservare il terreno, il +vice-console a raccogliere insetti, l'ex-ministro di Spagna alla caccia +delle pernici; l'ambasciatore e il comandante giocavano a scacchi sotto +la tenda della mensa; i servi si saltavano l'un l'altro appoggiandosi le +mani sulle spalle; i soldati della scorta discorrevano seduti in +cerchio; degli altri chi passeggiava, chi leggeva, chi scriveva; +sembrava che fossimo attendati là da un mese. Se ci fosse stata una +piccola stamperia, mi sarebbe saltato il grillo di fondare un giornale. + +Il tempo era bellissimo. Si desinò colla tenda aperta, e per tutto il +tempo del desinare, i cavalieri di Had-el-Garbia festeggiarono +l'ambasciata con cariche clamorose, rischiarate da uno splendido +tramonto di sole. + + § § § § § + +A tavola sedeva dinanzi a me Mohammed Ducali. Ebbi modo per la prima +volta di osservarlo attentamente. Era il vero tipo del ricco moro, +molle, elegante e ossequioso; e dico ricco, perchè si diceva che +possedesse più di trenta case a Tangeri, quantunque in quel tempo i suoi +affari fossero un po' imbrogliati. Poteva avere una quarantina d'anni. +Era alto di statura, di lineamenti regolari, bianco, barbuto; portava un +piccolo turbante ravvolto in un caïc del più fino tessuto di Fez, che +gli scendeva sopra un caffettano di panno amaranto ricamato; sorrideva +per far vedere i denti, parlava spagnuolo con una voce femminea, +guardava, s'atteggiava e gestiva con una languidezza da innamorato. In +altri tempi aveva fatto il negoziante: era stato in Italia, in Spagna, a +Londra, a Parigi, ed era tornato al Marocco con idee ed abitudini +europee. Beveva vino, fumava sigaretti, portava calze, leggeva romanzi, +raccontava le sue avventure amorose. La ragione principale che lo +conduceva a Fez era un credito ch'egli aveva col Governo, e sperava, +coi buoni uffici dell'ambasciatore, di farsi pagare. Aveva portato con +sè la sua tenda, i servi, le mule. I suoi occhi lasciavan capire che, se +avesse potuto, avrebbe portato anche le sue donne; ma su quest'argomento +serbava il più rigoroso silenzio. Le donne di cui parlava, raccontando +le sue avventure, erano europee. L'arèm era anche per lui una cosa +sacra. Arrischiai, con parole vaghe, una domanda: mi guardò, sorrise +pudicamente e non rispose. + + § § § § § + +Dopo desinare, soddisfeci un desiderio vivissimo che avevo già fin prima +della partenza da Tangeri; feci un'escursione notturna per +l'accampamento. + +Fu uno dei più bei divertimenti ch'io abbia avuti nel viaggio. + +Aspettai che tutti fossero entrati nelle tende; mi ravvolsi in una cappa +bianca del comandante ed uscii in cerca d'avventure. + +Il cielo era tutto stellato; le lanterne, fuor che quella appesa in cima +all'asta della bandiera, erano spente; in tutto l'accampamento regnava +un silenzio profondo. + +Adagio adagio, cercando di non inciampare nelle cordicelle delle tende, +voltai a sinistra. + +Fatti dieci passi, un suono inaspettato mi ferì l'orecchio. Mi arrestai. +Mi parve un suono di chitarra. Veniva da una tenda chiusa, che non +avevo mai vista, posta fra la nostra e quella dell'ambasciatore, una +trentina di passi fuori del cerchio dell'accampamento. Mi avvicinai e +tesi l'orecchio. La chitarra accompagnava un filo di voce dolcissima che +cantava una canzone araba piena di malinconia. Di chi era quella tenda +misteriosa? Che ci fosse dentro una donna? Feci un giro intorno. La +tenda era chiusa da ogni parte. Mi stesi in terra per guardare per +disotto; chinandomi, tossii; il canto cessò. Quasi nello stesso punto +una voce soave, vicinissima a me, domandò:--_Quien es?_ (Chi è?)--Allà +mi protegga!--pensai--qui c'è una donna.--Un curioso!--risposi +coll'inflessione più patetica della mia voce.... Una risata mi fece eco, +e una voce maschile disse in spagnuolo:--Bravo! venga a prendere una +tazza di tè!--Era la voce di Mohammed Ducali. Oh delusione! Ma fui +subito compensato. S'aperse una porticina e mi trovai sotto una +bellissima tenda, rivestita d'una ricca stoffa a fiorami, ornata di +finestrine ad arco, rischiarata da una lanterna moresca, profumata di +belgiuino, degna per ogni verso di ospitare la più bella odalisca del +Sultano. Accanto al Ducali, sdraiato voluttuosamente sopra un tappeto di +Rabat, col capo appoggiato sopra un ricco cuscino, stava seduto un suo +servo, un giovane arabo d'aspetto gentile e pensieroso, che teneva fra +le mani una chitarra. Era lui che cantava. Nel mezzo c'era un vassoio +con un bel servizio da tè, da una parte fumava un profumiere. Spiegai al +Ducali in che maniera fossi capitato vicino alla sua tenda, rise, mi +offerse una tazza, mi fece sonare un'arietta, mi augurò buon viaggio, ed +uscii. La tenda si richiuse e mi ritrovai nell'oscurità silenziosa +dell'accampamento. Girai intorno a un'altra tenda, dove dormivano gli +altri servi del Ducali, e mi rivolsi verso quella dell'ambasciatore. + +Davanti alla porta dormiva Selam, disteso sulla sua cappa turchina, +colla sciabola vicino al capo.--Se lo sveglio, e non mi riconosce +subito,--pensai--m'accoppa! Usiamo prudenza.--M'avvicinai in punta di +piedi e misi il capo dentro la tenda. La tenda era divisa in due parti +da una ricca cortina: di qua serviva di sala da ricevimento, e v'era un +tavolino con tappeto, carta, calamaio, e alcune poltrone dorate; di là +dormivano l'ambasciatore e il suo amico ex-ministro di Spagna. Pensai di +lasciare il biglietto di visita sul tavolino. M'avvicinai. Un maledetto +grugnito mi arrestò. Era Diana, la cagna dell'ambasciatore. Quasi nello +stesso punto la voce del padrone domandò:--Chi è? + +--Un sicario! mormorai. + +Riconobbe subito la mia voce. + +--Ferisca--, rispose. + +Gli spiegai il motivo della mia visita;--ne rise di cuore, e +stringendomi la mano al buio, mi augurò buona fortuna. + +Uscendo inciampai in qualcosa che m'insospettì: accesi un fiammifero: +era una tartaruga. Guardai intorno e vidi a due passi da me un rospo +enorme, che pareva che mi guardasse. Ebbi per un momento la tentazione +di rinunziare all'impresa; ma la curiosità vinse il ribrezzo e tirai +innanzi. + +Arrivai davanti alla tenda dell'Intendente. Mentre mi chinavo per +origliare, una figura alta e bianca si alzò fra me e la porta, e disse +con accento sepolcrale:--Dorme.--Detti indietro come all'apparizione +d'un fantasma. Ma subito mi rincorai. Era un arabo, servo del Morteo da +molti anni, che parlava un po' italiano, e che, malgrado la mia cappa +bianca, m'aveva riconosciuto a primo aspetto. Come Selam, egli riposava +davanti alla tenda del suo padrone, colla sciabola al fianco. Gli diedi +la buona notte e continuai la mia strada. + +Nella tenda vicina, c'erano il medico e il dracomanno Salomone. Un acuto +odore di medicinali l'annunziava a dieci passi all'intorno. V'era il +lume acceso. Il dracomanno dormiva; il medico, seduto al tavolino, +leggeva. Questo medico, giovane, colto, d'aspetto e di maniere +signorili, aveva una particolarità assai curiosa. Nato in Algeri di +famiglia francese, vissuto molti anni in Italia, e marito d'una +spagnuola, non solo parlava con uguale facilità le lingue dei tre paesi; +ma ritraeva egualmente del carattere dei tre popoli, sentiva tre +equivalenti amori di patria, era insomma un latino uno e trino, che si +sarebbe trovato a casa sua così a Roma, come a Madrid, come a Parigi. +Oltre a questo era dotato d'un senso comico finissimo; tanto che senza +parlare, senza lasciarsi scorgere, con uno sguardo furtivo, con un +leggerissimo movimento delle labbra, rilevava il lato ridicolo d'una +persona o d'una cosa in modo da far scoppiare delle risa. Appena mi +vide, indovinò la ragione dalla mia presenza, mi offerse un sorso di +liquore, e alzando il bicchierino disse sottovoce:--Al felice successo +della spedizione!--Coll'aiuto d'Allà!--risposi, e lo lasciai alla sua +lettura. + +Passai davanti alla gran tenda della mensa: era deserta. Voltai a +sinistra, uscii dal cerchio dell'accampamento, passai in mezzo a due +lunghe file di cavalli addormentati, e mi trovai in mezzo alle tende +della scorta. Tesi l'orecchio: sentii il respiro dei soldati che +dormivano. Davanti alle tende erano sparpagliati fucili, sciabole, +selle, ciarpe, pugnali, caic e la bandiera di Maometto, come sopra il +campo d'una mischia. Guardai la campagna: non si vedeva nessuno. Appena +apparivano come due macchie nere ed informi i due gruppi di capanne. + +Tornai indietro, passai in mezzo alla tenda del Console d'America e a +quella dei suoi servi, tutt'e due chiuse e silenziose; attraversai il +piccolo spazio di terreno dov'era piantata la cucina, e superata una +barricata di botti, di tegami, di pentole, di brocche, arrivai alla +piccola tenda del cuoco. + +Con lui dormivano là sotto i due arabi, che gli facevan da sguatteri. + +Misi la testa dentro:--era buio. Chiamai il cuoco per nome:--_Gioanin!_ + +Il poveretto, afflitto dalla mala riuscita d'una frittura, e forse anche +inquieto per la vicinanza dei due «selvaggi», non dormiva. + +--_A l'è chiel?_ (È lei?) domandò. + +--Son io. + +Tardò qualche momento a rispondere e poi, voltandosi sul letto, esclamò +sospirando:--_Ah! che pais!_ + +--Coraggio,--dissi--, pensate che fra dieci giorni sarete dinanzi alle +mura della grande città di Fez. + +Rispose qualche cosa in confuso di cui non afferrai altro che la parola +_Moncalieri_; dopo di che rispettai il suo dolore, e tirai innanzi. + +Nella tenda accanto v'erano i due marinai: il Ranni, ordinanza del +comandante, e Luigi, calafato a bordo del _Dora_, napoletano, un +giovanetto[tn127] gentile, sveglio, operoso, che in due giorni s'era +cattivata la simpatia di tutti. Avevano il lume acceso e mangiavano. +Tendendo l'orecchio, colsi qualche parola del loro dialogo. Era assai +curioso. Luigi domandava a chi fossero destinati gli schizzi a matita +che facevano i due pittori sui loro album.--Oh bella!--rispose il +Ranni--al Re, si capisce.--Così senza colori?--domandò l'altro.--Eh no: +tornati che saranno in Italia, prima ci metteranno i colori e poi li +manderanno.--Chi sa quanto glieli pagano!--Eh molto, si sa. Magari uno +scudo il foglio. Un re non bada ai denari.--Temendo d'essere scoperto e +sospettato di spionaggio, rinunziai, mio malgrado, a sentire il seguito, +e mi allontanai in punta di piedi. + +Uscii un'altra volta dall'accampamento e girai per qualche minuto in +mezzo a lunghe file di cavalli e di mule, fra le quali riconobbi, con +una dolce emozione, la mia bianca compagna di viaggio, che pareva +assorta in profondi pensieri. Uscito di là, mi trovai davanti alla +tenda del signor Vincent, francese, domiciliato a Tangeri, uno di quei +personaggi misteriosi che han girato tutto il mondo, parlano tutte le +lingue e fanno di tutti i mestieri: cuoco, negoziante, cacciatore, +interprete, scopritore d'iscrizioni antiche; aggregatosi con tenda e +cavallo all'ambasciata italiana in qualità di alto direttore delle +cucine, per andare a vendere al governo di Fez delle uniformi francesi +comprate in Algeri. Guardai dentro per uno spiraglio. Era seduto sopra +un baule in atto meditabondo, con una grossa pipa in bocca, al chiarore +d'un moccoletto confitto in una bottiglia. Che strana figura! Mi +richiamò alla mente quei vecchi alchimisti dei pittori olandesi, che +meditano in fondo alla loro officina, col viso illuminato dal foco dei +lambicchi. Curvo, secco, ossoso, pareva che ogni peripezia della sua +vita fosse rappresentata da una ruga del suo viso e da un angolo del suo +corpo. Chi sa a che pensava! Chi sa che diavolìo di memorie, di viaggi +avventurosi, di bizzarri incontri, di pazze imprese, di strani +personaggi, gli turbinava nel capo!--Forse anche, invece che a tutto +questo, pensava al prezzo d'un paio di calzoni da _turcos_ o alla sua +scarsa provvigione di tabacco.--Nel punto che stavo per dirigergli la +parola, spense il lume con un soffio e disparve nell'oscurità come un +mago. + +A pochi passi di là, c'era la tenda del comandante della scorta; un po' +più oltre quella del suo primo ufficiale; e più lontano quella del capo +dei cavalieri d'Had-el-Garbia. + +Queste due erano chiuse; la prima era aperta e vuota. + +Nell'atto che ci guardavo dentro, sentii alle mie spalle un passo +furtivo, e quasi nello stesso punto una mano di ferro mi afferrò per un +braccio. Mi voltai: mi vidi in faccia il generale mulatto. + +Appena mi vide, ritirò la mano, dando in una risata, e disse in tuono di +scusa:--_Salamu alikum, salamu alikum!_--(La pace sia con voi! la pace +sia con voi!) + +M'aveva preso per un ladro. + +Gli strinsi la mano in segno di riconoscenza e mi rimisi in cammino. + +Fatti pochi passi, mi parve di vedere a una certa distanza dalle tende +un uomo incappato, seduto in terra, col fucile in mano. Mi venne in +mente che fosse una sentinella. Guardai intorno, e vidi infatti che a +una cinquantina di passi da quella, ve n'era un'altra, e poi una terza: +una catena di sentinelle tutt'intorno all'accampamento. Seppi poi che +quella vigilanza non era fatta per timore dell'assalto d'una banda +d'assassini; ma per guardare le tende dai ladri della campagna, +abilissimi in quel genere di furti, esercitati come sono a depredare le +tribù arabe attendate. + +Fortunatamente la mia franca andatura non insospettì alcuna sentinella, +e potei finire la mia escursione. + +Passai accanto a Malek e a Saladino, i due cavalli focosi +dell'Ambasciatore, inciampai in qualche altra tartaruga e mi fermai +davanti alle tende dei servi a piedi. Erano coricati sopra un po' di +paglia, senza coperte, l'uno a traverso l'altro; ma dormivan tutti d'un +sonno così profondo, che non si sentiva un alito, e parevano morti +ammucchiati. Il ragazzo dai grandi occhi neri, per la buona ragione +ch'era il più piccolo, avea mezzo il corpo fuori della tenda, e poco +mancò che non gli mettessi i piedi sul capo. Mi fece compassione; volli +che la mattina seguente, svegliandosi, avesse un conforto; e misi una +moneta nella mano che riposava sull'erba, colla palma aperta, come per +chiedere l'elemosina ai genii della notte. + +Un mormorìo di voci allegre, che veniva da una tenda vicina, mi +distrasse di là. M'avvicinai. Era la tenda dei soldati e dei servi +dell'Ambasciata. Pareva che mangiassero e bevessero. Sentii l'odore del +fumo del kif. Riconobbi la voce del secondo Selam, di Abd-el-Rhaman, di +Alì, di Hamet, di Mammù, di Civo. Era un'orgietta araba in piena +regola. E avevan ben diritto di darsi un po' di spasso, poveri giovani, +dopo aver faticato tutto il giorno a piedi, a cavallo, alle tende, alle +mense, chiamati da cento parti, in cento lingue, per cento servizi! Per +questo non volli turbare la loro allegrezza e m'allontanai cautamente. + +Fino a quel momento la mia escursione era riuscita a meraviglia; ma era +destino che non finisse senza un triste accidente. + +Non m'ero allontanato di venti passi dalla tenda dei soldati, quando +sentii due mani vigorose serrarsi intorno al mio collo e una voce +soffocata dall'ira urlarmi una minaccia nell'orecchio. Mi divincolai, mi +voltai indietro... + +Chi era? + +Era l'autore della _Cacciata del duca d'Atene_, il mio buon amico Ussi, +ravvolto come un fantasma nella sua lunga _abbaia_ bianca, portata +dall'Egitto, il quale era uscito pochi momenti prima dalla sua tenda per +fare, in direzione contraria, lo stesso mio giro, e m'aveva colto alle +spalle. + +Allora appunto ero arrivato davanti alla tenda dei pittori che chiudeva +il cerchio dell'accampamento; il mio viaggio notturno era compiuto, e mi +rimbucai nella mia casetta di tela. + + + NOTE: + + [1] In mezzo ai selvaggi. + + + + +TLETA DE REISSANA + + +La mattina seguente si partì prima del levar del sole con una nebbia +umida e fitta che metteva freddo nelle ossa e ci nascondeva gli uni agli +altri. I cavalieri della scorta avevano il cappuccio sul capo e i fucili +fasciati; tutti noi eravamo ravvolti nei pastrani e nei mantelli; ci +pareva d'essere in autunno, in mezzo a una pianura dei Paesi Bassi. +Dietro a me non vedevo distintamente che il turbante bianco e la cappa +turchina del Caid; tutti gli altri erano ombre confuse che si perdevano +nell'aria grigia. Il sonno e il tempo uggioso mantenevano il silenzio. +Andavamo per un terreno ineguale, coperto di palme nane, di lentischi, +di ginestre, di pruni, di finocchio selvatico, raggruppandoci e +sparpagliandoci di continuo secondo gli incrociamenti e le biforcature +infinite dei sentieri. Il sole, apparendo sull'orizzonte, indorò per +qualche minuto le nostre guancie sinistre; e poi si rinascose. La nebbia +però diradò in maniera da lasciarci vedere la campagna. Era una +successione di vallette verdi, nelle quali si scendeva e si risaliva +quasi senz'accorgersene, tanto erano dolci i pendii. Le alture eran +coperte di aloé e d'olivi selvatici. L'olivo, che in quel paese cresce +prodigiosamente, è lasciato allo stato selvatico quasi da per tutto, e +gli abitanti fanno lume e si alimentano col frutto dell'_argan_. Di mano +in mano che ci affacciavamo a una valle, cercavamo cogli occhi un +villaggio, un gruppo di capanne, qualche tenda. Non si vedeva nulla. Ci +pareva di viaggiare alla ventura per una terra vergine. Di valle in +valle, di solitudine in solitudine, dopo tre ore circa di cammino, +arrivammo finalmente in un punto dove gli alberi più fitti, i sentieri +più larghi e qualche armento sparpagliato per la campagna, annunciavano +la vicinanza d'un luogo abitato. Uno dopo l'altro alcuni cavalieri della +scorta spronarono il cavallo, ci passarono innanzi di galoppo e +scomparvero dietro un'altura; altri si slanciarono di carriera a +traverso la campagna in direzioni diverse; i rimanenti si disposero in +ordine. In capo a pochi minuti ci trovammo davanti all'imboccatura d'una +gola formata da alcune piccole colline, sulle quali s'alzava qualche +capannuccia di stoppia. Alcuni arabi cenciosi, uomini e donne, ci +guardavano curiosamente di dietro alle siepi. Entrammo nella gola; in +quel momento apparve il sole. A un certo punto la gola faceva un gomito +quasi ad angolo retto. Svoltammo..., e ci trovammo davanti a uno +spettacolo stupendo. + +Trecento cavalieri, vestiti di mille colori, sparpagliati in un +grandioso disordine, ci venivan incontro a briglia sciolta coi fucili +nel pugno, come se si slanciassero all'assalto d'un reggimento. + +Era la scorta della provincia di Laracce, preceduta dal governatore e +dai suoi ufficiali, che veniva a dare il cambio alla scorta di +Had-el-Garbia, la quale doveva lasciarci sul confine della provincia di +Tangeri, dove appunto eravamo arrivati. + +Il Governatore di Laracce, un vecchio prestante con gran barba bianca, +arrestò con un cenno i suoi cavalieri, strinse la mano all'ambasciatore +e poi, voltatosi un'altra volta verso quella turba fremente +d'impazienza, fece un gesto vigoroso come per dire:--Scatenatevi!-- + +Allora cominciò uno dei più splendidi _lab el barode_ (giuochi colla +polvere) che noi potessimo desiderare. + +Si slanciavano alla carica a due, a dieci insieme, a uno a uno, in fondo +alla valle, sulle colline, davanti e ai fianchi della carovana, nella +direzione del nostro cammino e in direzione contraria, sparando e +urlando senza posa. In pochi minuti la valle fu piena di fumo e d'odor +di polvere come un campo di battaglia. Da ogni parte turbinavano +cavalli, lampeggiavano fucili, sventolavano caic, svolazzavano cappe, +ondeggiavano caffettani rossi, gialli, verdi, azzurri, ranciati; +scintillavano sciabole e pugnali. Ci passavano accanto ad uno ad uno, +come fantasmi alati, vecchi, giovanetti, uomini di forme colossali, +figure strane e terribili, ritti sulle staffe, colla testa alta, coi +capelli al vento, col fucile disteso; e ognuno, sparando, lanciava un +grido selvaggio che gl'interpreti ci traducevano.--Guai a te!--Madre +mia!--In nome di Dio!--T'uccido!--Sei morto!--Son vendicato!--Altri +dedicavano il loro colpo a qualcuno.--Al mio padrone!--Al mio +cavallo!--Ai miei morti!--Alla mia amante!--Sparavano in alto, in terra, +indietro, chinandosi e rovesciandosi come se fossero legati alle selle. +Ad alcuni cadeva in terra il caic o il turbante; tornavano indietro di +carriera, e lo raccoglievano, passando, colla punta del fucile. Parecchi +roteavano l'arma al di sopra del capo, la buttavano in aria e la +riafferravano con una mano. Eran gesti convulsi, atteggiamenti +temerari, urli e sguardi di gente inebbriata che rischiasse la vita con +una gioia furiosa. Molti slanciavano il cavallo come se si volessero +uccidere; volavano, sparivano e non tornavano che lungo tempo dopo colla +faccia stravolta e pallida di chi ha visto in faccia la morte. I più dei +cavalli grondavano sangue dal ventre; i cavalieri avevano i piedi, le +staffe, l'estremità delle cappe macchiate di sangue. Alcune figure, in +quella moltitudine, mi rimasero impresse fin dal primo momento. Fra gli +altri un giovane con una testa ciclopica, un par di spalle smisurate ed +un ventre enorme, che portava un caffettano color di rosa, e gettava +delle grida che parevan ruggiti d'un leone ferito;--un ragazzo d'una +quindicina d'anni, bello, scapigliato, tutto bianco, che mi passò tre +volte dinanzi, gridando:--Dio mio! Dio mio!--; un vecchio lungo ed +ossuto, un viso di malaugurio, che volava cogli occhi socchiusi e un +sorriso satanico sulle labbra, come se portasse in groppa la peste;--un +nero, tutt'occhi e tutto denti, con una mostruosa cicatrice a traverso +la fronte, che passava dibattendosi furiosamente sopra la sella, come +per liberarsi dalla stretta d'una mano invisibile. Facendo questo, +accompagnavano tutti la marcia della carovana, salivano e scendevano +dalle alture, si raggruppavano, si disperdevano, formavano e disfacevano +rapidamente ogni sorta di combinazioni di colori, che abbagliavan gli +occhi come lo sventolìo di una miriade di bandiere. Tutta questa gente, +questo movimento vertiginoso, questo strepito, scoppiato +inaspettatamente, all'apparire del sole, in quella gola angusta dove lo +spettacolo si presentava tutto insieme allo sguardo come dentro a un +anfiteatro, ci colpì d'un tale stupore che per un pezzo nessuno aprì +bocca, e le prime parole furono poi un'esclamazione unanime e +calorosa:--È bello! È bello! È bello! + +A poca distanza dall'uscita della gola l'Ambasciatore si fermò, e tutti +scendemmo a terra per riposarci all'ombra d'un gruppo d'olivi. + +La scorta della provincia di Laracce continuò le sue cariche e i suoi +fuochi davanti a noi. + +Il convoglio dei bagagli seguitò la sua strada verso il luogo fissato +per l'accampamento. + +Eravamo arrivati alla _Cuba_ di Sidi-Liamani. + +Nel Marocco si chiama _Cuba_, che significa cupola, una piccola cappella +quadrata, coperta d'una cupola semisferica, nella quale è seppellito un +santo. Queste _Cube_, frequentissime particolarmente nel mezzogiorno +dell'Impero, poste la maggior parte in luoghi eminenti presso una +sorgente e una palma, e visibili, per la loro nivea bianchezza, a grande +distanza, servono di guida ai viaggiatori, vengon visitate dai fedeli e +sono per lo più custodite da un discendente del Santo, erede della +santità, il quale abita una casuccia vicina alla tomba e vive +dell'elemosina dei pellegrini. La _Cuba_ di Sidi-Lamani era posta sopra +una piccola altura, a pochi passi da noi. Alcuni arabi della campagna +stavan seduti dinanzi alla porta. Dietro a loro spuntava la testa del +vecchio decrepito--il Santo--che ci guardava con una stupida meraviglia. + +In pochi minuti divamparono i fuochi della cucina, e di lì a poco si +fece colezione. + +Una scatola di sardine, vuota, buttata via dal cuoco, fu raccolta dagli +arabi, portata dinanzi alla porta della _Cuba_ e fatta oggetto d'un +lungo esame e di conversazioni animate. + +Finito il _lab el barode_, quasi tutti i cavalieri della scorta, scesi a +terra, si sparpagliarono per la piccola valle, parte per far pascolare i +cavalli, parte per riposare. Alcuni, rimasti in sella, stettero di +vedetta sulle alture. + + § § § § § + +In quel frattempo, passeggiando col capitano, osservai per la prima +volta, colla scorta delle sue indicazioni, i cavalli marocchini. Sono +tutti di piccola statura, tanto che tornato in Europa, coll'occhio +abituato alle loro forme, i cavalli europei, anche di statura mezzana, +mi parvero, sulle prime, enormi. Hanno l'occhio vivo, la fronte un po' +schiacciata, le narici molto aperte, le ossa zigomatiche molto +sporgenti, la testa quasi tutti bellissima; lo stinco e la tibia un po' +curvi, ciò che dà loro una particolare elasticità di movimenti; la +groppa manchevole, fuggente, per così dire, di sotto alla sella, il che +li rende più abili al galoppo che al trotto; e non mi ricordo infatti +d'aver mai visto andar di trotto un cavaliere marocchino. Visti quando +riposano e quando vanno di passo, anco i più belli, non danno +nell'occhio; slanciati alla corsa, si trasfigurano e riescon superbi +animali. Benchè si nutriscano assai meno dei nostri e siano bardati +assai più pesantemente, reggono alla fatica più dei nostri. Anche il +modo di cavalcare è diverso. Le staffe sono tenute molto alte; il +cavaliere sta sulla sella colle gambe piegate quasi ad angolo retto, +tiene le redini lunghe e dirige il cavallo con movimenti larghissimi. La +sella ha quei due rilievi, chiamati da noi con termine tecnico il pomo e +la paletta, altissimi, che toccano il petto e la schiena del cavaliere, +e lo ritengono in maniera da rendergli molto difficile la caduta. La +maggior parte dei cavalieri, calzati di piccoli stivali di cuoio giallo +senza talloni, non portano sproni e pungono il cavallo colla staffa; +gli altri hanno per sproni due piccoli ferri acuminati, della forma d'un +pugnale, fissati al calcagno con un cerchietto metallico e una +catenella. Si dicono cose ammirabili del grande amore che nutre l'arabo +per il cavallo, l'animale prediletto del profeta; si dice che lo +considera come un essere sacro; che ogni mattina, al levar del sole, gli +mette la mano destra sulla testa, mormorando: _bismillah!_ (nel nome di +Dio!) e si bacia poi la mano, che crede santificata da quel contatto; +che gli prodiga ogni sorta di cure e di carezze. E saran cose vere. Ma +questo suo grande amore, per quello ch'io vidi, non gl'impedisce di +lacerargli i fianchi senza bisogno, di lasciarlo esposto al sole quando +potrebbe ripararlo all'ombra, di condurlo a bere, a un'ora di cammino, +colle zampe legate, di esporlo dieci volte al giorno, per puro spasso, a +spezzarsi le gambe, e infine di trascurare la bardatura in maniera che +il più diligente di loro, messo in un reggimento di cavalleria europea, +passerebbe sei mesi dell'anno in prigione. + + § § § § § + +Il caldo essendo forte, si stette parecchie ore all'ombra; ma a nessuno +riuscì di dormire, per cagione degli insetti. Erano le prime avvisaglie +d'una guerra tremenda che doveva durare, inferocendo di giorno in +giorno, fino alla fine del viaggio. Appena sdraiati in terra, eravamo +assaliti, punti, solleticati da cento parti, come se ci fossimo buttati +sopra un letto di ortiche. Non erano che bruchi, ragni, formiconi, +tafani, cavallette; ma grossi, petulanti e ostinati in una maniera +inaudita. Il Comandante, che per rallegrare la brigata aveva preso il +partito di esagerare favolosamente i pericoli, e lo faceva con un garbo +ammirabile, ci assicurava che quelli erano animalini microscopici +appetto agli insettacci che avremmo trovati avvicinandoci a Fez e +innoltrandoci nell'estate; e che di noi non sarebbe tornato in Italia +che qualche resto riconoscibile a stento dai parenti più stretti e dagli +amici più intimi. Il cuoco udendo quelle parole, fece un sorriso forzato +e diventò pensieroso. Vicino a noi c'era una tela di ragno smisurata, +distesa sopra alcuni cespugli, come un lenzuolo messo ad asciugare. Mi +pare ancor di sentire il comandante esclamare:--Ma in questo paese tutto +è gigantesco, formidabile, miracoloso!--Ed osservava con ragione che il +ragno che aveva fatto quella tela doveva essere almeno grosso quanto un +cavallo. Ma non riuscimmo a scoprirlo. I soli che dormissero erano gli +arabi, coricati la maggior parte al sole, con una processione di +bestiaccie addosso. I due pittori disegnavano, tormentati da un nuvolo +di mosche feroci, che strappavano all'Ussi, a due a tre per volta, tutta +la ricchissima litania dei sacrati fiorentini + + Novi, arditi, da far testo di lingua. + +Scemato un po' il caldo, la scorta di Had-el-Garbìa, il Console +d'America e il Vicegovernatore di Tangeri, venuto là per dare l'ultima +volta il buon viaggio all'Ambasciatore, si congedarono; e noi ci +rimettemmo in cammino, seguiti dai trecento cavalieri della provincia di +Laracce. + + § § § § § + +Vaste pianure ondulate, coperte qui di grano, là d'orzo, più oltre di +stoppia gialla, altrove d'erba e di fiori; qualche tenda nerastra e +qualche tomba di santo; di tratto in tratto una palma; di miglio in +miglio tre o quattro cavalieri che si riunivano alla scorta; una +solitudine immensa, un sereno purissimo, un sole abbagliante: sono gli +appunti che trovo nel mio quaderno intorno alla seconda marcia del +cinque maggio. + +Dopo tre ore di cammino arrivammo a Tleta de Reissana dov'era +l'accampamento. + +Le tende erano piantate, come al solito, in circolo, in una conca +angusta e profonda, coperta d'erbe e di fiori altissimi che quasi +c'impedivano il passo. Pareva di essere dentro a una grande aiuola di +giardino. I letti e i bauli sotto le tende, erano quasi nascosti in +mezzo alle margheritine, ai rosolacci, alle primavere, ai ranuncoli, a +ombrellifere d'ogni grandezza e d'ogni colore. Accanto alla tenda dei +pittori s'alzavano due aloé enormi con tutti i rami fioriti. + +Poco dopo il nostro arrivo, giunse da Laracce, per visitare +l'Ambasciatore, l'agente consolare d'Italia, il signor Guagnino, vecchio +negoziante genovese, che vive da quarant'anni sulla costa +dell'Atlantico, conservando gelosamente puro l'accento della lingua di +Balilla; e verso sera venne, non so di dove, un arabo della campagna per +consultare il medico dell'ambasciata. + +Era un povero vecchio curvo e zoppicante; un soldato della Legazione lo +condusse dinanzi alla tenda del signor Miguerez. + +Il signor Miguerez, che parla l'arabo, lo interrogò, e conosciuto il suo +male, si mise a frugare nella farmacia portatile per cercare non so che +medicinale. Non trovandolo, mandò a chiamare Mohamed Ducali, gli fece +scrivere in arabo, sopra un foglietto di carta, una ricetta colla quale +il malato avrebbe potuto, tornando in mezzo ai suoi, farsi fare quello +che gli occorreva. Era un medicinale di cui gli arabi fanno grande uso. + +Mentre il Ducali scriveva, il vecchio mormorava una preghiera. + +Scritta che fu la ricetta, il medico la porse al malato. + +Questo, senza dargli tempo di dire una parola, afferrò il foglio e se lo +ficcò in bocca con tutt'e due le mani. Il medico gridò:--No! no! Sputa! +Sputa!--Fu inutile. Il povero vecchio masticò la carta coll'avidità d'un +affamato, la mandò giù, ringraziò il dottore e si mosse per andarsene. +Ci volle del buono e del bello a persuaderlo che la virtù della medicina +non consisteva nella carta, e a fargli prendere un'altra ricetta. + + § § § § § + +Questo fatto non può destare meraviglia in chi sappia che cos'è la +medicina nel Marocco. La medicina v'è esercitata quasi unicamente dai +ciarlatani, dai negromanti e dai santi. Qualche sugo d'erba, il salasso, +la salsapariglia per il morbo celtico, la carne secca di serpente o di +camaleonte per le febbri intermittenti, il ferro rovente per le ferite, +certi versetti del Corano scritti in fondo ai recipienti dei medicinali +o sopra un pezzetto di carta che il malato porta appeso al collo, sono i +rimedi principali. Lo studio dell'anatomia essendo vietato dalla +religione, è facile immaginare a che cosa si riduca la chirurgia. +Basterà dire che i chirurghi strappano le tonsille colle dita e tentano +l'estrazione della pietra con un rasoio o col primo gancio di ferro che +si trovano ad aver fra le mani. L'amputazione è aborrita. I pochi arabi +assistiti da medici europei muoiono fra atrocissimi spasimi piuttosto di +subire il taglio che salverebbe loro la vita. Ne segue che sebbene siano +frequentissimi i casi di perdita d'un membro, specialmente per lo +scoppio dei fucili, non si vedono nel Marocco che pochissimi mutilati; e +i più di quei pochissimi sono disgraziati ai quali il carnefice tagliò +le mani con un coltellaccio, e il catrame bollente, in cui, secondo +l'uso, tuffarono i moncherini, arrestò l'emorragia. I loro rimedi +violenti, però, e specialmente il ferro rovente, ottengono qualche volta +degli effetti ammirabili; e si applicano questi rimedi brutalmente, +temerariamente, senz'aiuti. Ma o per poca sensibilità nervosa o per la +vigoria dell'animo indurito dalla fede fatalista, resistono con una +forza prodigiosa ai più tremendi dolori. Si metton le ventose con vasi +di terra e tanto fuoco da arrostirsi la schiena; si piantano il pugnale +negli apostemi, alla cieca, a rischio di rompersi le arterie; si fanno +scorrere una brace accesa sopra un braccio piagato, con mano ferma, +cacciando col soffio il fumo delle carni, senza lasciarsi sfuggire un +lamento. Le malattie più frequenti son le febbri, le oftalmie, la +tigna, l'elefantiasi, l'idropisia: ma la più comune è la sifilide, +trasmessa di generazione in generazione, alterata, che si produce in +forme strane ed orrende, di cui tribù intere sono infette e migliaia di +sventurati muoiono; e ne morirebbero assai più se non fosse la sobrietà +estrema di nutrimento a cui la maggior parte son costretti dalla miseria +e dal clima. Medici europei non ce ne sono che nelle città della costa; +nella stessa Fez non v'è altro che qualche ciarlatano rinnegato, fuggito +d'Algeria o dai presidii spagnoli. Quando l'Imperatore o un ministro o +un ricco Moro s'ammala, manda a[tn146] chiamare un medico europeo in una +città della costa. Ma non mandano che quando son ridotti agli estremi, +trascurano per anni ed anni le malattie, e il più delle volte il medico +non arriva che per assistere alla morte. Nei medici europei hanno gran +fede; la vista dei medicinali, delle preparazioni chimiche, degli +strumenti chirurgici dà loro un concetto immenso del potere della +scienza; se ne ripromettono prodigi; pigliano le prime medicine e +seguono le prime prescrizioni colla docilità e l'allegrezza di gente +sicura d'una guarigione immediata. Ma se la guarigione non è immediata, +perdono ogni fede, interrompono la cura e ricorrono ai ciarlatani. Una +cosa, sopra tutte, domandano vecchi e giovani, ricchi e poveri, ai +medici europei, ed è ciò che l'imperatore Eliogabalo domandava ai suoi +cuochi. E' quando lo domandano? Quando quotidianamente non possono più +varcare le soglie del paradiso di Maometto più di tante volte quanti +sono i precetti fondamentali dell'Islam! A questo punto si tengon già +decaduti! Onde ognuno può capire quanto sia generalmente precoce la +decadenza vera, e a che abbominevoli pervertimenti siano trascinati i +più dal furore delle passioni. + + § § § § § + +La sera passò senz'avvenimenti notevoli, fuorchè la scoperta ch'io feci +d'uno scorpionaccio nero sopra il cuscino del mio letto, nel momento che +stavo per coricarmi. Fu però un terrore passeggiero, poichè +avvicinandomi a poco a poco col lume, lessi sul dorso dell'animale +l'iscrizione rassicurante:--_Cesare Biseo fece addì 5 maggio 1875._ + + § § § § § + +La mattina all'alba partimmo alla volta della città d'Alkazar. + +Il tempo era scuro. I colori pomposi dei trecento soldati della scorta +pigliavano un vigore meraviglioso dal grigio del cielo e dal verde cupo +della campagna. Lo stesso Hamed Ben Kasen Buhamei, fermo sopra un rialto +di terreno vicino all'accampamento, pareva che guardasse con +compiacenza quei bei cavalieri che gli passavano dinanzi a grossi +drappelli, silenziosi, gravi, cogli occhi fissi all'orizzonte, come +avanguardie d'un esercito la mattina d'una giornata di battaglia. Per un +buon tratto, camminammo in mezzo ad olivi e cespugli[tn148] altissimi; +poi entrammo in una vasta pianura tutta coperta di fiori gialli e +violetti, dove la scorta si sparpagliò per fare il _lab el barode_. Lo +spettacolo in quel luogo aperto, sopra quel tappeto di fiori, sotto quel +cielo minaccioso era così stranamente bello, che l'Ambasciatore si fermò +più volte, e fece fermare tutto il suo seguito, per contemplarlo. Non +posso credere che quella gente abbia un'arte segreta di raggrupparsi e +di disordinarsi; ma quella mattina me ne venne il sospetto. Avrei detto +che tutti i loro movimenti e tutte le loro combinazioni di colori, erano +stati concertati da un coreografo. In mezzo a quel tal gruppo di +cavalieri dalle cappe turchine, s'andava sempre a ficcare, come se ce +l'avessero mandato, un cavaliere colla cappa bianca. In mezzo a un +gruppo di caffettani bianchi, cascava sempre a proposito, come la +pennellata d'un artista, un caffettano color di rosa. I colori armonici +si cercavano, s'univano, amoreggiavano insieme per la durata d'una +carica, e si separavano per formare altre armonie. Eran trecento e +parevano un esercito; si vedevano da tutte le parti; ci svolazzavano +intorno come uno sciame di uccelli; ci assordavano, ci abbagliavano, +c'innamoravano, facevano disperare i pittori.--Canaglia!--diceva +l'Ussi--se v'avessi nelle unghie a Firenze! + + + + +ALKAZAR-EL-KIBIR + + +A un certo punto l'Ambasciatore fece un cenno al Caid, la scorta si +fermò, e noi, accompagnati da alcuni soldati, andammo poco lontano di là +a visitare le rovine d'un ponte. Arrivati sulla sponda, ci fermammo: del +ponte non rimanevano che pochi ruderi sulla sponda opposta. Si stette +qualche minuto guardando alternatamente quei ruderi e la campagna, +ciascuno assorto nei suoi pensieri. E il luogo era degno veramente di +quella testimonianza muta di rispetto. Duecentonovantasette anni prima, +il giorno quattro d'agosto, sopra quei campi fioriti tuonavano cinquanta +cannoni e turbinavano quarantamila cavalli sotto il comando d'uno dei +più grandi capitani dell'Africa, e d'uno dei più giovani, più +avventurosi e più sventurati monarchi d'Europa. Per le sponde di quel +fiume fuggivano alla rinfusa, rotolavano nel sangue, domandavano grazia, +si precipitavano nelle acque per sfuggire alle scimitarre implacabili +degli arabi, dei berberi e dei turchi, il fiore della nobiltà +portoghese, cortigiani, vescovi, soldati spagnuoli e soldati di +Guglielmo d'Orange, avventurieri italiani, tedeschi e francesi; e la +cavalleria musulmana calpestava sei mila cadaveri di cristiani. Eravamo +sul terreno di quella memorabile battaglia d'Alkazar, che costernò +l'Europa e fece risonare un grido di gioia da Fez a Costantinopoli. Quel +fiume era il Mkhacem. Su quel ponte passava, al tempo della battaglia, +la strada d'Alkazar. In vicinanza del ponte era l'accampamento di Mulei +Moluk, sultano del Marocco. Mulei Moluk veniva da Alkazar, il re di +Portogallo veniva da Arzilla. La battaglia fu combattuta sulle rive di +quel fiume, nella pianura che ci si stendeva dintorno. Quante immagini +ci si affollavano! Ma fuorchè le rovine del ponte, non v'era una pietra, +un segno che ricordasse qualcosa. Da che parte aveva fatto le sue prime +cariche vittoriose la cavalleria del duca di Riveiro? Dove aveva +combattuto Mulei-Amed, il fratello del Sultano, il futuro conquistatore +del Sudan, capitano sospetto di codardia la mattina, re vittorioso la +sera? In qual punto del fiume s'era annegato Mohamed il nero, fratricida +scoronato, provocatore della guerra? In qual angolo del campo il re +Sebastiano aveva ricevuto il colpo di fucile e i due fendenti di +scimitarra, che uccidevano con lui l'indipendenza del Portogallo e le +ultime speranze del Camoens? E dov'era la lettiga del Sultano Moluk, +quand'egli spirò in mezzo ai suoi ufficiali mettendosi il dito sulla +bocca? Mentre stavamo, su questi pensieri, la scorta ci guardava di +lontano, immobile in mezzo a quella pianura famosa, come un manipolo di +cavalieri di Mulei-Hamed risuscitati da terra al rumore del nostro +passaggio. Eppure non uno forse di quei soldati sapeva che quello era il +campo della battaglia dei tre Re, gloria dei loro padri; e quando ci +mettemmo in cammino con loro, guardavano ancora qua e là con occhio +curioso, come per cercare se in quell'erbe e in quei fiori ci fosse +qualcosa di strano che spiegasse la nostra fermata. + + § § § § § + +Si passò il Mkhacem e l'Uarrur,--due piccoli affluenti del Kus, o +Lukkos, il _Lixos_ degli antichi, che dalle montagne del Rif, dove +nasce, si va a gettare nell'Atlantico a Laracce;--e si continuò a +camminare verso Alkazar a traverso a una serie di colline aride, non +incontrando che di mezz'ora in mezz'ora qualche arabo e qualche +cammello. + +Finalmente, pensavamo strada facendo, s'arriverà a una città! Eran tre +giorni che non vedevamo una casa e sentivamo tutti il desiderio di +uscire per un giorno dalla monotonia della solitudine. Oltre a ciò +Alkazar era la prima città dell'interno a cui giungevamo. Sapevamo +d'essere aspettati. La curiosità era viva. La scorta si ordinava, via +via che ci avvicinavamo. Noi stessi, quasi senza accorgercene, ci +trovammo schierati in due linee come un drappello di cavalleria, +l'Ambasciatore dinanzi, gl'interpreti ai lati. + +Il tempo s'era rasserenato, e un'impaziente allegrezza animava tutta la +carovana. + +Dopo quattr'ore di cammino, all'improvviso, dall'alto d'una collina, +vedemmo giù nella pianura in mezzo a una cintura di giardini, la città +d'Alkazar coronata di torri, di minareti e di palme, e nello stesso +punto ci ferì l'orecchio uno strepito di fucilate e il suono d'una +musica infernale. + +Era il governatore della città che ci veniva incontro coi suoi +ufficiali, un drappello di soldati a piedi, e una banda. + +Dopo pochi minuti c'incontrammo. + +Ah! chi non ha visto la banda d'Alkazar, quei dieci sonatori di piffero +e di corno, vecchi di cent'anni e ragazzi di dieci, tutti a cavallo ad +asinelli grossi come cani, cenciosi, mezzi nudi, con quelle teste rase, +con quegli atteggiamenti di satiri, con quelle faccie di mummie, non ha +visto, credo, lo spettacolo più lagrimevolmente comico che si possa dare +sotto la volta del cielo. + +Mentre il vecchio Governatore dava il benvenuto, al ministro, i soldati +tiravano fucilate in aria, e la banda continuava a sonare. + +Ci avanzammo fino a un mezzo miglio dalla città, in un campo arido, dove +si dovevano piantare le tende. + +La banda ci accompagnò suonando. + +Fu rizzata la tenda della mensa, sotto la quale ci riparammo, mentre i +cavalieri della scorta facevano le solite cariche. + +La banda, schierata davanti alla tenda, continuava a sonare con ferocia +crescente. + +Un gesto supplichevole dell'Ambasciatore li fece tacere. + +Allora assistemmo a una scena assai curiosa. + +Quasi nello stesso punto si presentarono concitatamente +all'Ambasciatore, uno a destra e l'altro a sinistra, un nero ed un +arabo. Il nero vestito signorilmente, col turbante bianco e col +caffettano celeste, gli depose ai piedi un vaso di latte, una cesta di +aranci e un piatto di cuscussù; l'arabo, d'aspetto povero, vestito della +sola cappa, gli mise dinanzi un montone. Compiuto quest'atto, si +scambiarono uno sguardo fulmineo. + +Erano due nemici mortali. + +L'Ambasciatore, che li conosceva e li aspettava, chiamò l'interprete, +sedette e cominciò l'interrogatorio. + +Erano venuti a chiedere un giudizio. + +Il nero era una specie di fattore del vecchio gran sceriffo Bacali, uno +dei più potenti personaggi della corte di Fez, proprietario di molte +terre nei dintorni d'Alkazar. L'arabo era un uomo della campagna. La +loro lite durava da un pezzo. Il nero, forte della protezione del suo +padrone, aveva fatto più volte incarcerare e multare l'arabo +accusandolo, e sostenendo l'accusa con molte testimonianze, d'avergli +rubato cavalli, bestie bovine, derrate. L'arabo, che si diceva +innocente, non trovando nessuno che osasse pigliar le sue difese contro +il suo persecutore, un bel giorno aveva abbandonato il suo villaggio, +era andato a Tangeri, aveva chiesto quale fosse l'Ambasciatore più +generoso e più giusto, e inteso nominare l'Ambasciatore d'Italia, era +andato a sgozzare un agnello davanti alla porta della Legazione, +chiedendo in questa forma sacra a cui non si può opporre un rifiuto, +protezione e giustizia. L'Ambasciatore l'aveva esaudito, s'era +intromesso per mezzo dell'agente di Laracce, s'era rivolto alle autorità +della città d'Alkazar; ma per la lontananza sua, per gl'intrighi del +nero, per la fiacchezza delle Autorità, il povero arabo era rimasto +nelle stesse peste di prima; fatto anzi vittima di nuove accuse e di +nuove persecuzioni. Ora la presenza dell'Ambasciatore doveva[tn156] +sciogliere il nodo. + +Tutti e due furono ammessi a dire le proprie ragioni: gl'interpreti +traducevano rapidamente. + +Nulla si può immaginare di più drammatico del contrasto che presentavano +le figure e il linguaggio di quei due personaggi. L'arabo, un uomo sui +trent'anni, infermiccio, d'aspetto triste, parlava con una foga +irresistibile, tremando, fremendo, invocando Iddio, battendo i pugni in +terra, coprendosi il viso colle mani in atto di disperazione, fulminando +il suo nemico con sguardi che nessuna parola può esprimere. Diceva che +aveva corrotto i testimoni, che aveva intimidite le autorità, che lo +aveva fatto imprigionare per estorcergli dei denari, che come lui aveva +fatto cacciare in prigione molti altri per poter violare le loro donne, +che aveva giurato la sua morte, ch'era il flagello del paese, un +maledetto da Dio, un infame, e così dicendo mostrava sulle braccia e +sulle gambe nude le traccie dei ferri della prigione, e l'angoscia gli +strozzava la voce. Il nero, una figura di cui ogni tratto confermava una +di quelle accuse, ascoltava senza guardare, rispondeva senz'alterarsi, +sorrideva impercettibilmente colla punta delle labbra, immobile, +impassibile, sinistro come una statua della Perfidia. + +La discussione durava da un pezzo, e pareva che non dovesse più finire, +quando l'Ambasciatore la troncò con una risoluzione che fu accettata di +buon grado dalle due parti. Chiamò Selam, che comparve sull'istante coi +suoi grandi occhi neri spalancati, e gli ordinò di saltare a cavallo e +andare di galoppo al villaggio dell'arabo, distante un'ora e mezzo da +Alkazar, a chiedere informazioni agli abitanti intorno alle persone ed +ai fatti. Il nero pensava:--Hanno paura di me: o mi sosterranno o non +diran nulla.--L'arabo pensava invece, e con più ragione, che interrogati +da un soldato d'un'Ambasciata, avrebbero avuto maggior coraggio di dire +la verità. + +Selam partì come una freccia; i due contendenti s'allontanarono, e non +li rividi più. Seppi poi che gli abitanti del villaggio avevan tutti +testimoniato in favore dell'arabo e a carico del nero, il quale, per +sollecitazione dell'Ambasciatore, fu condannato a restituire alla sua +vittima tutto il denaro che le aveva estorto. + + § § § § § + +In quel frattempo i servi e i soldati avevano piantato tutte le tende, i +soliti infelici avevano portato la solita _muna_ e qualche gruppo +d'abitanti della città s'erano avvicinati all'accampamento. + + § § § § § + +Appena scemato un po' il caldo, ci dirigemmo tutti insieme verso la +città, a piedi, preceduti, fiancheggiati e seguiti da gente armata. + +Vediamo di lontano, passando, un edifizio singolare, posto fra +l'accampamento e la città, tutto archi e cupolette, fra cui è chiuso un +cortile che ha l'aspetto d'un cimitero. Ci dicono che è una di quelle +_zauia_, ora decadute, che quando fioriva la civiltà dei Mori, +contenevano una biblioteca, una scuola di lettere e di scienze, un +ospedale per i poveri, un albergo per i viaggiatori, oltre alla moschea +e alla cappella sepolcrale; e appartenevano, e appartengono ancora la +maggior parte, agli ordini religiosi.--Ci avviciniamo alla porta della +città.--La città è circondata di vecchie mura merlate; vicino alla porta +per cui entriamo, s'alzano alcune tombe di santo sormontate da cupole +verdi. Entrando, sentiamo uno strepito in alto: guardiamo in su. Son +grandi cicogne, ritte sui tetti delle case, che battono il becco +rumorosamente, come per avvertire gli abitanti del nostro arrivo. +Infiliamo una strada: alcune donne si rifugiano in casa, i bambini +fuggono. Le case son piccole, senza intonaco, senza finestre, divise da +vicoletti oscuri e immondi. Le strade paiono letti di torrenti. In +alcuni angoli ci sono carcami interi di asini e di cani. Camminiamo sul +letame in mezzo a pietroni e a buche profonde, saltellando e +inciampando. Gli abitanti cominciano ad affollarsi sui nostri passi, +guardandoci con grande stupore. I soldati ci fanno largo a pugni e a +colpi di calcio di fucile con uno zelo che l'Ambasciatore è costretto a +frenare. Una turba di gente ci precede e ci segue. Quando uno di noi si +volta indietro bruscamente, tutti si fermano, qualcuno scappa, altri si +nascondono. Di tratto in tratto una donna ci chiude la porta in faccia e +un bimbo getta un grido di spavento. Le donne paiono fagotti di panni +sudici; i più dei bimbi sono tutti nudi; i ragazzi di dieci o dodici +anni non hanno che la camicia stretta da una corda intorno alla vita. A +poco a poco la gente che ci accompagna piglia un po' più d'ardimento. Ci +guardano con particolare curiosità gli stivali e i calzoni. Alcuni +ragazzi si arrischiano a toccarci le falde del vestito. Però +l'espressione generale dei volti non è benevola. Una donna, fuggendo, +slancia alcune parole all'Ambasciatore. L'interprete traduce:--Dio +confonda la tua razza!--Un giovanetto grida:--Dio ci accordi una buona +giornata di vittoria sopra costoro!--Arriviamo in una piazzetta, +montuosa e rocciosa dove appena si può camminare. Passiamo dinanzi a +una schiera di orribili vecchie quasi completamente nude, sedute in +terra, con qualche fuscello e qualche pane dinanzi, che aspettano +compratori. C'innoltriamo per altre strade. Ogni cento passi c'è una +gran porta arcata che si chiude la notte. Le case sono per tutto nude, +screpolate, lugubri. Entriamo in un bazar coperto da un tetto di canne e +di rami d'albero che cascano da ogni parte. Le botteghe paiono nicchie; +i bottegai, statue di cera; le merci, robuccia da ragazzi messa in +mostra per burla. In ogni angolo si vede gente accovacciata, sonnolenta, +attonita, triste; bambini tignosi; vecchie che non han più forma umana. +Par di girare per i corridoi d'uno spedale. L'aria è pregna d'odori +aromatici. Non si sente una voce. La folla ci accompagna silenziosamente +come una turba di spettri. Usciamo dal bazar. Incontriamo dei mori a +cavallo, dei cammelli carichi, una megera che mostra il pugno +all'Ambasciatore, un vecchio santo incoronato d'alloro, che ci ride in +faccia. A un certo punto cominciano a spesseggiarci intorno certi uomini +vestiti di nero, capelluti, col capo coperto d'un fazzoletto turchino; i +quali ci salutano umilmente e ci guardano sorridendo. Uno di essi, un +vecchio cerimonioso, si presenta all'Ambasciatore e lo invita a visitare +il _Mellà_, il quartiere degli ebrei, chiamato dagli arabi con quel +nome oltraggioso che significa terra salata o maledetta. L'Ambasciatore +accetta. Passiamo sotto una porta a volta, c'innoltriamo per un +labirinto di vicoletti più miserabili, più luridi, più fetenti di quei +della città araba, in mezzo a case che paion tane, a traverso +piazzettine che paion stalle, dalle quali si vedono dei cortili che +paion fogne; e da ogni parte di questo immondezzaio s'affacciano donne e +ragazze bellissime, che ci sorridono e mormorano:--_Buenos dias! Buenos +dias!_ In alcuni punti siamo costretti a turarci il naso e a camminare +in punta di piedi. L'ambasciatore è indignato.--Come mai,--dice al +vecchio ebreo,--potete vivere in questo sudiciume?--È l'usanza del +paese,--quegli risponde.--L'usanza del paese! Vergogna[tn161]! E voi +chiedete la protezione delle Legazioni, parlate di civiltà, chiamate i +mori selvaggi! Voi che vivete peggio di loro, e avete la sfrontatezza di +compiacervene!--L'ebreo abbassa il capo sorridendo come per dire:--Che +strane idee!--Usciamo dal Mellà, la folla torna a circondarci. Il +viceconsole fa una carezza a un bambino: molti fanno segno di +meraviglia; si alza un mormorio favorevole; i soldati sono costretti a +disperdere la ragazzaglia che accorre da ogni parte. Prendiamo a passo +affrettato una strada deserta, la gente a poco a poco rimane indietro, +arriviamo fuori delle mura in una strada fiancheggiata da fichi d'India +enormi e da palme altissime, tiriamo un gran respiro, siam soli! + + § § § § § + +Tale è la città d'Alkazar, chiamata generalmente Alkazar-el-Kebir, che +significa «il grande palazzo.» La tradizione dice che fu fondata nel +secolo duodecimo da quell'Abù-Yussuf Yacub-el-Mansur, della dinastia +degli Almoadi, che vinse la battaglia d'Alarcos contro Alonzo IX di +Castiglia, e fece innalzare la famosa torre della _Giralda_ in Siviglia. +Si racconta che una sera, cacciando, si smarrì; che un pescatore +l'ospitò nella sua capanna, e che il califfo, riconoscente, gli fece +costrurre nel luogo stesso un gran palazzo e parecchie case; intorno +alle quali sorse a poco a poco la città. Fu un tempo una città popolosa +e fiorente; ora è abitata da cinque mila al più tra mori ed ebrei, e +poverissima, benchè ritragga qualche vantaggio dall'esser posta sulla +strada delle carovane che vanno dal nord al sud dell'Impero. + + § § § § § + +Ripassando vicino alla porta per cui eravamo entrati, vedemmo un ragazzo +arabo di circa dodici anni che camminava stentatamente colle gambe +aperte e rigide, dondolandosi in una maniera bizzarra. Altri ragazzi lo +seguivano. Ci fermammo; venne verso di noi. Quando ci fu dinanzi, +vedemmo che aveva una grossa spranga di ferro, lunga un par di palmi, +fissata alle gambe con due anelli posti sopra la noce del piede. + +Era un ragazzo macilento, sudicio e di fisonomia sgradevole. +L'ambasciatore lo interrogò per mezzo dell'interprete. + +--Chi ti ha messo quel ferro? + +--Mio padre,--rispose arditamente il ragazzo. + +--Per che motivo? + +--Perchè non imparo a leggere. + +Stentavamo a credere; ma un arabo della città, là presente, confermò la +risposta. + +--E l'hai da quanto tempo? + +--Da tre anni, rispose sorridendo amaramente. + +Pensammo tutti che fosse una bugia. Ma l'arabo confermò la cosa +aggiungendo che il ragazzo dormiva pure col ferro e che tutti in Alkazar +lo conoscevano. + +Allora l'Ambasciatore, mosso a compassione, gli fece un discorsetto, +esortandolo a studiare, a togliersi quella vergogna, a non disonorare in +quel modo la sua famiglia; e quando l'interprete ebbe finito di +tradurre, gli fece domandare se aveva qualcosa da rispondere. + +--Ho da rispondere,--rispose il ragazzo,--che porterò il ferro per +tutta la vita, ma che non imparerò a leggere mai, e che son risoluto a +farmi uccidere, piuttosto che a imparare. + +L'Ambasciatore lo guardò fisso; egli sostenne lo sguardo imperterrito. + +--Signori,--disse allora l'Ambasciatore rivolgendosi a noi,--la nostra +missione è finita. + +Noi tornammo all'accampamento e il ragazzo rientrò in città col suo +strumento di tortura. + +--Fra qualche anno,--disse un soldato della scorta,--sopra una porta +d'Alkazar si vedrà spenzolare quella testa. + + + + +BEN-AUDA + + +La mattina seguente, al levar del sole, guadammo il fiume Kus, sulla +destra del quale è posta la città d'Alkazar, e ci avanzammo di nuovo per +una campagna fiorita, ondulata, solitaria, di cui non si vedevano i +confini. La scorta s'era sparpagliata sopra un vasto spazio, in un gran +numero di drappelli, che parevano altrettanti piccoli cortei di sultani. +I pittori galoppavano di qua e di là coll'album e la matita in mano, a +schizzar cavalli e cavalieri. Gli altri dell'ambasciata parlavano +dell'invasione dei Goti, di commercio, di scorpioni, di filosofia, +ascoltati avidamente dal gruppo dei servi a cavallo che ci venivano +dietro. Civo prestava una particolare attenzione ai discorsi di +filosofia. Hamed, invece, era tutto attento al signor Pacxot, suo +padrone, che raccontava una caccia al cinghiale nella quale egli aveva +rischiato la vita. Questo Hamed era, dopo Selam, il personaggio più +notevole di tutta la categoria[tn166] dei soldati, servi e palafrenieri. +Era un arabo sui trent'anni, altissimo di statura, bruno, muscoloso, +forte come un toro; ed aveva per contro un viso sbarbato, due occhi +dolcissimi, un sorriso, una vocina, una grazia in tutti i movimenti, che +facevano col suo corpo possente un contrasto singolarissimo. Portava un +gran turbante bianco, una giacchettina azzurra e i calzoni alla zuava; +parlava spagnuolo, sapeva far di tutto, piaceva a tutti, a segno che +Selam, persino il glorioso Selam, n'era un tantino geloso. Gli altri +pure, chi più chi meno, eran giovani belli, svegli e pieni di ossequiosa +sollecitudine; tanto che quando un di noi, strada facendo, si voltava +indietro, incontrava sempre tutti i loro occhioni che gli domandavano se +gli occorresse qualcosa.--Peccato,--dicevo tra me,--che non ci assalti +una banda di ladri, per poter vedere tutti questi lestofanti alla prova! + + § § § § § + +Dopo due ore di cammino cominciammo a incontrar qualcheduno. Il primo fu +un nero a cavallo, il quale teneva in mano quel piccolo bastone segnato +d'iscrizioni arabe, chiamato nella lingua del paese _herrez_, che i +religiosi danno ai viaggiatori per preservarli dai ladri e dalle +malattie. Poi alcune vecchie cenciose, che portavano sulle spalle grossi +fastelli di legna. Oh potenza del fanatismo! Curve com'erano, stanche, +sfiatate, ebbero ancora la forza, passandoci accanto, di scagliarci una +maledizione. Una mormorò:--Dio maledica quest'infedeli!--L'altra +disse:--Dio ci salvi dagli spiriti maligni!--Dopo un'altr'ora di +solitudine incontrammo un corriere a piedi; un povero arabo macilento, +che portava le lettere in una borsa-di cuoio, appesa a tracolla. Giunto +davanti a noi si fermò per dire che veniva da Fez e che andava a +Tangeri. L'Ambasciatore gli diede una lettera per Tangeri ed egli +riprese il suo cammino a passo frettoloso. + + § § § § § + +Questo, e non altro, è il servizio postale del Marocco, e nessuna vita è +più miserabile di quella che menano quei corrieri. Non mangiano, strada +facendo, che un po' di pane e qualche fico; non si fermano che poche ore +della notte per dormire, con una corda legata al piede, alla quale +appiccan fuoco prima di addormentarsi, per essere svegliati presto; +camminano giorni interi senza trovare nè un albero, nè una goccia +d'acqua; attraversano boschi infestati dai cignali, superano monti +inaccessibili ai muli, passano i fiumi a nuoto, vanno di passo, di +corsa, ruzzoloni giù per le chine, a quattro gambe su per le rupi, +sotto il sole d'agosto, sotto le piogge interminabili dell'autunno, +contro il vento infocato del deserto, in quattro giorni da Tangeri a +Fez, in una settimana da Tangeri a Marocco, da una estremità all'altra +dell'Impero, soli, scalzi, seminudi, e quando sono arrivati... +ripartono! E fanno questo viaggio per poche lire! + + § § § § § + +A mezza strada, circa, tra la città d'Alkazar e il luogo dov'eravamo +diretti, il terreno cominciava a sollevarsi, e a poco a poco, quasi +senza accorgercene, giungemmo sopra un'altura, di là dalla quale si +stendeva un'altra pianura immensa coperta per vastissimi spazi di fiori +gialli, rossi e bianchi che presentavano l'apparenza di grandi strati di +neve rigati di porpora e d'oro. + +Per quella pianura ci venivano incontro di galoppo duecento cavalieri +coi fucili ritti sulle selle, preceduti da una figura tutta bianca, che +Mohammed Ducali riconobbe ed annunziò ad alta voce:--Il governatore +Ben-Auda! + +Eravamo arrivati al confine della provincia dei Seffiàn, chiamata pure +Ben Auda, dal nome di famiglia del suo governatore, che significa +_figlio della cavalla_; il nome che m'aveva fatto tanto fantasticare +prima di partire da Tangeri. + +Discendemmo nella pianura; i duecento cavalieri dei Seffiàn si +schierarono sopra una sola linea, accanto ai trecento di Laracce, e il +governatore Ben-Auda si presentò all'Ambasciatore. + +Se vivessi cent'anni, non dimenticherei quella faccia. Era un vecchio +secco, coll'occhio truce, col naso forcuto, con una bocca senza labbra, +tagliata in forma d'un semicircolo rivolto in giù. La prepotenza, la +superstizione, Venere, il _kif_, l'ozio e la sazietà d'ogni cosa, gli +erano scritti sul viso. Un grosso turbante gli copriva la fronte e le +orecchie. Un pugnale ricurvo gli pendeva al fianco. + +L'Ambasciatore congedò il comandante della scorta di Laracce, che +s'allontanò subito di galoppo coi suoi cavalieri; e ci rimettemmo in +cammino colla scorta nuova, che cominciò immediatamente le cariche e i +fuochi. + +Erano faccie più nere, vestiti più variopinti, cavalli più belli, grida +più strane, cariche più selvaggiamente impetuose di quelle che avevamo +visto fino allora. Più andavamo innanzi, e più ogni cosa pigliava colore +e contorno schiettamente marocchino. + +Fra quella moltitudine ci diedero nell'occhio alla prima dodici +cavalieri vestiti con eleganza principesca e montati su cavalli +bellissimi, che gli stessi arabi della scorta guardavano con +ammirazione. Cinque di questi eran giovanotti di forme colossali che +parevan fratelli; tutti e cinque di viso pallido e di grandi occhi neri +scintillanti all'ombra di turbanti enormi; che ci passavano e ci +ripassavano accanto, a briglia sciolta, col capo rovesciato indietro in +un atteggiamento superbo. Come ci sarebbero state bene, su quelle selle +color di porpora, fra quelle dieci braccia convulse, cinque odalische +rapite al serraglio d'un Sultano! Belli! noi gridavamo; stupendi! +splendidi! Ed essi rispondevano al nostro applauso con una spronata ed +un urlo, e sparivano in mezzo al fumo, roteando in alto i lunghi fucili +damascati d'oro colla gioia febbrile del trionfo. + +Quei cinque eran figli, gli altri nipoti del governatore Ben-Auda. + +Le cariche e le fucilate durarono per più d'un'ora, fin che giungemmo a +un giardino del Governatore, dove si discese per riposare. + +Era un boschetto di limoni e di aranci, piantati a file parallele, e +fitti in maniera che formavano una volta intricatissima di verzura, +sotto la quale si godeva un'ombra, un fresco e un profumo di paradiso. + +In pochi momenti quell'oasi deliziosa fu ingombra e circondata di +cavalli, di mule, di fuochi per le cucine, di servi affaccendati, di +soldati dormenti. + +Il governatore scese con noi e ci presentò i suoi figliuoli. + +Ah! giuro che in quel momento, se avessi visto le cinque odalische +slanciarsi al loro collo, non avrei nemmeno osato d'invidiarli, tanto +eran belli, maestosi ed amabili. L'uno dopo l'altro ci strinsero la mano +facendo un leggero inchino, e abbassando gli occhi sorridenti con una +timidezza infantile. + +Subito dopo cercarono il medico. + +Il signor Miguerez si presentò domandando che cos'avevano. + +In presenza di tutti noi, senza profferir parola, si scopersero tutti e +cinque, quasi nello stesso tempo, il braccio sinistro.... + +Oh povere le mie odalische! + +Avevan tutti e cinque il braccio, dalla spalla alla mano, coperto +d'un'orribile erpete sifilitica. + +--Ereditaria,--disse un di loro. + +E il padre, là presente, soggiunse freddamente:--Ereditaria. + +--Ed hanno qui vicine le acque sulfuree,--esclamò il medico;--potrebbero +facilmente curarsi! Ma no signori! Bisogna che perdano il tempo e la +salute coi versetti del Corano e cogli amuleti dei ciarlatani! + +Diede loro un medicinale, si ricopersero il braccio e s'allontanarono +pensierosi. + +Poco dopo ci sedemmo in mezzo al giardino sopra un bellissimo tappeto +di Rabat, su cui ci fu servita la colezione. Il governatore Ben-Auda +sedette sopra una stuoia a venti passi da noi, e si fece egli pure +portar la colezione dai suoi schiavi. Allora seguì uno scambio +curiosissimo di cortesie fra lui e l'Ambasciatore. Il Ben-Auda mandò per +il primo ad offrire un vaso di latte; l'Ambasciatore gli fece portare in +ricambio una bistecca. Al latte tenne dietro il burro, alla bistecca una +frittata, al burro un piatto dolce, alla frittata un scatola di sardine; +tutto questo accompagnato da mille gesti freddamente cerimoniosi, e +posar delle mani sul petto, e sguardi rivolti al cielo con +un'espressione comicissima di voluttà gastronomica--Il dolce, tra +parentesi, era una specie di torta fatta di miele, d'ova, di burro e di +zucchero, della quale gli arabi sono ghiottissimi, e a cui si riferisce +una strana superstizione: che se mentre la donna sta cuocendola, entra +per caso un uomo nella stanza, la torta va a male, ed anco potendo, non +è più prudente il mangiarne.--E il vino?--domandò uno.--Non gli si manda +a offrire del vino?--Qui nacque una discussione. Si assicurava che il +governatore Ben-Auda fosse, in segreto, devotissimo alla bottiglia; ma +come avrebbe potuto ber vino in presenza dei suoi soldati? Fu deciso di +non mandargliene. Mi parve però che volgesse alle bottiglie degli +sguardi molto soavi; assai più soavi di quelli che rivolgeva a noi. Per +tutto il tempo che stette là sulla stuoia, fuorchè nell'atto che +ringraziava dei doni, serbò una serietà, un cipiglio, un'espressione di +dispetto e d'orgoglio, che mi fece più volte desiderare d'aver là ai +miei ordini, per farglieli sfilare sotto il naso, i nostri quaranta +battaglioni di bersaglieri. + + § § § § § + +Mohammed Ducali mi raccontò[tn173] in quel frattempo un episodio molto +notevole della storia dei Ben-Auda, nelle mani dei quali è da tempo +antico il governo della terra dei Seffiàn. Gli abitanti di questa terra +hanno fama di turbolenti e di valorosi; e si dice che han dato prove +splendide di valore nella recente guerra contro la Spagna, nella quale +morì, alla Battaglia di Vad-Ras, il 23 marzo del 1861, Sidi Absalam +ben-Abd-el-Krim ben Auda, allora governatore di tutta la provincia del +Garb. A questo Absalam succedette il figlio maggiore Sidi-Abd-el Krim. +Era un uomo violento e dissipatore, che spogliava il suo popolo coi +balzelli e lo torturava con capricci feroci. Un giorno, fra le altre, +intimò a un tal Gileli Ruqui di dargli una grossa somma di denaro. +Questo si scusò dicendo ch'era povero. Egli lo fece caricar di catene e +cacciare in prigione. Allora la famiglia e gli amici del prigioniero, +vendettero tutti i loro averi e portarono a Sid-Abd-el Krim la somma +richiesta. Gileli uscì di prigione, e appena uscito, radunò tutti i +suoi, e fece con loro il giuramento solenne di uccidere il Governatore. +La casa del Ben-Auda era posta a due ore di strada circa da quel +giardino. I congiurati l'assalirono, in gran numero, nel cuore della +notte, inaspettati. Uccisero le sentinelle, irruppero nelle sale, +straziarono a pugnalate Sidi-Abd-el-Krim, le sue belle, i bimbi, i +servi, le schiave, devastarono e incendiarono la casa, e poi si +gettarono a traverso il paese innalzando il grido della rivolta. I +parenti e i partigiani dei Ben-Auda raccolsero in furia tutta la loro +gente e andarono incontro ai ribelli. I ribelli li dispersero e la +rivolta si propagò per tutto il Garb. Allora il Sultano mandò un +esercito; la ribellione, dopo una lotta accanita, fu domata; le teste +dei principali rivoltosi spenzolarono dalle mura di Fez e di Marocco; la +terra dei Beni-Malek venne divisa dalla provincia; la casa del +Governatore fu ricostrutta; e Sidi-Mohamed Ben-Auda, fratello +dell'ucciso, ospite dell'Ambasciata italiana, assunse il governo della +terra dei suoi padri. Una passeggera rivincita della disperazione sulla +tirannia, seguìta da una tirannia più dura: in questo fatto si riassume +la storia d'ogni provincia e di tutto l'Impero. E forse in quel tempo +era già predestinato un Ruqui anche per Sidi-Mohamed Ben-Auda. + + § § § § § + +Prima del tramonto del sole ci trovavamo tutti all'accampamento, ch'era +posto poco lontano da quel giardino, in un piano solitario, ai piedi +d'una piccola altura sulla quale si alzava una _Cuba_ fiancheggiata da +una palma. + +Appena arrivato l'Ambasciatore, fu portata la _mona_ e deposta come +sempre davanti alla sua tenda, in presenza dell'Intendente, del Caid, +dei soldati e dei servi. Mentre eran tutti occupati a far la solita +ripartizione, vidi, alzando gli occhi verso la cuba, un uomo di alta +statura e d'aspetto strano che scendeva a lunghi passi giù per la china +verso l'accampamento. Non c'era da dubitarne: era il romito, il santo, +che ci veniva a fare una scena. Non dissi nulla: aspettai. Invece di +entrare nell'accampamento, girò infuori, per giungere inaspettato +dinanzi alla tenda dell'Ambasciatore. S'avvicinò in punta di piedi. Era +una figura sepolcrale, coperta di cenci neri, che metteva schifo e +paura. Tutt'a un tratto spiccò la corsa, si cacciò in mezzo a noi, e +riconosciuto al vestito l'Ambasciatore, gli si scagliò contro urlando +come un ossesso. Ma ebbe appena il tempo d'urlare. Con una rapidità +fulminea, il Caid lo afferrò alla strozza e lo stramazzò furiosamente +in mezzo ai soldati, i quali in un batter d'occhio lo portarono fuori +del campo soffocando colle cappe la sua voce tonante. Il signor Morteo +si affrettò a tradurci le invettive di quel disgraziato:--Sterminiamoli +tutti questi maledetti cani di cristiani, che vanno dal Sultano, e fanno +tutto quello che vogliono, mentre noi moriamo di fame! + + § § § § § + +Poco dopo la presentazione della _mona_ obbligatoria, arrivarono +all'accampamento più di cinquanta servi arabi e neri, disposti in fila, +che portavano in grandi scatole rotonde, chiuse da altissimi coperchi +conici di paglia, ova, polli cotti, torte, dolci, arrosti, cuscussu, +insalate, confetti; tanta roba da saziare una tribù affamata. Era una +seconda _mona_, spontaneamente offerta all'Ambasciatore da +Sidi-Mohamed-Ben-Auda, forse per farsi perdonare il cipiglio minaccioso +della mattina. + + § § § § § + +I piatti non erano ancora messi in terra, che comparve il governatore +coi suoi cinque figli, tutti a cavallo, seguiti da uno stuolo di servi. + +L'Ambasciatore li ricevette nella sua tenda e conversò con loro per +mezzo dell'interprete. + +Che conversazione! Che gente! L'Ambasciatore domandò a uno dei figliuoli +se aveva mai inteso nominar l'Italia. Rispose che l'avea intesa +nominare _parecchie volte_. Uno di loro domandò quale dei due paesi, +l'Inghilterra e l'Italia, fosse più lontano dal Marocco. Domandarono +quanti cannoni abbiamo, come si chiama la nostra città capitale e in che +modo è vestito il nostro Re. Parlando, osservarono attentamente tutti e +sei il nodo delle nostre cravatte e le catenelle dei nostri orologi. +L'Ambasciatore rivolse al governatore alcune domande intorno +all'estensione e alla popolazione della sua terra. O che non sapesse +nulla, o che, secondo l'uso, non volesse dire quel che sapeva per timore +di qualche secondo fine misterioso, non ci fu modo di cavargli di bocca +una risposta soddisfacente.--La popolazione,--mi ricordo che disse--non +si può sapere esattamente quanta sia.--Ma press'a poco, gli fu +osservato.--Ma è anche difficile il saperlo presso a poco,--rispose. Poi +fecero a noi altre domande. V'è piaciuta la città d'Alkazar? Che ne dite +del paese? L'acqua è buona, non è vero? Stareste volentieri nel Marocco? +Perchè non avete condotte con voi le vostre donne? Quanti soldati può +avere ai suoi ordini il capitano dell'esercito che è con voi? Quanto è +grande il bastimento che comanda il capitano di marina? Facendo questi +discorsi, bevettero il tè, e dopo molti inchini e strette di mano ed +augurii, rimontarono a cavallo, diedero di sprone e disparvero. E dico +sempre pensatamente disparvero, invece di se ne andarono, come dico +apparire per giungere, perchè non vedendo mai da nessuna parte nè un +villaggio nè una casa, tutti coloro che arrivavano e partivano ci +facevano l'effetto di gente che uscisse di sotto terra e si dileguasse +nell'aria. + + § § § § § + +Quella, come tutte le altre giornate, fu chiusa da un tramonto splendido +e quieto, e da un desinare rumorosamente allegro. Ma la notte fu una +delle più agitate del viaggio. Forse perchè la terra dei Seffiàn +richiedeva che l'ambasciata fosse guardata con maggiore cautela che +altrove, le sentinelle notturne si tennero reciprocamente sveglie +cantando di quarto d'ora in quarto d'ora dei versetti del Corano. Una +intonava la preghiera, tutte le altre rispondevano in coro, ad alta +voce, accompagnate dai nitriti dei cavalli e dal latrato dei cani. +Appena addormentati, ci svegliammo e non ci riuscì più di chiuder +occhio. Per giunta, poco dopo la mezzanotte, in uno di quegli intervalli +di silenzio, tuonò improvvisamente in mezzo alla campagna una voce +squarciata e selvaggia che non tacque più fino all'alba. A momenti +s'avvicinava, a momenti si sentiva appena, poi tornava a risonare più +vicina, in tono di minaccia, di lamento, di disperazione, e prorompeva +di tratto in tratto in grida acutissime e in risa sgangherate, che +mettevan freddo nelle vene. Era il Santo che errava intorno +all'accampamento, chiamando sopra di noi la maledizione di Dio. La +mattina, quando uscimmo dalla tenda, era ancora ritto come uno spettro +davanti alla sua cuba solitaria, colorata di rosa dai primi raggi del +sole, e continuava a maledirci con voce roca, agitando le braccia +spossate al disopra del capo. + + § § § § § + +Io cercai il cuoco per dimandargli che cosa pensasse di quel +personaggio. Ma lo trovai tanto affaccendato, che non ebbi cuore di +scherzare. Stava facendo il caffè e aveva intorno una folla impaziente +che gli toglieva il respiro. Gli sguatteri gli parlavano arabo, il Ranni +siciliano, il calafato napoletano, Hamed spagnuolo, il signor Vincent +francese.--_Ma se i 'v capisso nen, facie da forca!_--gridava lui +disperato.--Ma questa è una Babilonia! Ma lasciatemi respirare! Volete +vedermi morto? _Oh che pais, mi povr'om! Tutti a parlo e nssun a l'è bon +a fesse capì!_ (Tutti parlano e nessuno è buono a farsi capire). + +Appena riebbe un po' di fiato gli accennai il Santo che continuava a +urlare, e gli domandai: + +--Ebbene, che cosa ne dite di quelle impertinenze? + +Alzò gli occhi verso la cuba, guardò fisso il Santo per qualche momento, +e poi facendo un atto di profondo disprezzo rispose con accento +piemontese: + +--_Guardo e passo!_ + +E rientrò maestosamente nella tenda. + + + + +KARIA-EL-ABBASSI + + +Levato l'accampamento, ci mettemmo in cammino nell'ordine solito, e fra +le grida e le fucilate dei duecento cavalieri del Ben-Auda, arrivammo +dopo due ore a un piccolo corso d'acqua che segna il confine della terra +dei Seffiàn. + +Nel momento che il portabandiera si voltava per dire:--Ecco il +fiume;--di dietro a un rialto di terreno della riva opposta uscì +improvvisamente una gran folla di cavalieri, in mezzo ai quali ci colpì +a primo aspetto la figura elegante e gentile del Governatore. + +Era Bu-Bekr-ben-el-Abbassi, governatore della provincia che si stende +fra la terra dei Seffiàn e il grande fiume Sebù. + +La scorta del Ben-Auda ci voltò le spalle e disparve; l'ambasciata +guadò il fiume e si trovò circondata dalla scorta nuova. + +Bu-Bekr-ben-el Abbassi strinse vivamente la mano all'ambasciatore, fece +un saluto amichevole al Ducali, suo antico compagno di scuola, e diede +il benvenuto a tutti gli altri con un gesto pieno di maestà e di grazia. + +Ci rimettemmo in cammino. + +Per un pezzo, nessuno di noi potè staccar gli occhi da quell'uomo. Era +il più simpatico governatore che avessimo incontrato fino allora. Di +statura mezzana, di forme snelle, bruno, aveva un occhio penetrante e +dolce, un bel naso aquilino e una folta barba nera; e sorridendo, +mostrava due file di denti bellissimi. Era tutto ravvolto in una cappa +fine e bianca come la neve, col cappuccio tirato sul turbante; e montava +un cavallo nero corvino, con tutta la bardatura color celeste. Doveva +essere un uomo generoso, amato e contento. E fu un inganno della mia +fantasia, o anche l'aspetto dei duecento cavalieri di Karia-el-Abbassi +rifletteva vagamente la gentilezza del Governatore. Mi parvero visi +aperti e pacati di gente che da molti anni godesse la grazia miracolosa +d'un governo umano. E quest'apparenza, e le capanne che cominciavano a +farsi più frequenti per la campagna, e il tempo sereno raffrescato da +un'arietta odorosa, mi diedero per qualche momento l'illusione che +quella provincia fosse un oasi di prosperità e di pace in mezzo al +miserando impero dei Sceriffi. + + § § § § § + +S'attraversò un villaggio, formato da due file di tende di pelo di +cammello[tn183], chiuse con canne e fascine: ogni tenda fiancheggiata da +un orticello cinto da una siepe di fichi d'India. Di là dalle tende +pascolavano vacche e cavalli; davanti, sulla nostra strada, v'era +qualche gruppo di bimbi mezzi nudi, accorsi per vederci; le donne e gli +uomini coperti di cenci, ci guardavano di dietro alle siepi. Nessuno ci +mostrò i pugni, nessuno ci maledì. Appena fummo fuori del villaggio, +tutti uscirono dalle loro capanne, e allora vedemmo una turba di qualche +centinaio di pezzenti neri, luridi, attoniti, che ci fecero l'effetto +della popolazione risuscitata d'un camposanto. Alcuni, correndo, ci +tennero dietro per un pezzo; altri disparvero dopo pochi momenti dietro +un rialto del terreno. + + § § § § § + +La configurazione del paese che percorrevamo, dava luogo a una mirabile +varietà d'effetti pittoreschi della scorta e della carovana. Era una +successione di valli profonde, parallele, formate da grandi onde di +terreno, tutte fiorite come giardini. Passando d'una valle in un'altra, +si perdeva di vista la scorta per qualche momento; poi si vedevano +spuntare sulla sommità dell'altura, dietro di noi, prima tutte le punte +dei fucili, poi i fez e i turbanti, poi i visi, e man mano le persone +intere e i cavalli, come se uscissero dal seno della terra. Arrivati +sopra un'altura vedevamo, voltandoci indietro, scorazzare quei duecento +cavalli giù nella valle piena di fumo e rimbombante di fucilate; e via +via su tutte le alture che ci eravam lasciate alle spalle, cavalli, +muli, servi, soldati, che apparivano un momento sulle sommità e +sparivano subito come se precipitassero in un burrone. Vista a traverso +tutte quelle valli, la carovana pareva interminabile e presentava +l'aspetto grandioso d'un esercito di spedizione o d'un popolo emigrante. + + § § § § § + +Arrivammo finalmente a un villaggio, Karia-el-Abbassi, formato dalla +casa del Governatore, e da un gruppo di capanne e di casupole +ombreggiate da qualche fico e da qualche olivo selvatico. + +Il Governatore ci offerse di riposare in casa sua: la carovana tirò +innanzi fino al luogo designato per l'accampamento. + +S'attraversarono due o tre cortiletti chiusi fra quattro muri nudi, e +s'entrò in un giardino, sul quale s'apriva la porta principale della +casa di Ben-el-Abbassi: una casetta bianca, senza finestre, silenziosa +come un convento. Il governatore era scomparso. Alcuni schiavi mulatti +ci fecero entrare in una piccola stanza a terreno, pure bianca, +senz'altra apertura che la porta principale, e una porticina in un +angolo. V'erano due alcove, tre materasse bianche stese sul pavimento a +musaico e qualche cuscino ricamato. Era la prima volta che riposavamo +fra quattro pareti dopo la nostra partenza da Tangeri! Ci sdraiammo +voluttuosamente nelle alcove e stemmo aspettando con viva curiosità la +continuazione dello spettacolo. + +Il Governatore ricomparve, ravvolto in un caic bianchissimo, che gli +scendeva dal turbante fino ai piedi. Lasciò le babbuccie gialle in un +canto e sedette, coi piedi nudi, sopra una materassa, in mezzo al Ducali +e all'Ambasciatore. Gli schiavi portarono vasi di latte e piatti di +dolci, ed egli stesso, Ben-el-Abbassi, fece il tè e lo versò in +bellissime tazzine di porcellana chinese, che il suo servo favorito, un +giovane mulatto dal viso rabescato, portò in giro ad una ad una. Non si +può dire la grazia e la dignità che aveva nell'aspetto e nei modi quel +governatore, probabilmente ignorantissimo, di poche migliaia d'arabi +attendati, che forse in tutta la sua vita non aveva avuto che fare con +cinquanta persone civili! Messo nel più aristocratico salotto d'Europa, +nessuno avrebbe avuto una sillaba a ridire sopra il menomo dei suoi +movimenti. Era pulito, lindo, odoroso come un'odalisca uscita dal bagno. +Ad ogni movimento che facesse, il caic rimosso lasciava trasparire qui +un po' di color di rosa, là un po' d'azzurro, qua un po' di ranciato, +tutti i colorini pomposi del vestimento nascosto, che mettevano una gran +voglia di strappargli il velo per vedere che meraviglie ci avesse sotto, +come fanno i bambini ai fantocci. Parlava con dolcezza, sorridendo e +guardandoci senza apparenza di curiosità, come se ci avesse visti il +giorno prima. Non era mai uscito dal Marocco, diceva che avrebbe visto +volentieri le nostre strade ferrate e i nostri grandi palazzi, e sapeva +che in Italia c'eran tre città che si chiamavano Genova, Roma e Venezia. +Mentre egli parlava, si aperse la porticina ch'era dietro a lui, e fece +capolino una bella ragazzetta mulatta di dieci o dodici anni, che volse +intorno rapidamente due grand'occhi spaventati e curiosi, e disparve. +Era una figliuola del governatore e d'una nera. Il governatore se +n'accorse e sorrise. Seguì un lungo intervallo di silenzio. In mezzo +alla stanza fumava l'aloè nei profumieri; davanti alla porta v'era un +drappello di schiavi attoniti; dietro agli schiavi s'alzava un gruppo di +palme; dietro le palme rideva il sereno purissimo del cielo d'Africa. +Tutt'a un tratto, non so come, rimasi profondamente stupito di trovarmi +in quel luogo e pensai a me stesso, seduto nella mia cameretta a Torino, +come a un'altra persona. Il Governatore, alzandosi, mi richiamò al +sentimento della realtà. Strinse la mano a tutti, infilò i piedi nelle +babbuccie, s'inchinò con bel garbo e disparve per la porticina.--Va a +portar notizie alla sua favorita--disse uno. Se potessi sentire quello +che gli domanda!--pensai--Come sono? Cosa sono? Come parlano? Che +vestiti hanno? Oh lasciameli vedere, amor mio, un momento solo, a +traverso le fessure della porta ed io ti colmerò di carezze!--E +probabilmente l'amante cortese cedette, e la bella misteriosa, spiandoci +all'uscita, esclamò:--Allà mi protegga! Che spaventose figure! + + § § § § § + +Andando all'accampamento, ch'era a un mezzo miglio dalla casa del +Governatore, sopra un altopiano coperto d'erba secca, ci sentimmo per la +prima volta scottar dal sole in maniera che ognuno di noi cominciò, come +dice della plebe milanese, ai tempi della peste, il Tadino, «a chiudere +li denti et inarcare le ciglia.» E non erano che gli otto di maggio! E +non eravamo ancora a cento miglia dalla costa del Mediterraneo! E ci +rimaneva da attraversare la grande pianura del Sebù! + +Nonostante il caldo, l'accampamento di Karia-el-Abbassi fu rallegrato, +verso sera, da un insolito concorso di gente. Da una parte una lunga +fila d'arabi, seduti in terra, assistevano alle cariche dei cavalieri +della scorta; dalla parte opposta altri arabi giuocavano alla palla; un +po' più lontano, un gruppo di donne imbacuccate nel loro rozzo caic ci +osservavano con stupore gesticolando fra loro; e frotte di bambini +scorazzavano tutt'intorno. Il popolo di Ben-el-Abbassi pareva veramente +meno selvaggio dei suoi[tn188] vicini del Garb. + +Il Biseo ed io ci avvicinammo ai giuocatori. Appena ci videro, smisero +di giuocare, si consultarono gli uni cogli altri e poi ricominciarono. +Erano quindici o venti, la maggior parte pezzi di giovani larghi, lunghi +e nerboruti, che non avevano altro addosso che una camicia stretta +intorno alla vita, e una specie di mantello di tela grossolana e +sudicia, rigirato intorno al corpo come un caic. Giocavano diversamente +da quelli che avevo visti a Tangeri. Uno con un colpo del piede buttava +la palla a una grande altezza; tutti gli altri facevano ad afferrarla in +aria quanto più in su fosse possibile, spiccando in direzione verticale +dei salti altissimi, come se si levassero a volo; e chi riusciva ad +afferrarla, la buttava in aria alla sua volta. Spesso, in quel serra +serra, uno dei più robusti, cadendo, travolgeva nella caduta alcuni +altri, i quali si trascinavan dietro i rimanenti, e allora rotolavano +per un lungo tratto tutti insieme intrecciati e confusi sgambettando e +ridendo, senza darsi pensiero al mondo di ciò che esponevano al sole. +Più d'uno, in quel rotolamento, lasciò intravvedere un pugnale ricurvo +legato alla cintura; altri una borsicina appesa al collo, che conteneva +probabilmente qualche versetto del Corano preservatore dalla tigna. Una +volta la palla cadde ai miei piedi. Mi venne un'idea. La raccolsi, la +misi sopra una palma aperta, vi feci su coll'altra mano due o tre gesti +di negromante e la ributtai. Per qualche momento nessuno dei giuocatori +osò riprenderla. Vi si avvicinarono, la guardarono, la toccarono col +piede in atto di diffidenza; e solo dopo avermi visto ridere e accennare +che era stato uno scherzo, il più ardito la raccolse e la rilanciò +ridendo ai suoi compagni. + +Intanto quasi tutti i ragazzi che scorazzavano qua e là ci s'erano +affollati intorno. Saranno stati una cinquantina, e di tutta la roba che +avevano addosso fra tutti non si sarebbe trovato un rigattiere che +offrisse cinquanta centesimi. Alcuni erano bellissimi, molti tignosi, la +maggior parte color caffè, alcuni così tra il verdastro e il +giallognolo, che parevano impastati di sostanze vegetali. Parecchi +avevano il codino alla chinese. Da principio ci stavano discosti una +decina di passi, guardandoci con sospetto, e scambiandosi, a bassa voce, +le proprie osservazioni. Poi, vedendo che non facevamo nessun atto +ostile, ci si avvicinarono a poco a poco fin quasi a toccarci e +cominciarono ad alzarsi in punta dei piedi, a chinarsi, a piegarsi di +qua e di là, per vederci bene da tutte le parti, come avrebbero fatto +intorno a due statue. E noi due immobili. Uno ci toccò una scarpa colla +punta del dito e ritirò subito la mano come se si fosse scottato; un +altro mi fiutò la manica. Eravamo circondati, sentivamo ogni sorta +d'odori esotici, ci pareva già che ci brulicasse addosso +qualchecosa.--Andiamo,--dissi al Biseo,--è tempo di liberarsi--Io ho un +mezzo infallibile,--rispose. Così dicendo tirò fuori bruscamente l'album +e la matita e fece l'atto di mettersi a copiare una di quelle faccie. In +un batter d'occhio si dispersero tutti come uno sciame d'uccelli. + +Poco dopo ci si avvicinarono alcune donne.--Oh miracolo!--si disse noi +altri.--Purchè non vengano a darci una pugnalata in nome di Maometto!--E +ci tenemmo sull'avviso. Erano invece povere malate, smunte, che avevano +appena la forza di reggersi in piedi e di tener su il braccio per +coprirsi il viso col caic; fra le quali una giovane, che gemeva da +metter compassione, non lasciando vedere che un occhio azzurro velato +dalle lagrime. Capii che cercavano il medico e accennai dove dovevano +andare. Una di esse, spiegando la parola col gesto, mi domandò se si +pagava. Risposi di no. Allora s'avviarono vacillando verso la tenda del +medico. Volli assistere al consulto.--Che cosa vi sentite?--domandò il +signor Miguerez, in arabo, alla prima che si presentò.--Un gran dolore +qui,--rispose, indicando una spalla.--Che cosa ci avete?--(Non ricordo +che cosa abbia risposto).--Bisogna ch'io ci veda,--disse il medico; +scopritevi un momento.--La donna non si mosse. Ecco il gran punto! Ho +una cosa qui, più sotto, più sopra, di qua, di là; ma nessuna, nemmeno +una vecchia nonagenaria, vuol lasciarsi vedere, e tutte pretendono che +il medico indovini.--Insomma, volete o non volete scoprirvi? ridomandò +il Miguerez.--La donna non si mosse.--Quand'è così, vediamo le altre.--E +interrogò le altre, mentre quella si allontanava tutta malinconica. Le +altre non avevano bisogno di scoprirsi; il medico distribuì loro delle +pillole e delle polveri, e le mandò con Dio. Povere creature! Nessuna +di loro toccava forse ancora i trent'anni, e la gioventù era già passata +per tutte, e col passare della gioventù, eran cominciate le fatiche +smodate, i trattamenti brutali e il disprezzo che rendono orribile la +vecchiaia della donna araba: strumento di piacere fino a vent'anni, +bestia da soma fino alla morte. + + § § § § § + +Il pranzo fu rallegrato da una visita di Ben-el-Abbassi, e la notte +funestata da una spaventosa invasione d'insetti. + +Già nelle ore calde della giornata, avevo pronosticato male dal +brulichìo straordinario che si vedeva fra l'erbe. Le formiche formavano +delle lunghissime strisce nere, gli scarabei c'erano a mucchi, le +cavallette fitte come le mosche; e con questi un gran numero d'altri +insetti, non visti mai negli altri accampamenti, che m'ispiravano +pochissima fiducia. Il capitano Di Boccard, intendente di Entomologia, +me ne faceva la nomenclatura. C'era, tra gli altri, la _cicindela +campestris_, trabocchetto vivente, che chiude colla grossa testa +l'apertura della sua tana, e fa sprofondare, abbassandosi, gl'insetti +incauti che vi passano sopra; il _Pheropsophus africanus_, che slancia +dall'ano, contro il nemico che l'insegue, un buffo di vapori corrosivi; +la _Meloe majalis_ che strascina a stento, come un'idropica, l'enorme +addome gonfio d'erba e d'ova; il _Carabus rugosus_, la _Pimelia +scabrosa_, la _Cetonia opaca_, il _Cossyphus Hoffmanseggi_, foglia +animata, di cui Vittor Hugo farebbe una descrizione fantastica da metter +freddo nelle ossa. Più un gran numero di lucertoloni, di ragnacci, di +centopiedi lunghi un palmo, di grilli cantaioli grossi come un pollice, +di cimici verdi larghe come un soldo, che andavano e venivano come se +s'apparecchiassero d'accordo comune a una qualche impresa guerresca. +Come se questo non bastasse, appena seduto a tavola, nel punto che +stendevo la mano per versarmi da bere, avevo visto far capolino dal mio +bicchiere una spropositata locusta, la quale, invece di volar via a un +mio gesto minaccioso, s'era messa a guardarmi con un'aria d'impertinenza +inaudita. E infine, per colmo di spavento, mentre ci alzavamo da tavola, +era comparso il servo Hamed, col viso di chi ha corso un grande +pericolo, e ci aveva messo sotto gli occhi, infilata in uno stecco, +nientemeno che una tarantola, una _lycosa tarentula_, il ragno +terribile, che _cuando pica á un hombre_, quando punge un uomo, diceva +lui, Allà ce ne guardi! il disgraziato comincia a ridere, a piangere, a +cantare e a ballare, e non c'è che una buona musica, ma buona! la musica +della banda del Sultano, che lo possa guarire. Ora immagini il lettore, +con che animo io sia andato a dormire. Nondimeno, i miei tre compagni +ed io eravamo già a letto da parecchi minuti, avevamo già spento il lume +e cessato di parlare, e nessuno sentiva nulla. Ma fu una gioia +passeggera. Tutt'a un tratto il Comandante balzò a sedere sul letto e +gridò:--Io mi sento popolato!--Allora anche noi cominciammo a sentir +qualche cosa. Per qualche tempo non furono che contatti furtivi, punture +timide, stuzzicamenti, piccole provocazioni di esploratori e di +sentinelle avanzate, alle quali si poteva non badare. Ma entrarono in +campo ben presto le grosse pattuglie e allora diventò necessaria una +vigorosa resistenza offensiva. La lotta fu feroce. Più ci dibattevamo, e +più gli assalitori raffittivano. Venivan dal capezzale, salivan dai +piedi, scendevano dall'alto della tenda. Pareva che eseguissero degli +assalti coordinati ad un vasto concetto strategico di qualche +insettaccio d'ingegno. Era evidentemente una guerra di religione. In +breve non fummo più capaci di resistere.--La luce!--gridò il +viceconsole. Saltammo tutti e quattro in terra, s'accese il lume, si +cominciò la strage. La soldataglia l'ammazzavamo senz'altro; i capi, i +pezzi grossi, classificati prima dal capitano e giudicati dal +comandante, erano messi sul rogo dal vice-console, ed io ne facevo +l'elogio funebre in prosa e in versi sciolti che saran pubblicati dopo +la mia morte. In poco tempo il terreno fu seminato d'ale, di zampe, di +gambe, di teste, i superstiti si dispersero, e noi, stanchi +dell'eccidio, dopo esserci nominati reciprocamente cavalieri di varii +ordini, rimettemmo la testa sul guanciale. Ma che chiasso! Che matta +allegria, benchè non fossimo più nessuno di primo pelo! Che risate che +venivano proprio d'in fondo e facevano bene all'anima e al corpo! + + § § § § § + +La mattina seguente, al levar del sole, il governatore Ben-el-Abbassi si +presentò all'ambasciatore per accompagnarlo fino ai confini della sua +provincia. + +Appena discesi dall'altopiano dell'accampamento, ci si spiegò dinanzi +agli occhi l'orizzonte immenso della pianura del Sebù. + +Questo fiume, uno dei più grandi del Magreb, scende dal fianco +occidentale della catena di montagne che si allunga dall'alto Atlante +verso lo stretto di Gibilterra, e con un corso di circa duecento +quaranta chilometri, ingrossato da molti affluenti, si va a versare, +descrivendo un grande arco, nell'Oceano atlantico, presso Mehedia, dove +l'ammontamento delle sabbie, comune alle foci di quasi tutti i fiumi +marocchini di quel versante, impedisce l'entrata ai bastimenti e produce +grandi innondazioni al tempo delle cresciute. La vallata di questo +fiume, che abbraccia, alla sua apertura, tutto lo spazio compreso fra +le due città di Laracce e di Salé, e tocca alla sua estremità superiore +l'alto bacino della Muluia (il grande fiume che segna il confine +orientale del Marocco), apre agli Europei, per il litorale e per Teza, +la via della città di Fez; comprende, oltre a Fez, la grande città di +Mechinez, terza capitale; raccoglie in sè tutta, si può dire, la vita +politica dell'Impero, ed è la sede principale della ricchezza e della +forza dei Sceriffi. Il Sebù, particolarità da notarsi, segna, dalla +parte del settentrione, il confine che i Sultani non oltrepassano mai +fuor che in caso di guerra, poichè rimangono a mezzogiorno del fiume le +tre città, Fez, Marocco e Mechinez, nelle quali essi soggiornano +alternativamente, e la doppia città di Salé-Rabatt, dove passano per +recarsi da Fez a Marocco. E fanno questo giro per non valicare la catena +dei monti che chiude a mezzogiorno la vallata del Sebù, il versante +della quale è abitato dalla tribù dei Zairi, di razza berbera mista, che +hanno fama d'essere, coi Beni-Mitir, i più turbolenti e i più indomiti +abitatori di quei monti. + +Dopo un'ora di cammino arrivammo al Sebù. + +Mi parve di vedere il Tevere nella Campagna romana. + +In quel punto era largo un centinaio di metri, color di mota, grosso, +rapido, incassato fra due rive altissime, quasi verticali, aride, ai +piedi delle quali si stendevano due zone di terreno fangoso. + +Due barconi antidiluviani, spinti a remi da una decina d'arabi, +s'avvicinavano alla nostra riva. + +Basterebbero quei barconi, quando non ci fosse altro, a far capire che +cos'è il Marocco. Da centinaia d'anni, sultani, pascià, carovane, +ambasciate passano il fiume su due carcasse di quella fatta, coi piedi +nell'acqua e nella mota, qualche volta con pericolo d'affondare; e +quando le carcasse, come segue spessissimo, sono bucate, carovane e +ambasciate e pascià e sultani aspettano che i barcaiuoli abbian turati i +buchi col fango, o in altro modo, qualche volta per due o tre ore, al +sole o sotto la pioggia; e da centinaia d'anni, cavalli, muli e +cammelli, per la mancanza d'un pezzo di tavola lungo due metri, +rischiano di rompersi le gambe, e se le rompono, saltando dalla sponda +nei barconi; e nessuno ha mai pensato a costrurre un ponte di barche, e +nessuno ha mai portato sulle sponde un pezzo di tavola lungo due metri, +e chi rimprovera a quella gente la mancanza dell'una e dell'altra cosa, +è guardato con un'aria di profondo stupore, come se li rimproverasse di +non aver fatto un prodigio. In molti luoghi si attraversano i fiumi +sopra barche di canne, e gli eserciti li passano per lo più sopra ponti +galleggianti, formati con otri rigonfi d'aria e coperti di rami e di +terra. + +Si smontò tutti da cavallo, e si discese per un sentiero ripido fino +alle barche. + +La prima barca facendo due o tre larghi giri per scansare le correnti e +i ringorghi, portò all'altra sponda tutti gli italiani. + +Di là assistemmo al passaggio dell'intera carovana. + +Che bel quadro! Me lo vedo ancora dinanzi nel momento della sua maggior +vivezza. Nel mezzo del fiume, scivola un barcone pieno di cammelli e di +mori d'una carovana mercantile, e un po' più oltre l'altro barcone che +porta i cavalli e i cavalieri della scorta di Fez, in mezzo ai quali +sventola la bandiera di Maometto e spicca il viso nero e il turbante di +mussolina del Caid. Di là dal fiume, in mezzo a una grande confusione di +cavalli, di mule, di servi, di casse, che ingombrano un lunghissimo +tratto di sponda, biancheggia la figura gentile del governatore +Ben-el-Abbassi, seduto sopra un rialto di terreno, in mezzo ai suoi +ufficiali, all'ombra del suo bel cavallo nero dalla sella color celeste. +Sull'alto della riva, che si mostra come il muro d'una fortezza, dietro +una lunga fila d'arabi della campagna, seduti sull'orlo colle gambe +spenzoloni, sono schierati i duecento cavalieri del Governatore, che +visti così in alto, sul fondo azzurro del cielo, presentano l'apparenza +di duecento giganti. Alcuni servi neri ignudi si tuffano e si rituffano +nell'acqua spruzzandosi e gridando. Parecchi arabi lavano i loro cenci +sulla sponda, all'uso moresco, ballonzolandovi sopra con movimenti di +marionetta. Altri attraversano il fiume a nuoto. Sul nostro capo passano +degli stormi di cicogne; lontano, sulla riva, s'alza una colonna di fumo +da un gruppo di tende di beduini; i barcaiuoli cantano una preghiera al +Profeta per la buona riuscita dell'impresa; le acque mandano scintille +d'oro, e Selam, ritto a dieci passi dinanzi a noi, col suo famoso +caffettano, fa su questo gran quadro barbaresco e festoso, la più +armoniosa macchietta rossa che possa immaginare un pittore. + +Il passaggio durò parecchie ore, e via via che passava, la carovana si +rimetteva in cammino. + +Quando gli ultimi cavalli furono sulla sponda sinistra, il governatore +Ben-el-Abbassi rimontò in sella e raggiunse i suoi soldati sull'alto +della riva opposta. + +Sul punto di partire, l'Ambasciatore e tutti noi alzammo la mano in +segno di saluto. + +La scorta di Karia-el-Abbassi rispose con una tempesta di fucilate e +disparve; ma per qualche momento vedemmo ancora in mezzo al fumo la +bella figura bianca del Governatore, ritta sulle staffe, col braccio +teso verso di noi in segno di buon augurio e d'addio. + +Accompagnati dalla sola scorta di Fez, c'innoltrammo nella terra dei +Beni-Hassen, tristamente famosa. + + + + +BENI-HASSEN + + +Per più d'un'ora, si camminò in mezzo a campi d'orzo altissimo, dai +quali usciva qua e là una tenda nera, una testa di cammello, un nuvolo +di fumo. Per i sentieri dove passavamo, correvano scorpioni, biscie e +lucertole. Il sole, in quel poco tempo, ci aveva infocate le selle per +modo che quasi non vi si poteva tener sopra la mano. La luce ci +offendeva gli occhi, il polverìo ci soffocava, tutti tacevano. La +pianura che ci si stendeva dinanzi come un oceano mi dava non so che +sgomento, come se la carovana dovesse camminare eternamente. Ma la +curiosità di veder da vicino quei fieri Beni-Hassen, di cui avevo tanto +inteso parlare, mi rianimava.--Che gente sono?--domandai a un +interprete.--Ladri e assassini--mi rispose;--faccie dell'altro mondo, +la peggior genìa del Marocco.--Ed io spiavo ansiosamente l'orizzonte. + +Le faccie dell'altro mondo non si fecero aspettare lungo tempo. + +Vedemmo lontano, davanti a noi, un gran nuvolo di polvere, e pochi +momenti dopo fummo circondati da una turba di trecento selvaggi a +cavallo, verdi, gialli, scarlatti, bianchi, violetti, cenciosi, +scarmigliati, ansanti, che pareva che venissero da una mischia. In mezzo +al fitto polverìo che ci avvolgeva, vedemmo il loro Governatore, un +gigante con lunghi capelli e gran barba nera, seguito da due +vicegovernatori canuti, armati tutti e tre di fucile, avvicinarsi +all'Ambasciatore, stringergli la mano e sparire. Subito dopo +cominciarono le cariche, gli urli e le fucilate. Parevano frenetici. +Sparavano fra le gambe delle nostre mule, sopra la nostra testa, rasente +le nostre spalle. Visti da lontano, dovevan sembrare una banda +d'assassini che ci assalisse. V'eran dei vecchi formidabili con lunghe +barbe bianche, ridotti a ossa e pelle; ma che parevan fatti per +resistere ai secoli. V'eran dei giovani con lunghissime ciocche di +capelli neri che ondeggiavano al vento come criniere. Molti avevano il +petto, le gambe e le braccia nude, turbanti in brandelli e cenci rossi +attorcigliati intorno al capo; caic laceri, selle disfatte, briglie di +corda, sciabolaccie e pugnali di forme strane. Le faccie poi!--È +assurdo,--diceva il comandante, facendo la caricatura di don +Abbondio,--è assurdo il supporre che questa gente possa fare il +sacrifizio di non ucciderci!--Ognuna di quelle faccie raccontava una +storia di sangue. Ci guardavano passando, colla coda dell'occhio, come +per nasconderci l'espressione del loro sguardo. Cento ci venivan dietro, +cento a destra, cento a sinistra, sparsi per i campi a grande distanza. +Questa guardia dai lati era nuova per noi; ma non tardò ad essere +giustificata. Più andavamo innanzi, più spesseggiavano le tende nella +campagna, fin che passammo in mezzo a veri villaggi circondati di fichi +d'India e d'aloé. Da tutte queste tende accorrevano arabi, vestiti d'una +semplice camicia, a gruppi, a piedi, a cavallo, in groppa agli asini, +due, persino tre sopra una sola cavalcatura; le donne coi bimbi appesi +alle spalle, i vecchi sostenuti dai ragazzi, tutti affannati, smaniosi +di vederci, e forse non di vederci soltanto. A poco a poco ci fu intorno +un popolo. Allora i soldati della scorta cominciarono a disperderli. Si +slanciarono al galoppo di qua e di là contro i gruppi più numerosi, +urlando, percotendo, rovesciando cavalcature e cavalcatori, tirandosi +dietro da ogni parte improperii e maledizioni. Ma i gruppi dispersi si +riannodavano e continuavano ad accompagnarci correndo. A traverso il +fumo e il polverìo, rotto dai lampi delle fucilate, vedevamo per quei +vastissimi campi, in lontananza, tende, cavalli, cammelli, armenti, +gruppi di aloé, colonne di fumo, frotte di gente rivolta verso di noi, +immobile, in atteggiamento di stupore. Eravamo finalmente arrivati in +una terra abitata! Esisteva dunque, non era una fiaba, questa benedetta +popolazione del Marocco! Dopo un'ora di passo accelerato, ci si trovò di +nuovo in una campagna solitaria, non accompagnati da altri che dalla +scorta; e fatto appena un altro miglio, svoltando intorno a una macchia +di fichi d'India, s'ebbe l'inaspettato e sempre vivissimo piacere di +veder sventolare la bandiera italiana in mezzo alla nostra piccola città +vagante, di cui s'alzavano in quel momento appunto le ultime case. + +L'accampamento era sulla sponda del Sebù, il quale descrive un +grand'arco dal punto dove l'avevano passato fino a quello dove eravamo +giunti. + +Una fitta catena di sentinelle a piedi, armate di fucile, si stendeva +tutt'intorno alle tende. + +Il paese era dunque pericoloso davvero. + +Se ne avessi ancora potuto dubitare, me ne avrebbero arcipersuaso le +notizie che raccolsi poi. + +I Beni-Hassen sono il popolo più turbolento, più audace, più manesco, +più ladro di tutta la vallata del Sebù. L'ultima loro prova fu una +rivolta sanguinosa scoppiata nell'estate del 1873, quando salì al trono +il Sultano regnante, la quale cominciò col saccheggio della casa del +Governatore, a cui rubarono perfino le donne. Il latrocinio è il loro +mestiere principale. Si raccolgono in bande, a cavallo, armati, e fanno +delle scorrerie di là dal Sebù o nelle altre terre vicine, rubando +quanto possono portare o trascinare, e ammazzando, per precauzione, +quanti incontrano. Sono disciplinati, hanno dei capi, degli statuti, dei +diritti riconosciuti, in un certo senso, persino dal Governo, il quale +si serve qualche volta di loro per riavere quello che gli è stato +rubato. Rubano per via d'imposte forzate. La gente depredata, invece di +sciupare il tempo in ricerche e in ricorsi, ricupera l'aver suo pagando +una somma convenuta al capo dei ladri. Per i ragazzi, specialmente, è +ammesso come cosa naturalissima che debbano tutti rubare. Se si pigliano +una palla nella schiena o si fanno spezzare il capo da una sassata, +peggio per loro; si sa che nessuno vuol lasciarsi rubare; e poi non c'è +rosa senza spine. I padri lo dicono ingenuamente: un figliuolo di otto +anni rende poco, uno di dodici anni assai di più, uno di sedici molto. +Ogni ladro ha il suo genere proprio: c'è il ladro di biade, il ladro di +bestie bovine, il ladro di cavalli, il ladro di mercato, il ladro di +_duar_[2], il ladro di strada. Ci sono persino i ladri che riscuotono +un'imposta fissa da tutte le donne che fanno derrata di sè, non rare +nemmeno fra quelle tribù vagabonde. Per le strade, assaltano +particolarmente gli Ebrei, ai quali è proibito di portar armi. Ma il +latrocinio più comune è quello a danno dei _duar_. In questo sono +artisti insuperabili, non solo fra i Beni-Hassen, ma in tutto il +Marocco. Vanno a rubare a cavallo, e la grand'arte consiste più nella +rapidità che nell'accortezza, più nel non lasciarsi raggiungere che nel +non lasciarsi vedere. Passano, afferrano e dispaiono, senza dar tempo +alla gente di riconoscerli. Son furti a volo, fulminei, giochi di +prestidigitazione equestre. Rubano pure a piedi e anche in questo son +maestri. S'introducono nei _duar_, nudi, perchè i cani non abbaiano agli +uomini nudi; insaponati da capo a piedi, per sguisciare dalle mani di +chi li afferri; con un fascio di fronde tra le braccia, perchè i +cavalli, pigliandoli per alberi, non si spaventino. I cavalli sono la +preda più ghiotta. Vi si attaccano al collo, stendono le gambe sotto il +ventre, e via come saette. La loro audacia è incredibile. Non c'è +accampamento di carovana, sia anche d'un pascià o d'un'ambasciata, dove +non penetrino, malgrado la più oculata sorveglianza. Strisciano, +guizzano, si schiacciano contro terra, coperti d'erba, di paglia, di +foglie, vestiti di pelli di montone, in apparenza d'accattoni, di +malati, di pazzi, di soldati, di santi. Rischian la vita per un pollo, +fanno dieci miglia per uno scudo. Giunsero persino a rubare dei +sacchetti di denaro sotto il capo ad ambasciatori che dormivano. E +appunto quella notte, malgrado la catena delle sentinelle, rubarono un +montone legato al letto del cuoco, il quale, accortosi la mattina del +furto, stette una mezz'ora immobile davanti alla tenda, colle braccia +incrociate, e lo sguardo fisso all'orizzonte, esclamando di tratto in +tratto:--_Ah! madona santa, che pais! che pais! che pais!_ + + § § § § § + +Ho nominato i _duar_: non si può parlare del Marocco senza descriverli, +e lo posso fare ampiamente con quello che vidi, e quello che ne seppi +dal signor Morteo, il quale ci vive in mezzo da vent'anni. + + § § § § § + +Questo signor Morteo, fra parentesi, è un singolare stampo d'uomo. +Genovese di nascita, ancora giovane, marito d'una bella inglese, padre +di due bambini vezzosissimi e ricco da poter vivere splendidamente in +qualunque città d'Europa, se ne sta invece, relegato volontario, a +Mazagan, piccola città posta sulla riva dell'Atlantico, a duecento +chilometri da Marocco, in mezzo agli arabi e ai mori, non occupato +d'altro che della sua famiglia e del suo commercio, non vedendo, per +mesi e mesi, la faccia d'un europeo, e non serbando col mondo civile +altra relazione che quella d'abbonato a due giornali illustrati. Di +tempo in tempo viene a fare un giro in Italia o in Francia, ma vi +s'annoia appena arrivato, e dai palchetti della Scala e del Grand-Opéra +sospira la sua casetta moresca bagnata dalle onde dell'oceano, i suoi +armenti, i suoi _duar_, la vita ignorata e tranquilla della sua seconda +patria affricana. In quel paese, dove, non è molto, un agente consolare +di Francia, preso da una malinconia disperata, diventò pazzo, e un altro +cercò di seppellirsi vivo nelle sabbie della marina; egli non ha mai +avuto un giorno di _spleen_. Parla l'arabo, mangia all'araba, vive tra +gli arabi, li studia, li ama, li difende; ha contratto qualcuno dei loro +difetti e parecchie delle loro buone qualità; non ha più d'europeo, +insomma, che la famiglia, il vestito e la pronuncia genovese. +Contuttociò, egli non avrebbe potuto mostrarsi più amabilmente italiano +di quel che fece dal primo all'ultimo giorno del viaggio. Interprete, +intendente, guida, compagno, riuscì caro ed utile a tutti, e nessuno +dissentì mai da lui che sopra un punto: noi auguravamo al Marocco la +civiltà; egli sosteneva che la civiltà avrebbe reso quel popolo due +volte più tristo e quattro volte più infelice; e bisogna confessare che, +sebbene avesse torto, s'era qualche volta tentati di dargli ragione. + + § § § § § + +Il _duar_ è formato ordinariamente da dieci, quindici o venti famiglie, +che per lo più son legate fra loro da un vincolo di parentela; e ogni +famiglia ha una tenda. Le tende sono disposte in due ordini paralleli, +distanti una trentina di passi l'uno dall'altro, in modo che formano nel +mezzo una specie di piazzetta rettangolare, aperta alle due estremità. +Queste tende sono quasi tutte eguali. Consistono in un gran pezzo di +stoffa nera o color di cioccolatte, tessuta con fibre di palme nane o +con pelo di capra e di cammello; la quale è sostenuta da due pali o due +grosse canne, unite insieme da una traversa di legno, che regge il +tetto. La loro forma è ancora quella delle abitazioni dei Numidi di +Giugurta, che il Sallustio paragonava a una nave rovesciata colla carena +in alto. Nell'inverno e nell'autunno, la tela è distesa fino a terra e +fissata per mezzo di corde a pioli, in maniera che non v'entri nè vento +nè acqua. In estate, è lasciata tutt'intorno una larga apertura per la +circolazione dell'aria, protetta da una piccola siepe di giunchi, di +canne o di rovi secchi. Con questo mezzo, le tende sono più fresche in +estate e meglio chiuse nella stagione piovosa, che le stesse case +moresche delle città, le quali non hanno nè usci nè vetrate. L'altezza +massima d'una tenda è di due metri e mezzo; la massima lunghezza di +dieci; quelle che superano questa misura appartengono a qualche sceicco +opulento, e son rare. Una parete di giunchi divide la casetta in due +parti: di qua dormono il padre e la madre, di là i figliuoli e il +rimanente della famiglia. Una o due stuoie di vimini, un cassone di +legno variopinto e arabescato, in cui tengono la roba; uno specchietto +rotondo di Trieste o di Venezia, un alto treppiedi di canna, che +ricoprono d'un caic, per lavarvisi sotto; due pietre per macinare il +grano, un telaio della forma di quei dei tempi d'Abramo, un rozzo lume +di latta, qualche vaso di terra, qualche pelle di capra, qualche piatto, +una rocca, una sella, un fucile, un pugnalaccio, sono tutta la +suppellettile d'una di queste case. In un angolo v'è una chioccia e una +covata di pulcini; davanti all'entrata un fornello, formato di due +mattoni; da un lato della tenda un piccolo orto; più in là alcuni fossi +rotondi, rivestiti di pietre o di cemento, nei quali conservano il +grano. In quasi tutti i grandi _duar_ v'è una tenda appartata dove sta +il maestro di scuola, al quale il _duar_ dà cinque lire il mese, oltre a +molte provvigioni di viveri. Tutti i ragazzi vanno là a ripetere +centomila volte gli stessi versetti del Corano, e a scriverli, quando li +sanno a mente, sopra una tavola di legno. La maggior parte, lasciando la +scuola prima di saper leggere, per andar a lavorare coi genitori, +dimenticano in breve tempo il poco che hanno imparato. I pochissimi che +hanno volontà e modo di studiare, continuano fino a vent'anni, per andar +poi a compiere gli studi in una città, e diventare _taleb_, che +significa scrivano o notaro, ed equivale a prete, poichè è una cosa +sola, presso i Maomettani, la legge religiosa e la civile. La vita che +si fa in questi _duar_ è semplicissima. All'alba, tutti si levano, +dicono le loro preghiere, mungono le vacche, fanno il burro, e bevono il +latte agro che ne rimane. Per bere si servono di gusci di conchiglie e +di patelle che comprano dalle popolazioni della costa. Poi gli uomini +vanno a lavorare alla campagna, e non tornan più che verso sera. Le +donne vanno a pigliar acqua e a cercar legna, macinano il grano, +tessono le rozze stoffe di cui si vestono esse e i loro uomini, fanno le +corde delle tende con fibre di palma nana, mandano da mangiare ai +mariti, e preparano il cuscussù per la sera. Il cuscussù è mescolato con +fave, zucche, cipolle e altri erbaggi; qualchevolta inzuccherato, pepato +e condito con sugo di carne; nei giorni di scialo, mangiato con carne. +Tornati gli uomini, cenano e per lo più, al tramonto del sole, vanno a +dormire. Qualche volta, dopo cena, un vecchio racconta una storia in +mezzo a una corona di parenti. Durante la notte il _duar_ rimane immerso +nel silenzio e nelle tenebre: solo qualche famiglia tiene davanti alla +tenda un lumicino acceso, che serve di richiamo ai viaggiatori +smarriti.--Il vestire degli uomini e delle donne non è che una camicia +di tela di cotone, una cappa e un caic grossolano. Le cappe e i caic non +li lavano che tre o quattro volte l'anno, in occasione delle feste +solenni, per cui son quasi sempre del colore della loro pelle o più +neri. La pulizia del corpo è più curata, poichè senza far le abluzioni +prescritte dal Corano, non potrebbero pregare. Le donne per di più si +lavano ogni mattina tutta la persona, nascondendosi sotto il treppiedi +coperto col caic. Ma lavorando come fanno, e dormendo come dormono, son +sempre sudici a un modo, benchè facciano uso, miracolo! del sapone. Nei +ritagli di tempo molti giocano alle carte, e quando non giocano, un gran +divertimento degli uomini è di stendersi supini in terra e di +sballottare i loro bambini; per i quali però si raffreddano via via che +diventan grandi, e così è dei figliuoli per loro. Molti di questi figli +del _duar_, giungono all'età di dieci o quattordici anni senz'aver mai +visto una casa, ed è curioso il sentir raccontar dai mori o dagli +europei delle città, che li prendono al proprio servizio, lo +sbalordimento che provano entrando per la prima volta in una stanza: +come palpano le pareti, come pestano il pavimento, con che viva emozione +s'affacciano alle finestre e ruzzolano giù per le scale.--Gli +avvenimenti principali, in questi villaggi erranti, sono i matrimoni. I +parenti e gli amici della sposa, con grande strepito di fucilate e di +grida la conducono, seduta sulla groppa d'un cammello, al _duar_ dello +sposo, ravvolta in una cappa bianca o turchina, tutta profumata, colle +unghie tinte di henné e le soppraciglia nere di sughero bruciato, e per +lo più ingrassata, per quell'occasione, con un erba particolare chiamata +_ebba_, di cui fanno grande uso le ragazze. Il _duar_ dello sposo, dal +canto suo, invita alla festa i _duar_ vicini, da cui accorrono spesso +cento o duecento uomini a cavallo, armati di fucile. La sposa scende +dal cammello dinanzi alla tenda del suo futuro marito, siede sopra una +sella infronzolita e infiorata, ed assiste alla festa. Mentre gli uomini +fanno il _giuoco della polvere_, le donne e le ragazze, disposte in +circolo davanti a lei, saltellano al suono d'un tamburo e d'un piffero, +intorno a un caic disteso in terra, nel quale ogni invitato, passando, +butta una moneta per gli sposi, e un banditore annunzia ad alta voce +l'offerta, facendo un buon augurio all'oblatore. Verso sera, il ballo +cessa, i fucili tacciono, tutti siedono in terra, vengon portati enormi +piatti di cuscussù, polli arrosto, montoni allo spiedo, tè, dolci, +frutta; e la cena si prolunga fino a mezzanotte. Il giorno seguente, la +sposa vestita di bianco, con una ciarpa rossa stretta intorno al viso, +che le nasconde la bocca, e il cappuccio tirato sul capo, accompagnata +dai parenti e dagli amici, va per i _duar_ vicini a raccoglier un'altra +volta denaro. E dopo questo, lo sposo ritorna ai campi, la sposa va alla +macina, e l'amore vola via. Quando uno muore, ripetono le danze. Il +parente più prossimo del defunto ne ricorda le virtù; gli altri, +affollati intorno a lui, danzano con gesti e atteggiamenti dolorosi, si +coprono di fango, si graffiano il viso, si stracciano i capelli; poi +lavano il cadavere, lo ravvolgono in una tela nuova, lo portano, sopra +una barella, al cimitero, e lo sepelliscono appoggiato sul lato destro, +col viso rivolto a oriente.--Questi sono i loro usi e i loro costumi, +per dire così, patenti; ma gl'intimi chi li conosce? Chi può seguire i +fili di cui s'ordisce la trama della vita d'un _duar_? Chi può sapere +come parla il primo amore, come s'intrica il pettegolezzo, in che strana +forma, con che strani accidenti si producano e lottino l'adulterio, la +gelosia, l'invidia; che virtù brillino, che sacrifizi si compiano, che +abbominevoli passioni imperversino fra quelle pareti di tela? Chi può +rintracciare l'origine delle loro favolose superstizioni? Chi può +chiarire quel bizzarro miscuglio di confuse tradizioni pagane e +cristiane: le croci segnate sulla pelle, la vaga credenza ai satiri di +cui trovano le orme forcute sulla terra, la bambola portata in trionfo +al primo spuntare del grano, il nome di Maria invocato in soccorso delle +partorienti, le danze circolari che rammentano i riti degli adoratori +del sole?--Una sola cosa loro è certa e manifesta: la miseria. Vivono +degli scarsi prodotti della terra mal coltivata, scemati ancora da +imposte gravissime e mutevoli, riscosse dal Sceicco, o capo del _duar_, +eletto da loro e direttamente sottoposto al Governatore della provincia. +Rimettono al Governo, in danaro o in natura, la decima parte del +raccolto, e una lira in media per ogni bestia. Pagano cento lire l'anno +per ogni tratto di terreno corrispondente al lavoro di due buoi. Fanno +al Sultano, nelle principali feste annuali, un regalo obbligatorio, che +equivale presso a poco a un'imposta di cinque lire per tenda. Sborsano +denaro o forniscon viveri, ad arbitrio dei governatori, quando passa il +Sultano, un pascià, un'ambasciata, un corpo di soldati. Oltre a ciò, +chiunque abbia denari è esposto alle estorsioni dei Governatori, non +velate, non scusate da alcun pretesto, ma sfacciatamente violente. Aver +fama di agiato è una sventura. Chi ha un piccolo peculio, lo sotterra, +spende di nascosto, finge la miseria e la fame. Nessuno accetta in +pagamento uno scudo annerito, anche se è certo che sia buono, perchè può +parer levato di sotto terra e mettere in sospetto chi dà la caccia ai +tesori. Quando un agiato muore, i parenti, per scongiurare la rapina, +offrono un regalo al Governatore. Offrono regali per chieder giustizia, +per prevenire le persecuzioni, per non esser ridotti a morir di fame. E +quando finalmente la fame li strazia e la disperazione li accieca, +disfan le tende, impugnano i fucili e lanciano il grido della rivolta. +Che succede allora? Il Sultano sguinzaglia tremila furie a cavallo a +seminare la morte nel paese ribelle. Questi tagliano teste, predano +armenti, ruban donne, incendiano messi, riducon la terra un deserto +coperto di cenere e di sangue, e ritornano ad annunziare alla reggia +che la ribellione è domata. Se poi la ribellione si allarga, e mandando +a vuoto le arti con cui il Governo tenta di smembrarne le forze, +disperde gli eserciti e riman padrona del campo, che vantaggio ne +ricava, fuorchè quei brevi giorni di libertà guerresca, che le costan +migliaia di vite? Eleggeranno un altro Sultano, e provocheranno una +guerra dinastica tra provincie e provincie, a cui terrà dietro un +dispotismo peggiore; ciò che da dieci secoli accade. + + § § § § § + +La mattina del 10 la carovana si mise in cammino, all'alba, accompagnata +dai trecento cavalieri dei Beni-Hassen e dal loro Governatore Abd-Allà, +_servo di Dio_. + +Per tutta quella mattina si continuò a camminare in pianura, in mezzo a +campi d'orzo, di grano e di saggina, interrotti da grandi spazi coperti +di finocchio selvatico e di fiori, e sparsi di gruppi d'alberi e di +tende nere, le quali di lontano presentavano l'aspetto di quei grandi +mucchi di carbone che si vedono tratto tratto per la maremma toscana. +Incontravamo più sovente che nei giorni innanzi, armenti, cavalli, +cammelli, brigatelle d'arabi. Lontano, dinanzi a noi, si stendeva una +catena di monti d'un color cenerino delicatissimo, e a mezza distanza, +fra i monti e la carovana, biancheggiavano due _cube_, la prima +illuminata dal sole, la seconda, visibile appena. Erano le cube di +Sidi-Ghedar e di Sidi-Hassem, fra le quali passa il confine della terra +dei Beni-Hassen. Presso alla cuba più lontana si doveva piantare quel +giorno l'accampamento. + +Molto prima però di giungere al confine, il Governatore Sidi-Abd-Allà, +che fin dal momento della partenza pareva pensieroso e irrequieto, si +avvicinò all'Ambasciatore e fece cenno di voler parlare. + +Mohamed Ducali accorse. + +--L'Ambasciatore d'Italia mi perdonerà--disse il fiero Governatore--se +io oso domandargli il permesso di tornar indietro colla mia scorta. + +L'ambasciatore domandò perchè. + +--Perchè,--rispose Sidi-Abd-Allà corrugando i suoi grandi sopraccigli +neri,--la mia casa non è sicura. + +Nientemeno! pensammo noi. A due miglia di distanza! Che delizia di +mestiere ha da essere quello di governare i Beni-Hassen! + +L'Ambasciatore acconsentì; Sidi-Abd-Allà gli prese la mano e se la +strinse sul petto con una energica espressione di gratitudine. Ciò +fatto, voltò il cavallo, e quella turba variopinta, cenciosa, terribile, +slanciati i cavalli a briglia sciolta, in pochi momenti non fu più che +un nuvolo di polvere all'orizzonte. + + + NOTE: + + [2] Si chiama _duar_ un accampamento d'arabi. + + + + +SIDI-HASSEM + + +La provincia dove stava per entrare la carovana, era una specie di +colonia, divisa in poderi fra un gran numero di famiglie di soldati, in +ognuna delle quali il servizio militare è obbligatorio per tutti i figli +maschi; anzi ogni figliuolo nasce, per così dire, soldato, serve, come +può, fin dall'infanzia, e riceve una paga fissa prima di essere in grado +di maneggiare il fucile. Di più queste famiglie militari vanno esenti +dalle imposte, e la loro proprietà è inalienabile fin che esiste la +progenitura mascolina. Costituiscono perciò una milizia regolare, +disciplinata e fedele, colla quale il governo può tranquillamente +_divorare_, giusta l'espressione del paese, una qualunque provincia +ribelle senza temere che gli ciurli nel manico; e si potrebbe dire una +milizia d'esattori, che rende al governo assai più di quello che gli +costa, poichè nel Marocco l'esercito serve specialmente alle finanze, e +l'ordigno principale della macchina amministrativa è la spada. + +Appena oltrepassato il confine dei Beni-Hassen, si vide lontano uno +stormo di cavalieri che venivano di galoppo verso di noi, preceduti da +una bandiera verde. + +Cosa insolita, erano schierati in due lunghissime linee, l'una dietro +l'altra, cogli uffiziali dinanzi. + +A venti passi da noi, si arrestarono bruscamente tutti in un punto. + +Il loro comandante, un grosso vecchio dalla barba bianca, d'aspetto +benevolo, con un turbante altissimo, porse la mano all'ambasciatore +dicendo:--Siate il benvenuto! Siate il benvenuto!--e quindi a +noi:--Benvenuti! Benvenuti! Benvenuti! + +Ci rimettemmo in cammino. + +I nuovi cavalieri erano molto diversi dai Beni-Hassen. Avevano i vestiti +più puliti e le armi più lucide; quasi tutti gli stivali gialli, +ricamati di filo rosso; le sciabole col manico di corno di rinoceronte, +le cappe turchine, i caffettani bianchi, le cinture verdi. Molti eran +vecchi, ma di quei vecchi pietrificati, per i quali pare che sia +cominciata l'eternità; parecchi giovanissimi; due, fra gli altri, non +più che decenni, belli, pieni di vita, che ci guardavano con un'aria +sorridente come per dire:--Via, non siete poi quelle faccie patibolari +che c'eravamo figurate!--V'era un vecchio nero di tale statura, che, +stendendo le gambe fuori dalle staffe, avrebbe quasi toccato terra coi +piedi. Uno degli uffiziali aveva le calze. + +Dopo mezz'ora di cammino, incontrammo un altro drappello, colla bandiera +rossa, comandato pure da un vecchio caid, che s'unì al primo; e via via, +andando innanzi, altri gruppi di quattro, otto, quindici cavalieri, +ognuno colla bandiera, che vennero tutti a ingrossare la scorta. + +Quando la scorta fu completa, cominciarono le solite cariche. + +Si vedeva ch'eran soldati regolari: si raggruppavano e si scioglievano +con più ordine di tutti quelli che avevamo visti fino allora. Facevano +un nuovo gioco. Uno si slanciava innanzi a briglia sciolta; un altro +dietro subito ventre a terra. A un tratto il primo si rizzava sulle +staffe, si voltava indietro con tutto il busto e sparava il fucile nel +petto a quello che l'inseguiva, il quale, nello stesso punto, scaricava +una fucilata a lui contro il fianco, in modo che se si fossero tirati a +palla, sarebbero tutti e due precipitati di sella morti nello stesso +momento. A uno, andando di carriera, il cavallo gli cadde sotto, e lo +sbalzò al di sopra della sua testa ad una tale distanza, che per un +momento credemmo che si fosse ammazzato. Quello invece, in un batter +d'occhio, risaltò in sella e tornò alla carica più indiavolato di prima. +Ognuno lanciava il suo grido.--Guardatevi! Guardatevi!--Siate tutti +testimoni!--Son io!--Ecco la morte!--Meschino me! (uno a cui era mancato +il colpo)--Largo al barbiere!--(Era il barbiere dei soldati)--E un altro +gettò questo curioso grido:--_Alla mia dipinta!_--che fece ridere tutti +i suoi compagni. Gl'interpreti ci spiegarono che voleva dire: alla mia +amante che è bella come se fosse dipinta; cosa strana per gente che non +solo ha in orrore la pittura di figura, ma non ne ha neppure un'idea +chiara. I due ragazzi fecero una carica insieme gridando:--Largo ai +fratelli!--e spararono in terra curvando la testa fin quasi a toccare la +sella. + +Così arrivammo in vicinanza della _cuba_ di Sidi-Hassem, dove si doveva +piantare il campo. + + § § § § § + +Povero Hamed-Ben Kasen Buhamei! Finora io non ne ho parlato che di volo; +ma ricordandomi che quella mattina lo vidi, lui generale dell'esercito +dei Sceriffi, aiutare i servi a piantare i piuoli della tenda +dell'Ambasciatore, sento il bisogno di esprimergli la mia ammirazione e +la mia gratitudine. Che buona pasta di generale! Dal giorno della +partenza egli non aveva ancor fatto bastonare nè un soldato nè un servo; +non s'era mai mostrato un minuto di cattivo umore; era sempre stato il +primo ad uscir dalla tenda e l'ultimo a andar a dormire; non aveva mai +lasciato trapelare, nemmeno agli occhi più indagatori, che il suo +stipendio di quaranta lire il mese gli paresse un po' scarso; non aveva +ombra d'albagia; ci aiutava a montare a cavallo, s'assicurava che le +nostre selle fossero salde, dava una legnata, passando, alle nostre mule +restie; era sempre pronto a tutto e per tutti; si riposava, accovacciato +come un umile mulattiere, accanto alle nostre tende; ci sorrideva ogni +volta che ci vedeva sorridere; ci offriva del cuscussù; balzava in +piedi, a un cenno dell'ambasciatore, come un fantoccio a molla; faceva +la sua preghiera, da buon mussulmano, cinque volte il giorno; contava le +uova della _muna_, presiedeva allo sgozzamento dei montoni, guardava +l'album dei pittori senza dar segno di scandalo; infine era l'uomo più +_ad hoc_, io credo, che sua Maestà Imperiale potesse scegliere per +quella missione in mezzo alla folla dei suoi scalzi generali. Hamed +Ben-Kasen rammentava sovente, con alterezza, che suo padre era stato +generale nella guerra contro la Spagna, e parlava qualche volta dei +propri figli, che stavano colla madre a Mechinez, sua città natale.--Son +tre mesi,--disse un giorno sospirando,--che non li vedo!--Forse voleva +dire:--che non _la_ vedo;--ma disse _li_ per pudore. + + § § § § § + +Quel giorno, dopo aver assistito alla presentazione della _muna_, fra +cui v'era un piatto spropositato di cuscussù, portato a stento da cinque +arabi, ci rifugiammo, come sempre, sotto la tenda, a godervi i soliti +quaranta gradi centigradi che duravano fino alle quattro dopo +mezzogiorno; nel qual tempo l'accampamento rimaneva immerso in un +profondo silenzio. Alle quattro, la vita si ridestava. I pittori +mettevano mano ai pennelli, il medico riceveva i malati, uno andava a +bagnarsi, un altro a tirare al bersaglio, chi a caccia, chi a passeggio, +chi a visitare un amico sotto la tenda, chi ad assistere alle cariche +della scorta, chi a vedere il cuoco alle prese coll'Affrica, chi a +visitare i _duar_ vicini, e così ognuno, a tavola, aveva qualcosa da +raccontare, e la conversazione scoppiettava come un fuoco d'artifizio. + + § § § § § + +Quella sera, al tramonto del sole, andai col comandante a vedere i +soldati della scorta che facevano le cariche in un vasto prato vicino +all'accampamento. + +C'era un centinaio d'arabi, seduti in una sola fila sulla sponda d'un +fosso, che guardavano. + +Appena ci videro, prima alcuni, poi cinquanta, poi tutti, si levarono da +sedere e a poco a poco si vennero ad affollare dietro di noi. + +Noi fingemmo di non vederli. + +Per qualche momento, nessuno fiatò; poi cominciò uno a dir un non so +cosa, che li fece ridere tutti. Dopo quello, parlò un altro, e poi un +terzo, e via via, e ad ogni parola, tutti ridevano. Evidentemente +ridevano di noi, e non tardammo ad accorgerci che le osservazioni e le +risate corrispondevano per l'appunto ai nostri movimenti e a certe +inflessioni della nostra voce. La cosa era naturalissima: ci trovavano +ridicoli. Ma che cosa dicevano? Questa era la nostra grande curiosità. +Passò in quel momento il signor Morteo, lo chiamai con un cenno furtivo, +e lo pregai di star coll'orecchio teso, senza farsi scorgere, e di +tradurmi letteralmente le canzonature di que' furfanti. Mi servì a +meraviglia. + +Uno fece subito un'osservazione che, al solito, provocò una risata. + +--Dice--tradusse il Morteo--che non sa capire a che cosa serva la falda +di dietro del nostro vestito, a meno che non sia fatta per nascondere la +coda.... + +Un momento dopo, un'altra osservazione, un'altra risata. + +--Dice che la divisa dei capelli che lei ha sulla nuca è la strada dove +i pidocchi fanno il _lab el barod_. + +Una terza osservazione, un terzo scoppio di risa. + +--Dice che son curiosi questi cristiani, che per l'ambizione di parere +alti di statura, si mettono un vaso sulla testa e due puntelli sotto le +calcagna.... + +In quel punto un cane dell' accampamento venne a accovacciarsi ai nostri +piedi. + +Una quarta osservazione, e questa volta una risata sgangherata. + +--Questa è forte!--disse il Morteo.--Dice che questo cane è venuto ad +accovacciarsi vicino agli altri cani.... Ora li accomodo io. + +Così dicendo, si voltò indietro bruscamente e disse qualche parola araba +in tuono di minaccia. + +Fu un colpo di fulmine. In un momento non se ne vide più uno. + +Ma, povera gente, siamo giusti! Lasciando da parte le cariche dei +pidocchi e la fratellanza coi cani, non avevan ragione di pensare di noi +quello che pensavamo noi stessi, paragonandoci con loro? Dieci volte il +giorno, mentre ci scorazzavano intorno quei superbi cavalieri, ci +dicevamo gli uni agli altri:--Sì, siamo civili, siamo i rappresentanti +d'una grande nazione, abbiamo più scienza nella testa, noi dieci, che +non ce ne sia in tutto l'Impero dei Sceriffi; ma piantati su queste +mule, vestiti di questi panni, con questi colori, con questi cappelli, +in mezzo a loro, per dio, siamo brutti! Ah! quant'era vero! L'ultimo di +quegli straccioni a cavallo era più gentile, più maestoso, più degno +dello sguardo d'una donna, che tutti, messi in un fascio, i bellimbusti +d'Europa. + + § § § § § + +A tavola, quella sera, ci fu un'altra scenetta curiosa. + +Vennero a visitare l'Ambasciatore e sedettero accanto a lui, i due più +vecchi Caid della scorta. + +L'Ambasciatore domandò loro:--Avete mai inteso nominare l'Italia? + +Tutti e due insieme, accennando vivamente di no colla mano, risposero +col tuono di chi si affretta a dissipare un sospetto:--Mai! mai! + +Allora l'Ambasciatore, colla pazienza d'un maestro, diede loro alcune +nozioni geografiche e politiche intorno al nostro misterioso paese. + +Stettero a sentire cogli occhi spalancati e la bocca aperta come due +bambini. + +--E quanta popolazione ha il vostro paese? domandò uno. + +--Venticinque milioni,--rispose l'Ambasciatore. + +Fecero un atto di meraviglia. + +--E il Marocco,--domandò l'altro--quanti milioni ha? + +--Quattro,--rispose l'Ambasciatore per tastare il terreno. + +--Quattro soltanto!--esclamarono ingenuamente, guardandosi. + +Quei due bravi generali non sapevano del Marocco più che dell'Italia, e +forse neanche più della loro provincia che del Marocco. Ma prima +d'andarsene, ne dissero un'altra assai più comica. + +Il signor Morteo mostrò loro una fotografia della sua signora, +dicendo:--Vi presento mia moglie. + +La guardarono e la riguardarono con compiacenza e poi domandarono tutti +e due ad una voce:--E le altre? + +O non sapevano, o piuttosto non si rammentavano in quel momento che i +Cristiani,--infelici,--non possono averne che una. + + § § § § § + +Quella notte non ci fu verso di dormire. Chiocciavano le galline, +latravano i cani, belavano i montoni, nitrivano i cavalli, cantavano le +sentinelle, tintinnavano le campanelle dei venditori d'acqua, +disputavano i soldati sulla ripartizione della _muna_, incespicavano i +servi nelle cordicelle della tenda: l'accampamento pareva un mercato. Ma +non v'erano più che quattro giorni di viaggio e noi avevamo una parola +magica che ci consolava di tutto:--Fez! + + + + +ZEGUTA + + +Si partì per Zeguta, di buon mattino, tutti rallegrati dal pensiero che +quel giorno si sarebbero viste da lontano le montagne di Fez. Spirava un +fresco d'autunno, e una leggera nebbia velava la campagna. Una folla +d'arabi imbacuccati nelle cappe ci facevano ala all'uscita +dell'accampamento; i soldati della scorta, tutti infreddoliti, ci +seguivano stretti in un gruppo; i bambini dei _duar_ ci guardavano cogli +occhi pieni di sonno di dietro alle siepi e alle tende. Ma dopo pochi +minuti brillò il sole, i curiosi accorsero, i cavalieri si +sparpagliarono, l'aria risuonò di fucilate e di grida, tutto pigliò +colore, anima e luce, e immediatamente, come suol accadere in quei +paesi, succedette al fresco autunnale l'ardore dell'estate. + +Fra i miei appunti di quella mattina ne trovo uno che dice +laconicamente:--Cavallette. Saggio d'eloquenza di Selam.--Mi ricordo, +infatti, d'aver visto un campo che da lontano pareva che si movesse, e +quest'apparenza era prodotta da un grandissimo numero di cavallette +verdi che s'avanzavano saltellando verso di noi. Selam, che in quel +momento cavalcava al mio fianco, mi fece una descrizione ammirabilmente +pittoresca delle invasioni di quegl'insetti formidabili, ed io la +ricordo ancora parola per parola; ma come rendere l'effetto del suo +gesto, del suo sguardo, della sua voce, che esprimevano assai più delle +parole?--È uno spavento, signore! Vengon di là (e accennava a +mezzogiorno). È una nuvola nera. Si sente il rumore da lontano. +S'avanzano, s'avanzano, ed hanno il loro Sultano, il Sultano Ieraad, che +le guida. Coprono strade, campi, case, _duar_, boschi. La nuvola cresce, +cresce, va, va, va, rode, rode, rode, passa fiumi, passa fossi, passa +muri, passa fuoco; distrugge erbe, fiori, foglie, frutti, grano, scorze +d'alberi, e va va. Nessuno la ferma, non le tribù colle fiamme, non il +Sultano con tutto l'esercito, non tutto il popolo del Marocco riunito +insieme. Mucchi di cavallette morte? Avanti le cavallette vive. Muoion +dieci? Nascon cento. Muoion cento? Nascon mille. Vedute a Tangeri. +Strade, coperte; giardini, coperti; riva del mare, coperta; mare, +coperto; tutto verde, tutto in moto, vive, morte, marcie, puzzo, peste, +carestia, maledizione del cielo!--Così infatti accade. Il fetore che +emana dalle miriadi di cavallette morte produce qualchevolta delle +febbri contagiose, e, per citare un esempio, la peste spaventosa che +spopolò nel 1799 le città e le campagne della Barberia, scoppiò dopo una +delle loro più grandi invasioni. Quando si presenta l'avanguardia +dell'esercito devastatore, gli arabi le movono incontro, in frotte di +quattro o cinquecento insieme con bastoni e con fuoco; ma non riescono +che a farle deviare per poco dal loro cammino, e segue spesso che una +tribù cacciandole verso le terre d'una tribù vicina, la guerra alle +cavallette si cangia in guerra civile. La sola forza che può liberare il +paese da questo flagello, è un vento favorevole che le spinga nel mare, +dove s'annegano, e vengon poi, per parecchi giorni, rigettate a mucchi +sulle coste; e il solo conforto che rimanga agli abitanti quando il +vento favorevole non soffia, è di mangiare, come fanno, le loro nemiche, +prima che abbian deposte le uova, bollite e condite con sale, pepe ed +aceto. Hanno un sapore di granchiolino di mare e se ne possono mangiare +fino a quattrocento in un giorno. + +A due miglia circa dall'accampamento, raggiungemmo una parte della +carovana che portava a Fez i regali di Vittorio Emmanuele. Erano +cammelli uniti a coppie, l'uno dietro l'altro, con due lunghissime +sbarre sospese alla groppa, sulle quali posavano le casse. Li +accompagnavano alcuni arabi a piedi e qualche soldato a cavallo. Alla +testa della carovana v'era un carro tirato da due buoi: il primo carro +che vedevamo nel Marocco! stato fatto apposta a Laracce sul modello, +credo, dei primi veicoli apparsi sulla superficie della terra: tozzo, +pesante, deforme, colle ruote d'un sol pezzo, senza raggi; il più strano +e più ridicolo arnese che si possa immaginare. Ma per gli abitanti dei +_duar_, i più dei quali non avevan forse mai visto un carro, era una +meraviglia. Da tutte le parti accorrevano a vederlo, se lo accennavano +gli uni agli altri, lo seguivano, lo precedevano, ne parlavano con gesti +concitati. Persino le nostre mule, non abituate alla vista di +quell'oggetto, passandovi accanto, davan segni di sorpresa e o si +piantavano in quattro o facevano una giravolta. Selam stesso lo guardava +con una certa compiacenza, come dicendo tra sè:--È stato fatto nel +nostro paese!--Ed era compatibile, poichè in tutto il Marocco non esiste +forse un maggior numero di carri che di pianoforti; i quali, se è +giusta l'asserzione d'un console francese, non passano la dozzina; e +oltre a questo, pare che vi sia in quel paese un'antipatia nazionale +contro ogni specie di veicoli. Le autorità di Tangeri, per esempio, +proibirono al principe Federico d'Assia Darmstadt, che fu in quella +città nel 1839, di uscire in carrozza. Il principe scrisse al Sultano +offerendosi di fare lastricare a proprie spese le strade principali, +purchè gli permettesse quello che le autorità gli negavano.--Lo +permetto,--rispose il Sultano,--e di buon grado; ma ad un patto: che le +carrozze sian senza ruote, perchè, come protettore dei fedeli, non posso +lasciare i miei sudditi esposti al pericolo d'essere schiacciati da un +cristiano.--E il principe, per mettere la cosa in ridicolo, si valse del +permesso ed osservò il patto, e v'è ancora a Tangeri chi si ricorda +d'averlo visto attraversare la città in una carrozza senza ruote, +sospesa alla groppa di due mule. + + § § § § § + +Finalmente s'arrivò a quelle benedette colline a cui si pensava da tre +giorni con desiderio impaziente. Dopo una lunga salita, s'infilò una +gola strettissima, chiamata in arabo Beb Tinca, dove bisognò passare ad +uno ad uno, e si riuscì sopra una bella valle fiorita e solitaria in cui +la carovana discese festosamente, empiendo l'aria di canti e di grida. + +In fondo alla valle s'incontrò un'altra scorta del territorio delle +colonie militari, la quale diede il cambio alla prima. + +Erano cento cavalieri, tra i quali dei vecchissimi e dei giovanissimi, +neri e capelluti; alcuni su cavalli stupendi, bardati con insolita +pompa. Il caid, Abù-ben-Gileli, era un vecchio tarchiato, d'aspetto +severo, di modi recisi, del quale e dei suoi soldati, si sarebbe potuto +dire quello che diceva Don Abbondio dell'Innominato e dei bravi:--Per +tenere a segno quelle faccie lì, non ci vuol meno di questa faccia qui; +lo capisco anch'io.--Senza un riguardo al mondo per il grano e per +l'orzo maturo ch'era dai due lati della strada, i soldati lanciarono i +cavalli al galoppo di qua e di là, e cominciarono le solite cariche a +due, a cinque, a dieci insieme, buttando i fucili in aria, rovesciandosi +in dietro, a destra, a sinistra, contorcendosi sulla sella in mille +maniere e urlando come anime dannate. Uno, fra gli altri, faceva il +molinello col fucile con una rapidità che quasi l'arma non si vedeva. Un +altro, passando, gridò con voce tonante:--Ecco il fulmine!--Un terzo, +essendogli deviato il cavallo, mancò un pelo che non c'investisse e ci +buttasse tutti in terra a gambe levate. + +A una cert'ora l'Ambasciatore e il capitano, accompagnati da +Hamed-ben-Kasen e da alcuni soldati, si staccarono dalla carovana per +andar a far l'ascensione d'un monte, chiamato Selfat, poche miglia +lontano; e noi seguitammo senza di loro il cammino prestabilito. + +Pochi minuti dopo seguì un caso che non mi uscirà mai più, credo, dalla +memoria. + +Veniva verso di noi un ragazzo di sedici o diciott'anni, arabo, mezzo +nudo, che mandava innanzi, con un grosso bastone, due buoi +recalcitranti. + +Il caid Abù-ben-Gileli arrestò il cavallo, e lo chiamò. + +Si seppe dopo che quel ragazzo doveva andare ad attaccare i due buoi al +carro che avevamo visto poco prima, ed era in ritardo di qualche ora. + +Il poveretto, tutto tremante, si presentò al caid. + +Questo gli fece non so che domande, a cui il ragazzo rispose balbettando +e facendosi smorto come un cadavere. + +Allora il caid si voltò verso i soldati e disse freddamente:--Cinquanta +bastonate. + +Tre robusti soldati saltarono giù da cavallo. + +Il povero ragazzo, senza aspettare che lo afferrassero, senza profferire +una parola, senza nemmeno alzare lo sguardo in viso al suo giudice, si +buttò bocconi in terra, secondo l'uso, colle gambe e le braccia distese. + +Tutto questo accadde, si può dire, in un batter d'occhio. Il bastone non +era ancora in aria che già il comandante ed altri s'eran cacciati in +mezzo e avevano fatto dire al caid che non potevano permettere quel +brutale castigo. + +Il caid chinò la testa. + +Il ragazzo s'alzò pallido, convulso, guardando con un'espressione di +meraviglia e di spavento i suoi liberatori e il caid. + +--Va,--gli disse l'interprete,--sei libero! + +--Ah!--gridò con un accento inesprimibile,--e disparve. + +Noi ci rimettemmo in cammino. + +L'ho da dire? Ho visto uccidere un uomo, ma non provai un sentimento +così profondo d'orrore come quello che m'assalì alla vista di quel +ragazzo seminudo disteso in terra per ricevere cinquanta bastonate. E +dopo l'orrore, mi salì il sangue al capo dall'indignazione e vituperai +nel mio cuore il Caid, il Sultano, il Marocco, la barbarie colle parole +più fulminanti del linguaggio umano. Ma è proprio vero che bisogna +sempre aspettare i secondi pensieri.--Ma e noi,--pensai qualche momento +dopo;--quanti anni sono che abbiamo abolito il bastone? E quanto tempo è +che s'è abolito in Austria? E in Prussia? E negli altri Stati +d'Europa?--Questa riflessione mi fece cadere lo sdegno dal cuore e non +mi lasciò che un sentimento d'amarezza. Per chi poi desiderasse di +sapere in che modo si bastona al Marocco, basterà dire che qualche +volta, terminata l'operazione, si porta la vittima al cimitero. + + § § § § § + +Di là fino a Zeguta la carovana passò di collina in collina, di valle in +valle, sempre tra campi di grano e d'orzo e prati verdissimi, circondati +d'aloé, di fichi d'India, d'olivi selvatici, di quercie nane, di cisti, +di corbezzoli, di mirti, di cespugli fioriti. Non si vedeva una tenda, +non s'incontrava un'anima viva. La campagna era tutta lussureggiante, +solitaria e tacita come un giardino fatato. Giungendo sulla sommità +d'un'altura, vedemmo le cime azzurre delle montagne di Fez, che subito +si rinascosero come se avessero alzata la testa un momento per vederci +passare; e nel più forte del caldo arrivammo a Zeguta. + + § § § § § + +Era uno dei più bei luoghi che si fosser veduti in tutto il viaggio. + +L'accampamento era posto sulla china d'un monte, in una grande cavità +rocciosa, della forma d'un anfiteatro, nella quale appunto i massi e le +piccole incavature formate a poco a poco, l'una sull'altra, con una +certa regolarità, dal passaggio della gente e degli animali, +presentavano l'aspetto d'una vasta gradinata; e giusto in quell'ora, la +gradinata era affollata d'arabi seduti a schiere semicircolari, come +spettatori d'un anfiteatro vero. Dinanzi, s'apriva in forma di conca una +grande valle tutta scompartita dalla varietà delle coltivazioni in +quadrati verdi, gialli, bianchi, rossi, violetti, che pareva un immenso +scacchiere di pezzi di velluto e di seta. Guardando col cannocchiale, si +vedeva, sulle colline più lontane, qua una fila di tende, là una cuba +nascosta fra gli aloé, più in là un cammello, più oltre un arabo +accovacciato, un armento, un gruppo di donne; una vita sparsa e lenta +che faceva sentire anche meglio d'una completa solitudine la profonda +pace del luogo. Su tutta questa bellezza, si stendeva un cielo bianco, +infocato, abbarbagliante, che costringeva a star col capo basso e cogli +occhi socchiusi. + + § § § § § + +Ma assai più che per il paesaggio, ricorderò perpetuamente +l'accampamento di Zeguta per l'esperimento che vi feci del famoso kif. + +Il kif, per chi non lo sappia, è la foglia d'una specie di canapa, +chiamata _hascisc_, conosciuta in tutto l'Oriente per la sua virtù +inebriante. Nel Marocco se ne fa grandissimo uso, e si può dire che +sono quasi tutte vittime di questa foglia deleteria, quegli arabi e +mori, molto frequenti nelle città, che guardano chi passa cogli occhi +sbarrati e stupidi, e camminano, quasi strascicandosi, come gente +sbalordita da una percossa nel capo. La maggior parte fumano il kif, +mescolato con un po' di tabacco, in piccolissime pipe di terra cotta; +altri lo mangiano in una specie di pasta dolce chiamata _madjun_, fatta +con burro, miele, noce moscata e garofani. Gli effetti sono stranissimi. +Il dottor Miguerez, che ne aveva fatto esperimento, me ne parlava +sovente, dicendo, fra le altre cose, ch'era stato preso da un accesso di +riso irresistibile, e che gli pareva di sentirsi sollevato da terra, +tanto che, passando sotto un portone alto due volte lui, aveva chinato +la testa per paura d'urtare. Stimolato dalla curiosità, io l'avevo +pregato più volte di darmi una porzioncina di _madjun_, poca, per non +perdere affatto la bussola, ma bastante a farmi vedere e sentire +qualcuna almeno delle mille meraviglie ch'egli mi raccontava. Il bravo +dottore per i primi giorni si scusò, dicendo che sarebbe stato meglio +fare l'esperimento a Fez, con tutti i comodi; ma io continuai a +sollecitarlo, e a Zeguta, finalmente, un po' a controvoglia, mi presentò +in un piattino il boccone sospirato. Eravamo a tavola. Con me, se non +m'inganno, ne presero un po' l'Ussi e un altro po' il Biseo; ma di +quello che abbia prodotto in loro, non mi ricordo. Era una pasta molle, +di colore violetto e di sapore di pomata. Per una mezz'ora circa, dalla +minestra alle frutta, non sentii nulla, e già canzonavo il dottore per +le sue paure. Ma lui mi rispondeva:--Aspetti, aspetti--e sorrideva. I +sintomi dell'ebbrezza, infatti, si manifestarono alle frutta. Fu da +principio una viva ilarità e una rapidissima parlantina. Poi cominciai a +ridere di tutto quello che sentivo dire e che dicevo io stesso; ogni +parola mia e d'altri mi faceva l'effetto d'un'arguzia finissima; ridevo +dei servi, degli sguardi dei miei commensali, della mia seggiola +squilibrata, delle figurine dipinte sui tondi, della forma di certe +bottiglie, del colore del cacio che mangiavo. All'improvviso m'accorsi +che non avevo più la testa a segno e mi diedi a pensare a qualche cosa +di serio per contenermi. Pensai al ragazzo che volevan bastonare la +mattina. Povero ragazzo! M'inteneriva. Avrei voluto condurlo in Italia, +farlo educare, fargli abbracciare una carriera. L'amavo come un figlio. +E anche il caid Abù-ben-Gileli, povero vecchio. Il caid Abù-ben-Gileli +l'amavo come un padre. E i soldati della scorta? Eran tutti buoni +ragazzi, pronti a difenderci, a rischiar la vita per noi. Io li amavo +come fratelli. Amavo pure li Algerini, e perchè no? pensavo; non sono +della stessa razza dei Marocchini? E poi, che razza! Siamo fratelli +tutti, siamo _stretti ad un patto_, bisogna amarci, io amo, io sono +felice, e mettevo il braccio intorno al collo del dottore, che scoppiava +dalle risa. Da quest'allegrezza caddi a un tratto in una mestizia +confusa e profonda. Ricordai le persone che avevo offese, i dolori di +cui ero stato cagione a coloro che m'amavano, mi sentii oppresso da +mille rimorsi e da mille rammarichi, mi parve di sentire delle voci che +mi parlavano nell'orecchio con un accento d'amore e di rimprovero, mi +pentii, domandai perdono, mi asciugai furtivamente una grossa lacrima +che mi tremolava nell'occhio. Poi mi si levò nella memoria un turbinìo +rapidissimo d'immagini disparate e bizzarre che svanivano l'una +nell'altra: certi amici d'infanzia dimenticati, certe parole di dialetto +non più pronunziate da vent'anni, dei visi di donna, il mio antico +reggimento, Guglielmo il Taciturno, Parigi, l'editore Barbera, un +cappello di castoro che avevo da bimbo, l'Acropoli d'Atene, il conto +d'un albergatore di Siviglia, mille stranezze. Ricordo confusamente che +i commensali mi guardavano sorridendo. Di tratto in tratto chiudevo gli +occhi e poi li riaprivo e non sapevo se avessi o no dormito, se fossi +stato così un minuto o mezz'ora. Avevo un pensiero lucido nel capo, +cominciavo a parlare, dicevo:--una volta sono andato.... Dove sono +andato? Chi è andato? Tutto era svanito. I pensieri brillavano e si +spegnevano come lucciole, fitti, intricati, inestricabili. A un certo +punto vidi l'Ussi con una testa allungata come un'immagine riflessa da +uno specchio convesso; il Viceconsole con un viso largo due palmi; tutti +gli altri assottigliati, gonfi, scontorti, contraffatti come caricature +fantastiche, che mi facevano delle smorfie inesprimibilmente buffe; ed +io ridevo e dondolavo il capo e sonnecchiavo e pensavo ch'eran tutti +matti, che ci trovavamo in un altro mondo, che nulla di quel che vedevo +era vero, che stavo male, che non capivo che cosa fosse accaduto, che +non sapevo dove fossi. E poi tutto fu buio e silenzio. E quando rinvenni +in me, mi trovai sotto la mia tenda, steso sul letto, col dottore +accanto, il quale, guardandomi al lume della candela, disse +sorridendo:--È passata, via; ma dev'esser la prima e l'ultima volta. + + + + +DA ZEGUTA AL TAGAT + + +Mentre io corro qua e là in cerca della mia cavalcatura, che non so +come, ritrovo poi appiattata in mezzo ai bagagli, l'Ambasciata parte. +Avrei ancora tempo di raggiungerla; ma all'uscita dall'accampamento, +scendendo per una china rocciosa, la mula vacilla, la sella si slaccia, +la letteratura precipita, ci vuole una mezz'ora per riassestare ogni +cosa, e addio Ambasciata! Mi tocca fare il viaggio solo, seguito alla +lontana da un servo zoppicante, che arriverà appena in tempo, quando io +sia assalito, a vedermi dare gli ultimi tratti. Sia fatta la volontà +d'Allà! La campagna è deserta e il cielo nuvoloso. Di mezz'ora in +mezz'ora vedo comparire, sulla sommità delle alture lontane, una +cavalcata variopinta e sparsa, in mezzo alla quale riconosco il cavallo +bianco dell'Ambasciatore e il caffettano rosso di Selam; e per qualche +momento mi pare di non esser più solo; ma la cavalcata sparisce, e la +solitudine mi torna a pesare sul cuore. A un'ora dall'accampamento +raggiungo una retroguardia di dodici cavalieri, condotti dal vecchio Abu +Ben Gileli, il caid delle cinquanta bastonate, il quale mi lancia uno +sguardo terribilmente espressivo rasente la schiena. Sorrido umilmente e +passo oltre. Esco dalla bella valle che si dominava collo sguardo +dall'accampamento, e m'inoltro in un'altra valle spaziosa, fiancheggiata +da alture ripidissime, vestite d'aloé e d'olivi, che formano come due +grandi muraglie verdi a destra e a sinistra d'una immensa strada +diritta, chiusa, in fondo, da una cortina di monti azzurri. Incontro +parecchi arabi, che si fermano per vedermi passare e guardano intorno, +stupiti ch'io non sia scortato. Mi assaltano? non mi assaltano? Uno +s'accosta a un albero, ne stacca in fretta e in furia un grosso ramo, e +mi corre incontro. Ci siamo! Arresto la mula, afferro la pistola. Egli +si mette a ridere e mi porge il bastone, spiegandomi che l'ha staccato +per me, per picchiare la mula, che non vuol camminare. In quel momento +mi vedo venir incontro, di gran galoppo, due soldati della scorta. La +mia ora, si vede, non è ancora sonata. I due soldati mi si mettono uno a +destra e uno a sinistra, come due carabinieri, e mandano innanzi il mio +quadrupede col calcio dei fucili,--dicendo:--_Embasciador! +Embasciador!_--Li ha mandati l'Ambasciatore a vedere che cosa è accaduto +di me. Meritano una ricompensa. Mi fermo, ed offro loro una bottiglietta +di vino che porto in tasca. Non dicono nè si nè no; si guardano +sorridendo, mi accennano che non ne han mai bevuto.--Assaggiate,--dico +io col gesto. Uno prende la bottiglia, versa una goccia sulla palma +della mano, dà una leccata e rimane un momento pensieroso. L'altro fa lo +stesso. Poi si guardano, si mettono a ridere e fanno cenno di +sì.--Bevete dunque.--Uno vuota mezza la bottiglia d'un fiato; l'altro, +d'un fiato, la finisce; poi si metton tutti e due una mano sul petto e +guardano il cielo cogli occhi luccicanti di voluttà. Ci rimettiamo in +cammino. Incontriamo altri arabi, uomini, donne e ragazzi, che mi +guardano con grande stupore. Uno, fra gli altri, dice alcune parole, +alle quali i soldati rispondono con un brusco cenno negativo. Ho poi +saputo che, credendomi arrestato, aveva detto:--Ecco un cristiano che ha +rubato all'Ambasciatore.--Si vede qualche villaggio di case bianche +sulla sommità delle alture che fiancheggiano la valle; spesseggiano le +_cube_, le palme, gli alberi fruttiferi, i leandri fioriti, i roseti; la +campagna è tutta verdissima, e comincia a mostrare qua e là qualche +traccia di divisione di poderi. Entriamo finalmente in una gola angusta +e tortuosa, formata da due muraglie di roccia; uscendo dalla quale, ci +troviamo sul terreno dell'accampamento. Siamo sulla sponda del Miches, +affluente del Sebù, vicino a un piccolo ponte di muratura costrutto +diciassette anni sono, in una conca formata da un semicerchio di colline +rocciose. Il cielo grigio come una vôlta di piombo piove una luce smorta +e uggiosa, che ci costringe a star sette ore immobili sotto le tende. Il +termometro segna quarantun grado. L'aria è infocata e grave. Fra le +tende non si sente altro che il canto dei grilli e il suono della +chitarra del Ducali. Una noia profonda pesa su tutto l'accampamento. Ma +verso sera tutto cangia. Una passata d'acqua rinfresca l'aria, un fascio +di raggi abbarbaglianti, prorompendo come una corrente di luce elettrica +per l'apertura della gola, indora una metà del campo; arrivano corrieri +da Tangeri, corrieri da Fez, curiosi dai villaggi; due terzi della +carovana si tuffano nel fiume; e il desinare è rallegrato +dall'apparizione d'un nuovo personaggio, venuto dalla gran città dei +Sceriffi: il moro Scellal, un altro dei protetti della Legazione +d'Italia che ha una lite pendente col Governo del Sultano: il più +voluminoso turbante, il più rotondo faccione, la più beata pinguedine +moresca che siasi veduta da Tangeri in poi. La mattina seguente, +all'alba, ci rimettiamo in cammino, senz'altra scorta che i quaranta +soldati comandati da Hamed Ben Kasen. È scoppiata una rivolta nelle +terre confinanti coll'Algeria, e tutta la cavalleria della provincia di +Fez è stata immediatamente mandata contro i ribelli.--Vedremo molte +teste appese alle porte di Fez,--dice il Ducali. Per due ore camminiamo +fra le colline in mezzo alle ginestre e ai lentischi. Poi sbocchiamo +nella vastissima pianura di Fez, coronata di montagne e di colli, +biondeggiante di grano, sparsa di grandi _duar_, percorsa dal fiume +della Fontana azzurra, che si va a versare nel Miches, e dal Fiume delle +perle, affluente del Sebù, che va a dividere in due la città sacra +dell'Impero; sorvolata da stormi di grù, d'oche selvatiche, di tortore, +di pernici, d'aghironi; lussureggiante di vegetazione, piena di luce, +quieta e ridente come un immenso giardino. Piantiamo l'accampamento +sulla riva del fiume della Fontana azzurra. La giornata passa in un +lampo, tra le caccie, le visite ai _duar_, gli ebrei che vengon da Fez a +raccontarci dei grandi apparecchi dell'esercito, i messi della corte che +portano i saluti del Sultano; le famiglie arabe che guadano il fiume, in +lunghe file, prima il cammello, poi gli uomini, poi le donne coi bimbi +sul dorso, poi i ragazzi, poi i cani a nuoto; le carovane che passano, +le frotte di curiosi che accorrono, un tramonto che innamora e la notte +più luminosa ch'abbia mai contemplato occhio umano. La mattina all'alba +di nuovo in cammino. Si rientra fra le colline, si torna a discendere +nella pianura, e s'infila una strada serpeggiante incassata fra due +rive, che ci nascondono l'orizzonte. Tutt'a un tratto una voce sonora +grida:--Ecco Fez!--Tutti si fermano. Diritto, davanti a noi, lontano +parecchie miglia, ai piedi delle montagne, si vede una vasta selva di +torri, di minareti e di palme, velata leggermente dalla nebbia. Un +allegro:--Ci siamo!--prorompe nello stesso punto da tutte le bocche in +italiano, in spagnuolo, in francese, in arabo, in genovese, in +siciliano, in napoletano; e al breve silenzio della prima meraviglia, +succede una conversazione rumorosa. Ci rimettiamo in cammino e andiamo +ad accamparci, per l'ultima volta, ai piedi del monte Tagat sulla riva +del Fiume delle perle, a un'ora e mezzo da Fez. Qui per tutta la +giornata è un andirivieni e un affaccendamento che ci pare il quartier +generale d'un esercito in guerra. Sono messi del Sultano, messi del +primo ministro, messi del gran cerimoniere, messi del Governatore di +Fez, ufficiali, maggiordomi, negozianti, patenti de' mori della +carovana, tutta gente ben vestita, linda, cerimoniosa, circonfusa +dell'aura della corte e della metropoli, che parla con voce grave e +gesti maestosi dell'esercito formidabile, della folla immensa, del +palazzo delizioso che ci aspetta. L'entrata a Fez è stabilita per le +otto della mattina seguente. All'alba tutti sono in piedi. È un gran +lavorìo di rasoi, di spazzole, di pettini, di striglie, e un'allegrezza +che ci rifà ad usura di tutte le fatiche del viaggio. L'Ambasciatore si +mette il suo berretto dorato, Hamed Ben Kasen la sciabola di gala, Selam +un caffettano color di rosa, Civo un fazzoletto verde intorno al capo, +segno di grande solennità; tutti i servi, la cappa bianca; tutti i +soldati della scorta, le armi lucide; tutti gl'italiani, la roba più +sfoggiata dei loro bauli. Siamo, fra tutti, un centinaio, e si può +affermare che l'Italia non ha mai avuto un'ambasciata più bizzarramente +composta, più pomposamente colorita, più allegramente impaziente, più +impazientemente aspettata di questa. Il tempo è bellissimo, i cavalli +scalpitano, i caic ondeggiano al venticello della mattina, tutti i volti +brillano, tutti gli sguardi si fissano sull'Ambasciatore che conta i +minuti sull'orologio. Son le otto--un cenno--tutti a cavallo--e avanti. +Ah! che vuol dire essere eternamente bambino! Mi sento battere il +cuore! + + + + +FEZ + + +Non abbiamo ancora fatto mezzo miglio verso la città, che siamo già +circondati da una folla d'arabi e di mori accorsi da Fez e dalla +campagna, parte a piedi, parte a cavallo a mule ed a asini, a due a due +per cavalcatura, come gli antichi Numidi, smaniosi a tal segno di +vederci che i soldati della scorta, perchè non ci si stringano addosso, +sono costretti a spazzare la strada a colpi di calcio di fucile. Il +terreno essendo basso, la città di Fez, della quale si vedevano le mura +merlate dall'accampamento, ci rimane per un buon pezzo nascosta. Poi, +tutt'a un tratto, riapparisce e vediamo dinanzi alle mura un immenso +formicolìo bianco e porporino, che pare una miriade di gigli e di rose +che tremolino al vento. La città si nasconde daccapo e daccapo +ricompare, ma questa volta vicinissima, e fra noi e le sue mura, il +popolo, l'esercito, la corte, una pompa, uno splendore, una bizzarria, +una bellezza che in quel punto mi fece cadere di mano le briglie, e in +questo momento la penna. + +Una schiera di ufficiali a cavallo ci viene incontro di galoppo, saluta, +si divide in due e s'unisce alla scorta. + +Dietro costoro, un grosso stuolo di cavalieri vestiti pomposamente, +montati su cavalli bellissimi, preceduti da un moro di alta statura, col +turbante bianco e il caffettano roseo, s'avanza verso di noi. È il gran +cerimoniere Hadje Mohammed Ben Aissa, cogli ufficiali di corte, che dà +il benvenuto all'Ambasciatore in nome del Sultano, e s'accompagna alla +scorta. + +Andiamo innanzi, fra due ali di soldati di fanteria che trattengono a +stento la folla. + +Che soldati! Sono vecchi, uomini maturi, e ragazzi di quindici, di +dodici, persino di nove anni, vestiti di rosso scarlatto, colle gambe +nude, colle pantofole gialle, schierati, senz'ordine di statura, sopra +una sola riga, coi comandanti dinanzi. Ci presentano, ognuno a modo suo, +i loro fucili rugginosi, colle baionette scontorte. Chi tiene un piede +innanzi, chi sta a gambe larghe, chi col mento sul petto, chi colla +testa chinata sopra una spalla. Alcuni si son messi la giacchetta rossa +sul capo per ripararsi dal sole. Di tratto in tratto v'è un tamburino, +un trombetta, cinque o sei bandiere le une accanto alle altre, rosse, +gialle, verdi, ranciate, tenute come si tengono le croci nelle +processioni. Non si vede nessuna divisione di squadre o di compagnie. +Paiono soldatini di cartone messi in fila da un ragazzo. Vi son dei +neri, dei mulatti, dei bianchi, faccie d'un colore indefinibile; uomini +di statura ciclopica accanto a bimbi che appena possono reggere il +fucile; vecchi con una lunga barba bianca, curvi, che s'appoggiano col +gomito ai vicini; figure selvaggie che fan l'effetto, con +quell'uniforme, di scimmie vestite ed ammaestrate; tutti ci guardano +cogli occhi attoniti e la bocca aperta e si stendono dinanzi a noi in +due file a perdita d'occhio. + +Una seconda folla di cavalieri ci viene incontro, a sinistra. È il +vecchio governatore Gilali Ben Amù, seguito da diciotto +sotto-governatori e dal fiore dell'aristocrazia di Fez, tutti vestiti di +bianco da capo a piedi, come uno stuolo di sacerdoti: visi austeri, +barbe nere, caic di seta, bardature dorate. Salutano, ci girano intorno +e s'uniscono alla scorta e alla Corte. + +Andiamo innanzi, sempre in mezzo a due schiere di soldati, dietro ai +quali ondeggia una folla bianca e incappucciata che ci divora cogli +occhi. Son sempre gli stessi soldati, per buona parte ragazzi, col fez, +la giacchetta rossa e le gambe nude. Alcuni hanno i calzoncini turchini, +altri bianchi, altri verdi; molti sono in maniche di camicia; chi tiene +il fucile al piede, chi sulla spalla; chi sta avanti, chi sta indietro. +Gli ufficiali son vestiti a capriccio, da zuavi, da turcos, da spahì, +alla greca, all'albanese, alla turca, con divise gallonate e arabescate +d'oro e d'argento, con sciabole a scimitarra, spade, pugnali ricurvi, +pistoloni, daghe, stivali alla scudiera e stivaletti gialli senza +tallone; alcuni color di porpora da capo a piedi, altri tutti bianchi, +altri tutti verdi che paiono mascherati da diavoli. Di tratto in tratto +si vede fra loro un viso europeo che ci guarda con un'espressione di +simpatia e di tristezza. Si vedono fino a dieci bandiere schierate +insieme. Al nostro passaggio, squillano le trombe. Qualche braccio di +donna s'intromette fra le teste di due soldati e s'agita col pugno +chiuso verso di noi in atto di minaccia. Le mura della città par che +s'allontanino via via che andiamo innanzi, e le due schiere di soldati +si allungano dinanzi a noi come due siepi sterminate di roseti vermigli. + +Un'altra folla di cavalieri, più pomposi dei precedenti, ci viene +incontro. È il vecchio ministro della guerra. Sid-Abd-Allà ben-Hamed, +nero, montato sopra un cavallo bianco bardato di color celeste; e con +lui i governatori militari della provincia, il comandante del presidio +di Fez, e un folto stato maggiore di generali coronati di turbanti +bianchi come la neve e vestiti di caffettani di cento colori. + +Ci rimettiamo in via. Ormai è più di mezz'ora che camminiamo in mezzo ai +soldati e qualcuno ne ha contati oltre a quattro mila. Da una parte è +schierata la cavalleria; dall'altra un'accozzaglia che non ha più nome; +uomini e ragazzi vestiti di cento uniformi diverse, o piuttosto di +brandelli d'uniformi, metà armati e metà senz'armi, colla cappa, senza +cappa, con un cencio intorno al capo, col capo scoperto, scamiciati; +visi del deserto, del litorale dell'Oceano, delle montagne dell'Atlante, +del Rif, della provincia di Sus; teste rapate e teste ornate di lunghe +treccie; colossi e nani, ceffi di belve e faccie di morti--disotterrati, +larve, fantocci, comparse teatrali, gente razzolata Dio sa dove per far +numero e paura. E dietro costoro, su due grandi rialti di terreno che +sorgono a destra e a sinistra della strada, due turbe innumerevoli di +donne velate, che gridano e gesticolano in atto di meraviglia, di +sdegno, d'allegrezza, sollevando i bambini sopra la testa. + +Ci avviciniamo alle mura, in direzione d'una porta monumentale, +coronata di merli. Scoppia il suono d'una banda e nello stesso tempo +tutte le trombe e tutti i tamburi dell'esercito prorompono in un fragore +infernale. Allora si sciolgono gli ordini del ricevimento e tutti ci si +affollano intorno, magistrati, generali, cortigiani, ministri, +ufficiali, schiavi; la nostra scorta è scompigliata, i nostri servi +dispersi e noi stessi separati gli uni dagli altri. È un torrente di +turbanti e di cavalli, che ci avvolge e ci travolge con un impeto +irresistibile; un barbaglio di colori, una fantasmagoria di faccie +strane, un frastuono di voci stridule, una furia, una confusione di +battaglia, uno spettacolo grandioso e selvaggio che innamora e +sbalordisce. + + § § § § § + +Passiamo per la gran porta, ci guardiamo intorno credendo di veder le +case della città: siamo ancora in mezzo a mura e a torri merlate; a +sinistra v'è una cuba, colla cupola verde, ombreggiata da due palme; +gente intorno alla cuba, ai piedi delle mura, sulle mura, sulle torri, +da ogni parte. Passiamo sotto un'altra porta, ed entriamo finalmente in +una strada fiancheggiata da case. + + § § § § § + +Non ricordo che molto confusamente quello che vidi in quel tragitto, +tanto ero sbalordito dallo spettacolo dell'entrata e intento a salvarmi +la vita, poichè si camminava sui pietroni in mezzo a una calca di +cavalli, e guai a chi avesse fatto un capitombolo. Passammo, mi ricordo, +per parecchie strade strette, deserte, fiancheggiate da case molto alte, +salendo, scendendo, soffocati dal polverìo e assordati dallo scalpitìo +dei cavalli; e dopo una buona mezz'ora di cammino, attraversato un +labirinto di vicoli in salita dove ci toccò passare a uno a uno, +scendemmo dinanzi a una piccola porta, in mezzo a due file di soldati +scarlatti che ci presentarono le armi, ed entrammo in casa nostra. + + § § § § § + +Fu una sensazione deliziosa. + +Era una casa principesca di puro stile moresco con un piccolo giardino +ombreggiato da filari paralleli d'aranci e di limoni. Dal giardino +s'entrava nel cortiletto interno per una porta bassissima, e un +corridoio appena tanto largo da potervi passare una persona. +Tutt'intorno al cortile s'alzavano dodici pilastri bianchi, congiunti da +altrettanti archi a ferro di cavallo, che sostenevano all'altezza del +primo piano una galleria arcata e munita d'una balaustrata di legno. Il +pavimento del cortile, della galleria e delle stanze era tutto uno +splendido musaico a quadrettini smaltati di vivi colori; gli archi +arabescati e dipinti; la balaustrata lavorata a giorno con una +delicatezza finissima; tutto l'edifizio disegnato con un'armonia e una +grazia degna degli architetti dell'Alhambra. Nel mezzo del cortile v'era +una fontana, e un'altra, a tre getti d'acqua, dentro a un vano del muro +rivestito di musaico a stelle e a rosoni. Dal mezzo d'ogni arco pendeva +una grande lanterna moresca. Un braccio dell'edifizio si stendeva lungo +uno dei lati del giardino, e aveva una graziosissima facciata a tre +archi, pure dipinti e arabescati, dinanzi alla quale zampillava una +terza fontana. V'erano altri piccoli cortili e corridoi e stanzuccie e +gl'innumerevoli recessi di tutte le case orientali. Qualche letto di +ferro senza[tn258] coperte e senza lenzuoli, qualche orologio a pendolo, +uno specchio nel cortile, due seggiole e un tavolino per l'Ambasciatore, +e una mezza dozzina di orciuoli e di catinelle, erano tutta la +suppellettile del palazzo. Nelle stanze principali c'erano tappeti +ricamati d'oro appesi alle pareti e materasse bianche distese sul +pavimento. Non una seggiola, non una tavola, non un comodino. Si dovette +far portare il mobilio dell'accampamento. In compenso per tutto fresco, +per tutto gorgoglío d'acqua, un'ombra, una fragranza, un non so che di +molle e di voluttuoso nelle linee, nei colori, nella luce, nell'aria, +che faceva sorridere e pensare. Tutto l'edifizio era circondato da un +muro altissimo, e intorno al muro si stendeva un labirinto di +stradicciuole deserte. + + § § § § § + +Appena fummo nel cortile, cominciò un andirivieni di ministri e d'altri +personaggi, ognuno dei quali fece un quarto d'ora di conversazione +coll'Ambasciatore, palpandosi i piedi. Il ministro delle finanze fu +quello che attirò più di tutti la mia attenzione. Era un moro sulla +cinquantina, di aspetto severo, sbarbato, tutto vestito di bianco, con +un grosso turbante. Più lo guardavo e meno mi potevo persuadere che +quell'uomo avesse qualcosa di comune col Minghetti e col Sella. Un +interprete mi disse che aveva un grande ingegno, e addusse per prova che +essendogli stata portata un giorno una di quelle macchinette che fanno +le operazioni aritmetiche, lui aveva fatte le medesime operazioni in un +tempo eguale e cogli stessi risultati. E bisognava vedere con che +espressione di sacro rispetto, Selam, Alì, Civo, e tutti gli altri servi +arabi guardavano quei personaggi, che dopo il Sultano rappresentavano +per loro il più alto grado di scienza, di potenza e di gloria, a cui si +possa pervenire sulla terra! + + § § § § § + +Finite le visite, si pigliò possesso del palazzo. I due pittori, il +medico ed io occupammo le camere che davano sul giardino; gli altri, +quelle del cortile. Interpreti, cuochi, marinai, servi, soldati, tutti +trovarono il loro posticino. In poche ore il palazzo cangiò aspetto. + + § § § § § + +Assestata ogni cosa, si pensò a visitare la città. + +I primi ad uscire furono l'Ussi e il Biseo; poi il Comandante e il +Capitano; io mi riserbai a veder ogni cosa a mente fresca la mattina +seguente. Uscirono a due a due, circondati, come malfattori, da un +drappello di fantaccini armati di fucili e di bastoni. Stettero fuori +un'ora, che mi parve eterna, e tornarono impolverati e grondanti di +sudore come da un campo di battaglia, esprimendo concitatamente, +prima coi gesti che colle parole, una grandissima meraviglia. Le prime +parole furono--gran città--gran folla--moschee immense--santi +nudi--maledizioni--legnate--cose dell'altro mondo. Ma la più saporita +notizia la diede l'Ussi. In una delle strade più frequentate, malgrado +la sorveglianza dei soldati, una ragazza di quindici anni gli s'era +slanciata alle spalle come una furia e gli aveva assestato tra capo e +collo un vigorosissimo pugno gridando:--Maledetti questi Cristiani! Non +c'è più un angolo del Marocco dove non si vengano a cacciare! + +Tali furono le prime accoglienze fatte all'Arte italiana fra le mura di +Fez. + + § § § § § + +A notte avanzata, feci un giro per il palazzo. Sui pianerottoli, davanti +alle porte delle camere, nel giardino, per le scale c'erano soldati +accovacciati, ravvolti nelle cappe, che dormivano profondamente. Dinanzi +alla piccola porta del cortile russava all'aria aperta il fedele Hamed +Ben Kasen, disteso sopra una stuoia, colla sciabola al fianco. La luce +velata delle lanterne faceva scintillare i musaici dei pavimenti e dei +muri che parevano tempestati di perle, e dava a tutto l'edifizio +l'apparenza misteriosa e magnifica d'una reggia. Il cielo era tutto +stellato, e un vento leggero faceva stormire gli aranci del giardino. Si +sentiva distintamente, nel silenzio della notte, il rumore del Fiume +delle perle, il gorgoglio delle fontane, il[tn261] tic-tac degli +orologi, e di tratto in tratto le voci acute delle sentinelle, che dalle +varie porte esterne del palazzo si davano l'all'erta cantando delle +preghiere. Che belle ore passai, quella notte, col viso all'inferriata +della finestra su cui batteva la luna, pensando alla grande città +sconosciuta che mi si stendeva dintorno, a casa mia, ai miei amici, alle +belle del Sultano, al mondo di là, a mille cose fantastiche e care! + +La mattina uscimmo quattro o cinque insieme, accompagnati da un +interprete, e scortati da dieci soldati di fanteria, uno dei quali aveva +ancora i bottoni coll'effigie della Regina Vittoria, poichè molte di +quelle divise rosse son prese usate a Gibilterra dai soldati +dell'esercito inglese. Due ci si misero davanti, due di dietro, tre a +sinistra e tre a destra; i primi armati di fucili, gli altri di bastoni +e di corde a nodi. Faccie che, quando me ne ricordo, benedico il +bastimento che m'ha riportato in Europa. + +L'interprete ci domandò che cosa volevamo vedere.--Tutta Fez!--si +rispose. + +Ci dirigemmo prima verso il centro della città. + +Qui dovrei proprio dire:--_Chi mi darà la voce e le parole!_ Come +esprimere lo stupore, la meraviglia, la pietà, la tristezza che provai +dinanzi a quel grandioso e lugubre spettacolo? Il primo effetto è quello +d'una immensa città decrepita, che si vada sfacendo lentamente. Case +altissime, le quali paion formate di più case sovrapposte, che si +scompongano; scalcinate, screpolate di cima in fondo, puntellate da ogni +parte, senz'altre aperture che qualche buco in forma di feritoia o di +croce; lunghi tratti di strada fiancheggiati da due muri alti e nudi +come muri di fortezza; strade in salita e in discesa, ingombre di +calcinacci, di pietre e di rottami d'edifizi, che svoltano di trenta in +trenta passi; ad ogni tratto un lungo passaggio coperto, buio come un +andito sotterraneo, dove bisogna camminare a tentoni; vicoli senza +uscita, recessi, antri, meandri umidi e sinistri, sparsi di ossami, +d'animali morti e di strame imputridito; tutto ciò rischiarato da una +luce crepuscolare che mette malinconia. In alcuni punti il terreno è +così rotto, il polverio così denso, il fetore così acuto, i moscerini +così fitti, che bisogna fermarsi per riprendere lena. In una mezz'ora di +cammino abbiamo fatto tanti giri che, disegnati, formerebbero uno dei +più intricati arabeschi dell'Alhambra. Di tratto in tratto sentiamo il +rumore d'una ruota da mulino, un mormorio d'acqua, lo strepito d'un +telaio, una cantilena di voci nasali, che ci dicon che venga da una +scuola di bambini; ma non si vede nulla da nessuna parte. Ci avviciniamo +al centro della città; la gente spesseggia; gli uomini si fermano per +lasciarci passare, guardandoci con aria attonita; le donne tornano +indietro o si nascondono; i bambini gridano e scappano; i ragazzi +brontolano e ci mostrano i pugni da lontano, tenendo d'occhio il bastone +dei soldati. Vediamo fontane ornate di ricchi musaici, porte arabescate, +qualche cortile ad archi, qualche resto di bella architettura araba +annerito dal tempo. Ogni momento, a cagione dei passaggi coperti, ci +troviamo al buio; poi intravvediamo un po' di luce; poi di nuovo al +buio. Entriamo in una delle strade principali, larga due metri, piena di +gente. Tutti si voltano e ci si serrano intorno. I soldati gridano, +urtano, picchiano per far largo, e infine si debbono contentare di farci +un baluardo coi loro petti, tenendosi per mano gli uni cogli altri, per +non esser divisi dalla folla. Abbiamo mille occhi addosso, ci sentiamo +mancare il respiro, grondiamo di sudore, andiamo innanzi +lentissimamente, fermandoci ogni tanto per lasciar passare un moro a +cavallo, un asino carico di teste di montone sanguinolente, un cammello +che porta una donna velata. A destra e a sinistra ci sono bazar +affollati; cortili d'alberghi ingombri di mercanzie; porte di moschee, +per le quali si vedono lunghissime fughe d'arcate bianche, e gente +prostrata che prega. Per tutta la strada, fin dove arriva lo sguardo, +non si vedono che cappucci, è tutto bianco, e si direbbe che tutti +camminano in punta di piedi. L'aria è impregnata d'un odore acuto +d'aloé, di spezie, d'incenso, di kif; pare di camminare in una immensa +drogheria. Passano frotte di ragazzi colla testa tignosa e piena di +cicatrici; vecchie deformi, senza un capello, col seno ignudo, che +s'aprono il passo a forza imprecando furiosamente contro di noi; pazzi +quasi nudi affatto, incoronati di fiori e di pennacchi, con un ramo +d'albero in mano, che ridono e cantano, o ripetono continuamente la +medesima parola, ballonzolando davanti ai soldati, che li cacciano via a +spintoni. Svoltando in un'altra strada, incontriamo un santo, un vecchio +smisuratamente pingue, nudo dalla testa ai piedi, che si trascina a +fatica tenendo una mano dove i pittori metton la foglia di fico, e +appoggiandosi coll'altra a una lancia fasciata di panno rosso. +Passandoci accanto, ci guarda di sbieco e brontola non so che cosa. Un +po' più oltre, vediamo quattro soldati che trascinano un disgraziato +tutto lacero e sanguinoso,--un ladro colto sul fatto,--e dietro uno +sciame di ragazzi che gridano:--La mano! La mano! Tagliargli la +mano!--In un'altra strada, incontriamo due uomini che portano una +barella scoperta sulla quale è disteso un cadavere, stecchito come una +mummia, ravvolto in un sacco di tela bianca stretto intorno al collo, +alla vita e alle ginocchia. Io mi domando dove sono, se sogno o son +desto, e se la città di Fez e la città di Parigi si trovano veramente +sul medesimo astro! Entriamo nei bazar. Per tutto c'è folla. Le +botteghe, come a Tangeri, sono tane aperte nel muro. I cambisti sono +seduti in terra, con un mucchio di monete nere dinanzi. Attraversiamo, +pigiati dalla folla, il bazar delle stoffe, quello delle pantofole, +quello della terraglia, quello degli ornamenti di metallo, che formano +tutti insieme un labirinto di stradicciuole coperte da un tetto +sfracellato di canne e di rami d'albero. Passiamo per mercati di verzura +affollati di donne che alzano le braccia per maledirci, e usciamo dalla +parte centrale della città. Daccapo salite, discese, giri, rigiri, +vicoli tetri, passaggi tenebrosi, moschee, fontane, porte arcate, rumor +di mulini, cori di voce nasali, donne che si nascondono, un sudiciume +che ammorba e un polverio che leva il fiato. Usciamo finalmente per una +porta delle mura e facciamo un giro intorno alla città. La città si +stende in forma d'un otto immenso fra due colline, sulla cima delle +quali torreggiano le rovine di due antiche fortezze quadrate. Di là +dalle colline c'è una corona di monti. Il Fiume delle perle divide la +città in due, Fez nuova, sulla riva sinistra, Fez antica, sulla destra; +e una cintura di vecchie mura merlate e di grosse torri, di un fosco +color calcare, rotta in più punti, stringe tutt'intorno la parte antica +e la nuova. Dalle alture si domina collo sguardo tutta la città: una +miriade di case bianche coronate di terrazze, al di sopra delle quali +s'alzano bei minareti lavorati a musaico, palme gigantesche, mucchi di +verzura, torricine merlate, cupolette verdi. A primo aspetto, s'indovina +la grandezza della metropoli antica, di cui la città d'oggi non è più +che lo scheletro. In vicinanza delle porte e sopra le alture, per un +grande spazio la campagna è sparsa di monumenti e di rovine: cube, case +di santo, _zauie_, archi d'acquedotti, sepolcri, ruderi enormi, traccie +di fondamenta che paiono i resti d'una città spianata dal cannone e +divorata dalle fiamme. Tra la città e la più alta delle due colline che +la fiancheggiano, è tutto un giardino, un bosco fitto e intricatissimo +di gelsi, d'olivi, di palme, d'alberi fruttiferi e di pioppi smisurati, +vestiti d'edera e di pampini, dove da ogni parte corrono rigagnoli, +zampillano fontane e s'incrociano canali, fra spalliere altissime di +verzura e di fiori. L'altura opposta è coronata di migliaia d'aloè alti +due volte un uomo. Lungo le mura sono grandi scoscendimenti di terreno, +fossi profondi, ricolmi di vegetazione; frammenti immani di bastioni e +di torri franate; un disordine grandioso e severo di rovine e di verde, +che rammenta i tratti più pittoreschi delle mura di Costantinopoli. +Passiamo dinanzi alla porta del Ghisa, alla porta di Ferro, alla Porta +del Padre delle Cuoia, alla porta nuova, alla porta bruciata, alla porta +da aprirsi, alla porta del Leone, alla porta di Sidi Buxida, alla porta +del Padre dell'Utilità, e rientriamo, per la porta della Nicchia del +burro, nella nuova Fez. Qui sono grandi giardini, vasti spazi aperti, +larghe piazze circondate di mura merlate, di là dalle quali si vedono +altre piazze e altre mura, e porte arcate e torri e ponti, e bellissimi +prospetti lontani di colline e di monti. Alcune porte sono altissime e +hanno i battenti rivestiti di lastre di ferro, tempestate di enormi +chiodi. Avvicinandoci al Fiume delle perle, troviamo un cavallo fradicio +steso in mezzo alla strada. Lungo il muro v'è un centinaio d'arabi +lavandai, che saltellano sopra la biancheria ammucchiata sulla sponda. +Incontriamo pattuglie di soldati, personaggi di corte a cavallo, piccole +carovane di cammelli, frotte di donne della campagna, coi bimbi sospesi +alla schiena, che si coprono il viso passandoci accanto. E finalmente +vediamo dei visi che ci sorridono. Entriamo nel Mellà, il quartiere +degli Ebrei. È una vera entrata trionfale. S'affacciano alle terrazze e +alle porte, scendono nella strada, si chiamano l'un l'altro, accorrono +da tutti i vicoli. Gli uomini capelluti e ravvolti nel loro lungo +vestito, col capo coperto d'un fazzoletto annodato sotto il mento, come +le donne, s'inchinano con un sorriso cerimonioso. Le donne, +bianchissime, rotondette, vestite di panni verdi e rossi gallonati e +ricamati d'oro, ci augurano _buenos dias_ e ci dicono mille cose gentili +coi loro smaglianti occhi neri. Alcuni bimbi ci vengono a baciare le +mani. Per sottrarci a quell'ovazione e al sudiciume delle strade, +prendiamo una via traversa e riusciamo in un campo tutto coperto di +grandi sepolcri di muratura, della forma di parallelepipedi, bianchi +come la neve, che ci dicono essere il cimitero israelitico. Di qui +torniamo in città, e dopo un altro miglio di cammino per strade tortuose +e immonde, bruciati dal sole, saettati da mille sguardi, maledetti da +mille bocche, rientriamo finalmente, colla testa in tumulto e le ossa +rotte, nel palazzo dell'Ambasciatore. + + § § § § § + +O Fez!--dice uno storico arabo--tutte le beltà della terra sono riunite +in te! E soggiunge che Fez è stata sempre la sede della saggezza, della +scienza, della pace, della religione; la madre e la regina di tutte le +città del Magreb; che i suoi abitanti hanno l'ingegno più fino e più +profondo degli altri abitanti del Marocco; che tutto quello che è in +essa e intorno ad essa è benedetto da Dio; persino l'acqua del Fiume +delle perle, la quale guarisce dal mal della pietra, immorbidisce la +pelle, profuma i panni, distrugge gl'insetti, rende più dolci (se è +bevuta a digiuno) i piaceri dei sensi e contiene pietre preziose +d'inestimabile valore. E non meno poeticamente è raccontata dagli +scrittori arabi la storia della sua fondazione. Quando gli Abassidi, +sul finire dell'ottavo secolo, si divisero in due fazioni, un principe +della fazione vinta, Edris-ebn-Abd-Allà, si rifugiò nel Magreb, poco +lontano dal luogo dove sorse poi la città di Fez; e qui visse nella +solitudine, pregando e meditando, finchè per la sua origine illustre e +per la sua santa vita, avendo acquistato gran fama in mezzo ai Berberi +della contrada, questi lo elessero loro capo. A poco a poco, colle armi +e coll'alta autorità di discendente d'Alì e di Fatima, egli estese la +sua sovranità sopra una gran parte del paese, convertendo forzatamente +all'islamismo idolatri, cristiani ed ebrei; e pervenne a tal grado di +potenza, che il Califfo d'Oriente Arun-er-Rescid, ingelosito, lo fece +avvelenare da un finto medico, per distruggere con lui il suo impero +nascente. Ma i Berberi diedero solenne sepoltura ad Edris e riconobbero +per Califfo un suo figliuolo postumo Edris-ebn-Edris, il quale salì sul +trono a dodici anni, consolidò ed accrebbe l'opera del padre, e si può +dir che sia stato il vero fondatore dell'Impero del Marocco, il quale +rimase fino alla fine del decimo secolo nelle mani della sua dinastia. +Fu questo medesimo Edris che gettò le prime fondamenta di Fez il tre +febbraio dell'anno 808, «in un vallone posto fra due alte montagne +coperte di ricchi boschi e irrigate da mille ruscelli, sulla riva +destra del Fiume delle perle.» La tradizione spiega in vario modo +l'origine di quel nome. Scavando per le fondamenta si sarebbe trovata +nella terra una grande scure (che si chiama in arabo Fez) del peso di +sessanta libbre, e questa avrebbe dato il nome alla città. Lo stesso +Edris, dice un'altra leggenda, lavorava alle fondamenta in mezzo ai suoi +operai, i quali, in segno di gratitudine, gli offrirono una scure d'oro +e d'argento, ed egli volle perpetuare nel nome della nuova città la +memoria di quell'omaggio. Secondo un altro racconto, il segretario +d'Edris avrebbe domandato un giorno al suo Signore qual nome egli +intendesse di porre alla città.--Il nome, rispose il principe, della +prima persona che incontreremo.--Passò un uomo, lo interrogarono, +rispose che si chiamava Farès; ma essendo balbuziente, pronunziò invece +di Farès, Fez, e il principe ritenne questo nome. Altri dice che si +chiamava _Zef_ una grande città posta sul Fiume delle perle, la quale +esistette mille e ottocento anni e fu distrutta prima che l'Islam +risplendesse sulla terra; ed Edris impose alla sua metropoli il nome +rovesciato della città distrutta. Comunque sia, la città nuova +s'accrebbe rapidamente, e già sul principio del decimo secolo +rivaleggiava di splendore con Bagdad; racchiudeva fra le sue mura la +moschea El-Caruin e quella d'Edris, ancora esistenti, una la più vasta +e l'altra la più venerata dell'Affrica; ed era chiamata la Mecca +dell'occidente. Verso la metà del undicesimo secolo Gregorio IX ci +stabiliva un episcopato. Sotto la dinastia degli Almoadi, aveva trenta +sobborghi, ottocento moschee, novantamila case, diecimila botteghe, +ottantasei porte, vasti ospedali, bagni magnifici, una grande biblioteca +ricca di preziosissimi manoscritti greci e latini; scuole di filosofia, +di fisica, d'astronomia e di lingua, a cui accorrevano dotti e letterati +d'ogni parte d'Europa e Levante; si chiamava l'Atene dell'Affrica, ed +era ad un tempo la sede d'una fiera perpetua, dove affluivano i prodotti +dei tre continenti; e il commercio europeo v'aveva i suoi bazar e i suoi +alberghi, e vi prosperavano, tra mori, arabi, berberi, ebrei, neri, +turchi, cristiani e rinnegati, cinquecentomila abitanti. Ed ora quanto +mutata! Quasi tutti i giardini sono scomparsi, la più parte delle +moschee rovinarono, della gran biblioteca non rimane che qualche volume +tarlato, le scuole son morte, il commercio languisce, gli edifici si +sfasciano, e la popolazione è ridotta a meno assai della quinta parte +dell'antica. Fez non è più che una enorme carcassa di metropoli +abbandonata in mezzo all'immenso cimitero del Marocco. + + § § § § § + +La nostra maggiore curiosità, dopo la prima passeggiata per Fez, era di +visitare le due famose moschee El-Caruin e Mulei-Edris; ma essendo +vietato ai cristiani di mettervi piede, ci dovemmo contentare del po' +che se ne vede dalle strade: le porte ornate di musaici, i cortili ad +archi, le navate basse e lunghissime, divise da una foresta di colonne e +rischiarate da una luce misteriosa. Non è però da credere che queste +moschee siano oggi quali erano al tempo della loro gran fama, poichè già +nel secolo decimoquinto, il celebre storico Abd-er-Rhaman ebn-Kaldun, +descrivendo quella d'El-Caruin (che Dio la nobiliti di più in più, +com'egli dice), accenna a parecchi ornamenti che non esistevano più ai +suoi tempi. Le prime fondamenta di questa immensa moschea furono gettate +il primo sabato di Ramadan; l'anno 859 di Gesù Cristo, a spese d'una pia +donna del Kairuan. Era da principio una piccola moschea di quattro +navate; ma l'abbellirono e l'ampliarono a poco a poco governatori, emiri +e sultani. Sulla cima del minareto, innalzato dall'Imam Ahmed ben Aby +Beker, brillava una palla d'oro, tempestata di perle e di pietre +preziose, nella quale era confitta la spada d'Edris-ebn-Edris, fondatore +di Fez. Alle pareti interne erano appesi dei talismani che premunivano +la moschea dai nidi dei topi, degli scorpioni e dei serpenti Il +Mirab--la nicchia rivolta verso la Mecca--era così splendido, che +gl'imam dovettero farlo imbiancare perchè non distraesse i fedeli dalla +preghiera. V'era un pulpito d'ebano ornato d'avorio e di gemme. V'erano +duecento settanta colonne che formavano sedici navate di ventun arco +ciascuna, quindici grandi porte d'entrata per gli uomini e due piccole +per le donne, e mille settecento lampade[tn274a] che nella +ventisettesima notte di Ramadan consumavano tre quintali e mezzo d'olio. +Tutti particolari che lo storico Kaldun reca con grandi[tn274b] +esclamazioni di meraviglia e di gioia, soggiungendo che fra le navate, +il cortile, le gallerie, i vestiboli e le soglie delle porte, misurato +lo spazio palmo per palmo, la moschea potea contenere ventiduemila +settecento persone, e che per pavimentare il solo cortile erano stati +impiegati cinquantaduemila mattoni. «Gloria ad Allà, signore dei mondi, +immensamente misericordioso e re del giorno del giudizio finale!». + +Aspettando che il Sultano fissasse il giorno per il ricevimento solenne, +si fecero varie passeggiate, in una delle quali ricevetti +«un'impressione» affatto nuova per me. Ci avvicinavamo alla Porta +bruciata, _Beb-el-Maroc_, per rientrare in città, quando il vice-console +uscì in una esclamazione che mi fece rabbrividire:--Due teste!--Alzai +gli occhi al muro, intravvidi due lunghe striscie di sangue rappreso e +non ebbi cuore di guardar più su. Erano due teste, mi dissero, appese +per i capelli al di sopra della porta; una che pareva d'un giovanetto +d'una quindicina d'anni, l'altra d'un uomo tra i venticinque e i trenta: +tutti e due mori. Si seppe in seguito ch'erano state appese nella notte, +e si diceva che fossero due teste di ribelli delle terre confinanti +coll'Algeria, portate a Fez il giorno avanti. Ma il sangue colato faceva +sospettare che fossero state recise nella città medesima e forse davanti +a quella medesima porta. Comunque fosse, ci fu noto in quella occasione +che le teste dei ribelli sono sempre, dalla terra ribellata, portate +alla sede della corte e presentate al Sultano; dopo di che i soldati +imperiali acciuffano il primo ebreo che incontrano, gli fanno cavare +dalle teste il cervello e riempire il vuoto di stoppa e di sale, e le +appendono a una porta della città. Dopo che son state là qualche +giorno--a Fez, per esempio--un corriere se le mette in un canestro e le +porta a Mechinez, dove sono esposte daccapo, e poi ritolte per essere +portate a Rabatt, e via via, di città in città fin che sian putrefatte. +Non sembra però che questo sia accaduto delle due teste di +Beb-el-Maroc, poichè il giorno dopo, non vedendole più, domandammo a un +servo arabo che cosa ne avessero fatto, ed egli rispose con un +gesto:--Sepolte.--Ma s'affrettò a soggiungere, come per consolarci:--Ce +n'è già per strada molte altre. + + § § § § § + +Due giorni prima del ricevimento solenne, fummo invitati a colezione da +Sid-Mussa. + +Sid-Mussa non ha il titolo nè di gran vizir, nè di ministro, nè di +segretario; si chiama semplicemente Sid-Mussa; è nato schiavo; è un +mancipio del Sultano, che domani può spogliarlo d'ogni suo avere, +cacciarlo in fondo a una prigione o fare appendere il suo capo ai merli +di Fez, senza renderne conto a nessuno; ma è nello stesso tempo il +ministro dei ministri, l'anima del governo, la mente che tutto abbraccia +e tutto move dall'Oceano alla Muluia e dal Mediterraneo al deserto, e +dopo il Sultano il personaggio più famoso dell'Impero. Si può dunque +immaginare la curiosità che ci fremeva dentro, la mattina che, +circondati, come al solito, di gente armata, e accompagnati dal Caid e +dagl'interpreti, ci recammo, con un lungo codazzo di popolo, a casa sua, +che si trova nella nuova Fez. + +Fummo ricevuti alla porta da uno stuolo di servi arabi e neri, ed +entrammo in un giardino chiuso da alti muri, in fondo al quale, sotto +un piccolo portico, aspettava Sid-Mussa, circondato dei suoi ufficiali, +tutti vestiti di bianco. + +Il famoso ministro porse tutt'e due le mani, con un atto vivace, +all'Ambasciatore, chinò la testa sorridendo verso di noi e ci fece +entrare in una piccola sala a terreno, dove sedemmo. + +Che strana figura! Per un pezzo rimanemmo tutti attoniti a guardarlo. È +un uomo sulla sessantina, mulatto, quasi nero, di mezzana statura; ha +una testa grossissima e oblunga, due occhi lampeggianti che lanciano uno +sguardo astutissimo, un gran naso forcuto, una gran bocca, due file di +denti enormi, un mento smisurato; e malgrado questi tratti ferini, un +sorriso affabile, un'espressione benigna e modi e inflessioni di voce +quanto si può dire cortesi. Ma con nessuna gente quanto coi mori, dice +chi li conosce, è facile ingannarsi giudicando l'animo dall'aspetto. Non +nell'animo però, nella testa di quell'uomo io avrei voluto vedere! Non +ci avrei trovato per certo una grande dottrina. Forse non più che +qualche pagina del Corano, qualche periodo della storia dell'Impero, +qualche vaga nozione geografica dei primi stati d'Europa, qualche idea +di astronomia, qualche regola d'aritmetica. Ma in compenso, che profonda +conoscenza del cuore umano, che prontezza di percezione, che +sottigliezza di scaltrimenti, che trama intricata di faccende +lontanissime da ogni nostra consuetudine, quanti curiosi segreti di +reggia, e chi sa che guazzabuglio di rimembranze d'amori, di supplizi, +d'intrighi, di vicende strane e tremende! E c'era fors'anche, sotto quel +bianco turbante, un concetto della civiltà europea e dello stato del +Marocco, non molto diverso dal nostro; tanto che, se avesse potuto +esprimere il suo pensiero, avrebbe esclamato:--Eh! cari signori, ne sono +più persuaso di voi!--ma era un pensiero imprigionato nel turbante. La +stanza, per stanza moresca, era sontuosamente mobiliata, poichè +conteneva un piccolo sofà, un tavolino, uno specchio e parecchie +seggiole. Le pareti erano decorate di tappeti rossi e verdi, il soffitto +dipinto, il pavimento a musaico. Nulla però di straordinario per la casa +d'un ministro ricchissimo come Sid-Mussa. + +Scambiati i complimenti d'uso, fummo condotti nella sala della mensa, +ch'era da un altro lato del giardino. + +Sid-Mussa, giusta il suo costume, non venne. + +La sala della mensa era, come l'altra, decorata di tappeti rossi e +verdi. In un angolo si vedeva un armadio, con su due mazzi di vecchi +fiori finti, coperti da una campanella di vetro; e accanto all'armadio +uno di quei piccoli specchi colla cornice dipinta a fiori, che si +trovano da noi in tutte le locande di villaggio. Sulla tavola, una +ventina di piatti pieni di grossi confetti bianchi, della forma di palle +e di carrube; le posate e le stoviglie bellissime; molte bottiglie +d'acqua; non una goccia di vino. Sedemmo e fummo subito serviti. +Ventotto piatti senza contare i dolci! Ventotto enormi piatti, ognuno +dei quali sarebbe bastato a sfamare venti persone: di tutte le forme, di +tutti gli odori, di tutti i sapori; pezzi smisurati di montone allo +spiedo, polli impomatati, selvaggina alla ceretta, pesci al cosmetico, +fegatini alla stearina, torte all'unto di sego, legumi in salsa di +sugna, ova in conserva di manteca, insalate trite peste impastate e +combinate a musaico; dolci di cui ogni boccone basterebbe a purgare un +uomo d'un delitto di sangue; e con tutte queste ghiottonerie, grandi +bicchieri d'acqua fresca, nei quali spremevamo dei limoni che c'eravamo +portati in tasca; e poi una tazza di tè giulebbato; e infine uno stuolo +di servi che irruppe nella sala, e innondò d'acqua di rosa noi, la +tavola e le pareti: tale fu la colezione di Sid-Mussa. + +Quando ci alzammo da tavola, venne un ufficiale ad annunciare +all'Ambasciatore che Sid-Mussa stava dicendo le sue preghiere, e che +appena finito, avrebbe con grandissimo piacere conferito con lui. +Subito dopo comparve un vecchio tutto tremante, sorretto da due mori, il +quale afferrò le mani all'Ambasciatore e gliele strinse furiosamente +dicendo con grande concitazione:--Benvenuto! Benvenuto! Benvenuto +l'Ambasciatore del Re d'Italia! Benvenuto fra noi! Bel giorno per +noi!--Era il gran sceriffo Bacali, uno dei più potenti personaggi della +corte e dei più ricchi proprietari dell'Impero, confidente del Sultano, +possessore d'un grande arém, malato da due anni di dispepsia; il quale +rallegra, si dice, gli ozî del suo Signore con motti arguti e +atteggiamenti comici; facoltà che non traspare affatto dal suo viso +truce e dai suoi modi impetuosi. Dopo di lui comparirono i due figliuoli +di Sid-Mussa; uno di cui ho dimenticato affatto la fisonomia, che +disparve dopo i primi saluti; l'altro, un bellissimo giovane di +venticinque anni, segretario intimo del Sultano: un viso di donna con +due grand'occhi castagni d'una dolcezza indescrivibile; allegro, +disinvolto, irrequieto, che stropicciava continuamente, con tutt'e due +le mani, le falde del suo ampio caffettano aranciato. + +Usciti il Bacali e l'Ambasciatore, rimanemmo noi con alcuni ufficiali +seduti sul pavimento, e il segretario del Sultano, seduto, in onor +nostro, sopra una seggiola. + +Il simpatico giovane intavolò subito la conversazione per mezzo di +Mohammed Ducali. + +Fissò gli occhi in viso all'Ussi e domandò sottovoce chi era. + +--È il signor Ussi,--rispose il Ducali,--gran maestro di pittura. + +--Dipinge colla macchina?--domandò il giovane. + +Voleva dire la macchina fotografica. + +--No signore;--rispose l'interprete--dipinge a mano. + +Parve che dicesse tra sè:--che peccato!--e rimase un momento sopra +pensiero. Poi disse:--Domandavo.... perchè colla macchina si lavora più +preciso. + +Il Comandante pregò il Ducali di domandargli in che punto di Fez si +trovasse la fontana chiamata di Ghalù, dal nome d'un ladro che Edriss, +il fondatore della città, fece inchiodare in un albero vicino. Il +giovane segretario si mostrò altamente meravigliato che il Comandante +sapesse questo particolare storico, e gli fece domandare in che maniera +lo aveva saputo. + +--L'ho letto nella storia del Kaldun,--rispose il Comandante. + +--Nella storia del Kaldun!--esclamò il giovane.--Avete dunque letto la +storia del Kaldun! Vuol dire dunque che sapete l'arabo! E dove avete +trovato quest'istoria? + +Il Comandante rispose che quella storia si trovava in tutte le nostre +città, ch'era un libro conosciutissimo in Europa, che l'avevan tradotto +in inglese, in francese e in tedesco. + +--Ma davvero!--esclamò l'ingenuo giovane.--Voi tutti l'avete letta! E +sapete queste cose! Io non me lo sarei mai immaginato! + +E non finiva di farne le meraviglie. + +A poco a poco la conversazione s'infervorò, ci presero parte anche gli +ufficiali, e riuscimmo a sapere varie cose singolari. L'Ambasciatore +inglese aveva regalato al Sultano due macchine telegrafiche, e fatto +insegnare a parecchie persone della corte la maniera di servirsene; e +già se ne servivano, non pubblicamente, perchè nella città, alla vista +di quei fili misteriosi, sarebbe nato un sottosopra; ma nell'interno del +palazzo imperiale; e non è a dire se il grande ritrovato avesse stupito +tutti. Non però fino al punto che noi potremmo supporre, perchè da +quello che ne avevano inteso dir prima, se n'erano fatto tutti, compreso +il Sultano, un concetto assai più meraviglioso; credevano, cioè, che la +trasmissione del pensiero non si facesse già per mezzo della +trasmissione successiva delle lettere e delle parole; ma tutta d'un +colpo, istantaneamente, in modo che bastasse un tocco per esprimere e +trasmettere issofatto qualsivoglia discorso. Riconoscevano, ciò non +ostante, che la macchina era ingegnosa e che poteva riuscir utile, +particolarmente nei nostri paesi, dove essendoci molta gente e molto +traffico, doveva esserci bisogno di far ogni cosa alla spiccia. Il che +significava in altre parole: che cosa faremmo noi del telegrafo? E a che +termini sarebbe ridotta la politica del nostro Governo, se alle domande +dei rappresentanti degli Stati d'Europa si dovesse risponder subito e in +poche parole? e rinunziare a quella gran scusa dei ritardi e a +quell'eterno pretesto delle lettere smarrite, che sono i corrieri, +grazie a cui si può strascicare per due mesi una quistione che potrebbe +esser risolta in due giorni? Si seppe, oltre a questo, o piuttosto si +capì, che il Sultano è un uomo d'indole mite e di cuore gentile, che +vive austeramente, che ama una donna sola, che mangia senza forchetta, +come tutti i suoi sudditi, e seduto in terra, ma coi piatti posti sopra +una piccola tavola dorata, alta un palmo; che prima d'esser Sultano, +correva il _lab el barod_ coi soldati, ed era uno dei più destri; che +ama il lavoro e fa molte volte egli stesso quello che dovrebbero fare i +suoi servi, fino a incassare le proprie robe nelle occasioni di +partenza; e che infine il popolo lo ama, ma anche lo teme, perchè sa di +certo che quando scoppiasse una grande rivolta, egli sarebbe il primo a +saltare a cavallo e a slanciarsi colla spada nel pugno contro i ribelli. +Ma con che garbo dicevan queste cose! Che bei sorrisi e che bei +movimenti! Che peccato non intendere il loro linguaggio tutto figure e +colori, e non poter leggere e frugare a nostro bell'agio dentro +quell'ingenua ignoranza! + +Dopo due ore ricomparvero l'Ambasciatore, Sid-Mussa, il gran sceriffo e +tutti gli ufficiali; ci fu uno scambio interminabile di strette di mano, +di sorrisi, d'inchini, di saluti, di cerimonie, che pareva si ballasse +una contraddanza; e finalmente, passando fra due lunghe ali di servi +attoniti, s'uscì. Uscendo, vedemmo all'inferriata d'una grande finestra +a terreno una decina di visi di donne, nere, bianche e mulatte, +indiademate e scarmigliate; le quali, appena apparimmo, scomparvero +facendo un gran rumore di pantofole e di sottane sbattute. + + § § § § § + +Fin dal primo giorno del viaggio, il Sultano Mulei-el-Hassen era, come +ognuno può immaginare, l'oggetto principale della nostra curiosità. Fu +dunque una festa per tutti la sera che l'Ambasciatore ci annunziò il +ricevimento solenne per la mattina seguente. In vita mia, non ho mai +levato le pieghe alla giubba, nè fatto scattare la molla del gibus, con +più profonda compiacenza che in quella occasione. + +Quella gran curiosità derivava, in parte, dalla storia della sua +dinastia. Si desiderava di vedere un volto di quella terribile famiglia +dei Sceriffi Fileli, a cui gli storici danno il primato del fanatismo, +della ferocia e dei delitti su tutte le dinastie che regnarono nel +Marocco. Sul principio del secolo decimosettimo, alcuni abitanti del +Tafilet, provincia dell'Impero che confina col deserto, dalla quale gli +sceriffi di quella dinastia prendono il nome di Fileli, condussero dalla +Mecca nel loro paese uno sceriffo chiamato Alì, nativo di Iambo, e +discendente di Maometto per Hassen, secondo figliuolo d'Alì e di Fatima. +Il clima della provincia di Tafilet, poco dopo il suo arrivo, riprese +una regolarità che da qualche tempo aveva perduta; i datteri crebbero in +grande abbondanza; il merito ne fu attribuito ad Alì; Alì venne eletto +re, sotto il nome di Mulei-Sceriffo; i suoi discendenti allargarono, a +poco a poco, colle armi, il dominio dell'avo; s'impadronirono di Marocco +e di Fez, scacciarono la dinastia dei sceriffi Saadini, e regnarono, +fino ai nostri giorni, su tutto il paese compreso fra la Muluia, il +deserto ed il mare. Sidi-Mohammed, figlio di Mulei-Sceriffo, regnò con +sapiente clemenza; ma dopo di lui il trono dei Sceriffi s'affondò nel +sangue. El Rescid governa col terrore, ruba l'ufficio al carnefice, +lacera di propria mano le mammelle alle donne perchè rivelino il +nascondiglio dei tesori dei mariti. Mulei Ismaele, il principe +lussurioso, l'amante di ottomila donne e padre di mille duecento figli, +il fondatore del corpo famoso delle guardie nere, il galante sultano che +chiede in isposa a Luigi XIV la figliuola della duchessa La Valliére, fa +appendere diecimila teste ai merli di Marocco e di Fez. Mulei Ahmed el +Dehebi, avaro e crapulone, ruba i gioielli alle donne di suo padre, +s'istupidisce col vino, fa strappare i denti alle sue belle e recidere +il capo a uno schiavo che ha troppo premuto il tabacco nella sua pipa. +Mulei Abd-Allà, vinto dai Berberi, fa sgozzare, per sfogar la sua +rabbia, gli abitanti di Mechinez, aiuta il carnefice a decapitare gli +ufficiali del suo valoroso esercito sconfitto, e inventa l'orribile +supplizio di cucir l'uomo vivo dentro un toro sventrato perchè si +putrefacciano insieme. Appare migliore della propria razza +Sidi-Mohammed, suo figliolo, il quale si circonda di rinnegati +cristiani, cerca la pace e ravvicina il Marocco all'Europa. Poi, +daccapo, Mulei Yezid, violento, crudele e fanatico, che per pagare i +suoi soldati, gli sguinzaglia al saccheggio dei quartieri degli Ebrei in +tutte le città dell'Impero; Mulei Hesciam, che dopo un regno di pochi +giorni, va a morire in un santuario; Mulei Soliman, che distrugge la +pirateria e ostenta amicizia all'Europa, ma con arte astuta segrega il +Marocco da tutti gli Stati civili, e si fa portare ai piedi del trono la +testa degli ebrei rinnegati a cui è sfuggita una parola di rammarico +sulla loro abjura forzata; Abd-er-Rhaman, il vinto d'Isly, che fa +calcinar vivi i congiurati nelle mura di Fez; e infine Sidi-Mohammed, il +vinto di Tetuan, che per inculcare nei suoi popoli il rispetto e la +devozione, fa portare per i _duar_ e per le città le teste dei suoi +nemici confitte nei fucili dei suoi soldati. Nè son queste le maggiori +calamità che affliggono l'Impero sotto la sciagurata dinastia dei +Fileli. Sono guerre colla Spagna, il Portogallo, l'Olanda, +l'Inghilterra, la Francia, i Turchi d'Algeri; insurrezioni feroci di +berberi, spedizioni disastrose nel Sudan, rivolte di tribù fanatiche, +ammutinamenti delle guardie nere, persecuzioni di cristiani; guerre +accanite di successione tra padre e figlio, tra zii e nipoti, tra +fratelli e fratelli; l'Impero a volta a volta smembrato e ricomposto; +Sultani cinque volte scoronati e cinque volte rimessi in trono; vendette +snaturate tra principi consanguinei, gelosie di donne e delitti orrendi, +e miseria immensa, e decadenza precipitosa alla barbarie antica; e in +ogni tempo questo principio trionfante: che non potendo assidersi la +civiltà europea se non sulle rovine di tutto l'edifizio politico e +religioso del Profeta, l'ignoranza è la miglior salvaguardia +dell'Impero, e la barbarie un elemento necessario di vita. Con +quest'aureola storica ci si presentava alla fantasia il giovine Sultano +a cui stavamo per comparire dinanzi. + +Alle otto della mattina, l'Ambasciatore, il vice-console, il signor +Morteo, il Comandante e il Capitano, vestiti delle loro splendide +uniformi, erano già radunati nel cortile, in mezzo a una folla di +soldati, fra i quali il caid, tutti in pompa magna. Noi soli, i due +pittori, il medico ed io, tutti e quattro in giubba, gibus e cravatta +bianca, non osavamo uscire dalle stanze, per timore che il nostro +bizzarro vestire, forse non mai visto a Fez prima d'allora, facesse +ridere il pubblico.--Vada prima lei--no, tocca a lei--no, tocca a +loro--; per un quarto d'ora non si fece altro discorso, l'uno cercando +di spinger l'altro fuori della porta. Finalmente, dopo una savia +osservazione del dottore, che disse:--L'unione fa la forza--; uscimmo +tutti e quattro insieme, stretti in un gruppo, col capo basso e il +cappello sugli occhi. La nostra comparsa nel cortile destò una viva +meraviglia fra i soldati, i custodi e i servi del palazzo, alcuni dei +quali si nascosero dietro i pilastri per ridere al sicuro. Ma fu ben +altra cosa per la città. Montammo tutti a cavallo e ci dirigemmo verso +la porta della Nicchia del burro, preceduti da un drappello di +fantaccini dalla divisa rossa, seguiti da tutti i soldati della +legazione, fiancheggiati da ufficiali, interpreti, cerimonieri e +cavalieri della scorta di Ben-Kasen-Buhammei. Era un bellissimo +spettacolo quella mescolanza di cappelli cilindrici e di turbanti +bianchi, di uniformi diplomatiche e di caffettani rosei, di spadine di +gala e di sciaboloni barbareschi, di guanti canarini e di mani nere, di +calzoni dorati e di gambe nude; e lascio considerare che figura ci +facessimo noi quattro, vestiti da ballo, a cavallo a una mula, seduti +sopra una sella rossa alta come un trono, grondanti di sudore e coperti +di polvere appena usciti di casa. Le strade erano piene di gente. Al +nostro apparire tutti si fermavano e facevano ala. Guardavano il +cappello piumato dell'Ambasciatore, i cordoni d'oro del capitano, le +medaglie del Comandante, e non davano alcun segno di meraviglia. Ma +quando passavamo noi quattro, ch'eravamo gli ultimi, era prima uno +stralunamento d'occhi e poi un esilararsi di volti che metteva un vero +dispetto. Accanto a noi cavalcava Mohammed-Ducali: lo pregai di tradurmi +qualcuna delle osservazioni che gli riuscisse di cogliere a volo. Un +moro, in mezzo a un crocchio, disse non so cosa, a cui mi parve che gli +altri assentissero. Il Ducali diede in uno scroscio di risa e mi +notificò che quella brava gente ci credeva esecutori di giustizia. +Alcuni, forse perchè il nero è un colore odiato dai mori, ci guardavano +con un'aria quasi di disprezzo e di sdegno. Altri scrollavano il capo in +segno di commiserazione.--Signori,--disse allora il medico,--se non +sappiamo farci rispettare, è colpa nostra; abbiamo le armi; +serviamocene; io darò per il primo l'esempio.--Così dicendo, si tolse il +gibus, lo schiacciò e passando dinanzi a un gruppo di mori che +sorridevano, lo fece scattare improvvisamente. La meraviglia e il +turbamento di quella gente, alla vista di quello scatto misterioso, non +si può esprimere. Tre o quattro diedero un passo indietro e slanciarono +sul diabolico cappello uno sguardo di profonda diffidenza. I pittori ed +io, incoraggiati[tn290] dall'esempio, lo imitammo, e così a furia di +pugni nel gibus, arrivammo, rispettati e temuti, alle mura delle città. + +Fuori della porta della Nicchia del Burro erano schierati sul passaggio +dell'ambasciata duemila soldati di fanteria, in gran parte ragazzi, che +presentarono le armi, a modo loro, gli uni dopo gli altri, e passati +noi, si misero la divisa sulla testa per ripararsi dal sole. + +Passammo un piccolo ponte che accavalcia il Fiume delle perle e ci +trovammo nel luogo destinato al ricevimento, dove si discese tutti da +cavallo. + +Era una vastissima piazza rettangolare, chiusa su tre lati da alte +muraglie merlate e da grosse torri; sul quarto lato, dal Fiume delle +perle. Nell'angolo più lontano da noi s'apriva una stradicciuola, +fiancheggiata da due muri bianchi, che conduceva ai giardini e alle case +del Sultano, completamente nascoste dai bastioni. + +La piazza, quando v'arrivammo, presentava un aspetto ammirabile. + +Nel mezzo v'era una folla di generali, di cerimonieri, di magistrati, di +nobili, d'ufficiali, di schiavi, arabi e neri, tutti vestiti di bianco, +divisi in due grandi schiere, l'una di fronte all'altra, alla distanza +d'una trentina di passi. + +Dietro una di queste schiere, dalla parte del fiume, erano disposti in +fila tutti i cavalli del Sultano, grandi e bellissimi, bardati di +velluto ricamato d'oro; ciascuno tenuto da un palafreniere armato. A +un'estremità della schiera dei cavalli, c'era una piccola carrozza +dorata, che la regina d'Inghilterra regalò all'Imperatore; il quale la +fa mettere in mostra in tutti i ricevimenti. + +Dietro i cavalli, e dietro l'altra schiera dei personaggi della corte, +si stendevano due file lunghissime di guardie dell'Imperatore, vestite +di bianco. + +Tutt'intorno alla piazza, ai piedi delle mura e lungo la riva del fiume, +tremila soldati di fanteria che apparivano appena come quattro +lunghissime strisce d'un color rosso fiammante; e sull'altra riva del +fiume, una folla immensa di popolo, tutta bianca. + +Nel mezzo della piazza eran schierate le casse contenenti i regali del +Re d'Italia: un Ritratto del re stesso, specchi, quadri di musaico, +candelabri, seggioloni. + +Noi ci andammo a mettere vicino alle due schiere dei personaggi, in modo +da formar con esse un quadrato aperto verso il lato della piazza donde +doveva venire il Sultano. Dietro di noi v'eran le casse; dietro le +casse, tutti i soldati dell'ambasciata schierati. Da un lato Mohammed +Ducali, il comandante della scorta, Salomone Aflalo, e i marinai in +uniforme. + +Un cerimoniere di faccia arcigna, armato d'un nodoso bastone, ci schierò +su due righe; il Comandante, il capitano e il viceconsole[tn292], +davanti; il medico, i pittori ed io, dietro. L'ambasciatore stette +cinque o sei passi davanti a noi, col signor Morteo, che doveva fare da +interprete. + +Tutti e sette, senz'accorgercene, ci avanzammo a poco a poco d'alcuni +passi. + +Il cerimoniere ci fece tornare indietro e c'indicò col bastone il punto +preciso dove dovevamo restare. + +Quella esigenza ci fece specie, tanto più che ci parve di veder brillare +negli occhi del cerimoniere un risolino astuto. Nello stesso punto +sentimmo un vivace bisbiglio che veniva dall'alto. Guardammo in su, e +vedemmo nei bastioni, a una certa altezza, quattro o cinque finestre, +chiuse da persiane verdi, dietro le quali si muovevano confusamente +molte teste. Erano teste di donna; il bisbiglio veniva di là; le +finestre appartenevano a una specie di loggia, che per un lungo +corridoio comunicava coll'arem del Sultano; e il cerimoniere ci faceva +stare in quel certo punto per ordine del Sultano stesso, al quale le +donne avevano chiesto di poter vedere i cristiani. Che peccato non aver +sentito quello che dicevano dei nostri cappelli a staio e dei nostri +vestiti a coda di rondine! + +Il sole era ardentissimo, nella vasta piazza regnava un profondo +silenzio, tutti gli occhi erano rivolti dalla stessa parte. Credo che in +quei momenti ai miei compagni, come a me, batteva il cuore più forte. + +Aspettammo circa dieci minuti. + +All'improvviso, corse un fremito per tutto l'esercito, s'intese un suono +di banda, le trombe squillarono, i personaggi della corte si curvarono +profondamente, le guardie, i palafrenieri e i soldati misero un +ginocchio in terra, e da tutte le bocche uscì un grido prolungato e +tonante:--Dio protegga il nostro Signore! + +Il Sultano s'avanzava verso di noi. + +Era a cavallo, seguito da una turba di cortigiani a piedi, uno dei quali +sorreggeva sopra il suo capo un enorme parasole. + +Arrivato a pochi passi dall'Ambasciatore, si fermò; una parte del suo +seguito chiuse il quadrato; gli altri gli rimasero intorno. + +Il cerimoniere del bastone gridò ad alta voce:--L'Ambasciatore d'Italia! + +L'Ambasciatore, accompagnato dall'interprete, col capo scoperto, +s'avvicinò al Sultano. + +Questo gli disse in arabo:--Benvenuto! Benvenuto! Benvenuto!--Poi gli +domandò se aveva fatto buon viaggio, e s'era stato soddisfatto del +servizio della scorta e del ricevimento dei Governatori. + +Ma di tutto questo noi non udimmo nulla. Eravamo affascinati. Quel +Sultano, che l'immaginazione ci aveva rappresentato sotto l'aspetto d'un +despota selvaggio e crudele, era il più bello e più simpatico giovane +che possa brillare alla fantasia d'un'odalisca. È alto di statura e +snello, ha gli occhi grandi e soavi, un bel naso aquilino, il viso bruno +d'un ovale perfetto, contornato d'una corta barba nera; una fisonomia +nobilissima e piena di dolce mestizia. Una cappa bianca come la neve gli +scendeva dalla testa ai piedi; il turbante era coperto da un alto +cappuccio; i piedi nudi e infilati in due babbucce gialle; il cavallo +grande e bianchissimo, colla bardatura verde e le staffe d'oro. Tutta +quella bianchezza e quell'ampia e lunga cappa gli davano un aspetto +sacerdotale, una grazia di regina, una maestà semplice ed amabile, che +corrispondeva ammirabilmente all'espressione gentilissima del suo viso. +Il parasole, insegna del comando, che un cortigiano teneva un po' +inclinato dietro di lui,--un gran parasole rotondo, alto quasi tre +metri, rivestito, sopra, di seta color amaranto, sotto di seta azzurra, +ricamata d'oro, con una grossa palla dorata sulla cima,--aggiungeva +gentilezza e dignità alla sua figura. L'atteggiamento grazioso, lo +sguardo così tra pensieroso e ridente, la sua voce sommessa e monotona +come il mormorìo d'un ruscello, tutta insomma la sua persona e la sua +maniera aveva un non so che d'ingenuo e di femmineo, e nello stesso +tempo di solenne, che ispirava una simpatia irresistibile ed un rispetto +profondo. Non mostrava d'aver più di trenta due o trentatrè anni. + +--Sono lieto,--disse,--che il Re d'Italia abbia mandato un Ambasciatore +per stringere maggiormente i legami della nostra antica amicizia. La +casa di Savoia non fece mai la guerra al Marocco. Io amo la casa di +Savoia e ho seguito con gioia e con ammirazione i grandi avvenimenti +che si compirono sotto i suoi aspicii in Italia. Ai tempi di Roma +antica, l'Italia era il paese più potente del mondo. Poi si divise in +sette stati. I miei antenati furono amici di tutti e sette questi stati. +Ed io, ora che tutti e sette si sono riuniti in un solo, ho concentrata +in quest'uno tutta l'amicizia che i miei antenati nutrivano per gli +altri. + +Disse queste parole lentamente, a pause, come se le avesse studiate +prima, e facesse di tratto in tratto uno sforzo per rammentarsele. + +Fra le altre cose, l'Ambasciatore gli disse che il Re d'Italia gli aveva +mandato il suo ritratto. + +--È un dono prezioso,--rispose;--e io lo farò porre nella sala dove +dormo, in faccia a uno specchio, che è il primo oggetto su cui cadono i +miei occhi allo svegliarmi; e così ogni mattina, appena desto, vedrò +riflessa l'immagine del Re d'Italia, e penserò a lui. + +E poco dopo soggiunse: + +--Sono contento, e desidero che restiate lungo tempo in Fez e spero che +ne serberete una buona memoria quando sarete tornati nella vostra bella +patria. + +Dicendo queste cose, teneva quasi sempre gli occhi fissi sulla testa del +cavallo. A momenti, pareva che volesse sorridere; ma subito corrugava +le soppracciglia come per richiamare sul suo volto la gravità imperiale. +Era curioso,--si capiva,--di vedere che razza di gente fossimo noi sette +schierati a dieci passi dal suo cavallo; ma non volendo guardarci +direttamente, girava gli occhi a poco a poco, e poi con uno sguardo +rapidissimo ci abbracciava tutti e sette insieme, e in quel momento nel +suo occhio brillava una certa espressione indefinibile d'ilarità +infantile, che faceva un graziosissimo contrasto colla maestà di tutta +la sua persona. Il folto corteo che gli stava dietro e ai lati, pareva +pietrificato. Tutti gli occhi eran fissi in lui, non si sentiva un +respiro, non si vedevano che volti immobili in un atteggiamento di +venerazione profonda. Due mori, con mano tremante, gli cacciavano le +mosche dai piedi; un altro, di tratto in tratto, gli passava la mano sul +lembo della cappa come per purificarla dal contatto dell'aria; un +quarto, in atto di sacro rispetto, accarezzava la groppa del cavallo; +quello che reggeva il parasole, stava cogli occhi bassi, immobile come +una statua, quasi fosse confuso e sgomento dalla solennità del suo +ufficio. Tutto, intorno a lui, esprimeva la sua enorme potenza, +l'immensa distanza che lo separava da tutti, una sottomissione +sconfinata, una devozione fanatica, una svisceratezza d'amore pauroso e +selvaggio, che sembrava domandare d'essere provato col sangue. Non +pareva un monarca; ma un Dio. + +L'Ambasciatore gli porse le sue credenziali e gli presentò il +Comandante, il capitano e il vice-console, i quali gli s'avvicinarono +l'un dopo l'altro e stettero qualche momento dinanzi a lui +nell'atteggiamento del saluto. + +Guardò con particolare attenzione le decorazioni del Comandante. + +--Il medico,--disse poi l'Ambasciatore accennando noi quattro,--e tre +_scienziati_. + +I miei occhi incontrarono gli occhi del Dio, e tutti i periodi, già +concepiti, di questa descrizione, mi si scompigliarono nella mente. + +Il Sultano domandò con curiosità chi fosse il medico. + +--Quello a destra,--disse l'interprete. + +Lo guardò attentamente. + +Poi, accompagnando le parole con un atto gentile della mano destra, +disse:--La pace sia con voi! La pace sia con voi! La pace sia con voi! + +E voltò il cavallo. + +La banda suonò, le trombe squillarono, i cortigiani curvarono la testa, +le guardie, i soldati e i servi misero un ginocchio in terra, e scoppiò +un'altra volta da tutti i petti un grido lungo e sonoro:--Dio protegga +il nostro Signore! + +Scomparso il Sultano, si confusero le due schiere dei grandi personaggi, +e vennero verso di noi Sid-Mussa, i suoi figliuoli, i suoi ufficiali, il +ministro della guerra, il ministro delle finanze, il gran sceriffo +Bacali, il grande cerimoniere, i più grossi pezzi della corte, +sorridendo, vociando, agitando le braccia in segno di festa. Poco dopo, +avendo Sid-Mussa invitato l'Ambasciatore a riposarsi in un giardino del +Sultano, si montò tutti a cavallo, si attraversò la piazza, s'infilò la +stradicciuola misteriosa e s'entrò nell'augusto recinto del quartiere +imperiale. Vicoli fiancheggiati da alti muri, piazzette, cortili, case +in rovina, case in costruzione, porte ad arco, corridoi, giardinetti, +piccole moschee, un labirinto da perderci il capo, e per tutto operai +affaccendati, schiere di servi, sentinelle armate, e qualche viso di +schiava dietro le inferriate delle finestre e agli spiragli delle porte: +non si vide altro. Non un edifizio di bella apparenza, nè altra cosa, +fuor delle guardie, che indicasse l'abitazione d'un Monarca. Entrammo in +un giardino vasto ed incolto, tutto viali ombrosi incrociati ad angolo +retto e chiuso da mura altissime come il giardino d'un convento, e di +là, dopo un breve riposo, ritornammo a casa,--spargendo per la +strada,--il medico, i pittori ed io,--l'ilarità colla giubba e il +terrore coi gibus. + +Per tutto quel giorno non si parlò d'altro che del Sultano. Aveva +innamorato tutti. L'Ussi si provò cento volte a schizzarne la figura e +buttò via la matita disperato. Lo proclamammo tutti il più bello e il +più amabile di tutti i Monarchi maomettani; e perchè la proclamazione +fosse veramente _nazionale_, ci piacque di sentire il parere anche del +cuoco e dei due marinai. + +Il cuoco, al quale tutti gli spettacoli veduti da Tangeri a Fez non +avevano strappato mai altro che un sorriso di profonda commiserazione, +si mostrò generoso coll'Imperatore. + +--_A l'è un bel omm,_--disse,--_a i é nen a diie_ (è un bell'uomo, non +c'è che dire); ma bisognerebbe che andasse a viaggiare (parole testuali) +_dove c'è l'istruzione_. + +Questo _dove_, naturalmente, era Torino. + +Luigi, il calafato, benchè napoletano, fu più laconico. Domandato che +cosa avesse osservato nell'Imperatore, stette un po' sopra pensiero e +rispose sorridendo: + +--_Aggio osservato ch'a stu paese manc' u Re porta i' calzette!_ + +Il più comico fu il Ranni.--Che cosa t'è parso del Sultano?--gli domandò +il Comandante. + +--M'è parso,--rispose francamente e colla maggior serietà,--che avesse +paura. + +--Paura!--esclamò il Comandante.--Di chi? + +--Di noi. Non ha visto com'è diventato smorto e come parlava, che quasi +gli mancava il fiato? + +--Ma tu sei matto! E vuoi che lui, in mezzo a tutte le sue guardie e a +tutto il suo esercito, avesse paura di noi altri? + +--Così m'è parso,--rispose il Ranni imperturbabile. + +Il Comandante lo guardò fisso e poi si pigliò la testa fra le mani in +atto di profondo scoraggiamento. + +Quella stessa sera entrarono nel palazzo, condotti da Selam, due mori, i +quali avendo inteso raccontare meraviglie dei nostri gibus, desideravano +di vederli. Andai a prendere il mio e lo apersi sotto i loro occhi. Vi +guardarono dentro tutti e due con grande curiosità e parvero molto +meravigliati. Credevano probabilmente di trovarci chi sa che complicato +meccanismo di ruote e di cerniere, e non vedendoci nulla, si +confermavano forse nella superstizione divulgatissima fra il volgo +moresco che in tutti gli oggetti dei cristiani ci sia qualcosa di +diabolico.--Ma non c'è nulla!--esclamarono tutti e due ad una voce.--Ma +qui sta,--risposi per mezzo di Selam,--qui sta appunto il meraviglioso +di questi cappelli soprannaturali, che facciano quello che fanno, +senz'aiuto d'ordigni!--Selam rise, essi sospettarono la celia, e allora +m'ingegnai di spiegare il meccanismo nascosto; ma mi parve che ne +capissero poco. Domandarono poi, andandosene, se i cristiani mettevano +quella molla nei cappelli «per ricreazione.»--E tu, domandai a +Selam--che cosa ne dici di questi arnesi?--Dico,--rispose con +un'alterezza sprezzante, appuntando il dito contro il cappello,--che se +dovessi vivere cento anni nei vostri paesi, forse, a poco poco, +adotterei la vostra maniera di vestire,--le scarpe, la cravatta ed anche +i brutti colori che piacciono a voi;--ma quell'arnese lì,--quella +orribile cosa nera... ah! Dio m'è testimonio che vorrei piuttosto la +morte! + + § § § § § + +A questo punto comincia il mio giornale di Fez, che abbraccia tutto il +tempo trascorso dal ricevimento dell'Imperatore fino alla partenza per +Mechinez. + + * * * * * + +20 Maggio. + +..... Oggi il primo custode del palazzo ci diede in segretezza la chiave +della terrazza, raccomandandoci caldamente di usare prudenza. Pare +ch'egli abbia ricevuto ordine, non di rifiutarci quella chiave, ma di +non darla che quando ne fosse pregato; e questo perchè le terrazze (a +Fez come nelle altre città del Marocco) appartengono alle donne, e sono +considerate quasi come un'appendice dell'arem. Siamo dunque saliti sulla +terrazza, che è vastissima, e tutta circondata da un muro più alto d'un +uomo, munito di alcune finestre della forma di feritoie. Il palazzo +essendo molto alto, e posto in un luogo eminente, si vedono di lassù +migliaia di terrazze bianche, le alture circostanti alla città, i monti +lontani; e sotto, un altro piccolo giardino, di mezzo al quale s'alza +una palma smisurata, che sorpassa l'edifizio di quasi un terzo del +proprio fusto. Avvicinando il viso a quelle finestrine, ci parve +d'affacciarci a un mondo nuovo. Sulle terrazze vicine e lontane v'erano +molte donne, la maggior parte, a giudicar dal vestito, di condizione +agiata,--signore,--se questo titolo si può dare alle donne moresche. +Parecchie stavano sedute sui parapetti, altre passeggiavano, alcune +saltellavano con un'agilità di scoiattoli di terrazza in terrazza, si +nascondevano, ricomparivano, e si spruzzavano acqua nel viso ridendo +come pazze. Più d'una era seduta in un atteggiamento che avrebbe senza +dubbio corretto se avesse sospettato che l'occhio d'un uomo la stava +osservando. C'erano vecchie, giovani, bambine di otto o dieci anni, +tutte con vestiti di forme bizzarre e di colori vivissimi. Le più +avevano le treccie giù per le spalle, un fazzoletto di seta rossa o +verde stretto intorno al capo a modo di benda, una specie di caffettano +di vario colore, con larghe maniche, serrato intorno alla vita da una +cintura azzurra o vermiglia; un corpettino di velluto aperto sul petto; +calzoncini, babbuccie gialle e grossi anelli d'argento sopra la noce del +piede. Le serve e le bambine non avevano altro che la camicia. Una sola +di queste «signore» era abbastanza vicina da poterne discernere il +viso. Era una donna sui trent'anni, vestita in gala, affacciata a una +terrazza posta a un salto di gatto sotto la nostra. Guardava in un +giardino, colla testa appoggiata sulla mano. La osservammo col +cannocchiale. Dei del cielo, che pittura! Nero d'antimonio sotto gli +occhi, rossetto sulle guancie, bianchetto nel collo, hennè sulle unghie: +era tutta una tavolozza. Ma bella, malgrado i trent'anni: un visetto +pieno, due occhi a mandorla, velati di lunghe ciglia e languidissimi; un +nasino un po' rivolto in su; una boccuccia rotonda, secondo +l'espressione dei poeti moreschi, come un anello; e un corpicino di +silfide di cui il vestito sottile metteva in evidenza le curve molli e +gentili. Pareva triste, e forse era cagione della sua tristezza una +quarta sposa di quattordici anni, entrata nell'arem pochi dì innanzi, +della quale essa aveva già sentito il trionfo nel freddo amplesso di suo +marito. Di tratto in tratto si guardava una mano, un braccio, le treccie +che le cadevano sul seno, e sospirava. Una voce sfuggita a un di noi la +riscosse; guardò in su, e accortasi che la guardavamo, scavalcò il +parapetto della terrazza colla destrezza d'un acrobata, saltò sopra una +terrazza sottostante, e scomparve. Per veder meglio, mandammo a pigliare +una seggiola, si giocò a pari e dispari a chi toccasse pel primo, toccò +a me, la misi contro il muro, vi salii su e riuscii con mezzo il busto +al disopra del parapetto. Fu come l'apparizione d'un nuovo astro nel +cielo di Fez: mi si passi il paragone immodesto. Mi videro subito dalle +prime case, fuggirono, ricomparvero, annunziarono l'avvenimento alle +donne delle terrazze più vicine; in pochi minuti, di terrazza in +terrazza, si sparse la notizia per mezza la città; sbucarono curiose da +tutte le parti, io mi trovai alla berlina. Ma la bellezza dello +spettacolo mi tenne fermo al mio posto. Erano centinaia di donne e di +bambine, ritte sui parapetti, sulle torricine, sulle scale esterne, +tutte rivolte verso di me, tutte vestite di colori fiammanti, dalle più +vicine di cui discernevo i volti attoniti, fino alle più lontane, +d'altri quartieri della città, che apparivano appena come puntini +bianchi, verdi e vermigli; alcune terrazze affollate che sembravano +piene di fiori; per tutto un brulichio, un va e vieni, un +gesticolamento, da parere che tutta quella gente assistesse a +qualche fenomeno celeste. Per non mettere sottosopra tutta la città, +tramontai, ossia discesi dalla seggiola, e per qualche minuto non ci +salì nessuno. Poco dopo stava alla berlina il Biseo ed era anch'egli +bersagliato da mille sguardi, quando, sopra una terrazza lontana, tutte +le donne gli voltarono improvvisamente le spalle, e corsero ad +affacciarsi dalla parte opposta; e così di terrazza in terrazza, per una +lunga fila di case. Sul primo momento non capimmo che cosa fosse +accaduto. Il vice-console fu il primo a indovinarlo.--Un grande +avvenimento,--disse;--passano per le strade di Fez il Comandante e il +capitano.--E infatti di lì a poco, si videro rosseggiare sopra una delle +alture che dominano la città, le divise dei soldati della scorta, e col +cannocchiale si riconobbe il Comandante ed il capitano a cavallo. Un +altro voltafaccia di donne sopra un gran numero di terrazze, ci +annunziò, poco dopo, il passaggio d'un'altra comitiva italiana; e +trascorsi dieci minuti vedemmo biancheggiare sull'altura opposta la +_cuffía_ egiziana dell'Ussi e il cappello inglese del Morteo. Dopo +questo l'attenzione universale si rivolse daccapo a noi, e saremmo stati +là a godercela un pezzo; ma sopra una terrazza vicina cinque o sei +monelle di schiave, di tredici o quattordici anni, si misero a guardarci +e a sghignazzare così insolentemente, che fummo costretti, per il decoro +della cristianità, a privare il bel sesso metropolitano della nostra +meravigliosa presenza. + + * * * * * + +Ieri siamo stati a pranzo dal Gran Visir Taib Ben Iamani, soprannominato +Boascerin, che significa, secondo alcuni, vincitore al gioco della +palla, e secondo altri, padre di venti figli: gran vizir, però, non +d'altro che di titolo, per aver occupato quella carica suo padre sotto +il regno del precedente Sultano. + +Il messo latore dell'invito fu ricevuto dall'Ambasciatore in nostra +presenza. + +--Il Gran Vizir Taib Ben Iamani Boascerin,--disse con molta +gravità,--prega l'Ambasciatore d'Italia e il suo seguito di voler +pranzare oggi in casa sua. + +L'Ambasciatore ringraziò. + +--Il Gran Vizir Taib Ben Iamani Boascerin,--continuò colla stessa +gravità--prega pure l'Ambasciatore e il suo seguito di portar le +forchette e i coltelli e di condurre con sè i loro servi per farsi +servire a tavola. + +Andammo verso sera, tutti in giubba e cravatta bianca, a cavallo, col +solito seguito armato. Non ricordo in che parte della città si trovi la +casa, tanti sono i giri e le svolte, le salite e le discese che si +fecero per stradicciuole coperte, uggiose, sinistre, badando ogni +momento a frenare le mule che scivolavano, e a curvare la testa per non +urtare nelle volte umide delle interminabili gallerie. + +Scendemmo in un androne oscuro ed entrammo in un vasto cortile +rettangolare, pavimentato a musaico, e circondato da altissimi pilastri +bianchi, sui quali s'incurvano dei piccoli archi ornati d'arabeschi di +stucco e dipinti di verde: una bizzarra architettura moresco-babilonese, +che ci destò una piacevole meraviglia. Nel mezzo del cortile spicciavano +da sette vasche di marmo bianco sette alti zampilli, che facevano il +rumore d'una pioggia dirotta. Tutt'intorno v'erano porticine socchiuse e +finestrine binate. Nel mezzo dei due lati più corti, due grandi porte +aperte, che davano accesso a due sale. Sulla soglia d'una di queste +porte ci aspettava il Gran Vizir, in piedi; dietro di lui due vecchi +mori, suoi parenti; a destra e a sinistra due ali di schiavi e di +schiave. + +Scambiati i soliti saluti, il Gran Vizir sedette sopra una materassa +distesa lungo la parete, incrociò le gambe, si strinse sul ventre con +tutte e due le mani un grosso guanciale rotondo,--suo atteggiamento +abituale e notissimo,--e non si mosse più di così per tutta la sera. + +Era un uomo sui quarantacinque anni, vegeto, di lineamenti regolari, ma +non simpatico per una certa falsa luce che gli brillava negli occhi. +Aveva il turbante e il caffettano bianco. Parlava con molta vivacità e +rideva sonoramente ad ogni parola propria o d'altri, rovesciando +indietro la testa, e continuando a tener la bocca spalancata molto tempo +dopo che aveva riso. + +Alle pareti erano appesi alcuni quadretti con iscrizioni del Corano in +caratteri d'oro; nel mezzo della sala una tavola da osteria di villaggio +e alcune seggiole rustiche; tutt'intorno materasse bianche, sulle quali +buttammo i nostri cappelli. + +Sidi-Ben-Iamani intavolò una vivace conversazione coll'Ambasciatore; gli +domandò se era ammogliato, perchè non s'ammogliava; gli disse che, se +fosse stato ammogliato, gli avrebbe fatto un grande piacere conducendo +la moglie a pranzo con sè; che l'Ambasciatore inglese ci aveva condotto +la figliuola, la quale s'era molto divertita; che tutti gli Ambasciatori +avrebbero dovuto ammogliarsi espressamente per condurre le loro donne a +veder Fez e a pranzare in casa sua, e simili discorsi, interrotti da +alte risate. + +Mentre, il Gran Vizir parlava, i pittori ed io, seduti sulla soglia +della porta, guardavamo di sott'occhio le schiave, le quali a poco a +poco, incoraggiate dalla nostra aria di curiosità benigna, s'erano +avvicinate, non viste dal Gran Vizir, fino quasi a toccarci, e stavan lì +piantate a guardare e a farsi guardare, con una certa compiacenza. Erano +otto bei pezzi di ragazze tra i quindici e i vent'anni, alcune mulatte, +altre nere, con grand'occhi, narici dilatate, seni prominenti, tutte +vestite di bianco, strette intorno alla vita da una larghissima cintura +ricamata, le braccia e i piedi nudi, braccialetti ai polsi, grandi +cerchi d'argento alle orecchie e due grossi anelli alle gambe. Non +avrebbero avuto nessuno scrupolo, ci parve, a lasciarsi pizzicare la +guancia da una mano cristiana. L'Ussi accennò al Biseo il bellissimo +piede d'una di esse; questa se n'accorse e si mise a osservare il +proprio piede con grande curiosità. Tutte le altre fecero lo stesso, +paragonando i propri ai piedi della prima. L'Ussi fece scattare il +gibus; diedero un passo indietro, poi sorrisero e si riavvicinarono. Una +voce del Gran Vizir, che ordinava di apparecchiare la tavola, le fece +scappare. + +La tavola fu apparecchiata dai nostri soldati. Un servo della casa vi +piantò nel mezzo tre grosse torcie di cera vergine di vario colore. Le +stoviglie erano del gran vizir: non due piatti uguali; grandi e piccoli, +bianchi e dipinti, finissimi e di qualità infima, alla rinfusa. Le +serviette pure appartenevano alla casa, ed erano pezzi di tela di +cotone, di diversa grandezza, senz'orlo, tagliati in fretta e in furia +poche ore prima del desinare. + +Ci mettemmo a tavola a notte fatta. Il Gran Vizir rimase sulla sua +materassa, col guanciale tra le braccia, discorrendo e ridendo coi suoi +due parenti. + +Non descriverò il pranzo; non voglio ridestare memorie dolorose. Basterà +dire che furono trenta piatti, ossia trenta dispiaceri gravi, senza +contare i piccoli fastidi dei dolci. + +Al quindicesimo piatto riuscendo oltremodo difficile il proseguire la +lotta senza il refrigerio d'un po' di vino, l'ambasciatore incaricò il +Morteo di far domandare al Gran Vizir se non gli sarebbe spiaciuto che +mandassimo a pigliare qualche bottiglia di Champagne. + +Il Morteo parlò nell'orecchio a Selam e Selam ripetè la domanda +nell'orecchio a Sua Eccellenza. + +Sua Eccellenza fece una lunga risposta a bassa voce, e intanto noi colla +coda dell'occhio spiavamo ansiosamente il suo volto. Ma il suo volto non +ci dava grandi speranze. + +Selam s'alzò mortificato, e riferì la risposta nell'orecchio +all'Intendente il quale ci diede il colpo di grazia colle seguenti +parole: + +--Il Gran Vizir dice che non avrebbe difficoltà.... che anzi ben +volentieri acconsentirebbe.... ma che ci sarebbe un inconveniente... ed +è che si macchierebbero i bicchieri.... e forse anche la tavola.... e +che in ogni modo la vista... l'odore.... e poi la novità della cosa.... + +--Ho capito,--rispose l'Ambasciatore;--non parliamone più. + +Tutti i nostri volti presero un leggero color verde. + +Finito il pranzo, l'Ambasciatore rimase a discorrere col Gran Vizir, e +noi uscimmo dalla sala. Era buio e piovigginava. Nell'altra sala, in +fondo al cortile, illuminata da una torcia, desinavano, seduti sul +pavimento, il nostro caid, i suoi ufficiali e i segretari del Gran +Vizir. A tutte le finestrine dei quattro muri rischiarate di dentro, +facevano capolino donne e bambini, dei quali non apparivano che i +contorni neri. Per una porta socchiusa del pian terreno si vedeva una +sala illuminata splendidamente, dove erano sedute e sdraiate in cerchio, +in atteggiamenti voluttuosi, le mogli e le concubine del gran vizir, +indiademate come regine; ma velate leggermente dal fumo dei profumieri +che ardevano ai loro piedi. Schiave e servi andavano e venivano fra la +sala da pranzo e le cucine, attraversavano il cortile, entravano in +certe porte, salivano e scendevano; saranno state cinquanta persone in +movimento, e non si sentiva una voce, un passo, un fruscìo. Era una +scena muta e misteriosa come uno spettacolo fantasmagorico, dinanzi +alla quale rimanemmo lungo tempo attoniti, nascosti nell'ombra, senza +profferire parola. + +Andandocene, si vide appesa a un pilastro del cortile una grossa +correggia di cuoio con molti nodi. L'interprete domandò a un servo della +casa a che cosa servisse: + +--A flagellarci--rispose. + +Montammo a cavallo, e ci mettemmo in cammino verso casa, accompagnati da +uno stuolo di servi del gran vizir, ognuno dei quali portava una grande +lanterna. Era buio fitto e pioveva a rovescio. Non si può immaginare lo +strano effetto di quella lunghissima cavalcata, di quelle lanterne, di +quella turba di gente armata e incappucciata, di quello scalpitìo +assordante, di quel frastuono di grida selvaggie, per quel labirinto di +strade anguste e di passaggi coperti, in mezzo al profondo silenzio +della città addormentata. Pareva una processione funebre per i meandri +d'una immensa grotta o un'incamiciata di soldati che s'avanzasse per le +gallerie sotterranee d'una fortezza per fare un colpo di mano. A un +tratto, il convoglio si fermò, si fece un silenzio sepolcrale e s'intese +una voce irata che disse in arabo:--La strada è chiusa!--Un momento dopo +si sentì uno strepito precipitoso di colpi. Erano i soldati della +scorta che cercavano di rovesciare coi calci dei fucili una delle mille +porte che durante la notte impediscono la circolazione per le strade di +Fez. Il lavoro durò un pezzo; lampeggiava, tonava, scrosciava la +pioggia; i servi e i soldati andavano e venivano colle lanterne, +proiettando le loro lunghe ombre sui muri; il caid, ritto sulle staffe, +minacciava gli abitanti invisibili delle case circostanti; e noi ci +godevamo quel bel quadro del Rembrandt con un gusto infinito. Finalmente +s'udì un fortissimo schianto, la porta cadde e ci rimettemmo in cammino. +A poca distanza da casa, sotto una volta sepolcrale, sei soldati di +fanteria ci presentarono le armi con una mano sola, tenendo coll'altra +un moccolo acceso; e fu questa l'ultima scena della rappresentazione +fantastica intitolata:--Un pranzo in casa del gran vizir.--Ma no; +l'ultima scena fu quando, appena rientrati nel nostro cortile, ci +precipitammo sulle sardine di Nantes e sulle bottiglie di Bordeaux, e +l'Ussi, alzando il bicchiere sopra le nostre teste, esclamò con accento +solenne:--A Sidi-Ben-Iamani Boascerin, gran vizir del Marocco, nostro +graziosissimo ospite, Stefano Ussi, cristianamente perdonando, +consacra! + + * * * * * + +Il Sultano ha ricevuto l'Ambasciatore in udienza privata. La sala dei +ricevimenti è grande, bianca e nuda come una prigione. Non v'è altro +ornamento che un gran numero di orologi a pendolo, di tutte le +dimensioni e di tutte le forme, in parte schierati sul pavimento, lungo +le pareti; in parte ammucchiati sopra una tavola, in mezzo alla sala. +Gli orologi, è da notarsi, sono per i mori un oggetto principalissimo +d'ammirazione e di divertimento. Il Sultano stava dentro una piccola +alcova, seduto, colle gambe incrociate, sopra un palco di legno, alto un +metro. Aveva indosso, come al ricevimento pubblico, una cappa +bianchissima, il cappuccio sul capo, i piedi nudi, le babbuccie gialle +in un canto e un cordone verde a traverso il petto, al quale doveva +essere appeso un pugnale. In questa forma gl'Imperatori del Marocco +ricevono tutti gli Ambasciatori: il loro trono, come disse il Sultano +Abd-er-Rhaman, è il cavallo e il loro padiglione il cielo. +L'Ambasciatore, avendone prima manifestato il desiderio a Sid-Mussa, +trovò dinanzi al palco imperiale una modesta seggiola, sulla quale, a un +cenno del Sultano, sedette; il signor Morteo, interprete, rimase in +piedi. Sua Maestà Mulei el Hassen parlò lungamente, senza mai levar le +braccia di sotto la cappa, senza fare un movimento del capo, senza +alterare d'un solo accento l'abituale monotonia della sua voce dolce e +profonda. Parlò dei bisogni del suo Impero, di commerci, d'industrie, di +trattati, scendendo a particolari minuti, con molto ordine e grande +semplicità di linguaggio. Fece molte domande ascoltò le risposte con +viva attenzione, e conchiuse dicendo con un accento di leggera +mestizia:--_È vero; ma siamo costretti a procedere lentamente;_--strane +ed ammirabili parole sulle labbra d'un Imperatore del Marocco. Vedendo +che non accennava mai, neanche negl'intervalli di silenzio, a troncare +il colloquio, l'Ambasciatore si credette in dovere d'alzarsi.--Restate +ancora;--disse con un certo garbo ingenuo il Sultano;--mi piace +discorrere con voi.--Quando l'Ambasciatore, andandosene, s'inchinò per +l'ultima volta sulla soglia della porta, egli abbassò leggermente la +fronte, e rimase immobile, come un idolo, nel suo tempio deserto. + + * * * * * + +È venuta una comitiva di donne ebree a presentare non so che istanza +all'Ambasciatore. + +Nessuno potè sottrarre le mani alla pioggia dei loro baci. + +Eran mogli, figliuole e parenti di due agiati negozianti: bellissime +donne, di fulgidi occhi neri, di carnagione bianca, di labbra porporine, +di mani piccolissime. Le due madri, già vecchie, non avevano un capello +bianco, e brillava ancora nelle loro pupille tutto il fuoco della +giovinezza. Avevano un vestimento pittoresco e splendido: un fazzoletto +di seta di colori vivissimi, stretto intorno alla fronte; una zuavina di +panno rosso, ornata di larghi e spessi galloni d'oro; un panciotto tutto +dorato; una sottana corta e stretta, di panno verde, pure listata di +galloni risplendenti; una cintura di seta rossa o azzurra intorno alla +vita. Parevan tante principesse asiatiche, e questa pompa contrastava +bizzarramente colle loro maniere servilmente ossequiose. + +Parlavano tutte spagnuolo. + +Soltanto dopo qualche minuto, ci accorgemmo che avevano i piedi nudi e +le babbuccie gialle sotto il braccio. + +--Perchè non vi calzate?--domandai a una delle vecchie. + +--Come!--mi domandò alla sua volta, meravigliandosi--non sa ella dunque +che gl'Israeliti non possono portare le scarpe che nel Mellà, e che, +entrando nella città mora, debbono andare a piedi nudi? + +Rassicurate dall'Ambasciatore, si calzarono. + +Così è infatti. Non sono assolutamente obbligati ad andar sempre a piedi +nudi; ma dovendo levarsi le babbuccie quando passano per certe strade, +davanti a certe moschee, accanto a certe _cube_, finisce per essere lo +stesso. E non è questa la sola nè la più umiliante vessazione a cui +vanno soggetti. Non possono testimoniare in giudizio, e debbono +prostrarsi a terra parlando davanti ai tribunali; non possono possedere +terreni o case fuori del loro quartiere; non possono andare a cavallo +per la città; non possono alzar la mano sopra un mussulmano nemmeno per +difendersi, eccetto il caso in cui siano assaliti in casa propria; non +possono vestirsi che di colori oscuri; debbono portare correndo i loro +morti al cimitero, debbono domandare al Sultano il permesso di sposarsi, +debbono rientrare nel Mellà al tramonto del sole, debbono pagare la +guardia mora che veglia alle porte del loro quartiere, debbono +presentare dei ricchi doni al Sultano nelle quattro feste +dell'Islamismo e in occasione d'ogni nascita e d'ogni matrimonio della +famiglia imperiale. Ed era anche peggiore la loro condizione prima del +Sultano Ald-er-Rhaman, il quale impedì almeno che si spargesse il loro +sangue. Nè, anche volendo, potrebbero i Sultani migliorarne gran fatto +lo stato, senza esporre quegli infelici a mali peggiori della orribile +schiavitù che li schiaccia, tanto è fanatico e feroce contro di loro +l'odio dei Mori. Esempio l'Imperatore Solimano, il quale, avendo +decretato che potessero portar le babbuccie, ne furono uccisi tanti, in +pieno giorno, per le strade di Fez, ch'essi medesimi domandarono, per +salvarsi dalla strage, la revocazione del decreto. Rimangono nondimeno +nel paese, e perchè ci arricchiscono, servendo d'intermediarii fra il +commercio d'Europa e il commercio dell'Affrica; e perchè il Governo, +comprendendo di quale importanza essi sono per la prosperità dello +Stato, oppone una barriera quasi insormontabile all'emigrazione, +proibendo ad ogni donna ebrea l'uscita dal Marocco. Servono, tremano e +strisciano nella polvere; ma non darebbero, per acquistar la dignità +d'uomini e la libertà di cittadini, il mucchio di monete d'oro che +tengon nascoste nelle pareti delle loro luride case. In Fez sono intorno +a otto mila, divisi per sinagoghe e retti dai rabbini, che godono d'una +grande autorità. + +Quelle povere donne ci mostrarono parecchi grossi braccialetti d'argento +cesellato, degli anelli ingemmati e degli orecchini d'oro, che tenevano +nascosti nel seno. Domandammo perchè li nascondevano. + +--_Nos espantamos de los Moros._--Abbiamo paura dei mori,--risposero a +voce bassa, guardando intorno con diffidenza. Diffidavano persino dei +soldati della Legazione. + +Fra loro v'erano parecchie bambine vestite colla medesima pompa delle +donne. + +Una di esse stava accanto alla madre in atteggiamento più timido che le +altre. L'Ambasciatore domandò alla madre che età avesse. Rispose dodici +anni. + +--Si mariterà presto,--disse l'Ambasciatore. + +--Che!--esclamò la madre;--è già troppo vecchia per pigliar marito. + +Credemmo tutti che scherzasse. + +--Dico davvero;--rispose la madre quasi meravigliandosi della nostra +incredulità;--vedono quest'altra qua?--E c'indicò una bambina più +piccola.--Avrà dieci anni fra sei mesi ed è già maritata da più d'un +anno. + +La bambina chinò la testa. Noi non credemmo. + +--Che cosa ho da dire?--continuò la madre;--se non vogliono credere alla +mia parola, ci facciano l'onore di venire a casa nostra, di sabato, +affinchè possiamo riceverli degnamente, e vedranno il marito e gli +attestati del matrimonio. + +--E quanti anni ha il marito?--domandai. + +--Dieci compiuti, Signore. + +Vedendo che stentavamo a credere, ci accertarono la cosa tutte le altre +donne, aggiungendo che sono rare le ragazze che si maritino dopo i +dodici anni, che la maggior parte son già spose a dieci, e molte a otto, +e non poche perfino a sette, con ragazzi press'a poco della stessa età; +e che, naturalmente, fin che son così piccoli vivono coi parenti, i +quali continuano a trattarli come bambini, li nutrono, li vestono, li +sballottano, li sculacciano senza alcun riguardo alla loro dignità +maritale; ma stanno sempre insieme e la moglie è sottomessa al marito. + +A noi pareva di sentir parlare d'un altro mondo, e stavamo a sentire +colla bocca aperta, titubando fra la voglia di ridere, la compassione e +lo sdegno. + +--Ma....--disse esitando l'Ambasciatore--stanno insieme anche.... dalla +sera alla mattina? + +--Naturalmente--rispose la madre;--poichè sono marito e moglie! + +--Ma non capite,--disse l'Ambasciatore con un movimento di sdegno;--che +questo è mal fatto? che è contro le leggi della natura? che è dannoso +all'anima e al corpo? che in questo modo invece di educare moralmente e +fisicamente l'infanzia, la profanate, l'avvelenate, la soffocate? + +--Che, che, signor Ambasciatore!--rispose la madre con la più amena +disinvoltura;--non creda questo. Non segue nulla di tutto questo. Son +bambini....--E qui s'avvicinò a noi e abbassò la voce.--Son bambini, non +sanno nulla, non pensano a nulla, discorrono e ridono fra loro, e poi +quando son stanchi, chinan la testa così e s'addormentano come +angioletti. Nulla di male, signor Ambasciatore. + +L'Ambasciatore tentò ancora di persuaderla che del male ce n'era; ma la +buona donna, continuando a ripetere:--nulla di male, nulla di male... a +poco a poco, a poco a poco--rimase del proprio parere. + +In quel frattempo la sposina di nove anni mandava dei baci al cane da +caccia del signor Paxcot, legato in un angolo del cortile. + +Povere creature! Fu una pietà il vederle, quando s'accomiatarono, +rimettersi le babbuccie sotto il braccio e i braccialetti in seno, e +così belle e vestite riccamente, avviarsi a piedi nudi per quelle strade +sassose ed immonde, guardando intorno con un'espressione di umiltà +supplichevole, come per scongiurare gl'insulti e le percosse dei +passanti! + + * * * * * + +Una colezione in casa del ministro della guerra. + +Ci ricevette, appena entrati, in un cortile angusto, chiuso fra quattro +muri altissimi e oscuro come un pozzo. Da un lato v'era una porticina +alta poco più d'un metro, dall'altro una gran porta senza battenti e una +stanza nuda, con una materassa distesa sul pavimento, e alcuni foglietti +di carta infilati in uno spago appeso a una parete: la corrispondenza +giornaliera, credo, di Sua Eccellenza. + +Si chiama Sid-Abd-Allà Ben Hamed, è fratello maggiore di Sid-Mussa, ha +circa sessant'anni, è nero, piccolo, magro, malfermo sulle gambe, +tremante, ridotto, come suol dirsi, sulle cigne; ma d'aspetto e di modi +simpatici. Parla poco, chiude spesso gli occhi e sorride cortesemente +abbassando la testa mezzo nascosta in un grosso turbante. + +Scambiate poche parole, fummo invitati a passare nella sala da pranzo. +Primo l'Ambasciatore, e poi tutti gli altri, ad uno ad uno, piegandoci +quasi ad angolo retto, infilammo la porticina, e riuscimmo in un altro +cortile, spazioso, circondato d'archi eleganti, e coperto di musaici +splendidi e svariatissimi. È un palazzo regalato a Sid-Abd-Allà +dall'Imperatore. Egli medesimo ce lo disse, chinando la testa e +chiudendo gli occhi in atto di religiosa venerazione. + +In un angolo del cortile v'era un gruppo d'ufficiali in turbante e cappa +bianca; dalla parte opposta uno stuolo di servi, in mezzo ai quali +giganteggiava un giovanotto di bellissimo aspetto, vestito tutto di +turchino, alla zuava, con una lunga pistola alla cintura. A tutte le +finestrine e porticine dei quattro muri, si vedevano apparire e sparire +teste di donne e di ragazzine di ogni colore, e da ogni parte si +sentivano vagiti di bimbi. + +Sedemmo intorno a una piccola tavola, in una piccolissima stanza, +ingombrata in gran parte da due letti enormi. Il Ministro si pose vicino +all'Ambasciatore, un po' indietro, e stette là per tutto il tempo della +colezione stropicciando vigorosamente il suo nero piede nudo piantato +ritto sul ginocchio, in modo che le rispettabili dita ministeriali +riuscivano per l'appunto sull'orlo della tavola, a mezzo palmo dal +piatto del Comandante. I soldati della Legazione servivano. A un passo +dalla tavola stava il gigante turchino, immobile come una statua, con +una mano sul pistolone. + +Sid-Abd-Allà[tn326] fu assai gentile coll'Ambasciatore. + +--Voi mi siete simpatico,--gli fece dire, senza preamboli, dal signor +Morteo. + +L'Ambasciatore gli rispose che provava per lui un eguale sentimento. + +--Appena vi vidi,--continuò il Ministro,--il mio cuore fu vostro. + +L'Ambasciatore ricambiò il complimento. + +--Al cuore--concluse Sid Abd-Allà,--non si resiste; e quando egli ci +comanda d'amare una persona, anche senza saperne la ragione, la si ama. + +L'Ambasciatore gli porse la mano ed egli se la strinse sul cuore. + +Ci furono portati diciotto piatti. Non ne parlo. Mi basta dire che son +certo che me ne sarà tenuto conto il giorno in cui verrò giudicato. Per +giunta l'acqua era muschiata, la tovaglia variopinta e le seggiole +barcollanti. Ma queste piccole calamità, invece di metterci di malumore, +ci accesero la vena degli scherzi per modo che poche volte fummo più +allegramente bricconi di quella mattina. Se ci avesse sentiti +Sid-Abd-Allà! Ma Sid-Abd-Allà era tutt'occhi e tutt'orecchi +coll'Ambasciatore. Ci spaventò per un momento il signor Morteo, +avvertendoci a bassa voce che il gigante turchino, essendo di Tunisi, +poteva darsi che capisse qualche parola d'italiano. Ma guardandolo +attentamente ad ogni scherzo, e vedendolo sempre impassibile come una +statua, ci rassicurammo e tirammo innanzi senza badargli. Quante +similitudini calzanti, inaspettate, e d'un effetto comico clamoroso, ma +sventuratamente irripetibili, furono trovate a quegl'intingoli e a +quelle salse! + +Finita la colezione, s'andò tutti nel cortile, dove il Ministro della +guerra presentò all'Ambasciatore uno dei più alti ufficiali +dell'esercito. Era il Comandante supremo dell'artiglieria: un piccolo +vecchio, secco, inarcato come una C, con un enorme naso adunco e due +occhiettini diabolici; una figura d'uccello di rapina; caricato, +piuttosto che coperto, d'uno smisurato turbante giallo di forma quasi +sferica, e vestito presso a poco alla zuava, tutto turchino, con un +mantello bianco sulle spalle. Aveva una lunga sciabola al fianco e un +pugnale inargentato alla cintura. L'Ambasciatore gli fece domandare a +quale grado della gerarchia militare europea corrispondesse quello +ch'egli aveva nell'esercito marocchino. Parve che quella domanda lo +mettesse nell'imbarazzo. Pensò qualche momento e rispose +balbettando:--Generale;--poi ripensò e soggiunse:--No, colonnello--e +rimase un po' confuso. Disse ch'era nativo d'Algeri. Mi balenò il +sospetto che fosse un rinnegato. Chi sa per che strane vicende si +trovava colonnello nel Marocco! + +Gli altri ufficiali, in quel frattempo, facevano colezione in una stanza +a terreno aperta sul cortile, tutti seduti in cerchio sul pavimento, coi +piatti nel mezzo. Capii benissimo, vedendoli mangiare, come i mori +possano far di meno del coltello e della forchetta. Non si può dire il +garbo, la destrezza, la precisione con cui facevano in pezzi i polli, il +montone allo spiedo, la caccia, i pesci, ogni cosa. Con pochi movimenti +rapidissimi delle mani, senza scomporsi menomamente, ognuno spiccava +giusta e netta la sua porzione. Pareva che avessero delle unghie +taglienti come rasoi. Immergevano le dita nelle salse, facevano delle +palle di cuscussù, mangiavano l'insalata a manate, e non un briciolo, +non una goccia cadeva fuor del piatto; e vedemmo infatti quando +s'alzarono che avevano i caffettani bianchi immaculati come prima. Di +tratto in tratto un servo portava in giro una catinella e un +asciugamano; si davano una lavatina e poi tutti insieme rituffavano lo +zampino in un altro piatto. Nessuno parlava, nessuno alzava gli occhi, +nessuno mostrava d'accorgersi che noi fossimo là a contemplarli. + +Che ufficiali saranno stati? Maggiori di stato maggiore? Aiutanti di +campo? Capi-divisione del Ministero della guerra? Chi può saper nulla +nel Marocco, particolarmente dell'esercito, che è il più misterioso di +tutti i misteri? Si dice, per esempio, che nel caso d'una guerra santa, +quando sia proclamata la legge Djehad, che chiama tutti gli uomini +validi alle armi, l'Imperatore può raccogliere duecentomila soldati; ma +se non si conosce nemmeno presso a poco il numero della popolazione +dell'Impero, su che fondamento s'appoggia quella cifra? E l'esercito +permanente, chi sa quanto sia? E a chi riesce di saper qualcosa, non +solo del numero, ma dell'ordinamento, se, fuor dei capi, nessuno sa +nulla, e questi o non vogliono rispondere, o non dicono il vero, o non +sanno farsi capire? + +Sid-Abd-Allà, cortesissimo ospite, volle aver scritti sul suo +portafoglio i nostri nomi e ci accomiatò stringendosi sul cuore le mani +di tutti. + +Eravamo già sulla porta, quando ci raggiunse il gigante turchino. Ci +fermammo, egli ci guardò sorridendo furbescamente e poi disse sottovoce +in pretto italiano, salvo la pronunzia moresca: + +--Signori, stiano bene! + +Ci balenarono alla mente le corbellerie dette a tavola e restammo +fulminati. + +--Ah cane!--gridò l'Ussi. + +Ma il cane era già sparito. + + * * * * * + +Ogni passeggiata è una piccola spedizione militare: bisogna avvertire il +caid, radunare una scorta, cercare un interprete, mandar a prendere le +cavalcature, e prima che tutto sia in ordine ci vuole un'ora. Perciò +restiamo gran parte della giornata in casa. Ma lo spettacolo della casa +ci compensa largamente della prigionia. È una processione continua di +soldati rossi, di servi neri, di messi della corte, di negozianti della +città, di mori malati che cercano il medico, di rabbini che vengono a +inchinare l'Ambasciatore, d'ebree che portano mazzi di fiori, di +corrieri che portan lettere da Tangeri, di facchini che portano la +_muna_. Nel cortile lavorano dei musaicisti per Visconti Venosta; sulla +terrazza, dei muratori; in cucina, un visibilio di cuochi; nel giardino, +i negozianti stendono le loro stoffe e il signor Vincent le sue +uniformi; il medico si dondola in una branda appesa a due alberi; i +pittori dipingono davanti alla porta della loro camera; i soldati e i +servi saltano e gridano nei vicoli intorno; tutte le fontane zampillano +col rumore d'una pioggia dirotta e fra gli aranci e i limoni del +giardino cantano centinaia d'uccelli. Il giorno si passa fra il giuoco +della palla e la storia del Kaldun; la sera fra gli scacchi e i canti, +diretti dal Comandante, primo tenore di Fez. La notte la passerei +meglio, se non mi passassero continuamente davanti, come fantasmi, i +neri servi di Mohammed Ducali, che dorme in una stanzina accanto alla +mia. Nella mia dorme pure il dottore e abbiamo fra tutti e due un povero +diavolo di servo arabo che ci fa morire dalle risa. Ci dicono che è di +famiglia, se non agiata, non bisognosa, e che s'aggregò come servo alla +carovana, a Tangeri, per fare un _viaggio di piacere_. Appena arrivato a +Fez, meta del suo viaggio di piacere, non so per che mancanza, ma per +poca cosa di certo, fu legnato. Dopo d'allora si mise a servirci con uno +zelo furioso. Non capisce nulla, nemmeno i gesti; ha sempre l'aspetto +d'un uomo spaventato; gli domandiamo gli scacchi, porta la sputacchiera; +ieri il medico gli disse d'andargli a prendere del pane; lui, per far +più presto, gli portò un pezzo di crosta che trovò in mezzo al giardino. +Abbiamo un bel rassicurarlo: ha terrore di noi, cerca di placarci con +ogni sorta di servizi stranissimi, che non gli domandiamo: compreso +quello di cambiare tre volte l'acqua nella catinella prima ancora che ci +alziamo da letto. Di più, per farci una cosa grata, aspetta ogni +mattina, ritto in mezzo alla stanza, colla tazza del caffè in mano, che +il dottore od io ci svegliamo, e al primo che dia il menomo segno di +vita, gli si precipita addosso e gli caccia la tazza sotto il naso colla +furia d'uno che voglia far bere un contravveleno. Un altro bel +personaggio è la lavandaia, un donnone col viso coperto, la sottana +verde e i calzoncini rossi, che viene a pigliar la nostra biancheria, +destinata, ahimè! alle zampate dei mori. È superfluo il dire che non ci +stirano nulla: in tutta Fez non esiste un ferro da stirare, e noi ci +rimettiamo la roba tale e quale esce di sotto alle zampe dei +lavandai.--Forse,--ci fu detto,--ci sarà qualche ferro nel Mellà!--C'è +di tutto; il difficile è trovare. C'è, per esempio, una carrozza; ma +appartiene all'Imperatore. Si dice che c'è pure un pianoforte; lo si è +visto entrare nella città anni sono; ma non si sa bene chi lo possegga. +È un divertimento poi il mandar a comprare alle botteghe. Una +candela?--Non c'è,--rispondono;--ma ve la facciamo subito.--Un metro di +nastro? Sarà fatto per domani sera.--Dei sigari? Abbiamo il tabacco; ve +li daremo fra un'ora.--Il viceconsole cerca da qualche giorno un vecchio +libro arabo, e tutti i mori interrogati si guardano in viso e +dicono:--Un libro? Chi ha dei libri a Fez? N'aveva uno tempo fa, se non +c'inganniamo, il tale dei tali; ma è morto e non sappiamo chi siano gli +eredi.--E giornali arabi, d'altri paesi, se ne potrebbero avere?--Un +solo giornale arabo, stampato in Algeri, arriva regolarmente a Fez, ma è +diretto all'Imperatore.--Insomma, ho un bel pensare che sono a meno di +duecento miglia da Gibilterra, dove appunto stassera, probabilmente, si +rappresenta la _Lucia di Lammermor_, e che di qui a otto giorni potrei +passeggiare sotto la loggia dei Lanzi a Firenze. Malgrado ciò, provo il +sentimento d'una lontananza immensa. Non son le miglia, son le cose e la +gente che ci allontanano di più dal nostro paese. Con che piacere +stracciamo la fascia alla _Gazzetta Ufficiale_ e rompiamo il suggello +alle lettere! Povere lettere che sfuggirono alle mani dei Carlisti, +passarono in mezzo ai briganti della Sierra Morena, superarono le roccie +della montagna rossa, sornotarono, strette dalla mano d'un beduino, le +acque del Kus, del Sebù, del Meches, del fiume della fontana azzurra, e +ci portarono una parola amorosa in mezzo agli improperi e alle +maledizioni. + + * * * * * + +Passiamo molte ore a veder lavorare i pittori. L'Ussi ha fatto un bello +schizzo del gran ricevimento, in cui è colta meravigliosamente la figura +del Sultano; il Biseo, pittore valentissimo d'architettura orientale, +sta copiando la facciata della casetta del giardino. Bisogna sentire, +per divertirsi, i soldati e i negozianti di Fez che vengono a vedere +quel quadretto. Vengono in punta di piedi alle spalle del pittore, +guardano facendo cannocchiale della mano e poi quasi tutti si mettono a +ridere come se avessero scoperto qualche grande stranezza. La grande +stranezza è che nel disegno il secondo arco della facciata è più piccolo +del primo, e il terzo più piccolo del secondo. Digiuni come sono d'ogni +idea di prospettiva credono quella ineguaglianza un errore, e dicono che +i muri sono storti, che la casa balla, che la porta è fuori di posto, e +ne fanno le alte meraviglie, e se ne vanno dando di ciuco all'artista. +L'Ussi è più stimato dopo che si sa che è stato al Cairo e che ha +dipinto la partenza della grande carovana per la Mecca, d'incarico del +Vicerè, che gli diede quindicimila scudi. Dicono però che il Vicerè è +diventato matto a pagare quindicimila scudi un lavoro in cui, a metter +molto, l'artista avrà speso cento lire di colori. Un negoziante domandò +al Morteo se l'Ussi dipinge anche i mobili. Ma le più belle toccano al +Biseo, che va ogni mattina in Fez nuova a copiare una moschea. Ci va, +s'intende, scortato da quattro o cinque soldati armati di bastone. Prima +che abbia messo al posto il cavalletto, gli sono intorno trecento +persone, e i soldati sono costretti a urlare e a sbracciarsi come +dannati per tenergli sgombro dinanzi appena tanto spazio ch'egli possa +vedere la moschea. Ben presto però non bastan più nè gli urli nè le +spinte, e allora bisogna che c'entri il bastone. Ogni pennellata, una +legnata; ma si lascian legnare e fanno peggio. Ogni tanto gli s'accosta +un Santo con intenzioni minacciose, e i soldati lo trattengono. V'è pure +qualche moro progressista, che gli s'avvicina in aspetto amichevole, +s'inchina, guarda, approva e s'allontana facendogli degli atti +d'incoraggiamento. La maggior parte però di questi progressisti ammirano +assai più la struttura del cavalletto e della seggiola portatile, che +non la pittura. Un giorno un moro d'aspetto selvaggio gli mostrò il +pugno, e poi, rivolgendosi verso i suoi concittadini, fece un lungo +discorso con voce e gesti da spiritato. Un interprete là presente ci +riferì che incitava il popolo contro il Biseo, dicendo che _quel cane_ +era stato mandato dal Re del suo paese a copiare le più belle moschee di +Fez, perchè l'esercito cristiano, venendo poi ad assalire la città, le +potesse riconoscere e bombardare per le prime. Ieri poi (c'ero presente) +gli si accostò un vecchio moro stracciato, un viso di buon diavolo, +tutto ridente, che pareva avesse grandi cose da dirci, e stentando un +po' a spiccicar le parole, esclamò con voce commossa:--_France! Londres! +Madrid! Roma!_--Rimanemmo molto meravigliati, come ognuno può pensare. +Gli domandai se sapeva parlare francese o italiano o spagnuolo. Fece +cenno di sì.--Parlate dunque,--dissi. Si grattò la fronte, sospirò, +pestò i piedi e poi esclamò di nuovo:--_France! Londres! Roma! +Madrid!_--e accennava l'orizzonte. Voleva dire che aveva visto quei +paesi, e forse che una volta sapeva farsi capire nelle nostre lingue; ma +che aveva tutto dimenticato. Gli feci altre domande, ma non ne cavai +nulla di più di quei quattro nomi. E se n'andò ripetendo:--_Madrid! +Roma! France! Londres!_ e fin che ci vide, ci salutò affettuosamente, +esprimendo col gesto il rammarico di non poter parlare.--Si trova di +tutto fra questa gente,--diceva il Biseo indispettito,--persino degli +originali che ci voglion bene; ma non un cane che voglia lasciarsi +copiare!--Finora, infatti, tutti gli sforzi dei pittori non hanno +approdato a nulla. Si rifiutò persino il nostro fido Selam.--Hai paura +del diavolo?--gli domandò l'Ussi.--No,--rispose col suo accento +solenne,--ho paura di Dio. + + * * * * * + +Siamo saliti sulla cima del monte Zalag, il comandante, l'Ussi ed io, +guidati dal capitano di Boccard, carissimo giovane, ugualmente +ammirabile per la destrezza del corpo, per la forza dell'animo e per +l'acume dell'ingegno. Ci accompagnarono un ufficiale della scorta, tre +fantaccini, tre cavalieri e tre servi. Arrivati ai piedi del monte, che +è a un'ora e mezzo di cammino a nord-est della città, ci arrestammo per +far colezione; dopo di che il capitano mise una mela sulla cima d'un +bastone confitto in terra, e sulla mela uno scudo, e fece tirar a segno +colla sua rivoltella servi e soldati. Il premio era ghiotto; tirarono +tutti con grande impegno; ma essendo la prima volta che pigliavano in +mano quell'arma, nessuno colpì, e lo scudo fu regalato all'ufficiale +perchè lo dividesse fra tutti. C'era da ridere a vedere gli +atteggiamenti che prendevano per aggiustare la mira. Chi rovesciava la +testa indietro, chi si curvava tutto avanti, chi premeva il mento sul +cane, chi si metteva in guardia come un tiratore di sciabola. Abituati +tutti agli atteggiamenti terribili, nessuno sapeva adattarsi +all'atteggiamento composto e riposato, che il capitano insegnava. Un +soldato venne a domandarci se volevamo dare la mancia a una contadina +dalla quale egli aveva preso un vaso di latte per noi. Gli si rispose di +sì, ma a patto che la contadina stessa venisse a pigliarla. La contadina +venne. Era una donna sui trent'anni, nera, disfatta, coperta di cenci, +che avrebbe ispirato ripugnanza anche a un uomo affetto dalla più cieca +satiriasi. S'avvicinò a passo lento, coprendosi il viso con una mano, e +arrivata a cinque passi da noi, ci voltò le spalle e tese l'altra mano. +Quanto si stizzì il Comandante!--Stia tranquilla,--gridò,--non +m'innamoro, non perdo la testa, mi posso ancora dominare: Dio de' dei, +che spaventoso pudore!--Le mettemmo una moneta nella mano, raccolse il +vaso del latte, prese la corsa verso la sua capanna, e arrivata sulla +porta, spezzò il vaso profanato contro un sasso.... Cominciammo la +salita, a piedi, accompagnati da una parte della scorta. Il monte è alto +circa mille metri sopra il livello del mare, roccioso, ripidissimo, +senza sentieri. In pochi minuti il capitano disparve fra le roccie; ma +per il Comandante, l'Ussi e me, fu una delle dodici fatiche d'Ercole. +Avevamo ciascuno un arabo al fianco, che ci sorreggeva e c'indicava dove +mettere il piede; il che non c'impedì di battere molte patte sui +pietroni, rammentando con terrore le due prime strofe del _Natale_ +d'Alessandro Manzoni. In alcuni punti fummo costretti ad arrampicarci +come gatti, aggrappandoci ai cespugli e all'erbe, strisciando sulle +roccie, raspando, sgambettando, afferrando le braccia delle nostre guide +come il naufrago afferra la tavola di salvamento. Di tratto in tratto +vedevamo sopra di noi qualche capra che pareva sospesa sulle nostre +teste, tanto era erta la salita; e i sassi, appena tocchi, rotolavano +fino ai piedi del monte. Coll'aiuto di Dio, dopo un'ora di stenti, +riuscimmo sulla cima, sfiniti, ma senza rotture. Che bellezza di veduta! +Giù nel fondo la città, una piccola macchia bianca della forma d'un +otto, circondata di mura nere, di cimiteri, di giardini, di case di +santo, di torri, e tutta la conca verdissima che la contiene; a sinistra +una lunga striscia luccicante, il Sebù; a destra, la grande pianura di +Fez, rigata d'argento dal Fiume delle perle e dal Fiume della fontana +azzurra; a mezzogiorno, le cime azzurrine della gran catena +dell'Atlante; a settentrione, le vette delle montagne del Rif; ad +oriente, la vasta pianura ondulata dove è la fortezza di Teza, che +chiude il passo fra il bacino del Sebù e il bacino della Muluia; sotto +di noi, grandi ondulazioni di terreno, gialle di grano e d'orzo, segnate +da innumerevoli sentieri, percorse da lunghissimi filari di aloè +giganteschi; una grandezza di linee, una magnificenza di verde, una +limpidezza di cielo, un silenzio, una quiete che beava l'anima. Chi +direbbe che in questo paradiso terrestre sonnecchia un popolo decrepito, +incatenato sopra un mucchio di rovine! Il monte che, visto dalla città, +pareva un cono, ha invece una forma allungata, e sulla sommità è tutto +roccia. Il capitano era salito sulla punta più alta; noi tre, più +curanti della vita, ci sparpagliammo tra le roccie più basse, e ci +perdemmo di vista. Fatti pochi passi, all'uscita d'una piccola gola, mi +trovai faccia a faccia con un arabo. Mi fermai; si fermò e parve molto +meravigliato di vedermi solo. Era un uomo sui cinquant'anni, d'aspetto +truce, armato d'un grosso bastone. Ebbi un momento il sospetto che mi +volesse accoppare per pigliarmi la borsa; ma con mio gran stupore, +invece di assalirmi, mi salutò, sorrise e accennando il mio mento con +una mano e accarezzando la propria barba coll'altra, disse due o tre +volte non so cosa, che mi parve una domanda, a cui gli premesse d'aver +risposta. Punto dalla curiosità, chiamai l'ufficiale della scorta che sa +qualche parola di spagnuolo, e lo pregai di dirmi che cosa voleva +quell'uomo. Chi l'avrebbe mai potuto immaginare! Per farmi un +complimento, e che altro poteva essere? mi aveva domandato così _ex +abrupto_ perchè non mi lasciassi crescere tutta la barba, che sarebbe +stata più bella della sua! I soldati della scorta ci seguitavano tutti e +tre alla distanza d'una ventina di passi, e siccome ogni tanto noi ci +chiamavamo l'un l'altro ad alta voce, ed era la prima volta che +sentivano i nostri nomi, li trovavano strani, ne ridevano e li +ripetevano tra loro con pronuncia moresca, stroppiandoli nella più +bizzarra maniera:--_Isi! Amigi!_--A un certo punto l'ufficiale disse +bruscamente:--_Scut!_ (Silenzio!) e tutti tacquero. Il sole era alto, la +roccia scottava; anche il capitano, benchè esercitato agli ardori della +Tunisia, sentiva il bisogno dell'ombra; per cui, dato un ultimo sguardo +alle cime dell'Atlante, scendemmo a rotta di collo, e inforcate alla +lesta le nostre selle porporine, ripigliammo la via di Fez, dove si ebbe +un'amena sorpresa. La porta di El-Ghisa per la quale dovevamo rientrare +in città, era chiusa!--Entriamo per un'altra,--disse il Comandante.--Son +tutte chiuse,--rispose l'uffiziale della scorta; e vedendoci stralunar +gli occhi, ci spiegò il mistero, dicendo che ogni giorno di festa (era +venerdì), fra mezzodì e il tocco, che è l'ora della preghiera, si +chiudono tutte le porte di tutte le città, perchè è credenza dei +Mussulmani che sarà in un giorno di festa, e appunto in quell'ora, che, +non si sa in qual anno, i cristiani s'impadroniranno con un colpo di +mano del loro paese. Bisognò dunque aspettare che fosse aperta la +porta. E appena entrammo, ci toccò un complimento fiorito. Una vecchia +ci mostrò il pugno a un per uno borbottando alcune parole. Domandai +all'uffiziale che cosa significavano.--Nulla, nulla,--rispose;--è una +sciocca. Insistetti, assicurandolo che, qualunque cosa avesse detto, non +me ne avrei avuto per male.--Ebbene,--disse allora l'ufficiale +sorridendo;--è un modo di dire del paese: gli ebrei all'uncino, i +cristiani.... allo spiedo. + + * * * * * + +Il medico ha operato un malato di cateratta, _coram populo_, nel +giardino del palazzo. C'era una folla di parenti, d'amici, di soldati, +di servi, parte disposti in circolo intorno al malato, gli altri in una +lunga fila che dal luogo dell'operazione si stendeva fino alla porta di +strada, dove un'altra folla stava aspettando. Il malato era un vecchio +moro cieco affatto da più di tre anni. Al momento di mettersi sulla +seggiola, si arrestò come impaurito; poi sedette con un movimento +risoluto, e non diede più segno di debolezza. Mentre il medico operava, +tutta quella gente pareva petrificata. I bimbi stavano stretti alle +sottane delle donne e queste abbracciate fra di loro, in atteggiamenti +di terrore, come se assistessero a un esecuzione capitale. Non si +sentiva un respiro. Noi pure, per l'importanza «diplomatica» +dell'operazione, stavamo in grande ansietà.... Tutt'a un tratto il +malato gettò un grido di gioia e cadde in ginocchio. Aveva sentito la +prima impressione della luce. Tutta la gente ch'era nel giardino salutò +il medico con un urlo, a cui rispose un altro urlo della folla radunata +nella strada. I soldati fecero immediatamente uscir tutti, fuor che il +malato, dal recinto del palazzo, e in poche ore si sparse per tutta Fez +la notizia dell'operazione meravigliosa. Fortunato dottore! Egli ne +colse il premio la sera medesima, visitando le più belle donne dell'arem +del gran sceriffo Bacali, che gli si mostrarono col viso scoperto, in +tutta la pompa dei loro vestimenti principeschi, e gli parlarono +languidamente dei propri dolori, fissandogli negli occhi i loro sguardi +infocati. Che può fare di tante donne il vecchio gran sceriffo? Quello +forse che facevano delle proprie i cortigiani mutilati dei Faraoni +d'Egitto, delli Scià di Persia, degl'Imperatori greci di Costantinopoli +e dei Sultani di Stambul. Visitò, fra le altre, una bellissima nera, di +forme matronali, coperta d'anelli, di braccialetti e di collane; la +quale, come quasi tutte le altre, si doleva d'un grande languore. Il +medico la interrogò intorno alle cagioni del suo male. + +--Non potresti,--essa gli rispose--suggerirmi la medicina senza farmi +queste domande? + +Il medico rispose che le faceva quelle domande per necessità. + +--I cristiani,--disse la donna,--sono molto curiosi. + +--E quando la loro curiosità non vien soddisfatta,--rispose il +medico,--essi indovinano. + +--E che cosa hai indovinato? + +Il medico espresse il suo pensiero e la nera si coperse il viso. + +Io pure gli domandai che cosa avesse indovinato; ma non rispose altro +che:--Lesbo! Lesbo! + + * * * * * + +Viene di tratto in tratto qualche spagnuolo rinnegato a cercare il +signor Patxot. Si dice che questi disgraziati siano intorno a trecento +in tutto l'Impero. I più sono spagnuoli, condannati per delitti comuni, +che fuggirono dalle galere della costa; gli altri, in parte disertori +francesi, fuggiti dall'Algeria; in parte canaglia avventuriera venuta da +differenti paesi d'Europa. In altri tempi salivano ad alte cariche nella +corte e nell'esercito, formavano corpi militari speciali ed erano +lautamente pagati. Ma ora le loro condizioni son molto mutate. Appena +giungono, abiurano la religione cristiana e abbracciano l'Islamismo, +senza circoncisione nè altre cerimonie, pronunziando semplicemente una +formula. Nessuno bada poi che adempiano o no i doveri religiosi; i più, +infatti, non metton mai piede nelle moschee e non sanno neppure le +preghiere. Per legarli al paese il Sultano esige che si sposino subito. +Dà a chi la vuole una delle sue nere, gli altri possono sposare una mora +o un'araba libera; a tutti il Sultano fa le spese del matrimonio. Si +debbono tutti arrolare nell'esercito; ma possono esercitare nello stesso +tempo qualche mestiere. La maggior parte appartengono all'artiglieria, +e parecchi alla banda musicale, il cui capo è uno spagnuolo. I soldati +ricevono cinque soldi al giorno e gli ufficiali venticinque o trenta: +chi ha qualche talento speciale può guadagnare fino a due lire. In +questi giorni, per esempio, si parla molto d'un rinnegato tedesco, +dotato d'un certo ingegno meccanico, che s'è fatto una sorte +invidiabile. Costui, non si sa perchè, fuggì nel settantatrè da Algeri, +andò a Tafilet, sul confine del deserto; vi stette due anni, imparò +l'arabo, venne a Fez, s'arrolò, e in alcuni giorni, con pochi strumenti +che aveva portati con sè, costrusse una rivoltella. L'avvenimento fece +chiasso; la rivoltella passò di mano in mano fin che giunse al Ministro +della guerra; il Ministro ne parlò all'Imperatore; l'Imperatore volle +vedere il soldato, l'incoraggiò, gli diede dieci lire ed elevò la sua +paga giornaliera a quaranta soldi. Ma queste fortune son rare. Quasi +tutti vivono miseramente e in un tale stato d'animo, che per quanto si +sappian macchiati di gravi delitti, ispirano piuttosto compassione che +orrore. Ieri se ne presentarono due, rinnegati da parecchi anni, che +hanno moglie e figliuoli nati a Fez. Uno ha circa trent'anni, l'altro +cinquanta; tutt'e due spagnuoli fuggiti da Ceuta. Il giovane non parlò. +L'altro disse d'esser stato condannato ai lavori forzati per aver +ucciso un uomo nell'atto che bastonava a morte suo figlio. Era pallido e +parlava con voce commossa, stropicciando un fazzoletto colle mani +tremanti.--Se mi promettessero di non tenermi più che altri dieci anni +in galera,--diceva,--ci tornerei. Ho cinquant'anni, uscirei a sessanta, +potrei vivere ancora qualche anno nel mio paese. Ma è l'idea di morire +colla divisa del galeotto indosso che mi spaventa. Tornerei in galera a +qualunque patto, purchè fossi sicuro di morire libero in Spagna. Questa +che meniamo qui non è vita. Siamo come in mezzo a un deserto. È una cosa +che sgomenta. Tutti ci disprezzano. La nostra stessa famiglia non è +nostra, perchè i figliuoli non ci amano e sono incitati da tutti ad +odiarci. E poi non si dimentica mai la religione in cui s'è nati, le +chiese dove nostra madre ci condusse a pregare, i suoi consigli, il +tempo più bello della nostra vita... e queste memorie.... siamo +rinnegati, siamo galeotti, è vero; ma infine siam sempre uomini... +queste memorie ci straziano l'anima!--Dicendo questo, piangeva. + + * * * * * + +La pioggia che vien giù dirottamente da quasi tre giorni, ha ridotta Fez +in uno stato che, a descriverlo, c'è da non esser creduti. Non è più una +città, è un'immensa cloaca. Le strade son gore; i crocicchi, laghi; le +piazze, paludi; la gente a piedi sprofonda nella melma fino a mezzo lo +stinco; le case sono impillaccherate fin sopra le porte; uomini, +cavalli, muli, par che si siano ravvoltolati nel fango, e i cani ne sono +addirittura vestiti in modo che non mostran più un pelo. Non si vede che +pochissima gente, la maggior parte a cavallo; e non un ombrello, ma +neppure alcuno che affretti il passo per non pigliare la pioggia. Fuori +del quartiere dei bazar, tutto è deserto e oscuro che stringe il cuore. +Per tutto acqua che corre, precipita e ringorga, travolgendo ogni sorta +di putridumi, e non una voce, non un rumore umano che rompa la monotonia +di quello strepito assordante. Pare una città abbandonata dagli abitanti +nel momento d'una inondazione. Dopo una passeggiata d'un'ora, son +tornato a casa pieno di malinconia, e ho passato parecchie ore nella mia +stanza, col viso all'inferriata e gli occhi fissi su gli alberi +sgocciolanti del giardino, pensando a un povero corriere che forse in +quei momenti passava a nuoto, a rischio della vita, il Sebù ingrossato, +stringendo fra i denti una borsa di cuoio con dentro una lettera di mia +madre. + + * * * * * + +Chi dice e chi nega che sia stata fatta in questi giorni un'esecuzione +capitale davanti a una porta di Fez. Nessuna testa però fu vista +spenzolare dalle mura ed io preferisco credere che la notizia sia falsa. +La descrizione, che io lessi, d'una esecuzione capitale fatta a Tangeri +anni sono, mi tolse la barbara curiosità, che mi solleticò qualche +volta, di assistere a uno di questi spettacoli. + +L'inglese Drummond Hay, uscendo una mattina da una porta di Tangeri, +vide un drappello di soldati che trascinavano verso il macello degli +ebrei due prigionieri legati per le braccia e per la vita. Uno era un +montanaro del Rif, antico giardiniere d'un europeo domiciliato a +Tangeri; l'altro un bel giovane, d'alta statura, di fisonomia aperta e +simpatica. + +L'inglese domandò al capo dei soldati che delitto avessero commesso quei +due disgraziati. + +--Il Sultano,--rispose,--che Dio prolunghi i suoi giorni! ha ordinato di +tagliar loro la testa perchè facevano commercio di contrabbando sulla +costa del Rif cogl'infedeli Spagnuoli. + +--È un castigo ben severo per una simile colpa,--osservò l'inglese;--e +se il loro supplizio deve servire d'avvertimento e d'esempio, perchè è +stato proibito agli abitanti di Tangeri d'assistervi? + +(Le porte della città erano state chiuse. Drummond Hay s'era fatto +aprire dando una mancia a un custode). + +--Non ragionate con me, Nazareno!--rispose l'ufficiale;--ho ricevuto un +ordine, debbo ubbidire. + +La decapitazione doveva farsi nel macello degli ebrei. Un moro d'aspetto +volgare e perverso, vestito da macellaio, stava là ad aspettare i +condannati. Aveva in mano un piccolo coltello lungo circa sei pollici. +Era il carnefice. Straniero alla città, egli s'era offerto a quell'opera +perchè i macellai maomettani di Tangeri, che sono ordinariamente +incaricati delle esecuzioni capitali, s'erano rifugiati in una moschea. + +Nacque un alterco fra i soldati e il carnefice a cagione della +ricompensa promessa a costui per la decapitazione dei due infelici, i +quali, ritti in disparte, eran costretti a sentir disputare sul prezzo +del loro sangue. Il carnefice insisteva, dicendo ch'egli aveva pattuito +venti lire per una sola testa e che glien'erano dovute altre venti per +l'altra. L'ufficiale finì per acconsentire di mala grazia. Allora il +macellaio afferrò il primo condannato, già mezzo morto di terrore, lo +gettò a terra, gli s'inginocchiò sul petto e gli mise il coltello alla +gola. Drummond Hay torse il viso. Gli parve che seguisse una lotta +violenta. Il carnefice gridava:--Datemi un altro coltello; il mio non +taglia!--Il condannato giaceva in terra supino colla gola mezz'aperta, +il petto ansante, tutte le membra contratte. Fu dato un altro coltello +al carnefice e la testa venne spiccata dal busto. + +I soldati gridarono con voce fioca:--Dio prolunghi la vita del nostro +signore e padrone!--Ma parecchi di essi parevano istupiditi dal terrore. + +Venne innanzi l'altra vittima. Era il giovane bello e simpatico. Il suo +sangue fu argomento d'un altro alterco. L'ufficiale, rinnegando la sua +parola, disse che non avrebbe pagato che venti lire per tutt'e due le +teste. Il carnefice dovette rassegnarsi. Il condannato domandò che gli +fossero sciolte le mani. Sciolto che fu, si tolse la cappa, e porgendola +al soldato che gli aveva tolto la corda, gli disse:--Accettate questo; +ci rivedremo in un mondo migliore!--Gettò il suo turbante a un altro, +che lo aveva guardato con aria di pietà, e dirigendosi a passo fermo +dove era disteso il cadavere insanguinato del compagno, esclamò con voce +chiara e sicura:--Non c'è altro Dio che Dio e Maometto è il[tn356a] suo +profeta!--Voltandosi poi verso il carnefice, si tolse la cintura e +gliela porse dicendo:--Prendete! Ma per l'amor di Dio tagliatemi la +testa più presto di quello che avete fatto al mio fratello.--Si distese +per terra, nel sangue, e il carnefice gli mise il ginocchio sul petto. + +--Un contrordine! fermate!--gridò l'inglese. + +Un cavaliere s'avanzava a briglia sciolta. + +Il carnefice tenne il coltello sospeso. + +--Non è che il figliuolo del Governatore,--disse un soldato.--Egli viene +a vedere l'esecuzione[tn356b]. Aspettatelo. + +Così era infatti. + +Poco dopo le due teste sanguinose pendevano dalle mani dei soldati. + +Le porte della città furono aperte e ne uscì una turba di ragazzi che +prese il carnefice a sassate e lo inseguì fino a tre miglia dalla città, +dove cadde svenuto, tutto coperto di ferite. Il giorno dopo si seppe che +era stato ucciso con una fucilata da un parente d'una delle vittime, e +sotterrato nel luogo stesso dov'era caduto. Pare che le Autorità di +Tangeri non giudicassero opportuno di occuparsi di questo fatto, +perchè[tn356c] l'uccisore tornò in città e non fu molestato. + +Dopo essere state esposte tre giorni, le teste furono mandate al Sultano +affinchè sua maestà imperiale riconoscesse la sollecitudine colla quale +erano stati eseguiti i suoi ordini. + +I soldati che le portavano incontrarono per via il corriere che recava +la grazia, il quale era stato arrestato dalla cresciuta improvvisa d'un +fiume. + + * * * * * + +Trovo sovente dei negozianti di Fez che son stati in Italia. Ce ne vanno +ogni anno da quaranta a cinquanta, e parecchi hanno agenti mori od arabi +nelle nostre città principali. Vanno particolarmente nell'alta Italia +dove comprano seta greggia, damaschi, coralli, velluti, refe, +porcellane, perle, conterie di Venezia, carte da giuoco di Genova e +mussolina di Livorno. Di proprio non ci portano che cera e lana, poichè +l'industria marocchina è molto ristretta, e si può dir che le stoffe, le +armi, le pelli e il vasellame sono i soli prodotti che chiamino +l'attenzione d'un Europeo. Le stoffe si fanno principalmente in Fez e in +Marocco. Sono caic per donne, turbanti signorili, ciarpe, _foulards_, +tessuti sottilissimi di seta frammisti d'oro e d'argento, per lo più a +righe diritte e parallele, bianchi o di colori gentili ed armonici, +bellissimi a primo aspetto, ma disuguali, se si guardano bene, e +ingommati, e poco resistenti. Forti, invece, e finissime le berrettine +di lana rossa, che prendono il nome dalla città di Fez, e ammirabili per +solidità e graziosa ricchezza di colori i tappeti che si fanno a Rabat, +a Casa Blanca, a Marocco, a Sciadma, a Sciauia. Da Tetuan provengono in +gran parte i fucili damascati, inargentati, intarsiati d'avorio, +tempestati di pietre preziose, di forme eleganti e leggiere; e dalle +città di Mechinez e di Fez, e dalla provincia del Sus le armi bianche, +fra cui son lavorati con grazia ammirabile i pugnali. I cuoi, sorgente +precipua di guadagno per il paese, si preparano abilmente in varie +provincie, e le pelli scarlatte di Fez, le gialle di Marocco, le verdi +di Tafilet sono ancora degne della loro antica reputazione. Di Fez è un +vanto particolare il vasellame di terra smaltata; ma è raro il trovarvi +la nobile purezza delle forme antiche, e il suo principale pregio è la +vivacità dei colori e una certa barbara originalità di disegno, che non +appaga, ma seduce l'occhio. V'è pure, in Fez, un gran numero di +gioiellieri e d'orefici, che fanno cose semplici non prive di buon +gusto; ma poco variate, e in piccolo numero, poichè il rito malekita +proscrive lo sfoggio degli ornamenti preziosi come contrario +all'austerità maomettana. Notevoli, più dei gioielli, i mobili che +vengon da Tetuan: specie di scaffali, attaccapanni, piccole tavole +poligonali per prendere il tè, arcate, arabescate e dipinte di mille +colori; i vassoi di rame, incisi di disegni complicati e ornati di +smalti verdi, rossi ed azzurri; e sopra ogni cosa, i musaici dei +pavimenti e delle pareti, composti con gusto squisito da operai +abilissimi, che formano ad uno ad uno, a colpi di piccozza, le stelle e +i quadrettini innumerevoli, con una precisione meravigliosa. Nessun +dubbio che questo popolo è dotato di mirabili attitudini, e che le +industrie sue piglierebbero un grande incremento, come lo piglierebbe +l'agricoltura, che fu già fiorentissima, se le desse vita il commercio; +ma il commercio è inceppato dalle proibizioni, dalle restrizioni, dai +monopoli, dalle tariffe eccessive, dalle modificazioni continue, dalla +inosservanza dei trattati; e benchè gli Stati d'Europa abbiano molto +ottenuto in questi ultimi anni, esso non è ancora che piccolissima cosa +appetto a ciò che diventerebbe agevolmente, grazie alla ricchezza +naturale e alla posizione geografica del paese, sotto un governo civile. +Il commercio principale, dalla parte d'Europa, è coll'Inghilterra; dopo +la quale vengon la Francia e la Spagna, che danno cereali, metalli, +zucchero, tè, caffè, seta greggia, tessuti di lana e di cotone, e +ricevono lana, pelli, frutti, sanguisughe, gomme, cera e gran parte dei +prodotti dell'Affrica centrale. Il commercio che si fa per Fez, Taza e +Udjda (e non è di piccola importanza, benchè minore assai di quello che +la vicinanza dei due paesi dovrebbe produrre) comprende, oltre i +tappeti, i tessuti, le cinture, i cordoni, e tutti gli oggetti del +vestiario arabo e moresco, braccialetti e anelli da piede d'argento e +d'oro, vasi di Fez, musaici, profumi, incenso, antimonio per gli occhi, +_hennè_ per le unghie e tutte le altre tinture del bel sesso affricano. +Più importante, più antico e più regolare il commercio coll'interno +dell'Affrica, per dove partono ogni anno grandi carovane, portando +stoffe di Fez, panni inglesi, conteria veneziana, corallo d'Italia, +polvere, armi, tabacco, zucchero, specchietti di Germania, pennati +d'Olanda, scatolette del Tirolo, chincaglierie d'Inghilterra e di +Francia, e sale che raccolgono per via nelle oasi del Sahara; e il loro +viaggio è come una fiera ambulante nella quale cambiano le proprie +mercanzie con schiavi neri, polvere d'oro, penne di struzzo, gomma +bianca del Senegal, gioielli d'oro di Nigrizia che vanno poi in Europa e +in Oriente; stoffe nere di cui s'ornano il capo le donne moresche; +bezoaro, che preserva gli arabi dai veleni e dalle malattie; e molte +droghe che, abbandonate dall'Europa, conservano il loro antico valore +nell'Affrica. Qui sta, per l'Europa, l'importanza maggiore del Marocco: +porta principale della Nigrizia; la quale aperta, s'incontreranno il +commercio europeo e il commercio dell'Affrica centrale. Frattanto la +civiltà e la barbarie se ne contendon la soglia. + + * * * * * + +L'Ambasciatore ha frequenti abboccamenti con Sid-Mussa. Il suo intento +principale è d'ottenere dal governo dei Sceriffi delle concessioni che +agevolerebbero certi commerci fra l'Italia e il Marocco: di più non mi è +lecito dire. Gli abboccamenti durano più di due ore; ma il discorso non +si aggira che brevissimo tempo sulle questioni che ne sono lo scopo, +poichè il ministro, seguendo un uso che par tradizionale nella politica +del governo marocchino, non entra in materia che dopo aver divagato su +mille soggetti estranei, e quando proprio ci è tirato per +forza.--Parliamo ancora un po' di cose divertenti!--dice quasi in tuono +di preghiera. Il tempo, la salute, l'acqua di Fez, le proprietà di certi +tessuti, qualche aneddoto storico, dei proverbi, quanta sia la +popolazione di certi Stati d'Europa: son tutti discorsi più gradevoli +che il parlar d'affari.--Che ne dite di Fez?--domandò un giorno, e +inteso dir ch'era bella:--Ha ancora un altro merito--soggiunse;--quello +di esser pulita.--Un altro giorno domandò quant'era la popolazione del +Marocco. Ma bisogna pure venirci, a parlar d'affari; e allora sono +lunghi giri di parole, esitazioni, reticenze, un dire e non dire, un +mettere innanzi mille dubbi a un consenso già dato dentro al cuore, un +negare fingendo d'accondiscendere, uno sguisciar di mano, un lasciar +cascare continuamente il discorso al momento di stringere il nodo, e poi +quell'eterno spediente:--A domani.--Il dì dopo, ricapitolazione delle +cose dette il dì innanzi, nuovi dubbi, restrizioni, riconoscimento di +equivoci, rammarico di non aver ben inteso e di non essersi fatto bene +intendere, e sudori dell'interprete incaricato di chiarire le cose. E +poi conviene aspettare il ritorno dei corrieri mandati a Tangeri e a +Tafilet ad assumere informazioni; informazioni di poco conto, ma che +servono a rimandare lo scioglimento della quistione a dieci giorni più +tardi. E in fine tre grandi ostacoli ad ogni cosa: il fanatismo del +popolo, l'ostinazione degli ulema, la necessità di procedere cautamente, +senza scosse, senza farsi scorgere, con una lentezza che abbia apparenza +d'immobilità, se non è possibile di retrocessione. Qualche volta, messo +a questi ferri, anche Giobbe direbbe la sua; ma vengon poi le calde +strette di mano, i dolci sorrisi, le dimostrazioni d'una simpatia +irresistibile e d'un affetto che non si spegnerà che colla vita. +L'affare più duro è quello del grosso moro Scellal, e si dice che ne +dipenda la sorte di tutta la sua vita: perciò egli è nel palazzo a +tutte le ore, ravvolto nel suo ampio caic, inquieto, pensieroso, qualche +volta colle lagrime agli occhi, e tien sempre fisso sull'Ambasciatore +uno sguardo supplichevole, che par quello d'un condannato a morte che +domandi la grazia. Mohammed Ducali, invece, che ha il vento in poppa, è +tutto festante, fuma, si profuma, cambia ogni giorno di caffettano e +spande da ogni parte vezzi, parole soavi e sorrisi. Eh! se non ci fosse +di mezzo la sudditanza italiana, come quei sorrisi si cangierebbero +presto in lacrime di sangue! + + * * * * * + +Esperimentiamo in questi giorni la verità di quello che ci fu detto a +Tangeri circa agli effetti dell'aria di Fez. Ma son poi effetti +dell'aria o dell'acqua? o dell'olio scellerato? o del burro infame? o di +tutte queste cose insieme? Comunque sia, è un fatto che stiamo tutti +male. È languidezza, disappetenza, prostrazione di forze, pesantezza del +capo, e quel ch'è più grave, un'abitudine, contratta da tutti, di +attraversare di tratto in tratto il cortile rapidissimamente, senza +voltarsi indietro, come se fossimo inseguiti. Strana debolezza! E a +tutti questi malanni s'aggiunge un tedio, un fastidio d'ogni cosa, una +tetraggine, che da qualche giorno ha fatto mutar faccia alla casa. Tutti +desiderano il ritorno. Siamo giunti a quel punto inevitabile di tutti i +viaggi, in cui tutt'a un tratto la curiosità si smorza, ogni cosa si +scolora, le memorie della patria rincalzano in folla; tutti i desiderii, +soffocati nei primi giorni, si risollevano in tumulto; e da qualunque +parte si rivolga lo sguardo, si vede la nostra porta di casa. Siamo sazi +di turbanti, di faccie nere, di moschee; stanchi d'aver mille occhi +addosso, annoiati di questa immensa mascherata bianca a cui assistiamo +da due mesi. Quanto si darebbe soltanto per veder passare, foss'anche di +lontano, una signora europea! per sentire il suono d'una campana! per +vedere sopra il muro d'una casa un manifesto del teatro delle +marionette! Oh dolcissime memorie! + + * * * * * + +Ho scoperto che fra i soldati di guardia al palazzo ve n'è uno a cui +manca l'orecchio destro, e mi fu detto che gli fu tagliato legalmente, +in presenza di testimoni, da un altro soldato al quale egli aveva +mozzato l'orecchio medesimo qualche tempo prima. Tale è la legge del +taglione che vige nel Marocco. Non solo un parente qualunque d'una +persona uccisa ha il diritto d'ammazzar l'uccisore lo stesso giorno +della settimana, alla stess'ora e nel luogo stesso dove cadde la +vittima, ferendolo colla medesima arma nella medesima parte del corpo; +ma chiunque venga privato d'un membro qualsiasi, ha diritto di privare +dello stesso membro il suo feritore. Un fatto di questa natura, +accompagnato da circostanze singolarissime, è accaduto, anni sono, a +Mogador, e ce lo raccontò un impiegato del Consolato francese, che +conobbe, a quanto pare, una delle due vittime. Un negoziante inglese di +Mogador rientrava in città la sera d'un giorno di mercato, nel momento +in cui la porta era ingombra da una folla di campagnuoli che conducevano +asini e cammelli. Quantunque gridasse a squarcia gola:--_bal ak! bal +ak!_ (largo! largo!), una vecchia mora fu urtata dal suo cavallo, +stramazzò e picchiò il viso contro un sasso. Disgrazia volle che in quel +picchio gli si rompessero gli ultimi due denti anteriori. Rimase un +momento sbalordita; poi si rialzò rabbiosa e convulsa, e prorompendo in +ingiurie e in maledizioni feroci, dopo aver seguitato l'inglese fino a +casa, andò a domandare al Caid, in virtù della legge del taglione, che +facesse rompere due denti al nazareno. Il Caid cercò di pacificarla e la +consigliò a perdonare; ma non venendo a capo di nulla, la congedò +promettendo di farle render giustizia, colla speranza che si sarebbe +calmata a poco a poco e avrebbe desistito dal suo proposito. Ma passati +tre giorni, la vecchia si ripresenta più inferocita che mai, chiede +giustizia, vuole che si pronunzi una sentenza formale contro il +cristiano.--Ricordati,--dice al Caid,--che me l'hai promesso!--E +che!--risponde il Caid;--mi pigli tu forse per un cristiano che mi credi +schiavo della mia parola?--Ogni giorno, per un mese, la mora assetata di +vendetta si presenta alla porta della cittadella, e tanto grida, +strepita e impreca, che il Caid, per liberarsene, si trova costretto ad +esaudirla. Chiama il negoziante, gli espone la querela della vittima, il +diritto che le dà la legge, il dovere che impone a lui la promessa, e lo +prega, per finirla di lasciarsi levare due denti, due qualunque, +benchè, in giusta regola, debbano essere due denti incisivi. L'inglese +si rifiuta per gl'incisivi, pei canini e pei molari; e il Caid è +costretto a rimandare definitivamente la vecchia, ordinando alle guardie +di non lasciarle più metter piede nella Casba.--Sta bene;--dice +essa;--poichè qua non vi son più che mussulmani degenerati, poichè si +rifiuta la giustizia a una mussulmana, madre di sceriffi, contro un cane +d'infedele, andrò a trovare il Sultano, e vedrò se il principe dei +credenti rinnega anche lui la legge del profeta.--Fedele alla sua +parola, si mette in cammino, sola, con un amuleto in seno, un bastone in +mano e una bisaccia a tracolla, e fa a piedi le cento leghe che separano +Mogador dalla città sacra dell'Impero. Arrivata a Fez, chiede un'udienza +al Sultano, gli si presenta, gli espone il suo caso e domanda, giusta il +diritto che le accorda il Corano, l'applicazione della legge del +taglione. Il Sultano la esorta a perdonare: essa insiste. Le dicono le +difficoltà gravissime che si oppongono alla soddisfazione della sua +domanda:--che il Console d'Inghilterra negherà il suo consenso, che il +governo si troverà impicciato in una quistione grave, che non si può, +per una cagione così futile, mettere a repentaglio la pace dell'Impero e +turbare la buona amicizia che lega il Governo dei sceriffi alla potente +Inghilterra.--La vecchia mora rimane inesorabile. Le offrono, perchè +desista, una somma di denaro, colla quale potrà passare il resto dei +suoi giorni nell'agiatezza. Rifiuta.--Che faccio io dei vostri +denari?--soggiunge;--io son vecchia e abituata a vivere miseramente; +quello che voglio sono i due denti del cristiano; li voglio, li +pretendo, li domando in nome del Corano; e il Sultano, principe dei +credenti, capo dell'islamismo, padre dei suoi sudditi, non può rifiutare +di render giustizia a una mussulmana.--Questa ostinazione mise il +Sultano in un grave imbarazzo; la legge era formale e il diritto +incontestabile; e il fermento del popolo, eccitato dalle declamazioni +fanatiche della donna, rendeva pericoloso il rifiuto. Il Sultano, che +era Abd-er-Rahman[tn370], scrisse al console inglese domandandogli, come +un favore, che inducesse il suo concittadino a lasciarsi rompere i due +denti. Il mercante rispose al console che non avrebbe mai acconsentito. +Allora il Sultano riscrisse dicendo che, se acconsentiva, gli avrebbe +accordato, per ricompensa, qualunque privilegio commerciale gli piacesse +di domandare. Questa volta, solleticato nella borsa, il mercante +cedette. La vecchia partì da Fez benedicendo il nome del pio +Abd-er-Rahman, e ritornò a Mogador, dove in presenza sua e di molto +popolo, furono rotti due denti al nazareno. Quando li vide cadere in +terra, gettò un grido di trionfo e li raccolse con gioia feroce. Il +mercante, grazie ai privilegi che gli furono accordati, in meno di due +anni si fece una bella fortuna, e tornò in Inghilterra sdentato e +felice. + + * * * * * + +Più studio questi mori e più tendo a credere che non siano molto lontani +dal vero, come mi parvero da principio, i giudizii dei viaggiatori, i +quali sono concordi nel chiamarli una razza di vipere e di volpi, falsi, +pusillanimi, umili coi forti, insolenti coi deboli, rosi dall'avarizia, +divorati dall'egoismo, accesi delle più abbiette passioni che possano +capire nel cuore umano. Come potrebbe essere altrimenti? La natura del +governo e lo stato della società non permettono loro alcuna virile +ambizione; trafficano e brigano, ma non conoscono il lavoro che affatica +e rasserena; sono digiuni affatto d'ogni piacere che derivi +dell'esercizio dell'intelligenza; non si curano dell'educazione dei +propri figliuoli; non hanno nessun nobile scopo alla vita; si danno +dunque con tutta l'anima e per tutte le vie ad ammassar danaro e +dividono il tempo che loro riman libero da questa cura fra un ozio +sonnolento che li sfibra e una venere cieca, smodata e grossolana, che +gli abbrutisce. In questa vita effeminata diventano naturalmente +pettegoli, vanitosi, piccoli, maligni; si lacerano la reputazione, gli +uni cogli altri, con una rabbia spietata; mentono per abitudine, con +un'impudenza incredibile; affettano animo caritatevole e religioso, e +sacrificano l'amico per uno scudo; disprezzano il sapere e accolgono le +più puerili superstizioni del volgo; fanno il bagno tutti i giorni e +tengono il sudiciume a mucchi nei recessi della casa; e aggiungono a +tutto questo un orgoglio satanico, dissimulato, quando occorre, da +maniere umili e insieme dignitose, che paiono indizio d'animo gentile. E +così m'ingannarono nei primi giorni; ma ora son persuaso che l'ultimo di +costoro crede, in fondo al cuore, di valer infinitamente più di tutti +noi messi in un mazzo. Gli arabi nomadi conservano almeno la semplicità +austera dei costumi antichi, ed i Berberi selvaggi hanno lo spirito +guerriero, il coraggio, l'amore dell'indipendenza. Costoro soli +congiungono in sè barbarie, depravazione e superbia, e son la parte più +potente della popolazione dell'Impero: quella che dà i negozianti, gli +ulema, i tholba, i Caid, i pascià; che possiede i ricchi palazzi, i +grandi arem, le belle donne, i tesori nascosti; riconoscibile alla +pinguedine, alla carnagione chiara, all'occhio astuto, ai grossi +turbanti, all'andatura maestosa, alla fiaccona, ai profumi, alla boria. + + * * * * * + +Il moro Scellal ci condusse a prendere il tè in casa sua. Entrammo per +uno stretto corridoio in un cortiletto oscuro, ma bellissimo; +bellissimo, ma sucido quanto le più sucide case del ghetto d'Alkasar. +Fuor che i musaici del pavimento e dei pilastri, tutto era nero, +crostoso, viscoso, schifoso. Vi sono due stanzine buie a terreno; al +primo piano, gira una galleria, e sulla sommità dei muri il parapetto +della terrazza. Il grosso moro ci fece sedere davanti alla porta della +sua stanza da letto, ci diede il tè e dei dolci, ci bruciò dell'aloè, ci +spruzzò d'acqua di rosa e ci presentò due suoi bambini graziosissimi, +che s'avvicinarono a noi bianchi dalla paura e tremarono come foglie +sotto le nostre carezze. Dal lato opposto del cortile v'era una ragazza +nera d'una quindicina d'anni, non vestita d'altro che d'una camicia +tagliata da una parte in modo che lasciava vedere la gamba nuda dal +fianco fino al piede, e stretta alla cintura, che segnava tutte le forme +del corpo: il più snello, il più elegante, il più seducente corpo di +donna, lo attesto sul capo del signor Ussi, ch'io abbia visto nel +Marocco fino al momento in cui scrivo. Era una schiava. Stava appoggiata +a un pilastro colle braccia incrociate sul seno e ci guardava con aria +di suprema indifferenza. Poco dopo uscì da una porticina un'altra nera, +una donna sui trent'anni, d'alta statura, di viso austero, di forme +robuste, diritta come il fusto d'un aloè, la quale, per quello che ci +parve, doveva essere una favorita del padrone, poichè gli si avvicinò +famigliarmente, gli susurrò alcune parole nell'orecchio e gli tolse una +festuca dai baffi, premendogli la mano sulle labbra, con un certo atto +tra sbadato e carezzevole, di cui il moro sorrise. Alzando gli occhi, +vedemmo tutta la galleria del primo piano e tutto il parapetto della +terrazza coronati di teste di donne, che si nascosero immediatamente. +Era impossibile che fossero tutte donne della casa. Quelle della casa +avevano senza dubbio annunziato la visita dei cristiani alle amiche +delle case vicine, e queste dalle loro terrazze s'erano arrampicate o +buttate giù sulla terrazza dello Scellal. In un momento che guardavamo +in su, ce ne passarono accanto tre come tre larve, col capo tutto +coperto, e sparirono in una porticina. Erano tre amiche che non avendo +potuto entrare in casa per la terrazza, avevano dovuto rassegnarsi a +entrar per la porta; e un momento dopo comparirono le loro teste sopra +il parapetto della galleria. La casa, insomma, s'era convertita in +teatro, e noi eravamo lo spettacolo. Le spettatrici, tutte velate, +cinguettavano, ridevano sommessamente, facevano capolino e si ritiravano +con una rapidità che pareva che scattassero; ad ogni nostro movimento, +corrispondeva un leggero mormorìo; ogni volta che alzavamo la testa, +seguiva un gran tumulto nei palchi di prim'ordine; si capiva che si +divertivano, che raccoglievano materia per un mese di conversazione, che +non stavano in sè dal piacere di trovarsi, così inaspettatamente, +dinanzi a uno spettacolo tanto bizzarro e tanto raro! E noi, +compiacenti, concedemmo loro questo spettacolo per quasi un'ora; +silenziosi, però, e tediati; effetto che produce, dopo qualche tempo, +ogni casa moresca, per quanto sia cortese l'ospitalità che vi si riceve. +Poichè, dopo aver ammirato i bei musaici, le belle schiave e i bei +bimbi, si cerca quasi istintivamente la persona che incarna la vita +domestica, che rappresenta la gentilezza e l'onore della casa, che +suggella l'ospitalità, che colora la conversazione, che vi alita +nell'anima l'aura dei Lari;--si cerca, insomma, la perla di questa +conchiglia;--e non vedendo che donne a cui il padrone dà gli amplessi e +non il cuore, e figliuoli di madri sconosciute, e tutta la casa +personificata in un solo, l'ospitalità riesce una fredda cerimonia, e +nell'ospite spariscono i tratti simpatici d'un amico che v'onora, sotto +l'aspetto d'un sensuale e odioso egoista. + + * * * * * + +Non c'è dubbio che questa gente, se proprio non ci odia, almeno non ci +può patire, e non gliene mancano, tra buone e cattive, le ragioni. Nei +discendenti dei mori di Spagna, molti dei quali conservano ancora chiavi +di città andaluse e titoli di possessione di terre e di case di Siviglia +e di Granata, è viva particolarmente l'avversione alla Spagna, da cui i +loro padri furono spogliati, sterminati, banditi. Tutti gli altri odiano +generalmente tutti i cristiani, non solo perchè quest'odio è istillato +loro nelle scuole e nelle moschee fin dall'infanzia, collo scopo di +renderli avversi ad ogni commercio colle genti civili;--commercio che, +scemando la superstizione e l'ignoranza, scalzerebbe le fondamenta +dell'edifizio politico e religioso dell'Impero;--ma perchè hanno tutti +in fondo all'anima il vago sentimento d'una forza espansiva, crescente, +minacciosa degli Stati europei, dalla quale tosto o tardi saranno +schiacciati. Sentono rumoreggiare la Francia alle loro frontiere di +levante; vedono gli Spagnuoli fortificati sulla loro costa del +Mediterraneo; Tangeri, occupata da un'avanguardia di cristiani; le città +occidentali, guardate da negozianti europei distesi su tutta la costa +dell'Atlantico come una catena di sentinelle avanzate; ambasciate che +percorrono il paese in tutte le direzioni, per recare dei doni al +Sultano, in apparenza, ma in realtà, pensan loro, per vedere, scrutare, +fiutare, corrompere, preparare il terreno; sentono, insomma, la minaccia +perpetua d'un'invasione e immaginano quest'invasione accompagnata da +tutti gli orrori dell'odio e della vendetta, persuasi, come sono, che i +Cristiani nutrano contro i Mussulmani gli stessi sentimenti che nutrono +loro contro di noi. Come possono poi cangiare quest'avversione in +simpatia vedendo noi, stretti nei nostri abiti impudichi, che segnano le +forme; vestiti di colori sinistri; noi, carichi di taccuini, di +cannocchiali, di strumenti misteriosi, che ci ficchiamo per tutto, +notiamo tutto, misuriamo tutto, vogliamo saper tutto; noi che ridiamo +sempre e non preghiamo mai; noi irrequieti, chiaccheroni, beoni, +fumatori, pieni di pretese, e pitocchi, che abbiamo una donna sola, e +non un servo dei nostri paesi! E si formano dell'Europa un'idea oscura, +come d'un'immensa congerie di popoli turbolenti, dove regni una vita +febbrile, tutta ambizioni ardenti, vizi sfrenati, tumulti, viaggi, +imprese temerarie, un affanno, un rimescolìo vertiginoso, una confusione +di Babelle, che dispiace a Dio. + + * * * * * + +Oggi gran rumore nel palazzo, a cagione del primo ed unico tentativo di +conquista amorosa, fatto da un cristiano del basso personale +dell'ambasciata. Questo buon giovane, al quale cominciava a pesare, a +quel che sembra, la vita diplomaticamente austera che si mena da +quaranta giorni; avendo visto, non so di dove, una bella mora che +passeggiava in un giardino, pensò (tutti hanno le loro debolezze) +ch'essa non avrebbe potuto resistere alle attrattive della sua bella +persona, e senza badare al pericolo s'insinuò per un buco del muro nel +recinto vietato. Se, giunto in cospetto della ninfa, abbia fatto una +dichiarazione d'amore od abbia tentato di sopprimere il preambolo, se la +ninfa gli abbia prestato orecchio pietoso o sia fuggita strillando, non +si sa, poichè tutto, in questo paese, è mistero. Si sa però che tutt'a +un tratto sbucarono di dietro a un cespuglio quattro mori armati di +pugnale, due dei quali gli si slanciarono contro da una parte e due +dall'altra; e che il malcapitato seduttore o non sarebbe più uscito del +giardino, o ne sarebbe uscito con qualche occhiello nelle reni, se non +fosse comparso improvvisamente il caid Hamed-Ben Kasen Buhammei, il +quale arrestò con un gesto imperioso i quattro cerberi, e diede modo al +fuggitivo di riportare la pelle intatta al palazzo. La notizia +dell'avvenimento si sparse, ci fu un sottosopra, il colpevole ricevette +una solenne ammonizione in presenza di tutti e il Comandante, sempre +spiritoso, gli fece per giunta un sermoncino che gli produsse +un'impressione profonda.--Che le donne degli altri, e particolarmente le +donne dei mussulmani, bisogna lasciarle stare; che quando si è con +un'ambasciata europea nel Marocco, bisogna far conto di non esser più un +uomo; che nei paesi maomettani queste quistioni di donne finiscono +facilmente in quistioni politiche; e che sarebbe una bella +responsabilità quella d'un giovane onesto il quale, per non aver saputo +resistere a un impulso inconsiderato... del cuore, trascinasse il suo +paese in una guerra... di cui non si potrebbero prevedere le +conseguenze.--A questo discorso, il povero giovane, che già vedeva la +flotta italiana con centomila soldati salpare verso il Marocco per +cagion sua, si mostrò atterrito del suo fallo a tal segno, che non parve +più necessario d'infliggergli altro castigo. + + * * * * * + +Vorrei saper bene che concetto hanno costoro della propria potenza +militare e del proprio valore guerresco rispetto alla potenza e al +valore dei popoli europei. Ma non oso interrogarli direttamente su +questo soggetto perchè sono ombrosissimi e temo che le mie domande +possano parere un'ironia o una spacconata. Son riuscito nondimeno, +tastandoli con mano leggera, e senza farmi scorgere, a raccapezzare +qualche cosa. Sulla superiorità della nostra potenza militare non ci +hanno dubbio; poichè se qualche dubbio rimaneva loro trent'anni sono, +quando non avevano ancora ricevuto dagli europei alcuna veramente grave +batosta, le guerre della Francia e della Spagna, e principalmente le due +battaglie famose d'Isly e di Tetuan, dissiparono quei dubbi per sempre. +Ma riguardo al valore, mi pare che si credano ancora superiori di molto +agli europei; le vittorie dei quali attribuiscono all'artiglieria, +all'ordine, alla furberia (chè per loro sono furberie la strategia e la +tattica) e non al valore. E le vittorie conseguite con quei mezzi, pare +che non le considerino nobilmente conseguite. Il volgo, poi, aggiunge a +quei mezzi l'alleanza coi cattivi spiriti, senza la quale nè i cannoni +nè le furberie sarebbero bastati a sgominare[tn382] gli eserciti +mussulmani. Certo è che agli Arabi puri e ai Berberi, che sono la +maggioranza guerriera del Marocco, non si può negare il valore, e +nemmeno restringersi a riconoscere in loro quel valore comune e +indeterminato che in Europa si considera, con cavalleresca reciprocanza, +proprietà di tutti gli eserciti. Poichè tenuto pur conto della natura +del terreno e degli aiuti segreti dell'Inghilterra, l'esercito +marocchino, scompigliato, mal condotto, male armato, male +approvvigionato, non avrebbe potuto tener fronte, come fece, per quasi +un anno, con una tenacia inaspettata in Europa, all'esercito spagnuolo, +disciplinato, ordinato e fornito di tutti i nuovi mezzi d'offesa, senza +supplire con un grande valore alla potenza militare che gli mancava. Si +potrà negare il nome proprio di valore al fanatismo che slancia un uomo +contro dieci a cercare una morte che gli aprirà le porte del paradiso; +al furore selvaggio che induce un soldato a spaccarsi il cranio contro +una rupe piuttosto che cader nelle mani dei nemici; alla rabbia +forsennata d'un ferito, che si strappa le bende e si squarcia le piaghe +per liberarsi colla vita dalla prigionia; al disprezzo del dolore, alla +cieca audacia, all'ostinazione brutale di chi si fa uccidere senza +scopo; ma bisognerà ammettere almeno che questi sono elementi di +valore, ed è incontestabile che questa gente ne diede molti e tremendi +saggi alla Spagna. Dopo due mesi di guerra, l'esercito spagnuolo non +aveva presi che due prigionieri, un arabo della provincia d'Oran e un +pazzo che s'era presentato agli avamposti; e nella sanguinosa battaglia +di Castillejos cinque marocchini soli, e tutti e cinque feriti, caddero +nelle mani dei vincitori. La loro tattica tradizionale è di avanzarsi in +massa contro il nemico, distendersi rapidamente, correre fino a mezzo +tiro, sparare e ritirarsi precipitosamente per ricaricare le armi. Nelle +grandi battaglie si dispongono a mezza luna, l'artiglieria e la fanteria +al centro, e alle ali la cavalleria, che cerca d'avvolgere il nemico e +cacciarlo fra due fuochi. Il capo supremo dà un ordine generale, ma ogni +capo inferiore ritorna all'assalto o si ritira quando gli sembra +opportuno, e l'esercito sfugge facilmente al comando principale. +Cavalieri infaticabili, destri tiratori, tenaci dietro un riparo, facili +a sgominarsi in pianura aperta, strisciano come serpenti, s'arrampicano +come scoiattoli, corrono come caprioli, passano rapidamente dall'assalto +temerario alla fuga precipitosa, e da un esaltazione di valore che pare +pazzia furiosa a uno sgomento che non ha nome. Ci sono ancora nel +Marocco dei mori impazziti di terrore alla battaglia d'Isly; e si sa +che alle prime cannonate del maresciallo Bugeaud, il Sultano +Abd-er-Rahman, gridò:--Il mio cavallo! Il mio cavallo!--e inforcata la +sella, si diede a una fuga disperata, lasciando sul campo i suoi musici, +i suoi negromanti, i suoi cani da caccia, lo stendardo sacro, il +parasole ed il tè, che i soldati francesi trovarono ancora bollente. + + * * * * * + +Incontro tanti neri per le strade di Fez, che alle volte mi par di +trovarmi in una città del Sudan e sento vagamente fra me e l'Europa +l'immensità del deserto di Sahara. Dal Sudan, infatti, vengono la +maggior parte, poco meno di tremila all'anno, molti dei quali si dice +che muoiono in breve tempo di nostalgia. Sono portati per lo più all'età +d'otto o dieci anni. I mercanti, prima di esporli in vendita, li +ingrassano a pallottole di cuscussù, cercano di guarirli dalla nostalgia +colla musica e insegnano loro qualche parola araba; il che ne aumenta il +prezzo, che è ordinariamente trenta lire per un ragazzo, sessanta per +una bimba, circa a quattrocento per una giovane di diciassette o +diciott'anni, bella, che sappia parlare e che non abbia ancora +partorito; e cinquanta o sessanta per un vecchio. L'Imperatore ritiene +il cinque per cento della materia importata, e ha il diritto della prima +scelta. Gli altri sono venduti nei mercati di Fez, di Mogador e di +Marocco, e partitamente, all'incanto, in tutte le altre città, dove i +compratori, per tradizione, usano loro il pudico riguardo di non +visitarne pubblicamente le parti coperte. Abbracciano tutti, senza +difficoltà, la religione maomettana, conservando però molte delle loro +stranissime superstizioni, e le feste bizzarre del proprio paese, +consistenti in balli grotteschi che durano fino a tre giorni e tre notti +consecutive, accompagnati da una musica diabolica, e non interrotti che +per inghiottire con avidità bestiale ogni sorta di porcherie. Servono +per lo più nelle case, son trattati con dolcezza, vengono in gran parte +affrancati in ricompensa dei loro servigi, hanno la via aperta anche +alle più alte cariche dello stato, e si palesano qui come per tutto: ora +febbrilmente operosi, ora torpidamente pigri, lussuriosi come scimmie, +astuti come volpi, feroci come tigri; ma contenti del loro stato, e per +lo più fedeli e grati ai padroni: il che pare che non segua dove la +schiavitù è più dura, come a Cuba, e dove la libertà di cui godono è +eccessiva, come in Europa. Le arabe e le more rifuggono da loro, ed è +rarissimo che un nero sposi altra donna che del suo colore; ma gli +uomini, e in specie i mori, non solo le cercano avidamente come +concubine, ma le sposano colla stessa facilità che le bianche; onde il +grandissimo numero di mulatti di tutte le sfumature che son nel Marocco. +Strane vicende! Il povero nero di dieci anni, venduto sui confini del +Sahara per un sacco di zucchero o un pezzo di stoffa, può, e si diede il +caso discutere trent'anni dopo,--ministro del Marocco,--un trattato di +commercio coll'ambasciatore[tn387] d'Inghilterra; e molto più +probabilmente, la bambina nera nata in una tana immonda e scambiata +all'ombra d'un'oasi con un otre d'acquavite, trovarsi, appena adulta, +coperta di gemme e fragrante di profumi, tra le braccia del Sultano. + + * * * * * + +Da qualche giorno, passeggiando per Fez, mi si affaccia alla mente con +una persistenza ostinata l'immagine d'una grande città americana, alla +quale accorre gente da ogni parte del mondo, una di quelle città che +rappresentano quasi il tipo a cui tutte le città nuove si vanno +lentamente informando, e la cui vita è forse un esempio di quello che +sarà fra un secolo la vita di tutte; una città la cui immagine non si +può presentare a nessun europeo, accanto a quella di Fez, senza farlo +sorridere di pietà, tanto è grande la distanza che le separa sopra la +via del progresso umano. Eppure, più mi fisso col pensiero in quella +città, più mi sento preso da un dubbio che mi rattrista. Vedo quelle +grandi strade, diritte e interminabili, in cui s'innalzano a perdita +d'occhi i pali giganteschi del telegrafo. «È l'ora della chiusura degli +opifici e delle botteghe. Torrenti d'operai, uomini, donne e ragazzi, +passano a piedi, in omnibus, in _tramway_, seguendo quasi tutti la +stessa direzione, verso i quartieri lontani; e tutti hanno l'aspetto +triste e ansioso e sembrano estenuati dalla fatica.... Nuvole dense di +fumo di carbone escono dalle innumerevoli torricine degli opifici, +scendono nelle strade, gettano le loro ombre nere sulle splendide +vetrine delle botteghe, sulle lettere dorate degli annunzi che coprono +le facciate fino ai tetti, sulla folla che, colla testa bassa, a passo +cadenzato, dondolando le braccia, fugge in silenzio i luoghi che, +durante il giorno, videro colare il suo sudore. Di tratto in tratto, il +sole squarcia il velo lugubre che l'industria ha disteso sulla capitale +del lavoro; ma questi bagliori improvvisi, fuggitivi, invece di +rallegrare la scena, non fanno che illuminarne la tristezza... Tutte le +fisonomie hanno la medesima espressione. Ognuno ha fretta di arrivare a +casa per «economizzare» le sue poche ore di riposo dopo aver tratto il +maggior vantaggio possibile dalle lunghe ore di lavoro. Par che ognuno +sospetti nel suo vicino un concorrente. Tutti portano l'impronta +dell'isolamento. L'aria morale in cui vive questa gente non è la carità, +è la rivalità... Un gran numero di famiglie vivono negli alberghi, vita +che condanna la donna alla solitudine e all'ozio. Lungo il giorno, il +marito fa i suoi affari fuor di casa, e non rientra che all'ora del +desinare, che trangugia colla rapidità d'un uomo affamato. Poi ritorna +alla sua galera. I ragazzi, all'età di cinque o sei anni, frequentano le +scuole, ci vanno e ritornano soli e passano il rimanente del loro tempo +a loro capriccio, godendo della più ampia libertà. L'autorità paterna è +pressochè nulla. I figliuoli non ricevono altra educazione che quella +delle scuole.... maturano rapidamente e si preparano fin dall'infanzia +alle fatiche e alle lotte della vita sovreccitata, aspra e avventurosa +che li aspetta. La vita dell'uomo non è che una sola e lunga _campagna_, +un seguito non interrotto di combattimenti, di marcie e di +contro-marcie. La dolcezza, l'intimità del focolare domestico non hanno +che un'assai piccola parte nella sua esistenza militante e febbrile. È +egli felice? A giudicarne dal suo aspetto faticato, triste, inquieto, +spesso delicato e malsano, c'è da dubitarne. L'eccesso del lavoro non +interrotto gli spezza le forze, gl'interdice i piaceri dello spirito e +gl'impedisce il raccoglimento dell'anima. E la donna soffre di questa +vita anche più del marito. Essa non lo vede che una volta al giorno, +mezz'ora tutt'al più, e la sera, quando, rotto dalla fatica, rientra in +casa per cercare il sonno; e non può alleggerire il fardello ch'egli +porta, nè partecipare alle sue pene, alle sue cure e ai suoi lavori +perchè non li conosce, non esistendo quasi affatto fra loro, per +mancanza di tempo, il commercio delle anime....» + +La città è Chicago, e chi la descrive il barone Hübner, grande +ammiratore dall'America. Ora il dubbio è questo: non so quale delle due +città, Fez e Chicago, mi faccia più compassione. Sento però che se fossi +nei panni d'un moro di Fez, ed un cristiano, conducendomi in una di +quelle grandi città civili, mi domandasse se l'invidio, gli farei una +risata sul volto. + + * * * * * + +Stamattina Selam mi raccontò, a modo suo, la storia famosa del brigante +Arusi; una delle infinite istorie che girano di bocca in bocca dal mare +al deserto; fondata però sopra un fatto vero e recentissimo, di cui +molti testimoni vivono ancora. + +Poco dopo la guerra colla Francia, il Sultano Abd-er Rahman mandò un +esercito a castigare gli abitanti del Rif che avevano incendiato un +bastimento francese. Fra i varii sceicchi, a cui il comandante +dell'esercito intimò di denunziare i colpevoli, ce ne fu uno, chiamato +Sid-Mohammed-Abd-el-Djebar, già innoltrato negli anni, il quale, essendo +geloso d'un tale Arusi, giovane valoroso e bellissimo, lo rimise, benchè +innocente, nelle mani del generale, affinchè lo conducesse nelle carceri +di Fez. Fu infatti condotto a Fez, ma non stette in prigione che un +anno. Rilasciato in libertà, andò a Tangeri. Stette qualche tempo a +Tangeri e poi tutt'a un tratto scomparve, e per un pezzo nessuno seppe +più notizie di lui. Ma poco dopo la sua disparizione, si cominciò a +parlare in tutta la provincia del Garb d'una banda di ladri e +d'assassini che infestava la campagna fra Rabat e Laracce. Le carovane +erano assalite, i negozianti spogliati, i caid malmenati, i soldati del +Sultano pugnalati; nessuno osava più attraversare quelle terre; e i +pochi che, presi dagli assassini, ne uscivan salvi, tornavano nelle +città istupiditi dal terrore. + +Le cose durarono in questo stato per molto tempo, e nessuno era mai +riuscito a scoprire chi fosse il capo della banda, quando un negoziante +rifano, assalito una notte al lume della luna, riconobbe fra coloro che +lo spogliavano il giovane Arusi, e ne portò a Tangeri la notizia che si +sparse rapidamente per tutto il Garb. Il capo della banda era Arusi. +Molti altri lo riconobbero. Egli appariva nei duar e nei villaggi, di +giorno e di notte, vestito da soldato, da caid, da ebreo, da cristiano, +da donna, da ulema, uccideva, rubava, spariva, inseguito da ogni parte, +non raggiunto da nessuno, sempre inaspettato, sempre in un nuovo +aspetto, capriccioso, feroce, infaticabile; e non s'allontanava mai dai +dintorni della cittadella El-Mamora; cosa di cui nessuno capiva la +ragione. La ragione era questa: il caid della cittadella El-Mamora era +in quel tempo l'antico sceicco Sid-Mohammed Abd-el-Dijebar che aveva +messo Arusi nelle mani del generale del Sultano. + +In quei giorni appunto Sid-Mohammed Abd-el-Dijebar aveva data in isposa +una sua figliuola di meravigliosa bellezza, chiamata Rahmana, al +figliuolo del pascià di Salè, che si chiamava Sid-Alì. Le feste nuziali +erano state celebrate con gran pompa, in presenza dei più ricchi giovani +della provincia, accorsi a cavallo, armati, vestiti dei loro più begli +abiti, alla cittadella d'El-Mamora; e Sid-Alì doveva condurre la sua +sposa a Salè, in casa di suo padre. Il corteo uscì dalla cittadella di +notte. Doveva passare per una gola strettissima formata da una catena di +collinette boscose e da una catena di dune. Andava innanzi una scorta di +trenta cavalieri; dietro a questi, Rahmana sulla groppa d'una mula, in +mezzo allo sposo e al fratello; dietro Rahmana, il caid suo padre e una +folla di parenti e d'amici. Entrarono nella gola. La notte era serena, +lo sposo teneva per mano Rahmana, il vecchio caid si lisciava la barba: +tutti erano allegri. + +All'improvviso una voce formidabile urlò nel silenzio della notte: + +--Arusi ti saluta, o sceicco Sid Mohammed Abd-el Dijebar! + +Nello stesso punto, sull'alto d'una collina scintillarono trenta fucili +e tuonarono trenta colpi. Cavalli, soldati, parenti, amici, chi +stramazza morto, chi vacilla ferito, chi fugge; e prima che il caid e +Sid-Alì, rimasti illesi, rinvengano dallo sbalordimento, un uomo, una +furia, un demonio, Arusi insomma precipita dalla collina, afferra +Rahmana, se la mette in sella e fugge a briglia sciolta verso la foresta +di Mamora. + +Il caid e Sid-Alì, uomini risoluti, invece di abbandonarsi ad una vana +disperazione, fecero giuramento solenne di non radersi più la testa +prima d'essersi spaventosamente vendicati. Domandarono e ottennero +soldati dal Sultano, e cominciarono a dar la caccia ad Arusi, che s'era +rifugiato colla sua banda nella grande foresta di Mamora. Fu una guerra +faticosissima, tutta colpi di mano, imboscate, assalti notturni, +astuzie, combattimenti feroci, che durò più d'un anno, e ridusse a poco +a poco la banda nel centro della foresta. La banda era accerchiata e il +cerchio si stringeva si stringeva. Molti dei seguaci di Arusi eran già +morti di fame, molti fuggiti, molti stati uccisi in combattimento. Il +caid e Alì, vicini a raggiungere la meta, s'inferocivano sempre più, non +chiudevan più occhio nè notte nè giorno, non respiravano più che la +vendetta. Ma d'Arusi e di Rahmana non si sapeva più nulla. Chi diceva +che fossero morti di stento, chi riteneva che fossero fuggiti, chi +credeva che il bandito avesse ucciso la sposa e sè stesso. E Sid-Alì e +il caid cominciavano a disperare, perchè più s'innoltravano, e più gli +alberi si facevan fitti, più alti e più intricati i cespugli, le liane, +i rovi, i ginepri; tanto che i cavalli e i cani non potevano più aprirsi +la via. Un giorno, finalmente, mentre tutti e due passeggiavano +scoraggiati e silenziosi per la foresta, un arabo accorse da lontano +verso di loro e disse d'aver visto Arusi nascosto in mezzo ai giunchi, +sulla riva d'un fiume, all'estremità della foresta. Il caid raccoglie in +furia i suoi cavalieri, li divide in due drappelli e li sguinzaglia, un +drappello a destra, l'altro a sinistra, verso il fiume. Dopo una lunga +corsa, il caid per il primo vede da lontano, in mezzo ai giunchi, +rizzarsi un fantasma, un uomo d'alta statura e d'aspetto terribile: +Arusi. Si slanciano tutti verso quel punto, arrivano, girano, frugano, +fiutano: Arusi non v'è più. Erano sulla riva del fiume[tn396].--Ha +passato il fiume! grida il caid. Tutti si gettano nel fiume e +raggiungono la riva opposta. La riva era segnata di alcune orme; tutti +si mettono su quell'orme; ma dopo pochi passi, mancano.--s'è rigettato +nel fiume,--grida il caid,--e andò a riuscir più lontano.--Subito i +cavalieri si slanciano di galoppo lungo la riva. Nello stesso punto +l'attenzione del caid è attirata da suoi tre cani, che si sono +arrestati, fiutando, vicino a una pianta di giunchi. Sid-Alì accorre +pel primo, e vede vicino ai giunchi un largo fosso, in fondo al quale +c'erano alcuni piccoli fori. Salta nel fosso, introduce il fucile in uno +dei fori, lo sente respinto, spara, chiama il caid, accorrono i soldati, +guardano di qua e di là, e scoprono una piccola apertura rotonda a fior +d'acqua nella riva tagliata a picco. Arusi doveva essere entrato nel suo +sotterraneo per quell'apertura.--Scaviamo!--grida il caid. I soldati +corrono a pigliar vanghe e piccozze nei duar vicini, tornano, scavano, +rompono una specie di volta di terra e scoprono una tana... + +In fondo alla tana c'era Arusi ritto, immobile, pallido come un morto, +colle braccia spenzoloni. + +Lo afferrarono: non fece resistenza. Lo tiraron fuori: aveva l'occhio +sinistro crepato. Lo legarono, lo portarono in una tenda, lo distesero +in terra, e per prima vendetta, Sid-Alì gli recise col pugnale tutti i +diti dei piedi, gettandoglieli ad uno ad uno sul viso. Ciò fatto, mise +sei soldati a custodirlo e si ritirò sotto un'altra tenda insieme col +caid, per concertare che torture gli dovessero infliggere prima di +troncargli la testa. La discussione durò lungo tempo: andavano a gara a +chi proponesse dei tormenti più dolorosi; nessuno strazio pareva +abbastanza orrendo; la sera era venuta, e non avevano ancora nulla +deciso. Rimandarono la decisione alla mattina e si separarono. + +Un'ora dopo, il caid ed Alì riposavano ciascuno sotto la sua tenda; la +notte era oscurissima, non spirava un alito di vento, non stormiva una +foglia, non si sentiva che il mormorio del fiume e il respiro dei +dormenti. + +All'improvviso una voce formidabile urlò nel silenzio della notte: + +--Arusi ti saluta, o sceicco Sid Mohammed Abd-el Dijebar! + +Il vecchio caid balza in piedi atterrito e sente la pesta precipitosa +d'un cavallo che s'allontana. Chiama i soldati, che accorrono in furia, +e grida:--Il mio cavallo! Il mio cavallo!--Cercano il suo cavallo, il +più superbo animale del Garb: è sparito. Corrono alla tenda di Sid-Alì: +è steso in terra morto, con un pugnale confitto nell'occhio sinistro. Il +caid scoppia in pianto: i soldati si slanciano dietro al fuggitivo. Lo +intravvedono, come un ombra, per qualche momento; lo perdon di vista; lo +rivedono; ma egli va come la folgore, e sparisce ben presto per non più +ricomparire. Continuano a inseguirlo, nondimeno, per tutta la notte, sin +che arrivano a un bosco fittissimo, dove si arrestano per aspettare che +aggiorni. Appena aggiorna, vedono lontano il cavallo del caid, che viene +verso di loro spossato e insanguinato, riempiendo l'aria di nitriti +lamentevoli. Pensando che Arusi sia nel bosco, sguinzagliano i cani e +s'avanzano colle armi nel pugno. Dopo un breve cammino, scoprono una +casuccia diroccata, mezzo nascosta fra gli alberi. I cani v'accorrono e +s'arrestano. I soldati li seguono in punta di piedi, arrivano alla +porta, spianano i fucili... e li lascian cadere in terra gettando un +grido di stupore. In mezzo a quelle quattro mura, stava disteso in terra +il cadavere d'Arusi, e accanto a lui una bellissima donna, vestita +splendidamente, coi capelli sciolti, la quale gli fasciava i piedi +sanguinosi, singhiozzando, ridendo, mormorando con voce infantile parole +di disperazione e d'amore. Era Rahmana. La condussero in casa di suo +padre, vi stette tre giorni senza profferire parola e disparve. La +trovarono qualche tempo dopo fra le rovine della casa del bosco, che +raspava la terra colle mani, chiamando Arusi. E di là non si mosse +più.--Dio,--come dissero gli arabi--aveva richiamato a sè la sua ragione +ed essa era santa. + +Se sia ancora viva, non si sa. Certo è che viveva ancora venti anni +sono, e che la vide nel suo romitaggio il signor Narciso Cotte, +impiegato al consolato di Francia a Tangeri, che ne ha raccontata la +storia. + + * * * * * + +Oramai non v'è più un angolo di Fez che ci sia sconosciuto; e nondimeno +ci par sempre d'essere arrivati il giorno innanzi, tanta è la varietà +d'aspetti che ci presenta questa scena grandiosa di mura, di porte, di +torri, di rovine; tanto ogni cosa ci ravviva ad ogni momento il +sentimento della nostra solitudine; tanto stentiamo ad abituarci ad +essere l'oggetto della curiosità universale. E questa curiosità non è +punto scemata, benchè ormai tutti gli abitanti di Fez ci abbiano visti e +rivisti. È scemata, invece, la diffidenza, e pare anche un poco +l'antipatia: i bambini ci si avvicinano e ci toccano i vestiti per +sentire di che sostanza sono; le donne ci guardan con occhio torvo, ma +non tornan più indietro vedendoci apparir di lontano; le maledizioni son +diventate più rare, i soldati non picchian più bastonate, e il pugno +toccato dall'Ussi fu, è da sperarsi, il primo ed unico pugno di cui io +possa portare la notizia in Italia. E benchè, passeggiando per la città, +ci preceda e ci segua sempre una folla fittissima, io credo che potremmo +uscir soli senza ombra di pericolo d'essere ammazzati. Già la +popolazione, da quanto ci dicono i soldati dell'ambasciata, ci ha messo +a tutti, giusta la consuetudine moresca, un sopranome. Il medico è +_l'uomo degli occhiali_, il vice-console è _l'uomo del naso forcuto_, il +capitano è _l'uomo degli stivali neri_, l'Ussi è _l'uomo del fazzoletto +bianco_, il Comandante _l'uomo delle gambe corte_, il Biseo _l'uomo dei +capelli rossi_, il Morteo _l'uomo di velluto_, perchè è tutto vestito di +velluto, ed io sono _l'uomo della scarpa rotta_, perchè un dolore al +piede m'ha costretto a dare un lungo taglio a uno stivaletto. Parlano +molto dei fatti nostri, si capisce, e par che dicano che siamo tutti +brutte faccie, nessuno escluso, neppure il cuoco, il quale accolse +questa notizia con una risata di disprezzo, battendo la mano sopra una +tasca del panciotto, dove tiene una lettera della sua amante. E mi pare +anche che ci trovino o fingano di trovarci ridicoli, perchè, per +istrada, si mettono a ridere con una certa ostentazione ogni volta che +uno di noi scivola, o dà del capo nel ramo d'un albero, o perde il +cappello. Malgrado ciò, e la varietà delle vedute, questa popolazione +tutta d'un colore e senza distinzione apparente di ceto, questo non +sentir mai altro rumore che un eterno fruscìo di pantofole e di cappe, +queste donne velate, queste case cieche e mute, questa vita piena di +mistero finisce per tediar mortalmente. Gli abitanti son vivi, la città +è morta. Al tramonto del sole bisogna rientrare in casa e non si può +più uscire. Col calar della notte, cessa ogni commercio, ogni movimento, +ogni segno di vita; Fez non è più che una vasta necropoli, dove se si +sente per caso una voce umana, è l'urlo d'un pazzo o il grido d'un +assassinato; e chi volesse andare a zonzo a ogni costo, dovrebbe farsi +scortare da una pattuglia coi fucili carichi e da un drappello di +falegnami, i quali ogni trecento passi buttassero giù una porta che +sbarra la strada. Di giorno poi la città non somministra altra novità +che qualche donna trovata morta in mezzo alla via con una pugnalata nel +cuore, la partenza d'una piccola carovana, l'arrivo d'un governatore o +sotto-governatore di provincia che venne gettato in fondo a un carcere, +la bastonatura di qualche pezzo grosso, una festa in onore d'un Santo di +cui sentiamo le fucilate dal palazzo, e altre cose simili, annunziate +per lo più da Mohammed Ducali o dal Scellal, che sono i nostri due +giornali quotidiani ambulanti. E queste notizie, e quello che vedo ogni +giorno, e la vita singolarissima che vivo qui, mi danno poi nella notte +dei sogni così stranamente intricati di teste recise, di deserti, +d'arem, di prigioni, di Fez, di Tumbuctù, di Torino, che la mattina mi +sveglio con un caos inesprimibile nella testa, e per qualche momento non +raccapezzo più in che mondo mi sia. + + * * * * * + +Di quante figure belle, grottesche, orribili, buffe, stranissime, mi +rimarrà la memoria per tutta la vita! Ne ho la testa affollata, e quando +son solo me le faccio passare dinanzi ad una ad una, come le figure +d'una lanterna magica, con un piacere che non so esprimere. Passa Sid +Buker, il personaggio misterioso che viene tre volte al giorno, ravvolto +in una gran cappa biancastra, colla testa bassa, cogli occhi socchiusi, +pallido come un morto, furtivo come uno spettro, a conferire +segretamente coll'Ambasciatore; e svanisce a modo di una figura +fantasmagorica, senza che nessuno se n'accorga. Passa il servo favorito +di Sid-Mussa, un giovane mulatto bellissimo, grazioso come una +fanciulla, elegante come un principe, fresco e sorridente, che sale e +scende le scale saltellando e ci saluta con una certa civetteria +inchinandosi profondamente e stendendo una mano in atto di mandare un +bacio. Passa un soldato di guardia, un berbero, nato sulle montagne +dell'Atlante, una faccia sanguinaria che non posso guardare senza +fremere, e mi figge negli occhi, ogni volta che mi vede, uno sguardo +immobile, freddo, perfido, come se meditasse d'uccidermi; e più lo +sfuggo e più l'incontro, e par che indovini il ribrezzo che m'ispira e +ci provi un satanico piacere. Passa una vecchia decrepita, che ho vista +sulla porta d'una moschea, nuda da capo a piedi, fuor che un cencio +intorno ai fianchi, colla testa rasa come la palma della mano e il corpo +disfatto a segno che mi strappò un'esclamazione d'orrore e rimasi per +lungo tempo col sangue sossopra. Passa una mora briccona, che rientrando +in casa, mentre noi passavamo dinanzi alla sua porta, buttò giù in +fretta e in furia, nell'atto di chiudere, il caic che la copriva, ci +lasciò intravvedere il suo bel corpo diritto e tornito, e saettandoci +un'occhiata sfavillante di mille vezzi, chiuse. Passa un bottegaio +vecchissimo, una faccia tra spaventosa e ridicola, curvo tanto che, +stando seduto in fondo alla sua nicchia oscura, si tocca quasi i piedi +col mento; e tiene aperto un occhio solo, appena visibile; e ogni volta +che passando dinanzi alla sua bottega, lo guardo, quell'occhio gli si +apre smisuratamente e brilla d'un sorriso beffardo indefinibile, che mi +mette non so che inquietudine nel cuore. Passa una bellissima morina di +dieci anni, coi capelli sciolti giù per le spalle, vestita d'una camicia +bianca stretta alla vita da una ciarpa verde, la quale spenzolandosi dal +parapetto d'una terrazza per saltare sulla terrazza di sotto, la +camicia le si attaccò alla punta d'un mattone e restò su, lasciando +molti segretini all'aria aperta; ed essa, che sapeva d'esser guardata +dal palazzo dell'Ambasciata, e non poteva più nè risalire nè scendere, +si mise a strillare come una disperata, e tutte le donne della casa +accorsero smascellandosi dalle risa. Passa un mulatto gigantesco, pazzo, +che tormentato dall'idea fissa che i soldati del Sultano lo cerchino per +tagliargli una mano, fugge per le strade come una fiera inseguita, +agitando convulsivamente il braccio destro, come se glie l'avessero già +mutilato, e mette ululati spaventosi che risuonano da un quartiere +all'altro della città. Passano molti e molti altri; ma quello che +s'arresta più lungamente, è un nero di cinquant'anni, servo del palazzo, +alto poco più e largo poco meno d'un metro, un cor contento, che sorride +sempre cacciando tutta la bocca verso l'orecchio destro; la più +grottesca, la più spropositata, la più imperiosamente ridicola figura +che sia mai comparsa sotto la cappa del cielo; ed ho un bel mordermi le +dita, e dirmi che è ignobile il ridere delle deformità umane, e farmi +vergogna in mille maniere;--è inutile,--è un riso che vince le mie +forze,--ci dev'esser dentro qualche intenzione misteriosa della +Provvidenza,--bisogna che scoppi! E Dio mi perdoni: mi venne più volte +l'idea di comprarlo per farmene una pipa. + + * * * * * + +Essendo vicino il giorno della partenza, i negozianti accorrono in folla +al palazzo e si compra a furia. Le stanze, il cortile e la galleria +hanno preso l'aspetto d'un grande bazar. Per tutto lunghe file di vasi, +di babbuccie ricamate, di vassoi, di cuscini, di tappeti, di caic. +Quanto v'è in Fez di più dorato, di più arabescato, di più caro +assaettato, ci è passato sotto gli occhi in questi giorni. E bisogna +vedere come vendono costoro, senza proferire parola, senza lasciarsi +sfuggire un sorriso, non accennando che sì o no colla testa, e andando +via, abbiano o non abbian venduto, colla stessa faccia d'automi con cui +sono venuti. Fra tutte, è bella a vedersi la stanza dei pittori, +convertita in una gran bottega di rigattiere, piena di selle, di staffe, +di fucili, di caffettani, di ciarpe lacere, di terraglia, di orecchini +barbareschi, di vecchie cinture da donna, venute Dio sa di dove, che +hanno forse sentito molte volte la stretta amorosa delle braccia +imperiali, e forse l'anno venturo luccicheranno in un quadro magistrale +alla mostra di Napoli o di Filadelfia. Un solo genere manca, e sono gli +oggetti d'antichità, ricordi dei varii popoli che conquistarono o +colonizzarono il Marocco; e benchè si sappia che sovente se ne trovano +sotto terra o fra le rovine, non c'è mezzo d'averne, poichè ogni oggetto +scoperto dovendo essere portato alle Autorità, chi scopre, tien +nascosto, e le Autorità, non conoscendone il valore, distruggono o +vendono come materia inutile il poco che ricevono. Così, anni sono, un +cavallo ed alcune statuette di bronzo trovate in un pozzo vicino ai +resti d'un acquedotto, furon rotte e vendute come vecchio rame a un +rigattiere israelita. + + * * * * * + +Oggi ho fatto con un negoziante di Fez una viva discussione, +coll'intento di scoprire quello che pensano i mori della civiltà +europea; e per questo non mi affannai a ribattere i suoi argomenti se +non quanto era necessario per dargli spago. È un bel moro sui +quarant'anni, di fisonomia onesta e severa, che visitò, per affari di +commercio, le principali città dell'Europa occidentale, e stette lungo +tempo a Tangeri dove imparò un po' di spagnuolo. Già nei giorni scorsi +avevo scambiato con lui qualche parola a proposito d'un piccolo pezzo di +stoffa intessuto di seta e d'oro di cui pretendeva la bellezza di dieci +marenghi. Ma oggi toccandolo sull'argomento dei suoi viaggi, gli +attaccai una[tn408] parlantina di cui i suoi compagni stessi, che +ascoltavano senza capire, rimasero stupiti. Gli domandai dunque che +impressione gli avessero fatta le grandi città europee non aspettandomi +peraltro di sentire grandi espressioni di meraviglia, perchè sapevo, +come tutti sanno, che dei quattro o cinquecento negozianti marocchini +che vanno ogni anno in Europa, la maggior parte ritornano nel loro paese +più stupidamente fanatici di prima, quando non ritornano più viziosi e +più birbanti; e che se tutti rimangono stupiti dello splendore delle +nostre città e delle meraviglie delle nostre industrie, nessuno però ne +rimane scosso nell'anima, acceso nella mente, spronato a fare, a +tentare, a imitare; nessuno intimamente persuaso della inferiorità +complessiva del paese proprio; e nessunissimo, poi, se anche avesse +questi sentimenti s'arrischierebbe ad esprimerli, e tanto meno a cercar +di diffonderli, per paura di tirarsi addosso l'accusa di mussulmano +rinnegato e di nemico del suo paese. + +--Che cosa avete da dire--gli domandai--delle nostre grandi città? + +Mi guardò fisso e rispose freddamente: + +--Strade grandi, belle botteghe, bei palazzi, belle officine.... e tutto +pulito. + +Con ciò parve che avesse detto tutto quello che aveva da dir d'onorevole +per noi. + +--Non ci avete trovato altro di bello e di buono?--domandai. + +Mi guardò come per domandarmi alla sua volta che cosa pretendevo ch'egli +ci avesse trovato. + +--Ma possibile--(mi stizzii)--che un uomo ragionevole come voi siete, +che ha visto dei paesi così meravigliosamente diversi e superiori al +suo, non ne parli almeno con stupore, almeno colla vivacità con cui il +ragazzo d'un _duar_ parlerebbe del palazzo d'un pascià? Ma di che cosa +vi meravigliate dunque al mondo? Che gente siete? Chi vi capisce? + +--_Perdóne Usted_,--rispose freddamente;--io vi rispondo che non capisco +voi. Quando v'ho detto tutte le cose nelle quali credo che siate +superiori a noi, che volete che vi dica di più? Volete che vi dica +quello che non penso? Vi dico che le vostre strade sono più grandi delle +nostre, che le vostre botteghe sono più belle, che avete delle officine +che noi non abbiamo, che avete dei ricchi palazzi. Mi par d'aver detto +tutto. Dirò ancora una cosa: che sapete più di noi perchè avete dei +libri e leggete. + +Feci un atto d'impazienza. + +--Non v'impazientate, _caballero_;--ragioniamo tranquillamente. Voi +convenite che il primo dovere d'un uomo, la prima cosa che lo rende +stimabile, e quella in cui importa massimamente che un paese sia +superiore agli altri paesi, è l'onestà; non è vero? Ebbene, in fatto +d'onestà io non credo in nessuna maniera che voi altri siate superiori a +noi. E una. + +--Adagio. Spiegatemi prima che cosa intendete di dire con questa parola +onestà. + +--Onestà nel commercio, _caballero_. I mori, per esempio, nel commercio, +ingannano qualche volta gli europei; ma voi altri europei ingannate +molto più spesso i mori. + +--Saranno casi rari--risposi, per dir qualche cosa. + +--_Casos raros?_--esclamò accendendosi. Casi di tutti i giorni!--(E qui +vorrei poter riferire tale e quale il suo linguaggio rotto, concitato e +infantile). Prove! Prove! Io a Marsiglia. Sono a Marsiglia. Compro +cotone. Scelgo il filo, grosso così. Dico:--questo numero, questo bollo, +tanta quantità, mandate.--Pago, parto, arrivo al Marocco, ricevo cotone, +apro, guardo, stesso numero, stesso bollo.... filo tre volte più +piccolo! non serve a niente! migliaia di lire perdute! Corro al +Consolato.... niente. _Otro._ Un altro. Mercante di Fez ordina Europa +panno turchino, tanti pezzi, tanto larghi, tanto lunghi, convenuto, +pagato. Riceve il panno, apre, misura: primi pezzi, giusti; sotto, più +corti; gli ultimi, mezzo metro meno! Non servono più alle cappe, +mercante rovinato. _Otro, otro._ Mercante di Marocco ordina, Europa, +mille metri gallone d'oro per ufficiali e manda denaro. Gallone viene, +tagliato, cucito, portato.... rame! _Y otros, y otros, y otros!_--Ciò +detto alzò il viso al cielo, e poi, rivolgendosi vivamente verso di +me:--Più onesti voi? + +Ripetei che non potevano essere che casi eccezionali: non rispose. + +--Più religiosi voi?--domandò poi bruscamente.--No! + +E dopo qualche momento:--No! Basta essere entrati una volta nelle vostre +_moschee_. + +--Ora dite,--soggiunse poi, incoraggiato dal mio silenzio;--nei vostri +paesi, succedono meno _matamientos_? (uccisioni). + +Qui sarei stato imbarazzato a rispondergli. Che cosa avrebbe detto se io +gli avessi confessato che soltanto in Italia si commettono tremila +omicidi all'anno, e che ci sono novantamila prigionieri tra condannati e +da giudicarsi? + +--Non credo,--disse, leggendomi negli occhi la risposta. + +Non sentendomi sicuro su questo terreno, lo attaccai coi soliti +argomenti sulla quistione della poligamia. + +Saltò su come se l'avessi scottato; + +--Sempre questo!--gridò facendosi rosso fino alle orecchie.--Sempre +questo! Come se voi aveste una donna sola! E ce lo volete far credere! +Una sola è vostra, ma ci son poi quelle _de los otros_, e quelle che +sono _de todos y de nadie_, di tutti e di nessuno. Parigi! Londra! Caffè +pieni, strade piene, teatri pieni. _Verguenza!_ E rimproverate i Mori? + +Dicendo questo, stropicciava con mano tremante il suo rosario, e si +voltava di tratto in tratto per farmi capire, con un leggero sorriso, +che non mi avessi a male del suo sdegno, perchè egli non l'aveva con +me; ma coll'Europa. + +Vedendo che in questa quistione se la pigliava troppo a cuore, sviai il +discorso, e gli domandai se non riconosceva le maggiori comodità della +nostra maniera di vivere. Qui fu comicissimo. Aveva degli argomenti +preparati. + +--È vero,--rispose con un accento ironico;--è vero... Sole? Ombrello. +Pioggia? Paracqua. Polvere? Guanti. Camminare? Bastone. Guardare? +Occhialino. Passeggiare? Carrozza. Sedere? Elastico. Mangiare? +Strumenti. Una scalfittura? Medico. Morto? Statua. Eh! di quante cose +avete bisogno! Che uomini, _por Dios_! Che bambini! + +Insomma, non me ne voleva passar una. Trovò persino a ridere +sull'architettura. + +--Che! Che!--rispose quando gli parlai dei comodi delle nostre +case.--State trecento in una casa sola, gli uni sugli altri, e poi +salire, salire, salire--e manca aria e manca luce e manca giardino. + +Allora gli parlai di leggi, di governo, di libertà, e cose simili; e +siccome era un uomo perspicace, mi parve d'esser riuscito, se non a +fargli capire tutta la differenza che, sotto questi aspetti, corre fra +il suo paese e il nostro; almeno a fargliene brillare alla mente un +barlume. Visto che non poteva tenermi fronte su quel soggetto cangiò +improvvisamente il discorso, e guardandomi da capo a piedi, disse +sorridendo: + +--_Mal vestidos._ (Mal vestiti). + +Gli risposi che il vestito importava poco, e gli domandai se non +riconosceva la nostra superiorità anche in questo, che, invece di star +tante ore oziosi colle gambe incrociate sopra una materassa, noi +impieghiamo il tempo in mille maniere utili e divertenti. + +Mi diede una risposta più sottile che non m'aspettassi. Disse che non +gli pareva buon segno questo aver bisogno di far tante cose per passare +il tempo. La vita per sè sola è dunque un supplizio per noi, che non +possiamo stare un'ora senza far nulla, senza distrarci, senza affannarci +a cercare divertimenti? Abbiamo paura di noi stessi? Abbiamo qualche +cosa dentro che ci tormenta? + +--Ma vedete,--dissi--che spettacolo triste presentano le vostre città, +che solitudine, che silenzio, che miseria. Siete stato a Parigi? +Paragonate un po' le strade di Parigi colle strade di Fez. + +Qui fu sublime. Saltò in piedi ridendo, e più coi gesti che colle parole +fece una descrizione canzonatoria dello spettacolo che presentano le +strade delle nostre città. Va, vieni, corri; carri di qui, carrette di +là; un rumore che stordisce, gli ubbriachi che barcollano, i signori +che si abbottonano il soprabito per paura dei borsaiuoli; a ogni passo +una guardia che guarda intorno come se a ogni passo ci fosse un ladro; i +bambini e i vecchi che ogni momento corron rischio d'essere schiacciati +dalle carrozze dei ricchi; le donne sfrontate, e persino bambine, +orrore! che lanciano occhiate provocanti, urtano i giovani col gomito e +fanno mille smancerie; tutti col sigaro in bocca; da ogni parte gente +che entra nelle botteghe a mangiucchiare, a ber liquori, a farsi +lisciare i capelli, a specchiarsi, a inguantarsi; e i zerbinotti +piantati davanti ai caffè che dicono delle parole nell'orecchio alle +donne degli altri che passano; e che maniera ridicola di salutare e di +camminare in punta di piedi, dondolandosi, saltellando; e poi, Dio +buono, che curiosità di femminuccie!--E toccando questo tasto pigliò la +stizza e disse che un giorno, in una piccola città d'Italia, essendo +uscito vestito da moro, si radunò in un momento una gran folla, e tutti +gli correvano dietro e davanti gridando e ridendo, e quasi non lo +lasciavano camminare, tanto ch'egli dovette ritornare alla locanda e +cangiar vestito.--Ed è così che si fa nei vostri paesi? mi domandò.--Che +si faccia qui, si capisce, perchè non si vedon mai dei cristiani; ma nei +vostri paesi dove si sa come siamo vestiti, perchè ci sono i quadri, e +mandate qui i pittori colle macchine e coi colori a farci i ritratti; +fra voi che sapete tutto non vi pare che non dovrebbero accadere queste +cose? + +Fatto questo sfogo, mi sorrise cortesemente come per dire:--Ciò non +toglie che noi due siamo amici. + +Cadde poi il discorso sulle industrie europee, sulle strade ferrate, sul +telegrafo, sulle grandi opere d'utilità pubblica; e di questo mi lasciò +parlare senza interrompermi, assentendo anzi, di tratto in tratto, con +un cenno del capo. Quand'ebbi finito, però, mise un sospiro e +disse:--Infine poi... a che servono tante cose se dobbiamo tutti morire? + +--Insomma,--conclusi,--voi non cangereste il vostro stato col nostro! + +Stette un po' pensando e rispose: + +--No, perchè voi non vivete più di noi, nè siete più sani, nè più buoni, +nè più religiosi, nè più contenti. Lasciateci dunque in pace. Non +vogliate che tutti vivano a modo vostro e sian felici come volete voi. +Rimaniamo tutti nel cerchio che Allà ci ha segnato. Con qualche fine +Allà ha disteso il mare fra l'Africa e l'Europa. Rispettiamo i suoi +decreti. + +--E credete,--domandai,--che rimarrete sempre quello che siete? che a +poco a poco non vi faremo cangiare? + +--Non lo so,--rispose.--Voi avete la forza, voi farete ciò che vorrete. +Tutto quello che deve accadere, è già scritto. Ma qualunque cosa accada, +Allà non abbandonerà i suoi fedeli. + +Ciò detto, mi prese la destra, se la strinse sul cuore e se n'andò a +passi maestosi. + + * * * * * + +Stamattina, al levar del sole, sono stato a vedere la rassegna del +presidio di Fez, che il Sultano fa tre volte la settimana, nella piazza +dove ricevette solennemente l'Ambasciata. + +Uscendo dalla porta della Nicchia del burro, ebbi un primo saggio delle +manovre dell'artiglieria. Uno stuolo di soldati, vecchi, di mezza età e +ragazzi, tutti vestiti di rosso, correvano dietro a un cannoncino tirato +da una mula. Era uno dei dodici cannoni di campagna che il governo +spagnuolo regalò al Sultano Sid-Mohammed dopo la guerra del 1860. Di +tratto in tratto la mula scivolava o deviava o s'arrestava, e tutta +quella ragazzaglia si metteva a urlare e a picchiare, ballando e +sghignazzando, come se conducesse un carro da carnevale. In un tragitto +di cento passi, si saranno fermati dieci volte. Ogni momento seguiva +un'avaria: ora cadeva il secchiolino, ora lo scovolo, ora non so che +altro; poichè tutto era appeso all'affusto. La mula andava innanzi a zig +zag, a suo capriccio, o piuttosto dove la spingeva il cannone scendendo +impetuosamente dai rialti del terreno; tutti davano ordini, nessuno +obbediva; i grandi scappellottavano i piccoli, i piccoli +scappellottavano i piccolissimi, e questi si scappellottavano fra loro; +e il cannone rimaneva presso a poco allo stesso posto. Era una scena che +avrebbe messo la febbre terzana al generale Lamarmora. + +Sulla riva sinistra del Fiume delle perle, v'erano circa due mila +soldati di fanteria, parte sdraiati per terra, parte ritti in crocchi. +Nella piazza, chiusa tra il fiume e le mura, tirava al bersaglio +l'artiglieria; quattro cannoni, dietro ai quali stava un gruppo di +soldati, e ritta in mezzo a loro una figura alta e bianca,--il +Sultano,--di cui però, dal luogo dov'ero, discernevo appena i contorni. +Mi parve che di tratto in tratto parlasse agli artiglieri in atto di dar +consigli. Dalla parte opposta della piazza, vicino al ponte, v'era un +gruppo di mori, d'arabi, di neri, uomini e donne, gente di città e gente +di campagna, signori e pezzenti, tutti stretti in un gruppo, che +aspettavano, mi fu detto, d'esser chiamati ad uno ad uno dinanzi al +Sultano, a cui dovevano chieder favori o giustizia; poichè[tn419] il +Sultano dà udienza tre volte la settimana a chiunque faccia domanda di +parlargli. Parte di quella povera gente era forse venuta da città o da +terre lontane a lagnarsi delle angherie dei governatori o a domandar +grazia per i loro parenti sepolti in un carcere. V'erano donne cenciose +e vecchi cadenti; tutti visi stanchi e tristi, su cui si leggeva il +desiderio impaziente e insieme la paura di dover comparire dinanzi al +Principe dei Credenti, al giudice supremo, che avrebbe in pochi momenti, +con poche parole, deciso forse della sorte di tutta la loro vita. Non mi +parve che avessero nulla nelle mani o ai loro piedi, e per questo credo +che il Sultano regnante abbia tolto l'uso, che c'era altre volte, di +accompagnare ogni domanda con un regalo; il quale non veniva sdegnato, +qualunque fosse, ed era qualche volta un paio di polli o una dozzina +d'ova. + +Girai in mezzo ai soldati. I ragazzi erano divisi in gruppi di trenta o +quaranta e si divertivano a inseguirsi o a saltarsi gli uni gli altri, +appoggiandosi le mani sulle spalle. In alcuni gruppi però il +divertimento consisteva in una specie di pantomima, che, appena ne capii +il significato, mi fece rabbrividire. Rappresentavano l'amputazione +delle mani, il taglio della testa col coltello ed altri supplizi ai +quali probabilmente avevano assistito parecchie volte. Un ragazzo faceva +da caid, uno da boia, uno da vittima; questo, quando gli era tagliata la +mano, fingeva di tuffar il moncherino nel catrame; un altro raccoglieva +la mano recisa e la buttava in pasto ai cani; e tutti gli spettatori +ridevano. Le faccie patibolari che avevan la maggior parte di quei +soldatuccoli, non si possono descrivere. Ve n'era di tutte le sfumature +dal nero d'ebano fino al giallo d'arancio, e non uno, neppure fra i più +piccoli, che conservasse l'espressione della ingenuità infantile: avevan +tutti qualchecosa di duro, di sfrontato, di beffardo, di cinico, che +metteva pietà, piuttosto che sdegno. E non c'è bisogno di grande +perspicacia per capire che non potrebb'essere altrimenti. Degli uomini, +la maggior parte sonnecchiavano distesi in terra; altri ballavano alla +negra in mezzo a un circolo di spettatori, facendo ogni sorta di smorfie +e di lazzi; altri tiravano di scherma colle sciabole, nello stesso modo +che i tiratori di Tangeri, saltellando con atteggiamenti da danzatori di +corda. Gli ufficiali, tra cui molti rinnegati, che si riconoscevano al +viso, alla pipa, e a un non so che di ricercato nel vestimento, +passeggiavano in disparte, e quando gl'incontravo, sfuggivano i miei +sguardi. Di là dal ponte, in un luogo appartato, c'era una ventina +d'uomini ravvolti in cappe bianche, distesi in terra gli uni accanto +agli altri, immobili come statue. Mi avvicinai: vidi che avevano le +gambe e le braccia strette da grossissime catene. Erano condannati per +delitti comuni che l'esercito si trascina sempre con sè, per esporli +alla berlina. Al mio avvicinarsi, tutti si voltarono e mi fissarono in +viso uno sguardo che mi fece tornare indietro. + +Uscii di mezzo ai soldati e m'andai a riparare all'ombra d'una palma, +sopra un rialto di terreno, di dove si dominava tutto lo spianato. + +Ero là da pochi minuti, quando vidi un ufficiale staccarsi da un +crocchio, e venir verso di me lentamente, guardando qua e là e +canterellando, come per non farsi scorgere. + +Era un omo piccolo, tarchiato, vestito presso a poco alla zuava, col +fez, senz'armi. Poteva avere una quarantina d'anni. + +Quando lo vidi da vicino, provai un senso di ribrezzo. Non ho mai visto +nella gabbia di nessuna corte d'Assisie una faccia più perfida di +quella. Avrei giurato che aveva sulla coscienza almeno dieci omicidii, +accompagnati da insulti al cadavere. + +Si fermò a due passi da me, mi fissò con due occhi vitrei e disse +freddamente: + +--_Bonjour, monsieur._ + +Gli domandai s'era francese. + +--Sì,--rispose.--Son venuto da Algeri. Son qui da sette anni. Son +capitano nell'esercito del Marocco. + +Non potendo fargli i miei complimenti, non risposi. + +--_C'est comme ça_,--continuò con un fare spigliato.--Sono andato via da +Algeri perchè non mi ci potevo più vedere. _J'etais obligé de vivre dans +un cercle trop étroit_ (voleva forse dire il capestro). La vita +all'europea non si confaceva alla mia indole. Sentivo bisogno di +cangiar paese. + +--Ed ora siete contento? domandai. + +--Contentissimo, rispose con affettazione.--Il paese è bello, Mulei el +Hassen è il migliore dei Sultani, il popolo è buono, son capitano, ho +una botteguccia, esercito una piccola industria, vado alla caccia, vado +alla pesca, faccio escursioni sulle montagne, godo della più grande +libertà. Non ritornerei in Europa, vedete, per tutto l'oro del mondo. + +--Non desiderate nemmeno di rivedere il vostro paese? Avete dimenticato +affatto anche la Francia? + +--M'importa assai della Francia!--rispose.--Per me non esiste più +Francia. La mia patria è il Marocco. + +E diede una scrollata di spalle. + +Quel cinismo mi rivoltò; non ci potevo quasi credere; mi venne la +curiosità di scrutarlo più addentro. + +--Da quando avete lasciato l'Algeria,--gli domandai,--non avete più +avuto notizia degli avvenimenti d'Europa? + +--_Pas un mot_,--rispose.--Qui non si sa nulla di nulla, ed io sono +contentissimo di non saper nulla. + +--Non sapete dunque che c'è stata una gran guerra tra la Francia e la +Prussia. + +Si scosse. + +--_Qui a vaincu?_--domandò con una certa vivacità, fissandomi negli +occhi. + +--La Prussia,--risposi. + +Fece un atto di sorpresa. + +Gli raccontai in poche parole i grandi disastri della Francia, +l'invasione, la presa di Parigi, la perdita delle due provincie. + +Stette a sentire colla testa bassa e le soppracciglia aggrottate; poi si +riscosse e disse con un certo sforzo:--_C'est égal... je n'ai plus de +patrie... ça ne me regarde pas..._ + +E riabbassò la testa. + +Io lo osservavo, se n'accorse. + +--_Adieu, monsieur_,--disse improvvisamente, con voce alterata, e se +n'andò a passi lesti. + +--Tutto non è dunque morto ancora!--pensai, e me ne sentii rallegrato. + +Intanto gli artiglieri avevan cessato di tirare al bersaglio, il Sultano +s'era seduto sotto un padiglione bianco ai piedi d'una torre, e i +soldati cominciavano a sfilargli davanti, un per uno, senz'armi, alla +distanza di circa venti passi l'un dall'altro. Non essendoci nè accanto +al Sultano, nè dirimpetto al padiglione alcun ufficiale che leggesse i +nomi, come si fa da noi, per accertare l'esistenza di tutti i soldati +segnati nei ruoli (e si dice che nell'esercito marocchino non esiston +ruoli), non capii che scopo potesse avere quella rassegna, fuor che di +ricreare l'Imperatore; e fui tentato di riderne. Ma un secondo pensiero, +il pensiero di ciò che v'era di primitivo e di poetico in quel monarca +affricano, sommo sacerdote e principe assoluto, giovane, semplice, +gentile, che stando tre ore solo all'ombra d'una tenda, si faceva tre +volte la settimana passare dinanzi ad uno ad uno i suoi soldati, e +ascoltava le preghiere e i lamenti dei suoi sudditi sventurati, m'ispirò +invece un sentimento di profondo rispetto. E poichè era quella l'ultima +volta che lo vedevo:--Addio, gli dissi andandomene, con un vivo slancio +di simpatia;--addio, bello e nobile principe!--e quando la sua graziosa +figura bianca scomparve per sempre ai miei occhi, sentii un moto dentro, +come se in quel momento stesso mi si stampasse per sempre nel cuore. + + * * * * * + +Nove giugno: ultimo del soggiorno dell'Ambasciata italiana in Fez. Tutte +le domande dell'Ambasciatore sono state esaudite, accomodati gli affari +del Ducali e dello Scellal, fatte le visite di congedo, subíto l'ultimo +pranzo di Sid-Mussa, ricevuti i regali d'uso del Sultano: un bel cavallo +nero, con una enorme sella di velluto verde, gallonata d'oro, +all'Ambasciatore; sciabole dorate e damascate ai membri ufficiali +dell'Ambasciata; una mula al secondo dracomanno. Le tende e le casse son +partite stamattina, le stanze son vuote, le mule son pronte, la scorta +ci attende alla porta della Nicchia del burro, i miei compagni +passeggiano nel cortile aspettando l'ora della partenza, ed io seduto +per l'ultima volta sul mio letto imperiale, noto, col quaderno sulle +ginocchia, le mie ultime impressioni di Fez. Quali sono? Che cosa ha +finito per lasciarmi, in fondo all'anima, lo spettacolo di questa città, +di questa gente, di questo stato di cose? Se appena penetro col pensiero +sotto l'impressione gradevole della meraviglia e della curiosità +soddisfatta, trovo una mescolanza di sentimenti diversi, che mi lasciano +l'animo incerto. È un sentimento di pietà che mi desta la decadenza, +l'avvilimento, l'agonia di questo popolo guerriero e cavalleresco, che +lasciò una così luminosa traccia nella storia delle scienze e delle +arti, ed ora non serba nemmen più la coscienza della sua gloria passata. +È un sentimento d'ammirazione per quello che rimane in lui di forte e di +bello, per la maestà virile e graziosa del suo aspetto, del suo vestire, +dei suoi modi, delle sue cerimonie; per tutto ciò che presenta ancora +d'anticamente semplice la sua vita triste e silenziosa. È un sentimento +di sconforto al vedere tanta barbarie a così poca distanza dalla +civiltà, e come in questa civiltà sia così sproporzionata la forza di +innalzarsi a quella di espandersi, se in tanti secoli, pure crescendo +sempre nella sua sede, non riuscì a fare da questa parte duecento miglia +di cammino. È un sentimento di sdegno pensando che al grande interesse +dell'incivilimento di questa parte dell'Affrica, prepongono gli Stati +civili i loro privati e piccoli interessi mercantili, e scemando così +nel concetto di questo popolo, collo spettacolo delle loro meschine +gelosie, l'autorità propria, e quella della civiltà che gli voglion +portare, rendono sempre più lenta e più difficile l'impresa comune. +Infine è un sentimento di piacere vivissimo pensando che in questo paese +mi son formato nella testa un altro mondicino, popolato, animato, pieno +di nuovi personaggi che mi vivranno nella mente per tutta la vita, che +evocherò a mio piacere, e m'intratterrò con essi, e mi parrà di rivivere +in Affrica. Senonchè da questo lieto sentimento ne nasce uno triste, il +sentimento inevitabile che getta un'ombra su tutte le ore serene e una +goccia d'amaro in tutti i piaceri... quello che mi espresse il +negoziante moro per dimostrarmi la vanità di questo grande affaccendarsi +dei popoli civili a studiare, a cercare, a scoprire; e allora questo bel +viaggio non mi par più che il passaggio rapidissimo d'una bella scena in +uno spettacolo d'un'ora, che è la vita; e la matita mi cade di mano e mi +piglia un nero sconforto... Ah! la voce di Selam che mi chiama! Si parte +dunque! Si ritorna alla tenda, alle cariche guerriere, alle grandi +pianure, alla gran luce, all'allegra e sana vita dell'accampamento. +Addio, Fez! Addio, sconforto! Il mio mondicino affricano torna a +illuminarsi di color di rosa. + + + + +MECHINEZ + + +Dopo ventiquattro giorni di vita cittadina, la carovana mi fece +l'impressione viva d'uno spettacolo nuovo. Eppure nulla era mutato, +eccetto che, in mezzo a noi, accanto a Mohammed Ducali, cavalcava il +moro Scellal, il quale, benchè i suoi affari fossero stati accomodati +amichevolmente, credeva più prudente ritornare a Tangeri sotto le ali +dell'Ambasciatore, che rimanere a Fez sotto quelle del suo Governo. +Oltre a ciò, un osservatore acuto avrebbe notato sui nostri visi, se +pessimista, un certo dispetto, se ottimista, una certa serenità, che +derivava dalla coscienza, profonda in tutti, di non aver lasciato nella +illustre capitale dell'Impero nessuna bella malinconica, nessun marito +offeso, nessuna famiglia sconvolta, nemmeno un lembo d'un caic femminino +profanato. A tutti poi brillava sul viso il pensiero del ritorno, per +quel po' che se ne poteva vedere sotto gli ombrelli, i veli, i +fazzoletti, di cui la maggior parte s'erano coperti la testa per +ripararsi dal sole ardentissimo e dal polverio soffocante. Ahimè! Questo +era il gran cangiamento! Il sole di maggio s'era cangiato in sole di +giugno, il termometro segnava quarantadue gradi al momento della +partenza, e dinanzi a noi si stendevano duecento miglia di terra +affricana. Questo pensiero ci amareggiava non poco la soddisfazione di +partire da Fez senza rimorsi. + + § § § § § + +Per tornare a Tangeri, dovevamo andare a Mechinez; di qui a Laracce; da +Laracce, lungo la costa dell'oceano, ad Arzilla, e da Arzilla a +Ain-Dalia, dove c'eravamo accampati la prima volta. + + § § § § § + +Impiegammo tre giorni per andare a Mechinez che è distante da Fez circa +cinquanta chilometri. + +Il paese non ci presentò, per quel tratto, varietà notevoli da quello +che avevamo visto andando a Fez: sempre quei campi d'orzo e di grano, in +molti dei quali si cominciava a mietere; quei duar neri, quei vasti +spazi coperti di lentischi e di palme nane, quelle grandi ondulazioni di +terreno, colline rocciose, piccoli torrenti asciutti, palme solitarie, +_cube_ bianche, una splendida pace e una tristezza infinita. Ma a +cagione della vicinanza delle due grandi città, incontrammo più gente +che non ne avessimo mai incontrata sulla via da Tangeri a Fez: carovane +di cammelli, grandi armenti, negozianti che conducevano al mercato di +Fez stormi di cavalli bellissimi; santi che predicavano al deserto, +corrieri a piedi e a cavallo, gruppi di arabe armate di falce che +andavano alla mietitura, e parecchie ricche famiglie moresche che si +recavano a Fez con tutte le loro masserizie e tutti i loro servi. Una di +queste, la famiglia d'un ricco negoziante di Mechinez, che il Ducali +riconobbe, formava una lunga carovana. Venivano innanzi due servi armati +di fucile; e dietro a loro il capo della famiglia, un bell'uomo +d'aspetto severo, con barba nera e turbante bianco, a cavallo a una mula +elegantemente bardata; il quale con una mano teneva le redini e +tratteneva un bimbo di due o tre anni seduto sul dinanzi della sella; +coll'altra stringeva le mani d'una donna completamente velata,--forse la +sua sposa favorita,--che gli stava alle spalle, a cavalcioni alla mula, +tutta raggomitolata, abbracciandolo sotto le ascelle (forse per paura di +noi) come se lo volesse soffocare. Altre donne, tutte col viso coperto, +a cavallo ad altre mule, venivan dietro al padrone; parenti armati, +ragazzi, serve nere con bimbi in braccio, servi arabi a piedi, con +fucili sulle spalle; mule ed asini carichi di materasse, di guanciali, +di coperte, di piatti, d'involti; e infine altri servi a piedi che +portavano gabbie con dentro canarini e pappagalli. Le donne, passandoci +accanto, si ravvolsero meglio la testa nel caic, il negoziante non ci +guardò, i parenti ci diedero un'occhiata diffidente, e due bambini si +misero a piangere. Da questi spettacoli, però, ci distrasse il terzo +giorno un avvenimento assai triste. Il povero dottore Miguerez, assalito +alla seconda tappa da dolori di sciatica atrocissimi, dovette essere +trasportato a Mechinez sopra una lettiga fabbricata alla meglio con una +branda e due travi di tenda, e appesa alla groppa di due mule; e questo +mise in tutti una profonda tristezza. La carovana si divise in due. Non +si può dire quanto stringesse il cuore il vedere, come vedevamo spesso, +apparire dietro di noi sulla sommità d'un'altura e scendere lentamente +quella lettiga, circondata di soldati a cavallo, di mulattieri, di +servi, d'amici, tutti gravi e silenziosi come un corteo funebre; e di +tratto in tratto fermarsi e chinarsi tutti sull'infermo; e poi +rimettersi in cammino, accennando a noi lontani che il nostro povero +amico peggiorava! Era uno spettacolo doloroso, ma ad un tempo bello e +gentile, che dava a tutta la carovana l'aspetto della scorta afflitta +d'un Sultano ferito. + +Il primo giorno ci accampammo ancora nella pianura di Fez; il secondo +sulla riva destra del fiume Mduma, a cinque ore circa da Mechinez. Qui +seguì un caso piacevolissimo. Verso sera andammo tutti sulla riva del +fiume, a un mezzo miglio dall'accampamento, vicino a un gran _duar_, di +cui ci venne incontro tutta la popolazione. Là c'era un ponte di +muratura, di un sol arco, di stile arabo, vecchio, ma, salvo pochi +guasti, ancora intero e saldo; e accanto a questo gli avanzi d'un altro +ponte, parte incastrati nelle rive alte e rocciose, parte ammucchiati in +fondo al letto del fiume. Sulla riva sinistra, a un cinquanta passi dal +ponte, c'era una gran muraglia diroccata, alcune traccie di fondamenta, +qualche macigno, qualche grossa pietra tagliata che pareva avesse +appartenuto ad un edifizio ragguardevole. Tutt'intorno la campagna era +deserta. Erano i resti, si diceva, d'una città araba chiamata Mduma, +fabbricata sulle rovine d'un'altra città, anteriore all'invasione +mussulmana. Perciò ci mettemmo a cercare tra i ruderi se mai rimanesse +qualche indizio di costruzione romana; ma non trovammo o non +riconoscemmo nulla, con manifesta soddisfazione degli arabi, i quali +credevano senza dubbio che cercassimo, sulla fede dei nostri libracci +diabolici, qualche tesoro nascosto là dai _Rumli_ (romani), di cui, +secondo loro, tutti i cristiani sono discendenti diretti. Il capitano di +Boccard, però, ripassando sul ponte per tornare all'accampamento, vide +giù nel fiume, sulla punta d'un enorme macigno di forma quasi +piramidale, alcune piccole pietre quadrate, su cui pareva che fossero +incisi dei caratteri; e il fatto che si trovassero là, come se ci +fossero state poste perchè si vedessero dal ponte, avvalorava quella +supposizione. Il capitano manifestò l'intenzione d'andar a vedere. Tutti +lo sconsigliarono. Le rive del fiume erano ripidissime, il fondo tutto +ingombro di pietroni acuti e molto discosti l'uno dall'altro, la +corrente rapida, il macigno su cui eran le pietre, altissimo e di +accesso o impossibile o pericoloso. Ma il capitano di Boccard è una di +quelle testine che quando han fissato il chiodo in un'impresa rischiosa, +è finita: o s'ammazzano o ne vengono a capo. Non avevamo ancora finito +di dir no, ch'egli scendeva già, così come si trovava, cogli stivali +alla scudiera e gli sproni, giù per la riva del fiume. Un centinaio +d'arabi stavano a vedere, parte schierati sull'alto delle due rive, +parte appoggiati alle spallette del ponte. Appena capirono dove il +capitano voleva andare, parve a tutti così disperata l'impresa che si +misero a ridere. Quando poi lo videro soffermarsi sulla sponda, e +guardare qua e là in cerca d'un passaggio, credendo che gli mancasse +l'animo, diedero in un'altra risata più insolentemente sonora.--Nessuno +di noi,--disse un di loro ad alta voce,--è mai riuscito a salire là +sopra: staremo a vedere se ci riesce un nazareno.--E certo nessun altro +di noi italiani ci sarebbe salito; ma quello che ci si provava, era per +l'appunto il più svelto personaggio dell'Ambasciata. Le risa degli arabi +gli diedero l'ultima spinta. Spiccò un salto, disparve in mezzo agli +arbusti, ricomparve ritto sopra un sasso, si rinascose, e così, di +pietrone in pietrone, saltando come un gatto, strisciando, +arrampicandosi, rischiando dieci volte di cader nel fiume o di spezzarsi +la testa, riuscì ai piedi del macigno, e senza prender fiato, +aggrappandosi a tutti gli sterpi e a tutti gli incavi, salì sulla +sommità e vi si drizzò come una statua. Noi tirammo un gran respiro, gli +arabi rimasero attoniti, l'onore italiano era salvo. Il capitano, da +nobile vincitore, non degnò nemmeno d'uno sguardo i suoi avversarii +scornati, e appena riconosciuto che le supposte pietre istoriate non +erano che frantumi di calcestruzzo delle spallette del ponte, scese giù +da un'altra parte, e in pochi salti riafferrò la riva dove fu ricevuto +cogli onori del trionfo. + + § § § § § + +Il tragitto dalla Mduma a Mechinez fu un seguito d'inganni e di +disinganni ottici così singolari, che se non fosse stato il caldo +soffocante, ce ne saremmo immensamente divertiti. A due ore infatti, o +poco più, dall'accampamento, vedemmo lontano in mezzo a una vastissima +pianura nuda, biancheggiare vagamente i minareti di Mechinez, e ci +rallegrammo pensando che ci saremmo presto arrivati. Ma quella che ci +pareva pianura, non era invece che una successione interminabile di +vallette parallele, separate da larghe onde di terreno tutte eguali +d'altezza, che presentavano l'aspetto d'una superficie continua; per +cui, andando innanzi, la città si nascondeva e ricompariva +continuamente, come se facesse capolino; e oltre a ciò, le valli essendo +dirupate, rocciose e non attraversabili che per sentieri serpeggianti e +difficili, il cammino da farsi era almeno doppio di quello che, a primo +aspetto, avevamo giudicato; e sembrava che la città s'allontanasse via +via che ci avanzavamo; e in ogni valle si apriva il cuore alla speranza, +e sopra ogni altura si tornava a disperare, e sonavan voci alte e fioche +e sospiri lamentevoli e irosi propositi di rinunzia a qualunque futuro +viaggio nell'Affrica, fatto con qualunque scopo e in qualunque +condizione; quando, come Dio volle, uscendo da un bosco d'olivi +selvatici, ci vedemmo dinanzi all'improvviso la città sospirata, e +tutti i lamenti morirono in una esclamazione di meraviglia. + + § § § § § + +Mechinez, distesa sopra una lunga collina, circondata di giardini, +stretta da tre ordini di grosse mura merlate, coronata di minareti e di +palme, allegra e maestosa come un sobborgo di Costantinopoli, si +presentava intera al nostro sguardo, disegnando le sue mille terrazze +bianche sull'azzurro del cielo. Non un nuvolo di fumo usciva da quella +moltitudine di case, non si vedeva un'anima viva nè sulle terrazze nè +davanti alle mura, non si sentiva il più leggero rumore: pareva una +città disabitata, o una immensa scena di teatro. + + § § § § § + +Fu rizzata subito la tenda della mensa in mezzo a un campo nudo, a +ducento passi da una delle quindici porte della città, e pochi minuti +dopo ci sedemmo per saziare, come dicono i prosatori eleganti, «il +naturale talento di cibo e di bevanda.» + +Appena eravamo seduti, uscì dalla porta della città e s'avanzò verso +l'accampamento un drappello di cavalieri pomposamente vestiti, preceduti +da una schiera di soldati a piedi. + +Era il Governatore di Mechinez coi suoi parenti e i suoi ufficiali. + +A venti passi dalla tenda, scesero dai loro cavalli bardati di tutti i +colori dell'iride, e si slanciarono verso di noi gridando tutti +insieme:--Benvenuti! Benvenuti! Benvenuti!--Il governatore era un +giovane di fisonomia dolce, d'occhi neri, di barba nerissima; tutti gli +altri, uomini tra i quaranta e i cinquanta, d'alta statura, barbuti, +vestiti di bianco, lindi, profumati, che parevano usciti da uno +scatolino. Strinsero le mani a tutti, girando intorno alla tavola a +passo di contraddanza e sorridendo graziosamente, e poi si radunarono +daccapo dietro al Governatore. Uno d'essi, vedendo per terra un briciolo +di pane, lo raccolse e lo rimise sulla tavola dicendo alcune parole che +significavano probabilmente:--Scusate: il Corano condanna il +disperdimento del pane: io faccio il mio dovere di buon Mussulmano.--Il +Governatore offerse a tutti l'ospitalità in casa sua, che venne +acettata. Non rimanemmo nell'accampamento che i pittori ed io, ad +aspettare che scemasse il caldo per andare in città. + + § § § § § + +Selam ci tenne compagnia, raccontandoci le meraviglie di Mechinez. + +--A Mechinez ci sono le più belle donne del Marocco, i giardini più +belli dell'Affrica e il palazzo imperiale più bello del mondo.--Così +cominciò. E Mechinez gode infatti questa fama nell'Impero. Mechinesina è +sinonimo di bella e mechinesino di geloso. Il palazzo imperiale, +fondato da Mulei-Ismaele, che nel 1703 ci teneva quattromila donne e +ottocento sessantasette figliuoli, aveva due miglia di circuito ed era +ornato di colonne di marmo fatte venire in parte dalle rovine della +città di Faraone, vicina a Mechinez, in parte da Livorno e da Marsiglia. +V'era un grande alcazar dove si vendevano i più preziosi tessuti +d'Europa, un vasto mercato riunito alla città da una strada ornata di +cento fontane, un parco d'olivi immenso, sette grandi moschee, un +formidabile presidio d'artiglieria che teneva in freno i berberi delle +vicine montagne, un tesoro imperiale di cinquecento milioni di lire, e +una popolazione di cinquantamila abitanti che erano considerati come i +più colti e i più ospitali dell'Impero. + +Selam ci descrisse con voce bassa e con gesti misteriosi il luogo dov'è +rinchiuso il tesoro, che nessuno sa quanto sia; ma che certo dev'essere +di molto scemato dopo le ultime guerre, se pure è ancora tale da +meritare il nome di tesoro.--Dentro il palazzo del Sultano,--disse,--c'è +un altro palazzo, tutto di pietra, che riceve la luce dall'alto ed è +circondato da tre giri di muraglie. Si entra per una porta di ferro, si +trova un'altra porta di ferro e poi c'è ancora una porta di ferro. Dopo +queste tre porte, c'è un corridoio basso e oscuro, dove bisogna passare +coi lumi, e il pavimento è di marmo nero, le pareti nere, la vôlta nera, +e l'aria ha odore di sepolcro. In fondo al corridoio, v'è una gran sala, +e nel mezzo della sala, un'apertura, che mette in un sotterraneo +profondo, dove trecento neri gettano quattro volte all'anno, a palate, +le monete d'oro e d'argento che manda il Sultano. Il Sultano sta a +vedere. I neri che lavorano nella sala sono chiusi nel palazzo per tutta +la vita. Quelli che lavorano nel sotterraneo non ne escono che morti. E +intorno alla sala vi sono dieci vasi di terra, che contengono le teste +di dieci schiavi che una volta tentarono di rubare. E Mulei-Soliman +faceva tagliare la testa a tutti, appena i denari erano al posto. E +nessun uomo è mai uscito vivo da quel palazzo fuor che il Sultano nostro +signore.-- + +E raccontava questi orrori, senza dar il menomo segno d'indignazione, +anzi quasi con un accento ammirativo, come se fossero cose sovrumane e +fatali, di cui un uomo non dovesse giudicare nè provare altro sentimento +che un misterioso rispetto. + +--C'era una volta un re di Mechinez,--ripigliò poi colla sua +inalterabile gravità, stando sempre ritto dinanzi alla nostra tenda, con +una mano sull'impugnatura della sciabola;--il quale voleva fare una +strada da Mechinez fino a Marocco, fiancheggiata da due alti muri, +affinchè anche i ciechi potessero andare da una città all'altra senza +bisogno di guida. E questo re perverso e crudele aveva un anello col +quale poteva chiamare a suo servizio tutti i demoni. E li chiamò e li +fece lavorare alla strada. Ce n'erano migliaia e migliaia, e ognuno +d'essi portava delle pietre che cento uomini non sarebbero bastati a +muovere d'un dito, e quelli che non avevan voglia di lavorare, il re li +faceva calcinar vivi nei muri, e se ne vedono ancora le ossa. (Si vedono +ancora, infatti, ma sono ossa di schiavi cristiani, che si ritrovano +pure nelle mura di Salè e di Rabatt). E già i due muri della strada +erano stati fabbricati per la lunghezza d'una giornata di cammino, e +tutti si rallegravano pensando che la strada sarebbe presto finita. Ma +quel re spiaceva ad Allà, ed Allà non volle che la strada si finisse. Un +giorno ch'egli passeggiava a cavallo, una povera donna della campagna lo +arrestò e gli disse:--Dove vuoi riuscire con questa strada, re +temerario?--All'inferno!--rispose il re indispettito.--Sprofondavi +dunque!--gridò la donna. A quelle parole il re cadde morto da cavallo, i +muri crollarono, i demoni sparpagliarono le pietre per la campagna, e la +strada rimase incompiuta per sempre. + +--E tu credi che tutto questo sia vero, Selam?--gli domandai. + +--Naturalmente,--rispose meravigliandosi del mio dubbio. + +--Credi ai demoni? + +--Ma certo che ci credo! Stiamo a vedere che non si deve credere ai +demoni! + +--Ma ne hai mai veduti? + +--Mai! E per questo credo che non ce ne siano più sulla terra, e quando +sento dire: Guardatevi dal passare di notte in quel tal luogo perchè ci +sono i demoni,--ci vado subito, ci passo io per il primo, perchè so che +i demoni sono uomini, e io con un buon cavallo tra le ginocchia e un +buon fucile nel pugno, non ho paura di nessuno. + +--E per che motivo, secondo te, ora non ci son più demoni e una volta ce +n'era? + +--Oh bella!--rispose allontanandosi;--perchè una volta il mondo non era +il mondo d'adesso. E perchè, potrei domandare a lei, una volta gli +uomini erano più alti, le giornate erano più lunghe e le bestie +parlavano? + +E se n'andò scrollando la testa in atto di compatimento. + + § § § § § + +Quel giorno, pranzando l'Ambasciatore in città, Selam e gli altri +soldati non fecero che galoppare fra la città e le tende, con gran +divertimento dei pittori e mio, perchè mai più di quel giorno ci colpì +il ridicolo contrasto della maestà del loro aspetto coll'umiltà dei loro +uffici. Ecco, per esempio, il servo Hamed, piantato sopra uno stupendo +cavallo nero, che esce di galoppo dalla porta merlata di Mechinez e si +slancia a briglia sciolta a traverso la campagna. Il suo alto turbante, +illuminato dal sole, splende della bianchezza della neve; la sua grande +cappa celeste ondeggia al vento come un manto reale; il suo pugnale +scintilla; tutta la sua figura maschia e graziosa, spira la maestà d'un +principe e la baldanza d'un guerriero. Quante vaghe immagini fa brillare +alla mente quel bel cavaliere mussulmano che vola come un fantasma sotto +le mura d'una città medioevale! Dove va? a rapire la più bella figliuola +del pascià di Faraone? a sfidare il valoroso caid d'Uazzan, fidanzato +alla sua amante? a versare i suoi affanni nel seno del santo secolare +che prega da ottant'anni sulla cima del monte Zerhun, nella sacra +_zauia_ di Mulei-Edris? + +No; viene all'accampamento a pigliare un fritto di patate per il +desinare dell'Ambasciatore. + + § § § § § + +Verso il tramonto, i pittori ed io andammo in città, a cavallo alle +nostre mule, accompagnati da quattro soldati a piedi del governatore di +Mechinez, i quali avevano lasciato i fucili e s'erano armati di +bastoncini e di funi a nodi. Prima di metterci in cammino, però, +convenimmo con loro, interprete Hamed, che quando avessimo battuto tutti +e tre palma a palma, in qualunque punto della città ci trovassimo, essi +avrebbero preso la via più corta per ricondurci all'accampamento. + +Passate due porte esterne, divise da una salita ripidissima, ci trovammo +nel centro della città. La prima impressione fu una gradevole sorpresa. +Mechinez che c'immaginavamo più malinconica di Fez, è invece una città +allegra, piena di verde, attraversata da molte strade tortuose, ma +larghe e fiancheggiate da case basse o da muri di giardini di poca +altezza, che lasciano vedere le cime delle bellissime colline +circostanti. Da ogni parte, si vede sorgere sopra le case un minareto, +una palma, un muro merlato; a ogni passo una fontana o una porta ornata +di arabeschi; quercie e fichi frondosi in mezzo alle strade e alle +piazze; e per tutto aria aperta, luce, odor di campagna e una certa pace +gentile di città principesca, decaduta, ma non morta. Dopo molti giri +riuscimmo in una vasta piazza, sulla quale dà la facciata monumentale +del palazzo del Governatore, risplendente di graziosissimi musaici di +smalto di cento colori; e in quel momento battendovi gli ultimi raggi +del sole, scintillava tutta come i palazzi tempestati di perle delle +leggende orientali. Dieci soldati facevano il _gioco della polvere_, una +cinquantina di servi e di guardie stavano seduti in terra dinanzi alla +porta, la piazza era deserta. Che bel momento! Quella facciata luminosa, +quei cavalieri, quelle torri, la solitudine, il tramonto, formavano +tutt'insieme uno spettacolo così schiettamente moresco, spiravano +un'aura così viva d'altri tempi, presentavano in un sol quadro tanta +storia, tanta poesia, tanti sogni, che rimanemmo un pezzo tutti e tre +immobili in mezzo alla piazza come trasecolati. Di là, i soldati ci +condussero a vedere una grande porta esterna, di forma nobilissima, +rivestita pure, dal piede dei muri fino alla sommità, di musaici +delicati e multicolori, che brillavano al sole come una miriade di +rubini, di zaffiri e di smeraldi, incastonati in un arco trionfale +d'avorio; e i pittori la schizzarono sull'album colla testa in +visibilio; e rientrammo in città. Fin qui la gente che avevamo +incontrata per strada, non s'era mostrata che curiosa, e c'era parso +anzi che ci guardasse con occhio meno malevolo che la popolazione di +Fez. Ma tutt'a un tratto, senza un'ombra di ragione, cangiò d'umore. +Cominciarono alcune vecchie a mostrarci il bianco dell'occhio, poi +alcuni ragazzi a tirar sassolini fra le gambe alle nostre mule, poi uno +sciame di monelli a correrci dinanzi e un altro sciame alle spalle, +facendo una gazzarra d'inferno. I soldati, ben inteso, non stettero a +far complimenti. Due rimasero davanti, due ci si misero dietro, e +attaccarono un vero combattimento colla ragazzaglia, legnando i più +vicini, tirando sassate ai più lontani, inseguendo per lunghi tratti i +più insolenti. Ma fu fatica sprecata. Non osando risponder coi sassi, i +monelli si misero a buttar aranci fradici, buccie di limone, sterco +secco, e la pioggia diventò in pochi momenti così fitta, che ci parve +prudente di consigliare i soldati a desistere dalle offese, per non +provocare di peggio. Ma i soldati inaspriti o non ci sentirono o non ci +vollero dar retta e continuarono a combattere con furore crescente. Non +potendo sfogarsi sui monelli, se la pigliavano cogli uomini. A ogni +pancia che spuntasse da una porta, una funata, a modo di avvertimento; a +ogni povero diavolo che, passandoci accanto, non si stringesse al muro, +un urtone che lo cacciava dieci passi indietro; a ogni vecchia che ci +guardasse torvo, i pugni sul viso e un urlo sgangherato nell'orecchio. +Indignati di quella brutalità, li avvertimmo con gesti risoluti che +smettessero. Quei disgraziati credettero che li rimproverassimo di +fiacchezza e si diedero a picchiare più forte. Per giunta, sbucarono +non so di dove due ragazzi di dieci o dodici anni, forse parenti dei +soldati, armati anch'essi di bastoni; s'aggregarono, bastonatori +volontarii, alla scorta, e cominciarono a menar botte così disperate, a +uomini, a donne, ad asini, a muli, a vicini, a lontani, che i soldati +stessi si videro costretti a raccomandar loro la moderazione. E ad ogni +legnata, si voltavano tutti e due a guardare noi tre, come per +consigliarci di prenderne atto per ricordarcene nel dare la mancia; e +siccome noi ridevamo come matti, pigliavano il nostro riso come un +incoraggiamento, e tiravan via a picchiare come anime perdute. Ora che +seguirà?--dicevamo noi.--Uno scandalo! una rivoluzione!--Già i legnati +brontolavano, qualcuno aveva alzato la mano sui due ragazzi, bisognava +uscir di città immediatamente. Il Biseo, nondimeno, esitava ancora, +quando, nel passare per una piazzetta piena di gente, un sasso colpì +nella testa la mia mula e una carota rasentò la nuca dell'Ussi. Allora +ci decidemmo a battere tutti e tre palma a palma, il segnale convenuto +per la ritirata. Ma anche questo innocente segnale provocò un baccano. I +soldati, per mostrarci che avevan capito, ci risposero battendo le mani; +tutta la gente ch'era nella piazza, intendendo forse di canzonarci, si +mise a battere; e intanto continuavano a piovere buccie di limone e +maledizioni e legnate; e piovevano ancora ch'eravamo vicini alla porta; +e quando già scendevamo verso l'accampamento, ci gridavano ancora alle +spalle dall'alto delle mura:--Maledetto il padre tuo!--Sia sterminata la +vostra razza!--Dio faccia arrostire i vostri bisnonni!-- + +Così ci ricevette la città di Mechinez, e fortunati noi ch'era la città +più ospitale dell'Impero! + + § § § § § + +La mattina seguente fu portata all'accampamento una lettiga per il +medico, fatta in ventiquattr'ore dai più abili falegnami di Mechinez, i +quali ci avrebbero senza dubbio impiegato più di ventiquattro giorni, se +non li avesse sollecitati il Governatore con una certa intimazione, a +cui sarebbe stato un po' rischioso di fare il sordo. Era una macchina +pesante e mal adatta, che somigliava più a una gabbia per trasportar +bestie feroci, che a una lettiga per un malato; assai meglio fatta, +nondimeno, di quello che tutti noi prevedessimo; e gli operai che vi +diedero sotto i nostri occhi le ultime martellate, n'erano così alteri e +si sentivano tanto sicuri della nostra ammirazione, che lavorando, +tremavano dall'emozione, e ad ogni nostra parola, mandavan lampi dagli +occhi. Quando il Morteo mise nelle loro mani i denari, ringraziarono +gravemente, e se n'andarono con un sorriso di trionfo che voleva +dire:--Orgogliosi ignoranti, v'abbiamo fatto vedere chi siamo. + + § § § § § + +Verso il tramonto partimmo da Mechinez e camminammo per due ore a +traverso la più bella campagna che abbia mai visto in sogno un paesista +innamorato. Vedo, sento ancora la divina grazia di quelle colline verdi +sparse di roseti, di mirti, di leandri, d'aloè fioriti; lo splendore di +quella città di Mechinez indorata dal sole, che si nascondeva al nostro +sguardo minareto per minareto, palma per palma, terrazza per terrazza, e +più si impiccioliva, più pareva che s'alzasse, come se le crescesse +sotto la collina; e l'aria impregnata di profumi che facevano fremere, e +le acque che riflettevano i mille colori della scorta, e l'infinita +mestizia di quel cielo rosato; vedo, sento ancora tutto questo, e non lo +so descrivere! Ah! mi morderei le dita! + + + + +SUL SEBÙ + + +Era il mezzodì del quinto giorno della nostra partenza da Fez, quando, +dopo una cavalcata di cinque ore a traverso una successione di valli +deserte, ripassavamo per la gola Beb-el-Tinca e vedevamo un'altra volta +dinanzi a noi la vastissima pianura di Sebù inondata d'una luce bianca, +ardente, implacabile, di cui il solo ricordo mi fa salire le vampe al +viso. Tutti, fuorchè l'Ambasciatore e il capitano, che partecipano della +virtù favolosa della salamandra, di star nel fuoco senz'ardere, ci +coprimmo il capo come fratelli della Misericordia, ci ravvoltammo con +gran cura nelle cappe e nelle coperte, e senza profferire una parola, +col mento sul petto, cogli occhi socchiusi, scendemmo nella terribile +pianura, confidando nella clemenza di Dio. A un certo punto si sentì la +voce del Comandante il quale ci annunziava che era _già_ morto un +cavallo. Era morto infatti uno dei cavalli che portavano i bagagli. +Nessuno rispose.--Si sa--soggiunse il Comandante spietato;--i cavalli +_muoiono per i primi_.--Anche queste parole furono seguite da un +silenzio mortale. Dopo mezz'ora, si sentì la voce fioca d'un altro che +domandava all'Ussi a chi avrebbe _lasciato_ il suo quadro di Bianca +Cappello. Per tutto il tragitto non si sentirono altre parole. Anche i +soldati della scorta tacevano. Il caldo opprimeva tutti. Persino il caid +Hamed Ben Kasen, malgrado il grande turbante che gli ombreggiava il +viso, gocciolava di sudore. Povero generale! Quella mattina mi dimostrò +una pietà di cui mi ricorderò per tutta la vita. Vedendo che rimanevo +indietro, venne al mio fianco e si mise a bastonare la mia mula con uno +zelo così sviscerato, che in pochi momenti passai dinanzi a tutti, +portato via di galoppo, saltellando sulla sella come un automa di gomma +elastica, e arrivai all'accampamento cinque minuti prima degli altri, +colle budella sottosopra e il cuore pieno di gratitudine. + + § § § § § + +Quel giorno nessuno uscì dalla tenda fino all'ora del desinare, e il +desinare stesso fu silenzioso, come se tutti si sentissero già oppressi +dal caldo del giorno seguente. Un solo avvenimento, a sera innoltrata, +destò un po' di chiasso nell'accampamento. Eravamo alle frutta, quando +udimmo un gridìo lamentevole dalla parte del piccolo accampamento della +scorta, e nello stesso tempo un rumore cadenzato di colpi che parevano +frustate. Credendo che fossero i soldati o i servi che scherzassero, non +ci badammo. Ma a un tratto le grida diventarono strazianti, e sentimmo +profferire distintamente, con un accento d'invocazione supplichevole, il +nome del fondatore di Fez:--Mulei-Edriss! Mulei-Edriss! +Mulei-Edriss!--Ci alzammo tutti da tavola, e correndo verso quella +parte, arrivammo in tempo a vedere una tristissima scena. Due soldati +della scorta tenevano sospeso, uno per le spalle, l'altro per i piedi, +un servo arabo; un terzo lo flagellava disperatamente con una frusta, un +quarto teneva in mano una lanterna, gli altri facevano corona, il caid +assisteva colle braccia incrociate sul petto. L'Ambasciatore fece +rilasciare immediatamente la vittima, che s'allontanò singhiozzando, e +domandò al caid che cosa era accaduto.--Nulla, nulla,--rispose,--una +piccola correzione.--E soggiunse che aveva fatto punire quell'uomo +perchè si divertiva a buttare ai suoi compagni delle pallottole di +cuscussù, grave colpa, sacrilegio anzi per un Mussulmano, che deve +rispettare ogni alimento prodotto dalla terra come un dono di Dio. +Dicendo questo, il povero caid, bonissim'omo in fondo, non riusciva a +nascondere, benchè volesse parere impassibile, il dolore d'aver dovuto +infliggere quel castigo e la pietà che ne aveva provato; e questo bastò +a rimetterlo al suo posto dentro al mio cuore. + + § § § § § + +La notte fummo svegliati da un caldissimo vento di levante, che ci fece +balzar fuori della tenda colla bocca spalancata, in cerca d'un filo +d'aria respirabile; e all'alba ci mettemmo in cammino con un tempo fosco +che preannunziava una giornata anche più calda della precedente. Il +cielo era tutto coperto di nuvole, da una parte infocate dal sole +nascente e rotte in varii punti da raggi vivissimi; dalla parte opposta, +nere e rigate da striscie oblique di pioggia. Da questo cielo inquieto +scendeva una luce strana, che pareva passata a traverso una volta di +vetro giallastro, e dava alla vastissima pianura tutta coperta di +stoppie un arrabbiato colore sulfureo, che quasi offendeva la vista. +Lontano, il vento sollevava e rigirava con una rapidità furiosa immensi +nuvoli di polvere. La campagna era solitaria, l'aria pesante, +l'orizzonte nascosto da un velo di vapori color di piombo. Senz'aver +visto il Sahara, m'immaginai che dovesse presentare qualche volta quel +medesimo aspetto, e già stavo per esprimere il mio pensiero, quando +l'Ussi, che fu in Egitto, arrestandosi improvvisamente, esclamò con un +accento di meraviglia:--Ecco il deserto! + + § § § § § + +Dopo quattr'ore di cammino, arrivammo sulla riva del Sebù, dove venti +cavalieri dei Beni-Hassen, comandati da un bel ragazzo di dodici anni, +figlio del Governatore Sid-Abd-Allà, ci vennero incontro di carriera, +salutandoci colle solite fucilate e le solite grida. + +L'accampamento fu piantato in fretta e in furia vicino al fiume, in un +terreno nudo, rotto da profonde screpolature, e fatta colazione alla +lesta, ci ritirammo tutti sotto le tende. + +Fu quella la giornata più calda del viaggio. + +M'ingegnerò di dare una lontana idea dei nostri tormenti. + +I lettori gentili preparino il cuore a un sentimento di profonda pietà. + +M'asciugo il sudore e scrivo. + +Alle dieci della mattina, quando i miei tre compagni ed io ci ritirammo +sotto la tenda, il termometro segnava quarantadue centigradi all'ombra. +Per un'ora circa, la conversazione si mantenne animata. In capo a un +ora, cominciando a provare una certa difficoltà a terminare i periodi, +ci riducemmo a discorrere a proposizioni semplici. Poi, costandoci +fatica anche il mettere insieme soggetto, verbo e attributo, smettemmo +di parlare e tentammo di dormire. Fu un tentativo inutile. I letti +caldi, le mosche, la sete, l'affanno non ci lasciavano chiuder occhio. +Dopo aver molto sbuffato ed esserci molto dimenati, ci rassegnammo a +star svegli, cercando d'ingannare il tempo in qualche modo. Ma non v'era +modo. Sigari, pipe, libri, carte geografiche, tutto ci cadeva di mano. +Provai a scrivere: alla terza riga la pagina era fradicia dal sudore che +mi cadeva dalla fronte come acqua da una spugna spremuta. Mi sentivo +tutto il corpo percorso da innumerevoli rigagnoli che s'intersecavano, +s'inseguivano, formavano dei confluenti e dei ringorghi, e venivan giù +per le braccia e per le mani fino ad annacquarmi l'inchiostro sulla +punta della penna. In pochi minuti, fazzoletti, asciugamani, veli, tutto +ciò che poteva servire ad asciugarci, era inzuppato che pareva stato +immerso in un secchio. Avevamo un barile pieno d'acqua: provammo a bere: +era bollente. La buttammo via: aveva appena toccato terra, che non se ne +vedeva più traccia. A mezzogiorno il termometro segnava quarantaquattro +gradi e mezzo. La tenda era un forno. Tutto quello che toccavamo, +scottava. Mi posi una mano sulla testa: mi parve di metterla sopra una +stufa. Il letto ci scaldava le reni a segno che non era più possibile +star coricati. Provai a metter la mano in terra fuori della tenda: la +terra era rovente. Nessuno parlava più. Solo di tratto in tratto si +sentiva qualche languida esclamazione:--È una morte.--Non si può più +resistere.--Si diventa matti.--S'affacciò un momento l'Ussi, cogli occhi +fuori della testa, alla porta della tenda, mormorò con voce +soffocata:--Si muore--e disparve. Diana, la povera bestiuola, +accovacciata accanto al letto del Comandante, ansava in maniera da far +temere che morisse di momento in momento. Fuori della tenda non si +sentiva una voce umana, non si vedeva nessuno, tutto era immobile come +in un accampamento abbandonato. I cavalli nitrivano in suono +lamentevole. La lettiga del medico, vicina alla nostra tenda, crepitava +come se si volesse spezzare. A un tratto si sentì la voce di Selam che +gridò passando di corsa:--_Se ha muerto un perro!_ (È morto un cane).--E +uno!--rispose con voce fioca il Comandante, faceto fino alla morte. Al +tocco il termometro segnava quarantasei gradi e mezzo. Allora cessarono +anche i lamenti. Il Comandante, il viceconsole ed io stavamo distesi in +terra immobili come corpi morti. In tutto l'accampamento, il capitano e +l'Ambasciatore erano forse i due soli cristiani che dessero ancora +segno di vita. Non ricordo quanto tempo io sia rimasto in quello stato. +Ero immerso in una specie di stupore, sognavo ad occhi aperti, mi +ribollivano nel capo mille immagini confuse di luoghi freschi e di cose +gelate: mi precipitavo dall'alto d'una rupe in un lago, mettevo la nuca +contro la bocca d'una pompa, mi fabbricavo una casa di ghiaccio, +divoravo in dieci minuti tutti i pezzi duri di Napoli, e più sguazzavo +nell'acqua e bevevo freddo, più mi sentivo morire di caldo, di sete, di +rabbia, di sfinimento. Finalmente il capitano esclamò con voce +funerea:--Quarantasette!--Fu l'ultima voce che mi ricordo d'aver +sentita.... + + § § § § § + +Verso sera venne a visitar l'Ambasciatore, in nome di suo padre malato, +il figliuoletto del Governatore dei Beni-Hassen che avevamo veduto la +mattina. Entrò nell'accampamento a cavallo, accompagnato da un ufficiale +e da due soldati che lo presero in braccio quando scese di sella, e +s'avanzò a passo grave verso la tenda dell'Ambasciatore, strascicando +come un paludamento la sua gran cappa turchina, con la mano sinistra +appoggiata sulla sciabola più lunga di lui, e la destra distesa in atto +di saluto. + +La mattina, visto a cavallo, c'era parso un bel ragazzo; ed aveva +infatti due begli occhioni pieni di pensiero e un visino pallido d'un +ovale gentile; ma vedendolo a piedi, ci accorgemmo ch'era rachitico e +gibboso. Da ciò nasceva forse la sua tristezza. In tutto il tempo che +rimase con noi, non spuntò un sorriso sulla sua bocca, non si rasserenò +un momento il suo volto. Ci fissò l'un dopo l'altro con uno sguardo +profondo e non rispose alle domande dell'Ambasciatore che con parole +tronche e sommesse. Una sola volta gli passò un barlume di allegrezza +negli occhi; e fu quando l'Ambasciatore gli fece dire che aveva +ammirato, nelle cariche della mattina, il suo modo ardito e grazioso di +cavalcare; ma non fu che un barlume. + +Benchè gli tenessimo tutti gli occhi addosso, e fosse quella +probabilmente la prima volta ch'egli compariva, in carattere ufficiale, +davanti a un Ambasciata europea, non mostrò ombra d'imbarazzo. Sorbì +lentamente il suo tè, mangiò dei confetti, parlò nell'orecchio al suo +ufficiale, s'aggiustò due o tre volte sul capo il suo turbantino, +osservò attentamente tutti i nostri stivali, lasciò indovinare che si +seccava; poi si strinse sul petto, accommiatandosi, la mano +dell'Ambasciatore, e tornò verso il suo cavallo colla stessa gravità di +Sultano con cui s'era avvicinato alla tenda. + +Messo in sella dal suo ufficiale, disse ancora una volta:--La pace sia +con voi!--e partì di galoppo, seguito dal suo piccolo stato maggiore +incappucciato. + + § § § § § + +Quella stessa sera vennero parecchi malati a cercare il dottore, il +quale col dracomanno Salomone e un drappello di soldati era partito poco +prima, per la via d'Alkazar, alla volta di Tangeri. Venne, fra gli +altri, un povero ragazzo mezzo nudo, macilento, cogli occhi rovinati, +che appena ci vedeva e pareva affranto dalla fatica.--Che cosa +vuoi?--gli domandò il Morteo--Cerco il medico cristiano,--rispose con +voce tremante. Quando intese ch'era partito rimase un momento come +istupidito, e poi gridò con accento disperato:--Ma io non ci vedo +più!... Io ho fatto otto miglia per venir qui a farmi guarire dal medico +cristiano!... Io ho bisogno di vedere il medico cristiano!--E diede in +uno scoppio di pianto da straziare il cuore. Il Morteo gli mise in mano +una moneta, che accettò con indifferenza, e indicandogli la via che +aveva preso il dottore, gli disse che, andando di buon passo, avrebbe +forse potuto ancora raggiungerlo. Il ragazzo stette un po' incerto, +guardando verso quella parte cogli occhi pieni di lagrime, e poi si mise +lentamente in cammino. + +Il sole tramontò quella sera sotto un padiglione immenso di nuvole color +d'oro e di bragia, e lanciando rasente la pianura i suoi ultimi raggi +sanguigni, calò dietro la linea diritta dell'orizzonte come un enorme +disco rovente che si sprofondasse nelle viscere della terra. + +E la notte fece freddo! + + § § § § § + +La mattina, al levar del sole, eravamo già sulla riva sinistra del +Sebù, nel medesimo punto dove l'avevamo passato venendo da Tangeri; +e appena giunti, vedevamo comparire sulla riva opposta, accompagnato +dai suoi ufficiali e dai suoi soldati, il simpatico governatore +Sid-Bekr-el-Abbassi, colla stessa cappa bianca e collo stesso cavallo +nero bardato di color celeste, con cui ci s'era presentato la prima +volta. + +Ma il passaggio del fiume presentò questa volta una difficoltà +impreveduta. + +Dei due barconi sui quali dovevamo traghettare, uno era in pezzi; +l'altro rotto in più parti e mezzo affondato nella mota della sponda. Il +piccolo _duar_ abitato dalle famiglie dei barcaioli, era deserto; il +fiume non guadabile[tn460] che con grave pericolo; nessun altro barcone +che alla distanza d'una giornata almeno di cammino da quel punto. Come +passare? Che fare? Un soldato attraversò il fiume a nuoto e andò a +portar la notizia al Governatore, il quale mandò un altro soldato, a +nuoto, a dare una spiegazione della cosa. I barcaiuoli erano stati +avvertiti il giorno prima di tenersi pronti per traghettare l'Ambasciata +che sarebbe arrivata la mattina; ma trovandosi i barconi, per loro +incuria, ridotti in stato da non poter servire, e non essendo capaci +essi, o non volendo durar la fatica di accomodarli, erano fuggiti +durante la notte, Dio sa dove, colle loro famiglie e coi loro animali, +per sottrarsi al castigo del Governatore. Non rimaneva dunque altro da +fare che tentar di riparare alla meglio il barcone meno fracassato, e +così si fece. I soldati corsero a raccoglier uomini nei _duar_ vicini e +subito furono cominciati i lavori sotto l'alta direzione di Luigi il +calafato, che in quell'occasione per lui memorabile, sostenne +gloriosamente l'onore della marina italiana. Era bello vedere come +lavoravano gli arabi e i mori. Dieci insieme, urlando e agitandosi, non +facevano in mezz'ora il lavoro che facevano Luigi e il Ranni, +militarmente silenziosi, in cinque minuti. Tutti comandavano, tutti +criticavano, tutti andavano in collera, tutti tagliavan l'aria con gesti +imperiosi, che parevan tanti ammiragli, e nessuno levava un ragno dal +buco. Intanto il Governatore e il caid conversavano ad alta voce da una +sponda all'altra; i cavalieri delle due scorte galoppavano lungo le rive +cercando all'orizzonte i fuggitivi; le bestie da soma guadavano il fiume +in lunghe file coll'acqua a mezzo il collo; i lavoratori cantavano le +lodi del profeta; e sulla sponda opposta sorgeva una gran tenda +azzurrina sotto la quale i servi di Sid-Bekr-el-Abbassi si +affaccendavano a prepararci una squisita colezione di fichi, di confetti +e di tè, che noi pregustavamo col cannocchiale, canterellando il coro +d'un'opera semi-seria composta durante gli ozi di Fez col +titolo:--_Gl'Italiani nel Marocco._ + +Coll'aiuto del Profeta, il barcone fu accomodato in due ore, il Ranni ci +pigliò sulle spalle e ci scaricò l'un dopo l'altro sulla prua, e +giungemmo all'altra riva, coi piedi immersi fino alla noce nell'acqua +che filtrava dentro da tutte le parti, ma senza esser costretti a +gettarci a nuoto; inestimabile fortuna, di cui non eravamo sicuri +partendo. + + § § § § § + +Il Governatore Sid Bekr-el-Abbassi che aveva risaputo le lodi fatte di +lui al Sultano dal nostro Ambasciatore, fu con noi anche più amabile e +più seducente della prima volta... Preso un po' di riposo, ci rimettemmo +in cammino verso Karia-el-Abbassi, dove arrivammo sul mezzogiorno, e +fummo ricevuti e passammo le ore bruciate nella stessa stanzina bianca, +in cui trentacinque giorni innanzi avevamo visto la bella figliuoletta +del nostro ospite far capolino dietro il turbante paterno. + + § § § § § + +Qui Sid Bekr-el-Abbassi presentò all'Ambasciatore, fra gli altri +personaggi, un moro sui cinquant'anni, di aspetto signorile e di modi +simpatici, che nessuno di noi, credo, ha mai più dimenticato, non per +sè, ma per le strane cose che ci raccontarono della sua famiglia. Era +fratello d'un Sid-Bomedi, antico governatore della provincia di Ducalla, +il quale languiva da otto anni nelle prigioni di Fez. Tiranno e +scialacquatore sfrenato, dopo aver dissanguato il suo popolo, contratto +imprestiti rovinosi coi negozianti europei, ammontato debiti su debiti, +fatto ira di Dio in casa sua e fuori, era stato arrestato e condotto a +Fez per ordine del Sultano, il quale credendolo possessore di tesori +nascosti, aveva fatto spianare la sua casa, frugare fra i ruderi, +scavare fra le fondamenta, e bandito dalla provincia, sotto pena di +morte, tutta la sua famiglia, per timore che, conoscendo il +nascondiglio, non s'impadronisse dei denari. Ma non essendosi trovato, +forse perchè non c'era, il tesoro che si cercava, e persistendo il +Sultano a credere che ci fosse, e che il prigioniero non lo volesse +rivelare, questo non aveva più rivisto la luce del sole ed era forse +condannato a morire in prigione. E il caso di Sid-Bomedi non è raro fra +i governatori del Marocco, i quali, chi più chi meno, arricchendosi a +spese del loro popolo, forniscono sempre al Governo che vuole +impadronirsi dei loro averi, il vantaggio di poterlo fare sotto colore +di punire un colpevole. Il Governatore o il Pascià a cui il Sultano ha +posto gli occhi addosso, è chiamato, in forma amichevole, a Fez o a +Marocco, oppure arrestato improvvisamente, di notte, da un drappello di +soldati imperiali che lo conducono a marcie forzate alla capitale, +legato supino sulla groppa d'una mula, colla testa spenzoloni e il viso +rivolto al sole. Appena giunto, vien caricato di catene e gettato in una +segreta. Se rivela dove ha nascosto il tesoro, è rimandato con tutti gli +onori alla sua provincia, dove in poco tempo, facendo peggio di prima, +può rifarsi di quello che gli è stato carpito. Se non rivela, è lasciato +marcire nel suo sepolcro, e bastonato a sangue una volta al giorno, +finchè, ridotto agli estremi, si decide a parlare per non morire fra le +catene. Se non rivela che in parte, è bastonato ugualmente, fin che +abbia fatto la rivelazione completa. Qualche governatore più accorto, +subodorando per tempo la catastrofe, la scongiura, recandosi in persona +alla Corte con una lunga carovana di cammelli e di mule cariche di doni +preziosi; ma per far questi doni, dovendo spendere gran parte delle +proprie ricchezze, ne segue che la sua salvezza non riesce meno funesta +alla provincia governata da lui, di quello che riuscirebbe il suo +ritorno dalla prigionia, quando fosse stato spogliato a forza dei suoi +tesori. Qualcuno, anche, muore in carcere o sotto il bastone, ma non +rivela, per lasciare il tesoro alla famiglia; che sa dov'è e lo scoverà +a tempo opportuno; ed altri muoiono perchè non hanno nulla da rivelare. +Ma son rari, perchè è uso comune nel Marocco di nascondere le ricchezze, +e si sa che i mori sono meravigliosi maestri in quest'arte. Si parla di +tesori murati sotto la soglia della porta di casa, nei pilastri dei +cortili, negli scalini, nelle finestre; di case demolite dalle +fondamenta, pietra per pietra, senza che vi si trovasse un tesoro che +pure c'era; di schiavi uccisi e sepolti segretamente, dopo aver aiutato +il padrone a nascondere; e il volgo mescola a queste verità dolorose ed +orribili, le sue amene leggende di spiriti e di prodigi. + + § § § § § + +Il Governatore el-Abbassi ci accompagnò, verso sera, fino +all'accampamento, ch'era a due ore di cammino dalla sua casa, in un +prato pieno di fiori e di tartarughe, tra il fiume Dà, che si divide là +presso in un gran numero di canali, e una bella collina coronata d'una +tomba di santo dalla cupola verde. A un tiro di fucile dalle nostre +tende v'era un gran duar circondato d'aloé e di fichi d'India. Al nostro +passaggio, tutti gli abitanti saltaron fuori. Allora vedemmo quanto il +governatore el-Abbassi era amato dal suo popolo. Vecchi cadenti, frotte +di bimbi, uomini maturi, giovanetti, tutti correvano da lui a farsi +mettere la mano sul capo, e se ne tornavano contenti, voltandosi +indietro a guardarlo con un'espressione d'affetto e di gratitudine. La +presenza però dell'amato Governatore non bastò a salvar noi dai soliti +sguardi biechi e dai soliti improperi. Le donne, mezzo nascoste dietro +alle siepi, spingevano con una mano uno dei loro figliuoletti a farsi +benedire dal Governatore, coll'altra mano un altro figliuolo a dirci +ch'eravamo dei cani. Vedemmo dei bimbi alti due palmi, tutti nudi, che +appena si reggevano in piedi, venir verso di noi barcolloni, e +mostrandoci il pugno grosso come una noce, gridare:--Maledetto il padre +tuo!--E siccome avevano paura ad avanzarsi soli, si radunavano in sette +o otto, e così stretti in un gruppo, che si sarebbe potuto portar tutto +ritto sopra un vassoio, s'avanzavano con aria minacciosa fino a dieci +passi dalle nostre mule a balbettare la loro insolenzina. Quanto ci +divertimmo! Un gruppo, fra gli altri, s'avanzò contro il Biseo per +augurargli che fosse arrostito non so quale suo parente. Il Biseo alzò +la matita: i due primi, dando indietro atterriti, urtarono gli altri; e +mezzo l'esercito andò in terra a gambe levate. Persino il Governatore +diede in uno scoppio di risa. + + + + +ARZILLA + + +Dopo lo spettacolo delle grandi città decadute, di un popolo moribondo e +d'un paese bello ma triste; dopo tanto sonno tanta vecchiezza e tante +rovine, ecco il lavoro eterno e la gioventù immortale; ecco l'aria che +ravviva il sangue, la bellezza che rallegra il cuore, l'immensità in cui +s'espande l'anima! Ecco l'Oceano! Con che fremito di piacere lo +salutammo! L'apparizione inaspettata d'un amico o d'un fratello, non ci +sarebbe riuscita più cara della vista di quella lontana curva luminosa +che recideva netto dinanzi a noi, come una immensa falce, l'islamismo, +la schiavitù, la barbarie, e pareva che portasse più diritto e più +libero il nostro pensiero all'Italia.--_Bahr-el-Kibir!_--(Il gran mare) +esclamarono alcuni soldati. Altri dissero:--_Bahr-ed-Dholma!_--(Il mare +delle tenebre). Tutti, involontariamente, affrettarono il passo; le +conversazioni, che cominciavano a languire, si rianimarono; i servi +intonarono i canti sacri; l'intera carovana, in pochi minuti, prese +un'aria d'allegrezza e di festa. + + § § § § § + +La sera del 19 Giugno ci accampammo a tre ore da Laracce, e la mattina +seguente entrammo in città, ricevuti alle porte dal figlio del +Governatore, da venti soldati senza fucili e senza calzoni schierati +lungo la strada, da un centinaio di ragazzi cenciosi, e da una banda +composta d'un tamburino e d'un trombettiere, che vennero poco dopo a +chiedere la mancia con uno straziante concerto nel cortile dell'agente +consolare d'Italia. + + § § § § § + +Su quella costa sparsa di città morte,--come Salè, Azamor, Safi, +Santa-Cruz,--Laracce conserva ancora un po' di vita commerciale che le +basta per essere considerata uno dei principali porti del Marocco. +Fondata da una tribù berbera nel secolo XV, fortificata sulla fine dello +stesso secolo da Mulei-ben-Nassar, abbandonata alla Spagna nel 1610, +ripresa da Mulei Ismael nel 1689, ancora fiorente sul principio di +questo secolo, popolata ora da quattromila circa tra mori ed ebrei, +sorge sopra la china d'un colle a sinistra della foce del Kus, il Lixus +degli antichi, il quale le forma un porto ampio e sicuro, chiuso però da +un banco di sabbia, che impedisce l'entrata ai grandi bastimenti. Nel +porto marciscono le carcasse di due piccole cannoniere, ultimo miserando +avanzo della flotta che altre volte portò gli eserciti conquistatori in +Ispagna e sgomentò il commercio europeo. Sulla riva destra del fiume, +rimane qualche rovina di Lixus, città romana. Dietro la collina si +stende un ampio bosco d'alberi giganteschi. La città non ha dentro altro +di notevole che una piazza di mercato circondata da piccoli portici +sorretti da colonnine di pietra; ma vista dal porto, tutta bianca sul +verde cupo della collina, stretta in una cerchia di alte mura merlate +d'un fosco color calcare, riflessa dalle acque azzurre del fiume, sotto +quel cielo limpido, presenta un aspetto grazioso, e malgrado la vivezza +dei colori, quasi malinconico, come se facesse pietà il veder quella +gentile città così sola e silenziosa su quella costa barbaresca, dinanzi +a quel porto deserto, in faccia a quel mare immenso. + + § § § § § + +L'accampamento fu posto la sera sulla riva destra del Kus e levato per +tempo la mattina seguente. Si doveva andare ad Arzilla, distante +quattr'ore da Laracce. Il convoglio dei bagagli partì la mattina; +l'Ambasciata verso sera. Io, per veder la carovana sotto un nuovo +aspetto, partii col convoglio dei bagagli. + +E me ne trovai contento, perchè fu un tragitto pieno d'avventure. + +Le mule cariche, accompagnate dai mulattieri e dai servi, andavano a +gruppi, a gran distanza gli uni dagli altri. Partii solo e camminai per +quasi un'ora sulle colline dove non vidi che una mula, condotta da un +servo arabo, la quale portava due bisaccie di paglia, di cui una +conteneva la testa e l'altra i piedi d'un palafreniere dell'Ambasciatore +preso da una fortissima febbre, che gemeva da far pietà ai sassi. Il +poveretto stava così coricato a traverso la mula, colla testa +spenzoloni, col corpo inarcato, col sole negli occhi, e in quella +maniera era venuto da Karia-el-Abbassi e doveva andare a Tangeri! E in +quella maniera sono trasportati nel Marocco tutti i malati che non han +denaro da noleggiare una lettiga e due mule, e fortunati coloro che +possono almeno ficcar la testa in una bisaccia! + +Dalle colline discesi sulla riva del mare. + +Qui raggiunsi il cuoco, il Ranni e Luigi il calafato, che s'unirono a me +e non mi lasciarono più fino ad Arzilla. + +Per un'ora trottammo sulla sabbia, deviando di tratto in tratto dal +cammino diritto, per scansare la marea. + +In quel tempo il cuoco, che per la prima volta in tutto il viaggio +poteva parlarmi liberamente, m'aprì il suo cuore. + +Pover'uomo! Tutte le avventure del viaggio, tutte le grandi cose vedute, +non lo avevano liberato da un pensiero doloroso che gli toglieva la pace +fin dalla prima settimana del suo soggiorno in Tangeri. E questo dolore +era una gelatina mal riuscita, fatta da lui un giorno che aveva pranzato +in casa il Ministro di Francia; gelatina che aveva dato il primo crollo +alla sua riputazione nel concetto dell'Ambasciatore, e che pure era +riuscita male non per colpa sua, ma perchè il Marsala era cattivo. Fez, +la corte, Mechinez, il Sebù, l'Oceano, egli li aveva visti, egli vedeva +tutto a traverso quel disco di brodo condensato. O piuttosto non aveva +visto e non vedeva niente perchè il suo corpo era bensì nel Marocco, ma +l'anima viveva in piazza Castello. Gli domandai le sue impressioni di +viaggio: erano poca cosa. Egli non sapeva _capire chi potesse essere +quella bestia che aveva stampato quel paese_. Mi raccontò delle sue +fatiche, delle sue liti cogli sguatteri arabi, delle difficoltà di far +da mangiare in mezzo ai _deserti_, del suo desiderio immenso di riveder +Torino; ma ricadeva poi sempre su quella desolante gelatina del Ministro +di Francia.--Io non so far cucina? Mi faccia il piacere, vada Lei, +quando sia a Torino,--mi diceva toccandomi il braccio per distrarmi +dalla contemplazione dell'Oceano;--vada a domandarlo al conte tale, alla +contessa tale, ecc., che ho serviti per anni ed anni! Vada dal generale +Ricotti, ministro della guerra, che son cinque anni che è ministro e fa +tutto quello che vuole, vada da lui a domandargli se so far la gelatina! +Ma vada, mi dia questa soddisfazione, ci passi un momento quando saremo +ritornati al paese!--E insistette tanto che per poter contemplare in +pace l'Oceano, dovetti promettergli che ci sarei passato. + +Intanto raggiungevamo di cento in cento passi due o tre mule cariche, +soldati a cavallo, servi a piedi; piccoli frammenti della carovana che +si stendeva per più d'un ora di cammino. Fra i soldati ve n'erano alcuni +di Laracce, stracciati, con un fazzoletto annodato intorno al capo e un +fucile rugginoso fra le mani; e fra i servi, dei ragazzi di dodici o +quindici anni, non mai visti prima d'allora, i quali erano scappati, mi +fu detto, da Mechinez e da Karia-el-Abbassi, e s'erano aggregati alla +carovana, senz'altro addosso che una camicia, per andare a Tangeri, la +città civile, a cercar fortuna, campando intanto delle limosine dei +soldati. In alcuni di questi gruppi c'era uno che raccontava una storia; +altri cantavano; tutti parevano allegri. + +A metà strada ci fermammo all'ombra d'uno scoglio per far colezione. + +Qui vidi una scena che mi rivelò l'indole di quella gente meglio d'un +volume di considerazioni psicologiche. + +Vicino a noi c'era un soldato seduto sulla sabbia, più in là un altro, +più lontano un servo, e a una cinquantina di passi da questo, sulla +china d'un piccolo colle, un altro servo, seduto vicino a una sorgente, +con una brocca fra le ginocchia. Desiderando di bere, gridai al primo +soldato:--_Elma!_ (acqua)--e gli accennai la sorgente. Il soldato +rispose di sì con un gesto cortese e ordinò imperiosamente all'altro +soldato d'andare a prendere dell'acqua. Costui accennò che avrebbe +obbedito subito, e con un accento minaccioso rimproverò il servo che era +là presso, di non essere ancora corso a fare il suo dovere. Il servo +rimproverato balzò in piedi e facendo due o tre passi impetuosi verso +l'altro servo seduto accanto alla sorgente, gli gridò che facesse +presto. Costui, vedendo che io non gli badavo, non si mosse. Passarono +cinque minuti, l'acqua non venne. Mi rivolsi daccapo al primo soldato e +seguì la stessa scena di prima. Infine, se volli aver l'acqua, dovetti, +spolmonandomi, dar l'ordine direttamente al servo della brocca il quale, +dopo qualche momento di riflessione, si decise ad attingerla e me la +portò a passo di tartaruga. + +Ci rimettemmo in cammino. Tirava un ventolino fresco e una nuvola +nascondeva il sole, era una passeggiata deliziosa; ma continuando a +crescere la marea, e restringendosi man mano quel po' di strada sabbiosa +su cui camminavamo ad uno ad uno, ci trovammo ben presto imprigionati +fra il mare e le colline rocciose che pendevano quasi a picco sul nostro +capo, e costretti a camminare fra gli scogli, contro cui si venivano a +frangere le onde. Parecchie volte, la mula arrestandosi spaventata, mi +trovai circondato dall'acqua, ravvolto in un nuvolo di spruzzi, +assordato, acciecato, e mi girò il capo, e intravvidi l'intestazione +degli articoletti necrologici che avrebbero scritto i miei amici. Ma la +nostra ora, come diceva il cuoco, non era ancora sonata; e dopo un +miglio di cammino, arrivammo a una collina accessibile, sulla quale ci +arrampicammo in fretta e in furia, volgendoci indietro _a rimirar lo +passo_. + +Veniva con noi, a cavallo, un vecchio soldato di Laracce, un po' tocco +nel cervello, che rideva continuamente; ma che, grazie al cielo, +conosceva la strada. Costui ci fece girare intorno alla collina e ci +menò a traverso una macchia fittissima di quercie nane, di cisti, di +betulle, di sugheri, di ginestri, d'arbusti d'ogni sorta, per mille +avvolgimenti di sentieri scoscesi, fra i macigni, fra le spine, nel +fango, nell'acqua, al buio, in recessi dove pareva che non fosse mai +penetrata una creatura umana, e sempre ridendo, ci ricondusse, dopo un +lungo e lentissimo giro, scorticati e stracciati, sulla riva del mare, +dove rimaneva ancora un po' di spazio libero dalle acque. + +Qui la carovana non essendo ancora arrivata, la spiaggia era deserta, e +camminammo per un pezzo non vedendo altro che cielo e mare, e il piede +delle colline ripidissime che, formando tanti piccoli seni successivi, +ci nascondevano l'orizzonte dinanzi e alle spalle. Camminavamo in +silenzio, l'un dietro l'altro, sopra la sabbia intatta e morbida come un +tappeto, tutti colla testa, io credo, mille miglia lontana dal Marocco, +quando improvvisamente saltò fuori di dietro a uno scoglio uno spettro, +un vecchio orribile, mezzo nudo, con una gran corona di fiori gialli +intorno alla fronte,--un Santo--; il quale prese a inveire contro di noi +urlando come un pazzo furioso e facendo con tutt'e due le mani l'atto di +graffiarci il viso e di strapparci la barba. Ci fermammo a contemplarlo. +Diventò più feroce. Il Ranni, senza tanti complimenti, s'avanzò per +applicargli una bastonata. Io lo trattenni e gettai al santo una moneta. +Questo briccone tacque immediatamente, raccolse la moneta, la guardò di +sopra e di sotto, se la mise in seno, e poi ricominciò ad urlare peggio +di prima.--Ah! questa volta,--disse il Ranni;--una legnata ci sta!--E +alzò il bastone. Ma il soldato, fattosi serio ad un tratto, lo trattenne +e dicendo al Santo qualche parola a bassa voce con un accento di +profondo rispetto, lo indusse a tacere. L'orribile vecchio ci slanciò +un'ultima occhiata fulminea e si rinascose in mezzo agli scogli, dove ci +fu detto che vive, nutrendosi d'erbe, da più di due anni, coll'unico +scopo di maledire i bastimenti dei Nazareni che passano all'orizzonte. + +Di là risalimmo sui monti e camminammo lungo tempo per sentieri +serpeggianti fra i lentischi, le ginestre e le roccie. In alcuni punti +il sentiero correndo sull'orlo del monte tagliato a picco, vedevamo +sotto, a una grande profondità, il mare che flagellava gli scogli, e un +lunghissimo tratto di spiaggia, in cui si stendeva a perdita d'occhi la +carovana, e l'immenso orizzonte dell'Oceano azzurro picchiettato di +macchiettine bianche da qualche lontano bastimento a vela. I monti per +cui ci avanzavamo formavano colle loro cime schiacciate un vasto piano +ondulato, tutto coperto d'alti arbusti, dove non si vedeva alcuna +traccia di coltivazione, nè una cuba, nè una capanna, nè una creatura +umana, e non si sentiva altro rumore che il mormorio fioco del +mare.--Che paese!--esclamava il cuoco girando lo sguardo inquieto su +quella solitudine;--purchè non si faccia qualche cattivo incontro.--E mi +domandò più volte se non c'era pericolo d'incontrare dei leoni. Salendo +e scendendo, perdendoci di vista e ritrovandoci più volte in mezzo agli +arbusti, camminavamo da quasi due ore per quei monti deserti, e +cominciavamo a temere d'aver sbagliata la strada, quando dalla sommità +d'un'altura vedemmo a un tratto le torri d'Arzilla e tutta la costa fino +alla montagna del capo Spartel, che disegnava nettamente il suo contorno +azzurro nella chiarezza limpidissima del cielo. + +Fu un vivo piacere per tutta la mia piccola carovana; ma di breve +durata. + +Scendendo verso il mare scoprimmo lontano fra gli alberi un gruppo di +cavalli e d'uomini accovacciati, i quali, appena ci videro, si rizzarono +in piedi, saltarono in sella e si diressero verso di noi, distendendosi +sopra una sola linea in forma di mezzaluna, come se volessero impedirci +di fuggire per una scorciatoia verso la città. + +--Ci siamo,--pensai;--questa volta non c'è scampo; è una banda. + +E feci cenno agli altri di fermarsi. + +--_Ca manda avanti 'l moro!_ gridò il cuoco. + +Il soldato moro accorse. + +--Giù una trombonata!--gli gridò il cuoco fremente. + +--Un momento;--io dissi;--prima d'ammazzar loro, vediamo se vogliono +veramente ammazzar noi. + +Li guardai attentamente; s'avanzavano di trotto; eran dieci, parte +vestiti di color oscuro, parte di bianco; mi parve che nessuno avesse il +fucile; il capo era un vecchio colla barba bianca; mi rassicurai. + +--Formiamo il quadrato!--gridò il cuoco. + +--Non c'è bisogno--risposi. Il vecchio della barba bianca s'era scoperto +il capo e si dirigeva verso di me colla berretta in mano. + +Era un Israelita. + +A dieci passi, si fermò col suo seguito, ch'era composto di altri +quattro Israeliti e di cinque servi arabi, e fece cenno di volermi +parlare. + +--_Hable Usted_, risposi. + +--Sono il tale dei tali,--disse in spagnuolo, con una voce dolce +inchinandosi in atteggiamento di profondo rispetto;--agente consolare +d'Italia e di tutti gli altri stati d'Europa nella città d'Arzilla. Ho +l'onore di essere al cospetto di sua eccellenza l'Ambasciatore d'Italia, +reduce da Fez, partito questa mattina da Laracce e diretto a Tangeri? + +Caddi dalle nuvole. + +Poi presi un atteggiamento grave e girai un lento sguardo sul mio +corteo, che sfolgorava di maestà e di gioia. + +Dopo aver così assaporato per un minuto secondo gli onori del +ricevimento ufficiale, disingannai, sospirando, il vecchio israelita, e +dissi chi ero. + +Ne parve un po' spiacente, ma non cangiò modo per questo. Mi offerse la +sua casa per riposarmi, e io non accettando, volle ad ogni costo +accompagnarmi nel luogo destinato all'accampamento. + +Ci dirigemmo dunque tutti insieme, girando intorno alla città, verso la +riva del mare. Ah! se m'avessero visto, in quel breve tragitto, l'Ussi e +il Biseo! Quanto dovevo esser pittoresco io, rappresentante d'Italia in +groppa a una mula, con una ciarpa bianca attorcigliata intorno al capo, +seguito dal mio stato maggiore composto d'un cuoco in maniche di +camicia, di due marinai armati di bastone e d'un moro stracciato! O arte +italiana, quanto hai perduto! + + § § § § § + +Arzilla, Zilia dei Cartaginesi, _Julia Traducta_ dei Romani, passata +dalle mani di questi in potere dei Goti, saccheggiata dagl'Inglesi verso +la metà del decimo secolo, rimasta per trent'anni un mucchio di sassi, +poi rifabbricata da Abd-er-Rhaman ben Alì califfo di Cordova, posseduta +dai Portoghesi e ripresa dai Marocchini, non è più che una cittaduzza di +poco più di mille abitanti tra mori ed ebrei; circondata, dalla parte di +terra e dalla parte di mare, da alte mura merlate, che cadono in rovina; +bianca e quieta come un chiostro, e improntata, come tutte le altre +piccole città maomettane, di quella ridente malinconia, che fa pensare +al sorriso d'un moribondo, il quale goda di sentirsi mancare la vita. + + § § § § § + +La sera, sul tramonto, arrivò l'Ambasciatore, che venne all'accampamento +attraversando la città; e ho ancor vivo dinanzi agli occhi lo spettacolo +di quella bella cavalcata piena di colori e di vita, che uscendo da una +gran porta merlata, s'avanzava in un pittoresco disordine, lungo la riva +dell'Oceano, gettando sulla sabbia rosata dal crepuscolo, le sue +lunghissime ombre nere; e risento la tristezza che provai in quel +momento dicendo tra me:--Peccato! Peccato che questo bel quadro si debba +dissolvere, questo bel quadro che contiene tant'Affrica e tanta Italia, +tanti lieti pronostici e tante care memorie!--E là infatti si può dire +che terminasse il nostro viaggio, poichè la mattina seguente ci +accampavamo a Ain-Dalia, e due giorni dopo rientravamo in Tangeri, dove +la carovana si scioglieva in quella medesima piazzetta del piccolo +mercato, da cui due mesi prima era partita. + + § § § § § + +Il comandante, il capitano, i pittori ed io partimmo insieme per +Gibilterra. L'Ambasciatore, il viceconsole, tutta la gente della +legazione ci accompagnò fin sulla riva del mare. Gli addii furono molto +affettuosi. Tutti erano commossi, anche il buon generale Hamed ben +Kasen, il quale stringendo la mia mano contro il suo largo torace, mi +disse tre volte l'unica parola europea che sapesse:--_A Dios!_--con una +voce che veniva dal cuore. Appena mettemmo il piede sul bastimento, oh! +quanto ci parve lontana e di spazio e di tempo tutta quella +fantasmagoria di pascià, di neri, di tende, di moschee, di torri +merlate! Non era soltanto un paese, era un mondo che in quel momento +spariva ai nostri occhi, e un mondo che eravamo quasi certi di non +rivedere mai più. Un po' d'Affrica, però, ci accompagnò fino a bordo, e +furono i due Selam, Alì, Hamed, Abed-er-Rhaman, Civo, i servi del Morteo +ed altri bravi giovanotti, a cui la superstizione mussulmanna non aveva +impedito di voler bene ai Nazareni e di servirli con devozione. E +anch'essi si accommiatarono da noi con vivaci dimostrazioni d'affetto e +di rammarico, e Civo più degli altri, che facendo sventolare per +l'ultima volta ai miei occhi il suo camicione bianco, mi s'attaccò al +collo come un amico d'infanzia, e mi stampò due baci in un orecchio. E +quando il piroscafo partì, ci salutarono ancora, tutti ritti in una +barca, sventolando i loro fez rossi, e gridando fin che li potemmo +sentire:--Allà sia sulla vostra strada! Tornate al Marocco! Addio ai +Nazareni! Addio agli Italiani! Addio! Addio! + + FINE. + + + + +INDICE + + + Tangeri Pag. 1 + + Had-El-Garbìa 93 + + Tleta de Reissana 132 + + Alkazar-El-Kibir 150 + + Ben-Auda 165 + + Karia-El-Abbassi 181 + + Beni-Hassen 201 + + Sidi-Hassem 219 + + Zeguta 230 + + Da Zeguta al Tagat 244 + + Fez 251 + + Mechinez 429 + + Sul Sebù 450 + + Arzilla 468 + + + + +NOTA DEL TRASCRITTORE. + + +L'ortografia originaria è stata mantenuta. Minimi errori tipografici di +punteggiatura sono stati corretti senza annotazione. + +Sono stati corretti i seguenti refusi (il testo corretto è sulla riga +inferiore): + + fa il mercato. È forse di di tutti i luoghi ch'io + fa il mercato. È forse di tutti i luoghi ch'io + + Malgrado pero la vita varia e nuova che + Malgrado però la vita varia e nuova che + + a bordo del _Dora_, napoletano, un gïovanetto + a bordo del _Dora_, napoletano, un giovanetto + + manda e chiamare un medico europeo in una + manda a chiamare un medico europeo in una + + in mezzo ad olivi e cepugli altissimi; + in mezzo ad olivi e cespugli altissimi; + + Ora la presenza dell'Ambasciatore dovera sciogliere + Ora la presenza dell'Ambasciatore doveva sciogliere + + risponde.--L'usanza del paese! Vergogogna! + risponde.--L'usanza del paese! Vergogna! + + cotegoria dei soldati, servi e palafrenieri. Era + categoria dei soldati, servi e palafrenieri. Era + + Mohammed Ducali mi racontò in quel frattempo + Mohammed Ducali mi raccontò in quel frattempo + + di tende di pelo di camello, chiuse con canne + di tende di pelo di cammello, chiuse con canne + + suo vicini del Garb. + suoi vicini del Garb. + + Qualche letto di ferro sensa coperte e senza + Qualche letto di ferro senza coperte e senza + + delle fontane, il il tic-tac degli orologi, e di tratto + delle fontane, il tic-tac degli orologi, e di tratto + + donne, e mille settecento lampadi che nella + donne, e mille settecento lampade che nella + + che lo storico Kaldun reca con grande esclamazioni + che lo storico Kaldun reca con grandi esclamazioni + + diffidenza. I pittori ed io, incoraggiti dall'esempio, + diffidenza. I pittori ed io, incoraggiati dall'esempio, + + Comandante, il capitano e il vicecensole, davanti; + Comandante, il capitano e il viceconsole, davanti; + + Sib-Abd-Allà fu assai gentile coll'Ambasciatore. + Sid-Abd-Allà fu assai gentile coll'Ambasciatore. + + che Dio e Maometto è il il suo profeta!--Voltandosi poi + che Dio e Maometto è il suo profeta!--Voltandosi poi + + l'esesecuzione. Aspettatelo. + l'esecuzione. Aspettatelo. + + perche l'uccisore tornò in città e non fu molestato. + perchè l'uccisore tornò in città e non fu molestato. + + Abd-er-Rhaman, scrisse al console inglese + Abd-er-Rahman, scrisse al console inglese + + nè le furberie sarebbero bastati a sgomînare + nè le furberie sarebbero bastati a sgominare + + trattato di commercio coll'ambaciatore + trattato di commercio coll'ambasciatore + + v'è più. Erano sulla riva del fume.--Ha passato + v'è più. Erano sulla riva del fiume.--Ha passato + + gli attaccai un parlantina di cui i suoi compagni + gli attaccai una parlantina di cui i suoi compagni + + a cui dovevano chieder favori o giustizia; poiche + a cui dovevano chieder favori o giustizia; poichè + + dei barcaioli, era deserto; il fiume non guadadabile + dei barcaioli, era deserto; il fiume non guadabile + +Sono state mantenute le seguenti grafie alternative: + + Aissaua/Aïssaua + Allà/Allá + aloè/aloé + arem/arém/arèm + brulichio/brulichìo + caic/caìc/caïc + cuscussu/cuscussù + gorgoglío/gorgoglio + Had-el-Garbia/Had-el-Garbìa + hennè/henné + Lamani/Liamani + mormorio/mormorìo + ozi/ozî + polverio/polverìo + seguita/seguìta + Tumbuctu/Tumbuctù + turbinio/turbinìo + + + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of Marocco, by Edmondo De Amicis + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK MAROCCO *** + +***** This file should be named 30725-8.txt or 30725-8.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + https://www.gutenberg.org/3/0/7/2/30725/ + +Produced by Emanuela Piasentini and the Online Distributed +Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This book was +produced from scanned images of public domain material +from the Google Print project.) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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It exists +because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from +people in all walks of life. + +Volunteers and financial support to provide volunteers with the +assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's +goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will +remain freely available for generations to come. In 2001, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure +and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. +To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation +and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 +and the Foundation web page at https://www.pglaf.org. + + +Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive +Foundation + +The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit +501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the +state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal +Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification +number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at +https://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent +permitted by U.S. federal laws and your state's laws. + +The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. +Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered +throughout numerous locations. Its business office is located at +809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email +business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact +information can be found at the Foundation's web site and official +page at https://pglaf.org + +For additional contact information: + Dr. Gregory B. Newby + Chief Executive and Director + gbnewby@pglaf.org + + +Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation + +Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide +spread public support and donations to carry out its mission of +increasing the number of public domain and licensed works that can be +freely distributed in machine readable form accessible by the widest +array of equipment including outdated equipment. Many small donations +($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt +status with the IRS. + +The Foundation is committed to complying with the laws regulating +charities and charitable donations in all 50 states of the United +States. 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Donations are accepted in a number of other +ways including including checks, online payments and credit card +donations. To donate, please visit: https://pglaf.org/donate + + +Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic +works. + +Professor Michael S. Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm +concept of a library of electronic works that could be freely shared +with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project +Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support. + + +Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed +editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S. +unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily +keep eBooks in compliance with any particular paper edition. + + +Most people start at our Web site which has the main PG search facility: + + https://www.gutenberg.org + +This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, +including how to make donations to the Project Gutenberg Literary +Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to +subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. diff --git a/30725-8.zip b/30725-8.zip Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..dee71b2 --- /dev/null +++ b/30725-8.zip diff --git a/30725-h.zip b/30725-h.zip Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..9a1d2e9 --- /dev/null +++ b/30725-h.zip diff --git a/30725-h/30725-h.htm b/30725-h/30725-h.htm new file mode 100644 index 0000000..19ddd20 --- /dev/null +++ b/30725-h/30725-h.htm @@ -0,0 +1,14916 @@ +<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.0 Strict//EN" + "http://www.w3.org/TR/xhtml1/DTD/xhtml1-strict.dtd"> + +<html xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml" xml:lang="it" lang="it"> + <head> + <meta http-equiv="Content-Type" content="text/html;charset=iso-8859-1" /> + <meta http-equiv="Content-Style-Type" content="text/css" /> + <title> + The Project Gutenberg eBook of Marocco, by AUTHOR. + </title> + <style type="text/css"> + +body { + margin-left: 10%; + margin-right: 10%; +} + +h1 { + text-align: center; /* all headings centered */ + clear: both; + font-weight: 400; + font-size: 300%; +} + +h2 { + text-align: center; /* all headings centered */ + clear: both; font-weight: 400; letter-spacing: 0.1em; margin-top: 3em; margin-bottom: 2em; +} + +h3 { + text-align: center; /* all headings centered */ + clear: both; +} + +p { + margin-top: .75em; + text-align: justify; + text-indent: 1.5em; +} + +p.noi {text-indent: 0em;} + +hr { + width: 20%; + margin-top: 2em; + margin-bottom: 2em; + margin-left: auto; + margin-right: auto; + clear: both; +} + +hr.hid {visibility: hidden; margin: 1.5em;} + +hr.hid2 {visibility: hidden; margin: 2.5em;} + + +table { + margin-left: auto; + margin-right: auto; +} + +td { padding: 0.5em;} + + +.pagenum {/* uncomment the next line for invisible page numbers */ + /*visibility: hidden;*/ + position: absolute; + left: 95%; + font-size: x-small; + font-weight: normal; + font-variant: normal; + font-style: normal; + letter-spacing: normal; + text-indent: 0em; + text-align: right; + color: #999999; + background-color: #ffffff; +} /* page numbers */ + + +.center {text-align: center;} + +.right {text-align: right; text-indent: 0em;} + +/* Footnotes */ +.footnotes {border: dashed 1px;} + +.footnote {margin-left: 10%; margin-right: 10%; font-size: 0.9em;} + +.footnote .label {position: absolute; right: 84%; text-align: right;} + +.fnanchor { + vertical-align: super; + font-size: .8em; + text-decoration: + none; +} + +/* Poetry */ +.poem { + margin-left: auto; + margin-right: auto; + text-align: left; + font-size: 95%; +} + +.poem .stanza {margin: 1em 0em 1em 0em;} + +.poem span.i0 { + display: block; + margin-left: 0em; + padding-left: 3em; + text-indent: -3em; +} + +ul { + list-style-type: none; + text-align: left; + } + +li { + margin-bottom: 0.5em; + } + +.smaller {font-size: 90%;} + +.tb {font-size: 120%; text-align: center; margin-top: 1.5em; margin-bottom: 1.5em;} + +.g {letter-spacing: 0.1em;} + + +.tnote {border: dashed 1px; margin-left: 10%; margin-right: 10%; padding: .5em; margin-top: 3em;} + +ins.correction { + text-decoration:none; /* replace default underline.. */ + border-bottom: thin dotted gray; /* ..with delicate gray line */ + } + .poem span.i8 {display: block; margin-left: 8em; padding-left: 3em; text-indent: -3em;} + + </style> + </head> +<body> + + +<pre> + +The Project Gutenberg EBook of Marocco, by Edmondo De Amicis + +This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with +almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Marocco + +Author: Edmondo De Amicis + +Release Date: December 20, 2009 [EBook #30725] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK MAROCCO *** + + + + +Produced by Emanuela Piasentini and the Online Distributed +Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This book was +produced from scanned images of public domain material +from the Google Print project.) + + + + + + +</pre> + + + + +<h1>MAROCCO</h1> + +<p class="center noi"><small>DI</small><br /><br /> + +<big><b>EDMONDO DE AMICIS</b></big><br /><br /> + +<i>Quarta Edizione.</i><br /><br /><br /><br /> + +MILANO<br /><br /> + +<span class="smaller"><span class="g">FRATELLI TREVES, EDITOR</span>I.<br /><br /> + +1877.<br /><br /><br /><br /></span> +</p> + +<p class="center noi">MILANO. TIP. FRATELLI TREVES.<br /><br /> + +<i>Gli editori hanno compite tutte le formalità richieste dalla +legge e dalle convenzioni internazionali per riservare la Proprietà +letteraria e il diritto di riproduzione.</i> +</p> + + +<h2><a name="INDICE" id="INDICE"></a>INDICE</h2> + +<table summary="indice"> +<tr> +<td>Tangeri</td><td class="right">Pag.     <a href="#Page_1">1</a></td> +</tr> +<tr> +<td>Had-El-Garbìa</td><td class="right"> <a href="#Page_93">93</a></td> +</tr> +<tr> +<td>Tleta de Reissana</td><td class="right"><a href="#Page_132">132</a></td> +</tr> +<tr> +<td>Alkazar-El-Kibir</td><td class="right"> <a href="#Page_150">150</a></td> +</tr> +<tr> +<td>Ben-Auda</td><td class="right"> <a href="#Page_165">165</a></td> +</tr> +<tr> +<td>Karia-El-Abbassi</td><td class="right"> <a href="#Page_181">181</a></td> +</tr> +<tr> +<td>Beni-Hassen</td><td class="right"> <a href="#Page_201">201</a></td> +</tr> +<tr> +<td>Sidi-Hassem</td><td class="right"> <a href="#Page_219">219</a></td> +</tr> +<tr> +<td>Zeguta</td><td class="right"> <a href="#Page_230">230</a></td> +</tr> +<tr> +<td>Da Zeguta al Tagat</td><td class="right"> <a href="#Page_244">244</a></td> +</tr> +<tr> +<td>Fez</td><td class="right"><a href="#Page_251">251</a></td> +</tr> +<tr> +<td>Mechinez</td><td class="right"> <a href="#Page_429">429</a></td> +</tr> +<tr> +<td>Sul Sebù</td><td class="right"><a href="#Page_450">450</a></td> +</tr> +<tr> +<td>Arzilla</td><td class="right"><a href="#Page_468">468</a></td> +</tr> +</table> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_1" id="Page_1">[1]</a></span></p> +<h2>TANGERI</h2> + + +<p>Lo stretto di Gibilterra è forse di tutti gli +stretti quello che separa più nettamente due +paesi più diversi, e questa diversità appare anche +maggiore andando a Tangeri da Gibilterra. +Qui ferve ancora la vita affrettata, rumorosa +e splendida delle città europee; e un +viaggiatore di qualunque parte d’Europa sente +l’aria della sua patria nella comunanza d’una infinità +d’aspetti e di consuetudini. A tre ore di +là, il nome del nostro continente suona quasi +come un nome favoloso; cristiano significa +nemico, la nostra civiltà è ignorata o temuta o +derisa; tutto, dai primi fondamenti della vita +sociale fino ai più insignificanti particolari della +vita privata, è cambiato; e scomparso fin anche +ogni indizio della vicinanza d’Europa. S’è in +<span class="pagenum"><a name="Page_2" id="Page_2">[2]</a></span>un paese sconosciuto, al quale nulla ci lega e +dove tutto ci resta da imparare. Dalla spiaggia si +vede ancora la costa europea, ma il cuore se +ne sente già smisuratamente lontano, come se +quel breve tratto di mare fosse un oceano e +quei monti azzurri un’illusione. Nello spazio +di tre ore, è seguita intorno a noi una delle +più meravigliose trasformazioni a cui si possa assistere +sulla terra.</p> + +<p>L’emozione, però, che si prova mettendo il +piede per la prima volta su quel continente +immenso e misterioso che fin dalla prima infanzia +ci sgomenta l’immaginazione, è turbata +dal modo in cui vi si sbarca. Mentre dal bastimento +cominciavo a vedere distintamente +le case bianche di Tangeri, una signora spagnuola +gridò dietro di me con voce spaventata:—Che +cosa vuole quella gente?—Guardai +dove accennava, e vidi, dietro le barche +che s’avvicinavano per raccogliere i passeggieri, +una folla d’arabi cenciosi, seminudi, ritti +nell’acqua fino a mezza coscia, i quali s’accennavano +l’uno all’altro il bastimento con gesti +da spiritati, come una banda di briganti che +dicessero:—Ecco la preda.—Non sapendo +chi fossero e che cosa volessero, discesi nella +barca, in mezzo a parecchi altri, col cuore +un po’ inquieto. Quando fummo a una ventina, +di passi dalla riva, tutta quella bordaglia colore +<span class="pagenum"><a name="Page_3" id="Page_3">[3]</a></span>di terra cotta, s’avventò sulle barche, +ci mise le mani addosso, e cominciò a vociferare +in arabo e in spagnuolo, fin che capimmo +che le acque essendo basse tanto da non poter +approdare, dovevamo traghettare sulle loro spalle; +la qual notizia dissipò la paura d’uno svaligiamento +e destò il terrore dei pidocchi. Le signore +furono portate via sulle seggiole come in +trionfo, ed io feci la mia entrata in Affrica a +cavallo a un vecchio mulatto, col mento inchiodato +sul suo cocuzzolo e le punte dei piedi nel +mare.</p> + +<p>Il mulatto, arrivato a terra, mi scaricò nelle +mani d’un altro facchino arabo, il quale, infilata +una porta della città, mi condusse correndo +per una viuzza deserta a un albergo vicino, di +dove uscii immediatamente con una guida per +andare nella strada più frequentata.</p> + +<p>La prima cosa che mi colpì, e più fortemente +ch’io non possa esprimere, fu l’aspetto della +popolazione.</p> + +<p>Tutti portano una specie di lunga cappa di +lana o di tela bianca, con un grande cappuccio +quasi sempre ritto sul capo, cosicchè +la città presenta l’aspetto d’un vasto convento +di frati domenicani. Di tutto questo popolo incappato, +una parte si muove lentamente, gravemente +e senza far rumore, come se volesse +passare inosservata; gli altri stanno seduti o +accovacciati lungo i muri, davanti alle botteghe,<span class="pagenum"><a name="Page_4" id="Page_4">[4]</a></span> +agli angoli delle case, immobili e cogli occhi +fissi, come le popolazioni pietrificate delle loro +leggende. L’andatura, gli atteggiamenti, il modo +di guardare, tutto è novo per noi; tutto rivela +un ordine di sentimenti e d’abitudini affatto +diverso dal nostro; una tutt’altra maniera di +considerare il tempo e la vita. Quella gente +non pare punto preoccupata delle sue faccende, +nè del luogo dove si trova, nè di quello che +accade intorno ad essa. Tutti hanno nell’espressione +del viso qualchecosa di vago e di profondo, +come di chi sia dominato da un’idea +fissa, o pensi a luoghi e a tempi molto lontani, +o sogni ad occhi aperti. Appena entrato nella +folla, mi ferì un odore particolare, che non +avevo mai sentito in mezzo alla gente in Europa; +non so di che, ma punto gradevole, e +nondimeno cominciai ad aspirarlo con una viva +curiosità, come se mi dovesse spiegare qualche +cosa. Andando innanzi, quella folla, che da lontano +m’era parsa uniforme, mi presentava mille +varietà. Mi passavano accanto faccie bianche, +nere, giallastre, bronzine; teste ornate di lunghissime +ciocche di capelli e cranii rapati e lucidi +come palle metalliche; uomini secchi come +mummie; vecchi d’una vecchiezza orrenda; +donne col viso e tutta la persona ravvolta in +un mucchio informe di cenci; bimbi con +lunghe trecce; visi di sultani, di selvaggi, di<span class="pagenum"><a name="Page_5" id="Page_5">[5]</a></span> +negromanti, d’anacoreti, di banditi, di gente +oppressa da una tristezza immensa o da una +noia mortale; pochi o nessuno sorridente; +gli uni dietro gli altri silenziosi e lenti come +una processione di spettri per il viale d’un camposanto. +Non so come, ma davanti a quello +spettacolo, sentii il bisogno d’abbassar gli occhi +sopra me stesso, e di dire dentro di me:—Io +sono il tale dei tali, il paese dove mi trovo è +l’Affrica, e costoro sono Arabi—e riflettere un +momento per ficcarmi questa idea nella testa.</p> + +<p>Una volta che vi fu, ci mettemmo a girare per +le altre strade. La città corrisponde per ogni +verso alla popolazione. È tutta un labirinto +inestricabile di stradicciuole tortuose, o piuttosto +di corridoi, fiancheggiati da piccole case +quadrate, bianchissime, senza finestre, con porticine +per le quali passa a stento una persona: +case che paiono fatte per nascondervisi più che +per abitarvi, ed hanno un aspetto tra di prigione +e di convento. In molte strade non si vede +che il bianco dei muri e l’azzurro del cielo; di +quando in quando, qualche archetto moresco, +qualche finestra arabescata, qualche striscia di +rosso ai piedi dei muri, qualche mano dipinta +in nero accanto a una porta, che serve a +scongiurare gl’influssi maligni. Quasi tutte le +strade sono ingombre di legumi fradici, di +penne, di cenci, d’ossami, e in qualche punto<span class="pagenum"><a name="Page_6" id="Page_6">[6]</a></span> +di cani e di gatti morti, che ammorbano l’aria. +Per lunghi tratti non s’incontra che qualche +gruppo di ragazzi arabi incappucciati che giocano +o canterellano con voce nasale i versetti +del Corano; qualche povero accovacciato, +qualche moro a cavallo a una mula, qualche +asino sopraccarico, colla schiena sanguinolenta, +sfruconato da un arabo mezzo nudo; cani spelati +e scodati, e gatti d’una magrezza favolosa. +Qua e là, passando, si sente odor d’aglio, di +fumo di kif, d’aloè bruciato, di belgiuino, +di pesce. E così si gira l’intera città, che ha +per tutto la stessa bianchezza abbagliante e la +stessa aria di mistero, di tristezza e di noia.</p> + +<p>Dopo un breve giro riuscimmo nella piazza +principale, anzi unica, di Tangeri, la quale è +tagliata da una lunga strada che salendo dalla +parte della marina attraversa tutta la città. È +una piazzetta rettangolare, circondata di botteguccie +arabe, che parrebbero meschine nel più +povero dei nostri villaggi. Da un lato v’è una +fontana sempre circondata d’arabi e di neri +affaccendati ad attinger acqua con otri e brocche; +da un altro lato stanno tutto il giorno sedute +in terra otto o dieci donne col viso imbacuccato, +che vendon pane. Intorno a questa +piazza ci sono le modestissime case delle Legazioni +straniere che s’innalzano come palazzi in +mezzo alla moltitudine confusa delle casette<span class="pagenum"><a name="Page_7" id="Page_7">[7]</a></span> +moresche. In questo piccolo spazio si concentra +tutta la vita di Tangeri, che è la vita d’un villaggio. +V’è là vicino il solo tabaccaio della +città, la sola spezieria, il solo caffè, che è +una stanzaccia con un biliardo, e la sola cantonata +dove si veda qualche volta qualche annunzio +stampato. Là si raccolgono i monelli +seminudi, i ricchi mori sfaccendati, gli ebrei che +parlano d’affari, i facchini arabi che aspettano +l’arrivo del piroscafo, gl’impiegati delle Legazioni +che aspettano l’ora del desinare, gli stranieri +appena arrivati, gl’interpreti, gli accattoni. +Là s’incontra il corriere che arriva cogli ordini +del sultano da Fez, da Mechinez o da Marocco, +e il servitore che vien dalla posta coi giornali +di Londra e di Parigi; la bella dell’arem e la +moglie del ministro; il cammello del beduino +e il cagnolino da salotto; il turbante e il cappello +cilindrico; l’onda sonora del pianoforte che +erompe dalle finestre d’un Consolato e la cantilena +lamentevole che esce dalla porta della +moschea. Ed è il punto dove l’ultimo flutto della +civiltà europea s’infrange e ristagna nell’immensa +acqua morta della barbarie affricana.</p> + +<p>Dalla piazza, rimontando la strada principale, +e passando per due vecchie porte, uscimmo, +che cominciava a imbrunire, dalle mura della +città, e ci trovammo in una piazza aperta sul +fianco d’una collina, chiamata Soc de Barra,<span class="pagenum"><a name="Page_8" id="Page_8">[8]</a></span> +o mercato esteriore, poichè ogni domenica e +ogni giovedì vi si fa il mercato. È forse <a name="tn8" id="tn8"></a><ins class="correction" title="originale: di di tutti">di +tutti</ins> i luoghi ch’io vidi nel Marocco, quello +che mi fece sentire più profondamente il carattere +del paese. È un tratto di terreno nudo, +tutto gobbe e incavature, colla tomba d’un santo, +formata da quattro muri bianchi, a mezza china; +sulla sommità un cimitero; più lontano qualche +aloè e qualche fico d’india; sotto, le mura +merlate della città. In quel momento, vicino +alla porta v’era un gruppo di donne arabe, +sedute in terra, con mucchi d’erbaggi dinanzi; +accanto alla tomba del santo una lunga fila di +cammelli accosciati; più su, alcune tende nerastre +e un cerchio d’arabi attoniti, seduti intorno +a un vecchio, in piedi, che raccontava +una storia; qua e là, vacche e cavalli; e sulla +sommità, fra le pietre e i monticelli di terra +del cimitero, altri arabi immobili come statue, +col viso rivolto verso la città, tutta la persona +nell’ombra, e le punte dei cappucci che +spiccavano sull’orizzonte dorato dal crepuscolo. +Su tutta questa scena una pace di colori, un +silenzio, una mestizia, da non potersi efficacemente +descrivere a voce, se non stillando parola +per parola nell’orecchio di chi ascolta, come +quando si confida un segreto.</p> + +<p>La guida mi svegliò dalla mia contemplazione +e mi ricondusse all’albergo, dove il mio<span class="pagenum"><a name="Page_9" id="Page_9">[9]</a></span> +dispiacere di trovarmi in mezzo a gente sconosciuta +fu per la prima volta mitigato dal +fatto ch’eran tutti Europei, cristiani e vestiti +come me. V’erano a tavola una ventina di +persone, tra uomini e signore, di nazione diversa, +che offrivano una bella immagine di +quello strano incrociamento di famiglie e d’interessi +che segue in quei paesi: un francese +nato in Algeri, marito d’un’inglese di Gibilterra; +uno spagnuolo di Gibilterra, marito della sorella +d’un console portoghese della costa dell’Atlantico; +un vecchio inglese con una figliuola nativa di +Tangeri e una nipotina nativa d’Algeria; famiglie +erranti da un continente all’altro, o sparpagliate +sulle due coste, che parlano cinque lingue, +e vivono metà all’araba e metà all’europea. +Appena cominciato il desinare, cominciò una +conversazione vivissima, ora in francese, ora +in spagnuolo, tempestata di parole arabe, sopra +soggetti affatto estranei alla consuetudine +delle conversazioni europee: come il prezzo +d’un cammello, lo stipendio d’un Pascià, se il +Sultano fosse bianco o mulatto, se era vero che +fossero state portate a Fez dieci teste di rivoltosi +della provincia di Garet, quando sarebbero +arrivati a Tangeri quei religiosi fanatici +che mangiano i montoni vivi, ed altre cose di +questo genere, che mi facevano saltellare dentro +all’anima il diavolo della curiosità. Poi vennero<span class="pagenum"><a name="Page_10" id="Page_10">[10]</a></span> +a parlare di politica europea con quel +non so che di scucito che c’è sempre nei discorsi +di gente di vario paese, e quelle solite +gran frasi vuote con cui si parla d’una politica +lontana, fantasticando alleanze spropositate e +guerre favolose. E poi il discorso cadde su Gibilterra, +argomento inevitabile; la gran Gibilterra, +il centro d’attrazione di tutti gli Europei +della costa, dove si mandano i figliuoli a studiare, +dove si va a comprare il vestito, a ordinare +un mobile, a sentire l’opera in musica, +a respirare una boccata d’aria d’Europa. E finalmente +venne in campo la partenza dell’ambasciata +italiana per Fez, ed io ebbi il grandissimo +piacere di sentire che l’avvenimento era +assai più importante di quel che credevo, che +se ne parlava in tutta Tangeri e in tutta Gibilterra +e ad Algesira e a Cadice e a Malaga, e +che la carovana sarebbe stata lunga un miglio, +e che coll’ambasciata c’erano dei pittori italiani, +e che forse ci sarebbe stato perfino <i>un +representante de la prensa</i>. Alla quale notizia +mi alzai modestamente da tavola e mi allontanai +con passo maestoso.</p> + +<p>Più tardi, a notte inoltrata, volli fare un +altro giro per veder Tangeri addormentata. +Non v’era un lampione, non una finestra illuminata, +non uno spiraglio da cui trapelasse +un barlume; la città pareva disabitata e non<span class="pagenum"><a name="Page_11" id="Page_11">[11]</a></span> +riceveva altra luce che quella del cielo stellato, +sul quale biancheggiavano, come enormi tombe +di marmo, le case più alte, e si disegnavano +nitidamente le cime dei minareti e i rami delle +palme. Andai sino in fondo alla strada principale: +le porte della città erano chiuse. Girai +per altre vie: tutto chiuso, immobile, muto. +Due o tre volte inciampai in qualchecosa che +a primo aspetto mi parve un mucchio di cenci, +ed era un arabo addormentato. Sentii più volte, +con raccapriccio, scricchiolare sotto il mio piede +penne ed ossami, o cedere mollemente qualcosa +che doveva essere la carogna d’un cane. Mi passò +accanto, rasente il muro, come uno spettro, un +arabo incappato; ne vidi un altro biancheggiare +un momento in fondo a un vicolo; e a una svoltata +sentii, senza veder nulla, un fruscìo affrettato +di pantofole e di cappe, che mi fece sospettare +d’aver turbato un conciliabolo. Andando, +non sentivo che il rumore del mio passo; fermandomi, +non sentivo che il mio respiro. Mi +pareva che tutta la vita di Tangeri si fosse ridotta +in me solo, e che se avessi gettato un +grido, sarebbe risonato da un capo all’altro +della città come uno scoppio di tuono. Pensavo +alle tante belle arabe addormentate, alle +quali passavo vicino, e agli strani misteri che +avrei scoperti, se quelle case si fossero aperte tutt’a +un tratto come una scena di teatro. Di quando<span class="pagenum"><a name="Page_12" id="Page_12">[12]</a></span> +in quando mi fermavo dinanzi alla splendida +bianchezza di certi spazi di muro, su cui batteva +la luna, che parevano illuminati dalla +luce elettrica. In un vicolo oscuro incontrai un +nero con una lanterna, che si fermò per lasciarmi +passare, mormorando qualche parola +che non compresi. Nel punto che sboccavo nella +piazzetta, sentii sonare in quel profondo silenzio +una risata sgangherata, che mi diede i brividi. +Erano due giovanotti col cappello cilindrico, +probabilmente due impiegati di Legazione, +che passeggiavano discorrendo. In un +angolo della piazza, sotto la tenda d’una bottega +chiusa, un lumicino moribondo rischiarava +confusamente un ammasso di cenci biancastri, +da cui usciva un suono leggerissimo +di chitarra e un filo di voce tremola e lamentevole, +che pareva portata dal vento da una +gran lontananza. Io stetti là immobile, sognando +piuttosto che pensando, fin che i due giovani +sparirono e il lumicino si spense, e allora +tornai all’albergo, stanco, sbalordito, coll’imaginazione +in tumulto, e con un sentimento nuovo +e stranamente confuso di me medesimo, come +ho più volte pensato che dovrebbe essere +quello d’un uomo trasportato dalla terra in un +altro pianeta.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>La mattina dopo uscii per andarmi a presentare<span class="pagenum"><a name="Page_13" id="Page_13">[13]</a></span> +al nostro incaricato d’affari, Comm. Stefano +Scovasso. Egli non avrebbe potuto dirmi che non +ero puntuale al convegno. Il giorno otto d’aprile, +a Torino, avevo ricevuto l’invito, coll’annunzio +che la carovana sarebbe partita da +Tangeri il giorno diciannove: la mattina del +diciotto mi trovavo alla porta della Legazione. +Non conoscevo di persona il Comm. Scovasso; +ma sapevo di lui qualche cosa, che mi dava +una gran curiosità di conoscerlo. Di due suoi +amici che avevo interrogati prima di partire, +uno m’aveva assicurato ch’era un uomo capace +d’andare a cavallo da Tangeri a Tumbuctù, +senz’altra compagnia che un paio di pistole; +l’altro aveva biasimato la sua pessima abitudine +di rischiare la propria vita per salvare +quella degli altri. In grazia di queste informazioni +lo riconobbi a primo aspetto, da lontano, +prima ancora che l’interprete dell’albergo, il +quale m’accompagnava, me lo indicasse. Era +sulla porta della Legazione, in mezzo ad alcuni +arabi immobili in un atteggiamento ossequioso, +che pareva aspettassero degli ordini. Mi +presentai, mi ricevette da par suo, mi volle sin +da quel momento ospite del <i>quartier generale</i>, e +mi diede notizie della <i>spedizione</i>. La partenza era +rimandata ai primi di maggio, perchè a Fez, +in quei giorni, v’era l’ambasciata inglese. S’aspettavano +di là i cavalli, i cammelli, i muli e<span class="pagenum"><a name="Page_14" id="Page_14">[14]</a></span> +un drappello di cavalleria che ci avrebbe scortati +in viaggio. Un bastimento da trasporto della +nostra marina militare, il <i>Dora</i>, allora ancorato +a Gibilterra, aveva già portato a Larrace, +sulla costa dell’Atlantico, i regali che Vittorio +Emanuele mandava all’Imperatore del Marocco. +Lo scopo principale del viaggio, per +l’incaricato d’affari, era di presentare le credenziali +al giovine sultano Mulei el Hassen, +salito al trono nel settembre del 1873. Nessun’ambasciata +italiana era mai stata a Fez. Era +la prima volta che si portava nell’interno del +Marocco la bandiera della nuova Italia. Perciò +l’ambasciata sarebbe stata ricevuta con straordinaria +solennità. Il nostro Ministero della guerra +aveva mandato un capitano di stato maggiore, +il signor Giulio di Boccard; il Ministero +della Marina, un capitano di fregata, il signor +Fortunato Cassone, allora comandante del <i>Dora</i>, +ora capitano di vascello. Questi, insieme col +vice-console italiano di Tangeri e col nostro +agente consolare di Mazagan formavano la parte +ufficiale dell’ambasciata. Il pittore Ussi di Firenze, +il pittore Biseo di Roma ed io eravamo +invitati privatamente dal signor Scovasso. Tutti, +eccetto l’agente di Mazagan, si trovavano già +a Tangeri.</p> + +<p>La mia prima occupazione, appena rimasto +solo, fu di osservare la casa nella quale ero<span class="pagenum"><a name="Page_15" id="Page_15">[15]</a></span> +ospitato; e veramente la casa d’un Ministro +europeo in Africa, d’un Ministro, in specie, +che si prepara ad un viaggio nell’interno, è +degna d’osservazione. L’edificio, per sè stesso, +non ha nulla di straordinario: di fuori è bianco +e nudo, ha un giardinetto davanti, un piccolo +cortile nell’interno, e nel cortile quattro colonne +sulle quali s’appoggia una galleria coperta +che gira tutt’intorno all’altezza del primo +piano. È una casa signorile di Cadice o di Siviglia. +Ma la gente, la vita di questa casa mi +riuscì affatto nuova. Governante e cuoco, piemontesi; +una serva mora di Tangeri ed una +negra del Sudan, coi piedi nudi; camerieri e +stallieri arabi vestiti di grandi camicie bianche; +guardie consolari, con fez, caffettano rosso e +pugnale; tutta questa gente in moto per tutta +la giornata. Poi, a certe ore, un andirivieni di +operai ebrei, di facchini neri, d’interpreti, di +soldati del Pascià, di mori protetti dalla Legazione. +Il cortile era ingombro di casse, di letti +da campo, di tappeti, di lanterne. A tutte le +ore si sentiva picchiare il martello e strider la +sega, e i servi chiamarsi fra loro con quei +nomi strani di Fatma, Racma, Selam, Mohammed, +Alì, Abd-er-Rhaman. E la mescolanza delle +lingue! Un moro faceva un’imbasciata in arabo +a un altro moro, che la trasmetteva in spagnolo +alla governante, che la ripeteva in piemontese<span class="pagenum"><a name="Page_16" id="Page_16">[16]</a></span> +al cuoco. Era un continuo intrecciarsi +di traduzioni, di commenti, d’equivoci, +di dubbi, intercalati di <i>Por dios</i>, d’<i>Allá</i> e di sacrati +italiani. Nella strada una processione di +cavalli e di mule. Davanti alla porta un gruppo +permanente di curiosi, o di poveri diavoli, +arabi ed ebrei, aspiranti, alla lontana, alla protezione +della Legazione. Di tratto in tratto la +visita d’un ministro o d’un console, a cui si +inchinavano tutti i fez e tutti i turbanti. Ogni +momento l’apparizione d’un messo misterioso, +d’un vestiario sconosciuto, d’una faccia strana. +Infine una varietà di figure, di colori, di gesti, +d’accenti, di faccende, da non mancarvi +che la musica per credere d’essere in teatro, +alla rappresentazione d’un ballo mimico di soggetto +orientale.</p> + +<p>Il mio secondo pensiero fu d’impadronirmi +di qualche libro del mio ospite per sapere in +che paese mi trovassi, prima di mettermi a +studiare i costumi. Questo paese, chiuso fra il +Mediterraneo, l’Algeria, il deserto di Sahara e +l’Oceano, attraversato dalla grande catena dell’Atlante, +bagnato da larghi fiumi, aperto in +pianure immense, dominato da tutti i climi, +privilegiato, nei tre regni della natura, di ricchezze +inestimabili, destinato, per la sua giacitura, +ad essere una gran via di commercio fra +l’Africa centrale e l’Europa; è ora occupato<span class="pagenum"><a name="Page_17" id="Page_17">[17]</a></span> +da circa otto milioni d’abitanti tra berberi, +mori, arabi, ebrei, negri ed europei, sparsi sopra +una estensione di terreno più vasta della +Francia. I berberi, che formano il fondo della +popolazione indigena, selvaggi, turbolenti, indomiti, +vivono sulle montagne inaccessibili dell’Atlante, +quasi indipendenti dall’autorità imperiale. +Gli arabi, il popolo conquistatore, occupano +le pianure, ancora nomadi e pastori e non +in tutto degeneri dalla fierezza del carattere antico. +I mori, arabi incrociati e corrotti, discendenti +in gran parte dai mori di Spagna, abitano +le città, ed hanno nelle mani le ricchezze, +le cariche, il commercio. I neri, cinquecentomila +circa, provenienti dal Sudan, sono per lo +più servi, lavoratori e soldati. Gli Ebrei, presso +a poco eguali di numero ai neri, discendenti +la più parte dagli Ebrei esiliati d’Europa nel medio +evo, oppressi, odiati, avviliti, perseguitati più +che in nessun altro paese del mondo, esercitano +le arti e i mestieri, mercanteggiano, s’industriano +in mille modi coll’ingegno, la pieghevolezza +e la costanza propria della loro razza, +e trovano un compenso all’oppressione nel +possedimento dei denari strappati ai loro oppressori. +Gli Europei, che l’intolleranza mussulmana +respinse a poco a poco dall’interno +dell’Impero verso le coste, son meno di due +migliaia in tutto il Marocco, abitano la maggior<span class="pagenum"><a name="Page_18" id="Page_18">[18]</a></span> +parte la città di Tangeri, e vivono liberamente +all’ombra delle bandiere dei Consolati. +Questa popolazione eterogenea, dispersa, inconciliabile, +è, piuttosto che retta, oppressa da un +governo soldatesco, che succhia come un immenso +polipo tutti gli umori vitali dello Stato. +Le tribù e le borgate obbediscono agli sceicchi, +le città e le provincie ai Caid, le grandi provincie +ai pascià, e i pascià al Sultano, grande +Sceriffo, sommo sacerdote, giudice supremo, +esecutore della legge che emana da lui, libero +di mutare a suo capriccio monete, imposte, +pesi, misure, padrone delle sostanze e delle vite +dei suoi sudditi. Sotto il peso di questo governo, +e dentro al cerchio inflessibile della religione +mussulmana, rimasta immune da ogni +influsso europeo, e snaturata da un fanatismo +selvaggio, tutto ciò che negli altri paesi s’agita +e procede, là rimane immobile o rovina. Il +commercio è strozzato dai monopoli, dalle proibizioni +d’esportazione e d’importazione, dalla +capricciosa mutabilità delle leggi. L’industria, +ristretta nella sua attività dai vincoli posti al +commercio, è rimasta come prima della cacciata +dei Mori dalla Spagna, coi suoi strumenti +primitivi e coi suoi procedimenti infantili. L’agricoltura, +oberata di balzelli, vincolata nell’esportazione +dei prodotti, non curata che quanto +richiedono le prime necessità della vita, è decaduta<span class="pagenum"><a name="Page_19" id="Page_19">[19]</a></span> +a segno da non meritar quasi il nome +d’arte. La scienza, soffocata dal Corano, contaminata +dalla superstizione, si riduce, nelle maggiori +scuole, a pochi elementi, quali s’insegnavano +nel medio evo. Non v’è stampa, nè libri, +nè carte geografiche; la lingua stessa, corruzione +dell’arabo, non rappresentata che da una +scrittura imperfetta e variabile, si va sempre più +degradando; il carattere nazionale nella generale +decadenza si corrompe; tutta l’antica civiltà mussulmana +deperisce. Il Marocco, questo estremo baluardo +occidentale dell’Islamismo, già sede d’una +monarchia che dominava dall’Ebro al Sudan e +dal Niger alle Baleari, glorioso d’Università +fiorenti, di biblioteche immense, di dotti famosi, +d’eserciti e di flotte formidabili, non è più che +un piccolo Stato pressochè sconosciuto, pieno +di miseria e di rovine, che resiste colle ultime +sue forze all’invasione della civiltà europea, +sorretto ancora sulle sue fondamenta sfasciate +dalle reciproche gelosie degli Stati civili.</p> + +<p>Quanto a Tangeri, l’antica Tingis, che diede +il nome alla Mauritania tingitana, e passò successivamente +dalle mani dei Romani in quelle +dei Vandali, dei Greci, dei Visigoti, degli +Arabi, dei Portoghesi, degl’Inglesi, è una città di +quindicimila abitanti, che le sue sorelle dell’Impero +considerano come una «prostituta dei Cristiani», +benchè non vi rimanga più traccia delle<span class="pagenum"><a name="Page_20" id="Page_20">[20]</a></span> +chiese e dei monasteri che vi fondarono i Portoghesi, +e la religione cristiana non v’abbia che +una piccola cappella, nascosta in mezzo alle +case consolari.</p> + +<p>Dopo ciò cominciai a fare per le strade di +Tangeri qualche studio preparatorio per il viaggio, +notando giorno per giorno le mie osservazioni. +Ed eccone alcune, incomplete e slegate, +ma scritte sotto l’impressione immediata +delle cose, e perciò forse più efficaci d’una +descrizione pensata.</p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Io mi vergogno quando mi passa accanto +un bel moro vestito in gala. Paragono il mio +cappelluccio al suo enorme turbante di mussolina, +la mia misera giacchetta al suo lungo +caffettano color di gelsomino o di rosa, l’angustia, +insomma, del mio vestiario grigio e +nero, all’ampiezza, al candore, alla dignità semplice +e gentile del suo, e mi par di far la +figura d’un scarabeo accanto a una farfalla. +Sto qualche volta lungo tempo a contemplare, +dalla finestra della mia camera, un palmo di +calzoncino color di sangue e una babuccia color +giallo d’oro, che spuntano di dietro a un +pilastro, giù nella piazzetta, e ci provo un piacere,<span class="pagenum"><a name="Page_21" id="Page_21">[21]</a></span> +che non ne posso staccar lo sguardo. E +più d’ogni cosa m’innamora e mi mette invidia +il caìc: quel lungo pezzo di lana o di +seta bianchissima, a striscie trasparenti, che +si avvolge intorno al turbante, casca sulla +schiena, gira intorno alla vita, si ripiega sulle +spalle, e ridiscende fino ai piedi, e velando vagamente +i colori pomposi dei panni, ad ogni +alito di vento tremola, ondeggia, si gonfia, par +che s’accenda ai raggi del sole, e dà a tutta la +persona l’apparenza vaporosa d’una visione. In +questo bellissimo velo avvolge e stringe sè e la +sposa il mussulmano innamorato nella notte +nuziale.</p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Chi non abbia visto, non può immaginare +fino a che punto giunga, presso gli Arabi, +l’arte di sdraiarsi. In angoli dove noi ci troveremmo +imbarazzati a mettere un sacco di +cenci o un fastello di paglia, essi trovano il +modo di adagiarsi come sopra un letto di piume. +Si arrotondano intorno a tutte le sporgenze, +riempiono tutte le cavità, si appiccicano +ai muri come bassorilievi, si allungano e si +schiacciano sul terreno in maniera da non parer +più che cappe bianche distese ad asciugare,<span class="pagenum"><a name="Page_22" id="Page_22">[22]</a></span> +si attorcigliano, piglian la forma di palle, di +cubi, di mostri senza braccia, senza gambe, +senza testa; così che le strade e le piazze della +città paiono seminate di cadaveri e di tronchi +umani, come dopo una strage.</p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Più considero questa gente, e più ammiro la +nobiltà dei loro movimenti. Fra noi non v’è +quasi alcuno che o per l’impedimento degli +abiti, o per la strettezza della calzatura, o per +vezzo, non abbia un’andatura contraffatta. Costoro +si movono colla libera eleganza di superbi +animali selvaggi. Cerco e non trovo in +mezzo a loro nemmeno uno di quei mille atteggiamenti +da rodomonte, da ballerino e da +innamorato svenevole, ai quali abbiamo l’occhio +abituato nei nostri paesi. Tutti hanno nel loro +modo di camminare qualcosa della compostezza +d’un sacerdote, della maestà d’un re e della disinvoltura +d’un soldato. Ed è strano che quella +stessa gente che sta tante ore del giorno accovacciata, +immobile, quasi intorpidita, spieghi, +non appena è scossa dalla passione, un vigore +di gesto e di voce che tocca la frenesia. Ma +anche nel prorompere delle passioni più violente, +serbano una sorta di dignità tragica,<span class="pagenum"><a name="Page_23" id="Page_23">[23]</a></span> +che potrebbe servir d’esempio a molti attori. +Ricorderò per molto tempo l’arabo di +stamane, un vecchio alto e consunto, il quale, +avendo ricevuto, per quello che si disse, una +mentita da un tale con cui fino allora era andato +disputando pacatamente, impallidì, dette +indietro, e poi si slanciò giù per la strada coprendosi +il viso colle mani convulse e gettando +un urlo di rabbia e di dolore. Io non ho mai +visto una figura più terribile e più bella.</p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>La maggior parte non hanno addosso che +una semplicissima cappa bianca; eppure quanta +varietà fra di loro! Chi la porta aperta, chi +chiusa, chi tirata da un lato, chi ripiegata sulla +spalla, chi infilata, chi sciolta, ma sempre posta +con garbo, variata di pieghe pittoresche, +cascante, in linee facili e severe, come se l’avesse +panneggiata, o piuttosto, come la vorrebbe +saper panneggiare un artista. Ognuno di costoro +arieggia un senatore romano. Stamattina +l’Ussi ha scoperto un meraviglioso Marco +Bruto in mezzo a un gruppo di beduini. Ma +se non ci è abituata la persona, non basta la +cappa a nobilitar la figura. Parecchi di noi +n’han comperata una per il viaggio, e se la<span class="pagenum"><a name="Page_24" id="Page_24">[24]</a></span> +provarono; e m’è parso vedere dei vecchietti +convalescenti infagottati in un lenzuolo da bagno.</p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Non ho ancora visto tra gli arabi un gobbo +nè uno storpio nè un rachitico; ma molti senza +naso, effetto di morbo celtico; moltissimi ciechi, +e i più fra questi colle occhiaie vuote; vista +che mi fa rabbrividire quando penso che ad +alcuni, forse, è stato strappato il globo dell’occhio +in virtù della legge del taglione, che vige +nell’Impero. Ma nessuna bruttezza ridicola in +mezzo a tante figure strane e rincrescevoli. Il +vestito ampio nasconde i piccoli difetti, come +la gravità comune e l’apparenza lignea, terracea +o bronzina delle carni, dissimula la differenza +d’età. Il perchè s’incontrano ad ogni +passo uomini d’un’età indefinibile, dei quali si +può dire soltanto che non sono nè vecchi nè +adolescenti; e o si giudicano maturi, e un lampo +di sorriso rivela inaspettatamente la giovinezza; +o si credono giovani, e il cappuccio rovesciato +mostra tutt’a un tratto i capelli grigi.<span class="pagenum"><a name="Page_25" id="Page_25">[25]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Gli Ebrei di qui arieggiano nei lineamenti +del viso quelli dei nostri paesi; ma la statura +più alta, il colorito più bruno, i lunghi capelli +neri, e sopra tutto il vestire pittoresco li fa parere +tutt’altra gente. Portano un vestito della +forma presso a poco d’una veste da camera, +di vario colore, per lo più oscuro, stretto intorno +alla vita da una fascia rossa; una berrettina +nera; calzoni larghi che sporgono appena +un palmo disotto alle falde, e le pantofole gialle. +Ed è strano il numero di «eleganti» che si +vedono in mezzo a loro, vestiti di stoffe finissime, +con camicie ricamate, ciarpe di seta, catene +ed anelli d’oro; ma punto vistosi; austeri, +invece, nell’insieme dell’abbigliamento, e pieni +di grazia e di dignità signorile, eccetto quei +pochi disgraziati che si prostituirono al cappello +cilindrico e al soprabito nero. Fra i ragazzi +vi sono delle figurine gentili; ma quella +specie di veste da camera in cui si fasciano, +non s’addice alla età loro. Ogni ragazzo ebreo +mi par un dilettante da teatrino di collegio, vestito +per far la parte del protagonista nel <i>Campanello +dello speziale</i>.<span class="pagenum"><a name="Page_26" id="Page_26">[26]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Trovo, sinora, che non è un’esagerazione quello +che si dice della bellezza delle ebree marocchine, +che ha un carattere suo proprio, sconosciuto in +ogni altro paese. È una bellezza opulenta e +splendida, di grandi occhi neri, di fronti nivee, +di bocche porporine, di contorni statuarii, una +bellezza da palco scenico, che abbarbaglia da +lontano, e strappa piuttosto un applauso che +un sospiro, e piace di raffigurarsela in mezzo +alle fiaccole e alle tazze inghirlandate d’un +banchetto antico, come nella sua cornice naturale. +Le ebree di Tangeri non vestono in +pubblico il ricchissimo costume tradizionale; +son vestite presso a poco all’europea, ma di colori +ciarlatanissimamente vistosi, blù solferino e +rosso di carminio, giallo di zolfo e verde d’erba +montanina, scialli e gonnelle che feriscon l’occhio +da una collina all’altra; in modo che paiono +donne ravvolte dentro a bandiere di tutti gli Stati +del mondo. Il sabato, passando per le strade abitate +dagli ebrei, si vedono da ogni parte quei colori, +quei visi floridi, quegli occhioni dolci e +ridenti, quelle treccie lunghe e nerissime; nidiate +di ragazze chiassose e curiose; un rigoglio +di gioventù e di bellezza sensuale, che contrasta +vivamente colla solitudine austera delle altre vie.<span class="pagenum"><a name="Page_27" id="Page_27">[27]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Mi fanno ridere i ragazzi arabi. Di quei piccini, +che possono appena camminare, anch’essi +insaccati nella cappa bianca, non si vede altro +che il cappuccio, e paiono spegnitoi ambulanti. +La maggior parte hanno la testa rasa nuda come +la mano, eccetto una trecciolina sul cocuzzolo +lunga un par di palmi, che si direbbe lasciata +apposta per poterli appendere ai chiodi +come le marionette. Alcuni l’hanno invece dietro +l’orecchio o sopra la tempia, con qualche +ciocca di capelli tagliati in forma di quadrato +o di triangolo, che è il distintivo degli ultimi +nati nelle famiglie. I più hanno un bel visetto +pallido, un corpicino ritto e sciolto e un’espressione +d’intelligenza precoce. Nelle parti più +frequentate della città, non badano agli Europei; +nelle strade appartate, si contentano di +guardarli attentamente, coll’aria di dire:—Non +mi piaci.—Qualcuno avrebbe voglia di dire +un’impertinenza: glie la vedete scintillare negli +occhi e guizzare sulle labbra; ma di rado +se la lasciano sfuggire dalla bocca, non tanto per +rispetto del Nazareno, quanto per paura del +padre, che sente l’odore delle Legazioni. In +ogni caso, però, alla vista d’un soldo si quetano.<span class="pagenum"><a name="Page_28" id="Page_28">[28]</a></span> +Ma bisogna guardarsi da tirare il codino, +perchè ieri, passando, diedi una tiratina a un +fantoccio alto un palmo, e lui mi si voltò +contro inviperito, borbottando alcune parole, +che significavano, mi disse l’interprete:—Dio +faccia arrostire tuo nonno, maledetto Cristiano!</p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Ho finalmente veduto due santi, che vuol dire +idioti o pazzi, poichè qui, come in tutta l’Affrica +settentrionale, è venerato come santo colui +al quale Dio, in segno di predilezione, ha +tolto la ragione per ritenerla prigioniera nel +cielo. Il primo era davanti a una bottega, sulla +strada principale. Lo vidi da lontano e mi fermai. +Sapevo che ai santi tutto è lecito, e non +volevo espormi a ricevere una legnata tra capo +e collo come il signor Sourdeau, console di +Francia, o uno sputo nel viso come il signor +Drummond Hay. Ma l’interprete che m’accompagnava +mi spinse innanzi dicendomi:—Vada +franco; i santi di Tangeri han messo testa a +partito dopo che le Legazioni fecero dare degli +esempi sonori, e in ogni caso gli arabi stessi le +servirebbero di scudo, per impedire al santo di +compromettersi.—Allora passai davanti a quello<span class="pagenum"><a name="Page_29" id="Page_29">[29]</a></span> +spauracchio, osservandolo attentamente. Era un +vecchio, tutto faccia e tutto pancia, coi capelli +bianchi lunghissimi, una barbaccia che gli scendeva +fin sul petto, una corona di carta intorno +alla fronte, un mantello rosso sbrandellato sulle +spalle e in mano una piccola lancia colla punta +dorata. Stava seduto in terra, colle gambe incrociate +e le spalle al muro, guardando con +aria annoiata la gente che passava. Mi soffermai: +mi guardò. Ci siamo—pensai—ora lavora +la lancia.—Ma la lancia ebbe giudizio, e +fui anzi meravigliato dell’espressione tranquilla +e intelligente di quegli occhi e d’un risolino +astuto che vi brillava dentro, come se volesse +dire:—Tu aspetti ch’io ti dia addosso, eh? A +esser minchioni! Era certamente uno di quegli +impostori che, sani di mente, si fingono +pazzi per godere i privilegi della santità. Gli +gettai una moneta ch’egli raccolse con sbadataggine +affettata, e tornai verso la piazzetta dove, +appena arrivato, ne incontrai un altro. Questo +era santo davvero. Era un mulatto, quasi tutto +nudo, appena umano nel viso, tutt’una crosta +immonda dalla testa ai piedi, e secco a segno +che lasciava veder lo scheletro osso per osso, +e pareva un prodigio che vivesse. Girava lentamente +per la piazza sorreggendo a fatica una +gran bandiera bianca, che i ragazzi correvano +a baciare, e un altro pezzente accompagnato<span class="pagenum"><a name="Page_30" id="Page_30">[30]</a></span> +da due rabbiosi suonatori di piffero e di tamburo, +chiedeva la limosina per lui di bottega +in bottega. Gli passai accanto, mi mostrò il +bianco dell’occhio; lo fissai, si fermò; mi +parve che apparecchiasse qualcosa in bocca, +mi scansai lesto lesto e non mi volsi più indietro.—Ha +fatto bene, mi disse l’interprete, +a scansarsi, perchè, se avesse sputato, lei +non avrebbe avuto dagli altri arabi altra consolazione +che di sentirsi dire: Non asciugare, +fortunato Cristiano! Non cancellare il segno +della benevolenza di Dio! Te benedetto, che +il santo t’ha sputato sul viso!</p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Sta notte ho inteso di nuovo il suono di +chitarra e la voce della prima sera, e ho +<i>sentito</i> per la prima volta la musica araba. In +quella perpetua ripetizione dello stesso motivo, +quasi sempre malinconico, c’è qualcosa +che a poco a poco va all’anima. È una +specie di lamentazione monotona che finisce per +soggiogare il pensiero come il mormorio d’una +fontana, il canto dei grilli e il battere dei martelli +sulle incudini che si ode la sera passando +vicino a un villaggio. Mi sento forzato a +raccogliermi e a meditare come per afferrare<span class="pagenum"><a name="Page_31" id="Page_31">[31]</a></span> +il significato riposto di quella eterna parola che +mi risuona all’orecchio. È una musica barbara, +ingenua e piena di dolcezza, che mi fa risalire +col pensiero fino alle età primitive, mi ravviva +le impressioni infantili delle prime letture della +Bibbia, mi richiama alla mente dei sogni dimenticati, +mi desta mille curiosità di paesi e +di popoli favolosi, mi trasporta a grandi lontananze, +in boschi d’alberi sconosciuti, in mezzo +a sacerdoti secolari curvi intorno a idoli d’oro; o +in pianure sconfinate, in solitudini solenni, dietro +le carovane stanche che interrogano collo sguardo +l’immenso orizzonte infocato e ripiegano la testa +raccomandandosi a Dio. Nulla di quello che mi +circonda mi fa sentire un così mesto desiderio +di riveder mia madre, come quelle poche note +d’una voce fioca e d’una chitarra scordata.</p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Una stranissima cosa son le botteghe moresche. +Sono tutte una specie d’alcova, alta circa un metro +da terra, con una sola apertura verso la strada, +alla quale il compratore s’affaccia, come ad +una finestra, appoggiandosi al muro. Il bottegaio +sta dentro, seduto all’orientale, con una +parte delle merci ammontata dinanzi, e una +parte dietro, disposta in piccoli scaffali. È curioso<span class="pagenum"><a name="Page_32" id="Page_32">[32]</a></span> +l’effetto che fan quei vecchi mori barbuti, +immobili come automi, in fondo a quei bugigattoli +oscuri. Pare che non la merce, ma essi +medesimi siano esposti in mostra, come i <i>fenomeni +viventi</i> nelle baracche delle fiere. Son +vivi? son di legno? dov’è l’ordigno che li fa +comparire e sparire? E così immobili e silenziosi +passano ore ed ore, e giornate intere, facendo +scorrere fra le dita le pallottoline d’un +rosario, e borbottando preghiere. Non si può +immaginare l’aria di solitudine, di noia, di tristezza +che spira là dentro. Si direbbe che ognuna +di quelle botteghe è una tomba, nella quale il +padrone, già separato dal mondo, aspetta la +morte.</p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Ho visto due bambini condotti in trionfo +dopo la funzione solenne della circoncisione. +Uno poteva avere sei anni, l’altro cinque. Erano +tutti e due a cavallo a una mula bianca, vestiti +d’abiti rossi, gialli e verdi, ricamati d’oro, +e coperti di nastri e di fiori, in mezzo ai +quali si vedevano appena i loro visetti pallidi, +che serbavano ancora l’espressione dello spavento +e dello stupore. Davanti alla mula, gualdrappata +e inghirlandata come un cavallo di<span class="pagenum"><a name="Page_33" id="Page_33">[33]</a></span> +corte, camminavano tre sonatori col tamburo, +il piffero e il cornetto, sonando furiosamente; +dai lati e dietro, venivano i parenti e gli amici, +uno dei quali teneva i bimbi fermi sulla sella, +un altro porgeva loro dei confetti, altri li accarezzavano, +alcuni tiravan schioppettate in aria +saltando e gridando. Se non avessi saputo il +significato della cerimonia, avrei creduto che +quei poveri bimbi fossero due vittime condotte +al sacrificio; e nondimeno era uno spettacolo +non privo di gentilezza e di poesia. Ma l’avrei +trovato anche più poetico, se non m’avessero +detto che l’operazione sacra era stata fatta dal +rasoio d’un barbiere.</p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Stasera ho assistito ad una strana metamorfosi +di Racma, la serva nera del ministro. La +sua compagna mi venne a cercare, mi condusse +in punta di piedi davanti a un uscio socchiuso, +e spalancandolo tutt’a un tratto, esclamò:—Guardi +Racma!—Io rimasi talmente meravigliato +dell’aspetto in cui mi si presentò quella +nera, ch’ero abituato a vedere nei panni di +una modestissima schiava, che per un momento +non credetti ai miei occhi. Avrei detto +ch’era una sultana fuggita dal palazzo dell’Imperatore,<span class="pagenum"><a name="Page_34" id="Page_34">[34]</a></span> +la regina di Tumbuctu, una principessa +di qualche regno sconosciuto dell’Affrica, +venuta là sul tappeto miracoloso di Bisnagar. +Non la vidi che per pochi momenti, non saprei +dire esattamente com’era vestita. Era un bianco +di neve, un rosso di porpora e uno sfolgorio +di larghi galloni d’oro, sotto un gran velo trasparente, +che presentavano insieme col viso +nerissimo una così fragorosa armonia di colori +e una ricchezza così barbaramente magnifica +da non trovar parola per descriverla. Mentre +m’avvicinavo per osservarne i particolari, tutta +quella pompa scomparve sotto il lugubre lenzuolo +maomettano, e la regina si trasformò in +spettro, e lo spettro scomparve, lasciando nella +stanza il puzzo nauseabondo di selvaggiume, +proprio della razza nera, che finì di togliermi +ogni illusione.</p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Udendo un gran chiasso nella piazzetta, mi +affacciai alla finestra e vidi passare un nero con +tutto il busto nudo, a cavallo a un asino, fiancheggiato +da alcuni arabi armati di bastoni e +seguito da uno sciame di ragazzi che urlavano. +Sul primo momento credetti che fosse uno +scherzo e guardai col cannocchiale. Mi ritirai<span class="pagenum"><a name="Page_35" id="Page_35">[35]</a></span> +inorridito. I calzoni bianchi del nero erano +macchiati di sangue, che gocciolava dalla schiena. +Gli arabi coi bastoni erano soldati che lo battevano. +Domandai informazioni. Aveva rubato una +gallina.—Fortunato lui!—mi disse un soldato +della Legazione:—pare che non gli taglieranno +la mano.</p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Sono da sette giorni a Tangeri, e non ho +ancora visto il viso d’un’araba. Mi par di trovarmi +in un grande veglione di donne mascherate +da streghe, come se le figurano i bimbi, +camuffate in un lenzuolo mortuario. Camminano +a passi lunghi, lentamente, un po’ curve, coprendosi +il viso col lembo d’una specie di mantello +di tela, sotto il quale non hanno altro +che una camicia a larghe maniche, stretta intorno +alla vita da un cordone, come la tonaca +d’un frate. Del loro corpo non si vede che +gli occhi, la mano che copre il viso, tinta di +rosso coll’henné alle estremità delle dita, e i +piedi nudi, pure tinti, infilati in larghe pantofole +di cuoio giallo. La maggior parte non lasciano +vedere che mezza la fronte ed un occhio: l’occhio, +per lo più, scuro, e la fronte color di +cera. Incontrando un Europeo per una strada<span class="pagenum"><a name="Page_36" id="Page_36">[36]</a></span> +appartata alcune si coprono tutto il viso con +un movimento brusco e sgraziato e passano +stringendosi al muro; altre arrischiano un’occhiata +tra diffidente e curiosa; qualcuna, più +ardita, saetta uno sguardo provocatore e abbassa +il viso sorridendo. Ma la più parte hanno +un aspetto triste, stanco, avvilito. Son graziose +le ragazzine, non ancora obbligate a coprirsi; occhi +neri, visetto pieno, carnagione pallida, boccuccie +rotonde, mani e piedi piccini. Ma a vent’anni +son già vizze, a trenta, vecchie, a cinquanta, +disfatte.</p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>V’è a Tangeri un mostro, una di quelle creature +su cui non si può fissare lo sguardo, e che gettano +per un momento anche nell’anima d’un credente +lo sgomento del dubbio. Si dice che è +una donna; ma non sembra nè donna nè uomo. +È una testa d’urango, mulatta, coi capelli corti +ed irsuti, uno scheletro colla pelle, coperta di +cenci neri, quasi sempre distesa come un corpo +morto nel mezzo della piazzetta, o seduta in +un angolo, immobile e muta come un’insensata, +quando non la molestino i ragazzi, ai quali si +rivolta urlando o piangendo. Può aver quindici +anni, può averne trenta: la sua mostruosità nasconde<span class="pagenum"><a name="Page_37" id="Page_37">[37]</a></span> +l’età. Non ha parenti, non ha casa, non +si sa come si chiami nè donde venga. Passa +la notte accovacciata per le strade, in mezzo +alle immondizie e ai cani. Gran parte del giorno +dorme; quando ha da mangiare, ride; quando +ha fame, piange; quando è sole, è un mucchio +di polvere; quando piove, è un ammasso +di fango. Una notte, passandole accanto, uno +di noi le mise nelle mani una moneta d’argento +ravvolta in un pezzo di carta, affinchè +la mattina avesse il piacere d’una sorpresa. La +mattina la trovammo in mezzo alla piazza che +singhiozzava disperatamente, mostrando una +mano insanguinata: qualcuno, graffiandola, le +aveva strappato la moneta. Tre giorni dopo la +incontrai, a cavallo a un asino, tutta in lagrime, +sostenuta da due soldati, seguita da una turba +di ragazzi che le davan la baia. Qualcuno mi +disse che la portavano all’ospedale. Non la rividi +che ieri addormentata accanto al carcame +d’un cane, più fortunato di lei.</p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>So finalmente chi sono questi uomini biondi +dalla faccia di malaugurio, che passandomi accanto +per le strade appartate mi gettano uno +sguardo in cui pare che scintilli la tentazione<span class="pagenum"><a name="Page_38" id="Page_38">[38]</a></span> +dell’omicidio! Sono quei Rifani, berberi di razza, +che non hanno altra legge che il loro fucile, che +non riconoscono nè caid nè magistrato; i pirati +audaci, i banditi sanguinarii, i ribelli eterni +che popolano le montagne della costa da Tetuan +alla frontiera algerina; che non riuscirono +a domare nè i cannoni dei vascelli europei +nè gli eserciti del Sultano; gli abitanti, in fine, +di quel Rif famoso, dove nessun straniero +può mettere piede che sotto la salvaguardia +dei santi e dei sceicchi; a cui si riferiscono +ogni sorta di leggende paurose; e i popoli vicini +ne parlano vagamente come d’un paese +lontano e inaccessibile. Se ne vedono di frequente +per Tangeri. Son uomini alti e robusti; +molti vestiti d’una cappa oscura, ornata di +nappine di vario colore; alcuni col viso segnato +di rabeschi gialli; tutti armati di fucili +lunghissimi, di cui portano la guaina rossa attorcigliata +intorno alla fronte in forma di turbante; +e vanno a gruppi, parlando a voce bassa, +col capo chino e gli occhi all’erta, come drappelli +di bravi che cerchino la vittima. E appetto +a loro gli Arabi più selvaggi mi paiono +amici d’infanzia.<span class="pagenum"><a name="Page_39" id="Page_39">[39]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Eravamo a desinare, a notte fitta, quando +risonarono alcune fucilate nella piazzetta. Si +corse fuori, e si vide ancora, da lontano, un +bizzarro spettacolo. La stradetta che conduce alla +porta del Soc di Barra era rischiarata, per un +buon tratto, da grandi fiaccole, che apparivano +al disopra delle teste della folla, intorno a qualcosa +che pareva una cassa, posta sulla groppa +d’un cavallo; e questa enimmatica processione +andava innanzi lentamente, accompagnata da +una musica malinconica, da un canto strascicato +e nasale, da fucilate, da grida stridule, da latrati +di cani. Rimasto solo in mezzo alla piazza, +stetti qualche minuto almanaccando che cosa +potesse significare quell’apparato lugubre, se in +quella cassa ci fosse un cadavere, un condannato +a morte, un mostro, un animale destinato +al sacrifizio; e in quell’incertezza mi prese un +senso di ribrezzo, che mi fece voltar le spalle +e tornare a casa pieno di tristi pensieri. Un +minuto dopo sopraggiunsero gli amici, ed ebbi +da loro la spiegazione dell’enimma. Dentro la +cassa v’era chiusa una sposa, e la gente intorno +erano i parenti che la portavano a casa +del marito.<span class="pagenum"><a name="Page_40" id="Page_40">[40]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>È passata per la piazzetta una turba d’arabi, +uomini e donne, preceduta da sei vecchi che +portavano sei grandi bandiere di colori diversi, +e tutti insieme cantavano ad alta voce non so +che preghiera, con un accento supplichevole +ed un aspetto triste, che mi fece senso. Domandai: +mi si disse che chiedevano ad Allà +la grazia della pioggia. Li seguitai, andavano +alla moschea principale. Non sapendo che qui +è rigorosamente proibito ai cristiani di metter +piede nelle moschee, quando fui davanti +alla porta, feci l’atto d’entrare. Un vecchio +arabo mi si slanciò contro e borbottando con +voce affannata qualcosa che interpretai per:—Che +cosa fai, disgraziato!—mi spinse indietro +coll’atto di chi rimova un fanciullo da un +precipizio. Mi dovetti dunque contentare di vedere +dalla strada le arcate bianche del cortile, non +dolendomi però gran fatto, dopo aver visto +le gigantesche moschee di Costantinopoli, d’essere +escluso da quelle di Tangeri, prive d’ogni +aspetto monumentale, fatta eccezione dei +minareti. Ma nè anco i loro minareti,—grosse +torri quadrate od esagone, rivestite di mosaici +di molti colori, e sormontate da una torricina<span class="pagenum"><a name="Page_41" id="Page_41">[41]</a></span> +a tetto piramidale,—valgono i minareti bianchi +e leggerissimi che si alzano al cielo come smisurate +antenne d’avorio dalla sommità delle colline +di Stambul. Mentre stavo là guardando nel +cortile, una donna, di dietro alla fontana delle +abluzioni, mi fece un atto colla mano. Potrei +lasciar credere che fosse un bacio; ma era un +pugno.</p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Son salito alla Casba, o castello, posto sopra +una collina che domina Tangeri. È un gruppo +di piccoli edifici circondati di vecchie mura, +dove stanno le autorità, i soldati e i prigionieri. +Non ci trovai che due sentinelle assonnate, +sedute davanti a una porta, in fondo +a una piazzetta deserta, e qualche mendicante +disteso in terra, saettato dal sole e divorato dalle +mosche. Di lassù si abbraccia collo sguardo +tutta Tangeri, che si stende ai piedi delle mura +della Casba e risale su per un’altra collina. +L’occhio rifugge quasi da tutta quella bianchezza +purissima, macchiata soltanto qua e là +dal verde di qualche fico imprigionato fra muro +e muro. Si vedono i terrazzi di tutte le case, +i minareti delle moschee, le bandiere delle Legazioni, +i merli delle mura, la spiaggia solitaria,<span class="pagenum"><a name="Page_42" id="Page_42">[42]</a></span> +la baia deserta, i monti della costa, uno +spettacolo vasto, silenzioso e splendido, che +rasserenerebbe la più cupa nostalgia. Mentre +stavo contemplando mi riscosse una voce +acuta e tremula, d’un’intonazione strana, che +veniva dall’alto. Mi voltai, e solamente dopo +aver un po’ cercato, scopersi sulla cima del minareto +d’una moschea della Casba una piccola +macchia nera, il <i>muezzin</i>, che invita i fedeli alla +preghiera lanciando ai quattro venti il nome di +Allà e di Maometto. Poi tornò a regnare tutt’intorno +il silenzio malinconico del mezzogiorno.</p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Farsi cambiare il danaro, in questo paese, è +una calamità. Ho dato una lira francese al tabaccaio +perchè mi rendesse dieci soldi. Questo +moro feroce aprì una cassetta e cominciò a pigliare +e a buttar sul banco manate di monetaccie +nere e sformate, finchè ce ne fu un mucchio +da farne il carico ordinario d’un facchino, +diede una contata alla lesta e stette ad aspettare +che me le intascassi.—Scusate—gli dissi, +cercando di ripigliar la mia lira;—non sono +abbastanza robusto da poter comprare nella +vostra bottega.—Poi m’accomodai pigliando +altri sigari e portando via una tascata soltanto<span class="pagenum"><a name="Page_43" id="Page_43">[43]</a></span> +di quel tritume di danaro per farmi spiegare +che cosa fosse. È una moneta chiamata <i>flu</i>, +di rame, la cui unità val meno d’un centesimo +e va ancora scemando ogni giorno di valore, +perchè il Marocco n’è inondato, ed è inutile aggiungere +a qual fine l’abbia profusa e la profonda +il Governo, quando si dica che il Governo +paga con questa moneta e non riceve che oro ed +argento. Ma ogni male ha il suo bene, e questi +flù, questo flagello del commercio, hanno la inestimabile +virtù di preservare i marocchini da molti +malanni, e in specie dalla jettatura, in grazia del +così detto anello di Salomone, una stella di sei +punte che v’è impressa da una parte; immagine +dell’anello vero chiuso nella tomba del +gran Re, il quale governava con esso i buoni +e i cattivi genii.</p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Non v’è che un luogo dove passeggiare, ed è +la spiaggia che si stende dalla città verso il +capo Malabat, una spiaggia sparsa di conchiglie +e di vegetali rigettati dal mare, e coperta +in varii punti da larghe distese d’acqua, +difficili a guadarsi durante l’alta marea. Questi +sono i Campi Elisi o le Cascine di Tangeri. +L’ora della passeggiata è la sera, verso il tramonto.<span class="pagenum"><a name="Page_44" id="Page_44">[44]</a></span> +A quell’ora vi sarà una cinquantina +d’Europei che passeggiano a coppie o a gruppi, +a qualche centinaio di passi gli uni dagli altri, +in modo che dalle mura della città si riconoscono +uno per uno alla distanza d’un miglio. +Viene innanzi una signora inglese a cavallo, +accompagnata da una guida; più in là, due +mori della campagna; dopo i mori, il Console +di Spagna colla sua signora; poi un Santo; +poi una cameriera francese con due bimbi; poi +uno stormo di campagnuole arabe che passano +un’acqua, scoprendo le ginocchia e nascondendosi +il viso, e più lontano, a intervalli, un +cappello a staio, un cappuccio bianco, un <i>chignon</i>, +fino all’ultimo che dev’essere il Segretario della +Legazione di Portogallo coi calzoni chiari che +gli hanno portato ieri da Gibilterra; perchè in +questa piccola colonia europea tutti sanno tutto +di tutti. Se non fosse irriverente il paragone, +direi che mi pare una passeggiata di condannati +a domicilio coatto, o di viaggiatori tenuti in +ostaggio dai pirati d’un’isola selvaggia, che aspettino +l’arrivo d’un bastimento col denaro del +riscatto.</p> + +<hr /> + +<p>È assai più facile raccapezzarsi nell’immensità +di Londra che in mezzo a questo pugno<span class="pagenum"><a name="Page_45" id="Page_45">[45]</a></span> +di case che starebbero tutte in un canto dell’Hayd-Park. +Tutti questi vicoletti, cantucci, crocicchi, +dove appena si può passare, si somigliano +fra loro come le cellule d’un’arnia, e non è +che un’attentissima osservazione dei più minuti +particolari che possa far distinguere un +luogo da un altro. Finora, appena uscito dalla +piazza e dalla strada principale, mi smarrisco. +In pieno giorno, in uno di questi corridoi silenziosi, +due arabi potrebbero legarmi, imbavagliarmi +e farmi sparire per sempre dalla faccia +della terra senza che nessuno vedesse e sentisse +nulla. Eppure un cristiano può girare solo per +questo labirinto, in mezzo a questi barbari, di +giorno e di notte, con maggior sicurezza che +in qualunque nostra città. Qualche asta di bandiera +europea, ritta sopra un terrazzo come +l’indice minaccioso di una mano nascosta, basta +a ottenere quello che non ottiene fra noi +una legione d’armati. Che differenza di civiltà +tra Londra e Tangeri! Ma ogni città ha i suoi +vantaggi. Là vi sono i grandi palazzi e le strade +ferrate sotterranee; qui si può attraversar la +folla col soprabito sbottonato.</p> + +<hr /> + +<p>Non c’è in tutta Tangeri nè un carro nè +una carrozza; non si sente strepito d’officine<span class="pagenum"><a name="Page_46" id="Page_46">[46]</a></span> +nè suono di campane nè grida di venditori; +non si vede nessun movimento affrettato nè +di cose nè di persone; gli stessi Europei, per +non saper dove battere il capo, restano per ore +immobili in mezzo alla piazza; tutto riposa +e invita al riposo. Io stesso, che son qui da +pochi giorni, comincio a sentir l’influsso di +questa vita molle e sonnolenta. Arrivato al Soc +di Barra, mi sento irresistibilmente risospinto +verso casa; lette dieci pagine d’un libro, il libro +mi sfugge di mano; una volta abbandonata +la testa sulla spalliera della poltrona, ho +bisogno di riepilogarmi almeno un paio di capitoli +dello Smiles, per riescire a risollevarla; +e il solo pensiero del lavoro e delle cure che +m’aspettano a casa, mi stanca. Questo cielo +sempre azzurro e questa città tutta bianca sono +un’immagine della pace inalterata e monotona +che diventa a poco a poco, in chi abita questo +paese, il supremo desiderio della vita. Ed +ecco la cagione per cui interrompo qui le mie +note. La mollezza affricana m’ha vinto.....</p> + +<hr /> + +<p>Tra la molta gente che ronzava intorno alla +porta della Legazione v’era un moro elegante, +che fin dal primo giorno m’aveva dato nell’occhio; +uno dei più bei giovani che io abbia visto<span class="pagenum"><a name="Page_47" id="Page_47">[47]</a></span> +nel Marocco; alto e snello, con due occhi +neri e melanconici, e un sorriso dolcissimo; una +figura da sultano innamorato, che Danas, lo +spirito maligno delle <i>Mille e una notte</i>, avrebbe +potuto mettere accanto alla principessa Badura, +in vece del principe Camaralzaman, sicuro che +non si sarebbe lamentata del cambio. Si chiamava +Maometto, aveva diciotto anni ed era figliuolo +d’un moro agiato di Tangeri, protetto +dalla Legazione d’Italia, un grosso ed onesto +mussulmano, che da qualche tempo, essendo minacciato +di morte da un suo nemico, veniva +quasi ogni giorno, colla faccia spaurita, a chieder +aiuto al Ministro. Questo Maometto parlava +un poco spagnuolo, alla moresca, con tutti +i verbi all’infinito, e così aveva potuto stringere +amicizia coi miei compagni. Era sposo +da pochi giorni. L’aveva fatto sposare suo padre, +perchè mettesse giudizio, e gli aveva dato +una ragazza di quindici anni, bella come lui. +Ma il matrimonio non l’aveva molto cangiato. +Egli era rimasto, come dicevamo noi, un moro +<i>dell’avvenire</i>, il che consisteva nel bere, di nascosto, +qualche bicchiere di vino, fumare qualche +sigaro, annoiarsi a Tangeri, bazzicare cogli +Europei e almanaccare un viaggio in Spagna. +In quei giorni però, quello che ce lo tirava +intorno, era il desiderio d’ottenere, per mezzo +nostro, il permesso d’unirsi alla carovana, e<span class="pagenum"><a name="Page_48" id="Page_48">[48]</a></span> +andare così a veder Fez, la grande metropoli, +la sua Roma, il sogno della sua infanzia; e a +questo fine ci prodigava inchini, sorrisi e strette +di mano, con una espansione e una grazia +che avrebbe sedotto tutto l’arem dell’Imperatore. +Come quasi tutti gli altri giovani +mori della sua condizione, ammazzava il tempo +trascinandosi di strada in strada, di crocchio +in crocchio, a parlare del nuovo cavallo +d’un ministro, della partenza dell’amico +per Gibilterra, d’un bastimento arrivato, d’un +furto commesso, di pettegolezzi da donne; o rimanendo +molte ore immobile e taciturno in +un angolo della piazzetta del mercato, colla testa +chi sa dove. A questo bellissimo ozioso si +lega il ricordo della prima casa moresca in cui +misi il piede, e del primo pranzo arabo a cui +arrischiai il palato. Un giorno suo padre ci +invitò a desinare. Era un desiderio che avevamo +da molto tempo. Una sera tardi, guidati +da un interprete e accompagnati da quattro +servi della Legazione, s’arrivò, per alcune stradette +oscure, a una porta arabescata, che s’aperse, +come per incanto, al nostro avvicinarsi; +e attraversata una stanzina bianca e nuda, ci +trovammo nel cuore della casa. La prima cosa +che ci colpì fu una gran confusione di gente, +una luce strana, una pompa meravigliosa di +colori. Ci vennero incontro il padrone di casa,<span class="pagenum"><a name="Page_49" id="Page_49">[49]</a></span> +il figliuolo e i parenti coronati di gran turbanti +bianchi; dietro di loro, c’erano i servi +incappucciati; più in là, negli angoli oscuri, +dietro gli spigoli delle porte, faccie attonite di +donne e di bambini; e malgrado tanta gente, +un silenzio profondo. Credevo d’essere in una +sala: alzai gli occhi, e vidi le stelle. Eravamo +nel cortile. Quella, come tutte le altre case moresche, +era un piccolo edifizio quadrato, con un +cortiletto nel mezzo, su due lati del quale si +aprivano due stanze alte e lunghe, senza finestre, +con una sola gran porta arcata, chiusa da +una cortina. I muri esterni erano bianchi come +la neve, gli archi delle porte, dentellati, i +pavimenti a mosaico; qua e là una finestrina +binata e una nicchietta per le pantofole. La +casa era stata addobbata. I pavimenti coperti +di tappeti; accanto alle porte dei grandi candellieri, +con candele rosse, gialle e verdi; sui +tavolini, specchi e mazzi di fiori. Ma l’effetto +di tutte queste cose, in sè medesime punto +strane, era stranissimo. C’era un po’ della decorazione +d’una chiesa, e insieme un’aria di teatrino, +di sala da ballo, di reggia posticcia; ma piena +di gentilezza e di grazia; e nella distribuzion della +luce e nella combinazione dei colori, un effetto +novo, un significato profondo, una corrispondenza +meravigliosa con tutto ciò che noi avevamo +sempre pensato e sentito, confusamente,<span class="pagenum"><a name="Page_50" id="Page_50">[50]</a></span> +di quel popolo; come se quella fosse la luce, +per così dire, e il colorito della sua filosofia e +della sua religione, e vedendo l’interno di +quella casa, vedessimo per la prima volta dentro +all’anima della razza. Si spese qualche +minuto in inchini e in vigorose strette di +mano, e poi fummo invitati a vedere la camera +degli sposi. Io cercai inutilmente, con una +curiosità da sfacciato europeo, gli occhi di Maometto: +egli aveva già chinato la testa e nascosto +il rossore sotto il turbante. La camera +nuziale era una sala alta, lunga e stretta, colla +porta sul cortile. Da una parte, in fondo, vi +era il letto della sposa; dalla parte opposta +quello di Maometto; tutti e due decorati di ricche +stoffe, di un colore rosso carico, con sopra +una trina; il pavimento coperto di grossi +tappeti di Rabat; le pareti, d’arazzi gialli e +rossi; e fra i due letti, il vestiario della +sposa appeso al muro: busti, gonnelline, calzoncini, +vestitini di taglio sconosciuto, di tutti +i colori d’un giardino fiorito, di lana di seta +e di velluto, gallonati e stelleggiati d’oro e +d’argento; tutto il corredo d’una bambola da +principessina; una vista da far girar la testa a +un coreografo e morir d’invidia una mima. +Di là passammo nella stanza da pranzo. Anche +qui tappeti, arazzi, mazzi di fiori, grandi candellieri +posati sul pavimento, materassine e<span class="pagenum"><a name="Page_51" id="Page_51">[51]</a></span> +guanciali di cento colori stesi a pie’ dei muri, +e due letti addobbati con gran pompa, poichè +era la camera nuziale del padrone. Vicino +a uno dei letti era apparecchiata la tavola, +contro l’uso degli arabi, che mettono i piatti +in terra, e mangiano senza posate; e vi scintillava +su, a dispetto del Profeta, una corona +di vecchie bottiglie, incaricate di rammentarci, +in mezzo alle voluttà del banchetto moresco, +che eravamo cristiani. Prima di metterci a tavola, +ci sedemmo, a gambe incrociate, sopra i +tappeti, intorno al segretario del padrone di +casa, un bel moro in turbante, il quale preparò +il tè sotto i nostri occhi e ce ne fece pigliare, +secondo l’uso, tre tazze per uno, spropositatamente +inzuccherate, e profumate di menta; e tra +una tazza e l’altra accarezzammo il codino e la +testina rasata d’un bel bambino di quattr’anni, +ultimo fratello di Maometto, il quale contava furtivamente +le dita delle nostre mani per assicurarsi +ch’eran cinque come quelle di tutti i maomettani. +Preso il tè, sedemmo a tavola. Il padrone, +pregato, sedette anche lui, per tenerci compagnia, +e cominciarono a sfilare i piatti arabi, +oggetto della nostra vivissima curiosità. Io assaggiai +il primo con grande fiducia.... Eterno +Iddio! Il mio primo pensiero fu di precipitarmi +sul cuoco. Tutte le contrazioni che si possono +produrre sul viso d’un uomo all’assalto improvviso<span class="pagenum"><a name="Page_52" id="Page_52">[52]</a></span> +d’una colica, o alla notizia del fallimento +del suo banchiere, io credo che si sian prodotte +sul mio. Capii sul momento come una +gente che mangiava a quel modo dovesse +credere in un altro Dio e pigliare in un altro +senso la vita umana. Non saprei esprimere +quello ch’io sentii nella bocca fuorchè paragonandomi +a un disgraziato costretto a far +colazione coi vasetti d’un parrucchiere. Eran +sapori di pomate, di cerette, di saponi, d’unguenti, +di tinture, di cosmetici, di tutto ciò che +si può immaginare di meno proprio a passare +per una bocca umana. A ogni piatto ci scambiavamo +degli sguardi di meraviglia e di terrore. +La materia prima doveva esser buona: era +pollame, montone, caccia, pesce; piatti enormi +e di bella cera; ma tutto nuotante in salse abbominevoli, +tutto unto, profumato, impomatato, +tutto cucinato in maniera da parer più naturale +di metterci dentro il pettine che la forchetta. +Pure bisognava mandar giù qualcosa, +ed io mi confortavo al sacrifizio ripetendo quei +versi dell’Aleardi:</p> + +<div class="poem" style="width: 14em;"><div class="stanza"> +<span class="i8">Oh nella vita<br /></span> +<span class="i0">Qualche delitto incognito ne pesa!<br /></span> +<span class="i0">Qualche cosa si espia!<br /></span> +</div></div> + +<p class="noi">La sola cosa mangiabile era il montone allo +spiedo. Nemmeno il cuscussu, il piatto nazionale<span class="pagenum"><a name="Page_53" id="Page_53">[53]</a></span> +dei mori, fatto con grano tritato della +grossezza della semola, cotto a vapore e condito +con latte o brodo,—perfido simulacro +di risotto—, nemmeno questo famoso cuscussu, +che piace a molti europei, mi è +riuscito d’inghiottirlo senza cangiar colore. E ci +fu qualcuno di noi che, per punto, mangiò di +tutto! cosa consolante la quale dimostra che +in Italia ci sono ancora dei grandi caratteri. A +ogni boccone, il nostro ospite c’interrogava +umilmente collo sguardo, e noi, stralunando gli +occhi, rispondevamo in coro:—Eccellente! +Squisito!—e buttavamo giù subito un bicchier +di vino per ravvivarci gli spiriti. A un certo +punto, scoppiò nel cortiletto una musica bizzarra +che ci fece balzar tutti in piedi. Erano +tre sonatori, venuti, come vuole il costume moresco, +a rallegrare il banchetto: tre arabi +dai grandi occhi e dal naso forcuto, vestiti di +bianco e di rosso, uno colla tiorba, l’altro col +mandolino, il terzo col tamburello; tutti e tre +seduti fuori della porta della nostra stanza, vicino +a una nicchietta dove avevano deposto +le pantofole. Tornammo a sedere e i piatti ricominciarono +a sfilare (ventitrè, comprese le +frutta, se ben mi ricordo) e i nostri volti a +contorcersi e i turaccioli a saltare in aria. A +poco a poco le libazioni, l’odore dei fiori, il +fumo dell’aloé che ardeva nei profumieri cesellati<span class="pagenum"><a name="Page_54" id="Page_54">[54]</a></span> +di Fez, e quella bizzarra musica araba, che +a furia di ripetere il suo lamento misterioso, +s’impadronisce dell’anima con una simpatia irresistibile; +ci diedero per qualche momento +una specie di ebbrezza taciturna e fantastica, durante +la quale ognuno di noi credette di sentirsi +il turbante sul capo e la testa d’una sultana +sul cuore. Finito il pranzo, tutti si alzarono +e si sparpagliarono per la sala, per il cortile, +per il vestibolo, a guardare e a fiutare da ogni +parte con una curiosità infantile. In ogni angolo +oscuro si rizzava, come una statua, un arabo +ravvolto nella sua cappa bianca. La porta della +camera nuziale era stata chiusa colle cortine, e +per lo spiraglio si vedeva un gran movimento +di teste bendate. Alle finestrine superiori apparivano +e sparivano dei lumi. Si sentivano fruscii +e voci di gente nascosta. Intorno e sopra di +noi ferveva una vita invisibile, la quale ci avvertiva +che eravamo dentro le mura, ma fuori +della casa; che la bellezza, l’amore, l’anima +della famiglia s’era rifugiata nei suoi penetrali; +che lo spettacolo eravamo noi e che la casa +rimaneva un mistero. A una cert’ora uscì da +una porticina la governante del Ministro, ch’era +stata a veder la sposa, e passando per andarsene, +esclamò:—Ah! se vedessero, che bottone +di rosa! Che creatura di paradiso!—E +intanto la musica continuava a suonare, e l’aloé<span class="pagenum"><a name="Page_55" id="Page_55">[55]</a></span> +continuava ad ardere, e noi seguitavamo a girare +e a fiutare, e la fantasia lavorava, lavorava. +E lavorava ancora, e più che mai, quando +usciti da quell’aria piena di luce e di profumi, +infilammo una viuzza solitaria e tenebrosa, al +lume d’una lanterna, in mezzo a un silenzio +profondo.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Una sera si sparse la notizia, da molto tempo +aspettata, che il giorno dopo sarebbero entrati +in città gli Aïssaua.</p> + +<p>Gli Aïssaua sono una delle principali confraternite +religiose del Marocco, fondata, come +le altre, per ispirazione di Dio, da un Santo +chiamato Sidì-Mohammed-ben-Aïssa, nato a +Mechinez due secoli sono; la vita del quale è +una lunga e confusa leggenda di miracoli e +d’avventure favolose, variamente raccontata. Gli +Aïssaua si propongono di ottenere dal cielo +una protezione speciale, pregando continuamente, +esercitando certe pratiche loro proprie, +tenendo vivo nel loro cuore, piuttosto che il +sentimento della fede, un’esaltazione, una febbre +religiosa, un furore divino, che prorompe +in manifestazioni stravaganti e feroci. Hanno +una grande moschea a Fez, che è come la +casa centrale dell’ordine, e di qui si spandono +ogni anno a turbe, in tutte le province +dell’impero, dove raccolgono intorno a sè,<span class="pagenum"><a name="Page_56" id="Page_56">[56]</a></span> +per celebrare le loro feste, i confratelli sparsi +per le città e per le campagne. Il loro rito, +simile a quello dei dervis urlanti e giranti dell’Oriente, +consiste in una specie di danza sfrenata +accompagnata da salti, scontorcimenti e +grida, nella quale vanno via via infuriando e +inferocendosi finchè, perduto ogni lume, stritolano +legno e ferro coi denti, si brucian le carni +con carboni accesi, si straziano coi coltelli, inghiottiscono +fango e sassi, sbranano animali e +li divoran vivi e grondanti di sangue, e cadono +a terra senza forze e senza ragione. A questi +eccessi non giunsero gli Aïssaua che io vidi a +Tangeri, e credo che ci giungano raramente, +e assai pochi, se pure qualcuno vi giunge ancora; +ma fecero però abbastanza per lasciarmi +nell’animo un’impressione incancellabile.</p> + +<p>Il Ministro del Belgio c’invitò ad assistere +allo spettacolo dal terrazzo di casa sua, che +guarda sulla strada principale di Tangeri, dove +sogliono passare gli Aïssaua per andare alla +moschea. Dovevano passare alle dieci della +mattina, scendendo dalla porta del Soc di Barra. +Un’ora prima, la strada era già piena di gente +e le case coronate di donne arabe ed ebree, +vestite dei loro colori vivissimi, che davano +alle terrazze bianche l’aspetto di grandi ceste +di fiori. All’ora fissata, tutti gli occhi si voltarono +verso la porta, all’estremità della strada, e<span class="pagenum"><a name="Page_57" id="Page_57">[57]</a></span> +pochi minuti dopo comparvero i forieri della +turba. La strada era tanto affollata, che gli +Aïssaua, fin che non furono vicini, rimasero +confusi cogli spettatori. Per qualche tempo non +vidi che una massa ondeggiante di teste incappucciate, +in mezzo alle quali sorgevano, sparivano +e ricomparivano alcune teste scoperte, che +parevan di gente che si picchiasse. Al di sopra +delle teste s’alzavano parecchie bandiere. +Di tratto in tratto si udiva un grido simultaneo +di molte voci. La folla veniva innanzi +lentamente. A poco a poco si cominciò a +notare, nel movimento di tutte quelle teste, +un cert’ordine. Le prime formavano un circolo; +altre, più in là, una doppia schiera; +altre più lontane, un altro circolo; poi le prime, +alla loro volta, si schieravano, le seconde +si disponevano in cerchio, e così via via. Ma +non son neanco ben sicuro di quello che dico, +perchè in quella gran curiosità che mi affannava +di osservare singolarmente le persone, è facile +che la legge precisa del movimento comune +mi sia sfuggita. In capo a pochi minuti, giunsero +i primi sotto il nostro terrazzo. Il mio +primo senso fu un misto di compassione e di +orrore. Eran due file di uomini, rivolti gli uni +in faccia agli altri, vestiti di cappe e di lunghissime +camicie bianche, che si tenevano per +le mani, per le braccia o per le spalle, e pestavano<span class="pagenum"><a name="Page_58" id="Page_58">[58]</a></span> +i piedi in cadenza, dondolandosi, rovesciando +il capo avanti e indietro, e levando +un mormorio sordo e affannoso, rotto da gemiti, +rantoli, soffi e interiezioni di spavento e +di rabbia. Solamente gli ossessi del Rubens, +i morti risuscitati del Goya e il moribondo +magnetizzato del Pöe potrebbero dare un’idea +di quelle figure. Eran faccie livide e convulse, cogli +occhi fuori dell’orbita e la bocca schiumosa; +visi di febbricitanti e di epilettici; alcuni illuminati +da sorrisi indefinibili, altri che non mostravano +che il bianco dell’occhio, altri contratti +come da uno spasimo atroce, o pallidi ed +immobili come visi di cadaveri. Di tratto in tratto, +facendo gli uni agli altri un gesto strano col +braccio spenzoloni, gettavano tutti insieme un +grido acuto e doloroso, come di chi riceva una +pugnalata mortale; poi andavano alcuni passi +innanzi, e ricominciavano la danza, gemendo +e sbuffando; e allora si vedeva un ondeggiamento +disordinato di cappucci, di grandi maniche, +di treccie, di ciuffi, di folte capigliature +spartite in lunghe ciocche ondulate, che parevano +teste anguicrinite. Alcuni, più spiritati, +andavano fra una schiera e l’altra, barcollando +come ubbriachi, sbatacchiandosi contro i muri +e le porte. Altri, come rapiti in estasi, camminavano +ritti, lenti, col viso in alto, gli occhi +socchiusi, le braccia abbandonate. Parecchi, sfiniti,<span class="pagenum"><a name="Page_59" id="Page_59">[59]</a></span> +che non potevano più nè gridare nè reggersi, +eran tenuti su per le ascelle dai compagni, +e travolti così, come corpi morti, nella folla. +La ridda si faceva di mano in mano più scomposta, +e il gridìo più assordante. Erano dondolamenti +di testa da lussarsi le vertebre del collo +e rantoli da spezzarsi la cassa del petto. Da +tutti quei corpi grondanti di sudore, veniva su +un puzzo nauseabondo come da un serraglio di +fiere. Ogni tanto uno di quei visi stravolti si +alzava verso il terrazzo e fissava nei miei due +occhi stralunati, che mi facevano torcere indietro +la testa. Di momento in momento, dentro +di me, cangiava l’effetto di quello spettacolo. +Ora mi pareva una gran mascherata, ed ero +tentato di riderne; ora ci vedevo l’immagine +d’una gran baldoria di pazzi, di malati in delirio, +di galeotti ubbriachi, di condannati a morte +che volessero stordire il proprio terrore, e mi +stringevano il cuore; ora non consideravo che +la bellezza selvaggia del quadro, e ci provavo +la voluttà d’un artista. Ma a poco a poco, il +senso intimo di quel rito, s’impose alla mia +mente; il sentimento, che quelle smanie traducevano, +e che tutti abbiamo provato molte volte, +lo spasimo dell’anima umana che si agita sotto +l’immensa pressione dell’Infinito, si risvegliò; e +senz’accorgermene, accompagnavo quel turbinìo +col linguaggio che lo spiegava:—Sì, ti sento,<span class="pagenum"><a name="Page_60" id="Page_60">[60]</a></span> +Potenza misteriosa e tremenda: mi dibatto +nella stretta della tua mano invisibile; il sentimento +di Te mi opprime, non ho forza di +contenerlo, il mio cuore si sgomenta, la mia +ragione si perde, il mio involucro di creta si +spezza!—E continuavano a passare, fitti, pallidi, +scapigliati, mettendo voci supplichevoli, in cui +pareva che esalassero la vita. Un vecchio cadente, +un’immagine di re Lear forsennato, si +staccò dalla schiera e s’avventò come per spaccarsi +il cranio nel muro: i compagni lo trattennero. +Un giovane cadde di picchio in terra, +fuori dei sensi. Un altro, coi capelli sciolti giù +per le spalle, la faccia nascosta nelle mani, +passò a lunghissimi passi, curvato fino a terra, +come un maledetto da Dio. Passarono beduini, +mori, berberi, neri, colossi, mummie, satiri, +faccie di cannibali, di santi, d’uccelli di rapina, +di sfingi, d’idoli indiani, di furie, di fauni, di +diavoli. Potevano essere un tre o quattrocento. +In meno di mezz’ora sfilarono tutti. Le ultime +erano due donne (perchè anche le donne possono +appartenere all’ordine), due figure di sepolte +vive, riuscite a spezzare la bara, due scheletri +animati, vestite di bianco, coi capelli rovesciati +sul viso, gli occhi sbarrati, la bocca +bianca di schiuma, sfinite di forze, ma ancora +animate da un movimento di cui non parevano +aver più coscienza, che si scontorcevano, urlavano<span class="pagenum"><a name="Page_61" id="Page_61">[61]</a></span> +e stramazzavano; e in mezzo a loro un +vecchio gigantesco, una figura di negromante +centenario, vestito d’una camicia lunghissima, +che allungando due grandi braccia cadaveriche, +posava la mano sul capo ora all’una ora all’altra, +in atto di protezione, e le aiutava a +rialzarsi da terra. Dietro a questi tre spettri si +precipitò una folla di arabi armati, di donne, +di pezzenti, di bimbi; e tutta quella barbarie, +tutto quel furore, tutto quell’orrendo cumulo di +miseria umana, irruppe nella piazza e scomparve.</p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Un altro bello spettacolo, che s’ebbe a Tangeri, +fu quello delle feste per la nascita di +Maometto; e mi fece un’impressione anche più +viva perchè mi ci trovai dinanzi, posso dire, all’impensata.</p> + +<p>Tornando da una passeggiata sulla riva del +mare, sentii alcuni colpi di fucile dalla parte +del Soc di Barra; v’accorsi e sul primo momento +non riconobbi più il luogo. Il Soc di +Barra era trasfigurato. Dalle mura della città +fino alla sommità della collina v’era formicolìo +d’arabi, una folla tutta bianca, straordinariamente +animata. Saranno state tremila persone,<span class="pagenum"><a name="Page_62" id="Page_62">[62]</a></span> +ma sparse e raggruppate in maniera che parevano +innumerevoli. Era un’illusione ottica singolarissima. +Su tutti i rialti del terreno, come +sopra altrettante loggie, v’erano gruppi di arabe +sedute all’orientale, immobili, rivolte verso la +parte bassa del Soc. Qui, da una parte, la folla divisa +in due ali lasciava libero un grande spazio +a un drappello di cavalieri che si slanciavano +alla carriera, schierati di fronte, sparando +i loro fucili lunghissimi; dall’altra parte, v’erano +grandi cerchi d’arabi, uomini e donne, in +mezzo ai quali davano spettacolo giocatori di +palla, tiratori di scherma, incantatori di serpenti, +ballerini, cantastorie, suonatori, soldati. +Sull’alto della collina, sotto una tenda conica, +aperta sul davanti, biancheggiava l’enorme turbante +del vice-governatore di Tangeri, il quale +presiedeva alla festa, seduto in terra, in mezzo +a una corona di mori. Di lassù si vedevano giù +in mezzo alla folla i soldati delle Legazioni vestiti +dei loro pomposi caffettani rossi, qualche cappello +cilindrico, qualche ombrella di consolessa, +e i pittori Ussi e Biseo coll’album e la matita +in mano; di là dalla folla, Tangeri; di là da +Tangeri, il mare. Lo strepito delle fucilate, gli +urli dei cavalieri, lo scampanellìo degli acquaioli, +le grida festose delle donne, il suono dei pifferi, +dei corni, dei tamburi, formavano tutt’insieme +un frastuono inaudito, che rendeva più<span class="pagenum"><a name="Page_63" id="Page_63">[63]</a></span> +strano ancora quello spettacolo selvaggio, irradiato +dalla luce sfolgorante del mezzogiorno.</p> + +<p>La curiosità mi spingeva da dieci parti in un +punto. Ma un grido d’ammirazione, partito da +un gruppo di donne, mi fece correr prima dai +cavalieri. Erano dodici soldati di alta statura, +col fez a punta, la cappa bianca, i caffettani +aranciati, azzurrini e rossi, e fra loro un ragazzo +vestito con femminile eleganza, figlio del +governatore del Rif. Si schieravano ai piedi delle +mura della città, rivolti verso la campagna; il +figlio del governatore, nel mezzo, alzava la +mano, e si slanciavano tutti insieme alla carriera. +Nei primi passi v’era un po’ d’incertezza +e un po’ di disordine. Poi quei dodici cavalli, +stretti, sfrenati, ventre a terra, non formavano +più che un solo corpo, un mostro furioso, +di dodici teste e di cento colori, che divorava +la via. Allora i cavalieri, inchiodati sulle selle, +colla fronte alta, colla cappa al vento, alzavano +i fucili sopra la testa, li stringevano con un +movimento convulso contro le spalle, sparavano +tutti insieme gettando un urlo di trionfo +e di rabbia, e sparivano in un nuvolo di polvere +e di fumo. Pochi momenti dopo tornavano +indietro lentamente, in disordine, i cavalli schiumosi +e insanguinati, i cavalieri in atteggiamento +stanco e superbo, e in capo ad alcuni minuti +ricominciavano. Ad ogni nuova scarica,<span class="pagenum"><a name="Page_64" id="Page_64">[64]</a></span> +le donne arabe, come le dame dei tornei, salutavano +il drappello con un gridìo loro proprio, +che è una ripetizione rapidissima del monosillabo: +<i>Iù</i>, simile a un trillo acuto di gioia +infantile.</p> + +<p>Di là passai al giuoco della palla. Erano una +quindicina d’arabi, ragazzi, uomini maturi e vecchi +colla barba bianca, alcuni col fucile a tracolla, +altri colla sciabola, e giocavano con una palla +di cuoio grossa come un arancio. Uno la pigliava, +la lasciava cadere e la ributtava in alto con +un colpo del piede; tutti gli altri correvano per +coglierla in aria; chi la coglieva, rifaceva l’atto +del primo; e così il gruppo dei giocatori, seguitando +la palla, s’allontanava man mano, e poi, +di comune accordo, tornavano tutti insieme nel +luogo di dov’eran partiti. Ma il curioso di questo +gioco stava nei movimenti delle persone. +Erano passi di ballo, gesti misurati, atteggiamenti +di mimi, un fare quasi cerimonioso, una +certa apparenza di contraddanza, un non so che +di severo e di molle insieme, ed una corrispondenza +di mosse e di giri, in quell’andare e venire, +di cui non mi riuscì di scoprire la legge. +Correvano e saltellavano tutti insieme in un +piccolo spazio, si serravano, si rimescolavano, +e non seguiva mai un urto, nè il più leggero +scompiglio. La palla s’alzava, spariva, balzava +in mezzo a quelle gambe e al disopra di quelle<span class="pagenum"><a name="Page_65" id="Page_65">[65]</a></span> +teste, come se nessuno la toccasse, e fosse rigirata +in quella maniera da due venti contrarii. +E tutto quel movimento non era accompagnato +nè da una parola, nè da un grido, nè da un +sorriso. Vecchi e ragazzi, eran tutti egualmente +seri, silenziosi e intenti al gioco, come a un +lavoro obbligato e triste, e non si sentiva che il +suono dei respiri affannosi e il fruscìo delle +pantofole.</p> + +<p>A pochi passi di là, in mezzo a un altro circolo +di spettatori, ballavano dei neri, al suono +d’un piffero e d’un piccolo tamburo di forma +conica, battuto con un pezzo di legno ritorto +a mezzaluna. Erano otto omaccioni, neri e lucidi +come l’ebano, senz’altro addosso che una +lunga camicia bianchissima, stretta alla cintura +da un grosso cordone verde. Sette si tenevano +per mano, disposti in cerchio, l’ottavo era in +mezzo, e ballavano tutti insieme o piuttosto +accompagnavano la musica, senza quasi cangiar +di posto, con un movimento di fianchi da non +descriversi, che mi metteva un forte prurito +nelle punte dei piedi, e quel sorriso di satiri, +quell’espressione di beatitudine stupida e di voluttà +bestiale, che è tutta propria della razza +nera. Mentre stavo guardando questa scena, due +ragazzi di una decina d’anni ciascuno, ch’erano +fra gli spettatori, mi diedero un saggio della ferocia +del sangue arabo, che non dimenticherò per un<span class="pagenum"><a name="Page_66" id="Page_66">[66]</a></span> +pezzo. Improvvisamente, non so per che ragione, +si saltarono addosso, si avviticchiarono l’uno all’altro +come due tigri, e cominciarono a lacerarsi +il viso e il collo a morsi e a unghiate +con una furia che metteva orrore. Due uomini +robusti, usando di tutta la loro forza, li separarono +a stento, già sgocciolanti di sangue, e +dovettero trattenerli ancora perchè non tornassero +ad avvinghiarsi.</p> + +<p>Gli schermitori facevan ridere. Eran quattro, +e tiravano di bastone a due a due. Non si può +dire la stravaganza e la goffaggine di quella +<i>scuola;</i> e la chiamo scuola perchè in altre +città del Marocco vidi poi che tiravano nella +stessa maniera. Eran mosse da funamboli, salti +senza scopo, contorsioni, sgambettate, e colpi +annunziati un minuto prima con un gran giro +del braccio; ogni cosa fatta con una flemma +beata, che avrebbe dato modo a un nostro tiratore +di addossare a tutti quattro un prodigioso +carico di legnate senza pericolo di toccarne una +sola. Gli arabi spettatori, però, stavano là a +bocca aperta, e molti di tratto in tratto mi +guardavano, come per cercare nei miei occhi +l’espressione della meraviglia. Io volli contentarli +e finsi un’ammirazione benevola. Allora +qualcuno si scansò perchè potessi spingermi un +po’ più avanti, ed io mi trovai circondato, stretto +da ogni parte dagli arabi, e potei soddisfare il<span class="pagenum"><a name="Page_67" id="Page_67">[67]</a></span> +mio desiderio di studiare un po’ quella gente +nel suo odore, nei movimenti appena percettibili +delle narici, delle labbra e delle palpebre, +nei segni della pelle, in tutto ciò che sfugge +all’osservatore che passa, e serve nonostante a +far capir molte cose. Un soldato della Legazione +italiana mi vide da lontano in quella stretta, +e credendo che fossi prigioniero involontario, +venne a liberarmi, mio malgrado, a suon di +gomitate e di pugni.</p> + +<p>Il cerchio del contastorie era il più piccolo, ma +il più bello. Ci arrivai giusto nel momento in +cui, avendo terminato la solita preghiera inaugurale, +cominciava il racconto. Era un uomo +d’una cinquantina d’anni, quasi nero, con una +barba nerissima e due grandi occhi scintillanti, +ravvolto, come tutti gli altri raccontatori +del Marocco, in un amplissimo panno bianco +stretto intorno al capo da una corda di pelo +di cammello, che gli dava la maestà d’un sacerdote +antico. Parlava a voce alta e lenta, +ritto in mezzo al circolo degli uditori, accompagnato +sommessamente da due suonatori di +chiarina e di tamburo. Raccontava forse una +storia d’amore, le avventure d’un bandito famoso, +le vicende d’un sultano. Io non ne +capivo una parola. Ma il suo gesto era così +giusto, la voce così espressiva, il volto così +parlante che un barlume del senso, in qualche<span class="pagenum"><a name="Page_68" id="Page_68">[68]</a></span> +momento, mi traspariva. Mi parve che +raccontasse un lungo viaggio; imitava il passo +del cavallo stanco; accennava a orizzonti immensi; +cercava intorno a sè una goccia d’acqua, +lasciava spenzolare le braccia e la testa come +un uomo spossato. Poi, a un tratto, scopriva +qualcosa lontano dinanzi a sè, pareva incerto, +credeva e non credeva ai suoi occhi,—ci +credeva,—si rianimava, affrettava il passo, arrivava, +ringraziava il cielo e si buttava in terra +tirando un gran respiro e ridendo di piacere +all’ombra d’un’oasi deliziosa che non sperava +più di trovare. Gli uditori stavano là immobili, +senza rifiatare, riflettendo coll’espressione +del viso tutte le parole dell’oratore; e così +com’erano in quel punto, con tutta l’anima +negli occhi, lasciavano vedere chiaramente +l’ingenuità e la freschezza di sentimento, che +celano sotto l’apparenza d’una durezza selvaggia. +Il contastorie andava a destra e a sinistra, +s’avventava, retrocedeva atterrito, si +copriva il viso colle mani, alzava le braccia +al cielo, e via via che s’infervorava e +levava la voce, i suonatori soffiavano e picchiavano +con maggior furia, gli ascoltatori gli +si stringevano intorno più ansiosi, finchè il +racconto finì in un grido tonante, gli strumenti +saltarono per aria e la folla commossa si +disperse per cedere il posto ad un altro uditorio.<span class="pagenum"><a name="Page_69" id="Page_69">[69]</a></span></p> + +<p>Tre suonatori tenevano intorno a sè un altro +cerchio più grande di tutti gli altri. Le +figure, i movimenti e la musica di costoro mi +fecero una singolare impressione. Erano tutti +e tre strambi, di statura altissima e curvi dai +piedi alla testa come le figurine grottesche +che rappresentano la ci maiuscola nei titoli di +certi giornali illustrati. Uno sonava il piffero, +l’altro un tamburello a sonagli, il terzo uno +strumento stravagante, una specie di clarinetto, +mi parve, combinato, non so come, con +due corni da caccia divergenti, che mandavano +un suono non mai sentito. Questi tre sonatori, +ravvolti in pochi cenci, stavano stretti l’un all’altro, +di fianco, come se fossero legati, e sonando +continuamente e disperatamente il medesimo +motivo, l’unico forse che sonavano da +cinquant’anni, facevano il giro dell’arena. Io +non so dire come si movessero. Era un non +so che tra l’andatura e il ballo, certi scatti come +della gallina che becca, certi stringimenti di +spalle, fatti da tutti e tre con una simultaneità +macchinale, e così lontani da una qualunque +somiglianza coi movimenti nostri, così nuovi, +così bizzarri, che più li osservavo, e più mi +davan da pensare, come se esprimessero una +idea, o avessero la loro ragione in qualche proprietà +caratteristica del popolo arabo, e ci penso +ancora sovente. Quei disgraziati, grondanti di<span class="pagenum"><a name="Page_70" id="Page_70">[70]</a></span> +sudore, sonavano e ballonzolavano da più di +un’ora, con una serietà inalterabile, e qualche +centinaio di persone li stavano a sentire, pigiate +e immobili, col sole negli occhi, senza +dar segno nè di piacere nè di noia.</p> + +<p>Il circolo dove si faceva più strepito era +quello dei soldati. Erano dodici, tra giovani e +vecchi, alcuni col caffettano bianco, altri colla +sola camicia, questo col fez, quello col cappuccio, +armati di fucili a pietra focaia, lunghi come +lancie, nei quali introducevan la polvere sciolta, +come fanno tutti i soldati nel Marocco, dove +non s’usano cartuccie. Un graduato, vecchio, +dirigeva lo spettacolo. Si mettevan sei da +una parte e sei dall’altra, di faccia. A un segnale, +cangiavano vicendevolmente di posto, +correndo, e appoggiavano un ginocchio a terra. +Allora uno di essi cantava non so che cosa, +con un’acutissima voce in falsetto, tutt’a trilli +e a gorgheggi, che durava parecchi minuti, +ascoltato con un silenzio profondo. Poi, a +un tratto, balzavano tutti in piedi, in circolo, +e spiccando un altissimo salto, gettando un +grido di gioia, rovesciavano il fucile e sparavano +contro terra. Non si può immaginare +la rapidità, la furia, e quello che aveva di +pazzamente festoso e di diabolicamente simpatico +quella ridda tonante e lampeggiante, +intraveduta in mezzo a un nuvolo di polvere<span class="pagenum"><a name="Page_71" id="Page_71">[71]</a></span> +saettato dal sole. Fra gli spettatori, a pochi +passi da me, v’era un’arabina di dieci o dodici +anni, non ancora velata, uno dei più bei visetti +ch’io abbia visto a Tangeri, d’un bruno pallido +delicatissimo, la quale contemplava coi +suoi begli occhioni celesti pieni di stupore uno +spettacolo assai più meraviglioso per lei che la +danza dei soldati: quello che le offrivo io levandomi +i guanti; questa seconda pelle delle mani, come +dicono i ragazzi arabi, che i cristiani si mettono +e si tolgono a loro piacere, senza risentirne +il menomo dolore.</p> + +<p>Esitai se dovessi andare o no a vedere l’incantatore +dei serpenti; ma la curiosità vinse il +ribrezzo. Questi così detti incantatori appartengono +alla confraternita degli Aissaua e dicono +di ricevere dal loro patrono Ben-Aïssa il privilegio +di poter sfidare senza pericolo la morsicatura +di qualunque animale più velenoso. Molti +viaggiatori, infatti, degni di pienissima fede, assicurano +d’aver visto parecchi di costoro farsi +morsicare a sangue, senz’effetto venefico, da serpenti +di cui un momento dopo venne esperimentato +il veleno potentissimo sopra altri animali; +e dicono di non essere riusciti a scoprire di +che mezzo si valessero quei destri ciarlatani per +rendere innocua la morsicatura. L’Aissaua che +io vidi, dava uno spettacolo orribile, ma incruento. +Era un arabo piccolo, tarchiato, col<span class="pagenum"><a name="Page_72" id="Page_72">[72]</a></span> +viso smorto, una faccia di giustiziere, chiomato +come un re merovingio e vestito d’una specie +di camicia azzurrina che gli scendeva fino ai +piedi. Quando m’avvicinai, saltellava grottescamente +intorno a una pelle di capra distesa in +terra, dalla quale usciva la bocca d’un sacco, +dov’erano chiusi i serpenti; e saltellando cantava, +accompagnato da un flauto, una canzone di +motivo malinconico, che doveva essere una +invocazione al suo Santo. Finito il canto, +chiacchierò e gesticolò lungo tempo per farsi +buttar dei denari, poi s’inginocchiò davanti +alla pelle di capra, ficcò la mano nel sacco, ne +tirò fuori, con molti riguardi, un lungo serpente +verdognolo, pieno di vita, e lo portò +in giro sotto gli occhi degli spettatori. Poi cominciò +a maneggiarlo in tutti i modi, come se +fosse stato un pezzo di corda. Lo afferrò per +il collo, lo tenne sospeso per la coda, se lo +attorcigliò intorno alla fronte, se lo nascose nel +petto, lo fece passare per i fori del cerchio di +un tamburello, lo buttò in terra, lo trattenne +col piede, se lo strinse sotto un’ascella. L’orribile +bestia rizzava la testa schiacciata, dardeggiava +la lingua, si scontorceva con quei suoi movimenti +flessuosi, odiosi, abbietti, che sembrano +l’espressione d’una vigliacca perfidia; e schizzava +dagli occhi piccolissimi tutta la rabbia che +gli fremeva nel corpo; ma non m’accorsi che<span class="pagenum"><a name="Page_73" id="Page_73">[73]</a></span> +mordesse mai la mano in cui era imprigionato. +Quando fu stanco di quel lavoro, l’Aissaua +strinse il serpente per la nuca, gli aggiustò un +piccolo ferro nella bocca in modo da fargliela +rimanere aperta, e lo mostrò così agli spettatori +più vicini, perchè osservassero i denti; +osservazione affatto superflua, se pure la sostanza +venefica rimaneva, perchè non v’era +stata morsicatura. Dopo ciò afferrò il serpente +con due mani, si mise la coda in bocca e cominciò +a menar le mandibole: la bestia si +scontorceva furiosamente; io me n’andai inorridito.</p> + +<p>In quel momento comparve nel Soc il nostro +Incaricato d’affari. Lo vide dall’alto della collina +il vice-governatore, gli corse incontro, e +lo condusse sotto la sua tenda, dove si radunarono +tutti i membri della futura carovana, io +compreso. Allora accorsero suonatori e soldati, +si formò un grandissimo semicerchio di arabi +davanti all’apertura della tenda, gli uomini dinanzi, +il sesso gentile, a gruppi, di dietro; e +cominciò un concerto indiavolato di danze, di +canti, di grida, di fucilate, che durò più di +un’ora, in mezzo a un denso nuvolo di fumo, +al suono d’una musica spietata, fra gli strilli +entusiastici delle donne e dei bambini, con paterna +soddisfazione del vice-governatore e nostro +vivo piacere. Prima che finissero, l’Incaricato<span class="pagenum"><a name="Page_74" id="Page_74">[74]</a></span> +d’affari mise qualchecosa di giallo nelle +mani d’un soldato arabo, perchè lo portasse +a chi aveva diretto lo spettacolo. Il soldato +tornò poco dopo e riferì, tradotto in spagnuolo, il +curioso ringraziamento del beneficato:—L’ambasciatore +d’Italia ha fatto una buona azione; +Allà benedica tutti i peli della sua barba!</p> + +<p>La feste durò fino al tramonto. Strana festa! +Tre venditori d’acqua pura bastavano a soddisfare +i bisogni di tutta quella folla immobile +per una mezza giornata sotto i raggi del sole +d’Affrica. Un marengo era forse il massimo del +denaro messo in giro da quello straordinario +concorso di gente. I soli piaceri erano vedere +ed udire. Non uno scandalo amoroso, nè un +ubbriaco, nè una coltellata! Nulla di comune +colle feste popolari dei paesi civili.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Oltre a godere di tutti questi spettacoli, facevamo, +io e i miei futuri compagni di viaggio, +delle frequenti passeggiate nella campagna +di Tangeri, che non è meno curiosa a vedersi +che la città. Intorno alle mura si stende una +cintura di giardini e di orti appartenenti la +maggior parte ai ministri e ai consoli, quasi +tutti trasandati; ma coperti d’una vegetazione +meravigliosa. Sono lunghe file di aloè, simili +a lancie gigantesche confitte in mezzo a +un fascio di enormi daghe ricurve, poichè tale<span class="pagenum"><a name="Page_75" id="Page_75">[75]</a></span> +è la forma delle loro foglie; la punta delle +quali è usata dagli arabi, colla fibra della foglia +medesima, a cucire le ferite. Sono fichi d’India, +<i>kermus del Inde</i>, come si chiamano in lingua +moresca, altissimi, di foglie spesse un pollice, +che sporgono sui sentieri fin quasi a impedire +il passo; fichi comuni, all’ombra dei quali si +potrebbero rizzare dieci tende; quercie, acacie, +leandri, arbusti d’ogni forma, che intrecciano i +loro rami coi rami degli alberi più alti, e formano +coll’edera, le viti, le canne, le siepi, degli ammassi +inestricabili di verzura, sotto i quali spariscono +fossi e sentieri. In molti luoghi bisogna +camminare a tentoni. Si passa da un podere +all’altro a traverso le siepi sforacchiate o +sopra le cancellate abbattute, in mezzo all’erbe +e ai fiori che s’alzano fino alla cintura d’un +uomo; e non si vede nessuno. Qualche casetta +bianca, mezzo nascosta fra gli alberi, e qualche +pozzo a ruota, dal quale, per mezzo di canaletti +incrociati, si spande l’acqua per le terre, +sono le sole cose che diano indizio di proprietà +e di lavoro. Molte volte, se non fosse stato con +me il capitano dello stato maggiore, che è una +guida abilissima, mi sarei smarrito in mezzo a +quella vegetazione scompigliata; e infatti ci +occorreva spesso di chiamarci l’un l’altro, come +in un labirinto, per non perderci di vista, e +godevamo a tuffarci, a nuotare in quell’immenso<span class="pagenum"><a name="Page_76" id="Page_76">[76]</a></span> +verde, ad aprirci la via colle mani, coi +piedi e colla testa, coll’allegra furia di selvaggi +tornati dalla schiavitù alle loro foreste.</p> + +<p>Di là da questa cintura di orti e di giardini, +non si trovano più nè alberi, nè case, nè siepi, +nè alcun indizio di divisione della campagna. +Sono colline, vallette verdi e piani ondulati +dove pascola qualche raro armento, di cui non +si vede il guardiano, e galoppa qualche cavallo +sciolto. Una volta sola mi ricordo d’aver visto +lavorare la terra. Un arabo stimolava un asino +e una capra attaccati a un aratro piccolissimo, +di forma bizzarra, costrutto forse come s’usavano +quattromil’anni fa; il quale scavava un solco +appena visibile in un terreno sparso di sassi e +d’erbaccie. Qualcuno mi assicurò d’aver visto +più d’una volta attaccato all’aratro un asino e +una donna, e questo può dare un’idea dello +stato dell’agricoltura nel Marocco. Il solo concime +col quale governan la terra è la cenere +della paglia che bruciano dopo il raccolto; e +la sola cura usata per non stancarne la fecondità +è di lasciarvi crescere l’erba per i pascoli +il terz’anno, dopo avervi seminato grano e saggina +nei primi due. Malgrado questo, la terra +s’impoverisce dopo pochi raccolti, e allora i +campagnuoli erranti vanno a dissodare nuovi +terreni, che abbandonano poi alla loro volta +per ritornare agli antichi; e così non è mai<span class="pagenum"><a name="Page_77" id="Page_77">[77]</a></span> +coltivata simultaneamente che una piccolissima +parte delle terre arabili; di quelle terre che, +anche mal coltivate, riportano cento volte la +semenza che vi si sparge.</p> + +<p>La più bella passeggiata fu quella al capo +Spartel, l’<i>Ampelusium</i> degli antichi, che forma +l’estremità nord-ovest del continente africano: +un monte di pietra bigia, alto trecento metri, +tagliato a picco sul mare, e aperto sotto, sin da +tempi antichi, in vaste caverne, la maggiore +delle quali era consacrata ad Ercole: <i>specus +Herculi sacer</i>. Sulla sommità di questo monte +si alza il faro famoso, eretto da pochi anni, +e mantenuto con una espressa contribuzione +dalla maggior parte degli Stati d’Europa. Salimmo +sulla cima della torre, fin dentro alla +grande lanterna, che manda il suo all’erta luminoso +alla distanza di venticinque miglia. Di +lassù l’occhio spazia su due mari e due continenti. +Si vedono le ultime acque del Mediterraneo, +e l’immenso orizzonte dell’Atlantico, il +mare delle tenebre, <i>Bar-ed-Dolma</i>, come lo +chiamano gli arabi, che flagella i piedi della +roccia. Si vede la costa spagnuola dal capo +Trafalgar fino al capo d’Algesira; la costa +africana del Mediterraneo fino alle montagne +di Ceuta, i <i>septem fratres</i> dei Romani; e lontano, +vagamente, lo scoglio enorme di Gibilterra, +la sentinella eterna di questa porta del<span class="pagenum"><a name="Page_78" id="Page_78">[78]</a></span> +vecchio continente, termine misterioso del +mondo antico, diventato <i>Favola vile ai naviganti +industri</i>.</p> + +<p>In queste passeggiate non incontravamo che +pochissima gente: per lo più arabi a piedi, che +ci passavano accanto senza quasi guardarci, e +qualchevolta un moro a cavallo, che doveva +essere un personaggio importante o per denaro +o per carica, accompagnato da un drappello +di servi armati, il quale, passando, ci lanciava +uno sguardo sprezzante. Le donne s’imbacuccavano +con maggior cura che in città, alcune +brontolando, altre voltandoci bruscamente le +spalle. Qualche arabo, invece, ci si fermava dinanzi, +ci guardava fisso, mormorava alcune parole +quasi in tuono di chi domanda un favore e poi +tirava innanzi senza voltarsi. Da principio non +capivamo che cosa volessero dire. Ci fu poi spiegato +che ci pregavano di domandare a Dio una +grazia per loro. È una superstizione molto +sparsa fra gli arabi che la preghiera dei mussulmani +essendo graditissima a Dio, egli suol +tardare lungamente ad accordare le grazie che +gli domandano, per godere più a lungo il piacere +di sentirsi pregare; mentre la preghiera +d’un infedele, d’un cane, come un cristiano +od un ebreo, gli è tanto molesta, che per liberarsene, +l’esaudisce <i>ipso facto</i>. Le sole faccie +amiche che incontrassimo erano i ragazzi ebrei,<span class="pagenum"><a name="Page_79" id="Page_79">[79]</a></span> +che giravano a drappelli, a cavallo agli asini, +di collina in collina, e ci gettavano un allegro: +<i>Buenos dias, caballeros!</i> passandoci accanto di +galoppo.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Malgrado <a name="tn79" id="tn79"></a><ins class="correction" title="originale: pero">però</ins> la vita varia e nuova che +menavamo a Tangeri, s’era tutti impazienti di +partire, per poter essere di ritorno nel mese +di Giugno, prima dei grandi calori. L’Incaricato +d’affari aveva mandato un corriere a Fez ad +annunziare che l’ambasciata era pronta; ma +dovevano passare almeno dieci giorni prima +che fosse di ritorno. Notizie private dicevano +che la scorta era in viaggio; altre che non era +ancora partita; eran tutte voci incerte e contraddittorie, +come se quella Fez sospirata non +fosse a duecento venti chilometri, ma a duemila +miglia dalla costa. E questo, da un lato, +ci piaceva, perchè quella passeggiata di quindici +giorni prendeva così, nella nostra immaginazione, +l’apparenza d’un lungo viaggio, e Fez +l’attrattiva d’una città misteriosa. Al quale effetto +servivano pure le strane cose che ci dicevano +di quella città, del suo popolo e dei pericoli +del viaggio, coloro che v’erano stati con +altre ambasciate. Ci dicevano che erano stati +circondati da migliaia di cavalieri, i quali li +salutavano con una tempesta di fucilate a bruciapelo, +a rischio d’accecarli; che s’erano sentiti<span class="pagenum"><a name="Page_80" id="Page_80">[80]</a></span> +fischiar le palle all’orecchio; che a noi +italiani assai più probabilmente sarebbe toccata +nel capo, per sbaglio, qualche oncia di piombo, +diretta alla croce bianca della bandiera, la quale +parrebbe agli arabi un insulto a Maometto. Ci +parlavano di scorpioni, di serpenti, di tarantole, +di nuvoli di cavallette, di ragni e di rospi enormi +che avremmo trovati per la strada e sotto le +tende. Ci descrivevano con foschi colori l’entrata +delle ambasciate in Fez, in mezzo a un +turbinio di cavalli, a un’immensa folla ostile, +per strade coperte, oscure, ingombre di rovine +e di carcasse d’animali. Ci preannunziavano un +monte di malanni durante il soggiorno a Fez: +languidezze mortali, dissenterie furiose, reumatismi, +zanzare mostruosamente feroci, appetto +alle quali erano una vera dolcezza quelle dei +nostri paesi. E infine la nostalgia; al qual proposito +si parlava d’un giovane pittore di Bruxelles, +andato a Fez coll’ambasciata belga, il quale +in capo a una settimana era stato preso da una +così disperata tristezza, che l’ambasciatore aveva +dovuto rimandarlo a Tangeri a marcie forzate, +per non vederselo morire sotto gli occhi. Ed +era vero. Ma queste notizie non facevano che +accrescere la nostra impazienza. Ed io mi ricordavo +ridendo d’una certa scappata ironica che +m’aveva fatto mia madre, dopo aver tentato +inutilmente di distogliermi dal viaggio al Marocco<span class="pagenum"><a name="Page_81" id="Page_81">[81]</a></span> +collo spauracchio delle bestie feroci:—Oh +poi, in fin dei conti, hai ragione: che importa +essere divorati da una pantera? Purchè i +giornali lo dicano!</p> + +<p>Dopo tutto ciò, è facile immaginare che salto +si sia fatto sulle seggiole il giorno che il signor +Salomone Aflalo, secondo dracomanno della Legazione, +si affacciò alla porta della sala da pranzo, +e disse con voce sonora:—È arrivata la +scorta da Fez.</p> + +<p>Colla scorta erano arrivati i cavalli, i muli, +i cammelli, i palafrenieri, le tende, l’itinerario +fissato dal Sultano e l’annunzio che si poteva +partire.</p> + +<p>Bisognava però aspettare ancora alcuni giorni +per lasciare un po’ di riposo agli uomini e alle +bestie.</p> + +<p>Le bestie erano state ricoverate alla Casba. +Il giorno dopo le andammo a vedere. Erano +quarantacinque cavalli, compresi quelli della +scorta; una ventina di mule da sella e più di +cinquanta mule da carico, alle quali se ne aggiunsero +poi molte altre noleggiate a Tangeri; +i cavalli piccoli e di forme svelte, come tutti +i cavalli marocchini, e le mule robuste; le selle +e i basti coperti di panno rosso; le staffe formate +da una larga lastra di ferro ripiegata ai +due lati, in maniera da sostenere ed abbracciare +tutto il piede e servir insieme di sprone e di difesa.<span class="pagenum"><a name="Page_82" id="Page_82">[82]</a></span> +Queste povere bestie erano quasi tutte accovacciate, +sfinite più che dalle fatiche del viaggio, +dall’insufficienza del nutrimento, una parte del +quale, forse, era stata secondo l’uso trasformata +in metallo dai conducenti. V’eran là alcuni soldati +della scorta. Si avvicinarono e cominciarono +a parlare, ingegnandosi di farci capire coi gesti +che il viaggio era stato faticoso, che avevano patito +un gran caldo e una gran sete, ma che grazie ad +Allà erano arrivati sani e salvi. Ve n’erano dei +neri e dei mulatti, tutti ravvolti nella cappa +bianca, uomini alti ed ossuti, faccie ardite, denti +ferini, occhiacci che facevano quasi pensare che +non sarebbe stata superflua una seconda scorta, +schierata fra noi e loro, per tutti i casi possibili. +Mentre i miei compagni gesticolavano, io +cercai fra le mule quella che aveva negli occhi +una più dolce espressione di generosità e +di mansuetudine; era una mula bianca colla +groppa rabescata; decisi di affidare ad essa la +mia vita, e d’allora fino al ritorno, rimasero +legate a quella sella tutte le speranze della letteratura +italiana nel Marocco.</p> + +<p>Di là andammo al <i>Soc di barra</i>, dov’erano +state piantate le tende principali. Fu un gran +piacere per noi il vedere quelle casette di tela +dove dovevamo dormire trenta notti in mezzo +a solitudini sconosciute, e vedere e sentire tante +cose mirabili, e preparare chi una carta geografica,<span class="pagenum"><a name="Page_83" id="Page_83">[83]</a></span> +chi una relazione ufficiale, chi un quadro, +chi un libro, formando tutti insieme una piccola +Italia pellegrinante a traverso l’Impero dei +Sceriffi! Erano tende di forma cilindro-conica, +alcune grandi tanto da contenere più di venti +persone, tutte altissime, di tela doppia, listate +di guernizioni turchine e ornate sulla cima di +grosse palle metalliche. La maggior parte appartenevano +al Sultano, e chi sa quante belle +del suo serraglio ci avevan dormito sotto nei +viaggi da Fez a Mechinez e da Mechinez a Marocco! +In un angolo dell’accampamento, v’era +un gruppo di soldati della scorta, a piedi, e +dinanzi a loro un personaggio sconosciuto che +aspettava il ministro. Era un omo sui trentacinque +anni, di aspetto maestoso, mulatto, corpulento, +con un gran turbante bianco, la cappa +turchina, i calzoncini rossi, e una sciabola col +fodero di cuoio e il manico di corno di rinoceronte. +Il ministro, arrivato pochi momenti +dopo, ce lo presentò. Era il comandante della +scorta; un generale dell’esercito imperiale, di +nome Hamed Ben Kasen Buhamei, il quale doveva +accompagnarci a Fez e riaccompagnarci a +Tangeri, e colla sua testa rispondere al Sultano +della sicurezza delle nostre. Ci strinse la mano +con molta grazia e ci fece dire dall’interprete +che sperava si sarebbe fatto un buon viaggio. +Il suo viso e le sue maniere mi rassicurarono<span class="pagenum"><a name="Page_84" id="Page_84">[84]</a></span> +completamente riguardo ai denti e agli occhi dei +soldati che avevo visti alla Casba. Non era bello; +ma il suo volto esprimeva un’indole mite e un’intelligenza +sveglia. Doveva saper leggere, scrivere +e far di conto, essere insomma uno dei più +colti generali dell’esercito, se il ministero della +guerra gli aveva affidata quella delicata missione. +In sua presenza si fece la distribuzione delle +tende. Una fu assegnata alla pittura; della +più grande, dopo quella dell’ambasciatore, pigliammo +possesso il comandante di fregata, il +capitano di stato maggiore, il viceconsole ed +io, e fin d’allora si previde che sarebbe stata +la tenda più chiassosa del campo. Un’altra, +grandissima, fu scelta per sala da pranzo. Poi +si fissarono quelle del medico, degli interpreti, +dei cuochi, dei servi, dei soldati della Legazione. +Il Comandante della scorta e i suoi soldati +avevano le loro tende a parte. Altre tende +si sarebbero aggiunte il giorno della partenza. +In somma, c’era da prevedere che sarebbe riuscito +un accampamento bellissimo, e io mi sentivo +dentro degli accessi precoci di furore descrittivo.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Il giorno dopo l’Incaricato d’affari andò col +comandante di fregata e col capitano a far visita +al Rappresentante del governo imperiale, +Sidi-Bargas, che esercita in un certo senso l’ufficio<span class="pagenum"><a name="Page_85" id="Page_85">[85]</a></span> +di ministro degli affari esteri a Tangeri. +Io m’aggregai a loro.</p> + +<p>Ero curioso di veder da vicino un ministro +degli affari esteri, il quale, se gli stipendi non +sono stati accresciuti da vent’anni in qua (cosa +poco probabile), riceve dal governo settantacinque +lire al mese, compreso il fondo per le +spese di rappresentanza; lauto stipendio, nondimeno, +appetto a quello dei Governatori, che +è solamente di cinquanta. E non è a dire che +questa carica sia una <i>sine cura</i> e vi si possa +sobbarcare il primo venuto. Il famoso sultano +Abd-Er-Rahman, per esempio, che regnò dal +1822 al 1859, non vi seppe trovare altr’uomo +adatto che un Sidi-Mohammed-el-Khatib, negoziante +di zucchero e di caffè, che pure facendo +il ministro continuava a trafficare regolarmente +a Tangeri e a Gibilterra. Le istruzioni, infatti, +che questo ministro riceve dal suo governo, +benchè sieno molto semplici, sono tali da mettere +nell’imbarazzo anche il più sottile diplomatico +europeo. Un console francese le ha formulate +con molta precisione:—a tutte le domande +dei consoli, rispondere con promesse;—di +queste promesse differire fino al più tardi +possibile l’adempimento;—guadagnar tempo;—suscitare +difficoltà d’ogni natura ai reclamanti,—fare +in modo che, stanchi di reclamare, +desistano;—cedere, se minacciano, il<span class="pagenum"><a name="Page_86" id="Page_86">[86]</a></span> +meno che si può;—se poi il cannone se ne +immischia, cedere, ma non prima del momento +supremo. Ma convien dire che dopo la guerra +di Spagna, e particolarmente sotto il regno di +Mulei-el-Hassen, le cose son molto cangiate.</p> + +<p>Salimmo alla Casba, dov’è la casa del ministro. +Una schiera di soldati faceva ala davanti alla +porta. Si attraversò un giardino, e s’entrò in una +sala spaziosa, dove vennero incontro all’Incaricato +d’affari il ministro degli esteri e il governatore +di Tangeri.</p> + +<p>In fondo alla sala v’era un alcova con +un sofà e alcune seggiole; in un angolo +un letto modestissimo; sotto il letto, un servizio +da caffè; le pareti bianche e nude; il pavimento +coperto di stuoie.</p> + +<p>Sedemmo nell’alcova.</p> + +<p>I due personaggi che ci stavano davanti +formavano tra loro un contrasto ammirabile. +L’uno, Sidi-Bargas, il ministro, era un bel vecchio, +colla barba bianca, la carnagione chiara, +due occhi d’una vivacità indescrivibile e una +gran bocca, sempre sorridente, che lasciava vedere +due file di grossi denti bianchi come l’avorio; +un viso che rivelava a primo aspetto +l’astuzia finissima e l’indole meravigliosamente +pieghevole richiesta dalla natura del suo ministero. +Gli occhiali, la tabacchiera, certi movimenti +cerimoniosi del capo e della mano, gli<span class="pagenum"><a name="Page_87" id="Page_87">[87]</a></span> +davan quasi l’aria d’un diplomatico europeo. Si +vedeva l’uomo avvezzo a trattare con cristiani, +superiore, forse, a molte superstizioni e a molti +pregiudizii del suo popolo, un mussulmano di +manica larga, un moro inverniciato di civiltà. +L’altro, il Caid Misfiui, pareva l’incarnazione +del Marocco. Era un omo d’una cinquantina +d’anni, di color bronzino, di barba nera, membruto, +cupo, taciturno; una faccia che pareva +non avesse mai sorriso. Teneva il capo basso, +gli occhi a terra, le sopracciglia corrugate; si sarebbe +detto che gl’ispiravamo un profondo senso +di ripugnanza. Io lo guardavo di sott’occhio, +con diffidenza. Mi pareva che quell’uomo non +dovesse mai aprir bocca altro che per far rotolare +una testa ai suoi piedi. Tutti e due avevano +in capo un gran turbante di mussolina ed +erano ravvolti dalla testa ai piedi in un caïc +trasparente.</p> + +<p>L’incaricato d’affari presentò a questi due +personaggi, per mezzo dell’interprete, il Comandante +di fregata e il capitano. Eran due +ufficiali: la presentazione non richiedeva commenti. +Presentando me, invece, bisognava spiegare +presso a poco che specie di mestiere facessi. +L’Incaricato d’affari lo spiegò in termini iperbolici. +Sidi-Bargas stette un po’ pensando e poi +disse alcune parole all’interprete il quale tradusse:<span class="pagenum"><a name="Page_88" id="Page_88">[88]</a></span></p> + +<p>—Sua Eccellenza domanda perchè avendo +codesta abilità nella mano, Vostra Signoria la +porta coperta. Vostra Signoria dovrebbe levarsi +il guanto perchè si potesse vedere la mano.</p> + +<p>Il complimento era così nuovo per me che +non trovai subito una risposta.</p> + +<p>—Non è necessario,—osservò l’Incaricato +d’affari,—perchè la facoltà risiede nella mente +e non nella mano.</p> + +<p>Pareva che fosse tutto detto. Ma quando un +moro s’attacca a una metafora, non la lascia +così facilmente.</p> + +<p>—È vero, fece rispondere sua Eccellenza,—ma +la mano essendo lo strumento è anche il +simbolo della facoltà della mente.</p> + +<p>La discussione si prolungò per qualche altro +minuto.</p> + +<p>—È un dono d’Allà—conchiuse finalmente +Sidi-Bargas.</p> + +<p>—Avaro Allà! dissi in cuor mio.</p> + +<p>La conversazione durò un pezzo e s’aggirò +quasi sempre intorno al viaggio. Fu una lunga +citazione di nomi di governatori, di provincie, +di fiumi, di valli, di monti, di pianure, che +avremmo trovato sul nostro cammino; nomi +che mi suonavano all’orecchio come altrettante +promesse di avvenimenti meravigliosi, e mettevano +in gran moto la mia immaginazione. +Che cos’era la Montagna rossa? Che avremmo<span class="pagenum"><a name="Page_89" id="Page_89">[89]</a></span> +veduto sulle sponde del Fiume delle Perle? Che +omo doveva essere un governatore chiamato +Figlio della cavalla? Il nostro Incaricato fece +varie domande riguardo alle distanze, all’acqua, +all’ombra. Sidi-Bargas aveva tutto sulla punta +delle dita, e da questo lato bisogna riconoscere +ch’era molto al di sopra di Visconti Venosta, +il quale non sarebbe certo in grado di dire a +un ambasciatore straniero quante sorgenti d’acqua +pura e quanti gruppi d’alberi si trovano +sulla strada da Napoli a Roma. Augurò infine +un buon viaggio colla formola:—La pace sia +sulla vostra strada,—e accompagnò l’Incaricato +fin sull’uscio, stringendo la mano a tutti +coll’apparenza d’una grande cordialità. Il Caid +Misfiui, sempre muto, ci porse la punta delle +dita, senza guardarci nel viso.—La mano, +veh!—dissi tra me stendendogli la mia;—non +la testa.</p> + +<p>Eravamo già fuori della sala, quando il ministro +ci raggiunse.</p> + +<p>—Che giorno partite? domandò al Comm. +Scovasso.</p> + +<p>—Domenica,—questo rispose.</p> + +<p>—Partite lunedì!—disse in tono premuroso +Sidi-Bargas.</p> + +<p>L’Incaricato gli fece domandare perchè.</p> + +<p>—Perchè è giorno di buon augurio!—rispose +con serietà,—e fatto un nuovo inchino, disparve.<span class="pagenum"><a name="Page_90" id="Page_90">[90]</a></span></p> + +<p>Sidi-Misfiui, mi fu detto poi, ha tra i Mori +la fama di gran dotto, fu maestro del Sultano +regnante, ed è, come gli si legge nel viso, un +mussulmano fanatico. Sidi-Bargas gode la riputazione +più amabile di gran giocatore di scacchi.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Tre giorni prima della partenza, la stradetta +dove dà la porta della Legazione era già affollata +di curiosi. Dieci grandi cammelli, che dovevano +portare a Fez, prima del nostro arrivo, +una parte delle provvigioni di vino, vennero +l’un dopo l’altro a inginocchiarsi davanti alla +porta per ricevere il carico, e partirono accompagnati +da un drappello di servi e di soldati. +Dentro la casa, in quegli ultimi tre giorni, raddoppiò +il lavoro e il via vai. Ai servi e ai soldati +della Legazione s’aggiunsero i servi venuti +da Fez. Ad ogni ora del giorno arrivavano +provvigioni. La casa pareva un’officina, un magazzino +e uno scalo. Si temette un momento +che non bastasse il tempo agli apparecchi per +poter partire il giorno fissato. Ma la domenica +sera, tre di maggio, tutto era pronto, compresa +l’asta altissima d’una smisurata bandiera tricolore +che doveva sventolare in mezzo alle tende; +e la notte poterono essere caricati sulle mule +tutti i bagagli, che partirono il lunedì mattina, +molte ore prima di noi, affinchè, arrivando la sera +alla tappa, trovassimo l’accampamento piantato.<span class="pagenum"><a name="Page_91" id="Page_91">[91]</a></span></p> + +<p>Ricorderò sempre, con una emozione gradevole, +quegli ultimi momenti che passammo nel +cortile della Legazione prima della partenza.</p> + +<p>C’eravamo tutti. Erano arrivati il giorno innanzi, +per unirsi a noi, un vecchio amico dell’Incaricato +d’affari, il signor Patxot, antico ministro +di Spagna a Tangeri, e il signor Morteo, +genovese, agente consolare d’Italia a Mazagan. +C’era il medico della carovana, Miguerez, nativo +di Algeri; un ricco moro; Mohamed-Ducali, suddito +italiano, che accompagnava l’ambasciata in +qualità di scrivano; il secondo dracomanno della +Legazione, Salomone Aflalo; due marinai italiani, +uno ordinanza del comandante Cassone e +l’altro calafato a bordo del <i>Dora;</i> i soldati della +Legazione in gran gala; i cuochi, gli operai, i +servi, tutte persone sconosciute che due mesi +di vita comune nell’interno del Marocco dovevano +rendermi famigliari, e che io mi preparavo +a studiare sin da quel momento, ad uno +ad uno, per farli un giorno movere e parlare +nel libro che avevo in testa. Tutti avevano nel +vestito qualchecosa di particolare, che dava a +quella riunione un aspetto straordinariamente +pittoresco. Erano cappelli piumati, cappe bianche, +grandi ghette, veli, bisaccie, coperte da +campo di colori bizzarri. C’era da fare un bazar +tra pistole, barometri, quaderni, album e +cannocchiali. Pareva che fossimo preparati a<span class="pagenum"><a name="Page_92" id="Page_92">[92]</a></span> +partire per il Capo di Buona Speranza. Si fremeva +tutti d’impazienza, di curiosità e d’allegrezza. +Per giunta il tempo era bellissimo e +soffiava un’auretta marina deliziosa. Maometto +era coll’Italia.</p> + +<p>Alle cinque in punto l’ambasciatore montò a +cavallo e sulle terrazze delle Legazioni s’alzarono +le bandiere in segno di saluto.</p> + +<p>Preoccupato com’ero della mia cavalcatura, +in quel tafferuglio pericoloso della partenza, +non ricordo che confusamente la folla che ingombrava +le strade, le belle ebree affacciate +alle terrazze, e un ragazzo arabo che mentre +uscivo per la porta del Soc, esclamò con un +accento strano:—Italia!</p> + +<p>Sul Soc si unirono a noi i rappresentanti +di tutte le Legazioni, per accompagnarci, secondo +l’uso, fino a qualche miglio da Tangeri; +e prendemmo tutti insieme la via di Fez, confusi +in una cavalcata rumorosa, davanti a cui +sventolava la bandiera verde del Profeta.<span class="pagenum"><a name="Page_93" id="Page_93">[93]</a></span></p> + + + +<hr /> +<h2><a name="HAD-EL-GARBIA" id="HAD-EL-GARBIA"></a>HAD-EL-GARBÌA</h2> + + +<p>Era una folla di ministri, di consoli, di dracomanni, +di segretarii, di cancellieri, una grande +ambasciata internazionale, che rappresentava sei +monarchie e due repubbliche, composta per la +maggior parte di gente che aveva girato mezza +la terra. Fra gli altri, il console di Spagna, +vestito del grazioso costume della provincia di +Murcia, con un pugnaletto alla cintura; il console +gigantesco degli Stati Uniti, antico colonnello +di cavalleria, che s’alzava di tutta la testa +al di sopra della comitiva, e cavalcava un bel +cavallo arabo bardato alla messicana; il dracomanno +della Legazione di Francia, un uomo di +forme atletiche, piantato sopra un enorme cavallo +bianco, col quale presentava in certi atteggiamenti +i contorni fantastici e poderosi +di un centauro; delle faccie inglesi, portoghesi,<span class="pagenum"><a name="Page_94" id="Page_94">[94]</a></span> +andaluse, tedesche. Tutti parlavano, ed +era una conversazione in dieci lingue, accompagnata +da risate, canterellamenti e nitriti. Davanti +a noi cavalcava il portabandiera, seguito +da due soldati della Legazione d’Italia; dietro +venivano i cavalieri della scorta, guidati dal +generale mulatto, coi fucili ritti sulle selle; dai +lati uno sciame di servi arabi a piedi. Tutta +questa comitiva, dorata dagli ultimi raggi del +sole, presentava uno spettacolo così splendidamente +pittoresco, che ognuno di noi lasciava +trasparire sul volto la compiacenza d’essere una +figura del quadro.</p> + +<p>A poco a poco quasi tutti coloro che ci accompagnavano, +si accomiatarono e tornarono +a Tangeri; non rimasero più con noi che l’America +e la Spagna.</p> + +<p>La strada, per allora, non era delle peggio; +la mia mula pareva la mula più docile dell’Impero; +che cosa mi rimaneva a desiderare? Ma +non c’è felicità intera sulla terra. Il capitano +mi si avvicinò e mi diede una notizia spiacevole. +Il vice-console, Paolo Grande, nostro +compagno di tenda, era sonnambulo. Il capitano +stesso l’aveva incontrato la notte prima, +su per le scale della casa della Legazione, ravvolto +in un lenzuolo, con un lume in una mano +e una pistola nell’altra. I servi della casa, interrogati, +avevano confermata la cosa. Dormire<span class="pagenum"><a name="Page_95" id="Page_95">[95]</a></span> +sotto la tenda con lui era pericoloso. Il capitano +pregava me, poichè avevo maggiore famigliarità +col vice-console, d’indurlo a rimettere +a qualcuno le sue armi durante la notte. Io +promisi di fare tutto il possibile.—Mi raccomando—; disse +allontanandosi;—anche in +nome del Comandante; si tratta di salvare la +pelle.—Questa ci mancava!—pensai, e cercai +subito il vice-console. Egli stesso mi venne +accanto. Di domanda in domanda riuscii a sapere +che aveva con sè un piccolo arsenale, tra +armi da fuoco e armi da taglio; compreso un +pugnalaccio moresco, di cui mi fece la descrizione, +e che, non so perchè, mi pareva stato +fabbricato apposta per farmi un buco nel cuore. +Ma come fargli capire la cosa? E se non ne +avesse avuto coscienza? Decisi di aspettare fino +a notte, quando andassimo a letto, e per tutta +la strada non mi potei più liberare da quel +pensiero molesto.</p> + +<p>Camminavamo sopra un terreno ondulato a +grandi curve, in una campagna verde e solitaria. +La strada, se si può chiamar strada, era +formata da un gran numero di sentieri paralleli, +in alcuni punti incrociati, serpeggianti in +mezzo a cespugli e pietroni, infossati come letti +di rigagnoli. Qualche palma e qualche aloè +disegnava le sue forme nere sull’orizzonte dorato. +Il cielo cominciava a coprirsi di stelle. Non<span class="pagenum"><a name="Page_96" id="Page_96">[96]</a></span> +si vedeva nessuno nè vicino nè lontano. A un +certo punto, sentimmo alcune fucilate. Era un +gruppo d’arabi che dalla sommità d’una collina +salutavano l’ambasciatore. Dopo tre ore di cammino, +era notte fitta; cominciavamo a desiderare +l’accampamento. La fame in qualcuno, in +altri la stanchezza aveva troncate le conversazioni. +Non si sentiva più che il passo dei cavalli +e il respiro affannoso dei servi che ci seguivano +correndo. A un tratto risuonò un grido +del Caid. Ci voltammo e vedemmo un’altura, +alla nostra destra, tutta scintillante di lumi. Era +il nostro primo accampamento e lo salutammo +con un grido.</p> + +<p>Non saprei esprimere il piacere che provai +mettendo piede a terra in mezzo a quelle tende. +Se non fosse stata la dignità, che dovevo +serbare, di rappresentante della letteratura italiana, +mi sarei messo a fare delle capriole. Era +una piccola città, illuminata, popolata, rumorosa. +Da ogni parte scoppiettavano i fuochi +delle cucine. Servi, soldati, cuochi, marinai andavano +e venivano scambiandosi ordini e domande +in tutte le lingue della torre di Babele. +Le tende formavano un gran circolo, in mezzo +al quale era piantata la bandiera italiana. Di +là dalle tende erano schierati i cavalli ed i +muli. La scorta aveva il suo piccolo accampamento +appartato. Tutto era ordinato militarmente.<span class="pagenum"><a name="Page_97" id="Page_97">[97]</a></span> +Riconobbi subito casa mia e corsi a +prenderne possesso. V’erano quattro letti da campagna, +stuoie e tappeti, lanterne, candelieri, +tavolini, seggiole a ìccase, lavamani colle asticciuole +strisciate dei tre colori italiani e un grande +sventolatore all’indiana. Era un accampamento +principesco, da passarci volentieri un annetto. +La nostra tenda era posta fra quella dell’ambasciatore +e quella degli artisti.</p> + +<p>Un’ora dopo l’arrivo ci sedemmo a tavola +sotto la gran tenda consacrata a Lucullo. Credo +che fu quello il pranzo più allegro che sia mai +stato fatto dentro i confini del Marocco dalla +fondazione di Fez in poi. Eravamo sedici, +compreso il console d’America coi suoi due +figli e il console di Spagna con due impiegati +della Legazione. La cucina italiana riportò un +trionfo solenne. Era la prima volta, credo, che +in mezzo a quella campagna deserta s’alzavano +ad Allà i vapori dei maccheroni al sugo e del +risotto alla milanese. L’autore, un grosso cuoco +francese venuto per quella sola notte da Tangeri, +fu chiamato clamorosamente agli onori +del proscenio. I brindisi scoppiarono l’un dall’altro +in italiano, in spagnuolo, in verso, in +prosa, in musica. Il console di Spagna, un bel +castigliano dello stampo antico, gran barba, gran +torace e gran cuore, declamò, con una mano sul +manico del pugnale, il dialogo di don Juan Tenorio<span class="pagenum"><a name="Page_98" id="Page_98">[98]</a></span> +e di don Luis Mendia nel dramma famoso di Josè +Zorilla. Si disputò sulla quistione d’Oriente, +sugli occhi delle donne arabe, sulla guerra carlista, +sull’immortalità dell’anima, sulle proprietà +del terribile <i>cobra capello</i>, l’aspide di Cleopatra, +dal quale si lasciano morsicare impunemente +i ciarlatani marocchini. Qualcuno, in +mezzo al clamore della conversazione, mi disse +nell’orecchio che mi sarebbe stato riconoscente +per la vita se nel mio futuro libro sul Marocco +avessi scritto ch’egli aveva ammazzato un leone. +Io colsi quest’occasione per pregare i commensali +di darmi ciascheduno una nota bene ordinata +delle bestie feroci di cui desideravano +che li facessi trionfare. Il console di Spagna, +per riconoscenza, improvvisò una strofetta +castigliana in onore della mia mula, e cantando +tutti insieme questa strofetta sopra un motivo +dell’<i>Italiana in Algeri</i>, uscimmo dalla tenda per +andar a dormire.</p> + +<p>L’accampamento era immerso in un profondo +silenzio. Davanti alla tenda dell’Ambasciatore, +che s’era ritirato prima di noi, vegliava il fido +Selam, primo soldato della Legazione. Fra le +tende lontane passeggiava lentamente, come +una larva bianca, il Caid della scorta. Il +cielo era tutto scintillante di stelle. Che beata +notte, se non avessi avuto quella spina del +sonnambulo!<span class="pagenum"><a name="Page_99" id="Page_99">[99]</a></span></p> + +<p>Entrando nella tenda, il capitano mi ripetè +la raccomandazione. Decisi d’intavolare il discorso +quando fossimo a letto. Era indispensabile; +ma mi costava un grande sforzo. Il viceconsole +avrebbe potuto prender la cosa in +mala parte e ne sarei stato dolentissimo. Era un +compagno così piacevole! Da schietto siciliano, +pieno di fuoco, parlava delle cose più insignificanti +collo stile e coll’accento d’un predicatore +ispirato. Profondeva gli aggettivi terribile—immenso—divino—ad +ogni proposito. Il suo +gesto più riposato era di agitare le mani al +di sopra della testa. A vederlo discutere, con quegli +occhi che gli uscivan dal capo, con quel +naso aquilino che pareva volesse agganciare +l’avversario, si sarebbe giudicato un uomo irascibile +e imperioso; ed era invece la più buona, +la più arrendevole pasta di giovanotto che si +possa immaginare.</p> + +<p>—Animo—disse il capitano quando fummo +tutti e quattro a letto.</p> + +<p>—Signor Grande,—io cominciai—lei ha +l’abitudine di levarsi durante la notte?</p> + +<p>Parve molto meravigliato della mia domanda.—No—rispose—e +mi spiacerebbe che l’avesse +qualchedun altro.</p> + +<p>Quest’è curiosa! pensai.—Dunque—soggiunsi—lei +riconosce che è un abitudine pericolosa.<span class="pagenum"><a name="Page_100" id="Page_100">[100]</a></span></p> + +<p>Mi guardò.</p> + +<p>—Scusi—disse poi—mi pare che su quest’argomento +lei non dovrebbe scherzare.</p> + +<p>—Mi scusi lei, io risposi,—non ho menomamente +l’intenzione di scherzare. Non è +mia abitudine di scherzare sulle cose tristi.</p> + +<p>—È una cosa triste davvero, e toccherebbe +a lei a scongiurarne le cattive conseguenze.</p> + +<p>—Questa è bella! Pretenderebbe che andassi +a dormire in mezzo ai campi?</p> + +<p>—Dei due mi pare che ci dovrebbe andar +lei e non io.</p> + +<p>—È una vera impertinenza!—diss’io balzando +a sedere sul letto.</p> + +<p>—Oh stiamo a vedere adesso,—gridò +il viceconsole alzandosi istizzito,—che è +un’impertinenza il non volersi lasciar ammazzare!</p> + +<p>Una gran risata del capitano e del comandante +troncò la discussione, e prima ancora che +essi parlassero, il signor Grande ed io capimmo +d’esser stati corbellati tutt’e due. A lui pure +avevan fatto credere che io giravo la notte per +la casa della Legazione, con un lenzuolo sulle +spalle e una pistola nel pugno.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>La notte passò senz’accidenti, e la mattina +mi svegliai in tempo per vedere l’aurora.</p> + +<p>L’accampamento europeo era ancora immerso<span class="pagenum"><a name="Page_101" id="Page_101">[101]</a></span> +nel sonno; soltanto in mezzo alle tende della +scorta si cominciava a mover qualcuno.</p> + +<p>Il cielo era tutto color di rosa ad oriente.</p> + +<p>Mi avanzai fino in mezzo all’accampamento +e rimasi per molto tempo immobile a contemplare +lo spettacolo che mi si spiegava d’intorno.</p> + +<p>Le tende erano piantate sul fianco d’una +collina tutta coperta d’erbe, di fichi d’india, +d’aloè e d’arbusti fioriti. Vicino alla tenda dell’ambasciatore +s’alzava una palma altissima, inclinata +graziosamente verso oriente. Davanti alla +collina si stendeva una grande pianura ondulata +e florida, chiusa lontano da una catena +di monti di color verde cupo, di là dalla quale +apparivano altri monti azzurrini quasi svaniti +nella limpidezza del cielo. Non si vedeva in +tutto quello spazio nè una casa, nè una tenda, +nè un armento, nè un nuvolo di fumo. Era +come un immenso giardino chiuso ad ogni +creatura vivente. Un’aria fresca e odorosa faceva +stormire leggermente le foglie della palma: +unico rumore che mi giungesse all’orecchio. +A un tratto, voltandomi, vidi dieci occhi +spalancati fissi nei miei. Erano cinque arabi +seduti sopra un masso di roccia, a pochi +passi da me: lavoratori della campagna, venuti +durante la notte, chi sa di dove, per vedere +l’accampamento. Parevano scolpiti nella<span class="pagenum"><a name="Page_102" id="Page_102">[102]</a></span> +roccia medesima su cui riposavano. Mi guardavano +senza battere palpebra, senza dar segno +nè di curiosità, nè di simpatia, nè di malevolenza, +nè d’imbarazzo: tutti e cinque immobili +e impassibili, coi visi mezzo nascosti +nei cappucci, che parevano la personificazione +della solitudine e del silenzio della campagna. +Misi una mano in tasca; quei dieci +occhi accompagnarono il movimento della mano; +tirai fuori un sigaro; quei dieci occhi +si fissarono sul sigaro; andai innanzi, +tornai indietro, mi chinai a raccogliere un +sasso, e quei dieci occhi m’erano sempre +addosso. E non erano i soli. A poco a poco, +ne scopersi molti altri, più lontano, seduti +in mezzo all’erba, a due a due, a tre a +tre, anch’essi incappucciati, immobili, cogli +occhi fissi su di me. Parevano gente sbucata +allora di sotto terra, morti cogli occhi aperti, +apparenze piuttosto che persone reali, che dovessero +svanire ai primi raggi del sole. Un +grido lungo e tremulo, che veniva dall’accampamento +della scorta, mi distrasse da +quello spettacolo. Un soldato mussulmano annuciava +ai compagni l’ora della preghiera, +la prima delle cinque preghiere canoniche +che ogni musulmano deve fare ogni giorno. +Alcuni soldati uscirono dalle tende, stesero +per terra le loro cappe, vi s’inginocchiarono<span class="pagenum"><a name="Page_103" id="Page_103">[103]</a></span> +su, rivolti verso l’oriente; si soffregarono +tre volte le mani, le braccia, la testa +e i piedi con una manata di terra, e poi cominciarono +a recitare a bassa voce le loro +preghiere inginocchiandosi, rizzandosi in piedi, +prostrandosi col viso sull’erba, alzando le mani +aperte all’altezza delle orecchie, e accoccolandosi +sulle calcagna. Poco dopo uscì dalla +sua tenda il comandante della scorta, poi i +servi, poi i cuochi; in pochi minuti la maggior +parte della popolazione del campo fu in piedi. +Il sole, appena spuntato sull’orizzonte, scottava.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Rientrando nella tenda feci la conoscenza +di parecchi personaggi assai curiosi, di cui mi +occorrerà di parlare sovente.</p> + +<p>Il primo a comparire fu uno dei due marinai +italiani, ordinanza del comandante di fregata, +siciliano, nato a Porto Empedocle, di nome +Ranni, un giovanotto di venticinque anni, di +alta statura, di forza erculea, d’indole buonissima, +sempre grave come un magistrato, e dotato +della singolare virtù di non stupirsi di nulla, di +trovar tutto naturale, come il Goe delle <i>Cinque +settimane in pallone</i>, di meravigliarsi soltanto +della meraviglia degli altri. Per lui, Porto Empedocle, +Gibilterra, l’Africa, la China dov’era +stato, la luna se ce l’avessero portato, erano +la stessissima cosa.<span class="pagenum"><a name="Page_104" id="Page_104">[104]</a></span></p> + +<p>—Che ne dici di questa vita?—gli domandò +il comandante, mentre l’aiutava a vestirsi.</p> + +<p>—Che vuol che ne dica?—rispose.</p> + +<p>—Oh bella! Il viaggio, il paese nuovo, tutto +questo trambusto, non t’ha fatto nessuna impressione?</p> + +<p>Stette un po’ pensando, e rispose ingenuamente:—Nessuna +impressione.</p> + +<p>—Ma come! Quest’accampamento, almeno, +non è uno spettacolo nuovo per te?</p> + +<p>—Eh no, signor comandante.</p> + +<p>—Ma quando mai l’hai visto prima d’ora?</p> + +<p>—L’ho visto ieri sera.</p> + +<p>Il comandante lo guardò.</p> + +<p>—Ma ieri sera—domandò poi reprimendo +la stizza—che impressione t’ha fatto?</p> + +<p>—Eh.... rispose candidamente il buon marinaio—; +si capisce.... la stessa impressione di +questa mattina.</p> + +<p>Il comandante abbassò la testa in atto di +rassegnazione.</p> + +<p>Poco dopo entrò un altro personaggio non +meno curioso. Era un arabo di Tangeri, che il +viceconsole aveva preso al suo servizio, per tutto +il tempo del viaggio. Aveva nome Ciua; ma +il padrone lo chiamava Civo per maggiore facilità +di pronunzia. Era un giovanotto grande +e grosso, minchione quanto ce n’entrava, ma<span class="pagenum"><a name="Page_105" id="Page_105">[105]</a></span> +buono e pieno di buon volere; un fanciullone +ingenuo, che a guardarlo, si metteva a ridere e +nascondeva il viso. Non aveva altro vestito che +una lunga e larga camicia bianca, sciolta, che +quando camminava, gli sventolava addosso in +una maniera ridicola, e gli dava l’aria d’una +caricatura di cherubino. Sapeva una trentina di +parole spagnuole, e con queste s’ingegnava di +farsi capire, quando era costretto a parlare; ma +col suo padrone s’esprimeva quasi sempre a +gesti. Così a occhio gli avrei dati venticinque +anni; ma cogli arabi è facile sbagliare. Glielo +domandai.</p> + +<p>Prima si coperse il viso con una mano, poi +meditò qualche momento e rispose:</p> + +<p>—<i>Cuando guerra España.... año y medio.</i> Al +tempo della guerra colla Spagna, che fu nel +1860, un anno e mezzo; aveva dunque diciasette +anni.</p> + +<p>—Che pezzo d’uomo per la sua età! dissi +al vice-console.</p> + +<p>—Immenso!—rispose.</p> + +<p>Il terzo personaggio fu il cuoco dell’Ambasciatore, +che ci portò il caffè; un piemontese +pretto, tagliato tutto d’un pezzo in un pilastro +dei portici di piazza Castello, il quale da Torino, +ch’egli chiamava il <i>giardino d’Italia</i>, era piovuto, +pochi giorni prima, a Tangeri, e non +aveva ancora ritrovato sè stesso. Il pover’uomo<span class="pagenum"><a name="Page_106" id="Page_106">[106]</a></span> +non faceva che esclamare:—Oh che paese! +Oh che paese!</p> + +<p>Gli domandai se prima di partire da Torino, +non gliel’avevan detto che paese fosse il Marocco, +che città fosse Tangeri. Mi rispose di +sì. Gli avevan detto:—Badate, Tangeri non è +Torino.—Non sarà come Torino—egli +aveva pensato—; pazienza! Sarà come Genova, +come Alessandria, via!—E invece +s’era ritrovato in una città di quella fatta! +<i>N mes ai sarvaj!</i><a name="FNanchor_1_1" id="FNanchor_1_1"></a><a href="#Footnote_1_1" class="fnanchor">[1]</a> E gli avevan messo +ad aiutarlo due arabi che non capivano una +parola di piemontese! <i>O mi povr’om!</i> E +oltre a questo bisognava fare un viaggio di due +mesi a traverso i <i>deserti dell’Egitto</i>! Egli prevedeva +che non ne sarebbe tornato vivo.</p> + +<p>—Ma almeno—gli dissi—quando tornerete +a Torino, avrete qualche cosa da raccontare.</p> + +<p>—Ah!—rispose con accento malinconico, +andandosene via—che cosa si può raccontare +d’un paese dove non si trovano due foglie d’insalata!</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Fatta colezione, l’Ambasciatore diede ordine +di levare l’accampamento.</p> + +<p>Durante quella lunga operazione, alla quale<span class="pagenum"><a name="Page_107" id="Page_107">[107]</a></span> +lavoravano poco meno di cento persone, osservai +un tratto singolare del carattere degli +arabi, che è la passione smaniosa del +comando. Non c’era bisogno di nessun’indicazione, +per riconoscere alla prima in mezzo a +quella folla confusa il capo mulattiere, il capo +dei facchini, il capo dei servi delle tende, il +capo dei soldati della Legazione. Chiunque era +investito d’un’autorità, la faceva sentire e vedere, +a proposito e a sproposito, colla voce, +colle mani, cogli occhi, con tutte le forze dell’anima +e del corpo. E chi non aveva autorità, +coglieva ogni menomo pretesto per dare un +ordine a un eguale, per illudersi d’essere qualchecosa +più degli altri. Il più cencioso dei servi +pareva beato di poter assumere per un +momento un atteggiamento imperioso. La più +semplice operazione, come d’annodare una +corda o di sollevare una cassa, provocava uno +scambio di grida tonanti, di sguardi fulminei, +di gesti da sultano sdegnato. Persino Civo, il +modesto Civo, sultaneggiava contro due arabi +della campagna che si permettevano di guardar +da lontano i bauli del suo padrone.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Alle dieci della mattina, sotto un sole ardente, +la lunga carovana cominciò a discendere lentamente +nella pianura.</p> + +<p>Il console di Spagna e i suoi due compagni<span class="pagenum"><a name="Page_108" id="Page_108">[108]</a></span> +ci avevano lasciati all’alba; non rimanevano +più con noi altre persone estranee all’ambasciata +che il console d’America e i suoi figliuoli.</p> + +<p>Dal luogo dove avevamo passato la notte, +chiamato in arabo Ain-Dalia, che significa fontana +di vino, per le vigne che v’erano nei +tempi andati, dovevamo andare quel giorno a +Had-el-Garbia, di là dalle montagne che chiudevano +la pianura.</p> + +<p>Per più d’un’ora si camminò sopra un terreno +leggermente ondulato, in mezzo a campi d’orzo +e di miglio, per sentieri tortuosi, che formavano +coi loro incrociamenti un gran numero +d’isolette coperte d’erbe rigogliose e di fiori +altissimi. Non si vedea nessuno per la campagna, +nessuno per la strada. Solamente dopo +una mezz’ora di cammino, incontrammo una +lunga fila di cammelli condotta da due beduini, +i quali passandoci accanto mormorarono il solito +saluto:—La pace sia sulla vostra strada.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Era una pietà per me il vedere quei poveri +servi arabi che venivano accanto a noi, a piedi, +carichi d’ombrelli, di pastrani, di cannocchiali, +d’album, di mille gingilli, di cui ignoravano il +nome e l’uso; costretti a seguitare correndo il +passo rapido delle nostre mule, soffocati dalla +polvere, arsi dal sole, mal nutriti, mezzi nudi, +soggetti a tutti, non possessori d’altro al<span class="pagenum"><a name="Page_109" id="Page_109">[109]</a></span> +mondo che d’un cencio di camicia e d’un paio +di ciabatte; venuti a piedi da Fez a Tangeri, +per tornare a piedi da Tangeri a Fez; e poi, +chi sa! seguitare qualche altra carovana da Fez +a Marocco, e tirare innanzi così tutta la vita, +senz’altro compenso che di non morire di fame +e di poter riposare le ossa sotto una tenda! +Pensavo, guardandoli, alla «piramide della esistenza» +del Goethe. V’era, fra gli altri, un +ragazzo mulatto di tredici o quattordici anni, +bello e sveltissimo, il quale fissava sempre in +viso ora a me ora ad altri dell’ambasciata due +grandi occhi neri pieni di curiosità e di simpatia, +che diceano e domandavano confusamente +mille cose. Era un trovatello, frutto chi sa di +che strani amori, che cominciava coll’ambasciata +italiana la corsa faticosa, nella quale forse non +doveva arrestarsi che per cadere nella fossa. +Un altro, un vecchio tutt’ossa e pelle, correva col +capo basso, cogli occhi chiusi, coi pugni stretti, +colla rassegnazione disperata d’un dannato. Altri +parlavano e ridevano ansando. A un tratto, +uno spiccò la corsa, passò dinnanzi a tutti e +disparve. Dieci minuti dopo lo trovammo seduto +all’ombra d’un fico. Aveva fatto un mezzo +miglio per guadagnare sulla carovana cinque +minuti di cammino e goderseli all’ombra.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Intanto eravamo arrivati ai piedi d’una piccola<span class="pagenum"><a name="Page_110" id="Page_110">[110]</a></span> +montagna, chiamata in arabo la Montagna Rossa +dal colore della sua terra; ripida, rocciosa e +ancora irta degli avanzi d’un bosco abbattuto. +Quella salita c’era stata annunziata fin da Tangeri +come il passo più pericoloso del viaggio. +Mula mia,—dissi tra me—ti raccomando il +mio contratto coll’editore;—e la spinsi su +coll’animo preparato a un capitombolo. I sentieri +salivano serpeggiando in mezzo a grandi +sassi che mi parevano stati acuminati e affilati +apposta da un mio nemico personale per +incidermi le parti posteriori; a ogni movimento +incerto della mula, mi sentivo scappare dalla +testa un capitolo del mio libro futuro; due +volte la povera bestia, piegandosi sui ginocchi, +slanciò la mia anima sui confini d’un mondo +migliore; ma infine riuscii a toccare sano e +salvo la sommità, dove m’accorsi con grande +meraviglia d’essermi lasciato indietro i compagni, +i due pittori eccettuati, i quali m’avevano +preceduto per osservare dall’alto l’ambasciata +che s’avanzava.</p> + +<p>Lo spettacolo valeva veramente la fatica +d’una salita forzata.</p> + +<p>La carovana da mezzo il fianco della montagna +s’allungava per più d’un miglio nella pianura. +Il primo era il gruppo dell’ambasciata, +fra cui spiccava il cappello piumato dell’Ambasciatore +e il turbante bianco di Mohammed<span class="pagenum"><a name="Page_111" id="Page_111">[111]</a></span> +Ducali; e ai lati e dietro uno sciame +di servi a piedi e a cavallo sparpagliati pittorescamente +fra i massi e i cespugli della +salita. Dietro a questi, venivano su a coppie, +a gruppi, a piccole file, ravvolti nelle loro +cappe bianche e turchine, curvi sulle loro +selle scarlatte, i cavalieri della scorta che presentavano +l’immagine d’una gran cavalcata di +maschere; e dietro la scorta, la fila interminabile +dei muli e dei cavalli, che portavan le +tende, le casse, il mobilio, la cucina, i viveri, +fiancheggiati da servi e da soldati, gli ultimi +dei quali apparivano appena come una punteggiatura +bianca e rossa nel verde della campagna. +Non si può immaginare come questa processione +variopinta, armata, luccicante, animava +quella vallata solitaria, che spettacolo bizzarro +e festoso presentava! Se in quel momento avessi +avuto la virtù di pietrificarla in sull’atto, per +poterla contemplare a mio comodo, non so se +avrei resistito alla tentazione. Voltandomi per +rimettermi in cammino, ebbi un’altra sorpresa—l’Oceano +Atlantico—che si stendeva azzurro +e queto come un lago a poche miglia dalla +montagna. V’era un sol bastimento in vista, +vicinissimo alla costa, che navigava verso lo +stretto. Il Comandante guardò col cannocchiale: +era un bastimento italiano. Quanto avremmo +dato per esser visti e riconosciuti!<span class="pagenum"><a name="Page_112" id="Page_112">[112]</a></span></p> + +<p>Dalla Montagna Rossa si discese in un’altra +bellissima valle, tutta coperta di fiori, che formavano +come tanti tappeti di color lilla, roseo +e bianco. Nessuna casa, nessuna tenda, nessuna +creatura umana.</p> + +<p>L’ambasciatore decise di fare una fermata: +scendemmo da cavallo e sedemmo all’ombra +d’un gruppo d’alberi; il convoglio dei bagagli +seguitò la sua strada.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Intorno a noi, a pochi passi di distanza, +stavano seduti i servi, ciascuno tenendo in +mano le briglie d’un cavallo o d’una mula. I +pittori tirarono fuori i loro album per fare +qualche schizzo. Tempo perso! Appena uno +di quegli scamiciati si vedeva guardato, o voltava +le spalle o si nascondeva dietro un albero +o si tirava il cappuccio sugli occhi. Tre, l’uno +dopo l’altro, s’alzarono e se n’andarono brontolando +a sedere cinquanta passi più lontano, +tirando con sè i loro quadrupedi. Non volevano +nemmeno che fossero copiati gli animali. +Chi non ha visto il signor Biseo in +quei momenti, non ha mai visto in faccia la +Stizza. Cercò di farli star fermi pregandoli, +canzonandoli, offrendo danaro. Fiato sprecato. +Rispondevano facendo cenno di no colla mano, +indicando il cielo e sorridendo furbescamente<span class="pagenum"><a name="Page_113" id="Page_113">[113]</a></span> +come per dire:—Non siamo così gonzi!—Nemmeno +il ragazzo mulatto, nemmeno i soldati +della Legazione, cresciuti, si può dire, in +mezzo agli Europei, e già quasi famigliari coi +due artisti, non vollero permettere che la loro +immagine fosse profanata dalla matita cristiana. +Il Corano, come tutti sanno, proibisce la rappresentazione +della figura umana e degli animali, +come un principio o una tentazione all’idolatria. +Il signor Biseo fece domandare dall’interprete +a uno dei soldati per quale ragione +non si voleva lasciar copiare.—Perchè,—rispose,—in +quella figura che vuol fare, il pittore +non è capace d’infondere l’anima. A che +scopo dunque la vorrebbe fare? Dio soltanto +può creare degli esseri viventi, ed è un sacrilegio +pretendere d’imitarlo.—Fu interrogato +il ragazzo mulatto.—Fatemi il ritratto,—egli +disse ridendo,—mentre dormo; non me ne +importa; non ci avrò colpa io; ma mentre io +vedo, mai al mondo.—Allora il Biseo si mise +a fare lo schizzo d’uno che dormiva. Tutti gli +altri, raggruppati in disparte, stavano attenti, +guardando ora il pittore ora il dormiente coi loro +grandi occhi stupiti. A un tratto il servo si +svegliò, girò gli occhi intorno, capì, fece un atto di +dispetto e s’allontanò, mormorando, fra le risa +dei compagni che avevan l’aria di dirgli:—Te +l’hanno fatta, via; ora sei conciato per le feste.<span class="pagenum"><a name="Page_114" id="Page_114">[114]</a></span></p> + +<p>Ci rimettemmo in cammino e in capo a un’ora +circa vedemmo biancheggiare all’orizzonte le +tende dell’accampamento.</p> + +<p>Un drappello di cavalieri, sbucati non so +di dove, ci vennero incontro, di grande carriera, +gridando e sparando i loro fucili; a +dieci passi da noi, si fermarono; il capo +strinse la mano all’ambasciatore; poi si unirono +alla scorta. Erano cavalieri del luogo +dove sorgeva il nostro accampamento, soldati +d’una specie di <i>landwehr</i>, che forma la parte +più numerosa dell’esercito marocchino (se il +complesso delle forze militari del Marocco si +può chiamare esercito), ed è composta di tutti +gli uomini atti alle armi dai sedici ai sessantanni. +Alcuni avevano il turbante, altri un fazzoletto +rosso annodato intorno al capo; tutti il +caffettano bianco.</p> + +<p>Quando arrivammo alla tappa, si alzavano +le ultime tende.</p> + +<p>L’accampamento era posto sopra un terreno +arido e ondulato; da una parte, lontano, si vedeva +una catena di monti azzurri; dall’altra, una +catena di colline verdognole. A mezzo miglio +dalle tende c’erano due gruppi di capanne di +stoppia, mezzo nascoste dai fichi d’India.</p> + +<p>Ci radunammo tutti sotto una tenda.</p> + +<p>Appena eravamo seduti, arrivò correndo un<span class="pagenum"><a name="Page_115" id="Page_115">[115]</a></span> +soldato della Legazione, si piantò davanti all’Ambasciatore +e disse con voce allegra:—La +<i>mona</i>!</p> + +<p>—Venga,—rispose l’ambasciatore alzandosi.</p> + +<p>Tutti ci alzammo.</p> + +<p>Una lunga fila di arabi, accompagnati dal +Comandante della scorta, dai soldati della Legazione +e dai servi, attraversò l’accampamento, +si venne a schierare davanti alla nostra tenda +e depose ai piedi dell’Ambasciatore una gran +quantità di carbone, d’ova, di zuccaro, di burro, +di candele, di pani, tre dozzine di galline e +otto montoni.</p> + +<p>Questo tributo era la <i>muna</i>. Oltre i gravi +balzelli che pagano in denaro, gli abitanti della +campagna sono obbligati a fornire a tutti i +personaggi ufficiali, ai soldati del Sultano e +alle ambasciate che passano, una certa quantità +di viveri e d’altre provvigioni. Il Governo fissa +la quantità; ma le autorità locali tassando gli +abitanti a loro arbitrio, ne segue che la quantità +di roba ricevuta, benchè sempre superiore +ai bisogni, non è mai che una piccola +parte di quella che è stata estorta un mese +prima, o che sarà estorta forse anche un mese +dopo il giorno della presentazione.</p> + +<p>Un vecchio, che doveva essere un capo di +tribù, rivolse, per mezzo dell’interprete, qualche<span class="pagenum"><a name="Page_116" id="Page_116">[116]</a></span> +parola ossequiosa all’Ambasciatore. Gli altri, tutti +poveri campagnoli vestiti di cenci, guardavano +a vicenda noi, le tende e la loro roba,—i +frutti del loro sudore sparsi per terra,—con +un’aria tra mesta ed attonita, che rivelava una +profonda rassegnazione.</p> + +<p>Fatta rapidamente la ripartizione della roba +fra la mensa dell’ambasciata, la scorta, i mulattieri +e i soldati della Legazione, il signor +Morteo, ch’era stato nominato quella stessa +mattina Intendente generale del campo, diede +una mancia al vecchio arabo, questo fece un +cenno ai suoi compagni, e tutti ripresero silenziosamente +la via delle loro capanne.</p> + +<p>Allora cominciò, come doveva poi accadere +tutti i giorni, un gran battibecco fra servi, mulattieri +e soldati per la ripartizione della <i>mona</i>. +Era una scena amenissima. Due o tre di loro +andavano e venivano per il campo a passi concitati, +con un montone fra le braccia, invocando +Allà e l’ambasciatore; altri gridavano la loro ragione +battendo i pugni in terra; Civo faceva +sventolare di qua e di là il suo camicione +bianco colla profonda persuasione di esser terribile; +i montoni belavano, le galline scappavano, +i cani latravano. A un tratto s’alzò l’Ambasciatore +e tutto tacque.</p> + +<p>Il solo che brontolò ancora qualche momento +fu Selam.<span class="pagenum"><a name="Page_117" id="Page_117">[117]</a></span></p> + +<p>Selam era un gran personaggio. Veramente +due dei soldati della Legazione portavano questo +nome, tutti e due addetti al servizio particolare +dell’Ambasciatore; ma come dicendo +Napoleone, se non s’aggiunge altro, s’intende +Napoleone primo, così fra noi, in viaggio, dicendo +Selam intendevamo dir quello solo. Come +l’ho sempre vivo dinanzi agli occhi! Lui, +Mohammed lo sposo, e l’Imperatore, sono veramente +per me le tre figure più simpatiche ch’io +abbia viste nel Marocco. Era un giovane bello, +forte, svelto e pieno d’ingegno. Capiva tutto a +volo, faceva tutto in furia, camminava a salti, +parlava a sguardi, era in moto dalla mattina alla +sera. Per i bagagli, per le tende, per la cucina, +per i cavalli, tutti si rivolgevano a lui; egli +sapeva tutto e rispondeva a tutti. Parlava mediocremente +lo spagnuolo e sapeva qualche parola +d’italiano; ma si sarebbe fatto capir anche +coll’arabo, tanto la sua mimica era pittoresca e +parlante. Per indicare una collina faceva il +gesto d’un colonnello focoso che accenni al suo +reggimento una batteria da assalire. Per fare +un rimprovero a un servo, gli si precipitava +addosso come se l’avesse voluto annientare. +Mi rammentava ogni momento Tommaso Salvini +nelle parti d’Orosmane e d’Otello. In +qualunque atteggiamento si mostrasse, da quando<span class="pagenum"><a name="Page_118" id="Page_118">[118]</a></span> +versava l’acqua fredda sulla schiena all’ambasciatore +a quando ci passava accanto di galoppo, +inchiodato sul suo cavallo castagno, presentava +sempre una figura bella, elegante ed ardita. I +pittori non si stancavan mai di guardarlo. Portava +un caffettano scarlatto e i calzoncini azzurri: +si riconosceva alla prima da un’estremità +all’altra della carovana. Nell’accampamento +non si sentiva gridare che il suo nome. +Correva di tenda in tenda, scherzava con noi, +urlava coi servi, dava e riceveva ordini, si bisticciava, +montava in collera, prorompeva in +risa; quand’era in collera pareva un selvaggio, +quando rideva pareva un bambino. In ogni +dieci parole che dicesse, c’entrava <i>el señor ministro</i>. +Il signor ministro, per lui, veniva subito +dopo Allà e il suo profeta. Dieci fucili appuntati +contro il suo petto non l’avrebbero fatto +impallidire; un rimprovero non meritato dell’Ambasciatore +lo faceva piangere. Aveva venticinque +anni.</p> + +<p>Finito ch’ebbe di brontolare, venne vicino +a me ad aprire una cassa. Mentre si chinava +gli cadde il fez e gli vidi sulla testa rasa una +larga macchia di sangue. Gli domandai che +cos’era. Mi rispose che s’era ferito con uno +dei grossi pani di zucchero della <i>mona</i>.—L’ho +gettato in aria,—mi disse colla più +gran serietà,—e l’ho ricevuto sulla testa,—Non<span class="pagenum"><a name="Page_119" id="Page_119">[119]</a></span> +capivo: si spiegò.—Faccio così,—mi +disse,—per fortificarmi la testa. Le prime volte +cascavo in terra tramortito, adesso non verso più +che qualche goccia di sangue. Verrà il tempo +che non mi scalfirò nemmeno la pelle. Tutti +gli arabi fanno lo stesso. Mio padre si rompeva +sul cranio dei mattoni spessi due dita, +com’io ci romperei un pezzo di pane. Un vero +arabo (conchiuse con aria altera, battendosi il +pugno sul cocuzzolo) deve avere la testa di +ferro.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>L’accampamento, quella sera, presentava un +aspetto assai diverso da quello del giorno innanzi. +Ognuno aveva già preso le sue abitudini. +I pittori avevano rizzato i loro cavalletti +davanti alla tenda e dipingevano. Il capitano +era andato a osservare il terreno, il vice-console +a raccogliere insetti, l’ex-ministro di Spagna +alla caccia delle pernici; l’ambasciatore e +il comandante giocavano a scacchi sotto la +tenda della mensa; i servi si saltavano l’un +l’altro appoggiandosi le mani sulle spalle; i +soldati della scorta discorrevano seduti in cerchio; +degli altri chi passeggiava, chi leggeva, +chi scriveva; sembrava che fossimo attendati +là da un mese. Se ci fosse stata una piccola +stamperia, mi sarebbe saltato il grillo di fondare +un giornale.<span class="pagenum"><a name="Page_120" id="Page_120">[120]</a></span></p> + +<p>Il tempo era bellissimo. Si desinò colla tenda +aperta, e per tutto il tempo del desinare, i cavalieri +di Had-el-Garbia festeggiarono l’ambasciata +con cariche clamorose, rischiarate da uno +splendido tramonto di sole.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>A tavola sedeva dinanzi a me Mohammed Ducali. +Ebbi modo per la prima volta di osservarlo +attentamente. Era il vero tipo del ricco moro, +molle, elegante e ossequioso; e dico ricco, perchè +si diceva che possedesse più di trenta case a +Tangeri, quantunque in quel tempo i suoi +affari fossero un po’ imbrogliati. Poteva avere +una quarantina d’anni. Era alto di statura, di +lineamenti regolari, bianco, barbuto; portava +un piccolo turbante ravvolto in un caïc del +più fino tessuto di Fez, che gli scendeva sopra +un caffettano di panno amaranto ricamato; +sorrideva per far vedere i denti, parlava spagnuolo +con una voce femminea, guardava, +s’atteggiava e gestiva con una languidezza da +innamorato. In altri tempi aveva fatto il negoziante: +era stato in Italia, in Spagna, a +Londra, a Parigi, ed era tornato al Marocco +con idee ed abitudini europee. Beveva +vino, fumava sigaretti, portava calze, leggeva +romanzi, raccontava le sue avventure amorose. +La ragione principale che lo conduceva a Fez +era un credito ch’egli aveva col Governo, e<span class="pagenum"><a name="Page_121" id="Page_121">[121]</a></span> +sperava, coi buoni uffici dell’ambasciatore, +di farsi pagare. Aveva portato con sè la sua +tenda, i servi, le mule. I suoi occhi lasciavan +capire che, se avesse potuto, avrebbe portato +anche le sue donne; ma su quest’argomento +serbava il più rigoroso silenzio. Le donne di +cui parlava, raccontando le sue avventure, erano +europee. L’arèm era anche per lui una cosa +sacra. Arrischiai, con parole vaghe, una domanda: +mi guardò, sorrise pudicamente e non +rispose.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Dopo desinare, soddisfeci un desiderio vivissimo +che avevo già fin prima della partenza +da Tangeri; feci un’escursione notturna per +l’accampamento.</p> + +<p>Fu uno dei più bei divertimenti ch’io abbia +avuti nel viaggio.</p> + +<p>Aspettai che tutti fossero entrati nelle tende; +mi ravvolsi in una cappa bianca del comandante +ed uscii in cerca d’avventure.</p> + +<p>Il cielo era tutto stellato; le lanterne, fuor +che quella appesa in cima all’asta della bandiera, +erano spente; in tutto l’accampamento +regnava un silenzio profondo.</p> + +<p>Adagio adagio, cercando di non inciampare +nelle cordicelle delle tende, voltai a sinistra.</p> + +<p>Fatti dieci passi, un suono inaspettato mi +ferì l’orecchio. Mi arrestai. Mi parve un suono<span class="pagenum"><a name="Page_122" id="Page_122">[122]</a></span> +di chitarra. Veniva da una tenda chiusa, che +non avevo mai vista, posta fra la nostra e quella +dell’ambasciatore, una trentina di passi fuori +del cerchio dell’accampamento. Mi avvicinai +e tesi l’orecchio. La chitarra accompagnava un +filo di voce dolcissima che cantava una canzone +araba piena di malinconia. Di chi era +quella tenda misteriosa? Che ci fosse dentro +una donna? Feci un giro intorno. La tenda +era chiusa da ogni parte. Mi stesi in terra per +guardare per disotto; chinandomi, tossii; il +canto cessò. Quasi nello stesso punto una voce +soave, vicinissima a me, domandò:—<i>Quien +es?</i> (Chi è?)—Allà mi protegga!—pensai—qui +c’è una donna.—Un curioso!—risposi +coll’inflessione più patetica della mia voce.... +Una risata mi fece eco, e una voce maschile +disse in spagnuolo:—Bravo! venga a prendere +una tazza di tè!—Era la voce di Mohammed +Ducali. Oh delusione! Ma fui subito +compensato. S’aperse una porticina e mi +trovai sotto una bellissima tenda, rivestita d’una +ricca stoffa a fiorami, ornata di finestrine +ad arco, rischiarata da una lanterna moresca, +profumata di belgiuino, degna per ogni verso +di ospitare la più bella odalisca del Sultano. +Accanto al Ducali, sdraiato voluttuosamente sopra +un tappeto di Rabat, col capo appoggiato +sopra un ricco cuscino, stava seduto un suo<span class="pagenum"><a name="Page_123" id="Page_123">[123]</a></span> +servo, un giovane arabo d’aspetto gentile e +pensieroso, che teneva fra le mani una chitarra. +Era lui che cantava. Nel mezzo c’era +un vassoio con un bel servizio da tè, da una +parte fumava un profumiere. Spiegai al Ducali +in che maniera fossi capitato vicino alla sua +tenda, rise, mi offerse una tazza, mi fece sonare +un’arietta, mi augurò buon viaggio, ed +uscii. La tenda si richiuse e mi ritrovai nell’oscurità +silenziosa dell’accampamento. Girai intorno +a un’altra tenda, dove dormivano gli +altri servi del Ducali, e mi rivolsi verso quella dell’ambasciatore.</p> + +<p>Davanti alla porta dormiva Selam, disteso +sulla sua cappa turchina, colla sciabola vicino +al capo.—Se lo sveglio, e non mi riconosce +subito,—pensai—m’accoppa! Usiamo +prudenza.—M’avvicinai in punta di piedi e +misi il capo dentro la tenda. La tenda era divisa +in due parti da una ricca cortina: di qua +serviva di sala da ricevimento, e v’era un tavolino +con tappeto, carta, calamaio, e alcune +poltrone dorate; di là dormivano l’ambasciatore +e il suo amico ex-ministro di Spagna. +Pensai di lasciare il biglietto di visita sul tavolino. +M’avvicinai. Un maledetto grugnito mi +arrestò. Era Diana, la cagna dell’ambasciatore. +Quasi nello stesso punto la voce del padrone +domandò:—Chi è?<span class="pagenum"><a name="Page_124" id="Page_124">[124]</a></span></p> + +<p>—Un sicario! mormorai.</p> + +<p>Riconobbe subito la mia voce.</p> + +<p>—Ferisca—, rispose.</p> + +<p>Gli spiegai il motivo della mia visita;—ne +rise di cuore, e stringendomi la mano al buio, +mi augurò buona fortuna.</p> + +<p>Uscendo inciampai in qualcosa che m’insospettì: +accesi un fiammifero: era una tartaruga. +Guardai intorno e vidi a due passi da me un +rospo enorme, che pareva che mi guardasse. +Ebbi per un momento la tentazione di rinunziare +all’impresa; ma la curiosità vinse il ribrezzo +e tirai innanzi.</p> + +<p>Arrivai davanti alla tenda dell’Intendente. +Mentre mi chinavo per origliare, una figura +alta e bianca si alzò fra me e la porta, e disse +con accento sepolcrale:—Dorme.—Detti indietro +come all’apparizione d’un fantasma. Ma +subito mi rincorai. Era un arabo, servo del +Morteo da molti anni, che parlava un po’ italiano, +e che, malgrado la mia cappa bianca, m’aveva +riconosciuto a primo aspetto. Come Selam, egli +riposava davanti alla tenda del suo padrone, +colla sciabola al fianco. Gli diedi la buona notte +e continuai la mia strada.</p> + +<p>Nella tenda vicina, c’erano il medico e il dracomanno +Salomone. Un acuto odore di medicinali +l’annunziava a dieci passi all’intorno. V’era il +lume acceso. Il dracomanno dormiva; il medico,<span class="pagenum"><a name="Page_125" id="Page_125">[125]</a></span> +seduto al tavolino, leggeva. Questo medico, giovane, +colto, d’aspetto e di maniere signorili, +aveva una particolarità assai curiosa. Nato in +Algeri di famiglia francese, vissuto molti anni +in Italia, e marito d’una spagnuola, non solo +parlava con uguale facilità le lingue dei tre +paesi; ma ritraeva egualmente del carattere dei +tre popoli, sentiva tre equivalenti amori di patria, +era insomma un latino uno e trino, che +si sarebbe trovato a casa sua così a Roma, +come a Madrid, come a Parigi. Oltre a questo +era dotato d’un senso comico finissimo; tanto +che senza parlare, senza lasciarsi scorgere, con +uno sguardo furtivo, con un leggerissimo movimento +delle labbra, rilevava il lato ridicolo +d’una persona o d’una cosa in modo da far +scoppiare delle risa. Appena mi vide, indovinò +la ragione dalla mia presenza, mi offerse un +sorso di liquore, e alzando il bicchierino disse +sottovoce:—Al felice successo della spedizione!—Coll’aiuto +d’Allà!—risposi, e lo +lasciai alla sua lettura.</p> + +<p>Passai davanti alla gran tenda della mensa: +era deserta. Voltai a sinistra, uscii dal cerchio +dell’accampamento, passai in mezzo a due lunghe +file di cavalli addormentati, e mi trovai +in mezzo alle tende della scorta. Tesi l’orecchio: +sentii il respiro dei soldati che dormivano. +Davanti alle tende erano sparpagliati<span class="pagenum"><a name="Page_126" id="Page_126">[126]</a></span> +fucili, sciabole, selle, ciarpe, pugnali, caic e la +bandiera di Maometto, come sopra il campo +d’una mischia. Guardai la campagna: non si +vedeva nessuno. Appena apparivano come due +macchie nere ed informi i due gruppi di capanne.</p> + +<p>Tornai indietro, passai in mezzo alla tenda +del Console d’America e a quella dei suoi +servi, tutt’e due chiuse e silenziose; attraversai +il piccolo spazio di terreno dov’era piantata la +cucina, e superata una barricata di botti, di tegami, +di pentole, di brocche, arrivai alla piccola +tenda del cuoco.</p> + +<p>Con lui dormivano là sotto i due arabi, che +gli facevan da sguatteri.</p> + +<p>Misi la testa dentro:—era buio. Chiamai +il cuoco per nome:—<i>Gioanin!</i></p> + +<p>Il poveretto, afflitto dalla mala riuscita d’una +frittura, e forse anche inquieto per la vicinanza +dei due «selvaggi», non dormiva.</p> + +<p>—<i>A l’è chiel?</i> (È lei?) domandò.</p> + +<p>—Son io.</p> + +<p>Tardò qualche momento a rispondere e poi, +voltandosi sul letto, esclamò sospirando:—<i>Ah! +che pais!</i></p> + +<p>—Coraggio,—dissi—, pensate che fra +dieci giorni sarete dinanzi alle mura della +grande città di Fez.</p> + +<p>Rispose qualche cosa in confuso di cui<span class="pagenum"><a name="Page_127" id="Page_127">[127]</a></span> +non afferrai altro che la parola <i>Moncalieri</i>; +dopo di che rispettai il suo dolore, e tirai innanzi.</p> + +<p>Nella tenda accanto v’erano i due marinai: il +Ranni, ordinanza del comandante, e Luigi, calafato +a bordo del <i>Dora</i>, napoletano, un <a name="tn127" id="tn127"></a><ins class="correction" title="originale: gïovanetto">giovanetto</ins> +gentile, sveglio, operoso, che in due giorni +s’era cattivata la simpatia di tutti. Avevano il +lume acceso e mangiavano. Tendendo l’orecchio, +colsi qualche parola del loro dialogo. +Era assai curioso. Luigi domandava a chi +fossero destinati gli schizzi a matita che facevano +i due pittori sui loro album.—Oh bella!—rispose +il Ranni—al Re, si capisce.—Così +senza colori?—domandò l’altro.—Eh no: +tornati che saranno in Italia, prima ci metteranno +i colori e poi li manderanno.—Chi sa +quanto glieli pagano!—Eh molto, si sa. Magari +uno scudo il foglio. Un re non bada ai +denari.—Temendo d’essere scoperto e sospettato +di spionaggio, rinunziai, mio malgrado, a +sentire il seguito, e mi allontanai in punta +di piedi.</p> + +<p>Uscii un’altra volta dall’accampamento e girai +per qualche minuto in mezzo a lunghe file di +cavalli e di mule, fra le quali riconobbi, con +una dolce emozione, la mia bianca compagna +di viaggio, che pareva assorta in profondi pensieri. +Uscito di là, mi trovai davanti alla tenda<span class="pagenum"><a name="Page_128" id="Page_128">[128]</a></span> +del signor Vincent, francese, domiciliato a Tangeri, +uno di quei personaggi misteriosi che han +girato tutto il mondo, parlano tutte le lingue e +fanno di tutti i mestieri: cuoco, negoziante, +cacciatore, interprete, scopritore d’iscrizioni +antiche; aggregatosi con tenda e cavallo all’ambasciata +italiana in qualità di alto direttore +delle cucine, per andare a vendere al governo +di Fez delle uniformi francesi comprate in Algeri. +Guardai dentro per uno spiraglio. Era seduto +sopra un baule in atto meditabondo, con +una grossa pipa in bocca, al chiarore d’un moccoletto +confitto in una bottiglia. Che strana figura! +Mi richiamò alla mente quei vecchi +alchimisti dei pittori olandesi, che meditano +in fondo alla loro officina, col viso illuminato +dal foco dei lambicchi. Curvo, secco, ossoso, +pareva che ogni peripezia della sua vita fosse +rappresentata da una ruga del suo viso e da un +angolo del suo corpo. Chi sa a che pensava! +Chi sa che diavolìo di memorie, di viaggi avventurosi, +di bizzarri incontri, di pazze imprese, +di strani personaggi, gli turbinava nel capo!—Forse +anche, invece che a tutto questo, pensava +al prezzo d’un paio di calzoni da <i>turcos</i> o alla +sua scarsa provvigione di tabacco.—Nel punto +che stavo per dirigergli la parola, spense il +lume con un soffio e disparve nell’oscurità come +un mago.<span class="pagenum"><a name="Page_129" id="Page_129">[129]</a></span></p> + +<p>A pochi passi di là, c’era la tenda del comandante +della scorta; un po’ più oltre quella +del suo primo ufficiale; e più lontano quella +del capo dei cavalieri d’Had-el-Garbia.</p> + +<p>Queste due erano chiuse; la prima era aperta +e vuota.</p> + +<p>Nell’atto che ci guardavo dentro, sentii alle +mie spalle un passo furtivo, e quasi nello stesso +punto una mano di ferro mi afferrò per un +braccio. Mi voltai: mi vidi in faccia il generale +mulatto.</p> + +<p>Appena mi vide, ritirò la mano, dando in +una risata, e disse in tuono di scusa:—<i>Salamu +alikum, salamu alikum!</i>—(La pace sia con +voi! la pace sia con voi!)</p> + +<p>M’aveva preso per un ladro.</p> + +<p>Gli strinsi la mano in segno di riconoscenza +e mi rimisi in cammino.</p> + +<p>Fatti pochi passi, mi parve di vedere a una +certa distanza dalle tende un uomo incappato, +seduto in terra, col fucile in mano. Mi venne +in mente che fosse una sentinella. Guardai intorno, +e vidi infatti che a una cinquantina di +passi da quella, ve n’era un’altra, e poi una +terza: una catena di sentinelle tutt’intorno all’accampamento. +Seppi poi che quella vigilanza +non era fatta per timore dell’assalto d’una +banda d’assassini; ma per guardare le tende +dai ladri della campagna, abilissimi in quel<span class="pagenum"><a name="Page_130" id="Page_130">[130]</a></span> +genere di furti, esercitati come sono a depredare +le tribù arabe attendate.</p> + +<p>Fortunatamente la mia franca andatura non +insospettì alcuna sentinella, e potei finire la +mia escursione.</p> + +<p>Passai accanto a Malek e a Saladino, i due +cavalli focosi dell’Ambasciatore, inciampai in +qualche altra tartaruga e mi fermai davanti alle +tende dei servi a piedi. Erano coricati sopra +un po’ di paglia, senza coperte, l’uno a traverso +l’altro; ma dormivan tutti d’un sonno +così profondo, che non si sentiva un alito, e +parevano morti ammucchiati. Il ragazzo dai +grandi occhi neri, per la buona ragione ch’era +il più piccolo, avea mezzo il corpo fuori della +tenda, e poco mancò che non gli mettessi i +piedi sul capo. Mi fece compassione; volli che +la mattina seguente, svegliandosi, avesse un +conforto; e misi una moneta nella mano che +riposava sull’erba, colla palma aperta, come +per chiedere l’elemosina ai genii della notte.</p> + +<p>Un mormorìo di voci allegre, che veniva +da una tenda vicina, mi distrasse di là. M’avvicinai. +Era la tenda dei soldati e dei servi +dell’Ambasciata. Pareva che mangiassero e +bevessero. Sentii l’odore del fumo del kif. +Riconobbi la voce del secondo Selam, di Abd-el-Rhaman, +di Alì, di Hamet, di Mammù, di +Civo. Era un’orgietta araba in piena regola.<span class="pagenum"><a name="Page_131" id="Page_131">[131]</a></span> +E avevan ben diritto di darsi un po’ di spasso, +poveri giovani, dopo aver faticato tutto il giorno +a piedi, a cavallo, alle tende, alle mense, chiamati +da cento parti, in cento lingue, per cento +servizi! Per questo non volli turbare la loro +allegrezza e m’allontanai cautamente.</p> + +<p>Fino a quel momento la mia escursione era +riuscita a meraviglia; ma era destino che non +finisse senza un triste accidente.</p> + +<p>Non m’ero allontanato di venti passi dalla +tenda dei soldati, quando sentii due mani vigorose +serrarsi intorno al mio collo e una voce +soffocata dall’ira urlarmi una minaccia nell’orecchio. +Mi divincolai, mi voltai indietro...</p> + +<p>Chi era?</p> + +<p>Era l’autore della <i>Cacciata del duca d’Atene</i>, +il mio buon amico Ussi, ravvolto come un fantasma +nella sua lunga <i>abbaia</i> bianca, portata +dall’Egitto, il quale era uscito pochi momenti +prima dalla sua tenda per fare, in direzione +contraria, lo stesso mio giro, e m’aveva colto +alle spalle.</p> + +<p>Allora appunto ero arrivato davanti alla +tenda dei pittori che chiudeva il cerchio dell’accampamento; +il mio viaggio notturno era +compiuto, e mi rimbucai nella mia casetta di +tela.<span class="pagenum"><a name="Page_132" id="Page_132">[132]</a></span></p> + +<div class="footnotes"> +<h3>NOTE:</h3> +<div class="footnote"> +<p><a name="Footnote_1_1" id="Footnote_1_1"></a><a href="#FNanchor_1_1"><span class="label">[1]</span></a> In mezzo ai selvaggi.</p> +</div></div> + +<hr /> +<h2><a name="TLETA_DE_REISSANA" id="TLETA_DE_REISSANA"></a>TLETA DE REISSANA</h2> + + +<p>La mattina seguente si partì prima del levar +del sole con una nebbia umida e fitta che +metteva freddo nelle ossa e ci nascondeva gli +uni agli altri. I cavalieri della scorta avevano +il cappuccio sul capo e i fucili fasciati; tutti +noi eravamo ravvolti nei pastrani e nei mantelli; +ci pareva d’essere in autunno, in mezzo +a una pianura dei Paesi Bassi. Dietro a me non +vedevo distintamente che il turbante bianco e +la cappa turchina del Caid; tutti gli altri erano +ombre confuse che si perdevano nell’aria grigia. +Il sonno e il tempo uggioso mantenevano +il silenzio. Andavamo per un terreno ineguale, +coperto di palme nane, di lentischi, di ginestre, +di pruni, di finocchio selvatico, raggruppandoci +e sparpagliandoci di continuo secondo gli incrociamenti +e le biforcature infinite dei sentieri.<span class="pagenum"><a name="Page_133" id="Page_133">[133]</a></span> +Il sole, apparendo sull’orizzonte, indorò per +qualche minuto le nostre guancie sinistre; e +poi si rinascose. La nebbia però diradò in maniera +da lasciarci vedere la campagna. Era una +successione di vallette verdi, nelle quali si +scendeva e si risaliva quasi senz’accorgersene, +tanto erano dolci i pendii. Le alture eran coperte +di aloé e d’olivi selvatici. L’olivo, che +in quel paese cresce prodigiosamente, è lasciato +allo stato selvatico quasi da per tutto, e gli +abitanti fanno lume e si alimentano col frutto +dell’<i>argan</i>. Di mano in mano che ci affacciavamo +a una valle, cercavamo cogli occhi un +villaggio, un gruppo di capanne, qualche tenda. +Non si vedeva nulla. Ci pareva di viaggiare +alla ventura per una terra vergine. Di valle +in valle, di solitudine in solitudine, dopo tre +ore circa di cammino, arrivammo finalmente +in un punto dove gli alberi più fitti, i sentieri +più larghi e qualche armento sparpagliato per +la campagna, annunciavano la vicinanza d’un +luogo abitato. Uno dopo l’altro alcuni cavalieri +della scorta spronarono il cavallo, ci passarono +innanzi di galoppo e scomparvero dietro un’altura; +altri si slanciarono di carriera a traverso +la campagna in direzioni diverse; i rimanenti +si disposero in ordine. In capo a pochi +minuti ci trovammo davanti all’imboccatura +d’una gola formata da alcune piccole colline,<span class="pagenum"><a name="Page_134" id="Page_134">[134]</a></span> +sulle quali s’alzava qualche capannuccia di +stoppia. Alcuni arabi cenciosi, uomini e donne, +ci guardavano curiosamente di dietro alle +siepi. Entrammo nella gola; in quel momento +apparve il sole. A un certo punto la gola faceva +un gomito quasi ad angolo retto. Svoltammo..., +e ci trovammo davanti a uno spettacolo +stupendo.</p> + +<p>Trecento cavalieri, vestiti di mille colori, +sparpagliati in un grandioso disordine, ci venivan +incontro a briglia sciolta coi fucili nel +pugno, come se si slanciassero all’assalto d’un +reggimento.</p> + +<p>Era la scorta della provincia di Laracce, +preceduta dal governatore e dai suoi ufficiali, +che veniva a dare il cambio alla scorta di +Had-el-Garbia, la quale doveva lasciarci sul confine +della provincia di Tangeri, dove appunto +eravamo arrivati.</p> + +<p>Il Governatore di Laracce, un vecchio prestante +con gran barba bianca, arrestò con un +cenno i suoi cavalieri, strinse la mano all’ambasciatore +e poi, voltatosi un’altra volta +verso quella turba fremente d’impazienza, fece +un gesto vigoroso come per dire:—Scatenatevi!—</p> + +<p>Allora cominciò uno dei più splendidi <i>lab el +barode</i> (giuochi colla polvere) che noi potessimo +desiderare.<span class="pagenum"><a name="Page_135" id="Page_135">[135]</a></span></p> + +<p>Si slanciavano alla carica a due, a dieci insieme, +a uno a uno, in fondo alla valle, sulle +colline, davanti e ai fianchi della carovana, +nella direzione del nostro cammino e in direzione +contraria, sparando e urlando senza posa. +In pochi minuti la valle fu piena di fumo e +d’odor di polvere come un campo di battaglia. +Da ogni parte turbinavano cavalli, lampeggiavano +fucili, sventolavano caic, svolazzavano +cappe, ondeggiavano caffettani rossi, gialli, verdi, +azzurri, ranciati; scintillavano sciabole e pugnali. +Ci passavano accanto ad uno ad uno, come fantasmi +alati, vecchi, giovanetti, uomini di forme +colossali, figure strane e terribili, ritti sulle +staffe, colla testa alta, coi capelli al vento, col +fucile disteso; e ognuno, sparando, lanciava +un grido selvaggio che gl’interpreti ci traducevano.—Guai +a te!—Madre mia!—In +nome di Dio!—T’uccido!—Sei morto!—Son +vendicato!—Altri dedicavano il loro +colpo a qualcuno.—Al mio padrone!—Al +mio cavallo!—Ai miei morti!—Alla mia +amante!—Sparavano in alto, in terra, indietro, +chinandosi e rovesciandosi come se fossero +legati alle selle. Ad alcuni cadeva in terra il +caic o il turbante; tornavano indietro di carriera, +e lo raccoglievano, passando, colla punta +del fucile. Parecchi roteavano l’arma al di sopra +del capo, la buttavano in aria e la riafferravano<span class="pagenum"><a name="Page_136" id="Page_136">[136]</a></span> +con una mano. Eran gesti convulsi, +atteggiamenti temerari, urli e sguardi di +gente inebbriata che rischiasse la vita con una +gioia furiosa. Molti slanciavano il cavallo come +se si volessero uccidere; volavano, sparivano +e non tornavano che lungo tempo dopo colla +faccia stravolta e pallida di chi ha visto in +faccia la morte. I più dei cavalli grondavano +sangue dal ventre; i cavalieri avevano i +piedi, le staffe, l’estremità delle cappe macchiate +di sangue. Alcune figure, in quella moltitudine, +mi rimasero impresse fin dal primo +momento. Fra gli altri un giovane con una testa +ciclopica, un par di spalle smisurate ed un +ventre enorme, che portava un caffettano color +di rosa, e gettava delle grida che parevan +ruggiti d’un leone ferito;—un ragazzo d’una +quindicina d’anni, bello, scapigliato, tutto bianco, +che mi passò tre volte dinanzi, gridando:—Dio +mio! Dio mio!—; un vecchio lungo ed +ossuto, un viso di malaugurio, che volava cogli +occhi socchiusi e un sorriso satanico sulle +labbra, come se portasse in groppa la peste;—un +nero, tutt’occhi e tutto denti, con una mostruosa +cicatrice a traverso la fronte, che passava +dibattendosi furiosamente sopra la sella, +come per liberarsi dalla stretta d’una mano invisibile. +Facendo questo, accompagnavano tutti +la marcia della carovana, salivano e scendevano<span class="pagenum"><a name="Page_137" id="Page_137">[137]</a></span> +dalle alture, si raggruppavano, si disperdevano, +formavano e disfacevano rapidamente ogni +sorta di combinazioni di colori, che abbagliavan +gli occhi come lo sventolìo di una miriade di +bandiere. Tutta questa gente, questo movimento +vertiginoso, questo strepito, scoppiato inaspettatamente, +all’apparire del sole, in quella gola angusta +dove lo spettacolo si presentava tutto +insieme allo sguardo come dentro a un anfiteatro, +ci colpì d’un tale stupore che per un +pezzo nessuno aprì bocca, e le prime parole +furono poi un’esclamazione unanime e calorosa:—È +bello! È bello! È bello!</p> + +<p>A poca distanza dall’uscita della gola l’Ambasciatore +si fermò, e tutti scendemmo a terra +per riposarci all’ombra d’un gruppo d’olivi.</p> + +<p>La scorta della provincia di Laracce continuò +le sue cariche e i suoi fuochi davanti +a noi.</p> + +<p>Il convoglio dei bagagli seguitò la sua strada +verso il luogo fissato per l’accampamento.</p> + +<p>Eravamo arrivati alla <i>Cuba</i> di Sidi-Liamani.</p> + +<p>Nel Marocco si chiama <i>Cuba</i>, che significa +cupola, una piccola cappella quadrata, coperta +d’una cupola semisferica, nella quale è seppellito +un santo. Queste <i>Cube</i>, frequentissime particolarmente +nel mezzogiorno dell’Impero, poste +la maggior parte in luoghi eminenti presso<span class="pagenum"><a name="Page_138" id="Page_138">[138]</a></span> +una sorgente e una palma, e visibili, per la +loro nivea bianchezza, a grande distanza, servono +di guida ai viaggiatori, vengon visitate +dai fedeli e sono per lo più custodite da +un discendente del Santo, erede della santità, +il quale abita una casuccia vicina alla tomba +e vive dell’elemosina dei pellegrini. La +<i>Cuba</i> di Sidi-Lamani era posta sopra una piccola +altura, a pochi passi da noi. Alcuni arabi +della campagna stavan seduti dinanzi alla porta. +Dietro a loro spuntava la testa del vecchio decrepito—il +Santo—che ci guardava con +una stupida meraviglia.</p> + +<p>In pochi minuti divamparono i fuochi della +cucina, e di lì a poco si fece colezione.</p> + +<p>Una scatola di sardine, vuota, buttata via dal +cuoco, fu raccolta dagli arabi, portata dinanzi +alla porta della <i>Cuba</i> e fatta oggetto d’un +lungo esame e di conversazioni animate.</p> + +<p>Finito il <i>lab el barode</i>, quasi tutti i cavalieri +della scorta, scesi a terra, si sparpagliarono +per la piccola valle, parte per far pascolare +i cavalli, parte per riposare. Alcuni, rimasti +in sella, stettero di vedetta sulle alture.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>In quel frattempo, passeggiando col capitano, +osservai per la prima volta, colla scorta delle +sue indicazioni, i cavalli marocchini. Sono tutti +di piccola statura, tanto che tornato in Europa,<span class="pagenum"><a name="Page_139" id="Page_139">[139]</a></span> +coll’occhio abituato alle loro forme, i cavalli +europei, anche di statura mezzana, mi +parvero, sulle prime, enormi. Hanno l’occhio +vivo, la fronte un po’ schiacciata, le narici molto +aperte, le ossa zigomatiche molto sporgenti, la +testa quasi tutti bellissima; lo stinco e la tibia +un po’ curvi, ciò che dà loro una particolare +elasticità di movimenti; la groppa manchevole, +fuggente, per così dire, di sotto alla sella, il +che li rende più abili al galoppo che al trotto; +e non mi ricordo infatti d’aver mai visto andar +di trotto un cavaliere marocchino. Visti +quando riposano e quando vanno di passo, +anco i più belli, non danno nell’occhio; slanciati +alla corsa, si trasfigurano e riescon superbi +animali. Benchè si nutriscano assai meno +dei nostri e siano bardati assai più pesantemente, +reggono alla fatica più dei nostri. Anche +il modo di cavalcare è diverso. Le staffe +sono tenute molto alte; il cavaliere sta sulla +sella colle gambe piegate quasi ad angolo +retto, tiene le redini lunghe e dirige il cavallo +con movimenti larghissimi. La sella ha quei due +rilievi, chiamati da noi con termine tecnico +il pomo e la paletta, altissimi, che toccano il +petto e la schiena del cavaliere, e lo ritengono +in maniera da rendergli molto difficile la caduta. +La maggior parte dei cavalieri, calzati +di piccoli stivali di cuoio giallo senza talloni,<span class="pagenum"><a name="Page_140" id="Page_140">[140]</a></span> +non portano sproni e pungono il cavallo colla +staffa; gli altri hanno per sproni due piccoli +ferri acuminati, della forma d’un pugnale, fissati +al calcagno con un cerchietto metallico e +una catenella. Si dicono cose ammirabili del +grande amore che nutre l’arabo per il cavallo, +l’animale prediletto del profeta; si dice che lo +considera come un essere sacro; che ogni mattina, +al levar del sole, gli mette la mano destra +sulla testa, mormorando: <i>bismillah!</i> (nel nome di +Dio!) e si bacia poi la mano, che crede santificata +da quel contatto; che gli prodiga ogni sorta di +cure e di carezze. E saran cose vere. Ma questo +suo grande amore, per quello ch’io vidi, non +gl’impedisce di lacerargli i fianchi senza bisogno, +di lasciarlo esposto al sole quando potrebbe +ripararlo all’ombra, di condurlo a bere, +a un’ora di cammino, colle zampe legate, di +esporlo dieci volte al giorno, per puro spasso, +a spezzarsi le gambe, e infine di trascurare la +bardatura in maniera che il più diligente di +loro, messo in un reggimento di cavalleria europea, +passerebbe sei mesi dell’anno in prigione.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Il caldo essendo forte, si stette parecchie +ore all’ombra; ma a nessuno riuscì di dormire, +per cagione degli insetti. Erano le prime avvisaglie +d’una guerra tremenda che doveva durare,<span class="pagenum"><a name="Page_141" id="Page_141">[141]</a></span> +inferocendo di giorno in giorno, fino alla fine +del viaggio. Appena sdraiati in terra, eravamo +assaliti, punti, solleticati da cento parti, come +se ci fossimo buttati sopra un letto di ortiche. +Non erano che bruchi, ragni, formiconi, tafani, +cavallette; ma grossi, petulanti e ostinati +in una maniera inaudita. Il Comandante, che +per rallegrare la brigata aveva preso il partito +di esagerare favolosamente i pericoli, e lo faceva +con un garbo ammirabile, ci assicurava +che quelli erano animalini microscopici appetto +agli insettacci che avremmo trovati avvicinandoci +a Fez e innoltrandoci nell’estate; e che +di noi non sarebbe tornato in Italia che qualche +resto riconoscibile a stento dai parenti +più stretti e dagli amici più intimi. Il cuoco +udendo quelle parole, fece un sorriso forzato e +diventò pensieroso. Vicino a noi c’era una tela +di ragno smisurata, distesa sopra alcuni cespugli, +come un lenzuolo messo ad asciugare. Mi +pare ancor di sentire il comandante esclamare:—Ma +in questo paese tutto è gigantesco, formidabile, +miracoloso!—Ed osservava con ragione +che il ragno che aveva fatto quella tela +doveva essere almeno grosso quanto un cavallo. +Ma non riuscimmo a scoprirlo. I soli che dormissero +erano gli arabi, coricati la maggior +parte al sole, con una processione di bestiaccie addosso. +I due pittori disegnavano, tormentati da<span class="pagenum"><a name="Page_142" id="Page_142">[142]</a></span> +un nuvolo di mosche feroci, che strappavano +all’Ussi, a due a tre per volta, tutta la ricchissima +litania dei sacrati fiorentini</p> + +<div class="poem" style="width: 14em;"><div class="stanza"> +<span class="i0">Novi, arditi, da far testo di lingua.<br /></span> +</div></div> + +<p>Scemato un po’ il caldo, la scorta di Had-el-Garbìa, +il Console d’America e il Vicegovernatore +di Tangeri, venuto là per dare l’ultima +volta il buon viaggio all’Ambasciatore, si congedarono; +e noi ci rimettemmo in cammino, +seguiti dai trecento cavalieri della provincia di +Laracce.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Vaste pianure ondulate, coperte qui di grano, +là d’orzo, più oltre di stoppia gialla, altrove +d’erba e di fiori; qualche tenda nerastra e qualche +tomba di santo; di tratto in tratto una +palma; di miglio in miglio tre o quattro cavalieri +che si riunivano alla scorta; una solitudine +immensa, un sereno purissimo, un sole +abbagliante: sono gli appunti che trovo nel mio +quaderno intorno alla seconda marcia del cinque +maggio.</p> + +<p>Dopo tre ore di cammino arrivammo a Tleta +de Reissana dov’era l’accampamento.</p> + +<p>Le tende erano piantate, come al solito, in +circolo, in una conca angusta e profonda, coperta +d’erbe e di fiori altissimi che quasi c’impedivano<span class="pagenum"><a name="Page_143" id="Page_143">[143]</a></span> +il passo. Pareva di essere dentro a una +grande aiuola di giardino. I letti e i bauli sotto +le tende, erano quasi nascosti in mezzo alle +margheritine, ai rosolacci, alle primavere, ai +ranuncoli, a ombrellifere d’ogni grandezza e +d’ogni colore. Accanto alla tenda dei pittori s’alzavano +due aloé enormi con tutti i rami fioriti.</p> + +<p>Poco dopo il nostro arrivo, giunse da Laracce, +per visitare l’Ambasciatore, l’agente consolare +d’Italia, il signor Guagnino, vecchio negoziante +genovese, che vive da quarant’anni +sulla costa dell’Atlantico, conservando gelosamente +puro l’accento della lingua di Balilla; e +verso sera venne, non so di dove, un arabo +della campagna per consultare il medico dell’ambasciata.</p> + +<p>Era un povero vecchio curvo e zoppicante; +un soldato della Legazione lo condusse dinanzi +alla tenda del signor Miguerez.</p> + +<p>Il signor Miguerez, che parla l’arabo, lo interrogò, +e conosciuto il suo male, si mise a +frugare nella farmacia portatile per cercare +non so che medicinale. Non trovandolo, mandò +a chiamare Mohamed Ducali, gli fece scrivere +in arabo, sopra un foglietto di carta, una ricetta +colla quale il malato avrebbe potuto, tornando +in mezzo ai suoi, farsi fare quello che +gli occorreva. Era un medicinale di cui gli +arabi fanno grande uso.<span class="pagenum"><a name="Page_144" id="Page_144">[144]</a></span></p> + +<p>Mentre il Ducali scriveva, il vecchio mormorava +una preghiera.</p> + +<p>Scritta che fu la ricetta, il medico la porse +al malato.</p> + +<p>Questo, senza dargli tempo di dire una parola, +afferrò il foglio e se lo ficcò in bocca con +tutt’e due le mani. Il medico gridò:—No! no! +Sputa! Sputa!—Fu inutile. Il povero vecchio +masticò la carta coll’avidità d’un affamato, la mandò +giù, ringraziò il dottore e si mosse per andarsene. +Ci volle del buono e del bello a persuaderlo +che la virtù della medicina non consisteva +nella carta, e a fargli prendere un’altra ricetta.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Questo fatto non può destare meraviglia in +chi sappia che cos’è la medicina nel Marocco. +La medicina v’è esercitata quasi unicamente +dai ciarlatani, dai negromanti e dai santi. Qualche +sugo d’erba, il salasso, la salsapariglia per +il morbo celtico, la carne secca di serpente +o di camaleonte per le febbri intermittenti, il +ferro rovente per le ferite, certi versetti del +Corano scritti in fondo ai recipienti dei medicinali +o sopra un pezzetto di carta che il malato +porta appeso al collo, sono i rimedi +principali. Lo studio dell’anatomia essendo +vietato dalla religione, è facile immaginare a +che cosa si riduca la chirurgia. Basterà dire +che i chirurghi strappano le tonsille colle dita<span class="pagenum"><a name="Page_145" id="Page_145">[145]</a></span> +e tentano l’estrazione della pietra con un rasoio +o col primo gancio di ferro che si trovano +ad aver fra le mani. L’amputazione è aborrita. +I pochi arabi assistiti da medici europei muoiono +fra atrocissimi spasimi piuttosto di subire +il taglio che salverebbe loro la vita. Ne +segue che sebbene siano frequentissimi i casi +di perdita d’un membro, specialmente per lo +scoppio dei fucili, non si vedono nel Marocco +che pochissimi mutilati; e i più di quei pochissimi +sono disgraziati ai quali il carnefice tagliò le +mani con un coltellaccio, e il catrame bollente, in +cui, secondo l’uso, tuffarono i moncherini, arrestò +l’emorragia. I loro rimedi violenti, però, e +specialmente il ferro rovente, ottengono qualche +volta degli effetti ammirabili; e si applicano +questi rimedi brutalmente, temerariamente, +senz’aiuti. Ma o per poca sensibilità nervosa o per +la vigoria dell’animo indurito dalla fede fatalista, +resistono con una forza prodigiosa ai più +tremendi dolori. Si metton le ventose con vasi +di terra e tanto fuoco da arrostirsi la schiena; +si piantano il pugnale negli apostemi, alla cieca, +a rischio di rompersi le arterie; si fanno scorrere +una brace accesa sopra un braccio piagato, +con mano ferma, cacciando col soffio il +fumo delle carni, senza lasciarsi sfuggire un lamento. +Le malattie più frequenti son le febbri,<span class="pagenum"><a name="Page_146" id="Page_146">[146]</a></span> +le oftalmie, la tigna, l’elefantiasi, l’idropisia: +ma la più comune è la sifilide, trasmessa di +generazione in generazione, alterata, che si produce +in forme strane ed orrende, di cui tribù +intere sono infette e migliaia di sventurati muoiono; +e ne morirebbero assai più se non fosse +la sobrietà estrema di nutrimento a cui la maggior +parte son costretti dalla miseria e dal +clima. Medici europei non ce ne sono che +nelle città della costa; nella stessa Fez non v’è +altro che qualche ciarlatano rinnegato, fuggito +d’Algeria o dai presidii spagnoli. Quando l’Imperatore +o un ministro o un ricco Moro s’ammala, +manda <a name="tn146" id="tn146"></a><ins class="correction" title="originale: e chiamare">a chiamare</ins> un medico europeo in una +città della costa. Ma non mandano che quando +son ridotti agli estremi, trascurano per anni ed +anni le malattie, e il più delle volte il medico +non arriva che per assistere alla morte. Nei +medici europei hanno gran fede; la vista dei +medicinali, delle preparazioni chimiche, degli +strumenti chirurgici dà loro un concetto immenso +del potere della scienza; se ne ripromettono +prodigi; pigliano le prime medicine +e seguono le prime prescrizioni colla docilità e +l’allegrezza di gente sicura d’una guarigione immediata. +Ma se la guarigione non è immediata, +perdono ogni fede, interrompono la cura e ricorrono +ai ciarlatani. Una cosa, sopra tutte, domandano +vecchi e giovani, ricchi e poveri, ai medici<span class="pagenum"><a name="Page_147" id="Page_147">[147]</a></span> +europei, ed è ciò che l’imperatore Eliogabalo +domandava ai suoi cuochi. E’ quando lo domandano? +Quando quotidianamente non possono +più varcare le soglie del paradiso di Maometto +più di tante volte quanti sono i precetti +fondamentali dell’Islam! A questo punto si +tengon già decaduti! Onde ognuno può capire +quanto sia generalmente precoce la decadenza +vera, e a che abbominevoli pervertimenti siano +trascinati i più dal furore delle passioni.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>La sera passò senz’avvenimenti notevoli, +fuorchè la scoperta ch’io feci d’uno scorpionaccio +nero sopra il cuscino del mio letto, +nel momento che stavo per coricarmi. Fu +però un terrore passeggiero, poichè avvicinandomi +a poco a poco col lume, lessi sul +dorso dell’animale l’iscrizione rassicurante:—<i>Cesare +Biseo fece addì 5 maggio 1875.</i></p> + +<hr class="hid" /> + +<p>La mattina all’alba partimmo alla volta della +città d’Alkazar.</p> + +<p>Il tempo era scuro. I colori pomposi dei trecento +soldati della scorta pigliavano un vigore +meraviglioso dal grigio del cielo e dal verde +cupo della campagna. Lo stesso Hamed Ben +Kasen Buhamei, fermo sopra un rialto di terreno +vicino all’accampamento, pareva che guardasse<span class="pagenum"><a name="Page_148" id="Page_148">[148]</a></span> +con compiacenza quei bei cavalieri che +gli passavano dinanzi a grossi drappelli, silenziosi, +gravi, cogli occhi fissi all’orizzonte, come +avanguardie d’un esercito la mattina d’una giornata +di battaglia. Per un buon tratto, camminammo +in mezzo ad olivi e <a name="tn148" id="tn148"></a><ins class="correction" title="originale: cepugli">cespugli</ins> altissimi; +poi entrammo in una vasta pianura tutta coperta +di fiori gialli e violetti, dove la scorta si +sparpagliò per fare il <i>lab el barode</i>. Lo spettacolo +in quel luogo aperto, sopra quel tappeto di fiori, +sotto quel cielo minaccioso era così stranamente +bello, che l’Ambasciatore si fermò più volte, e +fece fermare tutto il suo seguito, per contemplarlo. +Non posso credere che quella gente abbia +un’arte segreta di raggrupparsi e di disordinarsi; +ma quella mattina me ne venne il sospetto. +Avrei detto che tutti i loro movimenti e tutte +le loro combinazioni di colori, erano stati concertati +da un coreografo. In mezzo a quel tal +gruppo di cavalieri dalle cappe turchine, s’andava +sempre a ficcare, come se ce l’avessero +mandato, un cavaliere colla cappa bianca. In +mezzo a un gruppo di caffettani bianchi, cascava +sempre a proposito, come la pennellata +d’un artista, un caffettano color di rosa. I colori +armonici si cercavano, s’univano, amoreggiavano +insieme per la durata d’una carica, e +si separavano per formare altre armonie. Eran +trecento e parevano un esercito; si vedevano<span class="pagenum"><a name="Page_149" id="Page_149">[149]</a></span> +da tutte le parti; ci svolazzavano intorno come +uno sciame di uccelli; ci assordavano, ci abbagliavano, +c’innamoravano, facevano disperare i +pittori.—Canaglia!—diceva l’Ussi—se +v’avessi nelle unghie a Firenze!<span class="pagenum"><a name="Page_150" id="Page_150">[150]</a></span></p> + + + +<hr /> +<h2><a name="ALKAZAR-EL-KIBIR" id="ALKAZAR-EL-KIBIR"></a>ALKAZAR-EL-KIBIR</h2> + + +<p>A un certo punto l’Ambasciatore fece un cenno +al Caid, la scorta si fermò, e noi, accompagnati +da alcuni soldati, andammo poco lontano di là +a visitare le rovine d’un ponte. Arrivati sulla +sponda, ci fermammo: del ponte non rimanevano +che pochi ruderi sulla sponda opposta. +Si stette qualche minuto guardando alternatamente +quei ruderi e la campagna, ciascuno +assorto nei suoi pensieri. E il luogo era degno +veramente di quella testimonianza muta di rispetto. +Duecentonovantasette anni prima, il +giorno quattro d’agosto, sopra quei campi fioriti +tuonavano cinquanta cannoni e turbinavano +quarantamila cavalli sotto il comando d’uno +dei più grandi capitani dell’Africa, e d’uno +dei più giovani, più avventurosi e più sventurati +monarchi d’Europa. Per le sponde di quel<span class="pagenum"><a name="Page_151" id="Page_151">[151]</a></span> +fiume fuggivano alla rinfusa, rotolavano nel +sangue, domandavano grazia, si precipitavano +nelle acque per sfuggire alle scimitarre implacabili +degli arabi, dei berberi e dei turchi, il fiore +della nobiltà portoghese, cortigiani, vescovi, +soldati spagnuoli e soldati di Guglielmo d’Orange, +avventurieri italiani, tedeschi e francesi; +e la cavalleria musulmana calpestava sei mila cadaveri +di cristiani. Eravamo sul terreno di quella +memorabile battaglia d’Alkazar, che costernò +l’Europa e fece risonare un grido di gioia da +Fez a Costantinopoli. Quel fiume era il Mkhacem. +Su quel ponte passava, al tempo della +battaglia, la strada d’Alkazar. In vicinanza del +ponte era l’accampamento di Mulei Moluk, sultano +del Marocco. Mulei Moluk veniva da Alkazar, +il re di Portogallo veniva da Arzilla. +La battaglia fu combattuta sulle rive di quel +fiume, nella pianura che ci si stendeva dintorno. +Quante immagini ci si affollavano! Ma fuorchè +le rovine del ponte, non v’era una pietra, +un segno che ricordasse qualcosa. Da che parte +aveva fatto le sue prime cariche vittoriose la +cavalleria del duca di Riveiro? Dove aveva +combattuto Mulei-Amed, il fratello del Sultano, +il futuro conquistatore del Sudan, capitano +sospetto di codardia la mattina, re vittorioso +la sera? In qual punto del fiume s’era annegato +Mohamed il nero, fratricida scoronato,<span class="pagenum"><a name="Page_152" id="Page_152">[152]</a></span> +provocatore della guerra? In qual angolo del +campo il re Sebastiano aveva ricevuto il colpo +di fucile e i due fendenti di scimitarra, che +uccidevano con lui l’indipendenza del Portogallo +e le ultime speranze del Camoens? E dov’era +la lettiga del Sultano Moluk, quand’egli spirò +in mezzo ai suoi ufficiali mettendosi il dito +sulla bocca? Mentre stavamo, su questi pensieri, +la scorta ci guardava di lontano, immobile in +mezzo a quella pianura famosa, come un manipolo +di cavalieri di Mulei-Hamed risuscitati +da terra al rumore del nostro passaggio. Eppure +non uno forse di quei soldati sapeva che +quello era il campo della battaglia dei tre Re, +gloria dei loro padri; e quando ci mettemmo +in cammino con loro, guardavano ancora qua e +là con occhio curioso, come per cercare se in quell’erbe +e in quei fiori ci fosse qualcosa di strano +che spiegasse la nostra fermata.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Si passò il Mkhacem e l’Uarrur,—due piccoli +affluenti del Kus, o Lukkos, il <i>Lixos</i> degli +antichi, che dalle montagne del Rif, dove nasce, +si va a gettare nell’Atlantico a Laracce;—e +si continuò a camminare verso Alkazar +a traverso a una serie di colline aride, non +incontrando che di mezz’ora in mezz’ora qualche +arabo e qualche cammello.</p> + +<p>Finalmente, pensavamo strada facendo, s’arriverà<span class="pagenum"><a name="Page_153" id="Page_153">[153]</a></span> +a una città! Eran tre giorni che non vedevamo +una casa e sentivamo tutti il desiderio +di uscire per un giorno dalla monotonia della +solitudine. Oltre a ciò Alkazar era la prima +città dell’interno a cui giungevamo. Sapevamo +d’essere aspettati. La curiosità era viva. La +scorta si ordinava, via via che ci avvicinavamo. +Noi stessi, quasi senza accorgercene, +ci trovammo schierati in due linee come un +drappello di cavalleria, l’Ambasciatore dinanzi, +gl’interpreti ai lati.</p> + +<p>Il tempo s’era rasserenato, e un’impaziente +allegrezza animava tutta la carovana.</p> + +<p>Dopo quattr’ore di cammino, all’improvviso, +dall’alto d’una collina, vedemmo giù nella pianura +in mezzo a una cintura di giardini, la +città d’Alkazar coronata di torri, di minareti +e di palme, e nello stesso punto ci ferì l’orecchio +uno strepito di fucilate e il suono d’una +musica infernale.</p> + +<p>Era il governatore della città che ci veniva +incontro coi suoi ufficiali, un drappello di soldati +a piedi, e una banda.</p> + +<p>Dopo pochi minuti c’incontrammo.</p> + +<p>Ah! chi non ha visto la banda d’Alkazar, +quei dieci sonatori di piffero e di corno, vecchi +di cent’anni e ragazzi di dieci, tutti a cavallo +ad asinelli grossi come cani, cenciosi, +mezzi nudi, con quelle teste rase, con quegli<span class="pagenum"><a name="Page_154" id="Page_154">[154]</a></span> +atteggiamenti di satiri, con quelle faccie di +mummie, non ha visto, credo, lo spettacolo +più lagrimevolmente comico che si possa dare +sotto la volta del cielo.</p> + +<p>Mentre il vecchio Governatore dava il benvenuto, +al ministro, i soldati tiravano fucilate +in aria, e la banda continuava a sonare.</p> + +<p>Ci avanzammo fino a un mezzo miglio dalla +città, in un campo arido, dove si dovevano +piantare le tende.</p> + +<p>La banda ci accompagnò suonando.</p> + +<p>Fu rizzata la tenda della mensa, sotto la quale +ci riparammo, mentre i cavalieri della scorta +facevano le solite cariche.</p> + +<p>La banda, schierata davanti alla tenda, continuava +a sonare con ferocia crescente.</p> + +<p>Un gesto supplichevole dell’Ambasciatore +li fece tacere.</p> + +<p>Allora assistemmo a una scena assai curiosa.</p> + +<p>Quasi nello stesso punto si presentarono concitatamente +all’Ambasciatore, uno a destra e +l’altro a sinistra, un nero ed un arabo. Il nero +vestito signorilmente, col turbante bianco e col +caffettano celeste, gli depose ai piedi un vaso +di latte, una cesta di aranci e un piatto di cuscussù; +l’arabo, d’aspetto povero, vestito della +sola cappa, gli mise dinanzi un montone. Compiuto +quest’atto, si scambiarono uno sguardo +fulmineo.<span class="pagenum"><a name="Page_155" id="Page_155">[155]</a></span></p> + +<p>Erano due nemici mortali.</p> + +<p>L’Ambasciatore, che li conosceva e li aspettava, +chiamò l’interprete, sedette e cominciò +l’interrogatorio.</p> + +<p>Erano venuti a chiedere un giudizio.</p> + +<p>Il nero era una specie di fattore del vecchio +gran sceriffo Bacali, uno dei più potenti personaggi +della corte di Fez, proprietario di molte +terre nei dintorni d’Alkazar. L’arabo era un +uomo della campagna. La loro lite durava da +un pezzo. Il nero, forte della protezione del +suo padrone, aveva fatto più volte incarcerare +e multare l’arabo accusandolo, e sostenendo +l’accusa con molte testimonianze, d’avergli rubato +cavalli, bestie bovine, derrate. L’arabo, +che si diceva innocente, non trovando nessuno +che osasse pigliar le sue difese contro il suo +persecutore, un bel giorno aveva abbandonato +il suo villaggio, era andato a Tangeri, aveva +chiesto quale fosse l’Ambasciatore più generoso +e più giusto, e inteso nominare l’Ambasciatore +d’Italia, era andato a sgozzare un agnello davanti +alla porta della Legazione, chiedendo in +questa forma sacra a cui non si può opporre +un rifiuto, protezione e giustizia. L’Ambasciatore +l’aveva esaudito, s’era intromesso per +mezzo dell’agente di Laracce, s’era rivolto +alle autorità della città d’Alkazar; ma per la +lontananza sua, per gl’intrighi del nero, per la<span class="pagenum"><a name="Page_156" id="Page_156">[156]</a></span> +fiacchezza delle Autorità, il povero arabo era +rimasto nelle stesse peste di prima; fatto anzi +vittima di nuove accuse e di nuove persecuzioni. +Ora la presenza dell’Ambasciatore <a name="tn156" id="tn156"></a><ins class="correction" title="originale: dovera">doveva</ins> sciogliere +il nodo.</p> + +<p>Tutti e due furono ammessi a dire le proprie +ragioni: gl’interpreti traducevano rapidamente.</p> + +<p>Nulla si può immaginare di più drammatico +del contrasto che presentavano le figure e il +linguaggio di quei due personaggi. L’arabo, un +uomo sui trent’anni, infermiccio, d’aspetto triste, +parlava con una foga irresistibile, tremando, +fremendo, invocando Iddio, battendo i pugni +in terra, coprendosi il viso colle mani in atto +di disperazione, fulminando il suo nemico con +sguardi che nessuna parola può esprimere. Diceva +che aveva corrotto i testimoni, che aveva +intimidite le autorità, che lo aveva fatto imprigionare +per estorcergli dei denari, che come +lui aveva fatto cacciare in prigione molti altri +per poter violare le loro donne, che aveva +giurato la sua morte, ch’era il flagello del paese, +un maledetto da Dio, un infame, e così dicendo +mostrava sulle braccia e sulle gambe nude le +traccie dei ferri della prigione, e l’angoscia gli +strozzava la voce. Il nero, una figura di cui +ogni tratto confermava una di quelle accuse, +ascoltava senza guardare, rispondeva senz’alterarsi,<span class="pagenum"><a name="Page_157" id="Page_157">[157]</a></span> +sorrideva impercettibilmente colla punta +delle labbra, immobile, impassibile, sinistro come +una statua della Perfidia.</p> + +<p>La discussione durava da un pezzo, e pareva +che non dovesse più finire, quando l’Ambasciatore +la troncò con una risoluzione che fu accettata +di buon grado dalle due parti. Chiamò Selam, +che comparve sull’istante coi suoi grandi +occhi neri spalancati, e gli ordinò di saltare a cavallo +e andare di galoppo al villaggio dell’arabo, +distante un’ora e mezzo da Alkazar, a chiedere +informazioni agli abitanti intorno alle persone +ed ai fatti. Il nero pensava:—Hanno paura +di me: o mi sosterranno o non diran nulla.—L’arabo +pensava invece, e con più ragione, che +interrogati da un soldato d’un’Ambasciata, avrebbero +avuto maggior coraggio di dire la verità.</p> + +<p>Selam partì come una freccia; i due contendenti +s’allontanarono, e non li rividi più. +Seppi poi che gli abitanti del villaggio avevan +tutti testimoniato in favore dell’arabo e a +carico del nero, il quale, per sollecitazione dell’Ambasciatore, +fu condannato a restituire alla +sua vittima tutto il denaro che le aveva estorto.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>In quel frattempo i servi e i soldati avevano +piantato tutte le tende, i soliti infelici avevano +portato la solita <i>muna</i> e qualche gruppo d’abitanti<span class="pagenum"><a name="Page_158" id="Page_158">[158]</a></span> +della città s’erano avvicinati all’accampamento.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Appena scemato un po’ il caldo, ci dirigemmo +tutti insieme verso la città, a piedi, preceduti, +fiancheggiati e seguiti da gente armata.</p> + +<p>Vediamo di lontano, passando, un edifizio +singolare, posto fra l’accampamento e la città, +tutto archi e cupolette, fra cui è chiuso un +cortile che ha l’aspetto d’un cimitero. Ci dicono +che è una di quelle <i>zauia</i>, ora decadute, +che quando fioriva la civiltà dei Mori, contenevano +una biblioteca, una scuola di lettere e +di scienze, un ospedale per i poveri, un albergo +per i viaggiatori, oltre alla moschea e alla cappella +sepolcrale; e appartenevano, e appartengono +ancora la maggior parte, agli ordini religiosi.—Ci +avviciniamo alla porta della città.—La +città è circondata di vecchie mura merlate; vicino +alla porta per cui entriamo, s’alzano alcune +tombe di santo sormontate da cupole verdi. +Entrando, sentiamo uno strepito in alto: guardiamo +in su. Son grandi cicogne, ritte sui +tetti delle case, che battono il becco rumorosamente, +come per avvertire gli abitanti del +nostro arrivo. Infiliamo una strada: alcune +donne si rifugiano in casa, i bambini fuggono. +Le case son piccole, senza intonaco, senza finestre, +divise da vicoletti oscuri e immondi.<span class="pagenum"><a name="Page_159" id="Page_159">[159]</a></span> +Le strade paiono letti di torrenti. In alcuni +angoli ci sono carcami interi di asini e di cani. +Camminiamo sul letame in mezzo a pietroni +e a buche profonde, saltellando e inciampando. +Gli abitanti cominciano ad affollarsi sui +nostri passi, guardandoci con grande stupore. I +soldati ci fanno largo a pugni e a colpi di +calcio di fucile con uno zelo che l’Ambasciatore +è costretto a frenare. Una turba di gente +ci precede e ci segue. Quando uno di noi si +volta indietro bruscamente, tutti si fermano, +qualcuno scappa, altri si nascondono. Di tratto +in tratto una donna ci chiude la porta in faccia +e un bimbo getta un grido di spavento. Le +donne paiono fagotti di panni sudici; i più +dei bimbi sono tutti nudi; i ragazzi di dieci o +dodici anni non hanno che la camicia stretta +da una corda intorno alla vita. A poco a poco +la gente che ci accompagna piglia un po’ più +d’ardimento. Ci guardano con particolare curiosità +gli stivali e i calzoni. Alcuni ragazzi si +arrischiano a toccarci le falde del vestito. Però +l’espressione generale dei volti non è benevola. +Una donna, fuggendo, slancia alcune parole +all’Ambasciatore. L’interprete traduce:—Dio +confonda la tua razza!—Un giovanetto +grida:—Dio ci accordi una buona giornata di +vittoria sopra costoro!—Arriviamo in una +piazzetta, montuosa e rocciosa dove appena si<span class="pagenum"><a name="Page_160" id="Page_160">[160]</a></span> +può camminare. Passiamo dinanzi a una schiera +di orribili vecchie quasi completamente nude, +sedute in terra, con qualche fuscello e qualche +pane dinanzi, che aspettano compratori. C’innoltriamo +per altre strade. Ogni cento passi c’è una +gran porta arcata che si chiude la notte. Le +case sono per tutto nude, screpolate, lugubri. +Entriamo in un bazar coperto da un tetto di +canne e di rami d’albero che cascano da ogni +parte. Le botteghe paiono nicchie; i bottegai, +statue di cera; le merci, robuccia da ragazzi +messa in mostra per burla. In ogni angolo +si vede gente accovacciata, sonnolenta, attonita, +triste; bambini tignosi; vecchie che non +han più forma umana. Par di girare per i corridoi +d’uno spedale. L’aria è pregna d’odori +aromatici. Non si sente una voce. La folla ci +accompagna silenziosamente come una turba di +spettri. Usciamo dal bazar. Incontriamo dei +mori a cavallo, dei cammelli carichi, una megera +che mostra il pugno all’Ambasciatore, un +vecchio santo incoronato d’alloro, che ci ride +in faccia. A un certo punto cominciano a spesseggiarci +intorno certi uomini vestiti di nero, +capelluti, col capo coperto d’un fazzoletto turchino; +i quali ci salutano umilmente e ci guardano +sorridendo. Uno di essi, un vecchio cerimonioso, +si presenta all’Ambasciatore e lo invita +a visitare il <i>Mellà</i>, il quartiere degli ebrei,<span class="pagenum"><a name="Page_161" id="Page_161">[161]</a></span> +chiamato dagli arabi con quel nome oltraggioso +che significa terra salata o maledetta. +L’Ambasciatore accetta. Passiamo sotto una +porta a volta, c’innoltriamo per un labirinto di +vicoletti più miserabili, più luridi, più fetenti di +quei della città araba, in mezzo a case che paion +tane, a traverso piazzettine che paion +stalle, dalle quali si vedono dei cortili che paion +fogne; e da ogni parte di questo immondezzaio +s’affacciano donne e ragazze bellissime, +che ci sorridono e mormorano:—<i>Buenos dias! +Buenos dias!</i> In alcuni punti siamo costretti a +turarci il naso e a camminare in punta di piedi. +L’ambasciatore è indignato.—Come mai,—dice +al vecchio ebreo,—potete vivere in questo +sudiciume?—È l’usanza del paese,—quegli +risponde.—L’usanza del paese! <a name="tn161" id="tn161"></a><ins class="correction" title="originale: Vergogogna!">Vergogna!</ins> +E voi chiedete la protezione delle Legazioni, +parlate di civiltà, chiamate i mori selvaggi! +Voi che vivete peggio di loro, e avete +la sfrontatezza di compiacervene!—L’ebreo +abbassa il capo sorridendo come per dire:—Che +strane idee!—Usciamo dal Mellà, la +folla torna a circondarci. Il viceconsole fa una +carezza a un bambino: molti fanno segno di +meraviglia; si alza un mormorio favorevole; +i soldati sono costretti a disperdere la ragazzaglia +che accorre da ogni parte. Prendiamo a +passo affrettato una strada deserta, la gente a<span class="pagenum"><a name="Page_162" id="Page_162">[162]</a></span> +poco a poco rimane indietro, arriviamo fuori +delle mura in una strada fiancheggiata da fichi +d’India enormi e da palme altissime, tiriamo +un gran respiro, siam soli!</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Tale è la città d’Alkazar, chiamata generalmente +Alkazar-el-Kebir, che significa «il grande +palazzo.» La tradizione dice che fu fondata nel +secolo duodecimo da quell’Abù-Yussuf Yacub-el-Mansur, +della dinastia degli Almoadi, che +vinse la battaglia d’Alarcos contro Alonzo IX +di Castiglia, e fece innalzare la famosa torre +della <i>Giralda</i> in Siviglia. Si racconta che una +sera, cacciando, si smarrì; che un pescatore l’ospitò +nella sua capanna, e che il califfo, riconoscente, +gli fece costrurre nel luogo stesso +un gran palazzo e parecchie case; intorno +alle quali sorse a poco a poco la città. Fu un +tempo una città popolosa e fiorente; ora è +abitata da cinque mila al più tra mori ed ebrei, +e poverissima, benchè ritragga qualche vantaggio +dall’esser posta sulla strada delle carovane +che vanno dal nord al sud dell’Impero.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Ripassando vicino alla porta per cui eravamo +entrati, vedemmo un ragazzo arabo di circa dodici +anni che camminava stentatamente colle +gambe aperte e rigide, dondolandosi in una maniera +bizzarra. Altri ragazzi lo seguivano. Ci<span class="pagenum"><a name="Page_163" id="Page_163">[163]</a></span> +fermammo; venne verso di noi. Quando ci fu dinanzi, +vedemmo che aveva una grossa spranga +di ferro, lunga un par di palmi, fissata alle +gambe con due anelli posti sopra la noce del +piede.</p> + +<p>Era un ragazzo macilento, sudicio e di fisonomia +sgradevole. L’ambasciatore lo interrogò +per mezzo dell’interprete.</p> + +<p>—Chi ti ha messo quel ferro?</p> + +<p>—Mio padre,—rispose arditamente il ragazzo.</p> + +<p>—Per che motivo?</p> + +<p>—Perchè non imparo a leggere.</p> + +<p>Stentavamo a credere; ma un arabo della +città, là presente, confermò la risposta.</p> + +<p>—E l’hai da quanto tempo?</p> + +<p>—Da tre anni, rispose sorridendo amaramente.</p> + +<p>Pensammo tutti che fosse una bugia. Ma l’arabo +confermò la cosa aggiungendo che il ragazzo +dormiva pure col ferro e che tutti in Alkazar lo +conoscevano.</p> + +<p>Allora l’Ambasciatore, mosso a compassione, +gli fece un discorsetto, esortandolo a studiare, +a togliersi quella vergogna, a non disonorare in +quel modo la sua famiglia; e quando l’interprete +ebbe finito di tradurre, gli fece domandare se +aveva qualcosa da rispondere.</p> + +<p>—Ho da rispondere,—rispose il ragazzo,<span class="pagenum"><a name="Page_164" id="Page_164">[164]</a></span>—che +porterò il ferro per tutta la vita, ma +che non imparerò a leggere mai, e che son +risoluto a farmi uccidere, piuttosto che a imparare.</p> + +<p>L’Ambasciatore lo guardò fisso; egli sostenne +lo sguardo imperterrito.</p> + +<p>—Signori,—disse allora l’Ambasciatore +rivolgendosi a noi,—la nostra missione è finita.</p> + +<p>Noi tornammo all’accampamento e il ragazzo +rientrò in città col suo strumento di tortura.</p> + +<p>—Fra qualche anno,—disse un soldato +della scorta,—sopra una porta d’Alkazar si +vedrà spenzolare quella testa.<span class="pagenum"><a name="Page_165" id="Page_165">[165]</a></span></p> + + + +<hr /> +<h2><a name="BEN-AUDA" id="BEN-AUDA"></a>BEN-AUDA</h2> + + +<p>La mattina seguente, al levar del sole, guadammo +il fiume Kus, sulla destra del quale è +posta la città d’Alkazar, e ci avanzammo di +nuovo per una campagna fiorita, ondulata, solitaria, +di cui non si vedevano i confini. La +scorta s’era sparpagliata sopra un vasto spazio, +in un gran numero di drappelli, che parevano +altrettanti piccoli cortei di sultani. I +pittori galoppavano di qua e di là coll’album +e la matita in mano, a schizzar cavalli e cavalieri. +Gli altri dell’ambasciata parlavano dell’invasione +dei Goti, di commercio, di scorpioni, +di filosofia, ascoltati avidamente dal gruppo dei +servi a cavallo che ci venivano dietro. Civo +prestava una particolare attenzione ai discorsi +di filosofia. Hamed, invece, era tutto attento al +signor Pacxot, suo padrone, che raccontava una<span class="pagenum"><a name="Page_166" id="Page_166">[166]</a></span> +caccia al cinghiale nella quale egli aveva rischiato +la vita. Questo Hamed era, dopo Selam, +il personaggio più notevole di tutta la +<a name="tn166" id="tn166"></a><ins class="correction" title="originale: cotegoria">categoria</ins> dei soldati, servi e palafrenieri. Era +un arabo sui trent’anni, altissimo di statura, +bruno, muscoloso, forte come un toro; ed aveva +per contro un viso sbarbato, due occhi dolcissimi, +un sorriso, una vocina, una grazia in +tutti i movimenti, che facevano col suo corpo +possente un contrasto singolarissimo. Portava +un gran turbante bianco, una giacchettina azzurra +e i calzoni alla zuava; parlava spagnuolo, +sapeva far di tutto, piaceva a tutti, a segno che +Selam, persino il glorioso Selam, n’era un +tantino geloso. Gli altri pure, chi più chi meno, +eran giovani belli, svegli e pieni di ossequiosa +sollecitudine; tanto che quando un di noi, strada +facendo, si voltava indietro, incontrava sempre +tutti i loro occhioni che gli domandavano se gli +occorresse qualcosa.—Peccato,—dicevo tra +me,—che non ci assalti una banda di ladri, +per poter vedere tutti questi lestofanti alla prova!</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Dopo due ore di cammino cominciammo a +incontrar qualcheduno. Il primo fu un nero +a cavallo, il quale teneva in mano quel piccolo +bastone segnato d’iscrizioni arabe, chiamato +nella lingua del paese <i>herrez</i>, che i religiosi +danno ai viaggiatori per preservarli dai ladri e<span class="pagenum"><a name="Page_167" id="Page_167">[167]</a></span> +dalle malattie. Poi alcune vecchie cenciose, che +portavano sulle spalle grossi fastelli di legna. +Oh potenza del fanatismo! Curve com’erano, +stanche, sfiatate, ebbero ancora la forza, passandoci +accanto, di scagliarci una maledizione. +Una mormorò:—Dio maledica quest’infedeli!—L’altra +disse:—Dio ci salvi dagli +spiriti maligni!—Dopo un’altr’ora di solitudine +incontrammo un corriere a piedi; un +povero arabo macilento, che portava le lettere +in una borsa-di cuoio, appesa a tracolla. Giunto +davanti a noi si fermò per dire che veniva da +Fez e che andava a Tangeri. L’Ambasciatore +gli diede una lettera per Tangeri ed egli riprese +il suo cammino a passo frettoloso.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Questo, e non altro, è il servizio postale del +Marocco, e nessuna vita è più miserabile di +quella che menano quei corrieri. Non mangiano, +strada facendo, che un po’ di pane e +qualche fico; non si fermano che poche ore +della notte per dormire, con una corda legata +al piede, alla quale appiccan fuoco prima di +addormentarsi, per essere svegliati presto; camminano +giorni interi senza trovare nè un albero, +nè una goccia d’acqua; attraversano boschi +infestati dai cignali, superano monti inaccessibili +ai muli, passano i fiumi a nuoto, vanno +di passo, di corsa, ruzzoloni giù per le chine,<span class="pagenum"><a name="Page_168" id="Page_168">[168]</a></span> +a quattro gambe su per le rupi, sotto il sole +d’agosto, sotto le piogge interminabili dell’autunno, +contro il vento infocato del deserto, +in quattro giorni da Tangeri a Fez, in una +settimana da Tangeri a Marocco, da una estremità +all’altra dell’Impero, soli, scalzi, seminudi, +e quando sono arrivati... ripartono! E fanno +questo viaggio per poche lire!</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>A mezza strada, circa, tra la città d’Alkazar e +il luogo dov’eravamo diretti, il terreno cominciava +a sollevarsi, e a poco a poco, quasi senza +accorgercene, giungemmo sopra un’altura, di là +dalla quale si stendeva un’altra pianura immensa +coperta per vastissimi spazi di fiori gialli, +rossi e bianchi che presentavano l’apparenza di +grandi strati di neve rigati di porpora e d’oro.</p> + +<p>Per quella pianura ci venivano incontro di +galoppo duecento cavalieri coi fucili ritti sulle +selle, preceduti da una figura tutta bianca, che +Mohammed Ducali riconobbe ed annunziò ad +alta voce:—Il governatore Ben-Auda!</p> + +<p>Eravamo arrivati al confine della provincia +dei Seffiàn, chiamata pure Ben Auda, dal nome +di famiglia del suo governatore, che significa +<i>figlio della cavalla</i>; il nome che m’aveva fatto +tanto fantasticare prima di partire da Tangeri.</p> + +<p>Discendemmo nella pianura; i duecento cavalieri<span class="pagenum"><a name="Page_169" id="Page_169">[169]</a></span> +dei Seffiàn si schierarono sopra una sola +linea, accanto ai trecento di Laracce, e il governatore +Ben-Auda si presentò all’Ambasciatore.</p> + +<p>Se vivessi cent’anni, non dimenticherei quella +faccia. Era un vecchio secco, coll’occhio truce, +col naso forcuto, con una bocca senza labbra, +tagliata in forma d’un semicircolo rivolto +in giù. La prepotenza, la superstizione, Venere, +il <i>kif</i>, l’ozio e la sazietà d’ogni cosa, gli erano +scritti sul viso. Un grosso turbante gli copriva +la fronte e le orecchie. Un pugnale ricurvo +gli pendeva al fianco.</p> + +<p>L’Ambasciatore congedò il comandante della +scorta di Laracce, che s’allontanò subito di galoppo +coi suoi cavalieri; e ci rimettemmo in +cammino colla scorta nuova, che cominciò immediatamente +le cariche e i fuochi.</p> + +<p>Erano faccie più nere, vestiti più variopinti, +cavalli più belli, grida più strane, cariche più +selvaggiamente impetuose di quelle che avevamo +visto fino allora. Più andavamo innanzi, e +più ogni cosa pigliava colore e contorno schiettamente +marocchino.</p> + +<p>Fra quella moltitudine ci diedero nell’occhio +alla prima dodici cavalieri vestiti con eleganza +principesca e montati su cavalli bellissimi, che gli +stessi arabi della scorta guardavano con ammirazione. +Cinque di questi eran giovanotti di forme<span class="pagenum"><a name="Page_170" id="Page_170">[170]</a></span> +colossali che parevan fratelli; tutti e cinque di +viso pallido e di grandi occhi neri scintillanti +all’ombra di turbanti enormi; che ci passavano +e ci ripassavano accanto, a briglia sciolta, +col capo rovesciato indietro in un atteggiamento +superbo. Come ci sarebbero state bene, +su quelle selle color di porpora, fra quelle +dieci braccia convulse, cinque odalische rapite +al serraglio d’un Sultano! Belli! noi gridavamo; +stupendi! splendidi! Ed essi rispondevano al +nostro applauso con una spronata ed un urlo, +e sparivano in mezzo al fumo, roteando in alto +i lunghi fucili damascati d’oro colla gioia febbrile +del trionfo.</p> + +<p>Quei cinque eran figli, gli altri nipoti del +governatore Ben-Auda.</p> + +<p>Le cariche e le fucilate durarono per più +d’un’ora, fin che giungemmo a un giardino +del Governatore, dove si discese per riposare.</p> + +<p>Era un boschetto di limoni e di aranci, piantati +a file parallele, e fitti in maniera che formavano +una volta intricatissima di verzura, +sotto la quale si godeva un’ombra, un fresco e +un profumo di paradiso.</p> + +<p>In pochi momenti quell’oasi deliziosa fu ingombra +e circondata di cavalli, di mule, di +fuochi per le cucine, di servi affaccendati, di +soldati dormenti.<span class="pagenum"><a name="Page_171" id="Page_171">[171]</a></span></p> + +<p>Il governatore scese con noi e ci presentò +i suoi figliuoli.</p> + +<p>Ah! giuro che in quel momento, se avessi +visto le cinque odalische slanciarsi al loro collo, +non avrei nemmeno osato d’invidiarli, tanto +eran belli, maestosi ed amabili. L’uno dopo +l’altro ci strinsero la mano facendo un leggero +inchino, e abbassando gli occhi sorridenti +con una timidezza infantile.</p> + +<p>Subito dopo cercarono il medico.</p> + +<p>Il signor Miguerez si presentò domandando +che cos’avevano.</p> + +<p>In presenza di tutti noi, senza profferir parola, +si scopersero tutti e cinque, quasi nello +stesso tempo, il braccio sinistro....</p> + +<p>Oh povere le mie odalische!</p> + +<p>Avevan tutti e cinque il braccio, dalla spalla +alla mano, coperto d’un’orribile erpete sifilitica.</p> + +<p>—Ereditaria,—disse un di loro.</p> + +<p>E il padre, là presente, soggiunse freddamente:—Ereditaria.</p> + +<p>—Ed hanno qui vicine le acque sulfuree,—esclamò +il medico;—potrebbero facilmente +curarsi! Ma no signori! Bisogna che perdano +il tempo e la salute coi versetti del Corano e +cogli amuleti dei ciarlatani!</p> + +<p>Diede loro un medicinale, si ricopersero il +braccio e s’allontanarono pensierosi.</p> + +<p>Poco dopo ci sedemmo in mezzo al giardino<span class="pagenum"><a name="Page_172" id="Page_172">[172]</a></span> +sopra un bellissimo tappeto di Rabat, su cui ci +fu servita la colezione. Il governatore Ben-Auda +sedette sopra una stuoia a venti passi da noi, +e si fece egli pure portar la colezione dai suoi +schiavi. Allora seguì uno scambio curiosissimo +di cortesie fra lui e l’Ambasciatore. Il Ben-Auda +mandò per il primo ad offrire un vaso +di latte; l’Ambasciatore gli fece portare in ricambio +una bistecca. Al latte tenne dietro il +burro, alla bistecca una frittata, al burro un +piatto dolce, alla frittata un scatola di sardine; +tutto questo accompagnato da mille gesti freddamente +cerimoniosi, e posar delle mani sul +petto, e sguardi rivolti al cielo con un’espressione +comicissima di voluttà gastronomica—Il +dolce, tra parentesi, era una specie di torta +fatta di miele, d’ova, di burro e di zucchero, +della quale gli arabi sono ghiottissimi, e a cui +si riferisce una strana superstizione: che se +mentre la donna sta cuocendola, entra per caso +un uomo nella stanza, la torta va a male, ed +anco potendo, non è più prudente il mangiarne.—E +il vino?—domandò uno.—Non +gli si manda a offrire del vino?—Qui +nacque una discussione. Si assicurava che il +governatore Ben-Auda fosse, in segreto, devotissimo +alla bottiglia; ma come avrebbe potuto +ber vino in presenza dei suoi soldati? Fu +deciso di non mandargliene. Mi parve però<span class="pagenum"><a name="Page_173" id="Page_173">[173]</a></span> +che volgesse alle bottiglie degli sguardi molto +soavi; assai più soavi di quelli che rivolgeva +a noi. Per tutto il tempo che stette là +sulla stuoia, fuorchè nell’atto che ringraziava +dei doni, serbò una serietà, un cipiglio, un’espressione +di dispetto e d’orgoglio, che mi fece più +volte desiderare d’aver là ai miei ordini, per +farglieli sfilare sotto il naso, i nostri quaranta +battaglioni di bersaglieri.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Mohammed Ducali mi <a name="tn173" id="tn173"></a><ins class="correction" title="originale: racontò">raccontò</ins> in quel frattempo +un episodio molto notevole della storia +dei Ben-Auda, nelle mani dei quali è da tempo +antico il governo della terra dei Seffiàn. Gli +abitanti di questa terra hanno fama di turbolenti +e di valorosi; e si dice che han dato +prove splendide di valore nella recente guerra +contro la Spagna, nella quale morì, alla Battaglia +di Vad-Ras, il 23 marzo del 1861, Sidi +Absalam ben-Abd-el-Krim ben Auda, allora +governatore di tutta la provincia del Garb. A +questo Absalam succedette il figlio maggiore +Sidi-Abd-el Krim. Era un uomo violento e dissipatore, +che spogliava il suo popolo coi balzelli +e lo torturava con capricci feroci. Un giorno, +fra le altre, intimò a un tal Gileli Ruqui di +dargli una grossa somma di denaro. Questo si +scusò dicendo ch’era povero. Egli lo fece caricar +di catene e cacciare in prigione. Allora la<span class="pagenum"><a name="Page_174" id="Page_174">[174]</a></span> +famiglia e gli amici del prigioniero, vendettero +tutti i loro averi e portarono a Sid-Abd-el +Krim la somma richiesta. Gileli uscì di prigione, +e appena uscito, radunò tutti i suoi, e fece +con loro il giuramento solenne di uccidere il +Governatore. La casa del Ben-Auda era posta a +due ore di strada circa da quel giardino. I congiurati +l’assalirono, in gran numero, nel cuore +della notte, inaspettati. Uccisero le sentinelle, +irruppero nelle sale, straziarono a pugnalate +Sidi-Abd-el-Krim, le sue belle, i bimbi, i servi, +le schiave, devastarono e incendiarono la casa, +e poi si gettarono a traverso il paese innalzando +il grido della rivolta. I parenti e i partigiani +dei Ben-Auda raccolsero in furia tutta +la loro gente e andarono incontro ai ribelli. I +ribelli li dispersero e la rivolta si propagò per +tutto il Garb. Allora il Sultano mandò un esercito; +la ribellione, dopo una lotta accanita, fu +domata; le teste dei principali rivoltosi spenzolarono +dalle mura di Fez e di Marocco; +la terra dei Beni-Malek venne divisa dalla +provincia; la casa del Governatore fu ricostrutta; +e Sidi-Mohamed Ben-Auda, fratello dell’ucciso, +ospite dell’Ambasciata italiana, assunse il governo +della terra dei suoi padri. Una passeggera +rivincita della disperazione sulla tirannia, +seguìta da una tirannia più dura: in questo +fatto si riassume la storia d’ogni provincia e<span class="pagenum"><a name="Page_175" id="Page_175">[175]</a></span> +di tutto l’Impero. E forse in quel tempo era +già predestinato un Ruqui anche per Sidi-Mohamed +Ben-Auda.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Prima del tramonto del sole ci trovavamo tutti +all’accampamento, ch’era posto poco lontano +da quel giardino, in un piano solitario, ai piedi +d’una piccola altura sulla quale si alzava una +<i>Cuba</i> fiancheggiata da una palma.</p> + +<p>Appena arrivato l’Ambasciatore, fu portata la +<i>mona</i> e deposta come sempre davanti alla sua +tenda, in presenza dell’Intendente, del Caid, +dei soldati e dei servi. Mentre eran tutti occupati +a far la solita ripartizione, vidi, alzando +gli occhi verso la cuba, un uomo di alta statura +e d’aspetto strano che scendeva a lunghi +passi giù per la china verso l’accampamento. +Non c’era da dubitarne: era il romito, +il santo, che ci veniva a fare una scena. Non +dissi nulla: aspettai. Invece di entrare nell’accampamento, +girò infuori, per giungere inaspettato +dinanzi alla tenda dell’Ambasciatore. +S’avvicinò in punta di piedi. Era una figura +sepolcrale, coperta di cenci neri, che metteva +schifo e paura. Tutt’a un tratto spiccò la corsa, +si cacciò in mezzo a noi, e riconosciuto al vestito +l’Ambasciatore, gli si scagliò contro urlando +come un ossesso. Ma ebbe appena il tempo d’urlare. +Con una rapidità fulminea, il Caid lo afferrò<span class="pagenum"><a name="Page_176" id="Page_176">[176]</a></span> +alla strozza e lo stramazzò furiosamente in +mezzo ai soldati, i quali in un batter d’occhio +lo portarono fuori del campo soffocando colle +cappe la sua voce tonante. Il signor Morteo si +affrettò a tradurci le invettive di quel disgraziato:—Sterminiamoli +tutti questi maledetti +cani di cristiani, che vanno dal Sultano, e fanno +tutto quello che vogliono, mentre noi moriamo +di fame!</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Poco dopo la presentazione della <i>mona</i> obbligatoria, +arrivarono all’accampamento più di +cinquanta servi arabi e neri, disposti in fila, +che portavano in grandi scatole rotonde, chiuse +da altissimi coperchi conici di paglia, ova, polli +cotti, torte, dolci, arrosti, cuscussu, insalate, +confetti; tanta roba da saziare una tribù affamata. +Era una seconda <i>mona</i>, spontaneamente +offerta all’Ambasciatore da Sidi-Mohamed-Ben-Auda, +forse per farsi perdonare il cipiglio minaccioso +della mattina.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>I piatti non erano ancora messi in terra, che +comparve il governatore coi suoi cinque figli, +tutti a cavallo, seguiti da uno stuolo di servi.</p> + +<p>L’Ambasciatore li ricevette nella sua tenda e +conversò con loro per mezzo dell’interprete.</p> + +<p>Che conversazione! Che gente! L’Ambasciatore +domandò a uno dei figliuoli se aveva<span class="pagenum"><a name="Page_177" id="Page_177">[177]</a></span> +mai inteso nominar l’Italia. Rispose che l’avea +intesa nominare <i>parecchie volte</i>. Uno di loro +domandò quale dei due paesi, l’Inghilterra e +l’Italia, fosse più lontano dal Marocco. Domandarono +quanti cannoni abbiamo, come si +chiama la nostra città capitale e in che modo +è vestito il nostro Re. Parlando, osservarono +attentamente tutti e sei il nodo delle nostre +cravatte e le catenelle dei nostri orologi. L’Ambasciatore +rivolse al governatore alcune domande +intorno all’estensione e alla popolazione +della sua terra. O che non sapesse nulla, +o che, secondo l’uso, non volesse dire quel che +sapeva per timore di qualche secondo fine misterioso, +non ci fu modo di cavargli di bocca +una risposta soddisfacente.—La popolazione,—mi +ricordo che disse—non si può sapere +esattamente quanta sia.—Ma press’a +poco, gli fu osservato.—Ma è anche difficile +il saperlo presso a poco,—rispose. Poi fecero +a noi altre domande. V’è piaciuta la città d’Alkazar? +Che ne dite del paese? L’acqua è buona, +non è vero? Stareste volentieri nel Marocco? +Perchè non avete condotte con voi le vostre +donne? Quanti soldati può avere ai suoi ordini il +capitano dell’esercito che è con voi? Quanto è +grande il bastimento che comanda il capitano +di marina? Facendo questi discorsi, bevettero +il tè, e dopo molti inchini e strette di<span class="pagenum"><a name="Page_178" id="Page_178">[178]</a></span> +mano ed augurii, rimontarono a cavallo, diedero +di sprone e disparvero. E dico sempre pensatamente +disparvero, invece di se ne andarono, +come dico apparire per giungere, perchè non +vedendo mai da nessuna parte nè un villaggio +nè una casa, tutti coloro che arrivavano e partivano +ci facevano l’effetto di gente che uscisse +di sotto terra e si dileguasse nell’aria.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Quella, come tutte le altre giornate, fu +chiusa da un tramonto splendido e quieto, e +da un desinare rumorosamente allegro. Ma +la notte fu una delle più agitate del viaggio. +Forse perchè la terra dei Seffiàn richiedeva +che l’ambasciata fosse guardata con maggiore +cautela che altrove, le sentinelle notturne si +tennero reciprocamente sveglie cantando di +quarto d’ora in quarto d’ora dei versetti del +Corano. Una intonava la preghiera, tutte le +altre rispondevano in coro, ad alta voce, accompagnate +dai nitriti dei cavalli e dal latrato +dei cani. Appena addormentati, ci svegliammo +e non ci riuscì più di chiuder occhio. +Per giunta, poco dopo la mezzanotte, in +uno di quegli intervalli di silenzio, tuonò improvvisamente +in mezzo alla campagna una +voce squarciata e selvaggia che non tacque +più fino all’alba. A momenti s’avvicinava, a momenti +si sentiva appena, poi tornava a risonare<span class="pagenum"><a name="Page_179" id="Page_179">[179]</a></span> +più vicina, in tono di minaccia, di lamento, +di disperazione, e prorompeva di tratto +in tratto in grida acutissime e in risa sgangherate, +che mettevan freddo nelle vene. Era il Santo +che errava intorno all’accampamento, chiamando +sopra di noi la maledizione di Dio. +La mattina, quando uscimmo dalla tenda, era +ancora ritto come uno spettro davanti alla sua +cuba solitaria, colorata di rosa dai primi raggi +del sole, e continuava a maledirci con voce +roca, agitando le braccia spossate al disopra +del capo.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Io cercai il cuoco per dimandargli che cosa +pensasse di quel personaggio. Ma lo trovai +tanto affaccendato, che non ebbi cuore di scherzare. +Stava facendo il caffè e aveva intorno una +folla impaziente che gli toglieva il respiro. Gli +sguatteri gli parlavano arabo, il Ranni siciliano, +il calafato napoletano, Hamed spagnuolo, il signor +Vincent francese.—<i>Ma se i ’v capisso nen, +facie da forca!</i>—gridava lui disperato.—Ma +questa è una Babilonia! Ma lasciatemi respirare! +Volete vedermi morto? <i>Oh che pais, mi +povr’om! Tutti a parlo e nssun a l’è bon a +fesse capì!</i> (Tutti parlano e nessuno è buono a +farsi capire).</p> + +<p>Appena riebbe un po’ di fiato gli accennai il +Santo che continuava a urlare, e gli domandai:<span class="pagenum"><a name="Page_180" id="Page_180">[180]</a></span></p> + +<p>—Ebbene, che cosa ne dite di quelle impertinenze?</p> + +<p>Alzò gli occhi verso la cuba, guardò fisso +il Santo per qualche momento, e poi facendo +un atto di profondo disprezzo rispose con accento +piemontese:</p> + +<p>—<i>Guardo e passo!</i></p> + +<p>E rientrò maestosamente nella tenda.<span class="pagenum"><a name="Page_181" id="Page_181">[181]</a></span></p> + + + +<hr /> +<h2><a name="KARIA-EL-ABBASSI" id="KARIA-EL-ABBASSI"></a>KARIA-EL-ABBASSI</h2> + + +<p>Levato l’accampamento, ci mettemmo in +cammino nell’ordine solito, e fra le grida e le +fucilate dei duecento cavalieri del Ben-Auda, +arrivammo dopo due ore a un piccolo corso +d’acqua che segna il confine della terra dei +Seffiàn.</p> + +<p>Nel momento che il portabandiera si voltava +per dire:—Ecco il fiume;—di dietro +a un rialto di terreno della riva opposta uscì +improvvisamente una gran folla di cavalieri, +in mezzo ai quali ci colpì a primo aspetto la +figura elegante e gentile del Governatore.</p> + +<p>Era Bu-Bekr-ben-el-Abbassi, governatore della +provincia che si stende fra la terra dei Seffiàn +e il grande fiume Sebù.</p> + +<p>La scorta del Ben-Auda ci voltò le spalle e<span class="pagenum"><a name="Page_182" id="Page_182">[182]</a></span> +disparve; l’ambasciata guadò il fiume e si +trovò circondata dalla scorta nuova.</p> + +<p>Bu-Bekr-ben-el Abbassi strinse vivamente la +mano all’ambasciatore, fece un saluto amichevole +al Ducali, suo antico compagno di scuola, +e diede il benvenuto a tutti gli altri con un +gesto pieno di maestà e di grazia.</p> + +<p>Ci rimettemmo in cammino.</p> + +<p>Per un pezzo, nessuno di noi potè staccar +gli occhi da quell’uomo. Era il più simpatico +governatore che avessimo incontrato fino allora. +Di statura mezzana, di forme snelle, bruno, +aveva un occhio penetrante e dolce, un bel naso +aquilino e una folta barba nera; e sorridendo, +mostrava due file di denti bellissimi. Era tutto +ravvolto in una cappa fine e bianca come la +neve, col cappuccio tirato sul turbante; e montava +un cavallo nero corvino, con tutta la bardatura +color celeste. Doveva essere un uomo +generoso, amato e contento. E fu un inganno +della mia fantasia, o anche l’aspetto dei duecento +cavalieri di Karia-el-Abbassi rifletteva vagamente +la gentilezza del Governatore. Mi parvero +visi aperti e pacati di gente che da molti +anni godesse la grazia miracolosa d’un governo +umano. E quest’apparenza, e le capanne che +cominciavano a farsi più frequenti per la campagna, +e il tempo sereno raffrescato da un’arietta +odorosa, mi diedero per qualche momento<span class="pagenum"><a name="Page_183" id="Page_183">[183]</a></span> +l’illusione che quella provincia fosse un oasi +di prosperità e di pace in mezzo al miserando +impero dei Sceriffi.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>S’attraversò un villaggio, formato da due file +di tende di pelo di <a name="tn183" id="tn183"></a><ins class="correction" title="originale: camello">cammello</ins>, chiuse con canne +e fascine: ogni tenda fiancheggiata da un orticello +cinto da una siepe di fichi d’India. Di +là dalle tende pascolavano vacche e cavalli; davanti, +sulla nostra strada, v’era qualche gruppo +di bimbi mezzi nudi, accorsi per vederci; le +donne e gli uomini coperti di cenci, ci guardavano +di dietro alle siepi. Nessuno ci mostrò +i pugni, nessuno ci maledì. Appena fummo +fuori del villaggio, tutti uscirono dalle loro +capanne, e allora vedemmo una turba di qualche +centinaio di pezzenti neri, luridi, attoniti, che ci +fecero l’effetto della popolazione risuscitata d’un +camposanto. Alcuni, correndo, ci tennero dietro +per un pezzo; altri disparvero dopo pochi +momenti dietro un rialto del terreno.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>La configurazione del paese che percorrevamo, +dava luogo a una mirabile varietà d’effetti +pittoreschi della scorta e della carovana. +Era una successione di valli profonde, parallele, +formate da grandi onde di terreno, tutte fiorite +come giardini. Passando d’una valle in un’altra, +si perdeva di vista la scorta per qualche<span class="pagenum"><a name="Page_184" id="Page_184">[184]</a></span> +momento; poi si vedevano spuntare sulla sommità +dell’altura, dietro di noi, prima tutte le +punte dei fucili, poi i fez e i turbanti, poi i +visi, e man mano le persone intere e i cavalli, +come se uscissero dal seno della terra. +Arrivati sopra un’altura vedevamo, voltandoci +indietro, scorazzare quei duecento cavalli giù +nella valle piena di fumo e rimbombante di +fucilate; e via via su tutte le alture che ci eravam +lasciate alle spalle, cavalli, muli, servi, +soldati, che apparivano un momento sulle sommità +e sparivano subito come se precipitassero +in un burrone. Vista a traverso tutte quelle +valli, la carovana pareva interminabile e presentava +l’aspetto grandioso d’un esercito di +spedizione o d’un popolo emigrante.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Arrivammo finalmente a un villaggio, Karia-el-Abbassi, +formato dalla casa del Governatore, +e da un gruppo di capanne e di casupole ombreggiate +da qualche fico e da qualche olivo +selvatico.</p> + +<p>Il Governatore ci offerse di riposare in casa +sua: la carovana tirò innanzi fino al luogo designato +per l’accampamento.</p> + +<p>S’attraversarono due o tre cortiletti chiusi +fra quattro muri nudi, e s’entrò in un giardino, +sul quale s’apriva la porta principale della +casa di Ben-el-Abbassi: una casetta bianca, senza<span class="pagenum"><a name="Page_185" id="Page_185">[185]</a></span> +finestre, silenziosa come un convento. Il governatore +era scomparso. Alcuni schiavi mulatti ci +fecero entrare in una piccola stanza a terreno, +pure bianca, senz’altra apertura che la porta +principale, e una porticina in un angolo. V’erano +due alcove, tre materasse bianche stese sul +pavimento a musaico e qualche cuscino ricamato. +Era la prima volta che riposavamo fra +quattro pareti dopo la nostra partenza da Tangeri! +Ci sdraiammo voluttuosamente nelle alcove +e stemmo aspettando con viva curiosità +la continuazione dello spettacolo.</p> + +<p>Il Governatore ricomparve, ravvolto in un +caic bianchissimo, che gli scendeva dal turbante +fino ai piedi. Lasciò le babbuccie gialle in un +canto e sedette, coi piedi nudi, sopra una materassa, +in mezzo al Ducali e all’Ambasciatore. +Gli schiavi portarono vasi di latte e piatti di +dolci, ed egli stesso, Ben-el-Abbassi, fece il tè +e lo versò in bellissime tazzine di porcellana chinese, +che il suo servo favorito, un giovane mulatto +dal viso rabescato, portò in giro ad una ad +una. Non si può dire la grazia e la dignità che +aveva nell’aspetto e nei modi quel governatore, +probabilmente ignorantissimo, di poche +migliaia d’arabi attendati, che forse in tutta la +sua vita non aveva avuto che fare con cinquanta +persone civili! Messo nel più aristocratico salotto +d’Europa, nessuno avrebbe avuto una sillaba a<span class="pagenum"><a name="Page_186" id="Page_186">[186]</a></span> +ridire sopra il menomo dei suoi movimenti. Era +pulito, lindo, odoroso come un’odalisca uscita +dal bagno. Ad ogni movimento che facesse, il +caic rimosso lasciava trasparire qui un po’ di +color di rosa, là un po’ d’azzurro, qua un po’ di +ranciato, tutti i colorini pomposi del vestimento +nascosto, che mettevano una gran voglia +di strappargli il velo per vedere che meraviglie +ci avesse sotto, come fanno i bambini +ai fantocci. Parlava con dolcezza, sorridendo e +guardandoci senza apparenza di curiosità, come +se ci avesse visti il giorno prima. Non era mai +uscito dal Marocco, diceva che avrebbe visto +volentieri le nostre strade ferrate e i nostri +grandi palazzi, e sapeva che in Italia c’eran +tre città che si chiamavano Genova, Roma e +Venezia. Mentre egli parlava, si aperse la porticina +ch’era dietro a lui, e fece capolino una +bella ragazzetta mulatta di dieci o dodici anni, +che volse intorno rapidamente due grand’occhi +spaventati e curiosi, e disparve. Era una +figliuola del governatore e d’una nera. Il governatore +se n’accorse e sorrise. Seguì un lungo +intervallo di silenzio. In mezzo alla stanza fumava +l’aloè nei profumieri; davanti alla porta +v’era un drappello di schiavi attoniti; dietro +agli schiavi s’alzava un gruppo di palme; dietro +le palme rideva il sereno purissimo del +cielo d’Africa. Tutt’a un tratto, non so come,<span class="pagenum"><a name="Page_187" id="Page_187">[187]</a></span> +rimasi profondamente stupito di trovarmi in +quel luogo e pensai a me stesso, seduto nella +mia cameretta a Torino, come a un’altra persona. +Il Governatore, alzandosi, mi richiamò +al sentimento della realtà. Strinse la mano a +tutti, infilò i piedi nelle babbuccie, s’inchinò con +bel garbo e disparve per la porticina.—Va +a portar notizie alla sua favorita—disse uno. +Se potessi sentire quello che gli domanda!—pensai—Come +sono? Cosa sono? Come +parlano? Che vestiti hanno? Oh lasciameli vedere, +amor mio, un momento solo, a traverso +le fessure della porta ed io ti colmerò di carezze!—E +probabilmente l’amante cortese +cedette, e la bella misteriosa, spiandoci all’uscita, +esclamò:—Allà mi protegga! Che spaventose +figure!</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Andando all’accampamento, ch’era a un mezzo +miglio dalla casa del Governatore, sopra un +altopiano coperto d’erba secca, ci sentimmo +per la prima volta scottar dal sole in maniera +che ognuno di noi cominciò, come dice della +plebe milanese, ai tempi della peste, il Tadino, +«a chiudere li denti et inarcare le ciglia.» +E non erano che gli otto di maggio! E non +eravamo ancora a cento miglia dalla costa del +Mediterraneo! E ci rimaneva da attraversare la +grande pianura del Sebù!<span class="pagenum"><a name="Page_188" id="Page_188">[188]</a></span></p> + +<p>Nonostante il caldo, l’accampamento di Karia-el-Abbassi +fu rallegrato, verso sera, da un insolito +concorso di gente. Da una parte una +lunga fila d’arabi, seduti in terra, assistevano alle +cariche dei cavalieri della scorta; dalla parte +opposta altri arabi giuocavano alla palla; un +po’ più lontano, un gruppo di donne imbacuccate +nel loro rozzo caic ci osservavano con stupore +gesticolando fra loro; e frotte di bambini +scorazzavano tutt’intorno. Il popolo di Ben-el-Abbassi +pareva veramente meno selvaggio dei +<a name="tn188" id="tn188"></a><ins class="correction" title="originale: suo">suoi</ins> vicini del Garb.</p> + +<p>Il Biseo ed io ci avvicinammo ai giuocatori. +Appena ci videro, smisero di giuocare, si consultarono +gli uni cogli altri e poi ricominciarono. +Erano quindici o venti, la maggior parte +pezzi di giovani larghi, lunghi e nerboruti, che +non avevano altro addosso che una camicia +stretta intorno alla vita, e una specie di mantello +di tela grossolana e sudicia, rigirato intorno +al corpo come un caic. Giocavano diversamente +da quelli che avevo visti a Tangeri. +Uno con un colpo del piede buttava +la palla a una grande altezza; tutti gli altri +facevano ad afferrarla in aria quanto più +in su fosse possibile, spiccando in direzione +verticale dei salti altissimi, come se si levassero +a volo; e chi riusciva ad afferrarla, la buttava<span class="pagenum"><a name="Page_189" id="Page_189">[189]</a></span> +in aria alla sua volta. Spesso, in quel serra +serra, uno dei più robusti, cadendo, travolgeva +nella caduta alcuni altri, i quali si trascinavan +dietro i rimanenti, e allora rotolavano per un +lungo tratto tutti insieme intrecciati e confusi +sgambettando e ridendo, senza darsi pensiero +al mondo di ciò che esponevano al sole. Più +d’uno, in quel rotolamento, lasciò intravvedere +un pugnale ricurvo legato alla cintura; altri +una borsicina appesa al collo, che conteneva +probabilmente qualche versetto del Corano preservatore +dalla tigna. Una volta la palla cadde ai +miei piedi. Mi venne un’idea. La raccolsi, la +misi sopra una palma aperta, vi feci su coll’altra +mano due o tre gesti di negromante e la +ributtai. Per qualche momento nessuno dei +giuocatori osò riprenderla. Vi si avvicinarono, +la guardarono, la toccarono col piede in atto +di diffidenza; e solo dopo avermi visto ridere +e accennare che era stato uno scherzo, il più +ardito la raccolse e la rilanciò ridendo ai suoi +compagni.</p> + +<p>Intanto quasi tutti i ragazzi che scorazzavano +qua e là ci s’erano affollati intorno. Saranno +stati una cinquantina, e di tutta la roba che +avevano addosso fra tutti non si sarebbe trovato +un rigattiere che offrisse cinquanta centesimi. +Alcuni erano bellissimi, molti tignosi, la +maggior parte color caffè, alcuni così tra il verdastro<span class="pagenum"><a name="Page_190" id="Page_190">[190]</a></span> +e il giallognolo, che parevano impastati di +sostanze vegetali. Parecchi avevano il codino +alla chinese. Da principio ci stavano discosti +una decina di passi, guardandoci con sospetto, +e scambiandosi, a bassa voce, le proprie osservazioni. +Poi, vedendo che non facevamo +nessun atto ostile, ci si avvicinarono a poco +a poco fin quasi a toccarci e cominciarono ad +alzarsi in punta dei piedi, a chinarsi, a piegarsi +di qua e di là, per vederci bene da +tutte le parti, come avrebbero fatto intorno +a due statue. E noi due immobili. Uno ci +toccò una scarpa colla punta del dito e ritirò +subito la mano come se si fosse scottato; +un altro mi fiutò la manica. Eravamo circondati, +sentivamo ogni sorta d’odori esotici, ci +pareva già che ci brulicasse addosso qualchecosa.—Andiamo,—dissi +al Biseo,—è tempo +di liberarsi—Io ho un mezzo infallibile,—rispose. +Così dicendo tirò fuori bruscamente +l’album e la matita e fece l’atto di mettersi a +copiare una di quelle faccie. In un batter d’occhio +si dispersero tutti come uno sciame d’uccelli.</p> + +<p>Poco dopo ci si avvicinarono alcune donne.—Oh miracolo!—si +disse noi altri.—Purchè +non vengano a darci una pugnalata in nome +di Maometto!—E ci tenemmo sull’avviso. +Erano invece povere malate, smunte, che avevano<span class="pagenum"><a name="Page_191" id="Page_191">[191]</a></span> +appena la forza di reggersi in piedi e di +tener su il braccio per coprirsi il viso col +caic; fra le quali una giovane, che gemeva +da metter compassione, non lasciando vedere +che un occhio azzurro velato dalle lagrime. +Capii che cercavano il medico e accennai +dove dovevano andare. Una di esse, spiegando +la parola col gesto, mi domandò se si pagava. +Risposi di no. Allora s’avviarono vacillando +verso la tenda del medico. Volli assistere +al consulto.—Che cosa vi sentite?—domandò +il signor Miguerez, in arabo, alla +prima che si presentò.—Un gran dolore +qui,—rispose, indicando una spalla.—Che +cosa ci avete?—(Non ricordo che cosa abbia +risposto).—Bisogna ch’io ci veda,—disse il +medico; scopritevi un momento.—La donna +non si mosse. Ecco il gran punto! Ho una cosa +qui, più sotto, più sopra, di qua, di là; ma +nessuna, nemmeno una vecchia nonagenaria, +vuol lasciarsi vedere, e tutte pretendono che il +medico indovini.—Insomma, volete o non +volete scoprirvi? ridomandò il Miguerez.—La +donna non si mosse.—Quand’è così, vediamo +le altre.—E interrogò le altre, mentre +quella si allontanava tutta malinconica. Le altre +non avevano bisogno di scoprirsi; il medico +distribuì loro delle pillole e delle polveri, e le +mandò con Dio. Povere creature! Nessuna<span class="pagenum"><a name="Page_192" id="Page_192">[192]</a></span> +di loro toccava forse ancora i trent’anni, e la +gioventù era già passata per tutte, e col passare +della gioventù, eran cominciate le fatiche +smodate, i trattamenti brutali e il disprezzo che +rendono orribile la vecchiaia della donna araba: +strumento di piacere fino a vent’anni, bestia +da soma fino alla morte.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Il pranzo fu rallegrato da una visita di Ben-el-Abbassi, +e la notte funestata da una spaventosa +invasione d’insetti.</p> + +<p>Già nelle ore calde della giornata, avevo pronosticato +male dal brulichìo straordinario che +si vedeva fra l’erbe. Le formiche formavano delle +lunghissime strisce nere, gli scarabei c’erano a +mucchi, le cavallette fitte come le mosche; e +con questi un gran numero d’altri insetti, non +visti mai negli altri accampamenti, che m’ispiravano +pochissima fiducia. Il capitano Di Boccard, +intendente di Entomologia, me ne faceva +la nomenclatura. C’era, tra gli altri, la <i>cicindela +campestris</i>, trabocchetto vivente, che chiude colla +grossa testa l’apertura della sua tana, e fa sprofondare, +abbassandosi, gl’insetti incauti che vi +passano sopra; il <i>Pheropsophus africanus</i>, che +slancia dall’ano, contro il nemico che l’insegue, +un buffo di vapori corrosivi; la <i>Meloe majalis</i> +che strascina a stento, come un’idropica, l’enorme +addome gonfio d’erba e d’ova; il <i>Carabus<span class="pagenum"><a name="Page_193" id="Page_193">[193]</a></span> +rugosus</i>, la <i>Pimelia scabrosa</i>, la <i>Cetonia opaca</i>, il +<i>Cossyphus Hoffmanseggi</i>, foglia animata, di cui Vittor +Hugo farebbe una descrizione fantastica da +metter freddo nelle ossa. Più un gran numero +di lucertoloni, di ragnacci, di centopiedi lunghi +un palmo, di grilli cantaioli grossi come un +pollice, di cimici verdi larghe come un soldo, +che andavano e venivano come se s’apparecchiassero +d’accordo comune a una qualche impresa +guerresca. Come se questo non bastasse, +appena seduto a tavola, nel punto che stendevo +la mano per versarmi da bere, avevo visto far +capolino dal mio bicchiere una spropositata locusta, +la quale, invece di volar via a un mio +gesto minaccioso, s’era messa a guardarmi +con un’aria d’impertinenza inaudita. E infine, +per colmo di spavento, mentre ci alzavamo da +tavola, era comparso il servo Hamed, col viso di +chi ha corso un grande pericolo, e ci aveva +messo sotto gli occhi, infilata in uno stecco, +nientemeno che una tarantola, una <i>lycosa tarentula</i>, +il ragno terribile, che <i>cuando pica á un +hombre</i>, quando punge un uomo, diceva lui, Allà +ce ne guardi! il disgraziato comincia a ridere, +a piangere, a cantare e a ballare, e non c’è +che una buona musica, ma buona! la musica +della banda del Sultano, che lo possa guarire. +Ora immagini il lettore, con che animo io sia +andato a dormire. Nondimeno, i miei tre compagni<span class="pagenum"><a name="Page_194" id="Page_194">[194]</a></span> +ed io eravamo già a letto da parecchi +minuti, avevamo già spento il lume e cessato +di parlare, e nessuno sentiva nulla. Ma fu una +gioia passeggera. Tutt’a un tratto il Comandante +balzò a sedere sul letto e gridò:—Io +mi sento popolato!—Allora anche noi cominciammo +a sentir qualche cosa. Per qualche +tempo non furono che contatti furtivi, punture +timide, stuzzicamenti, piccole provocazioni +di esploratori e di sentinelle avanzate, alle +quali si poteva non badare. Ma entrarono in +campo ben presto le grosse pattuglie e allora +diventò necessaria una vigorosa resistenza offensiva. +La lotta fu feroce. Più ci dibattevamo, +e più gli assalitori raffittivano. Venivan dal capezzale, +salivan dai piedi, scendevano dall’alto +della tenda. Pareva che eseguissero degli assalti +coordinati ad un vasto concetto strategico di +qualche insettaccio d’ingegno. Era evidentemente +una guerra di religione. In breve non +fummo più capaci di resistere.—La luce!—gridò +il viceconsole. Saltammo tutti e quattro +in terra, s’accese il lume, si cominciò la strage. +La soldataglia l’ammazzavamo senz’altro; i capi, +i pezzi grossi, classificati prima dal capitano e +giudicati dal comandante, erano messi sul rogo +dal vice-console, ed io ne facevo l’elogio funebre +in prosa e in versi sciolti che saran pubblicati +dopo la mia morte. In poco tempo il terreno<span class="pagenum"><a name="Page_195" id="Page_195">[195]</a></span> +fu seminato d’ale, di zampe, di gambe, di teste, +i superstiti si dispersero, e noi, stanchi dell’eccidio, +dopo esserci nominati reciprocamente cavalieri +di varii ordini, rimettemmo la testa sul +guanciale. Ma che chiasso! Che matta allegria, +benchè non fossimo più nessuno di primo pelo! +Che risate che venivano proprio d’in fondo e +facevano bene all’anima e al corpo!</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>La mattina seguente, al levar del sole, il governatore +Ben-el-Abbassi si presentò all’ambasciatore +per accompagnarlo fino ai confini della +sua provincia.</p> + +<p>Appena discesi dall’altopiano dell’accampamento, +ci si spiegò dinanzi agli occhi l’orizzonte +immenso della pianura del Sebù.</p> + +<p>Questo fiume, uno dei più grandi del Magreb, +scende dal fianco occidentale della catena +di montagne che si allunga dall’alto Atlante +verso lo stretto di Gibilterra, e con un corso +di circa duecento quaranta chilometri, ingrossato +da molti affluenti, si va a versare, descrivendo +un grande arco, nell’Oceano atlantico, +presso Mehedia, dove l’ammontamento delle +sabbie, comune alle foci di quasi tutti i fiumi +marocchini di quel versante, impedisce l’entrata +ai bastimenti e produce grandi innondazioni +al tempo delle cresciute. La vallata di +questo fiume, che abbraccia, alla sua apertura,<span class="pagenum"><a name="Page_196" id="Page_196">[196]</a></span> +tutto lo spazio compreso fra le due città di +Laracce e di Salé, e tocca alla sua estremità +superiore l’alto bacino della Muluia (il grande +fiume che segna il confine orientale del Marocco), +apre agli Europei, per il litorale e per +Teza, la via della città di Fez; comprende, oltre +a Fez, la grande città di Mechinez, terza +capitale; raccoglie in sè tutta, si può dire, la +vita politica dell’Impero, ed è la sede principale +della ricchezza e della forza dei Sceriffi. Il Sebù, +particolarità da notarsi, segna, dalla parte +del settentrione, il confine che i Sultani non +oltrepassano mai fuor che in caso di guerra, +poichè rimangono a mezzogiorno del fiume le +tre città, Fez, Marocco e Mechinez, nelle quali +essi soggiornano alternativamente, e la doppia +città di Salé-Rabatt, dove passano per recarsi +da Fez a Marocco. E fanno questo giro +per non valicare la catena dei monti che chiude +a mezzogiorno la vallata del Sebù, il versante +della quale è abitato dalla tribù dei Zairi, di +razza berbera mista, che hanno fama d’essere, +coi Beni-Mitir, i più turbolenti e i più indomiti +abitatori di quei monti.</p> + +<p>Dopo un’ora di cammino arrivammo al Sebù.</p> + +<p>Mi parve di vedere il Tevere nella Campagna +romana.</p> + +<p>In quel punto era largo un centinaio di metri, +color di mota, grosso, rapido, incassato fra<span class="pagenum"><a name="Page_197" id="Page_197">[197]</a></span> +due rive altissime, quasi verticali, aride, ai piedi +delle quali si stendevano due zone di terreno +fangoso.</p> + +<p>Due barconi antidiluviani, spinti a remi da +una decina d’arabi, s’avvicinavano alla nostra +riva.</p> + +<p>Basterebbero quei barconi, quando non ci +fosse altro, a far capire che cos’è il Marocco. +Da centinaia d’anni, sultani, pascià, carovane, +ambasciate passano il fiume su due carcasse +di quella fatta, coi piedi nell’acqua e nella +mota, qualche volta con pericolo d’affondare; +e quando le carcasse, come segue spessissimo, +sono bucate, carovane e ambasciate e pascià e +sultani aspettano che i barcaiuoli abbian turati +i buchi col fango, o in altro modo, qualche +volta per due o tre ore, al sole o sotto la +pioggia; e da centinaia d’anni, cavalli, muli e +cammelli, per la mancanza d’un pezzo di tavola +lungo due metri, rischiano di rompersi le +gambe, e se le rompono, saltando dalla sponda +nei barconi; e nessuno ha mai pensato a costrurre +un ponte di barche, e nessuno ha mai +portato sulle sponde un pezzo di tavola lungo +due metri, e chi rimprovera a quella gente la +mancanza dell’una e dell’altra cosa, è guardato +con un’aria di profondo stupore, come se li +rimproverasse di non aver fatto un prodigio. +In molti luoghi si attraversano i fiumi sopra<span class="pagenum"><a name="Page_198" id="Page_198">[198]</a></span> +barche di canne, e gli eserciti li passano per +lo più sopra ponti galleggianti, formati con +otri rigonfi d’aria e coperti di rami e di +terra.</p> + +<p>Si smontò tutti da cavallo, e si discese per +un sentiero ripido fino alle barche.</p> + +<p>La prima barca facendo due o tre larghi +giri per scansare le correnti e i ringorghi, portò +all’altra sponda tutti gli italiani.</p> + +<p>Di là assistemmo al passaggio dell’intera carovana.</p> + +<p>Che bel quadro! Me lo vedo ancora dinanzi +nel momento della sua maggior vivezza. +Nel mezzo del fiume, scivola un barcone pieno +di cammelli e di mori d’una carovana mercantile, +e un po’ più oltre l’altro barcone che +porta i cavalli e i cavalieri della scorta di Fez, +in mezzo ai quali sventola la bandiera di Maometto +e spicca il viso nero e il turbante di +mussolina del Caid. Di là dal fiume, in mezzo +a una grande confusione di cavalli, di mule, di +servi, di casse, che ingombrano un lunghissimo +tratto di sponda, biancheggia la figura gentile +del governatore Ben-el-Abbassi, seduto sopra +un rialto di terreno, in mezzo ai suoi ufficiali, +all’ombra del suo bel cavallo nero dalla sella +color celeste. Sull’alto della riva, che si mostra +come il muro d’una fortezza, dietro una +lunga fila d’arabi della campagna, seduti sull’orlo<span class="pagenum"><a name="Page_199" id="Page_199">[199]</a></span> +colle gambe spenzoloni, sono schierati +i duecento cavalieri del Governatore, che visti +così in alto, sul fondo azzurro del cielo, +presentano l’apparenza di duecento giganti. Alcuni +servi neri ignudi si tuffano e si rituffano +nell’acqua spruzzandosi e gridando. Parecchi +arabi lavano i loro cenci sulla sponda, all’uso +moresco, ballonzolandovi sopra con movimenti +di marionetta. Altri attraversano il fiume a nuoto. +Sul nostro capo passano degli stormi di cicogne; +lontano, sulla riva, s’alza una colonna +di fumo da un gruppo di tende di beduini; i +barcaiuoli cantano una preghiera al Profeta per +la buona riuscita dell’impresa; le acque mandano +scintille d’oro, e Selam, ritto a dieci passi +dinanzi a noi, col suo famoso caffettano, fa su +questo gran quadro barbaresco e festoso, la +più armoniosa macchietta rossa che possa immaginare +un pittore.</p> + +<p>Il passaggio durò parecchie ore, e via via +che passava, la carovana si rimetteva in cammino.</p> + +<p>Quando gli ultimi cavalli furono sulla sponda +sinistra, il governatore Ben-el-Abbassi rimontò +in sella e raggiunse i suoi soldati sull’alto della +riva opposta.</p> + +<p>Sul punto di partire, l’Ambasciatore e tutti +noi alzammo la mano in segno di saluto.</p> + +<p>La scorta di Karia-el-Abbassi rispose con<span class="pagenum"><a name="Page_200" id="Page_200">[200]</a></span> +una tempesta di fucilate e disparve; ma per +qualche momento vedemmo ancora in mezzo al +fumo la bella figura bianca del Governatore, +ritta sulle staffe, col braccio teso verso di noi +in segno di buon augurio e d’addio.</p> + +<p>Accompagnati dalla sola scorta di Fez, c’innoltrammo +nella terra dei Beni-Hassen, tristamente +famosa.<span class="pagenum"><a name="Page_201" id="Page_201">[201]</a></span></p> + + + +<hr /> +<h2><a name="BENI-HASSEN" id="BENI-HASSEN"></a>BENI-HASSEN</h2> + + +<p>Per più d’un’ora, si camminò in mezzo a +campi d’orzo altissimo, dai quali usciva qua e +là una tenda nera, una testa di cammello, un +nuvolo di fumo. Per i sentieri dove passavamo, +correvano scorpioni, biscie e lucertole. Il sole, +in quel poco tempo, ci aveva infocate le selle +per modo che quasi non vi si poteva tener +sopra la mano. La luce ci offendeva gli occhi, +il polverìo ci soffocava, tutti tacevano. La +pianura che ci si stendeva dinanzi come un +oceano mi dava non so che sgomento, come +se la carovana dovesse camminare eternamente. +Ma la curiosità di veder da vicino quei fieri +Beni-Hassen, di cui avevo tanto inteso parlare, +mi rianimava.—Che gente sono?—domandai +a un interprete.—Ladri e assassini—mi<span class="pagenum"><a name="Page_202" id="Page_202">[202]</a></span> +rispose;—faccie dell’altro mondo, la peggior +genìa del Marocco.—Ed io spiavo ansiosamente +l’orizzonte.</p> + +<p>Le faccie dell’altro mondo non si fecero aspettare +lungo tempo.</p> + +<p>Vedemmo lontano, davanti a noi, un gran +nuvolo di polvere, e pochi momenti dopo +fummo circondati da una turba di trecento selvaggi +a cavallo, verdi, gialli, scarlatti, bianchi, +violetti, cenciosi, scarmigliati, ansanti, che pareva +che venissero da una mischia. In mezzo +al fitto polverìo che ci avvolgeva, vedemmo il +loro Governatore, un gigante con lunghi capelli +e gran barba nera, seguito da due vicegovernatori +canuti, armati tutti e tre di fucile, +avvicinarsi all’Ambasciatore, stringergli la mano +e sparire. Subito dopo cominciarono le cariche, +gli urli e le fucilate. Parevano frenetici. +Sparavano fra le gambe delle nostre +mule, sopra la nostra testa, rasente le nostre +spalle. Visti da lontano, dovevan sembrare +una banda d’assassini che ci assalisse. V’eran +dei vecchi formidabili con lunghe barbe +bianche, ridotti a ossa e pelle; ma che parevan +fatti per resistere ai secoli. V’eran dei giovani +con lunghissime ciocche di capelli neri che ondeggiavano +al vento come criniere. Molti avevano +il petto, le gambe e le braccia nude, +turbanti in brandelli e cenci rossi attorcigliati<span class="pagenum"><a name="Page_203" id="Page_203">[203]</a></span> +intorno al capo; caic laceri, selle disfatte, briglie +di corda, sciabolaccie e pugnali di forme +strane. Le faccie poi!—È assurdo,—diceva +il comandante, facendo la caricatura di don +Abbondio,—è assurdo il supporre che questa +gente possa fare il sacrifizio di non ucciderci!—Ognuna +di quelle faccie raccontava +una storia di sangue. Ci guardavano passando, +colla coda dell’occhio, come per nasconderci +l’espressione del loro sguardo. Cento +ci venivan dietro, cento a destra, cento a +sinistra, sparsi per i campi a grande distanza. +Questa guardia dai lati era nuova per noi; ma +non tardò ad essere giustificata. Più andavamo +innanzi, più spesseggiavano le tende nella +campagna, fin che passammo in mezzo a veri +villaggi circondati di fichi d’India e d’aloé. +Da tutte queste tende accorrevano arabi, vestiti +d’una semplice camicia, a gruppi, a piedi, a +cavallo, in groppa agli asini, due, persino tre +sopra una sola cavalcatura; le donne coi bimbi +appesi alle spalle, i vecchi sostenuti dai ragazzi, +tutti affannati, smaniosi di vederci, e forse non +di vederci soltanto. A poco a poco ci fu intorno +un popolo. Allora i soldati della scorta +cominciarono a disperderli. Si slanciarono al galoppo +di qua e di là contro i gruppi più numerosi, +urlando, percotendo, rovesciando cavalcature +e cavalcatori, tirandosi dietro da ogni<span class="pagenum"><a name="Page_204" id="Page_204">[204]</a></span> +parte improperii e maledizioni. Ma i gruppi dispersi +si riannodavano e continuavano ad accompagnarci +correndo. A traverso il fumo e il +polverìo, rotto dai lampi delle fucilate, vedevamo +per quei vastissimi campi, in lontananza, +tende, cavalli, cammelli, armenti, gruppi di aloé, +colonne di fumo, frotte di gente rivolta verso +di noi, immobile, in atteggiamento di stupore. +Eravamo finalmente arrivati in una terra abitata! +Esisteva dunque, non era una fiaba, questa +benedetta popolazione del Marocco! Dopo +un’ora di passo accelerato, ci si trovò di nuovo +in una campagna solitaria, non accompagnati +da altri che dalla scorta; e fatto appena un +altro miglio, svoltando intorno a una macchia di +fichi d’India, s’ebbe l’inaspettato e sempre vivissimo +piacere di veder sventolare la bandiera +italiana in mezzo alla nostra piccola città vagante, +di cui s’alzavano in quel momento appunto +le ultime case.</p> + +<p>L’accampamento era sulla sponda del Sebù, +il quale descrive un grand’arco dal punto dove +l’avevano passato fino a quello dove eravamo +giunti.</p> + +<p>Una fitta catena di sentinelle a piedi, armate +di fucile, si stendeva tutt’intorno alle +tende.</p> + +<p>Il paese era dunque pericoloso davvero.<span class="pagenum"><a name="Page_205" id="Page_205">[205]</a></span></p> + +<p>Se ne avessi ancora potuto dubitare, me ne +avrebbero arcipersuaso le notizie che raccolsi poi.</p> + +<p>I Beni-Hassen sono il popolo più turbolento, +più audace, più manesco, più ladro di tutta la +vallata del Sebù. L’ultima loro prova fu una +rivolta sanguinosa scoppiata nell’estate del 1873, +quando salì al trono il Sultano regnante, la +quale cominciò col saccheggio della casa del +Governatore, a cui rubarono perfino le donne. +Il latrocinio è il loro mestiere principale. +Si raccolgono in bande, a cavallo, armati, +e fanno delle scorrerie di là dal Sebù o nelle +altre terre vicine, rubando quanto possono portare +o trascinare, e ammazzando, per precauzione, +quanti incontrano. Sono disciplinati, +hanno dei capi, degli statuti, dei diritti riconosciuti, +in un certo senso, persino dal Governo, +il quale si serve qualche volta di loro per +riavere quello che gli è stato rubato. Rubano +per via d’imposte forzate. La gente depredata, +invece di sciupare il tempo in ricerche e in +ricorsi, ricupera l’aver suo pagando una somma +convenuta al capo dei ladri. Per i ragazzi, specialmente, +è ammesso come cosa naturalissima +che debbano tutti rubare. Se si pigliano una +palla nella schiena o si fanno spezzare il capo +da una sassata, peggio per loro; si sa che nessuno +vuol lasciarsi rubare; e poi non c’è rosa +senza spine. I padri lo dicono ingenuamente:<span class="pagenum"><a name="Page_206" id="Page_206">[206]</a></span> +un figliuolo di otto anni rende poco, uno di +dodici anni assai di più, uno di sedici molto. +Ogni ladro ha il suo genere proprio: c’è il +ladro di biade, il ladro di bestie bovine, il ladro +di cavalli, il ladro di mercato, il ladro di +<i>duar</i><a name="FNanchor_1_2" id="FNanchor_1_2"></a><a href="#Footnote_1_2" class="fnanchor">[1]</a>, il ladro di strada. Ci sono persino i +ladri che riscuotono un’imposta fissa da tutte +le donne che fanno derrata di sè, non rare +nemmeno fra quelle tribù vagabonde. Per le +strade, assaltano particolarmente gli Ebrei, ai +quali è proibito di portar armi. Ma il latrocinio +più comune è quello a danno dei <i>duar</i>. In +questo sono artisti insuperabili, non solo fra i +Beni-Hassen, ma in tutto il Marocco. Vanno a +rubare a cavallo, e la grand’arte consiste più +nella rapidità che nell’accortezza, più nel non +lasciarsi raggiungere che nel non lasciarsi vedere. +Passano, afferrano e dispaiono, senza dar +tempo alla gente di riconoscerli. Son furti a +volo, fulminei, giochi di prestidigitazione equestre. +Rubano pure a piedi e anche in questo +son maestri. S’introducono nei <i>duar</i>, nudi, perchè +i cani non abbaiano agli uomini nudi; insaponati +da capo a piedi, per sguisciare dalle +mani di chi li afferri; con un fascio di fronde +tra le braccia, perchè i cavalli, pigliandoli +per alberi, non si spaventino. I cavalli sono<span class="pagenum"><a name="Page_207" id="Page_207">[207]</a></span> +la preda più ghiotta. Vi si attaccano al collo, +stendono le gambe sotto il ventre, e via come +saette. La loro audacia è incredibile. Non c’è +accampamento di carovana, sia anche d’un pascià +o d’un’ambasciata, dove non penetrino, +malgrado la più oculata sorveglianza. Strisciano, +guizzano, si schiacciano contro terra, coperti +d’erba, di paglia, di foglie, vestiti di pelli di +montone, in apparenza d’accattoni, di malati, di +pazzi, di soldati, di santi. Rischian la vita per +un pollo, fanno dieci miglia per uno scudo. +Giunsero persino a rubare dei sacchetti di denaro +sotto il capo ad ambasciatori che dormivano. +E appunto quella notte, malgrado la +catena delle sentinelle, rubarono un montone +legato al letto del cuoco, il quale, accortosi la +mattina del furto, stette una mezz’ora immobile +davanti alla tenda, colle braccia incrociate, e +lo sguardo fisso all’orizzonte, esclamando di +tratto in tratto:—<i>Ah! madona santa, che +pais! che pais! che pais!</i></p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Ho nominato i <i>duar</i>: non si può parlare del +Marocco senza descriverli, e lo posso fare ampiamente +con quello che vidi, e quello che ne +seppi dal signor Morteo, il quale ci vive in +mezzo da vent’anni.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Questo signor Morteo, fra parentesi, è un<span class="pagenum"><a name="Page_208" id="Page_208">[208]</a></span> +singolare stampo d’uomo. Genovese di nascita, +ancora giovane, marito d’una bella inglese, +padre di due bambini vezzosissimi e ricco +da poter vivere splendidamente in qualunque +città d’Europa, se ne sta invece, relegato volontario, +a Mazagan, piccola città posta sulla +riva dell’Atlantico, a duecento chilometri da Marocco, +in mezzo agli arabi e ai mori, non occupato +d’altro che della sua famiglia e del suo +commercio, non vedendo, per mesi e mesi, la +faccia d’un europeo, e non serbando col mondo +civile altra relazione che quella d’abbonato a +due giornali illustrati. Di tempo in tempo viene +a fare un giro in Italia o in Francia, ma vi +s’annoia appena arrivato, e dai palchetti della +Scala e del Grand-Opéra sospira la sua casetta +moresca bagnata dalle onde dell’oceano, i suoi +armenti, i suoi <i>duar</i>, la vita ignorata e tranquilla +della sua seconda patria affricana. In quel paese, +dove, non è molto, un agente consolare di +Francia, preso da una malinconia disperata, +diventò pazzo, e un altro cercò di seppellirsi +vivo nelle sabbie della marina; egli non ha +mai avuto un giorno di <i>spleen</i>. Parla l’arabo, +mangia all’araba, vive tra gli arabi, li studia, li +ama, li difende; ha contratto qualcuno dei loro +difetti e parecchie delle loro buone qualità; non +ha più d’europeo, insomma, che la famiglia, +il vestito e la pronuncia genovese. Contuttociò,<span class="pagenum"><a name="Page_209" id="Page_209">[209]</a></span> +egli non avrebbe potuto mostrarsi più amabilmente +italiano di quel che fece dal primo +all’ultimo giorno del viaggio. Interprete, intendente, +guida, compagno, riuscì caro ed utile a +tutti, e nessuno dissentì mai da lui che sopra un +punto: noi auguravamo al Marocco la civiltà; +egli sosteneva che la civiltà avrebbe reso quel +popolo due volte più tristo e quattro volte più +infelice; e bisogna confessare che, sebbene avesse +torto, s’era qualche volta tentati di dargli ragione.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Il <i>duar</i> è formato ordinariamente da dieci, +quindici o venti famiglie, che per lo più son +legate fra loro da un vincolo di parentela; e +ogni famiglia ha una tenda. Le tende sono disposte +in due ordini paralleli, distanti una trentina +di passi l’uno dall’altro, in modo che formano +nel mezzo una specie di piazzetta rettangolare, +aperta alle due estremità. Queste tende +sono quasi tutte eguali. Consistono in un +gran pezzo di stoffa nera o color di cioccolatte, +tessuta con fibre di palme nane o con pelo +di capra e di cammello; la quale è sostenuta +da due pali o due grosse canne, unite insieme +da una traversa di legno, che regge il tetto. La +loro forma è ancora quella delle abitazioni dei +Numidi di Giugurta, che il Sallustio paragonava +a una nave rovesciata colla carena in alto.<span class="pagenum"><a name="Page_210" id="Page_210">[210]</a></span> +Nell’inverno e nell’autunno, la tela è distesa +fino a terra e fissata per mezzo di corde a +pioli, in maniera che non v’entri nè vento nè +acqua. In estate, è lasciata tutt’intorno una +larga apertura per la circolazione dell’aria, protetta +da una piccola siepe di giunchi, di canne +o di rovi secchi. Con questo mezzo, le tende +sono più fresche in estate e meglio chiuse nella +stagione piovosa, che le stesse case moresche +delle città, le quali non hanno nè usci nè vetrate. +L’altezza massima d’una tenda è di due metri +e mezzo; la massima lunghezza di dieci; +quelle che superano questa misura appartengono +a qualche sceicco opulento, e son rare. +Una parete di giunchi divide la casetta in +due parti: di qua dormono il padre e la madre, +di là i figliuoli e il rimanente della famiglia. +Una o due stuoie di vimini, un cassone di +legno variopinto e arabescato, in cui tengono +la roba; uno specchietto rotondo di Trieste o +di Venezia, un alto treppiedi di canna, che ricoprono +d’un caic, per lavarvisi sotto; due +pietre per macinare il grano, un telaio della +forma di quei dei tempi d’Abramo, un rozzo +lume di latta, qualche vaso di terra, qualche +pelle di capra, qualche piatto, una rocca, una +sella, un fucile, un pugnalaccio, sono tutta la +suppellettile d’una di queste case. In un angolo +v’è una chioccia e una covata di pulcini;<span class="pagenum"><a name="Page_211" id="Page_211">[211]</a></span> +davanti all’entrata un fornello, formato di +due mattoni; da un lato della tenda un piccolo +orto; più in là alcuni fossi rotondi, rivestiti di pietre +o di cemento, nei quali conservano il grano. +In quasi tutti i grandi <i>duar</i> v’è una tenda +appartata dove sta il maestro di scuola, al quale +il <i>duar</i> dà cinque lire il mese, oltre a molte +provvigioni di viveri. Tutti i ragazzi vanno là +a ripetere centomila volte gli stessi versetti del +Corano, e a scriverli, quando li sanno a mente, +sopra una tavola di legno. La maggior parte, +lasciando la scuola prima di saper leggere, per +andar a lavorare coi genitori, dimenticano in +breve tempo il poco che hanno imparato. I +pochissimi che hanno volontà e modo di studiare, +continuano fino a vent’anni, per andar +poi a compiere gli studi in una città, e diventare +<i>taleb</i>, che significa scrivano o notaro, ed +equivale a prete, poichè è una cosa sola, presso +i Maomettani, la legge religiosa e la civile. +La vita che si fa in questi <i>duar</i> è semplicissima. +All’alba, tutti si levano, dicono le loro +preghiere, mungono le vacche, fanno il burro, +e bevono il latte agro che ne rimane. Per +bere si servono di gusci di conchiglie e di patelle +che comprano dalle popolazioni della costa. +Poi gli uomini vanno a lavorare alla campagna, +e non tornan più che verso sera. Le +donne vanno a pigliar acqua e a cercar legna,<span class="pagenum"><a name="Page_212" id="Page_212">[212]</a></span> +macinano il grano, tessono le rozze stoffe di +cui si vestono esse e i loro uomini, fanno le +corde delle tende con fibre di palma nana, +mandano da mangiare ai mariti, e preparano il +cuscussù per la sera. Il cuscussù è mescolato +con fave, zucche, cipolle e altri erbaggi; qualchevolta +inzuccherato, pepato e condito con +sugo di carne; nei giorni di scialo, mangiato con +carne. Tornati gli uomini, cenano e per lo più, +al tramonto del sole, vanno a dormire. Qualche +volta, dopo cena, un vecchio racconta una +storia in mezzo a una corona di parenti. Durante +la notte il <i>duar</i> rimane immerso nel silenzio +e nelle tenebre: solo qualche famiglia tiene +davanti alla tenda un lumicino acceso, che serve +di richiamo ai viaggiatori smarriti.—Il vestire +degli uomini e delle donne non è che una +camicia di tela di cotone, una cappa e un +caic grossolano. Le cappe e i caic non li lavano +che tre o quattro volte l’anno, in occasione +delle feste solenni, per cui son quasi +sempre del colore della loro pelle o più neri. +La pulizia del corpo è più curata, poichè senza +far le abluzioni prescritte dal Corano, non potrebbero +pregare. Le donne per di più si lavano +ogni mattina tutta la persona, nascondendosi +sotto il treppiedi coperto col caic. Ma lavorando +come fanno, e dormendo come dormono, +son sempre sudici a un modo, benchè<span class="pagenum"><a name="Page_213" id="Page_213">[213]</a></span> +facciano uso, miracolo! del sapone. Nei ritagli +di tempo molti giocano alle carte, e quando +non giocano, un gran divertimento degli uomini +è di stendersi supini in terra e di sballottare +i loro bambini; per i quali però si +raffreddano via via che diventan grandi, e +così è dei figliuoli per loro. Molti di questi figli +del <i>duar</i>, giungono all’età di dieci o quattordici +anni senz’aver mai visto una casa, ed +è curioso il sentir raccontar dai mori o dagli +europei delle città, che li prendono al proprio +servizio, lo sbalordimento che provano entrando +per la prima volta in una stanza: come palpano +le pareti, come pestano il pavimento, con che +viva emozione s’affacciano alle finestre e ruzzolano +giù per le scale.—Gli avvenimenti principali, +in questi villaggi erranti, sono i matrimoni. +I parenti e gli amici della sposa, con +grande strepito di fucilate e di grida la conducono, +seduta sulla groppa d’un cammello, al <i>duar</i> +dello sposo, ravvolta in una cappa bianca o turchina, +tutta profumata, colle unghie tinte di +henné e le soppraciglia nere di sughero bruciato, +e per lo più ingrassata, per quell’occasione, +con un erba particolare chiamata <i>ebba</i>, di cui +fanno grande uso le ragazze. Il <i>duar</i> dello sposo, +dal canto suo, invita alla festa i <i>duar</i> vicini, da cui +accorrono spesso cento o duecento uomini a cavallo, +armati di fucile. La sposa scende dal<span class="pagenum"><a name="Page_214" id="Page_214">[214]</a></span> +cammello dinanzi alla tenda del suo futuro marito, +siede sopra una sella infronzolita e infiorata, +ed assiste alla festa. Mentre gli uomini +fanno il <i>giuoco della polvere</i>, le donne e le ragazze, +disposte in circolo davanti a lei, saltellano +al suono d’un tamburo e d’un piffero, +intorno a un caic disteso in terra, nel quale +ogni invitato, passando, butta una moneta per +gli sposi, e un banditore annunzia ad alta voce +l’offerta, facendo un buon augurio all’oblatore. +Verso sera, il ballo cessa, i fucili tacciono, tutti +siedono in terra, vengon portati enormi piatti +di cuscussù, polli arrosto, montoni allo spiedo, +tè, dolci, frutta; e la cena si prolunga fino a +mezzanotte. Il giorno seguente, la sposa vestita +di bianco, con una ciarpa rossa stretta intorno +al viso, che le nasconde la bocca, e il cappuccio +tirato sul capo, accompagnata dai parenti +e dagli amici, va per i <i>duar</i> vicini a raccoglier +un’altra volta denaro. E dopo questo, lo sposo +ritorna ai campi, la sposa va alla macina, e l’amore +vola via. Quando uno muore, ripetono le danze. +Il parente più prossimo del defunto ne ricorda +le virtù; gli altri, affollati intorno a lui, danzano +con gesti e atteggiamenti dolorosi, si coprono +di fango, si graffiano il viso, si stracciano +i capelli; poi lavano il cadavere, lo ravvolgono +in una tela nuova, lo portano, sopra una barella, +al cimitero, e lo sepelliscono appoggiato<span class="pagenum"><a name="Page_215" id="Page_215">[215]</a></span> +sul lato destro, col viso rivolto a oriente.—Questi +sono i loro usi e i loro costumi, per dire +così, patenti; ma gl’intimi chi li conosce? Chi +può seguire i fili di cui s’ordisce la trama della +vita d’un <i>duar</i>? Chi può sapere come parla il +primo amore, come s’intrica il pettegolezzo, in +che strana forma, con che strani accidenti si +producano e lottino l’adulterio, la gelosia, l’invidia; +che virtù brillino, che sacrifizi si compiano, +che abbominevoli passioni imperversino +fra quelle pareti di tela? Chi può rintracciare +l’origine delle loro favolose superstizioni? Chi +può chiarire quel bizzarro miscuglio di confuse +tradizioni pagane e cristiane: le croci segnate +sulla pelle, la vaga credenza ai satiri di cui +trovano le orme forcute sulla terra, la bambola +portata in trionfo al primo spuntare del +grano, il nome di Maria invocato in soccorso +delle partorienti, le danze circolari che rammentano +i riti degli adoratori del sole?—Una +sola cosa loro è certa e manifesta: la miseria. +Vivono degli scarsi prodotti della terra mal +coltivata, scemati ancora da imposte gravissime +e mutevoli, riscosse dal Sceicco, o capo +del <i>duar</i>, eletto da loro e direttamente sottoposto +al Governatore della provincia. Rimettono +al Governo, in danaro o in natura, la decima +parte del raccolto, e una lira in media +per ogni bestia. Pagano cento lire l’anno per<span class="pagenum"><a name="Page_216" id="Page_216">[216]</a></span> +ogni tratto di terreno corrispondente al lavoro +di due buoi. Fanno al Sultano, nelle principali +feste annuali, un regalo obbligatorio, che equivale +presso a poco a un’imposta di cinque lire +per tenda. Sborsano denaro o forniscon viveri, +ad arbitrio dei governatori, quando passa il +Sultano, un pascià, un’ambasciata, un corpo di +soldati. Oltre a ciò, chiunque abbia denari è esposto +alle estorsioni dei Governatori, non velate, +non scusate da alcun pretesto, ma sfacciatamente +violente. Aver fama di agiato è una sventura. +Chi ha un piccolo peculio, lo sotterra, spende +di nascosto, finge la miseria e la fame. Nessuno +accetta in pagamento uno scudo annerito, +anche se è certo che sia buono, perchè può +parer levato di sotto terra e mettere in sospetto +chi dà la caccia ai tesori. Quando un agiato +muore, i parenti, per scongiurare la rapina, offrono +un regalo al Governatore. Offrono regali +per chieder giustizia, per prevenire le persecuzioni, +per non esser ridotti a morir di fame. E +quando finalmente la fame li strazia e la disperazione +li accieca, disfan le tende, impugnano +i fucili e lanciano il grido della rivolta. Che +succede allora? Il Sultano sguinzaglia tremila +furie a cavallo a seminare la morte nel paese +ribelle. Questi tagliano teste, predano armenti, +ruban donne, incendiano messi, riducon la terra +un deserto coperto di cenere e di sangue, e ritornano<span class="pagenum"><a name="Page_217" id="Page_217">[217]</a></span> +ad annunziare alla reggia che la ribellione +è domata. Se poi la ribellione si allarga, +e mandando a vuoto le arti con cui il Governo +tenta di smembrarne le forze, disperde gli +eserciti e riman padrona del campo, che vantaggio +ne ricava, fuorchè quei brevi giorni di +libertà guerresca, che le costan migliaia di vite? +Eleggeranno un altro Sultano, e provocheranno +una guerra dinastica tra provincie e provincie, +a cui terrà dietro un dispotismo peggiore; ciò +che da dieci secoli accade.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>La mattina del 10 la carovana si mise in +cammino, all’alba, accompagnata dai trecento +cavalieri dei Beni-Hassen e dal loro Governatore +Abd-Allà, <i>servo di Dio</i>.</p> + +<p>Per tutta quella mattina si continuò a camminare +in pianura, in mezzo a campi d’orzo, +di grano e di saggina, interrotti da grandi +spazi coperti di finocchio selvatico e di fiori, e +sparsi di gruppi d’alberi e di tende nere, le +quali di lontano presentavano l’aspetto di quei +grandi mucchi di carbone che si vedono tratto +tratto per la maremma toscana. Incontravamo +più sovente che nei giorni innanzi, armenti, +cavalli, cammelli, brigatelle d’arabi. Lontano, +dinanzi a noi, si stendeva una catena di monti +d’un color cenerino delicatissimo, e a mezza +distanza, fra i monti e la carovana, biancheggiavano<span class="pagenum"><a name="Page_218" id="Page_218">[218]</a></span> +due <i>cube</i>, la prima illuminata dal sole, +la seconda, visibile appena. Erano le cube di +Sidi-Ghedar e di Sidi-Hassem, fra le quali passa +il confine della terra dei Beni-Hassen. Presso +alla cuba più lontana si doveva piantare quel +giorno l’accampamento.</p> + +<p>Molto prima però di giungere al confine, il +Governatore Sidi-Abd-Allà, che fin dal momento +della partenza pareva pensieroso e irrequieto, +si avvicinò all’Ambasciatore e fece +cenno di voler parlare.</p> + +<p>Mohamed Ducali accorse.</p> + +<p>—L’Ambasciatore d’Italia mi perdonerà—disse +il fiero Governatore—se io oso domandargli +il permesso di tornar indietro colla mia scorta.</p> + +<p>L’ambasciatore domandò perchè.</p> + +<p>—Perchè,—rispose Sidi-Abd-Allà corrugando +i suoi grandi sopraccigli neri,—la mia +casa non è sicura.</p> + +<p>Nientemeno! pensammo noi. A due miglia +di distanza! Che delizia di mestiere ha da essere +quello di governare i Beni-Hassen!</p> + +<p>L’Ambasciatore acconsentì; Sidi-Abd-Allà gli +prese la mano e se la strinse sul petto con una +energica espressione di gratitudine. Ciò fatto, +voltò il cavallo, e quella turba variopinta, cenciosa, +terribile, slanciati i cavalli a briglia +sciolta, in pochi momenti non fu più che un +nuvolo di polvere all’orizzonte.<span class="pagenum"><a name="Page_219" id="Page_219">[219]</a></span></p> + +<div class="footnotes"> +<h3>NOTE:</h3> +<div class="footnote"> +<p><a name="Footnote_1_2" id="Footnote_1_2"></a><a href="#FNanchor_1_2"><span class="label">[1]</span></a> Si chiama <i>duar</i> un accampamento d’arabi.</p> +</div></div> + +<hr /> +<h2><a name="SIDI-HASSEM" id="SIDI-HASSEM"></a>SIDI-HASSEM</h2> + + +<p>La provincia dove stava per entrare la carovana, +era una specie di colonia, divisa in poderi +fra un gran numero di famiglie di soldati, +in ognuna delle quali il servizio militare è obbligatorio +per tutti i figli maschi; anzi ogni figliuolo +nasce, per così dire, soldato, serve, come +può, fin dall’infanzia, e riceve una paga fissa +prima di essere in grado di maneggiare il +fucile. Di più queste famiglie militari vanno +esenti dalle imposte, e la loro proprietà è inalienabile +fin che esiste la progenitura mascolina. +Costituiscono perciò una milizia regolare, +disciplinata e fedele, colla quale il governo può +tranquillamente <i>divorare</i>, giusta l’espressione del +paese, una qualunque provincia ribelle senza +temere che gli ciurli nel manico; e si potrebbe<span class="pagenum"><a name="Page_220" id="Page_220">[220]</a></span> +dire una milizia d’esattori, che rende al governo +assai più di quello che gli costa, poichè nel Marocco +l’esercito serve specialmente alle finanze, e +l’ordigno principale della macchina amministrativa +è la spada.</p> + +<p>Appena oltrepassato il confine dei Beni-Hassen, +si vide lontano uno stormo di cavalieri +che venivano di galoppo verso di noi, preceduti +da una bandiera verde.</p> + +<p>Cosa insolita, erano schierati in due lunghissime +linee, l’una dietro l’altra, cogli uffiziali +dinanzi.</p> + +<p>A venti passi da noi, si arrestarono bruscamente +tutti in un punto.</p> + +<p>Il loro comandante, un grosso vecchio dalla +barba bianca, d’aspetto benevolo, con un turbante +altissimo, porse la mano all’ambasciatore +dicendo:—Siate il benvenuto! Siate il benvenuto!—e +quindi a noi:—Benvenuti! Benvenuti! +Benvenuti!</p> + +<p>Ci rimettemmo in cammino.</p> + +<p>I nuovi cavalieri erano molto diversi dai +Beni-Hassen. Avevano i vestiti più puliti e le +armi più lucide; quasi tutti gli stivali gialli, ricamati +di filo rosso; le sciabole col manico di +corno di rinoceronte, le cappe turchine, i caffettani +bianchi, le cinture verdi. Molti eran vecchi, +ma di quei vecchi pietrificati, per i quali +pare che sia cominciata l’eternità; parecchi giovanissimi;<span class="pagenum"><a name="Page_221" id="Page_221">[221]</a></span> +due, fra gli altri, non più che decenni, +belli, pieni di vita, che ci guardavano +con un’aria sorridente come per dire:—Via, +non siete poi quelle faccie patibolari che c’eravamo +figurate!—V’era un vecchio nero di tale +statura, che, stendendo le gambe fuori dalle +staffe, avrebbe quasi toccato terra coi piedi. Uno +degli uffiziali aveva le calze.</p> + +<p>Dopo mezz’ora di cammino, incontrammo un +altro drappello, colla bandiera rossa, comandato +pure da un vecchio caid, che s’unì al +primo; e via via, andando innanzi, altri gruppi +di quattro, otto, quindici cavalieri, ognuno colla +bandiera, che vennero tutti a ingrossare la scorta.</p> + +<p>Quando la scorta fu completa, cominciarono +le solite cariche.</p> + +<p>Si vedeva ch’eran soldati regolari: si raggruppavano +e si scioglievano con più ordine di +tutti quelli che avevamo visti fino allora. Facevano +un nuovo gioco. Uno si slanciava innanzi +a briglia sciolta; un altro dietro subito ventre +a terra. A un tratto il primo si rizzava sulle +staffe, si voltava indietro con tutto il busto e +sparava il fucile nel petto a quello che l’inseguiva, +il quale, nello stesso punto, scaricava una +fucilata a lui contro il fianco, in modo che se +si fossero tirati a palla, sarebbero tutti e due +precipitati di sella morti nello stesso momento. +A uno, andando di carriera, il cavallo gli cadde<span class="pagenum"><a name="Page_222" id="Page_222">[222]</a></span> +sotto, e lo sbalzò al di sopra della sua testa ad +una tale distanza, che per un momento credemmo +che si fosse ammazzato. Quello invece, +in un batter d’occhio, risaltò in sella e tornò +alla carica più indiavolato di prima. Ognuno +lanciava il suo grido.—Guardatevi! Guardatevi!—Siate +tutti testimoni!—Son io!—Ecco +la morte!—Meschino me! (uno a cui era +mancato il colpo)—Largo al barbiere!—(Era +il barbiere dei soldati)—E un altro +gettò questo curioso grido:—<i>Alla mia dipinta!</i>—che +fece ridere tutti i suoi compagni. Gl’interpreti +ci spiegarono che voleva dire: alla mia +amante che è bella come se fosse dipinta; cosa +strana per gente che non solo ha in orrore la +pittura di figura, ma non ne ha neppure un’idea +chiara. I due ragazzi fecero una carica insieme +gridando:—Largo ai fratelli!—e spararono +in terra curvando la testa fin quasi a +toccare la sella.</p> + +<p>Così arrivammo in vicinanza della <i>cuba</i> di +Sidi-Hassem, dove si doveva piantare il campo.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Povero Hamed-Ben Kasen Buhamei! Finora io +non ne ho parlato che di volo; ma ricordandomi +che quella mattina lo vidi, lui generale dell’esercito +dei Sceriffi, aiutare i servi a piantare +i piuoli della tenda dell’Ambasciatore, sento il +bisogno di esprimergli la mia ammirazione e<span class="pagenum"><a name="Page_223" id="Page_223">[223]</a></span> +la mia gratitudine. Che buona pasta di generale! +Dal giorno della partenza egli non aveva +ancor fatto bastonare nè un soldato nè un +servo; non s’era mai mostrato un minuto di cattivo +umore; era sempre stato il primo ad uscir +dalla tenda e l’ultimo a andar a dormire; non +aveva mai lasciato trapelare, nemmeno agli occhi +più indagatori, che il suo stipendio di quaranta +lire il mese gli paresse un po’ scarso; non +aveva ombra d’albagia; ci aiutava a montare +a cavallo, s’assicurava che le nostre selle fossero +salde, dava una legnata, passando, alle +nostre mule restie; era sempre pronto a tutto +e per tutti; si riposava, accovacciato come un +umile mulattiere, accanto alle nostre tende; ci +sorrideva ogni volta che ci vedeva sorridere; +ci offriva del cuscussù; balzava in piedi, a un +cenno dell’ambasciatore, come un fantoccio a +molla; faceva la sua preghiera, da buon mussulmano, +cinque volte il giorno; contava le +uova della <i>muna</i>, presiedeva allo sgozzamento +dei montoni, guardava l’album dei pittori +senza dar segno di scandalo; infine era l’uomo +più <i>ad hoc</i>, io credo, che sua Maestà Imperiale +potesse scegliere per quella missione +in mezzo alla folla dei suoi scalzi generali. +Hamed Ben-Kasen rammentava sovente, con +alterezza, che suo padre era stato generale +nella guerra contro la Spagna, e parlava qualche<span class="pagenum"><a name="Page_224" id="Page_224">[224]</a></span> +volta dei propri figli, che stavano colla +madre a Mechinez, sua città natale.—Son +tre mesi,—disse un giorno sospirando,—che +non li vedo!—Forse voleva dire:—che non +<i>la</i> vedo;—ma disse <i>li</i> per pudore.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Quel giorno, dopo aver assistito alla presentazione +della <i>muna</i>, fra cui v’era un piatto spropositato +di cuscussù, portato a stento da cinque +arabi, ci rifugiammo, come sempre, sotto +la tenda, a godervi i soliti quaranta gradi centigradi +che duravano fino alle quattro dopo +mezzogiorno; nel qual tempo l’accampamento +rimaneva immerso in un profondo silenzio. Alle +quattro, la vita si ridestava. I pittori mettevano +mano ai pennelli, il medico riceveva i malati, +uno andava a bagnarsi, un altro a tirare al +bersaglio, chi a caccia, chi a passeggio, chi a +visitare un amico sotto la tenda, chi ad assistere +alle cariche della scorta, chi a vedere il +cuoco alle prese coll’Affrica, chi a visitare i +<i>duar</i> vicini, e così ognuno, a tavola, aveva +qualcosa da raccontare, e la conversazione scoppiettava +come un fuoco d’artifizio.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Quella sera, al tramonto del sole, andai col +comandante a vedere i soldati della scorta che +facevano le cariche in un vasto prato vicino +all’accampamento.<span class="pagenum"><a name="Page_225" id="Page_225">[225]</a></span></p> + +<p>C’era un centinaio d’arabi, seduti in una sola +fila sulla sponda d’un fosso, che guardavano.</p> + +<p>Appena ci videro, prima alcuni, poi cinquanta, +poi tutti, si levarono da sedere e a poco a +poco si vennero ad affollare dietro di noi.</p> + +<p>Noi fingemmo di non vederli.</p> + +<p>Per qualche momento, nessuno fiatò; poi +cominciò uno a dir un non so cosa, che li +fece ridere tutti. Dopo quello, parlò un altro, +e poi un terzo, e via via, e ad ogni parola, +tutti ridevano. Evidentemente ridevano di +noi, e non tardammo ad accorgerci che le osservazioni +e le risate corrispondevano per l’appunto +ai nostri movimenti e a certe inflessioni +della nostra voce. La cosa era naturalissima: +ci trovavano ridicoli. Ma che cosa dicevano? +Questa era la nostra grande curiosità. Passò +in quel momento il signor Morteo, lo chiamai +con un cenno furtivo, e lo pregai di star coll’orecchio +teso, senza farsi scorgere, e di tradurmi +letteralmente le canzonature di que’ furfanti. +Mi servì a meraviglia.</p> + +<p>Uno fece subito un’osservazione che, al solito, +provocò una risata.</p> + +<p>—Dice—tradusse il Morteo—che non +sa capire a che cosa serva la falda di dietro +del nostro vestito, a meno che non sia fatta +per nascondere la coda....<span class="pagenum"><a name="Page_226" id="Page_226">[226]</a></span></p> + +<p>Un momento dopo, un’altra osservazione, un’altra +risata.</p> + +<p>—Dice che la divisa dei capelli che lei ha +sulla nuca è la strada dove i pidocchi fanno il +<i>lab el barod</i>.</p> + +<p>Una terza osservazione, un terzo scoppio di +risa.</p> + +<p>—Dice che son curiosi questi cristiani, che +per l’ambizione di parere alti di statura, si mettono +un vaso sulla testa e due puntelli sotto le +calcagna....</p> + +<p>In quel punto un cane dell’ accampamento +venne a accovacciarsi ai nostri piedi.</p> + +<p>Una quarta osservazione, e questa volta una +risata sgangherata.</p> + +<p>—Questa è forte!—disse il Morteo.—Dice +che questo cane è venuto ad accovacciarsi +vicino agli altri cani.... Ora li accomodo io.</p> + +<p>Così dicendo, si voltò indietro bruscamente +e disse qualche parola araba in tuono di minaccia.</p> + +<p>Fu un colpo di fulmine. In un momento non +se ne vide più uno.</p> + +<p>Ma, povera gente, siamo giusti! Lasciando da +parte le cariche dei pidocchi e la fratellanza coi +cani, non avevan ragione di pensare di noi quello +che pensavamo noi stessi, paragonandoci con +loro? Dieci volte il giorno, mentre ci scorazzavano +intorno quei superbi cavalieri, ci dicevamo<span class="pagenum"><a name="Page_227" id="Page_227">[227]</a></span> +gli uni agli altri:—Sì, siamo civili, +siamo i rappresentanti d’una grande nazione, +abbiamo più scienza nella testa, noi dieci, +che non ce ne sia in tutto l’Impero dei Sceriffi; +ma piantati su queste mule, vestiti di +questi panni, con questi colori, con questi cappelli, +in mezzo a loro, per dio, siamo brutti! +Ah! quant’era vero! L’ultimo di quegli straccioni +a cavallo era più gentile, più maestoso, +più degno dello sguardo d’una donna, che tutti, +messi in un fascio, i bellimbusti d’Europa.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>A tavola, quella sera, ci fu un’altra scenetta +curiosa.</p> + +<p>Vennero a visitare l’Ambasciatore e sedettero +accanto a lui, i due più vecchi Caid della +scorta.</p> + +<p>L’Ambasciatore domandò loro:—Avete mai +inteso nominare l’Italia?</p> + +<p>Tutti e due insieme, accennando vivamente +di no colla mano, risposero col tuono di chi +si affretta a dissipare un sospetto:—Mai! mai!</p> + +<p>Allora l’Ambasciatore, colla pazienza d’un +maestro, diede loro alcune nozioni geografiche +e politiche intorno al nostro misterioso paese.</p> + +<p>Stettero a sentire cogli occhi spalancati e la +bocca aperta come due bambini.</p> + +<p>—E quanta popolazione ha il vostro paese? +domandò uno.<span class="pagenum"><a name="Page_228" id="Page_228">[228]</a></span></p> + +<p>—Venticinque milioni,—rispose l’Ambasciatore.</p> + +<p>Fecero un atto di meraviglia.</p> + +<p>—E il Marocco,—domandò l’altro—quanti +milioni ha?</p> + +<p>—Quattro,—rispose l’Ambasciatore per +tastare il terreno.</p> + +<p>—Quattro soltanto!—esclamarono ingenuamente, +guardandosi.</p> + +<p>Quei due bravi generali non sapevano del +Marocco più che dell’Italia, e forse neanche +più della loro provincia che del Marocco. Ma +prima d’andarsene, ne dissero un’altra assai più +comica.</p> + +<p>Il signor Morteo mostrò loro una fotografia +della sua signora, dicendo:—Vi presento mia +moglie.</p> + +<p>La guardarono e la riguardarono con compiacenza +e poi domandarono tutti e due ad una +voce:—E le altre?</p> + +<p>O non sapevano, o piuttosto non si rammentavano +in quel momento che i Cristiani,—infelici,—non +possono averne che una.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Quella notte non ci fu verso di dormire. +Chiocciavano le galline, latravano i cani, belavano +i montoni, nitrivano i cavalli, cantavano +le sentinelle, tintinnavano le campanelle dei +venditori d’acqua, disputavano i soldati sulla ripartizione<span class="pagenum"><a name="Page_229" id="Page_229">[229]</a></span> +della <i>muna</i>, incespicavano i servi nelle +cordicelle della tenda: l’accampamento pareva +un mercato. Ma non v’erano più che quattro +giorni di viaggio e noi avevamo una parola +magica che ci consolava di tutto:—Fez!<span class="pagenum"><a name="Page_230" id="Page_230">[230]</a></span></p> + + + +<hr /> +<h2><a name="ZEGUTA" id="ZEGUTA"></a>ZEGUTA</h2> + + +<p>Si partì per Zeguta, di buon mattino, tutti +rallegrati dal pensiero che quel giorno si sarebbero +viste da lontano le montagne di Fez. +Spirava un fresco d’autunno, e una leggera nebbia +velava la campagna. Una folla d’arabi imbacuccati +nelle cappe ci facevano ala all’uscita +dell’accampamento; i soldati della scorta, tutti +infreddoliti, ci seguivano stretti in un gruppo; +i bambini dei <i>duar</i> ci guardavano cogli occhi +pieni di sonno di dietro alle siepi e alle tende. +Ma dopo pochi minuti brillò il sole, i curiosi +accorsero, i cavalieri si sparpagliarono, l’aria risuonò +di fucilate e di grida, tutto pigliò colore, +anima e luce, e immediatamente, come suol +accadere in quei paesi, succedette al fresco +autunnale l’ardore dell’estate.<span class="pagenum"><a name="Page_231" id="Page_231">[231]</a></span></p> + +<p>Fra i miei appunti di quella mattina ne +trovo uno che dice laconicamente:—Cavallette. +Saggio d’eloquenza di Selam.—Mi ricordo, +infatti, d’aver visto un campo che da +lontano pareva che si movesse, e quest’apparenza +era prodotta da un grandissimo numero +di cavallette verdi che s’avanzavano saltellando +verso di noi. Selam, che in quel momento cavalcava +al mio fianco, mi fece una descrizione +ammirabilmente pittoresca delle invasioni di +quegl’insetti formidabili, ed io la ricordo ancora +parola per parola; ma come rendere l’effetto +del suo gesto, del suo sguardo, della sua +voce, che esprimevano assai più delle parole?—È +uno spavento, signore! Vengon di là (e +accennava a mezzogiorno). È una nuvola nera. +Si sente il rumore da lontano. S’avanzano, s’avanzano, +ed hanno il loro Sultano, il Sultano +Ieraad, che le guida. Coprono strade, campi, +case, <i>duar</i>, boschi. La nuvola cresce, cresce, va, +va, va, rode, rode, rode, passa fiumi, passa +fossi, passa muri, passa fuoco; distrugge erbe, +fiori, foglie, frutti, grano, scorze d’alberi, e va +va. Nessuno la ferma, non le tribù colle fiamme, +non il Sultano con tutto l’esercito, non tutto il +popolo del Marocco riunito insieme. Mucchi +di cavallette morte? Avanti le cavallette vive. +Muoion dieci? Nascon cento. Muoion cento?<span class="pagenum"><a name="Page_232" id="Page_232">[232]</a></span> +Nascon mille. Vedute a Tangeri. Strade, coperte; +giardini, coperti; riva del mare, coperta; +mare, coperto; tutto verde, tutto in moto, vive, +morte, marcie, puzzo, peste, carestia, maledizione +del cielo!—Così infatti accade. Il fetore +che emana dalle miriadi di cavallette morte +produce qualchevolta delle febbri contagiose, e, +per citare un esempio, la peste spaventosa che +spopolò nel 1799 le città e le campagne della +Barberia, scoppiò dopo una delle loro più grandi +invasioni. Quando si presenta l’avanguardia dell’esercito +devastatore, gli arabi le movono incontro, +in frotte di quattro o cinquecento insieme +con bastoni e con fuoco; ma non riescono +che a farle deviare per poco dal loro +cammino, e segue spesso che una tribù cacciandole +verso le terre d’una tribù vicina, la guerra +alle cavallette si cangia in guerra civile. La +sola forza che può liberare il paese da questo +flagello, è un vento favorevole che le spinga +nel mare, dove s’annegano, e vengon poi, per +parecchi giorni, rigettate a mucchi sulle coste; +e il solo conforto che rimanga agli abitanti +quando il vento favorevole non soffia, è di mangiare, +come fanno, le loro nemiche, prima che +abbian deposte le uova, bollite e condite con +sale, pepe ed aceto. Hanno un sapore di granchiolino +di mare e se ne possono mangiare +fino a quattrocento in un giorno.<span class="pagenum"><a name="Page_233" id="Page_233">[233]</a></span></p> + +<p>A due miglia circa dall’accampamento, raggiungemmo +una parte della carovana che portava +a Fez i regali di Vittorio Emmanuele. +Erano cammelli uniti a coppie, l’uno dietro +l’altro, con due lunghissime sbarre sospese alla +groppa, sulle quali posavano le casse. Li accompagnavano +alcuni arabi a piedi e qualche soldato a +cavallo. Alla testa della carovana v’era un carro +tirato da due buoi: il primo carro che vedevamo +nel Marocco! stato fatto apposta a Laracce +sul modello, credo, dei primi veicoli apparsi +sulla superficie della terra: tozzo, pesante, +deforme, colle ruote d’un sol pezzo, senza +raggi; il più strano e più ridicolo arnese che +si possa immaginare. Ma per gli abitanti dei +<i>duar</i>, i più dei quali non avevan forse mai visto +un carro, era una meraviglia. Da tutte le parti accorrevano +a vederlo, se lo accennavano gli uni +agli altri, lo seguivano, lo precedevano, ne parlavano +con gesti concitati. Persino le nostre +mule, non abituate alla vista di quell’oggetto, passandovi +accanto, davan segni di sorpresa e o si +piantavano in quattro o facevano una giravolta. +Selam stesso lo guardava con una certa compiacenza, +come dicendo tra sè:—È stato fatto +nel nostro paese!—Ed era compatibile, poichè +in tutto il Marocco non esiste forse un maggior +numero di carri che di pianoforti; i quali,<span class="pagenum"><a name="Page_234" id="Page_234">[234]</a></span> +se è giusta l’asserzione d’un console francese, +non passano la dozzina; e oltre a questo, pare +che vi sia in quel paese un’antipatia nazionale +contro ogni specie di veicoli. Le autorità di Tangeri, +per esempio, proibirono al principe Federico +d’Assia Darmstadt, che fu in quella città nel 1839, +di uscire in carrozza. Il principe scrisse al Sultano +offerendosi di fare lastricare a proprie +spese le strade principali, purchè gli permettesse +quello che le autorità gli negavano.—Lo +permetto,—rispose il Sultano,—e di +buon grado; ma ad un patto: che le carrozze +sian senza ruote, perchè, come protettore dei +fedeli, non posso lasciare i miei sudditi esposti +al pericolo d’essere schiacciati da un cristiano.—E +il principe, per mettere la cosa +in ridicolo, si valse del permesso ed osservò il +patto, e v’è ancora a Tangeri chi si ricorda d’averlo +visto attraversare la città in una carrozza +senza ruote, sospesa alla groppa di due mule.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Finalmente s’arrivò a quelle benedette colline +a cui si pensava da tre giorni con desiderio +impaziente. Dopo una lunga salita, s’infilò una +gola strettissima, chiamata in arabo Beb Tinca, +dove bisognò passare ad uno ad uno, e si riuscì +sopra una bella valle fiorita e solitaria in cui +la carovana discese festosamente, empiendo l’aria +di canti e di grida.<span class="pagenum"><a name="Page_235" id="Page_235">[235]</a></span></p> + +<p>In fondo alla valle s’incontrò un’altra scorta +del territorio delle colonie militari, la quale +diede il cambio alla prima.</p> + +<p>Erano cento cavalieri, tra i quali dei vecchissimi +e dei giovanissimi, neri e capelluti; alcuni +su cavalli stupendi, bardati con insolita +pompa. Il caid, Abù-ben-Gileli, era un vecchio +tarchiato, d’aspetto severo, di modi recisi, +del quale e dei suoi soldati, si sarebbe potuto +dire quello che diceva Don Abbondio dell’Innominato +e dei bravi:—Per tenere a segno +quelle faccie lì, non ci vuol meno di questa +faccia qui; lo capisco anch’io.—Senza un riguardo +al mondo per il grano e per l’orzo maturo +ch’era dai due lati della strada, i soldati +lanciarono i cavalli al galoppo di qua e di là, +e cominciarono le solite cariche a due, a cinque, +a dieci insieme, buttando i fucili in aria, +rovesciandosi in dietro, a destra, a sinistra, +contorcendosi sulla sella in mille maniere e +urlando come anime dannate. Uno, fra gli altri, +faceva il molinello col fucile con una rapidità +che quasi l’arma non si vedeva. Un altro, +passando, gridò con voce tonante:—Ecco +il fulmine!—Un terzo, essendogli deviato il +cavallo, mancò un pelo che non c’investisse e +ci buttasse tutti in terra a gambe levate.<span class="pagenum"><a name="Page_236" id="Page_236">[236]</a></span></p> + +<p>A una cert’ora l’Ambasciatore e il capitano, +accompagnati da Hamed-ben-Kasen e da +alcuni soldati, si staccarono dalla carovana per +andar a far l’ascensione d’un monte, chiamato +Selfat, poche miglia lontano; e noi seguitammo +senza di loro il cammino prestabilito.</p> + +<p>Pochi minuti dopo seguì un caso che non +mi uscirà mai più, credo, dalla memoria.</p> + +<p>Veniva verso di noi un ragazzo di sedici o +diciott’anni, arabo, mezzo nudo, che mandava +innanzi, con un grosso bastone, due buoi recalcitranti.</p> + +<p>Il caid Abù-ben-Gileli arrestò il cavallo, e +lo chiamò.</p> + +<p>Si seppe dopo che quel ragazzo doveva andare +ad attaccare i due buoi al carro che avevamo +visto poco prima, ed era in ritardo di +qualche ora.</p> + +<p>Il poveretto, tutto tremante, si presentò al +caid.</p> + +<p>Questo gli fece non so che domande, a cui +il ragazzo rispose balbettando e facendosi smorto +come un cadavere.</p> + +<p>Allora il caid si voltò verso i soldati e disse +freddamente:—Cinquanta bastonate.</p> + +<p>Tre robusti soldati saltarono giù da cavallo.</p> + +<p>Il povero ragazzo, senza aspettare che lo afferrassero, +senza profferire una parola, senza<span class="pagenum"><a name="Page_237" id="Page_237">[237]</a></span> +nemmeno alzare lo sguardo in viso al suo giudice, +si buttò bocconi in terra, secondo l’uso, +colle gambe e le braccia distese.</p> + +<p>Tutto questo accadde, si può dire, in un batter +d’occhio. Il bastone non era ancora in aria +che già il comandante ed altri s’eran cacciati +in mezzo e avevano fatto dire al caid che non +potevano permettere quel brutale castigo.</p> + +<p>Il caid chinò la testa.</p> + +<p>Il ragazzo s’alzò pallido, convulso, guardando +con un’espressione di meraviglia e di spavento +i suoi liberatori e il caid.</p> + +<p>—Va,—gli disse l’interprete,—sei libero!</p> + +<p>—Ah!—gridò con un accento inesprimibile,—e +disparve.</p> + +<p>Noi ci rimettemmo in cammino.</p> + +<p>L’ho da dire? Ho visto uccidere un uomo, +ma non provai un sentimento così profondo +d’orrore come quello che m’assalì alla vista di +quel ragazzo seminudo disteso in terra per ricevere +cinquanta bastonate. E dopo l’orrore, mi +salì il sangue al capo dall’indignazione e vituperai +nel mio cuore il Caid, il Sultano, il Marocco, +la barbarie colle parole più fulminanti +del linguaggio umano. Ma è proprio vero che +bisogna sempre aspettare i secondi pensieri.—Ma +e noi,—pensai qualche momento dopo;—quanti +anni sono che abbiamo abolito il +bastone? E quanto tempo è che s’è abolito<span class="pagenum"><a name="Page_238" id="Page_238">[238]</a></span> +in Austria? E in Prussia? E negli altri Stati +d’Europa?—Questa riflessione mi fece cadere +lo sdegno dal cuore e non mi lasciò che +un sentimento d’amarezza. Per chi poi desiderasse +di sapere in che modo si bastona al Marocco, +basterà dire che qualche volta, terminata +l’operazione, si porta la vittima al cimitero.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Di là fino a Zeguta la carovana passò di collina +in collina, di valle in valle, sempre tra +campi di grano e d’orzo e prati verdissimi, +circondati d’aloé, di fichi d’India, d’olivi selvatici, +di quercie nane, di cisti, di corbezzoli, di mirti, +di cespugli fioriti. Non si vedeva una tenda, +non s’incontrava un’anima viva. La campagna +era tutta lussureggiante, solitaria e tacita come +un giardino fatato. Giungendo sulla sommità +d’un’altura, vedemmo le cime azzurre delle montagne +di Fez, che subito si rinascosero come +se avessero alzata la testa un momento per vederci +passare; e nel più forte del caldo arrivammo +a Zeguta.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Era uno dei più bei luoghi che si fosser veduti +in tutto il viaggio.</p> + +<p>L’accampamento era posto sulla china d’un +monte, in una grande cavità rocciosa, della +forma d’un anfiteatro, nella quale appunto i +massi e le piccole incavature formate a poco<span class="pagenum"><a name="Page_239" id="Page_239">[239]</a></span> +a poco, l’una sull’altra, con una certa regolarità, +dal passaggio della gente e degli animali, +presentavano l’aspetto d’una vasta gradinata; e +giusto in quell’ora, la gradinata era affollata +d’arabi seduti a schiere semicircolari, come spettatori +d’un anfiteatro vero. Dinanzi, s’apriva in +forma di conca una grande valle tutta scompartita +dalla varietà delle coltivazioni in quadrati +verdi, gialli, bianchi, rossi, violetti, che +pareva un immenso scacchiere di pezzi di velluto +e di seta. Guardando col cannocchiale, +si vedeva, sulle colline più lontane, qua una +fila di tende, là una cuba nascosta fra gli aloé, +più in là un cammello, più oltre un arabo accovacciato, +un armento, un gruppo di donne; +una vita sparsa e lenta che faceva sentire anche +meglio d’una completa solitudine la profonda +pace del luogo. Su tutta questa bellezza, si stendeva +un cielo bianco, infocato, abbarbagliante, +che costringeva a star col capo basso e cogli +occhi socchiusi.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Ma assai più che per il paesaggio, ricorderò +perpetuamente l’accampamento di Zeguta per +l’esperimento che vi feci del famoso kif.</p> + +<p>Il kif, per chi non lo sappia, è la foglia +d’una specie di canapa, chiamata <i>hascisc</i>, conosciuta +in tutto l’Oriente per la sua virtù inebriante. +Nel Marocco se ne fa grandissimo<span class="pagenum"><a name="Page_240" id="Page_240">[240]</a></span> +uso, e si può dire che sono quasi tutte vittime +di questa foglia deleteria, quegli arabi e mori, +molto frequenti nelle città, che guardano chi +passa cogli occhi sbarrati e stupidi, e camminano, +quasi strascicandosi, come gente sbalordita +da una percossa nel capo. La maggior +parte fumano il kif, mescolato con un po’ di +tabacco, in piccolissime pipe di terra cotta; +altri lo mangiano in una specie di pasta dolce +chiamata <i>madjun</i>, fatta con burro, miele, noce +moscata e garofani. Gli effetti sono stranissimi. +Il dottor Miguerez, che ne aveva fatto esperimento, +me ne parlava sovente, dicendo, fra le +altre cose, ch’era stato preso da un accesso di +riso irresistibile, e che gli pareva di sentirsi +sollevato da terra, tanto che, passando sotto un +portone alto due volte lui, aveva chinato la +testa per paura d’urtare. Stimolato dalla curiosità, +io l’avevo pregato più volte di darmi una porzioncina +di <i>madjun</i>, poca, per non perdere affatto +la bussola, ma bastante a farmi vedere e sentire +qualcuna almeno delle mille meraviglie +ch’egli mi raccontava. Il bravo dottore per i +primi giorni si scusò, dicendo che sarebbe stato +meglio fare l’esperimento a Fez, con tutti i comodi; +ma io continuai a sollecitarlo, e a Zeguta, +finalmente, un po’ a controvoglia, mi presentò +in un piattino il boccone sospirato. Eravamo +a tavola. Con me, se non m’inganno, ne<span class="pagenum"><a name="Page_241" id="Page_241">[241]</a></span> +presero un po’ l’Ussi e un altro po’ il Biseo; +ma di quello che abbia prodotto in loro, non +mi ricordo. Era una pasta molle, di colore +violetto e di sapore di pomata. Per una mezz’ora +circa, dalla minestra alle frutta, non sentii +nulla, e già canzonavo il dottore per le sue paure. +Ma lui mi rispondeva:—Aspetti, aspetti—e +sorrideva. I sintomi dell’ebbrezza, infatti, si +manifestarono alle frutta. Fu da principio una +viva ilarità e una rapidissima parlantina. Poi +cominciai a ridere di tutto quello che sentivo +dire e che dicevo io stesso; ogni parola mia e +d’altri mi faceva l’effetto d’un’arguzia finissima; +ridevo dei servi, degli sguardi dei miei commensali, +della mia seggiola squilibrata, delle figurine +dipinte sui tondi, della forma di certe +bottiglie, del colore del cacio che mangiavo. +All’improvviso m’accorsi che non avevo più +la testa a segno e mi diedi a pensare a qualche +cosa di serio per contenermi. Pensai al +ragazzo che volevan bastonare la mattina. Povero +ragazzo! M’inteneriva. Avrei voluto condurlo +in Italia, farlo educare, fargli abbracciare +una carriera. L’amavo come un figlio. E anche +il caid Abù-ben-Gileli, povero vecchio. Il caid +Abù-ben-Gileli l’amavo come un padre. E i +soldati della scorta? Eran tutti buoni ragazzi, +pronti a difenderci, a rischiar la vita per noi. +Io li amavo come fratelli. Amavo pure li Algerini,<span class="pagenum"><a name="Page_242" id="Page_242">[242]</a></span> +e perchè no? pensavo; non sono della +stessa razza dei Marocchini? E poi, che razza! +Siamo fratelli tutti, siamo <i>stretti ad un patto</i>, +bisogna amarci, io amo, io sono felice, e mettevo +il braccio intorno al collo del dottore, che +scoppiava dalle risa. Da quest’allegrezza caddi +a un tratto in una mestizia confusa e profonda. +Ricordai le persone che avevo offese, i dolori +di cui ero stato cagione a coloro che m’amavano, +mi sentii oppresso da mille rimorsi e +da mille rammarichi, mi parve di sentire delle +voci che mi parlavano nell’orecchio con un accento +d’amore e di rimprovero, mi pentii, domandai +perdono, mi asciugai furtivamente una +grossa lacrima che mi tremolava nell’occhio. +Poi mi si levò nella memoria un turbinìo rapidissimo +d’immagini disparate e bizzarre che +svanivano l’una nell’altra: certi amici d’infanzia +dimenticati, certe parole di dialetto non +più pronunziate da vent’anni, dei visi di donna, +il mio antico reggimento, Guglielmo il Taciturno, +Parigi, l’editore Barbera, un cappello di +castoro che avevo da bimbo, l’Acropoli d’Atene, +il conto d’un albergatore di Siviglia, mille stranezze. +Ricordo confusamente che i commensali +mi guardavano sorridendo. Di tratto in +tratto chiudevo gli occhi e poi li riaprivo e +non sapevo se avessi o no dormito, se fossi +stato così un minuto o mezz’ora. Avevo un<span class="pagenum"><a name="Page_243" id="Page_243">[243]</a></span> +pensiero lucido nel capo, cominciavo a parlare, +dicevo:—una volta sono andato.... Dove sono +andato? Chi è andato? Tutto era svanito. I +pensieri brillavano e si spegnevano come lucciole, +fitti, intricati, inestricabili. A un certo +punto vidi l’Ussi con una testa allungata come +un’immagine riflessa da uno specchio convesso; +il Viceconsole con un viso largo due palmi; +tutti gli altri assottigliati, gonfi, scontorti, contraffatti +come caricature fantastiche, che mi facevano +delle smorfie inesprimibilmente buffe; +ed io ridevo e dondolavo il capo e sonnecchiavo +e pensavo ch’eran tutti matti, che ci trovavamo +in un altro mondo, che nulla di quel +che vedevo era vero, che stavo male, che non +capivo che cosa fosse accaduto, che non sapevo +dove fossi. E poi tutto fu buio e silenzio. E +quando rinvenni in me, mi trovai sotto la mia +tenda, steso sul letto, col dottore accanto, il +quale, guardandomi al lume della candela, +disse sorridendo:—È passata, via; ma dev’esser +la prima e l’ultima volta.<span class="pagenum"><a name="Page_244" id="Page_244">[244]</a></span></p> + + + +<hr /> +<h2><a name="DA_ZEGUTA_AL_TAGAT" id="DA_ZEGUTA_AL_TAGAT"></a>DA ZEGUTA AL TAGAT</h2> + + +<p>Mentre io corro qua e là in cerca della mia +cavalcatura, che non so come, ritrovo poi appiattata +in mezzo ai bagagli, l’Ambasciata parte. +Avrei ancora tempo di raggiungerla; ma all’uscita +dall’accampamento, scendendo per una +china rocciosa, la mula vacilla, la sella si slaccia, +la letteratura precipita, ci vuole una mezz’ora +per riassestare ogni cosa, e addio Ambasciata! +Mi tocca fare il viaggio solo, seguito +alla lontana da un servo zoppicante, che arriverà +appena in tempo, quando io sia assalito, +a vedermi dare gli ultimi tratti. Sia fatta la +volontà d’Allà! La campagna è deserta e il +cielo nuvoloso. Di mezz’ora in mezz’ora vedo +comparire, sulla sommità delle alture lontane, +una cavalcata variopinta e sparsa, in mezzo alla +quale riconosco il cavallo bianco dell’Ambasciatore +e il caffettano rosso di Selam; e per<span class="pagenum"><a name="Page_245" id="Page_245">[245]</a></span> +qualche momento mi pare di non esser più +solo; ma la cavalcata sparisce, e la solitudine +mi torna a pesare sul cuore. A un’ora dall’accampamento +raggiungo una retroguardia di dodici +cavalieri, condotti dal vecchio Abu Ben +Gileli, il caid delle cinquanta bastonate, il +quale mi lancia uno sguardo terribilmente +espressivo rasente la schiena. Sorrido umilmente +e passo oltre. Esco dalla bella valle che +si dominava collo sguardo dall’accampamento, +e m’inoltro in un’altra valle spaziosa, fiancheggiata +da alture ripidissime, vestite d’aloé e d’olivi, +che formano come due grandi muraglie +verdi a destra e a sinistra d’una immensa strada +diritta, chiusa, in fondo, da una cortina di +monti azzurri. Incontro parecchi arabi, che si +fermano per vedermi passare e guardano intorno, +stupiti ch’io non sia scortato. Mi assaltano? +non mi assaltano? Uno s’accosta a un +albero, ne stacca in fretta e in furia un grosso +ramo, e mi corre incontro. Ci siamo! Arresto +la mula, afferro la pistola. Egli si mette a ridere +e mi porge il bastone, spiegandomi che +l’ha staccato per me, per picchiare la mula, +che non vuol camminare. In quel momento +mi vedo venir incontro, di gran galoppo, due +soldati della scorta. La mia ora, si vede, non +è ancora sonata. I due soldati mi si mettono +uno a destra e uno a sinistra, come due carabinieri,<span class="pagenum"><a name="Page_246" id="Page_246">[246]</a></span> +e mandano innanzi il mio quadrupede +col calcio dei fucili,—dicendo:—<i>Embasciador! +Embasciador!</i>—Li ha mandati l’Ambasciatore +a vedere che cosa è accaduto di me. +Meritano una ricompensa. Mi fermo, ed offro +loro una bottiglietta di vino che porto in tasca. +Non dicono nè si nè no; si guardano sorridendo, +mi accennano che non ne han mai +bevuto.—Assaggiate,—dico io col gesto. +Uno prende la bottiglia, versa una goccia +sulla palma della mano, dà una leccata e rimane +un momento pensieroso. L’altro fa lo +stesso. Poi si guardano, si mettono a ridere e +fanno cenno di sì.—Bevete dunque.—Uno +vuota mezza la bottiglia d’un fiato; l’altro, d’un +fiato, la finisce; poi si metton tutti e due una +mano sul petto e guardano il cielo cogli occhi +luccicanti di voluttà. Ci rimettiamo in cammino. +Incontriamo altri arabi, uomini, donne e ragazzi, +che mi guardano con grande stupore. +Uno, fra gli altri, dice alcune parole, alle quali +i soldati rispondono con un brusco cenno negativo. +Ho poi saputo che, credendomi arrestato, +aveva detto:—Ecco un cristiano che ha rubato +all’Ambasciatore.—Si vede qualche villaggio +di case bianche sulla sommità delle alture +che fiancheggiano la valle; spesseggiano +le <i>cube</i>, le palme, gli alberi fruttiferi, i leandri +fioriti, i roseti; la campagna è tutta verdissima,<span class="pagenum"><a name="Page_247" id="Page_247">[247]</a></span> +e comincia a mostrare qua e là qualche +traccia di divisione di poderi. Entriamo finalmente +in una gola angusta e tortuosa, formata +da due muraglie di roccia; uscendo dalla +quale, ci troviamo sul terreno dell’accampamento. +Siamo sulla sponda del Miches, affluente +del Sebù, vicino a un piccolo ponte di muratura +costrutto diciassette anni sono, in una +conca formata da un semicerchio di colline rocciose. +Il cielo grigio come una vôlta di piombo +piove una luce smorta e uggiosa, che ci costringe +a star sette ore immobili sotto le tende. +Il termometro segna quarantun grado. L’aria +è infocata e grave. Fra le tende non si sente +altro che il canto dei grilli e il suono della +chitarra del Ducali. Una noia profonda pesa +su tutto l’accampamento. Ma verso sera tutto +cangia. Una passata d’acqua rinfresca l’aria, un +fascio di raggi abbarbaglianti, prorompendo +come una corrente di luce elettrica per l’apertura +della gola, indora una metà del campo; +arrivano corrieri da Tangeri, corrieri da Fez, +curiosi dai villaggi; due terzi della carovana si +tuffano nel fiume; e il desinare è rallegrato +dall’apparizione d’un nuovo personaggio, venuto +dalla gran città dei Sceriffi: il moro Scellal, un +altro dei protetti della Legazione d’Italia che +ha una lite pendente col Governo del Sultano: +il più voluminoso turbante, il più rotondo faccione,<span class="pagenum"><a name="Page_248" id="Page_248">[248]</a></span> +la più beata pinguedine moresca che +siasi veduta da Tangeri in poi. La mattina seguente, +all’alba, ci rimettiamo in cammino, +senz’altra scorta che i quaranta soldati comandati +da Hamed Ben Kasen. È scoppiata una +rivolta nelle terre confinanti coll’Algeria, e tutta +la cavalleria della provincia di Fez è stata immediatamente +mandata contro i ribelli.—Vedremo +molte teste appese alle porte di Fez,—dice +il Ducali. Per due ore camminiamo fra le colline +in mezzo alle ginestre e ai lentischi. Poi +sbocchiamo nella vastissima pianura di Fez, coronata +di montagne e di colli, biondeggiante +di grano, sparsa di grandi <i>duar</i>, percorsa dal +fiume della Fontana azzurra, che si va a versare +nel Miches, e dal Fiume delle perle, +affluente del Sebù, che va a dividere in due +la città sacra dell’Impero; sorvolata da stormi +di grù, d’oche selvatiche, di tortore, di pernici, +d’aghironi; lussureggiante di vegetazione, piena +di luce, quieta e ridente come un immenso +giardino. Piantiamo l’accampamento sulla riva +del fiume della Fontana azzurra. La giornata +passa in un lampo, tra le caccie, le visite ai +<i>duar</i>, gli ebrei che vengon da Fez a raccontarci +dei grandi apparecchi dell’esercito, i messi +della corte che portano i saluti del Sultano; le +famiglie arabe che guadano il fiume, in lunghe +file, prima il cammello, poi gli uomini,<span class="pagenum"><a name="Page_249" id="Page_249">[249]</a></span> +poi le donne coi bimbi sul dorso, poi i ragazzi, +poi i cani a nuoto; le carovane che passano, +le frotte di curiosi che accorrono, un +tramonto che innamora e la notte più luminosa +ch’abbia mai contemplato occhio umano. +La mattina all’alba di nuovo in cammino. Si +rientra fra le colline, si torna a discendere +nella pianura, e s’infila una strada serpeggiante +incassata fra due rive, che ci nascondono +l’orizzonte. Tutt’a un tratto una voce sonora +grida:—Ecco Fez!—Tutti si fermano. Diritto, +davanti a noi, lontano parecchie miglia, +ai piedi delle montagne, si vede una vasta +selva di torri, di minareti e di palme, velata +leggermente dalla nebbia. Un allegro:—Ci +siamo!—prorompe nello stesso punto da tutte +le bocche in italiano, in spagnuolo, in francese, +in arabo, in genovese, in siciliano, in napoletano; +e al breve silenzio della prima meraviglia, +succede una conversazione rumorosa. Ci +rimettiamo in cammino e andiamo ad accamparci, +per l’ultima volta, ai piedi del monte +Tagat sulla riva del Fiume delle perle, a un’ora +e mezzo da Fez. Qui per tutta la giornata è +un andirivieni e un affaccendamento che ci +pare il quartier generale d’un esercito in guerra. +Sono messi del Sultano, messi del primo ministro, +messi del gran cerimoniere, messi del +Governatore di Fez, ufficiali, maggiordomi, negozianti,<span class="pagenum"><a name="Page_250" id="Page_250">[250]</a></span> +patenti de’ mori della carovana, tutta +gente ben vestita, linda, cerimoniosa, circonfusa +dell’aura della corte e della metropoli, che +parla con voce grave e gesti maestosi dell’esercito +formidabile, della folla immensa, del palazzo +delizioso che ci aspetta. L’entrata a Fez +è stabilita per le otto della mattina seguente. +All’alba tutti sono in piedi. È un gran lavorìo +di rasoi, di spazzole, di pettini, di striglie, e +un’allegrezza che ci rifà ad usura di tutte le +fatiche del viaggio. L’Ambasciatore si mette il +suo berretto dorato, Hamed Ben Kasen la sciabola +di gala, Selam un caffettano color di rosa, +Civo un fazzoletto verde intorno al capo, segno +di grande solennità; tutti i servi, la cappa +bianca; tutti i soldati della scorta, le armi lucide; +tutti gl’italiani, la roba più sfoggiata dei +loro bauli. Siamo, fra tutti, un centinaio, e si +può affermare che l’Italia non ha mai avuto +un’ambasciata più bizzarramente composta, più +pomposamente colorita, più allegramente impaziente, +più impazientemente aspettata di questa. +Il tempo è bellissimo, i cavalli scalpitano, i caic +ondeggiano al venticello della mattina, tutti i +volti brillano, tutti gli sguardi si fissano sull’Ambasciatore +che conta i minuti sull’orologio. +Son le otto—un cenno—tutti a cavallo—e +avanti. Ah! che vuol dire essere eternamente +bambino! Mi sento battere il cuore!<span class="pagenum"><a name="Page_251" id="Page_251">[251]</a></span></p> + + + +<hr /> +<h2><a name="FEZ" id="FEZ"></a>FEZ</h2> + + +<p>Non abbiamo ancora fatto mezzo miglio +verso la città, che siamo già circondati da una +folla d’arabi e di mori accorsi da Fez e dalla +campagna, parte a piedi, parte a cavallo a +mule ed a asini, a due a due per cavalcatura, +come gli antichi Numidi, smaniosi a tal segno +di vederci che i soldati della scorta, perchè +non ci si stringano addosso, sono costretti a +spazzare la strada a colpi di calcio di fucile. +Il terreno essendo basso, la città di Fez, della +quale si vedevano le mura merlate dall’accampamento, +ci rimane per un buon pezzo nascosta. +Poi, tutt’a un tratto, riapparisce e vediamo +dinanzi alle mura un immenso formicolìo +bianco e porporino, che pare una miriade +di gigli e di rose che tremolino al vento. +La città si nasconde daccapo e daccapo ricompare,<span class="pagenum"><a name="Page_252" id="Page_252">[252]</a></span> +ma questa volta vicinissima, e fra noi e +le sue mura, il popolo, l’esercito, la corte, una +pompa, uno splendore, una bizzarria, una bellezza +che in quel punto mi fece cadere di mano +le briglie, e in questo momento la penna.</p> + +<p>Una schiera di ufficiali a cavallo ci viene +incontro di galoppo, saluta, si divide in due e +s’unisce alla scorta.</p> + +<p>Dietro costoro, un grosso stuolo di cavalieri +vestiti pomposamente, montati su cavalli +bellissimi, preceduti da un moro di alta +statura, col turbante bianco e il caffettano roseo, +s’avanza verso di noi. È il gran cerimoniere +Hadje Mohammed Ben Aissa, cogli ufficiali +di corte, che dà il benvenuto all’Ambasciatore +in nome del Sultano, e s’accompagna +alla scorta.</p> + +<p>Andiamo innanzi, fra due ali di soldati di +fanteria che trattengono a stento la folla.</p> + +<p>Che soldati! Sono vecchi, uomini maturi, e +ragazzi di quindici, di dodici, persino di nove +anni, vestiti di rosso scarlatto, colle gambe +nude, colle pantofole gialle, schierati, senz’ordine +di statura, sopra una sola riga, coi comandanti +dinanzi. Ci presentano, ognuno a modo +suo, i loro fucili rugginosi, colle baionette +scontorte. Chi tiene un piede innanzi, chi +sta a gambe larghe, chi col mento sul petto, +chi colla testa chinata sopra una spalla. Alcuni<span class="pagenum"><a name="Page_253" id="Page_253">[253]</a></span> +si son messi la giacchetta rossa sul capo +per ripararsi dal sole. Di tratto in tratto v’è +un tamburino, un trombetta, cinque o sei +bandiere le une accanto alle altre, rosse, +gialle, verdi, ranciate, tenute come si tengono +le croci nelle processioni. Non si vede nessuna +divisione di squadre o di compagnie. Paiono +soldatini di cartone messi in fila da un ragazzo. +Vi son dei neri, dei mulatti, dei bianchi, faccie +d’un colore indefinibile; uomini di statura +ciclopica accanto a bimbi che appena possono +reggere il fucile; vecchi con una lunga barba +bianca, curvi, che s’appoggiano col gomito ai +vicini; figure selvaggie che fan l’effetto, con +quell’uniforme, di scimmie vestite ed ammaestrate; +tutti ci guardano cogli occhi attoniti e +la bocca aperta e si stendono dinanzi a noi in +due file a perdita d’occhio.</p> + +<p>Una seconda folla di cavalieri ci viene incontro, +a sinistra. È il vecchio governatore Gilali +Ben Amù, seguito da diciotto sotto-governatori +e dal fiore dell’aristocrazia di Fez, tutti +vestiti di bianco da capo a piedi, come uno +stuolo di sacerdoti: visi austeri, barbe nere, +caic di seta, bardature dorate. Salutano, ci girano +intorno e s’uniscono alla scorta e alla +Corte.</p> + +<p>Andiamo innanzi, sempre in mezzo a due +schiere di soldati, dietro ai quali ondeggia una<span class="pagenum"><a name="Page_254" id="Page_254">[254]</a></span> +folla bianca e incappucciata che ci divora cogli +occhi. Son sempre gli stessi soldati, per +buona parte ragazzi, col fez, la giacchetta rossa +e le gambe nude. Alcuni hanno i calzoncini +turchini, altri bianchi, altri verdi; molti sono in +maniche di camicia; chi tiene il fucile al piede, +chi sulla spalla; chi sta avanti, chi sta indietro. +Gli ufficiali son vestiti a capriccio, da +zuavi, da turcos, da spahì, alla greca, all’albanese, +alla turca, con divise gallonate e arabescate +d’oro e d’argento, con sciabole a scimitarra, +spade, pugnali ricurvi, pistoloni, daghe, +stivali alla scudiera e stivaletti gialli senza +tallone; alcuni color di porpora da capo a +piedi, altri tutti bianchi, altri tutti verdi che +paiono mascherati da diavoli. Di tratto in tratto +si vede fra loro un viso europeo che ci guarda +con un’espressione di simpatia e di tristezza. +Si vedono fino a dieci bandiere schierate insieme. +Al nostro passaggio, squillano le trombe. +Qualche braccio di donna s’intromette fra le +teste di due soldati e s’agita col pugno chiuso +verso di noi in atto di minaccia. Le mura della +città par che s’allontanino via via che andiamo +innanzi, e le due schiere di soldati si allungano +dinanzi a noi come due siepi sterminate di roseti +vermigli.</p> + +<p>Un’altra folla di cavalieri, più pomposi dei +precedenti, ci viene incontro. È il vecchio ministro<span class="pagenum"><a name="Page_255" id="Page_255">[255]</a></span> +della guerra. Sid-Abd-Allà ben-Hamed, +nero, montato sopra un cavallo bianco bardato +di color celeste; e con lui i governatori militari +della provincia, il comandante del presidio +di Fez, e un folto stato maggiore di generali +coronati di turbanti bianchi come la neve e vestiti +di caffettani di cento colori.</p> + +<p>Ci rimettiamo in via. Ormai è più di mezz’ora +che camminiamo in mezzo ai soldati e qualcuno +ne ha contati oltre a quattro mila. Da una parte +è schierata la cavalleria; dall’altra un’accozzaglia +che non ha più nome; uomini e ragazzi +vestiti di cento uniformi diverse, o piuttosto +di brandelli d’uniformi, metà armati e +metà senz’armi, colla cappa, senza cappa, con +un cencio intorno al capo, col capo scoperto, +scamiciati; visi del deserto, del litorale dell’Oceano, +delle montagne dell’Atlante, del Rif, +della provincia di Sus; teste rapate e teste ornate +di lunghe treccie; colossi e nani, ceffi di +belve e faccie di morti—disotterrati, larve, +fantocci, comparse teatrali, gente razzolata Dio +sa dove per far numero e paura. E dietro +costoro, su due grandi rialti di terreno che +sorgono a destra e a sinistra della strada, due +turbe innumerevoli di donne velate, che gridano +e gesticolano in atto di meraviglia, di sdegno, +d’allegrezza, sollevando i bambini sopra la testa.</p> + +<p>Ci avviciniamo alle mura, in direzione d’una<span class="pagenum"><a name="Page_256" id="Page_256">[256]</a></span> +porta monumentale, coronata di merli. Scoppia +il suono d’una banda e nello stesso tempo tutte +le trombe e tutti i tamburi dell’esercito prorompono +in un fragore infernale. Allora si +sciolgono gli ordini del ricevimento e tutti ci +si affollano intorno, magistrati, generali, cortigiani, +ministri, ufficiali, schiavi; la nostra +scorta è scompigliata, i nostri servi dispersi e +noi stessi separati gli uni dagli altri. È un torrente +di turbanti e di cavalli, che ci avvolge +e ci travolge con un impeto irresistibile; un +barbaglio di colori, una fantasmagoria di faccie +strane, un frastuono di voci stridule, una +furia, una confusione di battaglia, uno spettacolo +grandioso e selvaggio che innamora e +sbalordisce.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Passiamo per la gran porta, ci guardiamo +intorno credendo di veder le case della città: +siamo ancora in mezzo a mura e a torri merlate; +a sinistra v’è una cuba, colla cupola verde, +ombreggiata da due palme; gente intorno alla +cuba, ai piedi delle mura, sulle mura, sulle +torri, da ogni parte. Passiamo sotto un’altra +porta, ed entriamo finalmente in una strada +fiancheggiata da case.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Non ricordo che molto confusamente quello +che vidi in quel tragitto, tanto ero sbalordito<span class="pagenum"><a name="Page_257" id="Page_257">[257]</a></span> +dallo spettacolo dell’entrata e intento a salvarmi +la vita, poichè si camminava sui pietroni +in mezzo a una calca di cavalli, e guai a chi +avesse fatto un capitombolo. Passammo, mi ricordo, +per parecchie strade strette, deserte, fiancheggiate +da case molto alte, salendo, scendendo, +soffocati dal polverìo e assordati dallo +scalpitìo dei cavalli; e dopo una buona mezz’ora +di cammino, attraversato un labirinto di vicoli +in salita dove ci toccò passare a uno a uno, +scendemmo dinanzi a una piccola porta, in +mezzo a due file di soldati scarlatti che ci +presentarono le armi, ed entrammo in casa +nostra.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Fu una sensazione deliziosa.</p> + +<p>Era una casa principesca di puro stile moresco +con un piccolo giardino ombreggiato da +filari paralleli d’aranci e di limoni. Dal giardino +s’entrava nel cortiletto interno per una +porta bassissima, e un corridoio appena tanto +largo da potervi passare una persona. Tutt’intorno +al cortile s’alzavano dodici pilastri bianchi, +congiunti da altrettanti archi a ferro di +cavallo, che sostenevano all’altezza del primo +piano una galleria arcata e munita d’una balaustrata +di legno. Il pavimento del cortile, +della galleria e delle stanze era tutto uno +splendido musaico a quadrettini smaltati di vivi<span class="pagenum"><a name="Page_258" id="Page_258">[258]</a></span> +colori; gli archi arabescati e dipinti; la balaustrata +lavorata a giorno con una delicatezza finissima; +tutto l’edifizio disegnato con un’armonia +e una grazia degna degli architetti dell’Alhambra. +Nel mezzo del cortile v’era una +fontana, e un’altra, a tre getti d’acqua, dentro +a un vano del muro rivestito di musaico a +stelle e a rosoni. Dal mezzo d’ogni arco pendeva +una grande lanterna moresca. Un braccio +dell’edifizio si stendeva lungo uno dei lati del +giardino, e aveva una graziosissima facciata a +tre archi, pure dipinti e arabescati, dinanzi alla +quale zampillava una terza fontana. V’erano +altri piccoli cortili e corridoi e stanzuccie e +gl’innumerevoli recessi di tutte le case orientali. +Qualche letto di ferro <a name="tn258" id="tn258"></a><ins class="correction" title="originale: sensa">senza</ins> coperte e senza +lenzuoli, qualche orologio a pendolo, uno specchio +nel cortile, due seggiole e un tavolino per +l’Ambasciatore, e una mezza dozzina di orciuoli +e di catinelle, erano tutta la suppellettile del +palazzo. Nelle stanze principali c’erano tappeti +ricamati d’oro appesi alle pareti e materasse +bianche distese sul pavimento. Non una seggiola, +non una tavola, non un comodino. Si +dovette far portare il mobilio dell’accampamento. +In compenso per tutto fresco, per tutto +gorgoglío d’acqua, un’ombra, una fragranza, un +non so che di molle e di voluttuoso nelle linee, +nei colori, nella luce, nell’aria, che faceva sorridere<span class="pagenum"><a name="Page_259" id="Page_259">[259]</a></span> +e pensare. Tutto l’edifizio era circondato +da un muro altissimo, e intorno al muro si +stendeva un labirinto di stradicciuole deserte.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Appena fummo nel cortile, cominciò un andirivieni +di ministri e d’altri personaggi, ognuno +dei quali fece un quarto d’ora di conversazione +coll’Ambasciatore, palpandosi i piedi. Il ministro +delle finanze fu quello che attirò più di +tutti la mia attenzione. Era un moro sulla cinquantina, +di aspetto severo, sbarbato, tutto vestito +di bianco, con un grosso turbante. Più +lo guardavo e meno mi potevo persuadere che +quell’uomo avesse qualcosa di comune col Minghetti +e col Sella. Un interprete mi disse che +aveva un grande ingegno, e addusse per prova +che essendogli stata portata un giorno una di +quelle macchinette che fanno le operazioni +aritmetiche, lui aveva fatte le medesime operazioni +in un tempo eguale e cogli stessi risultati. +E bisognava vedere con che espressione di sacro +rispetto, Selam, Alì, Civo, e tutti gli altri servi +arabi guardavano quei personaggi, che dopo il +Sultano rappresentavano per loro il più alto +grado di scienza, di potenza e di gloria, a cui si +possa pervenire sulla terra!</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Finite le visite, si pigliò possesso del palazzo. +I due pittori, il medico ed io occupammo<span class="pagenum"><a name="Page_260" id="Page_260">[260]</a></span> +le camere che davano sul giardino; gli altri, +quelle del cortile. Interpreti, cuochi, marinai, +servi, soldati, tutti trovarono il loro posticino. +In poche ore il palazzo cangiò aspetto.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Assestata ogni cosa, si pensò a visitare la +città.</p> + +<p>I primi ad uscire furono l’Ussi e il Biseo; +poi il Comandante e il Capitano; io mi riserbai +a veder ogni cosa a mente fresca la mattina +seguente. Uscirono a due a due, circondati, +come malfattori, da un drappello di fantaccini +armati di fucili e di bastoni. Stettero fuori +un’ora, che mi parve eterna, e tornarono impolverati +e grondanti di sudore come da un +campo di battaglia, esprimendo concitatamente, +prima coi gesti che colle parole, una grandissima +meraviglia. Le prime parole furono—gran +città—gran folla—moschee immense—santi +nudi—maledizioni—legnate—cose +dell’altro mondo. Ma la più saporita +notizia la diede l’Ussi. In una delle strade più +frequentate, malgrado la sorveglianza dei soldati, +una ragazza di quindici anni gli s’era slanciata alle +spalle come una furia e gli aveva assestato tra +capo e collo un vigorosissimo pugno gridando:—Maledetti +questi Cristiani! Non c’è più un +angolo del Marocco dove non si vengano a +cacciare!<span class="pagenum"><a name="Page_261" id="Page_261">[261]</a></span></p> + +<p>Tali furono le prime accoglienze fatte all’Arte +italiana fra le mura di Fez.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>A notte avanzata, feci un giro per il palazzo. +Sui pianerottoli, davanti alle porte delle +camere, nel giardino, per le scale c’erano soldati +accovacciati, ravvolti nelle cappe, che dormivano +profondamente. Dinanzi alla piccola +porta del cortile russava all’aria aperta il fedele +Hamed Ben Kasen, disteso sopra una stuoia, +colla sciabola al fianco. La luce velata delle +lanterne faceva scintillare i musaici dei pavimenti +e dei muri che parevano tempestati di +perle, e dava a tutto l’edifizio l’apparenza misteriosa +e magnifica d’una reggia. Il cielo era +tutto stellato, e un vento leggero faceva stormire +gli aranci del giardino. Si sentiva distintamente, +nel silenzio della notte, il rumore del +Fiume delle perle, il gorgoglio delle fontane, +<a name="tn261" id="tn261"></a><ins class="correction" title="originale: il il tic-tac">il tic-tac</ins> degli orologi, e di tratto in tratto le +voci acute delle sentinelle, che dalle varie porte +esterne del palazzo si davano l’all’erta cantando +delle preghiere. Che belle ore passai, quella notte, +col viso all’inferriata della finestra su cui batteva +la luna, pensando alla grande città sconosciuta +che mi si stendeva dintorno, a casa mia, +ai miei amici, alle belle del Sultano, al mondo +di là, a mille cose fantastiche e care!<span class="pagenum"><a name="Page_262" id="Page_262">[262]</a></span></p> + +<p>La mattina uscimmo quattro o cinque insieme, +accompagnati da un interprete, e scortati da +dieci soldati di fanteria, uno dei quali aveva +ancora i bottoni coll’effigie della Regina Vittoria, +poichè molte di quelle divise rosse son +prese usate a Gibilterra dai soldati dell’esercito +inglese. Due ci si misero davanti, due di dietro, +tre a sinistra e tre a destra; i primi armati +di fucili, gli altri di bastoni e di corde a +nodi. Faccie che, quando me ne ricordo, benedico +il bastimento che m’ha riportato in Europa.</p> + +<p>L’interprete ci domandò che cosa volevamo +vedere.—Tutta Fez!—si rispose.</p> + +<p>Ci dirigemmo prima verso il centro della +città.</p> + +<p>Qui dovrei proprio dire:—<i>Chi mi darà la voce +e le parole!</i> Come esprimere lo stupore, la meraviglia, +la pietà, la tristezza che provai dinanzi a +quel grandioso e lugubre spettacolo? Il primo +effetto è quello d’una immensa città decrepita, +che si vada sfacendo lentamente. Case altissime, +le quali paion formate di più case sovrapposte, +che si scompongano; scalcinate, screpolate di +cima in fondo, puntellate da ogni parte, senz’altre +aperture che qualche buco in forma di feritoia +o di croce; lunghi tratti di strada fiancheggiati +da due muri alti e nudi come muri di +fortezza; strade in salita e in discesa, ingombre di +calcinacci, di pietre e di rottami d’edifizi, che svoltano<span class="pagenum"><a name="Page_263" id="Page_263">[263]</a></span> +di trenta in trenta passi; ad ogni tratto un +lungo passaggio coperto, buio come un andito sotterraneo, +dove bisogna camminare a tentoni; vicoli +senza uscita, recessi, antri, meandri umidi e +sinistri, sparsi di ossami, d’animali morti e di +strame imputridito; tutto ciò rischiarato da una +luce crepuscolare che mette malinconia. In alcuni +punti il terreno è così rotto, il polverio così +denso, il fetore così acuto, i moscerini così +fitti, che bisogna fermarsi per riprendere lena. +In una mezz’ora di cammino abbiamo fatto +tanti giri che, disegnati, formerebbero uno dei +più intricati arabeschi dell’Alhambra. Di tratto +in tratto sentiamo il rumore d’una ruota da +mulino, un mormorio d’acqua, lo strepito d’un +telaio, una cantilena di voci nasali, che ci dicon +che venga da una scuola di bambini; ma +non si vede nulla da nessuna parte. Ci avviciniamo +al centro della città; la gente spesseggia; +gli uomini si fermano per lasciarci passare, +guardandoci con aria attonita; le donne tornano +indietro o si nascondono; i bambini gridano e +scappano; i ragazzi brontolano e ci mostrano i +pugni da lontano, tenendo d’occhio il bastone +dei soldati. Vediamo fontane ornate di ricchi +musaici, porte arabescate, qualche cortile ad archi, +qualche resto di bella architettura araba +annerito dal tempo. Ogni momento, a cagione +dei passaggi coperti, ci troviamo al buio; poi<span class="pagenum"><a name="Page_264" id="Page_264">[264]</a></span> +intravvediamo un po’ di luce; poi di nuovo al +buio. Entriamo in una delle strade principali, +larga due metri, piena di gente. Tutti si voltano +e ci si serrano intorno. I soldati gridano, +urtano, picchiano per far largo, e infine si debbono +contentare di farci un baluardo coi loro +petti, tenendosi per mano gli uni cogli altri, per +non esser divisi dalla folla. Abbiamo mille occhi +addosso, ci sentiamo mancare il respiro, grondiamo +di sudore, andiamo innanzi lentissimamente, +fermandoci ogni tanto per lasciar passare +un moro a cavallo, un asino carico di teste +di montone sanguinolente, un cammello che +porta una donna velata. A destra e a sinistra +ci sono bazar affollati; cortili d’alberghi ingombri +di mercanzie; porte di moschee, per le +quali si vedono lunghissime fughe d’arcate +bianche, e gente prostrata che prega. Per tutta +la strada, fin dove arriva lo sguardo, non si +vedono che cappucci, è tutto bianco, e si direbbe +che tutti camminano in punta di piedi. +L’aria è impregnata d’un odore acuto d’aloé, +di spezie, d’incenso, di kif; pare di camminare +in una immensa drogheria. Passano frotte +di ragazzi colla testa tignosa e piena di cicatrici; +vecchie deformi, senza un capello, col seno +ignudo, che s’aprono il passo a forza imprecando +furiosamente contro di noi; pazzi quasi +nudi affatto, incoronati di fiori e di pennacchi,<span class="pagenum"><a name="Page_265" id="Page_265">[265]</a></span> +con un ramo d’albero in mano, che ridono e +cantano, o ripetono continuamente la medesima +parola, ballonzolando davanti ai soldati, che li +cacciano via a spintoni. Svoltando in un’altra +strada, incontriamo un santo, un vecchio smisuratamente +pingue, nudo dalla testa ai piedi, +che si trascina a fatica tenendo una mano dove +i pittori metton la foglia di fico, e appoggiandosi +coll’altra a una lancia fasciata di panno +rosso. Passandoci accanto, ci guarda di sbieco +e brontola non so che cosa. Un po’ più oltre, +vediamo quattro soldati che trascinano un disgraziato +tutto lacero e sanguinoso,—un +ladro colto sul fatto,—e dietro uno sciame +di ragazzi che gridano:—La mano! La +mano! Tagliargli la mano!—In un’altra +strada, incontriamo due uomini che portano +una barella scoperta sulla quale è disteso un +cadavere, stecchito come una mummia, ravvolto +in un sacco di tela bianca stretto intorno +al collo, alla vita e alle ginocchia. Io +mi domando dove sono, se sogno o son desto, +e se la città di Fez e la città di Parigi si trovano +veramente sul medesimo astro! Entriamo +nei bazar. Per tutto c’è folla. Le botteghe, +come a Tangeri, sono tane aperte nel muro. I +cambisti sono seduti in terra, con un mucchio +di monete nere dinanzi. Attraversiamo, pigiati +dalla folla, il bazar delle stoffe, quello delle<span class="pagenum"><a name="Page_266" id="Page_266">[266]</a></span> +pantofole, quello della terraglia, quello degli +ornamenti di metallo, che formano tutti insieme +un labirinto di stradicciuole coperte da un +tetto sfracellato di canne e di rami d’albero. +Passiamo per mercati di verzura affollati di +donne che alzano le braccia per maledirci, e +usciamo dalla parte centrale della città. Daccapo +salite, discese, giri, rigiri, vicoli tetri, passaggi +tenebrosi, moschee, fontane, porte arcate, +rumor di mulini, cori di voce nasali, donne +che si nascondono, un sudiciume che ammorba +e un polverio che leva il fiato. Usciamo finalmente +per una porta delle mura e facciamo un +giro intorno alla città. La città si stende in +forma d’un otto immenso fra due colline, sulla +cima delle quali torreggiano le rovine di due +antiche fortezze quadrate. Di là dalle colline +c’è una corona di monti. Il Fiume delle perle +divide la città in due, Fez nuova, sulla riva +sinistra, Fez antica, sulla destra; e una cintura +di vecchie mura merlate e di grosse torri, di +un fosco color calcare, rotta in più punti, stringe +tutt’intorno la parte antica e la nuova. Dalle +alture si domina collo sguardo tutta la città: +una miriade di case bianche coronate di terrazze, +al di sopra delle quali s’alzano bei minareti +lavorati a musaico, palme gigantesche, +mucchi di verzura, torricine merlate, cupolette +verdi. A primo aspetto, s’indovina la grandezza<span class="pagenum"><a name="Page_267" id="Page_267">[267]</a></span> +della metropoli antica, di cui la città d’oggi +non è più che lo scheletro. In vicinanza delle +porte e sopra le alture, per un grande spazio +la campagna è sparsa di monumenti e di rovine: +cube, case di santo, <i>zauie</i>, archi d’acquedotti, +sepolcri, ruderi enormi, traccie di fondamenta +che paiono i resti d’una città spianata +dal cannone e divorata dalle fiamme. Tra la città +e la più alta delle due colline che la fiancheggiano, +è tutto un giardino, un bosco fitto e intricatissimo +di gelsi, d’olivi, di palme, d’alberi +fruttiferi e di pioppi smisurati, vestiti d’edera e +di pampini, dove da ogni parte corrono rigagnoli, +zampillano fontane e s’incrociano canali, +fra spalliere altissime di verzura e di fiori. L’altura +opposta è coronata di migliaia d’aloè alti +due volte un uomo. Lungo le mura sono grandi +scoscendimenti di terreno, fossi profondi, ricolmi +di vegetazione; frammenti immani di +bastioni e di torri franate; un disordine grandioso +e severo di rovine e di verde, che rammenta +i tratti più pittoreschi delle mura di +Costantinopoli. Passiamo dinanzi alla porta del +Ghisa, alla porta di Ferro, alla Porta del Padre +delle Cuoia, alla porta nuova, alla porta +bruciata, alla porta da aprirsi, alla porta del +Leone, alla porta di Sidi Buxida, alla porta +del Padre dell’Utilità, e rientriamo, per la porta +della Nicchia del burro, nella nuova Fez. Qui<span class="pagenum"><a name="Page_268" id="Page_268">[268]</a></span> +sono grandi giardini, vasti spazi aperti, larghe +piazze circondate di mura merlate, di là +dalle quali si vedono altre piazze e altre mura, +e porte arcate e torri e ponti, e bellissimi prospetti +lontani di colline e di monti. Alcune +porte sono altissime e hanno i battenti rivestiti +di lastre di ferro, tempestate di enormi chiodi. +Avvicinandoci al Fiume delle perle, troviamo +un cavallo fradicio steso in mezzo alla strada. +Lungo il muro v’è un centinaio d’arabi lavandai, +che saltellano sopra la biancheria ammucchiata +sulla sponda. Incontriamo pattuglie di +soldati, personaggi di corte a cavallo, piccole +carovane di cammelli, frotte di donne della +campagna, coi bimbi sospesi alla schiena, che +si coprono il viso passandoci accanto. E finalmente +vediamo dei visi che ci sorridono. Entriamo +nel Mellà, il quartiere degli Ebrei. È +una vera entrata trionfale. S’affacciano alle terrazze +e alle porte, scendono nella strada, si +chiamano l’un l’altro, accorrono da tutti i vicoli. +Gli uomini capelluti e ravvolti nel loro +lungo vestito, col capo coperto d’un fazzoletto +annodato sotto il mento, come le donne, +s’inchinano con un sorriso cerimonioso. Le +donne, bianchissime, rotondette, vestite di panni +verdi e rossi gallonati e ricamati d’oro, ci augurano +<i>buenos dias</i> e ci dicono mille cose gentili +coi loro smaglianti occhi neri. Alcuni bimbi ci<span class="pagenum"><a name="Page_269" id="Page_269">[269]</a></span> +vengono a baciare le mani. Per sottrarci a quell’ovazione +e al sudiciume delle strade, prendiamo +una via traversa e riusciamo in un campo +tutto coperto di grandi sepolcri di muratura, +della forma di parallelepipedi, bianchi come +la neve, che ci dicono essere il cimitero israelitico. +Di qui torniamo in città, e dopo un altro +miglio di cammino per strade tortuose e immonde, +bruciati dal sole, saettati da mille +sguardi, maledetti da mille bocche, rientriamo +finalmente, colla testa in tumulto e le ossa +rotte, nel palazzo dell’Ambasciatore.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>O Fez!—dice uno storico arabo—tutte +le beltà della terra sono riunite in te! E soggiunge +che Fez è stata sempre la sede della +saggezza, della scienza, della pace, della religione; +la madre e la regina di tutte le città +del Magreb; che i suoi abitanti hanno l’ingegno +più fino e più profondo degli altri abitanti +del Marocco; che tutto quello che è in essa e +intorno ad essa è benedetto da Dio; persino +l’acqua del Fiume delle perle, la quale guarisce +dal mal della pietra, immorbidisce la pelle, +profuma i panni, distrugge gl’insetti, rende più +dolci (se è bevuta a digiuno) i piaceri dei +sensi e contiene pietre preziose d’inestimabile +valore. E non meno poeticamente è raccontata +dagli scrittori arabi la storia della sua fondazione.<span class="pagenum"><a name="Page_270" id="Page_270">[270]</a></span> +Quando gli Abassidi, sul finire dell’ottavo +secolo, si divisero in due fazioni, un principe +della fazione vinta, Edris-ebn-Abd-Allà, +si rifugiò nel Magreb, poco lontano dal luogo +dove sorse poi la città di Fez; e qui visse +nella solitudine, pregando e meditando, finchè +per la sua origine illustre e per la sua santa +vita, avendo acquistato gran fama in mezzo ai +Berberi della contrada, questi lo elessero loro +capo. A poco a poco, colle armi e coll’alta +autorità di discendente d’Alì e di Fatima, egli +estese la sua sovranità sopra una gran parte +del paese, convertendo forzatamente all’islamismo +idolatri, cristiani ed ebrei; e pervenne a +tal grado di potenza, che il Califfo d’Oriente +Arun-er-Rescid, ingelosito, lo fece avvelenare +da un finto medico, per distruggere con lui il +suo impero nascente. Ma i Berberi diedero solenne +sepoltura ad Edris e riconobbero per Califfo +un suo figliuolo postumo Edris-ebn-Edris, +il quale salì sul trono a dodici anni, consolidò +ed accrebbe l’opera del padre, e si può dir che +sia stato il vero fondatore dell’Impero del Marocco, +il quale rimase fino alla fine del decimo +secolo nelle mani della sua dinastia. Fu questo +medesimo Edris che gettò le prime fondamenta +di Fez il tre febbraio dell’anno 808, +«in un vallone posto fra due alte montagne +coperte di ricchi boschi e irrigate da mille ruscelli,<span class="pagenum"><a name="Page_271" id="Page_271">[271]</a></span> +sulla riva destra del Fiume delle perle.» +La tradizione spiega in vario modo l’origine +di quel nome. Scavando per le fondamenta si +sarebbe trovata nella terra una grande scure +(che si chiama in arabo Fez) del peso di sessanta +libbre, e questa avrebbe dato il nome +alla città. Lo stesso Edris, dice un’altra leggenda, +lavorava alle fondamenta in mezzo ai suoi +operai, i quali, in segno di gratitudine, gli offrirono +una scure d’oro e d’argento, ed egli +volle perpetuare nel nome della nuova città la +memoria di quell’omaggio. Secondo un altro +racconto, il segretario d’Edris avrebbe domandato +un giorno al suo Signore qual nome egli +intendesse di porre alla città.—Il nome, rispose +il principe, della prima persona che incontreremo.—Passò +un uomo, lo interrogarono, +rispose che si chiamava Farès; ma essendo +balbuziente, pronunziò invece di Farès, Fez, e +il principe ritenne questo nome. Altri dice che +si chiamava <i>Zef</i> una grande città posta sul +Fiume delle perle, la quale esistette mille e +ottocento anni e fu distrutta prima che l’Islam +risplendesse sulla terra; ed Edris impose alla +sua metropoli il nome rovesciato della città distrutta. +Comunque sia, la città nuova s’accrebbe +rapidamente, e già sul principio del decimo +secolo rivaleggiava di splendore con Bagdad; +racchiudeva fra le sue mura la moschea El-Caruin<span class="pagenum"><a name="Page_272" id="Page_272">[272]</a></span> +e quella d’Edris, ancora esistenti, una la più vasta +e l’altra la più venerata dell’Affrica; ed era +chiamata la Mecca dell’occidente. Verso la metà +del undicesimo secolo Gregorio IX ci stabiliva +un episcopato. Sotto la dinastia degli Almoadi, +aveva trenta sobborghi, ottocento moschee, novantamila +case, diecimila botteghe, ottantasei +porte, vasti ospedali, bagni magnifici, una grande +biblioteca ricca di preziosissimi manoscritti greci +e latini; scuole di filosofia, di fisica, d’astronomia +e di lingua, a cui accorrevano dotti e letterati +d’ogni parte d’Europa e Levante; si +chiamava l’Atene dell’Affrica, ed era ad un tempo +la sede d’una fiera perpetua, dove affluivano i +prodotti dei tre continenti; e il commercio +europeo v’aveva i suoi bazar e i suoi alberghi, +e vi prosperavano, tra mori, arabi, berberi, +ebrei, neri, turchi, cristiani e rinnegati, cinquecentomila +abitanti. Ed ora quanto mutata! +Quasi tutti i giardini sono scomparsi, la più +parte delle moschee rovinarono, della gran biblioteca +non rimane che qualche volume tarlato, +le scuole son morte, il commercio languisce, +gli edifici si sfasciano, e la popolazione +è ridotta a meno assai della quinta parte +dell’antica. Fez non è più che una enorme carcassa +di metropoli abbandonata in mezzo all’immenso +cimitero del Marocco.</p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_273" id="Page_273">[273]</a></span></p><hr class="hid" /> + +<p>La nostra maggiore curiosità, dopo la prima +passeggiata per Fez, era di visitare le due famose +moschee El-Caruin e Mulei-Edris; ma +essendo vietato ai cristiani di mettervi piede, +ci dovemmo contentare del po’ che se ne vede +dalle strade: le porte ornate di musaici, i cortili +ad archi, le navate basse e lunghissime, divise +da una foresta di colonne e rischiarate +da una luce misteriosa. Non è però da credere +che queste moschee siano oggi quali erano al +tempo della loro gran fama, poichè già nel +secolo decimoquinto, il celebre storico Abd-er-Rhaman +ebn-Kaldun, descrivendo quella d’El-Caruin +(che Dio la nobiliti di più in più, com’egli +dice), accenna a parecchi ornamenti che +non esistevano più ai suoi tempi. Le prime +fondamenta di questa immensa moschea furono +gettate il primo sabato di Ramadan; l’anno 859 +di Gesù Cristo, a spese d’una pia donna del Kairuan. +Era da principio una piccola moschea di +quattro navate; ma l’abbellirono e l’ampliarono +a poco a poco governatori, emiri e sultani. +Sulla cima del minareto, innalzato dall’Imam +Ahmed ben Aby Beker, brillava una palla d’oro, +tempestata di perle e di pietre preziose, nella +quale era confitta la spada d’Edris-ebn-Edris, +fondatore di Fez. Alle pareti interne erano appesi +dei talismani che premunivano la moschea +dai nidi dei topi, degli scorpioni e dei serpenti<span class="pagenum"><a name="Page_274" id="Page_274">[274]</a></span> +Il Mirab—la nicchia rivolta verso la Mecca—era +così splendido, che gl’imam dovettero +farlo imbiancare perchè non distraesse i fedeli +dalla preghiera. V’era un pulpito d’ebano ornato +d’avorio e di gemme. V’erano duecento +settanta colonne che formavano sedici navate +di ventun arco ciascuna, quindici grandi porte +d’entrata per gli uomini e due piccole per le +donne, e mille settecento <a name="tn274a" id="tn274a"></a><ins class="correction" title="originale: lampadi">lampade</ins> che nella +ventisettesima notte di Ramadan consumavano +tre quintali e mezzo d’olio. Tutti particolari +che lo storico Kaldun reca con <a name="tn274b" id="tn274b"></a><ins class="correction" title="originale: grande">grandi</ins> esclamazioni +di meraviglia e di gioia, soggiungendo +che fra le navate, il cortile, le gallerie, i vestiboli +e le soglie delle porte, misurato lo spazio +palmo per palmo, la moschea potea contenere +ventiduemila settecento persone, e che +per pavimentare il solo cortile erano stati impiegati +cinquantaduemila mattoni. «Gloria ad +Allà, signore dei mondi, immensamente misericordioso +e re del giorno del giudizio finale!».</p> + +<p>Aspettando che il Sultano fissasse il giorno +per il ricevimento solenne, si fecero varie passeggiate, +in una delle quali ricevetti «un’impressione» +affatto nuova per me. Ci avvicinavamo +alla Porta bruciata, <i>Beb-el-Maroc</i>, per +rientrare in città, quando il vice-console uscì<span class="pagenum"><a name="Page_275" id="Page_275">[275]</a></span> +in una esclamazione che mi fece rabbrividire:—Due +teste!—Alzai gli occhi al muro, intravvidi +due lunghe striscie di sangue rappreso +e non ebbi cuore di guardar più su. Erano +due teste, mi dissero, appese per i capelli al +di sopra della porta; una che pareva d’un giovanetto +d’una quindicina d’anni, l’altra d’un +uomo tra i venticinque e i trenta: tutti e due +mori. Si seppe in seguito ch’erano state appese +nella notte, e si diceva che fossero due teste +di ribelli delle terre confinanti coll’Algeria, +portate a Fez il giorno avanti. Ma il sangue +colato faceva sospettare che fossero state recise +nella città medesima e forse davanti a +quella medesima porta. Comunque fosse, ci fu +noto in quella occasione che le teste dei ribelli +sono sempre, dalla terra ribellata, portate alla +sede della corte e presentate al Sultano; dopo +di che i soldati imperiali acciuffano il primo +ebreo che incontrano, gli fanno cavare dalle +teste il cervello e riempire il vuoto di stoppa +e di sale, e le appendono a una porta della +città. Dopo che son state là qualche giorno—a +Fez, per esempio—un corriere se le mette +in un canestro e le porta a Mechinez, dove +sono esposte daccapo, e poi ritolte per essere +portate a Rabatt, e via via, di città in città fin +che sian putrefatte. Non sembra però che questo +sia accaduto delle due teste di Beb-el-Maroc,<span class="pagenum"><a name="Page_276" id="Page_276">[276]</a></span> +poichè il giorno dopo, non vedendole più, domandammo +a un servo arabo che cosa ne +avessero fatto, ed egli rispose con un gesto:—Sepolte.—Ma +s’affrettò a soggiungere, come +per consolarci:—Ce n’è già per strada molte +altre.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Due giorni prima del ricevimento solenne, +fummo invitati a colezione da Sid-Mussa.</p> + +<p>Sid-Mussa non ha il titolo nè di gran vizir, +nè di ministro, nè di segretario; si chiama semplicemente +Sid-Mussa; è nato schiavo; è un +mancipio del Sultano, che domani può spogliarlo +d’ogni suo avere, cacciarlo in fondo a +una prigione o fare appendere il suo capo ai +merli di Fez, senza renderne conto a nessuno; +ma è nello stesso tempo il ministro dei ministri, +l’anima del governo, la mente che tutto abbraccia +e tutto move dall’Oceano alla Muluia e dal Mediterraneo +al deserto, e dopo il Sultano il personaggio +più famoso dell’Impero. Si può dunque +immaginare la curiosità che ci fremeva +dentro, la mattina che, circondati, come al solito, +di gente armata, e accompagnati dal Caid +e dagl’interpreti, ci recammo, con un lungo +codazzo di popolo, a casa sua, che si trova +nella nuova Fez.</p> + +<p>Fummo ricevuti alla porta da uno stuolo di +servi arabi e neri, ed entrammo in un giardino<span class="pagenum"><a name="Page_277" id="Page_277">[277]</a></span> +chiuso da alti muri, in fondo al quale, sotto un +piccolo portico, aspettava Sid-Mussa, circondato +dei suoi ufficiali, tutti vestiti di bianco.</p> + +<p>Il famoso ministro porse tutt’e due le mani, +con un atto vivace, all’Ambasciatore, chinò la +testa sorridendo verso di noi e ci fece entrare +in una piccola sala a terreno, dove sedemmo.</p> + +<p>Che strana figura! Per un pezzo rimanemmo +tutti attoniti a guardarlo. È un uomo sulla +sessantina, mulatto, quasi nero, di mezzana +statura; ha una testa grossissima e oblunga, due +occhi lampeggianti che lanciano uno sguardo +astutissimo, un gran naso forcuto, una gran bocca, +due file di denti enormi, un mento smisurato; +e malgrado questi tratti ferini, un sorriso affabile, +un’espressione benigna e modi e inflessioni +di voce quanto si può dire cortesi. Ma +con nessuna gente quanto coi mori, dice chi +li conosce, è facile ingannarsi giudicando l’animo +dall’aspetto. Non nell’animo però, nella +testa di quell’uomo io avrei voluto vedere! Non +ci avrei trovato per certo una grande dottrina. +Forse non più che qualche pagina del Corano, +qualche periodo della storia dell’Impero, qualche +vaga nozione geografica dei primi stati +d’Europa, qualche idea di astronomia, qualche +regola d’aritmetica. Ma in compenso, che profonda +conoscenza del cuore umano, che prontezza<span class="pagenum"><a name="Page_278" id="Page_278">[278]</a></span> +di percezione, che sottigliezza di scaltrimenti, +che trama intricata di faccende lontanissime +da ogni nostra consuetudine, quanti +curiosi segreti di reggia, e chi sa che guazzabuglio +di rimembranze d’amori, di supplizi, +d’intrighi, di vicende strane e tremende! E +c’era fors’anche, sotto quel bianco turbante, un +concetto della civiltà europea e dello stato del +Marocco, non molto diverso dal nostro; tanto +che, se avesse potuto esprimere il suo pensiero, +avrebbe esclamato:—Eh! cari signori, ne +sono più persuaso di voi!—ma era un pensiero +imprigionato nel turbante. La stanza, per +stanza moresca, era sontuosamente mobiliata, +poichè conteneva un piccolo sofà, un tavolino, +uno specchio e parecchie seggiole. Le pareti +erano decorate di tappeti rossi e verdi, il soffitto +dipinto, il pavimento a musaico. Nulla +però di straordinario per la casa d’un ministro +ricchissimo come Sid-Mussa.</p> + +<p>Scambiati i complimenti d’uso, fummo condotti +nella sala della mensa, ch’era da un altro +lato del giardino.</p> + +<p>Sid-Mussa, giusta il suo costume, non venne.</p> + +<p>La sala della mensa era, come l’altra, decorata +di tappeti rossi e verdi. In un angolo si vedeva +un armadio, con su due mazzi di vecchi fiori +finti, coperti da una campanella di vetro; e +accanto all’armadio uno di quei piccoli specchi<span class="pagenum"><a name="Page_279" id="Page_279">[279]</a></span> +colla cornice dipinta a fiori, che si trovano da +noi in tutte le locande di villaggio. Sulla tavola, +una ventina di piatti pieni di grossi confetti +bianchi, della forma di palle e di carrube; +le posate e le stoviglie bellissime; molte bottiglie +d’acqua; non una goccia di vino. Sedemmo +e fummo subito serviti. Ventotto piatti +senza contare i dolci! Ventotto enormi piatti, +ognuno dei quali sarebbe bastato a sfamare +venti persone: di tutte le forme, di tutti gli +odori, di tutti i sapori; pezzi smisurati di montone +allo spiedo, polli impomatati, selvaggina +alla ceretta, pesci al cosmetico, fegatini alla +stearina, torte all’unto di sego, legumi in salsa +di sugna, ova in conserva di manteca, insalate +trite peste impastate e combinate a musaico; +dolci di cui ogni boccone basterebbe a purgare +un uomo d’un delitto di sangue; e con tutte +queste ghiottonerie, grandi bicchieri d’acqua +fresca, nei quali spremevamo dei limoni che +c’eravamo portati in tasca; e poi una tazza di +tè giulebbato; e infine uno stuolo di servi che +irruppe nella sala, e innondò d’acqua di rosa +noi, la tavola e le pareti: tale fu la colezione +di Sid-Mussa.</p> + +<p>Quando ci alzammo da tavola, venne un ufficiale +ad annunciare all’Ambasciatore che Sid-Mussa +stava dicendo le sue preghiere, e che +appena finito, avrebbe con grandissimo piacere<span class="pagenum"><a name="Page_280" id="Page_280">[280]</a></span> +conferito con lui. Subito dopo comparve un +vecchio tutto tremante, sorretto da due mori, +il quale afferrò le mani all’Ambasciatore e +gliele strinse furiosamente dicendo con grande +concitazione:—Benvenuto! Benvenuto! Benvenuto +l’Ambasciatore del Re d’Italia! Benvenuto +fra noi! Bel giorno per noi!—Era il +gran sceriffo Bacali, uno dei più potenti personaggi +della corte e dei più ricchi proprietari +dell’Impero, confidente del Sultano, possessore +d’un grande arém, malato da due anni di dispepsia; +il quale rallegra, si dice, gli ozî del suo +Signore con motti arguti e atteggiamenti comici; +facoltà che non traspare affatto dal suo +viso truce e dai suoi modi impetuosi. Dopo di +lui comparirono i due figliuoli di Sid-Mussa; +uno di cui ho dimenticato affatto la fisonomia, +che disparve dopo i primi saluti; l’altro, un +bellissimo giovane di venticinque anni, segretario +intimo del Sultano: un viso di donna con +due grand’occhi castagni d’una dolcezza indescrivibile; +allegro, disinvolto, irrequieto, che +stropicciava continuamente, con tutt’e due le +mani, le falde del suo ampio caffettano aranciato.</p> + +<p>Usciti il Bacali e l’Ambasciatore, rimanemmo +noi con alcuni ufficiali seduti sul pavimento, e +il segretario del Sultano, seduto, in onor nostro, +sopra una seggiola.<span class="pagenum"><a name="Page_281" id="Page_281">[281]</a></span></p> + +<p>Il simpatico giovane intavolò subito la conversazione +per mezzo di Mohammed Ducali.</p> + +<p>Fissò gli occhi in viso all’Ussi e domandò +sottovoce chi era.</p> + +<p>—È il signor Ussi,—rispose il Ducali,—gran +maestro di pittura.</p> + +<p>—Dipinge colla macchina?—domandò il +giovane.</p> + +<p>Voleva dire la macchina fotografica.</p> + +<p>—No signore;—rispose l’interprete—dipinge +a mano.</p> + +<p>Parve che dicesse tra sè:—che peccato!—e +rimase un momento sopra pensiero. Poi +disse:—Domandavo.... perchè colla macchina +si lavora più preciso.</p> + +<p>Il Comandante pregò il Ducali di domandargli +in che punto di Fez si trovasse la fontana chiamata +di Ghalù, dal nome d’un ladro che Edriss, +il fondatore della città, fece inchiodare in un +albero vicino. Il giovane segretario si mostrò +altamente meravigliato che il Comandante sapesse +questo particolare storico, e gli fece domandare +in che maniera lo aveva saputo.</p> + +<p>—L’ho letto nella storia del Kaldun,—rispose +il Comandante.</p> + +<p>—Nella storia del Kaldun!—esclamò il +giovane.—Avete dunque letto la storia del +Kaldun! Vuol dire dunque che sapete l’arabo! +E dove avete trovato quest’istoria?<span class="pagenum"><a name="Page_282" id="Page_282">[282]</a></span></p> + +<p>Il Comandante rispose che quella storia si +trovava in tutte le nostre città, ch’era un libro +conosciutissimo in Europa, che l’avevan tradotto +in inglese, in francese e in tedesco.</p> + +<p>—Ma davvero!—esclamò l’ingenuo giovane.—Voi +tutti l’avete letta! E sapete queste +cose! Io non me lo sarei mai immaginato!</p> + +<p>E non finiva di farne le meraviglie.</p> + +<p>A poco a poco la conversazione s’infervorò, +ci presero parte anche gli ufficiali, e riuscimmo +a sapere varie cose singolari. L’Ambasciatore +inglese aveva regalato al Sultano due macchine +telegrafiche, e fatto insegnare a parecchie persone +della corte la maniera di servirsene; e +già se ne servivano, non pubblicamente, perchè +nella città, alla vista di quei fili misteriosi, sarebbe +nato un sottosopra; ma nell’interno del +palazzo imperiale; e non è a dire se il grande +ritrovato avesse stupito tutti. Non però fino +al punto che noi potremmo supporre, perchè +da quello che ne avevano inteso dir prima, +se n’erano fatto tutti, compreso il Sultano, un +concetto assai più meraviglioso; credevano, +cioè, che la trasmissione del pensiero non si +facesse già per mezzo della trasmissione successiva +delle lettere e delle parole; ma tutta +d’un colpo, istantaneamente, in modo che bastasse +un tocco per esprimere e trasmettere<span class="pagenum"><a name="Page_283" id="Page_283">[283]</a></span> +issofatto qualsivoglia discorso. Riconoscevano, +ciò non ostante, che la macchina era ingegnosa +e che poteva riuscir utile, particolarmente +nei nostri paesi, dove essendoci molta +gente e molto traffico, doveva esserci bisogno +di far ogni cosa alla spiccia. Il che significava +in altre parole: che cosa faremmo noi +del telegrafo? E a che termini sarebbe ridotta +la politica del nostro Governo, se alle domande +dei rappresentanti degli Stati d’Europa +si dovesse risponder subito e in poche parole? +e rinunziare a quella gran scusa dei ritardi e +a quell’eterno pretesto delle lettere smarrite, +che sono i corrieri, grazie a cui si può strascicare +per due mesi una quistione che potrebbe +esser risolta in due giorni? Si seppe, +oltre a questo, o piuttosto si capì, che il Sultano +è un uomo d’indole mite e di cuore +gentile, che vive austeramente, che ama una +donna sola, che mangia senza forchetta, come +tutti i suoi sudditi, e seduto in terra, ma +coi piatti posti sopra una piccola tavola dorata, +alta un palmo; che prima d’esser Sultano, +correva il <i>lab el barod</i> coi soldati, ed era +uno dei più destri; che ama il lavoro e fa molte +volte egli stesso quello che dovrebbero fare i +suoi servi, fino a incassare le proprie robe +nelle occasioni di partenza; e che infine il popolo +lo ama, ma anche lo teme, perchè sa<span class="pagenum"><a name="Page_284" id="Page_284">[284]</a></span> +di certo che quando scoppiasse una grande rivolta, +egli sarebbe il primo a saltare a cavallo +e a slanciarsi colla spada nel pugno +contro i ribelli. Ma con che garbo dicevan +queste cose! Che bei sorrisi e che bei movimenti! +Che peccato non intendere il loro +linguaggio tutto figure e colori, e non poter +leggere e frugare a nostro bell’agio dentro +quell’ingenua ignoranza!</p> + +<p>Dopo due ore ricomparvero l’Ambasciatore, +Sid-Mussa, il gran sceriffo e tutti gli ufficiali; +ci fu uno scambio interminabile di strette di +mano, di sorrisi, d’inchini, di saluti, di cerimonie, +che pareva si ballasse una contraddanza; +e finalmente, passando fra due lunghe ali di +servi attoniti, s’uscì. Uscendo, vedemmo all’inferriata +d’una grande finestra a terreno una decina +di visi di donne, nere, bianche e mulatte, +indiademate e scarmigliate; le quali, appena +apparimmo, scomparvero facendo un gran rumore +di pantofole e di sottane sbattute.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Fin dal primo giorno del viaggio, il Sultano +Mulei-el-Hassen era, come ognuno può immaginare, +l’oggetto principale della nostra curiosità. +Fu dunque una festa per tutti la sera che l’Ambasciatore +ci annunziò il ricevimento solenne per +la mattina seguente. In vita mia, non ho mai +levato le pieghe alla giubba, nè fatto scattare<span class="pagenum"><a name="Page_285" id="Page_285">[285]</a></span> +la molla del gibus, con più profonda compiacenza +che in quella occasione.</p> + +<p>Quella gran curiosità derivava, in parte, dalla +storia della sua dinastia. Si desiderava di vedere +un volto di quella terribile famiglia dei Sceriffi +Fileli, a cui gli storici danno il primato del fanatismo, +della ferocia e dei delitti su tutte le dinastie +che regnarono nel Marocco. Sul principio del +secolo decimosettimo, alcuni abitanti del Tafilet, +provincia dell’Impero che confina col deserto, +dalla quale gli sceriffi di quella dinastia prendono +il nome di Fileli, condussero dalla Mecca +nel loro paese uno sceriffo chiamato Alì, nativo +di Iambo, e discendente di Maometto per +Hassen, secondo figliuolo d’Alì e di Fatima. Il +clima della provincia di Tafilet, poco dopo il +suo arrivo, riprese una regolarità che da qualche +tempo aveva perduta; i datteri crebbero in +grande abbondanza; il merito ne fu attribuito ad +Alì; Alì venne eletto re, sotto il nome di Mulei-Sceriffo; +i suoi discendenti allargarono, a +poco a poco, colle armi, il dominio dell’avo; +s’impadronirono di Marocco e di Fez, scacciarono +la dinastia dei sceriffi Saadini, e regnarono, fino +ai nostri giorni, su tutto il paese compreso fra la +Muluia, il deserto ed il mare. Sidi-Mohammed, +figlio di Mulei-Sceriffo, regnò con sapiente +clemenza; ma dopo di lui il trono dei Sceriffi +s’affondò nel sangue. El Rescid governa col<span class="pagenum"><a name="Page_286" id="Page_286">[286]</a></span> +terrore, ruba l’ufficio al carnefice, lacera di propria +mano le mammelle alle donne perchè rivelino +il nascondiglio dei tesori dei mariti. +Mulei Ismaele, il principe lussurioso, l’amante +di ottomila donne e padre di mille duecento +figli, il fondatore del corpo famoso delle guardie +nere, il galante sultano che chiede in +isposa a Luigi XIV la figliuola della duchessa +La Valliére, fa appendere diecimila teste ai +merli di Marocco e di Fez. Mulei Ahmed el +Dehebi, avaro e crapulone, ruba i gioielli alle +donne di suo padre, s’istupidisce col vino, fa +strappare i denti alle sue belle e recidere il +capo a uno schiavo che ha troppo premuto il +tabacco nella sua pipa. Mulei Abd-Allà, vinto +dai Berberi, fa sgozzare, per sfogar la sua rabbia, +gli abitanti di Mechinez, aiuta il carnefice +a decapitare gli ufficiali del suo valoroso esercito +sconfitto, e inventa l’orribile supplizio di +cucir l’uomo vivo dentro un toro sventrato +perchè si putrefacciano insieme. Appare migliore +della propria razza Sidi-Mohammed, suo +figliolo, il quale si circonda di rinnegati cristiani, +cerca la pace e ravvicina il Marocco +all’Europa. Poi, daccapo, Mulei Yezid, violento, +crudele e fanatico, che per pagare i suoi soldati, +gli sguinzaglia al saccheggio dei quartieri +degli Ebrei in tutte le città dell’Impero; Mulei +Hesciam, che dopo un regno di pochi<span class="pagenum"><a name="Page_287" id="Page_287">[287]</a></span> +giorni, va a morire in un santuario; Mulei +Soliman, che distrugge la pirateria e ostenta +amicizia all’Europa, ma con arte astuta segrega il +Marocco da tutti gli Stati civili, e si fa portare +ai piedi del trono la testa degli ebrei rinnegati +a cui è sfuggita una parola di rammarico sulla +loro abjura forzata; Abd-er-Rhaman, il vinto +d’Isly, che fa calcinar vivi i congiurati nelle +mura di Fez; e infine Sidi-Mohammed, il vinto +di Tetuan, che per inculcare nei suoi popoli il +rispetto e la devozione, fa portare per i <i>duar</i> +e per le città le teste dei suoi nemici confitte +nei fucili dei suoi soldati. Nè son queste +le maggiori calamità che affliggono l’Impero +sotto la sciagurata dinastia dei Fileli. Sono +guerre colla Spagna, il Portogallo, l’Olanda, +l’Inghilterra, la Francia, i Turchi d’Algeri; insurrezioni +feroci di berberi, spedizioni disastrose +nel Sudan, rivolte di tribù fanatiche, ammutinamenti +delle guardie nere, persecuzioni +di cristiani; guerre accanite di successione tra +padre e figlio, tra zii e nipoti, tra fratelli e +fratelli; l’Impero a volta a volta smembrato e +ricomposto; Sultani cinque volte scoronati e +cinque volte rimessi in trono; vendette snaturate +tra principi consanguinei, gelosie di donne +e delitti orrendi, e miseria immensa, e decadenza +precipitosa alla barbarie antica; e in +ogni tempo questo principio trionfante: che<span class="pagenum"><a name="Page_288" id="Page_288">[288]</a></span> +non potendo assidersi la civiltà europea se +non sulle rovine di tutto l’edifizio politico e +religioso del Profeta, l’ignoranza è la miglior +salvaguardia dell’Impero, e la barbarie un elemento +necessario di vita. Con quest’aureola +storica ci si presentava alla fantasia il giovine +Sultano a cui stavamo per comparire dinanzi.</p> + +<p>Alle otto della mattina, l’Ambasciatore, il +vice-console, il signor Morteo, il Comandante +e il Capitano, vestiti delle loro splendide uniformi, +erano già radunati nel cortile, in mezzo +a una folla di soldati, fra i quali il caid, tutti +in pompa magna. Noi soli, i due pittori, il +medico ed io, tutti e quattro in giubba, gibus +e cravatta bianca, non osavamo uscire dalle +stanze, per timore che il nostro bizzarro vestire, +forse non mai visto a Fez prima d’allora, facesse +ridere il pubblico.—Vada prima lei—no, +tocca a lei—no, tocca a loro—; per un +quarto d’ora non si fece altro discorso, l’uno +cercando di spinger l’altro fuori della porta. +Finalmente, dopo una savia osservazione del +dottore, che disse:—L’unione fa la forza—; +uscimmo tutti e quattro insieme, stretti in un +gruppo, col capo basso e il cappello sugli occhi. +La nostra comparsa nel cortile destò una +viva meraviglia fra i soldati, i custodi e i servi +del palazzo, alcuni dei quali si nascosero dietro +i pilastri per ridere al sicuro. Ma fu ben<span class="pagenum"><a name="Page_289" id="Page_289">[289]</a></span> +altra cosa per la città. Montammo tutti a cavallo +e ci dirigemmo verso la porta della Nicchia +del burro, preceduti da un drappello di +fantaccini dalla divisa rossa, seguiti da tutti i +soldati della legazione, fiancheggiati da ufficiali, +interpreti, cerimonieri e cavalieri della +scorta di Ben-Kasen-Buhammei. Era un bellissimo +spettacolo quella mescolanza di cappelli +cilindrici e di turbanti bianchi, di uniformi +diplomatiche e di caffettani rosei, di spadine di +gala e di sciaboloni barbareschi, di guanti canarini +e di mani nere, di calzoni dorati e di +gambe nude; e lascio considerare che figura ci +facessimo noi quattro, vestiti da ballo, a cavallo +a una mula, seduti sopra una sella rossa alta +come un trono, grondanti di sudore e coperti +di polvere appena usciti di casa. Le strade erano +piene di gente. Al nostro apparire tutti si +fermavano e facevano ala. Guardavano il cappello +piumato dell’Ambasciatore, i cordoni d’oro +del capitano, le medaglie del Comandante, e +non davano alcun segno di meraviglia. Ma +quando passavamo noi quattro, ch’eravamo gli +ultimi, era prima uno stralunamento d’occhi e +poi un esilararsi di volti che metteva un vero +dispetto. Accanto a noi cavalcava Mohammed-Ducali: +lo pregai di tradurmi qualcuna delle +osservazioni che gli riuscisse di cogliere a volo. +Un moro, in mezzo a un crocchio, disse non<span class="pagenum"><a name="Page_290" id="Page_290">[290]</a></span> +so cosa, a cui mi parve che gli altri assentissero. +Il Ducali diede in uno scroscio di risa e +mi notificò che quella brava gente ci credeva +esecutori di giustizia. Alcuni, forse perchè il +nero è un colore odiato dai mori, ci guardavano +con un’aria quasi di disprezzo e di sdegno. Altri +scrollavano il capo in segno di commiserazione.—Signori,—disse +allora il medico,—se non +sappiamo farci rispettare, è colpa nostra; abbiamo +le armi; serviamocene; io darò per il +primo l’esempio.—Così dicendo, si tolse il +gibus, lo schiacciò e passando dinanzi a un +gruppo di mori che sorridevano, lo fece scattare +improvvisamente. La meraviglia e il turbamento +di quella gente, alla vista di quello +scatto misterioso, non si può esprimere. Tre o +quattro diedero un passo indietro e slanciarono +sul diabolico cappello uno sguardo di profonda +diffidenza. I pittori ed io, <a name="tn290" id="tn290"></a><ins class="correction" title="originale: incoraggiti">incoraggiati</ins> dall’esempio, +lo imitammo, e così a furia di pugni +nel gibus, arrivammo, rispettati e temuti, alle +mura delle città.</p> + +<p>Fuori della porta della Nicchia del Burro +erano schierati sul passaggio dell’ambasciata +duemila soldati di fanteria, in gran parte ragazzi, +che presentarono le armi, a modo loro, +gli uni dopo gli altri, e passati noi, si misero +la divisa sulla testa per ripararsi dal sole.</p> + +<p>Passammo un piccolo ponte che accavalcia<span class="pagenum"><a name="Page_291" id="Page_291">[291]</a></span> +il Fiume delle perle e ci trovammo nel luogo +destinato al ricevimento, dove si discese tutti +da cavallo.</p> + +<p>Era una vastissima piazza rettangolare, chiusa +su tre lati da alte muraglie merlate e da grosse +torri; sul quarto lato, dal Fiume delle perle. Nell’angolo +più lontano da noi s’apriva una stradicciuola, +fiancheggiata da due muri bianchi, che +conduceva ai giardini e alle case del Sultano, +completamente nascoste dai bastioni.</p> + +<p>La piazza, quando v’arrivammo, presentava +un aspetto ammirabile.</p> + +<p>Nel mezzo v’era una folla di generali, di cerimonieri, +di magistrati, di nobili, d’ufficiali, di +schiavi, arabi e neri, tutti vestiti di bianco, divisi +in due grandi schiere, l’una di fronte all’altra, +alla distanza d’una trentina di passi.</p> + +<p>Dietro una di queste schiere, dalla parte del +fiume, erano disposti in fila tutti i cavalli del +Sultano, grandi e bellissimi, bardati di velluto +ricamato d’oro; ciascuno tenuto da un palafreniere +armato. A un’estremità della schiera dei +cavalli, c’era una piccola carrozza dorata, che la +regina d’Inghilterra regalò all’Imperatore; il quale +la fa mettere in mostra in tutti i ricevimenti.</p> + +<p>Dietro i cavalli, e dietro l’altra schiera dei +personaggi della corte, si stendevano due file +lunghissime di guardie dell’Imperatore, vestite +di bianco.<span class="pagenum"><a name="Page_292" id="Page_292">[292]</a></span></p> + +<p>Tutt’intorno alla piazza, ai piedi delle mura +e lungo la riva del fiume, tremila soldati di +fanteria che apparivano appena come quattro +lunghissime strisce d’un color rosso fiammante; +e sull’altra riva del fiume, una folla immensa +di popolo, tutta bianca.</p> + +<p>Nel mezzo della piazza eran schierate le +casse contenenti i regali del Re d’Italia: un +Ritratto del re stesso, specchi, quadri di musaico, +candelabri, seggioloni.</p> + +<p>Noi ci andammo a mettere vicino alle due +schiere dei personaggi, in modo da formar con +esse un quadrato aperto verso il lato della piazza +donde doveva venire il Sultano. Dietro di noi +v’eran le casse; dietro le casse, tutti i soldati +dell’ambasciata schierati. Da un lato Mohammed +Ducali, il comandante della scorta, Salomone +Aflalo, e i marinai in uniforme.</p> + +<p>Un cerimoniere di faccia arcigna, armato +d’un nodoso bastone, ci schierò su due righe; il +Comandante, il capitano e il <a name="tn292" id="tn292"></a><ins class="correction" title="originale: vicecensole">viceconsole</ins>, davanti; +il medico, i pittori ed io, dietro. L’ambasciatore +stette cinque o sei passi davanti a noi, col signor +Morteo, che doveva fare da interprete.</p> + +<p>Tutti e sette, senz’accorgercene, ci avanzammo +a poco a poco d’alcuni passi.</p> + +<p>Il cerimoniere ci fece tornare indietro e c’indicò +col bastone il punto preciso dove dovevamo +restare.<span class="pagenum"><a name="Page_293" id="Page_293">[293]</a></span></p> + +<p>Quella esigenza ci fece specie, tanto più che +ci parve di veder brillare negli occhi del cerimoniere +un risolino astuto. Nello stesso punto +sentimmo un vivace bisbiglio che veniva dall’alto. +Guardammo in su, e vedemmo nei bastioni, +a una certa altezza, quattro o cinque finestre, +chiuse da persiane verdi, dietro le quali +si muovevano confusamente molte teste. Erano +teste di donna; il bisbiglio veniva di là; le finestre +appartenevano a una specie di loggia, +che per un lungo corridoio comunicava coll’arem +del Sultano; e il cerimoniere ci faceva +stare in quel certo punto per ordine del Sultano +stesso, al quale le donne avevano chiesto +di poter vedere i cristiani. Che peccato non +aver sentito quello che dicevano dei nostri +cappelli a staio e dei nostri vestiti a coda di +rondine!</p> + +<p>Il sole era ardentissimo, nella vasta piazza +regnava un profondo silenzio, tutti gli occhi +erano rivolti dalla stessa parte. Credo che in +quei momenti ai miei compagni, come a me, +batteva il cuore più forte.</p> + +<p>Aspettammo circa dieci minuti.</p> + +<p>All’improvviso, corse un fremito per tutto +l’esercito, s’intese un suono di banda, le trombe +squillarono, i personaggi della corte si curvarono +profondamente, le guardie, i palafrenieri +e i soldati misero un ginocchio in terra, e da<span class="pagenum"><a name="Page_294" id="Page_294">[294]</a></span> +tutte le bocche uscì un grido prolungato e tonante:—Dio +protegga il nostro Signore!</p> + +<p>Il Sultano s’avanzava verso di noi.</p> + +<p>Era a cavallo, seguito da una turba di cortigiani +a piedi, uno dei quali sorreggeva sopra +il suo capo un enorme parasole.</p> + +<p>Arrivato a pochi passi dall’Ambasciatore, si +fermò; una parte del suo seguito chiuse il +quadrato; gli altri gli rimasero intorno.</p> + +<p>Il cerimoniere del bastone gridò ad alta +voce:—L’Ambasciatore d’Italia!</p> + +<p>L’Ambasciatore, accompagnato dall’interprete, +col capo scoperto, s’avvicinò al Sultano.</p> + +<p>Questo gli disse in arabo:—Benvenuto! +Benvenuto! Benvenuto!—Poi gli domandò +se aveva fatto buon viaggio, e s’era stato soddisfatto +del servizio della scorta e del ricevimento +dei Governatori.</p> + +<p>Ma di tutto questo noi non udimmo nulla. +Eravamo affascinati. Quel Sultano, che l’immaginazione +ci aveva rappresentato sotto l’aspetto +d’un despota selvaggio e crudele, era il più bello +e più simpatico giovane che possa brillare alla +fantasia d’un’odalisca. È alto di statura e snello, +ha gli occhi grandi e soavi, un bel naso aquilino, +il viso bruno d’un ovale perfetto, contornato +d’una corta barba nera; una fisonomia nobilissima +e piena di dolce mestizia. Una cappa +bianca come la neve gli scendeva dalla testa<span class="pagenum"><a name="Page_295" id="Page_295">[295]</a></span> +ai piedi; il turbante era coperto da un alto +cappuccio; i piedi nudi e infilati in due babbucce +gialle; il cavallo grande e bianchissimo, +colla bardatura verde e le staffe d’oro. Tutta +quella bianchezza e quell’ampia e lunga cappa +gli davano un aspetto sacerdotale, una grazia +di regina, una maestà semplice ed amabile, che +corrispondeva ammirabilmente all’espressione +gentilissima del suo viso. Il parasole, insegna +del comando, che un cortigiano teneva un po’ inclinato +dietro di lui,—un gran parasole rotondo, +alto quasi tre metri, rivestito, sopra, di +seta color amaranto, sotto di seta azzurra, ricamata +d’oro, con una grossa palla dorata sulla +cima,—aggiungeva gentilezza e dignità alla +sua figura. L’atteggiamento grazioso, lo sguardo +così tra pensieroso e ridente, la sua voce sommessa +e monotona come il mormorìo d’un ruscello, +tutta insomma la sua persona e la sua +maniera aveva un non so che d’ingenuo e di +femmineo, e nello stesso tempo di solenne, che +ispirava una simpatia irresistibile ed un rispetto +profondo. Non mostrava d’aver più di trenta +due o trentatrè anni.</p> + +<p>—Sono lieto,—disse,—che il Re d’Italia +abbia mandato un Ambasciatore per stringere +maggiormente i legami della nostra antica +amicizia. La casa di Savoia non fece mai la +guerra al Marocco. Io amo la casa di Savoia e<span class="pagenum"><a name="Page_296" id="Page_296">[296]</a></span> +ho seguito con gioia e con ammirazione i grandi +avvenimenti che si compirono sotto i suoi aspicii +in Italia. Ai tempi di Roma antica, l’Italia era +il paese più potente del mondo. Poi si divise +in sette stati. I miei antenati furono amici di +tutti e sette questi stati. Ed io, ora che tutti e +sette si sono riuniti in un solo, ho concentrata +in quest’uno tutta l’amicizia che i miei +antenati nutrivano per gli altri.</p> + +<p>Disse queste parole lentamente, a pause, come +se le avesse studiate prima, e facesse di +tratto in tratto uno sforzo per rammentarsele.</p> + +<p>Fra le altre cose, l’Ambasciatore gli disse +che il Re d’Italia gli aveva mandato il suo ritratto.</p> + +<p>—È un dono prezioso,—rispose;—e io +lo farò porre nella sala dove dormo, in faccia +a uno specchio, che è il primo oggetto su cui +cadono i miei occhi allo svegliarmi; e così +ogni mattina, appena desto, vedrò riflessa l’immagine +del Re d’Italia, e penserò a lui.</p> + +<p>E poco dopo soggiunse:</p> + +<p>—Sono contento, e desidero che restiate +lungo tempo in Fez e spero che ne serberete +una buona memoria quando sarete tornati nella +vostra bella patria.</p> + +<p>Dicendo queste cose, teneva quasi sempre +gli occhi fissi sulla testa del cavallo. A momenti, +pareva che volesse sorridere; ma subito<span class="pagenum"><a name="Page_297" id="Page_297">[297]</a></span> +corrugava le soppracciglia come per richiamare +sul suo volto la gravità imperiale. Era curioso,—si +capiva,—di vedere che razza di gente fossimo +noi sette schierati a dieci passi dal suo cavallo; +ma non volendo guardarci direttamente, +girava gli occhi a poco a poco, e poi con uno +sguardo rapidissimo ci abbracciava tutti e sette +insieme, e in quel momento nel suo occhio +brillava una certa espressione indefinibile d’ilarità +infantile, che faceva un graziosissimo contrasto +colla maestà di tutta la sua persona. +Il folto corteo che gli stava dietro e ai lati, +pareva pietrificato. Tutti gli occhi eran fissi in +lui, non si sentiva un respiro, non si vedevano +che volti immobili in un atteggiamento +di venerazione profonda. Due mori, con mano +tremante, gli cacciavano le mosche dai piedi; +un altro, di tratto in tratto, gli passava la mano +sul lembo della cappa come per purificarla dal +contatto dell’aria; un quarto, in atto di sacro +rispetto, accarezzava la groppa del cavallo; +quello che reggeva il parasole, stava cogli occhi +bassi, immobile come una statua, quasi +fosse confuso e sgomento dalla solennità del +suo ufficio. Tutto, intorno a lui, esprimeva +la sua enorme potenza, l’immensa distanza +che lo separava da tutti, una sottomissione +sconfinata, una devozione fanatica, una svisceratezza +d’amore pauroso e selvaggio, che sembrava<span class="pagenum"><a name="Page_298" id="Page_298">[298]</a></span> +domandare d’essere provato col sangue. +Non pareva un monarca; ma un Dio.</p> + +<p>L’Ambasciatore gli porse le sue credenziali +e gli presentò il Comandante, il capitano e il +vice-console, i quali gli s’avvicinarono l’un +dopo l’altro e stettero qualche momento dinanzi +a lui nell’atteggiamento del saluto.</p> + +<p>Guardò con particolare attenzione le decorazioni +del Comandante.</p> + +<p>—Il medico,—disse poi l’Ambasciatore +accennando noi quattro,—e tre <i>scienziati</i>.</p> + +<p>I miei occhi incontrarono gli occhi del Dio, +e tutti i periodi, già concepiti, di questa descrizione, +mi si scompigliarono nella mente.</p> + +<p>Il Sultano domandò con curiosità chi fosse il +medico.</p> + +<p>—Quello a destra,—disse l’interprete.</p> + +<p>Lo guardò attentamente.</p> + +<p>Poi, accompagnando le parole con un atto +gentile della mano destra, disse:—La pace +sia con voi! La pace sia con voi! La pace +sia con voi!</p> + +<p>E voltò il cavallo.</p> + +<p>La banda suonò, le trombe squillarono, i +cortigiani curvarono la testa, le guardie, i +soldati e i servi misero un ginocchio in terra, +e scoppiò un’altra volta da tutti i petti un grido +lungo e sonoro:—Dio protegga il nostro +Signore!<span class="pagenum"><a name="Page_299" id="Page_299">[299]</a></span></p> + +<p>Scomparso il Sultano, si confusero le due +schiere dei grandi personaggi, e vennero verso +di noi Sid-Mussa, i suoi figliuoli, i suoi ufficiali, +il ministro della guerra, il ministro delle +finanze, il gran sceriffo Bacali, il grande cerimoniere, +i più grossi pezzi della corte, sorridendo, +vociando, agitando le braccia in segno +di festa. Poco dopo, avendo Sid-Mussa invitato +l’Ambasciatore a riposarsi in un giardino +del Sultano, si montò tutti a cavallo, +si attraversò la piazza, s’infilò la stradicciuola +misteriosa e s’entrò nell’augusto recinto del +quartiere imperiale. Vicoli fiancheggiati da alti +muri, piazzette, cortili, case in rovina, case +in costruzione, porte ad arco, corridoi, giardinetti, +piccole moschee, un labirinto da perderci +il capo, e per tutto operai affaccendati, schiere +di servi, sentinelle armate, e qualche viso di +schiava dietro le inferriate delle finestre e agli +spiragli delle porte: non si vide altro. Non un +edifizio di bella apparenza, nè altra cosa, fuor +delle guardie, che indicasse l’abitazione d’un +Monarca. Entrammo in un giardino vasto ed +incolto, tutto viali ombrosi incrociati ad angolo +retto e chiuso da mura altissime come il giardino +d’un convento, e di là, dopo un breve riposo, +ritornammo a casa,—spargendo per la +strada,—il medico, i pittori ed io,—l’ilarità +colla giubba e il terrore coi gibus.<span class="pagenum"><a name="Page_300" id="Page_300">[300]</a></span></p> + +<p>Per tutto quel giorno non si parlò d’altro che +del Sultano. Aveva innamorato tutti. L’Ussi si +provò cento volte a schizzarne la figura e buttò +via la matita disperato. Lo proclamammo tutti +il più bello e il più amabile di tutti i Monarchi +maomettani; e perchè la proclamazione +fosse veramente <i>nazionale</i>, ci piacque di sentire +il parere anche del cuoco e dei due marinai.</p> + +<p>Il cuoco, al quale tutti gli spettacoli veduti +da Tangeri a Fez non avevano strappato mai altro +che un sorriso di profonda commiserazione, +si mostrò generoso coll’Imperatore.</p> + +<p>—<i>A l’è un bel omm,</i>—disse,—<i>a i é nen +a diie</i> (è un bell’uomo, non c’è che dire); ma +bisognerebbe che andasse a viaggiare (parole +testuali) <i>dove c’è l’istruzione</i>.</p> + +<p>Questo <i>dove</i>, naturalmente, era Torino.</p> + +<p>Luigi, il calafato, benchè napoletano, fu più +laconico. Domandato che cosa avesse osservato +nell’Imperatore, stette un po’ sopra pensiero +e rispose sorridendo:</p> + +<p>—<i>Aggio osservato ch’a stu paese manc’ u Re +porta i’ calzette!</i></p> + +<p>Il più comico fu il Ranni.—Che cosa t’è +parso del Sultano?—gli domandò il Comandante.</p> + +<p>—M’è parso,—rispose francamente e colla +maggior serietà,—che avesse paura.<span class="pagenum"><a name="Page_301" id="Page_301">[301]</a></span></p> + +<p>—Paura!—esclamò il Comandante.—Di +chi?</p> + +<p>—Di noi. Non ha visto com’è diventato +smorto e come parlava, che quasi gli mancava +il fiato?</p> + +<p>—Ma tu sei matto! E vuoi che lui, in mezzo +a tutte le sue guardie e a tutto il suo esercito, +avesse paura di noi altri?</p> + +<p>—Così m’è parso,—rispose il Ranni imperturbabile.</p> + +<p>Il Comandante lo guardò fisso e poi si pigliò +la testa fra le mani in atto di profondo +scoraggiamento.</p> + +<p>Quella stessa sera entrarono nel palazzo, +condotti da Selam, due mori, i quali avendo +inteso raccontare meraviglie dei nostri gibus, +desideravano di vederli. Andai a prendere il +mio e lo apersi sotto i loro occhi. Vi guardarono +dentro tutti e due con grande curiosità +e parvero molto meravigliati. Credevano +probabilmente di trovarci chi sa che complicato +meccanismo di ruote e di cerniere, e non vedendoci +nulla, si confermavano forse nella superstizione +divulgatissima fra il volgo moresco +che in tutti gli oggetti dei cristiani ci sia qualcosa +di diabolico.—Ma non c’è nulla!—esclamarono +tutti e due ad una voce.—Ma qui +sta,—risposi per mezzo di Selam,—qui sta +appunto il meraviglioso di questi cappelli soprannaturali,<span class="pagenum"><a name="Page_302" id="Page_302">[302]</a></span> +che facciano quello che fanno, senz’aiuto +d’ordigni!—Selam rise, essi sospettarono +la celia, e allora m’ingegnai di spiegare il meccanismo +nascosto; ma mi parve che ne capissero +poco. Domandarono poi, andandosene, se i +cristiani mettevano quella molla nei cappelli +«per ricreazione.»—E tu, domandai a +Selam—che cosa ne dici di questi arnesi?—Dico,—rispose +con un’alterezza sprezzante, +appuntando il dito contro il cappello,—che +se dovessi vivere cento anni nei vostri +paesi, forse, a poco poco, adotterei la +vostra maniera di vestire,—le scarpe, la cravatta +ed anche i brutti colori che piacciono a +voi;—ma quell’arnese lì,—quella orribile +cosa nera... ah! Dio m’è testimonio che vorrei +piuttosto la morte!</p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_303" id="Page_303">[303]</a></span></p> + +<hr class="hid2" /> + +<p>A questo punto comincia il mio giornale di +Fez, che abbraccia tutto il tempo trascorso dal +ricevimento dell’Imperatore fino alla partenza +per Mechinez.</p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p class="right smaller"> +20 Maggio.<br /> +</p> + +<p>..... Oggi il primo custode del palazzo ci +diede in segretezza la chiave della terrazza, +raccomandandoci caldamente di usare prudenza. +Pare ch’egli abbia ricevuto ordine, non di rifiutarci +quella chiave, ma di non darla che +quando ne fosse pregato; e questo perchè le +terrazze (a Fez come nelle altre città del Marocco) +appartengono alle donne, e sono considerate +quasi come un’appendice dell’arem. +Siamo dunque saliti sulla terrazza, che è vastissima, +e tutta circondata da un muro più alto +d’un uomo, munito di alcune finestre della +forma di feritoie. Il palazzo essendo molto alto, +e posto in un luogo eminente, si vedono di lassù +migliaia di terrazze bianche, le alture circostanti +alla città, i monti lontani; e sotto, un altro piccolo<span class="pagenum"><a name="Page_304" id="Page_304">[304]</a></span> +giardino, di mezzo al quale s’alza una palma +smisurata, che sorpassa l’edifizio di quasi un terzo +del proprio fusto. Avvicinando il viso a quelle +finestrine, ci parve d’affacciarci a un mondo +nuovo. Sulle terrazze vicine e lontane v’erano +molte donne, la maggior parte, a giudicar dal +vestito, di condizione agiata,—signore,—se +questo titolo si può dare alle donne moresche. +Parecchie stavano sedute sui parapetti, altre +passeggiavano, alcune saltellavano con un’agilità +di scoiattoli di terrazza in terrazza, si +nascondevano, ricomparivano, e si spruzzavano +acqua nel viso ridendo come pazze. Più d’una +era seduta in un atteggiamento che avrebbe +senza dubbio corretto se avesse sospettato che +l’occhio d’un uomo la stava osservando. C’erano +vecchie, giovani, bambine di otto o dieci +anni, tutte con vestiti di forme bizzarre e di +colori vivissimi. Le più avevano le treccie giù +per le spalle, un fazzoletto di seta rossa o +verde stretto intorno al capo a modo di benda, +una specie di caffettano di vario colore, con +larghe maniche, serrato intorno alla vita da +una cintura azzurra o vermiglia; un corpettino +di velluto aperto sul petto; calzoncini, babbuccie +gialle e grossi anelli d’argento sopra la +noce del piede. Le serve e le bambine non +avevano altro che la camicia. Una sola di queste +«signore» era abbastanza vicina da poterne<span class="pagenum"><a name="Page_305" id="Page_305">[305]</a></span> +discernere il viso. Era una donna sui +trent’anni, vestita in gala, affacciata a una terrazza +posta a un salto di gatto sotto la nostra. +Guardava in un giardino, colla testa appoggiata +sulla mano. La osservammo col cannocchiale. +Dei del cielo, che pittura! Nero d’antimonio +sotto gli occhi, rossetto sulle guancie, bianchetto +nel collo, hennè sulle unghie: era tutta +una tavolozza. Ma bella, malgrado i trent’anni: +un visetto pieno, due occhi a mandorla, velati +di lunghe ciglia e languidissimi; un nasino +un po’ rivolto in su; una boccuccia rotonda, +secondo l’espressione dei poeti moreschi, come +un anello; e un corpicino di silfide di +cui il vestito sottile metteva in evidenza le +curve molli e gentili. Pareva triste, e forse +era cagione della sua tristezza una quarta sposa +di quattordici anni, entrata nell’arem pochi dì +innanzi, della quale essa aveva già sentito il +trionfo nel freddo amplesso di suo marito. Di +tratto in tratto si guardava una mano, un braccio, +le treccie che le cadevano sul seno, e sospirava. +Una voce sfuggita a un di noi la riscosse; +guardò in su, e accortasi che la guardavamo, +scavalcò il parapetto della terrazza +colla destrezza d’un acrobata, saltò sopra una +terrazza sottostante, e scomparve. Per veder +meglio, mandammo a pigliare una seggiola, si +giocò a pari e dispari a chi toccasse pel primo,<span class="pagenum"><a name="Page_306" id="Page_306">[306]</a></span> +toccò a me, la misi contro il muro, vi salii +su e riuscii con mezzo il busto al disopra del +parapetto. Fu come l’apparizione d’un nuovo +astro nel cielo di Fez: mi si passi il paragone +immodesto. Mi videro subito dalle prime +case, fuggirono, ricomparvero, annunziarono +l’avvenimento alle donne delle terrazze più vicine; +in pochi minuti, di terrazza in terrazza, +si sparse la notizia per mezza la città; sbucarono +curiose da tutte le parti, io mi trovai +alla berlina. Ma la bellezza dello spettacolo +mi tenne fermo al mio posto. Erano centinaia +di donne e di bambine, ritte sui parapetti, sulle +torricine, sulle scale esterne, tutte rivolte verso +di me, tutte vestite di colori fiammanti, dalle +più vicine di cui discernevo i volti attoniti, +fino alle più lontane, d’altri quartieri della città, +che apparivano appena come puntini bianchi, +verdi e vermigli; alcune terrazze affollate che +sembravano piene di fiori; per tutto un brulichio, +un va e vieni, un gesticolamento, da +parere che tutta quella gente assistesse a qualche +fenomeno celeste. Per non mettere sottosopra +tutta la città, tramontai, ossia discesi +dalla seggiola, e per qualche minuto non ci +salì nessuno. Poco dopo stava alla berlina il +Biseo ed era anch’egli bersagliato da mille +sguardi, quando, sopra una terrazza lontana, +tutte le donne gli voltarono improvvisamente le<span class="pagenum"><a name="Page_307" id="Page_307">[307]</a></span> +spalle, e corsero ad affacciarsi dalla parte opposta; +e così di terrazza in terrazza, per una +lunga fila di case. Sul primo momento non +capimmo che cosa fosse accaduto. Il vice-console +fu il primo a indovinarlo.—Un grande +avvenimento,—disse;—passano per le strade +di Fez il Comandante e il capitano.—E infatti +di lì a poco, si videro rosseggiare sopra +una delle alture che dominano la città, le divise +dei soldati della scorta, e col cannocchiale si riconobbe +il Comandante ed il capitano a cavallo. +Un altro voltafaccia di donne sopra un gran +numero di terrazze, ci annunziò, poco dopo, il +passaggio d’un’altra comitiva italiana; e trascorsi +dieci minuti vedemmo biancheggiare sull’altura +opposta la <i>cuffía</i> egiziana dell’Ussi e il cappello +inglese del Morteo. Dopo questo l’attenzione +universale si rivolse daccapo a noi, e saremmo +stati là a godercela un pezzo; ma sopra una +terrazza vicina cinque o sei monelle di schiave, +di tredici o quattordici anni, si misero a guardarci +e a sghignazzare così insolentemente, che +fummo costretti, per il decoro della cristianità, +a privare il bel sesso metropolitano della nostra +meravigliosa presenza.<span class="pagenum"><a name="Page_308" id="Page_308">[308]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Ieri siamo stati a pranzo dal Gran Visir +Taib Ben Iamani, soprannominato Boascerin, +che significa, secondo alcuni, vincitore al gioco +della palla, e secondo altri, padre di venti figli: +gran vizir, però, non d’altro che di titolo, +per aver occupato quella carica suo padre sotto +il regno del precedente Sultano.</p> + +<p>Il messo latore dell’invito fu ricevuto dall’Ambasciatore +in nostra presenza.</p> + +<p>—Il Gran Vizir Taib Ben Iamani Boascerin,—disse +con molta gravità,—prega l’Ambasciatore +d’Italia e il suo seguito di voler +pranzare oggi in casa sua.</p> + +<p>L’Ambasciatore ringraziò.</p> + +<p>—Il Gran Vizir Taib Ben Iamani Boascerin,—continuò +colla stessa gravità—prega pure +l’Ambasciatore e il suo seguito di portar le forchette +e i coltelli e di condurre con sè i loro +servi per farsi servire a tavola.</p> + +<p>Andammo verso sera, tutti in giubba e cravatta +bianca, a cavallo, col solito seguito armato. +Non ricordo in che parte della città si +trovi la casa, tanti sono i giri e le svolte, +le salite e le discese che si fecero per stradicciuole +coperte, uggiose, sinistre, badando ogni<span class="pagenum"><a name="Page_309" id="Page_309">[309]</a></span> +momento a frenare le mule che scivolavano, +e a curvare la testa per non urtare nelle volte +umide delle interminabili gallerie.</p> + +<p>Scendemmo in un androne oscuro ed entrammo +in un vasto cortile rettangolare, pavimentato +a musaico, e circondato da altissimi +pilastri bianchi, sui quali s’incurvano dei piccoli +archi ornati d’arabeschi di stucco e dipinti +di verde: una bizzarra architettura moresco-babilonese, +che ci destò una piacevole meraviglia. +Nel mezzo del cortile spicciavano da +sette vasche di marmo bianco sette alti zampilli, +che facevano il rumore d’una pioggia dirotta. +Tutt’intorno v’erano porticine socchiuse +e finestrine binate. Nel mezzo dei due lati più +corti, due grandi porte aperte, che davano accesso +a due sale. Sulla soglia d’una di queste +porte ci aspettava il Gran Vizir, in piedi; dietro +di lui due vecchi mori, suoi parenti; a destra +e a sinistra due ali di schiavi e di schiave.</p> + +<p>Scambiati i soliti saluti, il Gran Vizir sedette +sopra una materassa distesa lungo la parete, +incrociò le gambe, si strinse sul ventre +con tutte e due le mani un grosso guanciale +rotondo,—suo atteggiamento abituale e notissimo,—e +non si mosse più di così per +tutta la sera.</p> + +<p>Era un uomo sui quarantacinque anni, vegeto, +di lineamenti regolari, ma non simpatico<span class="pagenum"><a name="Page_310" id="Page_310">[310]</a></span> +per una certa falsa luce che gli brillava negli +occhi. Aveva il turbante e il caffettano bianco. +Parlava con molta vivacità e rideva sonoramente +ad ogni parola propria o d’altri, rovesciando +indietro la testa, e continuando a tener +la bocca spalancata molto tempo dopo che +aveva riso.</p> + +<p>Alle pareti erano appesi alcuni quadretti con +iscrizioni del Corano in caratteri d’oro; nel +mezzo della sala una tavola da osteria di villaggio +e alcune seggiole rustiche; tutt’intorno +materasse bianche, sulle quali buttammo i nostri +cappelli.</p> + +<p>Sidi-Ben-Iamani intavolò una vivace conversazione +coll’Ambasciatore; gli domandò se era +ammogliato, perchè non s’ammogliava; gli +disse che, se fosse stato ammogliato, gli avrebbe +fatto un grande piacere conducendo la moglie +a pranzo con sè; che l’Ambasciatore inglese ci +aveva condotto la figliuola, la quale s’era molto +divertita; che tutti gli Ambasciatori avrebbero +dovuto ammogliarsi espressamente per condurre +le loro donne a veder Fez e a pranzare in +casa sua, e simili discorsi, interrotti da alte +risate.</p> + +<p>Mentre, il Gran Vizir parlava, i pittori ed +io, seduti sulla soglia della porta, guardavamo +di sott’occhio le schiave, le quali a poco a poco, +incoraggiate dalla nostra aria di curiosità benigna,<span class="pagenum"><a name="Page_311" id="Page_311">[311]</a></span> +s’erano avvicinate, non viste dal Gran Vizir, +fino quasi a toccarci, e stavan lì piantate +a guardare e a farsi guardare, con una certa +compiacenza. Erano otto bei pezzi di ragazze +tra i quindici e i vent’anni, alcune mulatte, +altre nere, con grand’occhi, narici dilatate, seni +prominenti, tutte vestite di bianco, strette intorno +alla vita da una larghissima cintura ricamata, +le braccia e i piedi nudi, braccialetti ai +polsi, grandi cerchi d’argento alle orecchie e +due grossi anelli alle gambe. Non avrebbero +avuto nessuno scrupolo, ci parve, a lasciarsi +pizzicare la guancia da una mano cristiana. +L’Ussi accennò al Biseo il bellissimo piede +d’una di esse; questa se n’accorse e si mise +a osservare il proprio piede con grande curiosità. +Tutte le altre fecero lo stesso, paragonando +i propri ai piedi della prima. L’Ussi +fece scattare il gibus; diedero un passo indietro, +poi sorrisero e si riavvicinarono. Una voce +del Gran Vizir, che ordinava di apparecchiare +la tavola, le fece scappare.</p> + +<p>La tavola fu apparecchiata dai nostri soldati. +Un servo della casa vi piantò nel mezzo tre grosse +torcie di cera vergine di vario colore. Le stoviglie +erano del gran vizir: non due piatti uguali; +grandi e piccoli, bianchi e dipinti, finissimi e +di qualità infima, alla rinfusa. Le serviette pure +appartenevano alla casa, ed erano pezzi di tela<span class="pagenum"><a name="Page_312" id="Page_312">[312]</a></span> +di cotone, di diversa grandezza, senz’orlo, tagliati +in fretta e in furia poche ore prima del +desinare.</p> + +<p>Ci mettemmo a tavola a notte fatta. Il Gran +Vizir rimase sulla sua materassa, col guanciale +tra le braccia, discorrendo e ridendo coi suoi +due parenti.</p> + +<p>Non descriverò il pranzo; non voglio ridestare +memorie dolorose. Basterà dire che furono +trenta piatti, ossia trenta dispiaceri gravi, senza +contare i piccoli fastidi dei dolci.</p> + +<p>Al quindicesimo piatto riuscendo oltremodo +difficile il proseguire la lotta senza il refrigerio +d’un po’ di vino, l’ambasciatore incaricò il Morteo +di far domandare al Gran Vizir se non gli sarebbe +spiaciuto che mandassimo a pigliare qualche +bottiglia di Champagne.</p> + +<p>Il Morteo parlò nell’orecchio a Selam e Selam +ripetè la domanda nell’orecchio a Sua Eccellenza.</p> + +<p>Sua Eccellenza fece una lunga risposta a +bassa voce, e intanto noi colla coda dell’occhio +spiavamo ansiosamente il suo volto. Ma il suo +volto non ci dava grandi speranze.</p> + +<p>Selam s’alzò mortificato, e riferì la risposta +nell’orecchio all’Intendente il quale ci diede +il colpo di grazia colle seguenti parole:</p> + +<p>—Il Gran Vizir dice che non avrebbe difficoltà.... +che anzi ben volentieri acconsentirebbe....<span class="pagenum"><a name="Page_313" id="Page_313">[313]</a></span> +ma che ci sarebbe un inconveniente... ed è che +si macchierebbero i bicchieri.... e forse anche +la tavola.... e che in ogni modo la vista... l’odore.... +e poi la novità della cosa....</p> + +<p>—Ho capito,—rispose l’Ambasciatore;—non +parliamone più.</p> + +<p>Tutti i nostri volti presero un leggero color +verde.</p> + +<p>Finito il pranzo, l’Ambasciatore rimase a discorrere +col Gran Vizir, e noi uscimmo dalla sala. +Era buio e piovigginava. Nell’altra sala, in fondo +al cortile, illuminata da una torcia, desinavano, +seduti sul pavimento, il nostro caid, i suoi +ufficiali e i segretari del Gran Vizir. A tutte le +finestrine dei quattro muri rischiarate di dentro, +facevano capolino donne e bambini, dei quali +non apparivano che i contorni neri. Per una +porta socchiusa del pian terreno si vedeva una +sala illuminata splendidamente, dove erano +sedute e sdraiate in cerchio, in atteggiamenti +voluttuosi, le mogli e le concubine del gran vizir, +indiademate come regine; ma velate leggermente +dal fumo dei profumieri che ardevano +ai loro piedi. Schiave e servi andavano e venivano +fra la sala da pranzo e le cucine, attraversavano +il cortile, entravano in certe porte, +salivano e scendevano; saranno state cinquanta +persone in movimento, e non si sentiva una +voce, un passo, un fruscìo. Era una scena muta<span class="pagenum"><a name="Page_314" id="Page_314">[314]</a></span> +e misteriosa come uno spettacolo fantasmagorico, +dinanzi alla quale rimanemmo lungo tempo +attoniti, nascosti nell’ombra, senza profferire +parola.</p> + +<p>Andandocene, si vide appesa a un pilastro +del cortile una grossa correggia di cuoio con +molti nodi. L’interprete domandò a un servo +della casa a che cosa servisse:</p> + +<p>—A flagellarci—rispose.</p> + +<p>Montammo a cavallo, e ci mettemmo in +cammino verso casa, accompagnati da uno +stuolo di servi del gran vizir, ognuno dei quali +portava una grande lanterna. Era buio fitto e +pioveva a rovescio. Non si può immaginare +lo strano effetto di quella lunghissima cavalcata, +di quelle lanterne, di quella turba di gente armata +e incappucciata, di quello scalpitìo assordante, +di quel frastuono di grida selvaggie, +per quel labirinto di strade anguste e di passaggi +coperti, in mezzo al profondo silenzio della +città addormentata. Pareva una processione funebre +per i meandri d’una immensa grotta +o un’incamiciata di soldati che s’avanzasse +per le gallerie sotterranee d’una fortezza per +fare un colpo di mano. A un tratto, il convoglio +si fermò, si fece un silenzio sepolcrale e +s’intese una voce irata che disse in arabo:—La +strada è chiusa!—Un momento dopo si +sentì uno strepito precipitoso di colpi. Erano i<span class="pagenum"><a name="Page_315" id="Page_315">[315]</a></span> +soldati della scorta che cercavano di rovesciare +coi calci dei fucili una delle mille porte che durante +la notte impediscono la circolazione per +le strade di Fez. Il lavoro durò un pezzo; lampeggiava, +tonava, scrosciava la pioggia; i servi +e i soldati andavano e venivano colle lanterne, +proiettando le loro lunghe ombre sui muri; il +caid, ritto sulle staffe, minacciava gli abitanti +invisibili delle case circostanti; e noi ci godevamo +quel bel quadro del Rembrandt con un +gusto infinito. Finalmente s’udì un fortissimo +schianto, la porta cadde e ci rimettemmo in +cammino. A poca distanza da casa, sotto una +volta sepolcrale, sei soldati di fanteria ci presentarono +le armi con una mano sola, tenendo +coll’altra un moccolo acceso; e fu questa +l’ultima scena della rappresentazione fantastica +intitolata:—Un pranzo in casa del gran +vizir.—Ma no; l’ultima scena fu quando, appena +rientrati nel nostro cortile, ci precipitammo +sulle sardine di Nantes e sulle bottiglie +di Bordeaux, e l’Ussi, alzando il bicchiere sopra +le nostre teste, esclamò con accento solenne:—A +Sidi-Ben-Iamani Boascerin, gran vizir del +Marocco, nostro graziosissimo ospite, Stefano +Ussi, cristianamente perdonando, consacra!<span class="pagenum"><a name="Page_316" id="Page_316">[316]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Il Sultano ha ricevuto l’Ambasciatore in +udienza privata. La sala dei ricevimenti è +grande, bianca e nuda come una prigione. Non +v’è altro ornamento che un gran numero di +orologi a pendolo, di tutte le dimensioni e di +tutte le forme, in parte schierati sul pavimento, +lungo le pareti; in parte ammucchiati +sopra una tavola, in mezzo alla sala. Gli orologi, +è da notarsi, sono per i mori un oggetto +principalissimo d’ammirazione e di divertimento. +Il Sultano stava dentro una piccola alcova, seduto, +colle gambe incrociate, sopra un palco di +legno, alto un metro. Aveva indosso, come al ricevimento +pubblico, una cappa bianchissima, il +cappuccio sul capo, i piedi nudi, le babbuccie +gialle in un canto e un cordone verde a traverso +il petto, al quale doveva essere appeso un +pugnale. In questa forma gl’Imperatori del Marocco +ricevono tutti gli Ambasciatori: il loro +trono, come disse il Sultano Abd-er-Rhaman, +è il cavallo e il loro padiglione il cielo. L’Ambasciatore, +avendone prima manifestato il desiderio +a Sid-Mussa, trovò dinanzi al palco imperiale una +modesta seggiola, sulla quale, a un cenno del +Sultano, sedette; il signor Morteo, interprete,<span class="pagenum"><a name="Page_317" id="Page_317">[317]</a></span> +rimase in piedi. Sua Maestà Mulei el Hassen +parlò lungamente, senza mai levar le braccia +di sotto la cappa, senza fare un movimento +del capo, senza alterare d’un solo accento l’abituale +monotonia della sua voce dolce e profonda. +Parlò dei bisogni del suo Impero, di +commerci, d’industrie, di trattati, scendendo a +particolari minuti, con molto ordine e grande +semplicità di linguaggio. Fece molte domande +ascoltò le risposte con viva attenzione, e +conchiuse dicendo con un accento di leggera +mestizia:—<i>È vero; ma siamo costretti a procedere +lentamente;</i>—strane ed ammirabili parole +sulle labbra d’un Imperatore del Marocco. +Vedendo che non accennava mai, neanche +negl’intervalli di silenzio, a troncare il colloquio, +l’Ambasciatore si credette in dovere +d’alzarsi.—Restate ancora;—disse con un +certo garbo ingenuo il Sultano;—mi piace +discorrere con voi.—Quando l’Ambasciatore, +andandosene, s’inchinò per l’ultima volta sulla +soglia della porta, egli abbassò leggermente la +fronte, e rimase immobile, come un idolo, nel +suo tempio deserto.<span class="pagenum"><a name="Page_318" id="Page_318">[318]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>È venuta una comitiva di donne ebree a +presentare non so che istanza all’Ambasciatore.</p> + +<p>Nessuno potè sottrarre le mani alla pioggia +dei loro baci.</p> + +<p>Eran mogli, figliuole e parenti di due agiati +negozianti: bellissime donne, di fulgidi occhi +neri, di carnagione bianca, di labbra porporine, +di mani piccolissime. Le due madri, già vecchie, +non avevano un capello bianco, e brillava +ancora nelle loro pupille tutto il fuoco della +giovinezza. Avevano un vestimento pittoresco +e splendido: un fazzoletto di seta di colori vivissimi, +stretto intorno alla fronte; una zuavina +di panno rosso, ornata di larghi e spessi galloni +d’oro; un panciotto tutto dorato; una sottana +corta e stretta, di panno verde, pure listata di +galloni risplendenti; una cintura di seta rossa +o azzurra intorno alla vita. Parevan tante principesse +asiatiche, e questa pompa contrastava +bizzarramente colle loro maniere servilmente +ossequiose.</p> + +<p>Parlavano tutte spagnuolo.</p> + +<p>Soltanto dopo qualche minuto, ci accorgemmo +che avevano i piedi nudi e le babbuccie gialle +sotto il braccio.<span class="pagenum"><a name="Page_319" id="Page_319">[319]</a></span></p> + +<p>—Perchè non vi calzate?—domandai a +una delle vecchie.</p> + +<p>—Come!—mi domandò alla sua volta, +meravigliandosi—non sa ella dunque che +gl’Israeliti non possono portare le scarpe che +nel Mellà, e che, entrando nella città mora, +debbono andare a piedi nudi?</p> + +<p>Rassicurate dall’Ambasciatore, si calzarono.</p> + +<p>Così è infatti. Non sono assolutamente obbligati +ad andar sempre a piedi nudi; ma dovendo +levarsi le babbuccie quando passano per +certe strade, davanti a certe moschee, accanto +a certe <i>cube</i>, finisce per essere lo stesso. E +non è questa la sola nè la più umiliante vessazione +a cui vanno soggetti. Non possono testimoniare +in giudizio, e debbono prostrarsi a +terra parlando davanti ai tribunali; non possono +possedere terreni o case fuori del loro quartiere; +non possono andare a cavallo per la +città; non possono alzar la mano sopra un mussulmano +nemmeno per difendersi, eccetto il caso +in cui siano assaliti in casa propria; non possono +vestirsi che di colori oscuri; debbono +portare correndo i loro morti al cimitero, debbono +domandare al Sultano il permesso di sposarsi, +debbono rientrare nel Mellà al tramonto +del sole, debbono pagare la guardia mora che +veglia alle porte del loro quartiere, debbono +presentare dei ricchi doni al Sultano nelle quattro<span class="pagenum"><a name="Page_320" id="Page_320">[320]</a></span> +feste dell’Islamismo e in occasione d’ogni +nascita e d’ogni matrimonio della famiglia imperiale. +Ed era anche peggiore la loro condizione +prima del Sultano Ald-er-Rhaman, il quale +impedì almeno che si spargesse il loro sangue. +Nè, anche volendo, potrebbero i Sultani migliorarne +gran fatto lo stato, senza esporre +quegli infelici a mali peggiori della orribile +schiavitù che li schiaccia, tanto è fanatico e +feroce contro di loro l’odio dei Mori. Esempio +l’Imperatore Solimano, il quale, avendo decretato +che potessero portar le babbuccie, ne furono +uccisi tanti, in pieno giorno, per le strade +di Fez, ch’essi medesimi domandarono, per salvarsi +dalla strage, la revocazione del decreto. +Rimangono nondimeno nel paese, e perchè ci +arricchiscono, servendo d’intermediarii fra il +commercio d’Europa e il commercio dell’Affrica; +e perchè il Governo, comprendendo di +quale importanza essi sono per la prosperità +dello Stato, oppone una barriera quasi insormontabile +all’emigrazione, proibendo ad ogni +donna ebrea l’uscita dal Marocco. Servono, +tremano e strisciano nella polvere; ma non +darebbero, per acquistar la dignità d’uomini e +la libertà di cittadini, il mucchio di monete +d’oro che tengon nascoste nelle pareti delle +loro luride case. +In Fez sono intorno a otto mila, divisi per<span class="pagenum"><a name="Page_321" id="Page_321">[321]</a></span> +sinagoghe e retti dai rabbini, che godono d’una +grande autorità.</p> + +<p>Quelle povere donne ci mostrarono parecchi +grossi braccialetti d’argento cesellato, degli +anelli ingemmati e degli orecchini d’oro, che +tenevano nascosti nel seno. Domandammo perchè +li nascondevano.</p> + +<p>—<i>Nos espantamos de los Moros.</i>—Abbiamo +paura dei mori,—risposero a voce bassa, guardando +intorno con diffidenza. Diffidavano persino +dei soldati della Legazione.</p> + +<p>Fra loro v’erano parecchie bambine vestite +colla medesima pompa delle donne.</p> + +<p>Una di esse stava accanto alla madre in atteggiamento +più timido che le altre. L’Ambasciatore +domandò alla madre che età avesse. Rispose +dodici anni.</p> + +<p>—Si mariterà presto,—disse l’Ambasciatore.</p> + +<p>—Che!—esclamò la madre;—è già +troppo vecchia per pigliar marito.</p> + +<p>Credemmo tutti che scherzasse.</p> + +<p>—Dico davvero;—rispose la madre quasi +meravigliandosi della nostra incredulità;—vedono +quest’altra qua?—E c’indicò una bambina +più piccola.—Avrà dieci anni fra sei +mesi ed è già maritata da più d’un anno.</p> + +<p>La bambina chinò la testa. Noi non credemmo.<span class="pagenum"><a name="Page_322" id="Page_322">[322]</a></span></p> + +<p>—Che cosa ho da dire?—continuò la madre;—se +non vogliono credere alla mia parola, +ci facciano l’onore di venire a casa nostra, +di sabato, affinchè possiamo riceverli degnamente, +e vedranno il marito e gli attestati +del matrimonio.</p> + +<p>—E quanti anni ha il marito?—domandai.</p> + +<p>—Dieci compiuti, Signore.</p> + +<p>Vedendo che stentavamo a credere, ci accertarono +la cosa tutte le altre donne, aggiungendo +che sono rare le ragazze che si maritino +dopo i dodici anni, che la maggior parte son +già spose a dieci, e molte a otto, e non poche +perfino a sette, con ragazzi press’a poco +della stessa età; e che, naturalmente, fin che +son così piccoli vivono coi parenti, i quali +continuano a trattarli come bambini, li nutrono, +li vestono, li sballottano, li sculacciano +senza alcun riguardo alla loro dignità +maritale; ma stanno sempre insieme e la moglie +è sottomessa al marito.</p> + +<p>A noi pareva di sentir parlare d’un altro +mondo, e stavamo a sentire colla bocca aperta, +titubando fra la voglia di ridere, la compassione +e lo sdegno.</p> + +<p>—Ma....—disse esitando l’Ambasciatore—stanno +insieme anche.... dalla sera alla mattina?<span class="pagenum"><a name="Page_323" id="Page_323">[323]</a></span></p> + +<p>—Naturalmente—rispose la madre;—poichè +sono marito e moglie!</p> + +<p>—Ma non capite,—disse l’Ambasciatore +con un movimento di sdegno;—che questo +è mal fatto? che è contro le leggi della natura? +che è dannoso all’anima e al corpo? che +in questo modo invece di educare moralmente +e fisicamente l’infanzia, la profanate, l’avvelenate, +la soffocate?</p> + +<p>—Che, che, signor Ambasciatore!—rispose +la madre con la più amena disinvoltura;—non +creda questo. Non segue nulla di tutto +questo. Son bambini....—E qui s’avvicinò a +noi e abbassò la voce.—Son bambini, non +sanno nulla, non pensano a nulla, discorrono +e ridono fra loro, e poi quando son stanchi, +chinan la testa così e s’addormentano come +angioletti. Nulla di male, signor Ambasciatore.</p> + +<p>L’Ambasciatore tentò ancora di persuaderla +che del male ce n’era; ma la buona donna, +continuando a ripetere:—nulla di male, nulla +di male... a poco a poco, a poco a poco—rimase +del proprio parere.</p> + +<p>In quel frattempo la sposina di nove anni +mandava dei baci al cane da caccia del signor +Paxcot, legato in un angolo del cortile.</p> + +<p>Povere creature! Fu una pietà il vederle, +quando s’accomiatarono, rimettersi le babbuccie<span class="pagenum"><a name="Page_324" id="Page_324">[324]</a></span> +sotto il braccio e i braccialetti in seno, e +così belle e vestite riccamente, avviarsi a piedi +nudi per quelle strade sassose ed immonde, +guardando intorno con un’espressione di umiltà +supplichevole, come per scongiurare gl’insulti e +le percosse dei passanti!<span class="pagenum"><a name="Page_325" id="Page_325">[325]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Una colezione in casa del ministro della +guerra.</p> + +<p>Ci ricevette, appena entrati, in un cortile +angusto, chiuso fra quattro muri altissimi e +oscuro come un pozzo. Da un lato v’era una +porticina alta poco più d’un metro, dall’altro +una gran porta senza battenti e una stanza +nuda, con una materassa distesa sul pavimento, +e alcuni foglietti di carta infilati in uno spago +appeso a una parete: la corrispondenza giornaliera, +credo, di Sua Eccellenza.</p> + +<p>Si chiama Sid-Abd-Allà Ben Hamed, è fratello +maggiore di Sid-Mussa, ha circa sessant’anni, +è nero, piccolo, magro, malfermo sulle +gambe, tremante, ridotto, come suol dirsi, sulle +cigne; ma d’aspetto e di modi simpatici. Parla +poco, chiude spesso gli occhi e sorride cortesemente +abbassando la testa mezzo nascosta in +un grosso turbante.</p> + +<p>Scambiate poche parole, fummo invitati a +passare nella sala da pranzo. Primo l’Ambasciatore, +e poi tutti gli altri, ad uno ad uno, piegandoci +quasi ad angolo retto, infilammo la +porticina, e riuscimmo in un altro cortile, spazioso, +circondato d’archi eleganti, e coperto di<span class="pagenum"><a name="Page_326" id="Page_326">[326]</a></span> +musaici splendidi e svariatissimi. È un palazzo +regalato a Sid-Abd-Allà dall’Imperatore. Egli +medesimo ce lo disse, chinando la testa e +chiudendo gli occhi in atto di religiosa venerazione.</p> + +<p>In un angolo del cortile v’era un gruppo +d’ufficiali in turbante e cappa bianca; dalla +parte opposta uno stuolo di servi, in mezzo ai +quali giganteggiava un giovanotto di bellissimo +aspetto, vestito tutto di turchino, alla zuava, +con una lunga pistola alla cintura. A tutte le +finestrine e porticine dei quattro muri, si vedevano +apparire e sparire teste di donne e di +ragazzine di ogni colore, e da ogni parte si +sentivano vagiti di bimbi.</p> + +<p>Sedemmo intorno a una piccola tavola, +in una piccolissima stanza, ingombrata in gran +parte da due letti enormi. Il Ministro si pose +vicino all’Ambasciatore, un po’ indietro, e stette +là per tutto il tempo della colezione stropicciando +vigorosamente il suo nero piede nudo +piantato ritto sul ginocchio, in modo che le rispettabili +dita ministeriali riuscivano per l’appunto +sull’orlo della tavola, a mezzo palmo dal +piatto del Comandante. I soldati della Legazione +servivano. A un passo dalla tavola stava +il gigante turchino, immobile come una statua, +con una mano sul pistolone.</p> + +<p><a name="tn326" id="tn326"></a><ins class="correction" title="originale: Sib-Abd-Allà">Sid-Abd-Allà</ins> fu assai gentile coll’Ambasciatore.<span class="pagenum"><a name="Page_327" id="Page_327">[327]</a></span></p> + +<p>—Voi mi siete simpatico,—gli fece dire, +senza preamboli, dal signor Morteo.</p> + +<p>L’Ambasciatore gli rispose che provava per +lui un eguale sentimento.</p> + +<p>—Appena vi vidi,—continuò il Ministro,—il +mio cuore fu vostro.</p> + +<p>L’Ambasciatore ricambiò il complimento.</p> + +<p>—Al cuore—concluse Sid Abd-Allà,—non +si resiste; e quando egli ci comanda d’amare +una persona, anche senza saperne la ragione, +la si ama.</p> + +<p>L’Ambasciatore gli porse la mano ed egli se +la strinse sul cuore.</p> + +<p>Ci furono portati diciotto piatti. Non ne +parlo. Mi basta dire che son certo che me ne +sarà tenuto conto il giorno in cui verrò giudicato. +Per giunta l’acqua era muschiata, la tovaglia +variopinta e le seggiole barcollanti. Ma +queste piccole calamità, invece di metterci di +malumore, ci accesero la vena degli scherzi per +modo che poche volte fummo più allegramente +bricconi di quella mattina. Se ci avesse sentiti +Sid-Abd-Allà! Ma Sid-Abd-Allà era tutt’occhi +e tutt’orecchi coll’Ambasciatore. Ci spaventò +per un momento il signor Morteo, avvertendoci +a bassa voce che il gigante turchino, essendo +di Tunisi, poteva darsi che capisse qualche +parola d’italiano. Ma guardandolo attentamente +ad ogni scherzo, e vedendolo sempre<span class="pagenum"><a name="Page_328" id="Page_328">[328]</a></span> +impassibile come una statua, ci rassicurammo +e tirammo innanzi senza badargli. Quante similitudini +calzanti, inaspettate, e d’un effetto +comico clamoroso, ma sventuratamente irripetibili, +furono trovate a quegl’intingoli e a quelle +salse!</p> + +<p>Finita la colezione, s’andò tutti nel cortile, +dove il Ministro della guerra presentò all’Ambasciatore +uno dei più alti ufficiali dell’esercito. +Era il Comandante supremo dell’artiglieria: +un piccolo vecchio, secco, inarcato come una C, +con un enorme naso adunco e due occhiettini +diabolici; una figura d’uccello di rapina; caricato, +piuttosto che coperto, d’uno smisurato turbante +giallo di forma quasi sferica, e vestito +presso a poco alla zuava, tutto turchino, con +un mantello bianco sulle spalle. Aveva una +lunga sciabola al fianco e un pugnale inargentato +alla cintura. L’Ambasciatore gli fece +domandare a quale grado della gerarchia militare +europea corrispondesse quello ch’egli +aveva nell’esercito marocchino. Parve che +quella domanda lo mettesse nell’imbarazzo. +Pensò qualche momento e rispose balbettando:—Generale;—poi +ripensò e soggiunse:—No, +colonnello—e rimase un po’ confuso. Disse +ch’era nativo d’Algeri. Mi balenò il sospetto +che fosse un rinnegato. Chi sa per che strane +vicende si trovava colonnello nel Marocco!<span class="pagenum"><a name="Page_329" id="Page_329">[329]</a></span></p> + +<p>Gli altri ufficiali, in quel frattempo, facevano +colezione in una stanza a terreno aperta sul +cortile, tutti seduti in cerchio sul pavimento, coi +piatti nel mezzo. Capii benissimo, vedendoli mangiare, +come i mori possano far di meno del coltello +e della forchetta. Non si può dire il garbo, la +destrezza, la precisione con cui facevano in +pezzi i polli, il montone allo spiedo, la caccia, +i pesci, ogni cosa. Con pochi movimenti rapidissimi +delle mani, senza scomporsi menomamente, +ognuno spiccava giusta e netta la sua porzione. +Pareva che avessero delle unghie taglienti +come rasoi. Immergevano le dita nelle salse, +facevano delle palle di cuscussù, mangiavano +l’insalata a manate, e non un briciolo, non una +goccia cadeva fuor del piatto; e vedemmo infatti +quando s’alzarono che avevano i caffettani +bianchi immaculati come prima. Di tratto +in tratto un servo portava in giro una catinella +e un asciugamano; si davano una lavatina e poi +tutti insieme rituffavano lo zampino in un altro +piatto. Nessuno parlava, nessuno alzava gli +occhi, nessuno mostrava d’accorgersi che noi +fossimo là a contemplarli.</p> + +<p>Che ufficiali saranno stati? Maggiori di stato +maggiore? Aiutanti di campo? Capi-divisione +del Ministero della guerra? Chi può saper nulla +nel Marocco, particolarmente dell’esercito, che +è il più misterioso di tutti i misteri? Si dice,<span class="pagenum"><a name="Page_330" id="Page_330">[330]</a></span> +per esempio, che nel caso d’una guerra santa, +quando sia proclamata la legge Djehad, che +chiama tutti gli uomini validi alle armi, l’Imperatore +può raccogliere duecentomila soldati; ma +se non si conosce nemmeno presso a poco il +numero della popolazione dell’Impero, su che +fondamento s’appoggia quella cifra? E l’esercito +permanente, chi sa quanto sia? E a chi +riesce di saper qualcosa, non solo del numero, +ma dell’ordinamento, se, fuor dei capi, nessuno +sa nulla, e questi o non vogliono rispondere, +o non dicono il vero, o non sanno farsi capire?</p> + +<p>Sid-Abd-Allà, cortesissimo ospite, volle aver +scritti sul suo portafoglio i nostri nomi e ci +accomiatò stringendosi sul cuore le mani di +tutti.</p> + +<p>Eravamo già sulla porta, quando ci raggiunse +il gigante turchino. Ci fermammo, egli ci guardò +sorridendo furbescamente e poi disse sottovoce +in pretto italiano, salvo la pronunzia moresca:</p> + +<p>—Signori, stiano bene!</p> + +<p>Ci balenarono alla mente le corbellerie dette +a tavola e restammo fulminati.</p> + +<p>—Ah cane!—gridò l’Ussi.</p> + +<p>Ma il cane era già sparito.<span class="pagenum"><a name="Page_331" id="Page_331">[331]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Ogni passeggiata è una piccola spedizione +militare: bisogna avvertire il caid, radunare +una scorta, cercare un interprete, mandar a +prendere le cavalcature, e prima che tutto sia +in ordine ci vuole un’ora. Perciò restiamo gran +parte della giornata in casa. Ma lo spettacolo +della casa ci compensa largamente della prigionia. +È una processione continua di soldati +rossi, di servi neri, di messi della corte, di negozianti +della città, di mori malati che cercano +il medico, di rabbini che vengono a inchinare +l’Ambasciatore, d’ebree che portano mazzi +di fiori, di corrieri che portan lettere da +Tangeri, di facchini che portano la <i>muna</i>. Nel +cortile lavorano dei musaicisti per Visconti +Venosta; sulla terrazza, dei muratori; in cucina, +un visibilio di cuochi; nel giardino, i negozianti +stendono le loro stoffe e il signor +Vincent le sue uniformi; il medico si dondola +in una branda appesa a due alberi; i pittori +dipingono davanti alla porta della loro camera; +i soldati e i servi saltano e gridano nei vicoli +intorno; tutte le fontane zampillano col rumore +d’una pioggia dirotta e fra gli aranci e i limoni +del giardino cantano centinaia d’uccelli. Il<span class="pagenum"><a name="Page_332" id="Page_332">[332]</a></span> +giorno si passa fra il giuoco della palla e la +storia del Kaldun; la sera fra gli scacchi e i +canti, diretti dal Comandante, primo tenore di +Fez. La notte la passerei meglio, se non mi +passassero continuamente davanti, come fantasmi, +i neri servi di Mohammed Ducali, che +dorme in una stanzina accanto alla mia. Nella +mia dorme pure il dottore e abbiamo fra tutti +e due un povero diavolo di servo arabo che +ci fa morire dalle risa. Ci dicono che è di famiglia, +se non agiata, non bisognosa, e che +s’aggregò come servo alla carovana, a Tangeri, +per fare un <i>viaggio di piacere</i>. Appena arrivato +a Fez, meta del suo viaggio di piacere, non so +per che mancanza, ma per poca cosa di certo, +fu legnato. Dopo d’allora si mise a servirci +con uno zelo furioso. Non capisce nulla, nemmeno +i gesti; ha sempre l’aspetto d’un uomo +spaventato; gli domandiamo gli scacchi, porta +la sputacchiera; ieri il medico gli disse d’andargli +a prendere del pane; lui, per far più +presto, gli portò un pezzo di crosta che trovò +in mezzo al giardino. Abbiamo un bel rassicurarlo: +ha terrore di noi, cerca di placarci con +ogni sorta di servizi stranissimi, che non gli +domandiamo: compreso quello di cambiare tre +volte l’acqua nella catinella prima ancora che +ci alziamo da letto. Di più, per farci una cosa +grata, aspetta ogni mattina, ritto in mezzo alla<span class="pagenum"><a name="Page_333" id="Page_333">[333]</a></span> +stanza, colla tazza del caffè in mano, che il dottore +od io ci svegliamo, e al primo che dia il menomo +segno di vita, gli si precipita addosso e gli +caccia la tazza sotto il naso colla furia d’uno che +voglia far bere un contravveleno. Un altro bel +personaggio è la lavandaia, un donnone col viso +coperto, la sottana verde e i calzoncini rossi, che +viene a pigliar la nostra biancheria, destinata, +ahimè! alle zampate dei mori. È superfluo il +dire che non ci stirano nulla: in tutta Fez non +esiste un ferro da stirare, e noi ci rimettiamo +la roba tale e quale esce di sotto alle zampe +dei lavandai.—Forse,—ci fu detto,—ci +sarà qualche ferro nel Mellà!—C’è di tutto; +il difficile è trovare. C’è, per esempio, una carrozza; +ma appartiene all’Imperatore. Si dice +che c’è pure un pianoforte; lo si è visto entrare +nella città anni sono; ma non si sa +bene chi lo possegga. È un divertimento poi il +mandar a comprare alle botteghe. Una candela?—Non +c’è,—rispondono;—ma ve la facciamo +subito.—Un metro di nastro? Sarà fatto +per domani sera.—Dei sigari? Abbiamo il tabacco; +ve li daremo fra un’ora.—Il viceconsole +cerca da qualche giorno un vecchio libro +arabo, e tutti i mori interrogati si guardano +in viso e dicono:—Un libro? Chi ha dei +libri a Fez? N’aveva uno tempo fa, se non +c’inganniamo, il tale dei tali; ma è morto e<span class="pagenum"><a name="Page_334" id="Page_334">[334]</a></span> +non sappiamo chi siano gli eredi.—E giornali +arabi, d’altri paesi, se ne potrebbero avere?—Un +solo giornale arabo, stampato in +Algeri, arriva regolarmente a Fez, ma è diretto +all’Imperatore.—Insomma, ho un bel +pensare che sono a meno di duecento miglia +da Gibilterra, dove appunto stassera, probabilmente, +si rappresenta la <i>Lucia di Lammermor</i>, +e che di qui a otto giorni potrei passeggiare +sotto la loggia dei Lanzi a Firenze. Malgrado +ciò, provo il sentimento d’una lontananza +immensa. Non son le miglia, son le cose e la +gente che ci allontanano di più dal nostro +paese. Con che piacere stracciamo la fascia +alla <i>Gazzetta Ufficiale</i> e rompiamo il suggello +alle lettere! Povere lettere che sfuggirono alle +mani dei Carlisti, passarono in mezzo ai briganti +della Sierra Morena, superarono le roccie +della montagna rossa, sornotarono, strette dalla +mano d’un beduino, le acque del Kus, del Sebù, +del Meches, del fiume della fontana azzurra, e ci +portarono una parola amorosa in mezzo agli +improperi e alle maledizioni.<span class="pagenum"><a name="Page_335" id="Page_335">[335]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Passiamo molte ore a veder lavorare i pittori. +L’Ussi ha fatto un bello schizzo del gran +ricevimento, in cui è colta meravigliosamente +la figura del Sultano; il Biseo, pittore valentissimo +d’architettura orientale, sta copiando la +facciata della casetta del giardino. Bisogna sentire, +per divertirsi, i soldati e i negozianti di +Fez che vengono a vedere quel quadretto. Vengono +in punta di piedi alle spalle del pittore, +guardano facendo cannocchiale della mano e poi +quasi tutti si mettono a ridere come se avessero +scoperto qualche grande stranezza. La +grande stranezza è che nel disegno il secondo +arco della facciata è più piccolo del primo, e +il terzo più piccolo del secondo. Digiuni come +sono d’ogni idea di prospettiva credono +quella ineguaglianza un errore, e dicono che i +muri sono storti, che la casa balla, che la porta +è fuori di posto, e ne fanno le alte meraviglie, +e se ne vanno dando di ciuco all’artista. L’Ussi +è più stimato dopo che si sa che è stato al +Cairo e che ha dipinto la partenza della grande +carovana per la Mecca, d’incarico del Vicerè, +che gli diede quindicimila scudi. Dicono però +che il Vicerè è diventato matto a pagare quindicimila<span class="pagenum"><a name="Page_336" id="Page_336">[336]</a></span> +scudi un lavoro in cui, a metter molto, +l’artista avrà speso cento lire di colori. Un negoziante +domandò al Morteo se l’Ussi dipinge +anche i mobili. Ma le più belle toccano al +Biseo, che va ogni mattina in Fez nuova a +copiare una moschea. Ci va, s’intende, scortato +da quattro o cinque soldati armati di bastone. +Prima che abbia messo al posto il cavalletto, +gli sono intorno trecento persone, e i soldati +sono costretti a urlare e a sbracciarsi come +dannati per tenergli sgombro dinanzi appena +tanto spazio ch’egli possa vedere la moschea. +Ben presto però non bastan più nè gli urli nè +le spinte, e allora bisogna che c’entri il bastone. +Ogni pennellata, una legnata; ma si lascian +legnare e fanno peggio. Ogni tanto gli s’accosta +un Santo con intenzioni minacciose, e i +soldati lo trattengono. V’è pure qualche moro +progressista, che gli s’avvicina in aspetto +amichevole, s’inchina, guarda, approva e s’allontana +facendogli degli atti d’incoraggiamento. +La maggior parte però di questi progressisti +ammirano assai più la struttura del cavalletto +e della seggiola portatile, che non la +pittura. Un giorno un moro d’aspetto selvaggio +gli mostrò il pugno, e poi, rivolgendosi verso i +suoi concittadini, fece un lungo discorso con +voce e gesti da spiritato. Un interprete là presente +ci riferì che incitava il popolo contro il<span class="pagenum"><a name="Page_337" id="Page_337">[337]</a></span> +Biseo, dicendo che <i>quel cane</i> era stato mandato +dal Re del suo paese a copiare le più belle +moschee di Fez, perchè l’esercito cristiano, venendo +poi ad assalire la città, le potesse riconoscere +e bombardare per le prime. Ieri poi +(c’ero presente) gli si accostò un vecchio moro +stracciato, un viso di buon diavolo, tutto ridente, +che pareva avesse grandi cose da dirci, +e stentando un po’ a spiccicar le parole, esclamò +con voce commossa:—<i>France! Londres! Madrid! +Roma!</i>—Rimanemmo molto meravigliati, +come ognuno può pensare. Gli domandai +se sapeva parlare francese o italiano o spagnuolo. +Fece cenno di sì.—Parlate dunque,—dissi. +Si grattò la fronte, sospirò, pestò i +piedi e poi esclamò di nuovo:—<i>France! Londres! +Roma! Madrid!</i>—e accennava l’orizzonte. +Voleva dire che aveva visto quei paesi, +e forse che una volta sapeva farsi capire nelle +nostre lingue; ma che aveva tutto dimenticato. +Gli feci altre domande, ma non ne cavai nulla +di più di quei quattro nomi. E se n’andò ripetendo:—<i>Madrid! +Roma! France! Londres!</i> +e fin che ci vide, ci salutò affettuosamente, +esprimendo col gesto il rammarico di non poter +parlare.—Si trova di tutto fra questa +gente,—diceva il Biseo indispettito,—persino +degli originali che ci voglion bene; ma non<span class="pagenum"><a name="Page_338" id="Page_338">[338]</a></span> +un cane che voglia lasciarsi copiare!—Finora, +infatti, tutti gli sforzi dei pittori non hanno approdato +a nulla. Si rifiutò persino il nostro +fido Selam.—Hai paura del diavolo?—gli +domandò l’Ussi.—No,—rispose col suo accento +solenne,—ho paura di Dio.<span class="pagenum"><a name="Page_339" id="Page_339">[339]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Siamo saliti sulla cima del monte Zalag, il +comandante, l’Ussi ed io, guidati dal capitano +di Boccard, carissimo giovane, ugualmente ammirabile +per la destrezza del corpo, per la +forza dell’animo e per l’acume dell’ingegno. +Ci accompagnarono un ufficiale della scorta, +tre fantaccini, tre cavalieri e tre servi. Arrivati +ai piedi del monte, che è a un’ora e mezzo di +cammino a nord-est della città, ci arrestammo +per far colezione; dopo di che il capitano mise +una mela sulla cima d’un bastone confitto in +terra, e sulla mela uno scudo, e fece tirar a +segno colla sua rivoltella servi e soldati. Il +premio era ghiotto; tirarono tutti con grande +impegno; ma essendo la prima volta che pigliavano +in mano quell’arma, nessuno colpì, e lo +scudo fu regalato all’ufficiale perchè lo dividesse +fra tutti. C’era da ridere a vedere gli atteggiamenti +che prendevano per aggiustare la mira. +Chi rovesciava la testa indietro, chi si curvava +tutto avanti, chi premeva il mento sul cane, chi +si metteva in guardia come un tiratore di sciabola. +Abituati tutti agli atteggiamenti terribili, +nessuno sapeva adattarsi all’atteggiamento composto +e riposato, che il capitano insegnava. Un<span class="pagenum"><a name="Page_340" id="Page_340">[340]</a></span> +soldato venne a domandarci se volevamo dare +la mancia a una contadina dalla quale egli aveva +preso un vaso di latte per noi. Gli si rispose +di sì, ma a patto che la contadina stessa venisse +a pigliarla. La contadina venne. Era una +donna sui trent’anni, nera, disfatta, coperta di +cenci, che avrebbe ispirato ripugnanza anche a +un uomo affetto dalla più cieca satiriasi. S’avvicinò +a passo lento, coprendosi il viso con +una mano, e arrivata a cinque passi da noi, +ci voltò le spalle e tese l’altra mano. Quanto +si stizzì il Comandante!—Stia tranquilla,—gridò,—non +m’innamoro, non perdo la +testa, mi posso ancora dominare: Dio de’ dei, +che spaventoso pudore!—Le mettemmo una +moneta nella mano, raccolse il vaso del latte, +prese la corsa verso la sua capanna, e arrivata +sulla porta, spezzò il vaso profanato contro +un sasso.... Cominciammo la salita, a piedi, +accompagnati da una parte della scorta. Il monte +è alto circa mille metri sopra il livello del +mare, roccioso, ripidissimo, senza sentieri. In +pochi minuti il capitano disparve fra le roccie; +ma per il Comandante, l’Ussi e me, fu una +delle dodici fatiche d’Ercole. Avevamo ciascuno +un arabo al fianco, che ci sorreggeva e c’indicava +dove mettere il piede; il che non c’impedì +di battere molte patte sui pietroni, rammentando +con terrore le due prime strofe del <i>Natale</i><span class="pagenum"><a name="Page_341" id="Page_341">[341]</a></span> +d’Alessandro Manzoni. In alcuni punti +fummo costretti ad arrampicarci come gatti, aggrappandoci +ai cespugli e all’erbe, strisciando +sulle roccie, raspando, sgambettando, afferrando +le braccia delle nostre guide come il naufrago +afferra la tavola di salvamento. Di tratto in +tratto vedevamo sopra di noi qualche capra +che pareva sospesa sulle nostre teste, tanto era +erta la salita; e i sassi, appena tocchi, rotolavano +fino ai piedi del monte. Coll’aiuto di Dio, +dopo un’ora di stenti, riuscimmo sulla cima, sfiniti, +ma senza rotture. Che bellezza di veduta! +Giù nel fondo la città, una piccola macchia +bianca della forma d’un otto, circondata di +mura nere, di cimiteri, di giardini, di case di +santo, di torri, e tutta la conca verdissima che +la contiene; a sinistra una lunga striscia luccicante, +il Sebù; a destra, la grande pianura +di Fez, rigata d’argento dal Fiume delle perle e +dal Fiume della fontana azzurra; a mezzogiorno, +le cime azzurrine della gran catena dell’Atlante; +a settentrione, le vette delle montagne del Rif; +ad oriente, la vasta pianura ondulata dove è +la fortezza di Teza, che chiude il passo fra +il bacino del Sebù e il bacino della Muluia; +sotto di noi, grandi ondulazioni di terreno, +gialle di grano e d’orzo, segnate da innumerevoli +sentieri, percorse da lunghissimi filari di +aloè giganteschi; una grandezza di linee, una<span class="pagenum"><a name="Page_342" id="Page_342">[342]</a></span> +magnificenza di verde, una limpidezza di cielo, +un silenzio, una quiete che beava l’anima. +Chi direbbe che in questo paradiso terrestre +sonnecchia un popolo decrepito, incatenato sopra +un mucchio di rovine! Il monte che, visto +dalla città, pareva un cono, ha invece una +forma allungata, e sulla sommità è tutto roccia. +Il capitano era salito sulla punta più alta; +noi tre, più curanti della vita, ci sparpagliammo +tra le roccie più basse, e ci perdemmo di vista. +Fatti pochi passi, all’uscita d’una piccola gola, +mi trovai faccia a faccia con un arabo. Mi fermai; +si fermò e parve molto meravigliato di +vedermi solo. Era un uomo sui cinquant’anni, +d’aspetto truce, armato d’un grosso bastone. Ebbi +un momento il sospetto che mi volesse accoppare +per pigliarmi la borsa; ma con mio gran +stupore, invece di assalirmi, mi salutò, sorrise +e accennando il mio mento con una mano e +accarezzando la propria barba coll’altra, disse due +o tre volte non so cosa, che mi parve una domanda, +a cui gli premesse d’aver risposta. Punto +dalla curiosità, chiamai l’ufficiale della scorta +che sa qualche parola di spagnuolo, e lo pregai +di dirmi che cosa voleva quell’uomo. Chi +l’avrebbe mai potuto immaginare! Per farmi +un complimento, e che altro poteva essere? mi +aveva domandato così <i>ex abrupto</i> perchè non mi +lasciassi crescere tutta la barba, che sarebbe<span class="pagenum"><a name="Page_343" id="Page_343">[343]</a></span> +stata più bella della sua! I soldati della scorta +ci seguitavano tutti e tre alla distanza d’una +ventina di passi, e siccome ogni tanto noi ci +chiamavamo l’un l’altro ad alta voce, ed era la +prima volta che sentivano i nostri nomi, li +trovavano strani, ne ridevano e li ripetevano +tra loro con pronuncia moresca, stroppiandoli +nella più bizzarra maniera:—<i>Isi! Amigi!</i>—A +un certo punto l’ufficiale disse bruscamente:—<i>Scut!</i> +(Silenzio!) e tutti tacquero. Il sole era +alto, la roccia scottava; anche il capitano, benchè +esercitato agli ardori della Tunisia, sentiva +il bisogno dell’ombra; per cui, dato un ultimo +sguardo alle cime dell’Atlante, scendemmo a +rotta di collo, e inforcate alla lesta le nostre +selle porporine, ripigliammo la via di Fez, dove +si ebbe un’amena sorpresa. La porta di El-Ghisa +per la quale dovevamo rientrare in città, +era chiusa!—Entriamo per un’altra,—disse +il Comandante.—Son tutte chiuse,—rispose +l’uffiziale della scorta; e vedendoci stralunar +gli occhi, ci spiegò il mistero, dicendo +che ogni giorno di festa (era venerdì), fra mezzodì +e il tocco, che è l’ora della preghiera, si +chiudono tutte le porte di tutte le città, perchè +è credenza dei Mussulmani che sarà in un +giorno di festa, e appunto in quell’ora, che, +non si sa in qual anno, i cristiani s’impadroniranno +con un colpo di mano del loro paese.<span class="pagenum"><a name="Page_344" id="Page_344">[344]</a></span> +Bisognò dunque aspettare che fosse aperta la +porta. E appena entrammo, ci toccò un complimento +fiorito. Una vecchia ci mostrò il pugno +a un per uno borbottando alcune parole. +Domandai all’uffiziale che cosa significavano.—Nulla, +nulla,—rispose;—è una sciocca. Insistetti, +assicurandolo che, qualunque cosa avesse +detto, non me ne avrei avuto per male.—Ebbene,—disse +allora l’ufficiale sorridendo;—è +un modo di dire del paese: gli ebrei all’uncino, +i cristiani.... allo spiedo.<span class="pagenum"><a name="Page_345" id="Page_345">[345]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Il medico ha operato un malato di cateratta, +<i>coram populo</i>, nel giardino del palazzo. C’era +una folla di parenti, d’amici, di soldati, di +servi, parte disposti in circolo intorno al malato, +gli altri in una lunga fila che dal luogo +dell’operazione si stendeva fino alla porta di +strada, dove un’altra folla stava aspettando. Il +malato era un vecchio moro cieco affatto da +più di tre anni. Al momento di mettersi sulla +seggiola, si arrestò come impaurito; poi sedette +con un movimento risoluto, e non diede +più segno di debolezza. Mentre il medico operava, +tutta quella gente pareva petrificata. I +bimbi stavano stretti alle sottane delle donne +e queste abbracciate fra di loro, in atteggiamenti +di terrore, come se assistessero a un +esecuzione capitale. Non si sentiva un respiro. +Noi pure, per l’importanza «diplomatica» dell’operazione, +stavamo in grande ansietà.... Tutt’a +un tratto il malato gettò un grido di gioia e +cadde in ginocchio. Aveva sentito la prima impressione +della luce. Tutta la gente ch’era nel +giardino salutò il medico con un urlo, a cui rispose +un altro urlo della folla radunata nella +strada. I soldati fecero immediatamente uscir tutti,<span class="pagenum"><a name="Page_346" id="Page_346">[346]</a></span> +fuor che il malato, dal recinto del palazzo, e +in poche ore si sparse per tutta Fez la notizia +dell’operazione meravigliosa. Fortunato dottore! +Egli ne colse il premio la sera medesima, visitando +le più belle donne dell’arem del gran +sceriffo Bacali, che gli si mostrarono col viso +scoperto, in tutta la pompa dei loro vestimenti +principeschi, e gli parlarono languidamente dei +propri dolori, fissandogli negli occhi i loro +sguardi infocati. Che può fare di tante donne +il vecchio gran sceriffo? Quello forse che facevano +delle proprie i cortigiani mutilati dei +Faraoni d’Egitto, delli Scià di Persia, degl’Imperatori +greci di Costantinopoli e dei Sultani di +Stambul. Visitò, fra le altre, una bellissima +nera, di forme matronali, coperta d’anelli, di +braccialetti e di collane; la quale, come quasi +tutte le altre, si doleva d’un grande languore. +Il medico la interrogò intorno alle cagioni del +suo male.</p> + +<p>—Non potresti,—essa gli rispose—suggerirmi +la medicina senza farmi queste domande?</p> + +<p>Il medico rispose che le faceva quelle domande +per necessità.</p> + +<p>—I cristiani,—disse la donna,—sono +molto curiosi.</p> + +<p>—E quando la loro curiosità non vien soddisfatta,—rispose +il medico,—essi indovinano.<span class="pagenum"><a name="Page_347" id="Page_347">[347]</a></span></p> + +<p>—E che cosa hai indovinato?</p> + +<p>Il medico espresse il suo pensiero e la nera +si coperse il viso.</p> + +<p>Io pure gli domandai che cosa avesse indovinato; +ma non rispose altro che:—Lesbo! +Lesbo!<span class="pagenum"><a name="Page_348" id="Page_348">[348]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Viene di tratto in tratto qualche spagnuolo +rinnegato a cercare il signor Patxot. Si dice +che questi disgraziati siano intorno a trecento +in tutto l’Impero. I più sono spagnuoli, condannati +per delitti comuni, che fuggirono dalle +galere della costa; gli altri, in parte disertori +francesi, fuggiti dall’Algeria; in parte +canaglia avventuriera venuta da differenti paesi +d’Europa. In altri tempi salivano ad alte cariche +nella corte e nell’esercito, formavano corpi +militari speciali ed erano lautamente pagati. +Ma ora le loro condizioni son molto mutate. +Appena giungono, abiurano la religione cristiana +e abbracciano l’Islamismo, senza circoncisione +nè altre cerimonie, pronunziando +semplicemente una formula. Nessuno bada poi +che adempiano o no i doveri religiosi; i più, +infatti, non metton mai piede nelle moschee e +non sanno neppure le preghiere. Per legarli +al paese il Sultano esige che si sposino subito. +Dà a chi la vuole una delle sue nere, gli altri +possono sposare una mora o un’araba libera; +a tutti il Sultano fa le spese del matrimonio. +Si debbono tutti arrolare nell’esercito; ma possono +esercitare nello stesso tempo qualche mestiere.<span class="pagenum"><a name="Page_349" id="Page_349">[349]</a></span> +La maggior parte appartengono all’artiglieria, +e parecchi alla banda musicale, il cui +capo è uno spagnuolo. I soldati ricevono cinque +soldi al giorno e gli ufficiali venticinque +o trenta: chi ha qualche talento speciale può +guadagnare fino a due lire. In questi giorni, +per esempio, si parla molto d’un rinnegato tedesco, +dotato d’un certo ingegno meccanico, +che s’è fatto una sorte invidiabile. Costui, non +si sa perchè, fuggì nel settantatrè da Algeri, +andò a Tafilet, sul confine del deserto; vi +stette due anni, imparò l’arabo, venne a Fez, +s’arrolò, e in alcuni giorni, con pochi strumenti +che aveva portati con sè, costrusse una rivoltella. +L’avvenimento fece chiasso; la rivoltella +passò di mano in mano fin che giunse al Ministro +della guerra; il Ministro ne parlò all’Imperatore; +l’Imperatore volle vedere il soldato, +l’incoraggiò, gli diede dieci lire ed elevò la sua +paga giornaliera a quaranta soldi. Ma queste +fortune son rare. Quasi tutti vivono miseramente +e in un tale stato d’animo, che per quanto +si sappian macchiati di gravi delitti, ispirano +piuttosto compassione che orrore. Ieri se ne +presentarono due, rinnegati da parecchi anni, +che hanno moglie e figliuoli nati a Fez. Uno +ha circa trent’anni, l’altro cinquanta; tutt’e due +spagnuoli fuggiti da Ceuta. Il giovane non +parlò. L’altro disse d’esser stato condannato ai<span class="pagenum"><a name="Page_350" id="Page_350">[350]</a></span> +lavori forzati per aver ucciso un uomo nell’atto +che bastonava a morte suo figlio. Era pallido +e parlava con voce commossa, stropicciando un +fazzoletto colle mani tremanti.—Se mi promettessero +di non tenermi più che altri dieci +anni in galera,—diceva,—ci tornerei. Ho +cinquant’anni, uscirei a sessanta, potrei vivere +ancora qualche anno nel mio paese. Ma +è l’idea di morire colla divisa del galeotto indosso +che mi spaventa. Tornerei in galera a qualunque +patto, purchè fossi sicuro di morire libero +in Spagna. Questa che meniamo qui non è +vita. Siamo come in mezzo a un deserto. È +una cosa che sgomenta. Tutti ci disprezzano. +La nostra stessa famiglia non è nostra, perchè +i figliuoli non ci amano e sono incitati da tutti +ad odiarci. E poi non si dimentica mai la religione +in cui s’è nati, le chiese dove nostra +madre ci condusse a pregare, i suoi consigli, +il tempo più bello della nostra vita... e queste +memorie.... siamo rinnegati, siamo galeotti, è +vero; ma infine siam sempre uomini... queste +memorie ci straziano l’anima!—Dicendo +questo, piangeva.<span class="pagenum"><a name="Page_351" id="Page_351">[351]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>La pioggia che vien giù dirottamente da +quasi tre giorni, ha ridotta Fez in uno stato +che, a descriverlo, c’è da non esser creduti. +Non è più una città, è un’immensa cloaca. Le +strade son gore; i crocicchi, laghi; le piazze, +paludi; la gente a piedi sprofonda nella melma +fino a mezzo lo stinco; le case sono impillaccherate +fin sopra le porte; uomini, cavalli, +muli, par che si siano ravvoltolati nel fango, +e i cani ne sono addirittura vestiti in modo +che non mostran più un pelo. Non si vede +che pochissima gente, la maggior parte a cavallo; +e non un ombrello, ma neppure alcuno +che affretti il passo per non pigliare la pioggia. +Fuori del quartiere dei bazar, tutto è deserto +e oscuro che stringe il cuore. Per tutto +acqua che corre, precipita e ringorga, travolgendo +ogni sorta di putridumi, e non una voce, +non un rumore umano che rompa la monotonia +di quello strepito assordante. Pare una città +abbandonata dagli abitanti nel momento d’una +inondazione. Dopo una passeggiata d’un’ora, +son tornato a casa pieno di malinconia, e ho +passato parecchie ore nella mia stanza, col viso +all’inferriata e gli occhi fissi su gli alberi sgocciolanti<span class="pagenum"><a name="Page_352" id="Page_352">[352]</a></span> +del giardino, pensando a un povero +corriere che forse in quei momenti passava a +nuoto, a rischio della vita, il Sebù ingrossato, +stringendo fra i denti una borsa di cuoio con +dentro una lettera di mia madre.<span class="pagenum"><a name="Page_353" id="Page_353">[353]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Chi dice e chi nega che sia stata fatta in questi +giorni un’esecuzione capitale davanti a una +porta di Fez. Nessuna testa però fu vista +spenzolare dalle mura ed io preferisco credere +che la notizia sia falsa. La descrizione, che +io lessi, d’una esecuzione capitale fatta a +Tangeri anni sono, mi tolse la barbara curiosità, +che mi solleticò qualche volta, di assistere +a uno di questi spettacoli.</p> + +<p>L’inglese Drummond Hay, uscendo una mattina +da una porta di Tangeri, vide un drappello +di soldati che trascinavano verso il macello +degli ebrei due prigionieri legati per le +braccia e per la vita. Uno era un montanaro +del Rif, antico giardiniere d’un europeo domiciliato +a Tangeri; l’altro un bel giovane, d’alta +statura, di fisonomia aperta e simpatica.</p> + +<p>L’inglese domandò al capo dei soldati che +delitto avessero commesso quei due disgraziati.</p> + +<p>—Il Sultano,—rispose,—che Dio prolunghi +i suoi giorni! ha ordinato di tagliar +loro la testa perchè facevano commercio di +contrabbando sulla costa del Rif cogl’infedeli +Spagnuoli.<span class="pagenum"><a name="Page_354" id="Page_354">[354]</a></span></p> + +<p>—È un castigo ben severo per una simile +colpa,—osservò l’inglese;—e se il loro supplizio +deve servire d’avvertimento e d’esempio, +perchè è stato proibito agli abitanti di Tangeri +d’assistervi?</p> + +<p>(Le porte della città erano state chiuse. Drummond +Hay s’era fatto aprire dando una mancia +a un custode).</p> + +<p>—Non ragionate con me, Nazareno!—rispose +l’ufficiale;—ho ricevuto un ordine, debbo +ubbidire.</p> + +<p>La decapitazione doveva farsi nel macello +degli ebrei. Un moro d’aspetto volgare e perverso, +vestito da macellaio, stava là ad aspettare +i condannati. Aveva in mano un piccolo +coltello lungo circa sei pollici. Era il carnefice. +Straniero alla città, egli s’era offerto a quell’opera +perchè i macellai maomettani di Tangeri, +che sono ordinariamente incaricati delle esecuzioni +capitali, s’erano rifugiati in una moschea.</p> + +<p>Nacque un alterco fra i soldati e il carnefice +a cagione della ricompensa promessa a costui +per la decapitazione dei due infelici, i quali, +ritti in disparte, eran costretti a sentir disputare +sul prezzo del loro sangue. Il carnefice insisteva, +dicendo ch’egli aveva pattuito venti lire +per una sola testa e che glien’erano dovute +altre venti per l’altra. L’ufficiale finì per acconsentire<span class="pagenum"><a name="Page_355" id="Page_355">[355]</a></span> +di mala grazia. Allora il macellaio afferrò +il primo condannato, già mezzo morto di +terrore, lo gettò a terra, gli s’inginocchiò sul +petto e gli mise il coltello alla gola. Drummond +Hay torse il viso. Gli parve che seguisse una +lotta violenta. Il carnefice gridava:—Datemi +un altro coltello; il mio non taglia!—Il condannato +giaceva in terra supino colla gola mezz’aperta, +il petto ansante, tutte le membra contratte. +Fu dato un altro coltello al carnefice e +la testa venne spiccata dal busto.</p> + +<p>I soldati gridarono con voce fioca:—Dio +prolunghi la vita del nostro signore e padrone!—Ma +parecchi di essi parevano istupiditi +dal terrore.</p> + +<p>Venne innanzi l’altra vittima. Era il giovane +bello e simpatico. Il suo sangue fu argomento +d’un altro alterco. L’ufficiale, rinnegando la sua +parola, disse che non avrebbe pagato che venti +lire per tutt’e due le teste. Il carnefice dovette +rassegnarsi. Il condannato domandò che gli fossero +sciolte le mani. Sciolto che fu, si tolse la +cappa, e porgendola al soldato che gli aveva tolto +la corda, gli disse:—Accettate questo; ci rivedremo +in un mondo migliore!—Gettò il suo +turbante a un altro, che lo aveva guardato con +aria di pietà, e dirigendosi a passo fermo dove +era disteso il cadavere insanguinato del compagno, +esclamò con voce chiara e sicura:—Non<span class="pagenum"><a name="Page_356" id="Page_356">[356]</a></span> +c’è altro Dio che Dio e Maometto è <a name="tn356a" id="tn356a"></a><ins class="correction" title="originale: il il suo">il +suo</ins> profeta!—Voltandosi poi verso il carnefice, +si tolse la cintura e gliela porse dicendo:—Prendete! +Ma per l’amor di Dio tagliatemi +la testa più presto di quello che avete fatto al +mio fratello.—Si distese per terra, nel sangue, +e il carnefice gli mise il ginocchio sul +petto.</p> + +<p>—Un contrordine! fermate!—gridò l’inglese.</p> + +<p>Un cavaliere s’avanzava a briglia sciolta.</p> + +<p>Il carnefice tenne il coltello sospeso.</p> + +<p>—Non è che il figliuolo del Governatore,—disse +un soldato.—Egli viene a vedere +<a name="tn356b" id="tn356b"></a><ins class="correction" title="originale: l'esesecuzione">l’esecuzione</ins>. Aspettatelo.</p> + +<p>Così era infatti.</p> + +<p>Poco dopo le due teste sanguinose pendevano +dalle mani dei soldati.</p> + +<p>Le porte della città furono aperte e ne uscì +una turba di ragazzi che prese il carnefice a +sassate e lo inseguì fino a tre miglia dalla città, +dove cadde svenuto, tutto coperto di ferite. +Il giorno dopo si seppe che era stato ucciso +con una fucilata da un parente d’una delle vittime, +e sotterrato nel luogo stesso dov’era caduto. +Pare che le Autorità di Tangeri non giudicassero +opportuno di occuparsi di questo fatto, +<a name="tn356c" id="tn356c"></a><ins class="correction" title="originale: perche">perchè</ins> l’uccisore tornò in città e non fu molestato.<span class="pagenum"><a name="Page_357" id="Page_357">[357]</a></span></p> + +<p>Dopo essere state esposte tre giorni, le teste +furono mandate al Sultano affinchè sua +maestà imperiale riconoscesse la sollecitudine +colla quale erano stati eseguiti i suoi ordini.</p> + +<p>I soldati che le portavano incontrarono per +via il corriere che recava la grazia, il quale +era stato arrestato dalla cresciuta improvvisa +d’un fiume.<span class="pagenum"><a name="Page_358" id="Page_358">[358]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Trovo sovente dei negozianti di Fez che son +stati in Italia. Ce ne vanno ogni anno da quaranta +a cinquanta, e parecchi hanno agenti +mori od arabi nelle nostre città principali. Vanno +particolarmente nell’alta Italia dove comprano +seta greggia, damaschi, coralli, velluti, refe, porcellane, +perle, conterie di Venezia, carte da giuoco +di Genova e mussolina di Livorno. Di proprio +non ci portano che cera e lana, poichè l’industria +marocchina è molto ristretta, e si può dir +che le stoffe, le armi, le pelli e il vasellame +sono i soli prodotti che chiamino l’attenzione +d’un Europeo. Le stoffe si fanno principalmente +in Fez e in Marocco. Sono caic per +donne, turbanti signorili, ciarpe, <i>foulards</i>, tessuti +sottilissimi di seta frammisti d’oro e d’argento, +per lo più a righe diritte e parallele, bianchi o +di colori gentili ed armonici, bellissimi a primo +aspetto, ma disuguali, se si guardano bene, e +ingommati, e poco resistenti. Forti, invece, e +finissime le berrettine di lana rossa, che prendono +il nome dalla città di Fez, e ammirabili +per solidità e graziosa ricchezza di colori i tappeti +che si fanno a Rabat, a Casa Blanca, a Marocco, +a Sciadma, a Sciauia. Da Tetuan provengono<span class="pagenum"><a name="Page_359" id="Page_359">[359]</a></span> +in gran parte i fucili damascati, inargentati, +intarsiati d’avorio, tempestati di pietre +preziose, di forme eleganti e leggiere; e dalle +città di Mechinez e di Fez, e dalla provincia +del Sus le armi bianche, fra cui son lavorati +con grazia ammirabile i pugnali. I cuoi, sorgente +precipua di guadagno per il paese, si preparano +abilmente in varie provincie, e le pelli +scarlatte di Fez, le gialle di Marocco, le verdi +di Tafilet sono ancora degne della loro antica +reputazione. Di Fez è un vanto particolare il +vasellame di terra smaltata; ma è raro il trovarvi +la nobile purezza delle forme antiche, e +il suo principale pregio è la vivacità dei colori +e una certa barbara originalità di disegno, che +non appaga, ma seduce l’occhio. V’è pure, in +Fez, un gran numero di gioiellieri e d’orefici, +che fanno cose semplici non prive di buon gusto; +ma poco variate, e in piccolo numero, +poichè il rito malekita proscrive lo sfoggio degli +ornamenti preziosi come contrario all’austerità +maomettana. Notevoli, più dei gioielli, i +mobili che vengon da Tetuan: specie di scaffali, +attaccapanni, piccole tavole poligonali per +prendere il tè, arcate, arabescate e dipinte di +mille colori; i vassoi di rame, incisi di disegni +complicati e ornati di smalti verdi, rossi ed azzurri; +e sopra ogni cosa, i musaici dei pavimenti +e delle pareti, composti con gusto squisito da<span class="pagenum"><a name="Page_360" id="Page_360">[360]</a></span> +operai abilissimi, che formano ad uno ad uno, +a colpi di piccozza, le stelle e i quadrettini +innumerevoli, con una precisione meravigliosa. +Nessun dubbio che questo popolo è dotato di +mirabili attitudini, e che le industrie sue piglierebbero +un grande incremento, come lo piglierebbe +l’agricoltura, che fu già fiorentissima, se +le desse vita il commercio; ma il commercio +è inceppato dalle proibizioni, dalle restrizioni, +dai monopoli, dalle tariffe eccessive, dalle modificazioni +continue, dalla inosservanza dei trattati; +e benchè gli Stati d’Europa abbiano molto +ottenuto in questi ultimi anni, esso non è ancora +che piccolissima cosa appetto a ciò che +diventerebbe agevolmente, grazie alla ricchezza +naturale e alla posizione geografica del paese, +sotto un governo civile. Il commercio principale, +dalla parte d’Europa, è coll’Inghilterra; +dopo la quale vengon la Francia e la Spagna, +che danno cereali, metalli, zucchero, tè, caffè, +seta greggia, tessuti di lana e di cotone, e ricevono +lana, pelli, frutti, sanguisughe, gomme, +cera e gran parte dei prodotti dell’Affrica centrale. +Il commercio che si fa per Fez, Taza e +Udjda (e non è di piccola importanza, benchè +minore assai di quello che la vicinanza dei due +paesi dovrebbe produrre) comprende, oltre i +tappeti, i tessuti, le cinture, i cordoni, e tutti +gli oggetti del vestiario arabo e moresco, braccialetti<span class="pagenum"><a name="Page_361" id="Page_361">[361]</a></span> +e anelli da piede d’argento e d’oro, vasi +di Fez, musaici, profumi, incenso, antimonio +per gli occhi, <i>hennè</i> per le unghie e tutte le altre +tinture del bel sesso affricano. Più importante, +più antico e più regolare il commercio coll’interno +dell’Affrica, per dove partono ogni anno +grandi carovane, portando stoffe di Fez, panni +inglesi, conteria veneziana, corallo d’Italia, polvere, +armi, tabacco, zucchero, specchietti di Germania, +pennati d’Olanda, scatolette del Tirolo, +chincaglierie d’Inghilterra e di Francia, e sale +che raccolgono per via nelle oasi del Sahara; e +il loro viaggio è come una fiera ambulante nella +quale cambiano le proprie mercanzie con schiavi +neri, polvere d’oro, penne di struzzo, gomma +bianca del Senegal, gioielli d’oro di Nigrizia +che vanno poi in Europa e in Oriente; stoffe nere +di cui s’ornano il capo le donne moresche; +bezoaro, che preserva gli arabi dai veleni e +dalle malattie; e molte droghe che, abbandonate +dall’Europa, conservano il loro antico valore +nell’Affrica. Qui sta, per l’Europa, l’importanza +maggiore del Marocco: porta principale +della Nigrizia; la quale aperta, s’incontreranno +il commercio europeo e il commercio dell’Affrica +centrale. Frattanto la civiltà e la barbarie +se ne contendon la soglia.<span class="pagenum"><a name="Page_362" id="Page_362">[362]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>L’Ambasciatore ha frequenti abboccamenti +con Sid-Mussa. Il suo intento principale è d’ottenere +dal governo dei Sceriffi delle concessioni +che agevolerebbero certi commerci fra l’Italia +e il Marocco: di più non mi è lecito dire. +Gli abboccamenti durano più di due ore; ma il +discorso non si aggira che brevissimo tempo +sulle questioni che ne sono lo scopo, poichè +il ministro, seguendo un uso che par tradizionale +nella politica del governo marocchino, non +entra in materia che dopo aver divagato su +mille soggetti estranei, e quando proprio ci è +tirato per forza.—Parliamo ancora un po’ di +cose divertenti!—dice quasi in tuono di +preghiera. Il tempo, la salute, l’acqua di Fez, +le proprietà di certi tessuti, qualche aneddoto +storico, dei proverbi, quanta sia la popolazione +di certi Stati d’Europa: son tutti discorsi più +gradevoli che il parlar d’affari.—Che ne +dite di Fez?—domandò un giorno, e inteso +dir ch’era bella:—Ha ancora un altro merito—soggiunse;—quello +di esser pulita.—Un +altro giorno domandò quant’era la popolazione +del Marocco. Ma bisogna pure venirci, a parlar +d’affari; e allora sono lunghi giri di parole,<span class="pagenum"><a name="Page_363" id="Page_363">[363]</a></span> +esitazioni, reticenze, un dire e non dire, +un mettere innanzi mille dubbi a un consenso +già dato dentro al cuore, un negare fingendo +d’accondiscendere, uno sguisciar di mano, un +lasciar cascare continuamente il discorso al +momento di stringere il nodo, e poi quell’eterno +spediente:—A domani.—Il dì dopo, +ricapitolazione delle cose dette il dì innanzi, +nuovi dubbi, restrizioni, riconoscimento di equivoci, +rammarico di non aver ben inteso e di +non essersi fatto bene intendere, e sudori dell’interprete +incaricato di chiarire le cose. E poi +conviene aspettare il ritorno dei corrieri mandati +a Tangeri e a Tafilet ad assumere informazioni; +informazioni di poco conto, ma che servono a +rimandare lo scioglimento della quistione a +dieci giorni più tardi. E in fine tre grandi +ostacoli ad ogni cosa: il fanatismo del popolo, +l’ostinazione degli ulema, la necessità di procedere +cautamente, senza scosse, senza farsi +scorgere, con una lentezza che abbia apparenza +d’immobilità, se non è possibile di retrocessione. +Qualche volta, messo a questi ferri, anche Giobbe +direbbe la sua; ma vengon poi le calde strette +di mano, i dolci sorrisi, le dimostrazioni d’una +simpatia irresistibile e d’un affetto che non si +spegnerà che colla vita. L’affare più duro è +quello del grosso moro Scellal, e si dice che +ne dipenda la sorte di tutta la sua vita: perciò<span class="pagenum"><a name="Page_364" id="Page_364">[364]</a></span> +egli è nel palazzo a tutte le ore, ravvolto +nel suo ampio caic, inquieto, pensieroso, qualche +volta colle lagrime agli occhi, e tien sempre +fisso sull’Ambasciatore uno sguardo supplichevole, +che par quello d’un condannato a +morte che domandi la grazia. Mohammed Ducali, +invece, che ha il vento in poppa, è tutto +festante, fuma, si profuma, cambia ogni giorno +di caffettano e spande da ogni parte vezzi, parole +soavi e sorrisi. Eh! se non ci fosse di +mezzo la sudditanza italiana, come quei sorrisi +si cangierebbero presto in lacrime di +sangue!<span class="pagenum"><a name="Page_365" id="Page_365">[365]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Esperimentiamo in questi giorni la verità di +quello che ci fu detto a Tangeri circa agli effetti +dell’aria di Fez. Ma son poi effetti dell’aria +o dell’acqua? o dell’olio scellerato? o del +burro infame? o di tutte queste cose insieme? +Comunque sia, è un fatto che stiamo tutti male. +È languidezza, disappetenza, prostrazione di +forze, pesantezza del capo, e quel ch’è più +grave, un’abitudine, contratta da tutti, di attraversare +di tratto in tratto il cortile rapidissimamente, +senza voltarsi indietro, come se fossimo +inseguiti. Strana debolezza! E a tutti questi +malanni s’aggiunge un tedio, un fastidio d’ogni +cosa, una tetraggine, che da qualche giorno ha +fatto mutar faccia alla casa. Tutti desiderano +il ritorno. Siamo giunti a quel punto inevitabile +di tutti i viaggi, in cui tutt’a un tratto la curiosità +si smorza, ogni cosa si scolora, le memorie +della patria rincalzano in folla; tutti i +desiderii, soffocati nei primi giorni, si risollevano +in tumulto; e da qualunque parte si rivolga +lo sguardo, si vede la nostra porta di +casa. Siamo sazi di turbanti, di faccie nere, di +moschee; stanchi d’aver mille occhi addosso, +annoiati di questa immensa mascherata bianca<span class="pagenum"><a name="Page_366" id="Page_366">[366]</a></span> +a cui assistiamo da due mesi. Quanto si darebbe +soltanto per veder passare, foss’anche di lontano, +una signora europea! per sentire il suono +d’una campana! per vedere sopra il muro d’una +casa un manifesto del teatro delle marionette! +Oh dolcissime memorie!<span class="pagenum"><a name="Page_367" id="Page_367">[367]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Ho scoperto che fra i soldati di guardia al palazzo +ve n’è uno a cui manca l’orecchio destro, +e mi fu detto che gli fu tagliato legalmente, in +presenza di testimoni, da un altro soldato al +quale egli aveva mozzato l’orecchio medesimo +qualche tempo prima. Tale è la legge del taglione +che vige nel Marocco. Non solo un parente +qualunque d’una persona uccisa ha il diritto +d’ammazzar l’uccisore lo stesso giorno +della settimana, alla stess’ora e nel luogo stesso +dove cadde la vittima, ferendolo colla medesima +arma nella medesima parte del corpo; ma chiunque +venga privato d’un membro qualsiasi, ha diritto +di privare dello stesso membro il suo feritore. +Un fatto di questa natura, accompagnato da +circostanze singolarissime, è accaduto, anni sono, +a Mogador, e ce lo raccontò un impiegato del +Consolato francese, che conobbe, a quanto pare, +una delle due vittime. Un negoziante inglese +di Mogador rientrava in città la sera d’un +giorno di mercato, nel momento in cui la +porta era ingombra da una folla di campagnuoli +che conducevano asini e cammelli. Quantunque +gridasse a squarcia gola:—<i>bal ak! bal ak!</i> +(largo! largo!), una vecchia mora fu urtata dal<span class="pagenum"><a name="Page_368" id="Page_368">[368]</a></span> +suo cavallo, stramazzò e picchiò il viso contro +un sasso. Disgrazia volle che in quel picchio +gli si rompessero gli ultimi due denti anteriori. +Rimase un momento sbalordita; poi si +rialzò rabbiosa e convulsa, e prorompendo +in ingiurie e in maledizioni feroci, dopo aver +seguitato l’inglese fino a casa, andò a domandare +al Caid, in virtù della legge del taglione, che +facesse rompere due denti al nazareno. Il Caid +cercò di pacificarla e la consigliò a perdonare; +ma non venendo a capo di nulla, la congedò promettendo +di farle render giustizia, colla speranza +che si sarebbe calmata a poco a poco e avrebbe +desistito dal suo proposito. Ma passati tre giorni, +la vecchia si ripresenta più inferocita che mai, +chiede giustizia, vuole che si pronunzi una +sentenza formale contro il cristiano.—Ricordati,—dice +al Caid,—che me l’hai promesso!—E +che!—risponde il Caid;—mi +pigli tu forse per un cristiano che mi credi +schiavo della mia parola?—Ogni giorno, per +un mese, la mora assetata di vendetta si presenta +alla porta della cittadella, e tanto grida, +strepita e impreca, che il Caid, per liberarsene, +si trova costretto ad esaudirla. Chiama il negoziante, +gli espone la querela della vittima, il +diritto che le dà la legge, il dovere che impone +a lui la promessa, e lo prega, per finirla +di lasciarsi levare due denti, due qualunque,<span class="pagenum"><a name="Page_369" id="Page_369">[369]</a></span> +benchè, in giusta regola, debbano essere due +denti incisivi. L’inglese si rifiuta per gl’incisivi, +pei canini e pei molari; e il Caid è costretto +a rimandare definitivamente la vecchia, ordinando +alle guardie di non lasciarle più metter +piede nella Casba.—Sta bene;—dice essa;—poichè +qua non vi son più che mussulmani +degenerati, poichè si rifiuta la giustizia +a una mussulmana, madre di sceriffi, contro un +cane d’infedele, andrò a trovare il Sultano, e +vedrò se il principe dei credenti rinnega anche +lui la legge del profeta.—Fedele alla sua parola, +si mette in cammino, sola, con un amuleto +in seno, un bastone in mano e una bisaccia +a tracolla, e fa a piedi le cento leghe +che separano Mogador dalla città sacra dell’Impero. +Arrivata a Fez, chiede un’udienza +al Sultano, gli si presenta, gli espone il suo +caso e domanda, giusta il diritto che le accorda +il Corano, l’applicazione della legge +del taglione. Il Sultano la esorta a perdonare: +essa insiste. Le dicono le difficoltà gravissime +che si oppongono alla soddisfazione della sua +domanda:—che il Console d’Inghilterra negherà +il suo consenso, che il governo si troverà +impicciato in una quistione grave, che +non si può, per una cagione così futile, +mettere a repentaglio la pace dell’Impero e +turbare la buona amicizia che lega il Governo<span class="pagenum"><a name="Page_370" id="Page_370">[370]</a></span> +dei sceriffi alla potente Inghilterra.—La vecchia +mora rimane inesorabile. Le offrono, perchè +desista, una somma di denaro, colla quale potrà +passare il resto dei suoi giorni nell’agiatezza. +Rifiuta.—Che faccio io dei vostri denari?—soggiunge;—io +son vecchia e abituata +a vivere miseramente; quello che voglio +sono i due denti del cristiano; li voglio, li +pretendo, li domando in nome del Corano; e il +Sultano, principe dei credenti, capo dell’islamismo, +padre dei suoi sudditi, non può rifiutare +di render giustizia a una mussulmana.—Questa +ostinazione mise il Sultano in un grave imbarazzo; +la legge era formale e il diritto incontestabile; +e il fermento del popolo, eccitato +dalle declamazioni fanatiche della donna, rendeva +pericoloso il rifiuto. Il Sultano, che era +<a name="tn370" id="tn370"></a><ins class="correction" title="originale: Abd-er-Rhaman">Abd-er-Rahman</ins>, scrisse al console inglese +domandandogli, come un favore, che inducesse +il suo concittadino a lasciarsi rompere i +due denti. Il mercante rispose al console che +non avrebbe mai acconsentito. Allora il Sultano +riscrisse dicendo che, se acconsentiva, gli +avrebbe accordato, per ricompensa, qualunque +privilegio commerciale gli piacesse di +domandare. Questa volta, solleticato nella borsa, +il mercante cedette. La vecchia partì da +Fez benedicendo il nome del pio Abd-er-Rahman, +e ritornò a Mogador, dove in presenza<span class="pagenum"><a name="Page_371" id="Page_371">[371]</a></span> +sua e di molto popolo, furono rotti due +denti al nazareno. Quando li vide cadere in +terra, gettò un grido di trionfo e li raccolse +con gioia feroce. Il mercante, grazie ai privilegi +che gli furono accordati, in meno di due +anni si fece una bella fortuna, e tornò in Inghilterra +sdentato e felice.<span class="pagenum"><a name="Page_372" id="Page_372">[372]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Più studio questi mori e più tendo a credere +che non siano molto lontani dal vero, +come mi parvero da principio, i giudizii dei +viaggiatori, i quali sono concordi nel chiamarli +una razza di vipere e di volpi, falsi, pusillanimi, +umili coi forti, insolenti coi deboli, +rosi dall’avarizia, divorati dall’egoismo, accesi +delle più abbiette passioni che possano capire +nel cuore umano. Come potrebbe essere altrimenti? +La natura del governo e lo stato +della società non permettono loro alcuna virile +ambizione; trafficano e brigano, ma non +conoscono il lavoro che affatica e rasserena; +sono digiuni affatto d’ogni piacere che derivi +dell’esercizio dell’intelligenza; non si curano +dell’educazione dei propri figliuoli; non hanno +nessun nobile scopo alla vita; si danno dunque +con tutta l’anima e per tutte le vie ad ammassar +danaro e dividono il tempo che loro riman +libero da questa cura fra un ozio sonnolento +che li sfibra e una venere cieca, smodata e +grossolana, che gli abbrutisce. In questa vita +effeminata diventano naturalmente pettegoli, +vanitosi, piccoli, maligni; si lacerano la reputazione, +gli uni cogli altri, con una rabbia<span class="pagenum"><a name="Page_373" id="Page_373">[373]</a></span> +spietata; mentono per abitudine, con un’impudenza +incredibile; affettano animo caritatevole e +religioso, e sacrificano l’amico per uno scudo; +disprezzano il sapere e accolgono le più puerili +superstizioni del volgo; fanno il bagno +tutti i giorni e tengono il sudiciume a mucchi +nei recessi della casa; e aggiungono a tutto +questo un orgoglio satanico, dissimulato, quando +occorre, da maniere umili e insieme dignitose, +che paiono indizio d’animo gentile. E così +m’ingannarono nei primi giorni; ma ora son persuaso +che l’ultimo di costoro crede, in fondo al +cuore, di valer infinitamente più di tutti noi messi +in un mazzo. Gli arabi nomadi conservano +almeno la semplicità austera dei costumi antichi, +ed i Berberi selvaggi hanno lo spirito guerriero, +il coraggio, l’amore dell’indipendenza. +Costoro soli congiungono in sè barbarie, depravazione +e superbia, e son la parte più potente +della popolazione dell’Impero: quella che dà +i negozianti, gli ulema, i tholba, i Caid, i pascià; +che possiede i ricchi palazzi, i grandi +arem, le belle donne, i tesori nascosti; riconoscibile +alla pinguedine, alla carnagione chiara, +all’occhio astuto, ai grossi turbanti, all’andatura +maestosa, alla fiaccona, ai profumi, alla boria.<span class="pagenum"><a name="Page_374" id="Page_374">[374]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Il moro Scellal ci condusse a prendere il +tè in casa sua. Entrammo per uno stretto corridoio +in un cortiletto oscuro, ma bellissimo; +bellissimo, ma sucido quanto le più sucide case +del ghetto d’Alkasar. Fuor che i musaici del pavimento +e dei pilastri, tutto era nero, crostoso, viscoso, +schifoso. Vi sono due stanzine buie a terreno; +al primo piano, gira una galleria, e sulla +sommità dei muri il parapetto della terrazza. Il +grosso moro ci fece sedere davanti alla porta +della sua stanza da letto, ci diede il tè e dei dolci, +ci bruciò dell’aloè, ci spruzzò d’acqua di rosa +e ci presentò due suoi bambini graziosissimi, +che s’avvicinarono a noi bianchi dalla paura +e tremarono come foglie sotto le nostre carezze. +Dal lato opposto del cortile v’era una ragazza +nera d’una quindicina d’anni, non vestita d’altro +che d’una camicia tagliata da una parte in +modo che lasciava vedere la gamba nuda dal +fianco fino al piede, e stretta alla cintura, +che segnava tutte le forme del corpo: il più +snello, il più elegante, il più seducente corpo +di donna, lo attesto sul capo del signor Ussi, +ch’io abbia visto nel Marocco fino al momento in +cui scrivo. Era una schiava. Stava appoggiata a +un pilastro colle braccia incrociate sul seno<span class="pagenum"><a name="Page_375" id="Page_375">[375]</a></span> +e ci guardava con aria di suprema indifferenza. +Poco dopo uscì da una porticina un’altra +nera, una donna sui trent’anni, d’alta statura, +di viso austero, di forme robuste, diritta come +il fusto d’un aloè, la quale, per quello che ci +parve, doveva essere una favorita del padrone, +poichè gli si avvicinò famigliarmente, gli susurrò +alcune parole nell’orecchio e gli tolse +una festuca dai baffi, premendogli la mano +sulle labbra, con un certo atto tra sbadato e carezzevole, +di cui il moro sorrise. Alzando gli +occhi, vedemmo tutta la galleria del primo +piano e tutto il parapetto della terrazza coronati +di teste di donne, che si nascosero immediatamente. +Era impossibile che fossero tutte +donne della casa. Quelle della casa avevano +senza dubbio annunziato la visita dei cristiani +alle amiche delle case vicine, e queste dalle loro +terrazze s’erano arrampicate o buttate giù sulla +terrazza dello Scellal. In un momento che guardavamo +in su, ce ne passarono accanto tre come +tre larve, col capo tutto coperto, e sparirono in +una porticina. Erano tre amiche che non avendo +potuto entrare in casa per la terrazza, avevano +dovuto rassegnarsi a entrar per la porta; e +un momento dopo comparirono le loro teste +sopra il parapetto della galleria. La casa, insomma, +s’era convertita in teatro, e noi eravamo +lo spettacolo. Le spettatrici, tutte velate,<span class="pagenum"><a name="Page_376" id="Page_376">[376]</a></span> +cinguettavano, ridevano sommessamente, facevano +capolino e si ritiravano con una rapidità +che pareva che scattassero; ad ogni nostro movimento, +corrispondeva un leggero mormorìo; +ogni volta che alzavamo la testa, seguiva un +gran tumulto nei palchi di prim’ordine; si capiva +che si divertivano, che raccoglievano materia +per un mese di conversazione, che non +stavano in sè dal piacere di trovarsi, così inaspettatamente, +dinanzi a uno spettacolo tanto +bizzarro e tanto raro! E noi, compiacenti, +concedemmo loro questo spettacolo per quasi +un’ora; silenziosi, però, e tediati; effetto che produce, +dopo qualche tempo, ogni casa moresca, +per quanto sia cortese l’ospitalità che vi si riceve. +Poichè, dopo aver ammirato i bei musaici, +le belle schiave e i bei bimbi, si cerca quasi +istintivamente la persona che incarna la vita +domestica, che rappresenta la gentilezza e l’onore +della casa, che suggella l’ospitalità, che +colora la conversazione, che vi alita nell’anima +l’aura dei Lari;—si cerca, insomma, la perla +di questa conchiglia;—e non vedendo che +donne a cui il padrone dà gli amplessi e non +il cuore, e figliuoli di madri sconosciute, e +tutta la casa personificata in un solo, l’ospitalità +riesce una fredda cerimonia, e nell’ospite spariscono +i tratti simpatici d’un amico che v’onora, +sotto l’aspetto d’un sensuale e odioso egoista.<span class="pagenum"><a name="Page_377" id="Page_377">[377]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Non c’è dubbio che questa gente, se proprio +non ci odia, almeno non ci può patire, e +non gliene mancano, tra buone e cattive, le +ragioni. Nei discendenti dei mori di Spagna, +molti dei quali conservano ancora chiavi di +città andaluse e titoli di possessione di terre +e di case di Siviglia e di Granata, è viva particolarmente +l’avversione alla Spagna, da cui i +loro padri furono spogliati, sterminati, banditi. +Tutti gli altri odiano generalmente tutti i cristiani, +non solo perchè quest’odio è istillato loro +nelle scuole e nelle moschee fin dall’infanzia, +collo scopo di renderli avversi ad ogni commercio +colle genti civili;—commercio che, scemando +la superstizione e l’ignoranza, scalzerebbe le +fondamenta dell’edifizio politico e religioso dell’Impero;—ma +perchè hanno tutti in fondo all’anima +il vago sentimento d’una forza espansiva, +crescente, minacciosa degli Stati europei, dalla +quale tosto o tardi saranno schiacciati. Sentono +rumoreggiare la Francia alle loro frontiere di +levante; vedono gli Spagnuoli fortificati sulla +loro costa del Mediterraneo; Tangeri, occupata +da un’avanguardia di cristiani; le città occidentali, +guardate da negozianti europei distesi<span class="pagenum"><a name="Page_378" id="Page_378">[378]</a></span> +su tutta la costa dell’Atlantico come una catena +di sentinelle avanzate; ambasciate che percorrono +il paese in tutte le direzioni, per recare dei +doni al Sultano, in apparenza, ma in realtà, +pensan loro, per vedere, scrutare, fiutare, corrompere, +preparare il terreno; sentono, insomma, +la minaccia perpetua d’un’invasione e immaginano +quest’invasione accompagnata da tutti gli +orrori dell’odio e della vendetta, persuasi, come +sono, che i Cristiani nutrano contro i Mussulmani +gli stessi sentimenti che nutrono loro +contro di noi. Come possono poi cangiare +quest’avversione in simpatia vedendo noi, stretti +nei nostri abiti impudichi, che segnano le forme; +vestiti di colori sinistri; noi, carichi di taccuini, +di cannocchiali, di strumenti misteriosi, che ci +ficchiamo per tutto, notiamo tutto, misuriamo +tutto, vogliamo saper tutto; noi che ridiamo +sempre e non preghiamo mai; noi irrequieti, +chiaccheroni, beoni, fumatori, pieni di pretese, +e pitocchi, che abbiamo una donna sola, e non +un servo dei nostri paesi! E si formano dell’Europa +un’idea oscura, come d’un’immensa congerie +di popoli turbolenti, dove regni una vita +febbrile, tutta ambizioni ardenti, vizi sfrenati, +tumulti, viaggi, imprese temerarie, un affanno, +un rimescolìo vertiginoso, una confusione di +Babelle, che dispiace a Dio.<span class="pagenum"><a name="Page_379" id="Page_379">[379]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Oggi gran rumore nel palazzo, a cagione del +primo ed unico tentativo di conquista amorosa, +fatto da un cristiano del basso personale dell’ambasciata. +Questo buon giovane, al quale +cominciava a pesare, a quel che sembra, la vita diplomaticamente +austera che si mena da quaranta +giorni; avendo visto, non so di dove, una bella +mora che passeggiava in un giardino, pensò (tutti +hanno le loro debolezze) ch’essa non avrebbe +potuto resistere alle attrattive della sua bella +persona, e senza badare al pericolo s’insinuò +per un buco del muro nel recinto vietato. Se, +giunto in cospetto della ninfa, abbia fatto una +dichiarazione d’amore od abbia tentato di sopprimere +il preambolo, se la ninfa gli abbia +prestato orecchio pietoso o sia fuggita strillando, +non si sa, poichè tutto, in questo paese, +è mistero. Si sa però che tutt’a un tratto sbucarono +di dietro a un cespuglio quattro mori +armati di pugnale, due dei quali gli si slanciarono +contro da una parte e due dall’altra; e +che il malcapitato seduttore o non sarebbe più +uscito del giardino, o ne sarebbe uscito con +qualche occhiello nelle reni, se non fosse comparso +improvvisamente il caid Hamed-Ben Kasen<span class="pagenum"><a name="Page_380" id="Page_380">[380]</a></span> +Buhammei, il quale arrestò con un gesto imperioso +i quattro cerberi, e diede modo al fuggitivo +di riportare la pelle intatta al palazzo. +La notizia dell’avvenimento si sparse, ci fu un +sottosopra, il colpevole ricevette una solenne +ammonizione in presenza di tutti e il Comandante, +sempre spiritoso, gli fece per giunta +un sermoncino che gli produsse un’impressione +profonda.—Che le donne degli altri, e particolarmente +le donne dei mussulmani, bisogna +lasciarle stare; che quando si è con un’ambasciata +europea nel Marocco, bisogna far conto +di non esser più un uomo; che nei paesi maomettani +queste quistioni di donne finiscono facilmente +in quistioni politiche; e che sarebbe +una bella responsabilità quella d’un giovane +onesto il quale, per non aver saputo resistere +a un impulso inconsiderato... del cuore, trascinasse +il suo paese in una guerra... di cui non +si potrebbero prevedere le conseguenze.—A +questo discorso, il povero giovane, che già vedeva +la flotta italiana con centomila soldati +salpare verso il Marocco per cagion sua, si +mostrò atterrito del suo fallo a tal segno, che +non parve più necessario d’infliggergli altro +castigo.<span class="pagenum"><a name="Page_381" id="Page_381">[381]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Vorrei saper bene che concetto hanno costoro +della propria potenza militare e del proprio +valore guerresco rispetto alla potenza e +al valore dei popoli europei. Ma non oso interrogarli +direttamente su questo soggetto perchè +sono ombrosissimi e temo che le mie domande +possano parere un’ironia o una spacconata. +Son riuscito nondimeno, tastandoli con +mano leggera, e senza farmi scorgere, a raccapezzare +qualche cosa. Sulla superiorità della nostra +potenza militare non ci hanno dubbio; +poichè se qualche dubbio rimaneva loro trent’anni +sono, quando non avevano ancora ricevuto +dagli europei alcuna veramente grave +batosta, le guerre della Francia e della Spagna, +e principalmente le due battaglie famose d’Isly +e di Tetuan, dissiparono quei dubbi per sempre. +Ma riguardo al valore, mi pare che si +credano ancora superiori di molto agli europei; +le vittorie dei quali attribuiscono all’artiglieria, +all’ordine, alla furberia (chè per loro sono +furberie la strategia e la tattica) e non al valore. +E le vittorie conseguite con quei mezzi, pare +che non le considerino nobilmente conseguite. +Il volgo, poi, aggiunge a quei mezzi l’alleanza<span class="pagenum"><a name="Page_382" id="Page_382">[382]</a></span> +coi cattivi spiriti, senza la quale nè i cannoni +nè le furberie sarebbero bastati a <a name="tn382" id="tn382"></a><ins class="correction" title="originale: sgomînare">sgominare</ins> +gli eserciti mussulmani. Certo è che agli Arabi +puri e ai Berberi, che sono la maggioranza +guerriera del Marocco, non si può negare il +valore, e nemmeno restringersi a riconoscere +in loro quel valore comune e indeterminato +che in Europa si considera, con cavalleresca +reciprocanza, proprietà di tutti gli eserciti. Poichè +tenuto pur conto della natura del terreno +e degli aiuti segreti dell’Inghilterra, l’esercito +marocchino, scompigliato, mal condotto, male +armato, male approvvigionato, non avrebbe potuto +tener fronte, come fece, per quasi un anno, +con una tenacia inaspettata in Europa, all’esercito +spagnuolo, disciplinato, ordinato e fornito di +tutti i nuovi mezzi d’offesa, senza supplire con +un grande valore alla potenza militare che gli +mancava. Si potrà negare il nome proprio di +valore al fanatismo che slancia un uomo contro +dieci a cercare una morte che gli aprirà le porte +del paradiso; al furore selvaggio che induce un +soldato a spaccarsi il cranio contro una rupe +piuttosto che cader nelle mani dei nemici; alla +rabbia forsennata d’un ferito, che si strappa le +bende e si squarcia le piaghe per liberarsi colla +vita dalla prigionia; al disprezzo del dolore, +alla cieca audacia, all’ostinazione brutale di chi +si fa uccidere senza scopo; ma bisognerà ammettere<span class="pagenum"><a name="Page_383" id="Page_383">[383]</a></span> +almeno che questi sono elementi di valore, +ed è incontestabile che questa gente ne +diede molti e tremendi saggi alla Spagna. Dopo +due mesi di guerra, l’esercito spagnuolo non +aveva presi che due prigionieri, un arabo della +provincia d’Oran e un pazzo che s’era presentato +agli avamposti; e nella sanguinosa battaglia +di Castillejos cinque marocchini soli, e +tutti e cinque feriti, caddero nelle mani dei +vincitori. La loro tattica tradizionale è di avanzarsi +in massa contro il nemico, distendersi +rapidamente, correre fino a mezzo tiro, sparare +e ritirarsi precipitosamente per ricaricare le +armi. Nelle grandi battaglie si dispongono a +mezza luna, l’artiglieria e la fanteria al centro, +e alle ali la cavalleria, che cerca d’avvolgere il +nemico e cacciarlo fra due fuochi. Il capo supremo +dà un ordine generale, ma ogni capo +inferiore ritorna all’assalto o si ritira quando +gli sembra opportuno, e l’esercito sfugge facilmente +al comando principale. Cavalieri infaticabili, +destri tiratori, tenaci dietro un riparo, facili +a sgominarsi in pianura aperta, strisciano +come serpenti, s’arrampicano come scoiattoli, +corrono come caprioli, passano rapidamente +dall’assalto temerario alla fuga precipitosa, e +da un esaltazione di valore che pare pazzia furiosa +a uno sgomento che non ha nome. Ci +sono ancora nel Marocco dei mori impazziti di<span class="pagenum"><a name="Page_384" id="Page_384">[384]</a></span> +terrore alla battaglia d’Isly; e si sa che alle +prime cannonate del maresciallo Bugeaud, il +Sultano Abd-er-Rahman, gridò:—Il mio cavallo! +Il mio cavallo!—e inforcata la sella, +si diede a una fuga disperata, lasciando sul +campo i suoi musici, i suoi negromanti, i suoi +cani da caccia, lo stendardo sacro, il parasole +ed il tè, che i soldati francesi trovarono ancora +bollente.<span class="pagenum"><a name="Page_385" id="Page_385">[385]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Incontro tanti neri per le strade di Fez, che +alle volte mi par di trovarmi in una città del +Sudan e sento vagamente fra me e l’Europa +l’immensità del deserto di Sahara. Dal Sudan, +infatti, vengono la maggior parte, poco meno +di tremila all’anno, molti dei quali si dice che +muoiono in breve tempo di nostalgia. Sono +portati per lo più all’età d’otto o dieci anni. I +mercanti, prima di esporli in vendita, li ingrassano +a pallottole di cuscussù, cercano di guarirli +dalla nostalgia colla musica e insegnano loro +qualche parola araba; il che ne aumenta il +prezzo, che è ordinariamente trenta lire per un +ragazzo, sessanta per una bimba, circa a quattrocento +per una giovane di diciassette o diciott’anni, +bella, che sappia parlare e che non abbia +ancora partorito; e cinquanta o sessanta per un +vecchio. L’Imperatore ritiene il cinque per +cento della materia importata, e ha il diritto +della prima scelta. Gli altri sono venduti nei +mercati di Fez, di Mogador e di Marocco, e +partitamente, all’incanto, in tutte le altre città, +dove i compratori, per tradizione, usano loro il +pudico riguardo di non visitarne pubblicamente +le parti coperte. Abbracciano tutti, senza difficoltà,<span class="pagenum"><a name="Page_386" id="Page_386">[386]</a></span> +la religione maomettana, conservando +però molte delle loro stranissime superstizioni, +e le feste bizzarre del proprio paese, consistenti +in balli grotteschi che durano fino a tre +giorni e tre notti consecutive, accompagnati +da una musica diabolica, e non interrotti che +per inghiottire con avidità bestiale ogni sorta +di porcherie. Servono per lo più nelle case, +son trattati con dolcezza, vengono in gran parte +affrancati in ricompensa dei loro servigi, hanno +la via aperta anche alle più alte cariche dello +stato, e si palesano qui come per tutto: ora +febbrilmente operosi, ora torpidamente pigri, +lussuriosi come scimmie, astuti come volpi, feroci +come tigri; ma contenti del loro stato, e +per lo più fedeli e grati ai padroni: il che +pare che non segua dove la schiavitù è più dura, +come a Cuba, e dove la libertà di cui godono è +eccessiva, come in Europa. Le arabe e le +more rifuggono da loro, ed è rarissimo che +un nero sposi altra donna che del suo colore; +ma gli uomini, e in specie i mori, non solo +le cercano avidamente come concubine, ma le +sposano colla stessa facilità che le bianche; +onde il grandissimo numero di mulatti di tutte +le sfumature che son nel Marocco. Strane vicende! +Il povero nero di dieci anni, venduto +sui confini del Sahara per un sacco di zucchero +o un pezzo di stoffa, può, e si diede il caso<span class="pagenum"><a name="Page_387" id="Page_387">[387]</a></span> +discutere trent’anni dopo,—ministro del Marocco,—un +trattato di commercio <a name="tn387" id="tn387"></a><ins class="correction" title="originale: coll'ambaciatore">coll’ambasciatore</ins> +d’Inghilterra; e molto più probabilmente, +la bambina nera nata in una tana immonda +e scambiata all’ombra d’un’oasi con un +otre d’acquavite, trovarsi, appena adulta, coperta +di gemme e fragrante di profumi, tra le braccia +del Sultano.<span class="pagenum"><a name="Page_388" id="Page_388">[388]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Da qualche giorno, passeggiando per Fez, mi +si affaccia alla mente con una persistenza ostinata +l’immagine d’una grande città americana, +alla quale accorre gente da ogni parte del mondo, +una di quelle città che rappresentano quasi +il tipo a cui tutte le città nuove si vanno lentamente +informando, e la cui vita è forse un +esempio di quello che sarà fra un secolo la vita +di tutte; una città la cui immagine non si può +presentare a nessun europeo, accanto a quella +di Fez, senza farlo sorridere di pietà, tanto è +grande la distanza che le separa sopra la via +del progresso umano. Eppure, più mi fisso col +pensiero in quella città, più mi sento preso da +un dubbio che mi rattrista. Vedo quelle grandi +strade, diritte e interminabili, in cui s’innalzano +a perdita d’occhi i pali giganteschi del telegrafo. +«È l’ora della chiusura degli opifici +e delle botteghe. Torrenti d’operai, uomini, +donne e ragazzi, passano a piedi, in omnibus, +in <i>tramway</i>, seguendo quasi tutti la stessa direzione, +verso i quartieri lontani; e tutti hanno +l’aspetto triste e ansioso e sembrano estenuati +dalla fatica.... Nuvole dense di fumo di carbone +escono dalle innumerevoli torricine degli opifici,<span class="pagenum"><a name="Page_389" id="Page_389">[389]</a></span> +scendono nelle strade, gettano le loro ombre +nere sulle splendide vetrine delle botteghe, +sulle lettere dorate degli annunzi che coprono +le facciate fino ai tetti, sulla folla che, colla +testa bassa, a passo cadenzato, dondolando le +braccia, fugge in silenzio i luoghi che, durante +il giorno, videro colare il suo sudore. Di tratto +in tratto, il sole squarcia il velo lugubre che +l’industria ha disteso sulla capitale del lavoro; +ma questi bagliori improvvisi, fuggitivi, invece +di rallegrare la scena, non fanno che illuminarne +la tristezza... Tutte le fisonomie hanno +la medesima espressione. Ognuno ha fretta di +arrivare a casa per «economizzare» le sue +poche ore di riposo dopo aver tratto il maggior +vantaggio possibile dalle lunghe ore di lavoro. +Par che ognuno sospetti nel suo vicino un +concorrente. Tutti portano l’impronta dell’isolamento. +L’aria morale in cui vive questa gente +non è la carità, è la rivalità... Un gran numero +di famiglie vivono negli alberghi, vita che condanna +la donna alla solitudine e all’ozio. Lungo +il giorno, il marito fa i suoi affari fuor di casa, +e non rientra che all’ora del desinare, che trangugia +colla rapidità d’un uomo affamato. Poi +ritorna alla sua galera. I ragazzi, all’età di cinque +o sei anni, frequentano le scuole, ci vanno +e ritornano soli e passano il rimanente del loro +tempo a loro capriccio, godendo della più ampia<span class="pagenum"><a name="Page_390" id="Page_390">[390]</a></span> +libertà. L’autorità paterna è pressochè nulla. +I figliuoli non ricevono altra educazione che +quella delle scuole.... maturano rapidamente +e si preparano fin dall’infanzia alle fatiche +e alle lotte della vita sovreccitata, aspra e avventurosa +che li aspetta. La vita dell’uomo non +è che una sola e lunga <i>campagna</i>, un seguito +non interrotto di combattimenti, di marcie e +di contro-marcie. La dolcezza, l’intimità del +focolare domestico non hanno che un’assai piccola +parte nella sua esistenza militante e febbrile. +È egli felice? A giudicarne dal suo aspetto +faticato, triste, inquieto, spesso delicato e malsano, +c’è da dubitarne. L’eccesso del lavoro +non interrotto gli spezza le forze, gl’interdice +i piaceri dello spirito e gl’impedisce il raccoglimento +dell’anima. E la donna soffre di questa +vita anche più del marito. Essa non lo vede +che una volta al giorno, mezz’ora tutt’al più, e +la sera, quando, rotto dalla fatica, rientra in +casa per cercare il sonno; e non può alleggerire +il fardello ch’egli porta, nè partecipare +alle sue pene, alle sue cure e ai suoi lavori +perchè non li conosce, non esistendo quasi affatto +fra loro, per mancanza di tempo, il commercio +delle anime....»</p> + +<p>La città è Chicago, e chi la descrive il barone +Hübner, grande ammiratore dall’America. +Ora il dubbio è questo: non so quale delle<span class="pagenum"><a name="Page_391" id="Page_391">[391]</a></span> +due città, Fez e Chicago, mi faccia più compassione. +Sento però che se fossi nei panni +d’un moro di Fez, ed un cristiano, conducendomi +in una di quelle grandi città civili, mi +domandasse se l’invidio, gli farei una risata +sul volto.<span class="pagenum"><a name="Page_392" id="Page_392">[392]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Stamattina Selam mi raccontò, a modo suo, +la storia famosa del brigante Arusi; una delle +infinite istorie che girano di bocca in bocca +dal mare al deserto; fondata però sopra un +fatto vero e recentissimo, di cui molti testimoni +vivono ancora.</p> + +<p>Poco dopo la guerra colla Francia, il Sultano +Abd-er Rahman mandò un esercito a castigare +gli abitanti del Rif che avevano incendiato un +bastimento francese. Fra i varii sceicchi, a cui +il comandante dell’esercito intimò di denunziare +i colpevoli, ce ne fu uno, chiamato Sid-Mohammed-Abd-el-Djebar, +già innoltrato negli +anni, il quale, essendo geloso d’un tale Arusi, +giovane valoroso e bellissimo, lo rimise, benchè +innocente, nelle mani del generale, affinchè lo +conducesse nelle carceri di Fez. Fu infatti condotto +a Fez, ma non stette in prigione che un +anno. Rilasciato in libertà, andò a Tangeri. +Stette qualche tempo a Tangeri e poi tutt’a un +tratto scomparve, e per un pezzo nessuno seppe +più notizie di lui. Ma poco dopo la sua disparizione, +si cominciò a parlare in tutta la provincia +del Garb d’una banda di ladri e d’assassini +che infestava la campagna fra Rabat e<span class="pagenum"><a name="Page_393" id="Page_393">[393]</a></span> +Laracce. Le carovane erano assalite, i negozianti +spogliati, i caid malmenati, i soldati del +Sultano pugnalati; nessuno osava più attraversare +quelle terre; e i pochi che, presi dagli +assassini, ne uscivan salvi, tornavano nelle città +istupiditi dal terrore.</p> + +<p>Le cose durarono in questo stato per molto +tempo, e nessuno era mai riuscito a scoprire +chi fosse il capo della banda, quando un negoziante +rifano, assalito una notte al lume della +luna, riconobbe fra coloro che lo spogliavano +il giovane Arusi, e ne portò a Tangeri la notizia +che si sparse rapidamente per tutto il +Garb. Il capo della banda era Arusi. Molti altri +lo riconobbero. Egli appariva nei duar e +nei villaggi, di giorno e di notte, vestito da +soldato, da caid, da ebreo, da cristiano, da +donna, da ulema, uccideva, rubava, spariva, inseguito +da ogni parte, non raggiunto da nessuno, +sempre inaspettato, sempre in un nuovo +aspetto, capriccioso, feroce, infaticabile; e non +s’allontanava mai dai dintorni della cittadella +El-Mamora; cosa di cui nessuno capiva la ragione. +La ragione era questa: il caid della +cittadella El-Mamora era in quel tempo l’antico +sceicco Sid-Mohammed Abd-el-Dijebar che +aveva messo Arusi nelle mani del generale del +Sultano.</p> + +<p>In quei giorni appunto Sid-Mohammed Abd-el-Dijebar<span class="pagenum"><a name="Page_394" id="Page_394">[394]</a></span> +aveva data in isposa una sua figliuola +di meravigliosa bellezza, chiamata Rahmana, +al figliuolo del pascià di Salè, che +si chiamava Sid-Alì. Le feste nuziali erano +state celebrate con gran pompa, in presenza +dei più ricchi giovani della provincia, accorsi +a cavallo, armati, vestiti dei loro più begli +abiti, alla cittadella d’El-Mamora; e Sid-Alì +doveva condurre la sua sposa a Salè, in casa +di suo padre. Il corteo uscì dalla cittadella di +notte. Doveva passare per una gola strettissima +formata da una catena di collinette boscose e +da una catena di dune. Andava innanzi una +scorta di trenta cavalieri; dietro a questi, +Rahmana sulla groppa d’una mula, in mezzo +allo sposo e al fratello; dietro Rahmana, il +caid suo padre e una folla di parenti e d’amici. +Entrarono nella gola. La notte era serena, +lo sposo teneva per mano Rahmana, +il vecchio caid si lisciava la barba: tutti erano +allegri.</p> + +<p>All’improvviso una voce formidabile urlò nel +silenzio della notte:</p> + +<p>—Arusi ti saluta, o sceicco Sid Mohammed +Abd-el Dijebar!</p> + +<p>Nello stesso punto, sull’alto d’una collina +scintillarono trenta fucili e tuonarono trenta +colpi. Cavalli, soldati, parenti, amici, chi stramazza +morto, chi vacilla ferito, chi fugge; e<span class="pagenum"><a name="Page_395" id="Page_395">[395]</a></span> +prima che il caid e Sid-Alì, rimasti illesi, rinvengano +dallo sbalordimento, un uomo, una +furia, un demonio, Arusi insomma precipita +dalla collina, afferra Rahmana, se la mette in +sella e fugge a briglia sciolta verso la foresta +di Mamora.</p> + +<p>Il caid e Sid-Alì, uomini risoluti, invece di +abbandonarsi ad una vana disperazione, fecero +giuramento solenne di non radersi più la testa +prima d’essersi spaventosamente vendicati. Domandarono +e ottennero soldati dal Sultano, e +cominciarono a dar la caccia ad Arusi, che s’era +rifugiato colla sua banda nella grande foresta di +Mamora. Fu una guerra faticosissima, tutta colpi +di mano, imboscate, assalti notturni, astuzie, +combattimenti feroci, che durò più d’un anno, +e ridusse a poco a poco la banda nel centro +della foresta. La banda era accerchiata e il +cerchio si stringeva si stringeva. Molti dei seguaci +di Arusi eran già morti di fame, molti +fuggiti, molti stati uccisi in combattimento. Il +caid e Alì, vicini a raggiungere la meta, s’inferocivano +sempre più, non chiudevan più occhio +nè notte nè giorno, non respiravano più +che la vendetta. Ma d’Arusi e di Rahmana non +si sapeva più nulla. Chi diceva che fossero +morti di stento, chi riteneva che fossero fuggiti, +chi credeva che il bandito avesse ucciso +la sposa e sè stesso. E Sid-Alì e il caid cominciavano<span class="pagenum"><a name="Page_396" id="Page_396">[396]</a></span> +a disperare, perchè più s’innoltravano, +e più gli alberi si facevan fitti, più alti +e più intricati i cespugli, le liane, i rovi, i +ginepri; tanto che i cavalli e i cani non potevano +più aprirsi la via. Un giorno, finalmente, +mentre tutti e due passeggiavano scoraggiati e +silenziosi per la foresta, un arabo accorse da +lontano verso di loro e disse d’aver visto Arusi +nascosto in mezzo ai giunchi, sulla riva d’un +fiume, all’estremità della foresta. Il caid raccoglie +in furia i suoi cavalieri, li divide in due +drappelli e li sguinzaglia, un drappello a destra, +l’altro a sinistra, verso il fiume. Dopo una +lunga corsa, il caid per il primo vede da lontano, +in mezzo ai giunchi, rizzarsi un fantasma, +un uomo d’alta statura e d’aspetto terribile: +Arusi. Si slanciano tutti verso quel punto, arrivano, +girano, frugano, fiutano: Arusi non +v’è più. Erano sulla riva del <a name="tn396" id="tn396"></a><ins class="correction" title="originale: fume">fiume</ins>.—Ha passato +il fiume! grida il caid. Tutti si gettano +nel fiume e raggiungono la riva opposta. La +riva era segnata di alcune orme; tutti si mettono +su quell’orme; ma dopo pochi passi, mancano.—s’è +rigettato nel fiume,—grida +il caid,—e andò a riuscir più lontano.—Subito +i cavalieri si slanciano di galoppo lungo +la riva. Nello stesso punto l’attenzione del +caid è attirata da suoi tre cani, che si sono +arrestati, fiutando, vicino a una pianta di giunchi.<span class="pagenum"><a name="Page_397" id="Page_397">[397]</a></span> +Sid-Alì accorre pel primo, e vede vicino +ai giunchi un largo fosso, in fondo al quale +c’erano alcuni piccoli fori. Salta nel fosso, introduce +il fucile in uno dei fori, lo sente respinto, +spara, chiama il caid, accorrono i soldati, +guardano di qua e di là, e scoprono una +piccola apertura rotonda a fior d’acqua nella +riva tagliata a picco. Arusi doveva essere entrato +nel suo sotterraneo per quell’apertura.—Scaviamo!—grida +il caid. I soldati corrono +a pigliar vanghe e piccozze nei duar vicini, +tornano, scavano, rompono una specie di volta +di terra e scoprono una tana...</p> + +<p>In fondo alla tana c’era Arusi ritto, immobile, +pallido come un morto, colle braccia spenzoloni.</p> + +<p>Lo afferrarono: non fece resistenza. Lo tiraron +fuori: aveva l’occhio sinistro crepato. +Lo legarono, lo portarono in una tenda, lo +distesero in terra, e per prima vendetta, Sid-Alì +gli recise col pugnale tutti i diti dei piedi, +gettandoglieli ad uno ad uno sul viso. Ciò +fatto, mise sei soldati a custodirlo e si ritirò +sotto un’altra tenda insieme col caid, per concertare +che torture gli dovessero infliggere prima +di troncargli la testa. La discussione durò lungo +tempo: andavano a gara a chi proponesse dei +tormenti più dolorosi; nessuno strazio pareva +abbastanza orrendo; la sera era venuta, e non<span class="pagenum"><a name="Page_398" id="Page_398">[398]</a></span> +avevano ancora nulla deciso. Rimandarono la +decisione alla mattina e si separarono.</p> + +<p>Un’ora dopo, il caid ed Alì riposavano ciascuno +sotto la sua tenda; la notte era oscurissima, +non spirava un alito di vento, non stormiva una +foglia, non si sentiva che il mormorio del fiume +e il respiro dei dormenti.</p> + +<p>All’improvviso una voce formidabile urlò nel +silenzio della notte:</p> + +<p>—Arusi ti saluta, o sceicco Sid Mohammed +Abd-el Dijebar!</p> + +<p>Il vecchio caid balza in piedi atterrito e +sente la pesta precipitosa d’un cavallo che s’allontana. +Chiama i soldati, che accorrono in +furia, e grida:—Il mio cavallo! Il mio cavallo!—Cercano +il suo cavallo, il più superbo +animale del Garb: è sparito. Corrono alla tenda +di Sid-Alì: è steso in terra morto, con un pugnale +confitto nell’occhio sinistro. Il caid scoppia +in pianto: i soldati si slanciano dietro al +fuggitivo. Lo intravvedono, come un ombra, +per qualche momento; lo perdon di vista; lo +rivedono; ma egli va come la folgore, e sparisce +ben presto per non più ricomparire. Continuano +a inseguirlo, nondimeno, per tutta la +notte, sin che arrivano a un bosco fittissimo, +dove si arrestano per aspettare che aggiorni. +Appena aggiorna, vedono lontano il cavallo del +caid, che viene verso di loro spossato e insanguinato,<span class="pagenum"><a name="Page_399" id="Page_399">[399]</a></span> +riempiendo l’aria di nitriti lamentevoli. +Pensando che Arusi sia nel bosco, sguinzagliano +i cani e s’avanzano colle armi nel +pugno. Dopo un breve cammino, scoprono una +casuccia diroccata, mezzo nascosta fra gli alberi. +I cani v’accorrono e s’arrestano. I soldati li seguono +in punta di piedi, arrivano alla porta, +spianano i fucili... e li lascian cadere in terra +gettando un grido di stupore. In mezzo a quelle +quattro mura, stava disteso in terra il cadavere +d’Arusi, e accanto a lui una bellissima donna, +vestita splendidamente, coi capelli sciolti, la +quale gli fasciava i piedi sanguinosi, singhiozzando, +ridendo, mormorando con voce infantile +parole di disperazione e d’amore. Era Rahmana. +La condussero in casa di suo padre, vi stette +tre giorni senza profferire parola e disparve. +La trovarono qualche tempo dopo fra le rovine +della casa del bosco, che raspava la terra +colle mani, chiamando Arusi. E di là non si +mosse più.—Dio,—come dissero gli arabi—aveva +richiamato a sè la sua ragione ed essa +era santa.</p> + +<p>Se sia ancora viva, non si sa. Certo è che +viveva ancora venti anni sono, e che la vide +nel suo romitaggio il signor Narciso Cotte, impiegato +al consolato di Francia a Tangeri, che +ne ha raccontata la storia.<span class="pagenum"><a name="Page_400" id="Page_400">[400]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Oramai non v’è più un angolo di Fez che +ci sia sconosciuto; e nondimeno ci par sempre +d’essere arrivati il giorno innanzi, tanta è +la varietà d’aspetti che ci presenta questa scena +grandiosa di mura, di porte, di torri, di rovine; +tanto ogni cosa ci ravviva ad ogni momento +il sentimento della nostra solitudine; tanto +stentiamo ad abituarci ad essere l’oggetto della +curiosità universale. E questa curiosità non è +punto scemata, benchè ormai tutti gli abitanti +di Fez ci abbiano visti e rivisti. È scemata, invece, +la diffidenza, e pare anche un poco l’antipatia: +i bambini ci si avvicinano e ci toccano +i vestiti per sentire di che sostanza sono; le +donne ci guardan con occhio torvo, ma non +tornan più indietro vedendoci apparir di lontano; +le maledizioni son diventate più rare, i +soldati non picchian più bastonate, e il pugno +toccato dall’Ussi fu, è da sperarsi, il primo ed +unico pugno di cui io possa portare la notizia +in Italia. E benchè, passeggiando per la città, +ci preceda e ci segua sempre una folla fittissima, +io credo che potremmo uscir soli senza +ombra di pericolo d’essere ammazzati. Già la +popolazione, da quanto ci dicono i soldati dell’ambasciata,<span class="pagenum"><a name="Page_401" id="Page_401">[401]</a></span> +ci ha messo a tutti, giusta la consuetudine +moresca, un sopranome. Il medico è +<i>l’uomo degli occhiali</i>, il vice-console è <i>l’uomo +del naso forcuto</i>, il capitano è <i>l’uomo degli stivali +neri</i>, l’Ussi è <i>l’uomo del fazzoletto bianco</i>, il +Comandante <i>l’uomo delle gambe corte</i>, il Biseo +<i>l’uomo dei capelli rossi</i>, il Morteo <i>l’uomo di +velluto</i>, perchè è tutto vestito di velluto, ed io +sono <i>l’uomo della scarpa rotta</i>, perchè un dolore +al piede m’ha costretto a dare un lungo taglio +a uno stivaletto. Parlano molto dei fatti nostri, +si capisce, e par che dicano che siamo tutti +brutte faccie, nessuno escluso, neppure il cuoco, +il quale accolse questa notizia con una risata +di disprezzo, battendo la mano sopra una tasca +del panciotto, dove tiene una lettera della sua +amante. E mi pare anche che ci trovino o fingano +di trovarci ridicoli, perchè, per istrada, si +mettono a ridere con una certa ostentazione +ogni volta che uno di noi scivola, o dà del +capo nel ramo d’un albero, o perde il cappello. +Malgrado ciò, e la varietà delle vedute, questa +popolazione tutta d’un colore e senza distinzione +apparente di ceto, questo non sentir mai +altro rumore che un eterno fruscìo di pantofole +e di cappe, queste donne velate, queste case +cieche e mute, questa vita piena di mistero finisce +per tediar mortalmente. Gli abitanti son +vivi, la città è morta. Al tramonto del sole bisogna<span class="pagenum"><a name="Page_402" id="Page_402">[402]</a></span> +rientrare in casa e non si può più uscire. +Col calar della notte, cessa ogni commercio, +ogni movimento, ogni segno di vita; Fez non +è più che una vasta necropoli, dove se si sente +per caso una voce umana, è l’urlo d’un pazzo +o il grido d’un assassinato; e chi volesse andare +a zonzo a ogni costo, dovrebbe farsi scortare +da una pattuglia coi fucili carichi e da un +drappello di falegnami, i quali ogni trecento +passi buttassero giù una porta che sbarra la +strada. Di giorno poi la città non somministra +altra novità che qualche donna trovata morta +in mezzo alla via con una pugnalata nel cuore, +la partenza d’una piccola carovana, l’arrivo +d’un governatore o sotto-governatore di provincia +che venne gettato in fondo a un carcere, +la bastonatura di qualche pezzo grosso, una festa +in onore d’un Santo di cui sentiamo le fucilate +dal palazzo, e altre cose simili, annunziate +per lo più da Mohammed Ducali o dal +Scellal, che sono i nostri due giornali quotidiani +ambulanti. E queste notizie, e quello che +vedo ogni giorno, e la vita singolarissima che +vivo qui, mi danno poi nella notte dei sogni così +stranamente intricati di teste recise, di deserti, +d’arem, di prigioni, di Fez, di Tumbuctù, di Torino, +che la mattina mi sveglio con un caos +inesprimibile nella testa, e per qualche momento +non raccapezzo più in che mondo mi sia.<span class="pagenum"><a name="Page_403" id="Page_403">[403]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Di quante figure belle, grottesche, orribili, +buffe, stranissime, mi rimarrà la memoria per +tutta la vita! Ne ho la testa affollata, e quando +son solo me le faccio passare dinanzi ad una +ad una, come le figure d’una lanterna magica, +con un piacere che non so esprimere. Passa +Sid Buker, il personaggio misterioso che viene +tre volte al giorno, ravvolto in una gran cappa +biancastra, colla testa bassa, cogli occhi socchiusi, +pallido come un morto, furtivo come +uno spettro, a conferire segretamente coll’Ambasciatore; +e svanisce a modo di una figura +fantasmagorica, senza che nessuno se n’accorga. +Passa il servo favorito di Sid-Mussa, un giovane +mulatto bellissimo, grazioso come una +fanciulla, elegante come un principe, fresco +e sorridente, che sale e scende le scale saltellando +e ci saluta con una certa civetteria +inchinandosi profondamente e stendendo +una mano in atto di mandare un bacio. Passa +un soldato di guardia, un berbero, nato sulle +montagne dell’Atlante, una faccia sanguinaria +che non posso guardare senza fremere, e mi +figge negli occhi, ogni volta che mi vede, uno +sguardo immobile, freddo, perfido, come se meditasse<span class="pagenum"><a name="Page_404" id="Page_404">[404]</a></span> +d’uccidermi; e più lo sfuggo e più l’incontro, +e par che indovini il ribrezzo che m’ispira +e ci provi un satanico piacere. Passa una +vecchia decrepita, che ho vista sulla porta d’una +moschea, nuda da capo a piedi, fuor che un +cencio intorno ai fianchi, colla testa rasa come +la palma della mano e il corpo disfatto a segno +che mi strappò un’esclamazione d’orrore e rimasi +per lungo tempo col sangue sossopra. +Passa una mora briccona, che rientrando in casa, +mentre noi passavamo dinanzi alla sua porta, +buttò giù in fretta e in furia, nell’atto di chiudere, +il caic che la copriva, ci lasciò intravvedere +il suo bel corpo diritto e tornito, e saettandoci +un’occhiata sfavillante di mille vezzi, +chiuse. Passa un bottegaio vecchissimo, una +faccia tra spaventosa e ridicola, curvo tanto +che, stando seduto in fondo alla sua nicchia +oscura, si tocca quasi i piedi col mento; e +tiene aperto un occhio solo, appena visibile; e +ogni volta che passando dinanzi alla sua bottega, +lo guardo, quell’occhio gli si apre smisuratamente +e brilla d’un sorriso beffardo indefinibile, +che mi mette non so che inquietudine +nel cuore. Passa una bellissima morina di dieci +anni, coi capelli sciolti giù per le spalle, vestita +d’una camicia bianca stretta alla vita da una +ciarpa verde, la quale spenzolandosi dal parapetto +d’una terrazza per saltare sulla terrazza<span class="pagenum"><a name="Page_405" id="Page_405">[405]</a></span> +di sotto, la camicia le si attaccò alla +punta d’un mattone e restò su, lasciando molti +segretini all’aria aperta; ed essa, che sapeva +d’esser guardata dal palazzo dell’Ambasciata, e +non poteva più nè risalire nè scendere, si mise +a strillare come una disperata, e tutte le donne +della casa accorsero smascellandosi dalle risa. +Passa un mulatto gigantesco, pazzo, che tormentato +dall’idea fissa che i soldati del Sultano lo +cerchino per tagliargli una mano, fugge per le +strade come una fiera inseguita, agitando convulsivamente +il braccio destro, come se glie l’avessero +già mutilato, e mette ululati spaventosi che +risuonano da un quartiere all’altro della città. Passano +molti e molti altri; ma quello che s’arresta +più lungamente, è un nero di cinquant’anni, +servo del palazzo, alto poco più e largo poco +meno d’un metro, un cor contento, che sorride +sempre cacciando tutta la bocca verso l’orecchio +destro; la più grottesca, la più spropositata, la più +imperiosamente ridicola figura che sia mai comparsa +sotto la cappa del cielo; ed ho un bel mordermi +le dita, e dirmi che è ignobile il ridere delle +deformità umane, e farmi vergogna in mille maniere;—è +inutile,—è un riso che vince le mie +forze,—ci dev’esser dentro qualche intenzione +misteriosa della Provvidenza,—bisogna che +scoppi! E Dio mi perdoni: mi venne più +volte l’idea di comprarlo per farmene una pipa.<span class="pagenum"><a name="Page_406" id="Page_406">[406]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Essendo vicino il giorno della partenza, i +negozianti accorrono in folla al palazzo e si +compra a furia. Le stanze, il cortile e la galleria +hanno preso l’aspetto d’un grande bazar. +Per tutto lunghe file di vasi, di babbuccie ricamate, +di vassoi, di cuscini, di tappeti, di +caic. Quanto v’è in Fez di più dorato, di più +arabescato, di più caro assaettato, ci è passato +sotto gli occhi in questi giorni. E bisogna vedere +come vendono costoro, senza proferire parola, +senza lasciarsi sfuggire un sorriso, non +accennando che sì o no colla testa, e andando +via, abbiano o non abbian venduto, colla stessa +faccia d’automi con cui sono venuti. Fra tutte, +è bella a vedersi la stanza dei pittori, convertita +in una gran bottega di rigattiere, piena +di selle, di staffe, di fucili, di caffettani, di +ciarpe lacere, di terraglia, di orecchini barbareschi, +di vecchie cinture da donna, venute Dio +sa di dove, che hanno forse sentito molte volte +la stretta amorosa delle braccia imperiali, e +forse l’anno venturo luccicheranno in un quadro +magistrale alla mostra di Napoli o di Filadelfia. +Un solo genere manca, e sono gli oggetti +d’antichità, ricordi dei varii popoli che conquistarono<span class="pagenum"><a name="Page_407" id="Page_407">[407]</a></span> +o colonizzarono il Marocco; e benchè +si sappia che sovente se ne trovano sotto terra +o fra le rovine, non c’è mezzo d’averne, poichè +ogni oggetto scoperto dovendo essere portato +alle Autorità, chi scopre, tien nascosto, e +le Autorità, non conoscendone il valore, distruggono +o vendono come materia inutile il poco +che ricevono. Così, anni sono, un cavallo ed +alcune statuette di bronzo trovate in un pozzo +vicino ai resti d’un acquedotto, furon rotte e +vendute come vecchio rame a un rigattiere +israelita.<span class="pagenum"><a name="Page_408" id="Page_408">[408]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Oggi ho fatto con un negoziante di Fez una +viva discussione, coll’intento di scoprire quello +che pensano i mori della civiltà europea; e +per questo non mi affannai a ribattere i suoi +argomenti se non quanto era necessario per +dargli spago. È un bel moro sui quarant’anni, +di fisonomia onesta e severa, che visitò, +per affari di commercio, le principali città +dell’Europa occidentale, e stette lungo tempo +a Tangeri dove imparò un po’ di spagnuolo. +Già nei giorni scorsi avevo scambiato con lui +qualche parola a proposito d’un piccolo pezzo +di stoffa intessuto di seta e d’oro di cui pretendeva +la bellezza di dieci marenghi. Ma +oggi toccandolo sull’argomento dei suoi viaggi, +gli attaccai <a name="tn408" id="tn408"></a><ins class="correction" title="originale: un parlantina">una parlantina</ins> di cui i suoi compagni +stessi, che ascoltavano senza capire, rimasero +stupiti. Gli domandai dunque che impressione +gli avessero fatta le grandi città europee +non aspettandomi peraltro di sentire grandi +espressioni di meraviglia, perchè sapevo, come +tutti sanno, che dei quattro o cinquecento negozianti +marocchini che vanno ogni anno in +Europa, la maggior parte ritornano nel loro paese +più stupidamente fanatici di prima, quando<span class="pagenum"><a name="Page_409" id="Page_409">[409]</a></span> +non ritornano più viziosi e più birbanti; e che +se tutti rimangono stupiti dello splendore delle +nostre città e delle meraviglie delle nostre industrie, +nessuno però ne rimane scosso nell’anima, +acceso nella mente, spronato a fare, a +tentare, a imitare; nessuno intimamente persuaso +della inferiorità complessiva del paese +proprio; e nessunissimo, poi, se anche avesse +questi sentimenti s’arrischierebbe ad esprimerli, +e tanto meno a cercar di diffonderli, per paura +di tirarsi addosso l’accusa di mussulmano rinnegato +e di nemico del suo paese.</p> + +<p>—Che cosa avete da dire—gli domandai—delle +nostre grandi città?</p> + +<p>Mi guardò fisso e rispose freddamente:</p> + +<p>—Strade grandi, belle botteghe, bei palazzi, +belle officine.... e tutto pulito.</p> + +<p>Con ciò parve che avesse detto tutto quello +che aveva da dir d’onorevole per noi.</p> + +<p>—Non ci avete trovato altro di bello e di +buono?—domandai.</p> + +<p>Mi guardò come per domandarmi alla sua +volta che cosa pretendevo ch’egli ci avesse +trovato.</p> + +<p>—Ma possibile—(mi stizzii)—che un uomo +ragionevole come voi siete, che ha visto dei +paesi così meravigliosamente diversi e superiori +al suo, non ne parli almeno con stupore, almeno +colla vivacità con cui il ragazzo d’un<span class="pagenum"><a name="Page_410" id="Page_410">[410]</a></span> +<i>duar</i> parlerebbe del palazzo d’un pascià? Ma +di che cosa vi meravigliate dunque al mondo? +Che gente siete? Chi vi capisce?</p> + +<p>—<i>Perdóne Usted</i>,—rispose freddamente;—io +vi rispondo che non capisco voi. Quando +v’ho detto tutte le cose nelle quali credo che +siate superiori a noi, che volete che vi dica +di più? Volete che vi dica quello che non +penso? Vi dico che le vostre strade sono più +grandi delle nostre, che le vostre botteghe sono +più belle, che avete delle officine che noi non +abbiamo, che avete dei ricchi palazzi. Mi par +d’aver detto tutto. Dirò ancora una cosa: che +sapete più di noi perchè avete dei libri e leggete.</p> + +<p>Feci un atto d’impazienza.</p> + +<p>—Non v’impazientate, <i>caballero</i>;—ragioniamo +tranquillamente. Voi convenite che il +primo dovere d’un uomo, la prima cosa che lo +rende stimabile, e quella in cui importa massimamente +che un paese sia superiore agli altri +paesi, è l’onestà; non è vero? Ebbene, in +fatto d’onestà io non credo in nessuna maniera +che voi altri siate superiori a noi. E una.</p> + +<p>—Adagio. Spiegatemi prima che cosa intendete +di dire con questa parola onestà.</p> + +<p>—Onestà nel commercio, <i>caballero</i>. I mori, +per esempio, nel commercio, ingannano qualche +volta gli europei; ma voi altri europei ingannate +molto più spesso i mori.<span class="pagenum"><a name="Page_411" id="Page_411">[411]</a></span></p> + +<p>—Saranno casi rari—risposi, per dir qualche +cosa.</p> + +<p>—<i>Casos raros?</i>—esclamò accendendosi. +Casi di tutti i giorni!—(E qui vorrei poter +riferire tale e quale il suo linguaggio rotto, +concitato e infantile). Prove! Prove! Io a Marsiglia. +Sono a Marsiglia. Compro cotone. Scelgo +il filo, grosso così. Dico:—questo numero, +questo bollo, tanta quantità, mandate.—Pago, +parto, arrivo al Marocco, ricevo cotone, apro, +guardo, stesso numero, stesso bollo.... filo tre +volte più piccolo! non serve a niente! migliaia +di lire perdute! Corro al Consolato.... niente. +<i>Otro.</i> Un altro. Mercante di Fez ordina Europa +panno turchino, tanti pezzi, tanto larghi, tanto +lunghi, convenuto, pagato. Riceve il panno, +apre, misura: primi pezzi, giusti; sotto, più +corti; gli ultimi, mezzo metro meno! Non servono +più alle cappe, mercante rovinato. <i>Otro, +otro.</i> Mercante di Marocco ordina, Europa, +mille metri gallone d’oro per ufficiali e manda +denaro. Gallone viene, tagliato, cucito, portato.... +rame! <i>Y otros, y otros, y otros!</i>—Ciò detto alzò +il viso al cielo, e poi, rivolgendosi vivamente +verso di me:—Più onesti voi?</p> + +<p>Ripetei che non potevano essere che casi eccezionali: +non rispose.</p> + +<p>—Più religiosi voi?—domandò poi bruscamente.—No!<span class="pagenum"><a name="Page_412" id="Page_412">[412]</a></span></p> + +<p>E dopo qualche momento:—No! Basta +essere entrati una volta nelle vostre <i>moschee</i>.</p> + +<p>—Ora dite,—soggiunse poi, incoraggiato +dal mio silenzio;—nei vostri paesi, succedono +meno <i>matamientos</i>? (uccisioni).</p> + +<p>Qui sarei stato imbarazzato a rispondergli. +Che cosa avrebbe detto se io gli avessi confessato +che soltanto in Italia si commettono tremila +omicidi all’anno, e che ci sono novantamila +prigionieri tra condannati e da giudicarsi?</p> + +<p>—Non credo,—disse, leggendomi negli +occhi la risposta.</p> + +<p>Non sentendomi sicuro su questo terreno, lo +attaccai coi soliti argomenti sulla quistione +della poligamia.</p> + +<p>Saltò su come se l’avessi scottato;</p> + +<p>—Sempre questo!—gridò facendosi rosso +fino alle orecchie.—Sempre questo! Come se +voi aveste una donna sola! E ce lo volete far +credere! Una sola è vostra, ma ci son poi +quelle <i>de los otros</i>, e quelle che sono <i>de todos y +de nadie</i>, di tutti e di nessuno. Parigi! Londra! +Caffè pieni, strade piene, teatri pieni. +<i>Verguenza!</i> E rimproverate i Mori?</p> + +<p>Dicendo questo, stropicciava con mano tremante +il suo rosario, e si voltava di tratto in +tratto per farmi capire, con un leggero sorriso, +che non mi avessi a male del suo sdegno, perchè<span class="pagenum"><a name="Page_413" id="Page_413">[413]</a></span> +egli non l’aveva con me; ma coll’Europa.</p> + +<p>Vedendo che in questa quistione se la pigliava +troppo a cuore, sviai il discorso, e gli +domandai se non riconosceva le maggiori comodità +della nostra maniera di vivere. Qui fu +comicissimo. Aveva degli argomenti preparati.</p> + +<p>—È vero,—rispose con un accento ironico;—è +vero... Sole? Ombrello. Pioggia? Paracqua. +Polvere? Guanti. Camminare? Bastone. +Guardare? Occhialino. Passeggiare? Carrozza. +Sedere? Elastico. Mangiare? Strumenti. Una +scalfittura? Medico. Morto? Statua. Eh! di +quante cose avete bisogno! Che uomini, <i>por +Dios</i>! Che bambini!</p> + +<p>Insomma, non me ne voleva passar una. Trovò +persino a ridere sull’architettura.</p> + +<p>—Che! Che!—rispose quando gli parlai +dei comodi delle nostre case.—State trecento +in una casa sola, gli uni sugli altri, e poi salire, +salire, salire—e manca aria e manca +luce e manca giardino.</p> + +<p>Allora gli parlai di leggi, di governo, di libertà, +e cose simili; e siccome era un uomo +perspicace, mi parve d’esser riuscito, se non a +fargli capire tutta la differenza che, sotto questi +aspetti, corre fra il suo paese e il nostro; +almeno a fargliene brillare alla mente un barlume. +Visto che non poteva tenermi fronte su<span class="pagenum"><a name="Page_414" id="Page_414">[414]</a></span> +quel soggetto cangiò improvvisamente il discorso, +e guardandomi da capo a piedi, disse sorridendo:</p> + +<p>—<i>Mal vestidos.</i> (Mal vestiti).</p> + +<p>Gli risposi che il vestito importava poco, e +gli domandai se non riconosceva la nostra superiorità +anche in questo, che, invece di star +tante ore oziosi colle gambe incrociate sopra +una materassa, noi impieghiamo il tempo in +mille maniere utili e divertenti.</p> + +<p>Mi diede una risposta più sottile che non +m’aspettassi. Disse che non gli pareva buon +segno questo aver bisogno di far tante cose +per passare il tempo. La vita per sè sola è +dunque un supplizio per noi, che non possiamo +stare un’ora senza far nulla, senza distrarci, +senza affannarci a cercare divertimenti? Abbiamo +paura di noi stessi? Abbiamo qualche +cosa dentro che ci tormenta?</p> + +<p>—Ma vedete,—dissi—che spettacolo triste +presentano le vostre città, che solitudine, +che silenzio, che miseria. Siete stato a Parigi? +Paragonate un po’ le strade di Parigi colle strade +di Fez.</p> + +<p>Qui fu sublime. Saltò in piedi ridendo, e +più coi gesti che colle parole fece una descrizione +canzonatoria dello spettacolo che presentano +le strade delle nostre città. Va, vieni, +corri; carri di qui, carrette di là; un rumore<span class="pagenum"><a name="Page_415" id="Page_415">[415]</a></span> +che stordisce, gli ubbriachi che barcollano, i +signori che si abbottonano il soprabito per +paura dei borsaiuoli; a ogni passo una guardia +che guarda intorno come se a ogni passo ci +fosse un ladro; i bambini e i vecchi che ogni +momento corron rischio d’essere schiacciati dalle +carrozze dei ricchi; le donne sfrontate, e persino +bambine, orrore! che lanciano occhiate provocanti, +urtano i giovani col gomito e fanno mille +smancerie; tutti col sigaro in bocca; da ogni +parte gente che entra nelle botteghe a mangiucchiare, +a ber liquori, a farsi lisciare i capelli, +a specchiarsi, a inguantarsi; e i zerbinotti +piantati davanti ai caffè che dicono delle +parole nell’orecchio alle donne degli altri che +passano; e che maniera ridicola di salutare e +di camminare in punta di piedi, dondolandosi, +saltellando; e poi, Dio buono, che curiosità di +femminuccie!—E toccando questo tasto pigliò +la stizza e disse che un giorno, in una +piccola città d’Italia, essendo uscito vestito da +moro, si radunò in un momento una gran folla, +e tutti gli correvano dietro e davanti gridando +e ridendo, e quasi non lo lasciavano camminare, +tanto ch’egli dovette ritornare alla locanda e +cangiar vestito.—Ed è così che si fa nei vostri +paesi? mi domandò.—Che si faccia qui, +si capisce, perchè non si vedon mai dei cristiani; +ma nei vostri paesi dove si sa come<span class="pagenum"><a name="Page_416" id="Page_416">[416]</a></span> +siamo vestiti, perchè ci sono i quadri, e mandate +qui i pittori colle macchine e coi colori a +farci i ritratti; fra voi che sapete tutto non vi +pare che non dovrebbero accadere queste cose?</p> + +<p>Fatto questo sfogo, mi sorrise cortesemente +come per dire:—Ciò non toglie che noi due +siamo amici.</p> + +<p>Cadde poi il discorso sulle industrie europee, +sulle strade ferrate, sul telegrafo, sulle grandi +opere d’utilità pubblica; e di questo mi lasciò +parlare senza interrompermi, assentendo +anzi, di tratto in tratto, con un cenno del capo. +Quand’ebbi finito, però, mise un sospiro e disse:—Infine +poi... a che servono tante cose se +dobbiamo tutti morire?</p> + +<p>—Insomma,—conclusi,—voi non cangereste +il vostro stato col nostro!</p> + +<p>Stette un po’ pensando e rispose:</p> + +<p>—No, perchè voi non vivete più di noi, nè +siete più sani, nè più buoni, nè più religiosi, +nè più contenti. Lasciateci dunque in pace. Non +vogliate che tutti vivano a modo vostro e sian +felici come volete voi. Rimaniamo tutti nel +cerchio che Allà ci ha segnato. Con qualche +fine Allà ha disteso il mare fra l’Africa e +l’Europa. Rispettiamo i suoi decreti.</p> + +<p>—E credete,—domandai,—che rimarrete +sempre quello che siete? che a poco a poco +non vi faremo cangiare?<span class="pagenum"><a name="Page_417" id="Page_417">[417]</a></span></p> + +<p>—Non lo so,—rispose.—Voi avete +la forza, voi farete ciò che vorrete. Tutto +quello che deve accadere, è già scritto. Ma +qualunque cosa accada, Allà non abbandonerà +i suoi fedeli.</p> + +<p>Ciò detto, mi prese la destra, se la strinse +sul cuore e se n’andò a passi maestosi.<span class="pagenum"><a name="Page_418" id="Page_418">[418]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Stamattina, al levar del sole, sono stato a +vedere la rassegna del presidio di Fez, che il +Sultano fa tre volte la settimana, nella piazza +dove ricevette solennemente l’Ambasciata.</p> + +<p>Uscendo dalla porta della Nicchia del burro, +ebbi un primo saggio delle manovre dell’artiglieria. +Uno stuolo di soldati, vecchi, di mezza +età e ragazzi, tutti vestiti di rosso, correvano +dietro a un cannoncino tirato da una mula. +Era uno dei dodici cannoni di campagna che +il governo spagnuolo regalò al Sultano Sid-Mohammed +dopo la guerra del 1860. Di tratto +in tratto la mula scivolava o deviava o s’arrestava, +e tutta quella ragazzaglia si metteva a urlare +e a picchiare, ballando e sghignazzando, come +se conducesse un carro da carnevale. In un +tragitto di cento passi, si saranno fermati dieci +volte. Ogni momento seguiva un’avaria: ora cadeva +il secchiolino, ora lo scovolo, ora non so +che altro; poichè tutto era appeso all’affusto. La +mula andava innanzi a zig zag, a suo capriccio, +o piuttosto dove la spingeva il cannone scendendo +impetuosamente dai rialti del terreno; +tutti davano ordini, nessuno obbediva; i grandi +scappellottavano i piccoli, i piccoli scappellottavano<span class="pagenum"><a name="Page_419" id="Page_419">[419]</a></span> +i piccolissimi, e questi si scappellottavano +fra loro; e il cannone rimaneva presso a poco allo +stesso posto. Era una scena che avrebbe messo +la febbre terzana al generale Lamarmora.</p> + +<p>Sulla riva sinistra del Fiume delle perle, v’erano +circa due mila soldati di fanteria, parte +sdraiati per terra, parte ritti in crocchi. Nella +piazza, chiusa tra il fiume e le mura, tirava al +bersaglio l’artiglieria; quattro cannoni, dietro ai +quali stava un gruppo di soldati, e ritta in mezzo +a loro una figura alta e bianca,—il Sultano,—di +cui però, dal luogo dov’ero, discernevo +appena i contorni. Mi parve che di tratto in tratto +parlasse agli artiglieri in atto di dar consigli. +Dalla parte opposta della piazza, vicino al +ponte, v’era un gruppo di mori, d’arabi, di +neri, uomini e donne, gente di città e gente di +campagna, signori e pezzenti, tutti stretti in un +gruppo, che aspettavano, mi fu detto, d’esser +chiamati ad uno ad uno dinanzi al Sultano, +a cui dovevano chieder favori o giustizia; <a name="tn419" id="tn419"></a><ins class="correction" title="originale: poiche">poichè</ins> +il Sultano dà udienza tre volte la settimana +a chiunque faccia domanda di parlargli. Parte +di quella povera gente era forse venuta da +città o da terre lontane a lagnarsi delle angherie +dei governatori o a domandar grazia per i loro +parenti sepolti in un carcere. V’erano donne +cenciose e vecchi cadenti; tutti visi stanchi +e tristi, su cui si leggeva il desiderio impaziente<span class="pagenum"><a name="Page_420" id="Page_420">[420]</a></span> +e insieme la paura di dover comparire +dinanzi al Principe dei Credenti, al giudice +supremo, che avrebbe in pochi momenti, +con poche parole, deciso forse della sorte di +tutta la loro vita. Non mi parve che avessero +nulla nelle mani o ai loro piedi, e per questo +credo che il Sultano regnante abbia tolto l’uso, +che c’era altre volte, di accompagnare ogni domanda +con un regalo; il quale non veniva sdegnato, +qualunque fosse, ed era qualche volta un +paio di polli o una dozzina d’ova.</p> + +<p>Girai in mezzo ai soldati. I ragazzi erano +divisi in gruppi di trenta o quaranta e si divertivano +a inseguirsi o a saltarsi gli uni gli +altri, appoggiandosi le mani sulle spalle. In alcuni +gruppi però il divertimento consisteva in +una specie di pantomima, che, appena ne capii +il significato, mi fece rabbrividire. Rappresentavano +l’amputazione delle mani, il taglio della +testa col coltello ed altri supplizi ai quali probabilmente +avevano assistito parecchie volte. +Un ragazzo faceva da caid, uno da boia, uno da +vittima; questo, quando gli era tagliata la mano, +fingeva di tuffar il moncherino nel catrame; +un altro raccoglieva la mano recisa e la buttava +in pasto ai cani; e tutti gli spettatori ridevano. +Le faccie patibolari che avevan la maggior +parte di quei soldatuccoli, non si possono +descrivere. Ve n’era di tutte le sfumature dal<span class="pagenum"><a name="Page_421" id="Page_421">[421]</a></span> +nero d’ebano fino al giallo d’arancio, e non uno, +neppure fra i più piccoli, che conservasse l’espressione +della ingenuità infantile: avevan +tutti qualchecosa di duro, di sfrontato, di beffardo, +di cinico, che metteva pietà, piuttosto +che sdegno. E non c’è bisogno di grande perspicacia +per capire che non potrebb’essere altrimenti. +Degli uomini, la maggior parte sonnecchiavano +distesi in terra; altri ballavano alla +negra in mezzo a un circolo di spettatori, facendo +ogni sorta di smorfie e di lazzi; altri tiravano +di scherma colle sciabole, nello stesso modo che +i tiratori di Tangeri, saltellando con atteggiamenti +da danzatori di corda. Gli ufficiali, tra +cui molti rinnegati, che si riconoscevano al +viso, alla pipa, e a un non so che di ricercato +nel vestimento, passeggiavano in disparte, e +quando gl’incontravo, sfuggivano i miei sguardi. +Di là dal ponte, in un luogo appartato, c’era +una ventina d’uomini ravvolti in cappe bianche, +distesi in terra gli uni accanto agli altri, +immobili come statue. Mi avvicinai: vidi che +avevano le gambe e le braccia strette da grossissime +catene. Erano condannati per delitti +comuni che l’esercito si trascina sempre con sè, +per esporli alla berlina. Al mio avvicinarsi, +tutti si voltarono e mi fissarono in viso uno +sguardo che mi fece tornare indietro.</p> + +<p>Uscii di mezzo ai soldati e m’andai a riparare<span class="pagenum"><a name="Page_422" id="Page_422">[422]</a></span> +all’ombra d’una palma, sopra un rialto di +terreno, di dove si dominava tutto lo spianato.</p> + +<p>Ero là da pochi minuti, quando vidi un ufficiale +staccarsi da un crocchio, e venir verso +di me lentamente, guardando qua e là e canterellando, +come per non farsi scorgere.</p> + +<p>Era un omo piccolo, tarchiato, vestito presso +a poco alla zuava, col fez, senz’armi. Poteva +avere una quarantina d’anni.</p> + +<p>Quando lo vidi da vicino, provai un senso +di ribrezzo. Non ho mai visto nella gabbia di +nessuna corte d’Assisie una faccia più perfida +di quella. Avrei giurato che aveva sulla +coscienza almeno dieci omicidii, accompagnati +da insulti al cadavere.</p> + +<p>Si fermò a due passi da me, mi fissò con +due occhi vitrei e disse freddamente:</p> + +<p>—<i>Bonjour, monsieur.</i></p> + +<p>Gli domandai s’era francese.</p> + +<p>—Sì,—rispose.—Son venuto da Algeri. +Son qui da sette anni. Son capitano nell’esercito +del Marocco.</p> + +<p>Non potendo fargli i miei complimenti, non +risposi.</p> + +<p>—<i>C’est comme ça</i>,—continuò con un fare +spigliato.—Sono andato via da Algeri perchè +non mi ci potevo più vedere. <i>J’etais obligé de vivre +dans un cercle trop étroit</i> (voleva forse dire +il capestro). La vita all’europea non si confaceva<span class="pagenum"><a name="Page_423" id="Page_423">[423]</a></span> +alla mia indole. Sentivo bisogno di cangiar +paese.</p> + +<p>—Ed ora siete contento? domandai.</p> + +<p>—Contentissimo, rispose con affettazione.—Il +paese è bello, Mulei el Hassen è il migliore +dei Sultani, il popolo è buono, son capitano, +ho una botteguccia, esercito una piccola +industria, vado alla caccia, vado alla pesca, faccio +escursioni sulle montagne, godo della più +grande libertà. Non ritornerei in Europa, vedete, +per tutto l’oro del mondo.</p> + +<p>—Non desiderate nemmeno di rivedere il +vostro paese? Avete dimenticato affatto anche +la Francia?</p> + +<p>—M’importa assai della Francia!—rispose.—Per +me non esiste più Francia. La +mia patria è il Marocco.</p> + +<p>E diede una scrollata di spalle.</p> + +<p>Quel cinismo mi rivoltò; non ci potevo +quasi credere; mi venne la curiosità di scrutarlo +più addentro.</p> + +<p>—Da quando avete lasciato l’Algeria,—gli +domandai,—non avete più avuto notizia +degli avvenimenti d’Europa?</p> + +<p>—<i>Pas un mot</i>,—rispose.—Qui non si sa +nulla di nulla, ed io sono contentissimo di non +saper nulla.</p> + +<p>—Non sapete dunque che c’è stata una gran +guerra tra la Francia e la Prussia.<span class="pagenum"><a name="Page_424" id="Page_424">[424]</a></span></p> + +<p>Si scosse.</p> + +<p>—<i>Qui a vaincu?</i>—domandò con una certa +vivacità, fissandomi negli occhi.</p> + +<p>—La Prussia,—risposi.</p> + +<p>Fece un atto di sorpresa.</p> + +<p>Gli raccontai in poche parole i grandi disastri +della Francia, l’invasione, la presa di Parigi, +la perdita delle due provincie.</p> + +<p>Stette a sentire colla testa bassa e le soppracciglia +aggrottate; poi si riscosse e disse +con un certo sforzo:—<i>C’est égal... je n’ai plus +de patrie... ça ne me regarde pas...</i></p> + +<p>E riabbassò la testa.</p> + +<p>Io lo osservavo, se n’accorse.</p> + +<p>—<i>Adieu, monsieur</i>,—disse improvvisamente, +con voce alterata, e se n’andò a passi lesti.</p> + +<p>—Tutto non è dunque morto ancora!—pensai, +e me ne sentii rallegrato.</p> + +<p>Intanto gli artiglieri avevan cessato di tirare +al bersaglio, il Sultano s’era seduto sotto un +padiglione bianco ai piedi d’una torre, e i soldati +cominciavano a sfilargli davanti, un per uno, +senz’armi, alla distanza di circa venti passi l’un +dall’altro. Non essendoci nè accanto al Sultano, +nè dirimpetto al padiglione alcun ufficiale che +leggesse i nomi, come si fa da noi, per accertare +l’esistenza di tutti i soldati segnati nei ruoli (e +si dice che nell’esercito marocchino non esiston +ruoli), non capii che scopo potesse avere<span class="pagenum"><a name="Page_425" id="Page_425">[425]</a></span> +quella rassegna, fuor che di ricreare l’Imperatore; +e fui tentato di riderne. Ma un secondo +pensiero, il pensiero di ciò che v’era di primitivo +e di poetico in quel monarca affricano, +sommo sacerdote e principe assoluto, giovane, +semplice, gentile, che stando tre ore solo all’ombra +d’una tenda, si faceva tre volte la settimana +passare dinanzi ad uno ad uno i suoi soldati, +e ascoltava le preghiere e i lamenti dei suoi sudditi +sventurati, m’ispirò invece un sentimento di +profondo rispetto. E poichè era quella l’ultima +volta che lo vedevo:—Addio, gli dissi andandomene, +con un vivo slancio di simpatia;—addio, +bello e nobile principe!—e quando +la sua graziosa figura bianca scomparve per +sempre ai miei occhi, sentii un moto dentro, +come se in quel momento stesso mi si stampasse +per sempre nel cuore.<span class="pagenum"><a name="Page_426" id="Page_426">[426]</a></span></p> + +<p class="tb"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Nove giugno: ultimo del soggiorno dell’Ambasciata +italiana in Fez. Tutte le domande dell’Ambasciatore +sono state esaudite, accomodati +gli affari del Ducali e dello Scellal, fatte le +visite di congedo, subíto l’ultimo pranzo di +Sid-Mussa, ricevuti i regali d’uso del Sultano: +un bel cavallo nero, con una enorme sella di +velluto verde, gallonata d’oro, all’Ambasciatore; +sciabole dorate e damascate ai membri ufficiali +dell’Ambasciata; una mula al secondo dracomanno. +Le tende e le casse son partite stamattina, +le stanze son vuote, le mule son pronte, +la scorta ci attende alla porta della Nicchia +del burro, i miei compagni passeggiano nel +cortile aspettando l’ora della partenza, ed io +seduto per l’ultima volta sul mio letto imperiale, +noto, col quaderno sulle ginocchia, le +mie ultime impressioni di Fez. Quali sono? +Che cosa ha finito per lasciarmi, in fondo all’anima, +lo spettacolo di questa città, di questa +gente, di questo stato di cose? Se appena penetro +col pensiero sotto l’impressione gradevole +della meraviglia e della curiosità soddisfatta, +trovo una mescolanza di sentimenti diversi, +che mi lasciano l’animo incerto. È un<span class="pagenum"><a name="Page_427" id="Page_427">[427]</a></span> +sentimento di pietà che mi desta la decadenza, +l’avvilimento, l’agonia di questo popolo guerriero +e cavalleresco, che lasciò una così luminosa +traccia nella storia delle scienze e delle +arti, ed ora non serba nemmen più la coscienza +della sua gloria passata. È un sentimento +d’ammirazione per quello che rimane +in lui di forte e di bello, per la maestà virile +e graziosa del suo aspetto, del suo vestire, +dei suoi modi, delle sue cerimonie; per tutto +ciò che presenta ancora d’anticamente semplice +la sua vita triste e silenziosa. È un sentimento +di sconforto al vedere tanta barbarie a così +poca distanza dalla civiltà, e come in questa +civiltà sia così sproporzionata la forza di innalzarsi +a quella di espandersi, se in tanti secoli, +pure crescendo sempre nella sua sede, non +riuscì a fare da questa parte duecento miglia +di cammino. È un sentimento di sdegno pensando +che al grande interesse dell’incivilimento +di questa parte dell’Affrica, prepongono gli +Stati civili i loro privati e piccoli interessi mercantili, +e scemando così nel concetto di questo +popolo, collo spettacolo delle loro meschine +gelosie, l’autorità propria, e quella della civiltà +che gli voglion portare, rendono sempre +più lenta e più difficile l’impresa comune. Infine +è un sentimento di piacere vivissimo pensando +che in questo paese mi son formato<span class="pagenum"><a name="Page_428" id="Page_428">[428]</a></span> +nella testa un altro mondicino, popolato, animato, +pieno di nuovi personaggi che mi vivranno +nella mente per tutta la vita, che evocherò +a mio piacere, e m’intratterrò con essi, +e mi parrà di rivivere in Affrica. Senonchè da +questo lieto sentimento ne nasce uno triste, il +sentimento inevitabile che getta un’ombra su +tutte le ore serene e una goccia d’amaro in +tutti i piaceri... quello che mi espresse il negoziante +moro per dimostrarmi la vanità di +questo grande affaccendarsi dei popoli civili a +studiare, a cercare, a scoprire; e allora questo +bel viaggio non mi par più che il passaggio +rapidissimo d’una bella scena in uno spettacolo +d’un’ora, che è la vita; e la matita mi cade di +mano e mi piglia un nero sconforto... Ah! la +voce di Selam che mi chiama! Si parte dunque! +Si ritorna alla tenda, alle cariche guerriere, +alle grandi pianure, alla gran luce, all’allegra +e sana vita dell’accampamento. Addio, +Fez! Addio, sconforto! Il mio mondicino affricano +torna a illuminarsi di color di rosa.<span class="pagenum"><a name="Page_429" id="Page_429">[429]</a></span></p> + + + +<hr /> +<h2><a name="MECHINEZ" id="MECHINEZ"></a>MECHINEZ</h2> + + +<p>Dopo ventiquattro giorni di vita cittadina, la +carovana mi fece l’impressione viva d’uno spettacolo +nuovo. Eppure nulla era mutato, eccetto +che, in mezzo a noi, accanto a Mohammed +Ducali, cavalcava il moro Scellal, il quale, benchè +i suoi affari fossero stati accomodati amichevolmente, +credeva più prudente ritornare a +Tangeri sotto le ali dell’Ambasciatore, che rimanere +a Fez sotto quelle del suo Governo. Oltre +a ciò, un osservatore acuto avrebbe notato +sui nostri visi, se pessimista, un certo dispetto, +se ottimista, una certa serenità, che derivava +dalla coscienza, profonda in tutti, di non aver +lasciato nella illustre capitale dell’Impero nessuna +bella malinconica, nessun marito offeso, +nessuna famiglia sconvolta, nemmeno un lembo +d’un caic femminino profanato. A tutti poi brillava<span class="pagenum"><a name="Page_430" id="Page_430">[430]</a></span> +sul viso il pensiero del ritorno, per quel +po’ che se ne poteva vedere sotto gli ombrelli, +i veli, i fazzoletti, di cui la maggior parte s’erano +coperti la testa per ripararsi dal sole ardentissimo +e dal polverio soffocante. Ahimè! Questo +era il gran cangiamento! Il sole di maggio s’era +cangiato in sole di giugno, il termometro segnava +quarantadue gradi al momento della partenza, +e dinanzi a noi si stendevano duecento +miglia di terra affricana. Questo pensiero ci +amareggiava non poco la soddisfazione di partire +da Fez senza rimorsi.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Per tornare a Tangeri, dovevamo andare a +Mechinez; di qui a Laracce; da Laracce, lungo +la costa dell’oceano, ad Arzilla, e da Arzilla a +Ain-Dalia, dove c’eravamo accampati la prima +volta.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Impiegammo tre giorni per andare a Mechinez +che è distante da Fez circa cinquanta chilometri.</p> + +<p>Il paese non ci presentò, per quel tratto, varietà +notevoli da quello che avevamo visto andando +a Fez: sempre quei campi d’orzo e di +grano, in molti dei quali si cominciava a mietere; +quei duar neri, quei vasti spazi coperti di +lentischi e di palme nane, quelle grandi ondulazioni +di terreno, colline rocciose, piccoli torrenti<span class="pagenum"><a name="Page_431" id="Page_431">[431]</a></span> +asciutti, palme solitarie, <i>cube</i> bianche, +una splendida pace e una tristezza infinita. Ma +a cagione della vicinanza delle due grandi città, +incontrammo più gente che non ne avessimo +mai incontrata sulla via da Tangeri a Fez: carovane +di cammelli, grandi armenti, negozianti +che conducevano al mercato di Fez stormi di +cavalli bellissimi; santi che predicavano al deserto, +corrieri a piedi e a cavallo, gruppi di +arabe armate di falce che andavano alla mietitura, +e parecchie ricche famiglie moresche che +si recavano a Fez con tutte le loro masserizie +e tutti i loro servi. Una di queste, la famiglia +d’un ricco negoziante di Mechinez, che il Ducali +riconobbe, formava una lunga carovana. +Venivano innanzi due servi armati di fucile; e +dietro a loro il capo della famiglia, un bell’uomo +d’aspetto severo, con barba nera e turbante +bianco, a cavallo a una mula elegantemente +bardata; il quale con una mano teneva +le redini e tratteneva un bimbo di due o tre +anni seduto sul dinanzi della sella; coll’altra +stringeva le mani d’una donna completamente +velata,—forse la sua sposa favorita,—che +gli stava alle spalle, a cavalcioni alla mula, +tutta raggomitolata, abbracciandolo sotto le +ascelle (forse per paura di noi) come se lo volesse +soffocare. Altre donne, tutte col viso coperto, +a cavallo ad altre mule, venivan dietro<span class="pagenum"><a name="Page_432" id="Page_432">[432]</a></span> +al padrone; parenti armati, ragazzi, serve nere +con bimbi in braccio, servi arabi a piedi, con +fucili sulle spalle; mule ed asini carichi di materasse, +di guanciali, di coperte, di piatti, d’involti; +e infine altri servi a piedi che portavano +gabbie con dentro canarini e pappagalli. Le +donne, passandoci accanto, si ravvolsero meglio +la testa nel caic, il negoziante non ci guardò, +i parenti ci diedero un’occhiata diffidente, e +due bambini si misero a piangere. Da questi +spettacoli, però, ci distrasse il terzo giorno un +avvenimento assai triste. Il povero dottore Miguerez, +assalito alla seconda tappa da dolori di +sciatica atrocissimi, dovette essere trasportato a +Mechinez sopra una lettiga fabbricata alla meglio +con una branda e due travi di tenda, e +appesa alla groppa di due mule; e questo mise +in tutti una profonda tristezza. La carovana si +divise in due. Non si può dire quanto stringesse +il cuore il vedere, come vedevamo spesso, +apparire dietro di noi sulla sommità d’un’altura +e scendere lentamente quella lettiga, circondata +di soldati a cavallo, di mulattieri, di +servi, d’amici, tutti gravi e silenziosi come un +corteo funebre; e di tratto in tratto fermarsi e +chinarsi tutti sull’infermo; e poi rimettersi in +cammino, accennando a noi lontani che il nostro +povero amico peggiorava! Era uno spettacolo +doloroso, ma ad un tempo bello e gentile,<span class="pagenum"><a name="Page_433" id="Page_433">[433]</a></span> +che dava a tutta la carovana l’aspetto della +scorta afflitta d’un Sultano ferito.</p> + +<p>Il primo giorno ci accampammo ancora nella +pianura di Fez; il secondo sulla riva destra +del fiume Mduma, a cinque ore circa da Mechinez. +Qui seguì un caso piacevolissimo. Verso +sera andammo tutti sulla riva del fiume, a un +mezzo miglio dall’accampamento, vicino a un +gran <i>duar</i>, di cui ci venne incontro tutta la popolazione. +Là c’era un ponte di muratura, di +un sol arco, di stile arabo, vecchio, ma, salvo +pochi guasti, ancora intero e saldo; e accanto +a questo gli avanzi d’un altro ponte, parte incastrati +nelle rive alte e rocciose, parte ammucchiati +in fondo al letto del fiume. Sulla +riva sinistra, a un cinquanta passi dal ponte, +c’era una gran muraglia diroccata, alcune traccie +di fondamenta, qualche macigno, qualche +grossa pietra tagliata che pareva avesse appartenuto +ad un edifizio ragguardevole. Tutt’intorno +la campagna era deserta. Erano i resti, +si diceva, d’una città araba chiamata Mduma, +fabbricata sulle rovine d’un’altra città, anteriore +all’invasione mussulmana. Perciò ci mettemmo +a cercare tra i ruderi se mai rimanesse qualche +indizio di costruzione romana; ma non trovammo +o non riconoscemmo nulla, con manifesta +soddisfazione degli arabi, i quali credevano +senza dubbio che cercassimo, sulla fede dei nostri<span class="pagenum"><a name="Page_434" id="Page_434">[434]</a></span> +libracci diabolici, qualche tesoro nascosto +là dai <i>Rumli</i> (romani), di cui, secondo loro, +tutti i cristiani sono discendenti diretti. Il capitano +di Boccard, però, ripassando sul ponte per +tornare all’accampamento, vide giù nel fiume, +sulla punta d’un enorme macigno di forma +quasi piramidale, alcune piccole pietre quadrate, +su cui pareva che fossero incisi dei caratteri; +e il fatto che si trovassero là, come se ci fossero +state poste perchè si vedessero dal ponte, +avvalorava quella supposizione. Il capitano manifestò +l’intenzione d’andar a vedere. Tutti lo +sconsigliarono. Le rive del fiume erano ripidissime, +il fondo tutto ingombro di pietroni +acuti e molto discosti l’uno dall’altro, la corrente +rapida, il macigno su cui eran le pietre, +altissimo e di accesso o impossibile o pericoloso. +Ma il capitano di Boccard è una di quelle +testine che quando han fissato il chiodo in +un’impresa rischiosa, è finita: o s’ammazzano +o ne vengono a capo. Non avevamo ancora +finito di dir no, ch’egli scendeva già, così come +si trovava, cogli stivali alla scudiera e gli sproni, +giù per la riva del fiume. Un centinaio d’arabi +stavano a vedere, parte schierati sull’alto delle +due rive, parte appoggiati alle spallette del +ponte. Appena capirono dove il capitano voleva +andare, parve a tutti così disperata l’impresa +che si misero a ridere. Quando poi lo<span class="pagenum"><a name="Page_435" id="Page_435">[435]</a></span> +videro soffermarsi sulla sponda, e guardare qua +e là in cerca d’un passaggio, credendo che gli +mancasse l’animo, diedero in un’altra risata +più insolentemente sonora.—Nessuno di noi,—disse +un di loro ad alta voce,—è mai +riuscito a salire là sopra: staremo a vedere se +ci riesce un nazareno.—E certo nessun altro +di noi italiani ci sarebbe salito; ma quello che ci +si provava, era per l’appunto il più svelto personaggio +dell’Ambasciata. Le risa degli arabi gli +diedero l’ultima spinta. Spiccò un salto, disparve +in mezzo agli arbusti, ricomparve ritto sopra un +sasso, si rinascose, e così, di pietrone in pietrone, +saltando come un gatto, strisciando, arrampicandosi, +rischiando dieci volte di cader +nel fiume o di spezzarsi la testa, riuscì ai piedi +del macigno, e senza prender fiato, aggrappandosi +a tutti gli sterpi e a tutti gli incavi, salì +sulla sommità e vi si drizzò come una statua. +Noi tirammo un gran respiro, gli arabi rimasero +attoniti, l’onore italiano era salvo. Il capitano, +da nobile vincitore, non degnò nemmeno +d’uno sguardo i suoi avversarii scornati, e appena +riconosciuto che le supposte pietre istoriate +non erano che frantumi di calcestruzzo +delle spallette del ponte, scese giù da un’altra +parte, e in pochi salti riafferrò la riva dove fu +ricevuto cogli onori del trionfo.</p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_436" id="Page_436">[436]</a></span></p><hr class="hid" /> + +<p>Il tragitto dalla Mduma a Mechinez fu un +seguito d’inganni e di disinganni ottici così +singolari, che se non fosse stato il caldo soffocante, +ce ne saremmo immensamente divertiti. +A due ore infatti, o poco più, dall’accampamento, +vedemmo lontano in mezzo a una vastissima +pianura nuda, biancheggiare vagamente +i minareti di Mechinez, e ci rallegrammo pensando +che ci saremmo presto arrivati. Ma quella +che ci pareva pianura, non era invece che una +successione interminabile di vallette parallele, +separate da larghe onde di terreno tutte eguali +d’altezza, che presentavano l’aspetto d’una superficie +continua; per cui, andando innanzi, la +città si nascondeva e ricompariva continuamente, +come se facesse capolino; e oltre a ciò, le +valli essendo dirupate, rocciose e non attraversabili +che per sentieri serpeggianti e difficili, il +cammino da farsi era almeno doppio di quello +che, a primo aspetto, avevamo giudicato; e sembrava +che la città s’allontanasse via via che ci +avanzavamo; e in ogni valle si apriva il cuore +alla speranza, e sopra ogni altura si tornava a +disperare, e sonavan voci alte e fioche e sospiri +lamentevoli e irosi propositi di rinunzia +a qualunque futuro viaggio nell’Affrica, fatto +con qualunque scopo e in qualunque condizione; +quando, come Dio volle, uscendo da un bosco +d’olivi selvatici, ci vedemmo dinanzi all’improvviso<span class="pagenum"><a name="Page_437" id="Page_437">[437]</a></span> +la città sospirata, e tutti i lamenti morirono +in una esclamazione di meraviglia.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Mechinez, distesa sopra una lunga collina, +circondata di giardini, stretta da tre ordini di +grosse mura merlate, coronata di minareti e di +palme, allegra e maestosa come un sobborgo +di Costantinopoli, si presentava intera al nostro +sguardo, disegnando le sue mille terrazze +bianche sull’azzurro del cielo. Non un nuvolo +di fumo usciva da quella moltitudine di case, +non si vedeva un’anima viva nè sulle terrazze +nè davanti alle mura, non si sentiva il più +leggero rumore: pareva una città disabitata, o +una immensa scena di teatro.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Fu rizzata subito la tenda della mensa in +mezzo a un campo nudo, a ducento passi da +una delle quindici porte della città, e pochi +minuti dopo ci sedemmo per saziare, come dicono +i prosatori eleganti, «il naturale talento +di cibo e di bevanda.»</p> + +<p>Appena eravamo seduti, uscì dalla porta +della città e s’avanzò verso l’accampamento un +drappello di cavalieri pomposamente vestiti, +preceduti da una schiera di soldati a piedi.</p> + +<p>Era il Governatore di Mechinez coi suoi parenti +e i suoi ufficiali.</p> + +<p>A venti passi dalla tenda, scesero dai loro<span class="pagenum"><a name="Page_438" id="Page_438">[438]</a></span> +cavalli bardati di tutti i colori dell’iride, e si +slanciarono verso di noi gridando tutti insieme:—Benvenuti! +Benvenuti! Benvenuti!—Il governatore +era un giovane di fisonomia dolce, +d’occhi neri, di barba nerissima; tutti gli altri, +uomini tra i quaranta e i cinquanta, d’alta statura, +barbuti, vestiti di bianco, lindi, profumati, +che parevano usciti da uno scatolino. Strinsero +le mani a tutti, girando intorno alla tavola a +passo di contraddanza e sorridendo graziosamente, +e poi si radunarono daccapo dietro al +Governatore. Uno d’essi, vedendo per terra un +briciolo di pane, lo raccolse e lo rimise sulla +tavola dicendo alcune parole che significavano +probabilmente:—Scusate: il Corano condanna +il disperdimento del pane: io faccio il mio +dovere di buon Mussulmano.—Il Governatore +offerse a tutti l’ospitalità in casa sua, che +venne acettata. Non rimanemmo nell’accampamento +che i pittori ed io, ad aspettare che scemasse +il caldo per andare in città.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Selam ci tenne compagnia, raccontandoci le +meraviglie di Mechinez.</p> + +<p>—A Mechinez ci sono le più belle donne del +Marocco, i giardini più belli dell’Affrica e +il palazzo imperiale più bello del mondo.—Così +cominciò. E Mechinez gode infatti +questa fama nell’Impero. Mechinesina è sinonimo<span class="pagenum"><a name="Page_439" id="Page_439">[439]</a></span> +di bella e mechinesino di geloso. Il +palazzo imperiale, fondato da Mulei-Ismaele, +che nel 1703 ci teneva quattromila donne e +ottocento sessantasette figliuoli, aveva due miglia +di circuito ed era ornato di colonne di +marmo fatte venire in parte dalle rovine della +città di Faraone, vicina a Mechinez, in parte +da Livorno e da Marsiglia. V’era un grande +alcazar dove si vendevano i più preziosi tessuti +d’Europa, un vasto mercato riunito alla città +da una strada ornata di cento fontane, un parco +d’olivi immenso, sette grandi moschee, un formidabile +presidio d’artiglieria che teneva in +freno i berberi delle vicine montagne, un tesoro +imperiale di cinquecento milioni di lire, e una +popolazione di cinquantamila abitanti che erano +considerati come i più colti e i più ospitali +dell’Impero.</p> + +<p>Selam ci descrisse con voce bassa e con gesti +misteriosi il luogo dov’è rinchiuso il tesoro, +che nessuno sa quanto sia; ma che certo dev’essere +di molto scemato dopo le ultime guerre, +se pure è ancora tale da meritare il nome di +tesoro.—Dentro il palazzo del Sultano,—disse,—c’è +un altro palazzo, tutto di pietra, +che riceve la luce dall’alto ed è circondato da +tre giri di muraglie. Si entra per una porta +di ferro, si trova un’altra porta di ferro e poi +c’è ancora una porta di ferro. Dopo queste tre<span class="pagenum"><a name="Page_440" id="Page_440">[440]</a></span> +porte, c’è un corridoio basso e oscuro, dove +bisogna passare coi lumi, e il pavimento è di +marmo nero, le pareti nere, la vôlta nera, e +l’aria ha odore di sepolcro. In fondo al corridoio, +v’è una gran sala, e nel mezzo della sala, +un’apertura, che mette in un sotterraneo profondo, +dove trecento neri gettano quattro volte +all’anno, a palate, le monete d’oro e d’argento +che manda il Sultano. Il Sultano sta a vedere. +I neri che lavorano nella sala sono chiusi nel +palazzo per tutta la vita. Quelli che lavorano nel +sotterraneo non ne escono che morti. E intorno +alla sala vi sono dieci vasi di terra, che contengono +le teste di dieci schiavi che una volta +tentarono di rubare. E Mulei-Soliman faceva +tagliare la testa a tutti, appena i denari erano +al posto. E nessun uomo è mai uscito vivo +da quel palazzo fuor che il Sultano nostro signore.—</p> + +<p>E raccontava questi orrori, senza dar il menomo +segno d’indignazione, anzi quasi con un +accento ammirativo, come se fossero cose sovrumane +e fatali, di cui un uomo non dovesse +giudicare nè provare altro sentimento che un +misterioso rispetto.</p> + +<p>—C’era una volta un re di Mechinez,—ripigliò +poi colla sua inalterabile gravità, stando +sempre ritto dinanzi alla nostra tenda, con una +mano sull’impugnatura della sciabola;—il quale<span class="pagenum"><a name="Page_441" id="Page_441">[441]</a></span> +voleva fare una strada da Mechinez fino a Marocco, +fiancheggiata da due alti muri, affinchè +anche i ciechi potessero andare da una città +all’altra senza bisogno di guida. E questo re +perverso e crudele aveva un anello col quale +poteva chiamare a suo servizio tutti i demoni. +E li chiamò e li fece lavorare alla strada. Ce +n’erano migliaia e migliaia, e ognuno d’essi +portava delle pietre che cento uomini non sarebbero +bastati a muovere d’un dito, e quelli +che non avevan voglia di lavorare, il re li faceva +calcinar vivi nei muri, e se ne vedono +ancora le ossa. (Si vedono ancora, infatti, ma +sono ossa di schiavi cristiani, che si ritrovano +pure nelle mura di Salè e di Rabatt). E già i +due muri della strada erano stati fabbricati per +la lunghezza d’una giornata di cammino, e tutti +si rallegravano pensando che la strada sarebbe +presto finita. Ma quel re spiaceva ad Allà, ed +Allà non volle che la strada si finisse. Un +giorno ch’egli passeggiava a cavallo, una povera +donna della campagna lo arrestò e gli +disse:—Dove vuoi riuscire con questa strada, +re temerario?—All’inferno!—rispose il re +indispettito.—Sprofondavi dunque!—gridò +la donna. A quelle parole il re cadde morto da +cavallo, i muri crollarono, i demoni sparpagliarono +le pietre per la campagna, e la strada rimase +incompiuta per sempre.<span class="pagenum"><a name="Page_442" id="Page_442">[442]</a></span></p> + +<p>—E tu credi che tutto questo sia vero, Selam?—gli +domandai.</p> + +<p>—Naturalmente,—rispose meravigliandosi +del mio dubbio.</p> + +<p>—Credi ai demoni?</p> + +<p>—Ma certo che ci credo! Stiamo a vedere +che non si deve credere ai demoni!</p> + +<p>—Ma ne hai mai veduti?</p> + +<p>—Mai! E per questo credo che non ce ne +siano più sulla terra, e quando sento dire: +Guardatevi dal passare di notte in quel tal luogo +perchè ci sono i demoni,—ci vado subito, +ci passo io per il primo, perchè so che i demoni +sono uomini, e io con un buon cavallo tra +le ginocchia e un buon fucile nel pugno, non +ho paura di nessuno.</p> + +<p>—E per che motivo, secondo te, ora non ci +son più demoni e una volta ce n’era?</p> + +<p>—Oh bella!—rispose allontanandosi;—perchè +una volta il mondo non era il mondo +d’adesso. E perchè, potrei domandare a lei, +una volta gli uomini erano più alti, le giornate +erano più lunghe e le bestie parlavano?</p> + +<p>E se n’andò scrollando la testa in atto di +compatimento.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Quel giorno, pranzando l’Ambasciatore in +città, Selam e gli altri soldati non fecero che +galoppare fra la città e le tende, con gran divertimento<span class="pagenum"><a name="Page_443" id="Page_443">[443]</a></span> +dei pittori e mio, perchè mai più di quel +giorno ci colpì il ridicolo contrasto della maestà +del loro aspetto coll’umiltà dei loro uffici. Ecco, +per esempio, il servo Hamed, piantato sopra +uno stupendo cavallo nero, che esce di galoppo +dalla porta merlata di Mechinez e si slancia a +briglia sciolta a traverso la campagna. Il suo +alto turbante, illuminato dal sole, splende della +bianchezza della neve; la sua grande cappa +celeste ondeggia al vento come un manto reale; +il suo pugnale scintilla; tutta la sua figura maschia +e graziosa, spira la maestà d’un principe +e la baldanza d’un guerriero. Quante vaghe immagini +fa brillare alla mente quel bel cavaliere +mussulmano che vola come un fantasma sotto +le mura d’una città medioevale! Dove va? a +rapire la più bella figliuola del pascià di Faraone? +a sfidare il valoroso caid d’Uazzan, fidanzato +alla sua amante? a versare i suoi affanni +nel seno del santo secolare che prega da +ottant’anni sulla cima del monte Zerhun, nella +sacra <i>zauia</i> di Mulei-Edris?</p> + +<p>No; viene all’accampamento a pigliare un +fritto di patate per il desinare dell’Ambasciatore.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Verso il tramonto, i pittori ed io andammo +in città, a cavallo alle nostre mule, accompagnati +da quattro soldati a piedi del governatore<span class="pagenum"><a name="Page_444" id="Page_444">[444]</a></span> +di Mechinez, i quali avevano lasciato i fucili e +s’erano armati di bastoncini e di funi a nodi. +Prima di metterci in cammino, però, convenimmo +con loro, interprete Hamed, che quando +avessimo battuto tutti e tre palma a palma, +in qualunque punto della città ci trovassimo, +essi avrebbero preso la via più corta per ricondurci +all’accampamento.</p> + +<p>Passate due porte esterne, divise da una salita +ripidissima, ci trovammo nel centro della +città. La prima impressione fu una gradevole +sorpresa. Mechinez che c’immaginavamo più +malinconica di Fez, è invece una città allegra, +piena di verde, attraversata da molte strade tortuose, +ma larghe e fiancheggiate da case basse +o da muri di giardini di poca altezza, che lasciano +vedere le cime delle bellissime colline +circostanti. Da ogni parte, si vede sorgere +sopra le case un minareto, una palma, un muro +merlato; a ogni passo una fontana o una porta +ornata di arabeschi; quercie e fichi frondosi in +mezzo alle strade e alle piazze; e per tutto +aria aperta, luce, odor di campagna e una certa +pace gentile di città principesca, decaduta, ma +non morta. Dopo molti giri riuscimmo in una +vasta piazza, sulla quale dà la facciata monumentale +del palazzo del Governatore, risplendente +di graziosissimi musaici di smalto di cento +colori; e in quel momento battendovi gli ultimi<span class="pagenum"><a name="Page_445" id="Page_445">[445]</a></span> +raggi del sole, scintillava tutta come i palazzi +tempestati di perle delle leggende orientali. +Dieci soldati facevano il <i>gioco della polvere</i>, +una cinquantina di servi e di guardie +stavano seduti in terra dinanzi alla porta, la +piazza era deserta. Che bel momento! Quella +facciata luminosa, quei cavalieri, quelle torri, +la solitudine, il tramonto, formavano tutt’insieme +uno spettacolo così schiettamente moresco, spiravano +un’aura così viva d’altri tempi, presentavano +in un sol quadro tanta storia, tanta +poesia, tanti sogni, che rimanemmo un pezzo +tutti e tre immobili in mezzo alla piazza come +trasecolati. Di là, i soldati ci condussero a vedere +una grande porta esterna, di forma nobilissima, +rivestita pure, dal piede dei muri fino +alla sommità, di musaici delicati e multicolori, +che brillavano al sole come una miriade di rubini, +di zaffiri e di smeraldi, incastonati in un +arco trionfale d’avorio; e i pittori la schizzarono +sull’album colla testa in visibilio; e rientrammo +in città. Fin qui la gente che avevamo +incontrata per strada, non s’era mostrata +che curiosa, e c’era parso anzi che ci guardasse +con occhio meno malevolo che la popolazione +di Fez. Ma tutt’a un tratto, senza un’ombra di +ragione, cangiò d’umore. Cominciarono alcune +vecchie a mostrarci il bianco dell’occhio, poi +alcuni ragazzi a tirar sassolini fra le gambe<span class="pagenum"><a name="Page_446" id="Page_446">[446]</a></span> +alle nostre mule, poi uno sciame di monelli a +correrci dinanzi e un altro sciame alle spalle, +facendo una gazzarra d’inferno. I soldati, ben +inteso, non stettero a far complimenti. Due rimasero +davanti, due ci si misero dietro, e attaccarono +un vero combattimento colla ragazzaglia, +legnando i più vicini, tirando sassate ai +più lontani, inseguendo per lunghi tratti i più +insolenti. Ma fu fatica sprecata. Non osando +risponder coi sassi, i monelli si misero a buttar +aranci fradici, buccie di limone, sterco secco, +e la pioggia diventò in pochi momenti così +fitta, che ci parve prudente di consigliare i soldati +a desistere dalle offese, per non provocare +di peggio. Ma i soldati inaspriti o non ci sentirono +o non ci vollero dar retta e continuarono +a combattere con furore crescente. Non potendo +sfogarsi sui monelli, se la pigliavano cogli +uomini. A ogni pancia che spuntasse da una +porta, una funata, a modo di avvertimento; +a ogni povero diavolo che, passandoci accanto, +non si stringesse al muro, un urtone che lo +cacciava dieci passi indietro; a ogni vecchia +che ci guardasse torvo, i pugni sul viso e un +urlo sgangherato nell’orecchio. Indignati di +quella brutalità, li avvertimmo con gesti risoluti +che smettessero. Quei disgraziati credettero +che li rimproverassimo di fiacchezza e si diedero +a picchiare più forte. Per giunta, sbucarono<span class="pagenum"><a name="Page_447" id="Page_447">[447]</a></span> +non so di dove due ragazzi di dieci o +dodici anni, forse parenti dei soldati, armati +anch’essi di bastoni; s’aggregarono, bastonatori +volontarii, alla scorta, e cominciarono a menar +botte così disperate, a uomini, a donne, +ad asini, a muli, a vicini, a lontani, che i soldati +stessi si videro costretti a raccomandar +loro la moderazione. E ad ogni legnata, si voltavano +tutti e due a guardare noi tre, come per +consigliarci di prenderne atto per ricordarcene +nel dare la mancia; e siccome noi ridevamo +come matti, pigliavano il nostro riso come un +incoraggiamento, e tiravan via a picchiare come +anime perdute. Ora che seguirà?—dicevamo +noi.—Uno scandalo! una rivoluzione!—Già +i legnati brontolavano, qualcuno aveva alzato la +mano sui due ragazzi, bisognava uscir di città +immediatamente. Il Biseo, nondimeno, esitava +ancora, quando, nel passare per una piazzetta +piena di gente, un sasso colpì nella testa la +mia mula e una carota rasentò la nuca dell’Ussi. +Allora ci decidemmo a battere tutti e +tre palma a palma, il segnale convenuto per +la ritirata. Ma anche questo innocente segnale +provocò un baccano. I soldati, per mostrarci +che avevan capito, ci risposero battendo +le mani; tutta la gente ch’era nella +piazza, intendendo forse di canzonarci, si mise +a battere; e intanto continuavano a piovere<span class="pagenum"><a name="Page_448" id="Page_448">[448]</a></span> +buccie di limone e maledizioni e legnate; e +piovevano ancora ch’eravamo vicini alla porta; +e quando già scendevamo verso l’accampamento, +ci gridavano ancora alle spalle dall’alto delle +mura:—Maledetto il padre tuo!—Sia sterminata +la vostra razza!—Dio faccia arrostire +i vostri bisnonni!—</p> + +<p>Così ci ricevette la città di Mechinez, e fortunati +noi ch’era la città più ospitale dell’Impero!</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>La mattina seguente fu portata all’accampamento +una lettiga per il medico, fatta in ventiquattr’ore +dai più abili falegnami di Mechinez, +i quali ci avrebbero senza dubbio impiegato +più di ventiquattro giorni, se non li avesse +sollecitati il Governatore con una certa intimazione, +a cui sarebbe stato un po’ rischioso di +fare il sordo. Era una macchina pesante e mal +adatta, che somigliava più a una gabbia per +trasportar bestie feroci, che a una lettiga per +un malato; assai meglio fatta, nondimeno, di +quello che tutti noi prevedessimo; e gli operai +che vi diedero sotto i nostri occhi le ultime +martellate, n’erano così alteri e si sentivano +tanto sicuri della nostra ammirazione, che lavorando, +tremavano dall’emozione, e ad ogni +nostra parola, mandavan lampi dagli occhi. +Quando il Morteo mise nelle loro mani i denari,<span class="pagenum"><a name="Page_449" id="Page_449">[449]</a></span> +ringraziarono gravemente, e se n’andarono +con un sorriso di trionfo che voleva dire:—Orgogliosi +ignoranti, v’abbiamo fatto vedere +chi siamo.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Verso il tramonto partimmo da Mechinez e +camminammo per due ore a traverso la più +bella campagna che abbia mai visto in sogno +un paesista innamorato. Vedo, sento ancora la +divina grazia di quelle colline verdi sparse di +roseti, di mirti, di leandri, d’aloè fioriti; lo +splendore di quella città di Mechinez indorata +dal sole, che si nascondeva al nostro sguardo +minareto per minareto, palma per palma, +terrazza per terrazza, e più si impiccioliva, più +pareva che s’alzasse, come se le crescesse sotto +la collina; e l’aria impregnata di profumi che +facevano fremere, e le acque che riflettevano i +mille colori della scorta, e l’infinita mestizia di +quel cielo rosato; vedo, sento ancora tutto questo, +e non lo so descrivere! Ah! mi morderei +le dita!<span class="pagenum"><a name="Page_450" id="Page_450">[450]</a></span></p> + + + +<hr /> +<h2><a name="SUL_SEBU" id="SUL_SEBU"></a>SUL SEBÙ</h2> + + +<p>Era il mezzodì del quinto giorno della nostra +partenza da Fez, quando, dopo una cavalcata di +cinque ore a traverso una successione di valli +deserte, ripassavamo per la gola Beb-el-Tinca +e vedevamo un’altra volta dinanzi a noi la vastissima +pianura di Sebù inondata d’una luce +bianca, ardente, implacabile, di cui il solo ricordo +mi fa salire le vampe al viso. Tutti, fuorchè +l’Ambasciatore e il capitano, che partecipano +della virtù favolosa della salamandra, di star nel +fuoco senz’ardere, ci coprimmo il capo come fratelli +della Misericordia, ci ravvoltammo con +gran cura nelle cappe e nelle coperte, e senza +profferire una parola, col mento sul petto, cogli +occhi socchiusi, scendemmo nella terribile pianura, +confidando nella clemenza di Dio. A un +certo punto si sentì la voce del Comandante il<span class="pagenum"><a name="Page_451" id="Page_451">[451]</a></span> +quale ci annunziava che era <i>già</i> morto un cavallo. +Era morto infatti uno dei cavalli che +portavano i bagagli. Nessuno rispose.—Si sa—soggiunse +il Comandante spietato;—i cavalli +<i>muoiono per i primi</i>.—Anche queste parole +furono seguite da un silenzio mortale. +Dopo mezz’ora, si sentì la voce fioca d’un altro +che domandava all’Ussi a chi avrebbe <i>lasciato</i> +il suo quadro di Bianca Cappello. Per tutto +il tragitto non si sentirono altre parole. Anche +i soldati della scorta tacevano. Il caldo +opprimeva tutti. Persino il caid Hamed Ben +Kasen, malgrado il grande turbante che gli +ombreggiava il viso, gocciolava di sudore. +Povero generale! Quella mattina mi dimostrò +una pietà di cui mi ricorderò per tutta la vita. +Vedendo che rimanevo indietro, venne al mio +fianco e si mise a bastonare la mia mula con +uno zelo così sviscerato, che in pochi momenti +passai dinanzi a tutti, portato via di galoppo, +saltellando sulla sella come un automa di gomma +elastica, e arrivai all’accampamento cinque minuti +prima degli altri, colle budella sottosopra +e il cuore pieno di gratitudine.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Quel giorno nessuno uscì dalla tenda fino +all’ora del desinare, e il desinare stesso fu silenzioso, +come se tutti si sentissero già oppressi dal +caldo del giorno seguente. Un solo avvenimento,<span class="pagenum"><a name="Page_452" id="Page_452">[452]</a></span> +a sera innoltrata, destò un po’ di chiasso nell’accampamento. +Eravamo alle frutta, quando udimmo +un gridìo lamentevole dalla parte del piccolo +accampamento della scorta, e nello stesso tempo +un rumore cadenzato di colpi che parevano +frustate. Credendo che fossero i soldati o i +servi che scherzassero, non ci badammo. Ma +a un tratto le grida diventarono strazianti, e +sentimmo profferire distintamente, con un accento +d’invocazione supplichevole, il nome del +fondatore di Fez:—Mulei-Edriss! Mulei-Edriss! +Mulei-Edriss!—Ci alzammo tutti da +tavola, e correndo verso quella parte, arrivammo +in tempo a vedere una tristissima scena. Due +soldati della scorta tenevano sospeso, uno per +le spalle, l’altro per i piedi, un servo arabo; +un terzo lo flagellava disperatamente con una +frusta, un quarto teneva in mano una lanterna, +gli altri facevano corona, il caid assisteva colle +braccia incrociate sul petto. L’Ambasciatore +fece rilasciare immediatamente la vittima, che +s’allontanò singhiozzando, e domandò al caid +che cosa era accaduto.—Nulla, nulla,—rispose,—una +piccola correzione.—E soggiunse +che aveva fatto punire quell’uomo perchè si divertiva +a buttare ai suoi compagni delle pallottole +di cuscussù, grave colpa, sacrilegio anzi +per un Mussulmano, che deve rispettare ogni alimento +prodotto dalla terra come un dono di Dio.<span class="pagenum"><a name="Page_453" id="Page_453">[453]</a></span> +Dicendo questo, il povero caid, bonissim’omo +in fondo, non riusciva a nascondere, benchè +volesse parere impassibile, il dolore d’aver dovuto +infliggere quel castigo e la pietà che ne +aveva provato; e questo bastò a rimetterlo al +suo posto dentro al mio cuore.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>La notte fummo svegliati da un caldissimo +vento di levante, che ci fece balzar fuori della +tenda colla bocca spalancata, in cerca d’un filo +d’aria respirabile; e all’alba ci mettemmo in +cammino con un tempo fosco che preannunziava +una giornata anche più calda della precedente. +Il cielo era tutto coperto di nuvole, da una +parte infocate dal sole nascente e rotte in varii +punti da raggi vivissimi; dalla parte opposta, +nere e rigate da striscie oblique di pioggia. +Da questo cielo inquieto scendeva una +luce strana, che pareva passata a traverso +una volta di vetro giallastro, e dava alla vastissima +pianura tutta coperta di stoppie un arrabbiato +colore sulfureo, che quasi offendeva +la vista. Lontano, il vento sollevava e rigirava +con una rapidità furiosa immensi nuvoli +di polvere. La campagna era solitaria, l’aria +pesante, l’orizzonte nascosto da un velo di +vapori color di piombo. Senz’aver visto il Sahara, +m’immaginai che dovesse presentare qualche +volta quel medesimo aspetto, e già stavo<span class="pagenum"><a name="Page_454" id="Page_454">[454]</a></span> +per esprimere il mio pensiero, quando l’Ussi, +che fu in Egitto, arrestandosi improvvisamente, +esclamò con un accento di meraviglia:—Ecco +il deserto!</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Dopo quattr’ore di cammino, arrivammo +sulla riva del Sebù, dove venti cavalieri dei +Beni-Hassen, comandati da un bel ragazzo di +dodici anni, figlio del Governatore Sid-Abd-Allà, +ci vennero incontro di carriera, salutandoci +colle solite fucilate e le solite grida.</p> + +<p>L’accampamento fu piantato in fretta e in +furia vicino al fiume, in un terreno nudo, rotto +da profonde screpolature, e fatta colazione alla +lesta, ci ritirammo tutti sotto le tende.</p> + +<p>Fu quella la giornata più calda del viaggio.</p> + +<p>M’ingegnerò di dare una lontana idea dei +nostri tormenti.</p> + +<p>I lettori gentili preparino il cuore a un sentimento +di profonda pietà.</p> + +<p>M’asciugo il sudore e scrivo.</p> + +<p>Alle dieci della mattina, quando i miei tre +compagni ed io ci ritirammo sotto la tenda, +il termometro segnava quarantadue centigradi +all’ombra. Per un’ora circa, la conversazione +si mantenne animata. In capo a un ora, cominciando +a provare una certa difficoltà a +terminare i periodi, ci riducemmo a discorrere +a proposizioni semplici. Poi, costandoci fatica<span class="pagenum"><a name="Page_455" id="Page_455">[455]</a></span> +anche il mettere insieme soggetto, verbo e attributo, +smettemmo di parlare e tentammo di +dormire. Fu un tentativo inutile. I letti caldi, +le mosche, la sete, l’affanno non ci lasciavano +chiuder occhio. Dopo aver molto sbuffato ed +esserci molto dimenati, ci rassegnammo a star +svegli, cercando d’ingannare il tempo in qualche +modo. Ma non v’era modo. Sigari, pipe, +libri, carte geografiche, tutto ci cadeva di mano. +Provai a scrivere: alla terza riga la pagina era +fradicia dal sudore che mi cadeva dalla fronte +come acqua da una spugna spremuta. Mi sentivo +tutto il corpo percorso da innumerevoli +rigagnoli che s’intersecavano, s’inseguivano, +formavano dei confluenti e dei ringorghi, e venivan +giù per le braccia e per le mani fino +ad annacquarmi l’inchiostro sulla punta della +penna. In pochi minuti, fazzoletti, asciugamani, +veli, tutto ciò che poteva servire ad +asciugarci, era inzuppato che pareva stato immerso +in un secchio. Avevamo un barile pieno +d’acqua: provammo a bere: era bollente. La +buttammo via: aveva appena toccato terra, +che non se ne vedeva più traccia. A mezzogiorno +il termometro segnava quarantaquattro +gradi e mezzo. La tenda era un forno. Tutto +quello che toccavamo, scottava. Mi posi una +mano sulla testa: mi parve di metterla sopra +una stufa. Il letto ci scaldava le reni a segno<span class="pagenum"><a name="Page_456" id="Page_456">[456]</a></span> +che non era più possibile star coricati. Provai +a metter la mano in terra fuori della tenda: +la terra era rovente. Nessuno parlava più. Solo +di tratto in tratto si sentiva qualche languida +esclamazione:—È una morte.—Non +si può più resistere.—Si diventa matti.—S’affacciò +un momento l’Ussi, cogli occhi +fuori della testa, alla porta della tenda, +mormorò con voce soffocata:—Si muore—e +disparve. Diana, la povera bestiuola, accovacciata +accanto al letto del Comandante, ansava +in maniera da far temere che morisse di +momento in momento. Fuori della tenda non +si sentiva una voce umana, non si vedeva nessuno, +tutto era immobile come in un accampamento +abbandonato. I cavalli nitrivano in +suono lamentevole. La lettiga del medico, vicina +alla nostra tenda, crepitava come se si +volesse spezzare. A un tratto si sentì la voce +di Selam che gridò passando di corsa:—<i>Se +ha muerto un perro!</i> (È morto un cane).—E +uno!—rispose con voce fioca il Comandante, +faceto fino alla morte. Al tocco il termometro +segnava quarantasei gradi e mezzo. +Allora cessarono anche i lamenti. Il Comandante, +il viceconsole ed io stavamo distesi in +terra immobili come corpi morti. In tutto l’accampamento, +il capitano e l’Ambasciatore erano +forse i due soli cristiani che dessero ancora<span class="pagenum"><a name="Page_457" id="Page_457">[457]</a></span> +segno di vita. Non ricordo quanto tempo io +sia rimasto in quello stato. Ero immerso in +una specie di stupore, sognavo ad occhi aperti, +mi ribollivano nel capo mille immagini confuse +di luoghi freschi e di cose gelate: mi precipitavo +dall’alto d’una rupe in un lago, mettevo +la nuca contro la bocca d’una pompa, +mi fabbricavo una casa di ghiaccio, divoravo +in dieci minuti tutti i pezzi duri di Napoli, +e più sguazzavo nell’acqua e bevevo freddo, +più mi sentivo morire di caldo, di sete, di +rabbia, di sfinimento. Finalmente il capitano +esclamò con voce funerea:—Quarantasette!—Fu +l’ultima voce che mi ricordo d’aver sentita....</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Verso sera venne a visitar l’Ambasciatore, +in nome di suo padre malato, il figliuoletto +del Governatore dei Beni-Hassen che avevamo +veduto la mattina. Entrò nell’accampamento a +cavallo, accompagnato da un ufficiale e da due +soldati che lo presero in braccio quando scese +di sella, e s’avanzò a passo grave verso la +tenda dell’Ambasciatore, strascicando come un +paludamento la sua gran cappa turchina, con +la mano sinistra appoggiata sulla sciabola più +lunga di lui, e la destra distesa in atto di saluto.</p> + +<p>La mattina, visto a cavallo, c’era parso un<span class="pagenum"><a name="Page_458" id="Page_458">[458]</a></span> +bel ragazzo; ed aveva infatti due begli occhioni +pieni di pensiero e un visino pallido +d’un ovale gentile; ma vedendolo a piedi, ci +accorgemmo ch’era rachitico e gibboso. Da ciò +nasceva forse la sua tristezza. In tutto il tempo +che rimase con noi, non spuntò un sorriso sulla +sua bocca, non si rasserenò un momento il +suo volto. Ci fissò l’un dopo l’altro con uno +sguardo profondo e non rispose alle domande +dell’Ambasciatore che con parole tronche e +sommesse. Una sola volta gli passò un barlume +di allegrezza negli occhi; e fu quando l’Ambasciatore +gli fece dire che aveva ammirato, +nelle cariche della mattina, il suo modo ardito +e grazioso di cavalcare; ma non fu che un +barlume.</p> + +<p>Benchè gli tenessimo tutti gli occhi addosso, +e fosse quella probabilmente la prima volta +ch’egli compariva, in carattere ufficiale, davanti +a un Ambasciata europea, non mostrò ombra +d’imbarazzo. Sorbì lentamente il suo tè, mangiò +dei confetti, parlò nell’orecchio al suo ufficiale, +s’aggiustò due o tre volte sul capo il suo +turbantino, osservò attentamente tutti i nostri +stivali, lasciò indovinare che si seccava; poi +si strinse sul petto, accommiatandosi, la mano +dell’Ambasciatore, e tornò verso il suo cavallo +colla stessa gravità di Sultano con cui s’era avvicinato +alla tenda.<span class="pagenum"><a name="Page_459" id="Page_459">[459]</a></span></p> + +<p>Messo in sella dal suo ufficiale, disse ancora +una volta:—La pace sia con voi!—e partì +di galoppo, seguito dal suo piccolo stato maggiore +incappucciato.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Quella stessa sera vennero parecchi malati a +cercare il dottore, il quale col dracomanno Salomone +e un drappello di soldati era partito +poco prima, per la via d’Alkazar, alla volta di +Tangeri. Venne, fra gli altri, un povero ragazzo +mezzo nudo, macilento, cogli occhi rovinati, +che appena ci vedeva e pareva affranto +dalla fatica.—Che cosa vuoi?—gli domandò +il Morteo—Cerco il medico cristiano,—rispose +con voce tremante. Quando intese ch’era +partito rimase un momento come istupidito, e +poi gridò con accento disperato:—Ma io non +ci vedo più!... Io ho fatto otto miglia per venir +qui a farmi guarire dal medico cristiano!... +Io ho bisogno di vedere il medico cristiano!—E +diede in uno scoppio di pianto da straziare +il cuore. Il Morteo gli mise in mano +una moneta, che accettò con indifferenza, e indicandogli +la via che aveva preso il dottore, +gli disse che, andando di buon passo, avrebbe +forse potuto ancora raggiungerlo. Il ragazzo +stette un po’ incerto, guardando verso quella +parte cogli occhi pieni di lagrime, e poi si +mise lentamente in cammino.<span class="pagenum"><a name="Page_460" id="Page_460">[460]</a></span></p> + +<p>Il sole tramontò quella sera sotto un padiglione +immenso di nuvole color d’oro e di +bragia, e lanciando rasente la pianura i suoi +ultimi raggi sanguigni, calò dietro la linea diritta +dell’orizzonte come un enorme disco rovente +che si sprofondasse nelle viscere della +terra.</p> + +<p>E la notte fece freddo!</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>La mattina, al levar del sole, eravamo già +sulla riva sinistra del Sebù, nel medesimo punto +dove l’avevamo passato venendo da Tangeri; +e appena giunti, vedevamo comparire sulla riva +opposta, accompagnato dai suoi ufficiali e dai +suoi soldati, il simpatico governatore Sid-Bekr-el-Abbassi, +colla stessa cappa bianca e collo +stesso cavallo nero bardato di color celeste, +con cui ci s’era presentato la prima volta.</p> + +<p>Ma il passaggio del fiume presentò questa +volta una difficoltà impreveduta.</p> + +<p>Dei due barconi sui quali dovevamo traghettare, +uno era in pezzi; l’altro rotto in +più parti e mezzo affondato nella mota della +sponda. Il piccolo <i>duar</i> abitato dalle famiglie +dei barcaioli, era deserto; il fiume non <a name="tn460" id="tn460"></a><ins class="correction" title="originale: guadadabile">guadabile</ins> +che con grave pericolo; nessun altro +barcone che alla distanza d’una giornata almeno +di cammino da quel punto. Come passare? Che<span class="pagenum"><a name="Page_461" id="Page_461">[461]</a></span> +fare? Un soldato attraversò il fiume a nuoto e +andò a portar la notizia al Governatore, il +quale mandò un altro soldato, a nuoto, a dare +una spiegazione della cosa. I barcaiuoli erano +stati avvertiti il giorno prima di tenersi pronti +per traghettare l’Ambasciata che sarebbe arrivata +la mattina; ma trovandosi i barconi, per +loro incuria, ridotti in stato da non poter +servire, e non essendo capaci essi, o non volendo +durar la fatica di accomodarli, erano +fuggiti durante la notte, Dio sa dove, colle +loro famiglie e coi loro animali, per sottrarsi +al castigo del Governatore. Non rimaneva dunque +altro da fare che tentar di riparare alla +meglio il barcone meno fracassato, e così si +fece. I soldati corsero a raccoglier uomini nei +<i>duar</i> vicini e subito furono cominciati i lavori +sotto l’alta direzione di Luigi il calafato, che +in quell’occasione per lui memorabile, sostenne +gloriosamente l’onore della marina italiana. +Era bello vedere come lavoravano gli arabi e i +mori. Dieci insieme, urlando e agitandosi, non +facevano in mezz’ora il lavoro che facevano Luigi +e il Ranni, militarmente silenziosi, in cinque minuti. +Tutti comandavano, tutti criticavano, tutti +andavano in collera, tutti tagliavan l’aria con +gesti imperiosi, che parevan tanti ammiragli, +e nessuno levava un ragno dal buco. Intanto +il Governatore e il caid conversavano ad alta<span class="pagenum"><a name="Page_462" id="Page_462">[462]</a></span> +voce da una sponda all’altra; i cavalieri delle +due scorte galoppavano lungo le rive cercando +all’orizzonte i fuggitivi; le bestie da soma guadavano +il fiume in lunghe file coll’acqua a +mezzo il collo; i lavoratori cantavano le lodi +del profeta; e sulla sponda opposta sorgeva +una gran tenda azzurrina sotto la quale i servi +di Sid-Bekr-el-Abbassi si affaccendavano a prepararci +una squisita colezione di fichi, di confetti +e di tè, che noi pregustavamo col cannocchiale, +canterellando il coro d’un’opera semi-seria +composta durante gli ozi di Fez col titolo:—<i>Gl’Italiani +nel Marocco.</i></p> + +<p>Coll’aiuto del Profeta, il barcone fu accomodato +in due ore, il Ranni ci pigliò sulle spalle +e ci scaricò l’un dopo l’altro sulla prua, e giungemmo +all’altra riva, coi piedi immersi fino +alla noce nell’acqua che filtrava dentro da tutte +le parti, ma senza esser costretti a gettarci a +nuoto; inestimabile fortuna, di cui non eravamo +sicuri partendo.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Il Governatore Sid Bekr-el-Abbassi che aveva +risaputo le lodi fatte di lui al Sultano dal nostro +Ambasciatore, fu con noi anche più amabile e più +seducente della prima volta... Preso un po’ di +riposo, ci rimettemmo in cammino verso Karia-el-Abbassi, +dove arrivammo sul mezzogiorno, +e fummo ricevuti e passammo le ore bruciate<span class="pagenum"><a name="Page_463" id="Page_463">[463]</a></span> +nella stessa stanzina bianca, in cui trentacinque +giorni innanzi avevamo visto la bella figliuoletta +del nostro ospite far capolino dietro il turbante +paterno.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Qui Sid Bekr-el-Abbassi presentò all’Ambasciatore, +fra gli altri personaggi, un moro sui +cinquant’anni, di aspetto signorile e di modi +simpatici, che nessuno di noi, credo, ha mai più +dimenticato, non per sè, ma per le strane cose +che ci raccontarono della sua famiglia. Era fratello +d’un Sid-Bomedi, antico governatore della +provincia di Ducalla, il quale languiva da otto +anni nelle prigioni di Fez. Tiranno e scialacquatore +sfrenato, dopo aver dissanguato il suo +popolo, contratto imprestiti rovinosi coi negozianti +europei, ammontato debiti su debiti, fatto +ira di Dio in casa sua e fuori, era stato arrestato +e condotto a Fez per ordine del Sultano, il quale +credendolo possessore di tesori nascosti, aveva +fatto spianare la sua casa, frugare fra i ruderi, +scavare fra le fondamenta, e bandito dalla provincia, +sotto pena di morte, tutta la sua famiglia, +per timore che, conoscendo il nascondiglio, +non s’impadronisse dei denari. Ma non +essendosi trovato, forse perchè non c’era, il +tesoro che si cercava, e persistendo il Sultano +a credere che ci fosse, e che il prigioniero non +lo volesse rivelare, questo non aveva più rivisto<span class="pagenum"><a name="Page_464" id="Page_464">[464]</a></span> +la luce del sole ed era forse condannato +a morire in prigione. E il caso di Sid-Bomedi +non è raro fra i governatori del Marocco, i quali, +chi più chi meno, arricchendosi a spese del +loro popolo, forniscono sempre al Governo che +vuole impadronirsi dei loro averi, il vantaggio +di poterlo fare sotto colore di punire un colpevole. +Il Governatore o il Pascià a cui il +Sultano ha posto gli occhi addosso, è chiamato, +in forma amichevole, a Fez o a Marocco, oppure +arrestato improvvisamente, di notte, da +un drappello di soldati imperiali che lo conducono +a marcie forzate alla capitale, legato +supino sulla groppa d’una mula, colla testa spenzoloni +e il viso rivolto al sole. Appena giunto, +vien caricato di catene e gettato in una segreta. +Se rivela dove ha nascosto il tesoro, è rimandato +con tutti gli onori alla sua provincia, +dove in poco tempo, facendo peggio di prima, +può rifarsi di quello che gli è stato carpito. +Se non rivela, è lasciato marcire nel suo sepolcro, +e bastonato a sangue una volta al giorno, +finchè, ridotto agli estremi, si decide a parlare +per non morire fra le catene. Se non rivela +che in parte, è bastonato ugualmente, fin che +abbia fatto la rivelazione completa. Qualche +governatore più accorto, subodorando per tempo +la catastrofe, la scongiura, recandosi in persona +alla Corte con una lunga carovana di cammelli<span class="pagenum"><a name="Page_465" id="Page_465">[465]</a></span> +e di mule cariche di doni preziosi; ma per +far questi doni, dovendo spendere gran parte +delle proprie ricchezze, ne segue che la sua +salvezza non riesce meno funesta alla provincia +governata da lui, di quello che riuscirebbe +il suo ritorno dalla prigionia, quando fosse stato +spogliato a forza dei suoi tesori. Qualcuno, anche, +muore in carcere o sotto il bastone, ma +non rivela, per lasciare il tesoro alla famiglia; +che sa dov’è e lo scoverà a tempo opportuno; +ed altri muoiono perchè non hanno nulla da +rivelare. Ma son rari, perchè è uso comune +nel Marocco di nascondere le ricchezze, e si +sa che i mori sono meravigliosi maestri in +quest’arte. Si parla di tesori murati sotto la +soglia della porta di casa, nei pilastri dei cortili, +negli scalini, nelle finestre; di case demolite +dalle fondamenta, pietra per pietra, senza +che vi si trovasse un tesoro che pure c’era; di +schiavi uccisi e sepolti segretamente, dopo aver +aiutato il padrone a nascondere; e il volgo +mescola a queste verità dolorose ed orribili, le +sue amene leggende di spiriti e di prodigi.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Il Governatore el-Abbassi ci accompagnò, +verso sera, fino all’accampamento, ch’era a due +ore di cammino dalla sua casa, in un prato +pieno di fiori e di tartarughe, tra il fiume Dà, +che si divide là presso in un gran numero di<span class="pagenum"><a name="Page_466" id="Page_466">[466]</a></span> +canali, e una bella collina coronata d’una tomba +di santo dalla cupola verde. A un tiro di fucile +dalle nostre tende v’era un gran duar circondato +d’aloé e di fichi d’India. Al nostro passaggio, +tutti gli abitanti saltaron fuori. Allora +vedemmo quanto il governatore el-Abbassi era +amato dal suo popolo. Vecchi cadenti, frotte di +bimbi, uomini maturi, giovanetti, tutti correvano +da lui a farsi mettere la mano sul capo, +e se ne tornavano contenti, voltandosi indietro +a guardarlo con un’espressione d’affetto e di +gratitudine. La presenza però dell’amato Governatore +non bastò a salvar noi dai soliti +sguardi biechi e dai soliti improperi. Le donne, +mezzo nascoste dietro alle siepi, spingevano +con una mano uno dei loro figliuoletti a farsi +benedire dal Governatore, coll’altra mano un +altro figliuolo a dirci ch’eravamo dei cani. Vedemmo +dei bimbi alti due palmi, tutti nudi, +che appena si reggevano in piedi, venir verso +di noi barcolloni, e mostrandoci il pugno +grosso come una noce, gridare:—Maledetto +il padre tuo!—E siccome avevano paura ad +avanzarsi soli, si radunavano in sette o otto, e +così stretti in un gruppo, che si sarebbe potuto +portar tutto ritto sopra un vassoio, s’avanzavano +con aria minacciosa fino a dieci passi +dalle nostre mule a balbettare la loro insolenzina. +Quanto ci divertimmo! Un gruppo, fra gli altri,<span class="pagenum"><a name="Page_467" id="Page_467">[467]</a></span> +s’avanzò contro il Biseo per augurargli che fosse +arrostito non so quale suo parente. Il Biseo +alzò la matita: i due primi, dando indietro atterriti, +urtarono gli altri; e mezzo l’esercito andò +in terra a gambe levate. Persino il Governatore +diede in uno scoppio di risa.<span class="pagenum"><a name="Page_468" id="Page_468">[468]</a></span></p> + + + +<hr /> +<h2><a name="ARZILLA" id="ARZILLA"></a>ARZILLA</h2> + + +<p>Dopo lo spettacolo delle grandi città decadute, +di un popolo moribondo e d’un paese +bello ma triste; dopo tanto sonno tanta vecchiezza +e tante rovine, ecco il lavoro eterno e +la gioventù immortale; ecco l’aria che ravviva +il sangue, la bellezza che rallegra il cuore, l’immensità +in cui s’espande l’anima! Ecco l’Oceano! +Con che fremito di piacere lo salutammo! +L’apparizione inaspettata d’un amico o d’un +fratello, non ci sarebbe riuscita più cara della +vista di quella lontana curva luminosa che recideva +netto dinanzi a noi, come una immensa +falce, l’islamismo, la schiavitù, la barbarie, e pareva +che portasse più diritto e più libero il +nostro pensiero all’Italia.—<i>Bahr-el-Kibir!</i>—(Il +gran mare) esclamarono alcuni soldati. Altri +dissero:—<i>Bahr-ed-Dholma!</i>—(Il mare<span class="pagenum"><a name="Page_469" id="Page_469">[469]</a></span> +delle tenebre). Tutti, involontariamente, affrettarono +il passo; le conversazioni, che cominciavano +a languire, si rianimarono; i servi intonarono +i canti sacri; l’intera carovana, in +pochi minuti, prese un’aria d’allegrezza e di +festa.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>La sera del 19 Giugno ci accampammo a +tre ore da Laracce, e la mattina seguente entrammo +in città, ricevuti alle porte dal figlio +del Governatore, da venti soldati senza fucili +e senza calzoni schierati lungo la strada, da un +centinaio di ragazzi cenciosi, e da una banda +composta d’un tamburino e d’un trombettiere, +che vennero poco dopo a chiedere la mancia +con uno straziante concerto nel cortile dell’agente +consolare d’Italia.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Su quella costa sparsa di città morte,—come +Salè, Azamor, Safi, Santa-Cruz,—Laracce conserva +ancora un po’ di vita commerciale che le +basta per essere considerata uno dei principali +porti del Marocco. Fondata da una tribù berbera +nel secolo XV, fortificata sulla fine dello stesso +secolo da Mulei-ben-Nassar, abbandonata alla +Spagna nel 1610, ripresa da Mulei Ismael nel +1689, ancora fiorente sul principio di questo +secolo, popolata ora da quattromila circa tra +mori ed ebrei, sorge sopra la china d’un colle<span class="pagenum"><a name="Page_470" id="Page_470">[470]</a></span> +a sinistra della foce del Kus, il Lixus degli +antichi, il quale le forma un porto ampio e +sicuro, chiuso però da un banco di sabbia, che +impedisce l’entrata ai grandi bastimenti. Nel +porto marciscono le carcasse di due piccole +cannoniere, ultimo miserando avanzo della flotta +che altre volte portò gli eserciti conquistatori in +Ispagna e sgomentò il commercio europeo. Sulla +riva destra del fiume, rimane qualche rovina +di Lixus, città romana. Dietro la collina si +stende un ampio bosco d’alberi giganteschi. La +città non ha dentro altro di notevole che una +piazza di mercato circondata da piccoli portici +sorretti da colonnine di pietra; ma vista dal +porto, tutta bianca sul verde cupo della collina, +stretta in una cerchia di alte mura merlate d’un +fosco color calcare, riflessa dalle acque azzurre +del fiume, sotto quel cielo limpido, presenta +un aspetto grazioso, e malgrado la vivezza dei +colori, quasi malinconico, come se facesse pietà +il veder quella gentile città così sola e silenziosa +su quella costa barbaresca, dinanzi a +quel porto deserto, in faccia a quel mare immenso.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>L’accampamento fu posto la sera sulla riva +destra del Kus e levato per tempo la mattina +seguente. Si doveva andare ad Arzilla, distante +quattr’ore da Laracce. Il convoglio dei bagagli<span class="pagenum"><a name="Page_471" id="Page_471">[471]</a></span> +partì la mattina; l’Ambasciata verso sera. Io, +per veder la carovana sotto un nuovo aspetto, +partii col convoglio dei bagagli.</p> + +<p>E me ne trovai contento, perchè fu un tragitto +pieno d’avventure.</p> + +<p>Le mule cariche, accompagnate dai mulattieri +e dai servi, andavano a gruppi, a gran distanza +gli uni dagli altri. Partii solo e camminai per +quasi un’ora sulle colline dove non vidi che +una mula, condotta da un servo arabo, la quale +portava due bisaccie di paglia, di cui una conteneva +la testa e l’altra i piedi d’un palafreniere +dell’Ambasciatore preso da una fortissima +febbre, che gemeva da far pietà ai sassi. Il +poveretto stava così coricato a traverso la mula, +colla testa spenzoloni, col corpo inarcato, col +sole negli occhi, e in quella maniera era venuto +da Karia-el-Abbassi e doveva andare a Tangeri! +E in quella maniera sono trasportati nel Marocco +tutti i malati che non han denaro da noleggiare +una lettiga e due mule, e fortunati coloro che +possono almeno ficcar la testa in una bisaccia!</p> + +<p>Dalle colline discesi sulla riva del mare.</p> + +<p>Qui raggiunsi il cuoco, il Ranni e Luigi il +calafato, che s’unirono a me e non mi lasciarono +più fino ad Arzilla.</p> + +<p>Per un’ora trottammo sulla sabbia, deviando +di tratto in tratto dal cammino diritto, per +scansare la marea.<span class="pagenum"><a name="Page_472" id="Page_472">[472]</a></span></p> + +<p>In quel tempo il cuoco, che per la prima +volta in tutto il viaggio poteva parlarmi liberamente, +m’aprì il suo cuore.</p> + +<p>Pover’uomo! Tutte le avventure del viaggio, +tutte le grandi cose vedute, non lo avevano liberato +da un pensiero doloroso che gli toglieva +la pace fin dalla prima settimana del suo soggiorno +in Tangeri. E questo dolore era una +gelatina mal riuscita, fatta da lui un giorno +che aveva pranzato in casa il Ministro di Francia; +gelatina che aveva dato il primo crollo +alla sua riputazione nel concetto dell’Ambasciatore, +e che pure era riuscita male non per colpa +sua, ma perchè il Marsala era cattivo. Fez, la +corte, Mechinez, il Sebù, l’Oceano, egli li aveva +visti, egli vedeva tutto a traverso quel disco +di brodo condensato. O piuttosto non aveva +visto e non vedeva niente perchè il suo corpo +era bensì nel Marocco, ma l’anima viveva in +piazza Castello. Gli domandai le sue impressioni +di viaggio: erano poca cosa. Egli non +sapeva <i>capire chi potesse essere quella bestia che +aveva stampato quel paese</i>. Mi raccontò delle +sue fatiche, delle sue liti cogli sguatteri arabi, +delle difficoltà di far da mangiare in mezzo ai +<i>deserti</i>, del suo desiderio immenso di riveder +Torino; ma ricadeva poi sempre su quella desolante +gelatina del Ministro di Francia.—Io +non so far cucina? Mi faccia il piacere, vada<span class="pagenum"><a name="Page_473" id="Page_473">[473]</a></span> +Lei, quando sia a Torino,—mi diceva toccandomi +il braccio per distrarmi dalla contemplazione +dell’Oceano;—vada a domandarlo al +conte tale, alla contessa tale, ecc., che ho serviti +per anni ed anni! Vada dal generale Ricotti, +ministro della guerra, che son cinque +anni che è ministro e fa tutto quello che vuole, +vada da lui a domandargli se so far la gelatina! +Ma vada, mi dia questa soddisfazione, ci passi +un momento quando saremo ritornati al paese!—E +insistette tanto che per poter contemplare +in pace l’Oceano, dovetti promettergli +che ci sarei passato.</p> + +<p>Intanto raggiungevamo di cento in cento +passi due o tre mule cariche, soldati a cavallo, +servi a piedi; piccoli frammenti della carovana +che si stendeva per più d’un ora di cammino. +Fra i soldati ve n’erano alcuni di Laracce, +stracciati, con un fazzoletto annodato intorno +al capo e un fucile rugginoso fra le mani; e +fra i servi, dei ragazzi di dodici o quindici anni, +non mai visti prima d’allora, i quali erano scappati, +mi fu detto, da Mechinez e da Karia-el-Abbassi, +e s’erano aggregati alla carovana, senz’altro +addosso che una camicia, per andare a +Tangeri, la città civile, a cercar fortuna, campando +intanto delle limosine dei soldati. In alcuni +di questi gruppi c’era uno che raccontava +una storia; altri cantavano; tutti parevano allegri.<span class="pagenum"><a name="Page_474" id="Page_474">[474]</a></span></p> + +<p>A metà strada ci fermammo all’ombra d’uno +scoglio per far colezione.</p> + +<p>Qui vidi una scena che mi rivelò l’indole di +quella gente meglio d’un volume di considerazioni +psicologiche.</p> + +<p>Vicino a noi c’era un soldato seduto sulla +sabbia, più in là un altro, più lontano un +servo, e a una cinquantina di passi da questo, +sulla china d’un piccolo colle, un altro servo, +seduto vicino a una sorgente, con una brocca +fra le ginocchia. Desiderando di bere, gridai al +primo soldato:—<i>Elma!</i> (acqua)—e gli accennai +la sorgente. Il soldato rispose di sì con un gesto +cortese e ordinò imperiosamente all’altro soldato +d’andare a prendere dell’acqua. Costui accennò +che avrebbe obbedito subito, e con un accento +minaccioso rimproverò il servo che era là presso, +di non essere ancora corso a fare il suo dovere. +Il servo rimproverato balzò in piedi e facendo +due o tre passi impetuosi verso l’altro servo seduto +accanto alla sorgente, gli gridò che facesse +presto. Costui, vedendo che io non gli badavo, +non si mosse. Passarono cinque minuti, l’acqua +non venne. Mi rivolsi daccapo al primo soldato +e seguì la stessa scena di prima. Infine, se volli +aver l’acqua, dovetti, spolmonandomi, dar l’ordine +direttamente al servo della brocca il quale, +dopo qualche momento di riflessione, si decise +ad attingerla e me la portò a passo di tartaruga.<span class="pagenum"><a name="Page_475" id="Page_475">[475]</a></span></p> + +<p>Ci rimettemmo in cammino. Tirava un ventolino +fresco e una nuvola nascondeva il sole, +era una passeggiata deliziosa; ma continuando +a crescere la marea, e restringendosi man +mano quel po’ di strada sabbiosa su cui camminavamo +ad uno ad uno, ci trovammo ben +presto imprigionati fra il mare e le colline +rocciose che pendevano quasi a picco sul +nostro capo, e costretti a camminare fra gli +scogli, contro cui si venivano a frangere le +onde. Parecchie volte, la mula arrestandosi spaventata, +mi trovai circondato dall’acqua, ravvolto +in un nuvolo di spruzzi, assordato, acciecato, +e mi girò il capo, e intravvidi l’intestazione +degli articoletti necrologici che avrebbero scritto +i miei amici. Ma la nostra ora, come diceva +il cuoco, non era ancora sonata; e dopo un +miglio di cammino, arrivammo a una collina +accessibile, sulla quale ci arrampicammo in fretta +e in furia, volgendoci indietro <i>a rimirar lo +passo</i>.</p> + +<p>Veniva con noi, a cavallo, un vecchio soldato +di Laracce, un po’ tocco nel cervello, che +rideva continuamente; ma che, grazie al cielo, +conosceva la strada. Costui ci fece girare intorno +alla collina e ci menò a traverso una +macchia fittissima di quercie nane, di cisti, di +betulle, di sugheri, di ginestri, d’arbusti d’ogni +sorta, per mille avvolgimenti di sentieri scoscesi,<span class="pagenum"><a name="Page_476" id="Page_476">[476]</a></span> +fra i macigni, fra le spine, nel fango, nell’acqua, +al buio, in recessi dove pareva che non fosse +mai penetrata una creatura umana, e sempre +ridendo, ci ricondusse, dopo un lungo e lentissimo +giro, scorticati e stracciati, sulla riva +del mare, dove rimaneva ancora un po’ di spazio +libero dalle acque.</p> + +<p>Qui la carovana non essendo ancora arrivata, +la spiaggia era deserta, e camminammo +per un pezzo non vedendo altro che cielo e +mare, e il piede delle colline ripidissime che, +formando tanti piccoli seni successivi, ci nascondevano +l’orizzonte dinanzi e alle spalle. +Camminavamo in silenzio, l’un dietro l’altro, +sopra la sabbia intatta e morbida come un tappeto, +tutti colla testa, io credo, mille miglia +lontana dal Marocco, quando improvvisamente +saltò fuori di dietro a uno scoglio uno spettro, +un vecchio orribile, mezzo nudo, con una gran +corona di fiori gialli intorno alla fronte,—un +Santo—; il quale prese a inveire contro di +noi urlando come un pazzo furioso e facendo +con tutt’e due le mani l’atto di graffiarci il +viso e di strapparci la barba. Ci fermammo +a contemplarlo. Diventò più feroce. Il Ranni, +senza tanti complimenti, s’avanzò per applicargli +una bastonata. Io lo trattenni e gettai al +santo una moneta. Questo briccone tacque immediatamente, +raccolse la moneta, la guardò<span class="pagenum"><a name="Page_477" id="Page_477">[477]</a></span> +di sopra e di sotto, se la mise in seno, e poi +ricominciò ad urlare peggio di prima.—Ah! +questa volta,—disse il Ranni;—una legnata +ci sta!—E alzò il bastone. Ma il soldato, +fattosi serio ad un tratto, lo trattenne e dicendo +al Santo qualche parola a bassa voce +con un accento di profondo rispetto, lo indusse +a tacere. L’orribile vecchio ci slanciò un’ultima +occhiata fulminea e si rinascose in mezzo agli +scogli, dove ci fu detto che vive, nutrendosi +d’erbe, da più di due anni, coll’unico scopo +di maledire i bastimenti dei Nazareni che passano +all’orizzonte.</p> + +<p>Di là risalimmo sui monti e camminammo +lungo tempo per sentieri serpeggianti fra i +lentischi, le ginestre e le roccie. In alcuni punti +il sentiero correndo sull’orlo del monte tagliato +a picco, vedevamo sotto, a una grande profondità, +il mare che flagellava gli scogli, e un +lunghissimo tratto di spiaggia, in cui si stendeva +a perdita d’occhi la carovana, e l’immenso +orizzonte dell’Oceano azzurro picchiettato +di macchiettine bianche da qualche lontano +bastimento a vela. I monti per cui ci +avanzavamo formavano colle loro cime schiacciate +un vasto piano ondulato, tutto coperto +d’alti arbusti, dove non si vedeva alcuna traccia +di coltivazione, nè una cuba, nè una capanna, +nè una creatura umana, e non si sentiva altro<span class="pagenum"><a name="Page_478" id="Page_478">[478]</a></span> +rumore che il mormorio fioco del mare.—Che +paese!—esclamava il cuoco girando lo +sguardo inquieto su quella solitudine;—purchè +non si faccia qualche cattivo incontro.—E +mi domandò più volte se non c’era pericolo +d’incontrare dei leoni. Salendo e scendendo, +perdendoci di vista e ritrovandoci più volte in +mezzo agli arbusti, camminavamo da quasi +due ore per quei monti deserti, e cominciavamo +a temere d’aver sbagliata la strada, quando +dalla sommità d’un’altura vedemmo a un tratto +le torri d’Arzilla e tutta la costa fino alla montagna +del capo Spartel, che disegnava nettamente +il suo contorno azzurro nella chiarezza limpidissima +del cielo.</p> + +<p>Fu un vivo piacere per tutta la mia piccola +carovana; ma di breve durata.</p> + +<p>Scendendo verso il mare scoprimmo lontano +fra gli alberi un gruppo di cavalli e d’uomini +accovacciati, i quali, appena ci videro, si rizzarono +in piedi, saltarono in sella e si diressero +verso di noi, distendendosi sopra una sola linea +in forma di mezzaluna, come se volessero +impedirci di fuggire per una scorciatoia verso +la città.</p> + +<p>—Ci siamo,—pensai;—questa volta non +c’è scampo; è una banda.</p> + +<p>E feci cenno agli altri di fermarsi.</p> + +<p>—<i>Ca manda avanti ’l moro!</i> gridò il cuoco.<span class="pagenum"><a name="Page_479" id="Page_479">[479]</a></span></p> + +<p>Il soldato moro accorse.</p> + +<p>—Giù una trombonata!—gli gridò il cuoco +fremente.</p> + +<p>—Un momento;—io dissi;—prima d’ammazzar +loro, vediamo se vogliono veramente +ammazzar noi.</p> + +<p>Li guardai attentamente; s’avanzavano di +trotto; eran dieci, parte vestiti di color oscuro, +parte di bianco; mi parve che nessuno avesse +il fucile; il capo era un vecchio colla barba +bianca; mi rassicurai.</p> + +<p>—Formiamo il quadrato!—gridò il cuoco.</p> + +<p>—Non c’è bisogno—risposi. Il vecchio +della barba bianca s’era scoperto il capo e si +dirigeva verso di me colla berretta in mano.</p> + +<p>Era un Israelita.</p> + +<p>A dieci passi, si fermò col suo seguito, ch’era +composto di altri quattro Israeliti e di cinque +servi arabi, e fece cenno di volermi parlare.</p> + +<p>—<i>Hable Usted</i>, risposi.</p> + +<p>—Sono il tale dei tali,—disse in spagnuolo, +con una voce dolce inchinandosi in +atteggiamento di profondo rispetto;—agente +consolare d’Italia e di tutti gli altri stati d’Europa +nella città d’Arzilla. Ho l’onore di essere +al cospetto di sua eccellenza l’Ambasciatore +d’Italia, reduce da Fez, partito questa mattina +da Laracce e diretto a Tangeri?</p> + +<p>Caddi dalle nuvole.<span class="pagenum"><a name="Page_480" id="Page_480">[480]</a></span></p> + +<p>Poi presi un atteggiamento grave e girai un +lento sguardo sul mio corteo, che sfolgorava di +maestà e di gioia.</p> + +<p>Dopo aver così assaporato per un minuto +secondo gli onori del ricevimento ufficiale, disingannai, +sospirando, il vecchio israelita, e +dissi chi ero.</p> + +<p>Ne parve un po’ spiacente, ma non cangiò +modo per questo. Mi offerse la sua casa per +riposarmi, e io non accettando, volle ad ogni +costo accompagnarmi nel luogo destinato all’accampamento.</p> + +<p>Ci dirigemmo dunque tutti insieme, girando +intorno alla città, verso la riva del mare. Ah! +se m’avessero visto, in quel breve tragitto, +l’Ussi e il Biseo! Quanto dovevo esser pittoresco +io, rappresentante d’Italia in groppa a +una mula, con una ciarpa bianca attorcigliata +intorno al capo, seguito dal mio stato maggiore +composto d’un cuoco in maniche di camicia, +di due marinai armati di bastone e +d’un moro stracciato! O arte italiana, quanto +hai perduto!</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Arzilla, Zilia dei Cartaginesi, <i>Julia Traducta</i> +dei Romani, passata dalle mani di questi in potere +dei Goti, saccheggiata dagl’Inglesi verso +la metà del decimo secolo, rimasta per trent’anni +un mucchio di sassi, poi rifabbricata da<span class="pagenum"><a name="Page_481" id="Page_481">[481]</a></span> +Abd-er-Rhaman ben Alì califfo di Cordova, +posseduta dai Portoghesi e ripresa dai Marocchini, +non è più che una cittaduzza di poco +più di mille abitanti tra mori ed ebrei; circondata, +dalla parte di terra e dalla parte di mare, +da alte mura merlate, che cadono in rovina; +bianca e quieta come un chiostro, e improntata, +come tutte le altre piccole città maomettane, +di quella ridente malinconia, che fa pensare al +sorriso d’un moribondo, il quale goda di sentirsi +mancare la vita.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>La sera, sul tramonto, arrivò l’Ambasciatore, +che venne all’accampamento attraversando la +città; e ho ancor vivo dinanzi agli occhi lo +spettacolo di quella bella cavalcata piena di colori +e di vita, che uscendo da una gran porta +merlata, s’avanzava in un pittoresco disordine, +lungo la riva dell’Oceano, gettando sulla sabbia +rosata dal crepuscolo, le sue lunghissime ombre +nere; e risento la tristezza che provai in quel +momento dicendo tra me:—Peccato! Peccato +che questo bel quadro si debba dissolvere, +questo bel quadro che contiene tant’Affrica e +tanta Italia, tanti lieti pronostici e tante care +memorie!—E là infatti si può dire che terminasse +il nostro viaggio, poichè la mattina +seguente ci accampavamo a Ain-Dalia, e due +giorni dopo rientravamo in Tangeri, dove la<span class="pagenum"><a name="Page_482" id="Page_482">[482]</a></span> +carovana si scioglieva in quella medesima piazzetta +del piccolo mercato, da cui due mesi +prima era partita.</p> + +<hr class="hid" /> + +<p>Il comandante, il capitano, i pittori ed io +partimmo insieme per Gibilterra. L’Ambasciatore, +il viceconsole, tutta la gente della legazione +ci accompagnò fin sulla riva del mare. +Gli addii furono molto affettuosi. Tutti erano +commossi, anche il buon generale Hamed ben +Kasen, il quale stringendo la mia mano contro +il suo largo torace, mi disse tre volte l’unica +parola europea che sapesse:—<i>A Dios!</i>—con +una voce che veniva dal cuore. Appena +mettemmo il piede sul bastimento, oh! quanto +ci parve lontana e di spazio e di tempo tutta +quella fantasmagoria di pascià, di neri, di tende, +di moschee, di torri merlate! Non era soltanto un +paese, era un mondo che in quel momento spariva +ai nostri occhi, e un mondo che eravamo quasi +certi di non rivedere mai più. Un po’ d’Affrica, +però, ci accompagnò fino a bordo, e furono i due +Selam, Alì, Hamed, Abed-er-Rhaman, Civo, i +servi del Morteo ed altri bravi giovanotti, a cui +la superstizione mussulmanna non aveva impedito +di voler bene ai Nazareni e di servirli con +devozione. E anch’essi si accommiatarono da +noi con vivaci dimostrazioni d’affetto e di rammarico, +e Civo più degli altri, che facendo sventolare<span class="pagenum"><a name="Page_483" id="Page_483">[483]</a></span> +per l’ultima volta ai miei occhi il suo +camicione bianco, mi s’attaccò al collo come +un amico d’infanzia, e mi stampò due baci in +un orecchio. E quando il piroscafo partì, ci salutarono +ancora, tutti ritti in una barca, sventolando +i loro fez rossi, e gridando fin che li +potemmo sentire:—Allà sia sulla vostra strada! +Tornate al Marocco! Addio ai Nazareni! Addio +agli Italiani! Addio! Addio!</p> + +<p class="center noi"> +FINE.<br /> +</p> + + + + + + + + + +<div class="tnote"> +<h3><a name="NOTA_DEL_TRASCRITTORE" id="NOTA_DEL_TRASCRITTORE"></a>NOTA DEL TRASCRITTORE.</h3> + + +<p>L’ortografia originaria è stata mantenuta. Minimi errori tipografici di punteggiatura sono stati corretti senza annotazione.</p> + +<p>Sono stati corretti i seguenti refusi:</p> + +<ul> +<li><a href="#tn8">pag. 8</a>: fa il mercato. È forse di di tutti i luoghi ch’io<br /> +<i>corretto in:</i> fa il mercato. È forse di tutti i luoghi ch’io</li> +<li><a href="#tn79">pag. 79</a>: Malgrado pero la vita varia e nuova che<br /> +<i>corretto in:</i> Malgrado però la vita varia e nuova che</li> +<li><a href="#tn127">pag. 127</a>: a bordo del <i>Dora</i>, napoletano, un gïovanetto<br /> +<i>corretto in:</i> a bordo del <i>Dora</i>, napoletano, un giovanetto</li> +<li><a href="#tn146">pag. 146</a>: manda e chiamare un medico europeo in una<br /> +<i>corretto in:</i> manda a chiamare un medico europeo in una</li> +<li><a href="#tn148">pag. 148</a>: in mezzo ad olivi e cepugli altissimi;<br /> +<i>corretto in:</i> in mezzo ad olivi e cespugli altissimi;</li> +<li><a href="#tn156">pag. 156</a>: Ora la presenza dell’Ambasciatore dovera sciogliere<br /> +<i>corretto in:</i> Ora la presenza dell’Ambasciatore doveva sciogliere</li> +<li><a href="#tn161">pag. 161</a>: risponde.—L’usanza del paese! Vergogogna!<br /> +<i>corretto in:</i> risponde.—L’usanza del paese! Vergogna!</li> +<li><a href="#tn166">pag. 166</a>: cotegoria dei soldati, servi e palafrenieri. Era<br /> +<i>corretto in:</i> categoria dei soldati, servi e palafrenieri. Era</li> +<li><a href="#tn173">pag. 173</a>: Mohammed Ducali mi racontò in quel frattempo<br /> +<i>corretto in:</i> Mohammed Ducali mi raccontò in quel frattempo</li> +<li><a href="#tn183">pag. 183</a>: di tende di pelo di camello, chiuse con canne<br /> +<i>corretto in:</i> di tende di pelo di cammello, chiuse con canne</li> +<li><a href="#tn188">pag. 188</a>: suo vicini del Garb.<br /> +<i>corretto in:</i> suoi vicini del Garb.</li> +<li><a href="#tn258">pag. 258</a>: Qualche letto di ferro sensa coperte e senza<br /> +<i>corretto in:</i> Qualche letto di ferro senza coperte e senza</li> +<li><a href="#tn261">pag. 261</a>: delle fontane, il il tic-tac degli orologi, e di tratto<br /> +<i>corretto in:</i> delle fontane, il tic-tac degli orologi, e di tratto</li> +<li><a href="#tn274a">pag. 274</a>: donne, e mille settecento lampadi che nella<br /> +<i>corretto in:</i> donne, e mille settecento lampade che nella</li> +<li><a href="#tn274b">pag. 274</a>: che lo storico Kaldun reca con grande esclamazioni<br /> +<i>corretto in:</i> che lo storico Kaldun reca con grandi esclamazioni</li> +<li><a href="#tn290">pag. 290</a>: diffidenza. I pittori ed io, incoraggiti dall’esempio,<br /> +<i>corretto in:</i> diffidenza. I pittori ed io, incoraggiati dall’esempio,</li> +<li><a href="#tn292">pag. 292</a>: Comandante, il capitano e il vicecensole, davanti;<br /> +<i>corretto in:</i> Comandante, il capitano e il viceconsole, davanti;</li> +<li><a href="#tn326">pag. 326</a>: Sib-Abd-Allà fu assai gentile coll’Ambasciatore.<br /> +<i>corretto in:</i> Sid-Abd-Allà fu assai gentile coll’Ambasciatore.</li> +<li><a href="#tn356a">pag. 356</a>: che Dio e Maometto è il il suo profeta!—Voltandosi poi<br /> +<i>corretto in:</i> che Dio e Maometto è il suo profeta!—Voltandosi poi</li> +<li><a href="#tn356b">pag. 356</a>: l’esesecuzione. Aspettatelo.<br /> +<i>corretto in:</i> l’esecuzione. Aspettatelo.</li> +<li><a href="#tn356c">pag. 356</a>: perche l’uccisore tornò in città e non fu molestato.<br /> +<i>corretto in:</i> perchè l’uccisore tornò in città e non fu molestato.</li> +<li><a href="#tn370">pag. 370</a>: Abd-er-Rhaman, scrisse al console inglese<br /> +<i>corretto in:</i> Abd-er-Rahman, scrisse al console inglese</li> +<li><a href="#tn382">pag. 382</a>: nè le furberie sarebbero bastati a sgomînare<br /> +<i>corretto in:</i> nè le furberie sarebbero bastati a sgominare</li> +<li><a href="#tn387">pag. 387</a>: trattato di commercio coll’ambaciatore<br /> +<i>corretto in:</i> trattato di commercio coll’ambasciatore</li> +<li><a href="#tn396">pag. 396</a>: v’è più. Erano sulla riva del fume.—Ha passato<br /> +<i>corretto in:</i> v’è più. Erano sulla riva del fiume.—Ha passato</li> +<li><a href="#tn408">pag. 408</a>: gli attaccai un parlantina di cui i suoi compagni<br /> +<i>corretto in:</i> gli attaccai una parlantina di cui i suoi compagni</li> +<li><a href="#tn419">pag. 419</a>: a cui dovevano chieder favori o giustizia; poiche<br /> +<i>corretto in:</i> a cui dovevano chieder favori o giustizia; poichè</li> +<li><a href="#tn460">pag. 460</a>: dei barcaioli, era deserto; il fiume non guadadabile<br /> +<i>corretto in:</i> dei barcaioli, era deserto; il fiume non guadabile</li> +</ul> + +<p>Sono state mantenute le seguenti grafie alternative:</p> + + +<ul><li>aloè/aloé</li> +<li>Aissaua/Aïssaua</li> +<li>Allà/Allá</li> +<li>arem/arém/arèm</li> +<li>mormorio/mormorìo</li> +<li>ozi/ozî</li> +<li>polverio/polverìo</li> +<li>brulichio/brulichìo</li> +<li>caic/caìc/caïc</li> +<li>cuscussu/cuscussù</li> +<li>gorgoglío/gorgoglio</li> +<li>Had-el-Garbia/Had-el-Garbìa</li> +<li>hennè/henné</li> +<li>seguita/seguìta</li> +<li>Tumbuctu/Tumbuctù</li> +<li>turbinio/turbinìo</li> +<li>Lamani/Liamani</li> +</ul> + +<p>L’indice è stato spostato all’inizio del volume.</p></div> + + + + + + + + +<pre> + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of Marocco, by Edmondo De Amicis + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK MAROCCO *** + +***** This file should be named 30725-h.htm or 30725-h.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + https://www.gutenberg.org/3/0/7/2/30725/ + +Produced by Emanuela Piasentini and the Online Distributed +Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This book was +produced from scanned images of public domain material +from the Google Print project.) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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It exists +because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from +people in all walks of life. + +Volunteers and financial support to provide volunteers with the +assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's +goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will +remain freely available for generations to come. In 2001, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure +and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. +To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation +and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 +and the Foundation web page at https://www.pglaf.org. + + +Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive +Foundation + +The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit +501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the +state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal +Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification +number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at +https://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent +permitted by U.S. federal laws and your state's laws. + +The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. +Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered +throughout numerous locations. Its business office is located at +809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email +business@pglaf.org. 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