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+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78636 ***
+
+ ROMA
+ nella cultura moderna
+
+
+ Discorso tenuto in Campidoglio da
+
+ GUGLIELMO FERRERO
+
+ il 21 aprile 1910, commemorando il Municipio
+ il Natale di Roma.
+
+
+
+ MILANO
+ FRATELLI TREVES, EDITORI
+ 1910.
+
+
+
+
+ PROPRIETÀ LETTERARIA.
+
+ _I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per
+ tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l’Olanda._
+
+ Copyright by Fratelli Treves, 1910.
+ Milano. — Tip. Treves.
+
+
+
+
+I.
+
+
+Salendo oggi, per il cortese invito del primo Magistrato della Città,
+questo sacro colle, a parlare di Roma nella coltura moderna, io mi
+sento come chi ritorna, festosamente accolto da una folla amica, da
+un lungo viaggio e lontano, al luogo donde molti anni innanzi prese
+le mosse, solo o quasi. Quante memorie risalgono con volo leggero,
+in questo momento, dagli anni ormai già lontani, in cui mi risolvei
+definitivamente a rischiare le fortune tutte della mia esistenza
+nell’impresa di scrivere una nuova storia di Roma! ma nessuna forse più
+dolce che la memoria delle ansie, delle incertezze, dei dubbi, che al
+momento di partire si affollarono sulla strada per trattenermi. “Perchè
+scrivere una nuova storia di Roma? Era da presumere che queste moderne
+età, le quali si precipitano nel futuro con tanta furia, troverebbero
+il tempo di volgere il capo, anche per un momento, a mezzo della corsa
+sfrenata, per rimirare un passato così lontano? e poi, era giunto
+davvero il tempo di scriverla, questa nuova storia di Roma? Non era
+forse la storia entrata nella sua fase scientifica; e non era quindi
+tenuta a preparare le nuove sintesi con lunga e minuta analisi?„
+
+Io vi confesso che, quando presi le mosse, non ero in grado di
+risolvere con precisione e sicurezza questi dubbi; il che sarebbe
+grave, se davvero la storia fosse una pura scienza, come alcuni
+pretendono, con metodi rigorosamente controllabili e obbligatori. Per
+fortuna la storia è, o almeno può essere, qualche cosa di più che una
+scienza: un’arte capace di agire in modi diversi sugli spiriti degli
+uomini, sulle loro tendenze e disposizioni; una forma di azione,
+quindi; e l’azione, quando abbia in sè una ragione, ne acquista
+sempre coscienza, effettuandosi. Solo operando l’uomo spesso intende
+a pieno la ragione del proprio operare. Così accadde a me di trovare
+la risposta a quelle tormentose domande lungo le strade del mondo; e
+nessun modo migliore potrebbe esserci, almeno per me, di festeggiare
+questa specie di simbolico ritorno a Roma dal viaggio intrapreso
+per celebrare la gloria di Roma, che di portare a voi dal mondo in
+tanti sensi percorso questa risposta, la quale involge in sè uno dei
+più disputati problemi della coltura moderna. No: la storia di Roma
+è inesauribile; e non sarà mai abbastanza riscritta, specialmente
+dai popoli che di Roma sono figli e dall’Italia che ne è la figlia
+primogenita, perchè è una storia privilegiata, e perchè noi siamo tutti
+interessati a non lasciarne prescrivere il privilegio; ed è storia
+privilegiata perchè è completa e sintetica; perchè chi con uno sguardo
+abbraccia i secoli che vanno dal principio delle guerre puniche sino al
+definitivo distacco dell’Oriente e dell’Occidente, può osservare, come
+disteso sopra l’immenso panorama di due grandiose dissoluzioni sociali
+e di una grandiosa ricomposizione, che si intermette tra quelle, quasi
+direi la trama della storia universale.
+
+Come infatti incomincia la grande storia di Roma? Non dal caos, come
+la biblica storia del mondo, ma dall’ordine: nella pace interna, cioè,
+nella disciplina politica, nell’equilibrato assetto delle fortune
+pur nell’universale povertà campagnuola, mantenuti in Italia, tra
+le plebi rurali, le classi medie, gli avanzi delle nobiltà locali
+e nelle singole città ancor memori delle origini proprie, con le
+leggi, con la religione, con la munificenza, con il prestigio semi
+divino delle vittorie e la reputazione di sapienza, dalla piccola
+aristocrazia ereditaria ma non esclusiva di Roma, che ormai domina
+la penisola: aristocrazia puritana e devota, avara e rude, sollecita
+solo di avere nelle mani gli strumenti più solidi della dominazione:
+la proprietà fondiaria, il diritto, la diplomazia, la religione, lo
+stato e la milizia; indifferente o diffidente di ogni altra cosa,
+della filosofia come dell’arte, della cultura greca come dei culti
+asiatici, del lusso come del piacere; resoluta a chiudersi, con tutte
+le genti italiche ancor grossamente latinizzate che la venerano come
+un Olimpo di Semidei, nella religione antica, nelle tradizioni avite,
+entro i confini dell’Italia conquistata con così aspra tenzone;
+e in quelli a disperatamente resistere al destino che la sforza,
+riluttante, all’impero del mondo. Ma invano: poichè a cominciare
+dalla seconda guerra punica l’equilibrato assetto dell’antica
+società si altera, sotto l’azione di due tra le più formidabili forze
+rivoluzionarie che in ogni tempo mutarono la faccia del mondo: i nuovi
+bisogni e le nuove idee. Ampliato l’impero di là dal mare, cresciute
+le ricchezze, moltiplicati i contatti con la raffinata civiltà
+dell’Oriente ellenizzato, le nuove generazioni crescono in tutti gli
+ordini sociali avide di facili lucri, invogliate di un più largo e
+piacevole vivere, desiderose di maggior cultura, più indocili. Molte
+antiche fortune spariscono nella corrente della nuova prodigalità e
+molte nuove fortune ne emergono; l’aristocrazia o impoverisce o si
+deprava, o si isola nel disgustato rimpianto del buon tempo antico o
+si getta all’esotismo; e infrangendosi la sua concordia, la sua unità,
+la sua forza, le fondamenta stesse dello Stato si screpolano....
+L’antica disciplina vien meno, nella religione, nella famiglia, nella
+repubblica; l’ordine dei cavalieri, rafforzato di recenti fortune, le
+classi medie, agitate da nuove ambizioni e inasprite dalla povertà, si
+rivoltano contro la nobiltà, da tanti secoli venerata; gli interessi,
+non più contenuti dalla forza di una classe sicuramente dominatrice,
+si azzuffano ferocemente entro lo Stato, guastandolo ancora di più;
+a poco a poco l’oro corrompe tutto, e quello che l’oro non vale a
+corrompere, lo guasta, più funesto che l’oro, il sospetto, il tetro
+pessimismo che avvelena gli animi, cosicchè ogni cosa è, o sembra,
+incurabilmente bacata; all’antica concordia civile succede il furioso
+strazio di fazioni e di cricche atrocemente nemiche, di cui ciascuna
+rimprovera alle altre i suoi stessi vizi; la cultura greca entra e
+si diffonde facilmente in questa società, già tanto scompaginata dai
+debiti, dalle discordie, dalla diffidenza, dall’indisciplina, ma nel
+tempo stesso in cui raffina o rafforza gli spiriti ne accresce il
+disordine; ventate di furor rivoluzionario passano ogni tanto su Roma e
+l’Italia, sinchè, il male prendendo forza con il tempo e dal suo stesso
+infierire, la pia repubblica di Camillo e di Fabrizio sembra, nel primo
+ventennio dell’ultimo secolo avanti Cristo, sfasciarsi nel fallimento,
+nell’anarchia, nelle disfatte, nel folle furore delle discordie e
+infine nella guerra civile. Quante volte, in quel fatale ventennio,
+anche gli animi più intrepidi dovettero temere che su questo sacro
+colle, nella valle del Foro dove noi oggi cerchiamo con pietà filiale
+gli avanzi di quelle età, passerebbe tra poco e per sempre, come sui
+luoghi dove era stata Cartagine, l’aratro del colono, cancellando per
+sempre dalla faccia della terra le ultime vestigia della scellerata
+e insanguinata città! Ma un terribile uomo, Silla, salva l’impero,
+rifacendo un esercito a furia di denaro e di legittimati saccheggi,
+e con quell’esercito restaurando, a furia di terrore, una grossolana
+disciplina civile: e, lui sparito, a poco a poco, a mano a mano che
+i tesori di Mitridate, conquistati da Lucullo, sono trasportati in
+Italia, si riaccendono in Italia più intense la febbre dei subiti
+guadagni, la smania del lusso, l’ambizione delle grandi conquiste e
+sembrano infondere un nuovo vigore nel decrepito Stato. Pompeo emula
+Lucullo, conquistando la Siria; tutta la oligarchia signora di Roma
+vuol arricchire nelle provincie e presso i potentati stranieri; coloro
+che non sono da tanto da conquistare un impero, ricattano gli stati
+e gli staterelli che tremano innanzi all’ombra di Roma; le corti dei
+reattoli dell’Oriente, come la grande corte dei Tolomei ad Alessandria,
+sono invase da cavalieri e senatori famelici, che estorcono denaro
+lusingando e minacciando, e ritornano a spenderlo in Italia; dove il
+lusso fa rapidi progressi, e con il lusso i debiti, e con i debiti
+la coltura ellenica e orientale; mentre tra la torbida e incessante
+agitazione dei tempi sorge e fa la sua strada l’uomo fatale, Cesare,
+sino al momento in cui valica le Alpi e si getta nella Gallia, irta
+di foreste e di armi, cercando gloria e tesori. Lo stato cade in
+potere di consorterie predatrici, ardite, energiche, senza scrupoli,
+ma mobili come gli interessi a cui servono e di cui si servono; e
+queste consorterie, con i continui volteggi e il dimenarsi irrequieto,
+erodono nel vecchio stato quella poca disciplina messaci a fatica
+da Silla: dopo poco più che trenta anni di una cotal pace interna
+alla meglio tollerabile e laboriosamente mantenuta, ricomincia una
+guerra civile, anzi uno spaventoso uragano, che spazza via prima gli
+avanzi della costituzione di Silla, poi la dittatura di Cesare, poi il
+Senato e gli ultimi resti dell’aristocrazia romana, poi il triumvirato
+rivoluzionario, diversi stati grandi e piccoli ai confini dell’impero,
+il regno dei Tolomei.... Che cosa resta ancora in piè? Da ogni parte le
+rovine fanno montagna; gli uomini non capiscono se Roma è la più grande
+o la più miserabile delle nazioni; ad uno dei più luminosi spiriti
+di Roma, maturato tra queste vicissitudini, par di vedere in tutte le
+cose, da ogni parte un precipitoso rovinare del male nel peggio:
+
+ _Aetas parentum peior avis tulit_
+ _Nos nequiores, mox daturos_
+ _Progeniem vitiosiorem._
+
+Ed è invece l’ultimo passo verso l’apogeo. Dopo questa prova suprema la
+cultura greco-orientale, che aveva disfatta l’antica società italica,
+si converte in una forza di ricomposizione sociale; e rifà a poco a
+poco un equilibrio nuovo di interessi, di idee, di aspirazioni, nella
+situazione nuova creata nel Mediterraneo dalla conquista romana.
+Nella pace l’Occidente barbaro impara da Roma a coltivar le terre, a
+tagliare i boschi, a scavar le miniere, a navigare i fiumi, a parlare
+e a scrivere sia pur malamente il latino; si incivilisce e compera i
+manufatti delle antiche città dell’Oriente: a mano a mano che i nuovi
+mercati dell’Occidente si schiudono, l’Oriente riapre le innumeri
+botteghe dei suoi industri artigiani e i fondaci operosi dei suoi
+mercanti, incamminando di nuovo sulle vie del mondo ampliato dalla
+spada di Roma i suoi antichi commerci. Ringiovaniscono così le vecchie
+civiltà dell’Oriente (l’Egitto, la Siria, l’Asia Minore) di fronte
+e al contatto delle giovani barbarie dell’Occidente; nel mezzo sta
+l’Italia, ben situata per dominare questo impero circummediterraneo
+in cui il nuovo Occidente fa equilibrio all’Oriente carico di storia,
+e la nuova Gallia mirabilmente sviluppata nel secolo seguente alla
+conquista fa contrappeso al vecchio Egitto riflorido; per la prima,
+e pur troppo per l’unica volta nella storia, il Mediterraneo si apre
+come una tranquilla piazza, vigilata dalla forza di Roma, su cui
+guardano, si incontrano, commerciano, senza più turbolenze, l’Europa,
+l’Africa e l’Asia. Sorgono da questa grassa e facile pace, in tutte
+le parti dell’impero, in Gallia come nell’Asia Minore, in Spagna come
+nell’Africa settentrionale, nuove prosperose classi medie e nuove
+aristocrazie provinciali, — famiglie arricchite di fresco che, alla
+stregua dei tempi, non hanno spirito militare e politico alcuno e sono
+avide sopratutto di godersi una raffinata civiltà cittadina; mentre
+in Roma gli ultimi avanzi della aristocrazia romana — politicante
+e bellicosa per tradizione — si estinguono. Si spegne così in tutto
+l’impero, sparendo la classe che sola ancora lo possedeva, lo spirito
+politico e militare; e una famiglia, riluttante, nolente, quasi
+impaurita dalla sua stessa fortuna, è costretta ad assumere tutti
+i privilegi e tutte le responsabilità del potere supremo, per tanti
+secoli divise tra tante famiglie. Non capirà mai la storia di Roma, chi
+non intenda che la famiglia Giulio-Claudia fu costretta, nolente, ad
+assumere ed esercitare un potere, che a poco a poco divenne monarchico;
+così come la nobiltà romana era stata costretta a fondare l’impero,
+di cui aveva paura. Anzi in questa contradizione si concentra tutta
+quella che si potrebbe chiamare l’essenza filosofica della storia
+di Roma: poichè Roma, vincendo, perisce e nell’impero da lei fondato
+si annienta. A mano a mano che rifiorisce l’Oriente e l’Occidente si
+sviluppa, e dappertutto crescono la prosperità, il numero, il potere
+delle classi medie e delle aristocrazie provinciali, l’immenso impero
+prende forma, non già di un potente organo di dominazione politica e
+militare, quale la antica repubblica romana, ma di uno di quegli stati,
+organi di una raffinata civiltà urbana, che l’ellenismo aveva fondati
+in Oriente; l’impero, creato da una dura e puritana aristocrazia,
+strettamente nazionale, di diplomatici e di guerrieri, cade in potere
+di una aristocrazia e di una burocrazia cosmopolite, pacifiste,
+letterate e filosofanti — amalgamate per tutto l’impero non più da una
+vera o supposta comunanza di origine, di tradizioni e di storia, ma
+da una brillante sebben superficiale cultura letteraria e filosofica,
+e dalla religione politica dell’impero e dell’imperatore; la forza di
+coesione che lega internamente la massa enorme dell’impero non sono
+solo le armi e le leggi, ma anche e più la civiltà urbana, derivata
+con varie miscele estranee dall’Oriente ellenizzato. Come l’imperatore
+in Roma, così in tutte le provincie, imitando l’esempio suo, le ricche
+famiglie spendono una parte degli averi per abbellire le città ed
+accrescere al popolo minuto i guadagni, i comodi e i piaceri: edificano
+palazzi, ville, teatri, templi, terme, acquedotti; elargiscono grano,
+olii, sollazzi, denari; dotano pubblici servizi o fanno delle pie
+fondazioni. L’impero si copre di città grandi e piccole, rivaleggianti
+tra loro di splendore e di bellezza, e in queste città si inurba la
+povera plebe rustica, gli artigiani, i campagnuoli arricchiti, e in
+molte di quelle si aprono delle scuole, in cui i giovani della media
+condizione si preparano, imparando l’eloquenza, la letteratura, la
+filosofia e il diritto, alle funzioni burocratiche, che di generazione
+in generazione crescono, ramificandosi. È questa burocrazia letterata
+e filosofeggiante che immette nel diritto romano, originariamente
+empirico, lo spirito filosofico e sistematico; nella amministrazione,
+originariamente autoritaria, lo spirito giuridico. E così nel secondo
+secolo l’impero distende al sole della _pax romana_ che illumina il
+mondo, le sue innumeri città, fulgenti di marmi! Ma ahimè per poco, chè
+una nuova dissoluzione incomincia. La civiltà urbana e cosmopolita,
+che aveva legate insieme le diverse parti del disparatissimo impero,
+ricomincia ad agire, nel terzo secolo, come forza dissolvente, che
+riprecipita nel caos quel mondo brillante che per essa ne era emerso.
+A poco a poco le spese della civiltà urbana, con il crescere spontaneo
+delle città e del loro lusso, superano la fecondità delle campagne, e
+da quel momento queste incominciano ad essere spopolate e isterilite
+dalle città, che ne assorbono la popolazione e le ricchezze. Quale
+forza umana scaccierà mai dalle città le plebi inurbate, dopo che ci
+hanno gustati i comodi, i piaceri ed i vizi delle civiltà raffinate?
+L’impero è ormai divorato vivo dalle città che pullulano sul suo corpo
+immane: per nutrire le plebi addensatesi nelle città, per divertirle
+e vestirle, le campagne saranno desolate da un terribile fiscalismo,
+l’agricoltura isterilita, le arti essenziali distrutte, le finanze
+rovinate, l’amministrazione sfasciata: e il giorno arriverà in cui
+nell’impero, mostruosamente invertita la ragione naturale delle
+cose, pulluleranno innumeri gli artigiani del piacere e del lusso, e
+mancheranno i contadini che lavorino le terre, i fornai che preparino
+il pane, i marinai che solchino i mari, i soldati che difendano i
+confini. Incomincia una terrifica dissoluzione sociale, la cui storia
+non è stata ancora scritta, e in mezzo a quella infierisce uno dei più
+tremendi smarrimenti intellettuali, a cui la mente umana abbia sinora
+soggiaciuto: chè il misticismo, il cosmopolitismo, l’antimilitarismo,
+il conflitto delle vecchie classi intellettuali e dell’antica coltura
+greco-romana con le razze barbare che irrompono dal basso e dal di
+fuori, con le mostruose aberrazioni religiose che pullulano da ogni
+parte; il cristianesimo infine, che unisce in un sol fascio tutte le
+forze nemiche dell’impero, distruggono il midollo vitale della civiltà
+antica. L’impero si difende con disperato furore, ma invano: l’Oriente
+e l’Occidente si scindono, e abbandonato a sè stesso l’Occidente
+precipita; la più grande tra le opere di Roma, l’impero da essa
+fondato in Europa, copre ormai, rovina immane, l’immenso territorio che
+confina al Reno e al Danubio: rovina di monumenti distrutti, di genti
+rimbarbarite, di arti perite, di lingue obliate, di leggi lacerate
+o disperse, di vie, di villaggi, di città scancellate dalla faccia
+della terra, ringhiottite dalla selva primigenia, che lenta e tenace
+ripullula, in quel cimitero di una civiltà, sulle ossa gigantesche di
+Roma.
+
+
+
+
+II.
+
+
+Tale è l’albero che crebbe dal piccolo seme gettato su questa terra
+— così vuole la tradizione — in questo giorno, duemila seicento
+sessantatrè anni sono. L’albero è da molti secoli precipitato: ma per
+quale ragione gli uomini ritornano ancora, da ogni parte del mondo
+civile, a frugare con così ardente curiosità, là dove furono le sue
+radici? Perchè in nessuno degli Stati che a volta a volta predominarono
+sulla età loro, tutte le forze di dissoluzione e di ricomposizione,
+che fanno e disfanno di continuo le civiltà, poterono mai agire per
+tanti secoli così liberamente come in Roma, senza essere nè frenate
+nè accelerate dai pericoli e dagli urti esterni, che tanto possono di
+solito sulle vicende di tutti gli Stati. In questo e per questo Roma è
+veramente un fenomeno unico nella storia del mondo. Dalla distruzione
+di Cartagine sin molto innanzi nei tempi più calamitosi della ultima
+decadenza, Roma ebbe alcuni grossi ma passeggeri spaventi; non conobbe
+invece nè l’oppressione nè lo stimolo dei pericoli esterni gravi e
+continui; potè quindi abbandonarsi interamente alle forze interne che
+di secolo in secolo la venivano alterando; e perciò la sua storia è,
+come dicevo, storia completa, in cui si ritrovano tutti i fili che
+fanno e disfanno continuamente la infinita tela di Penelope della
+storia e che, se si intrecciano tra loro in svariatissimi modi, non
+sono però senza numero e sono sempre gli stessi, in tutti i tempi. Si
+vede, per esempio, in quella storia, come un impero si formi e come
+si dissolva; come un’aristocrazia storica si sfasci e una democrazia
+possa morire per esaurimento; per quali interni processi una repubblica
+si converta in monarchia, uno stato militare e nazionale si snaturi in
+uno stato di alta cultura, allentandosi, allargandosi e a poco a poco
+sfaldandosi interamente nell’individualismo, nell’intellettualismo,
+nell’esotismo, nell’umanitarismo, nel cosmopolitismo; si vede in
+quella storia un regime autoritario che a poco a poco si incatena da
+sè in un complicato sistema giuridico; si osservano parecchie grandi
+rivoluzioni e reazioni, innumerevoli ripercussioni della politica
+interna sull’estera e viceversa; si può studiar mirabilmente quello
+che è forse il più arcano e inquietante tra i fenomeni della storia, la
+violenta repulsione morale che, sopratutto ai loro inizi, suscitano le
+civiltà che poi, maturate od estinte, sono ammirate come i capolavori
+dei popoli cui si attribuisce la lode di grandi; ci si vede infine una
+religione politica distrutta dall’alta cultura letteraria e filosofica,
+una nuova religione mistica che si forma dai detriti di quella stessa
+coltura, e innumerevoli contatti, mescolanze, attrazioni, urti e
+conflitti tra popoli vecchi e nuovi, tra civiltà antiche e i barbari,
+tra stati, religioni, diritti diversi. Non finirei così presto se
+dovessi enumerare tutti gli elementi della storia universale che si
+trovano raccolti, come in una sintesi, nella storia di Roma, e per
+maggior comodo intorno ad un centro, Roma stessa, che difetta nella
+sparpagliatissima storia greca e da cui l’immenso panorama può essere
+osservato ad agio; onde la storia di Roma è completa e sintetica; e in
+quella ogni età può ritrovare un po’ di sè stessa, rimirandocisi come
+in uno specchio.
+
+È cosa nota infatti che, specialmente negli ultimi tre secoli, dopochè
+nuovi e forti stati incominciarono a rifarsi nella polverizzazione
+politica del medio evo, Roma, la sua storia, la sua letteratura, il
+suo diritto furono come un modello, uno schema, se si vuole un miraggio
+storico, proiettato dal passato innanzi alle generazioni che cercavano
+la via dell’avvenire, e movendo verso il quale quelle generazioni
+trovarono davvero la via per tanto tempo cercata invano. Roma è, nel
+secolo XVII e XVIII, il modello a cui guardano le grandi monarchie
+che si fondano in Europa; Roma, nel secolo XVIII e XIX, fomenta con la
+storia della repubblica, con il culto fervoroso di Bruto e il romanzo
+scandaloso dei Giulio-Claudii, tramandatoci da Svetonio e da Tacito,
+l’opposizione alla monarchia assoluta; Roma ancora, dopo la Rivoluzione
+francese, presta alla monarchia come argomento e mezzo di persuasione,
+le apologie Cesariane del Drumann, del Duruy e del Mommsen, e le
+lodi dell’amministrazione imperiale. Si può anzi dire che parecchie
+tra le più celebri storie di Roma del secolo XIX sono state scritte
+in considerazione del conflitto tra la repubblica e la monarchia.
+Senonchè questa è appunto la ragione per cui, affievolitasi nell’ultimo
+quarto del secolo XIX la guerra tra i due principî politici, non
+solo quelle storie di Roma così concepite invecchiarono, ma molti
+sono venuti nell’opinione che l’antico interesse per gli studi romani
+debba spegnersi. “Viviamo — si dice — nel secolo dell’elettrico e del
+vapore: còmpito dei nostri tempi è appagare le classi medie e popolari
+che non guerre o rivoluzioni vogliono, ma una vita più sicura e più
+comoda; lavorare infaticatamente per creare le prodigiose ricchezze
+necessarie a soddisfare i nuovi desideri di moltitudini così numerose.
+Una antica storia, tutta piena di guerre e di imprese politiche, deve
+divenire straniera ad un secolo che abbisogna di macchine più che di
+leggi, di chimici e di fisici più che di guerrieri e di letterati„.
+Si aggiunge poi che il latino, il quale sino ad un secolo fa era una
+lingua semiviva, si è spento interamente nel secolo XIX, stretto e
+soffocato entro il rigoglioso sviluppo delle lingue e delle culture
+nazionali, sepolto sotto le rovine della potenza politica della Chiesa,
+che nell’idioma come in tante cose aveva continuato l’impero di Roma;
+e morta la sua lingua, una nuova, ultima e definitiva decadenza doveva
+incominciare per Roma.
+
+E difatti, allorchè fu praticamente provato che era cosa facile
+risvegliare anche nel secolo del vapore e dell’elettrico l’antico
+interesse per la storia di Roma, tutti si diedero ragione del singolare
+fenomeno, attribuendolo al rammodernamento alquanto violento —
+lodevole, secondo gli uni, riprovevolissimo, a giudizio di altri — che
+io ne avrei fatto. Ma è questa una curiosa illusione che non ha potuto
+divulgarsi, anche tra gli storici, se non perchè rarissime sono ormai
+le persone che leggono a fondo gli antichi scrittori. Quanti conoscono
+la letteratura latina sanno che io non ho per nulla rammodernata
+la storia romana; anzi sono ritornato all’antico, ripigliando il
+punto di vista da cui Tito Livio aveva prese le mosse e che non gli
+appartiene in proprio, perchè è comune a tanti altri antichi scrittori;
+ripigliandolo e depurandolo dalle preoccupazioni morali e politiche
+contemporanee e sforzandomi di corroborarlo con l’esperienza più
+matura di una civiltà più vecchia di venti secoli. Quella mia storia
+di Roma, che fu giudicata così rivoluzionaria, è già tutta in seme
+nella breve prefazione che Tito Livio premise alla sua grande opera,
+per lamentare la semplicità e purezza degli antichi costumi guasti
+dalla corruzione che a poco a poco invase Roma. A chi studi a fondo
+quella dottrina della “corruzione„ che occupò — e inquietò — per così
+lungo tempo lo spirito Romano, è facile riconoscere nei tre vizi suoi
+capitali, l’_avaritia_, l’_ambitio_, la _luxuria_, quel crescere dei
+bisogni e delle ambizioni, universale e progressivo di generazione in
+generazione, che obbliga noi tutti al principio del ventesimo secolo
+a lavorar così affannosamente. L’_avaritia_ è la smania del guadagno
+continuo, peccato universale, oggi, di tutti gli uomini in tutti gli
+ordini sociali; l’_ambitio_ è ciò che noi chiamiamo l’arrivismo, la
+irrefrenabile spinta di tutti a salire in luogo più alto di quello in
+cui ciascuno è nato; la _luxuria_, quel desiderio di accrescere comodi
+lussi e piaceri, di cui l’Europa e l’America sono oggi addirittura
+frenetiche. Ma intesa così la dottrina della corruzione, tutta la
+storia di Roma, anche i suoi secoli più pieni di rivoluzioni, di
+guerre, di conquiste, quella immensa storia che da tanti secoli sta
+innanzi alla civiltà nostra come un prodigio, si riconduce facilmente,
+come ad una delle sue più profonde e possenti forze motrici, ad un
+fenomeno che ciascuno di noi può intendere facilmente, perchè tutti ci
+viviamo in mezzo, in questo stesso momento: onde non solo poteva il
+secolo dell’elettricità e del vapore, ponendo l’occhio alla specola
+preparata venti secoli addietro e non per osservatori così moderni,
+da Sallustio e da Livio, ficcar lo sguardo attraverso questa confusa
+e terribile storia vedendone il fondo; ma anche specchiarsi in quella
+e ritrovarcisi. Ritrovò il nostro secolo in quella storia, qua e là,
+sparsi a caso, dei piccoli frammenti di sè: come alcune delle lotte in
+cui contendono oggi i partiti della Francia; come certi oroscopi che in
+Inghilterra si vanno traendo sull’avvenire dell’impero o sulle sorti
+della infiacchita aristocrazia; come il conflitto tra la tradizione
+puritana e la torbida civiltà del denaro che ferve in America; come
+pure perfino certi personaggi, almeno se non abbia troppo abusato
+del suo sottile ingegno quell’anonimo scrittore che, traducendo in
+spagnolo tanti brani della storia di Augusto e mettendo il nome del
+generale Roca nel luogo di quello del primo _princeps_ dell’impero,
+compose a guisa di mosaico romano un curioso ritratto dell’antico
+presidente argentino. Ma ritrovò anche e sopratutto il nostro secolo
+in quella antica storia, la legge suprema del destino che gli sta
+sopra, quella implacabile e misteriosa ironia della vita che annulla
+nel loro supremo trionfo tutti i grandi moti dell’umanità; la tragica
+delusione di tutte le generazioni che hanno la fortuna o la disgrazia
+di avvicinarsi al culmine di una storia, nel momento in cui presentono
+che meglio lo sforzo riesce e più inutile diventa. Come Roma si
+annientò nella conquista, perdendo le sue virtù militari e politiche e
+quasi l’essenza di sè medesima, così la civiltà nostra, fatta potente
+a produrre prodigiose ricchezze da una secolare ed elaborata cultura,
+distrugge ora a poco a poco questa cultura, seppellendone le parti più
+nobili — arte, letteratura, filosofia, religione e politica — sotto
+l’alluvione delle nuove ricchezze frettolosamente prodotte, altrettanto
+copiose quanto scadenti e caduche; deliberatamente sciupando o minando
+sordamente in tutte le cose a vantaggio della quantità, conoscibile
+con la grossolana ragione del numero, la qualità, che è sempre misura
+di eccellenza indefinibile, eternamente disputabile e perciò eterna
+cagione di guerra nel tempo stesso che sola fonte di vera grandezza.
+Ritrovò infine il secolo nostro, in quella antica storia, il sottile
+tormento, che questa contradizione fondamentale mette in tutti i
+periodi storici che ascendono rapidi verso il culmine. Come Roma
+soffrì di snaturarsi nella vittoria e si credè rovinata alla vigilia
+dell’apogeo, impotente e disfatta nei tempi della maggiore potenza,
+così noi ci sentiamo in bisogno a mano a mano che le ricchezze crescono
+intorno a noi; e a furia di voler farci comoda, facile ed agiata la
+vita, la graviamo di intollerabili complicazioni, responsabilità e
+doveri; a furia di voler risparmiare tempo e lavoro, ci riduciamo,
+tra le infinite faccende che ci ingombrano la mente, a non aver più il
+tempo di ricordarci di noi medesimi e di essere uomini....
+
+
+
+
+III.
+
+
+Sottile tormento, dunque, con cui l’uomo espia forse il peccato
+d’orgoglio, comune a tutte le civiltà, di credere che egli possa,
+ad ogni generazione o quasi, essere a sè medesimo artefice di un
+destino nuovo, unico, più grande e più bello; e che l’uomo moderno,
+costretto a subirlo nel presente, ritrova idealizzato dalla lontananza
+del tempo nell’antica storia di Roma. Facile cosa è dunque capire
+in che consista quel privilegio della storia di Roma a cui allusi in
+principio, aggiungendo essere comune interesse di tutti i figli di Roma
+non lasciarlo prescrivere. Degli studi classici, e quindi anche degli
+studi romani, si è fatto a poco a poco l’opposto di quello spirito
+pratico e positivo, che sarebbe una delle più eccelse virtù dei nostri
+felicissimi tempi: ma con che fondamento di ragione, lo intende subito
+chi si ponga una sola domanda, questa: se sia possibile immaginare che
+i progressi delle arti meccaniche e delle scienze chimiche avranno un
+giorno la virtù di render superflui nel mondo gli statisti, i pubblici
+amministratori, i diplomatici, i giuristi, gli uomini di guerra, gli
+educatori, gli artisti, i letterati, i filosofi, i ministri di credenze
+religiose. La risposta è implicata nella domanda; poichè è evidente che
+agli uomini, in qualunque civiltà, non basta dominar la natura, occorre
+anche saper agire sugli spiriti dei propri simili: ma rispondendo a
+questa domanda il disputato problema degli studi classici è, almeno
+nel suo fondo, già risoluto. Non le scienze fisiche e naturali, ma
+solo la letteratura, la storia e la filosofia possono essere scuola,
+preparazione, disciplina di quella parte di ogni consorzio civile, il
+cui ufficio è di agire, non sulla materia del mondo fisico, ma sugli
+spiriti dei propri simili; non di sfruttare le forze della natura, ma
+di regolare i rapporti degli uomini tra di loro. Non è quindi possibile
+imaginare la civiltà nostra orbata della sua cultura letteraria,
+storica e filosofica, come non è possibile imaginare un essere con un
+organo vitale amputato: poichè infine è indubitato — mi pare — che
+chi indaghi a fondo non troverà altra sostanziale differenza tra lo
+stato di civiltà e la barbarie, tra l’impero di Traiano e il regno
+dei Longobardi, tra le nazioni dell’Europa contemporanea e quei rozzi
+potentati che dominavano ancora tanta parte dell’Africa prima della
+conquista europea, se non questa: che in civiltà gli uomini i quali
+governano, amministrano e giudicano, regolano cioè i rapporti degli
+uomini tra di loro, sono provvisti di una alta cultura filosofica
+e letteraria; in paesi e in tempi barbari compiono invece l’ufficio
+loro conformandosi a antiche tradizioni, seguendo semplici dettami
+di religioni ancora rozze, e per il resto supplendo o con il rude
+ingegno naturale o con il furore delle passioni. Ma se si ammettono
+queste cose — e non vedo come si potrebbe ricusare di ammetterle —
+si riconosce anche che Roma sarà parte essenziale, in avvenire come
+in passato, di questa alta cultura, se proprio noi, figli suoi, non
+ci ostineremo a voler radere al suolo gli ultimi avanzi della sua
+grande storia, per un malinteso spirito di falsa modernità o, peggio
+ancora, per gli irosi dispetti di un malsano esotismo. Completa e
+sintetica, la storia di Roma è come una nitida miniatura o un lucido
+schema della storia universale, facilmente rammodernabile in tutte
+le età, comoda a studiarsi, vasta, ma non così che ecceda le forze
+comprensive dello spirito umano: e perciò nella cultura dei popoli
+moderni essa può servire come coronamento necessario e universale
+della educazione, naturalmente incominciata in ogni nazione con la
+letteratura e la storia patria, se noi non ci lasceremo scoraggiare
+dalla transitoria decadenza di questa tradizione intellettuale; se
+anzi trarremo forza a rinnovarla da quei fenomeni stessi, che sembrano
+a molti recidere i rami alla speranza del futuro. Appunto perchè il
+secolo nostro è profondamente materialista; appunto perchè, pur avendo
+una civiltà comune, si va dividendo e suddividendo in tanti popoli e
+lingue e culture diverse, esso avrà più che gli altri secoli bisogno
+di una cultura comune, nella quale almeno le parti superiori della
+società, in ogni nazione, possano effettuar tra di loro una più intima
+trasfusione spirituale che nella passeggera promiscuità dei grandi
+alberghi sontuosi, nei frettolosi incontri dei Congressi o nella furia
+comune di volare sulle strade del mondo in automobile. Il principio
+nazionale è troppo profondamente radicato nella civiltà nostra, perchè
+il mondo moderno possa mutarsi, almeno in un avvenire prossimo, nella
+sognata Cosmopoli; ma non può e non deve nemmeno diventare una torre
+di Babele, in cui le lingue si confondano; e perciò ha bisogno, quasi
+direi, di una comune lingua ideale, di elementi universali di cultura,
+che siano come nessi e congiunture tra le diverse nazioni dell’Europa
+e dell’America. Dove li troveremo noi, questi elementi universali,
+ora che la religione ha perduta tanta parte della sua antica potenza
+sulla cultura? Roma antica può ancora prestarne parecchi; come lo
+prova il fatto che la storia di Roma è, con la storia della Francia
+nel secolo XVIII e della Rivoluzione francese, la sola storia veramente
+universale, che tutti leggono oggi.
+
+È d’uopo allora spendere molte parole per dimostrare che tutti i
+figli di Roma, che noi italiani sopra tutti abbiamo interesse a
+non lasciar prescrivere questo privilegio? Sinchè la storia, la
+letteratura, il diritto di Roma saranno parte necessaria dell’alta
+cultura dell’Europa e dell’America, noi figli di Roma godremo come di
+un maggiorasco intellettuale nel mondo: noi potremo mantener tutti
+i popoli dei due continenti tributari in qualche parte alla nostra
+cultura; noi protrarremo per secoli ancora, idealmente, l’impero di
+Roma, caduto sulla terra. Non ignoro che il secolo nostro vagheggia di
+solito imperi più solidi che questi dominii dell’invisibile, i quali
+non si possono nè misurare nè spartire, nè permutare; ma se nella
+civiltà moderna l’alta Cultura non è destinata a diventar l’umile
+ancella della Finanza e dell’Industria, anche questo invisibile e
+intangibile impero non potrà mai essere abbandonato dal popolo che lo
+ereditò dai suoi padri, senza danno e senza vergogna; tanto più — ed
+è considerazione che i pratici tempi moderni dovrebbero intendere —
+tanto più che a conservarlo non occorre vigore di armi o di denaro,
+non combinati sforzi di moltitudini, di istituzioni, di partiti, non
+audacie che balzino a piè giunti nell’ignoto. Basterebbe rivivesse,
+così nello stato come nelle classi intellettuali, profondo, sincero,
+disinteressato il senso della grande tradizione intellettuale latina,
+in luogo di quell’irrequieto, capriccioso e discorde esotismo che da
+mezzo secolo domina. La storia di Roma può compiere un ufficio unico
+nella cultura europeo-americana perchè è una completa unità: ma se
+questa unità è sciolta nelle parti e particelle che la compongono, in
+che cosa queste parti e particelle differiranno e come si potranno
+distinguere da quelle che compongono tante altre storie di altri
+popoli, più frammentarie ed unilaterali che la storia di Roma? In
+sè e per sè, una iscrizione latina val quanto una greca o fenicia,
+un rudere romano quanto un avanzo micenéo: anzi forse valgono meno,
+perchè di resti romani c’è abbondanza e il ritrovarli è facile cosa,
+relativamente. Unico invece, nella storia di Roma, è il disegno in
+cui questi frammenti si possono ricomporre. C’è dunque un criterio
+sicuro per giudicare gli studi dell’antichità romana e le loro
+tendenze; ed è questo: l’analisi, quando non è immediata preparazione
+della sintesi, non è solo, nella storia romana, come in ogni altra
+storia, un metodo indebitamente trasportato dalle scienze naturali
+a fenomeni che non lo comportano, ma nella storia romana è anche un
+vandalismo e un sacrilegio; è la distruzione di Roma continuata sugli
+ultimi avanzi spirituali del suo vasto impero. Chi difatti ricerchi
+la cagione intellettuale ed intima — astrazion fatta, quindi, dalle
+cause esteriori e sociali che pur sono molte e gravi — della rovina
+onde sono oggi afflitti gli studi classici e che tanto ha nuociuto
+nella metà del secolo XIX al prestigio di Roma nel mondo, la troverà
+nell’abuso dell’analisi, diventata fine a sè stessa, così negli studi
+letterari come in quelli storici. Per ragioni che sarebbe troppo
+lungo qui d’indagare, i nuovi studi dell’antichità che nacquero — e
+fortunatamente non in Italia — tra il settecento e l’ottocento dalla
+dissoluzione del vecchio umanesimo, sempre più si sciolsero dall’arte e
+dalla filosofia, nella cui famiglia pure la storia aveva sempre vissuto
+in tutti i secoli più splendidi della nostra civiltà; e alla fine si
+gettarono del tutto in grembo alla scienza o piuttosto credettero di
+gettarsi, perchè in verità non strinsero che un’ombra. Gli effetti di
+questo errore sono ormai palesi. Nelle scuole, l’analisi ad oltranza
+ha assestato il colpo di grazia al latino, semivivo ancora sino ad
+un secolo fa, mettendo in luogo dell’antico insegnamento umanistico,
+una arida analisi filologica, che ha fatto gettar con disgusto i più
+bei libri di Roma alle nuove generazioni. Nella storia, scomponendo i
+fenomeni arbitrariamente, ha confusi in modo singolare così i criterii
+per impostare, come quelli per risolvere i problemi storici; ha creato
+dei problemi chimerici e non ha veduti i veri; e per voler sapere
+troppo e con troppa precisione, non di rado ha oscurato anche ciò che
+era chiaro, se pur lacunoso; infine obbligando la storia a ripudiar
+l’arte, l’ha appartata dal consorzio delle classi colte, essa che era
+stata in tutti i tempi gloriosi della civiltà nostra, da Tucidide a
+Polibio, a Tito Livio, a Francesco Guicciardini, uno dei più potenti
+stimoli intellettuali di tutte le aristocrazie veramente degne di
+governare.
+
+
+
+
+IV.
+
+
+Per questa ragione, commemorando tre mesi sono in Torino Cesare
+Lombroso, io dicevo di riconoscerlo come il primo tra i miei maestri,
+perchè egli solo, tra i viventi, mi aveva insegnato con l’esempio a
+ricomporre una unità viva da morti e dispersi frammenti. Per questa
+ragione pure penso che ogni uomo di alta cultura, cui sta a cuore il
+prestigio intellettuale dell’Italia nel mondo, dovrebbe sforzarsi di
+trarre fuori gli studi romani dai chiostri silenziosi della erudizione
+e di riportarli in mezzo alla vita, alle passioni, agli interessi
+e ai conflitti del mondo. No: Roma antica non deve viver soltanto
+nelle piccole congreghe degli eruditi e degli archeologi: deve viver
+nell’anima delle nuove generazioni, irradiare la sua luce immortale
+sui mondi che sorgono dalle profondità dei tempi moderni; perchè il
+dì in cui la storia di Roma e i suoi monumenti non fossero più che un
+morto materiale di erudizione da riporre e catalogar nei musei, accanto
+ai mattoni del palazzo di Korsabad, alle statue dei re Assiri o agli
+avanzi micenei, l’impero romano, che oggi non è ancora interamente
+morto, raggiungerebbe negli Elisi della storia le ombre dell’impero
+babilonese, egiziano o carolingio, e la civiltà latina soggiacerebbe
+nel mondo ad una nuova catastrofe. Non mostriamoci indegni della
+singolare fortuna storica, che abbiamo ereditata dai nostri antenati;
+intendiamo a fondo quello che c’è di singolare, anzi unico in questa
+sopravvivenza ideale di un impero caduto da tanti secoli, che sparito
+dal giuoco degli interessi mondani, resta ancora nel sistema delle
+forze spirituali che animano il mondo moderno: non ascoltiamo chi
+afferma che ormai i sacri avanzi di Roma antica non possono servire più
+che come appoggio o pedana per gli aereoplani, maestosamente volanti
+sui silenzi della campagna romana; sopratutto studiamoci, noi che da
+quarant’anni trasportiamo entro la vetusta cerchia delle mura aureliane
+gli strumenti e le idee e gli interessi di una civiltà recentissima,
+di non meritare dalla Chiesa il rimprovero di aver distrutto — barbari
+nuovi — quel che restava dell’impero di Roma, da essa rinnovato
+e continuato con così varia fortuna dopo la tremenda catastrofe
+dell’impero d’Occidente. La tradizione romana potrà ancora fiorire,
+ramo vivo non ostante la antichità, sul tronco della nostra civiltà,
+purchè non ci ostiniamo proprio noi a reciderlo; purchè ci sforziamo di
+mantenere agli studi romani quel valore universale, che solo può farne
+alcunchè di essenziale nella cultura moderna. Le altre storie possono
+invecchiare: occorre invece, appunto perchè essa serve ad educare
+le nuove generazioni, rinnovare continuamente la storia romana, non
+solo incorporandoci i fatti nuovi scoperti dalla erudizione e dalla
+archeologia, non solo infondendoci un più largo spirito filosofico, e
+trasportandovi la maturata esperienza del mondo, che impara non solo
+studiando, ma anche vivendo; ma sopratutto sforzandoci di mantenerle
+e di accrescerle quella che è la qualità più preziosa di una storia
+destinata ad essere letta e studiata da tutti: la umana chiarezza. E
+se questo è il dovere di quanti figli devoti Roma ha ancora nel mondo,
+io credo di non poter terminare questo discorso tenuto nel giorno
+che ricorda la fondazione di Roma, meglio che compiendo un atto, il
+quale sarà come una simbolica espiazione ai Mani, crudelmente offesi
+nel secolo XIX, di un uomo cui l’Urbe deve pure qualche gratitudine,
+poichè gli deve l’aver esistito: risuscitando Romolo. In una mistica
+penombra — tutti lo sanno — sta ravvolto il natale di Roma. Come
+ebbe principio la favolosa grandezza di questa fortunata città? In
+tutti i secoli gli uomini avrebbero voluto squarciare quella mistica
+penombra; e sapere. Ma per secoli e secoli gli uomini erano stati paghi
+di ripetere una poetica, sebbene alquanto farraginosa leggenda, in
+cui miracoli e prodigi attorniavano la culla dell’Urbe. Generazioni
+e generazioni avevano imprecato allo scellerato Amulio, compianti
+l’infelice Numitore e la sventurata Rea Silvia; avevano amato il buon
+Faustolo, fantasticato sull’ombra del Fico Ruminale, accarezzata in
+pensiero la buona lupa materna e salutato l’amabile picchio, disceso a
+nutrire e ricoprir delle ali i fatali gemelli.... Che questo racconto
+fosse uno spesso tessuto di favole, l’avevano capito anche gli antichi;
+ma pur non l’avevano tôcco, per una specie di religioso rispetto
+dell’antico, e per non saper raccontare nulla che fosse più chiaro
+e preciso. Tante volte l’uomo deve rassegnarsi a ignorare! Ma ecco
+arriva il terribile secolo XIX, che, lui, vuol tutto sapere e crede di
+tutto poter conoscere; e prende quel tessuto di favole con le sue dure
+mani di macchinista, lo lacera, lo sfilaccia, credendo di ritrovare
+nei fili che lo compongono il vero; e tanto rompe e scompone, che non
+si ritrova più tra le mani che una matassa di morta stoppa. La antica
+favola sfumò con tutti i suoi personaggi; non solo il picchio rivolò in
+cielo e la lupa si rinselvò, ma anche Romolo, il venerato e divinizzato
+fondatore della città, non fu più che un nome; e in luogo della
+leggenda rimase un tenebroso vuoto, invano tormentato da ingegnosi
+storici con le lunghe pertiche delle ipotesi, per trovare in quello
+qualche brandello di verità! Eppure se Roma ha esistito, deve pure aver
+avuto un principio narrabile con umana chiarezza.... Non c’è proprio,
+nell’antica leggenda, neppure un barlume di questo intelligibil
+chiarore? Spremendo fuori dalle favole antiche, che si raccontarono
+sulla fondazione della città, il poetico che le ravvolge e le infiltra,
+una notizia mi pare che resti, solida e sicura abbastanza per quanto
+minuscola, e che, presa per vera, illumina la antichissima storia della
+città: e cioè che, come dice Dionigi, Roma fu una colonia di Alba, in
+cui sfollò dal monte al piano una parte della popolazione della vecchia
+città. Roma dunque non fu una città cresciuta a poco a poco, per favore
+di circostanze, da un piccolo villaggio; Roma fu una città fondata di
+getto, per un atto di volontà personale, secondo un disegno studiato,
+in un luogo scelto appositamente; dotata quindi sin dal principio
+di istituzioni religiose, militari e politiche già mature, perchè in
+parte provate da lunga esperienza in una città più antica e in parte
+forse anche modificate ad arte per adattarle ai nuovi bisogni. Fu
+insomma una città che nacque adulta, come certe città — permettetemi
+il paragone forse troppo moderno — che ora si fondano in America:
+fu, alle sue origini, una città nuova apparsa in un mondo tutto più
+antico di lei: il che ci spiega e la meravigliosa sua posizione nel
+Lazio, tra il mare, il monte e il fiume; e la numerazione ufficiale
+degli anni suoi dalla fondazione, che gli antichi ne fecero; e quel
+suo subitaneo risoluto entrar nella storia; e il rapido crescere....
+Ma se la città fu fondata in questa guisa, è necessità che abbia
+avuto uno o più fondatori; i quali scelsero il luogo, studiarono gli
+ordinamenti e tutto acconciamente disposero; anzi la felicissima scelta
+del luogo come i savi ordinamenti ci inducono a pensare che questo
+capo fosse uomo grande davvero.... E poichè a fondare Roma un fondatore
+era necessario, che ragione abbiamo noi di negare che fosse quel Romo
+o quel Romolo di cui parlano le antiche tradizioni? Già di molti e
+gravi delitti reo in cospetto della critica moderna, io mi confesso
+anche colpevole di credere che quel poco di preciso e di vero che
+noi sappiamo sull’origine di Roma è contenuto ancora, tutto o quasi,
+nell’antica tradizione: e che — anno più, anno meno — verso la metà
+dell’ottavo secolo avanti Cristo un principe della famiglia regnante in
+Alba, per ragioni che a mala pena si intravedono nella leggenda, venne
+tra queste colline, fondò sul Palatino una piccola città, e la lanciò
+nell’eternità.
+
+
+
+
+V.
+
+
+La lanciò nell’eternità, perchè a Roma si può ancora attribuire la
+gloria di eterna, senza cadere nelle pompose iperboli di una retorica
+di decadenza, quando si intenda che ciò che ha fatta completa la storia
+di Roma è lo sforzo sintetico, il diuturno travaglio per equilibrare
+tutte le parti, che compongono una civiltà, in una unità armoniosa
+e proporzionata: onde la sua letteratura, il suo diritto, la sua
+storia saranno un eterno modello vagheggiato dai popoli che tendono
+a creare una civiltà sintetica, piena di semplicità, di chiarezza,
+di ordine e di bellezza. Documento massimo, nei tempi moderni, la
+nazione che ha creata la storia indubitatamente più grande e ricca
+degli ultimi due secoli: la Francia che, imbevuta profondamente di
+spirito classico, riuscì, sola tra le nazioni di Europa, sebbene
+come Roma antica a prezzo di formidabili crisi, a creare una storia e
+una civiltà complete, in cui, come nella storia di Roma, si ritrova
+tutto, sebbene in un circolo più ristretto di tempo: l’industria e
+l’agricoltura, la finanza e la guerra, l’aristocrazia e la democrazia,
+la monarchia e la repubblica, la letteratura e la guerra, l’arte e il
+diritto, la filosofia e la religione, la rivoluzione e la tradizione,
+i raffinamenti dell’alta cultura e gli organi rudi dell’azione,
+tutti gli interessi mondani e tutte le aspirazioni ideali dello
+spirito; e non solo si ritrovano tutti gli elementi che compongono
+una civiltà, ma ognuno fa nella misura del possibile, equilibrio
+all’opposto, e tutti agiscono l’uno sull’altro, cosicchè ognuno
+si ritrova negli altri: la letteratura nel movimento politico e il
+movimento politico nella letteratura, l’ideologia negli interessi
+mondani e questi nell’ideologia; il raffinamento dell’alta cultura
+nella religione e nella politica, come la politica e la religione in
+tutte le manifestazioni dell’alta cultura: e via dicendo. Senonchè
+intesa in questo senso l’eternità di Roma è una conquista sul tempo
+che deve essere di continuo ricominciata; perchè se ogni civiltà,
+nel suo massimo fiore, è una sintesi di forze opposte, queste
+sintesi sono preparate da lunghi periodi di interne sproporzioni e
+dissociazioni, in cui si perde il senso dell’unità della vita e non
+si capiscono e non ammirano più che i singoli fenomeni della storia.
+Ora noi indubitatamente viviamo in tempi in cui il mondo si va sempre
+più disquilibrando nella sua massa troppo cresciuta. Noi viviamo
+in mezzo all’estrema demolizione della società creata tra le rovine
+del mondo antico dal Cristianesimo: sul finire di quella demolizione
+cui l’Umanesimo e la Riforma diedero principio, che la Scienza e la
+Filosofia del diciassettesimo e diciottesimo secolo continuarono, che
+la Rivoluzione francese accelerò di tutto il suo formidabile impeto e
+che nel secolo nostro vanno compiendo con una furia frenetica la nuova
+industria e il nuovo commercio, l’universale smania di far quattrini
+e i progressi dall’America. Ma da questo immenso rivolgimento della
+storia in mezzo a cui viviamo, da questa estrema dissoluzione di un
+ordine di cose così antico e venerabile pullulano in ogni parte del
+mondo mostruose creature: stati per metà barbari e per metà corrosi dai
+vizi delle civiltà più decrepite; città enormi ed informi; eserciti
+che crescono smisuratamente in mezzo alla più rapida decadenza dello
+spirito militare che forse mai si sia vista; ricchezze favolose che si
+accumulano senz’altro scopo che di crescere; industrie gigantesche, ma
+che non hanno più intorno a loro il natural sostegno dell’agricoltura;
+immense agricolture, cui manca il compimento naturale dell’industria;
+filosofie avulse dalla pratica e morenti di asfissia in un’aria troppo
+rarefatta di pure preoccupazioni intellettuali; scienze che si tuffano
+così dentro nella pratica da restarne soffocate; arti e letterature che
+vogliono esser principio a sè medesime, venir al mondo senza genitori e
+antenati.
+
+Non è quindi da meravigliarsi se, in questo mondo così squilibrato, le
+nazioni che hanno potuto fare una sintesi romana delle diverse parti di
+sè medesime, debbano sempre più faticare per mantenerla; e se tutto il
+mondo latino — l’Italia compresa, anzi purtroppo sopratutto l’Italia
+— vada perdendo fiducia nella sua grande tradizione intellettuale,
+e inclinando troppo a veder nel disordine la forza, nella oscurità
+farraginosa la profondità, nella stravaganza inconcludente
+l’originalità, nella massa delle ricchezze materiali la prova della
+eccellenza civile. Non è forse da far meraviglie; ma è certo da
+rammaricare profondamente: perchè se il mondo, smisuratamente crescendo
+e complicandosi da un secolo, sembra sfuggire alla forza sintetica del
+genio latino, prorompendo in un orgiastico delirio di energie enormi,
+tanto più noi, figli di Roma, dovremmo voler riuscire nella mirabile e
+davvero titanica impresa di sottoporre al genio armonico della nostra
+stirpe questo caos grandioso ed orrendo. Se ogni civiltà è una sintesi
+di forze opposte, anche la scomposta civiltà moderna dovrà equilibrarsi
+un giorno in una più bella e più savia armonia; onde sarebbe colpa
+che l’avvenire non perdonerebbe alla nostra generazione e a quelle che
+nasceranno dalla nostra, lasciar perire, per un malsano esotismo, una
+secolare tradizione civile e intellettuale, proprio oggi che, rinnovata
+secondo lo spirito dei tempi, più necessaria al mondo potrebbe
+diventarne la virtù equilibrante: quella tradizione che si riassume
+nelle due sillabe di “Roma„ tanto ripetute da ventisette secoli e
+con così diversi sentimenti, ma al cui suono io ho ancor potuto al
+principio del secolo ventesimo — e sarà questo il grande orgoglio e
+la grande gioia della mia vita — sentir fremere di ammirazione e di
+riconoscenza due continenti....
+
+
+
+
+ OPERE DI GUGLIELMO FERRERO:
+
+ Grandezza e Decadenza di Roma.
+
+ Vol. I: _La Conquista dell’Impero_ L. 5 —
+ Vol. II: _Giulio Cesare_ 5 —
+ Vol. III: _Da Cesare ad Augusto_ 5 —
+ Vol. IV: _La repubblica di Augusto_ 3 50
+ Vol. V: _Augusto e il Grande Impero_ 3 50
+
+ _In memoria di Cesare Lombroso_ (1910). Con
+ ritratto. 2 —
+ Conferenza, con due ignorati scritti giovanili
+ di Lombroso.
+
+ GUGLIELMO FERRERO E SCIPIO SIGHELE:
+
+ _Cronache criminali italiane_ 4 —
+ _I briganti_: Ultime gesta della banda Maurina.
+ Autobiografia di Giovanni Botindari. Il
+ brigantaggio in Sardegna. — _I delinquenti
+ politici_: Una società segreta nel 1904. Alle
+ porte del domicilio coatto. — _I delinquenti
+ comuni_: I funerali di un “guappo„. Il delitto
+ di un mistico. Averardo Bracciotti. L’assassinio
+ di Giuseppe Bandi. Gennaro Volpe. — _Appendice_:
+ Il mistero di Vico Equense (processo Nayve).
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici.
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78636 ***