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Treves. + + + + +I. + + +Salendo oggi, per il cortese invito del primo Magistrato della Città, +questo sacro colle, a parlare di Roma nella coltura moderna, io mi +sento come chi ritorna, festosamente accolto da una folla amica, da +un lungo viaggio e lontano, al luogo donde molti anni innanzi prese +le mosse, solo o quasi. Quante memorie risalgono con volo leggero, +in questo momento, dagli anni ormai già lontani, in cui mi risolvei +definitivamente a rischiare le fortune tutte della mia esistenza +nell’impresa di scrivere una nuova storia di Roma! ma nessuna forse più +dolce che la memoria delle ansie, delle incertezze, dei dubbi, che al +momento di partire si affollarono sulla strada per trattenermi. “Perchè +scrivere una nuova storia di Roma? Era da presumere che queste moderne +età, le quali si precipitano nel futuro con tanta furia, troverebbero +il tempo di volgere il capo, anche per un momento, a mezzo della corsa +sfrenata, per rimirare un passato così lontano? e poi, era giunto +davvero il tempo di scriverla, questa nuova storia di Roma? Non era +forse la storia entrata nella sua fase scientifica; e non era quindi +tenuta a preparare le nuove sintesi con lunga e minuta analisi?„ + +Io vi confesso che, quando presi le mosse, non ero in grado di +risolvere con precisione e sicurezza questi dubbi; il che sarebbe +grave, se davvero la storia fosse una pura scienza, come alcuni +pretendono, con metodi rigorosamente controllabili e obbligatori. Per +fortuna la storia è, o almeno può essere, qualche cosa di più che una +scienza: un’arte capace di agire in modi diversi sugli spiriti degli +uomini, sulle loro tendenze e disposizioni; una forma di azione, +quindi; e l’azione, quando abbia in sè una ragione, ne acquista +sempre coscienza, effettuandosi. Solo operando l’uomo spesso intende +a pieno la ragione del proprio operare. Così accadde a me di trovare +la risposta a quelle tormentose domande lungo le strade del mondo; e +nessun modo migliore potrebbe esserci, almeno per me, di festeggiare +questa specie di simbolico ritorno a Roma dal viaggio intrapreso +per celebrare la gloria di Roma, che di portare a voi dal mondo in +tanti sensi percorso questa risposta, la quale involge in sè uno dei +più disputati problemi della coltura moderna. No: la storia di Roma +è inesauribile; e non sarà mai abbastanza riscritta, specialmente +dai popoli che di Roma sono figli e dall’Italia che ne è la figlia +primogenita, perchè è una storia privilegiata, e perchè noi siamo tutti +interessati a non lasciarne prescrivere il privilegio; ed è storia +privilegiata perchè è completa e sintetica; perchè chi con uno sguardo +abbraccia i secoli che vanno dal principio delle guerre puniche sino al +definitivo distacco dell’Oriente e dell’Occidente, può osservare, come +disteso sopra l’immenso panorama di due grandiose dissoluzioni sociali +e di una grandiosa ricomposizione, che si intermette tra quelle, quasi +direi la trama della storia universale. + +Come infatti incomincia la grande storia di Roma? Non dal caos, come +la biblica storia del mondo, ma dall’ordine: nella pace interna, cioè, +nella disciplina politica, nell’equilibrato assetto delle fortune +pur nell’universale povertà campagnuola, mantenuti in Italia, tra +le plebi rurali, le classi medie, gli avanzi delle nobiltà locali +e nelle singole città ancor memori delle origini proprie, con le +leggi, con la religione, con la munificenza, con il prestigio semi +divino delle vittorie e la reputazione di sapienza, dalla piccola +aristocrazia ereditaria ma non esclusiva di Roma, che ormai domina +la penisola: aristocrazia puritana e devota, avara e rude, sollecita +solo di avere nelle mani gli strumenti più solidi della dominazione: +la proprietà fondiaria, il diritto, la diplomazia, la religione, lo +stato e la milizia; indifferente o diffidente di ogni altra cosa, +della filosofia come dell’arte, della cultura greca come dei culti +asiatici, del lusso come del piacere; resoluta a chiudersi, con tutte +le genti italiche ancor grossamente latinizzate che la venerano come +un Olimpo di Semidei, nella religione antica, nelle tradizioni avite, +entro i confini dell’Italia conquistata con così aspra tenzone; +e in quelli a disperatamente resistere al destino che la sforza, +riluttante, all’impero del mondo. Ma invano: poichè a cominciare +dalla seconda guerra punica l’equilibrato assetto dell’antica +società si altera, sotto l’azione di due tra le più formidabili forze +rivoluzionarie che in ogni tempo mutarono la faccia del mondo: i nuovi +bisogni e le nuove idee. Ampliato l’impero di là dal mare, cresciute +le ricchezze, moltiplicati i contatti con la raffinata civiltà +dell’Oriente ellenizzato, le nuove generazioni crescono in tutti gli +ordini sociali avide di facili lucri, invogliate di un più largo e +piacevole vivere, desiderose di maggior cultura, più indocili. Molte +antiche fortune spariscono nella corrente della nuova prodigalità e +molte nuove fortune ne emergono; l’aristocrazia o impoverisce o si +deprava, o si isola nel disgustato rimpianto del buon tempo antico o +si getta all’esotismo; e infrangendosi la sua concordia, la sua unità, +la sua forza, le fondamenta stesse dello Stato si screpolano.... +L’antica disciplina vien meno, nella religione, nella famiglia, nella +repubblica; l’ordine dei cavalieri, rafforzato di recenti fortune, le +classi medie, agitate da nuove ambizioni e inasprite dalla povertà, si +rivoltano contro la nobiltà, da tanti secoli venerata; gli interessi, +non più contenuti dalla forza di una classe sicuramente dominatrice, +si azzuffano ferocemente entro lo Stato, guastandolo ancora di più; +a poco a poco l’oro corrompe tutto, e quello che l’oro non vale a +corrompere, lo guasta, più funesto che l’oro, il sospetto, il tetro +pessimismo che avvelena gli animi, cosicchè ogni cosa è, o sembra, +incurabilmente bacata; all’antica concordia civile succede il furioso +strazio di fazioni e di cricche atrocemente nemiche, di cui ciascuna +rimprovera alle altre i suoi stessi vizi; la cultura greca entra e +si diffonde facilmente in questa società, già tanto scompaginata dai +debiti, dalle discordie, dalla diffidenza, dall’indisciplina, ma nel +tempo stesso in cui raffina o rafforza gli spiriti ne accresce il +disordine; ventate di furor rivoluzionario passano ogni tanto su Roma e +l’Italia, sinchè, il male prendendo forza con il tempo e dal suo stesso +infierire, la pia repubblica di Camillo e di Fabrizio sembra, nel primo +ventennio dell’ultimo secolo avanti Cristo, sfasciarsi nel fallimento, +nell’anarchia, nelle disfatte, nel folle furore delle discordie e +infine nella guerra civile. Quante volte, in quel fatale ventennio, +anche gli animi più intrepidi dovettero temere che su questo sacro +colle, nella valle del Foro dove noi oggi cerchiamo con pietà filiale +gli avanzi di quelle età, passerebbe tra poco e per sempre, come sui +luoghi dove era stata Cartagine, l’aratro del colono, cancellando per +sempre dalla faccia della terra le ultime vestigia della scellerata +e insanguinata città! Ma un terribile uomo, Silla, salva l’impero, +rifacendo un esercito a furia di denaro e di legittimati saccheggi, +e con quell’esercito restaurando, a furia di terrore, una grossolana +disciplina civile: e, lui sparito, a poco a poco, a mano a mano che +i tesori di Mitridate, conquistati da Lucullo, sono trasportati in +Italia, si riaccendono in Italia più intense la febbre dei subiti +guadagni, la smania del lusso, l’ambizione delle grandi conquiste e +sembrano infondere un nuovo vigore nel decrepito Stato. Pompeo emula +Lucullo, conquistando la Siria; tutta la oligarchia signora di Roma +vuol arricchire nelle provincie e presso i potentati stranieri; coloro +che non sono da tanto da conquistare un impero, ricattano gli stati +e gli staterelli che tremano innanzi all’ombra di Roma; le corti dei +reattoli dell’Oriente, come la grande corte dei Tolomei ad Alessandria, +sono invase da cavalieri e senatori famelici, che estorcono denaro +lusingando e minacciando, e ritornano a spenderlo in Italia; dove il +lusso fa rapidi progressi, e con il lusso i debiti, e con i debiti +la coltura ellenica e orientale; mentre tra la torbida e incessante +agitazione dei tempi sorge e fa la sua strada l’uomo fatale, Cesare, +sino al momento in cui valica le Alpi e si getta nella Gallia, irta +di foreste e di armi, cercando gloria e tesori. Lo stato cade in +potere di consorterie predatrici, ardite, energiche, senza scrupoli, +ma mobili come gli interessi a cui servono e di cui si servono; e +queste consorterie, con i continui volteggi e il dimenarsi irrequieto, +erodono nel vecchio stato quella poca disciplina messaci a fatica +da Silla: dopo poco più che trenta anni di una cotal pace interna +alla meglio tollerabile e laboriosamente mantenuta, ricomincia una +guerra civile, anzi uno spaventoso uragano, che spazza via prima gli +avanzi della costituzione di Silla, poi la dittatura di Cesare, poi il +Senato e gli ultimi resti dell’aristocrazia romana, poi il triumvirato +rivoluzionario, diversi stati grandi e piccoli ai confini dell’impero, +il regno dei Tolomei.... Che cosa resta ancora in piè? Da ogni parte le +rovine fanno montagna; gli uomini non capiscono se Roma è la più grande +o la più miserabile delle nazioni; ad uno dei più luminosi spiriti +di Roma, maturato tra queste vicissitudini, par di vedere in tutte le +cose, da ogni parte un precipitoso rovinare del male nel peggio: + + _Aetas parentum peior avis tulit_ + _Nos nequiores, mox daturos_ + _Progeniem vitiosiorem._ + +Ed è invece l’ultimo passo verso l’apogeo. Dopo questa prova suprema la +cultura greco-orientale, che aveva disfatta l’antica società italica, +si converte in una forza di ricomposizione sociale; e rifà a poco a +poco un equilibrio nuovo di interessi, di idee, di aspirazioni, nella +situazione nuova creata nel Mediterraneo dalla conquista romana. +Nella pace l’Occidente barbaro impara da Roma a coltivar le terre, a +tagliare i boschi, a scavar le miniere, a navigare i fiumi, a parlare +e a scrivere sia pur malamente il latino; si incivilisce e compera i +manufatti delle antiche città dell’Oriente: a mano a mano che i nuovi +mercati dell’Occidente si schiudono, l’Oriente riapre le innumeri +botteghe dei suoi industri artigiani e i fondaci operosi dei suoi +mercanti, incamminando di nuovo sulle vie del mondo ampliato dalla +spada di Roma i suoi antichi commerci. Ringiovaniscono così le vecchie +civiltà dell’Oriente (l’Egitto, la Siria, l’Asia Minore) di fronte +e al contatto delle giovani barbarie dell’Occidente; nel mezzo sta +l’Italia, ben situata per dominare questo impero circummediterraneo +in cui il nuovo Occidente fa equilibrio all’Oriente carico di storia, +e la nuova Gallia mirabilmente sviluppata nel secolo seguente alla +conquista fa contrappeso al vecchio Egitto riflorido; per la prima, +e pur troppo per l’unica volta nella storia, il Mediterraneo si apre +come una tranquilla piazza, vigilata dalla forza di Roma, su cui +guardano, si incontrano, commerciano, senza più turbolenze, l’Europa, +l’Africa e l’Asia. Sorgono da questa grassa e facile pace, in tutte +le parti dell’impero, in Gallia come nell’Asia Minore, in Spagna come +nell’Africa settentrionale, nuove prosperose classi medie e nuove +aristocrazie provinciali, — famiglie arricchite di fresco che, alla +stregua dei tempi, non hanno spirito militare e politico alcuno e sono +avide sopratutto di godersi una raffinata civiltà cittadina; mentre +in Roma gli ultimi avanzi della aristocrazia romana — politicante +e bellicosa per tradizione — si estinguono. Si spegne così in tutto +l’impero, sparendo la classe che sola ancora lo possedeva, lo spirito +politico e militare; e una famiglia, riluttante, nolente, quasi +impaurita dalla sua stessa fortuna, è costretta ad assumere tutti +i privilegi e tutte le responsabilità del potere supremo, per tanti +secoli divise tra tante famiglie. Non capirà mai la storia di Roma, chi +non intenda che la famiglia Giulio-Claudia fu costretta, nolente, ad +assumere ed esercitare un potere, che a poco a poco divenne monarchico; +così come la nobiltà romana era stata costretta a fondare l’impero, +di cui aveva paura. Anzi in questa contradizione si concentra tutta +quella che si potrebbe chiamare l’essenza filosofica della storia +di Roma: poichè Roma, vincendo, perisce e nell’impero da lei fondato +si annienta. A mano a mano che rifiorisce l’Oriente e l’Occidente si +sviluppa, e dappertutto crescono la prosperità, il numero, il potere +delle classi medie e delle aristocrazie provinciali, l’immenso impero +prende forma, non già di un potente organo di dominazione politica e +militare, quale la antica repubblica romana, ma di uno di quegli stati, +organi di una raffinata civiltà urbana, che l’ellenismo aveva fondati +in Oriente; l’impero, creato da una dura e puritana aristocrazia, +strettamente nazionale, di diplomatici e di guerrieri, cade in potere +di una aristocrazia e di una burocrazia cosmopolite, pacifiste, +letterate e filosofanti — amalgamate per tutto l’impero non più da una +vera o supposta comunanza di origine, di tradizioni e di storia, ma +da una brillante sebben superficiale cultura letteraria e filosofica, +e dalla religione politica dell’impero e dell’imperatore; la forza di +coesione che lega internamente la massa enorme dell’impero non sono +solo le armi e le leggi, ma anche e più la civiltà urbana, derivata +con varie miscele estranee dall’Oriente ellenizzato. Come l’imperatore +in Roma, così in tutte le provincie, imitando l’esempio suo, le ricche +famiglie spendono una parte degli averi per abbellire le città ed +accrescere al popolo minuto i guadagni, i comodi e i piaceri: edificano +palazzi, ville, teatri, templi, terme, acquedotti; elargiscono grano, +olii, sollazzi, denari; dotano pubblici servizi o fanno delle pie +fondazioni. L’impero si copre di città grandi e piccole, rivaleggianti +tra loro di splendore e di bellezza, e in queste città si inurba la +povera plebe rustica, gli artigiani, i campagnuoli arricchiti, e in +molte di quelle si aprono delle scuole, in cui i giovani della media +condizione si preparano, imparando l’eloquenza, la letteratura, la +filosofia e il diritto, alle funzioni burocratiche, che di generazione +in generazione crescono, ramificandosi. È questa burocrazia letterata +e filosofeggiante che immette nel diritto romano, originariamente +empirico, lo spirito filosofico e sistematico; nella amministrazione, +originariamente autoritaria, lo spirito giuridico. E così nel secondo +secolo l’impero distende al sole della _pax romana_ che illumina il +mondo, le sue innumeri città, fulgenti di marmi! Ma ahimè per poco, chè +una nuova dissoluzione incomincia. La civiltà urbana e cosmopolita, +che aveva legate insieme le diverse parti del disparatissimo impero, +ricomincia ad agire, nel terzo secolo, come forza dissolvente, che +riprecipita nel caos quel mondo brillante che per essa ne era emerso. +A poco a poco le spese della civiltà urbana, con il crescere spontaneo +delle città e del loro lusso, superano la fecondità delle campagne, e +da quel momento queste incominciano ad essere spopolate e isterilite +dalle città, che ne assorbono la popolazione e le ricchezze. Quale +forza umana scaccierà mai dalle città le plebi inurbate, dopo che ci +hanno gustati i comodi, i piaceri ed i vizi delle civiltà raffinate? +L’impero è ormai divorato vivo dalle città che pullulano sul suo corpo +immane: per nutrire le plebi addensatesi nelle città, per divertirle +e vestirle, le campagne saranno desolate da un terribile fiscalismo, +l’agricoltura isterilita, le arti essenziali distrutte, le finanze +rovinate, l’amministrazione sfasciata: e il giorno arriverà in cui +nell’impero, mostruosamente invertita la ragione naturale delle +cose, pulluleranno innumeri gli artigiani del piacere e del lusso, e +mancheranno i contadini che lavorino le terre, i fornai che preparino +il pane, i marinai che solchino i mari, i soldati che difendano i +confini. Incomincia una terrifica dissoluzione sociale, la cui storia +non è stata ancora scritta, e in mezzo a quella infierisce uno dei più +tremendi smarrimenti intellettuali, a cui la mente umana abbia sinora +soggiaciuto: chè il misticismo, il cosmopolitismo, l’antimilitarismo, +il conflitto delle vecchie classi intellettuali e dell’antica coltura +greco-romana con le razze barbare che irrompono dal basso e dal di +fuori, con le mostruose aberrazioni religiose che pullulano da ogni +parte; il cristianesimo infine, che unisce in un sol fascio tutte le +forze nemiche dell’impero, distruggono il midollo vitale della civiltà +antica. L’impero si difende con disperato furore, ma invano: l’Oriente +e l’Occidente si scindono, e abbandonato a sè stesso l’Occidente +precipita; la più grande tra le opere di Roma, l’impero da essa +fondato in Europa, copre ormai, rovina immane, l’immenso territorio che +confina al Reno e al Danubio: rovina di monumenti distrutti, di genti +rimbarbarite, di arti perite, di lingue obliate, di leggi lacerate +o disperse, di vie, di villaggi, di città scancellate dalla faccia +della terra, ringhiottite dalla selva primigenia, che lenta e tenace +ripullula, in quel cimitero di una civiltà, sulle ossa gigantesche di +Roma. + + + + +II. + + +Tale è l’albero che crebbe dal piccolo seme gettato su questa terra +— così vuole la tradizione — in questo giorno, duemila seicento +sessantatrè anni sono. L’albero è da molti secoli precipitato: ma per +quale ragione gli uomini ritornano ancora, da ogni parte del mondo +civile, a frugare con così ardente curiosità, là dove furono le sue +radici? Perchè in nessuno degli Stati che a volta a volta predominarono +sulla età loro, tutte le forze di dissoluzione e di ricomposizione, +che fanno e disfanno di continuo le civiltà, poterono mai agire per +tanti secoli così liberamente come in Roma, senza essere nè frenate +nè accelerate dai pericoli e dagli urti esterni, che tanto possono di +solito sulle vicende di tutti gli Stati. In questo e per questo Roma è +veramente un fenomeno unico nella storia del mondo. Dalla distruzione +di Cartagine sin molto innanzi nei tempi più calamitosi della ultima +decadenza, Roma ebbe alcuni grossi ma passeggeri spaventi; non conobbe +invece nè l’oppressione nè lo stimolo dei pericoli esterni gravi e +continui; potè quindi abbandonarsi interamente alle forze interne che +di secolo in secolo la venivano alterando; e perciò la sua storia è, +come dicevo, storia completa, in cui si ritrovano tutti i fili che +fanno e disfanno continuamente la infinita tela di Penelope della +storia e che, se si intrecciano tra loro in svariatissimi modi, non +sono però senza numero e sono sempre gli stessi, in tutti i tempi. Si +vede, per esempio, in quella storia, come un impero si formi e come +si dissolva; come un’aristocrazia storica si sfasci e una democrazia +possa morire per esaurimento; per quali interni processi una repubblica +si converta in monarchia, uno stato militare e nazionale si snaturi in +uno stato di alta cultura, allentandosi, allargandosi e a poco a poco +sfaldandosi interamente nell’individualismo, nell’intellettualismo, +nell’esotismo, nell’umanitarismo, nel cosmopolitismo; si vede in +quella storia un regime autoritario che a poco a poco si incatena da +sè in un complicato sistema giuridico; si osservano parecchie grandi +rivoluzioni e reazioni, innumerevoli ripercussioni della politica +interna sull’estera e viceversa; si può studiar mirabilmente quello +che è forse il più arcano e inquietante tra i fenomeni della storia, la +violenta repulsione morale che, sopratutto ai loro inizi, suscitano le +civiltà che poi, maturate od estinte, sono ammirate come i capolavori +dei popoli cui si attribuisce la lode di grandi; ci si vede infine una +religione politica distrutta dall’alta cultura letteraria e filosofica, +una nuova religione mistica che si forma dai detriti di quella stessa +coltura, e innumerevoli contatti, mescolanze, attrazioni, urti e +conflitti tra popoli vecchi e nuovi, tra civiltà antiche e i barbari, +tra stati, religioni, diritti diversi. Non finirei così presto se +dovessi enumerare tutti gli elementi della storia universale che si +trovano raccolti, come in una sintesi, nella storia di Roma, e per +maggior comodo intorno ad un centro, Roma stessa, che difetta nella +sparpagliatissima storia greca e da cui l’immenso panorama può essere +osservato ad agio; onde la storia di Roma è completa e sintetica; e in +quella ogni età può ritrovare un po’ di sè stessa, rimirandocisi come +in uno specchio. + +È cosa nota infatti che, specialmente negli ultimi tre secoli, dopochè +nuovi e forti stati incominciarono a rifarsi nella polverizzazione +politica del medio evo, Roma, la sua storia, la sua letteratura, il +suo diritto furono come un modello, uno schema, se si vuole un miraggio +storico, proiettato dal passato innanzi alle generazioni che cercavano +la via dell’avvenire, e movendo verso il quale quelle generazioni +trovarono davvero la via per tanto tempo cercata invano. Roma è, nel +secolo XVII e XVIII, il modello a cui guardano le grandi monarchie +che si fondano in Europa; Roma, nel secolo XVIII e XIX, fomenta con la +storia della repubblica, con il culto fervoroso di Bruto e il romanzo +scandaloso dei Giulio-Claudii, tramandatoci da Svetonio e da Tacito, +l’opposizione alla monarchia assoluta; Roma ancora, dopo la Rivoluzione +francese, presta alla monarchia come argomento e mezzo di persuasione, +le apologie Cesariane del Drumann, del Duruy e del Mommsen, e le +lodi dell’amministrazione imperiale. Si può anzi dire che parecchie +tra le più celebri storie di Roma del secolo XIX sono state scritte +in considerazione del conflitto tra la repubblica e la monarchia. +Senonchè questa è appunto la ragione per cui, affievolitasi nell’ultimo +quarto del secolo XIX la guerra tra i due principî politici, non +solo quelle storie di Roma così concepite invecchiarono, ma molti +sono venuti nell’opinione che l’antico interesse per gli studi romani +debba spegnersi. “Viviamo — si dice — nel secolo dell’elettrico e del +vapore: còmpito dei nostri tempi è appagare le classi medie e popolari +che non guerre o rivoluzioni vogliono, ma una vita più sicura e più +comoda; lavorare infaticatamente per creare le prodigiose ricchezze +necessarie a soddisfare i nuovi desideri di moltitudini così numerose. +Una antica storia, tutta piena di guerre e di imprese politiche, deve +divenire straniera ad un secolo che abbisogna di macchine più che di +leggi, di chimici e di fisici più che di guerrieri e di letterati„. +Si aggiunge poi che il latino, il quale sino ad un secolo fa era una +lingua semiviva, si è spento interamente nel secolo XIX, stretto e +soffocato entro il rigoglioso sviluppo delle lingue e delle culture +nazionali, sepolto sotto le rovine della potenza politica della Chiesa, +che nell’idioma come in tante cose aveva continuato l’impero di Roma; +e morta la sua lingua, una nuova, ultima e definitiva decadenza doveva +incominciare per Roma. + +E difatti, allorchè fu praticamente provato che era cosa facile +risvegliare anche nel secolo del vapore e dell’elettrico l’antico +interesse per la storia di Roma, tutti si diedero ragione del singolare +fenomeno, attribuendolo al rammodernamento alquanto violento — +lodevole, secondo gli uni, riprovevolissimo, a giudizio di altri — che +io ne avrei fatto. Ma è questa una curiosa illusione che non ha potuto +divulgarsi, anche tra gli storici, se non perchè rarissime sono ormai +le persone che leggono a fondo gli antichi scrittori. Quanti conoscono +la letteratura latina sanno che io non ho per nulla rammodernata +la storia romana; anzi sono ritornato all’antico, ripigliando il +punto di vista da cui Tito Livio aveva prese le mosse e che non gli +appartiene in proprio, perchè è comune a tanti altri antichi scrittori; +ripigliandolo e depurandolo dalle preoccupazioni morali e politiche +contemporanee e sforzandomi di corroborarlo con l’esperienza più +matura di una civiltà più vecchia di venti secoli. Quella mia storia +di Roma, che fu giudicata così rivoluzionaria, è già tutta in seme +nella breve prefazione che Tito Livio premise alla sua grande opera, +per lamentare la semplicità e purezza degli antichi costumi guasti +dalla corruzione che a poco a poco invase Roma. A chi studi a fondo +quella dottrina della “corruzione„ che occupò — e inquietò — per così +lungo tempo lo spirito Romano, è facile riconoscere nei tre vizi suoi +capitali, l’_avaritia_, l’_ambitio_, la _luxuria_, quel crescere dei +bisogni e delle ambizioni, universale e progressivo di generazione in +generazione, che obbliga noi tutti al principio del ventesimo secolo +a lavorar così affannosamente. L’_avaritia_ è la smania del guadagno +continuo, peccato universale, oggi, di tutti gli uomini in tutti gli +ordini sociali; l’_ambitio_ è ciò che noi chiamiamo l’arrivismo, la +irrefrenabile spinta di tutti a salire in luogo più alto di quello in +cui ciascuno è nato; la _luxuria_, quel desiderio di accrescere comodi +lussi e piaceri, di cui l’Europa e l’America sono oggi addirittura +frenetiche. Ma intesa così la dottrina della corruzione, tutta la +storia di Roma, anche i suoi secoli più pieni di rivoluzioni, di +guerre, di conquiste, quella immensa storia che da tanti secoli sta +innanzi alla civiltà nostra come un prodigio, si riconduce facilmente, +come ad una delle sue più profonde e possenti forze motrici, ad un +fenomeno che ciascuno di noi può intendere facilmente, perchè tutti ci +viviamo in mezzo, in questo stesso momento: onde non solo poteva il +secolo dell’elettricità e del vapore, ponendo l’occhio alla specola +preparata venti secoli addietro e non per osservatori così moderni, +da Sallustio e da Livio, ficcar lo sguardo attraverso questa confusa +e terribile storia vedendone il fondo; ma anche specchiarsi in quella +e ritrovarcisi. Ritrovò il nostro secolo in quella storia, qua e là, +sparsi a caso, dei piccoli frammenti di sè: come alcune delle lotte in +cui contendono oggi i partiti della Francia; come certi oroscopi che in +Inghilterra si vanno traendo sull’avvenire dell’impero o sulle sorti +della infiacchita aristocrazia; come il conflitto tra la tradizione +puritana e la torbida civiltà del denaro che ferve in America; come +pure perfino certi personaggi, almeno se non abbia troppo abusato +del suo sottile ingegno quell’anonimo scrittore che, traducendo in +spagnolo tanti brani della storia di Augusto e mettendo il nome del +generale Roca nel luogo di quello del primo _princeps_ dell’impero, +compose a guisa di mosaico romano un curioso ritratto dell’antico +presidente argentino. Ma ritrovò anche e sopratutto il nostro secolo +in quella antica storia, la legge suprema del destino che gli sta +sopra, quella implacabile e misteriosa ironia della vita che annulla +nel loro supremo trionfo tutti i grandi moti dell’umanità; la tragica +delusione di tutte le generazioni che hanno la fortuna o la disgrazia +di avvicinarsi al culmine di una storia, nel momento in cui presentono +che meglio lo sforzo riesce e più inutile diventa. Come Roma si +annientò nella conquista, perdendo le sue virtù militari e politiche e +quasi l’essenza di sè medesima, così la civiltà nostra, fatta potente +a produrre prodigiose ricchezze da una secolare ed elaborata cultura, +distrugge ora a poco a poco questa cultura, seppellendone le parti più +nobili — arte, letteratura, filosofia, religione e politica — sotto +l’alluvione delle nuove ricchezze frettolosamente prodotte, altrettanto +copiose quanto scadenti e caduche; deliberatamente sciupando o minando +sordamente in tutte le cose a vantaggio della quantità, conoscibile +con la grossolana ragione del numero, la qualità, che è sempre misura +di eccellenza indefinibile, eternamente disputabile e perciò eterna +cagione di guerra nel tempo stesso che sola fonte di vera grandezza. +Ritrovò infine il secolo nostro, in quella antica storia, il sottile +tormento, che questa contradizione fondamentale mette in tutti i +periodi storici che ascendono rapidi verso il culmine. Come Roma +soffrì di snaturarsi nella vittoria e si credè rovinata alla vigilia +dell’apogeo, impotente e disfatta nei tempi della maggiore potenza, +così noi ci sentiamo in bisogno a mano a mano che le ricchezze crescono +intorno a noi; e a furia di voler farci comoda, facile ed agiata la +vita, la graviamo di intollerabili complicazioni, responsabilità e +doveri; a furia di voler risparmiare tempo e lavoro, ci riduciamo, +tra le infinite faccende che ci ingombrano la mente, a non aver più il +tempo di ricordarci di noi medesimi e di essere uomini.... + + + + +III. + + +Sottile tormento, dunque, con cui l’uomo espia forse il peccato +d’orgoglio, comune a tutte le civiltà, di credere che egli possa, +ad ogni generazione o quasi, essere a sè medesimo artefice di un +destino nuovo, unico, più grande e più bello; e che l’uomo moderno, +costretto a subirlo nel presente, ritrova idealizzato dalla lontananza +del tempo nell’antica storia di Roma. Facile cosa è dunque capire +in che consista quel privilegio della storia di Roma a cui allusi in +principio, aggiungendo essere comune interesse di tutti i figli di Roma +non lasciarlo prescrivere. Degli studi classici, e quindi anche degli +studi romani, si è fatto a poco a poco l’opposto di quello spirito +pratico e positivo, che sarebbe una delle più eccelse virtù dei nostri +felicissimi tempi: ma con che fondamento di ragione, lo intende subito +chi si ponga una sola domanda, questa: se sia possibile immaginare che +i progressi delle arti meccaniche e delle scienze chimiche avranno un +giorno la virtù di render superflui nel mondo gli statisti, i pubblici +amministratori, i diplomatici, i giuristi, gli uomini di guerra, gli +educatori, gli artisti, i letterati, i filosofi, i ministri di credenze +religiose. La risposta è implicata nella domanda; poichè è evidente che +agli uomini, in qualunque civiltà, non basta dominar la natura, occorre +anche saper agire sugli spiriti dei propri simili: ma rispondendo a +questa domanda il disputato problema degli studi classici è, almeno +nel suo fondo, già risoluto. Non le scienze fisiche e naturali, ma +solo la letteratura, la storia e la filosofia possono essere scuola, +preparazione, disciplina di quella parte di ogni consorzio civile, il +cui ufficio è di agire, non sulla materia del mondo fisico, ma sugli +spiriti dei propri simili; non di sfruttare le forze della natura, ma +di regolare i rapporti degli uomini tra di loro. Non è quindi possibile +imaginare la civiltà nostra orbata della sua cultura letteraria, +storica e filosofica, come non è possibile imaginare un essere con un +organo vitale amputato: poichè infine è indubitato — mi pare — che +chi indaghi a fondo non troverà altra sostanziale differenza tra lo +stato di civiltà e la barbarie, tra l’impero di Traiano e il regno +dei Longobardi, tra le nazioni dell’Europa contemporanea e quei rozzi +potentati che dominavano ancora tanta parte dell’Africa prima della +conquista europea, se non questa: che in civiltà gli uomini i quali +governano, amministrano e giudicano, regolano cioè i rapporti degli +uomini tra di loro, sono provvisti di una alta cultura filosofica +e letteraria; in paesi e in tempi barbari compiono invece l’ufficio +loro conformandosi a antiche tradizioni, seguendo semplici dettami +di religioni ancora rozze, e per il resto supplendo o con il rude +ingegno naturale o con il furore delle passioni. Ma se si ammettono +queste cose — e non vedo come si potrebbe ricusare di ammetterle — +si riconosce anche che Roma sarà parte essenziale, in avvenire come +in passato, di questa alta cultura, se proprio noi, figli suoi, non +ci ostineremo a voler radere al suolo gli ultimi avanzi della sua +grande storia, per un malinteso spirito di falsa modernità o, peggio +ancora, per gli irosi dispetti di un malsano esotismo. Completa e +sintetica, la storia di Roma è come una nitida miniatura o un lucido +schema della storia universale, facilmente rammodernabile in tutte +le età, comoda a studiarsi, vasta, ma non così che ecceda le forze +comprensive dello spirito umano: e perciò nella cultura dei popoli +moderni essa può servire come coronamento necessario e universale +della educazione, naturalmente incominciata in ogni nazione con la +letteratura e la storia patria, se noi non ci lasceremo scoraggiare +dalla transitoria decadenza di questa tradizione intellettuale; se +anzi trarremo forza a rinnovarla da quei fenomeni stessi, che sembrano +a molti recidere i rami alla speranza del futuro. Appunto perchè il +secolo nostro è profondamente materialista; appunto perchè, pur avendo +una civiltà comune, si va dividendo e suddividendo in tanti popoli e +lingue e culture diverse, esso avrà più che gli altri secoli bisogno +di una cultura comune, nella quale almeno le parti superiori della +società, in ogni nazione, possano effettuar tra di loro una più intima +trasfusione spirituale che nella passeggera promiscuità dei grandi +alberghi sontuosi, nei frettolosi incontri dei Congressi o nella furia +comune di volare sulle strade del mondo in automobile. Il principio +nazionale è troppo profondamente radicato nella civiltà nostra, perchè +il mondo moderno possa mutarsi, almeno in un avvenire prossimo, nella +sognata Cosmopoli; ma non può e non deve nemmeno diventare una torre +di Babele, in cui le lingue si confondano; e perciò ha bisogno, quasi +direi, di una comune lingua ideale, di elementi universali di cultura, +che siano come nessi e congiunture tra le diverse nazioni dell’Europa +e dell’America. Dove li troveremo noi, questi elementi universali, +ora che la religione ha perduta tanta parte della sua antica potenza +sulla cultura? Roma antica può ancora prestarne parecchi; come lo +prova il fatto che la storia di Roma è, con la storia della Francia +nel secolo XVIII e della Rivoluzione francese, la sola storia veramente +universale, che tutti leggono oggi. + +È d’uopo allora spendere molte parole per dimostrare che tutti i +figli di Roma, che noi italiani sopra tutti abbiamo interesse a +non lasciar prescrivere questo privilegio? Sinchè la storia, la +letteratura, il diritto di Roma saranno parte necessaria dell’alta +cultura dell’Europa e dell’America, noi figli di Roma godremo come di +un maggiorasco intellettuale nel mondo: noi potremo mantener tutti +i popoli dei due continenti tributari in qualche parte alla nostra +cultura; noi protrarremo per secoli ancora, idealmente, l’impero di +Roma, caduto sulla terra. Non ignoro che il secolo nostro vagheggia di +solito imperi più solidi che questi dominii dell’invisibile, i quali +non si possono nè misurare nè spartire, nè permutare; ma se nella +civiltà moderna l’alta Cultura non è destinata a diventar l’umile +ancella della Finanza e dell’Industria, anche questo invisibile e +intangibile impero non potrà mai essere abbandonato dal popolo che lo +ereditò dai suoi padri, senza danno e senza vergogna; tanto più — ed +è considerazione che i pratici tempi moderni dovrebbero intendere — +tanto più che a conservarlo non occorre vigore di armi o di denaro, +non combinati sforzi di moltitudini, di istituzioni, di partiti, non +audacie che balzino a piè giunti nell’ignoto. Basterebbe rivivesse, +così nello stato come nelle classi intellettuali, profondo, sincero, +disinteressato il senso della grande tradizione intellettuale latina, +in luogo di quell’irrequieto, capriccioso e discorde esotismo che da +mezzo secolo domina. La storia di Roma può compiere un ufficio unico +nella cultura europeo-americana perchè è una completa unità: ma se +questa unità è sciolta nelle parti e particelle che la compongono, in +che cosa queste parti e particelle differiranno e come si potranno +distinguere da quelle che compongono tante altre storie di altri +popoli, più frammentarie ed unilaterali che la storia di Roma? In +sè e per sè, una iscrizione latina val quanto una greca o fenicia, +un rudere romano quanto un avanzo micenéo: anzi forse valgono meno, +perchè di resti romani c’è abbondanza e il ritrovarli è facile cosa, +relativamente. Unico invece, nella storia di Roma, è il disegno in +cui questi frammenti si possono ricomporre. C’è dunque un criterio +sicuro per giudicare gli studi dell’antichità romana e le loro +tendenze; ed è questo: l’analisi, quando non è immediata preparazione +della sintesi, non è solo, nella storia romana, come in ogni altra +storia, un metodo indebitamente trasportato dalle scienze naturali +a fenomeni che non lo comportano, ma nella storia romana è anche un +vandalismo e un sacrilegio; è la distruzione di Roma continuata sugli +ultimi avanzi spirituali del suo vasto impero. Chi difatti ricerchi +la cagione intellettuale ed intima — astrazion fatta, quindi, dalle +cause esteriori e sociali che pur sono molte e gravi — della rovina +onde sono oggi afflitti gli studi classici e che tanto ha nuociuto +nella metà del secolo XIX al prestigio di Roma nel mondo, la troverà +nell’abuso dell’analisi, diventata fine a sè stessa, così negli studi +letterari come in quelli storici. Per ragioni che sarebbe troppo +lungo qui d’indagare, i nuovi studi dell’antichità che nacquero — e +fortunatamente non in Italia — tra il settecento e l’ottocento dalla +dissoluzione del vecchio umanesimo, sempre più si sciolsero dall’arte e +dalla filosofia, nella cui famiglia pure la storia aveva sempre vissuto +in tutti i secoli più splendidi della nostra civiltà; e alla fine si +gettarono del tutto in grembo alla scienza o piuttosto credettero di +gettarsi, perchè in verità non strinsero che un’ombra. Gli effetti di +questo errore sono ormai palesi. Nelle scuole, l’analisi ad oltranza +ha assestato il colpo di grazia al latino, semivivo ancora sino ad +un secolo fa, mettendo in luogo dell’antico insegnamento umanistico, +una arida analisi filologica, che ha fatto gettar con disgusto i più +bei libri di Roma alle nuove generazioni. Nella storia, scomponendo i +fenomeni arbitrariamente, ha confusi in modo singolare così i criterii +per impostare, come quelli per risolvere i problemi storici; ha creato +dei problemi chimerici e non ha veduti i veri; e per voler sapere +troppo e con troppa precisione, non di rado ha oscurato anche ciò che +era chiaro, se pur lacunoso; infine obbligando la storia a ripudiar +l’arte, l’ha appartata dal consorzio delle classi colte, essa che era +stata in tutti i tempi gloriosi della civiltà nostra, da Tucidide a +Polibio, a Tito Livio, a Francesco Guicciardini, uno dei più potenti +stimoli intellettuali di tutte le aristocrazie veramente degne di +governare. + + + + +IV. + + +Per questa ragione, commemorando tre mesi sono in Torino Cesare +Lombroso, io dicevo di riconoscerlo come il primo tra i miei maestri, +perchè egli solo, tra i viventi, mi aveva insegnato con l’esempio a +ricomporre una unità viva da morti e dispersi frammenti. Per questa +ragione pure penso che ogni uomo di alta cultura, cui sta a cuore il +prestigio intellettuale dell’Italia nel mondo, dovrebbe sforzarsi di +trarre fuori gli studi romani dai chiostri silenziosi della erudizione +e di riportarli in mezzo alla vita, alle passioni, agli interessi +e ai conflitti del mondo. No: Roma antica non deve viver soltanto +nelle piccole congreghe degli eruditi e degli archeologi: deve viver +nell’anima delle nuove generazioni, irradiare la sua luce immortale +sui mondi che sorgono dalle profondità dei tempi moderni; perchè il +dì in cui la storia di Roma e i suoi monumenti non fossero più che un +morto materiale di erudizione da riporre e catalogar nei musei, accanto +ai mattoni del palazzo di Korsabad, alle statue dei re Assiri o agli +avanzi micenei, l’impero romano, che oggi non è ancora interamente +morto, raggiungerebbe negli Elisi della storia le ombre dell’impero +babilonese, egiziano o carolingio, e la civiltà latina soggiacerebbe +nel mondo ad una nuova catastrofe. Non mostriamoci indegni della +singolare fortuna storica, che abbiamo ereditata dai nostri antenati; +intendiamo a fondo quello che c’è di singolare, anzi unico in questa +sopravvivenza ideale di un impero caduto da tanti secoli, che sparito +dal giuoco degli interessi mondani, resta ancora nel sistema delle +forze spirituali che animano il mondo moderno: non ascoltiamo chi +afferma che ormai i sacri avanzi di Roma antica non possono servire più +che come appoggio o pedana per gli aereoplani, maestosamente volanti +sui silenzi della campagna romana; sopratutto studiamoci, noi che da +quarant’anni trasportiamo entro la vetusta cerchia delle mura aureliane +gli strumenti e le idee e gli interessi di una civiltà recentissima, +di non meritare dalla Chiesa il rimprovero di aver distrutto — barbari +nuovi — quel che restava dell’impero di Roma, da essa rinnovato +e continuato con così varia fortuna dopo la tremenda catastrofe +dell’impero d’Occidente. La tradizione romana potrà ancora fiorire, +ramo vivo non ostante la antichità, sul tronco della nostra civiltà, +purchè non ci ostiniamo proprio noi a reciderlo; purchè ci sforziamo di +mantenere agli studi romani quel valore universale, che solo può farne +alcunchè di essenziale nella cultura moderna. Le altre storie possono +invecchiare: occorre invece, appunto perchè essa serve ad educare +le nuove generazioni, rinnovare continuamente la storia romana, non +solo incorporandoci i fatti nuovi scoperti dalla erudizione e dalla +archeologia, non solo infondendoci un più largo spirito filosofico, e +trasportandovi la maturata esperienza del mondo, che impara non solo +studiando, ma anche vivendo; ma sopratutto sforzandoci di mantenerle +e di accrescerle quella che è la qualità più preziosa di una storia +destinata ad essere letta e studiata da tutti: la umana chiarezza. E +se questo è il dovere di quanti figli devoti Roma ha ancora nel mondo, +io credo di non poter terminare questo discorso tenuto nel giorno +che ricorda la fondazione di Roma, meglio che compiendo un atto, il +quale sarà come una simbolica espiazione ai Mani, crudelmente offesi +nel secolo XIX, di un uomo cui l’Urbe deve pure qualche gratitudine, +poichè gli deve l’aver esistito: risuscitando Romolo. In una mistica +penombra — tutti lo sanno — sta ravvolto il natale di Roma. Come +ebbe principio la favolosa grandezza di questa fortunata città? In +tutti i secoli gli uomini avrebbero voluto squarciare quella mistica +penombra; e sapere. Ma per secoli e secoli gli uomini erano stati paghi +di ripetere una poetica, sebbene alquanto farraginosa leggenda, in +cui miracoli e prodigi attorniavano la culla dell’Urbe. Generazioni +e generazioni avevano imprecato allo scellerato Amulio, compianti +l’infelice Numitore e la sventurata Rea Silvia; avevano amato il buon +Faustolo, fantasticato sull’ombra del Fico Ruminale, accarezzata in +pensiero la buona lupa materna e salutato l’amabile picchio, disceso a +nutrire e ricoprir delle ali i fatali gemelli.... Che questo racconto +fosse uno spesso tessuto di favole, l’avevano capito anche gli antichi; +ma pur non l’avevano tôcco, per una specie di religioso rispetto +dell’antico, e per non saper raccontare nulla che fosse più chiaro +e preciso. Tante volte l’uomo deve rassegnarsi a ignorare! Ma ecco +arriva il terribile secolo XIX, che, lui, vuol tutto sapere e crede di +tutto poter conoscere; e prende quel tessuto di favole con le sue dure +mani di macchinista, lo lacera, lo sfilaccia, credendo di ritrovare +nei fili che lo compongono il vero; e tanto rompe e scompone, che non +si ritrova più tra le mani che una matassa di morta stoppa. La antica +favola sfumò con tutti i suoi personaggi; non solo il picchio rivolò in +cielo e la lupa si rinselvò, ma anche Romolo, il venerato e divinizzato +fondatore della città, non fu più che un nome; e in luogo della +leggenda rimase un tenebroso vuoto, invano tormentato da ingegnosi +storici con le lunghe pertiche delle ipotesi, per trovare in quello +qualche brandello di verità! Eppure se Roma ha esistito, deve pure aver +avuto un principio narrabile con umana chiarezza.... Non c’è proprio, +nell’antica leggenda, neppure un barlume di questo intelligibil +chiarore? Spremendo fuori dalle favole antiche, che si raccontarono +sulla fondazione della città, il poetico che le ravvolge e le infiltra, +una notizia mi pare che resti, solida e sicura abbastanza per quanto +minuscola, e che, presa per vera, illumina la antichissima storia della +città: e cioè che, come dice Dionigi, Roma fu una colonia di Alba, in +cui sfollò dal monte al piano una parte della popolazione della vecchia +città. Roma dunque non fu una città cresciuta a poco a poco, per favore +di circostanze, da un piccolo villaggio; Roma fu una città fondata di +getto, per un atto di volontà personale, secondo un disegno studiato, +in un luogo scelto appositamente; dotata quindi sin dal principio +di istituzioni religiose, militari e politiche già mature, perchè in +parte provate da lunga esperienza in una città più antica e in parte +forse anche modificate ad arte per adattarle ai nuovi bisogni. Fu +insomma una città che nacque adulta, come certe città — permettetemi +il paragone forse troppo moderno — che ora si fondano in America: +fu, alle sue origini, una città nuova apparsa in un mondo tutto più +antico di lei: il che ci spiega e la meravigliosa sua posizione nel +Lazio, tra il mare, il monte e il fiume; e la numerazione ufficiale +degli anni suoi dalla fondazione, che gli antichi ne fecero; e quel +suo subitaneo risoluto entrar nella storia; e il rapido crescere.... +Ma se la città fu fondata in questa guisa, è necessità che abbia +avuto uno o più fondatori; i quali scelsero il luogo, studiarono gli +ordinamenti e tutto acconciamente disposero; anzi la felicissima scelta +del luogo come i savi ordinamenti ci inducono a pensare che questo +capo fosse uomo grande davvero.... E poichè a fondare Roma un fondatore +era necessario, che ragione abbiamo noi di negare che fosse quel Romo +o quel Romolo di cui parlano le antiche tradizioni? Già di molti e +gravi delitti reo in cospetto della critica moderna, io mi confesso +anche colpevole di credere che quel poco di preciso e di vero che +noi sappiamo sull’origine di Roma è contenuto ancora, tutto o quasi, +nell’antica tradizione: e che — anno più, anno meno — verso la metà +dell’ottavo secolo avanti Cristo un principe della famiglia regnante in +Alba, per ragioni che a mala pena si intravedono nella leggenda, venne +tra queste colline, fondò sul Palatino una piccola città, e la lanciò +nell’eternità. + + + + +V. + + +La lanciò nell’eternità, perchè a Roma si può ancora attribuire la +gloria di eterna, senza cadere nelle pompose iperboli di una retorica +di decadenza, quando si intenda che ciò che ha fatta completa la storia +di Roma è lo sforzo sintetico, il diuturno travaglio per equilibrare +tutte le parti, che compongono una civiltà, in una unità armoniosa +e proporzionata: onde la sua letteratura, il suo diritto, la sua +storia saranno un eterno modello vagheggiato dai popoli che tendono +a creare una civiltà sintetica, piena di semplicità, di chiarezza, +di ordine e di bellezza. Documento massimo, nei tempi moderni, la +nazione che ha creata la storia indubitatamente più grande e ricca +degli ultimi due secoli: la Francia che, imbevuta profondamente di +spirito classico, riuscì, sola tra le nazioni di Europa, sebbene +come Roma antica a prezzo di formidabili crisi, a creare una storia e +una civiltà complete, in cui, come nella storia di Roma, si ritrova +tutto, sebbene in un circolo più ristretto di tempo: l’industria e +l’agricoltura, la finanza e la guerra, l’aristocrazia e la democrazia, +la monarchia e la repubblica, la letteratura e la guerra, l’arte e il +diritto, la filosofia e la religione, la rivoluzione e la tradizione, +i raffinamenti dell’alta cultura e gli organi rudi dell’azione, +tutti gli interessi mondani e tutte le aspirazioni ideali dello +spirito; e non solo si ritrovano tutti gli elementi che compongono +una civiltà, ma ognuno fa nella misura del possibile, equilibrio +all’opposto, e tutti agiscono l’uno sull’altro, cosicchè ognuno +si ritrova negli altri: la letteratura nel movimento politico e il +movimento politico nella letteratura, l’ideologia negli interessi +mondani e questi nell’ideologia; il raffinamento dell’alta cultura +nella religione e nella politica, come la politica e la religione in +tutte le manifestazioni dell’alta cultura: e via dicendo. Senonchè +intesa in questo senso l’eternità di Roma è una conquista sul tempo +che deve essere di continuo ricominciata; perchè se ogni civiltà, +nel suo massimo fiore, è una sintesi di forze opposte, queste +sintesi sono preparate da lunghi periodi di interne sproporzioni e +dissociazioni, in cui si perde il senso dell’unità della vita e non +si capiscono e non ammirano più che i singoli fenomeni della storia. +Ora noi indubitatamente viviamo in tempi in cui il mondo si va sempre +più disquilibrando nella sua massa troppo cresciuta. Noi viviamo +in mezzo all’estrema demolizione della società creata tra le rovine +del mondo antico dal Cristianesimo: sul finire di quella demolizione +cui l’Umanesimo e la Riforma diedero principio, che la Scienza e la +Filosofia del diciassettesimo e diciottesimo secolo continuarono, che +la Rivoluzione francese accelerò di tutto il suo formidabile impeto e +che nel secolo nostro vanno compiendo con una furia frenetica la nuova +industria e il nuovo commercio, l’universale smania di far quattrini +e i progressi dall’America. Ma da questo immenso rivolgimento della +storia in mezzo a cui viviamo, da questa estrema dissoluzione di un +ordine di cose così antico e venerabile pullulano in ogni parte del +mondo mostruose creature: stati per metà barbari e per metà corrosi dai +vizi delle civiltà più decrepite; città enormi ed informi; eserciti +che crescono smisuratamente in mezzo alla più rapida decadenza dello +spirito militare che forse mai si sia vista; ricchezze favolose che si +accumulano senz’altro scopo che di crescere; industrie gigantesche, ma +che non hanno più intorno a loro il natural sostegno dell’agricoltura; +immense agricolture, cui manca il compimento naturale dell’industria; +filosofie avulse dalla pratica e morenti di asfissia in un’aria troppo +rarefatta di pure preoccupazioni intellettuali; scienze che si tuffano +così dentro nella pratica da restarne soffocate; arti e letterature che +vogliono esser principio a sè medesime, venir al mondo senza genitori e +antenati. + +Non è quindi da meravigliarsi se, in questo mondo così squilibrato, le +nazioni che hanno potuto fare una sintesi romana delle diverse parti di +sè medesime, debbano sempre più faticare per mantenerla; e se tutto il +mondo latino — l’Italia compresa, anzi purtroppo sopratutto l’Italia +— vada perdendo fiducia nella sua grande tradizione intellettuale, +e inclinando troppo a veder nel disordine la forza, nella oscurità +farraginosa la profondità, nella stravaganza inconcludente +l’originalità, nella massa delle ricchezze materiali la prova della +eccellenza civile. Non è forse da far meraviglie; ma è certo da +rammaricare profondamente: perchè se il mondo, smisuratamente crescendo +e complicandosi da un secolo, sembra sfuggire alla forza sintetica del +genio latino, prorompendo in un orgiastico delirio di energie enormi, +tanto più noi, figli di Roma, dovremmo voler riuscire nella mirabile e +davvero titanica impresa di sottoporre al genio armonico della nostra +stirpe questo caos grandioso ed orrendo. Se ogni civiltà è una sintesi +di forze opposte, anche la scomposta civiltà moderna dovrà equilibrarsi +un giorno in una più bella e più savia armonia; onde sarebbe colpa +che l’avvenire non perdonerebbe alla nostra generazione e a quelle che +nasceranno dalla nostra, lasciar perire, per un malsano esotismo, una +secolare tradizione civile e intellettuale, proprio oggi che, rinnovata +secondo lo spirito dei tempi, più necessaria al mondo potrebbe +diventarne la virtù equilibrante: quella tradizione che si riassume +nelle due sillabe di “Roma„ tanto ripetute da ventisette secoli e +con così diversi sentimenti, ma al cui suono io ho ancor potuto al +principio del secolo ventesimo — e sarà questo il grande orgoglio e +la grande gioia della mia vita — sentir fremere di ammirazione e di +riconoscenza due continenti.... + + + + + OPERE DI GUGLIELMO FERRERO: + + Grandezza e Decadenza di Roma. + + Vol. I: _La Conquista dell’Impero_ L. 5 — + Vol. II: _Giulio Cesare_ 5 — + Vol. III: _Da Cesare ad Augusto_ 5 — + Vol. IV: _La repubblica di Augusto_ 3 50 + Vol. V: _Augusto e il Grande Impero_ 3 50 + + _In memoria di Cesare Lombroso_ (1910). Con + ritratto. 2 — + Conferenza, con due ignorati scritti giovanili + di Lombroso. + + GUGLIELMO FERRERO E SCIPIO SIGHELE: + + _Cronache criminali italiane_ 4 — + _I briganti_: Ultime gesta della banda Maurina. + Autobiografia di Giovanni Botindari. Il + brigantaggio in Sardegna. — _I delinquenti + politici_: Una società segreta nel 1904. Alle + porte del domicilio coatto. — _I delinquenti + comuni_: I funerali di un “guappo„. Il delitto + di un mistico. Averardo Bracciotti. L’assassinio + di Giuseppe Bandi. Gennaro Volpe. — _Appendice_: + Il mistero di Vico Equense (processo Nayve). + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78636 *** diff --git a/78636-h/78636-h.htm b/78636-h/78636-h.htm new file mode 100644 index 0000000..69844a4 --- /dev/null +++ b/78636-h/78636-h.htm @@ -0,0 +1,1793 @@ +<!DOCTYPE html> +<html lang="it"> +<head> + <meta charset="UTF-8"> + <meta name="viewport" content="width=device-width, initial-scale=1"> + <title>Roma nella cultura moderna | Project Gutenberg</title> + <link rel="icon" href="images/cover.jpg" type="image/x-cover"> + <style> +body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} + +p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} +.center {text-align: center; text-indent: 0;} + +div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} +div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} +div.titlepage p {text-align: inherit;} +div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;} +div.verso p {text-align: inherit;} +div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} + +div.opere {margin: 2em 10%; page-break-before: always; font-size: 95%;} + +h1,h2 {text-align: center; font-style: normal; +font-weight: normal; line-height: 1.5;} +h1 {font-size: 150%;} +h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} + +span.smaller {display: block; font-size: 80%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} + +hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} +hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;} +hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} +.x-ebookmaker hr.silver {display: none;} + +.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} + +.pad4 {margin-top: 4em;} +.pad2 {margin-top: 2em;} +.pad1 {margin-top: 1em;} + +.small {font-size: 85%;} +.large {font-size: 115%;} +.x-large {font-size: 130%;} +.main-t {font-size: 200%;} +.smcap {font-variant: small-caps;} + +table {margin: auto; border-collapse: collapse;} + +.gener {max-width: 90%; line-height: 1em; margin-top: 1em; font-size: 95%;} +.gener td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em; padding-right: 0.5em;} +.gener td.num {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;} +.gener td.center {text-align: center; text-indent: 0;} + +.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; + margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} +.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} +.tnote p {padding: 0 1em;} + +.poem {text-align: left; font-size: 95%; margin: 1em 10%;} +.stanza {margin: 1em auto;} +.poem p.i01 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;} +</style> +</head> + +<body> +<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78636 ***</div> + + +<div class="booktitle"> +<h1> +ROMA +<span class="smaller">nella cultura moderna.</span> +</h1> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="titlepage"> +<p class="main-t"> +ROMA<br> +<span class="small">nella cultura moderna</span> +</p> + +<p class="pad2"> +Discorso tenuto in Campidoglio da +</p> + +<p class="pad1 x-large"> +GUGLIELMO FERRERO +</p> + +<p class="pad1"> +il 21 aprile 1910, commemorando il Municipio +il Natale di Roma. +</p> + +<p class="pad4"> +<span class="large">MILANO</span><br> +<span class="smcap">Fratelli Treves, Editori</span><br> +<span class="small">1910.</span> +</p> +</div> + +<div class="verso"> +<hr class="mid"> +<p> +<span class="smcap">Proprietà letteraria.</span> +</p> + +<p> +<i>I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per +tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l’Olanda.</i> +</p> + +<p> +Copyright by Fratelli Treves, 1910. +</p> + +<p> +Milano. — Tip. Treves. +</p> +<hr class="mid"> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> +</p> + +<h2>I.</h2> +</div> + +<p> +Salendo oggi, per il cortese invito +del primo Magistrato della Città, +questo sacro colle, a parlare di Roma +nella coltura moderna, io mi sento +come chi ritorna, festosamente accolto +da una folla amica, da un +lungo viaggio e lontano, al luogo +donde molti anni innanzi prese le +mosse, solo o quasi. Quante memorie +risalgono con volo leggero, in questo +momento, dagli anni ormai già lontani, +in cui mi risolvei definitivamente +<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span> +a rischiare le fortune tutte +della mia esistenza nell’impresa di +scrivere una nuova storia di Roma! +ma nessuna forse più dolce che la +memoria delle ansie, delle incertezze, +dei dubbi, che al momento di partire +si affollarono sulla strada per trattenermi. +“Perchè scrivere una nuova +storia di Roma? Era da presumere +che queste moderne età, le quali si +precipitano nel futuro con tanta furia, +troverebbero il tempo di volgere il +capo, anche per un momento, a +mezzo della corsa sfrenata, per rimirare +un passato così lontano? e poi, +era giunto davvero il tempo di scriverla, +questa nuova storia di Roma? +Non era forse la storia entrata nella +<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> +sua fase scientifica; e non era quindi +tenuta a preparare le nuove sintesi +con lunga e minuta analisi?„ +</p> + +<p> +Io vi confesso che, quando presi +le mosse, non ero in grado di risolvere +con precisione e sicurezza +questi dubbi; il che sarebbe grave, +se davvero la storia fosse una pura +scienza, come alcuni pretendono, con +metodi rigorosamente controllabili e +obbligatori. Per fortuna la storia è, +o almeno può essere, qualche cosa +di più che una scienza: un’arte capace +di agire in modi diversi sugli +spiriti degli uomini, sulle loro tendenze +e disposizioni; una forma di +azione, quindi; e l’azione, quando +abbia in sè una ragione, ne acquista +<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> +sempre coscienza, effettuandosi. Solo +operando l’uomo spesso intende a +pieno la ragione del proprio operare. +Così accadde a me di trovare +la risposta a quelle tormentose domande +lungo le strade del mondo; +e nessun modo migliore potrebbe +esserci, almeno per me, di festeggiare +questa specie di simbolico ritorno +a Roma dal viaggio intrapreso +per celebrare la gloria di Roma, che +di portare a voi dal mondo in tanti +sensi percorso questa risposta, la quale +involge in sè uno dei più disputati +problemi della coltura moderna. No: +la storia di Roma è inesauribile; e +non sarà mai abbastanza riscritta, +specialmente dai popoli che di Roma +<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> +sono figli e dall’Italia che ne è la figlia +primogenita, perchè è una storia privilegiata, +e perchè noi siamo tutti interessati +a non lasciarne prescrivere il +privilegio; ed è storia privilegiata perchè +è completa e sintetica; perchè chi +con uno sguardo abbraccia i secoli che +vanno dal principio delle guerre puniche +sino al definitivo distacco dell’Oriente +e dell’Occidente, può osservare, +come disteso sopra l’immenso panorama +di due grandiose dissoluzioni sociali +e di una grandiosa ricomposizione, +che si intermette tra quelle, +quasi direi la trama della storia universale. +</p> + +<p> +Come infatti incomincia la grande +storia di Roma? Non dal caos, come +<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> +la biblica storia del mondo, ma dall’ordine: +nella pace interna, cioè, +nella disciplina politica, nell’equilibrato +assetto delle fortune pur nell’universale +povertà campagnuola, +mantenuti in Italia, tra le plebi rurali, +le classi medie, gli avanzi delle +nobiltà locali e nelle singole città +ancor memori delle origini proprie, +con le leggi, con la religione, con +la munificenza, con il prestigio semi +divino delle vittorie e la reputazione +di sapienza, dalla piccola aristocrazia +ereditaria ma non esclusiva di Roma, +che ormai domina la penisola: aristocrazia +puritana e devota, avara +e rude, sollecita solo di avere nelle +mani gli strumenti più solidi della +<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> +dominazione: la proprietà fondiaria, +il diritto, la diplomazia, la religione, +lo stato e la milizia; indifferente o +diffidente di ogni altra cosa, della +filosofia come dell’arte, della cultura +greca come dei culti asiatici, del +lusso come del piacere; resoluta a +chiudersi, con tutte le genti italiche +ancor grossamente latinizzate che +la venerano come un Olimpo di +Semidei, nella religione antica, nelle +tradizioni avite, entro i confini dell’Italia +conquistata con così aspra +tenzone; e in quelli a disperatamente +resistere al destino che la sforza, +riluttante, all’impero del mondo. Ma +invano: poichè a cominciare dalla +seconda guerra punica l’equilibrato +<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> +assetto dell’antica società si altera, +sotto l’azione di due tra le più formidabili +forze rivoluzionarie che in +ogni tempo mutarono la faccia del +mondo: i nuovi bisogni e le nuove +idee. Ampliato l’impero di là dal +mare, cresciute le ricchezze, moltiplicati +i contatti con la raffinata civiltà +dell’Oriente ellenizzato, le nuove +generazioni crescono in tutti gli ordini +sociali avide di facili lucri, invogliate +di un più largo e piacevole +vivere, desiderose di maggior cultura, +più indocili. Molte antiche fortune +spariscono nella corrente della nuova +prodigalità e molte nuove fortune ne +emergono; l’aristocrazia o impoverisce +o si deprava, o si isola nel +<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> +disgustato rimpianto del buon tempo +antico o si getta all’esotismo; e infrangendosi +la sua concordia, la sua +unità, la sua forza, le fondamenta +stesse dello Stato si screpolano.... +L’antica disciplina vien meno, nella +religione, nella famiglia, nella repubblica; +l’ordine dei cavalieri, rafforzato +di recenti fortune, le classi +medie, agitate da nuove ambizioni e +inasprite dalla povertà, si rivoltano +contro la nobiltà, da tanti secoli venerata; +gli interessi, non più contenuti +dalla forza di una classe sicuramente +dominatrice, si azzuffano +ferocemente entro lo Stato, guastandolo +ancora di più; a poco a poco +l’oro corrompe tutto, e quello che +<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> +l’oro non vale a corrompere, lo guasta, +più funesto che l’oro, il sospetto, +il tetro pessimismo che avvelena gli +animi, cosicchè ogni cosa è, o sembra, +incurabilmente bacata; all’antica concordia +civile succede il furioso strazio +di fazioni e di cricche atrocemente +nemiche, di cui ciascuna rimprovera +alle altre i suoi stessi vizi; la cultura +greca entra e si diffonde facilmente +in questa società, già tanto scompaginata +dai debiti, dalle discordie, +dalla diffidenza, dall’indisciplina, ma +nel tempo stesso in cui raffina o +rafforza gli spiriti ne accresce il disordine; +ventate di furor rivoluzionario +passano ogni tanto su Roma +e l’Italia, sinchè, il male prendendo +<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> +forza con il tempo e dal suo stesso +infierire, la pia repubblica di Camillo +e di Fabrizio sembra, nel primo ventennio +dell’ultimo secolo avanti Cristo, +sfasciarsi nel fallimento, nell’anarchia, +nelle disfatte, nel folle furore delle +discordie e infine nella guerra civile. +Quante volte, in quel fatale ventennio, +anche gli animi più intrepidi +dovettero temere che su questo sacro +colle, nella valle del Foro dove noi +oggi cerchiamo con pietà filiale gli +avanzi di quelle età, passerebbe tra +poco e per sempre, come sui luoghi +dove era stata Cartagine, l’aratro +del colono, cancellando per sempre +dalla faccia della terra le ultime vestigia +della scellerata e insanguinata +<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> +città! Ma un terribile uomo, Silla, +salva l’impero, rifacendo un esercito +a furia di denaro e di legittimati saccheggi, +e con quell’esercito restaurando, +a furia di terrore, una grossolana +disciplina civile: e, lui sparito, +a poco a poco, a mano a mano che +i tesori di Mitridate, conquistati da +Lucullo, sono trasportati in Italia, si +riaccendono in Italia più intense la +febbre dei subiti guadagni, la smania +del lusso, l’ambizione delle grandi +conquiste e sembrano infondere un +nuovo vigore nel decrepito Stato. +Pompeo emula Lucullo, conquistando +la Siria; tutta la oligarchia +signora di Roma vuol arricchire nelle +provincie e presso i potentati stranieri; +<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> +coloro che non sono da tanto +da conquistare un impero, ricattano +gli stati e gli staterelli che tremano +innanzi all’ombra di Roma; le corti +dei reattoli dell’Oriente, come la +grande corte dei Tolomei ad Alessandria, +sono invase da cavalieri e +senatori famelici, che estorcono denaro +lusingando e minacciando, e +ritornano a spenderlo in Italia; dove +il lusso fa rapidi progressi, e con il +lusso i debiti, e con i debiti la coltura +ellenica e orientale; mentre tra +la torbida e incessante agitazione +dei tempi sorge e fa la sua strada +l’uomo fatale, Cesare, sino al momento +in cui valica le Alpi e si getta +nella Gallia, irta di foreste e di armi, +<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> +cercando gloria e tesori. Lo stato +cade in potere di consorterie predatrici, +ardite, energiche, senza scrupoli, +ma mobili come gli interessi a +cui servono e di cui si servono; e +queste consorterie, con i continui +volteggi e il dimenarsi irrequieto, +erodono nel vecchio stato quella +poca disciplina messaci a fatica da +Silla: dopo poco più che trenta anni +di una cotal pace interna alla meglio +tollerabile e laboriosamente mantenuta, +ricomincia una guerra civile, +anzi uno spaventoso uragano, che +spazza via prima gli avanzi della +costituzione di Silla, poi la dittatura +di Cesare, poi il Senato e gli ultimi +resti dell’aristocrazia romana, poi il +<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> +triumvirato rivoluzionario, diversi +stati grandi e piccoli ai confini dell’impero, +il regno dei Tolomei.... Che +cosa resta ancora in piè? Da ogni +parte le rovine fanno montagna; gli +uomini non capiscono se Roma è la +più grande o la più miserabile delle +nazioni; ad uno dei più luminosi +spiriti di Roma, maturato tra queste +vicissitudini, par di vedere in tutte +le cose, da ogni parte un precipitoso +rovinare del male nel peggio: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Aetas parentum peior avis tulit</i></p> +<p class="i01"><i>Nos nequiores, mox daturos</i></p> +<p class="i01"><i>Progeniem vitiosiorem.</i></p> +</div></div> + +<p> +Ed è invece l’ultimo passo verso +l’apogeo. Dopo questa prova suprema +la cultura greco-orientale, +<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> +che aveva disfatta l’antica società +italica, si converte in una forza di +ricomposizione sociale; e rifà a poco +a poco un equilibrio nuovo di interessi, +di idee, di aspirazioni, nella +situazione nuova creata nel Mediterraneo +dalla conquista romana. +Nella pace l’Occidente barbaro impara +da Roma a coltivar le terre, a +tagliare i boschi, a scavar le miniere, +a navigare i fiumi, a parlare e a scrivere +sia pur malamente il latino; si +incivilisce e compera i manufatti delle +antiche città dell’Oriente: a mano +a mano che i nuovi mercati dell’Occidente +si schiudono, l’Oriente riapre +le innumeri botteghe dei suoi industri +artigiani e i fondaci operosi dei suoi +<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> +mercanti, incamminando di nuovo +sulle vie del mondo ampliato dalla +spada di Roma i suoi antichi commerci. +Ringiovaniscono così le vecchie +civiltà dell’Oriente (l’Egitto, la +Siria, l’Asia Minore) di fronte e al +contatto delle giovani barbarie dell’Occidente; +nel mezzo sta l’Italia, +ben situata per dominare questo impero +circummediterraneo in cui il +nuovo Occidente fa equilibrio all’Oriente +carico di storia, e la nuova +Gallia mirabilmente sviluppata nel +secolo seguente alla conquista fa +contrappeso al vecchio Egitto riflorido; +per la prima, e pur troppo +per l’unica volta nella storia, il Mediterraneo +si apre come una tranquilla +<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> +piazza, vigilata dalla forza di +Roma, su cui guardano, si incontrano, +commerciano, senza più turbolenze, +l’Europa, l’Africa e l’Asia. +Sorgono da questa grassa e facile +pace, in tutte le parti dell’impero, +in Gallia come nell’Asia Minore, in +Spagna come nell’Africa settentrionale, +nuove prosperose classi medie +e nuove aristocrazie provinciali, — famiglie +arricchite di fresco che, alla +stregua dei tempi, non hanno spirito +militare e politico alcuno e sono avide +sopratutto di godersi una raffinata +civiltà cittadina; mentre in Roma +gli ultimi avanzi della aristocrazia +romana — politicante e bellicosa +per tradizione — si estinguono. Si +<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> +spegne così in tutto l’impero, sparendo +la classe che sola ancora lo +possedeva, lo spirito politico e militare; +e una famiglia, riluttante, nolente, +quasi impaurita dalla sua stessa fortuna, +è costretta ad assumere tutti +i privilegi e tutte le responsabilità +del potere supremo, per tanti secoli +divise tra tante famiglie. Non capirà +mai la storia di Roma, chi non intenda +che la famiglia Giulio-Claudia +fu costretta, nolente, ad assumere +ed esercitare un potere, che a poco +a poco divenne monarchico; così +come la nobiltà romana era stata +costretta a fondare l’impero, di cui +aveva paura. Anzi in questa contradizione +si concentra tutta quella che +<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> +si potrebbe chiamare l’essenza filosofica +della storia di Roma: poichè +Roma, vincendo, perisce e nell’impero +da lei fondato si annienta. A +mano a mano che rifiorisce l’Oriente +e l’Occidente si sviluppa, e dappertutto +crescono la prosperità, il numero, +il potere delle classi medie e +delle aristocrazie provinciali, l’immenso +impero prende forma, non +già di un potente organo di dominazione +politica e militare, quale +la antica repubblica romana, ma di +uno di quegli stati, organi di una +raffinata civiltà urbana, che l’ellenismo +aveva fondati in Oriente; l’impero, +creato da una dura e puritana +aristocrazia, strettamente nazionale, +<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> +di diplomatici e di guerrieri, cade in +potere di una aristocrazia e di una +burocrazia cosmopolite, pacifiste, letterate +e filosofanti — amalgamate +per tutto l’impero non più da una +vera o supposta comunanza di origine, +di tradizioni e di storia, ma da +una brillante sebben superficiale cultura +letteraria e filosofica, e dalla +religione politica dell’impero e dell’imperatore; +la forza di coesione +che lega internamente la massa +enorme dell’impero non sono solo le +armi e le leggi, ma anche e più la civiltà +urbana, derivata con varie miscele +estranee dall’Oriente ellenizzato. +Come l’imperatore in Roma, così in +tutte le provincie, imitando l’esempio +<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> +suo, le ricche famiglie spendono una +parte degli averi per abbellire le +città ed accrescere al popolo minuto +i guadagni, i comodi e i piaceri: +edificano palazzi, ville, teatri, templi, +terme, acquedotti; elargiscono grano, +olii, sollazzi, denari; dotano pubblici +servizi o fanno delle pie fondazioni. +L’impero si copre di città grandi e +piccole, rivaleggianti tra loro di splendore +e di bellezza, e in queste città si +inurba la povera plebe rustica, gli artigiani, +i campagnuoli arricchiti, e in +molte di quelle si aprono delle scuole, +in cui i giovani della media condizione +si preparano, imparando l’eloquenza, +la letteratura, la filosofia e +il diritto, alle funzioni burocratiche, +<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> +che di generazione in generazione +crescono, ramificandosi. È questa +burocrazia letterata e filosofeggiante +che immette nel diritto romano, originariamente +empirico, lo spirito filosofico +e sistematico; nella amministrazione, +originariamente autoritaria, +lo spirito giuridico. E così nel secondo +secolo l’impero distende al sole della +<i>pax romana</i> che illumina il mondo, +le sue innumeri città, fulgenti di +marmi! Ma ahimè per poco, chè +una nuova dissoluzione incomincia. +La civiltà urbana e cosmopolita, +che aveva legate insieme le diverse +parti del disparatissimo impero, ricomincia +ad agire, nel terzo secolo, +come forza dissolvente, che riprecipita +<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> +nel caos quel mondo brillante +che per essa ne era emerso. A poco +a poco le spese della civiltà urbana, +con il crescere spontaneo delle città +e del loro lusso, superano la fecondità +delle campagne, e da quel momento +queste incominciano ad essere +spopolate e isterilite dalle città, che +ne assorbono la popolazione e le +ricchezze. Quale forza umana scaccierà +mai dalle città le plebi inurbate, +dopo che ci hanno gustati i comodi, +i piaceri ed i vizi delle civiltà raffinate? +L’impero è ormai divorato +vivo dalle città che pullulano sul +suo corpo immane: per nutrire le +plebi addensatesi nelle città, per divertirle +e vestirle, le campagne saranno +<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> +desolate da un terribile fiscalismo, +l’agricoltura isterilita, le arti +essenziali distrutte, le finanze rovinate, +l’amministrazione sfasciata: e il +giorno arriverà in cui nell’impero, +mostruosamente invertita la ragione +naturale delle cose, pulluleranno innumeri +gli artigiani del piacere e del +lusso, e mancheranno i contadini che +lavorino le terre, i fornai che preparino +il pane, i marinai che solchino +i mari, i soldati che difendano i +confini. Incomincia una terrifica dissoluzione +sociale, la cui storia non +è stata ancora scritta, e in mezzo a +quella infierisce uno dei più tremendi +smarrimenti intellettuali, a cui la +mente umana abbia sinora soggiaciuto: +<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> +chè il misticismo, il cosmopolitismo, +l’antimilitarismo, il conflitto +delle vecchie classi intellettuali e dell’antica +coltura greco-romana con le +razze barbare che irrompono dal +basso e dal di fuori, con le mostruose +aberrazioni religiose che pullulano +da ogni parte; il cristianesimo infine, +che unisce in un sol fascio tutte le +forze nemiche dell’impero, distruggono +il midollo vitale della civiltà +antica. L’impero si difende con disperato +furore, ma invano: l’Oriente e +l’Occidente si scindono, e abbandonato +a sè stesso l’Occidente precipita; +la più grande tra le opere di +Roma, l’impero da essa fondato +in Europa, copre ormai, rovina immane, +<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> +l’immenso territorio che confina +al Reno e al Danubio: rovina +di monumenti distrutti, di genti rimbarbarite, +di arti perite, di lingue +obliate, di leggi lacerate o disperse, +di vie, di villaggi, di città scancellate +dalla faccia della terra, ringhiottite +dalla selva primigenia, che lenta +e tenace ripullula, in quel cimitero +di una civiltà, sulle ossa gigantesche +di Roma. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> +</p> + +<h2>II.</h2> +</div> + +<p> +Tale è l’albero che crebbe dal piccolo +seme gettato su questa terra — così +vuole la tradizione — in questo +giorno, duemila seicento sessantatrè +anni sono. L’albero è da molti +secoli precipitato: ma per quale ragione +gli uomini ritornano ancora, +da ogni parte del mondo civile, a +frugare con così ardente curiosità, là +dove furono le sue radici? Perchè in +nessuno degli Stati che a volta a +volta predominarono sulla età loro, +<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> +tutte le forze di dissoluzione e di +ricomposizione, che fanno e disfanno +di continuo le civiltà, poterono mai +agire per tanti secoli così liberamente +come in Roma, senza essere +nè frenate nè accelerate dai pericoli +e dagli urti esterni, che tanto possono +di solito sulle vicende di tutti gli +Stati. In questo e per questo Roma +è veramente un fenomeno unico nella +storia del mondo. Dalla distruzione +di Cartagine sin molto innanzi nei +tempi più calamitosi della ultima decadenza, +Roma ebbe alcuni grossi +ma passeggeri spaventi; non conobbe +invece nè l’oppressione nè lo stimolo +dei pericoli esterni gravi e continui; +potè quindi abbandonarsi interamente +<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> +alle forze interne che di secolo in secolo +la venivano alterando; e perciò +la sua storia è, come dicevo, storia +completa, in cui si ritrovano tutti i +fili che fanno e disfanno continuamente +la infinita tela di Penelope della +storia e che, se si intrecciano tra loro +in svariatissimi modi, non sono però +senza numero e sono sempre gli +stessi, in tutti i tempi. Si vede, per +esempio, in quella storia, come un impero +si formi e come si dissolva; +come un’aristocrazia storica si sfasci +e una democrazia possa morire per +esaurimento; per quali interni processi +una repubblica si converta in +monarchia, uno stato militare e nazionale +si snaturi in uno stato di alta +<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> +cultura, allentandosi, allargandosi e a +poco a poco sfaldandosi interamente +nell’individualismo, nell’intellettualismo, +nell’esotismo, nell’umanitarismo, +nel cosmopolitismo; si vede in quella +storia un regime autoritario che a +poco a poco si incatena da sè in un +complicato sistema giuridico; si osservano +parecchie grandi rivoluzioni +e reazioni, innumerevoli ripercussioni +della politica interna sull’estera e viceversa; +si può studiar mirabilmente +quello che è forse il più arcano e +inquietante tra i fenomeni della storia, +la violenta repulsione morale che, +sopratutto ai loro inizi, suscitano le +civiltà che poi, maturate od estinte, +sono ammirate come i capolavori dei +<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> +popoli cui si attribuisce la lode di +grandi; ci si vede infine una religione +politica distrutta dall’alta cultura letteraria +e filosofica, una nuova religione +mistica che si forma dai detriti +di quella stessa coltura, e innumerevoli +contatti, mescolanze, attrazioni, +urti e conflitti tra popoli vecchi e +nuovi, tra civiltà antiche e i barbari, +tra stati, religioni, diritti diversi. Non +finirei così presto se dovessi enumerare +tutti gli elementi della storia +universale che si trovano raccolti, +come in una sintesi, nella storia di +Roma, e per maggior comodo intorno +ad un centro, Roma stessa, che +difetta nella sparpagliatissima storia +greca e da cui l’immenso panorama +<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> +può essere osservato ad agio; onde +la storia di Roma è completa e sintetica; +e in quella ogni età può ritrovare +un po’ di sè stessa, rimirandocisi +come in uno specchio. +</p> + +<p> +È cosa nota infatti che, specialmente +negli ultimi tre secoli, dopochè +nuovi e forti stati incominciarono a +rifarsi nella polverizzazione politica +del medio evo, Roma, la sua storia, +la sua letteratura, il suo diritto furono +come un modello, uno schema, se +si vuole un miraggio storico, proiettato +dal passato innanzi alle generazioni +che cercavano la via dell’avvenire, +e movendo verso il quale +quelle generazioni trovarono davvero +la via per tanto tempo cercata invano. +<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> +Roma è, nel secolo XVII e XVIII, +il modello a cui guardano le grandi +monarchie che si fondano in Europa; +Roma, nel secolo XVIII e XIX, fomenta +con la storia della repubblica, +con il culto fervoroso di Bruto e il +romanzo scandaloso dei Giulio-Claudii, +tramandatoci da Svetonio e da +Tacito, l’opposizione alla monarchia +assoluta; Roma ancora, dopo la Rivoluzione +francese, presta alla monarchia +come argomento e mezzo di +persuasione, le apologie Cesariane del +Drumann, del Duruy e del Mommsen, +e le lodi dell’amministrazione imperiale. +Si può anzi dire che parecchie +tra le più celebri storie di Roma del +secolo XIX sono state scritte in considerazione +<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> +del conflitto tra la repubblica +e la monarchia. Senonchè questa +è appunto la ragione per cui, +affievolitasi nell’ultimo quarto del secolo +XIX la guerra tra i due principî +politici, non solo quelle storie +di Roma così concepite invecchiarono, +ma molti sono venuti nell’opinione +che l’antico interesse per gli +studi romani debba spegnersi. “Viviamo — si +dice — nel secolo dell’elettrico +e del vapore: còmpito dei +nostri tempi è appagare le classi +medie e popolari che non guerre o +rivoluzioni vogliono, ma una vita più +sicura e più comoda; lavorare infaticatamente +per creare le prodigiose +ricchezze necessarie a soddisfare i +<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> +nuovi desideri di moltitudini così +numerose. Una antica storia, tutta +piena di guerre e di imprese politiche, +deve divenire straniera ad un +secolo che abbisogna di macchine +più che di leggi, di chimici e di fisici +più che di guerrieri e di letterati„. +Si aggiunge poi che il latino, il quale +sino ad un secolo fa era una lingua +semiviva, si è spento interamente +nel secolo XIX, stretto e soffocato +entro il rigoglioso sviluppo delle +lingue e delle culture nazionali, sepolto +sotto le rovine della potenza +politica della Chiesa, che nell’idioma +come in tante cose aveva continuato +l’impero di Roma; e morta +la sua lingua, una nuova, ultima e +<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> +definitiva decadenza doveva incominciare +per Roma. +</p> + +<p> +E difatti, allorchè fu praticamente +provato che era cosa facile risvegliare +anche nel secolo del vapore e dell’elettrico +l’antico interesse per la storia +di Roma, tutti si diedero ragione del +singolare fenomeno, attribuendolo al +rammodernamento alquanto violento — lodevole, +secondo gli uni, riprovevolissimo, +a giudizio di altri — che +io ne avrei fatto. Ma è questa una +curiosa illusione che non ha potuto +divulgarsi, anche tra gli storici, se +non perchè rarissime sono ormai le +persone che leggono a fondo gli antichi +scrittori. Quanti conoscono la +letteratura latina sanno che io non +<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> +ho per nulla rammodernata la storia +romana; anzi sono ritornato all’antico, +ripigliando il punto di vista +da cui Tito Livio aveva prese le +mosse e che non gli appartiene in +proprio, perchè è comune a tanti altri +antichi scrittori; ripigliandolo e depurandolo +dalle preoccupazioni morali +e politiche contemporanee e sforzandomi +di corroborarlo con l’esperienza +più matura di una civiltà più +vecchia di venti secoli. Quella mia +storia di Roma, che fu giudicata così +rivoluzionaria, è già tutta in seme +nella breve prefazione che Tito Livio +premise alla sua grande opera, per +lamentare la semplicità e purezza +degli antichi costumi guasti dalla corruzione +<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> +che a poco a poco invase +Roma. A chi studi a fondo quella +dottrina della “corruzione„ che occupò — e +inquietò — per così lungo +tempo lo spirito Romano, è facile +riconoscere nei tre vizi suoi capitali, +l’<i>avaritia</i>, l’<i>ambitio</i>, la <i>luxuria</i>, quel +crescere dei bisogni e delle ambizioni, +universale e progressivo di generazione +in generazione, che obbliga noi +tutti al principio del ventesimo secolo +a lavorar così affannosamente. L’<i>avaritia</i> +è la smania del guadagno continuo, +peccato universale, oggi, di +tutti gli uomini in tutti gli ordini sociali; +l’<i>ambitio</i> è ciò che noi chiamiamo +l’arrivismo, la irrefrenabile +spinta di tutti a salire in luogo più +<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> +alto di quello in cui ciascuno è nato; +la <i>luxuria</i>, quel desiderio di accrescere +comodi lussi e piaceri, di cui +l’Europa e l’America sono oggi addirittura +frenetiche. Ma intesa così +la dottrina della corruzione, tutta la +storia di Roma, anche i suoi secoli +più pieni di rivoluzioni, di guerre, +di conquiste, quella immensa storia +che da tanti secoli sta innanzi alla +civiltà nostra come un prodigio, si +riconduce facilmente, come ad una +delle sue più profonde e possenti +forze motrici, ad un fenomeno che +ciascuno di noi può intendere facilmente, +perchè tutti ci viviamo in +mezzo, in questo stesso momento: +onde non solo poteva il secolo dell’elettricità +<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> +e del vapore, ponendo l’occhio +alla specola preparata venti secoli +addietro e non per osservatori +così moderni, da Sallustio e da Livio, +ficcar lo sguardo attraverso questa +confusa e terribile storia vedendone +il fondo; ma anche specchiarsi in +quella e ritrovarcisi. Ritrovò il nostro +secolo in quella storia, qua e là, sparsi +a caso, dei piccoli frammenti di sè: +come alcune delle lotte in cui contendono +oggi i partiti della Francia; +come certi oroscopi che in Inghilterra +si vanno traendo sull’avvenire dell’impero +o sulle sorti della infiacchita +aristocrazia; come il conflitto tra la +tradizione puritana e la torbida civiltà +del denaro che ferve in America; +<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> +come pure perfino certi personaggi, +almeno se non abbia troppo abusato +del suo sottile ingegno quell’anonimo +scrittore che, traducendo in spagnolo +tanti brani della storia di Augusto e +mettendo il nome del generale Roca +nel luogo di quello del primo <i>princeps</i> +dell’impero, compose a guisa di mosaico +romano un curioso ritratto dell’antico +presidente argentino. Ma ritrovò +anche e sopratutto il nostro +secolo in quella antica storia, la legge +suprema del destino che gli sta sopra, +quella implacabile e misteriosa ironia +della vita che annulla nel loro supremo +trionfo tutti i grandi moti dell’umanità; +la tragica delusione di tutte +le generazioni che hanno la fortuna +<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> +o la disgrazia di avvicinarsi al culmine +di una storia, nel momento in +cui presentono che meglio lo sforzo +riesce e più inutile diventa. Come +Roma si annientò nella conquista, +perdendo le sue virtù militari e politiche +e quasi l’essenza di sè medesima, +così la civiltà nostra, fatta potente +a produrre prodigiose ricchezze +da una secolare ed elaborata cultura, +distrugge ora a poco a poco questa +cultura, seppellendone le parti più nobili — arte, +letteratura, filosofia, religione +e politica — sotto l’alluvione +delle nuove ricchezze frettolosamente +prodotte, altrettanto copiose quanto +scadenti e caduche; deliberatamente +sciupando o minando sordamente in +<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> +tutte le cose a vantaggio della quantità, +conoscibile con la grossolana +ragione del numero, la qualità, che +è sempre misura di eccellenza indefinibile, +eternamente disputabile e +perciò eterna cagione di guerra nel +tempo stesso che sola fonte di vera +grandezza. Ritrovò infine il secolo +nostro, in quella antica storia, il sottile +tormento, che questa contradizione +fondamentale mette in tutti i +periodi storici che ascendono rapidi +verso il culmine. Come Roma soffrì +di snaturarsi nella vittoria e si credè +rovinata alla vigilia dell’apogeo, impotente +e disfatta nei tempi della maggiore +potenza, così noi ci sentiamo +in bisogno a mano a mano che le +<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> +ricchezze crescono intorno a noi; e +a furia di voler farci comoda, facile +ed agiata la vita, la graviamo di intollerabili +complicazioni, responsabilità +e doveri; a furia di voler risparmiare +tempo e lavoro, ci riduciamo, +tra le infinite faccende che ci ingombrano +la mente, a non aver più il +tempo di ricordarci di noi medesimi +e di essere uomini.... +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> +</p> + +<h2>III.</h2> +</div> + +<p> +Sottile tormento, dunque, con cui +l’uomo espia forse il peccato d’orgoglio, +comune a tutte le civiltà, di +credere che egli possa, ad ogni generazione +o quasi, essere a sè medesimo +artefice di un destino nuovo, +unico, più grande e più bello; e che +l’uomo moderno, costretto a subirlo +nel presente, ritrova idealizzato dalla +lontananza del tempo nell’antica storia +di Roma. Facile cosa è dunque +capire in che consista quel privilegio +<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> +della storia di Roma a cui allusi in +principio, aggiungendo essere comune +interesse di tutti i figli di Roma +non lasciarlo prescrivere. Degli studi +classici, e quindi anche degli studi +romani, si è fatto a poco a poco +l’opposto di quello spirito pratico e +positivo, che sarebbe una delle più +eccelse virtù dei nostri felicissimi +tempi: ma con che fondamento di +ragione, lo intende subito chi si +ponga una sola domanda, questa: se +sia possibile immaginare che i progressi +delle arti meccaniche e delle +scienze chimiche avranno un giorno +la virtù di render superflui nel mondo +gli statisti, i pubblici amministratori, +i diplomatici, i giuristi, gli uomini di +<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> +guerra, gli educatori, gli artisti, i +letterati, i filosofi, i ministri di credenze +religiose. La risposta è implicata +nella domanda; poichè è evidente +che agli uomini, in qualunque civiltà, +non basta dominar la natura, occorre +anche saper agire sugli spiriti dei +propri simili: ma rispondendo a questa +domanda il disputato problema +degli studi classici è, almeno nel suo +fondo, già risoluto. Non le scienze fisiche +e naturali, ma solo la letteratura, +la storia e la filosofia possono essere +scuola, preparazione, disciplina +di quella parte di ogni consorzio civile, +il cui ufficio è di agire, non +sulla materia del mondo fisico, ma +sugli spiriti dei propri simili; non di +<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> +sfruttare le forze della natura, ma di +regolare i rapporti degli uomini tra +di loro. Non è quindi possibile imaginare +la civiltà nostra orbata della +sua cultura letteraria, storica e filosofica, +come non è possibile imaginare +un essere con un organo vitale +amputato: poichè infine è indubitato — mi +pare — che chi indaghi +a fondo non troverà altra sostanziale +differenza tra lo stato di civiltà +e la barbarie, tra l’impero di Traiano +e il regno dei Longobardi, tra le nazioni +dell’Europa contemporanea e +quei rozzi potentati che dominavano +ancora tanta parte dell’Africa prima +della conquista europea, se non questa: +che in civiltà gli uomini i quali +<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> +governano, amministrano e giudicano, +regolano cioè i rapporti degli +uomini tra di loro, sono provvisti +di una alta cultura filosofica e letteraria; +in paesi e in tempi barbari +compiono invece l’ufficio loro +conformandosi a antiche tradizioni, +seguendo semplici dettami di religioni +ancora rozze, e per il resto +supplendo o con il rude ingegno +naturale o con il furore delle passioni. +Ma se si ammettono queste +cose — e non vedo come si potrebbe +ricusare di ammetterle — si riconosce +anche che Roma sarà parte +essenziale, in avvenire come in passato, +di questa alta cultura, se proprio +noi, figli suoi, non ci ostineremo a +<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> +voler radere al suolo gli ultimi avanzi +della sua grande storia, per un malinteso +spirito di falsa modernità o, +peggio ancora, per gli irosi dispetti +di un malsano esotismo. Completa e +sintetica, la storia di Roma è come +una nitida miniatura o un lucido +schema della storia universale, facilmente +rammodernabile in tutte le +età, comoda a studiarsi, vasta, ma +non così che ecceda le forze comprensive +dello spirito umano: e perciò +nella cultura dei popoli moderni essa +può servire come coronamento necessario +e universale della educazione, +naturalmente incominciata in +ogni nazione con la letteratura e la +storia patria, se noi non ci lasceremo +<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> +scoraggiare dalla transitoria decadenza +di questa tradizione intellettuale; +se anzi trarremo forza a rinnovarla +da quei fenomeni stessi, che +sembrano a molti recidere i rami +alla speranza del futuro. Appunto +perchè il secolo nostro è profondamente +materialista; appunto perchè, +pur avendo una civiltà comune, si +va dividendo e suddividendo in tanti +popoli e lingue e culture diverse, +esso avrà più che gli altri secoli bisogno +di una cultura comune, nella +quale almeno le parti superiori della +società, in ogni nazione, possano effettuar +tra di loro una più intima +trasfusione spirituale che nella passeggera +promiscuità dei grandi alberghi +<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> +sontuosi, nei frettolosi incontri +dei Congressi o nella furia +comune di volare sulle strade del +mondo in automobile. Il principio +nazionale è troppo profondamente +radicato nella civiltà nostra, perchè +il mondo moderno possa mutarsi, +almeno in un avvenire prossimo, nella +sognata Cosmopoli; ma non può e +non deve nemmeno diventare una +torre di Babele, in cui le lingue si +confondano; e perciò ha bisogno, +quasi direi, di una comune lingua +ideale, di elementi universali di cultura, +che siano come nessi e congiunture +tra le diverse nazioni dell’Europa +e dell’America. Dove li troveremo +noi, questi elementi universali, +<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> +ora che la religione ha perduta +tanta parte della sua antica potenza +sulla cultura? Roma antica può ancora +prestarne parecchi; come lo +prova il fatto che la storia di Roma +è, con la storia della Francia nel secolo +XVIII e della Rivoluzione francese, +la sola storia veramente universale, +che tutti leggono oggi. +</p> + +<p> +È d’uopo allora spendere molte +parole per dimostrare che tutti i figli +di Roma, che noi italiani sopra tutti +abbiamo interesse a non lasciar prescrivere +questo privilegio? Sinchè +la storia, la letteratura, il diritto di +Roma saranno parte necessaria dell’alta +cultura dell’Europa e dell’America, +noi figli di Roma godremo come +<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> +di un maggiorasco intellettuale nel +mondo: noi potremo mantener tutti +i popoli dei due continenti tributari +in qualche parte alla nostra cultura; +noi protrarremo per secoli ancora, +idealmente, l’impero di Roma, caduto +sulla terra. Non ignoro che il +secolo nostro vagheggia di solito +imperi più solidi che questi dominii +dell’invisibile, i quali non si possono +nè misurare nè spartire, nè permutare; +ma se nella civiltà moderna +l’alta Cultura non è destinata a diventar +l’umile ancella della Finanza +e dell’Industria, anche questo invisibile +e intangibile impero non potrà +mai essere abbandonato dal popolo +che lo ereditò dai suoi padri, senza +<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> +danno e senza vergogna; tanto più — ed +è considerazione che i pratici +tempi moderni dovrebbero intendere — tanto +più che a conservarlo non +occorre vigore di armi o di denaro, +non combinati sforzi di moltitudini, +di istituzioni, di partiti, non audacie +che balzino a piè giunti nell’ignoto. +Basterebbe rivivesse, così nello stato +come nelle classi intellettuali, profondo, +sincero, disinteressato il senso +della grande tradizione intellettuale +latina, in luogo di quell’irrequieto, +capriccioso e discorde esotismo che +da mezzo secolo domina. La storia +di Roma può compiere un ufficio +unico nella cultura europeo-americana +perchè è una completa unità: +<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> +ma se questa unità è sciolta nelle +parti e particelle che la compongono, +in che cosa queste parti e particelle +differiranno e come si potranno +distinguere da quelle che +compongono tante altre storie di +altri popoli, più frammentarie ed unilaterali +che la storia di Roma? In +sè e per sè, una iscrizione latina val +quanto una greca o fenicia, un rudere +romano quanto un avanzo micenéo: +anzi forse valgono meno, +perchè di resti romani c’è abbondanza +e il ritrovarli è facile cosa, +relativamente. Unico invece, nella +storia di Roma, è il disegno in cui +questi frammenti si possono ricomporre. +C’è dunque un criterio sicuro +<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> +per giudicare gli studi dell’antichità +romana e le loro tendenze; ed è +questo: l’analisi, quando non è immediata +preparazione della sintesi, +non è solo, nella storia romana, come +in ogni altra storia, un metodo indebitamente +trasportato dalle scienze +naturali a fenomeni che non lo comportano, +ma nella storia romana è +anche un vandalismo e un sacrilegio; +è la distruzione di Roma continuata +sugli ultimi avanzi spirituali del suo +vasto impero. Chi difatti ricerchi la +cagione intellettuale ed intima — astrazion +fatta, quindi, dalle cause +esteriori e sociali che pur sono molte +e gravi — della rovina onde sono +oggi afflitti gli studi classici e che +<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> +tanto ha nuociuto nella metà del secolo +XIX al prestigio di Roma nel +mondo, la troverà nell’abuso dell’analisi, +diventata fine a sè stessa, così +negli studi letterari come in quelli +storici. Per ragioni che sarebbe troppo +lungo qui d’indagare, i nuovi studi +dell’antichità che nacquero — e fortunatamente +non in Italia — tra il settecento +e l’ottocento dalla dissoluzione +del vecchio umanesimo, sempre +più si sciolsero dall’arte e dalla filosofia, +nella cui famiglia pure la storia +aveva sempre vissuto in tutti i secoli +più splendidi della nostra civiltà; e +alla fine si gettarono del tutto in +grembo alla scienza o piuttosto credettero +di gettarsi, perchè in verità +<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> +non strinsero che un’ombra. Gli effetti +di questo errore sono ormai palesi. +Nelle scuole, l’analisi ad oltranza +ha assestato il colpo di grazia al latino, +semivivo ancora sino ad un secolo +fa, mettendo in luogo dell’antico +insegnamento umanistico, una arida +analisi filologica, che ha fatto gettar +con disgusto i più bei libri di Roma +alle nuove generazioni. Nella storia, +scomponendo i fenomeni arbitrariamente, +ha confusi in modo singolare +così i criterii per impostare, come +quelli per risolvere i problemi storici; +ha creato dei problemi chimerici e +non ha veduti i veri; e per voler sapere +troppo e con troppa precisione, +non di rado ha oscurato anche ciò +<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> +che era chiaro, se pur lacunoso; infine +obbligando la storia a ripudiar +l’arte, l’ha appartata dal consorzio +delle classi colte, essa che era stata +in tutti i tempi gloriosi della civiltà +nostra, da Tucidide a Polibio, a Tito +Livio, a Francesco Guicciardini, uno +dei più potenti stimoli intellettuali di +tutte le aristocrazie veramente degne +di governare. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> +</p> + +<h2>IV.</h2> +</div> + +<p> +Per questa ragione, commemorando +tre mesi sono in Torino Cesare +Lombroso, io dicevo di riconoscerlo +come il primo tra i miei maestri, +perchè egli solo, tra i viventi, +mi aveva insegnato con l’esempio a +ricomporre una unità viva da morti +e dispersi frammenti. Per questa ragione +pure penso che ogni uomo di +alta cultura, cui sta a cuore il prestigio +intellettuale dell’Italia nel mondo, +dovrebbe sforzarsi di trarre fuori gli +<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> +studi romani dai chiostri silenziosi +della erudizione e di riportarli in +mezzo alla vita, alle passioni, agli +interessi e ai conflitti del mondo. No: +Roma antica non deve viver soltanto +nelle piccole congreghe degli eruditi +e degli archeologi: deve viver nell’anima +delle nuove generazioni, irradiare +la sua luce immortale sui +mondi che sorgono dalle profondità +dei tempi moderni; perchè il dì in +cui la storia di Roma e i suoi monumenti +non fossero più che un morto +materiale di erudizione da riporre e +catalogar nei musei, accanto ai mattoni +del palazzo di Korsabad, alle +statue dei re Assiri o agli avanzi +micenei, l’impero romano, che oggi +<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> +non è ancora interamente morto, +raggiungerebbe negli Elisi della storia +le ombre dell’impero babilonese, +egiziano o carolingio, e la civiltà latina +soggiacerebbe nel mondo ad +una nuova catastrofe. Non mostriamoci +indegni della singolare fortuna +storica, che abbiamo ereditata dai +nostri antenati; intendiamo a fondo +quello che c’è di singolare, anzi unico +in questa sopravvivenza ideale di +un impero caduto da tanti secoli, +che sparito dal giuoco degli interessi +mondani, resta ancora nel sistema +delle forze spirituali che animano +il mondo moderno: non ascoltiamo +chi afferma che ormai i sacri +avanzi di Roma antica non possono +<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> +servire più che come appoggio +o pedana per gli aereoplani, maestosamente +volanti sui silenzi della +campagna romana; sopratutto studiamoci, +noi che da quarant’anni +trasportiamo entro la vetusta cerchia +delle mura aureliane gli strumenti +e le idee e gli interessi di una +civiltà recentissima, di non meritare +dalla Chiesa il rimprovero di aver +distrutto — barbari nuovi — quel +che restava dell’impero di Roma, da +essa rinnovato e continuato con così +varia fortuna dopo la tremenda catastrofe +dell’impero d’Occidente. La +tradizione romana potrà ancora fiorire, +ramo vivo non ostante la antichità, +sul tronco della nostra civiltà, +<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> +purchè non ci ostiniamo proprio noi +a reciderlo; purchè ci sforziamo di +mantenere agli studi romani quel valore +universale, che solo può farne +alcunchè di essenziale nella cultura +moderna. Le altre storie possono invecchiare: +occorre invece, appunto +perchè essa serve ad educare le +nuove generazioni, rinnovare continuamente +la storia romana, non +solo incorporandoci i fatti nuovi scoperti +dalla erudizione e dalla archeologia, +non solo infondendoci un più +largo spirito filosofico, e trasportandovi +la maturata esperienza del mondo, +che impara non solo studiando, +ma anche vivendo; ma sopratutto +sforzandoci di mantenerle e di accrescerle +<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> +quella che è la qualità più preziosa +di una storia destinata ad essere +letta e studiata da tutti: la umana +chiarezza. E se questo è il dovere +di quanti figli devoti Roma ha ancora +nel mondo, io credo di non poter +terminare questo discorso tenuto +nel giorno che ricorda la fondazione +di Roma, meglio che compiendo un +atto, il quale sarà come una simbolica +espiazione ai Mani, crudelmente +offesi nel secolo XIX, di un uomo +cui l’Urbe deve pure qualche gratitudine, +poichè gli deve l’aver esistito: +risuscitando Romolo. In una mistica +penombra — tutti lo sanno — sta +ravvolto il natale di Roma. Come +ebbe principio la favolosa grandezza +<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> +di questa fortunata città? In tutti +i secoli gli uomini avrebbero voluto +squarciare quella mistica penombra; +e sapere. Ma per secoli e secoli gli +uomini erano stati paghi di ripetere +una poetica, sebbene alquanto farraginosa +leggenda, in cui miracoli +e prodigi attorniavano la culla dell’Urbe. +Generazioni e generazioni +avevano imprecato allo scellerato +Amulio, compianti l’infelice Numitore +e la sventurata Rea Silvia; avevano +amato il buon Faustolo, fantasticato +sull’ombra del Fico Ruminale, accarezzata +in pensiero la buona lupa +materna e salutato l’amabile picchio, +disceso a nutrire e ricoprir delle ali +i fatali gemelli.... Che questo racconto +<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> +fosse uno spesso tessuto di favole, +l’avevano capito anche gli antichi; +ma pur non l’avevano tôcco, per +una specie di religioso rispetto dell’antico, +e per non saper raccontare +nulla che fosse più chiaro e preciso. +Tante volte l’uomo deve rassegnarsi +a ignorare! Ma ecco arriva il terribile +secolo XIX, che, lui, vuol tutto sapere +e crede di tutto poter conoscere; +e prende quel tessuto di favole +con le sue dure mani di macchinista, +lo lacera, lo sfilaccia, credendo di +ritrovare nei fili che lo compongono +il vero; e tanto rompe e scompone, +che non si ritrova più tra le mani +che una matassa di morta stoppa. +La antica favola sfumò con tutti i +<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> +suoi personaggi; non solo il picchio +rivolò in cielo e la lupa si rinselvò, +ma anche Romolo, il venerato e +divinizzato fondatore della città, non +fu più che un nome; e in luogo +della leggenda rimase un tenebroso +vuoto, invano tormentato da ingegnosi +storici con le lunghe pertiche +delle ipotesi, per trovare in quello +qualche brandello di verità! Eppure +se Roma ha esistito, deve pure aver +avuto un principio narrabile con +umana chiarezza.... Non c’è proprio, +nell’antica leggenda, neppure un barlume +di questo intelligibil chiarore? +Spremendo fuori dalle favole antiche, +che si raccontarono sulla fondazione +della città, il poetico che le ravvolge +<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> +e le infiltra, una notizia mi pare che +resti, solida e sicura abbastanza per +quanto minuscola, e che, presa per +vera, illumina la antichissima storia +della città: e cioè che, come dice +Dionigi, Roma fu una colonia di Alba, +in cui sfollò dal monte al piano una +parte della popolazione della vecchia +città. Roma dunque non fu una città +cresciuta a poco a poco, per favore +di circostanze, da un piccolo villaggio; +Roma fu una città fondata di +getto, per un atto di volontà personale, +secondo un disegno studiato, +in un luogo scelto appositamente; +dotata quindi sin dal principio di +istituzioni religiose, militari e politiche +già mature, perchè in parte +<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> +provate da lunga esperienza in una +città più antica e in parte forse anche +modificate ad arte per adattarle +ai nuovi bisogni. Fu insomma una +città che nacque adulta, come certe +città — permettetemi il paragone +forse troppo moderno — che ora si +fondano in America: fu, alle sue origini, +una città nuova apparsa in un +mondo tutto più antico di lei: il che +ci spiega e la meravigliosa sua posizione +nel Lazio, tra il mare, il monte +e il fiume; e la numerazione ufficiale +degli anni suoi dalla fondazione, che +gli antichi ne fecero; e quel suo subitaneo +risoluto entrar nella storia; +e il rapido crescere.... Ma se la città +fu fondata in questa guisa, è necessità +<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> +che abbia avuto uno o più +fondatori; i quali scelsero il luogo, +studiarono gli ordinamenti e tutto +acconciamente disposero; anzi la felicissima +scelta del luogo come i savi +ordinamenti ci inducono a pensare +che questo capo fosse uomo grande +davvero.... E poichè a fondare Roma +un fondatore era necessario, che ragione +abbiamo noi di negare che +fosse quel Romo o quel Romolo di +cui parlano le antiche tradizioni? Già +di molti e gravi delitti reo in cospetto +della critica moderna, io mi confesso +anche colpevole di credere che quel +poco di preciso e di vero che noi +sappiamo sull’origine di Roma è contenuto +ancora, tutto o quasi, nell’antica +<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> +tradizione: e che — anno più, +anno meno — verso la metà dell’ottavo +secolo avanti Cristo un principe +della famiglia regnante in Alba, per +ragioni che a mala pena si intravedono +nella leggenda, venne tra queste +colline, fondò sul Palatino una +piccola città, e la lanciò nell’eternità. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> +</p> + +<h2>V.</h2> +</div> + +<p> +La lanciò nell’eternità, perchè a +Roma si può ancora attribuire la +gloria di eterna, senza cadere nelle +pompose iperboli di una retorica di +decadenza, quando si intenda che +ciò che ha fatta completa la storia +di Roma è lo sforzo sintetico, il diuturno +travaglio per equilibrare tutte +le parti, che compongono una civiltà, +in una unità armoniosa e proporzionata: +onde la sua letteratura, il suo +<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> +diritto, la sua storia saranno un eterno +modello vagheggiato dai popoli che +tendono a creare una civiltà sintetica, +piena di semplicità, di chiarezza, di +ordine e di bellezza. Documento massimo, +nei tempi moderni, la nazione +che ha creata la storia indubitatamente +più grande e ricca degli ultimi due +secoli: la Francia che, imbevuta +profondamente di spirito classico, +riuscì, sola tra le nazioni di Europa, +sebbene come Roma antica a prezzo +di formidabili crisi, a creare una storia +e una civiltà complete, in cui, come +nella storia di Roma, si ritrova tutto, +sebbene in un circolo più ristretto +di tempo: l’industria e l’agricoltura, +la finanza e la guerra, l’aristocrazia +<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> +e la democrazia, la monarchia e la +repubblica, la letteratura e la guerra, +l’arte e il diritto, la filosofia e la +religione, la rivoluzione e la tradizione, +i raffinamenti dell’alta cultura +e gli organi rudi dell’azione, tutti +gli interessi mondani e tutte le aspirazioni +ideali dello spirito; e non solo +si ritrovano tutti gli elementi che +compongono una civiltà, ma ognuno +fa nella misura del possibile, equilibrio +all’opposto, e tutti agiscono l’uno +sull’altro, cosicchè ognuno si ritrova +negli altri: la letteratura nel movimento +politico e il movimento politico +nella letteratura, l’ideologia negli +interessi mondani e questi nell’ideologia; +il raffinamento dell’alta cultura +<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> +nella religione e nella politica, +come la politica e la religione in +tutte le manifestazioni dell’alta cultura: +e via dicendo. Senonchè intesa +in questo senso l’eternità di Roma +è una conquista sul tempo che deve +essere di continuo ricominciata; perchè +se ogni civiltà, nel suo massimo +fiore, è una sintesi di forze opposte, +queste sintesi sono preparate da +lunghi periodi di interne sproporzioni +e dissociazioni, in cui si perde +il senso dell’unità della vita e non si +capiscono e non ammirano più che i +singoli fenomeni della storia. Ora noi +indubitatamente viviamo in tempi in +cui il mondo si va sempre più disquilibrando +nella sua massa troppo +<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> +cresciuta. Noi viviamo in mezzo all’estrema +demolizione della società +creata tra le rovine del mondo antico +dal Cristianesimo: sul finire di +quella demolizione cui l’Umanesimo +e la Riforma diedero principio, che +la Scienza e la Filosofia del diciassettesimo +e diciottesimo secolo continuarono, +che la Rivoluzione francese +accelerò di tutto il suo formidabile +impeto e che nel secolo nostro vanno +compiendo con una furia frenetica +la nuova industria e il nuovo commercio, +l’universale smania di far +quattrini e i progressi dall’America. +Ma da questo immenso rivolgimento +della storia in mezzo a cui viviamo, +da questa estrema dissoluzione di +<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> +un ordine di cose così antico e venerabile +pullulano in ogni parte del +mondo mostruose creature: stati per +metà barbari e per metà corrosi dai +vizi delle civiltà più decrepite; città +enormi ed informi; eserciti che crescono +smisuratamente in mezzo alla +più rapida decadenza dello spirito +militare che forse mai si sia vista; +ricchezze favolose che si accumulano +senz’altro scopo che di crescere; +industrie gigantesche, ma che non +hanno più intorno a loro il natural +sostegno dell’agricoltura; immense +agricolture, cui manca il compimento +naturale dell’industria; filosofie avulse +dalla pratica e morenti di asfissia in +un’aria troppo rarefatta di pure preoccupazioni +<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> +intellettuali; scienze che +si tuffano così dentro nella pratica +da restarne soffocate; arti e letterature +che vogliono esser principio a +sè medesime, venir al mondo senza +genitori e antenati. +</p> + +<p> +Non è quindi da meravigliarsi +se, in questo mondo così squilibrato, +le nazioni che hanno potuto +fare una sintesi romana delle +diverse parti di sè medesime, debbano +sempre più faticare per mantenerla; +e se tutto il mondo latino — l’Italia +compresa, anzi purtroppo +sopratutto l’Italia — vada perdendo +fiducia nella sua grande tradizione +intellettuale, e inclinando troppo a +<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> +veder nel disordine la forza, nella +oscurità farraginosa la profondità, +nella stravaganza inconcludente l’originalità, +nella massa delle ricchezze +materiali la prova della eccellenza +civile. Non è forse da far meraviglie; +ma è certo da rammaricare profondamente: +perchè se il mondo, smisuratamente +crescendo e complicandosi +da un secolo, sembra sfuggire +alla forza sintetica del genio latino, +prorompendo in un orgiastico delirio +di energie enormi, tanto più noi, figli +di Roma, dovremmo voler riuscire +nella mirabile e davvero titanica impresa +di sottoporre al genio armonico +della nostra stirpe questo caos +grandioso ed orrendo. Se ogni civiltà +<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> +è una sintesi di forze opposte, anche +la scomposta civiltà moderna dovrà +equilibrarsi un giorno in una più bella +e più savia armonia; onde sarebbe +colpa che l’avvenire non perdonerebbe +alla nostra generazione e a +quelle che nasceranno dalla nostra, +lasciar perire, per un malsano esotismo, +una secolare tradizione civile +e intellettuale, proprio oggi che, rinnovata +secondo lo spirito dei tempi, +più necessaria al mondo potrebbe diventarne +la virtù equilibrante: quella +tradizione che si riassume nelle due +sillabe di “Roma„ tanto ripetute da +ventisette secoli e con così diversi +sentimenti, ma al cui suono io ho +ancor potuto al principio del secolo +<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> +ventesimo — e sarà questo il +grande orgoglio e la grande gioia +della mia vita — sentir fremere di +ammirazione e di riconoscenza due +continenti.... +</p> + +<hr class="silver"> + +<div class="opere"> + +<table class="gener"> + <tr> + <td colspan="2" class="center"><span class="smcap">Opere di Guglielmo Ferrero:</span></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2" class="center">Grandezza e Decadenza di Roma.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>Vol. I: <i>La Conquista dell’Impero</i></td> <td class="num">L. 5 —</td> + </tr> + <tr> + <td>Vol. II: <i>Giulio Cesare</i></td> <td class="num">5 —</td> + </tr> + <tr> + <td>Vol. III: <i>Da Cesare ad Augusto</i></td> <td class="num">5 —</td> + </tr> + <tr> + <td>Vol. IV: <i>La repubblica di Augusto</i></td> <td class="num">3 50</td> + </tr> + <tr> + <td>Vol. V: <i>Augusto e il Grande Impero</i></td> <td class="num">3 50</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><i>In memoria di Cesare Lombroso</i> (1910). Con ritratto.</td> <td class="num">2 —</td> + </tr> + <tr> + <td>Conferenza, con due ignorati scritti giovanili di Lombroso.</td> <td> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2" class="center"><span class="smcap">Guglielmo Ferrero e Scipio Sighele:</span></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><i>Cronache criminali italiane</i></td> <td class="num">4 —</td> + </tr> + <tr> + <td><i>I briganti</i>: Ultime gesta della banda Maurina. Autobiografia di Giovanni Botindari. Il brigantaggio in Sardegna. — <i>I delinquenti politici</i>: Una società segreta nel 1904. Alle porte del domicilio coatto. — <i>I delinquenti comuni</i>: I funerali di un “guappo„. Il delitto di un mistico. Averardo Bracciotti. L’assassinio di Giuseppe Bandi. Gennaro Volpe. — <i>Appendice</i>: Il mistero di Vico Equense (processo Nayve).</td> <td> </td> + </tr> +</table> + +</div> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione +minimi errori tipografici. +</p> + +<p> +Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. +</p> +</div> +<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78636 ***</div> +</body> +</html> diff --git a/78636-h/images/cover.jpg b/78636-h/images/cover.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..701fc9f --- /dev/null +++ b/78636-h/images/cover.jpg diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6c72794 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This book, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. 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