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Treves. +</p> +<hr class="mid"> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> +</p> + +<h2>I.</h2> +</div> + +<p> +Salendo oggi, per il cortese invito +del primo Magistrato della Città, +questo sacro colle, a parlare di Roma +nella coltura moderna, io mi sento +come chi ritorna, festosamente accolto +da una folla amica, da un +lungo viaggio e lontano, al luogo +donde molti anni innanzi prese le +mosse, solo o quasi. Quante memorie +risalgono con volo leggero, in questo +momento, dagli anni ormai già lontani, +in cui mi risolvei definitivamente +<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span> +a rischiare le fortune tutte +della mia esistenza nell’impresa di +scrivere una nuova storia di Roma! +ma nessuna forse più dolce che la +memoria delle ansie, delle incertezze, +dei dubbi, che al momento di partire +si affollarono sulla strada per trattenermi. +“Perchè scrivere una nuova +storia di Roma? Era da presumere +che queste moderne età, le quali si +precipitano nel futuro con tanta furia, +troverebbero il tempo di volgere il +capo, anche per un momento, a +mezzo della corsa sfrenata, per rimirare +un passato così lontano? e poi, +era giunto davvero il tempo di scriverla, +questa nuova storia di Roma? +Non era forse la storia entrata nella +<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> +sua fase scientifica; e non era quindi +tenuta a preparare le nuove sintesi +con lunga e minuta analisi?„ +</p> + +<p> +Io vi confesso che, quando presi +le mosse, non ero in grado di risolvere +con precisione e sicurezza +questi dubbi; il che sarebbe grave, +se davvero la storia fosse una pura +scienza, come alcuni pretendono, con +metodi rigorosamente controllabili e +obbligatori. Per fortuna la storia è, +o almeno può essere, qualche cosa +di più che una scienza: un’arte capace +di agire in modi diversi sugli +spiriti degli uomini, sulle loro tendenze +e disposizioni; una forma di +azione, quindi; e l’azione, quando +abbia in sè una ragione, ne acquista +<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> +sempre coscienza, effettuandosi. Solo +operando l’uomo spesso intende a +pieno la ragione del proprio operare. +Così accadde a me di trovare +la risposta a quelle tormentose domande +lungo le strade del mondo; +e nessun modo migliore potrebbe +esserci, almeno per me, di festeggiare +questa specie di simbolico ritorno +a Roma dal viaggio intrapreso +per celebrare la gloria di Roma, che +di portare a voi dal mondo in tanti +sensi percorso questa risposta, la quale +involge in sè uno dei più disputati +problemi della coltura moderna. No: +la storia di Roma è inesauribile; e +non sarà mai abbastanza riscritta, +specialmente dai popoli che di Roma +<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> +sono figli e dall’Italia che ne è la figlia +primogenita, perchè è una storia privilegiata, +e perchè noi siamo tutti interessati +a non lasciarne prescrivere il +privilegio; ed è storia privilegiata perchè +è completa e sintetica; perchè chi +con uno sguardo abbraccia i secoli che +vanno dal principio delle guerre puniche +sino al definitivo distacco dell’Oriente +e dell’Occidente, può osservare, +come disteso sopra l’immenso panorama +di due grandiose dissoluzioni sociali +e di una grandiosa ricomposizione, +che si intermette tra quelle, +quasi direi la trama della storia universale. +</p> + +<p> +Come infatti incomincia la grande +storia di Roma? Non dal caos, come +<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> +la biblica storia del mondo, ma dall’ordine: +nella pace interna, cioè, +nella disciplina politica, nell’equilibrato +assetto delle fortune pur nell’universale +povertà campagnuola, +mantenuti in Italia, tra le plebi rurali, +le classi medie, gli avanzi delle +nobiltà locali e nelle singole città +ancor memori delle origini proprie, +con le leggi, con la religione, con +la munificenza, con il prestigio semi +divino delle vittorie e la reputazione +di sapienza, dalla piccola aristocrazia +ereditaria ma non esclusiva di Roma, +che ormai domina la penisola: aristocrazia +puritana e devota, avara +e rude, sollecita solo di avere nelle +mani gli strumenti più solidi della +<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> +dominazione: la proprietà fondiaria, +il diritto, la diplomazia, la religione, +lo stato e la milizia; indifferente o +diffidente di ogni altra cosa, della +filosofia come dell’arte, della cultura +greca come dei culti asiatici, del +lusso come del piacere; resoluta a +chiudersi, con tutte le genti italiche +ancor grossamente latinizzate che +la venerano come un Olimpo di +Semidei, nella religione antica, nelle +tradizioni avite, entro i confini dell’Italia +conquistata con così aspra +tenzone; e in quelli a disperatamente +resistere al destino che la sforza, +riluttante, all’impero del mondo. Ma +invano: poichè a cominciare dalla +seconda guerra punica l’equilibrato +<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> +assetto dell’antica società si altera, +sotto l’azione di due tra le più formidabili +forze rivoluzionarie che in +ogni tempo mutarono la faccia del +mondo: i nuovi bisogni e le nuove +idee. Ampliato l’impero di là dal +mare, cresciute le ricchezze, moltiplicati +i contatti con la raffinata civiltà +dell’Oriente ellenizzato, le nuove +generazioni crescono in tutti gli ordini +sociali avide di facili lucri, invogliate +di un più largo e piacevole +vivere, desiderose di maggior cultura, +più indocili. Molte antiche fortune +spariscono nella corrente della nuova +prodigalità e molte nuove fortune ne +emergono; l’aristocrazia o impoverisce +o si deprava, o si isola nel +<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> +disgustato rimpianto del buon tempo +antico o si getta all’esotismo; e infrangendosi +la sua concordia, la sua +unità, la sua forza, le fondamenta +stesse dello Stato si screpolano.... +L’antica disciplina vien meno, nella +religione, nella famiglia, nella repubblica; +l’ordine dei cavalieri, rafforzato +di recenti fortune, le classi +medie, agitate da nuove ambizioni e +inasprite dalla povertà, si rivoltano +contro la nobiltà, da tanti secoli venerata; +gli interessi, non più contenuti +dalla forza di una classe sicuramente +dominatrice, si azzuffano +ferocemente entro lo Stato, guastandolo +ancora di più; a poco a poco +l’oro corrompe tutto, e quello che +<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> +l’oro non vale a corrompere, lo guasta, +più funesto che l’oro, il sospetto, +il tetro pessimismo che avvelena gli +animi, cosicchè ogni cosa è, o sembra, +incurabilmente bacata; all’antica concordia +civile succede il furioso strazio +di fazioni e di cricche atrocemente +nemiche, di cui ciascuna rimprovera +alle altre i suoi stessi vizi; la cultura +greca entra e si diffonde facilmente +in questa società, già tanto scompaginata +dai debiti, dalle discordie, +dalla diffidenza, dall’indisciplina, ma +nel tempo stesso in cui raffina o +rafforza gli spiriti ne accresce il disordine; +ventate di furor rivoluzionario +passano ogni tanto su Roma +e l’Italia, sinchè, il male prendendo +<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> +forza con il tempo e dal suo stesso +infierire, la pia repubblica di Camillo +e di Fabrizio sembra, nel primo ventennio +dell’ultimo secolo avanti Cristo, +sfasciarsi nel fallimento, nell’anarchia, +nelle disfatte, nel folle furore delle +discordie e infine nella guerra civile. +Quante volte, in quel fatale ventennio, +anche gli animi più intrepidi +dovettero temere che su questo sacro +colle, nella valle del Foro dove noi +oggi cerchiamo con pietà filiale gli +avanzi di quelle età, passerebbe tra +poco e per sempre, come sui luoghi +dove era stata Cartagine, l’aratro +del colono, cancellando per sempre +dalla faccia della terra le ultime vestigia +della scellerata e insanguinata +<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> +città! Ma un terribile uomo, Silla, +salva l’impero, rifacendo un esercito +a furia di denaro e di legittimati saccheggi, +e con quell’esercito restaurando, +a furia di terrore, una grossolana +disciplina civile: e, lui sparito, +a poco a poco, a mano a mano che +i tesori di Mitridate, conquistati da +Lucullo, sono trasportati in Italia, si +riaccendono in Italia più intense la +febbre dei subiti guadagni, la smania +del lusso, l’ambizione delle grandi +conquiste e sembrano infondere un +nuovo vigore nel decrepito Stato. +Pompeo emula Lucullo, conquistando +la Siria; tutta la oligarchia +signora di Roma vuol arricchire nelle +provincie e presso i potentati stranieri; +<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> +coloro che non sono da tanto +da conquistare un impero, ricattano +gli stati e gli staterelli che tremano +innanzi all’ombra di Roma; le corti +dei reattoli dell’Oriente, come la +grande corte dei Tolomei ad Alessandria, +sono invase da cavalieri e +senatori famelici, che estorcono denaro +lusingando e minacciando, e +ritornano a spenderlo in Italia; dove +il lusso fa rapidi progressi, e con il +lusso i debiti, e con i debiti la coltura +ellenica e orientale; mentre tra +la torbida e incessante agitazione +dei tempi sorge e fa la sua strada +l’uomo fatale, Cesare, sino al momento +in cui valica le Alpi e si getta +nella Gallia, irta di foreste e di armi, +<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> +cercando gloria e tesori. Lo stato +cade in potere di consorterie predatrici, +ardite, energiche, senza scrupoli, +ma mobili come gli interessi a +cui servono e di cui si servono; e +queste consorterie, con i continui +volteggi e il dimenarsi irrequieto, +erodono nel vecchio stato quella +poca disciplina messaci a fatica da +Silla: dopo poco più che trenta anni +di una cotal pace interna alla meglio +tollerabile e laboriosamente mantenuta, +ricomincia una guerra civile, +anzi uno spaventoso uragano, che +spazza via prima gli avanzi della +costituzione di Silla, poi la dittatura +di Cesare, poi il Senato e gli ultimi +resti dell’aristocrazia romana, poi il +<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> +triumvirato rivoluzionario, diversi +stati grandi e piccoli ai confini dell’impero, +il regno dei Tolomei.... Che +cosa resta ancora in piè? Da ogni +parte le rovine fanno montagna; gli +uomini non capiscono se Roma è la +più grande o la più miserabile delle +nazioni; ad uno dei più luminosi +spiriti di Roma, maturato tra queste +vicissitudini, par di vedere in tutte +le cose, da ogni parte un precipitoso +rovinare del male nel peggio: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Aetas parentum peior avis tulit</i></p> +<p class="i01"><i>Nos nequiores, mox daturos</i></p> +<p class="i01"><i>Progeniem vitiosiorem.</i></p> +</div></div> + +<p> +Ed è invece l’ultimo passo verso +l’apogeo. Dopo questa prova suprema +la cultura greco-orientale, +<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> +che aveva disfatta l’antica società +italica, si converte in una forza di +ricomposizione sociale; e rifà a poco +a poco un equilibrio nuovo di interessi, +di idee, di aspirazioni, nella +situazione nuova creata nel Mediterraneo +dalla conquista romana. +Nella pace l’Occidente barbaro impara +da Roma a coltivar le terre, a +tagliare i boschi, a scavar le miniere, +a navigare i fiumi, a parlare e a scrivere +sia pur malamente il latino; si +incivilisce e compera i manufatti delle +antiche città dell’Oriente: a mano +a mano che i nuovi mercati dell’Occidente +si schiudono, l’Oriente riapre +le innumeri botteghe dei suoi industri +artigiani e i fondaci operosi dei suoi +<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> +mercanti, incamminando di nuovo +sulle vie del mondo ampliato dalla +spada di Roma i suoi antichi commerci. +Ringiovaniscono così le vecchie +civiltà dell’Oriente (l’Egitto, la +Siria, l’Asia Minore) di fronte e al +contatto delle giovani barbarie dell’Occidente; +nel mezzo sta l’Italia, +ben situata per dominare questo impero +circummediterraneo in cui il +nuovo Occidente fa equilibrio all’Oriente +carico di storia, e la nuova +Gallia mirabilmente sviluppata nel +secolo seguente alla conquista fa +contrappeso al vecchio Egitto riflorido; +per la prima, e pur troppo +per l’unica volta nella storia, il Mediterraneo +si apre come una tranquilla +<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> +piazza, vigilata dalla forza di +Roma, su cui guardano, si incontrano, +commerciano, senza più turbolenze, +l’Europa, l’Africa e l’Asia. +Sorgono da questa grassa e facile +pace, in tutte le parti dell’impero, +in Gallia come nell’Asia Minore, in +Spagna come nell’Africa settentrionale, +nuove prosperose classi medie +e nuove aristocrazie provinciali, — famiglie +arricchite di fresco che, alla +stregua dei tempi, non hanno spirito +militare e politico alcuno e sono avide +sopratutto di godersi una raffinata +civiltà cittadina; mentre in Roma +gli ultimi avanzi della aristocrazia +romana — politicante e bellicosa +per tradizione — si estinguono. Si +<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> +spegne così in tutto l’impero, sparendo +la classe che sola ancora lo +possedeva, lo spirito politico e militare; +e una famiglia, riluttante, nolente, +quasi impaurita dalla sua stessa fortuna, +è costretta ad assumere tutti +i privilegi e tutte le responsabilità +del potere supremo, per tanti secoli +divise tra tante famiglie. Non capirà +mai la storia di Roma, chi non intenda +che la famiglia Giulio-Claudia +fu costretta, nolente, ad assumere +ed esercitare un potere, che a poco +a poco divenne monarchico; così +come la nobiltà romana era stata +costretta a fondare l’impero, di cui +aveva paura. Anzi in questa contradizione +si concentra tutta quella che +<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> +si potrebbe chiamare l’essenza filosofica +della storia di Roma: poichè +Roma, vincendo, perisce e nell’impero +da lei fondato si annienta. A +mano a mano che rifiorisce l’Oriente +e l’Occidente si sviluppa, e dappertutto +crescono la prosperità, il numero, +il potere delle classi medie e +delle aristocrazie provinciali, l’immenso +impero prende forma, non +già di un potente organo di dominazione +politica e militare, quale +la antica repubblica romana, ma di +uno di quegli stati, organi di una +raffinata civiltà urbana, che l’ellenismo +aveva fondati in Oriente; l’impero, +creato da una dura e puritana +aristocrazia, strettamente nazionale, +<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> +di diplomatici e di guerrieri, cade in +potere di una aristocrazia e di una +burocrazia cosmopolite, pacifiste, letterate +e filosofanti — amalgamate +per tutto l’impero non più da una +vera o supposta comunanza di origine, +di tradizioni e di storia, ma da +una brillante sebben superficiale cultura +letteraria e filosofica, e dalla +religione politica dell’impero e dell’imperatore; +la forza di coesione +che lega internamente la massa +enorme dell’impero non sono solo le +armi e le leggi, ma anche e più la civiltà +urbana, derivata con varie miscele +estranee dall’Oriente ellenizzato. +Come l’imperatore in Roma, così in +tutte le provincie, imitando l’esempio +<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> +suo, le ricche famiglie spendono una +parte degli averi per abbellire le +città ed accrescere al popolo minuto +i guadagni, i comodi e i piaceri: +edificano palazzi, ville, teatri, templi, +terme, acquedotti; elargiscono grano, +olii, sollazzi, denari; dotano pubblici +servizi o fanno delle pie fondazioni. +L’impero si copre di città grandi e +piccole, rivaleggianti tra loro di splendore +e di bellezza, e in queste città si +inurba la povera plebe rustica, gli artigiani, +i campagnuoli arricchiti, e in +molte di quelle si aprono delle scuole, +in cui i giovani della media condizione +si preparano, imparando l’eloquenza, +la letteratura, la filosofia e +il diritto, alle funzioni burocratiche, +<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> +che di generazione in generazione +crescono, ramificandosi. È questa +burocrazia letterata e filosofeggiante +che immette nel diritto romano, originariamente +empirico, lo spirito filosofico +e sistematico; nella amministrazione, +originariamente autoritaria, +lo spirito giuridico. E così nel secondo +secolo l’impero distende al sole della +<i>pax romana</i> che illumina il mondo, +le sue innumeri città, fulgenti di +marmi! Ma ahimè per poco, chè +una nuova dissoluzione incomincia. +La civiltà urbana e cosmopolita, +che aveva legate insieme le diverse +parti del disparatissimo impero, ricomincia +ad agire, nel terzo secolo, +come forza dissolvente, che riprecipita +<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> +nel caos quel mondo brillante +che per essa ne era emerso. A poco +a poco le spese della civiltà urbana, +con il crescere spontaneo delle città +e del loro lusso, superano la fecondità +delle campagne, e da quel momento +queste incominciano ad essere +spopolate e isterilite dalle città, che +ne assorbono la popolazione e le +ricchezze. Quale forza umana scaccierà +mai dalle città le plebi inurbate, +dopo che ci hanno gustati i comodi, +i piaceri ed i vizi delle civiltà raffinate? +L’impero è ormai divorato +vivo dalle città che pullulano sul +suo corpo immane: per nutrire le +plebi addensatesi nelle città, per divertirle +e vestirle, le campagne saranno +<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> +desolate da un terribile fiscalismo, +l’agricoltura isterilita, le arti +essenziali distrutte, le finanze rovinate, +l’amministrazione sfasciata: e il +giorno arriverà in cui nell’impero, +mostruosamente invertita la ragione +naturale delle cose, pulluleranno innumeri +gli artigiani del piacere e del +lusso, e mancheranno i contadini che +lavorino le terre, i fornai che preparino +il pane, i marinai che solchino +i mari, i soldati che difendano i +confini. Incomincia una terrifica dissoluzione +sociale, la cui storia non +è stata ancora scritta, e in mezzo a +quella infierisce uno dei più tremendi +smarrimenti intellettuali, a cui la +mente umana abbia sinora soggiaciuto: +<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> +chè il misticismo, il cosmopolitismo, +l’antimilitarismo, il conflitto +delle vecchie classi intellettuali e dell’antica +coltura greco-romana con le +razze barbare che irrompono dal +basso e dal di fuori, con le mostruose +aberrazioni religiose che pullulano +da ogni parte; il cristianesimo infine, +che unisce in un sol fascio tutte le +forze nemiche dell’impero, distruggono +il midollo vitale della civiltà +antica. L’impero si difende con disperato +furore, ma invano: l’Oriente e +l’Occidente si scindono, e abbandonato +a sè stesso l’Occidente precipita; +la più grande tra le opere di +Roma, l’impero da essa fondato +in Europa, copre ormai, rovina immane, +<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> +l’immenso territorio che confina +al Reno e al Danubio: rovina +di monumenti distrutti, di genti rimbarbarite, +di arti perite, di lingue +obliate, di leggi lacerate o disperse, +di vie, di villaggi, di città scancellate +dalla faccia della terra, ringhiottite +dalla selva primigenia, che lenta +e tenace ripullula, in quel cimitero +di una civiltà, sulle ossa gigantesche +di Roma. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> +</p> + +<h2>II.</h2> +</div> + +<p> +Tale è l’albero che crebbe dal piccolo +seme gettato su questa terra — così +vuole la tradizione — in questo +giorno, duemila seicento sessantatrè +anni sono. L’albero è da molti +secoli precipitato: ma per quale ragione +gli uomini ritornano ancora, +da ogni parte del mondo civile, a +frugare con così ardente curiosità, là +dove furono le sue radici? Perchè in +nessuno degli Stati che a volta a +volta predominarono sulla età loro, +<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> +tutte le forze di dissoluzione e di +ricomposizione, che fanno e disfanno +di continuo le civiltà, poterono mai +agire per tanti secoli così liberamente +come in Roma, senza essere +nè frenate nè accelerate dai pericoli +e dagli urti esterni, che tanto possono +di solito sulle vicende di tutti gli +Stati. In questo e per questo Roma +è veramente un fenomeno unico nella +storia del mondo. Dalla distruzione +di Cartagine sin molto innanzi nei +tempi più calamitosi della ultima decadenza, +Roma ebbe alcuni grossi +ma passeggeri spaventi; non conobbe +invece nè l’oppressione nè lo stimolo +dei pericoli esterni gravi e continui; +potè quindi abbandonarsi interamente +<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> +alle forze interne che di secolo in secolo +la venivano alterando; e perciò +la sua storia è, come dicevo, storia +completa, in cui si ritrovano tutti i +fili che fanno e disfanno continuamente +la infinita tela di Penelope della +storia e che, se si intrecciano tra loro +in svariatissimi modi, non sono però +senza numero e sono sempre gli +stessi, in tutti i tempi. Si vede, per +esempio, in quella storia, come un impero +si formi e come si dissolva; +come un’aristocrazia storica si sfasci +e una democrazia possa morire per +esaurimento; per quali interni processi +una repubblica si converta in +monarchia, uno stato militare e nazionale +si snaturi in uno stato di alta +<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> +cultura, allentandosi, allargandosi e a +poco a poco sfaldandosi interamente +nell’individualismo, nell’intellettualismo, +nell’esotismo, nell’umanitarismo, +nel cosmopolitismo; si vede in quella +storia un regime autoritario che a +poco a poco si incatena da sè in un +complicato sistema giuridico; si osservano +parecchie grandi rivoluzioni +e reazioni, innumerevoli ripercussioni +della politica interna sull’estera e viceversa; +si può studiar mirabilmente +quello che è forse il più arcano e +inquietante tra i fenomeni della storia, +la violenta repulsione morale che, +sopratutto ai loro inizi, suscitano le +civiltà che poi, maturate od estinte, +sono ammirate come i capolavori dei +<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> +popoli cui si attribuisce la lode di +grandi; ci si vede infine una religione +politica distrutta dall’alta cultura letteraria +e filosofica, una nuova religione +mistica che si forma dai detriti +di quella stessa coltura, e innumerevoli +contatti, mescolanze, attrazioni, +urti e conflitti tra popoli vecchi e +nuovi, tra civiltà antiche e i barbari, +tra stati, religioni, diritti diversi. Non +finirei così presto se dovessi enumerare +tutti gli elementi della storia +universale che si trovano raccolti, +come in una sintesi, nella storia di +Roma, e per maggior comodo intorno +ad un centro, Roma stessa, che +difetta nella sparpagliatissima storia +greca e da cui l’immenso panorama +<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> +può essere osservato ad agio; onde +la storia di Roma è completa e sintetica; +e in quella ogni età può ritrovare +un po’ di sè stessa, rimirandocisi +come in uno specchio. +</p> + +<p> +È cosa nota infatti che, specialmente +negli ultimi tre secoli, dopochè +nuovi e forti stati incominciarono a +rifarsi nella polverizzazione politica +del medio evo, Roma, la sua storia, +la sua letteratura, il suo diritto furono +come un modello, uno schema, se +si vuole un miraggio storico, proiettato +dal passato innanzi alle generazioni +che cercavano la via dell’avvenire, +e movendo verso il quale +quelle generazioni trovarono davvero +la via per tanto tempo cercata invano. +<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> +Roma è, nel secolo XVII e XVIII, +il modello a cui guardano le grandi +monarchie che si fondano in Europa; +Roma, nel secolo XVIII e XIX, fomenta +con la storia della repubblica, +con il culto fervoroso di Bruto e il +romanzo scandaloso dei Giulio-Claudii, +tramandatoci da Svetonio e da +Tacito, l’opposizione alla monarchia +assoluta; Roma ancora, dopo la Rivoluzione +francese, presta alla monarchia +come argomento e mezzo di +persuasione, le apologie Cesariane del +Drumann, del Duruy e del Mommsen, +e le lodi dell’amministrazione imperiale. +Si può anzi dire che parecchie +tra le più celebri storie di Roma del +secolo XIX sono state scritte in considerazione +<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> +del conflitto tra la repubblica +e la monarchia. Senonchè questa +è appunto la ragione per cui, +affievolitasi nell’ultimo quarto del secolo +XIX la guerra tra i due principî +politici, non solo quelle storie +di Roma così concepite invecchiarono, +ma molti sono venuti nell’opinione +che l’antico interesse per gli +studi romani debba spegnersi. “Viviamo — si +dice — nel secolo dell’elettrico +e del vapore: còmpito dei +nostri tempi è appagare le classi +medie e popolari che non guerre o +rivoluzioni vogliono, ma una vita più +sicura e più comoda; lavorare infaticatamente +per creare le prodigiose +ricchezze necessarie a soddisfare i +<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> +nuovi desideri di moltitudini così +numerose. Una antica storia, tutta +piena di guerre e di imprese politiche, +deve divenire straniera ad un +secolo che abbisogna di macchine +più che di leggi, di chimici e di fisici +più che di guerrieri e di letterati„. +Si aggiunge poi che il latino, il quale +sino ad un secolo fa era una lingua +semiviva, si è spento interamente +nel secolo XIX, stretto e soffocato +entro il rigoglioso sviluppo delle +lingue e delle culture nazionali, sepolto +sotto le rovine della potenza +politica della Chiesa, che nell’idioma +come in tante cose aveva continuato +l’impero di Roma; e morta +la sua lingua, una nuova, ultima e +<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> +definitiva decadenza doveva incominciare +per Roma. +</p> + +<p> +E difatti, allorchè fu praticamente +provato che era cosa facile risvegliare +anche nel secolo del vapore e dell’elettrico +l’antico interesse per la storia +di Roma, tutti si diedero ragione del +singolare fenomeno, attribuendolo al +rammodernamento alquanto violento — lodevole, +secondo gli uni, riprovevolissimo, +a giudizio di altri — che +io ne avrei fatto. Ma è questa una +curiosa illusione che non ha potuto +divulgarsi, anche tra gli storici, se +non perchè rarissime sono ormai le +persone che leggono a fondo gli antichi +scrittori. Quanti conoscono la +letteratura latina sanno che io non +<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> +ho per nulla rammodernata la storia +romana; anzi sono ritornato all’antico, +ripigliando il punto di vista +da cui Tito Livio aveva prese le +mosse e che non gli appartiene in +proprio, perchè è comune a tanti altri +antichi scrittori; ripigliandolo e depurandolo +dalle preoccupazioni morali +e politiche contemporanee e sforzandomi +di corroborarlo con l’esperienza +più matura di una civiltà più +vecchia di venti secoli. Quella mia +storia di Roma, che fu giudicata così +rivoluzionaria, è già tutta in seme +nella breve prefazione che Tito Livio +premise alla sua grande opera, per +lamentare la semplicità e purezza +degli antichi costumi guasti dalla corruzione +<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> +che a poco a poco invase +Roma. A chi studi a fondo quella +dottrina della “corruzione„ che occupò — e +inquietò — per così lungo +tempo lo spirito Romano, è facile +riconoscere nei tre vizi suoi capitali, +l’<i>avaritia</i>, l’<i>ambitio</i>, la <i>luxuria</i>, quel +crescere dei bisogni e delle ambizioni, +universale e progressivo di generazione +in generazione, che obbliga noi +tutti al principio del ventesimo secolo +a lavorar così affannosamente. L’<i>avaritia</i> +è la smania del guadagno continuo, +peccato universale, oggi, di +tutti gli uomini in tutti gli ordini sociali; +l’<i>ambitio</i> è ciò che noi chiamiamo +l’arrivismo, la irrefrenabile +spinta di tutti a salire in luogo più +<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> +alto di quello in cui ciascuno è nato; +la <i>luxuria</i>, quel desiderio di accrescere +comodi lussi e piaceri, di cui +l’Europa e l’America sono oggi addirittura +frenetiche. Ma intesa così +la dottrina della corruzione, tutta la +storia di Roma, anche i suoi secoli +più pieni di rivoluzioni, di guerre, +di conquiste, quella immensa storia +che da tanti secoli sta innanzi alla +civiltà nostra come un prodigio, si +riconduce facilmente, come ad una +delle sue più profonde e possenti +forze motrici, ad un fenomeno che +ciascuno di noi può intendere facilmente, +perchè tutti ci viviamo in +mezzo, in questo stesso momento: +onde non solo poteva il secolo dell’elettricità +<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> +e del vapore, ponendo l’occhio +alla specola preparata venti secoli +addietro e non per osservatori +così moderni, da Sallustio e da Livio, +ficcar lo sguardo attraverso questa +confusa e terribile storia vedendone +il fondo; ma anche specchiarsi in +quella e ritrovarcisi. Ritrovò il nostro +secolo in quella storia, qua e là, sparsi +a caso, dei piccoli frammenti di sè: +come alcune delle lotte in cui contendono +oggi i partiti della Francia; +come certi oroscopi che in Inghilterra +si vanno traendo sull’avvenire dell’impero +o sulle sorti della infiacchita +aristocrazia; come il conflitto tra la +tradizione puritana e la torbida civiltà +del denaro che ferve in America; +<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> +come pure perfino certi personaggi, +almeno se non abbia troppo abusato +del suo sottile ingegno quell’anonimo +scrittore che, traducendo in spagnolo +tanti brani della storia di Augusto e +mettendo il nome del generale Roca +nel luogo di quello del primo <i>princeps</i> +dell’impero, compose a guisa di mosaico +romano un curioso ritratto dell’antico +presidente argentino. Ma ritrovò +anche e sopratutto il nostro +secolo in quella antica storia, la legge +suprema del destino che gli sta sopra, +quella implacabile e misteriosa ironia +della vita che annulla nel loro supremo +trionfo tutti i grandi moti dell’umanità; +la tragica delusione di tutte +le generazioni che hanno la fortuna +<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> +o la disgrazia di avvicinarsi al culmine +di una storia, nel momento in +cui presentono che meglio lo sforzo +riesce e più inutile diventa. Come +Roma si annientò nella conquista, +perdendo le sue virtù militari e politiche +e quasi l’essenza di sè medesima, +così la civiltà nostra, fatta potente +a produrre prodigiose ricchezze +da una secolare ed elaborata cultura, +distrugge ora a poco a poco questa +cultura, seppellendone le parti più nobili — arte, +letteratura, filosofia, religione +e politica — sotto l’alluvione +delle nuove ricchezze frettolosamente +prodotte, altrettanto copiose quanto +scadenti e caduche; deliberatamente +sciupando o minando sordamente in +<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> +tutte le cose a vantaggio della quantità, +conoscibile con la grossolana +ragione del numero, la qualità, che +è sempre misura di eccellenza indefinibile, +eternamente disputabile e +perciò eterna cagione di guerra nel +tempo stesso che sola fonte di vera +grandezza. Ritrovò infine il secolo +nostro, in quella antica storia, il sottile +tormento, che questa contradizione +fondamentale mette in tutti i +periodi storici che ascendono rapidi +verso il culmine. Come Roma soffrì +di snaturarsi nella vittoria e si credè +rovinata alla vigilia dell’apogeo, impotente +e disfatta nei tempi della maggiore +potenza, così noi ci sentiamo +in bisogno a mano a mano che le +<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> +ricchezze crescono intorno a noi; e +a furia di voler farci comoda, facile +ed agiata la vita, la graviamo di intollerabili +complicazioni, responsabilità +e doveri; a furia di voler risparmiare +tempo e lavoro, ci riduciamo, +tra le infinite faccende che ci ingombrano +la mente, a non aver più il +tempo di ricordarci di noi medesimi +e di essere uomini.... +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> +</p> + +<h2>III.</h2> +</div> + +<p> +Sottile tormento, dunque, con cui +l’uomo espia forse il peccato d’orgoglio, +comune a tutte le civiltà, di +credere che egli possa, ad ogni generazione +o quasi, essere a sè medesimo +artefice di un destino nuovo, +unico, più grande e più bello; e che +l’uomo moderno, costretto a subirlo +nel presente, ritrova idealizzato dalla +lontananza del tempo nell’antica storia +di Roma. Facile cosa è dunque +capire in che consista quel privilegio +<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> +della storia di Roma a cui allusi in +principio, aggiungendo essere comune +interesse di tutti i figli di Roma +non lasciarlo prescrivere. Degli studi +classici, e quindi anche degli studi +romani, si è fatto a poco a poco +l’opposto di quello spirito pratico e +positivo, che sarebbe una delle più +eccelse virtù dei nostri felicissimi +tempi: ma con che fondamento di +ragione, lo intende subito chi si +ponga una sola domanda, questa: se +sia possibile immaginare che i progressi +delle arti meccaniche e delle +scienze chimiche avranno un giorno +la virtù di render superflui nel mondo +gli statisti, i pubblici amministratori, +i diplomatici, i giuristi, gli uomini di +<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> +guerra, gli educatori, gli artisti, i +letterati, i filosofi, i ministri di credenze +religiose. La risposta è implicata +nella domanda; poichè è evidente +che agli uomini, in qualunque civiltà, +non basta dominar la natura, occorre +anche saper agire sugli spiriti dei +propri simili: ma rispondendo a questa +domanda il disputato problema +degli studi classici è, almeno nel suo +fondo, già risoluto. Non le scienze fisiche +e naturali, ma solo la letteratura, +la storia e la filosofia possono essere +scuola, preparazione, disciplina +di quella parte di ogni consorzio civile, +il cui ufficio è di agire, non +sulla materia del mondo fisico, ma +sugli spiriti dei propri simili; non di +<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> +sfruttare le forze della natura, ma di +regolare i rapporti degli uomini tra +di loro. Non è quindi possibile imaginare +la civiltà nostra orbata della +sua cultura letteraria, storica e filosofica, +come non è possibile imaginare +un essere con un organo vitale +amputato: poichè infine è indubitato — mi +pare — che chi indaghi +a fondo non troverà altra sostanziale +differenza tra lo stato di civiltà +e la barbarie, tra l’impero di Traiano +e il regno dei Longobardi, tra le nazioni +dell’Europa contemporanea e +quei rozzi potentati che dominavano +ancora tanta parte dell’Africa prima +della conquista europea, se non questa: +che in civiltà gli uomini i quali +<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> +governano, amministrano e giudicano, +regolano cioè i rapporti degli +uomini tra di loro, sono provvisti +di una alta cultura filosofica e letteraria; +in paesi e in tempi barbari +compiono invece l’ufficio loro +conformandosi a antiche tradizioni, +seguendo semplici dettami di religioni +ancora rozze, e per il resto +supplendo o con il rude ingegno +naturale o con il furore delle passioni. +Ma se si ammettono queste +cose — e non vedo come si potrebbe +ricusare di ammetterle — si riconosce +anche che Roma sarà parte +essenziale, in avvenire come in passato, +di questa alta cultura, se proprio +noi, figli suoi, non ci ostineremo a +<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> +voler radere al suolo gli ultimi avanzi +della sua grande storia, per un malinteso +spirito di falsa modernità o, +peggio ancora, per gli irosi dispetti +di un malsano esotismo. Completa e +sintetica, la storia di Roma è come +una nitida miniatura o un lucido +schema della storia universale, facilmente +rammodernabile in tutte le +età, comoda a studiarsi, vasta, ma +non così che ecceda le forze comprensive +dello spirito umano: e perciò +nella cultura dei popoli moderni essa +può servire come coronamento necessario +e universale della educazione, +naturalmente incominciata in +ogni nazione con la letteratura e la +storia patria, se noi non ci lasceremo +<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> +scoraggiare dalla transitoria decadenza +di questa tradizione intellettuale; +se anzi trarremo forza a rinnovarla +da quei fenomeni stessi, che +sembrano a molti recidere i rami +alla speranza del futuro. Appunto +perchè il secolo nostro è profondamente +materialista; appunto perchè, +pur avendo una civiltà comune, si +va dividendo e suddividendo in tanti +popoli e lingue e culture diverse, +esso avrà più che gli altri secoli bisogno +di una cultura comune, nella +quale almeno le parti superiori della +società, in ogni nazione, possano effettuar +tra di loro una più intima +trasfusione spirituale che nella passeggera +promiscuità dei grandi alberghi +<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> +sontuosi, nei frettolosi incontri +dei Congressi o nella furia +comune di volare sulle strade del +mondo in automobile. Il principio +nazionale è troppo profondamente +radicato nella civiltà nostra, perchè +il mondo moderno possa mutarsi, +almeno in un avvenire prossimo, nella +sognata Cosmopoli; ma non può e +non deve nemmeno diventare una +torre di Babele, in cui le lingue si +confondano; e perciò ha bisogno, +quasi direi, di una comune lingua +ideale, di elementi universali di cultura, +che siano come nessi e congiunture +tra le diverse nazioni dell’Europa +e dell’America. Dove li troveremo +noi, questi elementi universali, +<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> +ora che la religione ha perduta +tanta parte della sua antica potenza +sulla cultura? Roma antica può ancora +prestarne parecchi; come lo +prova il fatto che la storia di Roma +è, con la storia della Francia nel secolo +XVIII e della Rivoluzione francese, +la sola storia veramente universale, +che tutti leggono oggi. +</p> + +<p> +È d’uopo allora spendere molte +parole per dimostrare che tutti i figli +di Roma, che noi italiani sopra tutti +abbiamo interesse a non lasciar prescrivere +questo privilegio? Sinchè +la storia, la letteratura, il diritto di +Roma saranno parte necessaria dell’alta +cultura dell’Europa e dell’America, +noi figli di Roma godremo come +<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> +di un maggiorasco intellettuale nel +mondo: noi potremo mantener tutti +i popoli dei due continenti tributari +in qualche parte alla nostra cultura; +noi protrarremo per secoli ancora, +idealmente, l’impero di Roma, caduto +sulla terra. Non ignoro che il +secolo nostro vagheggia di solito +imperi più solidi che questi dominii +dell’invisibile, i quali non si possono +nè misurare nè spartire, nè permutare; +ma se nella civiltà moderna +l’alta Cultura non è destinata a diventar +l’umile ancella della Finanza +e dell’Industria, anche questo invisibile +e intangibile impero non potrà +mai essere abbandonato dal popolo +che lo ereditò dai suoi padri, senza +<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> +danno e senza vergogna; tanto più — ed +è considerazione che i pratici +tempi moderni dovrebbero intendere — tanto +più che a conservarlo non +occorre vigore di armi o di denaro, +non combinati sforzi di moltitudini, +di istituzioni, di partiti, non audacie +che balzino a piè giunti nell’ignoto. +Basterebbe rivivesse, così nello stato +come nelle classi intellettuali, profondo, +sincero, disinteressato il senso +della grande tradizione intellettuale +latina, in luogo di quell’irrequieto, +capriccioso e discorde esotismo che +da mezzo secolo domina. La storia +di Roma può compiere un ufficio +unico nella cultura europeo-americana +perchè è una completa unità: +<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> +ma se questa unità è sciolta nelle +parti e particelle che la compongono, +in che cosa queste parti e particelle +differiranno e come si potranno +distinguere da quelle che +compongono tante altre storie di +altri popoli, più frammentarie ed unilaterali +che la storia di Roma? In +sè e per sè, una iscrizione latina val +quanto una greca o fenicia, un rudere +romano quanto un avanzo micenéo: +anzi forse valgono meno, +perchè di resti romani c’è abbondanza +e il ritrovarli è facile cosa, +relativamente. Unico invece, nella +storia di Roma, è il disegno in cui +questi frammenti si possono ricomporre. +C’è dunque un criterio sicuro +<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> +per giudicare gli studi dell’antichità +romana e le loro tendenze; ed è +questo: l’analisi, quando non è immediata +preparazione della sintesi, +non è solo, nella storia romana, come +in ogni altra storia, un metodo indebitamente +trasportato dalle scienze +naturali a fenomeni che non lo comportano, +ma nella storia romana è +anche un vandalismo e un sacrilegio; +è la distruzione di Roma continuata +sugli ultimi avanzi spirituali del suo +vasto impero. Chi difatti ricerchi la +cagione intellettuale ed intima — astrazion +fatta, quindi, dalle cause +esteriori e sociali che pur sono molte +e gravi — della rovina onde sono +oggi afflitti gli studi classici e che +<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> +tanto ha nuociuto nella metà del secolo +XIX al prestigio di Roma nel +mondo, la troverà nell’abuso dell’analisi, +diventata fine a sè stessa, così +negli studi letterari come in quelli +storici. Per ragioni che sarebbe troppo +lungo qui d’indagare, i nuovi studi +dell’antichità che nacquero — e fortunatamente +non in Italia — tra il settecento +e l’ottocento dalla dissoluzione +del vecchio umanesimo, sempre +più si sciolsero dall’arte e dalla filosofia, +nella cui famiglia pure la storia +aveva sempre vissuto in tutti i secoli +più splendidi della nostra civiltà; e +alla fine si gettarono del tutto in +grembo alla scienza o piuttosto credettero +di gettarsi, perchè in verità +<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> +non strinsero che un’ombra. Gli effetti +di questo errore sono ormai palesi. +Nelle scuole, l’analisi ad oltranza +ha assestato il colpo di grazia al latino, +semivivo ancora sino ad un secolo +fa, mettendo in luogo dell’antico +insegnamento umanistico, una arida +analisi filologica, che ha fatto gettar +con disgusto i più bei libri di Roma +alle nuove generazioni. Nella storia, +scomponendo i fenomeni arbitrariamente, +ha confusi in modo singolare +così i criterii per impostare, come +quelli per risolvere i problemi storici; +ha creato dei problemi chimerici e +non ha veduti i veri; e per voler sapere +troppo e con troppa precisione, +non di rado ha oscurato anche ciò +<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> +che era chiaro, se pur lacunoso; infine +obbligando la storia a ripudiar +l’arte, l’ha appartata dal consorzio +delle classi colte, essa che era stata +in tutti i tempi gloriosi della civiltà +nostra, da Tucidide a Polibio, a Tito +Livio, a Francesco Guicciardini, uno +dei più potenti stimoli intellettuali di +tutte le aristocrazie veramente degne +di governare. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> +</p> + +<h2>IV.</h2> +</div> + +<p> +Per questa ragione, commemorando +tre mesi sono in Torino Cesare +Lombroso, io dicevo di riconoscerlo +come il primo tra i miei maestri, +perchè egli solo, tra i viventi, +mi aveva insegnato con l’esempio a +ricomporre una unità viva da morti +e dispersi frammenti. Per questa ragione +pure penso che ogni uomo di +alta cultura, cui sta a cuore il prestigio +intellettuale dell’Italia nel mondo, +dovrebbe sforzarsi di trarre fuori gli +<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> +studi romani dai chiostri silenziosi +della erudizione e di riportarli in +mezzo alla vita, alle passioni, agli +interessi e ai conflitti del mondo. No: +Roma antica non deve viver soltanto +nelle piccole congreghe degli eruditi +e degli archeologi: deve viver nell’anima +delle nuove generazioni, irradiare +la sua luce immortale sui +mondi che sorgono dalle profondità +dei tempi moderni; perchè il dì in +cui la storia di Roma e i suoi monumenti +non fossero più che un morto +materiale di erudizione da riporre e +catalogar nei musei, accanto ai mattoni +del palazzo di Korsabad, alle +statue dei re Assiri o agli avanzi +micenei, l’impero romano, che oggi +<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> +non è ancora interamente morto, +raggiungerebbe negli Elisi della storia +le ombre dell’impero babilonese, +egiziano o carolingio, e la civiltà latina +soggiacerebbe nel mondo ad +una nuova catastrofe. Non mostriamoci +indegni della singolare fortuna +storica, che abbiamo ereditata dai +nostri antenati; intendiamo a fondo +quello che c’è di singolare, anzi unico +in questa sopravvivenza ideale di +un impero caduto da tanti secoli, +che sparito dal giuoco degli interessi +mondani, resta ancora nel sistema +delle forze spirituali che animano +il mondo moderno: non ascoltiamo +chi afferma che ormai i sacri +avanzi di Roma antica non possono +<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> +servire più che come appoggio +o pedana per gli aereoplani, maestosamente +volanti sui silenzi della +campagna romana; sopratutto studiamoci, +noi che da quarant’anni +trasportiamo entro la vetusta cerchia +delle mura aureliane gli strumenti +e le idee e gli interessi di una +civiltà recentissima, di non meritare +dalla Chiesa il rimprovero di aver +distrutto — barbari nuovi — quel +che restava dell’impero di Roma, da +essa rinnovato e continuato con così +varia fortuna dopo la tremenda catastrofe +dell’impero d’Occidente. La +tradizione romana potrà ancora fiorire, +ramo vivo non ostante la antichità, +sul tronco della nostra civiltà, +<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> +purchè non ci ostiniamo proprio noi +a reciderlo; purchè ci sforziamo di +mantenere agli studi romani quel valore +universale, che solo può farne +alcunchè di essenziale nella cultura +moderna. Le altre storie possono invecchiare: +occorre invece, appunto +perchè essa serve ad educare le +nuove generazioni, rinnovare continuamente +la storia romana, non +solo incorporandoci i fatti nuovi scoperti +dalla erudizione e dalla archeologia, +non solo infondendoci un più +largo spirito filosofico, e trasportandovi +la maturata esperienza del mondo, +che impara non solo studiando, +ma anche vivendo; ma sopratutto +sforzandoci di mantenerle e di accrescerle +<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> +quella che è la qualità più preziosa +di una storia destinata ad essere +letta e studiata da tutti: la umana +chiarezza. E se questo è il dovere +di quanti figli devoti Roma ha ancora +nel mondo, io credo di non poter +terminare questo discorso tenuto +nel giorno che ricorda la fondazione +di Roma, meglio che compiendo un +atto, il quale sarà come una simbolica +espiazione ai Mani, crudelmente +offesi nel secolo XIX, di un uomo +cui l’Urbe deve pure qualche gratitudine, +poichè gli deve l’aver esistito: +risuscitando Romolo. In una mistica +penombra — tutti lo sanno — sta +ravvolto il natale di Roma. Come +ebbe principio la favolosa grandezza +<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> +di questa fortunata città? In tutti +i secoli gli uomini avrebbero voluto +squarciare quella mistica penombra; +e sapere. Ma per secoli e secoli gli +uomini erano stati paghi di ripetere +una poetica, sebbene alquanto farraginosa +leggenda, in cui miracoli +e prodigi attorniavano la culla dell’Urbe. +Generazioni e generazioni +avevano imprecato allo scellerato +Amulio, compianti l’infelice Numitore +e la sventurata Rea Silvia; avevano +amato il buon Faustolo, fantasticato +sull’ombra del Fico Ruminale, accarezzata +in pensiero la buona lupa +materna e salutato l’amabile picchio, +disceso a nutrire e ricoprir delle ali +i fatali gemelli.... Che questo racconto +<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> +fosse uno spesso tessuto di favole, +l’avevano capito anche gli antichi; +ma pur non l’avevano tôcco, per +una specie di religioso rispetto dell’antico, +e per non saper raccontare +nulla che fosse più chiaro e preciso. +Tante volte l’uomo deve rassegnarsi +a ignorare! Ma ecco arriva il terribile +secolo XIX, che, lui, vuol tutto sapere +e crede di tutto poter conoscere; +e prende quel tessuto di favole +con le sue dure mani di macchinista, +lo lacera, lo sfilaccia, credendo di +ritrovare nei fili che lo compongono +il vero; e tanto rompe e scompone, +che non si ritrova più tra le mani +che una matassa di morta stoppa. +La antica favola sfumò con tutti i +<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> +suoi personaggi; non solo il picchio +rivolò in cielo e la lupa si rinselvò, +ma anche Romolo, il venerato e +divinizzato fondatore della città, non +fu più che un nome; e in luogo +della leggenda rimase un tenebroso +vuoto, invano tormentato da ingegnosi +storici con le lunghe pertiche +delle ipotesi, per trovare in quello +qualche brandello di verità! Eppure +se Roma ha esistito, deve pure aver +avuto un principio narrabile con +umana chiarezza.... Non c’è proprio, +nell’antica leggenda, neppure un barlume +di questo intelligibil chiarore? +Spremendo fuori dalle favole antiche, +che si raccontarono sulla fondazione +della città, il poetico che le ravvolge +<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> +e le infiltra, una notizia mi pare che +resti, solida e sicura abbastanza per +quanto minuscola, e che, presa per +vera, illumina la antichissima storia +della città: e cioè che, come dice +Dionigi, Roma fu una colonia di Alba, +in cui sfollò dal monte al piano una +parte della popolazione della vecchia +città. Roma dunque non fu una città +cresciuta a poco a poco, per favore +di circostanze, da un piccolo villaggio; +Roma fu una città fondata di +getto, per un atto di volontà personale, +secondo un disegno studiato, +in un luogo scelto appositamente; +dotata quindi sin dal principio di +istituzioni religiose, militari e politiche +già mature, perchè in parte +<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> +provate da lunga esperienza in una +città più antica e in parte forse anche +modificate ad arte per adattarle +ai nuovi bisogni. Fu insomma una +città che nacque adulta, come certe +città — permettetemi il paragone +forse troppo moderno — che ora si +fondano in America: fu, alle sue origini, +una città nuova apparsa in un +mondo tutto più antico di lei: il che +ci spiega e la meravigliosa sua posizione +nel Lazio, tra il mare, il monte +e il fiume; e la numerazione ufficiale +degli anni suoi dalla fondazione, che +gli antichi ne fecero; e quel suo subitaneo +risoluto entrar nella storia; +e il rapido crescere.... Ma se la città +fu fondata in questa guisa, è necessità +<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> +che abbia avuto uno o più +fondatori; i quali scelsero il luogo, +studiarono gli ordinamenti e tutto +acconciamente disposero; anzi la felicissima +scelta del luogo come i savi +ordinamenti ci inducono a pensare +che questo capo fosse uomo grande +davvero.... E poichè a fondare Roma +un fondatore era necessario, che ragione +abbiamo noi di negare che +fosse quel Romo o quel Romolo di +cui parlano le antiche tradizioni? Già +di molti e gravi delitti reo in cospetto +della critica moderna, io mi confesso +anche colpevole di credere che quel +poco di preciso e di vero che noi +sappiamo sull’origine di Roma è contenuto +ancora, tutto o quasi, nell’antica +<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> +tradizione: e che — anno più, +anno meno — verso la metà dell’ottavo +secolo avanti Cristo un principe +della famiglia regnante in Alba, per +ragioni che a mala pena si intravedono +nella leggenda, venne tra queste +colline, fondò sul Palatino una +piccola città, e la lanciò nell’eternità. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> +</p> + +<h2>V.</h2> +</div> + +<p> +La lanciò nell’eternità, perchè a +Roma si può ancora attribuire la +gloria di eterna, senza cadere nelle +pompose iperboli di una retorica di +decadenza, quando si intenda che +ciò che ha fatta completa la storia +di Roma è lo sforzo sintetico, il diuturno +travaglio per equilibrare tutte +le parti, che compongono una civiltà, +in una unità armoniosa e proporzionata: +onde la sua letteratura, il suo +<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> +diritto, la sua storia saranno un eterno +modello vagheggiato dai popoli che +tendono a creare una civiltà sintetica, +piena di semplicità, di chiarezza, di +ordine e di bellezza. Documento massimo, +nei tempi moderni, la nazione +che ha creata la storia indubitatamente +più grande e ricca degli ultimi due +secoli: la Francia che, imbevuta +profondamente di spirito classico, +riuscì, sola tra le nazioni di Europa, +sebbene come Roma antica a prezzo +di formidabili crisi, a creare una storia +e una civiltà complete, in cui, come +nella storia di Roma, si ritrova tutto, +sebbene in un circolo più ristretto +di tempo: l’industria e l’agricoltura, +la finanza e la guerra, l’aristocrazia +<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> +e la democrazia, la monarchia e la +repubblica, la letteratura e la guerra, +l’arte e il diritto, la filosofia e la +religione, la rivoluzione e la tradizione, +i raffinamenti dell’alta cultura +e gli organi rudi dell’azione, tutti +gli interessi mondani e tutte le aspirazioni +ideali dello spirito; e non solo +si ritrovano tutti gli elementi che +compongono una civiltà, ma ognuno +fa nella misura del possibile, equilibrio +all’opposto, e tutti agiscono l’uno +sull’altro, cosicchè ognuno si ritrova +negli altri: la letteratura nel movimento +politico e il movimento politico +nella letteratura, l’ideologia negli +interessi mondani e questi nell’ideologia; +il raffinamento dell’alta cultura +<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> +nella religione e nella politica, +come la politica e la religione in +tutte le manifestazioni dell’alta cultura: +e via dicendo. Senonchè intesa +in questo senso l’eternità di Roma +è una conquista sul tempo che deve +essere di continuo ricominciata; perchè +se ogni civiltà, nel suo massimo +fiore, è una sintesi di forze opposte, +queste sintesi sono preparate da +lunghi periodi di interne sproporzioni +e dissociazioni, in cui si perde +il senso dell’unità della vita e non si +capiscono e non ammirano più che i +singoli fenomeni della storia. Ora noi +indubitatamente viviamo in tempi in +cui il mondo si va sempre più disquilibrando +nella sua massa troppo +<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> +cresciuta. Noi viviamo in mezzo all’estrema +demolizione della società +creata tra le rovine del mondo antico +dal Cristianesimo: sul finire di +quella demolizione cui l’Umanesimo +e la Riforma diedero principio, che +la Scienza e la Filosofia del diciassettesimo +e diciottesimo secolo continuarono, +che la Rivoluzione francese +accelerò di tutto il suo formidabile +impeto e che nel secolo nostro vanno +compiendo con una furia frenetica +la nuova industria e il nuovo commercio, +l’universale smania di far +quattrini e i progressi dall’America. +Ma da questo immenso rivolgimento +della storia in mezzo a cui viviamo, +da questa estrema dissoluzione di +<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> +un ordine di cose così antico e venerabile +pullulano in ogni parte del +mondo mostruose creature: stati per +metà barbari e per metà corrosi dai +vizi delle civiltà più decrepite; città +enormi ed informi; eserciti che crescono +smisuratamente in mezzo alla +più rapida decadenza dello spirito +militare che forse mai si sia vista; +ricchezze favolose che si accumulano +senz’altro scopo che di crescere; +industrie gigantesche, ma che non +hanno più intorno a loro il natural +sostegno dell’agricoltura; immense +agricolture, cui manca il compimento +naturale dell’industria; filosofie avulse +dalla pratica e morenti di asfissia in +un’aria troppo rarefatta di pure preoccupazioni +<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> +intellettuali; scienze che +si tuffano così dentro nella pratica +da restarne soffocate; arti e letterature +che vogliono esser principio a +sè medesime, venir al mondo senza +genitori e antenati. +</p> + +<p> +Non è quindi da meravigliarsi +se, in questo mondo così squilibrato, +le nazioni che hanno potuto +fare una sintesi romana delle +diverse parti di sè medesime, debbano +sempre più faticare per mantenerla; +e se tutto il mondo latino — l’Italia +compresa, anzi purtroppo +sopratutto l’Italia — vada perdendo +fiducia nella sua grande tradizione +intellettuale, e inclinando troppo a +<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> +veder nel disordine la forza, nella +oscurità farraginosa la profondità, +nella stravaganza inconcludente l’originalità, +nella massa delle ricchezze +materiali la prova della eccellenza +civile. Non è forse da far meraviglie; +ma è certo da rammaricare profondamente: +perchè se il mondo, smisuratamente +crescendo e complicandosi +da un secolo, sembra sfuggire +alla forza sintetica del genio latino, +prorompendo in un orgiastico delirio +di energie enormi, tanto più noi, figli +di Roma, dovremmo voler riuscire +nella mirabile e davvero titanica impresa +di sottoporre al genio armonico +della nostra stirpe questo caos +grandioso ed orrendo. Se ogni civiltà +<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> +è una sintesi di forze opposte, anche +la scomposta civiltà moderna dovrà +equilibrarsi un giorno in una più bella +e più savia armonia; onde sarebbe +colpa che l’avvenire non perdonerebbe +alla nostra generazione e a +quelle che nasceranno dalla nostra, +lasciar perire, per un malsano esotismo, +una secolare tradizione civile +e intellettuale, proprio oggi che, rinnovata +secondo lo spirito dei tempi, +più necessaria al mondo potrebbe diventarne +la virtù equilibrante: quella +tradizione che si riassume nelle due +sillabe di “Roma„ tanto ripetute da +ventisette secoli e con così diversi +sentimenti, ma al cui suono io ho +ancor potuto al principio del secolo +<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> +ventesimo — e sarà questo il +grande orgoglio e la grande gioia +della mia vita — sentir fremere di +ammirazione e di riconoscenza due +continenti.... +</p> + +<hr class="silver"> + +<div class="opere"> + +<table class="gener"> + <tr> + <td colspan="2" class="center"><span class="smcap">Opere di Guglielmo Ferrero:</span></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2" class="center">Grandezza e Decadenza di Roma.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>Vol. I: <i>La Conquista dell’Impero</i></td> <td class="num">L. 5 —</td> + </tr> + <tr> + <td>Vol. II: <i>Giulio Cesare</i></td> <td class="num">5 —</td> + </tr> + <tr> + <td>Vol. III: <i>Da Cesare ad Augusto</i></td> <td class="num">5 —</td> + </tr> + <tr> + <td>Vol. IV: <i>La repubblica di Augusto</i></td> <td class="num">3 50</td> + </tr> + <tr> + <td>Vol. V: <i>Augusto e il Grande Impero</i></td> <td class="num">3 50</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><i>In memoria di Cesare Lombroso</i> (1910). Con ritratto.</td> <td class="num">2 —</td> + </tr> + <tr> + <td>Conferenza, con due ignorati scritti giovanili di Lombroso.</td> <td> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2" class="center"><span class="smcap">Guglielmo Ferrero e Scipio Sighele:</span></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><i>Cronache criminali italiane</i></td> <td class="num">4 —</td> + </tr> + <tr> + <td><i>I briganti</i>: Ultime gesta della banda Maurina. Autobiografia di Giovanni Botindari. Il brigantaggio in Sardegna. — <i>I delinquenti politici</i>: Una società segreta nel 1904. Alle porte del domicilio coatto. — <i>I delinquenti comuni</i>: I funerali di un “guappo„. Il delitto di un mistico. Averardo Bracciotti. L’assassinio di Giuseppe Bandi. Gennaro Volpe. — <i>Appendice</i>: Il mistero di Vico Equense (processo Nayve).</td> <td> </td> + </tr> +</table> + +</div> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione +minimi errori tipografici. +</p> + +<p> +Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. +</p> +</div> +<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78636 ***</div> +</body> +</html> diff --git a/78636-h/images/cover.jpg b/78636-h/images/cover.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..701fc9f --- /dev/null +++ b/78636-h/images/cover.jpg |
