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+
+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76575 ***
+
+
+ ENRICO COSTA
+
+
+ GIOVANNI TOLU
+
+ STORIA D’UN BANDITO SARDO
+ NARRATA DA LUI MEDESIMO
+
+ PRECEDUTA DA CENNI STORICI
+ SUI BANDITI DEL LOGUDORO
+
+ Con Vignette di Dalsani
+
+
+ Volume Secondo
+
+
+
+ SASSARI
+ PREMIATO STABIL. TIP. G. DESSÌ
+ 1897.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXI.
+
+Spigolatrice e spigolatore.
+
+
+Dopo essermi separato da mia moglie, non posso dire di essere stato
+sordo all’amore.
+
+Avevo 27 anni, ero giovane, e sapevo di non essere antipatico, nè
+brutto. Siccome però io tenevo alla sobrietà, alla quale dovevo la
+virtù della prudenza, stetti in guardia. L’uomo, quando vuole, può
+esercitare un imperio sulle proprie passioni, ed io era uscito sempre
+vincitore dalle lotte: mi sapevo frenare dinanzi al vino e dinanzi
+alle donne. Solamente dinanzi al tabacco ed alla vendetta io mi sentiva
+debole, nè alcun freno seppi mai impormi — lo confesso.
+
+Io sapevo per esperienza, che solamente nell’intemperanza si commettono
+le imprudenze. L’eccesso nel bere e la febbre amorosa non possono che
+togliere l’energia e offuscare l’intelletto. Il latitante ubbriaco, od
+innamorato, cade facilmente nella rete della giustizia. Il vino e la
+donna sono i due traditori del bandito; quindi io abborriva dall’uno
+e dall’altra: conoscevo la storia di Noè, che aveva dato scandalo ai
+figli; e la storia di Sansone, ch’era stato tradito da Dalila.
+
+Io ero uscito incolume da tutti gli assalti: le palle mi rispettavano.
+Ero stato compagno dei principali banditi del Logudoro, e li avevo
+veduti in poco tempo sparire dal mio fianco: — Antonio Rassu,
+arrestato; Puzzone, morto in carcere; Leonardo Piga e Derudas, in
+galera; Gio. Cossu, di Nulvi, freddato dai carabinieri; Antonio
+Spano, avvelenato; Cambilargiu, ucciso da un parente traditore. Io li
+aveva veduti scomparire ad uno ad uno nei primi anni della mia vita
+randagia... ed io sorvissi ad essi!
+
+ *
+ * *
+
+Nelle mie solitudini io ricordavo con dolore il mio amore tradito —
+l’amore calmo e sereno della sposa che v’incoraggia al lavoro e vi
+sprona ai risparmi quotidiani, per dare un po’ di benessere ai vostri
+figli, alla vostra famiglia. Io maledicevo quella ragazza sconsigliata
+che si era da me divisa, solo per dar retta ai mali consigli de’ miei
+nemici.
+
+Maria Francesca viveva sola, abbandonata da tutti; e qualche vaga
+voce di contegno scorretto era pervenuta al mio orecchio, sebbene in
+paese ella avesse fama di buoni costumi. Ma, che m’importava della sua
+condotta? Mi ero separato da lei; per lei ero diventato un tristo; ed a
+lei sola io doveva la vitaccia che menavo e che sarebbe finita con una
+morte violenta, o ignominiosa. Che importava a me di Maria Francesca?
+La disprezzavo, e null’altro!
+
+ *
+ * *
+
+Era il mese di agosto — della stagione a me cara, perchè mi ricordava
+la messe e i lavori della trebbiatura, ai quali mi ero dedicato
+nella mia sana ed onesta giovinezza. Girovagavo in quei giorni mezzo
+annoiato, in preda ad una stanchezza morale, più che fisica.
+
+Avevo una cugina quindicenne — Mattea Merella — fidanzata a certo
+Paolo Fonsa. Quantunque non ancora maritata, mia cugina era andata
+a spigolare per conto del suo Paolo, in un campo poco distante
+da Florinas, nella regione _Nuraghe Idale_. Il fratello di Paolo,
+Francesco Fonsa, aveva preso seco, come spigolatrice per tutta la
+raccolta, Maddalena Pintus Marongiu — quella ragazza furba, colla quale
+ero andato alla festa di Mara, e che aveva suscitato sul mio conto un
+mondo di dicerie.
+
+Io bazzicavo con frequenza in quell’aia, e prendevo svago a
+chiacchierare colla comitiva allegra delle spigolatrici e dei
+mietitori.
+
+Un giorno, che Maddalena spigolava a me vicino, mi rivolse la parola:
+
+— Come te la passi, Giovanni?
+
+— Faccio la vita comoda, come vedi!
+
+Maddalena mi gettò un’occhiata tenera; e mi disse con un sospiro:
+
+— Te ne accorgi, eh? come sei andato! Se invece di Maria Francesca
+Meloni tu ti fossi ammogliato con _qualche altra_, forse oggi non
+lamenteresti quello che ti è accaduto!
+
+— Cara mia; se al mondo si fosse indovini, forse non sbaglierebbe
+nessuno! So che tu sei innamorata e promessa sposa ad un pastore,
+ma nessuno sa come finiranno le cose. È il destino che ci tira per i
+capelli!
+
+La ragazza tacque, e continuò alcun poco a spigolare; poi mi disse
+senza guardarmi:
+
+— Ricordi, o Giovanni, la nostra gita alla festa di Mara?... e la
+colazione vicino al ponte? e l’andata alla fontana? Come eri burbero
+quel giorno con me! Mi tenevi il broncio perchè sapevi che ti volevo
+bene. Eppure non ho mai dimenticato che mi prendesti a braccetto
+insieme a mia cugina, per difendermi dalla folla che correva alla
+fonte... Certe cose non si possono dimenticare! Pare ieri... e sono
+passati più di quattro anni!
+
+E Maddalena continuava a spigolare, mentre io andava fissando quella
+ragazza dal volto abbronzato, che in quel momento mi sembrava graziosa.
+
+Io le dissi, affettando noncuranza:
+
+— Anche tu sei ora legata; io ho potuto sciogliere il mio nodo, ma tu...
+
+— Nessuno è legato a questo mondo! — mi disse Maddalena con voce
+tremante — ed io potrei sciogliermi, perchè sento di amarti come prima.
+
+— Bada, ch’egli non ti senta!
+
+— Chi?
+
+— Lui... il tuo pastore.
+
+— Che importa? Gli direi sul muso, che amo te più di lui: ecco tutto!
+
+— Quale attrattiva potrei avere agli occhi tuoi? Perchè dovresti amarmi?
+
+— T’amo, perchè ti ho amato prima; perchè sei un disgraziato; perchè
+sei forte e coraggioso!
+
+Quel giorno mi allontanai; ma confesso che le parole di Maddalena
+avevano fatto uno strano effetto sull’animo mio. Il ricordo di quella
+creatura che avevo tanto disprezzato, e che ora mi teneva un linguaggio
+così affettuoso, m’intenerì. Ella, già così disprezzata, trovava ancora
+una dolce parola per me; mentre la donna onesta, che avevo prescelto
+a compagna, non aveva fatto che amareggiarmi la vita, trascinandomi al
+mal passo.
+
+Ritornai più volte alta messe per chiacchierare con mia cugina e con
+Paolo, e per continuare i discorsi con Maddalena, che mi aspettava
+ansiosamente.
+
+Il fidanzato di Maddalena — Gio. Antonio Pitieddu — era un povero
+pastore. Non potendo abbandonare le sue pecore, se ne stava all’ovile,
+e veniva di rado all’aia per visitarvi la sposa. Era un giovane
+vizioso, che nelle sue frequenti visite a Sassari aveva menato una vita
+dissoluta.
+
+I miei convegni si erano fatti più spessi. L’aia mi tentava, nè tardai
+ad accorgermi che vi ero spinto dalla passione. Maddalena mi dava l’ora
+degli appuntamenti, e fra noi si era stabilita un’intimità, che divenne
+quasi scandalosa.
+
+Passarono così parecchie settimane.
+
+Una maligna cognata di Gio. Antonio, che spiava ogni nostro movimento,
+un bel giorno ebbe il coraggio di dire a costui:
+
+— Mi pare che ti comporti assai male con una fanciulla che non ti è
+ancora moglie! Apri gli occhi e intendimi bene! Lo stato della tua
+fidanzata mi è sospetto. O affretta le nozze se vuoi riparare al tuo
+fallo, o ritardale se non vuoi riparare al fallo degli altri. Ho detto
+abbastanza: la tua coscienza ti dica il resto!
+
+La cruda e inattesa rivelazione turbò vivamente il pastore, che aveva
+stabilito le nozze per la fine di agosto.
+
+— Sei una visionaria od una calunniatrice! — rispose Gio. Antonio alla
+cognata — e te lo proverò col rimandare il matrimonio alla fine di
+ottobre.
+
+La madre e i parenti della sposa si adoperarono a scongiurare lo
+scandalo... e Maddalena andò a nozze il giorno d’Ognisanti, facendo
+ricredere il marito, ma non persuadendo la cognata, che sapeva il fatto
+suo.
+
+I due sposi si ritirarono nel loro ovile di _Giunchi_, dove si
+stabilirono.
+
+ *
+ * *
+
+Errante per la campagna, io capitavo qualche volta nella capanna di
+Giovanni Antonio, e continuai la mia relazione segreta con Maddalena,
+la quale mi aveva dichiarato che sentiva di amarmi più di prima.
+
+I due coniugi erano poveri, e Maddalena si recava con frequenza a
+Florinas, per chiedere qualche soccorso a mia madre. La buona vecchia
+le dava sempre viveri, o qualche indumento, ma a malincuore, perchè
+aveva sospettato della tresca, e me ne moveva continuo rimprovero.
+
+Anch’io soccorrevo il marito, e più d’una volta gli diedi qualche
+scudo, o lo provvidi di scarpe.
+
+Il fratello, la cognata, ed altri parenti ed amici di Gio. Antonio
+— che con frequenza lo visitavano — continuarono a sospettare della
+mia segreta relazione con Maddalena; ma nessuno osò mai mormorarne
+apertamente, perchè si aveva paura del bandito.
+
+Finalmente Gio. Antonio, aprendo l’orecchio alle insistenti esortazioni
+della cognata, credette vera la tresca, e si provò a farmi il broncio.
+
+Non volendo più oltre turbare la pace domestica, sospesi per qualche
+tempo le mie visite all’ovile.
+
+Cominciarono allora le lagrime e le smanie dei due coniugi: — la moglie
+piangeva il mio abbandono — il marito si disperava, temendo che mi
+liberassi di lui con una fucilata.
+
+Un vecchio pastore, amico comune, venne a me per rivelarmi le
+inquietudini di quella famiglia, che io solo potevo salvare. Io gli
+risposi:
+
+— Mi ha egli forse ucciso il padre, per temere la mia collera?
+
+— Andiamo dunque a rassicurarlo! — mi suggerì il vecchio.
+
+— Andiamo pure!
+
+Mi presentai all’ovile, e Gio. Antonio corse al mio incontro festoso ed
+umile. Si venne a spiegazioni reciproche, e la pace fu ristabilita.
+
+Continuai da quel giorno a visitare l’ovile, ma con più cautela e con
+meno frequenza.
+
+Tuttavia devo confessare, che la mia relazione con Maddalena era durata
+per oltre sei anni.
+
+Gli amori continuati sono un pericolo permanente per un bandito, ed io
+volevo sottrarmi agli adescamenti di quella donna.
+
+Dopo un’assenza di più settimane, un giorno entrai nell’ovile di
+_Giunchi_.
+
+Maddalena era sola, il marito lontano, e i tre figliuoli in fondo al
+cortile, intenti a giuocare.
+
+Come mi vide, Maddalena mi corse incontro, mi gettò le braccia al
+collo, e mi disse con accento vibrato e risoluto:
+
+— Ormai son stanca di questa vita! Io non posso più vivere insieme ad
+un uomo che non ho amato, che non amo, e non amerò giammai! Portami
+via: voglio stare solamente con te. Mettimi in qualche molino, dove
+vuoi, anche serva presso qualche tuo amico, ma toglimi a questa
+solitudine che mi uccide!
+
+Cercai invano di liberarmi da quelle braccia d’acciaio, e gridai a lei:
+
+— No: assolutamente no! È tempo di mettere giudizio, togliendoci ad
+una posizione falsa. Tu devi rimanere con tuo marito per aver cura de’
+tuoi figliuoli. Pensa che la tua bambina, fra pochi anni, diventerà una
+fanciulla, nè devi abbandonarla a sè stessa. Che speri da me? io sono
+un bandito!
+
+— Non m’importa nulla de’ miei figliuoli: il mio mondo sei tu: portami
+via!
+
+Il delirio febbrile di quella donna mi spaventò. Divenni furibondo,
+e tentai con tutte le mie forze di svincolarmi da lei. Vedendo che
+ella ritentava l’assalto, me ne scostai alquanto, le diedi un sonoro
+schiaffo, la buttai di peso sopra una sedia, e mi slanciai fuori della
+capanna.
+
+Fui vigliacco, lo so, ma era tempo di finirla[1].
+
+Da quel giorno non visitai più l’ovile, nè più rividi quella donna.
+
+Maddalena non era certo lo specchio della moglie fedele, nè dell’amica
+costante.
+
+Pochi mesi dopo la nostra separazione, ella fuggì dal tetto coniugale
+insieme ad altro giovane, col quale andò a convivere a Mara di Padria.
+Aveva abbandonato i figliuoli ed il marito con una crudeltà ed un
+cinismo senza pari.
+
+Gio. Antonio, addolorato di quella fuga, visse alcun tempo tutto solo
+co’ figliuoli; indi parve rassegnarsi, e si unì illecitamente ad altra
+donna, a cui affidò il governo della sua casa.
+
+Stabilita col suo amante nel povero villaggio di Mara, forse Maddalena
+avrà ripensato molte volte alla nostra malaugurata gita alla festa di
+_Nostra signora di Bonuighinu_.
+
+La sua bambina primogenita si era fatta col tempo una bellissima
+fanciulla, ammirata da quanti la vedevano. Raggiunti i quindici anni,
+essa fu ingannata da un giovane, e fece la fine della madre.
+
+È questa la trista storia di quella Maddalena Pintus, che fu la prima
+causa delle mie sventure. Chi lo sa? Se io l’avessi scelta a compagna,
+forse l’uno e l’altra saremmo stati più fortunati e meno colpevoli!
+
+
+
+
+CAPITOLO XXII.
+
+Gita notturna.
+
+
+Ho bisogno di risalire a un mezzo anno addietro per parlarvi di
+Salvatore Moro.
+
+Era costui un pastore proprietario d’Osilo, col quale correvo in buoni
+rapporti. Cercai sempre di proteggerlo, ma egli non corrispondeva
+con pari lealtà ed affetto alla mia benevolenza. Giunsi persino, per
+volerlo difendere, ad accapigliarmi con Cambilargiu. Questi un giorno
+mi disse:
+
+— Fammi il piacere di tenermi compagnia fino ad Osilo. Salvatore Moro
+ha voluto ritenersi otto scudi sul salario dovuto a un mio nipote, col
+pretesto di presunti danni arrecatigli durante il servizio prestato. Se
+oggi non mi paga, ho risoluto di ucciderlo!
+
+— Tu non lo ucciderai. Anche i padroni vantano diritti verso i servi.
+Noi rifaremo i conti, valuteremo i danni, e regoleremo le partite.
+
+— Lo ucciderò se non mi paga! — ripetè Cambilargiu colla solita sua
+prepotenza.
+
+— Lascia le furie! Se tu l’uccidi, io ucciderei te!
+
+Cambilargiu ammutolì, ed io lo compiacqui.
+
+Ci recammo insieme da Moro, e riveduti i conti risultò che i danni
+fatti dal servo ammontavano a soli tre scudi.
+
+Nacque allora una viva contestazione fra le parti; ma la moglie di
+Salvatore, spaventata dal piglio minaccioso di Cambilargiu, corse a un
+forziere, ne tolse il danaro, e lo porse a me, dicendo:
+
+— Ecco gli otto scudi! Vi è Dio per pagare mio marito!
+
+Cambilargiu intascò senz’altro il danaro, ed uscimmo dall’ovile. Aveva
+raggiunto il suo intento, nè chiedeva di più. A simili estorsioni
+ricorreva ei sempre, quando si trovava corto a soldi.
+
+ *
+ * *
+
+Continuai nei rapporti amichevoli con Salvatore Moro, però non me ne
+fidavo.
+
+Da qualche tempo mi ero accorto ch’egli covava il disegno di far soldi,
+traendo partito dai banditi che bazzicavano nella sua capanna. La
+polizia, in quel tempo, aveva messo in giro i suoi cagnotti, sperando
+d’impadronirsi dei banditi coll’aiuto delle spie, giacchè non lo
+poteva colla forza delle armi. Non tutti i pastori erano incorruttibili
+dinanzi alla lusinga del danaro o della impunità. La speranza del lucro
+acciecava Moro, ed io stetti all’erta per non dare nella rete.
+
+Un giorno ch’io scorrazzava per la campagna d’Osilo, insieme al bandito
+Derudas, ci fermammo all’ovile di Moro, che si era mostrato con noi di
+una cortesia insolita, epperciò a me sospetta.
+
+Egli ci disse:
+
+— Mi sembrate di cattiva cera. Il continuo strapazzo non può che
+nuocere alla vostra salute. Vi abbisogna un po’ di riposo. Come sapete,
+ho a mia disposizione la vicina chiesa campestre. Vi è acceso un buon
+fuoco, ed è un asilo sicuro per voi. Con qualche soldo che riuscirete a
+strappare ai vostri amici, e col poco che procurerò di darvi, potrete
+vivere tranquilli per una quindicina di giorni, senza bisogno di
+correre per monti e per balze da mattina a sera.
+
+— Non mancheremo di approfittare della tua cortesia — disse il Derudas.
+
+Io non risposi nulla. Allontanatici da lui, dissi al mio compagno:
+
+— Senti: Salvatore non ha buone intenzioni; la sua generosa offerta mi
+è sospetta, perchè non può celare che un’insidia. Guardati dal venir
+qui! — io certo non ci vengo!
+
+L’intenzione di denunziare qualche bandito era salda nell’animo di
+Salvatore Moro. A Cambilargiu non poteva certo pensare, poichè questo
+era suo compaesano, aveva molti parenti ad Osilo, ed il Moro non
+avrebbe potuto a lungo godere del frutto del suo tradimento, se il tiro
+gli fosse riuscito. Io invece ero florinese, Derudas era d’Ossi, e il
+colpo poteva da lui tentarsi con probabilità di successo.
+
+Ebbi pazienza, e dissimulai. Fu sempre mio sistema quello d’indugiare
+nella vendetta fino a procurarmi le prove che un nemico realmente mi
+offendesse. Ben sapevo che la calunnia è anch’essa un’arma valevole
+per sbarazzarsi di una persona molesta; poichè certi malevoli, non
+riuscendo talora a comprare il nostro braccio, tentano assai spesso
+d’insinuarci nell’animo l’odio implacabile verso una supposta spia.
+
+Avevano intanto arrestato Derudas ed ucciso Cambilargiu a _Luogolentu_.
+Restavo io solo, ghiotta preda per un perfido pastore. Avevo sulla
+testa 400 scudi — la taglia più alta messa dal Governo finallora
+sul capo dei banditi sardi. Salvatore adocchiava dunque la mia pelle
+preziosa, e pensava di conciarla per ricavarne 2000 lire. Molti miei
+amici e parenti mi mettevano sull’avviso, ma io scrollavo le spalle
+dicendo: — Le prove mancano; non ho fretta!
+
+Una notizia messa in giro mi colpì vivamente. Salvatore Moro si era
+dato alla latitanza per sfuggire alle ricerche della giustizia.
+
+Latitante perchè? Qual delitto aveva egli commesso? Perchè darsi alla
+campagna senza una causa palese? C’era sotto un mistero! I delitti sono
+noti ai banditi, e delitto alcuno non si era commesso nel circondano
+di Osilo, del quale il Moro potesse venir accusato. Dunque si trattava
+di una latitanza simulata per poter carpire la mia confidenza; di
+un’impunità fittizia che si voleva tirar fuori per giustificare una
+perfidia; di un mezzo escogitato per poter intascare il danaro della
+taglia, sfuggendo all’accusa di venale!
+
+Questo piano — certamente concertato colla polizia — non rivelava che
+l’imbecillità di Salvatore Moro; nè io ero così babbeo da addentare
+all’amo.
+
+Stentavo a prestar fede anche alla latitanza, quando un nuovo fatto mi
+diè motivo a sospettare del tranello.
+
+Nel sito detto le _Anime del purgatorio_, a breve distanza da Sassari,
+nel punto dove si aprono le due strade di Osilo e di _Scala di Ciogga_,
+era avvenuto uno scontro fra Salvatore ed i carabinieri. Vennero
+scambiate alcune fucilate da ambe le parti, e la notizia fu recata la
+stessa sera ad Osilo e a Florinas, dai villici che transitano in quella
+regione, per il continuo commercio con Sassari.
+
+Era stato un finto attacco a sola polvere, senza spargimento di sangue,
+e fatto ad arte in quel punto, perchè la notizia pervenisse pronta ai
+due villaggi.
+
+Nessuno credette che quello scontro fosse avvenuto sul serio, ma io
+mi guardai dall’esternare i miei dubbi ad alcuno. Finsi di credere, mi
+contenni, e per evitare pericoli me ne andai per un po’ di tempo alla
+Nurra.
+
+Dopo avvenuto l’attacco delle _Anime del purgatorio_, il finto
+latitante aveva reso più frequenti le sue visite all’ovile di mio
+fratello Giomaria, chiedendo sempre mie nuove. Questo contegno
+insospettiva i miei parenti e gli amici, che m’informavano di tutto.
+
+Un giorno il barracello Giulio Sechi — amico e collega di Giomaria —
+venne segretamente all’ovile per abboccarsi con lui. Egli gli disse:
+
+— Trova il modo di avvertirmi non appena Salvatore Moro verrà nel
+tuo ovile. Ho bisogno di pedinarlo, poichè l’ho sorpreso due volte in
+colloquio con carabinieri.
+
+— Possibile?!
+
+— So quello che mi dico.
+
+Venuto Moro all’ovile, mio fratello mandò un suo fido ad avvertire
+l’amico, il quale accorse e si pose in vedetta. Come Salvatore venne
+fuori dalla capanna, egli lo tenne d’occhio seguendolo per più di
+un’ora, finchè lo vide accostarsi a dodici carabinieri, coi quali
+scambiò alcune parole, in vicinanza d’una cantoniera.
+
+Dopo quell’incontro, il finto latitante osò recarsi per altre tre
+volte nella capanna di Giomaria, per chiedere con insistenza dov’io mi
+fossi. Egli diceva d’essere un disgraziato che aveva bisogno della mia
+compagnia.
+
+Impensierito dal complesso delle circostanze, Giomaria non stette più
+sul dubbio. Montò a cavallo, venne alla Nurra, e mi narrò l’accaduto
+per mettermi sull’avviso.
+
+Confidai al mio antico padrone Paolo Sechi, nel cui ovile bazzicavo con
+frequenza, i casi capitati.
+
+— Per carità, fa attenzione — mi disse — poichè la cattiva pietra è
+quella che fa crollare un buon muro!
+
+— Non ho paura — risposi — poichè conosco le cattive pietre!
+
+ *
+ * *
+
+Mi portai difilato a Florinas. Lasciai la cavalla in casa dei parenti,
+e mi ricoverai in campagna. Ivi feci venire mia madre, che condusse
+seco una sarta col marito, per prendermi la misura di un cappotto, di
+cui avevo bisogno.
+
+Poco prima che mia madre arrivasse, mi ero recato ad un terreno poco
+lontano dal paese, posto in _Sa pigalva_, per abboccarmi con Giomaria,
+che vi lavorava.
+
+Mio fratello esclamò nel vedermi:
+
+— Guarda combinazione! se tu fossi venuto un momento prima, avresti qui
+trovato Salvatore Moro!
+
+— Da molt’ora?
+
+— Da cinque minuti.
+
+— Procura di vederlo... e chiamalo!
+
+Mio fratello si spinse fino al ciglione, ed esplorò la campagna
+all’intorno.
+
+— È strano: non si vede più!
+
+— Allora dev’essere qui vicino. È facile che siasi ritirato nel
+boschetto. Guardaci!
+
+Giomaria tornò quasi subito:
+
+— È addormentato, supino, in mezzo agli alberi.
+
+— Va, sveglialo, e digli che ci sono io. Osservalo bene in faccia. Mi
+dirai l’impressione che gli avrà fatto il mio nome.
+
+Pochi minuti dopo, Giomaria comparve con Salvatore. Mio fratello trovò
+modo di dirmi, che egli aveva trasalito quando seppe che io lo volevo.
+
+Salvatore Moro si fece avanti, armato di fucile, di pistola e
+di pugnale, come lo sono tutti i banditi. Io gli dissi con finta
+commiserazione:
+
+— A te pure è toccata la trista sorte d’essere un bandito come me!
+
+— Eh, fratello caro! sono proprio rovinato!
+
+— Via, non lo sarai come tu credi!
+
+— Sono rovinato, ti dico! La passata settimana ho avuto un attacco coi
+carabinieri, a pochi passi dalle _Anime del purgatorio_.
+
+Ed io con affettata premura:
+
+— Sei stato ferito, forse?!
+
+— No, grazie a Dio.
+
+— Avrai ferito qualche carabiniere, almeno?
+
+— Non ne ho saputo niente!
+
+Poi, cambiando tono, gli dissi:
+
+— Sono ben lieto di trovarti qui. Fui incaricato di procurare uno
+starello di grano rosso d’Osilo per seminerio. Andremo insieme al tuo
+paese per farne ricerca, poichè debbo favorirlo ad un amico.
+
+Salvatore non potè celare un movimento di soddisfazione, che tradiva un
+proposito da lungo tempo preso.
+
+— Figurati se troveremo uno starello di grano rosso d’Osilo!
+
+Intanto era venuta mia madre colla sarta per farmi prendere la misura
+del cappotto nuovo e per portarmi la biancheria di bucato, come soleva
+fare di tanto in tanto.
+
+Come mia madre scorse Salvatore Moro, si turbò e impallidì. Essendo
+già informata da Giomaria delle continue insidie che mi tendeva
+il delatore, indovinò tutto. Ella certamente lesse nel mio sorriso
+sinistro il pensiero che mi dominava. Ne fu spaventata, e divenne
+inquieta.
+
+Salvatore, dal suo canto, colla venuta di mia madre e della sarta, si
+era forse rassicurato sul motivo che mi conduceva a Florinas.
+
+La vecchia e mio fratello avevano portato da mangiare e da bere, e
+facemmo pranzo assieme, compreso Salvatore.
+
+Mia madie non faceva che lagrimare, poichè era a parte del tradimento
+di Salvatore e prevedeva quanto sarebbe avvenuto.
+
+Io le dissi con tono di scherzo e con doppio significato:
+
+— Sei una madre che piange i figli altrui, a quanto pare!
+
+Appena pranzato caricai la pipa, ed offersi a Salvatore ed al marito
+della sarta un buon tabacco di contrabbando.
+
+— È proprio eccellente! Dove lo hai? — mi domandò Salvatore.
+
+— Ne ho due grossi mazzi presso un amico qui vicino; te ne regalerò
+un poco stassera, quando passeremo dinanzi al suo ovile per recarci ad
+Osilo. È meglio che noi partiamo sull’imbrunire.
+
+— Certamente. Nella notte i latitanti viaggiano più sicuri!
+
+Verso l’imbrunire presi commiato da mia madre e da mio fratello, e
+dissi a Salvatore che ero a sua disposizione.
+
+Mia madre continuava a lagrimare, e mi seguì cogli occhi per un buon
+tratto di strada. Qualunque fosse l’esito della nostra gita notturna,
+la povera vecchia non poteva che addolorarsene. La sua anima così buona
+e così pia non faceva che pregare — pregare per me... e per gli altri.
+Ma che doveva io farci? Così voleva il mio destino.
+
+Lungo il cammino io invocai colla mente la Beata Vergine perchè mi
+illuminasse la coscienza, rivelandomi se il mio compagno meritasse la
+morte. La coscienza mi rispose di sì, e fui tranquillo. Raccomandai
+pure l’anima mia al Signore, nel caso in cui fossi rimasto soccombente.
+
+Non ho mai trascurato simili pratiche religiose lungo il corso della
+mia vita. Ero stato sagrestano, e conoscevo la dottrina cristiana.
+
+Camminammo entrambi per un’ora. Si era di gennaio, aveva nevicato, e la
+notte era molto fredda, quantunque non spirasse un alito di vento.
+
+Tanto l’uno, quanto l’altro, badavamo a non darci mai le spalle.
+
+Ci fermammo all’ovile di un comune amico, dove chiacchierammo per tre
+ore. Verso la mezzanotte ci rimettemmo in cammino. Salvatore doveva
+sentirsi contento, sapendosi mia guida e compagno per le terre del
+suo paese, di cui non ero abbastanza pratico. Per avventurarsi in un
+territorio quasi sconosciuto, bisognava nutrire cieca fede nel proprio
+compagno: condizione disgraziata di tutti i banditi!
+
+Giunti a un certo punto in cui la strada si apriva fra due fitte
+macchie di lentischio, sentimmo le pedate del bestiame, che scappava al
+nostro avvicinarsi.
+
+— Cammina piano e fa silenzio! — dissi al mio compagno.
+
+— Perchè?
+
+— Perchè questo è un punto in cui di frequente si appiattano i
+carabinieri. Io lo so!
+
+— Tieniti pronto — soggiunsi, armando i grilletti del fucile — io sono
+più esperto di te in queste faccende.
+
+Salvatore montò anche lui i due grilletti del fucile, e stette all’erta
+colle canne abbassate.
+
+— Sta attento a destra... io terrò d’occhio la sinistra. Oltrepassate
+le piante d’elce ci troveremo al sicuro.
+
+Le tenebre si erano addensate, ma la strada era abbastanza chiara per
+il riflesso della neve.
+
+Eravamo a _Pala Montedda_, in territorio di Ossi.
+
+Si camminava sempre di conserva, a dieci passi l’uno dall’altro, ma
+sempre sbirciandoci colla stessa diffidenza e collo stesso intento
+sinistro. L’occasione era ghiotta per entrambi, poichè a lungo
+aspettata, e non dovevamo lasciarcela sfuggire. La vittoria è degli
+audaci.
+
+Ad un certo punto mi fermai di botto, come in ascolto; e colla rapidità
+del lampo, puntando il fucile alla testa del mio compagno, feci fuoco.
+
+Si udì una detonazione, e il sordo rumore di un corpo che stramazzava.
+Null’altro — non un gemito, non un sospiro.
+
+Prima mia cura fu quella di ricaricare il mio fucile, appoggiando
+il calcio sul corpo del caduto; indi recitai un’_Ave Maria_ ed un
+_Requiem_ per il trapassato. Io ho sempre ucciso il corpo, non l’anima
+dei nemici; l’anima ce l’ha data Iddio, e Dio deve riprendersela; il
+corpo è della terra, e alla terra deve ritornare[2].
+
+ [Illustrazione: Uccisione di Salvatore Moro]
+
+Recitata la preghiera, afferrai per un braccio il cadavere, lo
+trascinai per breve tratto, e lo lasciai cadere nello spacco d’una
+roccia vicina.
+
+Dopo di che, coll’animo tranquillo, continuai tutto solo la mia strada.
+
+Regnava in campagna il più profondo silenzio; non si vedeva anima viva.
+Nessuno mai seppe di quel duello a morte, avvenuto a mezzanotte in
+quella viottola deserta. Le piante d’elce e le macchie di lentischio
+furono i soli testimoni della scena di sangue.... ma mantennero il
+segreto![3]
+
+ *
+ * *
+
+Due giorni dopo compiuta la vendetta, io aveva insellato la mia
+cavalla, ed ero ritornato alla Nurra. Presentatomi all’ovile di Paolo
+Sechi, questi si fece alla soglia, e mi chiese con curiosità premurosa:
+
+— Ebbene...?
+
+— La cattiva pietra è tolta! — risposi — Speriamo, almeno per ora, che
+il buon muro non crolli!
+
+ *
+ * *
+
+La moglie di Salvatore Moro, non vedendo più ricomparire il marito,
+dopo due settimane ne aveva dato relazione alla polizia.
+
+Un mese dopo, il pastore Antonio Giavesu riferì alla giustizia di aver
+rinvenuto un cadavere nel territorio di Ossi. Era stato spogliato da
+qualcuno, per appropriarsene le vesti.
+
+Diverse autorità, i carabinieri, e i barracelli d’Ossi e di Florinas
+(fra i quali era mio fratello Giomaria) si recarono sul luogo per
+vederlo. Nato dubbio sull’identità dell’individuo, il pretore mandò
+a chiamare la moglie di Salvatore; la quale, dopo aver fissato il
+cadavere, diede in urli, esclamando:
+
+— È lui!... è mio marito! L’uccisore non può essere stato che Giovanni
+Tolu!
+
+Il pretore lasciò scapparsi alla presenza di tutti:
+
+— Come sai, che fu Tolu? Dunque tuo marito gli faceva la spia!
+
+Questa credenza era fondata nella popolazione.
+
+Nel susseguente maggio, mentre mia madre trovavasi alla _Grotta de
+Marmaru_ nell’ovile di mio cognato Bazzone — in territorio di S. Gavino
+_scapezzato_ — vi capitarono una signora ed un prete per chiedere un
+bicchiere di latte caldo. Essi affermarono di essersi trovati presenti
+nell’ufficio della pubblica sicurezza di Sassari, quando Salvatore Moro
+conferiva coll’ispettore, pronunciando più volte il nome di Giovanni
+Tolu. Era a cognizione di molti, che Moro avesse ricevuto in acconto
+ottanta scudi, incaricandosi della mia morte o della mia cattura.
+
+
+
+
+PARTE TERZA
+
+IL BANDITO DELLA NURRA
+
+ [Illustrazione: Testata allegorica sui personaggi della
+ storia]
+
+
+
+
+CAPITOLO I.
+
+Alla Nurra.
+
+
+Datomi alla campagna dopo l’attentato alla vita di prete Pittui, io
+non poteva dimenticare la Nurra, vasta regione che da giovinotto avevo
+visitato con frequenza, chiamatovi per i lavori del seminerio, per la
+mietitura, e per il raccolto del grano. Come ho già detto, ero salito
+in fama di uno dei più abili lavoratori di campagna. Le mie cognizioni
+agricole, il mio ardore, la mia instancabilità, mi avevano procurato
+la conoscenza di molti proprietari di terre e di bestiame. D’ordinario
+io veniva invitato come capo agricoltore, coll’incarico della scelta
+degli uomini adatti al lavoro; epperciò godevo d’una stima e fiducia
+illimitate.
+
+Non potevo dunque dimenticarla, la Nurra, territorio accidentato,
+sicuro, adatto per i banditi, perchè ricco di montagne, di foreste,
+di macchioni e di rifugi quasi inaccessibili ed inesplorati. I casali
+e gli ovili, posti a grandi distanze; i pastori ospitali e fedeli
+per indole; le rare visite dei carabinieri per la inaccessibilità dei
+luoghi, facevano della Nurra un soggiorno assai gradito ai latitanti
+del Logudoro e di altre regioni della Sardegna. Da tutta l’isola,
+infatti, vi accorsero in ogni tempo agricoltori, pastori, e banditi,
+i quali finirono per domiciliarvisi; e ciò si desume dai casati delle
+famiglie, molte delle quali rivelano l’origine degli abitatori — come i
+Bittichesu, i Rebecchesos, ed altri molti.
+
+Sparsi per la Nurra saranno un 270 ovili circa; ognuno dei quali
+possiede in media un centinaio di _rasieri_ di terra (circa 140
+ettari).
+
+Nei primi tempi che io vi andai (verso il 1845) la fama dei nurresi
+non correva troppo buona. Mi si disse dai più anziani, che non pochi
+lavoratori forestieri vennero uccisi dai proprietari, per non pagar
+loro alla fine dell’annata il salario dovuto.
+
+Gli abitanti della Nurra erano protetti dai signori di Sassari; i quali
+assai spesso se ne servivano come _bravi_, massime nei tempi in cui più
+ardevano le inimicizie tra le famiglie cittadine.
+
+La zona delle mie escursioni era ristretta. Il campo di azione era
+per me limitato ai soli territori della Nurra e di Florinas, ch’io
+conoscevo palmo a palmo. Mi spingevo qualche volta fino ad Osilo, a
+Sorso, o ad altri paesi lontani, solo per compiacere i banditi coi
+quali mi univo. È consuetudine che l’uno serva di guida all’altro nel
+territorio del proprio paese.
+
+Nei primi anni di banditismo, poco mi allontanai dal mio paese,
+dov’erano sparsi gli ovili dei parenti e dei fidi amici che mi
+soccorrevano, e dai quali potevo facilmente attingere informazioni su’
+miei avversari, per affrontarli, o per sfuggirli. In seguito sbollì
+nel mio cuore il patrio entusiasmo. A Florinas non avevo più affetti;
+non avevo più nido, perchè me lo avevano distrutto i miserabili che
+giurarono la mia rovina. Più tardi la Nurra divenne la mia seconda
+patria, perchè in essa e a Portotorres erano concentrati tutti i miei
+affetti, come dirò nel corso della mia narrazione.
+
+Anche fra i banditi vi sono i tristi, i miserabili, che vendono il
+proprio compagno, adescati dal lucro d’una taglia, o dalla speranza
+della propria impunità. Ma è cento volte da preferirsi il cader
+fulminato sotto le palle dei carabinieri, che viver libero, segnato a
+dito qual traditore e spia. D’altra parte questi tali non vivono sicuri
+neppure in libertà, poichè non tardano a cader vittima del proprio
+tradimento, per opera dei parenti del tradito.
+
+Io posso dire di aver passato i miei trent’anni di banditismo fra le
+campagne di Florinas e quelle della Nurra.
+
+La mia vita di bandito, in rapporto al soggiorno, potrebbe dividersi
+in due distinti periodi. Durante il primo decennio mi fermai più a
+lungo nei dintorni del mio paese, facendo brevi soste nella Nurra,
+da me ritenuta come luogo di diporto e di villeggiatura. Nel secondo
+periodo, al contrario, feci brevi le soste nel territorio di Florinas,
+per fermarmi più a lungo nella Nurra, finchè la prescelsi a mia stabile
+dimora.
+
+ *
+ * *
+
+Come altrove dissi, mi esercitavo continuamente nella lettura. La
+storia dei _Reali di Francia_ era fra i miei libri prediletti, e
+tuttora la conservo. Ho sempre letto con vivo piacere le avventurose
+gesta di _Fioravante_ e di _Buovo d’Antona_; e confesso che esse
+eccitarono la mia immaginazione, contribuendo ad accrescere nel
+mio animo le ansie della lotta e del combattimento. Tutti gli altri
+libri, che in seguito lessi, erano dello stesso genere. I fatti d’armi
+m’inebbriavano.
+
+Nelle mie prime gite alla Nurra, io visitava qua e là gli _stazzi_
+(casolari isolati) de’ miei vecchi amici, dov’ero accolto con molta
+cordialità, e dove trovavo conforti e soccorsi, che lenivano in parte
+le mie continue ambascie.
+
+Nei famigliari colloqui con quella buona gente io dimenticava, almeno
+per brev’ora, le mie sofferenze e gli odî miei. Avevo bisogno di
+scambiare quattro parole con un mio simile, perchè i ricordi dolorosi
+venissero con meno insistenza a martellarmi il cervello, e perchè
+i sogni di sangue turbassero meno le brevi ore del mio riposo. Il
+silenzio e la solitudine mi erano cari; ma io mi avvedevo che in seno
+ad essi fantasticavo troppo, diventavo più irrequieto, più irascibile,
+più feroce nei propositi di vendetta.
+
+Quando mi trovavo solo — massime nelle fredde e tempestose giornate
+invernali — mi pareva che i miei pensieri nuotassero come in un lago
+di sangue; mentre invece quando mi trattenevo a scherzare colle donne e
+coi bambini dei pastori, dimenticavo di essere un fuggiasco maledetto,
+e mi pareva di vivere nel focolare domestico, insieme alla famigliola
+che avevo sognato. Raccontavo alle donne le barzellette, narravo ai
+pastori qualche passo della Storia sacra o dei _Reali di Francia_, e il
+tempo mi volava.
+
+ *
+ * *
+
+Il lungo ozio, mi aveva aguzzato la mente. Poco per volta mi ero
+perfezionato nella lettura e nelle nozioni popolari di medicina. Ero il
+medico della gente di campagna, perchè conoscevo la virtù di non poche
+erbe medicinali, e molti segreti per le cure, attinti all’esperienza.
+
+Venivo chiamato con frequenza al letto degli ammalati, perchè conoscevo
+la febbre. Avevo sempre meco le lancette, e salassavo le donne incinte
+e gli uomini di temperamento sanguigno; poichè a quel tempo il salasso
+era tutto; e quando l’uomo riusciva a cavarsi un po’ di sangue si
+credeva immune da qualunque malanno. Naturalmente io entrava negli
+ovili con circospezione, e tenevo sempre un occhio sull’ammalato e un
+occhio alla porta, poichè sapevo che i carabinieri non avevano troppo
+rispetto per l’uomo della scienza!
+
+Le mie nozioni popolari di medicina e di chirurgia erano molte: tutte
+indispensabili ai banditi, i quali non possono ciecamente affidarsi
+alle cure di un medico.
+
+Fra le altre cose, io era salito in fama per la guarigione delle
+fistole. Tagliavo un’erba che nasce nei luoghi umidi (da noi chiamata
+_s’erva de sa rana_, o _de sus fistolas_) pronunciando per tre volte il
+nome della persona ammalata; la facevo seccare al sole, la riducevo in
+polvere, e la somministravo per nove giorni di seguito al sofferente,
+sciolta nel caffè o nel brodo. Il difficile stava nel cogliere l’erba
+in tempo utile. Guai se si sbaglia il giusto punto della luna!
+
+Parimenti famoso ero nella guarigione delle grosse piaghe alle gambe.
+Prendevo il femore di un uomo ucciso a malefizio; lo raschiavo, e ne
+applicavo la polvere sulla piaga. Consumato tutto l’osso, la persona
+era guarita. Non mi fallì mai una cura!
+
+Narrerò in proposito un aneddoto.
+
+Un giorno fui chiamato dal prete Matteo Sanna di Florinas, il quale
+camminava zoppo, a causa di molte piaghe alle gambe.
+
+— Ti chiedo un favore — mi disse. — Tu che vai in giro per la campagna,
+e conosci tante vittime immolate per vendetta, devi procurarmi l’osso
+della gamba di un uomo morto di palla, o di pugnale. Ho bisogno di
+raschiarlo per guarirmi dalle piaghe che mi tormentano.
+
+— Lei è prete — gli risposi — nè so se io possa, senza peccato,
+soddisfare al suo desiderio. Trattasi della profanazione di un
+sepolcro, e vorrei sapere se mi assolverebbe, se venissi a confessarmi
+da lei!
+
+Il prete mi disse solennemente:
+
+— Quando una cosa si fa per il bene, il bene uccide il peccato!
+
+Gli portai l’osso desiderato, e il prete guarì. Questo buon successo mi
+rese più saldo nella mia convinzione[4].
+
+Dirò un altro fatto. Venni un giorno chiamato a curare un certo tale,
+affetto da un grosso tumore al ginocchio. Sul tumore erano chiaramente
+segnati i due occhi, il naso e la bocca di una testa di morto.
+Interrogato l’infermo, egli mi confessò di aver avvertita l’enfiagione
+poco dopo di aver dato un calcio ad un teschio, capitatogli fra i piedi
+attraversando una viottola.
+
+L’infermo e i parenti sapevano, al pari di me, che il rimedio
+infallibile era l’osso di un morto. Promisi di cercarlo, e indicai un
+posto in campagna per venire a ritirarlo.
+
+Non dimenticherò mai quel giorno; poichè nel momento che consegnavo il
+femore ai tre amici dell’infermo, vidi a poca distanza da me quattro
+carabinieri immobili, che mi guardavano fisso. In due salti raggiunsi
+un’altura, dove mi seguirono i compagni. I carabinieri continuavano a
+piantarmi gli occhi addosso; ed allora feci loro segno colla mano di
+accostarsi. Per fortuna essi si allontanarono, dopo aver scambiato fra
+loro qualche parola. Mi persuasi quel giorno, che anche la professione
+di medico non va esente da pericoli!
+
+ *
+ * *
+
+Lo studio delle lettere mi tornava più gradito della medicina, poichè
+potevo coltivarlo con meno spasimi. Chiuso nel crepaccio d’una roccia,
+o sdraiato in mezzo a una folta macchia di lentischio, io leggevo
+stentatamente, ma con pazienza e molto piacere, i miei tre libri
+prediletti: l’ufficio della Beata Vergine, regalatomi del Rev. Dettori,
+rettore di Florinas; i _Reali di Francia_, che possedevo da lungo
+tempo; e una piccola Bibbia del Diodati, che avevo acquistata da un
+rivenditore ambulante di libri.
+
+Ripeto dunque, che vivevo con piacere nella Nurra, dove meno erano
+i pericoli, e dove non mi mancava un po’ di svago, compreso qualche
+amoruccio, come narrerò in seguito.
+
+Non tralasciavo, pertanto, di far frequenti gite al mio paesello
+natìo, quando sentivo il bisogno di rivedere la mamma e i congiunti,
+per cambiarmi la biancheria, o per chiedere notizie di nemici che non
+cessavano di tendermi insidie.
+
+Le vendette da me compiute davano un po’ d’inquietudine ai miei
+compaesani, non esclusi i signori.
+
+Comincierò dunque dal narrare le principali mie avventure nella Nurra,
+nonchè il risultato delle mie gite a Florinas, quando di tanto in tanto
+ero costretto ad andarvi.
+
+
+
+
+CAPITOLO II.
+
+I nuovi pirati.
+
+
+Fu dopo il 1855, che mi determinai a fermarmi più a lungo nella Nurra
+_di dentro_.
+
+Comunicata l’idea a mio cognato Ignazio Piana, che aveva colà molte
+conoscenze, egli mi raccomandò segretamente a un suo buon amico: certo
+Vigliano Masia, che aveva l’ovile nella regione di _Fiume santo_.
+
+— Bisogna procurare, per alquanti giorni, un rifugio sicuro a Giovanni
+Tolu — gli disse.
+
+— Vieni da me con lui sabato notte — gli rispose — ed io penserò a
+custodirlo.
+
+Presentatomi a Masia con mio cognato, egli c’invitò a cena; poi mi
+accompagnò all’ovile di un suo cognato, dicendomi che ivi fossi rimasto
+tranquillo fino al suo ritorno.
+
+Mi lasciò colà solo.
+
+Nei dintorni di quella cascina abitavano diversi cugini di Masia; ed io
+andava a visitarli con frequenza, essendo tutti brava gente.
+
+Dopo una diecina di giorni che rimasi fisso in quella cascina,
+Vigliano mi fece montare a cavallo, e mi portò in giro per visitare
+gli ovili circonvicini. Gli amici comuni stavano sempre in vedetta, per
+avvertirmi quando scorgevano carabinieri in perlustrazione, o qualche
+nota spia che avrebbe potuto arrecarmi danno.
+
+In quel frattempo io mi ero adoperato per assestare una vertenza sorta
+fra Vigliano e certi dispettosi suoi vicini, i quali da qualche tempo
+gli demolivano il muro di cinta d’una tanca. Scoperti da me i malevoli,
+e appianata la questione, mi cattivai la stima dell’amico.
+
+Trascorsa così un’altra quindicina di giorni, Masia mi portò prima
+dell’alba nell’ovile di Paolo Sechi, suo compare di battesimo, e già
+intimo amico di Agostino Alvau. Picchiò alla bassa finestra con un
+segno convenzionale, e il pastore si alzò da letto per aprire la porta.
+
+— Ti lascio quest’amico per dieci giorni — gli disse presentandomi —
+Verrò io a riprenderlo. Procura di custodirlo gelosamente!
+
+Vigliano Masia, — che mi conduceva sempre di notte per non essere
+veduti — mi lasciò nell’ovile, senza dire a Paolo chi io mi fossi.
+
+ *
+ * *
+
+Rimasi alcuni giorni nell’ovile. Una sera mi addormentai, e feci un
+sogno, che mi rimase impresso nella mente, per le singolari circostanze
+che lo seguirono.
+
+Sognai di trovarmi in riva al mare, vicino all’Argentiera, e
+propriamente nel luogo detto la _Carazza grande_, dove vidi un
+bastimento sfasciato, sulla cui prora era scritto a lettere grosse:
+_Basto_[5].
+
+— Dentro a questo legno — pensai nel sogno — ci dev’essere qualche cosa
+di buono. Voglio entrarvi!
+
+Montai sulla nave, col proposito di non accettare da bere da
+chicchessia, nel dubbio che mi si volesse avvelenare.
+
+Mi trovai dinanzi ad una grande signora, a cui chiesi:
+
+— Chi è lei?
+
+— Sono la moglie del governatore di _Basto_. Per carità, non uccidetemi!
+
+— Non vi uccido — risposi — ma datemi di quello che avete!
+
+Mentre guardavo le tre sale sontuose che si offrivano in fila a’ miei
+occhi, vidi un signore sfarzosamente vestito e coperto di decorazioni,
+che le attraversò rapidamente. Egli si dileguò come in una nebbia.
+
+Mi svegliai tutto agitato, ripensando alla mia visione.
+
+Poco dopo fui chiamato a pranzo, e sedetti a tavola coi padroni
+dell’ovile. — Paolo Sechi e sua moglie; Maria Antonia Dore — a cui
+narrai il mio sogno.
+
+La sera di quello stesso giorno, proveniente dalla _Stantarida_, venne
+un servo, che disse a’ suoi padroni:
+
+— Vostro compare vi prega di recarvi a visitarlo alla marina,
+poichè sulla spiaggia della _Carazza grande_ trovasi un grosso barco
+sfasciato, là buttato dalla tempesta.
+
+Ci guardammo in viso meravigliati. Paolo Sechi mi disse:
+
+— Ma questo è il tuo sogno avverato!
+
+— Andiamo insieme a vedere il barco — esclamai — Non sono mai stato da
+quelle parti.
+
+Si partì tutti alla volta della _Carazza grande_, dove giungemmo a
+notte.
+
+La mia meraviglia crebbe, quando mi accertai che la località era quasi
+identica a quella da me veduta in sogno. Fu questo uno dei fenomeni che
+più mi abbiano colpito nella vita, nè giunsi mai a spiegarmelo[6].
+
+Era un legno a tre alberi, pendente da un fianco, vicino al quale
+stavano due barche algheresi, in cui erano sei o sette individui.
+
+Spintomi fino all’alta roccia, quasi a picco sul mare, puntai il mio
+fucile in direzione delle barche, e gridai forte:
+
+— Venite a terra, o vi brucio uno per uno! Voi siete i ladri, e poi
+riferirete che il bastimento fu spogliato dai pastori della Nurra!
+
+— Ch’io possa morire, se siamo ladri! — gridò uno dalla barca a me
+rivolto — Siamo in compagnia del vice console d’Alghero.
+
+— Venite tutti da noi per provarcelo! — soggiunsi a voce alta —
+altrimenti vi faccio fuoco addosso!
+
+Vennero allora a farsi riconoscere; e in seguito le due barche si
+portarono ad Alghero, per dar rapporto che i pastori nurresi avevano
+loro fatto resistenza, perchè il pistacchio (di cui era carico il
+legno) non venisse derubato.
+
+Il vice console ordinò allora a due guardie di finanza di pernottare
+nell’ovile più vicino al mare, per poter di giorno meglio sorvegliare
+lo scaricamento del legno, incagliato sulla spiaggia.
+
+Le ondate del mare avevano trasportato a terra una grande quantità di
+pistacchio. Alcune barche algheresi, due giorni prima, avevano rubato
+dal bastimento tutto lo zucchero, il caffè e molta tela.
+
+Mentre ogni notte le due guardie se ne stavano tranquille nell’ovile a
+conversar colle donne, non pochi pastori si portavano alla spiaggia,
+per trasportare coi cavalli il pistacchio, che nascondevano dentro i
+macchioni, all’insaputa dei sorveglianti. Avevamo appreso dalle stesse
+guardie, che quel frutto valeva a 15 scudi il quintale; e perciò si era
+riuscito ad accumularne nelle macchie per oltre 12 rasieri.
+
+Ci eravamo pure accorti, che le due guardie, per proprio conto,
+facevano anch’esse man bassa su molti effetti appartenenti al
+bastimento. Un legno naufragato appartiene alla spiaggia su cui viene
+sbalzato dalla tempesta, e perciò ciascuno ha diritto alla preda[7].
+
+La notte susseguente si scatenò un violento uragano. Il vento soffiò
+orribilmente da mezzanotte all’alba, e il mare mandava i ruggiti di un
+toro.
+
+Io rimasi nel crepaccio di una roccia, in compagnia di alcuni pastori;
+altri tornarono alle loro capanne per custodirvi il bestiame.
+
+Il vento impetuoso sbatteva il legno alle roccie, e il chiasso
+infernale non mi lasciò chiudere occhio in tutta la notte. Pareva un
+finimondo.
+
+Verso le due dopo mezzanotte mi affacciai alla roccia. Pioveva a
+dirotto, e le ondate schiumose si frangevano con fragore agli scogli
+sottostanti. Il legno, a dieci metri dalla spiaggia, si dondolava
+scricchiolando, ed aveva i fianchi aperti.
+
+Poco prima dell’alba, insieme a cinque pastori, scesi fino alta
+spiaggia. Il mare era ingrossato, e vedevo galleggiare sui marosi,
+di qua e di là, alcuni pezzi quadrati, come piccoli bauli. Quei dadi
+curiosi uscivano ad uno ad uno dal fianco squarciato del bastimento, nè
+sapevo che cosa fossero.
+
+Mi levai le scarpe, rimboccai i pantaloni all’altezza del ginocchio,
+ed entrai piano piano nell’acqua. Giunsi ad afferrare uno di quei
+dadi, che erano ricoperti di tela ben cucita. Tagliai con un coltello
+l’involucro, e mi accorsi che contenevano grossi pani di cera.
+
+Poco mancò che io non fossi travolto dalle onde furiose. Due altri
+pastori, che erano entrati con me nell’acqua, sorpresi dai cavalloni,
+si videro perduti. Feci in tempo ad afferrarli per la mano, e
+guadagnammo la spiaggia.
+
+Da solo, quindi, con molto coraggio e altrettanta pazienza, giunsi
+a tirare a riva una quindicina di quei grossi dadi di cera. Dieci ne
+nascosi accuratamente accanto ad uno scoglio vicino, collocandovi sopra
+grossi macigni; e cinque ne portai meco in vicinanza dell’ovile.
+
+Uno dei pastori, mio compagno nella pirateria, mi sbirciava con occhio
+torvo e diffidente. Più tardi egli stesso mi confessò, che aveva
+temuto che io lo uccidessi in quel luogo deserto, per appropriarmi
+dell’intiero bottino.
+
+Fui invece giusto. Eravamo in sei, e divisi la cera in sette parti
+uguali, assegnandone una ai padroni dell’ovile, ch’erano povera gente.
+Gli altri miei compagni si opposero vivamente, e vollero divisa fra
+essi anche la settima parte. Allora regalai una ventina di libbre
+di cera al proprietario dell’ovile, togliendola dalla mia porzione.
+Speravo, d’altronde, di rifarmi dal deposito di cera, che avevo
+nascosto nella spiaggia, sotto alle grosse pietre.
+
+Corsi sull’alba allo scoglio per ritirare gli altri pani di cera; ma un
+nuovo uragano, sopravvenuto nella notte, me ne aveva portato via oltre
+la metà.
+
+Vendetti più tardi la mia porzione di cera ad un prete di Florinas,
+e ne ricavai quasi cento scudi. Ne avrei avuto più di 200, se il mare
+furioso non fosse stato più ladro di me.
+
+Prima di comprare da me la cera, il prete florinese volle spezzare i
+pani colla scure:
+
+— Se vi è deposito di danaro — egli mi disse — sarà tuo; ma se vi è
+qualche pietra, io non voglio pagarla a prezzo di cera!
+
+I timori del prete non erano infondati. Era tradizione, che una volta
+fu trovato un grosso pane di cera sulle spiaggie della Nurra, dentro il
+quale si rinvennero 3000 lire in marenghi, nascostivi per precauzione.
+Parimenti era noto, che un’altra volta un parroco aveva trovato una
+grossa pietra in un pane di cera, vendutogli da un bandito.
+
+ *
+ * *
+
+Il pistacchio non fu per noi rimuneratore al par della cera. Allettati
+dal prezzo di 15 scudi al quintale, tentammo di metterlo in commercio;
+ma la merce era troppo sospetta, e i pochi salumai e confettieri di
+Sassari, cui l’offrimmo, non vollero acquistarne. I dodici rasieri
+di pistacchio finirono per esser dati in pasto ai porci della Nurra;
+e certo nessun maiale d’Europa ebbe la fortuna principesca di essere
+ingrassato con quel frutto prezioso!
+
+Durante il tempo in cui le guardie si fermarono sulla spiaggia della
+_Carazza grande_, per sorvegliare il legno naufragato, io rimasi con
+esse, spacciandomi per un porcaro della Nurra. Ero armato del solo
+fucile, perchè avevo nascosto in una macchia pugnale e pistola, per non
+destar sospetto. Le trattenevo spesso col tiro al bersaglio, per dar
+agio ai pastori di rubare il pistacchio.
+
+Devo notare, che la famiglia di Paolo Sechi, a cui ero stato
+raccomandato, non disse mai ad alcuno ch’io mi fossi, ma mi presentava
+come un _camparo_. Ero molto conosciuto nella Nurra di Portotorres,
+dove avevo lavorato, ma pochissimo nella Nurra _di dentro_, e niente
+verso la spiaggia occidentale.
+
+Le generose guardie, avevano permesso ai pastori di ritirare dal
+bastimento molto cordame, utilissimo per i carri; ma non si erano mai
+accorte, che la loro fiducia era mal ricompensata.
+
+Segnalo un curioso aneddoto.
+
+Un giorno una di esse, che aveva preso a volermi bene, mi chiamò da una
+parte, e mi diede molte manate di pistacchio, dicendomi:
+
+— Te ne faccio un regalo.
+
+— A che servono questi semi? — le chiesi facendo l’idiota.
+
+— Son buonissimi a mangiare. Con essi si fanno i confetti più fini.
+
+— Vi ringrazio tanto! — risposi ipocritamente.
+
+Quel credenzone non sospettava neppure, che a quell’ora io avevo
+prestato mano a rubargliene dodici rasieri!
+
+Trasportato in Alghero tutto il carico, il legname, e gli attrezzi del
+barco naufragato, le due guardie presero commiato da noi, incantate
+dell’ospitalità dei nurresi, e liete di aver tutelato con coscienza gli
+interessi d’una nazione straniera!
+
+ *
+ * *
+
+Non sono d’altronde rare queste avventure nella Nurra. I pastori, che
+hanno gli ovili verso la costa occidentale, ricevono assai spesso i
+regali del mare; poichè le onde inferocite gettano di frequente su
+quelle spiaggie gli avanzi dei legni naufragati. Dopo una tempesta,
+non trascurano i pastori la visita ai littorali, per portare a casa
+grosse tavole, antenne, ed altri attrezzi marinareschi. Conosco diverse
+capanne, la cui travatura è formata da antenne e pennoni vomitati dal
+mare.
+
+Ricorderò, a proposito, un altro curioso episodio. Recatomi una volta
+ad esplorare le spiaggie, in compagnia di due pastori amici, rinvenimmo
+la carcassa di una grossa barca, incastrata fra due scogli. Penetrati
+dentro, non vi trovammo che una lunga catena, che dividemmo in tre
+parti uguali.
+
+Rientrato all’ovile, che mi aveva ospitato, e chiestomi se avessi nulla
+rinvenuto, risposi scherzando alla moglie del pastore:
+
+— Sì: abbiamo trovato ciò che meritiamo.
+
+— Che cosa?
+
+— Un pezzo di catena!
+
+
+
+
+CAPITOLO III.
+
+Antonio Careddu.
+
+
+I banditi in generale, e in particolare quelli della Nurra, furono
+sempre avvicinati e protetti dai signori di Sassari, solo perchè
+questi, alla loro volta, speravano di essere spalleggiati nei loro odî
+e rancori di parte.
+
+Erano tempi di lotta e di rappresaglie, e si aveva bisogno del braccio
+forte dei fuorusciti.
+
+Nei primi anni che mi diedi alla macchia (verso il 1850) ogni partito
+aveva a disposizione i propri _bravi_ per servirsene al bisogno. Ond’è
+che la protezione dei signori non tornava che a danno dei latitanti,
+poichè accendeva non di rado fra banditi e banditi una gara accanita,
+che si risolveva colle fucilate. Non si aveva talvolta altra ragione
+d’odio, che quella dei propri protettori. I banditi sposavano i
+dispetti ed i risentimenti altrui, con soddisfazione della giustizia;
+la quale si compiaceva di vederci distruggere l’un l’altro, senza
+mettere a repentaglio la vita dei carabinieri, e senza sborsare denaro
+per pagare le spese.
+
+Abbiamo veduto la protezione di Cambilargiu pagata cara a _Monte
+Fenosu_; e potrei accennare ad altre persone ragguardevoli di Sassari,
+che coprivano altissime cariche.
+
+L’amicizia dei signori ci tornò sempre fatale, ed è perciò che in
+ogni tempo ne diffidai. Conoscevo troppo quelli del mio paese! Legati
+talvolta a noi dalla sola paura, cercavano segretamente il mezzo per
+poterci distruggere. Io li odiavo, ma cercai di non inasprirli; li
+volevo male, ma li trattavo bene perchè non maltrattassero i miei
+congiunti di Florinas.
+
+Non ci fidavamo neppure degli avvocati; poichè essi non difendono che i
+propri clienti, accusando talvolta il bandito avversario per il trionfo
+della propria causa.
+
+Curiosi misteri che potrei rivelare! Oh, quanti porcetti, rubati al
+povero, comparvero alla mensa dei nostri avvocati! Quanti barbari
+omicidî commessi colla polvere e le palle regalateci dai nostri
+generosi protettori!
+
+ *
+ * *
+
+Fra gli uomini più ragguardevoli della Nurra, per ingegno, ricchezza
+e aderenze, era Antonio Careddu, che conobbi fin dai primi anni che
+mi diedi alla macchia. Dirò di lui quanto so per mia coscienza, o per
+narrazione fattami da pastori e compagni miei di esilio.
+
+Antonio Careddu, di Sassari, era cognato di Giovanni Macioccu,
+avendo costui sposato una sua sorella. Stava nella Nurra, perchè
+comproprietario (insieme alla sorella) di tre buoni ovili:
+_Guggiareddu, Guggia manna_ e il _Calzolaio_.
+
+Antonio Careddu era un repubblicano, amico e compagno di Antonico
+Satta, insieme al quale aringava il popolo a _Baddimanna_ ed altrove.
+Era stato studente, e ne sapeva più di un avvocato. Alla Nurra si
+andava tutti a consultarlo, ed egli ci affascinava colla calda parola e
+colla saggezza de’ suoi consigli, sempre giusti, retti, inappuntabili.
+
+A Sassari erano allora due forti partiti: quello del _vecchio sistema_
+che aveva per _bravi_ i fratelli Saba — e quello del _nuovo governo_,
+che aveva per difensori i Careddu e suoi congiunti[8].
+
+Partito Antonico Satta per il continente, fu sostituito da Antonio
+Careddu per continuare le prediche rivoluzionarie. Dalla politica, che
+poco intendevamo, gli odî scivolarono nei rancori privati, accendendo
+le inimicizie fra diversi gruppi.
+
+Ciccio Saba pretendeva, che la figliuola di Antonio Careddu fosse data
+in moglie al proprio figlio — quasi a base di una pace che avrebbe
+fatto cessare le ostilità fra le due famiglie.
+
+Antonio Careddu diceva con disprezzo:
+
+— Ho capito: io dovrei dare mia figlia ai sicari Saba, per servirsene
+più tardi a portar loro il pane in carcere, quando saranno arrestati!
+Tutt’altro che la mia figliuola concederò ai Saba, se non metteranno
+giudizio!
+
+Il rifiuto reciso inasprì Ciccio Saba, che si dichiarò nemico dei
+Careddu.
+
+I Saba, falegnami costruttori di molini ad olio e di farina, erano
+stabiliti a Sassari, e speravano sulla protezione di persona influente
+presso la giustizia come magistrato.
+
+Antonio Careddu si unì allora ai mugnai fratelli Vacca, osilesi,
+i quali un giorno chiamarono i quattro Saba, padre e figli, per
+accomodare un loro molino, situato verso _Logulentu_. Aggiustato il
+molino, come d’intelligenza, i Vacca, dopo il pranzo loro offerto,
+proposero il tiro al bersaglio, per passare la sera. Lo scopo non era
+altro che di far consumare le munizioni di polvere e di palle agli
+avversari.
+
+Terminato il divertimento si apprestarono tutti a far ritorno a Sassari.
+
+Antonio Careddu, con dodici uomini, si era impostato verso
+_Baddimanna_, aspettando il passaggio della comitiva.
+
+I figli Saba, prevedendo qualche brutto tiro lungo la strada,
+attraversarono gli oliveti saltando i muri. Il padre Ciccio, insieme ai
+Vacca e ad altri, avevano invece preso la viottola.
+
+Ciccio Saba, che era alto di statura, esplorava di qua e di là
+gli oliveti, dubitando di qualche tranello. Come scorse gli uomini
+appiattati, si diede a gridare rivolto ai figli:
+
+— Guardatevi, chè siamo morti!
+
+E in così dire fece fuoco, uccidendone uno, certo Luzzu, pastore di
+Antonio Careddu.
+
+Avvenne allora un terribile conflitto, in cui rimasero uccisi Antonio
+Delogu (servo di Luzzu) e Salvatore Saba. Due fratelli Vacca inseguiti
+dai Saba fino a _Porta Rosello_, furono feriti entrambi, come fu ferito
+gravemente Ciccio Saba, che in seguito guarì.
+
+I Vacca, Giovanni Saba e qualche altro vennero arrestati.
+
+ *
+ * *
+
+Ma Antonio Careddu non era ancora soddisfatto, e pensò di distruggere
+i Saba superstiti, servendosi di certo Antonio Desini di Ploaghe, capo
+di una compagnia di sicari. Altro capo sicario volle Giovanni Macioccu,
+cognato di Careddu, e combinò con un certo _Giacinto_. Il primo di
+essi, Desini, si associò a certo _Biddisò_ — il secondo, _Giacinto_,
+scelse per coadiutore un tal _Cabriolu_, già studente.
+
+Il colpo doveva eseguirsi la mattina del lunedì di carnevale,
+all’uscita del ballo del Teatro civico.
+
+Fu concertata la posta all’imbocco della _Via dei Corsi_, prospiciente
+al vicolo di S. Andrea, dov’era la casa di Saba.
+
+Come Ciccio Saba e i suoi figli, di ritorno dal teatro, giunsero
+dinanzi alla chiesa, i congiurati fecero loro fuoco addosso in mezzo
+alla folla che transitava nel Corso. Giovanni cadde fulminato, e Gavino
+morì poche ore dopo. Fu pur colpito a morte, accidentalmente, il figlio
+settenne del fabbricante di paste _Dionisio_, che trovavasi nel suo
+magazzino.
+
+Della famiglia Saba non rimaneva che il padre Ciccio e il più giovane
+dei figli. Furono offerti cento scudi per togliere quest’ultimo dal
+mondo, ma i sicari si rifiutarono, ritenendolo troppo giovine[9].
+
+ *
+ * *
+
+L’agguato ai Saba era stato veramente ordito e condono a termine da
+Desini, da _Biddisò_ e da _Cabriolu_; tuttavia _Giacinto_ si era
+affrettato a presentarsi in casa di Macioccu, il quale gli sborsò
+subito i 300 scudi, prezzo convenuto per l’eccidio consumato.
+
+Trascorso qualche giorno, il sicario Desini si presentò allo stesso
+Macioccu per essere pagato.
+
+— Ho già versato la somma all’autore del colpo! — gli rispose.
+
+— Il colpo è stato eseguito da noi, e perciò io credo non abbiate
+sborsato somma alcuna ad altri. Pagateci!
+
+Macioccu, dopo essersi rifiutato ad altro pagamento, volle consultarsi
+con suo cognato Antonio Careddu, che trovavasi nel suo ovile della
+Nurra.
+
+Non tardarono a recarsi colà Desini, _Cabriolu_ e _Biddisò_, i quali si
+fecero accompagnare dal bandito Pietro Cambilargiu.
+
+Come Macioccu li vide venire, voleva spararli addirittura; ma Careddu
+lo calmò, persuadendolo a lasciar loro esporre le ragioni.
+
+Dopo aver persistito nell’affermare il pagamento già fatto, Antonio
+Macioccu finì per rivelare il nome di _Giacinto_, a lui presentatosi
+come capo sicario ed autore dell’eccidio dei fratelli Saba.
+
+— Possiede nulla questo _Giacinto_? — domandò Desini.
+
+— Possiede un oliveto a Sassari.
+
+— Ebbene, allora ci farete il piacere di chiamar costui con un pretesto
+nella vigna. Noi ci nasconderemo dentro la casa rustica, e voi lo
+interrogherete. Alla nostra presenza egli vi rivelerà i veri autori
+dell’agguato. Lo costringeremo allora a firmare un atto d’ipoteca
+sul suo oliveto, a risarcimento del danno recatoci coll’indebita
+appropriazione.
+
+Antonio Careddu approvò il ragionamento dei tre sicari; ma Macioccu
+esternò il sospetto che essi avrebbero ucciso _Giacinto_.
+
+— Dubbio puerile! — osservò Desini — Finchè non siamo soddisfatti del
+nostro avere, ci diventerà più cara la sua vita!
+
+Fu accettata la proposta. Nascostisi i tre _bravi_ nella casetta della
+vigna, Macioccu trovò mezzo di attirarvi _Giacinto_, invitandolo a
+declinare i nomi de’ suoi complici, col pretesto della riconoscenza.
+
+Accortisi che il sicario esitava a rispondere, i tre compagni sbucarono
+dal nascondiglio:
+
+— Dillo dunque: chi ha fatto il colpo?
+
+_Giacinto_ impallidì, e confessò di non aver preso parte all’uccisione
+dei Saba.
+
+— Restituisci, dunque, il danaro preso!
+
+— Non l’ho più.
+
+— Ma l’oliveto, ce l’hai ancora?
+
+— Sì.
+
+— Sei disposto a sottoscrivere lo strumento di cessione?
+
+— Dispostissimo!
+
+Venne in seguito firmato l’atto notarile, col quale _Giacinto_ vendeva
+l’oliveto a Macioccu.
+
+Fatta la cessione, quest’ultimo sborsò altri 300 scudi a Desini,
+a _Cabriolu_ ed a _Biddisò_, i quali finalmente si dichiararono
+soddisfatti.
+
+Questa storiella, da molti ignorata, mi venne riferita da alcuni degli
+interessati e da Cambilargiu.
+
+ *
+ * *
+
+Antonio Careddu — ricercato dalla giustizia dopo l’assalto di
+_Baddimanna_ — si era dato a fare il bandito nella Nurra.
+
+Lo conobbi di persona, gli ero molto amico, e gli fui compagno di
+ventura per alcuni mesi.
+
+Egli si recava da un ovile all’altro, si dilettava di caccia, e faceva
+il signore. Era un uomo piuttosto pingue e molto frugale; non beveva
+mai vino, nè liquori, ma prendeva il caffè tre volte al giorno. Si
+faceva portar tutto da casa, poichè aveva molto bestiame ed estesa
+proprietà.
+
+Era ben voluto, stimato e rispettato dai pastori, poichè nè sapeva
+più di un avvocato. Lo consultavano tutti, e i suoi consigli erano
+seriamente apprezzati. Contava moltissimi amici fra i signori di
+Sassari, ed era in buoni rapporti coi nobili, e specialmente col
+marchese di Sant’Orsola.
+
+Egli venne arrestato nell’ovile della _Stantarida_ da dodici
+carabinieri, fra i quali erano il maresciallo Scaniglia e certo Pietro
+Puzzone, già carbonaio della Nurra e pratico di tutti gli ovili.
+Dicevasi che quest’ultimo si servisse dei parenti per facilitare le
+ricerche dei latitanti in quella regione.
+
+Messo in carcere Antonio Careddu, non si tardò a fargli il
+dibattimento; ma per i molti amici che contava a Sassari, e per la sua
+buona condotta, venne assolto e rimesso in libertà.
+
+Un suo amico calzolaio — certo Salvatore, condannato a molti anni di
+galera — gli aveva raccomandato la moglie... ch’ei fece propria. La
+moglie vera ed i figli di Antonio Careddu passarono allora sotto tutela
+della zia — sorella di lui e moglie di Macioccu.
+
+Per questa sua condotta un po’ libertina, e per essersi separato dalla
+famiglia, Careddu fu abbandonato dagli amici signori di Sassari, i
+quali non ebbero per lui stima, nè riguardi di sorta.
+
+Antonio Careddu visse molti anni nella Nurra consultato anche per
+questioni legali, tanto era d’ingegno.
+
+Salvatore, intanto — il calzolaio che gli aveva affidato la moglie —
+era ritornato da galera. Appresa la tresca della sua compagna, meditò
+l’uccisione del falso protettore e dell’amico infedele.
+
+Questo Salvatore aveva per compare di battesimo certo Baingio Deroma,
+un pastore sfacciato, che di frequente faceva pascolare il proprio
+bestiame nelle terre di Antonio Careddu. Costui lo pregava di dargli
+almeno qualche piccolo compenso, ma quegli faceva il sordo.
+
+Un altro pastore vicino d’ovile — certo Giovanni Luigi Manunta —
+imitando Deroma, introduceva il suo gregge nei tenimenti di Careddu, e
+questi tornò a dolersene con entrambi:
+
+— Pagatemi almeno una trentina di scudi all’anno. Anch’io ho diritto
+di trarre qualche lucro dalle mie terre, nè parmi giusto che voi
+approfittiate del mio pascolo senza offrirmi compenso alcuno.
+
+Consultato dai contendenti, io diedi piena ragione a Careddu, poichè il
+danno che gli recavano i due pastori oltrepassava i cento scudi, mentre
+l’amico era discreto nel domandarne soli trenta.
+
+Manunta e Deroma promettevano di risarcire il danno, ma non pagavano
+mai.
+
+Un giorno Careddu, inasprito più del solito, minacciò di far loro
+pagare la contravvenzione.
+
+I due pastori vollero cogliere l’occasione, e concertarono di liberarsi
+del creditore importuno.
+
+Vicino agli ovili di Manunta e di Deroma abitava un giovane — certo
+Gio. Andrea Ilde — il quale faceva all’amore colla figliastra di
+quest’ultimo.
+
+— Se riuscirai ad uccidere Antonio Careddu — gli disse Deroma — ti darò
+in moglie la mia figliastra.
+
+— Solo non mi attento: aiutami tu!
+
+— Andremo insieme. Dopo che l’amico sarà ucciso, ti manterrò la
+promessa!
+
+Si unirono, infatti, e diedero la caccia a Careddu, che tolsero di
+mezzo con una fucilata.
+
+Il giovane Ilde fu preso dalla paura e si diede subito alla macchia;
+Deroma stette sul sospeso, fra il bandito e l’uomo libero. Entrambi
+vennero arrestati.
+
+Mentre batteva la campagna, Gio. Andrea Ilde mi pregò più volte di
+prenderlo in mia compagnia; ma io lo tenni sempre lontano per aver
+ceduto ai consigli di Deroma. Acciecato dall’amore, egli si era
+lasciato trascinare ad un’azione indegna.
+
+Il potente partito di Deroma, colle deposizioni in tribunale, seppe
+aggravare la causa di Gio. Andrea Ilde, scagionando il compagno; ond’è
+che questo fu assolto, e il giovane fu condannato alla galera in vita.
+Solite cose della giustizia!!
+
+L’uccisione di Antonio Careddu non fu che una vigliaccheria. Quest’uomo
+non meritava simile fine, perchè era buono ed aveva tutte le ragioni
+del mondo.
+
+Il calzolaio tradito aveva vendicato il suo onore, senza compromettere
+la propria libertà!
+
+
+
+
+CAPITOLO IV.
+
+Gli amori del bandito.
+
+
+La vita randagia del bandito, l’ozio continuo, le visite frequenti a
+questo e a quell’ovile, fanno sì, che più degli altri egli senta il
+bisogno dell’amore.
+
+Ho già detto che in nessun tempo la donna mi ha allettato; ed anche
+da giovinotto preferivo l’esercizio delle armi ai balli ed alle
+chiacchiere colle forosette.
+
+Datomi alla campagna dopo l’attentato alla vita del prete, e inasprito
+per l’abbandono dell’ingrata che avevo scelto per compagna, provavo
+quasi ripugnanza a intrattenermi colle donne, che io trovava negli
+ovili, nei molini, o nelle aie.
+
+Durante i primi mesi di latitanza avevo appreso, dall’esperienza
+de’ miei compagni, quanto la donna e gli amori riuscissero fatali al
+perseguitato dall’umana giustizia. È nel nido d’amore che si colgono
+più facilmente le belve; e i carabinieri lo sanno. Non pochi banditi
+caddero in questa rete, ed io ben lo sapeva. Chi ha un’amante ha una
+spia, e la sua perdizione è certa. La donna, o per gelosia, o per
+vendetta, o per leggerezza, assai di frequente getta il suo amante fra
+le braccia della giustizia. La forza non deve mai darsi in braccio alla
+debolezza. Sono più pericolose le lusinghe e le moine d’una donna, che
+le manette dei carabinieri; da queste possiamo spesso liberarci, da
+quelle mai: bisogna soccombere!
+
+Io sorrideva, ogni qual volta vedevo Cambilargiu, Spano e Derudas
+correre audacemente in cerca di donne, e fidarsene tanto! Non solo mi
+guardavo dall’imitare i miei compagni, ma badavo di non accompagnarli
+mai in questo genere di conquista. Mi sottraevo sempre con un pretesto.
+
+La donna si affeziona facilmente al bandito. Non si può immaginare il
+fascino che sulla loro immaginazione esercita il coraggio, la forza,
+l’audacia di questi uomini erranti, che gettano lo spavento nelle
+popolazioni. Non si ha mai migliore amico e protettore di una donna
+— ma più grande è il loro attaccamento, più grande è il pericolo di
+essere tratto in arresto.
+
+Non è vanto il mio; poichè non fui più fortunato degli altri. Ci
+troviamo più spesso nel caso di fuggire l’amore, che di andarlo a
+cercare. Non c’è bandito che non abbia la sua amante; e quasi tutte,
+d’ordinario, sono le mogli degli altri. I molini e gli ovili, in modo
+speciale, sono quelli che a noi forniscono queste innamorate.
+
+Ben difficilmente un bandito fa relazione con una ragazza, se non è
+per sposarla. Le vedove sono quelle che più ci tentano e più ci danno
+l’assalto.
+
+Non ancora trentenne, pieno di slancio e di fuoco, anch’io dovetti
+pagare il mio tributo all’amore — anzi a più amori; e devo subito
+confessare, che non fui mai fedele, nè costante. Ogni ovile ed ogni
+molino, dove capitavo per caso, era il mio ritrovo d’amore; ed io
+rivedevo l’amante ogni settimana, ogni mese, ed anche ogni anno, se
+l’occasione di avvicinarla non si presentava spontanea. L’idea fissa
+di un tradimento, di un agguato, di una sorpresa bastavano per frenare
+i miei bollori e per rendermi cauto; onde posso dire, che nella mia
+lunga carriera di bandito, per trent’anni, non ebbi mai a lamentare
+alcun disguido, nè alcun pericolo per causa di una donna. Ho avuto più
+fastidi assistendo agli amori degli altri, che agli amori miei; e ne
+avete le prove nell’episodio della vedovella di Derudas, da me narrato.
+
+Sono molte le avventure amorose capitatemi nei primi dieci anni di
+vita randagia (dai trenta ai quarant’anni) — in seguito misi giudizio,
+e abbandonai del tutto la donna, poichè fui sempre per natura serio,
+riflessivo, e mi pareva cosa puerile correr dietro ad una gonnella. La
+mia dignità ne soffriva in faccia a’ miei compagni.
+
+Dirò di un’altra fissazione. Mentre tutti i miei compagni narravano
+con un certo orgoglio i loro casi amorosi, le avventure, le conquiste
+delle mogli altrui, io ridevo con loro, scherzavo, ma mai risposi
+con pari confidenza. Nessuno mai seppe le mie peripezie d’amore, nè
+mai dal mio labbro sfuggì il nome d’una donna che mi aveva amato.
+A me sembrava vigliaccheria denunziare o compromettere una debole
+creatura, la quale forse non aveva ceduto che alla forza delle nostre
+lusinghe, od alla paura! Conobbi banditi prepotenti (fra i quali
+Cambilargiu) che chiedevano amore ad una moglie altrui, minacciando di
+ucciderle il marito se si mostravano scortesi. Se l’amore veniva, io
+lo coglieva senza rimorsi; ma certo non lo provocavo, per non pagare
+d’ingratitudine il pastore a cui dovevo asilo e protezione.
+
+ *
+ * *
+
+Diversi casi mi capitarono, ma non mi fermerò sui particolari, poichè
+mi ripugna rivelarli. Accennerò di volo ad alcune avventure, oltre a
+quella di Maddalena, la cui relazione ebbe più lunga durata.
+
+Mi trovavo, un giorno, chiuso in una casa di Florinas, il cui padrone
+era un vecchio che aveva moglie giovane. Mi avevano nascosto al pian
+terreno. Due figlie del padrone, di primo letto, entrambe maritate,
+venivano con frequenza a visitare la madrigna e a veder me. Un giorno
+mi trovai solo con una di esse, e le rivolsi una galanteria.
+
+— Sta attento per la mamma! — ella mi disse dolcemente, incoraggiandomi
+a continuare la corte.
+
+Il marito era lontano, nella sua fattoria; e la chiusa dell’avventura
+fu, che ella mi invitò in sua casa, e mi dichiarò che un bandito
+disgraziato le aveva sempre destato una pietà profonda...
+
+Un altro giorno mi trovavo in un ovile di fiducia, dove solevo recarmi
+di tanto in tanto. Si era tutti intenti a tosare le pecore; e il
+padrone, dopo avermi offerto un bicchierino d’acquavite, tornò fuori al
+lavoro co’ suoi compagni. Mi buttai sul letto perchè mi sentivo stanco
+ed avevo bisogno di riposare.
+
+Mentre me ne stavo così sdraiato, tra veglia e sonno, entrò pian piano
+la moglie del pastore, e chinandosi dolcemente verso di me, mi domandò
+se mi sentissi male. Risposi di no; ed ella allora mi baciò due volte
+sulle guancie e scappò via.
+
+Fu questa l’introduzione di un romanzetto che durò più mesi.
+
+Un’altra volta avevo bisogno di passare una notte a Florinas per
+appurare certi miei sospetti. I due giovani figli di una vedova
+trentenne mi portarono in casa della madre, dove venni nascosto fino
+al tramonto del giorno successivo. La vedovella s’interessò vivamente
+della mia sorte, volle conoscere alcuni episodi della mia vita, e fra
+noi due si stabilì una tenera relazione, che durò per molto tempo,
+quantunque a lunghi intervalli.
+
+Queste avventure si ripeterono con molta frequenza, e si
+rassomigliavano tutte. Anche la Nurra non mi fu avara di amori. Ivi
+ebbi rapporti amichevoli per moltissimo tempo con la giovane moglie di
+un pastore, che faceva il soldato in continente.
+
+Ebbi altra relazione con una donna, il cui marito si assentava spesso
+dall’ovile; ma questa mi creò qualche fastidio, come dirò a suo luogo.
+
+Vedete dunque che le vedove e le maritate erano abitualmente le mie
+pietose confidenti!
+
+ *
+ * *
+
+Tacendo di tanti altri episodi galanti della mia vita di bandito
+(comuni a tutti i miei compagni d’infortunio) narrerò la mia ultima
+avventura, che lasciò più grata e più profonda impressione nel mio
+animo, per la tenacità dell’affetto col quale venni corrisposto.
+
+Frequentavo nella Nurra l’ovile di un pastore proprietario, il quale
+aveva in casa una figlia giovane e bella, vedova da un anno. La sua
+taglia elegante, i suoi lineamenti delicati, il suo volto bianco e
+roseo (che sotto al nero fazzoletto mi sembrava quello di una madonnina
+addolorata) mi avevano profondamente colpito. Io mi tratteneva
+volentieri dentro quella capanna, dove pur convenivano altre donne e
+qualche vecchio pastore degli stazzi vicini.
+
+O dinanzi al focolare, nelle sere invernali (mentre qualche servo
+faceva al di fuori la guardia); o seduti nel boschetto vicino,
+nelle sere d’estate, io raccontavo le peripezie della mia vita: le
+persecuzioni di prete Pittui, l’ingratitudine di Maria Francesca, i
+fatti di _Nuzzu_ o di _Monte Fenosu_. Gli astanti mi ascoltavano con
+religioso silenzio, e prendevano diletto ai miei racconti
+
+La giovine vedovella (non ancora ventenne), colla bocca aperta, e co’
+suoi grandi occhioni fissi ne’ miei, era la più attenta di tutti, e
+tratto tratto sospirava, asciugando qualche lagrima.
+
+Quella donna aveva preso gusto a’ miei racconti, e appena entravo nella
+capanna mi si sedeva vicina, mi fissava con tenerezza, e mi pregava di
+narrare qualche barzelletta.
+
+Soddisfatto, non so perchè, dell’attenzione che mi prestava quella
+bambina vedovella, io metteva tutto il mio impegno nell’infiorare le
+mie storielle, facendo pompa di tutta la mia erudizione, appresa dai
+pochi libri che avevo letto.
+
+Per non parlar sempre de’ miei casi, cominciai col narrare le avventure
+di Fioravante, il figlio del re Fiorello, nato con una croce di sangue
+sulla spalla destra. Dissi dell’insulto fatto al suo maestro Salardo,
+a cui tagliò la barba; della sua condanna a morte, commutata poi nel
+bando.
+
+Io sapevo a memoria tutto il libro dei _Reali di Francia_; e quelle
+avventure gloriose di Fioravante (bandito al pari di me) commovevano
+alle lagrime la vedovella. Ella mi guardava fisso fisso quando
+narravo con enfasi le prove di valore del figlio del re Fiorello, il
+quale aveva liberato la bella cugina da tre saraceni che l’avevano
+rapita; oppure quando le raccontavo come Dusolina e Galerana si
+erano innamorate del giovane valoroso, e come l’ultima ne era morta
+di dolore. La vedevo impallidire, quando raccontavo come la bella
+Drusiana, figlia del re Erminione, si era pazzamente invaghita del
+prode Buovo di Antona, ucciso a tradimento dal proprio fratello
+Galione, mentre pregava in una chiesa.
+
+Un altro giorno erano gli amori di Rebecca che io narravo; oppure il
+dolore di Giuseppe, venduto da’ suoi fratelli pastori; il sogno di
+Giacobbe, od il tradimento fatto a Sansone dalla donna a cui si era
+affidato.
+
+Leggevo talvolta una pagina dell’ufficio della Beata Vergine; o
+tiravo fuori la vita di Sant’Agostino, il quale non aveva fatto una
+bell’azione, quando per consacrarsi a Dio si era separato dalla propria
+moglie[10].
+
+Ero dunque il benvenuto in quella casa di pastori, e mi ero accorto che
+la vedovella mi guardava in un modo strano, quando raccontavo le storie
+di tanti eroi. Avevo pur notato, che essa si commoveva e piangeva più
+alle mie sventure, che a quelle di Fioravante, di Buovo d’Antona e di
+Giuseppe ebreo.
+
+Quella vedovella mi aveva intenerito e turbato.
+
+Una mattina, che capitai nell’ovile, la trovai sola. Era in maggio, e
+la campagna era tutta fiorita — come il mio cuore.
+
+La vedovella era seduta in un canto, colla guancia appoggiata sulla
+palma della mano.
+
+— Cos’è accaduto? — esclamai vivamente, accostandomi a lei.
+
+— Ho un dente che mi fa male. Non ho potuto chiuder occhio in tutta la
+notte.
+
+— Vediamo — dissi scherzando — sono un po’ medico e chirurgo.
+
+La bella fanciulla si alzò da sedere, venne vicino alla finestra, ed
+aprì leggermente le due labbra, che sembravano due foglie di rosa.
+
+— Un po’ di più — le dissi.
+
+Ella sorrise, lo le presi la testa fra le due mani, finsi guardare il
+dente, e poi rapidamente la baciai sulla bocca.
+
+Divenne rossa come bragia, sedette... e mi guardò fisso fisso, come
+quando le narravo la storia di Dusolina innamorata di Fioravante.
+
+— Tu non hai più marito... ed io non ho più moglie! — le dissi; e
+null’altro.
+
+Fu questo il bandolo di una matassa non arruffata, che dipanammo
+felicemente per oltre un anno.
+
+Io aveva con lei frequenti colloqui, specialmente nel vicino boschetto,
+all’insaputa del babbo.
+
+Giammai donna, in mia vita, mi amò tanto. Passato l’anno, la
+vedovella fu chiesta in moglie da un ricco pastore, e il padre trovò
+convenientissimo il matrimonio. Lei non voleva saperne, e fui io che la
+indussi con molte preghiere a non lasciarsi sfuggire il buon partito.
+
+— Che puoi sperare da me?... Io non sono un uomo libero. La nostra
+relazione colpevole non potrebbe recare che guai ad entrambi. Pensaci!
+Tuo padre e i tuoi fratelli potrebbero vendicarsi... e io sono un
+bandito, che non ha nulla da perdere!
+
+La vedovella finì per accettare la mano del pastore con ambascia
+indicibile, e si rassegnò al suo destino.
+
+La mattina del giorno delle nozze — alle quattro dopo mezzanotte —
+poche ore prima che andasse a sposare, ella volle stare con me per
+ricordare il dolce passato e per darmi l’ultimo addio.....
+
+Il boschetto tacque sempre quest’ultimo colloquio — e lo tacqui
+anch’io. Oggi per la prima volta, lo rivelo![11].
+
+M’incontrai più volte con quella giovane donna, ma le parlai sempre
+come a straniera. Feci di tutto per non trovarla mai sola... e ci
+sono riuscito. Fu l’unica penitenza che m’imposi per cancellare il mio
+peccato. Il marito di quella cara bambina (che mi era molto amico) mi
+pregava di andar con più frequenza nel suo ovile; ma io fuggiva da lui,
+perchè sicuro che un giorno o l’altro mi sarei tradito.
+
+ *
+ * *
+
+Per dimostrare l’orgoglio, che le donne in genere sentono per la
+relazione con un bandito, basterà il seguente fatto.
+
+Un giorno alcune amiche, che si trovavano riunite in un’aia, intente
+al lavoro, presero a raccontarsi a vicenda le proprie simpatie, o
+relazioni amorose, lecite ed illecite.
+
+La moglie di un agricoltore lasciò scapparsi:
+
+— L’uomo che mi ama e che amo sorpassa i vostri: certo è, che nessuno
+oserebbe dargli uno schiaffo...
+
+— È dunque Giovanni Tolu! — fece una compagna imprudentemente, forse
+nutrendo qualche sospetto.
+
+La donna tacque con eloquente ed orgoglioso silenzio; e poco mancò
+che questo pettegolezzo non suscitasse seri guai, che per fortuna son
+riuscito ad evitare, ascrivendo l’incidente ad un puro scherzo.
+
+E bastano queste mie piccole avventure per darvi un’idea degli amori di
+un bandito; il quale, errante per la campagna, senza tetto nè famiglia,
+non vive d’ordinario che di pascolo abusivo!
+
+
+
+
+CAPITOLO V.
+
+Occupazioni e passatempi.
+
+
+Andavo in quel tempo da un ovile all’altro per far relazioni; e nel
+vedermi armato fino ai denti, tutti si domandavano: — chi è costui?
+
+— È un camparo! — si rispondeva dagli amici, i quali non volevano si
+conoscesse il mio nome.
+
+Andato un giorno a caccia grossa con una comitiva di pastori, mi venne
+assegnata una posta. Volle il caso, che, per la soverchia carica di
+polvere, io non colpissi un capriolo, che mi passò dinanzi.
+
+— Il camparo ha sbagliato! — si diceva con tono canzonatorio da’ miei
+compagni pastori; e ciò mi ferì nell’amor proprio, poichè sapevo di
+sparar bene.
+
+In quella partita di caccia vennero uccisi due caprioli e due
+cinghiali. Avanzandomi verso la comitiva, che si era riunita intorno
+alle bestie morte, io domandai:
+
+— Chi ha colpito il capriolo?
+
+— Giovanni Antonio.
+
+— Orbene: giacchè ho sbagliato il tiro, vi propongo di giuocare la
+pelle del capriolo al bersaglio: io ci metterò sopra altre venti lire!
+
+Fu messo per bersaglio il piccolo sonaglio di una capra, a cinquanta
+passi di distanza.
+
+Nessuno volle cimentarsi. Ci facemmo avanti io e Baingio Caliga (uno
+degli eccellenti tiratori della Nurra). Tirammo cinque colpi per
+ciascuno, mettendo sempre la palla dentro al sonaglio.
+
+Paolo Sechi rideva, dando la baia agli altri; e allora tutti
+dichiararono, che si doveva a un caso accidentale se non avevo colpito
+il capriolo.
+
+La domenica seguente invitai di nuovo a caccia quattro di quei pastori.
+Avevo bisogno di avvalorare la mia abilità nel tiro, sebbene nessuno mi
+conoscesse.
+
+Da qualche tempo si era avvertito in quelle località un cinghiale
+gigantesco, che riputavasi una delle più grosse bestie vedute nella
+Nurra. Mi vennero assegnate due poste, dicendomi:
+
+— Sta attento: se scoviamo il cinghiale ti passerà a destra; se sarà il
+capriolo, ti verrà da sinistra. Ora vedremo quanto vali a caccia!
+
+Mi posi d’impegno. A quindici passi di distanza vidi il grosso
+cinghiale che veniva: feci fuoco, e gli misi la palla dentro l’occhio,
+trapassandogli il cuore.
+
+Fu per me un vero trionfo. Avvicinatomi alla bestia morta gli scaricai
+a bruciapelo la pistola, e poi le diedi una pugnalata; ma, nè la palla
+nè il ferro intaccarono la pelle, tanto il cinghiale era vecchio.
+Pesava 140 libre.
+
+ *
+ * *
+
+Continuai la mia vita girovaga di qua e di là nella Nurra _di dentro_,
+sempre per raccomandazione di amici e scortato da fidi pastori; fino a
+che mi determinai ad andar solo, dopo essermi impratichito dei luoghi.
+
+Pur non tralasciando di recarmi di tanto in tanto a Florinas,
+continuai a far lunghe soste nella Nurra, prendendo parte cogli amici
+e conoscenti a partite di caccia, in cui (lo dico senza modestia) avevo
+pochi competitori.
+
+Un giorno, trovandomi con quattro amici e con buonissimi cani,
+circondammo un folto macchione, donde di colpo sbucarono otto grossi
+cinghiali. Ne uccisi due scaricando ambe canne del fucile, mentre i
+miei compagni non riuscirono che a ferirne uno solo.
+
+Diverse volte, da solo, mi riuscì di colpire parecchi cinghiali e
+caprioli. Una domenica puntai un cinghialone alla fronte, e l’uccisi; e
+l’indomani ne presi un altro, che mandai a mia sorella in Portotorres,
+in contraccambio del pane e del vino che mi aveva mandato.
+
+La mia riputazione sull’eccellenza del tiro era già formata e
+riconosciuta nella Nurra.
+
+In attesa delle occasioni propizie per aggiustare i conti co’ miei
+nemici di Florinas, io mi divertivo alla caccia; la quale, d’altra
+parte, è utile ai banditi per mantenersi in esercizio.
+
+Trattavasi dunque di una caccia reciproca, senza tregua: io la davo ai
+cinghiali, e i carabinieri la davano a me. Tener d’occhio le mie spie;
+guardarmi dagli agguati della giustizia e dalla perfidia dei compagni —
+ecco le occupazioni abituali della mia vita randagia. Del resto noie,
+malumori, disinganni, e un’intranquillità rassegnata, di cui avevo
+fatto una seconda natura.
+
+L’abituale mio genere di vita era il seguente. Di giorno visita a
+qualche ovile; informazioni per sfuggire a spie ed a carabinieri; un
+po’ di caccia, un po’ di lettura, e molto riposo. Di notte vegliare,
+il più a lungo possibile; mettermi in viaggio da un punto all’altro; e
+nella stagione estiva, nuova caccia ai cinghiali.
+
+ *
+ * *
+
+Per quest’ultima caccia, d’ordinario, si ha bisogno di un compagno.
+Darò qualche schiarimento.
+
+Un giorno, per esempio, avevo preso meco un carbonaio della Nurra, il
+quale pretendeva di essere un buon cacciatore. Si andò nel cuore della
+notte ad una tanca di fieno, dove i cinghiali accorrono dai boschi,
+ghiotti del poco grano sfuggito qua e là ai mietitori.
+
+Ci ponemmo in agguato, coll’orecchio teso. Come intesi le pedate delle
+bestie, mandai il mio compagno innanzi, perchè le tenesse d’occhio,
+badando a spararle se le venivano a tiro, ma senza molestarle se
+prendevano la mia direzione. Gli feci togliere le scarpe, perchè
+a questa caccia si va a piedi nudi, avendo i cinghiali un udito
+finissimo.
+
+Il carbonaio si diresse al punto da me indicato; ma nel camminare
+faceva un chiasso tale, che perveniva al mio orecchio.
+
+Indignato della poca cautela di quel semplicione, e sicuro che i
+cinghiali sarebbero scappati, lo raggiunsi:
+
+— Ti vanti sì fino cacciatore, e fai il chiasso del bue?!
+
+Per fargli allora un po’ di dispetto, e per punirlo, soggiunsi:
+
+— So io dove sono i cinghiali. Andiamo piano; tu scalzo, ed io colle
+scarpe.
+
+E così lo feci camminare, per un buon quarto d’ora, sul fieno tagliato
+e pungente.
+
+Abituato com’ero a percepire i suoni più deboli, m’accorsi che i
+cinghiali mangiavano. Feci segno al compagno che si fermasse:
+
+— Se vengono verso la tua direzione, punta e fa fuoco: qui abbiamo il
+campo _netto_. Se corrono al _brutto_, ci penserò io!
+
+M’inoltrai pian piano, finchè vidi sotto una elce una troia, attorniata
+da otto cinghialotti, tutti intenti al pasto. Il rumore, che facevano
+mangiando, impediva loro di sentire il mio leggiero calpestio. Quattro
+di quei cinghialotti appartenevano ad una grossa troia che avevo ucciso
+pochi giorni prima; e i poveri orfani (come hanno per istinto) avevano
+cercato le cure d’altra madre.
+
+Feci ancora pochi passi, e li ebbi a tiro. La troia mi avvertì e si
+cacciò dentro un macchione; i piccoli, grugnendo, giravano attorno
+all’albero, annusando il fieno.
+
+Era una notte di luna, e li distinguevo chiaramente. Messo in faccia il
+fucile, ne uccisi due con una doppia scarica.
+
+Gli altri scapparono colla madre. Mi volsi allora al compagno, che
+avevo dietro, e gli gridai:
+
+— Ora puoi mettere le scarpe, imbecille!
+
+Il carbonaio mi guardò mortificato; ed io gli dissi:
+
+— Una di queste bestie è tua; ma per punizione te le carico entrambe
+sulle spalle!
+
+A questa caccia notturna non ho mai rinunciato nella stagione estiva.
+Vi andavo solo, o con un compagno. Essendo abituato a riposare di
+giorno, mi sentivo fresco la notte.
+
+ *
+ * *
+
+In tempi più tranquilli si concertavano le caccie grosse cogli
+amici. Si andava talvolta in venti, in quaranta, e persino in ottanta
+fra pastori ed ospiti venuti alla Nurra. Avevamo con noi un numero
+considerevole di cani; e, quando capitava il _buon filo_, si uccidevano
+persino dieci _capi_, fra cinghiali e caprioli. Quanto più numerosa
+era la comitiva, tanto meno pericoloso era per un bandito l’esporsi in
+campagna; tuttavia, quando si concertavano simili partite di caccia,
+volevo conoscere i nomi di tutti coloro che vi prendevano parte; e
+se fra essi erano persone di dubbia fede, mi astenevo dall’andarvi, e
+pensavo a’ casi miei.
+
+ *
+ * *
+
+Fra i più valenti cacciatori della Nurra era famoso un certo Ledda,
+rinomato per la caccia notturna ai cinghiali. Un giorno il suo
+compare Antonio Furru — molto conosciuto dai pastori, poichè dicevasi
+fosse _portato dai morti_ — lo esortò a dare una messa in suffragio
+dell’anima di due carbonai, di recente uccisi nella Nurra. Il Ledda
+si strinse nelle spalle, non curò l’avvertenza, e gliene colse danno.
+Mentre una notte, precisamente nel sito dove i carbonai morirono,
+faceva la posta a un grosso cervo, questi uscì di colpo da un macchione
+e gli si avventò. Datosi alla fuga, spaventato, la grossa bestia lo
+inseguì per un gran tratto di strada, dandogli molte cornate nella
+schiena. Fu tanto lo sgomento provato dal Ledda, che ne fece una grave
+malattia; e da quel giorno non fu più buono a nulla.
+
+Ho detto che solevo riposare di giorno, per meglio vegliare la notte.
+Dormivo pochissimo, intieramente vestito, e sempre armato. Non tolsi
+mai le scarpe in trent’anni, salvo ogni quindicina di giorni, quando la
+mamma mi portava la biancheria di bucato, nei luoghi da me indicati.
+Dormivo per lo più in un macchione, o nelle spelonche, durante la
+stagione estiva; nell’inverno riposavo in qualche ovile, ma sempre
+vicino alla porta, lontano dal fuoco, e col fucile sulle ginocchia.
+Prima dell’alba ero fuori, qualunque tempo facesse. Quando accendevo
+un po’ di legna all’aperto, badavo al vento, e che il fuoco non fosse
+avvertito. Fumo e fuoco sono sempre due spie, se non si ha l’accortezza
+di saperli regolare.
+
+Il mio sistema di vita non era abituale a tutti i miei compagni. A
+molti di essi, per esempio, piaceva star comodi; e preferivano dormir
+la notte, pensando solo a mangiare, a bere e a chiacchierare negli
+ovili; e da ciò la loro facile caduta in potere della Giustizia e delle
+spie.
+
+Io vegliava nelle tenebre; e quando il sole era alto mi cacciavo non
+visto nelle roccie o nei macchioni, dove dormivo, o leggevo con tutto
+comodo. Questa solitudine mi tornava cara, poichè ho sempre sdegnato la
+compagnia d’altri. I compagni d’ordinario si cercano per avere un aiuto
+nella vendetta — ed io non ne avevo bisogno, perchè bastavo da solo a
+saldare i miei conti. La relazione co’ compagni c’impone obblighi — ed
+io non mi prestavo ad uccidere gente che non mi aveva offeso.
+
+Tanto lungo il giorno, quanto lungo la notte, regolavo le mie
+occupazioni. Conoscevo la strada del sole e di tutte le stelle, e mi
+bastava guardare il cielo per conoscere l’ora[12].
+
+
+
+
+CAPITOLO VI.
+
+Tra carabinieri e spie.
+
+
+Molti furono gli appostamenti e le caccie datemi dai carabinieri, sì
+a Florinas che alla Nurra, ma coll’astuzia e la prudenza pervenni a
+sventarli. Salvo a _Nuzzu_ ed a _Monte Fenosu_, tutte le altre volte
+sono riuscito a svignarmela senza ricorrere al fucile.
+
+Così stesso posso dire delle spie, maschi e femmine, nelle quali
+incorsero molti miei compagni. Ho già parlato della moglie di Derudas,
+della quale non volli vendicarmi perchè non ho mai creduto degna di
+punizione una gonnella, all’infuori di quella di un prete!
+
+Di spie avrò sempre argomento di toccare lungo la mia narrazione, e
+così pure di carabinieri; ma voglio qui notare qualche fatto isolato e
+più importante.
+
+Un giorno mi recai dalla Nurra a Florinas, per assistere alle nozze di
+una mia cugina. Mandata la cavalla in casa di mia madre (come solevo
+fare) feci chiamare mio fratello, a cui dissi:
+
+— Domani notte vieni a trovarmi nel solito ritrovo, insieme al capitano
+dei barracelli, col quale voglio conferire.
+
+Era di maggio, nel pomeriggio di un giorno piovoso.
+
+Non avendo veduto nessuno, mi recai al villaggio, presso mio cugino
+Gio. Maria Nuvoli, facendo avvertire mio fratello che venisse là col
+capitano.
+
+La pioggia continuava insistente, e i due chiamati non venivano.
+
+Verso la mezzanotte sentii sbuffare il cavallo nella casetta attigua,
+posta all’estremità del villaggio. Quando un cavallo sbuffa, vuol dire
+che sente l’alito di gente estranea alla casa.
+
+Spensi il lume, e dissi al padrone di casa, ch’era con me:
+
+— Che vuol dir ciò? Il cavallo avverte qualcuno che si accosta. Se
+fossero stati mio fratello e il capitano non sarebbero passati per il
+cortiletto.
+
+Mio cugino si spaventò. Io lo spinsi in un angolo della stanza,
+dicendogli:
+
+— Non muoverti di lì! Se picchiano correrò io ad aprire.
+
+Era mio sistema, quando mi sapevo circondato in un luogo chiuso,
+di saltar subito fuori, affrontando il pericolo — mezzo sicuro per
+sfuggire all’agguato.
+
+Tesi l’orecchio, ed udii le pedate di più persone che si allontanavano
+dalla porta.
+
+Tenni pronte le armi: il fucile in pugno, la pistola legata al polso,
+e il pugnale alla cintola. Aspettavo che gli sconosciuti si facessero
+all’uscio.
+
+Mio cugino tremava. Nella casetta vicina, da cui ci divideva il muro,
+dormivano la figlia ed il genero. Ad un tratto sentimmo la voce di
+quest’ultimo:
+
+— Babbo: l’acqua cola dalle tegole e cade sul nostro letto. Ce ne
+veniamo da te!
+
+Consigliai Nuvoli di farli venire.
+
+I due coniugi, infatti, uscirono in istrada, e il babbo aprì loro la
+porta.
+
+Interrogati entrambi, risposero di non aver veduto nessuno sulla
+strada. Io dissi al giovine, ch’era barracello:
+
+— Va a vedere: in vicinanza ci devono essere carabinieri.
+
+Quegli uscì fuori, e rientrò dicendo che il luogo era deserto.
+
+Allora gli ordinai d’insellare il suo cavallo e di portarlo in istrada.
+Montai di un salto in sella, e mi allontanai a spron battuto, dopo aver
+mormorato all’orecchio del barracello:
+
+— Domani vieni a ritirare il tuo cavallo da _Sos badigius de clexia_.
+
+Non mi ero ingannato. Poco discosto dal villaggio erano otto
+carabinieri, venuti nella notte per darmi l’assalto. Seppi che tre di
+essi volevano entrare addirittura nella casa di Nuvoli — cinque vi si
+opposero, osservando ch’io mi trovava in luogo forte e buio, donde
+avrei potuto ucciderne almeno tre. Dovetti quel brutto tiro ad una
+spia dei signori, i quali avevano immaginato che non sarei mancato allo
+sposalizio, e che probabilmente avrei chiesto un ricovero a mio cugino
+Nuvoli. Non credo, però, che mi avessero veduto entrare in paese.
+
+ *
+ * *
+
+I carabinieri erano avidi di prendermi; e a proposito narrerò un altro
+fatto, accadutomi nel tempo che avevo a compagno il bandito Derudas.
+
+C’era nel molino di San Lorenzo, presso Florinas, una giovane e
+belloccia mugnaia, maritata ad un vecchio e un po’ scioccone. Questa
+donna amoreggiava coi carabinieri, ed andava con piacere a portare
+qualche sacco di farina alla caserma di Codrongianus, dove i soldati se
+la tenevano a chiacchierare. Il marito, di frequente, si recava alla
+caserma per cercarvi la moglie, ma il piantone gli rispondeva... che
+non vi era andata.
+
+I carabinieri, con le tenerezze, erano riusciti a far di quella donna
+una spia, per potersi impadronire di me e di Derudas, che frequentavamo
+il molino di San Lorenzo.
+
+Mi accorsi della trama, e non passai più nel molino. La bella si
+lamentò con Derudas dell’assenza mia, e questi venne a confidarmi che
+la peccatrice desiderava la nostra compagnia.
+
+— Quella donna sa far di tutto... e ci farà anche la spia — risposi —
+Bada a te: io non mi fido!
+
+Una sera sul tardi la bella Maria uscì dalla caserma con una bisaccia
+di viveri, che andò a deporre nella chiesetta campestre di San Lorenzo,
+distante dal molino un 200 passi. La stessa notte dieci carabinieri
+andarono ad acquartierarsi nel sacro recinto, e vi rimasero chiusi sei
+giorni e cinque notti.
+
+Fui avvertito da un amico, e compresi l’idea dei carabinieri. Essi
+volevano prendere i due piccioni nel molino; ma i piccioni erano stati
+furbi[13].
+
+Trascorse alcune settimane, passai una mattina dinanzi al molino di San
+Lorenzo, e mi feci al limitare della porta.
+
+Maria, tutta sola, era intenta a pettinarsi nel centro della stanza.
+
+Come alzò gli occhi e mi vide sulla soglia, notò il mio viso arcigno:
+impallidì, diè un grido e... si lasciò cadere sconciamente a terra.
+
+La guardai, mi venne da ridere, e scrollando le spalle passai oltre,
+pago dell’effetto del mio sguardo.
+
+ *
+ * *
+
+Le delazioni a mio danno continuarono sempre.
+
+Un giorno sull’imbrunire, a Florinas, un avvocato diceva ad un altro
+signore:
+
+— Bisogna pensare da una buona volta a liberarci da Giovanni Tolu.
+Tolto lui di mezzo, i suoi parenti, che oggi a noi s’impongono,
+diventeranno mogi al nostro comando. Il paese è intranquillo, ed è
+dovere di ogni cittadino mettere quel ribaldo nell’impossibilità di
+nuocere!
+
+Quando i due signori così parlavano, fermi in un viottolo, volle il
+caso che una mia nipote li udisse dalla finestra, sotto la quale essi
+cianciavano.
+
+Ne fui informato.
+
+Appena si sparse la voce delle minaccie di costoro, a me riferite,
+gli altri rispettabili del paese se ne impressionarono vivamente,
+prevedendo qualche mia vendetta.
+
+Si diedero tutti attorno, per persuadere i miei fratelli e i miei
+congiunti, che nessuno pensava a farmi male.
+
+Fra le altre persone impegnate, venne a me il fratello di uno dei
+ciarloni, beneficiato allora nella cattedrale di Sassari. Egli, alla
+larga, mi esortò a far da bravo, a perdonare, e a non prestar fede a
+_certe dicerie_.
+
+Figurarsi se io poteva dubitare delle orecchie di mia nipote, che mi
+voleva bene!
+
+Risposi al canonico:
+
+— So che lei, come confessore, ha l’animo disposto ad assolvere tutti
+i peccati, di cui un zoticone si accusa. Se vuole che anch’io perdoni,
+deve dirmi di qual peccato intende parlarmi. Ella — mi scusi — non è
+che un credenzone, il quale vuol cuoprire le piaghe degli altri, senza
+preoccuparsi di quelle che ha in casa!
+
+E senz’altro piantai il canonico.
+
+Conosciuta la mia risposta, i due signori chiacchieroni credettero
+prudenza uscir di casa accompagnati; e la paura li acciecò talmente,
+che giunsero ad asserire d’esser stati una sera da me inseguiti. Era
+questa una solenne bugia, che mi fece sorridere. Credendosi da me
+pedinati in campagna, un giorno essi fecero una mezz’ora di strada alla
+corsa, per salvare, la pelle... di cui non sapevo che farmi!
+
+ *
+ * *
+
+Quantunque bandito, non ho mai tralasciato le mie pratiche religiose.
+Leggevo sempre l’ufficio della Beata Vergine; recitavo le orazioni del
+mattino e della sera; pregavo per i defunti, e frequentavo la chiesa e
+la confessione.
+
+Il rettore Dettori, di Florinas, mi conduceva dentro la chiesa,
+facendomi passare per una scaletta segreta, che dalla sua casa vi
+comunicava. Mentre al di fuori i barracelli facevano la guardia, io,
+bandito, tutto solo col prete, servivo ed ascoltavo la messa allo
+stesso tempo, e mi confessavo una volta all’anno.
+
+Questo rettore in quel tempo mi diceva:
+
+— Figlio caro: tu devi dare le spalle a tutte le dicerie che corrono, a
+riguardo dei supposti signori che ti fanno la spia.
+
+Io rispondeva:
+
+— A me basta che non mi cerchino. Lei però, come padre spirituale,
+che conosce e vuol bene a tutti questi signori, dovrebbe avvertirli
+che facciano il proprio dovere, badando al fatto loro; poichè se mi
+cercano, correranno il pericolo della vita. Lei può far loro del bene.
+Veda? noi adesso siamo in chiesa, nella casa del Signore; io mi sento
+contrito, perchè mi sono confessato e comunicato; eppure, se questi
+signori mi sapessero qui, sarebbero capaci di darmi l’assalto anche a
+piedi dell’altare.
+
+— No, figlio mio!
+
+— Le dico di sì! Or senta, signor rettore. Se i suoi amici qui mi
+assalissero, io li ucciderei, perchè ho il dovere di conservare la mia
+vita con tutte le forze. Mi sono riconciliato con Dio, non farò male a
+nessuno; ma se mi cercano, mi trovano, e non rinunzio al mio diritto di
+difesa!
+
+Questo parroco, mio confessore, aveva una paura maledetta di me.
+
+Un giorno capitai nella valle di _Nolo gialvu_; dove mi trovai col
+rettore Dettori, col notaio Oppia, e diversi altri colà convenuti por
+assistere alla tosatura delle pecore di Don Ignazio Piras.
+
+Vedendo un libro nel taschino della mia giacca, il notaio mi chiese di
+che trattasse.
+
+— È l’ufficio della Beata Vergine in latino regalatomi dal rettore —
+risposi.
+
+— Che ne capisci tu?
+
+— Qualche cosa ne capisco, perchè ho fatto il sagrestano.
+
+Il rettore allora soggiunse gravemente:
+
+— Ancorchè lui non lo capisca, Iddio accoglie le sue orazioni, perchè
+conosce tutte le lingue. Basta in Tolu la fede, e Dio lo ascolterà.
+
+Don Ignazio voleva che quel giorno rimanessi là a pranzo colla
+brigata; ma io ricusai per far piacere al rettore, il quale si mostrava
+intranquillo alla mia presenza.
+
+ *
+ * *
+
+Narrerò sulle spie un altro episodio, avvenutomi nella Nurra.
+
+Fra le donne mie favorite era la moglie di un pastore nurrese, certa
+Anna Maria, colla quale ero in relazione da qualche tempo.
+
+Il pastore, non so se per qualche imprudenza della moglie, o per la
+relazione di qualche maligno, entrò in sospetto, divenne geloso, e mi
+guardava in cagnesco.
+
+Accortomi del suo malumore, feci l’indifferente, e lo tenni d’occhio.
+
+Non potendo egli prendermi di fronte, perchè mi temeva, pensò di
+vendicarsi in altro modo; e si diede allo spionaggio, per farmi cadere
+nelle mani della giustizia.
+
+Anna Maria, in confidenza, mi pose sull’avviso, ma io dubitavo delle
+minaccie di quel gradasso geloso.
+
+In quel tempo un carabiniere disse in segretezza ad un suo e mio amico
+nurrese:
+
+— Senti. Tu conosci Giovanni Tolu; digli che Tomaso gli fa la spia
+perchè è geloso della moglie. Che si guardi, poichè noi dobbiamo fare
+il nostro dovere!
+
+Un altro giorno il brigadiere del mandamento di Portotorres mandò due
+carabinieri a Tomaso, per richiamarlo alla promessa fatta sul conto
+mio. Il pastore rispose, che ben presto avrebbe fornito indizi sicuri.
+
+La moglie del pastore, che voleva salvarmi ad ogni costo, mi confidò la
+trama, ed io le diedi parola che non me ne sarei vendicato.
+
+Alcuni carabinieri in perlustrazione, giunti una mattina all’ovile,
+dissero a Tomaso in presenza della moglie:
+
+— Non ti accorgi, dunque, che sei un disgraziato? Tu cammini da stolto,
+perchè sei acciecato dalla gelosia. Se Giovanni Tolu sa che gli fai la
+spia così apertamente, sarà capace di spararti, anche se tu avessi il
+tuo figliuolo in braccio!
+
+Informato di questi fatti, e non volendo recar danno al marito di Anna
+Maria, io mi ridussi a rendere meno frequenti le visite all’ovile
+di Tomaso, per dargli agio a frenare la sua gelosia... che non era
+infondata. Capitavo da lui ogni due o tre mesi, ed egli forse si
+persuase dell’insussistenza di una colpa.
+
+Posi ogni studio per sfuggire agli agguati, ma non pensai neppure
+a vendicarmi di Tomaso, che me li preparava. Egli non era che un
+tradito traditore, e meritava tutta la mia indulgenza. Devo d’altronde
+dichiarare, che non ho mai attentato alla vita di un marito ingannato,
+anche sapendolo spia. Colla clemenza verso gli offesi mi pareva di
+soffocare un po’ di rimorso.
+
+
+
+
+CAPITOLO VII.
+
+Strumento d’odio altrui.
+
+
+L’ho detto: sono tre gli obbiettivi di un bandito: — vendicarsi
+anzitutto dei nemici che furono causa della sua disgrazia; liberarsi
+dai traditori e dalle spie; difendersi dalla forza pubblica, quando
+da essa viene assalito. L’uomo, uscito onesto dal suo paesello natìo
+per darsi alla campagna, non pensa ad altro. Il miserabile invece,
+approfitta della condizione in cui fu messo dal destino, per fare anche
+il grassatore ed il sicario. Ciò però non esclude, che anche il bandito
+buono, molto spesso, non finisca per decidersi a fare il sicario e
+il grassatore, sedotto al malfare dai cattivi compagni, o da coloro
+che vogliono sbarazzarsi di un nemico incomodo, pur conservando la
+riputazione di benefici e onesti cittadini.
+
+Ond’è che il bandito nato onesto, invece di poter contare sul consiglio
+di chi dovrebbe metterlo sulla buona via, si vede costretto a lottare,
+non colla propria coscienza, ma con la coscienza di coloro che hanno in
+animo di traviarlo.
+
+Rifuggente per indole dai compagni; abborrente per istinto dalla
+rapina; sdegnoso di chiedere l’altrui aiuto nelle mie vendette, nonchè
+di prestarmi di strumento alle vendette altrui, io pervenni a non
+intingere mai nei due misfatti per me orrorosi. Non fui mai ladro, nè
+sicario — e me ne vanto!
+
+Nè crediate che da siffatti eccessi io rifuggissi per forza di virtù,
+o per sentimento di religione: no! Non rubavo, perchè non sentivo
+il bisogno di rubare, e perchè tenevo alla fama di non essere un
+ladro. Tutti mi davano danaro, anche spontaneamente, se sapevano
+che io versavo in istrettezze. A che rubare, quando i pastori e non
+pochi signori mi offrivano rifugio e pasto? Dirò più tardi com’io sia
+riuscito a ragranellare un po’ di patrimonio, dopo che il pensiero di
+formarmi una casa nuova ed una nuova famiglia tornò a carezzarmi il
+cuore, avido sempre di pace, di affetto e di conforto.
+
+Non volli ad altri prestare il mio braccio, perchè me lo sentivo
+debole quando l’ira e l’odio non mi acciecavano la mente. Quanto al
+servirmi del braccio altrui per colpire un mio nemico, lo ritenevo
+maggior debolezza e vigliaccheria. Dirò crudamente, che non avrei
+provato soddisfazione alcuna nella vendetta; io volevo tutto il vanto
+di affrontare il nemico e di ucciderlo con le mie mani; se altri me lo
+avesse ucciso, ne avrei sentito vergogna e umiliazione. Temevo troppo
+il disprezzo e le beffe dei compagni banditi, i quali avrebbero detto:
+Se ha ricorso a noi, è segno ch’ei _non è buono_, od ha paura!
+
+Ho errato, forse, nei primi tempi del mio banditismo, quando cioè —
+giovane ardente e inconsiderato — ho commesso azioni, che nella età
+virile ho in seguito deplorato, quantunque mai me ne sia pentito.
+I fatti d’armi, le avventure audaci, il coraggio bellicoso furono
+sempre — e lo sono anche oggidì — le mie letture predilette. Esse
+mi esaltavano. Chiuso nel crepaccio di una roccia, sdraiato in seno
+ad un macchione — sotto ai raggi del sole, o quando sulla campagna
+imperversava un temporale — io seguiva sulle pagine dei libri le gesta
+degli eroi, senza curarmi degli uragani, delle spie, e dei carabinieri,
+dai quali mi credevo al sicuro.
+
+Ma torniamo ai sicari.
+
+Certi signori, o ricchi proprietari, non proteggono solamente il
+bandito perchè ne hanno paura o ne ambiscono la difesa; non mancano
+i malevoli (più tristi assai di noi!) che al bandito ricorrono, per
+servirsene come di strumento di odî privati, di rancori di parte,
+od anche talvolta per avidità di lucro, togliendo di mezzo un erede
+incomodo.
+
+Ben pochi a me ricorsero, poichè conoscevano la mia natura; ma i miei
+compagni erranti si prestavano assai spesso a questi servizi per scopo
+di guadagno, e specialmente Cambilargiu, Antonio Spano e Derudas.
+
+— Omicidio più, omicidio meno — essi dicevano — non aggrava nè
+alleggerisce la nostra condizione.
+
+ *
+ * *
+
+Ho già accennato più volte ad inviti fattimi per uccidere un terzo.
+Citerò ora qualche caso isolato.
+
+Mentre battevo la campagna, venni invitato a recarmi in casa di Pietro
+Pintus, dove trovai l’amico suo, Antonio Luigi di Banari.
+
+Questi mi disse, che voleva parlarmi a quattr’occhi.
+
+Mi fece attraversare tre camere, l’una dentro l’altra, e dopo aver
+chiuso con precauzione la porta e aver origliato alle pareti, tornò a
+me, e mi disse:
+
+— Mi chiamo Antonio Luigi, sono ricco, ho cavalli, ho buoi, ho grano,
+ho danaro. Sono furibondo perchè mi hanno ucciso due nipoti: Vendicami,
+e domanda quello che vuoi!
+
+Io risposi risoluto:
+
+— A quest’ora lei sarà informato, ch’io non sono buono a nulla. Se mi
+fossi sentito un uomo di abilità, avrei già fatto molto per mio conto,
+in odio a’ nemici miei.
+
+Il ricco proprietario riprese:
+
+— Per me dovresti fare un’eccezione. Io potrei non poco giovarti nelle
+tue cause, perchè sono in relazione con persone influenti. Tu ben sai
+che i fratelli Solinas, oggi a Sassari, sono miei cugini, ed ho colà
+diversi amici impiegati presso la Reale Governazione. Dunque, servimi,
+e sta tranquillo: sarà per il tuo bene. Non sarai da me abbandonato
+finchè vivi e finchè vivo. Che rispondi?
+
+— Le ripeto che ogni insistenza torna vana. La servirò in tutt’altro,
+ma non in quest’affare. Non sono buono a nulla!
+
+E dal mio labbro non trasse altro, che la promessa del silenzio sulla
+proposta.
+
+ *
+ * *
+
+Un’altro giorno ebbi un abboccamento con un proprietario di Banari,
+certo Gian Paolo, che mi disse:
+
+— È già un anno che Matteo Trudda mi tormenta, facendomi dispetti
+d’ogni genere. Vorrei liberarmene!
+
+— E perchè non l’uccidete? — gli dissi con sarcasmo.
+
+— Tu sei un bandito... e potresti più facilmente imbatterti in lui.
+Sarei disposto a dare cento scudi subito!
+
+— Sarò franco. Io non posso ucciderlo per due ragioni: la prima perchè
+non faccio il sicario; la seconda, perchè Matteo Trudda è mio amico!
+
+Il proprietario sbarrò tanto d’occhi e impallidì. Certo egli pensava,
+che cercando di togliersi un nemico, se ne aveva creato due. Lo vidi
+turbato, ed ebbi pietà di lui.
+
+— Vi toglierò io d’impaccio — dissi — Voi cercherete di non far male a
+Matteo Trudda, che è un bonaccione, quantunque faccia lo spavaldo. Dal
+mio canto, mantenendo il segreto, io cercherò di persuadere il vostro
+nemico di vivere in pace con voi.
+
+E così feci. Abboccatomi con Trudda, gli raccomandai di non far torti a
+Gian Paolo.
+
+Il risultato delle mie pratiche fu questo: che i due nemici vissero in
+buoni accordi, e si protessero a vicenda, solo perchè temevano l’ira
+mia. Li misi in pace colla paura!
+
+ *
+ * *
+
+Un signore di Tissi venne un giorno a trovarmi nelle campagne di
+Florinas. Egli mi disse:
+
+— Tu devi tenermi compagnia per uccidere un uomo. Appena lo avremo
+ucciso, tu ti accompagnerai col prete Salvatore Masala, mio cognato, il
+quale si è dato alla macchia.
+
+Io gli risposi secco:
+
+— Che vuoi? non sono tagliato per queste cose!
+
+— Ci sono io! tu, forse, non sparerai. Finchè vive quell’uomo, mio
+cognato non potrà riacquistare la sua libertà. Bisogna toglierlo di
+mezzo!
+
+— In mia compagnia tu non potresti far nulla. Se è vero che il dente ti
+fa male, strappalo colle tue mani. Odio i nemici miei, non quelli degli
+altri!
+
+Il prete Masala era in relazione con una donna. Accusato di averle
+ucciso il marito, si era dato alla macchia, e venne alla Nurra per fare
+il bandito. Era il più alto prete della Diocesi. Dopo un po’ di tempo
+volle costituirsi in carcere; venne processato, ed assolto.
+
+La compagnia di un prete bandito m’avrebbe certo giovato, poichè con
+lui avrei appreso a leggere correntemente ed a scrivere; ma io ne
+diffidai, temendo che finisse per denunziarmi. Ai preti non mi piacque
+dar mai confidenza; li veneravo in chiesa, ma li sfuggivo fuori.
+
+ *
+ * *
+
+Tralasciando alcuni altri episodi dello stesso genere, che riporterò
+nel corso della narrazione, voglio chiudere con uno speciale.
+
+Non fu solamente dai privati, che mi si propose di fare il sicario:
+ebbi l’invito anche dal Governo.
+
+Per gli eccitamenti di un notaio e di un sotto ispettore demaniale
+piemontese (persone amiche e influenti, cui stava a cuore la mia trista
+condizione) mi lasciai convincere ad invocare la grazia sovrana. La
+supplica fu fatta capitare nelle proprie mani del re, per mezzo del
+fratello dell’ispettore, impiegato nella Casa reale.
+
+Trascorsero tre mesi, senza una risposta.
+
+Un giorno il brigadiere dei carabinieri di Codrongianus si rivolse a
+mio fratello Peppe, dicendogli che mi voleva comunicare cosa di molta
+importanza; e che se io rifiutavo a presentarmi a lui disarmato,
+avrebbe incaricato della missione il sindaco di Florinas, come di
+dovere.
+
+Io risposi, che preferivo presentarmi al sindaco.
+
+Il sindaco, in tutta segretezza, mi comunicò: che il Governo era
+disposto a concedermi la libertà provvisoria, per procurarmi l’impunità
+colla denunzia di tre banditi: il mio compagno Derudas, Antonio Spano
+e Pietro Cambilargiu. Mi si dava inoltre la piena facoltà di agire
+da solo, o di servirmi dei carabinieri, che si sarebbero messi a mia
+disposizione.
+
+Rifiutai sdegnosamente, poichè non volevo macchiare il mio nome e
+quello del paese con una simile infamia[14].
+
+Il sindaco si scusò meco di esser stato costretto come ufficiale
+pubblico a comunicarmi la proposta del Governo. Soddisfatto del mio
+rifiuto, egli mi battè sulla spalla, mi disse _bravo!_ e mi regalò uno
+scudo[15].
+
+ *
+ * *
+
+Io continuai ne’ miei propositi di vendetta. I frequenti messaggi
+dei signori di Florinas non valsero a disarmare l’ira mia. Io non
+doveva perdonare. Perdonano i deboli ed i vigliacchi — ed io non ero
+vigliacco, nè debole! Che poteva farmi la giustizia? Non avevo che una
+vita da darle, contro le cento che avrei tolte ai nemici.
+
+Con questi propositi feroci continuavo a scorrazzare tra la Nurra e
+Florinas, aspettando che gli avversari venissero a tiro del mio fucile.
+
+Correva l’anno 1856, da me chiuso colla morte di Salvatore Moro.
+Da soli cinque anni battevo la campagna. Cinque anni che mi parvero
+secoli. Ma non avevo fretta!
+
+
+
+
+CAPITOLO VIII.
+
+La bambina nell’aia.
+
+
+Erano trascorsi sette anni dal giorno in cui, volontario proscritto,
+battevo la campagna di Florinas e della Nurra, dando la caccia a’ miei
+nemici, e sfuggendo la loro caccia. Ero assalito assai spesso da una
+noia tormentosa, da una stanchezza spossante, ch’io sentivo più nello
+spirito che nel corpo. Vi erano momenti di sconforto e di fastidio, in
+cui più tenace sentivo il bisogno dell’isolamento e della solitudine,
+quantunque l’uno e l’altra maggiormente mi accasciassero, poichè più
+assiduo mi assaliva il pensiero delle mie disgrazie.
+
+In quei momenti angosciosi, chiudendo gli occhi, io vedeva sfilare ad
+uno ad uno i ricordi più cari e dolorosi. Ricordavo il mio passato,
+la mia laboriosa gioventù, il mio primo incontro con Maria Francesca,
+le serene occupazioni della casa materna, e i consigli del vecchio mio
+babbo, così onesto, così rigido, così scrupoloso ne’ suoi doveri. Oh,
+se quel buon vecchio avesse potuto levar la testa dal suo sepolcro e mi
+avesse veduto! Le mie mani si erano lordate di sangue umano, eppure non
+avevo mai sentito rimorso; mai ne’ miei sonni, posso asserirlo, nessuna
+delle vittime da me immolate era venuta a rinfacciarmi la mia ferocia:
+indizio che esse meritavano la punizione loro inflitta, per il male
+che mi avevano fatto. Sentivo invece, in quei momenti, ridestarsi più
+intenso l’odio verso i distruttori della mia felicità; e l’ombra nera
+di quel prete fatale grandeggiava sinistramente nelle mie visioni — non
+per esercitare la sua missione di pace e di perdono — ma per strappare
+dal mio labbro nuove maledizioni al suo indirizzo. Era forse questa la
+sua penitenza nell’altro mondo: la divina giustizia lo aveva condannato
+a mantenermi vivo nell’anima il sentimento dell’odio antico, perchè
+le memorie delle sue scelleratezze non si cancellassero in terra!
+Egli aveva fatto molto male agli altri co’ suoi intrighi, co’ suoi
+ricorsi, colle sue malìe, e più volte me n’ero accorto. Io ben sapeva,
+che il prete, nel dir la messa, vede i defunti e i condannati a morte
+violenta; e sull’altare medita i diabolici malefizî a danno altrui.
+
+ *
+ * *
+
+Con questi brutti pensieri per il capo, io girovagava per i dintorni di
+Florinas, in una calda mattina di luglio.
+
+La campagna era arsa, le foglie secche e polverose, il sole scottante.
+Eppure io mi compiacevo di quell’arsura canicolare e di quello
+squallore, a me più cari del tiepido alito della primavera e del lieto
+verde dei pioppi e dei mandorli fioriti. Io — l’uomo dell’aratro
+e della messe — amavo il caldo soffocante, le spighe color d’oro,
+i covoni sparsi per le aie, le cavalle trottanti nel lavoro della
+trebbiatura; amavo quel silenzio eloquente rotto dal canto stridulo
+e monotono dei grilli e delle cicale; mi facevano fremere le canzoni
+amorose, il chiacchierìo festevole dei mietitori e delle spigolatrici,
+che in gruppi di venti e di trenta ingombravano le aie. Ripensavo alla
+mia antica professione, alla mia innocente giovinezza, non turbata da
+paure e da sogni di vendetta.
+
+Possedevo allora un buon cavallo di corsa, che di tanto in tanto
+mandavo a correre per i paesi dell’isola, quando sapevo che vi era una
+festa.
+
+Quella mattina mi diriggevo ad un’aia, per cercarvi il padrone del
+fantino che doveva cimentarsi alla corsa. Vi trovai il fantino, ma il
+padrone era assente.
+
+Insieme alle donne che lavoravano nell’aia, vidi certa Maria Vittoria
+Mancone, cugina di mia moglie.
+
+Avvicinatomi al muro per chiamare il fantino, Maria mi si fece incontro
+e mi disse:
+
+— Se tu fossi venuto ieri, avresti veduto la tua figliuola!
+
+Corrugai la fronte e mi feci serio, fingendo un’indifferenza glaciale;
+ma le parole di quella ragazza mi destarono nell’anima una strana
+agitazione, che non sapevo spiegarmi.
+
+Senza rispondere alla donna, dissi al fantino, in modo che mia cugina
+sentisse:
+
+— Domanda al tuo padrone se ti lascia venire due o tre volte da me, per
+_stirare_[16] il cavallo. Verrò qui domani per avere la risposta.
+
+Maria Vittoria tornò allora a dirmi:
+
+— Se mi assicuri che verrai domani, io porterò qui tua figlia.
+
+Coll’indifferenza sul volto, ma coll’ansia nell’anima, risposi
+freddamente a mia cugina:
+
+— Portala pure.
+
+E mi allontanai.
+
+Lo confesso: quel giorno mi parve un secolo. Io moriva dalla voglia di
+vedere quella bambina, che neppur conoscevo. Povera creatura! era la
+figlia d’un bandito, lei! un’orfana prima di nascere, poichè entrata
+nel mondo due mesi dopo ch’io n’ero uscito. Che colpa a lei d’esser
+nata? Che colpa a lei s’era venuta per tenerci compagnia, e ci aveva
+trovati disgiunti?
+
+Oh, come avrei stretto al mio cuore quella bambina, se il pensiero
+d’una madre snaturata non avesse avvelenato il sentimento pietoso che
+mi parlava all’anima!
+
+Maria Francesca — mia moglie — continuava a viver sola in una
+catapecchia fuori mano, lontana dai genitori. Faceva la sarta per
+campare la vita... e campava male. Il paese, fino allora, non aveva
+mormorato sul di lei conto; ma voci vaghe e sinistre erano già
+pervenute al mio orecchio. Mi si era riferito che un uomo era stato
+veduto entrare ed uscire dalla sua casetta a notte inoltrata ed
+all’alba. Il paese dormiva tranquillo sull’onestà di Maria Francesca
+Meloni; ma le mie spie vegliavano, e vegliavano i miei parenti sulla
+condotta d’una donna, cui avevo dato il mio nome, sebbene da lei fossi
+diviso... e per sempre. Maria Francesca era giovane, era bella, era
+sola, era poverissima: quattro circostanze critiche, delle quali gli
+scaltri avrebbero approfittato. I signori di Florinas, che vivevano
+d’ozio e di crapula, non l’avrebbero certo rispettata!
+
+Un uomo s’introduceva nella casa di quella disgraziata; ma chi era?
+Non lo sapevo ancora, nè m’importava di saperlo. Ma della mia bambina
+che sarebbe avvenuto? Quale educazione avrebbe potuto ricevere? Ecco
+il pensiero fisso che mi tormentava, alla vigilia di vedere la mia
+figliuola. Potevo io lasciarla presso quella madre? Le madri diventano
+snaturate, noncuranti delle proprie creature, quando sono tormentate
+dalla febbre d’una passione amorosa. Li avevo ben io veduti, i figli
+di Maddalena Marongiu, quando quella donna si era a me unita tradendo
+il marito! E quante volte non avevo io comprato le scarpette ed un
+giubetto alla bella bambina dell’adultera, quando la vedevo lacera
+e scalza nell’ovile di _Giunchi_? Mia figlia avrebbe fatto la stessa
+fine; nè sapevo neppure se il drudo di Maria Francesca sarebbe stato
+pietoso, come io lo fui!
+
+ *
+ * *
+
+In preda a questi foschi pensieri, che mi tormentarono per 24 ore,
+tornai l’indomani a mezzogiorno all’aia.
+
+Mi feci al solito muro e chiamai il fantino.
+
+Questi venne a me.
+
+— Ebbene? — gli dissi — che ti rispose il padrone?
+
+— Per far piacere a Giovanni Tolu è disposto a lasciarmi andare alla
+corsa anche per otto giorni!
+
+— E tu sei contento?
+
+— Contentissimo.
+
+— Va bene. Ringrazia per me il padrone, e salutalo.
+
+Così dicendo finsi di allontanarmi. Il fantino mi gridò dietro:
+
+— Ve ne andate? È qui la vostra figliuola!
+
+Mi voltai freddamente:
+
+— Dov’è?
+
+— Qui vicino: coricata fra le bisaccie e le robe dei mietitori.
+
+Scavalcai il muro e mi diressi al punto indicatomi. Dubitavo ancora di
+una mistificazione. Temevo che la cattiva madre avesse scambiata la mia
+bambina con un’altra.
+
+Camminai in punta di piedi, temendo di svegliarla.
+
+Giunsi sul luogo, e vidi una bambina rosea sdraiata su alcune gonnelle
+e cappotti ripiegati. Ella dormiva placidamente. Le mietitrici,
+lontane, erano intente al lavoro.
+
+Stetti alcuni minuti contemplandola in silenzio. Il mio cuore batteva
+violentemente. Mi pareva di sentire delle lagrime agli occhi.
+
+— Sì: questo è mio sangue! è mia figlia! — esclamai quasi inspirato da
+uno spirito misterioso che mi parlava all’anima[17].
+
+Feci alcuni passi indietro, e dissi al fantino:
+
+— Va subito a chiamare la zia!
+
+Maria Vittoria accorse, ed io le dissi:
+
+— Sveglia tu la bambina; io non l’oso, perchè non mi conosce e si
+spaventerebbe.
+
+Appena svegliata, dissi rivolto alla zia, tanto per cominciare un
+discorso:
+
+— Di chi è figlia, costei?
+
+E quella stupidamente:
+
+— Che sappiamo noi di chi sarà figlia?!
+
+Queste parole mi fecero fremere.
+
+La bella bimba — a cui la zia in precedenza aveva annunziato l’arrivo
+del babbo — udendo le parole di Maria Vittoria, si mise a piangere in
+modo, che non ci fu verso di calmarla.
+
+Vedendo inutile ogni sforzo, pregai la zia che conducesse seco
+la bambina, per riportarmela più tardi, quando l’avrebbe veduta
+tranquilla.
+
+Maria Vittoria si rimise al lavoro, ed io rimasi solo, coll’occhio
+fisso sul giaciglio, dove la mia piccina aveva riposato.
+
+Dopo una diecina di minuti vidi la bambina venir sola alla mia volta,
+mandata dalla zia per portarle la gonnella, che si trovava fra gli
+indumenti e le bisaccie dei mietitori.
+
+Io le rivolsi dolcemente la parola, componendo il mio volto ad un
+sorriso:
+
+— Vieni qui, Maria: non aver paura: sei la mia figliuola!
+
+E così dicendo la carezzai, baciandola più volte sulle guancie.
+
+— Va a portare la gonnella alla zia... e poi torna qui... dal tuo babbo!
+
+Aiutai la bambina a caricarsi la gonnella ripiegata; indi si allontanò.
+Io l’accompagnai cogli occhi lagrimosi e col cuore gonfio di emozione,
+aspettando con ansia il suo ritorno.
+
+Pare, però, che non si decidesse a tornare indietro, poichè la zia
+dovette lusingarla, dicendole che le avrei dato danaro.
+
+A questa promessa ella cedette, e si avvicinò a me tutta esitante e
+vergognosa.
+
+Tolsi dalla mia bisaccia un uovo e un pezzo di pane, che addentò
+avidamente.
+
+— Oh il pane bianco! — esclamò.
+
+Io riceveva con frequenza il pane fresco di semola, che mia madre
+faceva apposta per me.
+
+— Non ne mangiate, dunque, di questo pane, voi?
+
+— Oh, no!
+
+— Che pane mangi?
+
+— Pane d’orzo.
+
+— Siete dunque molto poveri?
+
+La bambina mi guardò senza rispondere.
+
+— Vedi — soggiunsi — mamma Bazzone (così i nipoti chiamavano mia madre)
+ha una cassa piena di danaro. Io le dirò che ti faccia un bel vestito
+nuovo di panno; e tu ne andrai con lei a San Gavino di Portotorres.
+Mamma Bazzone t’insegnerà la _dottrina_, ed io ti farò insegnare
+a leggere ed a scrivere. Ricordalo, veh! quando ti chiamerà mamma
+Buzzone, vacci subito. Tu verrai poi da me con Petronilla, ed io vi
+darò i confetti!
+
+Petronilla era la sua piccola cugina, figlia di Felice, il mio fratello
+maggiore.
+
+La bambina mi guardava con stupore, sbocconcellando il pane con
+appetito.
+
+La presi in braccio, la baciai più volte, e la condussi così da un
+punto all’altro dell’aia, facendole mille domande. La bambina aveva
+preso con me confidenza, e si mostrava meno timida.
+
+— La sai la _dottrina_?
+
+— La mamma non me l’ha insegnata.
+
+— Te la insegnerà mamma Bazzone, se andrai spesso da lei.
+
+Si era fatto tardi; le tenebre cominciavano a calare, ed io avevo quasi
+dimenticato la mia trista condizione, gli agguati ed i nemici miei.
+
+Feci passare la figliuola dalle mie braccia in quelle della zia
+Vittoria, e ci separammo.
+
+Accompagnai cogli occhi quelle due figure, e non mi mossi, finchè non
+le vidi scomparire dietro a un folto cespuglio.
+
+Allora mandai un profondo sospiro, e continuai ad errare per la
+campagna, felice di quell’incontro che aveva gettato tanta luce nel mio
+povero cuore.
+
+ *
+ * *
+
+Pochi giorni dopo mandai a dire a mia madre che venisse a trovarmi
+nella vigna dello zio (in _Calchinada_) conducendo seco le due nipoti,
+Petronilla e Maria Antonia.
+
+Esse vennero; ed io, che avevo le tasche piene di confetti, cominciai a
+distribuirne a profusione all’una e all’altra.
+
+Petronilla si diè a divorarli facendo festa, ma la mia bambina li
+lasciò nel cartoccio, come glie li avevo dati.
+
+— Perchè non mangi i confetti? — chiesi alla mia figliuola.
+
+— Li conservo per la mamma — mi rispose timidamente.
+
+Il nome di mia moglie mi gelava il riso sulle labbra.
+
+Si fece pranzo a mezzogiorno colle provviste portate da mia madre. In
+sulle prime la mia bambina non voleva toccar nulla; ma, pregata da me,
+si diede poi a mangiare con avidità.
+
+— No, no: così non voglio! — esclamai — Temo che ti faccia male.
+
+Passai la giornata giuocando con la mia figliuola, fino a stancarla. Ad
+un certo punto ella mi disse, carezzandomi la barba:
+
+— Mi avevi promesso danaro. Non me ne dai?
+
+— Ma sì, che te ne do. Dimmi quanto vuoi.
+
+Pensò alquanto, poi disse:
+
+— Voglio... cinque soldi!
+
+— E a chi li dai? — le chiesi un po’ serio.
+
+La bambina mi fissò impacciata; e per non dirmi che li dava alla mamma,
+preferì tacere e più non volle danaro.
+
+Chi le aveva detto che il nominare la mamma mi faceva dispiacere?
+
+In quei giorni avevo ideato un mondo di progetti. Dissi a mia figlia:
+
+— Non sai? ho fatto la bandiera a S. Paolo. Se tu verrai da me
+con mamma Bazzone, ti farò vestire tutta di panno, ti farò un bel
+giubbetto, un paio di scarpe nuove, e ti farò condurre alla festa sul
+mio cavallo. La bandiera sarà tua!
+
+La piccola Maria, ch’io teneva fra le ginocchia, apriva tanto d’occhi e
+mi guardava:
+
+— L’ho visto, sai, il tuo cavallo? lo portava il fantino Francischello,
+e si rizzava diritto diritto, facendo colle zampe così...
+
+E la bambina imitava colle manine l’inalberarsi del cavallo.
+
+Erano tutte sciocchezze, ma io mi divertiva un mondo.
+
+Dissi a mia madre:
+
+— Hai inteso? Porta la mia figliuola da mia nipote Giustina, la sarta,
+e falle fare un bell’abito di panno, alla sarda; poi falle fare un
+busto, un corsetto, il giubbone, un paio di calze, e le scarpette
+nuove. Pago io!
+
+Poi dissi alla bambina:
+
+— Questo vestito vecchio, che ora indossi, appena avrai il nuovo,
+portalo alla mamma tua, e dille che lo conservi. Penserà il babbo,
+d’ora innanzi, a farti gli abiti belli!
+
+Ciò dissi per scherzo, ma la bimba non lo dimenticò; e quando un mese
+dopo ebbe le vesti nuove, presentò le vecchie alla mamma, ripetendo
+quanto io le aveva detto.
+
+ *
+ * *
+
+La bambina aveva indossato gli abiti alla vigilia della festa di San
+Paolo. Così vestita uscì sulla strada; e vedutala un mio zio prete,
+chiese al vicinato:
+
+— Di chi è quella graziosa bambina?
+
+— È la figlia di Giovanni Tolu!
+
+Il prete allora le regalò mezzo scudo; e l’avvocato Paolo Satta, che
+si trovava quel giorno a Florinas, chiamò la mia bambina per darle una
+pezza di sette _reali_ e mezzo.
+
+Quando mi si riferirono queste cose, mi sentivo orgoglioso di essere il
+babbo della piccola Maria Antonia[18].
+
+
+
+
+CAPITOLO IX.
+
+A San Paolo di Monti.
+
+
+Poco dopo rincontro con la mia bambina, mi era nata l’idea di portare
+come voto una bandiera a San Paolo, nel giorno della festa. Ne
+parlai per il primo al mio parente Piana, il marito della serva di
+prete Pittui, col quale mi ero un po’ riconciliato. Egli si offrì
+spontaneamente a contribuirvi per la metà; ma essendosi in seguito
+unito ad altri, non volli più sapere di soci, e feci eseguire la
+bandiera a tutte mie spese.
+
+La mia bandiera era bellissima, speciale. Mi ero rivolto a diversi
+negozianti della piazza di Sassari, i quali pensarono a tutto. Vi
+spesi oltre 400 lire; poichè 76 scudi mi costò la stoffa e l’asta, 4
+scudi l’effigie di San Paolo, e 2 scudi la colomba da collocarsi sulla
+sommità della croce.
+
+La festa di San Paolo ha luogo nelle vicinanze del villaggio di Monti
+ai 17 di agosto. È propriamente la festa dei banditi, e chiama gran
+folla di devoti da ogni parte della Sardegna, specialmente dal capo
+settentrionale.
+
+Alla vigilia della festa i miei fratelli, con uno zio di mia madre,
+accompagnati da una quindicina di persone, tutti a cavallo, mossero
+da Florinas per San Paolo di Monti. La mia bambina sedeva in arcione
+con lo zio Giomaria; il mio fratello Peppe portava la bandiera da me
+provveduta.
+
+Avevo raccomandato a mia madre di dire ai parenti che avessero dato
+alla mia figliuola abbastanza danaro, e che non l’avessero disgustata.
+
+Col cuore straziato per non poter andare alla festa, ma fiero di quella
+comitiva che conduceva la bimba e la bandiera mia, rimasi per un’ora
+sul ciglione della strada, per dove la cavalcata doveva passare.
+
+Li vidi finalmente da lontano, in un nembo di polvere, e mi si gonfiò
+il cuore. Quando giunsero a me dinanzi, si fermarono tutti. Io gridai a
+mio fratello Peppe:
+
+— Spiega la bandiera, perchè si veda!
+
+La fissai con orgoglio, e diedi uno scudo alla bambina; la quale, tutta
+lieta e sorridente, mi disse:
+
+— Babbo: dallo a _Tiu Mia_ (Zio Giomaria) che ha il mio danaro!
+
+Tornai ad avvertire la comitiva, che non disgustassero la mia
+figliuola, ma che le dessero quanto avrebbe chiesto, soddisfacendo ogni
+suo desiderio. Avrei rimborsato qualunque spesa.
+
+La comitiva si mosse continuando la sua strada; ed io commosso
+l’accompagnai cogli occhi, salutando con una mano la figliuola, e
+rasciugando coll’altra una lagrima di tenerezza.
+
+ *
+ * *
+
+Alla festa di San Paolo di Monti accorreva in altri tempi un gran
+numero di banditi; i quali vi godevano piena libertà, essendo stato
+vietato ai carabinieri d’intervenirvi.
+
+Si recavano colà i soli banditi dei dintorni, poichè i lontani non si
+fidavano per i molti sentieri sospetti e pericolosi.
+
+Verso il 1854 avvenne a San Paolo una rissa sanguinosa, in cui un
+festaiuolo uccise un _torronaio_ pattadese. Dietro a quel caso,
+dall’anno susseguente, il Governo mandò alla festa un forte nerbo di
+soldati, obbligando i festaiuoli a recarvisi disarmati. Il divieto
+delle armi allontanò per sempre i banditi dalla chiesetta di Monti.
+
+I devoti entrano prima in chiesa per fare orazione; indi rimontano
+a cavallo, spiegano la bandiera, e fanno per tre volte il giro della
+chiesa, fermandosi ogni volta dinanzi alla porta per salutare il santo.
+Ciò eseguito smontano di nuovo da cavallo, rientrano in chiesa, e
+dispongono le bandiere in bell’ordine ai due lati del simulacro.
+
+Messe le bandiere a posto, e fatta la preghiera, si pensa a far
+custodire alla meglio i cavalli; e poi di nuovo tutti uniti in chiesa,
+per recitare una terza orazione.
+
+L’anno ch’io mi recai alla festa di San Paolo (verso il 1846) contai
+sul luogo 72 bandiere — senza tener conto di altre 14 che mancavano
+da Bottida, poichè il paese era in lutto per un attacco sanguinoso fra
+due partiti. Si può quindi immaginare il numero dei festaiuoli devoti;
+toccavano i quattromila.
+
+ *
+ * *
+
+Non mancarono i parenti e gli amici di darmi ragguaglio sul viaggio
+della mia bambina e sull’ammirazione che destava la mia bandiera.
+
+La mia bambina, meravigliata di quanto vedeva, si accostava ogni tanto
+allo zio:
+
+— _Tiu Mia_, dammi danaro!
+
+— Quanto vuoi, figliuola?
+
+— Mezzo _reale_.
+
+— Che ne fai?
+
+— Per comprare i confetti.
+
+Come lo zio glie li comprava, Maria Antonia non faceva che distribuirli
+alle bambine e ai bambini che l’attorniavano, cosichè ben pochi glie ne
+rimanevano. Quando li aveva esauriti tornava a mio fratello:
+
+— _Tiu Mia!_
+
+— Che vuoi?
+
+— Mezzo _reale_!
+
+E così continuò il giuoco dei _mezzo reali_ da baracca in baracca. La
+mia bambina pagava, gli altri mangiavano, ed io fui soddisfatto del
+buon cuore della mia figliuola verso i piccoli compagni di baldoria.
+
+A festa finita furono tutti di ritorno a Florinas, ed io di nuovo li
+aspettai sul ciglione della strada per vederli e salutarli colla gioia
+nel cuore.
+
+Quando l’allegra comitiva a cavallo giunse vicino al convento di
+Ploaghe, i frati si fecero al portone per vederla sfilare.
+
+Il vecchio guardiano disse a voce alta ai suoi confratelli, indicando
+lo stendardo spiegato:
+
+— È questa la più bella bandiera finora andata a San Paolo di Monti!
+
+Entrati in Florinas, si recarono tutti in casa di mamma Bazzone per
+accompagnarvi la bambina e per deporvi la bandiera. Ivi fu fatta
+larga distribuzione di confetti e di torrone alla famiglia, come avevo
+raccomandato.
+
+In seguito la comitiva si sciolse, e ciascuno si ritirò nella propria
+abitazione.
+
+La mia bambina, dopo essere andata dalla mamma per farle parte dei
+confetti e dei torroni, era ritornata in casa della nonna per i
+preparativi di un nuovo viaggio, che doveva effettuarsi due giorni
+dopo.
+
+
+
+
+CAPITOLO X.
+
+La scolara insegna il maestro.
+
+
+Uno dei progetti da me fatti, dopo il primo incontro colla bambina, era
+stato quello di separarla dalla madre, presso la quale la credevo in
+pericolo per l’avvenire.
+
+Ponderate le cose, consigliatomi colla vecchia, e tutto combinato, fu
+stabilito di aspettare unii buona occasione per allontanare la bimba da
+Florinas.
+
+A Portotorres io aveva due sorelle, Maria Andriana e Giustina, maritate
+a due pastori, colà domiciliati. Era dunque in quel paese che pensavo
+di collocare la mia figliuola, facendovi a lungo fermare la nonna per
+meglio assisterla e sorvegliarla, e dubitando che le mie sorelle non
+avessero tutto il tempo necessario per incaricarsi di lei.
+
+Ne’ miei propositi non frapponevo indugio; ond’è che mi ero dato
+attorno per effettuare il mio disegno.
+
+Si trovava in quei giorni a Florinas la moglie del mio amico Antonio
+Giuseppe Zara, un carrozziere florinese, da qualche anno stabilito
+a Sassari. Costei aveva ricevuto una lettera dal marito, che la
+richiamava a Sassari; e si pensò di approfittare del legno spedito, per
+far viaggiare la vecchia e la bambina.
+
+Il giorno susseguente alla festa di San Paolo, la bambina prese
+commiato dalla mamma, e venne con la nonna a Sassari, dove rimasero una
+sera. L’indomani, colla carrozza dello stesso Zara, si trasferirono a
+Portotorres.
+
+La vicinanza di questo paese alla Nurra (mio abituale soggiorno) e la
+convenienza di poter far dare dalle mie sorelle una buona educazione
+alla mia bambina, mi avevano determinato a questo passo.
+
+La mamma, ogni sera, conduceva la mia figliuola e gli altri nipotini
+alla basilica di San Gavino, per far loro insegnare la dottrina
+cristiana — sempre cantarellando, com’era il sistema d’allora.
+
+Quando avevo piacere di abbracciare o di conferire colla mia bambina,
+mandavo un messaggio segreto alla nonna; e mio cognato si affrettava a
+portarmela all’ovile, o ad altro luogo da me designato.
+
+Sedevo Marietta sulle mie ginocchia, giuocavo con essa come un bambino,
+e cercavo di darle consigli e ammaestramenti. Poi toglievo da tasca
+l’_Ufficio_ od altro libro, e cercavo d’insegnarle le lettere iniziali.
+
+Era davvero curioso, vedere il bandito terribile, armato fino ai denti,
+in uggia alla giustizia, passeggiare fra i macchioni con una bambina
+di sette anni in braccio! Col cuore pieno di gioia, io baciavo la mia
+creatura, guardandomi attorno con diffidenza, per sfuggire al pericolo
+di una brutta sorpresa di carabinieri.
+
+ [Illustrazione: Il bandito e la sua bambina]
+
+Pareva che al mio fido cane fosse noto il valore del tesoro che
+custodiva. Esso faceva le feste alla bambina, e sembrava più attento
+nel far la guardia. Spesse volte l’innocente creatura andava a
+carezzare il cane e gli sedeva vicino, appoggiandogli la testa sul
+dorso. E dire che non c’era uomo che avesse osato accostarsi a quella
+bestia feroce!
+
+Venuta l’ora di separarci, io baciava a più riprese Maria Antonia, e le
+raccomandavo di far da brava e di essere ubbidiente alla nonna ed alle
+zie. Dio sa che cosa pensava quell’innocente del mio ritiro selvaggio!
+Non immaginava certamente la ragione per cui non visitavo la casa della
+zia, rinunziando alle sue carezze.
+
+— Dove vai adesso, babbo? — mi domandava talvolta, quando le dicevo
+ch’era l’ora di separarci.
+
+— Vado... a caccia!
+
+— A uccidere gli uccelli?
+
+— Sì: gli uccelli cattivi: i buoni li lascio in pace!
+
+Oh, se i miei giudici fossero stati presenti a queste scene, forse mi
+avrebbero perdonato!
+
+ *
+ * *
+
+Appresa la dottrina in chiesa, diedi ordine che la bambina fosse
+mandata alla scuola di Portotorres. Io volevo che la mia figliuola
+imparasse a leggere ed a scrivere; volevo che per il momento non
+servisse nessuno.
+
+Per molti anni la mia figliuola frequentò la scuola di Portotorres,
+sempre sorvegliata dalla nonna, da mie sorelle e dai miei cognati.
+Mia madre conviveva con una delle figlie, non avendo aderito al mio
+desiderio, che era quello di ritirarsi in casa a parte, per meglio
+dedicarsi alle cure della nipotina disgraziata.
+
+Mia figlia contava tredici anni, quando l’insegnante ordinò, che
+ciascuna scolara cucisse una camicia da uomo, senza portare il lavoro a
+casa.
+
+Quando ciò seppi, diedi ordine alla nonna che comprasse per la mia
+figliuola una tela finissima, perchè potesse meglio lavorare, e perchè
+non si torturasse le dita.
+
+Il risultato fu ottimo e lusinghiero. La camicia eseguita dalla mia
+bambina fu giudicata fra le migliori della scuola.
+
+Per meglio assicurarmi che la mia figliuola studiava, pretesi che essa
+mantenesse con me una corrispondenza epistolare.
+
+Le lettere di mia figlia (che talora mi facevo leggere da altri, poichè
+stentavo a decifrare il manoscritto) fecero in me nascere il vivo
+desiderio d’imparare a scrivere. Mi procurai un quaderno; e, colla
+pazienza di un carcerato, appena ricevevo una lettera di Maria Antonia,
+ne imitavo le lettere maiuscole e le minuscole; fino a che, dopo due
+anni, io ero riuscito a rispondere alla mia prima scolara, la quale era
+diventata la mia maestra. Leggevo gazzette e libri e mi mantenevo in
+continuo esercizio. Io debbo a quella creatura il poco che so. Nelle
+mie saccoccie, insieme alle palle, alla polvere ed al coltello, non
+mancavano mai i quaderni ed il calamaio. Facevo allo stesso tempo il
+bandito e lo scolaro!
+
+ *
+ * *
+
+In quel frattempo la maestra di Portotorres, volendo correggere una
+scolara che aveva commesso non so che impertinenza, la percosse e la
+buttò in terra; tantochè la poverina ne fu malconcia, ammalossi, e ne
+morì agli otto giorni.
+
+La maestra era in intimi rapporti col pretore di Portotorres; e
+raccomandò alle scolare, con minaccie, che nulla dicessero delle
+percosse date alla scolara morta.
+
+Interrogata la mia bambina dal giudice istruttore, essa si chiuse
+nel silenzio: non disse bene, nè male. Spaventata però dai continui
+interrogatori e dalle minaccie della maestra, essa divenne ribelle, e
+non volle andare più a scuola.
+
+Ciò saputo, feci venire a me la figliuola e le dissi:
+
+— Tu ritornerai alla scuola quando ci sarà una nuova maestra: colla
+vecchia mi aggiusterò io!
+
+Capitavano spesso nella Nurra, per partite di caccia, amici e
+consiglieri comunali di Portotorres; ed io mi dolsi con essi del poco
+conto che tacevano di una maestra che uccideva le scolare.
+
+— O mandatela via — conchiusi — o penserò io a licenziarla!
+
+Seppi, dopo pochi giorni, che il comune aveva diminuito sensibilmente
+lo stipendio alla maestra, con lo scopo di costringerla ad andarsene.
+
+Intanto io, per affrettare le pratiche, scrissi una lettera
+all’insegnante, invitandola a recarsi da me. Le dicevo, fra le altre
+cose, che, anche bandito, potevo offrire ad una signora un pollastro od
+un capretto.
+
+La maestra mi rispose con lettera che non poteva soddisfare al mio
+desiderio, dovendo trasferirsi ad Ozieri, sua nuova residenza. Mi
+pregava inoltre di lasciar andare con lei la mia figliuola, la quale
+era studiosissima e poteva far progressi. Intanto mi dava l’indirizzo
+della casa di Ozieri, presso la quale sarebbe stata a pensione.
+
+Non mi curai più di lei. Il comune aveva nominato una maestra del
+paese, il cui marito era insegnante della scuola maschile. Questa
+donna, trovandosi incinta, aveva incaricato la mia figliuola di
+prendere la lezione alle compagne. Lusingata da simile fiducia, Maria
+Antonia si determinò a frequentare la scuola per altri due anni.
+
+ *
+ * *
+
+Mia madre si recava di tanto in tanto a Florinas per visitarvi i
+parenti, ma ritornava subito a Portotorres per sorvegliare Maria
+Antonia. Ero io che pensava a mantenere la vecchia; e ci tenevo!
+
+Fin dal primo anno che avevo ritirato la bambina da Florinas, Maria
+Francesca si era recata a piedi fino a Portotorres, per rivedere la sua
+creatura. La prima volta trovò in casa mia sorella Andriana, la quale
+si rifiutò a mostrarle la bambina, dicendole ch’era a scuola.
+
+La seconda volta vi trovò invece mio cognato, il quale, più pietoso,
+non solo la ricevette, ma l’ospitò in casa una notte, con cruccio della
+moglie, e con cruccio mio quando me lo riferirono.
+
+Al terzo anno la madre disgraziata si ammalò gravemente di angina,
+e fece scrivere una lettera alla figliuola, dicendole che voleva
+abbracciarla prima di morire.
+
+In famiglia non sapevano dove io mi trovassi per chiedermi consiglio.
+Mio cognato allora, dietro il caso urgente, condusse addirittura la mia
+figliuola a Florinas per abbracciare la mamma.
+
+Montai sulle furie quando ciò seppi, e sgridai fortemente mia sorella,
+dicendole che non volevo, senza mio ordine, che la figliuola uscisse da
+Portotorres. Scrissi subito la seguente lettera a Maria Antonia[19]:
+
+ _Cara figlia_,
+
+ «Ti voglio subito in casa a Portotorres. Tu hai fatto uno _sbaglio_
+ recandoti a Florinas senza il mio consenso. Sei partita senza un
+ mio consiglio e senza i soldi che ti avrei dato. Non lo farai più
+ un’altra volta, spero.
+
+ Tuo babbo
+
+ Giovanni Tolu.»
+
+La madre di Maria Antonia, a cui il sindaco mostrò la lettera, asserì
+che era falsa; ma il sindaco dichiarò che conosceva la mia scrittura.
+
+Mia figlia era ritornata a Portotorres, dopo quattro giorni di assenza.
+
+ *
+ * *
+
+Continuai intanto ne’ miei esercizi calligrafici, e mi ero dato a
+leggere con più passione libri di ogni genere, specialmente i sacri
+e quelli che trattavano di fatti bellicosi. Fra gli altri avevo preso
+diletto a leggere la Bibbia del Diodati. Un mio nipote che studiava per
+farsi prete, mi avvertì un giorno ch’era un libro da dare alle fiamme.
+
+— Io lo trovo bello e buono, e non lo brucio! — gli risposi.
+
+Volli nondimeno consultarmi con altro prete parente (il teologo Cugurra
+rettore di S. Catterina) il quale mi disse:
+
+— In fondo non è che un ristretto (!) della vera Bibbia, ma i precetti
+vi sono sani. Così li osservassero tutti i cattolici, in questi tempi
+di miscredenza e di pazzie _quarantottesche_!
+
+Ciò inteso, continuai la lettura del libro sacro di Diodati, e tolsi
+ogni scrupolo dalla mia coscienza.
+
+
+
+
+CAPITOLO XI.
+
+Vita nuova.
+
+
+Dopo il ritiro della mia bambina da Florinas, io sentiva nell’anima
+un sentimento che non sapevo spiegarmi, una gioia mai provata, che mi
+rendeva quasi felice. Sopportavo con più rassegnazione il disagio e la
+solitudine; sentivo più vivo il bisogno di amare, e meno intenso l’odio
+verso i miei nemici Mi sembravo un altro! Un repentino cambiamento si
+era in me operato. Vi erano momenti in cui mi sentivo capace anche di
+perdonare.
+
+Quella bella creatura ingenua, quella bambina innocente aveva portato
+un raggio di sole nella mia anima: mi aveva fatto dimenticare tutte le
+amarezze che la madre aveva versato nel mio cuore.
+
+Oramai non ero solo: io aveva una casa, avevo una famiglia, per formar
+la quale ero andato incontro all’odio di tutti.
+
+Preoccupato com’ero di quella fanciulla, per più mesi non avevo
+potuto pensare ad altri: a null’altro, tranne che a preservarmi dalla
+persecuzione delle spie e dei carabinieri; perocchè la vita e la
+libertà mi erano divenute care, dopo aver avvinto al mio destino il
+destino della mia figliuola, alla quale dovevo procurare tutte quelle
+felicità, che a me erano state tolte.
+
+Singolare sentimento! Io avevo pietà degli infelici; sentivo il bisogno
+di proteggere i deboli contro i prepotenti; diventavo buono.
+
+Pensai ch’era necessario dedicarmi al lavoro: preparare un avvenire
+alla mia figliuola. Non potevo, come prima, sprecar danaro a capriccio
+— ogni soldo faceva bisogno in casa.
+
+Colla vendita della cera, tolta al legno naufragato, io ero riuscito
+a raggruzzolare una bella sommetta, gran parte della quale avevo già
+speso per la bandiera di San Paolo. Ma non ero stato inoperoso. Avevo
+acquistato un po’di grano, che davo in prestito per il seminerio a’
+miei fratelli ed ai cognati, dividendo con essi gli utili a metà. Ne
+avevo pur prestato ad altri, e nelle mie escursioni non dimenticavo
+di sorvegliare i campi seminati, per vedere se i lavori erano
+stati eseguiti con cura e coscienza. Seguivo ansiosamente il corso
+delle stagioni, preoccupandomi degli eccessivi caldi e dei freddi
+eccessivi: ogni vento mi turbava, perchè pensavo a’ miei germogli.
+Mettevo a frutto i danari, che di tanto in tanto mi davano gli amici
+e i proprietari, e vedevo giorno per giorno crescere il mio piccolo
+patrimonio. Meno ricercato dalla giustizia, io più non menavo la vita
+oziosa dei primi anni di banditismo: lavoravo, quasi, come ai bei tempi
+della mia giovinezza.
+
+Avevo quasi dimenticato l’odio a’ miei nemici.
+
+ *
+ * *
+
+Una mattina, recatomi presso Florinas, mi trovai con Giovanni Antonio
+Piana, il marito della serva di prete Pittui, già ferito al braccio, e
+col quale, come dissi altra volta, mi ero riconciliato.
+
+Sedemmo insieme in aperta campagna, e scambiammo alcune parole sui
+casi della nastra vita. Non so come, egli fece cadere il discorso
+sul ferimento del suo braccio, avvenuto nove anni addietro. Si doleva
+vivamente di non aver potuto sfogare la sua collera contro gli autori
+del tiro, attribuito ai due ladri, da lui fatti arrestare come capitano
+dei barracelli.
+
+— Ma non li ho perdonati! Se mi verranno a tiro non li risparmierò
+sicuro! — così esclamò Piana, minacciando l’aria coi pugni stretti.
+
+Io dissi pacatamente, senza guardarlo:
+
+— E faresti male!
+
+— Perchè?
+
+— Perchè uccideresti due innocenti. Essi non ti hanno offeso. Fui io
+che ti ho sparato!
+
+Giovanni Antonio impallidì, fece un brusco movimento, e mi guardò
+fissamente, quasi dubitando di uno scherzo. Io rimasi serio.
+
+— Tu?! — ripetè, fissandomi sempre.
+
+— Proprio io! — gridai con forza, piantandogli gli occhi in faccia,
+quasi per avvertirlo ch’ero disposto a ripetere il colpo, se non
+smetteva il piglio minaccioso.
+
+Egli chinò la fronte, e ammutolì tutto tremante. Io continuai con
+vivacità:
+
+— Fui io, sì! Ti ho sparato perchè tu facevi parte dei misteriosi
+congiurati, che nell’inverno del 1851 (nove anni fa!) si riunivano
+in casa di prete Pittui, col proposito di uccidermi, o di farmi
+cadere nelle mani della giustizia. Insieme ai fratelli Rassu, ai
+fratelli Dore, allo Zara, al Serra, e parecchi signori di Florinas, tu
+dichiarasti ch’era facile il colpirmi. Ma volle Iddio che i colpiti
+foste voi!... Se io ti ho ferito al braccio, anzichè al cuore od alla
+testa, tu devi solamente ringraziare i tre compagni, coi quali quel
+giorno stavi, e ch’io non volevo offendere. Al mio occhio non rimaneva
+scoperto che il tuo braccio, ed al braccio ho puntato per darti una
+lezione![20]
+
+Giovanni Antonio, colla testa bassa, ascoltava e taceva. Pensai alla
+mia bambina, e conchiusi:
+
+— Non se ne parli dunque più! Il tuo braccio è ormai guarito, e i tuoi
+complici sono quasi tutti morti di palla, o di pugnale. Se oggi te ne
+parlo per la prima volta, è solo perchè voglio risparmiarti l’uccisione
+di due innocenti.
+
+Da quel giorno non ebbi più alcuna questione con Piana, che tacque
+questo nostro dialogo. Avevo deciso di far punto alle mie vendette, e
+di vivere tranquillo insieme alla mia figliuola.
+
+ *
+ * *
+
+In una brutta giornata d’inverno era stato ucciso, nella _Viddazzone_,
+un toro ad Antonio Sechi, uno dei fratelli degli amici miei della
+Nurra.
+
+I sospetti di Antonio caddero su Salvatore Dachena. Risentito del
+colpo, risolvette di vendicarsi, e venne a trovarmi.
+
+— Mi fai un piacere? — mi disse.
+
+— Sentiamo.
+
+— Dimmi prima se me lo fai!
+
+— Non lo so.
+
+— Ti voglio meco per una notte.
+
+— Per che fare?
+
+— Uccideremo Salvatore Dachena, quando uscirà dalla sua capanna per
+qualche bisogno. Mi ha ucciso il toro!
+
+— Scherzi? questo è un uomo che fa il fatto suo; non è mai andato
+alla _Viddazzone_ per ammazzar buoi. Il toro te lo avrà ucciso qualche
+altro.
+
+— No. So che me lo ha ucciso lui!
+
+— Lasciami pensare, e poi ne riparleremo. Trattandosi del fratello de’
+miei cari amici, voglio occuparmene.
+
+Ci separammo. Io mi recai subito da’ suoi fratelli Paolo, Ambrogio e
+Giovanni Sechi.
+
+— Sono in dovere di avvertirvi, che Antonio ha deciso di uccidere
+Salvatore Dachena, che egli crede l’uccisore del suo toro. Spetta a voi
+decidere se questa vendetta sia giusta, o inconsiderata.
+
+— Nostro fratello fu sempre senza testa — disse Paolo — Farebbe invero
+un bell’affare togliendo dal mondo uno dei nostri più cari amici!
+
+— Aggiustatevela tra voi — risposi — Vi prevengo che egli ha chiesto la
+mia cooperazione per sbarazzarsi del nemico; ed io son ben lontano dal
+prestarmi a tali servizi!
+
+Allora i Sechi chiamarono il fratello Antonio e lo rimproverarono
+acerbamente per le sue sfuriate. Gli fecero osservare, che, non avendo
+figli, ei poteva sbizzarrirsi a suo talento; mentre essi avevano
+famiglia, nè volevano fastidi di sorta. Se egli era ben sicuro del suo
+fatto, poteva compensare il danno col togliere un altro bue dalla tanca
+del nemico: non però con un assassinio, che avrebbe tolto la pace e la
+tranquillità a due famiglie.
+
+Le cose si aggiustarono e non si parlò più di vendetta. Io intanto ero
+riuscito a scuoprire il vero autore dell’uccisione del toro, ma non
+volli denunziarlo per non suscitare nuovi guai. Tacqui, e non mancai
+alle regole di cavalleria.
+
+Da qualche tempo Antonio Sechi mi teneva il broncio, ed un bel giorno
+lo fermai:
+
+— Perchè quel muso lungo con me? Metti giudizio!
+
+— Non credevo che tu fossi così facile a riferire ai miei fratelli
+quanto ti avevo confidato!
+
+— Miserabile! Non ti accorgi che sei appassionato e cieco, e che i tuoi
+fratelli vedono più lontano col naso, che tu cogli occhi? Io ho fatto
+il mio dovere, e tu farai il tuo desistendo da una vendetta insensata.
+
+Antonio, che in fondo era di buon conto, finì per persuadersi che aveva
+torto, e mi ringraziò di avergli fatto risparmiare un eccesso.
+
+— Sì: ti ho risparmiato un carico di coscienza; e so quello che mi
+dico. Un uomo non si uccide per un bue: si uccide per gravi ragioni
+d’onore e di odio fondato!
+
+I fratelli Sechi mi ringraziarono di non essermi prestato ai capricci
+di Antonio, il quale era eccitato per il toro rubatogli. Io però non
+meritava i suoi ringraziamenti, ch’erano dovuti solo a Maria Antonia —
+alla mia bambina[21]!
+
+
+
+
+CAPITOLO XII.
+
+Il giudice di pace.
+
+
+Visitavo da mattina a sera tutti i campi seminati con grano mio, ed
+ogni tanto davo appuntamento alla mia figliuola, per parlare delle cose
+nostre, o per raccomandarle l’ubbidienza alla nonna ed alle zie.
+
+Frequentavo, come prima, tutti gli _stazzi_ della Nurra, e, più di
+tutti, gli ovili dei fratelli Sechi, sui quali potevo contare, perchè
+fedelissimi amici.
+
+Trovandomi una sera alla _Sposada_, nell’ovile di Giovanni Sechi,
+chiesi a costui:
+
+— Sai dirmi dove sia l’ovile di Giovanni Andrea Sedda?
+
+Giovanni mi guardò con occhio diffidente, poichè sapeva che il Sedda
+aveva molti nemici, e pensava forse che io fossi incaricato di eseguire
+qualche vendetta per conto d’altri.
+
+— Che ne fai di Giovanni Andrea?
+
+— Desidero abboccarmi con lui, perchè ho appreso che egli ha ucciso due
+caprioli ad un tiro. Ho bisogno di una pelle per regalarla ad un amico.
+Non fantasticare, via! Giovanni Andrea mi è amico.
+
+— Quando vi siete conosciuti? — mi domandò Giovanni, non ancora
+rassicurato sulle mie intenzioni.
+
+— Lo conobbi nelle tanche di _Santa Barbara_, quando facevo
+l’agricoltore col suo compagno Baingio Dedola. Sono ripassato di là,
+per caso, al tempo della messe, ed egli mi ha pregato di far ricerca di
+una cavalla smarrita, che io infatti rintracciai in una tanca d’Osilo.
+
+Giovanni Sechi parve convinto, e mi rispose:
+
+— Giovanni Andrea Sedda sta nell’ovile di _Santa Giusta_.
+
+Andai a trovarlo in sul tramonto; ma nell’ovile non trovai che la
+moglie, la quale non mi conosceva, e si mostrò titubante e dubbiosa.
+
+Allora, per rassicurarla, le consegnai il mio fucile:
+
+— Mettilo là in un canto, e dimmi dov’è tuo marito. Sono inerme!
+
+La donna mi prese l’arma e mi disse:
+
+— Mio marito sarà qui a momenti.
+
+Aspettai il suo ritorno. Quando Giovanni Andrea si presentò all’ovile
+e mi vide, ci abbracciammo con affetto. La moglie, fuori di sè dalla
+gioia, ci riabbracciò entrambi. Si era assicurata che la mia visita non
+aveva uno scopo sinistro[22].
+
+— Sei contenta, adesso? — le dissi — Dammi il fucile, poichè non posso
+farne senza. Tuo marito mi è amico!
+
+Pernottai nell’ovile. L’indomani, dopo pranzo, si andò insieme a
+caccia di lepri e di pernici, in compagnia di altre quattro persone.
+I cani scovarono una lepre, che io sparai col fucile carico a palla,
+colpendola alla testa. Poco dopo, sempre a palla, presi di mira una
+pernice lontana e l’uccisi.
+
+Giovanni Andrea mi fece i complimenti, dicendosi impressionato della
+mia bravura nel tiro, che conosceva solo per fama.
+
+Verso sera, quando ci trovammo soli, egli mi propose, in tutta
+segretezza, di tenergli compagnia per togliere di mezzo un suo nemico.
+
+— Chi mai?
+
+Egli esitò alquanto, poi mi disse:
+
+— Antonio Francesco Piu.
+
+— Tuo cognato?!
+
+— Lui! Andremo a Portotorres a trovarlo; saremo in sei. Tu sparerai, se
+ci sarà bisogno, altrimenti poco importa: avrai ugualmente i 200 scudi
+che ho deciso di darti.
+
+Io gli risposi serio:
+
+— Dimmi, Giovanni Andrea: saresti tu contento ch’io ti uccidessi, se
+tuo cognato mi offrisse 200 scudi? Tu, son certo, mi sborserai simile
+somma con sacrifizio, mentre tuo cognato potrebbe anche duplicarmela...
+Via, ricorriamo ad altri mezzi! A me basta l’animo di mettervi in
+pace, senza spargere sangue e senza gettare la discordia nelle vostre
+famiglie.
+
+Giovanni Andrea esclamò:
+
+— Non sai tu, dunque, che siamo otto uomini in causa, e se lui vive
+possiamo ritenerci perduti?
+
+— Non preoccupartene. Dimmi solo: ci hai tu amici, nella Nurra, che ti
+vogliano bene?
+
+— Ne ho molti.
+
+— Ebbene, portami dal tuo più fido!
+
+— Conosci Agostino Deroma, ricco proprietario della Nurra?
+
+— Oh altro! è un uomo buono, e mi piace. Andremo insieme da lui.
+
+Giorni dopo, infatti, andammo insieme all’ovile di _Saccheddu_, in _San
+Giorgio_.
+
+Trovandomi solo con Agostino, gli dissi:
+
+— Dimmi, Agostino: vuoi tu bene a questi fratelli Sedda?
+
+— Sinceramente, come se mi fossero figli. Li ebbi pastori fin dal
+giorno che li ho allevati in casa mia.
+
+— E ad Antonio Francesco Piu vuoi tu bene del pari?
+
+— Gli voglio bene, perchè per tre volte mi è compare di battesimo.
+
+— Vorresti, dunque, fare un buon servizio per il bene comune delle due
+famiglie?
+
+— Ben volentieri, se mi sarà possibile. Dimmi che cosa vuoi.
+
+— Orbene: tu devi andare a Portotorres per presentarti al tuo compare
+Antonio Francesco Piu. Fissandolo bene in viso per vedere l’effetto
+delle tue parole, gli dirai così: «State in guardia, compare, poichè
+ho veduto Giovanni Tolu in stretto colloquio con Giovanni Andrea Sedda
+ed altri vostri cognati!» Mi riferirai al tuo ritorno l’impressione
+risentita da Piu. Null’altro.
+
+— Se non è che questo, sei bell’e servito!
+
+Ritornato Agostino da Portotorres, mi riferì in confidenza, che Antonio
+Francesco Piu aveva impallidito e si era turbato.
+
+— Benissimo. Ora lo abbiamo in mano! — esclamai contento; e rivolto ad
+Agostino:
+
+— Chiedo un altro favore. Fra una quindicina di giorni ti recherai di
+nuovo da Antonio Francesco per riferirgli in nome mio, che ho bisogno
+urgente di abboccarmi con lui.
+
+La risposta di Piu a Deroma fu questa:
+
+«— Dirai a Tolu, che non posso per ora recarmi da lui; ma, se
+avesse bisogno di qualche cosa, me lo faccia sapere, chè lo renderò
+soddisfatto, senza pur bisogno dell’abboccamento.»
+
+Raccomandai allora ad Agostino Deroma di comunicare al Piu, ch’io
+desiderava la sua riconciliazione coi cognati e cogli altri suoi
+nemici.
+
+La risposta fu, che sarei stato soddisfatto.
+
+Le cose prendevano dunque una buona piega, ed io non frapposi indugio a
+conchiudere la pace.
+
+Parlai di questo fatto con Giovanni Sechi e con altre persone
+autorevoli e assennate della Nurra; ma tutti mi dichiararono di non
+aver fiducia nella parola di Piu, il quale non era uomo da mantenerla;
+motivo per cui sarebbe tornata vana la generosa opera mia.
+
+— Dio voglia che egli mi dia la parola! — risposi — se poi vi mancasse,
+penserò io ad aggiustarlo!
+
+ *
+ * *
+
+Fermo nel mio proposito, trovai modo di riunire una settantina di
+persone in un dato punto; e quindi invitai Piu a recarsi alla Nurra.
+
+Egli vi accorse in compagnia di tre suoi amici: Antonio Vincenzo Melis,
+Miali Ghera, e Filippo Cano, il famoso cacciatore.
+
+Per luogo di riunione era stato scelto un vasto campo nella regione
+di _Puttu Esse_, sebbene io avessi proposto di riunirci in montagna,
+per essere più al sicuro. Mi si era fatto osservare, che essendo in
+settanta, e tutti armati, si poteva far fronte a cento carabinieri, in
+caso di un assalto.
+
+— Quando i pericoli sì possono evitare — soggiunsi — è sempre meglio.
+Parmi stoltezza mettere a repentaglio la vita per futili motivi.
+
+Gli amici insistettero, ed io mi lasciai convincere a rimanere in
+_Puttu Esse_.
+
+Tutta la mattina fu impiegata nel divertimento del tiro al bersaglio.
+Il bravo cacciatore Filippo Cano prendeva diletto a misurarsi con me,
+ma io fui fortunato, e lo vinsi in tutti gli spari; poichè tenevo a non
+fallire un colpo, quando mi trovavo in compagnia d’altri.
+
+Mentre le carni erano tutte al fuoco — poco prima di andare a pranzo —
+determinai di sbrigare la cerimonia delle paci.
+
+La numerosa comitiva, divisa qua e là in gruppi, era intenta a
+discutere e a chiacchierare allegramente. Chiamai allora da una parte
+Antonio Francesco Piu e i suoi tre amici, e dissi loro, ridendo:
+
+— Vogliamo finirla colle ciancie? Bisogna prima far le paci!
+
+— Figlio mio — prese a dire Miali Ghera, ch’era il più anziano — noi
+nulla sappiamo di queste ragioni e di queste paci. Fa tu; disponi come
+meglio credi, e noi seguiremo il tuo consiglio.
+
+— Ebbene, m’incaricherò io della cosa; ma fate silenzio e lasciate per
+un poco le ciancie.
+
+— Aggiustati, figliuolo! noi siamo qui a tua disposizione.
+
+Mi rivolsi a Piu, ch’era presente e non parlava.
+
+— E tu, Antonio Francesco, dichiari di sottostare a quanto farò io?
+
+— Ti ho dato la mia parola e la manterrò fino alla morte. Quello che ti
+piacerà fare sarà sempre ben fatto: per me e per gli altri!
+
+— Sai che cosa dico? Dio vi guardi da una leggerezza! Colui che
+mancherà di parola, non avrà più da fare coi propri nemici, ma con
+me: con Giovanni Tolu, che ha assunto l’incarico di ravvicinarvi. Il
+bandito della Nurra, saprà punire il traditore della fede!
+
+— È intesa! — esclamarono tutti.
+
+Feci in seguito chiamare Giovanni Sedda, e tolsi da tasca una reliquia,
+che tenero involta in un fazzoletto. Questo talismano, benedetto da un
+prete, lo portavo sempre meco, poichè serviva per il bestiame malato.
+Lo si cuopriva di terra e vi si faceva passar sopra la mandra. Talvolta
+le faceva bene, tal altra non faceva nulla.
+
+Presa in mano la reliquia, dissi rivolto a Sedda:
+
+— Farai, tu, quanto ti comanderò di fare?
+
+— Sono disposto a farlo!
+
+— Orbene: tu, che sei il più anziano della famiglia, dovrai cresimare
+un figlio di tuo cognato Antonio Francesco Piu; e così voi sarete
+compari d’olio santo. T’impongo pure in penitenza, che, tanto tu,
+quanto i parenti e gli amici tuoi, ogniqualvolta vi recherete a
+Portotorres, non dimentichiate di far visita a Piu nella propria
+abitazione; e se Piu per caso non vi fosse, visiterete la moglie, o
+la famiglia, o la sua casa. Voglio che ciò si adempia! Farai tu il tuo
+dovere?
+
+— Lo farò.
+
+— Lo giuri?
+
+— Lo giuro.
+
+Recitato il mio sermone, invitai Antonio Francesco Piu e Giovanni Sedda
+a mettere la mano sulla reliquia benedetta. Compiuto il giuramento,
+dissi loro:
+
+— Manca ancora una formalità.
+
+— Quale?
+
+— Il bacio della pace.
+
+I due cognati si abbracciarono e si baciarono con trasporto.
+
+Ottenuta la conciliazione di questi due, feci chiamare l’altro fratello
+Baingio Sedda, a cui domandai:
+
+— Farai tu quanto ti comanderò di fare?
+
+— Fino a morire!
+
+— Orbene: appena tua moglie ti partorirà un figlio od una figlia, devi
+invitare Antonio Francesco Piu, tuo cognato, a tenertelo a battesimo; e
+così sarete compari; e quando ti recherai a Portotorres, o vi andranno
+i tuoi parenti ed amici, non dimenticherete di visitare in casa la sua
+famiglia. Così voglio, e così sia. Sei disposto ad ubbidirmi?
+
+— Con tutto cuore.
+
+— Lo giuri?
+
+— Lo giuro.
+
+Alla mia esortazione seguì il solito giuramento sulla reliqua,
+l’abbraccio, e il bacio della pace.
+
+Allo stesso cerimoniale sottoposi Giovanni Andrea Sedda, terzo cognato
+di Antonio Francesco Piu.
+
+Venne poscia la volta di Giovanni Foi e di Baingio e Salvatore Pinna,
+ai quali feci la stessa esortazione, invitandoli al giuramento,
+all’abbraccio ed al bacio.
+
+I chiamati erano stati sei, poichè Piu mi aveva dichiarato di non
+conoscere altri nemici. Io non insistetti per prudenza, ma sapevo che
+ve n’erano parecchi altri, a lui ignoti. Non volli menzionarli per non
+tradirli, disposto com’ero ad adoperarmi perchè non gli facessero male.
+
+Compiuta la cerimonia delle paci, si andò tutti a pranzo, in numero di
+oltre settanta.
+
+ *
+ * *
+
+Sdraiati sull’erba si mangiò con molto appetito, e regnò fra i numerosi
+commensali la più schietta allegria.
+
+Sul finire del pranzo Filippo Cano, l’ottimo cacciatore, buttò in aria
+un piatto, e poi lo mandò in frantumi con una fucilata a pallini.
+
+— Buttàtene un altro in aria! — gridai scherzando — chè non voglio
+lasciar solo un buon tiratore come il signor Filippo!
+
+Fu lanciato un piatto a grande altezza; ed io, che avevo il fucile
+carico a palla, lo puntai e feci fuoco, rompendolo in due. Tutti i
+commensali proruppero in applausi, vantando il mio difficile tiro.
+
+La comitiva volle in seguito divertirsi a tirare ad una grossa
+bottiglia, alla distanza di 200 passi. Io me ne stavo in distanza,
+senza prender parte alla gara. Parecchi amici si accostarono a me:
+
+— Perchè non spari?
+
+— Perchè da un’ora non siete riusciti ad _uccidere_ una bottiglia. Se
+io sparo l’_uccido_, e voi non vi divertirete più.
+
+— Pròvati!
+
+Puntai la bottiglia. Il primo colpo mi andò fallito; col secondo mandai
+la bottiglia in frantumi.
+
+In altra parte del campo una ventina di tiratori erano intenti a
+sparare, a 70 passi di distanza, un piccolo bicchiere, nel quale
+avevano messo un fiore di papavero. Nessuno ebbe la fortuna di
+colpirlo.
+
+Io, che stavo in disparte, conversando coi fratelli Sedda, mi avvicinai
+alla brigata:
+
+— Perdio! voi fate vergogna ai tiratori. Siete da mezz’ora consumando
+polvere e palle, e non riusciste a rompere un bicchierino.
+
+— Colpiscilo tu, dunque!
+
+— Non col mio fucile — dissi sorridendo — ma colla mia pistola.
+
+E armato il grilletto puntai... e il bicchierino andò in pezzi.
+
+Era la terza vittoria che io riportavo quel giorno, dinanzi alla
+numerosa brigata, là convenuta per assistere alle paci. Non dovevo
+certo vantare a mia superiorità sugli altri. Fin da ragazzo mi ero
+esercitato nel bersaglio, e la mia condizione di bandito mi aveva
+aguzzato maggiormente l’occhio. Ci era di mezzo la vita, se io falliva
+un colpo!
+
+Quel giorno, nel campo di _Puttu Esse_, erano intervenute molte donne,
+per preparare il pranzo a settanta persone; ma vi mancava la moglie
+di Antonio Francesco Piu, dalla quale da tempo egli viveva separato.
+Questa separazione era stata la causa prima dell’inimicizia coi
+cognati.
+
+Alcune di queste donne, verso sera, mi chiamarono in disparte, per
+raccomandarmi di rendere complete le paci, col ravvicinamento del
+marito alla moglie.
+
+— Per oggi dovete rinunziarvi — risposi — Vi prometto di occuparmene
+un’altra volta.
+
+Sull’imbrunire presi commiato dalla comitiva, e ciascuno tornò a casa.
+
+ *
+ * *
+
+La riunione a _Puttu Esse_ aveva avuto luogo nei primi di maggio del
+1858. Venuta la festa di San Gavino — la quale chiama molto concorso a
+Portotorres — consigliai i cognati e le cognate di Piu di condurre con
+loro alla casa di quest’ultimo la moglie Maria Antonia e le sorelle,
+come per fargli visita.
+
+Si eseguì quanto io avevo consigliato.
+
+Quando Antonio Francesco Piu, entrando in casa, vide la propria moglie,
+parve comprendere, e le disse tra il dolce e il grave:
+
+— Tu sei già stata altra volta in questa casa. Se vuoi rimanere, sei
+padrona; se vuoi andartene, fa il piacer tuo. Dal canto mio ti dico,
+che sarebbe meglio di fermarti!
+
+Si pianse tutti di commozione, e fu una giornata indimenticabile.
+I cognati e gli amici presero commiato da Antonio Francesco Piu,
+lasciandolo solo con Maria Antonia; la quale, da quel giorno, visse in
+pace col marito, e benedisse la provvidenza che le aveva risparmiato
+tante amare lagrime.
+
+Quando la comitiva tornò alla Nurra, le andai incontro sorridendo:
+
+— E Maria Antonia? — chiesi.
+
+— È col marito! — risposero tutti allegramente, e mi narrarono la scena
+avvenuta.
+
+— Vedete? — conchiusi. — Quando c’è Dio per lo mezzo, le cose si
+aggiustano sempre; ma bisogna credere in Dio, e non fare la vita dei
+beduini!
+
+Antonio Francesco Piu si era riconciliato coi nemici, e la giustizia
+volle tutti dimenticarli. Ed è così che si fanno le paci: coll’amore, e
+senza spargere una goccia di sangue.
+
+Non pochi pastori della Nurra avevano dubitato della fede di Piu;
+eppure s’ingannarono. Le paci durarono a lungo, e fu una grazia per le
+due famiglie, ch’erano alla vigilia di distruggersi a vicenda.
+
+Soddisfatto e felice dell’opera mia, io ritornai nella solitudine: alla
+mia vita randagia e tribolata. Tutti erano contenti — meno io ch’ero
+riuscito ad ottenere la pace altrui.
+
+Per me non vi era che la dolce immagine della mia bambina; e quando
+alla sera, stanco e sconfortato, mi sdraiai in un macchione, recitai la
+mia solita preghiera pensando a lei — alla mia piccola santa!
+
+
+
+
+CAPITOLO XIII.
+
+A «Monte Rasu.»
+
+
+Le paci fatte a _Puttu Esse_, nonchè la riconciliazione dei coniugi
+Piu, valsero a rendermi popolare nella Nurra, attirandomi le simpatie
+di molte persone rispettabili di Sassari e Portotorres.
+
+La mia riabilitazione cominciava.
+
+Datomi alla macchia nel 1851, per sette anni i miei casi si erano
+svolti in un’alterna vicenda di bene e di male. La mia vita era stata
+come un’incostante giornata di novembre: — qua un lembo d’azzurro, là
+una nuvoletta che offuscava il sole; a levante uno sprazzo di luce, a
+ponente un orizzonte nero, che preannunziava il temporale.
+
+Forte nell’amore della mia figliuola, da tre anni vivevo tranquillo.
+L’odio non aveva più tormentato il mio cuore, e la giustizia era stata
+meno feroce nel perseguitarmi. Ma forse non meritavo tanta felicità,
+poichè il destino volle mettermi di nuovo a dura prova.
+
+Sull’imbrunire di un giorno di maggio, in _Badde Cubas_, percorrevo a
+cavallo un _cammino reale_ (così noi chiamiamo una strada di passaggio,
+e di molto trafico in aperta campagna). Tormentato da più giorni da un
+foruncolo all’anca, avevo ripiegato a mo’ di cuscino il mio cappotto
+sulla sella, per meno inasprire la piaga.
+
+Ad un tratto mi trovai di fronte ad una brigata di sette uomini, che
+cavalcavano di conserva. Li credetti carabinieri, poichè uno di essi
+montava un cavallo grigio, simile a quello che soleva portare il
+brigadiere.
+
+Piedi di sprone al cavallo e mi cacciai in un _cammino falso_
+(scorciatoia poco battuta).
+
+La trottata a precipizio mi aveva inasprito il foruncolo, in modo che
+n’ebbi la febbre per parecchi giorni.
+
+Non senza disagio giunsi a _Monte Rasu_, all’ovile della vedova di
+Paolo Sechi (l’amico del famoso bandito Alvau) dove con frequenza
+solevo recarmi. Deciso di fermarmi colà fino a guarire, consegnai il
+mio cavallo ad un servo, perchè me lo custodisse in una tanca vicina,
+per averlo pronto in caso di bisogno.
+
+Parecchi giorni dopo il mio arrivo all’ovile, erano usciti dalla
+stazione di Portotorres quattro carabinieri a cavallo, diretti alla
+Nurra. Essi passarono in _Puttu Esse_, dove un certo Cosimo Mannu
+lavorava la terra, insieme ad altri compagni.
+
+Era costui ritenuto dal popolo come un _indovino_, perchè in fama che
+ogni notte i morti lo portassero in giro.
+
+Vedendo passare i quattro carabinieri, egli aveva esclamato rivolto ai
+compagni:
+
+— È strano! Io vedo due morti su quel cavallo!
+
+— Non ti accorgi che sono quattro carabinieri vivi? — gli dissero i
+compagni per canzonarlo.
+
+— No, vi dico! due di essi li vedo morti, e non ritorneranno a
+Portotorres!
+
+Questa predizione, che mi venne riferita più tardi dagli stessi
+lavoratori, aveva fatto il giro della Nurra, e fu argomento di
+chiacchiere, le quali avvalorarono la chiaroveggenza di Cosimo Mannu.
+
+Io intanto me ne stavo tranquillo a _Monte Rasu_, poichè l’ovile era un
+ritiro sicuro.
+
+Dopo essermi aggirato una mattina nei d’intorni di _Monte Rasu_, entrai
+un momento nella capanna isolata, dove si trovava Maria Antonia Dore,
+vedova di Paolo Sechi, intenta alla lavorazione dei formaggi.
+
+Entrato per mangiare un boccone in fretta e furia, mi ero chinato sul
+focolare (scavato nel centro della capanna) per accendermi la pipa con
+un po’ di bragia.
+
+Mentre stavo curvo, frugando colla pinzetta nella cenere, intesi il
+latrato del mastino, ch’era legato a poca distanza dall’ovile, e in
+pari tempo lo scalpitare di più cavalli che si avvicinavano.
+
+Mi rizzai in piedi sgomentato, ed armai i due grilletti del fucile, che
+impugnavo colla sinistra.
+
+La capanna aveva due porte d’ingresso (l’una di contro all’altra)
+chiuse da battenti, in cui era praticato un largo finestrino, per
+lasciar passare l’aria e la luce — come è uso in quasi tutte le case di
+campagna, e specialmente nella Nurra.
+
+ [Illustrazione: I carabinieri a Monte Rasu]
+
+Come levai gli occhi al finestrino che avevo di fronte, vidi un
+carabiniere che guardava dentro la capanna col fucile _sul pronti_. Gli
+altri tre compagni, arrivati subito dopo, erano smontati da cavallo,
+fermandosi a buon tiro verso le due porte — in modo da impedirmi
+l’uscita, se avessi tentato scappare.
+
+Era l’identico caso di _Monte Fenosu_ — ma con maggior probabilità
+di riuscita per parte dei carabinieri, poichè sicuri che la belva si
+trovava al sicuro.
+
+Raccolsi tutto il mio sangue freddo, e pensai di sfuggire all’agguato,
+ricorrendo ai mezzi che mi erano abituali: all’audacia ed al coraggio.
+
+Puntai addirittura il carabiniere che avevo di fronte, e feci fuoco.
+La mia palla lo aveva passato da parte a parte, ed egli precipitò di
+sella.
+
+La vedova di Paolo Sechi, che accudiva ai formaggi, si era data a
+correre di qua e di là, strillando come forsennata; ma io, che volevo
+non risentisse alcun danno, fui pronto ad afferrarla per la vita, e la
+buttai in un canto della capanna, dicendole:
+
+— Che fai? Vuoi morir forse crivellata dalle palle?
+
+Così dicendo mi voltai di scatto verso la porta opposta; posi il
+dito sul grilletto della canna carica, e mi precipitai con impeto
+all’aperto. Veduto l’altro carabiniere, che alla distanza di 45 passi
+cercava di colpirmi, mi fermai di botto, lo presi di mira, feci fuoco,
+lo vidi cadere, e continuai la corsa verso il largo.
+
+Raggiunto il muro di cinta della tanca, e non riuscendo a scavalcarlo
+per il foruncolo che mi tormentava l’anca, mi diressi all’imbocco della
+viottola vicina, dov’era legata la cagna che allatava i piccini. Questa
+mi si avventò come una tigre, addentandomi la giacca. Liberatomene con
+uno strappo, presi allora una seconda viottola, dove i due carabinieri
+mi raggiunsero, facendomi tre scariche quasi a bruciapelo.
+
+Continuai a correre come un capriolo, fra le palle che mi fischiavano
+all’orecchio.
+
+Seppi in seguito, che i carabinieri, credendo di avermi gravemente
+ferito, erano venuti a frugare fra le macchie, sperando di rintracciare
+il mio cadavere. Ma io in quel momento ero già lontano, salvo, e
+recitavo il rosario per l’anima dei trapassati.
+
+I due carabinieri, da me feriti gravemente, furono la stessa sera
+trasportati su due carri a Portotorres, ed entrambi morirono.
+
+Fu asserito da taluni, che i quattro carabinieri non erano venuti a
+_Monte Rasu_ in cerca di me, ma bensì in cerca d’acqua per abbeverare
+i cavalli. Niente di più falso! Essi non avevano bisogno di spingersi
+fino all’ovile di Paolo Sechi per provvedersi d’acqua. Usciti da
+Portotorres avevano passato la notte nell’ovile di Vigliano Addis e
+dei fratelli Gianichedda, dov’era molt’acqua. La mattina seguente,
+verso le 9, avevano attraversato il fiumicello di _Boturru_, coll’acqua
+al ginocchio, e vi potevano abbeverare i cavalli. Percorso altro
+breve tratto di strada, erano passati dinanzi all’abbeveratoio della
+_Sposada_, con acqua abbondantissima e buona. Di là a _Monte Rasu_
+non sono che 10 minuti di strada; motivo per cui non era la sete
+dei cavalli che li spingeva alla capanna isolata, dov’io mi trovavo,
+sofferente per il foruncolo.
+
+Era precisamente a _Boturru_ che essi avevano a lungo conferito con
+certo Domenico Tignosu, loro fiduciario; e già sognavano di avermi
+nelle mani.
+
+Domenico Tignosu, dopo lo scontro di _Monte_ _Rasu_, si era infatti
+affrettato a lasciar la Nurra per stabilirsi a Sassari, prevedendo
+giustamente ch’io non gli avrei risparmiato la pelle.
+
+È questa la verità vera; tutte le altre sono fandonie, messe in campo
+per scusare la poca accortezza di quattro carabinieri imprudenti, i
+quali si lasciarono sfuggire un bandito, dopo averlo bloccato in una
+capanna isolata[23].
+
+ *
+ * *
+
+Sfuggito per miracolo alle fucilate di due carabinieri, continuai a
+correre per una mezz’ora in campagna aperta, fino a che mi cacciai in
+un macchione, dove rimasi quasi tre giorni senza prender cibo. Avevo la
+febbre, perchè il foruncolo all’anca mi si era alterato, e non potevo
+muovermi.
+
+Vivamente impressionato della morte dei due disgraziati, non ringraziai
+neppure il Cielo di essere uscito illeso dalle palle dei carabinieri.
+
+Ciò non deve recar meraviglia: era l’effetto d’una mia fissazione.
+Sentivo dentro di me una forza superiore, che non sapevo spiegarmi.
+Più cresceva il pericolo, e più diventavo audace. Se mi avessero
+detto: «là vi sono tre uomini appiattati che bisogna affrontare!» non
+avrei esitato un momento a scagliarmi contro di essi. Nessuno de’ miei
+compagni vantava quest’impeto temerario. Lo stesso Cambilargiu invocava
+spesso la mia compagnia, confessando che meco sentiva più coraggio. Se
+però ero audace in campo aperto, diventavo all’incontro un pusillanime
+all’imbocco d’una viottola stretta, o dinanzi ad un nero macchione.
+Ero capace di fare un lunghissimo giro, pur di non avventurarmi in una
+viottola sospetta. Dicevo a me stesso:
+
+— Quando l’uomo ha la fede in Dio, o la coscienza della propria
+ragione, egli deve affrontare qualsiasi pericolo. Se la nostra causa
+è ingiusta, soccomberemo; ma se è giusta, riusciremo a sfuggire alle
+palle di cento fucili.
+
+Molti credettero che io possedessi un talismano, che mi rendesse
+invulnerabile. Dicerie ridicole! Il mio talismano era la cieca fede nel
+volere del destino.
+
+ *
+ * *
+
+Dopo essere stato tre notti e due giorni dentro ad un cespuglio, mi
+diressi ad una capanna, dove mi sfamai con pane fresco. Di là passai
+nell’ovile di un amico, col quale pochi giorni prima avevo scambiato il
+fucile. Come mi vide, mi disse sorridendo:
+
+— Vedo che il mio fucile ti va bene!
+
+— Benissimo — risposi — In mia mano stanno bene tutti i fucili. Quando
+la canna è diritta, l’occhio non può trovarsi a disagio nel prendere di
+mira un bersaglio.
+
+Dopo lo scontro di _Monte Rasu_, molte squadriglie di carabinieri si
+aggirarono nella Nurra per darmi la caccia. Vennero anche disposti
+alcuni appiattamene nella speranza di cogliermi; ma io seppi deludere
+gli agguati.
+
+Dirò anzi, che appunto in quel tempo ebbi a tiro diverse volte i
+carabinieri. Una mattina, fra le altre, tre di essi vennero a mangiare
+e a chiacchierare sotto il crepaccio d’una roccia, nel quale mi ero
+cacciato un’ora prima. Se io lo avessi voluto, avrei potuto ucciderli
+facilmente; ma a quale scopo? Ho sempre risparmiato i carabinieri,
+poichè per essi non avevo mai nudrito odio — come mai ne hanno nudrito
+i miei compagni. Non conobbi mai bandito, anche fra i più efferati,
+che siasi vantato di aver fatto fuoco contro un carabiniere, quando da
+questi non era stato molestato.
+
+L’autorità giudiziaria si preoccupa molto dello _sparar prima_ o dello
+_sparar dopo_ in uno scontro coi carabinieri. Ma, santo Iddio! vorrei
+vederli i signori giudici nei panni di un bandito, in simili frangenti!
+Il problema parmi facile a risolvere. Non già chi spara prima, ma
+chi spara dopo corre il pericolo della vita. Ognuno può riuscire a
+sparar _primo_, ma nessuno riuscirà a sparar _secondo_, se il primo ha
+l’occhio buono. Una sola cosa bisogna notare: che tutti i carabinieri
+io li ho colpiti al petto!
+
+Confesso che mi spiacque l’incidente di _Monte Rasu_, e compiansi
+sinceramente i due poveretti, che caddero vittima della propria
+imprudenza, più che del proprio dovere. Da tre anni non perseguitavo
+nessuno. Non solo andavo in cerca di miei nemici, ma pregavo il destino
+che non li mettesse sui miei passi nei giorni dell’ira. Dopo l’incontro
+colla mia bambina erano altri i miei intendimenti!
+
+Non devo però qui tacere, che la vista dei carabinieri a _Monte Rasu_
+mi gelò il sangue. In quel momento non pensai che a Maria Antonia —
+alla mia figliuola, la quale, se fossi stato là ucciso, sarebbe rimasta
+orfana e sola sulla terra. Divenni feroce, perchè mi sentivo più
+attaccato alla vita.
+
+Non da me, ma dal destino vennero uccisi i due carabinieri di _Monte
+Rasu_. E fu questo l’ultimo sangue umano sparso dal bandito Giovanni
+Tolu!
+
+
+
+
+CAPITOLO XIV.
+
+Lo scandalo d’una tresca.
+
+
+Fu intorno a quel tempo, che, senza volerlo, cominciarono a pervenirmi
+le notizie sulla condotta di mia moglie a Florinas. Dico _senza
+volerlo_, poichè non mi ero mai occupato di lei, nè di lei volevo mi
+si parlasse mai. Mi contentavo di lasciare quella disgraziata in preda
+al suo destino. Vivente nell’abbandono e nella miseria, ella trascinava
+l’anima nel rimorso e il corpo nel digiuno, in espiazione d’una colpa a
+entrambi fatale.
+
+Per diversi anni il paese aveva ritenuto Maria Francesca come una donna
+savia, rassegnata a subire cristianamente la sua cattiva sorte. Io,
+invece, da qualche tempo ero informato, che il contegno di lei non era
+così onesto ed esemplare, come si dava ad intendere ai credenzoni. Il
+sospetto d’una tresca, che prima vagamente e poi con più insistenza si
+metteva in giro, era diventato realtà.
+
+Una donna che abitava nella casa vicina, affacciandosi per più notti
+ad una finestra che dava sul tetto della casupola di Maria Francesca,
+aveva udito distintamente la voce di un uomo. Sorpresa dalla strana
+conversazione in casa della sarta ad ora sì tarda, ne aveva dato avviso
+ad alcuni amici; i quali, volendo conoscere il misterioso visitatore
+notturno, avevano deciso di fargli la posta per darsi spasso[24].
+
+Nei villaggi — dove i passatempi son pochi, e molti gli oziosi — gli
+scandali servono di pascolo ad ogni ceto di persone, buone e cattive.
+Quei curiosi rimasero in vedetta lungo la notte; finchè al mattino,
+un’ora prima dell’alba, videro aprirsi la porta della casupola di
+Maria Francesca, ed uscirne un uomo incappucciato. Pedinatolo per
+diverse mattine, riuscirono a ravvisarlo. Era Baingio Maronzu, modesto
+macellaio, piccolo commerciante di bestiame, e amante di mia moglie.
+
+La notizia si divulgò, fece chiasso, divenne pubblica. Le comari
+del paese, la cui lingua non riposa neppur nel sonno, si diedero a
+commentarla, ora accusando, ed ora scusando Maria Francesca, a seconda
+i rapporti di amicizia o di parentela coll’adultera. Alla piccante
+avventura (per sè stessa poco singolare) si volle dare una grave
+importanza per i personaggi che vi erano implicati. Trattavasi della
+moglie di un famoso bandito vivente, e di un ganzo ammogliato, padre di
+cinque figli. Si diceva da tutti con raccapriccio:
+
+— Che farà Giovanni Tolu dei due colpevoli?!
+
+Ma Giovanni Tolu era tranquillo nella Nurra, nè pensava a consumare
+una carica di polvere e due palle contro una donna che più non gli era
+moglie, ed alla quale, da qualche anno, aveva strappato la figliuola,
+prevedendo quanto sarebbe avvenuto.
+
+Dopo la nostra separazione — come ho detto ultra volta — i genitori di
+Maria Francesca non si erano più recati a far visita alla figliuola, nè
+avevano ad essa permesso di visitarli con troppa frequenza. Essi davano
+ad intendere, che ciò si voleva per non inasprirmi; ma il vero scopo
+era quello di non volersi sagrificare a soccorrere la poveretta, da
+essi traviata.
+
+Eppure io sapeva, che Salvatore Meloni e sua moglie, tanto schizzinosi
+nell’avvicinare la figliuola, non sentivano scrupolo a ricevere in casa
+Baingio Maronzu; il quale faceva loro parte delle carni che macellava.
+La studiata generosità era servita di mezzo al buon amico per la sua
+relazione illecita con Maria Francesca; la quale, in quel tempo, aveva
+forse più bisogno di pane, che delle carezze di un padre di cinque
+figli!
+
+Quando la notizia della tresca pervenne alla Nurra, già da una
+settimana ero informato di uno scandalo maggiore. I miei parenti, che
+vigilavano ad occhi aperti, erano venuti a dirmi:
+
+— Bada, Giovanni! Tua moglie trovasi in istato d’inoltrata gravidanza!
+
+L’ambasciata non mi giunse amara, nè mi fece montare sulle furie;
+pensai invece a premunirmi contro lo scandalo, rendendo pubblico il
+fallo di mia moglie.
+
+Feci subito scrivere due lettere a Florinas: una al sindaco dottor
+Serra, e l’altra al rettore Dettori, annunziando loro la gravidanza
+illegittima di mia moglie, ed avvertendoli di farla sorvegliare, perchè
+allevasse la creatura che da lei sarebbe nata.
+
+Ammonita da entrambi sollecitamente, Maria Francesca protestò contro la
+diceria calunniosa; ma il dottor Serra le fece conoscere la pena che il
+Codice Penale infliggeva, a chi avesse tentato di far sparire il frutto
+della propria colpa.
+
+— Il fatto è ormai noto al paese — conchiuse il sindaco — ed io più di
+ogni altro sono in grado di affermare il vero!
+
+I miei parenti, dietro gli ordini da me ricevuti, raddoppiarono la
+vigilanza, benchè inutilmente. La scaltra donna, assistita da alcune
+comari compiacenti, riuscì a mandar fuori di casa il neonato, senza che
+alcuno se ne avvedesse. Il bambino fii esposto e raccolto nel paese di
+Bonnanaro, e i due funzionari non poterono far nulla.
+
+Sparsasi la voce dell’interessamento da me preso per la gravidanza
+di mia moglie, i due adulteri si sgomentarono, credendo scioccamente
+ch’io non avrei frapposto indugio a massacrarli. Da soli tre giorni
+era avvenuto il parto, quando i due colombi lasciarono Florinas per
+fuggirsene a San Gavino Monreale, al di là di Oristano. Mia moglie
+riuscì a collocarsi come balia a Cagliari; e Maronzu, non ritenendosi
+abbastanza sicuro nell’isola, si recò a Portotorres, e di là prese
+imbarco per Marsiglia, abbandonando la druda, la moglie, e tutti i suoi
+figliuoli.
+
+Morta la bambina affidatale come balia, Maria Francesca lasciò Cagliari
+per ritirarsi nel villaggio di San Gavino Monreale, dove non tardò a
+raggiungerla il suo drudo, stanco della vita miserabile che menava in
+Francia.
+
+Dopo circa due anni di assenza, l’uno e l’altra vollero far ritorno a
+Florinas; ma vivendo in continue angustie per paura della mia vendetta,
+spiccarono di nuovo il volo per San Gavino. Ivi Baingio acquistò una
+casetta in nome di mia moglie, coi risparmi fatti nella miniera di
+Monteponi, dove venne accettato come manovale.
+
+Non sono molti anni che quella donna leggera, benchè inoltrata negli
+anni, si separò dal drudo per unirsi ad un vecchio militare in ritiro.
+
+Così appresi per caso dalle chiacchiere degli amici — poichè, lo
+ripeto, non volli mai occuparmi di una donna, che non ho riveduto da
+oltre quarant’anni, e che spero di mai più rivedere in questo mondo, nè
+nell’altro.
+
+La voce pubblica (che viene chiamata _voce di Dio_, sebbene non ne
+azzecchi mai una!) andava dicendo, che io avessi più volte tentato
+di uccidere i due adulteri, tendendo loro un agguato. Nulla di più
+falso! — Dirò, anzi, che più d’una volta ebbi a tiro di fucile Baingio
+Maronzu, ma mi guardai di spararlo, per non perdere una carica di
+polvere e due palle. Così pure dirò, che facilmente avrei potuto
+uccidere Maria Francesca; poichè se da lei mi fossi creduto offeso,
+sarei stato capace di pugnalarla nella propria casa, dentro Florinas.
+Ho già detto, come per togliere la vita a Francesco Rassu (da me ferito
+in campagna) io mi fossi spinto fin sulla soglia della sua abitazione,
+poc’ora dopo che n’erano usciti il medico ed il pretore.
+
+Perchè, d’altronde, uccidere Maria Francesca? La pagavo col disprezzo,
+ma non l’odiavo. Giovane inesperta, mal consigliata, abbandonata da’
+suoi genitori, vivente nella miseria, era caduta nel fango per colpa
+d’altri: di quel sordido prete, a cui Dio avrà chiesto conto dell’anima
+buona da lui traviata. Chi lo sa? forse io devo alla piccola Maria
+Antonia, se non divenni allora un ussoricida. Non avrei certo esitato
+ad uccidere mia moglie; ma non potevo uccidere la madre della mia
+figliuola!
+
+Erano dunque abbastanza puniti i due adulteri, ed io per essi non
+dovevo compromettere la mia coscienza. Baingio Maronzu, d’altra parte,
+non si era unito a mia moglie, ma ad una donna da me ripudiata, e che
+più non mi apparteneva. Anch’io era stato reo dello stesso peccato, nè
+avrei saputo in altri punirlo[25].
+
+Per Maria Francesca si era avverata la mia profezia. Dopo la
+nostra separazione avevo detto a’ suoi parenti: — voi ne farete una
+sgualdrina!
+
+Destino di questo mondo! Io, abile lavoratore; lei, buona massaia,
+eravamo nati per vivere felici nella nostra casetta di Florinas. E
+invece, che fu di noi? Battemmo disgiunti una falsa strada: quella
+dell’infamia. Chi eravamo noi? Io, il bandito della foresta — lei la
+druda di un ammogliato. Fuggiaschi entrambi da un punto all’altro
+dell’isola, avevamo bisogno di nasconderci: lei per dar la vita a
+figliuoli bastardi — io per toglierla a’ miei persecutori!
+
+Un solo cruccio ho risentito per l’abbiezione di Maria Francesca: — la
+mia figliuola meritava una madre migliore!
+
+Oh quante volte, quando mi sedevo la bambina sulle ginocchia, io le
+diceva, senza che mi comprendesse:
+
+— Povera creatura! tu sei alta poco più del mio coltello omicida;
+nessuno ti conosce, nessuno ti cura, nessuno sa quanto vali! Eppure
+dovrebbero adorarti in ginocchio come una Madonnina! Eppure molti
+contadini e signori di Florinas dovrebbero caderti ai piedi, per
+ringraziarti delle vite che hai risparmiato al nostro paese! Molto
+sangue avrei sparso ancora, se io non ti avessi incontrato sul mio
+cammino! Non ti manca che una sola virtù, figliuola mia: — quella di
+non aver saputo spegnere nel mio cuore l’odio verso il prete Pittui —
+verso l’uomo fatale, che a me tolse la pace... e a te la madre!
+
+
+
+
+CAPITOLO XV.
+
+I ladri di buoi.
+
+
+La mia figliuola aveva continuato per lungo tempo a frequentare la
+scuola di Portotorres, cattivandosi la benevolenza della maestra
+e delle sue compagne. L’allontanamento dal paese della strega, che
+batteva le scolare, aveva in lei ridestato l’amore allo studio ed ai
+lavori di cucito.
+
+Appena raggiunta l’età di 16 anni, Maria Antonia dichiarò di non voler
+più sapere di lezioni. Si sapeva grandicella, e voleva ritirarsi in
+casa.
+
+Non aveva torto. Per la povera gente l’istruzione deve avere un limite.
+Lo studio è buono per i soli signori, e noi abbiamo bisogno del lavoro
+per tirare innanzi la vita.
+
+Uscita per sempre dalla scuola, Maria Antonia andò a convivere con mia
+sorella Andriana, maritata a Ignazio Piana.
+
+La mia figliuola era una ragazza assennata, piena di spirito, e si era
+data volontariamente al lavoro, per accudire alle faccende domestiche.
+Le due mie sorelle le tenevano buona compagnia e l’educavano bene,
+poichè nostro padre ci aveva tutti allevati rigidamente, all’antica,
+senza grilli per la testa, e senza quelle sciocche tenerezze, assai
+spesso nocive alle tenere piante.
+
+La famiglia d’Ignazio Piana si componeva di marito e moglie, di tre
+figli e di una nipote, che si era voluto addossare. Ignazio aveva casa
+propria a Portotorres, che abitava durante il tempo della manipolazione
+dei formaggi; negli altri mesi si ritirava colla famiglia negli ovili
+della Nurra di Portotorres — cioè a _Monte erva_ (lontano un due ore
+dal paese), o alle tanche di _S. Lucia_ e di _Campo cervo_, distante
+un’oretta.
+
+Come la mia figliuola entrò in casa d’Ignazio ad accrescere il numero
+dei componenti la famiglia, si era data a cucire, a far pane, ed anche
+a lavare; poichè da noi si fa di tutto, ed il saper leggere e scrivere
+non doveva darle diritto a starsene colle mani in mano.
+
+Andavo ogni tanto a trovar Maria Antonia, oppure le scrivevo, se avevo
+bisogno di dirle qualche cosa.
+
+Oltre all’ingrato mestiere di bandito, da una diecina d’anni mi ero
+assunta l’incarico di far da mamma alla mia creatura; epperciò lavoravo
+con più ardore, dovendo pensare al suo avvenire. Seminavo grano
+proprio, possedevo una mezza dozzina di buoi, ed anche qualche gregge;
+il tutto affidato alla custodia ed alle cure de’ miei cognati; poichè
+la mia vita di girovago, di fuggiasco, e di perseguitato, non poteva
+permettermi di aver campi, pecore e mandrie di mia proprietà. Col
+lavoro assiduo e coi risparmi avevo accumulato il poco che possedevo;
+ed ero orgoglioso di vantarmene, colla coscienza di non potermi
+rimproverare il minimo furto. Dovevo tutto a me stesso, e niente agli
+altri!
+
+Sentendomi più tranquillo dopo il ritiro di mia figlia dalla scuola,
+continuai a gironzare di qua e di là, considerando ch’era imprudenza
+fermarmi a lungo in un punto fisso.
+
+In quel tempo si era a me unito Giovanni Maria Ibba — che fu l’ultimo
+bandito ch’ebbi a compagno di ventura. Come ho fatto per gli altri,
+dirò poche parole sulla vita di costui.
+
+ *
+ * *
+
+Giomaria Ibba era un mugnaio; il quale un bel giorno, per presunti
+danni cagionati al suo orto, aveva preso a bisticciarsi con Luigi
+Marceddu — l’uccisore a tradimento di Pietro Cambilargiu.
+
+Persistendo Marceddu a darsi ragione colle minacele, il mugnaio gli
+disse:
+
+— Senti: è meglio finirla qui, perchè saresti capace di darmi una
+fucilata alle spalle, come hai fatto col bandito osilese.
+
+E impegnata una lotta corpo a corpo con lui, Ibba riuscì ad atterrarlo,
+e a spaccargli il cranio con una grossa pietra. Sotterrato quindi il
+cadavere nell’orto, vi piantò i pomidoro, che inaffiò accuratamente.
+
+Scoperto il cadavere, Giomaria Ibba si salvò colla fuga, e fece il
+bandito. Accortosi poco dopo che un altro mugnaio cercava di fargli la
+spia, riparò nella Nurra, e venne a trovarmi, pregandomi di prestargli
+mano per uccidere il collega delatore.
+
+— Io non ho più nemici, nè voglio più averne! — risposi — Ti avverto
+solo di non avvicinarti a Sassari, perchè colà la giustizia ha
+cent’occhi!
+
+— Che importa? So bene che finiranno per uccidermi; ma è meglio che io
+mi vendichi!
+
+Così egli mi rispose, e continuò a rimanere con me nella Nurra, finchè
+si decise a far ritorno a Sassari. Quivi riuscì ad uccidere, prima il
+mugnaio spia, e poco dopo il maresciallo Piras sullo stradone di Sorso.
+
+Affidatosi in Sassari ad un amico suo, comprato dalla Polizia, questo
+denunziò il rifugio del bandito. Assalito dai carabinieri, Giomaria
+Ibba cadde colpito dalle loro palle[26].
+
+Ed ora riprendo il filo della mia storia.
+
+ *
+ * *
+
+In compagnia del bandito Ibba, passai un giorno dinanzi all’ovile
+d’Ignazio Piana, il marito di mia sorella Andriana.
+
+Come mio cognato mi vide; esclamò:
+
+— Guarda combinazione! Poc’ora fa erano qui a cercarti due amici di
+Banari.
+
+— Chi erano dessi?
+
+— I fratelli Antonio Maria e Salvatore Pes.
+
+— Che volevano?
+
+— Volevano incaricarti della ricerca di tre paia di buoi, che furono
+loro rubati. I buoi, però, sono qui nella Nurra!
+
+— E chi può saperlo?
+
+— Lo so io, che li ho veduti, e lo sa Giovanni Lepuzza, che si trovava
+con me[27].
+
+— E come li avete veduti?
+
+— I ladri hanno aperto una breccia nel muro di _Lècheri_, hanno passato
+i buoi in _Badde arcu_, portandoli alla tanca di _Pedra carpida_, dopo
+aver loro legato le zampe anteriori (_trobidos_).
+
+— Chi accompagnava i buoi?
+
+— Il ploaghese Tiringone, domiciliato a Portotorres, e altri due che
+non abbiamo potuto ravvisare per l’ora tarda.
+
+— E i due fratelli Pes donde venivano?
+
+— Da Portotorres, dove si erano recati per raccomandarsi a Giovanni
+Lepuzza.
+
+— E perchè si rivolsero a costui?
+
+— Perchè a un suo fratello, carabiniere, era un giorno scappato il
+cavallo, che fu rintracciato dai Pes. Grato del servizio resogli, il
+carabiniere li esortò a comandarlo, ove avessero avuto bisogno di lui.
+
+— Che rispose Lepuzza ai fratelli Pes?
+
+— Lasciò scapparsi sbadatamente: — Perdio! gli stessi buoi! — Recatosi
+quindi da Tiringone aveva detto:
+
+«— Ho in casa due amici banaresi in cerca dei buoi, che l’altra sera
+avete portato alla tanca di _Pedra carpida_.
+
+«— E che? hai forse tu detto dov’erano?
+
+«— No... non ho detto niente!
+
+«— Ebbene, ascolta: tu avrai la parte dei buoi da noi presi, se ci
+metteremo d’accordo per dire ai banaresi che i buoi non ci sono.
+Condurremo i due amici altrove, per far loro perdere le traccie.
+
+«L’indomani, infatti, Lepuzza e Tiringone condussero i fratelli Pes
+a cercare i buoi... dove non c’erano. Fattasi tarda l’ora, dissero ai
+banaresi: — Potete tornarvene al paese. Faremo noi la ricerca dei buoi.
+
+«I Pes presero commiato, dicendo: — Noi siamo amici di Giovanni Tolu.
+Fategli i nostri saluti!
+
+«Prima di partirsene (conchiuse mio cognato Piana) i fratelli Pes
+vennero in cerca di me per narrarmi il caso; ed io sorrisi dicendo
+loro: — Andate pure, chè quando troveremo i buoi sarete avvisati.»
+
+Come mio cognato terminò il racconto, si andò tutti a cena, compreso
+Ibba, e si continuò a parlare dell’incidente.
+
+— Dunque i buoi furono veduti da te e da Giovanni Lepuzza?
+
+— Altro che! — rispose.
+
+— E perchè Lepuzza non condusse addirittura i fratelli Pes alla tanca
+dov’erano i buoi?
+
+— Glie lo dissi, ma mi rispose: — sai bene ch’io sono molto povero,
+e mi fa comodo la porzione che mi verrà data, quando si riuscirà a
+vendere i buoi.» — Lo rimproverai della sua poca lealtà, ma si limitò a
+confessarmi, che la promessa di un compenso lo aveva acciecato.
+
+Appena finito di cenare, mi recai con Ibba a _Campanedda_, e chiesto al
+servo ove fosse Francesco Silvanu, rispose ch’era a letto.
+
+— Digli che si alzi subito, perchè Giovanni Tolu ha bisogno di
+parlargli.
+
+Quegli si vestì e venne ad aprirci. Io gli dissi a bruciapelo:
+
+— Senti, Francesco: i buoi che tu hai nella tanca appartengono a
+Banari; si hanno le traccia, e non si cesserà dal cercarli, finchè si
+troveranno. Sono proprietà di gente ricca, che ha molti amici!
+
+— Non so nulla di quanto mi dici! — mi rispose Silvanu.
+
+— Non mentire: tu lo sai! Bada che _compare_ Maurizio, il capo dei
+ladri di bestiame, ha già deciso di restituire i buoi al padrone, per
+evitare lo scoprimento dei rei!
+
+Silvanu rimase come di sasso, non immaginando certo che le parole di
+compare Maurizio fossero un’invenzione mia. Pensò alquanto e rispose:
+
+— Dimmi che cosa devo fare!
+
+— Farai come ti dico. Per evitare pericolose testimonianze, condurrai
+di notte tempo i buoi nella tanca di mio cognato Piana, legati come si
+trovano. Non si saprà così, da nessuno, chi ve li abbia messi.
+
+L’indomani notte, infatti, fu trasportato il bestiame, come avevo
+suggerito.
+
+Quando all’alba mio cognato vide i buoi nella sua tanca, ne diè subito
+avviso ai banaresi, perchè se li ritirassero.
+
+I fratelli Pes, in precedenza, avevano fatto la denunzia del bestiame
+mancante al pretore ed ai sindaci dei paesi vicini.
+
+Divulgatasi la notizia del fatto, il pretore di Portotorres mandò a
+chiamare Ignazio Piana per chiedere schiarimenti.
+
+— Chi ha messo i buoi nella tua tanca?
+
+— Lo ignoro. Giorni prima avevo informato mio cognato Giovanni Tolu
+della mancanza dei buoi, ma non so se li abbia portati lui od altri
+alla tanca. Io feci il mio dovere avvisando i padroni.
+
+Il pretore volle interrogare anche mia sorella Andriana e la mia
+figliuola, che in quel tempo si trovava all’ovile. Quest’ultima
+rispose, con molto spirito, che le donne s’intendono di tela e di lino,
+non di buoi nè di pecore.
+
+Io fui ben lieto di aver adempiuto al mio dovere, facendo restituire la
+roba d’altri, senza denunziare i ladri.
+
+
+
+
+CAPITOLO XVI.
+
+Bue per bue!
+
+
+Compare Maurizio, Giovanni Lepuzza, Baingio Matagnu, i fratelli
+Tiringone, e molti altri componenti la compagnia dei ladri di buoi,
+furono risentiti contro di me, per la preda loro sfuggita. I buoi
+rappresentavano un valore di circa 400 scudi; e i ladri, per mia colpa,
+si videro costretti a rinunziare ad un lauto dividendo. Fatta congiura,
+stabilirono di vendicarsi.
+
+Uno dei fratelli Tiringone (mezzo scemo) amoreggiava con una ragazza
+di Florinas; alla quale raccontava, per vanagloria, tutte le prodezze
+della compagnia dei ladri, di cui egli faceva parte. La ragazza,
+con ingenuità, diceva tutto al padrastro Salvatore Bazzone, il quale
+era fratello di un mio cognato, amicissimo mio. Questi mi avvertiva
+per mettermi in guardia — e così mi era noto ogni tranello ed ogni
+chiacchiera a mio riguardo. Gli amori della donna mi hanno sempre reso
+dei grandi servigi.
+
+Un giorno Tiringone lasciò sfuggirsi:
+
+— Giovanni Tolu si accorgerà ben presto dell’errore fatto,
+costringendoci a restituire i buoi ai banaresi!
+
+Questa minaccia, ed altre di simil genere, pervenivano ogni tanto al
+mio orecchio, e si rinnovarono con frequenza per lo spazio di un anno.
+
+Io rideva, perchè di questa gente non avevo paura. Guai a loro se
+avessero osato molestarmi!
+
+Una notte Giovanni Lepuzza, membro della famosa compagnia organizzata
+nella Nurra, aveva tentato di far uscire dalla tanca di mio cognato
+Piana una ventina di buoi, fra i quali ve n’erano miei, di Giovanni
+Puzzone, e di altri che pagavano il pascolo al proprietario delle
+terre. Sebbene i cani non avessero abbaiato (perchè conoscevano
+Lepuzza, un tempo consocio di Pinna) i buoi quella notte non si
+poterono portar via, per la troppa loro grossezza.
+
+Trascorso un mese, Lepuzza ritentò il colpo, e questa volta gli riuscì
+di portar via una ventina di buoi, che condusse fino a _Montixiu Àinu_,
+dove era riunita la combricola dei ladri compagni.
+
+Le bestie furono messe dentro una tanca chiusa, lontana una mezz’ora
+dall’ovile di mio cognato. Temendo che la detonazione dei fucili non li
+tradisse, i ladri pensarono di uccidere col ferro, anzichè col piombo,
+i buoi designati. Gettato il laccio a quattro bestie, che lor piacque
+scegliere, le scannarono.
+
+Tre di questi buoi erano i miei — il quarto di Giovanni Puzzone. È
+certo, però, che il bue di quest’ultimo fu creduto pur mio, poichè ne
+avevo uno simile nella tanca di mio cognato.
+
+Ignazio Piana e il Puzzone, accortisi verso l’alba della mancanza dei
+buoi, si diedero attorno per rintracciarli. Essi rinvennero qua e là,
+vaganti, tutti i vivi, ma invano cercarono gli altri quattro.
+
+Arrivato la sera da Portotorres, Giovanni Lepuzza si presentò all’ovile
+di mio cognato Piana, il quale lo informò dei quattro buoi mancanti.
+
+— Andiamo a cercarli! — disse con affettata premura; e si mossero.
+
+Lepuzza, con sorpresa di Piana, si diresse verso _Montixiu Àinu_, dove
+trovarono i quattro buoi scannati, e già scorticati. I ladri avevano
+portato seco i cuoi, che depositarono più tardi nell’ovile di un loro
+amico, e parente.
+
+ *
+ * *
+
+Due giorni dopo — ignaro di quanto era accaduto — capitai con un
+compagno nell’ovile di mio cognato (ch’era assente) e dissi a mia
+sorella Andriana:
+
+— Dacci pane e vino, se ce ne hai. Abbiamo bisogno di mangiare un
+boccone, per continuare la nostra strada.
+
+Mia sorella, molto seria, accentuando le parole, mi rispose con doppio
+senso:
+
+— Oggi non ti mancherà carne, Giovanni! Ne abbiamo cotta, ed anche
+cruda!
+
+— Che vuoi dire? Spiegati!
+
+— Voglio dire, che ti hanno ucciso quattro buoi!
+
+Il sangue mi montò alla testa; ed ascoltai muto, come intontito, la
+storia dell’uccisione, che Andriana mi andava esponendo.
+
+Mio primo pensiero fu quello di correr subito in cerca di Lepuzza per
+dargli una fucilata. Si trattava del mio peculio assottigliato, del
+mio risparmio guadagnato col sudore della fronte. Venne in seguito la
+riflessione, e considerai che la morte di Lepuzza non avrebbe potuto
+indennizzarmi del bestiame perduto.
+
+Sedetti a tavola, sorrisi sinistramente, e dissi rivolto a mia sorella
+con finta gaiezza:
+
+— Andriana; portaci pane e vino, e non pensiamo ad altro. Quei furfanti
+l’hanno sbagliata. Dovevano prima uccider me... poi le mie bestie!
+
+Appena terminato il pasto, dissi alla mia figliuola, ch’era venuta a
+carezzarmi:
+
+— Maria Antonia; recati subito a Portotorres, e va in cerca del
+canonico. Portagli dieci scudi; e digli a mio nome, che celebri una
+messa alle _Anime del Purgatorio_, col _cavallo dei morti_ in mezzo
+alla chiesa.[28]
+
+Tornato all’ovile dopo due giorni, Maria Antonia venne a riferirmi,
+che il prete Giomaria Sanna (a cui si era rivolta) aveva ricusato il
+danaro, dicendo che non poteva prestarsi a lanciar _scomuniche_ in nome
+di un bandito.
+
+Rimandai la figliuola al curato della basilica, pregandolo che dicesse
+una messa di due scudi a Sant’Antonio _del fuoco_. Questa volta venni
+esaudito.
+
+Non devo tacere, che il prete Sanna ha mancato al suo dovere. Io so,
+per essere stato sagrestano, che un devoto (purchè paghi!) ha diritto a
+qualunque funzione in chiesa.
+
+Recatomi l’indomani nell’ovile di un pastore (parente dei ladri) mi si
+domandò se era vero che mi avessero ucciso tre buoi.
+
+— È verissimo! — risposi — ma vi assicuro che sarò indennizzato, anche
+se ai ladri si screpolasse la pianta dei piedi![29]
+
+Il pastore ammutolì inorridito.
+
+ *
+ * *
+
+Era intanto venuta la bella stagione, in cui diversi avvocati di
+Sassari solevano recarsi alla Nurra, per passare un mesetto in
+divertimento.
+
+Gli avvocati — esterno una mia opinione — sono gente che hanno
+l’abilità di barcamenarsi fra amici e nemici, per trarne all’occasione
+qualche cliente.
+
+Come seppi dell’arrivo dei villeggianti, mi presentai ad uno degli
+avvocati, ch’era informato del caso accadutomi, perchè contava molti
+amici nella Nurra.
+
+— Ma perchè te li hanno uccisi, questi buoi? — mi domandò egli.
+
+— Perchè ho fatto restituire ai banaresi quelli rubati dalla combricola
+dei ladri, capitanati da compare Maurizio!
+
+— E sei proprio sicuro di quanto dici?
+
+— Ne domandi agli amici della Nurra, e sentirà la risposta. I ladri
+avrebbero dovuto ringraziarmi, perchè non li ho compromessi colla
+giustizia. Mi hanno invece pagato col più nero dispetto!
+
+— Non dubitare; parlerò io con compare Maurizio. Lo conosco per un
+buon uomo, e mi dispiace che egli abbia male, perchè è un mio compare
+di battesimo. Non appena avrò conferito con lui, ti avviserò con un
+biglietto, che tu brucierai.
+
+Quando presi commiato, egli mi regalò tre scudi per farmi un paio di
+pantaloni.
+
+Dopo qualche tempo ricevetti una sua lettera, nella quale mi diceva di
+aver imposto a compare Maurizio di riunire i suoi amici per aggiustare
+l’affare dei buoi, il cui prezzo mi verrebbe pagato in rate, o nel modo
+più conveniente.
+
+Trovandomi un giorno nell’ovile di mio cognato Piana (in _Campu Cervu_)
+capitarono là, provenienti da Portotorres, compare Maurizio, Giovanni
+Lepuzza, i tre fratelli Tiringone, ed altri compagni della famosa
+comitiva.
+
+Li vidi da lontano e mi nascosi nelle vicinanze, senza che mi vedessero.
+
+Chiesto di me, mio cognato rispose:
+
+— Giovanni non si è veduto in questi giorni; ma se avete qualche cosa a
+dirgli, parlate pure, chè io troverò mezzo di riferirglielo.
+
+Allora compare Maurizio e i Tiringone, con un’audacia senza pari,
+si scagliarono addirittura contro Giovanni Lepuzza, accusandolo
+dell’uccisione dei buoi — forse coll’intento di mettere lui solo
+in causa, ed a tiro del mio fucile. Lepuzza tentò difendersi; ma i
+compagni alzarono tanto la voce, che quegli fu costretto ad ammutolire.
+
+La combricola si fermò nell’ovile tutta la giornata, sollevando
+questioni sul fatto de’ buoi, ma senza nulla conchiudere.
+
+Quando mio cognato mi riferì quanto si era discusso, gli feci notare
+che si trattava di uno strattagemma. Essendo Lepuzza un intruso nella
+società dei ladri, poco ad essi importava se lo avessero ucciso, o
+chiamato in causa.
+
+Volendo metterli alla prova, dissi a mio cognato:
+
+— Fammi il piacere di recarti a Portotorres. Dirai a compare Maurizio
+ed ai suoi compagni, che sabato li aspetto qui. Quando verranno, tu
+li tratterrai nell’ovile per un’oretta; in seguito li condurrai alla
+_Tribuna_.
+
+Disposi nel frattempo, che nel giorno indicato si recassero alla
+_Tribuna_ alcuni miei parenti ed amici, tutti armati.
+
+In quei giorni mio fratello Giomaria si trovava all’ovile, perchè
+consocio di mio cognato nell’agricoltura.
+
+Il sabato, fedeli all’appuntamento, i capi-ladri si presentarono
+all’ovile; e di là, dopo un’ora, furono condotti da Piana alla
+_Tribuna_, dove già si trovavano i miei, cioè: Giomaria, l’altro mio
+cognato Martino Fiori, ed i fratelli Giovanni e Ignazio Puzzone.
+
+Compare Maurizio era venuto coi tre fratelli Tiringone, cioè Ciccio,
+Antonio Giovanni e Billia. Mancava Lepuzza, perchè si era rifiutato a
+tener loro compagnia.
+
+Io intanto mi ero fermato nell’ovile di Antonio Maria Sassu, volendo
+presentarmi alla comitiva quando tutti erano a posto. Pregai l’amico
+pastore che lasciasse venir meco il suo figliuolo quindicenne, al quale
+fu dato un fucile, che io caricai a palla.
+
+Mossi finalmente verso la _Tribuna_, raccomandando al giovinotto di
+starmi sempre vicino, perchè all’occasione potessi servirmi dell’arma
+sua. Fu sempre mio sistema di premunirmi contro qualunque possibile
+evento.
+
+Come giunsi al sito designato, vidi i componenti la comitiva sdraiati
+qua e là sull’erba.
+
+Mi avvicinai sorridente; e alludendo ad una caccia finita dissi loro:
+
+— Non avete abbrustolito i cinghiali?
+
+— Non ancora! — rispose mio fratello. Gli altri tacquero.
+
+Diedi un’occhiata in giro:
+
+— Ma qui non vedo Giovanni Lepuzza!
+
+— Non è voluto venire.
+
+— Bisognava condurlo!
+
+— Dovevamo forse trascinarlo per i piedi?
+
+— Sicuro: anche a viva forza, dandogli parola che nessuno lo avrebbe
+qui offeso. Temevate forse che io lo uccidessi? Colui che voglio
+uccidere non ha bisogno di disturbarsi per venirmi a trovare: — so
+andare io da lui; e se lo cerco lo trovo!
+
+Nessuno rispose. Compare Maurizio disse:
+
+— Noi siamo qui, pronti a fare quello che vuoi!
+
+Mi rivolsi a lui:
+
+— Ma io non sono un bambino da menar per il naso. Tu sei il capo
+dei ladri! e come capo devi radunare i tuoi amici perchè mi venga
+rimborsato il prezzo dei tre buoi che mi avete ucciso. Chiacchiere non
+ne voglio da nessuno. Ne ho già udito abbastanza!
+
+E così dicendo, voltai loro le spalle, e me ne andai.
+
+— Ma quest’uomo è sulle furie e non vuole ragionare! — aveva
+esclamato compare Maurizio, rivolto a Giomaria. — Che venga qui, e ce
+l’intenderemo con calma!
+
+Mio fratello montò a cavallo e mi raggiunse, per riferirmi le parole
+del capo ladro.
+
+— Rispondi loro, che io voglio soldi e non ciancie!
+
+E continuai la mia strada.
+
+
+
+
+CAPITOLO XVII.
+
+Fra giudici e avvocati.
+
+
+Il caso dell’uccisione dei buoi divenne popolare nella Nurra, e la
+giustizia se n’era immischiata.
+
+Trascorse due settimane, venni chiamato a Sassari in salvacondotto, e
+mi presentai al giudice Pirari.
+
+Invitato da lui a dar ragguagli, ed a deporre in causa contro gli
+uccisori de’ miei buoi, risposi:
+
+— Se il Governo è disposto a risarcirmi del danno, svelerò il nome dei
+ladri... e dirò altro ancora!
+
+— Il Governo ha il dovere di far giustizia, ma non può rimborsare danno
+alcuno.
+
+— Ed io non dirò una parola!
+
+— Ecco il vostro contegno! — fece il giudice Pirari con aria di
+malcontento — Prima vi dolete del danno sofferto, e poi vi rifiutate a
+denunziare i rei. Che volete che faccia la giustizia?
+
+— Ma ella dunque ignora, che non ho altre entrate per vivere? Io conto
+sul mio lavoro, nè voglio andare a rubare. Se il Governo rifiuta di
+pagarmi, troverò io il mezzo di farmi pagare dai ladri.
+
+— I ladri non ti pagheranno, poichè sono in molti... e tu sei solo.
+
+— Ella è in errore. Appunto perchè in molti mi riuscirà facile
+ucciderne qualcuno; mentre sarà loro difficile venirmi a trovare. Creda
+pure, d’altra parte, che se mi cercano mi trovano!
+
+— Ripeto che da nessuno verrai pagato: nè dai ladri, nè dal Governo.
+
+— I ladri mi pagheranno; e se non mi pagassero, è segno che morrò
+presto.
+
+— Pensaci bene!
+
+— Ci ho pensato. Faccia una cosa: ne tenga parola col prefetto, col
+procuratore del re, con chi vuole: mi si paghino i buoi, e in seguito
+si vedrà se sarò capace di mettere la giustizia sulle traccia dei
+malandrini!
+
+— È una cosa impossibile!
+
+— Se il Governo mi paga i buoi, le prometto di unirmi ai carabinieri
+per arrestare i ladri.
+
+Il giudice mandò allora a chiamare il capitano Castelli, essendo
+assente da Sassari il maggiore.
+
+Il capitano mi disse con compunzione fratesca:
+
+— Bisogna essere amico dei carabinieri!
+
+— Sicuro; ma prima il Governo rimborsi il danneggiato. Si mettano
+d’accordo col prefetto, ed io farò quello che vogliono.
+
+— È inutile conferire col prefetto, perchè egli non è autorizzato a
+pagar buoi.
+
+— Allora è finita. Io mi farò pagare dai ladri, e lei non strapperà una
+parola dalla mia bocca. Ho un salvacondotto, e posso andarmene quando
+voglio!
+
+Il mio interrogatorio era terminato, ed io mi separai dal giudice
+Pirari e dal capitano Castelli.
+
+ *
+ * *
+
+Ero ospite dell’amico e compaesano Antonio Giuseppe Zara, la cui
+abitazione era sul Corso, nella casa del Cav. Chiappe (oggi di Michele
+Canessa). Nello stesso piano, in un quartiere separato, abitava pure
+il procuratore del re Cavalier Dore; il quale, quasi ogni giorno,
+mi faceva chiamare dalla sua cameriera, e si tratteneva un’oretta
+a discorrere con me — spinto un po’ dalla curiosità, e un po’ dalle
+esigenze della carica che copriva.
+
+Un giorno, mentre mi disponevo ad entrare in casa del Cav. Dore,
+m’imbattei sul pianerottolo in uno degli avvocati da me veduti nella
+Nurra. Veniva a cercarmi.
+
+— Ritorni più tardi — gli dissi — perchè or ora venni chiamato dal
+procuratore del re.
+
+Non potei celare al Cav. Dore la visita dell’avvocato, venuto forse per
+conchiudere l’affare dei buoi.
+
+— Bada bene — mi disse il fisco — se tu ti farai pagare i buoi, non
+avrò più bisogno di testimoni per far arrestare i ladri. Mi saranno
+noti.
+
+— Se io li denunziassi, però!
+
+Tornò sul tardi da me l’avvocato, in compagnia di altri tre colleghi.
+La camera dov’io stava era attigua ad una delle sale del procuratore
+del re, il quale aveva udito gran parte del nostro dialogo.
+
+— Ebbene, che cosa hai fatto? — mi domandò l’avvocato.
+
+— Ancora nulla.
+
+— Non fosti chiamato dal giudice per la causa dei buoi?
+
+— Sì; ma io non sono l’uomo da vuotare il sacco in una volta. Ho
+tacciuto, perchè il Governo si ostina a non volermi pagare i buoi.
+
+— Sentiamo il prezzo che ne chiedi.
+
+— Per i tre buoi che mi hanno ucciso, io chiedo 150 scudi.
+
+— È troppo!
+
+— Lo so; ma siccome i ladri si hanno preso il gusto di scannarli per
+farmi dispetto, così anch’io voglio gustare il piacere di farmeli
+pagare come voglio!
+
+— Il tuo non è che un dispetto.
+
+— Non lo nego; e vi dico pure, che se mancherà un centesimo alla somma,
+la rifiuto... e saprò che cosa fare!
+
+— I buoi uccisi non erano quattro?
+
+— Sì: ma i miei sono tre. Non mi occupo di quello appartenente a
+Giovanni Puzzone, perchè questi non mi è fratello, non mi è nipote, non
+mi è genero. Io penso ai miei buoi — pensi lui ai suoi!
+
+I quattro avvocati dichiararono, che fra una quindicina di giorni mi
+avrebbero pagato i buoi per incarico del loro cliente ed amico.
+
+Nel giorno indicato, mio fratello Giomaria venne a Sassari, e ritirò i
+150 scudi.
+
+Mi abboccai pochi giorni dopo coll’avvocato principale, che mi disse:
+
+— Che sia una cosa finita, veh?
+
+— Per me è finita. Ma badino i ladri a lasciarmi tranquillo e a non
+farmi la spia. Li avverta anche lei, se li vede!
+
+— Come avvocato, sono lieto di aggiustare le cose, perchè non nascano
+guai.
+
+— Le dirò francamente, che mi sarebbe riuscito facile uccidere compare
+Maurizio; ma sarebbe stato troppo onore per lui venir freddato da
+Giovanni Tolu. Non l’ucciderò mai, poichè le partite sono ormai
+saldate. Che si guardi, però! poichè gli pronostico, che verrà ucciso
+da un altro miserabile suo pari!
+
+E qui terminò quel brutto affare dei buoi, che per circa due anni mi
+tenne irrequieto e mi fece montare su tutte le furie[30].
+
+ *
+ * *
+
+Invece di lasciarmi tranquillo, compare Maurizio faceva il gradasso
+negli ovili, e cercava di nuocermi per vendicarsi.
+
+Un giorno si recò dal pastore Salvatore Antonio Marras, e gli consegnò
+due palle (una di argento ed una di piombo) dicendogli:
+
+— Se con queste colpirai Giovanni Tolu, egli morirà inesorabilmente,
+anche se avesse addosso qualunque talismano. Oltre al compenso di cento
+scudi, mi adoprerò per farti ottenere il porto d’armi, col consenso del
+maresciallo dei carabinieri di Portotorres.
+
+Il pastore Marras (che mi era amico) non esitò ad accettare le due
+palle; ma venne segretamente a mostrarmele, riferendomi le parole di
+compare Maurizio.
+
+— E perchè, matto che sei, non hai ritirato anche i cento scudi?
+— dissi al pastore fra il serio e il burlesco. — Non vorrei che tu
+andassi a ritirarli un’altra volta!
+
+L’amico — che mi era fedelissimo — mi rispose seriamente:
+
+— Non scherzare, o Giovanni; ma mettiti in guardia! Quel
+malintenzionato potrebbe trovare altro pastore, di me meno scrupoloso.
+
+— Sta tranquillo: la palla di compare Maurizio, fosse anche d’oro, non
+sarà quella che ucciderà Giovanni Tolu. Non è buono che ad uccidere
+buoi, colui!
+
+Aizzando or l’uno, or l’altro, compare Maurizio continuava nell’idea
+di sbarazzarsi di me. Non poteva darsi pace dell’affare dei buoi, per
+lui così disastroso. Tuttavia, in apparenza, mi si mostrava amico,
+e parecchie volte mandò a dirmi, che mi guardassi dai carabinieri,
+ch’erano usciti da Portotorres in perlustrazione. Io, certamente, non
+me ne fidavo, perchè mi erano noti questi strattagemmi da _fiduciario_.
+Assai spesso questa gente ha la furberia di avvisare allo stesso tempo
+carabinieri e banditi, per tenersi in buon accordo cogli uni e cogli
+altri. Era un gran _filone_ quel compare Maurizio!
+
+Dal mio canto non cercai di fargli male, per due ragioni: la prima, per
+la promessa fatta agli amici avvocati di Sassari; la seconda, perchè
+ero saldo nel proponimento di non spargere più sangue. Il pensiero
+dell’avvenire della mia figliuola — come ho già detto — frenava il
+mio braccio. Se l’uccisione de’ miei buoi fosse avvenuta quindici anni
+addietro, Dio sa la strage che avrei fatto dei ladri!
+
+ *
+ * *
+
+Ma anche per compare Maurizio doveva avverarsi la mia profezia. Egli
+si era associato negli affari con un pastore osilese. Costui, oltre al
+bestiame sociale, possedeva una greggia propria di una cinquantina di
+pecore. Venuta essa meno per le rilevanti spese di pascolo, il pastore
+cercò di rifarsi, rubando al consocio molte pecore, che vendette ad un
+amico d’Osilo. Accortosi Maurizio della mancanza, andò alla ricerca, e
+trovò le sue pecore presso il pastore Ligios; il quale minacciò subito
+di mandare in galera chi glie le aveva vendute. Per evitare fastidi, i
+due pastori finirono per mettersi d’accordo, e tolsero di mezzo compare
+Maurizio con una fucilata.
+
+E così morì di piombo colui, che sperava di uccidermi con una palla
+d’argento!
+
+ *
+ * *
+
+Non tardarono parecchi altri scannatori dei miei buoi a raggiungere
+nell’altro mondo il loro capo supremo.
+
+Baingio Matagnu — il quale, dopo essersi un giorno bisticciato con
+me, aveva osato nell’ovile di _Boturru_ vantarsi con Domenico Tignosu
+di avermene dette delle crude — colto dalle febbri si era messo a
+letto[31].
+
+Trovatomi un giorno con certo Lorenzo Murineddu, che aveva tenuto a
+battesimo un figlio di Matagnu, gli chiesi:
+
+— Non sei stato a visitare il tuo compare ammalato?
+
+— Non ancora.
+
+— Hai fatto male! Vacci pure, e digli da parte mia, che si confessi,
+poichè la confessione gli farà bene.
+
+Questa ambasciata — che è sempre augurio di morte — impressionò
+talmente Baingio Matagnu, che ne morì poche settimane dopo.
+
+Non passò gran tempo che anche Ciccio Tiringone ebbe la sua paga. Egli
+fu ucciso sul proprio carro da un nemico, che venne arrestato. Anche
+lui, come Matagnu, avrà dato conto a Dio, fra gli altri delitti, dei
+buoi sgozzati a _Montixiu Àinu_.
+
+Erano precisamente costoro i due che avevano impugnato il coltello per
+scannare i miei buoi; gli altri compagni li avevano tolti dalla tanca,
+presi col laccio, o tenuti fermi durante lo sgozzamento.
+
+La _scomunica_, da me lanciata contro di loro colla messa a
+Sant’Antonio _del fuoco_, aveva ottenuto il suo effetto.
+
+
+
+
+CAPITOLO XVIII.
+
+Fra ladri di bestiame.
+
+
+Ciccio Tiringone era un tristo soggetto. Lo conobbi la prima volta ad
+_Abba meiga_, per un favore fattogli, di cui non mi fu riconoscente.
+Narro il caso.
+
+Il fattore dello Stabilimento della Crucca, certo Pinotto, rinvenuta
+una cavalla di Tiringone nelle tanche, l’aveva sequestrata per metterla
+in contravvenzione. Accortosene Tiringone, inseguì Pinotto, e lo
+raggiunse vicino al fiume. Ivi si accapigliarono, e ne avvenne una
+lotta corpo a corpo, durante la quale la cavalla si era data alla fuga.
+Un compagno di Tiringone, ivi accorso, suggeriva di uccidere Pinotto.
+
+Venuto quest’ultimo da me per prendere consiglio, m’incaricai di
+aggiustare le cose. Andato in cerca di Tiringone, lo trovai piangente,
+dicendosi rovinato.
+
+— Sta tranquillo — gli dissi — chè aggiusterò io le cose!
+
+— Consigliami tu.
+
+— Corri subito alla Crucca, e domanda scusa al Cav. Maffei. Questi è un
+signore generoso, e non vorrà rovinarti.
+
+E così fece. Il Cav. Maffei rispose a Tiringone che l’offeso era
+Pinotto, e che se questi perdonava, egli avrebbe chiuso un occhio.
+
+Pinotto si dichiarò soddisfatto, e l’incidente fu esaurito.
+
+Questo fatto io deposi alle Assise di Sassari, quando vi fui chiamato
+in salvacondotto, come teste di difesa di certa Satta Tiringone,
+accusata di aver pagato un sicario per uccidere il proprio cognato.
+
+Chiamato un’altra volta alle Assise, fui più esplicito nella mia
+deposizione. Chiestomi dal presidente che cosa pensassi di Ciccio
+Tiringone, risposi:
+
+— Dico, ch’è un ladro ed un sicario; e sono pronto a provarlo qui
+stesso, con testimoni presenti a quest’udienza.
+
+Il capo giurato (che per caso era stato il difensore di Tiringone in un
+precedente dibattimento) fece osservare al presidente, che il teste non
+diceva il vero, poichè il suo cliente, per le risultanze del processo,
+era stato dichiarato innocente dell’assassinio di Lorenzo Longiave.
+
+Allora io, rivolto al capo giurato, dissi solennemente.
+
+— Ella, come avvocato, avrà fatto il suo dovere secondo le risultanze
+della causa; però devo dirle, che, senza volerlo, non ha fatto un’opera
+buona! Ha saputo strappare il cliente alla giustizia, non però a’
+suoi nemici. Che Ciccio Tiringone sia stato l’assassino di Longiave è
+fuor di dubbio; ne sono convinti gli stessi parenti dell’ucciso, come
+ne erano convinti i fratelli Pintus d’Osilo. Eppure la giustizia di
+Sassari condannò alla galera in vita Antonio Pintus, ch’io dichiaro
+innocente della morte di Lorenzo Longiave.
+
+Non so qual peso abbiano avuto le mie parole sulla bilancia della
+giustizia; ma so, che, poco tempo dopo, venne rimesso in libertà
+l’osilese Antonio Pintus, il quale aveva già scontato tre anni di
+galera. E dopo questi casi edificanti, mi si esortava a fidare nei
+tribunali!
+
+Fu Ciccio Tiringone il vero autore dell’assassinio di Lorenzo Longiave,
+il facoltoso cittadino, ucciso nella propria casetta di campagna.
+Mentre sull’imbrunire cenava, vennero smosse alcune tegole del tetto, e
+lo si era freddato con una fucilata.
+
+Da qualche tempo Tiringone introduceva abusivamente il proprio bestiame
+nelle tanche di Longiave, e costui lo aveva rimproverato. Sapendo
+Tiringone che il danneggiato proprietario era in urto coi fratelli
+Rocca di Sorso, aveva pensato di vendicarsi, guadagnandosi le grazie
+di costoro. La voce pubblica, intanto, fatta circolare ad arte, diceva
+che Antonio Pintus, pastore di Longiave, si era proposto di uccidere il
+padrone. Due testimoni falsi lo avevano giurato... e la giustizia umana
+non volle altro per condannare un innocente!
+
+Il giorno stesso che fu consumato l’assassinio io mi trovavo in
+compagnia del bandito Antonio Rocca, nella Nurra _di dentro_,
+nell’ovile di Antonio Sechi Pelicanu. Come giunse la notizia
+dell’uccisione, egli mi disse:
+
+— Lorenzo Longiave mi era nemico; tuttavia mi dispiace la sua morte,
+poichè si dirà che ne sono io l’autore.
+
+ *
+ * *
+
+Pur narrando i fatti con scrupolosa verità, quali mi risultano,
+dichiaro di non essere in grado di saperli indicare con ordine
+cronologico. Gli avvenimenti che narro accaddero pochi anni prima, o
+pochi anni dopo l’uccisione de’ miei buoi.
+
+Esisteva verso quel tempo nella Nurra un’associazione di
+malintenzionati, i quali andavano in giro, dilettandosi dell’uccisione
+del bestiame altrui, o per portarselo via, o per lasciarlo sul luogo,
+ma sempre con scopo di malfare, più che di vendetta. All’oziosa
+compagnia si univa spesso anche qualche proprietario benestante, che
+prendeva gusto a queste escursioni avventurose.
+
+Visitavo spesso l’ovile di uno di questi proprietari vagabondi; il
+quale possedeva un eccellente cavallo, e si univa con piacere agli
+altri scapestrati, per aiutarli ad uccidere e a scorticare i buoi.
+Ne taccio il nome per riguardo personale; ma dirò ch’era padre di
+più figli ed aveva una moglie saggissima, la quale continuamente gli
+rinfacciava la mala vita che menava.
+
+Un giorno costei, alla mia presenza, prese a dirgli:
+
+— Ma perchè non stai in casa ad accudire al tuo patrimonio? Perchè
+non sorvegli con maggior cura gli uomini che lavorano le nostre terre?
+Senti tu il bisogno di unirti ai cattivi compagni? Tu hai buoi, tu hai
+vacche, tu hai pecore e capre, tu hai porci — e puoi ucciderne quanti
+vuoi, senza ricorrere al bestiame altrui.
+
+Il marito, piccato, le rispose canzonandola:
+
+— Eh, capisco! mi vorresti sempre cucito alle tue gonnelle... per
+carezzarti!
+
+— C’è tempo per tutto, anche per le carezze! — gli rispose la moglie
+seria. E lui di rimando:
+
+— Eppure, quando porto a casa la carne, tu la mangi!
+
+— La mangio, e ne do anche ai cani, pari tuoi!
+
+E così la durarono un bel pezzo, finchè mi interposi per metterli in
+pace.
+
+Trovatomi un giorno in campagna col marito, gli dissi affettando
+indifferenza:
+
+— Guardati! Ti prevengo che venne riconosciuto il tuo cavallo, montato
+da uno scorticatore di buoi. È una vergogna che ricade sulla tua onesta
+famiglia.
+
+— Ti spiegherò la cosa. Ho prestato il mio cavallo a Pietro V*, che me
+lo ha chiesto per due giorni. Forse fu imprudente, e...
+
+— Ed è così che ti pregiudichi e ti avvilisci! — soggiunsi,
+interrompendolo.
+
+— Che vuoi? Pietro V* è molto povero, ed ha bisogno di raggranellare
+cento scudi per liberarsi da una causa...
+
+— E in tre anni e più di esercizio, con centinaia di cuoi strappati
+alle bestie, la _compagnia_ non è ancora riuscita a mettere insieme
+cento scudi?! Ma via! io credo meno scrupolo farla da una buona volta
+finita col rubare addirittura uno o due gioghi di buoi. Questa continua
+carneficina è vergognosa, e non piace a nessuno.
+
+Innumerevoli furono i danni cagionati nella Nurra da questa combriccola
+maledetta. Ricorderò, fra gli altri, quello della mandria di quaranta
+maiali, sgozzati in una sera in _Baddiniedda manna_, terre comunali
+di Sassari. Essi furono ridotti in lardo e salsiccie, che i ladri
+vendettero allegramente.
+
+Posso assicurare, che fra gli sgozzatori dei porci era pur compreso il
+proprietario benestante, a cui la moglie faceva le prediche morali.
+
+ *
+ * *
+
+Oltre a questa combriccola di sgozzatori di bestiame, la Nurra era
+infestata in quel tempo da un’infinità di oziosi; i quali, sdegnando
+il lavoro onesto e faticoso, si erano dati a fare i cacciatori di
+professione, pretendendo sostentare le numerose famiglie coi proventi
+del solo fucile. Se capitavano a tiro lepri o pernici, cinghiali o
+caprioli, essi tornavano a casa cogli animali selvatici; se la fortuna
+li avversava, rubavano qua e là qualche agnello, qualche pecora, o
+qualche maiale, e portavano alla famiglia animali domestici. La carne,
+però, non doveva mancar mai!
+
+Per questi furti era generale la lagnanza dei proprietari nurresi; i
+quali ogni anno dovevano rassegnarsi a perdere una somma rilevante, che
+andava a profitto degli oziosi ladruncoli.
+
+A me, che lavoravo continuamente, o coltivando terre, od allevando
+un po’ di bestiame col concorso de’ miei cognati, dava molto ai nervi
+questa rapina vergognosa. Vedevo con dispiacere tante braccia inerti,
+le quali avrebbero potuto rendere produttive un’infinità di terre
+abbandonate.
+
+Un giorno Lorenzo Muzzu (forse il primo dei proprietari della Nurra)
+si lamentava meco del danno ch’ei subiva per il continuo furto del
+bestiame. Io gli dissi seriamente:
+
+— Eppure, voi proprietari, siete in grado di scongiurare il flagello!
+
+— Noi...?
+
+— Sì. A voi rubano, in media, non meno di 500 lire di bestiame
+all’anno: non è così? Orbene: voi ricchi dovreste unirvi, e
+somministrare ai poveri il mezzo di lavorare.
+
+— Sono pigri e non lavorano.
+
+— Lavoreranno!
+
+— E come?
+
+— Prestate loro i buoi da lavoro.
+
+— E questo basta?
+
+— Voi ricchi unitevi: io m’incaricherò di far lavorare i poveri.
+
+— Che dovrò fare?
+
+— Ecco. Quando i poveretti verranno a chiederti in prestito i buoi, non
+scacciarli, ma prometti loro di contentarli.
+
+— Lo farò, se si presenteranno da me.
+
+— M’incaricherò io di farli venire. Siamo intesi?
+
+— Te lo prometto.
+
+Preso commiato da Lorenzo Muzzu, mi posi subito d’impegno per
+raggiungere lo scopo, sicuro di fare un’opera buona.
+
+Cominciai poco per volta a fare il giro della Nurra. Come m’imbattevo
+in uno dei ladruncoli (li conoscevo tutti) lo fermavo e gli dicevo:
+
+— Non vedi, che hai la Nurra tutt’addosso?
+
+— Perchè?
+
+— Perchè sei ritenuto come un ozioso, e dicono che tu campi col furto
+del bestiame. E non sei il solo! Attenti, chè un giorno non abbiate a
+far conti colla giustizia, rovinando voi e le vostre famiglie. Io so
+quello che mi dico.
+
+L’individuo sbarrava tanto d’occhi alle mie parole misteriose, e diceva:
+
+— Ma che dovrei fare?
+
+— Lavorare. So che tu hai un pezzo di terra: coltivala.
+
+— Io non vado a zappare.
+
+— Ma la terra ce l’hai.
+
+— Mi mancano i buoi.
+
+— I buoi te li farò dare io; ma lavora.
+
+— Chi me li dà?
+
+— Va da Lorenzo Muzzu. Se te li negasse, digli che pagherò io l’affitto.
+
+— Scherzi?
+
+— Non scherzo.
+
+Il ladruncolo si presentava al Muzzu per far la domanda; e questi gli
+rispondeva:
+
+— I buoi te li darò; ma siccome non ne ho disponibili (poichè li ho
+tutti impiegati negli aratri e nei carri) ne comprerò degli altri.
+Se tu conosci chi ne vende, mandalo da me; ed io li acquisterò per
+prestarteli.
+
+E in questo modo riuscì a contentare non pochi sfaccendati ladri, i
+quali cominciarono seriamente a lavorare. Potrei citare molti nomi.
+
+I proprietari prestavano i buoi ai richiedenti quando ne avevano
+bisogno, e se li ritiravano di tanto in tanto, per impiegarli nei
+propri lavori.
+
+Venuta la raccolta, qualcuno chiedeva al Muzzu il prezzo dell’affitto,
+ed egli rispondeva:
+
+— Non voglio nulla. Mandate a me tutti quelli che vendono buoi, ed io
+ne acquisterò anche venti paia.
+
+L’esempio di Lorenzo Muzzu fu seguito ben presto da molti altri
+benestanti, fra i quali mi piace citare Francesco Piras, la vedova
+Lucia Zanfarino, Proto Salis e Antonio Masala — tutti da me consigliati
+e incoraggiati, colla promessa che sarebbero stati compensati dal minor
+numero dei furti di bestiame.
+
+Dal mio canto continuavo a correre di qua e di là per far la predica ai
+ladri, i quali, un po’ per amore, e un po’ per forza, si adattavano a
+lavorare.
+
+Col concorso dei generosi proprietari, ero riuscito a persuadere quella
+trista gente, che il lavoro onesto è assai più rimuneratore del furto.
+La coscienza mi diceva di aver reso un buon servizio alla Nurra; e
+confesso che fu questa una delle azioni, di cui più mi compiacqui
+durante la mia vita di bandito.
+
+Avrò il rimorso di aver dato qualche fucilata ai nemici, ma non ho
+quello di aver rubato un centesimo al mio simile. Questo mio merito fu
+riconosciuto da tutta la Nurra, e mi fu confermato anche nelle Assise
+di Frosinone dalla bocca del Presidente e del Pubblico Ministero.
+
+Eppure, chi lo crederebbe? La persecuzione verso i ladri fu quella che
+mi procurò qualche nemico nella Nurra, ad anche in Sassari. Una persona
+rispettabile un bel giorno mi disse:
+
+— Chi vuol vivere tranquillo non deve occuparsi che del fatto suo.
+
+Gli risposi piccato:
+
+— Non sempre. Dobbiamo anche occuparci dei fatti altrui, quando
+possiamo risparmiare un danno al nostro simile.
+
+
+
+
+CAPITOLO XIX.
+
+Salvacondotti.
+
+
+La mia buona condotta, le simpatie che godevo per la persecuzione
+ai ladri e per la mia sincerità, avevano fatto sì, che la Giustizia
+a me ricorresse, quando desiderava qualche schiarimento a favore, o
+contro ai complicati in un processo. Ond’è, che fui chiamato cinque
+o sei volte (con salvacondotto) a deporre presso giudici istruttori,
+procuratori del re e presidenti delle Assise.
+
+Ho già parlato delle mie deposizioni a proposito degli assassinî di
+Dionisio e di Longiave, e degli sgozzatori de’ miei buoi. Accennerò ora
+a parecchi altri schiarimenti da me dati, dietro invito dell’autorità
+giudiziaria.
+
+Venni chiamato la quinta volta a Sassari come testimonio nella
+causa contro Don Peppe Lado di Siligo, accusato dell’uccisione del
+bandito, pur silighese, Gianuario Murgia. Il fatto era accaduto da una
+diecina d’anni, e lo avevo già riferito al Cav. Ferrè, maggiore dei
+carabinieri.
+
+Riassumo le deposizioni, da me riconfermate dinanzi al giudice
+istruttore.
+
+Antonio Canu, capitano dei barracelli di Siligo, aveva ammonito il
+bandito Gianuario Murgia; e questi, per vendicarsi, lo ferì con una
+fucilata.
+
+Salvatore Contene (cognato del capitano) mi mandò a chiamare, dicendo
+che Don Peppe aveva bisogno di parlarmi.
+
+Presentatomi la stessa notte ad entrambi, si parlò di Murgia.
+L’opinione di Contene era quella di dover uccidere il bandito;
+don Peppe invece era d’avviso, che bisognava farlo arrestare per
+strappargli qualche nuova confessione. Io, come Pilato, me ne lavai le
+mani.
+
+Quindici giorni dopo, Murgia veniva ucciso da Contene e da certi Foi,
+padre e figlio, di Bessude.
+
+Chiamato in quel tempo a Sassari con salvacondotto, fui avvicinato da
+Contene; il quale mi disse in confidenza, alludendo all’uccisione di
+Murgia:
+
+— Quel birbante credeva di sfuggire a noi! Dopo morto lo abbiamo
+affidato al brigadiere, il quale volle trarci fuori causa.
+
+— Gran prova avete fatto! — esclamai — Lo uccideste dentro la casa di
+Foi, ed eravate in tre. Come ve la siete cavata?
+
+— Appena morto lo abbiamo trasportato in piazza, per lasciare tutto il
+merito al brigadiere, che in seguito simulò un assalto.
+
+L’inganno era manifesto. Il bandito Murgia soleva portar seco una
+bisaccia, assicurata alle spalle a mo’ di zaino, per riporvi la
+lingeria e le provviste da bocca. Con tal bisaccia fu trovato il
+cadavere; ma la ferita mortale, rinvenutagli al di sopra della schiena,
+diceva chiaro che lo zaino gli era stato rimesso dopo l’uccisione.
+
+Riferendo il fatto al Cav. Ferrè, conchiusi:
+
+— Ella ha i mezzi per accertarsi di quanto asserisco. La prevengo
+intanto, che se lei darà un premio, o la medaglia, al brigadiere,
+saremo in molti a ridere!
+
+Appurati i fatti, il maggiore Ferrè rimproverò accerbamente il
+brigadiere; il quale, o per le minaccie d’una punizione, o per la
+vergogna del valore simulato, o perchè realmente fosse affetto da
+qualche malore, ne morì dopo quindici giorni.
+
+Arrestato don Peppe, sul quale cadevano più gravi i sospetti, venne
+assolto, dietro le prove di aver egli voluto la cattura, non la morte
+di Gianuario Murgia.
+
+ *
+ * *
+
+Parlerò ora della causa, che provocò il _rilascio_ del mio sesto
+salvacondotto.
+
+Un giorno, nella Murra, venne a trovarmi un tale; il quale m’invitò a
+prestargli mano in un colpo, che ci avrebbe procurato molto danaro.
+
+— Sentiamo di che si tratta.
+
+— Ho proposto, in unione ad altri, di uccidere il signor B..., messo
+esattoriale del signor Baloco, quando verrà a fare il solito giro per
+la esazione delle imposte. Vendicheremo in pari tempo i nurresi, per le
+angherie di quel tiranno, che strappa persino gli orecchini alle nostre
+donne.
+
+— Dio vi liberi dal toccare il danaro del Governo! Non avrete più
+pace nella Nurra, e vi coglieranno. Io non mi sono mai prestato, nè mi
+presto a simili azioni.
+
+Non si parlò d’altro; ed io credetti una sfuriata dispettosa la
+proposta di quel tristo.
+
+Trascorso un mezz’anno, fu tradotto in atto il malvagio disegno.
+Una combriccola di otto o dieci individui prepararono due agguati in
+diversi punti della strada, che il messo doveva percorrere. Quando
+il messo comparve fra due carabinieri e due uomini di guida, tutti
+a cavallo, gli appostati fecero loro fuoco addosso. Venne ucciso il
+messo, e ferito una delle guide. I due carabinieri, rimasti illesi, si
+erano dati alla fuga.
+
+I malandrini si fecero intorno al cadavere del messo, e gli tolsero la
+somma di 17 mila lire, che aveva indosso. Prima di dividere il bottino,
+i ladri mandarono a chiamare certo Proto, padrone dell’ovile, in cui il
+messo esattoriale prendeva alloggio, quando si recava alla Nurra.
+
+— Vuoi tu la tua parte? — gli chiesero i malandrini.
+
+Accortosi che lo si voleva complice. Proto rispose:
+
+— Non voglio nulla di ciò che vi appartiene. Desidero solamente i
+cento scudi, che il messo mi ha chiesto in prestito, in anticipazione
+d’imposte.
+
+Non passò gran tempo, che fui chiamato con salvacondotto nel gabinetto
+particolare del giudice Pirari:
+
+— Ti chiamo in consulto senza testimoni — disse — per l’oltraggio fatto
+al Governo con l’assassinio del suo messo esattoriale. Dammi qualche
+schiarimento.
+
+Dopo aver riflettuto, gli risposi con una domanda:
+
+— Mi dica prima: piacciono i porcetti ai signori di Sassari?
+
+— Dammi schiarimenti sugli assassini del messo esattoriale! — continuò
+il giudice, fingendo non aver inteso. Ed io di nuovo:
+
+— Piacciono ai signori di Sassari i porcetti?
+
+Il giudice istruttore fece ancora il sordo, e continuò a parlarmi di
+oltraggi al Governo e di schiarimenti che da me si volevano.
+
+— Ma lei non vuol rispondere alla mia domanda! — soggiunsi con
+impazienza — Piacciono i porcetti ai signori?
+
+Stretto in tal modo, Pirari mi rispose:
+
+— I porcetti piacciono a tutti!
+
+— Si rassegni, allora, a non veder mai condannato un nurrese dalla
+Corte d’Assise di Sassari! — esclamai risoluto — Ho tutto detto.
+
+— Tu fai allusioni maligne!
+
+— Sono padrone di dire la mia opinione. Sono venuto con salvacondotto,
+e col salvacondotto me ne vado.
+
+Così dicendo piantai il giudice Pirari, senza far nomi, nè dare alcun
+indizio sugli assassini.
+
+Dopo qualche mese fu iniziato il processo e fatto il dibattimento; ma
+i pochi arrestati vennero assolti. Nessuno nella Nurra aveva ucciso il
+messo esattoriale!
+
+ *
+ * *
+
+Passato un po’ di tempo, il mio amico e compaesano Antonio Giuseppe
+Zara venne a me per dirmi, che l’esattore Baloco voleva conoscermi. Io
+sapevo che l’amico (i cui affari erano andati male) avrebbe volentieri
+accettato un impiego nell’Esattoria.
+
+Ebbi più tardi, nella casetta di _Lèccari_, la visita di Baloco, che
+venne accompagnato dallo stesso Zara. Vivamente impressionato del caso
+del suo messo, egli mi chiese consiglio sul miglior modo di effettuare
+l’esazione delle imposte nella Nurra. Mi esternò la sua intenzione, di
+nominare a messo certo Punzu, che dicevasi mio nipote. Io risposi:
+
+— Non mi è nipote; ma se tale pur mi fosse, devo dichiarare che non lo
+credo adatto alla gelosa carica, poichè è un ladro. L’uomo che dovete
+scegliere è il mio amico Antonio Giuseppe Zara, qui presente. Egli è
+abile, sobrio, modesto nelle pretese; ed io mi adoprerò presso tutti i
+contribuenti della Nurra, perchè venga riconosciuto e rispettato.
+
+L’esattore Baloco seguì il mio consiglio, ed accettò lo Zara, che
+mantenne al suo servizio per oltre due anni. Prestavo all’amico la mia
+cavalla per fare il giro degli ovili, nè ebbe mai a lamentare sinistri,
+nè inconvenienti di sorta. Non feci al nuovo messo che questa sola
+raccomandazione:
+
+— Siccome i pastori nurresi sono molto diffidenti, tu indicherai a
+ciascuno di essi la quota delle rispettive imposte, invitandoli a
+fare il versamento diretto nell’ufficio di Sassari. Si eviteranno
+così le dicerie, e il messo non potrà attirarsi gli odî e le ire del
+contribuente sospettoso. Dippiù, sapendo che non hai danari addosso, a
+nessuno verrà il ticchio di frugarti nelle tasche.
+
+ *
+ * *
+
+Postochè sono tra i salvacondotti, parlerò del mio abboccamento col
+maggiore dei carabinieri Cav. Leopoldo Ferrè, funzionario scrupoloso,
+quanto leale e cortese[32].
+
+Dopo il nostro primo colloquio in campagna, al momento di separarci,
+egli mi porse due sue carte da visita, pregandomi di apporre ad
+entrambi la mia firma, od una parola convenzionale.
+
+Tolsi il calamaio e la penna dalla mia piccola bisaccia, e scrissi il
+mio nome e cognome, spezzandoli per metà e invertendo le due parti,
+così: _Vannigio Luto_.
+
+— Bravo! — mi disse. — Ammiro la tua ingegnosa trovata.
+
+Ripresi i due biglietti, il Maggiore ne chiuse uno nel suo portafoglio
+e mi restituì l’altro dicendo:
+
+— Sempre quando avrai bisogno di conferire con me, mandami questo
+biglietto per la posta, o per mezzo di persona di tua fiducia, ed io
+verrò all’appuntamento. Se invece sarò io che avrò bisogno di parlarti,
+farò in modo di farti recapitare l’altro simile biglietto. Puoi contare
+sul segreto e sulla mia parola.
+
+— È inutile la sua dichiarazione — risposi — Io so che la violazione
+di simili accordi potrebbe tornare di pregiudizio anche a lei; poichè
+nessun latitante più si presterebbe a fornire schiarimenti alla
+giustizia, in favore degli innocenti e in odio ai malandrini.
+
+Il Maggiore Ferrè riflettè alquanto, poi mi disse con tono serio:
+
+— Intendiamoci, però. Allo infuori dello scambio dei due biglietti, che
+paralizzeranno ogni azione iniziata, io non mancherò di mandare i miei
+carabinieri per darti la caccia in campagna, o dovunque mi s’indicherà
+il tuo rifugio.
+
+Risposi con pari gravità:
+
+— Lei è Maggiore dei carabinieri, e deve fare il suo dovere. Io farò il
+mio. Sono da oltre vent’anni bandito, ed ho assai cara la mia libertà.
+Non ho mai attaccato per il primo i carabinieri; ma se mi attaccano,
+saprò difendermi: lei lo sa bene!
+
+— Siamo intesi.
+
+E ci separammo.
+
+Ebbi in seguito diversi incontri coi carabinieri da lui mandati alla
+mia ricerca; ma seppi sempre deludere gli appiattamenti colla freddezza
+della testa e coll’agilità delle gambe, senza ricorrere al mio fucile.
+Tanto meglio per me.... ed anche per loro.
+
+
+
+
+CAPITOLO XX.
+
+Fidanzamento e sponsali.
+
+
+L’ho detto: raggiunto il sedicesimo anno, Maria Antonia si era
+allontanata dalla scuola per ritirarsi in casa dello zio Ignazio, sotto
+la sorveglianza di mia sorella Andriana e di mia madre. Quest’ultima
+si recava ogni tanto a Florinas per visitarvi gli altri parenti, ma
+non abbandonava la sua prediletta nipotina, che più delle altre aveva
+bisogno di cure. Io era bandito, e mia moglie non esisteva che per il
+ganzo.
+
+Vedevo assai spesso la mia figliuola (massime nei mesi che la famiglia
+di mio cognato si ritirava nel suo ovile della Nurra) e le mandavo
+ogni tanto qualche lettera per esercitarmi nello scrivere, o per darle
+qualche commissione. Quando, per esempio, avevo bisogno di un paio
+di pantaloni, d’una giacca, od altro, le ordinavo di vendere qualche
+rasiere del mio grano, che tenevo in deposito presso mio cognato.
+Scrivevo allora al negoziante Nicolò Costa di Sassari (mio amico)
+il quale mi faceva eseguire gli abiti su misura di un suo giovine di
+negozio, che aveva la mia stessa corporatura. D’ordinario preferivo
+il panno che si tesseva nel Convento di San Pietro, perchè di lunga
+durata. Aspettavo che i frati venissero alla questua nella Nurra, davo
+loro la commissione, e il guardiano mi serviva puntualmente. Benchè
+bandito, ero ritenuto un uomo onesto dalla piazza di Sassari, e mi si
+dava credito.
+
+Il tempo intanto volava, e la mia figliuola, che cresceva a vista
+d’occhio, si era fatta belloccia. Non era più l’allegra e spensierata
+scolara ch’io mi sedeva sulle ginocchia pochi anni addietro; la bambina
+diventava donna, ed io vedeva di giorno in giorno svilupparsi le sue
+forme ed aumentare la sua gravità contegnosa. Con l’occhio grande e
+nero, le guancie rosee e paffuttelle, la taglia svelta ed aggraziata,
+Maria Antonia veniva su come un fiore di primavera. Mi ero già
+accorto che qualche farfallone le ronzava intorno, e me ne dispiacque.
+Cominciavo a guardarla con una certa compiacenza gelosa; e ogni volta
+che mi separavo da lei, dicevo a me stesso con un sospiro:
+
+— Non c’è verso: bisogna ch’io mi rassegni a cederla ad altri; bisogna
+proprio darle marito.
+
+Non aveva ancora raggiunto i diciasett’anni quando mi venne chiesta
+in moglie da parecchi giovani della Nurra e di Portotorres; ma io
+rispondevo a tutti con un rifiuto, dicendo ch’erano altre le mie
+intenzioni.
+
+La scelta dello sposo è uno dei problemi più ardui per le nostre
+famiglie. Bisogna andar cauti, dappoichè ben sovente, col genero,
+attiriamo in casa un nemico — un apportatore di scompigli e di
+discordie fra padre e figli, tra sorelle e fratelli. Avevo conosciuto
+più di un suocero ch’era stato tradito dal genero, e più di un genero
+ch’era stato ucciso dal suocero.
+
+Il marito è sempre uno straniero che entra nella nostra casa; un
+intruso, di cui non conosciamo gli umori, nè le stravaganze. Non mi
+bastava attenermi al proverbio: _moglie e buoi de’ paesi tuoi_ — volevo
+qualche cosa di più!
+
+Debbo tuttavia confessare, che la scelta dello sposo non mi tenne
+a lungo sulle spine. Già da tempo avevo in segreto vagheggiato il
+mio ideale: volevo dare a Maria Antonia un marito di famiglia — un
+giovane savio, che mi risparmiasse il fastidio delle informazioni, e
+allontanasse il dubbio di una cattiva riuscita. Pensai subito a mio
+nipote: a Giovanni Agostino, il figlio della buon’anima di Felice, il
+nostro fratello maggiore. Era un bravo ragazzo che amavo come figlio, e
+che in quel tempo si trovava in continente facendo il soldato.
+
+Un bel giorno dissi alla mia vecchia:
+
+— Dirai alla madre di Agostino, che suo figlio deve unirsi alla mia
+figliuola. Appena terminato il servizio militare, lo prenderò con me.
+Egli lavorerà per conto mio, e troverà tutto pronto: terra, buoi, grano
+e danaro. Non avrà così bisogno di poltrire in Florinas, a servizio
+d’altri. Se io più non fossi al mondo... se i nemici o i carabinieri mi
+uccidessero... ricordati, mamma, che questa è la mia volontà, e voglio
+che sia eseguita!
+
+Agostino non aveva padre, ma padrastro; poichè, morto Felice, la vedova
+si era rimaritata.
+
+Il padrastro diceva a tutti, perchè me lo riferissero:
+
+— Se Agostino, quando ritornerà da fare il soldato, non mi servirà per
+due anni, non avrà da me dote.
+
+Ed io rispondevo:
+
+— Ne faremo anche senza!
+
+Venuto Agostino a Florinas, in permesso, gli mandai subito a dire, che
+desideravo conferire con lui. Egli venne alla Nurra, in compagnia di
+mio cognato Ignazio Piana.
+
+Pregai quest’ultimo, che s’incamminasse all’ovile, per lasciarmi solo
+con mio nipote.
+
+— Agostino — gli dissi — tu ti devi maritare colla mia figliuola. Avrai
+una buona moglie, buoni buoi, grano da seminare e da far pane, e soldi
+da spendere. Se avrai giudizio potrai diventare un uomo ammodo, poichè
+son nemico degli oziosi e dei malandrini!
+
+Mio nipote mi rispose con poche parole:
+
+— Farò quanto lo zio vuole!
+
+Passeggiammo alquanto per la campagna, finchè sull’imbrunire movemmo
+insieme all’ovile.
+
+Dinanzi a’ miei parenti, ivi raccolti, presi per mano Agostino e la
+mia figliuola, li avvicinai l’uno all’altra, e feci loro scambiare i
+baci della promessa. Seguì l’abbraccio e il bacio reciproco degli altri
+presenti.
+
+La mia figliuola si dichiarò felice della scelta.
+
+Prima di separarci chiamai a parte Maria Antonia:
+
+— Bada: ora che Agostino se ne va, procura di dargli qualche soldo. È
+stato promosso a caporale, e i danari gli fanno bisogno.
+
+Agostino tornò al suo Reggimento per continuare il servizio militare.
+
+I due fidanzati si scrivevano con frequenza, e Maria Antonia smaniava,
+ogni qualvolta riceveva una lettera dal continente.
+
+Avevo ordinato alla mia figliuola di mandarmi sempre le _brutte copie_
+delle lettere che scriveva al fidanzato; ma ella non mi mandava che
+quelle di Agostino, certo per non farmi sapere che gli spediva ogni
+tanto danaro. Aveva forse scrupolo di dirmi una bugia. Notai che mio
+nipote chiudeva ogni sua lettera con un’_ottava_ sarda, in lode della
+grazia e dell’avvenenza di mia figlia.
+
+ *
+ * *
+
+Terminato il servizio militare, Agostino fece ritorno a Florinas, dove
+si fermò quattro giorni. Si recò quindi a Portotorres per farsi tingere
+un po’ di orbace. Abboccatosi con me nella Nurra, gli dissi:
+
+— Tua madre ha altri figli cui pensare. Non voglio, dunque, ch’ella
+spenda per farti una veste di orbace. Ti vestirò io!
+
+Gli diedi il danaro necessario e gli ordinai che si recasse a Sassari
+presso l’amico Zara, a cui avevo dato incarico di fargli prendere la
+misura degli abiti.
+
+— Appena t’avranno vestito — gli dissi — torna da me, perchè penso
+di affidarti la sorveglianza della mia piccola azienda, come a futuro
+padrone.
+
+Non appena fu di ritorno, diedi a mio nipote due paia di buoi, e me lo
+associai nell’agricoltura.
+
+In compenso del mantenimento di mia figlia, avevo ceduto a mio
+cognato Piana due paia di buoi, oltre un’ottantina di pecore, ch’egli
+sfruttava a proprio beneficio. Un terzo paio di buoi ed una buona
+cavalla favorivo pure a mio fratello Giomaria, allora disoccupato e con
+qualche debito. Come vedete, il povero bandito non ha mai lasciato di
+soccorrere i parenti, quando era in condizione di farlo!
+
+Dopo il fidanzamento di mia figlia, e due anni prima dello sposalizio,
+mi ero dato attorno alla ricerca di un luogo adatto, che presentasse
+tutte le comodità possibili, tanto per me, quanto per gli sposi.
+Fermai la mia attenzione sulle terre e sulla cascina di _Lèccari_, che
+rispondevano alle mie vedute. La cascina era vasta, le terre buone, e
+breve la distanza che le divideva da Portotorres, dov’erano i nostri
+parenti.
+
+Il tenimento di _Lèccari_ — buonissimo per i miei figliuoli — era per
+me un luogo sicuro, specialmente per la vicina palude, tutta coperta
+da folti canneti, nella sua estensione di oltre 50 ettari. Nell’estate,
+quando le acque evaporano o si ritirano, un uomo può percorrerla quasi
+tutta a piedi, senz’essere avvertito da nessuno, per l’altezza delle
+canne palustri. I cinghiali vi si rifugiano nella stagione calda — e
+di rifugio poteva servire anche a me, uomo-cinghiale, cui si dava la
+caccia.
+
+Ottenuta _Lèccari_ in affitto, volli unire a me, come soci, mio
+fratello Giomaria, mio cognato Piana e Giovanni Puzzone, ai quali
+somministravo terra e semente, concedendo loro di poter occupare la
+cascina. Agostino, da me provveduto di buoi, di semente e di danaro, si
+era dedicato con ardore all’agricoltura, e lavorava insieme ai parenti,
+tanto per proprio conto, quanto per la mia casa.
+
+ *
+ * *
+
+Ero contento di quanto avevo fatto.
+
+Fantasticando sull’avvenire de’ miei figliuoli, una sera io trottava a
+larghi passi verso _Lèccari_, quando m’imbattei in un pastore nurrese,
+che tornava a cavallo da Portotorres, dopo essere stato parecchi giorni
+a Sassari, per sbrigarvi alcuni suoi affari.
+
+Ero più di buon umore del solito, perchè tutto mi era andato a gonfie
+vele.
+
+— Hai buone notizie a darmi? — gli chiesi sorridendo.
+
+L’amico pastore si fece serio, si mostrò alquanto impacciato, e alfine
+mi disse:
+
+— Per te ho una brutta notizia...
+
+Il sangue mi affluì al cuore, e pensai subito a qualche sinistro
+capitato alla mia figliuola, che trovavasi quel giorno a Portotorres
+presso lo zio.
+
+— Hai veduto Maria Antonia?! — gridai spaventato.
+
+— È poco più d’un’ora, che l’ho lasciata sana ed allegra.
+
+Respirai liberamente, e riprendendo l’umor gaio gli chiesi con
+indifferenza:
+
+— Puoi darmi la brutta nuova.
+
+— La Corte d’Assise di Sassari ti ha condannato in contumacia alla pena
+di morte[33].
+
+— Non è che questo? Pazienza! Vuol dire che d’ora innanzi dovrò meglio
+curare la mia pelle, perchè aumentata di valore.
+
+— Come quella di Francia? — soggiunse il pastore, ammiccando l’occhio,
+con allusione al drudo di mia moglie, già ritornato da Marsiglia.
+
+— Quella non ha prezzo, perchè non serve.
+
+— E non pensi di conciarla?
+
+— Mai. Rimarrà sempre una pelle di montone.
+
+ *
+ * *
+
+Si avvicinava intanto il giorno designato per le nozze.
+
+Agostino aveva 25 anni, e la mia figliuola 19. Essendo quest’ultima
+minorenne, non poteva contrarre il matrimonio dinanzi al sindaco, senza
+il consenso d’entrambi i genitori — nè io era l’uomo da umiliarmi a
+chiederlo ad una madre adultera. Decisi dunque di lasciare a miglior
+tempo il matrimonio civile, e di celebrare quello religioso.
+
+Il primo gennaio del 1870, Agostino e Maria Antonia, accompagnati dai
+parenti, tutti a cavallo, si recarono per la cerimonia alla basilica di
+San Gavino di Portotorres.
+
+Appena compiuto il rito, si andò tutti a casa di Piana e di mia
+sorella Andriana, dove fu imbandita la mensa per il pranzo di nozze.
+Da Florinas erano pur venuti molti altri parenti, e la baldoria si fece
+tutta a mie spese.
+
+Quel giorno io mi trovava alla montagna, colla mente e col cuore
+rivolti ai due lontani figliuoli, che avevo unito per sempre.
+Nessuno mancava a questa festa solenne, tranne il padre e la madre.
+Ma l’adultera e il bandito non potevano quel giorno assistere alla
+felicità della propria figliuola!
+
+Dopo essersi fermati quattro giorni a Portotorres, gli sposi fecero
+ritorno alla Nurra, ed andarono ad abitare nella cascina di _Lèccari_.
+Ivi rimasero insieme a mio fratello Giomaria, che vi aveva la moglie,
+i figli ed i servi. Le due famiglie si facevano buona compagnia, ed io
+n’era contento.
+
+Col cuore trepidante, dimenticando la mia condanna a morte, io corsi
+al nido per baciare i miei colombi; e quindi continuai la mia vita di
+fuggiasco e di solitario.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXI.
+
+Arma bianca e bestia nera.
+
+
+Pur fuggiasco di balza in balza, riparavo ogni tanto a _Lèccari_
+per visitarvi i miei figliuoli, o indicavo loro un posto sicuro,
+per poterli parlare con animo più tranquillo. Avevo sempre qualche
+consiglio da dare per il buon andamento dell’azienda, o per la
+conservazione della pace domestica.
+
+Verso quel tempo m’imbattei in un povero carbonaio di Alghero, venuto
+alla Nurra in cerca di un compare per tenergli a battesimo un bambino.
+Si era rivolto a molti amici nurresi, presso i quali aveva lavorato,
+ma tutti si erano rifiutati ad appagarlo, dichiarandosi sprovvisti di
+abiti decenti per poter assistere in città ad una simile cerimonia.
+
+Mosso a pietà di quel poveretto gli dissi:
+
+— Domanda al parroco di Alghero se la chiesa permette ad un bandito di
+fare un battesimo in procura. Se ti dice di sì, io sarò il tuo compare.
+
+Tornato a me colla risposta affermativa, feci di buon grado le spese
+necessarie: uno scudo per la procura, tre scudi e mezzo per dolci e
+vini, e sette _reali_ e mezzo per la candela. Per mio procuratore era
+stato scelto il fratello dello stesso carbonaio, un soldato venuto di
+recente in congedo.
+
+Riconoscente per il servizio resogli, il carbonaio mi fece dono di
+una baionetta, regalatagli dal fratello. Non sapendo che farmi di
+quell’arma bianca, la cedetti a certo Giomaria Bacchile, il quale
+l’adattò ad un bastone, per servirsene ad uccidere i porci.
+
+Ora avvenne, che questo Bacchile, imbattutosi un bel giorno nella
+mandria di porci del suo nemico Paolo Agus, glie ne uccise otto per
+dispetto.
+
+Dalle ferite triangolari prodotte dalla baionetta, non tardò Agus a
+scoprire il reo; ed unitosi a Chiccu Mulas, un bel giorno l’uccisero.
+
+Chiccu Mulas venne subito arrestato, ma Paolo Agus prese la macchia
+e si fece bandito. Quest’ultimo morì d’indigestione tre mesi dopo,
+per aver mangiato la carne d’una cinghialotta magra, forse affetta da
+malattia.
+
+Come vedete, il regalo del mio compare algherese era stato fatale a tre
+persone!
+
+I fratelli Paolo e Baingio Agus, nurresi, mandavano molti regali agli
+avvocati di Sassari, loro compari di battesimo. Debbo però confessare,
+che erano gente di buon conto ed onesta. Diverse volte si erano a me
+rivolti per denunziare i porci d’altri, entrati nelle loro mandre.
+
+Ero diventato una specie di mediatore; ed a me si ricorreva sempre,
+tanto da chi smarriva, quanto da chi trovava un capo di bestiame.
+Quasi sempre riuscivo a rintracciare il padrone, che mi era grato e mi
+regalava qualche cosa.
+
+Conoscevo pure Giomaria Bacchile. Poco tempo innanzi era venuto da me,
+pregandomi di aiutarlo a sbarazzarsi di Chiccu Mulas, da cui più tardi
+fu ucciso.
+
+— Caro mio! — gli risposi — se ci hai rischio della vita, devi pensare
+ad aggiustarti da solo. Io non estraggo il dente che non mi duole.
+
+Giomaria Bacchile mi tenne il broncio. Egli intanto cominciò
+coll’uccidere i porci del suo nemico... ma fu tradito dalla mia
+baionetta. Tristo colui, che cerca il braccio d’altri per strappare il
+dente che gli dà fastidio!
+
+ *
+ * *
+
+Ho già detto che l’accorto bandito, a piedi od a cavallo, viaggia
+sempre la notte. Per scorciatoie o per la via maestra, attraversando
+poderi o saltando muri, egli percorre cinque o dieci ore di strada per
+recarsi da un punto all’altro.
+
+Quantunque da molti anni non facessi male a nessuno, e menassi una
+vita quieta, senz’altro pensiero che quello de’ miei figliuoli e dei
+ladri che perseguitavo, pure non potevo liberarmi dall’incubo dei
+carabinieri. Debbo però confessare, che invece di essere loro a darmi
+la caccia, d’ordinario ero io che andavo a cacciarmi fra i loro piedi,
+senza volerlo; e l’ho già dimostrato con alcuni casi narrati.
+
+Moltissime volte, sullo stradone di Florinas e di Portotorres,
+trottando a cavallo col cappuccio sugli occhi, mi ero imbattuto in
+carabinieri mandati per _espresso_ dall’una all’altra stazione. Non
+ebbi però mai a lamentare il minimo disturbo; poichè i carabinieri,
+di notte, ben di rado recano molestia a chi va diritto per la sua
+strada... e fanno benissimo!
+
+Mi ero recato io quel tempo nelle vicinanze di Banari per salutare
+alcune vecchie conoscenze. Venuto a me un proprietario del paese, si
+lamentò della mancanza di un bellissimo bue nero, rubato in quei giorni
+ad un amico di Don Ignazio Corda. Promisi di occuparmene al mio ritorno
+nella Nurra.
+
+Passando, infatti, dinanzi all’ovile di un mio nipote, in _Santa
+Barbara_, lo resi avvertito che mi era stata denunziata la mancanza...
+di una cavalla, appartenente ad un amico di Sassari.
+
+Mio nipote esclamò ingenuamente:
+
+— Una cavalla, no; ma fu trovato un bellissimo bue nero, del peso di
+sette od otto cantari. So che fii ritirato da Giuseppe Fraizzu di Ossi.
+
+— Non cerco buoi: cerco una cavalla — risposi affettando noncuranza, ma
+lieto di essere sulle traccie del fatto mio.
+
+Ritornato la stessa notte a Banari (non frapponevo indugio in simili
+affari!) diedi relazione del rintracciamento, soggiungendo:
+
+— Indicherò il ladro, ma a condizione che egli venga arrestato insieme
+al bue. Se non si farà così, mi chiuderò nel silenzio.
+
+Ero inesorabile, poichè avevo deciso di far dare una seria lezione ai
+ladri di bestiame.
+
+Siccome in Banari comandavano allora i fratelli Don Ignazio e Don
+Pietro Corda, stretti in parentela a persone dell’alto clero e
+dell’alta magistratura di Sassari, fu fatto rilasciare un porto d’armi,
+valevole per una settimana, ai quattro incaricati di ritirare il bue
+nero dalla Nurra.
+
+Io mossi con essi da Banari, per indicar loro il luogo dove il bue era
+stato condotto.
+
+Giunti però a una certa distanza, non volendo mostrarmi, ordinai ad un
+uomo di mia confidenza (certo Antonio Tontu) di accompagnare i banaresi
+fino al muro della tanca di Fraizzu, senza però farsi vedere.
+
+Quello stupido però, credendo forse di farmi piacere, guidò gli uomini
+fin dentro alla tanca, e la sua presenza fu subito avvertita dal servo,
+che ne informò il padrone.
+
+Giuseppe Fraizzu, per sua fortuna, era assente da più giorni, e perciò
+non venne arrestato.
+
+Mentre i banaresi riconducevano in paese il bue nero, s’imbatterono a
+_Scala di Ciogga_ nel pretore, che si restituiva ad Ossi. Come vide la
+bestia nera, egli rammentò la denunzia fattagli, chiese schiarimenti,
+ed ordinò ai conduttori del bue di recarsi la stessa sera nella
+pretura. Ivi i banaresi dichiararono, di aver rinvenuto il bue rubato
+nella tanca di Giuseppe Fraizzu.
+
+Chiamato costui dal pretore, fu sottoposto ad un rigoroso
+interrogatorio; e finì per sborsare oltre cento scudi, riuscendo con
+impegni a liberarsi dalla prigione.
+
+Non gli fu difficile accertarsi, che il brutto tiro gli veniva da
+me. Inasprito per la restituzione del bue nero; dolente per il danaro
+sborsato; punto sul vivo per la vergogna subìta, Giuseppe Fraizzu giurò
+di vendicarsi; ed ho ragione per credere, che realmente egli si sia
+vendicato — come diremo a suo luogo.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXII.
+
+In difesa del debole.
+
+
+Un certo prete Pinna, abitante in Sassari verso il _Molino a vento_,
+amministrava come procuratore l’ovile di _Filigheddu_. Lo aveva dato
+in affitto a quel tale Migheli, già occupante la cascina di _Monte
+Fenosu_, quando vi avvenne lo scontro dei carabinieri con me e con
+Cambilargiu.
+
+Dopo tre anni di esercizio, Migheli morì; e il prete tormentava la
+vedova ed i figliuoli per il pagamento di oltre 400 scudi, asserendo di
+non aver mai ricevuto somma alcuna dal defunto.
+
+La vedova, intanto, aveva lasciato _Filigheddu_ per ristabilirsi a
+_Monte Fenosu_, dove spesso capitavo, nel breve tempo che mi ero unito
+al bandito Ibba, già compare di battesimo del Migheli.
+
+Un giorno la povera donna, dinanzi a me e ad Ibba, si era scagliata
+contro l’ingordigia di prete Pinna, il quale pretendeva di essere
+pagato d’una somma, che lei protestava di non dovere.
+
+— Prendo impegno di occuparmene io! — esclamai vivamente.
+
+E infatti scrissi alla bella meglio una lettera insolente al prete,
+invitandolo a rifare i conti. Gli scrivevo fra le altre cose: «— questa
+volta non potrà certo valersi delle _fatucchierie_, a cui ella ricorre
+per acciecare la mente dei gonzi.»
+
+Non avendo ricevuto risposta alla mia lettera, glie ne scrissi una
+seconda più pepata, che feci pur firmare dal mio compagno Ibba.
+
+Il prete consegnò le due lettere al procuratore del re Cav. Dore; il
+quale mi chiese spiegazioni per mezzo dell’amico Antonio Giuseppe Zara,
+suo vicino di casa.
+
+Capitato un giorno a Sassari con salvacondotto, mi presentai al Dore, e
+gli esposi i fatti. Egli chiamò subito la serva del prete, la quale era
+a conoscenza delle somme versate dal Migheli in acconto del suo debito.
+
+Le donne — a quanto io so per lunga esperienza — sono capaci di un
+giuramento falso per nascondere il proprio peccato — ma quando trattasi
+dei peccati degli altri dicono sempre la verità.
+
+— Se il mio padrone ha ragione — ella mi disse — saprà farla valere; se
+poi avrà torto, dovrà rassegnarsi a soddisfare la vedova Migheli!
+
+Il Cav. Dore, che mi aveva promesso di aggiustare lui la facenda, si
+fece dar nota (con testimonianza della serva) di quanto il prete Pinna
+aveva ricevuto dai Migheli in danaro, in latte, ed in montoni. Rifatti
+i conti, risultò che la famiglia del pastore era debitrice, a saldo, di
+soli 30 scudi, non di 400 come si pretendeva.
+
+La lite per questo credito pendeva da parecchi anni presso il
+tribunale; ma fu per il mio mezzo che i Migheli la videro risolta,
+ricuperando un credito che ormai credevano perduto.
+
+Questo fatto mi procurò nuovi rancori, per parte dei partigiani di
+prete Pinna, e nuove simpatie per parte delle persone oneste e di buon
+cuore.
+
+ *
+ * *
+
+Tralascio di enunciare altre simili pratiche, da me fatte in favore
+dei deboli e degli ignoranti, eterne vittime della prepotenza e della
+furberia. Dirò solamente di un caso avvenutomi, reso popolare per opera
+dei beneficati, non mia, chè anzi avevo interesse a tenerlo celato.
+
+Un giorno mi trovavo in un punto alto, sopra una collina posta nella
+_Gianna de su ferru_, in vicinanza della strada maestra, che dalla
+miniera dell’Argentiera conduce a Portotorres.
+
+Siccome quel punto è battuto dai carabinieri, esploravo dall’alto la
+campagna circostante, per evitare le solite sgradite sorprese.
+
+A un tratto, sulla strada, scorsi due operai continentali, che venivano
+dall’Argentiera, dove pur lavorava mio fratello Peppe, in qualità
+di operaio _caporale_. Volendo chiedere notizie di lui, scesi dalla
+collina per interrogare i due viaggiatori.
+
+— Buona sera! — dissi, movendo loro incontro.
+
+— Buona sera! — risposero quelli, senza quasi guardarmi, e con un
+accento di profonda mestizia.
+
+— Che cosa avete? — chiesi loro.
+
+— Ci hanno rubato i pochi soldi che avevamo addosso.
+
+— Chi ve li ha presi?
+
+— Il bandito Giovanni Tolu, ch’era in compagnia di altri due.
+
+Fui sorpreso della strana risposta, che in sulle prime credetti una
+canzonatura.
+
+— Che uomini erano?
+
+— L’uno aveva un fucile a due colpi; l’altro, giovanotto, era pure
+armato; il terzo, uomo maturo, conduceva a mano un cane, legato con una
+corda. Dopo averci tolto il danaro, il più robusto ci disse: — Se voi
+svelerete l’accaduto, vi ricorderete del bandito Giovanni Tolu!
+
+I birbaccioni si erano serviti del mio nome per atterrire i viandanti,
+ed io non doveva lasciare impunita una simile audacia.
+
+— Fatemi il piacere di condurmi sul punto, dove vi hanno preso i soldi.
+
+— Siamo in viaggio per Portotorres, poichè dobbiamo prendere imbarco.
+
+— V’imbarcherete un altro giorno. Oggi vi porterò nel mio ovile, dove
+troverete da mangiare e da bere; prima, però, ho bisogno di vedere il
+posto in cui foste derubati.
+
+I due operai continentali, forse per paura, non volevano tornare
+indietro; ma io imposi loro di appagare la mia curiosità.
+
+Si rifece insieme un po’ di strada, fino al punto detto _Sa punta de su
+ferru_, che m’indicarono come il luogo della grassazione.
+
+Non era quello un sito di ladri, perchè in vicinanza abitavano alcuni
+pastori.
+
+Pregai i due operai che mi aspettassero là per alcuni minuti.
+
+Io conosceva l’uomo anziano che conduceva a mano il cane, e m’internai
+nel boschetto, fino ad una punta, in cui i pastori solevano radunarsi.
+
+Il cane non avvertì il mio passo, e non prese ad abbaiare, poichè aveva
+il _vento cattivo_[34].
+
+Come arrivai alla distanza di una ventina di passi dalla punta, tesi
+l’orecchio, e m’accorsi che i pastori si bisticciavano per la divisione
+del bottino.
+
+Mi diedi allora a tossir forte, e m’avvicinai indifferentemente.
+
+— Buona sera!
+
+— Buona sera, zio Giovanni. Che buon vento vi conduce a queste parti?
+
+— Fatemi un piacere. Ho scovato testè un cinghiale in una macchia,
+ma non c’è verso di farlo venir fuori. Ho bisogno di prenderlo oggi,
+perchè devo farne un presente. Aiutatemi.
+
+— Ben volentieri!
+
+Mi vennero tutti e tre dietro.
+
+— State attenti, veh? chè il cinghiale non scappi, deviando dal mio
+filo!
+
+Camminai così avanti, sempre col fucile spianato, fino a che portai i
+tre compagni vicino alla strada, dove mi aspettavano i due forestieri.
+
+Fingendo girare di qua e di là, come per non lasciarmi sfuggire il
+cinghiale, mi avvicinai agli operai, dicendo loro piano:
+
+— Fissateli bene: sono questi gli uomini che vi hanno preso il danaro?
+
+— Sì, signore: proprio questi!
+
+— Qual somma vi hanno rubato?
+
+— Novantasette lire.
+
+Corsi allora verso i tre pastori, e gridai loro, cambiando tono:
+
+— Restituite subito a costoro il danaro rubato!
+
+I tre uomini mi fissarono sorpresi e sgomentati, ma non fecero alcuna
+resistenza. Senza dir motto, tolsero da tasca il danaro, e me lo
+porsero abbassando gli occhi.
+
+Dopo aver restituito ai tre operai le 97 lire, dissi ai pastori:
+
+— E badate che non vi accada una seconda volta! Guai a voi, se
+minaccierete chicchessia servendovi del mio nome!
+
+I pastori, mortificati, ammutolirono, poichè in fondo non erano
+perversi. Io dissi allora, rivolto ai due operai:
+
+— Lo vedete? Io sono appunto Giovanni Tolu, il bandito; il quale non ha
+bisogno di rubare, perchè ha qualche cosa del suo; e se non ne avesse,
+i signori glie ne darebbero!
+
+Gli operai volevano ad ogni costo che io accettassi in ricompensa la
+metà della somma.
+
+— No: tenetela tutta, perchè siete più poveri di me. Io non ne ho
+bisogno, mentre voi siete forestieri, che venite da lontano per
+lavorare. Datemi solamente notizie di mio fratello Peppe, _caporale_
+alla miniera. Lo conoscete?
+
+— Sì, signore. Gli parliamo ogni giorno. Egli sta bene in salute.
+
+— Grazie. Di che paese siete?
+
+— Siamo piemontesi.
+
+— Continuate pure la vostra strada, e fate buon viaggio!
+
+Arrivati la sera a Portotorres, i due forestieri narrarono il caso a
+molte persone, fra le quali a Cosimo Cucinotto, più tardi mio teste di
+difesa a Frosinone.
+
+Ricevetti in quel tempo diverse lettere da Sassari e da Florinas,
+colle quali mi si chiedevano schiarimenti sul fatto, che si voleva
+pubblicare. Io però non volli dargli importanza, nè risposi ad alcuno,
+per non dar dispiacere ai miei amici della Nurra. Temevo anche di
+pregiudicare i tre pastori, che in fondo erano buona gente. Essi
+avevano ceduto ad un’allucinazione momentanea, e mi confessarono
+d’esser stati trascinati a quell’eccesso, senza ponderarne le
+conseguenze.
+
+L’anno seguente — all’apertura del nuovo esercizio della miniera — si
+presentò un operaio all’ovile di Peppe Sechi, in _Palmadola_, chiedendo
+ospitalità per la notte.
+
+— Non mi conosce?
+
+— Io no: chi sei?
+
+— Sono uno dei due operai derubati, a cui Giovanni Tolu fece restituire
+il danaro.
+
+— Mi fa piacere. Passa pure la notte nel mio ovile, e cena co’ miei
+uomini.
+
+Quando Sechi, all’indomani, mi riferì le parole dell’operaio, gli
+risposi:
+
+— Mi dispiace che si meni tanto rumore di un fatto, che potrebbe
+mettere in mala vista i poveri pastori della Nurra. Ladri di pecore e
+di porci, forse sì! — ma ladri di danaro, no certo!
+
+
+
+
+CAPITOLO XXIII.
+
+Nel mondo dei curiosi.
+
+
+Fu ben numerosa la schiera dei curiosi, che, in ogni tempo, vollero
+conoscermi da vicino. La fama delle mie gesta, de’ miei scontri coi
+carabinieri, e di non so quante altre avventure bizzarre (in gran
+parte fantastiche ed esagerate) mi sottoponeva ad un continuo esame,
+che molte volte m’irritava. Tutti si rivolgevano ai miei intimi amici
+per ottenere il _favore_ di parlarmi, di ascoltarmi, e sovratutto di
+vedermi tirare al bersaglio.
+
+Superfluo dirvi, che il ceto dei signori era in numero preponderante.
+Militari alti locati, alti magistrati, negozianti, giornalisti,
+signori d’ogni genere, sentivano più o meno il bisogno di rivolgere la
+parola al bandito di _Monte fenosu_, all’uccisore di tanti nemici, al
+benefattore della Nurra.
+
+Antonio Giuseppe Zara, d’ordinario, era l’uomo più ricercato per
+ottenere da me una _intervista_, come oggi si dice con parola di moda.
+
+Essendo egli mio compaesano ed intimo amico, a lui si ricorreva, come a
+colui che conosceva il rifugio del tigre benefico, o la parola d’ordine
+che doveva strappare dalla tana la belva addomesticata
+
+Contandosi a centinaia i miei incontri coi curiosi, mi limiterò a
+riferire i pochi che mi vengono alla memoria.
+
+Devo anzitutto dichiarare in coscienza, che la fama di non essere
+un ladro, nè un sicario, fu quella che mi attirò maggior numero di
+simpatie. Ond’è, che io tenevo a questa stima, la quale forse non
+fu estranea a farmi perdurare nel proposito di dar la caccia al
+malandrini, in favore dei deboli e degli onesti[35].
+
+I più smaniosi di vedermi furono sempre i continentali, e non solamente
+quelli residenti in Sardegna. A Frosinone ed a Roma, per esempio, fui
+assalito dai curiosi; e basti dire, che in quest’ultima città dovetti
+cedere alle insistenze del mio avvocato, il quale volle presentarmi ad
+un _pezzo grosso_ del Ministero di Grazia e Giustizia. Costui aveva
+esternato il desiderio di vedermi da vicino, supponendo forse che io
+avessi gli occhi di lince e il muso d’una jena.
+
+ *
+ * *
+
+Un distinto pittore di Sassari, che desiderava ardentemente di
+conoscermi, si rivolse al solito Zara per un’_intervista_. Accondiscesi
+alle preghiere dell’amico, e gli diedi appuntamento alla _Valle della
+noce_, nelle vicinanze di Campomela.
+
+Il pittore venne in compagnia di altri curiosi, portando seco una
+grande quantità di viveri, di polvere e di palle — solito regalo che
+d’ordinario mi facevano i visitatori.
+
+Per dar gusto a costoro, prendevo sempre parte alle partite di caccia;
+ed essi si divertivano un mondo, nel vedere che le lepri e le pernici
+non sfuggivano al mio tiro. Era mio costume, in simili partite, di
+regalare ai cacciatori la selvaggina che prendevo.
+
+Non devo qui tacere, che anche fra quei cacciatori non mancavano gli
+scrocconi. Col pretesto di vedermi e di conoscermi, essi tornavano a
+casa colle bisaccie piene di cacciagione, mentre io qualche volta ci
+rimettevo la polvere e la fatica. Volendo lor dare una lezione, mi
+appigliai al partito di regalare al solo Zara le lepri e le pernici,
+facendo capire che non ero tanto gonzo. Si noti che in simili caccie
+io giunsi a prendere persino una trentina di pezzi, facendo altrettanti
+spari. La polvere era preziosa, nè volevo sprecarne nemmeno una carica.
+
+ *
+ * *
+
+Un giorno, nella Nurra, fu concertata una partita di caccia grossa,
+a cui vollero ch’io prendessi parte. Assegnatami una posta insieme ad
+un altro signore, volle il caso che un enorme cinghiale passasse a me
+dinanzi. Lo puntai e l’uccisi.
+
+Tutti i cacciatori corsero sul luogo, gridando:
+
+— Chi lo ha ucciso?
+
+— Questo signore! — risposi con finta mortificazione.
+
+Il signore tacque, ma sottomano mi regalò dieci lire, tenendosi una
+gloria, che volentieri gli cedetti. Mi era stato dato a compagno, e
+volevo fargli fare una bella figura. Non paleso il suo nome, perchè
+ancor oggi egli si dà vanto di quel tiro, che mi fruttò due scudi.
+
+ *
+ * *
+
+Venuto per diporto in Sardegna uno dei fratelli Rocca (banchieri
+genovesi) fu concertata una caccia alla Nurra da diversi signori di
+Sassari. Il banchiere volle conoscermi e mi pregò di narrargli alcuni
+episodi della mia vita. Convintosi ch’ero un disgraziato, più che un
+malfattore, mi propose di prendermi seco sulla sua nave, per farmi
+sbarcare in terra straniera, dove sarei tornato libero. Rifiutai
+recisamente la generosa offerta, dicendogli:
+
+— Che mi vale la libertà, quando mi allontana dalla mia figliuola e
+dai luoghi che mi videro nascere? Non tarderei a morirne di crepacuore.
+Meglio, dunque, che affronti il mio destino!
+
+ *
+ * *
+
+Altra simile proposta mi era stata fatta da parecchi viaggiatori
+continentali, poco prima dell’annessione delle due Sicilie all’Italia.
+Mi si voleva condurre a Napoli, e di là in Grecia. Il pensiero della
+mia bambina (che da un anno appena avevo strappato alla madre) mi
+consigliò a respingere la libertà, che mi si voleva concedere fuori
+dell’isola mia.
+
+ *
+ * *
+
+Mentre mi trovavo a Sassari, in salvacondotto, fui chiamato un giorno
+dagli ingegneri inglesi, incaricati dello studio delle strade ferrate
+nell’isola.
+
+Recatomi nel loro ufficio (posto allora nella casa Crispo) vollero
+consultarmi a proposito del tracciamento:
+
+— Siccome vi sappiamo pratico dei luoghi, che per molti anni avete
+battuto, noi chiediamo il vostro parere sulla strada più comoda e più
+breve per andare a _San Michele_. Diteci qual via scegliereste: quella
+che passa per i bagni di San Martino — quella che va per il _Piano di
+coloru_ — o quella che prende la vallata di _N. S. di Saccargia_?
+
+Risposi agli inglesi, senza punto esitare:
+
+— Per _San Martino_ avreste molte aperture da praticare e molti
+rialzi da formare. Per la _Valle della Trinità_ dovreste costruire
+una galleria molto lunga. Io, dunque, sceglierei il _Piano di coloru,_
+poichè il terreno è meno accidentato e più comodo per la linea.
+
+Seppi più tardi che fu scelta la linea da me suggerita. La cosa era
+chiara: le strade battute dai banditi sono quelle più costose nel
+tracciamento d’una ferrovia.
+
+In compenso del parere dato, gli inglesi mi offrirono una ricca
+fiaschetta da polvere ed una rivoltella, che rifiutai[36].
+
+ *
+ * *
+
+Un’altra volta, trovandomi in Sassari (sempre in virtù di
+salvacondotto) l’amico Zara mi prevenne, che doveva condurre alcuni
+inglesi in campagna, per visitare un _nuraghe_. Avendone poco prima
+veduto uno in sughero ad un’Esposizione, essi volevano esaminarlo al
+naturale.
+
+Desiderosi di conoscermi, montai con loro in carrozza, e lungo il
+viaggio diedi spiegazione su molte località della Sardegna. Fra essi
+erano due signore, a cui regalai diverse monete antiche, da me trovate
+nella Nurra. Mi pregarono di mandargliene altre in Anversa, dov’erano
+domiciliati.
+
+ *
+ * *
+
+Taccio molti altri incontri di simil genere, perchè tutti si
+rassomigliano.
+
+Tanto nelle vicinanze di Florinas durante il primo periodo, quanto
+nelle terre della Nurra quando la prescelsi a mia stabile dimora, non
+mi mancarono mai le visite dei curiosi, appartenenti ad ogni ceto. Ho
+notato altra volta il piacere che provavano le dame e i cavalieri dei
+villaggi, quando andavo a visitarli in campagna.
+
+In seguito. — dopo la mia assoluzione — cominciarono a piovere le
+_interviste_ dei redattori delle _gazzette_; i quali (come accennerò
+a suo tempo) non riuscirono a strapparmi che confessioni monche, che
+alteravano sconciamente.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXIV.
+
+Vita e azienda a «Lèccari».
+
+
+Nel primo anno di lavoro, a _Lèccari_, si ebbe in generale un buon
+raccolto, poichè il grano aveva reso _dell’uno dodici_, e si stava
+bene.
+
+In quel tempo mio fratello Giomaria aveva bisogno di essere aiutato
+nell’agricoltura; e sebbene mi fosse debitore di un centinaio di
+scudi, ordinai a’ miei figliuoli di prestargli sette rasieri di grano,
+senza interesse. Venuta la stagione del nuovo raccolto, era sorta
+contestazione a proposito di questo prestito; e mio fratello, un po’
+irritato, osò rispondere a mia figlia, ch’era pronto a restituirle il
+grano, purchè avesse affermato la sua pretesa con un giuramento dinanzi
+al pretore. Maria Antonia, rifuggendo da una pubblicità scandalosa,
+preferì rinunziare a una parte del suo credito.
+
+Questo incidente provocò malumori in famiglia. Quando l’appresi mi
+spiacque, e ne mossi aspra lagnanza a Giomaria.
+
+Pur scorrazzando da un punto all’altro della Nurra, non trascurai di
+visitare i miei figliuoli; e se avevo urgente bisogno di conferire con
+essi, davo loro un appuntamento in uno dei soliti punti designati.
+
+I malumori continuarono. Da qualche tempo mia cognata — per istigazione
+dei parenti lontani — andava brontolando con dispetto ch’era stanca
+della Nurra, e che aveva in animo di stabilirsi a Portotorres. Avendo
+una figlia da marito, preferiva un centro popoloso ai luoghi deserti,
+dove non capitava mai un cane. Giomaria, che subiva l’influenza della
+moglie, volendo appagarla, si era dato alla ricerca di una casa in
+Portotorres, e di terreni in vicinanza.
+
+Nati nuovi diverbî alla mia presenza, un bel giorno dissi con durezza
+a Giomaria, che il rimedio più spiccio sarebbe stato quello della
+separazione delle due famiglie.
+
+Le cose per un po’ di tempo furono messe sul tacere, ma i bronci si
+allungarono.
+
+Nei tre anni di vita comune, che si erano succeduti con alterna
+vicenda, il dissidio non era mai mancato. In ogni nonnulla si cercava
+un appiglio. Ne noterò alcuni per non tediare il lettore.
+
+Venni un giorno a sapere, che le due famiglie di Agostino e di Giomaria
+solevano fare il pranzo in comune — meno il pane, che ciascuna in
+proporzione forniva a parte. Questo sistema non mi andava a genio.
+Io desiderava che anche le mense fossero separate, poichè se un mio
+amico capitava nella cascina, volevo che mangiasse a spese mie, non a
+spese degli altri. Così pure non mi garbava, che gli amici di Giomaria
+fossero lautamente trattati col mio danaro. Sono numerosi gli ospiti
+che capitano a _Lèccari_, ed è nostro dovere di offrir loro buoni cibi,
+e non le fave ed il lardo, che mangiamo noi. Non volevo dare il minimo
+pretesto a nuovi screzi e a malumori nuovi.
+
+Giomaria aveva un cognato (marito della sorella di mia moglie) il quale
+faceva il vignataro nelle campagne di Sassari, campando miseramente
+colla famiglia. Capitato un giorno da lui e udite le sue lagnanze, lo
+invitai a stabilirsi a _Lèccari_, dove gli avrei fornito buoi, casa,
+terra e semente, lasciandogli la metà dei guadagni. Venne egli infatti
+con tutta la famiglia alla Nurra, e Giomaria mi fu grato.
+
+Le cose andarono bene per un po’ di tempo; ma nata questione fra le
+donne, per certi pomidoro che i nuovi arrivati si permettevano di
+regalare agli antichi loro padroni di Sassari, dovetti intervenire per
+mandarli via.
+
+— Se tu li licenzi, ce ne andremo anche noi! — uscì a dirmi Giomaria,
+di mala grazia.
+
+— Io non ho parlato che de’ tuoi cognati — risposi pacatamente — tu
+però sei padrone di fare quello che ti piace!
+
+Giomaria, senz’altro, mi restituì i buoi che gli avevo prestato, e se
+ne andò a vivere altrove insieme alla famiglia ed ai cognati. Io e mio
+genero tenemmo le terre di _Lèccari_, che quell’anno avevamo seminato a
+granone.
+
+Essendo le tanche di mio fratello e dei cognati vicine alle nostre,
+avveniva che il loro bestiame venisse assai spesso a far danno al
+nostro seminerio. Me ne dolsi vivamente, e se ne dolse anche Agostino;
+ma le nostre doglianze si perdevano nell’aria. I buoi, persino in
+numero di dodici, continuavano a danneggiare il nostro granone.
+
+Perduta alfine la pazienza, e veduto che il brutto giuoco assumeva la
+parvenza di un dispetto, una mattina feci denunziare il bestiame in
+contravvenzione; e mio fratello e i cognati furono costretti a pagare
+la multa d’una ventina di scudi.
+
+Questo fatto finì per farci guastare con Giomaria, nonchè coi
+cognati; i quali per molti anni ci trattarono sul tirato — ora con una
+benevolenza pelosa come le mani di Esaù, ed ora con un muso lungo come
+la scala di Giacobbe.
+
+Io narro queste minuzie, unicamente per dimostrarvi quanto poco
+duratura sia la pace domestica, sempre quando sotto un medesimo tetto
+si raccolgono più donne di diversa famiglia. Come nella torre di
+Babele, si finisce sempre per non intendersi, e i contendenti hanno
+bisogno di separarsi, per metter casa a parte. I capi di famiglia,
+istigati dalle proprie donne, che li menano per il naso, non tardano
+a cedere alle gonnelle. E grazia, quando questi futili appigli non
+vengono risolti con le coltellate!
+
+ *
+ * *
+
+Rimasto solo a _Lèccari_, Agostino si trovò in condizione di potersi
+dedicare al lavoro, disponendo di quattro paia di buoi, di due servi
+fissi, e di quattro o cinque uomini a giornata, a seconda le esigenze
+del seminerio. Venuto il tempo della messe, egli salariava un numero
+di lavoratori, adeguato all’entità del raccolto. Per venti rasieri,
+per esempio, abbisognavano 25 uomini per otto giorni. Se poi il
+seminerio toccava i trenta rasieri, le persone da impiegarsi erano una
+quarantina.
+
+I nostri affari andavano abbastanza bene, e non risparmiavamo mezzi per
+far progredire in tutti i modi l’agricoltura.
+
+Una volta ebbi bisogno di 2000 lire, e le ottenni facilmente da un
+istituto di Sassari, per mezzo d’una cambiale firmata da Zara, con
+avallo di un ricco proprietario di bestiame. La pagai intieramente, con
+diminuzioni trimestrali.
+
+Eravamo da una diecina d’anni a _Lèccari_, quando mi venne l’idea
+di tentare la trebbiatura per mezzo della nuova macchina di Maurizio
+Pintus; e si ottenne un risultato soddisfacente. Da ogni parte della
+Nurra erano accorsi uomini e donne, curiosi di veder funzionare la
+trebbiatrice a vapore, da loro mai veduta. Fu una vera festa campestre.
+In soli quattro giorni si trebbiarono 330 rasieri di grano, 100 rasieri
+d’orzo, e 20 di fave.
+
+Fu quello un anno miracoloso. Le spese nostre, fra trebbiatura e
+fitto delle terre, si calcolarono dai 60 ai 70 rasieri di grano — il
+rimanente fu tutto guadagno.
+
+Appunto in quell’annata abbondante, io volli dare alcuni consigli ad
+Agostino; il quale, debbo dichiararlo, peccava assai d’imprevidenza.
+
+— Sai tu, che cosa devi fare? Vendere cinque cavalli e tre paia di
+buoi. Con due paia di buoi e coi tre cavalli, che a te resterebbero, ne
+avresti a sufficienza per tirare innanzi l’azienda. Dovresti parimenti
+ridurre in danaro tutto il grano che hai raccolto, lasciando in casa la
+sola quantità necessaria per il seminerio e per la provvista del pane.
+Fa soldi di tutto e compra altre terre, Agostino; poichè queste non
+ti verranno portate via dal vento, nè da nessuno; e così riuscirai a
+risparmiare il fitto gravoso, che paghi per i terreni.
+
+— Non è questa la mia idea! Io penso invece a continuare il seminerio
+in larga scala. — rispose Agostino, stringendosi nelle spalle, senza
+riflettere che a me doveva la sua posizione.
+
+— Il giorno che riuscirai a far grano in questi terreni, mi lascierò
+tagliare il collo! — soggiunsi — Possibile che tu non veda, che le
+terre nostre sono ormai disfatte ed esauste per il continuo seminerio
+degli stessi cereali? Esse ti saranno ingrate, e ti niegheranno
+il frutto. È nei tempi di abbondanza che noi dobbiamo pensare ai
+tempi calamitosi. Tristo colui, che non trae ammaestramento dalle
+sette spighe piene e dalle sette spighe vuote, di cui parla la sacra
+scrittura!
+
+Agostino tornò ad alzare le spalle con noncuranza, e tacque per non
+provocare spiacevoli discussioni. Egli non volle tener conto del mio
+consiglio, e gli tenni il broncio per un po’ di tempo. Vedremo com’egli
+avesse torto.
+
+ *
+ * *
+
+I miei figliuoli continuarono ad abitare il tenimento di _Lèccari_,
+come l’abitiamo anche oggi, dopo avervi lavorato per quasi trent’anni.
+
+La cascina è vasta, elegante e comoda, poichè si compone di una
+quindicina di ambienti: cinque a pianterreno e cinque al piano
+superiore; senza contare le altre casette annesse, con forno, pollaio,
+pagliaio, un cortile chiuso, un piccolo vigneto e giardino interno.
+L’estensione del terreno circostante è di circa 40 ettari, di cui 8
+seminabili, e 32 occupati dalla peschiera.
+
+La famiglia intanto si era accresciuta. Dopo il primo anno di
+matrimonio, Maria Antonia ebbe una figlia; e in seguito, in media, un
+bambino ogni due anni.
+
+Io mi recavo ogni tanto a _Lèccari_ a visitare i miei figliuoli
+e i miei nipotini, ma con molta prudenza; poichè i carabinieri vi
+piombavano ogni tre o cinque mesi, sempre colla speranza di cogliermi.
+
+ [Illustrazione: La cascina di _Lèccari_]
+
+D’ordinario essi si presentavano, alla cascina chiedendo da mangiare
+e da bere; ma la mia figliuola non volle mai soccorrerli, neppure in
+omaggio a quella ospitalità, che nella Nurra non viene mai negata ad
+alcuno.
+
+— Io non posso offrire viveri a chi viene per arrestare mio padre! —
+essa rispondeva.
+
+La visita d’ispezione si praticava dai carabinieri in moltissimi
+_stazzi_ della Nurra, specialmente per cercar me, condannato alla morte
+dalla Corte d’Assise di Sassari.
+
+In un giorno di _Pasqua d’aprile_, otto carabinieri si presentarono a
+Maria Antonia, chiedendo un capretto.
+
+— Ce ne ho, ma da me non ne avrete. Cercate pure e frugate da per
+tutto, com’è il vostro dovere, ma andate a mangiare altrove.
+
+— E zio Giovanni lo mangerà, oggi, il capretto di Pasqua?
+
+— Zio Giovanni lo mangerà di certo... ma non qui!
+
+— Davvero?... vogliamo accertarcene.
+
+— Visitate pure tutte le camere. Se foste sicuri che mio padre si
+trovasse in casa, certo non vi fidereste ad affrontarlo in tal modo.
+
+I carabinieri fecero la perquisizione, e se ne andarono. Avevano forse
+sperato, che in un giorno così solenne io non dovessi mancare alla
+mensa di famiglia.
+
+Quel giorno invece, mi trovavo lontano da _Lèccari_, perchè avevo
+preveduto la visita sgradita. Ero stato a visitare la mia famiglia
+tre giorni innanzi, a notte inoltrata, per regalare ai nipotini
+l’agnello bianco. I miei figliuoli, in precedenza, mi avevano preparato
+il pranzetto pasquale, che avevo portato meco sulla montagna, per
+godermelo tutto solo, facendo un brindisi alla salute dei cari assenti.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXV.
+
+L’arresto.
+
+
+Si era verso la metà di settembre del 1880 — precisamente l’anno del
+miracoloso raccolto, da me altrove menzionato.
+
+Contavo 57 anni Non ero vecchio; ma la vita randagia, durata per
+trent’anni, mi aveva ormai stancato, sfinito. Il mangiar male e
+senza alcuna regola; il dormire all’aria aperta, sfidando uragani
+e intemperie; il saltare continuamente roccie e macchioni; l’ansia
+continua per il timore di un agguato; il tendere continuamente
+l’orecchio ed aguzzar l’occhio ad ogni rumore e ad ogni ombra — tutto
+ciò mi spossava il corpo e lo spirito. Mi accorgevo già, che la vista e
+l’udito mi s’indebolivano. Guai a me se non avessi avuto mia figlia!
+
+Ero da dodici giorni sofferente per una leggera slogatura al braccio
+sinistro, dovuta ad un salto da me fatto fra due macigni, in una notte
+buia.
+
+Mi recai da mia figlia all’indomani della lussazione, e pregai mio
+genero che si recasse subito a Sassari per comprare tre o quattro oncie
+di aceto di Saturno. Fattemi alcune fregagioni alla parte malata, agli
+otto giorni ero guarito.
+
+Mi trattenni nondimeno ancora a _Lèccari_, dormendo però all’aperto, e
+facendomi portare il vitto in campagna dalla mia figliuola.
+
+Durante quel tempo, per ammazzare la noia, mi ero dato a rileggere
+il Codice penale, fermando l’attenzione su alcuni articoli che mi
+riguardavano. Avevo notato con piacere: che per i delitti da me
+commessi era ormai prescritta l’azione penale; che una diminuzione di
+pena veniva concessa ad un colpevole, se questo avesse dato prove di
+buona condotta per un certo numero d’anni; e che, infine, un bandito,
+dopo trent’anni di espiazione volontaria, poteva tornarsene a casa,
+senza essere molestato dai carabinieri[37].
+
+Essendomi dato alla macchia il 27 dicembre 1850, avevo dunque battuto
+la campagna per 29 anni e circa 9 mesi.
+
+Durante quei giorni di sofferenza al braccio — e volendo pur soddisfare
+ad un impegno preso, come dirò in seguito — mi ero avvicinato con
+troppa frequenza alla cascina. Qualche tristo, certamente, mi aveva
+veduto; e costui non poteva essere che Giuseppe Fraizzu, il quale
+meditava da tempo una vendetta, sì per il bue nero da me fatto
+restituire ai banaresi, come per l’umiliazione subita nanti il pretore
+d’Ossi.
+
+Ruminando nel mio cervello, non vedevo altri che lui, capace di
+denunziarmi ai carabinieri di Sassari, per potermi cogliere nel mio
+nido.
+
+Nei giorni che a _Lèccari_ si eseguiva la trebbiatura del nostro grano
+colla macchina di Maurizio Pintus, questi venne alla Nurra. Egli si era
+rivolto a me, pregandomi di favorirgli una quantità di _buda_ (canne
+palustri) per cuoprire alcune sue capanne, costrutte di recente verso
+_Campomela_. Pintus era un uomo generoso, e mi si mostrava riconoscente
+per la sorveglianza che io esercitava sul molto bestiame, che teneva a
+pascolo nelle sue terre della Nurra.
+
+Lieto di fargli un piacere, promisi a Maurizio Pintus di mandargliene
+due carri sul luogo.
+
+Un giorno — era il 22 di settembre 1880 — verso le tre dopo mezzanotte,
+aiutato da mio genero, caricammo due carri di _buda_, che una settimana
+prima avevamo accuratamente tagliata, a cinquanta passi dalla cascina.
+
+Agostino, in compagnia di un nostro servo, si mosse dalla Nurra per
+condurre i due carri a _Campomela_.
+
+Verso le sette di mattina, dello stesso giorno, vidi una pecora
+sbandata, che si dava alla fuga; e diedi ordine ad un ragazzo che me la
+portasse per esaminarla. In agosto le zecche tormentano le pecore; ed
+infatti glie ne trovai una, che le aveva bucato la pelle.
+
+In quel momento di distrazione, mi lasciai forse scorgere dalla spia, o
+dai carabinieri appiattati nelle vicinanze.
+
+Estratto il verme dalla piaga, posi la pecora in libertà; ed io
+m’internai, come al solito, nel folto delle canne palustri, per
+nascondermi durante il giorno.
+
+Forse i carabinieri, appiattati, aspettavano che venissi loro a tiro,
+per farmi fuoco addosso. L’appiattamento era stato disposto alla
+_Murella maestra_, lungo il tratto che divide la _Pischina_ dal fiume,
+donde ero stato veduto.
+
+Non sospettando di nulla, ero rimasto per quattr’ore fra le _bude_.
+
+Verso le 11 venni fuori con precauzione dal canneto, ed entrai
+prestamente in casa per mangiare un boccone.
+
+Trovai il desinare, già preparato da mia figlia, sulla tavola della
+sala centrale. Ivi mangiai, in piedi, armato come sempre di fucile, di
+pistola e di stile.
+
+Nella palazzina (composta di dieci ambienti) non c’era altri che mia
+figlia e i suoi tre bambini. Mio genero era in viaggio coi carri di
+_buda_, e la serva era al fiume per lavare.
+
+Ero solo nella sala terrena.
+
+Finito ch’ebbi di pranzare, mi feci all’uscio; indi mi spinsi fino
+all’angolo della casetta del forno, per esplorare in basso, verso la
+_Murella_. Ivi scorsi molti carabinieri sparpagliati, che venivano
+avanti, in direzione della cascina.
+
+Indovinai tutto, e non pensai che a mia figlia, allora incinta grossa.
+Per evitarle uno spavento, che poteva riuscirle fatale, rientrai in
+casa, e mi diedi a cercarla di camera in camera. La trovai finalmente
+nel cortile interno, insieme ai bambini.
+
+— Figlia mia! — gridai concitato — fa coraggio e non spaventarti: ci
+sono i carabinieri!
+
+Così dicendo mi slanciai fuori della cascina, dalla parte di ponente;
+voltai a sinistra, e mi diressi correndo verso il canneto, distante un
+cinquanta passi.
+
+Il tempo impiegato alla ricerca di mia figlia mi aveva perduto. Mi
+era impossibile raggiungere la palude, perchè 14 carabinieri stavano a
+trenta passi da me.
+
+Pur continuando a correre, spianai prontamente il fucile ed armai i due
+grilletti, deciso di ucciderne almeno due.
+
+Mi fermai quindi di botto, mentre gli armati continuavano ad avanzare,
+un po’ sconcertati, nè certo di buon animo!
+
+Se essi in quel momento non furono i primi a farmi fuoco, fu certo
+perchè una quindicina di agricoltori, che lavoravano la terra a poca
+distanza, sarebbero stati testimoni di un’infrazione ai regolamenti
+militari.
+
+— Metti il fucile a terra! — mi gridò il maresciallo, alla distanza di
+una quindicina di passi.
+
+Per un’istantanea decisione — frutto di mille ragionamenti fatti in un
+attimo — deposi il fucile a’ miei piedi, poi la pistola e lo stile, e
+mi rizzai con fierezza, guardando in faccia il carabiniere comandante.
+
+In quei due o tre minuti di corsa affannosa, (dalla casa del forno al
+cortile interno, e dal cortile alla discesa della palude) molte idee
+m’erano balenate alla mente.
+
+Anzitutto ricordai la ragguardevole quantità di grano depositato nella
+cascina, che rappresentava la nostra fortuna; e questo pensiero mi
+distolse dallo sprangare la porta, chiudermi dentro casa, ed opporre
+viva resistenza alla forza di quattordici carabinieri, che avrei
+combattuto dalle piccole finestre ovali del piano superiore. Oltre alle
+armi che portavo addosso, avevo in casa cinque fucili, due pistole
+e due rivoltelle. Dirò ancora, che in un ripostiglio, ignorato dalla
+famiglia, tenevo in custodia, insieme a molta polvere, venti grosse
+cariche di dinamite, che avrei potuto gettare dalle finestre, per far
+pagar cara l’audacia a’ miei assalitori.
+
+Mi bastava l’animo di tradurre in atto il mio disegno; ma... e poi?
+Si sarebbe finito per incendiare la cascina, bruciando tutta la nostra
+fortuna: circa 3000 scudi.
+
+Poco male anche questo; ma... e la mia figliuola? i miei nipotini? E
+i 29 anni e 9 mesi di buona condotta, che avrebbero potuto rendere più
+benigni i miei giudici?
+
+Tutto questo in un attimo ho pensato. Certo è, che se il destino non
+mi avesse spinto sulla traccia di mia figlia, io mi sarei lanciato
+ad occhi chiusi fra le canne della palude — o per salvarmi come a
+_Monte rasu_ e a _Monte fenosu_, o per morire fulminato dalle palle di
+quattordici carabinieri.
+
+Rimasi là come pietrificato, coll’occhio sempre fisso sui carabinieri,
+e le due braccia tese in avanti: quasi implorando che me le legassero
+subito, prima che mi pentissi d’una docilità in me insolita ed
+umiliante.
+
+Quattro carabinieri si erano intanto avanzati a grandi passi, per
+legarmi le braccia e i polsi con catene. Come alzai gli occhi, vidi il
+maresciallo che mi puntava il fucile a dieci passi di distanza.
+
+Il sangue mi salì alla testa, e gli gridai con fierezza:
+
+— Fa mettere quante catene vuoi; ma togli il fucile dalla faccia, chè
+non sai ancora portarlo in mano!
+
+Il maresciallo abbassò subito l’arma[38].
+
+Non ero del tutto legato, quando la mia figliuola venne fuori dalla
+cascina e corse a me, dando in ismanie. Le gridai con dolcezza:
+
+— Non piangere, Maria Antonia, chè non è nulla! Toglimi il portafoglio
+da tasca, e gli altri oggetti dalle bisaccie.
+
+La mia figliuola, sempre piangendo, mi alleggerì di ogni cosa, salvo
+del portafoglio, che volle io tenessi. Conteneva da sette ad otto scudi
+in biglietti di banca.
+
+Com’ebbero finito di legarmi, i carabinieri si diedero a bere dalle
+fiaschette, che portavano addosso.
+
+Il maresciallo, dopo aver bevuto, porse a me gentilmente la fiaschetta.
+
+— Grazie — risposi — Non sono uomo di troppo vino, io! Ho già
+mangiato... ed anche bevuto!
+
+Dopo aver salutato la mia figliuola, che lagrimava sempre,
+m’incamminai, scortato dai 14 carabinieri.
+
+Fatti un centinaio di passi, i carabinieri si lamentarono di aver le
+fiaschette vuote.
+
+Mi rivolsi ad uno di essi:
+
+— Va a casa, e fa riempire il tuo fiasco dalla mia figliuola. Dille che
+voglio bere anch’io.
+
+Pregai in seguito il maresciallo, perchè mandasse un carabiniere da mia
+figlia per farmi dare un fazzoletto; ma non mi venne concesso, come per
+il vino! Esternai pure il desiderio di venir portato a Portotorres, per
+esser di là tradotto a Sassari col treno, pagando io i biglietti; ma mi
+si rispose, che i regolamenti lo vietavano.
+
+ *
+ * *
+
+Era circa mezzogiorno; il sole scottava, ed io grondavo sudore. Il
+maresciallo mi offrì il suo fazzoletto, che accettai volontieri, perchè
+ne avevo bisogno.
+
+Prendemmo il sentiero della Crucca, e poi si camminò lungo lo stradone,
+in mezzo ad un nugolo di polvere che mi soffocava.
+
+Quando eravamo ad un’ora da Sassari, vennero staccati due carabinieri,
+che si mossero al trotto per dar l’avviso in caserma.
+
+Impiegammo circa quattro ore ad arrivare alle porte della città.
+
+I due carabinieri, che ci avevano preceduto, si erano affrettati a
+dar la notizia del mio arresto. Lungo lo stradone, e sui muri di cinta
+delle vigne, accorreva la gente a frotte per vedermi.
+
+Nel largo di Porta Sant’Antonio era sì fitta la calca, che a stento ci
+riuscì ad aprici un passaggio. Da destra e da sinistra mi si gridava
+dai popolani:
+
+— Coraggio, zio Giovanni! non sarà niente! Due mesi, e a casa!
+
+I carabinieri, imbronciati, lanciavano torve occhiate ai malaugurati
+profeti.
+
+Erano le 4 pomeridiane.
+
+Condotto alla caserma dei carabinieri, venni messo in camera di
+sicurezza. Diedi subito una lira ad un servo, perchè mi comprasse un
+fazzoletto, non volendo più servirmi di quello del maresciallo.
+
+La sera stessa venni tradotto alle carceri nuove, dinanzi alle quali
+faceva ressa una folla enorme.
+
+Mi cacciarono subito in una cella poco spaziosa.
+
+Ero stanco del lungo viaggio a piedi, ma mi sentivo l’animo tranquillo.
+
+Poco dopo l’imbrunire, non sapendo cosa fare, mi cacciai addirittura
+fra le coltri.
+
+Era la prima volta, dopo trent’anni, che mi spogliavo per andare a
+letto!
+
+
+
+
+PARTE QUARTA
+
+DOPO L’ARRESTO
+
+ [Illustrazione: Testata allegorica sui personaggi della
+ storia]
+
+
+
+
+CAPITOLO I.
+
+In carcere.
+
+
+A questo punto tolgo la parola a Giovanni Tolu, per prenderla io.
+Coll’arresto a _Lèccari_ si è chiusa la storia del bandito.
+
+Il vecchio florinese continuò a narrarmi minuziosamente gli episodi
+della sua vita in carcere; le fasi del processo e del dibattimento;
+il suo ritorno alla Nurra; le peripezie domestiche e i suoi contrasti
+in famiglia. Io mi limiterò a riassumere gli avvenimenti principali,
+non volendo tirare più in lungo la narrazione con particolari
+insignificanti. Ripeto solo, che ho sempre riportato fedelmente
+quanto Giovanni Tolu mi espose, senza nulla aggiungere, nè togliere.
+Trattandosi di una storia contemporanea dettata dal protagonista, il
+romanziere non poteva in coscienza permettersi la minima alterazione,
+senza compromettere la verità.
+
+Pur riassumendo i fatti, riporterò qua e là le parole del bandito,
+quando le crederò necessarie all’efficacia della narrazione.
+
+ *
+ * *
+
+«— Entrato in carcere — continuò Tolu, stuzzicando il tabacco nella
+pipa — i guardiani mi costrinsero a cambiar d’abiti. Diedi un’occhiata
+alla mia persona, e mi venne da ridere; poichè mi parve di trovarmi
+nelle stesse condizioni di Bertoldo, dinanzi al re Alboino: nè nudo,
+nè vestito. Al terzo giorno venni condotto nel parlatorio, dove mi
+aspettava il giudice istruttore.
+
+«Appena mi vide, mi disse:
+
+«— Hai un bel ceffo!
+
+«— Perchè? forse perchè mi vede in questi panni? Ella dovrebbe capire,
+che non sono tagliati a misura.
+
+«Il giudice si fece allora serio, e cominciò l’interrogatorio,
+chiedendomi soltanto i particolari sull’attacco di _Nuzzi_ e di _Monte
+Rasu_.»
+
+ *
+ * *
+
+Giovanni Tolu continuò a narrarmi i particolari della sua vita di
+carcerato, che io ometto.
+
+Le prime pratiche furono fatte per una cella separata, a pagamento, che
+gli venne subito concessa. Avendo pure ottenuto che l’amico Zara gli
+mandasse ogni giorno il pranzo da casa, egli voleva che si passasse la
+sua zuppa ad un carcerato vicino, col quale si era messo in relazione.
+Ciò niegatogli, dispose che fosse data ai poveri.
+
+Il contegno di Giovanni Tolu in carcere (secondo la sua confessione)
+non era stato troppo edificante. Egli perdeva facilmente la pazienza,
+s’irritava per ogni nonnulla, ed ebbe più volte aspre parole coi
+carcerieri e con qualche detenuto. Lo star chiuso da mattina a sera in
+una cella angusta, priva d’aria e di sole, non poteva certo confacersi
+ad un uomo, abituato da trenta anni a battere la campagna sterminata,
+sotto l’immensa volta del cielo.
+
+ *
+ * *
+
+Non appena corsa la voce dell’arresto, si era manifestata nel popolo
+una corrente simpatica, favorevole a Giovanni Tolu. La lunga serie
+d’anni trascorsi aveva gettato un velo pietoso sulle colpe giovanili
+del bandito florinese, e più non si volevano ricordare che le azioni
+generose, compiute durante l’ultimo ventennio. Il popolo entusiasta
+esaltava le virtù dell’arrestato; le vicende della sua vita leggendaria
+furono per molti giorni l’argomento di tutte le conversazioni, di tutti
+i discorsi; e l’autorità giudiziaria se ne impressionava, prevedendo
+l’influenza che avrebbe esercitato quella simpatia sull’animo dei
+giurati.
+
+Fu dunque creduto cosa prudente togliere Giovanni Tolu ai suoi Giudici
+naturali, per rinviarlo ad altra Corte d’Assise dell’isola.
+
+Il 9 luglio 1881 la Corte di Cassazione di Roma dichiarò prescritti
+quattro processi; revocò la sentenza contumaciale di morte del 1869;
+e per i reati di _Nuzzi_ e di _Monte Rasu_ rinviò Giovanni Tolu alle
+Assise di Oristano.
+
+Prima di lasciare le carceri di Sassari, il cappellano si presentò a
+Tolu, chiedendogli se volesse confessarsi, in occasione del Giubileo.
+
+— Non sono disposto! — rispose secco l’ex bandito.
+
+Dopo un anno e tre mesi d’ingrato soggiorno nelle carceri di Sassari,
+Giovanni Tolu fu trasferito a quelle di Oristano, il 9 gennaio del
+1882.
+
+ *
+ * *
+
+Il bandito mi dichiarò, che nelle carceri di Oristano fu trattato
+più umanamente, e si sentì più tranquillo. Egli fece amicizia coi
+bambini del direttore, e passava con essi ore deliziose, parendogli di
+trattenersi co’ suoi nipotini.
+
+Nel giorno di Pasqua un amico gli mandò una caraffa di vernaccia ed
+un piatto di lunghe frittelle alla sarda. Tolu chiamò la bambina del
+direttore; le adattò al collo un pezzo di frittella a mo’ di collana, e
+le disse:
+
+— Va dal babbo, e pronuncia queste parole in nome mio: «— Come
+facilmente si spezza la mia collana, così fra poco si spezzeranno le
+catene di Giovanni Tolu!»
+
+Anche ad Oristano si era presentato in carcere un frate dalla lunga
+barba, che aveva domandato a Tolu se intendeva confessarsi.
+
+— Non sono disposto! — rispose il bandito.
+
+— Perchè?
+
+— Perchè io mi confesso quando a me piace: quando la coscienza me lo
+suggerisce. La legge di Cristo non m’insegna altro!
+
+— Che ne sai tu?
+
+— Sono stato sagrestano, reverendo!
+
+Il frate se ne andò borbottando. Appena uscito, fu detto al Tolu che
+era l’arcivescovo.
+
+Avevano annunziato al bandito, che il suo dibattimento si sarebbe
+tenuto in quelle Assise nei tre giorni dal 14 al 16 giugno. Nuovi
+incagli, però, nuovi timori, e nuovi scrupoli, consigliarono i giudici
+a non fidarsi dei giurati d’Oristano, dove si erano manifestate le
+stesse simpatie in favore del bandito.
+
+Il 29 maggio di quello stesso anno (1882), dopo quattro mesi di
+detenzione, Giovanni Tolu fu tolto dal carcere di Oristano, per essere
+trasferito a quello di Cagliari.
+
+ *
+ * *
+
+Le carceri di Cagliari non gli lasciarono grata impressione. Cominciò
+dal bisticciarsi coi carabinieri, che lo avevano tradotto alla torre di
+San Pancrazio, stringendogli le manette in modo inumano.
+
+Chiuso in cella, ebbe più tardi un battibecco a causa dei fornitori del
+vino e del tabacco, i quali defraudavano i poveri prigionieri. Se ne
+lamentò col direttore, che finse di dargli un po’ di ragione...
+
+Neppure a Cagliari Giovanni Tolu ebbe il giudizio. Si tornò a tirar
+fuori la corrente troppo favorevole al detenuto, le simpatie per
+le azioni generose, le influenze degli avvocati, e simili. Si parlò
+d’altra Assise.
+
+— Se si continuerà la linea retta, mi manderanno a Tunisi! — disse Tolu
+al direttore.
+
+Il procuratore del re aveva trasmesso gli atti alla Corte di Cassazione
+di Roma; e questa designò per il giudizio la Corte d’Assise di
+Frosinone.
+
+— Ho capito! — fece Tolu — mi si manda da Erode a Pilato. Si finisse
+almeno col lavarsene le mani![39]
+
+Nella prima diecina del settembre successivo (dopo altri tre mesi di
+detenzione) il bandito florinese fu portato alla darsena; lo si gettò
+nella stiva del piroscafo, e lo si fece sbarcare a Civitavecchia, per
+poi proseguire fino a Frosinone, nella Romagna, dove le memorie del
+brigantaggio erano ancora vive.
+
+— Il quarto carcere? — esclamò — Speriamo almeno che sia l’ultimo!
+
+
+
+
+CAPITOLO II.
+
+A Frosinone.
+
+
+Tutti i giornali della penisola si occupavano intanto di Giovanni
+Tolu, chiamandolo _brigante_, e trovando di lui riscontri nella storia
+francese e nella napolitana. L’_Avvenire di Sardegna_ rispose con
+un articolo, conchiudendo: — «Certo è, che dopo Tolu noi avremo il
+brigantaggio anche in Sardegna; e così entreremo un po’ nella via della
+civiltà!»
+
+Dopo un mese di detenzione nelle carceri di Frosinone, fu annunziato
+a Tolu, che il suo dibattimento avrebbe avuto principio il 19 ottobre
+(1882) e sarebbe durato tre giorni.
+
+Le avventure di Giovanni Tolu ebbero un’eco pietosa anche a Frosinone.
+Tutti leggevano, con avidità curiosa, uno scritto a stampa, che
+circolava per la città col titolo: _l’ultimo bandito sardo_. Lo spirito
+della popolazione si era subito affermato favorevole all’accusato,
+e si facevano voti per la sua liberazione. E fu fortuna per i sardi
+che Giovanni Tolu fosse giudicato fuori dell’isola. Dio sa a quali
+insolenze sarebbe stata esposta la Sardegna, se i suoi _cittadini
+giurati_ avessero liberato il _brigante_ di Florinas!
+
+ *
+ * *
+
+Il 19 ottobre 1882, alle ore 9 ant., si apre il dibattimento nella
+Corte d’Assise.
+
+I testimoni a carico e in difesa, che in origine erano 28, ora sono
+ridotti a soli 18, poichè dieci morirono.
+
+La folla è immensa; nella sala non mancano le signore.
+
+Giovanni Tolu è accusato:
+
+1. Di ribellione alla giustizia, e dell’omicidio del carabiniere
+Sassu, commesso la sera del 10 giugno 1853 nel luogo detto _Nuzzi_, nel
+territorio d’Osilo, in complicità con Pietro Cambilargiu.
+
+2. Degli omicidi, con ribellione, dei carabinieri Delrio e Catte,
+commessi la mattina del 21 maggio 1859 nel luogo detto _Monte Rasu_.
+
+Si fa notare, che Tolu nel 1869 fu condannato in contumacia alla pena
+di morte, ma che la sentenza fu annullata per difetto di procedura
+nella notifica di diversi atti.
+
+L’accusato fa il racconto dei fatti, risalendo al prete Pittui.
+
+Le frasi più salienti di Giovanni Tolu, raccolte dai giornalisti, sono
+le seguenti:
+
+«Mi resi latitante perchè il prete era ricco e prepotente e poteva
+mandarmi in galera. In Sardegna si manda la gente in galera per piccoli
+motivi. Non mi arresi alla giustizia, perchè la giustizia _non è
+giusta_!»
+
+Il presidente chiede all’accusato:
+
+— Eravate tenuto per un uomo possessore di un talismano, che vi rendeva
+invulnerabile alle palle dei carabinieri. È vero?
+
+— Lo dicono i _vanarelli_. (Si ride).
+
+Vengono interrogati i testimoni a carico, la maggior parte dei quali
+non sono che i carabinieri dello scontro di _Nuzzi_ e _Monte Rasu_.
+
+Si chiamano in seguito i testimoni a difesa, dei quali riassumo le
+deposizioni:
+
+Maurizio Pintus dichiara, che, se potè più volte riavere il bestiame
+rubatogli, lo deve a Giovanni Tolu, il quale faceva a tutti bene.
+Altra simile dichiarazione fanno Vincenzo Pes e Antonio Beccu, il primo
+per sette buoi, il secondo per una cavalla, che i ladri avevano loro
+involati.
+
+Andrea Nuvoli parla della disonesta condotta della moglie di Tolu,
+dichiarando che costui avrebbe potuto facilmente uccidere il drudo, che
+ha voluto risparmiare.
+
+Antonio Piu dice, di essere stato minacciato di morte dai propri
+nemici; ma intromessosi Tolu, questi riuscì ad ottenere una
+riconciliazione generale, che da quel giorno li fece vivere tranquilli.
+Conchiude asserendo, che il bandito florinese era il loro _giudice di
+pace_; epperciò tutti lo soccorrevano, regalandogli bestiame.
+
+Sebastiano Branca fa l’apologia dell’accusato, chiamandolo un
+_benefattore_; e Antonio Giuseppe Zara conchiude esclamando: — Giovanni
+Tolu è il _Dio della campagna_![40]
+
+Si leggono all’udienza i certificati rilasciati dai sindaci, i quali
+affermano, che Tolu mantenne da oltre vent’anni una condotta esemplare;
+e che era ritenuto per un uomo di sentimenti nobili e generosi, il
+quale rendeva segnalati servigi, riuscendo a riconciliare i nemici ed a
+tutelare l’altrui proprietà[41].
+
+ *
+ * *
+
+La parola è al pubblico ministero. Egli deplora, che i sindaci e i
+municipi abbiano rilasciato certificati così larghi di lode. Ammette
+le azioni generose, ma dice che ogni bandito suol farne; dichiara che
+Tolu non è un ladro, ma osserva che la frase _Dio della campagna_
+è un’esagerazione. Chiede infine una condanna per l’uccisione dei
+carabinieri.
+
+Parlano in seguito gli avvocati difensori, che sono il Prof. Antonio
+Piras di Florinas (per il quale Tolu ha una profonda venerazione) e il
+Cav. Gavino Scano di Cagliari, (oggi Senatore).
+
+Il primo ribatte ad una ad una tutte le accuse. Si scaglia contro il
+Pubblico Ministero, che ha voluto evocare la memoria dei delitti di
+Tolu, per alcuni dei quali fu riconosciuta la prescrizione, e per altri
+fu dichiarato non farsi luogo a procedimento. «È indegno della maestà
+della Giustizia (egli dice) far rivivere delitti, di cui Tolu non è
+chiamato a rispondere, e per i quali la stessa Giustizia ha ricacciato
+la spada nel fodero». Egli dimostra non veritiere le relazioni sui
+fatti di _Nuzzi_ e di _Monte Rasu_, pur dicendo: «Io m’inchino all’arma
+benemerita dei carabinieri: a questi modesti e ignoti eroi, vittime
+oscure e grandi, che ubbidiscono tacendo, e tacendo muoiono.»
+
+L’avvocato Scano difende anch’esso valorosamente l’accusato; e
+conchiude con enfasi: «— Giovanni Tolu è uno sventurato, ma non è un
+brigante! In Sardegna briganti non ci sono: vi sono banditi, che, come
+Tolu, lo divennero per aver compiuto una vendetta!»
+
+Sono le otto di sera del 21. I giurati si ritirano per rispondere ai 36
+quesiti, formulati dal presidente.
+
+L’ansia è grande e la commozione è profonda nel pubblico.
+
+Alle 10 e mezza i Giurati riprendono i loro seggi, e si dà lettura del
+verdetto, che ammette la legittima difesa ed assolve l’accusato.
+
+Il pubblico prorompe in applausi, e si riversa sulla piazzetta per
+acclamare il bandito assolto, che esce trionfante dalla gabbia.
+
+ *
+ * *
+
+Seguìto da una folla di popolani, Giovanni Tolu percorre alcune vie al
+grido di: _viva Tolu!_ Tutti vogliono vederlo da vicino, e gli offrono
+da bere.
+
+L’assolto è fuori di sè dalla contentezza. Passando a quell’ora
+dinanzi ad una chiesa, egli s’inginocchia sui gradini esterni, per
+ringraziare Iddio che ha parlato al cuore dei giudici. Insieme a Tolu
+s’inginocchiarono, scoprendosi il capo, i popolani entusiasti.
+
+Curiosa invero, e caratteristica, quella preghiera in piazza, al
+chiaror della luna, che splendeva in tutta la sua pienezza! Un
+testimonio occulare mi assicurava, che giammai avrebbe dimenticato il
+pio raccoglimento dei popolani di Frosinone, spinti a pregare insieme
+al bandito, per un sentimento misterioso e inesplicabile.
+
+ *
+ * *
+
+L’indomani Giovanni Tolu partì da Frosinone diretto per Roma, in
+compagnia del genero Agostino, di Antonio Giuseppe Zara e dei due
+avvocati.
+
+Volli conoscere l’impressione che la capitale d’Italia aveva prodotto
+sull’animo di un bandito, vissuto per trent’anni nelle terre deserte
+della Nurra. Ei mi rispose:
+
+— A Roma c’è troppa gente e troppo rumore. Non m’incantarono i suoi
+monumenti, poichè son lavoro degli uomini. Anche la Sardegna potrebbe
+vantarli, se si spendessero centinaia di milioni. Io non m’incanto
+che dinanzi alle meraviglie della natura, poichè nessun danaro può
+riprodurle!
+
+
+
+
+CAPITOLO III.
+
+Il bandito in libertà.
+
+
+Imbarcatosi a Civitavecchia, il bandito assolto giunge a Terranova.
+Sparsasi la voce del suo arrivo, una folla curiosa gli va incontro per
+conoscerlo da vicino.
+
+Montato sul vagone co’ suoi compagni, si mette in viaggio. Alla
+stazione di Ploaghe lo aspettano un’infinità di parenti, di amici e di
+altri compaesani, venuti da Florinas per vederlo e salutarlo.
+
+Prosegue per Sassari, dov’era già pervenuta la notizia del suo arrivo.
+Trova alla stazione gran folla di popolani, ed a stento gli avvocati
+riescono ad aprirsi un passaggio fra la calca immensa e chiassosa.
+
+Giovanni Tolu si reca alla casetta di Antonio Giuseppe Zara, verso la
+piazzetta dell’Università. La folla fa ressa alla porta, e le visite
+sono tante, che non lasciano un momento di tregua al bandito.
+
+Qualche giornale continentale ebbe parole di biasimo per questo
+ricevimento chiassoso, che fu chiamato _entusiastico_ e indegno di un
+popolo civile. La censura era ingiusta. Sarebbe stato più ragionevole
+inveire contro il verdetto della Giuria di Frosinone, anzichè contro il
+presunto _entusiasmo_ del popolino sardo, che plaudiva al giudizio dato
+in una città continentale.
+
+D’altra parte, era proprio seria l’invettiva? era essa frutto d’un
+retto criterio? Bisogna andar cauti nell’apprezzamento del così
+detto trasporto popolare. Non bisogna mai confondere il vero spirito
+entusiastico, colla curiosità morbosa e suggestiva, propria delle
+masse inconscienti. Se invece del bandito assolto, fosse arrivato
+il bandito condannato, la folla sarebbe accorsa a vederlo con pari
+curiosità febbrile. Sarò più crudo: se invece dell’arrivo di Giovanni
+Tolu fosse stato annunziato l’arrivo di un tigre o di un coccodrillo,
+la calca non sarebbe stata meno curiosa e tumultuante. L’entusiasmo
+popolare è un sentimento, che, dato un po’ di lievito, può crearsi
+anche artificiosamente. Esso è morboso, comunicativo, fittizio, e guai
+a colui che ci crede e se ne fida!
+
+E qui non voglio fermarmi, nè discutere sullo spirito pubblico
+italiano (non _sardo_ solamente!), il quale è quasi sempre favorevole
+all’arrestato, all’accusato, ed all’assolto[42].
+
+ *
+ * *
+
+Rimasto a Sassari per alcuni giorni, Giovanni Tolu si recò a Florinas
+per salutarvi gli amici e i parenti. Egli volle rivedere alla luce del
+sole, il suo paesello natìo, che trovò molto cambiato dopo trent’anni
+di assenza. Di là, finalmente, fece ritorno al suo nido di _Lèccari_,
+dove ansiosamente lo aspettavano la figliuola e i nipotini.
+
+Intanto i proprietari della Nurra e dei villaggi vicini (amici e
+conoscenti di Tolu) fecero a gara per costituire _la dote_ al bandito
+rimesso in libertà. Ciascuno gli regalò una vitella del valore di
+dieci a quindici scudi; e Tolu potè raccoglierne una quarantina, fra
+la Nurra, Ozieri, Florinas, Banari, Mores, Chiaramonti, Martis e Santo
+Lussurgiu. Questo numero di vitelle, unito a un centinaio di pecore
+che già possedeva, gli formarono un patrimonio abbastanza rilevante per
+rimettersi al lavoro.
+
+L’usanza di soccorrere un assolto, od un reduce da un luogo di pena,
+è molto antica in Sardegna. Anche Tolu, quando era bandito, offriva
+qualche pecora, montone, o vitella in soccorso di un disgraziato, o in
+regalo ad una ragazza povera che andasse a marito.
+
+Questa generosità verso uno scarcerato risolve il problema, tante
+volte messo in campo, e mal tradotto in atto: mettere un condannato in
+condizione di non dover ricorrere a un nuovo furto per sostentare la
+propria famiglia. Oh, quante consuetudini umanitarie fra queste genti
+barbare, che vivono lontane e dimenticate dai popoli civili!
+
+ *
+ * *
+
+Informatosi subito dell’andamento dell’azienda di _Lèccari_, Giovanni
+Tolu dovette ricordare al genero il pronostico fattogli due anni
+addietro, prima di essere arrestato. Le cose erano tutte andate alla
+rovescia. I proprietari dei terreni avevano elevato il prezzo dei fitti
+di oltre 19 rasieri di grano; le terre, stanche ed esauste, non erano
+state rimuneratrici; e così gran parte del ricco raccolto del 1880
+era stato assorbito dalle perdite subite in quei due anni di penuria e
+d’imprevidenza. E il bandito tornò a metter fuori il sogno di Faraone,
+colle famose sette vacche grasse.
+
+Giovanni Tolu era ormai libero; egli viveva tranquillo, senza
+preoccupazioni di spie e di carabinieri; epperò aveva più tempo ed
+agio a sorvegliare le faccende proprie e quelle del genero. Con un uomo
+come Tolu, abituato a comandare e ad essere ubbidito, Agostino poteva
+brontolare, ma non ribellarsi. E da ciò qualche broncio e qualche
+dissidio, calmato da Maria Antonia, che s’intrometteva fra padre e
+marito, con quella furberia pietosa di cui la donna è maestra.
+
+Durante i due anni che Tolu fu in carcere, la cascina di _Lèccari_ era
+stata frequentata da un suo cognato, resosi debitore verso il genero
+e la figliuola di una quantità di grano. Il vecchio bandito ebbe
+aspre parole con costui, e l’attrito giunse a tanto, che dovettero
+intervenire diversi amici di Portotorres e di Sassari per mettere gli
+animi in pace.
+
+Ometto tutte le peripezie di questi dissidî, che l’ex bandito mi
+narrò minutamente, ma che io ho creduto superfluo trascrivere.
+Riporterò solamente un suo sfogo, che io credo frutto d’irascibilità
+di carattere, più che di giusto risentimento per torti ricevuti. Egli
+disse:
+
+— Ebbi dunque a comprovare anche gli effetti dell’ingratitudine altrui;
+ma io la prevedeva. I figliuoli ed i generi, dimenticando i benefizî
+da noi ricevuti e i sagrifizî da noi fatti, ci trascurano sempre
+quando diventiamo vecchi; essi ci rispondono di mala grazia, quando
+più non hanno bisogno di noi. I vecchi sono sempre messi in disparte.
+Io ciò vedeva, ma non ero l’uomo da tollerare la voce grossa, nè da
+lasciarmene imporre da generi e da figliuoli!
+
+ *
+ * *
+
+Giovanni Tolu, nondimeno, amava molto i suoi figliuoli ed i nipotini,
+quantunque (così mi diceva) non si fosse mai stemperato in quelle
+tenerezze che davano tanto ai nervi al suo babbo Pietro Gavino.
+
+Egli non lavorava più, perchè si sentiva stanco. Mi confessò, che
+lo avevano più abbattuto i 25 mesi di prigione, che i 30 anni di
+banditismo. Si era dato a dar consigli a’ suoi nipotini, coi quali
+stava sempre. Egli mi disse:
+
+— Non m’immischio più nelle cose dell’azienda per non farmi cattivo
+sangue. Ognuno ha i suoi sistemi e le sue vedute, nè sempre si può
+andare d’accordo. Dicono che i vecchi tornano bambini; ed è forse
+perciò, che io vivo co’ miei piccoli nipoti. Prendo loro la lezione
+ogni giorno e li costringo a leggere nel primo libro di lettura.
+
+— Ditemi qualche cosa di vostra figlia e di vostro genero.
+
+— Maria Antonia è una buona massaia; sbriga le faccende domestiche, e
+non vive che del lavoro e de’ suoi figliuoli. Ella sorveglia le serve
+ed i servi, tiene d’occhio l’azienda, e segna in un registro tanto le
+_entrate_, quanto le _uscite_. Ha tutte le ore occupate, perchè i figli
+non la lasciano in pace; però non manca ogni sera, prima di andare
+a letto, di trattenersi un’oretta a leggere libri ameni ed utili. —
+Agostino bada all’agricoltura e sorveglia tutti i lavori di campagna,
+prendendo anche la zappa, per risparmio di spese, o per aiutare gli
+altri, quando il bisogno lo richiede. Tutti lavorano in casa nostra,
+grandi e piccoli: di ozioso non ci sono che io!
+
+ *
+ * *
+
+Fra i molti episodî della vita domestica, Giovanni Tolu mi narrò il
+seguente.
+
+«— Da otto mesi appena ero ritornato da Frosinone, quando un’orribile
+disgrazia venne a turbare la tranquillità della nostra famiglia,
+
+«A occidente della cascina — fra il caseggiato e la palude — era il
+nostro pozzo, scavato a fior di terra, senz’alcun parapetto, e coperto
+d’ordinario con alcune tavole.
+
+«In una calda giornata di luglio, mio nipote Giovannino — il maggiore
+dei figli di Maria Antonia, di nove anni — si trastullava stando seduto
+accanto al pozzo, mentre un servo vi attingeva l’acqua per trasportarla
+alla cascina. Costui si era già incamminato verso la casa, quando udì
+un sordo tonfo. Voltatosi, e non veduto il fanciullo, quell’imbecille,
+invece di tornare indietro per apprestargli un soccorso, si era dato a
+correre verso casa, gridando a squarciagola:
+
+«— Giovannino è caduto nel pozzo!
+
+«Sentendomi quel giorno indisposto, mi ero sdraiato da pochi momenti
+sull’erba, a pochi passi dalla cascina. Alle grida del servo, balzai
+in piedi, corsi di un salto al pozzo, e vidi mio nipote, cogli occhi
+spalancati e le mani tese verso di me, dibattendosi nell’acqua,
+profonda due metri.
+
+«— Coraggio, Giovannino! — gli gridai.
+
+«Il poveretto portò l’indice della mano destra alle labbra, come per
+raccomandarmi il silenzio; poi si sommerse, e scomparve.
+
+«Sedetti sull’orlo del pozzo, e sostenendomi colle due mani, allungai
+le gambe quanto potei, sfiorando quasi la superficie dell’acqua.
+Speravo che Giovannino riuscisse ad afferrarsi a’ miei piedi; ma il
+poveretto non tornò più a galla.
+
+«Tutto questo era accaduto in meno di tre o quattro minuti.
+
+«Ad un tratto Maria Antonia, al cui orecchio era pervenuto l’annunzio
+fatale, si slanciò fuori della cascina, e corse disperata verso il
+pozzo, mandando urli strazianti. Di un salto fui in piedi, le corsi
+incontro, e giunsi in tempo per accoglierla fra le mie braccia, mezzo
+svenuta.
+
+«— Coraggio, figliuola mia — le dissi — ogni soccorso è ormai inutile,
+perchè il nostro Giovannino è già morto!
+
+«Lascio immaginare le smanie della povera madre, e lo strazio di
+Agostino quando apprese la sciagura toccatagli![43]
+
+«Il nipotino portava il mio nome, e gli volevo bene. La sua scomparsa
+da _Lèccari_, e più il pensiero di sì brutta morte, ci tenne intontiti
+per lungo tempo. Ma, già! era da prevedersi, poichè eravamo in luglio,
+il mese delle disgrazie!
+
+«Partecipammo il giorno stesso il triste caso ai parenti, ai compari
+ed agli amici della Nurra e di Portotorres, come voleva l’usanza. E
+vennero in molti a farci le condoglianze e a rendere gli onori alla
+salma.
+
+«Esposto per alcune ore il cadavere dentro casa, preparammo il solito
+carro a buoi per il trasporto funebre al camposanto di Portotorres.
+
+«Messo uno strato di verdi frasche in fondo al carro, vi fu disteso
+un materazzo, sul quale venne collocato il morticino, ricoperto da un
+bianco lenzuolo.
+
+«Appena tutto fu pronto, il carro si mosse lentamente.
+
+«Col cappuccio tirato sugli occhi (in segno di lutto) i congiunti
+e gli amici montarono tutti a cavallo, per accompagnare la salma di
+Giovannino all’ultima dimora.
+
+«Sebbene l’usanza vieti alle donne di prender parte a simili cortei,
+Maria Antonia non volle lasciar solo il suo figliuolo. Agostino se la
+prese in groppa, e per due ore circa di strada non fece che sospirare e
+piangere amaramente.
+
+«Anch’io montai a cavallo per unirmi al corteo; e lungo il cammino non
+feci che fissare quel lugubre carro, che, rimbalzando e scricchiolando,
+inoltrava a stento fra sentieri angusti, incomodi, e quasi
+impraticabili.
+
+ [Illustrazione: I funerali del nipote di Tolu]
+
+«Arrivati a Portotorres la stessa sera, deponemmo il cadavere in casa
+di mia sorella Andriana, e di là l’indomani fu portato a seppellire nel
+cimitero[44].
+
+«Ai sette giorni ebbe luogo a _Lèccari_ l’_uscita_, secondo l’usanza
+della Nurra e di altri paesi sardi. Essa consiste in un pranzo che la
+famiglia dell’estinto offre a quelli che accompagnarono la salma; più
+in un’elemosina di bestiame, di grano, e d’indumenti usati, che si
+regalano in quel giorno ai poveri[45].
+
+ *
+ * *
+
+«Il tempo, che tutto sana, rimarginò la profonda ferita che il destino
+aveva aperta nel nostro cuore.
+
+«Io continuai a vivere tranquillo a _Lèccari_, fra i miei buoni
+figliuoli ed i nipotini, che mi vogliono bene. Sono ormai quattordici
+anni, che vi godo la pace dell’uomo libero.
+
+«Non devo nascondere, che un po’ di noia l’ho risentita, e la risento;
+ma io cerco di ammazzarla con qualche ora di lettura, o con viaggi che
+intraprendo ogni tanto. Mi reco con frequenza a Portotorres, a Sassari,
+a Florinas, od in altri paesi, per visitarvi i parenti e gli amici;
+nè dimentico di fare un giro per gli ovili nurresi, per riandare coi
+pastori un po’ del passato, or buono, ed or cattivo.
+
+«A _Lèccari_, d’altronde, non c’è da annoiarsi: è un luogo di molto
+passaggio, e le visite non ci mancano mai. L’ospitalità è sacra nella
+Nurra, nè c’è pastore, per quanto povero, che nieghi un letto o il
+vitto a chicchessia. Basti dire, che la nostra casa, per i soli ospiti,
+aggrava l’annuo bilancio di cinque rasieri di grano. A tavola non ci
+troviamo mai soli.
+
+«Le visite più opprimenti furono sempre quelle dei curiosi. Dopo il mio
+ritorno da Frosinone, specialmente nei primi anni, esse non mi diedero
+tregua. Mi si voleva strappare ad ogni costo qualche episodio della mia
+vita avventurosa, che poi vedevo pubblicato nei giornali di Roma o di
+Milano, con inesattezze ed esagerazioni che m’irritarono. Decisi allora
+di non dire più nulla.
+
+«Ricordo, fra gli altri, tre signori che vennero a _Lèccari_ e che
+invitai a pranzo. A tavola si cercò con arte di farmi cantare, ma io
+dissi agli ospiti:
+
+«— Se lor signori parlano a tavola, mi toglieranno il piacere di
+vederli a mangiare. Diano retta a me: non posino le forchette,
+altrimenti le vivande si raffredderanno!
+
+«Credo che l’abbiano capita, perchè mi lasciarono in pace. Nondimeno,
+prima di andarsene, si diedero a rovistare la casa, toccando tutti gli
+oggetti che mi appartenevano (il mio fucile, le mie pistole, le mie
+bisaccie, la fiaschetta della polvere) per fabbricarvi sopra, Dio sa
+quante diavolerie!
+
+«Fu, appunto, dietro a queste false od esagerate _interviste_
+pubblicate, che mi venne l’idea di narrare la vera storia della mia
+vita. Ho scelto lei per mio confessore, ed ho la coscienza di aver
+detto la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità! —»
+
+
+
+
+CAPITOLO IV.
+
+Il mistero.
+
+
+Con queste parole Giovanni Tolu chiuse la sua storia.
+
+Come se si fosse liberato da un gran peso, egli si alzò, tolse da tasca
+le inseparabili pinzette, si chinò sul camino, frugò nella cenere, e vi
+prese un po’ di bragia per riaccendere la pipa.
+
+Anch’io avevo deposto la penna, fedele raccoglitrice della narrazione
+del bandito, quasi parola per parola.
+
+— Ho detto la verità — soggiunse Giovanni Tolu, premendo il tabacco
+nella pipa coll’unghia del pollice. — Non ho dimenticato alcun mio
+delitto, mentre ho voluto omettere non pochi atti di beneficenza[46].
+— Molto ho peccato, ma ho molto perdonato. I miei vent’anni di buona
+condotta hanno forse cancellato i dieci anni che si dicono di condotta
+cattiva. Non è questo un merito mio: è merito della mia figliuola.
+Con trent’anni di vita errante, trascorsi fra disagi ed amarezze
+indicibili, credo di aver espiato le mie colpe. Non mi resta oramai
+che aspettare serenamente la morte, confortata dall’ultimo bacio dei
+miei nipotini. Altro non desidero, poichè la vita non può offrirmi
+nuove attrattive. Ho dimenticato le offese fattemi, ed ho perdonato ai
+nemici tutti, meno ad uno: al prete Pittui, causa unica di tutte le mie
+sciagure. Chi lo sa? Forse riuscirò a perdonarlo il giorno della mia
+morte!
+
+Giovanni Tolu tacque, e si diede a stuzzicare nervosamente il tabacco,
+il quale si ostinava a non voler bruciare.
+
+Io lo guardavo di sottocchi, titubante se dovevo, o non, rivolgergli
+una domanda che più volte mi era venuta sulle labbra.
+
+Mi feci alfine coraggio e gli dissi:
+
+— Giovanni Tolu; avrei bisogno di uno schiarimento. Prima però di
+domandarlo, dichiaro che mi asterrò dall’insistere, se troverete
+indiscreta la mia curiosità.
+
+Il vecchio bandito tolse la pipa di bocca, e mi fissò con un senso di
+stupore. Io gli chiesi:
+
+— Non avete altro a dirmi a riguardo di prete Pittui?
+
+— Nulla.
+
+— Non mi avete taciuto, per riguardi di famiglia, qualche sua azione
+disonesta?
+
+— Nessuna. Ma perchè simile dubbio?
+
+— Sarò schietto. Nel pubblico è fondata la credenza, che Giovanni Tolu
+siasi vendicato del prete, solo perchè costui gli aveva oltraggiato la
+moglie...
+
+— Ciò è falso!
+
+— Eppure così fu detto fin dal giorno che vi deste alla macchia.
+
+— È una menzogna!
+
+— Eppure così si legge nel foglio pubblicato a Frosinone nel 1882,
+col titolo: _l’ultimo bandito sardo_. In questo scritto si parla
+chiaramente della tresca del prete con vostra moglie, della corruzione
+ottenuta per mezzo di doni, e del vostro dispetto quando sapeste che
+Maria Francesca frequentava la casa di quel sacerdote.
+
+— Non è la verità!
+
+— Ma non basta. Dal resoconto giudiziario pubblicato dai giornali
+si deprende, che altrettanto voi asseriste dinanzi ai giudici, alla
+Corte di Assise di Frosinone. Faceste capire, che vostra moglie non
+si era mantenuta onesta in casa del prete Pittui; che invano cercaste
+strapparla a quello sfacciato, il quale osò persino condurla ai balli
+pubblici per compiacerla.
+
+— Tutte menzogne. Alle Assise non potevo ciò dire; altri certo lo
+disse, ed io forse, col silenzio, lo lasciai credere, sperando che
+quella circostanza potesse giovare alla mia difesa. Dentro la gabbia
+l’accusato non può, nè deve tutto dire!
+
+— Dunque voi smentite il fatto?
+
+— Recisamente, e ve lo giuro. Mia moglie non aveva che sedici anni; e
+devo dichiarare sulla mia coscienza, che fino al giorno della nostra
+separazione non ebbi a farle il minimo appunto a riguardo dell’onestà,
+della condotta, e de’ suoi costumi. Ella si perdette in seguito, quando
+venne da me separata. Il difetto di Maria Francesca era nella lingua;
+nel pettegolezzo; nella facilità di cedere alle altrui insinuazioni;
+nel mal vezzo d’inasprirmi con sfuriate inopportune. Della sua
+inesperienza approfittarono appunto gli scaltri, per renderla a me
+ribelle.
+
+— Permettete allora che io vi dica, che non trovo giustificata la
+vostra ferocia nell’attentato contro il prete Pittui.
+
+— Fu l’ira del momento quella che mi acciecò. Se avessi premeditato
+l’assassinio, non avrei affrontato il prete senza un fucile, od un
+pugnale. Vi confesso, nondimeno, che deplorai la mia imprevidenza. Se
+avessi ucciso il prete, sarei stato subito sciolto dalle _legature_
+fattemi.
+
+— Vi inasprì dunque tanto la sua prepotenza?
+
+— In modo indicibile. Chi lo sa? forse sarei stato meno feroce, se si
+fosse trattato di una tresca. O avrei subito ucciso i due colpevoli, o
+mi sarei limitato a scacciar di casa la moglie infedele, abbandonandola
+al suo rimorso ed al suo disonore. Ma quel continuo torturarmi
+entro alle pareti domestiche; quel continuo intromettersi nei fatti
+miei; quel continuo sindacare ogni azione della mia vita coniugale;
+quell’eccitamento continuo perchè mia moglie si separasse da me; oh,
+perdio! tutto ciò doveva inasprirmi e farmi perdere la pazienza! Ero
+io il marito, ero io il padrone in casa mia; e quel prete doveva badare
+alla sua sagrestia, senza mettere ogni tanto il suo tricorno fra marito
+e moglie.
+
+— E non sospettaste mai di una tresca?
+
+— Mai, quantunque il volgo vi alludesse prima e dopo il mio matrimonio.
+Mia moglie era una ragazza sedicenne, al servizio, fin da bambina, in
+casa di prete Pittui; e di là io l’aveva tolta incontaminata. Se il
+prete avesse avuto intenzioni disoneste, o avrebbe prima impedito che
+la ragazza mi fosse data, o avrebbe impedito dopo che mi venisse tolta.
+Sarebbe stato suo interesse a mantenerci uniti, tanto più che io mi
+assentavo con frequenza dal villaggio. Basta questo per dimostrare, che
+tresca alcuna non poteva sussistere.
+
+Le ragioni del bandito erano molto assennate, e mi facilitavano la
+strada per poter esternare un dubbio, che mi era sorto nell’animo.
+
+— Ma perchè, dunque — chiesi — quel sacerdote prepotente si preoccupava
+tanto di Maria Francesca, quando i genitori di lei non se ne
+preoccupavano? Ma perchè il solo prete, e non altri, osò chiedervi
+conto dei maltrattamenti fatti a vostra moglie? Ma perchè dal solo
+prete doveva venir l’ordine di strapparvi alle braccia di Maria
+Francesca? È mai possibile che l’affetto di Giovanni Maria Pittui fosse
+più forte di quello di Salvatore Meloni Ru?
+
+Il bandito, dopo avermi a lungo fissato, come uomo a cui si strappa
+dall’anima un segreto geloso, abbassò il capo dicendo:
+
+— È appunto questo il mistero che per lungo tempo mi tenne agitato...
+
+— Ma che in seguito vi parve di spiegare... non è così?
+
+Giovanni Tolu tacque esitando, ed io continuai:
+
+— Proprio così! Bisognava risalire alla gioventù scioperata di Masala
+Pittui — alla sua vita scandalosa — alle sue libidini abituali,
+per ricercare le cause intime che spingevano l’anziano sacerdote a
+proteggere la servetta di casa. Non era febbre di amore impuro, nè
+gelosia di ganzo senile, quella che riscaldava il sangue di prete
+Pittui — era forse affetto di padre che parlava con rimorso alla sua
+coscienza! Un padre, non un amante geloso, poteva consigliare la sua
+creatura a distrarsi nei divertimenti, per dimenticare la supposta
+infelicità coniugale... Non è così...?
+
+A questo punto il bandito prese a dire con vivacità:
+
+— Ora posso confessarlo: fu appunto questo il mio pensiero; e sono
+ben lieto di non averlo per il primo a lei rivelato. Debbo però
+soggiungere, che neppure l’affetto di padre potè far presa nella
+coscienza di quell’anima nera, negli ultimi otto mesi che rimase in
+questo mondo. Il prete Pittui non porse mai la mano a Maria Francesca
+per trarla dalla miseria e dal peccato. Abbandonata a sè stessa, la
+poveretta non ebbe l’aiuto di nessuno — nè del prete protettore, nè dei
+genitori indifferenti. Il frutto del peccato fu lasciato al peccato, e
+il peccatore fu punito dalla stessa sua colpa. Il tradimento fatto ad
+uno stupido o compiacente marito era ridondato a danno di prete Pittui.
+Io non fui che il cieco strumento della collera divina!»
+
+ *
+ * *
+
+Così conchiuse Giovanni Tolu, in un impeto di profonda amarezza. Io
+avevo letto nel suo pensiero e messo il dito sulla piaga; ma non
+volli più oltre fermarmi sopra un argomento scottante. Compresi
+che un mistero doveva celarsi in quel complesso di fatti, che non
+giustificavano il feroce attentato della piazzetta di Santa Croce. Ma
+a che servirebbero le ulteriori indagini, quando il prete Pittui ha
+portato il suo segreto nella tomba?[47].
+
+ *
+ * *
+
+La storia del bandito è finita. Vittima più del pregiudizio e della
+superstizione, che della malvagità degli uomini, Giovanni Tolu ha
+scontato le sue colpe. Egli ha detto tutta la verità; ed io son lieto
+di aver potuto narrare ai lettori la storia di un uomo co’ suoi vizi
+e le sue virtù, anzichè quella di un eroe benefico, quale il popolo la
+vuole, o quella di un volgare delinquente, come altri la vorrebbero.
+
+A coloro che mi facessero carico di aver aderito a pubblicare la
+confessione di Giovanni Tolu, risponderò: che non vi ha storia al
+mondo, la quale non dia campo a profonde meditazioni, a studi serî, e
+ad ammaestramenti proficui. È questa la mia convinzione!
+
+Non al legislatore, non al giudice, non al carabiniere, non al
+psichiatra verrà affidato il còmpito di liberare la società futura da
+questi esseri perniciosi, i quali, (cattivi o buoni) lasciano sempre
+una traccia di sangue sulla strada che percorrono — e sono nocivi
+sempre, anche quando riescono a fare il bene!
+
+Ad altro benemerito sarà in avvenire riserbata l’alta missione
+civilizzatrice: — al maestro di scuola.
+
+Ma — intendiamoci bene! — non al maestro di scuola che insegni
+solamente a leggere un libro; ma a quello che illumina le menti, educa
+il cuore, indirizza il sentimento al benessere di tutte le classi
+sociali, unite in un vincolo d’amore e di fratellanza.
+
+
+
+
+APPENDICE
+
+ [Illustrazione: Lettera iniziale allegorica _al banditismo_]
+
+
+Morte di Giovanni Tolu.
+
+La storia fin qui narrata (meno alcune note) è quella contenuta nel
+manoscritto da me consegnato all’editore Dessì, verso gli ultimi
+di maggio. Non immaginavo, certo, di dover aggiungere quest’ultimo
+capitolo!
+
+Posto termine alla narrazione delle sue avventure, Giovanni Tolu era
+ritornato alla Nurra. Continuò nonpertanto a recarsi con frequenza a
+Sassari, per fornirmi gli schiarimenti che mi abbisognavano.
+
+Ero già stato con lui a _Monte Fenosu_, e col prof. Piras a Florinas,
+per prendere alcuni schizzi sui luoghi dell’azione. Volendo pur
+visitare la cascina di _Lèccari_, informai l’ex bandito del giorno
+della mia partenza.
+
+La mattina del 21 giugno, col primo treno, mi recai a Portotorres.
+Come smontai dal vagone, vidi venire al mio incontro un uomo sulla
+cinquantina, dall’occhio vivo e intelligente, dalla lunga barba
+brizzolata, e dal grigio cappellone a larghe tese. Era Giovanni
+Agostino Tolu, il genero dell’ex bandito.
+
+Montati su due ottime cavalle, ci mettemmo in viaggio per _Lèccari_,
+dove arrivammo alle nove.
+
+Giovanni Tolu mi presentò alla sua figliuola ed ai nipoti, i quali mi
+accolsero con un’infinità di cortesie.
+
+Tutta la mattina fu da me impiegata a visitare la vasta cascina ed i
+dintorni, e a prendere alcuni schizzi[48]. Giovanni Tolu volle che io
+vedessi tutto, compreso il pollaio, ricco di galline, di tacchini e
+d’oche; e l’orto, ben assortito di erbaggi d’ogni genere.
+
+Nel centro della palazzina è l’ampia sala da pranzo, a cui si accede
+dalla porta principale, difesa da una bussola in legno. A destra
+della sala, verso levante, è la camera dei coniugi Tolu; a sinistra
+quella dell’ex bandito. In questa ultima vedesi, appiedi del letto, un
+armadio scavato nel muro, a quattro piani: i due primi destinati alle
+stoviglie, i due inferiori alla libreria di Tolu; la quale si compone
+di una quarantina di volumi dai dorsi sgangherati, dai cartoni logori,
+e dai fogli colle punte accartocciate. La biblioteca di Giovanni Tolu
+non ha che un pregio: quello di esser letta e riletta! Presi in mano
+alcuni libri per leggerne i titoli: — _Ufficio della Beata Vergine;
+Bibbia_ di Diodati; _I Reali di Francia; Bertoldo e Bertoldino;
+Guerrino il meschino; Ettore Fieramosca; Carlo Magno; Vita dei Santi_;
+l’_Inquisizione di Spagna_.
+
+La famiglia di Agostino si compone di cinque figli, fra i quali una
+ragazza da marito e un giovanotto ventenne.
+
+A mezzogiorno si andò tutti a pranzo — e ricorderò sempre la cordialità
+affettuosa di quella buona famiglia.
+
+A tavola l’ex bandito tirò in campo la pubblicazione imminente della
+storia veridica da lui narratami, che doveva far dimenticare l’altra
+fantastica, messa in giro dal popolo[49].
+
+Notai che fra padre e figlia non correva armonia d’intendimenti. Maria
+Antonia, sempre seria e riflessiva, pareva soffrisse, non condividendo
+l’entusiasmo paterno. Rispondendo ad una frase del vecchio, che
+alludeva ai torti della propria moglie, ella disse a me rivolta:
+
+— Il torto fu di entrambi. Con qualche buona persona per lo mezzo si
+sarebbero potuti evitare molti malumori e molti guai. La mia mamma era
+troppo giovane, e fu lasciata sola; il mio babbo fu troppo puntiglioso
+e troppo aspro. Non so, d’altronde, chi sia dei due il più disgraziato.
+Non credo un’invidiabile celebrità quella cui aspira un bandito, dopo
+aver ucciso, a torto od a ragione, il proprio simile. Spetta a Dio, non
+agli uomini, togliere la vita ad altri!
+
+Erano sante parole, che il vecchio certo non afferrò intieramente,
+perchè un po’ sordo.
+
+Si parlò in seguito della disgrazia di Giovannino, morto annegato; e
+Maria Antonia, colle lagrime agli occhi, esclamò vivamente:
+
+— La colpa fu tutta del poco spirito degli uomini presenti alla
+disgrazia. Se ci fossi stata io, lo avrei di certo salvato!
+
+Verso le 5, io ed Agostino montammo a cavallo. Il bandito, la figliuola
+e i nipoti vennero tutti sul piazzale per salutarmi. Promisi loro una
+seconda visita in settembre.
+
+Giovanni Tolu era di buon umore, e mi colmava di cortesie. Voleva
+essere scrupoloso nel fare gli onori di casa. Egli mi disse:
+
+— Noi ci rivedremo fra pochi giorni!
+
+Dopo un’ora di cavalcata arrivammo a Portotorres. Agostino volle
+accompagnarmi alla stazione, ed io fui di ritorno a Sassari col treno
+della sera.
+
+ *
+ * *
+
+Erano appena trascorsi tredici giorni dalla mia gita a _Lèccari_,
+quando il 4 luglio 1896 l’editore Dessì ricevette da Portotorres la
+seguente cartolina:
+
+ «Oggi, alle ore 13, morì qui di carbonchio Giovanni Tolu. Partecipi
+ la notizia al Cav. Enrico Costa.
+
+ Gio. Agostino Tolu.»
+
+Il disgraziato bandito, che ogni due o tre settimane veniva a Sassari,
+smanioso di veder pubblicata la sua storia, non fu appagato nel suo
+desiderio.
+
+Era stata una vera fatalità! Per trent’anni Giovanni Tolu aveva taciuto
+le sue avventure; e finalmente si era deciso a raccontarle... quasi
+alla vigilia della sua morte. Vi ha di più: da soli due mesi l’editore
+Dessì lo aveva indotto a farsi fare il ritratto, riprodotto in questo
+libro.
+
+Or ditemi: non vi par tutto questo il romanzo d’una storia, o la storia
+di un romanzo?[50]
+
+ *
+ * *
+
+Abboccatomi nella prima metà di luglio colla figlia e coi parenti
+dell’ex bandito, appresi i particolari della sua morte.
+
+Il giorno 28 giugno Giovanni Tolu aveva deciso di recarsi a
+Portotorres, per assistere l’indomani alla festa di San Pietro.
+Siccome dovevano pur recarvisi alcuni servi, la mattina del 29 egli
+si affrettò ad aiutarli, per chiudere il bestiame grosso nel recinto
+a ciò destinato. Egli si era dato a spingere i tori e le vacche,
+percuotendoli colla palma della mano; e, dopo aver molto faticato, sì
+era messo in viaggio per Portotorres.
+
+Tornato il martedì (30) a _Lèccari_, si lamentò di un piccolo foruncolo
+ad una mano, che lo tormentava alquanto. Entrata l’indomani la
+figliuola nella sua camera, avvertì la gonfiezza della mano; ma Tolu,
+burbero com’era, le rispose:
+
+— Cose da nulla; non dartene pensiero!
+
+Il giorno seguente crebbe l’enfiagione; e quantunque il vecchio
+persistesse nell’assicurare che non era nulla, la figliuola gli bruciò
+alla meglio la ferita col nitrato di argento.
+
+Di ciò non ancor contenta, Maria Antonia costrinse il vecchio a montare
+a cavallo; gli sedette in groppa, e si avviarono a Portotorres per
+consultare il medico.
+
+Il giorno 2 il medico avvertì il carbonchio, fece il taglio, cauterizzò
+la ferita, e fece stare a letto l’ex bandito, in casa del nipote
+(figlio di Giomaria).
+
+Non tardò il male ad aggravarsi. Giovanni Tolu cadde in un torpore, che
+lo rendeva ignaro della gravità del male.
+
+Fu supposto che il vecchio, aprendo il cancello, avesse riportato
+qualche leggera scalfitura; nella quale, o si era comunicato il
+carbonchio per le percosse date alle vacche, oppure per qualche mosca
+(come comunemente avviene) che avesse deposto il veleno sulla ferita.
+
+Poche ore prima di morire furono consigliati al vecchio bandito i
+conforti religiosi. Egli assentì col capo, senza pronunciar parola.
+
+A un’ora dopo mezzogiorno, del sabbato, egli spirava.
+
+ *
+ * *
+
+Quasi tutti i giornali italiani annunziarono la scomparsa di Giovanni
+Tolu sotto la rubrica: _la morte di un celebre brigante_[51].
+
+Niente di più erroneo. Il bandito sardo non è il brigante; e, per
+convincersene, basta riandare le gesta dei famosi capi squadriglia,
+che, in tempi civili (1860-1896) infestarono le due Sicilie, la
+Romagna, ed altre regioni d’Italia: — gesta, che hanno destato il
+terrore per la ferocia dei misfatti, per il sangue freddo con cui
+vennero preparati, e per il cinismo degli assassini dopo averli
+commessi. Dal complesso dei fatti fin qui narrati, il lettore
+avrà rilevato quanto diverse siano le cause che hanno spinto alla
+delinquenza i disgraziati banditi.
+
+Giovanni Tolu non era Ninco Nanco, non era Caruso, non era Cipriano
+La Gala, non Torrigiani, non Mistretta, non Domenichino Tiburzi. Molta
+differenza corre fra l’uno e gli altri. Il brigante si dà alla macchia
+per formare una banda di malfattori; il bandito rifugge dai compagni
+per meglio meditare nella solitudine; il primo non pensa che al furto e
+all’assassinio, il secondo non sogna che la vendetta[52].
+
+ *
+ * *
+
+Da pochi giorni era morto Giovanni Tolu, quando la sua figliuola
+ricevette una lettera da un avvocato di Cagliari. Costui, per incarico
+di Maria Francesca Meloni, domiciliata a San Gavino Monreale, chiedeva
+informazioni sul patrimonio lasciato dall’estinto, non volendo
+la vedova rinunciare alla _quarta uxoria_, che le spettava per
+disposizione dell’art. 753 del Codice civile.
+
+La domanda di quella vecchia, pervenuta a _Lèccari_ in un giorno di
+dolore, era stata una spina al cuore di Maria Antonia. La povera
+figliuola rispose di proprio pugno alla madre, e venne a me per
+leggermi la _brutta copia_ della lettera inviata.
+
+Lo scritto di Maria Antonia era forse assai povero di grammatica,
+ma il concetto era grande, nobile, generoso, e rivelava un profondo
+sentimento di amor figliale.
+
+Riassumo fedelmente i pensieri contenuti in quel foglio.
+
+ «_Carissima madre_,
+
+ «Sono più di trent’anni che mi avete dimenticata, ed io ignoravo
+ persino la vostra esistenza. Oggi solamente vi siete ricordata di
+ me, per chiedermi conto, in nome della legge, dei beni lasciati dal
+ disgraziato padre mio. Mi meraviglio come non abbiate riflettuto,
+ che un bandito non può aver patrimonio. Il poco che oggi possediamo
+ è frutto del mio sagrifizio e del lavoro di mio marito. Nostro
+ padre non ha lasciato che un pezzo di terra in _Uccareddu_,
+ che ci darà molti fastidi, per una lite pendente, a causa di
+ delimitazioni.
+
+ «Io non ho accuse da farvi, nè vi rinfaccio alcuna colpa, poichè
+ una figlia non può avere il diritto di giudicare la propria madre.
+ Ho il dovere di rispettarvi; ed oggi vi dico, anche a nome di mio
+ marito: — Qui a _Lèccari_ abitiamo una casa vasta e molto comoda;
+ vi crescono i nostri figliuoli, e non vi mancano i servi. Venite
+ pure: mi aiuterete nel disbrigo delle faccende domestiche, se lo
+ desiderate — oppure non lavorerete, se così vi piace. Vostra figlia
+ apre a voi la sua casa, affinchè in essa possiate passar tranquilli
+ gli ultimi anni della vecchiaia.
+
+ «Altro non abbiamo a dirvi.
+
+ Maria Antonia Tolu.»
+
+Questa lettera, fino ad oggi, è rimasta senza risposta. La madre
+tacque, forse perchè pentita dell’imprudenza commessa, non prevedendo
+la generosità della figliuola.
+
+Chi lo sa? forse nella mente della povera vecchia sarà passata,
+come in una visione, tutta la storia del suo primo amore e della sua
+prima colpa. Forse erale mancato il coraggio di dire, che non poteva
+accettare l’ospitalità generosa di una figliuola, senza distaccarsi
+da altri figli... che Maria Antonia non avrebbe potuto chiamare
+_fratelli_!
+
+Il destino ha scritto la parola _fine_ sul triste libro di Giovanni
+Tolu. A noi non è lecito leggere più oltre.
+
+Il vecchio bandito dorme l’ultimo sonno nel camposanto di Portotorres;
+e la vecchia peccatrice, ferita al cuore dalla generosità figliale,
+espia forse l’ultima colpa alle falde del castello di Monreale.
+
+Irrisione dell’umano destino! — Giovanni Tolu, il ministro di morte
+e di pace; il superbo bandito che riuscì a sfuggire alle palle di
+cento fucili; che nessun nato di donna giunse mai ad atterrare, morì
+anch’esso di morte violenta, avvelenato da un insetto. — Gli uomini lo
+temettero, ed una mosca l’uccise.
+
+
+ FINE
+
+
+
+
+INDICE DEL SECONDO VOLUME
+
+
+ PARTE SECONDA
+
+ IL BANDITO DI FLORINAS.
+
+ (_Continuazione_)
+
+ CAP. XXI. Spigolatrice e spigolatore Pag. 5
+ » XXII. Gita notturna » 15
+
+ PARTE TERZA
+
+ IL BANDITO DELLA NURRA.
+
+ » I. Alla Nurra » 33
+ » II. I nuovi pirati » 42
+ » III. Antonio Careddu » 53
+ » IV. Gli amori del bandito » 65
+ » V. Occupazioni e passatempi » 77
+ » VI. Tra carabinieri e spie » 86
+ » VII. Strumento d’odio altrui » 97
+ » VIII. La bambina nell’aia » 106
+ » IX. A San Paolo di Monti » 119
+ » X. La scolara insegna il maestro » 124
+ » XI. Vita nuova » 133
+ » XII. Il giudice di pace » 140
+ » XIII. A _Monte Rasu_ » 154
+ » XIV. Lo scandalo d’una tresca » 165
+ » XV. I ladri di buoi » 173
+ » XVI. Bue per bue! » 182
+ » XVII. Fra giudici e avvocati » 192
+ » XVIII. Fra ladri di bestiame » 202
+ » XIX. Salvacondotti » 213
+ » XX. Fidanzamento e sponsali » 222
+ » XXI. Arma bianca e bestia nera » 232
+ » XXII. In difesa del debole » 238
+ » XXIII. Nel mondo dei curiosi » 246
+ » XXIV. Vita e azienda a _Lèccari_ » 253
+ » XXV. L’arresto » 262
+
+ PARTE QUARTA.
+
+ DOPO L’ARRESTO.
+
+ » I. In carcere » 275
+ » II. A Frosinone » 282
+ » III. Il bandito in libertà » 289
+ » IV. Il mistero » 302
+
+ APPENDICE
+
+ Morte di Giovanni Tolu » 313
+
+
+ NB. Il buon senso del lettore correggerà di leggieri i pochi
+ errori di stampa, sfuggiti al proto in questo libro; come, per
+ esempio, nel Volume I, _sollecirare_ per sollecitare (pag. 108)
+ — _ammicarseli_ per amicarseli (314) — parecchie volte _Assisie_
+ per Assise; e nel Volume II, _identicità_ per identità (p. 29)
+ — _arruffatta_ per arruffata (p. 74) — _volla_ per volta (93)
+ — _appettito_ per appetito (115) — _lavorare_ per lavare (174)
+ — _stringendogli strette_ per stringendogli (280); ed altri
+ insignificanti, che facilmente verranno avvertiti.
+
+
+
+
+INDICE DELLE VIGNETTE
+
+
+ VOLUME SECONDO
+
+ Uccisione di Salvatore Moro Pag. 27
+ Testata allegorica sui personaggi della storia » 33 275
+ Il bandito e la sua bambina » 126
+ I carabinieri a _Monte Rasu_ » 157
+ La cascina di _Lèccari_ » 260
+ I funerali del nipote di Tolu » 298
+ Lettera iniziale allegorica _al banditismo_ » 313
+
+
+
+
+NOTE:
+
+
+[1] Veramente, Tolu fu poco cavalleresco e molto rusticano!
+
+[2] Ricordo per l’ultima volta al lettore, che io non aggiungo una
+sillaba alla narrazione del bandito.
+
+[3] Omicidio commesso il 10 dicembre 1856. Vi fu sospetto, forse per
+la dichiarazione delle moglie dell’ucciso; ma fu dichiarato _non farsi
+luogo a procedere_ con ordinanza del 5 gennaio 1862. Il Tolu, però,
+confessa schiettamente l’omicidio; e ciò prova la veridicità della sua
+confessione.
+
+[4] Pare incredibile! E si era nel 1854!
+
+[5] — Che cosa vuol dir _Basto_? — chiesi a Tolu.
+
+— È il nome di una città! — fece il bandito, come sorpreso ch’io non lo
+sapessi. — Scriva così!
+
+[6] Nè alcuno potrà spiegarlo, quantunque consimili casi siano stati da
+altri avvertiti.
+
+[7] Giovanni Tolu conosceva il codice della pirateria!
+
+In tempi amichi, e fino al primo ventennio del secolo spirante, molti
+pirati si gettavano sulle spiaggie della Nurra e dell’Asinara. A
+quest’isoletta approdò, il 19 settembre 1812, uno sciabecco turco, che
+fece schiavi 20 individui, fra uomini, donne e fanciulli. Un turco fu
+ucciso da un pastore.
+
+[8] Traduco sempre le parole di Giovanni Tolu, che invitavo a parlare
+in sardo per meglio capirlo. Lascio intatta la sua narrazione, sebbene
+in qualche punto non ci accordi colla storia di quei tempi.
+
+[9] I sicari erano scrupolosi nell’adempimento del loro dovere.
+L’ho detto altra volta: fare il sicario era ritenuto a quel tempi un
+mestiere come un altro! — Questi fatti accadevano nel 1851.
+
+[10] Questo caso di Sant’Agostino mi fu citato parecchie volte dall’ex
+bandito. Non poteva tollerarlo!
+
+[11] Tolu non volle dirmi neppure il nome di battesimo di questa
+donna, mentre mi confidò quello delle altre donne, con preghiera di non
+pubblicarlo.
+
+[12] Durante il tempo che avvicinai Giovanni Tolu, mi divertivo ogni
+tanto e farmi dir l’ora. Non si sbagliò mal di oltre una quindicina di
+minuti; e quando lo correggevo esclamava: — È il suo orologio che va
+male! Quella di Roma è un’ora falsa per noi.
+
+[13] L’agguato era per Tolu, come mi risulta da un processo. I
+carabinieri Virdis e Nuvoli, nella loro relazione scritta, dichiararono
+ch’era loro intenzione di far fuoco su Tolu, senza neppure intimargli
+il _ferma!_
+
+[14] A quest’ambasciata prese pur parte il Dott. Antonio Francesco
+Satta, il quale lodò Tolu per il disdegnoso rifiuto a intingere in
+un tradimento. I florinesi erano gelosi della propria dignità, e
+preferivano un feroce bandito ad un vil traditore.
+
+[15] Abbiamo veduto come le Autorità, più tardi, cercarono di aver
+nelle meni Tolu per mezzo di Derudas, che si trovava in carcere.
+Pare che il sistema del governo assoluto perdurasse anche in quello
+costituzionale.
+
+[16] _Stirare_ il cavallo: esercitarlo alla corsa alcuni giorni prima
+della festa. Espressione sarda.
+
+[17] Corre nel popolo insistente la voce, che il bandito avesse in
+precedenza fatto un segno alla bambina per riconoscerla più tardi.
+Tolu la smentisce, e con ragione. Quando poteva farle il segno, se non
+l’aveva mai veduta? Il primo suo dubbio, comunicato ad altri, diede
+forse appiglio alla diceria.
+
+[18] A costo di annoiare il lettore, ho voluto riportare le minuzie di
+queste scene puerili, che Giovanni Tolu mi narrava con tanto trasporto.
+
+[19] Trascrivo fedelmente la lettera, dettatami in italiano da Tolu.
+
+[20] Ho già detto che su Tolu caddero i sospetti di questo colpo, ma in
+seguito fu dichiarato _non farsi luogo a procedere_. Ora l’ex bandito
+si dichiara colpevole, volendo confessare tutti i suoi delitti.
+
+[21] Io credo che Antonio fosse sempre risentito per essere stato
+accusato dai fratelli; e lo desumo dalla sua deposizione alle Assise
+per il fatto di _Monte Rasu_. Egli rivelò alcune confidenze fattegli da
+Tolu, a proposito dell’odio che nutriva verso il brigadiere Piettone.
+
+[22] Noti il lettore la paura che si aveva dagli sconosciuti negli
+ovili della Nurra.
+
+[23] Il fatto avvenne la mattina del 21 maggio 1859.
+
+Darò il sunto della relazione dei carabinieri e di altri testimoni, che
+tolgo dagli atti del processo.
+
+Il brigadiere Antonio Piettone, il vice brigadiere Giuseppe Delrio, e
+i due carabinieri Antonio Catte e Raimondo Argiolas erano usciti dalla
+stazione di Portotorres, fin dal 19 maggio, in perlustrazione. Nella
+mattina del 21 si presentarono all’ovile della vedova di Paolo Sechi
+per abbeverare i cavalli.
+
+Il vice brigadiere Delrio precedeva i compagni, avendo il cavallo
+indomito. Giunto alla porta della capanna che guarda levante, mentre un
+mastino abbaiava, gli fu fatto fuoco da dentro, e cadde.
+
+Piettone e Argiolas spinsero allora i cavalli in avanti, mentre Catte
+si dirigeva alla porta opposta, volendo impedire l’uscita all’_ignoto
+assassino_. Uscito il bandito, e veduto a 30 metri il carabiniere, lo
+sparò scaricando l’altra canna.
+
+Il bandito prese la fuga verso tramontana, e Piettone e Argiolas si
+diedero ad inseguirlo per 10 minuti, tirandogli dietro tre fucilate.
+Quantunque sicuri di averlo ferito, tonarono indietro per andare
+in cerca di carri per trasportare i feriti. I due carri furono
+somministrati da L. Gianichedda, da D. Atzoni e da Gio. Sechi.
+
+Il vice brigadiere Delrio e Catte furono trasportati a Portotorres,
+indi all’ospedale militare di Sassari, dove morirono: il Catte
+l’indomani, e Delrio il 1º luglio, 40 giorni dopo.
+
+Nell’ovile erano due sole donne: la vedova Sechi, e Maria Rita, la
+moglie del servo pastore. Quest’ultima preparava alcuni laticini per i
+bambini, nell’ovile; la Sechi era nella capanna.
+
+Dice quest’ultima, che per Tolu fu tutt’uno: udire il cane, vedere il
+vice brigadiere, spararlo, fuggire, e far fuoco su Catte.
+
+Gio. Sechi dice, che Tolu fece gli spari _per mera vendetta_.
+
+Antonio Sechi afferma, che avendo più tardi rimproverato Tolu per la
+catastrofe, questi gli disse che _non aveva potuto farne a meno, poichè
+in tali casi l’unico mezzo di scampo è sempre il far fuoco sull’arma_.
+Più dice, avergli Tolu confidato, che uccise Delrio credendolo il
+brigadiere, di cui andava sempre in traccia perchè lo perseguitava.
+
+Il Tolu niega tutto, e dice che i carabinieri andarono ad arrestarlo,
+perchè a _Boturru_ vi fu chi volle informarli del suo ritiro nell’ovile
+di Paolo Sechi.
+
+[24] Risulta che questa voce si sparse a Florinas verso il 1863.
+
+[25] Assennate considerazioni, che mi sorpresero in un rozzo bandito.
+
+[26] Ecco i nomi di tutti i banditi, ch’ebbe a compagni Giovanni Tolu,
+durante il primo decennio di latitanza:
+
+1. Antonio Rassu d’Ittiri — 2. Leonardo Piga — 3. Giomaria Puzzone —
+4. Antonio Maria Derudas — 5. Pietro Cambilargiu — 6. Pietro Deligios,
+d’Osilo — 7. Sebastiano Branca, d’Ossi — 8. Gio. Andrea Ilde, di Nurra
+— 9. Antonio Careddu — 10. Giomaria Cossu, di Nulvi — 11. (ed ultimo)
+Giomaria Ibba.
+
+Quasi tutti vennero arrestati od uccisi da carabinieri o da nemici.
+Tranne Derudas, col quale Tolu visse due anni, gli altri non gli furono
+compagni che per pochi mesi, o parecchie settimane.
+
+Di questi banditi il Tolu narrò le _brutte_ azioni, tacendo le _buone_,
+che pur non sono ignote. In ciò non fu scrupoloso; e mi accorsi ch’ei
+tacque per un sentimento di gelosia. Questo lo noto per la verità,
+volendo scrivere una storia, non un romanzo.
+
+[27] Quantunque da un quarto di secolo siano avvenuti i fatti che qui
+si narrano, ho creduto conveniente tacere, cambiare, o alterare diversi
+nomi di persone, che l’ex bandito mi declinò scrupolosamente per
+avvalorare la sua narrazione.
+
+[28] Per _cavallo dei morti_ s’intende un tumulo, formato da un’alta
+panca ricoperta da un manto nero, sul quale si collocano alcuni ceri,
+due teschi e un crocifisso.
+
+[29] _Screpolarsi la pianta dei piedi_, è bestemmia sarda che allude al
+cadavere.
+
+[30] Giovanni Tolu era molto inasprito per l’uccisione de’ suoi buoi,
+e forse non tutte le sue induzioni saranno state fondate, a proposito
+della complicità di compare Maurizio nello scannamento.
+
+[31] Il lettore avrà notato la facilità e la fretta con cui nella
+Nurra si riportavano le parole pronunziate da questo e da quello.
+Queste parole (gonfiate ed alterate ad arte) forse eccitavano gli odî
+e provocavano le vendette di sangue. La maggior parte dei misfatti dei
+latitanti dell’isola hanno per origine la leggerezza dei referendari.
+Qui, per esempio, vediamo Tolu avvertito da quel Tignosu, che altrove
+ci venne indicato come il _fiduciario_ dei carabinieri nell’assalto
+di _Monte Rasu_. E fidatevi di queste prove, che ciascuno crede avere
+sulla reità dell’avversario!
+
+Le passioni, che in quel tempo agitavano gli animi degli abitanti della
+Nurra e di quasi tutti i paesi del Logudoro, erano fomite di dicerie,
+di denunzie e di sospetti, non di rado privi di fondamento. Anche certi
+giudizi di Tolu, o per antipatie, o per false referenze, saranno stati
+erronei. Quanto ho asserito per i buoi, valga per altre asserzioni di
+Tolu, da me riportate; come, per esempio, i sospetti su Francesco Serra
+(pag. 160, I.) — il giudizio per l’assassinio di Bazzone (pag. 162, I.)
+— la vendita dell’oliveto di _Giacinto_ (pag. 59, II.) — la complicità
+di Manunta e di Deroma nell’assassinio di Antonio Careddu (pag, 63,
+II.) e così altri. Rimando il lettore alla mia nota, a pag. 159, vol.
+I.
+
+[32] Trovasi presentemente a Milano, colonnello giubilato.
+
+[33] La sentenza contumaciale ha la data del 14 luglio 1869.
+
+[34] Vento _buono_ e vento _cattivo_: espressione dei pastori e
+contadini sardi, per dire che il vento è favorevole o contrario
+all’olfato o all’udito degli animali, l’uomo compreso.
+
+[35] Se è vero che questa curiosità entusiastica eccitava il bandito a
+perseverare nelle azioni generose, è pur vero che in altri tempi essa
+dovette incoraggiarlo a cimentarsi in imprese, non sempre nobili, nè
+degne di plauso.
+
+[36] Pare che il bandito sperasse in un maggior compenso, credendo sul
+serio che la strada l’avesse fatta lui! Gli Inglesi certamente avevano
+inventato un pretesto per avvicinare il famoso bandito.
+
+[37] Pare che Tolu desse un senso troppo largo all’art. 137 del Codice
+penate, dimenticando la sentenza del 14 luglio 1869, che lo condannava
+a morte.
+
+[38] Ecco un brano del verbale di arresto, eseguito il 22 settembre
+1880, firmato dal maresciallo Guangani; dal brigadiere Badino, dal vice
+brigadiere Cicotti, e dai carabinieri Morelli, Gallu, Zunchelli, Mirra,
+Battiston, Spada, Vagnone, Banalli, Concu, Agostini e Dalpozzo:
+
+«Non appena Tolu si avvide del gruppo dei carabinieri, tentò sottrarsi
+colla fuga, uscendo dalla porta laterale e dirigendosi verso il suo
+nascondiglio; ma non appena ebbe percorso circa 80 metri, si trovò di
+fronte a noi. Gli intimammo il ferma e di arrendersi. Egli si fermò,
+continuando sempre a tenere il fucile impugnato con ambe le mani, a
+braccia distese; ma vistosi attorniato in modo da aver preclusa ogni
+via di scampo, sia colla fuga, come col far fuoco, e in seguito pure
+alle continue minaccie di arrendersi, con un certo malincuore gettava
+il fucile a terra, le pistole cariche, e pugnale, e ventriera con entro
+35 palle, e capsule, e fiaschetta di polvere.»
+
+[39] Riporto fedelmente alcune frasi, per dimostrare il buon senso
+e lo spirito di Tolu, che faceva entrare dappertutto la storia di
+_Bertoldo_, la Storia Sacra e quella dei _Reali di Francia_.
+
+[40] Fra le deposizioni scritte, trovo nel processo quella di Don
+Antonio Pitzolo; il quale asserisce, che Giovanni Tolu s’impietosì
+quando un giorno vide nella Nurra i figli del drudo di sua moglie,
+ch’erano laceri, scalzi e in uno stato miserando. Egli disse loro: —
+Assicurate vostro padre, che da me non avrà mai male!
+
+Questo fatto mi venne taciuto dall’ex bandito, non so se per
+dimenticanza, o per altro scopo.
+
+[41] I certificati sono delle Giunte comunali e Sindaci di Ploaghe,
+Florinas, Cargeghe, Banari, Portotorres, Ossi, Alghero a Sassari; più
+del capitano dei barracelli e del parroco di Florinas.
+
+La Giunta di Florinas (7 Agosto 1869) certifica, come il prete Pittui
+inveleniva i dissidî fra Tolu e la moglie, anzichè consigliar loro la
+pace e la concordia. Accenna a vari documenti ufficiali, fra cui alla
+nota in data 21 agosto 1850, rilasciata dall’Intendente Generale, nella
+quale si biasima la condotta del prete e si dà incarico al Sindaco di
+Florinas di chiamare Maria Francesca, invitandola a far la pace col
+marito, con minaccia, in caso contrario, di ricorrere alla forza.
+
+Il parroco di Florinas (nel luglio del 1869) certifica, che Tolu adempì
+alle pratiche religiose e frequentò i sacramenti. Dice, che nell’ultimo
+triennio, conosciuta l’infedeltà della moglie, invece di pensare alla
+vendetta, egli si contenne da buon cristiano, e perdonò, in modo da
+lasciare ai suoi conterranei un esempio splendido da imitare.
+
+Questi documenti (da me consultati dopo la morte di Tolu) attestano la
+scrupolosa narrazione del bandito.
+
+[42] L’egregio Antonio Pezzini scrisse testè nel pregievole suo
+opuscolo _Sulle condizioni d’Italia, e sue riforme_, queste dure
+parole:
+
+«Nella bizantina e inconseguente Italia, noi consideriamo il
+delinquente in generale come un perseguitato ingiustamente dalle leggi,
+tanto che molti ascrivono a merito di nasconderlo, e possibilmente
+anche di salvarlo.»
+
+Ho parlato nelle _pagine storiche_ di un bandito raccomandato al re dal
+cardinale Alboni nel 1733. Il detto Pezzini parla dei briganti Crocco e
+La Gala, che sotto la bandiera francese, verso il 1860, ricevettero dal
+Papato onori, benedizioni, sicurezza, e mezzi.
+
+[43] La disgrazia avvenne il 14 luglio del 1883.
+
+[44] D’ordinario i carri funebri si fermavano al _Ponte romano_. Di
+là veniva dato avviso al prete, che vi si recava per accompagnare
+il cadavere al cimitero. Da una diecina d’anni a questa parte,
+i morti della Nurra vengono seppelliti nel cimitero di Sassari o
+dell’Istintino.
+
+[45] L’_uscita_ ha luogo ai tre, ai cinque, o ai sette giorni dopo i
+funerali. Se venisse fatta in giorni non dispari sarebbe per il popolo
+un _malaugurio_!
+
+[46] Ed infatti fu scrupoloso e disse la verità. Tacque molti atti
+di beneficenza che risultano dal processo; e si accusò di molte
+colpe, ignorate o dubbie — come, per esempio, la morte di Salvatore
+Rassu nel 1854, ed i delitti per cui fu dichiarato _non farsi luogo a
+procedimento_, come lo sparo a Piana nel 1851 — la ferita al brigadiere
+Andorno nel 1852 — e l’omicidio di Salvatore Moro nel 1856.
+
+[47] Era già in corso di stampa il presente libro, quando una novella
+prova venne ad avvalorare la misteriosa relazione fra il prete Pittui e
+la moglie di Giovanni Tolu.
+
+Fatti da me consultare i libri della parrocchia di Florinas, non vi
+si rinvenne l’atto di nascita di Maria Francesca, mentre nessuno vi
+mancava degli altri figli di Salvatore Meloni Ru. Sospettai subito, che
+la moglie di Tolu non fosse che una figlia adottiva, affidata alle cure
+dei coniugi Meloni da qualche ragguardevole e misterioso peccatore.
+
+Recatomi nel passato febbraio (1897) a Florinas, in compagnia
+dell’amico Giuseppe Dessì, andammo a visitare Peppe, il gemello di
+Giovanni Tolu. Egli ci dichiarò francamente, di aver sempre ritenuto
+Masala Pittui come padre, non come amante di Maria Francesca, da lui
+ritirata in casa fin da bambina. Peppe Tolu non si mostrò meravigliato
+dell’omissione dell’atto di nascita nei libri della parrocchia,
+perocchè il caso si era verificato altre volte a Florinas. Egli, per
+esempio, volle citarci il proprio fratello Giomaria, il cui nome non
+figura nei registri di quella parrocchia.
+
+Il fratello di Tolu volle consultare in proposito, alla nostra
+presenza, una vecchia più che ottantenne, la quale ci dichiarò che per
+la gravidanza di Caterina Merella (madre di Maria Francesca) nacquero
+malumori e scompigli in casa di Salvatore Meloni — tanto che i due
+coniugi vissero separati per oltre tre mesi. Dietro questi trambusti,
+fu omesso, (forse per trascuranza, forse per diffidenza di Salvatore,
+o per altre ragioni occulte) di registrare l’atto di nascita della
+bambina.
+
+Sulla grave e inaspettata rivelazione dalla vecchia, potrebbero farsi
+non pochi commenti, che io lascio tutti al lettore. Misteri dell’amore
+o del capriccio, comuni in ogni luogo, in ogni tempo, e in ogni classe
+sociale!
+
+Il gemello Peppe rassomiglia perfettamente a Giovanni Tolu nella
+sembianza, nella voce e nelle movenze — non nelle forme, assai più
+delicate. È un vecchio pieno di spirito e di buon senso, ed ha un
+ingegno acuto, forse superiore a quello di Giovanni. Nel narrarci
+diversi episodi (che combinano con quelli narrati dal fratello)
+egli non dimenticò, come antico sagrestano, d’infiorarli con qualche
+citazione in latino.
+
+[48] Vedi la vignetta della cascina a pagina 260.
+
+[49] Sono non poche le inesattezze e gli episodi fantastici, che
+corrono sulla vita di Giovanni Tolu. Basti, fra gli altri, la storiella
+del marito, che ha _ucciso_ il prete per vendicare il proprio onore
+oltraggiato. In una recente _conferenza_, letta a Roma, si osò
+asserire, che Tolu fosse un _laureato_ (!), e che uccise il prete
+sull’altare, al momento dell’_elevazione_ (!!).
+
+Questo valga per dimostrare, come la fantasia del popolo riesca a
+creare le _leggende_, anche su personaggi contemporanei. Che diremo di
+certi fatti, a noi trasmessi dai secoli più remoti? Povera Storia, se
+mancassero i documenti o la buona fede!
+
+Meno fantastici, in generale, sono gli scrittori stranieri, nel parlare
+di Giovanni Tolu. Ecco quanto scrive il valente pittore e poeta
+francese Gustavo Vuillet, nel pregievole suo libro illustrato: _Le
+isole dimenticate_. (Parigi, 1893).
+
+«_Certains_ BANDITI, _tels que Giovanni Tolu, ont rendu de grands
+services au pays. Tolu purgea toute une région de malfaiteurs à ses
+risques et pèrils au milieu de continuels dangers. Il se rendit aussi
+dans la Nurra, ou les habitants ètaint en armes: il éteignit les
+haines, réconcilia les familles, et delivra le pays de brigands_ (?)
+_qui l’infestaient; souvent il protegea les volés contre le voleurs,
+et, gràce à lui, plus d’un brave paysan vit revenir à l’étable, ou à
+l’ècurie, les bêtes dont des mècréants l’avaient soulagè. On racontait
+bien que Tolu avait tuè quelques carabiniers, mais en cas de lègitime
+défense, et tout le monde lui donnait raison._»
+
+Il quadro, sebbene a tinte color di rosa, ha un fondo di vero.
+
+[50] Giovanni Tolu, di statura media, era robusto, tarchiato, diritto
+della persona, sebbene contasse 74 anni. Aveva grave il portamento,
+fiero lo sguardo, folta e bianca la barba.
+
+Serio, compassato, sentenzioso, di poche parole, egli rideva di rado,
+ma aveva sempre pronta la barzelletta e il motto di spirito, per lo più
+sarcastico. Di carattere piuttosto burbero, tenace delle proprie idee,
+difficilmente cedeva all’altrui consiglio. Menava vanto, assai spesso,
+della propria forza e della propria perspicacia, forse perchè troppo
+magnificate dal volgo.
+
+Era diventato un po’ sordo, e inforcava gli occhiali quando voleva
+leggere o scrivere. Sobrio e frugale, non beveva mai vino fuor di
+pranzo.
+
+Da una trentina d’anni indossava una giacca di fustagno o di velluto,
+pantaloni lunghi, berretto alla sarda, e cappottone con cappuccio
+nell’inverno. Usava da qualche tempo fasciare il collo con una larga
+pezzuola di lana bianca, come lo si vede nel ritratto, eseguito a
+Sassari dal fotografo Lori.
+
+[51] Diversi giornali aggiunsero: «l’_uccisore di diciasette
+carabinieri_ (!?)».
+
+[52] A proposito di quanto asserisco, si legga la storia di Domenico
+Tiburzi (ucciso nell’ottobre del 1896) di recente pubblicata dal _Conte
+Alvise da Santafior_, nel _Corriere Agricolo Commerciale_ di Milano,
+(in 20 puntate).
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate
+nella Nota a fine indice sono state riportate nel testo.
+
+
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+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76575 ***