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-The Project Gutenberg eBook of Verso il mistero, by Virginia Tedeschi
-Treves
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you
-will have to check the laws of the country where you are located before
-using this eBook.
-
-Title: Verso il mistero
- Novelle
-
-Author: Virginia Tedeschi Treves
-
-Release Date: July 8, 2021 [eBook #65796]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-Produced by: Gianfranco De Robertis, Barbara Magni and the Online
- Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This
- file was produced from images generously made available by The
- Internet Archive)
-
-*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK VERSO IL MISTERO ***
-
-Nota di Trascrizione: il testo in corsivo è denotato da _trattini bassi_.
-
-
-
-
-VERSO IL MISTERO
-
-
-
-
-OPERE DI CORDELIA.
-
-
-RACCONTI E BOZZETTI.
-
- _Il regno della donna_ (7.^o migliaio) 2 —
- _Dopo le nozze_ (3.^o migliaio) 3 —
- _I nostri figli_, in formato bijou a colori (2.^o migliaio) 3 —
- _Prime battaglie_ (4.^o migliaio) 2 —
- _Vita intima_ (9.^o migliaio) 1 —
- _Racconti di Natale_ (2.^o migliaio) 3 50
- —— —— Edizione illustrata da Dalbono (5.^o migliaio) 4 —
- _Alla Ventura_, ill. da Amato (2.^o migliaio) 4 —
- _Casa altrui_, ill. da Matania (2.^o migliaio) 3 —
- —— —— Edizione economica (10.^o migliaio) 1 —
- _All'aperto_, ill. da Ferraguti e Amato (2.^o migliaio) 4 —
- _Nel Regno delle Chimere_, ill. da G. Amato, A. Ferraguti
- e E. Dalbono 5 —
- —— —— Edizione economica in‑16 3 —
- _Verso il mistero_ 3 50
-
-ROMANZI.
-
- _Catene_ (8.^o migliaio) 1 —
- —— —— Edizione ill. da Bonamore (3.^o migliaio) 4 —
- _Per la gloria_ (2.^o migliaio) 3 50
- _Forza irresistibile_ (2.^o migliaio) 3 50
- _Il mio delitto_ (3.^o migliaio) 1 —
- —— —— Edizione illustrata da Colantoni 3 —
- _Per vendetta_ (3.^o migliaio) 1 —
- —— —— Ediz. ill. da Armenise e Ferraguti (2.^o migliaio) 4 —
- _L'Incomprensibile_ 3 —
-
-LIBRI PER I RAGAZZI.
-
- _Piccoli Eroi_ (43.^o migliaio) 2 —
- —— —— Ediz. in‑8 ill. da A. Ferraguti (3.^o migliaio) 4 —
- _Mondo Piccino_, illustrato (5.^o migliaio) 1 —
- _Mentre nevica_, illustrato (4.^o migliaio) 2 —
- _Nel regno delle Fate_, ill. da Dalbono (3.^o migliaio) 7 50
- _Il Castello di Barbanera_, ill. da Paolocci (3.^o migliaio) 2 —
- _I nipoti di Barbabianca_, ill. da Matania (2.^o migliaio) 4 —
-
- _Teatro in famiglia_, commedie pei giovani, illustrate da
- G. Amato, Sophie Browne e A. Ferraguti 2 50
- _Gringoire_, opera in un atto, musica di Scontrino 5 —
-
-
-
-
- CORDELIA
-
-
- VERSO IL MISTERO
-
- NOVELLE
-
-
- [Illustrazione]
-
-
- MILANO
- FRATELLI TREVES, EDITORI
- 1905
-
-
-
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA.
-
- _Riservati tutti i diritti_
-
-
- Published in Milan, October fifteenth, nineteen hundred and five.
- Privilege of copyright in the United States reserved under the
- Act approved March third, nineteen hundred and five, by Fratelli
- Treves.
-
-
- Milano. ― Tip. Fratelli Treves.
-
-
-
-
-UNA TRAGEDIA IN UN CERVELLO.
-
-
-I.
-
-Valentina seduta accanto alla finestra era immersa nella lettura della
-_Nevrosi e neurastenia_ del professor De Giovanni.
-
-Era laureata da un anno in medicina e amava la scienza coll'ardore
-della giovinezza, colla fede d'un credente. S'era dedicata
-alla specialità delle malattie del sistema nervoso, e studiava
-indefessamente coll'entusiasmo di un neofita.
-
-Fu scossa dalla voce della madre, la signora Paola Verganti, che le
-disse:
-
-—Valentina, ti prego, lascia per dieci minuti i tuoi libracci, e
-ascoltami.
-
-—Parla, mamma,—rispose Valentina chiudendo il libro.
-
-—Dà retta a me,—riprese la signora Verganti,—rinuncia al tuo
-matrimonio. Quando ti ho concesso di frequentare l'Università, lottando
-coi pregiudizi degli amici, fu per farti forte e capace di vivere anche
-senza maritarti, ed ecco che la tua scienza non serve che a renderti
-indipendente da me, e a farti scegliere uno sposo che non mi persuade.
-
-—Mamma, tu non sei ragionevole, io non ti riconosco più, non mi sembri
-più la donna superiore che mi permise di dedicarmi a studii severi e
-virili. Perchè vorresti togliermi ora quell'indipendenza di volontà che
-tu stessa m'hai insegnato ad apprezzare? È vero; la mia scienza avrebbe
-potuto consolarmi della mancanza della famiglia, e non avrei pensato
-a scegliermi un marito, nè accettato il primo venuto, se il caso non
-mi avesse fatto conoscere l'ingegnere Lodovico Arcelli. È un uomo
-superiore, ricco, simpatico, intelligente, e lo amo con tutta l'anima
-mia.
-
-—Tu che hai studiato medicina, sai meglio di me a qual pericolo ti
-esponi,—disse la signora Verganti,—tu sai bene che Lodovico è pazzo.
-
-—Mamma, non è vero, e mi meraviglio che tu raccolga questa vile
-calunnia dei suoi nemici. Una mente così equilibrata, che scioglie i
-problemi di matematica più difficili, che ora sta studiando un metodo
-nuovo e semplice per trasportare la energia a grandi distanze, via: non
-è possibile! Io, vedi, ho frequentato le case dove regna la pazzia e
-credo di saperne qualche cosa; se Lodovico è pazzo, lo siamo tutti!
-
-—Allora è ammalato,—soggiunse la signora Verganti;—hai udito quello
-che hanno detto di lui i tuoi colleghi; m'hanno fatta la descrizione di
-quel suo male misterioso, terribile, che fa tremare i più forti, pensa
-a quello che fai.
-
-—Io non ho paura.
-
-—Almeno, Valentina, fallo per la mia tranquillità, rinuncia a questo
-matrimonio.
-
-—No, mamma, sono decisa, e tu non inquietarti inutilmente, mostrati
-forte, come quando il babbo partiva per andare alla guerra, che lo
-salutavi colla faccia sorridente, per non togliergli il coraggio, e
-pure avevi il pianto nel cuore; io mi sento figlia del colonnello
-Verganti e non tremo. Mamma, su allegra; ti assicuro che non ci saranno
-nè morti, nè feriti, ed ora non parliamone più.
-
-Riprese il libro, ma il suo pensiero era molto lontano. Pensava
-alla decisione presa, all'uomo al quale era alla vigilia di legarsi
-indissolubilmente, contro il consiglio delle amiche, della madre, di
-tutti! Infatti una malattia incomprensibile, fatale, tramutava il più
-compito degli uomini in una belva furibonda; quel male lo coglieva
-sempre alla medesima ora, poi si dileguava improvvisamente senza
-lasciare alcuna traccia. I medici non erano riusciti a spiegarlo e
-nemmeno a dargli un nome. Chi diceva trattarsi di sonnambulismo, chi
-di epilessia, ma non sapevano nulla di preciso; avevano tentato molte
-cure, fra le altre, l'idroterapia, l'ipnotismo, l'elettricità; tutto
-inutilmente.
-
-Valentina conobbe l'ingegnere Arcelli quando faceva la cura elettrica
-nel gabinetto del suo professore. Sentì subito una viva simpatia pel
-giovine, e un forte desiderio di studiare quel male misterioso e
-tentarne la guarigione.
-
-Egli non ignorava il suo male, e ciò lo rendeva malinconico, avvilito,
-quasi umiliato; parlava poco, viveva solitario, tutto immerso negli
-studii, che avevano già fatto conoscere il suo nome nel mondo;
-era alto, pallido, aveva la voce melodiosa, i modi signorili, e
-un'espressione di dolcezza diffusa intorno agli occhi stanchi che lo
-rendeva simpatico.
-
-Valentina lo vide la prima volta seduto, isolato sulla poltrona
-elettrica, mentre il professore, toccandolo coll'elettroforo, faceva
-scattare scintille da tutto il suo corpo, ed essa era incaricata di
-regolare l'intensità della corrente.
-
-Pei primi giorni si scambiarono poche parole, poi la giovane medichessa
-gli chiese del suo male, tentò d'infondergli qualche speranza di
-guarigione.
-
-—È terribile,—egli diceva,—è come una morsa di ferro che mi soffoca
-e mi strazia, un incubo da cui non posso liberarmi. Sono molto
-ammalato.—E crollava il capo come chi non ha più speranza.
-
-Valentina incominciò a provare per lui una gran compassione, volle
-visitarlo minutamente e lo assicurò che nessuna lesione aveva
-nell'organismo, e si convinse che il male era legato a quei fili
-misteriosi che si chiamano nervi e che sarebbe guarito.
-
-Le parole della fanciulla erano per lui una musica soave che più della
-corrente elettrica faceva vibrare tutto il suo essere, e il pensiero
-che finita la cura non l'avrebbe più riveduta, era per lui altrettanto
-spaventoso, quanto l'idea della sua malattia.
-
-Valentina, senza essere una bellezza perfetta, era molto piacente,
-aveva il viso aperto, gli occhi vivi, intelligenti e un'aria di bontà
-e di energia in tutta la persona che la rendeva affascinante. Essa
-leggeva nel cuore di Lodovico come in un libro aperto, sentiva la di
-lui ammirazione crescente e aspettava che le rivelasse il suo amore.
-Egli sospirava, si faceva sempre più triste, ma non aveva coraggio di
-parlare.
-
-Solo un giorno egli disse che ogni gioia gli era negata, anche la
-speranza di formarsi una famiglia, perchè nessuna donna avrebbe voluto
-dividere la sua triste sorte.
-
-—Dite delle sciocchezze,—gli aveva risposto Valentina,—ne volete una
-prova? Io sarei pronta ad essere la vostra compagna.
-
-Il pallido volto del giovane s'illuminò a quelle parole, ebbe un lampo
-di gioia, poi crollò il capo, e porgendole la mano disse:
-
-—Grazie, le vostre parole m'hanno fatto un gran bene, ma è un sogno
-che non può realizzarsi.
-
-—Perchè? Vi amo, ammiro il vostro ingegno; se avete per me un po' di
-simpatia, perchè non si dovrebbe unire la nostra sorte e tentare di
-essere felici?
-
-—Ma la mia malattia non vi spaventa? Non mi maledirete di rattristare
-la vostra fiorente giovinezza, collo spettacolo del mio male? Voi
-non conoscete l'orrore delle mie notti, gli spasimi del mio corpo
-straziato, i sussulti del mio cervello infermo, non datemi un'illusione
-fallace, una speranza che non potrà realizzarsi; pensateci. Valentina,
-voi siete bella, sorridente, siete nata per la gioia e non per unire
-la vostra sorte a quella di un uomo che ignora per qual colpa è stato
-maledetto dal cielo.
-
-—Non dite così che mi fate pena,—rispose Valentina,—mi sono dedicata
-all'umanità sofferente, ho frugato nelle viscere dei cadaveri per
-scoprire il segreto della vita; anch'io, perchè ho fatto quello che
-poche donne hanno il coraggio di fare, in molti ispiro la ripugnanza,
-il ribrezzo. Veramente volevo dedicarmi soltanto alla scienza, ma vi ho
-conosciuto, vi amo, e mi offro a voi.
-
-—Voi siete un angelo, e mi è impossibile rifiutare il vostro dono
-generoso,—rispose Lodovico,—l'accetto come se mi venisse dal cielo
-e giuro che tutto tenterò per rendervi felice.
-
-—Come amerei la mia scienza se potessi darvi qualche
-sollievo!—esclamò Valentina.
-
-Lodovico crollò il capo come un incredulo, e disse:
-
-—Non è più il tempo dei miracoli; è vero, voi sapete molte cose, ma
-non potrete riuscire dove non sono riusciti i migliori medici. Temo
-d'esser condannato per tutta la vita ed ora ne sono più addolorato per
-voi, che mi sarete compagna.
-
-—Forse la scienza sarà più potente unita all'amore, ed ho la fede e la
-speranza.
-
-Lodovico era commosso, gli mancava la voce, ma da quel momento sentì
-che non avrebbe più potuto vivere senza Valentina.
-
-
-II.
-
-Un bellissimo sole d'aprile illuminava la città di Torino, e l'aria,
-piena di profumi nuovi, avvolgeva uomini e cose.
-
-Gli sposi, ritornati appena dal municipio, erano circondati dai parenti
-e dagli amici.
-
-Il convegno era tutt'altro che lieto. Pareva un funerale, la
-preoccupazione della malattia dello sposo stava nel pensiero di tutti.
-
-La signora Verganti tratteneva a stento le lagrime e si sentiva tanto
-triste, come non era stata mai, nemmeno il giorno in cui suo marito era
-partito per la guerra d'Africa, dove aveva trovato la morte. Lodovico
-sorrideva, ma si mostrava preoccupato. Valentina soltanto era allegra,
-raggiante, e si sforzava d'infondere in tutti il suo coraggio e la sua
-gioia.
-
-Essa sorrideva allo sposo e abbracciava la madre rassicurandola.
-
-Tutto sarebbe andato bene, diceva. Anche la natura in festa e il sole
-che entrava dalle finestre aperte rallegrava la casa piena di fiori e
-d'amici.
-
-Fu un momento solenne, quando vennero a dire che la carrozza attendeva
-gli sposi per condurli alla villa che Lodovico possedeva nei dintorni
-di Torino e doveva ospitarli in quei primi giorni del matrimonio.
-
-Valentina si staccò con uno sforzo dalle braccia di sua madre, che non
-avrebbe voluto lasciarla partire, salutò gli amici, e discese in fretta
-le scale seguita da Lodovico.
-
-Finalmente erano soli.
-
-La carrozza correva per le strade lunghe, dritte, popolate da una folla
-allegra, uscita per respirare la brezza della primavera nascente.
-Correva pei lunghi viali fiancheggiati dagli alberi che si vestivano di
-foglie novelle, avanti avanti per l'aperta campagna, salendo sui poggi
-che ridevano davanti al nuovo sole. Gli sposi si tenevano per mano in
-silenzio: si sentivano vivere e pensare, come sentivano il battito dei
-loro cuori che la gioia rendeva più rapido.
-
-Egli temeva che la sua felicità si dileguasse come in un sogno, e
-che l'amore di Valentina non avrebbe potuto resistere quando avesse
-assistito ad una delle crisi del suo male; tremava pensando a quello
-che gli preparava l'indomani e la stringeva a sè fortemente come per
-impedire che gli sfuggisse.
-
-Essa indovinava il pensiero di Lodovico, ma non temeva nulla, era
-sicura di sè stessa e del suo amore. Quasi desiderava affrontare
-la realtà di quel male sconosciuto, per conoscerlo e tentarne la
-guarigione; voleva studiarlo con tutta la forza della sua mente, colla
-divinazione del suo cuore innamorato, e forse sperava di comprendere
-quello che agli altri era rimasto incomprensibile.
-
-Sapeva quel male misterioso appartenere al genere di malattie alle
-quali essa specialmente si era dedicata; e il poter studiare il
-soggetto, sempre, tutti i giorni, con intelletto ed amore, le dava la
-speranza di riuscire.
-
-Già la sua fantasia andava andava, come la carrozza che correva per
-l'aperta campagna, e si vedeva felice e vittoriosa. Furono distolti dai
-loro pensieri dalla scossa della carrozza che si fermò davanti alla
-villa.
-
-Scesero in fretta sorridendo e, stanchi pel lungo silenzio, ripresero
-la conversazione interrotta.
-
-Il sole volgeva al tramonto e tingeva d'una tinta rosea le montagne
-ancora coperte di neve.
-
-La casa bianca risaltava sopra uno sfondo verde‑cupo, formato da un
-bosco di abeti; i rododendri in fiore mettevano una nota gaia sul verde.
-
-—Quanto è bello!—esclamò Valentina.—Come saremo felici in questo
-nido!
-
-—Ti piace?—chiese Lodovico col volto illuminato dalla gioia.
-
-—Ma è un incanto!... E come hai pensato a tutto; sei un vero mago.
-Fino la tavola preparata, e un bel fuoco nel caminetto. E quante belle
-rose! Eppure non siamo ancora di maggio; e queste violette! Che profumo!
-
-E sì dicendo si chinò ad odorare un bel mazzo di viole poste in un
-canestro sopra un tavolino.
-
-Lodovico ordinò ai domestici di servire il pranzo; la lunga corsa e le
-emozioni della giornata gli avevano eccitato l'appetito; poi, rivolto
-alla moglie, soggiunse:
-
-—Cara la mia dottoressa, mi pare che si potrebbe mettersi a tavola;
-dopo pranzo avrai tutto il tempo per ammirare la tua villa.
-
-—Nostra, vuoi dire.
-
-—No, sei tu la padrona, te ne faccio un dono; spero che non mi
-negherai l'ospitalità.
-
-Valentina si mise a ridere.
-
-—Hai voglia di scherzare,—disse.
-
-—Parlo seriamente; sono lieto di cederti lo scettro; da domani la
-padrona sarai tu, ed io sarò tuo schiavo.
-
-E chiacchierando allegramente si sedettero a tavola dove venne loro
-servito un buon pranzo, e gustarono per la prima volta il piacere di
-trovarsi soli, lontani dal mondo, seduti alla stessa mensa, avendo nel
-loro cervello pensieri spumeggianti come il vino di cui erano piene le
-coppe di cristallo.
-
-Dopo il pranzo, Valentina volle continuare il suo viaggio di scoperta
-e girare per la villa, divertendosi a toccare i ninnoli sparsi sulle
-mensole, ad osservare i mobili, i quadri, i tappeti.
-
-Nel piano superiore v'erano le camere da letto, una coi parati rosei
-per lei e l'altra più cupa e severa per Lodovico; accanto una sala
-spaziosa contornata da biblioteche piene di volumi.
-
-—Hai proprio pensato a tutto,—disse Valentina, avvicinandosi alle
-biblioteche per osservare i volumi ben rilegati.—Da una parte i libri
-di matematica per te, dall'altra quelli di medicina e di scienze
-naturali per me; mi par di ritrovare i miei amici, eccoli tutti
-schierati: Biswanger, _La neurastenia_; Beard, _Una malattia nuova_;
-_La neurastenia_ di Arndt; come sono difficili questi nomi russi! E
-che belle ore passeremo a studiare qui tutti e due, tu da una parte
-ed io dall'altra! Perchè da sposi moderni, da personaggi del secolo
-ventesimo, non ci si potrebbe contentare di star tutto il giorno a
-guardarci negli occhi ed a filare l'amore perfetto. Noi abbiamo bisogno
-anche del cibo dello spirito, e così il nostro amore non passerà come
-una meteora fuggente, ma durerà sempre, non è vero?
-
-—Ne ho speranza, dipende da te,—disse Lodovico, sedendosi sopra un
-divano accanto a Valentina.
-
-—Non temere,—rispose questa,—sono sicura di me stessa, i miei
-sentimenti non muteranno; ma, perchè ora una nube è passata nella tua
-mente?—chiese guardandolo negli occhi.
-
-—Tu mi leggi dunque nel pensiero?
-
-—È un po' la mia professione. Ma, dimmi, che cosa ti turba?
-
-—Penso che presto s'avvicina l'ora fatale e vorrei pregarti di non
-tentare di vedermi, nè di assistermi in quel momento.
-
-—Ma perchè?
-
-—Perchè la crisi passa come viene e tu ne soffriresti inutilmente; mi
-prometti dunque di allontanarti?
-
-—Non posso farti una promessa che non potrei mantenere. Desidero
-vedere di che cosa si tratta, e la mia non è una curiosità da
-femminuccia, ma una curiosità scientifica, e poi mi spinge la speranza
-di esserti di qualche sollievo.
-
-—Almeno, ti prego, non avvicinarti a me. Devo narrarti una cosa che
-ho sempre tenuta chiusa nel mio cuore, ed al pensarvi soltanto mi
-rinnova un dolore crudele. Mi rincresce evocare in questo giorno un
-ricordo così triste, ma vi sono costretto per difenderti da te stessa
-e impedire che avvenga un fatto al quale non potrei sopravvivere.
-
-Valentina lo guardò esterrefatta. Che cosa doveva dirle di tanto
-grave? Stette ad ascoltare tutta trepidante.
-
-—Una volta,—riprese Lodovico col pianto nella voce,—avevo un
-cagnolino, _Fedele_, il mio unico amico, il solo compagno della mia
-vita solitaria; ebbene, dopo una delle mie crisi lo trovai morto,
-soffocato, accanto a me. Che cosa era accaduto? Forse vedendomi
-soffrire si era avvicinato per recarmi soccorso, forse per farmi una
-carezza, mistero! Sono certo che l'uccisi colle mie mani, e non me ne
-so ancora dar pace; pensa se tu ti avvicinassi e ch'io ti facessi male,
-ti ucc.... Dio mio! sento che ne morrei. È terribile non poter dominare
-i proprii movimenti!
-
-—Non temere, Lodovico, veglierò su te, ad una certa distanza, e saprò
-difendermi. Ed ora non pensiamo a cose tristi.
-
-—Hai ragione,—disse Lodovico, abbracciandola,—godiamo di questi
-momenti di pace che ancora ci rimangono.
-
-E stettero vicini in quella stanza appena illuminata. I loro volti
-erano sereni, ma un velo di mestizia pareva fosse sceso su quelle cose
-che pochi momenti prima parevano tanto gaie ai due innamorati.
-
-
-III.
-
-Lodovico aveva accompagnato Valentina nella stanza dai parati color di
-rosa, e s'era indugiato a discorrere con lei di mille cose, e fatto
-progetti per l'avvenire.
-
-Dalla finestra spalancata entrava una brezza refrigerante e le stelle
-tremolavano come punti luminosi nella vôlta scura del cielo.
-
-Ad un tratto Lodovico abbracciò Valentina, e disse:
-
-—Devo andare, procura di riposare, e pensa a cose liete.
-
-—Dimmi almeno che cosa ti senti,—chiese Valentina.—Sai che devo
-essere la tua medichessa.
-
-—Ora non è nulla, soltanto un sonno invincibile, un peso che mi
-opprime il cervello. Devo coricarmi, non inquietarti, domani mi
-troverai bene come al solito. Va a dormire, non pensare a me; te ne
-prego,—e uscì in fretta, lasciando la sposa sola, in faccia alla notte
-profonda, in quella camera color di rosa dove i fiori impallidivano nei
-vasi, e il letto bianco adorno di merletti sembrava stendere le braccia
-e invitarla al riposo.
-
-Ebbe un momento di sgomento; il primo in tutta la giornata; l'opprimeva
-il silenzio che la circondava, il non udire più la voce di Lodovico,
-il trovarsi in quella stanza sconosciuta, che non aveva per lei
-alcun ricordo, e la sua situazione nuova, straordinaria, di esser
-sola, abbandonata nella prima notte del matrimonio. Si sedette sopra
-una poltrona e prese in mano un libro per togliersi dai pensieri
-che l'opprimevano; non potè leggere nemmeno una riga; lo chiuse; la
-stanchezza l'assalse, e parve assopirsi; ma tutto ad un tratto un urlo,
-che veniva dalla stanza vicina, la riscosse; s'alzò di scatto, aperse
-l'uscio e sollevò la portiera che la divideva dalla camera di Lodovico.
-
-Una lampada velata mandava dalla vôlta una luce tenue, quasi
-crepuscolare. Lodovico si dibatteva sul letto come un indemoniato,
-aveva la faccia sconvolta, e gli occhi che sembrava gli uscissero
-dall'orbita, pareva lottasse con un nemico formidabile, invisibile, i
-suoi muscoli erano tesi come per uno sforzo sovrumano, poi cessarono i
-movimenti convulsi e incominciò a gemere e ad urlare come una belva.
-
-Valentina stava ritta sulla soglia, incerta; avrebbe voluto avvicinarsi
-al letto per tentare di calmarlo, ma rammentò la proibizione avuta.
-Fremeva nel veder il suo Lodovico così trasfigurato, e di trovarsi
-impotente a recargli sollievo. Lo chiamò ad alta voce, non rispose,
-fece solo un movimento impercettibile.
-
-Ad un tratto la voce di Lodovico echeggiò nel silenzio della notte,
-disse parole interrotte, sconnesse, pareva che vaneggiasse, anche la
-sua voce pareva mutata.
-
-Valentina immobile stava attenta ad ascoltare. Dopo le prime frasi potè
-raccapezzarsi meglio in mezzo a quel torrente di parole paurose.
-
-—Aiuto!—egli gridava,—aiuto! ecco, viene col pugnale; uno, due,
-tre.... gli squarcia il seno: oh che rantolo, è morto; ancora, ancora!
-perchè? È terribile.... non voglio più sentire quel gemito.... anche
-lei.... salvala.... peccato, è così bella.... no? no? ah! offre il
-seno.... ah, l'uccide.... quanto sangue.... via, via.... assassino....
-ed ora ecco le vittime; le avvolge nel lenzuolo.... è tutto rosso di
-sangue. Dove va? dove le trascina? giù in fondo.... sento il rumore
-delle loro teste che cozzano; tun, tun, tun.... pietà pei morti....
-giù, giù ancora; perchè li trascini? Perchè li scuoti? aiuto!...
-aiuto!... La fossa è nera giù.... perchè le ossa scricchiolano? ahi, le
-sento qui.... aiuto.... aiuto!...
-
-E si voltava per il letto gettando via tutto quello che gli capitava
-in mano, contorcendosi in modo spaventoso; pareva che le sue ossa si
-spezzassero, agitava le braccia come se volesse scacciare una terribile
-visione. Lodovico continuava:
-
-—Ed ora dove mi conduci? Dove fuggiamo? Quanti soldati!
-C'inseguono.... via, via! Andiamo lontano.... lontano.... lontano....
-
-Valentina tremava alla vista di quello spettacolo atroce, eppure non
-si sentiva la forza di fuggire, se ne stava là immobile, impetrita,
-come una statua. Ad un certo punto Lodovico parve calmarsi, respirò
-forte come uno che fosse fuggito da un pericolo, e fu colto da un sonno
-profondo, quasi letargico; soltanto il suo corpo di tanto in tanto
-sussultava.
-
-Valentina sentì risvegliar in sè, sotto l'involucro femmineo e
-sensibile, la missione del medico; si avvicinò al letto, e pose una
-mano sul cuore di Lodovico. Il cuore sussultava, batteva come se avesse
-fatto una corsa vertiginosa, poi gli posò la mano sulla fronte e la
-sentì madida di sudore.
-
-—Bisogna farlo guarire,—disse fra sè.—Impossibile che il suo cuore
-possa sopportare ogni notte una scossa così tremenda, e poi io lo amo
-e non potrei sopravvivere alla sua morte.
-
-La crisi era passata, e adagio Valentina si ritirò nella biblioteca
-per meditare su quello che aveva veduto. A che categoria apparteneva
-la malattia di Lodovico? A quelle che hanno sede principale nei centri
-nervosi, questo lo sapeva. Non era pazzo, e nemmeno sonnambulo; non
-ammetteva che si trattasse di epilessia come molti dei suoi colleghi
-avevano dubitato. Secondo lei, era un fenomeno di suggestione,
-e prodotto da un'influenza esteriore che aveva impressionato
-eccessivamente un cervello giovane e sensibile.
-
-Quale poteva essere quest'influenza, non si spiegava, ed era impaziente
-che suo marito si svegliasse per poterlo interrogare. Si rammentava che
-nella tesi di laurea aveva svolto il concetto delle influenze ataviche
-sui centri cerebrali, e s'era convinta da' suoi studii e da alcune
-esperienze fatte, che le impressioni ricevute dai nostri avi si possono
-ripercuotere nel nostro cervello e che, come l'imagine fotografata
-sopra una lastra sensibile, si rivela al primo raggio di sole, così
-alla prima occasione quelle possono uscire disordinate dalla mente.
-Doveva esser certo avvenuto così nel cervello di suo marito. O aveva
-avuto una forte impressione da bambino, oppure doveva cercare il fatto
-tragico nella vita dei suoi avi.
-
-Tutta la notte essa stette sfogliando libri e riviste; l'ansietà di
-sapere le aveva fatto dimenticare la stanchezza d'una giornata piena
-di emozioni. Il sole era già spuntato sull'orizzonte quando Lodovico
-entrò adagio nella libreria. Valentina stava leggendo attentamente
-l'_Eredità_ di Lucas e non si accorse del passo di lui.
-
-Le si avvicinò timido e trepidante e le posò dolcemente la mano sulla
-spalla. Ella lo guardò rassicurandolo.
-
-—Non ti faccio orrore?—le disse,—hai assistito a tutto, ti ho
-sentito vicino a me.
-
-—Mi hai sentito davvero? Allora il male non è tanto grave,—disse
-Valentina,—io voglio salvarti. Qui, vicino a me, devi raccontarmi
-tutto come ad un medico.
-
-—Interrogami.
-
-—Quando il male ti assale, perdi la coscienza? non senti nulla di
-quello che accade intorno a te?
-
-—Io sento tutto come in un sogno, ma una volontà più forte della mia
-mi spinge a fare dei movimenti involontari, a dire quello che non
-penso; è un incubo che m'assale col quale io lotto invano; è più forte
-di me; questa notte tu mi hai chiamato, ho udito la tua voce, ma mi era
-impossibile rispondere, mi parea che venisse da molto lontano; la scena
-di sangue che racconto, la vedo come in uno specchio, vorrei salvare
-le vittime, ma non posso; una mano di ferro mi trattiene, so che sono
-nella mia camera, e vedo un altro ambiente, mi par d'essere in un altro
-mondo, eppure mi sento vivo perchè soffro, e assai crudelmente soffro;
-guai se penso a quelle ore terribili.
-
-—Non temere,—disse Valentina,—ti guarirò; dimmi, hai mai assistito
-da bambino ad un fatto tragico come quello che vedi nella tua fantasia?
-
-—Mai! Ho vissuto sempre lontano dalle lotte del mondo, e la mia
-giovinezza fu calma.
-
-—E quando hai cominciato ad avere le terribili visioni?
-
-—Ero nervoso fin da bambino; la notte mi svegliavo di soprassalto e
-facevo sogni spaventosi. Dicevano che cogli anni sarei stato più forte,
-invece con me crebbe il mio male ed ora hai veduto tu stessa quanto io
-soffro.
-
-—Tutto s'accorda con quello che penso—disse Valentina.—La tragedia
-che ti travaglia deve averla vissuta qualche tuo genitore; cerchiamo
-nella loro vita, parlami di loro, dove sono nati? dove hanno vissuto?
-Pensa, pensa.
-
-E sì dicendo stava ansiosa coll'orecchio attento perchè nulla le
-sfuggisse.
-
-Lodovico pensò un poco per riordinare le idee, poi disse:
-
-—Il babbo era di Torino come me; nell'alta banca ha guadagnato molto
-danaro e mi lasciò ricco. Le lotte della vita l'avevano accasciato e
-morì di esaurimento; non credo ci siano state tragedie nella sua vita.
-
-—E tua madre?—chiese Valentina.
-
-—Essa venne a Torino bambina; nacque a Verona, dove il padre si trovò
-involto nella rivoluzione del 1848, dovette fuggire di notte quando
-era ancora bambina. Il nonno era brutale e iracondo, essa deve aver
-sofferto molto con lui, e divenne nervosa, e piuttosto malinconica; è
-morta giovane, forse tormentata di sapermi ammalato.
-
-—E la tua nonna?—chiese ansiosamente Valentina.
-
-—Nessuno l'ha conosciuta; il nonno non ne parlava mai.
-
-—Tua madre dunque è partita bambina, di notte, durante la rivoluzione.
-La sua infanzia non fu calma,—disse Valentina.
-
-—No, certo, e credo che dall'agitazione di quel tempo, la sua salute
-ne fosse scossa.
-
-—E tu non sei mai stato a Verona, nella patria della tua mamma?
-
-—Mai. Il mio male m'impedisce di viaggiare e non posso alloggiare in
-un albergo; poi il nonno non voleva sentire parlare della sua patria,
-e la mamma ci pensava con terrore.
-
-—E non avete alcun parente in quella città?
-
-—Una vecchia zia, sorella del nonno, che vive con una figlia. Non la
-conosco; ci scambiamo soltanto un augurio a capo d'anno.
-
-—Dunque hai l'indirizzo, tanto meglio; devi scriverle di trovarci un
-appartamento. Dobbiamo rivedere la patria della tua mamma, dove, ti
-confesso, spero di trovare l'origine della tua malattia.
-
-—Tu sei una sognatrice,—disse Lodovico;—che cosa vuoi scoprire? È
-passato mezzo secolo dacchè il nonno ha lasciato quella città, chi si
-ricorda più di lui?
-
-—Sarà un sogno,—disse Valentina,—ma voglio conoscere la città dei
-tuoi avi, ti rincresce?
-
-—È una bella città che desidero vedere anch'io; andremo, sarà il
-nostro viaggio di nozze,—disse Lodovico.
-
-—Nulla di più divertente di un viaggio di ricerche, e cercherò e
-troverò l'origine del tuo male, vedrai!—rispose contenta Valentina.
-
-—Se trovare l'origine d'un male volesse dire guarirlo, avrei qualche
-illusione, ma ho poca fede.
-
-—Sapere l'origine d'un male è già un bel passo verso la
-guarigione,—disse Valentina,—e poi io voglio guarirti, non permetto
-che tu sciupi la tua energia e la tua bella intelligenza lottando con
-dei fantasmi. Lasciami questa speranza che mi rende felice.
-
-—E sia; mi metto nelle tue mani: sei tanto bella, animata
-dall'entusiasmo e dalla fede nella tua scienza, che se, come temo, non
-riuscirai a fare il miracolo, ti benedirò sempre per il bene che mi
-fanno le tue parole, e per la gioia con cui hai voluto illuminare la
-mia povera vita.
-
-
-IV.
-
-Teresa Montalti, zia dell'ingegnere Arcelli, non era mai uscita da
-Verona, sua città nativa. Abitava, colla figlia Giulia, in piazza Erbe,
-un appartamento di quattro stanze, due con un grande balcone sopra la
-piazza e due dietro, sopra un cortile. Quella piccola casa di quattro
-piani, stretta ed alta come un campanile, l'aveva ereditata da suo
-fratello, nonno di Lodovico. Occupava colla figlia il primo piano,
-e affittava ammobiliati gli appartamenti superiori, ad impiegati,
-militari o artisti di passaggio; e coll'aggiunta di una pensione
-lasciatale dal marito le due donne vivevano bene conducendo una vita
-alquanto modesta. La signora Teresa aveva passati i settant'anni, e
-negli ultimi tempi era stata colpita da congestione cerebrale, che
-le aveva lasciato paralizzato il lato destro del corpo. Di carattere
-vivace, soffriva nel dover starsene inchiodata tutto il giorno su una
-poltrona, e la sua sola distrazione era osservare quello che accadeva
-nella piazza sottostante.
-
-Conosceva per nome i venditori e le venditrici, e quando la mattina
-collocavano sotto gli ampii e candidi ombrelli le ceste piene di
-erbaggi e di frutta, si rallegrava di poter assistere al risveglio
-della vita cittadina.
-
-Era come uno spettacolo che le si offriva spontaneo e la distraeva
-dai tristi pensieri. Conosceva le abitudini dei compratori, osservava
-certi incontri voluti perchè avvenivano sempre alla medesima ora,
-sorprendeva qualche idillio all'ombra dei bianchi ombrelloni, e gioiva
-quando qualche piccola cesta di fragole profumate compariva timidamente
-a rompere la monotonia delle frutta invernali; in seguito altre più
-grandi, unitamente alle ceste di ciliegie e di lamponi, venivano a
-rallegrare il mercato colla loro nota rossa fiammeggiante e attiravano
-gli sguardi, lasciando nell'ombra gli erbaggi e le altre frutta più
-modeste; godeva quando facevano la loro comparsa le belle pesche mature
-che le piacevano tanto, e i grappoli d'uva grossi come quelli della
-terra promessa; ogni nuovo frutto era una nuova gioia per lei, solo
-si sentiva triste quando le mele, le pere e le castagne occupavano il
-posto delle frutte estive, e pensava:
-
-—Vedrò ancora le piccole ceste di fragole? Tornerò qui al mio posto
-d'osservazione, quando il sole sarà più tiepido, e avrò l'illusione
-che nelle mie vene faccia scorrere un sangue più caldo e più giovane?
-
-E sospirava e si sentiva triste specialmente nelle ore nelle quali era
-sola. E restava spesso sola perchè, quando la figlia l'aveva collocata
-sulla poltrona accanto alla finestra, usciva per far le provviste e
-s'indugiava a chiacchierare coi conoscenti o colle vicine. La Giulia
-era una donna di quarant'anni, un po' fiacca e lenta nei movimenti,
-ingrassava a vista d'occhio, ma si lagnava sempre di tutto e con tutti,
-e aveva la voluttà di farsi compiangere. Si era maritata giovane
-e finchè ebbe il marito se ne lamentava perchè lo trovava troppo
-esigente; quando rimase vedova, si faceva compiangere per la sventura
-d'essere rimasta sola ancor giovane, e per giunta colla madre inferma;
-insomma non era mai contenta, quantunque facesse una vita abbastanza
-calma e serena. Quando l'appartamento sopra di loro rimase libero, non
-cessava di lamentarsi e raccomandarsi per trovar nuovi inquilini; era
-stato accettato dagli Arcelli, ed essa si mostrava annoiata per il
-disturbo che quei cugini sconosciuti le avrebbero recato e al pensiero
-di doversene occupare.
-
-La signora Teresa invece all'idea di conoscere i nipoti era contenta;
-tutto quello che veniva ad interrompere la monotonia della sua vita
-sempre uguale, le recava qualche consolazione, e quando entrò Giulia
-col telegramma in mano che ne annunciava l'arrivo per quello stesso
-giorno, dopo le quattro, ebbe un'esclamazione di gioia.
-
-—Tu dici bene, ma ora come faccio,—esclamò la Giulia,—volevo
-comperare un tappeto nuovo, qualche oggetto per rallegrare
-l'appartamento, e invece mi capitano qui, tutto ad un tratto, come una
-bomba.
-
-—Non borbottar sempre,—disse la signora Teresa,—se è quasi un mese
-che siamo in corrispondenza e che li aspettiamo; avevi il tempo di
-pensarci se volevi fare nuovi acquisti.
-
-—E poi, a che cosa servirebbe!—soggiunse Giulia.—Sono ricchi,
-abituati a vivere a Torino in un palazzo, potrei cambiare di pianta i
-mobili delle nostre povere stanze e le troverebbero sempre miserabili.
-Abbiamo fatto male ad offrirgliele.
-
-—Ma via, Giulia, un po' di calma, se non si troveranno bene andranno
-all'albergo, non siamo poi in un villaggio, infine sono nostri parenti
-e non è male mostrar un po' di buona volontà d'averli vicini.
-
-—Sì, ma intanto io devo pensare a tutto.
-
-—Vorrei poter muovermi io,—disse la vecchia,—e come sarei contenta
-di occuparmi di questi sposi! Ecco, per esempio, metterei un bel mazzo
-di rose in mezzo alla tavola.
-
-—È un'idea,—disse Giulia,—così aiuteranno a nascondere una macchia
-d'inchiostro che ho veduto sul tappeto; me ne occupo subito.
-
-E sì dicendo mandò a comperare i fiori e salì nell'appartamento per dar
-l'ultima mano e metterlo in assetto.
-
-Aveva disposto i mobili secondo la sua idea ed i suoi gusti; in una
-delle stanze che aveva un grande balcone verso la piazza, aveva fatto
-collocare due letti uguali di ferro molto semplici, un armadio e
-due cassettoni; nell'altra aveva formato una specie di salotto, con
-una tavola nel mezzo, un divano e qualche poltrona. I mobili erano
-semplici, anzi modesti, e avevano l'aspetto molto usato; essa fece il
-possibile di rallegrare gli ambienti con cuscini, tappeti e tovagliette
-guernite di trina, ma soltanto il mazzo di rose avea posto una nota
-allegra su quelle vecchie cose.
-
-Quando discese, trovò la madre in piedi che girava, eccitata
-dall'impazienza, trascinando dietro a sè la gamba inferma, attaccandosi
-ai mobili per non cadere, e tendendo l'orecchio ad ogni carrozza che
-si fermava. All'annuncio del prossimo arrivo dei nipoti le pareva di
-ringiovanire, si sentiva la mente più lucida come se l'arrivo degli
-sposi giovani fosse l'ultimo raggio di sole che venisse a rallegrare la
-sua vita che ormai volgeva al tramonto.
-
-—Ma che cosa hai, mamma, che sei tanto irrequieta?—chiese la
-Giulia.—Non possono essere ancora arrivati; è troppo presto.
-
-—E se non trovano la casa?—disse la vecchia.
-
-—Ho dato l'indirizzo giusto; sarebbe inutile andar ad incontrarli: non
-ci siamo mai veduti, non so nemmeno che faccia abbiano. Vedrai che ci
-troveranno.
-
-—Non avrei mai pensato di poterli conoscere,—disse la signora
-Teresa, ritornando al suo posto.—Mia nipote, la mamma di Lodovico,
-era una bimba quando è partita, aveva due begli occhioni azzurri
-intelligenti e una corona di riccioli biondi; deve aver sofferto
-col carattere di suo padre: meno male che poi è stata fortunata, ha
-fatto un buon matrimonio, e se fosse vissuta avrebbe ora la gioia di
-vedere suo figlio stimato e sposo felice; perchè, sai, Lodovico è un
-personaggio conosciuto, un grande ingegno, tutti i giornali ne parlano.
-
-—È quello che mi dà pensiero,—disse Giulia.—L'ingegnere Arcelli
-troverà miserabile l'alloggio che possiamo offrirgli. E la moglie, la
-dottoressa, sono certa che sarà antipatica, e poi chissà che superbia
-e come ci guarderà dall'alto in basso, noi misere mortali che non
-abbiamo studiato all'università.
-
-—Forse sarà meglio di tutte le pettegole che conosciamo,—disse la
-signora Teresa;—se poi trovasse un rimedio al mio male, benedirei la
-sua venuta e la sua scienza! Tanto i medici non hanno capito nulla, può
-darsi che una donna sia più intelligente.
-
-—Eccoli!—esclamò Giulia sentendo fermarsi una carrozza,—vado ad
-incontrarli.
-
-Ma non era ancora sulle scale che Lodovico e Valentina erano già presso
-all'uscio.
-
-—Sono vostra cugina,—disse la Giulia, stendendo loro le mani.—Ben
-arrivati, sono lieta di conoscervi.
-
-—E la zia Teresa come sta?—chiese Lodovico.
-
-—Vi aspetta! Non può camminare, ma è molto contenta che siate venuti;
-se volete entrare.
-
-—Sì, entriamo un momento,—disse Valentina,—dopo andremo a mettere in
-ordine le nostre camere.
-
-—È un appartamento molto modesto,—disse Giulia scusandosi,—non so se
-vi piacerà.
-
-—Abbiamo gusti semplici, e andrà tutto bene.... Ah, ecco la zia Teresa!
-
-E Lodovico s'avvicinò alla vecchia, dicendole:
-
-—Se mi permette le presento la mia sposa.
-
-—Siate benedetti,—disse la vecchia, tirandoli a sè colla mano
-sana.—Qui,—disse,—qui alla luce, Lodovico, voglio vederti bene, hai
-gli stessi occhi della tua mamma, sono contenta, e poi mi rallegro del
-tuo ingegno, e anche della tua sposa.—E sì dicendo la fece sedere
-vicino a lei e la baciò sulla fronte.
-
-—Mi dispiace,—disse poi con un sospiro,—che mi trovate in questo
-stato; qualche anno fa ero vispa come se avessi vent'anni.
-
-—Ma guarirà,—disse Valentina.
-
-—Dite davvero!—esclamò la vecchia con un lampo negli occhi.—Siete
-medichessa e dovete sapere se si può guarire da queste malattie.
-
-Valentina ebbe timore d'aver fatto sorgere una speranza fallace, e
-soggiunse:
-
-—Forse, migliorare certo, vedremo, non bisogna mai disperare;
-se permette, ora andiamo a prender possesso delle nostre stanze;
-ritorneremo questa sera.
-
-—Se voleste dividere il nostro pranzo modesto....—disse la vecchia.
-
-—Grazie,—rispose Lodovico,—ma abbiamo le nostre abitudini come voi
-avrete le vostre, e preferiamo esser liberi, anche per conoscere la
-città. Verremo dopo pranzo, staremo spesso insieme, e diventeremo
-amici, non è vero? Intanto se volete guidarci nel nostro appartamento!
-
-—È qui sopra,—disse Giulia,—vi accompagno.
-
-E salita una scala entrarono nelle stanze a loro destinate.
-
-Giulia mostrò come avea creduto bene di disporle.
-
-—Però,—disse,—voi potrete accomodarle secondo i vostri gusti e le
-vostre abitudini.
-
-—Sarà meglio fare due camere da letto,—disse Valentina,—qualche
-volta Lodovico è inquieto la notte e non mi lascia dormire.... Che
-belle rose!—soggiunse, vedendo il vaso di fiori nel mezzo della
-tavola,—come siete buona di aver pensato anche a questo! grazie.
-
-Poi affacciandosi al balcone esclamò:
-
-—Ma qui è un incanto! Che vista! guarda Lodovico questa piazza! Quanto
-è pittoresca!
-
-Giulia si scusava della povertà degli arredi. Lodovico ammirava la
-piazza in silenzio.
-
-—Questo spettacolo vale una reggia,—disse Valentina;—ci troveremo
-benissimo. Se mi potrete mandar un facchino che possa trasportare
-qualche mobile.... non abbiamo bisogno d'altro.
-
-—Vado a raggiungere la mamma,—disse Giulia,—se vi abbisogna qualche
-cosa, sono a vostra disposizione. Arrivederci.
-
-E sì dicendo scese nel suo appartamento, dove la madre l'attendeva con
-impazienza.
-
-Le chiese se gli sposi fossero rimasti contenti, e continuava a
-ripetere:
-
-—È una bella coppia, sembrano felici, ci porteranno un po' d'allegria.
-
-—Come sono questi sposi moderni!—disse Giulia,—io non li capisco;
-avevo fatto mettere due letti in una camera, e invece no.... vogliono
-stanze separate.... e sono ancora nella luna di miele; ai miei tempi
-non si usavano queste cose.
-
-—Sai, nell'alta società è sempre stato così,—disse la signora
-Teresa,—facciano loro; però mi sembrano semplici e alla mano.
-
-—Infine siamo parenti, della stessa razza, e non ci sarebbe una
-ragione che fossero superbi con noi.
-
-Intanto Valentina aveva incominciato a disfare i bauli e a mettere a
-posto un po' di roba negli armadi.
-
-—Non è un palazzo,—avea detto al marito,—ma ci si potrà accomodare,
-e poi basta guardare dalla finestra per vedere uno spettacolo che
-compensa di tutto quello che manca.
-
-Coll'aiuto d'un uomo aveva fatto trasportare gli armadi nella cucina
-dell'appartamento che doveva servirle da gabinetto di toeletta. Le due
-camere da letto accomodate bene, libere dai mobili inutili, riuscivano
-più godibili e spaziose; diede una disposizione piacevole e comoda alle
-sedie e ai tavolini, sui quali collocò qualche ninnolo portato seco,
-alcuni libri rilegati e parecchie fotografie incorniciate con gusto, e
-le stanze presero subito un aspetto più gaio e più piacevole.
-
-Lodovico stava estatico appoggiato alla ringhiera di ferro del balcone
-e guardava la piazza in silenzio.
-
-—Perchè sei così taciturno?—gli chiese Valentina.—Sei forse pentito
-d'esser venuto?
-
-—Oh, tutt'altro, ma non so come avvenga, che più guardo questa piazza,
-più mi persuado che è una mia vecchia conoscenza, eppure non ci sono
-mai venuto a Verona, ne sono certo.
-
-—Forse avrai veduto qualche fotografia.
-
-—È un'impressione differente da quella che si ha da un'imagine
-dipinta o fotografata, ma che non so spiegarmi; mi par di trovarmi
-in mezzo a vecchi amici, qualche cosa mi fa pensare, come se vedessi
-vecchie conoscenze con nuovi abbigliamenti. Basta, ho bisogno di
-concentrare le mie idee, di risvegliare come dei ricordi assopiti; ecco
-perchè sono silenzioso, però mi sento bene e mi par di vivere una vita
-anteriore; è un sentimento nuovo che non mi dispiace.
-
-Valentina, contenta d'essersi sistemata, s'avvicinò al marito,
-e anch'essa contemplò in silenzio la vasta piazza che s'andava
-spopolando, l'andirivieni dei venditori e delle venditrici, che
-mettevano le ceste nei fondachi e nelle cantine, chiudevano gli
-ombrelloni e dopo una giornata laboriosa erano contenti al pensiero
-delle ore di riposo che avevano davanti a sè.
-
-Stettero ad osservare in silenzio quel movimento che andava sempre
-diminuendo, poi scesero, traversarono la piazza, presero la via Nuova
-in quell'ora molto popolata, e si fermarono pieni di ammirazione in
-piazza Vittorio Emanuele, alla vista dell'Anfiteatro Romano che in
-quell'ora del tramonto faceva l'effetto d'una mole ancor più gigantesca
-del vero.
-
-—Pare d'essere a Roma,—disse Valentina,—non avrei creduto di trovare
-in questo luogo tanta impressione di grandezza; la credevo una delle
-solite città morte dove si conservano vestigia preziose del passato,
-ma siamo invece in una città ancor viva e grande; peccato che la gente
-borghese moderna abbia fabbricato da questa parte delle piccole case.
-
-—Forse i monumenti che dagli altri lati ci parlano del passato,
-spiccano di più per il contrasto;—disse Lodovico,—non vorrei vederla
-in altro modo.
-
-Passati gli archi che dividono la piazza dal corso di Porta Nuova,
-entrarono per pranzare in una trattoria, che, colle tavole preparate,
-invitava i passanti.
-
-Pranzarono allegramente come due sposi nel viaggio di nozze, poi
-Lodovico, impaziente di rivedere la zia Teresa, volle ritornare a casa,
-quantunque l'aria fresca della sera e la città nuova lo invitassero a
-passeggiare.
-
-La zia e la cugina li aspettavano sedute accanto alla tavola illuminata
-da una lampada a petrolio.
-
-Sulla tavola c'era un tappeto nuovo, sfoggiato in onore degli sposi, e
-un bel mazzo di fiori.
-
-—Prenderete il caffè con noi,—disse la zia Teresa,—vi abbiamo
-aspettato.
-
-Poi chiese come trovavano la città.
-
-—È un incanto,—disse Valentina,—come non m'aspettavo.
-
-—Non mi è nuova,—disse Lodovico,—mi pare di averci sempre vissuto.
-
-—Vi è nato tuo nonno, mio fratello, e prima di lui tutti i tuoi
-ascendenti,—disse la vecchia.
-
-—E appunto lo scopo del nostro viaggio è per saper notizie del nonno:
-mi è venuto il desiderio di conoscere i miei antenati. Diteci quello
-che sapete; ve ne rammentate?
-
-—Come se fosse partito ieri; tutte le cose vecchie rammento; solo non
-ho più memoria per quello che è accaduto dopo la mia malattia.
-
-—Diteci tutto quello che sapete del nonno,—supplicò Lodovico,—è per
-me una cosa molto importante, più di quello che pensate.
-
-—Si chiamava Lodovico anche lui,—rispose la vecchia,—avea un
-carattere impetuoso e una testa un po' esaltata. L'Italia era la sua
-idea fissa; tutto ha sacrificato per vederla libera. Anch'io ero
-italiana nell'anima e fremevo di vedere gli austriaci padroni della
-mia città, ma ero più ragionevole. Che cosa potevamo fare, se loro
-avevano soldati, fucili, cannoni, e noi nulla? Bisognava aspettare gli
-eventi e fidare nella nostra stella; ma mio fratello voleva agire,
-muoversi, era capo d'un comitato, andava in Piemonte continuamente
-a parlamentare coi capi, coi ministri; una volta fu anche ricevuto
-da Carlo Alberto, a cui portava messaggi; non poteva star mai
-tranquillo. Io vivevo sempre trepidante, temevo che lo scoprissero e lo
-fucilassero; che tempi erano quelli! Non avevo pace.
-
-—E la nonna che cosa faceva, ve la rammentate?
-
-—Se la rammento! Mi par di vederla, la piccola Elisa; era molto
-bellina, pareva una statuetta di Sassonia, e poi vispa, irrequieta
-come un uccello. Quella donna è stata il capriccio di Lodovico; volle
-sposarla ad ogni costo e non era donna per lui; nata a Venezia, qui
-si trovava a disagio, non capiva nulla di patriottismo e di politica;
-era giovane, bella e voleva godere la vita; forse non aveva torto; ora
-la vedo con occhi più indulgenti, allora, però, in quel tempo, non la
-potevo sopportare, così leggera, spensierata e così lontana dalle idee
-del marito, e non le perdonavo di renderlo infelice. Quando le nacque
-una bimba, che fu poi la tua mamma, speravo che si calmasse; era come
-pretendere che un fiume rimontasse alla sorgente: appena fu possibile,
-riprese la vita di prima, diceva che era veneziana nell'anima, ed aveva
-bisogno di feste, di maschere e di cavalieri serventi.
-
-—Ah, anche i cavalieri serventi?—chiese Valentina.
-
-—Che volete? s'annoiava. Mi ricordo che una volta mio fratello mandò
-un giovane veneziano con istruzioni di mandarlo in Piemonte ad
-arruolarsi come soldato. Era un suo amico d'infanzia ed Elisa, invece
-di seguire la volontà del marito, pensò bene di tenerlo presso di sè,
-dicendo:—_El xe un pecà che così belo el se fassa massar; el sarà el
-me cavalier servente!_
-
-—E poi?—chiese Valentina.
-
-—Era un po' pazza, poveretta.
-
-—E come ha finito?—chiese Lodovico.
-
-—È morta, e molto giovane,—disse la vecchia;—come, non saprei, fu
-un mistero; mio fratello, sempre viaggiando per la causa italiana,
-stava dei mesi senza dar segno di vita, poi veniva in fretta a salutare
-la moglie e la bimba, e via di nuovo. Mia cognata aveva preso il suo
-partito, e si divertiva; si occupava del figurino della moda; aveva
-i cavalieri serventi come la sua mamma e la sua nonna, diceva lei;
-non pensava alla politica e alla guerra che per lagnarsi che non ci
-fossero spettacoli e divertimenti; non era certo un'eroina. Un giorno,
-verso la fine del '48, i piemontesi erano alle porte, tutto era pronto
-per fare la rivoluzione, non si aspettava che un segnale per agire, ma
-c'erano troppe spie, troppi soldati e si esitava; mio fratello venne in
-fretta, misteriosamente, poi scomparvero tutti: lui, mia cognata, la
-bimba e una vecchia fantesca. Non si sapeva dove se ne fossero andati,
-fui ansiosa per molto tempo, li ho creduti morti, poi ho saputo che
-soltanto Elisa era morta; poveretta! essa che amava tanto la vita....
-
-—E non sapete in che modo morì.... così giovane?
-
-—Se ne dissero tante,—rispose la zia Teresa,—ma nessuno seppe nulla
-di preciso. Troppi avvenimenti tenevano trepidanti gli animi in quel
-tempo; i piemontesi vinti, le nostre speranze fallite, sempre in
-ansia pei nostri cari, una vita febbrile, ma ora sono contenta d'esser
-vissuta in quei giorni di ansia e trepidazione.
-
-—E il nonno?—chiese Valentina.
-
-—Ci scrisse da Torino dove s'era rifugiato; qui non poteva più
-ritornare, essendo compromesso negli affari politici; diede
-disposizioni per vendere la casa dove abitava e spedirgli i mobili
-migliori. Mio marito s'incaricò di tutto.
-
-—E dove abitava, vi ricordate?
-
-—Sul corso Santa Anastasia,—disse Giulia,—la mamma mi ha fatto tante
-volte vedere la casa; se volete, ve la mostrerò.
-
-—E vogliamo anche visitarla,—disse Lodovico.
-
-—Bisogna chiedere il permesso al proprietario; non so a chi appartenga
-ora; sarà tutto cambiato, non troverete più traccie del nonno.
-
-—Mi basta vedere i sotterranei.... credete che siano molto mutati?
-
-—Devono essere trasformati in cantine, c'è un'osteria al piano terreno.
-
-—Ma che idea vedere una casa che ha appartenuto a vostro nonno?—disse
-Giulia,—a che scopo?
-
-—È un nostro segreto che vi spiegheremo; intanto è ora di salire.
-
-—Ma a proposito,—disse Lodovico, indugiandosi sulla soglia,—la
-statua sopra la fontana?
-
-—Madonna Verona?—chiese la vecchia.
-
-—Sì; è sempre stata così colla corona d'oro sul capo?
-
-—No,—disse Giulia,—al tempo degli austriaci aveva il capo
-incoronato di ferro. Abbiamo ancora una fotografia di quel tempo....
-Eccola,—disse dopo aver cercato in un cassetto.
-
-—Ah, bene!—esclamò Lodovico.—Precisamente come l'ho veduta in
-sogno, o in realtà non lo so, con quella posa identica, ritta, come a
-guardia della piazza, ma colla corona di ferro; quella corona d'oro
-m'imbarazzava; ora sono contento; buona notte.
-
-Salì alle sue stanze coll'animo sollevato. Valentina aveva indovinato;
-in qualche angolo del suo cervello stavano nascoste imagini ereditate
-dagli avi; quella corona era una rivelazione. Se prima era incredulo,
-ora si sentiva impaziente di continuare le indagini, di visitare la
-casa degli avi, di sapere la verità.
-
-Valentina invece esitava, temeva d'aver dato un'illusione che,
-rimanendo tale, avrebbe potuto peggiorare il male di Lodovico; è
-vero che esistevano fatti di persone, le quali potevano descriver
-paesi e cose che non avevano mai veduto, ma erano state famigliari ai
-loro genitori; aveva pure udito, colle sue orecchie, alcuni, sotto
-eccitamenti speciali, parlare una lingua ignota, ma conosciuta dai loro
-antenati.
-
-Però sapeva di aver troppa facilità di accettare certi fatti non
-provati scientificamente, aveva la fantasia molto fervida, glielo
-diceva anche il suo professore quando la chiamava la romanziera della
-scienza, ed ora, ch'essa temeva d'essersi spinta troppo innanzi, e
-avrebbe voluto aspettare e godere la città nuova, ecco che suo marito
-era impaziente e voleva subito incominciare le sue ricerche. Era
-strano quello che accadeva nelle loro anime; le parti erano mutate:
-essa esitava, e invece Lodovico era pieno di fede e voleva agire.
-Il timore di lei veniva anche dal fatto, che in quel tempo nessun
-mutamento era avvenuto nel male di Lodovico, eppure aveva tentato tutti
-i rimedi suggeriti dalla scienza in simili casi. Aveva preparato colle
-sue mani delle pozioni calmanti di diverse specie, aveva variato le
-dosi, tentato di distrarre lo spirito di lui con racconti e letture
-interessanti nell'ora fatale; tutto era stato inutile.
-
-In quel mese di matrimonio s'era abituata a quelle crisi, e le facevano
-meno impressione sapendo prima quello che doveva accadere; lo stava
-sempre ad assistere amorosamente, qualche volta lo copriva con un
-lenzuolo, che serviva a rendere i movimenti più calmi e gli urli meno
-sensibili, e in ogni caso non si udivano in lontananza, ed egli usciva
-meno stanco da quell'incubo.
-
-Essa era molto scoraggiata, e quasi avrebbe voluto stare inerte ad
-aspettare gli eventi nel timore di perdere anche quel filo di speranza
-che le rimaneva, era in un periodo nel quale non aveva più fede nè in
-sè stessa nè nella scienza, e pareva invece che avesse trasfusa quella
-fede nell'animo di Lodovico. Nemmeno il nuovo ambiente e le nuove cose
-avevano avuto influenza sul suo male. Anche in quella prima notte che
-si trovavano nella città degli avi, il male lo assalse nell'ora fatale,
-e per la prima volta Valentina pianse trovandosi impotente a strapparlo
-all'incubo spaventoso.
-
-
-V.
-
-Dopo un sonno riconfortante, Valentina fu destata da un mormorìo
-indistinto che andava aumentando e pareva come se delle onde marine
-andassero ad infrangersi sugli scogli del lido. Un raggio di sole
-entrava dalle persiane e si rifletteva sulla parete disegnando strisce
-dorate.
-
-Pensò che doveva esser tardi, scese dal letto, si vestì in fretta e
-aperse la finestra, impaziente di sapere da che cosa provenisse il
-rumore che l'aveva risvegliata dal sonno.
-
-Un vero spettacolo festoso si presentò allo sguardo ammirato.
-
-La piazza era piena di gente, come se fosse in aspettazione d'una
-festa. Sotto gli ombrelli giganteschi stavano disposte, con arte,
-le ceste di erbaggi tinte in tutte le sfumature di verde, da quello
-pallido e quasi latteo a quello forte come lo smeraldo; le carote, i
-pomidoro spiccavano nelle loro tinte calde, fra il verde; e i cavoli
-fiori giganteschi s'ammucchiavano negli angoli circondati da una corona
-di foglie protettrici. Le ceste di frutta estive invitavano i passanti
-a soffermarsi, i venditori si affaccendavano per attrarre l'attenzione
-dei compratori, e più di tutti le venditrici, belle, cogli occhi
-lampeggianti e la bocca sorridente, chiamavano la gente, si rubavano
-gli avventori e spesso litigavano fra loro.
-
-Madonna Verona, sul suo piedestallo di marmo, pareva proteggere la
-folla che formicolava in mezzo a quella massa di erbaggi e di frutta.
-Ai suoi piedi l'acqua usciva da una quantità di polle disposte a
-cerchio, in freschi e innumerevoli zampilli, che lambivano una tazza di
-marmo antico e cadevano in mille spruzzi, formando una corona fresca e
-viva intorno ai suoi piedi.
-
-Le venditrici facevano a gara nel portare le verdure ed i fiori sotto
-la pioggia refrigerante; andavano e venivano colle braccia cariche di
-ceste fiorite, parevano fanciulle che andassero a recare un'offerta
-votiva a qualche nume tutelare; andavano dai loro banchi alla fontana
-e dalla fontana ai banchi continuamente. Ai piedi intorno alla statua
-era come un tappeto fiorito; la pioggia spruzzava su quelle verdure e
-quei mazzi di fiori variopinti, gocce iridescenti che facevano rivivere
-le foglie avvizzite, e tutte s'affaccendavano onde trovare un posto per
-la loro merce ai piedi della fontana protettrice.
-
-E intanto i banchi erano riforniti di verdure sempre fresche; i
-compratori facevano cerchio, e qualche volta dovevano aspettare il loro
-turno per essere serviti.
-
-Anche Lodovico si svegliò pel rumore della folla e per lo scroscio
-della fontana, raggiunse Valentina sul balcone, e stette con lei ad
-ammirare lo spettacolo nuovo.
-
-—Pare una festa di carnevale,—disse Valentina.—Così dovevano essere
-le feste che in antico si facevano in onore di Cerere e Pomona, e non
-si crederebbe che questa festa ogni giorno si ripete e si rinnova.
-
-—Quanto è diverso da tutti i mercati che abbiamo veduto! Dove si
-trova un insieme più pittoresco?—disse Lodovico,—non è possibile
-confonderlo con altri perchè è unico. Quante volte l'ho veduto nei
-miei sogni!—E sì dicendo stava estatico e meravigliato ad ammirare
-il palazzo Maffei laggiù, incoronato di statue, severo, maestoso,
-che pareva osservare la folla plebea, quasi a distanza, e gli
-affreschi delle case de' Mazzanti, sorridenti ai raggi del sole che
-li illuminavano, e tutte quelle case di stile e forma diversa che
-mostravano il gusto e i bisogni di secoli differenti.—Quanto è
-bello!—esclamò,—e quanto mi pare più gaio della monotona linea delle
-nostre case di Torino.
-
-Poi sentirono il bisogno di muoversi, di scendere in mezzo a quella
-folla festosa, tanto più che Lodovico voleva uscire per andare a vedere
-la casa del nonno.
-
-Scesero, chiamarono Giulia che li aspettava per accompagnarli, e poi
-si cacciarono in quel labirinto di banchetti sotto gli ombrelloni, dove
-si divertirono nell'udire parlare un linguaggio quasi sconosciuto, ma
-molto espressivo.
-
-Giulia conosceva tutti i venditori e dava delle spiegazioni.
-
-Essa comperava sempre dalla signora Nene; aveva gli erbaggi più freschi
-e la frutta più scelta; altri, specialmente gli uomini, preferivano
-fermarsi dalla bella Rosina perchè aveva occhi che mandavano lampi.
-
-—Dov'è, dov'è?—chiese Valentina,—voglio vederla.
-
-—Eccola,—disse Giulia.
-
-E si soffermò sotto un ombrellone, dove una siepe di gente circondava
-una bella ragazza fresca e robusta con due occhi neri, luminosi, e
-riccioli di capelli che le scendevano sul collo, sulla fronte come
-serpentelli irrequieti. Serviva tutti premurosamente, rideva e pareva
-contenta di vivere.
-
-—A me piace più la Rossa dei fiori,—disse Giulia,—venite, vi ci
-conduco.
-
-E attraversando la folla riuscirono ad un posto dove su banchetti
-schierati in lunga fila, c'erano i fiori più profumati della primavera:
-viole, rose, garofani, gaggìe, e una schiera di belle fanciulle
-formavano mazzolini, riempivano con arte piccoli ed eleganti canestri
-e offrivano la loro merce profumata ai compratori.
-
-La Rossa dei fiori formava mazzolini di rose e viole mammole. Era alta,
-slanciata e intorno al capo aveva un'aureola di capelli fulvi, del
-colore tanto amato dal Tiziano, la carnagione candida un po' dorata,
-occhi castani, e in tutta la persona qualche cosa di fosforescente, di
-luminoso, che dava l'impressione che sarebbe bastata la sua presenza a
-rischiarare una stanza priva di luce.
-
-Offerse un mazzolino a Valentina, ma Lodovico ne comprò tanti e per
-la sposa e per la cugina e per mandare alla zia Teresa. Erano così
-profumati quei fiori! Gli sembrava che avessero un profumo più intenso
-di quello degli altri paesi.
-
-—È un fatto,—osservava Valentina,—qui c'è una natura esuberante, in
-tutto, nelle donne, nei fiori, nella frutta. Pare che in seno a questa
-terra si concentri un calore più intenso, come nelle viscere d'un
-vulcano.
-
-—Sono stanco della folla,—disse Lodovico che aveva la sua idea fissa
-in mente,—se Giulia volesse condurci sul corso di Santa Anastasia....
-
-—Prima vi voglio mostrare la piazza dei Signori; è qui sulla nostra
-via. Vedete, ci siamo già. Qual contrasto passare dal frastuono di
-piazza Erbe a questa piazza tranquilla!
-
-—Quanto è bello! Che calma solenne,—disse Lodovico,—mi fa piacere
-vedere qui in mezzo il monumento di Dante, il nostro poeta più grande.
-Verona è una delle poche città che gli abbia eretto un ricordo di marmo.
-
-Poi si fermò estatico ad ammirare la loggia di fra Giocondo.
-
-—Quelle sono le statue degli illustri veronesi,—disse Giulia,—qui
-c'erano le case degli Scaligeri, e laggiù vi sono le tombe.
-
-Sì dicendo s'erano avvicinati alla chiesa di Santa Maria Antica e
-rimasero silenziosi davanti a quell'immortale lavoro di marmi e di
-ferro che racchiude le ceneri dei più munificenti signori di Verona.
-
-—La più grandiosa è la tomba di Can Signorio,—disse Giulia.
-
-—Quali artefici ebbe il nostro paese!—esclamò Valentina,—è un sogno
-di marmo e il cancello è meraviglioso, pare un merletto di ferro,—poi
-voltasi a Lodovico disse:—Non si potrebbe rinunciare oggi a far le
-nostre ricerche della casa degli avi? Sarebbe così bello tuffarsi in
-quest'onda di arte senza altri pensieri!
-
-—Sono impaziente di vedere la casa che mi sta fitta in capo, dopo
-farò quello che vorrai,—poi vedendo Valentina un po' turbata,
-soggiunse:—non temere, non è come pensi, sono preparato a tutto, anche
-a non trovar nulla, ma l'incertezza mi opprime.
-
-—Andiamo dunque,—disse Valentina.
-
-E Giulia li condusse sul corso di Santa Anastasia, davanti alla casa
-che aveva appartenuto all'avo di Lodovico.
-
-Non avea nulla di speciale dal lato esteriore. Al pianterreno c'era
-una bottega che portava un'insegna colla scritta: _Osteria delle due
-campane_.
-
-Lodovico non pensò se fosse conveniente far entrare in un luogo così
-volgare due signore; ma obbedendo all'impulso della sua idea fissa
-entrò nell'osteria. In quell'ora non era molto popolata. In un angolo
-due operai giuocavano a tre sette colle carte; dall'altra parte quattro
-uomini in maniche di camicia colla pipa in bocca e un boccale di vino
-sulla tavola giuocavano alla morra, e si sentiva ogni tanto fra le
-pareti affumicate della stanza risuonare un numero, come un razzo
-lanciato nell'aria.
-
-Nel vedere entrare quei visitatori tanto inusitati, sospesero i giochi,
-e l'oste si avanzò sorridendo, chiedendo in che cosa potesse servirli.
-
-Parlò Lodovico e gli disse lo scopo della sua visita. Quella casa aveva
-appartenuto a suo nonno; voleva visitare i sotterranei e vedere se ci
-fossero sepolte alcune carte importanti che dovevano esservi nascoste
-fino dal 1848.
-
-L'oste lo guardò come si fa con una persona, che si supponga non sia in
-sè.
-
-—Come? Per una storia così vecchia venire ad incomodarlo? Fosse almeno
-stato per un tesoro, avrebbe sperato anche lui di poterne avere una
-parte.
-
-—Il vostro disturbo vi sarà pagato e bene,—disse Lodovico.—Mi basta
-aver il permesso di poter far qualche scavo, vi farò rimettere tutto a
-posto e non avrete alcun danno.
-
-—Però mi permetterete di star presente a questi scavi; sapete, ho la
-mia merce nel sotterraneo.
-
-—Non ho nulla in contrario,—disse Lodovico,—e vi prometto che se
-troveremo un tesoro sarà tutto per voi.
-
-—Quand'è così, fate pure,—disse l'oste,—purchè sia tutto terminato
-prima di sera. Capite bene, la sera ho qui molti avventori e non
-vorrei....
-
-—Ma anche subito,—rispose Lodovico,—fatemi, vi prego, chiamare
-degli uomini del mestiere.
-
-—È meglio intanto andare a colazione,—disse Valentina.
-
-—Se credono,—disse l'oste,—possono far colazione qui, mia moglie è
-una buona cuoca e vi preparerà vivande squisite, io poi ho un vino di
-Valpolicella che può far resuscitare i morti.
-
-—Volentieri,—disse Lodovico, coll'intenzione di tenersi buono l'oste,
-ed anche perchè si sentiva attratto da quei luoghi,—se avete una
-stanza appartata dove poter stare tranquilli, accetto, così dopo ci
-mettiamo all'opera.
-
-L'oste mostrò uno stanzino che apriva soltanto nelle grandi occasioni,
-quando venivano dei forestieri di riguardo, e serviva la sera ad una
-compagnia di signori che solevano riunirsi per fare la partita e bere
-qualche buona bottiglia di vino.
-
-—Va benissimo,—disse Lodovico,—anche tu, Giulia, dovresti restare
-con noi.
-
-—Vi ringrazio,—rispose la cugina,—ma la mamma starebbe in pensiero;
-ritornerò dopo per vedere se avete scoperto nulla; queste ricerche mi
-interessano, mi sembrano storie da romanzo.
-
-Sì dicendo uscì pensando a quei cugini tanto originali che si
-contentavano di mangiare in una volgare osteria e si erano certo fitti
-in capo di trovare un tesoro. Era impaziente di raccontare quel fatto
-alla madre e alle vicine; infine erano divertenti e davano argomento
-di discorrere, e poi molto alla buona, anzi troppo, e rideva in cuor
-suo all'idea che si era tanto sgomentata all'annunzio del loro arrivo,
-temendo fossero troppo esigenti.
-
-Valentina e Lodovico, seduti a tavola nel loro camerino, trovarono che
-in nessun grande albergo erano stati serviti con maggior premura, e da
-un pezzo non rammentavano d'aver mangiato con tanto piacere.
-
-L'oste e la moglie erano tutti affaccendati per servirli, pronti
-ad ogni piccolo cenno; essi avevano scelto cibi semplici: pollo,
-uova, salato, e avevano trovato tutto squisito. Il vino vecchio di
-Valpolicella, quello delle grandi occasioni, che l'oste aveva voluto
-far loro gustare, così frizzante e saporito, li aveva ristorati e messi
-di buon umore; e gli dissero:
-
-—È proprio vero; questo vostro vino rallegra e riscalda; ma sapete che
-vi ordinerò di mandarmene in Piemonte, nel paese del vino?
-
-L'oste a quegli elogi gongolava dalla gioia e non solo avrebbe fatto
-scoperchiare il sotterraneo, ma tutta la casa, per contentare un
-signore così compito.
-
-Egli stesso s'incaricò di far venire i muratori, e quando tutto fu
-pronto domandò a Lodovico da qual parte si dovesse incominciare a
-togliere le pietre del pavimento. Fosse il vino che avesse dato a
-Lodovico una specie di chiaroveggenza, o le vive imagini del suo
-cervello, parlò del luogo dove si trovava come se ci fosse sempre
-vissuto e disse:
-
-—Una volta ci doveva essere una scala che conduceva dall'appartamento
-della casa direttamente nel sotterraneo.
-
-—Me ne ricordo,—disse l'oste;—quella porta fu chiusa quando presi
-in affitto la bottega e la cantina. Venite,—continuò; e preso un
-lanternino lo condusse, attraverso ad una serie di cantine buie, in
-un ambiente un po' più vasto e più alto degli altri. Avvicinatosi ad
-una parete soggiunse:—Doveva esser qui la porta, c'è ancora qualche
-traccia.
-
-La cantina era fatta a vôlta, intorno alle pareti c'erano alcune botti
-di grandezze diverse, poste in fila, come schiere di soldati, in
-ordine di battaglia; in un angolo bottiglie, fiaschi vuoti un po' in
-disordine, nell'aria un odore di vino dava una specie di ebbrezza al
-cervello.
-
-Lodovico non s'accorse di nulla; disse soltanto:
-
-—È qui, ricordo benissimo, il luogo è un po' mutato, ma in terra a
-sinistra ci deve essere una pietra con infisso un anello di ferro per
-sollevarla. È là che dovranno cercare; soltanto ci vorrà un po' di
-illuminazione.
-
-—È presto fatto,—disse l'oste.
-
-Dopo averli lasciati un istante, ritornò con un pacco di candele, e
-incominciò ad infilarle nei colli delle bottiglie vuote.
-
-—Vedrete che illuminazione, lasciate fare.—Posò le candele accese
-sopra le botti; e sopra alcune tavole di legno; attaccò due lanterne
-alla vôlta, e quando gli parve che ci fosse abbastanza luce, andò a
-chiamare gli uomini affinchè si mettessero all'opera. Vennero, armati
-di zappe e di picche.
-
-—Prima in quell'angolo,—disse Lodovico;—cercate se trovate un anello
-di ferro.
-
-Mentre frugavano e picchiavano in tutti gli angoli, Valentina non
-fiatava, le pareva di sognare. Quell'illuminazione fantastica, quegli
-uomini intenti ad un lavoro rude, suo marito in piedi colla faccia
-accesa che dava ordini esatti e precisi, le faceva l'effetto di
-trovarsi sotto terra, in qualche miniera o nelle viscere d'un monte
-e che Lodovico fosse un capo da cui dipendesse l'esito d'una grande
-impresa.
-
-Quegli uomini picchiavano colle picche, cercavano carponi l'anello di
-ferro che Lodovico diceva esistere, come se l'avesse veduto, ma non
-trovavano nulla.
-
-—Cercate meglio,—diceva l'ingegnere,—ci dev'essere, almeno una
-traccia.... non trovate nulla? cercherò io,—e si mise carponi
-a toccare il terreno con crescente ansietà,—ah, ecco,—disse
-finalmente,—sentite qui, questo solco, questa specie d'incavo, qui era
-l'anello di ferro, ed ora alzate la pietra.
-
-Non era cosa facile; l'umidità e il tempo avevano formato intorno alla
-pietra una specie di cemento durissimo, che non cedeva facilmente ai
-colpi di piccone.
-
-Gli Arcelli erano impazienti, pareva che quegli uomini mettessero un
-tempo interminabile nella loro opera di distruzione.
-
-—Presto, presto,—diceva Lodovico,—come siete lenti!
-
-E quegli uomini picchiavano con maggior violenza, mettendo in quel
-lavoro tutto lo sforzo di cui erano capaci; avevano già fatto una
-fessura nella pietra ma procedevano lentamente come se si trattasse
-d'infrangere un masso di granito.
-
-—Coraggio, avanti, forza, provate a cacciare una leva nella fessura.
-
-—Bisogna picchiare ancora e molto, prima di sollevare la
-pietra,—dicevano gli operai.
-
-—Se vi riuscite, avrete una buona mercede.
-
-Quelle parole pareva avessero dato agli operai nuovo vigore e ripresero
-il lavoro con maggior lena.
-
-Come parevano eterne quelle ore ai due sposi impazienti!
-
-Finalmente la pietra si mosse e un urlo di gioia uscì dalle labbra di
-tutti.
-
-La pietra era pesante e, quantunque stanchi, fecero uno sforzo supremo
-per sollevarla; l'abisso era scoperchiato.
-
-Lodovico si avvicinò, ma dovette subito ritrarsi, un tanfo asfissiante
-usciva da quell'apertura.
-
-—Scoperchiate ancora, che l'aria entri, se vogliamo poi entrare noi
-pure.
-
-E levarono con maggior facilità un'altra pietra.
-
-—Io posso entrare,—disse un operaio,—noi siamo abituati a queste
-cose, in ogni caso legatemi ad una corda; se mi sentirò male vi darò
-uno strappo e mi solleverete.
-
-—Per carità, state attenti,—raccomandò Valentina,—si fa presto ad
-asfissiarsi.
-
-—Non c'è pericolo,—disse l'operaio più coraggioso,—tenete la corda,
-ecco, son pronto,—e sì dicendo scomparve nella buca.
-
-Gli altri, e più di tutti Lodovico e Valentina, stavano attenti,
-silenziosi, coll'ansietà di chi attende un avvenimento insolito. Ad un
-tratto si udì uscire un'esclamazione.
-
-—Avete trovato?—gridò Lodovico.
-
-—Sì, un involto.... c'è dentro qualche cosa, non capisco, è duro, pare
-di legno.
-
-—Su, su, vediamo.
-
-—Ecco, sento come una palla.
-
-—Su, su, presto,—diceva l'oste.
-
-Lodovico non parlava, aveva il cuore che pareva gli scoppiasse, teneva
-Valentina per mano, stretta come in una morsa di ferro.
-
-Valentina era trepidante. Nessun ricercatore di città sepolte avea mai
-provato il sentimento d'aspettazione ansiosa che essa provava in quel
-momento. L'operaio salì recando in mano un teschio.
-
-—Dio mio!—esclamò l'oste,—altro che tesori!
-
-—Ancora, ancora,—disse Lodovico,—scendete, portate il resto, ci
-dev'essere un altro teschio e poi altre ossa ancora, due scheletri ci
-devono essere.
-
-—Siete forse un mago?—disse l'oste,—ma che cosa avverrà? crederanno
-che qui sia stato assassinato qualcuno e la mia bottega ne scapiterà.
-
-—Non temete,—disse Lodovico,—questi scheletri son là sepolti da
-cinquant'anni; nè voi nè io eravamo nati in quel tempo.
-
-—E come fate a sapere?
-
-—Non so, mi son fatto un sogno.
-
-Altre ossa erano uscite dal sotterraneo, poi carte, pezzi di giornale
-e l'involto di tela ammuffito: erano due scheletri come aveva detto
-Lodovico, però gli operai dicevano di dover dichiarare all'autorità la
-scoperta fatta.
-
-—Fate pure, tanto io voglio chiedere il permesso di dar a quelle ossa
-degna sepoltura,—disse Lodovico.
-
-Intanto fece collocare le ossa in una cassa, in un angolo tranquillo
-che formava quasi una nicchia, per poter attendere il permesso del
-municipio prima di muoverle dal posto dove erano state trovate.
-
-L'oste era avvilito; s'aspettava di veder scintillare oro ed argento,
-e invece dovea tenersi chissà per quanti giorni quella funebre
-compagnia; si sentiva venire i brividi al pensarci, e si pentiva d'aver
-dato il permesso a Lodovico di far delle ricerche nella sua casa.
-
-Si consolò quando l'Arcelli gli mise in mano una bella somma di danaro,
-e gli promise di ritornare il giorno dopo.
-
-—E me li lascerete molto in deposito?—disse accennando agli scheletri.
-
-—No, li farò portar via al più presto possibile; vi raccomando intanto
-che non sieno profanati, chiudete a chiave il sotterraneo.
-
-L'oste rabbonito dal ricco dono promise ogni cosa, e Lodovico e
-Valentina uscirono e s'avviarono verso casa, colla testa piena d'idee
-che si confondevano, si accavallavano nel cervello e un bisogno di
-espandersi e di parlare e dar sfogo al cumulo di pensieri da cui erano
-oppressi.
-
-
-VI.
-
-Il salotto della zia Teresa non era mai stato così animato come in
-quella sera in cui gli Arcelli erano infervorati a raccontare le
-impressioni della giornata e la lugubre scoperta.
-
-Tutti insieme cercarono di ricostruire il dramma che si era svolto
-nella vecchia casa. Non dubitarono che i due scheletri avessero
-appartenuto alla piccola Elisa ed a qualche suo innamorato.
-
-Certo il marito, tornato a casa dopo una lunga assenza, forse irritato
-di non esser riuscito nella sua missione patriottica e col cuore
-d'italiano ferito vedendo che gli avvenimenti non erano favorevoli,
-trovando la moglie in stretto colloquio con uno dei giovani che egli
-aveva mandato dal Veneto, acciecato dall'ira, li aveva uccisi entrambi
-e poscia nascosti nel sotterraneo che serviva di ripostiglio alle carte
-politiche e compromettenti.
-
-La zia Teresa aggiungeva delle notizie preziose che mostravano la
-verità del fatto. Essa era entrata per la prima in casa del fratello
-dopo la partenza di lui; dal disordine trovato, da alcune macchie di
-sangue sul terreno, dalla scomparsa dei due giovani e dalla fuga del
-fratello, aveva intuito la verità; ma per non accusare nessuno, l'aveva
-tenuta sepolta nel cuore, come il sotterraneo aveva tenuto nascosti i
-cadaveri: ora non c'era più dubbio, doveva essere accaduto precisamente
-come pensavano; ma quello che imbarazzava la zia Teresa era che
-Lodovico avesse scoperto quel segreto custodito con tanta cura.
-
-Egli allora raccontò il male che fino dall'infanzia l'aveva
-travagliato, e come la sua medichessa, Valentina, con una divinazione
-quasi soprannaturale, fosse riuscita a colpire nel segno.
-
-—E vedete,—soggiunse tutto pieno d'entusiasmo per la giovane
-sposa,—i migliori medici avevano sbagliato, nessuno aveva trovato
-l'origine del mio male; ci voleva una medichessa per veder giusto,
-e poi ci sono ancora quelli che vorrebbero tener la donna rinchiusa
-fra le domestiche pareti, quando può adoperare l'intelligenza con
-tanto vantaggio dell'umanità! Anch'io, vedete, forse per atavismo,
-nel vedere il sesso gentile invadere il nostro campo, ero contrario
-alla donna indipendente; ma mi sono ricreduto; non so se essa potrà
-riuscire in ogni scienza, ma nella medicina potrà raggiungere delle
-altezze inesplorate; è una scienza nella quale ci vuole una specie di
-divinazione, e la donna la possiede meglio di noi, sicchè può far
-molto bene. Valentina ha questa qualità in sommo grado, e ne ho avuto
-la prova, sicchè io spero che vorrà esercitare la sua professione per
-il bene dell'umanità.
-
-Valentina era orgogliosa della stima e degli elogi del marito ma crollò
-il capo e disse:
-
-—Per ora regnano ancora i vecchi pregiudizi; non potrei esercitare la
-mia professione per mancanza di clienti!
-
-—Ma ci sono i poveri e quelli che hanno perduta la fede nel loro
-medico e amano le cose nuove, poi, quando sapranno il mio caso ch'io
-proclamerò al mondo intero, vedrai....
-
-—In ogni modo verrà pubblicato questo fatto che prova una delle
-mie teorie,—disse Valentina,—è un trionfo per me, che chiamavano
-romanziera della scienza; sarà sempre un documento storico; soltanto
-non basta trovare una malattia, bisogna guarirla e ancora non possiamo
-cantar vittoria.
-
-—Tu sei più incontentabile di me,—disse Lodovico.—Ero talmente
-avvilito del mio male incomprensibile, che soltanto l'idea che ne
-conosco l'origine e che io espio una colpa del nonno mi fa più
-tranquillo.
-
-—Ma e come può aver conosciuto un fatto accaduto molti anni prima
-della sua nascita?—chiese Giulia.
-
-—È questa la prova della mia teoria,—disse Valentina,—i centri
-cerebrali impressionati da un fatto atavico. Egli non vide nè
-seppe nulla, ma sua madre bimba di quattro anni è stata testimone
-inconsapevole della scena, che non poteva comprendere, ma che s'è
-infissa nel cervello infantile incancellabilmente e forse sarà stata
-un'ossessione per tutta la sua esistenza; quell'immagine l'ha trasmessa
-nel cervello del figlio, dove non si sa in che modo si è mutata in
-incubo opprimente.
-
-—Quante cose sapete,—disse la zia Teresa.—Se poteste guarirmi!
-
-—Tenteremo un po' d'elettricità,—rispose Valentina,—insegnerò a
-Giulia a dare la corrente e potrà portare un po' di calore e di vita
-alle membra intorpidite: ciò vi recherà certo qualche sollievo.
-
-Poi parlarono del passato e del modo di ottenere il permesso per poter
-dare sepoltura alle ossa dissepolte. Giulia aveva molte conoscenze fra
-gl'impiegati del municipio e se ne sarebbe incaricata con tutto il
-piacere per essere utile ai cugini pei quali incominciava a sentire un
-po' di simpatia.
-
-Con quei discorsi era già passata l'ora in cui la zia Teresa soleva
-coricarsi, e Valentina si alzò per salire al suo appartamento affinchè
-la vecchia potesse riposare.
-
-Data la buona notte, raggiunsero le loro stanze, ma non avevano voglia
-di dormire; erano troppo eccitati dagli avvenimenti della giornata e
-avevano la mente infiammata e rigurgitante di pensieri e d'imagini.
-
-Apersero la finestra e uscirono sul balcone per respirare l'aria fresca
-della notte.
-
-La piazza era deserta e silenziosa; la colonna col leone di San Marco e
-Madonna Verona e il capitello veneziano s'ergevano in mezzo all'ombra
-come fantasmi. La luna presso al tramonto mandava una luce diafana e
-pallida, rischiarando un angolo della piazza.
-
-Nessun essere vivente rompeva quel silenzio solenne. La città vetusta
-era immersa in un sonno tranquillo.
-
-Valentina e Lodovico godevano quella tranquillità, riposavano da una
-giornata piena di avvenimenti e respiravano con voluttà l'aria fresca
-che pioveva come una carezza sulla loro faccia infocata.
-
-Parlavano del solito argomento di quella giornata memorabile e della
-tomba che dovevano erigere alle vittime della tragedia passata. Essi
-decisero per una semplice arca di marmo che racchiudesse tutti e due
-gli scheletri e sopra scolpire semplicemente il verso: _Amor condusse
-noi ad una morte_, senza nome e senz'altra indicazione.
-
-Forse avrebbe colpito l'imaginazione di qualche anima innamorata
-e sarebbero venuti a visitare la tomba misteriosa come ad un
-pellegrinaggio o come andavano a quella di Giulietta. Poi trovavano che
-come le frutta della terra, l'amore in quella città doveva essere più
-intenso; anche a loro pareva di amarsi meglio là in quella quiete, in
-quella piazza addormentata, vedendo disegnarsi nell'ombra la casa dei
-Capuleti. Si tenevano abbracciati come se fossero nel primo giorno del
-matrimonio e parlavano incessantemente facendo progetti per l'avvenire.
-
-Dovevano tutti e due lavorare con tutte le loro energie per inalzarsi
-sopra la moltitudine, lasciare una traccia luminosa nella scienza ed
-essere degni l'uno dell'altro. Egli avrebbe voluto coll'elettricità
-tramutare la faccia del mondo, e lei colla scienza sollevare l'umanità
-sofferente. Egli confessava che il suo per Valentina non era soltanto
-amore, ma ammirazione, dopo che essa era stata tanto chiaroveggente;
-gli pareva d'aver accanto un essere superiore e n'era orgoglioso e
-avrebbe voluto che tutti s'inchinassero ad adorare la sua Valentina.
-
-Erano in quello stato estatico che fa dimentichi di tutto e di tutti;
-furono scossi da un rintocco che partì dall'orologio della torre
-dei Lamberti e si sparse nel silenzio della notte come una sfida;
-tacquero, trattennero il fiato per contar l'ora.
-
-Uno, due, tre, quattro.
-
-I due giovani si guardarono in faccia esterrefatti. Un solo pensiero
-attraversò il loro cervello. Erano proprio le quattro, l'orologio
-dovette ribattere i rintocchi perchè ne fossero persuasi. Già da due
-ore l'ora fatale era passata e Lodovico per la prima volta non aveva
-avuto la crisi del male.
-
-Non trovarono la voce per esprimere il loro pensiero, tanta era la
-commozione che provavano nell'anima; ma si gettarono nelle braccia
-l'uno dell'altro colle lagrime agli occhi.
-
-La malattia era vinta inaspettatamente, la sorpresa era stata troppo
-imprevista e la gioia tanto grande che quasi la sua intensità diventava
-una sofferenza. Quando potè parlare, Lodovico chiese a Valentina:
-
-—E sarà vinta per sempre? Tu che sai tutto, dimmi che cosa succede
-dentro di me.
-
-—Quello che speravo, che la scienza mi suggeriva, ma, sai bene, in
-tutte le cose recondite che avvengono nel nostro organismo c'è la parte
-misteriosa, imprevista, e perciò non è così certo l'esito come quello
-dei vostri calcoli matematici. Una piccola parte del tuo cervello
-era piena della tragedia degli avi, e ad una cert'ora quell'imagine
-prendeva il sopravvento, e scoppiava come una bomba al contatto colla
-miccia infocata; oggi tutto il tuo cervello è stato riempito da quelle
-imagini, ed è avvenuto l'equilibrio; un masso compatto schiaccia,
-diviso in piccoli frammenti riesce leggero; ora non c'è alcuna ragione
-per cui il tuo male si rinnovi; è svelato il mistero e più non esiste.
-
-—È vero,—così deve essere,—rispose Lodovico,—mi sento mutato,
-mi pare che una vita nuova incominci per me; è strano, non mi sento
-stanco, non ho voglia di dormire, i pensieri lieti mi riscaldano il
-cervello. Valentina, restiamo qui per vedere spuntare l'alba d'un
-giorno che segnerà un'era nuova nella mia vita.
-
-La giovane medichessa, sorpresa del suo trionfo, che non s'aspettava,
-chinò il capo in segno di assentimento, e rispose:
-
-—Sì, restiamo pure, le ore felici bisogna viverle e non obliarle nel
-sonno.
-
-
-
-
-VIBRAZIONI IGNOTE.
-
-
-I.
-
-Il dottor Guido Sormani diede un'occhiata all'orologio e fece il gesto
-d'alzarsi.
-
-La signora Carlotta Ivaldi gli pose la mano sul braccio e gli disse con
-uno sguardo supplichevole:
-
-—Non mi lasci, dottore, non mi abbandoni con questa inquietudine
-nell'anima, mi conceda tutto il tempo di cui può disporre, l'accetterò
-come un dono.
-
-—Devo vedere un ammalato,—disse il dottore,—aspetterò, resterò
-ancora per farle piacere; ma creda a me, la sua inquietudine è
-irragionevole.
-
-—Se sapesse come soffro, non direbbe così e non chiamerebbe
-fantasticherie le mie sofferenze! È una cosa morbosa, ma sento le
-sventure come il barometro sente l'avvicinarsi della bufera.
-
-—Questa inquietudine che ci tormenta è il male del nostro
-secolo,—soggiunse il dottore,—il progresso della scienza ha fatto
-diminuire e sparire molti mali, ma la natura si è vendicata col rendere
-i nervi sensibili in modo che il nostro cervello ne crea d'immaginarii
-che ci fanno soffrire più di quelli reali.
-
-—Se sapesse quello che è accaduto nella mia vita, non direbbe
-così,—rispose la signora Ivaldi,—ma mi conosce da poco tempo e non
-può capire quello che avviene nel mio cervello.
-
-—La conosco abbastanza per comprendere che appartiene alla schiera
-fin troppo numerosa delle persone sulle quali l'imaginazione ha il
-sopravvento e che sono infelici più per quello che pensano, che per
-quello che realmente soffrono; credo che verrà un giorno in cui noi
-medici dovremo guarire più colla suggestione che coi farmachi, e chi
-saprà meglio persuadere, sarà il medico migliore.
-
-—Senta, dottore,—disse la signora Ivaldi,—credo piuttosto che
-col tempo si scopriranno nuovi fenomeni che sono ancora avvolti nel
-mistero, e si avrà la spiegazione di certe sofferenze sconosciute.
-Avrebbe mai imaginato che si potesse comunicare da un capo all'altro
-del mondo col mezzo delle onde eteree, vale a dire con una cosa
-invisibile quasi fantastica, come avviene col telegrafo Marconi?
-Ebbene, io credo che due esseri che si amano ed hanno nel loro
-organismo un senso raffinato e simpatico, siano uniti sempre da una
-specie di corrente elettrica e possano comunicare fra loro; e se ad
-uno accade qualche avvenimento straordinario, l'altro ne senta anche ad
-una grande distanza il contraccolpo.
-
-—È una teoria che non è ancora provata,—disse il dottore
-sorridendo,—e sa bene che la scienza non si contenta di chiacchiere ma
-chiede prove e riprove.
-
-—E la telepatia come la chiama?—disse la signora.
-
-—Non è ancora passata dal campo della superstizione a quello positivo
-della scienza. Vi sono delle coincidenze sulle quali la credulità
-umana vorrebbe stabilire fatti assoluti, ma non resistono ad una
-seconda prova; la credo una donna troppo superiore per prestar fede a
-presentimenti che nella maggior parte dei casi si mostrano fallaci.
-
-La signora Carlotta scosse il capo incredula e disse:
-
-—Le sue parole non possono togliermi la terribile ansietà che dilania
-l'anima mia; e mi domando per quale ingiustizia io debba essere diversa
-dagli altri e soffrire prima di sapere la sventura che mi ha colpito;
-perchè sono sicura, è avvenuto qualche cosa di terribile a mio marito;
-lo sento, e questo dubbio mi tormenta.
-
-—È possibile che sia tanto ostinata da non concepire che la sua
-imaginazione le fa un brutto scherzo?—esclamò il dottore,—vedrà che a
-suo marito non è accaduto nulla di male, ritornerà sano e salvo, e sarà
-la prima a ridere d'essersi tanto crucciata inutilmente.
-
-—Se fosse vero! ne sarei contenta anche per l'avvenire; in ogni modo,
-io la ringrazio delle sue parole, ma non valgono a farmi tranquilla,
-vede; l'altro giorno, quando Giorgio è partito allegro sulla sua nuova
-automobile, bella lucida, che colla tinta rossa fiammante risaltava
-fra il verde degli alberi, e l'ho veduto correre come il baleno,
-laggiù lungo la riva del lago e dileguarsi in distanza fra un nembo di
-polvere, non ho provato nessuna inquietudine, non l'ebbi ieri e nemmeno
-questa mattina; tutto ad un tratto ho sentito come una vibrazione
-dentro di me, qualche cosa d'indefinito come un colpo al cuore, mi
-parve d'udire un grido, e da quel momento non vivo più.
-
-—Eh via!—disse il dottore,—avrà letto nel suo giornale il racconto
-di qualche accidente automobilistico e n'è rimasta impressionata.
-
-—Ne leggo tutti i giorni e non mi commuovono; creda, dottore, non
-sono una donna d'imaginazione; io sento le sventure reali, e queste mi
-fanno soffrire. Voglio appunto raccontarle quello che mi è accaduto,
-e si persuaderà che la mia inquietudine è ragionevole; è una storia
-dolorosa, ma il ricordo del passato mi farà forse distrarre dal dolore
-presente.
-
-Stettero in silenzio qualche minuto, essa col capo chino, pensando,
-egli guardando il lago che si stendeva davanti ai suoi sguardi,
-leggermente increspato, e le colline dirimpetto che si coprivano
-d'ombra, mentre il sole tramontava fra un'aureola color d'oro. Dietro
-di loro, il villino sorrideva agli ultimi raggi del sole, e alcune
-nuvole bianche vagavano pel cielo come vele vagabonde; il dottore
-pensava che forse quelle nuvole si sarebbero moltiplicate e avrebbero
-offuscato il sole primaverile, e la signora Carlotta evocava un
-paesaggio lontano in riva al mare dove avea trascorso la giovinezza, e
-il suo cuore avea imparato ad amare, e per qualche momento, colla mente
-tutta intenta ai ricordi passati, dimenticava l'angoscia presente.
-
-
-II.
-
-Il dottore aspettava ansioso, punto dalla curiosità di conoscere
-qualche cosa della vita passata della signora Ivaldi.
-
-Quella signora, venuta da poco tempo ad abitare il villino delle rose,
-lo interessava; la conosceva poco, ma la trovava diversa dalle altre, e
-indovinava, nella vita di lei, qualche cosa di occulto e di misterioso
-da risvegliare in lui il desiderio di conoscerla più intimamente.
-
-Era stato accolto dai nuovi proprietarii del villino delle rose, più
-come amico che come medico. Del signor Ivaldi sapeva che aveva fatto
-fortuna in paesi lontani, e aveva acquistato quel villino per godervi
-un po' di pace e di riposo. La conversazione della signora Carlotta gli
-riusciva piacevolissima, e passare con lei qualche ora del pomeriggio,
-seduto sul terrazzo che dominava il lago, andava diventando per lui una
-delle consuetudini più gradite.
-
-—È una storia molto dolorosa la mia,—disse la signora Ivaldi,—se mi
-promette di ascoltarla senza annoiarsi troppo, gioverà forse a calmare
-il mio spirito molto turbato in questo momento.
-
-—Tutto m'interessa quello che la riguarda, racconti pure,—disse il
-dottore.
-
-La signora chinò la fronte e si coperse gli occhi colla mano come per
-concentrare le idee e incominciò:
-
-—Avevo vent'anni e la mia anima era piena di poesia e di fede
-nell'avvenire.
-
-Mio padre morì giovane e rimasi con mia madre quasi povera. Si viveva
-a stento d'una piccola pensione in una piccola casa posta presso alla
-riviera di Rapallo. La mamma si lagnava della sua triste sorte e di non
-potermi offrire una esistenza più agiata e più ridente. A me invece
-pareva d'esser ricca, la balda giovinezza mi gorgogliava nelle vene e
-avevo davanti a me il mare immenso che mi dava una specie d'ebbrezza
-e mi parlava un linguaggio che mi era famigliare e di cui io sola
-conoscevo il senso recondito. Mi pareva la voce d'un amico. Io ero una
-solitaria, una specie di selvaggia, e più che colle persone mi sentivo
-legata colle cose che mi circondavano.
-
-Uno dei miei più grandi godimenti era sull'ora del tramonto passeggiare
-in riva al mare ed ascoltare la voce delle onde che pareva mi recasse
-notizie di paesi lontani e sconosciuti, oppure guardare in alto le
-nuvole che spaziavano sul cielo infinito. Era uno spettacolo che si
-rinnovava ogni giorno e pel quale provavo un'attrazione invincibile.
-
-La spiaggia era spesso popolata, i monelli giocavano colla sabbia e
-coi sassi, i marinai e i pescatori fumavano la pipa discorrendo e
-guardando il cielo, facendo pronostici sul tempo, le donne formavano
-gruppi chiacchierando, io lasciavo dietro di me la parte popolata e
-seguendo la curva dove il mare forma un'insenatura, andavo verso Santa
-Margherita dove la spiaggia era più solitaria e il verde delle piante
-la rendeva più fresca e più ombrosa.
-
-Credevo esser sola a fuggire la gente, ma m'accorsi di un giovane che,
-come me, cercava la solitudine e contemplava il mare infinito.
-
-Non lo conoscevo e non potevo distinguerlo a quella luce crepuscolare,
-ma quasi involontariamente ci si trovava accanto e ci si sentiva
-attratti l'uno verso l'altro da una forza misteriosa. Non era uno
-dei soliti romanzi d'amore, ma una forza fatale irresistibile che
-avevamo nel nostro organismo e dominava i nostri movimenti; era come
-se una nota identica si ripercuotesse nel nostro cervello, come se ci
-unisse una corrente elettrica, una cosa invisibile ed impalpabile, che
-sfuggiva ai nostri sensi, al punto che sentimmo l'effetto di questa
-attrazione senza esserci nè veduti nè parlati.
-
-Non avevamo bisogno di parlare: i nostri pensieri si comunicavano
-direttamente e sentivamo le vibrazioni delle nostre anime.
-
-Un giorno, non so per qual ragione, ci scambiammo qualche parola, ma
-quasi inconsapevolmente, come se non fosse cosa nuova e ci fossimo
-sempre parlati.
-
-Seppi che anche a lui era morto il padre, aveva dovuto interrompere gli
-studi e viveva colla madre modestamente e quasi una vita di stenti;
-la rassomiglianza della nostra sorte, ci unì maggiormente e si divenne
-amici.
-
-Era un nuovo godimento per me ritrovarlo tutte le sere presso la
-spiaggia al posto consueto; si facevano lunghe passeggiate senza
-parlare, ci si sentiva vicini, legati dal filo invisibile che univa i
-nostri pensieri e non si chiedeva di più.
-
-Quando penso alla voluttà di quei lunghi silenzii pieni di gioia,
-più deliziosi di ogni conversazione, mi par di aver vissuto una vita
-anteriore assai diversa da quella in cui viviamo. Le nostre passeggiate
-continuarono in silenzio per qualche mese, ma era troppo grande la
-nostra felicità, non poteva durare; noi non ci curavamo di nessuno,
-invece la gente oziosa che stava sulla riva del mare si occupava di
-noi e incominciò a mormorare dei nostri ritrovi innocenti, e quelle
-chiacchiere giunsero all'orecchio della mamma, che mi proibì di
-avvicinarmi a Federico; era il nome del mio giovane amico.
-
-Sarei morta piuttosto che rinunciare alle mie passeggiate sulla
-spiaggia e sentiva di odiare quelle stupide persone dalle lingue
-venefiche che s'immischiavano nei fatti miei; per ubbidire alla mamma,
-tentai di sfuggire il mio amico e cambiar direzione alla passeggiata,
-ma il potere d'attrazione che avevamo in noi, era più forte, e ci si
-trovava vicini involontariamente. Senza parlarmi, egli indovinò tutto,
-e dopo un lungo silenzio mi prese la mano e mi disse:
-
-—È inutile rattristarci, perchè non ci sposiamo?
-
-È vero, non ci avevamo pensato; infatti, se fossimo stati sposi o
-semplicemente fidanzati, la gente non avrebbe trovato più a ridire e
-non v'era bisogno d'interrompere le nostre passeggiate.
-
-Quell'idea illuminò la nostra mente come un raggio di sole, ma ecco che
-la realtà della vita venne a guastare la nostra gioia.
-
-Per il momento non potevamo pensare al matrimonio; eravamo troppo
-giovani e troppo poveri, bisognava aspettare. Meno male che, essendo
-fidanzati, potevamo continuare a vederci. Non avevamo nulla cambiato
-al nostro sistema di vita, soltanto che qualche volta il pensiero del
-nostro avvenire ci rendeva loquaci.
-
-Erano discorsi strani i nostri, si trovava che il mondo era troppo
-stupido e l'uomo un essere incompleto; eravamo di primavera e l'aria
-era piena di fruscii d'ali, e gli alberi di nidi. Invidiavamo gli
-uccelli che fabbricavano la casa con poche pagliuzze, si nutrivano
-con pochi semi raccolti sui prati e la natura li provvedeva di vesti
-meravigliose, sottili e variopinte, li trovavamo assai più fortunati
-degli uomini che coi loro molteplici bisogni si rendono amara la vita.
-
-Ecco perchè gli uccelli erano creature allegre, cantavano sempre,
-volavano in mezzo ai fiori e trovavano la loro tavola imbandita dove
-rideva la primavera.
-
-Qualche volta ci si sognava di volare lontano da questo mondo pieno di
-esigenze, e andar lassù fra gli astri dove forse la vita sarebbe stata
-più facile e meno complicata.
-
-Ma non avevamo le ali come gli uccelli e bisognava occuparsi del nostro
-avvenire.
-
-Federico era pieno di speranza; voleva lavorare alacremente, fare delle
-economie per prepararsi il nido come gli uccelli che ci rallegravano
-tanto. Aveva trovato un impiego in una fabbrica di macchine, e gli
-pareva d'essere sulla via della fortuna.
-
-Ma passavano le settimane e i mesi e restava sempre a quel posto con
-una paga meschina e vedeva dileguarsi i sogni che aveva fatti.
-
-A me bastava vederlo tutte le sere e aspettavo pazientemente, egli
-invece non era contento, voleva correre e non avanzare a passi di
-lumaca; era impaziente di riuscire.
-
-Una sera, prima ancora che parlasse, avevo indovinato il suo pensiero,
-e tremavo che me lo comunicasse. Cercavo di distrarlo facendogli
-osservare l'effetto della luna che sorgeva dal mare e le onde che
-mandavano sul lido sprazzi lucenti, ma egli voleva dirmi quello che gli
-pesava sul cuore, era inevitabile.
-
-Disse che bisognava armarsi di coraggio e dividerci per qualche tempo
-se si voleva poi unirci per sempre.
-
-In Italia non v'era nulla da fare; avrebbe sciupate le sue energie in
-sforzi inutili, sarebbe riuscito a guadagnare a mala pena abbastanza
-per vivere da solo; suo fratello, partito per l'America in cerca di
-fortuna, era sulla via di trovarla, aveva molte imprese ben avviate
-e lo invitava a raggiungerlo e ad associarsi ai suoi affari. Questa
-proposta giungeva in buon punto: era deciso ad accettare, certo di
-poter in pochi anni guadagnare tanto da offrirmi una fortuna e vivere
-sempre con me.
-
-Mi sentivo un gruppo alla gola e non potevo rispondere.
-
-Egli mi teneva stretta per mano senza dir nulla, ma indovinavo
-l'ansietà del suo cuore.
-
-Era un silenzio pieno di dolore e lo ruppi per dirgli:
-
-—È giusto, non voglio essere d'ostacolo alla tua fortuna. Parti pure.
-
-—Staremo divisi soltanto qualche anno,—disse.—Che importa? noi
-saremo sempre uniti col pensiero, nemmeno la distanza riuscirà ad
-affievolirlo. Sapessi come lavorerò con coraggio, pensando che ogni
-giorno mi avvicinerà a te, diventerò avaro per accumulare ricchezze e
-farti felice.
-
-—No,—diss'io,—mi basta una piccola casa; la mia ricchezza sarà esser
-vicino a te, ti supplico solo di ritornare presto.
-
-Quando la partenza fu decisa, non mi pareva di viver più, pensando al
-giorno in cui mi avrebbe lasciata; non ne parlavamo mai, ma ci pensavo
-sempre e sentivo che si avvicinava troppo in fretta. Una sera ebbi come
-un presentimento e gli dissi:
-
-—È per domani, non è vero?
-
-—No,—rispose,—non crucciarti, ci vedremo ancora.
-
-Egli mentiva, ed io lo sapevo; ma non dicevo nulla; però quella
-sera non potevo staccarmi da lui e tutto mi serviva di pretesto per
-indugiare. Ci sono momenti che si vorrebbero eterni, eppure passano con
-una precisione inesorabile.
-
-Non l'ho più riveduto; aveva mentito per risparmiarmi lo strazio
-dell'ultimo saluto.
-
-Fu un vero schianto per il mio povero cuore; ma sentivo che una parte
-di me era sempre in comunicazione con lui, quella parte che vibrava
-nel nostro organismo come congiunta da un filo invisibile; era come
-se lo vedessi e lo seguivo nel lungo viaggio attraverso il mare, poi
-lo vedevo slanciarsi nella vita operosa, lavoratore instancabile,
-impaziente di riuscire.
-
-Mi scriveva spesso, ma le sue lettere non mi recavano nulla ch'io non
-indovinassi, solo mi assicuravano del suo amore costante.
-
-Continuavo ad andare la sera come al solito in riva al mare e imaginavo
-che l'onda che lambiva la riva, mi recasse il suo saluto e lo vedevo
-sulla riva d'un mare lontano pensando a me, poi seguivo il volo degli
-uccelli, il cammino delle nubi, avrei voluto anch'io volare, andar a
-trovarlo.
-
-I giorni passavano lenti nell'aspettativa ed egli intanto lavorava
-alacremente, non spendeva nulla e aveva già fatto qualche risparmio, ma
-egli voleva guadagnare ancora, e si mostrava incontentabile, avrebbe
-potuto partire, ma la febbre del lavoro lo invadeva, voleva offrirmi la
-ricchezza e s'indugiava ancora in quei paesi lontani per conquistarla.
-
-Io non ne potevo più. Non sapevo come passare il tempo; nelle mie
-passeggiate solitarie osservavo che le leggi che governavano gli
-uomini, erano molto ingiuste. Perchè nella società alla quale
-appartenevo, la donna doveva pesare sull'uomo e non le era concesso
-aiutarlo nella sua opera e guadagnare con lui il pane pei figliuoli?
-Forse, se io avessi avuto una professione, non ci sarebbe stato bisogno
-di separarci, e tutti e due si avrebbe potuto contribuire al benessere
-della famiglia. Era tornata la primavera ed osservavo le coppie di
-uccelli che facevano assieme il nido, portando ognuno nel becco la
-propria pagliuzza, e poi il padre e la madre recavano entrambi ai figli
-il grano che doveva nutrirli. Perchè nella società, la donna doveva
-esser da meno dell'uomo e restar neghittosa quando egli lavorava per
-tutti? Concludevo che il mondo era piantato male.
-
-Mi ribellavo alla mia vita inutile ed inoperosa e invidiavo le operaie
-che col loro lavoro aiutavano i mariti e il benessere della famiglia;
-alle volte mi veniva una voglia pazza di andar in qualche opificio a
-chiedere lavoro. Ne parlai un giorno ad un'operaia, ma la mia idea non
-la persuase.
-
-—Che cosa vuol fare lei colle sue piccole mani?—mi disse.—Faccia la
-signorina che è molto meglio, tanto non la prenderebbero alla fabbrica.
-
-Un'altra mi guardò come s'io volessi rubarle il pane; non c'era verso
-ch'io potessi occuparmi in qualche cosa di utile, e nell'ozio il tempo
-trascorreva lento e anche il mio carattere si mutava perchè divenivo
-tutti i giorni più irascibile e più nervosa.
-
-Era venuta l'estate, e una volta, all'ombra di alcune piante, vidi
-schiere di fanciulle sedute; col tombolo sulle ginocchia, facevano
-andare colle loro agili mani un mucchio di fuselli e formavano
-bellissime trine. Mi soffermai a guardarle e mi venne voglia
-d'imitarle; esse erano sotto la direzione d'una maestra ed erano pagate
-secondo la loro abilità; pregai la maestra di prendermi nella schiera
-delle lavoratrici, desiderando imparare quell'arte gentile. Essa
-acconsentì a patto che lavorassi un anno senza retribuzione in cambio
-dell'insegnamento che mi avrebbe dato.
-
-Io accettai perchè avevo bisogno di occuparmi, e speravo che un giorno
-il mio lavoro sarebbe utile almeno come adornamento della mia casa.
-
-Nei primi tempi ero avvilita; le fanciulle di dodici anni lavoravano
-meglio di me e con maggior sollecitudine; esse facevano andare i
-fuselli allegramente chiacchierando, come se le loro mani fossero
-macchine, io dovevo prestarvi tutta la mia attenzione e il lavoro non
-mi riusciva perfetto.
-
-Passati i primi tempi acquistai una certa destrezza di mano, e riuscii
-a combinare disegni fini e difficili. Copiai trine antiche e preziose,
-tanto che se non fossi stata legata alla mia maestra, avrei potuto
-venderle con profitto; intanto quell'occupazione mi riusciva piacevole,
-mi calmava i nervi, e il tempo sempre lento per il mio desiderio, mi
-era meno noioso. Il tempo passava e aspettavo, sicura che Federico
-sarebbe ritornato.
-
-Erano passati dieci anni quando incominciò a parlare di ritornare a
-Rapallo col fratello.
-
-Ormai erano ricchi, le loro imprese bene avviate potevano lasciarle ad
-un socio che le continuasse, ed essi contavano di ritornare in patria
-a godere il meritato riposo. Mancavano pochi mesi alla loro partenza,
-e quel fatto mi pareva una felicità, così grande come raramente è
-concesso provare su questa terra.
-
-Mano mano che si avvicinava quel tempo tanto desiderato, egli scriveva
-più spesso; le sue lettere parlavano del prossimo ritorno ed erano
-gioconde, come inni di gioia.
-
-Io mi struggevo nell'ansia dell'attesa e contavo i giorni che mancavano
-al suo ritorno.
-
-Mi pareva che in quel tempo i nostri pensieri s'incontrassero con
-maggior forza, ed erano così lieti, come se sul loro lungo cammino
-sprigionassero delle scintille.
-
-Fu un periodo d'orgasmo e di gioia intensa, e sentivo nel mio essere
-l'energia di cento vite.
-
-Una notte mi svegliai di soprassalto e mi parve che il mondo fosse
-precipitato in un abisso, tanto fu grande lo schianto che provai in
-tutta la mia persona.
-
-Ebbi una visione d'orrore e nel mio cuore si ripercosse un grido
-straziante.
-
-Mi alzai come una disperata e mi misi a gridare piangendo: è morto, è
-morto, Federico è morto! Lo vedevo davanti agli occhi insanguinato e
-morente, e fuggivo sperando togliermi alla vista di quello spettacolo
-raccapricciante. La mamma si svegliò a quei gridi e mi credette
-impazzita.
-
-Mi volea persuadere che il mio era un brutto sogno, ch'io era in preda
-ad allucinazione, ma non ci fu verso che riuscisse a calmarmi.
-
-—È accaduto una cosa grave,—gridavo fra le lagrime,—voglio sapere,
-voglio partire!
-
-Sembravo pazza, la mia povera mamma non sapeva come calmarmi; temeva
-sul serio ch'io avessi smarrita la ragione.
-
-Alla mattina mandai un telegramma chiedendo notizie. Mi rispose suo
-fratello Giorgio queste precise parole:
-
-«Morto vittima d'un accidente ferroviario».
-
-La signora Ivaldi, a questo punto del suo racconto, si sentì come un
-gruppo alla gola, ripensando l'angoscia passata; e dopo aver dato un
-sospirone per liberarsi dal peso che l'opprimeva, disse al dottore:
-
-—Che le pare? Non ho ragione d'essere inquieta?
-
-—Credo ad una fatale coincidenza,—disse il dottore,—vedrà che questa
-volta non è accaduto nulla.
-
-—Pur troppo lo sento, è accaduto qualche disgrazia,—disse la signora
-Carlotta.
-
-—Ma mi spieghi, ora che ha destata la mia curiosità,—disse il
-dottore, anche per distoglierla dal pensiero che l'opprimeva,—e come
-è avvenuto il suo matrimonio?
-
-—È presto detto,—soggiunse la signora Ivaldi.—Vittima dell'accidente
-ferroviario, Federico è vissuto qualche ora fra gli spasimi atroci,
-mutilato in un modo orribile. Giorgio, il fratello, corse ad assisterlo
-e raccolse le sue ultime volontà. Egli morì col mio nome sulle
-labbra, mi lasciò erede della sostanza che avea guadagnata per me, e
-pregò il fratello che mi proteggesse e facesse in modo ch'io almeno
-fossi felice. Giorgio ritornò poco tempo dopo; quando ci vedemmo si
-ebbe l'impressione d'esserci sempre conosciuti. Federico gli avea
-continuamente parlato di me, egli poi rassomigliava tanto al fratello,
-specialmente nella voce, che qualche volta avevo l'illusione che non
-fosse avvenuto il fatto orribile e ch'egli mi fosse ancora accanto.
-
-I nostri affari che avevamo in comune, ci riunivano spesso, ero rimasta
-sola al mondo, chiese la mia mano e accettai. Me ne trovai contenta; a
-lui devo questi anni di tranquillità e di pace, egli è ora tutto per
-me, mi trovo unita a lui come ero con Federico, non allo stesso grado,
-ma abbastanza per sentire che è vittima d'un accidente.
-
-—Non mi persuade, cara signora,—disse il dottore,—è la sua
-imaginazione che è ammalata, e perchè pensa all'altra coincidenza;
-vedrà, suo marito ritornerà sano e salvo, e questa volta ne uscirà
-guarita per sempre.
-
-—Fosse vero,—disse la signora Ivaldi.—Ma intanto chi mi toglie a
-questa inquietudine?
-
-—Ci metta un po' di forza di volontà. Tanto ora non può far nulla,
-ed io sono proprio costretto a lasciarla per vedere il mio ammalato;
-procuri d'esser ragionevole, si calmi, le prometto di ritornare domani
-mattina e vedrà che mi darà ragione.
-
-—Ne sarei lieta davvero! Ma intanto mi sgomenta la notte di ansie che
-ho a me davanti, dottore; mi scriva una ricetta, un forte sonnifero,
-oppio, morfina, tutto quello che vuole, ma qualche cosa che mi faccia
-dormire e mi tolga a questa inquietudine.
-
-Il dottore per contentarla le scrisse una pozione calmante e uscì
-compiangendo quella povera signora che secondo lui era seriamente
-ammalata di nervi.
-
-
-III.
-
-Quando i passi del dottor Sormani si furono dileguati in lontananza
-e la signora Ivaldi rimase sola, nel silenzio della notte, la sua
-inquietudine le parve ancor più insopportabile. L'oscurità era discesa
-sul lago e lo riempiva di ombre paurose; solo lontano lontano qualche
-lumicino scintillava nelle case e nelle ville, e la signora Carlotta
-pensava a quegli abitanti che vegliavano, come lei, ma che certo
-non avevano la sua inquietudine nell'anima, e ne provava un senso
-d'invidia. Come le parea triste in quel momento la sua villa ridente
-che aveva ordinata con tanto amore e nella quale avea passati giorni
-pieni di pace e serenità! La malinconia che avea nell'anima si
-trasfondeva in ogni cosa che la circondava e il mondo le pareva avvolto
-in un manto funereo. Un avvenimento doloroso era certo accaduto a
-turbare la sua pace; nessuno potea toglierle il dubbio fatale. Qualche
-momento pensava al marito come se non dovesse più rivederlo e ripensava
-ai sette anni trascorsi con lui, forse i migliori della sua esistenza.
-
-Il suo non era stato l'amore giovane entusiasta che avea provato per
-Federico, ma un sentimento calmo, che si era fatto sempre più forte
-colla convivenza fino al punto che le pareva impossibile poter vivere
-senza il marito, divenuto il solo scopo della sua vita.
-
-Meno idealista del fratello, ma di spirito superiore e di carattere
-più positivo, Giorgio Ivaldi le avea sempre parlato il linguaggio
-della ragione e cercato di infonderle la sua filosofia. Le diceva
-continuamente che non si doveva attaccarsi troppo alle cose del
-mondo, il quale non è che una piccola palla slanciata nello spazio
-immenso; ch'era inutile preoccuparsi degli avvenimenti che ci avvolgono
-fatalmente nelle loro spire; bisognava cercare di crearsi un ambiente
-simpatico, poter avere qualche godimento e accettare con rassegnazione
-le sofferenze inevitabili, e non crearsene d'imaginarie; avea voluto
-comperare la villa delle rose per aver un asilo tranquillo, dove
-probabilmente sarebbero invecchiati tutti e due uno accanto all'altro e
-sarebbero morti guardando il lago sereni e tranquilli d'aver compiuto
-il loro pellegrinaggio su questa terra. Era più vecchio, e certo se ne
-sarebbe andato prima di lei ad aspettarla nell'altro mondo. I morti
-sono pazienti; hanno davanti a sè l'eternità, e i vivi, o prima o poi,
-vanno a raggiungerli, ed è inutile che si disperino o affrettino la
-loro fine: ecco quello che le ripeteva continuamente.
-
-Quando pensava al marito non potea darsi pace come un uomo tanto
-tranquillo e ragionevole, si fosse preso d'una passione ardente per
-l'automobile.
-
-Questo sport moderno e pericoloso era la sua sola preoccupazione. Egli
-possedeva le automobili più belle, più perfette e più veloci; si teneva
-al corrente di ogni progresso, e, esperto nella meccanica, cercava di
-apportarvi qualche nuovo miglioramento. Era in continua corrispondenza
-cogli automobilisti più esperti, prendeva parte a tutte le corse più
-audaci e metteva in questo esercizio tutta l'energia che avea portato
-nelle sue imprese commerciali e che l'aveano condotto alla ricchezza.
-Forse egli non era nato per il riposo e si sentiva attratto ad un
-divertimento per cui il moto è una condizione necessaria.
-
-Essa avea tentato di seguire il marito nelle corse vertiginose, ma
-non provava nessun piacere nel divorare lo spazio e passare come una
-meteora per borghi e città; anzi il suo organismo ne soffriva ed era
-sempre ritornata a casa stanca e ammalata, tanto che avea finito
-col rinunciarvi e lasciar solo il marito, dispiacente di non averla
-compagna anche nelle sue corse.
-
-Però in quella notte d'ansietà essa fece il voto di accompagnarlo
-sempre, se fosse ritornato salvo; qualunque disagio avrebbe sopportato
-volentieri, piuttosto d'una inquietudine così terribile.
-
-Il giardino che contornava la villa, scendeva in un dolce pendìo
-sulla strada costeggiante il lago; per ben dieci volte la signora
-Ivaldi discese e risalì quel declivio, sperando calmare col movimento
-l'agitazione del suo spirito, ma invano; pareva che tutto facesse
-aumentare il suo orgasmo. A momenti pareva pazza; nella sua voglia
-di agire le venivano al cervello delle idee strane; avrebbe voluto
-far allestire una delle automobili che aveva nella rimessa e correre
-all'impazzata per raggiungerlo, ma dove? a Milano? a Torino? a Firenze?
-E intanto non sarebbe venuta a casa qualche notizia? Era meglio
-aspettare. Guardò l'ora; non era ancora mezzanotte; pensò al tempo che
-mancava prima dell'alba ed ebbe il sentimento dell'eternità. Eppure
-fino al mattino non avrebbe potuto far nulla per sapere; era una cosa
-terribile per la sua impazienza.
-
-Provò ad andare nella sua camera sperando di calmare i nervi nel fare
-i movimenti abituali; tentò di svestirsi lentamente, mettendo in ogni
-atto un tempo infinito per far passar l'ora; di tratto in tratto andava
-sulla terrazza che s'apriva davanti alla sua camera, e guardava il
-cielo tutto sparso di stelle, quasi implorando che quelle stelle che
-vedevano il mondo dall'alto, le mandassero qualche messaggio. Poi si
-coricò come di consueto, ma chiamò invano il sonno sulle sue palpebre
-stanche.
-
-Si rammentò il sonnifero scrittole dal dottore. Era una forte dose di
-trional; la prese d'un fiato, ma il sonno tanto desiderato si fece
-aspettare.
-
-Soltanto verso l'alba parve assopirsi, ma fu peggio; ebbe come un
-incubo, le pareva di vedere una schiera d'automobili d'ogni forma e
-colore scendere da un'alta montagna l'una dietro l'altra in una corsa
-vertiginosa; quelle dietro cozzavano impetuosamente con quelle che
-precedevano, nella fretta di correre non si vedevano più fino che
-ad un certo punto precipitarono tutte; alcune caddero nell'abisso
-profondo sbattendo nei macigni, altre rimasero sospese, aggrappate al
-monte come grappoli di ferrei congegni e le parve che una più pesante
-di tutte si staccasse dal masso, le fosse sopra e la schiacciasse
-togliendole il fiato.
-
-Dovette fare uno sforzo sovrumano per togliersi a quel peso, si guardò
-intorno cogli occhi imbambolati, e nel rivedere ai tenui bagliori
-dell'alba la propria camera e gli oggetti famigliari, si rammentò la
-sua inquietudine e l'orribile visione le parve come un triste presagio.
-
-Si alzò e aperse la finestra. La frescura del mattino le scese quale
-un refrigerio sulla fronte ardente; poi, dopo tanta tensione di nervi,
-ebbe quasi un momento di sollievo pensando che il giorno che spuntava
-l'avrebbe tolta alla sua terribile incertezza. Se era ancora turbata
-dall'orribile sogno, il sole che saliva lentamente sull'orizzonte e
-dileguava i vapori dell'alba, le pareva di buon augurio, ed il suo
-cuore rinasceva alla speranza.
-
-
-IV.
-
-La signora Ivaldi pensò che alle undici dovevano arrivare i giornali
-i quali avrebbero certo parlato della corsa automobilistica; intanto
-non si sentiva di aspettare inoperosa che il tempo passasse e mandò
-un telegramma al comitato promotore della corsa chiedendo notizie di
-Giorgio Ivaldi, con preghiera di rispondere subito al villino delle
-rose, presso Intra.
-
-Poi ricominciò a girare su e giù per il giardino, aspettando; una nuova
-ansietà s'impadroniva del suo essere; temeva di sapere e aver la
-notizia d'una disgrazia avvenuta, e nello stesso tempo voleva uscire da
-quell'incertezza.
-
-Guardava ogni tanto lungo la via per vedere se scopriva qualche cosa
-d'insolito; quasi senza volere uscì dal cancello e s'avviò verso
-l'approdo dei piroscafi; vide in distanza un punto nero e il cuore
-cominciò a palpitarle fortemente, quando s'accorse che quella cosa nera
-era un automobile; ma la macchina passò via rapidamente rumoreggiando
-fra un nuvolo di polvere, non potè conoscere le persone incappucciate
-che stavano dentro, ma non era suo marito, perchè passarono davanti al
-villino delle rose senza fermarsi; ogni punto nero che vedeva sulla
-strada maestra credeva che fosse un messaggio, e quando incontrò il
-fattorino telegrafico che le mise in mano un dispaccio, non volea
-credere che fosse diretto a lei, e quasi paralizzata e tremante, stette
-qualche secondo prima d'aprirlo. Portava la firma del marito e diceva
-queste precise parole:
-
-«Sfuggito miracolosamente a grave pericolo, leggermente ferito, ritorno
-in giornata; aspettami a casa.»
-
-Diede un sospirone di sollievo; era vivo, ritornava, e ciò le bastava.
-È vero che diceva d'essere ferito, ma se aveva potuto mettersi in
-viaggio, la ferita non dovea esser certo grave; dopo tante ore
-d'inquietudine si sentiva quasi contenta, però si confermava nell'idea
-d'aver una fibra sensibile nel suo organismo, che l'avvertiva di quello
-che accadeva alle persone lontane che aveano un senso in corrispondenza
-con lei, ed era impaziente di vedere il dottore incredulo per
-mostrargli come fosse stata ragionevole la sua inquietudine. Venne
-infatti come le avea promesso, ed essa gli mostrò il telegramma tutta
-trionfante.
-
-—Aveva ragione,—disse,—era successo qualche cosa, fortunatamente
-nulla di grave, si capisce. È un fatto che mi fa pensare; questa
-vibrazione che da un cervello corrisponde in distanza con un altro,
-come col telegrafo Marconi, è uno studio che voglio fare e forse mi
-aiuterà nella mia carriera. Intanto mi inchino alla sua superiorità.
-
-—Non ci tengo, anzi, chiedo la guarigione; il mio è un male terribile;
-basterebbero a provarlo le sofferenze della notte passata.
-
-—In ogni modo è una sensibilità raffinata di cui può andare
-orgogliosa, forse è un senso che tutti possediamo in embrione e colla
-civiltà e il progresso si educherà e diverrà più forte; ci si avvia,
-cara signora, ad essere degli strumenti elettrici; non so se sarà un
-bene o un male.
-
-—Un male, un male,—disse la signora Ivaldi,—è certo che le nostre
-sofferenze saranno moltiplicate, io ne so qualche cosa.
-
-—Ebbene, che cosa importa,—soggiunse il dottore,—se l'umanità potrà
-averne vantaggio?
-
-—Ed io sarò stata fra le prime?
-
-—Sì, fra gli eletti, come i profeti e i veggenti dell'antichità;
-anch'essi avevano qualche cosa di più raffinato, che forse avrà dato
-loro delle sofferenze ma di cui dovevano andare orgogliosi.
-
-—Senta, dottore,—rispose la signora Ivaldi,—quand'è così, la cosa
-dovrebbe essere più completa; questa vibrazione dovrebbe esser perfetta
-in modo da poter corrispondere come col telegrafo; io soffrivo perchè
-avevo la sensazione vaga che qualche accidente era avvenuto a mio
-marito e non sapevo quale; ora lo so e sono tranquilla.
-
-—Le ripeto,—disse il dottore,—bisognerà educar bene questo senso in
-modo che due persone che si amano possano corrispondere concentrando il
-pensiero e rendendolo più intenso, trasmetterlo a distanza; siamo nel
-secolo dei miracoli e ci arriveremo.
-
-La signora Ivaldi pregò il dottore di tenerle compagnia e far colazione
-con lei per aspettare l'arrivo del marito, che avrebbe avuto bisogno
-subito delle sue cure. Egli acconsentì e tutti e due si sedettero nel
-pomeriggio sul terrazzo aspettando. Sarebbe arrivato in carrozza,
-sul piroscafo, in automobile? Non sapevano, e guardavano il lago e
-la strada maestra passando il tempo chiacchierando di tutte le cose
-ignote, di tutti i misteri che sarebbero un giorno venuti alla luce.
-
-Una carrozza intanto salì lentamente il pendìo che conduceva alla villa
-e interruppero il discorso per incontrarla. Era il signor Giorgio
-Ivaldi che arrivava, ferito più di quello che la signora avesse
-creduto. Avea un braccio fratturato e stretto in un apparecchio; la
-testa contusa e bendata.
-
-—Giorgio!—esclamò la signora Carlotta, abbracciandolo colle lagrime
-agli occhi.
-
-—Calmati, non è nulla,—disse il signor Ivaldi, e volle fare uno
-sforzo e scendere dalla carrozza senza aiuto.
-
-Volea camminare, ma il dottore lo consigliò di mettersi a letto, dopo
-la fatica del viaggio e il colpo ricevuto. La signora Carlotta lo
-interrogava e gli diceva:
-
-—Lo sapevo prima del tuo dispaccio, sai; l'ho sentito, è stato ieri
-alle dieci: è tutta un'eterna giornata che soffro. Ma come è avvenuto?
-
-—Come avviene sempre in simili casi; si va avanti eccitati dalla
-corsa, non si vede la strada, è una vertigine, tutto andava a gonfie
-vele, ero sul punto di vincere, la mia macchina è andata contro un
-albero, si è sfasciata, quasi soffocandomi sotto il suo peso e
-slanciando lontano il macchinista.
-
-—È morto?—chiese la signora Carlotta.
-
-—No, è rimasto all'ospedale in cattivo stato, peggio di me, ma mi
-assicurano che guarirà bene; io ho preferito venire per non farti
-rimanere inquieta.
-
-—Hai fatto bene, ho sofferto tanto che avevo bisogno di vederti, ma io
-spero ti sarà passata la manìa automobilistica.
-
-—Tutt'altro! Sono impaziente di guarire per ricominciare; soltanto
-ti prometto d'essere più prudente la prossima volta, poi voglio una
-macchina più perfetta; ho già nella mia testa un congegno che avviserà
-quando si avvicina ad un ostacolo; mi farò dare il brevetto.
-
-—Ricordati però,—disse la signora Carlotta,—che non ti lascerò più
-andar solo; meglio sfracellarsi in un precipizio, che soffrire le
-torture di ieri; preferisco esser con te al momento del pericolo e non
-sentirlo a distanza.
-
-—Tanto meglio,—disse il signor Ivaldi,—fra un mese il mio braccio
-sarà guarito, la mia macchina sarà perfetta e avremo acquistata una
-nuova socia nel club degli automobilisti.
-
-—Senza contare,—disse il dottore,—che io avrò studiato un nuovo caso
-di telepatia che farà forse progredire la scienza e mi aprirà le porte
-dell'Università.
-
-—Allora se n'andrà lontano?—chiese la signora Carlotta.
-
-—Forse, ma spero che mi accoglieranno sempre come ospite al villino
-delle rose.
-
-—E diventerà nostro compagno di automobilismo,—disse il signor Ivaldi.
-
-—Tanto più,—soggiunse la signora Carlotta,—che con questo sport
-moderno, c'è spesso bisogno del medico.
-
-
-
-
-L'ANIMA DEL MONDO.
-
-
-I.
-
-Il cancello di casa Arlandi s'aperse con impeto e un carro carico
-di pietre, di colore e forme diverse, entrò con fracasso nell'ampio
-cortile.
-
-Una donna di mezza età, alta, dalle forme opulente, con una veste da
-camera color melanzana, comparve sulla porta della casa e, vedendo il
-carro, disse con modo dispettoso agli uomini che l'avevano guidato:
-
-—Chi vi manda? È certo un errore; noi non abbiamo ordinato nulla.
-
-—Scusi, signora Savina,—disse il conduttore del carro levandosi
-rispettosamente il cappello,—è un carico che viene dalla Germania ed
-è diretto al professor Ugo Arlandi.
-
-—Infatti mio figlio mi annuncia una spedizione d'un minerale prezioso
-per le sue indagini scientifiche,—disse un signore piccolo, tarchiato,
-coi baffi brizzolati, che udite le ultime parole era uscito nel cortile.
-
-—E dove dobbiamo mettere tutta quella roba?—chiese la signora Savina.
-
-—Naturalmente nella stanza accanto al laboratorio, come scrive nella
-sua lettera,—soggiunse il signor Carlo Arlandi.
-
-—Ma sai che è pazzo davvero quel tuo figliuolo!... tutto quel peso
-lassù, ti pare? cadrà la vôlta.
-
-—Via, non c'è pericolo, la casa ha solide fondamenta; ma tu che fai,
-Mario?—disse rivolto ad un ragazzo di undici anni, che era entrato
-improvvisamente nel cortile e si era impadronito d'un mucchio di quelle
-belle pietre variopinte e si preparava ad adoperarle per i suoi giuochi.
-
-—Faccio un castello per divertirmi,—disse il ragazzo,—vedi? uno
-scoglio alto alto, e poi, su, una torre ancora più alta.
-
-—Lascia quella roba che non è per te,—gli disse il padre dandogli uno
-scappellotto.
-
-—Poverino, ha più ragione di Ugo che compra delle pietre per nulla;
-almeno Mario si diverte.
-
-—Non deve toccare la roba degli altri,—soggiunse impazientito il
-signor Carlo.
-
-Quella scena coniugale sarebbe certo terminata in litigio, se in quel
-punto non fosse entrata dal cancello una donna ancor giovane, d'aspetto
-simpatico, colla faccia illuminata da un sorriso buono, tenendo una
-lettera aperta in mano.
-
-—Sapete,—disse,—Ugo arriva questa sera, mi raccomanda il suo
-minerale, ha dovuto raccoglierlo con gran fatica e pagarlo caro.
-
-—Bene spesi quei denari,—disse la signora Savina.
-
-—Pare sulla via d'una grande scoperta,—soggiunse la signorina,
-continuando il suo discorso.
-
-—Ecco un'altra allucinata,—borbottò Savina rivolta al marito,—tutti
-e due della medesima razza.
-
-La giovane finse di non udire quelle parole e, vedendo Mario che
-continuava a trastullarsi colle pietre, si rivolse all'Arlandi e gli
-disse:
-
-—Ma, Carlo, perchè permetti a tuo figlio di sciupare quel minerale?
-Sai bene a che alto scopo deve servire, e poi ha molto valore, lo ha
-scritto Ugo.
-
-Il signor Carlo andò tosto verso il figlio, lo prese per un braccio, e:
-
-—Via,—gli disse colla voce irritata,—va' a giuocare in giardino,
-ubbidisci, hai capito?
-
-Il fanciullo si mise a strillare come se l'avessero bastonato, e la
-signora Savina lo condusse fuori del cortile, dando un'occhiata feroce
-al marito e alla signorina Giulia, che, come sorella della prima
-moglie dell'Arlandi, era venuta ad intromettersi nelle loro faccende
-domestiche.
-
-Giulia crollò il capo in atto compassionevole e disse al cognato:
-
-—Quanto ti compiango! e come devi soffrire nell'assistere al dissidio
-che continua sempre fra tua moglie e il figlio della mia povera
-sorella; eppure Ugo è così buono, intelligente e fa onore alla nostra
-famiglia.
-
-—Tu hai un debole per quel figliuolo,—disse il signor Carlo,—e vai
-all'esagerazione; non nego che sia studioso, ma finora ha lavorato come
-un bue, si è sciupato la salute, ha speso una quantità di denaro, e
-non ha dato nessun risultato. Mia moglie non ha tutto il torto, è un
-po' provinciale e certe cose non riesce a comprenderle, ma non mi pare
-che Ugo sia del tutto equilibrato.
-
-—Voi non capite nulla nè l'uno nè l'altra,—disse Giulia.—Sapete che
-cosa devo dirvi? Che sono sola a comprendere quel figliuolo, e invidio
-quel suo amore alla scienza, quella sua costanza nel desiderio di
-riuscire, che se lo lascerete in pace gli apporterà gloria, quattrini
-e vi farà onore.
-
-—E se non riuscisse a far nulla?—disse il signor Arlandi.
-
-—Non è possibile, ogni fatica deve avere la sua ricompensa; in ogni
-caso non fa male a nessuno, mia sorella lo ha lasciato ricco e può
-spendere il suo denaro come gli piace; preferireste che lo spendesse
-al giuoco o in gozzoviglie? No certo; dunque dà retta a me, guarda le
-cose come sono e non lasciarti suggestionare da tua moglie, che per lui
-è una vera matrigna, specialmente dopo la nascita di Mario; ma tu devi
-proteggerlo, difenderlo, il tuo Ugo, almeno per la memoria della povera
-Ada che ti ha reso tanto felice.... Via, non commuoverti, ora, cerca
-di far mettere a posto quel minerale; io vado a casa perchè, se Savina
-ritorna, non posso tacere.... Verrò questa sera quando arriva Ugo.
-
-Appena Giulia si fu allontanata, il signor Carlo diede ordini ai suoi
-uomini di portare il minerale nel laboratorio del figlio, che occupava
-tutta l'ala destra della casa, e stette assorto ripensando alla sua
-vita passata. Dovea confessare a sè stesso che i più begli anni erano
-stati quelli che avea vissuto colla prima moglie.
-
-In quel momento, mentre collo sguardo seguiva gli uomini che salivano
-le scale carichi di minerale, egli ripensava a quei tempi, che gli
-sembravano tanto lontani ed erano passati per sempre. Egli rivedeva
-la sua dolce Ada, più mite e timida della sorella, colla faccia
-da madonnina, che quando la rievocava colla mente ancora gli si
-inumidivano gli occhi, rivedeva Giulia ch'era allora una bimba e gli
-riempiva la casa di allegre risate, e si divertiva a far giuocare il
-piccolo Ugo, minore di lei di pochi anni, che come un raggio luminoso
-era venuto a rallegrargli l'esistenza.
-
-Giulia era orgogliosa d'essere la zia di quel bimbo roseo e paffuto,
-dagli occhietti vispi e intelligenti. Essa abitava, col padre, il
-villino Giulia, diviso dalla casa grande, villa Ada, soltanto da un
-filare di ippocastani, ma ai tempi del suo primo matrimonio formavano
-quasi una sola famiglia ed erano sempre uniti ed in adorazione del
-bimbo.
-
-Quel tempo felice era durato dieci anni.
-
-Poi vennero i giorni tristi.
-
-Ada fu colta da una malattia che i medici non riuscirono a
-diagnosticare, ed egli ebbe lo strazio di vederla deperire tutti i
-giorni, finchè reclinò il capo stanco sulle sue spalle, come un povero
-fiore avvizzito, ed esalò l'ultimo respiro senza ch'egli potesse fare
-nulla per tenerla in vita. Poi passò un lungo tempo accasciato, colla
-mente senza pensieri, vivendo quasi in un sogno, facendosi forza
-per amore del suo Ugo, poi anche il suocero si ammalò e Giulia, per
-dedicarsi al padre, lo lasciò nell'isolamento.
-
-Ne approfittò la signora Savina che abitava in paese ed era irritata di
-veder passare gli anni senza trovar marito. Incominciò a frequentare la
-casa dell'Arlandi, ad esser prodiga di parole di conforto per lui, di
-premure e carezze per il bambino, e a poco a poco cercò di rendersi
-utile, quasi necessaria, con modi graziosi, insinuanti, come sapeva
-fare quando volea raggiungere uno scopo prefisso, ed egli quasi senza
-accorgersene s'era lasciato soggiogare da quella donna, al punto che,
-persuaso di non poter vivere nell'isolamento tutta la vita, che in casa
-era necessaria una persona che s'occupasse delle faccende domestiche
-e badasse al bambino, si decise a sposarla. S'accorse subito dello
-sbaglio fatto quando, divenuta signora e padrona, Savina si mostrò
-sotto il vero aspetto di donna imperiosa e senza cuore. Incominciò
-subito a tormentare con rimproveri ingiustificati il povero Ugo, al
-punto che l'Arlandi per aver pace fu costretto a metterlo in collegio.
-Terminati gli studî, il figlio ritornò a casa timido, modesto, tutto
-dedito alla scienza; ma la matrigna, che intanto aveva avuto un figlio,
-Mario, e non vedeva che per i suoi occhi, divenne per lui più acre e
-più ingiusta, il che dava origine continuamente a nuove questioni e la
-quiete era scomparsa dalla sua casa.
-
-A questo pensava il signor Carlo, egli che tutto avrebbe sagrificato
-per amore della pace e adorava Ugo che gli rammentava la sua
-dolce Ada, e desiderava rivederlo dopo la sua assenza; ma nello
-stesso tempo temeva che l'arrivo del figlio fosse causa di nuovi
-litigi ed inquietudini. Aveva in animo di proteggerlo e difenderlo
-dall'ingiustizia della moglie, si proponeva di uscire dalla sua
-apatia e far sentire la sua voce autorevole, ma quando vedeva davanti
-a sè Savina, coll'aspetto altero e la faccia arcigna, non osava più
-dir nulla, oppure parlava timidamente, a bassa voce, nel timore di
-esacerbarla, come uno scolaretto che teme le ire del professore.
-
-E in quel momento, quando dopo aver ricondotto Mario, la vide davanti
-a sè, ritta, colla faccia accesa e lo sguardo tagliente come una
-lama, non seppe dirle nulla e guardò verso la strada bianca fuori dal
-cancello come assorto ad osservare gli uomini che avevano portato il
-minerale e s'avviavano verso la stazione.
-
-Fu la signora Savina che incominciò a parlare, e:
-
-—Povero bambino,—disse,—se non ci fossi io a proteggerlo, lo faresti
-morire di noia.... Nemmeno giuocare gli si permette alla sua età.
-
-—Non c'è bisogno di toccare quello che non gli appartiene, può ben
-giuocare coi suoi giuocattoli; ne ha tanti!
-
-—Dio mio! Quanto chiasso per un po' di sassi.
-
-—Ma sono di valore; poi Ugo gli ha comprati per i suoi studî ed ha
-diritto di ritrovarli, quando arriva.
-
-—Ben spesi quei denari,—mormorò la signora.
-
-—Meglio spenderli per la scienza che in gozzoviglie,—disse il signor
-Carlo, ripetendo una frase della cognata.
-
-—Per conto mio, preferirei che spendesse il suo denaro per divertirsi;
-sarebbero cose più adatte alla sua età, invece quelle sono pazzie, e
-finirà per recare lo scompiglio nella nostra casa tranquilla. Perchè
-non l'hai lasciato andar ad abitare dalla zia Giulia?
-
-—Perchè un figlio deve stare col padre, e poi questa è casa sua.
-
-—È vero; lui è ricco e noi finiremo nella miseria, quando gli avrai
-lasciato sprecare la fortuna colle sue meravigliose invenzioni.
-
-—Basta!—disse l'Arlandi un po' irritato,—non voglio che tu dica
-male di Ugo, hai capito? Pensa piuttosto a fargli mettere in ordine
-le stanze e a dire a Vincenzo di andar questa sera alla stazione a
-mettersi agli ordini del suo padrone.
-
-Savina non fiatò più; non era abituata a veder il marito assumere
-quell'aria di comando e rimase sorpresa, e pensava di star zitta per
-poi ritornare alla carica in un momento più opportuno.
-
-Le dava anche noia doversi privare dei servigi di Vincenzo, che Ugo
-avea scelto come assistente e nello stesso tempo come suo domestico
-particolare, avendolo trovato un ragazzo intelligente che s'interessava
-alle sue scoperte e lo aiutava con amore. Essa però si mostrò premurosa
-di dar ordini, affinchè Ugo trovasse al suo arrivo ogni cosa al suo
-posto, e per rabbonire il marito disse:
-
-—Infine Ugo non dà noia a nessuno; basta che non si lasci montare il
-capo da quella pazza di sua zia; non sai che si è fitta in mente di
-dividere le rendite delle sue terre coi contadini che le coltivano e,
-dopo qualche anno, lasciargliele in proprietà?
-
-—Sono idee socialiste, ma delle sue terre può fare quello che vuole;
-sono cose che non mi riguardano.
-
-—Ma, è l'esempio per i nostri?
-
-—Lascia fare,—disse il signor Arlandi,—non occupiamoci degli affari
-altrui, pensiamo piuttosto a ricevere degnamente il nostro Ugo; mi
-raccomando che il laboratorio sia in ordine, perchè è impaziente di
-riprendere i suoi esperimenti.
-
-Sì dicendo, entrò in casa non volendo continuare un discorso che lo
-turbava; e la signora Savina lo seguì collo sguardo, crollando il capo
-e cantarellando a bassa voce.
-
-—Sono una razza di squilibrati, di pazzi! Basta, speriamo che Mario
-abbia giudizio per tutti e che finisca per esser lui il padrone.
-
-
-II.
-
-Il villino di Giulia era allegro, civettuolo, tutto inghirlandato di
-rose e circondato da un giardino non molto grande, ma pieno di ombra e
-di fiori.
-
-Giulia, dopo la morte del padre, rimasta assoluta padrona di quella
-villa, ne avea fatto oggetto di tutte le sue cure, e si compiaceva di
-renderla sempre più comoda e bella. L'idea dell'arrivo del nipote la
-rendeva irrequieta e girava su e giù pel giardino, cogliendo fiori che
-poi collocava nei vasi di cristallo lunghi e stretti secondo il nuovo
-stile; ora entrava portando i vasi pieni di fiori, ora usciva per
-coglierne di nuovi, ora si fermava pensosa a guardare la strada.
-
-L'aspettazione le dava un eccitamento piacevole che le impediva di star
-ferma e di dedicarsi alle consuete occupazioni. Le piaceva occuparsi
-continuamente per non pensare al passato pieno di tristi ricordi.
-
-—Il mio passato è un cimitero,—soleva dire,—non vedo che tombe.
-
-Infatti, ancora bambina, aveva perduta la madre, poi Ada, la sorella
-diletta che ne avea fatto le veci, poi il padre e il fidanzato, un
-giovane capitano caduto sul campo d'Adua. Questo fu pel suo cuore un
-colpo tanto crudele, da non poter più darsene pace, in modo che rifiutò
-tutti i partiti che le si presentarono. Di carattere fermo e risoluto,
-voleva serbare la fede e l'amore al di là della tomba e decise di
-combattere sola le battaglie della vita.
-
-Non si era lasciata abbattere dalla sventura e pensò di popolare la sua
-solitudine di opere buone e di crearsi una tal quantità di occupazioni
-per non lasciare tempo ai tristi pensieri di prendere il sopravvento.
-
-Erede di una metà dei vasti possedimenti del padre, aveva alla sua
-dipendenza una quantità di coloni e si era proposta di adoperare il
-suo ingegno e le sue ricchezze per renderli contenti. Studiava il
-modo migliore di aiutarli, adoperava le sue rendite a fabbricare per
-loro case sane e pulite, non badava a spese per migliorare le terre,
-affinchè potessero dare un raccolto copioso, visitava i casolari,
-prodiga di denaro e consigli salutari, soccorreva gli ammalati,
-spronava allo studio e al lavoro i neghittosi, e già studiava il modo
-di rialzare le sorti dei lavoratori dei campi, togliendoli dalla loro
-miseria per avviarli ad un migliore avvenire. Questo era uno dei suoi
-ideali: l'altro era quello di proteggere il nipote che amava come un
-figlio e riguardava come un retaggio lasciatole dalla sorella.
-
-Era attratta ad amarlo anche dalla propria inclinazione, ne condivideva
-le idee, prendeva interesse ai di lui studî e si sentiva della stessa
-stirpe.
-
-Avea qualche anno più del nipote, ma appariva più giovine in grazia
-della vivacità del suo spirito e della sveltezza dei movimenti, ed Ugo
-invece, per la vita dedicata allo studio, col volto serio e pensoso,
-sembrava più vecchio di quello che fosse realmente. In ogni modo era
-per Giulia come un compagno della stessa età e un amico col quale si
-può discorrere liberamente a cuore aperto; le pareva impossibile che
-un bimbo, che aveva veduto giocherellare per la campagna, si fosse
-mutato in breve tempo in un giovane serio, simpatico, che si andava
-acquistando un bel posto fra gli uomini dedicati alla scienza.
-
-Essa lo avrebbe voluto sempre al villino, ma egli non voleva
-abbandonare il padre, nè villa Ada, dove si era fatto il suo
-laboratorio e dove aveva i ricordi d'infanzia. Però, quando sentiva il
-bisogno d'un po' d'affetto e di simpatia, correva al villino Giulia,
-nella casa allegra e piena di sole, dove si sentiva come riscaldato da
-un affetto sincero e dove il sorriso della zia lo incoraggiava alle
-confidenze e lo agguerriva per le battaglie della vita; ed egli le
-apriva l'animo suo, le narrava le sue speranze e le sue aspirazioni; ed
-essa stava in ammirazione ad ascoltarlo e si riprometteva di aiutarlo,
-se avesse trovato degli ostacoli a impedirgli di percorrere il suo
-cammino luminoso.
-
-Pensando alle ore che le avrebbe dedicate, vere oasi della sua vita
-solitaria, cercava di render gaio il salottino arredato semplicemente
-con mobili di stile moderno, dalle linee corrette, severe e non
-tormentate da curve bizzarre. Erano di tinta verde‑chiaro, in gruppi
-di sedili e tavolini disposti sapientemente che invitavano al
-raccoglimento e alle intime conversazioni, e sui tavolini e sulle
-mensole erano disposti artisticamente vasi con bellissimi fiori, libri
-legati, giornali, riviste, e in un angolo una cesta piena di lavori
-femminili. Si compiaceva quando Ugo le lodava la disposizione dei
-mobili e, sdraiandosi sulle poltrone comode e soffici, diceva:
-
-—Come si sta bene in questa pace! Come si riposa in questa casa amica
-e ospitale!
-
-Essa pensava che, dopo tanti mesi di assenza, Ugo ritornava finalmente
-e sarebbe stata ancora orgogliosa di sentire ripetere quelle parole.
-Nella sua impazienza, le ore quel giorno le sembravano eterne; avea
-tentato di prendere in mano un lavoro, ma non poteva far nulla; prese
-un libro, ma il suo pensiero andava lontano, in uno scompartimento
-ferroviario che s'avanzava a tutto vapore verso la campagna lombarda;
-ogni tanto guardava l'orologio e contava le ore e i minuti che
-mancavano all'arrivo del treno.
-
-Per passare il tempo, si fece portare il pranzo, e così passò una
-mezz'ora; poi andò a ravviarsi i capelli e ad aggiungere qualche
-fronzolo al suo semplice vestito di lana; e finalmente si coperse le
-spalle con una mantellina e si avviò verso villa Ada, il palazzo, come
-lo chiamavano i contadini, perchè era grande, maestoso, formato da un
-corpo centrale e due ali ai lati che sporgevano come due braccia verso
-il cancello che chiudeva l'ampio cortile, un vero casolare di campagna;
-e lo chiamavano così, per distinguerlo dal villino elegante di Giulia.
-
-Quando la fanciulla fu davanti al cancello, la carrozza di casa Arlandi
-usciva per andare alla stazione; essa s'arrestò incerta se dovesse
-andare incontro al nipote, poi pensò che la signora Savina forse ci
-avrebbe trovato da ridire ed entrò in casa.
-
-Una lampada pendeva dalla vôlta e illuminava la tavola, in una vasta
-sala piena di ombre. Intorno alla tavola, il signor Carlo leggeva un
-giornale, Mario con una matita in mano riempiva di geroglifici un
-volume illustrato. La signora Savina, con una cesta da lavoro accanto,
-con tanto d'occhiali sul naso, accomodava una giacchetta del figlio. Da
-brava donna di casa, aveva in mano continuamente un lavoro utile, che
-quasi sempre faceva terminare dalla cameriera.
-
-Quando entrò Giulia, alzò gli occhi dal lavoro, e disse:
-
-—Brava, in tempo per accogliere il figliuol prodigo.
-
-Quella sera voleva essere amabile, ma si capiva che faceva uno sforzo.
-
-—Buona sera, Carlo,—disse Giulia al cognato,—pare che quel giornale
-sia molto interessante.
-
-—Leggo per passare il tempo, quantunque non vi sia nulla di nuovo: ma
-presto Ugo dovrebbe esser qui,—disse guardando l'orologio,—basta che
-non ci sia qualche ritardo.
-
-—Con queste ferrovie non si è mai sicuri,—disse sentenziando la
-signora Savina.
-
-Giulia fremeva nel veder Mario che continuava a riempire di sgorbi il
-volume illustrato, ma non osava dir nulla per non interrompere la pace
-che sembrava regnare in quel momento in casa Arlandi. Fu il signor
-Carlo che, data un'occhiata al figliuolo, gli disse:
-
-—Ma che cosa fai, piccolo vandalo? Perchè sciupi quel volume? Puoi ben
-prendere un pezzo di carta per i tuoi disegni.
-
-—Questo, sai, diverte di più, ci sono le figure e fingo d'averle fatte
-io.
-
-—Zitti,—disse Giulia,—una carrozza, è lui certo.
-
-Il signor Carlo fece per alzarsi, ma la signora Savina non lo lasciò
-uscire dalla stanza dicendo che avrebbe potuto prender freddo.
-
-Intanto la carrozza s'era fermata e in un minuto Ugo era fra le braccia
-del padre.
-
-Era un giovane alto, pallido, snello, colla fronte alta e il volto
-serio, illuminato da due occhi pensosi.
-
-Quando vide Giulia, le andò incontro colle braccia aperte e la faccia
-sorridente, poi stese la mano a Savina, che fu molto amabile, come non
-si sarebbe aspettato. Volle che mangiasse qualche cosa di caldo per
-ristorarsi e gli fece un caffè forte come piaceva a lui.
-
-Mario gli chiese se poteva regalargli qualcuno di quei sassi belli e
-lucenti arrivati la mattina, ma Ugo invece aperse la sacca da viaggio,
-tolse un automobile che montando una molla correva per la stanza con
-una velocità vertiginosa, lo regalò a Mario e per un momento formò la
-consolazione di quel bimbo irrequieto.
-
-Ugo s'informò appunto del suo minerale, se era stato messo a posto
-bene, poi raccontò i suoi viaggi, i suoi studî e parlò d'una scoperta
-che avrebbe portato la rivoluzione nel mondo.
-
-È vero che molti scienziati francesi se ne occupavano, ma sperava di
-arrivare prima di tutti e perciò calcolava di mettersi subito al lavoro.
-
-Raccontò d'esser andato sotterra nelle miniere, d'aver visitato grotte
-profonde e inesplorate, la sua gioia quando poteva trovare un minerale
-sconosciuto e i tentativi per andare negli abissi più profondi, là
-dove egli credeva dover esservi l'anima del mondo.
-
-—Perchè non possiamo vivere nelle profondità della
-terra?—diceva,—perchè vi è una temperatura che ci soffoca ed opprime?
-
-Affermava che il mondo era come un organismo che si mutava e
-trasformava continuamente, tanto nell'interno come sulla superficie.
-
-Egli avea sentito delle vibrazioni partire dagli abissi profondi e
-propagarsi per la terra come fremiti ignoti; anche sotterra c'era
-vita e movimento, le tenebre venivano interrotte da fosforescenze
-abbaglianti e nel centro della terra c'era non solo il fuoco che
-squarcia le viscere dei vulcani, ma numerose scintille sparse nei
-minerali ch'egli volea decomporre e ridurre agli elementi primitivi;
-avrebbe scoperto quantità infinitesime di nuovi elementi sfuggiti alle
-masse che dovevano trovarsi nel centro del mondo ed esserne la vita e
-il calore.
-
-—I popoli primitivi—disse—popolarono di tesori, guardati da esseri
-fantastici, le grotte e le caverne; noi vi troviamo altre ragioni di
-vita che forse getteranno nuova luce su fatti che ci sembrano avvolti
-nel mistero e, invece di gnomi e genietti fantastici, troveremo altri
-tesori più veri e reali.
-
-—Ah, bello!—interruppe Mario che era già annoiato
-dell'automobile,—pare un racconto di fate!
-
-—Vedete come è intelligente?—disse la signora Savina, contenta
-d'interrompere il discorso eloquente di Ugo che l'annoiava.
-
-Quelle parole furono come una doccia pel giovane scienziato, che
-ammutolì un momento, poi disse, cambiando tono:
-
-—Vi ho forse annoiato, ma quando mi lascio andare ai miei discorsi
-preferiti non ho misura; continuerò un'altra volta, ora sono stanco ed
-ho bisogno di riposo.
-
-—Ed io me ne vado,—disse Giulia alzandosi e avviandosi verso l'uscio.
-
-—Ti accompagno, ho bisogno di prendere una boccata d'aria,—disse
-Ugo,—poi ritorno e me ne vado a letto.
-
-Di fuori la notte era calma, e la luna nuova risplendeva nella vôlta
-cupa del cielo.
-
-Giulia ed Ugo si fermarono sulla soglia a contemplare la campagna
-silenziosa.
-
-—Che bella pace!—disse Ugo.
-
-—Raccontami ancora, svelami i segreti della natura, tu che hai
-studiato e sai tante cose,—disse la fanciulla supplicando.
-
-—No, ora non posso più, domani, un altro giorno; non profaniamo questo
-silenzio che ci avvolge come in una carezza e calma il nostro spirito.
-
-E silenziosi s'avviarono lungo il viale d'ippocastani, sentendosi uniti
-in quella notte calma e stellata come da un fluido di simpatia e come
-se gli stessi pensieri irrompessero nel loro cervello.
-
-Sostarono davanti al villino.
-
-—Vieni domani a colazione?—chiese Giulia.
-
-—A colazione no, non posso,—rispose il professore,—devo mettere in
-ordine il laboratorio, verrò la sera;... è sempre allegro il villino?
-Non hai mutato nulla nel salotto?
-
-—È sempre uguale.
-
-—Sono contento, mi fa piacere rivedere le cose famigliari al loro
-posto, come le ho lasciate e come le penso quando sono lontano. Buona
-notte, Giulia,—e sì dicendo le porse la mano.
-
-—E perchè non mi chiami zia?—gli chiese la signorina.
-
-—Non mi par giusto, abbiamo quasi la stessa età, penso a te come ad
-una sorella, e mi pare che tu sia sola a comprendermi.... Il babbo è
-tanto mutato.
-
-—Quella donna lo ha stregato, è una vipera.
-
-—È stata molto gentile con me, forse non è cattiva, ma non è la mia
-mamma e mi dispiace vederla a quel posto. Sarà colpa mia se non so
-farmi amare.
-
-—Sei troppo buono,—disse Giulia entrando in casa, e salutandolo,—a
-domani.
-
-Ugo rifece la strada contento al pensiero di poter nella quiete della
-campagna e della casa dove era nato ricominciare le sue esperienze
-scientifiche, sapendo di avere là accanto una dolce amica, una
-confidente, nella sorella della madre.
-
-—Ecco,—pensava, guardando la grande casa che si avvicinava come una
-massa nera in mezzo alle piante;—là il lavoro e qui al villino il
-riposo.
-
-E per un istante ebbe l'illusione di esser felice.
-
-
-III.
-
-Il laboratorio di Ugo Arlandi occupava all'ultimo piano un'ala della
-casa. Era una stanza chiara, spaziosa, illuminata da quattro grandi
-finestre che s'aprivano sull'aperta campagna e formavano quasi una
-parete trasparente, luminosa.
-
-Accanto alla parete di fronte alla porta d'ingresso, c'era un forno
-con un'immensa caldaia, poi una tavola sulla quale stavano sempre
-accatastate vaschette, ampolle di tutte le forme e dimensioni, tazze
-quadrate, cannelli di vetro, filtri e bilance di precisione.
-
-In un armadio chiuso c'erano schierate, in buon ordine, boccette con
-liquidi di colori diversi ed etichette sulle quali stava scritto la
-qualità del contenuto; intorno alle pareti scansie a varii palchi, con
-altri arnesi d'ogni forma e dimensione, di vetro, maiolica e metallo.
-
-Presso l'altra parete fornelli a gas, becchi bunsen, un acquaio con
-rubinetti pei lavaggi; accanto, una camera oscura per sviluppare
-fotografie e un ripostiglio destinato a contenere il materiale
-occorrente per le esperienze e tutto quello che sarebbe stato
-d'ingombro nel laboratorio.
-
-I primi giorni dopo il suo ritorno, il prof. Ugo dovette occuparsi
-di porre in ordine quella massa di oggetti disparati e assieme con
-Vincenzo fu infaticabile nel sistemare ogni cosa coll'entusiasmo di chi
-si prepara ad un lavoro interessante.
-
-Ed avea fretta di mettersi all'opera; quando si trovava nel suo
-laboratorio, gli oggetti famigliari gli davano la suggestione del
-lavoro ed era impaziente di potervisi dedicare senza interromperlo.
-Si compiaceva di toccare i diversi minerali che s'era procurato con
-grande fatica e faceva osservare a Vincenzo l'azzurro delicato della
-celestina, il grigio striato d'argento della pecblenda, il color grigio
-opaco del solfuro d'arancio, e godeva pensando che quelle pietre
-variopinte contenevano sostanze sconosciute ch'egli si riprometteva di
-liberare dalla loro prigione e far uscire agli onori del mondo in tutta
-la loro purezza primitiva.
-
-Vincenzo era figlio di contadini, ma d'ingegno pronto e svegliato;
-nelle scuole elementari era stato sempre il primo della classe e avea
-riportato un grande amore allo studio, e fu contento quando Ugo gli
-propose di servirlo ed aiutarlo nelle sue esperienze scientifiche. Egli
-in poco tempo si era tanto immedesimato nelle idee del suo padrone
-che lo aiutava con intelligenza ed amore, e parlava come un piccolo
-scienziato al punto che non si sarebbe più acconciato al lavoro dei
-campi!
-
-—Sono tanto contento che sia ritornato,—egli diceva,—mi piace
-imparar cose nuove; poi, quando è lontano, la signora Savina mi fa
-lavorare come un cane a lavare e ripulire la casa; mi tocca giuocare
-con Mario che è cattivo e mi batte quando non faccio a suo modo;
-dovrebbe condurmi con sè, quando va in viaggio, sarei tanto contento!
-
-—Sono viaggi pericolosi, in paesi selvaggi; poi dentro nelle caverne
-dove si muore di caldo, non è un divertimento.
-
-—Dove va il mio padrone, posso andare anch'io e sopportare quello
-ch'egli sopporta,—disse il ragazzo.
-
-L'affetto e la devozione di quell'essere semplice era un grande
-conforto per Ugo, e lo riguardava più un compagno che un domestico, e
-tutti e due, collo stesso entusiasmo, si adoperavano a metter tutto a
-posto per poter subito iniziare il lavoro.
-
-Dopo le giornate operose era un vero sollievo per Ugo, passare la sera
-al villino di Giulia e confidare alla zia i suoi pensieri e le sue
-aspirazioni.
-
-A lei narrava le occupazioni della giornata, come aveva riordinato il
-materiale e come avrebbe incominciato ad esaminarlo; quei primi giorni
-s'era limitato a fare semplicemente dei tentativi.
-
-Egli era un idealista della scienza, intuiva le grandi scoperte future,
-ma era incerto sul modo d'incominciare le nuove esperienze; un po'
-impaziente di riuscire, immaginava risultati più rapidi di quelli che
-conseguiva realmente.
-
-E Giulia stava attenta ad ascoltarlo, qualche volta esprimeva il
-desiderio di aiutarlo, approvava le sue idee e l'incoraggiava anche nei
-tentativi più arditi.
-
-—Voglio trovare l'anima del mondo,—egli diceva, seduto nel salottino
-allegro, vicino alla sua attenta ascoltatrice.—E riuscirò, perchè la
-intuisco, la sento, la vedo in tutto quello che è conosciuto.
-
-—Ma dove sta nascosta? Raccontami, mi piace tanto sentirti parlare di
-queste cose,—diceva Giulia.
-
-—Deve essere nel centro del nostro globo, è una forza ignota, un
-centro di vita che palpita e fa sentire la sua influenza fino alla
-superficie della terra; è lei che costituisce questa rete magnetica
-che ci avvolge e che è una forza per chi sa valersene opportunamente,
-come fece il nostro grande Marconi pel suo telegrafo senza fili. È una
-forza potente, imprigionata da chissà quali legami.... e vedi, qualche
-scintilla deve essere sfuggita, ed io la cerco in quei minerali che ho
-raccolto e, se riuscirò a trovare una traccia, avrò avuto dalle mie
-fatiche un compenso insperato.
-
-Quando egli era stanco di parlare, era lei che gli confidava le sue
-idee filantropiche e socialiste. Voleva assolutamente trovare il modo
-di migliorare le condizioni dei contadini. Vedeva con terrore i ragazzi
-più intelligenti disertare i campi per le officine, e s'era fitta
-in capo d'infondere nel loro cuore l'amore alla terra, d'insegnare
-a coltivarla con intelligenza, in modo da ricavarne frutti copiosi,
-voleva istituire scuole per insegnare la coltura dei campi in modo
-scientifico, interessare i lavoratori lasciando loro una parte delle
-rendite, o compensare i migliori, regalando loro qualche pezzo di terra.
-
-Mentre i giovani s'intrattenevano piacevolmente comunicandosi
-reciprocamente le proprie idee e aspirazioni, a Villa Ada si occupavano
-invece di loro e dicevano che erano pazzi.
-
-La signora Savina, il signor Carlo e il dottore, che era spesso
-invitato a pranzo e oggetto di grandi premure da parte della padrona
-di casa, non parlavano d'altro che dei discorsi che si sarebbero fatti
-al villino di Giulia.
-
-La signora Savina aveva un vero odio pel figlio di suo marito,
-ma procurava nasconderlo sotto una certa aria compassionevole di
-protezione.
-
-—Non le pare, dottore, che quel figliuolo sia un po'
-squilibrato?—chiedeva la signora Arlandi.—Se una persona qualunque,
-che non pretendesse di essere un genio, dicesse che vuol trovare
-l'anima del mondo, che cosa direbbe?
-
-—Veramente dubiterei che avesse il cervello a posto,—rispondeva il
-dottore.
-
-—Vedi, Carlo, non sono poi sola di questa opinione,—soggiungeva la
-signora rivolta al marito.
-
-—Ognuno ha la propria opinione come la propria fisonomia, a questo
-mondo bisogna vivere e lasciar vivere; io la penso così e mi pare
-d'essere più giusto di voi,—diceva il padre.
-
-Alla signora invece dava noia Ugo per molte ragioni: prima perchè era
-ricco e studioso, come il suo Mario non sarebbe stato mai, poi perchè,
-quando lui era a Villa Ada, non poteva più servirsi di Vincenzo, poi
-le sciupava una quantità di biancheria coi suoi pasticci, e finalmente
-perchè si accorgeva che il marito aveva una certa predilezione pel suo
-primogenito, e questa cosa la irritava e faceva sì ch'essa cercasse di
-mettere Ugo in cattiva vista.
-
-
-IV.
-
-Ugo Arlandi non viveva che nel suo laboratorio, sentendosi invadere
-dalla febbre del lavoro.
-
-Nella grande stanza era come se ci fosse penetrato un alito di vita.
-
-Il fuoco ardeva nel forno e nei fornelli; il liquido, in ebollizione,
-gorgogliava nelle caldaie e nelle autoclavi.
-
-Ugo aveva fatto la scelta del minerale e gli acidi che dovevano
-discioglierlo e rivelargli il segreto della sua composizione.
-
-—Vedi,—diceva a Vincenzo, del quale voleva fare un allievo,—questo
-è acido cloridrico che verso nella caldaia assieme con questo minerale
-che ne uscirà trasformato e sotto altra veste.
-
-E le caldaie bollivano incessantemente, il vapore saliva nell'alto
-fumaiuolo e si perdeva nell'aria. Ugo e Vincenzo sfidavano il calore
-che usciva dalle caldaie per vedere sciogliere nel liquido il minerale
-prezioso.
-
-Pareva che tutto fosse distrutto, Vincenzo sbarrava gli occhi, attonito.
-
-—Ed ora che cosa si fa?—chiedeva,—non v'è più nulla, soltanto
-liquido.
-
-—Attenti!—rispondeva Ugo,—è inutile star a vedere, l'operazione
-avviene lo stesso, prepariamo qualche altro ingrediente.
-
-E si diede a lavare ampolle, preparare acidi, depurare i liquidi coi
-filtri, verificare il peso dei metalli che voleva adoperare, intanto
-che la caldaia bolliva ed un vapore umido, oltre che nel fumaiuolo, si
-spargeva in una nebbia leggiera nel laboratorio.
-
-—Vediamo se è avvenuto qualche cosa di nuovo,—disse Ugo avvicinandosi
-alla caldaia, ciò che fece pure Vincenzo, lasciando la bacinella che
-stava ripulendo.
-
-Il liquido era quasi tutto evaporato e il minerale si era trasformato
-in cristallo trasparente, lucido come pietre preziose.
-
-—Oh bella,—disse Vincenzo,—pare una magìa!
-
-Ma Ugo, che in quella materia cristallizzata riusciva a scoprire
-tracce luminose, si sentiva battere il sangue dalla gioia come un
-generale sul punto di vincere una battaglia.
-
-Doveva aspettare ancora per poi trattare quella materia cristallizzata
-con nuovi reagenti, per liberare quelle particelle luminose che
-dovevano farlo vittorioso.
-
-Preparava intanto i filtri per i lavaggi, e i tubetti di vetro per
-raccogliere quei residui preziosi, raccomandando sempre a Vincenzo la
-prudenza nel maneggiare quegli acidi che potevano riescire pericolosi.
-Varie sostanze aveva ottenuto dalla decomposizione di quelle pietre,
-alcune erano riuscite come desiderava, altre avevano formato degli
-ossidi e avevano bisogno d'altre operazioni.
-
-Lavoratore infaticabile, finchè nel laboratorio ci si vedeva, i fuochi
-erano accesi e gli utensili preparati, non interrompeva il lavoro
-nemmeno se si sentiva stanco.
-
-Nel suo caso, poi, era impaziente di riuscire, perchè sapeva che molti
-scienziati facevano i suoi medesimi esperimenti, e voleva arrivare
-prima degli altri.
-
-Voleva trattare i sali ricavati dal minerale in modi diversi e si fece
-dare da Vincenzo dei tubi di metallo pieni di gas. Come avvenne, non
-avrebbe potuto dirlo, ma fosse un robinetto d'un tubo che non agiva
-bene, o inavvertenza di Vincenzo, che s'accostò ad una fiammella per
-vedere se ci fosse un guasto,—egli era immerso nella sua operazione,
-in quel momento, un po' distratto,—il fatto sta che tutto a un tratto
-uno scoppio formidabile fece tremare la casa, i vetri caddero infranti
-e schegge di metallo infuocato e pezzi di muro si sparsero per il
-laboratorio. Un grido uscì dal petto di Vincenzo, che cadde a terra
-colla faccia sanguinosa e privo di sensi.
-
-Ugo rimase atterrito; era paralizzato dal terrore, si sentiva senza
-forza e senza voce per chiamar soccorso; una scheggia l'aveva ferito
-ad una spalla, ma non sentiva alcun dolore nell'annientamento delle sue
-facoltà. Inebetito e come in un sogno, vide tutti gli abitanti della
-casa precipitarsi nel laboratorio.
-
-La signora Savina, innanzi agli altri, gridava come un'ossessa:
-
-—Che cosa avete fatto, colle vostre caldaie del diavolo? Ve l'ho
-sempre detto che avreste fatto crollare la casa.
-
-Il signor Carlo, più calmo, ma pallido e tremante, aveva rialzato
-Vincenzo che, ferito alla faccia, non poteva aprir gli occhi, e ordinò
-che si chiamasse subito il dottore.
-
-Ugo pareva una statua, non poteva nè moversi, nè parlare, come se la
-sua volontà fosse morta per sempre.
-
-Tutti i vetri erano rotti e l'aria entrava dai grandi finestroni; in
-terra si vedevano frantumi di stoviglie, pezzi di muro, di metalli,
-macchie di liquidi versati: una vera desolazione.
-
-Quando venne il dottore, medicò la faccia di Vincenzo; per buona sorte,
-aveva gli occhi salvi e soltanto una scheggia gli aveva tagliato la
-faccia senza penetrare troppo profondamente.
-
-La signora Savina era quasi trionfante, e diceva al marito che essa
-aveva predetto che Ugo sarebbe la rovina della casa, e, per impedire un
-danno peggiore, bisognava rinchiuderlo in una casa di salute.
-
-In quel momento di orgasmo e confusione, nessuno aveva la forza di
-contraddirla, nè di prendere una risoluzione; solo il dottore trovava
-quelle parole assennate, era della medesima opinione della signora
-Savina, la consigliava di farlo per sfuggire a guai maggiori.
-
-—È una pazzia,—diceva,—maneggiare strumenti pericolosi senza
-osservare le più elementari precauzioni: poi non vedete in che stato
-si trova? ha bisogno di esser curato.
-
-Ugo era immobile colla faccia stravolta; quando potè articolare qualche
-parola, non ebbe la forza di reagire.
-
-—Avete ragione,—diceva,—voglio andar via lontano, sono pazzo. Povero
-Vincenzo, è molto ferito, ed io ne fui la causa; ho bisogno di una
-punizione, sì, conducetemi via; perchè non mi sono ferito io solo?
-Perchè non sono morto?
-
-E piangeva come un bambino.
-
-Mentre alcuni uomini chiamati in fretta sgombravano la stanza,
-abbattevano un muro pericolante e toglievano i rottami sparsi per
-terra, ci fu un momento di silenzio; nessuno osava prendere una
-risoluzione definitiva.
-
-Il signor Carlo era accasciato e anche egli come il figlio si sentiva
-senza volontà. Fu la signora Savina che, come un generale sul campo di
-battaglia, prese il bastone del comando e disse al dottore:
-
-—Vi supplico, per la nostra vecchia amicizia, di aiutarci; ho ordinato
-di attaccare i cavalli alla carrozza e vi prego di condur subito Ugo
-in una casa di salute. Mi raccomando sia trattato bene, ma una buona
-cura gioverà a calmare le sue aberrazioni scientifiche, poi ritornate
-e vedete di medicare Vincenzo. È abbastanza coraggioso, quel ragazzo,
-e non si lagna, quantunque la sua ferita deva farlo soffrire; spero
-che anche a lui sarà passata la voglia di far lo scienziato. È una
-lezione che farà bene a tutti; mi dispiace per mio marito che se ne sta
-come una mummia,—e avvicinandosi a Carlo, gli disse, scotendolo per
-un braccio:—Via, non ti accasciare; è una disgrazia, ma pensiamo che
-poteva esser peggio; è un miracolo che non sia crollata la casa e non
-ci abbia sepolti tutti;—poi andò verso Ugo, dicendogli:—Va', va'
-col dottore, la carrozza è pronta, va' a meditare sulla tua scienza e
-a calmare i nervi, che ne hai bisogno; ti manderò poi la tua roba.
-
-Il dottore diede il braccio al professore come ad un convalescente, lo
-condusse giù dalle scale e lo mise in carrozza senza ch'egli avesse
-avuto la forza di fare la minima opposizione; diede un indirizzo al
-cocchiere e via se n'andarono lungo il viale verso la stazione.
-
-Il signor Carlo si riscosse come da un sogno, e disse alla moglie:
-
-—Che cosa hai fatto?
-
-—Quello che dovevo, e ancora puoi essere contento che non l'abbia
-fatto mettere in prigione.
-
-—Perchè hai fatto questo? Dopo quello che è accaduto, avrebbe forse
-rinunciato ai suoi esperimenti.
-
-—Tu non capisci nulla; se non ci fossi io, quel figliuolo ti
-condurrebbe alla rovina; non l'ho sempre detto che non aveva il
-cervello a posto, colla fissazione di trovar l'anima del mondo? Hai
-visto che bel risultato?
-
-—Ma mio figlio in mezzo ai pazzi; non voglio.
-
-—Non esagerare,—disse Savina,—è in una casa di salute, dove si
-curano le malattie nervose; starà meglio che nel suo laboratorio pieno
-di pericoli. Già io avevo predetto tutto, ti ricordi?
-
-Questo discorso venne interrotto dall'arrivo dei carabinieri, che
-avevano sentito lo scoppio ed erano venuti ad informarsi di quello che
-era accaduto.
-
-La signora Arlandi spiegò ogni cosa a modo suo, e compiangeva Ugo, che,
-poveretto, s'era montato il capo colla sua scienza, tanto che erano
-stati costretti a mandarlo a curare fuori di casa.
-
-
-V.
-
-Il giorno che in casa Arlandi era avvenuto tutto quello scompiglio,
-la signorina Giulia s'era recata in città per fare delle spese. Se ne
-tornava appunto nell'ora del tramonto a piedi dalla stazione verso il
-villino, lieta delle spese, delle persone incontrate e colla speranza
-di aver la sera la compagnia di Ugo che le avrebbe narrato i progressi
-fatti in quella lunga giornata di lavoro.
-
-Camminava lungo il viale con passo affrettato, colla mente piena di
-pensieri lieti e osservava i contadini che tornavano dal lavoro dei
-campi e si fermavano in crocchio a chiacchierare in modo insolito come
-se parlassero di qualche avvenimento importante.
-
-—Che è accaduto?—chiese fermandosi davanti ad un gruppo di contadine
-presso le prime case del villaggio.
-
-—Come! non sa nulla?
-
-—Vengo or ora dalla città.
-
-—Che disgrazia, signorina Giulia! Quel povero signor Arlandi!
-
-—Ma in nome del Cielo spiegatevi,—disse la signorina facendosi
-pallida come una morta.—Che è accaduto?
-
-—Uno scoppio nel laboratorio del professor Ugo. Avesse inteso, pareva
-una mina.
-
-Giulia si sentiva mancare, ma ebbe la forza di chiedere con un filo di
-voce:
-
-—Ci sono feriti?
-
-Voleva quasi fuggire nel timore di udire una risposta terribile, di
-provare un fiero colpo al cuore.
-
-—Pare che ci sia qualche ferito,—rispose una contadina.
-
-—Chi, il professore?
-
-—No, quel ragazzo che lo aiutava, il signor Ugo è partito.
-
-—Come? Con chi?
-
-—Non sappiamo, ma non si sgomenti, non sarà nulla di male.
-
-Giulia non rimase ad ascoltare di più, e via di corsa andò verso casa
-Arlandi.
-
-Andava come una pazza, il cuore le batteva forte forte, le pareva di
-soffocare e temeva di non aver forza di giungere alla meta; dovette
-chiamare a raccolta tutta la sua energia per non cadere esausta. La
-grande casa era là davanti a lei silenziosa, avvolta nell'ombra; per
-un momento ebbe l'illusione che non fosse accaduto nulla, tanto tutto
-le pareva tranquillo. Soltanto da un lato vide un mucchio di macerie
-e nella semioscurità di quell'ora potè distinguere una finestra del
-laboratorio mezza smantellata. Entrò in casa come una bomba e:
-
-—Che è accaduto?—chiese a Savina che stava come al solito seduta
-accanto alla tavola con un lavoro in mano.
-
-—Quello che doveva accadere,—rispose con calma la signora Arlandi.—È
-mancato poco che rovinasse la casa e noi fossimo sepolti sotto le
-macerie.
-
-—E Ugo dov'è?
-
-—Egli è in un posto tranquillo e sicuro, sta bene, meglio che nel suo
-laboratorio.
-
-—Ma dov'è? Voglio saperlo,—ripetè la signorina con voce irritata.
-
-—Non so, chiedilo a suo padre.
-
-Giulia si rivolse al signor Carlo che entrava nella stanza con passo
-lento e col volto abbattuto.
-
-—Ti prego,—gli disse,—dimmi dove è Ugo.
-
-—Non lo so ancora. Ma so che sarà curato bene e mi basta. Che
-disgrazia,—soggiunse sospirando.
-
-—È ferito? Perchè l'avete mandato via? Ditemi in nome del Cielo
-qualche cosa, non vedete quanto soffro?
-
-—Vincenzo è ferito,—disse l'Arlandi,—Ugo ha perduto la testa dal
-colpo, l'ho mandato in un luogo dove sarà ben curato.
-
-Giulia non capiva, guardò Savina e la vide tranquilla col lavoro in
-mano approvando col capo quello che avea detto il marito; ebbe come una
-visione, comprese tutto ed esclamò:
-
-—Rinchiuso in una casa di salute! Ah, capisco, è un'infamia, e tu hai
-permesso questo?—disse prendendo Carlo per un braccio,—lui pazzo,
-con quella mente, con quel sapere? Ma chi si è prestato ad un simile
-delitto? Io non posso permettere.
-
-—Ti prego di non alzar la voce e di non far scene,—disse
-Savina,—quello che ha fatto suo padre è a fin di bene e dietro il
-consiglio di persone saggie, se poi tu non ti calmi, correrai il
-rischio di andarlo a raggiungere.
-
-—Se non riesco a liberarlo vi farò mettere in prigione. Non sapete che
-il sequestro di persona è punito dalle leggi? Vedrete, sarete puniti.
-
-Sì dicendo uscì senza dir più nulla.
-
-—Un'altra degna compagna di tuo figlio,—disse Savina.
-
-—E se non avesse tutti i torti?—rispose Carlo.—Abbiamo fatto le cose
-troppo leggermente e senza riflettere; quasi me ne pento.
-
-—Ora lasciati influenzare anche da quella ragazza emancipata, si sa,
-essa protegge il professore, simili con simili, se non ci fossi io in
-questa casa se ne vedrebbero di belle.
-
-Giulia era andata a trovare Vincenzo che era a letto colla faccia tutta
-fasciata.
-
-—Povero ragazzo,—gli disse,—spiegami come è avvenuto, tu che eri
-presente.
-
-—Quanto è buona, signorina,—rispose,—sono stato io causa di tutto;
-il professore mi diceva sempre di badare a maneggiare i tubi pieni
-di gas che erano pericolosi, non so che cosa ho fatto, sono stato
-distratto, imprudente, ma non mi accadrà mai più.
-
-—E come stai?
-
-—Ho un po' di bruciore sulla faccia, mi hanno dato cinque punti, ma
-non è nulla, mi dispiace più di tutto per il professore, chissà se mi
-vorrà più al suo servizio!
-
-—E dove è andato il tuo padrone?
-
-—Non so, l'ha condotto via il dottore, ed era in uno stato! Non poteva
-parlare, faceva compassione, povero signore, e non sa che la colpa è
-stata mia.
-
-—Ma tu non sei scoraggiato?—chiese Giulia,—vuoi continuare ancora ad
-aiutarlo?
-
-—Ora più che mai, ho imparato a mie spese ad essere prudente e sono
-orgoglioso della mia ferita, mi par d'essere un martire della scienza.
-
-—Bravo Vincenzo, questi sentimenti ti onorano e il tuo padrone non ti
-abbandonerà.
-
-Salutò il ragazzo e andò dal dottore dimenticando che il pranzo e i
-suoi domestici l'aspettavano al villino, ma nemmeno dal dottore potè
-riuscire a sapere qualche cosa di positivo.
-
-Ugo era stato condotto in una casa di salute perchè aveva bisogno di
-cure, ma non volle dir di più trincerandosi sotto l'egida del segreto
-professionale.
-
-Così Giulia se ne andò al villino affranta dalla stanchezza,
-amareggiata e senza voglia di mettersi a tavola. Non si sapeva dar pace
-di quello che era accaduto, andava colla mente escogitando mille mezzi
-per liberare il nipote, ma pareva che tutto congiurasse contro di lui.
-
-Doveva proprio avvenire quello scoppio, per dar buon gioco alla
-matrigna che avrebbe voluto veder morto il professore affinchè il
-suo proprio figlio fosse ricco e potesse trionfare. E quel babbuino
-di Carlo che si lasciava infinocchiare dalla moglie e s'era lasciato
-persuadere a rinchiudere quel figliuolo pieno d'ingegno, come se fosse
-un pazzo! Quando pensava a tutto quello che era avvenuto durante la
-sua breve assenza le pareva proprio d'impazzire. Voleva a tutti i
-costi liberare il nipote, ma come poteva fare una donna, sola, contro
-tanta malvagità? Si trovava impotente e si sentiva invadere dallo
-scoraggiamento.
-
-Quella notte non potè chiuder occhio ma il suo cervello lavorava
-continuamente e pensando a quello che le convenisse di fare per
-ottenere il suo scopo.
-
-Era decisa di riuscire; soltanto, per non perdere il tempo e l'energia
-in vane divagazioni, prima di tutto dovea far in modo di conoscere il
-luogo dove il professore era stato rinchiuso; ma come riuscire? La
-congiura del silenzio s'era fatta intorno a lei; nella solitudine del
-suo spirito si trovava impotente ad agire, ma sperava in qualche aiuto
-imprevisto, perchè non era possibile che una simile ingiustizia potesse
-trionfare.
-
-
-VI.
-
-Nell'impossibilità di poter adoperarsi a vantaggio del nipote ignorando
-il luogo dove era stato condotto, Giulia sentiva almeno il bisogno di
-raccontare a tutti l'atto odioso dei signori Arlandi, e girava per
-il paese procurando di vedere i conoscenti per parlare di ciò che le
-stava a cuore. Se non avesse potuto sfogare in qualche modo la sua ira,
-avrebbe fatto certo una malattia. Andò dal sindaco sperando aiuto, ma
-egli crollò il capo e non le diede retta, aveva troppo da fare e non
-poteva pensare agli altri. Poi si rivolse al maestro di scuola, che era
-una persona ragionevole e le era amico sincero, ma la consigliò di non
-scalmanarsi troppo e di starsene tranquilla, che le cose si sarebbero
-poi accomodate secondo il suo desiderio.
-
-—Vuole,—le disse,—un consiglio da amico? Non si agiti, farà
-peggio; hanno sparso la voce che la pazzia è un male di famiglia e se
-s'infiamma troppo avrà qualche dispiacere anche lei.
-
-Capiva che quell'osservazione era giusta ma non poteva rimanere
-inoperosa, finchè avea l'illusione di far qualche cosa, il tempo le
-passava, altrimenti si agitava come se avesse la febbre. Tentò di
-vedere il cognato e colle belle maniere fargli dire dove fosse il
-figlio, ma egli era muto come un pesce e per non lasciarsi sfuggire
-qualche parola rivelatrice, la evitava; avea troppo timore delle ire
-della moglie.
-
-La povera Giulia non sapeva più a che santo votarsi, in paese ormai non
-si occupavano che degli avvenimenti di casa Arlandi, ognuno volea dire
-la sua, nessuno riusciva a sapere dove fosse ricoverato il professore
-Ugo, e parlando della signorina Giulia, dicevano che se non poteva
-liberare il nipote avrebbe finito col diventar pazza anche lei.
-
-Infatti le pareva di perdere la testa nella sua impossibilità di
-essergli utile, ma aveva nel cuore una speranza che la sosteneva,
-avea fede anche nelle cose soprannaturali, diveniva superstiziosa;
-si faceva mandare una quantità di giornali che leggeva avidamente
-sperando trovare una riga che la mettesse sulle traccie del nipote; non
-trovò nulla di quello che desiderava, ma vi lesse una notizia che le
-fece battere il cuore.
-
-Si parlava della scoperta del radio, fatta dai coniugi Currie, una
-sostanza che emanava luce e calore senza perdere nulla del suo peso,
-che produceva effetti meravigliosi e sconvolgeva tutte le idee che si
-avevano sulle scienze chimiche e fisiche.
-
-Era appunto quello che il professor Ugo stava studiando ed era in
-procinto di trovare, quando venne rinchiuso barbaramente; bisognava
-che quel tentativo non fosse ignorato, pensò ai giornali che portavano
-ai quattro venti la voce del pubblico, ad Ugo che era stato troppo
-sconosciuto e il cui nome bisognava far noto; ebbe un'ispirazione che
-le parve venuta dal cielo, prese la penna e scrisse un breve articolo
-al giornale che aveva parlato della nuova scoperta dicendo che, a
-proposito degli studii sul radio, l'onore di averlo trovato sarebbe
-toccato ad un italiano, al professor Ugo Arlandi che si era occupato
-seriamente di quel genere di studî e avea scritto una monografia sulle
-irradiazioni nascoste, ma era scomparso alla vigilia di cogliere il
-frutto delle sue fatiche, nessuno sapeva più dove fosse e si temeva
-vittima d'un delitto. Firmò l'articolo con un pseudonimo, accluse una
-somma per una sottoscrizione di beneficenza patrocinata dal giornale e
-mandò il suo scritto alla posta. Lo slanciò così alla ventura, non avea
-che una lontana speranza che il giornale se ne impadronisse, suscitasse
-uno scandalo, provocasse un'inchiesta che potesse riuscire utile al suo
-scopo. In ogni modo tutto era meglio di quel marasmo.
-
-L'aver fatto qualche cosa era un po' di sollievo per il suo spirito,
-quando entrò la cameriera portandole una lettera un po' sciupata e
-senza francobollo.
-
-Guardò la calligrafia.
-
-—È di Ugo,—esclamò.
-
-Stracciò in fretta la busta nell'impazienza di leggere.
-
-Erano poche parole scritte a matita che dicevano:
-
- «È la quarta lettera che getto fuori dal recinto del giardino,
- alla ventura. Arriverà al suo destino? Lo spero. Tu sola puoi
- togliermi da questa prigione. Fa presto, altrimenti divento pazzo
- sul serio.
-
- TUO UGO.»
-
- Dalla casa di salute del dottor B. presso Monza.
-
-Dopo tanti giorni di ansia finalmente vedeva un raggio di sole, le
-pareva di avere le ali, sapeva dove Ugo si trovava ed era ormai certa
-di riuscire a liberarlo.
-
-Cercò di riordinare le idee e rimettere lo spirito in calma, pensò di
-agire sola senza dir nulla a nessuno, misteriosamente, come gli altri
-avevano fatto con lei.
-
-Prima di tutto doveva andare a Milano e parlare con un avvocato,
-suo amico, che l'aiutasse a liberare il nipote, poi non volea più
-permettere che Ugo lasciasse amministrare i suoi beni dal padre,
-dopo che era stato trattato in quel modo. L'avvocato Alberti avrebbe
-consigliato quello che dovevano fare. Ordinò alla cameriera di
-svegliarla presto il giorno dopo dovendo partire, poi si mise a girare
-per la stanza, lieta, cantarellando, sentendosi leggera, come da un
-pezzo non le era accaduto.
-
-Non disse la sua intenzione, ma la mattina dopo in paese non si parlava
-d'altro che della partenza della signorina Giulia Sordelli. Era stata
-veduta avviarsi alla stazione e salire sul treno che andava a Milano;
-avea salutato sorridendo i conoscenti incontrati lungo la via e s'era
-trattenuta qualche momento col maestro di scuola, e tutti trovavano che
-avea la faccia allegra e l'espressione di chi ha una meta agognata da
-molto tempo che è sul punto di raggiungere.
-
-
-VII.
-
-La notizia della partenza improvvisa di Giulia penetrò in casa Arlandi;
-il signor Carlo ne fu preoccupato al punto che fu tutto il giorno di
-cattivo umore, tenne il broncio a Savina, sgridò Mario e non volle far
-colazione.
-
-—Ma sai che sei un bel tipo?—gli disse la moglie.—Perchè ad una
-ragazza capricciosa, vien voglia di andar in città, tu subito immagini
-mille pericoli; avrà avuto bisogno di far delle spese.
-
-—Puoi dire quello che vuoi,—rispose l'Arlandi,—ma questa gita
-misteriosa mi dà noia, ho il presentimento che è andata per Ugo.
-
-—Anche se ciò fosse, noi abbiamo fatto quello che si doveva fare, non
-abbiamo rimorsi.
-
-—Parla per conto tuo, io invece da qualche giorno ho un rimorso che mi
-strazia l'anima e non sono contento di me.
-
-—Perchè sei un uomo incerto, debole e non hai il coraggio delle tue
-azioni, ma per tua tranquillità voglio aver informazioni esatte.
-
-Sì dicendo Savina chiamò il domestico e gli ordinò di andare al villino
-di Giulia e pregare Rosa, la cameriera, di venire un momento a villa
-Ada.
-
-—Se la sua padrona le ha ordinato di tacere non dirà nulla,—disse il
-signor Arlandi.
-
-—Dirà tutto, tu non conosci le donne, in ogni modo tentare non nuoce.
-
-Non parlarono più finchè non giunse la cameriera di Giulia, la quale
-chiese subito la ragione per cui l'avevano fatta chiamare.
-
-—Vorrei sapere,—disse Savina,—se la tua padrona ha ricevuto qualche
-cattiva notizia, che è partita così improvvisamente senza salutare
-nessuno.
-
-—Oh, tutt'altro,—rispose la cameriera,—deve aver avuto delle notizie
-buone, è stata tanto contenta quando ha ricevuto quella lettera.
-
-—Ha ricevuto una lettera? Forse del professore?
-
-—Può darsi; so soltanto che mi ordinò di prepararle la sacca da
-viaggio e disse che volea partir presto questa mattina.
-
-—Si fermerà via molto tempo?
-
-—Non lo sapeva nemmeno lei, ha detto che mi scriverà.
-
-—Va bene, se hai notizie vieni a portarcele; ho piacere che non sia
-per nulla di male; puoi andare.
-
-Appena la ragazza fu uscita il signor Carlo s'alzò concitato e si mise
-a passeggiare su e giù per la stanza.
-
-—Vedi?—disse alla moglie,—te l'ho detto, lo prevedevo, è stata
-chiamata ed ora ci metterà in un bell'impiccio. Ho fatto male a non far
-curare Ugo in casa, sono stato uno sciocco.
-
-La signora Savina tentava di calmarlo, gli diceva di andar a
-passeggio a prender aria che si sarebbe presa sulle sue spalle ogni
-responsabilità.
-
-Però per quanto facesse l'indifferente non si sentiva tranquilla
-nemmeno lei e aveva bisogno di parlare con qualche persona che potesse
-consigliarla e nello stesso tempo calmare lo spirito del marito.
-Invitò a pranzo il dottore per sentire la sua opinione e poi perchè
-sarebbe stato un diversivo; di star sola col marito così accigliato e
-irrequieto non si sentiva.
-
-Il dottore si mostrò tranquillo, non poteva assicurare che Ugo fosse
-pazzo, ma dopo lo scoppio, lo stato in cui si trovava giustificava
-abbastanza la loro risoluzione; aggiunse però che se venivano buone
-notizie dal direttore della casa di salute, non conveniva insistere a
-lasciarvelo rinchiuso più a lungo.
-
-—Io in casa non lo voglio,—disse la signora Savina,—è un individuo
-troppo pericoloso.
-
-L'Arlandi diceva che spesso a quelli che fanno esperimenti scientifici
-accadono simili incidenti, e continuava ad essere preoccupato della
-gita della cognata; nemmeno le parole del dottore riuscivano a
-calmarlo.
-
-Savina diceva che Giulia faceva una bella figura, mostrandosi
-tanto infervorata per un giovanotto e si sfogava dicendo un mondo
-d'improperie contro le ragazze emancipate che vogliono immischiarsi
-nelle cose che non le riguardano.
-
-Ormai in casa Arlandi non si parlava d'altro, quei discorsi erano una
-fissazione, il signor Carlo si aspettava ogni giorno qualche sorpresa
-spiacevole ed era inquieto; soltanto la signora Savina si mostrava
-tranquilla e non perdeva la sua olimpica serenità, temeva troppo di
-turbare la sua digestione e guastarsi la salute.
-
-
-VIII.
-
-Dopo esser stata per tanti giorni inquieta e avvilita, nell'animo di
-Giulia era subentrata la speranza e le pareva che tutto dovesse esserle
-favorevole. Arrivata a Milano trovò l'articolo che riguardava Ugo
-pubblicato sul giornale e questo le fu come di buon augurio e le infuse
-non solo la speranza ma la certezza della riuscita.
-
-Era come un giocatore di scacchi che avendo fatto per caso una buona
-mossa vede svolgere il suo gioco trionfalmente fino alla fine.
-
-Prima di tutto andò dall'avvocato Alberti, un buon amico nel quale
-riponeva piena fiducia, e saputo di che si trattava la rassicurò e si
-mise a sua disposizione.
-
-Poi mandò il giornale coll'articolo che nominava il professore,
-segnato con una striscia azzurra al signor Carlo, al dottore, a tutti
-i conoscenti e al dottor B., direttore della casa di salute.
-
-—È come un avanguardia,—disse all'avvocato,—è per prepararlo alla
-nostra visita.
-
-Nel pomeriggio si recarono in persona a parlare col dottor B.
-
-Era un uomo alto, serio, colla barba nera e gli occhi penetranti che
-pareva volessero entrare nell'anima e scoprire i più occulti pensieri.
-Abituato a vivere in mezzo ai pazzi e squilibrati di mente, vedeva in
-tutti gli uomini il germe della follìa e calcolava tutti pazzi, fino a
-prova contraria.
-
-Quando l'avvocato Alberti e Giulia chiesero di Ugo Arlandi dicendo che
-era tutt'altro che pazzo egli stentava a persuadersene.
-
-—È tranquillo, educato,—disse,—non dà noia a nessuno, anzi pare
-intelligente e la sua conversazione è piacevole, ma sul più bello
-vien fuori col voler trovare l'anima del mondo e ciò mi rende molto
-titubante se si deve tenerlo ancora in osservazione. Noi che siamo
-esperti in queste cose,—sappiamo che quando una parte del cervello è
-molto sviluppata, ciò è a scapito degli altri centri cerebrali che sono
-deficienti; vorrei mostrarvi dei veri pazzi che hanno un'idea fissa ma
-nel resto ragionano meglio di noi.
-
-L'avvocato Alberti gli mostrò come tutti i giornali si occupavano del
-professore, il quale aveva dei nemici, e disse che la zia Giulia non
-avrebbe lasciato nessun mezzo per liberare il nipote; se fosse stato il
-caso sarebbe anche ricorsa al procuratore del re e avrebbe provocata
-una perizia.
-
-Il dottore li assicurò che, appena avuta la convinzione che il
-professor Ugo fosse sano di mente, sarebbe stato il primo a non volerlo
-tenere più a lungo nel suo stabilimento.
-
-Non poteva però prendere una risoluzione senza scrivere al signor Carlo
-che gli aveva affidato il figlio, e se la risposta fosse favorevole
-potevano esser tranquilli che Ugo sarebbe stato libero.
-
-Giulia sperava di vedere quello stesso giorno il nipote, ma il dottore
-non lo permise, dicendole che l'avrebbe presto riveduto.
-
-Essa si rassegnò ad attendere ancora un paio di giorni, ma intanto
-non rimase inoperosa e combinò un piano di battaglia come un esperto
-generale!
-
-Ecco in che modo il signor Arlandi, mentre era sempre inquieto e
-pensieroso per la partenza di Giulia, si vide capitare prima il
-giornale coll'articolo che parlava del professore, poi una lettera del
-dottore dove diceva che gli pareva che il signor Ugo, passata la scossa
-nervosa del primo momento fosse abbastanza equilibrato, una lettera
-dell'avvocato che lo esortava a far uscire il figlio dalla casa di
-salute e finalmente una di Giulia, nella quale faceva intravvedere che
-se non lasciava parlare il suo cuore paterno, l'autorità si sarebbe
-intromessa nelle sue faccende domestiche.
-
-Era tanto di cattivo umore il signor Arlandi, tanto poco contento di
-sè stesso che quando ricevette quella pioggia di lettere si sentì lo
-spirito un po' più sollevato e volle fare a modo suo senza dir nulla
-alla moglie e senza consultarla. Scrisse al dottor B. di lasciar pure
-andar libero il figlio colla zia Giulia, alla quale mandò un telegramma
-dicendole che li aspettava presto tutti.
-
-Finalmente gli era caduta la benda dagli occhi e s'era accorto del
-mal'animo della moglie verso Ugo e, pentito d'averlo fatto rinchiudere
-ingiustamente nella casa di salute, voleva a furia di affetto fargli
-dimenticare quel momento di debolezza ed era impaziente di rivederlo e
-in un abbraccio affettuoso cancellare il passato.
-
-Ma invece di Ugo ebbe la sorpresa di veder arrivare l'avvocato Alberti
-per sistemare gli affari del professore, che desiderava esser padrone
-di adoperare la sua sostanza come meglio credeva e di fare nel suo
-laboratorio tutti gli esperimenti necessari senza che nessuno ci
-trovasse a ridire.
-
-Il signor Carlo trovò giusto il desidario del figlio e diede
-all'avvocato le più ampie spiegazioni sulla sua amministrazione; solo
-si mostrò dispiacente di lasciar la casa dove era vissuto tanti anni
-e che apparteneva ad Ugo il quale l'avea ereditata dalla madre, ma
-l'avvocato avea avuto raccomandazioni di accomodare le cose in modo
-che il signor Carlo non avesse il rammarico di abbandonare la casa,
-gli concesse di poterne abitare una parte, ma che ognuno fosse padrone
-in casa sua. Poi parlarono di Ugo e raccontò che si era trattenuto a
-Milano perchè i suoi ammiratori volevano festeggiarlo ed indurlo a fare
-una conferenza sopra i suoi studî. Così finirono per lasciarsi buoni
-amici.
-
-La signora Savina quando seppe che il marito aveva tutto combinato
-senza dirle nulla, rimase esterrefatta e andò su tutte le furie.
-Come! Ugo era libero e poteva capitare da un momento all'altro! Poi
-s'impadroniva della casa e non lasciava loro che un appartamento in
-un angolo come un'elemosina! E pensare che in cuor suo, sperando che
-il professore non dovesse più ritornare, avea fatto il progetto di
-occupare il laboratorio così ben esposto al sole, per stendervi la
-biancheria, poi dare lo studio a Mario e accomodarsi un appartamento
-più spazioso e più comodo; dichiarò al marito che non voleva vivere
-in una casa esposta al pericolo di un'esplosione, poi avea bisogno di
-spazio e non si sarebbe acconciata a ridursi in poche stanze.
-
-Il signor Carlo le disse ch'era padrona di andare dove voleva, anche
-nella catapecchia che abitava prima del matrimonio; in quanto a lui
-sarebbe rimasto vicino al figlio. Infine Ugo era il padrone ed era
-inutile facesse tanto chiasso.
-
-Essa non fiatò più, ma si consolò pensando che sarebbe invece andata
-a Milano con Mario per farlo studiare, in modo che un giorno potesse
-eclissare nella scienza il professor Ugo.
-
-
-IX.
-
-Quel giorno che Ugo si trovò libero e assieme alla zia Giulia, che
-riguardava come il suo angelo salvatore, camminava per le vie popolose
-di Milano, gli parea di rivivere; i suoi affari erano affidati bene
-nelle mani dell'avvocato Alberti, poteva dedicarsi interamente alla
-scienza, l'avvenire si presentava pieno di promesse e non s'era mai
-sentito tanto contento. Giulia gli dava dei consigli, bisognava cambiar
-sistema, dovea vivere un po' più in mezzo al mondo e farsi conoscere.
-Ormai era passato il tempo degli eremiti, e tutti i suoi studî non
-avrebbero servito a nulla se non fossero stati messi alla luce del
-sole, come non serve il danaro, che l'avaro tiene rinchiuso nel
-forziere.
-
-Essa era disposta ad aiutarlo con tutto il cuore e con tutta la sua
-energia, ma egli doveva lasciarsi dirigere da lei.
-
-Prima di tutto dovea mostrare di non essere uno squilibrato, e non
-gliene sarebbe mancata l'occasione, e poi procurare che il suo valore
-venisse riconosciuto dal mondo.
-
-—Dimmi quello che devo fare, io ti ubbidirò ciecamente,—diceva
-Ugo,—ma come posso farmi conoscere se non ho fatto ancora nulla? Forse
-se non fossi stato rinchiuso tutto questo tempo il mio nome sarebbe
-associato a quello degli scienziati che hanno scoperto il radio, ma
-invece il destino avverso non ha voluto; per conto mio, sono contento
-che il radio sia stato trovato; io non ho ambizione, amo la scienza e
-il suo progresso mi preme più di tutto.
-
-—Tu sei troppo modesto,—disse Giulia,—a me preme che il tuo valore
-sia apprezzato e mi occuperò io stessa di farti conoscere; intanto devi
-presentarti alle redazioni dei giornali e ringraziare quelli che hanno
-parlato di te; so che ciò è per te un grande sacrifizio ma devi farlo
-per ubbidirmi.
-
-E per appagare la zia, Ugo si presentò alle direzioni dei giornali e
-n'ebbe le accoglienze più liete; tutti gli chiesero notizie dei suoi
-studî, chi voleva degli articoli sulle irradiazioni dei metalli, cosa
-di cui tanto si parlava, chi invece tentava persuaderlo a tenere una
-conferenza per farsi conoscere; molti volevano intervistarlo, egli
-si schermiva, sarebbe ritornato volontieri subito in campagna per
-continuare le sue ricerche; ma lo pregavano con tanta insistenza che
-non sapeva a qual partito appigliarsi.
-
-Quando Giulia seppe quello che si desiderava da lui, non gli
-lasciò più pace; fare una conferenza era la più bella occasione per
-riabilitarsi e mostrare come la sua mente fosse chiara ed equilibrata.
-
-—Ma come faccio,—diceva,—a prepararmi in pochi giorni?
-
-—Ti aiuterò io,—soggiungeva Giulia,—lascia fare a me.
-
-E intanto ordinò a Vincenzo di venire a Milano con tutte le note che
-il professore avea lasciate nel cassetto della scrivania, poi volle
-che Ugo scrivesse ai giornali che accettava di tenere una conferenza
-come desideravano, a beneficio dell'ospedale dei bambini e della
-fanciullezza abbandonata, e che il nome della conferenza sarebbe stato
-«l'anima del mondo».
-
-—Come suona bene!—disse Giulia.—Non ti senti la volontà di metterti
-al lavoro?
-
-—E se faccio fiasco? Sai che quando ho un pubblico davanti a me, mi
-manca la voce.
-
-—Non c'è bisogno d'improvvisarla; per la prima volta, la conferenza
-puoi leggerla, e quando si ha davanti la carta non si vede il pubblico.
-Io prevedo un trionfo.
-
-—Non ho ambizione.
-
-—Non importa, l'ho io per te, e poi quando il tuo nome sarà conosciuto
-lavorerai con maggior lena, la fama è come una scintilla che dà
-eccitamento al lavoro, lo illumina e lo riscalda. Poi nel tuo caso
-da lei può dipendere la tua vita privata. Credi tu che la signora
-Savina ti avrebbe fatto rinchiudere in una casa di pazzi, se invece
-di essere il professor Ugo, umile, ignorato, che viveva all'ombra del
-suo laboratorio, fossi stato l'illustre scienziato di cui il nome e le
-scoperte fossero note a tutto il mondo?
-
-Ugo diceva che la zia era accecata dall'affetto che aveva per lui
-e esagerava le sue qualità, però aveva deciso di seguire i suoi
-consigli, solo si contentò di chiedere una settimana di tempo per
-preparare la conferenza, e si mise all'opera perchè riuscisse degna
-dell'aspettazione.
-
-Giulia era sempre più orgogliosa delle feste che si facevano al nipote;
-tutti i giornali parlavano di lui, il suo nome ed i suoi studî, la sua
-vita erano già conosciuti dal pubblico, si sapeva che i suoi ultimi
-esperimenti erano stati interrotti da uno scoppio avvenuto nel suo
-laboratorio che l'avea tenuto ammalato di nervi per molto tempo e ciò
-lo rendeva più interessante.
-
-Egli non capiva come tutti conoscessero tanti fatti intimi della sua
-vita, e Giulia che senza dirgli nulla era stata l'ispiratrice di quelli
-articoli, rideva in cuor suo della sorpresa del nipote e si contentava
-di mandare i giornali al signor Carlo, alla signora Savina e a tutti
-i conoscenti; e in quei giorni di lavoro e preparazione febrile viveva
-come in un sogno e le pareva di aver trovato un nobile scopo alla sua
-operosità: quello di aiutare il nipote nella sua opera.
-
-
-X.
-
-Il giorno della conferenza del professor Arlandi la sala del ridotto
-della Scala si andava popolando di belle signore, di giovanotti
-eleganti e di uomini serii e studiosi.
-
-Era una settimana che i giornali parlavano dell'Arlandi e tutti
-desideravano vedere il giovane professore che dava tante speranze per
-l'avvenire della scienza.
-
-Poi la conferenza era a beneficio di due istituzioni cittadine, utili
-e benefiche, ed anche quelli che non si occupavano di studî serii
-avevano voluto andarvi per moda, per filantropia e per trovarsi cogli
-amici e conoscenti.
-
-La ricerca dei biglietti era stata enorme e nella sala gremita di
-pubblico si sentiva il bisbiglio foriero d'un'impaziente aspettazione.
-
-Quando entrò il professor Ugo, pallido, alto, col volto giovanile e le
-labbra velate da due baffetti biondi, elegante nel suo vestito nero,
-inappuntabile, timido nei movimenti, ciò che lo rendeva ancora più
-simpatico e interessante; gli sguardi del pubblico si posarono sopra di
-lui, cessarono i bisbigli e tutti attesero attenti ad ascoltare.
-
-Egli incominciò con voce chiara, tremante, incerta un po' sul
-principio, ma mano mano che proseguiva si faceva più vibrante e
-colorita a parlare delle meraviglie della scienza e dei mezzi che
-permettevano di fare continuamente nuove scoperte. Parlò delle
-irradiazioni potenti date da certe sostanze come il radio che si
-trovano nascoste in diversi minerali e che sono tali da sconvolgere le
-idee che si avevano fino ai nostri tempi sui movimenti della materia e
-degli atomi.
-
-Spiegò come quel metallo mandasse irradiazioni fortissime senza perder
-nulla del suo peso e fosse d'una forza tale da distruggere tessuti
-vitali anche attraverso a qualche ostacolo, ciò per mostrare come non
-fosse un sogno la teoria per la quale avea sempre combattuto ed ora
-desiderava esporre ad un pubblico così attento ed intelligente.
-
-Egli avea sempre pensato ad un elemento racchiuso nel centro della
-terra in un luogo inaccessibile agli uomini, ch'egli chiamava anima del
-mondo, egli la imaginava una forza indistruttibile, eterna, tale da
-far sentire la sua azione attraverso gli strati densi del nostro globo,
-fino a spargersi in piccole particelle nell'etere che lo circonda.
-
-—Io imagino,—disse,—il mondo come un corpo umano, i sassi sono le
-ossa, le acque che lo bagnano nell'interno e alla superficie sono
-il sangue che scorre nelle vene e le arterie del nostro organismo;
-e come il cuore nell'uomo, così ci deve essere nel centro del mondo
-un focolare di vita e calore, un fluido invisibile che partendo dal
-centro avvolge la terra in una rete vibrante, come i nervi avvolgono il
-nostro corpo; precisamente come l'elettricità, una forza che esiste, si
-domina, ce ne serviamo, ma della quale non si riesce a spiegare la vera
-essenza.
-
-E dopo aver parlato delle caverne, una volta popolate da esseri
-fantastici ed ora invece da esseri invisibili che il microscopio ci ha
-rivelato, assicurò che quando altri strumenti più perfetti verranno in
-aiuto dei nostri sensi più raffinati, si apriranno nuovi orizzonti alla
-scienza e terminò dicendo essere convinto che nel mondo, in noi stessi
-vi è una parte indistruttibile, eterna, e come da un rozzo minerale si
-sprigiona una scintilla che non si consuma, come da certe vibrazioni
-del cervello i pensieri si rinnovano continuamente e il mondo è
-avvolto da onde eteree delle quali non si conosceva l'esistenza prima
-di Hertz e di Marconi; così molte forze e molte verità devono ancora
-esserci rivelate; ci sembra esser circondati da misteri che la scienza
-infaticabile deve svelare e lo scienziato è come colui che ha trovato
-le tracce d'un tesoro nascosto e non riposa finchè non lo abbia messo
-alla luce del sole.
-
-Animandosi nel suo dire divenne eloquente, aveva il dono di trasfondere
-la sua persuasione nell'uditorio e di suggestionarlo.
-
-Infatti tutti si sentivano trasportati nelle regioni elevate della
-scienza e del pensiero come se da una corrente magnetica fossero legati
-all'oratore. Quando ebbe terminato un lungo e clamoroso applauso
-echeggiò nella vasta sala, alcuni conoscenti circondarono il professore
-stringendogli la mano e congratulandosi della sua parola efficace e
-colorita, altri s'avvicinavano per conoscerlo; egli era umile, confuso
-nel suo trionfo e avrebbe voluto andarsene, quando vide farsi avanti
-correndo, rovesciando le sedie, un signore rimasto tutto il tempo della
-conferenza nascosto in un angolo senza parlare pendendo dalle labbra
-dell'oratore.
-
-Il rumore delle sedie fece volgere Ugo da quella parte e lasciando gli
-ammiratori che lo circondavano s'avviò in fretta ad incontrare quel
-signore che veniva verso di lui.
-
-—Babbo,—disse,—come, tu qui?
-
-—Ho letto nei giornali,—rispose il signor Carlo, ma era tanto
-commosso che non potè trovar la voce per dire di più e si gettò fra le
-braccia del figlio.
-
-Quando potè riavere il fiato, gli disse:—Come hai parlato bene! Non
-avrei creduto mai, ma mi perdoni, non è vero? Non mi serbi rancore di
-quello che è avvenuto?
-
-—Non parliamo di queste malinconie, ho tutto dimenticato,—disse Ugo.
-
-E lo presentò a quelli che lo circondavano, che gli fecero feste
-dicendogli che doveva essere orgoglioso di avere un simile figliuolo.
-Poi l'invitarono ad un banchetto che volevano dare per festeggiare il
-professore.
-
-Il signor Carlo non sapeva quasi più d'esser su questa terra, provava
-un'ebbrezza, una gioia come non aveva mai provato nella sua vita, e
-sarebbe stato completamente felice se non avesse sentito il rimorso
-di aver fatto rinchiudere il figlio, che avea mostrato tanto ingegno,
-in una casa di salute. Quel rimorso offuscava la sua gioia e avrebbe
-dato parecchi anni di vita perchè quel fatto non fosse avvenuto. Egli
-seguiva il figlio glorioso come attratto da una forza superiore,
-lo vedeva stimato e ammirato, gli pareva fino di trovare in lui un
-mutamento, circondato come era dall'aureola del trionfo.
-
-Anche Giulia s'era unita al crocchio che circondava Ugo, tutta
-orgogliosa di aver contribuito a quella giornata trionfale.
-
-Quando la sera si ritrovarono riuniti al Cova, al banchetto che gli
-ammiratori avevano voluto offrire ad Ugo, al signor Carlo pareva
-d'esser nel mondo dei sogni; con quella sala illuminata, la tavola
-scintillante di cristalli e d'argenti e coperta da lunghe corone di
-fiori che la rendevano allegra. Quelli che non potevano avvicinarsi
-al professore s'accostavano a lui e gli domandavano ragguagli
-sull'infanzia e giovinezza del figlio, quasi quasi gli pareva d'essere
-un uomo importante e d'entrarci per qualche cosa nella riuscita di
-Ugo; era espansivo, parlava del professore con entusiasmo esagerandone
-le doti del cuore e dell'ingegno, voleva stordirsi per far tacere il
-rimorso che l'opprimeva.
-
-Al momento dei brindisi si acclamò il professor Ugo come speranza della
-scienza, ed egli rispose poche parole ringraziando d'esser stati tutti
-tanto buoni ed indulgenti per lui, e brindò alla scienza che toglie il
-velo che offusca la verità e al padre che avea lasciato la pace della
-casa tranquilla per venire alla sua festa.
-
-Un evviva dedicato al signor Carlo fece eco a quelle parole, e quando
-il figlio gli fu vicino e gli toccò il bicchiere due lagrimoni gli
-scendevano sulle guance.
-
-—È troppo, è troppo,—diceva,—mi fa male.
-
-Ma il professore non dimenticò nemmeno la zia Giulia che se ne stava in
-un angolo quasi nascosta fra le giubbe nere e si avvicinò a lei con un
-sorriso chiamandola il suo buon genio, il suo angelo tutelare.
-
-Tutti gli sguardi si posarono sopra la fanciulla che avea il volto
-raggiante dalla gioia contenta della vittoria ottenuta.
-
-Quando più tardi si ritrovarono riuniti nella camera dell'albergo, Ugo
-affermava che non sarebbe riuscito a far nulla senza l'aiuto di Giulia,
-e il signor Carlo nell'entusiasmo di quella giornata trionfale diceva:
-
-—Questa è la vita! sono stato fin'ora un cattivo padre; ma voglio
-farne ammenda; senti, Ugo, voglio essere il tuo aiutante ed essere
-iniziato nei misteri del tuo laboratorio.
-
-—E se succede uno scoppio?
-
-—Ebbene, moriremo assieme.
-
-—Ma non sai che c'è laggiù qualcuno che non te lo permetterebbe?
-
-—Chi? Mia moglie? Me n'ero dimenticato, ma essa è stata ingiusta con
-te ed ora per castigo verrà a Milano con Mario e noi resteremo liberi.
-
-Giulia ed Ugo si diedero un'occhiata espressiva, ma non osarono dir
-nulla, nè pensare a malinconie; tutto in quel giorno doveva andar
-loro a seconda, e forse sarebbero stati tutta la notte a parlare
-dell'avvenire che si mostrava adorno di promesse.
-
-Ma Giulia alzandosi tutto ad un tratto disse:
-
-—Ed io che dimenticavo la mia missione? Non devo far conoscere al
-mondo il professor Ugo? Vado subito a scrivere pei giornali la
-relazione della conferenza da spargere ai quattro venti, e vi assicuro
-che la prima copia sarà mandata alla signora Savina Arlandi.
-
-
-
-
-GIOIELLO RIVELATORE.
-
-
-Perchè aveva sposato il signor Cristoforo Zuccoli? ecco quello che si
-domandava la piccola Fania.
-
-Un brav'uomo, non c'è dubbio, un cuor d'oro, intelligente, studioso a
-modo suo, ma non era il suo tipo, e poi veramente, nella sua testolina
-sventata, aveva sognato il matrimonio tutto diverso da quello che lo
-aveva trovato in realtà.
-
-Come si fosse lasciata persuadere a pronunciare davanti al Sindaco il
-sì fatale, che doveva legarla a lui indissolubilmente, era ciò che non
-riusciva a spiegarsi.
-
-Almeno fosse stata una signorina impaziente di trovar marito! ma
-niente affatto, viveva contenta e spensierata col padre impiegato
-alla ferrovia e con due zie che avrebbero fatta moneta falsa per
-contentarla. Aveva molte amiche; e un cugino, Giacomino, che studiava
-all'Università e veniva qualche volta coi compagni a giuocare alla
-tombola e far quattro salti, se era di carnevale, ed essa si divertiva
-tanto, che non si sarebbe scambiata per una regina.
-
-Le zie erano state le vere colpevoli. Avevano voluto condurla in
-campagna per divertirla, e così aveva fatto la conoscenza del signor
-Zuccoli, che villeggiava nelle vicinanze. Il signor Zuccoli era molto
-ingegnoso; fabbricava delle macchine divertenti, e voleva fare degli
-esperimenti per inventare i palloni dirigibili. Intanto si contentava
-di fabbricare farfalline, uccelletti meccanici che volavano e
-cantavano, e gli riuscivano abbastanza al naturale. Fania si divertiva
-con quegli oggetti, come se fossero balocchi; le zie poi erano
-entusiaste della loro nuova conoscenza, e non facevano che tesserne gli
-elogi alla nipote.
-
-—Pare che tu gli vada a genio,—dicevano,—se potessi riuscire ad
-innamorarlo e ti sposasse, che bella cosa!
-
-—Perchè? non ho bisogno di sposarmi, sono contenta così.
-
-—Ma non capisci nulla, nipotina; ora ci siamo noi colla nostra
-pensione, c'è tuo padre, ma non si vive sempre, e dopo che cosa
-succederebbe di te?
-
-—Cercherei marito, allora.
-
-—Al giorno d'oggi, una ragazza senza dote non trova quando vuole....
-guai a lasciarsi sfuggire le buone occasioni; noi parliamo per
-esperienza.
-
-—Ebbene, resterei zitella.
-
-—Anche zitella bisogna vivere, e tu sei carina, ma, se dovessi
-guadagnarti da vivere, povera te, non sappiamo che cosa potresti fare.
-
-—È vero, avete ragione, so un po' di tutto, ma da dilettante; sono un
-uccellino irrequieto, mi piace divertirmi senza pensare a nulla; però
-potrei fare l'artista drammatica.
-
-—È meglio un buon marito—sentenziò la zia Gina,—e il signor
-Cristoforo è buono, ricco e simpatico, è un giovane che ci piace e
-sarebbe una fortuna.
-
-—Giovane!
-
-E Fania diede in una risata.
-
-—È forse vecchio? Avrà appena trent'anni,—disse la zia Amalia.
-
-—A me sembra un vecchio con quegli occhiali e quel naso.
-
-—Sei proprio una bimba! In un marito preme la mente, il cuore, i
-quattrini, e questi più di tutto; perchè non si vive di poesia,
-pensaci, dà retta a me, non lasciartelo scappare.
-
-Veramente Fania non ci pensava molto, ma era invece il signor Zuccoli
-che cercava tutte le occasioni per vederla.
-
-Ogni giorno le portava qualche nuovo oggetto fabbricato colle
-sue mani: erano graziose barchette che andavano a tutto vapore,
-molini in miniatura che macinavano il grano, lampadine elettriche
-tascabili, e tanti altri gingilli curiosi che apportavano un diversivo
-alla monotonia della vita campestre. Fania per mostrargli la sua
-riconoscenza gli porgeva un fiore da mettere all'occhiello, e ciò lo
-incoraggiava a dirle qualche parola graziosa che la faceva sorridere,
-mentre le zie si davano delle occhiate espressive che significavano:
-
-—Siamo a buon porto, è una cosa che si combina.
-
-E proprio come s'era combinato non avrebbe potuto dirlo nemmeno lei.
-Era stata quasi una congiura.
-
-Le zie la lasciavano spesso sola col signor Cristoforo, il quale era
-timido e parlava poco, ma gli piaceva starle vicino, tenerle la mano, e
-quando essa scappava in giardino le correva dietro come un cane fedele.
-
-Una sera egli le disse che avrebbe desiderato gli domandasse qualche
-cosa di difficile, per mettere alla prova la sua devozione.
-
-—E s'io chiedessi la luna?—essa rispose.
-
-—Mi metterei subito a fabbricare un pallone così potente da andare a
-conquistarla.
-
-Fania rispose con una sonora risata, quando Cristoforo chiese se
-sarebbe stata contenta d'andar sola con lui in un pallone in mezzo agli
-astri.
-
-—Io no,—rispose,—avrei paura.
-
-Rimase avvilito e non parlò più per tutta la sera.
-
-Un'altra volta la prese per un braccio per farla sedere sopra una
-panca in un boschetto appartato, ed essa scappò via in modo un po'
-dispettoso. Egli se ne risentì e scrisse un biglietto per congedarsi,
-ciò che mise la rivoluzione nell'anima delle zie.
-
-—Ecco,—dicevano,—non sei stata gentile e l'hai disgustato, non
-troverai più un partito come quello, bisogna non lasciarlo partire.
-
-Veramente, anche a Fania, che aveva preso l'abitudine di vederlo tutti
-i giorni, rincresceva che la loro amicizia venisse troncata così
-bruscamente, ma non sarebbe mai andata a pregarlo per farlo rimanere.
-
-Come avvenne? non lo sapeva, ma per caso s'incontrarono alla Posta; si
-salutarono, si scambiarono qualche parola e la conclusione fu, che
-il signor Zuccoli non partì più per quel giorno, e dopo due settimane
-partirono tutti insieme, e la piccola Fania si trovò fidanzata al
-signor Cristoforo.
-
- * * * * *
-
-Per qualche tempo visse come in un mondo fantastico: regali, vesti
-eleganti, biancherie vaporose adorne di merletti, ricami, fiori,
-augurii; poi un bel giorno indossò una veste bianca coi fiori
-d'arancio, poi un elegante vestito da viaggio e via col signor Zuccoli;
-ma invece che un'aereonave fu un semplice automobile che la portò
-lontano lontano.
-
-Quello che le parve un vero capitombolo, fu quando si trovò a casa sua
-ed il signor Cristoforo, Cristofino come s'era abituata a chiamarlo
-per ingentilirne il nome, riprese le consuete occupazioni, e si trovò
-sola, obbligata a pensare al governo della casa.
-
-Il signor Zuccoli era un tipo alquanto originale. Rimasto solo,
-giovane, e ricco, si era lasciato vincere dalla passione per la
-meccanica, ed occupava tutte le sue giornate facendo calcoli,
-combinando congegni, fabbricando piccoli meccanismi.
-
-Egli aveva la bizzarria di copiare, in piccolo, tutte le scoperte
-moderne; sarebbe stato l'inventore degno del regno di Lilliput; così
-avea fabbricato un automobile perfetto, che avrebbe potuto servire
-per una bambola, poi piccoli telefoni, telegrafi in miniatura, e
-stava combinando delle aereonavi piccine che poi voleva ingrandire
-mano mano, e così sperava di sciogliere il problema della navigazione
-aerea; voleva trovare il telefono senza fili e tutto ridurre in modo
-così minuscolo, che occupasse il minor spazio possibile; per le sue
-macchinette adoperava l'acciaio, l'alluminio, il nichelio, gli
-piacevano le cose fini e minuscole; lo sgomentavano le grandi masse di
-ferro, le ruote dentate e gigantesche, i grossi cilindri, e soleva dire
-che, quando una macchina è riuscita in piccolo non c'è nessuna ragione
-perchè, fatti i debiti calcoli, non debba riuscire in proporzioni
-maggiori. Egli si contentava di far dei modelli, ma ci teneva che
-riuscissero perfetti.
-
-Eccettuata questa specie di micromania, la sua mente era d'un
-equilibrio perfetto come le sue macchine.
-
-Fania, che non capiva nulla di quei meccanismi, lasciava il marito
-tutto il giorno occupato coi suoi calcoli, e via se n'andava
-continuamente in giro per la città, gustando la gioia d'esser libera,
-di poter passeggiare sola e d'esser chiamata signora. Rientrava all'ora
-del pranzo e, meravigliandosi di non trovare nulla di pronto, si
-metteva a piangere nel timore che il marito la sgridasse; ma se egli
-era di buon umore si contentava di dirle:
-
-—Ma da che mondo vieni?
-
-—Credevo che ci pensasse la cuoca.
-
-—Ma se non ordini quel che desideri, come vuoi che faccia?... sei tu
-la padrona.
-
-—Me n'ero dimenticata.
-
-Improvvisavano un pranzo alla meglio con delle uova, salato e
-formaggio, ed erano allegri come se si trattasse d'una scampagnata. Ma
-quel dover tutti i giorni pensare alle cose domestiche ed ordinare il
-pranzo, le dava noia e si sfogava a sgridare la cuoca, finchè questa
-fu abbastanza intelligente per capire che dovea pensar a tutto da sè e
-fare un po' da padrona, senza aspettare gli ordini di nessuno; e Fania
-fu contenta di non aver bisogno di seccarsi per cose così prosaiche;
-se poi il pranzo non era servito in tutto punto e non riusciva molto
-economico, non le premeva, non voleva pensare a miserie nei primi
-tempi del matrimonio. Poi ebbe un periodo in cui fu indisposta e non
-usciva più di casa, e passava le giornate sdraiata su una poltrona, e
-si annoiava che il marito fosse tutto il giorno colle sue macchine e
-non venisse a tenerle compagnia; essa decisamente si era sognata che il
-matrimonio fosse tutt'altra cosa.
-
- * * * * *
-
-Quando le nacque una bella bimba, volle allevarla da sè,
-nell'entusiasmo del primo momento, le pareva una bambolina che
-le servisse di giocattolo, ma dopo tre mesi la sua salute si era
-rinvigorita, la vita le era tornata snella ed elegante, e ricominciò
-ad uscire per andar dalla sarta per vestir bene e godere la primavera
-che s'annunziava piena di tepori e di profumi. Affidava la piccola
-Mimì alla bambinaia; le raccomandava di farle succhiare il latte dalla
-bottiglia perchè non piangesse, e via spensieratamente a girare per la
-città, o a far visite, o nelle botteghe a comprare cianciafruscole,
-e alla passeggiata dove spesso si trovava col cugino Giacomino, e
-si godeva un mondo a chiacchierare con lui, come se fosse ritornata
-fanciulla.
-
-Non tornava a casa che all'ora del pranzo, e qualche volta trovava Mimì
-in lagrime fra le braccia del marito che non sapeva più cosa inventare
-per farla tacere. E sì che aveva fabbricato dei fantocci che giuocavano
-con palle d'oro, ed erano una meraviglia.
-
-—Perchè non vieni mai a casa?—le diceva il marito.
-
-Ed essa trovava una scusa o l'altra, e spesso incolpava l'orologio che
-non ne aveva nessuna colpa; poi faceva qualche moina a Cristoforo, il
-quale non aveva il coraggio di tenerle il broncio, perchè amava la sua
-piccola moglie, che non era buona a nulla, ma pareva un uccellino e gli
-rallegrava la casa.
-
-Però qualche volta, mentre era occupato a fabbricare le sue piccole
-macchine, fantasticava su quello che potesse fare sua moglie tutto il
-giorno fuori di casa, e se ne impensieriva e avrebbe pagato una bella
-somma per sapere in che modo Fania passasse tante e tante ore al punto
-di rientrare sempre in ritardo.
-
-Non poteva pensar male perchè era così bimba, così ingenua, ma intanto
-avrebbe voluto sapere, per soddisfare la sua curiosità.
-
-E perchè non poteva col suo ingegno fabbricare una macchinetta
-rivelatrice che potesse rivelargli almeno i discorsi che la moglie
-faceva fuori di casa? Appena questo pensiero si formò nel suo
-cervello, si mise subito all'opera e misteriosamente, senza dir nulla,
-in poche settimane riuscì a fabbricare un gingillo grazioso che offerse
-in dono alla moglie, un giorno che appunto era venuta a salutarlo prima
-di uscire, tutta elegante con un costume di panno nero che le modellava
-la vita sottile, e un cappellino color papavero che le incorniciava la
-faccia.
-
-—Prendi,—le disse mostrandole un gingillo d'oro come un grosso
-orologio, tutto frastagliato in modo che si vedeva internamente un
-piccolo meccanismo con una sfera che girava torno torno con una
-rapidità meravigliosa,—è un porta fortuna che ho fatto per te....
-Vieni qui, voglio appuntartelo sul vestito come un orologio.
-
-—Oh bello! Grazie,—disse Fania,—vedremo se mi farà passare una
-giornata piacevole. Arrivederci.
-
-E tutta contenta, trotterellando speditamente, prima andò dalla sarta
-e offerse duecento cinquanta lire d'un vestito che avea veduto il
-giorno prima e le stava a pennello; ma la sarta disse:
-
-—È impossibile, lasciarlo a trecento non guadagno nulla.
-
-—Via, via, questa volta si contenti.
-
-—Vi deve aggiungere qualche cosa.
-
-—Intanto lo mandi a casa,—disse la signora, pensando che la sarta non
-l'avrebbe pagata subito.
-
-Poi andò verso la Galleria, dove tutti i giorni incontrava il cugino
-Giacomino, che l'accompagnò per un tratto di strada, poi le offerse di
-andare a prendere il tè al Biffi. Quando furono seduti ad un tavolino,
-incominciarono a chiacchierare allegramente e Giacomino le chiese:
-
-—Ieri come hai passato la serata? che cosa fa «il mago Merlino?»
-
-—Una noia. Figurati: egli mi parlava di meccanismi, di calcoli
-matematici, ed io non ne capivo nulla, e dormivo in piedi.
-
-—E tu di che cosa gli parli?
-
-—Delle mie escursioni della giornata, delle mie spese, di mode, tutte
-cose che egli non capisce, ma non so parlar d'altro.
-
-—In conclusione la tua casa è la torre di Babele, la confusione delle
-lingue, ma però ti vuol bene.
-
-—Sì, a modo suo, ma mi persuado sempre più che non era il mio genere.
-
-—Sentiamo, quale sarebbe stato il tuo genere?
-
-—Per esempio un mattacchione come te. Mi pare che noi si sarebbe
-andati d'accordo e la vita sarebbe stata divertente.
-
-—Credi? e perchè l'hai sposato il tuo tiranno?
-
-—Tiranno no, è una calunnia; ma l'ho sposato perchè le zie e il babbo
-dicevano che era un buon partito, era ricco, e una ragazza ha bisogno
-di collocarsi.
-
-—Esser ricchi è una bella cosa.
-
-—Sì, ma a che cosa serve?... spende tutto colle sue macchine, e quando
-mi compro un vestito nuovo, brontola e dice che lo rovino; anzi,
-ricordati che oggi devo andar presto a casa perchè mi sono comprata un
-vestito e devo fare la donna saggia e casalinga, e tenerlo buono.
-
-—Non dir così, rimani un pochino, si vive una volta sola, almeno si
-discorre.
-
-—Non c'è gusto con questo chiasso e coll'andirivieni di gente.
-
-—E perchè non vieni a casa mia, come ti ho proposto tante volte?
-
-—Perchè non è conveniente.
-
-—E chi lo sa?
-
-—Io intanto.
-
-—Sciocchezze; vieni, vieni che ti farò vedere tante belle cose, e poi
-almeno si potrà discorrere tranquillamente.... Infine siamo cugini.
-
-—Motivo di più per non venire.
-
-—Quanti pregiudizii hai!... E qui non è lo stesso? che cosa ci fa la
-gente? noi c'isoliamo come se fossimo soli.
-
-—Siamo sempre in un luogo pubblico.
-
-—Sei proprio una borghesuccia, temi le chiacchiere del mondo.
-
-—Del mondo me ne rido.
-
-—Allora hai paura del Mago Merlino.
-
-—Non permetto che sparli del mago, è una buona pasta e non pensa che
-alle sue invenzioni, e mi lascia libera di fare quello che mi piace.
-
-—Allora siamo intesi, domani vieni.
-
-—E perchè non vieni tu da me la sera? sarebbe tanto divertente,—disse
-Fania.
-
-—Ma c'è il Mago, e sai la mia opinione, mi piace godere la compagnia
-del marito e quella della moglie, ma separatamente.
-
-—Sei un gran discolone.
-
-—Dunque siamo intesi, vieni domani.
-
-—No, no e no.
-
-—Almeno vieni presto in Galleria.
-
-—Farò quello che mi piacerà.
-
-E, dandogli la manina inguantata, ch'egli strinse fra le sue in modo
-significante, se n'andò verso casa.
-
- * * * * *
-
-Lungo la via pensava che forse Giacomino sarebbe stato per lei un
-marito più piacevole, ma non avrebbe potuto comprare il vestito da
-trecento lire, e questo pensiero la riconciliò col Mago Merlino.
-
-Era un po' in ritardo, ma il marito non le disse nulla e l'accolse con
-aria di trionfo.
-
-—Hai fatto qualche scoperta, scommetto,—disse Fania.
-
-—Forse sono sul punto di farne una molto interessante; intanto dimmi:
-il mio porta fortuna?
-
-—Va benissimo, ho fatto una passeggiata molto divertente, e mi sono
-comprata un nuovo vestito.
-
-—Allora non ha portato fortuna a me, però dammelo, che ho bisogno di
-vedere se il movimento non si è guastato.
-
-—Ma me lo ridai.
-
-—Figúrati, te l'ho regalato.
-
-Egli prese il gingillo e lo portò nella sua officina; era impaziente
-di vedere se la sua macchina agiva bene e se riusciva a scoprire i
-discorsi fatti dalla moglie.
-
-Il gioiello conteneva un fonografo in miniatura, e lo Zuccoli ne tolse
-una membrana metallica tutta sparsa di segni invisibili e l'applicò ad
-uno strumento che dovea riprodurre i suoni segnati su quel disco.
-
-Le sue mani tremavano, mentre montava la macchinetta, e stette attento
-senza fiatare.
-
-Da principio uscì dalla macchina un brontolìo incomprensibile, poi udì
-distintamente i dibattiti colla sarta, e i discorsi che Fania avea
-fatto con Giacomino.
-
-Ogni tanto dava qualche esclamazione.
-
-—Ah birbante!—diceva,—glielo darò io il Mago Merlino!... ah non sono
-il suo genere, e non mi diceva nulla!... meno male che non ha accettato
-di andare a casa sua.
-
-Questo pensiero lo consolava, ma gli pareva che la moglie fosse stata
-sull'orlo d'un abisso.
-
-Gli passò pel capo di rimettere una piastrina nel porta fortuna e
-ricominciare il giorno dopo quel medesimo giuoco, ma poi pensò che, se
-non parlava, gli sarebbe sembrato di scoppiare. Bisognava venir subito
-ad una spiegazione; era meglio.
-
-Appena si trovò seduto a tavola colla moglie, le chiese:
-
-—Dunque si può sapere chi hai veduto quest'oggi?
-
-—Te l'ho detto, la sarta.
-
-—E poi?
-
-—Poi ho incontrato Giacomino, ma per pochi minuti.
-
-—Sei sincera per metà soltanto, perchè invece so che hai fatto una
-lunga conversazione.
-
-—Chi te l'ha detto?
-
-—So tutto.
-
-—Sei un mago allora.
-
-—Sì, il Mago Merlino.
-
-Fania si sentì salir le fiamme alla faccia e tutta confusa non poteva
-rispondere.
-
-Il marito si mise a ripetere parola per parola tutta la conversazione
-da lei avuta con Giacomino, dicendole che non voleva farle rimproveri,
-ma che desiderava evitasse d'incontrarsi col cugino. Essa era sorpresa
-e voleva sapere; poi un'idea si affacciò come un lampo alla sua mente.
-
-—Ah, il porta fortuna!
-
-—Proprio, è lui il colpevole,—disse Cristoforo.
-
-Fania volle vedere come faceva, e quando mise in movimento un piccolo
-gramofono, ed essa udì uscirne la propria voce, e parola per parola
-la conversazione fatta alla mattina, disse ch'era un meccanismo
-meraviglioso e che riguardava il marito un vero mago.
-
-—Però, in conclusione,—soggiunse,—non mi sono poi condotta male, ma
-ora sta' certo che calcolerò che tu sia sempre presente a me, non mi
-lascerò più andare a dir sciocchezze e nemmeno uscirò molto di casa;
-voglio assistere alla fabbrica delle tue macchine che incominciano ad
-interessarmi.
-
-—Meno male che questa volta hanno servito a qualche cosa; dunque
-resterai a casa?
-
-—Non mi tieni il broncio, se ti chiedo una cosa strana?—chiese Fania.
-
-—Andiamo, che cosa desideri? Sai che sono un po' in collera con te.
-
-—Vorrei dare uno di quei porta fortuna a Giacomino, per sapere con chi
-si trova tutto il giorno, se è vero che studia sempre come dice.
-
-—Questo Giacomino mi dà noia,—rispose il marito, e, dopo aver
-riflettuto in silenzio, soggiunse:—però non è una cattiva idea, per un
-giorno solo ti permetterò di prestargli il porta fortuna, ma come si fa?
-
-—Domani vado ad incontrarlo e con una scusa glielo affibbio. Lascia
-pensare a me.
-
-—Cominciamo male, tu vuoi rivederlo.
-
-—Soltanto per pochi minuti, per lasciargli il gingillo.
-
-—Posso fidarmi?
-
-—Non ho nelle mani il gioiello rivelatore?
-
-—E ritornerai subito? Bada, starò coll'orologio in mano.
-
-Fania lo rassicurò, come sapeva fare quando voleva esser gentile, e il
-giorno dopo tutta contenta andò col gioiello rivelatore ad incontrare
-il cugino.
-
-Appena la vide, egli le si avvicinò sorridente e le disse:
-
-—Vieni a casa mia quest'oggi?
-
-—Ti pare? Ho invece molta fretta; figurati che devo andare dalla sarta.
-
-—Almeno verrai a prendere un bicchierino di vermouth.
-
-—Ma in fretta, ti concedo cinque minuti.
-
-Quando furono nella prima pasticceria che trovarono sulla loro strada,
-essa disse:
-
-—Figurati, mi annoia molto andar dalla sarta, dovermi svestire, con
-tanti impicci che abbiamo noi signore. Anzi vorresti tenermi questo
-gingillo?—disse staccandosi il porta fortuna,—mi preme molto e
-noi, quando si prova un vestito, si ha la testa tanto occupata e si
-dimentica facilmente i nostri oggetti; ho perduto una spilla l'altra
-settimana.
-
-—Se non vuoi altro, anzi! sarò felice di aver qualche cosa di tuo
-sulla mia persona.
-
-—Ecco qui, attaccato alla catenella dell'orologio, pare una medaglia,
-sta bene; domani me lo restituisci, non è vero?
-
-—Ti do la mia parola.
-
-—Sai, è un regalo di mio marito, poi porta fortuna.
-
-—Se intanto oggi mi portasse centomila lire, bada che non te lo
-renderei più.
-
-—Hai sempre voglia di scherzare, ma scappo, altrimenti perdo il mio
-turno: a rivederci domani.
-
-E via difilata a casa tutta lieta, pensando alla burla che faceva al
-cugino, e disse al marito:
-
-—Dimmi brava; vedi come sono tornata presto, nemmeno mezz'ora sono
-stata. E domani devo fare lo stesso per riprendermi il gioiello; ti
-prometto che ritornerò presto.
-
-—Domani sarai spinta dalla curiosità di sapere, non ho bisogno di
-farti raccomandazioni.
-
-Ma il giorno dopo quando Fania andò ad incontrare il cugino e gli
-chiese il suo gingillo, egli le rispose:
-
-—L'ho lasciato a casa, vieni a prenderlo.
-
-—Venire a casa? ma è un tradimento! voglio il mio porta fortuna.
-
-Fania supplicò colle lagrime agli occhi, ma Giacomino non si lasciò
-commuovere; che poteva fare la piccola Fania?
-
-Corse in fretta a casa ed entrò nello studio del marito colla faccia
-stravolta.
-
-—Che contrarietà!—esclamò.—Come me l'ha fatta!
-
-—Ma che è accaduto, si può sapere?
-
-—Non mi vuol restituire il porta fortuna, vuole che vada a prenderlo
-a casa sua; come sono stata sciocca, ma lo voglio, andiamo insieme a
-prenderlo.
-
-—Ti pare? se lo vedo il tuo Giacomino, gli do uno schiaffo,—disse il
-signor Zuccoli,—mi è diventato antipatico.
-
-—E allora come si fa? Gli scrivo.
-
-—No, gli scriverò io.
-
-—Sì, subito, con preghiera di consegnare al latore il porta
-fortuna,—disse Fania,—e se non vuol darlo?
-
-—Se vuol tenerlo in ostaggio perchè tu vada a prenderlo, diremo al mio
-aiutante di portare il meccanismo interno perchè io devo introdurvi
-un'innovazione.... Già è quello che ti preme, l'involucro glielo
-lascieremo per ricordo.
-
-—È naturale, non vado certo a prendermelo.
-
-Così fecero e il messaggero non portò il gioiello, ma il meccanismo
-interno.
-
- * * * * *
-
-Fania era impaziente di mettere nel gramofono il disco pieno di segni
-cabalistici.
-
-E, messo a posto il disco, stettero intenti ad ascoltare.
-
-Prima Fania sentì la propria voce quando pregava Giacomino di tenerle
-il gingillo.
-
-—Brava,—disse Cristoforo,—ben trovato.
-
-Poi si udì qualche rumore confuso e la voce di un amico che, dopo
-averlo salutato, gli disse:
-
-—Come! libero? e la tua dama?
-
-—Oggi mi ha lasciato, questioni di abbigliamento.
-
-—E sei a buon punto?
-
-—Se volessi, ma non mi preme, mi diverto così per passatempo, e poi
-perchè mi dà importanza mostrarmi con una signora della buona società.
-
-—Anche tu fai come la volpe.
-
-—Non è vero, non è il mio tipo; è graziosa, ma è una sciocchina, buona
-per passare un'ora.
-
-—E l'altra, l'artista come va?
-
-—Quella sì è un boccone saporito, passerò là a momenti.
-
-—Ma non sei solo ad avere i suoi favori.
-
-—Tu come sai? Per tua regola, non vado mai ad approfondire troppo le
-cose, poi parli per invidia.
-
-—Al caso, io starei per tua cugina, se la cedi.
-
-—Che c'entro io, non è mia, ma in paragone all'altra è come una tazza
-di latte paragonata ad una coppa di _champagne_.
-
-—Il latte è una bibita sana.
-
-—Ma ti annoia e poi calma i nervi, mi può servire appena per un di
-più;... ma addio, vado a prendere un bicchiere di _champagne_.
-
-Una pausa, dei rumori confusi, poi di nuovo la voce di Giacomino e una
-voce di donna.
-
-—Luisa, come va?
-
-—Non ti aspettavo a quest'ora.
-
-—Ero impaziente di vederti.
-
-—Bugiardo! La tua dama ti avrà lasciato in libertà!
-
-—Non ho dame, sei tu sola nella mia vita.
-
-—E quella colla quale passeggi?
-
-—Quella non conta, una parente, poi è insipida, non c'è sugo.
-
-—Davvero?
-
-—Ti giuro. Ma lo sai che, quando si è avvolti nelle tue spire, non se
-n'esce.
-
-—Sono un serpente.
-
-—Forse!
-
-—E allora lascia che ti avvolga nelle mie spire, e bada, ti strozzerò.
-
-—Finirai per andare in prigione.
-
-E una grande risata, poi più nulla.
-
-—Oh, che birbante!—disse Fania,—è così che studia tutto il giorno,
-ed ora non si sente più nulla, che cos'è successo? s'è guastato.
-
-—Non mi pare, si sarà fermato, oppure l'avrà deposto in un'altra
-camera.
-
-—Vuol dire che si sarà tolta la catena,—disse Fania.
-
-—Che cosa ti preme? non hai inteso abbastanza?
-
-—Fin troppo! non voglio più vederlo.
-
-—E farai benissimo.
-
-—Ma prima voglio fargli sapere che ho tutto scoperto.
-
-—Non c'è bisogno: che cosa t'importa di lui, se non vuoi vederlo? Non
-ti basto io?
-
-—Sì, sì, caro Cristoforo, tu sei buono, e poi sei non un mago, ma un
-genio; ti ammiro; ma voglio dir qualche cosa a Giacomino, altrimenti
-scoppio. Ho trovato, lo chiamo al telefono.
-
-Drin, drin, drin.
-
-—Pronti.
-
-—Giacomino.
-
-—Sono io.
-
-—Sono Fania. Ti lascio l'involucro del porta fortuna per memoria,
-perchè non ci rivedremo mai più.
-
-—Come! non verrai nemmeno a passeggio?
-
-—No, sono troppo sciocchina, insipida; resto col Mago Merlino che mi
-apprezza meglio di te.
-
-—Non è vero, sei adorabile, rallegri la mia esistenza, vieni.
-
-—No, non mi fai compassione; la Luisa ti consolerà; il latte è una
-bibita troppo insipida, ci vuole del vino di Sciampagna. Addio per
-sempre, buon _champagne_.
-
-Drin, drin, drin; il campanello continuava a suonare, ma Fania tolse la
-comunicazione, e andò a sedere vicino al marito.
-
-—Ora sono tutta per te,—disse,—non uscirò più di casa, imparerò
-anch'io a fabbricare dei meccanismi.
-
-—Ti pare? con quelle manine, non lo permetterò.
-
-—E che cosa farò della mia vita?
-
-—Non rinuncerai alle tue abitudini; vuol dire che sarò io il tuo
-cavaliere, andremo insieme dal pasticciere.
-
-—Come, tu lasceresti il tuo lavoro?
-
-—C'è tempo per tutto, ed ho capito che, quando si ha una moglie
-graziosa e carina come te, bisogna dedicarle un po' di tempo. Finora
-sono stato troppo egoista.
-
-—Caro il mio mago, il mio Cristoforo, quanto sei buono!—disse
-gettandogli le braccia al collo.—E pensare che non me n'ero mai
-accorta del genio che avevo per marito!... ci voleva proprio il
-gioiello rivelatore!...
-
-
-
-
-FOSFORESCENZE.
-
-
-I.
-
-In quella giornata afosa di luglio l'antico palazzo Grimani situato
-in una delle vie meno frequentate di Vicenza, pareva deserto e
-addormentato.
-
-Le finestre che davano sulla strada erano chiuse ermeticamente, l'erba
-cresceva tra i sassi nel vasto cortile, nel giardino abbandonato le
-piante piegavano i rami avvizziti e la fontana di marmo annerita dal
-tempo non mandava più un filo d'acqua, come se la sorgente fosse
-rimasta esausta per sempre.
-
-Soltanto quattro finestre al primo piano verso il giardino, aperte
-e riparate da tende color ruggine, mostravano che il palazzo non era
-del tutto disabitato. Difatti in una vasta sala, ridotta ad uso di
-laboratorio, il professore Giulio Grimani osservava attentamente un
-oggetto posto sotto alla lente di un microscopio.
-
-Accanto a lui una bella fanciulla, Marcella Montecchi, laureata in
-scienze naturali, era intenta a togliere con uno spillo i visceri di
-alcune mosche; li schiacciava fra due piccoli pezzi di vetro e li
-porgeva man mano da esaminare al professore.
-
-Una pace tranquilla regnava in quell'ambiente; intorno alle pareti
-alcuni ritratti d'uomini d'altri tempi risaltavano come bianchi
-spettri sopra un fondo cupo; se avessero potuto rivivere, si sarebbero
-meravigliati di vedere due grandi tavole piene di arnesi sconosciuti
-e la sala dove solevano ricevere principi e cavalieri, mutata in un
-laboratorio da alchimista, e sarebbero stati imbarazzati di spiegare a
-che cosa dovesse servire il lavoro della bella fanciulla che continuava
-a porgere al professore i vetri preparati per l'esame, movendosi
-lentamente, in quell'atmosfera calda e snervante.
-
-Quando il professore avea terminato di osservare un oggetto, scriveva
-alcune note sopra un quaderno e si rimetteva al lavoro in silenzio,
-immerso nei suoi pensieri.
-
-Pensava appunto quanto Marcella gli fosse stata utile dopo che era
-entrata nella sua vita, come assistente. Si rammentava, ch'egli non
-aveva veduto molto volontieri la donna introdursi nell'Università
-credendola un essere frivolo e poco adatto a seri studii, e sul
-principio anche con Marcella era stato severo come tutti i suoi
-colleghi, ma poi, essa avea studiato con tanto amore e con tanta
-intelligenza tutti quegli anni, s'era presentata agli esami un po'
-pallida e affaticata pel lungo lavoro, ma agguerrita, sicura di sè, con
-idee chiare e precise, con risposte pronte che mostravano il suo studio
-non esser stato superficiale, ma che avea approfondito ogni materia, e
-ne rimase tanto sorpreso, che per quanto i colleghi volessero essere
-ingiusti per impedire alla donna d'invadere le carriere riservate
-agli uomini, piegandosi all'evidenza spezzò una lancia a favore della
-nuova dottoressa e non solo fu approvata a pieni voti, ma avendogli il
-governo concesso di scegliere fra i laureati un assistente per i suoi
-lavori tanto utili alla scienza e all'umanità, aveva nominato Marcella,
-trovandola la più meritevole d'esser preferita.
-
-Ed ora sentiva che l'aiuto della fanciulla gli era necessario, ed essa
-era orgogliosa d'esser utile al suo professore e maestro, a quello che
-aveva sempre riguardato come un essere superiore; era persuasa di aver
-imparato assai più nei pochi mesi che frequentava il suo laboratorio,
-che in tutti gli anni passati all'Università e provava una stretta
-al cuore, pensando che fra pochi giorni il professore sarebbe andato
-lontano in cerca di nuovi materiali per i suoi esperimenti, ed essa,
-per trovare un posto d'insegnante o d'assistente, avrebbe dovuto
-lottare contro il pregiudizio di coloro che non vogliono incoraggiare
-la donna a dedicarsi ad occupazioni intellettuali fuori dell'ambiente
-domestico, oppure ritirarsi sulla montagna in una casetta lasciatale
-dalla madre, dove avrebbe trovato un vuoto intorno a sè, e priva delle
-lezioni del suo maestro la sua intelligenza si sarebbe arrugginita, e
-scoraggiata ed avvilita sarebbe stata molto infelice.
-
-Immersa in questi pensieri sentiva come un peso sul cuore, e in quel
-silenzio le uscì dal petto quasi suo malgrado un profondo sospiro.
-
-Il professore interruppe il lavoro e:
-
-—Siete stanca,—le chiese.
-
-Marcella fece cenno di no col capo.
-
-—Avete dunque pensieri tristi, alla vostra età?
-
-—Sì,—rispose,—penso che tutto finisce e dopo tanti mesi, un lavoro
-piacevole e tanto utile sarà interrotto per non essere forse ripreso
-mai più.
-
-—E perchè?—disse Grimani;—avete così tristi presagi? Ora bisogna
-terminare il nostro lavoro sulle mosche e provare come esse siano il
-veicolo di tutte le malattie infettive che travagliano l'umanità.
-
-—E poi vengono le vacanze e andrete lontano a raccogliere nuovi
-materiali per lo studio.
-
-—Senza di voi!—esclamò Grimani,—è impossibile; ho bisogno di aiuto,
-mi avete abituato male, non ho più pazienza per certe minuzie.
-
-Infatti Marcella era diventata il suo braccio destro, nessun assistente
-aveva saputo essergli tanto utile come quella fanciulla modesta e
-paziente, che una volta entrata nel suo laboratorio aveva preso per
-sè la parte più noiosa; lavoratrice infaticabile, lo seguiva nelle
-ricerche con ansietà, s'immedesimava del pensiero di lui, capiva a
-volo quello che desiderava, pronta a servirlo, a rendergli facili gli
-esperimenti provando, riprovando, quando non riuscivano subito. Egli
-sentiva che aveva bisogno di lei come dell'aria che respirava.
-
-Vi fu qualche minuto di silenzio. Marcella porgeva i vetrini al
-professore ed egli li osservava al microscopio macchinalmente, ma i
-loro pensieri erano lontani dal lavoro.
-
-Dopo qualche minuto di silenzio, Marcella disse:
-
-—E l'anno venturo avrà ancora bisogno di me?
-
-—Ma certo, sempre, non posso fare da solo, sono stanco, mi sento
-vecchio,—e sì dicendo si staccò dal microscopio e si lasciò cadere con
-abbandono sulla poltrona che stava dietro a lui.
-
-Marcella lo guardò coi suoi occhi sereni e penetranti, e non disse
-nulla.
-
-—Non so che cosa succeda in me,—riprese il professore,—ma mi sento
-nervoso, ho le idee confuse ed io che voglio trovare la ragione di
-tutte le cose, che pretendo d'indagare i misteri della natura, non
-capisco più me stesso e sono avvilito.
-
-—Lavora troppo,—disse Marcella,—questo caldo snerva. Ha bisogno di
-riposo.
-
-—Sì, sì, riposerò, dirò addio ai miei esperimenti, andrò lontano,
-ma non solo; partiremo assieme,—soggiunse il professore con accento
-risoluto.
-
-Marcella non disse nulla e alzò gli occhi increduli.
-
-—Che c'è di male?—riprese il professore,—è una cosa tanto
-straordinaria viaggiare col proprio assistente?
-
-—Non sarebbe una cosa nuova, ma è impossibile,—disse Marcella.—Fuori
-del laboratorio, non sono che una donna, bersaglio alle chiacchiere ed
-ai pregiudizii del mondo.
-
-—Il mondo, il mondo,—borbottò Grimani,—c'è un modo di accomodare
-ogni cosa,—disse battendo le mani come se avesse fatto una scoperta
-interessante,—sposiamoci.
-
-Marcella gli diede un'occhiata, si fece rossa in volto e non rispose.
-
-—Non è una cosa possibile?—riprese il professore,—sono forse troppo
-vecchio?
-
-La fanciulla lo guardò bene in faccia, poi disse corrucciata:
-
-—È un brutto scherzo; vi burlate di me.
-
-—Parlo sul serio,—soggiunse con forza il professore,—sapete; non
-so far tanti preamboli, e parlo come penso, francamente. Finora non
-mi sono occupato che della scienza, temevo che una donna nella mia
-vita potesse distrarmi dallo studio, ma con voi è differente, anzi è
-tutto l'opposto, io ho bisogno del vostro aiuto, noi ci completiamo e
-non possiamo viver lontani. Qualche minuto fa, quando si parlava di
-separarci, ho sentito quanto voi mi siete necessaria, ed ho osato dirvi
-il mio pensiero. Perchè imporsi una sofferenza, un sacrificio, quando
-è così facile trovare il rimedio?
-
-Grimani fece tutto questo discorso senza guardare in faccia Marcella,
-la quale se ne stava confusa tremante senza fiato e senza parole per
-rispondere.
-
-Il professore soggiunse guardandola timidamente:
-
-—È una proposta assurda che vi ho fatta; sono pazzo, non è vero,
-pensare a certe cose alla mia età? Se è così, non parliamone più.
-
-—È che sono sorpresa, confusa,—disse la fanciulla con un filo di
-voce.—Io che v'ho riguardato sempre come mio maestro tanto superiore
-a me e a tutti, che ho vissuto tutto questo tempo in ammirazione del
-vostro ingegno, mi par di sognare, ma sarebbe vero? Come avete potuto
-fissare la vostra attenzione sopra di me, povera fanciulla, microbo
-invisibile? Sarebbe una fortuna insperata; non può essere.
-
-—Siete troppo modesta, mia cara; venite qui vicino a me e ragioniamo;
-prima di tutto non disprezzate i microbi che sono il soggetto dei
-nostri studii e che per tanti mesi furono l'argomento dei nostri
-discorsi, ma guardatemi in faccia, non sono troppo vecchio per pensare
-a certe cose?
-
-—Vecchio! non me ne sono mai accorta!
-
-—Ho trentotto anni.
-
-Marcella diede in una sonora risata e disse:
-
-—Un uomo a trentott'anni è molto giovane.
-
-—E non ti troverai a disagio con un professore che vive coi suoi libri
-e il microscopio?
-
-—E questa non è pure la mia vita?—disse Marcella,—ma sarebbe troppa
-felicità, non ne sono degna.
-
-E chinò il capo confusa.
-
-Il professore la trasse vicino a sè come per proteggerla e soggiunse:
-
-—Io non so dire tutte quelle cose che piacciono alle donne, non ho
-avuto tempo d'impararle, ma sento che il tuo aiuto mi è necessario e
-procurerò di farti felice.
-
-Marcella a quelle parole si sentì commuovere e quando potè parlare
-disse come in quei giorni era stata tanto infelice, perchè pensava
-ch'egli sarebbe andato lontano, e in mezzo ai trionfi si sarebbe
-dimenticato di lei, ed ora il mondo le pareva mutato, si sentiva rapita
-come in un bel sogno e temeva di destarsi.
-
-Ma la voce di Grimani la rassicurava parlandole sommesso come se fosse
-stato in chiesa, le diceva che bisognava far presto, egli non voleva
-far la commedia del fidanzato, gli pareva ridicola, tutto dovea esser
-semplice, naturale come la loro vita.
-
-Ed essa si cullava al suono di quella voce, che le andava diritta
-al cuore, e nel tepore di quel pomeriggio di luglio, nella sala
-silenziosa, le pareva di sentire un languore delizioso come se fosse
-trasportata su su in cielo da una schiera di angeli. Avrebbe voluto
-che quella giornata non avesse più fine, ma la terra segue imperterrita
-il suo cammino, non curando il desiderio dei suoi abitanti e già il
-sole sembrava spegnersi dietro le colline e l'ombra invadeva ogni cosa.
-
-Marcella si riscosse, si alzò e disse:
-
-—È tardi, bisogna andare, mia cugina m'aspetta, domani verrò più
-presto.
-
-Il professore non voleva lasciare la mano che teneva imprigionata nella
-sua.
-
-—Dunque sì?—le disse.
-
-Essa alzò gli occhi, chinò il capo arrossendo, e fuggì via lasciando il
-professore che la seguì collo sguardo, contento d'essersi tolto il peso
-che l'opprimeva da tanti giorni e assicuratasi la compagnia di quella
-fanciulla che era divenuta necessaria alla sua esistenza.
-
-
-II.
-
-Giulio e Marcella sono sempre nella grande sala intenti al lavoro,
-nulla è mutato intorno ad essi, ma non sembrano più quelli di prima.
-
-Il professore pare ringiovanito, si muove in fretta, i suoi occhi
-mandano lampi attraverso le lenti degli occhiali, lavora, lavora per
-terminar presto e pensare poi al matrimonio.
-
-Marcella è più pronta ad apprestare i vetri e porgerli al compagno, ha
-i movimenti più rapidi, la faccia sorridente, e malgrado il caldo si
-sentono entrambi dominati dalla febbre del lavoro.
-
-In qualche momento di sosta, Grimani ha delle distrazioni, come non ha
-avuto mai, si sorprende ad osservare i capelli dorati che incorniciano
-la fronte di Marcella come un'aureola e li trova più interessanti
-dei microbi che attendono sotto le lenti del microscopio. Egli che
-non aveva mai pensato alla donna che come ad un animale grazioso ed
-inutile, confessa d'essersi ingannato e lo trova, invece, l'essere più
-bello della terra, che merita d'esser studiato, non solo nell'apparenza
-esteriore, ma nella parte più misteriosa del suo spirito; soltanto in
-quel momento capiva che esiste al mondo qualche cosa all'infuori dello
-studio e della scienza, capace di produrre delle sensazioni sconosciute
-e di dare all'organismo un senso di ebbrezza delizioso.
-
-Avrebbe voluto far qualche cosa per la fanciulla modesta e devota che
-viveva rinchiusa nel cupo laboratorio, lo aiutava nei lavori faticosi,
-ne prendeva per sè la parte più uggiosa, lasciando a lui tutta la
-gloria.
-
-Qualche momento, stanchi dall'intenso lavoro e dal caldo opprimente, si
-alzavano e tenendosi per mano andavano girando per le sale del palazzo.
-
-—Andiamo a vedere,—diceva il professore,—bisognerà ben riordinare la
-vecchia casa perchè sia degna d'accogliere la giovane sposa.
-
-Marcella rispondeva sorridendo.
-
-—Le vecchie case sono sacre, serbano l'impronta delle generazioni che
-ci hanno preceduto, e mi sembrano più ospitali. Ma noi abbiamo bisogni
-e gusti diversi dai nostri antenati,—diceva Grimani.
-
-Traversavano androni cupi dove si ripercuoteva l'eco dei loro passi,
-sale abbandonate, dalle vôlte delle quali pendevano le ragnatele, si
-soffermavano davanti alle pareti adorne di affreschi mezzo scrostati
-dal tempo che rivelavano qualche maestro del rinascimento.
-
-—Non vedi che disordine,—disse un giorno Giulio,—bisognerà ritoccar
-tutto.
-
-—Sarebbe una profanazione,—rispose Marcella,—e poi a che cosa
-servirebbero queste immense sale? si chiude tutto, il laboratorio sarà
-il nostro regno.
-
-Poi andarono nella parte più abitata della casa e Marcella destinò una
-grande camera con alcova per camera da letto, un'altra coi palchetti di
-legno scolpito per camera da pranzo e:
-
-—Qui,—disse entrando in un gabinetto pieno d'aria e di sole,—metterò
-i miei libri, i miei amici fedeli.
-
-—E il salotto da ricevere?—chiese il professore.
-
-Marcella si mise a ridere.
-
-Chi mai doveva ricevere? E poi non bastava il suo studiolo?
-
-Si rimettevano al lavoro, riposati da quella corsa attraverso la casa
-e ogni tanto l'interrompevano per parlare della loro vita passata.
-
-Il professore diceva che la sua aspirazione era sempre stata di
-scrutare i misteri della natura, aveva dovuto lottare col padre che
-desiderava si fosse dedicato all'industria come suo fratello Paolo, il
-quale si era arricchito e viveva a Milano con un figliuolo, unica sua
-consolazione dopo che era rimasto vedovo.
-
-—È stato tanto contento quando ha inteso del mio
-matrimonio,—disse.—Era il suo desiderio che venisse una giovane sposa
-a popolare la vecchia casa paterna.
-
-Marcella invece gli narrava le lotte per poter applicarsi agli studii
-pei quali tutte le donne avevano trovato tante ostilità, prima in
-famiglia e poi a scuola; e lei rimasta padrona di sè vi si era
-attaccata come ad un rifugio per non pensare alla sua vita triste e
-solitaria.
-
-—Guai se non avesse trovato un valido aiuto nel suo
-maestro,—soggiunse guardando il professore.
-
-Ogni tanto egli le chiedeva se non era pentita d'averlo accettato per
-compagno della vita.
-
-Ed essa gli diceva che era così felice che non poteva ancora credere a
-tanta fortuna.
-
-Era stato come un raggio di sole, nella sua vita, unirsi all'uomo che
-riguardava con tanta riverenza, al suo professore: come avrebbe voluto
-aiutarlo, come si sentiva di amarlo!
-
-Poi parlarono dell'avvenire: dovevano sposarsi tranquillamente, senza
-far rumore, e dar spettacolo agli indifferenti: prima sarebbero
-andati in qualche angolo tranquillo e solitario in mezzo alla natura
-selvaggia, poi in riva al mare dove la notte si vede illuminata da
-animali fosforescenti; dovevano nei primi tempi del loro matrimonio
-dare il bando agli insetti schifosi come le mosche e dedicarsi
-all'osservazione degli animali luminosi, doveva essere un periodo
-fosforescente anche nei loro studî.
-
-Ogni giorno si rassomigliava in quel periodo, ma erano tanto contenti,
-e l'ora del tramonto li sorprendeva sempre negli stessi lieti propositi
-per l'avvenire.
-
-
-III.
-
-Il matrimonio avvenne come avevano destinato: senza feste, senza
-inviti, accompagnati soltanto dalla folla degli indifferenti; andarono
-a nascondere la loro felicità in mezzo alla natura selvaggia, e il
-palazzo Grimani rimase chiuso e completamente disabitato.
-
-Vissero, per molti giorni, una vita di sogno. Il professore dimenticava
-le aspirazioni scientifiche, nella gioia di possedere quella fanciulla
-buona, intelligente e bella, colle guance rosee e gli occhi neri
-espressivi, ch'egli non si saziava mai di contemplare.
-
-Non avrebbe mai pensato di poter dimenticare i suoi studii prediletti
-per i begli occhi di una fanciulla, e n'era sorpreso.
-
-Marcella invece aveva paura della sua felicità, diceva di sentirsi
-tanto contenta, temeva che il cuore le scoppiasse per la gioia.
-
-—È troppo, è troppo!—esclamava;—temo di morirne.
-
-Abituati ad osservar tutto con intendimenti scientifici, si studiavano
-a vicenda, procuravano di scoprire il mistero che li aveva uniti quasi
-inconsapevolmente.
-
-—Peccato che non possiamo esaminare col microscopio quello che avviene
-nel misterioso laboratorio che è il cervello umano,—diceva Marcella.
-
-—È meglio così,—rispondeva il professore;—il mistero è quello che
-attrae e affascina, analizzare e conoscere i nostri sentimenti non ci
-renderebbe più lieti.
-
-—E se non si potesse continuare ad amarci così intensamente!
-L'avvenire mi spaventa,—diceva Marcella,—mi par di vivere in mezzo
-ad una luce abbagliante, che appunto perchè troppo radiosa, si possa
-spegnere da un momento all'altro.
-
-—Sta in noi di tenerla sempre accesa,—non pensiamo all'avvenire che
-è nelle mani del destino, come non dobbiamo curarci della gente che ci
-circonda.
-
-E così passavano quelle giornate indimenticabili sempre assieme facendo
-delle lunghe passeggiate, arrampicandosi sui monti, attraversando
-ghiacciai, rallegrandosi di ogni difficoltà vinta, d'ogni nuovo
-sentiero scoperto, correndo talvolta come scolaretti in vacanza sulle
-chine erbose dei monti, ridendo di loro stessi, non riconoscendosi
-in quella nuova vita giovanile che, repressa dalla serietà dei loro
-studii, scaturiva baldanzosa come limpida fonte alla quale sia stato
-tolto ogni impedimento.
-
-E si dilettavano in quella vita che avevano riguardata un tempo come
-frivola, dimenticando tutto, nel timore che dovesse un giorno o l'altro
-finire.
-
-—Eppure dovremo riprendere i nostri lavori,—disse un giorno il
-professore.
-
-—Peccato!—rispose Marcella.
-
-Ma intanto il tempo passava e non si risolvevano mai a rompere
-l'incanto di quelle giornate. Ci volle una bufera di neve a spingerli
-a lasciare le alte cime e ad avviarsi più giù in riva al mare.
-
-Andarono a Napoli e in Sicilia: la temperatura calda, la luce
-abbagliante del mare azzurro diede loro un nuovo godimento; di giorno
-ammiravano la instabile superficie delle onde, le vele candide, i
-bastimenti formidabili; la notte si lasciavano cullare in canotto
-sull'onde increspate, dove l'ombra era più profonda ed osservavano la
-fosforescenza del mare che pareva illuminato per far loro festa.
-
-Era una scìa luminosa che seguiva il solco del canotto, erano striscie
-che scendevano dai remi quali frangie d'oro o d'argento.
-
-Marcella che vedeva quello spettacolo per la prima volta, ne era
-entusiasta ed ogni sera voleva goderlo nuovamente senza esserne mai
-sazia.
-
-Una volta il remo andò ad urtare in una massa d'alghe marine e di pesci
-ed il mare divenne in un istante tanto infocato come se il sole si
-fosse immerso nelle onde tenebrose.
-
-Marcella era in estasi; e il professore disse non esser vero che
-regni l'oscurità in fondo al mare, chè mille animali pieni di luce
-lo irradiano e molte sostanze fosforescenti lo inondano di raggi e
-scintille.
-
-Egli che da tanto tempo desiderava studiare la fosforescenza del mare,
-da quelle passeggiate ne riportò come una suggestione e sentì sorgere
-nel suo spirito una volontà irresistibile di rimettersi al lavoro.
-
-Ecco perchè una sera portarono all'albergo una bottiglia riempita di
-quell'acqua luminosa, e quando furono nella loro camera, tolsero dalla
-valigia il microscopio che aveva riposato sempre durante il viaggio,
-Marcella preparò i vetri con gocce d'acqua marina, e subito si misero
-ad osservare prima l'uno e poi l'altra lo spettacolo nuovo.
-
-Scrutarono attentamente attraverso le lenti, poi si guardarono in
-faccia sorpresi.
-
-Era possibile che tutto quello splendore venisse da animali in
-putrefazione?
-
-Eppure era evidente, il professore lo sapeva, altri avevano studiato
-quel fenomeno prima di lui, ma egli voleva liberare quei microbi dai
-fermenti che li producevano e poi studiare la luminosità degli esseri
-che guizzano nelle acque del mare.
-
-Ma in quella stanza ingombra erano troppo a disagio; bisognava
-decidersi a partire. Tutto a un tratto erasi ridestato in loro il
-desiderio di rimettersi al lavoro, e subito si diedero a preparare i
-materiali di studio; ordinarono venissero loro spedite ceste piene
-di pesci e molluschi, acquarii per poter avere vivi una varietà di
-animali luminosi, raccomandò che li pescassero la notte per scegliere
-i più risplendenti, e fecero le valigie allegramente pensando alla
-ripresa dei loro esperimenti e alla gioia di esaminare quelli esseri
-illuminanti i profondi abissi del mare: così avrebbero potuto rivivere
-a casa loro quelle gite notturne, quelle giornate incantevoli.
-
-
-IV.
-
-Il palazzo Grimani era in festa; dalle finestre aperte il sole entrava
-a rianimare i mobili antichi, e le vecchie cose sbiadite parevano
-rivivere alla nuova luce.
-
-Nel giardino, invece dei rami aggrovigliati, dell'erbe invadenti, i
-cespugli fioriti sorridevano ai sentieri serpeggianti fra le macchie
-erbose e dalla fontana scendeva un fresco zampillo che gorgogliava
-nella coppa di marmo.
-
-Dalla porta spalancata entrarono gli sposi anch'essi ringiovaniti dalla
-nuova vita e contenti d'aver quasi raggiunto la felicità.
-
-Il primo pensiero di Giulio Grimani fu di dar sesto al suo laboratorio,
-perchè dopo tanti mesi di riposo era impaziente di rimettersi al
-lavoro, al quale voleva dedicarsi con maggior lena per aprir nuovi
-orizzonti alla scienza.
-
-Marcella invece era preoccupata da altri pensieri, non aveva più per la
-scienza l'attrazione d'un tempo, si sentiva mutata e pensava che fra
-pochi mesi un nuovo ospite sarebbe venuto a rallegrare la vecchia casa,
-e voleva prepararsi a riceverlo degnamente.
-
-Pensava che non avrebbe potuto più dare tutto il suo tempo agli studii
-del marito, e ciò la rendeva un po' triste.
-
-Il professore se ne accorse e le chiese:
-
-—Non sei contenta della tua casa, ti dispiace ch'io l'abbia fatta un
-po' ripulire?
-
-—Non è questo che mi dà pena, ma temo che non potrò più aiutarti come
-prima nei tuoi lavori, e tu che m'hai sposato per questo scopo che cosa
-penserai di me?
-
-—Non temere, ti ho ingannato e volevo ingannare me stesso, ma ti ho
-sposato perchè non potevo vivere senza averti vicina; eri il mio raggio
-di sole, la mia gioia, e accetterò il tuo aiuto come un dono, ma se non
-puoi, farò da me solo.
-
-—Quanto sei buono!—disse Marcella,—come tutto è mutato: poco tempo
-fa mi davi soggezione, un tuo sguardo mi faceva tremare, ed ora provo
-per te soltanto amore e riconoscenza, ma ti aiuterò, sai, non come
-prima perchè avrò altre occupazioni; non ti dico di più, è un mio
-segreto.
-
-E il segreto fu subito svelato quando si vide capitare in casa tanti
-oggetti minuscoli, della tela candida e sottile, e finalmente una
-piccola culla, che Marcella voleva adornare per il loro bimbo. Mentre
-Giulio preparava i materiali per i suoi studii, essa tagliava la tela
-e colle sue mani cuciva piccoli indumenti che parevano fatti per la
-bambola.
-
-Il professore si meravigliava di vederla coll'ago in mano intenta a
-lavori donneschi.
-
-—C'era bisogno di studiare all'Università per far dei lavori che tutte
-le donne possono fare?—le diceva.
-
-—Sono per il mio bimbo, e voglio farli io stessa, sarei gelosa che
-se ne incaricasse un'altra donna, ma non temere, ti aiuterò e questo
-lavoro mi terrà compagnia quando andrai a Padova a fare le tue lezioni.
-
-E così Marcella passò l'inverno alternando i lavori d'ago agli studii
-sulla fosforescenza ed era un po' spoetizzata nel vedere che spesso
-l'origine delle onde luminose, che avevano reso sfolgoreggianti le
-notti del loro viaggio, non erano altro che residui in putrefazione: un
-tal pensiero quasi la disgustava.
-
-Ma ad interrompere le ricerche scientifiche venne un personaggio
-importante, che fu un vero raggio di sole per Marcella, a riempire
-di grida la vecchia casa. Lo chiamarono Aurelio per dargli un nome
-luminoso come gli studii prediletti in quel tempo dal professore.
-
-Marcella volle nutrire il piccolo Aurelio col proprio latte, e nel
-laboratorio si vide uno spettacolo nuovo; una piccola culla di vimini,
-imbottita di penne soffici come un nido in mezzo alla grande tavola,
-fra le fiale di vetro, i liquidi coloranti e le culture di microbi.
-
-E Marcella su e giù sempre in moto, ora occupandosi del marito, ora del
-bimbo, si faceva in due per non perder tempo e badare a tutto.
-
-Le rincresceva che il marito si curasse poco del bambino, e lo chiamava
-un padre snaturato; ma egli non aveva tempo di andare in estasi per un
-essere che non capiva nulla e non faceva che miagolare come un gattino.
-
-Il fatto sta ch'era sulla via d'una nuova scoperta e non voleva
-distogliere l'attenzione dalle sue esperienze.
-
-Ne parlava colla moglie spiegandole le sue speranze, ma essa lo
-ascoltava distrattamente, pensando che un sorriso del suo bimbo valeva
-più di tutte le scoperte del mondo intero.
-
-Il giorno che l'udì balbettare la prima parola, non potè trattenere la
-gioia e corse a comunicare la grande notizia al marito; ma lui aveva
-altro da fare che occuparsi di Aurelio; appunto in quel giorno, aveva
-ottenuto un risultato insperato, l'ipotesi s'era mutata in certezza, la
-luminosità d'alcuni animali altro non era che una schiera di microbi
-fosforescenti che avevano preso dimora nel loro fisico; ed egli volea
-studiarli, per aggiunger nuove conquiste alla scienza.
-
-—Pensa,—disse alla moglie nel suo entusiasmo,—pensa alla gioia di
-poter illuminare il corpo umano e renderlo trasparente; nulla allora
-sfuggirà all'occhio attento dello scienziato, e finalmente la medicina
-sarà una scienza esatta, perchè si potrà vedere come agisca la macchina
-interna ed ogni piccolo guasto ci sarà rivelato con precisione.
-
-—Ma quando le malattie saranno chiare come la luce del sole, potranno
-essere guarite?—chiese Marcella.
-
-—Certo sarà un passo verso la guarigione,—rispose il professore;—ma
-questo non m'interessa; ho già un bel lavoro davanti a me, per
-accertarmi che i microbi che vivono e risplendono nei miei animali
-acquatici, potranno vivere e propagarsi in animali d'indole diversa;
-sicchè ora ci metteremo all'opera e spero che il signor Aurelio, che
-incomincia a parlare, ci lascerà lavorare in pace.
-
-Legare il proprio nome ad una scoperta benefica era un miraggio troppo
-bello, e senza trascurare Aurelio, che o dormiva tranquillo nella
-culla, o seduto sopra un tappeto in mezzo ad una quantità di balocchi
-non disturbava, Marcella preparava i vetrini, ripuliva gli arnesi,
-faceva annotazioni come nei tempi in cui era la migliore allieva del
-professore.
-
-Nel laboratorio c'era sempre una quantità d'innocenti animaletti che
-servivano agli esperimenti e divertivano molto il piccolo Aurelio,
-che andava loro vicino, li accarezzava colle manine, e quando riusciva
-a tener tra le braccia un piccolo coniglio o un agnellino era tutto
-contento.
-
-Quelle povere bestioline in quel tempo non vivevano che di microbi
-luminosi.
-
-Il professore voleva renderli trasparenti e vedere in quali animali
-i microbi inoculati si propagavano con facilità e l'effetto che ne
-risultava.
-
-Gli animali dal lungo pelo non erano molto suscettibili ad essere
-illuminati; nell'oscurità davano appena una leggera fosforescenza
-e solo gli occhi ne apparivano lucenti, ma quando il professore
-incominciò ad inoculare i microbi luminosi ai ranocchi che popolavano
-la vasca del giardino, solo allora potè rallegrarsi dell'esito sicuro
-della sua opera.
-
-Di notte era una vera fantasmagoria; sotto la pelle sottile si vedeva
-trascorrere un sangue luminoso ed i ranocchi illuminati che saltavano
-parevano animali fantastici, immaginati da qualche scrittore di
-racconti inverosimili.
-
-E quello che maggiormente sorprendeva era che i ranocchi diventavano
-ogni sera più luminosi e più irrequieti, e a poco a poco la luce era
-divenuta tanto intensa da potervi leggere come in mezzo a una corona di
-fiammelle elettriche.
-
-Per molte sere quegli animali luminosi servirono di spettacolo in casa
-Grimani, il professore n'era contento e orgoglioso come d'un trionfo, e
-Marcella meravigliata riguardava il marito con crescente ammirazione.
-
-
-V.
-
-Era sulla fine dell'anno scolastico, quando il professore Grimani
-invitò alcuni colleghi ed amici a passare una giornata a casa sua, dove
-aveva preparato loro una sorpresa.
-
-Accettarono con piacere, certi di passare una giornata lieta in casa
-Grimani, dove c'era sempre un buon pranzo, e potevano chiacchierare
-colla signora Marcella delle più ardue questioni scientifiche,
-trattandola da collega, e ciò la rendeva orgogliosa.
-
-Qualche volta essa si divertiva a far dello spirito sopra se stessa.
-
-—Che antipatiche le donne sapienti!—diceva.
-
-—Non è vero,—rispondevano quei signori, ai quali la scienza non aveva
-fatto dimenticare la cavalleria,—anzi, la scienza passata attraverso
-un cervello femminile riesce più amabile.
-
-In ogni modo essa sapeva far molto bene gli onori di casa; si occupava
-di tutto e di tutti, e procurava di disporre ogni cosa con tanta arte
-che non soffrivano un minuto di noia.
-
-Quel giorno la riunione in casa Grimani fu più interessante del solito.
-La sala da pranzo arredata severamente in stile antico, con mobili
-autentici di legno intagliato e le pareti ricoperte di damasco rosso,
-era rallegrata da ceste di fiori, e la tavola risaltava colla tovaglia
-candida e le stoviglie terse e lucenti.
-
-Erano lieti di vedersi circondati da una schiera di persone elette dai
-nomi conosciuti e stimati in tutto il mondo, che parlavano allegramente
-come se volessero dimenticare gli studi severi e darsi un po' di
-bel tempo, scambiandosi semplicemente le loro idee in quell'ambiente
-simpatico, intorno alla tavola bene imbandita, dove non mancavano
-nemmeno i vini generosi a metterli di buon umore.
-
-Terminato il pranzo, scesero in giardino a prendere il caffè in un
-piccolo chiosco coperto di glicine, onicere, clematis ed altre piante
-profumate, e quando scesero le ombre della notte ed il giardino si fece
-buio, Grimani diede il segnale di alzarsi e condusse gli amici in un
-grande ambiente al pianterreno, che non si sarebbe potuto dire se fosse
-una vasta grotta, una cantina, o una stalla, ma aveva l'aspetto d'una
-cosa e dell'altra.
-
-Era l'abitazione degli animali che servivano alle esperienze del
-professore: intorno alle pareti v'erano nicchie chiuse da cancelli di
-ferro, da un lato uno zampillo scendeva in una gran vasca che serviva
-per i pesci e gli animali acquatici e nello stesso tempo per abbeverare
-gli altri.
-
-Prima di entrare il professore narrò i suoi studi sulla fosforescenza.
-
-—Ma quello che ora vi mostrerò,—soggiunse,—è il frutto dei miei
-ultimi esperimenti, ho scoperto in alcuni animali acquatici un microbo
-luminoso che, date certe condizioni, si propaga e vive nel corpo di
-animali di specie diversa, e li rende luminosi e trasparenti; ora
-potrete vederne l'effetto coi vostri occhi.
-
-Sì dicendo aperse la porta della vasta stanza, e apparve loro come una
-visione fantastica.
-
-Tutt'intorno alle pareti e sulla vôlta c'erano bagliori indefiniti che
-mandavano raggi di tinte diverse: era quasi una danza di fiammelle che
-apparivano e scomparivano ad un tratto come fuochi fatui, poi strisce
-luminose, azzurre, rosse, infocate, che rammentavano albe e tramonti
-meravigliosi.
-
-Al primo momento tutti quei scienziati e professori rimasero attoniti.
-
-—Siamo nel regno delle fate, o vuoi farci assistere ad un racconto
-delle _Mille ed una notte_?—disse il professor Calvi.
-
-—Siete semplicemente nel laboratorio sperimentale d'un insegnante
-che cerca di scoprire il meccanismo della vita e, qualche volta,
-ci riesce perchè ha un'assistente impareggiabile,—disse Grimani,
-guardando sorridente Marcella, poi soggiunse:—Ora venite con me, che
-è tempo vi presenti alla spicciolata i miei personaggi principali,—e,
-fatti entrare gli amici in una stanza accanto e sedere intorno ad una
-tavola, vi pose sopra alcuni ranocchi luminosi.—Ecco l'animale che
-pare destinato a servire la scienza meglio di qualunque altro; ha
-incominciato ad essere il collaboratore del grande Galvani, ed ora
-continua il suo cammino glorioso; nessun animale inoculato coi miei
-microbi, mi ha dato risultati migliori.
-
-Infatti la pelle sottile di quelle rane irradiava una luce così
-intensa come se dentro ci fosse una fiammella elettrica, e osservando
-attentamente, si poteva distinguere tutti i movimenti interni del
-piccolo animale, i battiti del cuore, il sangue trascorrere nelle vene
-e il nutrimento attraverso il corpo, e quando l'animale era stuzzicato
-o tormentato, mandava raggi più vibrati, e tutti quei professori si
-strappavano di mano quelle piccole bestie per osservarle, come i
-fanciulli fanno coi balocchi.
-
-Grimani mostrò poi delle cavie, dei conigli che non mandavano una luce
-intensa, ma una pallida fosforescenza, e soltanto negli occhi avevano
-due lucenti scintille; piacque molto un porcellino da latte che dava
-una luce rosea, e finalmente il professore versò e dispose sulla tavola
-una sostanza simile a un fiume d'oro e d'argento: sembravano raggi
-usciti dal sole e dalla luna che illuminassero la piccola stanza e le
-persone con riflessi insoliti e abbaglianti.
-
-Il professore spiegò che tutto quel bagliore era effetto della
-putrefazione di alcuni animali ch'egli si era divertito ad ottenere in
-grande quantità, e mostrò come nei profondi abissi del mare, la vita,
-la morte e la dissoluzione si congiungano assieme per renderli luminosi.
-
-I colleghi si congratularono con Grimani degli esperimenti, e, risaliti
-in casa, pensavano alle applicazioni utili di quella scoperta.
-
-—Bisogna tentare sull'uomo,—disse Grimani,—e rendere il corpo
-luminoso senza bisogno di raggi X e di altri sistemi incompleti, e
-leggervi come in un libro aperto.
-
-E regalò ai colleghi dei tubetti con culture di microbi luminosi perchè
-li facessero sperimentare nelle cliniche, mentre egli s'ingegnava
-di fare altrettanto, ed aveva fede che da tanti bagliori, potesse
-risultare un po' di luce a beneficio dell'umanità sofferente.
-
-
-VI.
-
-Tutti i giornali parlavano della scoperta del professore Grimani,
-traendone lieti pronostici.
-
-Egli era contento del modo con cui era stata accolta e dai colleghi
-e dal pubblico, e s'aspettava ben altro effetto che non fosse quello
-d'una semplice curiosità.
-
-Aveva già fatto esperimenti sui malati negli ospedali, ma sul principio
-con pochi risultati pratici. Lo scheletro impediva la trasparenza, e
-soltanto nell'addome e nello stomaco, s'era ottenuto qualche effetto,
-ma poi per poter conoscere bene il funzionamento dell'organismo,
-bisognava far prove nelle persone sane, e nessuno voleva sottomettersi
-ad esperimenti di quel genere.
-
-Grimani non si perdeva di coraggio: riuscire nella sua impresa era
-addirittura per lui una specie di fissazione; le difficoltà, invece di
-scoraggiarlo, gli davano un nuovo ardire; non solo voleva riuscire a
-leggere nel corpo umano, ma bensì a scoprire i movimenti del cervello.
-
-L'ostacolo era la calotta cranica che avrebbe impedito il passaggio
-della luce, ma nella prima età non è del tutto rinchiusa, ed egli pensò
-che aveva il mezzo di continuare i suoi studi senza uscire dalla sua
-casa; non aveva il suo bambino? Non era suo figlio? Non era padrone
-di servirsene per i suoi esperimenti, non recandogli alcun danno? e
-l'avrebbe subito tentato se non avesse temuto di dispiacere a Marcella
-che non voleva si toccasse il suo figliuolo.
-
-Una volta entrata quell'idea nel suo cervello, non ebbe più pace, amava
-la scienza più di tutto, e a questa doveva sacrificare tutto.
-
-Incominciò allora una serie di sotterfugi per far le cose in modo che
-Marcella non avesse alcun sospetto; mostrò di occuparsi di più del
-suo bambino, lo teneva in braccio spesso e lo faceva giocherellare,
-interessandosi a' suoi progressi, tanto che Marcella ne era sorpresa,
-ma nello stesso tempo contenta che il marito si compiacesse delle
-grazie del figliuolo.
-
-Per molto tempo si contentò di servirsene di trastullo, ma un giorno
-che Marcella era fuori di casa, si decise al gran passo e inoculò nelle
-vene del figlio i microbi luminosi.
-
-Non fu senza inquietudine, a dire il vero; ad ogni grido del fanciullo,
-tremava che si sentisse male; la notte si alzava per andare ad
-osservarlo, al punto che la moglie gli diceva che se prima non si
-occupava di Aurelio, ora poi esagerava, e temeva in cuor suo che il
-troppo lavoro gli avesse prodotto un po' di squilibrio nel cervello.
-
-Intanto Aurelio mangiava e saltava, ed era allegro; il professore
-continuava ad inoculargli segretamente i microbi e a metterglieli nel
-latte che doveva servirgli di nutrimento; secondo i suoi calcoli, fra
-poco tempo dovevano produrre il loro effetto, e non cessava intanto di
-osservarlo.
-
-Una sera Marcella entrò per caso al buio in camera d'Aurelio, e fu
-colpita nel vedere un'aureola luminosa che aveva intorno al capo e lo
-faceva apparire come il bambino Gesù e gli angeli dipinti nelle chiese.
-
-Provò un'emozione come se il suo bimbo fosse morto e non aveva coraggio
-di avvicinarsi al letto; poi si fece innanzi, si consolò sentendo
-uscire dalla bocca infantile un respiro leggero come un soffio,
-s'accorse del punto donde usciva la luce, e la verità le balenò subito
-alla mente.
-
-Suo marito aveva osato servirsi del figliuolo pei suoi esperimenti?
-Non aveva dunque viscere di padre? E lo aveva fatto di nascosto, senza
-dirle nulla come se si trattasse d'un delitto? Sapeva dunque ch'essa
-non avrebbe mai permesso una simile profanazione. Era troppo! Il suo
-amore di madre si ribellava al fatto atroce, e un'irritazione le saliva
-dal cuore al cervello che la faceva tremare dal dispetto.
-
-Non sapeva che cosa avrebbe fatto, ma sapeva certo che non avrebbe più
-lasciato il suo Aurelio vicino al padre, e tutto ad un tratto si sentì
-sorgere nel cuore un fiero odio alla scienza che rendeva gli uomini
-insensibili agli affetti più santi.
-
-Senza por tempo in mezzo, avvolse il bimbo in una coperta, lo prese
-in braccio, e senza dir nulla a nessuno, uscì dal palazzo Grimani e
-si recò per quella notte dalla cugina, calcolando di partire all'alba
-per la montagna, dove avrebbe trovato un rifugio tranquillo nella sua
-casetta.
-
-Quando il professore, ignorando quello che era avvenuto, entrò nella
-cameretta di Aurelio e la trovò deserta e seppe che la moglie era
-partita senza salutarlo e senza dir nulla a nessuno, credette che la
-sua vecchia casa fosse crollata e la sua felicità fosse sparita per
-sempre.
-
-Scrisse una lettera alla moglie per iscusarsi, disse che era sicuro
-di non aver recato alcun danno al figliuolo che amava più di ogni cosa
-al mondo, si sentiva, è vero, colpevole di non averle detto nulla, ma
-n'era pentito amaramente.
-
-Marcella fu inesorabile, non rispose; il marito l'aveva ingannata e non
-poteva più credere alle sue parole, il suo amore di madre era troppo
-offeso e non sapeva darsi pace.
-
-
-VII.
-
-Marcella era contenta di essere in mezzo ai monti, sola col suo bimbo,
-di poter passeggiare nei boschi, correre, giuocare, lontana da ogni
-pericolo; lo vedeva rifiorire in quella vita libera, a quell'aria
-salubre e imbalsamata, e non si pentiva della decisione presa.
-
-Dopo qualche giorno si era calmata la sua paura, e nella solitudine
-e nel silenzio della notte ridestandosi la curiosità scientifica,
-osservava la testolina luminosa del figlio e si sorprendeva notando
-i movimenti del cervello, che mandava spesso scintille più o meno
-luminose, secondo le imagini che si succedevano e le impressioni che ne
-riceveva.
-
-Aurelio cresceva come un fiore rigoglioso, e pareva che i microbi
-inoculati nel suo organismo gli avessero dato maggior vigore, al punto
-che Marcella era quasi pentita della decisione presa, ed incominciava
-a pensare al marito con vera indulgenza.
-
-Essa non sapeva come egli fosse rimasto affranto dal dolore, vedendosi
-abbandonato dalla moglie che adorava: non sapeva che s'era ammalato
-gravemente al punto da dover chiamare presso di sè il fratello e il
-nipote, nel timore di non poter sopravvivere, e non volendo dar sue
-notizie a lei, che era stata tanto crudele da abbandonarlo.
-
-—Se io muoio, sarà il suo castigo,—aveva detto al fratello, parlando
-di Marcella,—e ne avrà rimorso per tutta la vita.
-
-E il fratello Paolo fu un vero consolatore per lui, e il nipote,
-mostrando molto interesse per la sua scoperta, pareva gli ridonasse la
-salute.
-
-—Era forse un delitto fare sul proprio figlio un esperimento
-innocente?—chiedeva il professore.
-
-—Anzi, tutt'altro; io sarei glorioso,—rispondeva il nipote,—di poter
-esserti utile.
-
-—Davvero? e ti presteresti ad un esperimento?
-
-—Se credi, caro zio, mi metto subito a tua disposizione.
-
-—Bada che sono capace di prenderti in parola,—disse lo zio, e
-rivoltosi al fratello chiese:—E tu permetteresti?
-
-—E perchè no?—rispose Paolo,—mi fido di te interamente.
-
-Il professore era contento; ciò avrebbe servito d'esempio anche
-alla moglie, se il fratello gli affidava il suo unico figlio, e poi
-poter studiare l'effetto dei microbi in una persona sana, era quello
-che desiderava da tanto tempo, e sarebbe stato un diversivo ai suoi
-dispiaceri.
-
-Così, mentre Paolo scriveva alla cognata per persuaderla al ritorno,
-dicendole d'aver trovato Giulio molto ammalato ed avvilito, raccontava
-ch'egli aveva permesso a suo figlio, la sola persona che lo tenesse
-attaccato alla terra, di servire agli esperimenti del fratello, e che
-questi si effettuavano ogni giorno, ed Enrico si lasciava inoculare i
-microbi fosforescenti, ne ingoiava nel cibo, sorridendo e scherzando,
-contento di servire così alla scienza. Del resto, diceva che i microbi
-gli facevano bene alla salute, perchè dopo averne fatta la conoscenza,
-si sentiva aumentato l'appetito e avea il sonno più tranquillo.
-
-Ogni sera, quando i lumi erano spenti, Enrico si guardava nello
-specchio per vedere se il suo corpo incominciasse a dar segni di
-fosforescenza. Dopo qualche giorno, forse per effetto d'immaginazione,
-gli parve già di risplendere nell'oscurità, e lo disse allo zio, il
-quale era certo che la sua cultura di microbi era d'esito sicuro, però
-voleva aspettare ad esaminarlo che il corpo avesse ottenuto la massima
-trasparenza, intanto si compiaceva di vederlo di buon umore ed in
-perfetto stato di salute.
-
-—Possibile—diceva—che i miei microbi possano servire di farmaco? Non
-ti ho mai visto così florido!
-
-—Non fanno male di sicuro, mi sento bene e pieno di forza.
-
-Una sera però il professore, esaminando bene il corpo del nipote, si
-mostrò invece cupo e non ebbe più voglia di scherzare.
-
-—Perchè fai quella faccia scura,—disse Enrico,—hai forse scoperto
-nel mio corpo qualche principio di terribile morbo?
-
-—C'è qualche cosa che non so spiegarmi, vedremo meglio
-domani,—rispose il professore, ma rimase tutto il giorno svogliato e
-silenzioso.
-
-Pareva che un nuovo dolore fosse piombato sul vecchio palazzo.
-
-Paolo aveva un cattivo presentimento e non osava chieder nulla.
-Soltanto Enrico era calmo e sereno, si sentiva bene e non voleva
-inquietudini.
-
-In seguito ad altri esami, quando il corpo del nipote, sotto l'azione
-dei microbi s'era fatto più luminoso, il professore non ebbe più
-dubbio, e fu convinto che un punto nero scoperto all'apice d'un
-polmone, era un principio d'una malattia che avrebbe potuto distruggere
-un'esistenza così preziosa, ma non si sentiva il coraggio di darne al
-fratello la notizia, pur riconoscendone il dovere.
-
-Una sera che Enrico era andato a leggere nello studio di Marcella e i
-due fratelli s'erano indugiati in sala da pranzo a sorseggiare il caffè
-ed a fumare un sigaro, Paolo ruppe il silenzio e disse al professore:
-
-—Ti prego di dirmi la verità, hai scoperto nel corpo di Enrico qualche
-cosa che non va bene e vuoi nasconderla?
-
-—Veramente non sono sicuro di me stesso, la medicina è una scienza
-molto difficile, ed io la conosco in teoria e poco in pratica, e
-m'impressiono facilmente per cose da nulla.
-
-—Ma in nome del cielo, che cosa hai veduto?—chiese Paolo.
-
-—Semplicemente un punto nero, forse non è nulla, oppure basterà
-qualche cura semplice a farlo sparire. Ma vedi, ora sei diventato
-pallido ad un tratto, ti spaventi? Come sono pentito di quello che feci
-e d'aver parlato, ma sei stato tu a spingermi.
-
-E da quel giorno non ebbero più quiete, fecero visitare Enrico da
-medici e professori, e tutti trovarono il punto nero. Chi diceva una
-cosa, chi un'altra, forse era nulla, un ingorgo al polmone con un po'
-di congestione: chi suggeriva un rimedio, chi un altro, cose da far
-perdere la testa.
-
-Paolo non sapeva più che pensare, ma il dubbio gli era penetrato
-nell'animo e non poteva darsi pace.
-
-Il professore sentiva rimorso d'essere stato causa di quel dolore, e
-cupo, accigliato, non faceva più alcun esperimento e odiava i microbi,
-causa di tutti i suoi dispiaceri.
-
-—Come, non vuoi più inocularmi i tuoi microbi?—diceva Enrico.
-
-—Non ne voglio più sapere. Li odio, voglio gettarli nel pozzo.
-
-—Allora inquineranno l'acqua e diventeremo tutti trasparenti,—disse
-Enrico.—Mi rincrescerebbe, vorrei io solo aver questo privilegio.
-
-—Non l'avrà più nessuno,—disse Grimani.—A morte, a morte!
-
-Sì dicendo, fece una fiammata sul camino e vi gettò tutte le culture
-dei microbi.
-
-Fu un attimo; nè Paolo nè Enrico riuscirono a salvarne nemmeno un
-tubetto.
-
-—Sei pazzo?—gli disse Paolo—Dopo tante fatiche! te ne pentirai.
-
-—Non m'hanno recato che dolori. Ora è finita, sono morti per
-sempre,—disse il professore.
-
-Ma la sua voce tremava e chinò il capo per nascondere le lagrime che
-sentiva inumidirgli le ciglia.
-
-Sul capo di quei tre uomini seduti nel vasto laboratorio, pareva che
-sovrastasse un'immensa sventura; non osavano parlare, temendo di
-rattristarsi colle parole desolate, e non si sarebbe potuto dire quali
-avessero maggiormente un aspetto spettrale se i tre vivi o i ritratti
-degli avi che spiccavano sulle scure pareti.
-
-Ad un tratto un rumore di usci aperti e rinchiusi, un fruscìo di vesti
-femminili, e un suono di voce argentina, ruppe il cupo silenzio.
-Marcella si fermò sulla soglia, mentre Aurelio si precipitò colle
-manine aperte verso il professore.
-
-—Papà, papà!—gridò la voce infantile.
-
-Egli si scosse come da un sogno, e disse:
-
-—Tu qui, Marcella? È il cielo che ti manda.
-
-—Perdono,—disse la donna gettandosi nelle sue braccia,—ti ho dato
-un gran dolore, me ne avvedo dal tuo volto disfatto.
-
-Poi ringraziò il cognato e il nipote, venuti a confortare il marito
-ch'essa aveva abbandonato.
-
-—Ho fatto male,—soggiunse,—sono stata un'ingrata, ma lo sdegno è
-stato più forte di me.
-
-—Non ti so dar torto, non bisogna voler strappare i segreti alla
-natura: il cielo nol permette.
-
-—Perchè sei così scoraggiato? Mi fai pena, bisogna rimettersi al
-lavoro, anzi, guadagnare il tempo perduto. Aurelio sta bene, s'è fatto
-più robusto e intelligente, forse saranno stati i microbi.
-
-—Ora sono morti,—disse il professore,—non turberemo più la loro pace.
-
-—Come?—esclamò Marcella con uno sguardo interrogativo.
-
-—Distrutti,—disse Paolo.
-
-—E tu hai fatto questo?—chiese rivolta al marito.—Non ci sarà mai
-possibile rinunciare a studii così interessanti, ritorneremo da capo.
-
-Il professore crollava il capo come per dire che tutto era finito.
-
-—Pare che abbiano rivelato una grave malattia nel mio
-organismo,—disse Enrico.—Ecco il loro delitto.
-
-—Una malattia? Non può essere, con quell'aspetto; ma so certo che non
-si può osservare con calma quelli che si amano. Se sapeste quanti mali,
-lassù nella solitudine della montagna, ho veduto sorgere e tramontare
-nel corpo del mio bambino quando era sotto l'influenza dei microbi!
-Ora son passati e sta bene; nella solitudine della vita campestre, i
-miei nervi si sono calmati e la verità è apparsa intera al mio spirito.
-Ho capito che è una scoperta che non solo ci mostrerà le malattie, ma
-forse potrà aiutarci anche a curarle.
-
-Poi volle esaminare il nipote affermando che coll'esercizio continuato
-nell'osservare il piccino, la sua vista s'era fatta più acuta: lo
-condusse in una camera oscura e ne esaminò il petto.
-
-—Che cosa hai veduto?—chiese al marito.
-
-—Un punto nero.
-
-—Hai dato corpo alle ombre, è proprio così, quel punto nero è
-un'ombra, non vedi? Mano mano che Enrico si muove, esso si sposta,
-eccone la prova più convincente.
-
-—E gli altri?—chiese il professore.
-
-—Sono stati suggestionati, ecco la verità: vi dò la mia parola di
-dottoressa, che Enrico sta benone.
-
-Ella ordinò a tutti di andare a ritemprarsi assieme nella sua casa in
-montagna.
-
-—Abbiamo sofferto troppo e prima di riprendere il lavoro, propongo di
-andare a scacciare i tristi pensieri e passare qualche giornata lieta.
-
-—Approvato,—dissero tutti in coro.
-
-—Non mi scapperai più via,—disse il professore a Marcella.
-
-—No, ma devi promettermi di non far più esperienze sul corpo di nostro
-figlio.
-
-—E nemmeno su quello di Enrico, ne puoi star sicura, ho sofferto
-troppo,—rispose il professore.
-
-Paolo era ritornato di buon umore, e diceva che la scienza è pericolosa
-dopo che l'albero della scienza del paradiso era stato la rovina di
-Adamo ed Eva.
-
-—Ma fu l'origine dell'umanità,—osservò Enrico.
-
-—Infine non sappiamo nulla,—disse il professore,—intanto godiamo di
-questa tregua alle nostre ansie. Chi ci avrebbe detto un'ora fa, quando
-eravamo tanto tristi e abbattuti, che in poco tempo tutto potesse
-mutarsi? Ma mia moglie è ritornata a ridonare la pace e la serenità
-alla vecchia casa che pareva sul punto di crollare. Ora mi sento nuova
-lena per ricominciare il lavoro interrotto.
-
-—Ed io non t'abbandonerò più,—disse Marcella.
-
-—Lo credo bene,—saltò su Enrico,—colla tua scienza ci hai ridato la
-pace e fatto la luce.
-
-
-
-
-DIVINAZIONE.
-
-
-In generale, quando il dottor de Roberti invitava a pranzo i suoi
-colleghi, dimenticava le noie della professione, era allegro, vivace,
-spiritoso, parlava di cose frivole, e gli pareva d'esser ritornato ai
-bei tempi in cui era studente.
-
-Egli sedeva a tavola come al solito, cogli amici, ma quella sera non
-parlava, rispondeva a monosillabi e pareva assorto in un pensiero
-tormentoso.
-
-—A che cosa pensi? Dov'è scappato il tuo buon umore? hai qualche
-pensiero che ti preoccupa?—gli chiesero i compagni.
-
-—Nulla,—rispose il dottore,—penso ad un caso strano che mi è
-accaduto in passato, e che oggi un avvenimento nuovo ha ridestato nella
-mia memoria.
-
-—Potresti bene raccontarcelo, piuttosto di startene pensieroso a
-ruminarlo nella tua mente,—disse il suo vicino di tavola.
-
-—Quando il cervello è carico di pensieri, il solo mezzo per sollevarlo
-è dar la stura al discorso, la parola è la valvola di sicurezza dei
-pensieri che ci opprimono,—sentenziò un altro.
-
-—Sentiamo questo caso strano;—dissero in coro tutti gli amici; e
-soggiunsero vedendolo titubante:—Fuori infuria la bufera e in questo
-tepore, raccolti intorno alla tavola con una tazza di moka davanti e
-una sigaretta in mano, sarà un vero godimento ascoltare una storia
-curiosa, narrata nel modo squisito ed elegante come tu solo sai fare.
-
-—Non ho bisogno di queste lusinghe,—disse de Roberti,—ma sarò
-compiacente e vi racconterò la mia storia che forse potrà interessarvi;
-in ogni caso, mi farà bene vuotare il sacco e resterò più leggero;
-solo mi permetterete di non dirvi il nome dei miei personaggi per non
-tradire il segreto professionale.
-
-Rimase qualche istante assorto come per raccogliere le idee e
-incominciò:
-
-«—Era un pomeriggio di primavera, una di quelle giornate tepide, piene
-di profumi e d'incanti, che invitano a correre all'aperto a prendere un
-bagno d'aria e di sole, e riesce d'immenso sacrificio quel doversene
-star rinchiusi fra quattro mura a udire il racconto di tanti mali che
-tormentano l'umanità. Erano sfilati davanti a me un bel numero di
-pazienti, altri erano ad attendere nella sala d'aspetto, ma mi sentivo
-stanco, provavo un desiderio prepotente di andare a passeggio e avevo
-deciso di non ricevere più nessuno, quando il mio cameriere mi disse
-che una signora insisteva per essere ricevuta.
-
-«—Ritorni domani,—diss'io.
-
-«—Non vuole andarsene,—disse il cameriere,—ha detto che si sbrigherà
-presto; poi è tanto carina,—soggiunse.
-
-«Pensai che forse gli aveva dato una grossa mancia; non mi sentivo
-più la forza di oppormi e dissi:—Falla entrare;—tanto è vero che
-qualche volta, quando si è stanchi, ci si lascia suggestionare anche
-dal cameriere.
-
-«Era una signora giovane, elegantissima, ben proporzionata nella
-persona, cogli occhi neri, profondi e la bocca piccola, sorridente, ma
-in fondo a quello sguardo acuto e a quel sorriso c'era qualche cosa di
-così triste che inspirava ad un tempo simpatia e compassione. Essa mi
-porse la mano dicendomi:
-
-«—Perdonate se vi disturbo, ma ho sentito parlar tanto di voi, e so
-che oltre ad essere un abile medico, siete un profondo psicologo.
-
-«—Non sembrate ammalata,—diss'io.—Il vostro aspetto è fiorente.
-
-«—L'apparenza inganna,—rispose,—e poi sono tanto infelice....
-
-«Così per far qualche cosa e per inveterata abitudine, le toccai il
-polso dicendo:
-
-«—Sentiamo le vostre sofferenze.
-
-«—Prima di tutto ho la disgrazia d'esser ricca,—riprese,—poi quella
-di leggere nel pensiero altrui, e so pur troppo che tutti agognano alle
-mie ricchezze e nessuno mi vuol bene sinceramente, ed io ho invece
-tanto bisogno d'affetto.
-
-«Aveva le lagrime agli occhi e m'inspirava una gran compassione, ma ero
-incerto, non sapevo che cosa dirle, quando a un tratto si staccò da me:
-
-«—Non sono pazza!—esclamò con voce irritata.
-
-«Era appunto il pensiero che m'era passato per la mente e quella
-chiaroveggenza mi sorprese.
-
-«Da quel momento la mia ammalata incominciò ad interessarmi e
-dimenticai il tepore primaverile e i campi in fiore per dedicarmi a
-quell'essere grazioso che mi si presentava tanto diverso dagli altri.
-
-«—Scusate,—le dissi tutto confuso,—non vi conoscevo, ora vi siete
-rivelata e vi credo; potete continuare.
-
-«—Ecco,—rispose,—appena voi mi avete toccato la mano e un pensiero
-si è formato nella vostra mente, esso si è riflesso nella mia come
-in uno specchio, e così avviene sempre e con tutti, e ciò forma la
-mia infelicità, perchè so con certezza matematica che non ho un amico
-sincero.
-
-«—Veri amici non se ne trovano tanto spesso,—io dissi,—ma siete
-bella, giovane, ne incontrerete certo sul vostro cammino, e più
-fortunata d'ogni altra potrete conoscere a fondo il loro cuore e il
-loro pensiero.
-
-«Scosse il capo malinconicamente e rispose:
-
-«—Ho avuto una sola vera affezione nella mia vita, mia madre! Se
-sapeste come ero felice in quel tempo! Sapevo che il suo cuore era
-tutto per me, ero la sola sua preoccupazione, il suo unico pensiero,
-non viveva che per farmi lieta, per circondarmi di tutte le comodità
-della vita, essa accumulava denaro per lasciarmi ricca, s'impensieriva
-se una nube passava sulla mia fronte. Non vi posso descriver le mie
-sofferenze quando la vidi ammalata, lo strazio che provavo ogni volta
-stringendo la mano del dottore che la curava, sapendo che non c'era
-più speranza di salvarla, come mi faceva credere colle parole che
-mentivano pietosamente. E poi quando tutto fu finito e rimasi sola al
-mondo, senza fede, senza illusioni e senza amici, quale sciagura!
-
-«Essa aveva le lagrime agli occhi; io cercavo di consolarla facendole
-intravvedere un avvenire più lieto, quando forse un cuore affettuoso
-l'avrebbe compensata della materna affezione perduta per sempre.
-
-«—Per un momento l'ho creduto anch'io,—disse,—ma mi sono ingannata.
-Incontrai un giovane che chiese la mia mano; pareva sincero, mi era
-simpatico e l'avevo accettato perchè troppo penosa mi riusciva la
-solitudine. Che disillusione! mentre mi teneva per mano e le sue labbra
-mi dicevano parole d'amore, la sua mente pensava al modo d'impiegare le
-mie ricchezze, egli meditava di vendere la casa dei miei avi, di mutar
-tutto quello che aveva per me la religione delle memorie, voleva darsi
-a speculazioni azzardose, farmi cambiar metodo di vita e consuetudini,
-e mai nessun pensiero gentile al mio indirizzo, parole, soltanto parole
-per nascondere il vuoto dei suoi sentimenti.
-
-«Come potete credere, mandai tutto a monte e così ebbi la soddisfazione
-di guastare i suoi piani, ma che mi giovò? Sono stanca della vita e
-venni appunto a voi per trovar rimedio alle mie sofferenze.
-
-«—Bisognerebbe che mutassi la vostra natura,—diss'io,—prendendole la
-mano,—e la vostra stessa sensibilità, quella che vi e cagione di tali
-sofferenze e disinganni, vi colloca fra le persone privilegiate; non
-posso che offrirvi la mia amicizia; e questa è sincera e senza secondi
-fini; vi permetto di leggere liberamente nel mio pensiero,—dissi,
-porgendole la mano.
-
-«Essa me la strinse fra la sua sorridendo.
-
-«—Grazie,—disse,—accetto di cuore. Ho tanto bisogno d'un'amicizia
-sincera; però anche la vostra è alquanto interessata.
-
-«La guardai con uno sguardo interrogativo e trionfante, sperando di
-coglierla in fallo. Essa soggiunse colla sua voce insinuante e con un
-accento un po' ironico:
-
-«—Interessata,—lo ripeto,—e non m'inganno. Non sono le mie ricchezze
-che vi premono, ma trovate ch'io sono un essere curioso, degno d'esser
-studiato, un bel caso, come dite voi medici, e l'amore della scienza vi
-spinge ad offrirmi la vostra amicizia.
-
-«Io ero attonito; aveva ancora letto come in un libro aperto quello che
-stava in fondo al mio pensiero; sentivo una vera simpatia per quella
-giovane, ma la curiosità di studiare il mistero di quella sensibilità
-straordinaria, di quella divinazione meravigliosa, m'avea spinto ad
-offrirle la mia amicizia: ero confuso come se fossi stato colto in
-fallo, ma essa con accento franco e risoluto, soggiunse:
-
-«—Ebbene, comunque sia, accetto con tutto il cuore la vostra offerta,
-almeno il movente ne è più elevato e posso esser utile a qualche
-cosa; ciò mi riconcilia coll'esistenza; dunque siamo intesi,—disse
-congedandosi,—me ne vado contenta perchè so di aver trovato un amico.»
-
- * * * * *
-
-De Roberti fece una pausa per riposarsi, accese una sigaretta e diede
-un profondo sospiro evocando quei ricordi passati.
-
-I suoi amici pendevano dalle sue labbra, impazienti che continuasse il
-racconto che incominciava a riuscir loro interessante.
-
-Dopo qualche minuto il dottore riprese:
-
-«—Vi confesso che penso all'amicizia di quella donna con sincero
-rimpianto, passai con lei ore veramente deliziose e interessanti—non
-sorridete, fu un'amicizia pura, senz'ombra di sottintesi, eccezionale
-come la persona che la inspirava.—Vi dirò anche che quella sua
-chiaroveggenza mi metteva sgomento, dovevo fare uno sforzo per
-padroneggiare i miei pensieri e disciplinarli, e quantunque mi
-accogliesse con festa e mi trovassi molto bene nella sua compagnia,
-non potevo prolungar troppo le mie visite. Andavo generalmente di
-sera, quando era sola, essa si confidava a me interamente e ascoltava
-i miei consigli. Era invero un essere eccezionale, degna d'essere
-studiata, i suoi sensi erano acutissimi e raffinati, indovinava con
-uno sguardo il carattere d'una persona, coll'aiuto del tatto, leggeva
-nel cervello altrui come in un libro aperto, pareva un essere fatto
-per un altro mondo, dove dovesse regnare la sincerità. È certo che
-in mezzo a noi, abituati a nascondere la verità coll'artificio della
-parola, si trovava a disagio, soffriva continuamente nell'intimo del
-suo animo, e quei patimenti si ripercuotevano anche sul suo fisico
-alquanto delicato, e se io non le avessi dato delle norme di vita per
-poter lottare contro le pene dello spirito, avrebbe perduto la salute.
-Non la curavo con farmachi inutili; nemmeno gli anestetici riuscivano
-a diminuire quella morbosa sensibilità; mi preoccupavo soltanto dello
-spirito, la consigliavo a mutar spesso luoghi e conoscenti: infatti in
-ogni nuova persona che avvicinava, avea l'illusione di aver trovato
-un'anima sorella, ed era tutta piena di speranza, ma quando leggeva
-nel pensiero della nuova amica, e ne approfondiva i sentimenti, era
-una nuova delusione, e soleva dire, che sempre più si persuadeva che
-nel mondo tutto è ignobile e interessato, si spera che quelli che ci
-avvicinano siano diversi dagli altri, s'incomincia ad amarli e il
-disinganno riesce più doloroso.
-
-«Aveva momenti di scoraggiamento e di misantropia ch'io dovevo
-combattere con tutte le mie forze, trovando pericolosa quella tendenza
-alla solitudine che nel suo stato d'animo avrebbe potuto condurla alla
-lipemania.
-
-«Cercavo di far sorgere in lei ogni tanto un interesse nuovo per
-distrarla. Ora le consigliavo di leggere dei libri serii ch'erano i
-migliori amici, i soli che non tradiscono mai, oppure la spingevo a
-fare delle escursioni alpestri nelle quali l'animo si ritempra al
-contatto colla natura selvaggia, suscitavo nel suo spirito la passione
-per le arti, per lo sport, per le scoperte scientifiche, e la trattavo
-come una bimba che ha bisogno continuamente d'un nuovo divertimento.
-
-«Mi era riconoscente, diceva che ero la sola persona che le volesse
-un po' di bene, il suo solo amico; leggeva nel mio interno e, secondo
-lei, ero un uomo perfetto; mi diceva generoso, buono, indulgente,
-dedito solo alla scienza e al bene dell'umanità, e tante altre
-cose che facevanmi temere che leggesse nel mio pensiero con lenti
-d'ingrandimento.»
-
-I suoi ascoltatori protestarono, ma egli senza interrompere il suo
-racconto continuò:
-
-«Sta il fatto che ero il suo confidente e quella fanciulla
-m'interessava ogni giorno di più. Era straordinaria; peccato che non
-si prestava volentieri a lasciarsi studiare e che nell'interesse
-ch'io prendevo per la sua persona, nel godimento della sua piacevole
-conversazione, dimenticavo la scienza e la mia professione e mi
-lasciavo cullare dall'incanto di quella voce insinuante.
-
-«Non veniva a casa mia che raramente, quando aveva qualche cosa da
-chiedermi, ed era un po' di tempo che non andavo a vederla.
-
-«Un giorno capitò da me improvvisamente come una bomba. Non aveva la
-sua solita faccia serena, ma era confusa, incerta come chi non sa
-incominciare un discorso.
-
-«Io la guardai un po' sorpreso e inquieto.
-
-«—Che c'è di nuovo?—le dissi,—Che cosa avete?
-
-«—Caro dottore,—rispose,—non mi rimproverate, ma sto per fare una
-grande sciocchezza. Mi sono decisa a prender marito.
-
-«Non so perchè, a quell'annuncio così imprevisto, rimasi un po'
-contrariato, ma mi dominai subito; dissi, sorridendo:
-
-«—Voi che leggete nel pensiero delle persone avrete meglio d'ogni
-altro la possibilità di fare una buona scelta.
-
-«—Pur troppo ci sono cose inesplicabili, sentimenti che non si possono
-vincere,—rispose,—ed io mi trovo nel caso di uno che vede un abisso
-davanti a sè e vi si sente attratto irresistibilmente.
-
-«—Sentiamo di che cosa si tratta,—io dissi facendomela sedere
-vicino,—forse il diavolo non è così brutto come si dipinge.
-
-«Allora mi narrò che si era incontrata col conte V.... un giovane
-simpatico, elegante, appartenente alla migliore società e se n'era
-innamorata pazzamente: era un giovane scioperato, che non aveva mai
-fatto nulla di buono nella sua vita, amava il giuoco, le feste, le
-allegre brigate e i divertimenti; avendo veduto diminuire la sua
-sostanza, aveva pensato di prender moglie per continuare la sua vita
-spensierata.
-
-«—Che volete?—disse,—sono certa d'essere infelice, ma mi sento
-attratta verso di lui da una forza misteriosa alla quale non posso
-resistere.
-
-«Io la tenevo per mano e non sapevo che dirle; la sentivo così
-innamorata, così risoluta nella sua decisione che qualunque cosa le
-avessi detto per distogliernela, le avrebbe fatto l'effetto contrario.
-
-«—Mi compiangete,—soggiunse.—Indovino tutto quello che potreste
-dirmi per distogliermi dalla risoluzione presa; me lo sono detto
-io stessa, è il destino che mi spinge, sono debole come una foglia
-travolta dalla bufera, non posso opporre nessuna resistenza.
-
-«—Almeno,—dissi,—pensate all'avvenire, servitevi del vostro
-privilegio di prevedere gli avvenimenti per salvarvi dalla rovina.
-
-«—Farò quello che potrò,—rispose alzandosi e stringendomi la
-mano,—promettete di restar sempre il mio fido amico; ciò mi darà
-coraggio.
-
-«Promisi, e quando la vidi uscire mi fece l'effetto di persona inerme
-che andasse a cacciarsi nel mezzo d'una fiera battaglia.
-
- * * * * *
-
-«Per alcuni mesi rimasi senza notizie della mia amica e vi confesso
-che sentivo molto la mancanza di quell'essere eccezionale, sentivo
-un vuoto intorno a me come se avessi perduto una figlia carissima,
-rimpiangevo le piacevoli ore passate con lei, le intime conversazioni
-indimenticabili.
-
-«Però non si era dimenticata di me, e a poco a poco si stabiliva fra
-noi una corrispondenza continuata ed assidua.
-
-«Ebbe un periodo di felicità, si sentiva amata dal suo sposo e il mondo
-le appariva ad un tratto migliorato, e che tutti fossero più buoni per
-lei dopo che la sapevano protetta e felice.
-
-«Viaggiò molto, frequentò la società elegante, divenne quasi frivola e
-mondana.
-
-«Nella gioia di sapersi amata si abbandonava interamente a seguire la
-volontà del marito come se si trovasse sdraiata in una barca su lago
-tranquillo lasciandosi trascinare dalla corrente.
-
-«Non penso a nulla—mi scriveva—mi affido alla vita e non tento
-nemmeno di sapere quello che pensa il mio compagno, si sta tanto bene
-qualche volta trascorrendo i proprii giorni nell'ignoranza. Sono come
-in un sogno e temo di risvegliarmi.»
-
-«Poi vennero lettere meno serene, nelle quali s'indovinava un
-turbamento ch'ella voleva nascondere, poi altre dove non celava più la
-sua preoccupazione per l'avvenire.
-
-«Un giorno, quando la credevo lontana mille miglia, venne da me
-improvvisamente e tanto mutata che mi fece un'impressione penosa.
-
-«La sua faccia pallida aveva perduto il bel colorito della salute e
-intorno agli occhi bruni e profondi aveva due cerchi turchini come se
-fosse uscita da una malattia; teneva in mano una borsa voluminosa che
-le dava un aspetto strano.
-
-«—Siete ammalata,—le dissi.
-
-«—Forse, ma non importa.
-
-«—E vostro marito?
-
-«—Come l'avevo preveduto, non mi ama più, mi tradisce e mi rovina,
-pazienza,—soggiunse con un sospiro doloroso,—ormai sono destinata
-a trascinare la mia catena, un fiume non può rimontare alla sorgente,
-così non si può rivivere il tempo passato; ma voi mi siete sempre
-amico?—chiese rivolgendomi uno sguardo supplichevole.
-
-«—Accertatevene voi stessa,—dissi, offrendole la mano.
-
-«La prese ansiosamente, come il naufrago una tavola di salvezza, e
-soggiunse:
-
-«—È vero, siete sempre uguale, i vostri sentimenti non sono mutati.
-Siete la sola persona di cui posso intieramente fidarmi; a voi affido
-il mio avere, tutto quello che ho potuto salvare dal naufragio.
-
-«Sì dicendo, aperse la borsa che teneva in mano e trasse fuori carte di
-valore, titoli al portatore, mucchi di cartelle che si accatastavano
-disordinatamente sul tavolino. Non avevo mai visto tanti valori
-riuniti, mi davano le vertigini e stupivo di vederli trattare con
-tanta indifferenza come fossero carte straccie.
-
-«Osservavo in silenzio e non capivo che cosa volesse fare di tutte
-quelle ricchezze.
-
-«Essa contava:
-
-«—Cento, duecento, cinquecentomila, ecco tutto quello che mi rimane,
-e che io affido a voi per salvarlo; vi raccomando, non dite nulla a
-nessuno, prendete.
-
-«Io esitavo, e la guardavo esterrefatto.
-
-«—Mi credete pazza,—disse,—non lo sono: v'ingannate, vi prego di
-tener questa somma come sacro deposito, datemi ancora questa prova
-d'amicizia, sarà forse l'ultima.
-
-«—Almeno mi concederete di farvi due righe di ricevuta,—io dissi.
-
-«—Non importa,—rispose,—ho letto abbastanza nella vostra anima per
-convincermi che di voi posso fidarmi.
-
-«—Ma potrei morire.
-
-«—Morrò io prima, lo sento, sono tanto ammalata. Anzi, se questo
-avviene, adoperate il mio avere in qualche opera di beneficenza.
-
-«Le feci scrivere questo suo desiderio e volli che accettasse da me due
-righe di ricevuta, che nascose in un medaglione che teneva attaccato
-alla catena dell'orologio, dicendo:
-
-«—Mio marito non sa nulla, non deve sapere, ricordatevi, ha
-sempre ignorato questa parte della mia fortuna che sono riuscita a
-nascondergli, ma ora non posso più, non ho più la forza di lottare;
-non sapete?—mi disse abbassando la voce,—che una volta avendogli
-io rifiutato del danaro, ho sentito in lui il desiderio della mia
-morte, e—orribile a dire—gli è passata nella mente anche l'idea di
-sopprimermi; quanto ho sofferto non potete immaginare! basta! ora è
-finita, non l'amo più.
-
-«—E vivrete ancora con lui? Avete questo coraggio?
-
-«—Ormai crede ch'io non possieda più nulla, non avrebbe più scopo
-di uccidermi; ora viaggia, si diverte e non si chiede nemmeno in
-che modo io possa vivere.... Devo tornarmene per definire alcune
-cose ancora, poi verrò a chiedere asilo alla vostra casa di salute;
-anzi, se possibile, dovreste prendere in affitto per me un villino
-nelle vicinanze, e ricordatevi per la nostra vecchia amicizia che mi
-accoglierete come vostra ospite: sono tanto ammalata, che ho bisogno
-d'esser vicina al mio medico, e il mio spirito appunto invoca il suo
-vecchio amico. Acconsentite, non è vero?
-
-«La rassicurai e intendevo subito offrirle ospitalità nella mia casa,
-ma volle partire promettendo che sarebbe ritornata al più presto
-possibile.
-
-«—Sarà la mia ultima fermata,—disse congedandosi,—e l'ultimo
-pensiero che mi sorride è di morire presso di voi.
-
- * * * * *
-
-«Dopo pochi giorni, io era in festa preparando un bel nido presso la
-mia casa, avevo preso in affitto un grazioso villino inghirlandato di
-rose rampicanti, stavo ammobiliandolo elegantemente perchè fosse degno
-della mia amica, quando mi venne l'annuncio della sua morte.
-
-«Pensate alla mia sorpresa e al dubbio orribile che mi assalse: mi
-passò per la mente che il marito l'avesse uccisa per impadronirsi
-degli ultimi residui della sua fortuna. Che cosa avrei dovuto fare?
-accusarlo? A che scopo? Forse m'ingannavo, mi contentai di chiedere
-alla sua fida cameriera, che venne a recarmi il medaglione colla mia
-ricevuta, ragguagli su gli ultimi momenti della sua padrona.
-
-«Disse che era ammalata da molto tempo e ogni giorno la vedeva farsi
-più debole e stanca; del marito non sapeva nulla, ma l'amava sempre e
-soffriva di quell'abbandono. Poi mi narrò che la mia amica, sentendosi
-morire, le diceva:
-
-«—Rammentati quando sarò morta che devi recare tu stessa il mio
-medaglione d'oro al dottor de Roberti, e il mio ritratto che sta nel
-salotto, gli dirai di tenerli per mia memoria, che pensi a me e si
-rammenti l'incarico che gli ho dato.
-
-«Parlandomi degli ultimi momenti della sua signora era commossa, si
-rammaricava che la mia amica non avesse potuto morire vicino a me e
-quest'ultimo desiderio non fosse stato appagato.
-
-«—Vi assicuro che fu per il mio cuore un fiero colpo e non sapevo
-darmi pace che fosse scomparsa così improvvisamente.
-
-«Ed ora voi sapete bene l'origine dell'asilo per i poveri infermi
-fabbricato col lascito di una signora che desiderava conservare
-l'incognito.
-
-«Fu la mia amica che, avendomi confidato i suoi averi, ha permesso che
-potessi appagare il mio desiderio e accogliere tanti poveri ammalati di
-malattie del sistema nervoso, i quali in caso diverso sarebbero stati
-abbandonati o confusi coi pazzi. Sono passati più di cinque anni e sono
-contento dei risultati ottenuti; la parte della mia casa destinata
-ai ricchi mi aiuta a mantenere quella pei poveri, e credo che l'aver
-potuto curare ciascun malato quasi separatamente, abbia contribuito ad
-ottenere i buoni risultati che voi conoscete.
-
-«Ora, oggi stesso, mi capitò una strana combinazione che mi ha fatto
-rinvangare il passato ed è causa della preoccupazione che avete notato.
-
-«Pensate che il conte V...., marito della mia amica, è venuto a
-pregarmi ch'io l'accetti nella mia casa di salute.
-
-«È molto ammalato e ridotto nella più squallida miseria.
-
-«—Eravate tanto suo amico e spero che non mi abbandonerete, vi
-supplico, in nome della sua amicizia,—mi ha detto.
-
-«L'ho subito accolto e ho messo a sua disposizione il villino destinato
-a sua moglie. Egli rimase confuso, non potendo credere a tanta
-generosità.
-
-«—Ma sono un miserabile,—andava ripetendo,—non ho più nulla, non
-sono degno di abitare questo bel villino, non potrò mai compensarvi.
-
-«—Vostra moglie mi ha tanto aiutato nella mia opera di beneficenza,
-che devo farlo per la sua memoria,—diss'io.
-
-«Egli era commosso, piangeva come un bambino e non trovava parole per
-ringraziarmi.
-
-«Non immaginava certo di avere un po' di diritto alla mia ospitalità.
-
-«Anche questo è un essere originale da studiare, anch'egli ha preso una
-certa facilità d'indovinare i pensieri altrui, non certo al grado della
-moglie, ma vi confesso che questa coincidenza mi ha turbato; i ricordi
-del passato rivivono nella mia mente ed ecco perchè oggi non sono il
-vostro allegro commensale.»
-
-Gli amici lo ringraziarono di quel racconto che li aveva tanto
-interessati e dopo si trattennero a parlare dei misteri della psiche
-ancora ignorati e della trasmissione del pensiero, concludendo che
-il nascere con un tal privilegio, varrebbe a far l'uomo ancora più
-infelice.
-
-
-FINE.
-
-
-
-
-INDICE.
-
-
- Una tragedia in un cervello Pag. 1
-
- Vibrazioni ignote 103
-
- L'anima del mondo 153
-
- Gioiello rivelatore 253
-
- Fosforescenze 291
-
- Divinazione 359
-
-
- * * * * *
-
-
-NOTE DI TRASCRIZIONE:
-
- ○ Ovvi errori di punteggiatura sono stati riparati;
-
- ○ Pag. 53, l'errore di stampa «vendiditori» è stato corretto
- (l'andirivieni dei venditori e delle venditrici);
-
- ○ Pag. 58, è stato aggiunto il trattino lungo di chiusura precedente
- l'inciso per il discorso diretto (—Ah, anche i cavalieri
- serventi?—chiese Valentina);
-
- ○ Pag. 71, è stato aggiunto il trattino lungo di apertura seguente
- all'inciso per il discorso diretto (—Dov'è? Dov'è?—chiese
- Valentina,—voglio vederla);
-
- ○ Pag. 74, è stato aggiunto il trattino lungo all'inizio del discorso
- diretto (—La più grande è la tomba di Can Signorio,—disse Giulia.);
-
- ○ Pag. 77, sono stati aggiunti alcuni trattini lunghi mancanti per il
- discorso diretto;
-
- ○ Pag. 121, è stata aggiunta la preposizione semplice «di» (Cercavo
- di distrarlo facendogli ...);
-
- ○ Pag. 207, è stato aggiunto il trattino lungo all'inizio del
- discorso diretto (—Che è accaduto?—chiese a Savina ...);
-
- ○ Pag. 222, è stato aggiunto il trattino lungo di apertura seguente
- all'inciso per il discorso diretto (—Puoi dire quello che
- vuoi—disse l'Arlandi,—ma questa gita misteriosa ...);
-
- ○ Pag. 228, è stato aggiunta la punteggiatura all'abbreviazione
- seguendo lo stile dell'autrice all'interno del racconto (a tutti i
- conoscenti e al dottor B., direttore della casa ...);
-
- ○ Pag. 232, la voce «desidario» è stata mantenuta (Il signor Carlo
- trovò giusto il desidario del figlio ...);
-
- ○ Pag. 245, l'errore di stampa «circoncondati» è stato corretto (ci
- sembra esser circondati da misteri che la scienza ...);
-
- ○ Pag. 355, la prima persona singolare dell'indicativo presente del
- verbo dare è stata mantenuta accentata nell'occorrenza (vi dò la mia
- parola di dottoressa ...);
-
- ○ Pag. 363, sono state inserite le caporali iniziali al raccontato
- del personaggio nel discorso diretto («—Era un pomeriggio di
- primavera ...).
-
-*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK VERSO IL MISTERO ***
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- Verso il Mistero, by Cordelia &mdash; A Project Gutenberg eBook
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-<div style='text-align:center; font-size:1.2em; font-weight:bold'>The Project Gutenberg eBook of Verso il mistero, by Virginia Tedeschi Treves</div>
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-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online
-at <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>. If you
-are not located in the United States, you will have to check the laws of the
-country where you are located before using this eBook.
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-
-<p style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:0; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Title: Verso il mistero</p>
-<p style='display:block; margin-top:0; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:0;'>Novelle</p>
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-<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Author: Virginia Tedeschi Treves</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>Release Date: July 8, 2021 [eBook #65796]</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>Language: Italian</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>Character set encoding: UTF-8</div>
-
-<div style='display:block; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Produced by: Gianfranco De Robertis, Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This file was produced from images generously made available by The Internet Archive)</div>
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-<div style='margin-top:2em; margin-bottom:4em'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK VERSO IL MISTERO ***</div>
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-<tr><td align="left"><cite>Vita intima</cite> (9.<sup>o</sup> migliaio)</td><td align="right">1 &mdash;</td></tr>
-<tr><td align="left"><cite>Racconti di Natale</cite> (2.<sup>o</sup> migliaio)</td><td align="right">3 50</td></tr>
-<tr><td align="left">&mdash; &mdash; Edizione illustrata da Dalbono (5.<sup>o</sup> migliaio)</td><td align="right">4 &mdash;</td></tr>
-<tr><td align="left"><cite>Alla Ventura</cite>, ill. da Amato (2.<sup>o</sup> migliaio)</td><td align="right">4 &mdash;</td></tr>
-<tr><td align="left"><cite>Casa altrui</cite>, ill. da Matania (2.<sup>o</sup> migliaio)</td><td align="right">3 &mdash;</td></tr>
-<tr><td align="left">&mdash; &mdash; Edizione economica (10.<sup>o</sup> migliaio)</td><td align="right">1 &mdash;</td></tr>
-<tr><td align="left"><cite>All'aperto</cite>, ill. da Ferraguti e Amato (2.<sup>o</sup> migliaio)</td><td align="right">4 &mdash;</td></tr>
-<tr><td align="left"><cite>Nel Regno delle Chimere</cite>, ill. da G. Amato, A. Ferraguti</td></tr>
-<tr><td align="left"><span style="margin-left: 1em;">e E. Dalbono</span></td><td align="right">5 &mdash;</td></tr>
-<tr><td align="left">&mdash; &mdash; Edizione economica in&#8209;16</td><td align="right">3 &mdash;</td></tr>
-<tr><td align="left"><cite>Verso il mistero</cite></td><td align="right">3 50</td></tr>
-</table></div>
-
-
-<div class="title1">ROMANZI.</div>
-
-<div class="opere">
-<table border="0" width="82%" cellpadding="0" cellspacing="2" summary="Listino">
-<tr><td align="left"><cite>Catene</cite> (8.<sup>o</sup> migliaio)</td><td align="right">1 &mdash;</td></tr>
-<tr><td align="left">&mdash; &mdash; Edizione ill. da Bonamore (3.<sup>o</sup> migliaio)</td><td align="right">4 &mdash;</td></tr>
-<tr><td align="left"><cite>Per la gloria</cite> (2.<sup>o</sup> migliaio)</td><td align="right">3 50</td></tr>
-<tr><td align="left"><cite>Forza irresistibile</cite> (2.<sup>o</sup> migliaio)</td><td align="right">3 50</td></tr>
-<tr><td align="left"><cite>Il mio delitto</cite> (3.<sup>o</sup> migliaio)</td><td align="right">1 &mdash;</td></tr>
-<tr><td align="left">&mdash; &mdash; Edizione illustrata da Colantoni</td><td align="right">3 &mdash;</td></tr>
-<tr><td align="left"><cite>Per vendetta</cite> (3.<sup>o</sup> migliaio)</td><td align="right">1 &mdash;</td></tr>
-<tr><td align="left">&mdash; &mdash; Ediz. ill. da Armenise e Ferraguti (2.<sup>o</sup> migliaio)</td><td align="right">4 &mdash;</td></tr>
-<tr><td align="left"><cite>L'Incomprensibile</cite></td><td align="right">3 &mdash;</td></tr>
-</table></div>
-
-
-<div class="title1">LIBRI PER I RAGAZZI.</div>
-
-<div class="opere">
-<table border="0" width="82%" cellpadding="0" cellspacing="2" summary="Listino">
-<tr><td align="left"><cite>Piccoli Eroi</cite> (43.<sup>o</sup> migliaio)</td><td align="right">2 &mdash;</td></tr>
-<tr><td align="left">&mdash; &mdash; Ediz. in&#8209;8 ill. da A. Ferraguti (3.<sup>o</sup> migliaio)</td><td align="right">4 &mdash;</td></tr>
-<tr><td align="left"><cite>Mondo Piccino</cite>, illustrato (5.<sup>o</sup> migliaio)</td><td align="right">1 &mdash;</td></tr>
-<tr><td align="left"><cite>Mentre nevica</cite>, illustrato (4.<sup>o</sup> migliaio)</td><td align="right">2 &mdash;</td></tr>
-<tr><td align="left"><cite>Nel regno delle Fate</cite>, ill. da Dalbono (3.<sup>o</sup> migliaio)</td><td align="right">7 50</td></tr>
-<tr><td align="left"><cite>Il Castello di Barbanera</cite>, ill. da Paolocci (3.<sup>o</sup> migliaio)</td><td align="right">2 &mdash;</td></tr>
-<tr><td align="left"><cite>I nipoti di Barbabianca</cite>, ill. da Matania (2.<sup>o</sup> migliaio)</td><td align="right">4 &mdash;</td></tr>
-</table></div>
-
-<hr class="r12" />
-
-<div class="opere">
-<table border="0" width="82%" cellpadding="0" cellspacing="2" summary="Listino">
-<tr><td align="left"><cite>Teatro in famiglia</cite>, commedie pei giovani, illustrate da</td></tr>
-<tr><td align="left"><span style="margin-left: 1em;">G. Amato, Sophie Browne e A. Ferraguti</span></td><td align="right">2 50</td></tr>
-<tr><td align="left"><cite>Gringoire</cite>, opera in un atto, musica di Scontrino</td><td align="right">5 &mdash;</td></tr>
-</table></div>
-</div></div>
-
-<div class="break">
-<hr class="chap" />
-
-
-
-
-<div class="figcenter1">
-<img src="images/front.jpg" width="400" height="600" alt="Frontespizio" />
-</div></div>
-
-<div class="break">
-<hr class="chap" />
-
-
-
-
-<p id="front1"><span class="smcap">Cordelia</span></p><br />
-<br />
-<br />
-<h1><span class="smcap">Verso il Mistero</span></h1><br />
-<br />
-<p id="front2">NOVELLE</p><br />
-<br />
-<br />
-<div class="figcenter1">
-<img src="images/image01.png" width="112" height="120" alt="Illustrazione" />
-</div><br />
-<br />
-<p id="front3">MILANO<br />
-<span class="smcap">Fratelli Treves, Editori</span><br />
-1905</p>
-</div>
-
-<div class="break">
-<hr class="chap" />
-
-
-
-
-<p id="copy">PROPRIET&Agrave; LETTERARIA.</p>
-
-<p id="copy1"><i>Riservati tutti i diritti</i></p>
-
-<hr class="r5" />
-
-<p id="copy2">Published in Milan, October fifteenth, nineteen hundred and five. Privilege
-of copyright in the United States reserved under the Act approved
-March third, nineteen hundred and five, by Fratelli Treves.</p>
-
-
-<p id="copy3">Milano. &#8213; Tip. Fratelli Treves.</p>
-</div>
-
-<hr class="chap" />
-
-<p class="p12"><a href="#Page_391">INDICE.</a><br /></p>
-
-<hr class="chap" />
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_1" id="Page_1">[Pg 1]</a></span></p>
-
-
-
-
-<h2><a name="UNA_TRAGEDIA_IN_UN_CERVELLO" id="UNA_TRAGEDIA_IN_UN_CERVELLO">UNA TRAGEDIA IN UN CERVELLO.</a></h2>
-</div>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_3" id="Page_3">[Pg 3]</a></span></p>
-
-
-<h3>I.</h3>
-
-<p>Valentina seduta accanto alla finestra
-era immersa nella lettura della <cite>Nevrosi e
-neurastenia</cite> del professor De Giovanni.</p>
-
-<p>Era laureata da un anno in medicina
-e amava la scienza coll'ardore della giovinezza,
-colla fede d'un credente. S'era
-dedicata alla specialit&agrave; delle malattie del
-sistema nervoso, e studiava indefessamente
-coll'entusiasmo di un neofita.</p>
-
-<p>Fu scossa dalla voce della madre, la
-signora Paola Verganti, che le disse:</p>
-
-<p>&mdash; Valentina, ti prego, lascia per dieci
-minuti i tuoi libracci, e ascoltami.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_4" id="Page_4">[Pg 4]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Parla, mamma, &mdash; rispose Valentina
-chiudendo il libro.</p>
-
-<p>&mdash; D&agrave; retta a me, &mdash; riprese la signora
-Verganti, &mdash; rinuncia al tuo matrimonio.
-Quando ti ho concesso di frequentare
-l'Universit&agrave;, lottando coi pregiudizi
-degli amici, fu per farti forte e capace di
-vivere anche senza maritarti, ed ecco che
-la tua scienza non serve che a renderti
-indipendente da me, e a farti scegliere
-uno sposo che non mi persuade.</p>
-
-<p>&mdash; Mamma, tu non sei ragionevole, io
-non ti riconosco pi&ugrave;, non mi sembri pi&ugrave;
-la donna superiore che mi permise di dedicarmi
-a studii severi e virili. Perch&egrave; vorresti
-togliermi ora quell'indipendenza di
-volont&agrave; che tu stessa m'hai insegnato ad
-apprezzare? &Egrave; vero; la mia scienza avrebbe
-potuto consolarmi della mancanza della
-famiglia, e non avrei pensato a scegliermi
-un marito, n&egrave; accettato il primo venuto,
-se il caso non mi avesse fatto conoscere<span class="pagenum"><a name="Page_5" id="Page_5">[Pg 5]</a></span>
-l'ingegnere Lodovico Arcelli. &Egrave; un uomo
-superiore, ricco, simpatico, intelligente, e
-lo amo con tutta l'anima mia.</p>
-
-<p>&mdash; Tu che hai studiato medicina, sai
-meglio di me a qual pericolo ti esponi, &mdash; disse
-la signora Verganti, &mdash; tu sai bene
-che Lodovico &egrave; pazzo.</p>
-
-<p>&mdash; Mamma, non &egrave; vero, e mi meraviglio
-che tu raccolga questa vile calunnia
-dei suoi nemici. Una mente cos&igrave; equilibrata,
-che scioglie i problemi di matematica
-pi&ugrave; difficili, che ora sta studiando un
-metodo nuovo e semplice per trasportare
-la energia a grandi distanze, via: non
-&egrave; possibile! Io, vedi, ho frequentato le
-case dove regna la pazzia e credo di saperne
-qualche cosa; se Lodovico &egrave; pazzo,
-lo siamo tutti!</p>
-
-<p>&mdash; Allora &egrave; ammalato, &mdash; soggiunse la
-signora Verganti; &mdash; hai udito quello
-che hanno detto di lui i tuoi colleghi;
-m'hanno fatta la descrizione di quel suo<span class="pagenum"><a name="Page_6" id="Page_6">[Pg 6]</a></span>
-male misterioso, terribile, che fa tremare
-i pi&ugrave; forti, pensa a quello che fai.</p>
-
-<p>&mdash; Io non ho paura.</p>
-
-<p>&mdash; Almeno, Valentina, fallo per la mia
-tranquillit&agrave;, rinuncia a questo matrimonio.</p>
-
-<p>&mdash; No, mamma, sono decisa, e tu non
-inquietarti inutilmente, mostrati forte, come
-quando il babbo partiva per andare alla
-guerra, che lo salutavi colla faccia sorridente,
-per non togliergli il coraggio, e
-pure avevi il pianto nel cuore; io mi
-sento figlia del colonnello Verganti e non
-tremo. Mamma, su allegra; ti assicuro
-che non ci saranno n&egrave; morti, n&egrave; feriti, ed
-ora non parliamone pi&ugrave;.</p>
-
-<p>Riprese il libro, ma il suo pensiero era
-molto lontano. Pensava alla decisione
-presa, all'uomo al quale era alla vigilia
-di legarsi indissolubilmente, contro il consiglio
-delle amiche, della madre, di tutti!
-Infatti una malattia incomprensibile, fa<span class="pagenum"><a name="Page_7" id="Page_7">[Pg 7]</a></span>tale,
-tramutava il pi&ugrave; compito degli uomini
-in una belva furibonda; quel male
-lo coglieva sempre alla medesima ora, poi
-si dileguava improvvisamente senza lasciare
-alcuna traccia. I medici non erano
-riusciti a spiegarlo e nemmeno a dargli
-un nome. Chi diceva trattarsi di sonnambulismo,
-chi di epilessia, ma non sapevano
-nulla di preciso; avevano tentato
-molte cure, fra le altre, l'idroterapia,
-l'ipnotismo, l'elettricit&agrave;; tutto inutilmente.</p>
-
-<p>Valentina conobbe l'ingegnere Arcelli
-quando faceva la cura elettrica nel gabinetto
-del suo professore. Sent&igrave; subito una
-viva simpatia pel giovine, e un forte desiderio
-di studiare quel male misterioso
-e tentarne la guarigione.</p>
-
-<p>Egli non ignorava il suo male, e ci&ograve;
-lo rendeva malinconico, avvilito, quasi
-umiliato; parlava poco, viveva solitario,
-tutto immerso negli studii, che avevano
-gi&agrave; fatto conoscere il suo nome nel mondo;<span class="pagenum"><a name="Page_8" id="Page_8">[Pg 8]</a></span>
-era alto, pallido, aveva la voce melodiosa,
-i modi signorili, e un'espressione di dolcezza
-diffusa intorno agli occhi stanchi
-che lo rendeva simpatico.</p>
-
-<p>Valentina lo vide la prima volta seduto,
-isolato sulla poltrona elettrica, mentre il
-professore, toccandolo coll'elettroforo, faceva
-scattare scintille da tutto il suo corpo,
-ed essa era incaricata di regolare l'intensit&agrave;
-della corrente.</p>
-
-<p>Pei primi giorni si scambiarono poche
-parole, poi la giovane medichessa gli chiese
-del suo male, tent&ograve; d'infondergli qualche
-speranza di guarigione.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; terribile, &mdash; egli diceva, &mdash; &egrave;
-come una morsa di ferro che mi soffoca
-e mi strazia, un incubo da cui non posso
-liberarmi. Sono molto ammalato. &mdash; E crollava
-il capo come chi non ha pi&ugrave; speranza.</p>
-
-<p>Valentina incominci&ograve; a provare per lui
-una gran compassione, volle visitarlo minutamente
-e lo assicur&ograve; che nessuna le<span class="pagenum"><a name="Page_9" id="Page_9">[Pg 9]</a></span>sione
-aveva nell'organismo, e si convinse
-che il male era legato a quei fili misteriosi
-che si chiamano nervi e che sarebbe
-guarito.</p>
-
-<p>Le parole della fanciulla erano per lui
-una musica soave che pi&ugrave; della corrente
-elettrica faceva vibrare tutto il suo essere,
-e il pensiero che finita la cura non
-l'avrebbe pi&ugrave; riveduta, era per lui altrettanto
-spaventoso, quanto l'idea della sua
-malattia.</p>
-
-<p>Valentina, senza essere una bellezza
-perfetta, era molto piacente, aveva il viso
-aperto, gli occhi vivi, intelligenti e un'aria
-di bont&agrave; e di energia in tutta la persona
-che la rendeva affascinante. Essa
-leggeva nel cuore di Lodovico come in
-un libro aperto, sentiva la di lui ammirazione
-crescente e aspettava che le rivelasse
-il suo amore. Egli sospirava, si faceva
-sempre pi&ugrave; triste, ma non aveva coraggio
-di parlare.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_10" id="Page_10">[Pg 10]</a></span></p>
-
-<p>Solo un giorno egli disse che ogni gioia
-gli era negata, anche la speranza di formarsi
-una famiglia, perch&egrave; nessuna donna
-avrebbe voluto dividere la sua triste sorte.</p>
-
-<p>&mdash; Dite delle sciocchezze, &mdash; gli aveva
-risposto Valentina, &mdash; ne volete una prova?
-Io sarei pronta ad essere la vostra compagna.</p>
-
-<p>Il pallido volto del giovane s'illumin&ograve;
-a quelle parole, ebbe un lampo di gioia,
-poi croll&ograve; il capo, e porgendole la mano
-disse:</p>
-
-<p>&mdash; Grazie, le vostre parole m'hanno
-fatto un gran bene, ma &egrave; un sogno che
-non pu&ograve; realizzarsi.</p>
-
-<p>&mdash; Perch&egrave;? Vi amo, ammiro il vostro
-ingegno; se avete per me un po' di simpatia,
-perch&egrave; non si dovrebbe unire la
-nostra sorte e tentare di essere felici?</p>
-
-<p>&mdash; Ma la mia malattia non vi spaventa?
-Non mi maledirete di rattristare la vostra
-fiorente giovinezza, collo spettacolo del mio<span class="pagenum"><a name="Page_11" id="Page_11">[Pg 11]</a></span>
-male? Voi non conoscete l'orrore delle
-mie notti, gli spasimi del mio corpo straziato,
-i sussulti del mio cervello infermo,
-non datemi un'illusione fallace, una speranza
-che non potr&agrave; realizzarsi; pensateci.
-Valentina, voi siete bella, sorridente,
-siete nata per la gioia e non per unire
-la vostra sorte a quella di un uomo che
-ignora per qual colpa &egrave; stato maledetto
-dal cielo.</p>
-
-<p>&mdash; Non dite cos&igrave; che mi fate pena, &mdash; rispose
-Valentina, &mdash; mi sono dedicata
-all'umanit&agrave; sofferente, ho frugato nelle
-viscere dei cadaveri per scoprire il segreto
-della vita; anch'io, perch&egrave; ho fatto
-quello che poche donne hanno il coraggio
-di fare, in molti ispiro la ripugnanza, il
-ribrezzo. Veramente volevo dedicarmi soltanto
-alla scienza, ma vi ho conosciuto, vi
-amo, e mi offro a voi.</p>
-
-<p>&mdash; Voi siete un angelo, e mi &egrave; impossibile
-rifiutare il vostro dono generoso, &mdash; <span class="pagenum"><a name="Page_12" id="Page_12">[Pg 12]</a></span>rispose
-Lodovico, &mdash; l'accetto come se mi
-venisse dal cielo e giuro che tutto tenter&ograve;
-per rendervi felice.</p>
-
-<p>&mdash; Come amerei la mia scienza se potessi
-darvi qualche sollievo! &mdash; esclam&ograve;
-Valentina.</p>
-
-<p>Lodovico croll&ograve; il capo come un incredulo,
-e disse:</p>
-
-<p>&mdash; Non &egrave; pi&ugrave; il tempo dei miracoli;
-&egrave; vero, voi sapete molte cose, ma non potrete
-riuscire dove non sono riusciti i migliori
-medici. Temo d'esser condannato
-per tutta la vita ed ora ne sono pi&ugrave; addolorato
-per voi, che mi sarete compagna.</p>
-
-<p>&mdash; Forse la scienza sar&agrave; pi&ugrave; potente
-unita all'amore, ed ho la fede e la speranza.</p>
-
-<p>Lodovico era commosso, gli mancava la
-voce, ma da quel momento sent&igrave; che non
-avrebbe pi&ugrave; potuto vivere senza Valentina.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_13" id="Page_13">[Pg 13]</a></span></p>
-
-
-<h3>II.</h3>
-
-<p>Un bellissimo sole d'aprile illuminava
-la citt&agrave; di Torino, e l'aria, piena di profumi
-nuovi, avvolgeva uomini e cose.</p>
-
-<p>Gli sposi, ritornati appena dal municipio,
-erano circondati dai parenti e dagli
-amici.</p>
-
-<p>Il convegno era tutt'altro che lieto. Pareva
-un funerale, la preoccupazione della
-malattia dello sposo stava nel pensiero di
-tutti.</p>
-
-<p>La signora Verganti tratteneva a stento
-le lagrime e si sentiva tanto triste, come
-non era stata mai, nemmeno il giorno in
-cui suo marito era partito per la guerra
-d'Africa, dove aveva trovato la morte.
-Lodovico sorrideva, ma si mostrava preoccupato.
-Valentina soltanto era allegra,<span class="pagenum"><a name="Page_14" id="Page_14">[Pg 14]</a></span>
-raggiante, e si sforzava d'infondere in
-tutti il suo coraggio e la sua gioia.</p>
-
-<p>Essa sorrideva allo sposo e abbracciava
-la madre rassicurandola.</p>
-
-<p>Tutto sarebbe andato bene, diceva.
-Anche la natura in festa e il sole che entrava
-dalle finestre aperte rallegrava la
-casa piena di fiori e d'amici.</p>
-
-<p>Fu un momento solenne, quando vennero
-a dire che la carrozza attendeva gli
-sposi per condurli alla villa che Lodovico
-possedeva nei dintorni di Torino e doveva
-ospitarli in quei primi giorni del matrimonio.</p>
-
-<p>Valentina si stacc&ograve; con uno sforzo dalle
-braccia di sua madre, che non avrebbe
-voluto lasciarla partire, salut&ograve; gli amici,
-e discese in fretta le scale seguita da
-Lodovico.</p>
-
-<p>Finalmente erano soli.</p>
-
-<p>La carrozza correva per le strade lunghe,
-dritte, popolate da una folla allegra,<span class="pagenum"><a name="Page_15" id="Page_15">[Pg 15]</a></span>
-uscita per respirare la brezza della primavera
-nascente. Correva pei lunghi viali
-fiancheggiati dagli alberi che si vestivano
-di foglie novelle, avanti avanti per l'aperta
-campagna, salendo sui poggi che ridevano
-davanti al nuovo sole. Gli sposi si tenevano
-per mano in silenzio: si sentivano
-vivere e pensare, come sentivano il battito
-dei loro cuori che la gioia rendeva
-pi&ugrave; rapido.</p>
-
-<p>Egli temeva che la sua felicit&agrave; si dileguasse
-come in un sogno, e che l'amore
-di Valentina non avrebbe potuto resistere
-quando avesse assistito ad una delle crisi
-del suo male; tremava pensando a quello
-che gli preparava l'indomani e la stringeva
-a s&egrave; fortemente come per impedire
-che gli sfuggisse.</p>
-
-<p>Essa indovinava il pensiero di Lodovico,
-ma non temeva nulla, era sicura di
-s&egrave; stessa e del suo amore. Quasi desiderava
-affrontare la realt&agrave; di quel male sco<span class="pagenum"><a name="Page_16" id="Page_16">[Pg 16]</a></span>nosciuto,
-per conoscerlo e tentarne la guarigione;
-voleva studiarlo con tutta la forza
-della sua mente, colla divinazione del suo
-cuore innamorato, e forse sperava di comprendere
-quello che agli altri era rimasto
-incomprensibile.</p>
-
-<p>Sapeva quel male misterioso appartenere
-al genere di malattie alle quali essa specialmente
-si era dedicata; e il poter studiare
-il soggetto, sempre, tutti i giorni,
-con intelletto ed amore, le dava la speranza
-di riuscire.</p>
-
-<p>Gi&agrave; la sua fantasia andava andava,
-come la carrozza che correva per l'aperta
-campagna, e si vedeva felice e vittoriosa.
-Furono distolti dai loro pensieri
-dalla scossa della carrozza che si ferm&ograve;
-davanti alla villa.</p>
-
-<p>Scesero in fretta sorridendo e, stanchi
-pel lungo silenzio, ripresero la conversazione
-interrotta.</p>
-
-<p>Il sole volgeva al tramonto e tingeva<span class="pagenum"><a name="Page_17" id="Page_17">[Pg 17]</a></span>
-d'una tinta rosea le montagne ancora coperte
-di neve.</p>
-
-<p>La casa bianca risaltava sopra uno
-sfondo verde&#8209;cupo, formato da un bosco di
-abeti; i rododendri in fiore mettevano una
-nota gaia sul verde.</p>
-
-<p>&mdash; Quanto &egrave; bello! &mdash; esclam&ograve; Valentina. &mdash; Come
-saremo felici in questo
-nido!</p>
-
-<p>&mdash; Ti piace? &mdash; chiese Lodovico col
-volto illuminato dalla gioia.</p>
-
-<p>&mdash; Ma &egrave; un incanto!... E come hai
-pensato a tutto; sei un vero mago. Fino
-la tavola preparata, e un bel fuoco nel
-caminetto. E quante belle rose! Eppure
-non siamo ancora di maggio; e queste
-violette! Che profumo!</p>
-
-<p>E s&igrave; dicendo si chin&ograve; ad odorare un
-bel mazzo di viole poste in un canestro
-sopra un tavolino.</p>
-
-<p>Lodovico ordin&ograve; ai domestici di servire
-il pranzo; la lunga corsa e le emo<span class="pagenum"><a name="Page_18" id="Page_18">[Pg 18]</a></span>zioni
-della giornata gli avevano eccitato
-l'appetito; poi, rivolto alla moglie, soggiunse:</p>
-
-<p>&mdash; Cara la mia dottoressa, mi pare che
-si potrebbe mettersi a tavola; dopo pranzo
-avrai tutto il tempo per ammirare la tua
-villa.</p>
-
-<p>&mdash; Nostra, vuoi dire.</p>
-
-<p>&mdash; No, sei tu la padrona, te ne faccio
-un dono; spero che non mi negherai
-l'ospitalit&agrave;.</p>
-
-<p>Valentina si mise a ridere.</p>
-
-<p>&mdash; Hai voglia di scherzare, &mdash; disse.</p>
-
-<p>&mdash; Parlo seriamente; sono lieto di cederti
-lo scettro; da domani la padrona
-sarai tu, ed io sar&ograve; tuo schiavo.</p>
-
-<p>E chiacchierando allegramente si sedettero
-a tavola dove venne loro servito
-un buon pranzo, e gustarono per la prima
-volta il piacere di trovarsi soli, lontani
-dal mondo, seduti alla stessa mensa, avendo
-nel loro cervello pensieri spumeggianti<span class="pagenum"><a name="Page_19" id="Page_19">[Pg 19]</a></span>
-come il vino di cui erano piene le coppe
-di cristallo.</p>
-
-<p>Dopo il pranzo, Valentina volle continuare
-il suo viaggio di scoperta e girare
-per la villa, divertendosi a toccare i ninnoli
-sparsi sulle mensole, ad osservare i
-mobili, i quadri, i tappeti.</p>
-
-<p>Nel piano superiore v'erano le camere
-da letto, una coi parati rosei per lei e
-l'altra pi&ugrave; cupa e severa per Lodovico;
-accanto una sala spaziosa contornata da
-biblioteche piene di volumi.</p>
-
-<p>&mdash; Hai proprio pensato a tutto, &mdash; disse
-Valentina, avvicinandosi alle biblioteche
-per osservare i volumi ben rilegati. &mdash; Da
-una parte i libri di matematica
-per te, dall'altra quelli di medicina e di
-scienze naturali per me; mi par di ritrovare
-i miei amici, eccoli tutti schierati:
-Biswanger, <cite>La neurastenia</cite>; Beard, <cite>Una
-malattia nuova</cite>; <cite>La neurastenia</cite> di Arndt;
-come sono difficili questi nomi russi! E<span class="pagenum"><a name="Page_20" id="Page_20">[Pg 20]</a></span>
-che belle ore passeremo a studiare qui
-tutti e due, tu da una parte ed io dall'altra!
-Perch&egrave; da sposi moderni, da personaggi
-del secolo ventesimo, non ci si
-potrebbe contentare di star tutto il giorno
-a guardarci negli occhi ed a filare l'amore
-perfetto. Noi abbiamo bisogno anche
-del cibo dello spirito, e cos&igrave; il nostro
-amore non passer&agrave; come una meteora
-fuggente, ma durer&agrave; sempre, non &egrave; vero?</p>
-
-<p>&mdash; Ne ho speranza, dipende da te, &mdash; disse
-Lodovico, sedendosi sopra un divano
-accanto a Valentina.</p>
-
-<p>&mdash; Non temere, &mdash; rispose questa, &mdash; sono
-sicura di me stessa, i miei sentimenti
-non muteranno; ma, perch&egrave; ora
-una nube &egrave; passata nella tua mente? &mdash; chiese
-guardandolo negli occhi.</p>
-
-<p>&mdash; Tu mi leggi dunque nel pensiero?</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; un po' la mia professione. Ma,
-dimmi, che cosa ti turba?</p>
-
-<p>&mdash; Penso che presto s'avvicina l'ora<span class="pagenum"><a name="Page_21" id="Page_21">[Pg 21]</a></span>
-fatale e vorrei pregarti di non tentare di
-vedermi, n&egrave; di assistermi in quel momento.</p>
-
-<p>&mdash; Ma perch&egrave;?</p>
-
-<p>&mdash; Perch&egrave; la crisi passa come viene e
-tu ne soffriresti inutilmente; mi prometti
-dunque di allontanarti?</p>
-
-<p>&mdash; Non posso farti una promessa che
-non potrei mantenere. Desidero vedere di
-che cosa si tratta, e la mia non &egrave; una
-curiosit&agrave; da femminuccia, ma una curiosit&agrave;
-scientifica, e poi mi spinge la speranza
-di esserti di qualche sollievo.</p>
-
-<p>&mdash; Almeno, ti prego, non avvicinarti
-a me. Devo narrarti una cosa che ho
-sempre tenuta chiusa nel mio cuore, ed
-al pensarvi soltanto mi rinnova un dolore
-crudele. Mi rincresce evocare in questo
-giorno un ricordo cos&igrave; triste, ma vi sono
-costretto per difenderti da te stessa e impedire
-che avvenga un fatto al quale non
-potrei sopravvivere.</p>
-
-<p>Valentina lo guard&ograve; esterrefatta. Che<span class="pagenum"><a name="Page_22" id="Page_22">[Pg 22]</a></span>
-cosa doveva dirle di tanto grave? Stette
-ad ascoltare tutta trepidante.</p>
-
-<p>&mdash; Una volta, &mdash; riprese Lodovico col
-pianto nella voce, &mdash; avevo un cagnolino,
-<em>Fedele</em>, il mio unico amico, il solo compagno
-della mia vita solitaria; ebbene,
-dopo una delle mie crisi lo trovai morto,
-soffocato, accanto a me. Che cosa era accaduto?
-Forse vedendomi soffrire si era
-avvicinato per recarmi soccorso, forse
-per farmi una carezza, mistero! Sono
-certo che l'uccisi colle mie mani, e non
-me ne so ancora dar pace; pensa se tu
-ti avvicinassi e ch'io ti facessi male, ti
-ucc.... Dio mio! sento che ne morrei. &Egrave;
-terribile non poter dominare i proprii movimenti!</p>
-
-<p>&mdash; Non temere, Lodovico, veglier&ograve; su
-te, ad una certa distanza, e sapr&ograve; difendermi.
-Ed ora non pensiamo a cose
-tristi.</p>
-
-<p>&mdash; Hai ragione, &mdash; disse Lodovico,<span class="pagenum"><a name="Page_23" id="Page_23">[Pg 23]</a></span>
-abbracciandola, &mdash; godiamo di questi momenti
-di pace che ancora ci rimangono.</p>
-
-<p>E stettero vicini in quella stanza appena
-illuminata. I loro volti erano sereni,
-ma un velo di mestizia pareva fosse
-sceso su quelle cose che pochi momenti
-prima parevano tanto gaie ai due innamorati.</p>
-
-
-<h3>III.</h3>
-
-<p>Lodovico aveva accompagnato Valentina
-nella stanza dai parati color di rosa,
-e s'era indugiato a discorrere con lei di
-mille cose, e fatto progetti per l'avvenire.</p>
-
-<p>Dalla finestra spalancata entrava una
-brezza refrigerante e le stelle tremolavano
-come punti luminosi nella v&ocirc;lta scura del
-cielo.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_24" id="Page_24">[Pg 24]</a></span></p>
-
-<p>Ad un tratto Lodovico abbracci&ograve; Valentina,
-e disse:</p>
-
-<p>&mdash; Devo andare, procura di riposare,
-e pensa a cose liete.</p>
-
-<p>&mdash; Dimmi almeno che cosa ti senti, &mdash; chiese
-Valentina. &mdash; Sai che devo essere
-la tua medichessa.</p>
-
-<p>&mdash; Ora non &egrave; nulla, soltanto un sonno
-invincibile, un peso che mi opprime il
-cervello. Devo coricarmi, non inquietarti,
-domani mi troverai bene come al solito.
-Va a dormire, non pensare a me; te ne
-prego, &mdash; e usc&igrave; in fretta, lasciando la
-sposa sola, in faccia alla notte profonda,
-in quella camera color di rosa dove i
-fiori impallidivano nei vasi, e il letto
-bianco adorno di merletti sembrava stendere
-le braccia e invitarla al riposo.</p>
-
-<p>Ebbe un momento di sgomento; il primo
-in tutta la giornata; l'opprimeva il silenzio
-che la circondava, il non udire pi&ugrave; la
-voce di Lodovico, il trovarsi in quella<span class="pagenum"><a name="Page_25" id="Page_25">[Pg 25]</a></span>
-stanza sconosciuta, che non aveva per lei
-alcun ricordo, e la sua situazione nuova,
-straordinaria, di esser sola, abbandonata
-nella prima notte del matrimonio. Si sedette
-sopra una poltrona e prese in mano
-un libro per togliersi dai pensieri che
-l'opprimevano; non pot&egrave; leggere nemmeno
-una riga; lo chiuse; la stanchezza
-l'assalse, e parve assopirsi; ma tutto ad
-un tratto un urlo, che veniva dalla stanza
-vicina, la riscosse; s'alz&ograve; di scatto, aperse
-l'uscio e sollev&ograve; la portiera che la divideva
-dalla camera di Lodovico.</p>
-
-<p>Una lampada velata mandava dalla
-v&ocirc;lta una luce tenue, quasi crepuscolare.
-Lodovico si dibatteva sul letto come un
-indemoniato, aveva la faccia sconvolta, e
-gli occhi che sembrava gli uscissero dall'orbita,
-pareva lottasse con un nemico
-formidabile, invisibile, i suoi muscoli
-erano tesi come per uno sforzo sovrumano,
-poi cessarono i movimenti convulsi e in<span class="pagenum"><a name="Page_26" id="Page_26">[Pg 26]</a></span>cominci&ograve;
-a gemere e ad urlare come una
-belva.</p>
-
-<p>Valentina stava ritta sulla soglia, incerta;
-avrebbe voluto avvicinarsi al letto
-per tentare di calmarlo, ma ramment&ograve; la
-proibizione avuta. Fremeva nel veder il
-suo Lodovico cos&igrave; trasfigurato, e di trovarsi
-impotente a recargli sollievo. Lo
-chiam&ograve; ad alta voce, non rispose, fece
-solo un movimento impercettibile.</p>
-
-<p>Ad un tratto la voce di Lodovico echeggi&ograve;
-nel silenzio della notte, disse parole
-interrotte, sconnesse, pareva che vaneggiasse,
-anche la sua voce pareva mutata.</p>
-
-<p>Valentina immobile stava attenta ad
-ascoltare. Dopo le prime frasi pot&egrave; raccapezzarsi
-meglio in mezzo a quel torrente
-di parole paurose.</p>
-
-<p>&mdash; Aiuto! &mdash; egli gridava, &mdash; aiuto!
-ecco, viene col pugnale; uno, due, tre....
-gli squarcia il seno: oh che rantolo, &egrave;
-morto; ancora, ancora! perch&egrave;? &Egrave; terri<span class="pagenum"><a name="Page_27" id="Page_27">[Pg 27]</a></span>bile....
-non voglio pi&ugrave; sentire quel gemito....
-anche lei.... salvala.... peccato, &egrave;
-cos&igrave; bella.... no? no? ah! offre il seno....
-ah, l'uccide.... quanto sangue.... via, via....
-assassino.... ed ora ecco le vittime; le
-avvolge nel lenzuolo.... &egrave; tutto rosso di
-sangue. Dove va? dove le trascina? gi&ugrave;
-in fondo.... sento il rumore delle loro
-teste che cozzano; tun, tun, tun.... piet&agrave;
-pei morti.... gi&ugrave;, gi&ugrave; ancora; perch&egrave; li
-trascini? Perch&egrave; li scuoti? aiuto!... aiuto!...
-La fossa &egrave; nera gi&ugrave;.... perch&egrave; le
-ossa scricchiolano? ahi, le sento qui....
-aiuto.... aiuto!...</p>
-
-<p>E si voltava per il letto gettando via
-tutto quello che gli capitava in mano,
-contorcendosi in modo spaventoso; pareva
-che le sue ossa si spezzassero, agitava
-le braccia come se volesse scacciare
-una terribile visione. Lodovico continuava:</p>
-
-<p>&mdash; Ed ora dove mi conduci? Dove<span class="pagenum"><a name="Page_28" id="Page_28">[Pg 28]</a></span>
-fuggiamo? Quanti soldati! C'inseguono....
-via, via! Andiamo lontano.... lontano....
-lontano....</p>
-
-<p>Valentina tremava alla vista di quello
-spettacolo atroce, eppure non si sentiva
-la forza di fuggire, se ne stava l&agrave; immobile,
-impetrita, come una statua. Ad un
-certo punto Lodovico parve calmarsi, respir&ograve;
-forte come uno che fosse fuggito da
-un pericolo, e fu colto da un sonno profondo,
-quasi letargico; soltanto il suo
-corpo di tanto in tanto sussultava.</p>
-
-<p>Valentina sent&igrave; risvegliar in s&egrave;, sotto
-l'involucro femmineo e sensibile, la missione
-del medico; si avvicin&ograve; al letto, e
-pose una mano sul cuore di Lodovico.
-Il cuore sussultava, batteva come se avesse
-fatto una corsa vertiginosa, poi gli pos&ograve;
-la mano sulla fronte e la sent&igrave; madida
-di sudore.</p>
-
-<p>&mdash; Bisogna farlo guarire, &mdash; disse fra
-s&egrave;. &mdash; Impossibile che il suo cuore possa<span class="pagenum"><a name="Page_29" id="Page_29">[Pg 29]</a></span>
-sopportare ogni notte una scossa cos&igrave; tremenda,
-e poi io lo amo e non potrei sopravvivere
-alla sua morte.</p>
-
-<p>La crisi era passata, e adagio Valentina
-si ritir&ograve; nella biblioteca per meditare
-su quello che aveva veduto. A che categoria
-apparteneva la malattia di Lodovico?
-A quelle che hanno sede principale
-nei centri nervosi, questo lo sapeva. Non
-era pazzo, e nemmeno sonnambulo; non
-ammetteva che si trattasse di epilessia
-come molti dei suoi colleghi avevano dubitato.
-Secondo lei, era un fenomeno di
-suggestione, e prodotto da un'influenza
-esteriore che aveva impressionato eccessivamente
-un cervello giovane e sensibile.</p>
-
-<p>Quale poteva essere quest'influenza,
-non si spiegava, ed era impaziente che
-suo marito si svegliasse per poterlo interrogare.
-Si rammentava che nella tesi
-di laurea aveva svolto il concetto delle<span class="pagenum"><a name="Page_30" id="Page_30">[Pg 30]</a></span>
-influenze ataviche sui centri cerebrali, e
-s'era convinta da' suoi studii e da alcune
-esperienze fatte, che le impressioni ricevute
-dai nostri avi si possono ripercuotere
-nel nostro cervello e che, come l'imagine
-fotografata sopra una lastra sensibile,
-si rivela al primo raggio di sole,
-cos&igrave; alla prima occasione quelle possono
-uscire disordinate dalla mente. Doveva
-esser certo avvenuto cos&igrave; nel cervello di
-suo marito. O aveva avuto una forte impressione
-da bambino, oppure doveva cercare
-il fatto tragico nella vita dei suoi avi.</p>
-
-<p>Tutta la notte essa stette sfogliando
-libri e riviste; l'ansiet&agrave; di sapere le aveva
-fatto dimenticare la stanchezza d'una giornata
-piena di emozioni. Il sole era gi&agrave; spuntato
-sull'orizzonte quando Lodovico entr&ograve;
-adagio nella libreria. Valentina stava leggendo
-attentamente l'<cite>Eredit&agrave;</cite> di Lucas e
-non si accorse del passo di lui.</p>
-
-<p>Le si avvicin&ograve; timido e trepidante e le<span class="pagenum"><a name="Page_31" id="Page_31">[Pg 31]</a></span>
-pos&ograve; dolcemente la mano sulla spalla.
-Ella lo guard&ograve; rassicurandolo.</p>
-
-<p>&mdash; Non ti faccio orrore? &mdash; le disse, &mdash; hai
-assistito a tutto, ti ho sentito vicino
-a me.</p>
-
-<p>&mdash; Mi hai sentito davvero? Allora il
-male non &egrave; tanto grave, &mdash; disse Valentina, &mdash; io
-voglio salvarti. Qui, vicino a me,
-devi raccontarmi tutto come ad un medico.</p>
-
-<p>&mdash; Interrogami.</p>
-
-<p>&mdash; Quando il male ti assale, perdi la
-coscienza? non senti nulla di quello che
-accade intorno a te?</p>
-
-<p>&mdash; Io sento tutto come in un sogno,
-ma una volont&agrave; pi&ugrave; forte della mia mi
-spinge a fare dei movimenti involontari,
-a dire quello che non penso; &egrave; un incubo
-che m'assale col quale io lotto invano;
-&egrave; pi&ugrave; forte di me; questa notte tu mi hai
-chiamato, ho udito la tua voce, ma mi
-era impossibile rispondere, mi parea che
-venisse da molto lontano; la scena di<span class="pagenum"><a name="Page_32" id="Page_32">[Pg 32]</a></span>
-sangue che racconto, la vedo come in uno
-specchio, vorrei salvare le vittime, ma
-non posso; una mano di ferro mi trattiene,
-so che sono nella mia camera, e
-vedo un altro ambiente, mi par d'essere
-in un altro mondo, eppure mi sento vivo
-perch&egrave; soffro, e assai crudelmente soffro;
-guai se penso a quelle ore terribili.</p>
-
-<p>&mdash; Non temere, &mdash; disse Valentina, &mdash; ti
-guarir&ograve;; dimmi, hai mai assistito da
-bambino ad un fatto tragico come quello
-che vedi nella tua fantasia?</p>
-
-<p>&mdash; Mai! Ho vissuto sempre lontano
-dalle lotte del mondo, e la mia giovinezza
-fu calma.</p>
-
-<p>&mdash; E quando hai cominciato ad avere
-le terribili visioni?</p>
-
-<p>&mdash; Ero nervoso fin da bambino; la
-notte mi svegliavo di soprassalto e facevo
-sogni spaventosi. Dicevano che cogli anni
-sarei stato pi&ugrave; forte, invece con me crebbe
-il mio male ed ora hai veduto tu stessa
-quanto io soffro.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_33" id="Page_33">[Pg 33]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Tutto s'accorda con quello che penso &mdash; disse
-Valentina. &mdash; La tragedia che
-ti travaglia deve averla vissuta qualche
-tuo genitore; cerchiamo nella loro vita,
-parlami di loro, dove sono nati? dove
-hanno vissuto? Pensa, pensa.</p>
-
-<p>E s&igrave; dicendo stava ansiosa coll'orecchio
-attento perch&egrave; nulla le sfuggisse.</p>
-
-<p>Lodovico pens&ograve; un poco per riordinare
-le idee, poi disse:</p>
-
-<p>&mdash; Il babbo era di Torino come me;
-nell'alta banca ha guadagnato molto danaro
-e mi lasci&ograve; ricco. Le lotte della vita
-l'avevano accasciato e mor&igrave; di esaurimento;
-non credo ci siano state tragedie
-nella sua vita.</p>
-
-<p>&mdash; E tua madre? &mdash; chiese Valentina.</p>
-
-<p>&mdash; Essa venne a Torino bambina;
-nacque a Verona, dove il padre si trov&ograve;
-involto nella rivoluzione del 1848, dovette
-fuggire di notte quando era ancora bambina.
-Il nonno era brutale e iracondo,<span class="pagenum"><a name="Page_34" id="Page_34">[Pg 34]</a></span>
-essa deve aver sofferto molto con lui, e
-divenne nervosa, e piuttosto malinconica;
-&egrave; morta giovane, forse tormentata di sapermi
-ammalato.</p>
-
-<p>&mdash; E la tua nonna? &mdash; chiese ansiosamente
-Valentina.</p>
-
-<p>&mdash; Nessuno l'ha conosciuta; il nonno
-non ne parlava mai.</p>
-
-<p>&mdash; Tua madre dunque &egrave; partita bambina,
-di notte, durante la rivoluzione. La
-sua infanzia non fu calma, &mdash; disse Valentina.</p>
-
-<p>&mdash; No, certo, e credo che dall'agitazione
-di quel tempo, la sua salute ne fosse
-scossa.</p>
-
-<p>&mdash; E tu non sei mai stato a Verona,
-nella patria della tua mamma?</p>
-
-<p>&mdash; Mai. Il mio male m'impedisce di
-viaggiare e non posso alloggiare in un
-albergo; poi il nonno non voleva sentire
-parlare della sua patria, e la mamma ci
-pensava con terrore.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_35" id="Page_35">[Pg 35]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; E non avete alcun parente in quella
-citt&agrave;?</p>
-
-<p>&mdash; Una vecchia zia, sorella del nonno,
-che vive con una figlia. Non la conosco;
-ci scambiamo soltanto un augurio a capo
-d'anno.</p>
-
-<p>&mdash; Dunque hai l'indirizzo, tanto meglio;
-devi scriverle di trovarci un appartamento.
-Dobbiamo rivedere la patria della
-tua mamma, dove, ti confesso, spero di
-trovare l'origine della tua malattia.</p>
-
-<p>&mdash; Tu sei una sognatrice, &mdash; disse Lodovico; &mdash; che
-cosa vuoi scoprire? &Egrave; passato
-mezzo secolo dacch&egrave; il nonno ha lasciato
-quella citt&agrave;, chi si ricorda pi&ugrave; di lui?</p>
-
-<p>&mdash; Sar&agrave; un sogno, &mdash; disse Valentina, &mdash; ma
-voglio conoscere la citt&agrave; dei tuoi
-avi, ti rincresce?</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; una bella citt&agrave; che desidero vedere
-anch'io; andremo, sar&agrave; il nostro viaggio
-di nozze, &mdash; disse Lodovico.</p>
-
-<p>&mdash; Nulla di pi&ugrave; divertente di un viag<span class="pagenum"><a name="Page_36" id="Page_36">[Pg 36]</a></span>gio
-di ricerche, e cercher&ograve; e trover&ograve; l'origine
-del tuo male, vedrai! &mdash; rispose
-contenta Valentina.</p>
-
-<p>&mdash; Se trovare l'origine d'un male volesse
-dire guarirlo, avrei qualche illusione,
-ma ho poca fede.</p>
-
-<p>&mdash; Sapere l'origine d'un male &egrave; gi&agrave; un
-bel passo verso la guarigione, &mdash; disse
-Valentina, &mdash; e poi io voglio guarirti,
-non permetto che tu sciupi la tua energia
-e la tua bella intelligenza lottando con
-dei fantasmi. Lasciami questa speranza
-che mi rende felice.</p>
-
-<p>&mdash; E sia; mi metto nelle tue mani: sei
-tanto bella, animata dall'entusiasmo e dalla
-fede nella tua scienza, che se, come temo,
-non riuscirai a fare il miracolo, ti benedir&ograve;
-sempre per il bene che mi fanno le
-tue parole, e per la gioia con cui hai
-voluto illuminare la mia povera vita.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_37" id="Page_37">[Pg 37]</a></span></p>
-
-
-<h3>IV.</h3>
-
-<p>Teresa Montalti, zia dell'ingegnere Arcelli,
-non era mai uscita da Verona, sua
-citt&agrave; nativa. Abitava, colla figlia Giulia,
-in piazza Erbe, un appartamento di quattro
-stanze, due con un grande balcone
-sopra la piazza e due dietro, sopra un
-cortile. Quella piccola casa di quattro
-piani, stretta ed alta come un campanile,
-l'aveva ereditata da suo fratello, nonno
-di Lodovico. Occupava colla figlia il primo
-piano, e affittava ammobiliati gli appartamenti
-superiori, ad impiegati, militari<span class="pagenum"><a name="Page_38" id="Page_38">[Pg 38]</a></span>
-o artisti di passaggio; e coll'aggiunta
-di una pensione lasciatale dal marito le
-due donne vivevano bene conducendo una
-vita alquanto modesta. La signora Teresa
-aveva passati i settant'anni, e negli ultimi
-tempi era stata colpita da congestione cerebrale,
-che le aveva lasciato paralizzato
-il lato destro del corpo. Di carattere vivace,
-soffriva nel dover starsene inchiodata
-tutto il giorno su una poltrona, e la
-sua sola distrazione era osservare quello
-che accadeva nella piazza sottostante.</p>
-
-<p>Conosceva per nome i venditori e le
-venditrici, e quando la mattina collocavano
-sotto gli ampii e candidi ombrelli le
-ceste piene di erbaggi e di frutta, si rallegrava
-di poter assistere al risveglio della
-vita cittadina.</p>
-
-<p>Era come uno spettacolo che le si offriva
-spontaneo e la distraeva dai tristi
-pensieri. Conosceva le abitudini dei compratori,
-osservava certi incontri voluti<span class="pagenum"><a name="Page_39" id="Page_39">[Pg 39]</a></span>
-perch&egrave; avvenivano sempre alla medesima
-ora, sorprendeva qualche idillio all'ombra
-dei bianchi ombrelloni, e gioiva quando
-qualche piccola cesta di fragole profumate
-compariva timidamente a rompere la monotonia
-delle frutta invernali; in seguito
-altre pi&ugrave; grandi, unitamente alle ceste di
-ciliegie e di lamponi, venivano a rallegrare
-il mercato colla loro nota rossa
-fiammeggiante e attiravano gli sguardi,
-lasciando nell'ombra gli erbaggi e le altre
-frutta pi&ugrave; modeste; godeva quando facevano
-la loro comparsa le belle pesche
-mature che le piacevano tanto, e i grappoli
-d'uva grossi come quelli della terra
-promessa; ogni nuovo frutto era una
-nuova gioia per lei, solo si sentiva triste
-quando le mele, le pere e le castagne
-occupavano il posto delle frutte estive, e
-pensava:</p>
-
-<p>&mdash; Vedr&ograve; ancora le piccole ceste di fragole?
-Torner&ograve; qui al mio posto d'osser<span class="pagenum"><a name="Page_40" id="Page_40">[Pg 40]</a></span>vazione,
-quando il sole sar&agrave; pi&ugrave; tiepido,
-e avr&ograve; l'illusione che nelle mie vene faccia
-scorrere un sangue pi&ugrave; caldo e pi&ugrave; giovane?</p>
-
-<p>E sospirava e si sentiva triste specialmente
-nelle ore nelle quali era sola. E
-restava spesso sola perch&egrave;, quando la
-figlia l'aveva collocata sulla poltrona accanto
-alla finestra, usciva per far le provviste
-e s'indugiava a chiacchierare coi
-conoscenti o colle vicine. La Giulia era
-una donna di quarant'anni, un po' fiacca
-e lenta nei movimenti, ingrassava a vista
-d'occhio, ma si lagnava sempre di tutto
-e con tutti, e aveva la volutt&agrave; di farsi
-compiangere. Si era maritata giovane e
-finch&egrave; ebbe il marito se ne lamentava
-perch&egrave; lo trovava troppo esigente; quando
-rimase vedova, si faceva compiangere
-per la sventura d'essere rimasta sola ancor
-giovane, e per giunta colla madre
-inferma; insomma non era mai contenta,<span class="pagenum"><a name="Page_41" id="Page_41">[Pg 41]</a></span>
-quantunque facesse una vita abbastanza
-calma e serena. Quando l'appartamento
-sopra di loro rimase libero, non cessava
-di lamentarsi e raccomandarsi per trovar
-nuovi inquilini; era stato accettato dagli
-Arcelli, ed essa si mostrava annoiata per
-il disturbo che quei cugini sconosciuti le
-avrebbero recato e al pensiero di doversene
-occupare.</p>
-
-<p>La signora Teresa invece all'idea di
-conoscere i nipoti era contenta; tutto
-quello che veniva ad interrompere la monotonia
-della sua vita sempre uguale, le
-recava qualche consolazione, e quando
-entr&ograve; Giulia col telegramma in mano che
-ne annunciava l'arrivo per quello stesso
-giorno, dopo le quattro, ebbe un'esclamazione
-di gioia.</p>
-
-<p>&mdash; Tu dici bene, ma ora come faccio, &mdash; esclam&ograve;
-la Giulia, &mdash; volevo comperare
-un tappeto nuovo, qualche oggetto
-per rallegrare l'appartamento, e invece<span class="pagenum"><a name="Page_42" id="Page_42">[Pg 42]</a></span>
-mi capitano qui, tutto ad un tratto, come
-una bomba.</p>
-
-<p>&mdash; Non borbottar sempre, &mdash; disse la
-signora Teresa, &mdash; se &egrave; quasi un mese
-che siamo in corrispondenza e che li
-aspettiamo; avevi il tempo di pensarci se
-volevi fare nuovi acquisti.</p>
-
-<p>&mdash; E poi, a che cosa servirebbe! &mdash; soggiunse
-Giulia. &mdash; Sono ricchi, abituati
-a vivere a Torino in un palazzo,
-potrei cambiare di pianta i mobili delle
-nostre povere stanze e le troverebbero
-sempre miserabili. Abbiamo fatto male ad
-offrirgliele.</p>
-
-<p>&mdash; Ma via, Giulia, un po' di calma,
-se non si troveranno bene andranno all'albergo,
-non siamo poi in un villaggio,
-infine sono nostri parenti e non &egrave; male
-mostrar un po' di buona volont&agrave; d'averli
-vicini.</p>
-
-<p>&mdash; S&igrave;, ma intanto io devo pensare a
-tutto.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_43" id="Page_43">[Pg 43]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Vorrei poter muovermi io, &mdash; disse
-la vecchia, &mdash; e come sarei contenta di
-occuparmi di questi sposi! Ecco, per
-esempio, metterei un bel mazzo di rose
-in mezzo alla tavola.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; un'idea, &mdash; disse Giulia, &mdash; cos&igrave;
-aiuteranno a nascondere una macchia
-d'inchiostro che ho veduto sul tappeto;
-me ne occupo subito.</p>
-
-<p>E s&igrave; dicendo mand&ograve; a comperare i fiori
-e sal&igrave; nell'appartamento per dar l'ultima
-mano e metterlo in assetto.</p>
-
-<p>Aveva disposto i mobili secondo la sua
-idea ed i suoi gusti; in una delle stanze
-che aveva un grande balcone verso la
-piazza, aveva fatto collocare due letti
-uguali di ferro molto semplici, un armadio
-e due cassettoni; nell'altra aveva formato
-una specie di salotto, con una tavola
-nel mezzo, un divano e qualche poltrona.
-I mobili erano semplici, anzi modesti, e
-avevano l'aspetto molto usato; essa fece<span class="pagenum"><a name="Page_44" id="Page_44">[Pg 44]</a></span>
-il possibile di rallegrare gli ambienti con
-cuscini, tappeti e tovagliette guernite di
-trina, ma soltanto il mazzo di rose avea
-posto una nota allegra su quelle vecchie
-cose.</p>
-
-<p>Quando discese, trov&ograve; la madre in piedi
-che girava, eccitata dall'impazienza, trascinando
-dietro a s&egrave; la gamba inferma,
-attaccandosi ai mobili per non cadere, e
-tendendo l'orecchio ad ogni carrozza che
-si fermava. All'annuncio del prossimo
-arrivo dei nipoti le pareva di ringiovanire,
-si sentiva la mente pi&ugrave; lucida come
-se l'arrivo degli sposi giovani fosse l'ultimo
-raggio di sole che venisse a rallegrare
-la sua vita che ormai volgeva al
-tramonto.</p>
-
-<p>&mdash; Ma che cosa hai, mamma, che sei
-tanto irrequieta? &mdash; chiese la Giulia. &mdash; Non
-possono essere ancora arrivati; &egrave;
-troppo presto.</p>
-
-<p>&mdash; E se non trovano la casa? &mdash; disse
-la vecchia.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_45" id="Page_45">[Pg 45]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Ho dato l'indirizzo giusto; sarebbe
-inutile andar ad incontrarli: non ci siamo
-mai veduti, non so nemmeno che faccia
-abbiano. Vedrai che ci troveranno.</p>
-
-<p>&mdash; Non avrei mai pensato di poterli
-conoscere, &mdash; disse la signora Teresa,
-ritornando al suo posto. &mdash; Mia nipote,
-la mamma di Lodovico, era una bimba
-quando &egrave; partita, aveva due begli occhioni
-azzurri intelligenti e una corona
-di riccioli biondi; deve aver sofferto col
-carattere di suo padre: meno male che
-poi &egrave; stata fortunata, ha fatto un buon
-matrimonio, e se fosse vissuta avrebbe
-ora la gioia di vedere suo figlio stimato
-e sposo felice; perch&egrave;, sai, Lodovico &egrave;
-un personaggio conosciuto, un grande ingegno,
-tutti i giornali ne parlano.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; quello che mi d&agrave; pensiero, &mdash; disse
-Giulia. &mdash; L'ingegnere Arcelli trover&agrave;
-miserabile l'alloggio che possiamo
-offrirgli. E la moglie, la dottoressa, sono<span class="pagenum"><a name="Page_46" id="Page_46">[Pg 46]</a></span>
-certa che sar&agrave; antipatica, e poi chiss&agrave;
-che superbia e come ci guarder&agrave; dall'alto
-in basso, noi misere mortali che non abbiamo
-studiato all'universit&agrave;.</p>
-
-<p>&mdash; Forse sar&agrave; meglio di tutte le pettegole
-che conosciamo, &mdash; disse la signora
-Teresa; &mdash; se poi trovasse un rimedio
-al mio male, benedirei la sua venuta e
-la sua scienza! Tanto i medici non hanno
-capito nulla, pu&ograve; darsi che una donna sia
-pi&ugrave; intelligente.</p>
-
-<p>&mdash; Eccoli! &mdash; esclam&ograve; Giulia sentendo
-fermarsi una carrozza, &mdash; vado ad incontrarli.</p>
-
-<p>Ma non era ancora sulle scale che Lodovico
-e Valentina erano gi&agrave; presso all'uscio.</p>
-
-<p>&mdash; Sono vostra cugina, &mdash; disse la
-Giulia, stendendo loro le mani. &mdash; Ben
-arrivati, sono lieta di conoscervi.</p>
-
-<p>&mdash; E la zia Teresa come sta? &mdash; chiese
-Lodovico.</p>
-
-<p>&mdash; Vi aspetta! Non pu&ograve; camminare,<span class="pagenum"><a name="Page_47" id="Page_47">[Pg 47]</a></span>
-ma &egrave; molto contenta che siate venuti; se
-volete entrare.</p>
-
-<p>&mdash; S&igrave;, entriamo un momento, &mdash; disse
-Valentina, &mdash; dopo andremo a mettere in
-ordine le nostre camere.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; un appartamento molto modesto, &mdash; disse
-Giulia scusandosi, &mdash; non so se
-vi piacer&agrave;.</p>
-
-<p>&mdash; Abbiamo gusti semplici, e andr&agrave;
-tutto bene.... Ah, ecco la zia Teresa!</p>
-
-<p>E Lodovico s'avvicin&ograve; alla vecchia, dicendole:</p>
-
-<p>&mdash; Se mi permette le presento la mia
-sposa.</p>
-
-<p>&mdash; Siate benedetti, &mdash; disse la vecchia,
-tirandoli a s&egrave; colla mano sana. &mdash; Qui, &mdash; disse, &mdash; qui
-alla luce, Lodovico, voglio
-vederti bene, hai gli stessi occhi della
-tua mamma, sono contenta, e poi mi rallegro
-del tuo ingegno, e anche della tua
-sposa. &mdash; E s&igrave; dicendo la fece sedere vicino
-a lei e la baci&ograve; sulla fronte.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_48" id="Page_48">[Pg 48]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Mi dispiace, &mdash; disse poi con un
-sospiro, &mdash; che mi trovate in questo stato;
-qualche anno fa ero vispa come se avessi
-vent'anni.</p>
-
-<p>&mdash; Ma guarir&agrave;, &mdash; disse Valentina.</p>
-
-<p>&mdash; Dite davvero! &mdash; esclam&ograve; la vecchia
-con un lampo negli occhi. &mdash; Siete medichessa
-e dovete sapere se si pu&ograve; guarire
-da queste malattie.</p>
-
-<p>Valentina ebbe timore d'aver fatto sorgere
-una speranza fallace, e soggiunse:</p>
-
-<p>&mdash; Forse, migliorare certo, vedremo,
-non bisogna mai disperare; se permette,
-ora andiamo a prender possesso delle nostre
-stanze; ritorneremo questa sera.</p>
-
-<p>&mdash; Se voleste dividere il nostro pranzo
-modesto.... &mdash; disse la vecchia.</p>
-
-<p>&mdash; Grazie, &mdash; rispose Lodovico, &mdash; ma
-abbiamo le nostre abitudini come voi
-avrete le vostre, e preferiamo esser liberi,
-anche per conoscere la citt&agrave;. Verremo
-dopo pranzo, staremo spesso insieme, e<span class="pagenum"><a name="Page_49" id="Page_49">[Pg 49]</a></span>
-diventeremo amici, non &egrave; vero? Intanto se
-volete guidarci nel nostro appartamento!</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; qui sopra, &mdash; disse Giulia, &mdash; vi
-accompagno.</p>
-
-<p>E salita una scala entrarono nelle stanze
-a loro destinate.</p>
-
-<p>Giulia mostr&ograve; come avea creduto bene
-di disporle.</p>
-
-<p>&mdash; Per&ograve;, &mdash; disse, &mdash; voi potrete accomodarle
-secondo i vostri gusti e le vostre
-abitudini.</p>
-
-<p>&mdash; Sar&agrave; meglio fare due camere da
-letto, &mdash; disse Valentina, &mdash; qualche
-volta Lodovico &egrave; inquieto la notte e non
-mi lascia dormire.... Che belle rose! &mdash; soggiunse,
-vedendo il vaso di fiori nel
-mezzo della tavola, &mdash; come siete buona
-di aver pensato anche a questo! grazie.</p>
-
-<p>Poi affacciandosi al balcone esclam&ograve;:</p>
-
-<p>&mdash; Ma qui &egrave; un incanto! Che vista!
-guarda Lodovico questa piazza! Quanto
-&egrave; pittoresca!</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_50" id="Page_50">[Pg 50]</a></span></p>
-
-<p>Giulia si scusava della povert&agrave; degli
-arredi. Lodovico ammirava la piazza in
-silenzio.</p>
-
-<p>&mdash; Questo spettacolo vale una reggia, &mdash; disse
-Valentina; &mdash; ci troveremo benissimo.
-Se mi potrete mandar un facchino
-che possa trasportare qualche mobile....
-non abbiamo bisogno d'altro.</p>
-
-<p>&mdash; Vado a raggiungere la mamma, &mdash; disse
-Giulia, &mdash; se vi abbisogna qualche
-cosa, sono a vostra disposizione. Arrivederci.</p>
-
-<p>E s&igrave; dicendo scese nel suo appartamento,
-dove la madre l'attendeva con impazienza.</p>
-
-<p>Le chiese se gli sposi fossero rimasti
-contenti, e continuava a ripetere:</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; una bella coppia, sembrano felici,
-ci porteranno un po' d'allegria.</p>
-
-<p>&mdash; Come sono questi sposi moderni! &mdash; disse
-Giulia, &mdash; io non li capisco;
-avevo fatto mettere due letti in una camera,
-e invece no.... vogliono stanze se<span class="pagenum"><a name="Page_51" id="Page_51">[Pg 51]</a></span>parate....
-e sono ancora nella luna di
-miele; ai miei tempi non si usavano queste
-cose.</p>
-
-<p>&mdash; Sai, nell'alta societ&agrave; &egrave; sempre stato
-cos&igrave;, &mdash; disse la signora Teresa, &mdash; facciano
-loro; per&ograve; mi sembrano semplici e
-alla mano.</p>
-
-<p>&mdash; Infine siamo parenti, della stessa
-razza, e non ci sarebbe una ragione che
-fossero superbi con noi.</p>
-
-<p>Intanto Valentina aveva incominciato a
-disfare i bauli e a mettere a posto un po'
-di roba negli armadi.</p>
-
-<p>&mdash; Non &egrave; un palazzo, &mdash; avea detto
-al marito, &mdash; ma ci si potr&agrave; accomodare,
-e poi basta guardare dalla finestra per
-vedere uno spettacolo che compensa di
-tutto quello che manca.</p>
-
-<p>Coll'aiuto d'un uomo aveva fatto trasportare
-gli armadi nella cucina dell'appartamento
-che doveva servirle da gabinetto
-di toeletta. Le due camere da letto<span class="pagenum"><a name="Page_52" id="Page_52">[Pg 52]</a></span>
-accomodate bene, libere dai mobili inutili,
-riuscivano pi&ugrave; godibili e spaziose; diede
-una disposizione piacevole e comoda alle
-sedie e ai tavolini, sui quali colloc&ograve;
-qualche ninnolo portato seco, alcuni libri
-rilegati e parecchie fotografie incorniciate
-con gusto, e le stanze presero subito un
-aspetto pi&ugrave; gaio e pi&ugrave; piacevole.</p>
-
-<p>Lodovico stava estatico appoggiato alla
-ringhiera di ferro del balcone e guardava
-la piazza in silenzio.</p>
-
-<p>&mdash; Perch&egrave; sei cos&igrave; taciturno? &mdash; gli
-chiese Valentina. &mdash; Sei forse pentito
-d'esser venuto?</p>
-
-<p>&mdash; Oh, tutt'altro, ma non so come avvenga,
-che pi&ugrave; guardo questa piazza, pi&ugrave;
-mi persuado che &egrave; una mia vecchia conoscenza,
-eppure non ci sono mai venuto
-a Verona, ne sono certo.</p>
-
-<p>&mdash; Forse avrai veduto qualche fotografia.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; un'impressione differente da quella<span class="pagenum"><a name="Page_53" id="Page_53">[Pg 53]</a></span>
-che si ha da un'imagine dipinta o fotografata,
-ma che non so spiegarmi; mi
-par di trovarmi in mezzo a vecchi amici,
-qualche cosa mi fa pensare, come se vedessi
-vecchie conoscenze con nuovi abbigliamenti.
-Basta, ho bisogno di concentrare
-le mie idee, di risvegliare come dei
-ricordi assopiti; ecco perch&egrave; sono silenzioso,
-per&ograve; mi sento bene e mi par di
-vivere una vita anteriore; &egrave; un sentimento
-nuovo che non mi dispiace.</p>
-
-<p>Valentina, contenta d'essersi sistemata,
-s'avvicin&ograve; al marito, e anch'essa contempl&ograve;
-in silenzio la vasta piazza che s'andava
-spopolando, l'andirivieni dei <ins title="Nota di Trascrizione: l'errore di stampa &laquo;vendiditori&raquo; &egrave; stato corretto">venditori</ins>
-e delle venditrici, che mettevano le
-ceste nei fondachi e nelle cantine, chiudevano
-gli ombrelloni e dopo una giornata
-laboriosa erano contenti al pensiero delle
-ore di riposo che avevano davanti a s&egrave;.</p>
-
-<p>Stettero ad osservare in silenzio quel
-movimento che andava sempre diminuen<span class="pagenum"><a name="Page_54" id="Page_54">[Pg 54]</a></span>do,
-poi scesero, traversarono la piazza,
-presero la via Nuova in quell'ora molto
-popolata, e si fermarono pieni di ammirazione
-in piazza Vittorio Emanuele, alla
-vista dell'Anfiteatro Romano che in quell'ora
-del tramonto faceva l'effetto d'una
-mole ancor pi&ugrave; gigantesca del vero.</p>
-
-<p>&mdash; Pare d'essere a Roma, &mdash; disse Valentina, &mdash; non
-avrei creduto di trovare
-in questo luogo tanta impressione di grandezza;
-la credevo una delle solite citt&agrave;
-morte dove si conservano vestigia preziose
-del passato, ma siamo invece in
-una citt&agrave; ancor viva e grande; peccato
-che la gente borghese moderna abbia
-fabbricato da questa parte delle piccole
-case.</p>
-
-<p>&mdash; Forse i monumenti che dagli altri
-lati ci parlano del passato, spiccano di
-pi&ugrave; per il contrasto; &mdash; disse Lodovico, &mdash; non
-vorrei vederla in altro modo.</p>
-
-<p>Passati gli archi che dividono la piazza<span class="pagenum"><a name="Page_55" id="Page_55">[Pg 55]</a></span>
-dal corso di Porta Nuova, entrarono per
-pranzare in una trattoria, che, colle tavole
-preparate, invitava i passanti.</p>
-
-<p>Pranzarono allegramente come due sposi
-nel viaggio di nozze, poi Lodovico, impaziente
-di rivedere la zia Teresa, volle
-ritornare a casa, quantunque l'aria fresca
-della sera e la citt&agrave; nuova lo invitassero
-a passeggiare.</p>
-
-<p>La zia e la cugina li aspettavano sedute
-accanto alla tavola illuminata da una
-lampada a petrolio.</p>
-
-<p>Sulla tavola c'era un tappeto nuovo,
-sfoggiato in onore degli sposi, e un bel
-mazzo di fiori.</p>
-
-<p>&mdash; Prenderete il caff&egrave; con noi, &mdash; disse
-la zia Teresa, &mdash; vi abbiamo aspettato.</p>
-
-<p>Poi chiese come trovavano la citt&agrave;.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; un incanto, &mdash; disse Valentina, &mdash; come
-non m'aspettavo.</p>
-
-<p>&mdash; Non mi &egrave; nuova, &mdash; disse Lodovico, &mdash; mi
-pare di averci sempre vissuto.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_56" id="Page_56">[Pg 56]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Vi &egrave; nato tuo nonno, mio fratello,
-e prima di lui tutti i tuoi ascendenti, &mdash; disse
-la vecchia.</p>
-
-<p>&mdash; E appunto lo scopo del nostro viaggio
-&egrave; per saper notizie del nonno: mi &egrave;
-venuto il desiderio di conoscere i miei
-antenati. Diteci quello che sapete; ve ne
-rammentate?</p>
-
-<p>&mdash; Come se fosse partito ieri; tutte le
-cose vecchie rammento; solo non ho pi&ugrave;
-memoria per quello che &egrave; accaduto dopo
-la mia malattia.</p>
-
-<p>&mdash; Diteci tutto quello che sapete del
-nonno, &mdash; supplic&ograve; Lodovico, &mdash; &egrave; per
-me una cosa molto importante, pi&ugrave; di
-quello che pensate.</p>
-
-<p>&mdash; Si chiamava Lodovico anche lui, &mdash; rispose
-la vecchia, &mdash; avea un carattere
-impetuoso e una testa un po' esaltata.
-L'Italia era la sua idea fissa; tutto ha
-sacrificato per vederla libera. Anch'io
-ero italiana nell'anima e fremevo di ve<span class="pagenum"><a name="Page_57" id="Page_57">[Pg 57]</a></span>dere
-gli austriaci padroni della mia citt&agrave;,
-ma ero pi&ugrave; ragionevole. Che cosa potevamo
-fare, se loro avevano soldati, fucili,
-cannoni, e noi nulla? Bisognava aspettare
-gli eventi e fidare nella nostra stella;
-ma mio fratello voleva agire, muoversi,
-era capo d'un comitato, andava in Piemonte
-continuamente a parlamentare coi
-capi, coi ministri; una volta fu anche
-ricevuto da Carlo Alberto, a cui portava
-messaggi; non poteva star mai tranquillo.
-Io vivevo sempre trepidante, temevo che
-lo scoprissero e lo fucilassero; che tempi
-erano quelli! Non avevo pace.</p>
-
-<p>&mdash; E la nonna che cosa faceva, ve la
-rammentate?</p>
-
-<p>&mdash; Se la rammento! Mi par di vederla,
-la piccola Elisa; era molto bellina, pareva
-una statuetta di Sassonia, e poi vispa,
-irrequieta come un uccello. Quella donna
-&egrave; stata il capriccio di Lodovico; volle
-sposarla ad ogni costo e non era donna<span class="pagenum"><a name="Page_58" id="Page_58">[Pg 58]</a></span>
-per lui; nata a Venezia, qui si trovava
-a disagio, non capiva nulla di patriottismo
-e di politica; era giovane, bella e voleva
-godere la vita; forse non aveva torto;
-ora la vedo con occhi pi&ugrave; indulgenti,
-allora, per&ograve;, in quel tempo, non la potevo
-sopportare, cos&igrave; leggera, spensierata e cos&igrave;
-lontana dalle idee del marito, e non le
-perdonavo di renderlo infelice. Quando le
-nacque una bimba, che fu poi la tua
-mamma, speravo che si calmasse; era
-come pretendere che un fiume rimontasse
-alla sorgente: appena fu possibile, riprese
-la vita di prima, diceva che era veneziana
-nell'anima, ed aveva bisogno di
-feste, di maschere e di cavalieri serventi.</p>
-
-<p>&mdash; Ah, anche i cavalieri serventi? &mdash; chiese
-Valentina.</p>
-
-<p>&mdash; Che volete? s'annoiava. Mi ricordo
-che una volta mio fratello mand&ograve; un giovane
-veneziano con istruzioni di mandarlo<span class="pagenum"><a name="Page_59" id="Page_59">[Pg 59]</a></span>
-in Piemonte ad arruolarsi come soldato.
-Era un suo amico d'infanzia ed Elisa,
-invece di seguire la volont&agrave; del marito,
-pens&ograve; bene di tenerlo presso di s&egrave;, dicendo: &mdash; <em>El
-xe un pec&agrave; che cos&igrave; belo el
-se fassa massar; el sar&agrave; el me cavalier
-servente!</em></p>
-
-<p>&mdash; E poi? &mdash; chiese Valentina.</p>
-
-<p>&mdash; Era un po' pazza, poveretta.</p>
-
-<p>&mdash; E come ha finito? &mdash; chiese Lodovico.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; morta, e molto giovane, &mdash; disse
-la vecchia; &mdash; come, non saprei, fu un
-mistero; mio fratello, sempre viaggiando
-per la causa italiana, stava dei mesi senza
-dar segno di vita, poi veniva in fretta a
-salutare la moglie e la bimba, e via di
-nuovo. Mia cognata aveva preso il suo
-partito, e si divertiva; si occupava del
-figurino della moda; aveva i cavalieri
-serventi come la sua mamma e la sua
-nonna, diceva lei; non pensava alla po<span class="pagenum"><a name="Page_60" id="Page_60">[Pg 60]</a></span>litica
-e alla guerra che per lagnarsi che
-non ci fossero spettacoli e divertimenti;
-non era certo un'eroina. Un giorno, verso
-la fine del '48, i piemontesi erano alle
-porte, tutto era pronto per fare la rivoluzione,
-non si aspettava che un segnale
-per agire, ma c'erano troppe spie, troppi
-soldati e si esitava; mio fratello venne
-in fretta, misteriosamente, poi scomparvero
-tutti: lui, mia cognata, la bimba e
-una vecchia fantesca. Non si sapeva dove
-se ne fossero andati, fui ansiosa per molto
-tempo, li ho creduti morti, poi ho saputo
-che soltanto Elisa era morta; poveretta!
-essa che amava tanto la vita....</p>
-
-<p>&mdash; E non sapete in che modo mor&igrave;....
-cos&igrave; giovane?</p>
-
-<p>&mdash; Se ne dissero tante, &mdash; rispose la
-zia Teresa, &mdash; ma nessuno seppe nulla
-di preciso. Troppi avvenimenti tenevano
-trepidanti gli animi in quel tempo; i piemontesi
-vinti, le nostre speranze fallite,<span class="pagenum"><a name="Page_61" id="Page_61">[Pg 61]</a></span>
-sempre in ansia pei nostri cari, una vita
-febbrile, ma ora sono contenta d'esser
-vissuta in quei giorni di ansia e trepidazione.</p>
-
-<p>&mdash; E il nonno? &mdash; chiese Valentina.</p>
-
-<p>&mdash; Ci scrisse da Torino dove s'era rifugiato;
-qui non poteva pi&ugrave; ritornare, essendo
-compromesso negli affari politici;
-diede disposizioni per vendere la casa
-dove abitava e spedirgli i mobili migliori.
-Mio marito s'incaric&ograve; di tutto.</p>
-
-<p>&mdash; E dove abitava, vi ricordate?</p>
-
-<p>&mdash; Sul corso Santa Anastasia, &mdash; disse
-Giulia, &mdash; la mamma mi ha fatto tante
-volte vedere la casa; se volete, ve la mostrer&ograve;.</p>
-
-<p>&mdash; E vogliamo anche visitarla, &mdash; disse
-Lodovico.</p>
-
-<p>&mdash; Bisogna chiedere il permesso al
-proprietario; non so a chi appartenga
-ora; sar&agrave; tutto cambiato, non troverete
-pi&ugrave; traccie del nonno.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_62" id="Page_62">[Pg 62]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Mi basta vedere i sotterranei.... credete
-che siano molto mutati?</p>
-
-<p>&mdash; Devono essere trasformati in cantine,
-c'&egrave; un'osteria al piano terreno.</p>
-
-<p>&mdash; Ma che idea vedere una casa che
-ha appartenuto a vostro nonno? &mdash; disse
-Giulia, &mdash; a che scopo?</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; un nostro segreto che vi spiegheremo;
-intanto &egrave; ora di salire.</p>
-
-<p>&mdash; Ma a proposito, &mdash; disse Lodovico,
-indugiandosi sulla soglia, &mdash; la statua
-sopra la fontana?</p>
-
-<p>&mdash; Madonna Verona? &mdash; chiese la
-vecchia.</p>
-
-<p>&mdash; S&igrave;; &egrave; sempre stata cos&igrave; colla corona
-d'oro sul capo?</p>
-
-<p>&mdash; No, &mdash; disse Giulia, &mdash; al tempo
-degli austriaci aveva il capo incoronato
-di ferro. Abbiamo ancora una fotografia
-di quel tempo.... Eccola, &mdash; disse dopo
-aver cercato in un cassetto.</p>
-
-<p>&mdash; Ah, bene! &mdash; esclam&ograve; Lodovico. &mdash; <span class="pagenum"><a name="Page_63" id="Page_63">[Pg 63]</a></span>Precisamente
-come l'ho veduta in sogno,
-o in realt&agrave; non lo so, con quella posa
-identica, ritta, come a guardia della
-piazza, ma colla corona di ferro; quella
-corona d'oro m'imbarazzava; ora sono
-contento; buona notte.</p>
-
-<p>Sal&igrave; alle sue stanze coll'animo sollevato.
-Valentina aveva indovinato; in
-qualche angolo del suo cervello stavano
-nascoste imagini ereditate dagli avi; quella
-corona era una rivelazione. Se prima era
-incredulo, ora si sentiva impaziente di
-continuare le indagini, di visitare la casa
-degli avi, di sapere la verit&agrave;.</p>
-
-<p>Valentina invece esitava, temeva d'aver
-dato un'illusione che, rimanendo tale,
-avrebbe potuto peggiorare il male di Lodovico;
-&egrave; vero che esistevano fatti di
-persone, le quali potevano descriver paesi
-e cose che non avevano mai veduto, ma
-erano state famigliari ai loro genitori;
-aveva pure udito, colle sue orecchie, al<span class="pagenum"><a name="Page_64" id="Page_64">[Pg 64]</a></span>cuni,
-sotto eccitamenti speciali, parlare
-una lingua ignota, ma conosciuta dai loro
-antenati.</p>
-
-<p>Per&ograve; sapeva di aver troppa facilit&agrave; di
-accettare certi fatti non provati scientificamente,
-aveva la fantasia molto fervida,
-glielo diceva anche il suo professore
-quando la chiamava la romanziera della
-scienza, ed ora, ch'essa temeva d'essersi
-spinta troppo innanzi, e avrebbe voluto
-aspettare e godere la citt&agrave; nuova, ecco
-che suo marito era impaziente e voleva
-subito incominciare le sue ricerche. Era
-strano quello che accadeva nelle loro
-anime; le parti erano mutate: essa esitava,
-e invece Lodovico era pieno di fede e voleva
-agire. Il timore di lei veniva anche
-dal fatto, che in quel tempo nessun mutamento
-era avvenuto nel male di Lodovico,
-eppure aveva tentato tutti i rimedi
-suggeriti dalla scienza in simili casi.
-Aveva preparato colle sue mani delle po<span class="pagenum"><a name="Page_65" id="Page_65">[Pg 65]</a></span>zioni
-calmanti di diverse specie, aveva
-variato le dosi, tentato di distrarre lo spirito
-di lui con racconti e letture interessanti
-nell'ora fatale; tutto era stato
-inutile.</p>
-
-<p>In quel mese di matrimonio s'era abituata
-a quelle crisi, e le facevano meno
-impressione sapendo prima quello che doveva
-accadere; lo stava sempre ad assistere
-amorosamente, qualche volta lo copriva
-con un lenzuolo, che serviva a rendere i
-movimenti pi&ugrave; calmi e gli urli meno sensibili,
-e in ogni caso non si udivano in
-lontananza, ed egli usciva meno stanco
-da quell'incubo.</p>
-
-<p>Essa era molto scoraggiata, e quasi
-avrebbe voluto stare inerte ad aspettare
-gli eventi nel timore di perdere anche
-quel filo di speranza che le rimaneva, era
-in un periodo nel quale non aveva pi&ugrave;
-fede n&egrave; in s&egrave; stessa n&egrave; nella scienza, e
-pareva invece che avesse trasfusa quella<span class="pagenum"><a name="Page_66" id="Page_66">[Pg 66]</a></span>
-fede nell'animo di Lodovico. Nemmeno il
-nuovo ambiente e le nuove cose avevano
-avuto influenza sul suo male. Anche in
-quella prima notte che si trovavano nella
-citt&agrave; degli avi, il male lo assalse nell'ora
-fatale, e per la prima volta Valentina pianse
-trovandosi impotente a strapparlo all'incubo
-spaventoso.</p>
-
-
-<h3>V.</h3>
-
-<p>Dopo un sonno riconfortante, Valentina
-fu destata da un mormor&igrave;o indistinto che
-andava aumentando e pareva come se
-delle onde marine andassero ad infrangersi
-sugli scogli del lido. Un raggio di
-sole entrava dalle persiane e si rifletteva
-sulla parete disegnando strisce dorate.</p>
-
-<p>Pens&ograve; che doveva esser tardi, scese<span class="pagenum"><a name="Page_67" id="Page_67">[Pg 67]</a></span>
-dal letto, si vest&igrave; in fretta e aperse la finestra,
-impaziente di sapere da che cosa
-provenisse il rumore che l'aveva risvegliata
-dal sonno.</p>
-
-<p>Un vero spettacolo festoso si present&ograve;
-allo sguardo ammirato.</p>
-
-<p>La piazza era piena di gente, come se
-fosse in aspettazione d'una festa. Sotto
-gli ombrelli giganteschi stavano disposte,
-con arte, le ceste di erbaggi tinte in tutte
-le sfumature di verde, da quello pallido
-e quasi latteo a quello forte come lo smeraldo;
-le carote, i pomidoro spiccavano
-nelle loro tinte calde, fra il verde; e i
-cavoli fiori giganteschi s'ammucchiavano
-negli angoli circondati da una corona di
-foglie protettrici. Le ceste di frutta estive
-invitavano i passanti a soffermarsi, i venditori
-si affaccendavano per attrarre l'attenzione
-dei compratori, e pi&ugrave; di tutti le
-venditrici, belle, cogli occhi lampeggianti
-e la bocca sorridente, chiamavano la gente,<span class="pagenum"><a name="Page_68" id="Page_68">[Pg 68]</a></span>
-si rubavano gli avventori e spesso litigavano
-fra loro.</p>
-
-<p>Madonna Verona, sul suo piedestallo
-di marmo, pareva proteggere la folla che
-formicolava in mezzo a quella massa di
-erbaggi e di frutta. Ai suoi piedi l'acqua
-usciva da una quantit&agrave; di polle disposte
-a cerchio, in freschi e innumerevoli zampilli,
-che lambivano una tazza di marmo
-antico e cadevano in mille spruzzi, formando
-una corona fresca e viva intorno
-ai suoi piedi.</p>
-
-<p>Le venditrici facevano a gara nel portare
-le verdure ed i fiori sotto la pioggia
-refrigerante; andavano e venivano colle
-braccia cariche di ceste fiorite, parevano
-fanciulle che andassero a recare un'offerta
-votiva a qualche nume tutelare; andavano
-dai loro banchi alla fontana e dalla fontana
-ai banchi continuamente. Ai piedi
-intorno alla statua era come un tappeto
-fiorito; la pioggia spruzzava su quelle<span class="pagenum"><a name="Page_69" id="Page_69">[Pg 69]</a></span>
-verdure e quei mazzi di fiori variopinti,
-gocce iridescenti che facevano rivivere
-le foglie avvizzite, e tutte s'affaccendavano
-onde trovare un posto per la loro
-merce ai piedi della fontana protettrice.</p>
-
-<p>E intanto i banchi erano riforniti di
-verdure sempre fresche; i compratori facevano
-cerchio, e qualche volta dovevano
-aspettare il loro turno per essere serviti.</p>
-
-<p>Anche Lodovico si svegli&ograve; pel rumore
-della folla e per lo scroscio della fontana,
-raggiunse Valentina sul balcone, e
-stette con lei ad ammirare lo spettacolo
-nuovo.</p>
-
-<p>&mdash; Pare una festa di carnevale, &mdash; disse
-Valentina. &mdash; Cos&igrave; dovevano essere
-le feste che in antico si facevano in onore
-di Cerere e Pomona, e non si crederebbe
-che questa festa ogni giorno si ripete e
-si rinnova.</p>
-
-<p>&mdash; Quanto &egrave; diverso da tutti i mercati
-che abbiamo veduto! Dove si trova un<span class="pagenum"><a name="Page_70" id="Page_70">[Pg 70]</a></span>
-insieme pi&ugrave; pittoresco? &mdash; disse Lodovico, &mdash; non
-&egrave; possibile confonderlo con
-altri perch&egrave; &egrave; unico. Quante volte l'ho
-veduto nei miei sogni! &mdash; E s&igrave; dicendo
-stava estatico e meravigliato ad ammirare
-il palazzo Maffei laggi&ugrave;, incoronato di
-statue, severo, maestoso, che pareva osservare
-la folla plebea, quasi a distanza,
-e gli affreschi delle case de' Mazzanti,
-sorridenti ai raggi del sole che li illuminavano,
-e tutte quelle case di stile e forma
-diversa che mostravano il gusto e i bisogni
-di secoli differenti. &mdash; Quanto &egrave;
-bello! &mdash; esclam&ograve;, &mdash; e quanto mi pare
-pi&ugrave; gaio della monotona linea delle nostre
-case di Torino.</p>
-
-<p>Poi sentirono il bisogno di muoversi,
-di scendere in mezzo a quella folla festosa,
-tanto pi&ugrave; che Lodovico voleva
-uscire per andare a vedere la casa del
-nonno.</p>
-
-<p>Scesero, chiamarono Giulia che li aspet<span class="pagenum"><a name="Page_71" id="Page_71">[Pg 71]</a></span>tava
-per accompagnarli, e poi si cacciarono
-in quel labirinto di banchetti sotto
-gli ombrelloni, dove si divertirono nell'udire
-parlare un linguaggio quasi sconosciuto,
-ma molto espressivo.</p>
-
-<p>Giulia conosceva tutti i venditori e
-dava delle spiegazioni.</p>
-
-<p>Essa comperava sempre dalla signora
-Nene; aveva gli erbaggi pi&ugrave; freschi e
-la frutta pi&ugrave; scelta; altri, specialmente
-gli uomini, preferivano fermarsi dalla
-bella Rosina perch&egrave; aveva occhi che
-mandavano lampi.</p>
-
-<p>&mdash; Dov'&egrave;, dov'&egrave;? &mdash; chiese Valentina, &mdash; voglio
-vederla.</p>
-
-<p>&mdash; Eccola, &mdash; disse Giulia.</p>
-
-<p>E si sofferm&ograve; sotto un ombrellone,
-dove una siepe di gente circondava una
-bella ragazza fresca e robusta con due
-occhi neri, luminosi, e riccioli di capelli
-che le scendevano sul collo, sulla fronte
-come serpentelli irrequieti. Serviva tutti<span class="pagenum"><a name="Page_72" id="Page_72">[Pg 72]</a></span>
-premurosamente, rideva e pareva contenta
-di vivere.</p>
-
-<p>&mdash; A me piace pi&ugrave; la Rossa dei fiori, &mdash; disse
-Giulia, &mdash; venite, vi ci conduco.</p>
-
-<p>E attraversando la folla riuscirono ad
-un posto dove su banchetti schierati in
-lunga fila, c'erano i fiori pi&ugrave; profumati
-della primavera: viole, rose, garofani,
-gagg&igrave;e, e una schiera di belle fanciulle
-formavano mazzolini, riempivano con arte
-piccoli ed eleganti canestri e offrivano la
-loro merce profumata ai compratori.</p>
-
-<p>La Rossa dei fiori formava mazzolini
-di rose e viole mammole. Era alta, slanciata
-e intorno al capo aveva un'aureola
-di capelli fulvi, del colore tanto amato
-dal Tiziano, la carnagione candida un
-po' dorata, occhi castani, e in tutta la
-persona qualche cosa di fosforescente, di
-luminoso, che dava l'impressione che sarebbe
-bastata la sua presenza a rischiarare
-una stanza priva di luce.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_73" id="Page_73">[Pg 73]</a></span></p>
-
-<p>Offerse un mazzolino a Valentina, ma
-Lodovico ne compr&ograve; tanti e per la sposa
-e per la cugina e per mandare alla zia
-Teresa. Erano cos&igrave; profumati quei fiori!
-Gli sembrava che avessero un profumo
-pi&ugrave; intenso di quello degli altri paesi.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; un fatto, &mdash; osservava Valentina, &mdash; qui
-c'&egrave; una natura esuberante, in
-tutto, nelle donne, nei fiori, nella frutta.
-Pare che in seno a questa terra si concentri
-un calore pi&ugrave; intenso, come nelle
-viscere d'un vulcano.</p>
-
-<p>&mdash; Sono stanco della folla, &mdash; disse
-Lodovico che aveva la sua idea fissa in
-mente, &mdash; se Giulia volesse condurci sul
-corso di Santa Anastasia....</p>
-
-<p>&mdash; Prima vi voglio mostrare la piazza
-dei Signori; &egrave; qui sulla nostra via. Vedete,
-ci siamo gi&agrave;. Qual contrasto passare
-dal frastuono di piazza Erbe a questa
-piazza tranquilla!</p>
-
-<p>&mdash; Quanto &egrave; bello! Che calma solenne,<span class="pagenum"><a name="Page_74" id="Page_74">[Pg 74]</a></span> &mdash; disse
-Lodovico, &mdash; mi fa piacere vedere
-qui in mezzo il monumento di Dante,
-il nostro poeta pi&ugrave; grande. Verona &egrave; una
-delle poche citt&agrave; che gli abbia eretto un
-ricordo di marmo.</p>
-
-<p>Poi si ferm&ograve; estatico ad ammirare la
-loggia di fra Giocondo.</p>
-
-<p>&mdash; Quelle sono le statue degli illustri
-veronesi, &mdash; disse Giulia, &mdash; qui c'erano
-le case degli Scaligeri, e laggi&ugrave; vi sono
-le tombe.</p>
-
-<p>S&igrave; dicendo s'erano avvicinati alla chiesa
-di Santa Maria Antica e rimasero silenziosi
-davanti a quell'immortale lavoro di
-marmi e di ferro che racchiude le ceneri
-dei pi&ugrave; munificenti signori di Verona.</p>
-
-<p>&mdash; La pi&ugrave; grandiosa &egrave; la tomba di Can
-Signorio, &mdash; disse Giulia.</p>
-
-<p>&mdash; Quali artefici ebbe il nostro paese! &mdash; esclam&ograve;
-Valentina, &mdash; &egrave; un sogno di
-marmo e il cancello &egrave; meraviglioso, pare
-un merletto di ferro, &mdash; poi voltasi a<span class="pagenum"><a name="Page_75" id="Page_75">[Pg 75]</a></span>
-Lodovico disse: &mdash; Non si potrebbe rinunciare
-oggi a far le nostre ricerche
-della casa degli avi? Sarebbe cos&igrave; bello
-tuffarsi in quest'onda di arte senza altri
-pensieri!</p>
-
-<p>&mdash; Sono impaziente di vedere la casa
-che mi sta fitta in capo, dopo far&ograve; quello
-che vorrai, &mdash; poi vedendo Valentina un
-po' turbata, soggiunse: &mdash; non temere,
-non &egrave; come pensi, sono preparato a tutto,
-anche a non trovar nulla, ma l'incertezza
-mi opprime.</p>
-
-<p>&mdash; Andiamo dunque, &mdash; disse Valentina.</p>
-
-<p>E Giulia li condusse sul corso di Santa
-Anastasia, davanti alla casa che aveva
-appartenuto all'avo di Lodovico.</p>
-
-<p>Non avea nulla di speciale dal lato
-esteriore. Al pianterreno c'era una bottega
-che portava un'insegna colla scritta:
-<em>Osteria delle due campane</em>.</p>
-
-<p>Lodovico non pens&ograve; se fosse conve<span class="pagenum"><a name="Page_76" id="Page_76">[Pg 76]</a></span>niente
-far entrare in un luogo cos&igrave; volgare
-due signore; ma obbedendo all'impulso
-della sua idea fissa entr&ograve; nell'osteria.
-In quell'ora non era molto popolata.
-In un angolo due operai giuocavano a tre
-sette colle carte; dall'altra parte quattro
-uomini in maniche di camicia colla pipa
-in bocca e un boccale di vino sulla tavola
-giuocavano alla morra, e si sentiva
-ogni tanto fra le pareti affumicate della
-stanza risuonare un numero, come un
-razzo lanciato nell'aria.</p>
-
-<p>Nel vedere entrare quei visitatori tanto
-inusitati, sospesero i giochi, e l'oste si
-avanz&ograve; sorridendo, chiedendo in che cosa
-potesse servirli.</p>
-
-<p>Parl&ograve; Lodovico e gli disse lo scopo
-della sua visita. Quella casa aveva appartenuto
-a suo nonno; voleva visitare i
-sotterranei e vedere se ci fossero sepolte
-alcune carte importanti che dovevano esservi
-nascoste fino dal 1848.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_77" id="Page_77">[Pg 77]</a></span></p>
-
-<p>L'oste lo guard&ograve; come si fa con una
-persona, che si supponga non sia in s&egrave;.</p>
-
-<p>&mdash; Come? Per una storia cos&igrave; vecchia
-venire ad incomodarlo? Fosse almeno
-stato per un tesoro, avrebbe sperato anche
-lui di poterne avere una parte.</p>
-
-<p>&mdash; Il vostro disturbo vi sar&agrave; pagato
-e bene, &mdash; disse Lodovico. &mdash; Mi basta aver
-il permesso di poter far qualche scavo,
-vi far&ograve; rimettere tutto a posto e non
-avrete alcun danno.</p>
-
-<p>&mdash; Per&ograve; mi permetterete di star presente
-a questi scavi; sapete, ho la mia
-merce nel sotterraneo.</p>
-
-<p>&mdash; Non ho nulla in contrario, &mdash; disse
-Lodovico, &mdash; e vi prometto che se troveremo
-un tesoro sar&agrave; tutto per voi.</p>
-
-<p>&mdash; Quand'&egrave; cos&igrave;, fate pure, &mdash; disse l'oste, &mdash; purch&egrave;
-sia tutto terminato prima di
-sera. Capite bene, la sera ho qui molti
-avventori e non vorrei....</p>
-
-<p>&mdash; Ma anche subito, &mdash; rispose Lodo<span class="pagenum"><a name="Page_78" id="Page_78">[Pg 78]</a></span>vico, &mdash; fatemi,
-vi prego, chiamare degli
-uomini del mestiere.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; meglio intanto andare a colazione, &mdash; disse
-Valentina.</p>
-
-<p>&mdash; Se credono, &mdash; disse l'oste, &mdash; possono
-far colazione qui, mia moglie &egrave; una
-buona cuoca e vi preparer&agrave; vivande squisite,
-io poi ho un vino di Valpolicella
-che pu&ograve; far resuscitare i morti.</p>
-
-<p>&mdash; Volentieri, &mdash; disse Lodovico, coll'intenzione
-di tenersi buono l'oste, ed
-anche perch&egrave; si sentiva attratto da quei
-luoghi, &mdash; se avete una stanza appartata
-dove poter stare tranquilli, accetto, cos&igrave;
-dopo ci mettiamo all'opera.</p>
-
-<p>L'oste mostr&ograve; uno stanzino che apriva
-soltanto nelle grandi occasioni, quando
-venivano dei forestieri di riguardo, e serviva
-la sera ad una compagnia di signori
-che solevano riunirsi per fare la partita
-e bere qualche buona bottiglia di vino.</p>
-
-<p>&mdash; Va benissimo, &mdash; disse Lodovico,<span class="pagenum"><a name="Page_79" id="Page_79">[Pg 79]</a></span> &mdash; anche
-tu, Giulia, dovresti restare
-con noi.</p>
-
-<p>&mdash; Vi ringrazio, &mdash; rispose la cugina, &mdash; ma
-la mamma starebbe in pensiero;
-ritorner&ograve; dopo per vedere se avete scoperto
-nulla; queste ricerche mi interessano,
-mi sembrano storie da romanzo.</p>
-
-<p>S&igrave; dicendo usc&igrave; pensando a quei cugini
-tanto originali che si contentavano
-di mangiare in una volgare osteria e si
-erano certo fitti in capo di trovare un
-tesoro. Era impaziente di raccontare quel
-fatto alla madre e alle vicine; infine erano
-divertenti e davano argomento di discorrere,
-e poi molto alla buona, anzi troppo,
-e rideva in cuor suo all'idea che si era
-tanto sgomentata all'annunzio del loro arrivo,
-temendo fossero troppo esigenti.</p>
-
-<p>Valentina e Lodovico, seduti a tavola
-nel loro camerino, trovarono che in nessun
-grande albergo erano stati serviti
-con maggior premura, e da un pezzo non<span class="pagenum"><a name="Page_80" id="Page_80">[Pg 80]</a></span>
-rammentavano d'aver mangiato con tanto
-piacere.</p>
-
-<p>L'oste e la moglie erano tutti affaccendati
-per servirli, pronti ad ogni piccolo
-cenno; essi avevano scelto cibi semplici:
-pollo, uova, salato, e avevano trovato
-tutto squisito. Il vino vecchio di
-Valpolicella, quello delle grandi occasioni,
-che l'oste aveva voluto far loro
-gustare, cos&igrave; frizzante e saporito, li aveva
-ristorati e messi di buon umore; e gli
-dissero:</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; proprio vero; questo vostro vino
-rallegra e riscalda; ma sapete che vi ordiner&ograve;
-di mandarmene in Piemonte, nel paese del vino?</p>
-
-<p>L'oste a quegli elogi gongolava dalla
-gioia e non solo avrebbe fatto scoperchiare
-il sotterraneo, ma tutta la casa,
-per contentare un signore cos&igrave; compito.</p>
-
-<p>Egli stesso s'incaric&ograve; di far venire i
-muratori, e quando tutto fu pronto do<span class="pagenum"><a name="Page_81" id="Page_81">[Pg 81]</a></span>mand&ograve;
-a Lodovico da qual parte si dovesse
-incominciare a togliere le pietre del
-pavimento. Fosse il vino che avesse dato
-a Lodovico una specie di chiaroveggenza,
-o le vive imagini del suo cervello, parl&ograve;
-del luogo dove si trovava come se ci
-fosse sempre vissuto e disse:</p>
-
-<p>&mdash; Una volta ci doveva essere una
-scala che conduceva dall'appartamento
-della casa direttamente nel sotterraneo.</p>
-
-<p>&mdash; Me ne ricordo, &mdash; disse l'oste; &mdash; quella
-porta fu chiusa quando presi in
-affitto la bottega e la cantina. Venite, &mdash; continu&ograve;;
-e preso un lanternino lo condusse,
-attraverso ad una serie di cantine
-buie, in un ambiente un po' pi&ugrave; vasto e
-pi&ugrave; alto degli altri. Avvicinatosi ad una
-parete soggiunse: &mdash; Doveva esser qui
-la porta, c'&egrave; ancora qualche traccia.</p>
-
-<p>La cantina era fatta a v&ocirc;lta, intorno
-alle pareti c'erano alcune botti di grandezze
-diverse, poste in fila, come schiere<span class="pagenum"><a name="Page_82" id="Page_82">[Pg 82]</a></span>
-di soldati, in ordine di battaglia; in un
-angolo bottiglie, fiaschi vuoti un po' in
-disordine, nell'aria un odore di vino dava
-una specie di ebbrezza al cervello.</p>
-
-<p>Lodovico non s'accorse di nulla; disse
-soltanto:</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; qui, ricordo benissimo, il luogo
-&egrave; un po' mutato, ma in terra a sinistra
-ci deve essere una pietra con infisso un
-anello di ferro per sollevarla. &Egrave; l&agrave; che
-dovranno cercare; soltanto ci vorr&agrave; un
-po' di illuminazione.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; presto fatto, &mdash; disse l'oste.</p>
-
-<p>Dopo averli lasciati un istante, ritorn&ograve;
-con un pacco di candele, e incominci&ograve;
-ad infilarle nei colli delle bottiglie vuote.</p>
-
-<p>&mdash; Vedrete che illuminazione, lasciate
-fare. &mdash; Pos&ograve; le candele accese sopra
-le botti; e sopra alcune tavole di legno;
-attacc&ograve; due lanterne alla v&ocirc;lta, e quando
-gli parve che ci fosse abbastanza luce,
-and&ograve; a chiamare gli uomini affinch&egrave; si<span class="pagenum"><a name="Page_83" id="Page_83">[Pg 83]</a></span>
-mettessero all'opera. Vennero, armati di
-zappe e di picche.</p>
-
-<p>&mdash; Prima in quell'angolo, &mdash; disse Lodovico; &mdash; cercate
-se trovate un anello
-di ferro.</p>
-
-<p>Mentre frugavano e picchiavano in
-tutti gli angoli, Valentina non fiatava, le
-pareva di sognare. Quell'illuminazione
-fantastica, quegli uomini intenti ad un
-lavoro rude, suo marito in piedi colla
-faccia accesa che dava ordini esatti e
-precisi, le faceva l'effetto di trovarsi sotto
-terra, in qualche miniera o nelle viscere
-d'un monte e che Lodovico fosse un capo
-da cui dipendesse l'esito d'una grande
-impresa.</p>
-
-<p>Quegli uomini picchiavano colle picche,
-cercavano carponi l'anello di ferro
-che Lodovico diceva esistere, come se
-l'avesse veduto, ma non trovavano nulla.</p>
-
-<p>&mdash; Cercate meglio, &mdash; diceva l'ingegnere, &mdash; ci
-dev'essere, almeno una trac<span class="pagenum"><a name="Page_84" id="Page_84">[Pg 84]</a></span>cia....
-non trovate nulla? cercher&ograve; io, &mdash; e
-si mise carponi a toccare il terreno con
-crescente ansiet&agrave;, &mdash; ah, ecco, &mdash; disse
-finalmente, &mdash; sentite qui, questo solco,
-questa specie d'incavo, qui era l'anello
-di ferro, ed ora alzate la pietra.</p>
-
-<p>Non era cosa facile; l'umidit&agrave; e il tempo
-avevano formato intorno alla pietra una
-specie di cemento durissimo, che non cedeva
-facilmente ai colpi di piccone.</p>
-
-<p>Gli Arcelli erano impazienti, pareva
-che quegli uomini mettessero un tempo
-interminabile nella loro opera di distruzione.</p>
-
-<p>&mdash; Presto, presto, &mdash; diceva Lodovico, &mdash; come
-siete lenti!</p>
-
-<p>E quegli uomini picchiavano con maggior
-violenza, mettendo in quel lavoro
-tutto lo sforzo di cui erano capaci; avevano
-gi&agrave; fatto una fessura nella pietra
-ma procedevano lentamente come se si
-trattasse d'infrangere un masso di granito.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_85" id="Page_85">[Pg 85]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Coraggio, avanti, forza, provate a
-cacciare una leva nella fessura.</p>
-
-<p>&mdash; Bisogna picchiare ancora e molto,
-prima di sollevare la pietra, &mdash; dicevano
-gli operai.</p>
-
-<p>&mdash; Se vi riuscite, avrete una buona
-mercede.</p>
-
-<p>Quelle parole pareva avessero dato agli
-operai nuovo vigore e ripresero il lavoro
-con maggior lena.</p>
-
-<p>Come parevano eterne quelle ore ai due
-sposi impazienti!</p>
-
-<p>Finalmente la pietra si mosse e un
-urlo di gioia usc&igrave; dalle labbra di tutti.</p>
-
-<p>La pietra era pesante e, quantunque
-stanchi, fecero uno sforzo supremo per
-sollevarla; l'abisso era scoperchiato.</p>
-
-<p>Lodovico si avvicin&ograve;, ma dovette subito
-ritrarsi, un tanfo asfissiante usciva
-da quell'apertura.</p>
-
-<p>&mdash; Scoperchiate ancora, che l'aria entri,
-se vogliamo poi entrare noi pure.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_86" id="Page_86">[Pg 86]</a></span></p>
-
-<p>E levarono con maggior facilit&agrave; un'altra
-pietra.</p>
-
-<p>&mdash; Io posso entrare, &mdash; disse un operaio, &mdash; noi
-siamo abituati a queste cose,
-in ogni caso legatemi ad una corda; se
-mi sentir&ograve; male vi dar&ograve; uno strappo e
-mi solleverete.</p>
-
-<p>&mdash; Per carit&agrave;, state attenti, &mdash; raccomand&ograve;
-Valentina, &mdash; si fa presto ad asfissiarsi.</p>
-
-<p>&mdash; Non c'&egrave; pericolo, &mdash; disse l'operaio
-pi&ugrave; coraggioso, &mdash; tenete la corda, ecco,
-son pronto, &mdash; e s&igrave; dicendo scomparve
-nella buca.</p>
-
-<p>Gli altri, e pi&ugrave; di tutti Lodovico e Valentina,
-stavano attenti, silenziosi, coll'ansiet&agrave;
-di chi attende un avvenimento insolito.
-Ad un tratto si ud&igrave; uscire un'esclamazione.</p>
-
-<p>&mdash; Avete trovato? &mdash; grid&ograve; Lodovico.</p>
-
-<p>&mdash; S&igrave;, un involto.... c'&egrave; dentro qualche
-cosa, non capisco, &egrave; duro, pare di legno.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_87" id="Page_87">[Pg 87]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Su, su, vediamo.</p>
-
-<p>&mdash; Ecco, sento come una palla.</p>
-
-<p>&mdash; Su, su, presto, &mdash; diceva l'oste.</p>
-
-<p>Lodovico non parlava, aveva il cuore
-che pareva gli scoppiasse, teneva Valentina
-per mano, stretta come in una morsa
-di ferro.</p>
-
-<p>Valentina era trepidante. Nessun ricercatore
-di citt&agrave; sepolte avea mai provato
-il sentimento d'aspettazione ansiosa che
-essa provava in quel momento. L'operaio
-sal&igrave; recando in mano un teschio.</p>
-
-<p>&mdash; Dio mio! &mdash; esclam&ograve; l'oste, &mdash; altro
-che tesori!</p>
-
-<p>&mdash; Ancora, ancora, &mdash; disse Lodovico, &mdash; scendete,
-portate il resto, ci dev'essere
-un altro teschio e poi altre ossa ancora,
-due scheletri ci devono essere.</p>
-
-<p>&mdash; Siete forse un mago? &mdash; disse l'oste, &mdash; ma
-che cosa avverr&agrave;? crederanno che
-qui sia stato assassinato qualcuno e la
-mia bottega ne scapiter&agrave;.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_88" id="Page_88">[Pg 88]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Non temete, &mdash; disse Lodovico, &mdash; questi
-scheletri son l&agrave; sepolti da cinquant'anni;
-n&egrave; voi n&egrave; io eravamo nati in quel
-tempo.</p>
-
-<p>&mdash; E come fate a sapere?</p>
-
-<p>&mdash; Non so, mi son fatto un sogno.</p>
-
-<p>Altre ossa erano uscite dal sotterraneo,
-poi carte, pezzi di giornale e l'involto di
-tela ammuffito: erano due scheletri come
-aveva detto Lodovico, per&ograve; gli operai dicevano
-di dover dichiarare all'autorit&agrave; la
-scoperta fatta.</p>
-
-<p>&mdash; Fate pure, tanto io voglio chiedere
-il permesso di dar a quelle ossa degna
-sepoltura, &mdash; disse Lodovico.</p>
-
-<p>Intanto fece collocare le ossa in una
-cassa, in un angolo tranquillo che formava
-quasi una nicchia, per poter attendere
-il permesso del municipio prima di
-muoverle dal posto dove erano state trovate.</p>
-
-<p>L'oste era avvilito; s'aspettava di ve<span class="pagenum"><a name="Page_89" id="Page_89">[Pg 89]</a></span>der
-scintillare oro ed argento, e invece
-dovea tenersi chiss&agrave; per quanti giorni
-quella funebre compagnia; si sentiva venire
-i brividi al pensarci, e si pentiva
-d'aver dato il permesso a Lodovico di
-far delle ricerche nella sua casa.</p>
-
-<p>Si consol&ograve; quando l'Arcelli gli mise in
-mano una bella somma di danaro, e gli
-promise di ritornare il giorno dopo.</p>
-
-<p>&mdash; E me li lascerete molto in deposito? &mdash; disse
-accennando agli scheletri.</p>
-
-<p>&mdash; No, li far&ograve; portar via al pi&ugrave; presto
-possibile; vi raccomando intanto che non
-sieno profanati, chiudete a chiave il sotterraneo.</p>
-
-<p>L'oste rabbonito dal ricco dono promise
-ogni cosa, e Lodovico e Valentina
-uscirono e s'avviarono verso casa, colla
-testa piena d'idee che si confondevano, si
-accavallavano nel cervello e un bisogno
-di espandersi e di parlare e dar sfogo al
-cumulo di pensieri da cui erano oppressi.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_90" id="Page_90">[Pg 90]</a></span></p>
-
-
-<h3>VI.</h3>
-
-<p>Il salotto della zia Teresa non era mai
-stato cos&igrave; animato come in quella sera
-in cui gli Arcelli erano infervorati a raccontare
-le impressioni della giornata e la
-lugubre scoperta.</p>
-
-<p>Tutti insieme cercarono di ricostruire
-il dramma che si era svolto nella vecchia
-casa. Non dubitarono che i due scheletri
-avessero appartenuto alla piccola Elisa ed
-a qualche suo innamorato.</p>
-
-<p>Certo il marito, tornato a casa dopo
-una lunga assenza, forse irritato di non
-esser riuscito nella sua missione patriottica
-e col cuore d'italiano ferito vedendo
-che gli avvenimenti non erano favorevoli,
-trovando la moglie in stretto collo<span class="pagenum"><a name="Page_91" id="Page_91">[Pg 91]</a></span>quio
-con uno dei giovani che egli aveva
-mandato dal Veneto, acciecato dall'ira, li
-aveva uccisi entrambi e poscia nascosti
-nel sotterraneo che serviva di ripostiglio
-alle carte politiche e compromettenti.</p>
-
-<p>La zia Teresa aggiungeva delle notizie
-preziose che mostravano la verit&agrave;
-del fatto. Essa era entrata per la prima
-in casa del fratello dopo la partenza di
-lui; dal disordine trovato, da alcune macchie
-di sangue sul terreno, dalla scomparsa
-dei due giovani e dalla fuga del fratello,
-aveva intuito la verit&agrave;; ma per non accusare
-nessuno, l'aveva tenuta sepolta nel
-cuore, come il sotterraneo aveva tenuto
-nascosti i cadaveri: ora non c'era pi&ugrave;
-dubbio, doveva essere accaduto precisamente
-come pensavano; ma quello che
-imbarazzava la zia Teresa era che Lodovico
-avesse scoperto quel segreto custodito
-con tanta cura.</p>
-
-<p>Egli allora raccont&ograve; il male che fino<span class="pagenum"><a name="Page_92" id="Page_92">[Pg 92]</a></span>
-dall'infanzia l'aveva travagliato, e come
-la sua medichessa, Valentina, con una
-divinazione quasi soprannaturale, fosse
-riuscita a colpire nel segno.</p>
-
-<p>&mdash; E vedete, &mdash; soggiunse tutto pieno
-d'entusiasmo per la giovane sposa, &mdash; i
-migliori medici avevano sbagliato, nessuno
-aveva trovato l'origine del mio
-male; ci voleva una medichessa per veder
-giusto, e poi ci sono ancora quelli
-che vorrebbero tener la donna rinchiusa
-fra le domestiche pareti, quando pu&ograve; adoperare
-l'intelligenza con tanto vantaggio
-dell'umanit&agrave;! Anch'io, vedete, forse per
-atavismo, nel vedere il sesso gentile invadere
-il nostro campo, ero contrario alla
-donna indipendente; ma mi sono ricreduto;
-non so se essa potr&agrave; riuscire in
-ogni scienza, ma nella medicina potr&agrave;
-raggiungere delle altezze inesplorate; &egrave;
-una scienza nella quale ci vuole una
-specie di divinazione, e la donna la pos<span class="pagenum"><a name="Page_93" id="Page_93">[Pg 93]</a></span>siede
-meglio di noi, sicch&egrave; pu&ograve; far molto
-bene. Valentina ha questa qualit&agrave; in
-sommo grado, e ne ho avuto la prova,
-sicch&egrave; io spero che vorr&agrave; esercitare la
-sua professione per il bene dell'umanit&agrave;.</p>
-
-<p>Valentina era orgogliosa della stima e
-degli elogi del marito ma croll&ograve; il capo
-e disse:</p>
-
-<p>&mdash; Per ora regnano ancora i vecchi
-pregiudizi; non potrei esercitare la mia
-professione per mancanza di clienti!</p>
-
-<p>&mdash; Ma ci sono i poveri e quelli che
-hanno perduta la fede nel loro medico
-e amano le cose nuove, poi, quando sapranno
-il mio caso ch'io proclamer&ograve; al
-mondo intero, vedrai....</p>
-
-<p>&mdash; In ogni modo verr&agrave; pubblicato questo
-fatto che prova una delle mie teorie, &mdash; disse
-Valentina, &mdash; &egrave; un trionfo per
-me, che chiamavano romanziera della
-scienza; sar&agrave; sempre un documento storico;
-soltanto non basta trovare una ma<span class="pagenum"><a name="Page_94" id="Page_94">[Pg 94]</a></span>lattia,
-bisogna guarirla e ancora non possiamo
-cantar vittoria.</p>
-
-<p>&mdash; Tu sei pi&ugrave; incontentabile di me, &mdash; disse
-Lodovico. &mdash; Ero talmente avvilito
-del mio male incomprensibile, che
-soltanto l'idea che ne conosco l'origine
-e che io espio una colpa del nonno mi
-fa pi&ugrave; tranquillo.</p>
-
-<p>&mdash; Ma e come pu&ograve; aver conosciuto un
-fatto accaduto molti anni prima della sua
-nascita? &mdash; chiese Giulia.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; questa la prova della mia teoria, &mdash; disse
-Valentina, &mdash; i centri cerebrali
-impressionati da un fatto atavico. Egli
-non vide n&egrave; seppe nulla, ma sua madre
-bimba di quattro anni &egrave; stata testimone
-inconsapevole della scena, che non poteva
-comprendere, ma che s'&egrave; infissa nel cervello
-infantile incancellabilmente e forse
-sar&agrave; stata un'ossessione per tutta la sua
-esistenza; quell'immagine l'ha trasmessa
-nel cervello del figlio, dove non si sa in<span class="pagenum"><a name="Page_95" id="Page_95">[Pg 95]</a></span>
-che modo si &egrave; mutata in incubo opprimente.</p>
-
-<p>&mdash; Quante cose sapete, &mdash; disse la zia
-Teresa. &mdash; Se poteste guarirmi!</p>
-
-<p>&mdash; Tenteremo un po' d'elettricit&agrave;, &mdash; rispose
-Valentina, &mdash; insegner&ograve; a Giulia
-a dare la corrente e potr&agrave; portare un po'
-di calore e di vita alle membra intorpidite:
-ci&ograve; vi recher&agrave; certo qualche sollievo.</p>
-
-<p>Poi parlarono del passato e del modo
-di ottenere il permesso per poter dare sepoltura
-alle ossa dissepolte. Giulia aveva
-molte conoscenze fra gl'impiegati del municipio
-e se ne sarebbe incaricata con
-tutto il piacere per essere utile ai cugini
-pei quali incominciava a sentire un
-po' di simpatia.</p>
-
-<p>Con quei discorsi era gi&agrave; passata l'ora
-in cui la zia Teresa soleva coricarsi, e
-Valentina si alz&ograve; per salire al suo appartamento
-affinch&egrave; la vecchia potesse
-riposare.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_96" id="Page_96">[Pg 96]</a></span></p>
-
-<p>Data la buona notte, raggiunsero le
-loro stanze, ma non avevano voglia di
-dormire; erano troppo eccitati dagli avvenimenti
-della giornata e avevano la
-mente infiammata e rigurgitante di pensieri
-e d'imagini.</p>
-
-<p>Apersero la finestra e uscirono sul
-balcone per respirare l'aria fresca della
-notte.</p>
-
-<p>La piazza era deserta e silenziosa; la
-colonna col leone di San Marco e Madonna
-Verona e il capitello veneziano s'ergevano
-in mezzo all'ombra come fantasmi.
-La luna presso al tramonto mandava una
-luce diafana e pallida, rischiarando un
-angolo della piazza.</p>
-
-<p>Nessun essere vivente rompeva quel
-silenzio solenne. La citt&agrave; vetusta era immersa
-in un sonno tranquillo.</p>
-
-<p>Valentina e Lodovico godevano quella
-tranquillit&agrave;, riposavano da una giornata
-piena di avvenimenti e respiravano con<span class="pagenum"><a name="Page_97" id="Page_97">[Pg 97]</a></span>
-volutt&agrave; l'aria fresca che pioveva come
-una carezza sulla loro faccia infocata.</p>
-
-<p>Parlavano del solito argomento di quella
-giornata memorabile e della tomba che
-dovevano erigere alle vittime della tragedia
-passata. Essi decisero per una semplice
-arca di marmo che racchiudesse
-tutti e due gli scheletri e sopra scolpire
-semplicemente il verso: <em>Amor condusse
-noi ad una morte</em>, senza nome e senz'altra
-indicazione.</p>
-
-<p>Forse avrebbe colpito l'imaginazione
-di qualche anima innamorata e sarebbero
-venuti a visitare la tomba misteriosa come
-ad un pellegrinaggio o come andavano a
-quella di Giulietta. Poi trovavano che
-come le frutta della terra, l'amore in
-quella citt&agrave; doveva essere pi&ugrave; intenso;
-anche a loro pareva di amarsi meglio l&agrave;
-in quella quiete, in quella piazza addormentata,
-vedendo disegnarsi nell'ombra
-la casa dei Capuleti. Si tenevano abbrac<span class="pagenum"><a name="Page_98" id="Page_98">[Pg 98]</a></span>ciati
-come se fossero nel primo giorno
-del matrimonio e parlavano incessantemente
-facendo progetti per l'avvenire.</p>
-
-<p>Dovevano tutti e due lavorare con
-tutte le loro energie per inalzarsi sopra
-la moltitudine, lasciare una traccia luminosa
-nella scienza ed essere degni
-l'uno dell'altro. Egli avrebbe voluto coll'elettricit&agrave;
-tramutare la faccia del mondo,
-e lei colla scienza sollevare l'umanit&agrave; sofferente.
-Egli confessava che il suo per
-Valentina non era soltanto amore, ma ammirazione,
-dopo che essa era stata tanto
-chiaroveggente; gli pareva d'aver accanto
-un essere superiore e n'era orgoglioso e
-avrebbe voluto che tutti s'inchinassero ad
-adorare la sua Valentina.</p>
-
-<p>Erano in quello stato estatico che fa
-dimentichi di tutto e di tutti; furono
-scossi da un rintocco che part&igrave; dall'orologio
-della torre dei Lamberti e si sparse
-nel silenzio della notte come una sfida;<span class="pagenum"><a name="Page_99" id="Page_99">[Pg 99]</a></span>
-tacquero, trattennero il fiato per contar
-l'ora.</p>
-
-<p>Uno, due, tre, quattro.</p>
-
-<p>I due giovani si guardarono in faccia
-esterrefatti. Un solo pensiero attravers&ograve;
-il loro cervello. Erano proprio le quattro,
-l'orologio dovette ribattere i rintocchi
-perch&egrave; ne fossero persuasi. Gi&agrave; da due
-ore l'ora fatale era passata e Lodovico
-per la prima volta non aveva avuto la
-crisi del male.</p>
-
-<p>Non trovarono la voce per esprimere
-il loro pensiero, tanta era la commozione
-che provavano nell'anima; ma si gettarono
-nelle braccia l'uno dell'altro colle
-lagrime agli occhi.</p>
-
-<p>La malattia era vinta inaspettatamente,
-la sorpresa era stata troppo imprevista e
-la gioia tanto grande che quasi la sua
-intensit&agrave; diventava una sofferenza. Quando
-pot&egrave; parlare, Lodovico chiese a Valentina:</p>
-
-<p>&mdash; E sar&agrave; vinta per sempre? Tu che<span class="pagenum"><a name="Page_100" id="Page_100">[Pg 100]</a></span>
-sai tutto, dimmi che cosa succede dentro
-di me.</p>
-
-<p>&mdash; Quello che speravo, che la scienza
-mi suggeriva, ma, sai bene, in tutte le
-cose recondite che avvengono nel nostro
-organismo c'&egrave; la parte misteriosa, imprevista,
-e perci&ograve; non &egrave; cos&igrave; certo l'esito come
-quello dei vostri calcoli matematici. Una
-piccola parte del tuo cervello era piena
-della tragedia degli avi, e ad una cert'ora
-quell'imagine prendeva il sopravvento,
-e scoppiava come una bomba al contatto
-colla miccia infocata; oggi tutto il
-tuo cervello &egrave; stato riempito da quelle
-imagini, ed &egrave; avvenuto l'equilibrio; un
-masso compatto schiaccia, diviso in piccoli
-frammenti riesce leggero; ora non
-c'&egrave; alcuna ragione per cui il tuo male si
-rinnovi; &egrave; svelato il mistero e pi&ugrave; non
-esiste.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; vero, &mdash; cos&igrave; deve essere, &mdash; rispose
-Lodovico, &mdash; mi sento mutato, mi<span class="pagenum"><a name="Page_101" id="Page_101">[Pg 101]</a></span>
-pare che una vita nuova incominci per
-me; &egrave; strano, non mi sento stanco, non
-ho voglia di dormire, i pensieri lieti mi
-riscaldano il cervello. Valentina, restiamo
-qui per vedere spuntare l'alba d'un giorno
-che segner&agrave; un'era nuova nella mia vita.</p>
-
-<p>La giovane medichessa, sorpresa del
-suo trionfo, che non s'aspettava, chin&ograve; il
-capo in segno di assentimento, e rispose:</p>
-
-<p>&mdash; S&igrave;, restiamo pure, le ore felici bisogna
-viverle e non obliarle nel sonno.</p>
-
-<hr class="chap" />
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_103" id="Page_103">[Pg 103]</a></span></p>
-
-
-
-
-<h2><a name="VIBRAZIONI_IGNOTE" id="VIBRAZIONI_IGNOTE">VIBRAZIONI IGNOTE.</a></h2>
-</div>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_105" id="Page_105">[Pg 105]</a></span></p>
-
-
-<h3>I.</h3>
-
-<p>Il dottor Guido Sormani diede un'occhiata
-all'orologio e fece il gesto d'alzarsi.</p>
-
-<p>La signora Carlotta Ivaldi gli pose la
-mano sul braccio e gli disse con uno
-sguardo supplichevole:</p>
-
-<p>&mdash; Non mi lasci, dottore, non mi abbandoni
-con questa inquietudine nell'anima,
-mi conceda tutto il tempo di cui
-pu&ograve; disporre, l'accetter&ograve; come un dono.</p>
-
-<p>&mdash; Devo vedere un ammalato, &mdash; disse
-il dottore, &mdash; aspetter&ograve;, rester&ograve; ancora per<span class="pagenum"><a name="Page_106" id="Page_106">[Pg 106]</a></span>
-farle piacere; ma creda a me, la sua inquietudine
-&egrave; irragionevole.</p>
-
-<p>&mdash; Se sapesse come soffro, non direbbe
-cos&igrave; e non chiamerebbe fantasticherie le
-mie sofferenze! &Egrave; una cosa morbosa, ma
-sento le sventure come il barometro sente
-l'avvicinarsi della bufera.</p>
-
-<p>&mdash; Questa inquietudine che ci tormenta
-&egrave; il male del nostro secolo, &mdash; soggiunse
-il dottore, &mdash; il progresso della scienza ha
-fatto diminuire e sparire molti mali, ma la
-natura si &egrave; vendicata col rendere i nervi
-sensibili in modo che il nostro cervello ne
-crea d'immaginarii che ci fanno soffrire pi&ugrave;
-di quelli reali.</p>
-
-<p>&mdash; Se sapesse quello che &egrave; accaduto
-nella mia vita, non direbbe cos&igrave;, &mdash; rispose
-la signora Ivaldi, &mdash; ma mi conosce da
-poco tempo e non pu&ograve; capire quello che avviene
-nel mio cervello.</p>
-
-<p>&mdash; La conosco abbastanza per comprendere
-che appartiene alla schiera fin troppo<span class="pagenum"><a name="Page_107" id="Page_107">[Pg 107]</a></span>
-numerosa delle persone sulle quali l'imaginazione
-ha il sopravvento e che sono infelici
-pi&ugrave; per quello che pensano, che per
-quello che realmente soffrono; credo che
-verr&agrave; un giorno in cui noi medici dovremo
-guarire pi&ugrave; colla suggestione che coi farmachi,
-e chi sapr&agrave; meglio persuadere,
-sar&agrave; il medico migliore.</p>
-
-<p>&mdash; Senta, dottore, &mdash; disse la signora
-Ivaldi, &mdash; credo piuttosto che col tempo si
-scopriranno nuovi fenomeni che sono ancora
-avvolti nel mistero, e si avr&agrave; la spiegazione
-di certe sofferenze sconosciute.
-Avrebbe mai imaginato che si potesse comunicare
-da un capo all'altro del mondo
-col mezzo delle onde eteree, vale a dire con
-una cosa invisibile quasi fantastica, come
-avviene col telegrafo Marconi? Ebbene, io
-credo che due esseri che si amano ed
-hanno nel loro organismo un senso raffinato
-e simpatico, siano uniti sempre da
-una specie di corrente elettrica e possano<span class="pagenum"><a name="Page_108" id="Page_108">[Pg 108]</a></span>
-comunicare fra loro; e se ad uno accade
-qualche avvenimento straordinario, l'altro
-ne senta anche ad una grande distanza
-il contraccolpo.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; una teoria che non &egrave; ancora provata, &mdash; disse
-il dottore sorridendo, &mdash; e
-sa bene che la scienza non si contenta
-di chiacchiere ma chiede prove e
-riprove.</p>
-
-<p>&mdash; E la telepatia come la chiama? &mdash; disse
-la signora.</p>
-
-<p>&mdash; Non &egrave; ancora passata dal campo
-della superstizione a quello positivo della
-scienza. Vi sono delle coincidenze sulle
-quali la credulit&agrave; umana vorrebbe stabilire
-fatti assoluti, ma non resistono ad
-una seconda prova; la credo una donna
-troppo superiore per prestar fede a presentimenti
-che nella maggior parte dei
-casi si mostrano fallaci.</p>
-
-<p>La signora Carlotta scosse il capo incredula
-e disse:</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_109" id="Page_109">[Pg 109]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Le sue parole non possono togliermi
-la terribile ansiet&agrave; che dilania l'anima
-mia; e mi domando per quale ingiustizia
-io debba essere diversa dagli altri e
-soffrire prima di sapere la sventura che
-mi ha colpito; perch&egrave; sono sicura, &egrave;
-avvenuto qualche cosa di terribile a mio
-marito; lo sento, e questo dubbio mi
-tormenta.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; possibile che sia tanto ostinata
-da non concepire che la sua imaginazione
-le fa un brutto scherzo? &mdash; esclam&ograve;
-il dottore, &mdash; vedr&agrave; che a suo marito
-non &egrave; accaduto nulla di male, ritorner&agrave;
-sano e salvo, e sar&agrave; la prima a ridere
-d'essersi tanto crucciata inutilmente.</p>
-
-<p>&mdash; Se fosse vero! ne sarei contenta
-anche per l'avvenire; in ogni modo, io
-la ringrazio delle sue parole, ma non
-valgono a farmi tranquilla, vede; l'altro
-giorno, quando Giorgio &egrave; partito allegro
-sulla sua nuova automobile, bella lucida,<span class="pagenum"><a name="Page_110" id="Page_110">[Pg 110]</a></span>
-che colla tinta rossa fiammante risaltava
-fra il verde degli alberi, e l'ho
-veduto correre come il baleno, laggi&ugrave;
-lungo la riva del lago e dileguarsi in
-distanza fra un nembo di polvere, non ho
-provato nessuna inquietudine, non l'ebbi
-ieri e nemmeno questa mattina; tutto ad
-un tratto ho sentito come una vibrazione
-dentro di me, qualche cosa d'indefinito
-come un colpo al cuore, mi parve d'udire
-un grido, e da quel momento non vivo pi&ugrave;.</p>
-
-<p>&mdash; Eh via! &mdash; disse il dottore, &mdash; avr&agrave;
-letto nel suo giornale il racconto di
-qualche accidente automobilistico e n'&egrave;
-rimasta impressionata.</p>
-
-<p>&mdash; Ne leggo tutti i giorni e non mi
-commuovono; creda, dottore, non sono una
-donna d'imaginazione; io sento le sventure
-reali, e queste mi fanno soffrire. Voglio
-appunto raccontarle quello che mi &egrave;
-accaduto, e si persuader&agrave; che la mia inquietudine
-&egrave; ragionevole; &egrave; una storia<span class="pagenum"><a name="Page_111" id="Page_111">[Pg 111]</a></span>
-dolorosa, ma il ricordo del passato mi
-far&agrave; forse distrarre dal dolore presente.</p>
-
-<p>Stettero in silenzio qualche minuto, essa
-col capo chino, pensando, egli guardando
-il lago che si stendeva davanti ai suoi
-sguardi, leggermente increspato, e le colline
-dirimpetto che si coprivano d'ombra,
-mentre il sole tramontava fra un'aureola
-color d'oro. Dietro di loro, il villino sorrideva
-agli ultimi raggi del sole, e alcune
-nuvole bianche vagavano pel cielo come
-vele vagabonde; il dottore pensava che
-forse quelle nuvole si sarebbero moltiplicate
-e avrebbero offuscato il sole primaverile,
-e la signora Carlotta evocava un
-paesaggio lontano in riva al mare dove
-avea trascorso la giovinezza, e il suo
-cuore avea imparato ad amare, e per
-qualche momento, colla mente tutta intenta
-ai ricordi passati, dimenticava l'angoscia
-presente.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_112" id="Page_112">[Pg 112]</a></span></p>
-
-
-<h3>II.</h3>
-
-<p>Il dottore aspettava ansioso, punto dalla
-curiosit&agrave; di conoscere qualche cosa della
-vita passata della signora Ivaldi.</p>
-
-<p>Quella signora, venuta da poco tempo
-ad abitare il villino delle rose, lo interessava;
-la conosceva poco, ma la trovava
-diversa dalle altre, e indovinava,
-nella vita di lei, qualche cosa di occulto
-e di misterioso da risvegliare in lui il
-desiderio di conoscerla pi&ugrave; intimamente.</p>
-
-<p>Era stato accolto dai nuovi proprietarii
-del villino delle rose, pi&ugrave; come amico che
-come medico. Del signor Ivaldi sapeva
-che aveva fatto fortuna in paesi lontani, e<span class="pagenum"><a name="Page_113" id="Page_113">[Pg 113]</a></span>
-aveva acquistato quel villino per godervi
-un po' di pace e di riposo. La conversazione
-della signora Carlotta gli riusciva piacevolissima,
-e passare con lei qualche ora
-del pomeriggio, seduto sul terrazzo che
-dominava il lago, andava diventando per
-lui una delle consuetudini pi&ugrave; gradite.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; una storia molto dolorosa la mia, &mdash; disse
-la signora Ivaldi, &mdash; se mi promette
-di ascoltarla senza annoiarsi troppo,
-giover&agrave; forse a calmare il mio spirito
-molto turbato in questo momento.</p>
-
-<p>&mdash; Tutto m'interessa quello che la riguarda,
-racconti pure, &mdash; disse il dottore.</p>
-
-<p>La signora chin&ograve; la fronte e si coperse
-gli occhi colla mano come per concentrare
-le idee e incominci&ograve;:</p>
-
-<p>&mdash; Avevo vent'anni e la mia anima
-era piena di poesia e di fede nell'avvenire.</p>
-
-<p>Mio padre mor&igrave; giovane e rimasi con
-mia madre quasi povera. Si viveva a<span class="pagenum"><a name="Page_114" id="Page_114">[Pg 114]</a></span>
-stento d'una piccola pensione in una piccola
-casa posta presso alla riviera di Rapallo.
-La mamma si lagnava della sua
-triste sorte e di non potermi offrire una
-esistenza pi&ugrave; agiata e pi&ugrave; ridente. A me
-invece pareva d'esser ricca, la balda giovinezza
-mi gorgogliava nelle vene e avevo
-davanti a me il mare immenso che mi
-dava una specie d'ebbrezza e mi parlava
-un linguaggio che mi era famigliare e
-di cui io sola conoscevo il senso recondito.
-Mi pareva la voce d'un amico. Io
-ero una solitaria, una specie di selvaggia,
-e pi&ugrave; che colle persone mi sentivo legata
-colle cose che mi circondavano.</p>
-
-<p>Uno dei miei pi&ugrave; grandi godimenti era
-sull'ora del tramonto passeggiare in riva
-al mare ed ascoltare la voce delle onde
-che pareva mi recasse notizie di paesi
-lontani e sconosciuti, oppure guardare in
-alto le nuvole che spaziavano sul cielo
-infinito. Era uno spettacolo che si rinno<span class="pagenum"><a name="Page_115" id="Page_115">[Pg 115]</a></span>vava
-ogni giorno e pel quale provavo
-un'attrazione invincibile.</p>
-
-<p>La spiaggia era spesso popolata, i monelli
-giocavano colla sabbia e coi sassi,
-i marinai e i pescatori fumavano la pipa
-discorrendo e guardando il cielo, facendo
-pronostici sul tempo, le donne formavano
-gruppi chiacchierando, io lasciavo dietro
-di me la parte popolata e seguendo la
-curva dove il mare forma un'insenatura,
-andavo verso Santa Margherita dove la
-spiaggia era pi&ugrave; solitaria e il verde delle
-piante la rendeva pi&ugrave; fresca e pi&ugrave; ombrosa.</p>
-
-<p>Credevo esser sola a fuggire la gente,
-ma m'accorsi di un giovane che, come
-me, cercava la solitudine e contemplava
-il mare infinito.</p>
-
-<p>Non lo conoscevo e non potevo distinguerlo
-a quella luce crepuscolare, ma
-quasi involontariamente ci si trovava accanto
-e ci si sentiva attratti l'uno verso<span class="pagenum"><a name="Page_116" id="Page_116">[Pg 116]</a></span>
-l'altro da una forza misteriosa. Non era
-uno dei soliti romanzi d'amore, ma una
-forza fatale irresistibile che avevamo nel
-nostro organismo e dominava i nostri movimenti;
-era come se una nota identica
-si ripercuotesse nel nostro cervello, come
-se ci unisse una corrente elettrica, una
-cosa invisibile ed impalpabile, che sfuggiva
-ai nostri sensi, al punto che sentimmo
-l'effetto di questa attrazione senza
-esserci n&egrave; veduti n&egrave; parlati.</p>
-
-<p>Non avevamo bisogno di parlare: i nostri
-pensieri si comunicavano direttamente
-e sentivamo le vibrazioni delle nostre
-anime.</p>
-
-<p>Un giorno, non so per qual ragione,
-ci scambiammo qualche parola, ma quasi
-inconsapevolmente, come se non fosse
-cosa nuova e ci fossimo sempre parlati.</p>
-
-<p>Seppi che anche a lui era morto il
-padre, aveva dovuto interrompere gli studi
-e viveva colla madre modestamente e<span class="pagenum"><a name="Page_117" id="Page_117">[Pg 117]</a></span>
-quasi una vita di stenti; la rassomiglianza
-della nostra sorte, ci un&igrave; maggiormente
-e si divenne amici.</p>
-
-<p>Era un nuovo godimento per me ritrovarlo
-tutte le sere presso la spiaggia
-al posto consueto; si facevano lunghe
-passeggiate senza parlare, ci si sentiva
-vicini, legati dal filo invisibile che univa
-i nostri pensieri e non si chiedeva di pi&ugrave;.</p>
-
-<p>Quando penso alla volutt&agrave; di quei lunghi
-silenzii pieni di gioia, pi&ugrave; deliziosi
-di ogni conversazione, mi par di aver
-vissuto una vita anteriore assai diversa
-da quella in cui viviamo. Le nostre passeggiate
-continuarono in silenzio per qualche
-mese, ma era troppo grande la nostra
-felicit&agrave;, non poteva durare; noi non
-ci curavamo di nessuno, invece la gente
-oziosa che stava sulla riva del mare si
-occupava di noi e incominci&ograve; a mormorare
-dei nostri ritrovi innocenti, e quelle
-chiacchiere giunsero all'orecchio della<span class="pagenum"><a name="Page_118" id="Page_118">[Pg 118]</a></span>
-mamma, che mi proib&igrave; di avvicinarmi a
-Federico; era il nome del mio giovane
-amico.</p>
-
-<p>Sarei morta piuttosto che rinunciare
-alle mie passeggiate sulla spiaggia e sentiva
-di odiare quelle stupide persone dalle
-lingue venefiche che s'immischiavano nei
-fatti miei; per ubbidire alla mamma, tentai
-di sfuggire il mio amico e cambiar
-direzione alla passeggiata, ma il potere
-d'attrazione che avevamo in noi, era pi&ugrave;
-forte, e ci si trovava vicini involontariamente.
-Senza parlarmi, egli indovin&ograve; tutto,
-e dopo un lungo silenzio mi prese la mano
-e mi disse:</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; inutile rattristarci, perch&egrave; non ci
-sposiamo?</p>
-
-<p>&Egrave; vero, non ci avevamo pensato; infatti,
-se fossimo stati sposi o semplicemente
-fidanzati, la gente non avrebbe trovato
-pi&ugrave; a ridire e non v'era bisogno
-d'interrompere le nostre passeggiate.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_119" id="Page_119">[Pg 119]</a></span></p>
-
-<p>Quell'idea illumin&ograve; la nostra mente
-come un raggio di sole, ma ecco che la
-realt&agrave; della vita venne a guastare la nostra
-gioia.</p>
-
-<p>Per il momento non potevamo pensare
-al matrimonio; eravamo troppo giovani e
-troppo poveri, bisognava aspettare. Meno
-male che, essendo fidanzati, potevamo continuare
-a vederci. Non avevamo nulla
-cambiato al nostro sistema di vita, soltanto
-che qualche volta il pensiero del
-nostro avvenire ci rendeva loquaci.</p>
-
-<p>Erano discorsi strani i nostri, si trovava
-che il mondo era troppo stupido e
-l'uomo un essere incompleto; eravamo
-di primavera e l'aria era piena di fruscii
-d'ali, e gli alberi di nidi. Invidiavamo
-gli uccelli che fabbricavano la casa con
-poche pagliuzze, si nutrivano con pochi
-semi raccolti sui prati e la natura li provvedeva
-di vesti meravigliose, sottili e variopinte,
-li trovavamo assai pi&ugrave; fortunati<span class="pagenum"><a name="Page_120" id="Page_120">[Pg 120]</a></span>
-degli uomini che coi loro molteplici bisogni
-si rendono amara la vita.</p>
-
-<p>Ecco perch&egrave; gli uccelli erano creature
-allegre, cantavano sempre, volavano in
-mezzo ai fiori e trovavano la loro tavola
-imbandita dove rideva la primavera.</p>
-
-<p>Qualche volta ci si sognava di volare
-lontano da questo mondo pieno di esigenze,
-e andar lass&ugrave; fra gli astri dove
-forse la vita sarebbe stata pi&ugrave; facile e
-meno complicata.</p>
-
-<p>Ma non avevamo le ali come gli uccelli
-e bisognava occuparsi del nostro
-avvenire.</p>
-
-<p>Federico era pieno di speranza; voleva
-lavorare alacremente, fare delle economie
-per prepararsi il nido come gli
-uccelli che ci rallegravano tanto. Aveva
-trovato un impiego in una fabbrica di
-macchine, e gli pareva d'essere sulla via
-della fortuna.</p>
-
-<p>Ma passavano le settimane e i mesi e<span class="pagenum"><a name="Page_121" id="Page_121">[Pg 121]</a></span>
-restava sempre a quel posto con una paga
-meschina e vedeva dileguarsi i sogni che
-aveva fatti.</p>
-
-<p>A me bastava vederlo tutte le sere e
-aspettavo pazientemente, egli invece non
-era contento, voleva correre e non avanzare
-a passi di lumaca; era impaziente
-di riuscire.</p>
-
-<p>Una sera, prima ancora che parlasse,
-avevo indovinato il suo pensiero, e tremavo
-che me lo comunicasse. <ins title="Nota di Trascrizione: &egrave; stata aggiunta la preposizione semplice &laquo;di&raquo;">Cercavo di
-distrarlo</ins> facendogli osservare l'effetto della
-luna che sorgeva dal mare e le onde che
-mandavano sul lido sprazzi lucenti, ma
-egli voleva dirmi quello che gli pesava sul
-cuore, era inevitabile.</p>
-
-<p>Disse che bisognava armarsi di coraggio
-e dividerci per qualche tempo se si voleva
-poi unirci per sempre.</p>
-
-<p>In Italia non v'era nulla da fare; avrebbe
-sciupate le sue energie in sforzi inutili, sarebbe
-riuscito a guadagnare a mala pena<span class="pagenum"><a name="Page_122" id="Page_122">[Pg 122]</a></span>
-abbastanza per vivere da solo; suo fratello,
-partito per l'America in cerca di fortuna,
-era sulla via di trovarla, aveva molte imprese
-ben avviate e lo invitava a raggiungerlo
-e ad associarsi ai suoi affari. Questa
-proposta giungeva in buon punto: era deciso
-ad accettare, certo di poter in pochi
-anni guadagnare tanto da offrirmi una fortuna
-e vivere sempre con me.</p>
-
-<p>Mi sentivo un gruppo alla gola e non
-potevo rispondere.</p>
-
-<p>Egli mi teneva stretta per mano senza
-dir nulla, ma indovinavo l'ansiet&agrave; del suo
-cuore.</p>
-
-<p>Era un silenzio pieno di dolore e lo
-ruppi per dirgli:</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; giusto, non voglio essere d'ostacolo
-alla tua fortuna. Parti pure.</p>
-
-<p>&mdash; Staremo divisi soltanto qualche anno, &mdash; disse. &mdash; Che
-importa? noi saremo sempre
-uniti col pensiero, nemmeno la distanza
-riuscir&agrave; ad affievolirlo. Sapessi come la<span class="pagenum"><a name="Page_123" id="Page_123">[Pg 123]</a></span>vorer&ograve;
-con coraggio, pensando che ogni
-giorno mi avviciner&agrave; a te, diventer&ograve; avaro
-per accumulare ricchezze e farti felice.</p>
-
-<p>&mdash; No, &mdash; diss'io, &mdash; mi basta una piccola
-casa; la mia ricchezza sar&agrave; esser vicino
-a te, ti supplico solo di ritornare
-presto.</p>
-
-<p>Quando la partenza fu decisa, non mi
-pareva di viver pi&ugrave;, pensando al giorno in
-cui mi avrebbe lasciata; non ne parlavamo
-mai, ma ci pensavo sempre e sentivo che
-si avvicinava troppo in fretta. Una sera
-ebbi come un presentimento e gli dissi:</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; per domani, non &egrave; vero?</p>
-
-<p>&mdash; No, &mdash; rispose, &mdash; non crucciarti, ci
-vedremo ancora.</p>
-
-<p>Egli mentiva, ed io lo sapevo; ma non
-dicevo nulla; per&ograve; quella sera non potevo
-staccarmi da lui e tutto mi serviva di pretesto
-per indugiare. Ci sono momenti che
-si vorrebbero eterni, eppure passano con
-una precisione inesorabile.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_124" id="Page_124">[Pg 124]</a></span></p>
-
-<p>Non l'ho pi&ugrave; riveduto; aveva mentito per
-risparmiarmi lo strazio dell'ultimo saluto.</p>
-
-<p>Fu un vero schianto per il mio povero
-cuore; ma sentivo che una parte di me era
-sempre in comunicazione con lui, quella
-parte che vibrava nel nostro organismo
-come congiunta da un filo invisibile; era
-come se lo vedessi e lo seguivo nel lungo
-viaggio attraverso il mare, poi lo vedevo
-slanciarsi nella vita operosa, lavoratore
-instancabile, impaziente di riuscire.</p>
-
-<p>Mi scriveva spesso, ma le sue lettere
-non mi recavano nulla ch'io non indovinassi,
-solo mi assicuravano del suo amore
-costante.</p>
-
-<p>Continuavo ad andare la sera come al
-solito in riva al mare e imaginavo che
-l'onda che lambiva la riva, mi recasse il
-suo saluto e lo vedevo sulla riva d'un mare
-lontano pensando a me, poi seguivo il volo
-degli uccelli, il cammino delle nubi, avrei
-voluto anch'io volare, andar a trovarlo.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_125" id="Page_125">[Pg 125]</a></span></p>
-
-<p>I giorni passavano lenti nell'aspettativa
-ed egli intanto lavorava alacremente, non
-spendeva nulla e aveva gi&agrave; fatto qualche
-risparmio, ma egli voleva guadagnare ancora,
-e si mostrava incontentabile, avrebbe
-potuto partire, ma la febbre del lavoro lo
-invadeva, voleva offrirmi la ricchezza e
-s'indugiava ancora in quei paesi lontani
-per conquistarla.</p>
-
-<p>Io non ne potevo pi&ugrave;. Non sapevo come
-passare il tempo; nelle mie passeggiate
-solitarie osservavo che le leggi che governavano
-gli uomini, erano molto ingiuste.
-Perch&egrave; nella societ&agrave; alla quale appartenevo,
-la donna doveva pesare sull'uomo e
-non le era concesso aiutarlo nella sua
-opera e guadagnare con lui il pane pei
-figliuoli? Forse, se io avessi avuto una professione,
-non ci sarebbe stato bisogno di
-separarci, e tutti e due si avrebbe potuto
-contribuire al benessere della famiglia.
-Era tornata la primavera ed osservavo le<span class="pagenum"><a name="Page_126" id="Page_126">[Pg 126]</a></span>
-coppie di uccelli che facevano assieme il
-nido, portando ognuno nel becco la propria
-pagliuzza, e poi il padre e la madre
-recavano entrambi ai figli il grano che doveva
-nutrirli. Perch&egrave; nella societ&agrave;, la donna
-doveva esser da meno dell'uomo e restar
-neghittosa quando egli lavorava per tutti?
-Concludevo che il mondo era piantato male.</p>
-
-<p>Mi ribellavo alla mia vita inutile ed inoperosa
-e invidiavo le operaie che col loro
-lavoro aiutavano i mariti e il benessere
-della famiglia; alle volte mi veniva una voglia
-pazza di andar in qualche opificio a
-chiedere lavoro. Ne parlai un giorno ad
-un'operaia, ma la mia idea non la persuase.</p>
-
-<p>&mdash; Che cosa vuol fare lei colle sue piccole
-mani? &mdash; mi disse. &mdash; Faccia la signorina
-che &egrave; molto meglio, tanto non la
-prenderebbero alla fabbrica.</p>
-
-<p>Un'altra mi guard&ograve; come s'io volessi rubarle
-il pane; non c'era verso ch'io potessi<span class="pagenum"><a name="Page_127" id="Page_127">[Pg 127]</a></span>
-occuparmi in qualche cosa di utile, e nell'ozio
-il tempo trascorreva lento e anche il
-mio carattere si mutava perch&egrave; divenivo
-tutti i giorni pi&ugrave; irascibile e pi&ugrave; nervosa.</p>
-
-<p>Era venuta l'estate, e una volta, all'ombra
-di alcune piante, vidi schiere di fanciulle
-sedute; col tombolo sulle ginocchia,
-facevano andare colle loro agili mani un
-mucchio di fuselli e formavano bellissime
-trine. Mi soffermai a guardarle e mi venne
-voglia d'imitarle; esse erano sotto la direzione
-d'una maestra ed erano pagate secondo
-la loro abilit&agrave;; pregai la maestra di
-prendermi nella schiera delle lavoratrici,
-desiderando imparare quell'arte gentile.
-Essa acconsent&igrave; a patto che lavorassi un
-anno senza retribuzione in cambio dell'insegnamento
-che mi avrebbe dato.</p>
-
-<p>Io accettai perch&egrave; avevo bisogno di
-occuparmi, e speravo che un giorno il
-mio lavoro sarebbe utile almeno come
-adornamento della mia casa.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_128" id="Page_128">[Pg 128]</a></span></p>
-
-<p>Nei primi tempi ero avvilita; le fanciulle
-di dodici anni lavoravano meglio
-di me e con maggior sollecitudine; esse
-facevano andare i fuselli allegramente
-chiacchierando, come se le loro mani fossero
-macchine, io dovevo prestarvi tutta
-la mia attenzione e il lavoro non mi riusciva
-perfetto.</p>
-
-<p>Passati i primi tempi acquistai una
-certa destrezza di mano, e riuscii a combinare
-disegni fini e difficili. Copiai trine
-antiche e preziose, tanto che se non fossi
-stata legata alla mia maestra, avrei potuto
-venderle con profitto; intanto quell'occupazione
-mi riusciva piacevole, mi
-calmava i nervi, e il tempo sempre lento
-per il mio desiderio, mi era meno noioso.
-Il tempo passava e aspettavo, sicura che
-Federico sarebbe ritornato.</p>
-
-<p>Erano passati dieci anni quando incominci&ograve;
-a parlare di ritornare a Rapallo
-col fratello.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_129" id="Page_129">[Pg 129]</a></span></p>
-
-<p>Ormai erano ricchi, le loro imprese
-bene avviate potevano lasciarle ad un
-socio che le continuasse, ed essi contavano
-di ritornare in patria a godere il
-meritato riposo. Mancavano pochi mesi
-alla loro partenza, e quel fatto mi pareva
-una felicit&agrave;, cos&igrave; grande come raramente
-&egrave; concesso provare su questa terra.</p>
-
-<p>Mano mano che si avvicinava quel
-tempo tanto desiderato, egli scriveva pi&ugrave;
-spesso; le sue lettere parlavano del prossimo
-ritorno ed erano gioconde, come inni
-di gioia.</p>
-
-<p>Io mi struggevo nell'ansia dell'attesa
-e contavo i giorni che mancavano al suo
-ritorno.</p>
-
-<p>Mi pareva che in quel tempo i nostri
-pensieri s'incontrassero con maggior forza,
-ed erano cos&igrave; lieti, come se sul loro
-lungo cammino sprigionassero delle scintille.</p>
-
-<p>Fu un periodo d'orgasmo e di gioia<span class="pagenum"><a name="Page_130" id="Page_130">[Pg 130]</a></span>
-intensa, e sentivo nel mio essere l'energia
-di cento vite.</p>
-
-<p>Una notte mi svegliai di soprassalto
-e mi parve che il mondo fosse precipitato
-in un abisso, tanto fu grande lo
-schianto che provai in tutta la mia persona.</p>
-
-<p>Ebbi una visione d'orrore e nel mio
-cuore si ripercosse un grido straziante.</p>
-
-<p>Mi alzai come una disperata e mi misi
-a gridare piangendo: &egrave; morto, &egrave; morto, Federico
-&egrave; morto! Lo vedevo davanti agli occhi
-insanguinato e morente, e fuggivo sperando
-togliermi alla vista di quello spettacolo
-raccapricciante. La mamma si svegli&ograve;
-a quei gridi e mi credette impazzita.</p>
-
-<p>Mi volea persuadere che il mio era un
-brutto sogno, ch'io era in preda ad allucinazione,
-ma non ci fu verso che riuscisse
-a calmarmi.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; accaduto una cosa grave, &mdash; gridavo
-fra le lagrime, &mdash; voglio sapere,
-voglio partire!</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_131" id="Page_131">[Pg 131]</a></span></p>
-
-<p>Sembravo pazza, la mia povera mamma
-non sapeva come calmarmi; temeva sul
-serio ch'io avessi smarrita la ragione.</p>
-
-<p>Alla mattina mandai un telegramma
-chiedendo notizie. Mi rispose suo fratello
-Giorgio queste precise parole:</p>
-
-<p>&laquo;Morto vittima d'un accidente ferroviario&raquo;.</p>
-
-<p>La signora Ivaldi, a questo punto del
-suo racconto, si sent&igrave; come un gruppo
-alla gola, ripensando l'angoscia passata;
-e dopo aver dato un sospirone per liberarsi
-dal peso che l'opprimeva, disse al
-dottore:</p>
-
-<p>&mdash; Che le pare? Non ho ragione d'essere
-inquieta?</p>
-
-<p>&mdash; Credo ad una fatale coincidenza, &mdash; disse
-il dottore, &mdash; vedr&agrave; che questa
-volta non &egrave; accaduto nulla.</p>
-
-<p>&mdash; Pur troppo lo sento, &egrave; accaduto
-qualche disgrazia, &mdash; disse la signora
-Carlotta.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_132" id="Page_132">[Pg 132]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Ma mi spieghi, ora che ha destata
-la mia curiosit&agrave;, &mdash; disse il dottore, anche
-per distoglierla dal pensiero che l'opprimeva, &mdash; e
-come &egrave; avvenuto il suo
-matrimonio?</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; presto detto, &mdash; soggiunse la signora
-Ivaldi. &mdash; Vittima dell'accidente
-ferroviario, Federico &egrave; vissuto qualche
-ora fra gli spasimi atroci, mutilato in un
-modo orribile. Giorgio, il fratello, corse
-ad assisterlo e raccolse le sue ultime volont&agrave;.
-Egli mor&igrave; col mio nome sulle labbra,
-mi lasci&ograve; erede della sostanza che
-avea guadagnata per me, e preg&ograve; il fratello
-che mi proteggesse e facesse in modo
-ch'io almeno fossi felice. Giorgio ritorn&ograve;
-poco tempo dopo; quando ci vedemmo si
-ebbe l'impressione d'esserci sempre conosciuti.
-Federico gli avea continuamente
-parlato di me, egli poi rassomigliava tanto
-al fratello, specialmente nella voce, che
-qualche volta avevo l'illusione che non<span class="pagenum"><a name="Page_133" id="Page_133">[Pg 133]</a></span>
-fosse avvenuto il fatto orribile e ch'egli
-mi fosse ancora accanto.</p>
-
-<p>I nostri affari che avevamo in comune,
-ci riunivano spesso, ero rimasta sola al
-mondo, chiese la mia mano e accettai.
-Me ne trovai contenta; a lui devo questi
-anni di tranquillit&agrave; e di pace, egli &egrave; ora
-tutto per me, mi trovo unita a lui come
-ero con Federico, non allo stesso grado,
-ma abbastanza per sentire che &egrave; vittima
-d'un accidente.</p>
-
-<p>&mdash; Non mi persuade, cara signora, &mdash; disse
-il dottore, &mdash; &egrave; la sua imaginazione
-che &egrave; ammalata, e perch&egrave; pensa all'altra
-coincidenza; vedr&agrave;, suo marito ritorner&agrave;
-sano e salvo, e questa volta ne uscir&agrave;
-guarita per sempre.</p>
-
-<p>&mdash; Fosse vero, &mdash; disse la signora
-Ivaldi. &mdash; Ma intanto chi mi toglie a
-questa inquietudine?</p>
-
-<p>&mdash; Ci metta un po' di forza di volont&agrave;.
-Tanto ora non pu&ograve; far nulla, ed io sono<span class="pagenum"><a name="Page_134" id="Page_134">[Pg 134]</a></span>
-proprio costretto a lasciarla per vedere
-il mio ammalato; procuri d'esser ragionevole,
-si calmi, le prometto di ritornare
-domani mattina e vedr&agrave; che mi dar&agrave; ragione.</p>
-
-<p>&mdash; Ne sarei lieta davvero! Ma intanto
-mi sgomenta la notte di ansie che ho a
-me davanti, dottore; mi scriva una ricetta,
-un forte sonnifero, oppio, morfina,
-tutto quello che vuole, ma qualche cosa
-che mi faccia dormire e mi tolga a questa
-inquietudine.</p>
-
-<p>Il dottore per contentarla le scrisse una
-pozione calmante e usc&igrave; compiangendo
-quella povera signora che secondo lui era
-seriamente ammalata di nervi.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_135" id="Page_135">[Pg 135]</a></span></p>
-
-
-<h3>III.</h3>
-
-<p>Quando i passi del dottor Sormani si
-furono dileguati in lontananza e la signora
-Ivaldi rimase sola, nel silenzio della notte,
-la sua inquietudine le parve ancor pi&ugrave; insopportabile.
-L'oscurit&agrave; era discesa sul
-lago e lo riempiva di ombre paurose; solo
-lontano lontano qualche lumicino scintillava
-nelle case e nelle ville, e la signora
-Carlotta pensava a quegli abitanti che vegliavano,
-come lei, ma che certo non avevano
-la sua inquietudine nell'anima, e ne
-provava un senso d'invidia. Come le parea
-triste in quel momento la sua villa ridente
-che aveva ordinata con tanto amore e nella
-quale avea passati giorni pieni di pace e<span class="pagenum"><a name="Page_136" id="Page_136">[Pg 136]</a></span>
-serenit&agrave;! La malinconia che avea nell'anima
-si trasfondeva in ogni cosa che la
-circondava e il mondo le pareva avvolto in
-un manto funereo. Un avvenimento doloroso
-era certo accaduto a turbare la sua
-pace; nessuno potea toglierle il dubbio
-fatale. Qualche momento pensava al marito
-come se non dovesse pi&ugrave; rivederlo e
-ripensava ai sette anni trascorsi con lui,
-forse i migliori della sua esistenza.</p>
-
-<p>Il suo non era stato l'amore giovane
-entusiasta che avea provato per Federico,
-ma un sentimento calmo, che si era fatto
-sempre pi&ugrave; forte colla convivenza fino al
-punto che le pareva impossibile poter vivere
-senza il marito, divenuto il solo
-scopo della sua vita.</p>
-
-<p>Meno idealista del fratello, ma di spirito
-superiore e di carattere pi&ugrave; positivo,
-Giorgio Ivaldi le avea sempre parlato il
-linguaggio della ragione e cercato di infonderle
-la sua filosofia. Le diceva con<span class="pagenum"><a name="Page_137" id="Page_137">[Pg 137]</a></span>tinuamente
-che non si doveva attaccarsi
-troppo alle cose del mondo, il quale non
-&egrave; che una piccola palla slanciata nello
-spazio immenso; ch'era inutile preoccuparsi
-degli avvenimenti che ci avvolgono
-fatalmente nelle loro spire; bisognava
-cercare di crearsi un ambiente simpatico,
-poter avere qualche godimento e accettare
-con rassegnazione le sofferenze inevitabili,
-e non crearsene d'imaginarie;
-avea voluto comperare la villa delle rose
-per aver un asilo tranquillo, dove probabilmente
-sarebbero invecchiati tutti e
-due uno accanto all'altro e sarebbero
-morti guardando il lago sereni e tranquilli
-d'aver compiuto il loro pellegrinaggio
-su questa terra. Era pi&ugrave; vecchio,
-e certo se ne sarebbe andato prima di
-lei ad aspettarla nell'altro mondo. I morti
-sono pazienti; hanno davanti a s&egrave; l'eternit&agrave;,
-e i vivi, o prima o poi, vanno a
-raggiungerli, ed &egrave; inutile che si dispe<span class="pagenum"><a name="Page_138" id="Page_138">[Pg 138]</a></span>rino
-o affrettino la loro fine: ecco quello
-che le ripeteva continuamente.</p>
-
-<p>Quando pensava al marito non potea
-darsi pace come un uomo tanto tranquillo
-e ragionevole, si fosse preso d'una passione
-ardente per l'automobile.</p>
-
-<p>Questo sport moderno e pericoloso era
-la sua sola preoccupazione. Egli possedeva
-le automobili pi&ugrave; belle, pi&ugrave; perfette
-e pi&ugrave; veloci; si teneva al corrente di
-ogni progresso, e, esperto nella meccanica,
-cercava di apportarvi qualche nuovo
-miglioramento. Era in continua corrispondenza
-cogli automobilisti pi&ugrave; esperti, prendeva
-parte a tutte le corse pi&ugrave; audaci e
-metteva in questo esercizio tutta l'energia
-che avea portato nelle sue imprese commerciali
-e che l'aveano condotto alla ricchezza.
-Forse egli non era nato per il
-riposo e si sentiva attratto ad un divertimento
-per cui il moto &egrave; una condizione
-necessaria.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_139" id="Page_139">[Pg 139]</a></span></p>
-
-<p>Essa avea tentato di seguire il marito
-nelle corse vertiginose, ma non provava
-nessun piacere nel divorare lo spazio e
-passare come una meteora per borghi e
-citt&agrave;; anzi il suo organismo ne soffriva
-ed era sempre ritornata a casa stanca e
-ammalata, tanto che avea finito col rinunciarvi
-e lasciar solo il marito, dispiacente
-di non averla compagna anche nelle
-sue corse.</p>
-
-<p>Per&ograve; in quella notte d'ansiet&agrave; essa fece
-il voto di accompagnarlo sempre, se fosse
-ritornato salvo; qualunque disagio avrebbe
-sopportato volentieri, piuttosto d'una inquietudine
-cos&igrave; terribile.</p>
-
-<p>Il giardino che contornava la villa,
-scendeva in un dolce pend&igrave;o sulla strada
-costeggiante il lago; per ben dieci volte
-la signora Ivaldi discese e risal&igrave; quel
-declivio, sperando calmare col movimento
-l'agitazione del suo spirito, ma invano; pareva
-che tutto facesse aumentare il suo or<span class="pagenum"><a name="Page_140" id="Page_140">[Pg 140]</a></span>gasmo.
-A momenti pareva pazza; nella sua
-voglia di agire le venivano al cervello
-delle idee strane; avrebbe voluto far allestire
-una delle automobili che aveva
-nella rimessa e correre all'impazzata per
-raggiungerlo, ma dove? a Milano? a Torino?
-a Firenze? E intanto non sarebbe
-venuta a casa qualche notizia? Era meglio
-aspettare. Guard&ograve; l'ora; non era
-ancora mezzanotte; pens&ograve; al tempo che
-mancava prima dell'alba ed ebbe il sentimento
-dell'eternit&agrave;. Eppure fino al mattino
-non avrebbe potuto far nulla per sapere;
-era una cosa terribile per la sua
-impazienza.</p>
-
-<p>Prov&ograve; ad andare nella sua camera sperando
-di calmare i nervi nel fare i movimenti
-abituali; tent&ograve; di svestirsi lentamente,
-mettendo in ogni atto un tempo
-infinito per far passar l'ora; di tratto in
-tratto andava sulla terrazza che s'apriva
-davanti alla sua camera, e guardava il<span class="pagenum"><a name="Page_141" id="Page_141">[Pg 141]</a></span>
-cielo tutto sparso di stelle, quasi implorando
-che quelle stelle che vedevano il
-mondo dall'alto, le mandassero qualche
-messaggio. Poi si coric&ograve; come di consueto,
-ma chiam&ograve; invano il sonno sulle
-sue palpebre stanche.</p>
-
-<p>Si ramment&ograve; il sonnifero scrittole dal
-dottore. Era una forte dose di trional;
-la prese d'un fiato, ma il sonno tanto
-desiderato si fece aspettare.</p>
-
-<p>Soltanto verso l'alba parve assopirsi,
-ma fu peggio; ebbe come un incubo, le
-pareva di vedere una schiera d'automobili
-d'ogni forma e colore scendere da
-un'alta montagna l'una dietro l'altra in
-una corsa vertiginosa; quelle dietro cozzavano
-impetuosamente con quelle che
-precedevano, nella fretta di correre non
-si vedevano pi&ugrave; fino che ad un certo
-punto precipitarono tutte; alcune caddero
-nell'abisso profondo sbattendo nei macigni,
-altre rimasero sospese, aggrappate al<span class="pagenum"><a name="Page_142" id="Page_142">[Pg 142]</a></span>
-monte come grappoli di ferrei congegni e
-le parve che una pi&ugrave; pesante di tutte si
-staccasse dal masso, le fosse sopra e la
-schiacciasse togliendole il fiato.</p>
-
-<p>Dovette fare uno sforzo sovrumano per
-togliersi a quel peso, si guard&ograve; intorno cogli
-occhi imbambolati, e nel rivedere ai tenui
-bagliori dell'alba la propria camera e
-gli oggetti famigliari, si ramment&ograve; la sua
-inquietudine e l'orribile visione le parve
-come un triste presagio.</p>
-
-<p>Si alz&ograve; e aperse la finestra. La frescura
-del mattino le scese quale un refrigerio
-sulla fronte ardente; poi, dopo tanta tensione
-di nervi, ebbe quasi un momento di
-sollievo pensando che il giorno che spuntava
-l'avrebbe tolta alla sua terribile incertezza.
-Se era ancora turbata dall'orribile
-sogno, il sole che saliva lentamente
-sull'orizzonte e dileguava i vapori dell'alba,
-le pareva di buon augurio, ed il
-suo cuore rinasceva alla speranza.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_143" id="Page_143">[Pg 143]</a></span></p>
-
-
-<h3>IV.</h3>
-
-<p>La signora Ivaldi pens&ograve; che alle undici
-dovevano arrivare i giornali i quali avrebbero
-certo parlato della corsa automobilistica;
-intanto non si sentiva di aspettare
-inoperosa che il tempo passasse e
-mand&ograve; un telegramma al comitato promotore
-della corsa chiedendo notizie di
-Giorgio Ivaldi, con preghiera di rispondere
-subito al villino delle rose, presso
-Intra.</p>
-
-<p>Poi ricominci&ograve; a girare su e gi&ugrave; per
-il giardino, aspettando; una nuova ansiet&agrave;
-s'impadroniva del suo essere; temeva di<span class="pagenum"><a name="Page_144" id="Page_144">[Pg 144]</a></span>
-sapere e aver la notizia d'una disgrazia
-avvenuta, e nello stesso tempo voleva
-uscire da quell'incertezza.</p>
-
-<p>Guardava ogni tanto lungo la via per
-vedere se scopriva qualche cosa d'insolito;
-quasi senza volere usc&igrave; dal cancello
-e s'avvi&ograve; verso l'approdo dei piroscafi;
-vide in distanza un punto nero e il cuore
-cominci&ograve; a palpitarle fortemente, quando
-s'accorse che quella cosa nera era un
-automobile; ma la macchina pass&ograve; via
-rapidamente rumoreggiando fra un nuvolo
-di polvere, non pot&egrave; conoscere le persone
-incappucciate che stavano dentro, ma non
-era suo marito, perch&egrave; passarono davanti
-al villino delle rose senza fermarsi; ogni
-punto nero che vedeva sulla strada maestra
-credeva che fosse un messaggio, e quando
-incontr&ograve; il fattorino telegrafico che le mise
-in mano un dispaccio, non volea credere
-che fosse diretto a lei, e quasi paralizzata
-e tremante, stette qualche secondo<span class="pagenum"><a name="Page_145" id="Page_145">[Pg 145]</a></span>
-prima d'aprirlo. Portava la firma del marito
-e diceva queste precise parole:</p>
-
-<p>&laquo;Sfuggito miracolosamente a grave pericolo,
-leggermente ferito, ritorno in giornata;
-aspettami a casa.&raquo;</p>
-
-<p>Diede un sospirone di sollievo; era vivo,
-ritornava, e ci&ograve; le bastava. &Egrave; vero che
-diceva d'essere ferito, ma se aveva potuto
-mettersi in viaggio, la ferita non dovea
-esser certo grave; dopo tante ore d'inquietudine
-si sentiva quasi contenta, per&ograve;
-si confermava nell'idea d'aver una fibra
-sensibile nel suo organismo, che l'avvertiva
-di quello che accadeva alle persone
-lontane che aveano un senso in corrispondenza
-con lei, ed era impaziente di
-vedere il dottore incredulo per mostrargli
-come fosse stata ragionevole la sua inquietudine.
-Venne infatti come le avea promesso,
-ed essa gli mostr&ograve; il telegramma
-tutta trionfante.</p>
-
-<p>&mdash; Aveva ragione, &mdash; disse, &mdash; era<span class="pagenum"><a name="Page_146" id="Page_146">[Pg 146]</a></span>
-successo qualche cosa, fortunatamente
-nulla di grave, si capisce. &Egrave; un fatto
-che mi fa pensare; questa vibrazione che
-da un cervello corrisponde in distanza
-con un altro, come col telegrafo Marconi,
-&egrave; uno studio che voglio fare e forse
-mi aiuter&agrave; nella mia carriera. Intanto mi
-inchino alla sua superiorit&agrave;.</p>
-
-<p>&mdash; Non ci tengo, anzi, chiedo la guarigione;
-il mio &egrave; un male terribile; basterebbero
-a provarlo le sofferenze della
-notte passata.</p>
-
-<p>&mdash; In ogni modo &egrave; una sensibilit&agrave; raffinata
-di cui pu&ograve; andare orgogliosa, forse
-&egrave; un senso che tutti possediamo in embrione
-e colla civilt&agrave; e il progresso si
-educher&agrave; e diverr&agrave; pi&ugrave; forte; ci si avvia,
-cara signora, ad essere degli strumenti
-elettrici; non so se sar&agrave; un bene
-o un male.</p>
-
-<p>&mdash; Un male, un male, &mdash; disse la signora
-Ivaldi, &mdash; &egrave; certo che le nostre<span class="pagenum"><a name="Page_147" id="Page_147">[Pg 147]</a></span>
-sofferenze saranno moltiplicate, io ne so
-qualche cosa.</p>
-
-<p>&mdash; Ebbene, che cosa importa, &mdash; soggiunse
-il dottore, &mdash; se l'umanit&agrave; potr&agrave;
-averne vantaggio?</p>
-
-<p>&mdash; Ed io sar&ograve; stata fra le prime?</p>
-
-<p>&mdash; S&igrave;, fra gli eletti, come i profeti e
-i veggenti dell'antichit&agrave;; anch'essi avevano
-qualche cosa di pi&ugrave; raffinato, che
-forse avr&agrave; dato loro delle sofferenze ma
-di cui dovevano andare orgogliosi.</p>
-
-<p>&mdash; Senta, dottore, &mdash; rispose la signora
-Ivaldi, &mdash; quand'&egrave; cos&igrave;, la cosa dovrebbe
-essere pi&ugrave; completa; questa vibrazione
-dovrebbe esser perfetta in modo da poter
-corrispondere come col telegrafo; io soffrivo
-perch&egrave; avevo la sensazione vaga
-che qualche accidente era avvenuto a mio
-marito e non sapevo quale; ora lo so e
-sono tranquilla.</p>
-
-<p>&mdash; Le ripeto, &mdash; disse il dottore, &mdash; bisogner&agrave;
-educar bene questo senso in<span class="pagenum"><a name="Page_148" id="Page_148">[Pg 148]</a></span>
-modo che due persone che si amano possano
-corrispondere concentrando il pensiero
-e rendendolo pi&ugrave; intenso, trasmetterlo
-a distanza; siamo nel secolo dei miracoli
-e ci arriveremo.</p>
-
-<p>La signora Ivaldi preg&ograve; il dottore di
-tenerle compagnia e far colazione con lei
-per aspettare l'arrivo del marito, che
-avrebbe avuto bisogno subito delle sue
-cure. Egli acconsent&igrave; e tutti e due si sedettero
-nel pomeriggio sul terrazzo aspettando.
-Sarebbe arrivato in carrozza, sul
-piroscafo, in automobile? Non sapevano,
-e guardavano il lago e la strada maestra
-passando il tempo chiacchierando di tutte
-le cose ignote, di tutti i misteri che sarebbero
-un giorno venuti alla luce.</p>
-
-<p>Una carrozza intanto sal&igrave; lentamente
-il pend&igrave;o che conduceva alla villa e interruppero
-il discorso per incontrarla. Era
-il signor Giorgio Ivaldi che arrivava,
-ferito pi&ugrave; di quello che la signora avesse<span class="pagenum"><a name="Page_149" id="Page_149">[Pg 149]</a></span>
-creduto. Avea un braccio fratturato e
-stretto in un apparecchio; la testa contusa
-e bendata.</p>
-
-<p>&mdash; Giorgio! &mdash; esclam&ograve; la signora
-Carlotta, abbracciandolo colle lagrime agli
-occhi.</p>
-
-<p>&mdash; Calmati, non &egrave; nulla, &mdash; disse il
-signor Ivaldi, e volle fare uno sforzo e
-scendere dalla carrozza senza aiuto.</p>
-
-<p>Volea camminare, ma il dottore lo consigli&ograve;
-di mettersi a letto, dopo la fatica
-del viaggio e il colpo ricevuto. La signora
-Carlotta lo interrogava e gli diceva:</p>
-
-<p>&mdash; Lo sapevo prima del tuo dispaccio,
-sai; l'ho sentito, &egrave; stato ieri alle dieci:
-&egrave; tutta un'eterna giornata che soffro. Ma
-come &egrave; avvenuto?</p>
-
-<p>&mdash; Come avviene sempre in simili casi;
-si va avanti eccitati dalla corsa, non si vede
-la strada, &egrave; una vertigine, tutto andava a
-gonfie vele, ero sul punto di vincere, la mia
-macchina &egrave; andata contro un albero, si &egrave;<span class="pagenum"><a name="Page_150" id="Page_150">[Pg 150]</a></span>
-sfasciata, quasi soffocandomi sotto il suo
-peso e slanciando lontano il macchinista.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; morto? &mdash; chiese la signora Carlotta.</p>
-
-<p>&mdash; No, &egrave; rimasto all'ospedale in cattivo
-stato, peggio di me, ma mi assicurano che
-guarir&agrave; bene; io ho preferito venire per
-non farti rimanere inquieta.</p>
-
-<p>&mdash; Hai fatto bene, ho sofferto tanto che
-avevo bisogno di vederti, ma io spero ti
-sar&agrave; passata la man&igrave;a automobilistica.</p>
-
-<p>&mdash; Tutt'altro! Sono impaziente di guarire
-per ricominciare; soltanto ti prometto
-d'essere pi&ugrave; prudente la prossima volta,
-poi voglio una macchina pi&ugrave; perfetta; ho
-gi&agrave; nella mia testa un congegno che avviser&agrave;
-quando si avvicina ad un ostacolo;
-mi far&ograve; dare il brevetto.</p>
-
-<p>&mdash; Ricordati per&ograve;, &mdash; disse la signora
-Carlotta, &mdash; che non ti lascer&ograve; pi&ugrave; andar
-solo; meglio sfracellarsi in un precipizio,
-che soffrire le torture di ieri; preferisco<span class="pagenum"><a name="Page_151" id="Page_151">[Pg 151]</a></span>
-esser con te al momento del pericolo e non
-sentirlo a distanza.</p>
-
-<p>&mdash; Tanto meglio, &mdash; disse il signor
-Ivaldi, &mdash; fra un mese il mio braccio sar&agrave;
-guarito, la mia macchina sar&agrave; perfetta e
-avremo acquistata una nuova socia nel
-club degli automobilisti.</p>
-
-<p>&mdash; Senza contare, &mdash; disse il dottore, &mdash; che
-io avr&ograve; studiato un nuovo caso di
-telepatia che far&agrave; forse progredire la scienza
-e mi aprir&agrave; le porte dell'Universit&agrave;.</p>
-
-<p>&mdash; Allora se n'andr&agrave; lontano? &mdash; chiese
-la signora Carlotta.</p>
-
-<p>&mdash; Forse, ma spero che mi accoglieranno
-sempre come ospite al villino delle rose.</p>
-
-<p>&mdash; E diventer&agrave; nostro compagno di automobilismo, &mdash; disse
-il signor Ivaldi.</p>
-
-<p>&mdash; Tanto pi&ugrave;, &mdash; soggiunse la signora
-Carlotta, &mdash; che con questo sport moderno,
-c'&egrave; spesso bisogno del medico.</p>
-
-<hr class="chap" />
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_153" id="Page_153">[Pg 153]</a></span></p>
-
-
-
-
-<h2><a name="LANIMA_DEL_MONDO" id="LANIMA_DEL_MONDO">L'ANIMA DEL MONDO.</a></h2>
-</div>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_155" id="Page_155">[Pg 155]</a></span></p>
-
-
-<h3>I.</h3>
-
-<p>Il cancello di casa Arlandi s'aperse con
-impeto e un carro carico di pietre, di colore
-e forme diverse, entr&ograve; con fracasso
-nell'ampio cortile.</p>
-
-<p>Una donna di mezza et&agrave;, alta, dalle
-forme opulente, con una veste da camera
-color melanzana, comparve sulla porta
-della casa e, vedendo il carro, disse con
-modo dispettoso agli uomini che l'avevano
-guidato:</p>
-
-<p>&mdash; Chi vi manda? &Egrave; certo un errore;
-noi non abbiamo ordinato nulla.</p>
-
-<p>&mdash; Scusi, signora Savina, &mdash; disse il<span class="pagenum"><a name="Page_156" id="Page_156">[Pg 156]</a></span>
-conduttore del carro levandosi rispettosamente
-il cappello, &mdash; &egrave; un carico che
-viene dalla Germania ed &egrave; diretto al
-professor Ugo Arlandi.</p>
-
-<p>&mdash; Infatti mio figlio mi annuncia una
-spedizione d'un minerale prezioso per le
-sue indagini scientifiche, &mdash; disse un signore
-piccolo, tarchiato, coi baffi brizzolati,
-che udite le ultime parole era uscito
-nel cortile.</p>
-
-<p>&mdash; E dove dobbiamo mettere tutta
-quella roba? &mdash; chiese la signora Savina.</p>
-
-<p>&mdash; Naturalmente nella stanza accanto
-al laboratorio, come scrive nella sua lettera, &mdash; soggiunse
-il signor Carlo Arlandi.</p>
-
-<p>&mdash; Ma sai che &egrave; pazzo davvero quel
-tuo figliuolo!... tutto quel peso lass&ugrave;, ti
-pare? cadr&agrave; la v&ocirc;lta.</p>
-
-<p>&mdash; Via, non c'&egrave; pericolo, la casa ha
-solide fondamenta; ma tu che fai, Mario? &mdash; disse
-rivolto ad un ragazzo di undici<span class="pagenum"><a name="Page_157" id="Page_157">[Pg 157]</a></span>
-anni, che era entrato improvvisamente nel
-cortile e si era impadronito d'un mucchio
-di quelle belle pietre variopinte e si preparava
-ad adoperarle per i suoi giuochi.</p>
-
-<p>&mdash; Faccio un castello per divertirmi, &mdash; disse
-il ragazzo, &mdash; vedi? uno scoglio alto
-alto, e poi, su, una torre ancora pi&ugrave; alta.</p>
-
-<p>&mdash; Lascia quella roba che non &egrave; per
-te, &mdash; gli disse il padre dandogli uno
-scappellotto.</p>
-
-<p>&mdash; Poverino, ha pi&ugrave; ragione di Ugo
-che compra delle pietre per nulla; almeno
-Mario si diverte.</p>
-
-<p>&mdash; Non deve toccare la roba degli
-altri, &mdash; soggiunse impazientito il signor
-Carlo.</p>
-
-<p>Quella scena coniugale sarebbe certo
-terminata in litigio, se in quel punto non
-fosse entrata dal cancello una donna ancor
-giovane, d'aspetto simpatico, colla
-faccia illuminata da un sorriso buono,
-tenendo una lettera aperta in mano.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_158" id="Page_158">[Pg 158]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Sapete, &mdash; disse, &mdash; Ugo arriva
-questa sera, mi raccomanda il suo minerale,
-ha dovuto raccoglierlo con gran fatica
-e pagarlo caro.</p>
-
-<p>&mdash; Bene spesi quei denari, &mdash; disse la
-signora Savina.</p>
-
-<p>&mdash; Pare sulla via d'una grande scoperta, &mdash; soggiunse
-la signorina, continuando
-il suo discorso.</p>
-
-<p>&mdash; Ecco un'altra allucinata, &mdash; borbott&ograve;
-Savina rivolta al marito, &mdash; tutti e
-due della medesima razza.</p>
-
-<p>La giovane finse di non udire quelle
-parole e, vedendo Mario che continuava
-a trastullarsi colle pietre, si rivolse all'Arlandi
-e gli disse:</p>
-
-<p>&mdash; Ma, Carlo, perch&egrave; permetti a tuo
-figlio di sciupare quel minerale? Sai bene
-a che alto scopo deve servire, e poi ha
-molto valore, lo ha scritto Ugo.</p>
-
-<p>Il signor Carlo and&ograve; tosto verso il
-figlio, lo prese per un braccio, e:</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_159" id="Page_159">[Pg 159]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Via, &mdash; gli disse colla voce irritata, &mdash; va'
-a giuocare in giardino, ubbidisci,
-hai capito?</p>
-
-<p>Il fanciullo si mise a strillare come se
-l'avessero bastonato, e la signora Savina
-lo condusse fuori del cortile, dando un'occhiata
-feroce al marito e alla signorina
-Giulia, che, come sorella della prima moglie
-dell'Arlandi, era venuta ad intromettersi
-nelle loro faccende domestiche.</p>
-
-<p>Giulia croll&ograve; il capo in atto compassionevole
-e disse al cognato:</p>
-
-<p>&mdash; Quanto ti compiango! e come devi
-soffrire nell'assistere al dissidio che continua
-sempre fra tua moglie e il figlio
-della mia povera sorella; eppure Ugo &egrave;
-cos&igrave; buono, intelligente e fa onore alla
-nostra famiglia.</p>
-
-<p>&mdash; Tu hai un debole per quel figliuolo, &mdash; disse
-il signor Carlo, &mdash; e vai all'esagerazione;
-non nego che sia studioso,
-ma finora ha lavorato come un bue, si &egrave;<span class="pagenum"><a name="Page_160" id="Page_160">[Pg 160]</a></span>
-sciupato la salute, ha speso una quantit&agrave;
-di denaro, e non ha dato nessun risultato.
-Mia moglie non ha tutto il torto, &egrave; un
-po' provinciale e certe cose non riesce a
-comprenderle, ma non mi pare che Ugo
-sia del tutto equilibrato.</p>
-
-<p>&mdash; Voi non capite nulla n&egrave; l'uno n&egrave;
-l'altra, &mdash; disse Giulia. &mdash; Sapete che
-cosa devo dirvi? Che sono sola a comprendere
-quel figliuolo, e invidio quel suo
-amore alla scienza, quella sua costanza
-nel desiderio di riuscire, che se lo lascerete
-in pace gli apporter&agrave; gloria, quattrini
-e vi far&agrave; onore.</p>
-
-<p>&mdash; E se non riuscisse a far nulla? &mdash; disse
-il signor Arlandi.</p>
-
-<p>&mdash; Non &egrave; possibile, ogni fatica deve
-avere la sua ricompensa; in ogni caso
-non fa male a nessuno, mia sorella lo ha
-lasciato ricco e pu&ograve; spendere il suo denaro
-come gli piace; preferireste che lo
-spendesse al giuoco o in gozzoviglie? No<span class="pagenum"><a name="Page_161" id="Page_161">[Pg 161]</a></span>
-certo; dunque d&agrave; retta a me, guarda le
-cose come sono e non lasciarti suggestionare
-da tua moglie, che per lui &egrave; una
-vera matrigna, specialmente dopo la nascita
-di Mario; ma tu devi proteggerlo,
-difenderlo, il tuo Ugo, almeno per la memoria
-della povera Ada che ti ha reso
-tanto felice.... Via, non commuoverti, ora,
-cerca di far mettere a posto quel minerale;
-io vado a casa perch&egrave;, se Savina
-ritorna, non posso tacere.... Verr&ograve; questa
-sera quando arriva Ugo.</p>
-
-<p>Appena Giulia si fu allontanata, il signor
-Carlo diede ordini ai suoi uomini
-di portare il minerale nel laboratorio del
-figlio, che occupava tutta l'ala destra
-della casa, e stette assorto ripensando
-alla sua vita passata. Dovea confessare a
-s&egrave; stesso che i pi&ugrave; begli anni erano stati
-quelli che avea vissuto colla prima moglie.</p>
-
-<p>In quel momento, mentre collo sguardo
-seguiva gli uomini che salivano le scale<span class="pagenum"><a name="Page_162" id="Page_162">[Pg 162]</a></span>
-carichi di minerale, egli ripensava a quei
-tempi, che gli sembravano tanto lontani
-ed erano passati per sempre. Egli rivedeva
-la sua dolce Ada, pi&ugrave; mite e timida
-della sorella, colla faccia da madonnina,
-che quando la rievocava colla mente ancora
-gli si inumidivano gli occhi, rivedeva
-Giulia ch'era allora una bimba e gli riempiva
-la casa di allegre risate, e si divertiva
-a far giuocare il piccolo Ugo, minore
-di lei di pochi anni, che come un raggio
-luminoso era venuto a rallegrargli l'esistenza.</p>
-
-<p>Giulia era orgogliosa d'essere la zia
-di quel bimbo roseo e paffuto, dagli occhietti
-vispi e intelligenti. Essa abitava,
-col padre, il villino Giulia, diviso dalla
-casa grande, villa Ada, soltanto da un
-filare di ippocastani, ma ai tempi del suo
-primo matrimonio formavano quasi una
-sola famiglia ed erano sempre uniti ed
-in adorazione del bimbo.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_163" id="Page_163">[Pg 163]</a></span></p>
-
-<p>Quel tempo felice era durato dieci anni.</p>
-
-<p>Poi vennero i giorni tristi.</p>
-
-<p>Ada fu colta da una malattia che i
-medici non riuscirono a diagnosticare, ed
-egli ebbe lo strazio di vederla deperire
-tutti i giorni, finch&egrave; reclin&ograve; il capo stanco
-sulle sue spalle, come un povero fiore
-avvizzito, ed esal&ograve; l'ultimo respiro senza
-ch'egli potesse fare nulla per tenerla in
-vita. Poi pass&ograve; un lungo tempo accasciato,
-colla mente senza pensieri, vivendo
-quasi in un sogno, facendosi forza
-per amore del suo Ugo, poi anche il suocero
-si ammal&ograve; e Giulia, per dedicarsi al
-padre, lo lasci&ograve; nell'isolamento.</p>
-
-<p>Ne approfitt&ograve; la signora Savina che
-abitava in paese ed era irritata di veder
-passare gli anni senza trovar marito. Incominci&ograve;
-a frequentare la casa dell'Arlandi,
-ad esser prodiga di parole di conforto
-per lui, di premure e carezze per
-il bambino, e a poco a poco cerc&ograve; di ren<span class="pagenum"><a name="Page_164" id="Page_164">[Pg 164]</a></span>dersi
-utile, quasi necessaria, con modi graziosi,
-insinuanti, come sapeva fare quando
-volea raggiungere uno scopo prefisso, ed
-egli quasi senza accorgersene s'era lasciato
-soggiogare da quella donna, al
-punto che, persuaso di non poter vivere
-nell'isolamento tutta la vita, che in casa
-era necessaria una persona che s'occupasse
-delle faccende domestiche e badasse
-al bambino, si decise a sposarla.
-S'accorse subito dello sbaglio fatto quando,
-divenuta signora e padrona, Savina si
-mostr&ograve; sotto il vero aspetto di donna imperiosa
-e senza cuore. Incominci&ograve; subito
-a tormentare con rimproveri ingiustificati
-il povero Ugo, al punto che l'Arlandi per
-aver pace fu costretto a metterlo in collegio.
-Terminati gli stud&icirc;, il figlio ritorn&ograve;
-a casa timido, modesto, tutto dedito
-alla scienza; ma la matrigna, che intanto
-aveva avuto un figlio, Mario, e non vedeva
-che per i suoi occhi, divenne per<span class="pagenum"><a name="Page_165" id="Page_165">[Pg 165]</a></span>
-lui pi&ugrave; acre e pi&ugrave; ingiusta, il che dava
-origine continuamente a nuove questioni
-e la quiete era scomparsa dalla sua casa.</p>
-
-<p>A questo pensava il signor Carlo, egli
-che tutto avrebbe sagrificato per amore
-della pace e adorava Ugo che gli rammentava
-la sua dolce Ada, e desiderava
-rivederlo dopo la sua assenza; ma nello
-stesso tempo temeva che l'arrivo del figlio
-fosse causa di nuovi litigi ed inquietudini.
-Aveva in animo di proteggerlo e
-difenderlo dall'ingiustizia della moglie, si
-proponeva di uscire dalla sua apatia e
-far sentire la sua voce autorevole, ma
-quando vedeva davanti a s&egrave; Savina, coll'aspetto
-altero e la faccia arcigna, non
-osava pi&ugrave; dir nulla, oppure parlava timidamente,
-a bassa voce, nel timore di esacerbarla,
-come uno scolaretto che teme
-le ire del professore.</p>
-
-<p>E in quel momento, quando dopo aver
-ricondotto Mario, la vide davanti a s&egrave;,<span class="pagenum"><a name="Page_166" id="Page_166">[Pg 166]</a></span>
-ritta, colla faccia accesa e lo sguardo tagliente
-come una lama, non seppe dirle
-nulla e guard&ograve; verso la strada bianca
-fuori dal cancello come assorto ad osservare
-gli uomini che avevano portato il
-minerale e s'avviavano verso la stazione.</p>
-
-<p>Fu la signora Savina che incominci&ograve;
-a parlare, e:</p>
-
-<p>&mdash; Povero bambino, &mdash; disse, &mdash; se
-non ci fossi io a proteggerlo, lo faresti
-morire di noia.... Nemmeno giuocare gli
-si permette alla sua et&agrave;.</p>
-
-<p>&mdash; Non c'&egrave; bisogno di toccare quello
-che non gli appartiene, pu&ograve; ben giuocare
-coi suoi giuocattoli; ne ha tanti!</p>
-
-<p>&mdash; Dio mio! Quanto chiasso per un
-po' di sassi.</p>
-
-<p>&mdash; Ma sono di valore; poi Ugo gli
-ha comprati per i suoi stud&icirc; ed ha diritto
-di ritrovarli, quando arriva.</p>
-
-<p>&mdash; Ben spesi quei denari, &mdash; mormor&ograve;
-la signora.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_167" id="Page_167">[Pg 167]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Meglio spenderli per la scienza che
-in gozzoviglie, &mdash; disse il signor Carlo,
-ripetendo una frase della cognata.</p>
-
-<p>&mdash; Per conto mio, preferirei che spendesse
-il suo denaro per divertirsi; sarebbero
-cose pi&ugrave; adatte alla sua et&agrave;, invece
-quelle sono pazzie, e finir&agrave; per recare lo
-scompiglio nella nostra casa tranquilla.
-Perch&egrave; non l'hai lasciato andar ad abitare
-dalla zia Giulia?</p>
-
-<p>&mdash; Perch&egrave; un figlio deve stare col padre,
-e poi questa &egrave; casa sua.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; vero; lui &egrave; ricco e noi finiremo
-nella miseria, quando gli avrai lasciato
-sprecare la fortuna colle sue meravigliose
-invenzioni.</p>
-
-<p>&mdash; Basta! &mdash; disse l'Arlandi un po' irritato, &mdash; non
-voglio che tu dica male di
-Ugo, hai capito? Pensa piuttosto a fargli
-mettere in ordine le stanze e a dire a Vincenzo
-di andar questa sera alla stazione
-a mettersi agli ordini del suo padrone.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_168" id="Page_168">[Pg 168]</a></span></p>
-
-<p>Savina non fiat&ograve; pi&ugrave;; non era abituata
-a veder il marito assumere quell'aria di
-comando e rimase sorpresa, e pensava
-di star zitta per poi ritornare alla carica
-in un momento pi&ugrave; opportuno.</p>
-
-<p>Le dava anche noia doversi privare
-dei servigi di Vincenzo, che Ugo avea
-scelto come assistente e nello stesso tempo
-come suo domestico particolare, avendolo
-trovato un ragazzo intelligente che s'interessava
-alle sue scoperte e lo aiutava
-con amore. Essa per&ograve; si mostr&ograve; premurosa
-di dar ordini, affinch&egrave; Ugo trovasse
-al suo arrivo ogni cosa al suo posto, e
-per rabbonire il marito disse:</p>
-
-<p>&mdash; Infine Ugo non d&agrave; noia a nessuno;
-basta che non si lasci montare il capo
-da quella pazza di sua zia; non sai che
-si &egrave; fitta in mente di dividere le rendite
-delle sue terre coi contadini che le coltivano
-e, dopo qualche anno, lasciargliele
-in propriet&agrave;?</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_169" id="Page_169">[Pg 169]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Sono idee socialiste, ma delle sue
-terre pu&ograve; fare quello che vuole; sono
-cose che non mi riguardano.</p>
-
-<p>&mdash; Ma, &egrave; l'esempio per i nostri?</p>
-
-<p>&mdash; Lascia fare, &mdash; disse il signor Arlandi, &mdash; non
-occupiamoci degli affari altrui,
-pensiamo piuttosto a ricevere degnamente
-il nostro Ugo; mi raccomando che
-il laboratorio sia in ordine, perch&egrave; &egrave; impaziente
-di riprendere i suoi esperimenti.</p>
-
-<p>S&igrave; dicendo, entr&ograve; in casa non volendo
-continuare un discorso che lo turbava; e
-la signora Savina lo segu&igrave; collo sguardo,
-crollando il capo e cantarellando a bassa
-voce.</p>
-
-<p>&mdash; Sono una razza di squilibrati, di
-pazzi! Basta, speriamo che Mario abbia
-giudizio per tutti e che finisca per esser
-lui il padrone.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_170" id="Page_170">[Pg 170]</a></span></p>
-
-
-<h3>II.</h3>
-
-<p>Il villino di Giulia era allegro, civettuolo,
-tutto inghirlandato di rose e circondato
-da un giardino non molto grande, ma
-pieno di ombra e di fiori.</p>
-
-<p>Giulia, dopo la morte del padre, rimasta
-assoluta padrona di quella villa, ne
-avea fatto oggetto di tutte le sue cure, e
-si compiaceva di renderla sempre pi&ugrave; comoda
-e bella. L'idea dell'arrivo del nipote
-la rendeva irrequieta e girava su e
-gi&ugrave; pel giardino, cogliendo fiori che poi
-collocava nei vasi di cristallo lunghi e
-stretti secondo il nuovo stile; ora entrava
-portando i vasi pieni di fiori, ora
-usciva per coglierne di nuovi, ora si fermava
-pensosa a guardare la strada.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_171" id="Page_171">[Pg 171]</a></span></p>
-
-<p>L'aspettazione le dava un eccitamento
-piacevole che le impediva di star ferma
-e di dedicarsi alle consuete occupazioni.
-Le piaceva occuparsi continuamente per
-non pensare al passato pieno di tristi ricordi.</p>
-
-<p>&mdash; Il mio passato &egrave; un cimitero, &mdash; soleva
-dire, &mdash; non vedo che tombe.</p>
-
-<p>Infatti, ancora bambina, aveva perduta
-la madre, poi Ada, la sorella diletta che
-ne avea fatto le veci, poi il padre e il fidanzato,
-un giovane capitano caduto sul campo
-d'Adua. Questo fu pel suo cuore un colpo
-tanto crudele, da non poter pi&ugrave; darsene
-pace, in modo che rifiut&ograve; tutti i partiti
-che le si presentarono. Di carattere fermo
-e risoluto, voleva serbare la fede e l'amore
-al di l&agrave; della tomba e decise di combattere
-sola le battaglie della vita.</p>
-
-<p>Non si era lasciata abbattere dalla sventura
-e pens&ograve; di popolare la sua solitudine
-di opere buone e di crearsi una tal quan<span class="pagenum"><a name="Page_172" id="Page_172">[Pg 172]</a></span>tit&agrave;
-di occupazioni per non lasciare tempo
-ai tristi pensieri di prendere il sopravvento.</p>
-
-<p>Erede di una met&agrave; dei vasti possedimenti
-del padre, aveva alla sua dipendenza
-una quantit&agrave; di coloni e si era
-proposta di adoperare il suo ingegno e
-le sue ricchezze per renderli contenti.
-Studiava il modo migliore di aiutarli, adoperava
-le sue rendite a fabbricare per
-loro case sane e pulite, non badava a
-spese per migliorare le terre, affinch&egrave; potessero
-dare un raccolto copioso, visitava
-i casolari, prodiga di denaro e consigli
-salutari, soccorreva gli ammalati, spronava
-allo studio e al lavoro i neghittosi,
-e gi&agrave; studiava il modo di rialzare le
-sorti dei lavoratori dei campi, togliendoli
-dalla loro miseria per avviarli ad un migliore
-avvenire. Questo era uno dei suoi
-ideali: l'altro era quello di proteggere il
-nipote che amava come un figlio e riguar<span class="pagenum"><a name="Page_173" id="Page_173">[Pg 173]</a></span>dava
-come un retaggio lasciatole dalla
-sorella.</p>
-
-<p>Era attratta ad amarlo anche dalla propria
-inclinazione, ne condivideva le idee,
-prendeva interesse ai di lui stud&icirc; e si sentiva
-della stessa stirpe.</p>
-
-<p>Avea qualche anno pi&ugrave; del nipote, ma
-appariva pi&ugrave; giovine in grazia della vivacit&agrave;
-del suo spirito e della sveltezza
-dei movimenti, ed Ugo invece, per la vita
-dedicata allo studio, col volto serio e pensoso,
-sembrava pi&ugrave; vecchio di quello che
-fosse realmente. In ogni modo era per
-Giulia come un compagno della stessa
-et&agrave; e un amico col quale si pu&ograve; discorrere
-liberamente a cuore aperto; le pareva
-impossibile che un bimbo, che aveva
-veduto giocherellare per la campagna, si
-fosse mutato in breve tempo in un giovane
-serio, simpatico, che si andava acquistando
-un bel posto fra gli uomini dedicati
-alla scienza.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_174" id="Page_174">[Pg 174]</a></span></p>
-
-<p>Essa lo avrebbe voluto sempre al villino,
-ma egli non voleva abbandonare il
-padre, n&egrave; villa Ada, dove si era fatto il
-suo laboratorio e dove aveva i ricordi
-d'infanzia. Per&ograve;, quando sentiva il bisogno
-d'un po' d'affetto e di simpatia, correva
-al villino Giulia, nella casa allegra
-e piena di sole, dove si sentiva come riscaldato
-da un affetto sincero e dove il
-sorriso della zia lo incoraggiava alle confidenze
-e lo agguerriva per le battaglie
-della vita; ed egli le apriva l'animo suo,
-le narrava le sue speranze e le sue aspirazioni;
-ed essa stava in ammirazione ad
-ascoltarlo e si riprometteva di aiutarlo, se
-avesse trovato degli ostacoli a impedirgli
-di percorrere il suo cammino luminoso.</p>
-
-<p>Pensando alle ore che le avrebbe dedicate,
-vere oasi della sua vita solitaria,
-cercava di render gaio il salottino arredato
-semplicemente con mobili di stile
-moderno, dalle linee corrette, severe e<span class="pagenum"><a name="Page_175" id="Page_175">[Pg 175]</a></span>
-non tormentate da curve bizzarre. Erano
-di tinta verde&#8209;chiaro, in gruppi di sedili
-e tavolini disposti sapientemente che invitavano
-al raccoglimento e alle intime
-conversazioni, e sui tavolini e sulle mensole
-erano disposti artisticamente vasi con
-bellissimi fiori, libri legati, giornali, riviste,
-e in un angolo una cesta piena di lavori
-femminili. Si compiaceva quando Ugo
-le lodava la disposizione dei mobili e,
-sdraiandosi sulle poltrone comode e soffici,
-diceva:</p>
-
-<p>&mdash; Come si sta bene in questa pace!
-Come si riposa in questa casa amica e
-ospitale!</p>
-
-<p>Essa pensava che, dopo tanti mesi di
-assenza, Ugo ritornava finalmente e sarebbe
-stata ancora orgogliosa di sentire
-ripetere quelle parole. Nella sua impazienza,
-le ore quel giorno le sembravano
-eterne; avea tentato di prendere in mano
-un lavoro, ma non poteva far nulla; prese<span class="pagenum"><a name="Page_176" id="Page_176">[Pg 176]</a></span>
-un libro, ma il suo pensiero andava lontano,
-in uno scompartimento ferroviario
-che s'avanzava a tutto vapore verso la
-campagna lombarda; ogni tanto guardava
-l'orologio e contava le ore e i minuti che
-mancavano all'arrivo del treno.</p>
-
-<p>Per passare il tempo, si fece portare il
-pranzo, e cos&igrave; pass&ograve; una mezz'ora; poi
-and&ograve; a ravviarsi i capelli e ad aggiungere
-qualche fronzolo al suo semplice vestito di
-lana; e finalmente si coperse le spalle con
-una mantellina e si avvi&ograve; verso villa Ada,
-il palazzo, come lo chiamavano i contadini,
-perch&egrave; era grande, maestoso, formato
-da un corpo centrale e due ali ai lati che
-sporgevano come due braccia verso il
-cancello che chiudeva l'ampio cortile, un
-vero casolare di campagna; e lo chiamavano
-cos&igrave;, per distinguerlo dal villino elegante
-di Giulia.</p>
-
-<p>Quando la fanciulla fu davanti al cancello,
-la carrozza di casa Arlandi usciva<span class="pagenum"><a name="Page_177" id="Page_177">[Pg 177]</a></span>
-per andare alla stazione; essa s'arrest&ograve; incerta
-se dovesse andare incontro al nipote,
-poi pens&ograve; che la signora Savina forse ci
-avrebbe trovato da ridire ed entr&ograve; in casa.</p>
-
-<p>Una lampada pendeva dalla v&ocirc;lta e illuminava
-la tavola, in una vasta sala piena
-di ombre. Intorno alla tavola, il signor
-Carlo leggeva un giornale, Mario con una
-matita in mano riempiva di geroglifici un
-volume illustrato. La signora Savina, con
-una cesta da lavoro accanto, con tanto
-d'occhiali sul naso, accomodava una giacchetta
-del figlio. Da brava donna di casa,
-aveva in mano continuamente un lavoro
-utile, che quasi sempre faceva terminare
-dalla cameriera.</p>
-
-<p>Quando entr&ograve; Giulia, alz&ograve; gli occhi dal
-lavoro, e disse:</p>
-
-<p>&mdash; Brava, in tempo per accogliere il
-figliuol prodigo.</p>
-
-<p>Quella sera voleva essere amabile, ma
-si capiva che faceva uno sforzo.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_178" id="Page_178">[Pg 178]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Buona sera, Carlo, &mdash; disse Giulia
-al cognato, &mdash; pare che quel giornale sia
-molto interessante.</p>
-
-<p>&mdash; Leggo per passare il tempo, quantunque
-non vi sia nulla di nuovo: ma
-presto Ugo dovrebbe esser qui, &mdash; disse
-guardando l'orologio, &mdash; basta che non ci
-sia qualche ritardo.</p>
-
-<p>&mdash; Con queste ferrovie non si &egrave; mai
-sicuri, &mdash; disse sentenziando la signora
-Savina.</p>
-
-<p>Giulia fremeva nel veder Mario che
-continuava a riempire di sgorbi il volume
-illustrato, ma non osava dir nulla per non
-interrompere la pace che sembrava regnare
-in quel momento in casa Arlandi.
-Fu il signor Carlo che, data un'occhiata
-al figliuolo, gli disse:</p>
-
-<p>&mdash; Ma che cosa fai, piccolo vandalo?
-Perch&egrave; sciupi quel volume? Puoi ben
-prendere un pezzo di carta per i tuoi disegni.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_179" id="Page_179">[Pg 179]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Questo, sai, diverte di pi&ugrave;, ci sono
-le figure e fingo d'averle fatte io.</p>
-
-<p>&mdash; Zitti, &mdash; disse Giulia, &mdash; una carrozza,
-&egrave; lui certo.</p>
-
-<p>Il signor Carlo fece per alzarsi, ma la
-signora Savina non lo lasci&ograve; uscire dalla
-stanza dicendo che avrebbe potuto prender
-freddo.</p>
-
-<p>Intanto la carrozza s'era fermata e in
-un minuto Ugo era fra le braccia del
-padre.</p>
-
-<p>Era un giovane alto, pallido, snello,
-colla fronte alta e il volto serio, illuminato
-da due occhi pensosi.</p>
-
-<p>Quando vide Giulia, le and&ograve; incontro
-colle braccia aperte e la faccia sorridente,
-poi stese la mano a Savina, che fu molto
-amabile, come non si sarebbe aspettato.
-Volle che mangiasse qualche cosa di caldo
-per ristorarsi e gli fece un caff&egrave; forte come
-piaceva a lui.</p>
-
-<p>Mario gli chiese se poteva regalargli<span class="pagenum"><a name="Page_180" id="Page_180">[Pg 180]</a></span>
-qualcuno di quei sassi belli e lucenti arrivati
-la mattina, ma Ugo invece aperse
-la sacca da viaggio, tolse un automobile
-che montando una molla correva
-per la stanza con una velocit&agrave; vertiginosa,
-lo regal&ograve; a Mario e per un momento
-form&ograve; la consolazione di quel bimbo irrequieto.</p>
-
-<p>Ugo s'inform&ograve; appunto del suo minerale,
-se era stato messo a posto bene, poi
-raccont&ograve; i suoi viaggi, i suoi stud&icirc; e parl&ograve;
-d'una scoperta che avrebbe portato la rivoluzione
-nel mondo.</p>
-
-<p>&Egrave; vero che molti scienziati francesi se
-ne occupavano, ma sperava di arrivare
-prima di tutti e perci&ograve; calcolava di mettersi
-subito al lavoro.</p>
-
-<p>Raccont&ograve; d'esser andato sotterra nelle
-miniere, d'aver visitato grotte profonde e
-inesplorate, la sua gioia quando poteva
-trovare un minerale sconosciuto e i tentativi
-per andare negli abissi pi&ugrave; profondi,<span class="pagenum"><a name="Page_181" id="Page_181">[Pg 181]</a></span>
-l&agrave; dove egli credeva dover esservi l'anima
-del mondo.</p>
-
-<p>&mdash; Perch&egrave; non possiamo vivere nelle
-profondit&agrave; della terra? &mdash; diceva, &mdash; perch&egrave;
-vi &egrave; una temperatura che ci soffoca
-ed opprime?</p>
-
-<p>Affermava che il mondo era come un
-organismo che si mutava e trasformava
-continuamente, tanto nell'interno come
-sulla superficie.</p>
-
-<p>Egli avea sentito delle vibrazioni partire
-dagli abissi profondi e propagarsi per
-la terra come fremiti ignoti; anche sotterra
-c'era vita e movimento, le tenebre
-venivano interrotte da fosforescenze abbaglianti
-e nel centro della terra c'era non
-solo il fuoco che squarcia le viscere dei
-vulcani, ma numerose scintille sparse nei
-minerali ch'egli volea decomporre e ridurre
-agli elementi primitivi; avrebbe scoperto
-quantit&agrave; infinitesime di nuovi elementi sfuggiti
-alle masse che dovevano trovarsi nel<span class="pagenum"><a name="Page_182" id="Page_182">[Pg 182]</a></span>
-centro del mondo ed esserne la vita e il
-calore.</p>
-
-<p>&mdash; I popoli primitivi &mdash; disse &mdash; popolarono
-di tesori, guardati da esseri fantastici,
-le grotte e le caverne; noi vi troviamo
-altre ragioni di vita che forse getteranno
-nuova luce su fatti che ci sembrano
-avvolti nel mistero e, invece di
-gnomi e genietti fantastici, troveremo altri
-tesori pi&ugrave; veri e reali.</p>
-
-<p>&mdash; Ah, bello! &mdash; interruppe Mario che
-era gi&agrave; annoiato dell'automobile, &mdash; pare
-un racconto di fate!</p>
-
-<p>&mdash; Vedete come &egrave; intelligente? &mdash; disse
-la signora Savina, contenta d'interrompere
-il discorso eloquente di Ugo che l'annoiava.</p>
-
-<p>Quelle parole furono come una doccia
-pel giovane scienziato, che ammutol&igrave; un
-momento, poi disse, cambiando tono:</p>
-
-<p>&mdash; Vi ho forse annoiato, ma quando
-mi lascio andare ai miei discorsi preferiti<span class="pagenum"><a name="Page_183" id="Page_183">[Pg 183]</a></span>
-non ho misura; continuer&ograve; un'altra volta,
-ora sono stanco ed ho bisogno di riposo.</p>
-
-<p>&mdash; Ed io me ne vado, &mdash; disse Giulia
-alzandosi e avviandosi verso l'uscio.</p>
-
-<p>&mdash; Ti accompagno, ho bisogno di prendere
-una boccata d'aria, &mdash; disse Ugo, &mdash; poi
-ritorno e me ne vado a letto.</p>
-
-<p>Di fuori la notte era calma, e la luna nuova
-risplendeva nella v&ocirc;lta cupa del cielo.</p>
-
-<p>Giulia ed Ugo si fermarono sulla soglia
-a contemplare la campagna silenziosa.</p>
-
-<p>&mdash; Che bella pace! &mdash; disse Ugo.</p>
-
-<p>&mdash; Raccontami ancora, svelami i segreti
-della natura, tu che hai studiato e sai tante
-cose, &mdash; disse la fanciulla supplicando.</p>
-
-<p>&mdash; No, ora non posso pi&ugrave;, domani, un
-altro giorno; non profaniamo questo silenzio
-che ci avvolge come in una carezza
-e calma il nostro spirito.</p>
-
-<p>E silenziosi s'avviarono lungo il viale
-d'ippocastani, sentendosi uniti in quella
-notte calma e stellata come da un fluido<span class="pagenum"><a name="Page_184" id="Page_184">[Pg 184]</a></span>
-di simpatia e come se gli stessi pensieri
-irrompessero nel loro cervello.</p>
-
-<p>Sostarono davanti al villino.</p>
-
-<p>&mdash; Vieni domani a colazione? &mdash; chiese
-Giulia.</p>
-
-<p>&mdash; A colazione no, non posso, &mdash; rispose
-il professore, &mdash; devo mettere in
-ordine il laboratorio, verr&ograve; la sera;... &egrave;
-sempre allegro il villino? Non hai mutato
-nulla nel salotto?</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; sempre uguale.</p>
-
-<p>&mdash; Sono contento, mi fa piacere rivedere
-le cose famigliari al loro posto, come
-le ho lasciate e come le penso quando
-sono lontano. Buona notte, Giulia, &mdash; e
-s&igrave; dicendo le porse la mano.</p>
-
-<p>&mdash; E perch&egrave; non mi chiami zia? &mdash; gli
-chiese la signorina.</p>
-
-<p>&mdash; Non mi par giusto, abbiamo quasi
-la stessa et&agrave;, penso a te come ad una
-sorella, e mi pare che tu sia sola a comprendermi....
-Il babbo &egrave; tanto mutato.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_185" id="Page_185">[Pg 185]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Quella donna lo ha stregato, &egrave; una
-vipera.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; stata molto gentile con me, forse
-non &egrave; cattiva, ma non &egrave; la mia mamma e
-mi dispiace vederla a quel posto. Sar&agrave;
-colpa mia se non so farmi amare.</p>
-
-<p>&mdash; Sei troppo buono, &mdash; disse Giulia
-entrando in casa, e salutandolo, &mdash; a domani.</p>
-
-<p>Ugo rifece la strada contento al pensiero
-di poter nella quiete della campagna
-e della casa dove era nato ricominciare le
-sue esperienze scientifiche, sapendo di
-avere l&agrave; accanto una dolce amica, una
-confidente, nella sorella della madre.</p>
-
-<p>&mdash; Ecco, &mdash; pensava, guardando la
-grande casa che si avvicinava come una
-massa nera in mezzo alle piante; &mdash; l&agrave;
-il lavoro e qui al villino il riposo.</p>
-
-<p>E per un istante ebbe l'illusione di esser
-felice.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_186" id="Page_186">[Pg 186]</a></span></p>
-
-
-<h3>III.</h3>
-
-<p>Il laboratorio di Ugo Arlandi occupava
-all'ultimo piano un'ala della casa.
-Era una stanza chiara, spaziosa, illuminata
-da quattro grandi finestre che s'aprivano
-sull'aperta campagna e formavano
-quasi una parete trasparente, luminosa.</p>
-
-<p>Accanto alla parete di fronte alla porta
-d'ingresso, c'era un forno con un'immensa
-caldaia, poi una tavola sulla quale stavano
-sempre accatastate vaschette, ampolle di
-tutte le forme e dimensioni, tazze quadrate,
-cannelli di vetro, filtri e bilance
-di precisione.</p>
-
-<p>In un armadio chiuso c'erano schierate,
-in buon ordine, boccette con liquidi di
-colori diversi ed etichette sulle quali stava<span class="pagenum"><a name="Page_187" id="Page_187">[Pg 187]</a></span>
-scritto la qualit&agrave; del contenuto; intorno
-alle pareti scansie a varii palchi, con altri
-arnesi d'ogni forma e dimensione, di vetro,
-maiolica e metallo.</p>
-
-<p>Presso l'altra parete fornelli a gas, becchi
-bunsen, un acquaio con rubinetti pei
-lavaggi; accanto, una camera oscura per
-sviluppare fotografie e un ripostiglio destinato
-a contenere il materiale occorrente
-per le esperienze e tutto quello che sarebbe
-stato d'ingombro nel laboratorio.</p>
-
-<p>I primi giorni dopo il suo ritorno, il
-prof. Ugo dovette occuparsi di porre in ordine
-quella massa di oggetti disparati e
-assieme con Vincenzo fu infaticabile nel
-sistemare ogni cosa coll'entusiasmo di chi
-si prepara ad un lavoro interessante.</p>
-
-<p>Ed avea fretta di mettersi all'opera;
-quando si trovava nel suo laboratorio, gli
-oggetti famigliari gli davano la suggestione
-del lavoro ed era impaziente di potervisi
-dedicare senza interromperlo. Si<span class="pagenum"><a name="Page_188" id="Page_188">[Pg 188]</a></span>
-compiaceva di toccare i diversi minerali
-che s'era procurato con grande fatica e
-faceva osservare a Vincenzo l'azzurro
-delicato della celestina, il grigio striato
-d'argento della pecblenda, il color grigio
-opaco del solfuro d'arancio, e godeva pensando
-che quelle pietre variopinte contenevano
-sostanze sconosciute ch'egli si riprometteva
-di liberare dalla loro prigione
-e far uscire agli onori del mondo in tutta
-la loro purezza primitiva.</p>
-
-<p>Vincenzo era figlio di contadini, ma
-d'ingegno pronto e svegliato; nelle scuole
-elementari era stato sempre il primo della
-classe e avea riportato un grande amore
-allo studio, e fu contento quando Ugo
-gli propose di servirlo ed aiutarlo nelle
-sue esperienze scientifiche. Egli in poco
-tempo si era tanto immedesimato nelle
-idee del suo padrone che lo aiutava con
-intelligenza ed amore, e parlava come
-un piccolo scienziato al punto che non<span class="pagenum"><a name="Page_189" id="Page_189">[Pg 189]</a></span>
-si sarebbe pi&ugrave; acconciato al lavoro dei
-campi!</p>
-
-<p>&mdash; Sono tanto contento che sia ritornato, &mdash; egli
-diceva, &mdash; mi piace imparar
-cose nuove; poi, quando &egrave; lontano, la signora
-Savina mi fa lavorare come un cane
-a lavare e ripulire la casa; mi tocca giuocare
-con Mario che &egrave; cattivo e mi batte
-quando non faccio a suo modo; dovrebbe
-condurmi con s&egrave;, quando va in viaggio,
-sarei tanto contento!</p>
-
-<p>&mdash; Sono viaggi pericolosi, in paesi selvaggi;
-poi dentro nelle caverne dove si
-muore di caldo, non &egrave; un divertimento.</p>
-
-<p>&mdash; Dove va il mio padrone, posso andare
-anch'io e sopportare quello ch'egli
-sopporta, &mdash; disse il ragazzo.</p>
-
-<p>L'affetto e la devozione di quell'essere
-semplice era un grande conforto per
-Ugo, e lo riguardava pi&ugrave; un compagno
-che un domestico, e tutti e due, collo
-stesso entusiasmo, si adoperavano a met<span class="pagenum"><a name="Page_190" id="Page_190">[Pg 190]</a></span>ter
-tutto a posto per poter subito iniziare
-il lavoro.</p>
-
-<p>Dopo le giornate operose era un vero
-sollievo per Ugo, passare la sera al villino
-di Giulia e confidare alla zia i suoi
-pensieri e le sue aspirazioni.</p>
-
-<p>A lei narrava le occupazioni della giornata,
-come aveva riordinato il materiale
-e come avrebbe incominciato ad esaminarlo;
-quei primi giorni s'era limitato a
-fare semplicemente dei tentativi.</p>
-
-<p>Egli era un idealista della scienza, intuiva
-le grandi scoperte future, ma era
-incerto sul modo d'incominciare le nuove
-esperienze; un po' impaziente di riuscire,
-immaginava risultati pi&ugrave; rapidi di quelli
-che conseguiva realmente.</p>
-
-<p>E Giulia stava attenta ad ascoltarlo,
-qualche volta esprimeva il desiderio di
-aiutarlo, approvava le sue idee e l'incoraggiava
-anche nei tentativi pi&ugrave; arditi.</p>
-
-<p>&mdash; Voglio trovare l'anima del mondo, &mdash; <span class="pagenum"><a name="Page_191" id="Page_191">[Pg 191]</a></span>egli
-diceva, seduto nel salottino allegro,
-vicino alla sua attenta ascoltatrice. &mdash; E
-riuscir&ograve;, perch&egrave; la intuisco, la sento, la
-vedo in tutto quello che &egrave; conosciuto.</p>
-
-<p>&mdash; Ma dove sta nascosta? Raccontami,
-mi piace tanto sentirti parlare di queste
-cose, &mdash; diceva Giulia.</p>
-
-<p>&mdash; Deve essere nel centro del nostro
-globo, &egrave; una forza ignota, un centro di
-vita che palpita e fa sentire la sua influenza
-fino alla superficie della terra; &egrave;
-lei che costituisce questa rete magnetica
-che ci avvolge e che &egrave; una forza per
-chi sa valersene opportunamente, come
-fece il nostro grande Marconi pel suo telegrafo
-senza fili. &Egrave; una forza potente,
-imprigionata da chiss&agrave; quali legami.... e
-vedi, qualche scintilla deve essere sfuggita,
-ed io la cerco in quei minerali che
-ho raccolto e, se riuscir&ograve; a trovare una
-traccia, avr&ograve; avuto dalle mie fatiche un
-compenso insperato.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_192" id="Page_192">[Pg 192]</a></span></p>
-
-<p>Quando egli era stanco di parlare, era
-lei che gli confidava le sue idee filantropiche
-e socialiste. Voleva assolutamente
-trovare il modo di migliorare le condizioni
-dei contadini. Vedeva con terrore i
-ragazzi pi&ugrave; intelligenti disertare i campi
-per le officine, e s'era fitta in capo d'infondere
-nel loro cuore l'amore alla terra,
-d'insegnare a coltivarla con intelligenza,
-in modo da ricavarne frutti copiosi, voleva
-istituire scuole per insegnare la coltura
-dei campi in modo scientifico, interessare
-i lavoratori lasciando loro una parte delle
-rendite, o compensare i migliori, regalando
-loro qualche pezzo di terra.</p>
-
-<p>Mentre i giovani s'intrattenevano piacevolmente
-comunicandosi reciprocamente
-le proprie idee e aspirazioni, a Villa Ada
-si occupavano invece di loro e dicevano
-che erano pazzi.</p>
-
-<p>La signora Savina, il signor Carlo e
-il dottore, che era spesso invitato a pranzo<span class="pagenum"><a name="Page_193" id="Page_193">[Pg 193]</a></span>
-e oggetto di grandi premure da parte
-della padrona di casa, non parlavano d'altro
-che dei discorsi che si sarebbero fatti
-al villino di Giulia.</p>
-
-<p>La signora Savina aveva un vero odio
-pel figlio di suo marito, ma procurava
-nasconderlo sotto una certa aria compassionevole
-di protezione.</p>
-
-<p>&mdash; Non le pare, dottore, che quel
-figliuolo sia un po' squilibrato? &mdash; chiedeva
-la signora Arlandi. &mdash; Se una persona
-qualunque, che non pretendesse di
-essere un genio, dicesse che vuol trovare
-l'anima del mondo, che cosa direbbe?</p>
-
-<p>&mdash; Veramente dubiterei che avesse il
-cervello a posto, &mdash; rispondeva il dottore.</p>
-
-<p>&mdash; Vedi, Carlo, non sono poi sola di
-questa opinione, &mdash; soggiungeva la signora
-rivolta al marito.</p>
-
-<p>&mdash; Ognuno ha la propria opinione come
-la propria fisonomia, a questo mondo bisogna
-vivere e lasciar vivere; io la penso<span class="pagenum"><a name="Page_194" id="Page_194">[Pg 194]</a></span>
-cos&igrave; e mi pare d'essere pi&ugrave; giusto di voi, &mdash; diceva
-il padre.</p>
-
-<p>Alla signora invece dava noia Ugo per
-molte ragioni: prima perch&egrave; era ricco e
-studioso, come il suo Mario non sarebbe
-stato mai, poi perch&egrave;, quando lui era a
-Villa Ada, non poteva pi&ugrave; servirsi di Vincenzo,
-poi le sciupava una quantit&agrave; di biancheria
-coi suoi pasticci, e finalmente perch&egrave;
-si accorgeva che il marito aveva una
-certa predilezione pel suo primogenito, e
-questa cosa la irritava e faceva s&igrave; ch'essa
-cercasse di mettere Ugo in cattiva vista.</p>
-
-
-<h3>IV.</h3>
-
-<p>Ugo Arlandi non viveva che nel suo
-laboratorio, sentendosi invadere dalla febbre
-del lavoro.</p>
-
-<p>Nella grande stanza era come se ci
-fosse penetrato un alito di vita.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_195" id="Page_195">[Pg 195]</a></span></p>
-
-<p>Il fuoco ardeva nel forno e nei fornelli;
-il liquido, in ebollizione, gorgogliava nelle
-caldaie e nelle autoclavi.</p>
-
-<p>Ugo aveva fatto la scelta del minerale
-e gli acidi che dovevano discioglierlo e
-rivelargli il segreto della sua composizione.</p>
-
-<p>&mdash; Vedi, &mdash; diceva a Vincenzo, del
-quale voleva fare un allievo, &mdash; questo &egrave;
-acido cloridrico che verso nella caldaia
-assieme con questo minerale che ne uscir&agrave;
-trasformato e sotto altra veste.</p>
-
-<p>E le caldaie bollivano incessantemente,
-il vapore saliva nell'alto fumaiuolo e si
-perdeva nell'aria. Ugo e Vincenzo sfidavano
-il calore che usciva dalle caldaie
-per vedere sciogliere nel liquido il minerale
-prezioso.</p>
-
-<p>Pareva che tutto fosse distrutto, Vincenzo
-sbarrava gli occhi, attonito.</p>
-
-<p>&mdash; Ed ora che cosa si fa? &mdash; chiedeva, &mdash; non
-v'&egrave; pi&ugrave; nulla, soltanto liquido.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_196" id="Page_196">[Pg 196]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Attenti! &mdash; rispondeva Ugo, &mdash; &egrave;
-inutile star a vedere, l'operazione avviene
-lo stesso, prepariamo qualche altro ingrediente.</p>
-
-<p>E si diede a lavare ampolle, preparare
-acidi, depurare i liquidi coi filtri, verificare
-il peso dei metalli che voleva adoperare,
-intanto che la caldaia bolliva ed
-un vapore umido, oltre che nel fumaiuolo,
-si spargeva in una nebbia leggiera nel
-laboratorio.</p>
-
-<p>&mdash; Vediamo se &egrave; avvenuto qualche
-cosa di nuovo, &mdash; disse Ugo avvicinandosi
-alla caldaia, ci&ograve; che fece pure Vincenzo,
-lasciando la bacinella che stava ripulendo.</p>
-
-<p>Il liquido era quasi tutto evaporato e
-il minerale si era trasformato in cristallo
-trasparente, lucido come pietre preziose.</p>
-
-<p>&mdash; Oh bella, &mdash; disse Vincenzo, &mdash; pare
-una mag&igrave;a!</p>
-
-<p>Ma Ugo, che in quella materia cristal<span class="pagenum"><a name="Page_197" id="Page_197">[Pg 197]</a></span>lizzata
-riusciva a scoprire tracce luminose,
-si sentiva battere il sangue dalla gioia
-come un generale sul punto di vincere
-una battaglia.</p>
-
-<p>Doveva aspettare ancora per poi trattare
-quella materia cristallizzata con nuovi
-reagenti, per liberare quelle particelle luminose
-che dovevano farlo vittorioso.</p>
-
-<p>Preparava intanto i filtri per i lavaggi,
-e i tubetti di vetro per raccogliere quei
-residui preziosi, raccomandando sempre
-a Vincenzo la prudenza nel maneggiare
-quegli acidi che potevano riescire pericolosi.
-Varie sostanze aveva ottenuto dalla
-decomposizione di quelle pietre, alcune
-erano riuscite come desiderava, altre avevano
-formato degli ossidi e avevano bisogno
-d'altre operazioni.</p>
-
-<p>Lavoratore infaticabile, finch&egrave; nel laboratorio
-ci si vedeva, i fuochi erano accesi
-e gli utensili preparati, non interrompeva
-il lavoro nemmeno se si sentiva stanco.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_198" id="Page_198">[Pg 198]</a></span></p>
-
-<p>Nel suo caso, poi, era impaziente di
-riuscire, perch&egrave; sapeva che molti scienziati
-facevano i suoi medesimi esperimenti,
-e voleva arrivare prima degli altri.</p>
-
-<p>Voleva trattare i sali ricavati dal minerale
-in modi diversi e si fece dare da
-Vincenzo dei tubi di metallo pieni di gas.
-Come avvenne, non avrebbe potuto dirlo,
-ma fosse un robinetto d'un tubo che non
-agiva bene, o inavvertenza di Vincenzo,
-che s'accost&ograve; ad una fiammella per vedere
-se ci fosse un guasto, &mdash; egli era immerso
-nella sua operazione, in quel momento, un
-po' distratto, &mdash; il fatto sta che tutto a un
-tratto uno scoppio formidabile fece tremare
-la casa, i vetri caddero infranti e schegge
-di metallo infuocato e pezzi di muro si
-sparsero per il laboratorio. Un grido usc&igrave;
-dal petto di Vincenzo, che cadde a terra
-colla faccia sanguinosa e privo di sensi.</p>
-
-<p>Ugo rimase atterrito; era paralizzato
-dal terrore, si sentiva senza forza e senza<span class="pagenum"><a name="Page_199" id="Page_199">[Pg 199]</a></span>
-voce per chiamar soccorso; una scheggia
-l'aveva ferito ad una spalla, ma non sentiva
-alcun dolore nell'annientamento delle
-sue facolt&agrave;. Inebetito e come in un sogno,
-vide tutti gli abitanti della casa precipitarsi
-nel laboratorio.</p>
-
-<p>La signora Savina, innanzi agli altri,
-gridava come un'ossessa:</p>
-
-<p>&mdash; Che cosa avete fatto, colle vostre
-caldaie del diavolo? Ve l'ho sempre detto
-che avreste fatto crollare la casa.</p>
-
-<p>Il signor Carlo, pi&ugrave; calmo, ma pallido
-e tremante, aveva rialzato Vincenzo che,
-ferito alla faccia, non poteva aprir gli
-occhi, e ordin&ograve; che si chiamasse subito
-il dottore.</p>
-
-<p>Ugo pareva una statua, non poteva n&egrave;
-moversi, n&egrave; parlare, come se la sua volont&agrave;
-fosse morta per sempre.</p>
-
-<p>Tutti i vetri erano rotti e l'aria entrava
-dai grandi finestroni; in terra si
-vedevano frantumi di stoviglie, pezzi di<span class="pagenum"><a name="Page_200" id="Page_200">[Pg 200]</a></span>
-muro, di metalli, macchie di liquidi versati:
-una vera desolazione.</p>
-
-<p>Quando venne il dottore, medic&ograve; la faccia
-di Vincenzo; per buona sorte, aveva
-gli occhi salvi e soltanto una scheggia
-gli aveva tagliato la faccia senza penetrare
-troppo profondamente.</p>
-
-<p>La signora Savina era quasi trionfante,
-e diceva al marito che essa aveva predetto
-che Ugo sarebbe la rovina della
-casa, e, per impedire un danno peggiore,
-bisognava rinchiuderlo in una casa di
-salute.</p>
-
-<p>In quel momento di orgasmo e confusione,
-nessuno aveva la forza di contraddirla,
-n&egrave; di prendere una risoluzione; solo
-il dottore trovava quelle parole assennate,
-era della medesima opinione della signora
-Savina, la consigliava di farlo per sfuggire
-a guai maggiori.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; una pazzia, &mdash; diceva, &mdash; maneggiare
-strumenti pericolosi senza osser<span class="pagenum"><a name="Page_201" id="Page_201">[Pg 201]</a></span>vare
-le pi&ugrave; elementari precauzioni: poi
-non vedete in che stato si trova? ha bisogno
-di esser curato.</p>
-
-<p>Ugo era immobile colla faccia stravolta;
-quando pot&egrave; articolare qualche parola, non
-ebbe la forza di reagire.</p>
-
-<p>&mdash; Avete ragione, &mdash; diceva, &mdash; voglio
-andar via lontano, sono pazzo. Povero
-Vincenzo, &egrave; molto ferito, ed io ne
-fui la causa; ho bisogno di una punizione,
-s&igrave;, conducetemi via; perch&egrave; non mi sono
-ferito io solo? Perch&egrave; non sono morto?</p>
-
-<p>E piangeva come un bambino.</p>
-
-<p>Mentre alcuni uomini chiamati in fretta
-sgombravano la stanza, abbattevano un
-muro pericolante e toglievano i rottami
-sparsi per terra, ci fu un momento di silenzio;
-nessuno osava prendere una risoluzione
-definitiva.</p>
-
-<p>Il signor Carlo era accasciato e anche
-egli come il figlio si sentiva senza volont&agrave;.
-Fu la signora Savina che, come un<span class="pagenum"><a name="Page_202" id="Page_202">[Pg 202]</a></span>
-generale sul campo di battaglia, prese il
-bastone del comando e disse al dottore:</p>
-
-<p>&mdash; Vi supplico, per la nostra vecchia
-amicizia, di aiutarci; ho ordinato di attaccare
-i cavalli alla carrozza e vi prego
-di condur subito Ugo in una casa di salute.
-Mi raccomando sia trattato bene,
-ma una buona cura giover&agrave; a calmare
-le sue aberrazioni scientifiche, poi ritornate
-e vedete di medicare Vincenzo. &Egrave;
-abbastanza coraggioso, quel ragazzo, e
-non si lagna, quantunque la sua ferita
-deva farlo soffrire; spero che anche a
-lui sar&agrave; passata la voglia di far lo scienziato.
-&Egrave; una lezione che far&agrave; bene a tutti;
-mi dispiace per mio marito che se ne sta
-come una mummia, &mdash; e avvicinandosi a
-Carlo, gli disse, scotendolo per un braccio: &mdash; Via,
-non ti accasciare; &egrave; una disgrazia,
-ma pensiamo che poteva esser
-peggio; &egrave; un miracolo che non sia crollata
-la casa e non ci abbia sepolti tutti;<span class="pagenum"><a name="Page_203" id="Page_203">[Pg 203]</a></span> &mdash; poi
-and&ograve; verso Ugo, dicendogli: &mdash; Va',
-va' col dottore, la carrozza &egrave; pronta,
-va' a meditare sulla tua scienza e a calmare
-i nervi, che ne hai bisogno; ti mander&ograve;
-poi la tua roba.</p>
-
-<p>Il dottore diede il braccio al professore
-come ad un convalescente, lo condusse gi&ugrave;
-dalle scale e lo mise in carrozza senza
-ch'egli avesse avuto la forza di fare la minima
-opposizione; diede un indirizzo al
-cocchiere e via se n'andarono lungo il viale
-verso la stazione.</p>
-
-<p>Il signor Carlo si riscosse come da un
-sogno, e disse alla moglie:</p>
-
-<p>&mdash; Che cosa hai fatto?</p>
-
-<p>&mdash; Quello che dovevo, e ancora puoi essere
-contento che non l'abbia fatto mettere
-in prigione.</p>
-
-<p>&mdash; Perch&egrave; hai fatto questo? Dopo quello
-che &egrave; accaduto, avrebbe forse rinunciato
-ai suoi esperimenti.</p>
-
-<p>&mdash; Tu non capisci nulla; se non ci fossi<span class="pagenum"><a name="Page_204" id="Page_204">[Pg 204]</a></span>
-io, quel figliuolo ti condurrebbe alla rovina;
-non l'ho sempre detto che non aveva
-il cervello a posto, colla fissazione di trovar
-l'anima del mondo? Hai visto che bel
-risultato?</p>
-
-<p>&mdash; Ma mio figlio in mezzo ai pazzi;
-non voglio.</p>
-
-<p>&mdash; Non esagerare, &mdash; disse Savina, &mdash; &egrave;
-in una casa di salute, dove si curano le
-malattie nervose; star&agrave; meglio che nel
-suo laboratorio pieno di pericoli. Gi&agrave; io
-avevo predetto tutto, ti ricordi?</p>
-
-<p>Questo discorso venne interrotto dall'arrivo
-dei carabinieri, che avevano sentito
-lo scoppio ed erano venuti ad informarsi
-di quello che era accaduto.</p>
-
-<p>La signora Arlandi spieg&ograve; ogni cosa
-a modo suo, e compiangeva Ugo, che,
-poveretto, s'era montato il capo colla sua
-scienza, tanto che erano stati costretti a
-mandarlo a curare fuori di casa.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_205" id="Page_205">[Pg 205]</a></span></p>
-
-
-<h3>V.</h3>
-
-<p>Il giorno che in casa Arlandi era avvenuto
-tutto quello scompiglio, la signorina
-Giulia s'era recata in citt&agrave; per fare delle
-spese. Se ne tornava appunto nell'ora del
-tramonto a piedi dalla stazione verso il
-villino, lieta delle spese, delle persone
-incontrate e colla speranza di aver la sera
-la compagnia di Ugo che le avrebbe narrato
-i progressi fatti in quella lunga giornata
-di lavoro.</p>
-
-<p>Camminava lungo il viale con passo
-affrettato, colla mente piena di pensieri
-lieti e osservava i contadini che tornavano
-dal lavoro dei campi e si fermavano
-in crocchio a chiacchierare in modo
-insolito come se parlassero di qualche
-avvenimento importante.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_206" id="Page_206">[Pg 206]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Che &egrave; accaduto? &mdash; chiese fermandosi
-davanti ad un gruppo di contadine
-presso le prime case del villaggio.</p>
-
-<p>&mdash; Come! non sa nulla?</p>
-
-<p>&mdash; Vengo or ora dalla citt&agrave;.</p>
-
-<p>&mdash; Che disgrazia, signorina Giulia! Quel
-povero signor Arlandi!</p>
-
-<p>&mdash; Ma in nome del Cielo spiegatevi, &mdash; disse
-la signorina facendosi pallida
-come una morta. &mdash; Che &egrave; accaduto?</p>
-
-<p>&mdash; Uno scoppio nel laboratorio del professor
-Ugo. Avesse inteso, pareva una
-mina.</p>
-
-<p>Giulia si sentiva mancare, ma ebbe la
-forza di chiedere con un filo di voce:</p>
-
-<p>&mdash; Ci sono feriti?</p>
-
-<p>Voleva quasi fuggire nel timore di udire
-una risposta terribile, di provare un fiero
-colpo al cuore.</p>
-
-<p>&mdash; Pare che ci sia qualche ferito, &mdash; rispose
-una contadina.</p>
-
-<p>&mdash; Chi, il professore?</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_207" id="Page_207">[Pg 207]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; No, quel ragazzo che lo aiutava,
-il signor Ugo &egrave; partito.</p>
-
-<p>&mdash; Come? Con chi?</p>
-
-<p>&mdash; Non sappiamo, ma non si sgomenti,
-non sar&agrave; nulla di male.</p>
-
-<p>Giulia non rimase ad ascoltare di pi&ugrave;,
-e via di corsa and&ograve; verso casa Arlandi.</p>
-
-<p>Andava come una pazza, il cuore le
-batteva forte forte, le pareva di soffocare
-e temeva di non aver forza di giungere
-alla meta; dovette chiamare a raccolta
-tutta la sua energia per non cadere esausta.
-La grande casa era l&agrave; davanti a lei
-silenziosa, avvolta nell'ombra; per un momento
-ebbe l'illusione che non fosse accaduto
-nulla, tanto tutto le pareva tranquillo.
-Soltanto da un lato vide un mucchio
-di macerie e nella semioscurit&agrave; di
-quell'ora pot&egrave; distinguere una finestra del
-laboratorio mezza smantellata. Entr&ograve; in
-casa come una bomba e:</p>
-
-<p>&mdash; Che &egrave; accaduto? &mdash; chiese a Savina<span class="pagenum"><a name="Page_208" id="Page_208">[Pg 208]</a></span>
-che stava come al solito seduta accanto
-alla tavola con un lavoro in mano.</p>
-
-<p>&mdash; Quello che doveva accadere, &mdash; rispose
-con calma la signora Arlandi. &mdash; &Egrave;
-mancato poco che rovinasse la casa e
-noi fossimo sepolti sotto le macerie.</p>
-
-<p>&mdash; E Ugo dov'&egrave;?</p>
-
-<p>&mdash; Egli &egrave; in un posto tranquillo e sicuro,
-sta bene, meglio che nel suo laboratorio.</p>
-
-<p>&mdash; Ma dov'&egrave;? Voglio saperlo, &mdash; ripet&egrave;
-la signorina con voce irritata.</p>
-
-<p>&mdash; Non so, chiedilo a suo padre.</p>
-
-<p>Giulia si rivolse al signor Carlo che
-entrava nella stanza con passo lento e
-col volto abbattuto.</p>
-
-<p>&mdash; Ti prego, &mdash; gli disse, &mdash; dimmi
-dove &egrave; Ugo.</p>
-
-<p>&mdash; Non lo so ancora. Ma so che sar&agrave;
-curato bene e mi basta. Che disgrazia, &mdash; soggiunse
-sospirando.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; ferito? Perch&egrave; l'avete mandato<span class="pagenum"><a name="Page_209" id="Page_209">[Pg 209]</a></span>
-via? Ditemi in nome del Cielo qualche
-cosa, non vedete quanto soffro?</p>
-
-<p>&mdash; Vincenzo &egrave; ferito, &mdash; disse l'Arlandi, &mdash; Ugo
-ha perduto la testa dal colpo,
-l'ho mandato in un luogo dove sar&agrave; ben
-curato.</p>
-
-<p>Giulia non capiva, guard&ograve; Savina e la
-vide tranquilla col lavoro in mano approvando
-col capo quello che avea detto il
-marito; ebbe come una visione, comprese
-tutto ed esclam&ograve;:</p>
-
-<p>&mdash; Rinchiuso in una casa di salute!
-Ah, capisco, &egrave; un'infamia, e tu hai permesso
-questo? &mdash; disse prendendo Carlo
-per un braccio, &mdash; lui pazzo, con quella
-mente, con quel sapere? Ma chi si &egrave; prestato
-ad un simile delitto? Io non posso
-permettere.</p>
-
-<p>&mdash; Ti prego di non alzar la voce e di
-non far scene, &mdash; disse Savina, &mdash; quello
-che ha fatto suo padre &egrave; a fin di bene
-e dietro il consiglio di persone saggie, se<span class="pagenum"><a name="Page_210" id="Page_210">[Pg 210]</a></span>
-poi tu non ti calmi, correrai il rischio di
-andarlo a raggiungere.</p>
-
-<p>&mdash; Se non riesco a liberarlo vi far&ograve;
-mettere in prigione. Non sapete che il sequestro
-di persona &egrave; punito dalle leggi?
-Vedrete, sarete puniti.</p>
-
-<p>S&igrave; dicendo usc&igrave; senza dir pi&ugrave; nulla.</p>
-
-<p>&mdash; Un'altra degna compagna di tuo
-figlio, &mdash; disse Savina.</p>
-
-<p>&mdash; E se non avesse tutti i torti? &mdash; rispose
-Carlo. &mdash; Abbiamo fatto le cose
-troppo leggermente e senza riflettere;
-quasi me ne pento.</p>
-
-<p>&mdash; Ora lasciati influenzare anche da
-quella ragazza emancipata, si sa, essa
-protegge il professore, simili con simili,
-se non ci fossi io in questa casa se ne
-vedrebbero di belle.</p>
-
-<p>Giulia era andata a trovare Vincenzo
-che era a letto colla faccia tutta fasciata.</p>
-
-<p>&mdash; Povero ragazzo, &mdash; gli disse, &mdash; <span class="pagenum"><a name="Page_211" id="Page_211">[Pg 211]</a></span>spiegami
-come &egrave; avvenuto, tu che eri
-presente.</p>
-
-<p>&mdash; Quanto &egrave; buona, signorina, &mdash; rispose, &mdash; sono
-stato io causa di tutto;
-il professore mi diceva sempre di badare
-a maneggiare i tubi pieni di gas che
-erano pericolosi, non so che cosa ho
-fatto, sono stato distratto, imprudente, ma
-non mi accadr&agrave; mai pi&ugrave;.</p>
-
-<p>&mdash; E come stai?</p>
-
-<p>&mdash; Ho un po' di bruciore sulla faccia, mi
-hanno dato cinque punti, ma non &egrave; nulla,
-mi dispiace pi&ugrave; di tutto per il professore,
-chiss&agrave; se mi vorr&agrave; pi&ugrave; al suo servizio!</p>
-
-<p>&mdash; E dove &egrave; andato il tuo padrone?</p>
-
-<p>&mdash; Non so, l'ha condotto via il dottore,
-ed era in uno stato! Non poteva parlare,
-faceva compassione, povero signore, e non
-sa che la colpa &egrave; stata mia.</p>
-
-<p>&mdash; Ma tu non sei scoraggiato? &mdash; chiese
-Giulia, &mdash; vuoi continuare ancora ad aiutarlo?</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_212" id="Page_212">[Pg 212]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Ora pi&ugrave; che mai, ho imparato a mie
-spese ad essere prudente e sono orgoglioso
-della mia ferita, mi par d'essere un martire
-della scienza.</p>
-
-<p>&mdash; Bravo Vincenzo, questi sentimenti
-ti onorano e il tuo padrone non ti abbandoner&agrave;.</p>
-
-<p>Salut&ograve; il ragazzo e and&ograve; dal dottore
-dimenticando che il pranzo e i suoi domestici
-l'aspettavano al villino, ma nemmeno
-dal dottore pot&egrave; riuscire a sapere
-qualche cosa di positivo.</p>
-
-<p>Ugo era stato condotto in una casa di
-salute perch&egrave; aveva bisogno di cure, ma
-non volle dir di pi&ugrave; trincerandosi sotto
-l'egida del segreto professionale.</p>
-
-<p>Cos&igrave; Giulia se ne and&ograve; al villino affranta
-dalla stanchezza, amareggiata e
-senza voglia di mettersi a tavola. Non
-si sapeva dar pace di quello che era
-accaduto, andava colla mente escogitando
-mille mezzi per liberare il nipote,<span class="pagenum"><a name="Page_213" id="Page_213">[Pg 213]</a></span>
-ma pareva che tutto congiurasse contro
-di lui.</p>
-
-<p>Doveva proprio avvenire quello scoppio,
-per dar buon gioco alla matrigna
-che avrebbe voluto veder morto il professore
-affinch&egrave; il suo proprio figlio fosse
-ricco e potesse trionfare. E quel babbuino
-di Carlo che si lasciava infinocchiare dalla
-moglie e s'era lasciato persuadere a rinchiudere
-quel figliuolo pieno d'ingegno,
-come se fosse un pazzo! Quando pensava
-a tutto quello che era avvenuto durante
-la sua breve assenza le pareva proprio
-d'impazzire. Voleva a tutti i costi liberare
-il nipote, ma come poteva fare una
-donna, sola, contro tanta malvagit&agrave;? Si
-trovava impotente e si sentiva invadere
-dallo scoraggiamento.</p>
-
-<p>Quella notte non pot&egrave; chiuder occhio
-ma il suo cervello lavorava continuamente
-e pensando a quello che le convenisse
-di fare per ottenere il suo scopo.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_214" id="Page_214">[Pg 214]</a></span></p>
-
-<p>Era decisa di riuscire; soltanto, per
-non perdere il tempo e l'energia in vane
-divagazioni, prima di tutto dovea far in
-modo di conoscere il luogo dove il professore
-era stato rinchiuso; ma come riuscire?
-La congiura del silenzio s'era fatta
-intorno a lei; nella solitudine del suo spirito
-si trovava impotente ad agire, ma
-sperava in qualche aiuto imprevisto, perch&egrave;
-non era possibile che una simile ingiustizia
-potesse trionfare.</p>
-
-
-<h3>VI.</h3>
-
-<p>Nell'impossibilit&agrave; di poter adoperarsi a
-vantaggio del nipote ignorando il luogo
-dove era stato condotto, Giulia sentiva
-almeno il bisogno di raccontare a tutti
-l'atto odioso dei signori Arlandi, e girava<span class="pagenum"><a name="Page_215" id="Page_215">[Pg 215]</a></span>
-per il paese procurando di vedere i conoscenti
-per parlare di ci&ograve; che le stava
-a cuore. Se non avesse potuto sfogare in
-qualche modo la sua ira, avrebbe fatto
-certo una malattia. And&ograve; dal sindaco
-sperando aiuto, ma egli croll&ograve; il capo e
-non le diede retta, aveva troppo da fare
-e non poteva pensare agli altri. Poi si rivolse
-al maestro di scuola, che era una
-persona ragionevole e le era amico sincero,
-ma la consigli&ograve; di non scalmanarsi
-troppo e di starsene tranquilla, che le cose
-si sarebbero poi accomodate secondo il
-suo desiderio.</p>
-
-<p>&mdash; Vuole, &mdash; le disse, &mdash; un consiglio
-da amico? Non si agiti, far&agrave; peggio; hanno
-sparso la voce che la pazzia &egrave; un male
-di famiglia e se s'infiamma troppo avr&agrave;
-qualche dispiacere anche lei.</p>
-
-<p>Capiva che quell'osservazione era giusta
-ma non poteva rimanere inoperosa,
-finch&egrave; avea l'illusione di far qualche cosa,<span class="pagenum"><a name="Page_216" id="Page_216">[Pg 216]</a></span>
-il tempo le passava, altrimenti si agitava
-come se avesse la febbre. Tent&ograve; di vedere
-il cognato e colle belle maniere fargli
-dire dove fosse il figlio, ma egli era muto
-come un pesce e per non lasciarsi sfuggire
-qualche parola rivelatrice, la evitava;
-avea troppo timore delle ire della
-moglie.</p>
-
-<p>La povera Giulia non sapeva pi&ugrave; a
-che santo votarsi, in paese ormai non si
-occupavano che degli avvenimenti di casa
-Arlandi, ognuno volea dire la sua, nessuno
-riusciva a sapere dove fosse ricoverato
-il professore Ugo, e parlando della
-signorina Giulia, dicevano che se non
-poteva liberare il nipote avrebbe finito
-col diventar pazza anche lei.</p>
-
-<p>Infatti le pareva di perdere la testa
-nella sua impossibilit&agrave; di essergli utile, ma
-aveva nel cuore una speranza che la sosteneva,
-avea fede anche nelle cose soprannaturali,
-diveniva superstiziosa; si faceva<span class="pagenum"><a name="Page_217" id="Page_217">[Pg 217]</a></span>
-mandare una quantit&agrave; di giornali che leggeva
-avidamente sperando trovare una
-riga che la mettesse sulle traccie del nipote;
-non trov&ograve; nulla di quello che desiderava,
-ma vi lesse una notizia che le
-fece battere il cuore.</p>
-
-<p>Si parlava della scoperta del radio,
-fatta dai coniugi Currie, una sostanza
-che emanava luce e calore senza perdere
-nulla del suo peso, che produceva effetti
-meravigliosi e sconvolgeva tutte le idee
-che si avevano sulle scienze chimiche e
-fisiche.</p>
-
-<p>Era appunto quello che il professor
-Ugo stava studiando ed era in procinto
-di trovare, quando venne rinchiuso barbaramente;
-bisognava che quel tentativo
-non fosse ignorato, pens&ograve; ai giornali che
-portavano ai quattro venti la voce del
-pubblico, ad Ugo che era stato troppo
-sconosciuto e il cui nome bisognava far
-noto; ebbe un'ispirazione che le parve<span class="pagenum"><a name="Page_218" id="Page_218">[Pg 218]</a></span>
-venuta dal cielo, prese la penna e scrisse
-un breve articolo al giornale che aveva
-parlato della nuova scoperta dicendo che,
-a proposito degli studii sul radio, l'onore
-di averlo trovato sarebbe toccato ad un
-italiano, al professor Ugo Arlandi che si
-era occupato seriamente di quel genere
-di stud&icirc; e avea scritto una monografia
-sulle irradiazioni nascoste, ma era scomparso
-alla vigilia di cogliere il frutto delle
-sue fatiche, nessuno sapeva pi&ugrave; dove fosse
-e si temeva vittima d'un delitto. Firm&ograve;
-l'articolo con un pseudonimo, accluse una
-somma per una sottoscrizione di beneficenza
-patrocinata dal giornale e mand&ograve;
-il suo scritto alla posta. Lo slanci&ograve; cos&igrave;
-alla ventura, non avea che una lontana
-speranza che il giornale se ne impadronisse,
-suscitasse uno scandalo, provocasse
-un'inchiesta che potesse riuscire utile al
-suo scopo. In ogni modo tutto era meglio
-di quel marasmo.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_219" id="Page_219">[Pg 219]</a></span></p>
-
-<p>L'aver fatto qualche cosa era un po' di
-sollievo per il suo spirito, quando entr&ograve;
-la cameriera portandole una lettera un
-po' sciupata e senza francobollo.</p>
-
-<p>Guard&ograve; la calligrafia.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; di Ugo, &mdash; esclam&ograve;.</p>
-
-<p>Stracci&ograve; in fretta la busta nell'impazienza
-di leggere.</p>
-
-<p>Erano poche parole scritte a matita
-che dicevano:</p>
-
-<p class="p2">&laquo;&Egrave; la quarta lettera che getto fuori
-dal recinto del giardino, alla ventura. Arriver&agrave;
-al suo destino? Lo spero. Tu sola
-puoi togliermi da questa prigione. Fa presto,
-altrimenti divento pazzo sul serio.</p>
-
-<p>
-<span id="sign">Tuo Ugo.&raquo;</span><br />
-</p>
-
-<p class="p3">Dalla casa di salute del dottor B. presso Monza.</p>
-
-<p>Dopo tanti giorni di ansia finalmente
-vedeva un raggio di sole, le pareva di
-avere le ali, sapeva dove Ugo si trovava
-ed era ormai certa di riuscire a liberarlo.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_220" id="Page_220">[Pg 220]</a></span></p>
-
-<p>Cerc&ograve; di riordinare le idee e rimettere
-lo spirito in calma, pens&ograve; di agire sola
-senza dir nulla a nessuno, misteriosamente,
-come gli altri avevano fatto con lei.</p>
-
-<p>Prima di tutto doveva andare a Milano
-e parlare con un avvocato, suo amico,
-che l'aiutasse a liberare il nipote, poi
-non volea pi&ugrave; permettere che Ugo lasciasse
-amministrare i suoi beni dal padre,
-dopo che era stato trattato in quel
-modo. L'avvocato Alberti avrebbe consigliato
-quello che dovevano fare. Ordin&ograve;
-alla cameriera di svegliarla presto il
-giorno dopo dovendo partire, poi si mise
-a girare per la stanza, lieta, cantarellando,
-sentendosi leggera, come da un
-pezzo non le era accaduto.</p>
-
-<p>Non disse la sua intenzione, ma la mattina
-dopo in paese non si parlava d'altro
-che della partenza della signorina Giulia
-Sordelli. Era stata veduta avviarsi alla
-stazione e salire sul treno che andava a<span class="pagenum"><a name="Page_221" id="Page_221">[Pg 221]</a></span>
-Milano; avea salutato sorridendo i conoscenti
-incontrati lungo la via e s'era trattenuta
-qualche momento col maestro di
-scuola, e tutti trovavano che avea la faccia
-allegra e l'espressione di chi ha una
-meta agognata da molto tempo che &egrave; sul
-punto di raggiungere.</p>
-
-
-<h3>VII.</h3>
-
-<p>La notizia della partenza improvvisa
-di Giulia penetr&ograve; in casa Arlandi; il signor
-Carlo ne fu preoccupato al punto
-che fu tutto il giorno di cattivo umore,
-tenne il broncio a Savina, sgrid&ograve; Mario
-e non volle far colazione.</p>
-
-<p>&mdash; Ma sai che sei un bel tipo? &mdash; gli
-disse la moglie. &mdash; Perch&egrave; ad una ragazza
-capricciosa, vien voglia di andar<span class="pagenum"><a name="Page_222" id="Page_222">[Pg 222]</a></span>
-in citt&agrave;, tu subito immagini mille pericoli;
-avr&agrave; avuto bisogno di far delle
-spese.</p>
-
-<p>&mdash; Puoi dire quello che vuoi, &mdash; rispose
-l'Arlandi, &mdash; ma questa gita misteriosa
-mi d&agrave; noia, ho il presentimento che
-&egrave; andata per Ugo.</p>
-
-<p>&mdash; Anche se ci&ograve; fosse, noi abbiamo
-fatto quello che si doveva fare, non abbiamo
-rimorsi.</p>
-
-<p>&mdash; Parla per conto tuo, io invece da
-qualche giorno ho un rimorso che mi
-strazia l'anima e non sono contento di me.</p>
-
-<p>&mdash; Perch&egrave; sei un uomo incerto, debole
-e non hai il coraggio delle tue azioni,
-ma per tua tranquillit&agrave; voglio aver informazioni
-esatte.</p>
-
-<p>S&igrave; dicendo Savina chiam&ograve; il domestico
-e gli ordin&ograve; di andare al villino di Giulia
-e pregare Rosa, la cameriera, di venire
-un momento a villa Ada.</p>
-
-<p>&mdash; Se la sua padrona le ha ordinato<span class="pagenum"><a name="Page_223" id="Page_223">[Pg 223]</a></span>
-di tacere non dir&agrave; nulla, &mdash; disse il signor
-Arlandi.</p>
-
-<p>&mdash; Dir&agrave; tutto, tu non conosci le donne,
-in ogni modo tentare non nuoce.</p>
-
-<p>Non parlarono pi&ugrave; finch&egrave; non giunse
-la cameriera di Giulia, la quale chiese
-subito la ragione per cui l'avevano fatta
-chiamare.</p>
-
-<p>&mdash; Vorrei sapere, &mdash; disse Savina, &mdash; se
-la tua padrona ha ricevuto qualche
-cattiva notizia, che &egrave; partita cos&igrave; improvvisamente
-senza salutare nessuno.</p>
-
-<p>&mdash; Oh, tutt'altro, &mdash; rispose la cameriera, &mdash; deve
-aver avuto delle notizie
-buone, &egrave; stata tanto contenta quando ha
-ricevuto quella lettera.</p>
-
-<p>&mdash; Ha ricevuto una lettera? Forse del
-professore?</p>
-
-<p>&mdash; Pu&ograve; darsi; so soltanto che mi ordin&ograve;
-di prepararle la sacca da viaggio e disse
-che volea partir presto questa mattina.</p>
-
-<p>&mdash; Si fermer&agrave; via molto tempo?</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_224" id="Page_224">[Pg 224]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Non lo sapeva nemmeno lei, ha
-detto che mi scriver&agrave;.</p>
-
-<p>&mdash; Va bene, se hai notizie vieni a portarcele;
-ho piacere che non sia per nulla
-di male; puoi andare.</p>
-
-<p>Appena la ragazza fu uscita il signor
-Carlo s'alz&ograve; concitato e si mise a passeggiare
-su e gi&ugrave; per la stanza.</p>
-
-<p>&mdash; Vedi? &mdash; disse alla moglie, &mdash; te
-l'ho detto, lo prevedevo, &egrave; stata chiamata
-ed ora ci metter&agrave; in un bell'impiccio.
-Ho fatto male a non far curare
-Ugo in casa, sono stato uno sciocco.</p>
-
-<p>La signora Savina tentava di calmarlo,
-gli diceva di andar a passeggio a prender
-aria che si sarebbe presa sulle sue spalle
-ogni responsabilit&agrave;.</p>
-
-<p>Per&ograve; per quanto facesse l'indifferente
-non si sentiva tranquilla nemmeno lei
-e aveva bisogno di parlare con qualche
-persona che potesse consigliarla e nello
-stesso tempo calmare lo spirito del ma<span class="pagenum"><a name="Page_225" id="Page_225">[Pg 225]</a></span>rito.
-Invit&ograve; a pranzo il dottore per sentire
-la sua opinione e poi perch&egrave; sarebbe
-stato un diversivo; di star sola col marito
-cos&igrave; accigliato e irrequieto non si
-sentiva.</p>
-
-<p>Il dottore si mostr&ograve; tranquillo, non poteva
-assicurare che Ugo fosse pazzo, ma
-dopo lo scoppio, lo stato in cui si trovava
-giustificava abbastanza la loro risoluzione;
-aggiunse per&ograve; che se venivano
-buone notizie dal direttore della casa di
-salute, non conveniva insistere a lasciarvelo
-rinchiuso pi&ugrave; a lungo.</p>
-
-<p>&mdash; Io in casa non lo voglio, &mdash; disse
-la signora Savina, &mdash; &egrave; un individuo
-troppo pericoloso.</p>
-
-<p>L'Arlandi diceva che spesso a quelli
-che fanno esperimenti scientifici accadono
-simili incidenti, e continuava ad essere
-preoccupato della gita della cognata; nemmeno
-le parole del dottore riuscivano a
-calmarlo.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_226" id="Page_226">[Pg 226]</a></span></p>
-
-<p>Savina diceva che Giulia faceva una
-bella figura, mostrandosi tanto infervorata
-per un giovanotto e si sfogava
-dicendo un mondo d'improperie contro
-le ragazze emancipate che vogliono immischiarsi
-nelle cose che non le riguardano.</p>
-
-<p>Ormai in casa Arlandi non si parlava
-d'altro, quei discorsi erano una fissazione,
-il signor Carlo si aspettava ogni giorno
-qualche sorpresa spiacevole ed era inquieto;
-soltanto la signora Savina si mostrava
-tranquilla e non perdeva la sua
-olimpica serenit&agrave;, temeva troppo di turbare
-la sua digestione e guastarsi la
-salute.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_227" id="Page_227">[Pg 227]</a></span></p>
-
-
-<h3>VIII.</h3>
-
-<p>Dopo esser stata per tanti giorni inquieta
-e avvilita, nell'animo di Giulia
-era subentrata la speranza e le pareva
-che tutto dovesse esserle favorevole. Arrivata
-a Milano trov&ograve; l'articolo che riguardava
-Ugo pubblicato sul giornale e
-questo le fu come di buon augurio e le
-infuse non solo la speranza ma la certezza
-della riuscita.</p>
-
-<p>Era come un giocatore di scacchi che
-avendo fatto per caso una buona mossa
-vede svolgere il suo gioco trionfalmente
-fino alla fine.</p>
-
-<p>Prima di tutto and&ograve; dall'avvocato Alberti,
-un buon amico nel quale riponeva<span class="pagenum"><a name="Page_228" id="Page_228">[Pg 228]</a></span>
-piena fiducia, e saputo di che si trattava
-la rassicur&ograve; e si mise a sua disposizione.</p>
-
-<p>Poi mand&ograve; il giornale coll'articolo che
-nominava il professore, segnato con una
-striscia azzurra al signor Carlo, al dottore,
-a tutti i conoscenti e al <ins title="Nota di Trascrizione: &egrave; stata aggiunta la punteggiatura all'abbreviazione seguendo lo stile dell'autrice all'interno del racconto">dottor B.</ins>,
-direttore della casa di salute.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; come un avanguardia, &mdash; disse
-all'avvocato, &mdash; &egrave; per prepararlo alla
-nostra visita.</p>
-
-<p>Nel pomeriggio si recarono in persona
-a parlare col dottor B.</p>
-
-<p>Era un uomo alto, serio, colla barba
-nera e gli occhi penetranti che pareva
-volessero entrare nell'anima e scoprire i
-pi&ugrave; occulti pensieri. Abituato a vivere
-in mezzo ai pazzi e squilibrati di mente,
-vedeva in tutti gli uomini il germe della
-foll&igrave;a e calcolava tutti pazzi, fino a prova
-contraria.</p>
-
-<p>Quando l'avvocato Alberti e Giulia<span class="pagenum"><a name="Page_229" id="Page_229">[Pg 229]</a></span>
-chiesero di Ugo Arlandi dicendo che era
-tutt'altro che pazzo egli stentava a persuadersene.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; tranquillo, educato, &mdash; disse, &mdash; non
-d&agrave; noia a nessuno, anzi pare intelligente
-e la sua conversazione &egrave; piacevole,
-ma sul pi&ugrave; bello vien fuori col voler trovare
-l'anima del mondo e ci&ograve; mi rende
-molto titubante se si deve tenerlo ancora
-in osservazione. Noi che siamo esperti
-in queste cose, &mdash; sappiamo che quando
-una parte del cervello &egrave; molto sviluppata,
-ci&ograve; &egrave; a scapito degli altri centri cerebrali
-che sono deficienti; vorrei mostrarvi dei
-veri pazzi che hanno un'idea fissa ma
-nel resto ragionano meglio di noi.</p>
-
-<p>L'avvocato Alberti gli mostr&ograve; come
-tutti i giornali si occupavano del professore,
-il quale aveva dei nemici, e disse
-che la zia Giulia non avrebbe lasciato
-nessun mezzo per liberare il nipote; se
-fosse stato il caso sarebbe anche ricorsa<span class="pagenum"><a name="Page_230" id="Page_230">[Pg 230]</a></span>
-al procuratore del re e avrebbe provocata
-una perizia.</p>
-
-<p>Il dottore li assicur&ograve; che, appena avuta
-la convinzione che il professor Ugo fosse
-sano di mente, sarebbe stato il primo a
-non volerlo tenere pi&ugrave; a lungo nel suo
-stabilimento.</p>
-
-<p>Non poteva per&ograve; prendere una risoluzione
-senza scrivere al signor Carlo che
-gli aveva affidato il figlio, e se la risposta
-fosse favorevole potevano esser tranquilli
-che Ugo sarebbe stato libero.</p>
-
-<p>Giulia sperava di vedere quello stesso
-giorno il nipote, ma il dottore non lo permise,
-dicendole che l'avrebbe presto riveduto.</p>
-
-<p>Essa si rassegn&ograve; ad attendere ancora
-un paio di giorni, ma intanto non rimase
-inoperosa e combin&ograve; un piano di battaglia
-come un esperto generale!</p>
-
-<p>Ecco in che modo il signor Arlandi,
-mentre era sempre inquieto e pensieroso<span class="pagenum"><a name="Page_231" id="Page_231">[Pg 231]</a></span>
-per la partenza di Giulia, si vide capitare
-prima il giornale coll'articolo che parlava
-del professore, poi una lettera del dottore
-dove diceva che gli pareva che il signor
-Ugo, passata la scossa nervosa del primo
-momento fosse abbastanza equilibrato, una
-lettera dell'avvocato che lo esortava a far
-uscire il figlio dalla casa di salute e finalmente
-una di Giulia, nella quale faceva intravvedere
-che se non lasciava parlare il
-suo cuore paterno, l'autorit&agrave; si sarebbe
-intromessa nelle sue faccende domestiche.</p>
-
-<p>Era tanto di cattivo umore il signor
-Arlandi, tanto poco contento di s&egrave; stesso
-che quando ricevette quella pioggia di
-lettere si sent&igrave; lo spirito un po' pi&ugrave; sollevato
-e volle fare a modo suo senza dir
-nulla alla moglie e senza consultarla.
-Scrisse al dottor B. di lasciar pure andar
-libero il figlio colla zia Giulia, alla quale
-mand&ograve; un telegramma dicendole che li
-aspettava presto tutti.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_232" id="Page_232">[Pg 232]</a></span></p>
-
-<p>Finalmente gli era caduta la benda
-dagli occhi e s'era accorto del mal'animo
-della moglie verso Ugo e, pentito d'averlo
-fatto rinchiudere ingiustamente nella casa
-di salute, voleva a furia di affetto fargli
-dimenticare quel momento di debolezza
-ed era impaziente di rivederlo e in un
-abbraccio affettuoso cancellare il passato.</p>
-
-<p>Ma invece di Ugo ebbe la sorpresa di
-veder arrivare l'avvocato Alberti per sistemare
-gli affari del professore, che desiderava
-esser padrone di adoperare la
-sua sostanza come meglio credeva e di
-fare nel suo laboratorio tutti gli esperimenti
-necessari senza che nessuno ci trovasse
-a ridire.</p>
-
-<p>Il signor Carlo trov&ograve; giusto il <ins title="Nota di Trascrizione: la voce &laquo;desidario&raquo; &egrave; stata mantenuta">desidario</ins>
-del figlio e diede all'avvocato le
-pi&ugrave; ampie spiegazioni sulla sua amministrazione;
-solo si mostr&ograve; dispiacente di
-lasciar la casa dove era vissuto tanti anni
-e che apparteneva ad Ugo il quale l'avea<span class="pagenum"><a name="Page_233" id="Page_233">[Pg 233]</a></span>
-ereditata dalla madre, ma l'avvocato avea
-avuto raccomandazioni di accomodare le
-cose in modo che il signor Carlo non
-avesse il rammarico di abbandonare la
-casa, gli concesse di poterne abitare una
-parte, ma che ognuno fosse padrone in
-casa sua. Poi parlarono di Ugo e raccont&ograve;
-che si era trattenuto a Milano perch&egrave;
-i suoi ammiratori volevano festeggiarlo
-ed indurlo a fare una conferenza
-sopra i suoi stud&icirc;. Cos&igrave; finirono per lasciarsi
-buoni amici.</p>
-
-<p>La signora Savina quando seppe che
-il marito aveva tutto combinato senza
-dirle nulla, rimase esterrefatta e and&ograve; su
-tutte le furie. Come! Ugo era libero e
-poteva capitare da un momento all'altro!
-Poi s'impadroniva della casa e non lasciava
-loro che un appartamento in un angolo
-come un'elemosina! E pensare che in
-cuor suo, sperando che il professore non
-dovesse pi&ugrave; ritornare, avea fatto il pro<span class="pagenum"><a name="Page_234" id="Page_234">[Pg 234]</a></span>getto
-di occupare il laboratorio cos&igrave; ben
-esposto al sole, per stendervi la biancheria,
-poi dare lo studio a Mario e accomodarsi
-un appartamento pi&ugrave; spazioso e
-pi&ugrave; comodo; dichiar&ograve; al marito che non
-voleva vivere in una casa esposta al pericolo
-di un'esplosione, poi avea bisogno
-di spazio e non si sarebbe acconciata a
-ridursi in poche stanze.</p>
-
-<p>Il signor Carlo le disse ch'era padrona
-di andare dove voleva, anche nella catapecchia
-che abitava prima del matrimonio;
-in quanto a lui sarebbe rimasto vicino
-al figlio. Infine Ugo era il padrone
-ed era inutile facesse tanto chiasso.</p>
-
-<p>Essa non fiat&ograve; pi&ugrave;, ma si consol&ograve; pensando
-che sarebbe invece andata a Milano
-con Mario per farlo studiare, in modo
-che un giorno potesse eclissare nella
-scienza il professor Ugo.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_235" id="Page_235">[Pg 235]</a></span></p>
-
-
-<h3>IX.</h3>
-
-<p>Quel giorno che Ugo si trov&ograve; libero e
-assieme alla zia Giulia, che riguardava
-come il suo angelo salvatore, camminava
-per le vie popolose di Milano, gli parea
-di rivivere; i suoi affari erano affidati
-bene nelle mani dell'avvocato Alberti, poteva
-dedicarsi interamente alla scienza,
-l'avvenire si presentava pieno di promesse
-e non s'era mai sentito tanto contento.
-Giulia gli dava dei consigli, bisognava
-cambiar sistema, dovea vivere un po' pi&ugrave;
-in mezzo al mondo e farsi conoscere. Ormai
-era passato il tempo degli eremiti,
-e tutti i suoi stud&icirc; non avrebbero servito
-a nulla se non fossero stati messi alla<span class="pagenum"><a name="Page_236" id="Page_236">[Pg 236]</a></span>
-luce del sole, come non serve il danaro,
-che l'avaro tiene rinchiuso nel forziere.</p>
-
-<p>Essa era disposta ad aiutarlo con tutto
-il cuore e con tutta la sua energia, ma
-egli doveva lasciarsi dirigere da lei.</p>
-
-<p>Prima di tutto dovea mostrare di non
-essere uno squilibrato, e non gliene sarebbe
-mancata l'occasione, e poi procurare
-che il suo valore venisse riconosciuto
-dal mondo.</p>
-
-<p>&mdash; Dimmi quello che devo fare, io ti
-ubbidir&ograve; ciecamente, &mdash; diceva Ugo, &mdash; ma
-come posso farmi conoscere se non
-ho fatto ancora nulla? Forse se non fossi
-stato rinchiuso tutto questo tempo il mio
-nome sarebbe associato a quello degli
-scienziati che hanno scoperto il radio,
-ma invece il destino avverso non ha voluto;
-per conto mio, sono contento che
-il radio sia stato trovato; io non ho ambizione,
-amo la scienza e il suo progresso
-mi preme pi&ugrave; di tutto.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_237" id="Page_237">[Pg 237]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Tu sei troppo modesto, &mdash; disse
-Giulia, &mdash; a me preme che il tuo valore
-sia apprezzato e mi occuper&ograve; io stessa
-di farti conoscere; intanto devi presentarti
-alle redazioni dei giornali e ringraziare
-quelli che hanno parlato di te; so che
-ci&ograve; &egrave; per te un grande sacrifizio ma devi
-farlo per ubbidirmi.</p>
-
-<p>E per appagare la zia, Ugo si present&ograve;
-alle direzioni dei giornali e n'ebbe le accoglienze
-pi&ugrave; liete; tutti gli chiesero notizie
-dei suoi stud&icirc;, chi voleva degli articoli
-sulle irradiazioni dei metalli, cosa
-di cui tanto si parlava, chi invece tentava
-persuaderlo a tenere una conferenza
-per farsi conoscere; molti volevano intervistarlo,
-egli si schermiva, sarebbe ritornato
-volontieri subito in campagna per
-continuare le sue ricerche; ma lo pregavano
-con tanta insistenza che non sapeva
-a qual partito appigliarsi.</p>
-
-<p>Quando Giulia seppe quello che si de<span class="pagenum"><a name="Page_238" id="Page_238">[Pg 238]</a></span>siderava
-da lui, non gli lasci&ograve; pi&ugrave; pace;
-fare una conferenza era la pi&ugrave; bella occasione
-per riabilitarsi e mostrare come
-la sua mente fosse chiara ed equilibrata.</p>
-
-<p>&mdash; Ma come faccio, &mdash; diceva, &mdash; a
-prepararmi in pochi giorni?</p>
-
-<p>&mdash; Ti aiuter&ograve; io, &mdash; soggiungeva Giulia, &mdash; lascia
-fare a me.</p>
-
-<p>E intanto ordin&ograve; a Vincenzo di venire
-a Milano con tutte le note che il professore
-avea lasciate nel cassetto della scrivania,
-poi volle che Ugo scrivesse ai
-giornali che accettava di tenere una conferenza
-come desideravano, a beneficio
-dell'ospedale dei bambini e della fanciullezza
-abbandonata, e che il nome della
-conferenza sarebbe stato &laquo;l'anima del
-mondo&raquo;.</p>
-
-<p>&mdash; Come suona bene! &mdash; disse Giulia. &mdash; Non
-ti senti la volont&agrave; di metterti al
-lavoro?</p>
-
-<p>&mdash; E se faccio fiasco? Sai che quando<span class="pagenum"><a name="Page_239" id="Page_239">[Pg 239]</a></span>
-ho un pubblico davanti a me, mi manca
-la voce.</p>
-
-<p>&mdash; Non c'&egrave; bisogno d'improvvisarla;
-per la prima volta, la conferenza puoi
-leggerla, e quando si ha davanti la carta
-non si vede il pubblico. Io prevedo un
-trionfo.</p>
-
-<p>&mdash; Non ho ambizione.</p>
-
-<p>&mdash; Non importa, l'ho io per te, e poi
-quando il tuo nome sar&agrave; conosciuto lavorerai
-con maggior lena, la fama &egrave; come
-una scintilla che d&agrave; eccitamento al lavoro,
-lo illumina e lo riscalda. Poi nel tuo
-caso da lei pu&ograve; dipendere la tua vita privata.
-Credi tu che la signora Savina ti
-avrebbe fatto rinchiudere in una casa di
-pazzi, se invece di essere il professor
-Ugo, umile, ignorato, che viveva all'ombra
-del suo laboratorio, fossi stato l'illustre
-scienziato di cui il nome e le scoperte
-fossero note a tutto il mondo?</p>
-
-<p>Ugo diceva che la zia era accecata<span class="pagenum"><a name="Page_240" id="Page_240">[Pg 240]</a></span>
-dall'affetto che aveva per lui e esagerava
-le sue qualit&agrave;, per&ograve; aveva deciso di
-seguire i suoi consigli, solo si content&ograve;
-di chiedere una settimana di tempo per
-preparare la conferenza, e si mise all'opera
-perch&egrave; riuscisse degna dell'aspettazione.</p>
-
-<p>Giulia era sempre pi&ugrave; orgogliosa delle
-feste che si facevano al nipote; tutti i
-giornali parlavano di lui, il suo nome ed
-i suoi stud&icirc;, la sua vita erano gi&agrave; conosciuti
-dal pubblico, si sapeva che i suoi
-ultimi esperimenti erano stati interrotti da
-uno scoppio avvenuto nel suo laboratorio
-che l'avea tenuto ammalato di nervi per
-molto tempo e ci&ograve; lo rendeva pi&ugrave; interessante.</p>
-
-<p>Egli non capiva come tutti conoscessero
-tanti fatti intimi della sua vita, e
-Giulia che senza dirgli nulla era stata
-l'ispiratrice di quelli articoli, rideva in
-cuor suo della sorpresa del nipote e si
-contentava di mandare i giornali al si<span class="pagenum"><a name="Page_241" id="Page_241">[Pg 241]</a></span>gnor
-Carlo, alla signora Savina e a tutti
-i conoscenti; e in quei giorni di lavoro
-e preparazione febrile viveva come in un
-sogno e le pareva di aver trovato un nobile
-scopo alla sua operosit&agrave;: quello di
-aiutare il nipote nella sua opera.</p>
-
-
-<h3>X.</h3>
-
-<p>Il giorno della conferenza del professor
-Arlandi la sala del ridotto della Scala
-si andava popolando di belle signore, di
-giovanotti eleganti e di uomini serii e
-studiosi.</p>
-
-<p>Era una settimana che i giornali parlavano
-dell'Arlandi e tutti desideravano
-vedere il giovane professore che dava
-tante speranze per l'avvenire della scienza.</p>
-
-<p>Poi la conferenza era a beneficio di<span class="pagenum"><a name="Page_242" id="Page_242">[Pg 242]</a></span>
-due istituzioni cittadine, utili e benefiche,
-ed anche quelli che non si occupavano
-di stud&icirc; serii avevano voluto andarvi per
-moda, per filantropia e per trovarsi cogli
-amici e conoscenti.</p>
-
-<p>La ricerca dei biglietti era stata enorme
-e nella sala gremita di pubblico si sentiva
-il bisbiglio foriero d'un'impaziente
-aspettazione.</p>
-
-<p>Quando entr&ograve; il professor Ugo, pallido,
-alto, col volto giovanile e le labbra
-velate da due baffetti biondi, elegante nel
-suo vestito nero, inappuntabile, timido nei
-movimenti, ci&ograve; che lo rendeva ancora pi&ugrave;
-simpatico e interessante; gli sguardi del
-pubblico si posarono sopra di lui, cessarono
-i bisbigli e tutti attesero attenti ad
-ascoltare.</p>
-
-<p>Egli incominci&ograve; con voce chiara, tremante,
-incerta un po' sul principio, ma
-mano mano che proseguiva si faceva pi&ugrave;
-vibrante e colorita a parlare delle mera<span class="pagenum"><a name="Page_243" id="Page_243">[Pg 243]</a></span>viglie
-della scienza e dei mezzi che permettevano
-di fare continuamente nuove
-scoperte. Parl&ograve; delle irradiazioni potenti
-date da certe sostanze come il radio che
-si trovano nascoste in diversi minerali e
-che sono tali da sconvolgere le idee che
-si avevano fino ai nostri tempi sui movimenti
-della materia e degli atomi.</p>
-
-<p>Spieg&ograve; come quel metallo mandasse irradiazioni
-fortissime senza perder nulla
-del suo peso e fosse d'una forza tale da
-distruggere tessuti vitali anche attraverso
-a qualche ostacolo, ci&ograve; per mostrare come
-non fosse un sogno la teoria per la quale
-avea sempre combattuto ed ora desiderava
-esporre ad un pubblico cos&igrave; attento ed
-intelligente.</p>
-
-<p>Egli avea sempre pensato ad un elemento
-racchiuso nel centro della terra in
-un luogo inaccessibile agli uomini, ch'egli
-chiamava anima del mondo, egli la imaginava
-una forza indistruttibile, eterna,<span class="pagenum"><a name="Page_244" id="Page_244">[Pg 244]</a></span>
-tale da far sentire la sua azione attraverso
-gli strati densi del nostro globo,
-fino a spargersi in piccole particelle nell'etere
-che lo circonda.</p>
-
-<p>&mdash; Io imagino, &mdash; disse, &mdash; il mondo
-come un corpo umano, i sassi sono le
-ossa, le acque che lo bagnano nell'interno
-e alla superficie sono il sangue che scorre
-nelle vene e le arterie del nostro organismo;
-e come il cuore nell'uomo, cos&igrave;
-ci deve essere nel centro del mondo un
-focolare di vita e calore, un fluido invisibile
-che partendo dal centro avvolge la
-terra in una rete vibrante, come i nervi
-avvolgono il nostro corpo; precisamente
-come l'elettricit&agrave;, una forza che esiste, si
-domina, ce ne serviamo, ma della quale
-non si riesce a spiegare la vera essenza.</p>
-
-<p>E dopo aver parlato delle caverne, una
-volta popolate da esseri fantastici ed ora
-invece da esseri invisibili che il micro<span class="pagenum"><a name="Page_245" id="Page_245">[Pg 245]</a></span>scopio
-ci ha rivelato, assicur&ograve; che quando
-altri strumenti pi&ugrave; perfetti verranno in
-aiuto dei nostri sensi pi&ugrave; raffinati, si apriranno
-nuovi orizzonti alla scienza e termin&ograve;
-dicendo essere convinto che nel
-mondo, in noi stessi vi &egrave; una parte indistruttibile,
-eterna, e come da un rozzo
-minerale si sprigiona una scintilla che
-non si consuma, come da certe vibrazioni
-del cervello i pensieri si rinnovano continuamente
-e il mondo &egrave; avvolto da onde
-eteree delle quali non si conosceva l'esistenza
-prima di Hertz e di Marconi; cos&igrave;
-molte forze e molte verit&agrave; devono ancora
-esserci rivelate; ci sembra esser <ins title="Nota di Trascrizione: l'errore di stampa &laquo;circoncondati&raquo; &egrave; stato corretto">circondati</ins>
-da misteri che la scienza infaticabile
-deve svelare e lo scienziato &egrave; come
-colui che ha trovato le tracce d'un tesoro
-nascosto e non riposa finch&egrave; non lo abbia
-messo alla luce del sole.</p>
-
-<p>Animandosi nel suo dire divenne eloquente,
-aveva il dono di trasfondere la<span class="pagenum"><a name="Page_246" id="Page_246">[Pg 246]</a></span>
-sua persuasione nell'uditorio e di suggestionarlo.</p>
-
-<p>Infatti tutti si sentivano trasportati nelle
-regioni elevate della scienza e del pensiero
-come se da una corrente magnetica fossero
-legati all'oratore. Quando ebbe terminato
-un lungo e clamoroso applauso echeggi&ograve;
-nella vasta sala, alcuni conoscenti circondarono
-il professore stringendogli la mano
-e congratulandosi della sua parola efficace
-e colorita, altri s'avvicinavano per conoscerlo;
-egli era umile, confuso nel suo
-trionfo e avrebbe voluto andarsene, quando
-vide farsi avanti correndo, rovesciando le
-sedie, un signore rimasto tutto il tempo della
-conferenza nascosto in un angolo senza
-parlare pendendo dalle labbra dell'oratore.</p>
-
-<p>Il rumore delle sedie fece volgere Ugo
-da quella parte e lasciando gli ammiratori
-che lo circondavano s'avvi&ograve; in fretta
-ad incontrare quel signore che veniva
-verso di lui.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_247" id="Page_247">[Pg 247]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Babbo, &mdash; disse, &mdash; come, tu qui?</p>
-
-<p>&mdash; Ho letto nei giornali, &mdash; rispose il
-signor Carlo, ma era tanto commosso che
-non pot&egrave; trovar la voce per dire di pi&ugrave;
-e si gett&ograve; fra le braccia del figlio.</p>
-
-<p>Quando pot&egrave; riavere il fiato, gli disse: &mdash; Come
-hai parlato bene! Non avrei
-creduto mai, ma mi perdoni, non &egrave; vero?
-Non mi serbi rancore di quello che &egrave; avvenuto?</p>
-
-<p>&mdash; Non parliamo di queste malinconie,
-ho tutto dimenticato, &mdash; disse Ugo.</p>
-
-<p>E lo present&ograve; a quelli che lo circondavano,
-che gli fecero feste dicendogli
-che doveva essere orgoglioso di avere un
-simile figliuolo. Poi l'invitarono ad un
-banchetto che volevano dare per festeggiare
-il professore.</p>
-
-<p>Il signor Carlo non sapeva quasi pi&ugrave;
-d'esser su questa terra, provava un'ebbrezza,
-una gioia come non aveva mai
-provato nella sua vita, e sarebbe stato<span class="pagenum"><a name="Page_248" id="Page_248">[Pg 248]</a></span>
-completamente felice se non avesse sentito
-il rimorso di aver fatto rinchiudere il
-figlio, che avea mostrato tanto ingegno, in
-una casa di salute. Quel rimorso offuscava
-la sua gioia e avrebbe dato parecchi anni
-di vita perch&egrave; quel fatto non fosse avvenuto.
-Egli seguiva il figlio glorioso come
-attratto da una forza superiore, lo vedeva
-stimato e ammirato, gli pareva fino di
-trovare in lui un mutamento, circondato
-come era dall'aureola del trionfo.</p>
-
-<p>Anche Giulia s'era unita al crocchio
-che circondava Ugo, tutta orgogliosa di
-aver contribuito a quella giornata trionfale.</p>
-
-<p>Quando la sera si ritrovarono riuniti
-al Cova, al banchetto che gli ammiratori
-avevano voluto offrire ad Ugo, al signor
-Carlo pareva d'esser nel mondo dei sogni;
-con quella sala illuminata, la tavola scintillante
-di cristalli e d'argenti e coperta
-da lunghe corone di fiori che la rende<span class="pagenum"><a name="Page_249" id="Page_249">[Pg 249]</a></span>vano
-allegra. Quelli che non potevano
-avvicinarsi al professore s'accostavano
-a lui e gli domandavano ragguagli sull'infanzia
-e giovinezza del figlio, quasi
-quasi gli pareva d'essere un uomo importante
-e d'entrarci per qualche cosa
-nella riuscita di Ugo; era espansivo, parlava
-del professore con entusiasmo esagerandone
-le doti del cuore e dell'ingegno,
-voleva stordirsi per far tacere il rimorso
-che l'opprimeva.</p>
-
-<p>Al momento dei brindisi si acclam&ograve;
-il professor Ugo come speranza della
-scienza, ed egli rispose poche parole ringraziando
-d'esser stati tutti tanto buoni
-ed indulgenti per lui, e brind&ograve; alla
-scienza che toglie il velo che offusca la
-verit&agrave; e al padre che avea lasciato la
-pace della casa tranquilla per venire alla
-sua festa.</p>
-
-<p>Un evviva dedicato al signor Carlo
-fece eco a quelle parole, e quando il<span class="pagenum"><a name="Page_250" id="Page_250">[Pg 250]</a></span>
-figlio gli fu vicino e gli tocc&ograve; il bicchiere
-due lagrimoni gli scendevano sulle
-guance.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; troppo, &egrave; troppo, &mdash; diceva, &mdash; mi
-fa male.</p>
-
-<p>Ma il professore non dimentic&ograve; nemmeno
-la zia Giulia che se ne stava in
-un angolo quasi nascosta fra le giubbe
-nere e si avvicin&ograve; a lei con un sorriso
-chiamandola il suo buon genio, il suo
-angelo tutelare.</p>
-
-<p>Tutti gli sguardi si posarono sopra la
-fanciulla che avea il volto raggiante dalla
-gioia contenta della vittoria ottenuta.</p>
-
-<p>Quando pi&ugrave; tardi si ritrovarono riuniti
-nella camera dell'albergo, Ugo affermava
-che non sarebbe riuscito a far nulla senza
-l'aiuto di Giulia, e il signor Carlo nell'entusiasmo
-di quella giornata trionfale
-diceva:</p>
-
-<p>&mdash; Questa &egrave; la vita! sono stato fin'ora
-un cattivo padre; ma voglio farne am<span class="pagenum"><a name="Page_251" id="Page_251">[Pg 251]</a></span>menda;
-senti, Ugo, voglio essere il tuo
-aiutante ed essere iniziato nei misteri
-del tuo laboratorio.</p>
-
-<p>&mdash; E se succede uno scoppio?</p>
-
-<p>&mdash; Ebbene, moriremo assieme.</p>
-
-<p>&mdash; Ma non sai che c'&egrave; laggi&ugrave; qualcuno
-che non te lo permetterebbe?</p>
-
-<p>&mdash; Chi? Mia moglie? Me n'ero dimenticato,
-ma essa &egrave; stata ingiusta con te
-ed ora per castigo verr&agrave; a Milano con
-Mario e noi resteremo liberi.</p>
-
-<p>Giulia ed Ugo si diedero un'occhiata
-espressiva, ma non osarono dir nulla, n&egrave;
-pensare a malinconie; tutto in quel giorno
-doveva andar loro a seconda, e forse sarebbero
-stati tutta la notte a parlare dell'avvenire
-che si mostrava adorno di
-promesse.</p>
-
-<p>Ma Giulia alzandosi tutto ad un tratto
-disse:</p>
-
-<p>&mdash; Ed io che dimenticavo la mia missione?
-Non devo far conoscere al mondo<span class="pagenum"><a name="Page_252" id="Page_252">[Pg 252]</a></span>
-il professor Ugo? Vado subito a scrivere
-pei giornali la relazione della conferenza
-da spargere ai quattro venti, e vi assicuro
-che la prima copia sar&agrave; mandata
-alla signora Savina Arlandi.</p>
-
-<hr class="chap" />
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_253" id="Page_253">[Pg 253]</a></span></p>
-
-
-
-
-<h2><a name="GIOIELLO_RIVELATORE" id="GIOIELLO_RIVELATORE">GIOIELLO RIVELATORE.</a></h2>
-</div>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_255" id="Page_255">[Pg 255]</a></span></p>
-
-
-<p class="p1">Perch&egrave; aveva sposato il signor Cristoforo
-Zuccoli? ecco quello che si domandava
-la piccola Fania.</p>
-
-<p>Un brav'uomo, non c'&egrave; dubbio, un
-cuor d'oro, intelligente, studioso a modo
-suo, ma non era il suo tipo, e poi veramente,
-nella sua testolina sventata, aveva
-sognato il matrimonio tutto diverso da
-quello che lo aveva trovato in realt&agrave;.</p>
-
-<p>Come si fosse lasciata persuadere a
-pronunciare davanti al Sindaco il s&igrave; fatale,
-che doveva legarla a lui indissolubilmente,
-era ci&ograve; che non riusciva a
-spiegarsi.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_256" id="Page_256">[Pg 256]</a></span></p>
-
-<p>Almeno fosse stata una signorina impaziente
-di trovar marito! ma niente affatto,
-viveva contenta e spensierata col
-padre impiegato alla ferrovia e con due
-zie che avrebbero fatta moneta falsa per
-contentarla. Aveva molte amiche; e un
-cugino, Giacomino, che studiava all'Universit&agrave;
-e veniva qualche volta coi compagni
-a giuocare alla tombola e far quattro
-salti, se era di carnevale, ed essa si
-divertiva tanto, che non si sarebbe scambiata
-per una regina.</p>
-
-<p>Le zie erano state le vere colpevoli.
-Avevano voluto condurla in campagna per
-divertirla, e cos&igrave; aveva fatto la conoscenza
-del signor Zuccoli, che villeggiava
-nelle vicinanze. Il signor Zuccoli era
-molto ingegnoso; fabbricava delle macchine
-divertenti, e voleva fare degli esperimenti
-per inventare i palloni dirigibili.
-Intanto si contentava di fabbricare farfalline,
-uccelletti meccanici che volavano<span class="pagenum"><a name="Page_257" id="Page_257">[Pg 257]</a></span>
-e cantavano, e gli riuscivano abbastanza
-al naturale. Fania si divertiva con quegli
-oggetti, come se fossero balocchi; le zie
-poi erano entusiaste della loro nuova conoscenza,
-e non facevano che tesserne
-gli elogi alla nipote.</p>
-
-<p>&mdash; Pare che tu gli vada a genio, &mdash; dicevano, &mdash; se
-potessi riuscire ad innamorarlo
-e ti sposasse, che bella cosa!</p>
-
-<p>&mdash; Perch&egrave;? non ho bisogno di sposarmi,
-sono contenta cos&igrave;.</p>
-
-<p>&mdash; Ma non capisci nulla, nipotina; ora
-ci siamo noi colla nostra pensione, c'&egrave;
-tuo padre, ma non si vive sempre, e dopo
-che cosa succederebbe di te?</p>
-
-<p>&mdash; Cercherei marito, allora.</p>
-
-<p>&mdash; Al giorno d'oggi, una ragazza senza
-dote non trova quando vuole.... guai a
-lasciarsi sfuggire le buone occasioni; noi
-parliamo per esperienza.</p>
-
-<p>&mdash; Ebbene, resterei zitella.</p>
-
-<p>&mdash; Anche zitella bisogna vivere, e tu<span class="pagenum"><a name="Page_258" id="Page_258">[Pg 258]</a></span>
-sei carina, ma, se dovessi guadagnarti da
-vivere, povera te, non sappiamo che cosa
-potresti fare.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; vero, avete ragione, so un po' di
-tutto, ma da dilettante; sono un uccellino
-irrequieto, mi piace divertirmi senza
-pensare a nulla; per&ograve; potrei fare l'artista
-drammatica.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; meglio un buon marito &mdash; sentenzi&ograve;
-la zia Gina, &mdash; e il signor Cristoforo
-&egrave; buono, ricco e simpatico, &egrave; un
-giovane che ci piace e sarebbe una fortuna.</p>
-
-<p>&mdash; Giovane!</p>
-
-<p>E Fania diede in una risata.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; forse vecchio? Avr&agrave; appena trent'anni, &mdash; disse
-la zia Amalia.</p>
-
-<p>&mdash; A me sembra un vecchio con quegli
-occhiali e quel naso.</p>
-
-<p>&mdash; Sei proprio una bimba! In un marito
-preme la mente, il cuore, i quattrini,
-e questi pi&ugrave; di tutto; perch&egrave; non si vive<span class="pagenum"><a name="Page_259" id="Page_259">[Pg 259]</a></span>
-di poesia, pensaci, d&agrave; retta a me, non
-lasciartelo scappare.</p>
-
-<p>Veramente Fania non ci pensava molto,
-ma era invece il signor Zuccoli che cercava
-tutte le occasioni per vederla.</p>
-
-<p>Ogni giorno le portava qualche nuovo
-oggetto fabbricato colle sue mani: erano
-graziose barchette che andavano a tutto
-vapore, molini in miniatura che macinavano
-il grano, lampadine elettriche tascabili,
-e tanti altri gingilli curiosi che apportavano
-un diversivo alla monotonia
-della vita campestre. Fania per mostrargli
-la sua riconoscenza gli porgeva un fiore
-da mettere all'occhiello, e ci&ograve; lo incoraggiava
-a dirle qualche parola graziosa
-che la faceva sorridere, mentre le zie si
-davano delle occhiate espressive che significavano:</p>
-
-<p>&mdash; Siamo a buon porto, &egrave; una cosa
-che si combina.</p>
-
-<p>E proprio come s'era combinato non<span class="pagenum"><a name="Page_260" id="Page_260">[Pg 260]</a></span>
-avrebbe potuto dirlo nemmeno lei. Era
-stata quasi una congiura.</p>
-
-<p>Le zie la lasciavano spesso sola col
-signor Cristoforo, il quale era timido e
-parlava poco, ma gli piaceva starle vicino,
-tenerle la mano, e quando essa scappava
-in giardino le correva dietro come un
-cane fedele.</p>
-
-<p>Una sera egli le disse che avrebbe desiderato
-gli domandasse qualche cosa di
-difficile, per mettere alla prova la sua
-devozione.</p>
-
-<p>&mdash; E s'io chiedessi la luna? &mdash; essa
-rispose.</p>
-
-<p>&mdash; Mi metterei subito a fabbricare un
-pallone cos&igrave; potente da andare a conquistarla.</p>
-
-<p>Fania rispose con una sonora risata,
-quando Cristoforo chiese se sarebbe stata
-contenta d'andar sola con lui in un pallone
-in mezzo agli astri.</p>
-
-<p>&mdash; Io no, &mdash; rispose, &mdash; avrei paura.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_261" id="Page_261">[Pg 261]</a></span></p>
-
-<p>Rimase avvilito e non parl&ograve; pi&ugrave; per
-tutta la sera.</p>
-
-<p>Un'altra volta la prese per un braccio
-per farla sedere sopra una panca in un
-boschetto appartato, ed essa scapp&ograve; via
-in modo un po' dispettoso. Egli se ne
-risent&igrave; e scrisse un biglietto per congedarsi,
-ci&ograve; che mise la rivoluzione nell'anima
-delle zie.</p>
-
-<p>&mdash; Ecco, &mdash; dicevano, &mdash; non sei stata
-gentile e l'hai disgustato, non troverai
-pi&ugrave; un partito come quello, bisogna non
-lasciarlo partire.</p>
-
-<p>Veramente, anche a Fania, che aveva
-preso l'abitudine di vederlo tutti i giorni,
-rincresceva che la loro amicizia venisse
-troncata cos&igrave; bruscamente, ma non sarebbe
-mai andata a pregarlo per farlo
-rimanere.</p>
-
-<p>Come avvenne? non lo sapeva, ma per
-caso s'incontrarono alla Posta; si salutarono,
-si scambiarono qualche parola e la<span class="pagenum"><a name="Page_262" id="Page_262">[Pg 262]</a></span>
-conclusione fu, che il signor Zuccoli non
-part&igrave; pi&ugrave; per quel giorno, e dopo due
-settimane partirono tutti insieme, e la piccola
-Fania si trov&ograve; fidanzata al signor
-Cristoforo.</p>
-
-<hr class="tb" />
-
-<p>Per qualche tempo visse come in un
-mondo fantastico: regali, vesti eleganti,
-biancherie vaporose adorne di merletti,
-ricami, fiori, augurii; poi un bel giorno
-indoss&ograve; una veste bianca coi fiori d'arancio,
-poi un elegante vestito da viaggio
-e via col signor Zuccoli; ma invece
-che un'aereonave fu un semplice automobile
-che la port&ograve; lontano lontano.</p>
-
-<p>Quello che le parve un vero capitombolo,
-fu quando si trov&ograve; a casa sua ed
-il signor Cristoforo, Cristofino come s'era
-abituata a chiamarlo per ingentilirne il
-nome, riprese le consuete occupazioni, e<span class="pagenum"><a name="Page_263" id="Page_263">[Pg 263]</a></span>
-si trov&ograve; sola, obbligata a pensare al governo
-della casa.</p>
-
-<p>Il signor Zuccoli era un tipo alquanto
-originale. Rimasto solo, giovane, e ricco,
-si era lasciato vincere dalla passione per
-la meccanica, ed occupava tutte le sue
-giornate facendo calcoli, combinando congegni,
-fabbricando piccoli meccanismi.</p>
-
-<p>Egli aveva la bizzarria di copiare, in
-piccolo, tutte le scoperte moderne; sarebbe
-stato l'inventore degno del regno
-di Lilliput; cos&igrave; avea fabbricato un automobile
-perfetto, che avrebbe potuto servire
-per una bambola, poi piccoli telefoni,
-telegrafi in miniatura, e stava combinando
-delle aereonavi piccine che poi
-voleva ingrandire mano mano, e cos&igrave; sperava
-di sciogliere il problema della navigazione
-aerea; voleva trovare il telefono
-senza fili e tutto ridurre in modo
-cos&igrave; minuscolo, che occupasse il minor
-spazio possibile; per le sue macchinette<span class="pagenum"><a name="Page_264" id="Page_264">[Pg 264]</a></span>
-adoperava l'acciaio, l'alluminio, il nichelio,
-gli piacevano le cose fini e minuscole;
-lo sgomentavano le grandi masse di ferro,
-le ruote dentate e gigantesche, i grossi
-cilindri, e soleva dire che, quando una
-macchina &egrave; riuscita in piccolo non c'&egrave;
-nessuna ragione perch&egrave;, fatti i debiti calcoli,
-non debba riuscire in proporzioni
-maggiori. Egli si contentava di far dei
-modelli, ma ci teneva che riuscissero
-perfetti.</p>
-
-<p>Eccettuata questa specie di micromania,
-la sua mente era d'un equilibrio perfetto
-come le sue macchine.</p>
-
-<p>Fania, che non capiva nulla di quei
-meccanismi, lasciava il marito tutto il
-giorno occupato coi suoi calcoli, e via se
-n'andava continuamente in giro per la
-citt&agrave;, gustando la gioia d'esser libera,
-di poter passeggiare sola e d'esser chiamata
-signora. Rientrava all'ora del pranzo
-e, meravigliandosi di non trovare nulla di<span class="pagenum"><a name="Page_265" id="Page_265">[Pg 265]</a></span>
-pronto, si metteva a piangere nel timore
-che il marito la sgridasse; ma se egli era
-di buon umore si contentava di dirle:</p>
-
-<p>&mdash; Ma da che mondo vieni?</p>
-
-<p>&mdash; Credevo che ci pensasse la cuoca.</p>
-
-<p>&mdash; Ma se non ordini quel che desideri,
-come vuoi che faccia?... sei tu la
-padrona.</p>
-
-<p>&mdash; Me n'ero dimenticata.</p>
-
-<p>Improvvisavano un pranzo alla meglio
-con delle uova, salato e formaggio, ed
-erano allegri come se si trattasse d'una
-scampagnata. Ma quel dover tutti i giorni
-pensare alle cose domestiche ed ordinare
-il pranzo, le dava noia e si sfogava a
-sgridare la cuoca, finch&egrave; questa fu abbastanza
-intelligente per capire che dovea
-pensar a tutto da s&egrave; e fare un po' da padrona,
-senza aspettare gli ordini di nessuno;
-e Fania fu contenta di non aver
-bisogno di seccarsi per cose cos&igrave; prosaiche;
-se poi il pranzo non era servito in<span class="pagenum"><a name="Page_266" id="Page_266">[Pg 266]</a></span>
-tutto punto e non riusciva molto economico,
-non le premeva, non voleva pensare
-a miserie nei primi tempi del matrimonio.
-Poi ebbe un periodo in cui fu
-indisposta e non usciva pi&ugrave; di casa, e
-passava le giornate sdraiata su una poltrona,
-e si annoiava che il marito fosse
-tutto il giorno colle sue macchine e non
-venisse a tenerle compagnia; essa decisamente
-si era sognata che il matrimonio
-fosse tutt'altra cosa.</p>
-
-<hr class="tb" />
-
-<p>Quando le nacque una bella bimba,
-volle allevarla da s&egrave;, nell'entusiasmo del
-primo momento, le pareva una bambolina
-che le servisse di giocattolo, ma dopo tre
-mesi la sua salute si era rinvigorita, la
-vita le era tornata snella ed elegante, e
-ricominci&ograve; ad uscire per andar dalla sarta
-per vestir bene e godere la primavera che<span class="pagenum"><a name="Page_267" id="Page_267">[Pg 267]</a></span>
-s'annunziava piena di tepori e di profumi.
-Affidava la piccola Mim&igrave; alla bambinaia;
-le raccomandava di farle succhiare il latte
-dalla bottiglia perch&egrave; non piangesse, e via
-spensieratamente a girare per la citt&agrave;, o
-a far visite, o nelle botteghe a comprare
-cianciafruscole, e alla passeggiata dove
-spesso si trovava col cugino Giacomino, e
-si godeva un mondo a chiacchierare con
-lui, come se fosse ritornata fanciulla.</p>
-
-<p>Non tornava a casa che all'ora del
-pranzo, e qualche volta trovava Mim&igrave; in
-lagrime fra le braccia del marito che non
-sapeva pi&ugrave; cosa inventare per farla tacere.
-E s&igrave; che aveva fabbricato dei fantocci che
-giuocavano con palle d'oro, ed erano una
-meraviglia.</p>
-
-<p>&mdash; Perch&egrave; non vieni mai a casa? &mdash; le
-diceva il marito.</p>
-
-<p>Ed essa trovava una scusa o l'altra, e
-spesso incolpava l'orologio che non ne
-aveva nessuna colpa; poi faceva qualche<span class="pagenum"><a name="Page_268" id="Page_268">[Pg 268]</a></span>
-moina a Cristoforo, il quale non aveva
-il coraggio di tenerle il broncio, perch&egrave;
-amava la sua piccola moglie, che non
-era buona a nulla, ma pareva un uccellino
-e gli rallegrava la casa.</p>
-
-<p>Per&ograve; qualche volta, mentre era occupato
-a fabbricare le sue piccole macchine,
-fantasticava su quello che potesse fare
-sua moglie tutto il giorno fuori di casa,
-e se ne impensieriva e avrebbe pagato
-una bella somma per sapere in che modo
-Fania passasse tante e tante ore al punto
-di rientrare sempre in ritardo.</p>
-
-<p>Non poteva pensar male perch&egrave; era
-cos&igrave; bimba, cos&igrave; ingenua, ma intanto
-avrebbe voluto sapere, per soddisfare la
-sua curiosit&agrave;.</p>
-
-<p>E perch&egrave; non poteva col suo ingegno
-fabbricare una macchinetta rivelatrice che
-potesse rivelargli almeno i discorsi che
-la moglie faceva fuori di casa? Appena
-questo pensiero si form&ograve; nel suo cervello,<span class="pagenum"><a name="Page_269" id="Page_269">[Pg 269]</a></span>
-si mise subito all'opera e misteriosamente,
-senza dir nulla, in poche settimane riusc&igrave;
-a fabbricare un gingillo grazioso che offerse
-in dono alla moglie, un giorno che
-appunto era venuta a salutarlo prima di
-uscire, tutta elegante con un costume di
-panno nero che le modellava la vita sottile,
-e un cappellino color papavero che
-le incorniciava la faccia.</p>
-
-<p>&mdash; Prendi, &mdash; le disse mostrandole un
-gingillo d'oro come un grosso orologio,
-tutto frastagliato in modo che si vedeva
-internamente un piccolo meccanismo con
-una sfera che girava torno torno con
-una rapidit&agrave; meravigliosa, &mdash; &egrave; un porta
-fortuna che ho fatto per te.... Vieni qui,
-voglio appuntartelo sul vestito come un
-orologio.</p>
-
-<p>&mdash; Oh bello! Grazie, &mdash; disse Fania, &mdash; vedremo
-se mi far&agrave; passare una giornata
-piacevole. Arrivederci.</p>
-
-<p>E tutta contenta, trotterellando spedi<span class="pagenum"><a name="Page_270" id="Page_270">[Pg 270]</a></span>tamente,
-prima and&ograve; dalla sarta e offerse
-duecento cinquanta lire d'un vestito che
-avea veduto il giorno prima e le stava
-a pennello; ma la sarta disse:</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; impossibile, lasciarlo a trecento
-non guadagno nulla.</p>
-
-<p>&mdash; Via, via, questa volta si contenti.</p>
-
-<p>&mdash; Vi deve aggiungere qualche cosa.</p>
-
-<p>&mdash; Intanto lo mandi a casa, &mdash; disse
-la signora, pensando che la sarta non
-l'avrebbe pagata subito.</p>
-
-<p>Poi and&ograve; verso la Galleria, dove tutti
-i giorni incontrava il cugino Giacomino,
-che l'accompagn&ograve; per un tratto di strada,
-poi le offerse di andare a prendere il t&egrave;
-al Biffi. Quando furono seduti ad un tavolino,
-incominciarono a chiacchierare allegramente
-e Giacomino le chiese:</p>
-
-<p>&mdash; Ieri come hai passato la serata?
-che cosa fa &laquo;il mago Merlino?&raquo;</p>
-
-<p>&mdash; Una noia. Figurati: egli mi parlava
-di meccanismi, di calcoli matematici,<span class="pagenum"><a name="Page_271" id="Page_271">[Pg 271]</a></span>
-ed io non ne capivo nulla, e dormivo in
-piedi.</p>
-
-<p>&mdash; E tu di che cosa gli parli?</p>
-
-<p>&mdash; Delle mie escursioni della giornata,
-delle mie spese, di mode, tutte cose che
-egli non capisce, ma non so parlar d'altro.</p>
-
-<p>&mdash; In conclusione la tua casa &egrave; la
-torre di Babele, la confusione delle lingue,
-ma per&ograve; ti vuol bene.</p>
-
-<p>&mdash; S&igrave;, a modo suo, ma mi persuado
-sempre pi&ugrave; che non era il mio genere.</p>
-
-<p>&mdash; Sentiamo, quale sarebbe stato il
-tuo genere?</p>
-
-<p>&mdash; Per esempio un mattacchione come
-te. Mi pare che noi si sarebbe andati d'accordo
-e la vita sarebbe stata divertente.</p>
-
-<p>&mdash; Credi? e perch&egrave; l'hai sposato il
-tuo tiranno?</p>
-
-<p>&mdash; Tiranno no, &egrave; una calunnia; ma l'ho
-sposato perch&egrave; le zie e il babbo dicevano
-che era un buon partito, era ricco, e una
-ragazza ha bisogno di collocarsi.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_272" id="Page_272">[Pg 272]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Esser ricchi &egrave; una bella cosa.</p>
-
-<p>&mdash; S&igrave;, ma a che cosa serve?... spende
-tutto colle sue macchine, e quando mi
-compro un vestito nuovo, brontola e dice
-che lo rovino; anzi, ricordati che oggi
-devo andar presto a casa perch&egrave; mi sono
-comprata un vestito e devo fare la donna
-saggia e casalinga, e tenerlo buono.</p>
-
-<p>&mdash; Non dir cos&igrave;, rimani un pochino,
-si vive una volta sola, almeno si discorre.</p>
-
-<p>&mdash; Non c'&egrave; gusto con questo chiasso
-e coll'andirivieni di gente.</p>
-
-<p>&mdash; E perch&egrave; non vieni a casa mia, come
-ti ho proposto tante volte?</p>
-
-<p>&mdash; Perch&egrave; non &egrave; conveniente.</p>
-
-<p>&mdash; E chi lo sa?</p>
-
-<p>&mdash; Io intanto.</p>
-
-<p>&mdash; Sciocchezze; vieni, vieni che ti far&ograve;
-vedere tante belle cose, e poi almeno si
-potr&agrave; discorrere tranquillamente.... Infine
-siamo cugini.</p>
-
-<p>&mdash; Motivo di pi&ugrave; per non venire.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_273" id="Page_273">[Pg 273]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Quanti pregiudizii hai!... E qui non
-&egrave; lo stesso? che cosa ci fa la gente? noi
-c'isoliamo come se fossimo soli.</p>
-
-<p>&mdash; Siamo sempre in un luogo pubblico.</p>
-
-<p>&mdash; Sei proprio una borghesuccia, temi
-le chiacchiere del mondo.</p>
-
-<p>&mdash; Del mondo me ne rido.</p>
-
-<p>&mdash; Allora hai paura del Mago Merlino.</p>
-
-<p>&mdash; Non permetto che sparli del mago,
-&egrave; una buona pasta e non pensa che alle
-sue invenzioni, e mi lascia libera di fare
-quello che mi piace.</p>
-
-<p>&mdash; Allora siamo intesi, domani vieni.</p>
-
-<p>&mdash; E perch&egrave; non vieni tu da me la
-sera? sarebbe tanto divertente, &mdash; disse
-Fania.</p>
-
-<p>&mdash; Ma c'&egrave; il Mago, e sai la mia opinione,
-mi piace godere la compagnia del
-marito e quella della moglie, ma separatamente.</p>
-
-<p>&mdash; Sei un gran discolone.</p>
-
-<p>&mdash; Dunque siamo intesi, vieni domani.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_274" id="Page_274">[Pg 274]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; No, no e no.</p>
-
-<p>&mdash; Almeno vieni presto in Galleria.</p>
-
-<p>&mdash; Far&ograve; quello che mi piacer&agrave;.</p>
-
-<p>E, dandogli la manina inguantata, ch'egli
-strinse fra le sue in modo significante,
-se n'and&ograve; verso casa.</p>
-
-<hr class="tb" />
-
-<p>Lungo la via pensava che forse Giacomino
-sarebbe stato per lei un marito
-pi&ugrave; piacevole, ma non avrebbe potuto
-comprare il vestito da trecento lire, e
-questo pensiero la riconcili&ograve; col Mago
-Merlino.</p>
-
-<p>Era un po' in ritardo, ma il marito non
-le disse nulla e l'accolse con aria di
-trionfo.</p>
-
-<p>&mdash; Hai fatto qualche scoperta, scommetto, &mdash; disse
-Fania.</p>
-
-<p>&mdash; Forse sono sul punto di farne una<span class="pagenum"><a name="Page_275" id="Page_275">[Pg 275]</a></span>
-molto interessante; intanto dimmi: il mio
-porta fortuna?</p>
-
-<p>&mdash; Va benissimo, ho fatto una passeggiata
-molto divertente, e mi sono comprata
-un nuovo vestito.</p>
-
-<p>&mdash; Allora non ha portato fortuna a me,
-per&ograve; dammelo, che ho bisogno di vedere
-se il movimento non si &egrave; guastato.</p>
-
-<p>&mdash; Ma me lo ridai.</p>
-
-<p>&mdash; Fig&uacute;rati, te l'ho regalato.</p>
-
-<p>Egli prese il gingillo e lo port&ograve; nella
-sua officina; era impaziente di vedere se
-la sua macchina agiva bene e se riusciva
-a scoprire i discorsi fatti dalla
-moglie.</p>
-
-<p>Il gioiello conteneva un fonografo in
-miniatura, e lo Zuccoli ne tolse una membrana
-metallica tutta sparsa di segni invisibili
-e l'applic&ograve; ad uno strumento che
-dovea riprodurre i suoni segnati su quel
-disco.</p>
-
-<p>Le sue mani tremavano, mentre mon<span class="pagenum"><a name="Page_276" id="Page_276">[Pg 276]</a></span>tava
-la macchinetta, e stette attento senza
-fiatare.</p>
-
-<p>Da principio usc&igrave; dalla macchina un
-brontol&igrave;o incomprensibile, poi ud&igrave; distintamente
-i dibattiti colla sarta, e i discorsi
-che Fania avea fatto con Giacomino.</p>
-
-<p>Ogni tanto dava qualche esclamazione.</p>
-
-<p>&mdash; Ah birbante! &mdash; diceva, &mdash; glielo
-dar&ograve; io il Mago Merlino!... ah non sono
-il suo genere, e non mi diceva nulla!...
-meno male che non ha accettato di andare
-a casa sua.</p>
-
-<p>Questo pensiero lo consolava, ma gli
-pareva che la moglie fosse stata sull'orlo
-d'un abisso.</p>
-
-<p>Gli pass&ograve; pel capo di rimettere una
-piastrina nel porta fortuna e ricominciare
-il giorno dopo quel medesimo giuoco, ma
-poi pens&ograve; che, se non parlava, gli sarebbe
-sembrato di scoppiare. Bisognava venir
-subito ad una spiegazione; era meglio.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_277" id="Page_277">[Pg 277]</a></span></p>
-
-<p>Appena si trov&ograve; seduto a tavola colla
-moglie, le chiese:</p>
-
-<p>&mdash; Dunque si pu&ograve; sapere chi hai veduto
-quest'oggi?</p>
-
-<p>&mdash; Te l'ho detto, la sarta.</p>
-
-<p>&mdash; E poi?</p>
-
-<p>&mdash; Poi ho incontrato Giacomino, ma
-per pochi minuti.</p>
-
-<p>&mdash; Sei sincera per met&agrave; soltanto, perch&egrave;
-invece so che hai fatto una lunga
-conversazione.</p>
-
-<p>&mdash; Chi te l'ha detto?</p>
-
-<p>&mdash; So tutto.</p>
-
-<p>&mdash; Sei un mago allora.</p>
-
-<p>&mdash; S&igrave;, il Mago Merlino.</p>
-
-<p>Fania si sent&igrave; salir le fiamme alla faccia
-e tutta confusa non poteva rispondere.</p>
-
-<p>Il marito si mise a ripetere parola per
-parola tutta la conversazione da lei avuta
-con Giacomino, dicendole che non voleva
-farle rimproveri, ma che desiderava evi<span class="pagenum"><a name="Page_278" id="Page_278">[Pg 278]</a></span>tasse
-d'incontrarsi col cugino. Essa era
-sorpresa e voleva sapere; poi un'idea si
-affacci&ograve; come un lampo alla sua mente.</p>
-
-<p>&mdash; Ah, il porta fortuna!</p>
-
-<p>&mdash; Proprio, &egrave; lui il colpevole, &mdash; disse
-Cristoforo.</p>
-
-<p>Fania volle vedere come faceva, e
-quando mise in movimento un piccolo
-gramofono, ed essa ud&igrave; uscirne la propria
-voce, e parola per parola la conversazione
-fatta alla mattina, disse ch'era un meccanismo
-meraviglioso e che riguardava il
-marito un vero mago.</p>
-
-<p>&mdash; Per&ograve;, in conclusione, &mdash; soggiunse, &mdash; non
-mi sono poi condotta male, ma
-ora sta' certo che calcoler&ograve; che tu sia
-sempre presente a me, non mi lascer&ograve;
-pi&ugrave; andare a dir sciocchezze e nemmeno
-uscir&ograve; molto di casa; voglio assistere alla
-fabbrica delle tue macchine che incominciano
-ad interessarmi.</p>
-
-<p>&mdash; Meno male che questa volta hanno<span class="pagenum"><a name="Page_279" id="Page_279">[Pg 279]</a></span>
-servito a qualche cosa; dunque resterai
-a casa?</p>
-
-<p>&mdash; Non mi tieni il broncio, se ti chiedo
-una cosa strana? &mdash; chiese Fania.</p>
-
-<p>&mdash; Andiamo, che cosa desideri? Sai
-che sono un po' in collera con te.</p>
-
-<p>&mdash; Vorrei dare uno di quei porta fortuna
-a Giacomino, per sapere con chi si
-trova tutto il giorno, se &egrave; vero che studia
-sempre come dice.</p>
-
-<p>&mdash; Questo Giacomino mi d&agrave; noia, &mdash; rispose
-il marito, e, dopo aver riflettuto
-in silenzio, soggiunse: &mdash; per&ograve; non &egrave; una
-cattiva idea, per un giorno solo ti permetter&ograve;
-di prestargli il porta fortuna, ma
-come si fa?</p>
-
-<p>&mdash; Domani vado ad incontrarlo e con
-una scusa glielo affibbio. Lascia pensare
-a me.</p>
-
-<p>&mdash; Cominciamo male, tu vuoi rivederlo.</p>
-
-<p>&mdash; Soltanto per pochi minuti, per lasciargli
-il gingillo.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_280" id="Page_280">[Pg 280]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Posso fidarmi?</p>
-
-<p>&mdash; Non ho nelle mani il gioiello rivelatore?</p>
-
-<p>&mdash; E ritornerai subito? Bada, star&ograve; coll'orologio
-in mano.</p>
-
-<p>Fania lo rassicur&ograve;, come sapeva fare
-quando voleva esser gentile, e il giorno
-dopo tutta contenta and&ograve; col gioiello rivelatore
-ad incontrare il cugino.</p>
-
-<p>Appena la vide, egli le si avvicin&ograve; sorridente
-e le disse:</p>
-
-<p>&mdash; Vieni a casa mia quest'oggi?</p>
-
-<p>&mdash; Ti pare? Ho invece molta fretta;
-figurati che devo andare dalla sarta.</p>
-
-<p>&mdash; Almeno verrai a prendere un bicchierino
-di vermouth.</p>
-
-<p>&mdash; Ma in fretta, ti concedo cinque minuti.</p>
-
-<p>Quando furono nella prima pasticceria
-che trovarono sulla loro strada, essa disse:</p>
-
-<p>&mdash; Figurati, mi annoia molto andar
-dalla sarta, dovermi svestire, con tanti im<span class="pagenum"><a name="Page_281" id="Page_281">[Pg 281]</a></span>picci
-che abbiamo noi signore. Anzi vorresti
-tenermi questo gingillo? &mdash; disse
-staccandosi il porta fortuna, &mdash; mi preme
-molto e noi, quando si prova un vestito,
-si ha la testa tanto occupata e si dimentica
-facilmente i nostri oggetti; ho perduto
-una spilla l'altra settimana.</p>
-
-<p>&mdash; Se non vuoi altro, anzi! sar&ograve; felice
-di aver qualche cosa di tuo sulla mia
-persona.</p>
-
-<p>&mdash; Ecco qui, attaccato alla catenella
-dell'orologio, pare una medaglia, sta bene;
-domani me lo restituisci, non &egrave; vero?</p>
-
-<p>&mdash; Ti do la mia parola.</p>
-
-<p>&mdash; Sai, &egrave; un regalo di mio marito, poi
-porta fortuna.</p>
-
-<p>&mdash; Se intanto oggi mi portasse centomila
-lire, bada che non te lo renderei pi&ugrave;.</p>
-
-<p>&mdash; Hai sempre voglia di scherzare,
-ma scappo, altrimenti perdo il mio turno:
-a rivederci domani.</p>
-
-<p>E via difilata a casa tutta lieta, pen<span class="pagenum"><a name="Page_282" id="Page_282">[Pg 282]</a></span>sando
-alla burla che faceva al cugino, e
-disse al marito:</p>
-
-<p>&mdash; Dimmi brava; vedi come sono tornata
-presto, nemmeno mezz'ora sono stata.
-E domani devo fare lo stesso per riprendermi
-il gioiello; ti prometto che ritorner&ograve;
-presto.</p>
-
-<p>&mdash; Domani sarai spinta dalla curiosit&agrave;
-di sapere, non ho bisogno di farti raccomandazioni.</p>
-
-<p>Ma il giorno dopo quando Fania and&ograve;
-ad incontrare il cugino e gli chiese il suo
-gingillo, egli le rispose:</p>
-
-<p>&mdash; L'ho lasciato a casa, vieni a prenderlo.</p>
-
-<p>&mdash; Venire a casa? ma &egrave; un tradimento!
-voglio il mio porta fortuna.</p>
-
-<p>Fania supplic&ograve; colle lagrime agli occhi,
-ma Giacomino non si lasci&ograve; commuovere;
-che poteva fare la piccola Fania?</p>
-
-<p>Corse in fretta a casa ed entr&ograve; nello
-studio del marito colla faccia stravolta.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_283" id="Page_283">[Pg 283]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Che contrariet&agrave;! &mdash; esclam&ograve;. &mdash; Come
-me l'ha fatta!</p>
-
-<p>&mdash; Ma che &egrave; accaduto, si pu&ograve; sapere?</p>
-
-<p>&mdash; Non mi vuol restituire il porta fortuna,
-vuole che vada a prenderlo a casa
-sua; come sono stata sciocca, ma lo voglio,
-andiamo insieme a prenderlo.</p>
-
-<p>&mdash; Ti pare? se lo vedo il tuo Giacomino,
-gli do uno schiaffo, &mdash; disse il signor
-Zuccoli, &mdash; mi &egrave; diventato antipatico.</p>
-
-<p>&mdash; E allora come si fa? Gli scrivo.</p>
-
-<p>&mdash; No, gli scriver&ograve; io.</p>
-
-<p>&mdash; S&igrave;, subito, con preghiera di consegnare
-al latore il porta fortuna, &mdash; disse
-Fania, &mdash; e se non vuol darlo?</p>
-
-<p>&mdash; Se vuol tenerlo in ostaggio perch&egrave;
-tu vada a prenderlo, diremo al mio aiutante
-di portare il meccanismo interno
-perch&egrave; io devo introdurvi un'innovazione....
-Gi&agrave; &egrave; quello che ti preme, l'involucro
-glielo lascieremo per ricordo.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_284" id="Page_284">[Pg 284]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; naturale, non vado certo a prendermelo.</p>
-
-<p>Cos&igrave; fecero e il messaggero non port&ograve;
-il gioiello, ma il meccanismo interno.</p>
-
-<hr class="tb" />
-
-<p>Fania era impaziente di mettere nel
-gramofono il disco pieno di segni cabalistici.</p>
-
-<p>E, messo a posto il disco, stettero intenti
-ad ascoltare.</p>
-
-<p>Prima Fania sent&igrave; la propria voce quando
-pregava Giacomino di tenerle il gingillo.</p>
-
-<p>&mdash; Brava, &mdash; disse Cristoforo, &mdash; ben
-trovato.</p>
-
-<p>Poi si ud&igrave; qualche rumore confuso e
-la voce di un amico che, dopo averlo
-salutato, gli disse:</p>
-
-<p>&mdash; Come! libero? e la tua dama?</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_285" id="Page_285">[Pg 285]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Oggi mi ha lasciato, questioni di
-abbigliamento.</p>
-
-<p>&mdash; E sei a buon punto?</p>
-
-<p>&mdash; Se volessi, ma non mi preme, mi
-diverto cos&igrave; per passatempo, e poi perch&egrave;
-mi d&agrave; importanza mostrarmi con una
-signora della buona societ&agrave;.</p>
-
-<p>&mdash; Anche tu fai come la volpe.</p>
-
-<p>&mdash; Non &egrave; vero, non &egrave; il mio tipo; &egrave;
-graziosa, ma &egrave; una sciocchina, buona per
-passare un'ora.</p>
-
-<p>&mdash; E l'altra, l'artista come va?</p>
-
-<p>&mdash; Quella s&igrave; &egrave; un boccone saporito,
-passer&ograve; l&agrave; a momenti.</p>
-
-<p>&mdash; Ma non sei solo ad avere i suoi
-favori.</p>
-
-<p>&mdash; Tu come sai? Per tua regola, non
-vado mai ad approfondire troppo le cose,
-poi parli per invidia.</p>
-
-<p>&mdash; Al caso, io starei per tua cugina,
-se la cedi.</p>
-
-<p>&mdash; Che c'entro io, non &egrave; mia, ma in<span class="pagenum"><a name="Page_286" id="Page_286">[Pg 286]</a></span>
-paragone all'altra &egrave; come una tazza di
-latte paragonata ad una coppa di <i lang="fr" xml:lang="fr">champagne</i>.</p>
-
-<p>&mdash; Il latte &egrave; una bibita sana.</p>
-
-<p>&mdash; Ma ti annoia e poi calma i nervi,
-mi pu&ograve; servire appena per un di pi&ugrave;;...
-ma addio, vado a prendere un bicchiere
-di <i lang="fr" xml:lang="fr">champagne</i>.</p>
-
-<p>Una pausa, dei rumori confusi, poi di
-nuovo la voce di Giacomino e una voce
-di donna.</p>
-
-<p>&mdash; Luisa, come va?</p>
-
-<p>&mdash; Non ti aspettavo a quest'ora.</p>
-
-<p>&mdash; Ero impaziente di vederti.</p>
-
-<p>&mdash; Bugiardo! La tua dama ti avr&agrave; lasciato
-in libert&agrave;!</p>
-
-<p>&mdash; Non ho dame, sei tu sola nella mia
-vita.</p>
-
-<p>&mdash; E quella colla quale passeggi?</p>
-
-<p>&mdash; Quella non conta, una parente, poi
-&egrave; insipida, non c'&egrave; sugo.</p>
-
-<p>&mdash; Davvero?</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_287" id="Page_287">[Pg 287]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Ti giuro. Ma lo sai che, quando si
-&egrave; avvolti nelle tue spire, non se n'esce.</p>
-
-<p>&mdash; Sono un serpente.</p>
-
-<p>&mdash; Forse!</p>
-
-<p>&mdash; E allora lascia che ti avvolga nelle
-mie spire, e bada, ti strozzer&ograve;.</p>
-
-<p>&mdash; Finirai per andare in prigione.</p>
-
-<p>E una grande risata, poi pi&ugrave; nulla.</p>
-
-<p>&mdash; Oh, che birbante! &mdash; disse Fania, &mdash; &egrave;
-cos&igrave; che studia tutto il giorno, ed
-ora non si sente pi&ugrave; nulla, che cos'&egrave; successo?
-s'&egrave; guastato.</p>
-
-<p>&mdash; Non mi pare, si sar&agrave; fermato, oppure
-l'avr&agrave; deposto in un'altra camera.</p>
-
-<p>&mdash; Vuol dire che si sar&agrave; tolta la catena, &mdash; disse
-Fania.</p>
-
-<p>&mdash; Che cosa ti preme? non hai inteso
-abbastanza?</p>
-
-<p>&mdash; Fin troppo! non voglio pi&ugrave; vederlo.</p>
-
-<p>&mdash; E farai benissimo.</p>
-
-<p>&mdash; Ma prima voglio fargli sapere che
-ho tutto scoperto.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_288" id="Page_288">[Pg 288]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Non c'&egrave; bisogno: che cosa t'importa
-di lui, se non vuoi vederlo? Non ti basto
-io?</p>
-
-<p>&mdash; S&igrave;, s&igrave;, caro Cristoforo, tu sei buono,
-e poi sei non un mago, ma un genio; ti
-ammiro; ma voglio dir qualche cosa a
-Giacomino, altrimenti scoppio. Ho trovato,
-lo chiamo al telefono.</p>
-
-<p>Drin, drin, drin.</p>
-
-<p>&mdash; Pronti.</p>
-
-<p>&mdash; Giacomino.</p>
-
-<p>&mdash; Sono io.</p>
-
-<p>&mdash; Sono Fania. Ti lascio l'involucro
-del porta fortuna per memoria, perch&egrave;
-non ci rivedremo mai pi&ugrave;.</p>
-
-<p>&mdash; Come! non verrai nemmeno a passeggio?</p>
-
-<p>&mdash; No, sono troppo sciocchina, insipida;
-resto col Mago Merlino che mi apprezza
-meglio di te.</p>
-
-<p>&mdash; Non &egrave; vero, sei adorabile, rallegri
-la mia esistenza, vieni.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_289" id="Page_289">[Pg 289]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; No, non mi fai compassione; la Luisa
-ti consoler&agrave;; il latte &egrave; una bibita troppo
-insipida, ci vuole del vino di Sciampagna.
-Addio per sempre, buon <i lang="fr" xml:lang="fr">champagne</i>.</p>
-
-<p>Drin, drin, drin; il campanello continuava
-a suonare, ma Fania tolse la comunicazione,
-e and&ograve; a sedere vicino al
-marito.</p>
-
-<p>&mdash; Ora sono tutta per te, &mdash; disse, &mdash; non
-uscir&ograve; pi&ugrave; di casa, imparer&ograve; anch'io
-a fabbricare dei meccanismi.</p>
-
-<p>&mdash; Ti pare? con quelle manine, non
-lo permetter&ograve;.</p>
-
-<p>&mdash; E che cosa far&ograve; della mia vita?</p>
-
-<p>&mdash; Non rinuncerai alle tue abitudini;
-vuol dire che sar&ograve; io il tuo cavaliere,
-andremo insieme dal pasticciere.</p>
-
-<p>&mdash; Come, tu lasceresti il tuo lavoro?</p>
-
-<p>&mdash; C'&egrave; tempo per tutto, ed ho capito che,
-quando si ha una moglie graziosa e carina
-come te, bisogna dedicarle un po' di
-tempo. Finora sono stato troppo egoista.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_290" id="Page_290">[Pg 290]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Caro il mio mago, il mio Cristoforo,
-quanto sei buono! &mdash; disse gettandogli le
-braccia al collo. &mdash; E pensare che non
-me n'ero mai accorta del genio che avevo
-per marito!... ci voleva proprio il gioiello
-rivelatore!...</p>
-
-<hr class="chap" />
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_291" id="Page_291">[Pg 291]</a></span></p>
-
-
-
-
-<h2><a name="FOSFORESCENZE" id="FOSFORESCENZE">FOSFORESCENZE.</a></h2>
-</div>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_293" id="Page_293">[Pg 293]</a></span></p>
-
-
-<h3>I.</h3>
-
-<p>In quella giornata afosa di luglio l'antico
-palazzo Grimani situato in una delle
-vie meno frequentate di Vicenza, pareva
-deserto e addormentato.</p>
-
-<p>Le finestre che davano sulla strada
-erano chiuse ermeticamente, l'erba cresceva
-tra i sassi nel vasto cortile, nel
-giardino abbandonato le piante piegavano
-i rami avvizziti e la fontana di
-marmo annerita dal tempo non mandava
-pi&ugrave; un filo d'acqua, come se la sorgente
-fosse rimasta esausta per sempre.</p>
-
-<p>Soltanto quattro finestre al primo piano<span class="pagenum"><a name="Page_294" id="Page_294">[Pg 294]</a></span>
-verso il giardino, aperte e riparate da
-tende color ruggine, mostravano che il
-palazzo non era del tutto disabitato. Difatti
-in una vasta sala, ridotta ad uso di
-laboratorio, il professore Giulio Grimani
-osservava attentamente un oggetto posto
-sotto alla lente di un microscopio.</p>
-
-<p>Accanto a lui una bella fanciulla, Marcella
-Montecchi, laureata in scienze naturali,
-era intenta a togliere con uno spillo
-i visceri di alcune mosche; li schiacciava
-fra due piccoli pezzi di vetro e li porgeva
-man mano da esaminare al professore.</p>
-
-<p>Una pace tranquilla regnava in quell'ambiente;
-intorno alle pareti alcuni ritratti
-d'uomini d'altri tempi risaltavano
-come bianchi spettri sopra un fondo cupo;
-se avessero potuto rivivere, si sarebbero
-meravigliati di vedere due grandi tavole
-piene di arnesi sconosciuti e la sala dove
-solevano ricevere principi e cavalieri,
-mutata in un laboratorio da alchimista, e<span class="pagenum"><a name="Page_295" id="Page_295">[Pg 295]</a></span>
-sarebbero stati imbarazzati di spiegare a
-che cosa dovesse servire il lavoro della
-bella fanciulla che continuava a porgere
-al professore i vetri preparati per l'esame,
-movendosi lentamente, in quell'atmosfera
-calda e snervante.</p>
-
-<p>Quando il professore avea terminato
-di osservare un oggetto, scriveva alcune
-note sopra un quaderno e si rimetteva
-al lavoro in silenzio, immerso nei suoi
-pensieri.</p>
-
-<p>Pensava appunto quanto Marcella gli
-fosse stata utile dopo che era entrata
-nella sua vita, come assistente. Si rammentava,
-ch'egli non aveva veduto molto
-volontieri la donna introdursi nell'Universit&agrave;
-credendola un essere frivolo e poco
-adatto a seri studii, e sul principio anche
-con Marcella era stato severo come tutti
-i suoi colleghi, ma poi, essa avea studiato
-con tanto amore e con tanta intelligenza
-tutti quegli anni, s'era presentata agli<span class="pagenum"><a name="Page_296" id="Page_296">[Pg 296]</a></span>
-esami un po' pallida e affaticata pel lungo
-lavoro, ma agguerrita, sicura di s&egrave;, con
-idee chiare e precise, con risposte pronte
-che mostravano il suo studio non esser
-stato superficiale, ma che avea approfondito
-ogni materia, e ne rimase tanto
-sorpreso, che per quanto i colleghi volessero
-essere ingiusti per impedire alla
-donna d'invadere le carriere riservate agli
-uomini, piegandosi all'evidenza spezz&ograve;
-una lancia a favore della nuova dottoressa
-e non solo fu approvata a pieni
-voti, ma avendogli il governo concesso di
-scegliere fra i laureati un assistente per
-i suoi lavori tanto utili alla scienza e
-all'umanit&agrave;, aveva nominato Marcella, trovandola
-la pi&ugrave; meritevole d'esser preferita.</p>
-
-<p>Ed ora sentiva che l'aiuto della fanciulla
-gli era necessario, ed essa era orgogliosa
-d'esser utile al suo professore
-e maestro, a quello che aveva sempre<span class="pagenum"><a name="Page_297" id="Page_297">[Pg 297]</a></span>
-riguardato come un essere superiore;
-era persuasa di aver imparato assai pi&ugrave;
-nei pochi mesi che frequentava il suo laboratorio,
-che in tutti gli anni passati
-all'Universit&agrave; e provava una stretta al
-cuore, pensando che fra pochi giorni
-il professore sarebbe andato lontano in
-cerca di nuovi materiali per i suoi esperimenti,
-ed essa, per trovare un posto
-d'insegnante o d'assistente, avrebbe dovuto
-lottare contro il pregiudizio di coloro
-che non vogliono incoraggiare la
-donna a dedicarsi ad occupazioni intellettuali
-fuori dell'ambiente domestico, oppure
-ritirarsi sulla montagna in una casetta
-lasciatale dalla madre, dove avrebbe
-trovato un vuoto intorno a s&egrave;, e priva
-delle lezioni del suo maestro la sua intelligenza
-si sarebbe arrugginita, e scoraggiata
-ed avvilita sarebbe stata molto
-infelice.</p>
-
-<p>Immersa in questi pensieri sentiva come<span class="pagenum"><a name="Page_298" id="Page_298">[Pg 298]</a></span>
-un peso sul cuore, e in quel silenzio le
-usc&igrave; dal petto quasi suo malgrado un
-profondo sospiro.</p>
-
-<p>Il professore interruppe il lavoro e:</p>
-
-<p>&mdash; Siete stanca, &mdash; le chiese.</p>
-
-<p>Marcella fece cenno di no col capo.</p>
-
-<p>&mdash; Avete dunque pensieri tristi, alla
-vostra et&agrave;?</p>
-
-<p>&mdash; S&igrave;, &mdash; rispose, &mdash; penso che tutto
-finisce e dopo tanti mesi, un lavoro piacevole
-e tanto utile sar&agrave; interrotto per
-non essere forse ripreso mai pi&ugrave;.</p>
-
-<p>&mdash; E perch&egrave;? &mdash; disse Grimani; &mdash; avete
-cos&igrave; tristi presagi? Ora bisogna
-terminare il nostro lavoro sulle mosche e
-provare come esse siano il veicolo di
-tutte le malattie infettive che travagliano
-l'umanit&agrave;.</p>
-
-<p>&mdash; E poi vengono le vacanze e andrete
-lontano a raccogliere nuovi materiali
-per lo studio.</p>
-
-<p>&mdash; Senza di voi! &mdash; esclam&ograve; Gri<span class="pagenum"><a name="Page_299" id="Page_299">[Pg 299]</a></span>mani, &mdash; &egrave;
-impossibile; ho bisogno di
-aiuto, mi avete abituato male, non ho
-pi&ugrave; pazienza per certe minuzie.</p>
-
-<p>Infatti Marcella era diventata il suo
-braccio destro, nessun assistente aveva
-saputo essergli tanto utile come quella
-fanciulla modesta e paziente, che una
-volta entrata nel suo laboratorio aveva
-preso per s&egrave; la parte pi&ugrave; noiosa; lavoratrice
-infaticabile, lo seguiva nelle ricerche
-con ansiet&agrave;, s'immedesimava del pensiero
-di lui, capiva a volo quello che desiderava,
-pronta a servirlo, a rendergli facili
-gli esperimenti provando, riprovando,
-quando non riuscivano subito. Egli sentiva
-che aveva bisogno di lei come dell'aria
-che respirava.</p>
-
-<p>Vi fu qualche minuto di silenzio. Marcella
-porgeva i vetrini al professore ed
-egli li osservava al microscopio macchinalmente,
-ma i loro pensieri erano lontani
-dal lavoro.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_300" id="Page_300">[Pg 300]</a></span></p>
-
-<p>Dopo qualche minuto di silenzio, Marcella
-disse:</p>
-
-<p>&mdash; E l'anno venturo avr&agrave; ancora bisogno
-di me?</p>
-
-<p>&mdash; Ma certo, sempre, non posso fare
-da solo, sono stanco, mi sento vecchio, &mdash; e
-s&igrave; dicendo si stacc&ograve; dal microscopio e si
-lasci&ograve; cadere con abbandono sulla poltrona
-che stava dietro a lui.</p>
-
-<p>Marcella lo guard&ograve; coi suoi occhi sereni
-e penetranti, e non disse nulla.</p>
-
-<p>&mdash; Non so che cosa succeda in me, &mdash; riprese
-il professore, &mdash; ma mi sento
-nervoso, ho le idee confuse ed io che
-voglio trovare la ragione di tutte le cose,
-che pretendo d'indagare i misteri della
-natura, non capisco pi&ugrave; me stesso e sono
-avvilito.</p>
-
-<p>&mdash; Lavora troppo, &mdash; disse Marcella, &mdash; questo
-caldo snerva. Ha bisogno di
-riposo.</p>
-
-<p>&mdash; S&igrave;, s&igrave;, riposer&ograve;, dir&ograve; addio ai miei<span class="pagenum"><a name="Page_301" id="Page_301">[Pg 301]</a></span>
-esperimenti, andr&ograve; lontano, ma non solo;
-partiremo assieme, &mdash; soggiunse il professore
-con accento risoluto.</p>
-
-<p>Marcella non disse nulla e alz&ograve; gli occhi
-increduli.</p>
-
-<p>&mdash; Che c'&egrave; di male? &mdash; riprese il professore, &mdash; &egrave;
-una cosa tanto straordinaria
-viaggiare col proprio assistente?</p>
-
-<p>&mdash; Non sarebbe una cosa nuova, ma &egrave;
-impossibile, &mdash; disse Marcella. &mdash; Fuori
-del laboratorio, non sono che una donna,
-bersaglio alle chiacchiere ed ai pregiudizii
-del mondo.</p>
-
-<p>&mdash; Il mondo, il mondo, &mdash; borbott&ograve;
-Grimani, &mdash; c'&egrave; un modo di accomodare
-ogni cosa, &mdash; disse battendo le mani come
-se avesse fatto una scoperta interessante, &mdash; sposiamoci.</p>
-
-<p>Marcella gli diede un'occhiata, si fece
-rossa in volto e non rispose.</p>
-
-<p>&mdash; Non &egrave; una cosa possibile? &mdash; riprese
-il professore, &mdash; sono forse troppo vecchio?</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_302" id="Page_302">[Pg 302]</a></span></p>
-
-<p>La fanciulla lo guard&ograve; bene in faccia,
-poi disse corrucciata:</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; un brutto scherzo; vi burlate di me.</p>
-
-<p>&mdash; Parlo sul serio, &mdash; soggiunse con
-forza il professore, &mdash; sapete; non so far
-tanti preamboli, e parlo come penso, francamente.
-Finora non mi sono occupato
-che della scienza, temevo che una donna
-nella mia vita potesse distrarmi dallo studio,
-ma con voi &egrave; differente, anzi &egrave; tutto
-l'opposto, io ho bisogno del vostro aiuto,
-noi ci completiamo e non possiamo viver
-lontani. Qualche minuto fa, quando si parlava
-di separarci, ho sentito quanto voi mi
-siete necessaria, ed ho osato dirvi il mio
-pensiero. Perch&egrave; imporsi una sofferenza,
-un sacrificio, quando &egrave; cos&igrave; facile trovare
-il rimedio?</p>
-
-<p>Grimani fece tutto questo discorso senza
-guardare in faccia Marcella, la quale se
-ne stava confusa tremante senza fiato e
-senza parole per rispondere.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_303" id="Page_303">[Pg 303]</a></span></p>
-
-<p>Il professore soggiunse guardandola timidamente:</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; una proposta assurda che vi ho
-fatta; sono pazzo, non &egrave; vero, pensare a
-certe cose alla mia et&agrave;? Se &egrave; cos&igrave;, non
-parliamone pi&ugrave;.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; che sono sorpresa, confusa, &mdash; disse
-la fanciulla con un filo di voce. &mdash; Io
-che v'ho riguardato sempre come mio
-maestro tanto superiore a me e a tutti,
-che ho vissuto tutto questo tempo in ammirazione
-del vostro ingegno, mi par di
-sognare, ma sarebbe vero? Come avete
-potuto fissare la vostra attenzione sopra
-di me, povera fanciulla, microbo invisibile?
-Sarebbe una fortuna insperata; non
-pu&ograve; essere.</p>
-
-<p>&mdash; Siete troppo modesta, mia cara;
-venite qui vicino a me e ragioniamo;
-prima di tutto non disprezzate i microbi
-che sono il soggetto dei nostri studii e
-che per tanti mesi furono l'argomento dei<span class="pagenum"><a name="Page_304" id="Page_304">[Pg 304]</a></span>
-nostri discorsi, ma guardatemi in faccia,
-non sono troppo vecchio per pensare a
-certe cose?</p>
-
-<p>&mdash; Vecchio! non me ne sono mai accorta!</p>
-
-<p>&mdash; Ho trentotto anni.</p>
-
-<p>Marcella diede in una sonora risata e
-disse:</p>
-
-<p>&mdash; Un uomo a trentott'anni &egrave; molto
-giovane.</p>
-
-<p>&mdash; E non ti troverai a disagio con
-un professore che vive coi suoi libri e
-il microscopio?</p>
-
-<p>&mdash; E questa non &egrave; pure la mia vita? &mdash; disse
-Marcella, &mdash; ma sarebbe troppa
-felicit&agrave;, non ne sono degna.</p>
-
-<p>E chin&ograve; il capo confusa.</p>
-
-<p>Il professore la trasse vicino a s&egrave; come
-per proteggerla e soggiunse:</p>
-
-<p>&mdash; Io non so dire tutte quelle cose
-che piacciono alle donne, non ho avuto
-tempo d'impararle, ma sento che il tuo<span class="pagenum"><a name="Page_305" id="Page_305">[Pg 305]</a></span>
-aiuto mi &egrave; necessario e procurer&ograve; di farti
-felice.</p>
-
-<p>Marcella a quelle parole si sent&igrave; commuovere
-e quando pot&egrave; parlare disse
-come in quei giorni era stata tanto infelice,
-perch&egrave; pensava ch'egli sarebbe andato
-lontano, e in mezzo ai trionfi si sarebbe
-dimenticato di lei, ed ora il mondo
-le pareva mutato, si sentiva rapita come
-in un bel sogno e temeva di destarsi.</p>
-
-<p>Ma la voce di Grimani la rassicurava
-parlandole sommesso come se fosse stato
-in chiesa, le diceva che bisognava far
-presto, egli non voleva far la commedia
-del fidanzato, gli pareva ridicola, tutto
-dovea esser semplice, naturale come la
-loro vita.</p>
-
-<p>Ed essa si cullava al suono di quella
-voce, che le andava diritta al cuore, e nel
-tepore di quel pomeriggio di luglio, nella
-sala silenziosa, le pareva di sentire un
-languore delizioso come se fosse tras<span class="pagenum"><a name="Page_306" id="Page_306">[Pg 306]</a></span>portata
-su su in cielo da una schiera di
-angeli. Avrebbe voluto che quella giornata
-non avesse pi&ugrave; fine, ma la terra segue
-imperterrita il suo cammino, non curando
-il desiderio dei suoi abitanti e gi&agrave;
-il sole sembrava spegnersi dietro le colline
-e l'ombra invadeva ogni cosa.</p>
-
-<p>Marcella si riscosse, si alz&ograve; e disse:</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; tardi, bisogna andare, mia cugina
-m'aspetta, domani verr&ograve; pi&ugrave; presto.</p>
-
-<p>Il professore non voleva lasciare la
-mano che teneva imprigionata nella sua.</p>
-
-<p>&mdash; Dunque s&igrave;? &mdash; le disse.</p>
-
-<p>Essa alz&ograve; gli occhi, chin&ograve; il capo arrossendo,
-e fugg&igrave; via lasciando il professore
-che la segu&igrave; collo sguardo, contento
-d'essersi tolto il peso che l'opprimeva
-da tanti giorni e assicuratasi la compagnia
-di quella fanciulla che era divenuta
-necessaria alla sua esistenza.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_307" id="Page_307">[Pg 307]</a></span></p>
-
-
-<h3>II.</h3>
-
-<p>Giulio e Marcella sono sempre nella
-grande sala intenti al lavoro, nulla &egrave; mutato
-intorno ad essi, ma non sembrano
-pi&ugrave; quelli di prima.</p>
-
-<p>Il professore pare ringiovanito, si muove
-in fretta, i suoi occhi mandano lampi
-attraverso le lenti degli occhiali, lavora,
-lavora per terminar presto e pensare poi
-al matrimonio.</p>
-
-<p>Marcella &egrave; pi&ugrave; pronta ad apprestare i
-vetri e porgerli al compagno, ha i movimenti
-pi&ugrave; rapidi, la faccia sorridente, e
-malgrado il caldo si sentono entrambi
-dominati dalla febbre del lavoro.</p>
-
-<p>In qualche momento di sosta, Grimani<span class="pagenum"><a name="Page_308" id="Page_308">[Pg 308]</a></span>
-ha delle distrazioni, come non ha avuto
-mai, si sorprende ad osservare i capelli
-dorati che incorniciano la fronte di Marcella
-come un'aureola e li trova pi&ugrave; interessanti
-dei microbi che attendono sotto
-le lenti del microscopio. Egli che non
-aveva mai pensato alla donna che come
-ad un animale grazioso ed inutile, confessa
-d'essersi ingannato e lo trova, invece,
-l'essere pi&ugrave; bello della terra, che
-merita d'esser studiato, non solo nell'apparenza
-esteriore, ma nella parte pi&ugrave; misteriosa
-del suo spirito; soltanto in quel
-momento capiva che esiste al mondo qualche
-cosa all'infuori dello studio e della
-scienza, capace di produrre delle sensazioni
-sconosciute e di dare all'organismo
-un senso di ebbrezza delizioso.</p>
-
-<p>Avrebbe voluto far qualche cosa per
-la fanciulla modesta e devota che viveva
-rinchiusa nel cupo laboratorio, lo aiutava
-nei lavori faticosi, ne prendeva per s&egrave; la<span class="pagenum"><a name="Page_309" id="Page_309">[Pg 309]</a></span>
-parte pi&ugrave; uggiosa, lasciando a lui tutta
-la gloria.</p>
-
-<p>Qualche momento, stanchi dall'intenso
-lavoro e dal caldo opprimente, si alzavano
-e tenendosi per mano andavano girando
-per le sale del palazzo.</p>
-
-<p>&mdash; Andiamo a vedere, &mdash; diceva il
-professore, &mdash; bisogner&agrave; ben riordinare
-la vecchia casa perch&egrave; sia degna d'accogliere
-la giovane sposa.</p>
-
-<p>Marcella rispondeva sorridendo.</p>
-
-<p>&mdash; Le vecchie case sono sacre, serbano
-l'impronta delle generazioni che ci
-hanno preceduto, e mi sembrano pi&ugrave; ospitali.
-Ma noi abbiamo bisogni e gusti diversi
-dai nostri antenati, &mdash; diceva Grimani.</p>
-
-<p>Traversavano androni cupi dove si ripercuoteva
-l'eco dei loro passi, sale abbandonate,
-dalle v&ocirc;lte delle quali pendevano
-le ragnatele, si soffermavano davanti
-alle pareti adorne di affreschi mezzo scro<span class="pagenum"><a name="Page_310" id="Page_310">[Pg 310]</a></span>stati
-dal tempo che rivelavano qualche
-maestro del rinascimento.</p>
-
-<p>&mdash; Non vedi che disordine, &mdash; disse
-un giorno Giulio, &mdash; bisogner&agrave; ritoccar
-tutto.</p>
-
-<p>&mdash; Sarebbe una profanazione, &mdash; rispose
-Marcella, &mdash; e poi a che cosa servirebbero
-queste immense sale? si chiude
-tutto, il laboratorio sar&agrave; il nostro regno.</p>
-
-<p>Poi andarono nella parte pi&ugrave; abitata
-della casa e Marcella destin&ograve; una grande
-camera con alcova per camera da letto,
-un'altra coi palchetti di legno scolpito per
-camera da pranzo e:</p>
-
-<p>&mdash; Qui, &mdash; disse entrando in un gabinetto
-pieno d'aria e di sole, &mdash; metter&ograve;
-i miei libri, i miei amici fedeli.</p>
-
-<p>&mdash; E il salotto da ricevere? &mdash; chiese
-il professore.</p>
-
-<p>Marcella si mise a ridere.</p>
-
-<p>Chi mai doveva ricevere? E poi non
-bastava il suo studiolo?</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_311" id="Page_311">[Pg 311]</a></span></p>
-
-<p>Si rimettevano al lavoro, riposati da
-quella corsa attraverso la casa e ogni
-tanto l'interrompevano per parlare della
-loro vita passata.</p>
-
-<p>Il professore diceva che la sua aspirazione
-era sempre stata di scrutare i
-misteri della natura, aveva dovuto lottare
-col padre che desiderava si fosse dedicato
-all'industria come suo fratello Paolo,
-il quale si era arricchito e viveva a Milano
-con un figliuolo, unica sua consolazione
-dopo che era rimasto vedovo.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; stato tanto contento quando ha
-inteso del mio matrimonio, &mdash; disse. &mdash; Era
-il suo desiderio che venisse una giovane
-sposa a popolare la vecchia casa
-paterna.</p>
-
-<p>Marcella invece gli narrava le lotte
-per poter applicarsi agli studii pei quali
-tutte le donne avevano trovato tante ostilit&agrave;,
-prima in famiglia e poi a scuola; e
-lei rimasta padrona di s&egrave; vi si era attac<span class="pagenum"><a name="Page_312" id="Page_312">[Pg 312]</a></span>cata
-come ad un rifugio per non pensare
-alla sua vita triste e solitaria.</p>
-
-<p>&mdash; Guai se non avesse trovato un
-valido aiuto nel suo maestro, &mdash; soggiunse
-guardando il professore.</p>
-
-<p>Ogni tanto egli le chiedeva se non era
-pentita d'averlo accettato per compagno
-della vita.</p>
-
-<p>Ed essa gli diceva che era cos&igrave; felice
-che non poteva ancora credere a tanta
-fortuna.</p>
-
-<p>Era stato come un raggio di sole, nella
-sua vita, unirsi all'uomo che riguardava
-con tanta riverenza, al suo professore:
-come avrebbe voluto aiutarlo, come si sentiva
-di amarlo!</p>
-
-<p>Poi parlarono dell'avvenire: dovevano
-sposarsi tranquillamente, senza far rumore,
-e dar spettacolo agli indifferenti:
-prima sarebbero andati in qualche angolo
-tranquillo e solitario in mezzo alla natura
-selvaggia, poi in riva al mare dove la<span class="pagenum"><a name="Page_313" id="Page_313">[Pg 313]</a></span>
-notte si vede illuminata da animali fosforescenti;
-dovevano nei primi tempi del
-loro matrimonio dare il bando agli insetti
-schifosi come le mosche e dedicarsi all'osservazione
-degli animali luminosi, doveva
-essere un periodo fosforescente anche nei
-loro stud&icirc;.</p>
-
-<p>Ogni giorno si rassomigliava in quel
-periodo, ma erano tanto contenti, e l'ora
-del tramonto li sorprendeva sempre negli
-stessi lieti propositi per l'avvenire.</p>
-
-
-<h3>III.</h3>
-
-<p>Il matrimonio avvenne come avevano
-destinato: senza feste, senza inviti, accompagnati
-soltanto dalla folla degli indifferenti;
-andarono a nascondere la loro
-felicit&agrave; in mezzo alla natura selvaggia, e<span class="pagenum"><a name="Page_314" id="Page_314">[Pg 314]</a></span>
-il palazzo Grimani rimase chiuso e completamente
-disabitato.</p>
-
-<p>Vissero, per molti giorni, una vita di
-sogno. Il professore dimenticava le aspirazioni
-scientifiche, nella gioia di possedere
-quella fanciulla buona, intelligente e
-bella, colle guance rosee e gli occhi neri
-espressivi, ch'egli non si saziava mai di
-contemplare.</p>
-
-<p>Non avrebbe mai pensato di poter dimenticare
-i suoi studii prediletti per i begli
-occhi di una fanciulla, e n'era sorpreso.</p>
-
-<p>Marcella invece aveva paura della sua
-felicit&agrave;, diceva di sentirsi tanto contenta,
-temeva che il cuore le scoppiasse per la
-gioia.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; troppo, &egrave; troppo! &mdash; esclamava; &mdash; temo
-di morirne.</p>
-
-<p>Abituati ad osservar tutto con intendimenti
-scientifici, si studiavano a vicenda,
-procuravano di scoprire il mistero che li
-aveva uniti quasi inconsapevolmente.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_315" id="Page_315">[Pg 315]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Peccato che non possiamo esaminare
-col microscopio quello che avviene nel
-misterioso laboratorio che &egrave; il cervello
-umano, &mdash; diceva Marcella.</p>
-
-<p>&mdash; &Egrave; meglio cos&igrave;, &mdash; rispondeva il
-professore; &mdash; il mistero &egrave; quello che
-attrae e affascina, analizzare e conoscere
-i nostri sentimenti non ci renderebbe pi&ugrave;
-lieti.</p>
-
-<p>&mdash; E se non si potesse continuare ad
-amarci cos&igrave; intensamente! L'avvenire mi
-spaventa, &mdash; diceva Marcella, &mdash; mi par
-di vivere in mezzo ad una luce abbagliante,
-che appunto perch&egrave; troppo radiosa,
-si possa spegnere da un momento
-all'altro.</p>
-
-<p>&mdash; Sta in noi di tenerla sempre accesa, &mdash; non
-pensiamo all'avvenire che &egrave;
-nelle mani del destino, come non dobbiamo
-curarci della gente che ci circonda.</p>
-
-<p>E cos&igrave; passavano quelle giornate indimenticabili
-sempre assieme facendo delle<span class="pagenum"><a name="Page_316" id="Page_316">[Pg 316]</a></span>
-lunghe passeggiate, arrampicandosi sui
-monti, attraversando ghiacciai, rallegrandosi
-di ogni difficolt&agrave; vinta, d'ogni nuovo
-sentiero scoperto, correndo talvolta come
-scolaretti in vacanza sulle chine erbose
-dei monti, ridendo di loro stessi, non riconoscendosi
-in quella nuova vita giovanile
-che, repressa dalla seriet&agrave; dei loro
-studii, scaturiva baldanzosa come limpida
-fonte alla quale sia stato tolto ogni impedimento.</p>
-
-<p>E si dilettavano in quella vita che avevano
-riguardata un tempo come frivola,
-dimenticando tutto, nel timore che dovesse
-un giorno o l'altro finire.</p>
-
-<p>&mdash; Eppure dovremo riprendere i nostri
-lavori, &mdash; disse un giorno il professore.</p>
-
-<p>&mdash; Peccato! &mdash; rispose Marcella.</p>
-
-<p>Ma intanto il tempo passava e non si
-risolvevano mai a rompere l'incanto di
-quelle giornate. Ci volle una bufera di<span class="pagenum"><a name="Page_317" id="Page_317">[Pg 317]</a></span>
-neve a spingerli a lasciare le alte cime
-e ad avviarsi pi&ugrave; gi&ugrave; in riva al mare.</p>
-
-<p>Andarono a Napoli e in Sicilia: la temperatura
-calda, la luce abbagliante del
-mare azzurro diede loro un nuovo godimento;
-di giorno ammiravano la instabile
-superficie delle onde, le vele candide,
-i bastimenti formidabili; la notte si lasciavano
-cullare in canotto sull'onde increspate,
-dove l'ombra era pi&ugrave; profonda
-ed osservavano la fosforescenza del mare
-che pareva illuminato per far loro festa.</p>
-
-<p>Era una sc&igrave;a luminosa che seguiva il
-solco del canotto, erano striscie che scendevano
-dai remi quali frangie d'oro o
-d'argento.</p>
-
-<p>Marcella che vedeva quello spettacolo
-per la prima volta, ne era entusiasta ed
-ogni sera voleva goderlo nuovamente
-senza esserne mai sazia.</p>
-
-<p>Una volta il remo and&ograve; ad urtare in
-una massa d'alghe marine e di pesci ed<span class="pagenum"><a name="Page_318" id="Page_318">[Pg 318]</a></span>
-il mare divenne in un istante tanto infocato
-come se il sole si fosse immerso nelle
-onde tenebrose.</p>
-
-<p>Marcella era in estasi; e il professore
-disse non esser vero che regni l'oscurit&agrave;
-in fondo al mare, ch&egrave; mille animali pieni
-di luce lo irradiano e molte sostanze
-fosforescenti lo inondano di raggi e scintille.</p>
-
-<p>Egli che da tanto tempo desiderava studiare
-la fosforescenza del mare, da quelle
-passeggiate ne riport&ograve; come una suggestione
-e sent&igrave; sorgere nel suo spirito una
-volont&agrave; irresistibile di rimettersi al lavoro.</p>
-
-<p>Ecco perch&egrave; una sera portarono all'albergo
-una bottiglia riempita di quell'acqua
-luminosa, e quando furono nella
-loro camera, tolsero dalla valigia il microscopio
-che aveva riposato sempre durante
-il viaggio, Marcella prepar&ograve; i vetri con
-gocce d'acqua marina, e subito si misero<span class="pagenum"><a name="Page_319" id="Page_319">[Pg 319]</a></span>
-ad osservare prima l'uno e poi l'altra lo
-spettacolo nuovo.</p>
-
-<p>Scrutarono attentamente attraverso le
-lenti, poi si guardarono in faccia sorpresi.</p>
-
-<p>Era possibile che tutto quello splendore
-venisse da animali in putrefazione?</p>
-
-<p>Eppure era evidente, il professore lo
-sapeva, altri avevano studiato quel fenomeno
-prima di lui, ma egli voleva liberare
-quei microbi dai fermenti che li producevano
-e poi studiare la luminosit&agrave;
-degli esseri che guizzano nelle acque del
-mare.</p>
-
-<p>Ma in quella stanza ingombra erano
-troppo a disagio; bisognava decidersi a
-partire. Tutto a un tratto erasi ridestato
-in loro il desiderio di rimettersi al lavoro,
-e subito si diedero a preparare i materiali
-di studio; ordinarono venissero loro
-spedite ceste piene di pesci e molluschi,
-acquarii per poter avere vivi una variet&agrave;<span class="pagenum"><a name="Page_320" id="Page_320">[Pg 320]</a></span>
-di animali luminosi, raccomand&ograve; che li
-pescassero la notte per scegliere i pi&ugrave; risplendenti,
-e fecero le valigie allegramente
-pensando alla ripresa dei loro esperimenti
-e alla gioia di esaminare quelli
-esseri illuminanti i profondi abissi del
-mare: cos&igrave; avrebbero potuto rivivere a
-casa loro quelle gite notturne, quelle giornate
-incantevoli.</p>
-
-
-<h3>IV.</h3>
-
-<p>Il palazzo Grimani era in festa; dalle
-finestre aperte il sole entrava a rianimare
-i mobili antichi, e le vecchie cose
-sbiadite parevano rivivere alla nuova
-luce.</p>
-
-<p>Nel giardino, invece dei rami aggrovigliati,
-dell'erbe invadenti, i cespugli fio<span class="pagenum"><a name="Page_321" id="Page_321">[Pg 321]</a></span>riti
-sorridevano ai sentieri serpeggianti
-fra le macchie erbose e dalla fontana scendeva
-un fresco zampillo che gorgogliava
-nella coppa di marmo.</p>
-
-<p>Dalla porta spalancata entrarono gli
-sposi anch'essi ringiovaniti dalla nuova
-vita e contenti d'aver quasi raggiunto la
-felicit&agrave;.</p>
-
-<p>Il primo pensiero di Giulio Grimani fu
-di dar sesto al suo laboratorio, perch&egrave;
-dopo tanti mesi di riposo era impaziente
-di rimettersi al lavoro, al quale voleva dedicarsi
-con maggior lena per aprir nuovi
-orizzonti alla scienza.</p>
-
-<p>Marcella invece era preoccupata da altri
-pensieri, non aveva pi&ugrave; per la scienza l'attrazione
-d'un tempo, si sentiva mutata e
-pensava che fra pochi mesi un nuovo
-ospite sarebbe venuto a rallegrare la vecchia
-casa, e voleva prepararsi a riceverlo
-degnamente.</p>
-
-<p>Pensava che non avrebbe potuto pi&ugrave;<span class="pagenum"><a name="Page_322" id="Page_322">[Pg 322]</a></span>
-dare tutto il suo tempo agli studii del marito,
-e ci&ograve; la rendeva un po' triste.</p>
-
-<p>Il professore se ne accorse e le chiese:</p>
-
-<p>&mdash; Non sei contenta della tua casa,
-ti dispiace ch'io l'abbia fatta un po' ripulire?</p>
-
-<p>&mdash; Non &egrave; questo che mi d&agrave; pena, ma
-temo che non potr&ograve; pi&ugrave; aiutarti come
-prima nei tuoi lavori, e tu che m'hai
-sposato per questo scopo che cosa penserai
-di me?</p>
-
-<p>&mdash; Non temere, ti ho ingannato e volevo
-ingannare me stesso, ma ti ho sposato
-perch&egrave; non potevo vivere senza averti
-vicina; eri il mio raggio di sole, la mia
-gioia, e accetter&ograve; il tuo aiuto come un
-dono, ma se non puoi, far&ograve; da me solo.</p>
-
-<p>&mdash; Quanto sei buono! &mdash; disse Marcella, &mdash; come
-tutto &egrave; mutato: poco tempo
-fa mi davi soggezione, un tuo sguardo
-mi faceva tremare, ed ora provo per te
-soltanto amore e riconoscenza, ma ti aiu<span class="pagenum"><a name="Page_323" id="Page_323">[Pg 323]</a></span>ter&ograve;,
-sai, non come prima perch&egrave; avr&ograve; altre
-occupazioni; non ti dico di pi&ugrave;, &egrave; un
-mio segreto.</p>
-
-<p>E il segreto fu subito svelato quando
-si vide capitare in casa tanti oggetti minuscoli,
-della tela candida e sottile, e
-finalmente una piccola culla, che Marcella
-voleva adornare per il loro bimbo. Mentre
-Giulio preparava i materiali per i suoi
-studii, essa tagliava la tela e colle sue
-mani cuciva piccoli indumenti che parevano
-fatti per la bambola.</p>
-
-<p>Il professore si meravigliava di vederla
-coll'ago in mano intenta a lavori donneschi.</p>
-
-<p>&mdash; C'era bisogno di studiare all'Universit&agrave;
-per far dei lavori che tutte le
-donne possono fare? &mdash; le diceva.</p>
-
-<p>&mdash; Sono per il mio bimbo, e voglio
-farli io stessa, sarei gelosa che se ne incaricasse
-un'altra donna, ma non temere,
-ti aiuter&ograve; e questo lavoro mi terr&agrave; com<span class="pagenum"><a name="Page_324" id="Page_324">[Pg 324]</a></span>pagnia
-quando andrai a Padova a fare le
-tue lezioni.</p>
-
-<p>E cos&igrave; Marcella pass&ograve; l'inverno alternando
-i lavori d'ago agli studii sulla fosforescenza
-ed era un po' spoetizzata nel
-vedere che spesso l'origine delle onde luminose,
-che avevano reso sfolgoreggianti
-le notti del loro viaggio, non erano altro
-che residui in putrefazione: un tal pensiero
-quasi la disgustava.</p>
-
-<p>Ma ad interrompere le ricerche scientifiche
-venne un personaggio importante,
-che fu un vero raggio di sole per Marcella,
-a riempire di grida la vecchia casa.
-Lo chiamarono Aurelio per dargli un nome
-luminoso come gli studii prediletti in quel
-tempo dal professore.</p>
-
-<p>Marcella volle nutrire il piccolo Aurelio
-col proprio latte, e nel laboratorio si vide
-uno spettacolo nuovo; una piccola culla
-di vimini, imbottita di penne soffici come
-un nido in mezzo alla grande tavola, fra<span class="pagenum"><a name="Page_325" id="Page_325">[Pg 325]</a></span>
-le fiale di vetro, i liquidi coloranti e le
-culture di microbi.</p>
-
-<p>E Marcella su e gi&ugrave; sempre in moto,
-ora occupandosi del marito, ora del bimbo,
-si faceva in due per non perder tempo
-e badare a tutto.</p>
-
-<p>Le rincresceva che il marito si curasse
-poco del bambino, e lo chiamava un padre
-snaturato; ma egli non aveva tempo di
-andare in estasi per un essere che non
-capiva nulla e non faceva che miagolare
-come un gattino.</p>
-
-<p>Il fatto sta ch'era sulla via d'una nuova
-scoperta e non voleva distogliere l'attenzione
-dalle sue esperienze.</p>
-
-<p>Ne parlava colla moglie spiegandole le
-sue speranze, ma essa lo ascoltava distrattamente,
-pensando che un sorriso del
-suo bimbo valeva pi&ugrave; di tutte le scoperte
-del mondo intero.</p>
-
-<p>Il giorno che l'ud&igrave; balbettare la prima
-parola, non pot&egrave; trattenere la gioia e corse<span class="pagenum"><a name="Page_326" id="Page_326">[Pg 326]</a></span>
-a comunicare la grande notizia al marito;
-ma lui aveva altro da fare che occuparsi
-di Aurelio; appunto in quel giorno, aveva
-ottenuto un risultato insperato, l'ipotesi
-s'era mutata in certezza, la luminosit&agrave;
-d'alcuni animali altro non era che una
-schiera di microbi fosforescenti che avevano
-preso dimora nel loro fisico; ed egli
-volea studiarli, per aggiunger nuove conquiste
-alla scienza.</p>
-
-<p>&mdash; Pensa, &mdash; disse alla moglie nel suo
-entusiasmo, &mdash; pensa alla gioia di poter
-illuminare il corpo umano e renderlo trasparente;
-nulla allora sfuggir&agrave; all'occhio
-attento dello scienziato, e finalmente la
-medicina sar&agrave; una scienza esatta, perch&egrave;
-si potr&agrave; vedere come agisca la macchina
-interna ed ogni piccolo guasto ci sar&agrave;
-rivelato con precisione.</p>
-
-<p>&mdash; Ma quando le malattie saranno chiare
-come la luce del sole, potranno essere
-guarite? &mdash; chiese Marcella.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_327" id="Page_327">[Pg 327]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Certo sar&agrave; un passo verso la guarigione, &mdash; rispose
-il professore; &mdash; ma
-questo non m'interessa; ho gi&agrave; un bel
-lavoro davanti a me, per accertarmi che
-i microbi che vivono e risplendono nei
-miei animali acquatici, potranno vivere e
-propagarsi in animali d'indole diversa;
-sicch&egrave; ora ci metteremo all'opera e spero
-che il signor Aurelio, che incomincia a
-parlare, ci lascer&agrave; lavorare in pace.</p>
-
-<p>Legare il proprio nome ad una scoperta
-benefica era un miraggio troppo bello, e
-senza trascurare Aurelio, che o dormiva
-tranquillo nella culla, o seduto sopra un
-tappeto in mezzo ad una quantit&agrave; di balocchi
-non disturbava, Marcella preparava
-i vetrini, ripuliva gli arnesi, faceva annotazioni
-come nei tempi in cui era la migliore
-allieva del professore.</p>
-
-<p>Nel laboratorio c'era sempre una quantit&agrave;
-d'innocenti animaletti che servivano
-agli esperimenti e divertivano molto il<span class="pagenum"><a name="Page_328" id="Page_328">[Pg 328]</a></span>
-piccolo Aurelio, che andava loro vicino,
-li accarezzava colle manine, e quando
-riusciva a tener tra le braccia un piccolo
-coniglio o un agnellino era tutto
-contento.</p>
-
-<p>Quelle povere bestioline in quel tempo
-non vivevano che di microbi luminosi.</p>
-
-<p>Il professore voleva renderli trasparenti
-e vedere in quali animali i microbi inoculati
-si propagavano con facilit&agrave; e l'effetto
-che ne risultava.</p>
-
-<p>Gli animali dal lungo pelo non erano
-molto suscettibili ad essere illuminati; nell'oscurit&agrave;
-davano appena una leggera fosforescenza
-e solo gli occhi ne apparivano
-lucenti, ma quando il professore incominci&ograve;
-ad inoculare i microbi luminosi
-ai ranocchi che popolavano la vasca del
-giardino, solo allora pot&egrave; rallegrarsi dell'esito
-sicuro della sua opera.</p>
-
-<p>Di notte era una vera fantasmagoria;
-sotto la pelle sottile si vedeva trascorrere<span class="pagenum"><a name="Page_329" id="Page_329">[Pg 329]</a></span>
-un sangue luminoso ed i ranocchi illuminati
-che saltavano parevano animali fantastici,
-immaginati da qualche scrittore di
-racconti inverosimili.</p>
-
-<p>E quello che maggiormente sorprendeva
-era che i ranocchi diventavano ogni
-sera pi&ugrave; luminosi e pi&ugrave; irrequieti, e a
-poco a poco la luce era divenuta tanto
-intensa da potervi leggere come in mezzo
-a una corona di fiammelle elettriche.</p>
-
-<p>Per molte sere quegli animali luminosi
-servirono di spettacolo in casa Grimani,
-il professore n'era contento e orgoglioso
-come d'un trionfo, e Marcella meravigliata
-riguardava il marito con crescente ammirazione.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_330" id="Page_330">[Pg 330]</a></span></p>
-
-
-<h3>V.</h3>
-
-<p>Era sulla fine dell'anno scolastico,
-quando il professore Grimani invit&ograve; alcuni
-colleghi ed amici a passare una giornata
-a casa sua, dove aveva preparato
-loro una sorpresa.</p>
-
-<p>Accettarono con piacere, certi di passare
-una giornata lieta in casa Grimani,
-dove c'era sempre un buon pranzo, e potevano
-chiacchierare colla signora Marcella
-delle pi&ugrave; ardue questioni scientifiche,
-trattandola da collega, e ci&ograve; la rendeva
-orgogliosa.</p>
-
-<p>Qualche volta essa si divertiva a far
-dello spirito sopra se stessa.</p>
-
-<p>&mdash; Che antipatiche le donne sapienti! &mdash; diceva.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_331" id="Page_331">[Pg 331]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Non &egrave; vero, &mdash; rispondevano quei
-signori, ai quali la scienza non aveva
-fatto dimenticare la cavalleria, &mdash; anzi,
-la scienza passata attraverso un cervello
-femminile riesce pi&ugrave; amabile.</p>
-
-<p>In ogni modo essa sapeva far molto
-bene gli onori di casa; si occupava di
-tutto e di tutti, e procurava di disporre
-ogni cosa con tanta arte che non soffrivano
-un minuto di noia.</p>
-
-<p>Quel giorno la riunione in casa Grimani
-fu pi&ugrave; interessante del solito. La
-sala da pranzo arredata severamente in
-stile antico, con mobili autentici di legno
-intagliato e le pareti ricoperte di damasco
-rosso, era rallegrata da ceste di fiori, e
-la tavola risaltava colla tovaglia candida
-e le stoviglie terse e lucenti.</p>
-
-<p>Erano lieti di vedersi circondati da
-una schiera di persone elette dai nomi
-conosciuti e stimati in tutto il mondo,
-che parlavano allegramente come se vo<span class="pagenum"><a name="Page_332" id="Page_332">[Pg 332]</a></span>lessero
-dimenticare gli studi severi e
-darsi un po' di bel tempo, scambiandosi
-semplicemente le loro idee in quell'ambiente
-simpatico, intorno alla tavola bene
-imbandita, dove non mancavano nemmeno
-i vini generosi a metterli di buon
-umore.</p>
-
-<p>Terminato il pranzo, scesero in giardino
-a prendere il caff&egrave; in un piccolo
-chiosco coperto di glicine, onicere, clematis
-ed altre piante profumate, e quando
-scesero le ombre della notte ed il giardino
-si fece buio, Grimani diede il segnale di
-alzarsi e condusse gli amici in un grande
-ambiente al pianterreno, che non si sarebbe
-potuto dire se fosse una vasta grotta,
-una cantina, o una stalla, ma aveva l'aspetto
-d'una cosa e dell'altra.</p>
-
-<p>Era l'abitazione degli animali che servivano
-alle esperienze del professore: intorno
-alle pareti v'erano nicchie chiuse
-da cancelli di ferro, da un lato uno zam<span class="pagenum"><a name="Page_333" id="Page_333">[Pg 333]</a></span>pillo
-scendeva in una gran vasca che
-serviva per i pesci e gli animali acquatici
-e nello stesso tempo per abbeverare
-gli altri.</p>
-
-<p>Prima di entrare il professore narr&ograve;
-i suoi studi sulla fosforescenza.</p>
-
-<p>&mdash; Ma quello che ora vi mostrer&ograve;, &mdash; soggiunse, &mdash; &egrave;
-il frutto dei miei ultimi
-esperimenti, ho scoperto in alcuni animali
-acquatici un microbo luminoso che, date
-certe condizioni, si propaga e vive nel
-corpo di animali di specie diversa, e li
-rende luminosi e trasparenti; ora potrete
-vederne l'effetto coi vostri occhi.</p>
-
-<p>S&igrave; dicendo aperse la porta della vasta
-stanza, e apparve loro come una visione
-fantastica.</p>
-
-<p>Tutt'intorno alle pareti e sulla v&ocirc;lta
-c'erano bagliori indefiniti che mandavano
-raggi di tinte diverse: era quasi una
-danza di fiammelle che apparivano e
-scomparivano ad un tratto come fuochi<span class="pagenum"><a name="Page_334" id="Page_334">[Pg 334]</a></span>
-fatui, poi strisce luminose, azzurre, rosse,
-infocate, che rammentavano albe e tramonti
-meravigliosi.</p>
-
-<p>Al primo momento tutti quei scienziati
-e professori rimasero attoniti.</p>
-
-<p>&mdash; Siamo nel regno delle fate, o vuoi
-farci assistere ad un racconto delle <cite>Mille
-ed una notte</cite>? &mdash; disse il professor Calvi.</p>
-
-<p>&mdash; Siete semplicemente nel laboratorio
-sperimentale d'un insegnante che cerca
-di scoprire il meccanismo della vita e,
-qualche volta, ci riesce perch&egrave; ha un'assistente
-impareggiabile, &mdash; disse Grimani,
-guardando sorridente Marcella, poi
-soggiunse: &mdash; Ora venite con me, che &egrave;
-tempo vi presenti alla spicciolata i miei
-personaggi principali, &mdash; e, fatti entrare
-gli amici in una stanza accanto e sedere
-intorno ad una tavola, vi pose sopra alcuni
-ranocchi luminosi. &mdash; Ecco l'animale
-che pare destinato a servire la
-scienza meglio di qualunque altro; ha<span class="pagenum"><a name="Page_335" id="Page_335">[Pg 335]</a></span>
-incominciato ad essere il collaboratore del
-grande Galvani, ed ora continua il suo
-cammino glorioso; nessun animale inoculato
-coi miei microbi, mi ha dato risultati
-migliori.</p>
-
-<p>Infatti la pelle sottile di quelle rane irradiava
-una luce cos&igrave; intensa come se dentro
-ci fosse una fiammella elettrica, e osservando
-attentamente, si poteva distinguere
-tutti i movimenti interni del piccolo
-animale, i battiti del cuore, il sangue
-trascorrere nelle vene e il nutrimento attraverso
-il corpo, e quando l'animale era
-stuzzicato o tormentato, mandava raggi
-pi&ugrave; vibrati, e tutti quei professori si strappavano
-di mano quelle piccole bestie per
-osservarle, come i fanciulli fanno coi balocchi.</p>
-
-<p>Grimani mostr&ograve; poi delle cavie, dei
-conigli che non mandavano una luce intensa,
-ma una pallida fosforescenza, e soltanto
-negli occhi avevano due lucenti<span class="pagenum"><a name="Page_336" id="Page_336">[Pg 336]</a></span>
-scintille; piacque molto un porcellino da
-latte che dava una luce rosea, e finalmente
-il professore vers&ograve; e dispose sulla
-tavola una sostanza simile a un fiume
-d'oro e d'argento: sembravano raggi
-usciti dal sole e dalla luna che illuminassero
-la piccola stanza e le persone
-con riflessi insoliti e abbaglianti.</p>
-
-<p>Il professore spieg&ograve; che tutto quel bagliore
-era effetto della putrefazione di alcuni
-animali ch'egli si era divertito ad ottenere
-in grande quantit&agrave;, e mostr&ograve; come
-nei profondi abissi del mare, la vita, la
-morte e la dissoluzione si congiungano
-assieme per renderli luminosi.</p>
-
-<p>I colleghi si congratularono con Grimani
-degli esperimenti, e, risaliti in casa,
-pensavano alle applicazioni utili di quella
-scoperta.</p>
-
-<p>&mdash; Bisogna tentare sull'uomo, &mdash; disse
-Grimani, &mdash; e rendere il corpo luminoso
-senza bisogno di raggi X e di altri si<span class="pagenum"><a name="Page_337" id="Page_337">[Pg 337]</a></span>stemi
-incompleti, e leggervi come in un
-libro aperto.</p>
-
-<p>E regal&ograve; ai colleghi dei tubetti con culture
-di microbi luminosi perch&egrave; li facessero
-sperimentare nelle cliniche, mentre
-egli s'ingegnava di fare altrettanto, ed
-aveva fede che da tanti bagliori, potesse
-risultare un po' di luce a beneficio dell'umanit&agrave;
-sofferente.</p>
-
-
-<h3>VI.</h3>
-
-<p>Tutti i giornali parlavano della scoperta
-del professore Grimani, traendone
-lieti pronostici.</p>
-
-<p>Egli era contento del modo con cui
-era stata accolta e dai colleghi e dal pubblico,
-e s'aspettava ben altro effetto che
-non fosse quello d'una semplice curiosit&agrave;.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_338" id="Page_338">[Pg 338]</a></span></p>
-
-<p>Aveva gi&agrave; fatto esperimenti sui malati
-negli ospedali, ma sul principio con pochi
-risultati pratici. Lo scheletro impediva
-la trasparenza, e soltanto nell'addome
-e nello stomaco, s'era ottenuto qualche
-effetto, ma poi per poter conoscere
-bene il funzionamento dell'organismo, bisognava
-far prove nelle persone sane, e
-nessuno voleva sottomettersi ad esperimenti
-di quel genere.</p>
-
-<p>Grimani non si perdeva di coraggio:
-riuscire nella sua impresa era addirittura
-per lui una specie di fissazione; le
-difficolt&agrave;, invece di scoraggiarlo, gli davano
-un nuovo ardire; non solo voleva
-riuscire a leggere nel corpo umano, ma
-bens&igrave; a scoprire i movimenti del cervello.</p>
-
-<p>L'ostacolo era la calotta cranica che
-avrebbe impedito il passaggio della luce,
-ma nella prima et&agrave; non &egrave; del tutto rinchiusa,
-ed egli pens&ograve; che aveva il mezzo
-di continuare i suoi studi senza uscire<span class="pagenum"><a name="Page_339" id="Page_339">[Pg 339]</a></span>
-dalla sua casa; non aveva il suo bambino?
-Non era suo figlio? Non era padrone
-di servirsene per i suoi esperimenti,
-non recandogli alcun danno? e l'avrebbe
-subito tentato se non avesse temuto di
-dispiacere a Marcella che non voleva si
-toccasse il suo figliuolo.</p>
-
-<p>Una volta entrata quell'idea nel suo
-cervello, non ebbe pi&ugrave; pace, amava la
-scienza pi&ugrave; di tutto, e a questa doveva
-sacrificare tutto.</p>
-
-<p>Incominci&ograve; allora una serie di sotterfugi
-per far le cose in modo che Marcella
-non avesse alcun sospetto; mostr&ograve;
-di occuparsi di pi&ugrave; del suo bambino, lo
-teneva in braccio spesso e lo faceva giocherellare,
-interessandosi a' suoi progressi,
-tanto che Marcella ne era sorpresa,
-ma nello stesso tempo contenta
-che il marito si compiacesse delle grazie
-del figliuolo.</p>
-
-<p>Per molto tempo si content&ograve; di servir<span class="pagenum"><a name="Page_340" id="Page_340">[Pg 340]</a></span>sene
-di trastullo, ma un giorno che Marcella
-era fuori di casa, si decise al gran
-passo e inocul&ograve; nelle vene del figlio i
-microbi luminosi.</p>
-
-<p>Non fu senza inquietudine, a dire il
-vero; ad ogni grido del fanciullo, tremava
-che si sentisse male; la notte si
-alzava per andare ad osservarlo, al punto
-che la moglie gli diceva che se prima
-non si occupava di Aurelio, ora poi esagerava,
-e temeva in cuor suo che il troppo
-lavoro gli avesse prodotto un po' di squilibrio
-nel cervello.</p>
-
-<p>Intanto Aurelio mangiava e saltava, ed
-era allegro; il professore continuava ad
-inoculargli segretamente i microbi e a
-metterglieli nel latte che doveva servirgli
-di nutrimento; secondo i suoi calcoli,
-fra poco tempo dovevano produrre il loro
-effetto, e non cessava intanto di osservarlo.</p>
-
-<p>Una sera Marcella entr&ograve; per caso al<span class="pagenum"><a name="Page_341" id="Page_341">[Pg 341]</a></span>
-buio in camera d'Aurelio, e fu colpita
-nel vedere un'aureola luminosa che aveva
-intorno al capo e lo faceva apparire come
-il bambino Ges&ugrave; e gli angeli dipinti nelle
-chiese.</p>
-
-<p>Prov&ograve; un'emozione come se il suo bimbo
-fosse morto e non aveva coraggio di avvicinarsi
-al letto; poi si fece innanzi, si
-consol&ograve; sentendo uscire dalla bocca infantile
-un respiro leggero come un soffio,
-s'accorse del punto donde usciva la luce,
-e la verit&agrave; le balen&ograve; subito alla mente.</p>
-
-<p>Suo marito aveva osato servirsi del
-figliuolo pei suoi esperimenti? Non aveva
-dunque viscere di padre? E lo aveva
-fatto di nascosto, senza dirle nulla come
-se si trattasse d'un delitto? Sapeva dunque
-ch'essa non avrebbe mai permesso una
-simile profanazione. Era troppo! Il suo
-amore di madre si ribellava al fatto atroce,
-e un'irritazione le saliva dal cuore al cervello
-che la faceva tremare dal dispetto.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_342" id="Page_342">[Pg 342]</a></span></p>
-
-<p>Non sapeva che cosa avrebbe fatto,
-ma sapeva certo che non avrebbe pi&ugrave; lasciato
-il suo Aurelio vicino al padre, e
-tutto ad un tratto si sent&igrave; sorgere nel
-cuore un fiero odio alla scienza che rendeva
-gli uomini insensibili agli affetti pi&ugrave;
-santi.</p>
-
-<p>Senza por tempo in mezzo, avvolse il
-bimbo in una coperta, lo prese in braccio,
-e senza dir nulla a nessuno, usc&igrave;
-dal palazzo Grimani e si rec&ograve; per quella
-notte dalla cugina, calcolando di partire
-all'alba per la montagna, dove avrebbe trovato
-un rifugio tranquillo nella sua casetta.</p>
-
-<p>Quando il professore, ignorando quello
-che era avvenuto, entr&ograve; nella cameretta
-di Aurelio e la trov&ograve; deserta e seppe che
-la moglie era partita senza salutarlo e
-senza dir nulla a nessuno, credette che
-la sua vecchia casa fosse crollata e la
-sua felicit&agrave; fosse sparita per sempre.</p>
-
-<p>Scrisse una lettera alla moglie per<span class="pagenum"><a name="Page_343" id="Page_343">[Pg 343]</a></span>
-iscusarsi, disse che era sicuro di non aver
-recato alcun danno al figliuolo che amava
-pi&ugrave; di ogni cosa al mondo, si sentiva, &egrave;
-vero, colpevole di non averle detto nulla,
-ma n'era pentito amaramente.</p>
-
-<p>Marcella fu inesorabile, non rispose;
-il marito l'aveva ingannata e non poteva
-pi&ugrave; credere alle sue parole, il suo amore
-di madre era troppo offeso e non sapeva
-darsi pace.</p>
-
-
-<h3>VII.</h3>
-
-<p>Marcella era contenta di essere in mezzo
-ai monti, sola col suo bimbo, di poter
-passeggiare nei boschi, correre, giuocare,
-lontana da ogni pericolo; lo vedeva rifiorire
-in quella vita libera, a quell'aria
-salubre e imbalsamata, e non si pentiva
-della decisione presa.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_344" id="Page_344">[Pg 344]</a></span></p>
-
-<p>Dopo qualche giorno si era calmata
-la sua paura, e nella solitudine e nel silenzio
-della notte ridestandosi la curiosit&agrave;
-scientifica, osservava la testolina luminosa
-del figlio e si sorprendeva notando
-i movimenti del cervello, che mandava
-spesso scintille pi&ugrave; o meno luminose, secondo
-le imagini che si succedevano e le
-impressioni che ne riceveva.</p>
-
-<p>Aurelio cresceva come un fiore rigoglioso,
-e pareva che i microbi inoculati
-nel suo organismo gli avessero dato maggior
-vigore, al punto che Marcella era
-quasi pentita della decisione presa, ed incominciava
-a pensare al marito con vera
-indulgenza.</p>
-
-<p>Essa non sapeva come egli fosse rimasto
-affranto dal dolore, vedendosi abbandonato
-dalla moglie che adorava: non
-sapeva che s'era ammalato gravemente al
-punto da dover chiamare presso di s&egrave; il
-fratello e il nipote, nel timore di non<span class="pagenum"><a name="Page_345" id="Page_345">[Pg 345]</a></span>
-poter sopravvivere, e non volendo dar sue
-notizie a lei, che era stata tanto crudele
-da abbandonarlo.</p>
-
-<p>&mdash; Se io muoio, sar&agrave; il suo castigo, &mdash; aveva
-detto al fratello, parlando di Marcella, &mdash; e
-ne avr&agrave; rimorso per tutta la
-vita.</p>
-
-<p>E il fratello Paolo fu un vero consolatore
-per lui, e il nipote, mostrando molto
-interesse per la sua scoperta, pareva gli
-ridonasse la salute.</p>
-
-<p>&mdash; Era forse un delitto fare sul proprio
-figlio un esperimento innocente? &mdash; chiedeva
-il professore.</p>
-
-<p>&mdash; Anzi, tutt'altro; io sarei glorioso, &mdash; rispondeva
-il nipote, &mdash; di poter esserti
-utile.</p>
-
-<p>&mdash; Davvero? e ti presteresti ad un
-esperimento?</p>
-
-<p>&mdash; Se credi, caro zio, mi metto subito
-a tua disposizione.</p>
-
-<p>&mdash; Bada che sono capace di prenderti<span class="pagenum"><a name="Page_346" id="Page_346">[Pg 346]</a></span>
-in parola, &mdash; disse lo zio, e rivoltosi al
-fratello chiese: &mdash; E tu permetteresti?</p>
-
-<p>&mdash; E perch&egrave; no? &mdash; rispose Paolo, &mdash; mi
-fido di te interamente.</p>
-
-<p>Il professore era contento; ci&ograve; avrebbe
-servito d'esempio anche alla moglie, se
-il fratello gli affidava il suo unico figlio,
-e poi poter studiare l'effetto dei microbi
-in una persona sana, era quello che desiderava
-da tanto tempo, e sarebbe stato
-un diversivo ai suoi dispiaceri.</p>
-
-<p>Cos&igrave;, mentre Paolo scriveva alla cognata
-per persuaderla al ritorno, dicendole
-d'aver trovato Giulio molto ammalato
-ed avvilito, raccontava ch'egli aveva
-permesso a suo figlio, la sola persona che
-lo tenesse attaccato alla terra, di servire
-agli esperimenti del fratello, e che questi
-si effettuavano ogni giorno, ed Enrico si
-lasciava inoculare i microbi fosforescenti,
-ne ingoiava nel cibo, sorridendo e scherzando,
-contento di servire cos&igrave; alla scienza.<span class="pagenum"><a name="Page_347" id="Page_347">[Pg 347]</a></span>
-Del resto, diceva che i microbi gli facevano
-bene alla salute, perch&egrave; dopo averne
-fatta la conoscenza, si sentiva aumentato
-l'appetito e avea il sonno pi&ugrave; tranquillo.</p>
-
-<p>Ogni sera, quando i lumi erano spenti,
-Enrico si guardava nello specchio per
-vedere se il suo corpo incominciasse a
-dar segni di fosforescenza. Dopo qualche
-giorno, forse per effetto d'immaginazione,
-gli parve gi&agrave; di risplendere nell'oscurit&agrave;,
-e lo disse allo zio, il quale era
-certo che la sua cultura di microbi era
-d'esito sicuro, per&ograve; voleva aspettare ad
-esaminarlo che il corpo avesse ottenuto
-la massima trasparenza, intanto si compiaceva
-di vederlo di buon umore ed in
-perfetto stato di salute.</p>
-
-<p>&mdash; Possibile &mdash; diceva &mdash; che i miei
-microbi possano servire di farmaco? Non
-ti ho mai visto cos&igrave; florido!</p>
-
-<p>&mdash; Non fanno male di sicuro, mi sento
-bene e pieno di forza.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_348" id="Page_348">[Pg 348]</a></span></p>
-
-<p>Una sera per&ograve; il professore, esaminando
-bene il corpo del nipote, si mostr&ograve;
-invece cupo e non ebbe pi&ugrave; voglia di
-scherzare.</p>
-
-<p>&mdash; Perch&egrave; fai quella faccia scura, &mdash; disse
-Enrico, &mdash; hai forse scoperto nel
-mio corpo qualche principio di terribile
-morbo?</p>
-
-<p>&mdash; C'&egrave; qualche cosa che non so spiegarmi,
-vedremo meglio domani, &mdash; rispose
-il professore, ma rimase tutto il
-giorno svogliato e silenzioso.</p>
-
-<p>Pareva che un nuovo dolore fosse piombato
-sul vecchio palazzo.</p>
-
-<p>Paolo aveva un cattivo presentimento
-e non osava chieder nulla. Soltanto Enrico
-era calmo e sereno, si sentiva bene
-e non voleva inquietudini.</p>
-
-<p>In seguito ad altri esami, quando il
-corpo del nipote, sotto l'azione dei microbi
-s'era fatto pi&ugrave; luminoso, il professore
-non ebbe pi&ugrave; dubbio, e fu convinto<span class="pagenum"><a name="Page_349" id="Page_349">[Pg 349]</a></span>
-che un punto nero scoperto all'apice d'un
-polmone, era un principio d'una malattia
-che avrebbe potuto distruggere un'esistenza
-cos&igrave; preziosa, ma non si sentiva il
-coraggio di darne al fratello la notizia,
-pur riconoscendone il dovere.</p>
-
-<p>Una sera che Enrico era andato a leggere
-nello studio di Marcella e i due
-fratelli s'erano indugiati in sala da pranzo
-a sorseggiare il caff&egrave; ed a fumare un sigaro,
-Paolo ruppe il silenzio e disse al
-professore:</p>
-
-<p>&mdash; Ti prego di dirmi la verit&agrave;, hai scoperto
-nel corpo di Enrico qualche cosa
-che non va bene e vuoi nasconderla?</p>
-
-<p>&mdash; Veramente non sono sicuro di me
-stesso, la medicina &egrave; una scienza molto
-difficile, ed io la conosco in teoria e poco
-in pratica, e m'impressiono facilmente per
-cose da nulla.</p>
-
-<p>&mdash; Ma in nome del cielo, che cosa hai
-veduto? &mdash; chiese Paolo.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_350" id="Page_350">[Pg 350]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Semplicemente un punto nero, forse
-non &egrave; nulla, oppure baster&agrave; qualche cura
-semplice a farlo sparire. Ma vedi, ora
-sei diventato pallido ad un tratto, ti spaventi?
-Come sono pentito di quello che
-feci e d'aver parlato, ma sei stato tu a
-spingermi.</p>
-
-<p>E da quel giorno non ebbero pi&ugrave; quiete,
-fecero visitare Enrico da medici e professori,
-e tutti trovarono il punto nero. Chi
-diceva una cosa, chi un'altra, forse era
-nulla, un ingorgo al polmone con un po'
-di congestione: chi suggeriva un rimedio,
-chi un altro, cose da far perdere la testa.</p>
-
-<p>Paolo non sapeva pi&ugrave; che pensare, ma
-il dubbio gli era penetrato nell'animo e
-non poteva darsi pace.</p>
-
-<p>Il professore sentiva rimorso d'essere
-stato causa di quel dolore, e cupo, accigliato,
-non faceva pi&ugrave; alcun esperimento
-e odiava i microbi, causa di tutti i suoi
-dispiaceri.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_351" id="Page_351">[Pg 351]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Come, non vuoi pi&ugrave; inocularmi i
-tuoi microbi? &mdash; diceva Enrico.</p>
-
-<p>&mdash; Non ne voglio pi&ugrave; sapere. Li odio,
-voglio gettarli nel pozzo.</p>
-
-<p>&mdash; Allora inquineranno l'acqua e diventeremo
-tutti trasparenti, &mdash; disse Enrico. &mdash; Mi
-rincrescerebbe, vorrei io solo
-aver questo privilegio.</p>
-
-<p>&mdash; Non l'avr&agrave; pi&ugrave; nessuno, &mdash; disse
-Grimani. &mdash; A morte, a morte!</p>
-
-<p>S&igrave; dicendo, fece una fiammata sul camino
-e vi gett&ograve; tutte le culture dei microbi.</p>
-
-<p>Fu un attimo; n&egrave; Paolo n&egrave; Enrico riuscirono
-a salvarne nemmeno un tubetto.</p>
-
-<p>&mdash; Sei pazzo? &mdash; gli disse Paolo &mdash; Dopo
-tante fatiche! te ne pentirai.</p>
-
-<p>&mdash; Non m'hanno recato che dolori. Ora
-&egrave; finita, sono morti per sempre, &mdash; disse
-il professore.</p>
-
-<p>Ma la sua voce tremava e chin&ograve; il
-capo per nascondere le lagrime che sentiva
-inumidirgli le ciglia.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_352" id="Page_352">[Pg 352]</a></span></p>
-
-<p>Sul capo di quei tre uomini seduti nel
-vasto laboratorio, pareva che sovrastasse
-un'immensa sventura; non osavano parlare,
-temendo di rattristarsi colle parole
-desolate, e non si sarebbe potuto dire quali
-avessero maggiormente un aspetto spettrale
-se i tre vivi o i ritratti degli avi
-che spiccavano sulle scure pareti.</p>
-
-<p>Ad un tratto un rumore di usci aperti
-e rinchiusi, un frusc&igrave;o di vesti femminili,
-e un suono di voce argentina, ruppe il
-cupo silenzio. Marcella si ferm&ograve; sulla soglia,
-mentre Aurelio si precipit&ograve; colle manine
-aperte verso il professore.</p>
-
-<p>&mdash; Pap&agrave;, pap&agrave;! &mdash; grid&ograve; la voce infantile.</p>
-
-<p>Egli si scosse come da un sogno, e
-disse:</p>
-
-<p>&mdash; Tu qui, Marcella? &Egrave; il cielo che
-ti manda.</p>
-
-<p>&mdash; Perdono, &mdash; disse la donna gettandosi
-nelle sue braccia, &mdash; ti ho dato un<span class="pagenum"><a name="Page_353" id="Page_353">[Pg 353]</a></span>
-gran dolore, me ne avvedo dal tuo volto
-disfatto.</p>
-
-<p>Poi ringrazi&ograve; il cognato e il nipote,
-venuti a confortare il marito ch'essa aveva
-abbandonato.</p>
-
-<p>&mdash; Ho fatto male, &mdash; soggiunse, &mdash; sono
-stata un'ingrata, ma lo sdegno &egrave; stato
-pi&ugrave; forte di me.</p>
-
-<p>&mdash; Non ti so dar torto, non bisogna
-voler strappare i segreti alla natura: il
-cielo nol permette.</p>
-
-<p>&mdash; Perch&egrave; sei cos&igrave; scoraggiato? Mi fai
-pena, bisogna rimettersi al lavoro, anzi,
-guadagnare il tempo perduto. Aurelio sta
-bene, s'&egrave; fatto pi&ugrave; robusto e intelligente,
-forse saranno stati i microbi.</p>
-
-<p>&mdash; Ora sono morti, &mdash; disse il professore, &mdash; non
-turberemo pi&ugrave; la loro
-pace.</p>
-
-<p>&mdash; Come? &mdash; esclam&ograve; Marcella con
-uno sguardo interrogativo.</p>
-
-<p>&mdash; Distrutti, &mdash; disse Paolo.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_354" id="Page_354">[Pg 354]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; E tu hai fatto questo? &mdash; chiese
-rivolta al marito. &mdash; Non ci sar&agrave; mai
-possibile rinunciare a studii cos&igrave; interessanti,
-ritorneremo da capo.</p>
-
-<p>Il professore crollava il capo come per
-dire che tutto era finito.</p>
-
-<p>&mdash; Pare che abbiano rivelato una grave
-malattia nel mio organismo, &mdash; disse Enrico. &mdash; Ecco
-il loro delitto.</p>
-
-<p>&mdash; Una malattia? Non pu&ograve; essere, con
-quell'aspetto; ma so certo che non si pu&ograve;
-osservare con calma quelli che si amano.
-Se sapeste quanti mali, lass&ugrave; nella solitudine
-della montagna, ho veduto sorgere
-e tramontare nel corpo del mio bambino
-quando era sotto l'influenza dei microbi!
-Ora son passati e sta bene; nella solitudine
-della vita campestre, i miei nervi si
-sono calmati e la verit&agrave; &egrave; apparsa intera
-al mio spirito. Ho capito che &egrave; una scoperta
-che non solo ci mostrer&agrave; le malattie,
-ma forse potr&agrave; aiutarci anche a curarle.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_355" id="Page_355">[Pg 355]</a></span></p>
-
-<p>Poi volle esaminare il nipote affermando
-che coll'esercizio continuato nell'osservare
-il piccino, la sua vista s'era
-fatta pi&ugrave; acuta: lo condusse in una camera
-oscura e ne esamin&ograve; il petto.</p>
-
-<p>&mdash; Che cosa hai veduto? &mdash; chiese
-al marito.</p>
-
-<p>&mdash; Un punto nero.</p>
-
-<p>&mdash; Hai dato corpo alle ombre, &egrave; proprio
-cos&igrave;, quel punto nero &egrave; un'ombra,
-non vedi? Mano mano che Enrico si
-muove, esso si sposta, eccone la prova
-pi&ugrave; convincente.</p>
-
-<p>&mdash; E gli altri? &mdash; chiese il professore.</p>
-
-<p>&mdash; Sono stati suggestionati, ecco la
-verit&agrave;: <ins title="Nota di Trascrizione: la prima persona singolare dell'indicativo presente del verbo &laquo;dare&raquo; &egrave; stata mantenuta accentata nell'occorrenza">vi d&ograve;</ins> la mia parola di dottoressa,
-che Enrico sta benone.</p>
-
-<p>Ella ordin&ograve; a tutti di andare a ritemprarsi
-assieme nella sua casa in montagna.</p>
-
-<p>&mdash; Abbiamo sofferto troppo e prima di<span class="pagenum"><a name="Page_356" id="Page_356">[Pg 356]</a></span>
-riprendere il lavoro, propongo di andare
-a scacciare i tristi pensieri e passare
-qualche giornata lieta.</p>
-
-<p>&mdash; Approvato, &mdash; dissero tutti in coro.</p>
-
-<p>&mdash; Non mi scapperai pi&ugrave; via, &mdash; disse
-il professore a Marcella.</p>
-
-<p>&mdash; No, ma devi promettermi di non
-far pi&ugrave; esperienze sul corpo di nostro
-figlio.</p>
-
-<p>&mdash; E nemmeno su quello di Enrico,
-ne puoi star sicura, ho sofferto troppo, &mdash; rispose
-il professore.</p>
-
-<p>Paolo era ritornato di buon umore, e
-diceva che la scienza &egrave; pericolosa dopo
-che l'albero della scienza del paradiso era
-stato la rovina di Adamo ed Eva.</p>
-
-<p>&mdash; Ma fu l'origine dell'umanit&agrave;, &mdash; osserv&ograve;
-Enrico.</p>
-
-<p>&mdash; Infine non sappiamo nulla, &mdash; disse
-il professore, &mdash; intanto godiamo di questa
-tregua alle nostre ansie. Chi ci avrebbe
-detto un'ora fa, quando eravamo tanto<span class="pagenum"><a name="Page_357" id="Page_357">[Pg 357]</a></span>
-tristi e abbattuti, che in poco tempo tutto
-potesse mutarsi? Ma mia moglie &egrave; ritornata
-a ridonare la pace e la serenit&agrave; alla
-vecchia casa che pareva sul punto di crollare.
-Ora mi sento nuova lena per ricominciare
-il lavoro interrotto.</p>
-
-<p>&mdash; Ed io non t'abbandoner&ograve; pi&ugrave;, &mdash; disse
-Marcella.</p>
-
-<p>&mdash; Lo credo bene, &mdash; salt&ograve; su Enrico, &mdash; colla
-tua scienza ci hai ridato la pace
-e fatto la luce.</p>
-
-<hr class="chap" />
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_359" id="Page_359">[Pg 359]</a></span></p>
-
-
-
-
-<h2><a name="DIVINAZIONE" id="DIVINAZIONE">DIVINAZIONE.</a></h2>
-</div>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_361" id="Page_361">[Pg 361]</a></span></p>
-
-
-<p class="p1">In generale, quando il dottor de Roberti
-invitava a pranzo i suoi colleghi,
-dimenticava le noie della professione, era
-allegro, vivace, spiritoso, parlava di cose
-frivole, e gli pareva d'esser ritornato ai
-bei tempi in cui era studente.</p>
-
-<p>Egli sedeva a tavola come al solito,
-cogli amici, ma quella sera non parlava,
-rispondeva a monosillabi e pareva assorto
-in un pensiero tormentoso.</p>
-
-<p>&mdash; A che cosa pensi? Dov'&egrave; scappato
-il tuo buon umore? hai qualche pensiero
-che ti preoccupa? &mdash; gli chiesero i compagni.</p>
-
-<p>&mdash; Nulla, &mdash; rispose il dottore, &mdash; <span class="pagenum"><a name="Page_362" id="Page_362">[Pg 362]</a></span>penso
-ad un caso strano che mi &egrave; accaduto
-in passato, e che oggi un avvenimento
-nuovo ha ridestato nella mia memoria.</p>
-
-<p>&mdash; Potresti bene raccontarcelo, piuttosto
-di startene pensieroso a ruminarlo
-nella tua mente, &mdash; disse il suo vicino
-di tavola.</p>
-
-<p>&mdash; Quando il cervello &egrave; carico di pensieri,
-il solo mezzo per sollevarlo &egrave; dar
-la stura al discorso, la parola &egrave; la valvola
-di sicurezza dei pensieri che ci opprimono, &mdash; sentenzi&ograve;
-un altro.</p>
-
-<p>&mdash; Sentiamo questo caso strano; &mdash; dissero
-in coro tutti gli amici; e soggiunsero
-vedendolo titubante: &mdash; Fuori
-infuria la bufera e in questo tepore, raccolti
-intorno alla tavola con una tazza di
-moka davanti e una sigaretta in mano,
-sar&agrave; un vero godimento ascoltare una storia
-curiosa, narrata nel modo squisito ed
-elegante come tu solo sai fare.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_363" id="Page_363">[Pg 363]</a></span></p>
-
-<p>&mdash; Non ho bisogno di queste lusinghe, &mdash; disse
-de Roberti, &mdash; ma sar&ograve; compiacente
-e vi racconter&ograve; la mia storia che
-forse potr&agrave; interessarvi; in ogni caso, mi
-far&agrave; bene vuotare il sacco e rester&ograve; pi&ugrave;
-leggero; solo mi permetterete di non dirvi
-il nome dei miei personaggi per non tradire
-il segreto professionale.</p>
-
-<p>Rimase qualche istante assorto come
-per raccogliere le idee e incominci&ograve;:</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Era un pomeriggio di primavera,
-una di quelle giornate tepide, piene di
-profumi e d'incanti, che invitano a correre
-all'aperto a prendere un bagno d'aria
-e di sole, e riesce d'immenso sacrificio
-quel doversene star rinchiusi fra quattro
-mura a udire il racconto di tanti mali che
-tormentano l'umanit&agrave;. Erano sfilati davanti
-a me un bel numero di pazienti, altri
-erano ad attendere nella sala d'aspetto,
-ma mi sentivo stanco, provavo un desiderio
-prepotente di andare a passeggio e<span class="pagenum"><a name="Page_364" id="Page_364">[Pg 364]</a></span>
-avevo deciso di non ricevere pi&ugrave; nessuno,
-quando il mio cameriere mi disse
-che una signora insisteva per essere ricevuta.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Ritorni domani, &mdash; diss'io.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Non vuole andarsene, &mdash; disse il
-cameriere, &mdash; ha detto che si sbrigher&agrave;
-presto; poi &egrave; tanto carina, &mdash; soggiunse.</p>
-
-<p>&laquo;Pensai che forse gli aveva dato una
-grossa mancia; non mi sentivo pi&ugrave; la
-forza di oppormi e dissi: &mdash; Falla entrare; &mdash; tanto
-&egrave; vero che qualche volta,
-quando si &egrave; stanchi, ci si lascia suggestionare
-anche dal cameriere.</p>
-
-<p>&laquo;Era una signora giovane, elegantissima,
-ben proporzionata nella persona,
-cogli occhi neri, profondi e la bocca piccola,
-sorridente, ma in fondo a quello
-sguardo acuto e a quel sorriso c'era qualche
-cosa di cos&igrave; triste che inspirava ad
-un tempo simpatia e compassione. Essa
-mi porse la mano dicendomi:</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_365" id="Page_365">[Pg 365]</a></span></p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Perdonate se vi disturbo, ma ho
-sentito parlar tanto di voi, e so che oltre
-ad essere un abile medico, siete un profondo
-psicologo.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Non sembrate ammalata, &mdash; diss'io. &mdash; Il
-vostro aspetto &egrave; fiorente.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; L'apparenza inganna, &mdash; rispose, &mdash; e
-poi sono tanto infelice....</p>
-
-<p>&laquo;Cos&igrave; per far qualche cosa e per inveterata
-abitudine, le toccai il polso dicendo:</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Sentiamo le vostre sofferenze.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Prima di tutto ho la disgrazia
-d'esser ricca, &mdash; riprese, &mdash; poi quella di
-leggere nel pensiero altrui, e so pur troppo
-che tutti agognano alle mie ricchezze e
-nessuno mi vuol bene sinceramente, ed
-io ho invece tanto bisogno d'affetto.</p>
-
-<p>&laquo;Aveva le lagrime agli occhi e m'inspirava
-una gran compassione, ma ero
-incerto, non sapevo che cosa dirle, quando
-a un tratto si stacc&ograve; da me:</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_366" id="Page_366">[Pg 366]</a></span></p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Non sono pazza! &mdash; esclam&ograve; con
-voce irritata.</p>
-
-<p>&laquo;Era appunto il pensiero che m'era
-passato per la mente e quella chiaroveggenza
-mi sorprese.</p>
-
-<p>&laquo;Da quel momento la mia ammalata
-incominci&ograve; ad interessarmi e dimenticai
-il tepore primaverile e i campi in fiore
-per dedicarmi a quell'essere grazioso che
-mi si presentava tanto diverso dagli altri.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Scusate, &mdash; le dissi tutto confuso, &mdash; non
-vi conoscevo, ora vi siete
-rivelata e vi credo; potete continuare.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Ecco, &mdash; rispose, &mdash; appena voi
-mi avete toccato la mano e un pensiero
-si &egrave; formato nella vostra mente, esso si &egrave;
-riflesso nella mia come in uno specchio,
-e cos&igrave; avviene sempre e con tutti, e ci&ograve;
-forma la mia infelicit&agrave;, perch&egrave; so con certezza
-matematica che non ho un amico
-sincero.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Veri amici non se ne trovano tanto<span class="pagenum"><a name="Page_367" id="Page_367">[Pg 367]</a></span>
-spesso, &mdash; io dissi, &mdash; ma siete bella, giovane,
-ne incontrerete certo sul vostro
-cammino, e pi&ugrave; fortunata d'ogni altra potrete
-conoscere a fondo il loro cuore e il
-loro pensiero.</p>
-
-<p>&laquo;Scosse il capo malinconicamente e rispose:</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Ho avuto una sola vera affezione
-nella mia vita, mia madre! Se sapeste
-come ero felice in quel tempo! Sapevo
-che il suo cuore era tutto per me, ero
-la sola sua preoccupazione, il suo unico
-pensiero, non viveva che per farmi lieta,
-per circondarmi di tutte le comodit&agrave; della
-vita, essa accumulava denaro per lasciarmi
-ricca, s'impensieriva se una nube passava
-sulla mia fronte. Non vi posso descriver le
-mie sofferenze quando la vidi ammalata,
-lo strazio che provavo ogni volta stringendo
-la mano del dottore che la curava,
-sapendo che non c'era pi&ugrave; speranza di salvarla,
-come mi faceva credere colle pa<span class="pagenum"><a name="Page_368" id="Page_368">[Pg 368]</a></span>role
-che mentivano pietosamente. E poi
-quando tutto fu finito e rimasi sola al
-mondo, senza fede, senza illusioni e senza
-amici, quale sciagura!</p>
-
-<p>&laquo;Essa aveva le lagrime agli occhi;
-io cercavo di consolarla facendole intravvedere
-un avvenire pi&ugrave; lieto, quando
-forse un cuore affettuoso l'avrebbe compensata
-della materna affezione perduta
-per sempre.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Per un momento l'ho creduto anch'io, &mdash; disse, &mdash; ma
-mi sono ingannata.
-Incontrai un giovane che chiese la
-mia mano; pareva sincero, mi era simpatico
-e l'avevo accettato perch&egrave; troppo
-penosa mi riusciva la solitudine. Che disillusione!
-mentre mi teneva per mano e
-le sue labbra mi dicevano parole d'amore,
-la sua mente pensava al modo d'impiegare
-le mie ricchezze, egli meditava di
-vendere la casa dei miei avi, di mutar
-tutto quello che aveva per me la religione<span class="pagenum"><a name="Page_369" id="Page_369">[Pg 369]</a></span>
-delle memorie, voleva darsi a speculazioni
-azzardose, farmi cambiar metodo di vita e
-consuetudini, e mai nessun pensiero gentile
-al mio indirizzo, parole, soltanto parole
-per nascondere il vuoto dei suoi sentimenti.</p>
-
-<p>&laquo;Come potete credere, mandai tutto a
-monte e cos&igrave; ebbi la soddisfazione di
-guastare i suoi piani, ma che mi giov&ograve;?
-Sono stanca della vita e venni appunto
-a voi per trovar rimedio alle mie sofferenze.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Bisognerebbe che mutassi la vostra
-natura, &mdash; diss'io, &mdash; prendendole la mano, &mdash; e
-la vostra stessa sensibilit&agrave;, quella
-che vi e cagione di tali sofferenze e disinganni,
-vi colloca fra le persone privilegiate;
-non posso che offrirvi la mia amicizia;
-e questa &egrave; sincera e senza secondi
-fini; vi permetto di leggere liberamente
-nel mio pensiero, &mdash; dissi, porgendole la
-mano.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_370" id="Page_370">[Pg 370]</a></span></p>
-
-<p>&laquo;Essa me la strinse fra la sua sorridendo.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Grazie, &mdash; disse, &mdash; accetto di
-cuore. Ho tanto bisogno d'un'amicizia sincera;
-per&ograve; anche la vostra &egrave; alquanto interessata.</p>
-
-<p>&laquo;La guardai con uno sguardo interrogativo
-e trionfante, sperando di coglierla
-in fallo. Essa soggiunse colla sua voce
-insinuante e con un accento un po' ironico:</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Interessata, &mdash; lo ripeto, &mdash; e non
-m'inganno. Non sono le mie ricchezze
-che vi premono, ma trovate ch'io sono
-un essere curioso, degno d'esser studiato,
-un bel caso, come dite voi medici, e l'amore
-della scienza vi spinge ad offrirmi
-la vostra amicizia.</p>
-
-<p>&laquo;Io ero attonito; aveva ancora letto
-come in un libro aperto quello che stava
-in fondo al mio pensiero; sentivo una
-vera simpatia per quella giovane, ma la<span class="pagenum"><a name="Page_371" id="Page_371">[Pg 371]</a></span>
-curiosit&agrave; di studiare il mistero di quella
-sensibilit&agrave; straordinaria, di quella divinazione
-meravigliosa, m'avea spinto ad offrirle
-la mia amicizia: ero confuso come
-se fossi stato colto in fallo, ma essa con
-accento franco e risoluto, soggiunse:</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Ebbene, comunque sia, accetto con
-tutto il cuore la vostra offerta, almeno il
-movente ne &egrave; pi&ugrave; elevato e posso esser
-utile a qualche cosa; ci&ograve; mi riconcilia coll'esistenza;
-dunque siamo intesi, &mdash; disse
-congedandosi, &mdash; me ne vado contenta
-perch&egrave; so di aver trovato un amico.&raquo;</p>
-
-<hr class="tb" />
-
-<p>De Roberti fece una pausa per riposarsi,
-accese una sigaretta e diede un
-profondo sospiro evocando quei ricordi
-passati.</p>
-
-<p>I suoi amici pendevano dalle sue lab<span class="pagenum"><a name="Page_372" id="Page_372">[Pg 372]</a></span>bra,
-impazienti che continuasse il racconto
-che incominciava a riuscir loro interessante.</p>
-
-<p>Dopo qualche minuto il dottore riprese:</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Vi confesso che penso all'amicizia
-di quella donna con sincero rimpianto,
-passai con lei ore veramente deliziose e
-interessanti &mdash; non sorridete, fu un'amicizia
-pura, senz'ombra di sottintesi, eccezionale
-come la persona che la inspirava. &mdash; Vi
-dir&ograve; anche che quella sua chiaroveggenza
-mi metteva sgomento, dovevo
-fare uno sforzo per padroneggiare i miei
-pensieri e disciplinarli, e quantunque mi
-accogliesse con festa e mi trovassi molto
-bene nella sua compagnia, non potevo
-prolungar troppo le mie visite. Andavo
-generalmente di sera, quando era sola,
-essa si confidava a me interamente e
-ascoltava i miei consigli. Era invero un
-essere eccezionale, degna d'essere studiata,
-i suoi sensi erano acutissimi e raf<span class="pagenum"><a name="Page_373" id="Page_373">[Pg 373]</a></span>finati,
-indovinava con uno sguardo il carattere
-d'una persona, coll'aiuto del tatto,
-leggeva nel cervello altrui come in un
-libro aperto, pareva un essere fatto per
-un altro mondo, dove dovesse regnare la
-sincerit&agrave;. &Egrave; certo che in mezzo a noi,
-abituati a nascondere la verit&agrave; coll'artificio
-della parola, si trovava a disagio,
-soffriva continuamente nell'intimo del suo
-animo, e quei patimenti si ripercuotevano
-anche sul suo fisico alquanto delicato,
-e se io non le avessi dato delle
-norme di vita per poter lottare contro le
-pene dello spirito, avrebbe perduto la salute.
-Non la curavo con farmachi inutili;
-nemmeno gli anestetici riuscivano a diminuire
-quella morbosa sensibilit&agrave;; mi
-preoccupavo soltanto dello spirito, la consigliavo
-a mutar spesso luoghi e conoscenti:
-infatti in ogni nuova persona che
-avvicinava, avea l'illusione di aver trovato
-un'anima sorella, ed era tutta piena<span class="pagenum"><a name="Page_374" id="Page_374">[Pg 374]</a></span>
-di speranza, ma quando leggeva nel pensiero
-della nuova amica, e ne approfondiva
-i sentimenti, era una nuova delusione, e
-soleva dire, che sempre pi&ugrave; si persuadeva
-che nel mondo tutto &egrave; ignobile e interessato,
-si spera che quelli che ci avvicinano
-siano diversi dagli altri, s'incomincia
-ad amarli e il disinganno riesce pi&ugrave; doloroso.</p>
-
-<p>&laquo;Aveva momenti di scoraggiamento e
-di misantropia ch'io dovevo combattere
-con tutte le mie forze, trovando pericolosa
-quella tendenza alla solitudine che
-nel suo stato d'animo avrebbe potuto condurla
-alla lipemania.</p>
-
-<p>&laquo;Cercavo di far sorgere in lei ogni
-tanto un interesse nuovo per distrarla. Ora
-le consigliavo di leggere dei libri serii
-ch'erano i migliori amici, i soli che non
-tradiscono mai, oppure la spingevo a fare
-delle escursioni alpestri nelle quali l'animo
-si ritempra al contatto colla natura sel<span class="pagenum"><a name="Page_375" id="Page_375">[Pg 375]</a></span>vaggia,
-suscitavo nel suo spirito la passione
-per le arti, per lo sport, per le scoperte
-scientifiche, e la trattavo come una
-bimba che ha bisogno continuamente d'un
-nuovo divertimento.</p>
-
-<p>&laquo;Mi era riconoscente, diceva che ero
-la sola persona che le volesse un po' di
-bene, il suo solo amico; leggeva nel mio
-interno e, secondo lei, ero un uomo perfetto;
-mi diceva generoso, buono, indulgente,
-dedito solo alla scienza e al bene
-dell'umanit&agrave;, e tante altre cose che facevanmi
-temere che leggesse nel mio pensiero
-con lenti d'ingrandimento.&raquo;</p>
-
-<p>I suoi ascoltatori protestarono, ma egli
-senza interrompere il suo racconto continu&ograve;:</p>
-
-<p>&laquo;Sta il fatto che ero il suo confidente e
-quella fanciulla m'interessava ogni giorno
-di pi&ugrave;. Era straordinaria; peccato che
-non si prestava volentieri a lasciarsi studiare
-e che nell'interesse ch'io prendevo<span class="pagenum"><a name="Page_376" id="Page_376">[Pg 376]</a></span>
-per la sua persona, nel godimento della
-sua piacevole conversazione, dimenticavo
-la scienza e la mia professione e mi lasciavo
-cullare dall'incanto di quella voce
-insinuante.</p>
-
-<p>&laquo;Non veniva a casa mia che raramente,
-quando aveva qualche cosa da chiedermi,
-ed era un po' di tempo che non andavo
-a vederla.</p>
-
-<p>&laquo;Un giorno capit&ograve; da me improvvisamente
-come una bomba. Non aveva la
-sua solita faccia serena, ma era confusa,
-incerta come chi non sa incominciare un
-discorso.</p>
-
-<p>&laquo;Io la guardai un po' sorpreso e inquieto.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Che c'&egrave; di nuovo? &mdash; le dissi, &mdash; Che
-cosa avete?</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Caro dottore, &mdash; rispose, &mdash; non
-mi rimproverate, ma sto per fare una
-grande sciocchezza. Mi sono decisa a
-prender marito.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_377" id="Page_377">[Pg 377]</a></span></p>
-
-<p>&laquo;Non so perch&egrave;, a quell'annuncio cos&igrave;
-imprevisto, rimasi un po' contrariato, ma
-mi dominai subito; dissi, sorridendo:</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Voi che leggete nel pensiero delle
-persone avrete meglio d'ogni altro la possibilit&agrave;
-di fare una buona scelta.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Pur troppo ci sono cose inesplicabili,
-sentimenti che non si possono vincere, &mdash; rispose, &mdash; ed
-io mi trovo nel
-caso di uno che vede un abisso davanti
-a s&egrave; e vi si sente attratto irresistibilmente.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Sentiamo di che cosa si tratta, &mdash; io
-dissi facendomela sedere vicino, &mdash; forse
-il diavolo non &egrave; cos&igrave; brutto come
-si dipinge.</p>
-
-<p>&laquo;Allora mi narr&ograve; che si era incontrata
-col conte V.... un giovane simpatico, elegante,
-appartenente alla migliore societ&agrave;
-e se n'era innamorata pazzamente: era un
-giovane scioperato, che non aveva mai
-fatto nulla di buono nella sua vita, amava<span class="pagenum"><a name="Page_378" id="Page_378">[Pg 378]</a></span>
-il giuoco, le feste, le allegre brigate e i
-divertimenti; avendo veduto diminuire la
-sua sostanza, aveva pensato di prender
-moglie per continuare la sua vita spensierata.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Che volete? &mdash; disse, &mdash; sono certa
-d'essere infelice, ma mi sento attratta verso
-di lui da una forza misteriosa alla quale
-non posso resistere.</p>
-
-<p>&laquo;Io la tenevo per mano e non sapevo
-che dirle; la sentivo cos&igrave; innamorata, cos&igrave;
-risoluta nella sua decisione che qualunque
-cosa le avessi detto per distogliernela,
-le avrebbe fatto l'effetto contrario.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Mi compiangete, &mdash; soggiunse. &mdash; Indovino
-tutto quello che potreste dirmi
-per distogliermi dalla risoluzione presa;
-me lo sono detto io stessa, &egrave; il destino
-che mi spinge, sono debole come una foglia
-travolta dalla bufera, non posso opporre
-nessuna resistenza.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Almeno, &mdash; dissi, &mdash; pensate al<span class="pagenum"><a name="Page_379" id="Page_379">[Pg 379]</a></span>l'avvenire,
-servitevi del vostro privilegio
-di prevedere gli avvenimenti per salvarvi
-dalla rovina.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Far&ograve; quello che potr&ograve;, &mdash; rispose
-alzandosi e stringendomi la mano, &mdash; promettete
-di restar sempre il mio fido amico;
-ci&ograve; mi dar&agrave; coraggio.</p>
-
-<p>&laquo;Promisi, e quando la vidi uscire mi
-fece l'effetto di persona inerme che andasse
-a cacciarsi nel mezzo d'una fiera
-battaglia.</p>
-
-<hr class="tb" />
-
-<p>&laquo;Per alcuni mesi rimasi senza notizie
-della mia amica e vi confesso che sentivo
-molto la mancanza di quell'essere
-eccezionale, sentivo un vuoto intorno a
-me come se avessi perduto una figlia carissima,
-rimpiangevo le piacevoli ore passate
-con lei, le intime conversazioni indimenticabili.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_380" id="Page_380">[Pg 380]</a></span></p>
-
-<p>&laquo;Per&ograve; non si era dimenticata di me, e
-a poco a poco si stabiliva fra noi una
-corrispondenza continuata ed assidua.</p>
-
-<p>&laquo;Ebbe un periodo di felicit&agrave;, si sentiva
-amata dal suo sposo e il mondo le
-appariva ad un tratto migliorato, e che
-tutti fossero pi&ugrave; buoni per lei dopo che la
-sapevano protetta e felice.</p>
-
-<p>&laquo;Viaggi&ograve; molto, frequent&ograve; la societ&agrave;
-elegante, divenne quasi frivola e mondana.</p>
-
-<p>&laquo;Nella gioia di sapersi amata si abbandonava
-interamente a seguire la volont&agrave;
-del marito come se si trovasse
-sdraiata in una barca su lago tranquillo
-lasciandosi trascinare dalla corrente.</p>
-
-<p>&laquo;Non penso a nulla &mdash; mi scriveva &mdash; mi
-affido alla vita e non tento nemmeno
-di sapere quello che pensa il mio compagno,
-si sta tanto bene qualche volta
-trascorrendo i proprii giorni nell'ignoranza.
-Sono come in un sogno e temo
-di risvegliarmi.&raquo;</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_381" id="Page_381">[Pg 381]</a></span></p>
-
-<p>&laquo;Poi vennero lettere meno serene, nelle
-quali s'indovinava un turbamento ch'ella
-voleva nascondere, poi altre dove non celava
-pi&ugrave; la sua preoccupazione per l'avvenire.</p>
-
-<p>&laquo;Un giorno, quando la credevo lontana
-mille miglia, venne da me improvvisamente
-e tanto mutata che mi fece
-un'impressione penosa.</p>
-
-<p>&laquo;La sua faccia pallida aveva perduto
-il bel colorito della salute e intorno
-agli occhi bruni e profondi aveva
-due cerchi turchini come se fosse uscita
-da una malattia; teneva in mano una
-borsa voluminosa che le dava un aspetto
-strano.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Siete ammalata, &mdash; le dissi.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Forse, ma non importa.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; E vostro marito?</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Come l'avevo preveduto, non mi
-ama pi&ugrave;, mi tradisce e mi rovina, pazienza, &mdash; soggiunse
-con un sospiro do<span class="pagenum"><a name="Page_382" id="Page_382">[Pg 382]</a></span>loroso, &mdash; ormai
-sono destinata a trascinare
-la mia catena, un fiume non pu&ograve;
-rimontare alla sorgente, cos&igrave; non si pu&ograve;
-rivivere il tempo passato; ma voi mi siete
-sempre amico? &mdash; chiese rivolgendomi
-uno sguardo supplichevole.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Accertatevene voi stessa, &mdash; dissi,
-offrendole la mano.</p>
-
-<p>&laquo;La prese ansiosamente, come il naufrago
-una tavola di salvezza, e soggiunse:</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; &Egrave; vero, siete sempre uguale, i
-vostri sentimenti non sono mutati. Siete
-la sola persona di cui posso intieramente
-fidarmi; a voi affido il mio avere, tutto
-quello che ho potuto salvare dal naufragio.</p>
-
-<p>&laquo;S&igrave; dicendo, aperse la borsa che teneva
-in mano e trasse fuori carte di valore,
-titoli al portatore, mucchi di cartelle che
-si accatastavano disordinatamente sul tavolino.
-Non avevo mai visto tanti valori
-riuniti, mi davano le vertigini e stupivo<span class="pagenum"><a name="Page_383" id="Page_383">[Pg 383]</a></span>
-di vederli trattare con tanta indifferenza
-come fossero carte straccie.</p>
-
-<p>&laquo;Osservavo in silenzio e non capivo
-che cosa volesse fare di tutte quelle ricchezze.</p>
-
-<p>&laquo;Essa contava:</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Cento, duecento, cinquecentomila,
-ecco tutto quello che mi rimane, e che io
-affido a voi per salvarlo; vi raccomando,
-non dite nulla a nessuno, prendete.</p>
-
-<p>&laquo;Io esitavo, e la guardavo esterrefatto.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Mi credete pazza, &mdash; disse, &mdash; non
-lo sono: v'ingannate, vi prego di tener
-questa somma come sacro deposito,
-datemi ancora questa prova d'amicizia,
-sar&agrave; forse l'ultima.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Almeno mi concederete di farvi
-due righe di ricevuta, &mdash; io dissi.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Non importa, &mdash; rispose, &mdash; ho
-letto abbastanza nella vostra anima per
-convincermi che di voi posso fidarmi.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Ma potrei morire.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_384" id="Page_384">[Pg 384]</a></span></p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Morr&ograve; io prima, lo sento, sono
-tanto ammalata. Anzi, se questo avviene,
-adoperate il mio avere in qualche opera
-di beneficenza.</p>
-
-<p>&laquo;Le feci scrivere questo suo desiderio
-e volli che accettasse da me due righe
-di ricevuta, che nascose in un medaglione
-che teneva attaccato alla catena
-dell'orologio, dicendo:</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Mio marito non sa nulla, non deve
-sapere, ricordatevi, ha sempre ignorato
-questa parte della mia fortuna che sono
-riuscita a nascondergli, ma ora non posso
-pi&ugrave;, non ho pi&ugrave; la forza di lottare; non
-sapete? &mdash; mi disse abbassando la voce, &mdash; che
-una volta avendogli io rifiutato del
-danaro, ho sentito in lui il desiderio della
-mia morte, e &mdash; orribile a dire &mdash; gli &egrave;
-passata nella mente anche l'idea di sopprimermi;
-quanto ho sofferto non potete
-immaginare! basta! ora &egrave; finita, non
-l'amo pi&ugrave;.</p>
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_385" id="Page_385">[Pg 385]</a></span></p>
-
-<p>&laquo;&mdash; E vivrete ancora con lui? Avete
-questo coraggio?</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Ormai crede ch'io non possieda
-pi&ugrave; nulla, non avrebbe pi&ugrave; scopo di uccidermi;
-ora viaggia, si diverte e non si
-chiede nemmeno in che modo io possa
-vivere.... Devo tornarmene per definire
-alcune cose ancora, poi verr&ograve; a chiedere
-asilo alla vostra casa di salute; anzi, se
-possibile, dovreste prendere in affitto per
-me un villino nelle vicinanze, e ricordatevi
-per la nostra vecchia amicizia che
-mi accoglierete come vostra ospite: sono
-tanto ammalata, che ho bisogno d'esser
-vicina al mio medico, e il mio spirito appunto
-invoca il suo vecchio amico. Acconsentite,
-non &egrave; vero?</p>
-
-<p>&laquo;La rassicurai e intendevo subito offrirle
-ospitalit&agrave; nella mia casa, ma volle
-partire promettendo che sarebbe ritornata
-al pi&ugrave; presto possibile.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Sar&agrave; la mia ultima fermata, &mdash; <span class="pagenum"><a name="Page_386" id="Page_386">[Pg 386]</a></span>disse
-congedandosi, &mdash; e l'ultimo pensiero
-che mi sorride &egrave; di morire presso
-di voi.</p>
-
-<hr class="tb" />
-
-<p>&laquo;Dopo pochi giorni, io era in festa
-preparando un bel nido presso la mia casa,
-avevo preso in affitto un grazioso villino
-inghirlandato di rose rampicanti, stavo ammobiliandolo
-elegantemente perch&egrave; fosse
-degno della mia amica, quando mi venne
-l'annuncio della sua morte.</p>
-
-<p>&laquo;Pensate alla mia sorpresa e al dubbio
-orribile che mi assalse: mi pass&ograve; per la
-mente che il marito l'avesse uccisa per
-impadronirsi degli ultimi residui della sua
-fortuna. Che cosa avrei dovuto fare? accusarlo?
-A che scopo? Forse m'ingannavo,
-mi contentai di chiedere alla sua
-fida cameriera, che venne a recarmi il
-medaglione colla mia ricevuta, ragguagli<span class="pagenum"><a name="Page_387" id="Page_387">[Pg 387]</a></span>
-su gli ultimi momenti della sua padrona.</p>
-
-<p>&laquo;Disse che era ammalata da molto
-tempo e ogni giorno la vedeva farsi pi&ugrave;
-debole e stanca; del marito non sapeva
-nulla, ma l'amava sempre e soffriva di
-quell'abbandono. Poi mi narr&ograve; che la mia
-amica, sentendosi morire, le diceva:</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Rammentati quando sar&ograve; morta
-che devi recare tu stessa il mio medaglione
-d'oro al dottor de Roberti, e il
-mio ritratto che sta nel salotto, gli dirai
-di tenerli per mia memoria, che pensi
-a me e si rammenti l'incarico che gli
-ho dato.</p>
-
-<p>&laquo;Parlandomi degli ultimi momenti della
-sua signora era commossa, si rammaricava
-che la mia amica non avesse potuto
-morire vicino a me e quest'ultimo desiderio
-non fosse stato appagato.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Vi assicuro che fu per il mio
-cuore un fiero colpo e non sapevo darmi<span class="pagenum"><a name="Page_388" id="Page_388">[Pg 388]</a></span>
-pace che fosse scomparsa cos&igrave; improvvisamente.</p>
-
-<p>&laquo;Ed ora voi sapete bene l'origine dell'asilo
-per i poveri infermi fabbricato col
-lascito di una signora che desiderava conservare
-l'incognito.</p>
-
-<p>&laquo;Fu la mia amica che, avendomi confidato
-i suoi averi, ha permesso che potessi
-appagare il mio desiderio e accogliere
-tanti poveri ammalati di malattie
-del sistema nervoso, i quali in caso diverso
-sarebbero stati abbandonati o confusi
-coi pazzi. Sono passati pi&ugrave; di cinque
-anni e sono contento dei risultati ottenuti;
-la parte della mia casa destinata ai ricchi
-mi aiuta a mantenere quella pei poveri,
-e credo che l'aver potuto curare ciascun
-malato quasi separatamente, abbia contribuito
-ad ottenere i buoni risultati che voi
-conoscete.</p>
-
-<p>&laquo;Ora, oggi stesso, mi capit&ograve; una strana
-combinazione che mi ha fatto rinvangare<span class="pagenum"><a name="Page_389" id="Page_389">[Pg 389]</a></span>
-il passato ed &egrave; causa della preoccupazione
-che avete notato.</p>
-
-<p>&laquo;Pensate che il conte V...., marito della
-mia amica, &egrave; venuto a pregarmi ch'io
-l'accetti nella mia casa di salute.</p>
-
-<p>&laquo;&Egrave; molto ammalato e ridotto nella pi&ugrave;
-squallida miseria.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Eravate tanto suo amico e spero
-che non mi abbandonerete, vi supplico, in
-nome della sua amicizia, &mdash; mi ha detto.</p>
-
-<p>&laquo;L'ho subito accolto e ho messo a sua
-disposizione il villino destinato a sua moglie.
-Egli rimase confuso, non potendo
-credere a tanta generosit&agrave;.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Ma sono un miserabile, &mdash; andava
-ripetendo, &mdash; non ho pi&ugrave; nulla, non sono
-degno di abitare questo bel villino, non
-potr&ograve; mai compensarvi.</p>
-
-<p>&laquo;&mdash; Vostra moglie mi ha tanto aiutato
-nella mia opera di beneficenza, che devo
-farlo per la sua memoria, &mdash; diss'io.</p>
-
-<p>&laquo;Egli era commosso, piangeva come<span class="pagenum"><a name="Page_390" id="Page_390">[Pg 390]</a></span>
-un bambino e non trovava parole per
-ringraziarmi.</p>
-
-<p>&laquo;Non immaginava certo di avere un
-po' di diritto alla mia ospitalit&agrave;.</p>
-
-<p>&laquo;Anche questo &egrave; un essere originale
-da studiare, anch'egli ha preso una certa
-facilit&agrave; d'indovinare i pensieri altrui, non
-certo al grado della moglie, ma vi confesso
-che questa coincidenza mi ha turbato;
-i ricordi del passato rivivono nella
-mia mente ed ecco perch&egrave; oggi non sono
-il vostro allegro commensale.&raquo;</p>
-
-<p>Gli amici lo ringraziarono di quel racconto
-che li aveva tanto interessati e dopo
-si trattennero a parlare dei misteri della
-psiche ancora ignorati e della trasmissione
-del pensiero, concludendo che il nascere
-con un tal privilegio, varrebbe a far l'uomo
-ancora pi&ugrave; infelice.</p>
-
-<p class="p11">FINE.</p>
-
-<div class="chapter">
-<hr class="chap" />
-
-<p><span class="pagenum"><a name="Page_391" id="Page_391">[Pg 391]</a></span></p>
-
-
-
-
-<p class="p12"><a name="INDICE" id="INDICE">INDICE.</a></p>
-
-
-<div class="center">
-<table border="0" class="toc" width="90%" cellpadding="8" cellspacing="0" summary="Indice">
-<tr><td align="left">Una tragedia in un cervello</td><td id="page">Pag. <a href="#Page_1">1</a></td></tr>
-<tr><td align="left">Vibrazioni ignote</td><td align="right"><a href="#Page_103">103</a></td></tr>
-<tr><td align="left">L'anima del mondo</td><td align="right"><a href="#Page_153">153</a></td></tr>
-<tr><td align="left">Gioiello rivelatore</td><td align="right"><a href="#Page_253">253</a></td></tr>
-<tr><td align="left">Fosforescenze</td><td align="right"><a href="#Page_291">291</a></td></tr>
-<tr><td align="left">Divinazione</td><td align="right"><a href="#Page_359">359</a></td></tr>
-</table></div>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<hr class="r65" />
-
-
-<div class="tnotebox">
-<p class="p13">NOTE DI TRASCRIZIONE:</p>
-
-
-<div class="visib">
-<ul class="index">
-<li class="tnote">Ovvi errori di punteggiatura sono stati riparati;</li>
-<li class="tnote">Pag. 58, &egrave; stato aggiunto il trattino lungo di chiusura precedente l'inciso per il discorso diretto (&mdash; Ah, anche i cavalieri serventi? &mdash; chiese Valentina);</li>
-<li class="tnote">Pag. 71, &egrave; stato aggiunto il trattino lungo di apertura seguente all'inciso per il discorso diretto (&mdash; Dov'&egrave;? Dov'&egrave;? &mdash; chiese Valentina, &mdash; voglio vederla);</li>
-<li class="tnote">Pag. 74, &egrave; stato aggiunto il trattino lungo all'inizio del discorso diretto (&mdash; La pi&ugrave; grande &egrave; la tomba di Can Signorio, &mdash; disse Giulia.);</li>
-<li class="tnote">Pag. 77, sono stati aggiunti alcuni trattini lunghi mancanti per il discorso diretto;</li>
-<li class="tnote">Pag. 207, &egrave; stato aggiunto il trattino lungo all'inizio del discorso diretto (&mdash; Che &egrave; accaduto? &mdash; chiese a Savina ...);</li>
-<li class="tnote">Pag. 222, &egrave; stato aggiunto il trattino lungo di apertura seguente all'inciso per il discorso diretto (&mdash; Puoi dire quello che vuoi &mdash; disse l'Arlandi, &mdash; ma questa gita misteriosa ...);</li>
-<li class="tnote">Pag. 363, sono state inserite le caporali iniziali al raccontato del personaggio nel discorso diretto (&laquo;&mdash; Era un pomeriggio di primavera ...).</li>
-</ul></div>
-
-<div class="invis">
-<ul class="index">
-<li class="tnote">Ovvi errori di punteggiatura sono stati riparati;</li>
-<li class="tnote">Pag. 53, l'errore di stampa &laquo;vendiditori&raquo; &egrave; stato corretto (l'andirivieni dei venditori e delle venditrici);</li>
-<li class="tnote">Pag. 58, &egrave; stato aggiunto il trattino lungo di chiusura precedente l'inciso per il discorso diretto (&mdash; Ah, anche i cavalieri serventi? &mdash; chiese Valentina);</li>
-<li class="tnote">Pag. 71, &egrave; stato aggiunto il trattino lungo di apertura seguente all'inciso per il discorso diretto (&mdash; Dov'&egrave;? Dov'&egrave;? &mdash; chiese Valentina, &mdash; voglio vederla);</li>
-<li class="tnote">Pag. 74, &egrave; stato aggiunto il trattino lungo all'inizio del discorso diretto (&mdash; La pi&ugrave; grande &egrave; la tomba di Can Signorio, &mdash; disse Giulia.);</li>
-<li class="tnote">Pag. 77, sono stati aggiunti alcuni trattini lunghi mancanti per il discorso diretto;</li>
-<li class="tnote">Pag. 121, &egrave; stata aggiunta la preposizione semplice &laquo;di&raquo; (Cercavo di distrarlo facendogli ...);</li>
-<li class="tnote">Pag. 207, &egrave; stato aggiunto il trattino lungo all'inizio del discorso diretto (&mdash; Che &egrave; accaduto? &mdash; chiese a Savina ...);</li>
-<li class="tnote">Pag. 222, &egrave; stato aggiunto il trattino lungo di apertura seguente all'inciso per il discorso diretto (&mdash; Puoi dire quello che vuoi &mdash; disse l'Arlandi, &mdash; ma questa gita misteriosa ...);</li>
-<li class="tnote">Pag. 228, &egrave; stata aggiunta la punteggiatura all'abbreviazione seguendo lo stile dell'autrice all'interno del racconto (a tutti i conoscenti e al dottor B., direttore della casa ...);</li>
-<li class="tnote">Pag. 232, la voce &laquo;desidario&raquo; &egrave; stata mantenuta (Il signor Carlo trov&ograve; giusto il desidario del figlio ...);</li>
-<li class="tnote">Pag. 245, l'errore di stampa &laquo;circoncondati&raquo; &egrave; stato corretto (ci sembra esser circondati da misteri che la scienza ...);</li>
-<li class="tnote">Pag. 355, la prima persona singolare dell'indicativo presente del verbo &laquo;dare&raquo; &egrave; stata mantenuta accentata nell'occorrenza (vi d&ograve; la mia parola di dottoressa ...);</li>
-<li class="tnote">Pag. 363, sono state inserite le caporali iniziali al raccontato del personaggio nel discorso diretto (&laquo;&mdash; Era un pomeriggio di primavera ...).</li>
-</ul></div>
-
-<ul class="index">
-<li class="tnote1">Le <span class="visib">rimanenti</span> note sono indicate da linee puntinate sotto le correzioni. <span class="visib">Scorri il mouse sopra la nota ed il testo originale <ins title="Nota di Trascrizione: nel testo originale si leggeva apprarir&agrave;">apparir&agrave;</ins>.</span></li>
-</ul></div>
-</div>
-
-<div style='display:block; margin-top:4em'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK VERSO IL MISTERO ***</div>
-<div style='text-align:left'>
-
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-</div>
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-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg&#8482;
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of
-computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
-exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
-from people in all walks of life.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg&#8482;&#8217;s
-goals and ensuring that the Project Gutenberg&#8482; collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg&#8482; and future
-generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
-Sections 3 and 4 and the Foundation information page at www.gutenberg.org.
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation&#8217;s EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
-U.S. federal laws and your state&#8217;s laws.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Foundation&#8217;s business office is located at 809 North 1500 West,
-Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up
-to date contact information can be found at the Foundation&#8217;s website
-and official page at www.gutenberg.org/contact
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; depends upon and cannot survive without widespread
-public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine-readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state
-visit <a href="https://www.gutenberg.org/donate/">www.gutenberg.org/donate</a>.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Please check the Project Gutenberg web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 5. General Information About Project Gutenberg&#8482; electronic works
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg&#8482; concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg&#8482; eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Most people start at our website which has the main PG search
-facility: <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-This website includes information about Project Gutenberg&#8482;,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
-</div>
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