diff options
Diffstat (limited to 'old/65796-0.txt')
| -rw-r--r-- | old/65796-0.txt | 7043 |
1 files changed, 0 insertions, 7043 deletions
diff --git a/old/65796-0.txt b/old/65796-0.txt deleted file mode 100644 index ada415e..0000000 --- a/old/65796-0.txt +++ /dev/null @@ -1,7043 +0,0 @@ -The Project Gutenberg eBook of Verso il mistero, by Virginia Tedeschi -Treves - -This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and -most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions -whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms -of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you -will have to check the laws of the country where you are located before -using this eBook. - -Title: Verso il mistero - Novelle - -Author: Virginia Tedeschi Treves - -Release Date: July 8, 2021 [eBook #65796] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -Produced by: Gianfranco De Robertis, Barbara Magni and the Online - Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This - file was produced from images generously made available by The - Internet Archive) - -*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK VERSO IL MISTERO *** - -Nota di Trascrizione: il testo in corsivo è denotato da _trattini bassi_. - - - - -VERSO IL MISTERO - - - - -OPERE DI CORDELIA. - - -RACCONTI E BOZZETTI. - - _Il regno della donna_ (7.^o migliaio) 2 — - _Dopo le nozze_ (3.^o migliaio) 3 — - _I nostri figli_, in formato bijou a colori (2.^o migliaio) 3 — - _Prime battaglie_ (4.^o migliaio) 2 — - _Vita intima_ (9.^o migliaio) 1 — - _Racconti di Natale_ (2.^o migliaio) 3 50 - —— —— Edizione illustrata da Dalbono (5.^o migliaio) 4 — - _Alla Ventura_, ill. da Amato (2.^o migliaio) 4 — - _Casa altrui_, ill. da Matania (2.^o migliaio) 3 — - —— —— Edizione economica (10.^o migliaio) 1 — - _All'aperto_, ill. da Ferraguti e Amato (2.^o migliaio) 4 — - _Nel Regno delle Chimere_, ill. da G. Amato, A. Ferraguti - e E. Dalbono 5 — - —— —— Edizione economica in‑16 3 — - _Verso il mistero_ 3 50 - -ROMANZI. - - _Catene_ (8.^o migliaio) 1 — - —— —— Edizione ill. da Bonamore (3.^o migliaio) 4 — - _Per la gloria_ (2.^o migliaio) 3 50 - _Forza irresistibile_ (2.^o migliaio) 3 50 - _Il mio delitto_ (3.^o migliaio) 1 — - —— —— Edizione illustrata da Colantoni 3 — - _Per vendetta_ (3.^o migliaio) 1 — - —— —— Ediz. ill. da Armenise e Ferraguti (2.^o migliaio) 4 — - _L'Incomprensibile_ 3 — - -LIBRI PER I RAGAZZI. - - _Piccoli Eroi_ (43.^o migliaio) 2 — - —— —— Ediz. in‑8 ill. da A. Ferraguti (3.^o migliaio) 4 — - _Mondo Piccino_, illustrato (5.^o migliaio) 1 — - _Mentre nevica_, illustrato (4.^o migliaio) 2 — - _Nel regno delle Fate_, ill. da Dalbono (3.^o migliaio) 7 50 - _Il Castello di Barbanera_, ill. da Paolocci (3.^o migliaio) 2 — - _I nipoti di Barbabianca_, ill. da Matania (2.^o migliaio) 4 — - - _Teatro in famiglia_, commedie pei giovani, illustrate da - G. Amato, Sophie Browne e A. Ferraguti 2 50 - _Gringoire_, opera in un atto, musica di Scontrino 5 — - - - - - CORDELIA - - - VERSO IL MISTERO - - NOVELLE - - - [Illustrazione] - - - MILANO - FRATELLI TREVES, EDITORI - 1905 - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA. - - _Riservati tutti i diritti_ - - - Published in Milan, October fifteenth, nineteen hundred and five. - Privilege of copyright in the United States reserved under the - Act approved March third, nineteen hundred and five, by Fratelli - Treves. - - - Milano. ― Tip. Fratelli Treves. - - - - -UNA TRAGEDIA IN UN CERVELLO. - - -I. - -Valentina seduta accanto alla finestra era immersa nella lettura della -_Nevrosi e neurastenia_ del professor De Giovanni. - -Era laureata da un anno in medicina e amava la scienza coll'ardore -della giovinezza, colla fede d'un credente. S'era dedicata -alla specialità delle malattie del sistema nervoso, e studiava -indefessamente coll'entusiasmo di un neofita. - -Fu scossa dalla voce della madre, la signora Paola Verganti, che le -disse: - -—Valentina, ti prego, lascia per dieci minuti i tuoi libracci, e -ascoltami. - -—Parla, mamma,—rispose Valentina chiudendo il libro. - -—Dà retta a me,—riprese la signora Verganti,—rinuncia al tuo -matrimonio. Quando ti ho concesso di frequentare l'Università, lottando -coi pregiudizi degli amici, fu per farti forte e capace di vivere anche -senza maritarti, ed ecco che la tua scienza non serve che a renderti -indipendente da me, e a farti scegliere uno sposo che non mi persuade. - -—Mamma, tu non sei ragionevole, io non ti riconosco più, non mi sembri -più la donna superiore che mi permise di dedicarmi a studii severi e -virili. Perchè vorresti togliermi ora quell'indipendenza di volontà che -tu stessa m'hai insegnato ad apprezzare? È vero; la mia scienza avrebbe -potuto consolarmi della mancanza della famiglia, e non avrei pensato -a scegliermi un marito, nè accettato il primo venuto, se il caso non -mi avesse fatto conoscere l'ingegnere Lodovico Arcelli. È un uomo -superiore, ricco, simpatico, intelligente, e lo amo con tutta l'anima -mia. - -—Tu che hai studiato medicina, sai meglio di me a qual pericolo ti -esponi,—disse la signora Verganti,—tu sai bene che Lodovico è pazzo. - -—Mamma, non è vero, e mi meraviglio che tu raccolga questa vile -calunnia dei suoi nemici. Una mente così equilibrata, che scioglie i -problemi di matematica più difficili, che ora sta studiando un metodo -nuovo e semplice per trasportare la energia a grandi distanze, via: non -è possibile! Io, vedi, ho frequentato le case dove regna la pazzia e -credo di saperne qualche cosa; se Lodovico è pazzo, lo siamo tutti! - -—Allora è ammalato,—soggiunse la signora Verganti;—hai udito quello -che hanno detto di lui i tuoi colleghi; m'hanno fatta la descrizione di -quel suo male misterioso, terribile, che fa tremare i più forti, pensa -a quello che fai. - -—Io non ho paura. - -—Almeno, Valentina, fallo per la mia tranquillità, rinuncia a questo -matrimonio. - -—No, mamma, sono decisa, e tu non inquietarti inutilmente, mostrati -forte, come quando il babbo partiva per andare alla guerra, che lo -salutavi colla faccia sorridente, per non togliergli il coraggio, e -pure avevi il pianto nel cuore; io mi sento figlia del colonnello -Verganti e non tremo. Mamma, su allegra; ti assicuro che non ci saranno -nè morti, nè feriti, ed ora non parliamone più. - -Riprese il libro, ma il suo pensiero era molto lontano. Pensava -alla decisione presa, all'uomo al quale era alla vigilia di legarsi -indissolubilmente, contro il consiglio delle amiche, della madre, di -tutti! Infatti una malattia incomprensibile, fatale, tramutava il più -compito degli uomini in una belva furibonda; quel male lo coglieva -sempre alla medesima ora, poi si dileguava improvvisamente senza -lasciare alcuna traccia. I medici non erano riusciti a spiegarlo e -nemmeno a dargli un nome. Chi diceva trattarsi di sonnambulismo, chi -di epilessia, ma non sapevano nulla di preciso; avevano tentato molte -cure, fra le altre, l'idroterapia, l'ipnotismo, l'elettricità; tutto -inutilmente. - -Valentina conobbe l'ingegnere Arcelli quando faceva la cura elettrica -nel gabinetto del suo professore. Sentì subito una viva simpatia pel -giovine, e un forte desiderio di studiare quel male misterioso e -tentarne la guarigione. - -Egli non ignorava il suo male, e ciò lo rendeva malinconico, avvilito, -quasi umiliato; parlava poco, viveva solitario, tutto immerso negli -studii, che avevano già fatto conoscere il suo nome nel mondo; -era alto, pallido, aveva la voce melodiosa, i modi signorili, e -un'espressione di dolcezza diffusa intorno agli occhi stanchi che lo -rendeva simpatico. - -Valentina lo vide la prima volta seduto, isolato sulla poltrona -elettrica, mentre il professore, toccandolo coll'elettroforo, faceva -scattare scintille da tutto il suo corpo, ed essa era incaricata di -regolare l'intensità della corrente. - -Pei primi giorni si scambiarono poche parole, poi la giovane medichessa -gli chiese del suo male, tentò d'infondergli qualche speranza di -guarigione. - -—È terribile,—egli diceva,—è come una morsa di ferro che mi soffoca -e mi strazia, un incubo da cui non posso liberarmi. Sono molto -ammalato.—E crollava il capo come chi non ha più speranza. - -Valentina incominciò a provare per lui una gran compassione, volle -visitarlo minutamente e lo assicurò che nessuna lesione aveva -nell'organismo, e si convinse che il male era legato a quei fili -misteriosi che si chiamano nervi e che sarebbe guarito. - -Le parole della fanciulla erano per lui una musica soave che più della -corrente elettrica faceva vibrare tutto il suo essere, e il pensiero -che finita la cura non l'avrebbe più riveduta, era per lui altrettanto -spaventoso, quanto l'idea della sua malattia. - -Valentina, senza essere una bellezza perfetta, era molto piacente, -aveva il viso aperto, gli occhi vivi, intelligenti e un'aria di bontà -e di energia in tutta la persona che la rendeva affascinante. Essa -leggeva nel cuore di Lodovico come in un libro aperto, sentiva la di -lui ammirazione crescente e aspettava che le rivelasse il suo amore. -Egli sospirava, si faceva sempre più triste, ma non aveva coraggio di -parlare. - -Solo un giorno egli disse che ogni gioia gli era negata, anche la -speranza di formarsi una famiglia, perchè nessuna donna avrebbe voluto -dividere la sua triste sorte. - -—Dite delle sciocchezze,—gli aveva risposto Valentina,—ne volete una -prova? Io sarei pronta ad essere la vostra compagna. - -Il pallido volto del giovane s'illuminò a quelle parole, ebbe un lampo -di gioia, poi crollò il capo, e porgendole la mano disse: - -—Grazie, le vostre parole m'hanno fatto un gran bene, ma è un sogno -che non può realizzarsi. - -—Perchè? Vi amo, ammiro il vostro ingegno; se avete per me un po' di -simpatia, perchè non si dovrebbe unire la nostra sorte e tentare di -essere felici? - -—Ma la mia malattia non vi spaventa? Non mi maledirete di rattristare -la vostra fiorente giovinezza, collo spettacolo del mio male? Voi -non conoscete l'orrore delle mie notti, gli spasimi del mio corpo -straziato, i sussulti del mio cervello infermo, non datemi un'illusione -fallace, una speranza che non potrà realizzarsi; pensateci. Valentina, -voi siete bella, sorridente, siete nata per la gioia e non per unire -la vostra sorte a quella di un uomo che ignora per qual colpa è stato -maledetto dal cielo. - -—Non dite così che mi fate pena,—rispose Valentina,—mi sono dedicata -all'umanità sofferente, ho frugato nelle viscere dei cadaveri per -scoprire il segreto della vita; anch'io, perchè ho fatto quello che -poche donne hanno il coraggio di fare, in molti ispiro la ripugnanza, -il ribrezzo. Veramente volevo dedicarmi soltanto alla scienza, ma vi ho -conosciuto, vi amo, e mi offro a voi. - -—Voi siete un angelo, e mi è impossibile rifiutare il vostro dono -generoso,—rispose Lodovico,—l'accetto come se mi venisse dal cielo -e giuro che tutto tenterò per rendervi felice. - -—Come amerei la mia scienza se potessi darvi qualche -sollievo!—esclamò Valentina. - -Lodovico crollò il capo come un incredulo, e disse: - -—Non è più il tempo dei miracoli; è vero, voi sapete molte cose, ma -non potrete riuscire dove non sono riusciti i migliori medici. Temo -d'esser condannato per tutta la vita ed ora ne sono più addolorato per -voi, che mi sarete compagna. - -—Forse la scienza sarà più potente unita all'amore, ed ho la fede e la -speranza. - -Lodovico era commosso, gli mancava la voce, ma da quel momento sentì -che non avrebbe più potuto vivere senza Valentina. - - -II. - -Un bellissimo sole d'aprile illuminava la città di Torino, e l'aria, -piena di profumi nuovi, avvolgeva uomini e cose. - -Gli sposi, ritornati appena dal municipio, erano circondati dai parenti -e dagli amici. - -Il convegno era tutt'altro che lieto. Pareva un funerale, la -preoccupazione della malattia dello sposo stava nel pensiero di tutti. - -La signora Verganti tratteneva a stento le lagrime e si sentiva tanto -triste, come non era stata mai, nemmeno il giorno in cui suo marito era -partito per la guerra d'Africa, dove aveva trovato la morte. Lodovico -sorrideva, ma si mostrava preoccupato. Valentina soltanto era allegra, -raggiante, e si sforzava d'infondere in tutti il suo coraggio e la sua -gioia. - -Essa sorrideva allo sposo e abbracciava la madre rassicurandola. - -Tutto sarebbe andato bene, diceva. Anche la natura in festa e il sole -che entrava dalle finestre aperte rallegrava la casa piena di fiori e -d'amici. - -Fu un momento solenne, quando vennero a dire che la carrozza attendeva -gli sposi per condurli alla villa che Lodovico possedeva nei dintorni -di Torino e doveva ospitarli in quei primi giorni del matrimonio. - -Valentina si staccò con uno sforzo dalle braccia di sua madre, che non -avrebbe voluto lasciarla partire, salutò gli amici, e discese in fretta -le scale seguita da Lodovico. - -Finalmente erano soli. - -La carrozza correva per le strade lunghe, dritte, popolate da una folla -allegra, uscita per respirare la brezza della primavera nascente. -Correva pei lunghi viali fiancheggiati dagli alberi che si vestivano di -foglie novelle, avanti avanti per l'aperta campagna, salendo sui poggi -che ridevano davanti al nuovo sole. Gli sposi si tenevano per mano in -silenzio: si sentivano vivere e pensare, come sentivano il battito dei -loro cuori che la gioia rendeva più rapido. - -Egli temeva che la sua felicità si dileguasse come in un sogno, e -che l'amore di Valentina non avrebbe potuto resistere quando avesse -assistito ad una delle crisi del suo male; tremava pensando a quello -che gli preparava l'indomani e la stringeva a sè fortemente come per -impedire che gli sfuggisse. - -Essa indovinava il pensiero di Lodovico, ma non temeva nulla, era -sicura di sè stessa e del suo amore. Quasi desiderava affrontare -la realtà di quel male sconosciuto, per conoscerlo e tentarne la -guarigione; voleva studiarlo con tutta la forza della sua mente, colla -divinazione del suo cuore innamorato, e forse sperava di comprendere -quello che agli altri era rimasto incomprensibile. - -Sapeva quel male misterioso appartenere al genere di malattie alle -quali essa specialmente si era dedicata; e il poter studiare il -soggetto, sempre, tutti i giorni, con intelletto ed amore, le dava la -speranza di riuscire. - -Già la sua fantasia andava andava, come la carrozza che correva per -l'aperta campagna, e si vedeva felice e vittoriosa. Furono distolti dai -loro pensieri dalla scossa della carrozza che si fermò davanti alla -villa. - -Scesero in fretta sorridendo e, stanchi pel lungo silenzio, ripresero -la conversazione interrotta. - -Il sole volgeva al tramonto e tingeva d'una tinta rosea le montagne -ancora coperte di neve. - -La casa bianca risaltava sopra uno sfondo verde‑cupo, formato da un -bosco di abeti; i rododendri in fiore mettevano una nota gaia sul verde. - -—Quanto è bello!—esclamò Valentina.—Come saremo felici in questo -nido! - -—Ti piace?—chiese Lodovico col volto illuminato dalla gioia. - -—Ma è un incanto!... E come hai pensato a tutto; sei un vero mago. -Fino la tavola preparata, e un bel fuoco nel caminetto. E quante belle -rose! Eppure non siamo ancora di maggio; e queste violette! Che profumo! - -E sì dicendo si chinò ad odorare un bel mazzo di viole poste in un -canestro sopra un tavolino. - -Lodovico ordinò ai domestici di servire il pranzo; la lunga corsa e le -emozioni della giornata gli avevano eccitato l'appetito; poi, rivolto -alla moglie, soggiunse: - -—Cara la mia dottoressa, mi pare che si potrebbe mettersi a tavola; -dopo pranzo avrai tutto il tempo per ammirare la tua villa. - -—Nostra, vuoi dire. - -—No, sei tu la padrona, te ne faccio un dono; spero che non mi -negherai l'ospitalità. - -Valentina si mise a ridere. - -—Hai voglia di scherzare,—disse. - -—Parlo seriamente; sono lieto di cederti lo scettro; da domani la -padrona sarai tu, ed io sarò tuo schiavo. - -E chiacchierando allegramente si sedettero a tavola dove venne loro -servito un buon pranzo, e gustarono per la prima volta il piacere di -trovarsi soli, lontani dal mondo, seduti alla stessa mensa, avendo nel -loro cervello pensieri spumeggianti come il vino di cui erano piene le -coppe di cristallo. - -Dopo il pranzo, Valentina volle continuare il suo viaggio di scoperta -e girare per la villa, divertendosi a toccare i ninnoli sparsi sulle -mensole, ad osservare i mobili, i quadri, i tappeti. - -Nel piano superiore v'erano le camere da letto, una coi parati rosei -per lei e l'altra più cupa e severa per Lodovico; accanto una sala -spaziosa contornata da biblioteche piene di volumi. - -—Hai proprio pensato a tutto,—disse Valentina, avvicinandosi alle -biblioteche per osservare i volumi ben rilegati.—Da una parte i libri -di matematica per te, dall'altra quelli di medicina e di scienze -naturali per me; mi par di ritrovare i miei amici, eccoli tutti -schierati: Biswanger, _La neurastenia_; Beard, _Una malattia nuova_; -_La neurastenia_ di Arndt; come sono difficili questi nomi russi! E -che belle ore passeremo a studiare qui tutti e due, tu da una parte -ed io dall'altra! Perchè da sposi moderni, da personaggi del secolo -ventesimo, non ci si potrebbe contentare di star tutto il giorno a -guardarci negli occhi ed a filare l'amore perfetto. Noi abbiamo bisogno -anche del cibo dello spirito, e così il nostro amore non passerà come -una meteora fuggente, ma durerà sempre, non è vero? - -—Ne ho speranza, dipende da te,—disse Lodovico, sedendosi sopra un -divano accanto a Valentina. - -—Non temere,—rispose questa,—sono sicura di me stessa, i miei -sentimenti non muteranno; ma, perchè ora una nube è passata nella tua -mente?—chiese guardandolo negli occhi. - -—Tu mi leggi dunque nel pensiero? - -—È un po' la mia professione. Ma, dimmi, che cosa ti turba? - -—Penso che presto s'avvicina l'ora fatale e vorrei pregarti di non -tentare di vedermi, nè di assistermi in quel momento. - -—Ma perchè? - -—Perchè la crisi passa come viene e tu ne soffriresti inutilmente; mi -prometti dunque di allontanarti? - -—Non posso farti una promessa che non potrei mantenere. Desidero -vedere di che cosa si tratta, e la mia non è una curiosità da -femminuccia, ma una curiosità scientifica, e poi mi spinge la speranza -di esserti di qualche sollievo. - -—Almeno, ti prego, non avvicinarti a me. Devo narrarti una cosa che -ho sempre tenuta chiusa nel mio cuore, ed al pensarvi soltanto mi -rinnova un dolore crudele. Mi rincresce evocare in questo giorno un -ricordo così triste, ma vi sono costretto per difenderti da te stessa -e impedire che avvenga un fatto al quale non potrei sopravvivere. - -Valentina lo guardò esterrefatta. Che cosa doveva dirle di tanto -grave? Stette ad ascoltare tutta trepidante. - -—Una volta,—riprese Lodovico col pianto nella voce,—avevo un -cagnolino, _Fedele_, il mio unico amico, il solo compagno della mia -vita solitaria; ebbene, dopo una delle mie crisi lo trovai morto, -soffocato, accanto a me. Che cosa era accaduto? Forse vedendomi -soffrire si era avvicinato per recarmi soccorso, forse per farmi una -carezza, mistero! Sono certo che l'uccisi colle mie mani, e non me ne -so ancora dar pace; pensa se tu ti avvicinassi e ch'io ti facessi male, -ti ucc.... Dio mio! sento che ne morrei. È terribile non poter dominare -i proprii movimenti! - -—Non temere, Lodovico, veglierò su te, ad una certa distanza, e saprò -difendermi. Ed ora non pensiamo a cose tristi. - -—Hai ragione,—disse Lodovico, abbracciandola,—godiamo di questi -momenti di pace che ancora ci rimangono. - -E stettero vicini in quella stanza appena illuminata. I loro volti -erano sereni, ma un velo di mestizia pareva fosse sceso su quelle cose -che pochi momenti prima parevano tanto gaie ai due innamorati. - - -III. - -Lodovico aveva accompagnato Valentina nella stanza dai parati color di -rosa, e s'era indugiato a discorrere con lei di mille cose, e fatto -progetti per l'avvenire. - -Dalla finestra spalancata entrava una brezza refrigerante e le stelle -tremolavano come punti luminosi nella vôlta scura del cielo. - -Ad un tratto Lodovico abbracciò Valentina, e disse: - -—Devo andare, procura di riposare, e pensa a cose liete. - -—Dimmi almeno che cosa ti senti,—chiese Valentina.—Sai che devo -essere la tua medichessa. - -—Ora non è nulla, soltanto un sonno invincibile, un peso che mi -opprime il cervello. Devo coricarmi, non inquietarti, domani mi -troverai bene come al solito. Va a dormire, non pensare a me; te ne -prego,—e uscì in fretta, lasciando la sposa sola, in faccia alla notte -profonda, in quella camera color di rosa dove i fiori impallidivano nei -vasi, e il letto bianco adorno di merletti sembrava stendere le braccia -e invitarla al riposo. - -Ebbe un momento di sgomento; il primo in tutta la giornata; l'opprimeva -il silenzio che la circondava, il non udire più la voce di Lodovico, -il trovarsi in quella stanza sconosciuta, che non aveva per lei -alcun ricordo, e la sua situazione nuova, straordinaria, di esser -sola, abbandonata nella prima notte del matrimonio. Si sedette sopra -una poltrona e prese in mano un libro per togliersi dai pensieri -che l'opprimevano; non potè leggere nemmeno una riga; lo chiuse; la -stanchezza l'assalse, e parve assopirsi; ma tutto ad un tratto un urlo, -che veniva dalla stanza vicina, la riscosse; s'alzò di scatto, aperse -l'uscio e sollevò la portiera che la divideva dalla camera di Lodovico. - -Una lampada velata mandava dalla vôlta una luce tenue, quasi -crepuscolare. Lodovico si dibatteva sul letto come un indemoniato, -aveva la faccia sconvolta, e gli occhi che sembrava gli uscissero -dall'orbita, pareva lottasse con un nemico formidabile, invisibile, i -suoi muscoli erano tesi come per uno sforzo sovrumano, poi cessarono i -movimenti convulsi e incominciò a gemere e ad urlare come una belva. - -Valentina stava ritta sulla soglia, incerta; avrebbe voluto avvicinarsi -al letto per tentare di calmarlo, ma rammentò la proibizione avuta. -Fremeva nel veder il suo Lodovico così trasfigurato, e di trovarsi -impotente a recargli sollievo. Lo chiamò ad alta voce, non rispose, -fece solo un movimento impercettibile. - -Ad un tratto la voce di Lodovico echeggiò nel silenzio della notte, -disse parole interrotte, sconnesse, pareva che vaneggiasse, anche la -sua voce pareva mutata. - -Valentina immobile stava attenta ad ascoltare. Dopo le prime frasi potè -raccapezzarsi meglio in mezzo a quel torrente di parole paurose. - -—Aiuto!—egli gridava,—aiuto! ecco, viene col pugnale; uno, due, -tre.... gli squarcia il seno: oh che rantolo, è morto; ancora, ancora! -perchè? È terribile.... non voglio più sentire quel gemito.... anche -lei.... salvala.... peccato, è così bella.... no? no? ah! offre il -seno.... ah, l'uccide.... quanto sangue.... via, via.... assassino.... -ed ora ecco le vittime; le avvolge nel lenzuolo.... è tutto rosso di -sangue. Dove va? dove le trascina? giù in fondo.... sento il rumore -delle loro teste che cozzano; tun, tun, tun.... pietà pei morti.... -giù, giù ancora; perchè li trascini? Perchè li scuoti? aiuto!... -aiuto!... La fossa è nera giù.... perchè le ossa scricchiolano? ahi, le -sento qui.... aiuto.... aiuto!... - -E si voltava per il letto gettando via tutto quello che gli capitava -in mano, contorcendosi in modo spaventoso; pareva che le sue ossa si -spezzassero, agitava le braccia come se volesse scacciare una terribile -visione. Lodovico continuava: - -—Ed ora dove mi conduci? Dove fuggiamo? Quanti soldati! -C'inseguono.... via, via! Andiamo lontano.... lontano.... lontano.... - -Valentina tremava alla vista di quello spettacolo atroce, eppure non -si sentiva la forza di fuggire, se ne stava là immobile, impetrita, -come una statua. Ad un certo punto Lodovico parve calmarsi, respirò -forte come uno che fosse fuggito da un pericolo, e fu colto da un sonno -profondo, quasi letargico; soltanto il suo corpo di tanto in tanto -sussultava. - -Valentina sentì risvegliar in sè, sotto l'involucro femmineo e -sensibile, la missione del medico; si avvicinò al letto, e pose una -mano sul cuore di Lodovico. Il cuore sussultava, batteva come se avesse -fatto una corsa vertiginosa, poi gli posò la mano sulla fronte e la -sentì madida di sudore. - -—Bisogna farlo guarire,—disse fra sè.—Impossibile che il suo cuore -possa sopportare ogni notte una scossa così tremenda, e poi io lo amo -e non potrei sopravvivere alla sua morte. - -La crisi era passata, e adagio Valentina si ritirò nella biblioteca -per meditare su quello che aveva veduto. A che categoria apparteneva -la malattia di Lodovico? A quelle che hanno sede principale nei centri -nervosi, questo lo sapeva. Non era pazzo, e nemmeno sonnambulo; non -ammetteva che si trattasse di epilessia come molti dei suoi colleghi -avevano dubitato. Secondo lei, era un fenomeno di suggestione, -e prodotto da un'influenza esteriore che aveva impressionato -eccessivamente un cervello giovane e sensibile. - -Quale poteva essere quest'influenza, non si spiegava, ed era impaziente -che suo marito si svegliasse per poterlo interrogare. Si rammentava che -nella tesi di laurea aveva svolto il concetto delle influenze ataviche -sui centri cerebrali, e s'era convinta da' suoi studii e da alcune -esperienze fatte, che le impressioni ricevute dai nostri avi si possono -ripercuotere nel nostro cervello e che, come l'imagine fotografata -sopra una lastra sensibile, si rivela al primo raggio di sole, così -alla prima occasione quelle possono uscire disordinate dalla mente. -Doveva esser certo avvenuto così nel cervello di suo marito. O aveva -avuto una forte impressione da bambino, oppure doveva cercare il fatto -tragico nella vita dei suoi avi. - -Tutta la notte essa stette sfogliando libri e riviste; l'ansietà di -sapere le aveva fatto dimenticare la stanchezza d'una giornata piena -di emozioni. Il sole era già spuntato sull'orizzonte quando Lodovico -entrò adagio nella libreria. Valentina stava leggendo attentamente -l'_Eredità_ di Lucas e non si accorse del passo di lui. - -Le si avvicinò timido e trepidante e le posò dolcemente la mano sulla -spalla. Ella lo guardò rassicurandolo. - -—Non ti faccio orrore?—le disse,—hai assistito a tutto, ti ho -sentito vicino a me. - -—Mi hai sentito davvero? Allora il male non è tanto grave,—disse -Valentina,—io voglio salvarti. Qui, vicino a me, devi raccontarmi -tutto come ad un medico. - -—Interrogami. - -—Quando il male ti assale, perdi la coscienza? non senti nulla di -quello che accade intorno a te? - -—Io sento tutto come in un sogno, ma una volontà più forte della mia -mi spinge a fare dei movimenti involontari, a dire quello che non -penso; è un incubo che m'assale col quale io lotto invano; è più forte -di me; questa notte tu mi hai chiamato, ho udito la tua voce, ma mi era -impossibile rispondere, mi parea che venisse da molto lontano; la scena -di sangue che racconto, la vedo come in uno specchio, vorrei salvare -le vittime, ma non posso; una mano di ferro mi trattiene, so che sono -nella mia camera, e vedo un altro ambiente, mi par d'essere in un altro -mondo, eppure mi sento vivo perchè soffro, e assai crudelmente soffro; -guai se penso a quelle ore terribili. - -—Non temere,—disse Valentina,—ti guarirò; dimmi, hai mai assistito -da bambino ad un fatto tragico come quello che vedi nella tua fantasia? - -—Mai! Ho vissuto sempre lontano dalle lotte del mondo, e la mia -giovinezza fu calma. - -—E quando hai cominciato ad avere le terribili visioni? - -—Ero nervoso fin da bambino; la notte mi svegliavo di soprassalto e -facevo sogni spaventosi. Dicevano che cogli anni sarei stato più forte, -invece con me crebbe il mio male ed ora hai veduto tu stessa quanto io -soffro. - -—Tutto s'accorda con quello che penso—disse Valentina.—La tragedia -che ti travaglia deve averla vissuta qualche tuo genitore; cerchiamo -nella loro vita, parlami di loro, dove sono nati? dove hanno vissuto? -Pensa, pensa. - -E sì dicendo stava ansiosa coll'orecchio attento perchè nulla le -sfuggisse. - -Lodovico pensò un poco per riordinare le idee, poi disse: - -—Il babbo era di Torino come me; nell'alta banca ha guadagnato molto -danaro e mi lasciò ricco. Le lotte della vita l'avevano accasciato e -morì di esaurimento; non credo ci siano state tragedie nella sua vita. - -—E tua madre?—chiese Valentina. - -—Essa venne a Torino bambina; nacque a Verona, dove il padre si trovò -involto nella rivoluzione del 1848, dovette fuggire di notte quando -era ancora bambina. Il nonno era brutale e iracondo, essa deve aver -sofferto molto con lui, e divenne nervosa, e piuttosto malinconica; è -morta giovane, forse tormentata di sapermi ammalato. - -—E la tua nonna?—chiese ansiosamente Valentina. - -—Nessuno l'ha conosciuta; il nonno non ne parlava mai. - -—Tua madre dunque è partita bambina, di notte, durante la rivoluzione. -La sua infanzia non fu calma,—disse Valentina. - -—No, certo, e credo che dall'agitazione di quel tempo, la sua salute -ne fosse scossa. - -—E tu non sei mai stato a Verona, nella patria della tua mamma? - -—Mai. Il mio male m'impedisce di viaggiare e non posso alloggiare in -un albergo; poi il nonno non voleva sentire parlare della sua patria, -e la mamma ci pensava con terrore. - -—E non avete alcun parente in quella città? - -—Una vecchia zia, sorella del nonno, che vive con una figlia. Non la -conosco; ci scambiamo soltanto un augurio a capo d'anno. - -—Dunque hai l'indirizzo, tanto meglio; devi scriverle di trovarci un -appartamento. Dobbiamo rivedere la patria della tua mamma, dove, ti -confesso, spero di trovare l'origine della tua malattia. - -—Tu sei una sognatrice,—disse Lodovico;—che cosa vuoi scoprire? È -passato mezzo secolo dacchè il nonno ha lasciato quella città, chi si -ricorda più di lui? - -—Sarà un sogno,—disse Valentina,—ma voglio conoscere la città dei -tuoi avi, ti rincresce? - -—È una bella città che desidero vedere anch'io; andremo, sarà il -nostro viaggio di nozze,—disse Lodovico. - -—Nulla di più divertente di un viaggio di ricerche, e cercherò e -troverò l'origine del tuo male, vedrai!—rispose contenta Valentina. - -—Se trovare l'origine d'un male volesse dire guarirlo, avrei qualche -illusione, ma ho poca fede. - -—Sapere l'origine d'un male è già un bel passo verso la -guarigione,—disse Valentina,—e poi io voglio guarirti, non permetto -che tu sciupi la tua energia e la tua bella intelligenza lottando con -dei fantasmi. Lasciami questa speranza che mi rende felice. - -—E sia; mi metto nelle tue mani: sei tanto bella, animata -dall'entusiasmo e dalla fede nella tua scienza, che se, come temo, non -riuscirai a fare il miracolo, ti benedirò sempre per il bene che mi -fanno le tue parole, e per la gioia con cui hai voluto illuminare la -mia povera vita. - - -IV. - -Teresa Montalti, zia dell'ingegnere Arcelli, non era mai uscita da -Verona, sua città nativa. Abitava, colla figlia Giulia, in piazza Erbe, -un appartamento di quattro stanze, due con un grande balcone sopra la -piazza e due dietro, sopra un cortile. Quella piccola casa di quattro -piani, stretta ed alta come un campanile, l'aveva ereditata da suo -fratello, nonno di Lodovico. Occupava colla figlia il primo piano, -e affittava ammobiliati gli appartamenti superiori, ad impiegati, -militari o artisti di passaggio; e coll'aggiunta di una pensione -lasciatale dal marito le due donne vivevano bene conducendo una vita -alquanto modesta. La signora Teresa aveva passati i settant'anni, e -negli ultimi tempi era stata colpita da congestione cerebrale, che -le aveva lasciato paralizzato il lato destro del corpo. Di carattere -vivace, soffriva nel dover starsene inchiodata tutto il giorno su una -poltrona, e la sua sola distrazione era osservare quello che accadeva -nella piazza sottostante. - -Conosceva per nome i venditori e le venditrici, e quando la mattina -collocavano sotto gli ampii e candidi ombrelli le ceste piene di -erbaggi e di frutta, si rallegrava di poter assistere al risveglio -della vita cittadina. - -Era come uno spettacolo che le si offriva spontaneo e la distraeva -dai tristi pensieri. Conosceva le abitudini dei compratori, osservava -certi incontri voluti perchè avvenivano sempre alla medesima ora, -sorprendeva qualche idillio all'ombra dei bianchi ombrelloni, e gioiva -quando qualche piccola cesta di fragole profumate compariva timidamente -a rompere la monotonia delle frutta invernali; in seguito altre più -grandi, unitamente alle ceste di ciliegie e di lamponi, venivano a -rallegrare il mercato colla loro nota rossa fiammeggiante e attiravano -gli sguardi, lasciando nell'ombra gli erbaggi e le altre frutta più -modeste; godeva quando facevano la loro comparsa le belle pesche mature -che le piacevano tanto, e i grappoli d'uva grossi come quelli della -terra promessa; ogni nuovo frutto era una nuova gioia per lei, solo -si sentiva triste quando le mele, le pere e le castagne occupavano il -posto delle frutte estive, e pensava: - -—Vedrò ancora le piccole ceste di fragole? Tornerò qui al mio posto -d'osservazione, quando il sole sarà più tiepido, e avrò l'illusione -che nelle mie vene faccia scorrere un sangue più caldo e più giovane? - -E sospirava e si sentiva triste specialmente nelle ore nelle quali era -sola. E restava spesso sola perchè, quando la figlia l'aveva collocata -sulla poltrona accanto alla finestra, usciva per far le provviste e -s'indugiava a chiacchierare coi conoscenti o colle vicine. La Giulia -era una donna di quarant'anni, un po' fiacca e lenta nei movimenti, -ingrassava a vista d'occhio, ma si lagnava sempre di tutto e con tutti, -e aveva la voluttà di farsi compiangere. Si era maritata giovane -e finchè ebbe il marito se ne lamentava perchè lo trovava troppo -esigente; quando rimase vedova, si faceva compiangere per la sventura -d'essere rimasta sola ancor giovane, e per giunta colla madre inferma; -insomma non era mai contenta, quantunque facesse una vita abbastanza -calma e serena. Quando l'appartamento sopra di loro rimase libero, non -cessava di lamentarsi e raccomandarsi per trovar nuovi inquilini; era -stato accettato dagli Arcelli, ed essa si mostrava annoiata per il -disturbo che quei cugini sconosciuti le avrebbero recato e al pensiero -di doversene occupare. - -La signora Teresa invece all'idea di conoscere i nipoti era contenta; -tutto quello che veniva ad interrompere la monotonia della sua vita -sempre uguale, le recava qualche consolazione, e quando entrò Giulia -col telegramma in mano che ne annunciava l'arrivo per quello stesso -giorno, dopo le quattro, ebbe un'esclamazione di gioia. - -—Tu dici bene, ma ora come faccio,—esclamò la Giulia,—volevo -comperare un tappeto nuovo, qualche oggetto per rallegrare -l'appartamento, e invece mi capitano qui, tutto ad un tratto, come una -bomba. - -—Non borbottar sempre,—disse la signora Teresa,—se è quasi un mese -che siamo in corrispondenza e che li aspettiamo; avevi il tempo di -pensarci se volevi fare nuovi acquisti. - -—E poi, a che cosa servirebbe!—soggiunse Giulia.—Sono ricchi, -abituati a vivere a Torino in un palazzo, potrei cambiare di pianta i -mobili delle nostre povere stanze e le troverebbero sempre miserabili. -Abbiamo fatto male ad offrirgliele. - -—Ma via, Giulia, un po' di calma, se non si troveranno bene andranno -all'albergo, non siamo poi in un villaggio, infine sono nostri parenti -e non è male mostrar un po' di buona volontà d'averli vicini. - -—Sì, ma intanto io devo pensare a tutto. - -—Vorrei poter muovermi io,—disse la vecchia,—e come sarei contenta -di occuparmi di questi sposi! Ecco, per esempio, metterei un bel mazzo -di rose in mezzo alla tavola. - -—È un'idea,—disse Giulia,—così aiuteranno a nascondere una macchia -d'inchiostro che ho veduto sul tappeto; me ne occupo subito. - -E sì dicendo mandò a comperare i fiori e salì nell'appartamento per dar -l'ultima mano e metterlo in assetto. - -Aveva disposto i mobili secondo la sua idea ed i suoi gusti; in una -delle stanze che aveva un grande balcone verso la piazza, aveva fatto -collocare due letti uguali di ferro molto semplici, un armadio e -due cassettoni; nell'altra aveva formato una specie di salotto, con -una tavola nel mezzo, un divano e qualche poltrona. I mobili erano -semplici, anzi modesti, e avevano l'aspetto molto usato; essa fece il -possibile di rallegrare gli ambienti con cuscini, tappeti e tovagliette -guernite di trina, ma soltanto il mazzo di rose avea posto una nota -allegra su quelle vecchie cose. - -Quando discese, trovò la madre in piedi che girava, eccitata -dall'impazienza, trascinando dietro a sè la gamba inferma, attaccandosi -ai mobili per non cadere, e tendendo l'orecchio ad ogni carrozza che -si fermava. All'annuncio del prossimo arrivo dei nipoti le pareva di -ringiovanire, si sentiva la mente più lucida come se l'arrivo degli -sposi giovani fosse l'ultimo raggio di sole che venisse a rallegrare la -sua vita che ormai volgeva al tramonto. - -—Ma che cosa hai, mamma, che sei tanto irrequieta?—chiese la -Giulia.—Non possono essere ancora arrivati; è troppo presto. - -—E se non trovano la casa?—disse la vecchia. - -—Ho dato l'indirizzo giusto; sarebbe inutile andar ad incontrarli: non -ci siamo mai veduti, non so nemmeno che faccia abbiano. Vedrai che ci -troveranno. - -—Non avrei mai pensato di poterli conoscere,—disse la signora -Teresa, ritornando al suo posto.—Mia nipote, la mamma di Lodovico, -era una bimba quando è partita, aveva due begli occhioni azzurri -intelligenti e una corona di riccioli biondi; deve aver sofferto -col carattere di suo padre: meno male che poi è stata fortunata, ha -fatto un buon matrimonio, e se fosse vissuta avrebbe ora la gioia di -vedere suo figlio stimato e sposo felice; perchè, sai, Lodovico è un -personaggio conosciuto, un grande ingegno, tutti i giornali ne parlano. - -—È quello che mi dà pensiero,—disse Giulia.—L'ingegnere Arcelli -troverà miserabile l'alloggio che possiamo offrirgli. E la moglie, la -dottoressa, sono certa che sarà antipatica, e poi chissà che superbia -e come ci guarderà dall'alto in basso, noi misere mortali che non -abbiamo studiato all'università. - -—Forse sarà meglio di tutte le pettegole che conosciamo,—disse la -signora Teresa;—se poi trovasse un rimedio al mio male, benedirei la -sua venuta e la sua scienza! Tanto i medici non hanno capito nulla, può -darsi che una donna sia più intelligente. - -—Eccoli!—esclamò Giulia sentendo fermarsi una carrozza,—vado ad -incontrarli. - -Ma non era ancora sulle scale che Lodovico e Valentina erano già presso -all'uscio. - -—Sono vostra cugina,—disse la Giulia, stendendo loro le mani.—Ben -arrivati, sono lieta di conoscervi. - -—E la zia Teresa come sta?—chiese Lodovico. - -—Vi aspetta! Non può camminare, ma è molto contenta che siate venuti; -se volete entrare. - -—Sì, entriamo un momento,—disse Valentina,—dopo andremo a mettere in -ordine le nostre camere. - -—È un appartamento molto modesto,—disse Giulia scusandosi,—non so se -vi piacerà. - -—Abbiamo gusti semplici, e andrà tutto bene.... Ah, ecco la zia Teresa! - -E Lodovico s'avvicinò alla vecchia, dicendole: - -—Se mi permette le presento la mia sposa. - -—Siate benedetti,—disse la vecchia, tirandoli a sè colla mano -sana.—Qui,—disse,—qui alla luce, Lodovico, voglio vederti bene, hai -gli stessi occhi della tua mamma, sono contenta, e poi mi rallegro del -tuo ingegno, e anche della tua sposa.—E sì dicendo la fece sedere -vicino a lei e la baciò sulla fronte. - -—Mi dispiace,—disse poi con un sospiro,—che mi trovate in questo -stato; qualche anno fa ero vispa come se avessi vent'anni. - -—Ma guarirà,—disse Valentina. - -—Dite davvero!—esclamò la vecchia con un lampo negli occhi.—Siete -medichessa e dovete sapere se si può guarire da queste malattie. - -Valentina ebbe timore d'aver fatto sorgere una speranza fallace, e -soggiunse: - -—Forse, migliorare certo, vedremo, non bisogna mai disperare; -se permette, ora andiamo a prender possesso delle nostre stanze; -ritorneremo questa sera. - -—Se voleste dividere il nostro pranzo modesto....—disse la vecchia. - -—Grazie,—rispose Lodovico,—ma abbiamo le nostre abitudini come voi -avrete le vostre, e preferiamo esser liberi, anche per conoscere la -città. Verremo dopo pranzo, staremo spesso insieme, e diventeremo -amici, non è vero? Intanto se volete guidarci nel nostro appartamento! - -—È qui sopra,—disse Giulia,—vi accompagno. - -E salita una scala entrarono nelle stanze a loro destinate. - -Giulia mostrò come avea creduto bene di disporle. - -—Però,—disse,—voi potrete accomodarle secondo i vostri gusti e le -vostre abitudini. - -—Sarà meglio fare due camere da letto,—disse Valentina,—qualche -volta Lodovico è inquieto la notte e non mi lascia dormire.... Che -belle rose!—soggiunse, vedendo il vaso di fiori nel mezzo della -tavola,—come siete buona di aver pensato anche a questo! grazie. - -Poi affacciandosi al balcone esclamò: - -—Ma qui è un incanto! Che vista! guarda Lodovico questa piazza! Quanto -è pittoresca! - -Giulia si scusava della povertà degli arredi. Lodovico ammirava la -piazza in silenzio. - -—Questo spettacolo vale una reggia,—disse Valentina;—ci troveremo -benissimo. Se mi potrete mandar un facchino che possa trasportare -qualche mobile.... non abbiamo bisogno d'altro. - -—Vado a raggiungere la mamma,—disse Giulia,—se vi abbisogna qualche -cosa, sono a vostra disposizione. Arrivederci. - -E sì dicendo scese nel suo appartamento, dove la madre l'attendeva con -impazienza. - -Le chiese se gli sposi fossero rimasti contenti, e continuava a -ripetere: - -—È una bella coppia, sembrano felici, ci porteranno un po' d'allegria. - -—Come sono questi sposi moderni!—disse Giulia,—io non li capisco; -avevo fatto mettere due letti in una camera, e invece no.... vogliono -stanze separate.... e sono ancora nella luna di miele; ai miei tempi -non si usavano queste cose. - -—Sai, nell'alta società è sempre stato così,—disse la signora -Teresa,—facciano loro; però mi sembrano semplici e alla mano. - -—Infine siamo parenti, della stessa razza, e non ci sarebbe una -ragione che fossero superbi con noi. - -Intanto Valentina aveva incominciato a disfare i bauli e a mettere a -posto un po' di roba negli armadi. - -—Non è un palazzo,—avea detto al marito,—ma ci si potrà accomodare, -e poi basta guardare dalla finestra per vedere uno spettacolo che -compensa di tutto quello che manca. - -Coll'aiuto d'un uomo aveva fatto trasportare gli armadi nella cucina -dell'appartamento che doveva servirle da gabinetto di toeletta. Le due -camere da letto accomodate bene, libere dai mobili inutili, riuscivano -più godibili e spaziose; diede una disposizione piacevole e comoda alle -sedie e ai tavolini, sui quali collocò qualche ninnolo portato seco, -alcuni libri rilegati e parecchie fotografie incorniciate con gusto, e -le stanze presero subito un aspetto più gaio e più piacevole. - -Lodovico stava estatico appoggiato alla ringhiera di ferro del balcone -e guardava la piazza in silenzio. - -—Perchè sei così taciturno?—gli chiese Valentina.—Sei forse pentito -d'esser venuto? - -—Oh, tutt'altro, ma non so come avvenga, che più guardo questa piazza, -più mi persuado che è una mia vecchia conoscenza, eppure non ci sono -mai venuto a Verona, ne sono certo. - -—Forse avrai veduto qualche fotografia. - -—È un'impressione differente da quella che si ha da un'imagine -dipinta o fotografata, ma che non so spiegarmi; mi par di trovarmi -in mezzo a vecchi amici, qualche cosa mi fa pensare, come se vedessi -vecchie conoscenze con nuovi abbigliamenti. Basta, ho bisogno di -concentrare le mie idee, di risvegliare come dei ricordi assopiti; ecco -perchè sono silenzioso, però mi sento bene e mi par di vivere una vita -anteriore; è un sentimento nuovo che non mi dispiace. - -Valentina, contenta d'essersi sistemata, s'avvicinò al marito, -e anch'essa contemplò in silenzio la vasta piazza che s'andava -spopolando, l'andirivieni dei venditori e delle venditrici, che -mettevano le ceste nei fondachi e nelle cantine, chiudevano gli -ombrelloni e dopo una giornata laboriosa erano contenti al pensiero -delle ore di riposo che avevano davanti a sè. - -Stettero ad osservare in silenzio quel movimento che andava sempre -diminuendo, poi scesero, traversarono la piazza, presero la via Nuova -in quell'ora molto popolata, e si fermarono pieni di ammirazione in -piazza Vittorio Emanuele, alla vista dell'Anfiteatro Romano che in -quell'ora del tramonto faceva l'effetto d'una mole ancor più gigantesca -del vero. - -—Pare d'essere a Roma,—disse Valentina,—non avrei creduto di trovare -in questo luogo tanta impressione di grandezza; la credevo una delle -solite città morte dove si conservano vestigia preziose del passato, -ma siamo invece in una città ancor viva e grande; peccato che la gente -borghese moderna abbia fabbricato da questa parte delle piccole case. - -—Forse i monumenti che dagli altri lati ci parlano del passato, -spiccano di più per il contrasto;—disse Lodovico,—non vorrei vederla -in altro modo. - -Passati gli archi che dividono la piazza dal corso di Porta Nuova, -entrarono per pranzare in una trattoria, che, colle tavole preparate, -invitava i passanti. - -Pranzarono allegramente come due sposi nel viaggio di nozze, poi -Lodovico, impaziente di rivedere la zia Teresa, volle ritornare a casa, -quantunque l'aria fresca della sera e la città nuova lo invitassero a -passeggiare. - -La zia e la cugina li aspettavano sedute accanto alla tavola illuminata -da una lampada a petrolio. - -Sulla tavola c'era un tappeto nuovo, sfoggiato in onore degli sposi, e -un bel mazzo di fiori. - -—Prenderete il caffè con noi,—disse la zia Teresa,—vi abbiamo -aspettato. - -Poi chiese come trovavano la città. - -—È un incanto,—disse Valentina,—come non m'aspettavo. - -—Non mi è nuova,—disse Lodovico,—mi pare di averci sempre vissuto. - -—Vi è nato tuo nonno, mio fratello, e prima di lui tutti i tuoi -ascendenti,—disse la vecchia. - -—E appunto lo scopo del nostro viaggio è per saper notizie del nonno: -mi è venuto il desiderio di conoscere i miei antenati. Diteci quello -che sapete; ve ne rammentate? - -—Come se fosse partito ieri; tutte le cose vecchie rammento; solo non -ho più memoria per quello che è accaduto dopo la mia malattia. - -—Diteci tutto quello che sapete del nonno,—supplicò Lodovico,—è per -me una cosa molto importante, più di quello che pensate. - -—Si chiamava Lodovico anche lui,—rispose la vecchia,—avea un -carattere impetuoso e una testa un po' esaltata. L'Italia era la sua -idea fissa; tutto ha sacrificato per vederla libera. Anch'io ero -italiana nell'anima e fremevo di vedere gli austriaci padroni della -mia città, ma ero più ragionevole. Che cosa potevamo fare, se loro -avevano soldati, fucili, cannoni, e noi nulla? Bisognava aspettare gli -eventi e fidare nella nostra stella; ma mio fratello voleva agire, -muoversi, era capo d'un comitato, andava in Piemonte continuamente -a parlamentare coi capi, coi ministri; una volta fu anche ricevuto -da Carlo Alberto, a cui portava messaggi; non poteva star mai -tranquillo. Io vivevo sempre trepidante, temevo che lo scoprissero e lo -fucilassero; che tempi erano quelli! Non avevo pace. - -—E la nonna che cosa faceva, ve la rammentate? - -—Se la rammento! Mi par di vederla, la piccola Elisa; era molto -bellina, pareva una statuetta di Sassonia, e poi vispa, irrequieta -come un uccello. Quella donna è stata il capriccio di Lodovico; volle -sposarla ad ogni costo e non era donna per lui; nata a Venezia, qui -si trovava a disagio, non capiva nulla di patriottismo e di politica; -era giovane, bella e voleva godere la vita; forse non aveva torto; ora -la vedo con occhi più indulgenti, allora, però, in quel tempo, non la -potevo sopportare, così leggera, spensierata e così lontana dalle idee -del marito, e non le perdonavo di renderlo infelice. Quando le nacque -una bimba, che fu poi la tua mamma, speravo che si calmasse; era come -pretendere che un fiume rimontasse alla sorgente: appena fu possibile, -riprese la vita di prima, diceva che era veneziana nell'anima, ed aveva -bisogno di feste, di maschere e di cavalieri serventi. - -—Ah, anche i cavalieri serventi?—chiese Valentina. - -—Che volete? s'annoiava. Mi ricordo che una volta mio fratello mandò -un giovane veneziano con istruzioni di mandarlo in Piemonte ad -arruolarsi come soldato. Era un suo amico d'infanzia ed Elisa, invece -di seguire la volontà del marito, pensò bene di tenerlo presso di sè, -dicendo:—_El xe un pecà che così belo el se fassa massar; el sarà el -me cavalier servente!_ - -—E poi?—chiese Valentina. - -—Era un po' pazza, poveretta. - -—E come ha finito?—chiese Lodovico. - -—È morta, e molto giovane,—disse la vecchia;—come, non saprei, fu -un mistero; mio fratello, sempre viaggiando per la causa italiana, -stava dei mesi senza dar segno di vita, poi veniva in fretta a salutare -la moglie e la bimba, e via di nuovo. Mia cognata aveva preso il suo -partito, e si divertiva; si occupava del figurino della moda; aveva -i cavalieri serventi come la sua mamma e la sua nonna, diceva lei; -non pensava alla politica e alla guerra che per lagnarsi che non ci -fossero spettacoli e divertimenti; non era certo un'eroina. Un giorno, -verso la fine del '48, i piemontesi erano alle porte, tutto era pronto -per fare la rivoluzione, non si aspettava che un segnale per agire, ma -c'erano troppe spie, troppi soldati e si esitava; mio fratello venne in -fretta, misteriosamente, poi scomparvero tutti: lui, mia cognata, la -bimba e una vecchia fantesca. Non si sapeva dove se ne fossero andati, -fui ansiosa per molto tempo, li ho creduti morti, poi ho saputo che -soltanto Elisa era morta; poveretta! essa che amava tanto la vita.... - -—E non sapete in che modo morì.... così giovane? - -—Se ne dissero tante,—rispose la zia Teresa,—ma nessuno seppe nulla -di preciso. Troppi avvenimenti tenevano trepidanti gli animi in quel -tempo; i piemontesi vinti, le nostre speranze fallite, sempre in -ansia pei nostri cari, una vita febbrile, ma ora sono contenta d'esser -vissuta in quei giorni di ansia e trepidazione. - -—E il nonno?—chiese Valentina. - -—Ci scrisse da Torino dove s'era rifugiato; qui non poteva più -ritornare, essendo compromesso negli affari politici; diede -disposizioni per vendere la casa dove abitava e spedirgli i mobili -migliori. Mio marito s'incaricò di tutto. - -—E dove abitava, vi ricordate? - -—Sul corso Santa Anastasia,—disse Giulia,—la mamma mi ha fatto tante -volte vedere la casa; se volete, ve la mostrerò. - -—E vogliamo anche visitarla,—disse Lodovico. - -—Bisogna chiedere il permesso al proprietario; non so a chi appartenga -ora; sarà tutto cambiato, non troverete più traccie del nonno. - -—Mi basta vedere i sotterranei.... credete che siano molto mutati? - -—Devono essere trasformati in cantine, c'è un'osteria al piano terreno. - -—Ma che idea vedere una casa che ha appartenuto a vostro nonno?—disse -Giulia,—a che scopo? - -—È un nostro segreto che vi spiegheremo; intanto è ora di salire. - -—Ma a proposito,—disse Lodovico, indugiandosi sulla soglia,—la -statua sopra la fontana? - -—Madonna Verona?—chiese la vecchia. - -—Sì; è sempre stata così colla corona d'oro sul capo? - -—No,—disse Giulia,—al tempo degli austriaci aveva il capo -incoronato di ferro. Abbiamo ancora una fotografia di quel tempo.... -Eccola,—disse dopo aver cercato in un cassetto. - -—Ah, bene!—esclamò Lodovico.—Precisamente come l'ho veduta in -sogno, o in realtà non lo so, con quella posa identica, ritta, come a -guardia della piazza, ma colla corona di ferro; quella corona d'oro -m'imbarazzava; ora sono contento; buona notte. - -Salì alle sue stanze coll'animo sollevato. Valentina aveva indovinato; -in qualche angolo del suo cervello stavano nascoste imagini ereditate -dagli avi; quella corona era una rivelazione. Se prima era incredulo, -ora si sentiva impaziente di continuare le indagini, di visitare la -casa degli avi, di sapere la verità. - -Valentina invece esitava, temeva d'aver dato un'illusione che, -rimanendo tale, avrebbe potuto peggiorare il male di Lodovico; è -vero che esistevano fatti di persone, le quali potevano descriver -paesi e cose che non avevano mai veduto, ma erano state famigliari ai -loro genitori; aveva pure udito, colle sue orecchie, alcuni, sotto -eccitamenti speciali, parlare una lingua ignota, ma conosciuta dai loro -antenati. - -Però sapeva di aver troppa facilità di accettare certi fatti non -provati scientificamente, aveva la fantasia molto fervida, glielo -diceva anche il suo professore quando la chiamava la romanziera della -scienza, ed ora, ch'essa temeva d'essersi spinta troppo innanzi, e -avrebbe voluto aspettare e godere la città nuova, ecco che suo marito -era impaziente e voleva subito incominciare le sue ricerche. Era -strano quello che accadeva nelle loro anime; le parti erano mutate: -essa esitava, e invece Lodovico era pieno di fede e voleva agire. -Il timore di lei veniva anche dal fatto, che in quel tempo nessun -mutamento era avvenuto nel male di Lodovico, eppure aveva tentato tutti -i rimedi suggeriti dalla scienza in simili casi. Aveva preparato colle -sue mani delle pozioni calmanti di diverse specie, aveva variato le -dosi, tentato di distrarre lo spirito di lui con racconti e letture -interessanti nell'ora fatale; tutto era stato inutile. - -In quel mese di matrimonio s'era abituata a quelle crisi, e le facevano -meno impressione sapendo prima quello che doveva accadere; lo stava -sempre ad assistere amorosamente, qualche volta lo copriva con un -lenzuolo, che serviva a rendere i movimenti più calmi e gli urli meno -sensibili, e in ogni caso non si udivano in lontananza, ed egli usciva -meno stanco da quell'incubo. - -Essa era molto scoraggiata, e quasi avrebbe voluto stare inerte ad -aspettare gli eventi nel timore di perdere anche quel filo di speranza -che le rimaneva, era in un periodo nel quale non aveva più fede nè in -sè stessa nè nella scienza, e pareva invece che avesse trasfusa quella -fede nell'animo di Lodovico. Nemmeno il nuovo ambiente e le nuove cose -avevano avuto influenza sul suo male. Anche in quella prima notte che -si trovavano nella città degli avi, il male lo assalse nell'ora fatale, -e per la prima volta Valentina pianse trovandosi impotente a strapparlo -all'incubo spaventoso. - - -V. - -Dopo un sonno riconfortante, Valentina fu destata da un mormorìo -indistinto che andava aumentando e pareva come se delle onde marine -andassero ad infrangersi sugli scogli del lido. Un raggio di sole -entrava dalle persiane e si rifletteva sulla parete disegnando strisce -dorate. - -Pensò che doveva esser tardi, scese dal letto, si vestì in fretta e -aperse la finestra, impaziente di sapere da che cosa provenisse il -rumore che l'aveva risvegliata dal sonno. - -Un vero spettacolo festoso si presentò allo sguardo ammirato. - -La piazza era piena di gente, come se fosse in aspettazione d'una -festa. Sotto gli ombrelli giganteschi stavano disposte, con arte, -le ceste di erbaggi tinte in tutte le sfumature di verde, da quello -pallido e quasi latteo a quello forte come lo smeraldo; le carote, i -pomidoro spiccavano nelle loro tinte calde, fra il verde; e i cavoli -fiori giganteschi s'ammucchiavano negli angoli circondati da una corona -di foglie protettrici. Le ceste di frutta estive invitavano i passanti -a soffermarsi, i venditori si affaccendavano per attrarre l'attenzione -dei compratori, e più di tutti le venditrici, belle, cogli occhi -lampeggianti e la bocca sorridente, chiamavano la gente, si rubavano -gli avventori e spesso litigavano fra loro. - -Madonna Verona, sul suo piedestallo di marmo, pareva proteggere la -folla che formicolava in mezzo a quella massa di erbaggi e di frutta. -Ai suoi piedi l'acqua usciva da una quantità di polle disposte a -cerchio, in freschi e innumerevoli zampilli, che lambivano una tazza di -marmo antico e cadevano in mille spruzzi, formando una corona fresca e -viva intorno ai suoi piedi. - -Le venditrici facevano a gara nel portare le verdure ed i fiori sotto -la pioggia refrigerante; andavano e venivano colle braccia cariche di -ceste fiorite, parevano fanciulle che andassero a recare un'offerta -votiva a qualche nume tutelare; andavano dai loro banchi alla fontana -e dalla fontana ai banchi continuamente. Ai piedi intorno alla statua -era come un tappeto fiorito; la pioggia spruzzava su quelle verdure e -quei mazzi di fiori variopinti, gocce iridescenti che facevano rivivere -le foglie avvizzite, e tutte s'affaccendavano onde trovare un posto per -la loro merce ai piedi della fontana protettrice. - -E intanto i banchi erano riforniti di verdure sempre fresche; i -compratori facevano cerchio, e qualche volta dovevano aspettare il loro -turno per essere serviti. - -Anche Lodovico si svegliò pel rumore della folla e per lo scroscio -della fontana, raggiunse Valentina sul balcone, e stette con lei ad -ammirare lo spettacolo nuovo. - -—Pare una festa di carnevale,—disse Valentina.—Così dovevano essere -le feste che in antico si facevano in onore di Cerere e Pomona, e non -si crederebbe che questa festa ogni giorno si ripete e si rinnova. - -—Quanto è diverso da tutti i mercati che abbiamo veduto! Dove si -trova un insieme più pittoresco?—disse Lodovico,—non è possibile -confonderlo con altri perchè è unico. Quante volte l'ho veduto nei -miei sogni!—E sì dicendo stava estatico e meravigliato ad ammirare -il palazzo Maffei laggiù, incoronato di statue, severo, maestoso, -che pareva osservare la folla plebea, quasi a distanza, e gli -affreschi delle case de' Mazzanti, sorridenti ai raggi del sole che -li illuminavano, e tutte quelle case di stile e forma diversa che -mostravano il gusto e i bisogni di secoli differenti.—Quanto è -bello!—esclamò,—e quanto mi pare più gaio della monotona linea delle -nostre case di Torino. - -Poi sentirono il bisogno di muoversi, di scendere in mezzo a quella -folla festosa, tanto più che Lodovico voleva uscire per andare a vedere -la casa del nonno. - -Scesero, chiamarono Giulia che li aspettava per accompagnarli, e poi -si cacciarono in quel labirinto di banchetti sotto gli ombrelloni, dove -si divertirono nell'udire parlare un linguaggio quasi sconosciuto, ma -molto espressivo. - -Giulia conosceva tutti i venditori e dava delle spiegazioni. - -Essa comperava sempre dalla signora Nene; aveva gli erbaggi più freschi -e la frutta più scelta; altri, specialmente gli uomini, preferivano -fermarsi dalla bella Rosina perchè aveva occhi che mandavano lampi. - -—Dov'è, dov'è?—chiese Valentina,—voglio vederla. - -—Eccola,—disse Giulia. - -E si soffermò sotto un ombrellone, dove una siepe di gente circondava -una bella ragazza fresca e robusta con due occhi neri, luminosi, e -riccioli di capelli che le scendevano sul collo, sulla fronte come -serpentelli irrequieti. Serviva tutti premurosamente, rideva e pareva -contenta di vivere. - -—A me piace più la Rossa dei fiori,—disse Giulia,—venite, vi ci -conduco. - -E attraversando la folla riuscirono ad un posto dove su banchetti -schierati in lunga fila, c'erano i fiori più profumati della primavera: -viole, rose, garofani, gaggìe, e una schiera di belle fanciulle -formavano mazzolini, riempivano con arte piccoli ed eleganti canestri -e offrivano la loro merce profumata ai compratori. - -La Rossa dei fiori formava mazzolini di rose e viole mammole. Era alta, -slanciata e intorno al capo aveva un'aureola di capelli fulvi, del -colore tanto amato dal Tiziano, la carnagione candida un po' dorata, -occhi castani, e in tutta la persona qualche cosa di fosforescente, di -luminoso, che dava l'impressione che sarebbe bastata la sua presenza a -rischiarare una stanza priva di luce. - -Offerse un mazzolino a Valentina, ma Lodovico ne comprò tanti e per -la sposa e per la cugina e per mandare alla zia Teresa. Erano così -profumati quei fiori! Gli sembrava che avessero un profumo più intenso -di quello degli altri paesi. - -—È un fatto,—osservava Valentina,—qui c'è una natura esuberante, in -tutto, nelle donne, nei fiori, nella frutta. Pare che in seno a questa -terra si concentri un calore più intenso, come nelle viscere d'un -vulcano. - -—Sono stanco della folla,—disse Lodovico che aveva la sua idea fissa -in mente,—se Giulia volesse condurci sul corso di Santa Anastasia.... - -—Prima vi voglio mostrare la piazza dei Signori; è qui sulla nostra -via. Vedete, ci siamo già. Qual contrasto passare dal frastuono di -piazza Erbe a questa piazza tranquilla! - -—Quanto è bello! Che calma solenne,—disse Lodovico,—mi fa piacere -vedere qui in mezzo il monumento di Dante, il nostro poeta più grande. -Verona è una delle poche città che gli abbia eretto un ricordo di marmo. - -Poi si fermò estatico ad ammirare la loggia di fra Giocondo. - -—Quelle sono le statue degli illustri veronesi,—disse Giulia,—qui -c'erano le case degli Scaligeri, e laggiù vi sono le tombe. - -Sì dicendo s'erano avvicinati alla chiesa di Santa Maria Antica e -rimasero silenziosi davanti a quell'immortale lavoro di marmi e di -ferro che racchiude le ceneri dei più munificenti signori di Verona. - -—La più grandiosa è la tomba di Can Signorio,—disse Giulia. - -—Quali artefici ebbe il nostro paese!—esclamò Valentina,—è un sogno -di marmo e il cancello è meraviglioso, pare un merletto di ferro,—poi -voltasi a Lodovico disse:—Non si potrebbe rinunciare oggi a far le -nostre ricerche della casa degli avi? Sarebbe così bello tuffarsi in -quest'onda di arte senza altri pensieri! - -—Sono impaziente di vedere la casa che mi sta fitta in capo, dopo -farò quello che vorrai,—poi vedendo Valentina un po' turbata, -soggiunse:—non temere, non è come pensi, sono preparato a tutto, anche -a non trovar nulla, ma l'incertezza mi opprime. - -—Andiamo dunque,—disse Valentina. - -E Giulia li condusse sul corso di Santa Anastasia, davanti alla casa -che aveva appartenuto all'avo di Lodovico. - -Non avea nulla di speciale dal lato esteriore. Al pianterreno c'era -una bottega che portava un'insegna colla scritta: _Osteria delle due -campane_. - -Lodovico non pensò se fosse conveniente far entrare in un luogo così -volgare due signore; ma obbedendo all'impulso della sua idea fissa -entrò nell'osteria. In quell'ora non era molto popolata. In un angolo -due operai giuocavano a tre sette colle carte; dall'altra parte quattro -uomini in maniche di camicia colla pipa in bocca e un boccale di vino -sulla tavola giuocavano alla morra, e si sentiva ogni tanto fra le -pareti affumicate della stanza risuonare un numero, come un razzo -lanciato nell'aria. - -Nel vedere entrare quei visitatori tanto inusitati, sospesero i giochi, -e l'oste si avanzò sorridendo, chiedendo in che cosa potesse servirli. - -Parlò Lodovico e gli disse lo scopo della sua visita. Quella casa aveva -appartenuto a suo nonno; voleva visitare i sotterranei e vedere se ci -fossero sepolte alcune carte importanti che dovevano esservi nascoste -fino dal 1848. - -L'oste lo guardò come si fa con una persona, che si supponga non sia in -sè. - -—Come? Per una storia così vecchia venire ad incomodarlo? Fosse almeno -stato per un tesoro, avrebbe sperato anche lui di poterne avere una -parte. - -—Il vostro disturbo vi sarà pagato e bene,—disse Lodovico.—Mi basta -aver il permesso di poter far qualche scavo, vi farò rimettere tutto a -posto e non avrete alcun danno. - -—Però mi permetterete di star presente a questi scavi; sapete, ho la -mia merce nel sotterraneo. - -—Non ho nulla in contrario,—disse Lodovico,—e vi prometto che se -troveremo un tesoro sarà tutto per voi. - -—Quand'è così, fate pure,—disse l'oste,—purchè sia tutto terminato -prima di sera. Capite bene, la sera ho qui molti avventori e non -vorrei.... - -—Ma anche subito,—rispose Lodovico,—fatemi, vi prego, chiamare -degli uomini del mestiere. - -—È meglio intanto andare a colazione,—disse Valentina. - -—Se credono,—disse l'oste,—possono far colazione qui, mia moglie è -una buona cuoca e vi preparerà vivande squisite, io poi ho un vino di -Valpolicella che può far resuscitare i morti. - -—Volentieri,—disse Lodovico, coll'intenzione di tenersi buono l'oste, -ed anche perchè si sentiva attratto da quei luoghi,—se avete una -stanza appartata dove poter stare tranquilli, accetto, così dopo ci -mettiamo all'opera. - -L'oste mostrò uno stanzino che apriva soltanto nelle grandi occasioni, -quando venivano dei forestieri di riguardo, e serviva la sera ad una -compagnia di signori che solevano riunirsi per fare la partita e bere -qualche buona bottiglia di vino. - -—Va benissimo,—disse Lodovico,—anche tu, Giulia, dovresti restare -con noi. - -—Vi ringrazio,—rispose la cugina,—ma la mamma starebbe in pensiero; -ritornerò dopo per vedere se avete scoperto nulla; queste ricerche mi -interessano, mi sembrano storie da romanzo. - -Sì dicendo uscì pensando a quei cugini tanto originali che si -contentavano di mangiare in una volgare osteria e si erano certo fitti -in capo di trovare un tesoro. Era impaziente di raccontare quel fatto -alla madre e alle vicine; infine erano divertenti e davano argomento -di discorrere, e poi molto alla buona, anzi troppo, e rideva in cuor -suo all'idea che si era tanto sgomentata all'annunzio del loro arrivo, -temendo fossero troppo esigenti. - -Valentina e Lodovico, seduti a tavola nel loro camerino, trovarono che -in nessun grande albergo erano stati serviti con maggior premura, e da -un pezzo non rammentavano d'aver mangiato con tanto piacere. - -L'oste e la moglie erano tutti affaccendati per servirli, pronti -ad ogni piccolo cenno; essi avevano scelto cibi semplici: pollo, -uova, salato, e avevano trovato tutto squisito. Il vino vecchio di -Valpolicella, quello delle grandi occasioni, che l'oste aveva voluto -far loro gustare, così frizzante e saporito, li aveva ristorati e messi -di buon umore; e gli dissero: - -—È proprio vero; questo vostro vino rallegra e riscalda; ma sapete che -vi ordinerò di mandarmene in Piemonte, nel paese del vino? - -L'oste a quegli elogi gongolava dalla gioia e non solo avrebbe fatto -scoperchiare il sotterraneo, ma tutta la casa, per contentare un -signore così compito. - -Egli stesso s'incaricò di far venire i muratori, e quando tutto fu -pronto domandò a Lodovico da qual parte si dovesse incominciare a -togliere le pietre del pavimento. Fosse il vino che avesse dato a -Lodovico una specie di chiaroveggenza, o le vive imagini del suo -cervello, parlò del luogo dove si trovava come se ci fosse sempre -vissuto e disse: - -—Una volta ci doveva essere una scala che conduceva dall'appartamento -della casa direttamente nel sotterraneo. - -—Me ne ricordo,—disse l'oste;—quella porta fu chiusa quando presi -in affitto la bottega e la cantina. Venite,—continuò; e preso un -lanternino lo condusse, attraverso ad una serie di cantine buie, in -un ambiente un po' più vasto e più alto degli altri. Avvicinatosi ad -una parete soggiunse:—Doveva esser qui la porta, c'è ancora qualche -traccia. - -La cantina era fatta a vôlta, intorno alle pareti c'erano alcune botti -di grandezze diverse, poste in fila, come schiere di soldati, in -ordine di battaglia; in un angolo bottiglie, fiaschi vuoti un po' in -disordine, nell'aria un odore di vino dava una specie di ebbrezza al -cervello. - -Lodovico non s'accorse di nulla; disse soltanto: - -—È qui, ricordo benissimo, il luogo è un po' mutato, ma in terra a -sinistra ci deve essere una pietra con infisso un anello di ferro per -sollevarla. È là che dovranno cercare; soltanto ci vorrà un po' di -illuminazione. - -—È presto fatto,—disse l'oste. - -Dopo averli lasciati un istante, ritornò con un pacco di candele, e -incominciò ad infilarle nei colli delle bottiglie vuote. - -—Vedrete che illuminazione, lasciate fare.—Posò le candele accese -sopra le botti; e sopra alcune tavole di legno; attaccò due lanterne -alla vôlta, e quando gli parve che ci fosse abbastanza luce, andò a -chiamare gli uomini affinchè si mettessero all'opera. Vennero, armati -di zappe e di picche. - -—Prima in quell'angolo,—disse Lodovico;—cercate se trovate un anello -di ferro. - -Mentre frugavano e picchiavano in tutti gli angoli, Valentina non -fiatava, le pareva di sognare. Quell'illuminazione fantastica, quegli -uomini intenti ad un lavoro rude, suo marito in piedi colla faccia -accesa che dava ordini esatti e precisi, le faceva l'effetto di -trovarsi sotto terra, in qualche miniera o nelle viscere d'un monte -e che Lodovico fosse un capo da cui dipendesse l'esito d'una grande -impresa. - -Quegli uomini picchiavano colle picche, cercavano carponi l'anello di -ferro che Lodovico diceva esistere, come se l'avesse veduto, ma non -trovavano nulla. - -—Cercate meglio,—diceva l'ingegnere,—ci dev'essere, almeno una -traccia.... non trovate nulla? cercherò io,—e si mise carponi -a toccare il terreno con crescente ansietà,—ah, ecco,—disse -finalmente,—sentite qui, questo solco, questa specie d'incavo, qui era -l'anello di ferro, ed ora alzate la pietra. - -Non era cosa facile; l'umidità e il tempo avevano formato intorno alla -pietra una specie di cemento durissimo, che non cedeva facilmente ai -colpi di piccone. - -Gli Arcelli erano impazienti, pareva che quegli uomini mettessero un -tempo interminabile nella loro opera di distruzione. - -—Presto, presto,—diceva Lodovico,—come siete lenti! - -E quegli uomini picchiavano con maggior violenza, mettendo in quel -lavoro tutto lo sforzo di cui erano capaci; avevano già fatto una -fessura nella pietra ma procedevano lentamente come se si trattasse -d'infrangere un masso di granito. - -—Coraggio, avanti, forza, provate a cacciare una leva nella fessura. - -—Bisogna picchiare ancora e molto, prima di sollevare la -pietra,—dicevano gli operai. - -—Se vi riuscite, avrete una buona mercede. - -Quelle parole pareva avessero dato agli operai nuovo vigore e ripresero -il lavoro con maggior lena. - -Come parevano eterne quelle ore ai due sposi impazienti! - -Finalmente la pietra si mosse e un urlo di gioia uscì dalle labbra di -tutti. - -La pietra era pesante e, quantunque stanchi, fecero uno sforzo supremo -per sollevarla; l'abisso era scoperchiato. - -Lodovico si avvicinò, ma dovette subito ritrarsi, un tanfo asfissiante -usciva da quell'apertura. - -—Scoperchiate ancora, che l'aria entri, se vogliamo poi entrare noi -pure. - -E levarono con maggior facilità un'altra pietra. - -—Io posso entrare,—disse un operaio,—noi siamo abituati a queste -cose, in ogni caso legatemi ad una corda; se mi sentirò male vi darò -uno strappo e mi solleverete. - -—Per carità, state attenti,—raccomandò Valentina,—si fa presto ad -asfissiarsi. - -—Non c'è pericolo,—disse l'operaio più coraggioso,—tenete la corda, -ecco, son pronto,—e sì dicendo scomparve nella buca. - -Gli altri, e più di tutti Lodovico e Valentina, stavano attenti, -silenziosi, coll'ansietà di chi attende un avvenimento insolito. Ad un -tratto si udì uscire un'esclamazione. - -—Avete trovato?—gridò Lodovico. - -—Sì, un involto.... c'è dentro qualche cosa, non capisco, è duro, pare -di legno. - -—Su, su, vediamo. - -—Ecco, sento come una palla. - -—Su, su, presto,—diceva l'oste. - -Lodovico non parlava, aveva il cuore che pareva gli scoppiasse, teneva -Valentina per mano, stretta come in una morsa di ferro. - -Valentina era trepidante. Nessun ricercatore di città sepolte avea mai -provato il sentimento d'aspettazione ansiosa che essa provava in quel -momento. L'operaio salì recando in mano un teschio. - -—Dio mio!—esclamò l'oste,—altro che tesori! - -—Ancora, ancora,—disse Lodovico,—scendete, portate il resto, ci -dev'essere un altro teschio e poi altre ossa ancora, due scheletri ci -devono essere. - -—Siete forse un mago?—disse l'oste,—ma che cosa avverrà? crederanno -che qui sia stato assassinato qualcuno e la mia bottega ne scapiterà. - -—Non temete,—disse Lodovico,—questi scheletri son là sepolti da -cinquant'anni; nè voi nè io eravamo nati in quel tempo. - -—E come fate a sapere? - -—Non so, mi son fatto un sogno. - -Altre ossa erano uscite dal sotterraneo, poi carte, pezzi di giornale -e l'involto di tela ammuffito: erano due scheletri come aveva detto -Lodovico, però gli operai dicevano di dover dichiarare all'autorità la -scoperta fatta. - -—Fate pure, tanto io voglio chiedere il permesso di dar a quelle ossa -degna sepoltura,—disse Lodovico. - -Intanto fece collocare le ossa in una cassa, in un angolo tranquillo -che formava quasi una nicchia, per poter attendere il permesso del -municipio prima di muoverle dal posto dove erano state trovate. - -L'oste era avvilito; s'aspettava di veder scintillare oro ed argento, -e invece dovea tenersi chissà per quanti giorni quella funebre -compagnia; si sentiva venire i brividi al pensarci, e si pentiva d'aver -dato il permesso a Lodovico di far delle ricerche nella sua casa. - -Si consolò quando l'Arcelli gli mise in mano una bella somma di danaro, -e gli promise di ritornare il giorno dopo. - -—E me li lascerete molto in deposito?—disse accennando agli scheletri. - -—No, li farò portar via al più presto possibile; vi raccomando intanto -che non sieno profanati, chiudete a chiave il sotterraneo. - -L'oste rabbonito dal ricco dono promise ogni cosa, e Lodovico e -Valentina uscirono e s'avviarono verso casa, colla testa piena d'idee -che si confondevano, si accavallavano nel cervello e un bisogno di -espandersi e di parlare e dar sfogo al cumulo di pensieri da cui erano -oppressi. - - -VI. - -Il salotto della zia Teresa non era mai stato così animato come in -quella sera in cui gli Arcelli erano infervorati a raccontare le -impressioni della giornata e la lugubre scoperta. - -Tutti insieme cercarono di ricostruire il dramma che si era svolto -nella vecchia casa. Non dubitarono che i due scheletri avessero -appartenuto alla piccola Elisa ed a qualche suo innamorato. - -Certo il marito, tornato a casa dopo una lunga assenza, forse irritato -di non esser riuscito nella sua missione patriottica e col cuore -d'italiano ferito vedendo che gli avvenimenti non erano favorevoli, -trovando la moglie in stretto colloquio con uno dei giovani che egli -aveva mandato dal Veneto, acciecato dall'ira, li aveva uccisi entrambi -e poscia nascosti nel sotterraneo che serviva di ripostiglio alle carte -politiche e compromettenti. - -La zia Teresa aggiungeva delle notizie preziose che mostravano la -verità del fatto. Essa era entrata per la prima in casa del fratello -dopo la partenza di lui; dal disordine trovato, da alcune macchie di -sangue sul terreno, dalla scomparsa dei due giovani e dalla fuga del -fratello, aveva intuito la verità; ma per non accusare nessuno, l'aveva -tenuta sepolta nel cuore, come il sotterraneo aveva tenuto nascosti i -cadaveri: ora non c'era più dubbio, doveva essere accaduto precisamente -come pensavano; ma quello che imbarazzava la zia Teresa era che -Lodovico avesse scoperto quel segreto custodito con tanta cura. - -Egli allora raccontò il male che fino dall'infanzia l'aveva -travagliato, e come la sua medichessa, Valentina, con una divinazione -quasi soprannaturale, fosse riuscita a colpire nel segno. - -—E vedete,—soggiunse tutto pieno d'entusiasmo per la giovane -sposa,—i migliori medici avevano sbagliato, nessuno aveva trovato -l'origine del mio male; ci voleva una medichessa per veder giusto, -e poi ci sono ancora quelli che vorrebbero tener la donna rinchiusa -fra le domestiche pareti, quando può adoperare l'intelligenza con -tanto vantaggio dell'umanità! Anch'io, vedete, forse per atavismo, -nel vedere il sesso gentile invadere il nostro campo, ero contrario -alla donna indipendente; ma mi sono ricreduto; non so se essa potrà -riuscire in ogni scienza, ma nella medicina potrà raggiungere delle -altezze inesplorate; è una scienza nella quale ci vuole una specie di -divinazione, e la donna la possiede meglio di noi, sicchè può far -molto bene. Valentina ha questa qualità in sommo grado, e ne ho avuto -la prova, sicchè io spero che vorrà esercitare la sua professione per -il bene dell'umanità. - -Valentina era orgogliosa della stima e degli elogi del marito ma crollò -il capo e disse: - -—Per ora regnano ancora i vecchi pregiudizi; non potrei esercitare la -mia professione per mancanza di clienti! - -—Ma ci sono i poveri e quelli che hanno perduta la fede nel loro -medico e amano le cose nuove, poi, quando sapranno il mio caso ch'io -proclamerò al mondo intero, vedrai.... - -—In ogni modo verrà pubblicato questo fatto che prova una delle -mie teorie,—disse Valentina,—è un trionfo per me, che chiamavano -romanziera della scienza; sarà sempre un documento storico; soltanto -non basta trovare una malattia, bisogna guarirla e ancora non possiamo -cantar vittoria. - -—Tu sei più incontentabile di me,—disse Lodovico.—Ero talmente -avvilito del mio male incomprensibile, che soltanto l'idea che ne -conosco l'origine e che io espio una colpa del nonno mi fa più -tranquillo. - -—Ma e come può aver conosciuto un fatto accaduto molti anni prima -della sua nascita?—chiese Giulia. - -—È questa la prova della mia teoria,—disse Valentina,—i centri -cerebrali impressionati da un fatto atavico. Egli non vide nè -seppe nulla, ma sua madre bimba di quattro anni è stata testimone -inconsapevole della scena, che non poteva comprendere, ma che s'è -infissa nel cervello infantile incancellabilmente e forse sarà stata -un'ossessione per tutta la sua esistenza; quell'immagine l'ha trasmessa -nel cervello del figlio, dove non si sa in che modo si è mutata in -incubo opprimente. - -—Quante cose sapete,—disse la zia Teresa.—Se poteste guarirmi! - -—Tenteremo un po' d'elettricità,—rispose Valentina,—insegnerò a -Giulia a dare la corrente e potrà portare un po' di calore e di vita -alle membra intorpidite: ciò vi recherà certo qualche sollievo. - -Poi parlarono del passato e del modo di ottenere il permesso per poter -dare sepoltura alle ossa dissepolte. Giulia aveva molte conoscenze fra -gl'impiegati del municipio e se ne sarebbe incaricata con tutto il -piacere per essere utile ai cugini pei quali incominciava a sentire un -po' di simpatia. - -Con quei discorsi era già passata l'ora in cui la zia Teresa soleva -coricarsi, e Valentina si alzò per salire al suo appartamento affinchè -la vecchia potesse riposare. - -Data la buona notte, raggiunsero le loro stanze, ma non avevano voglia -di dormire; erano troppo eccitati dagli avvenimenti della giornata e -avevano la mente infiammata e rigurgitante di pensieri e d'imagini. - -Apersero la finestra e uscirono sul balcone per respirare l'aria fresca -della notte. - -La piazza era deserta e silenziosa; la colonna col leone di San Marco e -Madonna Verona e il capitello veneziano s'ergevano in mezzo all'ombra -come fantasmi. La luna presso al tramonto mandava una luce diafana e -pallida, rischiarando un angolo della piazza. - -Nessun essere vivente rompeva quel silenzio solenne. La città vetusta -era immersa in un sonno tranquillo. - -Valentina e Lodovico godevano quella tranquillità, riposavano da una -giornata piena di avvenimenti e respiravano con voluttà l'aria fresca -che pioveva come una carezza sulla loro faccia infocata. - -Parlavano del solito argomento di quella giornata memorabile e della -tomba che dovevano erigere alle vittime della tragedia passata. Essi -decisero per una semplice arca di marmo che racchiudesse tutti e due -gli scheletri e sopra scolpire semplicemente il verso: _Amor condusse -noi ad una morte_, senza nome e senz'altra indicazione. - -Forse avrebbe colpito l'imaginazione di qualche anima innamorata -e sarebbero venuti a visitare la tomba misteriosa come ad un -pellegrinaggio o come andavano a quella di Giulietta. Poi trovavano che -come le frutta della terra, l'amore in quella città doveva essere più -intenso; anche a loro pareva di amarsi meglio là in quella quiete, in -quella piazza addormentata, vedendo disegnarsi nell'ombra la casa dei -Capuleti. Si tenevano abbracciati come se fossero nel primo giorno del -matrimonio e parlavano incessantemente facendo progetti per l'avvenire. - -Dovevano tutti e due lavorare con tutte le loro energie per inalzarsi -sopra la moltitudine, lasciare una traccia luminosa nella scienza ed -essere degni l'uno dell'altro. Egli avrebbe voluto coll'elettricità -tramutare la faccia del mondo, e lei colla scienza sollevare l'umanità -sofferente. Egli confessava che il suo per Valentina non era soltanto -amore, ma ammirazione, dopo che essa era stata tanto chiaroveggente; -gli pareva d'aver accanto un essere superiore e n'era orgoglioso e -avrebbe voluto che tutti s'inchinassero ad adorare la sua Valentina. - -Erano in quello stato estatico che fa dimentichi di tutto e di tutti; -furono scossi da un rintocco che partì dall'orologio della torre -dei Lamberti e si sparse nel silenzio della notte come una sfida; -tacquero, trattennero il fiato per contar l'ora. - -Uno, due, tre, quattro. - -I due giovani si guardarono in faccia esterrefatti. Un solo pensiero -attraversò il loro cervello. Erano proprio le quattro, l'orologio -dovette ribattere i rintocchi perchè ne fossero persuasi. Già da due -ore l'ora fatale era passata e Lodovico per la prima volta non aveva -avuto la crisi del male. - -Non trovarono la voce per esprimere il loro pensiero, tanta era la -commozione che provavano nell'anima; ma si gettarono nelle braccia -l'uno dell'altro colle lagrime agli occhi. - -La malattia era vinta inaspettatamente, la sorpresa era stata troppo -imprevista e la gioia tanto grande che quasi la sua intensità diventava -una sofferenza. Quando potè parlare, Lodovico chiese a Valentina: - -—E sarà vinta per sempre? Tu che sai tutto, dimmi che cosa succede -dentro di me. - -—Quello che speravo, che la scienza mi suggeriva, ma, sai bene, in -tutte le cose recondite che avvengono nel nostro organismo c'è la parte -misteriosa, imprevista, e perciò non è così certo l'esito come quello -dei vostri calcoli matematici. Una piccola parte del tuo cervello -era piena della tragedia degli avi, e ad una cert'ora quell'imagine -prendeva il sopravvento, e scoppiava come una bomba al contatto colla -miccia infocata; oggi tutto il tuo cervello è stato riempito da quelle -imagini, ed è avvenuto l'equilibrio; un masso compatto schiaccia, -diviso in piccoli frammenti riesce leggero; ora non c'è alcuna ragione -per cui il tuo male si rinnovi; è svelato il mistero e più non esiste. - -—È vero,—così deve essere,—rispose Lodovico,—mi sento mutato, -mi pare che una vita nuova incominci per me; è strano, non mi sento -stanco, non ho voglia di dormire, i pensieri lieti mi riscaldano il -cervello. Valentina, restiamo qui per vedere spuntare l'alba d'un -giorno che segnerà un'era nuova nella mia vita. - -La giovane medichessa, sorpresa del suo trionfo, che non s'aspettava, -chinò il capo in segno di assentimento, e rispose: - -—Sì, restiamo pure, le ore felici bisogna viverle e non obliarle nel -sonno. - - - - -VIBRAZIONI IGNOTE. - - -I. - -Il dottor Guido Sormani diede un'occhiata all'orologio e fece il gesto -d'alzarsi. - -La signora Carlotta Ivaldi gli pose la mano sul braccio e gli disse con -uno sguardo supplichevole: - -—Non mi lasci, dottore, non mi abbandoni con questa inquietudine -nell'anima, mi conceda tutto il tempo di cui può disporre, l'accetterò -come un dono. - -—Devo vedere un ammalato,—disse il dottore,—aspetterò, resterò -ancora per farle piacere; ma creda a me, la sua inquietudine è -irragionevole. - -—Se sapesse come soffro, non direbbe così e non chiamerebbe -fantasticherie le mie sofferenze! È una cosa morbosa, ma sento le -sventure come il barometro sente l'avvicinarsi della bufera. - -—Questa inquietudine che ci tormenta è il male del nostro -secolo,—soggiunse il dottore,—il progresso della scienza ha fatto -diminuire e sparire molti mali, ma la natura si è vendicata col rendere -i nervi sensibili in modo che il nostro cervello ne crea d'immaginarii -che ci fanno soffrire più di quelli reali. - -—Se sapesse quello che è accaduto nella mia vita, non direbbe -così,—rispose la signora Ivaldi,—ma mi conosce da poco tempo e non -può capire quello che avviene nel mio cervello. - -—La conosco abbastanza per comprendere che appartiene alla schiera -fin troppo numerosa delle persone sulle quali l'imaginazione ha il -sopravvento e che sono infelici più per quello che pensano, che per -quello che realmente soffrono; credo che verrà un giorno in cui noi -medici dovremo guarire più colla suggestione che coi farmachi, e chi -saprà meglio persuadere, sarà il medico migliore. - -—Senta, dottore,—disse la signora Ivaldi,—credo piuttosto che -col tempo si scopriranno nuovi fenomeni che sono ancora avvolti nel -mistero, e si avrà la spiegazione di certe sofferenze sconosciute. -Avrebbe mai imaginato che si potesse comunicare da un capo all'altro -del mondo col mezzo delle onde eteree, vale a dire con una cosa -invisibile quasi fantastica, come avviene col telegrafo Marconi? -Ebbene, io credo che due esseri che si amano ed hanno nel loro -organismo un senso raffinato e simpatico, siano uniti sempre da una -specie di corrente elettrica e possano comunicare fra loro; e se ad -uno accade qualche avvenimento straordinario, l'altro ne senta anche ad -una grande distanza il contraccolpo. - -—È una teoria che non è ancora provata,—disse il dottore -sorridendo,—e sa bene che la scienza non si contenta di chiacchiere ma -chiede prove e riprove. - -—E la telepatia come la chiama?—disse la signora. - -—Non è ancora passata dal campo della superstizione a quello positivo -della scienza. Vi sono delle coincidenze sulle quali la credulità -umana vorrebbe stabilire fatti assoluti, ma non resistono ad una -seconda prova; la credo una donna troppo superiore per prestar fede a -presentimenti che nella maggior parte dei casi si mostrano fallaci. - -La signora Carlotta scosse il capo incredula e disse: - -—Le sue parole non possono togliermi la terribile ansietà che dilania -l'anima mia; e mi domando per quale ingiustizia io debba essere diversa -dagli altri e soffrire prima di sapere la sventura che mi ha colpito; -perchè sono sicura, è avvenuto qualche cosa di terribile a mio marito; -lo sento, e questo dubbio mi tormenta. - -—È possibile che sia tanto ostinata da non concepire che la sua -imaginazione le fa un brutto scherzo?—esclamò il dottore,—vedrà che a -suo marito non è accaduto nulla di male, ritornerà sano e salvo, e sarà -la prima a ridere d'essersi tanto crucciata inutilmente. - -—Se fosse vero! ne sarei contenta anche per l'avvenire; in ogni modo, -io la ringrazio delle sue parole, ma non valgono a farmi tranquilla, -vede; l'altro giorno, quando Giorgio è partito allegro sulla sua nuova -automobile, bella lucida, che colla tinta rossa fiammante risaltava -fra il verde degli alberi, e l'ho veduto correre come il baleno, -laggiù lungo la riva del lago e dileguarsi in distanza fra un nembo di -polvere, non ho provato nessuna inquietudine, non l'ebbi ieri e nemmeno -questa mattina; tutto ad un tratto ho sentito come una vibrazione -dentro di me, qualche cosa d'indefinito come un colpo al cuore, mi -parve d'udire un grido, e da quel momento non vivo più. - -—Eh via!—disse il dottore,—avrà letto nel suo giornale il racconto -di qualche accidente automobilistico e n'è rimasta impressionata. - -—Ne leggo tutti i giorni e non mi commuovono; creda, dottore, non -sono una donna d'imaginazione; io sento le sventure reali, e queste mi -fanno soffrire. Voglio appunto raccontarle quello che mi è accaduto, -e si persuaderà che la mia inquietudine è ragionevole; è una storia -dolorosa, ma il ricordo del passato mi farà forse distrarre dal dolore -presente. - -Stettero in silenzio qualche minuto, essa col capo chino, pensando, -egli guardando il lago che si stendeva davanti ai suoi sguardi, -leggermente increspato, e le colline dirimpetto che si coprivano -d'ombra, mentre il sole tramontava fra un'aureola color d'oro. Dietro -di loro, il villino sorrideva agli ultimi raggi del sole, e alcune -nuvole bianche vagavano pel cielo come vele vagabonde; il dottore -pensava che forse quelle nuvole si sarebbero moltiplicate e avrebbero -offuscato il sole primaverile, e la signora Carlotta evocava un -paesaggio lontano in riva al mare dove avea trascorso la giovinezza, e -il suo cuore avea imparato ad amare, e per qualche momento, colla mente -tutta intenta ai ricordi passati, dimenticava l'angoscia presente. - - -II. - -Il dottore aspettava ansioso, punto dalla curiosità di conoscere -qualche cosa della vita passata della signora Ivaldi. - -Quella signora, venuta da poco tempo ad abitare il villino delle rose, -lo interessava; la conosceva poco, ma la trovava diversa dalle altre, e -indovinava, nella vita di lei, qualche cosa di occulto e di misterioso -da risvegliare in lui il desiderio di conoscerla più intimamente. - -Era stato accolto dai nuovi proprietarii del villino delle rose, più -come amico che come medico. Del signor Ivaldi sapeva che aveva fatto -fortuna in paesi lontani, e aveva acquistato quel villino per godervi -un po' di pace e di riposo. La conversazione della signora Carlotta gli -riusciva piacevolissima, e passare con lei qualche ora del pomeriggio, -seduto sul terrazzo che dominava il lago, andava diventando per lui una -delle consuetudini più gradite. - -—È una storia molto dolorosa la mia,—disse la signora Ivaldi,—se mi -promette di ascoltarla senza annoiarsi troppo, gioverà forse a calmare -il mio spirito molto turbato in questo momento. - -—Tutto m'interessa quello che la riguarda, racconti pure,—disse il -dottore. - -La signora chinò la fronte e si coperse gli occhi colla mano come per -concentrare le idee e incominciò: - -—Avevo vent'anni e la mia anima era piena di poesia e di fede -nell'avvenire. - -Mio padre morì giovane e rimasi con mia madre quasi povera. Si viveva -a stento d'una piccola pensione in una piccola casa posta presso alla -riviera di Rapallo. La mamma si lagnava della sua triste sorte e di non -potermi offrire una esistenza più agiata e più ridente. A me invece -pareva d'esser ricca, la balda giovinezza mi gorgogliava nelle vene e -avevo davanti a me il mare immenso che mi dava una specie d'ebbrezza -e mi parlava un linguaggio che mi era famigliare e di cui io sola -conoscevo il senso recondito. Mi pareva la voce d'un amico. Io ero una -solitaria, una specie di selvaggia, e più che colle persone mi sentivo -legata colle cose che mi circondavano. - -Uno dei miei più grandi godimenti era sull'ora del tramonto passeggiare -in riva al mare ed ascoltare la voce delle onde che pareva mi recasse -notizie di paesi lontani e sconosciuti, oppure guardare in alto le -nuvole che spaziavano sul cielo infinito. Era uno spettacolo che si -rinnovava ogni giorno e pel quale provavo un'attrazione invincibile. - -La spiaggia era spesso popolata, i monelli giocavano colla sabbia e -coi sassi, i marinai e i pescatori fumavano la pipa discorrendo e -guardando il cielo, facendo pronostici sul tempo, le donne formavano -gruppi chiacchierando, io lasciavo dietro di me la parte popolata e -seguendo la curva dove il mare forma un'insenatura, andavo verso Santa -Margherita dove la spiaggia era più solitaria e il verde delle piante -la rendeva più fresca e più ombrosa. - -Credevo esser sola a fuggire la gente, ma m'accorsi di un giovane che, -come me, cercava la solitudine e contemplava il mare infinito. - -Non lo conoscevo e non potevo distinguerlo a quella luce crepuscolare, -ma quasi involontariamente ci si trovava accanto e ci si sentiva -attratti l'uno verso l'altro da una forza misteriosa. Non era uno -dei soliti romanzi d'amore, ma una forza fatale irresistibile che -avevamo nel nostro organismo e dominava i nostri movimenti; era come -se una nota identica si ripercuotesse nel nostro cervello, come se ci -unisse una corrente elettrica, una cosa invisibile ed impalpabile, che -sfuggiva ai nostri sensi, al punto che sentimmo l'effetto di questa -attrazione senza esserci nè veduti nè parlati. - -Non avevamo bisogno di parlare: i nostri pensieri si comunicavano -direttamente e sentivamo le vibrazioni delle nostre anime. - -Un giorno, non so per qual ragione, ci scambiammo qualche parola, ma -quasi inconsapevolmente, come se non fosse cosa nuova e ci fossimo -sempre parlati. - -Seppi che anche a lui era morto il padre, aveva dovuto interrompere gli -studi e viveva colla madre modestamente e quasi una vita di stenti; -la rassomiglianza della nostra sorte, ci unì maggiormente e si divenne -amici. - -Era un nuovo godimento per me ritrovarlo tutte le sere presso la -spiaggia al posto consueto; si facevano lunghe passeggiate senza -parlare, ci si sentiva vicini, legati dal filo invisibile che univa i -nostri pensieri e non si chiedeva di più. - -Quando penso alla voluttà di quei lunghi silenzii pieni di gioia, -più deliziosi di ogni conversazione, mi par di aver vissuto una vita -anteriore assai diversa da quella in cui viviamo. Le nostre passeggiate -continuarono in silenzio per qualche mese, ma era troppo grande la -nostra felicità, non poteva durare; noi non ci curavamo di nessuno, -invece la gente oziosa che stava sulla riva del mare si occupava di -noi e incominciò a mormorare dei nostri ritrovi innocenti, e quelle -chiacchiere giunsero all'orecchio della mamma, che mi proibì di -avvicinarmi a Federico; era il nome del mio giovane amico. - -Sarei morta piuttosto che rinunciare alle mie passeggiate sulla -spiaggia e sentiva di odiare quelle stupide persone dalle lingue -venefiche che s'immischiavano nei fatti miei; per ubbidire alla mamma, -tentai di sfuggire il mio amico e cambiar direzione alla passeggiata, -ma il potere d'attrazione che avevamo in noi, era più forte, e ci si -trovava vicini involontariamente. Senza parlarmi, egli indovinò tutto, -e dopo un lungo silenzio mi prese la mano e mi disse: - -—È inutile rattristarci, perchè non ci sposiamo? - -È vero, non ci avevamo pensato; infatti, se fossimo stati sposi o -semplicemente fidanzati, la gente non avrebbe trovato più a ridire e -non v'era bisogno d'interrompere le nostre passeggiate. - -Quell'idea illuminò la nostra mente come un raggio di sole, ma ecco che -la realtà della vita venne a guastare la nostra gioia. - -Per il momento non potevamo pensare al matrimonio; eravamo troppo -giovani e troppo poveri, bisognava aspettare. Meno male che, essendo -fidanzati, potevamo continuare a vederci. Non avevamo nulla cambiato -al nostro sistema di vita, soltanto che qualche volta il pensiero del -nostro avvenire ci rendeva loquaci. - -Erano discorsi strani i nostri, si trovava che il mondo era troppo -stupido e l'uomo un essere incompleto; eravamo di primavera e l'aria -era piena di fruscii d'ali, e gli alberi di nidi. Invidiavamo gli -uccelli che fabbricavano la casa con poche pagliuzze, si nutrivano -con pochi semi raccolti sui prati e la natura li provvedeva di vesti -meravigliose, sottili e variopinte, li trovavamo assai più fortunati -degli uomini che coi loro molteplici bisogni si rendono amara la vita. - -Ecco perchè gli uccelli erano creature allegre, cantavano sempre, -volavano in mezzo ai fiori e trovavano la loro tavola imbandita dove -rideva la primavera. - -Qualche volta ci si sognava di volare lontano da questo mondo pieno di -esigenze, e andar lassù fra gli astri dove forse la vita sarebbe stata -più facile e meno complicata. - -Ma non avevamo le ali come gli uccelli e bisognava occuparsi del nostro -avvenire. - -Federico era pieno di speranza; voleva lavorare alacremente, fare delle -economie per prepararsi il nido come gli uccelli che ci rallegravano -tanto. Aveva trovato un impiego in una fabbrica di macchine, e gli -pareva d'essere sulla via della fortuna. - -Ma passavano le settimane e i mesi e restava sempre a quel posto con -una paga meschina e vedeva dileguarsi i sogni che aveva fatti. - -A me bastava vederlo tutte le sere e aspettavo pazientemente, egli -invece non era contento, voleva correre e non avanzare a passi di -lumaca; era impaziente di riuscire. - -Una sera, prima ancora che parlasse, avevo indovinato il suo pensiero, -e tremavo che me lo comunicasse. Cercavo di distrarlo facendogli -osservare l'effetto della luna che sorgeva dal mare e le onde che -mandavano sul lido sprazzi lucenti, ma egli voleva dirmi quello che gli -pesava sul cuore, era inevitabile. - -Disse che bisognava armarsi di coraggio e dividerci per qualche tempo -se si voleva poi unirci per sempre. - -In Italia non v'era nulla da fare; avrebbe sciupate le sue energie in -sforzi inutili, sarebbe riuscito a guadagnare a mala pena abbastanza -per vivere da solo; suo fratello, partito per l'America in cerca di -fortuna, era sulla via di trovarla, aveva molte imprese ben avviate -e lo invitava a raggiungerlo e ad associarsi ai suoi affari. Questa -proposta giungeva in buon punto: era deciso ad accettare, certo di -poter in pochi anni guadagnare tanto da offrirmi una fortuna e vivere -sempre con me. - -Mi sentivo un gruppo alla gola e non potevo rispondere. - -Egli mi teneva stretta per mano senza dir nulla, ma indovinavo -l'ansietà del suo cuore. - -Era un silenzio pieno di dolore e lo ruppi per dirgli: - -—È giusto, non voglio essere d'ostacolo alla tua fortuna. Parti pure. - -—Staremo divisi soltanto qualche anno,—disse.—Che importa? noi -saremo sempre uniti col pensiero, nemmeno la distanza riuscirà ad -affievolirlo. Sapessi come lavorerò con coraggio, pensando che ogni -giorno mi avvicinerà a te, diventerò avaro per accumulare ricchezze e -farti felice. - -—No,—diss'io,—mi basta una piccola casa; la mia ricchezza sarà esser -vicino a te, ti supplico solo di ritornare presto. - -Quando la partenza fu decisa, non mi pareva di viver più, pensando al -giorno in cui mi avrebbe lasciata; non ne parlavamo mai, ma ci pensavo -sempre e sentivo che si avvicinava troppo in fretta. Una sera ebbi come -un presentimento e gli dissi: - -—È per domani, non è vero? - -—No,—rispose,—non crucciarti, ci vedremo ancora. - -Egli mentiva, ed io lo sapevo; ma non dicevo nulla; però quella -sera non potevo staccarmi da lui e tutto mi serviva di pretesto per -indugiare. Ci sono momenti che si vorrebbero eterni, eppure passano con -una precisione inesorabile. - -Non l'ho più riveduto; aveva mentito per risparmiarmi lo strazio -dell'ultimo saluto. - -Fu un vero schianto per il mio povero cuore; ma sentivo che una parte -di me era sempre in comunicazione con lui, quella parte che vibrava -nel nostro organismo come congiunta da un filo invisibile; era come -se lo vedessi e lo seguivo nel lungo viaggio attraverso il mare, poi -lo vedevo slanciarsi nella vita operosa, lavoratore instancabile, -impaziente di riuscire. - -Mi scriveva spesso, ma le sue lettere non mi recavano nulla ch'io non -indovinassi, solo mi assicuravano del suo amore costante. - -Continuavo ad andare la sera come al solito in riva al mare e imaginavo -che l'onda che lambiva la riva, mi recasse il suo saluto e lo vedevo -sulla riva d'un mare lontano pensando a me, poi seguivo il volo degli -uccelli, il cammino delle nubi, avrei voluto anch'io volare, andar a -trovarlo. - -I giorni passavano lenti nell'aspettativa ed egli intanto lavorava -alacremente, non spendeva nulla e aveva già fatto qualche risparmio, ma -egli voleva guadagnare ancora, e si mostrava incontentabile, avrebbe -potuto partire, ma la febbre del lavoro lo invadeva, voleva offrirmi la -ricchezza e s'indugiava ancora in quei paesi lontani per conquistarla. - -Io non ne potevo più. Non sapevo come passare il tempo; nelle mie -passeggiate solitarie osservavo che le leggi che governavano gli -uomini, erano molto ingiuste. Perchè nella società alla quale -appartenevo, la donna doveva pesare sull'uomo e non le era concesso -aiutarlo nella sua opera e guadagnare con lui il pane pei figliuoli? -Forse, se io avessi avuto una professione, non ci sarebbe stato bisogno -di separarci, e tutti e due si avrebbe potuto contribuire al benessere -della famiglia. Era tornata la primavera ed osservavo le coppie di -uccelli che facevano assieme il nido, portando ognuno nel becco la -propria pagliuzza, e poi il padre e la madre recavano entrambi ai figli -il grano che doveva nutrirli. Perchè nella società, la donna doveva -esser da meno dell'uomo e restar neghittosa quando egli lavorava per -tutti? Concludevo che il mondo era piantato male. - -Mi ribellavo alla mia vita inutile ed inoperosa e invidiavo le operaie -che col loro lavoro aiutavano i mariti e il benessere della famiglia; -alle volte mi veniva una voglia pazza di andar in qualche opificio a -chiedere lavoro. Ne parlai un giorno ad un'operaia, ma la mia idea non -la persuase. - -—Che cosa vuol fare lei colle sue piccole mani?—mi disse.—Faccia la -signorina che è molto meglio, tanto non la prenderebbero alla fabbrica. - -Un'altra mi guardò come s'io volessi rubarle il pane; non c'era verso -ch'io potessi occuparmi in qualche cosa di utile, e nell'ozio il tempo -trascorreva lento e anche il mio carattere si mutava perchè divenivo -tutti i giorni più irascibile e più nervosa. - -Era venuta l'estate, e una volta, all'ombra di alcune piante, vidi -schiere di fanciulle sedute; col tombolo sulle ginocchia, facevano -andare colle loro agili mani un mucchio di fuselli e formavano -bellissime trine. Mi soffermai a guardarle e mi venne voglia -d'imitarle; esse erano sotto la direzione d'una maestra ed erano pagate -secondo la loro abilità; pregai la maestra di prendermi nella schiera -delle lavoratrici, desiderando imparare quell'arte gentile. Essa -acconsentì a patto che lavorassi un anno senza retribuzione in cambio -dell'insegnamento che mi avrebbe dato. - -Io accettai perchè avevo bisogno di occuparmi, e speravo che un giorno -il mio lavoro sarebbe utile almeno come adornamento della mia casa. - -Nei primi tempi ero avvilita; le fanciulle di dodici anni lavoravano -meglio di me e con maggior sollecitudine; esse facevano andare i -fuselli allegramente chiacchierando, come se le loro mani fossero -macchine, io dovevo prestarvi tutta la mia attenzione e il lavoro non -mi riusciva perfetto. - -Passati i primi tempi acquistai una certa destrezza di mano, e riuscii -a combinare disegni fini e difficili. Copiai trine antiche e preziose, -tanto che se non fossi stata legata alla mia maestra, avrei potuto -venderle con profitto; intanto quell'occupazione mi riusciva piacevole, -mi calmava i nervi, e il tempo sempre lento per il mio desiderio, mi -era meno noioso. Il tempo passava e aspettavo, sicura che Federico -sarebbe ritornato. - -Erano passati dieci anni quando incominciò a parlare di ritornare a -Rapallo col fratello. - -Ormai erano ricchi, le loro imprese bene avviate potevano lasciarle ad -un socio che le continuasse, ed essi contavano di ritornare in patria -a godere il meritato riposo. Mancavano pochi mesi alla loro partenza, -e quel fatto mi pareva una felicità, così grande come raramente è -concesso provare su questa terra. - -Mano mano che si avvicinava quel tempo tanto desiderato, egli scriveva -più spesso; le sue lettere parlavano del prossimo ritorno ed erano -gioconde, come inni di gioia. - -Io mi struggevo nell'ansia dell'attesa e contavo i giorni che mancavano -al suo ritorno. - -Mi pareva che in quel tempo i nostri pensieri s'incontrassero con -maggior forza, ed erano così lieti, come se sul loro lungo cammino -sprigionassero delle scintille. - -Fu un periodo d'orgasmo e di gioia intensa, e sentivo nel mio essere -l'energia di cento vite. - -Una notte mi svegliai di soprassalto e mi parve che il mondo fosse -precipitato in un abisso, tanto fu grande lo schianto che provai in -tutta la mia persona. - -Ebbi una visione d'orrore e nel mio cuore si ripercosse un grido -straziante. - -Mi alzai come una disperata e mi misi a gridare piangendo: è morto, è -morto, Federico è morto! Lo vedevo davanti agli occhi insanguinato e -morente, e fuggivo sperando togliermi alla vista di quello spettacolo -raccapricciante. La mamma si svegliò a quei gridi e mi credette -impazzita. - -Mi volea persuadere che il mio era un brutto sogno, ch'io era in preda -ad allucinazione, ma non ci fu verso che riuscisse a calmarmi. - -—È accaduto una cosa grave,—gridavo fra le lagrime,—voglio sapere, -voglio partire! - -Sembravo pazza, la mia povera mamma non sapeva come calmarmi; temeva -sul serio ch'io avessi smarrita la ragione. - -Alla mattina mandai un telegramma chiedendo notizie. Mi rispose suo -fratello Giorgio queste precise parole: - -«Morto vittima d'un accidente ferroviario». - -La signora Ivaldi, a questo punto del suo racconto, si sentì come un -gruppo alla gola, ripensando l'angoscia passata; e dopo aver dato un -sospirone per liberarsi dal peso che l'opprimeva, disse al dottore: - -—Che le pare? Non ho ragione d'essere inquieta? - -—Credo ad una fatale coincidenza,—disse il dottore,—vedrà che questa -volta non è accaduto nulla. - -—Pur troppo lo sento, è accaduto qualche disgrazia,—disse la signora -Carlotta. - -—Ma mi spieghi, ora che ha destata la mia curiosità,—disse il -dottore, anche per distoglierla dal pensiero che l'opprimeva,—e come -è avvenuto il suo matrimonio? - -—È presto detto,—soggiunse la signora Ivaldi.—Vittima dell'accidente -ferroviario, Federico è vissuto qualche ora fra gli spasimi atroci, -mutilato in un modo orribile. Giorgio, il fratello, corse ad assisterlo -e raccolse le sue ultime volontà. Egli morì col mio nome sulle -labbra, mi lasciò erede della sostanza che avea guadagnata per me, e -pregò il fratello che mi proteggesse e facesse in modo ch'io almeno -fossi felice. Giorgio ritornò poco tempo dopo; quando ci vedemmo si -ebbe l'impressione d'esserci sempre conosciuti. Federico gli avea -continuamente parlato di me, egli poi rassomigliava tanto al fratello, -specialmente nella voce, che qualche volta avevo l'illusione che non -fosse avvenuto il fatto orribile e ch'egli mi fosse ancora accanto. - -I nostri affari che avevamo in comune, ci riunivano spesso, ero rimasta -sola al mondo, chiese la mia mano e accettai. Me ne trovai contenta; a -lui devo questi anni di tranquillità e di pace, egli è ora tutto per -me, mi trovo unita a lui come ero con Federico, non allo stesso grado, -ma abbastanza per sentire che è vittima d'un accidente. - -—Non mi persuade, cara signora,—disse il dottore,—è la sua -imaginazione che è ammalata, e perchè pensa all'altra coincidenza; -vedrà, suo marito ritornerà sano e salvo, e questa volta ne uscirà -guarita per sempre. - -—Fosse vero,—disse la signora Ivaldi.—Ma intanto chi mi toglie a -questa inquietudine? - -—Ci metta un po' di forza di volontà. Tanto ora non può far nulla, -ed io sono proprio costretto a lasciarla per vedere il mio ammalato; -procuri d'esser ragionevole, si calmi, le prometto di ritornare domani -mattina e vedrà che mi darà ragione. - -—Ne sarei lieta davvero! Ma intanto mi sgomenta la notte di ansie che -ho a me davanti, dottore; mi scriva una ricetta, un forte sonnifero, -oppio, morfina, tutto quello che vuole, ma qualche cosa che mi faccia -dormire e mi tolga a questa inquietudine. - -Il dottore per contentarla le scrisse una pozione calmante e uscì -compiangendo quella povera signora che secondo lui era seriamente -ammalata di nervi. - - -III. - -Quando i passi del dottor Sormani si furono dileguati in lontananza -e la signora Ivaldi rimase sola, nel silenzio della notte, la sua -inquietudine le parve ancor più insopportabile. L'oscurità era discesa -sul lago e lo riempiva di ombre paurose; solo lontano lontano qualche -lumicino scintillava nelle case e nelle ville, e la signora Carlotta -pensava a quegli abitanti che vegliavano, come lei, ma che certo -non avevano la sua inquietudine nell'anima, e ne provava un senso -d'invidia. Come le parea triste in quel momento la sua villa ridente -che aveva ordinata con tanto amore e nella quale avea passati giorni -pieni di pace e serenità! La malinconia che avea nell'anima si -trasfondeva in ogni cosa che la circondava e il mondo le pareva avvolto -in un manto funereo. Un avvenimento doloroso era certo accaduto a -turbare la sua pace; nessuno potea toglierle il dubbio fatale. Qualche -momento pensava al marito come se non dovesse più rivederlo e ripensava -ai sette anni trascorsi con lui, forse i migliori della sua esistenza. - -Il suo non era stato l'amore giovane entusiasta che avea provato per -Federico, ma un sentimento calmo, che si era fatto sempre più forte -colla convivenza fino al punto che le pareva impossibile poter vivere -senza il marito, divenuto il solo scopo della sua vita. - -Meno idealista del fratello, ma di spirito superiore e di carattere -più positivo, Giorgio Ivaldi le avea sempre parlato il linguaggio -della ragione e cercato di infonderle la sua filosofia. Le diceva -continuamente che non si doveva attaccarsi troppo alle cose del -mondo, il quale non è che una piccola palla slanciata nello spazio -immenso; ch'era inutile preoccuparsi degli avvenimenti che ci avvolgono -fatalmente nelle loro spire; bisognava cercare di crearsi un ambiente -simpatico, poter avere qualche godimento e accettare con rassegnazione -le sofferenze inevitabili, e non crearsene d'imaginarie; avea voluto -comperare la villa delle rose per aver un asilo tranquillo, dove -probabilmente sarebbero invecchiati tutti e due uno accanto all'altro e -sarebbero morti guardando il lago sereni e tranquilli d'aver compiuto -il loro pellegrinaggio su questa terra. Era più vecchio, e certo se ne -sarebbe andato prima di lei ad aspettarla nell'altro mondo. I morti -sono pazienti; hanno davanti a sè l'eternità, e i vivi, o prima o poi, -vanno a raggiungerli, ed è inutile che si disperino o affrettino la -loro fine: ecco quello che le ripeteva continuamente. - -Quando pensava al marito non potea darsi pace come un uomo tanto -tranquillo e ragionevole, si fosse preso d'una passione ardente per -l'automobile. - -Questo sport moderno e pericoloso era la sua sola preoccupazione. Egli -possedeva le automobili più belle, più perfette e più veloci; si teneva -al corrente di ogni progresso, e, esperto nella meccanica, cercava di -apportarvi qualche nuovo miglioramento. Era in continua corrispondenza -cogli automobilisti più esperti, prendeva parte a tutte le corse più -audaci e metteva in questo esercizio tutta l'energia che avea portato -nelle sue imprese commerciali e che l'aveano condotto alla ricchezza. -Forse egli non era nato per il riposo e si sentiva attratto ad un -divertimento per cui il moto è una condizione necessaria. - -Essa avea tentato di seguire il marito nelle corse vertiginose, ma -non provava nessun piacere nel divorare lo spazio e passare come una -meteora per borghi e città; anzi il suo organismo ne soffriva ed era -sempre ritornata a casa stanca e ammalata, tanto che avea finito -col rinunciarvi e lasciar solo il marito, dispiacente di non averla -compagna anche nelle sue corse. - -Però in quella notte d'ansietà essa fece il voto di accompagnarlo -sempre, se fosse ritornato salvo; qualunque disagio avrebbe sopportato -volentieri, piuttosto d'una inquietudine così terribile. - -Il giardino che contornava la villa, scendeva in un dolce pendìo -sulla strada costeggiante il lago; per ben dieci volte la signora -Ivaldi discese e risalì quel declivio, sperando calmare col movimento -l'agitazione del suo spirito, ma invano; pareva che tutto facesse -aumentare il suo orgasmo. A momenti pareva pazza; nella sua voglia -di agire le venivano al cervello delle idee strane; avrebbe voluto -far allestire una delle automobili che aveva nella rimessa e correre -all'impazzata per raggiungerlo, ma dove? a Milano? a Torino? a Firenze? -E intanto non sarebbe venuta a casa qualche notizia? Era meglio -aspettare. Guardò l'ora; non era ancora mezzanotte; pensò al tempo che -mancava prima dell'alba ed ebbe il sentimento dell'eternità. Eppure -fino al mattino non avrebbe potuto far nulla per sapere; era una cosa -terribile per la sua impazienza. - -Provò ad andare nella sua camera sperando di calmare i nervi nel fare -i movimenti abituali; tentò di svestirsi lentamente, mettendo in ogni -atto un tempo infinito per far passar l'ora; di tratto in tratto andava -sulla terrazza che s'apriva davanti alla sua camera, e guardava il -cielo tutto sparso di stelle, quasi implorando che quelle stelle che -vedevano il mondo dall'alto, le mandassero qualche messaggio. Poi si -coricò come di consueto, ma chiamò invano il sonno sulle sue palpebre -stanche. - -Si rammentò il sonnifero scrittole dal dottore. Era una forte dose di -trional; la prese d'un fiato, ma il sonno tanto desiderato si fece -aspettare. - -Soltanto verso l'alba parve assopirsi, ma fu peggio; ebbe come un -incubo, le pareva di vedere una schiera d'automobili d'ogni forma e -colore scendere da un'alta montagna l'una dietro l'altra in una corsa -vertiginosa; quelle dietro cozzavano impetuosamente con quelle che -precedevano, nella fretta di correre non si vedevano più fino che -ad un certo punto precipitarono tutte; alcune caddero nell'abisso -profondo sbattendo nei macigni, altre rimasero sospese, aggrappate al -monte come grappoli di ferrei congegni e le parve che una più pesante -di tutte si staccasse dal masso, le fosse sopra e la schiacciasse -togliendole il fiato. - -Dovette fare uno sforzo sovrumano per togliersi a quel peso, si guardò -intorno cogli occhi imbambolati, e nel rivedere ai tenui bagliori -dell'alba la propria camera e gli oggetti famigliari, si rammentò la -sua inquietudine e l'orribile visione le parve come un triste presagio. - -Si alzò e aperse la finestra. La frescura del mattino le scese quale -un refrigerio sulla fronte ardente; poi, dopo tanta tensione di nervi, -ebbe quasi un momento di sollievo pensando che il giorno che spuntava -l'avrebbe tolta alla sua terribile incertezza. Se era ancora turbata -dall'orribile sogno, il sole che saliva lentamente sull'orizzonte e -dileguava i vapori dell'alba, le pareva di buon augurio, ed il suo -cuore rinasceva alla speranza. - - -IV. - -La signora Ivaldi pensò che alle undici dovevano arrivare i giornali -i quali avrebbero certo parlato della corsa automobilistica; intanto -non si sentiva di aspettare inoperosa che il tempo passasse e mandò -un telegramma al comitato promotore della corsa chiedendo notizie di -Giorgio Ivaldi, con preghiera di rispondere subito al villino delle -rose, presso Intra. - -Poi ricominciò a girare su e giù per il giardino, aspettando; una nuova -ansietà s'impadroniva del suo essere; temeva di sapere e aver la -notizia d'una disgrazia avvenuta, e nello stesso tempo voleva uscire da -quell'incertezza. - -Guardava ogni tanto lungo la via per vedere se scopriva qualche cosa -d'insolito; quasi senza volere uscì dal cancello e s'avviò verso -l'approdo dei piroscafi; vide in distanza un punto nero e il cuore -cominciò a palpitarle fortemente, quando s'accorse che quella cosa nera -era un automobile; ma la macchina passò via rapidamente rumoreggiando -fra un nuvolo di polvere, non potè conoscere le persone incappucciate -che stavano dentro, ma non era suo marito, perchè passarono davanti al -villino delle rose senza fermarsi; ogni punto nero che vedeva sulla -strada maestra credeva che fosse un messaggio, e quando incontrò il -fattorino telegrafico che le mise in mano un dispaccio, non volea -credere che fosse diretto a lei, e quasi paralizzata e tremante, stette -qualche secondo prima d'aprirlo. Portava la firma del marito e diceva -queste precise parole: - -«Sfuggito miracolosamente a grave pericolo, leggermente ferito, ritorno -in giornata; aspettami a casa.» - -Diede un sospirone di sollievo; era vivo, ritornava, e ciò le bastava. -È vero che diceva d'essere ferito, ma se aveva potuto mettersi in -viaggio, la ferita non dovea esser certo grave; dopo tante ore -d'inquietudine si sentiva quasi contenta, però si confermava nell'idea -d'aver una fibra sensibile nel suo organismo, che l'avvertiva di quello -che accadeva alle persone lontane che aveano un senso in corrispondenza -con lei, ed era impaziente di vedere il dottore incredulo per -mostrargli come fosse stata ragionevole la sua inquietudine. Venne -infatti come le avea promesso, ed essa gli mostrò il telegramma tutta -trionfante. - -—Aveva ragione,—disse,—era successo qualche cosa, fortunatamente -nulla di grave, si capisce. È un fatto che mi fa pensare; questa -vibrazione che da un cervello corrisponde in distanza con un altro, -come col telegrafo Marconi, è uno studio che voglio fare e forse mi -aiuterà nella mia carriera. Intanto mi inchino alla sua superiorità. - -—Non ci tengo, anzi, chiedo la guarigione; il mio è un male terribile; -basterebbero a provarlo le sofferenze della notte passata. - -—In ogni modo è una sensibilità raffinata di cui può andare -orgogliosa, forse è un senso che tutti possediamo in embrione e colla -civiltà e il progresso si educherà e diverrà più forte; ci si avvia, -cara signora, ad essere degli strumenti elettrici; non so se sarà un -bene o un male. - -—Un male, un male,—disse la signora Ivaldi,—è certo che le nostre -sofferenze saranno moltiplicate, io ne so qualche cosa. - -—Ebbene, che cosa importa,—soggiunse il dottore,—se l'umanità potrà -averne vantaggio? - -—Ed io sarò stata fra le prime? - -—Sì, fra gli eletti, come i profeti e i veggenti dell'antichità; -anch'essi avevano qualche cosa di più raffinato, che forse avrà dato -loro delle sofferenze ma di cui dovevano andare orgogliosi. - -—Senta, dottore,—rispose la signora Ivaldi,—quand'è così, la cosa -dovrebbe essere più completa; questa vibrazione dovrebbe esser perfetta -in modo da poter corrispondere come col telegrafo; io soffrivo perchè -avevo la sensazione vaga che qualche accidente era avvenuto a mio -marito e non sapevo quale; ora lo so e sono tranquilla. - -—Le ripeto,—disse il dottore,—bisognerà educar bene questo senso in -modo che due persone che si amano possano corrispondere concentrando il -pensiero e rendendolo più intenso, trasmetterlo a distanza; siamo nel -secolo dei miracoli e ci arriveremo. - -La signora Ivaldi pregò il dottore di tenerle compagnia e far colazione -con lei per aspettare l'arrivo del marito, che avrebbe avuto bisogno -subito delle sue cure. Egli acconsentì e tutti e due si sedettero nel -pomeriggio sul terrazzo aspettando. Sarebbe arrivato in carrozza, -sul piroscafo, in automobile? Non sapevano, e guardavano il lago e -la strada maestra passando il tempo chiacchierando di tutte le cose -ignote, di tutti i misteri che sarebbero un giorno venuti alla luce. - -Una carrozza intanto salì lentamente il pendìo che conduceva alla villa -e interruppero il discorso per incontrarla. Era il signor Giorgio -Ivaldi che arrivava, ferito più di quello che la signora avesse -creduto. Avea un braccio fratturato e stretto in un apparecchio; la -testa contusa e bendata. - -—Giorgio!—esclamò la signora Carlotta, abbracciandolo colle lagrime -agli occhi. - -—Calmati, non è nulla,—disse il signor Ivaldi, e volle fare uno -sforzo e scendere dalla carrozza senza aiuto. - -Volea camminare, ma il dottore lo consigliò di mettersi a letto, dopo -la fatica del viaggio e il colpo ricevuto. La signora Carlotta lo -interrogava e gli diceva: - -—Lo sapevo prima del tuo dispaccio, sai; l'ho sentito, è stato ieri -alle dieci: è tutta un'eterna giornata che soffro. Ma come è avvenuto? - -—Come avviene sempre in simili casi; si va avanti eccitati dalla -corsa, non si vede la strada, è una vertigine, tutto andava a gonfie -vele, ero sul punto di vincere, la mia macchina è andata contro un -albero, si è sfasciata, quasi soffocandomi sotto il suo peso e -slanciando lontano il macchinista. - -—È morto?—chiese la signora Carlotta. - -—No, è rimasto all'ospedale in cattivo stato, peggio di me, ma mi -assicurano che guarirà bene; io ho preferito venire per non farti -rimanere inquieta. - -—Hai fatto bene, ho sofferto tanto che avevo bisogno di vederti, ma io -spero ti sarà passata la manìa automobilistica. - -—Tutt'altro! Sono impaziente di guarire per ricominciare; soltanto -ti prometto d'essere più prudente la prossima volta, poi voglio una -macchina più perfetta; ho già nella mia testa un congegno che avviserà -quando si avvicina ad un ostacolo; mi farò dare il brevetto. - -—Ricordati però,—disse la signora Carlotta,—che non ti lascerò più -andar solo; meglio sfracellarsi in un precipizio, che soffrire le -torture di ieri; preferisco esser con te al momento del pericolo e non -sentirlo a distanza. - -—Tanto meglio,—disse il signor Ivaldi,—fra un mese il mio braccio -sarà guarito, la mia macchina sarà perfetta e avremo acquistata una -nuova socia nel club degli automobilisti. - -—Senza contare,—disse il dottore,—che io avrò studiato un nuovo caso -di telepatia che farà forse progredire la scienza e mi aprirà le porte -dell'Università. - -—Allora se n'andrà lontano?—chiese la signora Carlotta. - -—Forse, ma spero che mi accoglieranno sempre come ospite al villino -delle rose. - -—E diventerà nostro compagno di automobilismo,—disse il signor Ivaldi. - -—Tanto più,—soggiunse la signora Carlotta,—che con questo sport -moderno, c'è spesso bisogno del medico. - - - - -L'ANIMA DEL MONDO. - - -I. - -Il cancello di casa Arlandi s'aperse con impeto e un carro carico -di pietre, di colore e forme diverse, entrò con fracasso nell'ampio -cortile. - -Una donna di mezza età, alta, dalle forme opulente, con una veste da -camera color melanzana, comparve sulla porta della casa e, vedendo il -carro, disse con modo dispettoso agli uomini che l'avevano guidato: - -—Chi vi manda? È certo un errore; noi non abbiamo ordinato nulla. - -—Scusi, signora Savina,—disse il conduttore del carro levandosi -rispettosamente il cappello,—è un carico che viene dalla Germania ed -è diretto al professor Ugo Arlandi. - -—Infatti mio figlio mi annuncia una spedizione d'un minerale prezioso -per le sue indagini scientifiche,—disse un signore piccolo, tarchiato, -coi baffi brizzolati, che udite le ultime parole era uscito nel cortile. - -—E dove dobbiamo mettere tutta quella roba?—chiese la signora Savina. - -—Naturalmente nella stanza accanto al laboratorio, come scrive nella -sua lettera,—soggiunse il signor Carlo Arlandi. - -—Ma sai che è pazzo davvero quel tuo figliuolo!... tutto quel peso -lassù, ti pare? cadrà la vôlta. - -—Via, non c'è pericolo, la casa ha solide fondamenta; ma tu che fai, -Mario?—disse rivolto ad un ragazzo di undici anni, che era entrato -improvvisamente nel cortile e si era impadronito d'un mucchio di quelle -belle pietre variopinte e si preparava ad adoperarle per i suoi giuochi. - -—Faccio un castello per divertirmi,—disse il ragazzo,—vedi? uno -scoglio alto alto, e poi, su, una torre ancora più alta. - -—Lascia quella roba che non è per te,—gli disse il padre dandogli uno -scappellotto. - -—Poverino, ha più ragione di Ugo che compra delle pietre per nulla; -almeno Mario si diverte. - -—Non deve toccare la roba degli altri,—soggiunse impazientito il -signor Carlo. - -Quella scena coniugale sarebbe certo terminata in litigio, se in quel -punto non fosse entrata dal cancello una donna ancor giovane, d'aspetto -simpatico, colla faccia illuminata da un sorriso buono, tenendo una -lettera aperta in mano. - -—Sapete,—disse,—Ugo arriva questa sera, mi raccomanda il suo -minerale, ha dovuto raccoglierlo con gran fatica e pagarlo caro. - -—Bene spesi quei denari,—disse la signora Savina. - -—Pare sulla via d'una grande scoperta,—soggiunse la signorina, -continuando il suo discorso. - -—Ecco un'altra allucinata,—borbottò Savina rivolta al marito,—tutti -e due della medesima razza. - -La giovane finse di non udire quelle parole e, vedendo Mario che -continuava a trastullarsi colle pietre, si rivolse all'Arlandi e gli -disse: - -—Ma, Carlo, perchè permetti a tuo figlio di sciupare quel minerale? -Sai bene a che alto scopo deve servire, e poi ha molto valore, lo ha -scritto Ugo. - -Il signor Carlo andò tosto verso il figlio, lo prese per un braccio, e: - -—Via,—gli disse colla voce irritata,—va' a giuocare in giardino, -ubbidisci, hai capito? - -Il fanciullo si mise a strillare come se l'avessero bastonato, e la -signora Savina lo condusse fuori del cortile, dando un'occhiata feroce -al marito e alla signorina Giulia, che, come sorella della prima -moglie dell'Arlandi, era venuta ad intromettersi nelle loro faccende -domestiche. - -Giulia crollò il capo in atto compassionevole e disse al cognato: - -—Quanto ti compiango! e come devi soffrire nell'assistere al dissidio -che continua sempre fra tua moglie e il figlio della mia povera -sorella; eppure Ugo è così buono, intelligente e fa onore alla nostra -famiglia. - -—Tu hai un debole per quel figliuolo,—disse il signor Carlo,—e vai -all'esagerazione; non nego che sia studioso, ma finora ha lavorato come -un bue, si è sciupato la salute, ha speso una quantità di denaro, e -non ha dato nessun risultato. Mia moglie non ha tutto il torto, è un -po' provinciale e certe cose non riesce a comprenderle, ma non mi pare -che Ugo sia del tutto equilibrato. - -—Voi non capite nulla nè l'uno nè l'altra,—disse Giulia.—Sapete che -cosa devo dirvi? Che sono sola a comprendere quel figliuolo, e invidio -quel suo amore alla scienza, quella sua costanza nel desiderio di -riuscire, che se lo lascerete in pace gli apporterà gloria, quattrini -e vi farà onore. - -—E se non riuscisse a far nulla?—disse il signor Arlandi. - -—Non è possibile, ogni fatica deve avere la sua ricompensa; in ogni -caso non fa male a nessuno, mia sorella lo ha lasciato ricco e può -spendere il suo denaro come gli piace; preferireste che lo spendesse -al giuoco o in gozzoviglie? No certo; dunque dà retta a me, guarda le -cose come sono e non lasciarti suggestionare da tua moglie, che per lui -è una vera matrigna, specialmente dopo la nascita di Mario; ma tu devi -proteggerlo, difenderlo, il tuo Ugo, almeno per la memoria della povera -Ada che ti ha reso tanto felice.... Via, non commuoverti, ora, cerca -di far mettere a posto quel minerale; io vado a casa perchè, se Savina -ritorna, non posso tacere.... Verrò questa sera quando arriva Ugo. - -Appena Giulia si fu allontanata, il signor Carlo diede ordini ai suoi -uomini di portare il minerale nel laboratorio del figlio, che occupava -tutta l'ala destra della casa, e stette assorto ripensando alla sua -vita passata. Dovea confessare a sè stesso che i più begli anni erano -stati quelli che avea vissuto colla prima moglie. - -In quel momento, mentre collo sguardo seguiva gli uomini che salivano -le scale carichi di minerale, egli ripensava a quei tempi, che gli -sembravano tanto lontani ed erano passati per sempre. Egli rivedeva -la sua dolce Ada, più mite e timida della sorella, colla faccia -da madonnina, che quando la rievocava colla mente ancora gli si -inumidivano gli occhi, rivedeva Giulia ch'era allora una bimba e gli -riempiva la casa di allegre risate, e si divertiva a far giuocare il -piccolo Ugo, minore di lei di pochi anni, che come un raggio luminoso -era venuto a rallegrargli l'esistenza. - -Giulia era orgogliosa d'essere la zia di quel bimbo roseo e paffuto, -dagli occhietti vispi e intelligenti. Essa abitava, col padre, il -villino Giulia, diviso dalla casa grande, villa Ada, soltanto da un -filare di ippocastani, ma ai tempi del suo primo matrimonio formavano -quasi una sola famiglia ed erano sempre uniti ed in adorazione del -bimbo. - -Quel tempo felice era durato dieci anni. - -Poi vennero i giorni tristi. - -Ada fu colta da una malattia che i medici non riuscirono a -diagnosticare, ed egli ebbe lo strazio di vederla deperire tutti i -giorni, finchè reclinò il capo stanco sulle sue spalle, come un povero -fiore avvizzito, ed esalò l'ultimo respiro senza ch'egli potesse fare -nulla per tenerla in vita. Poi passò un lungo tempo accasciato, colla -mente senza pensieri, vivendo quasi in un sogno, facendosi forza -per amore del suo Ugo, poi anche il suocero si ammalò e Giulia, per -dedicarsi al padre, lo lasciò nell'isolamento. - -Ne approfittò la signora Savina che abitava in paese ed era irritata di -veder passare gli anni senza trovar marito. Incominciò a frequentare la -casa dell'Arlandi, ad esser prodiga di parole di conforto per lui, di -premure e carezze per il bambino, e a poco a poco cercò di rendersi -utile, quasi necessaria, con modi graziosi, insinuanti, come sapeva -fare quando volea raggiungere uno scopo prefisso, ed egli quasi senza -accorgersene s'era lasciato soggiogare da quella donna, al punto che, -persuaso di non poter vivere nell'isolamento tutta la vita, che in casa -era necessaria una persona che s'occupasse delle faccende domestiche -e badasse al bambino, si decise a sposarla. S'accorse subito dello -sbaglio fatto quando, divenuta signora e padrona, Savina si mostrò -sotto il vero aspetto di donna imperiosa e senza cuore. Incominciò -subito a tormentare con rimproveri ingiustificati il povero Ugo, al -punto che l'Arlandi per aver pace fu costretto a metterlo in collegio. -Terminati gli studî, il figlio ritornò a casa timido, modesto, tutto -dedito alla scienza; ma la matrigna, che intanto aveva avuto un figlio, -Mario, e non vedeva che per i suoi occhi, divenne per lui più acre e -più ingiusta, il che dava origine continuamente a nuove questioni e la -quiete era scomparsa dalla sua casa. - -A questo pensava il signor Carlo, egli che tutto avrebbe sagrificato -per amore della pace e adorava Ugo che gli rammentava la sua -dolce Ada, e desiderava rivederlo dopo la sua assenza; ma nello -stesso tempo temeva che l'arrivo del figlio fosse causa di nuovi -litigi ed inquietudini. Aveva in animo di proteggerlo e difenderlo -dall'ingiustizia della moglie, si proponeva di uscire dalla sua -apatia e far sentire la sua voce autorevole, ma quando vedeva davanti -a sè Savina, coll'aspetto altero e la faccia arcigna, non osava più -dir nulla, oppure parlava timidamente, a bassa voce, nel timore di -esacerbarla, come uno scolaretto che teme le ire del professore. - -E in quel momento, quando dopo aver ricondotto Mario, la vide davanti -a sè, ritta, colla faccia accesa e lo sguardo tagliente come una -lama, non seppe dirle nulla e guardò verso la strada bianca fuori dal -cancello come assorto ad osservare gli uomini che avevano portato il -minerale e s'avviavano verso la stazione. - -Fu la signora Savina che incominciò a parlare, e: - -—Povero bambino,—disse,—se non ci fossi io a proteggerlo, lo faresti -morire di noia.... Nemmeno giuocare gli si permette alla sua età. - -—Non c'è bisogno di toccare quello che non gli appartiene, può ben -giuocare coi suoi giuocattoli; ne ha tanti! - -—Dio mio! Quanto chiasso per un po' di sassi. - -—Ma sono di valore; poi Ugo gli ha comprati per i suoi studî ed ha -diritto di ritrovarli, quando arriva. - -—Ben spesi quei denari,—mormorò la signora. - -—Meglio spenderli per la scienza che in gozzoviglie,—disse il signor -Carlo, ripetendo una frase della cognata. - -—Per conto mio, preferirei che spendesse il suo denaro per divertirsi; -sarebbero cose più adatte alla sua età, invece quelle sono pazzie, e -finirà per recare lo scompiglio nella nostra casa tranquilla. Perchè -non l'hai lasciato andar ad abitare dalla zia Giulia? - -—Perchè un figlio deve stare col padre, e poi questa è casa sua. - -—È vero; lui è ricco e noi finiremo nella miseria, quando gli avrai -lasciato sprecare la fortuna colle sue meravigliose invenzioni. - -—Basta!—disse l'Arlandi un po' irritato,—non voglio che tu dica -male di Ugo, hai capito? Pensa piuttosto a fargli mettere in ordine -le stanze e a dire a Vincenzo di andar questa sera alla stazione a -mettersi agli ordini del suo padrone. - -Savina non fiatò più; non era abituata a veder il marito assumere -quell'aria di comando e rimase sorpresa, e pensava di star zitta per -poi ritornare alla carica in un momento più opportuno. - -Le dava anche noia doversi privare dei servigi di Vincenzo, che Ugo -avea scelto come assistente e nello stesso tempo come suo domestico -particolare, avendolo trovato un ragazzo intelligente che s'interessava -alle sue scoperte e lo aiutava con amore. Essa però si mostrò premurosa -di dar ordini, affinchè Ugo trovasse al suo arrivo ogni cosa al suo -posto, e per rabbonire il marito disse: - -—Infine Ugo non dà noia a nessuno; basta che non si lasci montare il -capo da quella pazza di sua zia; non sai che si è fitta in mente di -dividere le rendite delle sue terre coi contadini che le coltivano e, -dopo qualche anno, lasciargliele in proprietà? - -—Sono idee socialiste, ma delle sue terre può fare quello che vuole; -sono cose che non mi riguardano. - -—Ma, è l'esempio per i nostri? - -—Lascia fare,—disse il signor Arlandi,—non occupiamoci degli affari -altrui, pensiamo piuttosto a ricevere degnamente il nostro Ugo; mi -raccomando che il laboratorio sia in ordine, perchè è impaziente di -riprendere i suoi esperimenti. - -Sì dicendo, entrò in casa non volendo continuare un discorso che lo -turbava; e la signora Savina lo seguì collo sguardo, crollando il capo -e cantarellando a bassa voce. - -—Sono una razza di squilibrati, di pazzi! Basta, speriamo che Mario -abbia giudizio per tutti e che finisca per esser lui il padrone. - - -II. - -Il villino di Giulia era allegro, civettuolo, tutto inghirlandato di -rose e circondato da un giardino non molto grande, ma pieno di ombra e -di fiori. - -Giulia, dopo la morte del padre, rimasta assoluta padrona di quella -villa, ne avea fatto oggetto di tutte le sue cure, e si compiaceva di -renderla sempre più comoda e bella. L'idea dell'arrivo del nipote la -rendeva irrequieta e girava su e giù pel giardino, cogliendo fiori che -poi collocava nei vasi di cristallo lunghi e stretti secondo il nuovo -stile; ora entrava portando i vasi pieni di fiori, ora usciva per -coglierne di nuovi, ora si fermava pensosa a guardare la strada. - -L'aspettazione le dava un eccitamento piacevole che le impediva di star -ferma e di dedicarsi alle consuete occupazioni. Le piaceva occuparsi -continuamente per non pensare al passato pieno di tristi ricordi. - -—Il mio passato è un cimitero,—soleva dire,—non vedo che tombe. - -Infatti, ancora bambina, aveva perduta la madre, poi Ada, la sorella -diletta che ne avea fatto le veci, poi il padre e il fidanzato, un -giovane capitano caduto sul campo d'Adua. Questo fu pel suo cuore un -colpo tanto crudele, da non poter più darsene pace, in modo che rifiutò -tutti i partiti che le si presentarono. Di carattere fermo e risoluto, -voleva serbare la fede e l'amore al di là della tomba e decise di -combattere sola le battaglie della vita. - -Non si era lasciata abbattere dalla sventura e pensò di popolare la sua -solitudine di opere buone e di crearsi una tal quantità di occupazioni -per non lasciare tempo ai tristi pensieri di prendere il sopravvento. - -Erede di una metà dei vasti possedimenti del padre, aveva alla sua -dipendenza una quantità di coloni e si era proposta di adoperare il -suo ingegno e le sue ricchezze per renderli contenti. Studiava il -modo migliore di aiutarli, adoperava le sue rendite a fabbricare per -loro case sane e pulite, non badava a spese per migliorare le terre, -affinchè potessero dare un raccolto copioso, visitava i casolari, -prodiga di denaro e consigli salutari, soccorreva gli ammalati, -spronava allo studio e al lavoro i neghittosi, e già studiava il modo -di rialzare le sorti dei lavoratori dei campi, togliendoli dalla loro -miseria per avviarli ad un migliore avvenire. Questo era uno dei suoi -ideali: l'altro era quello di proteggere il nipote che amava come un -figlio e riguardava come un retaggio lasciatole dalla sorella. - -Era attratta ad amarlo anche dalla propria inclinazione, ne condivideva -le idee, prendeva interesse ai di lui studî e si sentiva della stessa -stirpe. - -Avea qualche anno più del nipote, ma appariva più giovine in grazia -della vivacità del suo spirito e della sveltezza dei movimenti, ed Ugo -invece, per la vita dedicata allo studio, col volto serio e pensoso, -sembrava più vecchio di quello che fosse realmente. In ogni modo era -per Giulia come un compagno della stessa età e un amico col quale si -può discorrere liberamente a cuore aperto; le pareva impossibile che -un bimbo, che aveva veduto giocherellare per la campagna, si fosse -mutato in breve tempo in un giovane serio, simpatico, che si andava -acquistando un bel posto fra gli uomini dedicati alla scienza. - -Essa lo avrebbe voluto sempre al villino, ma egli non voleva -abbandonare il padre, nè villa Ada, dove si era fatto il suo -laboratorio e dove aveva i ricordi d'infanzia. Però, quando sentiva il -bisogno d'un po' d'affetto e di simpatia, correva al villino Giulia, -nella casa allegra e piena di sole, dove si sentiva come riscaldato da -un affetto sincero e dove il sorriso della zia lo incoraggiava alle -confidenze e lo agguerriva per le battaglie della vita; ed egli le -apriva l'animo suo, le narrava le sue speranze e le sue aspirazioni; ed -essa stava in ammirazione ad ascoltarlo e si riprometteva di aiutarlo, -se avesse trovato degli ostacoli a impedirgli di percorrere il suo -cammino luminoso. - -Pensando alle ore che le avrebbe dedicate, vere oasi della sua vita -solitaria, cercava di render gaio il salottino arredato semplicemente -con mobili di stile moderno, dalle linee corrette, severe e non -tormentate da curve bizzarre. Erano di tinta verde‑chiaro, in gruppi -di sedili e tavolini disposti sapientemente che invitavano al -raccoglimento e alle intime conversazioni, e sui tavolini e sulle -mensole erano disposti artisticamente vasi con bellissimi fiori, libri -legati, giornali, riviste, e in un angolo una cesta piena di lavori -femminili. Si compiaceva quando Ugo le lodava la disposizione dei -mobili e, sdraiandosi sulle poltrone comode e soffici, diceva: - -—Come si sta bene in questa pace! Come si riposa in questa casa amica -e ospitale! - -Essa pensava che, dopo tanti mesi di assenza, Ugo ritornava finalmente -e sarebbe stata ancora orgogliosa di sentire ripetere quelle parole. -Nella sua impazienza, le ore quel giorno le sembravano eterne; avea -tentato di prendere in mano un lavoro, ma non poteva far nulla; prese -un libro, ma il suo pensiero andava lontano, in uno scompartimento -ferroviario che s'avanzava a tutto vapore verso la campagna lombarda; -ogni tanto guardava l'orologio e contava le ore e i minuti che -mancavano all'arrivo del treno. - -Per passare il tempo, si fece portare il pranzo, e così passò una -mezz'ora; poi andò a ravviarsi i capelli e ad aggiungere qualche -fronzolo al suo semplice vestito di lana; e finalmente si coperse le -spalle con una mantellina e si avviò verso villa Ada, il palazzo, come -lo chiamavano i contadini, perchè era grande, maestoso, formato da un -corpo centrale e due ali ai lati che sporgevano come due braccia verso -il cancello che chiudeva l'ampio cortile, un vero casolare di campagna; -e lo chiamavano così, per distinguerlo dal villino elegante di Giulia. - -Quando la fanciulla fu davanti al cancello, la carrozza di casa Arlandi -usciva per andare alla stazione; essa s'arrestò incerta se dovesse -andare incontro al nipote, poi pensò che la signora Savina forse ci -avrebbe trovato da ridire ed entrò in casa. - -Una lampada pendeva dalla vôlta e illuminava la tavola, in una vasta -sala piena di ombre. Intorno alla tavola, il signor Carlo leggeva un -giornale, Mario con una matita in mano riempiva di geroglifici un -volume illustrato. La signora Savina, con una cesta da lavoro accanto, -con tanto d'occhiali sul naso, accomodava una giacchetta del figlio. Da -brava donna di casa, aveva in mano continuamente un lavoro utile, che -quasi sempre faceva terminare dalla cameriera. - -Quando entrò Giulia, alzò gli occhi dal lavoro, e disse: - -—Brava, in tempo per accogliere il figliuol prodigo. - -Quella sera voleva essere amabile, ma si capiva che faceva uno sforzo. - -—Buona sera, Carlo,—disse Giulia al cognato,—pare che quel giornale -sia molto interessante. - -—Leggo per passare il tempo, quantunque non vi sia nulla di nuovo: ma -presto Ugo dovrebbe esser qui,—disse guardando l'orologio,—basta che -non ci sia qualche ritardo. - -—Con queste ferrovie non si è mai sicuri,—disse sentenziando la -signora Savina. - -Giulia fremeva nel veder Mario che continuava a riempire di sgorbi il -volume illustrato, ma non osava dir nulla per non interrompere la pace -che sembrava regnare in quel momento in casa Arlandi. Fu il signor -Carlo che, data un'occhiata al figliuolo, gli disse: - -—Ma che cosa fai, piccolo vandalo? Perchè sciupi quel volume? Puoi ben -prendere un pezzo di carta per i tuoi disegni. - -—Questo, sai, diverte di più, ci sono le figure e fingo d'averle fatte -io. - -—Zitti,—disse Giulia,—una carrozza, è lui certo. - -Il signor Carlo fece per alzarsi, ma la signora Savina non lo lasciò -uscire dalla stanza dicendo che avrebbe potuto prender freddo. - -Intanto la carrozza s'era fermata e in un minuto Ugo era fra le braccia -del padre. - -Era un giovane alto, pallido, snello, colla fronte alta e il volto -serio, illuminato da due occhi pensosi. - -Quando vide Giulia, le andò incontro colle braccia aperte e la faccia -sorridente, poi stese la mano a Savina, che fu molto amabile, come non -si sarebbe aspettato. Volle che mangiasse qualche cosa di caldo per -ristorarsi e gli fece un caffè forte come piaceva a lui. - -Mario gli chiese se poteva regalargli qualcuno di quei sassi belli e -lucenti arrivati la mattina, ma Ugo invece aperse la sacca da viaggio, -tolse un automobile che montando una molla correva per la stanza con -una velocità vertiginosa, lo regalò a Mario e per un momento formò la -consolazione di quel bimbo irrequieto. - -Ugo s'informò appunto del suo minerale, se era stato messo a posto -bene, poi raccontò i suoi viaggi, i suoi studî e parlò d'una scoperta -che avrebbe portato la rivoluzione nel mondo. - -È vero che molti scienziati francesi se ne occupavano, ma sperava di -arrivare prima di tutti e perciò calcolava di mettersi subito al lavoro. - -Raccontò d'esser andato sotterra nelle miniere, d'aver visitato grotte -profonde e inesplorate, la sua gioia quando poteva trovare un minerale -sconosciuto e i tentativi per andare negli abissi più profondi, là -dove egli credeva dover esservi l'anima del mondo. - -—Perchè non possiamo vivere nelle profondità della -terra?—diceva,—perchè vi è una temperatura che ci soffoca ed opprime? - -Affermava che il mondo era come un organismo che si mutava e -trasformava continuamente, tanto nell'interno come sulla superficie. - -Egli avea sentito delle vibrazioni partire dagli abissi profondi e -propagarsi per la terra come fremiti ignoti; anche sotterra c'era -vita e movimento, le tenebre venivano interrotte da fosforescenze -abbaglianti e nel centro della terra c'era non solo il fuoco che -squarcia le viscere dei vulcani, ma numerose scintille sparse nei -minerali ch'egli volea decomporre e ridurre agli elementi primitivi; -avrebbe scoperto quantità infinitesime di nuovi elementi sfuggiti alle -masse che dovevano trovarsi nel centro del mondo ed esserne la vita e -il calore. - -—I popoli primitivi—disse—popolarono di tesori, guardati da esseri -fantastici, le grotte e le caverne; noi vi troviamo altre ragioni di -vita che forse getteranno nuova luce su fatti che ci sembrano avvolti -nel mistero e, invece di gnomi e genietti fantastici, troveremo altri -tesori più veri e reali. - -—Ah, bello!—interruppe Mario che era già annoiato -dell'automobile,—pare un racconto di fate! - -—Vedete come è intelligente?—disse la signora Savina, contenta -d'interrompere il discorso eloquente di Ugo che l'annoiava. - -Quelle parole furono come una doccia pel giovane scienziato, che -ammutolì un momento, poi disse, cambiando tono: - -—Vi ho forse annoiato, ma quando mi lascio andare ai miei discorsi -preferiti non ho misura; continuerò un'altra volta, ora sono stanco ed -ho bisogno di riposo. - -—Ed io me ne vado,—disse Giulia alzandosi e avviandosi verso l'uscio. - -—Ti accompagno, ho bisogno di prendere una boccata d'aria,—disse -Ugo,—poi ritorno e me ne vado a letto. - -Di fuori la notte era calma, e la luna nuova risplendeva nella vôlta -cupa del cielo. - -Giulia ed Ugo si fermarono sulla soglia a contemplare la campagna -silenziosa. - -—Che bella pace!—disse Ugo. - -—Raccontami ancora, svelami i segreti della natura, tu che hai -studiato e sai tante cose,—disse la fanciulla supplicando. - -—No, ora non posso più, domani, un altro giorno; non profaniamo questo -silenzio che ci avvolge come in una carezza e calma il nostro spirito. - -E silenziosi s'avviarono lungo il viale d'ippocastani, sentendosi uniti -in quella notte calma e stellata come da un fluido di simpatia e come -se gli stessi pensieri irrompessero nel loro cervello. - -Sostarono davanti al villino. - -—Vieni domani a colazione?—chiese Giulia. - -—A colazione no, non posso,—rispose il professore,—devo mettere in -ordine il laboratorio, verrò la sera;... è sempre allegro il villino? -Non hai mutato nulla nel salotto? - -—È sempre uguale. - -—Sono contento, mi fa piacere rivedere le cose famigliari al loro -posto, come le ho lasciate e come le penso quando sono lontano. Buona -notte, Giulia,—e sì dicendo le porse la mano. - -—E perchè non mi chiami zia?—gli chiese la signorina. - -—Non mi par giusto, abbiamo quasi la stessa età, penso a te come ad -una sorella, e mi pare che tu sia sola a comprendermi.... Il babbo è -tanto mutato. - -—Quella donna lo ha stregato, è una vipera. - -—È stata molto gentile con me, forse non è cattiva, ma non è la mia -mamma e mi dispiace vederla a quel posto. Sarà colpa mia se non so -farmi amare. - -—Sei troppo buono,—disse Giulia entrando in casa, e salutandolo,—a -domani. - -Ugo rifece la strada contento al pensiero di poter nella quiete della -campagna e della casa dove era nato ricominciare le sue esperienze -scientifiche, sapendo di avere là accanto una dolce amica, una -confidente, nella sorella della madre. - -—Ecco,—pensava, guardando la grande casa che si avvicinava come una -massa nera in mezzo alle piante;—là il lavoro e qui al villino il -riposo. - -E per un istante ebbe l'illusione di esser felice. - - -III. - -Il laboratorio di Ugo Arlandi occupava all'ultimo piano un'ala della -casa. Era una stanza chiara, spaziosa, illuminata da quattro grandi -finestre che s'aprivano sull'aperta campagna e formavano quasi una -parete trasparente, luminosa. - -Accanto alla parete di fronte alla porta d'ingresso, c'era un forno -con un'immensa caldaia, poi una tavola sulla quale stavano sempre -accatastate vaschette, ampolle di tutte le forme e dimensioni, tazze -quadrate, cannelli di vetro, filtri e bilance di precisione. - -In un armadio chiuso c'erano schierate, in buon ordine, boccette con -liquidi di colori diversi ed etichette sulle quali stava scritto la -qualità del contenuto; intorno alle pareti scansie a varii palchi, con -altri arnesi d'ogni forma e dimensione, di vetro, maiolica e metallo. - -Presso l'altra parete fornelli a gas, becchi bunsen, un acquaio con -rubinetti pei lavaggi; accanto, una camera oscura per sviluppare -fotografie e un ripostiglio destinato a contenere il materiale -occorrente per le esperienze e tutto quello che sarebbe stato -d'ingombro nel laboratorio. - -I primi giorni dopo il suo ritorno, il prof. Ugo dovette occuparsi -di porre in ordine quella massa di oggetti disparati e assieme con -Vincenzo fu infaticabile nel sistemare ogni cosa coll'entusiasmo di chi -si prepara ad un lavoro interessante. - -Ed avea fretta di mettersi all'opera; quando si trovava nel suo -laboratorio, gli oggetti famigliari gli davano la suggestione del -lavoro ed era impaziente di potervisi dedicare senza interromperlo. -Si compiaceva di toccare i diversi minerali che s'era procurato con -grande fatica e faceva osservare a Vincenzo l'azzurro delicato della -celestina, il grigio striato d'argento della pecblenda, il color grigio -opaco del solfuro d'arancio, e godeva pensando che quelle pietre -variopinte contenevano sostanze sconosciute ch'egli si riprometteva di -liberare dalla loro prigione e far uscire agli onori del mondo in tutta -la loro purezza primitiva. - -Vincenzo era figlio di contadini, ma d'ingegno pronto e svegliato; -nelle scuole elementari era stato sempre il primo della classe e avea -riportato un grande amore allo studio, e fu contento quando Ugo gli -propose di servirlo ed aiutarlo nelle sue esperienze scientifiche. Egli -in poco tempo si era tanto immedesimato nelle idee del suo padrone -che lo aiutava con intelligenza ed amore, e parlava come un piccolo -scienziato al punto che non si sarebbe più acconciato al lavoro dei -campi! - -—Sono tanto contento che sia ritornato,—egli diceva,—mi piace -imparar cose nuove; poi, quando è lontano, la signora Savina mi fa -lavorare come un cane a lavare e ripulire la casa; mi tocca giuocare -con Mario che è cattivo e mi batte quando non faccio a suo modo; -dovrebbe condurmi con sè, quando va in viaggio, sarei tanto contento! - -—Sono viaggi pericolosi, in paesi selvaggi; poi dentro nelle caverne -dove si muore di caldo, non è un divertimento. - -—Dove va il mio padrone, posso andare anch'io e sopportare quello -ch'egli sopporta,—disse il ragazzo. - -L'affetto e la devozione di quell'essere semplice era un grande -conforto per Ugo, e lo riguardava più un compagno che un domestico, e -tutti e due, collo stesso entusiasmo, si adoperavano a metter tutto a -posto per poter subito iniziare il lavoro. - -Dopo le giornate operose era un vero sollievo per Ugo, passare la sera -al villino di Giulia e confidare alla zia i suoi pensieri e le sue -aspirazioni. - -A lei narrava le occupazioni della giornata, come aveva riordinato il -materiale e come avrebbe incominciato ad esaminarlo; quei primi giorni -s'era limitato a fare semplicemente dei tentativi. - -Egli era un idealista della scienza, intuiva le grandi scoperte future, -ma era incerto sul modo d'incominciare le nuove esperienze; un po' -impaziente di riuscire, immaginava risultati più rapidi di quelli che -conseguiva realmente. - -E Giulia stava attenta ad ascoltarlo, qualche volta esprimeva il -desiderio di aiutarlo, approvava le sue idee e l'incoraggiava anche nei -tentativi più arditi. - -—Voglio trovare l'anima del mondo,—egli diceva, seduto nel salottino -allegro, vicino alla sua attenta ascoltatrice.—E riuscirò, perchè la -intuisco, la sento, la vedo in tutto quello che è conosciuto. - -—Ma dove sta nascosta? Raccontami, mi piace tanto sentirti parlare di -queste cose,—diceva Giulia. - -—Deve essere nel centro del nostro globo, è una forza ignota, un -centro di vita che palpita e fa sentire la sua influenza fino alla -superficie della terra; è lei che costituisce questa rete magnetica -che ci avvolge e che è una forza per chi sa valersene opportunamente, -come fece il nostro grande Marconi pel suo telegrafo senza fili. È una -forza potente, imprigionata da chissà quali legami.... e vedi, qualche -scintilla deve essere sfuggita, ed io la cerco in quei minerali che ho -raccolto e, se riuscirò a trovare una traccia, avrò avuto dalle mie -fatiche un compenso insperato. - -Quando egli era stanco di parlare, era lei che gli confidava le sue -idee filantropiche e socialiste. Voleva assolutamente trovare il modo -di migliorare le condizioni dei contadini. Vedeva con terrore i ragazzi -più intelligenti disertare i campi per le officine, e s'era fitta -in capo d'infondere nel loro cuore l'amore alla terra, d'insegnare -a coltivarla con intelligenza, in modo da ricavarne frutti copiosi, -voleva istituire scuole per insegnare la coltura dei campi in modo -scientifico, interessare i lavoratori lasciando loro una parte delle -rendite, o compensare i migliori, regalando loro qualche pezzo di terra. - -Mentre i giovani s'intrattenevano piacevolmente comunicandosi -reciprocamente le proprie idee e aspirazioni, a Villa Ada si occupavano -invece di loro e dicevano che erano pazzi. - -La signora Savina, il signor Carlo e il dottore, che era spesso -invitato a pranzo e oggetto di grandi premure da parte della padrona -di casa, non parlavano d'altro che dei discorsi che si sarebbero fatti -al villino di Giulia. - -La signora Savina aveva un vero odio pel figlio di suo marito, -ma procurava nasconderlo sotto una certa aria compassionevole di -protezione. - -—Non le pare, dottore, che quel figliuolo sia un po' -squilibrato?—chiedeva la signora Arlandi.—Se una persona qualunque, -che non pretendesse di essere un genio, dicesse che vuol trovare -l'anima del mondo, che cosa direbbe? - -—Veramente dubiterei che avesse il cervello a posto,—rispondeva il -dottore. - -—Vedi, Carlo, non sono poi sola di questa opinione,—soggiungeva la -signora rivolta al marito. - -—Ognuno ha la propria opinione come la propria fisonomia, a questo -mondo bisogna vivere e lasciar vivere; io la penso così e mi pare -d'essere più giusto di voi,—diceva il padre. - -Alla signora invece dava noia Ugo per molte ragioni: prima perchè era -ricco e studioso, come il suo Mario non sarebbe stato mai, poi perchè, -quando lui era a Villa Ada, non poteva più servirsi di Vincenzo, poi -le sciupava una quantità di biancheria coi suoi pasticci, e finalmente -perchè si accorgeva che il marito aveva una certa predilezione pel suo -primogenito, e questa cosa la irritava e faceva sì ch'essa cercasse di -mettere Ugo in cattiva vista. - - -IV. - -Ugo Arlandi non viveva che nel suo laboratorio, sentendosi invadere -dalla febbre del lavoro. - -Nella grande stanza era come se ci fosse penetrato un alito di vita. - -Il fuoco ardeva nel forno e nei fornelli; il liquido, in ebollizione, -gorgogliava nelle caldaie e nelle autoclavi. - -Ugo aveva fatto la scelta del minerale e gli acidi che dovevano -discioglierlo e rivelargli il segreto della sua composizione. - -—Vedi,—diceva a Vincenzo, del quale voleva fare un allievo,—questo -è acido cloridrico che verso nella caldaia assieme con questo minerale -che ne uscirà trasformato e sotto altra veste. - -E le caldaie bollivano incessantemente, il vapore saliva nell'alto -fumaiuolo e si perdeva nell'aria. Ugo e Vincenzo sfidavano il calore -che usciva dalle caldaie per vedere sciogliere nel liquido il minerale -prezioso. - -Pareva che tutto fosse distrutto, Vincenzo sbarrava gli occhi, attonito. - -—Ed ora che cosa si fa?—chiedeva,—non v'è più nulla, soltanto -liquido. - -—Attenti!—rispondeva Ugo,—è inutile star a vedere, l'operazione -avviene lo stesso, prepariamo qualche altro ingrediente. - -E si diede a lavare ampolle, preparare acidi, depurare i liquidi coi -filtri, verificare il peso dei metalli che voleva adoperare, intanto -che la caldaia bolliva ed un vapore umido, oltre che nel fumaiuolo, si -spargeva in una nebbia leggiera nel laboratorio. - -—Vediamo se è avvenuto qualche cosa di nuovo,—disse Ugo avvicinandosi -alla caldaia, ciò che fece pure Vincenzo, lasciando la bacinella che -stava ripulendo. - -Il liquido era quasi tutto evaporato e il minerale si era trasformato -in cristallo trasparente, lucido come pietre preziose. - -—Oh bella,—disse Vincenzo,—pare una magìa! - -Ma Ugo, che in quella materia cristallizzata riusciva a scoprire -tracce luminose, si sentiva battere il sangue dalla gioia come un -generale sul punto di vincere una battaglia. - -Doveva aspettare ancora per poi trattare quella materia cristallizzata -con nuovi reagenti, per liberare quelle particelle luminose che -dovevano farlo vittorioso. - -Preparava intanto i filtri per i lavaggi, e i tubetti di vetro per -raccogliere quei residui preziosi, raccomandando sempre a Vincenzo la -prudenza nel maneggiare quegli acidi che potevano riescire pericolosi. -Varie sostanze aveva ottenuto dalla decomposizione di quelle pietre, -alcune erano riuscite come desiderava, altre avevano formato degli -ossidi e avevano bisogno d'altre operazioni. - -Lavoratore infaticabile, finchè nel laboratorio ci si vedeva, i fuochi -erano accesi e gli utensili preparati, non interrompeva il lavoro -nemmeno se si sentiva stanco. - -Nel suo caso, poi, era impaziente di riuscire, perchè sapeva che molti -scienziati facevano i suoi medesimi esperimenti, e voleva arrivare -prima degli altri. - -Voleva trattare i sali ricavati dal minerale in modi diversi e si fece -dare da Vincenzo dei tubi di metallo pieni di gas. Come avvenne, non -avrebbe potuto dirlo, ma fosse un robinetto d'un tubo che non agiva -bene, o inavvertenza di Vincenzo, che s'accostò ad una fiammella per -vedere se ci fosse un guasto,—egli era immerso nella sua operazione, -in quel momento, un po' distratto,—il fatto sta che tutto a un tratto -uno scoppio formidabile fece tremare la casa, i vetri caddero infranti -e schegge di metallo infuocato e pezzi di muro si sparsero per il -laboratorio. Un grido uscì dal petto di Vincenzo, che cadde a terra -colla faccia sanguinosa e privo di sensi. - -Ugo rimase atterrito; era paralizzato dal terrore, si sentiva senza -forza e senza voce per chiamar soccorso; una scheggia l'aveva ferito -ad una spalla, ma non sentiva alcun dolore nell'annientamento delle sue -facoltà. Inebetito e come in un sogno, vide tutti gli abitanti della -casa precipitarsi nel laboratorio. - -La signora Savina, innanzi agli altri, gridava come un'ossessa: - -—Che cosa avete fatto, colle vostre caldaie del diavolo? Ve l'ho -sempre detto che avreste fatto crollare la casa. - -Il signor Carlo, più calmo, ma pallido e tremante, aveva rialzato -Vincenzo che, ferito alla faccia, non poteva aprir gli occhi, e ordinò -che si chiamasse subito il dottore. - -Ugo pareva una statua, non poteva nè moversi, nè parlare, come se la -sua volontà fosse morta per sempre. - -Tutti i vetri erano rotti e l'aria entrava dai grandi finestroni; in -terra si vedevano frantumi di stoviglie, pezzi di muro, di metalli, -macchie di liquidi versati: una vera desolazione. - -Quando venne il dottore, medicò la faccia di Vincenzo; per buona sorte, -aveva gli occhi salvi e soltanto una scheggia gli aveva tagliato la -faccia senza penetrare troppo profondamente. - -La signora Savina era quasi trionfante, e diceva al marito che essa -aveva predetto che Ugo sarebbe la rovina della casa, e, per impedire un -danno peggiore, bisognava rinchiuderlo in una casa di salute. - -In quel momento di orgasmo e confusione, nessuno aveva la forza di -contraddirla, nè di prendere una risoluzione; solo il dottore trovava -quelle parole assennate, era della medesima opinione della signora -Savina, la consigliava di farlo per sfuggire a guai maggiori. - -—È una pazzia,—diceva,—maneggiare strumenti pericolosi senza -osservare le più elementari precauzioni: poi non vedete in che stato -si trova? ha bisogno di esser curato. - -Ugo era immobile colla faccia stravolta; quando potè articolare qualche -parola, non ebbe la forza di reagire. - -—Avete ragione,—diceva,—voglio andar via lontano, sono pazzo. Povero -Vincenzo, è molto ferito, ed io ne fui la causa; ho bisogno di una -punizione, sì, conducetemi via; perchè non mi sono ferito io solo? -Perchè non sono morto? - -E piangeva come un bambino. - -Mentre alcuni uomini chiamati in fretta sgombravano la stanza, -abbattevano un muro pericolante e toglievano i rottami sparsi per -terra, ci fu un momento di silenzio; nessuno osava prendere una -risoluzione definitiva. - -Il signor Carlo era accasciato e anche egli come il figlio si sentiva -senza volontà. Fu la signora Savina che, come un generale sul campo di -battaglia, prese il bastone del comando e disse al dottore: - -—Vi supplico, per la nostra vecchia amicizia, di aiutarci; ho ordinato -di attaccare i cavalli alla carrozza e vi prego di condur subito Ugo -in una casa di salute. Mi raccomando sia trattato bene, ma una buona -cura gioverà a calmare le sue aberrazioni scientifiche, poi ritornate -e vedete di medicare Vincenzo. È abbastanza coraggioso, quel ragazzo, -e non si lagna, quantunque la sua ferita deva farlo soffrire; spero -che anche a lui sarà passata la voglia di far lo scienziato. È una -lezione che farà bene a tutti; mi dispiace per mio marito che se ne sta -come una mummia,—e avvicinandosi a Carlo, gli disse, scotendolo per -un braccio:—Via, non ti accasciare; è una disgrazia, ma pensiamo che -poteva esser peggio; è un miracolo che non sia crollata la casa e non -ci abbia sepolti tutti;—poi andò verso Ugo, dicendogli:—Va', va' -col dottore, la carrozza è pronta, va' a meditare sulla tua scienza e -a calmare i nervi, che ne hai bisogno; ti manderò poi la tua roba. - -Il dottore diede il braccio al professore come ad un convalescente, lo -condusse giù dalle scale e lo mise in carrozza senza ch'egli avesse -avuto la forza di fare la minima opposizione; diede un indirizzo al -cocchiere e via se n'andarono lungo il viale verso la stazione. - -Il signor Carlo si riscosse come da un sogno, e disse alla moglie: - -—Che cosa hai fatto? - -—Quello che dovevo, e ancora puoi essere contento che non l'abbia -fatto mettere in prigione. - -—Perchè hai fatto questo? Dopo quello che è accaduto, avrebbe forse -rinunciato ai suoi esperimenti. - -—Tu non capisci nulla; se non ci fossi io, quel figliuolo ti -condurrebbe alla rovina; non l'ho sempre detto che non aveva il -cervello a posto, colla fissazione di trovar l'anima del mondo? Hai -visto che bel risultato? - -—Ma mio figlio in mezzo ai pazzi; non voglio. - -—Non esagerare,—disse Savina,—è in una casa di salute, dove si -curano le malattie nervose; starà meglio che nel suo laboratorio pieno -di pericoli. Già io avevo predetto tutto, ti ricordi? - -Questo discorso venne interrotto dall'arrivo dei carabinieri, che -avevano sentito lo scoppio ed erano venuti ad informarsi di quello che -era accaduto. - -La signora Arlandi spiegò ogni cosa a modo suo, e compiangeva Ugo, che, -poveretto, s'era montato il capo colla sua scienza, tanto che erano -stati costretti a mandarlo a curare fuori di casa. - - -V. - -Il giorno che in casa Arlandi era avvenuto tutto quello scompiglio, -la signorina Giulia s'era recata in città per fare delle spese. Se ne -tornava appunto nell'ora del tramonto a piedi dalla stazione verso il -villino, lieta delle spese, delle persone incontrate e colla speranza -di aver la sera la compagnia di Ugo che le avrebbe narrato i progressi -fatti in quella lunga giornata di lavoro. - -Camminava lungo il viale con passo affrettato, colla mente piena di -pensieri lieti e osservava i contadini che tornavano dal lavoro dei -campi e si fermavano in crocchio a chiacchierare in modo insolito come -se parlassero di qualche avvenimento importante. - -—Che è accaduto?—chiese fermandosi davanti ad un gruppo di contadine -presso le prime case del villaggio. - -—Come! non sa nulla? - -—Vengo or ora dalla città. - -—Che disgrazia, signorina Giulia! Quel povero signor Arlandi! - -—Ma in nome del Cielo spiegatevi,—disse la signorina facendosi -pallida come una morta.—Che è accaduto? - -—Uno scoppio nel laboratorio del professor Ugo. Avesse inteso, pareva -una mina. - -Giulia si sentiva mancare, ma ebbe la forza di chiedere con un filo di -voce: - -—Ci sono feriti? - -Voleva quasi fuggire nel timore di udire una risposta terribile, di -provare un fiero colpo al cuore. - -—Pare che ci sia qualche ferito,—rispose una contadina. - -—Chi, il professore? - -—No, quel ragazzo che lo aiutava, il signor Ugo è partito. - -—Come? Con chi? - -—Non sappiamo, ma non si sgomenti, non sarà nulla di male. - -Giulia non rimase ad ascoltare di più, e via di corsa andò verso casa -Arlandi. - -Andava come una pazza, il cuore le batteva forte forte, le pareva di -soffocare e temeva di non aver forza di giungere alla meta; dovette -chiamare a raccolta tutta la sua energia per non cadere esausta. La -grande casa era là davanti a lei silenziosa, avvolta nell'ombra; per -un momento ebbe l'illusione che non fosse accaduto nulla, tanto tutto -le pareva tranquillo. Soltanto da un lato vide un mucchio di macerie -e nella semioscurità di quell'ora potè distinguere una finestra del -laboratorio mezza smantellata. Entrò in casa come una bomba e: - -—Che è accaduto?—chiese a Savina che stava come al solito seduta -accanto alla tavola con un lavoro in mano. - -—Quello che doveva accadere,—rispose con calma la signora Arlandi.—È -mancato poco che rovinasse la casa e noi fossimo sepolti sotto le -macerie. - -—E Ugo dov'è? - -—Egli è in un posto tranquillo e sicuro, sta bene, meglio che nel suo -laboratorio. - -—Ma dov'è? Voglio saperlo,—ripetè la signorina con voce irritata. - -—Non so, chiedilo a suo padre. - -Giulia si rivolse al signor Carlo che entrava nella stanza con passo -lento e col volto abbattuto. - -—Ti prego,—gli disse,—dimmi dove è Ugo. - -—Non lo so ancora. Ma so che sarà curato bene e mi basta. Che -disgrazia,—soggiunse sospirando. - -—È ferito? Perchè l'avete mandato via? Ditemi in nome del Cielo -qualche cosa, non vedete quanto soffro? - -—Vincenzo è ferito,—disse l'Arlandi,—Ugo ha perduto la testa dal -colpo, l'ho mandato in un luogo dove sarà ben curato. - -Giulia non capiva, guardò Savina e la vide tranquilla col lavoro in -mano approvando col capo quello che avea detto il marito; ebbe come una -visione, comprese tutto ed esclamò: - -—Rinchiuso in una casa di salute! Ah, capisco, è un'infamia, e tu hai -permesso questo?—disse prendendo Carlo per un braccio,—lui pazzo, -con quella mente, con quel sapere? Ma chi si è prestato ad un simile -delitto? Io non posso permettere. - -—Ti prego di non alzar la voce e di non far scene,—disse -Savina,—quello che ha fatto suo padre è a fin di bene e dietro il -consiglio di persone saggie, se poi tu non ti calmi, correrai il -rischio di andarlo a raggiungere. - -—Se non riesco a liberarlo vi farò mettere in prigione. Non sapete che -il sequestro di persona è punito dalle leggi? Vedrete, sarete puniti. - -Sì dicendo uscì senza dir più nulla. - -—Un'altra degna compagna di tuo figlio,—disse Savina. - -—E se non avesse tutti i torti?—rispose Carlo.—Abbiamo fatto le cose -troppo leggermente e senza riflettere; quasi me ne pento. - -—Ora lasciati influenzare anche da quella ragazza emancipata, si sa, -essa protegge il professore, simili con simili, se non ci fossi io in -questa casa se ne vedrebbero di belle. - -Giulia era andata a trovare Vincenzo che era a letto colla faccia tutta -fasciata. - -—Povero ragazzo,—gli disse,—spiegami come è avvenuto, tu che eri -presente. - -—Quanto è buona, signorina,—rispose,—sono stato io causa di tutto; -il professore mi diceva sempre di badare a maneggiare i tubi pieni -di gas che erano pericolosi, non so che cosa ho fatto, sono stato -distratto, imprudente, ma non mi accadrà mai più. - -—E come stai? - -—Ho un po' di bruciore sulla faccia, mi hanno dato cinque punti, ma -non è nulla, mi dispiace più di tutto per il professore, chissà se mi -vorrà più al suo servizio! - -—E dove è andato il tuo padrone? - -—Non so, l'ha condotto via il dottore, ed era in uno stato! Non poteva -parlare, faceva compassione, povero signore, e non sa che la colpa è -stata mia. - -—Ma tu non sei scoraggiato?—chiese Giulia,—vuoi continuare ancora ad -aiutarlo? - -—Ora più che mai, ho imparato a mie spese ad essere prudente e sono -orgoglioso della mia ferita, mi par d'essere un martire della scienza. - -—Bravo Vincenzo, questi sentimenti ti onorano e il tuo padrone non ti -abbandonerà. - -Salutò il ragazzo e andò dal dottore dimenticando che il pranzo e i -suoi domestici l'aspettavano al villino, ma nemmeno dal dottore potè -riuscire a sapere qualche cosa di positivo. - -Ugo era stato condotto in una casa di salute perchè aveva bisogno di -cure, ma non volle dir di più trincerandosi sotto l'egida del segreto -professionale. - -Così Giulia se ne andò al villino affranta dalla stanchezza, -amareggiata e senza voglia di mettersi a tavola. Non si sapeva dar pace -di quello che era accaduto, andava colla mente escogitando mille mezzi -per liberare il nipote, ma pareva che tutto congiurasse contro di lui. - -Doveva proprio avvenire quello scoppio, per dar buon gioco alla -matrigna che avrebbe voluto veder morto il professore affinchè il -suo proprio figlio fosse ricco e potesse trionfare. E quel babbuino -di Carlo che si lasciava infinocchiare dalla moglie e s'era lasciato -persuadere a rinchiudere quel figliuolo pieno d'ingegno, come se fosse -un pazzo! Quando pensava a tutto quello che era avvenuto durante la -sua breve assenza le pareva proprio d'impazzire. Voleva a tutti i -costi liberare il nipote, ma come poteva fare una donna, sola, contro -tanta malvagità? Si trovava impotente e si sentiva invadere dallo -scoraggiamento. - -Quella notte non potè chiuder occhio ma il suo cervello lavorava -continuamente e pensando a quello che le convenisse di fare per -ottenere il suo scopo. - -Era decisa di riuscire; soltanto, per non perdere il tempo e l'energia -in vane divagazioni, prima di tutto dovea far in modo di conoscere il -luogo dove il professore era stato rinchiuso; ma come riuscire? La -congiura del silenzio s'era fatta intorno a lei; nella solitudine del -suo spirito si trovava impotente ad agire, ma sperava in qualche aiuto -imprevisto, perchè non era possibile che una simile ingiustizia potesse -trionfare. - - -VI. - -Nell'impossibilità di poter adoperarsi a vantaggio del nipote ignorando -il luogo dove era stato condotto, Giulia sentiva almeno il bisogno di -raccontare a tutti l'atto odioso dei signori Arlandi, e girava per -il paese procurando di vedere i conoscenti per parlare di ciò che le -stava a cuore. Se non avesse potuto sfogare in qualche modo la sua ira, -avrebbe fatto certo una malattia. Andò dal sindaco sperando aiuto, ma -egli crollò il capo e non le diede retta, aveva troppo da fare e non -poteva pensare agli altri. Poi si rivolse al maestro di scuola, che era -una persona ragionevole e le era amico sincero, ma la consigliò di non -scalmanarsi troppo e di starsene tranquilla, che le cose si sarebbero -poi accomodate secondo il suo desiderio. - -—Vuole,—le disse,—un consiglio da amico? Non si agiti, farà -peggio; hanno sparso la voce che la pazzia è un male di famiglia e se -s'infiamma troppo avrà qualche dispiacere anche lei. - -Capiva che quell'osservazione era giusta ma non poteva rimanere -inoperosa, finchè avea l'illusione di far qualche cosa, il tempo le -passava, altrimenti si agitava come se avesse la febbre. Tentò di -vedere il cognato e colle belle maniere fargli dire dove fosse il -figlio, ma egli era muto come un pesce e per non lasciarsi sfuggire -qualche parola rivelatrice, la evitava; avea troppo timore delle ire -della moglie. - -La povera Giulia non sapeva più a che santo votarsi, in paese ormai non -si occupavano che degli avvenimenti di casa Arlandi, ognuno volea dire -la sua, nessuno riusciva a sapere dove fosse ricoverato il professore -Ugo, e parlando della signorina Giulia, dicevano che se non poteva -liberare il nipote avrebbe finito col diventar pazza anche lei. - -Infatti le pareva di perdere la testa nella sua impossibilità di -essergli utile, ma aveva nel cuore una speranza che la sosteneva, -avea fede anche nelle cose soprannaturali, diveniva superstiziosa; -si faceva mandare una quantità di giornali che leggeva avidamente -sperando trovare una riga che la mettesse sulle traccie del nipote; non -trovò nulla di quello che desiderava, ma vi lesse una notizia che le -fece battere il cuore. - -Si parlava della scoperta del radio, fatta dai coniugi Currie, una -sostanza che emanava luce e calore senza perdere nulla del suo peso, -che produceva effetti meravigliosi e sconvolgeva tutte le idee che si -avevano sulle scienze chimiche e fisiche. - -Era appunto quello che il professor Ugo stava studiando ed era in -procinto di trovare, quando venne rinchiuso barbaramente; bisognava -che quel tentativo non fosse ignorato, pensò ai giornali che portavano -ai quattro venti la voce del pubblico, ad Ugo che era stato troppo -sconosciuto e il cui nome bisognava far noto; ebbe un'ispirazione che -le parve venuta dal cielo, prese la penna e scrisse un breve articolo -al giornale che aveva parlato della nuova scoperta dicendo che, a -proposito degli studii sul radio, l'onore di averlo trovato sarebbe -toccato ad un italiano, al professor Ugo Arlandi che si era occupato -seriamente di quel genere di studî e avea scritto una monografia sulle -irradiazioni nascoste, ma era scomparso alla vigilia di cogliere il -frutto delle sue fatiche, nessuno sapeva più dove fosse e si temeva -vittima d'un delitto. Firmò l'articolo con un pseudonimo, accluse una -somma per una sottoscrizione di beneficenza patrocinata dal giornale e -mandò il suo scritto alla posta. Lo slanciò così alla ventura, non avea -che una lontana speranza che il giornale se ne impadronisse, suscitasse -uno scandalo, provocasse un'inchiesta che potesse riuscire utile al suo -scopo. In ogni modo tutto era meglio di quel marasmo. - -L'aver fatto qualche cosa era un po' di sollievo per il suo spirito, -quando entrò la cameriera portandole una lettera un po' sciupata e -senza francobollo. - -Guardò la calligrafia. - -—È di Ugo,—esclamò. - -Stracciò in fretta la busta nell'impazienza di leggere. - -Erano poche parole scritte a matita che dicevano: - - «È la quarta lettera che getto fuori dal recinto del giardino, - alla ventura. Arriverà al suo destino? Lo spero. Tu sola puoi - togliermi da questa prigione. Fa presto, altrimenti divento pazzo - sul serio. - - TUO UGO.» - - Dalla casa di salute del dottor B. presso Monza. - -Dopo tanti giorni di ansia finalmente vedeva un raggio di sole, le -pareva di avere le ali, sapeva dove Ugo si trovava ed era ormai certa -di riuscire a liberarlo. - -Cercò di riordinare le idee e rimettere lo spirito in calma, pensò di -agire sola senza dir nulla a nessuno, misteriosamente, come gli altri -avevano fatto con lei. - -Prima di tutto doveva andare a Milano e parlare con un avvocato, -suo amico, che l'aiutasse a liberare il nipote, poi non volea più -permettere che Ugo lasciasse amministrare i suoi beni dal padre, -dopo che era stato trattato in quel modo. L'avvocato Alberti avrebbe -consigliato quello che dovevano fare. Ordinò alla cameriera di -svegliarla presto il giorno dopo dovendo partire, poi si mise a girare -per la stanza, lieta, cantarellando, sentendosi leggera, come da un -pezzo non le era accaduto. - -Non disse la sua intenzione, ma la mattina dopo in paese non si parlava -d'altro che della partenza della signorina Giulia Sordelli. Era stata -veduta avviarsi alla stazione e salire sul treno che andava a Milano; -avea salutato sorridendo i conoscenti incontrati lungo la via e s'era -trattenuta qualche momento col maestro di scuola, e tutti trovavano che -avea la faccia allegra e l'espressione di chi ha una meta agognata da -molto tempo che è sul punto di raggiungere. - - -VII. - -La notizia della partenza improvvisa di Giulia penetrò in casa Arlandi; -il signor Carlo ne fu preoccupato al punto che fu tutto il giorno di -cattivo umore, tenne il broncio a Savina, sgridò Mario e non volle far -colazione. - -—Ma sai che sei un bel tipo?—gli disse la moglie.—Perchè ad una -ragazza capricciosa, vien voglia di andar in città, tu subito immagini -mille pericoli; avrà avuto bisogno di far delle spese. - -—Puoi dire quello che vuoi,—rispose l'Arlandi,—ma questa gita -misteriosa mi dà noia, ho il presentimento che è andata per Ugo. - -—Anche se ciò fosse, noi abbiamo fatto quello che si doveva fare, non -abbiamo rimorsi. - -—Parla per conto tuo, io invece da qualche giorno ho un rimorso che mi -strazia l'anima e non sono contento di me. - -—Perchè sei un uomo incerto, debole e non hai il coraggio delle tue -azioni, ma per tua tranquillità voglio aver informazioni esatte. - -Sì dicendo Savina chiamò il domestico e gli ordinò di andare al villino -di Giulia e pregare Rosa, la cameriera, di venire un momento a villa -Ada. - -—Se la sua padrona le ha ordinato di tacere non dirà nulla,—disse il -signor Arlandi. - -—Dirà tutto, tu non conosci le donne, in ogni modo tentare non nuoce. - -Non parlarono più finchè non giunse la cameriera di Giulia, la quale -chiese subito la ragione per cui l'avevano fatta chiamare. - -—Vorrei sapere,—disse Savina,—se la tua padrona ha ricevuto qualche -cattiva notizia, che è partita così improvvisamente senza salutare -nessuno. - -—Oh, tutt'altro,—rispose la cameriera,—deve aver avuto delle notizie -buone, è stata tanto contenta quando ha ricevuto quella lettera. - -—Ha ricevuto una lettera? Forse del professore? - -—Può darsi; so soltanto che mi ordinò di prepararle la sacca da -viaggio e disse che volea partir presto questa mattina. - -—Si fermerà via molto tempo? - -—Non lo sapeva nemmeno lei, ha detto che mi scriverà. - -—Va bene, se hai notizie vieni a portarcele; ho piacere che non sia -per nulla di male; puoi andare. - -Appena la ragazza fu uscita il signor Carlo s'alzò concitato e si mise -a passeggiare su e giù per la stanza. - -—Vedi?—disse alla moglie,—te l'ho detto, lo prevedevo, è stata -chiamata ed ora ci metterà in un bell'impiccio. Ho fatto male a non far -curare Ugo in casa, sono stato uno sciocco. - -La signora Savina tentava di calmarlo, gli diceva di andar a -passeggio a prender aria che si sarebbe presa sulle sue spalle ogni -responsabilità. - -Però per quanto facesse l'indifferente non si sentiva tranquilla -nemmeno lei e aveva bisogno di parlare con qualche persona che potesse -consigliarla e nello stesso tempo calmare lo spirito del marito. -Invitò a pranzo il dottore per sentire la sua opinione e poi perchè -sarebbe stato un diversivo; di star sola col marito così accigliato e -irrequieto non si sentiva. - -Il dottore si mostrò tranquillo, non poteva assicurare che Ugo fosse -pazzo, ma dopo lo scoppio, lo stato in cui si trovava giustificava -abbastanza la loro risoluzione; aggiunse però che se venivano buone -notizie dal direttore della casa di salute, non conveniva insistere a -lasciarvelo rinchiuso più a lungo. - -—Io in casa non lo voglio,—disse la signora Savina,—è un individuo -troppo pericoloso. - -L'Arlandi diceva che spesso a quelli che fanno esperimenti scientifici -accadono simili incidenti, e continuava ad essere preoccupato della -gita della cognata; nemmeno le parole del dottore riuscivano a -calmarlo. - -Savina diceva che Giulia faceva una bella figura, mostrandosi -tanto infervorata per un giovanotto e si sfogava dicendo un mondo -d'improperie contro le ragazze emancipate che vogliono immischiarsi -nelle cose che non le riguardano. - -Ormai in casa Arlandi non si parlava d'altro, quei discorsi erano una -fissazione, il signor Carlo si aspettava ogni giorno qualche sorpresa -spiacevole ed era inquieto; soltanto la signora Savina si mostrava -tranquilla e non perdeva la sua olimpica serenità, temeva troppo di -turbare la sua digestione e guastarsi la salute. - - -VIII. - -Dopo esser stata per tanti giorni inquieta e avvilita, nell'animo di -Giulia era subentrata la speranza e le pareva che tutto dovesse esserle -favorevole. Arrivata a Milano trovò l'articolo che riguardava Ugo -pubblicato sul giornale e questo le fu come di buon augurio e le infuse -non solo la speranza ma la certezza della riuscita. - -Era come un giocatore di scacchi che avendo fatto per caso una buona -mossa vede svolgere il suo gioco trionfalmente fino alla fine. - -Prima di tutto andò dall'avvocato Alberti, un buon amico nel quale -riponeva piena fiducia, e saputo di che si trattava la rassicurò e si -mise a sua disposizione. - -Poi mandò il giornale coll'articolo che nominava il professore, -segnato con una striscia azzurra al signor Carlo, al dottore, a tutti -i conoscenti e al dottor B., direttore della casa di salute. - -—È come un avanguardia,—disse all'avvocato,—è per prepararlo alla -nostra visita. - -Nel pomeriggio si recarono in persona a parlare col dottor B. - -Era un uomo alto, serio, colla barba nera e gli occhi penetranti che -pareva volessero entrare nell'anima e scoprire i più occulti pensieri. -Abituato a vivere in mezzo ai pazzi e squilibrati di mente, vedeva in -tutti gli uomini il germe della follìa e calcolava tutti pazzi, fino a -prova contraria. - -Quando l'avvocato Alberti e Giulia chiesero di Ugo Arlandi dicendo che -era tutt'altro che pazzo egli stentava a persuadersene. - -—È tranquillo, educato,—disse,—non dà noia a nessuno, anzi pare -intelligente e la sua conversazione è piacevole, ma sul più bello -vien fuori col voler trovare l'anima del mondo e ciò mi rende molto -titubante se si deve tenerlo ancora in osservazione. Noi che siamo -esperti in queste cose,—sappiamo che quando una parte del cervello è -molto sviluppata, ciò è a scapito degli altri centri cerebrali che sono -deficienti; vorrei mostrarvi dei veri pazzi che hanno un'idea fissa ma -nel resto ragionano meglio di noi. - -L'avvocato Alberti gli mostrò come tutti i giornali si occupavano del -professore, il quale aveva dei nemici, e disse che la zia Giulia non -avrebbe lasciato nessun mezzo per liberare il nipote; se fosse stato il -caso sarebbe anche ricorsa al procuratore del re e avrebbe provocata -una perizia. - -Il dottore li assicurò che, appena avuta la convinzione che il -professor Ugo fosse sano di mente, sarebbe stato il primo a non volerlo -tenere più a lungo nel suo stabilimento. - -Non poteva però prendere una risoluzione senza scrivere al signor Carlo -che gli aveva affidato il figlio, e se la risposta fosse favorevole -potevano esser tranquilli che Ugo sarebbe stato libero. - -Giulia sperava di vedere quello stesso giorno il nipote, ma il dottore -non lo permise, dicendole che l'avrebbe presto riveduto. - -Essa si rassegnò ad attendere ancora un paio di giorni, ma intanto -non rimase inoperosa e combinò un piano di battaglia come un esperto -generale! - -Ecco in che modo il signor Arlandi, mentre era sempre inquieto e -pensieroso per la partenza di Giulia, si vide capitare prima il -giornale coll'articolo che parlava del professore, poi una lettera del -dottore dove diceva che gli pareva che il signor Ugo, passata la scossa -nervosa del primo momento fosse abbastanza equilibrato, una lettera -dell'avvocato che lo esortava a far uscire il figlio dalla casa di -salute e finalmente una di Giulia, nella quale faceva intravvedere che -se non lasciava parlare il suo cuore paterno, l'autorità si sarebbe -intromessa nelle sue faccende domestiche. - -Era tanto di cattivo umore il signor Arlandi, tanto poco contento di -sè stesso che quando ricevette quella pioggia di lettere si sentì lo -spirito un po' più sollevato e volle fare a modo suo senza dir nulla -alla moglie e senza consultarla. Scrisse al dottor B. di lasciar pure -andar libero il figlio colla zia Giulia, alla quale mandò un telegramma -dicendole che li aspettava presto tutti. - -Finalmente gli era caduta la benda dagli occhi e s'era accorto del -mal'animo della moglie verso Ugo e, pentito d'averlo fatto rinchiudere -ingiustamente nella casa di salute, voleva a furia di affetto fargli -dimenticare quel momento di debolezza ed era impaziente di rivederlo e -in un abbraccio affettuoso cancellare il passato. - -Ma invece di Ugo ebbe la sorpresa di veder arrivare l'avvocato Alberti -per sistemare gli affari del professore, che desiderava esser padrone -di adoperare la sua sostanza come meglio credeva e di fare nel suo -laboratorio tutti gli esperimenti necessari senza che nessuno ci -trovasse a ridire. - -Il signor Carlo trovò giusto il desidario del figlio e diede -all'avvocato le più ampie spiegazioni sulla sua amministrazione; solo -si mostrò dispiacente di lasciar la casa dove era vissuto tanti anni -e che apparteneva ad Ugo il quale l'avea ereditata dalla madre, ma -l'avvocato avea avuto raccomandazioni di accomodare le cose in modo -che il signor Carlo non avesse il rammarico di abbandonare la casa, -gli concesse di poterne abitare una parte, ma che ognuno fosse padrone -in casa sua. Poi parlarono di Ugo e raccontò che si era trattenuto a -Milano perchè i suoi ammiratori volevano festeggiarlo ed indurlo a fare -una conferenza sopra i suoi studî. Così finirono per lasciarsi buoni -amici. - -La signora Savina quando seppe che il marito aveva tutto combinato -senza dirle nulla, rimase esterrefatta e andò su tutte le furie. -Come! Ugo era libero e poteva capitare da un momento all'altro! Poi -s'impadroniva della casa e non lasciava loro che un appartamento in -un angolo come un'elemosina! E pensare che in cuor suo, sperando che -il professore non dovesse più ritornare, avea fatto il progetto di -occupare il laboratorio così ben esposto al sole, per stendervi la -biancheria, poi dare lo studio a Mario e accomodarsi un appartamento -più spazioso e più comodo; dichiarò al marito che non voleva vivere -in una casa esposta al pericolo di un'esplosione, poi avea bisogno di -spazio e non si sarebbe acconciata a ridursi in poche stanze. - -Il signor Carlo le disse ch'era padrona di andare dove voleva, anche -nella catapecchia che abitava prima del matrimonio; in quanto a lui -sarebbe rimasto vicino al figlio. Infine Ugo era il padrone ed era -inutile facesse tanto chiasso. - -Essa non fiatò più, ma si consolò pensando che sarebbe invece andata -a Milano con Mario per farlo studiare, in modo che un giorno potesse -eclissare nella scienza il professor Ugo. - - -IX. - -Quel giorno che Ugo si trovò libero e assieme alla zia Giulia, che -riguardava come il suo angelo salvatore, camminava per le vie popolose -di Milano, gli parea di rivivere; i suoi affari erano affidati bene -nelle mani dell'avvocato Alberti, poteva dedicarsi interamente alla -scienza, l'avvenire si presentava pieno di promesse e non s'era mai -sentito tanto contento. Giulia gli dava dei consigli, bisognava cambiar -sistema, dovea vivere un po' più in mezzo al mondo e farsi conoscere. -Ormai era passato il tempo degli eremiti, e tutti i suoi studî non -avrebbero servito a nulla se non fossero stati messi alla luce del -sole, come non serve il danaro, che l'avaro tiene rinchiuso nel -forziere. - -Essa era disposta ad aiutarlo con tutto il cuore e con tutta la sua -energia, ma egli doveva lasciarsi dirigere da lei. - -Prima di tutto dovea mostrare di non essere uno squilibrato, e non -gliene sarebbe mancata l'occasione, e poi procurare che il suo valore -venisse riconosciuto dal mondo. - -—Dimmi quello che devo fare, io ti ubbidirò ciecamente,—diceva -Ugo,—ma come posso farmi conoscere se non ho fatto ancora nulla? Forse -se non fossi stato rinchiuso tutto questo tempo il mio nome sarebbe -associato a quello degli scienziati che hanno scoperto il radio, ma -invece il destino avverso non ha voluto; per conto mio, sono contento -che il radio sia stato trovato; io non ho ambizione, amo la scienza e -il suo progresso mi preme più di tutto. - -—Tu sei troppo modesto,—disse Giulia,—a me preme che il tuo valore -sia apprezzato e mi occuperò io stessa di farti conoscere; intanto devi -presentarti alle redazioni dei giornali e ringraziare quelli che hanno -parlato di te; so che ciò è per te un grande sacrifizio ma devi farlo -per ubbidirmi. - -E per appagare la zia, Ugo si presentò alle direzioni dei giornali e -n'ebbe le accoglienze più liete; tutti gli chiesero notizie dei suoi -studî, chi voleva degli articoli sulle irradiazioni dei metalli, cosa -di cui tanto si parlava, chi invece tentava persuaderlo a tenere una -conferenza per farsi conoscere; molti volevano intervistarlo, egli -si schermiva, sarebbe ritornato volontieri subito in campagna per -continuare le sue ricerche; ma lo pregavano con tanta insistenza che -non sapeva a qual partito appigliarsi. - -Quando Giulia seppe quello che si desiderava da lui, non gli -lasciò più pace; fare una conferenza era la più bella occasione per -riabilitarsi e mostrare come la sua mente fosse chiara ed equilibrata. - -—Ma come faccio,—diceva,—a prepararmi in pochi giorni? - -—Ti aiuterò io,—soggiungeva Giulia,—lascia fare a me. - -E intanto ordinò a Vincenzo di venire a Milano con tutte le note che -il professore avea lasciate nel cassetto della scrivania, poi volle -che Ugo scrivesse ai giornali che accettava di tenere una conferenza -come desideravano, a beneficio dell'ospedale dei bambini e della -fanciullezza abbandonata, e che il nome della conferenza sarebbe stato -«l'anima del mondo». - -—Come suona bene!—disse Giulia.—Non ti senti la volontà di metterti -al lavoro? - -—E se faccio fiasco? Sai che quando ho un pubblico davanti a me, mi -manca la voce. - -—Non c'è bisogno d'improvvisarla; per la prima volta, la conferenza -puoi leggerla, e quando si ha davanti la carta non si vede il pubblico. -Io prevedo un trionfo. - -—Non ho ambizione. - -—Non importa, l'ho io per te, e poi quando il tuo nome sarà conosciuto -lavorerai con maggior lena, la fama è come una scintilla che dà -eccitamento al lavoro, lo illumina e lo riscalda. Poi nel tuo caso -da lei può dipendere la tua vita privata. Credi tu che la signora -Savina ti avrebbe fatto rinchiudere in una casa di pazzi, se invece -di essere il professor Ugo, umile, ignorato, che viveva all'ombra del -suo laboratorio, fossi stato l'illustre scienziato di cui il nome e le -scoperte fossero note a tutto il mondo? - -Ugo diceva che la zia era accecata dall'affetto che aveva per lui -e esagerava le sue qualità, però aveva deciso di seguire i suoi -consigli, solo si contentò di chiedere una settimana di tempo per -preparare la conferenza, e si mise all'opera perchè riuscisse degna -dell'aspettazione. - -Giulia era sempre più orgogliosa delle feste che si facevano al nipote; -tutti i giornali parlavano di lui, il suo nome ed i suoi studî, la sua -vita erano già conosciuti dal pubblico, si sapeva che i suoi ultimi -esperimenti erano stati interrotti da uno scoppio avvenuto nel suo -laboratorio che l'avea tenuto ammalato di nervi per molto tempo e ciò -lo rendeva più interessante. - -Egli non capiva come tutti conoscessero tanti fatti intimi della sua -vita, e Giulia che senza dirgli nulla era stata l'ispiratrice di quelli -articoli, rideva in cuor suo della sorpresa del nipote e si contentava -di mandare i giornali al signor Carlo, alla signora Savina e a tutti -i conoscenti; e in quei giorni di lavoro e preparazione febrile viveva -come in un sogno e le pareva di aver trovato un nobile scopo alla sua -operosità: quello di aiutare il nipote nella sua opera. - - -X. - -Il giorno della conferenza del professor Arlandi la sala del ridotto -della Scala si andava popolando di belle signore, di giovanotti -eleganti e di uomini serii e studiosi. - -Era una settimana che i giornali parlavano dell'Arlandi e tutti -desideravano vedere il giovane professore che dava tante speranze per -l'avvenire della scienza. - -Poi la conferenza era a beneficio di due istituzioni cittadine, utili -e benefiche, ed anche quelli che non si occupavano di studî serii -avevano voluto andarvi per moda, per filantropia e per trovarsi cogli -amici e conoscenti. - -La ricerca dei biglietti era stata enorme e nella sala gremita di -pubblico si sentiva il bisbiglio foriero d'un'impaziente aspettazione. - -Quando entrò il professor Ugo, pallido, alto, col volto giovanile e le -labbra velate da due baffetti biondi, elegante nel suo vestito nero, -inappuntabile, timido nei movimenti, ciò che lo rendeva ancora più -simpatico e interessante; gli sguardi del pubblico si posarono sopra di -lui, cessarono i bisbigli e tutti attesero attenti ad ascoltare. - -Egli incominciò con voce chiara, tremante, incerta un po' sul -principio, ma mano mano che proseguiva si faceva più vibrante e -colorita a parlare delle meraviglie della scienza e dei mezzi che -permettevano di fare continuamente nuove scoperte. Parlò delle -irradiazioni potenti date da certe sostanze come il radio che si -trovano nascoste in diversi minerali e che sono tali da sconvolgere le -idee che si avevano fino ai nostri tempi sui movimenti della materia e -degli atomi. - -Spiegò come quel metallo mandasse irradiazioni fortissime senza perder -nulla del suo peso e fosse d'una forza tale da distruggere tessuti -vitali anche attraverso a qualche ostacolo, ciò per mostrare come non -fosse un sogno la teoria per la quale avea sempre combattuto ed ora -desiderava esporre ad un pubblico così attento ed intelligente. - -Egli avea sempre pensato ad un elemento racchiuso nel centro della -terra in un luogo inaccessibile agli uomini, ch'egli chiamava anima del -mondo, egli la imaginava una forza indistruttibile, eterna, tale da -far sentire la sua azione attraverso gli strati densi del nostro globo, -fino a spargersi in piccole particelle nell'etere che lo circonda. - -—Io imagino,—disse,—il mondo come un corpo umano, i sassi sono le -ossa, le acque che lo bagnano nell'interno e alla superficie sono -il sangue che scorre nelle vene e le arterie del nostro organismo; -e come il cuore nell'uomo, così ci deve essere nel centro del mondo -un focolare di vita e calore, un fluido invisibile che partendo dal -centro avvolge la terra in una rete vibrante, come i nervi avvolgono il -nostro corpo; precisamente come l'elettricità, una forza che esiste, si -domina, ce ne serviamo, ma della quale non si riesce a spiegare la vera -essenza. - -E dopo aver parlato delle caverne, una volta popolate da esseri -fantastici ed ora invece da esseri invisibili che il microscopio ci ha -rivelato, assicurò che quando altri strumenti più perfetti verranno in -aiuto dei nostri sensi più raffinati, si apriranno nuovi orizzonti alla -scienza e terminò dicendo essere convinto che nel mondo, in noi stessi -vi è una parte indistruttibile, eterna, e come da un rozzo minerale si -sprigiona una scintilla che non si consuma, come da certe vibrazioni -del cervello i pensieri si rinnovano continuamente e il mondo è -avvolto da onde eteree delle quali non si conosceva l'esistenza prima -di Hertz e di Marconi; così molte forze e molte verità devono ancora -esserci rivelate; ci sembra esser circondati da misteri che la scienza -infaticabile deve svelare e lo scienziato è come colui che ha trovato -le tracce d'un tesoro nascosto e non riposa finchè non lo abbia messo -alla luce del sole. - -Animandosi nel suo dire divenne eloquente, aveva il dono di trasfondere -la sua persuasione nell'uditorio e di suggestionarlo. - -Infatti tutti si sentivano trasportati nelle regioni elevate della -scienza e del pensiero come se da una corrente magnetica fossero legati -all'oratore. Quando ebbe terminato un lungo e clamoroso applauso -echeggiò nella vasta sala, alcuni conoscenti circondarono il professore -stringendogli la mano e congratulandosi della sua parola efficace e -colorita, altri s'avvicinavano per conoscerlo; egli era umile, confuso -nel suo trionfo e avrebbe voluto andarsene, quando vide farsi avanti -correndo, rovesciando le sedie, un signore rimasto tutto il tempo della -conferenza nascosto in un angolo senza parlare pendendo dalle labbra -dell'oratore. - -Il rumore delle sedie fece volgere Ugo da quella parte e lasciando gli -ammiratori che lo circondavano s'avviò in fretta ad incontrare quel -signore che veniva verso di lui. - -—Babbo,—disse,—come, tu qui? - -—Ho letto nei giornali,—rispose il signor Carlo, ma era tanto -commosso che non potè trovar la voce per dire di più e si gettò fra le -braccia del figlio. - -Quando potè riavere il fiato, gli disse:—Come hai parlato bene! Non -avrei creduto mai, ma mi perdoni, non è vero? Non mi serbi rancore di -quello che è avvenuto? - -—Non parliamo di queste malinconie, ho tutto dimenticato,—disse Ugo. - -E lo presentò a quelli che lo circondavano, che gli fecero feste -dicendogli che doveva essere orgoglioso di avere un simile figliuolo. -Poi l'invitarono ad un banchetto che volevano dare per festeggiare il -professore. - -Il signor Carlo non sapeva quasi più d'esser su questa terra, provava -un'ebbrezza, una gioia come non aveva mai provato nella sua vita, e -sarebbe stato completamente felice se non avesse sentito il rimorso -di aver fatto rinchiudere il figlio, che avea mostrato tanto ingegno, -in una casa di salute. Quel rimorso offuscava la sua gioia e avrebbe -dato parecchi anni di vita perchè quel fatto non fosse avvenuto. Egli -seguiva il figlio glorioso come attratto da una forza superiore, -lo vedeva stimato e ammirato, gli pareva fino di trovare in lui un -mutamento, circondato come era dall'aureola del trionfo. - -Anche Giulia s'era unita al crocchio che circondava Ugo, tutta -orgogliosa di aver contribuito a quella giornata trionfale. - -Quando la sera si ritrovarono riuniti al Cova, al banchetto che gli -ammiratori avevano voluto offrire ad Ugo, al signor Carlo pareva -d'esser nel mondo dei sogni; con quella sala illuminata, la tavola -scintillante di cristalli e d'argenti e coperta da lunghe corone di -fiori che la rendevano allegra. Quelli che non potevano avvicinarsi -al professore s'accostavano a lui e gli domandavano ragguagli -sull'infanzia e giovinezza del figlio, quasi quasi gli pareva d'essere -un uomo importante e d'entrarci per qualche cosa nella riuscita di -Ugo; era espansivo, parlava del professore con entusiasmo esagerandone -le doti del cuore e dell'ingegno, voleva stordirsi per far tacere il -rimorso che l'opprimeva. - -Al momento dei brindisi si acclamò il professor Ugo come speranza della -scienza, ed egli rispose poche parole ringraziando d'esser stati tutti -tanto buoni ed indulgenti per lui, e brindò alla scienza che toglie il -velo che offusca la verità e al padre che avea lasciato la pace della -casa tranquilla per venire alla sua festa. - -Un evviva dedicato al signor Carlo fece eco a quelle parole, e quando -il figlio gli fu vicino e gli toccò il bicchiere due lagrimoni gli -scendevano sulle guance. - -—È troppo, è troppo,—diceva,—mi fa male. - -Ma il professore non dimenticò nemmeno la zia Giulia che se ne stava in -un angolo quasi nascosta fra le giubbe nere e si avvicinò a lei con un -sorriso chiamandola il suo buon genio, il suo angelo tutelare. - -Tutti gli sguardi si posarono sopra la fanciulla che avea il volto -raggiante dalla gioia contenta della vittoria ottenuta. - -Quando più tardi si ritrovarono riuniti nella camera dell'albergo, Ugo -affermava che non sarebbe riuscito a far nulla senza l'aiuto di Giulia, -e il signor Carlo nell'entusiasmo di quella giornata trionfale diceva: - -—Questa è la vita! sono stato fin'ora un cattivo padre; ma voglio -farne ammenda; senti, Ugo, voglio essere il tuo aiutante ed essere -iniziato nei misteri del tuo laboratorio. - -—E se succede uno scoppio? - -—Ebbene, moriremo assieme. - -—Ma non sai che c'è laggiù qualcuno che non te lo permetterebbe? - -—Chi? Mia moglie? Me n'ero dimenticato, ma essa è stata ingiusta con -te ed ora per castigo verrà a Milano con Mario e noi resteremo liberi. - -Giulia ed Ugo si diedero un'occhiata espressiva, ma non osarono dir -nulla, nè pensare a malinconie; tutto in quel giorno doveva andar -loro a seconda, e forse sarebbero stati tutta la notte a parlare -dell'avvenire che si mostrava adorno di promesse. - -Ma Giulia alzandosi tutto ad un tratto disse: - -—Ed io che dimenticavo la mia missione? Non devo far conoscere al -mondo il professor Ugo? Vado subito a scrivere pei giornali la -relazione della conferenza da spargere ai quattro venti, e vi assicuro -che la prima copia sarà mandata alla signora Savina Arlandi. - - - - -GIOIELLO RIVELATORE. - - -Perchè aveva sposato il signor Cristoforo Zuccoli? ecco quello che si -domandava la piccola Fania. - -Un brav'uomo, non c'è dubbio, un cuor d'oro, intelligente, studioso a -modo suo, ma non era il suo tipo, e poi veramente, nella sua testolina -sventata, aveva sognato il matrimonio tutto diverso da quello che lo -aveva trovato in realtà. - -Come si fosse lasciata persuadere a pronunciare davanti al Sindaco il -sì fatale, che doveva legarla a lui indissolubilmente, era ciò che non -riusciva a spiegarsi. - -Almeno fosse stata una signorina impaziente di trovar marito! ma -niente affatto, viveva contenta e spensierata col padre impiegato -alla ferrovia e con due zie che avrebbero fatta moneta falsa per -contentarla. Aveva molte amiche; e un cugino, Giacomino, che studiava -all'Università e veniva qualche volta coi compagni a giuocare alla -tombola e far quattro salti, se era di carnevale, ed essa si divertiva -tanto, che non si sarebbe scambiata per una regina. - -Le zie erano state le vere colpevoli. Avevano voluto condurla in -campagna per divertirla, e così aveva fatto la conoscenza del signor -Zuccoli, che villeggiava nelle vicinanze. Il signor Zuccoli era molto -ingegnoso; fabbricava delle macchine divertenti, e voleva fare degli -esperimenti per inventare i palloni dirigibili. Intanto si contentava -di fabbricare farfalline, uccelletti meccanici che volavano e -cantavano, e gli riuscivano abbastanza al naturale. Fania si divertiva -con quegli oggetti, come se fossero balocchi; le zie poi erano -entusiaste della loro nuova conoscenza, e non facevano che tesserne gli -elogi alla nipote. - -—Pare che tu gli vada a genio,—dicevano,—se potessi riuscire ad -innamorarlo e ti sposasse, che bella cosa! - -—Perchè? non ho bisogno di sposarmi, sono contenta così. - -—Ma non capisci nulla, nipotina; ora ci siamo noi colla nostra -pensione, c'è tuo padre, ma non si vive sempre, e dopo che cosa -succederebbe di te? - -—Cercherei marito, allora. - -—Al giorno d'oggi, una ragazza senza dote non trova quando vuole.... -guai a lasciarsi sfuggire le buone occasioni; noi parliamo per -esperienza. - -—Ebbene, resterei zitella. - -—Anche zitella bisogna vivere, e tu sei carina, ma, se dovessi -guadagnarti da vivere, povera te, non sappiamo che cosa potresti fare. - -—È vero, avete ragione, so un po' di tutto, ma da dilettante; sono un -uccellino irrequieto, mi piace divertirmi senza pensare a nulla; però -potrei fare l'artista drammatica. - -—È meglio un buon marito—sentenziò la zia Gina,—e il signor -Cristoforo è buono, ricco e simpatico, è un giovane che ci piace e -sarebbe una fortuna. - -—Giovane! - -E Fania diede in una risata. - -—È forse vecchio? Avrà appena trent'anni,—disse la zia Amalia. - -—A me sembra un vecchio con quegli occhiali e quel naso. - -—Sei proprio una bimba! In un marito preme la mente, il cuore, i -quattrini, e questi più di tutto; perchè non si vive di poesia, -pensaci, dà retta a me, non lasciartelo scappare. - -Veramente Fania non ci pensava molto, ma era invece il signor Zuccoli -che cercava tutte le occasioni per vederla. - -Ogni giorno le portava qualche nuovo oggetto fabbricato colle -sue mani: erano graziose barchette che andavano a tutto vapore, -molini in miniatura che macinavano il grano, lampadine elettriche -tascabili, e tanti altri gingilli curiosi che apportavano un diversivo -alla monotonia della vita campestre. Fania per mostrargli la sua -riconoscenza gli porgeva un fiore da mettere all'occhiello, e ciò lo -incoraggiava a dirle qualche parola graziosa che la faceva sorridere, -mentre le zie si davano delle occhiate espressive che significavano: - -—Siamo a buon porto, è una cosa che si combina. - -E proprio come s'era combinato non avrebbe potuto dirlo nemmeno lei. -Era stata quasi una congiura. - -Le zie la lasciavano spesso sola col signor Cristoforo, il quale era -timido e parlava poco, ma gli piaceva starle vicino, tenerle la mano, e -quando essa scappava in giardino le correva dietro come un cane fedele. - -Una sera egli le disse che avrebbe desiderato gli domandasse qualche -cosa di difficile, per mettere alla prova la sua devozione. - -—E s'io chiedessi la luna?—essa rispose. - -—Mi metterei subito a fabbricare un pallone così potente da andare a -conquistarla. - -Fania rispose con una sonora risata, quando Cristoforo chiese se -sarebbe stata contenta d'andar sola con lui in un pallone in mezzo agli -astri. - -—Io no,—rispose,—avrei paura. - -Rimase avvilito e non parlò più per tutta la sera. - -Un'altra volta la prese per un braccio per farla sedere sopra una -panca in un boschetto appartato, ed essa scappò via in modo un po' -dispettoso. Egli se ne risentì e scrisse un biglietto per congedarsi, -ciò che mise la rivoluzione nell'anima delle zie. - -—Ecco,—dicevano,—non sei stata gentile e l'hai disgustato, non -troverai più un partito come quello, bisogna non lasciarlo partire. - -Veramente, anche a Fania, che aveva preso l'abitudine di vederlo tutti -i giorni, rincresceva che la loro amicizia venisse troncata così -bruscamente, ma non sarebbe mai andata a pregarlo per farlo rimanere. - -Come avvenne? non lo sapeva, ma per caso s'incontrarono alla Posta; si -salutarono, si scambiarono qualche parola e la conclusione fu, che -il signor Zuccoli non partì più per quel giorno, e dopo due settimane -partirono tutti insieme, e la piccola Fania si trovò fidanzata al -signor Cristoforo. - - * * * * * - -Per qualche tempo visse come in un mondo fantastico: regali, vesti -eleganti, biancherie vaporose adorne di merletti, ricami, fiori, -augurii; poi un bel giorno indossò una veste bianca coi fiori -d'arancio, poi un elegante vestito da viaggio e via col signor Zuccoli; -ma invece che un'aereonave fu un semplice automobile che la portò -lontano lontano. - -Quello che le parve un vero capitombolo, fu quando si trovò a casa sua -ed il signor Cristoforo, Cristofino come s'era abituata a chiamarlo -per ingentilirne il nome, riprese le consuete occupazioni, e si trovò -sola, obbligata a pensare al governo della casa. - -Il signor Zuccoli era un tipo alquanto originale. Rimasto solo, -giovane, e ricco, si era lasciato vincere dalla passione per la -meccanica, ed occupava tutte le sue giornate facendo calcoli, -combinando congegni, fabbricando piccoli meccanismi. - -Egli aveva la bizzarria di copiare, in piccolo, tutte le scoperte -moderne; sarebbe stato l'inventore degno del regno di Lilliput; così -avea fabbricato un automobile perfetto, che avrebbe potuto servire -per una bambola, poi piccoli telefoni, telegrafi in miniatura, e -stava combinando delle aereonavi piccine che poi voleva ingrandire -mano mano, e così sperava di sciogliere il problema della navigazione -aerea; voleva trovare il telefono senza fili e tutto ridurre in modo -così minuscolo, che occupasse il minor spazio possibile; per le sue -macchinette adoperava l'acciaio, l'alluminio, il nichelio, gli -piacevano le cose fini e minuscole; lo sgomentavano le grandi masse di -ferro, le ruote dentate e gigantesche, i grossi cilindri, e soleva dire -che, quando una macchina è riuscita in piccolo non c'è nessuna ragione -perchè, fatti i debiti calcoli, non debba riuscire in proporzioni -maggiori. Egli si contentava di far dei modelli, ma ci teneva che -riuscissero perfetti. - -Eccettuata questa specie di micromania, la sua mente era d'un -equilibrio perfetto come le sue macchine. - -Fania, che non capiva nulla di quei meccanismi, lasciava il marito -tutto il giorno occupato coi suoi calcoli, e via se n'andava -continuamente in giro per la città, gustando la gioia d'esser libera, -di poter passeggiare sola e d'esser chiamata signora. Rientrava all'ora -del pranzo e, meravigliandosi di non trovare nulla di pronto, si -metteva a piangere nel timore che il marito la sgridasse; ma se egli -era di buon umore si contentava di dirle: - -—Ma da che mondo vieni? - -—Credevo che ci pensasse la cuoca. - -—Ma se non ordini quel che desideri, come vuoi che faccia?... sei tu -la padrona. - -—Me n'ero dimenticata. - -Improvvisavano un pranzo alla meglio con delle uova, salato e -formaggio, ed erano allegri come se si trattasse d'una scampagnata. Ma -quel dover tutti i giorni pensare alle cose domestiche ed ordinare il -pranzo, le dava noia e si sfogava a sgridare la cuoca, finchè questa -fu abbastanza intelligente per capire che dovea pensar a tutto da sè e -fare un po' da padrona, senza aspettare gli ordini di nessuno; e Fania -fu contenta di non aver bisogno di seccarsi per cose così prosaiche; -se poi il pranzo non era servito in tutto punto e non riusciva molto -economico, non le premeva, non voleva pensare a miserie nei primi -tempi del matrimonio. Poi ebbe un periodo in cui fu indisposta e non -usciva più di casa, e passava le giornate sdraiata su una poltrona, e -si annoiava che il marito fosse tutto il giorno colle sue macchine e -non venisse a tenerle compagnia; essa decisamente si era sognata che il -matrimonio fosse tutt'altra cosa. - - * * * * * - -Quando le nacque una bella bimba, volle allevarla da sè, -nell'entusiasmo del primo momento, le pareva una bambolina che -le servisse di giocattolo, ma dopo tre mesi la sua salute si era -rinvigorita, la vita le era tornata snella ed elegante, e ricominciò -ad uscire per andar dalla sarta per vestir bene e godere la primavera -che s'annunziava piena di tepori e di profumi. Affidava la piccola -Mimì alla bambinaia; le raccomandava di farle succhiare il latte dalla -bottiglia perchè non piangesse, e via spensieratamente a girare per la -città, o a far visite, o nelle botteghe a comprare cianciafruscole, -e alla passeggiata dove spesso si trovava col cugino Giacomino, e -si godeva un mondo a chiacchierare con lui, come se fosse ritornata -fanciulla. - -Non tornava a casa che all'ora del pranzo, e qualche volta trovava Mimì -in lagrime fra le braccia del marito che non sapeva più cosa inventare -per farla tacere. E sì che aveva fabbricato dei fantocci che giuocavano -con palle d'oro, ed erano una meraviglia. - -—Perchè non vieni mai a casa?—le diceva il marito. - -Ed essa trovava una scusa o l'altra, e spesso incolpava l'orologio che -non ne aveva nessuna colpa; poi faceva qualche moina a Cristoforo, il -quale non aveva il coraggio di tenerle il broncio, perchè amava la sua -piccola moglie, che non era buona a nulla, ma pareva un uccellino e gli -rallegrava la casa. - -Però qualche volta, mentre era occupato a fabbricare le sue piccole -macchine, fantasticava su quello che potesse fare sua moglie tutto il -giorno fuori di casa, e se ne impensieriva e avrebbe pagato una bella -somma per sapere in che modo Fania passasse tante e tante ore al punto -di rientrare sempre in ritardo. - -Non poteva pensar male perchè era così bimba, così ingenua, ma intanto -avrebbe voluto sapere, per soddisfare la sua curiosità. - -E perchè non poteva col suo ingegno fabbricare una macchinetta -rivelatrice che potesse rivelargli almeno i discorsi che la moglie -faceva fuori di casa? Appena questo pensiero si formò nel suo -cervello, si mise subito all'opera e misteriosamente, senza dir nulla, -in poche settimane riuscì a fabbricare un gingillo grazioso che offerse -in dono alla moglie, un giorno che appunto era venuta a salutarlo prima -di uscire, tutta elegante con un costume di panno nero che le modellava -la vita sottile, e un cappellino color papavero che le incorniciava la -faccia. - -—Prendi,—le disse mostrandole un gingillo d'oro come un grosso -orologio, tutto frastagliato in modo che si vedeva internamente un -piccolo meccanismo con una sfera che girava torno torno con una -rapidità meravigliosa,—è un porta fortuna che ho fatto per te.... -Vieni qui, voglio appuntartelo sul vestito come un orologio. - -—Oh bello! Grazie,—disse Fania,—vedremo se mi farà passare una -giornata piacevole. Arrivederci. - -E tutta contenta, trotterellando speditamente, prima andò dalla sarta -e offerse duecento cinquanta lire d'un vestito che avea veduto il -giorno prima e le stava a pennello; ma la sarta disse: - -—È impossibile, lasciarlo a trecento non guadagno nulla. - -—Via, via, questa volta si contenti. - -—Vi deve aggiungere qualche cosa. - -—Intanto lo mandi a casa,—disse la signora, pensando che la sarta non -l'avrebbe pagata subito. - -Poi andò verso la Galleria, dove tutti i giorni incontrava il cugino -Giacomino, che l'accompagnò per un tratto di strada, poi le offerse di -andare a prendere il tè al Biffi. Quando furono seduti ad un tavolino, -incominciarono a chiacchierare allegramente e Giacomino le chiese: - -—Ieri come hai passato la serata? che cosa fa «il mago Merlino?» - -—Una noia. Figurati: egli mi parlava di meccanismi, di calcoli -matematici, ed io non ne capivo nulla, e dormivo in piedi. - -—E tu di che cosa gli parli? - -—Delle mie escursioni della giornata, delle mie spese, di mode, tutte -cose che egli non capisce, ma non so parlar d'altro. - -—In conclusione la tua casa è la torre di Babele, la confusione delle -lingue, ma però ti vuol bene. - -—Sì, a modo suo, ma mi persuado sempre più che non era il mio genere. - -—Sentiamo, quale sarebbe stato il tuo genere? - -—Per esempio un mattacchione come te. Mi pare che noi si sarebbe -andati d'accordo e la vita sarebbe stata divertente. - -—Credi? e perchè l'hai sposato il tuo tiranno? - -—Tiranno no, è una calunnia; ma l'ho sposato perchè le zie e il babbo -dicevano che era un buon partito, era ricco, e una ragazza ha bisogno -di collocarsi. - -—Esser ricchi è una bella cosa. - -—Sì, ma a che cosa serve?... spende tutto colle sue macchine, e quando -mi compro un vestito nuovo, brontola e dice che lo rovino; anzi, -ricordati che oggi devo andar presto a casa perchè mi sono comprata un -vestito e devo fare la donna saggia e casalinga, e tenerlo buono. - -—Non dir così, rimani un pochino, si vive una volta sola, almeno si -discorre. - -—Non c'è gusto con questo chiasso e coll'andirivieni di gente. - -—E perchè non vieni a casa mia, come ti ho proposto tante volte? - -—Perchè non è conveniente. - -—E chi lo sa? - -—Io intanto. - -—Sciocchezze; vieni, vieni che ti farò vedere tante belle cose, e poi -almeno si potrà discorrere tranquillamente.... Infine siamo cugini. - -—Motivo di più per non venire. - -—Quanti pregiudizii hai!... E qui non è lo stesso? che cosa ci fa la -gente? noi c'isoliamo come se fossimo soli. - -—Siamo sempre in un luogo pubblico. - -—Sei proprio una borghesuccia, temi le chiacchiere del mondo. - -—Del mondo me ne rido. - -—Allora hai paura del Mago Merlino. - -—Non permetto che sparli del mago, è una buona pasta e non pensa che -alle sue invenzioni, e mi lascia libera di fare quello che mi piace. - -—Allora siamo intesi, domani vieni. - -—E perchè non vieni tu da me la sera? sarebbe tanto divertente,—disse -Fania. - -—Ma c'è il Mago, e sai la mia opinione, mi piace godere la compagnia -del marito e quella della moglie, ma separatamente. - -—Sei un gran discolone. - -—Dunque siamo intesi, vieni domani. - -—No, no e no. - -—Almeno vieni presto in Galleria. - -—Farò quello che mi piacerà. - -E, dandogli la manina inguantata, ch'egli strinse fra le sue in modo -significante, se n'andò verso casa. - - * * * * * - -Lungo la via pensava che forse Giacomino sarebbe stato per lei un -marito più piacevole, ma non avrebbe potuto comprare il vestito da -trecento lire, e questo pensiero la riconciliò col Mago Merlino. - -Era un po' in ritardo, ma il marito non le disse nulla e l'accolse con -aria di trionfo. - -—Hai fatto qualche scoperta, scommetto,—disse Fania. - -—Forse sono sul punto di farne una molto interessante; intanto dimmi: -il mio porta fortuna? - -—Va benissimo, ho fatto una passeggiata molto divertente, e mi sono -comprata un nuovo vestito. - -—Allora non ha portato fortuna a me, però dammelo, che ho bisogno di -vedere se il movimento non si è guastato. - -—Ma me lo ridai. - -—Figúrati, te l'ho regalato. - -Egli prese il gingillo e lo portò nella sua officina; era impaziente -di vedere se la sua macchina agiva bene e se riusciva a scoprire i -discorsi fatti dalla moglie. - -Il gioiello conteneva un fonografo in miniatura, e lo Zuccoli ne tolse -una membrana metallica tutta sparsa di segni invisibili e l'applicò ad -uno strumento che dovea riprodurre i suoni segnati su quel disco. - -Le sue mani tremavano, mentre montava la macchinetta, e stette attento -senza fiatare. - -Da principio uscì dalla macchina un brontolìo incomprensibile, poi udì -distintamente i dibattiti colla sarta, e i discorsi che Fania avea -fatto con Giacomino. - -Ogni tanto dava qualche esclamazione. - -—Ah birbante!—diceva,—glielo darò io il Mago Merlino!... ah non sono -il suo genere, e non mi diceva nulla!... meno male che non ha accettato -di andare a casa sua. - -Questo pensiero lo consolava, ma gli pareva che la moglie fosse stata -sull'orlo d'un abisso. - -Gli passò pel capo di rimettere una piastrina nel porta fortuna e -ricominciare il giorno dopo quel medesimo giuoco, ma poi pensò che, se -non parlava, gli sarebbe sembrato di scoppiare. Bisognava venir subito -ad una spiegazione; era meglio. - -Appena si trovò seduto a tavola colla moglie, le chiese: - -—Dunque si può sapere chi hai veduto quest'oggi? - -—Te l'ho detto, la sarta. - -—E poi? - -—Poi ho incontrato Giacomino, ma per pochi minuti. - -—Sei sincera per metà soltanto, perchè invece so che hai fatto una -lunga conversazione. - -—Chi te l'ha detto? - -—So tutto. - -—Sei un mago allora. - -—Sì, il Mago Merlino. - -Fania si sentì salir le fiamme alla faccia e tutta confusa non poteva -rispondere. - -Il marito si mise a ripetere parola per parola tutta la conversazione -da lei avuta con Giacomino, dicendole che non voleva farle rimproveri, -ma che desiderava evitasse d'incontrarsi col cugino. Essa era sorpresa -e voleva sapere; poi un'idea si affacciò come un lampo alla sua mente. - -—Ah, il porta fortuna! - -—Proprio, è lui il colpevole,—disse Cristoforo. - -Fania volle vedere come faceva, e quando mise in movimento un piccolo -gramofono, ed essa udì uscirne la propria voce, e parola per parola -la conversazione fatta alla mattina, disse ch'era un meccanismo -meraviglioso e che riguardava il marito un vero mago. - -—Però, in conclusione,—soggiunse,—non mi sono poi condotta male, ma -ora sta' certo che calcolerò che tu sia sempre presente a me, non mi -lascerò più andare a dir sciocchezze e nemmeno uscirò molto di casa; -voglio assistere alla fabbrica delle tue macchine che incominciano ad -interessarmi. - -—Meno male che questa volta hanno servito a qualche cosa; dunque -resterai a casa? - -—Non mi tieni il broncio, se ti chiedo una cosa strana?—chiese Fania. - -—Andiamo, che cosa desideri? Sai che sono un po' in collera con te. - -—Vorrei dare uno di quei porta fortuna a Giacomino, per sapere con chi -si trova tutto il giorno, se è vero che studia sempre come dice. - -—Questo Giacomino mi dà noia,—rispose il marito, e, dopo aver -riflettuto in silenzio, soggiunse:—però non è una cattiva idea, per un -giorno solo ti permetterò di prestargli il porta fortuna, ma come si fa? - -—Domani vado ad incontrarlo e con una scusa glielo affibbio. Lascia -pensare a me. - -—Cominciamo male, tu vuoi rivederlo. - -—Soltanto per pochi minuti, per lasciargli il gingillo. - -—Posso fidarmi? - -—Non ho nelle mani il gioiello rivelatore? - -—E ritornerai subito? Bada, starò coll'orologio in mano. - -Fania lo rassicurò, come sapeva fare quando voleva esser gentile, e il -giorno dopo tutta contenta andò col gioiello rivelatore ad incontrare -il cugino. - -Appena la vide, egli le si avvicinò sorridente e le disse: - -—Vieni a casa mia quest'oggi? - -—Ti pare? Ho invece molta fretta; figurati che devo andare dalla sarta. - -—Almeno verrai a prendere un bicchierino di vermouth. - -—Ma in fretta, ti concedo cinque minuti. - -Quando furono nella prima pasticceria che trovarono sulla loro strada, -essa disse: - -—Figurati, mi annoia molto andar dalla sarta, dovermi svestire, con -tanti impicci che abbiamo noi signore. Anzi vorresti tenermi questo -gingillo?—disse staccandosi il porta fortuna,—mi preme molto e -noi, quando si prova un vestito, si ha la testa tanto occupata e si -dimentica facilmente i nostri oggetti; ho perduto una spilla l'altra -settimana. - -—Se non vuoi altro, anzi! sarò felice di aver qualche cosa di tuo -sulla mia persona. - -—Ecco qui, attaccato alla catenella dell'orologio, pare una medaglia, -sta bene; domani me lo restituisci, non è vero? - -—Ti do la mia parola. - -—Sai, è un regalo di mio marito, poi porta fortuna. - -—Se intanto oggi mi portasse centomila lire, bada che non te lo -renderei più. - -—Hai sempre voglia di scherzare, ma scappo, altrimenti perdo il mio -turno: a rivederci domani. - -E via difilata a casa tutta lieta, pensando alla burla che faceva al -cugino, e disse al marito: - -—Dimmi brava; vedi come sono tornata presto, nemmeno mezz'ora sono -stata. E domani devo fare lo stesso per riprendermi il gioiello; ti -prometto che ritornerò presto. - -—Domani sarai spinta dalla curiosità di sapere, non ho bisogno di -farti raccomandazioni. - -Ma il giorno dopo quando Fania andò ad incontrare il cugino e gli -chiese il suo gingillo, egli le rispose: - -—L'ho lasciato a casa, vieni a prenderlo. - -—Venire a casa? ma è un tradimento! voglio il mio porta fortuna. - -Fania supplicò colle lagrime agli occhi, ma Giacomino non si lasciò -commuovere; che poteva fare la piccola Fania? - -Corse in fretta a casa ed entrò nello studio del marito colla faccia -stravolta. - -—Che contrarietà!—esclamò.—Come me l'ha fatta! - -—Ma che è accaduto, si può sapere? - -—Non mi vuol restituire il porta fortuna, vuole che vada a prenderlo -a casa sua; come sono stata sciocca, ma lo voglio, andiamo insieme a -prenderlo. - -—Ti pare? se lo vedo il tuo Giacomino, gli do uno schiaffo,—disse il -signor Zuccoli,—mi è diventato antipatico. - -—E allora come si fa? Gli scrivo. - -—No, gli scriverò io. - -—Sì, subito, con preghiera di consegnare al latore il porta -fortuna,—disse Fania,—e se non vuol darlo? - -—Se vuol tenerlo in ostaggio perchè tu vada a prenderlo, diremo al mio -aiutante di portare il meccanismo interno perchè io devo introdurvi -un'innovazione.... Già è quello che ti preme, l'involucro glielo -lascieremo per ricordo. - -—È naturale, non vado certo a prendermelo. - -Così fecero e il messaggero non portò il gioiello, ma il meccanismo -interno. - - * * * * * - -Fania era impaziente di mettere nel gramofono il disco pieno di segni -cabalistici. - -E, messo a posto il disco, stettero intenti ad ascoltare. - -Prima Fania sentì la propria voce quando pregava Giacomino di tenerle -il gingillo. - -—Brava,—disse Cristoforo,—ben trovato. - -Poi si udì qualche rumore confuso e la voce di un amico che, dopo -averlo salutato, gli disse: - -—Come! libero? e la tua dama? - -—Oggi mi ha lasciato, questioni di abbigliamento. - -—E sei a buon punto? - -—Se volessi, ma non mi preme, mi diverto così per passatempo, e poi -perchè mi dà importanza mostrarmi con una signora della buona società. - -—Anche tu fai come la volpe. - -—Non è vero, non è il mio tipo; è graziosa, ma è una sciocchina, buona -per passare un'ora. - -—E l'altra, l'artista come va? - -—Quella sì è un boccone saporito, passerò là a momenti. - -—Ma non sei solo ad avere i suoi favori. - -—Tu come sai? Per tua regola, non vado mai ad approfondire troppo le -cose, poi parli per invidia. - -—Al caso, io starei per tua cugina, se la cedi. - -—Che c'entro io, non è mia, ma in paragone all'altra è come una tazza -di latte paragonata ad una coppa di _champagne_. - -—Il latte è una bibita sana. - -—Ma ti annoia e poi calma i nervi, mi può servire appena per un di -più;... ma addio, vado a prendere un bicchiere di _champagne_. - -Una pausa, dei rumori confusi, poi di nuovo la voce di Giacomino e una -voce di donna. - -—Luisa, come va? - -—Non ti aspettavo a quest'ora. - -—Ero impaziente di vederti. - -—Bugiardo! La tua dama ti avrà lasciato in libertà! - -—Non ho dame, sei tu sola nella mia vita. - -—E quella colla quale passeggi? - -—Quella non conta, una parente, poi è insipida, non c'è sugo. - -—Davvero? - -—Ti giuro. Ma lo sai che, quando si è avvolti nelle tue spire, non se -n'esce. - -—Sono un serpente. - -—Forse! - -—E allora lascia che ti avvolga nelle mie spire, e bada, ti strozzerò. - -—Finirai per andare in prigione. - -E una grande risata, poi più nulla. - -—Oh, che birbante!—disse Fania,—è così che studia tutto il giorno, -ed ora non si sente più nulla, che cos'è successo? s'è guastato. - -—Non mi pare, si sarà fermato, oppure l'avrà deposto in un'altra -camera. - -—Vuol dire che si sarà tolta la catena,—disse Fania. - -—Che cosa ti preme? non hai inteso abbastanza? - -—Fin troppo! non voglio più vederlo. - -—E farai benissimo. - -—Ma prima voglio fargli sapere che ho tutto scoperto. - -—Non c'è bisogno: che cosa t'importa di lui, se non vuoi vederlo? Non -ti basto io? - -—Sì, sì, caro Cristoforo, tu sei buono, e poi sei non un mago, ma un -genio; ti ammiro; ma voglio dir qualche cosa a Giacomino, altrimenti -scoppio. Ho trovato, lo chiamo al telefono. - -Drin, drin, drin. - -—Pronti. - -—Giacomino. - -—Sono io. - -—Sono Fania. Ti lascio l'involucro del porta fortuna per memoria, -perchè non ci rivedremo mai più. - -—Come! non verrai nemmeno a passeggio? - -—No, sono troppo sciocchina, insipida; resto col Mago Merlino che mi -apprezza meglio di te. - -—Non è vero, sei adorabile, rallegri la mia esistenza, vieni. - -—No, non mi fai compassione; la Luisa ti consolerà; il latte è una -bibita troppo insipida, ci vuole del vino di Sciampagna. Addio per -sempre, buon _champagne_. - -Drin, drin, drin; il campanello continuava a suonare, ma Fania tolse la -comunicazione, e andò a sedere vicino al marito. - -—Ora sono tutta per te,—disse,—non uscirò più di casa, imparerò -anch'io a fabbricare dei meccanismi. - -—Ti pare? con quelle manine, non lo permetterò. - -—E che cosa farò della mia vita? - -—Non rinuncerai alle tue abitudini; vuol dire che sarò io il tuo -cavaliere, andremo insieme dal pasticciere. - -—Come, tu lasceresti il tuo lavoro? - -—C'è tempo per tutto, ed ho capito che, quando si ha una moglie -graziosa e carina come te, bisogna dedicarle un po' di tempo. Finora -sono stato troppo egoista. - -—Caro il mio mago, il mio Cristoforo, quanto sei buono!—disse -gettandogli le braccia al collo.—E pensare che non me n'ero mai -accorta del genio che avevo per marito!... ci voleva proprio il -gioiello rivelatore!... - - - - -FOSFORESCENZE. - - -I. - -In quella giornata afosa di luglio l'antico palazzo Grimani situato -in una delle vie meno frequentate di Vicenza, pareva deserto e -addormentato. - -Le finestre che davano sulla strada erano chiuse ermeticamente, l'erba -cresceva tra i sassi nel vasto cortile, nel giardino abbandonato le -piante piegavano i rami avvizziti e la fontana di marmo annerita dal -tempo non mandava più un filo d'acqua, come se la sorgente fosse -rimasta esausta per sempre. - -Soltanto quattro finestre al primo piano verso il giardino, aperte -e riparate da tende color ruggine, mostravano che il palazzo non era -del tutto disabitato. Difatti in una vasta sala, ridotta ad uso di -laboratorio, il professore Giulio Grimani osservava attentamente un -oggetto posto sotto alla lente di un microscopio. - -Accanto a lui una bella fanciulla, Marcella Montecchi, laureata in -scienze naturali, era intenta a togliere con uno spillo i visceri di -alcune mosche; li schiacciava fra due piccoli pezzi di vetro e li -porgeva man mano da esaminare al professore. - -Una pace tranquilla regnava in quell'ambiente; intorno alle pareti -alcuni ritratti d'uomini d'altri tempi risaltavano come bianchi -spettri sopra un fondo cupo; se avessero potuto rivivere, si sarebbero -meravigliati di vedere due grandi tavole piene di arnesi sconosciuti -e la sala dove solevano ricevere principi e cavalieri, mutata in un -laboratorio da alchimista, e sarebbero stati imbarazzati di spiegare a -che cosa dovesse servire il lavoro della bella fanciulla che continuava -a porgere al professore i vetri preparati per l'esame, movendosi -lentamente, in quell'atmosfera calda e snervante. - -Quando il professore avea terminato di osservare un oggetto, scriveva -alcune note sopra un quaderno e si rimetteva al lavoro in silenzio, -immerso nei suoi pensieri. - -Pensava appunto quanto Marcella gli fosse stata utile dopo che era -entrata nella sua vita, come assistente. Si rammentava, ch'egli non -aveva veduto molto volontieri la donna introdursi nell'Università -credendola un essere frivolo e poco adatto a seri studii, e sul -principio anche con Marcella era stato severo come tutti i suoi -colleghi, ma poi, essa avea studiato con tanto amore e con tanta -intelligenza tutti quegli anni, s'era presentata agli esami un po' -pallida e affaticata pel lungo lavoro, ma agguerrita, sicura di sè, con -idee chiare e precise, con risposte pronte che mostravano il suo studio -non esser stato superficiale, ma che avea approfondito ogni materia, e -ne rimase tanto sorpreso, che per quanto i colleghi volessero essere -ingiusti per impedire alla donna d'invadere le carriere riservate -agli uomini, piegandosi all'evidenza spezzò una lancia a favore della -nuova dottoressa e non solo fu approvata a pieni voti, ma avendogli il -governo concesso di scegliere fra i laureati un assistente per i suoi -lavori tanto utili alla scienza e all'umanità, aveva nominato Marcella, -trovandola la più meritevole d'esser preferita. - -Ed ora sentiva che l'aiuto della fanciulla gli era necessario, ed essa -era orgogliosa d'esser utile al suo professore e maestro, a quello che -aveva sempre riguardato come un essere superiore; era persuasa di aver -imparato assai più nei pochi mesi che frequentava il suo laboratorio, -che in tutti gli anni passati all'Università e provava una stretta -al cuore, pensando che fra pochi giorni il professore sarebbe andato -lontano in cerca di nuovi materiali per i suoi esperimenti, ed essa, -per trovare un posto d'insegnante o d'assistente, avrebbe dovuto -lottare contro il pregiudizio di coloro che non vogliono incoraggiare -la donna a dedicarsi ad occupazioni intellettuali fuori dell'ambiente -domestico, oppure ritirarsi sulla montagna in una casetta lasciatale -dalla madre, dove avrebbe trovato un vuoto intorno a sè, e priva delle -lezioni del suo maestro la sua intelligenza si sarebbe arrugginita, e -scoraggiata ed avvilita sarebbe stata molto infelice. - -Immersa in questi pensieri sentiva come un peso sul cuore, e in quel -silenzio le uscì dal petto quasi suo malgrado un profondo sospiro. - -Il professore interruppe il lavoro e: - -—Siete stanca,—le chiese. - -Marcella fece cenno di no col capo. - -—Avete dunque pensieri tristi, alla vostra età? - -—Sì,—rispose,—penso che tutto finisce e dopo tanti mesi, un lavoro -piacevole e tanto utile sarà interrotto per non essere forse ripreso -mai più. - -—E perchè?—disse Grimani;—avete così tristi presagi? Ora bisogna -terminare il nostro lavoro sulle mosche e provare come esse siano il -veicolo di tutte le malattie infettive che travagliano l'umanità. - -—E poi vengono le vacanze e andrete lontano a raccogliere nuovi -materiali per lo studio. - -—Senza di voi!—esclamò Grimani,—è impossibile; ho bisogno di aiuto, -mi avete abituato male, non ho più pazienza per certe minuzie. - -Infatti Marcella era diventata il suo braccio destro, nessun assistente -aveva saputo essergli tanto utile come quella fanciulla modesta e -paziente, che una volta entrata nel suo laboratorio aveva preso per -sè la parte più noiosa; lavoratrice infaticabile, lo seguiva nelle -ricerche con ansietà, s'immedesimava del pensiero di lui, capiva a -volo quello che desiderava, pronta a servirlo, a rendergli facili gli -esperimenti provando, riprovando, quando non riuscivano subito. Egli -sentiva che aveva bisogno di lei come dell'aria che respirava. - -Vi fu qualche minuto di silenzio. Marcella porgeva i vetrini al -professore ed egli li osservava al microscopio macchinalmente, ma i -loro pensieri erano lontani dal lavoro. - -Dopo qualche minuto di silenzio, Marcella disse: - -—E l'anno venturo avrà ancora bisogno di me? - -—Ma certo, sempre, non posso fare da solo, sono stanco, mi sento -vecchio,—e sì dicendo si staccò dal microscopio e si lasciò cadere con -abbandono sulla poltrona che stava dietro a lui. - -Marcella lo guardò coi suoi occhi sereni e penetranti, e non disse -nulla. - -—Non so che cosa succeda in me,—riprese il professore,—ma mi sento -nervoso, ho le idee confuse ed io che voglio trovare la ragione di -tutte le cose, che pretendo d'indagare i misteri della natura, non -capisco più me stesso e sono avvilito. - -—Lavora troppo,—disse Marcella,—questo caldo snerva. Ha bisogno di -riposo. - -—Sì, sì, riposerò, dirò addio ai miei esperimenti, andrò lontano, -ma non solo; partiremo assieme,—soggiunse il professore con accento -risoluto. - -Marcella non disse nulla e alzò gli occhi increduli. - -—Che c'è di male?—riprese il professore,—è una cosa tanto -straordinaria viaggiare col proprio assistente? - -—Non sarebbe una cosa nuova, ma è impossibile,—disse Marcella.—Fuori -del laboratorio, non sono che una donna, bersaglio alle chiacchiere ed -ai pregiudizii del mondo. - -—Il mondo, il mondo,—borbottò Grimani,—c'è un modo di accomodare -ogni cosa,—disse battendo le mani come se avesse fatto una scoperta -interessante,—sposiamoci. - -Marcella gli diede un'occhiata, si fece rossa in volto e non rispose. - -—Non è una cosa possibile?—riprese il professore,—sono forse troppo -vecchio? - -La fanciulla lo guardò bene in faccia, poi disse corrucciata: - -—È un brutto scherzo; vi burlate di me. - -—Parlo sul serio,—soggiunse con forza il professore,—sapete; non -so far tanti preamboli, e parlo come penso, francamente. Finora non -mi sono occupato che della scienza, temevo che una donna nella mia -vita potesse distrarmi dallo studio, ma con voi è differente, anzi è -tutto l'opposto, io ho bisogno del vostro aiuto, noi ci completiamo e -non possiamo viver lontani. Qualche minuto fa, quando si parlava di -separarci, ho sentito quanto voi mi siete necessaria, ed ho osato dirvi -il mio pensiero. Perchè imporsi una sofferenza, un sacrificio, quando -è così facile trovare il rimedio? - -Grimani fece tutto questo discorso senza guardare in faccia Marcella, -la quale se ne stava confusa tremante senza fiato e senza parole per -rispondere. - -Il professore soggiunse guardandola timidamente: - -—È una proposta assurda che vi ho fatta; sono pazzo, non è vero, -pensare a certe cose alla mia età? Se è così, non parliamone più. - -—È che sono sorpresa, confusa,—disse la fanciulla con un filo di -voce.—Io che v'ho riguardato sempre come mio maestro tanto superiore -a me e a tutti, che ho vissuto tutto questo tempo in ammirazione del -vostro ingegno, mi par di sognare, ma sarebbe vero? Come avete potuto -fissare la vostra attenzione sopra di me, povera fanciulla, microbo -invisibile? Sarebbe una fortuna insperata; non può essere. - -—Siete troppo modesta, mia cara; venite qui vicino a me e ragioniamo; -prima di tutto non disprezzate i microbi che sono il soggetto dei -nostri studii e che per tanti mesi furono l'argomento dei nostri -discorsi, ma guardatemi in faccia, non sono troppo vecchio per pensare -a certe cose? - -—Vecchio! non me ne sono mai accorta! - -—Ho trentotto anni. - -Marcella diede in una sonora risata e disse: - -—Un uomo a trentott'anni è molto giovane. - -—E non ti troverai a disagio con un professore che vive coi suoi libri -e il microscopio? - -—E questa non è pure la mia vita?—disse Marcella,—ma sarebbe troppa -felicità, non ne sono degna. - -E chinò il capo confusa. - -Il professore la trasse vicino a sè come per proteggerla e soggiunse: - -—Io non so dire tutte quelle cose che piacciono alle donne, non ho -avuto tempo d'impararle, ma sento che il tuo aiuto mi è necessario e -procurerò di farti felice. - -Marcella a quelle parole si sentì commuovere e quando potè parlare -disse come in quei giorni era stata tanto infelice, perchè pensava -ch'egli sarebbe andato lontano, e in mezzo ai trionfi si sarebbe -dimenticato di lei, ed ora il mondo le pareva mutato, si sentiva rapita -come in un bel sogno e temeva di destarsi. - -Ma la voce di Grimani la rassicurava parlandole sommesso come se fosse -stato in chiesa, le diceva che bisognava far presto, egli non voleva -far la commedia del fidanzato, gli pareva ridicola, tutto dovea esser -semplice, naturale come la loro vita. - -Ed essa si cullava al suono di quella voce, che le andava diritta -al cuore, e nel tepore di quel pomeriggio di luglio, nella sala -silenziosa, le pareva di sentire un languore delizioso come se fosse -trasportata su su in cielo da una schiera di angeli. Avrebbe voluto -che quella giornata non avesse più fine, ma la terra segue imperterrita -il suo cammino, non curando il desiderio dei suoi abitanti e già il -sole sembrava spegnersi dietro le colline e l'ombra invadeva ogni cosa. - -Marcella si riscosse, si alzò e disse: - -—È tardi, bisogna andare, mia cugina m'aspetta, domani verrò più -presto. - -Il professore non voleva lasciare la mano che teneva imprigionata nella -sua. - -—Dunque sì?—le disse. - -Essa alzò gli occhi, chinò il capo arrossendo, e fuggì via lasciando il -professore che la seguì collo sguardo, contento d'essersi tolto il peso -che l'opprimeva da tanti giorni e assicuratasi la compagnia di quella -fanciulla che era divenuta necessaria alla sua esistenza. - - -II. - -Giulio e Marcella sono sempre nella grande sala intenti al lavoro, -nulla è mutato intorno ad essi, ma non sembrano più quelli di prima. - -Il professore pare ringiovanito, si muove in fretta, i suoi occhi -mandano lampi attraverso le lenti degli occhiali, lavora, lavora per -terminar presto e pensare poi al matrimonio. - -Marcella è più pronta ad apprestare i vetri e porgerli al compagno, ha -i movimenti più rapidi, la faccia sorridente, e malgrado il caldo si -sentono entrambi dominati dalla febbre del lavoro. - -In qualche momento di sosta, Grimani ha delle distrazioni, come non ha -avuto mai, si sorprende ad osservare i capelli dorati che incorniciano -la fronte di Marcella come un'aureola e li trova più interessanti -dei microbi che attendono sotto le lenti del microscopio. Egli che -non aveva mai pensato alla donna che come ad un animale grazioso ed -inutile, confessa d'essersi ingannato e lo trova, invece, l'essere più -bello della terra, che merita d'esser studiato, non solo nell'apparenza -esteriore, ma nella parte più misteriosa del suo spirito; soltanto in -quel momento capiva che esiste al mondo qualche cosa all'infuori dello -studio e della scienza, capace di produrre delle sensazioni sconosciute -e di dare all'organismo un senso di ebbrezza delizioso. - -Avrebbe voluto far qualche cosa per la fanciulla modesta e devota che -viveva rinchiusa nel cupo laboratorio, lo aiutava nei lavori faticosi, -ne prendeva per sè la parte più uggiosa, lasciando a lui tutta la -gloria. - -Qualche momento, stanchi dall'intenso lavoro e dal caldo opprimente, si -alzavano e tenendosi per mano andavano girando per le sale del palazzo. - -—Andiamo a vedere,—diceva il professore,—bisognerà ben riordinare la -vecchia casa perchè sia degna d'accogliere la giovane sposa. - -Marcella rispondeva sorridendo. - -—Le vecchie case sono sacre, serbano l'impronta delle generazioni che -ci hanno preceduto, e mi sembrano più ospitali. Ma noi abbiamo bisogni -e gusti diversi dai nostri antenati,—diceva Grimani. - -Traversavano androni cupi dove si ripercuoteva l'eco dei loro passi, -sale abbandonate, dalle vôlte delle quali pendevano le ragnatele, si -soffermavano davanti alle pareti adorne di affreschi mezzo scrostati -dal tempo che rivelavano qualche maestro del rinascimento. - -—Non vedi che disordine,—disse un giorno Giulio,—bisognerà ritoccar -tutto. - -—Sarebbe una profanazione,—rispose Marcella,—e poi a che cosa -servirebbero queste immense sale? si chiude tutto, il laboratorio sarà -il nostro regno. - -Poi andarono nella parte più abitata della casa e Marcella destinò una -grande camera con alcova per camera da letto, un'altra coi palchetti di -legno scolpito per camera da pranzo e: - -—Qui,—disse entrando in un gabinetto pieno d'aria e di sole,—metterò -i miei libri, i miei amici fedeli. - -—E il salotto da ricevere?—chiese il professore. - -Marcella si mise a ridere. - -Chi mai doveva ricevere? E poi non bastava il suo studiolo? - -Si rimettevano al lavoro, riposati da quella corsa attraverso la casa -e ogni tanto l'interrompevano per parlare della loro vita passata. - -Il professore diceva che la sua aspirazione era sempre stata di -scrutare i misteri della natura, aveva dovuto lottare col padre che -desiderava si fosse dedicato all'industria come suo fratello Paolo, il -quale si era arricchito e viveva a Milano con un figliuolo, unica sua -consolazione dopo che era rimasto vedovo. - -—È stato tanto contento quando ha inteso del mio -matrimonio,—disse.—Era il suo desiderio che venisse una giovane sposa -a popolare la vecchia casa paterna. - -Marcella invece gli narrava le lotte per poter applicarsi agli studii -pei quali tutte le donne avevano trovato tante ostilità, prima in -famiglia e poi a scuola; e lei rimasta padrona di sè vi si era -attaccata come ad un rifugio per non pensare alla sua vita triste e -solitaria. - -—Guai se non avesse trovato un valido aiuto nel suo -maestro,—soggiunse guardando il professore. - -Ogni tanto egli le chiedeva se non era pentita d'averlo accettato per -compagno della vita. - -Ed essa gli diceva che era così felice che non poteva ancora credere a -tanta fortuna. - -Era stato come un raggio di sole, nella sua vita, unirsi all'uomo che -riguardava con tanta riverenza, al suo professore: come avrebbe voluto -aiutarlo, come si sentiva di amarlo! - -Poi parlarono dell'avvenire: dovevano sposarsi tranquillamente, senza -far rumore, e dar spettacolo agli indifferenti: prima sarebbero -andati in qualche angolo tranquillo e solitario in mezzo alla natura -selvaggia, poi in riva al mare dove la notte si vede illuminata da -animali fosforescenti; dovevano nei primi tempi del loro matrimonio -dare il bando agli insetti schifosi come le mosche e dedicarsi -all'osservazione degli animali luminosi, doveva essere un periodo -fosforescente anche nei loro studî. - -Ogni giorno si rassomigliava in quel periodo, ma erano tanto contenti, -e l'ora del tramonto li sorprendeva sempre negli stessi lieti propositi -per l'avvenire. - - -III. - -Il matrimonio avvenne come avevano destinato: senza feste, senza -inviti, accompagnati soltanto dalla folla degli indifferenti; andarono -a nascondere la loro felicità in mezzo alla natura selvaggia, e il -palazzo Grimani rimase chiuso e completamente disabitato. - -Vissero, per molti giorni, una vita di sogno. Il professore dimenticava -le aspirazioni scientifiche, nella gioia di possedere quella fanciulla -buona, intelligente e bella, colle guance rosee e gli occhi neri -espressivi, ch'egli non si saziava mai di contemplare. - -Non avrebbe mai pensato di poter dimenticare i suoi studii prediletti -per i begli occhi di una fanciulla, e n'era sorpreso. - -Marcella invece aveva paura della sua felicità, diceva di sentirsi -tanto contenta, temeva che il cuore le scoppiasse per la gioia. - -—È troppo, è troppo!—esclamava;—temo di morirne. - -Abituati ad osservar tutto con intendimenti scientifici, si studiavano -a vicenda, procuravano di scoprire il mistero che li aveva uniti quasi -inconsapevolmente. - -—Peccato che non possiamo esaminare col microscopio quello che avviene -nel misterioso laboratorio che è il cervello umano,—diceva Marcella. - -—È meglio così,—rispondeva il professore;—il mistero è quello che -attrae e affascina, analizzare e conoscere i nostri sentimenti non ci -renderebbe più lieti. - -—E se non si potesse continuare ad amarci così intensamente! -L'avvenire mi spaventa,—diceva Marcella,—mi par di vivere in mezzo -ad una luce abbagliante, che appunto perchè troppo radiosa, si possa -spegnere da un momento all'altro. - -—Sta in noi di tenerla sempre accesa,—non pensiamo all'avvenire che -è nelle mani del destino, come non dobbiamo curarci della gente che ci -circonda. - -E così passavano quelle giornate indimenticabili sempre assieme facendo -delle lunghe passeggiate, arrampicandosi sui monti, attraversando -ghiacciai, rallegrandosi di ogni difficoltà vinta, d'ogni nuovo -sentiero scoperto, correndo talvolta come scolaretti in vacanza sulle -chine erbose dei monti, ridendo di loro stessi, non riconoscendosi -in quella nuova vita giovanile che, repressa dalla serietà dei loro -studii, scaturiva baldanzosa come limpida fonte alla quale sia stato -tolto ogni impedimento. - -E si dilettavano in quella vita che avevano riguardata un tempo come -frivola, dimenticando tutto, nel timore che dovesse un giorno o l'altro -finire. - -—Eppure dovremo riprendere i nostri lavori,—disse un giorno il -professore. - -—Peccato!—rispose Marcella. - -Ma intanto il tempo passava e non si risolvevano mai a rompere -l'incanto di quelle giornate. Ci volle una bufera di neve a spingerli -a lasciare le alte cime e ad avviarsi più giù in riva al mare. - -Andarono a Napoli e in Sicilia: la temperatura calda, la luce -abbagliante del mare azzurro diede loro un nuovo godimento; di giorno -ammiravano la instabile superficie delle onde, le vele candide, i -bastimenti formidabili; la notte si lasciavano cullare in canotto -sull'onde increspate, dove l'ombra era più profonda ed osservavano la -fosforescenza del mare che pareva illuminato per far loro festa. - -Era una scìa luminosa che seguiva il solco del canotto, erano striscie -che scendevano dai remi quali frangie d'oro o d'argento. - -Marcella che vedeva quello spettacolo per la prima volta, ne era -entusiasta ed ogni sera voleva goderlo nuovamente senza esserne mai -sazia. - -Una volta il remo andò ad urtare in una massa d'alghe marine e di pesci -ed il mare divenne in un istante tanto infocato come se il sole si -fosse immerso nelle onde tenebrose. - -Marcella era in estasi; e il professore disse non esser vero che -regni l'oscurità in fondo al mare, chè mille animali pieni di luce -lo irradiano e molte sostanze fosforescenti lo inondano di raggi e -scintille. - -Egli che da tanto tempo desiderava studiare la fosforescenza del mare, -da quelle passeggiate ne riportò come una suggestione e sentì sorgere -nel suo spirito una volontà irresistibile di rimettersi al lavoro. - -Ecco perchè una sera portarono all'albergo una bottiglia riempita di -quell'acqua luminosa, e quando furono nella loro camera, tolsero dalla -valigia il microscopio che aveva riposato sempre durante il viaggio, -Marcella preparò i vetri con gocce d'acqua marina, e subito si misero -ad osservare prima l'uno e poi l'altra lo spettacolo nuovo. - -Scrutarono attentamente attraverso le lenti, poi si guardarono in -faccia sorpresi. - -Era possibile che tutto quello splendore venisse da animali in -putrefazione? - -Eppure era evidente, il professore lo sapeva, altri avevano studiato -quel fenomeno prima di lui, ma egli voleva liberare quei microbi dai -fermenti che li producevano e poi studiare la luminosità degli esseri -che guizzano nelle acque del mare. - -Ma in quella stanza ingombra erano troppo a disagio; bisognava -decidersi a partire. Tutto a un tratto erasi ridestato in loro il -desiderio di rimettersi al lavoro, e subito si diedero a preparare i -materiali di studio; ordinarono venissero loro spedite ceste piene -di pesci e molluschi, acquarii per poter avere vivi una varietà di -animali luminosi, raccomandò che li pescassero la notte per scegliere -i più risplendenti, e fecero le valigie allegramente pensando alla -ripresa dei loro esperimenti e alla gioia di esaminare quelli esseri -illuminanti i profondi abissi del mare: così avrebbero potuto rivivere -a casa loro quelle gite notturne, quelle giornate incantevoli. - - -IV. - -Il palazzo Grimani era in festa; dalle finestre aperte il sole entrava -a rianimare i mobili antichi, e le vecchie cose sbiadite parevano -rivivere alla nuova luce. - -Nel giardino, invece dei rami aggrovigliati, dell'erbe invadenti, i -cespugli fioriti sorridevano ai sentieri serpeggianti fra le macchie -erbose e dalla fontana scendeva un fresco zampillo che gorgogliava -nella coppa di marmo. - -Dalla porta spalancata entrarono gli sposi anch'essi ringiovaniti dalla -nuova vita e contenti d'aver quasi raggiunto la felicità. - -Il primo pensiero di Giulio Grimani fu di dar sesto al suo laboratorio, -perchè dopo tanti mesi di riposo era impaziente di rimettersi al -lavoro, al quale voleva dedicarsi con maggior lena per aprir nuovi -orizzonti alla scienza. - -Marcella invece era preoccupata da altri pensieri, non aveva più per la -scienza l'attrazione d'un tempo, si sentiva mutata e pensava che fra -pochi mesi un nuovo ospite sarebbe venuto a rallegrare la vecchia casa, -e voleva prepararsi a riceverlo degnamente. - -Pensava che non avrebbe potuto più dare tutto il suo tempo agli studii -del marito, e ciò la rendeva un po' triste. - -Il professore se ne accorse e le chiese: - -—Non sei contenta della tua casa, ti dispiace ch'io l'abbia fatta un -po' ripulire? - -—Non è questo che mi dà pena, ma temo che non potrò più aiutarti come -prima nei tuoi lavori, e tu che m'hai sposato per questo scopo che cosa -penserai di me? - -—Non temere, ti ho ingannato e volevo ingannare me stesso, ma ti ho -sposato perchè non potevo vivere senza averti vicina; eri il mio raggio -di sole, la mia gioia, e accetterò il tuo aiuto come un dono, ma se non -puoi, farò da me solo. - -—Quanto sei buono!—disse Marcella,—come tutto è mutato: poco tempo -fa mi davi soggezione, un tuo sguardo mi faceva tremare, ed ora provo -per te soltanto amore e riconoscenza, ma ti aiuterò, sai, non come -prima perchè avrò altre occupazioni; non ti dico di più, è un mio -segreto. - -E il segreto fu subito svelato quando si vide capitare in casa tanti -oggetti minuscoli, della tela candida e sottile, e finalmente una -piccola culla, che Marcella voleva adornare per il loro bimbo. Mentre -Giulio preparava i materiali per i suoi studii, essa tagliava la tela -e colle sue mani cuciva piccoli indumenti che parevano fatti per la -bambola. - -Il professore si meravigliava di vederla coll'ago in mano intenta a -lavori donneschi. - -—C'era bisogno di studiare all'Università per far dei lavori che tutte -le donne possono fare?—le diceva. - -—Sono per il mio bimbo, e voglio farli io stessa, sarei gelosa che -se ne incaricasse un'altra donna, ma non temere, ti aiuterò e questo -lavoro mi terrà compagnia quando andrai a Padova a fare le tue lezioni. - -E così Marcella passò l'inverno alternando i lavori d'ago agli studii -sulla fosforescenza ed era un po' spoetizzata nel vedere che spesso -l'origine delle onde luminose, che avevano reso sfolgoreggianti le -notti del loro viaggio, non erano altro che residui in putrefazione: un -tal pensiero quasi la disgustava. - -Ma ad interrompere le ricerche scientifiche venne un personaggio -importante, che fu un vero raggio di sole per Marcella, a riempire -di grida la vecchia casa. Lo chiamarono Aurelio per dargli un nome -luminoso come gli studii prediletti in quel tempo dal professore. - -Marcella volle nutrire il piccolo Aurelio col proprio latte, e nel -laboratorio si vide uno spettacolo nuovo; una piccola culla di vimini, -imbottita di penne soffici come un nido in mezzo alla grande tavola, -fra le fiale di vetro, i liquidi coloranti e le culture di microbi. - -E Marcella su e giù sempre in moto, ora occupandosi del marito, ora del -bimbo, si faceva in due per non perder tempo e badare a tutto. - -Le rincresceva che il marito si curasse poco del bambino, e lo chiamava -un padre snaturato; ma egli non aveva tempo di andare in estasi per un -essere che non capiva nulla e non faceva che miagolare come un gattino. - -Il fatto sta ch'era sulla via d'una nuova scoperta e non voleva -distogliere l'attenzione dalle sue esperienze. - -Ne parlava colla moglie spiegandole le sue speranze, ma essa lo -ascoltava distrattamente, pensando che un sorriso del suo bimbo valeva -più di tutte le scoperte del mondo intero. - -Il giorno che l'udì balbettare la prima parola, non potè trattenere la -gioia e corse a comunicare la grande notizia al marito; ma lui aveva -altro da fare che occuparsi di Aurelio; appunto in quel giorno, aveva -ottenuto un risultato insperato, l'ipotesi s'era mutata in certezza, la -luminosità d'alcuni animali altro non era che una schiera di microbi -fosforescenti che avevano preso dimora nel loro fisico; ed egli volea -studiarli, per aggiunger nuove conquiste alla scienza. - -—Pensa,—disse alla moglie nel suo entusiasmo,—pensa alla gioia di -poter illuminare il corpo umano e renderlo trasparente; nulla allora -sfuggirà all'occhio attento dello scienziato, e finalmente la medicina -sarà una scienza esatta, perchè si potrà vedere come agisca la macchina -interna ed ogni piccolo guasto ci sarà rivelato con precisione. - -—Ma quando le malattie saranno chiare come la luce del sole, potranno -essere guarite?—chiese Marcella. - -—Certo sarà un passo verso la guarigione,—rispose il professore;—ma -questo non m'interessa; ho già un bel lavoro davanti a me, per -accertarmi che i microbi che vivono e risplendono nei miei animali -acquatici, potranno vivere e propagarsi in animali d'indole diversa; -sicchè ora ci metteremo all'opera e spero che il signor Aurelio, che -incomincia a parlare, ci lascerà lavorare in pace. - -Legare il proprio nome ad una scoperta benefica era un miraggio troppo -bello, e senza trascurare Aurelio, che o dormiva tranquillo nella -culla, o seduto sopra un tappeto in mezzo ad una quantità di balocchi -non disturbava, Marcella preparava i vetrini, ripuliva gli arnesi, -faceva annotazioni come nei tempi in cui era la migliore allieva del -professore. - -Nel laboratorio c'era sempre una quantità d'innocenti animaletti che -servivano agli esperimenti e divertivano molto il piccolo Aurelio, -che andava loro vicino, li accarezzava colle manine, e quando riusciva -a tener tra le braccia un piccolo coniglio o un agnellino era tutto -contento. - -Quelle povere bestioline in quel tempo non vivevano che di microbi -luminosi. - -Il professore voleva renderli trasparenti e vedere in quali animali -i microbi inoculati si propagavano con facilità e l'effetto che ne -risultava. - -Gli animali dal lungo pelo non erano molto suscettibili ad essere -illuminati; nell'oscurità davano appena una leggera fosforescenza -e solo gli occhi ne apparivano lucenti, ma quando il professore -incominciò ad inoculare i microbi luminosi ai ranocchi che popolavano -la vasca del giardino, solo allora potè rallegrarsi dell'esito sicuro -della sua opera. - -Di notte era una vera fantasmagoria; sotto la pelle sottile si vedeva -trascorrere un sangue luminoso ed i ranocchi illuminati che saltavano -parevano animali fantastici, immaginati da qualche scrittore di -racconti inverosimili. - -E quello che maggiormente sorprendeva era che i ranocchi diventavano -ogni sera più luminosi e più irrequieti, e a poco a poco la luce era -divenuta tanto intensa da potervi leggere come in mezzo a una corona di -fiammelle elettriche. - -Per molte sere quegli animali luminosi servirono di spettacolo in casa -Grimani, il professore n'era contento e orgoglioso come d'un trionfo, e -Marcella meravigliata riguardava il marito con crescente ammirazione. - - -V. - -Era sulla fine dell'anno scolastico, quando il professore Grimani -invitò alcuni colleghi ed amici a passare una giornata a casa sua, dove -aveva preparato loro una sorpresa. - -Accettarono con piacere, certi di passare una giornata lieta in casa -Grimani, dove c'era sempre un buon pranzo, e potevano chiacchierare -colla signora Marcella delle più ardue questioni scientifiche, -trattandola da collega, e ciò la rendeva orgogliosa. - -Qualche volta essa si divertiva a far dello spirito sopra se stessa. - -—Che antipatiche le donne sapienti!—diceva. - -—Non è vero,—rispondevano quei signori, ai quali la scienza non aveva -fatto dimenticare la cavalleria,—anzi, la scienza passata attraverso -un cervello femminile riesce più amabile. - -In ogni modo essa sapeva far molto bene gli onori di casa; si occupava -di tutto e di tutti, e procurava di disporre ogni cosa con tanta arte -che non soffrivano un minuto di noia. - -Quel giorno la riunione in casa Grimani fu più interessante del solito. -La sala da pranzo arredata severamente in stile antico, con mobili -autentici di legno intagliato e le pareti ricoperte di damasco rosso, -era rallegrata da ceste di fiori, e la tavola risaltava colla tovaglia -candida e le stoviglie terse e lucenti. - -Erano lieti di vedersi circondati da una schiera di persone elette dai -nomi conosciuti e stimati in tutto il mondo, che parlavano allegramente -come se volessero dimenticare gli studi severi e darsi un po' di -bel tempo, scambiandosi semplicemente le loro idee in quell'ambiente -simpatico, intorno alla tavola bene imbandita, dove non mancavano -nemmeno i vini generosi a metterli di buon umore. - -Terminato il pranzo, scesero in giardino a prendere il caffè in un -piccolo chiosco coperto di glicine, onicere, clematis ed altre piante -profumate, e quando scesero le ombre della notte ed il giardino si fece -buio, Grimani diede il segnale di alzarsi e condusse gli amici in un -grande ambiente al pianterreno, che non si sarebbe potuto dire se fosse -una vasta grotta, una cantina, o una stalla, ma aveva l'aspetto d'una -cosa e dell'altra. - -Era l'abitazione degli animali che servivano alle esperienze del -professore: intorno alle pareti v'erano nicchie chiuse da cancelli di -ferro, da un lato uno zampillo scendeva in una gran vasca che serviva -per i pesci e gli animali acquatici e nello stesso tempo per abbeverare -gli altri. - -Prima di entrare il professore narrò i suoi studi sulla fosforescenza. - -—Ma quello che ora vi mostrerò,—soggiunse,—è il frutto dei miei -ultimi esperimenti, ho scoperto in alcuni animali acquatici un microbo -luminoso che, date certe condizioni, si propaga e vive nel corpo di -animali di specie diversa, e li rende luminosi e trasparenti; ora -potrete vederne l'effetto coi vostri occhi. - -Sì dicendo aperse la porta della vasta stanza, e apparve loro come una -visione fantastica. - -Tutt'intorno alle pareti e sulla vôlta c'erano bagliori indefiniti che -mandavano raggi di tinte diverse: era quasi una danza di fiammelle che -apparivano e scomparivano ad un tratto come fuochi fatui, poi strisce -luminose, azzurre, rosse, infocate, che rammentavano albe e tramonti -meravigliosi. - -Al primo momento tutti quei scienziati e professori rimasero attoniti. - -—Siamo nel regno delle fate, o vuoi farci assistere ad un racconto -delle _Mille ed una notte_?—disse il professor Calvi. - -—Siete semplicemente nel laboratorio sperimentale d'un insegnante -che cerca di scoprire il meccanismo della vita e, qualche volta, -ci riesce perchè ha un'assistente impareggiabile,—disse Grimani, -guardando sorridente Marcella, poi soggiunse:—Ora venite con me, che -è tempo vi presenti alla spicciolata i miei personaggi principali,—e, -fatti entrare gli amici in una stanza accanto e sedere intorno ad una -tavola, vi pose sopra alcuni ranocchi luminosi.—Ecco l'animale che -pare destinato a servire la scienza meglio di qualunque altro; ha -incominciato ad essere il collaboratore del grande Galvani, ed ora -continua il suo cammino glorioso; nessun animale inoculato coi miei -microbi, mi ha dato risultati migliori. - -Infatti la pelle sottile di quelle rane irradiava una luce così -intensa come se dentro ci fosse una fiammella elettrica, e osservando -attentamente, si poteva distinguere tutti i movimenti interni del -piccolo animale, i battiti del cuore, il sangue trascorrere nelle vene -e il nutrimento attraverso il corpo, e quando l'animale era stuzzicato -o tormentato, mandava raggi più vibrati, e tutti quei professori si -strappavano di mano quelle piccole bestie per osservarle, come i -fanciulli fanno coi balocchi. - -Grimani mostrò poi delle cavie, dei conigli che non mandavano una luce -intensa, ma una pallida fosforescenza, e soltanto negli occhi avevano -due lucenti scintille; piacque molto un porcellino da latte che dava -una luce rosea, e finalmente il professore versò e dispose sulla tavola -una sostanza simile a un fiume d'oro e d'argento: sembravano raggi -usciti dal sole e dalla luna che illuminassero la piccola stanza e le -persone con riflessi insoliti e abbaglianti. - -Il professore spiegò che tutto quel bagliore era effetto della -putrefazione di alcuni animali ch'egli si era divertito ad ottenere in -grande quantità, e mostrò come nei profondi abissi del mare, la vita, -la morte e la dissoluzione si congiungano assieme per renderli luminosi. - -I colleghi si congratularono con Grimani degli esperimenti, e, risaliti -in casa, pensavano alle applicazioni utili di quella scoperta. - -—Bisogna tentare sull'uomo,—disse Grimani,—e rendere il corpo -luminoso senza bisogno di raggi X e di altri sistemi incompleti, e -leggervi come in un libro aperto. - -E regalò ai colleghi dei tubetti con culture di microbi luminosi perchè -li facessero sperimentare nelle cliniche, mentre egli s'ingegnava -di fare altrettanto, ed aveva fede che da tanti bagliori, potesse -risultare un po' di luce a beneficio dell'umanità sofferente. - - -VI. - -Tutti i giornali parlavano della scoperta del professore Grimani, -traendone lieti pronostici. - -Egli era contento del modo con cui era stata accolta e dai colleghi -e dal pubblico, e s'aspettava ben altro effetto che non fosse quello -d'una semplice curiosità. - -Aveva già fatto esperimenti sui malati negli ospedali, ma sul principio -con pochi risultati pratici. Lo scheletro impediva la trasparenza, e -soltanto nell'addome e nello stomaco, s'era ottenuto qualche effetto, -ma poi per poter conoscere bene il funzionamento dell'organismo, -bisognava far prove nelle persone sane, e nessuno voleva sottomettersi -ad esperimenti di quel genere. - -Grimani non si perdeva di coraggio: riuscire nella sua impresa era -addirittura per lui una specie di fissazione; le difficoltà, invece di -scoraggiarlo, gli davano un nuovo ardire; non solo voleva riuscire a -leggere nel corpo umano, ma bensì a scoprire i movimenti del cervello. - -L'ostacolo era la calotta cranica che avrebbe impedito il passaggio -della luce, ma nella prima età non è del tutto rinchiusa, ed egli pensò -che aveva il mezzo di continuare i suoi studi senza uscire dalla sua -casa; non aveva il suo bambino? Non era suo figlio? Non era padrone -di servirsene per i suoi esperimenti, non recandogli alcun danno? e -l'avrebbe subito tentato se non avesse temuto di dispiacere a Marcella -che non voleva si toccasse il suo figliuolo. - -Una volta entrata quell'idea nel suo cervello, non ebbe più pace, amava -la scienza più di tutto, e a questa doveva sacrificare tutto. - -Incominciò allora una serie di sotterfugi per far le cose in modo che -Marcella non avesse alcun sospetto; mostrò di occuparsi di più del -suo bambino, lo teneva in braccio spesso e lo faceva giocherellare, -interessandosi a' suoi progressi, tanto che Marcella ne era sorpresa, -ma nello stesso tempo contenta che il marito si compiacesse delle -grazie del figliuolo. - -Per molto tempo si contentò di servirsene di trastullo, ma un giorno -che Marcella era fuori di casa, si decise al gran passo e inoculò nelle -vene del figlio i microbi luminosi. - -Non fu senza inquietudine, a dire il vero; ad ogni grido del fanciullo, -tremava che si sentisse male; la notte si alzava per andare ad -osservarlo, al punto che la moglie gli diceva che se prima non si -occupava di Aurelio, ora poi esagerava, e temeva in cuor suo che il -troppo lavoro gli avesse prodotto un po' di squilibrio nel cervello. - -Intanto Aurelio mangiava e saltava, ed era allegro; il professore -continuava ad inoculargli segretamente i microbi e a metterglieli nel -latte che doveva servirgli di nutrimento; secondo i suoi calcoli, fra -poco tempo dovevano produrre il loro effetto, e non cessava intanto di -osservarlo. - -Una sera Marcella entrò per caso al buio in camera d'Aurelio, e fu -colpita nel vedere un'aureola luminosa che aveva intorno al capo e lo -faceva apparire come il bambino Gesù e gli angeli dipinti nelle chiese. - -Provò un'emozione come se il suo bimbo fosse morto e non aveva coraggio -di avvicinarsi al letto; poi si fece innanzi, si consolò sentendo -uscire dalla bocca infantile un respiro leggero come un soffio, -s'accorse del punto donde usciva la luce, e la verità le balenò subito -alla mente. - -Suo marito aveva osato servirsi del figliuolo pei suoi esperimenti? -Non aveva dunque viscere di padre? E lo aveva fatto di nascosto, senza -dirle nulla come se si trattasse d'un delitto? Sapeva dunque ch'essa -non avrebbe mai permesso una simile profanazione. Era troppo! Il suo -amore di madre si ribellava al fatto atroce, e un'irritazione le saliva -dal cuore al cervello che la faceva tremare dal dispetto. - -Non sapeva che cosa avrebbe fatto, ma sapeva certo che non avrebbe più -lasciato il suo Aurelio vicino al padre, e tutto ad un tratto si sentì -sorgere nel cuore un fiero odio alla scienza che rendeva gli uomini -insensibili agli affetti più santi. - -Senza por tempo in mezzo, avvolse il bimbo in una coperta, lo prese -in braccio, e senza dir nulla a nessuno, uscì dal palazzo Grimani e -si recò per quella notte dalla cugina, calcolando di partire all'alba -per la montagna, dove avrebbe trovato un rifugio tranquillo nella sua -casetta. - -Quando il professore, ignorando quello che era avvenuto, entrò nella -cameretta di Aurelio e la trovò deserta e seppe che la moglie era -partita senza salutarlo e senza dir nulla a nessuno, credette che la -sua vecchia casa fosse crollata e la sua felicità fosse sparita per -sempre. - -Scrisse una lettera alla moglie per iscusarsi, disse che era sicuro -di non aver recato alcun danno al figliuolo che amava più di ogni cosa -al mondo, si sentiva, è vero, colpevole di non averle detto nulla, ma -n'era pentito amaramente. - -Marcella fu inesorabile, non rispose; il marito l'aveva ingannata e non -poteva più credere alle sue parole, il suo amore di madre era troppo -offeso e non sapeva darsi pace. - - -VII. - -Marcella era contenta di essere in mezzo ai monti, sola col suo bimbo, -di poter passeggiare nei boschi, correre, giuocare, lontana da ogni -pericolo; lo vedeva rifiorire in quella vita libera, a quell'aria -salubre e imbalsamata, e non si pentiva della decisione presa. - -Dopo qualche giorno si era calmata la sua paura, e nella solitudine -e nel silenzio della notte ridestandosi la curiosità scientifica, -osservava la testolina luminosa del figlio e si sorprendeva notando -i movimenti del cervello, che mandava spesso scintille più o meno -luminose, secondo le imagini che si succedevano e le impressioni che ne -riceveva. - -Aurelio cresceva come un fiore rigoglioso, e pareva che i microbi -inoculati nel suo organismo gli avessero dato maggior vigore, al punto -che Marcella era quasi pentita della decisione presa, ed incominciava -a pensare al marito con vera indulgenza. - -Essa non sapeva come egli fosse rimasto affranto dal dolore, vedendosi -abbandonato dalla moglie che adorava: non sapeva che s'era ammalato -gravemente al punto da dover chiamare presso di sè il fratello e il -nipote, nel timore di non poter sopravvivere, e non volendo dar sue -notizie a lei, che era stata tanto crudele da abbandonarlo. - -—Se io muoio, sarà il suo castigo,—aveva detto al fratello, parlando -di Marcella,—e ne avrà rimorso per tutta la vita. - -E il fratello Paolo fu un vero consolatore per lui, e il nipote, -mostrando molto interesse per la sua scoperta, pareva gli ridonasse la -salute. - -—Era forse un delitto fare sul proprio figlio un esperimento -innocente?—chiedeva il professore. - -—Anzi, tutt'altro; io sarei glorioso,—rispondeva il nipote,—di poter -esserti utile. - -—Davvero? e ti presteresti ad un esperimento? - -—Se credi, caro zio, mi metto subito a tua disposizione. - -—Bada che sono capace di prenderti in parola,—disse lo zio, e -rivoltosi al fratello chiese:—E tu permetteresti? - -—E perchè no?—rispose Paolo,—mi fido di te interamente. - -Il professore era contento; ciò avrebbe servito d'esempio anche -alla moglie, se il fratello gli affidava il suo unico figlio, e poi -poter studiare l'effetto dei microbi in una persona sana, era quello -che desiderava da tanto tempo, e sarebbe stato un diversivo ai suoi -dispiaceri. - -Così, mentre Paolo scriveva alla cognata per persuaderla al ritorno, -dicendole d'aver trovato Giulio molto ammalato ed avvilito, raccontava -ch'egli aveva permesso a suo figlio, la sola persona che lo tenesse -attaccato alla terra, di servire agli esperimenti del fratello, e che -questi si effettuavano ogni giorno, ed Enrico si lasciava inoculare i -microbi fosforescenti, ne ingoiava nel cibo, sorridendo e scherzando, -contento di servire così alla scienza. Del resto, diceva che i microbi -gli facevano bene alla salute, perchè dopo averne fatta la conoscenza, -si sentiva aumentato l'appetito e avea il sonno più tranquillo. - -Ogni sera, quando i lumi erano spenti, Enrico si guardava nello -specchio per vedere se il suo corpo incominciasse a dar segni di -fosforescenza. Dopo qualche giorno, forse per effetto d'immaginazione, -gli parve già di risplendere nell'oscurità, e lo disse allo zio, il -quale era certo che la sua cultura di microbi era d'esito sicuro, però -voleva aspettare ad esaminarlo che il corpo avesse ottenuto la massima -trasparenza, intanto si compiaceva di vederlo di buon umore ed in -perfetto stato di salute. - -—Possibile—diceva—che i miei microbi possano servire di farmaco? Non -ti ho mai visto così florido! - -—Non fanno male di sicuro, mi sento bene e pieno di forza. - -Una sera però il professore, esaminando bene il corpo del nipote, si -mostrò invece cupo e non ebbe più voglia di scherzare. - -—Perchè fai quella faccia scura,—disse Enrico,—hai forse scoperto -nel mio corpo qualche principio di terribile morbo? - -—C'è qualche cosa che non so spiegarmi, vedremo meglio -domani,—rispose il professore, ma rimase tutto il giorno svogliato e -silenzioso. - -Pareva che un nuovo dolore fosse piombato sul vecchio palazzo. - -Paolo aveva un cattivo presentimento e non osava chieder nulla. -Soltanto Enrico era calmo e sereno, si sentiva bene e non voleva -inquietudini. - -In seguito ad altri esami, quando il corpo del nipote, sotto l'azione -dei microbi s'era fatto più luminoso, il professore non ebbe più -dubbio, e fu convinto che un punto nero scoperto all'apice d'un -polmone, era un principio d'una malattia che avrebbe potuto distruggere -un'esistenza così preziosa, ma non si sentiva il coraggio di darne al -fratello la notizia, pur riconoscendone il dovere. - -Una sera che Enrico era andato a leggere nello studio di Marcella e i -due fratelli s'erano indugiati in sala da pranzo a sorseggiare il caffè -ed a fumare un sigaro, Paolo ruppe il silenzio e disse al professore: - -—Ti prego di dirmi la verità, hai scoperto nel corpo di Enrico qualche -cosa che non va bene e vuoi nasconderla? - -—Veramente non sono sicuro di me stesso, la medicina è una scienza -molto difficile, ed io la conosco in teoria e poco in pratica, e -m'impressiono facilmente per cose da nulla. - -—Ma in nome del cielo, che cosa hai veduto?—chiese Paolo. - -—Semplicemente un punto nero, forse non è nulla, oppure basterà -qualche cura semplice a farlo sparire. Ma vedi, ora sei diventato -pallido ad un tratto, ti spaventi? Come sono pentito di quello che feci -e d'aver parlato, ma sei stato tu a spingermi. - -E da quel giorno non ebbero più quiete, fecero visitare Enrico da -medici e professori, e tutti trovarono il punto nero. Chi diceva una -cosa, chi un'altra, forse era nulla, un ingorgo al polmone con un po' -di congestione: chi suggeriva un rimedio, chi un altro, cose da far -perdere la testa. - -Paolo non sapeva più che pensare, ma il dubbio gli era penetrato -nell'animo e non poteva darsi pace. - -Il professore sentiva rimorso d'essere stato causa di quel dolore, e -cupo, accigliato, non faceva più alcun esperimento e odiava i microbi, -causa di tutti i suoi dispiaceri. - -—Come, non vuoi più inocularmi i tuoi microbi?—diceva Enrico. - -—Non ne voglio più sapere. Li odio, voglio gettarli nel pozzo. - -—Allora inquineranno l'acqua e diventeremo tutti trasparenti,—disse -Enrico.—Mi rincrescerebbe, vorrei io solo aver questo privilegio. - -—Non l'avrà più nessuno,—disse Grimani.—A morte, a morte! - -Sì dicendo, fece una fiammata sul camino e vi gettò tutte le culture -dei microbi. - -Fu un attimo; nè Paolo nè Enrico riuscirono a salvarne nemmeno un -tubetto. - -—Sei pazzo?—gli disse Paolo—Dopo tante fatiche! te ne pentirai. - -—Non m'hanno recato che dolori. Ora è finita, sono morti per -sempre,—disse il professore. - -Ma la sua voce tremava e chinò il capo per nascondere le lagrime che -sentiva inumidirgli le ciglia. - -Sul capo di quei tre uomini seduti nel vasto laboratorio, pareva che -sovrastasse un'immensa sventura; non osavano parlare, temendo di -rattristarsi colle parole desolate, e non si sarebbe potuto dire quali -avessero maggiormente un aspetto spettrale se i tre vivi o i ritratti -degli avi che spiccavano sulle scure pareti. - -Ad un tratto un rumore di usci aperti e rinchiusi, un fruscìo di vesti -femminili, e un suono di voce argentina, ruppe il cupo silenzio. -Marcella si fermò sulla soglia, mentre Aurelio si precipitò colle -manine aperte verso il professore. - -—Papà, papà!—gridò la voce infantile. - -Egli si scosse come da un sogno, e disse: - -—Tu qui, Marcella? È il cielo che ti manda. - -—Perdono,—disse la donna gettandosi nelle sue braccia,—ti ho dato -un gran dolore, me ne avvedo dal tuo volto disfatto. - -Poi ringraziò il cognato e il nipote, venuti a confortare il marito -ch'essa aveva abbandonato. - -—Ho fatto male,—soggiunse,—sono stata un'ingrata, ma lo sdegno è -stato più forte di me. - -—Non ti so dar torto, non bisogna voler strappare i segreti alla -natura: il cielo nol permette. - -—Perchè sei così scoraggiato? Mi fai pena, bisogna rimettersi al -lavoro, anzi, guadagnare il tempo perduto. Aurelio sta bene, s'è fatto -più robusto e intelligente, forse saranno stati i microbi. - -—Ora sono morti,—disse il professore,—non turberemo più la loro pace. - -—Come?—esclamò Marcella con uno sguardo interrogativo. - -—Distrutti,—disse Paolo. - -—E tu hai fatto questo?—chiese rivolta al marito.—Non ci sarà mai -possibile rinunciare a studii così interessanti, ritorneremo da capo. - -Il professore crollava il capo come per dire che tutto era finito. - -—Pare che abbiano rivelato una grave malattia nel mio -organismo,—disse Enrico.—Ecco il loro delitto. - -—Una malattia? Non può essere, con quell'aspetto; ma so certo che non -si può osservare con calma quelli che si amano. Se sapeste quanti mali, -lassù nella solitudine della montagna, ho veduto sorgere e tramontare -nel corpo del mio bambino quando era sotto l'influenza dei microbi! -Ora son passati e sta bene; nella solitudine della vita campestre, i -miei nervi si sono calmati e la verità è apparsa intera al mio spirito. -Ho capito che è una scoperta che non solo ci mostrerà le malattie, ma -forse potrà aiutarci anche a curarle. - -Poi volle esaminare il nipote affermando che coll'esercizio continuato -nell'osservare il piccino, la sua vista s'era fatta più acuta: lo -condusse in una camera oscura e ne esaminò il petto. - -—Che cosa hai veduto?—chiese al marito. - -—Un punto nero. - -—Hai dato corpo alle ombre, è proprio così, quel punto nero è -un'ombra, non vedi? Mano mano che Enrico si muove, esso si sposta, -eccone la prova più convincente. - -—E gli altri?—chiese il professore. - -—Sono stati suggestionati, ecco la verità: vi dò la mia parola di -dottoressa, che Enrico sta benone. - -Ella ordinò a tutti di andare a ritemprarsi assieme nella sua casa in -montagna. - -—Abbiamo sofferto troppo e prima di riprendere il lavoro, propongo di -andare a scacciare i tristi pensieri e passare qualche giornata lieta. - -—Approvato,—dissero tutti in coro. - -—Non mi scapperai più via,—disse il professore a Marcella. - -—No, ma devi promettermi di non far più esperienze sul corpo di nostro -figlio. - -—E nemmeno su quello di Enrico, ne puoi star sicura, ho sofferto -troppo,—rispose il professore. - -Paolo era ritornato di buon umore, e diceva che la scienza è pericolosa -dopo che l'albero della scienza del paradiso era stato la rovina di -Adamo ed Eva. - -—Ma fu l'origine dell'umanità,—osservò Enrico. - -—Infine non sappiamo nulla,—disse il professore,—intanto godiamo di -questa tregua alle nostre ansie. Chi ci avrebbe detto un'ora fa, quando -eravamo tanto tristi e abbattuti, che in poco tempo tutto potesse -mutarsi? Ma mia moglie è ritornata a ridonare la pace e la serenità -alla vecchia casa che pareva sul punto di crollare. Ora mi sento nuova -lena per ricominciare il lavoro interrotto. - -—Ed io non t'abbandonerò più,—disse Marcella. - -—Lo credo bene,—saltò su Enrico,—colla tua scienza ci hai ridato la -pace e fatto la luce. - - - - -DIVINAZIONE. - - -In generale, quando il dottor de Roberti invitava a pranzo i suoi -colleghi, dimenticava le noie della professione, era allegro, vivace, -spiritoso, parlava di cose frivole, e gli pareva d'esser ritornato ai -bei tempi in cui era studente. - -Egli sedeva a tavola come al solito, cogli amici, ma quella sera non -parlava, rispondeva a monosillabi e pareva assorto in un pensiero -tormentoso. - -—A che cosa pensi? Dov'è scappato il tuo buon umore? hai qualche -pensiero che ti preoccupa?—gli chiesero i compagni. - -—Nulla,—rispose il dottore,—penso ad un caso strano che mi è -accaduto in passato, e che oggi un avvenimento nuovo ha ridestato nella -mia memoria. - -—Potresti bene raccontarcelo, piuttosto di startene pensieroso a -ruminarlo nella tua mente,—disse il suo vicino di tavola. - -—Quando il cervello è carico di pensieri, il solo mezzo per sollevarlo -è dar la stura al discorso, la parola è la valvola di sicurezza dei -pensieri che ci opprimono,—sentenziò un altro. - -—Sentiamo questo caso strano;—dissero in coro tutti gli amici; e -soggiunsero vedendolo titubante:—Fuori infuria la bufera e in questo -tepore, raccolti intorno alla tavola con una tazza di moka davanti e -una sigaretta in mano, sarà un vero godimento ascoltare una storia -curiosa, narrata nel modo squisito ed elegante come tu solo sai fare. - -—Non ho bisogno di queste lusinghe,—disse de Roberti,—ma sarò -compiacente e vi racconterò la mia storia che forse potrà interessarvi; -in ogni caso, mi farà bene vuotare il sacco e resterò più leggero; -solo mi permetterete di non dirvi il nome dei miei personaggi per non -tradire il segreto professionale. - -Rimase qualche istante assorto come per raccogliere le idee e -incominciò: - -«—Era un pomeriggio di primavera, una di quelle giornate tepide, piene -di profumi e d'incanti, che invitano a correre all'aperto a prendere un -bagno d'aria e di sole, e riesce d'immenso sacrificio quel doversene -star rinchiusi fra quattro mura a udire il racconto di tanti mali che -tormentano l'umanità. Erano sfilati davanti a me un bel numero di -pazienti, altri erano ad attendere nella sala d'aspetto, ma mi sentivo -stanco, provavo un desiderio prepotente di andare a passeggio e avevo -deciso di non ricevere più nessuno, quando il mio cameriere mi disse -che una signora insisteva per essere ricevuta. - -«—Ritorni domani,—diss'io. - -«—Non vuole andarsene,—disse il cameriere,—ha detto che si sbrigherà -presto; poi è tanto carina,—soggiunse. - -«Pensai che forse gli aveva dato una grossa mancia; non mi sentivo -più la forza di oppormi e dissi:—Falla entrare;—tanto è vero che -qualche volta, quando si è stanchi, ci si lascia suggestionare anche -dal cameriere. - -«Era una signora giovane, elegantissima, ben proporzionata nella -persona, cogli occhi neri, profondi e la bocca piccola, sorridente, ma -in fondo a quello sguardo acuto e a quel sorriso c'era qualche cosa di -così triste che inspirava ad un tempo simpatia e compassione. Essa mi -porse la mano dicendomi: - -«—Perdonate se vi disturbo, ma ho sentito parlar tanto di voi, e so -che oltre ad essere un abile medico, siete un profondo psicologo. - -«—Non sembrate ammalata,—diss'io.—Il vostro aspetto è fiorente. - -«—L'apparenza inganna,—rispose,—e poi sono tanto infelice.... - -«Così per far qualche cosa e per inveterata abitudine, le toccai il -polso dicendo: - -«—Sentiamo le vostre sofferenze. - -«—Prima di tutto ho la disgrazia d'esser ricca,—riprese,—poi quella -di leggere nel pensiero altrui, e so pur troppo che tutti agognano alle -mie ricchezze e nessuno mi vuol bene sinceramente, ed io ho invece -tanto bisogno d'affetto. - -«Aveva le lagrime agli occhi e m'inspirava una gran compassione, ma ero -incerto, non sapevo che cosa dirle, quando a un tratto si staccò da me: - -«—Non sono pazza!—esclamò con voce irritata. - -«Era appunto il pensiero che m'era passato per la mente e quella -chiaroveggenza mi sorprese. - -«Da quel momento la mia ammalata incominciò ad interessarmi e -dimenticai il tepore primaverile e i campi in fiore per dedicarmi a -quell'essere grazioso che mi si presentava tanto diverso dagli altri. - -«—Scusate,—le dissi tutto confuso,—non vi conoscevo, ora vi siete -rivelata e vi credo; potete continuare. - -«—Ecco,—rispose,—appena voi mi avete toccato la mano e un pensiero -si è formato nella vostra mente, esso si è riflesso nella mia come -in uno specchio, e così avviene sempre e con tutti, e ciò forma la -mia infelicità, perchè so con certezza matematica che non ho un amico -sincero. - -«—Veri amici non se ne trovano tanto spesso,—io dissi,—ma siete -bella, giovane, ne incontrerete certo sul vostro cammino, e più -fortunata d'ogni altra potrete conoscere a fondo il loro cuore e il -loro pensiero. - -«Scosse il capo malinconicamente e rispose: - -«—Ho avuto una sola vera affezione nella mia vita, mia madre! Se -sapeste come ero felice in quel tempo! Sapevo che il suo cuore era -tutto per me, ero la sola sua preoccupazione, il suo unico pensiero, -non viveva che per farmi lieta, per circondarmi di tutte le comodità -della vita, essa accumulava denaro per lasciarmi ricca, s'impensieriva -se una nube passava sulla mia fronte. Non vi posso descriver le mie -sofferenze quando la vidi ammalata, lo strazio che provavo ogni volta -stringendo la mano del dottore che la curava, sapendo che non c'era -più speranza di salvarla, come mi faceva credere colle parole che -mentivano pietosamente. E poi quando tutto fu finito e rimasi sola al -mondo, senza fede, senza illusioni e senza amici, quale sciagura! - -«Essa aveva le lagrime agli occhi; io cercavo di consolarla facendole -intravvedere un avvenire più lieto, quando forse un cuore affettuoso -l'avrebbe compensata della materna affezione perduta per sempre. - -«—Per un momento l'ho creduto anch'io,—disse,—ma mi sono ingannata. -Incontrai un giovane che chiese la mia mano; pareva sincero, mi era -simpatico e l'avevo accettato perchè troppo penosa mi riusciva la -solitudine. Che disillusione! mentre mi teneva per mano e le sue labbra -mi dicevano parole d'amore, la sua mente pensava al modo d'impiegare le -mie ricchezze, egli meditava di vendere la casa dei miei avi, di mutar -tutto quello che aveva per me la religione delle memorie, voleva darsi -a speculazioni azzardose, farmi cambiar metodo di vita e consuetudini, -e mai nessun pensiero gentile al mio indirizzo, parole, soltanto parole -per nascondere il vuoto dei suoi sentimenti. - -«Come potete credere, mandai tutto a monte e così ebbi la soddisfazione -di guastare i suoi piani, ma che mi giovò? Sono stanca della vita e -venni appunto a voi per trovar rimedio alle mie sofferenze. - -«—Bisognerebbe che mutassi la vostra natura,—diss'io,—prendendole la -mano,—e la vostra stessa sensibilità, quella che vi e cagione di tali -sofferenze e disinganni, vi colloca fra le persone privilegiate; non -posso che offrirvi la mia amicizia; e questa è sincera e senza secondi -fini; vi permetto di leggere liberamente nel mio pensiero,—dissi, -porgendole la mano. - -«Essa me la strinse fra la sua sorridendo. - -«—Grazie,—disse,—accetto di cuore. Ho tanto bisogno d'un'amicizia -sincera; però anche la vostra è alquanto interessata. - -«La guardai con uno sguardo interrogativo e trionfante, sperando di -coglierla in fallo. Essa soggiunse colla sua voce insinuante e con un -accento un po' ironico: - -«—Interessata,—lo ripeto,—e non m'inganno. Non sono le mie ricchezze -che vi premono, ma trovate ch'io sono un essere curioso, degno d'esser -studiato, un bel caso, come dite voi medici, e l'amore della scienza vi -spinge ad offrirmi la vostra amicizia. - -«Io ero attonito; aveva ancora letto come in un libro aperto quello che -stava in fondo al mio pensiero; sentivo una vera simpatia per quella -giovane, ma la curiosità di studiare il mistero di quella sensibilità -straordinaria, di quella divinazione meravigliosa, m'avea spinto ad -offrirle la mia amicizia: ero confuso come se fossi stato colto in -fallo, ma essa con accento franco e risoluto, soggiunse: - -«—Ebbene, comunque sia, accetto con tutto il cuore la vostra offerta, -almeno il movente ne è più elevato e posso esser utile a qualche -cosa; ciò mi riconcilia coll'esistenza; dunque siamo intesi,—disse -congedandosi,—me ne vado contenta perchè so di aver trovato un amico.» - - * * * * * - -De Roberti fece una pausa per riposarsi, accese una sigaretta e diede -un profondo sospiro evocando quei ricordi passati. - -I suoi amici pendevano dalle sue labbra, impazienti che continuasse il -racconto che incominciava a riuscir loro interessante. - -Dopo qualche minuto il dottore riprese: - -«—Vi confesso che penso all'amicizia di quella donna con sincero -rimpianto, passai con lei ore veramente deliziose e interessanti—non -sorridete, fu un'amicizia pura, senz'ombra di sottintesi, eccezionale -come la persona che la inspirava.—Vi dirò anche che quella sua -chiaroveggenza mi metteva sgomento, dovevo fare uno sforzo per -padroneggiare i miei pensieri e disciplinarli, e quantunque mi -accogliesse con festa e mi trovassi molto bene nella sua compagnia, -non potevo prolungar troppo le mie visite. Andavo generalmente di -sera, quando era sola, essa si confidava a me interamente e ascoltava -i miei consigli. Era invero un essere eccezionale, degna d'essere -studiata, i suoi sensi erano acutissimi e raffinati, indovinava con -uno sguardo il carattere d'una persona, coll'aiuto del tatto, leggeva -nel cervello altrui come in un libro aperto, pareva un essere fatto -per un altro mondo, dove dovesse regnare la sincerità. È certo che -in mezzo a noi, abituati a nascondere la verità coll'artificio della -parola, si trovava a disagio, soffriva continuamente nell'intimo del -suo animo, e quei patimenti si ripercuotevano anche sul suo fisico -alquanto delicato, e se io non le avessi dato delle norme di vita per -poter lottare contro le pene dello spirito, avrebbe perduto la salute. -Non la curavo con farmachi inutili; nemmeno gli anestetici riuscivano -a diminuire quella morbosa sensibilità; mi preoccupavo soltanto dello -spirito, la consigliavo a mutar spesso luoghi e conoscenti: infatti in -ogni nuova persona che avvicinava, avea l'illusione di aver trovato -un'anima sorella, ed era tutta piena di speranza, ma quando leggeva -nel pensiero della nuova amica, e ne approfondiva i sentimenti, era -una nuova delusione, e soleva dire, che sempre più si persuadeva che -nel mondo tutto è ignobile e interessato, si spera che quelli che ci -avvicinano siano diversi dagli altri, s'incomincia ad amarli e il -disinganno riesce più doloroso. - -«Aveva momenti di scoraggiamento e di misantropia ch'io dovevo -combattere con tutte le mie forze, trovando pericolosa quella tendenza -alla solitudine che nel suo stato d'animo avrebbe potuto condurla alla -lipemania. - -«Cercavo di far sorgere in lei ogni tanto un interesse nuovo per -distrarla. Ora le consigliavo di leggere dei libri serii ch'erano i -migliori amici, i soli che non tradiscono mai, oppure la spingevo a -fare delle escursioni alpestri nelle quali l'animo si ritempra al -contatto colla natura selvaggia, suscitavo nel suo spirito la passione -per le arti, per lo sport, per le scoperte scientifiche, e la trattavo -come una bimba che ha bisogno continuamente d'un nuovo divertimento. - -«Mi era riconoscente, diceva che ero la sola persona che le volesse -un po' di bene, il suo solo amico; leggeva nel mio interno e, secondo -lei, ero un uomo perfetto; mi diceva generoso, buono, indulgente, -dedito solo alla scienza e al bene dell'umanità, e tante altre -cose che facevanmi temere che leggesse nel mio pensiero con lenti -d'ingrandimento.» - -I suoi ascoltatori protestarono, ma egli senza interrompere il suo -racconto continuò: - -«Sta il fatto che ero il suo confidente e quella fanciulla -m'interessava ogni giorno di più. Era straordinaria; peccato che non -si prestava volentieri a lasciarsi studiare e che nell'interesse -ch'io prendevo per la sua persona, nel godimento della sua piacevole -conversazione, dimenticavo la scienza e la mia professione e mi -lasciavo cullare dall'incanto di quella voce insinuante. - -«Non veniva a casa mia che raramente, quando aveva qualche cosa da -chiedermi, ed era un po' di tempo che non andavo a vederla. - -«Un giorno capitò da me improvvisamente come una bomba. Non aveva la -sua solita faccia serena, ma era confusa, incerta come chi non sa -incominciare un discorso. - -«Io la guardai un po' sorpreso e inquieto. - -«—Che c'è di nuovo?—le dissi,—Che cosa avete? - -«—Caro dottore,—rispose,—non mi rimproverate, ma sto per fare una -grande sciocchezza. Mi sono decisa a prender marito. - -«Non so perchè, a quell'annuncio così imprevisto, rimasi un po' -contrariato, ma mi dominai subito; dissi, sorridendo: - -«—Voi che leggete nel pensiero delle persone avrete meglio d'ogni -altro la possibilità di fare una buona scelta. - -«—Pur troppo ci sono cose inesplicabili, sentimenti che non si possono -vincere,—rispose,—ed io mi trovo nel caso di uno che vede un abisso -davanti a sè e vi si sente attratto irresistibilmente. - -«—Sentiamo di che cosa si tratta,—io dissi facendomela sedere -vicino,—forse il diavolo non è così brutto come si dipinge. - -«Allora mi narrò che si era incontrata col conte V.... un giovane -simpatico, elegante, appartenente alla migliore società e se n'era -innamorata pazzamente: era un giovane scioperato, che non aveva mai -fatto nulla di buono nella sua vita, amava il giuoco, le feste, le -allegre brigate e i divertimenti; avendo veduto diminuire la sua -sostanza, aveva pensato di prender moglie per continuare la sua vita -spensierata. - -«—Che volete?—disse,—sono certa d'essere infelice, ma mi sento -attratta verso di lui da una forza misteriosa alla quale non posso -resistere. - -«Io la tenevo per mano e non sapevo che dirle; la sentivo così -innamorata, così risoluta nella sua decisione che qualunque cosa le -avessi detto per distogliernela, le avrebbe fatto l'effetto contrario. - -«—Mi compiangete,—soggiunse.—Indovino tutto quello che potreste -dirmi per distogliermi dalla risoluzione presa; me lo sono detto -io stessa, è il destino che mi spinge, sono debole come una foglia -travolta dalla bufera, non posso opporre nessuna resistenza. - -«—Almeno,—dissi,—pensate all'avvenire, servitevi del vostro -privilegio di prevedere gli avvenimenti per salvarvi dalla rovina. - -«—Farò quello che potrò,—rispose alzandosi e stringendomi la -mano,—promettete di restar sempre il mio fido amico; ciò mi darà -coraggio. - -«Promisi, e quando la vidi uscire mi fece l'effetto di persona inerme -che andasse a cacciarsi nel mezzo d'una fiera battaglia. - - * * * * * - -«Per alcuni mesi rimasi senza notizie della mia amica e vi confesso -che sentivo molto la mancanza di quell'essere eccezionale, sentivo -un vuoto intorno a me come se avessi perduto una figlia carissima, -rimpiangevo le piacevoli ore passate con lei, le intime conversazioni -indimenticabili. - -«Però non si era dimenticata di me, e a poco a poco si stabiliva fra -noi una corrispondenza continuata ed assidua. - -«Ebbe un periodo di felicità, si sentiva amata dal suo sposo e il mondo -le appariva ad un tratto migliorato, e che tutti fossero più buoni per -lei dopo che la sapevano protetta e felice. - -«Viaggiò molto, frequentò la società elegante, divenne quasi frivola e -mondana. - -«Nella gioia di sapersi amata si abbandonava interamente a seguire la -volontà del marito come se si trovasse sdraiata in una barca su lago -tranquillo lasciandosi trascinare dalla corrente. - -«Non penso a nulla—mi scriveva—mi affido alla vita e non tento -nemmeno di sapere quello che pensa il mio compagno, si sta tanto bene -qualche volta trascorrendo i proprii giorni nell'ignoranza. Sono come -in un sogno e temo di risvegliarmi.» - -«Poi vennero lettere meno serene, nelle quali s'indovinava un -turbamento ch'ella voleva nascondere, poi altre dove non celava più la -sua preoccupazione per l'avvenire. - -«Un giorno, quando la credevo lontana mille miglia, venne da me -improvvisamente e tanto mutata che mi fece un'impressione penosa. - -«La sua faccia pallida aveva perduto il bel colorito della salute e -intorno agli occhi bruni e profondi aveva due cerchi turchini come se -fosse uscita da una malattia; teneva in mano una borsa voluminosa che -le dava un aspetto strano. - -«—Siete ammalata,—le dissi. - -«—Forse, ma non importa. - -«—E vostro marito? - -«—Come l'avevo preveduto, non mi ama più, mi tradisce e mi rovina, -pazienza,—soggiunse con un sospiro doloroso,—ormai sono destinata -a trascinare la mia catena, un fiume non può rimontare alla sorgente, -così non si può rivivere il tempo passato; ma voi mi siete sempre -amico?—chiese rivolgendomi uno sguardo supplichevole. - -«—Accertatevene voi stessa,—dissi, offrendole la mano. - -«La prese ansiosamente, come il naufrago una tavola di salvezza, e -soggiunse: - -«—È vero, siete sempre uguale, i vostri sentimenti non sono mutati. -Siete la sola persona di cui posso intieramente fidarmi; a voi affido -il mio avere, tutto quello che ho potuto salvare dal naufragio. - -«Sì dicendo, aperse la borsa che teneva in mano e trasse fuori carte di -valore, titoli al portatore, mucchi di cartelle che si accatastavano -disordinatamente sul tavolino. Non avevo mai visto tanti valori -riuniti, mi davano le vertigini e stupivo di vederli trattare con -tanta indifferenza come fossero carte straccie. - -«Osservavo in silenzio e non capivo che cosa volesse fare di tutte -quelle ricchezze. - -«Essa contava: - -«—Cento, duecento, cinquecentomila, ecco tutto quello che mi rimane, -e che io affido a voi per salvarlo; vi raccomando, non dite nulla a -nessuno, prendete. - -«Io esitavo, e la guardavo esterrefatto. - -«—Mi credete pazza,—disse,—non lo sono: v'ingannate, vi prego di -tener questa somma come sacro deposito, datemi ancora questa prova -d'amicizia, sarà forse l'ultima. - -«—Almeno mi concederete di farvi due righe di ricevuta,—io dissi. - -«—Non importa,—rispose,—ho letto abbastanza nella vostra anima per -convincermi che di voi posso fidarmi. - -«—Ma potrei morire. - -«—Morrò io prima, lo sento, sono tanto ammalata. Anzi, se questo -avviene, adoperate il mio avere in qualche opera di beneficenza. - -«Le feci scrivere questo suo desiderio e volli che accettasse da me due -righe di ricevuta, che nascose in un medaglione che teneva attaccato -alla catena dell'orologio, dicendo: - -«—Mio marito non sa nulla, non deve sapere, ricordatevi, ha -sempre ignorato questa parte della mia fortuna che sono riuscita a -nascondergli, ma ora non posso più, non ho più la forza di lottare; -non sapete?—mi disse abbassando la voce,—che una volta avendogli -io rifiutato del danaro, ho sentito in lui il desiderio della mia -morte, e—orribile a dire—gli è passata nella mente anche l'idea di -sopprimermi; quanto ho sofferto non potete immaginare! basta! ora è -finita, non l'amo più. - -«—E vivrete ancora con lui? Avete questo coraggio? - -«—Ormai crede ch'io non possieda più nulla, non avrebbe più scopo -di uccidermi; ora viaggia, si diverte e non si chiede nemmeno in -che modo io possa vivere.... Devo tornarmene per definire alcune -cose ancora, poi verrò a chiedere asilo alla vostra casa di salute; -anzi, se possibile, dovreste prendere in affitto per me un villino -nelle vicinanze, e ricordatevi per la nostra vecchia amicizia che mi -accoglierete come vostra ospite: sono tanto ammalata, che ho bisogno -d'esser vicina al mio medico, e il mio spirito appunto invoca il suo -vecchio amico. Acconsentite, non è vero? - -«La rassicurai e intendevo subito offrirle ospitalità nella mia casa, -ma volle partire promettendo che sarebbe ritornata al più presto -possibile. - -«—Sarà la mia ultima fermata,—disse congedandosi,—e l'ultimo -pensiero che mi sorride è di morire presso di voi. - - * * * * * - -«Dopo pochi giorni, io era in festa preparando un bel nido presso la -mia casa, avevo preso in affitto un grazioso villino inghirlandato di -rose rampicanti, stavo ammobiliandolo elegantemente perchè fosse degno -della mia amica, quando mi venne l'annuncio della sua morte. - -«Pensate alla mia sorpresa e al dubbio orribile che mi assalse: mi -passò per la mente che il marito l'avesse uccisa per impadronirsi -degli ultimi residui della sua fortuna. Che cosa avrei dovuto fare? -accusarlo? A che scopo? Forse m'ingannavo, mi contentai di chiedere -alla sua fida cameriera, che venne a recarmi il medaglione colla mia -ricevuta, ragguagli su gli ultimi momenti della sua padrona. - -«Disse che era ammalata da molto tempo e ogni giorno la vedeva farsi -più debole e stanca; del marito non sapeva nulla, ma l'amava sempre e -soffriva di quell'abbandono. Poi mi narrò che la mia amica, sentendosi -morire, le diceva: - -«—Rammentati quando sarò morta che devi recare tu stessa il mio -medaglione d'oro al dottor de Roberti, e il mio ritratto che sta nel -salotto, gli dirai di tenerli per mia memoria, che pensi a me e si -rammenti l'incarico che gli ho dato. - -«Parlandomi degli ultimi momenti della sua signora era commossa, si -rammaricava che la mia amica non avesse potuto morire vicino a me e -quest'ultimo desiderio non fosse stato appagato. - -«—Vi assicuro che fu per il mio cuore un fiero colpo e non sapevo -darmi pace che fosse scomparsa così improvvisamente. - -«Ed ora voi sapete bene l'origine dell'asilo per i poveri infermi -fabbricato col lascito di una signora che desiderava conservare -l'incognito. - -«Fu la mia amica che, avendomi confidato i suoi averi, ha permesso che -potessi appagare il mio desiderio e accogliere tanti poveri ammalati di -malattie del sistema nervoso, i quali in caso diverso sarebbero stati -abbandonati o confusi coi pazzi. Sono passati più di cinque anni e sono -contento dei risultati ottenuti; la parte della mia casa destinata -ai ricchi mi aiuta a mantenere quella pei poveri, e credo che l'aver -potuto curare ciascun malato quasi separatamente, abbia contribuito ad -ottenere i buoni risultati che voi conoscete. - -«Ora, oggi stesso, mi capitò una strana combinazione che mi ha fatto -rinvangare il passato ed è causa della preoccupazione che avete notato. - -«Pensate che il conte V...., marito della mia amica, è venuto a -pregarmi ch'io l'accetti nella mia casa di salute. - -«È molto ammalato e ridotto nella più squallida miseria. - -«—Eravate tanto suo amico e spero che non mi abbandonerete, vi -supplico, in nome della sua amicizia,—mi ha detto. - -«L'ho subito accolto e ho messo a sua disposizione il villino destinato -a sua moglie. Egli rimase confuso, non potendo credere a tanta -generosità. - -«—Ma sono un miserabile,—andava ripetendo,—non ho più nulla, non -sono degno di abitare questo bel villino, non potrò mai compensarvi. - -«—Vostra moglie mi ha tanto aiutato nella mia opera di beneficenza, -che devo farlo per la sua memoria,—diss'io. - -«Egli era commosso, piangeva come un bambino e non trovava parole per -ringraziarmi. - -«Non immaginava certo di avere un po' di diritto alla mia ospitalità. - -«Anche questo è un essere originale da studiare, anch'egli ha preso una -certa facilità d'indovinare i pensieri altrui, non certo al grado della -moglie, ma vi confesso che questa coincidenza mi ha turbato; i ricordi -del passato rivivono nella mia mente ed ecco perchè oggi non sono il -vostro allegro commensale.» - -Gli amici lo ringraziarono di quel racconto che li aveva tanto -interessati e dopo si trattennero a parlare dei misteri della psiche -ancora ignorati e della trasmissione del pensiero, concludendo che -il nascere con un tal privilegio, varrebbe a far l'uomo ancora più -infelice. - - -FINE. - - - - -INDICE. - - - Una tragedia in un cervello Pag. 1 - - Vibrazioni ignote 103 - - L'anima del mondo 153 - - Gioiello rivelatore 253 - - Fosforescenze 291 - - Divinazione 359 - - - * * * * * - - -NOTE DI TRASCRIZIONE: - - ○ Ovvi errori di punteggiatura sono stati riparati; - - ○ Pag. 53, l'errore di stampa «vendiditori» è stato corretto - (l'andirivieni dei venditori e delle venditrici); - - ○ Pag. 58, è stato aggiunto il trattino lungo di chiusura precedente - l'inciso per il discorso diretto (—Ah, anche i cavalieri - serventi?—chiese Valentina); - - ○ Pag. 71, è stato aggiunto il trattino lungo di apertura seguente - all'inciso per il discorso diretto (—Dov'è? Dov'è?—chiese - Valentina,—voglio vederla); - - ○ Pag. 74, è stato aggiunto il trattino lungo all'inizio del discorso - diretto (—La più grande è la tomba di Can Signorio,—disse Giulia.); - - ○ Pag. 77, sono stati aggiunti alcuni trattini lunghi mancanti per il - discorso diretto; - - ○ Pag. 121, è stata aggiunta la preposizione semplice «di» (Cercavo - di distrarlo facendogli ...); - - ○ Pag. 207, è stato aggiunto il trattino lungo all'inizio del - discorso diretto (—Che è accaduto?—chiese a Savina ...); - - ○ Pag. 222, è stato aggiunto il trattino lungo di apertura seguente - all'inciso per il discorso diretto (—Puoi dire quello che - vuoi—disse l'Arlandi,—ma questa gita misteriosa ...); - - ○ Pag. 228, è stato aggiunta la punteggiatura all'abbreviazione - seguendo lo stile dell'autrice all'interno del racconto (a tutti i - conoscenti e al dottor B., direttore della casa ...); - - ○ Pag. 232, la voce «desidario» è stata mantenuta (Il signor Carlo - trovò giusto il desidario del figlio ...); - - ○ Pag. 245, l'errore di stampa «circoncondati» è stato corretto (ci - sembra esser circondati da misteri che la scienza ...); - - ○ Pag. 355, la prima persona singolare dell'indicativo presente del - verbo dare è stata mantenuta accentata nell'occorrenza (vi dò la mia - parola di dottoressa ...); - - ○ Pag. 363, sono state inserite le caporali iniziali al raccontato - del personaggio nel discorso diretto («—Era un pomeriggio di - primavera ...). - -*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK VERSO IL MISTERO *** - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the -United States without permission and without paying copyright -royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part -of this license, apply to copying and distributing Project -Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm -concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark, -and may not be used if you charge for an eBook, except by following -the terms of the trademark license, including paying royalties for use -of the Project Gutenberg trademark. If you do not charge anything for -copies of this eBook, complying with the trademark license is very -easy. You may use this eBook for nearly any purpose such as creation -of derivative works, reports, performances and research. Project -Gutenberg eBooks may be modified and printed and given away--you may -do practically ANYTHING in the United States with eBooks not protected -by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the trademark -license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all -the terms of this agreement, you must cease using and return or -destroy all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your -possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a -Project Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound -by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the -person or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph -1.E.8. - -1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be -used on or associated in any way with an electronic work by people who -agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few -things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works -even without complying with the full terms of this agreement. See -paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project -Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this -agreement and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm -electronic works. See paragraph 1.E below. - -1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the -Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection -of Project Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual -works in the collection are in the public domain in the United -States. If an individual work is unprotected by copyright law in the -United States and you are located in the United States, we do not -claim a right to prevent you from copying, distributing, performing, -displaying or creating derivative works based on the work as long as -all references to Project Gutenberg are removed. Of course, we hope -that you will support the Project Gutenberg-tm mission of promoting -free access to electronic works by freely sharing Project Gutenberg-tm -works in compliance with the terms of this agreement for keeping the -Project Gutenberg-tm name associated with the work. You can easily -comply with the terms of this agreement by keeping this work in the -same format with its attached full Project Gutenberg-tm License when -you share it without charge with others. - -1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern -what you can do with this work. Copyright laws in most countries are -in a constant state of change. If you are outside the United States, -check the laws of your country in addition to the terms of this -agreement before downloading, copying, displaying, performing, -distributing or creating derivative works based on this work or any -other Project Gutenberg-tm work. The Foundation makes no -representations concerning the copyright status of any work in any -country other than the United States. - -1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg: - -1.E.1. The following sentence, with active links to, or other -immediate access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear -prominently whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work -on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the -phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, -performed, viewed, copied or distributed: - - This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and - most other parts of the world at no cost and with almost no - restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it - under the terms of the Project Gutenberg License included with this - eBook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the - United States, you will have to check the laws of the country where - you are located before using this eBook. - -1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is -derived from texts not protected by U.S. copyright law (does not -contain a notice indicating that it is posted with permission of the -copyright holder), the work can be copied and distributed to anyone in -the United States without paying any fees or charges. If you are -redistributing or providing access to a work with the phrase "Project -Gutenberg" associated with or appearing on the work, you must comply -either with the requirements of paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 or -obtain permission for the use of the work and the Project Gutenberg-tm -trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or 1.E.9. - -1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted -with the permission of the copyright holder, your use and distribution -must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any -additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms -will be linked to the Project Gutenberg-tm License for all works -posted with the permission of the copyright holder found at the -beginning of this work. - -1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm -License terms from this work, or any files containing a part of this -work or any other work associated with Project Gutenberg-tm. - -1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this -electronic work, or any part of this electronic work, without -prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with -active links or immediate access to the full terms of the Project -Gutenberg-tm License. - -1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary, -compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including -any word processing or hypertext form. However, if you provide access -to or distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format -other than "Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official -version posted on the official Project Gutenberg-tm website -(www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or expense -to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a means -of obtaining a copy upon request, of the work in its original "Plain -Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include the -full Project Gutenberg-tm License as specified in paragraph 1.E.1. - -1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying, -performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works -unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9. - -1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing -access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works -provided that: - -* You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from - the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method - you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed - to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he has - agreed to donate royalties under this paragraph to the Project - Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid - within 60 days following each date on which you prepare (or are - legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty - payments should be clearly marked as such and sent to the Project - Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in - Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg - Literary Archive Foundation." - -* You provide a full refund of any money paid by a user who notifies - you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he - does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm - License. You must require such a user to return or destroy all - copies of the works possessed in a physical medium and discontinue - all use of and all access to other copies of Project Gutenberg-tm - works. - -* You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of - any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the - electronic work is discovered and reported to you within 90 days of - receipt of the work. - -* You comply with all other terms of this agreement for free - distribution of Project Gutenberg-tm works. - -1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project -Gutenberg-tm electronic work or group of works on different terms than -are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing -from the Project Gutenberg Literary Archive Foundation, the manager of -the Project Gutenberg-tm trademark. Contact the Foundation as set -forth in Section 3 below. - -1.F. - -1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable -effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread -works not protected by U.S. copyright law in creating the Project -Gutenberg-tm collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm -electronic works, and the medium on which they may be stored, may -contain "Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate -or corrupt data, transcription errors, a copyright or other -intellectual property infringement, a defective or damaged disk or -other medium, a computer virus, or computer codes that damage or -cannot be read by your equipment. - -1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right -of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project -Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project -Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all -liability to you for damages, costs and expenses, including legal -fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT -LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE -PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE -TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE -LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR -INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH -DAMAGE. - -1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a -defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can -receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a -written explanation to the person you received the work from. If you -received the work on a physical medium, you must return the medium -with your written explanation. The person or entity that provided you -with the defective work may elect to provide a replacement copy in -lieu of a refund. If you received the work electronically, the person -or entity providing it to you may choose to give you a second -opportunity to receive the work electronically in lieu of a refund. If -the second copy is also defective, you may demand a refund in writing -without further opportunities to fix the problem. - -1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth -in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO -OTHER WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT -LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE. - -1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied -warranties or the exclusion or limitation of certain types of -damages. If any disclaimer or limitation set forth in this agreement -violates the law of the state applicable to this agreement, the -agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or -limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or -unenforceability of any provision of this agreement shall not void the -remaining provisions. - -1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the -trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone -providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in -accordance with this agreement, and any volunteers associated with the -production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm -electronic works, harmless from all liability, costs and expenses, -including legal fees, that arise directly or indirectly from any of -the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this -or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or -additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any -Defect you cause. - -Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm - -Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's -goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg-tm and future -generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see -Sections 3 and 4 and the Foundation information page at -www.gutenberg.org - -Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's business office is located at 809 North 1500 West, -Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up -to date contact information can be found at the Foundation's website -and official page at www.gutenberg.org/contact - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without -widespread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine-readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. We do not solicit donations in locations -where we have not received written confirmation of compliance. To SEND -DONATIONS or determine the status of compliance for any particular -state visit www.gutenberg.org/donate - -While we cannot and do not solicit contributions from states where we -have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition -against accepting unsolicited donations from donors in such states who -approach us with offers to donate. - -International donations are gratefully accepted, but we cannot make -any statements concerning tax treatment of donations received from -outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. - -Please check the Project Gutenberg web pages for current donation -methods and addresses. Donations are accepted in a number of other -ways including checks, online payments and credit card donations. To -donate, please visit: www.gutenberg.org/donate - -Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works - -Professor Michael S. Hart was the originator of the Project -Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of -volunteer support. - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. - -Most people start at our website which has the main PG search -facility: www.gutenberg.org - -This website includes information about Project Gutenberg-tm, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. |
