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-The Project Gutenberg eBook of Nel mondo dei libri, by Matteo Cuomo
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you
-will have to check the laws of the country where you are located before
-using this eBook.
-
-Title: Nel mondo dei libri
- Bizzarrie
-
-Author: Matteo Cuomo
-
-Release Date: January 09, 2021 [eBook #64240]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
- http://www.pgdp.net (This file was produced from images made
- available by The Internet Archive)
-
-*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK NEL MONDO DEI LIBRI ***
-
- Matteo Cuomo
-
-
- NEL MONDO DEI LIBRI
-
- BIZZARRIE
-
-
-
- _MILANO_
- _Dott. Riccardo Quintieri_
- _Editore_
- _Corso Vittorio Emanuele, 26_
-
-
-
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA
-
- Milano, TIPO-LITOGRAFIA RIPALTA — Via Pisacane, 36
-
- — Ottobre 1912 —
-
-
-
-
- _a Guido Mazzoni
- con animo devoto_
-
-
-
-
- Firenze, 8 ottobre 1911.
-
-
- _Chiarissimo Signore_,
-
-_La ringrazio dell'onorevole offerta della dedica; ma quali titoli io
-abbia a questo onore Le confesso che non vedo. La simpatia, di cui
-Le son grato, gliela ricambio, letto il suo libro. Le sono intanto
-riconoscentissimo della offerta, da persona degna, e di cosa degna._
-
-_Il libro è pieno di buona cultura, e di osservazioni giuste, e di
-arguzie felici. Messomi a leggerlo nei capitoli da Lei indicatimi, ho
-proseguito oltre, e poi sono anche tornato a dietro, divertendomi da
-per tutto e sentendomi sospinto dalle riflessioni Sue a ripensare più e
-meglio su alcune quistioni._
-
-_Accetti i più vivi ringraziamenti e saluti dal_
-
- _Dev.mo_
- GUIDO MAZZONI
-
- Al Ch.mo MATTEO CUOMO
- EBOLI (Salerno)
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- Il primo saluto Pag. 1
- I libri di viaggio » 8
- I libri che fanno dormire » 17
- I libri di donne » 27
- Gli umili e i superbi » 45
- Il vocabolario » 53
- I libri del popolo » 86
- I libri nuovi » 98
- Le antologie » 109
- L'ospedale » 118
- I libri fortunati » 125
- I libri che si consultano » 155
- I decaduti » 161
- I libri con ritratti » 166
- Bibliomani, biblioclasti, bibliofagi » 181
- I libri scolastici » 196
- La Bibbia » 205
- I libri allegri » 210
- I libri che si prestano » 218
- La Storia » 227
- I romanzi » 244
- I Pedanti » 273
- I libri che non si leggono » 277
- Gli adulatori » 305
- I libri educativi » 309
- I microbi nei libri » 320
- I pessimisti » 333
- Il giornale » 343
- I libri venturi » 373
- L'ultimo saluto » 386
-
-
-
-
-Il primo saluto.
-
-
-Lettore, noi non ci conosciamo e forse non ci conosceremo mai. Tanto
-meglio; ci stimeremo di più, visto e considerato che gli uomini quanto
-più si avvicinano, meno si sopportano.
-
-Vedete: appunto perchè non vi conosco, io vi credo una persona colta
-e vi dico subito: questo libro che avete comprato... che? non l'avete
-comprato? Va bene. Io non voglio, nè debbo sapere come vi è venuto tra
-le mani, dicevo: questo libro parla dei libri. Ma non temete, niente
-critica, niente polemica, niente ricerche; impressioni, semplicemente
-impressioni.
-
-Forse lo troverete un po' frivolo, un po' vuoto, pazienza; oggi che la
-maggior parte dei libri riempono i vuoti, ho piacere che il mio invece
-di riempirlo lo apra: anche i vuoti sono necessarî, almeno così la
-pensano molti... cassieri!
-
-Ma di quali libri parlerò io?
-
-Sentite: il De Maistre compose un _Viaggio intorno alla mia camera_,
-libro originalissimo, che voi certamente avete letto.
-
-Io, al contrario, v'invito a fare una capatina nel regno dei libri.
-Entrate nella camera da studio e date uno sguardo ai vostri scaffali.
-Neppure questo? avete ragione, voi siete molto occupato. Ebbene, lo
-sguardo lo darò io; voi avrete semplicemente la bontà di seguirmi.
-Seguirmi, finchè vi piace. Del resto non è mica un obbligo per notaio:
-se il mio sguardo non si incontra col vostro, chiudete il libro e buona
-notte.
-
- *
- * *
-
-Chiamatemi fanatico, ma io voglio che i libri siano ben distribuiti,
-ordinati, classificati. Quella confusione, quel caos che si vede in
-certe librerie mi dice che quel letterato non ama i suoi libri.
-
-No, io voglio che gli storici abbiano un posto distinto e separato
-dagli altri scrittori, io voglio che il Villani quistioni col
-Guicciardini, che il Botta stringa la mano al Balbo, che il Cantù
-discuta col Thiers e col Carlyle.
-
-I filosofi debbono stare uniti. Non sarebbe una grande irriverenza
-mettere Platone a fianco ad un romanziere? Aristotele in compagnia di
-viaggiatori? No, tutti qui, i filosofi, in questo scaffale a destra.
-Isolateli: essi amano il raccoglimento e la meditazione. Voi non
-ascoltate la loro voce, ma essi continuano nei secoli a discutere
-sull'origine e sul fine dell'uomo.
-
-I poeti cantino insieme. Omero come nell'Olimpo dantesco, deve essere
-circondato dalla schiera gloriosa. Uniteli tutti, questi arcangeli,
-questi serafini, che toccano le note più soavi, che vi aprono un mondo
-di arcane bellezze. Sì, Omero, Dante, Shakespeare, Petrarca, Milton,
-Leopardi, Heine, metteteli al posto d'onore. In alto, in alto i poeti!
-
- *
- * *
-
-Ma la libreria è un piccolo mondo. Oltre le opere del genio, c'è tutta
-una moltitudine sterminata che si agita, che ride, che piange, che
-ciarla, che impreca, che sogghigna. Guardando quei libri con l'occhio
-scrutatore, vi vedete passare davanti, in una corsa vertiginosa,
-gl'ispirati, i prepotenti, i consolatori, i pessimisti, i decaduti,
-gli umili, i biricchini, i superbi, i pedanti, i burloni, i maligni,
-gli spensierati, i poliziotti, i misteriosi. Alcuni con una potenza
-diabolica tentano risvegliare in voi quegl'istinti che con tanti
-sforzi cercate reprimere e soggiogare; altri con soave linguaggio vi
-sollevano a più spirabil aere; altri infondono nel vostro animo un
-forte entusiasmo spingendovi a grandi cose, ma il riso beffardo di uno
-scettico, vi rende perplesso e dubbioso. Qui un filosofo delira e vi
-nega tutto, anche il mondo corporeo, là un mistico vi accenna il cielo
-come ultima meta.
-
-Quanti screanzati, quanti buontemponi, quanti pedagoghi! O vedi,
-vedi là, all'angolo, a destra si ride a crepapelle; qui, innanzi a
-voi, due rivoluzionarî vorrebbero scalzare dalle fondamenta l'ordine
-sociale. Spesso accanto all'opera di un valoroso maestro si nasconde un
-libriccino di poche pagine. Non lo toccate: sotto quella veste umile e
-dimessa c'è un nemico; quel libriccino a guisa dei velenosi animaletti
-che respiriamo senza accorgerci, può da sè solo corrompervi il cuore.
-
-Eppure noi li amiamo, li amiamo tutti.
-
-Il libro fa parte della nostra vita intima, è il cibo quotidiano
-del nostro intelletto. Angelo o demone, ligato a noi da un vincolo
-invisibile è sempre al nostro fianco, sempre pronto alle nostre
-chiamate. Trascuratelo per un mese, per due, gettatelo con disprezzo,
-abbandonatelo sopra una sedia, chiamatelo noioso e peggio, il giorno in
-cui avrete bisogno di lui, vi apre subito le braccia: non una parola di
-rimprovero. Tenero come una madre, pronto come un militare, umile come
-uno schiavo si mette subito a vostra disposizione.
-
-Ogni libro ricorda un momento della nostra vita, ogni libro ha avuto il
-suo giorno di trionfo e di disprezzo.
-
-Quante vittorie e sconfitte su noi stessi non dobbiamo a quei libri!
-Essi che vivono sempre con noi sono i giudici più severi, i traditori
-più infami, gli amici più schietti.
-
-Che, siete mesto? siete allegro? vi sentite stanco, sfiduciato? avete
-i nervi? una grande sventura vi ha colpiti? Per ogni stato di animo
-c'è un libro, una voce, che vi parla nel silenzio; una voce, che vi
-conforta senza ostentazione; che vi rimprovera senza avvilirvi; che vi
-ammaestra senza sussiego. E questa voce parla sempre, notte e giorno;
-non si ferma, non si stanca. Siete voi che vi fermate, siete voi che
-dite: _basta_; ma la voce ripiglia subito il suo corso, appena voi
-dite: _avanti_.
-
-Vengono da ogni parte del mondo civile, ma nessuno è estraneo. Tolstoi
-non è russo. Cervantes non è spagnuolo. Whitman non è americano, tutti
-amici di casa, tutti compagni di studio e di lavoro.
-
-La storia si ostina a dirci che il Goethe è morto, morto l'Hugo, morto
-l'Ibsen, morto il Carducci, morto il De Amicis, morto il Fogazzaro.
-Nossignore, qui non ci sono morti. Il Goethe viene con voi a passeggio
-sui monti, l'Hugo è il compagno nelle notti d'insonnia, il De Amicis è
-là, pronto a farvi passare il malumore, oh! con che dolcezza vi sorride
-il Fogazzaro!
-
- *
- * *
-
-Il santo vescovo d'Ippona, Agostino, diceva: _timeo lectorem unius
-libri_. Sì, bisogna temerlo, ma temerlo davvero quest'uomo che studia
-un sol libro. Un sol libro! un solo compagno, un solo amico! Quest'uomo
-forse sarà dotto, ma di una dottrina arida, sterile, che gli rovina il
-cervello e non gli solleva lo spirito. No, noi vogliamo molti libri.
-Parlino tutti: la loro voce misteriosa ci è guida, sprono, conforto.
-
-Spesso, quando siete solo nella stanza da studio, alzando gli occhi su
-quei libri, vi vedete dinanzi mille volti che vi guardano, ascoltate
-mille voci che gridano a coro: sono scrosci di riso satirico, accenti
-di dolore, bestemmie, parole di odio. C'è il ruggito del leone,
-il canto della capinera, il sibilo del serpente. E questi suoni
-armonizzandosi stranamente producono una musica che ha del grandioso e
-che i profani dell'arte non sentiranno mai.
-
-E noi parleremo di questa musica, noi entreremo in quella _sancta
-sanctorum_ della nostra vita spirituale. Qui, dove si passano le più
-belle ore del giorno e spesso della notte a ricreare e a martoriare il
-nostro cervello; qui, dove abbiamo combattute tante battaglie, calmate
-tante tempeste, carezzate tante illusioni; qui c'è tutta l'opera
-grandiosa del pensiero umano.
-
-Che cosa sarebbe l'umanità senza questi libri? Per essi voi siete uomo,
-per essi conoscete il passato, vivete nel presente, interpetrate il
-futuro. I grandi scrittori sono i veri condottieri dei popoli: essi
-guidano l'umanità, suscitano tanti avvenimenti, determinano tante
-diverse epoche.
-
-Il germe di tutte le rivoluzioni, di tutte le riforme, di tutte le fasi
-del progresso e della civiltà è qui, sotto i vostri occhi.
-
-Alessandro, Cesare, Napoleone non hanno lasciato che un nome; ma Omero,
-Dante, Shakespeare hanno lasciato l'anima loro e quest'anima è là,
-nella vostra libreria, quest'anima si chiama l'_Iliade_, la _Divina
-Commedia_, le _Tragedie_.
-
-Entriamo dunque in questo piccolo mondo che tanta parte ci sottrae
-dalla nostra esistenza, entriamo in mezzo a questo popolo di pensatori,
-che venuti in casa nostra, fin dal primo giorno, da veri padroni, ci
-consigliano, ci sgridano, ci educano, ci rimproverano, ci deridono.
-Entriamo, ma senza pretenzione di volerla fare da critici o da
-moralisti.
-
-Si è detto sempre che i libri sono i migliori amici. Ebbene, facciamo
-una visita a questi amici. Vi garentisco che passeremo un'ora in lieta
-compagnia.
-
-
-
-
-I libri di viaggio.
-
-
-Fate largo: passano i viaggiatori.
-
-Voi raramente uscite dal vostro paese nativo, e se qualche volta ve ne
-allontanate vi sembra aver indugiato già troppo. La vita di città vi
-infastidisce. Quell'andare, venire, correre di qua e di là, mangiarsi
-un boccone in fretta e furia vi dà sui nervi.
-
-È vero: di tanto in tanto come per rompere la monotonia si fa una
-scappatina in città. Col pretesto degli affari si passano una ventina
-di giorni a Napoli, a Roma, a Firenze, a Venezia. Ma che! pare che
-qualcuno vi spinga di dietro a ritornare subito. Il pensiero della
-famiglia, gli affari, gl'impegni, vi chiamano in paese: subito alla
-stazione. Il treno è pronto e si parte. Dopo un paio di giorni eccovi
-a casa. Ma che stanchezza! Bisogna stare una settimana per orientarsi!
-Eppure si tratta di un viaggio di piacere. E se doveste intraprendere
-un viaggio lungo e disastroso? se doveste andarvene d'inverno nella
-Groenlandia o nelle isole dell'Oceania? Per l'amor di Dio! a solo
-pensarlo vengono i brividi del freddo e della... paura. Andar ramingo
-in mezzo alle nevi, passare notti intere sotto una capanna o a piè di
-un burrone, col pericolo di essere divorato dalle belve o massacrato
-dai barbari? Pazzia, pazzia!
-
-Ma ognuno ha il suo bernoccolo, diceva il De Musset; ognuno è vittima
-di una febbre che lo spinge verso un ideale. A voi piace starvene
-rintanato nel vostro paese nativo, altri invece amano girare in
-lungo e in largo i luoghi più nascosti dell'Asia, i boschi più folti
-dell'Africa, le eterne ghiacciaie del polo. Per voi sarebbe la morte,
-per essi la vita.
-
-E questi uomini di ferro, — che sotto gl'infocati raggi del sole
-africano, fra le nevi boreali, tra i deserti più sterminati camminano a
-piedi, sui muli, sui cammelli, sulle slitte; questi uomini, che vengono
-a tu per tu con i leoni, con le iene, con le tigri, con i leopardi;
-questi uomini che non dormono, non mangiano pur di arrampicarsi sulle
-cime di monti inaccessibili, — hanno scritto i loro libri: libri
-curiosi che vi dicono tante cose piacevoli, che vengono a parlarvi di
-tanti luoghi sconosciuti, di tanti costumi bizzarri.
-
-Questi libri sono di ogni specie: piccoli, grandi, vecchi, nuovi,
-illustrati. Li compraste a dispense quando eravate giovanotto, amante
-di avventure e racconti maravigliosi; li aveste per pochi soldi da
-qualche libraio ambulante; vi furono donati dal babbo nel giorno
-del vostro onomastico ed ora sono tutti qui in questo scaffale e
-rappresentano i libri più piacevoli e più simpatici!
-
-Se siete un asceta, il Lamartine e la Serao vi conducono nel _Paese
-di Gesù_; se amate conoscere la vita intima dell'Oriente, così varia,
-così misteriosa, così strana per noi Europei, affidatevi al Tompson e
-al Thontze: essi vi accompagnano da buoni amici nella Cina, facendovi
-penetrare finanche nella reggia dell'Imperatore, inaccessibile ad ogni
-sguardo; se le recenti vittorie giapponesi hanno destato in voi grande
-simpatia per questo popolo giovane e valoroso, parlatene al De Riseis e
-questi vi farà conoscere la vita familiare, i costumi, la cultura dei
-piccoli figli del sole; se amate i fatti di sangue, racconti strani e
-raccapriccianti rivolgetevi al Salgari, al Maine Reyd.
-
-Ma i libri di viaggio che avete sempre letto con entusiasmo, sono
-quelli di Giulio Verne, di questo gran mago, che resterà unico nella
-letteratura di tutto il mondo. Si scrivono e si scriveranno libri di
-viaggio, ma Verne sarà sempre Verne, sempre il papà di questo genere
-letterario, che diverte ed istruisce. Che ore deliziose trascorse a
-girare il mondo in ottanta giorni, a discendere venti mila leghe sotto
-il mare, a gettarvi a capo fitto nel centro della terra! Verne era il
-gran tentatore. Si rubavano le ore allo studio, alla scuola per seguire
-il capitano Grand. Quanti rimproveri, quanti castighi! Spesso mentre
-il professore spiegava un teorema di geometria, voi di nascosto a
-fuggirvene con l'iperbolico proiettile nella luna.
-
-E nelle sere d'inverno! Che voluttà a leggere a letto _Le avventure
-del polo Nord_! Neve, neve, orsi bianchi, balene, deserti sterminati di
-ghiaccio e voi ve ne stavate al caldo. Dopo un paio d'ore si smorzava
-il lume e giù con la testa sotto le coperte a sognare. Che sogni, che
-sogni! Quante volte non vi sembrò di trovarvi solo, inerte, in mezzo a
-una banda di selvaggi? Quante volte non sognaste (brutta tentazione!)
-di essere imperatore, di sedere in trono sopra una sedia d'avorio,
-venerato come un Dio? Quante volte non foste inseguito da orsi, da
-elefanti, da ippopotami e da tanti animali feroci?
-
- *
- * *
-
-Oggi non siete più un giovanotto, ma i libri di viaggio ancora vi
-dilettano. Talvolta nelle giornate uggiose d'inverno, in cui pel
-cattivo tempo vi tocca starvene rintanato in casa, ci sarebbe da dare
-l'anima al diavolo. I bimbi piangono, la vostra signora sgrida la
-domestica, il cagnolino guaisce e voi, mandando un accidente a tutti,
-ve ne andate _Con una principessa attraverso l'Africa_!
-
-E nelle convalescenze? Siete stato venti, trenta giorni a letto,
-sospeso tra il cielo e la terra, con una febbre gastrica, ostinata,
-ostinatissima a mandarvi all'altro mondo. Ma, grazie a Dio, a furia di
-dieta e di iniezioni, il pericolo è passato. Col buono e con la forza
-la febbre è andata via. Voi siete libero, ma non guarito. Comincia la
-noiosa ed eterna convalescenza. Siete debole e non avete neppure la
-forza di dare un passo. Piano con i cibi. Un po' di brodo, un po' di
-semolino e riposo, riposo assoluto. Guai ad uscir di casa! Una ricaduta
-sarebbe fatale.
-
-Ma intanto come si fa ad ammazzare il tempo? come si fa a passare quei
-giorni lunghi, sterminati? Le visite degli amici? Disgraziatamente
-quando si è infermi si ricevono visite sempre dalle persone più
-noiose e antipatiche, le quali vogliono sapere tutte le fasi della
-vostra malattia; e voi spesso in una sola giornata dovete ripetere
-due, cinque, dieci volte la medesima canzone, secondo il numero
-degl'importuni.
-
-E dunque? leggere il giornale? Ma il giornale si scorre in mezz'ora.
-Leggere un romanzo, un volume di poesie? Che amore e amore! Ne avete
-le tasche piene e poi, specie ne' giorni di convalescenza, si è
-proprio disposto a parlare di amore! Solo i libri di viaggio possono
-dilettarvi. Il medico vi consiglia il riposo, e voi alla sua barba
-ve ne andate col Salgari _Tra i pescatori di Balene_ o _Nella città
-del re lebbroso_. Un giorno a Londra col De Amicis, due in Egitto
-col Venosta, tre fra i ghiacci col Verne, cinque al Tibet coll'ardito
-Hedin; e correte per quelle coste sterili, per quelle foreste vergini,
-di giorno, di notte, al vento, alla pioggia... Avanti, avanti, oggi
-in Sicilia, domani in Siberia, domenica in Cina, dall'Imperatrice! I
-giorni passano, voi siete guarito e il medico vi concede finalmente di
-uscir di casa. Uscir di casa? Se siete stati sempre fuori! Ma prima
-di lasciare la stanza da studio, date uno sguardo a quei libri di
-viaggio, che sono ancora sulla sedia. Avete il dovere di ringraziarli
-per l'opera benefica e pietosa che vi hanno prestato, durante la vostra
-convalescenza.
-
-Sentite un mio consiglio. Conservate con ogni cura questi libri; non li
-prestate, non li donate, anzi cercate di comprarne altri.
-
-Che! vi siete dimenticati che un giorno sarete vecchi? Il tramonto è
-bello, poetico in natura, non nella vita.
-
-La vecchiaia difficilmente si presenta sola. Se sarete condannati a
-starvene in casa con la gotta o altro ben di Dio, quei libri potranno
-rendervi meno doloroso il finale dell'opera!
-
-Ma via, non facciamo da uccelli di cattivo augurio. Grazie a Dio, i
-capelli sono appena brizzolati: abbiamo a disposizione ancora un buon
-quarto di secolo e in un quarto di secolo possono succedere tante cose.
-Chi sa, si potrebbe anche abolire la vecchiaia!
-
- *
- * *
-
-Ho detto che non amiamo i viaggi. Bugìa. Noi vorremmo correre sempre,
-girare il mondo punto per punto, vedere tutto, esaminare tutto.
-
-Quando un amico vi dice: “Parto per New-York„, sentite un po' d'invidia
-per questo fortunato. Vorreste rispondere: “Aspetta, ti accompagno„.
-Ma intanto lui parte e voi restate. Pazienza, avete i libri di viaggi.
-Essi sono più divertenti del viaggio stesso. È il viaggio senza rischi,
-senza incomodi, senza malanni e quel ch'è più senza spese. Quando si
-esce di casa, bisogna stare sempre col portafogli in mano e andar
-seminando biglietti di banca. Qui invece basta una lira, una sola
-lira per girare col Fogg l'intero mondo. E poi, dopo aver consumato
-quattrini, tempo e salute, che vi resta del viaggio fatto? impressioni
-superficiali. Qui invece avete il viaggio commentato, spiegato. Tutto
-ciò che nella fretta vi sarebbe sfuggito, ve lo dice l'autore. Eh! non
-è mica necessario mettervi in balìa del mare per sapere che si fa in
-Cina, come vestono nell'Oceania, come pregano gl'Indiani. In questi
-trenta o quaranta volumi voi avete tutto il mondo con i suoi costumi
-bizzarri, ridicoli; con le sue leggi savie, sciocche, brutali: con le
-sue religioni, con i suoi fanatismi, con i suoi capricci, con i suoi
-pregiudizi.
-
-Che strana contraddizione! Voi non credete più ai maghi, alle fate,
-alle streghe, ma altri popoli vi credono; voi piangete quando la
-morte vi strappa una persona cara, altri popoli ridono: voi salutate
-cavandovi il cappello, altri salutano toccandosi il naso, facendo una
-strizzatina di denti; voi pagate il medico quando siete infermi, altri
-lo pagano quando stanno bene; a voi fanno ribrezzo i vermi, i ragni,
-altri li mangiano con gran voluttà. Sono tutti i popoli che vi passano
-dinanzi, dall'astuto Cinese al sanguinario Abissino; vi passano dinanzi
-come in una mostra di gala, e chi vi fa una smorfia, chi vi sorride,
-chi vi minaccia, chi vi insulta, chi piega i ginocchî, chi si nasconde,
-chi si avventa per divorarvi!
-
-Questi libri vi convincono che sul nostro pianeta, su questa trottola
-capricciosa, che gira senza mai riposarsi, sono rappresentate tutte
-le epoche, dalla selvaggia età della pietra al fanatico medioevo.
-Ciò che per noi è passato, per altri popoli è presente. Oggi, alcune
-tribù dell'Australia bevono, come Alboino, nel cranio dei congiunti e
-sposano, come gli antichi patriarchi, dieci moglie. Da noi ferrovie,
-tramways elettrici, telegrafi; nel centro dell'Africa silenzio e
-tenebre. Tutto ignorano, tutto. Adorano il sole e la luna, si cibano
-di carne umana, vanno ignudi. Guidati o trascinati dall'istinto,
-sanno solo che debbono conservare la propria esistenza. Ma sono uomini
-costoro? hanno la stessa natura nostra? Vorreste rispondere: no; ma la
-coscienza vi dice: sì. Qualunque sia il colore del volto, la forma del
-cranio o del vestito, l'uomo è uno. Furbo, vorace, fanatico, ignorante,
-selvaggio: è uomo. Sempre uguale e sempre diverso, ha un'anima
-miserabile o sublime, abbietta o nobile come la nostra.
-
-Ma non sarà sempre così. Oggi interi popoli sono ignoranti,
-antropofagi, domani saranno civili. Il progresso si avanza, il
-progresso trionfa. Ma quel giorno, in cui in ogni angolo della terra
-vi saranno ferrovie, scuole, tribunali, teatri, tutto sarà uniforme e
-monotono. Londra, Pechino, Calcutta, Gerusalemme, Gibuti, Cristianìa,
-ecc. si rassomiglieranno come gocce d'acqua.
-
-Nel duemila i libri di viaggio non saranno più interessanti!
-
-
-
-
-I libri che fanno dormire.
-
-
-Se soffrite un po' d'insonnia non correte subito dal medico. Questi
-incomincia a prescrivervi delle _specialità_ che disgraziatamente
-potrebbero farvi dormire per sempre. Ricorrete piuttosto ai libri.
-Eh! ci sono dei libri così buoni da conciliarvi finanche il sonno.
-Prendete, ad esempio, uno di quei trenta volumi del Padre Bartoli e
-vedrete che sonnifero potente!
-
-Il Marietti ebbe la felice idea di pubblicare tutto quel bagaglio
-come per dire: dormite. Il Giordani solennemente sentenzia che in quei
-volumi “c'è oro macinato e perle strutte„, ma credo che ci sia anche un
-po' di oppio. Quegli incisi, che si ficcano a frotta nel periodo, quei
-raffronti, quelle citazioni, quelle fila sterminate di nomi cinesi,
-arabi, quelle lunghe descrizioni stancano l'occhio; un dolce torpore
-vi assale; voi chinate la testa, voi dormite saporitamente e il grosso
-volume vi resta aperto dinanzi.
-
-_La Manna dell'anima_ del P. Segneri faceva dormire il Pallavicino nel
-carcere e credo che faccia santamente dormire ogni buon cristiano.
-
-Sentite un mio consiglio: chiudete in una gran cassa tutte le opere
-del Bartoli, del Cesari, del Bentivoglio, del Giambullari e compagni, e
-scrivete sopra a grossi caratteri: _qui si dorme_.
-
-Questi libri, pieni di lambiccature retoriche, di antitesi, di
-metafore, di periodi contorti e arrotonditi, meritano il primo posto
-tra i sonniferi. Le notizie più curiose, i racconti più commoventi si
-scolorano sotto quelle parole di piombo, e voi ad ogni pagina pensate
-al D'Azeglio, il quale voleva che al Decalogo si aggiungesse, come
-undicesimo comandamento: _non seccare_.
-
-Nè sono libriccini di poche pagine, ma grossi volumi di prosa fredda,
-compassata, vuota di ogni calore ed affetto. Qualche volta per
-necessità dovete leggerli; vi tocca tenerli in mano parecchi giorni per
-sgranarli alla meglio e quando siete all'ultima pagina, quando vedete
-la parola _fine_ esclamate trionfante come Diogene: “Finalmente veggo
-terra!„
-
-Ma spesso, malgrado tutta la buona volontà, non si arriva a veder
-terra. Dopo una decina di pagine la fronte si corruga, le labbra
-naturalmente eseguono quella brutta smorfia che precede la nausea: si
-sbadiglia, e gli occhi non funzionano bene. Voi resistete ancora: ma è
-inutile. Gli occhi vi mettono davanti questo dilemma: o chiudi il libro
-o ci chiudiamo noi.
-
-L'Imbriani, a proposito delle poesie dell'Aleardi, confessa: “Presi
-il libro, tagliai con la stecca i fogli dissi a me stesso, — coraggio,
-avanti, _marche_! — e lessi tutto, tutto„.
-
-Voi alle volte fate lo stesso proponimento, ma che! dopo trenta,
-quaranta pagine, non si può andare nè avanti, nè indietro; vi piglia il
-sonno e buona notte!
-
- *
- * *
-
-Sono molti questi libri che fanno dormire? Molti? ci sarebbe da
-compilarne un catalogo sterminato. Ma sia per non perdere tempo, sia
-per non far dormire il lettore, li raggrupperemo in categorie.
-
-Innanzi tutto mettiamo fuori concorso i libri degli autori viventi,
-non solo perchè il numero è purtroppo considerevole, ma anche per
-non venire a polemiche disgustose. Sono così attaccabriga i nostri
-letterati!
-
-Prima categoria. Chi vuol dormire placidamente ricorra ai trecentisti
-e ai secentisti minori. Tutte quelle novelle, novellette, canzoni,
-canzonette, pastorali, madrigali vi fanno addormentare nel bacio degli
-angeli. C'è troppo zucchero in quei libri e il troppo zucchero stomaca
-e fa dormire.
-
-Il Cavalca, il Passavanti si rinchiudono in argomenti religiosi e
-giù miracoli, leggende, visioni, parabole, ammaestramenti, precetti;
-voi sognate di stare in chiesa e di ascoltare una di quelle prediche,
-noiose e stucchevoli del vostro vecchio pievano, buon'anima.
-
-I tre Guidi, il Gianni, il Guinicelli, Cino da Pistoia, parlano invece
-di amore, ma sembrano dei bambini che piagnucolano, dei malati che
-si lamentano. Non è un amore sentito; regolato da certe forme o da
-certi sentimenti di convenzione, si stempera in frasi comuni e sciupa
-venti versi per un'idea. In tutte queste poesie trovate lo stesso
-meccanismo, la stessa posa: _trecce d'oro, guance di rose, denti di
-perle, occhi di sole_. È una continua ninna nanna, patetica, melata. Le
-personificazioni, le allegorie, i bisticci, le rime — che si affollano
-in mezzo e in fine del verso — vi ballano davanti e voi dormite.
-
-Seconda categoria. Chi vuol sognare cavalieri, dragoni, maghi,
-fate, castelli incantati, ricorra ai nostri poemi cavallereschi.
-Fortunatamente essi accennano a scomparire e nessun editore ha la
-pazza idea di far risorgere il _Malmantile_, l'_Italia liberata_,
-il _Girone_, l'_Aquileia distrutta_, l'_Amadigi_ e tutte quelle
-centinaia di poemi che ammorbarono la nostra letteratura. Se togli i
-due _Orlandi_ e il _Morgante Maggiore_, tutti gli altri, che vollero
-trattare con serietà della cavalleria, riescono pesanti e artificiosi.
-Lasciateli dormire nella libreria; se li svegliate, faranno dormire
-voi.
-
-Nessuno nega che il Trissino, il Lippi, il Tursini, il Tasso (padre)
-tengano un posticino discreto nella letteratura; anzi voi fate di
-cappello a questi signori; ma con i poemi, alla larga. Ne assaggiate un
-pezzetto nelle antologie, nei manuali di letteratura ed è già troppo.
-Leggerli da capo a piedi? Per l'amor di Dio, non lo consiglio neppure
-ai miei nemici! Quelle ottave sembrano mattonelle: la stessa struttura,
-la stessa posa, la stessa chiusa. Dopo un paio di canti vi sentite come
-una stanchezza negli occhi, la testa vi duole e se non smettete, c'è
-pericolo di un'emicrania.
-
-Si potrebbe dire; come va? questi libri formavano il diletto dei nostri
-padri; si leggevano nelle accademie, nelle corti dei Mecenati, nelle
-veglie dei popolani e non c'era mai caso che il lettore o gli uditori
-si addormentassero. Verissimo. Ma non sapete? I nostri maggiori, beati
-loro, erano tutti Paladini di Francia a tempo perduto. Non andavano in
-guerra contro Turchi e Saraceni, non erravano per le foreste in cerca
-di Dulcinee, ma in casa e a comodo facevano un po' di cavalleria con
-questi poemi.
-
-Oggi non è più il tempo di cicli e di cavalieri erranti. Erranti
-siamo un po' tutti, ma non in cerca di avventure, bensì di quattrini,
-che spesso, come a farlo apposta, si rendono irreperibili e ci fanno
-proprio quei brutti tiri che Angelica faceva ai suoi spasimanti. Una
-bricciola di cavalleria è restata nel duello a uso e consumo di quei
-fanatici, i quali per far sapere al mondo che hanno ragione, finiscono
-spesso col ricevere una sciabolata sul volto e una manata di torto: il
-torto è sempre del vinto.
-
-Ma volete sapere perchè i nostri riveriti padri non dormivano nel
-leggere quei poemi? Ve lo dico subito: non dormivano, perchè non
-avevano sonno. La sera andavano a letto per tempo, la mattina si
-levavano col sole, il dopo pranzo facevano il pisolino, che spesso
-diventava un pisolone. Data questa grande provvista, potevano
-sopportare qualsiasi lettura: il sonno non veniva. Noi no, noi si dorme
-poco. Il giorno e gran parte della notte si passa in moto. Di qua,
-di là, di sotto, di sopra: non c'è un momento di requie. Chi più e
-chi meno siamo tutti dei commessi viaggiatori. Che succede? Il sonno,
-vedendosi trascurato, come un impertinente creditore, sta sempre alla
-vedetta e quando trova l'occasione propizia si fa avanti.
-
-Terza categoria. Ogni scrittore da Dante al Manzoni, ci ha lasciato
-qualche cosa per farci dormire.
-
-Confessiamolo francamente: quante volte non ci siamo addormentati
-con il _Convito_ di Dante, con il _Mondo creato_ del Tasso, con
-l'_America libera_ dell'Alfieri, con la _Colonna infame_ del Manzoni,
-con le _Tragedie_ del Foscolo, con le _Cantiche_ del Pellico, con i
-_Panegirici_ del Giordani? E per citare un esempio più fresco il lavoro
-drammatico del D'Annunzio _Più che l'amore_ non fa dormire? Il pubblico
-che va a teatro per divertirsi, lo fischia maledettamente. L'autore
-abituato ai trionfi, è andato in furia, ha detto corna del pubblico,
-ha scomunicato tutti, dichiarando modestamente che il suo dramma è
-un capolavoro. Ma che volete? _Più che l'amore_ è noioso. Provatevi a
-leggere senza sbadigliare quel lungo dialogo fra Corrado Brando e il
-suo fedele Rendu; vi piglia il sonno ad ogni pagina.
-
-Questi libri vi indispongono di più, perchè di buona o mala voglia
-bisogna leggerli, tanto richiede la vostra professione di letterato.
-Ogni cittadino che non ha la disgrazia di essere chiamato o creduto
-uomo di lettere, può leggere ciò che vuole, scegliere i libri che più
-gli aggradano, farsene il chilo con il poeta che più gli va a genio.
-E quando dopo cinque o sei pagine o anche prima si accorge che quel
-romanzo annoia, quel dramma è monotono, quella commedia è scipita,
-quei sonetti sono fiori appassiti, getta via il volume e buona notte.
-Se glie ne domandate, non fa misteri: confessa candidamente che quei
-libri lo seccano. Ma voi potreste dire in pubblico: Non leggo il
-_Fuoco_, perchè mi fa dormire. Zitto, quel romanzo è un capolavoro. È
-stato tradotto in tutte le lingue, è arrivato al cinquantesimo migliaio
-in Italia, al ventesimo in Francia, al decimo in America ecc. Dunque
-silenzio e buon sonno.
-
-E così senza volerlo siamo entrati in un altro campo... molto fiorito.
-Quanti libri degli scrittori moderni fanno dormire? Non parliamo dei
-tanti volumi di poesie barbare o paesane, dei tanti romanzi, delle
-tantissime novelle, che vengon su alla giornata; questi libri non
-fanno dormire, perchè non si leggono. Intendiamo parlare degli astri
-maggiori, di quelli che occupano i primi posti nel moderno sistema
-planetario della letteratura.
-
-Ma chi ha il coraggio di dirlo? Quando un poeta, un romanziere è messo
-sugli altari è un santo; a lui incenso, a lui onore e gloria nel più
-alto dei cieli. Si vocifera, si dice a qualche amico che certe poesie
-del Pascoli fanno sognare, che in qualche libro del Fogazzaro c'è molto
-oppio, ma nessuno ardisce metterlo in piazza. Avreste il coraggio di
-dire ad alta voce che la _Nave_ del D'Annunzio fa dormire? Fa dormire!
-Ma siete pazzo! Giornali ne leggete sì o no?
-
-Eppure vi posso assicurare che la _Nave_ fa dormire. Il pubblico è
-vero, non dormì, perchè fu stordito dalle grida dei Catacumeni e dei
-Nàumachi; non dormì, perchè assistette al varo e credè trovarsi a
-Castellammare di Stabia o a Spezia. Ma tutti quelli che applaudirono,
-che entusiasti chiamarono fuori l'autore, metteteli a tu per tu con
-il volume; fate che essi invece di essere spettatori, siano lettori.
-Sentite a me, dormiranno alla grossa!
-
-Alla fine dei conti anche il sonno è buono e dormire un'oretta con
-un libro in mano non è un gran danno. Vergogna? Ma che vergogna! se
-siete solo. Chi viene a casa vostra a spiarvi se dormite a letto o a
-tavolino? E poi, parliamoci chiaro, volete dormir voi! Quando vi siete
-assicurato che un libro contiene molto oppio, chiudetelo. Non dovete
-dar conto a nessuno. L'autore, anche vivente, non potrà offendersi, per
-la semplicissima ragione che è lontano.
-
- *
- * *
-
-Ma nelle conferenze? Già, il guaio è nelle conferenze. L'autore
-è presente, l'autore vi guarda. Voi avete la santa intenzione di
-comportarvi sempre da galantuomo, di non fare scortesie ad alcuno, ma
-come resistere a certe conferenze noiose, noiosissime che non dicono
-nulla di nuovo e di interessante, se pure non vi ripetono ciò che in
-una forma migliore avete letto in qualche libro? E fossero almeno brevi
-queste cicalate! Passa un quarto d'ora, due, tre, vorreste gridare
-— basta, basta, mi hai rotto... i timpani —; ma non si sta mica in
-teatro! Vi scuotete, tossite, adagiate sulla palma della mano uno
-sbadiglio, un altro, ma gli occhi non vogliono affatto saperne. Che
-martirio!
-
-E dire che questo martirio è continuato. Non passa una settimana che un
-amico non v'inviti ad una conferenza. E sempre conferenze, conferenze!
-È una manìa. Noi ci lamentiamo che oggi si stampa molto, ma non abbiamo
-mai pensato quanto si parla. Non tutti sono disposti a comporre un
-libro: anche a scriverlo male occorre tempo. Poi vengono le spese
-di stampa. Non è così facile trovare oggi un editore che gli faccia
-da padre putativo: bisogna sborsare un mezzo migliaio di lire, col
-pericolo che il libro se ne resti eternamente nelle vetrine dei librai,
-per mancanza di lettori.
-
-Ma la conferenza, che bellezza! Si scrive in due o tre giorni e non
-si spende un centesimo: la sala gratis, gli uditori gratis, gratis gli
-applausi. Si ha così la grande soddisfazione di far conoscere ad amici
-e a nemici che qualche cosa si sa, che non si è perfettamente digiuni
-di scienze e di lettere.
-
-Ma è da gentiluomo invitare due, trecento poveri diavoli che hanno
-tante noie per la testa, inchiodarli per un paio di ore sopra una sedia
-e dir loro: Non vi movete, non fiatate? I poveretti ubbidiscono, ma
-spesso, non potendo far altro, dormono, salvo a svegliarsi ad opera
-finita, per applaudire e stringere la mano al _bravo_ conferenziere!
-
-Evviva la sincerità!
-
-
-
-
-I libri di donne.
-
-
-Di donne? Sì, di donne. O non vi siete ancora convinto che la donna fa
-davvero?
-
-Date uno sguardo ai vostri scaffali. Vedete: tra i romanzieri trovate
-donne, tra i poeti donne, tra gli storici donne, tra i filosofi donne,
-tra gli scienziati donne. Insomma ce n'è una rappresentanza dovunque.
-
-E poi qual maraviglia? scorrendo le nostre storie troviamo che la donna
-ha messo lo zampino in tutti i rami dello scibile e n'è uscita sempre
-con onore.
-
-L'Agnesi a sedici anni parlava già molte lingue ed era dottissima nelle
-discipline filosofiche e matematiche; l'Ardighelli a quattordici anni
-teneva un forbito discorso sulla forza dell'elettricità; l'Amoretti,
-molto encomiata dal Parini, a quindici anni sosteneva per due giorni
-una lunga disputa filosofica con un fanatico accademico e una brutta
-figura non la fece; la Cicci a dieci anni, quando voi sgranate a
-stento un libriccino di quarta elementare, sapeva a memoria la _Divina
-Commedia_! Orologi caricati! Si fa presto a dirlo. Il fatto si è che la
-donna sa fare qualche cosa.
-
-Se avessi tempo vorrei scrivere un libro su queste donne, che si
-sono distinte nelle scienze e nelle lettere, che hanno dato il loro
-contributo, forse minimo, ma sempre efficace, finanche in quei tempi di
-schiavitù, in cui la donna, condannata a restarsene in casa, come umile
-ancella, dava occasione a far discutere se avesse perfino... un'anima.
-
-Questo libro dovrebbe essere dettato senza quell'aria di superiorità
-che siamo soliti prendere noialtri uomini, quando parliamo delle donne;
-ma giacchè non posso scrivere il libro, non ho diritto di dare consigli
-a chi forse un giorno lo scriverà e a modo. Anzi metto da parte le
-donne scienziate. Non ho letto i loro libri, non li ho neppure visti.
-Dovrei ricorrere alle grandi biblioteche e starmene un paio di mesi a
-divorare diversi volumi, che, quantunque dettati da amabili signorine
-e da rispettabili dame, potrebbero farmi un gran male. Di scienze son
-quasi digiuno e credete che bastino due e quattro mesi per assaporarne
-un pochino? Ingoiando così alla diavola tutta quella roba, correrei il
-rischio di una indigestione a onore e gloria del sesso gentile. Dunque
-lasciamo stare. Delle donne scienziate ne parlino con competenza gli
-scienziati. Ognuno faccia il suo mestiere. La coscienza mi va ripetendo
-di aver già detti molti spropositi in questo libro e non voglio di
-proposito aggiungerne altri. Solo Pilato poteva permettersi di dire
-_quod scripsi scripsi_. Noialtri dobbiamo pensarci bene; in caso
-contrario ci tocca rimangiare ciò che abbiamo scritto.
-
-Dunque saluto rispettosamente queste donne scienziate, e parlo di
-quelle non meno rispettabili, che si dettero a coltivare le lettere.
-
-La storia letteraria ci dà un elenco sterminato di poetesse, che in
-tutti i secoli hanno cantato più o meno melodiosamente. Sempre così! La
-scienza è la _sancta sanctorum_, dove pochi sono ammessi, è la ricca,
-ma severa matrona, che prima di concedere le sue grazie impone un
-lungo noviziato. Ma la letteratura — che democratica! — accoglie tutti.
-Potrebbe meritare, se non fosse profanazione, quella coppia di versi
-che Dante scriveva per la misericordia di Dio:
-
- . . . . . ha sì gran braccia
- Che prende ciò che si rivolve a lei.
-
-Un povero diavolo, che vuol ottenere il nome di scienziato, deve
-logorarsi per una ventina d'anni nei gabinetti fisici, nei gabinetti di
-anatomia, negli orti botanici, negli osservatori meteorologici. Ma la
-letteratura, sia sempre benedetta, non impone tutti questi sacrifici.
-Basta che sappiate leggere un po' da cristiani e mettere insieme un
-periodo che non zoppichi; avanti! la letteratura vi apre le braccia:
-potete scrivere, pubblicare sonetti e canzoni. Nessuno avrà che dirvi,
-nessuno potrà domandarvi “come sei entrato?„
-
-Quindi non fa maraviglia se le scienziate sono poche e le... poetesse,
-una legione. Le donne più degli uomini sono nate col bernoccolo della
-cicala. O allora perchè la cicala è di genere femminile?
-
-Ma lasciamo stare lo scherzo. Volevo dire che in ogni secolo ci
-sono state delle poetesse, le quali hanno meritato congratulazioni
-e applausi dai letterati del tempo. Per lo più le principesse, le
-baronesse, le dame di corte, le mogli e le figlie di artisti, passavano
-la vita in mezzo ai poeti. Ogni sera sentivano declamar poesie;
-senti oggi, senti domani, finivano coll'imparare il mestiere, e prima
-timidamente, poi con disinvoltura, dettavano poesiette, per lo più
-amorose, tanto per far sapere che un po' di gusto l'avevano anch'esse.
-E i signori poeti, un po' per cortesia cavalleresca, un po' per
-rispetto alle padroncine, un po'... voi m'intendete, si davano subito a
-battere le mani, a chiamarle _Saffo novelle_!
-
-Ma oggi chi ricorda più quelle poetesse, encomiate dall'Ariosto, dal
-Tasso (padre e figlio), dal Bembo, dal Poliziano, dal Varchi, dal Caro,
-dal Firenzuola, dal Berni e compagni? Una certa Giulia Rigolini ebbe
-vaghezza di comporre una dozzina di novelle sul metro del Decamerone,
-e i sopracciò della letteratura sentenziarono che tali composizioni
-_insigni argumento, artificio mirabili, eventu vario, esitu
-inaspectato_, stavano alla pari col modello, anzi erano un tantino
-_clariores_!
-
-Tarquinia Molza, figlia del poeta Francesco, fu sollevata tanto in
-alto che forse perciò noi oggi non la vediamo più, neppure con forti
-telescopî. Venne chiamata _la più dotta fra tutte le più illustri
-matrone che sono, che fûro e che saranno in avvenire_. E questa corona
-di superlativi non le fu intrecciata da un poeta, il quale si lascia
-facilmente prendere la mano, ma da un filosofo, da Francesco Patrizi,
-che doveva essere poco tirato all'entusiasmo. Il Tasso fece di più,
-volle eternarla nei suoi _dialoghi_. Ma questa volta sia il filosofo,
-sia il poeta non riuscirono che ad imbalsamare un cadavere. La Molza è
-morta e seppellita.
-
- *
- * *
-
-Il Sonzogno ha raccolto in un modesto volume della Biblioteca Classica
-le poesie di Vittoria Colonna, di Gaspara Stampa e di Veronica Gambara,
-come per dire: “Solo queste tre donne meritano di essere chiamate
-poeti. Fino all'ottocento non c'è altro.„
-
-Ha torto il Sonzogno? Non credo. Del resto così la pensano tutti i
-compilatori di antologie. Aprite le nostre migliori antologie e non
-trovate che un paio di canzoni della Colonna, qualche sonetto della
-Stampa e una dozzina di strofe della Gambara. E delle altre poetesse?
-Silenzio.
-
-Solo il Torraca nel suo _Manuale di letteratura_, fa un'eccezione
-per la Torelli e ne riporta un sonetto. Ma che volete! quel sonetto
-sembra bellissimo al Carducci e il Torraca per mostrarsi ossequente al
-dittatore ha dato uno strappo alla consuetudine.
-
-Dunque se alcuno desidera conoscere come le nostre donne maneggiassero
-il verso nei tempi andati, deve ricorrere a quel volume del Sonzogno,
-che costa appena una lira. Una lira, venti soldi tutta la produzione
-poetica del sesso gentile!
-
-Ci dispiace però che queste tre gentildonne sono presentate dallo
-Stecchetti con una _prefazione critico-biografica_. Che bel cavaliere!
-È vero che qui lo Stecchetti prende il vero nome di battesimo — Olindo
-Guerrini — e non ricorda affatto l'autore di _Postuma_. Corretto,
-correttissimo: non una parola equivoca, non una frase men che onesta.
-O credete che lo Stecchetti sia davvero uno screanzato! Io non credo
-niente, dico semplicemente: il Sonzogno avrebbe fatto meglio a dare un
-altro maggiordomo a quelle tre poetesse. Lo Stecchetti è indicato per
-una prefazione alle _Novelle_ del Casti o alle _Poesie_ del Marini, —
-si troverebbe nel suo mondo. Per quelle distinte signore ci voleva o il
-Pascoli, o il Fogazzaro, o il Panzacchi!
-
-Ma ritorniamo al nostro argomento. Queste tre poetesse — che si sono
-salvate dall'oblío, che hanno vinto il gran concorso bandito dal tempo
-— sono tre infelici amanti, e le loro poesie sono quasi sempre un
-pianto, un pianto monotono, reso più monotono dalle continue figure
-retoriche. Non manca il sentimento, specie nella Stampa, ma quel
-sentimento spesso si raffredda a traverso i contrasti, le metafore, le
-similitudini artificiosamente ricercate.
-
-Vittoria Colonna erra di convento in convento, di ritiro in ritiro
-e non sa parlare d'altri che del povero marito morto; ne canta la
-bellezza, ne enumera i pregi, ne immortala le imprese. Che eroe, che
-eroe! Se fosse vissuto al tempo di Roma, Virgilio l'avrebbe preferito
-ad Enea!
-
-Spesso ha momenti di vera disperazione:
-
- . . . mi sforza la nemica sorte
- Le tenebre cercar, fuggir la luce,
- Odiar la vita e desiar la morte.
-
-Poi ricorre alla religione, pensa ai dolori della Vergine, medita sulla
-caducità della vita umana: ma che! sul più bello, il pensiero dello
-sposo ritorna: siamo daccapo, l'elegia incomincia:
-
- Or vedi come
- m'ha cangiato il dolor fiero ed atroce,
- Che a fatica la voce,
- Può dar di sè la conoscenza vera.
-
-La seconda, la Stampa, molto più infelice, va dietro al Conte
-Collatino, il quale, dopo averla amata, non vuol saperne più e si tedia
-di quei piagnistei. La innamorata fanciulla non sa rassegnarsi a questo
-abbandono e come per richiamarlo all'ovile gl'indirizza una sequela
-sterminata di sonetti, di canzoni, di capitoli. Lo bamboleggia, lo
-carezza, lo chiama con i nomi più dolci, lo paragona al cielo, al sole,
-al Parnaso. O il Conte! il Conte! io voglio seguirlo dovunque.
-
- Ponmi ove il mare irato geme e frange,
- ... ove il sol più arde e più sfavilla;
- Ponmi al Tanai gelato, al freddo Gange,
- ove per l'aria empio velen scintilla:
- io sono sempre lieta,
- Purchè le fide sue due stelle vere
- Non rivolgan da me la luce usata.
-
-Difatti, finchè questo benedetto Conte (poeta anche lui!) le fa buon
-viso, la fanciulla è contenta più degli angeli che se ne stanno presso
-il trono di Dio.
-
- Io non vi invidio punto, angeli santi,
- Mentre ho davanti i lumi almi e sereni,
- Di cui convien che sempre scriva e canti.
-
-Ma quando il Conte l'abbandona, la poveretta è disperata: piange,
-piange da commuovere le pietre.
-
- Piangerò, arderò, canterò sempre.
- Finchè morte e fortuna il tempo stempre.
- All'ingegno, occhi e cor, fuoco e pianto.
-
-Fortunatamente la morte, più pietosa del Collatino, venne e la povera
-Stampa cessò di piangere e di cantare.
-
-In ultimo si presenta la Gambara, la quale in mezzo alle noie del suo
-piccolo stato, spesso tocca la lira. È una donna di animo virile, che
-canta in una forma piuttosto classica, ispirandosi all'arte greca e
-latina, di cui è amantissima.
-
-Appena le muore il consorte riveste di nero gli appartamenti, i cocchi,
-i cavalli e anche... la lira; ma non si avvilisce, non si dispera: chi
-si dispera, si danna e lei vuol andare invece in paradiso per rivedere
-lo sposo:
-
- La tema di non andar ove il bel viso
- risplende sopra ogni lucente stella,
- mitigato ha il dolor
- sperando in paradiso
- l'alma veder oltre le belle bella.
-
-Brava la Gambara che pensava all'eternità! Oggi è certamente felice,
-perchè ha ritrovato il consorte!
-
-Ma abbiamo pianto abbastanza con queste tre gentildonne; è tempo
-di presentare i nostri ossequi ad altre poetesse, che non ebbero la
-disgrazia di restare vedove.
-
-Ecco: in mezzo alle opere del Foscolo, del Giusti, trovo le poesie
-della Guacci. È un volume del 1847, resosi oramai raro, perchè i nostri
-editori non credono opportuno farne una ristampa; nè il Croce, che
-raccoglie, cura, commenta i lavori del De Sanctis, dell'Imbriani, dello
-Spaventa, ha finora pensato alla Guacci.
-
-Eppure questa nobile e cara poetessa meriterebbe di entrare nella
-moderna letteratura. Mi sembra vederla, quando ancora giovinetta
-declamava le sue poesie alla presenza del Puoti, del Poerio, del
-Dabbono, del Leopardi e del Giusti.
-
-Il suo genere preferito è la lirica, lirica forte che ricorda quella
-del Foscolo e del Prati. Il Settembrini, sempre un po' eccessivo nei
-suoi giudizî, presenta il volume della Guacci come “uno scrignetto di
-gioielli, diamanti di acqua purissima, di lavoro perfettissimo„. Questa
-volta il Settembrini merita venia: una fanciulla che canta con tanta
-grazia e leggiadrìa innamora.
-
-Ma, checchè si dica, queste poesie hanno un valore indiscutibile. La
-Guacci non piagnucola per amore, non si rinchiude in argomenti sacri,
-per terminare il suo canto con un sospiro alla petrarchesca o con una
-giaculatoria: nessun frastuono, nessun rimbombo; la forma classica,
-naturalmente castigata e densa di pensiero, rivela un animo virile, più
-di certi poeti moderni, che trattano la poesia come un gingillo.
-
-Qui debbo fermarmi e prendere fiato.
-
-Sono giunto a metà del cammino e quel che è peggio sto per entrare in
-un campo molto vasto. Mi tocca parlar delle letterate moderne. Dio mio,
-che esercito! Se fossi poeta ricorrerei alle Muse per essere illuminato
-e sorretto; ma non posso invocarle in un modesto lavoro di prosa. Le
-nove verginelle se ne stanno in Elicona a solo uso e consumo dei vati!
-Mi tocca dunque entrar solo nell'agone.
-
-Innanzi tutto metto fuori le letterate straniere. Ognuno decanti le
-sue eroine. E poi come parlare della Sand, la quale cambiandosi il
-nome e vestendosi spesso da uomo, quasi rinnegò il proprio sesso? come
-parlare di Madama De Staël, di questa amazzone che scrisse di politica,
-di storia, di sociologia e che ebbe l'audacia di voler insegnare ai
-filosofi come va intesa la vita, ai re, come si governa?
-
-Unica eccezione dovremmo farla per Carmen Sylva, che di tanto in tanto,
-fa sentire la sua voce melodiosa: ma le regine debbono essere giudicate
-dalle regine! Noi siamo monarchici e rispetto ne abbiamo per le signore
-coronate, specie quando sono colte, amabili, caritatevoli.
-
-Sentite: se l'Alighieri, il Petrarca ecc. potessero ritornare in
-vita, resterebbero molto maravigliati nel vedere che le nostre donne
-somigliano poco alle Beatrici e alle Laure. Oggi le donne scrivono
-romanzi, novelle, studî critici, storici; sono ascritte a circoli di
-cultura, dirigono riviste e periodici, danno brillanti conferenze,
-facendo restare con un palmo di naso noialtri uomini.
-
-Un tempo una donna che si presentava in pubblico era accolta con una
-certa indulgenza; tutti la guardavano con benevole superiorità, come
-per dire: poverina, è una donna! Ma oggi, eh! oggi dinanzi a una donna
-colta siete voi che vi sentite piccino!
-
-Un secolo fa la Guacci, timida, aveva quasi vergogna di far sapere che
-scriveva versi e solo per le continue insistenze di parenti e di amici
-dette alle stampe le _liriche_; Ada Negri invece, confinata a Motta
-Visconti ad insegnare l'abbecedario, sente una voce interna che le
-dice: Tu non devi consumare così la tua vita:
-
- Vedi laggiù nel mondo
- Quanta luce di sole e quante rose!
- Senti pel ciel giocondo
- I trilli delle allodole festose
- Che sfolgorío di fedi e d'ideali
- Quanto fremito d'ali!
-
-No, non può restare in quel paesello, ella vuole la sua parte di sole e
-di gloria. E quanto la Bisi la presenta all'Italia, l'umile maestrina
-lascia i quaranta scolaretti stizzosi e poltroni e si consacra
-all'arte. Non si nasconde sotto un pseudonimo. Nascondersi! e perchè?
-Mi chiamo Ada: sono una donna, come tua sorella, come la tua sposa.
-Che! non ho anch'io un cuore che palpita?
-
-E non solo la Negri coltiva con successo le lettere.
-
-Guardate: quello scaffale a destra è pieno di libri di donne.
-
-Ecco le poesie della Fusinati e della Brunamonti, le due care poetesse
-che accordano in bell'armonia i santi affetti domestici col sacro
-amor di patria. Sono due mamme, due buone mamme; l'una un po' austera
-per la sua forma classica e, quasi direi, aristocratica; l'altra più
-dolce anche quando tocca la molla potente dell'amor di patria. Qui
-gli _Amanti e l'albero della Cuccagna_ di Matilde Serao, di questa
-instancabile lavoratrice, vero ritratto della vita napoletana; là gli
-_Innamorati_ della Contessa Lara. Povera Evelina! vittima delle proprie
-passioni, avventuriera per natura, trascorse una vita infelice. Leggete
-i suoi versi: sotto quell'ardore sensuale, sotto quella sete di voluttà
-peccaminosa si sente una voce di tristezza languida. È rimorso? è
-disgusto? Lasciamola in pace nella sua tomba insanguinata, ricordando
-per lei quella massima del Vangelo, tanto sublime e tanto modernamente
-giusta: _molto le va perdonato, perchè molto ha amato_.
-
-Qui due nitidi volumi della Deledda. Come è simpatica questa giovane
-sarda! Le popolane della sua isola, ignoranti e superstiziose,
-gridano allo scandalo, vedendo che una fanciulla si è data a scrivere
-libri. Ella intanto, rinchiusa nella sua romita Nuoro studia,
-studia indefessamente e senza essere ascritta ad alcuna conventicola
-letteraria, senza la comoda _reclame_ di amici, arriva a farsi un buon
-nome nell'arte, rievocando con i suoi romanzi il passato glorioso della
-sua isola. Noi abbiamo sempre creduto che la Sardegna fosse un covo di
-briganti, una terra semi selvaggia. La Deledda ci dice: no, vi siete
-ingannati, i sardi non sono briganti, sono uomini forti, uomini di
-cuore.
-
-Qui un numero della _Moda del giorno_ fa pensare a Donna Paola,
-questa brillante e bizzarra scrittrice. Sentite: se il feminismo va
-avanti, nel 2000 le signore e le signorine saranno tutte sul tipo di
-lei. Poveri uomini! avrete che fare con delle donne spregiudicate e
-originalissime.
-
-Curioso! tra le _Tempeste_ della Negri e i _Momenti lirici_ dalla cara
-e sventurata Aganoor, ecco le poesie erotiche e scarmigliate di Annie
-Vivanti, la quale con un forte spintone del Carducci fu messa in prima
-fila e brillò come un pianeta. Ma oggi che il dittatore è morto, la
-poverina si trova a disagio e ha pensato bene a ritirarsi e a non aprir
-più bocca: scrive romanzi, sì, ma non canta più.
-
-Là, in fondo _Le liriche_ di Luisa Anzoletti, di questa simpatica
-trentina, che educata allo studio profondo dei classici, riveste
-di eletta forma le dolci aspirazioni del suo cuore. Cattolica per
-convinzione, canta la carità, l'amore per tutti, e dedica i suoi versi
-alle
-
- genti meste
- Che lagrimar non vidi indarno mai!
-
-E la Baccini, la Bisi, la marchesa Colombi, la Vertua Gentile? Queste
-buone signore entrano nelle scuole primarie e con i loro libriccini
-dànno dei buoni consigli, dei sani ammaestramenti ai nostri bimbi. Sono
-le mamme di tutti, le quali pare che dicono come Cristo: lasciate che i
-fanciulli vengano a me!
-
-E noi fidenti li mettiamo tra le vostre braccia i bimbi. Parlate loro
-di Dio e della patria, spargete i semi di quella sana morale, di cui la
-donna dovrebbe essere la banditrice e la gelosa custode!
-
-Ma chi può parlare di tutte queste poetesse, romanzieri, educatrici?
-Voi ve le vedete davanti, come in una grande fotografia, con quel
-fascino, con quella dolcezza, con quella soavità che incanta e
-conquide.
-
-Sono madri, sono spose, sono figliuole, che pur non tralasciando i
-sacri doveri domestici, coltivano l'arte con vero intelletto d'amore.
-
-Oh! siate benedette! Voi affermate in modo solenne che la donna può,
-e deve sollevarsi dall'abbiezione, in cui il pregiudizio e l'ignoranza
-l'avevano trascinata.
-
- *
- * *
-
-Ma appena staccate l'occhio da questi libri vi assale un grande
-sconforto.
-
-— Perchè — vi domandate — mentre nell'Italia settentrionale e centrale
-fioriscono tanti eletti ingegni, la maggior parte delle nostre donne
-meridionali sono ancora ignoranti e superstiziose? È inutile andare
-arzigogolando pretesti; la colpa è nostra che siamo ancora attaccati
-agli antichi sistemi educativi. Com'è mai possibile che la donna possa
-sollevarsi dall'abbiezione in cui si trova, se appena ha terminate
-le classi elementari, le dite imperiosamente: _basta!_ — I giovani
-debbono ad ogni costo continuare gli studî ed anche se svogliati,
-poltroni, deficienti, frequentar licei ed università; alle fanciulle si
-dice invece: _basta_. Basta e perchè? perchè condannarle a consumare
-i migliori anni sui merletti, nelle trine, su tanti altri puerili
-ornamenti, i quali non fanno che svegliare quel basso sentimento di
-vanità, cui la donna, per un principio atavico, è naturalmente tirata?
-
-Confessiamolo: i doni, i ricordi, che le nostre fanciulle ricevono
-dai genitori, dai parenti, dai fidanzati sono sempre oggetti di lusso
-— cappellini, guanti, sciarpe, ecc. — giammai un libro educativo, che
-parli al cuore, che arricchisca la mente di utili cognizioni.
-
-Se vi permettete di dire a qualche padre. “Sa', la sua figliuola ha
-una bella disposizione allo studio; perchè non le fa frequentare il
-ginnasio?„ vi sentite rispondere: “Non ci mancherebbe altro!„
-
-Qual maraviglia dunque se le nostre figliuole vengono su piene di
-pregiudizi e passano il loro tempo ad ornarsi, ad imbellettarsi,
-per apparire un po' più leggiadrette e vezzose? Inaridite le facoltà
-intellettive, non resta che darsi ai gingilli e alle moine. Così si
-presentano all'altare, così si preparano ad essere madri.
-
-Quante signore conosco, signore rispettabili per censo e per nobiltà
-di natali, che leggiucchiano appena la cronaca del giornale e il
-libriccino della messa! Quando vi trovate in conversazione con
-queste poverette vi tocca discorrere di faccende domestiche, trattare
-argomenti frivoli; più in là non si può andare: quelle nobili matrone
-non avrebbero la forza di seguirvi.
-
-Si dice in una forma più o meno enfatica che la donna deve essere la
-vestale domestica, destinata da Dio ad alimentare la fiamma dell'amore,
-della carità, del sacrificio; si dice che la donna ha il dominio intero
-della casa; si dicono tante cose sulla donna. Ma di grazia, che potrà
-mai compiere una vestale superstiziosa, una regina semi ignorante?
-
-Oggi l'uomo sente il bisogno di trovare nella sua compagna non solo
-la buona massaia, la semplice madre dei figli, la muta e involontaria
-ispiratrice, ma una creatura intelligente e colta, che lo consigli,
-lo sorregga nelle aspre lotte della vita moderna. Intanto si vede a
-fianco una donna piena di pregiudizii, che crede ancora alle fate, che
-non sa decidersi a viaggiare di venerdì, che chiama opera diabolica il
-cinematografo, che ignora in breve tutto quello che l'umano ingegno ha
-prodotto in questo secolo.
-
-Non sono un femminista, nè credo vantaggioso per la società che la
-donna entri nella vita pubblica, sieda al banco del governo, si covra
-della toga del magistrato, declami dalla cattedra universitaria. Ciò
-che vorrebbero alcuni fanatici innovatori è un'utopia! La differenza
-fra l'uomo e la donna ci dev'essere. L'uomo assennato per logica, la
-donna per sentimento, l'uomo giudica per riflessione, la donna per
-istinto.
-
-Ma rendete _ragione_ quell'_istinto_, e la donna, pur restando donna,
-pur restando l'amabile e fedele compagna, non sarà più ciarliera,
-superstiziosa, ciecamente impulsiva. Istruitela, fatele comprendere
-che ha un'anima, che ha un'intelligenza e la donna, conoscendo così
-la propria dignità, potrà compiere intera quella santa missione cui la
-Provvidenza la destinava.
-
-
-
-
-Gli umili e i superbi.
-
-
-Un tempo i libri si pagavano un occhio.
-
-Nel secolo XIII una Bibbia, ad esempio, costava la bella somma di 60
-fiorini d'oro. Nel 1392 una baronessa di Germania dette alla propria
-figliuola per dote, e parve dote grandissima, pochi libri usati; un
-vescovo lasciò un breviario per comprare delle terre; il Poggio, con
-la vendita di un Tito Livio acquistò un villa; Luigi XI di Francia per
-leggere non so qual libro dovè dare in pegno tutte le sue argenterie;
-un certo Goffredo di Saint Leger nel 1332 confessa “avanti notaro aver
-venduto, ceduto, trasferito sotto ipoteca di tutti i singuli suoi beni
-e garenzia del corpo stesso al Signor Gerardo di Montagu lo _Speculum
-Historiale_.„ La moglie di un altro Goffredo, Conte di Augou — a quanto
-dicono gli annali Benedettini — comprò da un vescovo una raccolta di
-omelie, pagando “ducento pecore, un moggio di frumento, uno di segale,
-uno di miglio e finalmente cento pelli di martora„. Pochi libri sacri
-e qualche classico greco e latino costarono al Cardinale Bessarione la
-bellezza di trentamila zecchini.
-
-Nè ciò dovrà far maraviglia. Si scriveva sopra le foglie di palme o
-sulle fibre del papiro, e fortunato chi possedeva un libro.
-
-E quando il papiro d'Egitto venne a mancare per la dominazione degli
-Arabi, si raschiavano le scritture per sovrapporvi delle altre e la
-_Repubblica_ di Cicerone, il _codice_ di Teodosio dovè cedere il posto
-a qualche antifonario o trattato di confessione.
-
-I poveri letterati mancavano di libri. Bisognava ricorrere alla Corte o
-al Santo Padre, perchè solo re e papi si potevano permettere il lusso
-di una discreta biblioteca. E noi sappiamo di molti scrittori che
-non potendo possedere un esemplare dell'_Iliade_ o dell'_Odissea_ si
-accontentavano di un compendio, di un estratto, come se si trattasse di
-un'opera filosofica o scientifica.
-
-Il Petrarca dovè copiarsi di sua mano le opere di Cicerone e si
-lamentava sempre dei copisti.
-
-"Chi recherà — egli esclamava — efficace rimedio alla loro ignoranza e
-viltà? Non parlo dell'ortografia già da lungo tempo smarrita. Costoro
-confondendo insieme originali e copie, dopo aver promesso una, scrivono
-cosa affatto diversa, sicchè tu stesso più non riconosci quanto avevi
-dettato.
-
-Se Cicerone, Livio, Plinio Secondo risuscitassero, credi tu che
-intenderebbero i propri libri? Non v'ha freno, nè legge alcuna per tali
-copisti, senza esami, senza prova alcuna prescelti: pari libertà non si
-dà per i fabbri, per gli agricoltori, per i tesserandoli, per gli altri
-artigiani.„
-
-Questo lamento non era solo del Petrarca, ma di tutti gli studiosi.
-Quei benedetti amanuensi si servivano spesso di abbreviature, di
-ghirìgori, di tratti verticali più o meno inclinati da rendere la
-scrittura bizarra e indecifrabile. Un salterio latino, trovato a
-Stramburgo dal Tritennio, si credeva scritto in lingua armena. Alle
-volte nello stesso manoscritto si trovavano brani di opere disparate,
-parole sconnesse; “c'era sempre da dubitare — dice il Petrarca — se era
-opera di scrittore o di barbaro.„ Qualche buon copista o calligrafo
-non mancava. Il Petrarca negli _Scrittori Parmensi_ parla di sedici
-calligrafi valenti; nella _Storia di Parma_ ne ricorda altri otto.
-Sappiamo pure di un certo Jacopo Fiorentino, frate camaldolese, il
-quale, con una pazienza tutta monastica, copiava con caratteri nitidi
-opere latine e greche. Fu molto stimato in vita e in morte: basti
-dire che la sua mano destra fu conservata in un tabernacolo come una
-reliquia di santo. Ma fatta eccezione di questo Jacopo e di altri
-pochi, i copisti erano una ciurma di speculatori e d'ignoranti che
-guastavano o sconvolgevano ogni cosa con grave danno delle lettere.
-
-Evviva Giovanni Guttemberg che dette il bando alle tavolette incerate,
-ai papiri, alle pergamene, ai palinsesti! La stampa, la stampa!
-
-I sonnacchiosi copisti strillarono contro questo nuovo ritrovato e
-chiamarono la stampa col nome di magìa.
-
-Sì, quale scoperta è stata più magica della stampa? Neppure il
-Guttemberg poteva mai immaginare che i suoi modesti caratteri
-mobili, perfezionati attraverso i secoli, avrebbero apportata così
-straordinaria innovazione nel campo del sapere. Oggi i libri non sono
-più il patrimonio di pochi privilegiati, nè c'è bisogno di zecchini per
-avere l'_Iliade_ o l'_Eneide_. Con una lira avete fino a casa la vostra
-brava _Divina Commedia_; l'_Iliade_ tradotta, annotata, commentata,
-preceduta da cenni biografici sull'autore, una lira; _Le storie_ di
-Erodoto, una lira; le _Tragedie_ di Sofocle o di Euripide una lira.
-Abbiamo biblioteche classiche, biblioteche romantiche, biblioteche
-amene, biblioteche scientifiche ad una lira al pezzo. Ed ogni pezzo è
-costituito da un volume più o meno tarchiato, ma sempre pregevole.
-
-Fino a pochi anni fa quel capo ameno del Perino vi mandava per
-cinquanta centesimi i _Promessi Sposi_, le _Poesie_ del Giusti o del
-Leopardi, la _Gerusalemme Liberata_ o l'_Orlando Furioso_. È vero; i
-caratteri sono un po' minuti, di tanto in tanto sfugge qualche errore
-di stampa; ma paragonate questi volumi con i manoscritti antichi e c'è
-da ringraziare la Provvidenza.
-
-Con cinque soldi il Sonzogno vi offre un volume della _Biblioteca
-universale antica e moderna_, in cui trovate i migliori lavori
-letterarî, storici, scientifici, filosofici, politici di tutti i
-tempi e di tutti i paesi. Come sono preziosi questi volumetti che vi
-fanno gustare le più belle creazioni dell'arte! Non avete familiarità
-col greco? con cinque soldi potete leggere nella vostra bella lingua
-italiana le _Odi_ di Anacreonte, le _Rane_ di Aristofane, il _Manuale_
-di Epitteto, le _Storie scelte_ di Erodoto, le _Odi_ di Pindaro, i
-_Detti memorabili_ di Socrate. Balbettate appena l'inglese? vi sa duro
-il tedesco? leggiucchiate lo spagnuolo? Questa benemerita biblioteca vi
-offre tradotti i più bei lavori del Cervantes, del Moro, del Calderon,
-del Goethe, dell'Heine, del Klopstock, dell'Ibsen, del Wal Wsitman: vi
-traduce finanche dal Cinese lo _Scic-mai-ghan_, e per cinque soldi vi
-dà un _Dente di Budda_.
-
-Quel benemerito editore va ancora più in là: tre soldi una bella Vita
-di Dante o del Petrarca o del Manzoni; una piccola grammatica francese,
-o inglese, o spagnuola; una modesta antologia di prose italiane; brevi
-racconti morali, un manualetto dei sinonimi più comuni, un compendio di
-storia.
-
-Evviva il progresso! evviva il buon mercato! Con un centinaio di lire
-potete acquistare un discreto numero di libri, e metter su una piccola
-biblioteca a modo.
-
-Romanzi però non ne comprate nè a una lira, nè a cinquanta centesimi. O
-non sapete che quest'anno un editore di Firenze, il Quattrini, ha avuto
-un'idea genialissima? Ha detto o pure ha pensato così: “Il romanzo non
-è un poema, una storia, un saggio critico o filosofico che va letto,
-riletto, studiato e postillato. Il romanzo si legge e basta. Dunque
-perchè dargli la forma di un libro e farlo pagare col pepe? Facciamolo
-comparire sotto gli abiti di un giornale.„ E il signor Quattrini
-pubblica ogni giovedì un _giornale-romanzo_, che costa tre miserabili
-soldi e che contiene un intero romanzo. E che romanzi! _Il Padrone
-delle Ferriere_, il _Quo vadis?_, l'_Olmo e l'Edera_, _La signora dalle
-Camelie_, _La vita Militare_, _Un giorno a Madera_, _La torpediniera N.
-39_, _Una sonata a Kreutzer_.
-
-Insomma per farla breve con sette lire, cinquantadue romanzi completi.
-E dategli un po' di tempo a questo Sig. Quattrini. Egli promette la
-serie B, per i romanzi di avventure, la serie C, per i poemi. Insomma
-fra dieci anni tutti i libri diventeranno giornali.
-
- *
- * *
-
-Ma anche oggi ci sono i libri superbi.
-
-Gli scrittori moderni somigliano alle donne: alzano un po' troppo la
-cresta, quando si vedono corteggiati.
-
-La _Divina Commedia_, cinquanta centesimi; il _Canzoniere_, cinquanta
-centesimi; i _Promessi Sposi_, cinquanta centesimi; ma l'_Idioma
-Gentile_, quattro lire; _Maternità_, quattro lire; _il Santo_, quattro
-lire; _la Cena delle Beffe_, quattro lire; _Leila_, cinque; _la Nave_,
-sei; _Fedra_, sette.
-
-E poi questi signori si lamentano che i loro libri non sono popolari.
-Che pretenzione! popolari a quattro lire? Con i tempi che corrono,
-pochi possono metter mano al borsellino e sacrificare quattro lire per
-un romanzo, per un dramma, per una dozzina di novelle o un centinaio di
-sonetti.
-
-Lo so, altro è un libro che si ristampa, altro è un libro nuovo, ma da
-cinquanta centesimi a quattro lire ci corre.
-
-Sentite a me: come si fa in teatro? C'è posto per tutti. Il principe,
-il conte, il barone, l'onorevole, l'alto magistrato si pavoneggia nel
-suo palco; l'agiato borghese si sprofonda nella poltrona; il povero
-operaio se ne sta là impalato sul loggione. Si tratta di maggiore o
-minore comodità, di sedere sul damasco o sulla nuda panca, ma la musica
-e il canto arriva all'orecchio di tutti con egual dolcezza.
-
-Fate anche voi così. Di ogni opera due edizioni: una economica e
-un'altra di lusso. Date le illustrazioni, gli acquerelli, i tagli
-in oro, le legature rosee a chi le vuole; noi studiosi, noi modesti
-insegnanti, vogliamo sapere semplicemente che cosa avete scritto.
-
-Alcuni l'hanno capito. Lo Zanichelli, ad esempio, raduna tutte le
-opere poetiche del Carducci: le _Odi barbare_, le _nuove Odi barbare_,
-le _Terze Odi barbare_, le _Rime nuove_, _Iuvenilia_, _Levia Gravia_,
-_Giambi_, _Epodi_, _Intermezzi_ ecc. e dice: Andiamo, tutta questa roba
-per dieci lire! E questa roba, com'è da immaginarsi, è andata a ruba.
-
-Imitate lo Zanichelli; sarete più popolari e... farete quattrini!
-
-
-
-
-Il vocabolario.
-
-
-Prima che lo diciate voi, lo dico io: il De Amicis ha parlato del
-vocabolario e ne ha parlato da par suo. Questo simpatico scrittore
-somiglia un po' a Victor Hugo: vuol far amare tutto ciò che egli ama.
-Seguendo le orme del Manzoni, che ebbe la pazienza di “spogliare e
-rispogliare il vocabolario„, volle anche lui mettersi all'opera e
-leggerlo da capo a piedi.
-
-“Che bellezza! Che incanto! Il vocabolario diletta più di un romanzo.„
-E per due pagine il De Amicis tesse il panegirico di questo librone,
-che nessuno, a quanto mi sappia, aveva pensato di mettere sugli altari
-con tanto entusiasmo.
-
-Però dopo averlo letto e postillato a dovere esclama: Italiani, noi
-siamo poveri di lingua, noi siamo anemici. Ognuno di noi non conosce
-che poche centinaia di parole e di modi, e stiracchiando, ricorrendo a
-perifrasi, cerca di esprimere alla meglio ciò che vuole. Perchè questo
-sforzo? perchè questa miseria? La nostra lingua è ricca, straricca.
-Aprite il vocabolario. Voi, ad esempio, dite: — Ho mangiato qualche
-cosa prima del pranzo, ho preso un piccolo pasto dopo il pranzo, quel
-piatto era così squisito che n'ho mangiato un'altra porzione. — Che
-sciupìo di parole inutili, che noiosa ripetizione del verbo mangiare!
-Colpa vostra, signori miei. Se aveste un po' più di familiarità
-col vocabolario, direste semplicemente ho fatto uno _spuntino_ o un
-_ritocchino_ o un _contentino_.
-
-E il De Amicis da bravo medico prescrive una cura ricostituente
-per questa anemìa. “Prendete il Fanfani, ultima edizione, mille e
-settecento pagine, otto volumi di sesto ordinario, di quattrocento
-pagine l'uno, cinquanta pagine al giorno. Un anno„.
-
-Benissimo. Un anno di cura, un anno per imparare la lingua, un anno per
-scrivere davvero con arte!
-
-Molti — piccoli e grandi — vollero far tesoro di quella ricetta e
-subito si misero all'opera. Ogni mattina, a stomaco vuoto, cinquanta
-pagine di vocabolario.
-
-Ma che! chi dopo una settimana, chi dopo un mese, chi dopo due, tutti
-incominciarono a sentirsi male; quelle pillole erano indigeste: ognuno
-interruppe la cura e non volle più sapere di vocabolario.
-
-Era da immaginarsi. Con questi chiari di luna chi volete che consumi un
-anno sul vocabolario? Oh! il De Amicis non sa che nel nostro secolo c'è
-una fretta indiavolata in tutte le cose? Oggi i libri un po' voluminosi
-si presentano sotto forma di dizionarî o almeno offrono un indice
-alfabetico analitico, per comodità dei lettori, che non hanno tempo da
-perdere!
-
-I nostri padri — beati loro! — si leggevano da capo a fondo un grosso
-volume e spesso ritornavano volentieri a leggerlo; ma oggi, oggi no:
-i libri che pesano più di duecento grammi ci danno noia e si lasciano
-dormire nello scaffale.
-
-Proprio in questi giorni, scorrendo un catalogo di opere sacre, ho
-letto che un certo prof. Sestili ha pubblicato un _Dizionario Tomistico
-ad uso degli studiosi di Teologia e Filosofia_. Un tempo gli studiosi
-postillavano, commentavano la _Somma_ dell'Aquinate, oggi si contentano
-di leggerla tagliuzzata in un dizionario. Che volete? quella _Somma_ ai
-giorni nostri è diventata _Soma_ e per conseguenza molto pesante.
-
-Dunque, se i libri si riducono a vocabolarî, è mai possibile che un
-vocabolario possa diventare un libro e leggersi per disteso come una
-storia, o un trattato, o un romanzo, tenerlo sul tavolino da notte e
-portarlo, a fascicoli, nelle passeggiate in campagna? No.
-
-Ma non credete che quel libro abbia perduto il suo dominio! Non volete
-seguire l'esempio del De Amicis? peggio per voi. Di buona o mala
-voglia, dovete ricorrere sempre a quel grosso libro. Disprezzatelo,
-guardatelo con occhio bieco, ma dovete convincervi una buona volta che
-il vocabolario è il solo, il vero libro indispensabile a tutti. Potete
-fare a meno della Divina Commedia e della Bibbia (e molti ne fanno a
-meno); del vocabolario, no.
-
-Prima di tutto bisogna comprarlo. Avreste il coraggio di dire ad
-un amico “Mandami un po' il vocabolario Italiano?„ Vi sentireste
-rispondere: “Non hai il vocabolario? compralo.„
-
-Nè basta comprarlo. La maggior parte dei libri si fanno rilegare per
-lusso: il vocabolario per necessità. Quel librone, a differenza di
-tutti gli altri, lavora, lavora molto: occorre quindi che sia rilegato
-in pelle e pelle fortissima. Di più, tutti i libri, piccoli e grandi,
-belli e brutti, utili e inutili, se ne stanno negli scaffali. Appena
-comprati, restano pochi giorni sul tavolino; alcuni si leggono,
-altri si sfogliano; ma tutti, letti o non letti, raggiungono la loro
-residenza stabile. Il vocabolario invece, dal primo giorno che è
-entrato in casa, se ne sta sempre sul tavolino. Accanto al calamaio,
-alla penna, alla cartella, il vocabolario. Spesso per i vostri studi
-avete bisogno di consultare molti libri; ne prendete uno, poi un altro.
-Dopo una settimana il tavolino n'è pieno: quei libri si accavallano
-maledettamente. Che disordine! Che oppressione! Bisogna far piazza
-pulita, bisogna che ognuno ritorni al suo posto. Ma il vocabolario non
-si muove: il suo posto è là, sul banco del lavoro.
-
-Sentite: se entrando in una stanza da studio, non trovate sul tavolo il
-vocabolario, dite subito: “Qui non si legge, nè si scrive„! Infatti è
-mai possibile leggere o scrivere, senza ricorrere a lui, consigliere,
-maestro, despota del nostro patrio linguaggio?
-
-La legge ha il Codice, la Chiesa il Concilio di Trento, la lingua
-il vocabolario. Potete rasentare il codice, ignorare il Concilio di
-Trento, ma il vocabolario, no. Dal giorno che avete incominciato a
-scrivere due parole siete suo suddito.
-
-Che dittatore, che autocrate! Non discute, decreta; non consiglia,
-comanda. Il giudice per formulare e rafforzare la sua sentenza
-richiama articoli e testi unici; il vocabolario non ha bisogno di altre
-autorità: è lui la Legge, lui la Cassazione, lui l'Alta Corte.
-
-Come è modesto nella sua grandezza, come è superbo nella sua
-pedanteria! Sempre pronto alle vostre chiamate, sembra un servitore, ed
-è un padrone!
-
-Non è botanico e vi parla di piante; non è medico e vi fa conoscere le
-malattie, cui andate soggetto; non è un Santo Padre e vi descrive il
-Paradiso. Entra nei postriboli e nelle chiese, vi porta in mare e in
-cielo! Che verista! Ciò che voi non avete il coraggio di dire neppure
-con gli amici più intimi, egli lo dice, senza sottintesi, a tutti:
-lo dice ai vecchi, agli adulti, ai ragazzi, alle fanciulle. Non ha
-scrupoli, nè reticenze, non professa nessun sistema, non appartiene
-a nessuna scuola, non impone nessuna morale. Dite quello che volete;
-predicate in chiesa o nella camera del lavoro; calunniate o incensate;
-pregate o bestemmiate; educate o corrompete; incitate alla guerra o
-consigliate la pace: il vocabolario vi seconda sempre.
-
-Cattolici, protestanti, ebrei, panteisti, razionalisti, modernisti,
-massoni, atei: aprite il vocabolario; per formulare a dovere il vostro
-_credo_, avete bisogno di lui!
-
-Monarchici, repubblicani, socialisti, anarchici, terroristi,
-nichilisti, il vocabolario! Per predicare il vostro _verbo_, dovete
-ricorrere a lui.
-
-Che gran complice! Eppure chi glie ne fa una colpa? chi lo chiama
-responsabile delle utopie, delle stranezze, dei paradossi, delle
-abberrazioni che si pensano e si scrivono?
-
-Il vocabolario, pure essendo di tutti i colori, di tutte le tendenze,
-resta sempre il grande areligioso, apolitico, amorale. È l'unico libro,
-che mentre fornisce a tutti il materiale, può, in ogni quistione, in
-ogni polemica, esclamare come Pilato: — Io me ne lavo le mani! —
-
-Questo furbo non fa che definirvi le parole, registrarvi le frasi, i
-motti, i proverbi. Non tenta, non solletica, non seduce; siete libero
-di scegliere ciò che volete: ne ha per tutti i gusti.
-
-Agli innamorati presta il dolciume, al pessimista le parole di colore
-nero, al rivoluzionario le mitraglie, all'asceta le vaghe aspirazioni,
-all'umorista le arguzie, al maligno i sarcasmi, all'invidioso gli
-scherni.
-
-Dovete scrivere in prosa? Il vocabolario vi offre parole piane, facili,
-casalinghe. Amate scrivere in versi? Il vocabolario vi presta parole
-dolci, diafane, armoniose. Che? dovete preparare un discorso che faccia
-rumore? ricorrete a lui: ha un centinaio di parole rimbombanti che
-fanno al caso vostro.
-
-Ah! se aveste la pazienza di cercare, frugare, rovistare quel librone,
-potreste esprimere una vostra idea in venti, trenta modi differenti e
-produrre venti, trenta effetti diversi.
-
- *
- * *
-
-Eppure questo libro che vi favorisce in tutto, che è sempre pronto a
-servirvi, non è amato, no; è sopportato, lo si considera come un grande
-importuno; che vuol ficcare il naso in tutte le cose.
-
-Domandate ai vostri ragazzi che ne pensano del vocabolario. Dio mio,
-è il libro più antipatico! Almeno quegli elementi di storia hanno
-dei fatterelli piacevoli, il libro di lettura attira con qualche
-raccontino; ma il vocabolario? pesa un mondo e annoia per dieci.
-
-Ogni giorno bisogna portarlo a scuola, ogni giorno bisogna riscontrare,
-trascrivere e mandare a memoria dieci vocaboli. Il maestro spesso
-grida: — Come, roba con due b! perchè non l'hai trovato nel
-vocabolario? — E così i vostri poveri ragazzi, per non avere rimproveri
-a scuola e castighi a casa, ricorrono al vocabolario. È un libro
-che li perseguita sempre e da cui non possono liberarsi. Scrivono il
-componimento italiano? Dopo aver consumato due ore a mettere insieme
-dieci periodi, vocabolario per i benedetti errori di ortografia.
-Mandano a memoria una poesietta, un brano di prosa? vocabolario per
-assicurarsi del significato di tre o quattro parole.
-
-Hanno torto i ragazzi a considerarlo come un libro noioso? Non credo.
-
-Hanno torto invece gli scienziati, i quali vorrebbero fare a meno del
-vocabolario. Essi dicono: “Il vocabolario a noi? Ma non sapete che
-la scienza ha un linguaggio proprio, ha parole tecniche, che non sono
-italiane, nè francesi, nè tedesche, ma scien-ti-fi-che! La scienza è
-universale, e quindi è libera di servirsi dove vuole e come vuole!„
-
-E così i medici, ricorrono direttamente al greco antico e, per
-intimorirci di più, battezzano le malattie con parole lunghe un metro;
-i naturalisti si servono del latino; gl'ingegneri rubano un po' da per
-tutto. E la lingua italiana? Si lascia ai letterati di professione.
-Finchè si frequentano le scuole secondarie, si studia un po' di
-lingua; ma dopo il liceo, si manda a quel paese. Ognuno prende la sua
-strada. Chi entra nelle cliniche, chi si cristallizza coll'algebra
-e con la trigonometria, chi si dà anima e corpo all'elettricità, chi
-si rinchiude in un osservatorio per studiare, la luna, il sole, e le
-stelle fisse o erranti, chi si ostina e restarsene, giorno e notte, in
-un sotterraneo per darvi la lieta novella che all'ora B, al punto C,
-c'è stata una forte scossa di terremoto, e chi va ramingo per piani e
-per valli, in cerca di piante rare. E così ognuno vive nel suo mondo,
-ognuno legge i libri del proprio mestiere.
-
-La letteratura? Che letteratura! Ricordano come un sogno di aver un
-tempo letto l'_Iliade_, il _Furioso_, i _Promessi Sposi_. Oggi hanno
-altro per il capo.
-
-Eh! signori miei, fate male; potete dare il ben servito a tutti i
-libri, ma al vocabolario, no. Prima di essere medici, astronomi,
-naturalisti, ingegneri, siete italiani ed avete il sacrosanto dovere
-di parlare e scrivere in lingua italiana. E poi... non vi siete
-accorti che il vocabolario si vendica degli apostati? Voi consumate i
-migliori anni nello studio, vi affaticate, incanutite innanzi tempo,
-ma la scienza resta sempre il patrimonio di pochi. Perchè? Perchè i
-vostri libri sono scritti in una forma arida, stucchevole, saracinesca.
-Ricorrete al vocabolario, fatevi guidare da lui. La scienza sarà
-popolare e un po' di popolarità l'avrete anche voi.
-
- *
- * *
-
-Faccio una proposta: presentatevi a un uomo di Governo, a
-un'Eccellenza, a una sotto-eccellenza e parlate di lingua! Sareste
-accolto con un sorriso canzonatorio! Questi signori del Ministero, che
-hanno in mano i destini della patria, non possono pensare alla lingua.
-
-L'alta politica assorbe, l'alta politica è come l'amore: fa perdere
-tutti i sensi. Appena un giurista, uno scienziato, un cultore di
-lettere ha la fortuna o la disgrazia di afferrare un portafogli o mezzo
-portafogli, addio professione, addio studî! Non è più medico, avvocato
-o letterato, è un uomo politico.
-
-Valga per tutti l'esempio dell'on. Sacchi. Chiamato per la prima volta
-da Sonnino a guardare i sigilli reali, corre a Torino, licenza clienti
-e scrivani e chiude bottega. Che avvocato e avvocato! Il ministro è
-ministro! Roma, la potente incantatrice, lo chiama a sè, e lo trasforma
-in un matematico; gli presenta dieci, dodici problemi — problema
-economico, problema finanziario, problema del mezzogiorno (siamo
-diventati un problema, noi del Sud!) e gli dice: “risolvi„.
-
-Eppure questi uomini, che volontariamente, per la salute... della
-patria, si espongono alla terribile prova, e diventano vittime
-del quarto potere, che li spia, li sorveglia, li censura; oltre a
-doversi parare i colpi mortali delle estreme destre e sinistre, —
-oggi veramente non più: gli estremi si son toccati e l'opposizione la
-fanno i liberali del centro —; oltre al pericolo di trovarsi domani
-dinanzi all'Alta Corte di giustizia per il _redde rationem_, questi
-uomini debbono pensare, — guardate un po'! — alla lingua e consultare
-il vocabolario. Specie il Ministro della Pubblica istruzione, questo
-Pontefice Massimo dei nostri studi, deve maneggiar bene il patrio
-linguaggio. Nè lo dico per celia: il ministro Baccelli si permetteva
-di dire in pubblica Camera, che il Bonghi _guardava il letto_.
-Subito l'Imbriani a rimbeccarlo: “Guarda il letto! Ma non sa il
-signor ministro della Pubblica Istruzione che _guardare il letto_ è
-francesismo?„
-
-Il Baccelli tacque: aveva torto.
-
-Ricordate lo scandalo di quattro anni fa? Dalla Minerva vennero fuori
-certi temi d'italiano! I professori si guardarono in faccia e a bassa
-voce si andavano susurrando, non senza compiacimento: — hanno perduto
-la testa quei signori! — Ma il ministro non aveva perduto la testa,
-no; aveva solo dimenticato di consultare il vocabolario. E questa
-dimenticanza continua. Spesso dopo aver letto una circolare vi viene
-la tentazione di scrivervi sotto a grossi caratteri — _vocabolario_ —
-e spedirla raccomandata “_a Sua Eccellenza il Ministro della Pubblica
-Istruzione_„.
-
-Al ministro? Ma è lui che scrive le circolari? Quel poveretto non ha
-neppure il tempo di grattarsi il capo: firma, non scrive. Questa, però,
-non è una buona ragione: chi firma, ne assume la paternità. Anche la
-cambiale si firma, e noi, disgraziatamente, sappiamo a prova quali
-danni morali e finanziari può regalarci quel pezzetto di carta, a cui
-appiccichiamo la nostra riverita firma.
-
-Il Ministro è occupatissimo. Ne convengo. Ma, Dio benedetto! invece
-di mandar fuori in un anno, centinaia e centinaia di _circolari_, di
-_normali_, di _ministeriali_, che lasciano il tempo che trovano, se
-pure non si contraddicono e non ingarbugliano di più la matassa, ne
-scriva una dozzina, una al mese, avrà così il tempo di studiarle meglio
-e di presentarle, con l'aiuto del vocabolario, in bella forma italiana.
-
- *
- * *
-
-Dunque vi siete convinti che il vocabolario è indispensabile a tutti!
-Chiamatelo pedante, importuno, seccatore, ma dovete tenerlo sempre sul
-tavolo, anzi... Qui mi fermo, voglio prima raccontare un aneddoto.
-
-Siamo in un caffè. Un signore dall'aspetto aristocratico, sorseggiando
-una bella tazza di moka, dice al cameriere:
-
-“Di grazia, potrebbe favorirmi una cartolina postale?„.
-
-— Presto servito. —
-
-In un attimo il cameriere ritorna con penna, calamaio e cartolina. Il
-signore lo ringrazia con un sorriso, dà l'ultimo sorso al moka, inforca
-gli occhiali e si mette a scrivere. Scrive, scrive; ad un tratto si
-ferma. Dà uno sguardo all'intorno, resta un po' sopra pensiero, carezza
-i suoi enormi scopettoni, riprende la penna, la immerge nel calamaio
-e resta così. Poi di botto, con la sinistra preme il campanello
-elettrico.
-
-Si ripresenta il cameriere.
-
-— Il signore desidera? —
-
-“Scusi, sa', mi favorisca il vocabolario italiano.„
-
-— Il vocabolario! non l'abbiamo il vocabolario! —
-
-Tutti, a questo breve dialogo, se la ridono sotto i baffi; anzi due,
-imprudenti, ridono così forte che quel signore stizzito, esclama in
-tono minaccioso: “C'è poco da ridere! Sono un galantuomo e non ho detto
-mica una sciocchezza, io!„ Poi, getta pochi soldi sul tavolo, prende
-bastone e cappello, e via!
-
-Appena si fu allontanato, cominciarono nel caffè i commenti. “Sarà un
-pedante! Sarà un maniaco! Che bel tipo da commedia!„. E qui a ridere,
-a celiare, a mettere in canzonella tutti i puristi passati, presenti e
-futuri.
-
-È comodo tagliare i panni al prossimo, mentre si gusta un gelato o un
-bicchierino di Strega!
-
-Ma ripensando a quel signore, veggo che alla fin fine non aveva torto,
-no.
-
-Siamo ragionevoli! Noi italiani, più degli altri popoli, si ha sempre
-bisogno del vocabolario. Ogni regione del nostro bel regno possiede
-il suo dialetto, e nel dialetto parla, impreca, bestemmia, ride,
-piange, delira, sogna. Specie noi del mezzogiorno, siamo abituati fin
-da bambini a trattare col nostro dialetto, gaio, vispo, birichino,
-licenziosetto, che è un miscuglio bizzarro di latino, greco, spagnuolo,
-francese — sacra reliquia dei nostri antichi padroni. — In famiglia,
-tra gli amici, nelle conversazioni casalinghe, tutto è dialetto. La
-parola, come è naturale, non ci viene mai meno: sempre pronta, sempre
-propria. Le frasi, gl'idiotismi, i vezzi si succhiano col latte
-materno. Siamo degli artisti nel raccontare un aneddoto, nel ritrarre
-una scena, nel rimbeccare — botta e risposta — chi vorrebbe divertirsi
-a nostre spese.
-
-Ma tutta questa geniale gaiezza si estingue, ogni qualvolta siamo
-costretti di ricorrere alla lingua italiana. Con le persone di
-riguardo, con le signorine bisogna parlare in lingua ufficiale.
-
-Quale martirio! Si piglia la rincorsa, ma che è che non è, il carro
-stride: voi vi sentite inceppato, le labbra quasi non sanno pronunziare
-una parola. Si va avanti barcollando, ricorrendo agli _insomma_, ai
-_perciò_, ai _naturalmente_, passando dal _lei_ al _voi_, aiutandovi
-col gesto, con gli occhi. Spesso per pensare a uno strafalcione detto,
-vi ingarbugliate di più e ne dite altri. Spesso fate a meno di prendere
-parte alla discussione, il silenzio in quel caso è oro di ventiquattro
-carati; e se non è possibile tacere, rispondete a monosillabi,
-servendovi di un vezzoso e comodo: _Sì, signora! No, no! Non ci
-mancherebbe altro! È verissimo!_
-
-E quando, come Dio vuole, la conversazione è finita sembra esservi
-liberato da un peso enorme. Vi resta però il rimorso, e tra voi e voi
-andate ricordando gli spropositi e i farfalloni pronunciati con tanta
-solennità. Che bella figura! e dire che libri ne avete letti, studi di
-lingua ne avete fatti!
-
-Finchè si parla, passi pure: _verba volant_ e volano pure le
-improprietà, i francesismi, le sgrammaticature, le lunghe perifrasi
-scialbe e inconcludenti, i periodi lasciati in asse. Del resto, mal
-comune è mezzo gaudio. Ognuno ha sull'anima di tali rimorsi e non
-potrebbe gettare la prima pietra!
-
-Ma il guaio, il guaio serio è quando si scrive: le idee vi frullano
-nel cervello e fanno ressa per uscire: voi le ordinate, le accarezzate
-e giù in fretta a versarle sulla carta. La penna corre, vola! Che bei
-pensieri! Modestia a parte, voi siete uno scrittore coi fiocchi. Bravo,
-bravo! Domani starete sugli altari a fianco al D'Annunzio e al De
-Amicis.
-
-Ma che! quella prosa che calda calda vi sembra bellissima, dopo due
-ore ha perduto tutto il suo incanto. È accademica, slavata, piena di
-francesismi, di provincialismi, di contorsioni, di luoghi comuni.
-Voi non siete più contento dell'opera vostra. Quanti dubbi, quante
-incertezze! Questa parola è italiana? e quest'altra? Questa frase mi
-sembra di averla letta, dove? nell'epistolario del Giusti? No, nei
-_Proverbi_? Quali proverbi! nelle lettere! e qui a scartabellare, a
-ricercare, a perder la testa!
-
-Noi siamo infelici nella lingua. Le cose più comuni non sappiamo
-esprimerle con garbo. Spesso per nascondere la nostra povertà, si
-ricorre ai punti sospensivi, alle interiezioni. Tutto questo perchè?
-perchè facciamo poco uso del vocabolario. Lo teniamo sul tavolo, sì, ma
-lo consultiamo di rado. Ecco l'errore. Noi dovremmo avere sempre fra le
-mani quel libro.
-
-Signori proprietarî di hôtel, in ogni camera, oltre le sedie, la
-spazzola, il pettine, non dimenticate di mettere sul tavolo il
-vocabolario della lingua italiana; vocabolarî nei palchi dei teatri,
-vocabolarî nelle pullman dei treni diretti, vocabolarî negli uffici
-postali e telegrafici, vocabolarî nei caffè, nelle trattorie, nei
-tribunali, vocabolarî... debbo dirlo? nel Parlamento. Ogni deputato
-abbia il suo _Petrocchi_, legato in pelle e oro. Forse così, molti
-nostri Rappresentanti, prima di domandare la parola e metter fuori
-certi discorsi, che per maggiore disgrazia vengono stenografati e
-conservati gelosamente negli Atti della Camera — _ad perpetuam rei
-memoriam_ — avranno la comodità di consultare quel libro e parlare meno
-barbaramente. E i senatori? Lasciamo stare questi poveri vecchi. La
-vista è debole, le mani sono rattrappite e poi... parlano tanto poco!
-Ma i deputati, questi signori che sono pieni di vita, che rappresentano
-il popolo italiano, dovrebbero parlar bene e dare il buon esempio.
-
-E voi, signor Ministro della Pubblica Istruzione, non alzate la voce a
-difesa del nostro “Idioma Gentile?„.
-
-Eccellenza Credaro, invece di accarezzare gl'insegnanti primarii
-e secondarii, i quali, ringalluzziti come i ferrovieri, sono
-incontentabili e tirano sempre calci, pensate al vocabolario.
-
-Oggi tutto è Stato. Chinino dello Stato, Ferrovie dello Stato. E la
-lingua non è dello Stato?
-
-Sta bene combattere la malaria, che infesta le nostre campagne e
-miete migliaia di vittime; ottima idea disciplinare ferrovieri e treni
-diretti con un nuovo Ministero; ma la lingua? Avete mai pensato che noi
-italiani non sappiamo parlare? avete mai pensato che quando una povera
-recluta del Napoletano è spedita, a grande o a piccola velocità nel
-Veneto o nel Piemonte crede trovarsi nella California, perchè parla e
-nessuno l'intende, è interrogato e non sa rispondere?
-
-Eccellenza, gl'Italiani sono stranieri tra loro per la lingua.
-
-E che bisognerebbe fare? Abolire i dialetti? No; rendere popolare la
-lingua per mezzo del vocabolario. E poichè so che vostra Eccellenza,
-
- in tutt'altre faccende affaccendata,
- a questa roba è morta e sotterrata,
-
-mi permetto abbozzarvi un progetto di legge, che dovreste avere la
-bontà di caldeggiare in seno al Consiglio dei Ministri e in seno alla
-Camera. I nostri cinquecento l'approveranno, non dubitate. Del resto
-si tratta appena di due o tre articoli e andrebbe sotto la categoria di
-leggina. Sentite.
-
-Art. I. Dal 1 Gennaio 1912 tutti gl'impiegati civili e militari del
-Regno e della Colonia Eritrea avranno per proprio uso e consumo il
-vocabolario della lingua italiana.
-
-Art. II. Sorgerà in Roma, sotto la dipendenza e vigilanza diretta del
-Ministero della Pubblica Istruzione, la Tipografia dello Stato per la
-esclusiva pubblicazione del vocabolario della lingua italiana.
-
-Art. III. I Primi Presidenti e Procuratori Generali di Corte d'Appello,
-i Comandanti di Corpo d'Armata, i Prefetti, i Direttori Capi delle
-Poste e Telegrafi, gl'Intendenti di finanza faranno pervenire, per il
-tramite del proprio Ministero, non più tardi del 10 Novembre, l'elenco
-nominativo dei loro subalterni, affinchè ogni impiegato abbia per il 31
-Dicembre un esemplare del Regio Vocabolario.
-
-Ecco tutto: appena tre articoli, ma siate sicuro che la lingua se
-ne avvantaggerà di molto. Dal Primo Presidente di Corte d'Appello
-all'ultimo usciere di Conciliazione; dal Generale di Corpo d'Armata
-alla più ingenua ordinanza del più ingenuo sottufficiale, tutti, tutti
-impareranno a maneggiare con più urbanità la propria lingua. Forse
-così i signori Prefetti, Sotto-prefetti, segretarii, sotto-segretarii
-daranno il bando a certe lettere stereotipate, che si tramandano di
-generazione in generazione e che sotto la forma burocratica, nascondono
-una lingua barbara.
-
-Ma, Eccellenza, scusate: bisogna aggiungere un altro articolo al
-progetto di legge.
-
-Art. IV. Ogni comune del Regno, in ragione dei suoi abitanti, riceverà
-gratis un numero di esemplari del Regio Vocabolario. I Consigli
-comunali avranno cura di distribuirli ai cittadini che ne fanno
-richiesta.
-
-Sì, sì, seminate vocabolarî da per tutto, in cielo, in terra, in ogni
-luogo. Dopo un paio di anni in Italia si parlerà davvero la lingua
-italiana.
-
-Signor Ministro, il giorno in cui lascerete la Minerva, potrete dire ad
-alta voce: Ho salvata la lingua!
-
-Ma che, voi fate boccuccia! Non vi va, è vero? Ebbene, questo aureo
-e salutare progetto di legge lo farò proporre dal Deputato del mio
-collegio, cui parlerò alla vigilia delle prossime elezioni generali.
-Son sicuro che mi dirà di sì, salvo a vedere se il furbo manterrà la
-parola. Sanno così bene promettere e non mantenere i nostri Onorevoli!
-
- *
- * *
-
-Tempi beati i nostri! Oggi con dieci, quindici lire avete fino in casa
-il vostro bravo vocabolario della lingua italiana. Non vi piace il
-Fanfani? comprate il Petrocchi. Non vi garba il Petrocchi? eccovi il
-Rigutini. Volete il nuovo vocabolario del Giorgini e del Di Broglio?
-Padronissimo.
-
-Del resto tutti seguono lo stesso metodo. Dopo aver data la spiegazione
-di una parola, vi mettono sottocchio proverbi, motti, frasi, in cui
-sempre artisticamente è incastrato quel vocabolo.
-
-Un esempio pratico. Che cosa significa _mano_? Mano — direte voi —
-significa la mano. È vero. E nient'altro, proprio nient'altro?
-
-Aprite il Fanfani. Due pagine fitte, quattro colonne, per questa
-parola. Significato ufficiale: _membro dell'uomo, attaccato al braccio
-e per cui mezzo fa tutte le sue operazioni_. Significato speciale per
-i medici: _tutto l'organo possessorio che suddividesi in omero, cubito
-e mano estrema_; per i costruttori di corda: _forca di ferro, con la
-quale si tiene il filo nella conca, quando si vuole incatramare_.
-
-Ma basta con i significati, diamo piuttosto uno sguardo alle frasi.
-
-Noi tutto facciamo con la mano. Il Montaigne, non so se per il primo,
-ebbe la pazienza di notare tutto ciò che l'uomo fa con la mano.
-
-“Con la mano — egli dice — si domanda, si supplica, si rifiuta,
-s'interroga, si dubita, si teme, si insegna, si comanda, si imita,
-si dà coraggio, si accusa, si condanna, si assolve, si disprezza, si
-sfida...„ e continua così per una pagina, conchiudendo trionfalmente
-“la mano gareggia con la lingua nelle molteplici sue variazioni„.
-
-Sono celebri le sfide di Roscio e di Cicerone: il primo pretendeva
-di esprimere col gesto tutto ciò che con la lingua esprimeva
-l'eloquentissimo oratore.
-
-Credo però che nessuno abbia mai pensato quante cose noi diciamo con la
-parola mano. Sentite. Due persone si aggruffano? _Vengono alle mani_.
-Tizio ruba? _lavora di mano, giuoca di mano_. Caio gode la simpatia di
-tutti? _è tenuto in palma di mano_. Chi ama l'ozio, _sta con le mani
-alla cintola, con le mani in mano_. Quel signore è spilorcio? _ha una
-mano!_; è prodigo? _è largo di mano_; è severo? _che mano di ferro_; è
-debole? _si fa prendere la mano_.
-
-Un mal vivente, dopo averne fatto di cotte e di crudo cade in trappola?
-_è la mano di Dio!_ In questo affare non c'entro, _me ne lavo le mani_.
-La cosa è così, ne sono certo, _metterei la mano sul fuoco_. È colpa
-tua? _morditi le mani_. Invece di consumare venti parole per dire ad un
-amico o ad un seccatore, che siete dispostissimo a favorirlo, ma che
-non dipende solo da voi, bisogna parlarne anche a Tizio, vi sbrigate
-subito — _lui con una mano ed io con due_. Il _do ut des_ dei latini,
-che sa molto d'egoismo, si raddolcisce col vezzoso _una mano lava
-l'altra_. _Dammi una mano_, aiutami. _Hai le mani in pasta_ non si
-dice dei fornai, ma di molti uomini politici — voi m'intendete — che
-spandono grazie e favori. Aspettate l'occasione per rendere la pariglia
-a quel farabutto? s_e mi cade in mano!_ Il cavallo si sbizzarrisce? _ha
-guadagnato la mano_. Chi perdona, _alza la mano_, chi riesce in ogni
-cosa _ha una mano benedetta_„.
-
-Ma mi accorgo di fare un lavoro inutile. Aprite il vocabolario; ne
-trovate a bizzeffe di queste frasi.
-
-E quanto il vocabolario vi ha detto che una frase è italiana,
-servitevene a vostro bell'agio: mangiatene a colazione, a pranzo, a
-cena e andate a letto senza pensieri. Nessuno potrà attaccarvi sulla
-lingua.
-
-Ma prima di addormentarvi, pensate un po' a quei poveri letterati
-antichi, che si trovarono in ben altre condizioni. Fino al cinquecento
-si scriveva senza vocabolario. Ognuno doveva accattar voci, frasi,
-regole sui classici canonizzati, formando così un zibaldone più o
-meno grosso per proprio uso e consumo. Si passavano anni e anni per
-un estratto di parole sulla _Divina Commedia_, sul _Canzoniere_,
-sulle _Vite dei Santi Padri_; e di ogni parola bisognava esibire il
-certificato di nascita, “L'ha detto Dante? ma dove? in qual verso?
-L'ha usata il Boccaccio? Ma santo Iddio, il Boccaccio non è sempre
-imitabile.„
-
-Di qui polemiche, discussioni eterne che spesso andavano a finire in
-contumelie ed insulti. I pedanti stizzosi, cocciuti si ostinavano a
-scrivere l'oro di lega del trecento e non volevano d'un palmo staccarsi
-dal toscano, servendosi di parole rancide, imbalsamate; altri, di
-maniche larghe, mettevano in campo l'uso e quindi la lingua parlata;
-altri infine pur non dando troppo peso a tali pettegolezzi, per non
-venire alle mani con i pedanti, piegavano la testa. Il Bembo, vedendo
-che questa benedetta lingua bisognava cercarla con la lanterna di
-Diogene, diceva all'Ariosto: “Senti a me, scrivi in latino: il tuo
-Orlando potrà impazzire come vuole e nessuno avrà che dirci„.
-
-E perchè? perchè mancava il vocabolario. Veramente un certo Padre
-Ambrogio Calepino (da cui ne venne Calapino, vocabolario) volle tentare
-la prova e mise fuori un lessicon. Ma che dizionario! Basti dire che il
-buon monaco agostiniano ingarbugliò di più la matassa.
-
-E così la povera lingua italiana, disprezzata, bollata col nome di
-volgare, serviva per i piccoli atti, per gli atti grandi c'era il
-latino.
-
-Ma un giorno, cinque accademici degli Umidi: Giambastista Dati, Anton
-Francesco Grazzini, Bernardo Canigiani, Bernardo Zanchini e Bastiano
-de' Rossi si distaccano dai compagni, si radunano in luogo ameno e
-alterando squisite cenette con spensierato cicalare, passano parecchie
-ore della sera.
-
-Il Salviati, che più degli altri conosceva le misere condizioni della
-lingua, si mette in mezzo a questi cinque capi ameni e dice loro:
-“Perchè non compiliamo un vocabolario? Nella nostra lingua, insieme
-alla farina c'è molta crusca: dunque fondiamo l'Accademia della
-Crusca.„
-
-Della crusca! Bisognava fondare l'Accademia della farina. Ma tant'è,
-vollero chiamarla della Crusca e vada per la Crusca. In quei tempi
-tutte le accademie, anche le più assennate, prendevano nomi bizzarri,
-per non dire ridicoli.
-
-Anzi questi signori, continuando la celia, presero per stemma
-un frullone, lasciarono il nome di battesimo e si chiamarono
-l'_Infarinato_, l'_Inferigno_, il _Rimenato_, l'_Insaccato_. Solo il
-Grazzini restò col primitivo pseudonimo di _Lasca_, perchè la lasca è
-un pesce di fiume che va fritto con un po' di farina.
-
-Questo comitato dei cinque il 1612 pubblicò il _Vocabolario della
-Crusca_. Finalmente! Ma che, credete che cessassero le polemiche? Non
-era mica il vangelo, la Crusca. Chi ne rise, chi l'accolse come un
-brutto scherzo, chi ne disse corna.
-
-Aprì il fuoco il Beni con la viperina _Anticrusca_, ma gli restituì
-capitali e interessi il Pescetti con la terribile _risposta
-all'Anticrusca_.
-
-Curioso fra tutto il Gigli. Fa un estratto di voci occorrenti nelle
-opere di S. Caterina e le dona ai Cruscanti, affinchè arricchissero
-il vocabolario di un tanto tesoro. Gl'Infarinati però fecero gli
-schizzinosi. “Santa Caterina, ne facciamo di cappello; ma quelle voci,
-no!„
-
-Apriti cielo! Il Gigli si piccò e mise fuori il _Vocabolario
-Cateriniano_, con cui menò colpi da orbo a destra e a sinistra,
-attirandosi l'odio dei grandi e dei piccoli.
-
-Ma se volessimo andar ricordando tutte le dispute, non la finiremmo
-più. Basti dire che dal Tassoni al Monti e cognato, moltissimi
-assalirono la Crusca.
-
-Eppure, malgrado tutte queste lotte, la Crusca è restata l'Arca Santa
-ed è arrivata a noi come il più grande documento storico della nostra
-lingua. Or combattuta, or difesa, or calunniata, or disprezzata,
-la Crusca è stata sempre il codice supremo, il fuoco sacro della
-nostra nazionalità. Ed oggi? Oggi l'accademia della Crusca, lavora
-indisturbata. Ogni anno una seduta plenaria. Il Segretario Capo, Guido
-Mazzoni, legge la sua relazione e dice all'Italia che si è giunto alla
-lettera N; cioè vorrebbe dirlo all'Italia, ma lo dice ai compilatori e
-ai pochi socii che si trovano in quell'occasione a Firenze.
-
-Quest'anno s'è fatta un po' di festa: si è celebrato il centenario del
-decreto di ricostituzione dato dal Bonaparte, il 19 Gennaio 1811. Tutte
-le autorità presenti. Mancava solo l'On. Luzzatti, allora Eccellenza,
-il quale si fece rappresentare dal ministro dell'Istruzione e da un
-telegramma classico.
-
-Ferdinando Martini, socio corrispondente, fece il suo bravo discorso
-commemorativo.
-
-Naturalmente vi furono applausi e strette di mano, e in ultimo ognuno
-se ne andò per i fatti suoi, un po' seccato, non del discorso, che fu
-bellissimo, ma della funzione. È tempo di pensare alla Crusca! Che
-Crusca e Crusca! Non ci mancherebbe altro. Noi vogliamo il fiore di
-prima qualità, anche a costo che questo fiore bianchissimo risulti da
-una miscela più o meno dannosa allo stomaco.
-
-Fino a pochi anni fa avevamo la classe dei puristi, che si erano
-dati anima e corpo allo studio della lingua e alla compilazione di
-vocabolari. Ne vollero un po' troppo questi signori. E come sapete chi
-tira la spezza. Il soverchio rompe il coperchio e noi per conservare
-questo benedetto coverchio, abbiamo messo da parte ogni pedanteria. In
-Italia si parla e si scrive — e quanto! — ma non in lingua italiana.
-Le parole francesi e un tantino anche le inglesi abbondano nel nostro
-linguaggio. Appena esse arrivano da oltre Alpi si scrivono con riserva
-e in carattere diverso, come per far vedere a tutti che è merce estera;
-ma a poco a poco diventano pan di casa e non ci si bada più.
-
-_Hôtel_, per esempio, oramai è concittadino. I nostri padri dicevano
-_albergo_, noi _Hôtel_. Che volete! _Hôtel_ è più aristocratico, più
-signorile. I borghesi, i modesti negozianti vanno all'albergo, ma
-i principi, i marchesi, i conti, i deputati, i pezzi grossi della
-magistratura, dell'esercito e anche del socialismo vanno all'Hôtel. Si
-predica l'uguaglianza, è vero; ma un riguardo bisogna sempre averlo per
-il sangue bleu e per i gallonati!
-
-Una persona vi passa frettolosamente di fianco e non volendo o pur
-volendo — chi lo sa, sono tanti i gusti! — vi pesta un piede. Voi
-mandate un grido, aggrizzando il naso, lui con un sorrisetto vi dice
-_pardon_ e via. E perchè _pardon_? perchè questa parola antipatica? Non
-basta il dolore al piede, bisogna sentirne un altro all'orecchio?
-
-È vero che oggi siamo amici dei francesi, è vero che il nostro Re
-fu accolto a braccia aperte a Parigi, ma non è detto che agli amici
-bisogna conceder tutto. E l'esempio l'ha dato proprio Sua Maestà.
-
-Il nostro Re, un paio di anni fa ordinò che il menu dei suoi pranzi
-ufficiali fosse redatto in lingua italiana. E n'era tempo: Perchè
-ricorrere al francese?
-
-In quell'occasione il _Giornale d'Italia_ fece un passo avanti e disse
-ai suoi lettori: “Perchè non mandar via anche _menu_ e sostituirlo con
-parola italiana?„
-
-La proposta piacque e per dieci o dodici giorni non si parlò che di
-_menu_. Chi voleva sostituirlo con _lista_, chi con _elenco_, chi
-con _nota_, chi con _minuta_. Lo Stecchetti, sempre all'erta quando
-si tratta di pranzi, cene e altro ben di Dio, rispose: “Zitto!
-_Lista_ è antipatico, perchè ricorda il conto da pagare: _elenco_
-è troppo solenne e cattedratico; _minuta_ è d'italianità dubbia,
-specie in questo significato. O dunque come si fa? Come facevano
-i nostri antichi!„ E citando esempi di molti cuochi, conchiuse che
-“sul cartoncino si potrebbe scrivere: “Pranzo offerto da S. M. il Re
-d'Italia al corpo... diplomatico.„
-
-Ma anche lo Stecchetti parlò al deserto. _Menu_ può dire come Vittorio
-Emmanuele II: “Ci siamo e ci resteremo„. Non vedete come è dolce questa
-parola? _Menu_ ci fa venire l'acquolina in bocca e ci prepara alla
-bella funzione. Chi volete stomacare con lista, elenco e nota?
-
-E così allegramente, in nome del buon gusto, si dà il benvenuto alle
-parole straniere, e il ben servito alle paesane. E quel che è peggio,
-i nostri letterati maggiori, questi Santi Padri, che più degli altri
-dovrebbero essere gelosi custodi di un tanto tesoro, sono di maniche
-larghe, se pure non si arrogano il diritto di arricchire la lingua con
-parole di nuovo conio.
-
-Il D'Annunzio, che dopo la morte del Carducci, a dispetto del
-_fratello_ Pascoli, dell'amico Graf e degli altri dignitari, si è
-solennemente dichiarato, come il leone della favola, re della poesia,
-del romanzo, del teatro; ha il vezzo di incastrare nei suoi lavori
-parole nuove. Potrei fare un menu, cioè un elenco, di queste parole,
-che egli ricava dal suo dialetto, dal latino e forse dall'arabo o dal
-fenicio. Ma è inutile: leggendo una sola pagina di una sua tragedia
-o di un suo romanzo ne avrete piene le tasche o meglio le orecchie,
-perchè le parole non hanno mai riempite le tasche, quantunque spesso
-le.. rompono.
-
-Fra tante parole nuove, introdotte dal D'Annunzio ne scelgo una:
-_sororale_. Che significa? Ecco: abbiamo detto sempre fraterno per
-indicare tutto ciò che appartiene a fratello o a sorella. Ma ciò non
-garba al D'Annunzio. Egli dice: “Mettiamo le cose a posto. Oggi che
-la donna deve emanciparsi, bisogna che abbia un aggettivo proprio.
-Per il fratello, fraterno, per la sorella, sororale. È un vocabolo
-un po' ruvido, poco degno del sesso gentile? Eh, come v'ingannate!
-Assaporatelo bene, mettetelo in circolazione e vedrete come è dolce e
-armonioso„.
-
-Potreste dire: Il Fanfani non la registra. Bella ragione. Chi è
-Fanfani? Fanfani comanda a casa sua, o meglio comandava, perchè è
-morto già da un trentennio. Ma ammesso pure che il Fanfani fosse vivo,
-potrebbe imporsi al D'Annunzio e compagni? Oggi libertà per tutti.
-Chi ha il coraggio di alzar la voce a favore della lingua? Vocabolarî
-ce ne sono, ma che vocabolarî! Se togli il Petrocchi, che si ostina a
-voler purificare il patrio linguaggio, tutti gli altri letterati che
-potrebbero insegnarci un po' a parlare o si danno alla politica, come
-il Martini, o sonnecchiano, come il Morandi.
-
-Oggi il vocabolario si è trasformato in una piccola enciclopedia: la
-lingua è in terza o in quarta linea.
-
-Scorrete per un momento il _nuovissimo Melzi_, che corre per le mani di
-tutti e che ha invaso le nostre scuole: 1600 pagine — 4420 incisioni
-— 78 tavole di nomenclatura figurata — 40 carte geografiche — 1072
-ritratti — 1005 figurine e tipi dei diversi paesi — 12 cromolitografie.
-
-Questo signor Melzi, imitando l'esempio del Larousse, ha detto che il
-vocabolario va scritto per tutti; dovrà essere un succoso prontuario
-di storia, di geografia, di scienze naturali, d'igiene; già, anche
-l'igiene! La salute del prossimo innanzi tutto, e perciò l'umanitario
-autore mette una tavola a colori, fuori testo, indicando i funghi
-velenosi e i funghi mangiabili.
-
-È sconfortante, non è vero? Si studia il francese, l'inglese, il
-tedesco; l'italiano no: si ha la pretensione di saperlo.
-
-Meno male che fra un centinaio di anni e forse prima avremo la lingua
-universale.
-
-Il Trombetti ci ha dimostrato che in principio il linguaggio era
-uno; non fa dunque maraviglia se ritorni ad essere uno. L'umanità —
-è un fatto assodato — dopo essere andata avanti, avanti, avanti, deve
-tornare indietro, indietro, indietro. E poi della lingua universale se
-ne parla da un pezzo e siate sicuri che dopo la larghissima riforma
-elettorale, dopo l'ascensione dei socialisti al Potere, dopo aver
-aggiustata la faccenda con le donne, che ad ogni costo vogliono un
-posticino nei parlamenti nazionali, si penserà alla lingua.
-
-E sì, una lingua per tutti.
-
-Avete mai pensato in quante lingue i signori uomini e donne parlano,
-scrivono, imprecano, mentiscono? Abbiamo le lingue monosillabiche
-o a bocconi, indicatissime per chi soffre di cardiopalmo; le lingue
-agglutinanti, in cui radice e desinenza non si uniscono in matrimonio,
-ma restano eternamente fidanzati; le lingue inflessive, le quali
-imbrogliano talmente le radici, che per scovarle c'è da perdere il
-senno.
-
-E poi ognuna di queste tre lingue si divide in famiglie. E che
-famiglie! Famiglie patriarcali.
-
-Non sarebbe dunque una bella cosa, mandare a far benedire tutte queste
-lingue e scegliere tra esse la più facile per le nostre bisogna?
-Noi mangiamo, i Francesi mangiano, mangiano gl'Inglesi, mangiano
-gl'Indiani, mangiano i Cinesi, e perchè il pane, questo primo elemento,
-comune a tutti, deve essere chiamato con diversi nomi? Che anarchia!
-Che torre di Babele!
-
-Signori miei, questo si chiama disordine, si chiama confusionismo. Io
-mi reco ad esempio in Austria e debbo restare lì muto come un pesce,
-esposto ai motteggi dei riveriti alleati, senza poterli ricambiare con
-egual cortesia.
-
-Potreste dirmi: “Ma impara il tedesco!„
-
-Sì, e doman l'altro che vado in Inghilterra, e nell'està che sarò
-in Russia, e l'anno venturo che farò una scappatina nel Giappone?
-Impara, impara. Ma non si vive mica cento anni. Per imparare tutte
-queste benedette lingue occorre del tempo e son sicuro che dopo averle
-imparate sarò vecchio e non potrò più fare un viaggio.
-
-E poi si dice che noi, popoli civili, non siamo mai d'accordo. Ma santo
-Iddio, come possiamo intenderci con tante lingue? Ci dovranno essere
-sempre malintesi ed equivoci!
-
-Ma io sono convinto, convintissimo che la faccenda sarà aggiustata.
-Quando il potere sarà in mano ai socialisti vedrete anche questo
-miracolo!
-
- *
- * *
-
-Ma fino a che non viene questo giorno, siamo attaccati alla nostra
-lingua, al dolce e caro idioma dei nostri padri. La lingua è il
-pensiero, la lingua è la libertà.
-
-Chi disse l'Italia _una espressione geografica_ non s'accorse che la
-nostra Patria, anche divisa e dominata, è stata sempre una nazione,
-perchè ha conservato sempre il proprio linguaggio.
-
-In tanti secoli di oppressione e di schiavitù gl'Italiani custodirono
-la lingua come una protesta della nazionalità che ad essi voleva
-strapparsi.
-
-Due cose gl'Italiani non hanno mai perduto: l'onore e la lingua.
-
-E perchè oggi che abbiamo una Patria libera e indipendente, perchè oggi
-che siamo uniti, si ha poca cura della lingua?
-
-Conserviamo gelosamente questo sacro tesoro e i nostri figli imparino
-da noi il culto al patrio linguaggio!
-
-
-
-
-I libri del popolo.
-
-
-Anche il popolo ha i suoi libri.
-
-Quel simpatico lustrascarpe che v'invita con tanto garbo a posare
-il piede sulla cassetta e vi copre d'inchini e di _illustrissimo_;
-quel burbero omone, che incontrate sempre alla ferrovia e che quasi a
-malincuore piglia i vostri bauli; quel vecchio pescivendolo dalla barba
-patriarcale, che vi dice a proposito o a sproposito: “compatitemi, sono
-un _affabeta_„; quell'arzillo portinaio che vi saluta con un sorriso
-e mormora maledettamente quando vi ritirate tardi e non mettete la
-mano in tasca; tutti questi signori hanno i loro libri, hanno una
-letteratura minuscola, umile, semplice, dimessa, che sfugge all'occhio
-della critica e della storia.
-
-Noi, superbi della nostra scienza, orgogliosi della nostra cultura,
-spesso effimera e superficiale, non conosciamo questa letteratura,
-che vive col popolo e che risponde alle sue ingenue e primitive
-aspirazioni.
-
-Sono volumetti di poche pagine, che si vendono negli angoli delle
-strade remote, sui muricciuoli, sulle gradinate delle chiese, dei
-tribunali, alle porte dei teatri di terz'ordine.
-
-Povere animucce! vanno in giro nascondendo la loro nudità. Si
-tramandano di generazione in generazione, senza nome di autore o di
-tipografo, senza indicazione di luogo e di tempo. Costano un soldo,
-mancano spesso di frontespizio e di indice, sono laceri, sono sciupati;
-ma il popolo li compra, perchè gli somigliano; li legge, perchè lo
-commuovono; li ama perchè sono scritti per lui, solo per lui.
-
-Che cosa dicono questi libriccini? Ricordano vecchie tradizioni,
-raccontano avventure comiche o cavalleresche, narrano la vita di santi
-o di assassini famosi, di grandi capitani o di ladri.
-
-Le scuole letterarie si succedono le une alle altre, nuove dottrine
-abbattono le antiche, i capolavori di ieri sono giudicati oggi
-sdolcinature, ma i libri del popolo, lontani dalla moda bizzarra e
-febbrile, che regola il nostro gusto artistico, sono sempre nuovi,
-sempre belli. Il popolo non discute, non analizza, non si lascia
-prendere dai momentanei successi o dalle ingrate cadute, è fedele
-ai suoi libriccini: non li abbandona, non li tradisce. Li legge con
-piacere, li rilegge, li manda a memoria e li conserva gelosamente. Ciò
-che lo commoveva ieri lo commuove oggi, lo commuoverà domani.
-
-L'età eroica è finita, Giove è caduto, l'Olimpo è chiuso, chiusi i
-cicli cavallereschi. Voi non credete più all'ippogrifo, ai castelli
-incantati, alle dame bianche; il popolo vi crede. Tutto ciò che riesce
-a commuoverlo, è bello, è vero!
-
-Egli non appartiene a nessuna scuola: è classico e romantico; è poeta e
-storico; è antico e moderno; è cristiano e pagano; è tutto e niente: è
-popolo. Sempre vario e sempre uniforme come la natura, conosce una sola
-arte: il sentimento.
-
-È un bambino il popolo: un bambino un po' capriccioso, un po' irruente,
-spesso brutale, ma sempre bambino. E questo eterno bambino compra
-quei volumetti come per comprarsi un soldo di svago. Vuol ridere, vuol
-punzecchiare, vuol fantasticare.
-
-La sua tenerezza è per gli amanti infelici, per le donne tradite. La
-storia pietosa di _Pia dei Tolomei_, di _Genoveffa_ lo commuove fino
-alle lacrime.
-
-Grande entusiasmo per i rivoluzionari. Nel popolo c'è sempre l'odio
-contro le autorità costituite. Ieri gridava “abbasso i Borboni!„ oggi
-griderebbe “abbasso Savoia!„ Il Governo per lui è sempre un nemico che
-lo sfrutta con balzelli, che gli strappa i figliuoli a venti anni, che
-fa pagare un sigaro due soldi, e non vuole che porti in tasca neppure
-un piccolo coltello per fettarsi il pane.
-
-Per voi Musolino è un brigante, un pericoloso delinquente; per il
-popolo è un buon figliuolo, tradito dagli amici, angariato dai potenti
-e precipitato in una oscura prigione, perchè... perchè il povero ha
-sempre torto. Si dà alla macchia, è vero; ma come potrebbe diversamente
-far trionfare la giustizia e vendicarsi dei suoi nemici? La vendetta!
-Il popolo è cattolico apostolico romano, adora Dio, la Vergine e i
-Santi, digiuna e fa elemosina; ma il perdono alle offese, no, bisogna
-vendicarsi: per lui la vendetta è un dovere sacrosanto. Chi non si
-vendica, è vile, e il popolo non vuol essere vile.
-
- *
- * *
-
-Chi scrive quei libriccini? Non si sa. Nascono, quasi direi, da per
-sè: nascono come l'erba nei campi. Sono i trovatelli, sono i figli del
-popolo. L'autore, modesto, si nasconde: non ci tiene a far sapere il
-suo nome e cognome. Se il libriccino piace, se incontra la simpatia
-del pubblico, non è merito suo. Non ha neppure il coraggio di farsi
-chiamare poeta. Poeta? Confessa lui stesso che le sue rime sono rozze:
-
- Tanto eseguì quel cavalier sublime
- Or qui finisco le mie rozze rime.
-
-Da quanto tempo esistono? Alcuni forse videro la luce ieri, altri sono
-antichi, molto antichi, — ricordano secoli —; ma tutti, vecchi e nuovi,
-vivono insieme, vanno insieme per il mondo, entrano insieme nei tuguri,
-nelle casupole di campagna, nelle bottegucce, e sono accolti sempre con
-piacere.
-
-Quanti sono? Ne ho contati 1012, ma ve ne saranno altri. Questi
-libercoli sono come le stelle: non si possono mai enumerare tutti.
-E crescono sempre: un contadino vede in sogno la Madonna, una donna
-a Senerchia ammazza a colpi di scure il drudo di sua figlia, un cane
-salva la sua padroncina, i Portoghesi mandano a spasso il proprio re:
-ecco cinque libriccini per questi avvenimenti. Lasciate che termini
-il processo Cuocolo, avremo subito un altro libriccino per quella
-Venerabile Confraternita!
-
-Il popolo dunque ha la sua ricca, ricchissima letteratura, che non
-conosce orizzonti, che non ha limiti: basta dire che incomincia con la
-_Creazione dell'uomo_ e termina con il _Giudizio universale_.
-
-Signori letterati, le vostre grandi librerie non fanno gola al popolo.
-Egli non ha nulla da invidiarvi. Voi avete l'_Orlando Furioso_, il
-_Morgante Maggiore_: il popolo tiene il _Guerrin Meschino_, i _Reali di
-Francia_, le _Meravigliose Avventure del Valoroso Leonildo_, gli _Amori
-di Florindo e Chiarastella_, la _Storia di Chiarina e Tamante_.
-
-Voi leggete l'_Iliade_, l'_Odissea_, l'_Eneide_, il _Paradiso Perduto_,
-la _Storia delle Crociate_; il popolo senza conoscere Omero, senza
-ringraziare il Monti, il Pindemonte o il Caro, senza far di cappello al
-Milton o al Michand, possiede l'_incendio di Troia_, la _Storia di una
-regina chiamata Elena, che fu rapita da un principe e che fece nascere
-una grande guerra_, gli _Amori di Enea e di Didone_, gli _Angeli
-superbi che diventarono demoni con le corna e furono precipitati
-nell'inferno_, la _Presa di Gerusalemme, ossia il Santo Sepolcro
-conquistato dai cristiani_.
-
-Voi conservate gelosamente le opere storiche, le biografie dei grandi
-uomini; il popolo conserva con egual cura la _Vita_ e i _Miracoli di S.
-Antonio_, _Giuditta l'ebrea_, _Sansone_, _Masaniello_, _Pietro Micca_,
-_Giuseppe Garibaldi_, _Giuseppe Mastrillo_, _Giuseppe Musolino_.
-
-Voi educate il vostro cuore all'osservanza del dovere con le opere
-istruttive dello Smiles, del Tommaseo, del Thouar, del Lessona,
-del Gotti, dell'Alfani; il popolo si lascia ammaestrare dal _Buon
-figliuolo_, dal _Cattivo figliuolo_, dall'_Albero fruttifero_, dal
-_Contadino che si fa milionario_, dal _Principe che va chiedendo
-l'elemosina_, dal _Contrasto bellissimo tra un povero ed un ricco,
-che disputano chi di loro è più felice_, dai _Dotti e saggi consigli,
-lasciati in punto di morte dal vecchio Guidone, padre di famiglia_.
-
-Voi ridete col Goldoni, col Rabelais, col Molière, col Cervantes;
-il popolo ride con i _166 difetti delle donne_, con la _Storia di
-Pulcinella_, col _Testamento di un avaro, che lasciò i suoi beni a sè
-stesso_, col _Vecchio che sposa dieci mogli_.
-
-Ma bisogna dirlo a suo onore, il popolo non ride mai a discapito del
-buon costume, non ha come noialtri un cavalier Marino, un abate Casti,
-un Aretino, un Batacchi. Il suo riso è saporoso, geniale, schietto, non
-equivoco. Nella sua natura un po' selvaggia, c'è molto pudore!
-
- *
- * *
-
-Ma tutti questi libercoli debbono essere scritti in poesia. Il popolo è
-per natura poeta e non sopporta la prosa. La prosa l'annoia, la prosa è
-pesante e fa dormire.
-
-Vuole la poesia, vuole l'ottava. Financo i _Comandamenti di Dio_, i
-_Sette peccati mortali_, le _Sventure dei cani_ debbono presentarsi
-sotto forma di poemetti. Spesso il verso zoppica, l'ottava non si
-regge, la rima non torna, la parola è incerta; ma che! il popolo non
-vuole arte, vuole sentimento. Per lui tutta l'arte poetica consiste
-nella rima. Dategli una rima che si sente ad orecchio, e basta. Il
-resto è lusso; e il popolo sa che il lusso non è per lui, ma per i
-signori.
-
-Com'è nata questa letteratura così varia, così ciarliera, così allegra,
-così modestamente drammatica? Il popolo raccoglie le bricciole
-che cadono dalla nostra mensa e ne forma la sua letteratura. Noi
-abbiamo tanti poemi, tanti romanzi, tante storie, tanti drammi, tante
-commedie, il popolo ci ruba gli episodi più belli e li chiude in questi
-libriccini. Trasforma, altera, taglia, accomoda, scomoda, restringe,
-e tutti i capolavori riduce _ad usum delphini_. Finanche della _Divina
-Commedia_ egli vuole la sua porzione. Oh! vi credete che il Sacro Poema
-sia tutto per voi? I fabbriferrai del trecento lo leggevano intero,
-il nostro popolo non può leggerlo da capo a fondo, ma una fetta la
-vuole. A noi lascia i canti meno drammatici, i canti che fanno pensare,
-che hanno bisogno di commento, e si fa confezionare così alla buona
-la _Francesca da Rimini_, il _Farinata degli Uberti_, il _Pier de le
-Vigne_, il _Conte Ugolino_.
-
-Tutto piglia a prestito da noi, tutto ci ruba, tutto manomette, tutto
-riduce a sua immagine e somiglianza, solo in una scienza è sovrano:
-nell'astrologia.
-
-Voi, astronomi, consumate la vista e la vita a spiare sole, pianeti e
-stelle, a scovrire macchie e canali, a misurare distanze e orbite; ma
-sapete dire che cosa succederà domani, che succederà magari oggi?
-
-No. Ignorantoni. Il popolo lo sa, il popolo ha il suo _Barbanera_.
-
-È un libriccino di 64 pagine e costa due soldi. Carta ruvida, copertina
-color cenere, vignette preistoriche; ma l'abito non fa monaco; quel
-libriccino predice il futuro in modo assoluto:
-
- Gli astri, il sole ed ogni sfera
- Or misura il Barbanera
- Per poter altrui predire
- Tutto quel che ha da venire.
-
-E davvero predice tutto, settimana per settimana, o meglio quarto per
-quarto, giacchè tutte le cose di quaggiù dipendono dalla luna e sono
-per conseguenza... _lunatiche_.
-
-Quest'anno, l'estate sarà.... calda, l'inverno.... freddo, i raccolti
-abbondanti, ma potrebbero essere anche scarsi, in primavera qualche
-nevicata, in autunno piogge. Attenti al 24 Gennaio:
-
- ... osserva ben che tempo fa,
- Perchè così, più o men, l'anno sarà.
-
-Ma Barbanera non si ferma ai fenomeni celesti, dà anche uno sguardo
-agli uomini e fissa i principali avvenimenti politici, scientifici,
-letterari e mondani.
-
-A crederci quest'anno avremo, _duelli_, (prepàrati, On. Chiesa!) —
-_diplomatici in imbarazzo, medici in faccende, studenti che si agitano,
-crisi bancaria, scontro ferroviario_ (uno?) — _collisione di vapori in
-mare_, (allude alle Convenzioni Marittime?) — _una Potenza minaccia di
-ritirare il suo rappresentante da una Corte d'Europa, violazione di un
-segreto di Stato, si teme l'invasione epidemica di una grave malattia_,
-(il colera? E noi abbiamo l'esposizione! Ma che sapeva Barbanera? Colpa
-del Conte di S. Martino, che non gliel'ha comunicato a tempo!).
-
-Ma insomma il 1911 sarà un anno di disgrazie? Nossignore. Avremo _nuove
-scoperte_ — _un matrimonio principesco_ (ah! miss Elkins, la fretta
-ti ha rovinato!), _buone vincite al lotto, cattura di un pericoloso
-malfattore, si scopre l'autore di un atroce delitto_ (e poi diciamo
-che la nostra Polizia dorme!), _nuova opera in musica, applauditissima_
-(assicurate Mascagni!), _crisi mini_... A proposito: i nostri giornali
-spiano gli uomini politici, assistono alle sedute del Parlamento,
-intervistano. Deputati e Senatori, eppure non sapevano che il Ministero
-Luzzatti-Sacchi sarebbe stato messo in sacco in modo curioso. Il
-Barbanera invece lo sapeva! _22 gennaio — crisi ministeriale in vista_.
-Il 22 gennaio? ma il povero Luzzatti cadde il 18 Marzo. Sissignore,
-ma ricordatevi bene: l'agonia incominciò il 22 gennaio. E Barbanera sa
-pure un'altra cosa, sa che Giolitti cadrà il 29 Novembre. Ma lasciamo
-stare la politica. Oramai i ministri somigliano ai bimbi irrequieti:
-salgono e scendono, scendono e salgono, senza sapere che potrebbero
-rompersi la nuca del collo. Questo però non lo dice Barbanera, lo
-diciamo noi. Il buon astronomo invece, ci offre _l'indicazione delle
-fiere e dei mercati, l'elenco di tutte le vigilie comandate, una tavola
-di Saturno per il lotto, la gerarchia cattolica, la genealogia delle
-principali case regnanti_ (nel Portogallo governa ancora Manuel II!),
-_le lunazioni ebraiche, una dozzina di aneddoti_ ecc. ecc.
-
-Ecco perchè il popolo ama il suo Barbanera. Specie il nostro
-contadino n'è entusiasta. Due o tre giorni prima del Santo Natale,
-acquista un po' di grazia di Dio, ma il primo acquisto è Barbanera.
-Lo accoglie con un sorriso, come si accoglie un amico di vecchia
-data, lo mette in tasca e per un anno intero consulta questo vangelo.
-Prima d'intraprendere qualunque lavoro di campagna interroga il suo
-inseparabile lunario. Bisogna seminare? ma che ne dice Barbanera?
-Piantar patate, faggiuoli, cavoli? e che ne pensa Barbanera? Mietere?
-per l'amor di Dio, in questi giorni abbiamo piogge. _Giove è in
-congiunzione con la luna._
-
-E pare che quest'anno Giove voglia divertirsi un po' di più. Sempre
-piogge, piogge, piogge! Potrebbe finirla. È vecchio e fa il libertino!
-
- *
- * *
-
-Sfortunatamente questa letteratura minuscola, unico cibo intellettuale
-del popolo, accenna a scomparire. Il Barbanera è ancora vegeto e sano,
-anzi quest'anno è in rialzo, perchè nel passato inverno si avverò,
-con una precisione maravigliosa, tutto ciò che aveva preannunziato; ma
-dolorosamente bisogna constatare che tutti questi libriccini, a poco, a
-poco son messi da parte. E sapete perchè? Alcuni in nome della civiltà,
-del progresso cercano mettere nelle mani del popolo altri libri che
-parlano di dritti manomessi, di emancipazione di proletariato ecc. E
-quei cari libriccini sono chiamati grotteschi, ridicoli, incompatibili
-con lo spirito moderno.
-
-Ma il giorno in cui il popolo avrà perduta la sua letteratura e quel
-non so che di poetico primitivo, che è l'unico balsamo nella sua fatale
-infelicità, quel giorno, solleticato, ma non soddisfatto dalle massime
-utopistiche degl'innovatori, vedrà la vita come una maledizione!
-
-Per carità, lasciate che il popolo sia popolo. Proteggetelo,
-emancipatelo, ma non lo snaturate, non gli strappate quei libriccini
-di poche pagine, che furono scritti per lui, che gli fanno dimenticare
-tanti dolori, che commovendolo, divertendolo, educandolo, lo conservano
-sempre fantastico, sempre pietoso, sempre bambino nei suoi sentimenti,
-nelle sue credenze!
-
-
-
-
-I libri nuovi.
-
-
-Quanti libri nuovi avete comprati quest'anno? Pochi? O pochi o molti,
-libri nuovi se ne comprano sempre.
-
-Spesso si fa il proponimento di non comprare più un libro: sono già
-tanti! Ma bisognerebbe vivere in un deserto, non leggere alcuna
-rivista, alcun periodico, nemmeno il giornale, anzi il giornale
-politico più degli altri vi tenta: ogni giorno una rubrica, una
-specie di stato civile per i nuovi venuti. Senti oggi, senti domani:
-l'appetito si stuzzica.
-
-Qualche cosa dunque si deve comprare, si sente il bisogno di sapere che
-cosa vogliono questi scrittori nostri.
-
-E quando si ha nelle mani un libro nuovo, nuovo di zecca, si prova una
-certa voluttà. Si mira, si palpa, si apre. Bravo, bravo il D'Annunzio!
-Dovrà essere bellissimo questo dramma. Vediamo un po' che vuole il
-Graf, che vuole la simpatica Negri, che vuole il Pascoli, che vuole il
-Marradi. È morto il Carducci, è morto il De Amicis, è morto il Barrili,
-è morto il Fogazzaro. Santo Iddio, che se ne vogliono andare tutti?
-Tutti? Eh! scrittori ce ne sono in Italia e scrivono, sa: sempre con la
-penna in mano. Ogni giorno un romanzo, un dramma, una qualche cosa.
-
-Sì, venite, venite! Se i volumi che conserviamo negli scaffali ci
-parlano del passato, ci ricordano le lotte, le aspirazioni di altri
-tempi, voi cari, voi benedetti, ci parlate dell'oggi, ci dite che in
-Italia, nella patria Dante, l'arte non muore.
-
-Ma quanto sono belli questi libri nuovi! Donde vengono? chi ha data
-loro tanta grazia e tanta leggiadria? Ah, è quel mago dell'Hoepli, quel
-furbo dello Zanichelli, quel tentatore del Voghera, quei burloni di
-Treves, che mandano questi gioielli così vezzosi per il mondo.
-
-Ma diverranno vecchi e scompaginati? No, no. Li conserverete con cura,
-non vi farete mai uno sgorbio, una postilla, una piegatura, non li
-presterete mai ad alcuno: sono belli e debbono restare sempre belli!
-
-Voi fantasticate e intanto quel furbo dello Zanichelli, quel mago
-dell'Hoepli, quel demonio del Sandron, par che se la ridono alle vostre
-spalle. Ridete, ridete, verrà il tempo della giustizia e allora faremo
-una rivoluzione contro di voi, vi manderemo all'inferno tutti, nella
-nuova bolgia dei tentatori.
-
- *
- * *
-
-I libri sono come le donne: non debbono presentarsi discinti e
-negletti, hanno bisogno di un tantino di eleganza, di un tantino di
-lusso. Una _Divina Commedia_ con una cartaccia ruvida e porosa, con
-caratteri grossolani non vi sembra più il Sacro Poema. Se invece la
-_Divina Commedia_ la fate uscire dai tipi eleganti, fini, sopraffini
-dell'Hoepli, del Barbera, del Le Monnier, allora ci sembrerà un
-Vangelo.
-
-La buon'anima di Dumas padre, in un suo romanzo diceva: “La donna
-bella adornata artisticamente è bellissima: la donna brutta, adornata
-artisticamente è bruttissima.„ Così è dei libri. Voi vedete un volume
-elegantissimo, con tagli in oro, con caratteri nitidi, con carta
-rosea; lo aprite, lo leggete: sono venti, trenta poesiole insipide e
-stomachevoli. Quell'eleganza, quel lusso lo rende più sciocco.
-
-Ma quest'editore è pazzo? Eh! non è pazzo l'editore, è pazzo chi compra
-questa roba, è pazzo chi si ferma all'apparenza.
-
-Attenti, attenti con i libri nuovi! Oggi c'è una smania morbosa di
-stampare.
-
-Iddio conoscendo la nostra natura ciarliera ci dette una lingua,
-affinchè potessimo dalla mattina alla sera annoiare parenti ed amici;
-ma no, si vuole annoiare anche i lontani ed ecco la stampa.
-
-Nei secoli scorsi pochi avevano il coraggio di mettere fuori qualche
-cosetta. Stampare! faceva paura. Era un passo pericoloso. Si restava
-per un buon pezzo come Cesare dinanzi al Rubicone. Oggi non si
-conoscono più Rubiconi. Tutti sono letterati.
-
-Ognuno scrive il suo romanzo, ognuno sente il bisogno di mandare per
-il mondo i suoi belati poetici, ognuno pubblica il suo lavoro critico.
-Tutto questo per essere chiamato autore, per far sapere che nel
-cervello si ha un granellino di sale.
-
-Ma piano, piano! lasciateci prendere fiato: con questa gazzarra
-maledetta, non abbiamo nemmeno l'agio di scorrere i cataloghi.
-
-Come cambia il mondo! Un tempo i manoscritti prima di essere pubblicati
-si lasciavano per lunghi anni nel tavolino, come per farli fermentare
-e dopo una lunga quarantena, venivano corretti, ricorretti e qualche
-volta bruciati. Il Bembo teneva quaranta grossi portafogli e faceva
-passare le sue composizioni dall'uno all'altro per meglio correggerle.
-Il Giusti nella sua autobiografia dice: “A correggere non mi basta
-mai il tempo: o è scrupolo o è coscienza, mi piace sempre rivedere,
-mutare.„ Il Tommaseo a proposito del lavoro di lima, esclamava: “L'arte
-dello scrivere è l'arte dei pentimenti.„ Il Manzoni,... del Manzoni
-non ne parliamo: se ne stava anni e anni a tavolino a ripulire i suoi
-_Promessi_.
-
-Oggi al contrario si scrive e si stampa sollecitamente,
-frettolosamente. Specie i giovani, che escono dalle nostre Università,
-forse per non aver la noia di ben digerire quel poco che hanno
-imparato, lo mettono subito fuori... con la stampa, come per disfarsene
-per sempre.
-
-Ma invece di fermentare i manoscritti, fermentano i libri e quel che è
-peggio, alcuni restano sempre in fermentazione.
-
-Ogni anno nel nostro bel regno si pubblicano dieci mila volumi, ma la
-maggior parte non veggono la vera luce.
-
-Poveri esseri, creati senza necessità, condannati a restare per anni e
-anni nelle vetrine dei librai e a chiedere sommessamente, a chi passa,
-la carità di essere comprati! Poveri infelici, che, non trovando un
-compratore, si offrono in dono, _in segno di omaggio, in segno di
-stima, come ricordo affettuoso_, tanto per cambiar aria e domicilio!
-
-Veramente alcuni autori, dopo un primo saggio, conoscendo forse di
-aver dato un passo falso, si fermano. Speravano di ottenere gloria e
-ricchezze, ma non avendo ottenuto nè l'una, nè le altre si ritirano,
-dicendo corna del pubblico _ignorante_. Altri invece non si arrendono
-mai: ogni anno metton fuori un volume; cercano la gloria ad ogni
-costo, vogliono per forza essere riconosciuti ufficialmente poeti
-o romanzieri. A furia di importune e continue preghiere, dopo tante
-umiliazioni e dinieghi, supplicando, scongiurando, arrivano a carpire
-una parola di lode da qualche illustre letterato e così giungono ad
-ottenere un po' di nome. Essi ne gongolano, ne vanno superbi, senza
-accorgersi che sciupano danaro e tempo. Altri infine, poco fecondi, ma
-molto infatuati, amano ripubblicare sempre il medesimo lavoro in una
-seconda, in una terza, e in una quarta edizione.
-
-Ma, signori miei, volete persuadervi che non tutti siamo nati poeti
-o romanzieri? Finitela una buona volta di far gemere i torchi e... il
-pubblico. La legge non vi punisce, ma voi siete rei di un gran delitto:
-voi date l'esistenza a questi poveri libri destinandoli a piangere il
-giorno della loro nascita.
-
-Dite di aver nel cervello un granellino di sale. I nostri complimenti.
-Ma credete che basti quel granellino per condire un libro? Errore,
-errore. Quando manca quel bernoccolo, di cui parla il De Musset, o per
-dirla tra noi, quando manca il genio, lavoro sprecato.
-
-“Certe teste — dice argutamente Aristide Gabelli — ribollite nello
-studio, somigliano alle uova: più bollono e più diventano dure.„
-
- *
- * *
-
-Curioso! Oggi avvertiamo una grande carestia di tempo. Il positivismo
-ce lo ruba. Da ogni parte si sente dire: — Mi manca il tempo! non ho
-tempo! — Pare che le giornate non siano più di ventiquattro ore. Subito
-giorno, subito notte.
-
-Eppure moltissimi, invece di utilizzarlo questo po' di tempo, che
-quantunque _galantuomo_ ci scappa di mano, lo consumano a scrivere
-libri inutili. Il tempo è oro e perchè mandarlo via come ferro vecchio?
-Se ve ne avanza, se non sapete che farne, se non avete bisogno
-di lavorare, perchè le vostre rendite tornano bene, passeggiate,
-viaggiate: se ne avvantaggerà l'organismo. Il moto è salutare.
-
-Nossignore, debbono ammazzare il tempo a tavolino, senza accorgersi che
-ammazzano se stessi. La vita sedentaria ci predispone alla gotta, al
-diabete, e ad altro ben di Dio.
-
-Ma fino a prova contraria non saprei gridare la croce addosso a questi
-poveretti: mi vado convincendo che essi sono affetti dal _morbus
-letterarius_, di cui parla Terenzio. Chi sa: forse è qualche microbo,
-che entra nel cervello e che li spinge a scribacchiare.
-
-Bisognerebbe ricorrere all'opera di un sanitario e sottomettere quei
-malati ad una cura rigorosa. Peccato che i nostri chimici farmacisti
-non abbiano pensato a preparare pillole per combattere questo nuovo
-morbo!
-
-Ma lasciamo la celia. C'è poco da scherzare. Questa mania della stampa
-deve impressionarci davvero e sarebbe provvidenziale una legge che
-limitasse la stragrande produzione di opere inutili, o peggio. Ma
-zitto! Saremmo chiamati reazionarî. La stampa è libera. O perchè i
-nostri padri hanno combattuto, perchè, a costo del proprio sangue,
-scacciarono Borboni e Austriaci? Libertà su tutta la linea: libertà di
-parola, libertà di azione, libertà di stampare le proprie corbellerie!
-E poi che vi interessa se un Tizio vuol mettere fuori un romanzo, una
-raccolta di novelle o dieci odi davvero barbare? A voi quel romanzo
-sembra insipido, quelle novelle scialbe? tanto piacere! A lui piacciono
-e basta. Chi rimette le spese di stampa è liberissimo di preparare la
-carta al salumaio e al droghiere. Come potrebbe la legge intervenire?
-con qual diritto? Ogni cittadino che paga le sue tasse può stampare!
-
-Intanto la marea cresce e forse un giorno saremo sopraffatti
-dall'enorme quantità di carta stampata.
-
-Per mettere un po' di argine occorrerebbe un buon servizio di pulizia
-urbana rappresentato da una critica sana, scrupolosa e indipendente, la
-quale senza livore e senza debolezze illuminasse il pubblico. Solo così
-a certi Tizi passerebbe la velleità di essere chiamati autori.
-
-Ma questo giorno è ancora lontano; oggi la critica è nelle mani del
-giornalismo che ne fa una fonte di guadagno.
-
-Voi pubblicate un libro, un libro che vale poco o nulla? Se avete
-i mezzi di far parlare un po' la stampa, il colpo è fatto. Domani,
-giornali, giornaletti diranno che voi avete riempito un vuoto.
-Benedetti vuoti! La repubblica letteraria sembra un pozzo senza fondo.
-Ogni libro nuovo ne riempie uno; ma rifacendo i conti ne restano sempre
-altri da riempire.
-
-Eppure i giornali hanno ragione: essi parlano di altri vuoti! Sentite:
-un libro che incontra il favore del pubblico, riempie due, o meglio tre
-vuoti: la tasca dell'autore, la tasca dell'editore, e un tantino anche
-quella del critico panegirista.
-
-Ecco perchè oggi la letteratura è industrialismo. Si decanta un libro
-come si decanta una merce. E si cercano tutti i mezzi per infinocchiare
-il pubblico grosso.
-
-Ho sott'occhio un numero del “Journal„ (17 Aprile 1907) in cui si
-legge: “Una signorina sui sedici anni è stata ieri vittima di un furto.
-Camminava per via della Pace leggendo un libro, allorchè un ladro le
-strappò di mano la borsetta: alcuni passanti che avevano osservato la
-scena, lo arrestarono e lo consegnarono alle guardie. Ma il più strano
-è che la signorina non s'era accorta di niente, assorta com'era nella
-lettura di un romanzo dal titolo _Vertigineux amour_. Si tratta di un
-racconto così interessante e che incatena l'attenzione del lettore a
-tal segno che può benissimo rendere una persona insensibile a tutto ciò
-che le avvenga d'intorno.„
-
-Ecco come si fa la reclame ai libri nuovi. Molti naturalmente
-comprarono quel romanzo e a conti fatti si accorsero che i derubati
-erano essi, non la signorina... immaginaria.
-
-Il signor Hervier nella _Nouvelle Revue_ tratta con molta genialità
-quest'argomento e ci dice che spesso si immaginano cose sbalorditorie
-per muovere la curiosità del pubblico “Un giorno — sono sue parole
-— dagli uffici di una Casa Editrice di Melbourne, la gente vede
-uscire una splendida donna, vestita in costume arabo, inseguita da un
-vecchio, pure vestito da arabo, con un pugnale in mano. La donna grida
-disperatamente invocando aiuto, il vecchio ruggisce parole di ira. La
-gente si ritrae spaventata: la donna cade, il vecchio le è sopra col
-pugnale. Qualche animo pietoso accorre in difesa della donna, la quale
-si alza e con un sorriso trae da una borsa manifestini che distribuisce
-al pubblico per far sapere che quello è un episodio di un nuovo romanzo
-di prossima pubblicazione!„
-
-In Italia non si è arrivato tant'oltre. Noialtri siamo un po' più
-serî e meno audaci, ma il cattivo esempio ha le gambe come la bugia e
-temo che tra qualche lustro anche da noi la reclame sarà la grande dea
-onnipotente, sovrana nel commercio, nelle lettere e nelle scienze.
-
-E dunque? dunque bisogna stare con tanto d'occhio quando si compra
-un libro nuovo. Non ci facciamo adescare dai titoli, nè dai giudizi
-di certi critici, che molto condiscendenti mettono la loro firma ai
-panegirici, con la stessa disinvoltura, con cui i nostri Ministri
-sottoscrivono tutto ciò che vien loro presentato.
-
-Attenti, attenti! La vita è troppo breve per poterla consumare nelle
-letture inutili e spesso dannose. Un libro nuovo, comprato alla cieca,
-porta via tempo e danaro, ed oggi sia l'uno che l'altro è prezioso!
-
-
-
-
-Le antologie.
-
-
-Mi sono fermato, ma non ho finito. Se mi permettete, io continuo a
-parlare dei libri nuovi e propriamente delle antologie.
-
-Non sono del parere del Bonghi, il quale senza alcuna riserva
-sentenziava: “Se vuoi dimenticare quel po' che sai, leggi le
-antologie.„ Credo che l'illustre critico, storico, giornalista abbia
-parlato così in un momento di malumore.
-
-No, un'antologia ben fatta, è, specialmente per i giovani, un mezzo
-potente di educazione e d'istruzione. E solo per i giovani? E per noi,
-per noi che ci vogliamo far credere persone colte? Un'antologia riempie
-davvero parecchi vuoti e ci dà una vernice di cultura letteraria.
-Difatti è possibile leggere tutti i nostri classici? No. Sono tanti
-ed hanno scritto tanto quei signori! Però in grazia ad una buona
-antologia possiamo gustarne i migliori pezzetti. Ditemi la verità, non
-dovete essere grati alle antologie se avete saggiata qualche cosa del
-Malespini, di Fra Bartolomeo da S. Concordio, dei fratelli Villani e
-nipote, del Vasari, di Baldassarre Castiglione? Non dovete ringraziare
-i compilatori di antologie se conoscete un po' da vicino il Bembo,
-il Ruccellai, l'Alemanni e tutti quei poeti, poetucci e poetini che
-belavano a mo' di agnelli, capretti e caproni per le Corti d'Italia? Vi
-atteggiate a persona erudita, sapete che Michelangelo oltre ad essere
-quello che fu nella pittura e nella scultura, scrisse bei sonetti. Ma
-mettete la mano sulla coscienza: quei sonetti voi li leggeste la prima
-volta in un'antologia. Un'antologia vi ha offerto qualche episodio
-del _Morgante Maggiore_, dell'_Orlando Innamorato_, della _Secchia
-rapita_; un'antologia, le favolette del Pignotti, qualche pezzettino
-del _Galateo_, le più belle stanze del Poliziano. Insomma un buon terzo
-della vostra cultura letteraria la dovete alle antologie; giacchè la
-cultura è come la ricchezza: non si sa mai come s'acquista!
-
-Ma non crediate che io voglia tessere il panegirico delle antologie,
-tutt'altro. Ho incominciato a scrivere questo capitolo con ben altro
-intendimento. Il Bonghi mi ha distratto, trascinandomi a dire, ciò
-che non avrei voluto. Dunque il capitolo incomincia adesso o per
-dirla in termini notarili — l'_antedictum_ non fa parte integrale del
-presente... atto —.
-
-Voi non sapete quante antologie si sono pubblicate in Italia e non ve
-ne fo un torto. C'è tanto da pensare oggi! Io però che vado ammazzando
-la mia porzione di tempo col fare la statistica di tutto ciò che vien
-fuori alla giornata, posso assicurarvi che di antologie ne abbiamo
-parecchie centinaia.
-
-È un campo aperto a tutti e tutti l'hanno più o meno sfruttato. Il
-primo, a quanto io ne sappia, fu il Leopardi, il quale ci lasciò due
-grossi volumi, accresciuti per giunta dal Fabbricatore e pubblicati dal
-Morano, con un caratterino minuto, che stanca terribilmente l'occhio.
-
-I volumi furono ben accolti e per molti anni nessuno fiatò. Ma a poco
-a poco, prima a bassa voce, e poi in tono alto, si incominciò a dire
-che il Leopardi non aveva colto nel segno. Un bel lavoro il suo, un
-lavoro di polso, ma non alla portata di tutti. Diamine, neppure una
-nota, neppure una parola di commento! Quella Crestomazia può servire
-per i letterati, non per le scuole e molto meno per il pubblico.
-Bisogna battere un'altra strada. Il materiale classico vuol essere
-sfrondato, condito e reso più appetitoso con delle noticine. Così
-pensò il Fornaciari nel comporre i due _Esempi di bello scrivere_.
-Dico _comporre_, non compilare, perchè il suo fu un lavoro accurato
-e scrupoloso: ad ogni passo considerazioni, annotazioni di lingua
-e di stile. Nel volume di prosa _mille note_, in quello di poesia
-_millequattrocentotrentasei_. Crepi l'avarizia! E poi “ho procurato —
-egli dice nella prefazione — che ciascuna prosetta possa stare da sè
-ed abbia il suo principio, il suo mezzo e il suo fine e non sia come
-un membro staccato da altri membri, ma come un piccolo corpo con tutte
-le sue parti belle e proporzionate.„ I due volumi ebbero fortuna:
-entrarono nelle scuole per dire a maestri e a scolari come bisogna
-studiare la lingua italiana e come estrarre il miele dai fiori.
-
-Ma il Fornaciari è un po' troppo purista. Che severità, che
-intransigenza! E come sapete il rigore non piace. Specie in materia di
-lingua vorremmo essere liberi come gli uccelli. No, gli _Esempî_ del
-Fornaciari dilettano poco. Il giovane studente si annoia con tante note
-e noticine, e manda a quel paese esempi e precetti. Un'antologia deve
-essere un'antologia, non una grammatica o un manuale di stilistica.
-Oh! credete davvero che i giovani imparano a scrivere con questi
-brani di autori famosi, lardellati da note e noticine? Per imparare a
-scrivere si è detto sempre che bisogna sentire, ma quando si leggono,
-si studiano, si mandano a memoria questi brani, nulla si sente,
-all'infuori di un forte dolore di testa.
-
-Per fortuna questa verità incominciò a farsi strada, e a poco a poco
-vennero fuori altre antologie, che davano quasi il benservito agli
-scrittori antichi. Poco Petrarca, poco Sacchetti e compagni, pochissimo
-Filicaia. Niente Iacopi e Iacoponi, niente Cavalcanti, niente Bembo.
-Fuori i tre Padri: Segneri, Cesari, Bartoli; fuori gli storici
-fiorentini col loro Segretario; fuori le nenie e le canzonette amorose
-del secolo d'oro e d'argento!
-
-Il giovane vuol essere allettato, divertito da letture piacevoli, da
-pezzettini moderni. Occorre roba nuova, roba fresca, roba brillante.
-
-E questa roba fresca o quasi fresca ce la dà il Marchesani, il Martini,
-il Pascoli; ce la danno le coppie: Carducci e Brilli, Mestica e
-Orlando, Fabbro e Marco. Alcuni, come il Morandi e il Martini, scrivono
-semplicemente _Prose e Poesie Italiane_, il Pascoli si diletta di
-titoli poetici: _Fior da Fiore_, _Sul limitare_; il Boni, come per
-stuzzicare l'appetito, ci dà _La lingua viva_; la ditta Nota e Fontana:
-_Pagine gaie e pagine forti_.
-
-E questi signori si dividono nelle nostre scuole il servizio
-dell'italiano. Un anno tocca al Morandi, e Stefano Lapi per il 1.º
-Ottobre prepara una bellissima nuova edizione delle _Prose e Poesie_,
-arricchite da un appendice poetico. Nel nuovo anno scolastico il
-Morandi si ritira, si presenta il Pascoli e tutti i ginnasi del Regno
-sono pieni di _Fior da Fiore_. Fiori, fiori da per tutto! Ed è giusto:
-senza fiori non si possono avere frutti. Poi viene la volta del
-Martini, poi quella del Mestica e collega, poi quella del Lipparini,
-poi... s'incomincia da capo. Ma c'è un accordo dunque tra loro? Chi lo
-sa? Bisognerebbe domandare a quei papaveri della Minerva!
-
-Del resto, salvo piccoli inconvenienti, queste antologie meritano
-encomi: sono redatte da bravi professori, i quali sanno meglio degli
-altri dove mettere le mani. È regola generale: a chi sa dove mettere le
-mani bisogna battere le medesime!
-
-Ci dispiace però che questo genere didattico è oggi sfruttato da una
-turba di novizi.
-
-Un tempo tutti quelli che non potevano entrare nella repubblica
-letteraria con qualche lavoro originale, si aggrappavano a Dante,
-dichiarandosi solennemente commentatori del Sommo Poeta. Ricordate il
-Biagioli. Il poveretto, che non ne imbroccava una, si dette a Dante, e
-dopo molti anni di studio e di elucubrazioni si sgravò di un commento,
-famoso solo per le continue diatribe contro il gesuita Lombardi,
-un altro illuso, che tentò uscire dall'oscurità, facendosi un po'
-rischiarare dal Poeta.
-
-Ma oggi Dante è lasciato in pace da questi letterati di bassa forza,
-sia perchè un commento, anche mediocre, costa lavoro, sia perchè il
-numero dei compratori sarebbe molto esiguo: ognuno di noi n'è provvisto
-a sazietà. Si danno quindi a pubblicare antologie. Basta afferrare
-dalle opere classiche i brani più notevoli, appiccicarvi delle
-noticine, così dette storiche, filologiche o estetiche, e l'antologia è
-bella e fatta.
-
-Credo che impieghi più tempo il vostro cuoco a prepararvi una fetta di
-_genovese_ che questi signori a manipolarvi un'antologia. Non crediate
-che io esageri. Il materiale è sempre pronto. Prendete due o quattro
-novelle del Gozzi, una decina di lettere familiari del Giusti (non
-tralasciate quella al nipote Giovannino, nè quella del Settembrini alla
-moglie) idem del Leopardi, del Manzoni, del Foscolo; due capitoli delle
-_Mie Prigioni_, un brano dei _Ricordi Autobiografici_ del Dupré e del
-D'Azeglio. Annaffiate tutta questa roba con qualche bozzetto del De
-Amicis, del Panzacchi, del D'Annunzio, del Capuana; seminate qua e là
-dei pensierini, dei precetti, delle massime, magari dei proverbi più
-fortunati; spargete di tanto in tanto una poesia del Giusti, del Monti,
-del Leopardi, del Carducci, senza dimenticare i _Sepolcri_, il _Cinque
-Maggio_, la _Ginestra_ e _Per una conchiglia fossile_ — componimenti
-che si trovano in tutte le antologie, perchè molto _facili_ — e il
-vostro lavoro è bello e compilato.
-
-Se volete (e come non volerlo!) che il vostro libro sia accolto
-favorevolmente nel Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e sia
-adottato nelle Scuole Normali, Tecniche, Ginnasiali e Navali del Regno
-non tralasciate i principali fatti e figure del Risorgimento Italiano:
-un paio di pagine dell'Abba, del Guerzoni, del Bersezio, due o tre
-lettere di Vittorio Emanuele, di Garibaldi, di Cavour, di Mazzini,
-qualche poesia patriottica del Berchet, del Carrer, del Mameli. Insomma
-bisogna aprire il fuoco con la battaglia di Maclodio e chiudere la
-festa con l'Inno di Garibaldi. Sì, sì, all'ultima pagina _si schiudon
-le tombe_! Se la vostra antologia fa addormentare i vivi, avrà il vanto
-di far risorgere i morti!
-
-Tutto lo studio poi dovrà essere nella scelta del titolo. Occorre un
-bel titolo, un titolo sensazionale, un titolo che attiri. Oggi teniamo
-molto ai frontespizi delle persone e delle cose. Un bel titolo è come
-una gloriosa morte:
-
- tutta la vita onora.
-
-Dopo il titolo, la prefazione. _Qui si parrà la tua nobilitade_, qui
-bisogna far capire che di antologie ce ne sono, è vero, ma finora
-mancava un lavoro condotto con sani criteri; bisogna far capire che
-non siete stato spinto da sentimenti di vanagloria, ma dall'amore che
-portate ai giovani; e dopo un po' di sentimentalismo sulla gioventù
-italiana, _da cui la Patria molto aspetta_, conchiudere che siete
-grato a tutti quei professori che vorranno darvi consigli per una nuova
-edizione.
-
-Dopo, portate tutta questa roba alla tipografia, raccomandatevi al
-vostro Deputato, affinchè a sua volta vi raccomandi al Consiglio
-Superiore, e la vostra antologia avrà fortuna!
-
-E non vi fermate qui; v'è ancora da sfruttare. Dopo un paio di anni
-aggiungete qualche cosetta, mettete in coda un indice alfabetico, pochi
-cenni biografici e ripresentatela con la salutare bugia _interamente
-rifatta_.
-
-Lettore, vi è saltato il grillo di prepararne una? Mettetevi all'opera,
-vi troverete bene per il nuovo anno scolastico!
-
-
-
-
-L'ospedale.
-
-
-Il pianterreno delle vostre librerie è l'ospizio di mendicità, la casa
-di salute, il ricovero per l'infanzia abbandonata, il ricettacolo di
-tutta la zavorra letteraria e scientifica.
-
-Là gli storpi, gli sciancati, i colpiti alla testa, i moncherini, i
-ciarlatani, gli stupidi, i rompiscatole!
-
-Sono libri vecchi, logori, scompaginati, senza principio e senza
-fine, che trovaste in casa e che non aveste il coraggio di buttare al
-fuoco; libri scolastici, che vi furono maestri nelle classi secondarie
-e che voi, fedele alla gratitudine umana, imbrattaste d'inchiostro,
-ornaste di sgorbi e di dipinti e in ultimo gettaste tra i ferri
-vecchi; conferenze, discorsi, che vi furono mandati _in omaggio_ e che
-voi, per semplice cortesia, non rimandaste all'autore _con sentite
-condoglianze_; giornali politici che si salvarono come per miracolo
-dagli artigli della vostra signora o dalle mani distruggitrici dei
-vostri bimbi; periodici letterari, cataloghi, annunzi bibliografici,
-numeri unici, giornaletti di provincia, che ricordano una nascita,
-una morte, un banchetto, una polemica, un'elezione politica o
-amministrativa, un... accidente qualsiasi.
-
-Ma strano; voi aprite mille volte le librerie, cercate, rovistate,
-traslocate, ma non vi viene mai la voglia di mettere le mani su quel
-caos. Ci sarebbe da perdere la testa. Vedete: un avanzo di libro
-parla di guerre persiane e assire, un altro ricorda le regole del
-_Portoreale_, un terzo vi fa una mezza predica lunga e stucchevole
-sul Purgatorio, un quarto vi insegna che cosa sia il sillogismo e di
-quante parti consti; e in mezzo a questa roba mummificata, relazioni
-di banche, comparse di avvocati, contratti di locazione, valtzer per
-mandolino, lettere di famiglia!
-
-Accanto ad una carta geografica trovate una pagina di giornale, che vi
-ricorda il matrimonio del Principe Umberto con Margherita di Savoia;
-qui, due sonetti per nozze, là, una dozzina di orazioni funebri, in
-cui chi piange davvero, è la povera grammatica. Libri di preghiera,
-fotografie sciupate, giornaletti umoristici, disegni rachitici, inviti
-per commemorazione, biglietti del sarto o del macellaio, cartoline
-illustrate e non illustrate. Che confusione, che torre di Babele!
-
-E questo benedetto ospedale ingrossa a vista d'occhio. Ogni giorno
-nuovi ospiti. Vi arrivano lavoretti critici, saggi di traduzione,
-poesiole anemiche, novellucce soporifere, commedie lacrimevoli. Dove
-mettere questa manna? Nel cestino? No. Il cestino accoglie le lettere,
-la _reclame_ rompiscatole, la carta che sporcate voi! E poi vi farebbe
-l'animo di gettare nel cestino quel discorso del vostro Onorevole,
-quel programma amministrativo del vostro Sindaco, quella conferenza
-del medico di famiglia? Non leggete questa roba: sta bene, ma gettarla
-nel cestino, è troppo. Diavolo, si tratta di educazione! Il Decalogo ci
-dice che la roba altrui non si deve desiderare, ma quando questa roba
-ci viene offerta _in segno di omaggio, con i migliori saluti_ o con
-altri intingoli cordiali, bisogna trattarla bene.
-
-Dunque, se non volete essere chiamato selvaggio mettetela a
-pianterreno, imbalsamatela, eternatela. I vostri figliuoli, a cui
-certamente lascerete queste preziose reliquie, vedranno con i propri
-occhi che i nostri Deputati, i nostri Sindaci... ciarlano e in che
-modo!
-
- *
- * *
-
-Disgraziatamente in questo caos vanno a finire i libri che più
-lavorano. Voi, ad esempio, avete sempre sul tavolo i _Promessi Sposi_.
-L'avete letto una volta, dieci volte, trenta volte, l'avete studiato,
-commentato, analizzato, ma non sapete dargli il benservito. Si
-sente il bisogno di gustare ogni mattina un pezzetto di quella prosa
-cristallina.
-
-Ma il continuo uso consuma: quel libro si sciupa, si logora, si disfà.
-Un giorno va via la copertina, un altro giorno i quaderni non vogliono
-stare più insieme. “Debbo farlo rilegare!„ dite tra voi stesso e
-intanto si tira così. Ma un bel giorno, che è che non è, ne trovate sul
-tavolo una metà. E l'altra? Ne cercate nella camera da letto, sulle
-sedie, niente. Oh! dunque è scomparsa? Ne domandate ai figliuoli,
-alla domestica. Silenzio. Son tutti muti; tutti no, perchè la vostra
-signora, che ha gusto a darvi sempre torto, incomincia a dire che la
-colpa è vostra, che siete molto trascurato, che dovreste avere più cura
-dei libri, che... e continua la predica.
-
-Voi intanto restate per un momento con quel coso in mano, poi
-l'adagiate nell'ospizio, con la speranza di ritrovare quanto prima
-l'altra metà. Ma dopo un paio di giorni ve ne siete già dimenticato
-e i _Promessi Sposi_ se ne staranno in eterno nell'angolo remoto a
-piangere la loro disgrazia. E non sono soli: ivi un terzo del _Paradiso
-perduto_, ivi un po' d'_Inferno_ commentato dal Biagioli, tre o
-quattro canti dell'_Iliade_, cinque quaderni dell'_Ivanhoe_, due libri
-dei _Miserabili_, dieci dispense di una _Storia della rivoluzione
-italiana_; un quarto di _Asino_ del Guerrazzi, insomma tutti quei libri
-collocati a riposo, non per limite di età, ma per grave infortunio in
-servizio.
-
- *
- * *
-
-Vi arriva una conferenza della Serao, una commedia del Traversi o del
-Rovetta, una prolusione del D'Ancona, un'ode del Pascoli; in mezz'ora
-si leggono, e dopo che farne di questi opuscoletti, che contano appena
-dieci, quindici pagine? Sono belli, sono interessanti, ma non hanno
-dorso, non hanno reni! I volumi ben nutriti, trovano il loro posto,
-ma questi libriccini non sappiamo proprio dove collocarli. Sono
-farfallette variopinte che svolazzano: sul tavolo, sulle sedie, sul
-comodino, nelle tasche del paletot, nella valigia, ne trovate da per
-tutto. Spesso ne scegliete otto, dieci dello stesso formato, li unite
-come in un mazzetto, li fate rilegare col modesto titolo _opuscoli_ o
-con l'altro tanto antipatico, ma molto in uso, di _miscellanea_.
-
-È una fortuna però che tocca a pochi: la maggior parte di essi va
-a finire... all'ospedale. Colpa loro: si nascondono in un periodico
-letterario, entrano nella combriccola dei cataloghi, si seppelliscono
-vivi fra i giornali e naturalmente ne condividono la sorte. Chi volete
-che vada a scovarli?
-
- *
- * *
-
-Qualche volta, stando di malumore, aprite la libreria con l'animo
-deliberato di far piazza pulita. A che tutta quella zavorra, tutto
-quel vecchiume! Ciò che merita di essere conservato, si conservi, ma il
-resto in cucina, dal salumaio o... altrove!
-
-Con santa pazienza tirate quella roba e incominciate lo spoglio.
-Avanti, avanti. Tutti fuori. Giudizio universale! Da principio si va
-alla svelta, non si guarda in faccia a nessuno. Invano quelle sacre
-reliquie chiedono pietà e misericordia. Siete deciso. Al fuoco! Al
-fuoco!
-
-Ma che! a poco a poco vi fate prendere la mano. Gli occhi si fissano
-su una bella incisione. Com'è naturale questa bimba, che scherza col
-micino! Bella, sì, bella. Sarebbe un peccato! Mettiamola da parte.
-Importante questo catalogo dell'Hoepli: è del 1909, è recente,
-conserviamolo. Perbacco! La _lettera anonima_ del De Amicis! Ed
-io la credevo smarrita! Da parte. Una pastorale del Bonomelli! Il
-Bonomelli scrive bene! Da parte. _Tre surice dint'a nu mastrillo._
-Ah! la ricordo questa farsa del Petito. Da parte. Teh! come è graziosa
-questa caricatura! Da parte. Questo giornaletto bisogna conservarlo:
-è la risposta che diedi a quello screanzato. Da parte. Un articolo di
-Domenico Oliva! Da parte. Un numero del _Marzocco_. Vediamo. Ah! sì,
-sì, c'è una poesia di Ada Negri. È inutile! Ada Negri è vera poetessa.
-Che versi! che armonia!
-
-Le ore passano, voi vi divertite a leggere, a rievocare tanti ricordi
-del passato e quando il vostro figliuolo vi dice dall'altra stanza:
-“Papà, a tavola!„ voi vi scuotete come da un sogno delizioso.
-
-Dunque bisogna bruciare queste carte?
-
-No, no, dopo pranzo le rimetterete al loro posto. Quell'ospedale ha il
-suo valore!
-
-
-
-
-I libri fortunati.
-
-
-Quanto fruttò all'Alighieri la _Divina Commedia_? Neppure il becco di
-un quattrino. Noi, tardi nepoti, l'abbiamo coverto di alloro da capo a
-piedi, gli abbiamo messo in testa una ricca corona di lauro, l'abbiamo
-solennemente dichiarato il papà della poesia, ma il Sommo Poeta se ne
-morì povero e in esilio.
-
-E l'Ariosto che cosa ebbe per l'_Orlando Furioso_? Danaro, zero. Egli
-stesso se ne lamentava con le Muse:
-
- Apollo, tua mercè, tua mercè, santo
- Collegio delle Muse, io non possiedo
- Tanto per voi ch'io possa farmi un manto.
-
-E sapreste trovarmi un solo poeta che fosse divenuto ricco per i suoi
-libri?
-
-Alcuni vivevano con qualche agiatezza, perchè erano sussidiati, perchè
-riscuotevano una pensione come vecchi impiegati in ritiro, ma nessuno
-potè mai esclamare: “I miei libri mi hanno fruttato duecento, mille,
-tre mila zecchini!„
-
-Anche dopo il Settecento, in cui il libro incominciò a mettersi in
-commercio, i poveri poeti ricavavano ben poco. Il Parini, ad esempio,
-doveva ricorrere alla generosità di un canonico per non vedersi
-morir di fame la propria madre; il Foscolo se ne andava ramingo per
-la Svizzera, per l'Inghilterra; e se il Monti viveva da signore,
-quel danaro gli veniva direttamente dalla Real Zecca, per i servizî
-speciali, che rendeva alla Corona.
-
-E in Francia? I letterati dovevano andare col cappello in mano
-dall'editore e a stento ottenevano poche centinaia di lire. Basta per
-tutti il caso di Bruyere. Un giorno il grande e geniale filosofo si
-presenta dall'editore Michalet e cavando di tasca il manoscritto dei
-_Caratteri_, gli dice:
-
-“Vuol pubblicare questo mio lavoro?„
-
-L'altro resta per un momento sopra pensiero, poi risponde:
-
-— Sa', io non potrei offrirle che dugento lire. —
-
-“Vada per duecento.„
-
-Dopo cinque anni il Michalet guadagnava con i _Caratteri_ trecento mila
-lire e il Bruyere, per vivere, doveva ricorrere alla munificenza del
-Principe di Condé!
-
-Del resto fino a ieri si è detto che i letterati sono poveri, poveri in
-canna.
-
-Una sera il Balzac, mentre si ritira a casa, proprio nel quartiere
-Marteuf, è aggredito da un ladro, il quale l'apostrofa col rituale
-dilemma: — o la borsa o la vita. —
-
-Il Balzac scoppia in una sonora risata e stringendogli amichevolmente
-la mano, gli dice:
-
-“La borsa? fratello mio, la borsa è vuota! Non sai che io sono un
-letterato?„
-
-Il ladro sorride gli chiede venia e si allontana.
-
-Eppure il Balzac mentiva. Al suo tempo i letterati di grido
-incominciavano a guadagnare qualche marengo. Lo Scott con i suoi
-romanzi arrivò a sei milioni e mezzo; il Dumas (padre) lasciò al figlio
-una rendita annua di lire 50 mila; il Sue, solo coll'_Ebreo Errante_,
-intascò molte migliaia di lire.
-
-Ed oggi? Oggi un libro che incontra il favore del pubblico è una
-miniera inesauribile di gloria e di danaro. Un libro basta a farvi
-milionario e a sollevarvi nello stesso tempo tra gli alti papaveri
-della repubblica letteraria. E quando siete a quel posto, non ci sarà
-più bisogno di lavorare; potete passare la vita in divertimenti.
-
-Quel libro, come un fertilissimo podere, ogni anno vi darà il suo
-invidiabile prodotto.
-
-Questa fortuna però tocca a pochi.
-
-Ogni giorno si pubblicano migliaia e migliaia di libri, ma gli autori
-non diventano milionari. Tutt'altro: la maggior parte vi rimette le
-spese. E perchè? perchè questi libri non scuotono il pubblico, il
-quale per natura è sonnacchioso e indifferente. Bisogna svegliarlo,
-entusiasmarlo, elettrizzarlo, stordirlo!
-
-È molto difficile, non è vero? ed ecco perchè in cento anni, appena
-cinque o sei libri si possono chiamare fortunati!
-
- *
- * *
-
-Faccio una domanda. Che sarebbe stato del Manzoni se non avesse scritto
-i _Promessi Sposi_?
-
-“Il Manzoni!„ — esclamerà qualcuno — oh non sapete che il Manzoni è un
-colosso? che appartiene alla schiera dei sommi maestri?„
-
-Siamo perfettamente d'accordo; ma guardando bene quel colosso non vi
-pare che sia formato tutto di _Promessi Sposi_? Le tragedie si leggono,
-perchè sono sorelle dei _Promessi Sposi_; la _Morale Cattolica_ è
-generalmente ben vista, perchè appartiene alla medesima famiglia.
-
-Siamo giusti; tutti gli onori che ebbe il Manzoni non furono dati
-esclusivamente all'autore dei _Promessi Sposi_? Perchè lo visitò lo
-Scott? perchè Vittorio Emanuele II, appena entrato in Milano, volle
-salutare il grande Lombardo?
-
-C'è poco da discutere: il Manzoni è sugli altari per Renzo e Lucia!
-
-Domandatene al Cantù, il quale lavorò fino a ottant'anni, scrisse
-un mondo di libri, ma non riuscì, malgrado la sua buona volontà, a
-mettere fuori un libro fortunato. Tentò la storia — che storia! —
-trentacinque grossi volumi, che pesano un quintale, tentò il romanzo,
-tentò la poesia, tentò la critica, tentò la letteratura popolare, fu
-impossibile; il libro fortunato non venne! E lui per consolarsi, dettò
-negli ultimi anni le _Reminiscenze Manzoniane_, come per dire: “Se non
-riuscì a me, riuscì al mio amico Sandro: è lo stesso!„
-
-Ma lasciamo la celia! Il Cantù, nel citato libro, ci dice che
-gl'_Inni Sacri_, le _Tragedie_ e tutto quel manipolo di componimenti
-poetici passavano quasi inosservati. Il Rovani ce lo spiattella con
-più franchezza: “Del Manzoni non si conoscevano che gl'_Inni_ e le
-_Tragedie_, lette da pochi, disprezzate da molti.„
-
-Ma dopo la pubblicazione dei _Promessi Sposi_, il Manzoni arrivò alle
-stelle.
-
-Che successo! neppure i romanzi dello Scott e del Dumas ebbero tanta
-fortuna!
-
-Sentite come scrive Giulia all'amico Fauriel:
-
-“Debbo dirvi che abbiamo provato un gran piacere nel vedere il lieto
-successo del libro del babbo. In verità, superò non solo la nostra
-aspettativa, ma ogni speranza. È un vero furore; non si parla d'altro;
-nelle stesse anticamere i servitori si tassano per poterlo comprare.
-Il babbo è assediato da visite e da lettere d'ogni specie e d'ogni
-maniera!„
-
-Nessun libro in Italia aveva destato tanto entusiasmo. Le edizioni si
-seguivano le une alle altre, e la nostra penisola fu piena di _Promessi
-Sposi_. Caffè, circoli, teatri, strade, alberghi si intitolavano di
-quel nome. Il Granduca faceva dipingere le sale della sua villa con gli
-episodi del romanzo; nel carnevale del 1828 la quadriglia che destò
-maggiore entusiasmo a Milano fu quella di Don Rodrigo e dei Bravi; a
-Parigi si rappresentò in teatro con musica del maestro Caraffa.
-
-Anche in poesia: Lorenzo Del Nobolo da Montevarchi ne ricava un poema
-di dodici canti, lo pubblica da Giardelli di Firenze il 1838 e lo
-dedica alla Granduchessa di Toscana.
-
-I personaggi divennero popolarissimi. Ogni prete, un po' ignorantuccio
-e timido, veniva chiamato Don Abbondio; tutte le domestiche
-dei reverendi ebbero il nomignolo malizioso di Perpetua. Nelle
-conversazioni si sentiva spesso ripetere: “Mi sembri il conte Attilio!
-Vorreste imitare il padre di Fra Cristoforo? vedi quel Don Ferrante!
-Oh! che cera da Innominato!„
-
-Si disse che il Manzoni ebbe quel trionfo per la benedetta quistione
-della lingua. Non credete a queste ciarle. _I Promessi Sposi_ furono
-fortunati: ecco tutto.
-
- *
- * *
-
-Dopo la pubblicazione di questo romanzo il Manzoni si mise in posizione
-ausiliaria e di rado prese la penna in mano. Perchè affaticarsi? il
-colpo era fatto.
-
-Incominciarono ad affaticarsi i poveri imitatori. Il Rosini, purista
-cattedratico, prende per sè il quadretto della Monaca di Monza e dice:
-“Questo ingrandimento artistico lo faccio io!„ Il Gualtieri acciuffa
-l'Innominato e gli grida: “Per te ci sono io, canaglia!„
-
-Se ne venne poi la così detta scuola manzoniana. Il Grossi, il
-D'Azeglio, il Cantù, il Carcano scrissero il loro romanzo. Che volete!
-quel successo faceva gola e ognuno sperò di averne una fetta. La
-malattia è continuata per un pezzo, e pochi anni fa abbiamo avuto
-_I figli di Renzo e di Lucia_. Ma questi benedetti figli, com'è
-da immaginarsi, somigliano poco ai genitori. Segno di decadenza! —
-direbbero i moralisti; mancanza di arte! — diciamo noi.
-
-Altri, vedendo che i poveri imitatori avevano fatto fiasco, si dettero
-a commentare il fortunato romanzo. Abbiamo centinaia di volumi sui
-_Promessi Sposi_! Commenti storici, commenti estetici, filologici,
-stilistici, ecc.
-
-Il Morandi incomincia a muovere la quistione della lingua, risponde
-il D'Ovidio, replica il Morandi. Il Boni, più pratico, pubblica una
-grammatica italiana con gli esempi ricavati dai _Promessi Sposi_ e
-par che dica: “Se vuoi scrivere come il Manzoni, eccoti la guida!„
-Allora il Morandi lascia il D'Ovidio, ricorre ad un Cappuccini e così a
-quattro mani preparano una nuova grammatica manzoniana fin nelle ossa.
-
-Ma dunque tutto è Manzoni, Manzoni, Manzoni! Il pubblico cominciò
-a seccarsi e stava proprio sul punto di dire: “finitela una buona
-volta!„, quando il Venturi, un altro manzoniano puro sangue, prepara
-un nuovo libro. Ancora? Ma che cosa avrà da dire questo egregio
-professore? Il romanzo è stato commentato, analizzato da capo a piedi
-e anche di traverso. Dunque? Il Venturi prende diversi pezzetti del
-libro, li liga con sottilissimi fili di prosa sua e dice al pubblico:
-“Io vi presento il _Fior dei Promessi Sposi_.„ Il fiore? ma come si
-chiama questo fiore? È una rosa, un giglio, un giacinto, una viola?
-
-Il Venturi non è botanico, vi ha dato un fiore e basta: fatelo voi
-esaminare! Del resto il libro piacque. Entrò nelle scuole e per molti e
-molti anni, maestri e scolari si deliziarono di quell'odore.
-
-Eppure fra tanti signori che scrissero ad onore e gloria del fortunato
-romanzo, nessuno ebbe un'idea più geniale di un traduttore francese,
-il quale si permise di farne un'edizione _espurgata ad uso della
-gioventù_. Non ho potuto, malgrado le mie continue ricerche, avere
-questo curioso estratto, ma a quanto mi si assicura non conta più
-di dugento pagine. E le altre dugento? via. Poveri _Promessi Sposi_,
-mutilati così barbaramente in nome del buon costume!
-
-Ma non sa questo signore che Renzo e Lucia possono entrare anche nei
-monasteri? Il Manzoni, proprio alla vigilia di metterli al mondo,
-facendosi vincere dai suoi scrupoli religiosi, disse paternamente
-ai due protagonisti ufficiali: “Senza smorfie, sa'! I fidanzati in
-pubblico debbono essere serî. Certe paroline si dicono a quattr'occhi;
-mi raccomando a te, Renzo.„
-
-E il povero Renzo, da buon figliuolo, qual'era, ubbidì. Neppure una
-espressione amorosa, neppure una stretta di mano alla sua bella!
-
-Vi ricordate quando è costretto a lasciare le due donne e a prendere
-la via di Milano? “Rattenne a stento le lacrime e stringendo
-_fortissimamente_ la mano ad Agnese, disse con voce soffocata: _a
-rivederci_, e partì.„
-
-Qualche lettore malizioso potrebbe andar fantasticando su quel
-_fortissimamente_ e su quell'a rivederci.
-
-Ma, santo Iddio, anche Renzo è un giovanotto e pare che gli si possa
-almeno concedere il diritto di far capire ad Agnese, la quale lo capì
-benissimo, che quella stretta era per la figliuola. Imitassero Renzo i
-nostri giovani! Da che il mondo è mondo; sono tanto pochi i fidanzati
-che ricorrono alla madre della sposa! In amore si ama il telegrafo
-senza fili e non piacciono gl'intermedî. Nè credo che quel traduttore
-nei suoi verdi anni abbia compiuto un eroismo maggiore.
-
-E Lucia? Lucia più che una sposa potrebbe chiamarsi una monachella. Il
-Settembrini in pubblica scuola domandava ai suoi allievi: “Come sono
-gli occhi di Lucia? non si sa: ella li tiene quasi sempre chinati a
-terra per pudore!„
-
-E Don Rodrigo, il Conte Attilio, l'Innominato, la Monaca di Monza?
-Saranno dei pessimi arnesi, ma sulla scena rispettano il pubblico,
-ubbidiscono al direttore d'orchestra.
-
-Strano! Da noi molti critici si lamentarono che il Manzoni aveva quasi
-messo una museruola ai suoi attori principali; in Francia invece,
-nella beata repubblica, sempre realista più del re assente, ci fu chi
-lo accusò in nome della moralità! Lasciate stare, o fratelli d'oltre
-Alpi, gli autori italiani: divertitevi piuttosto a espurgare i vostri
-romanzieri! Avete la Senna; approfittatene per lavare i panni sporchi!
-
-Noi intanto conchiudiamo. Quanti quattrini guadagnò il Manzoni con i
-_Promessi Sposi_? Eh! pochi, molto pochi. “Appena cinque mila lire„
-dice Federico De Müller.
-
-Dopo la prima edizione, il suo editore lo pregava di una ristampa, ma
-il Manzoni, vizio suo, non sapeva decidersi: voleva rifare, correggere,
-ripulire; intanto in Italia e all'estero si pubblicavano edizioni su
-edizioni. In diciotto mesi, nove ristampe in Italia, sei in Francia,
-due in Germania, una in Inghilterra. Il Manzoni ebbe cinque mila lire,
-ma molti editori fecero fortuna!
-
-E la manna continua. L'Hoepli, quantunque arrivato un po' tardi in
-mezzo a noi, ne sa qualche cosa. Sei o sette anni fa bandì un concorso:
-dieci mila lire a quel pittore che gli avesse favorito una trentina
-di tavole per illustrare il romanzo. Dieci mila lire? È troppo! Ma il
-signor Hoepli non canta la messa senza il morto.
-
-Il furbo seminò per raccogliere, e il raccolto fu miracoloso.
-
-Un altro giorno lo Sforza, erede universale di tutti i manoscritti
-manzoniani, gli disse: “Sai, ho trovato dei capitoli inediti sui
-_Promessi_?„
-
-“Davvero?„
-
-“Davvero!„
-
-“Ebbene, non perdiamo tempo. Scrivi due parole di prefazione e mandami
-subito quelle sacre reliquie: ne farò un bel volume, anzi due!„
-
-Bisogna dire la verità: anche i _Brani Inediti dei Promessi Sposi_ sono
-alla terza ristampa!
-
- *
- * *
-
-_Le Mie Prigioni!_ Ecco un altro libro fortunato.
-
-Il Pellico nel 1830 se ne usciva dallo Spielberg, dov'era stato a
-scontare dieci anni di carcere duro. L'abate Giordano, a cui egli
-“raccontava per minuto tutto quello che aveva sofferto, lo consigliò
-a scriverne la narrazione e a pubblicarla.„ Così nacquero le _Mie
-Prigioni_!
-
-Il libro andò a ruba e divenne popolarissimo.
-
-“Il buon successo — sono parole dello stesso autore — crebbe
-rapidamente nella Penisola. A Parigi il De Latour lo tradusse nella
-sua lingua, le edizioni e le traduzioni si moltiplicarono ben oltre il
-merito...„
-
-Ma invece di andar numerando quante edizioni se ne fecero in Italia
-e fuori, vediamo piuttosto, perchè quel libro, così modesto, così
-piamente religioso, abbia avuto tanta fortuna.
-
-In quel tempo non si parlava d'altro che di patria. Patria! patria!
-Era la parola d'ordine dei poeti, degli storici, dei filosofi. L'Italia
-doveva una buona volta essere libera.
-
-Il Niccolini con le sue tragedie imprecava contro il tiranno, pigliando
-a prestito i fulmini di Giove; il Guerrazzi, con i suoi strani romanzi,
-tutt'altro che storici, ribatteva il chiodo, gridando come energumeno:
-“Se non liberiamo la Patria io divento pazzo!„
-
-Il Pellico, al contrario, non si adira, non impreca contro gli
-oppressori, ma narra, senza apparato di forma, che cosa ha sofferto
-per la Patria. “Simile ad un amante maltrattato dalla sua bella e
-dignitosamente risoluto di tenerle il broncio, lascio la politica
-ov'ella sta e parlo d'altro.„ E parla delle sue infermità, dei
-maltrattamenti subiti. Lo facevano morir di fame e una volta fu proprio
-sul punto di chiedere un po' di pane al giovane barbiere! Per portare
-gli occhiali c'era bisogno di un permesso speciale dell'Imperatore.
-Solo, segregato dai suoi compagni di sventura, vorrebbe almeno passare
-il suo tempo poetando, ma gli è negata perfino la carta, e il poveretto
-deve ricorrere “all'innocente artificio di levicare con un pezzo di
-vetro un rozzo tavolino e lì scrivere, con i polsi fasciati, affinchè
-le zanzare non entrassero nelle maniche.„ Dopo aver letto e riletto
-raschia “ogni cosa col vetro, per avere atta quella superficie a
-ricevere nuovi pensieri„. L'unico suo conforto è una lettera della
-famiglia, una parola della sua buona mamma. Ma che! “Quelle lettere
-passano per la trafila della Commissione e vengono rigorosamente
-mutilate con cassature di nerissimo inchiostro. Un giorno invece di
-cassare alcune frasi, tirarono l'orribile riga su tutta quanta la
-lettera, eccettuata la parola _Carissimo Silvio_ e il saluto che era in
-fine: _t'abbracciamo tutti di cuore_. Proruppi in urla e maledissi non
-so chi.„
-
-Ecco perchè quel libro commosse. Sembrò ad ognuno di essere stato
-nello Spielberg e di aver sofferto quelle pene, quegl'insulti, quelle
-sevizie. Nelle _Mie Prigioni_ la figura del Pellico quasi dispare;
-no, non è il Pellico, sono tutti gl'Italiani che gemono nel terribile
-carcere, perchè amano la Patria e la libertà!
-
-L'abate Giordani, da buon confessore, gli diceva: “Mostrate quanto
-il Deismo e la filosofia siano impotenti a fronte della Religione
-Cattolica. Molti giovani, letto il vostro libro, scuoteranno il giogo
-dell'incredulità.„ Ma le _Mie Prigioni_ ci fanno pensare a un altro
-giogo: al giogo della schiavitù! Il Pellico, con la dolcezza, con
-la rassegnazione, fece fremere i nostri animi più del Niccolini, dei
-Guerrazzi e di tanti altri, che si servirono della penna come di una
-dinamite. Ben disse Cesare Balbo: “Questo libro è per l'Austria più
-che una battaglia perduta!„ Le madri che prepararono i figliuoli per le
-guerre della nostra Indipendenza avevano letto le _Mie Prigioni_, non
-la _Battaglia di Benevento_, o l'_Arnaldo da Brescia_!
-
-Ricordo che anche noi fanciulli ci sentivamo ferir l'animo quando
-il professore ci leggeva in classe, l'_arrivo allo Spielberg_, il
-_mutolino_, _la morte dell'Oroboni_.
-
-“Che cosa, signor maestro, aveva commesso il Pellico, per meritare
-questa pena?
-
-— Eh! figliuoli miei, aveva amato la patria. —
-
-“E perciò fu imprigionato?„
-
-— Già, in quel tempo chi amava la patria era punito col carcere. —
-
-“Da chi?„
-
-— Dall'Austria. —
-
-Ma lasciamo stare questi ricordi, lasciamo stare l'Austria. Adesso
-siamo amicissimi: il nostro Di San Giuliano va e viene dall'Abbazia
-e fa la sua partita con il collega! Però, sia detto fra noi, se
-l'Imperatore d'Austria avesse potuto sospettare il brutto tiro del
-Pellico, non si sarebbe lasciato vincere dalle preghiere della sua
-augusta consorte! Le lacrime della contessa Gonfalonieri sarebbero
-state vane. Quell'Imperatore, buono alla scorza, che “non voleva vedere
-le faccie sparute dei prigionieri per non rattristarsi„, a firmare
-condanne capitali ci provava gusto e al Pellico gliel'avrebbe fatta a
-misura!
-
-Il Pellico dunque deve alla contessa Gonfalonieri la vita e... la fama.
-Se oggi si trova a fianco del Foscolo, del Monti, del Giusti è per le
-_Mie Prigioni_. Togliete questo libro, che gli resta? Un bagaglio di
-tragedie, di cantiche, di poesiole, che si stampano per contorno alle
-_Mie Prigioni_, ma che nessuno legge. La _Francesca da Rimini_ ebbe un
-po' di successo, poi andò a tener compagnia alle altre sorelle!
-
-Il Pellico era convinto di ciò, e dopo la pubblicazione del libro
-fortunato voleva chiudere bottega. Ma eccoti di nuovo quel benedetto
-abate Giordano, che gli va ripetendo: “Dovreste giovarvi del favore che
-il pubblico vi dimostra per dargli un trattatello morale.„ Il Pellico
-ripulì i ferri del mestiere, si mise all'opera e ci regalò _I doveri
-degli uomini_. “Questo libro — sono sue parole — ebbe un successo
-simile alle _Mie Prigioni_.„
-
-_Simile!_ Ma lasciamo correre. Sono tenerezze paterne. Oh non sapete
-che i padri sono gli eterni panegeristi dei propri figli?
-
-_I doveri degli uomini_ ebbero un successo effimero e dopo cinque o sei
-anni nessuno ne parlò più.
-
-A proposito, il Pellico ebbe imitatori?
-
-No. Per scrivere qualche libriccino su quel metro occorreva la prova
-del fuoco: bisognava passare sei o sette anni in gabbia!
-
-Il Settembrini dettò le _Ricordanze_, il Pallavicino le _Memorie_, ma
-non si può dire che abbiano avuto intenzione di imitare il Pellico. Ed
-oggi, nell'anno di grazia 1911, si potrebbe avere un libro sulla falsa
-riga delle _Mie Prigioni_?
-
-Per l'amor di Dio, non lo dite neppure! Chi è quel disgraziato che
-vorrebbe far ritornare il tempo della tirannide per scrivere un libro
-fortunato?
-
- *
- * *
-
-Il _Cuore_ del De Amicis è stato tradotto in lingua giapponese
-e pubblicato in due volumi su carta di seta e con copertina
-elegantissima. Curiose le illustrazioni! I piccoli protagonisti
-italiani sono trasformati in ragazzi giapponesi, con gli occhietti a
-mandorla e con il naso schiacciato.
-
-Ecco che cosa succede ai libri fortunati! E il _Cuore_, bisogna dirlo,
-è un libro fortunatissimo.
-
-Sei anni fa, essendo arrivato alla 300ª edizione, si celebrarono
-a Torino le Nozze di Oro con un banchetto _cordiale_. Si mangiò e
-si bevve alla salute, e anche a spese, dei trecento mila lettori.
-Immaginate che sentimentalismo! _Cuore, Cuore, Cuore!_ I brindisi
-piovvero. I trentanove convitati: critici, musici, poeti, scultori,
-commediografi, divennero teneri come agnellini! L'ultimo fu il
-Giacosa, il quale vedendo che il termometro della cordialità segnava 39
-all'ombra, se ne uscì con pochi versi alla Giusti, ringraziando il De
-Amicis di averlo invitato a quel banchetto
-
- dei trecento mila cuori
- Che il tuo cuor si soggiogò.
-
-A festa finita, i commensali ebbero un opuscolo elegantissimo,
-contenente i fac-simili fotografici dei frontespizî delle 22 traduzioni
-di _Cuore_.
-
-Che? c'è stato mai un libro che ha avuto questi trionfi?
-
-Ma, siatene certi, questo libro fortunato non si accontenta delle nozze
-d'oro. Dopo un paio di lustri, verranno le nozze di brillanti, poi
-quelle di radium, e così di nozze in nozze se ne starà sempre nella
-luna di miele.
-
-Dico _sempre_, perchè il _Cuore_ appena diede il primo palpito,
-innamorò tutti.
-
-I fratelli Treves (e allora erano davvero due!) non facevano a tempo
-a sfornare. Da ogni parte d'Italia si chiedeva un _Cuore_; tanto che
-i signori Treves, fingendo di perdere la pazienza, alle continue
-richieste, rispondevano: “Ma, santo Iddio! non abbiamo mica cento
-braccia noi!„ Intanto l'entusiasmo cresceva, cresceva: ognuno ne
-decantava i pregi. Che libro! che tesoro! Come erano commoventi quei
-racconti mensili! e quelle letterine, e quei ricordi storici e quei
-bozzetti di scuola!
-
-Il Mantegazza, senti oggi, senti domani, lasciò di manipolare
-_fisiologie_ e scrisse _Testa_: il De Castro dettò _Forza_. Ma che!
-come a farlo apposta, il _Cuore_ continuava la sua marcia trionfale e
-la povera _Testa_ del Mantegazza se ne restava molto addietro, senza
-parlare della _Forza_ che appena dava un passo!
-
-Il De Amicis, quando vide che ai suoi cortesi concorrenti mancava
-la lena, se la rise sotto i baffi e, scuotendo la sua chioma,
-generosamente leonina, esclamò: “Amici, l'avete fatta tardi!„
-
- *
- * *
-
-E chi può parlare del trionfo che questo libro ebbe nelle scuole
-elementari del Regno?
-
-I maestri ne erano innamorati cotti, ed avevano ragione. In quel tempo
-i poveri precettori erano trattati un po' male dal Governo, nè alcun
-Deputato aveva alzato la voce a prò di queste vittime, che lavorano
-molto e riscuotono poco. Il De Amicis, non potendo dar quattrini, ne fa
-il panegirico, e ad ogni maestro mette in testa una corona di alloro.
-Non ne dimentica uno! _Il nuovo maestro, il maestro di terza, la mia
-maestra di prima superiore, il maestro di mio fratello, la mia antica
-maestra, il maestro di mio padre, il maestro supplente, il maestro
-serale, il maestro ammalato, la maestra morta_. Requie all'anima sua!
-
-E sono tutti martiri, tutti eroi, tutti santi! Che angeli di bontà! Non
-fanno altro che baciare ed abbracciare i loro figliuoli adottivi; baci
-sulla fronte, baci sulle guance; baci, sempre baci!
-
-Ma zitto! noi non possiamo discutere del merito di questo libro, che
-gode prerogative reali e che potrà essere giudicato solo da l'Alta
-Corte di Giustizia.
-
-Abbiamo detto che il Manzoni dopo i Promessi Sposi, volle riposarsi,
-seguendo, da buon cattolico, l'esempio del Signore, che dopo i sei
-giorni della creazione, si compiacque dell'opera sua e si riposò. Il
-De Amicis la pensa diversamente. Il Cuore gli mette l'argento vivo
-addosso. Riposarsi, e perchè? Il pubblico m'applaude, mi chiama al
-palcoscenico ed io mi ritiro? Sarebbe una scortesia. E così per non
-essere chiamato scortese, continuò a mettere fuori: _Fra scuola e casa,
-La maestrina degli operai, Ricordi d'infanzia, L'idioma gentile_, ecc.
-
-_Cuore_ andava avanti e questi fratelli dietro. Per un riguardo
-personale al _Cuore_, i versi del De Amicis furono chiamati poesie, e
-sempre per quel benedetto _Cuore_ si fece buon viso al _Romanzo di un
-maestro_, ad una certa _Carrozza per tutti_, ecc.
-
-Ecco che cosa significa dare alla luce un libro fortunato!
-
-Veramente oggi il _Cuore_, dopo aver fatto soffrire di cardiopalmo
-un'intera generazione, ha rallentato un po' i suoi palpiti; ma resta
-sempre il libro prediletto per i ragazzi.
-
-Spesso ritirandovi la sera a casa, trovate i vostri figliuoli, che
-pendono tutti dalle labbra del più grandicello, il quale legge commosso
-il _Sangue Romagnolo_ o _dagli Appennini alle Ande_.
-
-L'entusiasmo di una volta è cessato, ma fino a che avrete nel petto un
-cuore, ne avrete un altro nella libreria!
-
-Veniamo adesso alla solita conclusione.
-
-Quante migliaia di quattrini fruttò questo libro? Eh! Chi volete che
-ce lo dica? Sono furbi i fratelli Treves e fanno bene. In Italia non
-si può parlare troppo chiaro. L'agente delle Imposte colpisce subito
-a nome della legge. Però posso assicurare che Emilio Treves, parlando
-una sera della fortuna di questo libro, esclamò: “Se avessi altri dieci
-_cuori_!„
-
-Che grande umanitario!
-
- *
- * *
-
-Siate sincero: forse nella vostra libreria manca la _Divina Commedia_
-o il _Vocabolario della Lingua Italiana_, ma non il _Quo vadis_, — un
-altro libro miracolo! —
-
-Federico Verdinois traduce un romanzo dal Polacco col titolo il _Quo
-vadis_ e lo pubblica a pezzetti sul “Corriere di Napoli„ di felice
-memoria.
-
-Le puntate si seguono fra l'indifferenza generale. Chi volete che
-tenga dietro a tutti questi romanzi da appendice, così strani, così
-morbosamente fantastici e di minimo valore artistico!
-
-Ricordo che spesso, prendendo il giornale e posando l'occhio su quel
-titolo così bisbetico, dicevo annoiato: “Ancora!„ Immaginavo un romanzo
-sulla falsa riga di _Tito Veio_ o giù di lì.
-
-Ma un bel giorno si incomincia a parlare con entusiasmo del _Quo
-vadis_. Che capolavoro!
-
-L'entusiasmo cresce, diventa febbre, delirio.
-
-A coro tutte le riviste, i periodici letterarî incominciano a cantarne
-mirabilia. Il romanzo cristiano è il _Quo vadis_ — il Cristianesimo
-è il _Quo vadis_ — la Lucia dei _Promessi Sposi_ e la Licia del _Quo
-vadis_ — l'elemento storico nel _Quo vadis_. I giornali politici
-mandano a far benedire ministri e deputati e dedicano un'intera
-pagina — sei massicce colonne — al _Quo vadis_. _Reporters_ corrono
-a scavezzacollo in Polonia, vanno a scovare il fortunato autore e
-vogliono sapere quando scrisse il _Quo vadis_, perchè lo scrisse,
-come lo scrisse, dove lo scrisse ecc. Intanto le edizioni arrivano
-all'ennesima potenza. Il _Quo vadis illustrato_, il _Quo vadis con
-pianta topografica_, il _Quo vadis per la gioventù, per gli adulti,
-per i vecchi_, e forse qualcuno pensò pure ai poveri infermi e ai
-moribondi!
-
-Evviva, evviva il _Quo vadis_! Evviva Licia, Vinicio, Petronio! Evviva
-Ursus!
-
-Tutti comprarono questo libro, tutti lo lessero, o almeno finsero di
-averlo letto. Magari bisognava mentire per non essere chiamato... chi
-sa che cosa!
-
-Qui mi permetto di ricordare un aneddoto. Proprio in quei giorni
-di plenilunio mi trovavo a Napoli. Sapendo che di fresco si erano
-pubblicati gli _Scritti inediti del Settembrini_, mi recai da _Detken
-et Rocholl_ per acquistare quel volume. Entro, e vedo una catasta di
-_Quo vadis_.
-
-Un giovanotto mi fa un grazioso inchino e mi dice: “Tradotto dal
-Verdinois?„
-
-— Che cosa? — gli domando maravigliato.
-
-“Lei non vuole il _Quo vadis_?„
-
-— No. —
-
-“No, e allora..?„ e mi guarda di traverso come per dire: si vede che
-non hai gusto!
-
-In verità questo complimento, quantunque non espresso, mi garba poco e
-perciò, botta e risposta, aggiungo subito:
-
-— Il _Quo vadis_ l'ho comprato due mesi fa a Roma —
-
-Dissi una bugia, ma salvai... l'onore!
-
- *
- * *
-
-Qualche critico, non so se in buona o mala fede, volle dire che quel
-romanzo non era poi una gran cosa! Non l'avesse mai fatto: restò solo
-e fu chiamato maligno. Il pubblico aveva battuto le mani e il pubblico
-comanda in teatro e fuori.
-
-Ma s'incominciò a dire: questo signor Sienkiewicz (che bel nome, sembra
-uno starnuto!) non ha scritto altri romanzi? Eh! il Sienkiewicz è un
-romanziere provetto e fecondo, ne ha pubblicato una ventina. Davvero?
-Davvero!
-
-I nostri editori, vedendo che il pubblico è ben disposto, fanno subito
-tradurre quei romanzi, quelle novelle; e dopo un mese, in tutte le
-vetrine dei librai, si vedono già in bella veste i fratellini del _Quo
-vadis; Per il pane, Seguiamolo, I Crociati, Col ferro e col fuoco. Il
-diluvio, La famiglia Polaniesoski, San Michele Volodioshe_ ecc.
-
-I lettori non mancarono e un po' di popolarità l'ebbero questi emigrati!
-
-Ma non basta. C'è ancora altro. Bisogna sapere che i signori editori,
-stando a contatto con i poeti, coi romanzieri, ecc., hanno imparato a
-giuocar d'astuzia, e pur di far quattrini, burlano il pubblico. Alcuni,
-vedendo che il _Quo vadis_ attirava come una calamita, lo fecero
-entrare, a proposito o a sproposito, nei titoli di molti romanzi, come
-ad esempio:
-
- A. DUMAS
-
- _Orgie e delitti di Nerone
- romanzo che precede il Quo vadis_
-
- E. BULWER
-
- _Gli ultimi giorni di Pompei
- racconto della prima era cristiana
- che fa seguito al Quo vadis._
-
-E così col _precede_ e col _segue_ si cercava smaltire la merce, un po'
-fuori uso.
-
-Molti gonzi abboccarono all'amo, comprarono questi volumi, lessero,
-lessero, credendo di trovare i nonni o i figli di Licio: alla fine si
-accorsero del tranello, ma troppo tardi!
-
-Del resto una vera burla non vi fu. Anche le _Orgie di Nerone_ e gli
-_Ultimi giorni di Pompei_ meritano di essere letti! Oh, vi credete
-davvero che il _Quo vadis_ sia un capolavoro! Oggi la festa in onore
-di questo santo polacco è finita. Il pubblico, avendo per un bel pezzo
-gridato a squarciagola: _Evviva il Quo vadis! Evviva Sienkiewicz!_ ha
-chiuso bocca, come per cedere la parola alla critica. E la critica,
-dopo aver sviscerato quel libro, dopo averlo sottomesso a minute
-analisi, ha sentenziato: “Il _Quo vadis_ è un romanzo come tutti gli
-altri. Il suo straordinario successo non appartiene alla letteratura,
-ma ad uno stato morboso dello spirito contemporaneo.„ E questa volta
-la critica ha colto nel segno. Il secolo decimonono, nei suoi ultimi
-anni, sentiva quasi un disgusto dei suoi dubbi e delle sue negazioni.
-La letteratura e l'arte, invasa dalla scienza sperimentale e positiva,
-dava un tanfo di scetticismo anemico! Perfino il romanzo, nato per
-dilettare, si era coverto di uno strato scientifico, che, paralizzando
-l'azione drammatica, lo rendeva pesante e noioso. Ma a chi ricorrere?
-Zola, dittatore in Francia, dopo averci deliziato con la lunga serie
-dei _Rongon Marquart_, preparava _I quattro Evangeli_ e agli evangeli
-bisogna credere! Il D'Annunzio teneva l'_interim_ della presidenza
-in Italia e si ostinava a regalarci romanzi, privi di invenzione, ma
-carichi di suoni, di simboli, di paradossi. Sempre quelle situazioni
-raccapriccianti, sempre quelle analisi psicologiche!
-
-Il pubblico non aveva il coraggio di ribellarsi, ma lasciava capire che
-di quella roba ne era stufo. Intanto i nostri romanzieri continuavano a
-fare il proprio comodo.
-
-“O bella — avrà esclamato il d'Annunzio — dobbiamo stare a servizio
-dei lettori? Oggi il romanzo si deve scrivere così. Chi non è contento
-ricorra alle stravaganze fantastiche del Dumas o ai dolciumi dello
-Scott!„
-
-Fu proprio allora che il Sig. Scienkiewicz dalla lontana Polonia disse
-al pubblico: “I tuoi romanzieri ti annoiano? Ebbene, io ho lavorato
-dieci anni per te. Leggi questo libro!„ e mise fuori il _Quo vadis_. Il
-pubblico lesse, si innamorò di Licia ed applaudì freneticamente.
-
-Se questo libro fosse apparso venti anni prima avrebbe avuto il
-_crucifige_. Venti anni dopo ebbe _l'hosanna!_
-
-Beato chi conosce l'ora sua!
-
- *
- * *
-
-Qui il capitolo sui libri fortunati si dovrebbe chiudere. Non ve ne
-sono altri che hanno meritato il primo premio del pubblico, da questo
-grande e bizzarro signorone, che sembra indifferente ad ogni produzione
-letteraria, ma che quando piglia a ben volere un libro, lo riveste di
-medaglie d'oro e ne arricchisce l'autore.
-
-Però il pubblico, sia per giustizia, sia per... carità cristiana,
-concede spesso delle menzioni onorevoli. In quest'ultimo ventennio
-_Guerra e Pace_, ha avuto una menzione onorevole; _Fatalità_, menzione
-onorevole; _Mio Figlio_, menzione onorevole; _Piccolo mondo antico_,
-menzione onorevole; _Il Santo_, menzione onorevole. Veramente
-quest'ultimo fu proprio lì lì per meritare il primo premio. Da
-principio prese una bella corsa, ma un bel giorno si fermò, quantunque
-la Sacra Congregazione dell'Indice, segnandolo col suo Bollo l'avesse
-reso più accetto ai nuovi ghibellini del pensiero.
-
-Il D'Annunzio ne tiene un fascio, ma egli aspira alla medaglia d'oro.
-Un artista sommo, con quei cavalli di forza, non può accontentarsi di
-una semplice menzione onorevole, nè di medaglie di bronzo o di argento.
-
-_La Figlia di Jorio_ fu molto applaudita; andò in processione per tutti
-i teatri d'Italia, ma il pubblico non la credè degna del gran premio.
-
-E la _Nave_, varata all'Argentina di Roma?
-
-I giornali amici come per preparare l'ambiente, incominciano un mese
-prima a cantarne vita e miracoli, a far sapere che si compone di un
-prologo e di tre grandi quadri e, come per stuzzicare l'appetito, ne
-fanno assaggiare un pezzetto. Se volete gustarla tutta, aspettate la
-“primière.„
-
-Ma che dramma! basta dire che è stato dedicato a Dio! C'è anche la
-musica, ma la musica deve stare al suo posto: è la parola del vate che
-deve primeggiare.
-
-Viene il gran giorno. _La Nave_ si vara... felicemente. Il pubblico,
-affascinato dal mirabile apparecchio scenico, stordito dalle marce
-trionfali, dai canti liturgici, da quegli urli incessanti, batte le
-mani. “Fuori l'autore! Vogliamo l'autoreeee!„ Il D'Annunzio, commosso,
-esce alla ribalta e mentre il pubblico continua ad osannarlo, dice a
-se stesso: “Finalmente hai meritato il primo premio!„ E sempre più si
-culla in questa dolce illusione, quando il conte di S. Martino tutto
-frettoloso lo chiama. “Avanti, Gabriele; il Re ti aspetta nel suo
-palco!„
-
-Dunque il decreto è già firmato!
-
-Il D'Annunzio, sicuro, sicurissimo di aver scritto un libro fortunato,
-quella notte ebbe sogni d'oro.
-
-Il pubblico invece appena uscito dal teatro si sentì un po' male.
-_La Nave_? ma che cosa è questa _Nave_? che cosa vogliono quelle
-diaconesse, quelle croci, quei cori di catacumeni e di Nàumachi,
-quelle orgie di eretici e di pagani, quei giudizi di Dio? Il varo è
-bellissimo, ma varare una nave, significa comporre una tragedia?
-
-L'Argentina continua ogni sera a ripetere la solenne funzione; i
-critici amici, sapendo per esperienza che bisogna battere il ferro
-quando è caldo vanno dicendo che l'entusiasmo cresce sempre per questo
-capolavoro. A sentirli, il dramma sarà rappresentato in tutte le
-capitali, Parigi, Londra, Berlino, Pietroburgo, Costantinopoli, New
-York, aspettano la _Totus Mundus_!
-
-Ma che! passati due mesi il termometro scende molto basso. _La Nave_,
-dopo un giro per i nostri porti, ritorna in cantiere, con una semplice
-menzione onorevole. Invano i fratelli Treves l'hanno istoriata come una
-galea, tipo greco. Pochi leggono quei versi, carichi di allitterazioni
-e di parole di conio raro.
-
-Il D'Annunzio però, siate sicuro, non si arrende; tenace, da abbruzzese
-vero, tenterà la prova con una nuova opera. _La Nave_ non vi ha
-storditi? Ebbene, datemi un po' di tempo; fra un paio di anni, ed anche
-meno, vi presenterò una corazzata in tutta regola.
-
-Ma sento dire che il D'Annunzio _forse che si forse che no_ vuol
-lasciare il mare. Il mare è infido, il mare è traditore. Anche le
-corazzate di prima classe possono andar giù.
-
-Lui si è rivolto ai santi. Che si sia rivolto ai santi, sta bene, anzi
-è un debito di gratitudine. Chi prende nome e cognome da un angelo, di
-tanto in tanto deve ricordarsi del Cielo. Ma _San Sebastiano_, proprio
-San Sebastiano, che fu ucciso a colpi di frecce! Attenti: Il pubblico
-è bizzarro, il pubblico è sanguinario: potrebbe ripetere lo scherzo a
-colpi di... fischi!
-
-E poi il D'Annunzio non ha pensato che da un momento all'altro possono
-succedere tante cose? Forse un bel giorno, chi sa da quale parte del
-mondo ci verrà il primo libro fortunato del secolo XX.
-
-Il D'Annunzio vorrebbe per sè quest'onore, ed è giusto; ma tutta la
-schiera immensa dei letterati francesi, tedeschi, inglesi, americani
-non hanno la stessa pretenzione? Lavorano in silenzio costoro, senza
-colpi di grancassa, senza rinchiudersi in una villa, senza spedire
-telegrammi a destra e a sinistra, quando terminano un romanzo o un
-dramma; ma la mira è quella.
-
-E se questo libro ci venisse dal Giappone? Il Giappone si trova nel
-periodo di gloria. Forse dopo i trionfi in guerra potrebbe averne
-qualcuno nelle lettere. Il pubblico è ben disposto! Ma non facciamo
-prognostici; venga pure dalla Groenlandia, sarà sempre ben accetto. Noi
-fin da questo momento mandiamo un saluto al fortunato autore. Autore? e
-se sarà una donna? Già, potrebbe essere anche una donna.
-
-Ebbene, all'opera, o figlie di Eva. Fate che la storia possa dire:
-
-“Il primo libro fortunato del secolo XX fu scritto da una donna!„
-
-
-
-
-I libri che si consultano.
-
-
-Le enciclopedie, i dizionarî storici, letterarî, scientifici se ne
-stanno a pian terreno nei loro solenni paludamenti, forse un po'
-corrucciati, perchè noi raramente vi diamo uno sguardo. Essi sono come
-i vecchi dottori di Salamanca, a cui si ricorre nelle grandi occasioni,
-per consiglio o per aiuto.
-
-Si parla, ad esempio, di un autore ignoto, di un'opera sconosciuta,
-voi restate come Don Abbondio dinanzi a questo nuovo Carneade. Ma
-invece di scartabellare tanti libri, invece di perdere la testa a
-consultare storie letterarie o manuali scientifici, invece di ricorrere
-al professore B o al dottore C, aprite l'enciclopedia del Boccardo o
-del Larousse e sarete subito servito. Qui tutto è sminuzzato e reso
-facile, basta sapere le lettere dell'alfabeto per diventare un erudito
-d'occasione. Letteratura, filosofia, musica, medicina, sociologia,
-astronomia, numismatica, scienze naturali, tutto, tutto è tagliuzzato a
-piccole fette!
-
-Questi libri sono come quei pianini melodici: basta saper girare il
-manubrio per gustare un bel pezzo di musica.
-
-Perciò Benedetto XIV, papa colto e faceto, soleva dire che queste
-enciclopedie ci avvezzano al dolce far niente; e quando il Ferraris
-gli presentò la sua _Biblioteca Prompta_, quel Pontefice sorridendo
-esclamò: “È un lavoro coi fiocchi, ma l'avete scritto per i poltroni!„
-
-Il Ferraris, che neppure mancava di spirito, rispose: “Santità, l'ho
-scritto per i più!„
-
-Non state a sentire nè a Sua Santità, nè a Sua Eccellenza. Hanno
-torto entrambi. Che poltroni e poltroni d'Egitto! Le enciclopedie sono
-necessarie come il pane. Anzi sarebbe provvidenziale se tutte le opere
-voluminose fossero presentate sotto forma di dizionarî.
-
-Gli storici, ad esempio, specie quelli che la sanno un po' lunga,
-dovrebbero imitare il Cantù, il quale, accortosi che la sua _Storia
-Universale_ difficilmente sarebbe stata letta da capo a piedi,
-nell'ultimo volume dice: “Ho messo un indice alfabetico per facilitare
-ai curiosi il modo di trovare un fatto o un giudizio.„ Ma questi
-curiosi siamo un po' tutti. Oggi, eccetto pochi, ma pochi davvero,
-che si gettano anima e corpo in una data materia ed hanno il coraggio
-di leggere, rileggere le opere più voluminose, tutti gli altri non
-possono, nè debbono consumare il loro tempo con questi libroni. Ed
-è giusto. Leggere una storia di trenta, quaranta volumi! Dovreste
-lasciare tutti i vostri studii, seppellirvi in casa, correre dieci
-leghe all'ora per compiere la traversata in due o tre mesi. E dopo?
-dopo ne sapreste meno di prima. È come fare il viaggio del mondo in
-ottanta giorni: si vince la scommessa, ma di questa corsa vertiginosa,
-pazzesca non restano che poche impressioni e molta stanchezza.
-
-Alcuni anni fa mi venne la smania di leggere la _Storia Naturale_
-del Buffon. La divorai in un mese. Ma lo credereste? Mi lasciò nella
-mente una confusione indiavolata! La notte sognavo serpi, cammelli,
-orsi, tigri: non un'idea chiara, non un'esatta cognizione scientifica,
-anzi avevo dimenticato financo gli elementi di zoologia, imparati al
-ginnasio! E perchè? Questi lavori colossali sono dei cibi indigesti
-che bisogna mettere nello stomaco senza avidità e fretta: a volerli
-ingoiare così alla diavola si corre il rischio di una indigestione.
-
-Ecco perchè questi grossi volumi non si leggono.
-
-Non si leggono, ma si comprano. Alcuni non hanno la _Divina Commedia_,
-non hanno i _Promessi Sposi_, non hanno le _Poesie_ del Carducci, non
-hanno il _Vocabolario della lingua italiana_, neppure il _Barbanera_,
-neppure il _Libro delle dodici trombe_, ma la _Patria_, che costa la
-miseria di trecento lire, sì; ma gli _Usi e i costumi dei popoli_ che
-costano quasi il doppio, sì.
-
-E questa debolezza l'abbiamo quasi tutti. Noi siamo restii ad
-acquistare libri utili, che costano poche lire e poi con la più grande
-disinvoltura compriamo tante opere che costano un occhio e che servono
-solo per ornamento.
-
-Bisogna ringraziarne la Casa Vallardi che confeziona questi libri!
-
-Il processo è semplicissimo.
-
-Vuol trattare la vita civile, letteraria, scientifica dell'Italia?
-ne scrive a una decina di scienziati, divide loro la materia, e dopo
-cinque o sei mesi l'opera è compiuta.
-
-Così nacque la _Patria_, la _Storia della Letteratura Italiana_, la
-_Storia delle Grandi Scoperte_, il _Secolo XIX nella vita e nella
-cultura di tutti i popoli_, ecc, ecc.
-
-La sullodata Ditta vi attira con le rate mensili. Vi dà trenta grossi
-volumi tutti una volta e si contenta di due lire al mese. Diavolo! due
-lire non è una gran cosa. Ma poveri voi, se abboccate all'amo! Ogni
-primo del mese vi vedrete piovere in casa quei signori commessi. Come
-sono puntuali e furbi costoro! Sanno di riuscire importuni, ma fingono
-di non accorgersene; vi stringono la mano con ostentata effusione di
-animo, vi lasciano i nuovi fascicoli, ricevono le poche lirette e via.
-Ogni mese è questa canzone: complimenti, fascicoli, denari!
-
-Ma dopo due o tre anni questi benedetti fascicoli ingombrano la sala:
-ne trovate sulle sedie, sulla credenza, sulla scrivania, sul divano,
-sulla poltrona: sono sparsi un po' dovunque.
-
-Occorre un'altra spesa: bisogna rilegarli, vestirli da gran signori.
-Con santa pazienza li raccogliete, li mettete in ordine e li
-mandate alla legatoria. Un dopo pranzo, mentre ve ne fate i chilo
-leggiucchiando il giornale, siete scosso da un vocione: —
-
-— È permesso?
-
-“Avanti!„
-
-La porta si apre. Entra il legatore, entra un tarchiato giovanotto, con
-una grande cassa sulle spalle.
-
-— Riverisco, signore. Le riporto i libri. Ho fatto un lavoro a modo,
-sa': pelle e oro. Del resto l'opera lo meritava. Quelle tavole fuori
-testo... —
-
-“Bravo, bravo!„
-
-Lui però vi vuol far vedere con gli occhi che quell'oro è fino, che la
-pelle è lucidissima, che il taglio è accurato. Voi approvate, sorridete
-e vi congratulate del bel lavoro.
-
-Ma strano, dopo che quel signore è andato via, vi assale una specie
-di rimorso. Perbacco! quest'opera vi costa quasi trecento franchi. E
-dire che quest'anno la vostra signora non è andata ai bagni, perchè le
-finanze...; e se lo sapesse? Ma oramai non c'è più rimedio, il delitto
-è consumato. Voi tentennando la testa mettete questi libroni luccicanti
-di oro nello scaffale, esclamando con un sospiro: “Riposate in pace!„ e
-vorreste aggiungere, se non fosse irriverenza:
-
-— Restate nella vigna a far da pali! —
-
-
-
-
-I decaduti.
-
-
-Fanno compassione, poveretti! Piegati, laceri, con carta ingiallita
-dal tempo, stanno là, in un angolo remoto, quasi nascondendosi
-allo sguardo. Non li avete comprati voi, sono libri di famiglia che
-ricordano altri tempi e altri gusti. Li avete trovati in casa e li
-conservate per rispetto ai vostri nonni.
-
-Leggerli? È più il tempo di prendere in mano i romanzi di Madama
-Radcliffe, del Durange, del Visconte D'Arlincourt?
-
-Eppure questi libri, che vi danno un senso d'ilarità, un giorno furono
-chiamati gl'_immortali_, gl'_insuperabili_. Cento critici a battere le
-mani, cento editori a seminarli per il mondo!
-
-Nelle sere d'inverno il nonno leggeva ad alta voce _Celestino_ ovvero
-gli _Assassini di Ercolano_. Un capitolo, un altro, un altro; si
-arrivava fino alle undici, fino a mezzanotte e nessuno fiatava. Voi
-accovacciato sulle ginocchia materne stavate ad ascoltare a bocca
-aperta. Che paura, che brividi! Quegli sgherri vi stavano sempre
-davanti minacciosi, pronti a sgozzarvi!
-
-Ed il _Cimitero della Maddalena?_ Quante lagrime non fece versare alla
-vostra buona nonna? La poveretta ne era innamorata: lo sapeva quasi
-tutto a memoria ed ogni giorno ne raccontava una scena ai nipotini.
-
-E non solo in casa vostra, ma in tutte le famiglie, c'era tale
-entusiasmo. Il _Cimitero della Maddalena_ fu tradotto in tutte le
-lingue e in tre anni, solo a Londra, trenta edizioni.
-
-Oggi, silenzio. Chi legge più il _Solitario_, il _Rinnegato_, il
-_Melmod, l'uomo fatale_, il _Taddeo di Varsavia_? Quale editore
-ha vaghezza di tentarne la ristampa? Ieri sugli altari, oggi nella
-polvere.
-
-Ma non li disprezziamo: su quelle pagine, che a noi sembrano fredde,
-scipite, ha sospirato, ha pianto un intera generazione. Noi, ricchi di
-scienza e poveri di fede, abbiamo dato il bando a quella letteratura
-romantica, troppo ingenuamente sentimentale, che commoveva, senza
-corrompere, che faceva piangere, senza sconfortare.
-
-Il gusto cambia, ma non sempre migliora!
-
- *
- * *
-
-Mentre questi poveretti, rassegnati alla propria sorte, vi chiedono la
-carità di uno sguardo, si fanno avanti i superbi eroi del passato.
-
-Ecco in grandi e ricche edizioni illustrate il _Conte di Montecristo_,
-i _Tre Moschettieri_, i _Misteri di Parigi_, l'_Ebreo Errante_.
-
-Chi non ricorda l'entusiasmo che suscitarono in Europa questi romanzi
-strani, fantastici, pieni di avventure curiose? Venivano riprodotti
-sulle scene fino alla sazietà, e chi non sapeva leggere, o non poteva
-comprarli, andando con pochi soldi al teatro, ne sapeva quanto voi.
-I personaggi entravano financo nella moda e non mancarono i cappelli
-“alla Montecristo„, le salse “alla D'Artagnan„, i liquori “Anna
-d'Austria„.
-
-Gli eroi di Omero e del Molière cedevano il posto ai Tre Moschettieri e
-al Padre Rodin.
-
-Specie il Dumas, questo Alessandro Magno del romanzo cavalleresco,
-ammaliò tutta l'Europa. Si racconta che quando apparve per la prima
-volta il _Conte di Montecristo_ su un giornale parigino, il popolo
-francese andò addirittura in delirio per la fantastica e viva
-creazione. La settima puntata terminava proprio con quelle parole. “Il
-mare è il cimitero del castello d'If.„
-
-La sera in tutti i ritrovi non si parlava che di Dantes. Come si
-salverà? Alcuni la notte non potettero dormire, si spinsero fino alla
-redazione del giornale per leggere il seguito del romanzo; e la mattina
-la nuova puntata andò a ruba. Un arguto cronista di quel tempo nota,
-con una forte dote di causticità: “Se in quel giorno il giornale non
-avesse pubblicato il seguito del romanzo, a Parigi ci sarebbe stata una
-rivoluzione!„
-
-E il Guerrazzi? Arrivavano di nascosto i suoi romanzi rivoluzionari,
-ardenti di patriottismo, che sembravano scritti in un campo di
-battaglia, tra il fumo della polvere e il grido angoscioso dei vinti.
-Si parlava segretamente di queste torpedini, lanciate alla vigilia
-della rivoluzione. Non si mangiava, non si dormiva per divorare la
-_Battaglia di Benevento_, l'_Assedio di Firenze_!
-
-Si parlava pure delle tragedie di un _certo_ G. B. Niccolini: si
-vociferava che il Le Monnier, un editore toscano, per sfuggire la
-censura granducale, le aveva fatto stampare a Marsiglia, facendole
-entrare poi nella dogana di Firenze, dentro balle di zucchero. Che
-tragedia! Che versi fiammeggianti e incendiari! Specie l'_Arnaldo da
-Brescia_, una mina: avrebbe mandato per aria il Vaticano!
-
-Ma oggi, rinnovati gusti, costumi, ideali, i libri dei Dumas, del Sue,
-del Guerrazzi, e di tanti altri non attirano più, nè si leggono con
-entusiasmo: essi ricordano un tempo lontano lontano, eppure non sono
-passati che cinquant'anni!
-
-Altri libri invece che al loro apparire furono lapidati a sangue da
-una critica maligna e pettegola, o accolti fra la comune indifferenza,
-nulla perdettero del loro pregio, anzi con i secoli acquistarono nuova
-vitalità!
-
-Vedete: il Shakespeare è più giovane del Sue; il Goethe più moderno
-del Dumas e del Montepin; Omero ci appartiene più del Guerrazzi! Chi
-disse che il _Furioso_ fu scritto il 1516? Nossignore. Fu scritto ieri:
-Orlando è più giovane di D'Artagnan.
-
-Nè vale il dire che il Shakespeare scrisse tragedie e Dumas romanzi. Il
-tempo, il gran giustiziere, non vuol sapere quale genere letterario voi
-trattate: romanzi, tragedie, poemi, il tempo premia l'arte e solo ai
-veri artisti apre le porte dell'immortalità.
-
-In un anno l'_Ebreo Errante_ ebbe cento edizioni e ridotto in dramma
-fu rappresentato in tutti i teatri grandi e piccoli. È vero, tale
-entusiasmo non destarono le tragedie del Shakespeare; in un anno non
-ebbero cento edizioni. Ma oggi, dopo quattro secoli, sapreste dirmi
-quante edizioni hanno avuto, quante ne avranno? L'_Ebreo_, dopo
-quell'effimero successo non errò più, nè fu più visto; ma Otello,
-Amleto, Giulietta e Romeo, vivono, vivranno più di noi, più dei nostri
-figliuoli!
-
-Guai a chi segue la moda, a chi accontentandosi dell'applauso, trascura
-l'arte. La moda è capricciosa, bizzarra, traditrice. Oggi vi esalta, vi
-osanna; domani vi calpesta, come un cencio!
-
-Scrittori moderni, attenti! Se i vostri libri non hanno quell'_aroma,
-conservatore dei pensieri_, di cui parla il Giordani, il tempo farà la
-sua giustizia!
-
-
-
-
-I libri con ritratti.
-
-
-Quest'onore dovrebbe essere riservato ai poeti, ai filosofi, agli
-storici di prima forza. Solo essi hanno il diritto di mettere innanzi
-ai loro libri il proprio ritratto, come per dire al lettore: “Io sono
-qui!„
-
-Ma poichè ognuno si crede — _modestamente_ — una gran cosa, ecco che
-molti libri portano il ritratto dell'autore.
-
-E non parlo solo de' libri moderni. L'uomo è stato sempre uomo. Fin
-nelle antiche, antichissime edizioni di storia, di commedie, troviamo
-la riverita effigie dei Reali Istoriografi e Commediografi, con la
-enumerazione di tutti i titoli accademici. Però questi ritratti antichi
-sono bizzarri e spesso ridicoli. Che posa! che atteggiamenti! Sembrano
-malati che vanno all'ospedale; masnadieri dall'occhio truce, che
-nascondono, sotto il mantello, la carabina e il pugnale.
-
-Alcuni, con i capelli irti, con un cipiglio sinistro e minacciante,
-vi fissano maledettamente gli occhi addosso e par che dicano: “Avrai
-da fare con me!„; altri, con lo sguardo languido, con il volto
-pallidissimo, con un gran fazzoletto al collo, chiedono pietà e
-misericordia altri, grossi, paffuti, rubicondi — come canonici, vecchio
-tipo — con i capelli inanellati, con ricco corsetto, con due orecchini
-luccicanti, se la ridono saporitamente, come per dire: “Lettore, senti
-a me: mangia e bevi, e brucia tutti i libri!„
-
-In generale nei ritratti antichi c'è molta posa e poca espressione.
-È vero che la fotografia era ancora di là da venire; è vero che non
-tutti potevano, come Dante, trovare un Giotto; ma, farsi dipingere in
-quell'arnese, è troppo!
-
-Almeno il Valletta, buon'anima, vedendo che la sua effigie, messa come
-sentinella davanti alla _Iettatura_, poteva scambiarsi per uno spettro,
-l'accompagnava con quattro versi, che starebbero bene a moltissimi
-_frontespizî_ dell'uno e dell'altro sesso.
-
- Non è Seneca svenato,
- Non è Lazzaro risorto;
- È Valletta in questo stato,
- Mezzo vivo e mezzo morto.
-
-Ma perchè farsi dipingere in una posa così strana e sgradevole? Se
-siete poeta, storico o filosofo insigne, sarete giudicati dalle opere e
-non dall'atteggiamento sinistro, dai lunghi capelli, che vi scendono in
-due fila, fin su le spalle. I capelli furono necessarî solo a Sansone,
-e la storia non ci ha mai detto che il genio si misura dalla chioma.
-
- Parrucca o non parrucca,
- Chi nacque zucca, sarà sempre zucca!
-
-Questa verità cominciò a farsi strada e gli scrittori divennero un
-po' più ragionevoli, quando _posarono_. Da banda le parrucche, gli
-orecchini, i fazzoletti banderuole! Lo sguardo più composto, i capelli
-più ordinati.
-
-Anzi, alcuni poeti ebbero un'idea originale: vollero abbozzare la
-propria effigie in un sonetto. E che? Non si è sempre detto che il
-poeta dipinge e colorisce? Dunque se sa dipingere gli altri, non sa
-dipingere se stesso?
-
-Il primo esempio lo dette l'Alfieri.
-
- Capelli or radi in fronte e rossi pretti
- Lunga statura e capo a terra prono.
- Sottil persona in su due stinchi schietti
- Bianca pelle, occhi azzurri, aspetto buono:
- Giusto naso, bel labbro e denti eletti
- Pallido in volto più che un re sul trono.
-
-Seguirono il Foscolo e il Manzoni, e dopo.... la turba. Ma questi
-ritratti _a penna_ si rassomigliano tutti: la stessa struttura, gli
-stessi profili. Le due quartine se ne vanno per misurare la fronte,
-il naso, la bocca, il petto; per farvi sapere il colore dei capelli,
-degli occhi, del volto; per decantarvi la qualità extra dei denti,
-per misurarvi la statura. Le terzine vi informano delle doti morali.
-Sono tutti _ricchi di virtù e di vizî_ i nostri poeti! Tutti _sobrî,
-schietti, leali; irruenti_, sì, ma non _maligni: alteri_, ma non
-_superbi: or duri, or pieghevoli, or acerbi, or miti_: ma il cuore! il
-cuore è _buono_, il cuore è _generoso_, il cuore è _nobile_! Più che un
-ritratto, è dunque la presentazione che il poeta fa di se stesso. Non
-dice che è bello, ma lo lascia supporre; non dice che è un genio, ma
-nell'ultimo verso qualche cosa l'accenna, così di sfuggita.
-
-L'Alfieri domandava a sè stesso:
-
- Uom, se' tu grande, o vil? Muori, e il saprai.
-
-Com'era furbo! Egli lo sapeva prima di morire, anzi lo andava ripetendo
-a chi non voleva saperlo!
-
-Il Foscolo, termina da pessimista:
-
- Morte sol mi darà fama e riposo;
-
-poi corregge:
-
- E da morte aspettar fama e riposo
-
-ritocca di nuovo:
-
- Forse da morte avrò fama e riposo.
-
-Moralità della favola: voleva la fama, e noi gliel'abbiamo data;
-speriamo che avesse avuto anche il riposo!
-
-Ma dite la verità: dopo aver letto, riletto queste quartine e terzine,
-siete forse riuscito a vedervi davanti la figura del poeta? Eh! i
-ritratti si fanno col pennello. Ognuno al suo mestiere. Non tutti i
-poeti sono come Michelangelo e Salvator Rosa! Fortunatamente anche
-questo vezzo è passato di moda. Dopo il Manzoni, nessuno volle
-rinchiudersi in un sonetto.
-
-Ed oggi i nostri scrittori si fanno dipingere così alla buona, senza
-sussiego magistrale, senza quell'atteggiamento, pietoso o sinistro.
-
-Vedete: il De Amicis veste come voi, ha i baffi come voi e vi guarda
-con una grazia amabilissima. Sul volto del Fogazzaro voi leggete tutta
-la serenità dell'anima sua. Com'è simpatico il Panzacchi, il Graf,
-il D'Ancona, il D'Ovidio, il Martini! Qua la mano: voi siete amici di
-casa!
-
-Ma attenti, attenti; non tutti sono disposti a stringervi la mano. Lo
-Zanichelli, innanzi alle Poesie del Carducci ha messo due ritratti del
-Poeta. Il Carducci a 30 anni, il Carducci a 70 anni. Il primo sembra un
-uomo mezzo rimbambito e pare che allora allora voglia domandarvi: “Che
-cosa è successo?„; il secondo ha tutta l'aria di un domatore, il quale
-gridi alla belva-pubblico: “Silenzio, io sono il primo poeta!„
-
-Il D'Annunzio invece col capo chino, con gli occhi da asceta, sembra
-che vada snocciolando Avemarie. Un suo ammiratore, Carlo Villani, dopo
-avergli cantato il _Te Deum_ sulla _Vita Italiana_, gli diceva: “Tu
-sei grande, il tuo nome suona dall'uno all'altro mare, alza, alza la
-fronte!„ No; il D'Annunzio continua a tenere il capo a terra prono,
-forse... per far meglio osservare il suo cranio lucido, eburneo!
-
-E il Rapisardi? Dio mio, ha un gusto matto a comparire come un
-masnadiere. Con quella cera sinistra, con quel cappello a cencio
-alle ventitrè, sembra un bandito siculo-calabrese. Gli manca solo
-lo schioppo per essere qualificato come uno zio paterno di Giuseppe
-Musolino. Eppure il Rapisardi — a quanto dicono i suoi scolari — è un
-agnello tutto cuore, tutto bontà!
-
-Si hanno queste sorprese. Il Pascoli, ad esempio, è un poeta caro
-assai. Che versi! che dolcezza! Dovrà essere una figura serafica la
-sua, un tipo alla Bellini. Toh! un bel giorno vi cade sott'occhio il
-suo ritratto. Santo Iddio, com'è borghese! Il Pascoli ha tutta l'aria
-di un negoziante di coiame! Che peccato, scrive così bene!
-
- *
- * *
-
-Non tutti i libri portano il ritratto dell'autore.
-
-Avete mai visto dinanzi all'_Iliade_ o all'_Odissea_ l'effigie
-di Omero? Omero? ma è veramente esistito Omero? Alcuni dicono sì,
-altri, no; infine di accordo — in sezioni riunite — gli storici hanno
-proclamato l'esistenza di Omero! Benissimo. Ma era un bell'uomo? Chi lo
-sa? Gli Zeusi e i Parrasii di quel tempo pensavano a dipingere grappoli
-d'uva per ingannare gli uccelli, senza ricordarsi che un poeta di
-quella forza meritava un ritratto a grandezza naturale.
-
-Nel Museo di Napoli molti e molti anni fa — ero studente allora —
-mi fu mostrato un busto con un barbone patriarcale e con un paio di
-occhi grossi quanto due uova sode. Nessuna espressione, nessuna grazia
-nei lineamenti. “Ecco Omero!„ mi disse la guida. Omero! Avrei voluto
-rompere quel busto e gridare come un pazzo: “Questi non è Omero, poeta
-sovrano!„ Ma non feci nè l'uno, nè l'altro e mi ritirai a casa.
-
-Lo credereste? quel busto mi si è talmente fitto nella memoria
-che appena apro l'_Iliade_ me lo vedo davanti. Leggo il bellissimo
-episodio di Ettore e di Andromaca? Sul più bello, proprio quando l'Eroe
-Troiano, quasi presago della sua prossima fine, prende fra le braccia
-il caro pargoletto, mi veggo presentare quel _coso_! L'_Iliade_ è un
-capolavoro, ma, dico la verità, alle volte faccio a meno di rileggere
-qualche canto, per non vedermi quel brutto ceffo, che mi fa rabbia!
-
-Ho voluto riportare quest'aneddoto, per dire con argomento di prova che
-spesso un ritratto, messo innanzi ad un libro, fa acquistare simpatia o
-antipatia, non solo per l'autore, ma anche per l'opera.
-
-Quante volte, vedendo un ritratto che fa paura, non avete chiuso
-subito il libro esclamando: “Com'è brutto!„ Invece se alla prima pagina
-trovate la figura di un bell'uomo, voi dite subito: “Vediamo un po' che
-vuole costui!„
-
- *
- * *
-
-Certi editori meriterebbero tre anni di reclusione. Perchè? perchè
-guastano l'effigie dei nostri letterati. Una Casa Editrice di Milano
-intraprese, molti anni fa, la pubblicazione delle opere complete del
-Shakespeare, del Byron, del Monti, del Foscolo, del Manzoni, e credendo
-di far cosa grata, volle aggiungervi anche i ritratti. Poveri poeti,
-dipinti con cannello di bracia! Il Shakespeare sembra uno scimunito; il
-Manzoni è addirittura senza naso, mentre ne aveva abbastanza di naso —
-e naso fino! — lo Schiller più masnadiere dei suoi _Tre Masnadieri_; il
-Goethe un ubbriaco che va barcollando; il Pellico, un allampanato con
-una coppia di occhiali sul naso così grossi, da non potersi sostenere,
-tanto che il poverino par che dica: “Mi cascano! mi cascano!„; il
-Metastasio è un bambolone degno di quel paese.
-
-Ma, Dio benedetto, occhi ne avete? Sono ritratti questi o caricature?
-Un po' di rispetto ci vorrebbe!
-
-E il bel vezzo continua. L'anno scorso nelle nostre scuole secondarie,
-fu adottata un'antologia italiana di A. Nota e P. Fontana, dal titolo
-_Pagine gaie e Pagine forti_. Non conosco questi due egregi professori
-e non so dirvi quindi chi sia più _allegro_ e chi più _robusto_. Posso
-dirvi però che quest'antologia ha molti pregi. Prima di tutto, due
-prefazioni. La _prefazione degli altri_, — una selva di massime, di
-sentenze, di proverbi, di motti, in latino, in francese, in italiano
-— che si apre con Salomone e si chiude con Leonardo Bianchi, ex
-ministro della Pubblica Istruzione. La _prefazione nostra_, con cui i
-compilatori fanno sapere che in Italia mancava un libro gaio e forte,
-tanto necessario ai nostri giovani. “La maggior parte delle antologie
-— essi dicono — tutti ninnoli e fronzoli, immagini e forme, si aggirano
-tra ospedali, manicomî e galere. Il nostro libro invece tratta di cose
-gaie! Via, via il _Gobbo di Peretola_ e tutti quei brani che parlano di
-ciechi, di zoppi, di storpi, di sordi!„ E per quattro pagine continua
-il panegirico di questa nuova cura ricostituente, a base di pillole
-classiche.
-
-Secondo pregio. “L'editore Sandron, per rendere più suggestiva l'opera
-nostra, ha voluto ornarla di una graziosissima galleria di ritratti.„ E
-in verità, ogni pezzetto di prosa o di poesia tiene a fianco l'effigie
-del suo padrone. Ma che ritratti! Il De Amicis sembra allora allora
-uscito dal bagno: batte i denti dal freddo e i capelli sono ancora
-inzuppati d'acqua; il Ferrigni (Yorik) aggrinza il naso, come se gli
-avessero cacciato sotto un barattolo di ammoniaca; il Poliziano, un
-vero buffo da teatro, con cappello a casseruola e con un naso lungo
-un metro; l'Alberti, una mummia; il Boccaccio, una monaca... di Monza;
-il Giusti tutto peli; il Tassoni un bravaccio. Il Guerrazzi soffre ai
-molari di destra, l'Albertazzi, il Berni, il Pindemonte, il Botta hanno
-bisogno di pillole Pink!
-
-Ecco la geniale galleria, di cui bisogna essere grato all'editore
-Sandron. Solamente vorrei dire a questo signore: “È da gentiluomo
-deturpare così barbaramente tanti poveri cristiani?„
-
-Potrebbe rispondere che duecento ritrattini a modo costano una bella
-somma. Siamo d'accordo; ma quando non è possibile una riproduzione
-discreta è meglio farne a meno. Di cose brutte ne abbiamo già tante!
-
- *
- * *
-
-I signori poeti, non contenti di scambiarsi contumelie e sonetti con
-una coda più o meno lunga e indecente, spesso appiccicavano dei versi
-sotto il ritratto del collega.
-
-Il Foscolo, ad esempio, vedendo che il Monti gli aveva rotto l'uovo
-in mano con la traduzione dell'_Iliade_, arse di ira, _non santa_, e
-scrisse a pie' di un ritratto dell'avversario:
-
- Questi è Vincenzo Monti cavaliero,
- Gran traduttor dei traduttor d'Omero.
-
-La stoccata era terribile, tanto più che fra i due non correva buon
-sangue; e il Monti rispose con quattro versi, meno famosi:
-
- Questo è rosso di pel, Foscolo detto.
- Sì falso, che falsò fino se stesso,
- Quando in Ugo cangiò ser Nicoletto:
- Guarda la borsa se ti viene appresso.
-
-Qui c'è fiele, non arte.
-
-Due secoli innanzi un'altra coppia, uno storico e un poeta, tutti e due
-arnesi da galera, si scambiarono lo stesso complimento, in una forma
-triviale e villana. Aprì il fuoco il Giovio. Scrisse sotto l'effigie
-dell'Aretino:
-
- Questi è Pietro Aretin, poeta tosco:
- Di tutti disse mal, fuorchè di Cristo,
- Scusandosi col dir: “Non lo conosco.„
-
-E l'Aretino, maestro nel genere, gli rispose subito per le rime:
-
- È questi Giovio, storicone altissimo:
- Di tutti disse mal, fuorchè dell'asino.
- Scusandosi col dir che gli era prossimo.
-
-Trenta anni fa il brutto giuoco fu lì lì per ripetersi tra il Carducci
-e il Rapisardi. Contumelie se ne dissero. La Curia di Bologna scomunicò
-il catanese: il cantor di Satana e il cantor di Lucifero si morsero
-come due mastini: e continuerebbero a mordersi, se il Carducci non
-se ne fosse andato al Limbo a godersi l'eternità con Omero, Orazio
-e Lucano! Oggi non c'è più da temere. I nostri poeti sono amici e si
-scambiano cortesie a non finire. Anzi il Pascoli e il D'Annunzio si
-chiamano _fratelli_. Non lo dico per celia: alla morte del Carducci,
-il Pascoli telegrafava al _fratello_ Gabriele, e questi al _fratello_
-Giovanni.
-
-Ma, Dio ne liberi! La prima lite micidiale avvenne proprio fra
-due fratelli. Il Pascoli sembra un agnellino, ma è sempre poeta.
-Ricordatevi che il Tassoni voleva aggiungere alla litania di tutti i
-Santi: _ab ira poetae libera nos, Domine_!
-
-Ma non facciamo gli uccelli di mal'augurio! Il D'Annunzio e il Pascoli
-diranno ai posteri che la poesia affratella.
-
- *
- * *
-
-Nostro Signore Gesù Cristo, a quanto ci dice la tradizione e la lettera
-del proconsole Lentulo, era bello, molto bello. Il suo volto incantava,
-i suoi occhi avevano un fascino irresistibile. Che sguardo! che
-atteggiamento!
-
-Ma si può dire lo stesso di certi suoi ministri?
-
-È un fatto innegabile. I sacerdoti, senza pensare che _in medio stat
-virtus_, amano gli estremi: o magri allampanati, o pingui come botte. I
-monaci preferiscono la seconda forma, i preti la prima.
-
-Ricordo di aver visto nella biblioteca del Seminario di Salerno un
-grosso volume, in foglio, pubblicato a Venezia nel 1823. A destra
-il titolo: _Le victorie della Religione Cattolica, ossia i Trionfi
-dell'Apostolato_, a sinistra il ritratto dell'autore. Dio mio, che
-ritratto! Scarno, stecchito, con gli occhi vitrei, con la bocca
-semi-aperta, con gli zigomi sporgenti pareva come se volesse dire:
-“Portatemi all'ospedale, io muoio!„ Mi venne da ridere e chiusi subito
-il libro. Ma guarda un po' che pretenzione! Voler parlare di _victorie_
-mentre non si ha neppure la forza di muovere un dito. Se mi fossi
-trovato a Venezia nel 1823 avrei detto a quel reverendo: “Padre, lasci
-stare i _Trionfi_. Scriva piuttosto, per lei e per tanti poveretti,
-che si trovano nelle medesime condizioni di salute, un buon apparecchio
-alla morte!„
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-Rovistando in una antica biblioteca di un convento, ebbi un'altra
-sorpresa. Proprio a fianco a _La Carità Cristiana_ del Muratori, scorgo
-un bel volume, rilegato in rosso e con fregi in oro. La curiosità mi
-vince; l'apro e mi vedo davanti il ritratto di un monacone, con due
-gote rubiconde, che tirandosi fin su la gola, formavano una grossa
-pappagorgia. Non si vedeva che il volto, e la metà del petto; ma se
-dobbiamo seguire in tutto il sistema socratico — _invisibile a visibili
-arguitur_ — immaginate che specie di ventre e compagni doveva averci
-sotto!
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-Di che cosa parlava questo beato, beatissimo figlio di S. Francesco?
-
-Ecco il titolo del volume:
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- _De jejunio quadragesimali
- succincta explicatio
- ad intelligentiam omnium fidelium
- facili methodo
- conscripta._
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-Sì, questo cuor contento, dal peso di un quintale e mezzo, ebbe il
-coraggio di parlare di digiuni e di astinenze!
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-Non so come l'Autorità Ecclesiastica, così rigida e severa nella
-revisione dei libri, abbia potuto permettere quel ritratto. No; quel
-ritratto doveva assolutamente essere messo all'_Indice_. Voler parlare
-di digiuno e presentarsi in quel modo così provocante! Il lettore
-ha tutto il dritto di esclamare: “Questo padre Leonardo da Pericarpo
-predica bene e mangia meglio!„
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-Per la salute dunque delle anime e per la dignità della Chiesa
-è necessario che i censori diocesani e la Sacra Congregazione
-dell'Indice, diano da oggi in poi un'occhiata anche ai ritratti.
-Certi monaci non dovrebbero farsi dipingere in tutta la pienezza della
-loro grazia. Quella grazia è tutt'altro che edificante: dà il cattivo
-esempio!
-
-Questa lezione però valga per tutti.
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-Oggi molti autori — piccoli e grandi — si fanno piantonare dinanzi
-all'uscio dei loro libri per attirare di più il lettore. Ma attenti!
-Prima di dare questo passo pensateci bene. Se avete un volto da buon
-cristiano, fatevi avanti: quel ritratto vi fa acquistare un po' di
-simpatia, specie nel campo femminile; se invece, per vostra disgrazia,
-appartenete alla famiglia dei due sullodati reverendi, per l'amor di
-Dio, non vi fate vincere dalla tentazione! Il lettore accoglierebbe con
-una sonora risata voi e... il vostro libro!
-
-
-
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-Bibliomani, biblioclasti, bibliofagi!
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-Brutti nomi, non è vero? Ma pazienza, oggi c'è il vezzo di ricorrere
-sempre alla lingua greca. Ci ricorrono i medici, quando dopo tante
-analisi arrivano — beati loro — a scoprire nuove malattie; ci
-ricorrono i chimici-farmacisti per dare un nome domenicale a quelle
-miscele solide o liquide, più o meno dannose alla salute pubblica;
-ci ricorrono gli ingegneri, ci ricorrono i matematici, i fisici; i
-letterati potrebbero restare indietro? Essi più degli altri debbono
-essere ossequenti all'Alma Grecia. E se questa povera madre è ridotta
-a chiedere protezione alle sue figliuole per non cadere nelle mani de'
-Turchi, le resta però il vanto di dare il nome di battesimo a tutte le
-cose nuove, o che si presentano come tali.
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-Strano! Proprio oggi che si vuol mettere fuori dalle nostre scuole il
-greco e tutto il bagaglio classico, noi siamo addirittura _ingreciati_.
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-Le parole francesi si usano, ma con una certa parsimonia; le inglesi,
-le tedesche, con una certa timidità; con le parole greche invece
-giubileo perpetuo. Tutti ne possono usare a sazietà. Per fino sulle
-porte de' negozî vengono incisi, a grandi caratteri, paroloni greci.
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-Un tempo, per dirne una, sul frontespizio di certe botteghe si
-leggeva: occhiali, canocchiali, binocoli; oggi, _lenti periscopiche,
-isoperiscopiche, iptometri, optalmoscopii_. E chi non ha avuto
-la disgrazia d'ingoiare a suo tempo la grammatica di Curtius, è
-costretto a leggere scandendo queste parole, senza capirne affatto il
-significato.
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-Noi non siamo pedanti; alle cose nuove un nome bisogna darlo, come
-diceva la buon'anima di Giovan Santi Saccenti:
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- Dobbiam forse aspettar che torni Dante
- A insegnarci chiamar la cioccolata,
- Il the, la paladina, il guardinfante?
- Cosa che viene in uso alla giornata
- Bisogna ben che un nome le si ponga,
- Perchè si sappia come va chiamata;
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-ma ricorrere alla lingua greca per tutti i bisogni, grandi, piccoli e
-medî, non è una bella cosa.
-
-“Non sarà una bella cosa — esclamano alcuni — però c'è grande economia.
-La lingua greca è economica, non ciarliera come la nostra.„
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-È vero, ma l'uomo ha fatto mai economia di parole? Facciamo qualche
-volta economia di tempo, di danaro, di buone azioni; di parole, no.
-La cicala canta tre soli mesi, quando il caldo le va alla testa; noi
-cantiamo tredici mesi all'anno giorno e notte. E se il Signore non ci
-avesse donata una gola di prima qualità, a venti anni dovremmo esser
-tutti rauchi, tanto abuso si fa di questo povero organetto!
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-E poi, pensandoci bene, non credo che la lingua greca sia economica.
-Sentite: “l'aver paura di viaggiare sulle strade ferrate„ si dice
-_siderodromofobia_. Immaginate ora che un povero diavolo e per giunta
-un po' balbuziente — i balbuzienti, come a farlo apposta, si espongono
-di più a certi pericoli! — voglia dire appunto in linguaggio illustre
-che ha paura delle strade ferrate. Non vi garantisco se il poveretto,
-economicamente, possa mettere fuori in mezz'ora e sana e salva la
-simpatica parola _siderodromofobo_!
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-Ma vedi un po', parlando di strade ferrate sono uscito dalle rotaie.
-Chiedo venia e mi metto in moto. Del resto ognuno parli e scriva come
-vuole. Per parte mia se le parole greche vi urtano, vi autorizzo a
-cancellare quelle tre che ho scritto in testa al presente capitolo.
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-Io intanto entro in argomento.
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-Bibliomane è quel modesto idolatra di buona fede che passa la vita
-a raccogliere libri, a far collezioni di opere rare, siano o no
-pregevoli.
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-Che brutta malattia è quella delle collezioni!
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-Chi raduna francobolli, chi medaglie, chi bastoni, chi bottiglie, chi
-pipe, chi sugheri. Si vedono uomini, divorati dai debiti, che pensano
-a comprare quadri antichi; pazzi, che consumano patrimoni vistosi, per
-possedere tabacchiere di re e papi; infelici, che non hanno un tozzo
-di pane e cercano autografi illustri e non illustri. Un tale — peccato
-che il Müller non ce ne dica nome e cognome — spese la bella somma di
-quattro mila lire per acquistare — indovinate un po' — una lettera
-del padre di Schiller. Che cosa importasse a quel signore un pezzo
-di carta, scarabocchiato dal padre oscuro di un uomo illustre, lo sa
-Iddio! A Parigi un altro signore comprava per 25 sterline un recipiente
-molto... intimo, di cui si era servito il Byron per parecchi anni,
-specie la notte!
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-Noi le chiamiamo manìe dello spirito umano, debolezze innocenti e
-puerili, ma sono invece delle vere passioni, che spesso apportano
-conseguenze deplorevoli e fatali.
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-Il Descuret parla di un ufficiale di marina a riposo che s'era dato a
-raccogliere fagioli. “Ha molte cassette piene di questi legumi; tali
-cassette son divise in spartimenti, suddivisi in una gran quantità di
-cellette. A destra fagioli rossi, a sinistra i bianchi, qua i grigi,
-là i misti, i variegati, i brizzolati; altrove i tondi, gli ovali,
-quei fatti a losanga, i microscopici, finalmente i giganteschi. Venti
-volte al giorno costui, d'altronde istruito e di carattere serio, va
-ad aprire ciascuna cassetta, poi la richiude per aver il piacere di
-riaprirla. E così apri e chiudi, chiudi e apri, i suoi antichi travagli
-vanno in oblìo, tutti i suoi dispiaceri divengono un nulla, quando
-gode la felicità di contemplare i diletti fagioli.„ Beato lui, che si
-accontenta di fagioli!
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-Ma il poveretto ha un'altra debolezza: adora i bottoni militari.
-Che volete? quei gingilli gli ricordano forse gli anni del glorioso
-servizio. N'è pazzo e spende qualunque somma per arricchire la sua
-collezione. Una mattina, mentre se ne sta alla finestra, vede brillare
-qualche cosa sui calzoni di un uomo mal vestito. Corbezzoli! lui
-non s'inganna: è un bottone di uniforme, un bottone che manca alla
-sua ricca serie. Lesto lesto scende le scale e si precipita su quel
-disgraziato.
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-“A te, quanto t'ho a dare per questo bottone?„
-
-— Ma, signore — esclama maravigliato l'altro — questo bottone? e perchè
-vuole questo bottone? Io non lo vendo.
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-“Come, non lo vendi! Tu lo devi vendere, tu lo venderai, io lo voglio,
-io ne ho bisogno; eccoti cinque franchi!„
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-“Che pazzìa è questa, signore! Io non lo vendo.„
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-“Eccotene dieci!„
-
-— Ma si tenga il suo danaro, io non vo' vendere il mio bottone.
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-“Quindici!„
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-— Ma, signore....
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-“Ah! tu non vuoi fare a modo mio?„ e in un attimo rovescia a terra il
-malcapitato, gli strappa il bottone e via a gambe.
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- *
- * *
-
-Ma la più estesa, la più seducente, la più rovinosa è la manìa dei
-libri. Il bibliomane non legge i suoi libri, non li sottopone ad alcun
-giudizio, li compra a balle, li accatasta nelle sue camere, ed è capace
-di dar fondo a tutti i suoi risparmi pur di aggiungere scaffali a
-scaffali.
-
-La storia ci parla di un certo Andreoli De Orchis, che vendette tutti
-i suoi beni per comprare libri; ci parla di un certo Semphort, che
-divenne ladro e finì la vita in carcere per i benedetti libri.
-
-Ma io credo che il vero tipo del bibliomane, puro sangue, sia il
-Boulard. In lui si riscontrano tutte le fasi di questa terribile
-malattia. Onesto e intelligente notaio, era stimato moltissimo a
-Parigi; ma appena potè cedere il posto al figliuolo maggiore, si dette
-forsennatamente a raccogliere libri.
-
-“Una parte del giorno — scrive il Descuret — la passava presso i
-librai, un'altra parte presso i venditori di libri usati. Compra oggi,
-compra domani, la sua casa era diventata una grande biblioteca. Libri
-da per tutto; pieni zeppi gli scaffali, piena la stanza da studio,
-accatastava libri financo nella camera da letto, e in ultimo pensò bene
-di congedare i pigionali del primo piano per convertire anche questo in
-una vasta biblioteca.„
-
-La povera moglie con le preghiere, con il pianto lo supplica a non
-comprare più libri. Alla fine il Boulard si commuove e promette, sulla
-sua fede di antico notaio, di non comprare più un volume. Mantiene
-la parola, ma — incredibile! — dopo un mese, perde a poco a poco
-l'appetito e incomincia una febbre nervosa. Febbre, febbre, febbre,
-l'infelice non può lasciare più il letto. La sua signora e il medico
-per guarirlo ricorsero al seguente stratagemma.
-
-Un rivenditore di libri usati rizza il suo banco dinanzi alla finestra
-del nostro bibliomane e ad un segno convenuto, si mette a gridare:
-“Buoni libri, buoni libri!„
-
-— Che cos'è? — domanda il Boulard alla moglie.
-
-“Nulla, mio caro; è un rivenditore che cerca esitare qualche libro
-vecchio.„
-
-Il malato manda un profondo sospiro.
-
-— Se potessi almeno andarli a vedere! — esclama dolorosamente. — L'aria
-aperta mi farebbe bene — e poi oggi non mi sento male. —
-
-“Se vuoi vestirti, — aggiunge la moglie — ci proveremo a scendere.„
-
-— E quei libri?...
-
-“Vuoi comprarne? Beh! per oggi te lo permetto.„
-
-Il malato si veste e scende con molta facilità le scale. Giunto
-dinanzi al banco del rivenditore, lascia il braccio della moglie e
-pien di gioia percorre rapidamente quei libri. Quali deve comprare?
-Nell'imbarazzo della scelta li compra tutti. Giulivo ritorna a casa;
-cessa la febbre come per incanto, e dopo pochi giorni è completamente
-guarito.
-
-Ma la smania de' libri crebbe con l'età. A sessant'anni si vedeva
-ancora per le vie di Parigi, nelle fredde e uggiose mattine d'inverno,
-ravviluppato in un ampio pastrano turchino, con le grandi tasche
-di dietro piene di libri. E quando morì furono trovati in casa
-sessantamila volumi!
-
-Non tutti i bibliomani però somigliano al signor Boulard. Almeno questi
-trattò molto bene i volumi raccolti. Ma altri hanno avuto delle smanie
-dannose: nientedimeno si è arrivato a guastare libri per far collezione
-di indici, di frontespizî, di illustrazioni, proprio come fanno i
-nostri bambini, che tagliuzzano i giornali illustrati!
-
-Un tale Giovanni Ragod si dette a raccogliere frontespizî e ne compose
-una serie di cento volumi, che ora si conservano al _British Museum_.
-Cento volumi di frontespizî! E quante migliaia e migliaia di libri non
-furono rovinati da questo maniaco?
-
- *
- * *
-
-La storia, questo Regio Notaio, che registra come Atti di Ultima
-Volontà, tutte le stranezze degli uomini, ci fa sapere, così di
-sfuggita, che i poveri libri sono stati sempre vittime del nostro
-capriccio. Chi li raccoglie con gran cura, chi li stima ingombrante
-nullità, chi li tratta come ferri vecchi, chi li odia spietatamente.
-
-Si dice e si dirà sempre che noi abbiamo le migliori opere classiche
-dell'antichità; ma ad esaminarle bene sono per lo più opere greche e
-latine. E gli altri popoli? I Caldei, i Siri, i Babilonesi, che erano
-molto innanzi nella civiltà, non ebbero poeti, storici, filosofi?
-Conoscevano a maraviglia l'arte dello scrivere e nulla scrissero,
-proprio nulla?
-
-E poi, abbiamo davvero le migliori opere dei greci e dei latini?
-
-Di Menandro, per dirne una, che cosa ci è pervenuto? La storia della
-letteratura greca ci dice che Menandro fu il papà della Commedia e che
-ne scrisse la miseria di 108. Ma dove sono? Noi non abbiamo che qualche
-brano di scena, qualche spunto di dialogo e quel bellissimo verso,
-logorato per il troppo uso
-
- muor giovane colui che al cielo è caro.
-
-Tutto il resto..... distrutto o smarrito.
-
-Il Califfo Omar, quando seppe dall'astuto Amru che in Alessandria,
-caduta sotto la sua dominazione, vi era una ricca biblioteca, se
-ne uscì con un dilemma veramente degno di un pascià. “Se tutti quei
-libri — disse — sono conformi al libro di Dio diventano superflui,
-se contrarî non debbonsi tollerare.„ E così santamente, per dar
-piacere a Dio e al Profeta, ordinò che con quei libri si scaldassero i
-quattromila bagni della città.
-
-Ecco perdute tante migliaia e migliaia di lavori preziosi!
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-Disgraziatamente l'esempio di Omar fu seguito dagli ebrei, dai
-cattolici, dai protestanti, e quel dilemma ricorda parecchi incendî.
-Domandatene al Cardinale Ximenes, che fece bruciare cinque mila volumi;
-domandatene agli Anabattisti, che dettero fuoco alla ricca biblioteca
-di Langiò; domandatene al Savonarola, il quale, convinto che solo dalla
-santa ignoranza procedeva il benessere sociale, faceva bruciare senza
-misericordia montagne di codici.
-
-Più barbaro, ma più logico fu Nabonassar, fondatore del Secondo Impero
-Babilonese. Costui, non per capriccio — i re non hanno capricci! — ma
-per apparire innanzi ai posteri il primo re di Babilonia, bruciò tutti
-i libri dell'Impero, volendo così cancellare il più lontano ricordo
-della dinastia, da lui distrutta. Non vi riuscì; ma il poveretto mise
-tutto del suo. Per un mese intero, per trenta giorni continui, ci fu
-fuoco nelle principali piazze.
-
-E il mondo è sempre mondo! Ricordatevi di quel decreto, emanato da quei
-_macellai_ della rivoluzione francese. “Bruciamo tutte le biblioteche
-di Francia! I libri teologici contengono fanatismi; quelli di storia,
-bugie; quelli di filosofia, stranezze; quelli di scienza...„ Quei
-signori non seppero dire che contiene la scienza, ma dissero che si
-dovevano bruciare anche i libri scientifici, perchè sono inutili.
-
-Per fortuna il decreto non fu eseguito e in Francia restarono i
-fanatismi, i cavilli, le bugie e le stranezze.
-
-E i monaci? Sono benemeriti della cultura nazionale, hanno conservato
-le migliori opere, sissignore; ma anch'essi ne sanno qualcosa.
-
-Benvenuto da Imola ci fa sapere in quale stato miserando il Boccaccio
-abbia trovato la biblioteca di Montecassino. “Essendo il venerabile
-maestro mio — egli dice — andato nelle Puglie, si fermò al nobile
-monastero di Montecassino e avido di vedere la libreria, che aveva
-inteso di essere colà nobilissima, domandò ad un monaco graziosamente
-che gli dovesse di grazia aprire la biblioteca. Ma questi rispose
-bruscamente mostrandogli un'alta scala: salite, che è aperta. Lieto
-vi ascese e trovò il luogo di tanto tesoro senza porte nè chiave ed
-entrato vide l'erba nata per la finestra e libri e scaffali coperti di
-polvere alta.
-
-Maravigliato cominciò ad aprire ora questo, ora quel libro e vi
-trovò molti e varî volumi d'antichi e rari, dei quali ad alcuni
-erano strappati dei quaderni, a altri recisi i margini delle carte
-e così in molte guise sformati. Compassionando che le fatiche e
-gli studî di tanti incliti ingegni fossero venuti in mano di gente
-ignorantissima, se ne partì con le lacrime agli occhi. E imbattutosi in
-un monaco del chiostro, gli domandò perchè sì preziosi libri fossero
-tanto indegnamente mutilati. Il quale rispose che alcuni monaci per
-guadagnare due o cinque soldi radevano un quaderno e ne facevano
-uffiziuoli da vendere ai bambini e con i ritagli dei margini formavano
-_brevi_ per le donne. Or va — conchiude dolorosamente Benvenuto — va,
-uomo studioso, e rompiti il capo per far libri!„
-
-Ma non solo i monaci di Montecassino la pensavano così: i colleghi di
-Saint Gall avevano per i libri lo stesso culto. Il Poggio, che andava
-arrampicandosi per i solai del convento, trovò una gran parte della
-Biblioteca in una cantina, in mezzo a ragnatele e a sudiciume. “Otto
-_Orazioni_ di Cicerone, le _Istituzioni_ di Quintiliano, tre _Libri_
-di Valerio Fiacco li rinvenni — dice il Poggio — in una specie di
-prigione, oscura e umida, ove non si sarebbe pur voluto gettare un
-condannato a morte.„
-
-Ed anche oggi c'è il bel costume di imitare quei frati; imitarli fino
-a un certo punto, perchè i moderni, più pratici, invece di mettere i
-libri a marcire accanto alle botti, li barattono con quattrini.
-
-Vedete: muore un letterato, uno scienziato, un porporato? Gli eredi,
-dopo cinque o sei mesi, mandano via per poche migliaia di lire la
-biblioteca dell'illustre estinto. Peccato mortale vendere il vecchio
-pianoforte, anche se deve restare di passatempo ai topi; sacrilegio
-mettere al fuoco certi armadi-nonni, lasciati dai capostipiti; insomma
-tutto si conserva con più o meno cura e venerazione, solo i libri, via!
-Quei volumi che si trovano in buone condizioni vanno a cadere tra gli
-artigli dei librai; gli altri, più malconci, perchè più consultati dal
-povero estinto, restano per uso di famiglia, cioè per i piccoli bisogni
-di casa, in cucina o... altrove.
-
- *
- * *
-
-Ma i veri nemici dei libri, i nemici accaniti e brutali, che si possono
-a tutta ragione chiamare biblioclasti, sono stati quei Re, quegli
-Imperatori, quei Capi di Governo, che si dettero forsennatamente a
-perseguitare la stampa.
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-Questi Dittatori, questi Autocrati, questi voluti Onnipotenti, che si
-facevano chiamare _sacri_ e _inviolabili_, che venivano pomposamente
-coronati in un tempio, che avevano in mano la vita e la morte di
-milioni di sudditi, odiavano la stampa; e spesso per una parola, per
-una frase, distruggevano opere pregevolissime. I poveri scrittori erano
-tenuti d'occhio e spiati come miseri delinquenti. Guai a pubblicare un
-libro senza il _R. Imprimatur_, senza sottoporlo alla censura reale!
-Confisca di beni, esilio, ergastolo, rogo!
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-Il tiranno, circondato da ministri e da consiglieri, forte di cannoni
-e di sgherri, aveva paura del libro, che arrivava nella reggia come un
-terribile monito, come una sfida, come una minaccia, come la mano nera,
-apparsa a Baldassarre.
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-Egli perdonava al ladro e l'assassino per comprarsi l'affetto del
-popolo, per farsi chiamare _clemente, pio, benigno_, ma era inesorabile
-con chi avesse alzata la voce in nome della libertà.
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-Francesco I diceva: “Io voglio sudditi che sappiano ubbidire, non
-leggere.„ Ed è giusto. Il dispotismo ama l'ignoranza e vive di tenebre.
-Solo così una corona può coprire delitti.
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-Ma la storia ci dice che il loro desiderio fu vano. Le congiure si
-scovrono con l'astuzia e si sciolgono col patibolo; il popolo s'inganna
-con le feste e si rende docile con i cannoni, ma contro il libro, —
-contro quest'atomo, che sembra meno importante di un granellino di
-sabbia, meno pungente di una spilla, scritto da un uomo solo, spesso
-povero, sconosciuto, errante, — chi può opporsi? chi può lottare?
-
-Quel libro è la coscienza. E la coscienza non si strappa come i beni di
-fortuna, non cede come la vita.
-
-Perseguitate, esiliate lo scrittore; il libro resta. Iddio vuole che
-ogni tiranno abbia il suo giudice, ogni Cesare il suo Svetonio!
-
-
-
-
-I libri scolastici.
-
-
-Il giorno, in cui siete ritornato a casa con tanto di laurea in tasca
-e i vostri concittadini hanno incominciato a chiamarvi professore,
-avvocato, dottore, ingegnere, quei poveri libri scolastici di bassa
-forza sono stati gettati in un vecchio armadio.
-
-I classici latini e greci, qualche grammatica, qualche storia
-letteraria o politica, che si trova ancora di sana costituzione,
-è ammessa agli onori degli scaffali, ma tutti gli altri giù nel
-cassettone. La stanza da studio dev'essere elegante, signorile. Non ci
-mancherebbe altro che mettere in mostra quei libri, mal ridotti, senza
-frontespizio e senza dorso!
-
-Avete ragione. Voi, superbo della vostra scienza, orgoglioso di quella
-pergamena che vi dichiara in nome del Re qualche cosa, avete quasi
-vergogna di far sapere che quei libriccini furono i mostri primi
-maestri.
-
-Questa però si chiama ingratitudine! Venti anni fa eravate un ragazzo
-ignorante, credulone, e quei libri vi insegnarono i primi elementi
-di storia, di aritmetica, e seminarono nell'animo vostro i germi del
-buon costume e del retto vivere. La mamma spesso vi sgridava, il babbo
-vi picchiava, tutti, in casa e fuori casa, erano burberi e severi con
-voi, solo quei libri non alzavano mai la voce: sempre con amabilità,
-sempre con dolcezza a ripetervi che bisogna essere buoni, ubbidienti,
-caritatevoli.
-
-Oggi che siete uomo, non li benignate neppure di uno sguardo. Ma
-disprezzateli, nascondeteli, essi continueranno sempre nella santa
-missione di modesti precettori. Con la medesima cura avvieranno i
-vostri figliuoli per il sentiero della sapienza e della virtù!
-
- *
- * *
-
-In verità si potrebbe scrivere un intero volume sui libri scolastici,
-cominciando da quei poveri sillabarî di pochi soldi, macchiati
-d'inchiostro, imbrattati di olio, che si portavano nel panierino della
-merenda, in compagnia delle ciliege e de' fichi secchi, e continuando
-con quei libri, dimenticati sopra un muro, nascosti tra le siepi,
-abbandonati sulla riva di un lago, lasciati a pie' di un albero, quando
-invece di andare a scuola si prendeva il largo per la campagna.
-
-A principio d'anno questi libri si compravano con gran piacere, si
-sfogliavano delicato delicato, per vederne le incisioni; e guai se la
-sorella ci avesse fatta una macchia d'inchiostro o una lieve piegatura:
-erano pianti eterni, litigi continui, scambio di invettive e di busse.
-Ma passati due mesi, addio libri! Non si conoscevano più. Il babbo,
-la mamma, il maestro, a turno vi rimproveravano, vi picchiavano,
-vi chiamavano sporcone, ma i libri erano già sdruciti, mancavano di
-parecchie pagine e a stento si poteva tirare avanti fino agli esami.
-
-Di questi libri non resta che un ricordo vago. Dove sono? Ne conservate
-qualcuno? Dov'è il sillabario, il grande ed unico sillabario dalle
-lettere cubitali, dalle bizzarre e curiose vignette? Dov'è questo
-papà di tutti gli uomini di studio, questo primo pedagogo, modesto
-e paziente, che si lasciava sgorbiare e ridurre in cenci? Dove sono
-quelle letture graduate, quei raccontini, quelle poesiette, così liete
-d'invenzione, così fresche di lingua, così dense di concetti sani?
-Dove sono? I vostri figliuoli frequentano le classi elementari, ma non
-conoscono quei libri. Oggi, l'insistenza degli editori e la tolleranza
-delle autorità fanno entrare nelle scuole primarie certi libercoli,
-così scipiti, così pomposamente vuoti. Vogliono sembrare succose
-enciclopediette, ma sono invece... molto povera cosa.
-
-Se fossi un Credaro, farei ritornare nelle scuole i libri del Dazzi,
-del Thouar, della Baccini. Forse così i nostri ragazzi sarebbero meno
-immaturi, dopo l'esame di maturità!
-
- *
- * *
-
-Ma i libri scolastici, che in massima parte voi conservate, sono
-quelli delle classi secondarie. Dopo le scuole elementari, rattoppate
-in paese, quasi sempre da qualche prete, si andava in città per il
-ginnasio.
-
-Il ginnasio! Questa parola aveva per voi del magico: si sentiva un
-gusto matto a far sapere ai parenti, agli amici, a tutto il mondo che
-voi incominciavate a far davvero.
-
-E si scrivevano lettere di partecipazione a tutti. “Carissimo papà,
-stamane abbiamo avuto la prima lezione di latino„. “Carissimo zio, io
-studio sette ore al giorno„. “Carissimo cugino, carissimo„... Insomma a
-tutti si comunicava la grande nuova.
-
-A Natale, a Pasqua, toh, una scappatina in paese e subito a farla
-da dottore con gli antichi compagni di scuola. Il latino! Eh, non si
-scherza con il latino! E in verità, col latino non si scherzava. Si era
-indulgenti con la lingua italiana, con la storia, con l'aritmetica, ma
-col latino, rigore immenso!
-
-Quei buoni maestri, quasi tutti pedanti, ci imbottivano di Portoreale.
-
-Il primo anno se ne andava con la rituale _Selecta_, poi se ne veniva
-Fedro e Cornelio: favola e storia, poesia e prosa; un giorno parlavano
-gli animali, un giorno gli uomini. Debbo dire la verità, trovavo
-più cortesi i primi. E fin d'allora mi convinsi che gli uomini sono
-intrattabili.
-
-Ma ogni anno si cambiava padrone. Cornelio dava il posto a Cesare,
-Fedro ad Ovidio; infine se ne veniva Virgilio, Orazio e Livio.
-
-Livio! Oggi è un amico, ma allora vi sembrava un tiranno. Quando dopo
-due ore di studio e di meditazione non sapevate come interpetrare
-un periodo della sua _Storia Romana_, vi veniva il giusto e santo
-desiderio di menargli dietro un accidente!
-
-E Orazio? E Cicerone? Che il Signore li abbia in gloria! Certe sere
-galantuomini perfetti. Quella prosa, quei versi si snocciolavano sotto
-le dita; altre volte duri come macigni.
-
-Il tiro birbone poi lo combinava Tacito. Si chiudeva a catenaccio
-e non c'erano Santi a sbottonarlo. Pensa, ripensa, riscontra nella
-grammatica, consulta il vocabolario; inutile, il senso logico non
-andava. Che rabbia! Avreste voluto piangere, fuggirvene, andar
-ramingo, fare il facchino, il lustrascarpe, pur di liberarvi da questo
-carnefice.
-
-Nè parlo del greco. Nei primi mesi si provava un'avversione per
-questa benedetta lingua. La sera, dopo aver ingoiato spiriti aspri e
-spiriti dolci, consonanti che spariscono con compenso o che vanno via
-senza avere un centesimo, vi domandavate: “Ma a che serve il greco?
-È necessario mandar giù tutta questa roba, per essere avvocato o
-medico?„ Intanto la grammatica di Curtius era sempre là sul tavolo a
-guardarvi bieco, e voi, pensando che l'ora dello studio passava, che
-il professore era severo, che il rettore la sapeva lunga con la bocca
-e con le mani, vi gettavate in quel mare di geroglifici, sicuro di
-perdere la vista e il senno!
-
- *
- * *
-
-Oggi questi classici vi sono cari. Apriteli, scorreteli: vi trovate
-pagine ancora piegate, segni di matita, impressioni fatte con le
-unghie. Vi sono cari, perchè ricordano i vostri studi, i vostri
-compagni, i vostri maestri.
-
-I maestri! Ve li vedete tutti dinanzi, come in una grande fotografia,
-queste simpatiche figure di precettori, severi o indulgenti, burberi o
-cortesi.
-
-Il professore d'italiano entrava in iscuola sempre frettoloso, come se
-fosse stato inseguito, e appena seduto, triii... una scampanellata,
-dicendo immancabilmente ogni mattina: “Andiamo, andiamo, oggi c'è
-molta roba!„ Il professore di latino, mezzo nevrastenico, si metteva a
-declamare due pagine dell'_Arte Poetica_, e poi, gettando il libro sul
-tavolo, esclamava convulso: “Che bellezza! Che incanto!„ Il professore
-di fisica, selvaggio, picchiava senza misericordia per un nonnulla,
-e una mattina, parlando della bussola, la perdè talmente, che si
-mise a dare manrovesci alla cieca. Il professore di storia borbonico
-sfegatato, si sarebbe fatto ammazzare — diceva lui — per Ferdinando
-e Francesco II. Guai a chi proferiva in iscuola una mezza parola a
-favore di un certo Vittorio Emanuele II. “Uscite, uscite! voi siete un
-carbonaro!„
-
-E i compagni? Chi può ricordare quella schiera interminabile di amici,
-che venivano da tanti paesi per formare una sola famiglia?
-
-Ma tra questi giovani intelligenti, svogliati, buffoni, permalosi,
-attaccabrighe, sinceri, maligni, vi sono dei tipi che non si
-dimenticano: capi ameni che venivano a scuola senza aprire un libro,
-che facevano dei tiri birboni al maestro o al prefetto di disciplina
-con tale abilità da non avere mai un castigo.
-
-Ma oggi dove sono questi vostri compagni? Vivono? Sono felici?
-
-Qualche volta, trovandovi in città, mentre tutto frettoloso
-attraversate il Corso, vi sentite battere dolcemente sulla spalla. Teh!
-è un compagno di collegio. Dopo un oh! di maraviglia, dopo due baci
-sonori —, ecco un dialogo a fuoco di fila.
-
-— Tu —
-
-“Che baffi!„
-
-— Che barba! —
-
-“Già i capelli bianchi!„
-
-— Sei ammogliato? —
-
-“Sono nonno!„
-
-— Bravo, sempre alla svelta tu! —
-
-Tutto il giorno si passa insieme: insieme a pranzo, insieme a teatro.
-La notte non si dorme. Egli racconta, voi raccontate.
-
-“Ti ricordi?„ — Ti ricordi? — Si passano a rassegna tutti gli anni di
-studio, tutte le scappate, tutte le scenette curiose.
-
-Ma viene il momento che dovete separarvi.
-
-“Scrivimi, sa', non fare il pigro!„ Una stretta di mano, due baci,
-un'altra stretta di mano e via.
-
-Passa un mese, due; silenzio da ambo le parti. Voi vi dimenticate, lui
-si dimentica.
-
-Ma ogni secondo giorno si hanno queste sorprese. In treno, mentre ve
-ne state tra sonno e veglia, turandovi le orecchie per non sentire
-uno sproloquio di un viaggiatore che vi siede a fianco, entra il
-controllore.
-
-“Signori, biglietti.„
-
-Un po' seccato, mettete fuori quel pezzettino di cartastraccia, bucato
-già tre volte.
-
-Voi stendete la mano, il controllore stende la mano. Ma curioso! lui
-guarda voi, voi guardate lui.
-
-“Toh! Sei tu?
-
-— Sei tu! —
-
-È un altro compagno di collegio.
-
-Naturalmente strette di mano e baci.
-
-Si siede al vostro fianco e alla presenza di tutti i viaggiatori
-incomincia a parlare del passato e anche del presente. Ne ha sofferto
-il poveretto! Morta la moglie, morto un figlio; l'anno scorso a Roma,
-mentre...
-
-Ma il treno si ferma; lui si alza di botto: il dovere lo chiama. —
-
-— Addio, addio! —
-
-“A rivederci!„
-
-— Addio. — E scende.
-
-Dopo un minuto voi vi fate allo sportello, lo cercate con l'occhio:
-vorreste chiamarlo...
-
-Vorreste chiamarli tutti, questi compagni di collegio, radunarli, stare
-insieme un giorno, due giorni, una settimana, vivere insieme, studiare
-insieme!
-
-Studiare insieme! Ah! oggi siete solo, sempre solo! Vi tocca stare da
-mattina a sera nella stanza da studio, senza vedere un volto amico,
-senza sentire uno scricchiolar di sedia. È una solitudine che spaventa.
-Vi sembravano mille anni di uscire dal collegio, di essere uomo; oggi
-vorreste ritornare ragazzo. E perchè? Che cosa si diparte da voi?
-
-Si è detto che il cuore non invecchia. Illusione! Ogni giorno che passa
-lascia una ruga sul volto e un rimpianto nel cuore!
-
-
-
-
-La Bibbia.
-
-
-Che cosa sono tutti i vostri libri dinanzi alla Bibbia, che contiene
-in sè tanta eloquenza, tante verità storiche, tante ricchezze poetiche,
-che giammai si potrebbero raccogliere dalle opere di tutti i tempi e di
-tutti i popoli?
-
-La Bibbia è la voce dell'universo, che canta la grandezza e la maestà
-di Dio.
-
-Nell'infanzia del mondo parlò a' sensi, nell'età di mezzo al cuore,
-oggi parla all'intelletto.
-
-La Bibbia non è la storia di un popolo solo: è la storia dell'umanità,
-è la storia nostra, la storia de' nostri padri, de' nostri figliuoli,
-è la storia del cuore umano. Ognuno di noi trova in quel libro, il suo
-libro.
-
-La Bibbia ha un non so che di sovrannaturale e di indeciso per tutti.
-Atteggiatevi a miscredente, predicate il libero pensiero, dichiaratevi
-materialista ed ateo: appena aprite la Bibbia, non avrete la forza di
-impugnare o di contraddire.
-
-Ora immaginoso, fantastico e conciso, ora leggiadro, flessuoso e
-abbondante, parla incessantemente in un linguaggio arcano.
-
-È sempre mirabile, sia se si consideri dal lato artistico, scientifico,
-letterario, sia dal lato storico, astronomico, cosmologico.
-
-Amate la poesia? Ezechiele vi rapisce con la sua straordinaria potenza;
-Davide tocca le corde flebili della sua arpa angelica; Geremia vi
-riempie l'anima di una sacra mestizia; Giobbe, il martire della
-sciagura, vi commuove con le malinconiche ed appassionate elegie.
-
-Tipi da poema eroico Giosuè e Gedeone; tragico il racconto di Giuditta;
-romantico il libro di Ester e di Giuseppe. Che piccolo capolavoro la
-storia di Tobia e di Ruth! Che quadro il martirio de' Maccabei!
-
-Nessun libro ha un canto nuziale, così gentile, come il _Cantico
-de' Cantici_, apoteosi purissima dell'amore. Mettendo da parte i
-profondi misteri che vi si adombrano, quel cantico è la poesia della
-vergine natura, che dispiega il suo sacro ammanto, tutto intessuto di
-fantastiche figure, coverte da arcano simbolismo, che non affatica lo
-spirito umano, ma che lo acquieta e lo soddisfa.
-
-Peccato che pochi possono gustare questi sublimi saggi di poesia
-epica o lirica nella lingua ebraica, la quale è la più ridondante
-di immagini e di tropi, la più florida di vitalità poetiche, per la
-singolare organizzazione de' suoi verbi, che hanno solamente due tempi
-indeterminati, quasi oscillanti tra il passato e l'avvenire! Spesso,
-nel breve giro di un versetto, una sola voce di verbo è l'eco che va
-morendo nella notte del passato, è il grido della speranza che guarda
-il futuro.
-
-Amate la filosofia? Tutti i misteri dell'uomo e dell'universo che
-affaticano la mente umana, sono risoluti nella Bibbia. La _Genesi_
-risponde alla domanda che il filosofo fa invano a se stesso: _donde
-vieni_? Gli altri libri dell'antichità vi popolano la mente di Dei, di
-Semidei e di Eroi, qui invece trovate la grandezza della creazione,
-senza commenti, senza lusinghe: il vero, il grandioso si dimostra da
-sè.
-
-Amate la storia? Ecco l'_Esodo_, il _Levitico_, i _Paralipomeni_,
-i _Libri di Esdra_. Volete conoscere la legislazione di quei primi
-popoli? Ecco il _Deuteronomio_, il _Libro de' Giudici_. Desiderate un
-saggio di sentenze morali, di ascetiche meditazioni, di santi precetti?
-Leggete l'_Ecclesiaste_, la _Sapienza_, i _Proverbî_.
-
-E questo libro, questo gran libro, in cui troviamo tanti capolavori
-di arte, si completa con l'Evangelo, codice salutare e mirabile di
-rigenerazione e di civiltà.
-
-E in fine ecco l'_Apocalissi_, poema grandioso, che sotto le
-immagini di un cataclisma terribilmente sublime, adombra la profetica
-rivelazione di un nuovo mondo.
-
-La storia ci dice che la Bibbia fu scritta da diversi autori, lontani
-di tempo e di luogo. È vero; ma ciò non fa che accrescere la sua
-grandezza. Furono diversi gli autori, ma in quel libro invano voi
-cercate due principî che si contradicano, due fatti che si smentiscano!
-
-La Bibbia è la voce di Dio che parla notte e giorno, all'Oriente e
-all'Occidente, ai buoni e ai cattivi.
-
-Ah! felice chi in questo libro sa scovrire grandi idee e vasti
-orizzonti: ne riporterà, come Mosè, due raggi di luce sulla fronte!
-
- *
- * *
-
-Ma perchè la Chiesa Cattolica, che è l'unica depositaria di sì gran
-tesoro, non cerca ogni mezzo come diffondere questo libro?
-
-Un tempo tutti gli uomini entravano in chiesa e ascoltavano dalle
-labbra del sacerdote la parola divina; oggi che le masse, ingannate da
-maligni o fanatici innovatori, di rado entrano nel tempio e si danno
-a leggere libri, che rovinano l'anima e il corpo, — fate conoscere la
-Bibbia!
-
-Oggi tutto congiura contro la Chiesa: storia, letteratura, filosofia.
-C'è la smania di voler distruggere questa grande Istituzione Divina.
-I suoi nemici, per attirare il popolo, non ricorrono più alle opere
-dello Strauss o del Renan, ma scrivono dei volumetti di poche pagine e
-cercano così strappare ogni sentimento di fede dal cuore umano.
-
-Ma voi avete la Bibbia! Ai trattatucci di falsa morale opponete i
-Proverbî, l'Ecclesiaste, l'Ecclesiastico, il Vangelo; ai libercoli di
-mondana filantropia, le lettere mirabili di Paolo, specie quella sulla
-carità, così eloquente, così dolce, così persuasiva; ai volumetti di
-poesia snervante ed erotica, il Libro di Giobbe, di Ezechiele, di
-Daniele, i Salmi; ai velenosi opuscoli materialisti, la Genesi, la
-Sapienza; ai loschi racconti, alle scipite novelle, la storia semplice
-e commovente di Giuseppe, di Giuditta, di Sansone, dei Fratelli
-Maccabei.
-
-Seminate nelle famiglie questi preziosi volumetti, spargete dovunque
-questi semi fecondi.
-
-La Bibbia, la Bibbia! Date a tutti la Bibbia! Oh! fate che il popolo
-s'innamori di questo libro, fate che in ogni casa ci sia questa voce
-che parla sempre per unire, mai per dividere, sempre per il perdono,
-mai per la vendetta, sempre per l'amore, mai per l'odio.
-
-
-
-
-I libri allegri.
-
-
-Qualche giorno si ha un gusto matto di ridere. Avete avuta una buona
-notizia? avete guadagnato un terno al lotto? Niente di tutto questo.
-Si è di buon umore: ecco tutto. E mentre la vostra signora con un
-certo compiacimento vi dice: “Sei in vena oggi!„ voi vorreste chiamare
-a raccolta cinque o sei amici, capi ameni, e darvi il bel tempo:
-un viaggetto, un pranzo, magari una colazione lì, sui monti, e, se
-occorre, una sbornia. Sì, una sbornia! Vadano al diavolo tutte le
-quistioni politiche, scientifiche o religiose, che ci fanno morire
-innanzi tempo con la nevrastenia, con la bile, con il mal di fegato!
-Pensiamo a passare allegramente la vita che ci è stata concessa, e
-che si riduce a ben poca cosa, se si toglie l'infanzia, il sonno e le
-infermità! Nell'infanzia cerchiamo i giocattoli e ci danno il pedagogo;
-nell'adolescenza vogliamo il sollazzo e ci danno la disciplina civile
-e spesso militare; e quando finalmente siamo divenuti uomini, quando
-potremmo essere donni e padroni di noi stessi, ecco ansie, lotte,
-disinganni. Si va avanti così a spintoni, imprecando, calpestando i
-piedi al prossimo, il quale non manca di renderci la pariglia. Ma un
-bel giorno, o meglio un brutto giorno, viene un serra serra, un colpo
-apopletico, un attacco di nefrite, una polmonite acuta o galoppante ci
-dice che bisogna fare le valigie per l'altro mondo. Morire! Come, io
-morire! Così presto? No, non posso morire, ho tante cose da aggiustare.
-Ma è inutile. La morte non accoglie reclami. E mentre il notaio si
-prepara solennemente, in nome del Re, a ricevere l'Atto di Ultima
-Volontà e il medico di famiglia vi va bucherellando il corpo con
-iniezioni, il prete, senza tante cerimonie, vi susurra all'orecchio
-— _proficiscere, anima cristiana_. E come non morire con questi
-tre apostoli a fianco, che rappresentano la legge, la scienza e la
-religione?
-
-E sapete perchè questi signori vi vogliono spedire a grande velocità?
-
-Il notaio desidera quanto prima i suoi diritti curiali; il medico
-ha più piacere di essere pagato dagli eredi che da voi, il prete vi
-ha preparato dei funerali con i fiocchi. Dunque la miglior cosa è di
-chiudere gli occhi e contentar tutti questi signori.
-
-Li aprite nell'altra vita, siamo d'accordo; ma chi vi assicura che
-andando magari in Paradiso, potrete spesso unirvi in lieta compagnia e
-ridere un po' spensieratamente?
-
-Forse il gran portiere Pietro, che la tradizione popolare ci presenta
-un po' permaloso e attaccabrighe, potrebbe dirci che in cielo non si
-ride. Ridere in cielo? Profanazione! Ridere alla presenza dei santi,
-che, fatte poche eccezioni, sono dei musoni? In cielo si prega, si
-adora, si gusta la musica, il canto, ma ridere, no.
-
-Veramente il Segneri, che si vantava di conoscere un pochino le cose
-celesti, ci fa sapere che in Paradiso si mangia, si beve, si sollazza.
-
-Ma ammesso pure che il Segneri dica il vero, ammesso pure che in
-Paradiso si rida, perchè non ridere anche in terra e prendersi così un
-anticipo di allegria?
-
-Dicono i filosofi che il dolore purifica e solleva. Bugia. È il riso,
-il riso gaio, spensierato, che c'innalza cinque metri dal suolo. Erasmo
-ebbe salva la vita per uno scoppio di riso; il Tisson racconta che
-un malato, vedendo un suo compagno tinto di nero, rise così forte da
-guarirne; Paolo De Koch, ancora bambino, salvò sè e la madre col riso;
-il Mazzarino si liberò da una postema alla gola col riso.
-
-È vero che Filossene e l'Aretino morirono per il riso, ma questi
-signori ne vollero un po' troppo; bisogna ridere, ma da galantuomini!
-
-E dunque ridiamo. Il Giambullari, che, come storico, doveva avere senno
-ed esperienza, definiva l'uomo un animale che ride; di modo che chi non
-ride, corre il rischio di essere chiamato semplice animale.
-
-Entrando con tale disposizione d'animo nella stanza da studio, i poeti
-sentimentali, gli storici, i filosofi, i moralisti, i critici sono
-messi da parte e viene la volta dei libri allegri.
-
-Fate largo al glorioso D. Chisciotte, che si avanza pomposamente,
-seguito dal buon Sancio Pancia; salutate Tartarin, che si decide a
-fare i bauli per l'Algeria; stringete la mano allo zio Tobia, che,
-incapace di ammazzare una mosca, vi parla sempre di assedî e di guerre;
-accompagnate Raineri a Parigi e Gulliver a Lilliput; congratulatevi col
-Guadagnoli pel suo naso-portento!
-
-Qualche abate, come il Casti, qualche cavaliere, come il Marino vi
-susurrano dei versi... No, si deve ridere, ma non a discapito del buon
-costume. Un po' di solletico piace a tutti, qualche licenza... poetica
-si permette; ma scendere a sozze oscenità, è troppo!
-
-E poi, c'è bisogno di abati e di cavalieri per ridere? La nostra
-letteratura è ricca, straricca di lavori gai. Vi piacciono le novelle?
-Il Boccaccio, il Firenzuola il Sacchetti, vi divertono un mondo. Chi
-cento, chi duecento, chi trecento, questi signori ne mettono a vostra
-disposizione un mezzo migliaio. Volete epigrammi? Ecco il Pananti. Il
-poveretto per meglio servirvi è ricorso financo a ditte estere.
-
-Volete commedie? Il Goldoni e il Giraud vi offrono tutto il loro
-repertorio artistico.
-
-Da ogni parte dunque sbucano libri allegri. Frottole, arguzie,
-parodie, caricature, scherzi comici. Che risate grosse, patriarcali,
-scoppiettanti, maliziose, equivoche, birichine! Tassoni, Bracciolini
-e Pulci mettono in canzonella la cavalleria terrestre e celeste;
-Aristofane si burla di Socrate e della sua dialettica; Plauto motteggia
-i venerandi Quiriti; Molière carezza il suo Tartufo... Ma che! in un
-momento tutti ridono: ride Omero, ride Dante, ride Shakespeare, ride
-Milton, ride Manzoni, ride Carducci: ridono tutti!
-
-Evviva l'allegria!
-
- *
- * *
-
-Oggi gli oratori sacri rispettano se stessi e il pubblico: sono serî,
-dignitosi; non una parola plebea, non un motto triviale. _Sancta sancte
-tractantur._ Ma un tempo i predicatori mutavano la chiesa in un teatro.
-
-L'Alighieri n'era stomacato.
-
- ... si va con motti e con iscede
- A predicare; e pur che ben si rida,
- Gonfia il cappuccio e più non si richiede.
-
-Se dunque volete santamente ridere e seguire il precetto del profeta
-_servite Domino in laetitia_, bisogna dare un'occhiata agli antichi
-libri di prediche. Sono un po' pesanti per le citazioni, per le filze
-sterminate di proverbi, per quei lunghi testi latini, ma li garantisco
-come rimedio miracoloso contro l'ipocondria.
-
-Padre Emanuele Orchi da Como è uno specialista per le descrizioni e
-per le metafore. Non dimentica neppure gli _artificiosi tiritiri degli
-uccelli_, il _soporoso sapore_ e il _saporito sopore_ con cui mangiano
-i bachi da seta. Con tre pennellate maestre vi dipinge la Maddalena:
-_sollevata di fronte, sfrontata di faccia, sfacciata di aspetto_. Il
-peccatore è goffamente paragonato alla lavandaia. Contro il ricco fa
-un processo penale in tutta regola: lui il Presidente, lui il Pubblico
-Ministero, lui la Parte Civile.
-
-Il Padre Caracciolo da Lecce, nel primo discorso del suo quaresimale,
-per inculcare ai fedeli il digiuno, grida: “_Dicetemi, dicetemi un
-poco, signori, donde nascono tante e sì diverse infermità in gli corpi
-umani? gotte, doglie di fianchi, febbri, catarri, non da altro se non
-da troppo cibo. Tu hai pane, vino, carne, pesce e non ti basta, ma
-cerchi nei tuoi conviti vin bianco, vin nero, malvagia, vin di tiro,
-rosso, lesso, zeladia, fritto, frittelle, capperi, mandorle, fichi,
-uva passa. Confeziona ed empi questo tuo sacco di fecce. Empi, gonfia,
-allarga la bottonatura e dopo el mangiare come un porco, va e bottati a
-dormire._„
-
-Ma le prediche che si potrebbero leggere in una brigata di buontemponi
-sono quelle di P. Gabriele da Barletta. Nel giorno di Pasqua egli vuol
-dimostrare perchè la Maddalena e non altri andò ad annunziare alla
-Vergine la risurrezione di Gesù.
-
-“Non andò Adamo, egli dice — perchè piacendogli i fichi non si
-distraesse per la strada; non Abele, perchè incontrandosi con Caino
-sarebbe stato di nuovo ucciso; non il patriarca Noè, perchè un po'
-beone; non Isacco, perchè invitato a qualche minestra di lenticchie,
-avrebbe perduto tempo e primogenitura; non Giuseppe, perchè calunniato
-dalla moglie di Putifarre, sarebbe stato chiuso in carcere;„ e così
-continua con Mosè, con Davide, col buon ladrone, per conchiudere
-trionfalmente: “Solo la Maddalena poteva compiere questa missione!„
-
-Ma il papà degli artisti è il vescovo Andrea. Un giorno sale sul
-pulpito e fa vedere un piccolo seme; poi tira fuori una grossissima
-rapa e grida: “Ecco quanto è mirabile la potenza di Dio! Da sì piccolo
-seme trae un sì gran frutto!„
-
-Il buon vescovo volle scomodarsi a portare sul pergamo quella rapa:
-avrebbe potuto farne a meno. C'era la sua testa!
-
- *
- * *
-
-Sentite un mio consiglio. Non vi fate mai mancare i libri allegri.
-
-Nelle uggiose giornate d'inverno, nelle lunghe convalescenze, nelle ore
-di noia, si ha bisogno di un libro, che ci metta un po' di buonumore
-nelle vene.
-
-Siamo isterici nell'anima, noi moderni. Per natura o per abitudine,
-tiriamo alla malinconia, ostinandoci a vedere tutto buio, buio pesto.
-Ma il sole c'è, c'è la luna, ci sono le stelle!
-
-Oggi tutti soffrono allo stomaco, tutti digeriscono male. E perchè?
-perchè si è ipocondrici.
-
-Se fossi medico, prescriverei ai miei malati cinque o sei pagine del
-D. Chisciotte. Danno più globuli rossi quelle sei pagine che quaranta
-scatole di pillole Pink! Senza dire che quelle sei pagine costano
-molto, ma molto di meno!
-
-
-
-
-I libri che si prestano.
-
-
-Siete solito far rilegare in tela e pelle i grossi volumi di storia,
-di filosofia, di critica. Errore. Quei libroni non escono mai di
-casa. Fate rilegare invece i viaggi del De Amicis, i romanzi del
-Fogazzaro, del Tolstoi, del Barrili, del D'Annunzio; le novelle della
-Serao, del Verga; le poesie dell'Heine, del Leopardi, del Pascoli,
-della Negri; sono questi i libri, che vanno sempre in giro e che vi
-vengono sempre chiesti. Spesso non vi si dà nemmeno il tempo di poterli
-rileggere a tutta comodità. Le richieste degli amici piovono. Chi viene
-personalmente a casa, chi vi manda un bigliettino, chi vi abborda in
-mezzo alla strada: tutti vogliono leggere; e voi di buona o mala voglia
-dovete contentarli.
-
-Convenite con me: è una cattiva, cattivissima usanza quella di prestare
-libri.
-
-Niente si presta con tanta facilità, niente si chiede con maggiore
-disinvoltura.
-
-E quel che è peggio non si sa mai in quali mani vadano a cadere i
-vostri libri. Voi li prestate all'amico tale, ma poichè ognuno ha la
-sua schiera più o meno numerosa di amici, questo signor tale si crede
-nel diritto di farli leggere ad un altro, e così di amico in amico, i
-vostri poveri libri sono eternamente in moto.
-
-Dopo un paio di mesi, dopo un anno ritornano a domicilio, ma in quale
-stato miserando! Sono dei feriti che vengono dalla guerra: malconci,
-piegati, ripiegati, sdruciti. Ad uno manca la copertina, ad un altro il
-dorso, ad un terzo un intero quaderno. E bisogna star zitto. Se ve ne
-risentite, l'amico è lì pronto a dirvi che il libro è stato trattato
-con ogni riguardo. “È sdrucito? ma se era sdrucito!„ “È macchiato
-d'inchiostro? ma se era così!„
-
- *
- * *
-
-Quando vi viene restituito un libro, dategli sempre un'occhiata. Certi
-signori hanno il gusto di scrivere a margine le loro impressioni. È
-una critica spicciola, a monosillabi, spesso triviale, spesso arguta.
-Alcuni scrivono col lapis come per dire: se non vi piacciono queste
-osservazioncelle, cancellatele; altri non accettano revisione, vogliono
-eternarle con l'inchiostro!
-
-Conservo i “Miserabili„ pieni di esclamazioni e di applausi. Ad ogni
-pagina: _sublime! divino! insuperabile! impareggiabile_! A fianco ad
-una poesia della Negri: _Bravo la signorina!_ In un romanzo moderno,
-di cui taccio il nome dell'autore, trovo scritto di lungo e a grosso
-carattere questo bel complimento: _Sei un porco!_ Nè credo che il poco
-cortese lettore abbia torto: certe espressioni somigliano davvero ad un
-grugnito!
-
-A metà di “Biancospino„ del Barrili veggo un gran crocione in blu e
-sotto: _Mi hai scocciato!_
-
-All'ultima pagina del “Conte di Montecristo„ _Il finale non mi piace
-un fico secco!_ A piè di un capitolo di “Spagna„ proprio dove il De
-Amicis parla della Cattedrale: _Non è vero, io ci sono stato tre mesi a
-Madrid!_ Ma che cosa non è vero? Non è vero che ci sia la Cattedrale!
-
-Carina quella che leggo nella “Margherita Pusterla„. Tutti sanno che il
-Cantù alla porta del suo patetico romanzo incide questo breve dialogo:
-
-“Lettore, hai mai spasimato?„
-
-— No. —
-
-“Questo libro non è per te.„
-
-_Tanto piacere!_ aggiunge un capo ameno.
-
-Nè mancano i commentatori. “Niccolò dei Lapi„ è stracarico di note
-insulse e puerili. _Firenze al tempo di Savonarola contava 30 mila
-anime. Massimo D'Azeglio era pittore e ministro di Vittorio Emanuele.
-I Palleschi e i Piagnoni erano due partiti politici, come oggi abbiamo
-i clericali e i liberali. Il Guerrazzi ha scritto una bella vita di
-Francesco Ferruccio._
-
-Altri, come se la lettura di un libro fosse un avvenimento di massima
-importanza, vogliono far sapere a cielo e terra il tempo che hanno
-impiegato a leggere un volume. All'ultima pagina delle tragedie del
-Shakespeare trovo scritto: _Incominciato a leggere il 15 giugno,
-terminato il 21 settembre dello stesso anno_. E si limitassero a
-queste due date! Nossignore. Uno si esprime così: _Terminato oggi 25
-marzo, festa dell'Annunziazione di Maria SS._ Scommetto che questo
-complimento me l'abbia fatto un canonico, il quale aspiri alla nomina
-di Vescovo. Un secondo: _Letto in una giornata d'inverno._ Sarei
-tentato a scrivervi sotto: “Stupido, le Ricordanze del Settembrini non
-si divorano in un giorno!„ Un terzo sarà un astronomo, si esprime così:
-_2 gennaio — mezzanotte — fulmini — freddo da cane_.
-
-E che dire poi di quelle signore, che si divertono a scrivere a margine
-dei nostri libri note di famiglia, indirizzi di amiche, ecc.? L'“Abate„
-dello Scott n'è zeppo._ — Fazzoletti 5 — lenzuola 4 — asciugamani 5 —
-calzoni 2 — camicie 12 — Domani 26 luglio bisogna pagare il sarto — Per
-la gonna a Carmela metri 3 di stoffa — Elvira Taiani, Via Bezzecca 15,
-Roma — Dottor Ernesto Solmi, Via Firenze N. 19, 2º piano, per consulto
-L. 10._
-
-E ci sono delle sorprese anche più sensazionali. Sentite. Presto
-i “Racconti„ del Panzacchi ad un amico. Lo chiamo amico, perchè
-disgraziatamente si chiamano amici anche quelli che fanno dei brutti
-servizî. E questo signore me lo fece a modo o meglio me lo stava
-facendo, che io me ne accorsi a tempo e detti il “chi va là!„ Dunque
-dicevo, presto i “Racconti„ del Panzacchi. Dopo un paio di mesi non so
-come, nè perchè quel libro mi serve e glielo chiedo.
-
-“Ve lo manderò oggi per mio figlio; ve lo manderò domani per la
-domestica„. Intanto passa oggi, passa domani; si arriva alla domenica,
-e il libro non viene. Un comune amico mi dice che i “Racconti„ del
-Panzacchi sono presso una signorina. Mando un biglietto alla signorina,
-e dopo mezz'ora ecco il libro, accompagnato da un altro biglietto.
-La signorina si dichiara fortunata potermi servire, ma mi prega di
-restituirglielo con una certa premura, perchè è un dono, e i doni
-sono molto cari. Un dono? dunque non è il libro mio questo? No, è il
-mio; sì, sì, è il mio! Apro e alla prima pagina trovo scritto: _Alla
-signorina B. in segno di affettuoso ricordo l'amico_ (e qui nome e
-cognome di quel signore).
-
-Santo Iddio! Del mio libro ne aveva fatto un dono! Che si voglia
-rubare... ma donarlo!...
-
-Dopo un paio di giorni seppi da quel comune amico che il donatore stava
-disturbato con me. Io non mi dovevo permettere!.. O bella, e lui si
-doveva permettere?...
-
- *
- * *
-
-E ritornassero tutti, i vostri poveri libri!
-
-Diciamolo a onore e gloria del genere umano: pochi sono gli onesti che
-restituiscono un libro. Il Descuret nella _Medicina delle Passioni_
-dice: “Non prestate mai un libro ad un bibliomane, è capace di
-ritenerselo!„
-
-Come è ingenuo il signor Dottore! Questa malattia la tengono un po'
-tutti. I libri escono, ma spesso non ritornano. Voi vi dimenticate,
-l'amico si dimentica o finge di dimenticarsi e buona notte!
-
-Viene però il giorno del _redde rationem_. Il giornale, ad esempio, vi
-dà una brutta nuova: è morto Vittoriano Sardou. È morto? come è morto?
-Che peccato! Sardou è un artista! E senza volerlo l'occhio corre allo
-scaffale: sentite il bisogno di rileggere ad alta voce una scena del
-_Rabagas_. Ma dov'è questo dramma? L'ho visto sempre qui, insieme coi
-lavori dell'Hugo. Fosse nella camera da letto? no; sul comodino? no;
-in mezzo a quei giornali? nemmeno. L'avessi prestato? Già, già, l'ho
-prestato, l'ho prestato: mi ricordo. Ma a chi?„
-
-Qui vi smarrite e si smarrirebbe il più abile commissario di polizia.
-Come prenderne le tracce? Ne domandate agli amici, ne scrivete a
-qualche collega lontano, che spesso spesso ricorre a voi per buoni
-libri; ma, com'è facile immaginare, chi fa il nescio, chi si disturba,
-chi cade dalle nuvole.
-
-— Rabagas? tu sai che i drammi voglio sentirli a teatro!
-
-— Ma se non l'ho letto!
-
-— Io Rabagas!
-
-— Fammi il piacere, ricordati a chi l'hai dato! —
-
-— Ma sei pazzo? —
-
-Eppure fra tutti questi signori che dicono no, c'è uno che dovrebbe dir
-sì, c'è uno che mentisce, c'è uno che in barba ad ogni regola di buona
-creanza si tiene il vostro libro.
-
-Vi vengono dei sospetti, voi conoscete i polli, sapete più o meno
-chi sa giuocare di scherma. Vorreste entrare zitto zitto in casa sua,
-rovistare nella libreria, trovare la refurtiva e dirgli in faccia: “Sei
-un ladro!„ Ma chi vi dà questo diritto? Violare il domicilio! ci sono
-da sei mesi ad un anno di detenzione!...
-
-Per due o tre giorni siete disturbato, disturbatissimo. Fate mille
-giuramenti. Non darò un libro neppure... Che mi tagliassero le mani!...
-
-Giuramenti da donnicciuole. Dopo un paio di giorni l'ira passa e si
-ritorna da capo. Come si fa a negare un libro, come si fa a dire lì
-sul muso ad un amico: “Non posso servirti, perchè tu non lo restituisci
-più, perchè tu forse sei un ladro!„
-
-E ladri di libri ve ne sono: ladri di cartella, ladri che dovrebbero
-comparire dinanzi alle Assisi. Ne conosco alcuni che raccattando
-libri da Tizio e da Caio mettono su un po' di libreria. E che arte
-ad allontanare ogni traccia! Se il libro ha sulla copertina il vostro
-nome, strappano la copertina; se il libro è rilegato ed ha il vostro
-nome sul dorso, raschiano la pelle finchè il nome va via e il libro...
-resta nelle loro mani.
-
-Il miglior modo sarebbe quello di non prestar libri a chicchessia. Ma
-è possibile? Sareste qualificato per orso e peggio! Negare un libro.
-Vergogna! I libri non si negano. Dunque? Bisogna ricorrere a pretesti,
-a sotterfugi, a bugie. Esempio. Viene un amico a casa vostra e dopo
-avervi coperto di complimenti, dopo essersi premurosamente informato
-della vostra salute vi chiede, con bel garbo, il “Piccolo mondo
-antico„.
-
-Voi su due piedi, da bravo avvocato, rispondete con cortesia:
-
-— Non te lo consiglio, non ne vale la pena, sai. È un libro che
-annoia. —
-
-“Come! mi hanno detto... ho letto sul giornale che...„
-
-— Senti a me: non credere ai giornali. Del resto se lo vuoi,
-padronissimo; ma son sicuro che te ne pentirai. È un libro poco
-interessante. —
-
-Lui resta per un momento sopra pensiero e poi quasi rassegnandosi:
-
-“Se me lo assicuri...„
-
-— Ma ti pare! —
-
-Nuove strette di mano, nuovi complimenti.
-
-L'amico se ne va. E voi, dopo averlo accompagnato fino alla porta,
-ritornate indietro, esclamando con un sorriso a fior di labbra:
-
-— Sicuro il _Piccolo mondo antico_ è un capolavoro, ma non voglio farlo
-uscire di casa! —
-
-Forse questa _reclame_ dispiacerebbe al povero Fogazzaro. Ma che
-c'entra lui? Il padrone siete voi, avete voi sborsate le brave cinque
-lire!
-
-
-
-
-La Storia.
-
-
-Le Cronache dei Malaspina, dei fratelli Villani, i Compendî del
-Comba, del Ravasio del Ferrero, del Bertolini, ecc. — modesti e senza
-pretensione — stanno alla rinfusa tra romanzi e libri scolastici; ma
-gli storici di professione, gli alti dignitarî sono al posto d'onore.
-Per il grande formato, per i titoli in oro, impressi sul dorso,
-spiccano superbamente e pare che dicano: la storia è qui!
-
-Ecco in prima fila i diciassette grossi volumi del Cantù. Molta roba,
-lo so; ma qui non è la semplice narrazione dei fatti, qui è la storia
-civile, religiosa, intellettuale, morale, economica di tutte le
-nazioni. In un volume, il _racconto_: in un altro, le _religioni_; in
-un terzo, la _letteratura_: in un quarto, _schiarimenti e note_; e così
-di seguito.
-
-Il Cantù, da questo informe materiale, ha ricavato poi la _Storia
-degl'Italiani_, la _Storia dei cento anni_, la _Storia della
-letteratura greca, latina_, ecc. E se il Signore non l'avesse chiamato
-in residenza per la compilazione di una storia del Paradiso, chi sa
-quante altre ce ne avrebbe regalate!
-
-Ecco gli _Annali d'Italia_, scritti alla buona, senza ostentazione
-o apparato di forma, dall'erudito e benemerito Muratori. A destra,
-la Storia del Guicciardini, orrido e vivo ritratto della bassa
-politica del Medio evo; qui, la _Continuazione_ del Botta, eccellente
-descrittore di pesti, tremuoti, battaglie; là, la _Storia d'Italia_ del
-Balbo, dettata in uno stile, quasi direi, geometrico, che non divaga
-nei particolari, ma che tira diritto alle inevitabili conclusioni; in
-fondo, i sette volumi del Giambullari, opera, che al Giordani sembrava
-“un amenissimo giardino per i fiori di lingua„, ma che a noi è arrivata
-come una foresta, piena di labirinti, di burroni e di nascondigli.
-
-Quante storie, Dio mio! Chi la sa lunga e va da Adamo a Marconi, chi
-ha fretta e se la sbriga con cento pagine. Chi illustra un'epoca, chi
-lumeggia un secolo, chi rischiara o annebbia una dinastia. Insomma non
-vi è fatto, impresa, rivoluzione che non sia stata descritta, discussa
-commentata, sviscerata.
-
-Gli storici antichi però mettiamoli da parte. Essi segnano gli
-avvenimenti quali appaiono attraverso le gloriose tradizioni, e tutto
-lo studio è di ritrarre a smaglianti colori un assedio, una battaglia,
-una fuga. Che quadri bellissimi, che vive descrizioni! Ma è storia
-questa? No, sono dei poemi eroici in prosa. Ogni città, a somiglianza
-di Roma, è stata edificata da dei o da figli di dei; ogni impresa
-militare è circondata da un non so che di maraviglioso, che ricorda
-l'_Iliade_ e l'_Eneide_.
-
-I nostri padri bevvero grosso, ma noi moderni... Eh! oggi la storia va
-fatta a dovere. L'arte, sissignore; ma l'arte deve stare al suo posto.
-Via, via le fiabe, e i racconti maravigliosi! Noi vogliamo la verità
-vera, noi vogliamo il documento, l'analisi, l'autopsia!
-
- *
- * *
-
-Ma è sempre vero ciò che scrivono gli storici moderni? Signori, no.
-
-Il Voltaire chiama gli storici: “bugiardi ufficiali„ e in parte ha
-ragione. Quasi tutti abusano del loro ufficio nobilissimo. Alcuni,
-trascinati dalle proprie convinzioni politiche o religiose, diventano
-partigiani; altri, vittime di un preconcetto, non negano alcun fatto,
-ma qui esagerano un particolare o lo sopprimono, là velano un delitto
-sotto un'arguzia, e tutto questo per coordinare gli eventi al loro
-supposto; altri infine, non per malignità, ma per la fretta o per la
-mancanza di acume critico, sogliono giudicare il passato con criterî
-moderni e dànno in falsi apprezzamenti.
-
-Di storici obbiettivi non ne abbiamo, non ne avremo mai. Ammesso pure
-che uno storico riesca a spogliarsi di ogni passione partigiana e
-prometta a se stesso di voler essere il sereno espositore dei fatti,
-l'eco genuina di tutti gli avvenimenti; — l'indirizzo dei suoi studî,
-la predominanza di questa o di quella idea basta a turbargli il
-giudizio. Guardate: fra tanti libri di storia ci sono forse due che la
-pensano allo stesso modo? Ognuno alza la voce, ognuno nega ciò che un
-altro afferma. “Il Papato ha rovinato l'Italia!„ dice il Macchiavelli.
-“Il Papato è stato sempre la nostra salvezza!„ grida il Cantù. Il Sarpi
-scrive la _Storia del Concilio di Trento_ per dichiararlo un intrigo;
-il Pallavicino lo rimbecca con un'altra_ Storia del Concilio_; il
-Courayer ne scrive una terza per rimbeccare l'uno e l'altro; in ultimo
-il Servita ne fa una quarta per rimbeccare il primo, il secondo e il
-terzo. Ma dunque si può sapere che cosa è questo benedetto Concilio?
-
-Nè parlo del Medio evo. Povero Medio evo! È come un cadavere sotto
-i ferri anatomici. Ognuno vi trova la malattia che vuole: chi il
-fanatismo, chi la corruzione, chi l'ignoranza; e, a corona dell'opera,
-il Botta lo qualifica “età pazza, scarmigliata, da cronicacce di frati
-e di castellani ignoranti„.
-
-Abbiamo detto che i letterati sono sempre in lotta fra loro. E che
-dovremmo dire degli storici? Immaginate per poco che tutti questi
-signori si trovassero per un giorno solo a congresso: altro che
-Parlamento Italiano!
-
-Ma lasciamo che essi gridino a loro talento. Come dall'attrito vien
-fuori la luce, così da questi libri, che affermano, negano, difendono,
-alterano, mentiscono, falsificano, nasce la storia, la grande maestra
-della vita.
-
- *
- * *
-
-E parliamo della storia! Ultimi venuti nel mondo non potremmo vivere
-che del presente, ma la storia ci fa vivere del passato.
-
-Sono tutte le epoche che s'intrecciano, si inanellano, si completano
-con i loro massacri di sangue! Essa raccoglie il grido della guerra e
-l'inno della pace, il sarcasmo del tiranno e il lamento della vittima.
-
-Le più belle creazioni dell'arte si offuscano dinanzi a questo libro,
-in cui sono ritratti gli uomini che innalzarono o distrussero Stati e
-Monarchie, Regni ed Imperi, confini e frontiere.
-
-La storia — questo monumento, più grandioso del S. Pietro di Roma,
-più antico delle Piramidi di Egitto — ci dice che l'umanità ha avuto i
-suoi eroi, i suoi martiri, i suoi carnefici, i suoi salvatori, i suoi
-angeli, i suoi dèmoni.
-
-Essa è la voce di Dio, è il grande giudice degli uomini nel tempo.
-Molti seppero ingannare i loro contemporanei e procacciarsi con
-l'astuzia e con l'ipocrisia un applauso o un monumento; ma la storia
-li ha colpiti! Inesorabile nella sua giustizia, divide gli uomini
-in ischiere: i pazzi, capitanati da Caligola; i sanguinari, da
-Nerone; le vittime, da Belisario; gli avventurieri, da Pirro; gli
-eroi, da Leonida; i traditori, da Baglione; i dominatori, da Carlo
-V; i salvatori, da Pietro Micca; e al di sotto, tutta una immensa
-moltitudine di milioni e milioni di uomini, che sono come il fondamento
-del grande edificio sociale; di uomini, che vissero e morirono senza
-avere un nome una volontà, una coscienza propria. Questa moltitudine
-immensa è il popolo.
-
-Il popolo! Chi può parlare di quest'Ercole incatenato, cieco come il
-Polifemo della favola, mite come l'agnello, sanguinario come la tigre;
-ora umile e sottomesso, ora superbo e ribelle? Oggi, timido, si lascia
-quasi calpestare; domani, insorge e non si arrende neppure dinanzi alla
-bocca di mille cannoni.
-
-Il popolo! Guai a chi non ascolta per tempo i suoi lamenti! Quei
-lamenti potranno in un istante mutarsi in un ruggito feroce; ed allora
-egli non prega più: comanda. Di rado si sveglia questo leone dal suo
-letargo, ma quando si scuote e manda il primo ruggito, gli basta un'ora
-per allagare di sangue una città, per abbattere corone e scettri,
-confini ed imperi.
-
-Per convincersi della sua onnipotenza bisogna vederlo in azione, il
-popolo. Io ne ebbi un'idea il 17 ottobre 1888. Sulla grande piazza
-di S. Ferdinando, in Napoli, duecentomila cittadini acclamavano i
-Reali d'Italia e l'Imperatore di Germania. Vecchi, adulti, giovani,
-fanciulli, donne applaudivano freneticamente e sembrava che un fluido
-magnetico li agitasse tutti.
-
-Quegli evviva, confondendosi nell'aria, mi arrivavano all'orecchio
-come un frastuono, come l'eco di mille voci lontane. Io non sentivo
-gli applausi, vedevo la potenza del popolo. Non so quali pensieri si
-agitassero nella mente di Umberto e di Guglielmo; ma credo che quella
-folla compatta, convulsa, li abbia un po' sconvolti; credo che i due
-Coronati, sotto quel sorriso compiacente e dignitoso, nascondessero
-un timore, quel timore che si prova dinanzi al leone, sia pure
-addomesticato.
-
-Il re si crede forte nella sua reggia, ma quando si trova a tu per tu
-con il popolo, allora sente una voce segreta che gli dice: “Attenti!
-attenti! Questa folla sterminata è il popolo. A che varrebbero i tuoi
-soldati, i tuoi cannoni, le tue carceri se ti venisse meno il suo
-affetto?„
-
-Felici i re che ascoltano questa voce e si ricordano che il popolo
-esiste!
-
- *
- * *
-
-La storia seduce.
-
-Pigliando la rincorsa dall'età eroica, che vi alletta con i suoi dei,
-semidei, eroi, ciclopi; dando uno sguardo di ammirazione a Sparta
-e ad Atene, ci fermiamo a Roma, a Roma nostra, che incatena al suo
-cocchio trionfale intere regioni. Per noi Italiani, che orgogliosamente
-possiamo chiamarci figli dei Bruti, dei Fabrizi, dei Fabi, dei Cesari,
-la storia di Roma ha un incanto, un fascino immenso.
-
-Ma Roma cade e gli Unni, i Vandali, i Goti, i Visigoti, gli Ostrogoti,
-i Longobardi si gettano come corvi famelici sopra di essa, e con la
-spada insanguinata segnano una nuova epoca: il Medio-evo, tempo di
-transazione, che non ha una vera storia, ma che prepara la storia;
-epoca enigmatica e oscura, che ricorda la biblica torre di Babele.
-
-Infatti, quando si presenta innanzi a voi il grande ed infelice
-Colombo, vi sembra di essere usciti come da una bolgia infernale.
-Guardate indietro, e mille ombre vi inseguono: — è Alboino, che con
-la tazza ferale vi invita a bere del sangue; — è Teodora, Macrozia,
-Ermengarda, le turpissime donne di Roma, che con l'astuzia e la
-disonestà creano scandali e rovine; — è Barbarossa, che scende cinque
-volte a incendiare città e villaggi; — sono insomma tanti spettri
-orribili, che escono dai loro sepolcri e si fanno innanzi minacciosi.
-
-Al Medio Evo fanatico e sanguinario succede l'età moderna, in cui tutti
-i popoli, ripetendo il grido di Giulio II: “Fuori i barbari!„ cercano
-acquistare la propria indipendenza.
-
-Questo periodo più vi appartiene e voi lo scorrete con ansia.
-Finalmente gl'Italiani si sono svegliati! Caduti con Roma, per tanti
-secoli fummo dominati, disprezzati, e la nostra Patria venne chiamata
-una _espressione geografica_. Ma il tempo della rivendicazione è
-venuto. Non è la Lega Lombarda, non sono i Vespri Siciliani, non è
-la rivolta di Masaniello, sono tutti gl'Italiani che si ribellano ai
-propri tiranni. Fuori, fuori! abbasso gli Austriaci! abbasso i Borboni!
-abbasso i Duchi, gli Arciduchi, i Vicerè, i Potestà! Vogliamo l'Italia
-una e indipendente!
-
-Voi pieno d'entusiasmo accompagnate Cavour al congresso di Parigi,
-assistete ai segreti colloqui tra D'Azeglio e Vittorio Emanuele; e
-quando la guerra contro l'Austria incomincia, voi tremate: è quel sacro
-timore che si prova alla vigilia delle grandi imprese. Sorpassate le
-lunghe descrizioni, le biografie, i commenti e correte alle battaglie:
-a Montebello, a Palestro, a Varese, a Camerlata, a Melegnano, a S.
-Martino, a Calatafimi, a Milazzo, a Capua, a Gaeta. Da per tutto si
-combatte e si vince!
-
-Gli Austriaci si ritirano, i Borboni fuggono, la Patria finalmente
-è nostra! E la storia contemporanea si chiude con il trionfo
-degl'Italiani.
-
-All'ultima pagina vi destate come da un sogno incantevole; ma subito
-dopo vi assale una malinconia.
-
-I nostri padri affrontarono l'esilio, il carcere, la morte e noi che
-cosa abbiamo fatto per rendere rispettata la nostra Patria, questa
-terra benedetta, ricca di tante bellezze di natura, sempre maestra
-nelle arti e nelle scienze?
-
- *
- * *
-
-La storia fa ribrezzo.
-
-In essa vive un mostro che ora striscia come un rettile e riesce a
-nascondersi, ora si solleva gigante ed urla come un demone: la guerra!
-
-Scorrete la storia; ad ogni passo una guerra. Leggi, proclami,
-guerre; invenzioni, scoperte, guerre; pace, trattati, guerre. Guerre
-sanguinose, che si trascinano per anni e anni, come una vendetta di
-Dio; guerre insulse, nate per capriccio o volute da un despota; guerre
-ridicole, che fanno vergogna a vinti e a vincitori; ma sempre guerre,
-guerre!
-
-Ogni epoca si apre e si chiude con un massacro, ogni nuovo regime è
-preparato col sangue di migliaia di vittime. Sulla punta della spada e
-sulla bocca del cannone è il diritto.
-
-Non parlate alle nazioni di giustizia. La guerra è il grande,
-inappellabile Tribunale, che legalizza usurpazioni e violenze, che
-rende o strappa libertà ed onore.
-
-Il sogghigno beffardo di Brenno ha echeggiato in tutti i secoli!
-
-Intanto noi leggiamo la storia con la più grande indifferenza. Le
-guerre non ci fanno impressione, sembrano la cosa più naturale del
-mondo. Siamo abituati fin da ragazzi ad assistere in ispirito ai
-grandi macelli di carne umana. A che cosa si riducevano quei _Compendî
-di storia,_ imparati nelle scuole primarie o secondarie? Se togli
-le leggende e qualche racconto un tantino educativo, tutto il resto:
-guerre. Bisognava sapere dove avvennero, quanti furono i combattenti,
-quanti i morti, quanti i feriti, quanti i prigionieri. Dàlli oggi,
-dàlli domani, si finiva col pigliarvi gusto. Alla battaglia di Canne
-settantamila morti, ventimila prigionieri. Bravo Annibale! In Gallia,
-Cesare lascia un milione di morti. Benissimo!
-
-E Napoleone? Quest'uomo fatale, esercitava sul vostro animo un fascino
-irresistibile. Quando il professore di storia vi descriveva a vivi
-colori i grandi successi militari di Cherasco, di Lodi, di Rivoli, di
-Marengo, di Austerlitz, voi a battere le mani freneticamente. Napoleone
-è un genio!
-
-Come siamo facili all'entusiasmo! Abbiamo innalzato monumenti ai
-grandi conquistatori e li salutiamo col nome di eroi! Eroi che grondano
-sangue, eroi che seminarono la morte e la distruzione, eroi-carnefici,
-che non ebbero nemmeno il pregio di essere sinceri e di confessare come
-Attila: “Io sono il flagello di Dio!„
-
-Quanti milioni e milioni di uomini non furono massacrati sui campi di
-battaglia?
-
-Poveri illusi! Credevano di compiere un dovere verso la Patria, e il
-più delle volte non fecero che secondare le sfrenate passioni di pochi.
-La Patria, sempre la Patria si mette in ballo per attirare il popolo e
-trascinarlo al macello. “Ogni anno — esclama il De Musset — la Francia
-faceva regalo a Napoleone di trecento mila giovani: era l'imposta
-pagata a Cesare, era la scorta che gli bisognava per attraversare il
-mondo. Mai vi furono tante notti senza sonno, mai si vide sporgere dai
-bastioni delle città tanta moltitudine di madri desolate, mai vi fu
-tanto silenzio intorno a coloro, che parlavano di morte!„
-
-Ma i libri storici che davvero fanno ribrezzo sono quei grossi volumi
-del Taine, del Michelet, del Blanc, del Thiers. Se siete di animo
-delicato, non aprite quei libri: ivi è descritta minutamente la più
-grande aberrazione umana: la Rivoluzione Francese. Raccogliete le
-malvagità di tutte le guerre, non avrete mai la Rivoluzione Francese,
-“in cui l'uomo — secondo il Taine — non è solo barbaro, come il
-Vandalo, crudele, come l'Unno, ma un animale sanguinario e lubrico„.
-
-Dio mio! ad ogni passo una mannaia, in ogni casa un eccidio, in ogni
-tempio una profanazione. E in mezzo alle strade, allagate di sangue,
-vi appaiono come nella penombra, gli spettri di Marat, di Danton,
-di Robespierre. Che infernale trinomio! Marat riarso da una sete
-insaziabile di sangue, con tutti i sintomi fisici di un mostro: Danton,
-maschera convulsa di mastino ruggente, capace di strapparvi il cuore
-con uno sguardo; Robespierre, grande macellaio di carne umana, che
-parla con la schiuma alla bocca, che digrigna i denti e getta fiele
-anche sui morti! Queste ombre vi atterriscono; un fremito convulso
-vi agita, i capelli si rizzano sulla fronte, e voi chiudete il libro,
-esclamando:
-
-“Maledetta la guerra e le rivoluzioni!„
-
- *
- * *
-
-Ma è inutile maledire. La guerra ci sarà sempre. L'uomo, per un fatale
-destino, deve di tanto in tanto dar prova della sua malvagità.
-
-Lo Zar, in un momento di santo zelo, ricordandosi di essere non solo
-Imperatore, ma padre e Pontefice Massimo di milioni di anime, ebbe la
-felice idea della pace universale. Si, si, la pace! Vogliamo la pace!
-
-Tutti i Moneta di questo mondo misero fuori un sospiro di
-soddisfazione. Finalmente!
-
-Ma vedete un po': proprio lo Zar, forse per aggiungere l'esempio al
-precetto, attaccò lite — e che lite! — col Giappone.
-
-Egli voleva la pace, sissignore; ma voleva anche la Corea. Gli
-Occhietti a mandorla si opposero. “La Corea è nostra!„ Nicola montò in
-bestia. “Nani screanzati! Voglio darvi io una lezioncina!„
-
-Disgraziatamente invece di darla la ricevè.
-
-Ma siamo giusti: come abolire la guerra, come darle il ben servito e
-metterla bruscamente alla porta, se essa oggi impera sovrana in tutte
-le Nazioni?
-
-I nostri Governi non si preoccupano che della guerra.
-
-Siamo amanti della pace, vogliamo la pace, ma intanto abbiamo un
-Ministero della Guerra, non della pace; scuole di guerra, non di pace!
-I nostri R. Cantieri non lavorano che per la guerra. A Roma, vi sono
-in permanenza Commissioni e Sottocommissioni, che studiano notte e
-giorno, e, a basi di calcoli, di esperimenti, mutano, trasformano
-tutto il materiale da guerra. Ogni anno nuovi fucili, nuove cartucce,
-nuove uniformi, nuove tende, nuove corazze, nuovi tipi di navi e di
-sottomarini. Lo Stato Maggiore sta sempre con l'occhio alla penna. I
-piani di attacco, di invasione, di difesa sono completati, sissignore,
-ma non possono restare allo _statu quo_; occorrono continue modifiche.
-Debbono essere ritoccati, perfezionati, secondo le circostanze e le
-esigenze militari.
-
-Il soldato dev'essere sempre pronto; ed ecco le grandi manovre, che
-sono come i concerti di quella terribile musica.
-
-E dovunque è così: tutti gli Stati sono all'erta per ben riceverla.
-
-Si racconta: il feld-maresciallo von Moltke, Capo dello Stato Maggiore
-Tedesco, se la dormiva una notte saporitamente, quando venne destato
-di soprassalto dal suo Aiutante di campo, il quale gli annunziò che
-era stata dichiarata la guerra con la Francia. Von Moltke, senza punto
-scomporsi, disse: “Incartamento N. 5.„ Si voltò dall'altro lato e
-ricominciò a russare.
-
-L'Aiutante aprì l'incartamento indicato e trovò tutto il piano
-di mobilitazione, con annessi ordini già firmati, da spedirsi ai
-comandanti di Corpi d'Armata. Non fece altro che aggiungervi la data
-e correre al vicino ufficio telegrafico. Dopo due ore tutti pronti per
-dar principio allo spettacolo!
-
-Questo cinquant'anni fa. Oggi _l'incartamento N. 5_ non contiene solo
-il piano di mobilitazione, ma inchieste segrete, statistiche, carte
-geografiche, topografiche sulla Francia. E sapete perchè? Le Nazioni
-civili si spiano maledettamente. I nostri piani di guerra, segreti,
-segretissimi, custoditi da una dozzina di chiavi, si conoscono a
-Vienna, a Parigi, a Berlino, a Londra, a Pietroburgo; come dall'altra
-parte a Roma si conserva una copia in carta libera de' piani,
-sottopiani e terrapiani delle Nazioni amiche. Potreste dire: ma sarebbe
-meglio che questi benedetti piani si preparassero in piazza, una volta
-che... Avete ragione, ma le spie? Dovrebbero morir di fame? No, in
-questo mondo tutti debbono vivere!
-
- *
- * *
-
-Però, bisogna confessarlo, noi moderni l'abbiamo molto perfezionata la
-guerra. I nostri padri, felini e ignoranti, si scannavano come cani.
-Armati fino ai denti, coverti di corazze e cimieri, si davano colpi
-da orbi. Vergogna! Un po' di umanità ci vuole anche quando si ammazza.
-Siamo uomini o belve noi?
-
-Per fortuna un monaco inglese, nei suoi ozî beati, inventa la polvere.
-Bravo il figlio di S. Francesco! Invece di recitare l'Ufficio Divino
-o preparare liquori per i palati aristocratici, ci combina il bel
-servizio! Ma zitto, noi dobbiamo essergli grati. La polvere ha portato
-il progresso, la civiltà, l'umanità nella guerra. Via, via le daghe,
-i dardi, le baliste! Roba da selvaggi. Noi moderni abbiamo il cannone
-Krupp, che tira a 5000 metri e regala 35 colpi al minuto. Si muore, ma
-nessuno si macchia le mani di sangue.
-
-Oggi la guerra è una scienza e tiene a sua disposizione fisica,
-chimica, elettrotecnica.
-
-La polvere fa molto fumo? Male, malissimo; sul campo di battaglia
-ci vuole... arrosto; e perciò un italiano, pratico e umanitario, ha
-inventato la polvere senza fumo. Sta bene. Ma sapete: quello scoppio
-del cannone dà sui nervi. Santo Iddio, dopo cinque minuti si è sordi! È
-un inferno, un inferno perfetto!
-
-Avete ragione; ma si è provveduto anche a questo. Noi oggi abbiamo la
-polvere muta, che fa i fatti suoi senza la minima ciarla. Il cannone
-non brontola più, il fucile non cinguetta; l'uno e l'altro lavorano in
-silenzio. Il proiettile arriva, vi colpisce, voi ve ne andate all'altro
-mondo, senza sentire il minimo rumore. Calma perfetta. Si sentirebbero
-volare le mosche, se questi animalucci avessero la pazza curiosità di
-assistere a quei drammi!
-
-A noi moderni spetta un altro vanto: oltre a rendere la guerra meno
-antipatica e più umana, le abbiamo dato un po' della nostra fretta.
-
-I nostri padri perdevano molto tempo. I Romani, per citare i maestri
-dell'arte, consumarono 33 anni per vincere i Sanniti, 44 per domare i
-Cartaginesi. Un'eternità! La incominciavano i padri e la terminavano i
-figli! Noi invece ci sbrighiamo in pochi giorni.
-
-Eh! ci vuol tanto poco a bombardare una città! Dieci bocche di cannone,
-a getto continuo, in mezz'ora vi distruggono New York!
-
-E poi, lasciate che si perfezioni il dirigibile e l'areoplano: la
-guerra, anche più importante, sarà ridotta a pochi minuti. In un giorno
-solo: _ultimatum_, guerra, pace.
-
-Altro che _veni, vidi, vici_ di Cesare!
-
-
-
-
-I romanzi.
-
-
-Ne trovate da per tutto. Sul tavolo, sul comodino, sulle sedie, in
-mezzo ai giornali: in ogni angolo una rappresentanza. Ma il grosso
-dell'esercito è qui, in questo scaffale a sinistra. Grandi, piccoli, in
-edizioni di lusso, in edizioni economiche, rilegati in tela, in pelle,
-sciolti, sdruciti: sono due o trecento, tutti in fila come soldati.
-
-Succede spesso. Quando non si ha voglia di leggere e la penna pesa un
-quintale, quasi senza volerlo, fermate l'occhio su questi libri e ne
-andate scorrendo i titoli. Curioso! Ora la fronte si corruga, ora si
-spiana; ora le labbra abbozzano un sorriso, ora vi assale un fremito;
-ora il naso si aggrinza, ora gli occhi scintillano. È naturale: sono le
-diverse impressioni che hanno lasciato in voi questi libri, impressioni
-che non si cancellano, impressioni che ricordano tutto un periodo
-di vita gaia e spensierata. Qui sono romanzi, divorati in un giorno
-con la più grande voluttà; romanzi noiosi, dieci volte incominciati
-e dieci volte mandati a quel paese; romanzi lascivi, assaporati di
-nascosto come frutti proibiti; romanzi placidi, sereni come un tramonto
-d'autunno; romanzi burloni, che leggeste ridendo a crepapelle; romanzi
-tetri, che vi lasciavano un vuoto nell'anima; romanzi paurosi che vi
-facevano rizzare i capelli!
-
-Oggi di tanti romanzi non vi resta che un ricordo vago. Di alcuni
-ricordate appena il protagonista, di altri una scena, di altri una
-descrizione: tutto il resto, silenzio. Vi date a frugare nella memoria,
-unite, coordinate, ma ad un punto non si può andare più avanti; si
-perde ogni traccia. Buio, buio pesto! È vero; ma guardando questi
-libri, sentite come una musica lontana, che dolcemente vi accarezza e
-vi culla. Vi arrivano suoni, armonie, grida laceranti; è come un'eco di
-baci, di sospiri, di gemiti, che s'inseguono, s'intrecciano, si urtano.
-La fantasia corre, corre... Voi vedete sfondi di foreste e di acque
-azzurre, poveri abituri e sale dorate, riflessi di nevi e di cieli
-rosei! Che odore di gelsomini e di aranceti! Che tanfo di sudiciume!
-
-Ma in un momento, come al colpo di magica bacchetta, vi appaiono
-guerrieri, dame, assassini, padroni, servi... Voi fissate bene lo
-sguardo; li conoscete tutti. Ecco Valijean, ecco l'astuto Rodin, lo
-spavaldo D'Artagnan, il laido Francesco Cenci, il patriarcale Niccolò
-dei Lapi, il buon Ivanhoe, il timido D. Abbondio. Gilliat lotta con la
-terribile piovra, Fleur de Marie cade nelle mani di quelle donnacce,
-papà Goriot agonizza, Cesare Borgia alza il pugnale, il Conte di
-Montecristo fissa Villefort, Emma, la Bovary, vi tenta, l'Innominato si
-dispera; e nel fondo di questo gran quadro si elevano, quasi simboli
-sovrumani, fanciulle infelici, strappate alla vita nel fiore degli
-anni.
-
-O Lisa, Bice, Lucia, Clotilde, Giulia, Caterina, Esmeralda, Rebecca,
-Ginevra, Maria! I primi palpiti del nostro cuore, vergine e immacolato,
-furono per voi. Prima che una ragazza ci avesse ammaliati col suo
-sguardo, noi vi amammo, o fanciulle, o fiori delicati, che chinaste in
-su lo stelo nella primavera della vita!
-
-Nel silenzio della nostra cameretta abbiamo pianto, vi abbiamo seguite
-nella dolorosa via crucis delle vostre sventure e, non potendovi
-salvare, abbiamo imprecato contro la malvagità degli uomini.
-
-Ci dissero più tardi che voi non siete mai esistite. E perchè? non
-vivete in tante fanciulle che soffrono, in tante fanciulle che muoiono
-senza il sorriso dell'amore?
-
- *
- * *
-
-Oggi quei romanzi riposano.
-
-Rileggerli? No. Rileggere un romanzo è come sposare una vedova. _Nuptia
-calefacta._ Nessun entusiasmo. Bene o male, voi già conoscete per sommi
-capi la favola: vi è noto che farà Tizio, che farà Caio, chi ne uscirà
-bene, chi male, chi vi lascerà la pelle. Situazioni, caratteri, azioni,
-catastrofe: tutto vi è presente.
-
-Gli idillî più dolci, le storie più raccapriccianti, le scene più
-commoventi vi lasciano freddi. Quella ragazza smania, si dispera?
-Pazienza; verranno le nozze. Quel giovanotto è accusato di alto
-tradimento, è condannato al carcere perpetuo? Un bel giorno sarà
-libero, milionario e si vendicherà dei suoi calunniatori.
-
-Il romanzo non è uno spartito di musica; più si sente, più si gusta.
-No, l'illusione è per una volta sola. Il romanzo si legge, non si
-rilegge. E dolorosamente debbo aggiungere che bisogna leggerlo in
-gioventù. Solo i giovani possono delirare col Guerrazzi, sognare con lo
-Scott, fantasticare col Dumas.
-
-E sapete perchè? Il giovane facilmente si commuove, e quando è commosso
-ingoia tutto, crede a tutto, approva tutto. Noi, invece, appena si
-prende in mano un romanzo, vogliamo far da critici. “Questa scena è
-inverosimile, questa situazione è impostata male, questo carattere è
-abbozzato. Che dialogo scialbo! Che descrizione noiosa!...„ E si va
-avanti facendone l'autopsia. Non si legge così il romanzo. Bisogna
-mettersi a sua completa disposizione, dire semplicemente: “Parla, chè
-il tuo servo ti ascolta„. Noi no, vogliamo fermarci a mezzo, vogliamo
-controllare, discutere, analizzare, dettare leggi; e il romanzo si
-vendica: invece di dilettarci, ci annoia.
-
-Lasciamo dunque ai giovani ciò che la natura e l'arte riservava per
-essi. A noi non resta che guardare in faccia il romanzo e domandargli:
-chi sei?
-
- *
- * *
-
-I retori non sono d'accordo nell'assegnare al romanzo un posto nella
-letteratura. A qual genere appartiene? Al didascalico? al poetico? al
-drammatico? allo storico? Quistioni oziose. Il romanzo non pretende di
-occupare alcun posto; viene fuori così, senza blasone, senza diplomi e
-commende. Conosce i suoi umili natali e non accampa diritti. Mettetelo
-in platea, mettetelo nel loggione: si accontenta.
-
-Furbo! si accontenta, perchè conosce il fatto suo; non vuole occupare
-alcun posto, perchè con la sua finta modestia si è reso padrone
-del campo. Ascriverlo al genere poetico? ma se è storico; al genere
-storico? ma se è poetico. Insomma il romanzo sfugge ad ogni classifica:
-ha i bagliori della poesia sotto il modesto linguaggio della prosa;
-lumeggia un ambiente storico ed è fantastico, vi dà una lezione di
-scienze naturali ed è drammatico.
-
-Che gran ribelle! Non vuole limiti, non sopporta determinazioni, non
-conosce barriere. Tutto deve entrare nel suo dominio. Dove cessa la
-storia, egli incomincia; dove la poesia sdegna di entrare, egli si
-avanza. Nessuno può dirgli: — fin qui e basta. — Basta? Quanto ha la
-scienza con le sue scoperte, la filosofia con le sue investigazioni,
-la natura con i suoi incanti, il cuore dell'uomo con le sue passioni,
-la società con le sue ipocrisie, tutto gli appartiene, tutto descrive,
-analizza, scruta.
-
-Ha la tavolozza del pittore e i ferri del chirurgo; lo slancio del vate
-e la pedanteria del critico; la baldanza del giovane e l'esperienza del
-vecchio.
-
-Quando nacque il romanzo?
-
-La storia letteraria non ne registra l'atto di nascita e scusa la sua
-ignoranza col dire che i natali sono oscuri, molto oscuri: il romanzo è
-un trovatello.
-
-Calunnia! Il romanzo non è nato nel tempo, è nato con la natura, con
-l'uomo; è nato quando nacque l'amore, quando nacque la poesia.
-
-Si potrebbe dire: gli antichi non lo conoscevano. È vero. Il romanzo
-non ha mai avuto una personalità propria: è stato sempre un modesto
-operaio nell'officina dell'arte, con l'incarico di spargere sentimento
-e fantasia sugli altri generi letterari. Dove non troviamo il romanzo?
-Egli vivifica la mitologia, abbellisce la storia, aleggia nel poema,
-cinguetta nella canzone, informa la tragedia. Che cosa sono quelle
-leggende-misteri dei primi secoli dell'Êra Cristiana, quei racconti
-cavallereschi del Medio Evo, quelle patetiche istorie di amore, quelle
-grasse novelle in prosa e in versi?
-
-È il romanzo che si lascia svisare dal misticismo, soffocare dalle
-favolose imprese eroicomiche, diluire in due o trecento strofe
-più o meno monotone o licenziosette. Non aveva la coscienza della
-sua nobiltà, del suo valore; gli mancava il coraggio di dire una
-buona volta: — Io posso vivere da me, posso dilettare, istruire,
-educare! —
-
-Ma venuto il secolo XIX, secolo di rivendicazione sociale, il romanzo
-ottiene i suoi diritti. Ammesso ufficialmente nello Stato Civile
-dell'arte dallo Scott, preso a battesimo dal Manzoni, confirmato dal
-Balzac, incomincia a vivere di vita propria ed acquista una vitalità
-maravigliosa. Poeti, storici, uomini politici, eruditi, filosofi,
-critici non sanno resistere al suo fascino e diventano romanzieri.
-
-Il romanzo impera, trionfa dovunque. Storico in Inghilterra, sociale in
-Francia, sentimentale in Germania, conserva l'impronta nazionale; ma,
-ispirato dagli stessi bisogni, governato dalle medesime leggi, è l'eco
-della nuova vita, della nuova civiltà.
-
-È aristocratico, è democratico il romanzo? Nè l'uno nè l'altro.
-Disconosce questa divisione, dovuta semplicemente alla vana superbia
-di pochi, alla tirannica ambizione di molti. Il romanzo è umano,
-vuole l'uomo. Venga dalla capanna o dalla reggia, si nasconda sotto le
-vesti di un galeotto o di un vescovo, il romanzo l'accoglie. I suoi
-protagonisti, tolti all'aratro, alla rete, alle officine hanno una
-finalità ed una missione, perchè la vita ha doveri sacri per tutti, nè
-fu data per sollazzo ad alcuni e per espiazione ad altri.
-
- *
- * *
-
-Quale benefica innovazione apporta il romanzo! L'arte è stata sempre
-aristocratica, ha illuminato sempre le grandi vette della scala
-sociale, trascurando due esseri: il popolo e la donna.
-
-Potreste dire: la poesia non ha mai trascurato la donna. È vero, ma
-avrebbe fatto meglio a trascurarla.
-
-Se la donna non ha coscienza di se stessa, se è vanitosa, leggiera,
-pettegola, colpa dei nostri poeti, che vollero vedere in lei non una
-compagna, ma una bambola, senza mente e senza cuore, una cosina dolce e
-delicata, un grazioso gingillo.
-
-Si è detto sempre: la poesia ha spiritualizzato la donna. Non è vero;
-l'ha sacrificata, l'ha snaturata, l'ha resa inerte. Schiava della
-propria ignoranza, schiava dei suoi e degli altrui pregiudizi, la donna
-si sentì chiamare angelo, fu esaltata, ebbe ammiratori e cortigiani, ma
-non visse.
-
-Noi ricordiamo Beatrice, Laura, Margherita, Elvira, Silvia e tante
-altre come grandi ispiratrici del genio, ma che cosa pensavano, che
-dicevano, che operavano, queste donne? Niente; si lasciavano amare, si
-lasciavano rinchiudere in una nicchia di oro.
-
-Il romanzo riabilita la donna. Non più gemiti petrarcheschi, sospiri
-metastasiani, belati arcadici. Addio Eleonora, Andromaca, Didone,
-Angelica, Bradamante, Sofronia, Clorinda! Addio bellezze languide
-o tiranne! Il romanzo vi scaccia. Il romanzo affida alla donna lo
-scettro reale della famiglia, e le ricorda i grandi doveri e la grande
-responsabilità nella vita domestica e sociale. Il mondo non ha bisogno
-di mute ispiratrici, ma di operose educatrici!
-
-Lo chiamano figlio dell'epopea, il romanzo. Forse è vero, ma il figlio
-non ricorda la madre. L'epopea, solenne, canta le battaglie di Achille,
-di Orlando, di Goffredo; il romanzo non ama gli elmi e le corazze, non
-si mette a servizio di una classe privilegiata, egli canta le lotte, i
-dolori le battaglie, le vittorie di tutta la società umana.
-
-Col pretesto di una favola, di un idillio, di una novelletta, affronta
-i più gravi problemi sociali: è filosofo e scienziato, è statista e
-legislatore. Lo storico futuro, invece di seppellirsi nelle tetre mura
-di una biblioteca per decifrare manoscritti e lettere, dovrà leggere i
-romanzi dell'epoca nostra. Qui troverà i contrasti, gli urti della vita
-moderna; a traverso queste pagine, frementi di vita, dense di concetti,
-calde di passione, egli sentirà l'eco di quell'anima collettiva, che
-crea i grandi avvenimenti politici e forma la storia.
-
-Oggi non si scrivono trattati, non si discute nelle accademie, non
-si ciancia nei congressi, non si predica nelle piazze: si detta un
-romanzo. Per accusare o difendere, per protestare o secondare: il
-romanzo. Chi ha un principio da sostenere, un sistema da propugnare,
-ricorra a lui, al propagatore di tutte le verità, di tutti i paradossi,
-di tutte le utopie!
-
-Sentite: se Dante fosse vissuto ai tempi nostri avrebbe scritto
-un romanzo, non un poema. Così la _Divina Commedia_ non sarebbe il
-patrimonio di pochi studiosi, ma il libro di tutti!
-
-Ed è giusto. Il romanzo è la lettura favorita di ogni classe sociale.
-Il letterato lo studia, lo scienziato l'esamina, il critico lo
-scompone, il pubblico lo legge, semplicemente lo legge, correndo
-con lo sprone ai fianchi per sapere “come andrà a finire„. La vita
-reale è monotona, molto monotona e il pubblico ricorre al romanzo per
-interrompere quella monotonia. Non chiede arte, caratteri, costumi;
-vuole qualche cosa che lo diverta, che lo commuova. La ragazza vuole
-un confidente, un compagno alle proprie fantasie; il giovine un
-consigliere nelle prime armi dello amore e della vita; l'uomo d'affari
-un narcotico; l'uomo di mondo uno scandalo; l'operaio un conforto,
-talora un eccitamento, talora un'istruzione; l'ozioso un complice per
-ammazzare meglio il tempo; l'illuso l'incarnazione di sè stesso; il
-sentimentale, emozioni e sogni; l'asceta un lembo di cielo; l'anarchico
-una dinamite!
-
-E il romanzo contenta tutti; angelo o demone, consola, seduce, inganna,
-istruisce, burla, ride, sogghigna.
-
-Ecco perchè il romanzo domina, signoreggia e dispone dei pochi ozî
-della vita moderna. A chi ruba anni, a chi mesi, a chi giorni, a chi
-ore tutti pagano il loro tributo al novello Cesare.
-
-Qualcuno per darsi l'aria di uomo serio dice: “Io non leggo romanzi„.
-Non gli credete; quel signore o mentisce o è un analfabeta.
-
-Di grazia, che cosa si legge in villeggiatura? un romanzo; nelle notti
-d'insonnia? un romanzo; dopo un alterco con la vostra signora? un
-romanzo. Il romanzo entra nell'intimità della nostra vita familiare; è
-il compagno delle nostre piccole gioie, dei nostri piccoli dolori.
-
-Ma il romanzo non è contento ed ha ragione. Dispone del nostro tempo,
-sissignore; ma di quale tempo? Di quello che si passa in casa. Difatti
-il romanzo si legge a tavolino, magari passeggiando per la stanza,
-magari sdraiato sull'erba o sulla poltrona, magari a letto, in attesa
-di Sua Eccellenza il Sonno, magari... voi m'intendete; ma in mezzo
-alla strada, in trattoria, in tram, è prudente leggiucchiarne sia pure
-una pagina? Leggere un romanzo in un _restaurant_, dopo aver fatta una
-colezione di caldo o di freddo? Sarebbe una pazzia. Leggere un romanzo
-in un salone, mentre il barbiere prepara il ferro del supplizio?
-Fareste ridere.
-
-Eppure quei minuti di ozio, di riposo, di aspettativa gli fanno gola;
-li vorrebbe per sè. Ma è impossibile. Impossibile? Sapete che fa quel
-furbo? Si presenta al giornale e gli chiede un posticino a piano terra.
-Vi si adatta come in una bara, fa il morto, ma ottiene l'intento. Egli
-può così rubarvi i pochi ritagli di tempo, può accompagnarvi dovunque:
-al teatro, al circolo, in ferrovia!
-
- *
- * *
-
-Ma strano. Il romanzo non gode le simpatie di tutti. Pochi l'onorano,
-molti lo respingono, moltissimi lo odiano a morte. Chi lo fugge, chi
-lo teme, chi lo guarda bieco, chi ne dice corna. Il romanzo! Dio mio,
-è l'istigatore di tutte le lordure, il responsabile di tutte le sconce
-e delittuose anormalità! Lui il galeotto, il tentatore, il seduttore,
-il mezzano, il manutengolo. Chi ha portato questa grande corruzione
-sociale? il romanzo; chi turba la pace delle famiglie? il romanzo.
-Novello Satana, parla all'orecchio dei figli di Eva in un linguaggio
-malignamente bello: li alletta, li seduce, li precipita nella colpa.
-La statistica degli adulterî, delle fughe, dei ratti, dei divorzi, dei
-liberi amori, dei suicidî, dei delitti passionali è terrorizzante?
-Ringraziatene il romanzo. I nostri giovani sono fiacchi, svogliati,
-sensuali? Colpa del romanzo. Le nostre fanciulle sono nevrasteniche,
-spudorate, morbosamente sensibili? Il romanzo, il maledetto romanzo. È
-lui che distrae, che snerva, che stilla nella mente certe ideacce, che
-solletica certi istinti!
-
-Di qui un odio spietato contro il povero romanzo. Gli oratori sacri
-arrotondano la voce e danno scomuniche a chi legge, a chi scrive, a chi
-stampa, a chi compra, a chi vende romanzi. I Procuratori Generali, non
-sanno inaugurare l'Anno Giuridico, senza scagliarsi contro il povero
-romanzo. I babbi e le mamme sono tutt'occhio per non far cadere nelle
-mani dei figliuoli questi libri, causa di tutti i mali.
-
-Ricordo. Un direttore di una importante azienda di generi alimentari,
-nell'ammettere un operaio, gli rivolgeva una sola domanda: “Leggi
-romanzi?„ Se il mal capitato rispondeva no, era il benvenuto, se
-rispondeva si, fuori! Chi legge romanzi è traviato!
-
-Ma si finisca una buona volta di condannarlo alla pena capitale. Ci
-sono romanzi cattivi; ma non ci sono novelle cattive, poemi cattivi,
-storie cattive? Quale delle forme letterarie ha potuto sempre tenersi
-immune da questa lebbra di cui accusiamo il romanzo?
-
-Si dirà: nel romanzo questa lebbra è maggiore. D'accordo. Ma che colpa
-ha il romanzo se molti, che non sanno nè di arte nè di buon costume,
-per battere moneta, per acquistare un po' di popolarità, mettono fuori
-sudiciume?
-
-Alzate la voce contro i romanzi cattivi, bruciateli, distruggeteli, ma
-non calunniate questo genere letterario, che ha tante benemerenze. Che?
-vi siete dimenticati che i “Promessi Sposi„ l'“Ivanhoe„, la “Capanna
-dello Zio Tom„ sono romanzi?
-
- *
- * *
-
-Ma bisogna confessarlo: certi romanzi sono dannosi davvero. Su questo
-gruppo a destra, per esempio, dovreste scrivere a grossi caratteri:
-_veleno_.
-
-Sono romanzi così detti veristi che ci vengono per lo più dalla Francia
-e che purtroppo trovano imitatori fra noi.
-
-Voi li avete comprati, li leggete, perchè la vostra professione di
-letterato vi obbliga a scorrere questi libri di moda, ma spesso, dopo
-una ventina di pagine, dovete interrompere la lettura. La mente è
-sconvolta: si respira luridume. Sentite quasi il bisogno di spalancare
-le finestre, di lavarvi le mani e di ripetere come il vecchio Re
-Lear: “Dammi, o speziale, un oncia di zibetto per purificare la mia
-immaginazione!„
-
-Eppure questi libri, che senza pietà e senza veli, con un cinismo
-ributtante dipingono la parte più selvaggia dei nostri istinti, si
-trovano nelle mani di tutti. Sono questi i romanzi che oggi si leggono,
-che appassionano, che seducono: storie volgari, sanguinose, sudice, che
-dovrebbero far ribrezzo e nausea. Tutto è violento, tutto è anormale.
-Non trovate una donna onesta. Nevrasteniche, febbricitanti, queste
-eroine non vivono che di adulterî e di delitti.
-
-Ma dunque la quiete domestica, le sante gioie della famiglia, le azioni
-nobili e generose sono utopie?
-
-Il Darwin spesso la sera si faceva leggere dei romanzi dalla figliuola,
-ma ad ogni scena, un po' troppo tragica, esclamava: “Vorrei che una
-legge proibisse nei romanzi le soluzioni tragiche. Siamo così afflitti,
-assistiamo a tante sciagure! Almeno le vicende immaginarie dovrebbero
-consolarci e infonderci nuovo coraggio!„
-
-Povero Darwin! che avrebbe egli detto di certi romanzi moderni? Oggi i
-libri dello Scott, del Grossi, del D'Azeglio non si leggono più: sono
-racconti troppo patetici, idillî troppo dolci! Lucia, Bice, Ginevra
-sono delle fanciulle poco interessanti, perchè hanno molto... pudore!
-
-Il babbo faceva la voce grossa e vi guardava bieco, vedendo sul
-vostro tavolo da studio _Nostra donna di Parigi_ o _Beatrice Cenci_,
-che, se abusano di situazioni mostruose, non tentano conciliare una
-simpatica ammirazione per uomini carichi di scelleratezze. I nostri
-antichi maestri chiamavano pericolose _Le ultime lettere di Iacopo
-Ortis_, perchè rappresentano troppo al vivo la disperazione di un amore
-ostacolato e infelice; ma quelle lettere hanno pure dei nobili scatti
-di amor di patria.
-
-Nel romanzo moderno invece tutto è amore, amore, amore! Ma un amore
-morboso, traviato, snaturato, che si alimenta di vizio e di sudiciume.
-
-Il Manzoni soppresse nei suoi _Promessi Sposi_ ogni scena d'amore,
-perchè secondo lui, “ve ne ha seicento volte più di quello che sia
-necessario alla nostra riverita specie„ e aggiungeva: “vi hanno altri
-sentimenti, dei quali il mondo ha bisogno e che uno scrittore secondo
-le sue forze può diffondere un po' più negli animi, come sarebbe la
-commiserazione, l'affetto al prossimo, la dolcezza, l'indulgenza, il
-sacrificio di se stesso„.
-
-Il Manzoni aveva torto e pochi anni fa glielo disse pubblicamente un
-suo discepolo ammiratore, il Fogazzaro. Siamo d'accordo. Il Manzoni si
-fe' vincere dagli scrupoli religiosi e giunse agli estremi. L'amore
-è necessario nella vita e nell'arte; ma perchè ritrarlo nelle sue
-anormalità, nei suoi pervertimenti? Perchè parlare di certi luoghi, di
-certe donne, che la pubblica moralità confina negli angoli più remoti?
-
-Non sono romanzi questi, ma rapporti che si scrivono da commissarî
-di polizia, tesi criminali, in cui si studiano le coppie degenerate,
-composte di un individuo forte — l'incubo — e di un debole — il sùccubo
-— il quale, come un automa, è trascinato al vizio e al delitto.
-
-Non si parla che di delinquenti. E tutto lo studio, tutto lo sforzo si
-mette nel dipingere a vivi colori, con richiami violenti, ciò che vi è
-di disordinato e di vizioso nella nostra natura.
-
-Oggi tra i romanzieri c'è come una forsennata emulazione a chi osa
-scandali più procaci e inauditi, a chi narra fattacci più osceni,
-con una tale sozzura di linguaggio da farne arrossire un consesso di
-vetturini. Si aggirano tra sciocchi e mariuoli, tra perfidi e balordi,
-tra mezzani e cortigiani; non una persona di garbo o assennata: tutti
-pervertiti o maniaci!
-
-“Se dovessi scrivere un romanzo — esclama sconfortato il Martini — mi
-sentirei imbrogliato. Dove, andrò a pescare tante turpi passioni, tanti
-istinti brutali, tanta sconcezza di parole? Come impasterò io tanto
-fango e tanto sangue?„
-
-È arte questa? Non lo so, nè voglio saperlo. Dico solo: se v'è arte,
-è arte malsana. I moderni hanno voluto correggere l'antica formola
-manzoniana ed hanno detto che l'arte sdegna di servire a chicchessia:
-essa è sovrana assoluta. Sia pure, ma abbia la dignità di una sovrana,
-non discenda dal trono per rendersi complice e mezzana di turpitudini!
-
-Malauguratamente vi è un contagio per lo spirito come per il corpo. A
-furia di dire che la società è corrotta, ipocrita, siamo diventati un
-po' tutti pessimisti e miscredenti.
-
-Oh! si alzi una voce in nome del buon costume. Noi vogliamo l'arte
-consolatrice, l'arte che ci rende buoni, l'arte che educa e nobilita,
-l'arte dei padri nostri!
-
-L'Italia è il grande giardino dell'Europa, sia ancora il giardino
-dell'arte sana, ossigenata, vivificatrice. È bello il nostro cielo, è
-ridente la nostra primavera, sia bella e ridente l'arte nostra!
-
- *
- * *
-
-Lo dico con rincrescimento: il romanzo decade. Dopo un periodo glorioso
-di vittorie, pare che sia giunto anche per lui il fatale Waterloo.
-
-Ogni anno se ne pubblicano migliaia e migliaia. Dalla Francia,
-dalla Germania, dall'Inghilterra, dalla Norvegia e sorella, dalle
-Americhe, ne arrivano a balle; le vetrine dei librai ne sono piene
-zeppe; giornali e riviste si affrettano a darne recensioni più o meno
-compiacenti, ma questi romanzi vivono poco, molto poco. Appaiono nel
-cielo letterario come luminose meteore, come stelle filanti, e poi
-addio per sempre. Sono fiorellini. Hanno una primavera più o meno
-ridente, ma segue sempre l'estate che li dissecca e l'inverno che li fa
-marcire.
-
-E perchè? Prima di tutto, nella maggior parte dei romanzi moderni
-manca l'arte. Ci sarà qualche pagina bellissima, qualche carattere
-ben delineato, qualche descrizione ben colorita, ma il resto è tesi.
-Il romanziere s'impressiona della tesi, considera il romanzo come
-un'arma e trascura l'arte. Che ci sia la tesi, ma che ci sia anche
-l'arte! Noi non domandiamo se chi scrive è un socialista, un liberale,
-un cattolico, un rivoluzionario; vogliamo che sia innanzi tutto un
-artista. Gli artisti sono pochi, i romanzieri molti: ecco perchè il
-romanzo decade. Colpa sua! Si è lasciato un po' vincere dal cuore,
-ha voluto far buon viso a tutti, accogliere tutti, e questi signori
-_tutti_ gli preparano la tomba.
-
-E i pochi artisti, quelli che dovrebbero sollevare il romanzo e
-infondergli una nuova vitalità, seguono la moda. Pagani adoratori
-della forma, non ricreano lo spirito, lo tormentano. Analisi, analisi,
-analisi, sempre analisi! Bandito il contenuto storico, il romanzo è
-diventato un documento, un freddo documento. C'è l'arte, ma quest'arte
-nulla dice al cuore, nulla all'intelligenza: è un'arte che non solleva,
-è un'arte che ci tira maledettamente alla terra. I personaggi di
-questi romanzi sono fuori della natura e fuori della storia; noi non li
-abbiamo mai visti, non li vedremo mai nella vita.
-
-Il romanzo dunque se ne va; se ne va, perchè il positivismo lo
-scaccia, dopo averlo maturato; se ne va, perchè oggi prevale il
-pensiero filosofico sul pensiero realistico, l'attitudine speculativa
-sull'inventiva; se ne va, perchè noi moderni non vogliamo più opere di
-immaginazione e di sentimenti. Il problema sociale, i nuovi portati
-della scienza ci hanno reso troppo seri e troppo pratici. Oggi è
-lotta su tutta la linea: lotta di idee, di principî, di sistemi, che
-paralizzano la vita artistica e letteraria.
-
-Finanche il grosso pubblico, che ieri leggeva con tanta avidità
-romanzi, oggi non vuol perdere il suo tempo con effimere commozioni.
-Preoccupato per la ricerca di una più nobile e giusta forma di
-convivenza civile, lotta per i suoi ideali politici ed economici. Non
-vuole diletto, svago, ricreazione; vuole miglioramento.
-
-Invano il romanzo lo tenta con le sue analisi psicologiche, con la
-tesi, con il documento; invano gli susurra all'orecchio: “Io sono con
-te, io propugno i tuoi interessi!„ Il pubblico vuol far da sè: ha la
-camera del lavoro e lo sciopero!
-
-Potreste dirmi: “Ma che cosa legge questo pubblico nelle poche ore di
-riposo? che cosa legge il dopo pranzo, che cosa legge nelle lunghe ore
-d'inverno?„
-
-Per i ritagli di tempo ha il giornale; il giornale che lo seconda, che
-lo difende, che lo informa minutamente di tutto ciò che succede intorno
-a lui. Il giornale è pratico; non fantastica, non sogna, non inventa,
-non si culla in vane aspirazioni: è la sentinella che veglia, il
-giudice che condanna, l'avvocato che perora, il tribuno che fulmina, il
-poliziotto che spia.
-
-Il pubblico non sa che farne di romanzi; vuol sapere invece che cosa
-ha combinato il nostro Governo con l'Argentina, che fa la Germania nel
-Marocco e l'Austria in Albania. E poi, la “S. Giorgio„ si salverà?
-A novembre avremo la riforma elettorale? In Inghilterra è terminato
-lo sciopero? I tranvieri hanno vinto a Napoli? Questo vuol sapere il
-pubblico.
-
-Dunque il romanzo muore?
-
-No. Consolatevi, o anime sitibonde di storie pietose e commoventi;
-il romanzo non muore. Dopo questo periodo angoscioso di ansia e di
-aspettative, verrà un'ora di pace e di riposo per tutti. Ed allora
-risorgerà il romanzo, il vero, il grande romanzo, che i nostri
-figliuoli metteranno a fianco all'_Iliade_, alla _Divina Commedia_, ai
-_Promessi Sposi_!
-
-
-
-
-I Pedanti.
-
-
-Con questi signori c'è poco da scherzare. Sono inesorabili e non la
-perdonano a nessuno.
-
-Il Malherbe era agonizzante e sentendo pronunziare dalla domestica un
-solecismo, s'alzò furioso dal letto e la riprese acerbamente.
-
-“Come mai — gli disse con dolcezza il confessore che lo assisteva — in
-un momento solenne come questo, avete cuore d'occuparvi di cose così
-frivole?„
-
-— Ah! Padre, — rispose il Malherbe — io difenderò anche nel mondo di là
-la purezza della nostra lingua —
-
-Ecco l'ufficio dei pedanti: difendere ad ogni costo la lingua.
-Non discutono, non vogliono affatto entrare nelle vostre quistioni
-storiche, letterarie e scientifiche. Siate cristiani o buddisti, atei o
-asceti, poeti o storici, romanzieri o filosofi; essi vi fanno una sola
-domanda: “Come parli?„
-
-Il pensiero lo lasciano a voi. La loro inchiesta minuta, scrupolosa,
-incessante è sulle parole, sui costrutti, sui reggimenti, sulle
-particelle.
-
-E non ci sono difese che valgano. Tutti debbono parlar bene, tutti,
-anche gli animali. Sì, se sono animali domestici, se vivono in casa,
-a nostre spese, debbono rispettare la lingua. Non lo dico per celia.
-Mauro Ricci racconta un aneddoto curioso. Sentite.
-
-Un pedante se ne sta alla finestra a godersi il fresco mattutino. Un
-suo galletto viene fuori con uno acuto _chicchirichì_. “_Chicchirichì!_
-— esclama lui, — vediamo un po'.„ Inforca gli occhiali ed apre il
-grande dizionario della Crusca. _Chi, chi, chi_... finalmente trova
-_Chicchirichì — voce fatta per esprimere il canto prolungato del
-gallo_.
-
-Il nostro uomo non sta nei panni, corre alla finestra e grida:
-“Sì, sì, hai ragione! Bravo, bravo il mio galletto, ripeti il tuo
-_chicchirichì_!„
-
-Ma proprio in quel momento una pettegola di gallina si mette a
-schiamazzare: _coccodè, coccodè!_ “_Coccodè_, no, non mi pare!„ Inforca
-di nuovo gli occhiali e ritorna alla Crusca-vangelo. _Co, co, co_.....
-Il suo volto si rannuvola, la mano gli trema. Che è successo? Questo
-benedetto _coccodè_ non è registrato.
-
-“Lo avevo detto io!„ e come un pazzo va alla finestra e grida: “Taci,
-taci, ignorantaccia!„
-
-La gallina invece seguita a fare il suo comodo.
-
-“Ah! sei dura? Adesso ti servo io!„ e a tutto fiato grida: “Teresa!
-Teresa!„
-
-Corre spaventata la domestica.
-
-— Padrone!
-
-“Teresa, tira il collo a quella gallina.„
-
-— La faremo a lesso?
-
-“Nossignore, tirale il collo e gettala ai cani. Non ne mangio di quella
-roba, io.„
-
-— Ma, signor padrone.....
-
-“Meno ciarle, ai cani, ai cani!„
-
-La domestica, forse abituata a simili stranezze, esce dalla stanza; ma
-il padrone la richiama.
-
-“Teresa, stamattina doppia razione al gallo. Quel gallo merita tutti i
-riguardi.„
-
-Fortunatamente di questi ultra-pedanti ne abbiamo avuti pochi; pochi
-sono arrivati a mandare alla forca una povera gallina e a nominare
-Commendatore un gallo, ma tutti sono inesorabili.
-
-Il giudice spesso si commuove ed assolve, il critico, anche il più
-severo, alle volte si impietosisce ed ha una parola di semi-lode per un
-povero diavolo; il pedante, no, non transige. Ha giurato eterna fedeltà
-alla sua sposa: alla lingua. Egli non giudica, controlla; non esamina,
-verifica. Siete un bravo scrittore, i vostri libri vanno a ruba? Ma se
-disgraziatamente vi sfuggono due o tre francesismi, addio! Il pedante
-vi chiama barbaro e vi scomunica. E non c'è acqua lustrale che vi
-purifichi. Voi non siete degno di essere chiamato scrittore, voi non
-avete studiato a dovere la lingua!
-
- *
- * *
-
-Ma è davvero curioso il pedante! Egli divide le parole in categorie:
-parole rozze e gentili, aspre e dolci, nobili e plebee, in uso,
-fuori uso, in disuso: tollerate, decadute, morte; e di ogni parola
-vi fa la storia, vi racconta le scappate, le avventure, i torti, i
-soprusi. Aggiungi poi le simpatie e antipatie. Questa parola è italiana
-italianissima ma è antipatica. “Non adoperate mai la parola _truppa_ —
-sentenziava il Puoti — essa mi ricorda _trippa_!
-
-Il Salvini ad un modesto letterato, che aveva sottoposto al giudizio
-di lui certe novelle, diceva: “Non c'è male, ma noto una scarsezza di
-_si_; spargetene a larga mano. Il _si_ è un aroma„, e si lambiva il
-labbro superiore come se avesse gustato davvero una ciambella.
-
-Il Napione non predicava che guerra ai francesismi; ed era divenuto
-così furibondo contro la nostra Consorella da preferire in Piacenza
-l'antico ponte di legno al bellissimo ponte di pietra, solo perchè
-quest'ultimo fu fatto costruire dal Bonaparte francese.
-
-Paolo Brozzolo padovano traduce una, due, tre, undici volte Omero e in
-ultimo si scanna, perchè non è contento del suo lavoro!
-
-Del Padre Cesari non ne parliamo. Il poveretto compone, traduce,
-insegna, discute, prega, sogna nella lingua del trecento. Con
-una pazienza da cappuccino raccoglie tutte le frasi, i proverbi,
-gl'idiotismi che si leggono nel _Decamerone_, nello _Specchio della
-penitenza_, nelle _Vite dei Ss. Padri_, nei _Fioretti di s. Francesco_
-e dice: “Se volete scrivere bene, ecco il materiale!„ Il poveretto
-non sa prendere la penna in mano, senza ricorrere al trecento: là _le
-perle_ e _l'oro di lega._ Traduce le _Lettere familiari_ di Cicerone e
-le imbelletta di frasi auree. Cicerone, ad esempio, scrive ad Attico
-che vorrebbe volentieri maritare la sua Tullia; e il Cesari spiega:
-“cavami, se nulla se ne può fare, questo cocomero di casa„. Traduce
-le _Commedie_ di Terenzio e le lardella di motti triviali e plebei.
-L'autore latino scrive: “Dii deaeque perdant„; lui spiega: “Ti venga il
-cacasangue„; un personaggio in fine di vita esclama: “Pereo„, il nostro
-pedante gli fa dire “Puoi andar per il prete„. Prete! Quale prete? se
-al tempo di Terenzio non c'erano ancora preti! “Silenzio! — ci grida il
-Cesari — io muoio„ è un modo di dire molto comune, “puoi andare per il
-prete,„ è una bella frase.
-
-Era un brav'uomo il Padre Cesari. Di animo mite non avrebbe dato
-fastidio all'aria, nè serbava rancori con quelli che lo deridevano.
-Soleva dire, come il Divino Maestro, perdonate loro, perchè non
-sanno quello che si fanno. Ma quando si trattava di lingua, addio
-calma, addio pazienza: diveniva una belva ed era capace di gettare
-alle fiamme opere pregevolissime, in cui la forma non fosse stata
-secondo il suo gusto. Curioso nei precetti di retorica. Domandategli
-che cosa è l'eleganza. Vi risponde subito: “Per eleganza io intendo
-un'ispezialità, un _certo_ spirito che ricevono le parole da _certi_
-congiungimenti, onde pigliano un _certo_ lustro„. Vi siete persuasi?
-l'eleganza è composta di tre certi, che messi insieme producono....
-l'incerto!
-
-E il Puoti? La parola era per lui qualche cosa di luccicante come
-l'oro. Perdonava le sgrammaticature, gli errori di ortografia, ma
-era inesorabile con la lingua e con lo stile. La sua ricetta era
-questa: studiare gli scrittori del trecento, prima quelli di stile
-piano, poi quelli di stile forte, poi quelli di stile fiorito, in
-ultimo, come piatto dolce, Dante e Boccaccio.„ Il Marchese — dice il
-De Sanctis — faceva un minuto esame delle parole, parte benedicendo,
-parte scomunicando. Questa è parola poetica, questa è plebea, questa è
-volgare, questa è troppo usata. L'è un arcaismo! L'è un francesismo!
-Accompagnava queste sentenze con lazzi, esclamazioni e pugni sulla
-tavola. Spesso stava una mezz'ora ad acchiappare una parola o una frase
-che non voleva venire e tutti gli scolari a suggerirgli e lui a dar col
-pugno sulla tavola e a gridare: No!
-
-Il povero Villari aveva scritto in un suo lavoro: “alcuni studiano la
-teologia o la medicina o la giurisprudenza„; il Puoti corregge: “sono
-di quelli che studiano la divinità, di quelli che danno opere alle
-mediche scienze, molti alla ragione civile e ai canoni„.
-
-Ma oggi chi studia più le _Grazie_ del Cesari e l'_Avviamento al ben
-comporre_ del Puoti? Ieri erano consultati come oracoli e condannavano
-spietatamente, oggi destano un senso d'ilarità.
-
-Poveri pedanti! Credevano che la lingua italiana fosse una lingua morta
-e perciò vestiti di toga volevano conservarne il sepolcro.
-
-Ma la nostra lingua è sempre giovane, come la natura, e sorride in
-una eterna primavera di amore e di gloria, mentre quei poveri pedanti
-stanno là, nella vostra libreria, come sovrani spotestati, cui non
-resti che una vecchia corona di bronzo e una spada arrugginita!
-
- *
- * *
-
-Ma non li mettiamo alla berlina.
-
-Sono originali, è vero, sono curiosi, bizzarri; ma un po' di bene
-l'hanno fatto.
-
-Noi italiani siamo stati molto disgraziati nella lingua. I Francesi,
-i Tedeschi, gli Spagnuoli — che oggi con tanto entusiasmo inneggiano
-alla nostra indipendenza! — tra gli altri servizî vennero pure ad
-imbastardirci la lingua. Ci toglievano la libertà, spogliavano i nostri
-musei, le nostre chiese, ci gravavano di balzelli e in ricompensa ci
-regalavano... parole.
-
-Da una parte i dialetti, da l'altra le invasioni: la nostra povera
-lingua divenne “un'insalata di molte erbe.„
-
-Che Torre di Babele! E questa torre era così alta che si mise in
-campo una graziosa novella. Si disse: dovete sapere che Domineddio,
-quando vide che tutto il mondo si era popolato, prese con sè delle
-boccettine, in cui aveva racchiuso le semenze di tutte le lingue e le
-andò spargendo per le nazioni. Dove buttò semenza d'inglese, ivi si
-parlò inglese, dove spagnuolo, spagnuolo. Giunto in Italia, o che gli
-girasse il capo, o che gli tremassero le mani, o che volesse farci un
-brutto scherzo, il certo si è che gettò un poco di ciascuna semenza.
-Ecco perchè da noi si parla un po' francese, un po' tedesco, un po'
-spagnuolo. Che volete? Si tratta di semenze. Se piantate cavoli, non
-potranno venir su patate!
-
-Ma pochi prestarono fede a questa fiaba. Che semenze e semenze! Noi
-abbiamo una lingua come tutti gli altri popoli. Vi siete dimenticati di
-Dante, dei Petrarca, del Boccaccio?
-
-E vennero su leggi eccezionali. Rigore su tutta la linea. Si
-scomunicarono gli scrittori un po' di maniche larghe, si chiamarono
-barbari quelli che avevano dato ospitalità a qualche vocabolo estero.
-Batti oggi, batti domani: ecco l'idolatria, ecco i pedanti.
-
-Naturalmente si passò da un estremo all'altro; e, come sapete, gli
-estremi sono sempre dannosi.
-
-Questo rigore eccessivo, queste scomuniche purificarono la lingua,
-sì; ma la resero artificiosa e manierata. Il pedante, lasciandosi
-abbagliare da quel falso splendore che la parola ha in sè, dimenticò il
-pensiero.
-
-Catone sentenzia: “Studia la materia, la parola viene da sè„. I pedanti
-invertirono i termini: “Studia la parola, la materia viene da sè.„
-
-Spesso questa benedetta materia non veniva. Peggio per essa; se ne
-faceva a meno.
-
-Ecco perchè da noi abbondarono le traduzioni. Quando non si sa pensare
-con la mente propria, si pensa con la mente degli altri, si traduce,
-si rivestono con abiti paesani i classici latini e greci. Virgilio,
-Ovidio, Orazio, Cicerone, Pindaro, Anacreonte, divennero fiorentini.
-Anche Tacito, il burbero e severo storico, dovè lasciare la toga romana
-e accettare dal Davanzati un abito alla moda. Il Davanzati non è un
-pedante professo, ma diviene tale per quella famosa scommessa. Si
-diceva e si dice tuttora che la lingua latina è concisa, l'italiana
-ciarliera. Il Davanzati ci vuol dar la prova del contrario. Si mette a
-tavolino e traduce Tacito con minor numero di parole.
-
-Il Giordani n'è entusiasta e dice che la traduzione del Davanzati è
-“una miniera preziosa, copiosissima di lingua nobile„. Sia pure, ma è
-più Tacito? Neppure per ombra. E così potremmo dire di molte traduzioni
-che si leggono, si studiano e di cui si fa il panegirico.
-
-Altri invece non si limitarono a tradurre, vollero comporre.
-
-Fino a pochi anni fa il Bartoli stava sugli altari ed anche oggi c'è in
-Italia chi sostiene che le opere di lui sono esempio di bello scrivere.
-Fatemi un favore: leggete una pagina dell'Asia. Che arteficio! Vuol
-sembrare semplice, ma è ampolloso. Ciò che in Boccaccio e negli altri
-trecentisti è arte, qui è maniera.
-
-Il Bartoli scrive per far pompa di tutto quel bagaglio di belle frasi,
-pescate nei classici. Il suo scopo non è di “dare gloria a Dio e lustro
-alla Congregazione„, ma di far vedere come maneggia la lingua, come
-arrotondisce i periodi, come snocciola gl'idiotismi.
-
-Il Giordani (sempre lui!) gli canta un solenne _Te Deum_; noi... un _De
-profundis_. “Il Bartoli — esclama — è singolare in questa grande arte
-di scrivere, non pur tra gl'italiani, ma in tutto il mondo, terribile,
-unico!„
-
-Forse questo panegirico, in forma di epigrafe, fece gola al P.
-Bresciani, il quale volle ad ogni costo imitare l'illustre confratello.
-Se ne andò per molti anni in Toscana per una cura termo-linguistica,
-ingoiò frasi, frasi, frasi e quando si sentì ben nutrito, giù novelle,
-romanzi, viaggi. Il Giordani si scandalizzò. “Insolente! vuoi imitare
-il Bartoli? Credi tu che somiglianza di berretto faccia somiglianza di
-cervello?„
-
-Calma, calma, abate Giordani, entrambi hanno berretto ed entrambi...
-poco ingegno! L'ingegno non si misura dalle frasi, dalle descrizioni,
-ma dal pensiero. A tutti piace la lingua, a tutti piace la pulizia e
-l'eleganza di linguaggio; ma la troppa ricercatezza riduce l'arte dello
-scrivere a un giuoco di parole.
-
-“Noi — dice il Guerrazzi — restiamo sempre in dubbio se la parola che
-si adopera sia o non sia di buona lega, e il pensiero aspetta fremendo
-che noi abbiamo esaminato prima se la veste, con la quale anela
-prorompere, sia veramente italiana. E intanto, mentre apparecchiamo la
-veste, il pensiero per eccellenza s'è dileguato e troppo spesso avviene
-di vestire cadaveri!„
-
-Ma al pedante interessa poco che “il pensiero etereo per eccellenza„ si
-dilegui. Buon viaggio! Finchè la lingua è viva, pulita, elegante, non
-ci sono cadaveri!
-
-Errore. Sono cadaveri! Tanto è vero che i libri del Bartoli, del
-Bresciani ecc. non si leggono: riposano e riposeranno per sempre!
-
- *
- * *
-
-Oggi ne abbiamo pedanti? No.
-
-Fino a pochi anni fa avevamo i puristi; oggi anche i puristi sono
-andati via o non hanno il coraggio di aprir bocca. La letteratura in
-genere e la linguistica in ispecie è in ribasso. Chi volete che studi
-la lingua? Bisogna pensare al suffragio universale, al feminismo e a
-tante altre cose belle e brutte. Che lingua d'Egitto! Ognuno parli e
-scriva come meglio gli aggrada. Francesismi! È più tempo di parlare
-di francesismi? Con i Francesi siamo fratelli germani, con i Tedeschi
-alleati, con gl'Inglesi, eh! con gl'Inglesi amicissimi! In somma
-noi siamo una sola famiglia e in famiglia tutto è comune, o meglio è
-comune... la lingua!
-
-
-
-
-I libri che non si leggono.
-
-
-Voi siete una persona colta, avete comprato molti, moltissimi libri e
-continuate a comprarne; ma ditemi la verità — così a quattr'occhi, veh!
-nessuno ci sente ed io vi prometto di mantenere il segreto — tutti quei
-libri li avete letti?
-
-Fate un breve esame di coscienza e poi rispondete, o meglio non
-rispondete, perchè direste una bugia!
-
-Noi vogliamo far entrare l'amor proprio in ogni cosa e spesso mentiamo
-per non compromettere la nostra dignità. Ma, a voler essere sinceri,
-non tutti i libri che si comprano, si leggono.
-
-Dite un po': quei grossi volumi di storia li avete letti? e quei poemi
-cavallereschi? e quei poemi didascalici? e quella falange immensa di
-romanzi e di novelle?
-
-Ma non ci perdiamo in ciarle. Sedetevi a tavolino e fate una minuta
-e scrupolosa inchiesta su voi stesso, notando sopra un bel foglio di
-carta i libri che avete letti e quelli che avete solamente comprati,
-come utensili di lusso. Coraggio! siete solo. Incominciate da quei
-volumi di destra. Sono le _Opere_ del Giambullari. Dunque segnate sulla
-carta:
-
-Del Giambullari.... Che? del Giambullari non avete letto neppure una
-pagina? Ebbene, scrivete: Del Giambullari zero.
-
-Del Thiers.... Che avete letto del Thiers? Un libro solo? Un libro
-solo. Del Guicciardini due capitoli, del Monti l'_Aristodemo_,
-del Pellico le _Mie Prigioni_ e la _Francesca da Rimini_; metà
-dell'_Odissea_, tre o quattro poesie del Prati, due commedie del
-Molière; del Gioberti il _Gesuita Moderno_, di Tacito zero, del
-Petrarca una dozzina di sonetti, dell'Hugo _I Miserabili_ e l'_Uomo
-che ride_. Mezz'_Asino_ del Guerrazzi, tre elegie di Ovidio, due canti
-dell'_Eneide_...
-
-Continuate, continuate e quando avete finito, tirate le somme.
-
-Vergogna! Sette decimi dei vostri libri non sono stati letti, tre
-decimi sono ancora intonsi. Ma voi naturalmente non lo dite neppure
-agli amici più intimi e fate bene, o meglio fate come fanno gli altri.
-Noi tutti, proprio tutti, vogliamo comparire enciclopedici e far
-credere che ogni cosa passa sotto i nostri occhi. Tutte le debolezze,
-tutti i difetti, tutti i vizî si mettono alle volte in piazza, con più
-o meno ostentazione o sincerità, ma la propria ignoranza, mai. Ognuno
-di noi vuol sembrare più di quello che è, e in fatto di studio vuol
-far credere che tutti i libri sono stati letti, studiati, commentati,
-discussi.
-
-Alle volte — e quante volte — con una faccia tosta diciamo di aver
-letto quel tal libro, mentre non l'abbiamo mai visto. E di simili
-peccati ognuno ne ha sull'anima. Io, ad esempio, che mi do l'aria di
-uno studioso, non ho letto la _Storia delle Crociate_, la _Messeide_,
-le _Confessioni e Battaglie_, _Malombra_....
-
-Peccati veniali! Lo so. Oh, che volete che metta in piazza i peccati
-mortali? Se sapeste, quanti vuoti!... Ma non ne arrossisco. Di fronte a
-certi peccatori sono un mezzo santo!
-
-Sentite:un maestro elementare — non di quelli, vecchio tipo, che si
-trovano nelle scuole, perchè un giorno furono a fianco a Garibaldi e
-fecero, bene o male, un paio di campagne, ma un maestro, tipo moderno,
-che ha frequentato il corso normale, che ha nella sala da studio tanto
-di diploma con tanto di cornice indorata, — una sera, non so a che
-proposito, disse che l'_Orlando Furioso_ è in terza rima. Veramente
-il poveretto disse: _mi pare_. Avrei voluto rispondergli: “A me pare
-un'altra cosa: pare che lei starebbe meglio in una bottega di calzolaio
-che nella scuola!„
-
-Potreste dirmi: ma scusate, per essere un buon maestro non è necessario
-sapere se il _Furioso_ sia in terza o in ottava!
-
-È vero, ma è vero puranche che quel precettore ha studiato e studia con
-passione i classici nostri.
-
-E di questi ce ne sono!... Quanti, che si atteggiano a letterati, a
-critici, non hanno letto neppure i quattro Poeti!
-
-Ma basta, basta. Mi accorgo che faccio della maldicenza, e sta male:
-ce n'è già tanta nel mondo! Io voglio dire semplicemente che noi
-acquistiamo molti libri e poi non ci diamo la briga di leggerli.
-Sapete perchè? La maggior parte dei libri si comprano o per semplice
-curiosità, o per istintiva imitazione, o per errore ingenerato dal
-titolo, o per un momentaneo entusiasmo.
-
-Un giorno, ad esempio, vi salta il grillo di vedere un po' da vicino
-la questione sociale. Tutti parlano e scrivono di questa benedetta
-quistione. Bisogna saggiarne un pochino, tanto per non fare la figura
-d'ignorante con gli amici, che spesso ne discutono calorosamente.
-
-Comprate così una dozzina di libri più o meno grossi e incominciate
-a leggere. Ma che! dopo una settimana la smania passa: quei volumi vi
-annoiano. Sono così strane, utopistiche, cervellotiche quelle dottrine
-che voi mandate a quel paese tutte le democrazie di questo mondo.
-
-Un altro giorno un amico vi parla delle tante e belle scoperte nel
-campo astronomico: monti e valli nella luna, canali in Marte, nuovi
-pianeti, nuovi satelliti. Sta a vedere che in cielo si prolifica come
-sulla terra!
-
-Intanto voi siete preso all'amo e comprate subito due o tre trattati
-di astronomia. Era una vergogna! Ignorare tutto ciò che avviene nel
-cielo! non ricordarsi neppure la distanza che ci separa dal sole!
-E così, per mettervi in regola con la coscienza, incominciate a
-sfogliare questi volumi illustrati e con tavole a colori fuori testo.
-“Ah! ecco la cometa del 1885! Già, me la ricordo! Com'è curiosa la
-cometa del 1835! Questi sono i crateri lunari, queste le protuberanze.
-Bella la nebulosa di Orione! Chi è costui? Giovanni Schiaparelli. È
-Direttore dell'Osservatorio di Genova; no, di Brera, già di Brera.
-Che cannocchiale! Ah! questo è il cannocchiale gigante che si sta
-costruendo a Parigi. Niente di meno farà vedere la luna a un metro solo
-di distanza...!„
-
-Ma dopo un paio di giorni anche il cielo vi annoia. È tempo di pensare
-alla luna? Disgraziatamente nella luna ci siamo un po' tutti. E così
-senza tante cerimonie mettete a dormire anche questi libri.
-
-Viene in voga il _Quo vadis_. Che bel romanzo! che capolavoro! _Quo
-vadis_ a destra, _Quo vadis_ a sinistra: non si parla che di _Quo
-vadis_. E bisogna convenire, romanzi simili ne abbiamo pochi! Mentre
-dura quest'entusiasmo, i Fratelli Treves vengono a dirci che hanno
-pubblicato molti romanzi del Sienkiewicz. Ah, dunque il Sienkiewicz
-è un romanziere provetto? Già, ha scritto una dozzina di romanzi!
-Immagino che romanzi! La tentazione è potente. Subito una cartolina
-vaglia ai signori Treves. I volumi arrivano. Voi vi chiudete nello
-studio dispostissimo a gustare queste ciambelle polacche. Ma, vedi un
-po': quanto più si va avanti nella lettura, più vi convincete che i
-fratelli non rassomigliano al fratello. Tentennando la testa, mettete
-questi libri nuovi nuovi nello scaffale. Venti lire buttate al vento!
-
-Un altro giorno... ma basta; a dire in pubblico quanti libri avete
-comprati e quanti ne avete letti vi dareste la scure sui piedi: fareste
-sapere ad amici e a nemici che la tanto vantata cultura si riduce
-a zero. E poi, la vostra signora non vorrebbe sentir altro! “Come,
-comprare i libri e non leggerli!„ E qui una predica con i fiocchi
-sull'economia domestica per conchiudere che lei è economica e che voi
-gettate il danaro!
-
- *
- * *
-
-Molti libri, elogiati, premiati, messi sugli altari, dichiarati
-monumenti nazionali o universali, non si leggono.
-
-La Bibbia! Giù il cappello, signori miei. Abbiate o no una fede, la
-Bibbia incute rispetto e riverenza. Tutti ne fanno il panegirico,
-tutti la chiamano il _libro divino, il libro dei libri, il vero libro
-dell'umanità_. Che miniera inesauribile di bellezze! Il Milton ne
-trasse il _Paradiso Perduto_, il Klopstock la _Messeide_, l'Alfieri
-il _Saul_, il Varano i _Canti_, il Metastasio _Abele_ e _Giuditta_,
-il Byron le _Melodie_, il Rossetti i _Salmi_ e il _Veggente_: insomma
-tutti i poeti — primarî e secondarî — ne hanno modellato un quadretto.
-
-D'accordo. Ma chi legge la Bibbia? Se ne pubblicano migliaia e migliaia
-ogni anno, in italiano, in latino, in greco, in ebraico; chi preferisce
-il commento del Martini o del Curci, chi, per atteggiarsi a libero
-pensatore, vuole le note di Lutero o del Diodati. La Bibbia è in tutte
-le librerie, ma per la maggior parte degli uomini è un mobile, un
-mobile di lusso: basta possederlo. Si compra, si fa rilegare in pelle e
-oro e si espone alla comune ammirazione, come un bel quadro antico.
-
-La storia di Adamo, di Caino, di Noè, di Mosè, di Isacco, di Giuditta,
-di Sansone ecc., l'abbiamo appresa nelle prime classi elementari o ci
-fu raccontata dal nonno. Ma chi legge i Salmi di Davide, la Sapienza di
-Salomone, le Lezioni di Giobbe, il Vangelo di S. Giovanni? Se qualche
-cognizione abbiamo della Bibbia è sempre di seconda mano o per vie
-indirette: la fonte, la vera fonte è ignorata.
-
-E sia detto fra noi, anche i preti l'ignorano. Essi nelle prediche,
-nelle conversazioni, ne citano versi e versicoli, ma credete che
-l'abbiano letto da capo a piedi? Ah! se la Chiesa non avesse imposto
-la recita quotidiana dell'Ufficio Divino, molti Reverendi non
-conoscerebbero neppure di nome Davide, Ezechiele e Geremia!
-
- *
- * *
-
-Non mi chiamate pessimista: io credo che si possa dire lo stesso della
-Divina Commedia.
-
-Il Voltaire scriveva: “Dante entra nelle biblioteche, ma non è letto.
-Mi rubano sempre un tomo dell'Ariosto, non mi hanno mai rubato un
-Dante!„
-
-Signori miei, non fate il muso duro. Questa volta il Voltaire ha
-ragione. Egli non dice che Dante è un poeta da strapazzo, dice solo che
-in Francia si compra e non si legge. E volete offendervi per questo? E
-che? forse in Italia non si fa lo stesso?
-
-Noi italiani siamo idolatri del sommo Poeta. Dinanzi alla sua tomba a
-Ravenna arde notte e giorno una lampada, a cui _Trieste nostra_ manda
-ampolla e olio.
-
-Due anni fa, si pensò di mettere una targa pel Carducci proprio presso
-la tomba di Dante. Ci fu un po' di subuglio. Nossignore; il Carducci è
-un poeta emerito, ma non deve stare a fianco al nostro Vate! La targa
-si pose, perchè così volle il Consiglio Comunale di Ravenna, ma a
-parecchi sembrò una profanazione. Dante deve restar solo. Non è mica un
-pianeta che ha bisogno di satelliti!
-
-Tre anni fa, Catullo Mendes, alla fine di un banchetto, si permise
-sentenziare che Dante era francese. Il telegrafo ci portò subito la
-sacrilega asserzione. Dante francese! Chi l'ha detto? Chi è questo
-pazzo? Si parlava già di duelli, e se il Mendes avesse continuato a
-insolentire, cento nuovi Guglielmo Pepe erano pronti a sbudellarlo.
-Ladro screanzato! volerci rubare Dante! E non sa questo signor Catullo
-che l'Alighieri è per noi come la corona di bronzo di Napoleone? Iddio
-ce l'ha dato e guai a chi lo tocca!
-
-Ma quanti degli italiani leggono la Divina Commedia?
-
-Alcuni versi del Sacro Poema sono diventati proverbiali e si tramandano
-di generazione in generazione. Chi, incominciando un elogio funebre non
-esclama: _farò come colui che piange e dice_, mentre poi non sa fare nè
-l'uno, nè l'altro? Chi, trovandosi a corto di argomenti in suo favore,
-non bolla col nome di invidiosi i suoi avversarî, dichiarando chiusa la
-polemica col provvidenziale: _non ti curar di lor, ma guarda e passa_?
-
-Insomma è sempre un verso di Dante, e nei casi solenni, una terzina,
-che chiude o apre il fuoco in tutte le discussioni scientifiche,
-politiche o religiose.
-
-E nel campo letterario? Dio mio, i letterati ne abusano maledettamente!
-Per tutti i bisogni grandi e piccoli, Dante, sempre Dante! Non sanno
-muovere un passo, non sanno aprir bocca senza ricorrere al gran
-papà. E come certi oratori sacri, per mantenere in piedi una tesi
-cervellotica, cercano rafforzarla con qualche sentenza di S. Tommaso o
-di S. Agostino, così molti conferenzieri ricorrono a Dante, al padrino
-universale, per essere protetti e difesi.
-
-Eppure, mentre la Divina Commedia è così saccheggiata, è poco letta.
-Noi abbiamo Cattedre di Dante, Società della Dante Alighieri, ma se
-togli pochi, proprio pochi, veramente studiosi, che sono chiamati per
-celia Dantofili, gli altri se ne disinteressano completamente.
-
-La grande sala del Collegio Romano è adibita per le conferenze
-dantesche, che si tengono per lo più durante la quaresima. E' un
-sacro ritiro. I tempi mutano; i nostri padri, compunti e contriti, se
-ne andavano in chiesa, nella quaresima, a sentire l'oratore sacro,
-il quale cominciava col _pulvis es_ e finiva col _resurrexit_.
-Oggi no, si va al Collegio Romano, dove un professore vi legge, vi
-commenta, vi tagliuzza, vi sviscera un canto del Poema. Il pubblico
-sempre numeroso. Spesso interviene il Re, la Regina Madre e Figlia,
-i Ministri, i Presidenti dei due Rami, il Corpo Diplomatico; e quando
-il conferenziere ha finito, gli applausi arrivano alle stelle: Bene,
-bene! bravo, bravo! Il Re si congratula, le Regine si congratulano, si
-congratulano tutti.
-
-Ma credete che fra tutto quel pubblico “colto„ vi siano dieci persone,
-che abbiano studiata la Divina Commedia?
-
-Questo libro è per noi come l'Arca Santa per gli Ebrei: si adora,
-ma non si tocca. Si è avuto nelle mani solo nelle classi liceali e,
-secondo la maggiore o minore pedanteria del professore di italiano, si
-sono perdute molte lezioni nel fare insulse indagini sul veltro, nello
-stabilire che cosa rappresenti Beatrice, quali diavolerie si nascondano
-sotto quel benedetto o maledetto _pape Satan, pape Satan aleppe_!
-Oggi si fa un parallelo con il Caronte di Virgilio, domani si mettono
-in bilancia i demoni di Milton. Infine si apre il libro del dare e
-dell'avere: qui imita Omero, qui Virgilio, là è stato saccheggiato
-dall'Ariosto e dal Tasso. Insomma un po' di autopsia, un po' di
-anatomia comparata e basta.
-
-Conosco un professore, mente vuota addirittura, il quale pretendeva
-dagli alunni la pianta topografica di tutte le bolgie infernali,
-e l'anno scolastico passava in questi noiosi esercizi. Forse il
-disgraziato, temendo che l'inferno sarebbe stata la sua eterna dimora,
-ne voleva una guida per non smarrirsi!
-
-I tre anni del liceo passano e si dà il benservito alla Divina
-Commedia, per entrare nella grande e vera commedia della R. Università.
-
-Ma siamo giusti: se questo libro è poco letto, la colpa è dei
-commentatori e dei maestri. A furia di voler vedere in ogni verso
-un'allegoria, ci annebbiano talmente l'intelligenza che non sappiamo
-dove dar di capo. E fossero almeno d'accordo questi signori! No, lì per
-picca a contraddirsi.
-
-Il proverbio dice: “Dove molti galli cantano, non fa mai giorno.„ È
-proprio il caso nostro. La _Divina Commedia_ non appare così luminosa
-per i tanti galli e capponi che vi cantano intorno.
-
-Si vocifera che a Ravenna debba, quanto prima, sorgere una grande
-Biblioteca Dantesca. Oltre le edizioni estere e nazionali, raccoglierà
-i commenti estetici, filosofici, filologici, storici, politici ecc.,
-che saranno naturalmente migliaia e migliaia, giacchè tutti i critici
-hanno voluto dire la loro parola sulla _Divina Commedia_.
-
-Ravenna dunque avrà una biblioteca monumentale. Benissimo. Idea degna
-del nostro secolo. Però vorrei che innanzi al maestoso edificio si
-scrivesse a grossi caratteri: — _Dante e la Torre di Babele!_ —
-
- *
- * *
-
-Sentite sempre dire: “Che vuoi, segue il principio di Machiavelli! È
-della scuola di Machiavelli! È seguace di Machiavelli!„
-
-Per la maggior parte degli Italiani, Machiavelli è un furbo
-matricolato, un cinico terribile, un ministro di tirannia, un uomo
-senza coscienza, senza morale, senza fede. E sapete perchè questo
-poveretto è così calunniato? Ve lo dico subito: non si legge.
-
-Noi siamo soliti ripetere da pappagalli ciò che ci vien detto da altri.
-Machiavelli ha scritto: _il fine giustifica i mezzi, ciò che giova
-lice_, ecc. Verissimo. Ma mettete queste massime in relazione col
-tempo in cui visse il Machiavelli, studiate quel periodo storico in cui
-Firenze si dibatteva tra il servilismo e l'abiezione, e poi ditemi se
-una voce, che richiami al rigido diritto, merita encomio o disprezzo.
-
-Il Villari nel suo pregiato lavoro _Machiavelli e il suo tempo_
-conchiude trionfalmente: “Oggi che l'Italia ha incominciato a redimersi
-e si è costituita secondo la profezia di lui, è venuto il momento,
-in cui gli sarà resa giustizia.„ Ma quale giustizia? La calunniosa
-leggenda dura, perchè le opere del Segretario Fiorentino non si
-leggono, e molto meno si studiano.
-
-Il Bonghi nelle sue lettere critiche grida: “Chi non legge il
-Machiavelli è un uomo mediocre e di animo piccino.„ È inutile! _Il
-Principe e Compagni_ resteranno sempre negli scaffali con tutti
-gli onori civili e militari, ma senza essere mai consultati. Si
-leggiucchiano le poesie e le commedie, perchè un po' scollacciate,
-ma le opere storiche _requiescant in pace_! Solo quei signori della
-Minerva di tanto in tanto ne mandano un pezzetto ai candidati di
-licenza liceale, i quali, frettolosamente — appena in sei o sette ore
-— gli confezionano un abituccio alla latina, tutto toppe e topponi. E
-come a farlo apposta si scelgono pezzetti difficili ed aridi, forse per
-innamorare sempre di più i giovani.
-
-La Minerva sa rendere simili servizî!
-
- *
- * *
-
-Specialmente noi meridionali parliamo sempre della _Scienza Nuova_
-di Giambattista Vico. Ne andiamo orgogliosi, come se questo libro
-fosse stato lasciato in eredità a noi, e solo a noi. In tutte le
-conversazioni, in tutte le dispute, in tutte le polemiche, il Vico vien
-tirato sempre in ballo.
-
-Ma chi lo legge? Fino a pochi anni fa nessun editore credeva opportuno
-riprenderne la ristampa, e per averne un esemplare bisognava ricorrere
-ai venditori di libri usati o alle R. Biblioteche. Oggi, grazie a
-Benedetto Croce, ne abbiamo una bella edizione. Anzi il Croce, con
-lo zelo di un apostolo, va predicando che noi italiani abbiamo il
-sacrosanto dovere di leggere e studiare la _Scienza Nuova_. Ma come
-succede a tutti quelli che ricordano doveri, il Croce predica al
-deserto.
-
-Anche il Michelet, a suo tempo, voleva che i Francesi studiassero
-quel libro, ma poi si convinse che pretendeva l'impossibile. “Giovan
-Battista Vico — egli disse — non può essere inteso dal secolo
-decimottavo, perchè parla al decimonono.„ Non l'avesse mai detto!
-Sapete che cosa è successo? Quelli del secolo decimonono dissero che
-il Vico parlava al ventesimo, noi del ventesimo diciamo che parla al
-ventunesimo, e siate sicuro che i nostri figliuoli diranno che parla
-al ventiduesimo. Insomma quel libro parla sempre al secolo futuro, e
-intanto... non parla mai.
-
-Ma volete sapere perchè la _Scienza Nuova_ non si legge? Sentite: il
-Settembrini, che ne parla con la riverenza di un discepolo, servendosi,
-come al solito, di una similitudine, dice: “Il Vico è come una immensa
-statua colossale che riguardata da vicino ti pare mostruosa nelle sue
-membra quasi formata con la zappa, gli occhi cavati con la vanga, tutto
-scabrezza e rozzezza; ma a certa distanza la scabrezza sparisce, e vedi
-la figura proporzionata e maestosamente bella.„
-
-Ecco la ragione, per cui non si legge il Vico: vogliamo guardarlo da
-lontano, per vederne meglio i pregi!
-
- *
- * *
-
-E il Darwin? È oramai mezzo secolo che si ciancia di Darvinismo.
-Questo sistema evoluzionista, che apre un abisso nel campo biologico,
-e per conseguenza inevitabile, anche morale, ha dato origine a una
-turba immensa di seguaci e di avversarî, turba di profani che non sono
-entrati mai nel santuario della scienza e che scorgono in Darwin o un
-simpatico libero pensatore o un terribile ateo.
-
-Di Darwinismo si parla nei caffè, nei circoli, su pei giornali, e
-mentre sono pochi i veri cultori di scienze naturali, tutti vogliono
-esprimere la loro opinione su tale argomento. Alcuni, per darsi la
-posa di uomini evoluti, sostengono quelle teorie con qualche debole
-argomento, letto in una rivista scientifica; altri, nemici di ogni
-nuovo portato della scienza, si fanno il segno della croce come se si
-parlasse del diavolo in persona.
-
-Ma domandate a tutti questi fanatici ammiratori o avversarî se hanno
-letto una pagina sola dell'_Origine della Specie_.
-
-Nemmeno per ombra!
-
-Vorrei parlare di altri libri, ma veggo che questo linguaggio dà sui
-nervi a parecchi. Forse m'inganno, ma ho ragione di credere che molti
-libri importantissimi non si leggono e si ha poi la pretenzione di
-discuterne!
-
-Per carità, si finisca una buona volta di fare i pappagalli! Quando non
-si è letta un'opera, o confessatelo sinceramente o acqua in bocca. Chi
-viene a domandarvi se avete studiato il _Principe_ o _L'Origine della
-Specie_?
-
- *
- * *
-
-Fin qui le persone che si chiamano colte, che vengono dette a ragione,
-e spesso a torto, menti direttive. Che se parliamo poi del pubblico,
-del pubblico grosso, c'è da mettere le mani nei capelli.
-
-Cinquant'anni fa, il Bonghi diceva che in Italia si legge poco, e
-ne dava la colpa alla lingua. Ma che lingua d'Egitto! Il pubblico
-si è dato mai pensiero della lingua? Nei secoli scorsi teneva i suoi
-procuratori legali — i pedanti —, oggi se ne disinteressa addirittura:
-ognuno parli e scriva come vuole!
-
-E allora perchè il pubblico non legge?
-
-Ve lo dico subito: non legge, perchè non ne sente il bisogno.
-Dovrebbe leggere per distrarsi, per divertirsi, ma se si distrae e si
-diverte così bene con lo sport, con la bicicletta, con l'automobile,
-col grammofono; col cinematografo, con l'areoplano! E poi, se il
-pubblico non legge, è un po' corrucciato; ha ricevuto un torto dai
-nostri letterati e vuol vendicarsi. Fino a pochi anni fa divorava i
-romanzi francesi, e il Dumas, il Sue, l'Hugo, il Verne, ecc. erano
-popolarissimi tra noi. Solo i romanzi? E' naturale. Il pubblico
-grosso se legge, legge romanzi. Nei secoli passati, quando la vita era
-meno febbrile, il pubblico prendeva parte alla letteratura classica,
-leggiucchiava poemi, tragedie, storie, ma a poco a poco si allontanò da
-questa roba un po' pesante; e quando lo Scott in Inghilterra, il Dumas
-in Francia e il Manzoni in Italia presero a battesimo il romanzo, il
-pubblico dette il benservito alla letteratura classica e giurò eterna
-fedeltà al romanzo. Sempre e soli romanzi!
-
-Ma un giorno si incominciò a dire: lasciate stare questi libri. Non
-vi accorgete che tutto è fantastico e strano? non vi accorgete che il
-romanziere vi burla e vi tratta da bimbi?
-
-Il pubblico sempre credulo, sempre scolare, sempre amante di novità,
-mise da banda quei libri, che lo avevano divertito un mondo, ed
-aprì i romanzi moderni. Ma che! questi romanzi non lo dilettavano
-un fico. Poca invenzione, poca azione drammatica e molta analisi. Il
-pubblico restò male. E che specie di romanzi son questi? Noi vogliamo
-distrarci, vogliamo sognare e questi libri mettono in campo quistioni
-scientifiche, tesi psicologiche, antropologiche!
-
-Che fare? Ricorrere di nuovo al Dumas e C.i? No. E dunque? dunque
-faremo a meno di leggere. C'è tanto da fare nella vita!
-
-Ma non crediate che il pubblico davvero non legga; legge, sissignore,
-ma legge male.
-
-So di un editore fiorentino, il quale mette in piazza migliaia e
-migliaia di libercoli, che vanno a ruba. Sono delle porcheriole non
-tanto per il soggetto, quanto per la forma. E quest'editore confessa,
-a onore e gloria di noi italiani, che a pubblicare buoni libri c'è da
-rimettere le spese, mentre con queste porcheriole si fanno quattrini.
-A Napoli parecchie Case Editrici non confezionano che questa roba;
-roba sudicia, roba da trivio, che fa vergogna alla natura umana. Sono
-libercoli dai titoli ambigui o spudorati, con fotografie sconce, che
-svegliano e solleticano i più bassi istinti.
-
-Mi sono caduti sott'occhio parecchi volumetti di una biblioteca così
-detta, _scientifica_. Che scienza! Si parla delle anormalità più
-nauseanti.
-
-E come sono furbi questi editori! Per stuzzicare di più l'appetito,
-presentano i libercoli, chiusi come in una busta. Dicono che la legge
-vuole così. Bugia. Il nostro Codice sorvola su queste bazzecole.
-Si chiudono in busta per rendere la merce più appetitosa. Il frutto
-proibito attira: non per niente siamo figli di Adamo e di Eva!
-
-A credervi, nessuno legge queste porcheriole, ognuno se ne mostra
-disgustato, ognuno aggrinza il naso e si atteggia a Catone, ma di
-grazia dove vanno a finire le tante edizioni, che si tirano così
-frettolosamente? Eh! questi libri si comprano, si leggono e si
-rileggono.
-
-Ma c'è bisogno di tanti esempi per dimostrare che il pubblico nostro
-legge male? Ricordatevi di _Quelle signore_. Veramente un tal successo
-si deve un po' a quel buon Procuratore del Re, che volle sequestrare il
-libercolo e trascinare l'autore dinanzi al tribunale. Non l'avesse mai
-fatto! I giudici l'assolsero e il pubblico l'arricchì!
-
-E quel che è peggio il signor Notari ha avuto degli imitatori. Molti,
-vedendo che quel genere era ricercato, ci regalarono subito: _Le Figlie
-di quelle Signore, Quelle Signorine, Quelle ragazze, Quelle Matrone_ e
-simili dolciumi.
-
-Qui mi verrebbe la tentazione di fare un po' il moralista, ma a che
-pro? Tempo perduto! Sua Eccellenza — di felice memoria — on. Luzzatti,
-volle alzar la voce in nome della pubblica morale. Scrisse una bella
-lettera ai prefetti del Regno, e disse solennemente: “Io non voglio più
-vedere libri, libercoli e cartoline pornografiche!„ Il buon uomo per
-raggiungere più presto lo scopo promise premi e minacciò castighi, ma
-fece fiasco. E faranno fiasco tutti. Noi dobbiamo imparare a proprie
-spese e metteremo senno solo quando l'acqua ci sarà arrivata alla gola.
-Pazienza. Io intanto penso: il Notari ha comprato una bellissima villa
-e fa la vita da signore a spese di _Quelle Signore_; mentre parecchi
-letterati nostri, valenti, vivono... da poveri cristiani.
-
-Bisogna dire che nel mondo v'è giustizia!
-
-
-
-
-Gli adulatori.
-
-
-Non ci avete mai pensato, ma la vostra libreria è piena zeppa di
-cortigiani.
-
-Vedete un po': Stazio s'inchina dinanzi al trono del lurido Domiziano,
-Virgilio apre le porte dell'Eliso ad Augusto, l'Ariosto tira incenso al
-suo Cardinale, l'Achillini affastella sonetti per quel sozzo Luigi XIII
-ed arriva a dirgli goffamente
-
- ai bronzi tuoi serve di palla il mondo,
-
-il Metastasio piega le ginocchia dinanzi alla sua padrona, il Cesarotti
-e il Monti inneggiano al Bonaparte!
-
-E li conservate voi questi libri? li leggete? li studiate?
-
-L'arte! Ma che arte d'Egitto! Noi non vogliamo colori e immagini:
-ci basta la natura. Noi abbiamo bisogno di chi sostenga e difenda la
-verità, di chi sappia educare il nostro carattere. Lo scrittore è un
-giudice ed ha il dovere di dire ai cattivi: “Io accuso, io protesto!„
-Se si lascia intimorire o allettare è un colpevole; e un nuovo
-Nazzareno dovrebbe cacciare a colpi di fune questo profanatore dal
-tempio dell'arte!
-
-Si sa, pochi hanno la forza di affrontare pericoli per la propria e
-l'altrui indipendenza, pochi hanno il coraggio di presentarsi, come
-Mosè, dinanzi agli eterni Faraoni e perorare la causa del popolo.
-L'eroismo non si può pretendere da tutti, ma nessuno deve essere vile:
-la viltà è abiezione. Se non sapete volare, camminate: strisciare è
-dei rettili, e ai rettili non è dato coltivare l'arte, la quale deve
-serbarsi immune dalla bassa adulazione.
-
-Plinio, per liberarsi dai malvagi capricci di Nerone, trattava
-quistioni grammaticali. “Mi piace vivere — diceva — e voglio sfuggire
-il serpe.„ Il Machiavelli, dovendo scrivere per incarico dei Medici
-le _Istorie di Firenze_, diceva al Guicciardini: “Consiglierommi meco
-medesimo e mi ingegnerò a far sì che pur dicendo la verità a niente
-possa ella rincrescere„.
-
-Filosseno, per aver dato il suo franco parere sopra alcune sciocche
-poesie del tiranno Dionisio, fu messo in carcere. Liberato poi per le
-preghiere degli amici, fu di nuovo chiamato da Dionisio a giudicare
-altri versi. Filosseno ascolta, e mentre la ciurma degli adulatori
-applaude, egli senza pronunziar parola si avvia alla porta. Domandato
-dal tiranno dove andasse, “ritorno al carcere„ rispose.
-
-Noi non sappiamo quali opere scrisse Filosseno, non sappiamo quale fu
-la sua vita, ma quest'atto nobilissimo lo solleva al di sopra di tanti
-poeti, che pur di avere titoli, decorazioni e ricchezze, vissero come
-schiavi. Gallonati, stipendiati, vendevano l'arte al miglior offerente.
-
-Grandi artisti furono il Corneille e il Racine, ma quando noi li
-vediamo nella reggia di quel mostro imbellettato di Luigi XV, vorremmo
-gridare: “Vergogna! vergogna!„ Sono dolci i drammi del Metastasio,
-ma chi può perdonargli i salamelecchi a Teresa d'Austria? Ah! questo
-beato Metastasio è davvero il tipo dell'adulatore gaudente! Dal giorno
-in cui con gli _Orti Esperidi_ dette il pomo di Paride all'Imperatrice
-Elisabetta comincia la sua vita di cortigiano. Vive 50 anni a Vienna,
-scrivendo drammi per nozze ed onomastici e non si ricorda mai di
-avere una patria. Per lui la patria è dove si sta bene, dove ci
-sono quattrini e belle donne. Carlo VI lo nomina barone dell'impero,
-Maria Teresa gli manda la decorazione di S. Stefano, ma lui come un
-vezzoso paggio gentilmente rifiuta. Non crediate che lo faccia per
-un sentimento di dignità: no, il latte e il miele gli è arrivato alla
-gola. “Non mi affogate; — par che dica — lasciatemi vivere nella mia
-corte!„
-
-E così vivevano un po' tutti i nostri letterati.
-
- *
- * *
-
-Ma noi siamo ingiusti! Prima di bollare col nome di adulatori quei
-poeti dovremmo ricordarci che nei secoli andati la carriera delle
-lettere non offriva vantaggi se non all'ombra di una corte.
-
-Oggi la condizione del letterato è molto diversa. Bene o male c'è
-sempre da sbarcare il lunario. I romanzi si vendono, le novelle si
-vendono, i lavori critici, storici, si vendono. Insomma chi si dà alle
-lettere, ed ha davvero un po' d'ingegno, non muore di fame. In ultimo
-caso c'è l'insegnamento: una cattedra di liceo o di Università si
-afferra e lo stipendio viene da sè. Non vivono da signori i letterati,
-ma vivono!
-
-Nel cinquecento, invece, o giù di lì, le cose andavano un po' male.
-La scuola non rendeva, pochi imparavano a leggere o a scrivere, e quei
-pochi la pretendevano _gratis et amore_; la luce non si paga o meglio
-non si pagava.
-
-Vivere con le pubblicazioni? La stampa era ancora piccina e camminava
-con le grucce. E poi a chi vendere i libri? Il popolo non leggeva o
-leggeva senza spendere un soldo. Dunque? dunque i poveri letterati
-dovevano ricorrere ai principi e recitare ad essi il _pater noster_
-col relativo _dacci oggi il nostro pane quotidiano_. Il principe era il
-mecenate, il protettore, che dispensava grazie e quattrini. E bisognava
-aiutarsi con la lode: con la lode toccare il cuore del magnanimo
-signore, con la lode ben disporlo ai futuri benefici. Non lo dico io,
-lo dice il Tasso (padre), il quale non fu, o meglio non voleva essere,
-un cortigiano, ma dinanzi al dilemma — o incensare o morir di fame —
-prese anche lui un turibolo ed esercitò... l'arte.
-
-Di buona o di mala voglia, un padrone bisognava tenerlo. Cantare come
-la cicala? Nossignore. Viene l'inverno e bisogna fare i conti con
-la formica. I poeti, edotti da questa favola, entravano per tempo in
-Corte, a formare la grande famiglia artistica. Il Cardinale Ippolito
-aveva a suo servizio circa 300 letterati; e avendogli un giorno
-Clemente VII fatto osservare che erano troppi, lui rispose: “Non li
-tengo a Corte, perchè io abbia bisogno di loro, ma perchè essi l'hanno
-di me„. Sua Eminenza aveva ragione. Per lui era un lusso, per i poeti
-una necessità.
-
-Ma quel lusso ai principi costava un occhio! I letterati in genere e
-i poeti in ispecie sono incontentabili! Amano la bella vita; vogliono
-mangiar bene, vestir bene, divertirsi meglio; e tutto a spese del
-padrone, tutto, anche gli abiti, anche le scarpe! Il Poliziano scriveva
-al Magnifico: “Gli stolti ridono dei cenci ond'ho coperto il corpo e
-dei sandali bucati che ho in piedi. Mandatemi una delle vostre vesti
-migliori e un paio di scarpe.„ Il Guicciardini ha bisogno della dote
-per le sue figliuole e il Machiavelli lo consiglia a rivolgersi a Leone
-X, perchè “tutto consiste nel domandare audacemente e mostrare male
-contentezza non ottenendo„.
-
-E guai se il principe faceva il sordo o si mostrava un po' spilorcio.
-Il Giovio aveva due penne: una di oro e un'altra di ferro e “ben sapete
-— egli diceva — che con questo santo privilegio ne ho vestiti alcuni di
-brutto cannevaccio!„ L'Aretino mal ricompensato rifiuta. “Vi rimando —
-scrive a Leone X — i dieci ducati pregandovi che vi degnate rendermi le
-lodi da me datevi. A quelli che vogliono la fama conviene essere larghi
-a senno.„
-
-Così i Principi, i Cardinali, i Papi per non essere messi alla berlina
-sborsarono danaro, e i poeti alla vista dell'oro cambiavano metro.
-
-L'Alemanni, cantando in lode di Carlo V, si sentì rimproverare da
-costui perchè in altro tempo ne aveva detto corna. “Maestà, — gli
-rispose con la più grande disinvoltura — l'ufficio della poesia è
-mentire.„
-
-L'Alemanni si espresse male, egli voleva dire: Maestà, la poesia è una
-merce; si vende.
-
-E si vendeva davvero. Andrea dell'Anguillara vendeva le sue ottave a
-mezzo scudo caduna. Curioso davvero questo poeta! Prima d'incominciare
-la traduzione dell'Eneide, manda ai Principi d'Italia una specie di
-lettera circolare per far sapere che il suo Enea troverà nell'Eliso
-tutti i magnanimi, e nell'inferno gli spilorci, e conchiude: “Spero
-che non mi bisogni mandar Lei e gli altri tutti a casa del diavolo e
-che Enea non abbia troppo da fare nell'inferno a parlar con tante anime
-dannate, quante io sono per mandarvene, se non fanno il debito loro„.
-
- *
- * *
-
-Si potrebbe dire: ma dunque i nostri letterati vivevano bene!
-Accarezzati, acclamati, festeggiati passavano gli anni in continua
-agiatezza.
-
-Eh! come inganna l'apparenza. Scorrete la vita di quei poveretti.
-Quante umiliazioni, quanti rimproveri, quanti disinganni! Bisognava
-stare sempre agli ordini, secondare il principe nei suoi pettegolezzi,
-seguirlo nelle insulse guerricciuole. Quei Mecenati oggi decretano
-pensioni e titoli, domani per un equivoco o capriccio vi mettono fuori;
-e il povero poeta doveva trovarsi un nuovo padrone e recitare un nuovo
-atto di fede. Chi dei poeti nostri visse felice o almeno tranquillo?
-L'Ariosto fa il governatore, il segretario, il messo d'ambasciata, il
-cavallaro, e un giorno, solo perchè non vuole recarsi in Ungheria,
-gli è negata la pensione; il Tasso, invidiato, calunniato, burlato,
-vi perde la ragione e vien rinchiuso in un manicomio; il Guarini è
-cacciato dalla Corte dei Savoia; il Marino è messo in carcere; il
-Tassoni passa da una Corte all'altra e dolorosamente esclama: “I
-principi hanno le mani lunghe, ma non larghe„ e si fa dipingere con un
-fico in mano per indicare ciò che ha riportato dalle Corti.
-
-Fortunatamente quei tempi passarono e la nostra letteratura a poco a
-poco ruppe le vergognose catene ed acquistò la propria indipendenza. Al
-principio dell'ottocento non si lasciò nè allettare, nè intimorire.
-
-Peccato che mentre la coscienza italiana si formava per l'opera di
-tanti valorosi scrittori, il Monti volle restare all'ombra del manto
-imperiale. Il Parini si negava finanche di tessere il panegirico a
-Maria Teresa. “Io non trovo veruna idea soddisfacente su cui tessere
-l'elogio dell'Imperatrice. Ella non fu che generosa: donare l'altrui
-non è virtù„. Il Foscolo, pur di non inneggiare agli oppressori se
-ne andava ramingo, scriveva su riviste inglesi, trattando argomenti
-pedestri di critica e di storia letteraria. “Mi sono esposto — diceva
-alla sorella — colla vergogna sul viso e col cuore afflittissimo a dare
-lezione in pubblico non in università, che sarebbe un onore, bensì in
-una specie di teatro: senza questo duro espediente non avrei di che
-vivere.„
-
-Il Monti invece, che pure aveva gran cuore e forte ingegno, s'inchinava
-ora al Papa, ora a Napoleone, ora all'Austria. Realista con i re,
-imperiale con gl'imperatori, repubblicano con le repubbliche, fu il
-poeta dei vincitori.
-
-I suoi contemporanei lo chiamano il Dante redivivo, ma la nuova Italia
-non l'ha riconosciuto come suo poeta nazionale!
-
- *
- * *
-
-E basta col passato.
-
-Oggi nell'anno di grazia 1911 non abbiamo più adulatori. Gli scrittori
-moderni non hanno nulla da temere o da sperare dai Coronati.
-
-È finito il tempo dei Dionisî. Se l'Imperatore di Germania, che si
-atteggia a letterato, scrivesse domani dei brutti versi, cento critici
-tedeschi gli direbbero in faccia che la poesia non è per lui.
-
-Che mecenati e protettori! Oggi il Gran Mecenate è il pubblico.
-Allettate il pubblico, carezzatelo, seguitelo nei suoi gusti,
-solleticatelo nelle sue passioncelle, distraetelo, divertitelo,
-storditelo, egli saprà fare il suo dovere: vi darà quattrini ed onori.
-
-Essere attaccati alla gonna di una regina ed esaltarne i begli occhi,
-le graziose manine, brrr! è una abiezione.
-
-Dall'altra parte non crediate che i re abbiano vaghezza di tenere al
-loro servizio poeti, che cantino la ninna nanna in tutte le ore del
-giorno. Hanno da sentire altre ninna nanne, i poveretti! Neppure lo
-Zar, che si ostina a conservare una imbalsamata autocrazia e manda
-al fresco eremitaggio siberiano chi alza un po' la voce, vuole poeti
-imperiali. Ed ha ragione. In quella Corte non ci mancherebbero che una
-dozzina di poeti per accrescere la confusione ed il disordine.
-
-Ma zitto, noi non dobbiamo mettere il naso nei fatti degli altri.
-Confusione e disordine ce n'è dovunque!
-
- *
- * *
-
-Mi frulla un'idea nel cervello e fa ressa per uscire. Ma esci alla
-malora e non rompermi più la testa!
-
-Ecco: quanti poeti nostri non vorrebbero anche oggi far parte della
-Real Casa, e vivere all'ombra del Quirinale con un lauto assegno?
-Rende tanto poco la poesia! Certamente il D'Annunzio, il Pascoli, lo
-Stecchetti, il Baccelli rinunzierebbero a un tale ufficio: vivono bene
-a casa loro, ma tanti altri poeti, che si ostinano a cantare al deserto
-tutto il giorno e gran parte della notte, l'accetterebbero come una
-manna.
-
-Che cosa canterebbero questi vati? Eh, c'è tanto da cantare!
-
-Il Principino mette un dente? un sonetto; il Principino sa montare a
-cavallo? una canzone. La Regina cade e si fa male o meglio non si fa
-male al braccio? un inno di ringraziamento a Giove. La Regina Madre va
-ai monti? la Regina Figlia va al piano? le Reginette vanno in giardino?
-Per tutti gli atti reali, grandi e piccoli, una canzone, un sonetto, un
-madrigale, uno strambotto!
-
-È una insinuazione la mia?
-
-Vorrei che al nostro Re saltasse davvero il grillo di avere una
-coppia di poeti regi. Naturalmente bandirebbe un concorso. Quanti
-concorrerebbero? I nostri poeti oggi a tale domanda rispondono
-sdegnosi: “Nessuno!„ Non li credete: imitano la volpe. Se venisse quel
-giorno!...
-
-Ma questo giorno non verrà. Il nostro Re è pratico, praticissimo, e
-se non dà il ben servito ai maggiordomi e compagnia, non dipende da
-lui: così vuole il cerimoniale. Dei poeti però è poco tenero. Vedete:
-ogni giorno nomina cavalieri e commendatori. Un decimo degli italiani
-hanno una croce. Un avvocato, un medico, un negoziante, che acquista,
-con l'arte o con l'astuzia, un po' di nome, o un numero discreto di
-biglietti di banca, toh! una croce o un cordone. Ai poeti? Un corno.
-
-Eh! la poesia è finita. Se volete entrare nelle grazie dei potenti,
-mandate alla malora la poesia e datevi... al giornalismo. Oggi i veri
-potenti non sono i re, i principi, i duchi, gli arciduchi, i marchesi,
-i baroni. I Governi costituzionali hanno gentilmente spotestati i re,
-mettendoli in seconda fila: in prima fila sono i ministri, i quali
-per restare sempre innanzi e non indietro, si afferrano alla stampa...
-amica.
-
-Vangelo. Il ministro Giovanni Nicotera con la più grande disinvoltura
-diceva ad un amico: “Ogni Ministero ha bisogno di un milione all'anno
-per puntelli.„ Sua Eccellenza per puntelli intendeva la _libera_
-stampa.
-
-Come cambia il mondo! Nei secoli scorsi quelli che avevano il mestolo
-in mano carezzavano e sussidiavano gli storici per essere tramandati
-ai posteri con un mezzo panegirico. Oggi non si pensa ai posteri. Che
-immortalità d'Egitto! Ciò che impressiona è il presente, non il futuro.
-
-
-
-
-I libri educativi.
-
-
-Noi consumiamo la maggior parte del nostro tempo a leggere libri
-inutili. Saranno libri belli o brutti, attraenti o noiosi, con arte o
-senz'arte, ma inutili alla vita.
-
-Si legge un romanzo, un volume di poesie, un dramma; che scene, che
-descrizioni, che lingua forbita! La fantasia ne gongola, il cuore si
-dilata o si restringe. Benissimo. Ma quale vantaggio? Diletto dieci,
-profitto zero.
-
-Diciamolo francamente. Di tanti libri che abbiamo letti, quale è valso
-a renderci migliori, a correggerci magari di un piccolo difetto?
-
-Eravamo un po' superbi e siamo restati tali, eravamo indolenti e lo
-saremo fino alla consumazione dei secoli. E perchè? Dal libro vogliamo
-essere allettati, dilettati, carezzati, magari storditi, non educati.
-Cioè vorremmo essere educati, ma senza sforzi, a nostra insaputa. Non
-si è detto sempre che leggere è mangiare? Mettete in bocca un bel pezzo
-di carne; masticatelo un pochino e inghiottitelo. Appena andato giù,
-deve lo stomaco utilizzarlo e renderlo chilo e sangue. È un processo
-che si svolge da sè, senza che voi ve ne curiate nè punto nè poco.
-Siamo d'accordo. Ma ogni libro è per la mente ciò che il pezzetto
-di carne è per lo stomaco? No. Allo stomaco diamo carne, alla mente
-intingoli, pasticci, dolciumi più o meno nocivi. Sono degl'intingoli
-che stuzzicano l'appetito, carezzano il nostro palato, soddisfano la
-nostra ghiottoneria, ma non dilettano lo stomaco.
-
-Libri-carne, libri-pane ne leggiamo pochi, libri pasticci un mondo. Ma
-vale la pena di consumare tempo e danaro per un passeggiero diletto,
-per un'efimera commozione? Noi italiani, a preferenza degli altri
-popoli, amiamo assai gl'intingoli in letteratura. E perchè? Per seguire
-la moda, per far sapere a cielo e terra che a noi piace l'arte! E
-sempre questa benedetta arte! Ma possiamo vivere di sola arte noi?
-Eccetto pochi privilegiati che si allontanano, quasi direi, dal mondo
-reale e passano gli anni in continua contemplazione, tutti gli altri
-debbono vivere. E abbiamo mai pensato che cosa importa, specialmente
-oggi, vivere? _Vita, motus_: moto continuo, incessante, e in questo
-moto perpetuo, quante lotte, quante sorprese, quante cadute!
-
-Convinciamoci: nè l'arte, nè la scienza potrà insegnarci a vivere.
-Abbiamo per tanto tempo studiato, investigato, scrutato, di tutto
-conosciamo la ragione intima; la natura in parte ha ceduto le armi,
-ma che? noi siamo scontenti, noi siamo sfiduciati. Sfiduciati del
-progresso? No, di noi stessi. Chiediamo alla vita più di quello che
-dovremmo. Nessuno si mette nei giusti limiti. Si vuol giungere in alto
-senza noviziato, senza sacrifici.
-
-Di qui malumori, scoraggiamenti, disillusioni: di qui lotte sorde,
-disoneste!
-
-Ecco la necessità di libri eminentemente educativi, di libri che
-ci facciano conoscere i nostri doveri, che ci dicano come la vita è
-nell'operosità!
-
-Mettiamo da banda romanzi e poesie che ci fanno sognare: chi sogna
-dorme e chi dorme — voi lo sapete — non piglia pesci; mettiamo da
-banda tanti libri che ci commuovono, ma che non ci educano. Il cuore,
-il cuore, sempre il cuore! A furia d'intenerirlo, l'abbiamo tanto
-rammollito! Il cuore, ricordiamolo, è un organo che deve lavorare
-giorno e notte ed ha bisogno di forze vitali!
-
- *
- * *
-
-Di libri educativi ne abbiamo un mondo.
-
-La pretenzione di educare l'hanno tutti gli scrittori. Eccetto pochi,
-i quali scrivono per scrivere, senza curarsi di ciò che mettono fuori,
-tutti gli altri credono o fingono di credere che i loro libri siano
-educativi. Il poeta vuol educare col sentimento, il romanziere con la
-favola, lo storico col passato, il filosofo con l'avvenire.
-
-Mettiamo da parte i poeti e i romanzieri. A tirar le somme, questi
-signori hanno fatto più male che bene alla povera umanità. Parliamo di
-quegli scrittori, che _ex professo_ vollero trattare di educazione.
-Date una sguardo ai vostri scaffali: libri educativi non ne mancano,
-anzi occupano un posto importantissimo. Ma educano davvero?
-
-Non vi disturbate, anche questa volta mi ostino a rispondere:
-no. Ho le mie buone ragioni. Ditemi: una raccolta di precetti, di
-ammaestramenti un elenco dettagliato dei nostri doveri si può chiamare
-libro educativo? A noi non piace la predica, non piace sentirci dire a
-bruciapelo: _hoc faciendum, hoc fugiendum_. Il moralista riesce sempre
-un po' antipatico. Catone, per aver voluto alzar troppo la voce, è
-restato nella storia come il tipo delle persone noiose. Lo ricordino i
-compilatori di libri educativi e si convincano che l'educazione vera,
-sana, feconda non si apprende con le formole come la matematica!
-
-Si disse un gran bene della _Morale Cattolica_ del Manzoni e dei
-_Doveri degli uomini_ del Pellico. In Italia quei due libri, diversi
-per peso e misura, furono letti e riletti, ma non cavarono un ragno dal
-buco.
-
-Solo il Tommaseo, vera stoffa di educatore, avrebbe potuto darci un
-bel libro, ma volle anche lui predicare e i suoi _Pensieri_ sono un po'
-pesanti. Bellissimi gli argomenti, debole e scialbo lo svolgimento.
-
-Il primo che fece vedere al mondo come va trattata questa materia fu
-lo Smiles, quando scrisse _Chi si aiuta Dio l'aiuta_. Il titolo dice
-tutto. Lo Smiles non è un letterato; raccoglie un certo numero di
-fatti, li racconta così alla buona, e ne trae insegnamento pratico
-per tutti. Non alza la voce, non ha la pretensione d'insegnare nulla;
-narra, semplicemente narra.
-
-Eppure quel libro, scritto in una forma semplice e piana, ci fa
-pensare: ci dice che nel mondo c'è un posto onorevole per tutti, che
-ognuno ha il dovere di essere benemerito della società; ci dice che se
-la maggior parte degli uomini non giungono alla meta è perchè non sono
-perseveranti, non occupano bene il loro tempo, non conoscono se stessi.
-
-I nostri educatori sono soliti darci come modelli di operosità e di
-perseveranza solo quegli uomini eminenti, che si distinsero nelle arti,
-nelle lettere, nelle scienze. Lo Smiles, no; trova esempi salutari in
-ogni classe sociale. Classe? Ma chi ha diviso gli uomini in classe?
-Chiunque tu sii: letterato, medico, statista, sacerdote, operaio,
-contadino, sei uomo: hai una mente, hai due braccia, devi compiere la
-tua missione.
-
-Sei povero? Eh, la povertà non ti condanna all'impotenza. Avanti,
-da coraggioso! E qui innumerevoli esempî di Inglesi, di Francesi, di
-Italiani, che, poveri in canna, occuparono i primi posti nell'arte,
-nelle scienze, nella politica.
-
-Vi avvilite dinanzi agli ostacoli? Fate male; Colombo, Alfieri, Newton,
-Beel, Gialdini, Gibbon e cento altri non si avvilirono e vinsero.
-Iddio non creò i dotti e gl'ignoranti, i ricchi e i poveri, gli onesti
-e i disonesti: creò Adamo, solo Adamo. L'ignoranza, la miseria, la
-disonestà la vogliamo noi, perchè siamo vili, perchè ci facciamo
-vincere dall'ozio e dalle avversità!
-
-E lo Smiles tutto ciò non lo dice in forma di predica, come
-disgraziatamente faccio io, ma con esempi storici. Ognuno leggendo
-quelle pagine dovrà dire a sè stesso: “È vero!„ Molti lo dissero
-e si corressero. L'autore negli ultimi anni mostrava ai suoi amici
-intimi centinaia di lettere, pervenutegli da tutte le parti del mondo.
-Non erano lettere di complimento, non dicevano: “Il vostro libro è
-bellissimo, è un capolavoro„; no, dicevano semplicemente: “debbo al
-vostro libro la mia posizione sociale, debbo al vostro libro la mia
-onestà!„
-
-Quando Cecil Rhodes inaugurò una biblioteca in una città dell'Africa
-meridionale, esclamò commosso: “Mi chiamano un creatore d'imperi.
-Non lo so, nè capisco bene che cosa si voglia dire. Ma un'altra cosa
-so e ne sono sicuro ed è che in questo libro — e sollevò in alto il
-_Self-help_ — abbiamo un creatore di uomini, un creatore di caratteri!„
-
-Lord Cecil aveva ragione. Quel libro, tradotto in tutte le lingue del
-mondo civile, destò un grande entusiasmo.
-
-Anche da noi fu letto ed encomiato, ma i frutti furono scarsi, perchè
-la maggior parte degli esempî, riportati dallo Smiles, sono inglesi.
-Per convincere e impressionare di più occorrono esempî paesani.
-Quest'idea viene al Barbera; ne parla al Lessona: questi si mette
-all'opera e dopo un paio di mesi ecco _Volere e Potere_. Il Lessona
-non è lo Smiles; il suo libro risente molto della fretta; manca quella
-minuta, scrupolosa osservazione, manca quel nesso logico tra un fatto
-e l'altro; ma nell'assieme è un bel libro, che ci onora presso le altre
-nazioni.
-
-L'esempio del Lessona fu seguito da altri, e in pochi anni fiorì tutta
-una letteratura sanamente educativa.
-
-Ma la moda, maledetta moda, ci ha reso anche questo brutto servizio.
-Leggiamo noi oggi volumi dello Smiles, del Lessona, dell'Alfani, del
-Gotti? No. Eppure sono questi i libri che dovremmo sempre avere sul
-tavolo da studio. Noi italiani siamo un po' anemici ed abbiamo bisogno
-di una buona cura ricostituente. Il nostro cielo, il nostro clima ci
-avvezzano al dolce far niente, all'ozio beato. Siamo di sangue caldo,
-noi; in un momento vorremmo ingoiare il mondo, ma al primo ostacolo
-deponiamo le armi, imprecando contro la natura.
-
- *
- * *
-
-Quando si parla di educazione, il pensiero va subito ai giovani. Ed è
-giusto. Oramai noi ci troviamo a due terzi del cammino e da un momento
-all'altro potremmo avere l'ordine di fermarci. La nostra parabola è
-quasi descritta; i conti sono per chiudersi e chi ha dato ha dato. Se
-si potesse rifare la strada, vorremmo metterlo a dovere il signor io!.
-
-Ma i giovani? Abbiamo mai seriamente pensato che mentre noi ci troviamo
-negli ultimi giorni del nostro autunno o addirittura nell'inverno,
-altri si trovano al principio della primavera? Abbiamo mai pensato
-che questi bimbi, rosei e paffutelli, che oggi ci scherzano d'intorno,
-domani saranno uomini?
-
-Non voglio fare della rettorica io, nè del sentimentalismo. Dico
-semplicemente che i nostri figliuoli dovranno imparare come noi, a
-proprie spese, un po' di esperienza della vita, impararla molto tardi
-e a caro prezzo. E perchè? perchè noi pensiamo ad istruirli, non ad
-educarli. Appena un bimbo sa mantenersi in piedi e balbettare — mammà!
-papà! — subito a scuola. Lo vuole la legge, lo vogliamo noi. Dopo
-quattro anni il bimbo è già maturo e bisogna che entri nel ginnasio.
-Noi da una parte, i maestri dall'altra, non si predica che istruzione.
-
-È approvato agli esami di licenza. Benissimo. Avanti al liceo, avanti
-all'Università! Viene il gran giorno. Il vostro figliuolo è avvocato,
-è medico-chirurgo, è professore, è ingegnere. Ma che! quel povero
-giovane, imbottito di scienza, entra nella vita impreparato. Vi sa
-tradurre un pezzetto di Platone o di Omero, sa risolvere un'equazione
-di terzo o quarto grado, vi discute sui diversi strati della terra,
-ma non sa vivere. Colpa nostra che abbiamo pensato solo ad istruirlo.
-Esami! esami! esami! È questa la nostra unica preoccupazione. Il
-resto faccia da sè. Per le ragazze rigore immenso: non debbono uscir
-di casa, non debbono trattare certe amiche, non leggere certi libri;
-per i giovani libertà assoluta. Teatri, divertimenti, viaggi, tutto
-è lecito purchè si arrivi a carpire un titolo accademico! Domandate a
-vostro figlio se ha letto _Chi si aiuta Dio l'aiuta_, se ha mai visto
-i _Pensieri_ del Gabelli. Neppure per ombra. Egli si delizia con i
-romanzi dello Zola, del D'Annunzio, ecc.
-
-E così prepariamo una generazione di fiacchi, di illusi, di pessimisti.
-
-A trenta anni i nostri giovani sono stanchi di vivere. Hanno ragione:
-chi ha detto loro che la vita è azione, la vita è lotta? Una ragazza
-li tradisce? stricnina; si falla ad un concorso? revolver. La vita si
-butta via come un cencio. È storia quotidiana questa: ogni giorno una
-dozzina di giovani se ne vanno a l'altro mondo, o meglio al cimitero.
-Essi non credono alla vita futura. Diavolo, se non credono alla vita
-presente.
-
- *
- * *
-
-Molte sono le cause di una sì desolante epidemia, ma io credo che il
-colpo di grazia è dato dalla nostra letteratura.
-
-In questi cinquant'anni di vita italiana che cosa ha fatto la
-letteratura in riguardo ai costumi?
-
-I nostri scrittori, precedenti all'Indipendenza, non si preoccuparono
-che della patria. E sta bene. Bisogna essere liberi, mandar via
-lo straniero. Poeti, romanzieri, storici, filosofi, educatori, si
-consacrarono interamente alla patria.
-
-Chi con audacia, chi con calma, chi con sottintesi, tutti si dettero
-a preparare il gran giorno. “Lasciatemi fare — diceva il Guerrazzi a
-chi lo rimproverava del troppo fiele messo nella _Beatrice Cenci_ —
-quel fiele purifica!„ E noi lasciamo fare a lui e agli altri. Ma fatta
-la patria, mandato via lo straniero, restati noi donni e padroni del
-nostro, in virtù del grande istrumento, notaio Napoleone III, bisognava
-cambiar rotta. Lo disse il D'Azeglio: l'Italia è fatta, occorre far
-gl'Italiani.
-
-Non è nostro compito giudicare l'opera degli scrittori viventi, ma,
-a parlar chiaro, questi signori hanno disfatto noi e si preparano a
-disfare i nostri figliuoli. E si va avanti così; nessuno protesta,
-nessuno dà l'allarme.
-
-Se la mia voce non fosse così fioca direi agli scrittori
-italiani: “Per carità, lasciate il pessimismo, lasciate le analisi
-psichico-antropologiche, lasciate certi fattacci, certe situazioni
-raccapriccianti, dateci libri di sana educazione, libri che siano vero
-nutrimento per i nostri giovani, per questa nuova generazione, già così
-inferma e indolente!
-
-
-
-
-I microbi nei libri.
-
-
-Ma in quali libri?
-
-Se si parla di quelle antiche, antichissime edizioni di storia e di
-filosofia, che mandano un tanfo di vecchiume, possiamo rispondere col
-Davanzati: _sapevamcelo_; ma no, la scienza moderna, rappresentata da
-arcigni professori tedeschi e francesi, ci viene a dire che i microbi
-pongono stanza anche nei libri nuovi.
-
-Nè deve far maraviglia. Sono i libri nuovi che più si leggono, che
-passano per tante mani, che riposano sui tavoli di persone sane o
-malate; sui libri nuovi si respira, si starnuta, si tossisce, si
-sbadiglia!
-
-Quindi, signor De Amicis, signor Fogazzaro, signor Pascoli, signor
-D'Annunzio, i vostri libri così eleganti, così leggiadri, non sono
-che un veicolo d'infezione. Se abbiamo l'influenza, la bronchite, la
-polmonite, la pleurite, la tisi o altro ben di Dio, bisogna ringraziare
-voi altri. Col pretesto di arricchirci la mente, di sollevarci lo
-spirito, ci mandate all'altro mondo, in barba alla legge e alla
-civiltà!
-
-Bel servizio! E dire che noi non ce n'eravamo accorti e che delle
-nostre continue infermità si dava la colpa all'aria, all'acqua, ecc.
-
-Ma è vero ciò che asseriscono così dommaticamente i nostri medici? o i
-poveretti a furia d'indagare hanno perduto la testa?
-
-Chi lo sa! Chi può entrare in una clinica, in un gabinetto di
-batteriologia e dire: “Lei, signor direttore, signor assistente, signor
-aiutante, si inganna a partito: la cosa va così e così!„.
-
-Siamo dei profani noi, e bisogna tacere.
-
-Ma io non so tacere; io voglio parlare, a costo di sentirmi dire
-davanti, di dietro e anche di traverso, che sono un ignorante.
-Ignorante e doppio: ma questa faccenda dei microbi non mi va!
-
-Che smania si ha oggi di voler trovare microbi da per tutto: microbi
-nei libri, microbi nei fazzoletti, microbi sulle mani, sul volto, sulle
-labbra: microbi in cielo, in terra e in ogni luogo. Noi respiriamo
-microbi, mangiamo microbi, depositiamo microbi!
-
-Io non ho la pretensione di negare ciò che la scienza afferma. Me
-ne guarderei bene. Dico semplicemente: questi benedetti microbi ci
-sono stati sempre? Forse oggi che ci diamo a perseguitarli con tanta
-rabbia viviamo di più? No. E dunque? Sentite a me: lasciamoli in
-pace. I poveretti si sono resi invisibili per non essere disturbati.
-I nostri padri, che avevano ben altro per il capo, li lasciavano
-vivere e i microbi corrispondevano con egual cortesia. Noi, no;
-guerra ad oltranza, e forsennati ci siamo messi a gridare: cacciateli,
-cacciateli!
-
-Non so chi sia stato il nuovo Pier l'Eremita, che abbia per il primo
-alzata la voce per bandire una crociata contro di essi. Ma piano con
-la guerra! Il recente conflitto Russo-giapponese, ci ammaestra che
-non sempre vince il più forte, specie quando il nemico si sa rendere
-invisibile. Mettiamoci piuttosto a loro discrezione. Infatti come
-lottare con i microbi? Dovremmo vivere soli, allontanarci dal consorzio
-umano, guardarci financo di stringere la mano ad un amico.
-
-Stringere la mano? Per l'amor di Dio! Finora la stretta di mano era
-considerata come uno scambio di gentilezza, invece è uno scambio
-di microbi. Nella palma della mano — senza parlare di quelle un
-po' grassocce — se ne contano ben 89450. Quale esercito di piccoli
-assassini voi regalate agli amici e alle amiche!
-
-“Volete stringere la mano? — dice il signor Congel — ebbene
-insaponatela per cinque minuti, servendovi di uno spazzolino;
-immergetela in una soluzione alcalina calda, sciacquatela con acqua
-sterilizzata, lavatela di nuovo con alcool e con etere solforico,
-immergetela per una seconda volta in una soluzione di sublimato e poi
-stringete pure la mano.„
-
-Se non volete credere al signor Congel, che è del resto un valente
-chimico-farmacista, si presenta il dottor inglese Leedham Green,
-il quale vi prescrive un più lungo e fastidioso lava lava a base di
-sublimato, di ioduro, di cianuro, di mercurio, ecc.
-
-Ciò bisognerebbe raccomandarlo specialmente ai signori Deputati al
-Parlamento, quando in tempo di elezioni fanno il giro doloroso per il
-Collegio e debbono stringere la mano a tutti. Poveri Rappresentanti dei
-popoli civili! Spandono grazie e ricevono microbi!
-
-Ma via! Ci lascino stringere la mano a nostro bell'agio. Del resto se
-i microbi dell'amico vengono sulla mia mano, credo che anche i miei
-abbiano piacere di passare su quella dell'amico. Si tratta infine di
-uno scambio, e quando non possiamo far altri doni scambiamoci microbi!
-
-E che dire poi della condanna brutale data ai fazzoletti? La scienza —
-diciamo _la scienza_ per non compromettere nessuno — ha scoverto che
-nei fazzoletti ci sono delle vere colonie di microbi. Quindi, senza
-tante cerimonie, bando ai fazzoletti di tela, di lino, di seta. “I
-fazzoletti — dice il dottor Iorisenne — debbono essere di carta e una
-volta usati non bisogna metterli in tasca, ma gettarli via.„
-
-Addio, addio dunque, vaghi fazzoletti di battista, ornati di trine,
-ricamati agii angoli con i colori più leggiadri! Addio, veli diafani,
-candidi come le mani che vi donavano! La scienza vi scaccia, la scienza
-vi ha solennemente dichiarati covi di microbi!
-
-Ma, mettendo da parte la retorica, domando umilmente io: un povero
-diavolo, che ha un po' di catarro, deve uscire di casa con le tasche
-piene di fazzoletti e andarli poi seminando per la strada? Sono di
-carta, sissignore; ma bisogna sempre aggiungere un'altra partita al
-bilancio, giacchè non si daranno mica gratis quei fogliettini.
-
-E così quel benedetto naso diventerà un organo dispendioso e dopo la
-bocca è lui che ci tira alla miseria. Fortuna che di naso ne abbiamo
-uno solo. Se Domineddio avesse avuto vaghezza di situarci sotto gli
-occhi un paio di quegli arnesi, staremmo freschi! Ci vorrebbe in
-permanenza una dozzina di fazzoletti per quelle quattro fontane.
-
-Vi siete accorto che oggi massima parte degli Americani, buona parte
-dei Francesi, o per dirla in breve, un quinto dell'aristocrazia
-mondiale va senza baffi?
-
-Parlo degli uomini, non delle donne; qualcuna di esse ha i baffi e
-se li conserva: è un privilegio concesso a poche e i privilegi non si
-buttano via. Gli uomini invece se li fanno radere senza misericordia.
-Specie gli Americani hanno un gusto ad apparire... cantori della
-Cappella Sistina. Così rasati, verniciati, sembrano dei plenilunî, dei
-grandi salsiccioni.
-
-È moda? Niente affatto. È misura igienica. Il professore Dalgren ha
-scoverto che nei baffi si rannida un numero sterminato di batterî. E
-che batterî! I più pericolosi. Si tratta di commessi, rappresentanti
-le Case — _Cancro & figli, Tubercolosi & C._ — Ed è naturale. I baffi
-sono più esposti alla polvere, al contatto, e poi i microbi hanno
-voglia di fermarsi là. I baffi rappresentano una specie di villa, dove
-i furfantelli si godono il fresco e gustano tutto ciò che noi gettiamo
-in bocca. Quando si mangia o beve, qualche cosa resta sempre nei baffi,
-magari un po' di odore, e quell'odore basta. O credete che i microbi
-abbiano una fame da lupi come noialtri?
-
-Io però credo un'altra cosa: credo che questi irrequieti dai baffi
-passassero ai capelli. No? vedrete! Un bel giorno la scienza ci farà
-radere anche i capelli, per farci apparire... più zucche di quel che
-siamo!
-
-Se i microbi si limitassero a prendere domicilio sulle mani, sui peli
-della barba, sui fazzoletti, pazienza, ce la potremmo intendere; ma
-nossignore quei birichini come a farlo apposta, si vanno, a nascondere
-—, indovinate un po'! — sulle carte monetarie, e lì vivono, prolificano
-e trincano a nostro marcio dispetto.
-
-Il prof. Morisson ci dice che i biglietti da cinque, da dieci, da
-venticinque ecc. sono pieni zeppi di batterî. L'improvvisa apparizione
-del vaiuolo, del morbillo, della difterite è dovuta a quei bigliettini.
-Noi ci facciamo ammazzare per possederli, ed essi, ingrati, ammazzano
-noi!
-
-Nel portafogli dunque abbiamo nemici, nemici terribili, che di nascosto
-minano la nostra salute.
-
-Potreste dire: “Ma io sto attento, io non ricevo biglietti logori e
-sudici.„ Peggio! Il prof. Warron Ululditch, assistente al laboratorio
-di batteriologia e igiene dell'Università di Yale, ci assicura che
-un biglietto nuovo è infestato da numero maggiore di microbi. “Un
-biglietto sudicio — egli dice — ne conta 3800, l'altro 405000.„
-
-Bisogna dirlo: i microbi pur avendo per la carta monetaria la stessa
-tenerezza che abbiamo noi, amano la pulizia.
-
-Dunque? dunque il portafogli ogni mattina dovrebbe disinfettarsi
-come un qualsiasi...... recipiente. Ciò, ben inteso, va detto per i
-ricchi, per noi no. Il nostro portafogli è sempre vuoto e c'è poco da
-disinfettare. Bisognerebbe prima riempirlo: operazione difficilissima,
-che riesce solo a pochi!
-
-Mi viene un'idea: vorrei recarmi a Roma, ove da due giorni furoreggia
-il Secondo Congresso Femminile Italiano e dire a quelle rispettabili
-dame e damine: “Signore colendissime, che pazzia è mai questa?
-Voi pensate alla politica e non sapete del brutto tiro che vi sta
-preparando un americano, il dott. Malffots? Costui, dopo dieci anni
-di studio e di esperimenti, ha detto che l'amore è un morbo contagioso
-come il colera, ha scoverto anche la nuova _virgola_ e sta preparando
-un siero anti-amoroso. E che sarà di voi, che sarà delle vostre
-figliuole? A che varrebbero congressi e ordini del giorno, se quel
-malaugurato dottore mettesse domani in vendita il siero anti-amoroso?
-Sentite un mio consiglio: chiudete il congresso e correte tutte in
-America. Cercate di questo maledetto dottore, gettatevi ai suoi piedi,
-pregatelo, supplicatelo, scongiuratelo. E se l'amico non si lascia nè
-intenerire, nè commuovere, ricorrete alla violenza. Mandate al diavolo
-lui e i ferri del mestiere.
-
-Non so se in America ci sia la condanna condizionata, ma in ogni caso
-è meglio un annetto di carcere che l'eterna rovina di tutte le donne
-presenti e future!
-
-Questo vorrei dire alle congressiste, ma le mie parole potrebbero
-essere accolte da una risata generale. Le donne sono sicure del fatto
-loro e non temono le americanate!
-
-Ma io straripo. In questo capitolo dovevo parlare dei microbi nei
-libri e invece me ne sono andato oziando con le carte monetarie e con
-l'amore. Ho torto, e entro subito in argomento.
-
- *
- * *
-
-I nostri vecchi esculapî non sapevano che nei libri vi sono milioni
-e milioni di microbi. Bisogna compatirli. I poveretti non avevano
-microscopî; si accontentavano solo di buoni occhiali, quando la vista
-incominciava a venir meno, e così i signorini microbi facevano il loro
-proprio comodo. Con i medici moderni invece c'è poco da scherzare.
-Non contenti di esaminare, scrutare, tagliuzzare i visibili — che
-sfortunatamente siamo noi! — hanno preso di mira gl'invisibili ed
-hanno giurato di farli sloggiare da ogni parte. I poveri perseguitati
-si nascondono nei libri, si raggruppano fraternamente sulle parole
-scritte, fanno corona ad una bella incisione, ma la scienza implacabile
-li ha scoverti ed ha gettato l'allarme fra gli studiosi, gridando:
-“Sciocchi, i libri vi danno la morte!„
-
-Ma vediamo un po' che cosa vorrebbe da noi questa scienza.
-
-Il dottor Balville, francese, dice che il mezzo più pratico e più
-efficace per evitare l'infezione è... la distruzione. Quindi quando
-vi sorge il dubbio che un libro sia stato in casa di un ammalato,
-bruciatelo. _Salus ante omnia._ Potreste dire: ma io ho assoluto
-bisogno di quel libro, ma io non posso comprarne un altro esemplare!
-Mi dispiace, ma la scienza non vuol saper ragioni. Si tratta della
-pelle. È meglio un asino vivo che un dottore morto. Dunque, non
-potendo addivenire un dottore, senza sottoporci alla morte immatura,
-contentiamoci di restare... quel che siamo.
-
-Il Foucoult, meno brutale, ma più cinico, prescrive un bagno in un
-certo liquido da lui inventato (bel metodo questo per far la reclame
-ai propri prodotti!). In verità, dopo tal lavacro, i poveri libri e
-specie le legature in tela e in oro, vengono barbaramente deturpate. “È
-vero, — dice il sullodato professore — ma non c'è via d'uscita: o voi
-deturpate i libri o i libri deturpano voi!„.
-
-Meno male che la via d'uscita la trova un tedesco, il dott. Volfagg.
-Egli dice: “La cosa è semplicissima. Il bagno deturpa il libro? Ebbene,
-nella fabbricazione della carta e nella composizione dell'inchiostro,
-mettiamo una buona dose di aldeide formica, di cloruro di calce, ecc.
-Il libro, così vaccinato, darà un odore di catrame, di acido fenico,
-ma non ci sarà più pericolo d'infezione, anzi il libro diventerà un
-antisettico. _Ubi olim mors, ibi vita_.„
-
-Ma nè io, nè voi possiamo accettare questa via d'uscita. E chi
-leggerebbe più un libro? chi avrebbe la forza di sopportare quegli
-aromi? Specie certi libri!... Sono inodori e rivoltano lo stomaco,
-immaginate poi se si presentassero in compagnia del catrame!
-
-Signor Volfagg, grazie del complimento, ma tenga per lei questa via
-d'uscita; noi non vogliamo che la stanza da studio si trasformi in un
-gabinetto chimico-farmaceutico!
-
-Molto più logico è il signor Sheugh, americano. Egli dice: “I miei
-colleghi s'ingannano a partito. Nè un bagno, nè prolungati soffumigi
-possono togliere questa infezione. Oh! non sapete che alcuni batterî
-resistono a tutti i bagni di questo mondo? Dunque? dunque bisogna prima
-esaminare la natura di essi e poi stabilire il da farsi„.
-
-Insomma, secondo lui, ogni libro è un malato, ogni libro deve avere la
-sua brava visita medica e il suo rimedio speciale.
-
-Poveri letterati! Non è solamente la vostra signora, che ad ogni
-piccola indisposizione vuole il medico; non bastano i benedetti
-figliuoli, che spesso spesso, e a turno, hanno la febbre, il morbillo,
-la bronchite; oggi ci sono i libri, e i libri pretendono il medico!
-
-È inutile tentennare la testa. Se amate la vita, dovete compiere
-quest'altro sacrificio e seguire le seguenti norme. Quando comprate un
-libro nuovo di zecca, non vi lasciate allettare dalla sua freschezza
-e leggiadria; bisogna sapere se la Casa Editrice ha un personale che
-gode buona salute, se il libraio è di sana costituzione e non abbia
-qualche male contagioso. Se poi il libro non è nuovo e vi vien dato da
-un amico, o ritorna da un lungo pellegrinaggio, la faccenda è un po'
-seria. Prima di tutto bisogna informarsi chi ha letto il libro, in casa
-di chi è stato, per quali mani è passato.
-
-In pratica ogni libro dovrebbe avere l'elenco dei suoi lettori e il
-loro stato di salute. Per esempio, un amico vi dà a leggere un volume
-di novelle, un romanzo o che so io. Alla prima pagina dovrebbe avere
-questo specchietto:
-
- 4 Novembre ritirato direttamente dalla Casa Editrice.
-
- Dal 7 al 25 Gennaio, letto dalla contessa C., convalescente
- d'influenza.
-
- Dal 5 al 19 Marzo, in casa del signor B., probabilmente affetto di
- emottisi.
-
- Dal 13 al 21 Maggio, letto dal teologo R., sofferente di nefrite e
- di indisposizione al fegato.
-
-Voi, senza perdere tempo, portate il libro al medico di famiglia,
-il quale, dopo aver consultato questi appunti, vi darà la sua brava
-ricetta.
-
-Vi sembra strano ciò che io dico, eppure con questa malnata microfobia
-si arriverà forse più oltre, escogitando mezzi più ridicoli. Forse
-i posteri, andando di questo passo, saranno più fanatici e pazzi di
-noi. Ma il giorno in cui il mondo metterà senno (e quando si dice il
-mondo s'intende gli uomini: il mondo ha avuto sempre senno!) avremo una
-brutta condanna. Noi oggi mostriamo di aver buona vista, ma poco buon
-senso; e se fosse ancora in vita Salvator Rosa, ci avrebbe coniati due
-versi, un po' simili a quelli che scriveva per Michelangelo:
-
- Michelangelo mio, nol dico a gioco:
- Quello che hai fatto tu è un bel giudizio,
- Ma di giudizio però ne hai poco!
-
-Signori medici, lasciate stare i microbi; pensate che avete dei figli.
-Se essi arrivano a mettersi in testa che i libri fanno morire, abbiamo
-fatto la festa; e se oggi si studia poco, domani le scuole si dovranno
-chiudere!
-
-Lasciateci dunque studiare. Chi è morto per i libri? È l'ozio che
-genera i microbi della morte. Allontaniamoci dai vizî e non avremo più
-microbi. Che se poi questi invisibili guastafeste hanno il mandato di
-molestarci sempre, si muoia, ma si muoia lavorando. Chi ha detto che
-noi viviamo per vivere e tutto bisogna tentare per prolungare la vita?
-Quando con l'ozio e con l'ignoranza abbiamo reso la vita inutile, per
-non dire un peso, a che vivere?
-
-È meglio chiudere una buona volta gli occhi, che tenerli aperti e non
-vedere!
-
-
-
-
-I pessimisti.
-
-
-Non li chiamate così: chiamateli le vittime del dolore!
-
-Un giorno essi amarono la vita, ma o traditi nell'amore o sconvolti dal
-dubbio o combattuti dall'avverso destino, si rinchiusero in sè stessi e
-quasi non vissero più: divennero misantropi, scettici, atei.
-
-Poveri genî, che un momento di sconforto precipitò nella gelida apatia!
-Nessuno si accorse che i loro occhi erano languidi, che a traverso
-la livida fronte aveva sede un terribile mostro: la disperazione!
-Cantarono per calmare un po' la tempesta, che sconvolgeva il loro
-animo, per rievocare un passato di gloria; ma quel canto è lugubre: è
-una tomba che si schiude!
-
-Spesso attratti dall'arte, vinti dalle bellezze della natura, hanno
-accenti di arcana melodia, di incantevole dolcezza; ma dopo questa
-fugace serenità di spirito, la ferita del cuore si riapre, ritornano
-i fantasmi orrendi dello sconforto; ed ecco imprecazioni, bestemmie.
-Nessuna speranza, nessun entusiasmo!
-
-Ma sotto quella apparente indifferenza, sotto quello scherno, c'è
-un cuore che ancora sente l'influsso vivificatore della vita. Da
-ogni pagina dei loro libri esce una voce straziante e supplichevole:
-“Pietoso lettore, guariscimi! Io sono infermo! Dammi la speranza, dammi
-la luce!„
-
-L'Heine sul letto di dolore grida: “Fantastico, senza scopo è il mio
-canto, senza scopo, come la vita, come il creatore e la creazione!„ Il
-Leopardi vuol comporre l'arte di essere infelice, “quella di essere
-felice — esclama — è cosa rancida, insegnata da mille, conosciuta da
-tutti, praticata da pochissimi e da nessun con effetto!„
-
-Ma la terribile bestemmia del primo, il freddo sarcasmo del secondo
-è il grido angoscioso di due anime che vorrebbero essere risanate.
-Guaritele! E la vita, il creatore, la creazione avranno uno scopo, e
-l'arte di essere felice non sarà più rancida!
-
- *
- * *
-
-Ma tutti i pessimisti sono davvero gli uomini, del dolore? No.
-
-Taluni, come il Byron e il Rousseau, sono per così dire, pessimisti
-di circostanza. Di natura irrequieti, turbolenti, impulsivi, si
-lasciano facilmente dominare dalle proprie passioni, e alla più piccola
-avversità, ecco a imprecare, a maledire.
-
-Il Byron, ad esempio, oggi erra solitario come il suo Manfredi ed
-esclama: “Sono solo come il leone!„ domani lieto se ne sta a spandere
-grazie e complimenti nelle sale dei principi e dei conti. Oggi grida:
-“Tutti siamo infelici!„ anche Iddio!; domani è nelle braccia della
-contessa Guiccioli e canta l'amore.
-
-Altri, come il Lamartine, mentiscono. Un arguto critico a tal proposito
-diceva: “Conviene procedere guardinghi, nè è prudente spargere lacrime
-su tutte le miserie e su tutti i dolori che siamo invitati a piangere.
-In più d'un caso si correrebbe il rischio di veder far capolino fra le
-quinte il sorriso canzonatorio del poeta stesso.„
-
-Ed è così. Il Lamartine, questo spavaldo e fortunato poeta, proprio nei
-fugaci bagliori della sua gloria, acclamato da tutti, carezzato dalle
-donne, si atteggia a pessimista e viene a dirci che la vita è una valle
-di lacrime. Non gli credete! La vita potrà essere tale per gli altri,
-non per lui.
-
-Il vero poeta del dolore, il vero pessimista per natura, non per
-circostanza, è il Leopardi. Convinto che la vita non gli avrebbe
-dato alcun conforto, rinunzia al mondo esterno e tormenta il
-proprio pensiero con una incessante e dolorosa meditazione. Isterico
-nell'anima, trova in altri il suo male e assorge, con la potenza del
-suo genio, a cantare l'infelicità di tutti. “A che vale il progresso,
-la ricchezza, l'amore, il coraggio? Tutto inganna, tutto è fallace:
-l'unico bene dell'uomo è la morte!„ La sua lirica non è personale, come
-quella del Byron, dell'Heine, del De Musset, ma universale: chi soffre,
-trova nel Leopardi il suo poeta. Egli canta, non perchè spera di averne
-un sollievo, non perchè desidera far conoscere agli altri il suo stato
-di animo, ma perchè il destino, quasi per renderlo più infelice, l'ha
-voluto poeta. Il canto per lui è un bisogno.
-
-Attratto dall'arte, tenta l'epica e la satira, ma non vi riesce: il suo
-_pensiero dominante_ non gli permette di cantare imprese eroiche o di
-sorridere argutamente. La lirica, solo la lirica è per lui, una lirica
-concisa, frutto di quel continuo martirio che egli dà al suo pensiero.
-Gli altri poeti imprecano clamorosamente, gridano come energumeni,
-bestemmiano da forsennati, perchè il loro stato morboso è momentaneo;
-il Leopardi invece non si scompone; freddo, impassibile, pare che
-faccia l'autopsia al proprio cuore. Ciò che gli altri poeti esprimono
-in dieci versi, egli racchiude, come in una morsa di ferro, in due
-parole: ma quelle due parole sono pasticche di arsenico. Scioglietele
-nell'acqua: avrete cento litri di veleno potente.
-
-Ecco perchè il Leopardi non potrà mai avere degli imitatori. Per bene
-imitarlo, occorrerebbe non solo possedere il suo genio, ma trovarsi
-nelle sue terribili condizioni fisiche e morali.
-
- *
- * *
-
-Tolti questi pessimisti maggiori, che sono come i capiscuola di una sì
-funesta tendenza dello spirito umano, viene fuori tutta una turba di
-poeti, di terzo o di quarto ordine, di cui nella vostra libreria c'è
-larga rappresentanza. Di cento volumetti di poesie, novantanove veggono
-tutto di color nero e tengono appiccicati alla porta d'ingresso qualche
-motto desolante dello Shopenhauer, dell'Hartmann, del Puskin, del
-Guerrazzi, del Tolstoi.
-
-Oggi il pessimismo è di moda. Un tempo i poeti minori erano considerati
-come buontemponi, che stemperavano i loro pensieri in versi, o per
-aggraziarsi i potenti o per allietare la conversazione di belle
-donne. Spesso l'amore li sconcertava un pochino; e i poveri poeti o
-uscivano in istranezze come Orlando o piagnucolavano a guisa di bimbi
-stizzosetti. Ma si guardavano bene a maledir la vita!
-
-Si andò così fino alla coda del settecento, in cui, essendo stata
-proclamata l'uguaglianza universale, anche i poeti minori alzarono la
-cresta e, lasciando i gingilli di una volta, invece di trastullarsi con
-i madrigali, con le ballate, con le canzonette, con gli strambotti,
-vollero assorgere a nobili ideali. Il poeta — esclamarono — non è un
-buontempone, ma un maestro, un apostolo, un profeta.
-
-Disgraziatamente però la poesia è passata da un estremo all'altro.
-Le severe e paradossali investigazioni della filosofia tedesca, la
-miscredenza religiosa, i malumori e i desiderî non soddisfatti, che
-tengono sempre dietro alle rivoluzioni, hanno creato un perturbamento,
-nella società moderna.
-
-Distrutta ogni idealità, n'è venuto fuori un pessimismo pratico che,
-bisogna confessarlo, è un portato della nostra civiltà e dei nostri
-studî. È vero: nell'arte e specie nella letteratura vi è sempre
-un'evoluzione di forma e di pensiero che corrisponde ai nuovi stati
-dello spirito umano. Oggi il concetto della vita è più grave, le
-induzioni più intime, le aspirazioni più alte e per conseguenza le
-disillusioni più dolorose. Possiamo dire col Lammenais: “Gli antichi
-guardavano ciò che guardiamo noi, ma non vedevano ciò che vediamo
-noi„. Essi non sentivano così forte la lotta fra l'ideale e il reale,
-fra i bisogni indefiniti dell'anima e le istintive compiacenze del
-corpo. L'uomo diventa sempre più adulto. Ogni secolo che passa imprime
-sulla fronte dell'umanità nuove aspirazioni. Ma perchè oggi l'arte è
-precipitata in un pessimismo sconfortante?
-
-Signori miei, l'arte non è sincera. Quel pessimismo è falso, è
-retorico, non nasce da convinzione di animo: è un atteggiamento
-artistico e nulla più.
-
-Vedete: i nostri poeti, i nostri romanzieri si godono la vita, ma
-appena si siedono a tavolino, appena prendono la penna in mano, ecco
-pensieri nebulosi, concezioni lugubri, situazioni raccapriccianti. È un
-pessimismo superficiale che si indossa come la veste da camera.
-
-Ci dispiace che il Nordau, il quale ha voluto con tanta brutalità far
-conoscere le _Menzogne Convenzionali della civiltà moderna_ si sia
-dimenticato di dire che anche questo ultra-pessimismo in letteratura
-è una menzogna. Il vero pessimista è un amante che odia, perchè si
-vede disprezzato; ma se domani è bene accolto, l'odio cessa e ritorna
-l'amore. Leggete le poesie dell'Heine e del Leopardi. Sotto quel
-sarcasmo vi è il dolore delle speranze infrante, vi è, quasi direi, la
-vendetta dell'entusiasmo deluso.
-
-Ma il pessimismo dei nostri poeti è puro scherno, è pretta buffoneria:
-domani, se il gusto cambia, si adatteranno alle nuove tendenze.
-
-Si è detto che la nostra poesia è ritornata al classicismo antico.
-Nella forma, non nel pensiero. Il classicismo greco e latino ci dava
-almeno il culto per la patria, l'amore al sacrifizio, l'esempio
-di virtù pubbliche. Oggi si ricorre al metro greco e latino, si
-scrivono odi saffiche, alcaiche ecc.; ma sotto quella veste pindarica,
-virgiliana, sbuca una lirica personale, la quale ci offre lo spettacolo
-di credenze distrutte, di anarchia intellettuale.
-
- *
- * *
-
-Disgraziatamente, o falso o vero, questo pessimismo apporta sempre i
-suoi funesti effetti. Ognuno di noi sente in sè l'influenza malefica
-di questi libri che tentano strappare tutte le speranze, tutte le dolci
-illusioni!
-
-Quante volte, leggendo il _Caino_ del Byron, la _Metafisica_ dello
-Schopenhauer, la _Filosofia dell'inconscio_ dell'Hartmann, il
-_Ratcliff_ dell'Heine, gli _Spettri_ dell'Ibsen non vi siete domandato:
-ma dunque la vita è un male! ma dunque davvero dobbiamo maledire
-il giorno della nostra nascita? Quelle frasi terribili vi scendono
-nell'anima come la lama fredda di un pugnale. A poco a poco vi assale
-un grande scoraggiamento. Addio speranze! addio entusiasmo! Tutto è
-lugubre, tutto è desolante; pare che da un momento all'altro debba
-sparire financo il sole. E voi vi fate alla finestra per respirare, per
-vedere la luce, per confortarvi con la visione della natura. Solo così
-il vostro cuore si calma e nell'animo ritorna la serenità e la pace.
-Ciò succede, perchè voi avete un'età e un po' di esperienza. Ma guai
-se questi libri cadono nelle mani de' giovani, i quali facilmente si
-lasciano impressionare! Attenti! attenti! Quando le prime lotte della
-vita ci appaiono terribili, appunto perchè il nostro carattere non
-si è ancora ritemprato, abbiamo bisogno di chi ci incoraggia, di chi
-ci mostra una mèta da raggiungere, di chi ci dica che la vita sta nel
-dovere e che nell'adempimento del dovere troviamo il premio al nostro
-lavoro. Specie quei giovani che per natura tirano alla malinconia,
-dovrebbero star lontani da certi libri, che disseccano ogni germe
-d'idealità. Via, via il pessimismo che distrugge e non riedifica,
-che imperversa nell'animo, come una bufera devastatrice, che ci passa
-davanti come il cavallo di Attila!
-
-Con questo però non si vuol dare l'ostracismo a tutti quei libri, in
-cui predomina la nota del dolore. E che? i nostri giovani debbono forse
-trastullarsi con le letture frivole, che se non fanno maledire la vita,
-la rappresenta come una combriccola di spensierati e di capi ameni?
-Debbono gingillarsi con la letteratura cavalleresca, che dilettando
-solo la fantasia, fa sognare castelli incantati e ippogrifi?
-
-Oggi il problema della vita è grave: il dolore c'è, il dolore domina
-e signoreggia dovunque; e se i giovani non si abituano a guardare
-in fronte questo terribile Briareo, non avranno domani la forza di
-resistere ai suoi assalti. Cullateli nelle dolci illusioni, dite
-loro che la vita è cosparsa di fiori; e domani? I Lacedemoni facevano
-assistere i fanciulli alla guerra per far sì che un giorno non avessero
-a temere dinanzi al nemico.
-
-Anche noi dobbiamo preparare i nostri figli non alla guerra con i
-propri fratelli, ma a quella più terribile, che un giorno dovranno
-sostenere con se stessi.
-
-Un poeta persiano del secolo X diceva:
-
- — V'è dolor che dà fuoco senza fumo.
-
-Questo dolore dobbiamo cercare nei libri, questo dolore che è solo
-fuoco, fuoco che vivifica, purifica, rinvigorisce!
-
-Attenti: se dopo aver letto un libro, sentiamo un vuoto nell'animo,
-uno scoraggiamento, un'apatia, un disgusto della vita: quel libro ha
-molto... fumo, fumo che annebbia e annerisce; se invece ci sentiamo
-migliori, quel libro ha fuoco.... senza fumo!
-
-
-
-
-Il giornale.
-
-
-Sapete quanti giornali, giornaletti, riviste e periodici si pubblicano
-in Italia? No, non lo sapete; neppure io lo so. Ma tutti — io e voi —
-siamo convinti che di giornali, fra grandi e piccoli, se ne pubblicano
-una infinità.
-
-Monarchici, repubblicani, radicali, socialisti, cattolici, liberi
-pensatori, anarchici: uomini dell'ordine e uomini del disordine hanno
-il loro giornale. Un tempo gli organi erano soltanto nelle chiese
-per accompagnare gli uffizî divini, oggi ogni partito politico ha il
-suo organo: il giornale. E che armonie! Che pezzi a quattro mani! È
-una lotta continua, incessante, frenetica di principî, di idee, di
-tendenze. Ognuno alza la voce, ognuno ha la pretensione di illuminare
-le menti, di risolvere i grandi problemi sociali.
-
-Non li credete: la maggior parte di essi mirano alla soluzione di un
-sol problema: afferrare il potere. Lo diceva il Giusti:
-
- Tutto si riduce a parer mio:
- Levati tu chè mi vo' metter io.
-
-Ma lasciamo la politica, tanto più che non tutti i giornali parlano di
-politica.
-
-Oggi, ogni classe ha il suo giornale. Medici, avvocati, ingegneri,
-maestri secondarî e primarî, militari di alta, bassa e media forza,
-fotografi, commercianti, impiegati a milleduecento, macellai, barbieri,
-facchini, lustrini, spazzini hanno il loro giornaletto. Financo gli
-accattoni! Sì, gli accattoni. A Parigi si pubblica un giornaletto per
-questi signori. Costa un centesimo ed esce ogni settimana. Certamente
-non tocca quistioni politiche, scientifiche o letterarie, — gli
-accattoni hanno ben altro pel capo! — ma parla di feste, di fiere, di
-nozze, di funerali, dove quei poveretti possono _lavorare_ di più. In
-quel giornalucolo si legge, ad esempio:
-
-_Domenica il barone Arsonille festeggia le sue nozze d'argento. La sera
-nella sua bellissima villa offre un pranzo a cinquecento poveri. Le
-iscrizioni vengono fatte dal portiere: Piazza della Maddalena, N. 36._
-
-_Sappiamo da buona fonte che martedì, 3 corrente, sarà a Parigi la
-Regina Madre d'Italia, Margherita di Savoia. Possiamo assicurare i
-lettori che l'Angusta Signora è molto caritatevole. Trovarsi alle 5
-detto giorno dinanzi all'Hôtel Anglais._
-
-_Ieri alle 4 p. m. è morta la baronessa Bérteux. Lascia trentamila lire
-ai poveri della città. Rivolgersi alla Prefettura, sezione III, non più
-tardi del 26 corrente._
-
-La pensata, come vedete, è molto pratica. Temo però che andando di
-questo passo anche i ladri avranno il loro giornaletto. Eh! sì, dal
-momento che i ladri di professione ci sono e ci saranno, perchè non
-dovrebbero averlo? Ma io credo che i signori ladri possano risparmiarsi
-questa spesa. Il giornaletto degli accattoni può benissimo servire
-anche per essi. In tutte le feste c'è posto per gli accattoni e per
-i ladri, se pure alcuni privilegiati non facciano l'uno e l'altro,
-secondo il caso.
-
-Ma lasciamo i ladri. Oramai l'estate si avvicina e bisogna parlare
-di bagni. Farete i bagni quest'anno? E' naturale! Dopo dieci mesi di
-lavoro indefesso si sente la necessità di tuffarsi per una ventina di
-volte nel mare.
-
-Ma il bagno non è piacevole per tutti. Chi sa nuotare si diverte un
-mondo, ma per tanti poveretti, che non sanno muovere un piede, è un
-martirio!
-
-Confinati nel loro camerino, con le braccia conserte, sembrano tante
-anime del Purgatorio. Che noia starsene una mezz'ora lì, come in una
-bolgia dantesca. Se si potesse leggere un giornale! È impossibile:
-il giornale nell'acqua diventa pan cotto. Ma quali giornali? Oh! non
-sapete che nella stagione estiva, si pubblica, in Francia, un giornale
-per i bagnanti: _Le Courrier du baigneur_? Stampato su tela cerata
-impermeabile, con inchiostro speciale, resiste all'azione dell'acqua
-dolce o salata. Lo si spande come un qualsiasi tovagliuolo, e mentre il
-corpo si rinfresca, l'occhio scorre la cronaca del giorno.
-
-A proposito di bagni, avete passato l'oceano, avete fatto un viaggetto
-fino in America? No? Sentite: chi ha quattrini e non fa una gita di
-piacere in America è uno sciocco. La traversata è bellissima. Che
-tramonti, che albe, che serate, che idillî! Ma c'è un inconveniente:
-per quindici o sedici giorni voi siete isolati dal mondo; manca il
-giornale. Cioè, dico meglio, mancava ieri, ma oggi, grazie al telegrafo
-senza fili, i principali piroscafi hanno il giornaletto quotidiano:
-_Le Journal de l'Atlantique_. Va in macchina all'una dopo mezzanotte e
-la mattina i signori passaggieri, pur trovandosi in mezzo all'oceano,
-sanno che cosa si combina nel vecchio e nel nuovo mondo.
-
- *
- * *
-
-Convenite con me: l'America s'impone, non per il danaro — il danaro in
-teoria è stato sempre considerato vil metallo — ma per civiltà, per
-umanità. Noi, ad esempio, trattiamo molto male i detenuti. Appena un
-poveretto è stato giudicato dalle Assisi perde ogni cosa: finanche i
-baffi vanno via. Rinchiuso nella casa di pena diventa un numero: fa i
-tre voti solenni, da vero cappuccino, e ignora tutto ciò che succede
-nel mondo. In America, no: i detenuti sono trattati con più umanità. A
-New York si pubblica un giornale per i carcerati. Il titolo: _The star
-of Hope_, cioè la _Stella della Speranza_. E questo giornale si offre
-gratis a quei disgraziati. Opera umanitaria! Anche i detenuti hanno
-il dritto di sapere ciò che fanno e pensano gli uomini liberi. E forse
-quel giornale li conforta, li distrae e fa sembrare loro meno dura la
-vita del carcere. In Italia non si è pensato a questo. Vogliamo fare un
-bell'ordine del giorno e mandarlo al Ministro di Grazia e Giustizia?
-
-Padronissimi, ma faremo fiasco: il nostro ordine del giorno andrebbe
-a dormire il sonno dei giusti in qualche archivio, dove dormono tanti
-ordini del giorno, o meglio della notte. Parlarne al nostro Deputato?
-Che faccia lui alla Camera un'interpellanza? Si nega? nossignore: i
-Deputati non si negano mai. Temo piuttosto che dopo aver promesso non
-mantenga: è loro abitudine.
-
-Io però se fossi al Parlamento proporrei una forte tassa sui periodici
-letterarî. E sì, ci vorrebbe! In Italia se ne numerano più di trecento.
-È una vera mania. Si incontrano sei o sette disoccupati e il periodico
-è fatto a propria immagine e somiglianza. I collaboratori non mancano.
-Eh! ci sono tante poesie, tanti bozzetti, tante novelle che marciscono
-nei tavolini e che aspettano appunto un periodico, come si aspetta il
-Messia.
-
-Poveri noi, siamo ammorbati da riviste e giornaletti. Spesso,
-ritirandovi a casa, ne trovate uno, due, tre, quattro; se ne contano
-fino a dieci, che arrivano nello stesso giorno. Vi date uno sguardo;
-eccetto qualcuno di voce autorevole e redatto da competenti, tutti
-gli altri, roba da chiodi. Sono degl'importuni, che vi rubano tempo,
-denaro e buona digestione. Alcuni vi gettano o meglio vorrebbero
-gettarvi in un mare di polemiche, di quistioni insulse e pettegole;
-altri vi affliggono con una eterna geremiade sul regresso artistico.
-A sentirli, siamo addirittura degli ignoranti — la poesia è finita,
-il romanzo è agonizzante, il teatro è morto. Altri, gli sfruttatori,
-vengono col semplice scopo di carpirvi quelle quattro o cinque lire
-annue e non dicono nulla di nuovo, nulla di interessante: l'unico loro
-pensiero è di far sapere che “una gran parte degli abbonati non hanno
-ancora pagato alla nostra amministrazione„, e ve lo dicono in tutte le
-forme, ve lo condiscono in tutte le salse, ve lo ripetono in tutti i
-toni. Spesso cercano adescarvi con qualche premio. “Chi manda il suo
-abbonamento per il 31 corrente riceverà franco di porto un bellissimo
-libro.„ Se voi siete sordo vi fanno sapere che in ultimo caso c'è il
-tribunale: la Cassazione di Roma ha deciso che “chi riceve per cinque
-o sei volte un periodico è considerato come abbonato ed è tenuto al
-pagamento„.
-
-Che fare? la stampa dev'essere incoraggiata, e guai a chi si permette
-di dire una parola. Ognuno è libero di scrivere spropositi, tanto
-più che il Governo Italiano non ha pensato di prenderne la privativa,
-come del tabacco, mentre dovrebbe farlo, giacchè sia il tabacco, sia i
-periodici si riducono a fumo.
-
-Ferdinando Martini ebbe il primo numero di una gazzetta, la quale si
-proponeva di pubblicare solo lavori di studenti, di qualunque classe.
-Come vedete: una vera pazzia! Il Martini, da buon padre, sul _Fanfulla
-della Domenica_, diceva a quei giovani: “Andate a scuola, e se vi
-avanza un po' di tempo, leggete le Ottave dell'Ariosto e le Odi di
-Orazio: godrete più voi a gustare quei versi che il pubblico a digerire
-la vostra prosa!„
-
-Apriti cielo! Gli studenti si ribellarono, i padri di famiglia l'ebbero
-a male, e il povero Martini dovè convincersi che la verità è sempre
-dura e che in fatto di stampa bisogna dare il benvenuto a tutti i
-giornaletti, salvo a cantarne il _miserere_ dopo pochi mesi, giacchè la
-maggior parte muoiono presto e di morte repentina: oggi pieni di vita,
-domani nella camera ardente.
-
-Ma — parliamoci chiaro — com'è possibile fare buon viso a tutti?
-Il bilancio non lo permette. E voi spesso, senza tanti complimenti,
-scrivete sulla fascetta: _si respinge_. Alcuni, a quest'atto che sembra
-scortese, ma che è salutare, mettono il broncio e non si fanno più
-vedere; altri invece fanno gl'indiani e continuano a venirvi fra i
-piedi.
-
-Voi con una santa pazienza tornate a scrivere con carattere più grande:
-_si respinge_. Peggio! Dopo otto giorni vi arriva il periodico con una
-lettera del direttore. Voi non lo conoscete, ma dovrà essere un uomo
-di talento, questo direttore: scrive col _voi_. Un tempo questo lusso
-se lo permettevano solo Papi e Imperatori, oggi se lo permettono anche
-i direttori di giornali. “Abbiamo appreso — egli scrive — che V. S.
-Ill.ma ha respinto il nostro periodico. Le facciamo rispettosamente
-osservare che....„ e qui incomincia il panegirico. A credergli, quel
-giornaletto è stato lodato dal poeta B., dal critico C., gode la
-simpatia di molti professori, se ne tirano diecimila copie, nell'anno
-nuovo incomincerà a pubblicare lavori pregevoli del D'Ovidio, del
-D'Ancona, dello Zumbini ecc. ecc.
-
-Vorreste rispondere: dunque non vi basta, Ill.mo Signor Direttore,
-annoiare ben diecimila poveretti? Ma poi vi convincete che gli abbonati
-sono tutt'altro che diecimila, che le poche lire di abbonamento vi si
-chiedono quasi per elemosina; e così lo lasciate stare in casa, salvo
-a pentirvene a fine d'anno, quando vi tocca sborsare quelle quattro o
-cinque lire.
-
- *
- * *
-
-Ma insieme a questi periodici spensierati, birichini, ladri,
-superbetti, arriva il giornale politico, il grande cicerone del giorno,
-il severo Catone dei tempi nostri, l'astuto poliziotto, che spia tutti
-i Governi, tutte le Nazioni, tutti gli uomini.
-
-Lasciamo i giornaletti politici di provincia, che gridano l'osanna a
-chi li paga, che fomentano tante inimicizie private, che acutizzano le
-lotte de' partiti locali, che vivono di vita rachitica, limosinando
-per sottoscrizione. Parliamo del gran giornalone politico, che viene
-da lontano e che ci parla di tutto il mondo. È galantuomo e villano,
-è umile e superbo, è arcigno e gioviale, è dignitoso e pettegolo.
-Vede, scrive, commenta, accresce, altera, trasforma! Che burlone! che
-verista! che screanzato! che caro amico!
-
-Il Verne faceva compiere al suo lord Fogg il giro del mondo in ottanta
-giorni, il giornale ve lo fa girare in pochi minuti: vi balza da un
-capo all'altro della terra, senza che voi ve ne accorgiate.
-
-Ma strano! Nella sua corsa vertiginosa, nella sua fretta indiavolata
-accoglie tutti i lamenti. Vi hanno fatto un'ingiustizia? avete avuto un
-sopruso? non siete stato compreso nel quadro di avanzamento? la Minerva
-non vi paga? i vostri superiori sono indolenti? Ricorrete al giornale
-e domani lo saprà tutto il mondo. Che! non avete il coraggio di dire in
-barba al vostro sindaco che egli non pensa alla pulizia urbana? Glielo
-dirà il giornale.
-
-Per mezzo suo, potete far pervenire le vostre dimostranze a tutte le
-autorità civili, militari e religiose. Il giornale, questo padrino
-universale, questo grande patrocinatore di tutte le vittime, non
-conosce mezzi termini, nè ha riguardi per chicchessia. Voi, per essere
-ricevuto da un papavero, dovete fornirvi di due o tre biglietti di
-presentazioni, dar la mancia a cinque o sei bidelli, attendere un
-paio di ore nelle diverse anticamere, e spesso spesso, quando siete
-dinanzi alla porta del paradiso, vi sentite dire: “Sua Eccellenza è
-occupatissima, Sua Eccellenza riceve alle cinque, Sua Eccellenza deve
-partire. Sua Eccellenza è in colloquio colla Sotto Eccellenza.„
-
-E voi, dopo aver seminato quattrini ed inchini, scendete le scale,
-benedicendo Carlo Alberto e Figli che ci dettero la salutare
-Costituzione, per mettere su _certe Eccellenze!_
-
-Il giornale invece entra dovunque. Dinanzi a lui ogni porta si apre,
-ogni cortina si solleva. Il ministro fa colazione? è a letto? Lui
-entra, non per augurargli il buon appetito o la pronta guarigione,
-ma per dirgli in barba che il suo progetto sul monopolio delle
-assicurazioni ha scontentato tutti.
-
- *
- * *
-
-Se siete un semplice cittadino e badate ai fatti vostri, il giornale
-non vi molesta, ma se riuscite ad afferrare un portafogli o un mezzo
-portafogli, avete da fare con lui! Vi segue dovunque, vi consiglia, vi
-ammonisce, vi rimprovera, vi insegna come si parla, come si scrive e
-— se occorre — come si procede da galantuomo. Sempre vigile, esamina
-i vostri progetti, commenta i vostri discorsi, postilla le vostre
-circolari. Egli sa quante persone avete ricevuto oggi, quanti strappi
-avete dato alla legge, quante grazie o scomuniche avete sottoscritte.
-Insomma per lui non ci sono misteri, non ci sono discrezioni di sorta.
-Siete un uomo pubblico e dovete dar conto financo di uno starnuto, per
-non dir peggio!
-
-Che? è ammalato un ministro? Tutti quei segreti che prima restavano tra
-il medico e la famiglia dell'infermo diventano di pubblica ragione.
-“_Sua Eccellenza ha il diabete, ha la nefrite, la pleurite. Ieri ha
-rifiutato il latte. Stanotte ha dormito poco. Stamane alle 10 non ha
-riconosciuto il figliuolo. Alle 19 è entrato in agonia. Ore 21 — è
-morto_. Requie all'anima sua! Requie? il giornale non gli dà requie.
-Mentre la famiglia piange, mentre gli amici si affrettano a mandare
-telegrammi e lettere di condoglianza, più o meno bugiardi, mentre il
-Consiglio dei ministri prepara i solenni funerali a spese dello Stato,
-il giornale vi tesse la vita dell'estinto: dove fece i primi studî,
-dove si laureò in legge, — sono quasi tutti avvocati quei signori! —
-quante volte fu Deputato, quante volte mutò bandiera, quante volte fu
-Ministro, quanti errori commise; e qui aneddoti, giudizî, interviste.
-Neppure il testamento è rispettato. È un atto grande e bisogna che si
-metta in piazza. “L'estinto era ricchissimo — è naturale! — aveva forti
-possessioni in quel di Bergamo. Egli lascia l'usufrutto alla vedova;
-alla figliuola, contessa C., cinquanta mila lire; al figlio avv. cav.
-uff. N. il triplo; al nipote....„ Insomma il giornale ci fa sapere come
-la defunta Eccellenza ha distribuita quella manna di Stato!
-
- *
- * *
-
-Ricordatevi: tre anni fa fece capolino in Russia il colera, un altro
-bel galantuomo, fratello germano del tremuoto e della peste. Il
-giornale dette subito l'allarme. “Attenti! l'amico è comparso. Ieri
-a Pietroburgo 200 casi, 122 decessi. Oggi casi 210, decessi 130.„ I
-Presidenti dei Consigli ne scrivono ai prefetti. Nettezza, nettezza,
-botti di acido fenico per tutte le strade. Con queste misure igieniche
-il pericolo fu scongiurato. Benedetto Iddio. Ma chi operò questo
-miracolo? Il giornale! Lui ci mise in guardia.
-
-Potreste dire l'anno scorso avemmo il colera nelle Puglie, nella
-Sicilia, nel Napoletano. E che? il giornale forse non dette per tempo
-l'allarme? Se il Governo si svegliò, se un Sotto-ministro corse a Bari,
-e il Ministro-capo a Napoli, se i prefetti, i sindaci, i sanitarî si
-misero all'opera, se il nostro povero Mezzogiorno sfuggì ad una vera
-epidemia, bisogna essere grati al giornale, a questa voce misteriosa,
-che ricorda a ciascuno il proprio dovere, che protesta a nome di tutti,
-che scuote i sonnolenti, che bolla gl'inetti!
-
-E quest'anno? Silenzio. Giolitti vuole che quest'anno non ci sia
-colera. C'è? Peggio per lui. Lo Stato non lo riconosce.
-
- *
- * *
-
-Chi pubblica il giornale? Gli uomini? No. Sembra che il giornale sia la
-voce misteriosa dell'universo; è la grande lettera che il mondo intero
-scrive nelle ore della notte.
-
-Voi la mattina state all'ufficio, al tribunale, a scuola, il giornale
-arriva e impaziente vi aspetta. Ha tante cose da dire: vi deve parlare
-della riforma elettorale, del famoso monopolio, dell'inchiesta alla
-Minerva, delle tenerezze che ci usa l'alleata!
-
-E con lui non si può stare mai di malumore. A guisa di un abile cuoco
-si presenta sempre con delle salse spiritose. Ecco uno scandalo alla
-corte di Berlino, due pagine delle Memorie di Luisa di Sassonia, la
-sfilata delle matrone al processo di Viterbo. E poi, l'inevitabile
-conflitto tra socialisti e cattolici, la quotidiana catastrofe di un
-areoplano. Menelik che muore e non muore, il colera che c'è e non c'è,
-il monumento a Vittorio Emanuele che si inaugura e non si completa.
-
-Insomma niente vi è ignoto. Dopo aver letto il giornale, chiudete
-gli occhi per dieci secondi e vi vedete dinanzi, come in una grande
-fotografia, tanti uomini, tanti avvenimenti lieti e dolorosi, tante
-stranezze che la società ha commesso ieri.
-
-Curioso! Il giornale entra in casa e ne ha per tutti. A voi la
-politica, alla vostra signora la cronaca, a vostra figlia — debbo
-dirlo? — la corrispondenza privata o l'avventura romantica, alla
-domestica i numeri del lotto, alla nonna il diario sacro.
-
-Che, non volete politica? siete un commerciante di cereali? Benissimo.
-Il giornale vi segna il prezzo del grano, dell'orzo, dei fagioli,
-dei ceci; e non v'inganna, come quei signori commessi, che giurano e
-spergiurano sulla menzogna e da cui avete un po' imparato il mestiere
-anche voi!
-
-Povera donna, aspettate vostro figlio che ritorna dall'America? Ma con
-quale piroscafo? Con l'Urania? Ebbene, il giornale vi dice che l'Urania
-è partita il 10 da New York, il 15 è arrivata a Cadice, il 17 a Lione,
-il 19 sarà a Genova, il 21 a Napoli. Allegra, allegra, buona donna; il
-31 vostro figlio sarà a casa e, spero, carico di quattrini.
-
-Giocate alla borsa? Buona fortuna. Però leggete sempre il giornale. Il
-giornale vi dice dove la borsa sale, dove scende e dove resta sospesa.
-
-Insomma il giornale è indispensabile a tutti. Voi potete far a meno del
-sigaro, del caffè, della colazione, del teatro, non del giornale. È lui
-il _deus ex machina_ della vita moderna. Senza il giornale, voi siete
-un solitario, un ignorantone, non sapete neppure che cosa succede a
-dieci passi di distanza. Vergogna!
-
- *
- * *
-
-Si chiama giornale politico, ma non s'interessa soltanto della
-politica. Oh! credete davvero che gli uomini politici valgano gran
-cosa, e che il giornale sia addirittura a servizio di costoro? Che
-servizio d'Egitto! Ognuno può essere l'eroe del giornale. Fate qualche
-cosa di straordinario, di sbalorditivo in bene o in male, e il giornale
-vi apre le braccia.
-
-Riuscite con astuzia a frodare dei milioni come madama Hubert? vincete
-il primo premio alla lotteria nazionale? vi elevate a 2000 metri con
-l'aeroplano senza rompervi o anche rompendovi la nuca del collo?
-scovrite o fingete di scovrire il polo Nord? il giornale vi mette
-in prima pagina. E non fa lo schizzinoso, nè si fa vincere dagli
-scrupoli. La prima pagina, i grossi caratteri sono per tutti quelli che
-stordiscono il pubblico. Ladri o assassini, viaggiatori o scienziati,
-grandi furbi o grandi minchioni: tutti al posto di onore.
-
-Che? siete protagonista di un dramma passionale? Bazzica! Domani tutti
-sapranno il vostro nome, cognome e paternità, tutti vedranno la vostra
-riverita effigie.
-
-E il giornale non si contenta di lumeggiare, ricostruire, alterare
-il dramma, ma vuole l'_antefactum_, vuol sapere il vostro passato,
-i vostri parenti, la vostra posizione finanziaria e sociale, e fruga
-nelle corrispondenze, e interroga amici, nemici, domestici.
-
-Guai a chi cade sotto i suoi artigli! Il giornale nella sua fretta è
-perito, giudice, spia, inquisitore. Voi siete libero di fare quello
-che volete; ma cauto, sa! Se domani il giornale ne ha un piccolo
-sentore, state fresco! Quello screanzato porta in processione i fatti
-vostri, che se sono straordinarî, andranno in prima pagina, con grossi
-caratteri cubitali; se comuni, in terza pagina, dove tutte le piccole
-notizie si ammassano senza pietà e senz'ordine, dove sono messi alla
-rinfusa tutti quelli che muoiono, che viaggiano, che impazziscono,
-che si divertono, che rubano, che si uccidono, senza destare molto
-interesse.
-
-Il giornale dunque è come l'orologio, che vi segna ora per ora, minuto
-per minuto tutto ciò che gli uomini hanno fatto ieri; è come uno
-specchio, in cui per un momento appaiono le scene liete e dolorose di
-un giorno.
-
-Ma quale contrasto bizzarro ne vien fuori!
-
-Sono delle vedute cinematografiche che si succedono con una velocità
-vertiginosa e che non vi danno neppure il tempo di raccogliere le
-vostre impressioni: mentre vi affligete per un macabro delitto,
-un'avventura comica di due giovani sposi vi fa smascellare dalle risa;
-qui uno scontro ferroviario vi strazia l'animo, più sotto un pranzo coi
-fiocchi vi stuzzica l'appetito.
-
-Nè mancano le scenette comiche. Il giornale vuole che il pubblico
-faccia buon sangue. Vedete: a Parigi un poliziotto ruba ed è incaricato
-di scovrire il ladro; a New York una signorina pretende dai fratelli
-Wright duecentoventicinque mila lire, perchè l'aeroplano di quei
-signori le ha rotto il naso; a Roma una donna di 112 anni mette per la
-seconda volta i denti.
-
-E questi fatterelli, questi aneddoti non mancano mai. Ogni giorno c'è
-lo spunto di una commedia o di una farsa. Signor Antona Traversi,
-signor Butti, signor Testoni, signor Lopez, invece di stillarvi il
-cervello per mettere su certe _tele_, spesso inverosimili, leggete la
-cronaca del giornale.
-
-E quel birbaccione, pur di far ridere il pubblico, ne combina delle
-belle. Inventa? no; altera? no. Fa dello spirito. Ne volete un esempio?
-Un bel giorno scrive a grossi caratteri: _Un parto in Vaticano_.
-Possibile? in Vaticano? Ma questa è calunnia, ma questa è irriverenza,
-ma questo è un insulto, ma il Governo Italiano dovrebbe intervenire...
-Signori miei, non vi allarmate. Il giornale non calunnia: il parto c'è
-stato. Quella screanzata di leoparda, donata da Menelik a Pio X, ha
-messo fuori un leopardino!
-
-Ma qualche giorno questa varietà manca. Il giornale è monotono, è
-pieno zeppo di disgrazie: tumulti a Palermo, due scontri ferroviarî
-in America, un disastro automobilistico in Germania, un naufragio
-nelle Antille, un uragano a Firenze, un incendio a Mosca, sciopero
-dei gassisti a Parigi e dei tramvieri a Roma, un palazzo che crolla
-a Napoli, crisi ministeriale in Austria, terremoto in Cina, peste in
-Egitto, colera in Albania, scoppio di una miniera nel Marocco, due
-cassieri di banco che fuggono, cento nichilisti russi condannati a
-morte, due processi di reati innominabili, sette necrologie, e per
-giunta la puntata del romanzo ha una scena di sangue. Su quel giornale
-potreste scrivere: _Dies irae!_
-
-Un altro giorno festa su tutta la linea: corse a Bologna, gare a
-Parigi, pranzo di Corte a Berlino, un matrimonio reale, due battesimi
-mezzo reali, Esposizione a Venezia, approvazione del progetto di legge
-a favore del Mezzogiorno, una donna vince al lotto 200 mila lire,
-un'altra donna mette fuori — uno dopo l'altro — tre marmotti rosei e
-paffutelli. Vi viene la tentazione di gridare come un pazzo: evviva
-l'abbondanza! evviva l'allegria! evviva la pace!
-
-Che cosa è la lettera? La lettera vi parla di una persona sola e alle
-volte di una persona a voi indifferente o antipatica, che vi annoia
-con certe confidenze, con certi consigli; eppure dovete rispondere,
-dovete spendere i vostri bravi tre soldi e ringraziare l'amico che si è
-compiaciuto informarvi delle cose sue.
-
-Invece qui sapete che cosa si fa in Italia, in Europa, in Africa, in
-Asia, in America, in Oceania, finanche nel pianeta Marte, e non dovete
-ringraziare nessuno: avete pagato!
-
- *
- * *
-
-Oggi c'è una gran fretta. Si vive poco, quindi il bisogno di
-semplificare tutto. Noi moderni siamo un po' ammalati, e due contrarie
-e strane malattie ci agitano: la febbre dell'interessante, la mancanza,
-quasi direi, di ogni meditazione. Tutte le nostre azioni risentono di
-questa doppia malattia morale; quindi una gran paura di perder tempo,
-un desiderio continuo di sbrigarci subito. Ditemi la verità: non vi
-sembra mille anni che terminiate di leggere questo libro? E perchè?
-Perchè si ha fretta. La prerogativa del nostro secolo è la fretta:
-tutto in fretta, tutto, anche... la morte! Prima le morti repentine
-erano rare, oggi all'ordine del giorno. Colpa nostra che le abbiamo
-dato il cattivo esempio! Solo i processi si tramandano alle calende
-greche. Ma sentite a me: è provvidenziale. Visto e considerato che
-oggi tutti quelli che ammazzano vengono assoluti, un po' di carcere
-preventivo, un po' di quarantena non fa male. Se i processi si
-manipolassero in fretta, Cifariello, Medugno, Bisogni, Erricone e
-compagni, sarebbero restati in gabbia appena un paio di mesi. Troppo
-poco, non è vero?
-
-Ma lasciamo stare i processi. È imminente la revisione del codice
-penale e non sappiamo che ci regalano quei signori della Commissione.
-Forse...; ma ritorniamo al nostro argomento. Volevo dire: noi abbiamo
-una fretta indiavolata in tutte le cose. E il giornale, che vive
-della nostra vita, ci ha pensato. Oggi c'è ancora la smania di leggere
-romanzi, ma il troppo leggere stanca. È passato quel tempo, in cui si
-restava dalla mattina alla sera a divorare il _Conte di Montecristo_ o
-l'_Ivanhoe_. Il giornale l'ha capito ed ogni giorno, a pian terreno, vi
-mette una pagina di romanzo inedito, fresco fresco, or ora uscito dalla
-penna dell'autore. Ve ne dà un pezzetto e voi lo potete leggere in
-caffè, in treno, nelle anticamere, a letto o... altrove! Sono romanzi
-a sensazione; spesso presentati in una lingua saracinesca, ma che
-importa? A noi basta succhiarvi il néttare dell'interessante. Ed anche
-il giornale ci guadagna: con quella fetta di romanzo vi adesca, vi tien
-ligato.
-
-Ma non tutti si accontentano del romanzo.
-
-I mirabili portati della scienza, le molteplici quistioni sociali, il
-nuovo indirizzo letterario attira. Ma è mai possibile ritornare agli
-studî? Sono tante le noie della vita, tanti gl'impegni professionali
-che non vi si dà neppure il tempo di grattarvi il capo. Spesso vi
-viene la tentazione di leggere qualche cosa. Tutti decantano le poesie
-dell'Aganoor. Vediamo un po' che vuole questa signora. E aprite il
-volume.
-
-Ma che, dopo una decina di pagine, sentite bussare alla porta.
-
-“È permesso?„
-
-— Avanti. —
-
-“Buon giorno, avvocato; sono venuto per la liquidazione di quelle spese
-di giudizio.„
-
-“È permesso?„
-
-— Avanti. —
-
-“Signor dottore, per carità, venite, venite subito a casa, c'è mia
-moglie che non può partorire!„ Voi chiudete il libro e buona notte.
-
-Intanto vorreste stare al corrente di tutto. È vergogna, sa! non poter
-aprire la bocca quando gli amici discutono con tanta sicumera.
-
-Non vi avvilite. Il giornale vi viene in aiuto e per meglio servirvi si
-trasforma in una vera enciclopedia. Politica, letteratura, drammatica,
-filosofia, storia, archeologia, giurisprudenza, medicina, religione,
-finanze, agricoltura. Qui, una scena di una nuova commedia dell'Antona
-Traversi, che si rappresenta stasera al Costanzi, là, un pezzetto
-delle _Memorie_ del Nigra, in cui si parla della fuga dell'imperatrice
-Eugenia; sopra, una lunga intervista col Flammarion a proposito del
-radium; sotto, cinque sonetti del Trilussa.
-
-C'è poi in permanenza la colonna dei Bollettini. Il Bollettino
-Meteorologico per dirvi che se da voi fa caldo, a Catania si brucia,
-a Milano si soffoca, a Parigi si bolle, a Cristiania si gela. Il
-Bollettino Finanziario per darvi la lieta notizia che mentre il
-vostro portafogli è vuoto, la Banca di Londra ha cinquecento milioni,
-quella di Roma trecento, quella di Genova duecento, quella di Napoli
-appena cento! Che miseria! sempre pezzenti noi del Sud! Il Bollettino
-Commerciale, il quale vi informa che in quest'ultima decade è disceso
-il prezzo del grano, dell'orzo, dei ceci, dei fagiuoli; solo le
-carote sono in rialzo; nè fa maraviglia: le carote van sempre in alto;
-appartengono alla famiglia delle zucche! Seguono i concorsi, le aste, i
-fallimenti, e in ultimo lo Stato Civile, cioè chi nasce, chi sposa, chi
-muore: le tre azioni inconscienti che commette l'uomo e la donna!
-
-Insomma ogni giorno non manca l'articolo letterario, una primizia
-poetica, la recensione di un libro nuovo, una conversazione
-scientifica. E come se ciò non bastasse, un'intera colonna per
-riassumere gli articoli più importanti delle principali riviste del
-mondo.
-
-Leggendo per un paio di anni questa quotidiana enciclopedia, senza
-toccare altri libri, avete già l'aria di uomo colto e in pubblico
-farete sempre bella figura. La scienza spicciola, che si acquista senza
-studio e senza lavoro, è qui!
-
-Oggi è inutile comprare libri, è inutile starsene a tavolino dieci ore
-al giorno per fare una provvista di scienza. Le provviste son sempre
-pericolose: aggravano il cervello e rovinano la salute. E poi, che
-bisogno c'è di provviste? Il giornale è lì pronto a servirvi. L'anno
-scorso, ad esempio, tutti si preparavano a ricevere la non gradita
-visita di una signora celeste, un po' capricciosa, e, diciamolo pure,
-un po' pettegola; non per niente la cometa è di genere femminile,
-mentre i pianeti e il sole, più serî, più ordinati, sono dell'altro
-genere, cioè del genere nostro!
-
-Intanto, in quei giorni di trepidazione chi vi mise al corrente di ogni
-cosa? Lo so, voi siete una persona colta, avete fatto i vostri studî,
-ma vi ricordate più una parola di astronomia? No. Ebbene il giornale,
-senza darsi l'aria di un maestro, vi disse che cosa è la cometa,
-che cosa è la chioma, che cosa è la coda, di che si compone l'una e
-l'altra; quanto è lunga, quanto è larga, quanti chilometri percorre
-al secondo, quanto dista dal sole, quanto dista dalla terra; e qui
-fotografia, disegni, interviste con i migliori astronomi del mondo.
-
-In tutti i circoli, in tutti i caffè non si parlava che della cometa.
-Se a quelle conversazioni avesse potuto assistere Galileo, avrebbe
-esclamato pien di maraviglia: “Corbezzoli, gli italiani son tutti
-astronomi con i fiocchi!„
-
-E durante il colera? Il giornale avrebbe dovuto semplicemente
-informarci dei casi e dei decessi quotidiani, magari alzare un po' la
-voce con il Governo e con le autorità, che nei momenti del pericolo
-dormono o fingono dormire, per risvegliarsi poi quando S. M. il
-Re spande Croci e Commende; ma il giornale fece molto di più: alzò
-cattedra d'igiene. Quali cibi bisogna mangiare, quali saggiare appena,
-quali evitare. Niente frutta, niente pesci! Attenti alle sbornie, alle
-indigestioni! Pulizia, pulizia interna ed esterna!
-
-L'Ufficio Generale d'Igiene, vedendo che il colera si ostinava a voler
-passare anche la stagione autunnale fra noi, si decise finalmente
-a pubblicare dieci milioni di opuscoli. Li consegna al Ministero
-dell'Interno, il Ministero dell'Interno li manda ai Prefetti, i
-Prefetti ai Sottoprefetti, i Sottoprefetti ai Sindaci, i Sindaci
-ai brigadieri delle Guardie Municipali... Ditemi la verità, quando
-riceveste l'opuscolo? Non vi ricordate? Io lo ricordo e lo dico: ebbi
-l'opuscolo nel mese di dicembre, quando il colera ritornava in Siberia
-per le sante feste natalizie.
-
-Per fortuna nè io, nè voi avevamo bisogno di questa elemosina che ci
-viene da Roma. Il giornale, vero e pronto ufficio d'igiene, ci aveva
-per tempo armati contro il comune nemico!
-
-Ma per tutto questo materiale non bastano quattro pagine; bisognerebbe
-racchiuderlo in un caratterino minuto, microscopico. No, il giornale
-non fa economia di carta, nè vuole che stentiate a leggere. Non bastano
-quattro pagine? sei; non bastano sei? otto. E tutta questa roba ben
-condita, per un soldo, per cinque soli centesimi!
-
-Ecco perchè si dice che il giornale ha ucciso il libro. Ma non è vero.
-Il giornale non uccide: è il libro che si ritira, è il libro che ha
-riconosciuto il suo torto. E sapete qual'è questo torto?
-
-Il libro si ostina a volerci far pensare; il pubblico, no, non vuole
-pensare più; il pubblico vuole fatti, non idee, vuole la cronaca:
-cronaca cittadina, parlamentare, giudiziaria, sportiva; vuol sapere
-che fanno i Deputati con quel maledetto monopolio, che dice Fabbroni,
-che combina la Germania nel Marocco, che preparano i nazionalisti nel
-Portogallo, chi ha vinto la tombola telegrafica!
-
- *
- * *
-
-Ma c'è altro. Quel giornalone con la sua carta ruvida, con i suoi
-caratteri nerissimi vi favorisce in tutto. Volete un bel villino, una
-casetta in campagna per la stagione estiva? Cercate qualche socio per
-la vostra ditta? Siete disoccupato? Vi manca la persona di servizio?
-Volete arricchire il vostro salotto di quadri antichi e pregevoli?
-Volete tirare nella rete un minchione? Volete vendere il vostro vecchio
-pianoforte?
-
-Il giornale vi offre la sua quarta pagina. Veramente oggi non dovremmo
-chiamarla quarta; dovremmo chiamarla quinta, sesta, ottava, nona,
-secondo il caso, ma tant'è, la si chiama quarta pagina. E questo
-buontempone tiene la sua quarta pagina per vostra comodità: è il
-mercato, la fiera, dove si compra e si vende. Stando comodamente a casa
-vostra, potete fornirvi del necessario e del superfluo.
-
-Ma quante bugie! Sentite la voce del ciarlatano e dell'impostore, che
-cerca carpirvi qualche liretta. A credervi, ogni malattia ha il suo
-rimedio, certo, infallibile, miracoloso, premiato in mille Esposizioni,
-sempre con medaglie d'oro, encomiato da migliaia di medici, sempre
-celebri. Il vostro medico di famiglia vi ha detto che la tisi, il
-cancro, l'epilessia è inguaribile! Che stupido! Tutto si guarisce,
-tutto si perfeziona, tutto si corregge. Cucina per gli stomachi forti,
-cucina per gli stomachi deboli; pomate che vi abbelliscono al di fuori,
-acque che vi lavano al di dentro. Volete ingrassare? volete dimagrire?
-volete mandar via i peli superflui e alimentare quelli necessarî?
-Signorina, il vostro seno è piallato? Carezzatelo con questa polvere,
-vi gonfierà a vista d'occhio. Che? avete dietro una certa protuberanza?
-Non c'è bisogno di ricorrere alla sega di butirro, come il gobbo di
-Peretola. Eccovi un unguento che farà sparire in men di due ore quel
-vulcano spento. I vostri capelli sono bianchi? diventeranno neri
-come... il carbone. Siete calvi? diventerete... un orso. Siete gottoso?
-ballerete come un indiano. Siete vecchio? avete una certa debolezza?
-Per mezzo di questi nuovi Mefistofele, diventerete giovane come Faust e
-forti come Ercole. Che? la vostra gallina non fa uova? Ecco una polvere
-miracolosa! Sette uova alla settimana, sì, sette, anche la domenica!
-La gallina non è tenuta alla legge sul riposo festivo, nè da parte di
-Domineddio, nè da parte di Giolitti.
-
-O vedi, vedi! Un occhio vi fissa maledettamente per dirvi che non
-ci sono più miopi, presbiti e viste deboli; tre bocche spalancate vi
-presentano un esercito di denti bianchissimi e vi raccomandano l'Odol;
-due bimbi si deliziano con una grossa bottiglia di Emulsione Scott;
-un leone con gli occhiali porta scritto sulla coda: _assaggiatelo!
-Migliore del cognac!_ Ma di grazia, che cosa dobbiamo assaggiare? Il
-leone? Chi lo sa. Bisognerebbe rivolgersi al signor Bisleri, il quale
-ha una tenerezza per le belve. Tutte le sue specialità sono custodite
-da leoni, da iene, da tigri, da serpenti!
-
-Ma via, non perdiamo tempo. Vedete: con poche lire potete vestirvi
-da principe, comprare una grammatica inglese di nuovo metodo, che vi
-renderà professore dopo due mesi, aver franco di porto degli estratti
-celebri che vi daranno cento bottiglie de' più scelti liquori.
-
-_Gratis, gratis, gratis!_ Vogliono solo sapere il vostro nome, per
-mandarvi opuscoli, libri, abiti, orologi, ritratti, grammofoni.
-
-E tutto questo vi si annunzia con il più grande apparato, con mille
-colpi di grancassa. Ognuno alza la voce, ognuno predica insuperabili le
-sue specialità. È curioso! in mezzo a questo frastuono di ciarlatani,
-di falsi filantropi, una nidiata di teneri amanti — che profanazione!
-— si scambiano baci e carezze; un attempato cerca una sposina per
-i suoi ultimi anni; un povero diavolo promette cento lire a chi gli
-restituisce il portafogli, smarrito o rubato ieri alla piazza C.; un
-fanatico collezionista chiede un francobollo di non so qual regno;
-un voluto professore è pronto a fare da ripetitore, da segretario, da
-cameriere, magari da guardaportone; tre o quattro tabaccai napoletani —
-sono tutti cabalisti quei signori! — con novanta miserabili centesimi
-vi mandano fin in casa una quaterna secca, che vi renderà grasso alla
-prossima estrazione.
-
-Qualche volta tutto questo frastuono tace; la fiera è deserta; la
-quarta pagina è vuota. Vuota? no, vedete bene; in un angolo si legge:
-_Per la tosse asinina le pillole Bertelli._
-
-Questi grandi colpi di scena sono concessi al Tot, alle pillole Pink,
-all'Ischirogeno, all'Olio Sasso, alle Pastiglie Valda, all'Emulsione
-Scott, non perchè questi prodotti, iscritti nella Farmacopea Ufficiale
-del Regno, giudicati universalmente miracolosi, siano trattati con più
-riguardi, ma perchè le rispettive ditte sborsano parecchie migliaia di
-lire. Il giornale non ha riguardo per chicchessia, nè può perdere il
-suo tempo ad esaminare la bontà della merce: accoglie tutti. Voi dovete
-saper scegliere e non farvi infinocchiare!
-
- *
- * *
-
-Eppure questo giornale, che vi favorisce in tutto non vive che un
-giorno! Oggi è desiderato, aspettato con ansia, letto con avidità,
-discusso calorosamente, domani è già in preda alla domestica o nelle
-mani dei ragazzi!
-
-La sua presenza annoia: voi non volete cadaveri. Pochi sono quelli che
-lo conservano e ne fanno la collezione. Alcuni tagliano quella fetta
-di romanzo, componendo dei bizzarri libretti rettangolari, ma tutto il
-resto, così deturpato, via!
-
-Coi giornali la vostra signora fa modelli di abiti, coi giornali i
-vostri bimbi combinano dei grossi berretti alla napoleone, coi giornali
-si rivestono libri nuovi, si fascia l'interno di vecchi armadi, si
-avvolgono balocchi e dolci.
-
-Povero giornale, dopo un giorno di trionfo è già vecchio decrepito e
-comincia la sua Via crucis! Ridotto in piccoli pezzi va a finire in
-cucina, nella bottega del salumaio, in mezzo alla strada o in un altro
-luogo... voi m'intendete!
-
-In Cina invece le cose vanno un po' meglio. In ogni famiglia si
-conservano gelosamente questi fogli e due volte la settimana girano
-dei carretti per farne la raccolta. Trasportati a Man-War-Cher vengono
-bruciati in un apposito forno crematorio insieme a bastoni d'incenso.
-È una cerimonia religiosa addirittura: dinanzi al forno si rizza un
-altare, su cui una lampada brucia dell'olio santo. Le ceneri poi si
-chiudono in sacchetti e vengono gettate nel mare.
-
-Voi invece, più moderni, distruggete senza tante cerimonie i giornali,
-che pure rappresentano la storia di un giorno.
-
-Ma distruggete, distruggete, datelo nelle mani dei vostri bimbi: il
-giornale non muore! Domani ritornerà con altre notizie più belle, più
-fresche, più interessanti.
-
-I vostri capelli diventeranno bianchi, i vostri bimbi saranno padri,
-ma quel giornale, quel gran Cicerone, quell'astuto poliziotto, quel
-gran furbo, quel caro amico vivrà sempre, sempre, fino a che gli uomini
-faranno parlare di sè!
-
-
-
-
-I libri venturi.
-
-
-Sono disgrazie che accadono a noialtri mortali. Francesco Giarelli, non
-prevedendo la sua prossima fine, sognava di trovarsi ancora sulla terra
-dopo il duemila.
-
-“Le energie elettriche — egli dice — hanno conquistato la terra, il
-mare, l'atmosfera. Tutto è elettrico. Abbiamo l'aeroplano, l'aeronave,
-i quartieri aerei, gli alberghi e i giardini pensili, i teatri a
-domicilio, la lingua universale e cento altre cose belle.„
-
-E i libri? Come si pubblicheranno i libri?
-
-Il geniale storico dell'avvenire non ne parla. Si è forse dimenticato.
-Sta male. È una colpa grave dimenticare i ferri del mestiere. Un
-letterato che dimentica i libri somiglia al contadino che dimentica
-il suo arnese. Ma io credo che il Giarelli non si sia dimenticato.
-Forse avrà creduto che nel duemila non ci saranno più libri. Oggi da
-tutti si vocifera: “Il libro decade, il libro decade!„ Il Giarelli
-avrà detto: “Se oggi decade, domani sarà morto.„ E si è ingannato. Le
-scienze biologiche ci hanno assicurato che nulla muore, proprio nulla.
-Ciò che esiste oggi 20 luglio 1911 dovrà necessariamente esistere
-fino al cataclisma generale; andrà soggetto a trasformazione, ad
-evoluzione, ma morire, no. La morte, è bene che lo sappiano tutti, non
-esiste. E volete che muoia il libro? Nossignore; il libro non muore: si
-trasforma.
-
-Edison, questo titano dell'elettrotecnica, autore di oltre 600
-invenzioni, pare che voglia cambiar rotta. Visto che non c'è più
-nulla da scovrire, si è dato alla profezia ed ha detto che avremo una
-grande rivoluzione nel campo dei libri. “Fuori la carta! La carta è
-tramite d'infezione. Sarà sostituita da foglietti di nichel, spessi un
-duemillesimo di millimetro. Un libro dallo spessore di due centimetri
-conterrà 40 mila pagine e costerà appena sei lire.„
-
-Evviva il buon mercato! La _Storia Universale_ del Cantù sarà racchiusa
-in un sol volume e costerà dalle tre alle quattro lire. _La Divina
-Commedia, i Promessi Sposi,_ pochi centesimi! E non ci sarà bisogno di
-grossi scaffali. Una piccola libreria, alta due metri, potrà contenere
-migliaia di opere. E poi quei libri avranno sempre il loro valore
-intrinseco. Oggi i libri vecchi si vendono a peso ai salumai, ma allora
-si venderanno allo Stato, che ne farà nichelini!
-
-Edison però non ci dice quando verrà questo giorno. Un periodico
-americano invece ci fa sapere che fra non molto i libri si stamperanno
-con inchiostro fosforescente. Visto e considerato che la miseria cresce
-e che l'olio rincara, i nostri figli leggeranno all'oscuro.
-
-Voi ridete? Eh! dovete ridere di compiacenza. Questa invenzione apporta
-immensi beneficî. Si è sempre detto che un buon libro illumina la mente
-e riscalda il cuore. Eh! domani ci illuminerà e ci riscalderà da capo
-a piedi. Non ci saranno più libri oscuri. Tutti risplenderanno di luce
-propria come il sole!
-
-Sì, ma è troppo poco. Noi non viviamo di sola luce. Il Goethe sul punto
-di morte, proprio quando stava per prendere il gran volo, gridava:
-“Luce, luce!„ ma in vita sentì altri bisogni, ebbe altri desiderî.
-
-Le invenzioni debbono essere pratiche, debbono rendere un vero servizio
-all'umanità.
-
-Le scoverte platoniche, cioè quelle che restano nel puro campo
-scientifico, sono passate di moda. Noi oggi dalla scienza non
-vogliamo scienza, ma benessere materiale. Così la pensa un editore
-tedesco, il quale ci ha promesso che fra un paio d'anni metterà in
-vendita un giornale mangiabile. Invece della carta, egli userebbe
-una pasta nutritiva e gradevole che si presta assai all'impressione,
-e l'inchiostro sarebbe surrogato da uno sciroppo deliziosamente
-profumato.
-
-Questa volta c'è poco da ridere. L'editore tedesco merita baci. Il
-suo ritrovato giunge a tempo! Oggi, dopo aver letto il giornale,
-non sappiamo che farne e spesso ne facciamo un uso molto... umile,
-chiamandolo come padrino nelle faccenduole più... modeste; domani
-invece il giornale servirà per la colazione. Piegato in otto, in
-sedici, in trentadue, secondo la maggiore o minore larghezza della
-bocca — ci sono certe bocche! — andrà diritto diritto a rifocillare
-il ventricolo. E siate sicuro che tutti gli articoli — di fondo o di
-sfondo — saranno gustati dal pubblico. Un discorso del futuro Ministro
-di Agricoltura, Industria e Commercio, a proposito di un futuro
-monopolio di Stato, non soddisferà forse la Camera e il Paese, ma lo
-stomaco, sì.
-
-Di questa provvidenziale scoperta si rallegreranno specialmente i
-poveri giornalisti. Se l'arte non rende, se la quarta o quinta o sesta
-o settima o ottava pagina frutta poco, se i Ministeri sopprimono i
-fondi segreti, pazienza! non per questo mancherà il pane quotidiano; e
-mentre Saturno, per capriccio egoistico, mangiava i proprî figliuoli,
-essi per necessità mangeranno i proprî giornali.
-
-Il pane insomma è assicurato, e il pane, come sapete, risolve molti
-problemi, specialmente per i giornalisti, i quali, in massima
-parte, lavorano a stomaco vuoto. Sono pochi quelli che mangiano
-bene e trincano meglio: forse il direttore, il redattore capo,
-l'amministratore capo, il critico d'arte, i collaboratori illustri;
-ma tutto il resto della famiglia langue. Quei poveri _reporters_,
-che vanno, vengono come cani da caccia, debbono spesso appoggiarsi al
-muro per non cadere sfiniti. Ma allegri, allegri, o martiri del quarto
-potere! Se il signore vi farà vivere un'altra ventina d'anni, il mondo
-cambierà anche per voi!
-
-Ma l'editore tedesco non si ferma ai giornali ed ha ragione. Perchè
-fermarsi, quando si sa fare così bene? Le scoperte sono come le
-ciliege: una chiama l'altra. Egli dunque ha pensato anche ai libri.
-
-E così, se la miccia piglia fuoco, i posteri avranno i libri mangiabili!
-
-Non spalancate gli occhi! Oramai ci siamo e bisogna aspettarsi simili
-tiri. Il poeta ci avverte che sulla terra _nihil novi_ e quindi nessuna
-cosa deve far maraviglia. Del resto, la fine del mondo non verrà così
-per capriccio, deve provocarsi con stranezze e stravaganze, e il sole
-allora si precipiterà nel vuoto, esclamando come il biblico Ercole:
-“Muoia Sansone con tutti i Filistei„, quando avrà perduto la pazienza e
-si sarà stancato di illuminare le nostre pazzie.
-
-Ma lasciamo stare il sole! La scienza ha pensato anche a lui e ride
-di una possibile minaccia. “Se il sole venisse a mancare, — scrive
-un astronomo tedesco — noi potremmo vivere comodamente nel centro
-della terra, sviluppando calorico, luce e vita con l'elettrico.„
-Il sole dunque poteva fare il capriccioso e il dispotico due secoli
-fa, ma appena il benedetto ranocchio del Galvani ebbe quella piccola
-convulsione nevrastenica, i tempi mutarono anche per lui; e l'uomo
-moderno non solo non l'adora, come una divinità, ma arriva finanche a
-dirgli che a conti fatti non è poi tanto necessario. Se non gli dà il
-benservito, è per pura cortesia. Del resto, faccia il suo comodo, noi
-faremo il nostro, mangiando giornali e libri!
-
- *
- * *
-
-Ma non vi faccia gran maraviglia. I libri alle volte sono stati
-mangiati.
-
-I Tartari, — ce lo dice il signor Augier de Gisten — quando avevano
-nelle mani qualche libro, lo mangiavano per acquistare la sapienza,
-prendendo troppo alla lettera quelle parole della Bibbia: “Figlio
-dell'uomo, mangia questo libro e va a parlare ai figliuoli di Israele.
-Aprii la bocca e mi fece mangiare il libro, che divenne dolce come
-il miele.„ Ma se ai Tartari riuscivano dolci come il miele, ad altri
-invece riuscirono amari ed indigesti.
-
-La storia ci parla di tanti poveretti, che furono condannati a mangiare
-le proprie opere; e molti letterati sanno di che sapore è il libro
-stampato.
-
-Il Brunet riporta moltissimi esempî, ma basta per tutti il caso di
-Isacco Volmar. Costui dettò alcune satire contro il duca di Sassonia,
-Bernardo il Grande. Fatto poi prigioniero alla presa di Brissac, il
-duca lo chiama a sè, e, mostrandogli un esemplare di quelle satire, gli
-dice:
-
-“Hai detto che sono molto pepate; ebbene, voglio che le mangi dinanzi a
-me, se ami la vita!„
-
-E il povero Volmar dovè, per parecchie ore, masticare e inghiottire
-quel frutto del suo ingegno, che, quantunque ben pepato, non gli riuscì
-saporito, nè molto salutare.
-
-Ma ai posteri invece riusciranno saporiti e salutari.
-
-Immagino la cura degli editori per rendere più appetitosa la merce!
-
-Oggi si pensa alla carta americana, all'inchiostro di Monaco, allora si
-penserà a condire i libri con buoni aromi.
-
-Che bellezza! il _Cuore_ del De Amicis alla vainiglia, l'_Asino_
-del Guerrazzi al limone, gli _Uccelli_ del Michelet alla crema, i
-_Miserabili_ all'anice, i _Pezzenti_ alla cioccolata, ecc., ecc.!
-
-“Ogni cosa nuova — dice il Pascal — porta con se inconvenienti e
-vantaggi.„ E nel caso nostro gl'inconvenienti ci sono. Prima di tutto
-per leggere un libro bisogna comprarlo: è inutile ricorrere agli
-amici. Chi volete che presti un libro, quando leggere sarà sinonimo di
-mangiare?
-
-E in casa? Tutti i libri debbono essere chiusi a doppio catenaccio.
-Guai a lasciare aperti gli scaffali! I vostri bimbi vi faranno il bel
-complimento, ed anche la domestica non avrà scrupolo di mangiarsi a
-poco a poco tutta la scienza del suo riverito padrone.
-
-Immagino le scenette curiose che succederanno tra padre e figlio.
-
-“Mario, hai mangiato il _Diritto Romano?_„
-
-— Nossignore, papà. —
-
-“E la _Procedura Civile_? chi ha mangiato la _Procedura Civile_?„
-
-Del resto non sarà un grave danno: i signori avvocati, anche senza
-Diritti e Procedure, sapranno andare avanti, infinocchiando clienti e
-giudici.
-
-Un vero danno sarà per le biblioteche pubbliche.
-
-Chi non ha spiccioli per far colezione si reca subito ad una R.
-Biblioteca, e col pretesto di studiare, consultare, riscontrare,
-mangia. Comprendo benissimo che i Governi, savî e previdenti,
-aggiungeranno nuovi articoli al Codice Penale; comprendo che nelle
-Biblioteche Nazionali, Provinciali e Comunali ci saranno in permanenza
-soldati e guardie di città con le baionette in punta, per tener
-d'occhio gli studiosi. Opera vana! Ci vuol tanto poco ad ingoiare
-una pagina di libro. Che cosa potrebbero fare quei soldati? Ammazzare
-un povero diavolo perchè mangia? Starebbero freschi! Credete che nel
-duemila non ci siano socialisti? I partiti estremi farebbero cadere
-il Parlamento. Ammazzare chi mangia! Oh! dunque bisogna star digiuni?
-Reazionari! forcaiuoli! assassini!
-
-Allegri dunque, signori studenti del duemila. La vita per voi costerà
-poco, giacchè al cibo dell'anima e del corpo provvederanno le R.
-Biblioteche.
-
-Un vero guaio lo passeranno i poveri maestri elementari.
-
-I nostri marmocchi, quando vanno a scuola, si riempiono le tasche di
-ciliege e di biscotti, e, mentre il maestro si sfiata per far capire il
-meridiano o la divisione a due cifre, essi si sgranano la merenduccia;
-ma domani si adatteranno con i libri.
-
-“Signor maestro, Margiotta si mangia l'aritmetica!„
-
-“Signor maestro, De Nicolais ha mangiato due pagine del mio libro di
-lettura!„
-
-“Signor maestro! signor maestro!..„
-
-Ed il povero pedagogo a gridare, a minacciare, a castigare, a
-persuadere con la voce e con gli scappellotti — secondo i regolamenti
-non si dovrebbero dare, ma si danno lo stesso! — che i libri si
-mangiano a fin d'anno, dopo gli esami.
-
-Avviso alle future madri: sia abbondante la colazione ai vostri
-figliuoli. Se voi risparmiate il pane e il companatico, i birichini
-ricorrono ai libri!
-
-E basta con gl'inconvenienti. A parlarne troppo potremmo sembrare
-retrogradi. Oggi bisogna dare il benvenuto a tutte le cose nuove e
-battere le mani ad ogni scoperta: quindi parliamo dei vantaggi.
-
-I vantaggi sono stragrandi. Sentite.
-
-Tutta l'immensa pleiade di poeti, di romanzieri, di novellieri di bassa
-forza, che non incontrano fortuna e che, malgrado il lavorìo di spalle,
-non arrivano ad uscire dall'oscurità, potranno cessare i loro lamenti.
-Se il pubblico è ignorante (lo battezzano sempre così quei signori!)
-se le conventicole letterarie congiurano a danno di quei poveretti, il
-caso non è disperato: le spese di stampa non sono mai perdute. Quelle
-poesie, quei romanzi, quelle novelle, non comprese, resteranno per
-uso di famiglia, e i fanciulli a colazione, a pranzo e a cena faranno
-pasqua con i libri del genitore.
-
-Ma ho detto uno sproposito. Nel duemila tutti i libri, tutti, saranno
-comprati e gustati. E perchè no? Quelli che non vogliono passare per
-il cervello si faranno passare per lo stomaco. Il benefico effetto si
-avrà sempre. Che? vi siete dimenticato dell'apologo di Menenio Agrippa?
-Lo stomaco è la grande Cassa di Depositi e Prestiti, è il quartiere
-generale, da cui muovono tutte le forze di terra e di mare. Affidate un
-libro a lui: dopo quattro ore quel libro sarà sangue di prima qualità;
-e il buon sangue, voi lo sapete, dà buone idee.
-
-Secondo vantaggio. Però questo secondo vantaggio sarà tutto a beneficio
-dei critici. Dovete sapere che in Italia la professione del critico,
-specie di quello un po' benevolo, è fastidiosa. Ogni giorno gli
-piovono addosso una cinquantina di libri nuovi o rimessi a nuovo. E
-il poveretto, per non essere chiamato scortese o peggio, deve leggere,
-magari scorrere a volo di uccello quelle primizie ed avere una parola
-di lode per tutti.
-
-Domenico Oliva si lamentava con alcuni amici di questa pioggia
-quotidiana. “Ma mi vogliono soffogare? Debbo io dormire, debbo
-mangiare, debbo farmi una passeggiata, debbo attendere ai fatti miei?
-Un bel giorno dirò sul _Giornale d'Italia_ che non leggo più libri!„
-
-Signor Oliva, non lo faccia. Oggi è una noia, ma domani? Domani quella
-pioggia sarà una manna. Cinquanta libri al giorno sono cinquanta
-ciambelle per i suoi nipotini!
-
-Terzo vantaggio. _Le journal de la librerie_ ci fa sapere che ogni anno
-si pubblicano un miliardo e mezzo di volumi letterari; e se aggiungi
-le pubblicazioni scientifiche, le riviste, i giornali, si arriva
-all'infinito. Migliaia e migliaia di stabilimenti tipografici metton
-fuori, a getto continuo, libri, libri, libri!
-
-Giustamente molti si sono preoccupati di questa enorme quantità di
-carta stampata e temono ohe forse un giorno questa pletora di libri, di
-opuscoli, di fogli, inonderà la terra. L'immane produzione libraria ha
-colto alla sprovvista le nostre biblioteche. Esse sono piene, strapiene
-e non possono accogliere neppure un libriccino di poche pagine. Bisogna
-allargarle, aggiungere nuove sale; ma aggiungi e aggiungi il mondo
-diverrà tutto una grande biblioteca.
-
-Fino a pochi anni fa, i libri vecchi o inutili si vendevano ai
-droghieri, ai salumai per carta da avvolgere, e con un soldo vi davano
-una bella salacca, chiusa in due sonetti del Poliziano o in mezza
-egloga di Virgilio; ma adesso che la scienza ha scoverto nei libri
-tutto un esercito di streptococchi, di stafilococchi, di bacilli di
-Kock e di Therth, bisogna guardarsene.
-
-Dunque che fare di tanti libri? Ricorrete al mare? profanazione;
-appiccarvi il fuoco? sacrilegio.
-
-Un lord inglese lasciò detto nel suo testamento che voleva essere
-cremato con i suoi libri. Bel metodo per alleggerire un po' il peso,
-e noi lo consigliamo a tutti quei signori che anelano alla postuma
-voluttà di abbrustolirsi, pregustando così un anticipo d'inferno.
-Ma anche alimentando i forni crematorî il problema non si risolve. I
-posteri però, lo risolveranno. Si pubblicano un miliardo e mezzo di
-volumi all'anno? E che? non ci sono altrettante bocche affamate?
-
-Beati i nostri figliuoli che si troveranno a questi lauti banchetti
-intellettuali!
-
-E poi vengono a dirci che il mondo invecchiando peggiora. Due bugie.
-Non invecchia, nè peggiora: diventa pratico!
-
-
-
-
-L'ultimo saluto.
-
-
-Mi dispiace, ma proprio in coda dovrò darvi una brutta nuova: un giorno
-io che scrivo, voi che leggete, moriremo.
-
-Cosa ordinarissima, lo so; ma ordinaria per gli altri, non per me. Io
-sono abituato a veder morire; con la più grande disinvoltura accompagno
-amici e nemici al camposanto; ma mi sembra quasi impossibile che la
-morte debba colpire proprio me! Che muoiano gli altri, è naturale, che
-debba poi morire io!... Io? Io che sto così bene di salute, che mangio
-con appetito! Oggi parlo, penso, ragiono e sragiono, domani debbo
-chiudere gli occhi e lasciarmi aggiustare come una salacca in una cassa
-funebre più o meno dorata... No, non può essere!
-
-Eppure è. La vita somiglia ad una cambiale. Alcuni, fortunati, l'hanno
-a lunga scadenza, altri no. Io non ho potuto sapere a quale categoria
-appartenga, ma ammesso pure che mi trovi tra i fortunati, da qui a
-quarant'anni avrò fatto i miei bauli.
-
-E quel che è peggio con la morte bisogna lasciare ogni cosa! Gli
-antichi mettevano in bocca al defunto un obolo. Caronte voleva essere
-pagato, e poi il danaro non è mai soverchio. I moderni, che non sono
-superstiziosi e se ne ridono del tartareo barcaiuolo, non mettono in
-bocca al defunto neppure un soldino. I marenghi restano in casa, e la
-famiglia, dopo pochi giorni di lutto stretto, li divide con lo Stato,
-il quale, con la leonina tassa di successione, si è solennemente
-dichiarato primo erede di tutti quelli che lasciano qualche cosetta
-mobile o immobile. Ciò non m'inpensierisce. Io nulla lascio, perchè
-nulla posseggo. Non ritorno nudo in seno alla madre comune per decenza
-e perchè un abituccio costa poco.
-
-Anzi debbo dire la verità: la morte non mi fa paura per la
-semplicissima ragione che quando essa viene, io me ne vado. Mi fa
-invece paura la vecchiaia.
-
-Noi tutti ci auguriamo di vivere cento anni e saremmo capaci di tentare
-ogni cosa pur di giungere a questa cifra tonda, senza sapere quanto è
-doloroso l'ultimo trentennio!
-
-La vecchiaia, brr! I poeti l'hanno paragonata al tramonto, all'inverno:
-similitudini pietose! La vecchiaia non ha paragoni. Dopo i settanta non
-si vive più: le gambe non vogliono saperne, lo stomaco chiude il suo
-gabinetto chimico, il tubo maestro è quasi sempre ingombrato, i polmoni
-sfiatano da ogni parte, insomma locomotiva e vetture non funzionano.
-
-E si potesse almeno mangiare a proprio gusto! Niente maccheroni al
-sugo, niente fritture, niente aromi. Latte e brodo, brodo e latte:
-si ritorna bambini. Vi nuoce il caldo, vi nuoce il freddo, vi nuoce
-l'umido, vi nuoce il levante, vi nuoce il ponente: tutti i punti
-cardinali vi danno fastidio! Dei trecentosessantacinque giorni appena
-una ventina sono per voi, gli altri si passano inchiodati sulla fida
-poltrona o a letto. Il medico? È inutile chiamare il medico. Questo
-signore accoglie con un sorriso canzonatorio tutti i vostri malanni
-e mette sempre in campo l'età. Non potete dormire? è l'età; vi duole
-la testa? è l'età; sentite un ronzìo nell'orecchio e un peso nello
-stomaco? è l'età. A credergli, questa benedetta età ha messo l'anarchia
-in tutte le parti del corpo.
-
-E in casa non siete più il Pontefice Massimo, lo Zar delle Russie, nè
-potete più dire: “Così voglio, così comando.„ Nessuno vuol sentirvi.
-Finanche la vostra signora, che si mantiene un po' meglio in sesto, vi
-sopporta a stento e spesso spesso esclama: “Come sei noioso! Faresti
-passare la pazienza anche a Giobbe!„
-
-Per me, visto e considerato che la vecchiaia è un anticipo di
-Purgatorio, se grazie a Dio e al medico di famiglia, metterò il piede
-nel settantesimo anno, ho stabilito di non dare noia a chicchessia.
-Convinto di non appartenere più nè alla milizia attiva, ne alla
-territoriale, starò al mio posto di semplice pensionato e, pur di
-non far perdere la pazienza agli altri, cercherò di essere io un vero
-Giobbe.
-
- *
- * *
-
-E intanto come passare quei giorni? I nipotini vi vogliono bene, ma si
-seccano di stare sempre col nonno; le nuore, i generi, la persona di
-servizio, il portinaio, tutti, tutti dicono che voi siete pesante. E
-dunque? Sentite: Cicerone, l'unico che ebbe la buona idea di consolare
-i vecchi con un bel libro, che si legge dai giovani, dice: “Non credere
-che la vecchiaia sia addirittura un supplizio. Se possiedi un orto e
-una biblioteca, nulla ti mancherà.„
-
-L'orto? L'orto era possibile a quei tempi: oggi no. Specie in città
-il suolo costa, e invece di piantarvi aranci o fiori vi si edifica una
-palazzina.
-
-Ma Cicerone, da uomo di mondo, aggiunge subito: “Del resto l'orto non
-è poi tanto necessario: basta la biblioteca„, e ricorda tanti vecchi,
-greci e romani, che trascorsero gli ultimi anni in mezzo ai libri e
-furono felici.
-
-Facciamo tesoro di questo consiglio, e gli ultimi anni passiamoli qui,
-nella stanza da studio. Quando tutti ci abbandonano, quando ci vediamo
-soli, in mezzo ad una generazione che non ci comprende, che non ci
-sopporta, chiudiamoci in questo sacro eremitaggio. Qui troveremo gli
-amici della nostra infanzia, i compagni dei nostri studî prediletti.
-
-Venga, venga la vecchiaia, con i suoi acciacchi, con i suoi disinganni,
-con le sue ingratitudini, con i suoi rimpianti: finché avremo un libro,
-avremo un consolatore.
-
-E venga anche la morte. Quando tutto ci dirà che bisogna partire,
-noi ci faremo condurre qui, in questa stanzetta di pochi metri, dove
-abbiamo trascorsa la maggior parte della nostra vita. E quando il
-nostro cuore darà l'ultimo palpito, quando la nostra intelligenza
-avrà l'ultimo bagliore di luce e ci sembrerà sentire tanti suoni
-impercettibili, tante voci misteriose allora, o cari libri, vi daremo
-l'ultimo saluto riverente ed affettuoso.
-
-Forse non ci sarà possibile pronunziare la dolce parola di addio.
-Appena uno sguardo, appena un cenno della mano tremante; ma quello
-sguardo, quel cenno dirà che noi vi ringraziamo dell'opera benefica
-esercitata sul nostro spirito.
-
-Noi moriremo, ma resteranno i nostri figliuoli, questi giovani
-baldi, pieni di fede e di entusiasmo. Accompagnateli per il sentiero
-dell'arte, e dite loro che “gli studî, fatti in silenzio, con la quieta
-fatica di tutti i giorni, con la feconda pazienza di chi sa aspettare,
-con la serenità di chi vede in fine d'ogni intenzione la scienza e la
-verità, rafforzano, sollevano, migliorano l'ingegno e l'anima!„
-
-
- FINE
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK NEL MONDO DEI LIBRI ***
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- Nel mondo dei libri, di Matteo Cuomo
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-
-<div style='text-align:center; font-size:1.2em; font-weight:bold'>The Project Gutenberg eBook of Nel mondo dei libri, by Matteo Cuomo</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
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-</div>
-
-<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Title: Nel mondo dei libri</div>
-
-<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Bizzarrie</div>
-
-<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Author: Matteo Cuomo</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>Release Date: January 09, 2021 [eBook #64240]</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>Language: Italian</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>Character set encoding: UTF-8</div>
-
-<div style='display:block; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images made available by The Internet Archive)</div>
-
-<div style='margin-top:2em; margin-bottom:4em'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK NEL MONDO DEI LIBRI ***</div>
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-NEL MONDO DEI LIBRI
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="x-large">
-Matteo Cuomo
-</p>
-
-<p class="pad1 main-t">
-Nel mondo<br />
-dei libri
-</p>
-
-<p class="pad1 large">
-BIZZARRIE
-</p>
-
-<p class="pad4">
-<i>MILANO</i><br />
-<i>Dott. Riccardo Quintieri</i><br />
-<i>Editore</i><br />
-<i>Corso Vittorio Emanuele, 26</i>
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-<span class="smcap">Proprietà Letteraria</span>
-</p>
-
-<p class="small">
-Milano, TIPO-LITOGRAFIA RIPALTA — Via Pisacane, 36
-</p>
-
-<p>
-—&nbsp;Ottobre 1912&nbsp;—
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="dedica">
-<p>
-<i>a Guido Mazzoni<br />
-con animo devoto</i>
-</p>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="chapter">
-<p class="indr">
-Firenze, 8 ottobre 1911.
-</p>
-
-<p class="indl">
-<i>Chiarissimo Signore</i>,
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<i>La ringrazio dell'onorevole offerta della dedica; ma
-quali titoli io abbia a questo onore Le confesso che non
-vedo. La simpatia, di cui Le son grato, gliela ricambio,
-letto il suo libro. Le sono intanto riconoscentissimo della
-offerta, da persona degna, e di cosa degna.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Il libro è pieno di buona cultura, e di osservazioni
-giuste, e di arguzie felici. Messomi a leggerlo nei capitoli
-da Lei indicatimi, ho proseguito oltre, e poi sono
-anche tornato a dietro, divertendomi da per tutto e sentendomi
-sospinto dalle riflessioni Sue a ripensare più
-e meglio su alcune quistioni.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Accetti i più vivi ringraziamenti e saluti dal</i>
-</p>
-
-<p class="indr">
-<i>Dev.<sup>mo</sup></i><br />
-<span class="smcap">Guido Mazzoni</span>
-</p>
-
-<p class="indl">
-Al Ch.<sup>mo</sup> <span class="smcap">Matteo Cuomo</span><br />
-EBOLI (Salerno)
-</p>
-
-<div class="somm">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span>
-</p>
-
-<h2>
-INDICE
-</h2>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td>Il primo saluto</td> <td class="pag"><a href="#saluto">Pag. 1</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I libri di viaggio</td> <td class="pag"><a href="#viaggio">8</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I libri che fanno dormire</td> <td class="pag"><a href="#dormire">17</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I libri di donne</td> <td class="pag"><a href="#donne">27</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Gli umili e i superbi</td> <td class="pag"><a href="#umili">45</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Il vocabolario</td> <td class="pag"><a href="#vocabolario">53</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I libri del popolo</td> <td class="pag"><a href="#popolo">86</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I libri nuovi</td> <td class="pag"><a href="#nuovi">98</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Le antologie</td> <td class="pag"><a href="#antologie">109</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>L'ospedale</td> <td class="pag"><a href="#ospedale">118</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I libri fortunati</td> <td class="pag"><a href="#fortunati">125</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I libri che si consultano</td> <td class="pag"><a href="#consultano">155</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I decaduti</td> <td class="pag"><a href="#decaduti">161</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I libri con ritratti</td> <td class="pag"><a href="#ritratti">166</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Bibliomani, biblioclasti, bibliofagi</td> <td class="pag"><a href="#bibliomani">181</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I libri scolastici</td> <td class="pag"><a href="#scolastici">196</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>La Bibbia</td> <td class="pag"><a href="#bibbia">205</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I libri allegri</td> <td class="pag"><a href="#allegri">210</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I libri che si prestano</td> <td class="pag"><a href="#prestano">218</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>La Storia</td> <td class="pag"><a href="#storia">227</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I romanzi</td> <td class="pag"><a href="#romanzi">244</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="pagenum" id="Page_viii">[viii]</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I Pedanti</td> <td class="pag"><a href="#pedanti">273</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I libri che non si leggono</td> <td class="pag"><a href="#nonlegg">277</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Gli adulatori</td> <td class="pag"><a href="#adulatori">305</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I libri educativi</td> <td class="pag"><a href="#educativi">309</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I microbi nei libri</td> <td class="pag"><a href="#microbi">320</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I pessimisti</td> <td class="pag"><a href="#pessimisti">333</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Il giornale</td> <td class="pag"><a href="#giornale">343</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I libri venturi</td> <td class="pag"><a href="#venturi">373</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>L'ultimo saluto</td> <td class="pag"><a href="#ultimo">386</a></td>
- </tr>
-</table>
-<hr />
-
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span></p>
-
-<h2 id="saluto">Il primo saluto.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Lettore, noi non ci conosciamo e forse non ci
-conosceremo mai. Tanto meglio; ci stimeremo di
-più, visto e considerato che gli uomini quanto più
-si avvicinano, meno si sopportano.
-</p>
-
-<p>
-Vedete: appunto perchè non vi conosco, io vi
-credo una persona colta e vi dico subito: questo
-libro che avete comprato... che? non l'avete comprato?
-Va bene. Io non voglio, nè debbo sapere
-come vi è venuto tra le mani, dicevo: questo libro
-parla dei libri. Ma non temete, niente critica,
-niente polemica, niente ricerche; impressioni, semplicemente
-impressioni.
-</p>
-
-<p>
-Forse lo troverete un po' frivolo, un po' vuoto,
-pazienza; oggi che la maggior parte dei libri riempono
-i vuoti, ho piacere che il mio invece di riempirlo
-lo apra: anche i vuoti sono necessarî, almeno
-così la pensano molti... cassieri!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma di quali libri parlerò io?
-</p>
-
-<p>
-Sentite: il De Maistre compose un <i>Viaggio intorno
-alla mia camera</i>, libro originalissimo, che
-voi certamente avete letto.
-</p>
-
-<p>
-Io, al contrario, v'invito a fare una capatina nel
-regno dei libri. Entrate nella camera da studio
-e date uno sguardo ai vostri scaffali. Neppure
-questo? avete ragione, voi siete molto occupato.
-Ebbene, lo sguardo lo darò io; voi avrete semplicemente
-la bontà di seguirmi. Seguirmi, finchè
-vi piace. Del resto non è mica un obbligo
-per notaio: se il mio sguardo non si incontra col
-vostro, chiudete il libro e buona notte.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Chiamatemi fanatico, ma io voglio che i libri
-siano ben distribuiti, ordinati, classificati. Quella
-confusione, quel caos che si vede in certe librerie
-mi dice che quel letterato non ama i suoi libri.
-</p>
-
-<p>
-No, io voglio che gli storici abbiano un posto
-distinto e separato dagli altri scrittori, io voglio
-che il Villani quistioni col Guicciardini, che il
-Botta stringa la mano al Balbo, che il Cantù
-discuta col Thiers e col Carlyle.
-</p>
-
-<p>
-I filosofi debbono stare uniti. Non sarebbe una
-grande irriverenza mettere Platone a fianco ad
-un romanziere? Aristotele in compagnia di viaggiatori?
-No, tutti qui, i filosofi, in questo scaffale
-a destra. Isolateli: essi amano il raccoglimento
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-e la meditazione. Voi non ascoltate la loro
-voce, ma essi continuano nei secoli a discutere
-sull'origine e sul fine dell'uomo.
-</p>
-
-<p>
-I poeti cantino insieme. Omero come nell'Olimpo
-dantesco, deve essere circondato dalla schiera gloriosa.
-Uniteli tutti, questi arcangeli, questi serafini,
-che toccano le note più soavi, che vi aprono
-un mondo di arcane bellezze. Sì, Omero, Dante,
-Shakespeare, Petrarca, Milton, Leopardi, Heine,
-metteteli al posto d'onore. In alto, in alto i poeti!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma la libreria è un piccolo mondo. Oltre le
-opere del genio, c'è tutta una moltitudine sterminata
-che si agita, che ride, che piange, che
-ciarla, che impreca, che sogghigna. Guardando
-quei libri con l'occhio scrutatore, vi vedete passare
-davanti, in una corsa vertiginosa, gl'ispirati,
-i prepotenti, i consolatori, i pessimisti, i decaduti,
-gli umili, i biricchini, i superbi, i pedanti, i burloni,
-i maligni, gli spensierati, i poliziotti, i misteriosi.
-Alcuni con una potenza diabolica tentano
-risvegliare in voi quegl'istinti che con tanti sforzi
-cercate reprimere e soggiogare; altri con soave
-linguaggio vi sollevano a più spirabil aere; altri
-infondono nel vostro animo un forte entusiasmo
-spingendovi a grandi cose, ma il riso beffardo
-di uno scettico, vi rende perplesso e dubbioso.
-Qui un filosofo delira e vi nega tutto, anche il
-<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
-mondo corporeo, là un mistico vi accenna il cielo
-come ultima meta.
-</p>
-
-<p>
-Quanti screanzati, quanti buontemponi, quanti
-pedagoghi! O vedi, vedi là, all'angolo, a destra
-si ride a crepapelle; qui, innanzi a voi, due rivoluzionarî
-vorrebbero scalzare dalle fondamenta
-l'ordine sociale. Spesso accanto all'opera di un
-valoroso maestro si nasconde un libriccino di poche
-pagine. Non lo toccate: sotto quella veste
-umile e dimessa c'è un nemico; quel libriccino
-a guisa dei velenosi animaletti che respiriamo
-senza accorgerci, può da sè solo corrompervi il
-cuore.
-</p>
-
-<p>
-Eppure noi li amiamo, li amiamo tutti.
-</p>
-
-<p>
-Il libro fa parte della nostra vita intima, è il
-cibo quotidiano del nostro intelletto. Angelo o
-demone, ligato a noi da un vincolo invisibile è
-sempre al nostro fianco, sempre pronto alle nostre
-chiamate. Trascuratelo per un mese, per due,
-gettatelo con disprezzo, abbandonatelo sopra una
-sedia, chiamatelo noioso e peggio, il giorno in
-cui avrete bisogno di lui, vi apre subito le braccia:
-non una parola di rimprovero. Tenero come
-una madre, pronto come un militare, umile come
-uno schiavo si mette subito a vostra disposizione.
-</p>
-
-<p>
-Ogni libro ricorda un momento della nostra
-vita, ogni libro ha avuto il suo giorno di trionfo
-e di disprezzo.
-</p>
-
-<p>
-Quante vittorie e sconfitte su noi stessi non
-dobbiamo a quei libri! Essi che vivono sempre
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-con noi sono i giudici più severi, i traditori più
-infami, gli amici più schietti.
-</p>
-
-<p>
-Che, siete mesto? siete allegro? vi sentite stanco,
-sfiduciato? avete i nervi? una grande sventura
-vi ha colpiti? Per ogni stato di animo c'è
-un libro, una voce, che vi parla nel silenzio; una
-voce, che vi conforta senza ostentazione; che vi
-rimprovera senza avvilirvi; che vi ammaestra senza
-sussiego. E questa voce parla sempre, notte e
-giorno; non si ferma, non si stanca. Siete voi che
-vi fermate, siete voi che dite: <i>basta</i>; ma la voce
-ripiglia subito il suo corso, appena voi dite:
-<i>avanti</i>.
-</p>
-
-<p>
-Vengono da ogni parte del mondo civile, ma
-nessuno è estraneo. Tolstoi non è russo. Cervantes
-non è spagnuolo. Whitman non è americano, tutti
-amici di casa, tutti compagni di studio e di lavoro.
-</p>
-
-<p>
-La storia si ostina a dirci che il Goethe è morto,
-morto l'Hugo, morto l'Ibsen, morto il Carducci,
-morto il De Amicis, morto il Fogazzaro.
-Nossignore, qui non ci sono morti. Il Goethe
-viene con voi a passeggio sui monti, l'Hugo è
-il compagno nelle notti d'insonnia, il De Amicis
-è là, pronto a farvi passare il malumore, oh! con
-che dolcezza vi sorride il Fogazzaro!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Il santo vescovo d'Ippona, Agostino, diceva:
-<i>timeo lectorem unius libri</i>. Sì, bisogna temerlo,
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-ma temerlo davvero quest'uomo che studia un
-sol libro. Un sol libro! un solo compagno,
-un solo amico! Quest'uomo forse sarà dotto, ma di
-una dottrina arida, sterile, che gli rovina il cervello
-e non gli solleva lo spirito. No, noi vogliamo
-molti libri. Parlino tutti: la loro voce misteriosa
-ci è guida, sprono, conforto.
-</p>
-
-<p>
-Spesso, quando siete solo nella stanza da studio,
-alzando gli occhi su quei libri, vi vedete dinanzi
-mille volti che vi guardano, ascoltate mille
-voci che gridano a coro: sono scrosci di riso satirico,
-accenti di dolore, bestemmie, parole di odio.
-C'è il ruggito del leone, il canto della capinera,
-il sibilo del serpente. E questi suoni armonizzandosi
-stranamente producono una musica che ha
-del grandioso e che i profani dell'arte non sentiranno
-mai.
-</p>
-
-<p>
-E noi parleremo di questa musica, noi entreremo
-in quella <i>sancta sanctorum</i> della nostra vita
-spirituale. Qui, dove si passano le più belle ore
-del giorno e spesso della notte a ricreare e a
-martoriare il nostro cervello; qui, dove abbiamo
-combattute tante battaglie, calmate tante tempeste,
-carezzate tante illusioni; qui c'è tutta l'opera
-grandiosa del pensiero umano.
-</p>
-
-<p>
-Che cosa sarebbe l'umanità senza questi libri?
-Per essi voi siete uomo, per essi conoscete il
-passato, vivete nel presente, interpetrate il futuro.
-I grandi scrittori sono i veri condottieri dei
-popoli: essi guidano l'umanità, suscitano tanti
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-avvenimenti, determinano tante diverse epoche.
-</p>
-
-<p>
-Il germe di tutte le rivoluzioni, di tutte le riforme,
-di tutte le fasi del progresso e della civiltà
-è qui, sotto i vostri occhi.
-</p>
-
-<p>
-Alessandro, Cesare, Napoleone non hanno lasciato
-che un nome; ma Omero, Dante, Shakespeare
-hanno lasciato l'anima loro e quest'anima
-è là, nella vostra libreria, quest'anima si chiama
-l'<i>Iliade</i>, la <i>Divina Commedia</i>, le <i>Tragedie</i>.
-</p>
-
-<p>
-Entriamo dunque in questo piccolo mondo che
-tanta parte ci sottrae dalla nostra esistenza, entriamo
-in mezzo a questo popolo di pensatori,
-che venuti in casa nostra, fin dal primo giorno,
-da veri padroni, ci consigliano, ci sgridano, ci
-educano, ci rimproverano, ci deridono. Entriamo,
-ma senza pretenzione di volerla fare da critici
-o da moralisti.
-</p>
-
-<p>
-Si è detto sempre che i libri sono i migliori
-amici. Ebbene, facciamo una visita a questi amici.
-Vi garentisco che passeremo un'ora in lieta compagnia.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span></p>
-
-<h2 id="viaggio">I libri di viaggio.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Fate largo: passano i viaggiatori.
-</p>
-
-<p>
-Voi raramente uscite dal vostro paese nativo,
-e se qualche volta ve ne allontanate vi sembra
-aver indugiato già troppo. La vita di città vi infastidisce.
-Quell'andare, venire, correre di qua e
-di là, mangiarsi un boccone in fretta e furia vi
-dà sui nervi.
-</p>
-
-<p>
-È vero: di tanto in tanto come per rompere
-la monotonia si fa una scappatina in città. Col
-pretesto degli affari si passano una ventina di
-giorni a Napoli, a Roma, a Firenze, a Venezia.
-Ma che! pare che qualcuno vi spinga di dietro
-a ritornare subito. Il pensiero della famiglia, gli
-affari, gl'impegni, vi chiamano in paese: subito
-alla stazione. Il treno è pronto e si parte. Dopo
-un paio di giorni eccovi a casa. Ma che stanchezza!
-Bisogna stare una settimana per orientarsi!
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-Eppure si tratta di un viaggio di piacere.
-E se doveste intraprendere un viaggio lungo e
-disastroso? se doveste andarvene d'inverno nella
-Groenlandia o nelle isole dell'Oceania? Per l'amor
-di Dio! a solo pensarlo vengono i brividi
-del freddo e della... paura. Andar ramingo in
-mezzo alle nevi, passare notti intere sotto una
-capanna o a piè di un burrone, col pericolo di
-essere divorato dalle belve o massacrato dai barbari?
-Pazzia, pazzia!
-</p>
-
-<p>
-Ma ognuno ha il suo bernoccolo, diceva il De
-Musset; ognuno è vittima di una febbre che lo
-spinge verso un ideale. A voi piace starvene rintanato
-nel vostro paese nativo, altri invece amano
-girare in lungo e in largo i luoghi più nascosti
-dell'Asia, i boschi più folti dell'Africa, le eterne
-ghiacciaie del polo. Per voi sarebbe la morte,
-per essi la vita.
-</p>
-
-<p>
-E questi uomini di ferro, — che sotto gl'infocati
-raggi del sole africano, fra le nevi boreali, tra
-i deserti più sterminati camminano a piedi, sui
-muli, sui cammelli, sulle slitte; questi uomini, che
-vengono a tu per tu con i leoni, con le iene, con
-le tigri, con i leopardi; questi uomini che non
-dormono, non mangiano pur di arrampicarsi sulle
-cime di monti inaccessibili, — hanno scritto i loro
-libri: libri curiosi che vi dicono tante cose piacevoli,
-che vengono a parlarvi di tanti luoghi
-sconosciuti, di tanti costumi bizzarri.
-</p>
-
-<p>
-Questi libri sono di ogni specie: piccoli, grandi,
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-vecchi, nuovi, illustrati. Li compraste a dispense
-quando eravate giovanotto, amante di avventure
-e racconti maravigliosi; li aveste per pochi soldi
-da qualche libraio ambulante; vi furono donati
-dal babbo nel giorno del vostro onomastico ed
-ora sono tutti qui in questo scaffale e rappresentano
-i libri più piacevoli e più simpatici!
-</p>
-
-<p>
-Se siete un asceta, il Lamartine e la Serao vi
-conducono nel <i>Paese di Gesù</i>; se amate conoscere
-la vita intima dell'Oriente, così varia,
-così misteriosa, così strana per noi Europei, affidatevi
-al Tompson e al Thontze: essi vi accompagnano
-da buoni amici nella Cina, facendovi
-penetrare finanche nella reggia dell'Imperatore,
-inaccessibile ad ogni sguardo; se le recenti vittorie
-giapponesi hanno destato in voi grande
-simpatia per questo popolo giovane e valoroso,
-parlatene al De Riseis e questi vi farà conoscere
-la vita familiare, i costumi, la cultura dei piccoli
-figli del sole; se amate i fatti di sangue, racconti
-strani e raccapriccianti rivolgetevi al Salgari,
-al Maine Reyd.
-</p>
-
-<p>
-Ma i libri di viaggio che avete sempre letto
-con entusiasmo, sono quelli di Giulio Verne, di questo
-gran mago, che resterà unico nella letteratura
-di tutto il mondo. Si scrivono e si scriveranno
-libri di viaggio, ma Verne sarà sempre Verne,
-sempre il papà di questo genere letterario, che
-diverte ed istruisce. Che ore deliziose trascorse
-a girare il mondo in ottanta giorni, a discendere
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-venti mila leghe sotto il mare, a gettarvi a capo
-fitto nel centro della terra! Verne era il gran
-tentatore. Si rubavano le ore allo studio, alla
-scuola per seguire il capitano Grand. Quanti rimproveri,
-quanti castighi! Spesso mentre il professore
-spiegava un teorema di geometria, voi di
-nascosto a fuggirvene con l'iperbolico proiettile
-nella luna.
-</p>
-
-<p>
-E nelle sere d'inverno! Che voluttà a leggere
-a letto <i>Le avventure del polo Nord</i>! Neve, neve,
-orsi bianchi, balene, deserti sterminati di ghiaccio
-e voi ve ne stavate al caldo. Dopo un paio
-d'ore si smorzava il lume e giù con la testa sotto
-le coperte a sognare. Che sogni, che sogni! Quante
-volte non vi sembrò di trovarvi solo, inerte, in
-mezzo a una banda di selvaggi? Quante volte
-non sognaste (brutta tentazione!) di essere imperatore,
-di sedere in trono sopra una sedia d'avorio,
-venerato come un Dio? Quante volte non
-foste inseguito da orsi, da elefanti, da ippopotami
-e da tanti animali feroci?
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Oggi non siete più un giovanotto, ma i libri
-di viaggio ancora vi dilettano. Talvolta nelle giornate
-uggiose d'inverno, in cui pel cattivo tempo
-vi tocca starvene rintanato in casa, ci sarebbe
-da dare l'anima al diavolo. I bimbi piangono,
-la vostra signora sgrida la domestica, il cagnolino
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-guaisce e voi, mandando un accidente a tutti,
-ve ne andate <i>Con una principessa attraverso l'Africa</i>!
-</p>
-
-<p>
-E nelle convalescenze? Siete stato venti, trenta
-giorni a letto, sospeso tra il cielo e la terra,
-con una febbre gastrica, ostinata, ostinatissima
-a mandarvi all'altro mondo. Ma, grazie a Dio,
-a furia di dieta e di iniezioni, il pericolo è
-passato. Col buono e con la forza la febbre è
-andata via. Voi siete libero, ma non guarito. Comincia
-la noiosa ed eterna convalescenza. Siete
-debole e non avete neppure la forza di dare un
-passo. Piano con i cibi. Un po' di brodo, un po'
-di semolino e riposo, riposo assoluto. Guai ad uscir
-di casa! Una ricaduta sarebbe fatale.
-</p>
-
-<p>
-Ma intanto come si fa ad ammazzare il tempo?
-come si fa a passare quei giorni lunghi, sterminati?
-Le visite degli amici? Disgraziatamente
-quando si è infermi si ricevono visite sempre
-dalle persone più noiose e antipatiche, le quali
-vogliono sapere tutte le fasi della vostra malattia;
-e voi spesso in una sola giornata dovete ripetere
-due, cinque, dieci volte la medesima canzone,
-secondo il numero degl'importuni.
-</p>
-
-<p>
-E dunque? leggere il giornale? Ma il giornale
-si scorre in mezz'ora. Leggere un romanzo, un
-volume di poesie? Che amore e amore! Ne avete
-le tasche piene e poi, specie ne' giorni di convalescenza,
-si è proprio disposto a parlare di amore!
-Solo i libri di viaggio possono dilettarvi. Il medico
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-vi consiglia il riposo, e voi alla sua barba ve
-ne andate col Salgari <i>Tra i pescatori di Balene</i> o
-<i>Nella città del re lebbroso</i>. Un giorno a Londra
-col De Amicis, due in Egitto col Venosta, tre fra
-i ghiacci col Verne, cinque al Tibet coll'ardito
-Hedin; e correte per quelle coste sterili, per
-quelle foreste vergini, di giorno, di notte, al vento,
-alla pioggia... Avanti, avanti, oggi in Sicilia,
-domani in Siberia, domenica in Cina, dall'Imperatrice!
-I giorni passano, voi siete guarito e il
-medico vi concede finalmente di uscir di casa.
-Uscir di casa? Se siete stati sempre fuori!
-Ma prima di lasciare la stanza da studio, date uno
-sguardo a quei libri di viaggio, che sono ancora
-sulla sedia. Avete il dovere di ringraziarli per
-l'opera benefica e pietosa che vi hanno prestato,
-durante la vostra convalescenza.
-</p>
-
-<p>
-Sentite un mio consiglio. Conservate con ogni
-cura questi libri; non li prestate, non li donate,
-anzi cercate di comprarne altri.
-</p>
-
-<p>
-Che! vi siete dimenticati che un giorno sarete
-vecchi? Il tramonto è bello, poetico in natura, non
-nella vita.
-</p>
-
-<p>
-La vecchiaia difficilmente si presenta sola. Se sarete
-condannati a starvene in casa con la gotta
-o altro ben di Dio, quei libri potranno rendervi
-meno doloroso il finale dell'opera!
-</p>
-
-<p>
-Ma via, non facciamo da uccelli di cattivo augurio.
-Grazie a Dio, i capelli sono appena brizzolati:
-abbiamo a disposizione ancora un buon quarto
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-di secolo e in un quarto di secolo possono succedere
-tante cose. Chi sa, si potrebbe anche abolire
-la vecchiaia!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ho detto che non amiamo i viaggi. Bugìa. Noi
-vorremmo correre sempre, girare il mondo punto
-per punto, vedere tutto, esaminare tutto.
-</p>
-
-<p>
-Quando un amico vi dice: “Parto per New-York„,
-sentite un po' d'invidia per questo fortunato.
-Vorreste rispondere: “Aspetta, ti accompagno„.
-Ma intanto lui parte e voi restate. Pazienza,
-avete i libri di viaggi. Essi sono più divertenti
-del viaggio stesso. È il viaggio senza
-rischi, senza incomodi, senza malanni e quel ch'è
-più senza spese. Quando si esce di casa, bisogna
-stare sempre col portafogli in mano e andar seminando
-biglietti di banca. Qui invece basta una lira,
-una sola lira per girare col Fogg l'intero mondo.
-E poi, dopo aver consumato quattrini, tempo e salute,
-che vi resta del viaggio fatto? impressioni superficiali.
-Qui invece avete il viaggio commentato,
-spiegato. Tutto ciò che nella fretta vi sarebbe
-sfuggito, ve lo dice l'autore. Eh! non è mica necessario
-mettervi in balìa del mare per sapere che
-si fa in Cina, come vestono nell'Oceania, come
-pregano gl'Indiani. In questi trenta o quaranta volumi
-voi avete tutto il mondo con i suoi costumi
-bizzarri, ridicoli; con le sue leggi savie, sciocche,
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-brutali: con le sue religioni, con i suoi fanatismi,
-con i suoi capricci, con i suoi pregiudizi.
-</p>
-
-<p>
-Che strana contraddizione! Voi non credete più
-ai maghi, alle fate, alle streghe, ma altri popoli vi
-credono; voi piangete quando la morte vi strappa
-una persona cara, altri popoli ridono: voi salutate
-cavandovi il cappello, altri salutano toccandosi
-il naso, facendo una strizzatina di denti; voi
-pagate il medico quando siete infermi, altri lo
-pagano quando stanno bene; a voi fanno ribrezzo
-i vermi, i ragni, altri li mangiano con gran voluttà.
-Sono tutti i popoli che vi passano dinanzi,
-dall'astuto Cinese al sanguinario Abissino; vi passano
-dinanzi come in una mostra di gala, e chi vi
-fa una smorfia, chi vi sorride, chi vi minaccia, chi
-vi insulta, chi piega i ginocchî, chi si nasconde,
-chi si avventa per divorarvi!
-</p>
-
-<p>
-Questi libri vi convincono che sul nostro pianeta,
-su questa trottola capricciosa, che gira senza
-mai riposarsi, sono rappresentate tutte le epoche,
-dalla selvaggia età della pietra al fanatico medioevo.
-Ciò che per noi è passato, per altri popoli
-è presente. Oggi, alcune tribù dell'Australia bevono,
-come Alboino, nel cranio dei congiunti e
-sposano, come gli antichi patriarchi, dieci moglie.
-Da noi ferrovie, tramways elettrici, telegrafi; nel
-centro dell'Africa silenzio e tenebre. Tutto ignorano,
-tutto. Adorano il sole e la luna, si cibano di carne
-umana, vanno ignudi. Guidati o trascinati dall'istinto,
-sanno solo che debbono conservare la propria
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-esistenza. Ma sono uomini costoro? hanno la
-stessa natura nostra? Vorreste rispondere: no;
-ma la coscienza vi dice: sì. Qualunque sia il colore
-del volto, la forma del cranio o del vestito, l'uomo
-è uno. Furbo, vorace, fanatico, ignorante, selvaggio:
-è uomo. Sempre uguale e sempre diverso,
-ha un'anima miserabile o sublime, abbietta o nobile
-come la nostra.
-</p>
-
-<p>
-Ma non sarà sempre così. Oggi interi popoli
-sono ignoranti, antropofagi, domani saranno civili.
-Il progresso si avanza, il progresso trionfa.
-Ma quel giorno, in cui in ogni angolo della terra vi
-saranno ferrovie, scuole, tribunali, teatri, tutto
-sarà uniforme e monotono. Londra, Pechino, Calcutta,
-Gerusalemme, Gibuti, Cristianìa, ecc. si
-rassomiglieranno come gocce d'acqua.
-</p>
-
-<p>
-Nel duemila i libri di viaggio non saranno più
-interessanti!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span></p>
-
-<h2 id="dormire">I libri che fanno dormire.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Se soffrite un po' d'insonnia non correte subito
-dal medico. Questi incomincia a prescrivervi delle
-<i>specialità</i> che disgraziatamente potrebbero farvi
-dormire per sempre. Ricorrete piuttosto ai libri.
-Eh! ci sono dei libri così buoni da conciliarvi
-finanche il sonno. Prendete, ad esempio, uno di
-quei trenta volumi del Padre Bartoli e vedrete
-che sonnifero potente!
-</p>
-
-<p>
-Il Marietti ebbe la felice idea di pubblicare
-tutto quel bagaglio come per dire: dormite. Il
-Giordani solennemente sentenzia che in quei volumi
-“c'è oro macinato e perle strutte„, ma
-credo che ci sia anche un po' di oppio. Quegli
-incisi, che si ficcano a frotta nel periodo, quei
-raffronti, quelle citazioni, quelle fila sterminate
-di nomi cinesi, arabi, quelle lunghe descrizioni
-stancano l'occhio; un dolce torpore vi assale;
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-voi chinate la testa, voi dormite saporitamente e il
-grosso volume vi resta aperto dinanzi.
-</p>
-
-<p>
-<i>La Manna dell'anima</i> del P. Segneri faceva
-dormire il Pallavicino nel carcere e credo che
-faccia santamente dormire ogni buon cristiano.
-</p>
-
-<p>
-Sentite un mio consiglio: chiudete in una gran
-cassa tutte le opere del Bartoli, del Cesari, del
-Bentivoglio, del Giambullari e compagni, e scrivete
-sopra a grossi caratteri: <i>qui si dorme</i>.
-</p>
-
-<p>
-Questi libri, pieni di lambiccature retoriche, di
-antitesi, di metafore, di periodi contorti e arrotonditi,
-meritano il primo posto tra i sonniferi.
-Le notizie più curiose, i racconti più commoventi
-si scolorano sotto quelle parole di piombo, e voi
-ad ogni pagina pensate al D'Azeglio, il quale
-voleva che al Decalogo si aggiungesse, come
-undicesimo comandamento: <i>non seccare</i>.
-</p>
-
-<p>
-Nè sono libriccini di poche pagine, ma grossi
-volumi di prosa fredda, compassata, vuota di ogni
-calore ed affetto. Qualche volta per necessità dovete
-leggerli; vi tocca tenerli in mano parecchi
-giorni per sgranarli alla meglio e quando siete
-all'ultima pagina, quando vedete la parola <i>fine</i>
-esclamate trionfante come Diogene: “Finalmente
-veggo terra!„
-</p>
-
-<p>
-Ma spesso, malgrado tutta la buona volontà,
-non si arriva a veder terra. Dopo una decina di
-pagine la fronte si corruga, le labbra naturalmente
-eseguono quella brutta smorfia che precede
-la nausea: si sbadiglia, e gli occhi non funzionano
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-bene. Voi resistete ancora: ma è inutile. Gli occhi
-vi mettono davanti questo dilemma: o chiudi il
-libro o ci chiudiamo noi.
-</p>
-
-<p>
-L'Imbriani, a proposito delle poesie dell'Aleardi,
-confessa: “Presi il libro, tagliai con la stecca
-i fogli dissi a me stesso, — coraggio, avanti, <i>marche</i>! — e
-lessi tutto, tutto„.
-</p>
-
-<p>
-Voi alle volte fate lo stesso proponimento, ma
-che! dopo trenta, quaranta pagine, non si può
-andare nè avanti, nè indietro; vi piglia il sonno
-e buona notte!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Sono molti questi libri che fanno dormire?
-Molti? ci sarebbe da compilarne un catalogo
-sterminato. Ma sia per non perdere tempo, sia
-per non far dormire il lettore, li raggrupperemo
-in categorie.
-</p>
-
-<p>
-Innanzi tutto mettiamo fuori concorso i libri
-degli autori viventi, non solo perchè il numero
-è purtroppo considerevole, ma anche per non
-venire a polemiche disgustose. Sono così attaccabriga
-i nostri letterati!
-</p>
-
-<p>
-Prima categoria. Chi vuol dormire placidamente
-ricorra ai trecentisti e ai secentisti minori. Tutte
-quelle novelle, novellette, canzoni, canzonette,
-pastorali, madrigali vi fanno addormentare nel
-bacio degli angeli. C'è troppo zucchero in quei
-libri e il troppo zucchero stomaca e fa dormire.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il Cavalca, il Passavanti si rinchiudono in
-argomenti religiosi e giù miracoli, leggende, visioni,
-parabole, ammaestramenti, precetti; voi
-sognate di stare in chiesa e di ascoltare una di
-quelle prediche, noiose e stucchevoli del vostro
-vecchio pievano, buon'anima.
-</p>
-
-<p>
-I tre Guidi, il Gianni, il Guinicelli, Cino da Pistoia,
-parlano invece di amore, ma sembrano dei
-bambini che piagnucolano, dei malati che si lamentano.
-Non è un amore sentito; regolato da
-certe forme o da certi sentimenti di convenzione,
-si stempera in frasi comuni e sciupa venti versi
-per un'idea. In tutte queste poesie trovate lo stesso
-meccanismo, la stessa posa: <i>trecce d'oro, guance
-di rose, denti di perle, occhi di sole</i>. È una continua
-ninna nanna, patetica, melata. Le personificazioni,
-le allegorie, i bisticci, le rime — che si
-affollano in mezzo e in fine del verso — vi ballano
-davanti e voi dormite.
-</p>
-
-<p>
-Seconda categoria. Chi vuol sognare cavalieri,
-dragoni, maghi, fate, castelli incantati, ricorra ai
-nostri poemi cavallereschi. Fortunatamente essi
-accennano a scomparire e nessun editore ha la
-pazza idea di far risorgere il <i>Malmantile</i>, l'<i>Italia
-liberata</i>, il <i>Girone</i>, l'<i>Aquileia distrutta</i>, l'<i>Amadigi</i>
-e tutte quelle centinaia di poemi che ammorbarono
-la nostra letteratura. Se togli i due <i>Orlandi</i>
-e il <i>Morgante Maggiore</i>, tutti gli altri, che
-vollero trattare con serietà della cavalleria, riescono
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-pesanti e artificiosi. Lasciateli dormire nella
-libreria; se li svegliate, faranno dormire voi.
-</p>
-
-<p>
-Nessuno nega che il Trissino, il Lippi, il Tursini,
-il Tasso (padre) tengano un posticino discreto
-nella letteratura; anzi voi fate di cappello a questi
-signori; ma con i poemi, alla larga. Ne assaggiate
-un pezzetto nelle antologie, nei manuali di letteratura
-ed è già troppo. Leggerli da capo a piedi?
-Per l'amor di Dio, non lo consiglio neppure ai miei
-nemici! Quelle ottave sembrano mattonelle: la
-stessa struttura, la stessa posa, la stessa chiusa.
-Dopo un paio di canti vi sentite come una stanchezza
-negli occhi, la testa vi duole e se non
-smettete, c'è pericolo di un'emicrania.
-</p>
-
-<p>
-Si potrebbe dire; come va? questi libri formavano
-il diletto dei nostri padri; si leggevano
-nelle accademie, nelle corti dei Mecenati, nelle
-veglie dei popolani e non c'era mai caso che il
-lettore o gli uditori si addormentassero. Verissimo.
-Ma non sapete? I nostri maggiori, beati
-loro, erano tutti Paladini di Francia a tempo
-perduto. Non andavano in guerra contro Turchi
-e Saraceni, non erravano per le foreste in cerca
-di Dulcinee, ma in casa e a comodo facevano un
-po' di cavalleria con questi poemi.
-</p>
-
-<p>
-Oggi non è più il tempo di cicli e di cavalieri
-erranti. Erranti siamo un po' tutti, ma non in
-cerca di avventure, bensì di quattrini, che spesso,
-come a farlo apposta, si rendono irreperibili e
-ci fanno proprio quei brutti tiri che Angelica
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-faceva ai suoi spasimanti. Una bricciola di cavalleria
-è restata nel duello a uso e consumo di
-quei fanatici, i quali per far sapere al mondo che
-hanno ragione, finiscono spesso col ricevere una
-sciabolata sul volto e una manata di torto: il
-torto è sempre del vinto.
-</p>
-
-<p>
-Ma volete sapere perchè i nostri riveriti padri
-non dormivano nel leggere quei poemi? Ve lo
-dico subito: non dormivano, perchè non avevano
-sonno. La sera andavano a letto per tempo, la
-mattina si levavano col sole, il dopo pranzo facevano
-il pisolino, che spesso diventava un pisolone.
-Data questa grande provvista, potevano
-sopportare qualsiasi lettura: il sonno non veniva.
-Noi no, noi si dorme poco. Il giorno e gran parte
-della notte si passa in moto. Di qua, di là, di sotto,
-di sopra: non c'è un momento di requie. Chi più
-e chi meno siamo tutti dei commessi viaggiatori.
-Che succede? Il sonno, vedendosi trascurato,
-come un impertinente creditore, sta sempre alla
-vedetta e quando trova l'occasione propizia si fa
-avanti.
-</p>
-
-<p>
-Terza categoria. Ogni scrittore da Dante al
-Manzoni, ci ha lasciato qualche cosa per farci
-dormire.
-</p>
-
-<p>
-Confessiamolo francamente: quante volte non
-ci siamo addormentati con il <i>Convito</i> di Dante,
-con il <i>Mondo creato</i> del Tasso, con l'<i>America libera</i>
-dell'Alfieri, con la <i>Colonna infame</i> del Manzoni,
-con le <i>Tragedie</i> del Foscolo, con le <i>Cantiche</i> del
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-Pellico, con i <i>Panegirici</i> del Giordani? E per
-citare un esempio più fresco il lavoro drammatico
-del D'Annunzio <i>Più che l'amore</i> non fa dormire?
-Il pubblico che va a teatro per divertirsi,
-lo fischia maledettamente. L'autore abituato ai
-trionfi, è andato in furia, ha detto corna del pubblico,
-ha scomunicato tutti, dichiarando modestamente
-che il suo dramma è un capolavoro. Ma
-che volete? <i>Più che l'amore</i> è noioso. Provatevi
-a leggere senza sbadigliare quel lungo dialogo
-fra Corrado Brando e il suo fedele Rendu;
-vi piglia il sonno ad ogni pagina.
-</p>
-
-<p>
-Questi libri vi indispongono di più, perchè
-di buona o mala voglia bisogna leggerli, tanto
-richiede la vostra professione di letterato. Ogni
-cittadino che non ha la disgrazia di essere chiamato
-o creduto uomo di lettere, può leggere ciò che
-vuole, scegliere i libri che più gli aggradano, farsene
-il chilo con il poeta che più gli va a genio. E
-quando dopo cinque o sei pagine o anche prima si
-accorge che quel romanzo annoia, quel dramma è
-monotono, quella commedia è scipita, quei sonetti
-sono fiori appassiti, getta via il volume e buona
-notte. Se glie ne domandate, non fa misteri: confessa
-candidamente che quei libri lo seccano. Ma
-voi potreste dire in pubblico: Non leggo il <i>Fuoco</i>,
-perchè mi fa dormire. Zitto, quel romanzo è un
-capolavoro. È stato tradotto in tutte le lingue, è
-arrivato al cinquantesimo migliaio in Italia, al
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-ventesimo in Francia, al decimo in America ecc.
-Dunque silenzio e buon sonno.
-</p>
-
-<p>
-E così senza volerlo siamo entrati in un altro
-campo... molto fiorito. Quanti libri degli scrittori
-moderni fanno dormire? Non parliamo dei tanti
-volumi di poesie barbare o paesane, dei tanti
-romanzi, delle tantissime novelle, che vengon
-su alla giornata; questi libri non fanno dormire,
-perchè non si leggono. Intendiamo parlare
-degli astri maggiori, di quelli che occupano
-i primi posti nel moderno sistema planetario
-della letteratura.
-</p>
-
-<p>
-Ma chi ha il coraggio di dirlo? Quando un poeta,
-un romanziere è messo sugli altari è un santo; a lui
-incenso, a lui onore e gloria nel più alto dei
-cieli. Si vocifera, si dice a qualche amico che
-certe poesie del Pascoli fanno sognare, che in
-qualche libro del Fogazzaro c'è molto oppio, ma
-nessuno ardisce metterlo in piazza. Avreste il
-coraggio di dire ad alta voce che la <i>Nave</i> del
-D'Annunzio fa dormire? Fa dormire! Ma siete
-pazzo! Giornali ne leggete sì o no?
-</p>
-
-<p>
-Eppure vi posso assicurare che la <i>Nave</i> fa dormire.
-Il pubblico è vero, non dormì, perchè fu
-stordito dalle grida dei Catacumeni e dei Nàumachi;
-non dormì, perchè assistette al varo e
-credè trovarsi a Castellammare di Stabia o a Spezia.
-Ma tutti quelli che applaudirono, che entusiasti
-chiamarono fuori l'autore, metteteli a tu
-per tu con il volume; fate che essi invece di essere
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-spettatori, siano lettori. Sentite a me, dormiranno
-alla grossa!
-</p>
-
-<p>
-Alla fine dei conti anche il sonno è buono e
-dormire un'oretta con un libro in mano non è
-un gran danno. Vergogna? Ma che vergogna! se
-siete solo. Chi viene a casa vostra a spiarvi se
-dormite a letto o a tavolino? E poi, parliamoci
-chiaro, volete dormir voi! Quando vi siete assicurato
-che un libro contiene molto oppio, chiudetelo.
-Non dovete dar conto a nessuno. L'autore,
-anche vivente, non potrà offendersi, per
-la semplicissima ragione che è lontano.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma nelle conferenze? Già, il guaio è nelle conferenze.
-L'autore è presente, l'autore vi guarda.
-Voi avete la santa intenzione di comportarvi
-sempre da galantuomo, di non fare scortesie ad
-alcuno, ma come resistere a certe conferenze noiose,
-noiosissime che non dicono nulla di nuovo
-e di interessante, se pure non vi ripetono ciò che
-in una forma migliore avete letto in qualche libro?
-E fossero almeno brevi queste cicalate! Passa
-un quarto d'ora, due, tre, vorreste gridare — basta,
-basta, mi hai rotto... i timpani —; ma non si
-sta mica in teatro! Vi scuotete, tossite, adagiate
-sulla palma della mano uno sbadiglio, un altro,
-ma gli occhi non vogliono affatto saperne. Che
-martirio!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-</p>
-
-<p>
-E dire che questo martirio è continuato. Non
-passa una settimana che un amico non v'inviti
-ad una conferenza. E sempre conferenze, conferenze!
-È una manìa. Noi ci lamentiamo che oggi
-si stampa molto, ma non abbiamo mai pensato
-quanto si parla. Non tutti sono disposti a comporre
-un libro: anche a scriverlo male occorre
-tempo. Poi vengono le spese di stampa. Non è
-così facile trovare oggi un editore che gli faccia
-da padre putativo: bisogna sborsare un mezzo
-migliaio di lire, col pericolo che il libro se ne
-resti eternamente nelle vetrine dei librai, per mancanza
-di lettori.
-</p>
-
-<p>
-Ma la conferenza, che bellezza! Si scrive in
-due o tre giorni e non si spende un centesimo:
-la sala gratis, gli uditori gratis, gratis gli applausi.
-Si ha così la grande soddisfazione di far conoscere
-ad amici e a nemici che qualche cosa si
-sa, che non si è perfettamente digiuni di scienze
-e di lettere.
-</p>
-
-<p>
-Ma è da gentiluomo invitare due, trecento poveri
-diavoli che hanno tante noie per la testa,
-inchiodarli per un paio di ore sopra una sedia
-e dir loro: Non vi movete, non fiatate? I poveretti
-ubbidiscono, ma spesso, non potendo far
-altro, dormono, salvo a svegliarsi ad opera finita,
-per applaudire e stringere la mano al <i>bravo</i> conferenziere!
-</p>
-
-<p>
-Evviva la sincerità!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span></p>
-
-<h2 id="donne">I libri di donne.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Di donne? Sì, di donne. O non vi siete ancora
-convinto che la donna fa davvero?
-</p>
-
-<p>
-Date uno sguardo ai vostri scaffali. Vedete:
-tra i romanzieri trovate donne, tra i poeti donne,
-tra gli storici donne, tra i filosofi donne, tra gli
-scienziati donne. Insomma ce n'è una rappresentanza
-dovunque.
-</p>
-
-<p>
-E poi qual maraviglia? scorrendo le nostre
-storie troviamo che la donna ha messo lo zampino
-in tutti i rami dello scibile e n'è uscita
-sempre con onore.
-</p>
-
-<p>
-L'Agnesi a sedici anni parlava già molte lingue
-ed era dottissima nelle discipline filosofiche e matematiche;
-l'Ardighelli a quattordici anni teneva
-un forbito discorso sulla forza dell'elettricità;
-l'Amoretti, molto encomiata dal Parini, a quindici
-anni sosteneva per due giorni una lunga disputa
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-filosofica con un fanatico accademico e una
-brutta figura non la fece; la Cicci a dieci anni,
-quando voi sgranate a stento un libriccino di
-quarta elementare, sapeva a memoria la <i>Divina
-Commedia</i>! Orologi caricati! Si fa presto a dirlo.
-Il fatto si è che la donna sa fare qualche cosa.
-</p>
-
-<p>
-Se avessi tempo vorrei scrivere un libro su
-queste donne, che si sono distinte nelle scienze
-e nelle lettere, che hanno dato il loro contributo,
-forse minimo, ma sempre efficace, finanche in
-quei tempi di schiavitù, in cui la donna, condannata
-a restarsene in casa, come umile ancella,
-dava occasione a far discutere se avesse perfino...
-un'anima.
-</p>
-
-<p>
-Questo libro dovrebbe essere dettato senza
-quell'aria di superiorità che siamo soliti prendere
-noialtri uomini, quando parliamo delle donne; ma
-giacchè non posso scrivere il libro, non ho diritto
-di dare consigli a chi forse un giorno lo
-scriverà e a modo. Anzi metto da parte le donne
-scienziate. Non ho letto i loro libri, non li ho
-neppure visti. Dovrei ricorrere alle grandi biblioteche
-e starmene un paio di mesi a divorare diversi
-volumi, che, quantunque dettati da amabili
-signorine e da rispettabili dame, potrebbero farmi
-un gran male. Di scienze son quasi digiuno e
-credete che bastino due e quattro mesi per assaporarne
-un pochino? Ingoiando così alla diavola
-tutta quella roba, correrei il rischio di una indigestione
-a onore e gloria del sesso gentile. Dunque
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-lasciamo stare. Delle donne scienziate ne parlino
-con competenza gli scienziati. Ognuno faccia il
-suo mestiere. La coscienza mi va ripetendo di aver
-già detti molti spropositi in questo libro e non voglio
-di proposito aggiungerne altri. Solo Pilato poteva
-permettersi di dire <i>quod scripsi scripsi</i>. Noialtri
-dobbiamo pensarci bene; in caso contrario ci tocca
-rimangiare ciò che abbiamo scritto.
-</p>
-
-<p>
-Dunque saluto rispettosamente queste donne
-scienziate, e parlo di quelle non meno rispettabili,
-che si dettero a coltivare le lettere.
-</p>
-
-<p>
-La storia letteraria ci dà un elenco sterminato
-di poetesse, che in tutti i secoli hanno cantato
-più o meno melodiosamente. Sempre così! La
-scienza è la <i>sancta sanctorum</i>, dove pochi sono
-ammessi, è la ricca, ma severa matrona, che
-prima di concedere le sue grazie impone un lungo
-noviziato. Ma la letteratura — che democratica! — accoglie
-tutti. Potrebbe meritare, se non fosse
-profanazione, quella coppia di versi che Dante
-scriveva per la misericordia di Dio:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i03"> <span class="dotted">. . . . .</span> ha sì gran braccia</p>
-<p class="i01">Che prende ciò che si rivolve a lei.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Un povero diavolo, che vuol ottenere il nome di
-scienziato, deve logorarsi per una ventina d'anni
-nei gabinetti fisici, nei gabinetti di anatomia, negli
-orti botanici, negli osservatori meteorologici. Ma
-la letteratura, sia sempre benedetta, non impone
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-tutti questi sacrifici. Basta che sappiate leggere
-un po' da cristiani e mettere insieme un periodo
-che non zoppichi; avanti! la letteratura vi apre
-le braccia: potete scrivere, pubblicare sonetti e
-canzoni. Nessuno avrà che dirvi, nessuno potrà
-domandarvi “come sei entrato?„
-</p>
-
-<p>
-Quindi non fa maraviglia se le scienziate sono
-poche e le... poetesse, una legione. Le donne più
-degli uomini sono nate col bernoccolo della cicala.
-O allora perchè la cicala è di genere femminile?
-</p>
-
-<p>
-Ma lasciamo stare lo scherzo. Volevo dire che
-in ogni secolo ci sono state delle poetesse, le
-quali hanno meritato congratulazioni e applausi
-dai letterati del tempo. Per lo più le principesse,
-le baronesse, le dame di corte, le mogli e le figlie
-di artisti, passavano la vita in mezzo ai poeti. Ogni
-sera sentivano declamar poesie; senti oggi, senti
-domani, finivano coll'imparare il mestiere, e prima
-timidamente, poi con disinvoltura, dettavano poesiette,
-per lo più amorose, tanto per far sapere
-che un po' di gusto l'avevano anch'esse. E i signori
-poeti, un po' per cortesia cavalleresca, un
-po' per rispetto alle padroncine, un po'... voi m'intendete,
-si davano subito a battere le mani, a
-chiamarle <i>Saffo novelle</i>!
-</p>
-
-<p>
-Ma oggi chi ricorda più quelle poetesse, encomiate
-dall'Ariosto, dal Tasso (padre e figlio), dal
-Bembo, dal Poliziano, dal Varchi, dal Caro, dal
-Firenzuola, dal Berni e compagni? Una certa
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-Giulia Rigolini ebbe vaghezza di comporre una
-dozzina di novelle sul metro del Decamerone, e
-i sopracciò della letteratura sentenziarono che tali
-composizioni <i>insigni argumento, artificio mirabili,
-eventu vario, esitu inaspectato</i>, stavano alla pari
-col modello, anzi erano un tantino <i>clariores</i>!
-</p>
-
-<p>
-Tarquinia Molza, figlia del poeta Francesco, fu
-sollevata tanto in alto che forse perciò noi oggi
-non la vediamo più, neppure con forti telescopî.
-Venne chiamata <i>la più dotta fra tutte le più
-illustri matrone che sono, che fûro e che saranno
-in avvenire</i>. E questa corona di superlativi non
-le fu intrecciata da un poeta, il quale si lascia
-facilmente prendere la mano, ma da un
-filosofo, da Francesco Patrizi, che doveva essere
-poco tirato all'entusiasmo. Il Tasso fece
-di più, volle eternarla nei suoi <i>dialoghi</i>. Ma questa
-volta sia il filosofo, sia il poeta non riuscirono
-che ad imbalsamare un cadavere. La Molza è
-morta e seppellita.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Il Sonzogno ha raccolto in un modesto volume
-della Biblioteca Classica le poesie di Vittoria Colonna,
-di Gaspara Stampa e di Veronica Gambara,
-come per dire: “Solo queste tre donne meritano
-di essere chiamate poeti. Fino all'ottocento
-non c'è altro.„
-</p>
-
-<p>
-Ha torto il Sonzogno? Non credo. Del resto
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-così la pensano tutti i compilatori di antologie.
-Aprite le nostre migliori antologie e non trovate
-che un paio di canzoni della Colonna, qualche sonetto
-della Stampa e una dozzina di strofe della
-Gambara. E delle altre poetesse? Silenzio.
-</p>
-
-<p>
-Solo il Torraca nel suo <i>Manuale di letteratura</i>,
-fa un'eccezione per la Torelli e ne riporta un
-sonetto. Ma che volete! quel sonetto sembra bellissimo
-al Carducci e il Torraca per mostrarsi
-ossequente al dittatore ha dato uno strappo alla
-consuetudine.
-</p>
-
-<p>
-Dunque se alcuno desidera conoscere come le
-nostre donne maneggiassero il verso nei tempi
-andati, deve ricorrere a quel volume del Sonzogno,
-che costa appena una lira. Una lira, venti soldi
-tutta la produzione poetica del sesso gentile!
-</p>
-
-<p>
-Ci dispiace però che queste tre gentildonne sono
-presentate dallo Stecchetti con una <i>prefazione critico-biografica</i>.
-Che bel cavaliere! È vero che qui
-lo Stecchetti prende il vero nome di battesimo — Olindo
-Guerrini — e non ricorda affatto l'autore
-di <i>Postuma</i>. Corretto, correttissimo: non una parola
-equivoca, non una frase men che onesta. O
-credete che lo Stecchetti sia davvero uno screanzato!
-Io non credo niente, dico semplicemente:
-il Sonzogno avrebbe fatto meglio a dare un altro
-maggiordomo a quelle tre poetesse. Lo Stecchetti
-è indicato per una prefazione alle <i>Novelle</i>
-del Casti o alle <i>Poesie</i> del Marini, — si troverebbe
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-nel suo mondo. Per quelle distinte signore ci
-voleva o il Pascoli, o il Fogazzaro, o il Panzacchi!
-</p>
-
-<p>
-Ma ritorniamo al nostro argomento. Queste tre
-poetesse — che si sono salvate dall'oblío, che
-hanno vinto il gran concorso bandito dal tempo — sono
-tre infelici amanti, e le loro poesie sono
-quasi sempre un pianto, un pianto monotono, reso
-più monotono dalle continue figure retoriche. Non
-manca il sentimento, specie nella Stampa, ma quel
-sentimento spesso si raffredda a traverso i contrasti,
-le metafore, le similitudini artificiosamente
-ricercate.
-</p>
-
-<p>
-Vittoria Colonna erra di convento in convento,
-di ritiro in ritiro e non sa parlare d'altri che del
-povero marito morto; ne canta la bellezza, ne enumera
-i pregi, ne immortala le imprese. Che eroe,
-che eroe! Se fosse vissuto al tempo di Roma,
-Virgilio l'avrebbe preferito ad Enea!
-</p>
-
-<p>
-Spesso ha momenti di vera disperazione:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> <span class="dotted">. . .</span> mi sforza la nemica sorte</p>
-<p class="i01">Le tenebre cercar, fuggir la luce,</p>
-<p class="i01">Odiar la vita e desiar la morte.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Poi ricorre alla religione, pensa ai dolori della
-Vergine, medita sulla caducità della vita umana:
-ma che! sul più bello, il pensiero dello sposo
-ritorna: siamo daccapo, l'elegia incomincia:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> Or vedi come</p>
-<p class="i01">m'ha cangiato il dolor fiero ed atroce,</p>
-<p class="i01">Che a fatica la voce,</p>
-<p class="i01">Può dar di sè la conoscenza vera.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-La seconda, la Stampa, molto più infelice, va
-dietro al Conte Collatino, il quale, dopo averla
-amata, non vuol saperne più e si tedia di quei
-piagnistei. La innamorata fanciulla non sa rassegnarsi
-a questo abbandono e come per richiamarlo
-all'ovile gl'indirizza una sequela sterminata
-di sonetti, di canzoni, di capitoli. Lo bamboleggia,
-lo carezza, lo chiama con i nomi più dolci,
-lo paragona al cielo, al sole, al Parnaso. O il
-Conte! il Conte! io voglio seguirlo dovunque.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Ponmi ove il mare irato geme e frange,</p>
-<p class="i01">... ove il sol più arde e più sfavilla;</p>
-<p class="i01">Ponmi al Tanai gelato, al freddo Gange,</p>
-<p class="i01">ove per l'aria empio velen scintilla:</p>
-<p class="i01">io sono sempre lieta,</p>
-<p class="i01">Purchè le fide sue due stelle vere</p>
-<p class="i01">Non rivolgan da me la luce usata.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Difatti, finchè questo benedetto Conte (poeta
-anche lui!) le fa buon viso, la fanciulla è contenta
-più degli angeli che se ne stanno presso
-il trono di Dio.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Io non vi invidio punto, angeli santi,</p>
-<p class="i01">Mentre ho davanti i lumi almi e sereni,</p>
-<p class="i01">Di cui convien che sempre scriva e canti.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma quando il Conte l'abbandona, la poveretta
-è disperata: piange, piange da commuovere le
-pietre.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Piangerò, arderò, canterò sempre.</p>
-<p class="i01">Finchè morte e fortuna il tempo stempre.</p>
-<p class="i01">All'ingegno, occhi e cor, fuoco e pianto.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Fortunatamente la morte, più pietosa del Collatino,
-venne e la povera Stampa cessò di piangere
-e di cantare.
-</p>
-
-<p>
-In ultimo si presenta la Gambara, la quale in
-mezzo alle noie del suo piccolo stato, spesso tocca
-la lira. È una donna di animo virile, che canta
-in una forma piuttosto classica, ispirandosi all'arte
-greca e latina, di cui è amantissima.
-</p>
-
-<p>
-Appena le muore il consorte riveste di nero
-gli appartamenti, i cocchi, i cavalli e anche... la
-lira; ma non si avvilisce, non si dispera: chi si
-dispera, si danna e lei vuol andare invece in paradiso
-per rivedere lo sposo:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">La tema di non andar ove il bel viso</p>
-<p class="i01">risplende sopra ogni lucente stella,</p>
-<p class="i01">mitigato ha il dolor</p>
-<p class="i01">sperando in paradiso</p>
-<p class="i01">l'alma veder oltre le belle bella.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Brava la Gambara che pensava all'eternità!
-Oggi è certamente felice, perchè ha ritrovato il
-consorte!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma abbiamo pianto abbastanza con queste tre
-gentildonne; è tempo di presentare i nostri ossequi
-ad altre poetesse, che non ebbero la disgrazia
-di restare vedove.
-</p>
-
-<p>
-Ecco: in mezzo alle opere del Foscolo, del Giusti,
-trovo le poesie della Guacci. È un volume del 1847,
-resosi oramai raro, perchè i nostri editori non
-credono opportuno farne una ristampa; nè il Croce,
-che raccoglie, cura, commenta i lavori del De
-Sanctis, dell'Imbriani, dello Spaventa, ha finora
-pensato alla Guacci.
-</p>
-
-<p>
-Eppure questa nobile e cara poetessa meriterebbe
-di entrare nella moderna letteratura. Mi
-sembra vederla, quando ancora giovinetta declamava
-le sue poesie alla presenza del Puoti, del
-Poerio, del Dabbono, del Leopardi e del Giusti.
-</p>
-
-<p>
-Il suo genere preferito è la lirica, lirica forte
-che ricorda quella del Foscolo e del Prati. Il
-Settembrini, sempre un po' eccessivo nei suoi
-giudizî, presenta il volume della Guacci come
-“uno scrignetto di gioielli, diamanti di acqua
-purissima, di lavoro perfettissimo„. Questa volta
-il Settembrini merita venia: una fanciulla che
-canta con tanta grazia e leggiadrìa innamora.
-</p>
-
-<p>
-Ma, checchè si dica, queste poesie hanno un
-valore indiscutibile. La Guacci non piagnucola
-per amore, non si rinchiude in argomenti sacri,
-per terminare il suo canto con un sospiro alla
-petrarchesca o con una giaculatoria: nessun frastuono,
-nessun rimbombo; la forma classica,
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-naturalmente castigata e densa di pensiero, rivela
-un animo virile, più di certi poeti moderni, che
-trattano la poesia come un gingillo.
-</p>
-
-<p>
-Qui debbo fermarmi e prendere fiato.
-</p>
-
-<p>
-Sono giunto a metà del cammino e quel che
-è peggio sto per entrare in un campo molto vasto.
-Mi tocca parlar delle letterate moderne. Dio mio,
-che esercito! Se fossi poeta ricorrerei alle Muse
-per essere illuminato e sorretto; ma non posso
-invocarle in un modesto lavoro di prosa. Le nove
-verginelle se ne stanno in Elicona a solo uso e
-consumo dei vati! Mi tocca dunque entrar solo
-nell'agone.
-</p>
-
-<p>
-Innanzi tutto metto fuori le letterate straniere.
-Ognuno decanti le sue eroine. E poi come parlare
-della Sand, la quale cambiandosi il nome e vestendosi
-spesso da uomo, quasi rinnegò il proprio sesso?
-come parlare di Madama De Staël, di questa amazzone
-che scrisse di politica, di storia, di sociologia
-e che ebbe l'audacia di voler insegnare ai filosofi
-come va intesa la vita, ai re, come si governa?
-</p>
-
-<p>
-Unica eccezione dovremmo farla per Carmen
-Sylva, che di tanto in tanto, fa sentire la sua
-voce melodiosa: ma le regine debbono essere
-giudicate dalle regine! Noi siamo monarchici e
-rispetto ne abbiamo per le signore coronate, specie
-quando sono colte, amabili, caritatevoli.
-</p>
-
-<p>
-Sentite: se l'Alighieri, il Petrarca ecc. potessero
-ritornare in vita, resterebbero molto maravigliati
-nel vedere che le nostre donne somigliano
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-poco alle Beatrici e alle Laure. Oggi le donne
-scrivono romanzi, novelle, studî critici, storici;
-sono ascritte a circoli di cultura, dirigono riviste
-e periodici, danno brillanti conferenze, facendo
-restare con un palmo di naso noialtri uomini.
-</p>
-
-<p>
-Un tempo una donna che si presentava in pubblico
-era accolta con una certa indulgenza; tutti
-la guardavano con benevole superiorità, come per
-dire: poverina, è una donna! Ma oggi, eh! oggi
-dinanzi a una donna colta siete voi che vi sentite
-piccino!
-</p>
-
-<p>
-Un secolo fa la Guacci, timida, aveva quasi vergogna
-di far sapere che scriveva versi e solo per
-le continue insistenze di parenti e di amici dette
-alle stampe le <i>liriche</i>; Ada Negri invece, confinata
-a Motta Visconti ad insegnare l'abbecedario,
-sente una voce interna che le dice: Tu non devi
-consumare così la tua vita:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Vedi laggiù nel mondo</p>
-<p class="i01">Quanta luce di sole e quante rose!</p>
-<p class="i01">Senti pel ciel giocondo</p>
-<p class="i01">I trilli delle allodole festose</p>
-<p class="i01">Che sfolgorío di fedi e d'ideali</p>
-<p class="i01">Quanto fremito d'ali!</p>
-</div></div>
-
-<p>
-No, non può restare in quel paesello, ella vuole
-la sua parte di sole e di gloria. E quanto la Bisi
-la presenta all'Italia, l'umile maestrina lascia i
-quaranta scolaretti stizzosi e poltroni e si consacra
-all'arte. Non si nasconde sotto un pseudonimo.
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-Nascondersi! e perchè? Mi chiamo Ada: sono
-una donna, come tua sorella, come la tua sposa.
-Che! non ho anch'io un cuore che palpita?
-</p>
-
-<p>
-E non solo la Negri coltiva con successo le
-lettere.
-</p>
-
-<p>
-Guardate: quello scaffale a destra è pieno di
-libri di donne.
-</p>
-
-<p>
-Ecco le poesie della Fusinati e della Brunamonti,
-le due care poetesse che accordano in bell'armonia
-i santi affetti domestici col sacro amor
-di patria. Sono due mamme, due buone mamme;
-l'una un po' austera per la sua forma classica e,
-quasi direi, aristocratica; l'altra più dolce anche
-quando tocca la molla potente dell'amor di patria.
-Qui gli <i>Amanti e l'albero della Cuccagna</i> di Matilde
-Serao, di questa instancabile lavoratrice,
-vero ritratto della vita napoletana; là gli <i>Innamorati</i>
-della Contessa Lara. Povera Evelina!
-vittima delle proprie passioni, avventuriera per
-natura, trascorse una vita infelice. Leggete i suoi
-versi: sotto quell'ardore sensuale, sotto quella sete
-di voluttà peccaminosa si sente una voce di tristezza
-languida. È rimorso? è disgusto? Lasciamola
-in pace nella sua tomba insanguinata, ricordando
-per lei quella massima del Vangelo,
-tanto sublime e tanto modernamente giusta: <i>molto
-le va perdonato, perchè molto ha amato</i>.
-</p>
-
-<p>
-Qui due nitidi volumi della Deledda. Come
-è simpatica questa giovane sarda! Le popolane
-della sua isola, ignoranti e superstiziose, gridano
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-allo scandalo, vedendo che una fanciulla si
-è data a scrivere libri. Ella intanto, rinchiusa
-nella sua romita Nuoro studia, studia indefessamente
-e senza essere ascritta ad alcuna conventicola
-letteraria, senza la comoda <i>reclame</i> di amici,
-arriva a farsi un buon nome nell'arte, rievocando
-con i suoi romanzi il passato glorioso
-della sua isola. Noi abbiamo sempre creduto che
-la Sardegna fosse un covo di briganti, una terra
-semi selvaggia. La Deledda ci dice: no, vi siete
-ingannati, i sardi non sono briganti, sono uomini
-forti, uomini di cuore.
-</p>
-
-<p>
-Qui un numero della <i>Moda del giorno</i> fa pensare
-a Donna Paola, questa brillante e bizzarra
-scrittrice. Sentite: se il feminismo va avanti, nel
-2000 le signore e le signorine saranno tutte sul
-tipo di lei. Poveri uomini! avrete che fare con
-delle donne spregiudicate e originalissime.
-</p>
-
-<p>
-Curioso! tra le <i>Tempeste</i> della Negri e i <i>Momenti
-lirici</i> dalla cara e sventurata Aganoor,
-ecco le poesie erotiche e scarmigliate di Annie
-Vivanti, la quale con un forte spintone del Carducci
-fu messa in prima fila e brillò come un
-pianeta. Ma oggi che il dittatore è morto, la poverina
-si trova a disagio e ha pensato bene a
-ritirarsi e a non aprir più bocca: scrive romanzi,
-sì, ma non canta più.
-</p>
-
-<p>
-Là, in fondo <i>Le liriche</i> di Luisa Anzoletti,
-di questa simpatica trentina, che educata allo
-studio profondo dei classici, riveste di eletta forma
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-le dolci aspirazioni del suo cuore. Cattolica per
-convinzione, canta la carità, l'amore per tutti, e
-dedica i suoi versi alle
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i10"> genti meste</p>
-<p class="i01">Che lagrimar non vidi indarno mai!</p>
-</div></div>
-
-<p>
-E la Baccini, la Bisi, la marchesa Colombi, la
-Vertua Gentile? Queste buone signore entrano
-nelle scuole primarie e con i loro libriccini dànno
-dei buoni consigli, dei sani ammaestramenti ai
-nostri bimbi. Sono le mamme di tutti, le quali
-pare che dicono come Cristo: lasciate che i fanciulli
-vengano a me!
-</p>
-
-<p>
-E noi fidenti li mettiamo tra le vostre braccia
-i bimbi. Parlate loro di Dio e della patria, spargete
-i semi di quella sana morale, di cui la donna
-dovrebbe essere la banditrice e la gelosa custode!
-</p>
-
-<p>
-Ma chi può parlare di tutte queste poetesse,
-romanzieri, educatrici? Voi ve le vedete davanti,
-come in una grande fotografia, con quel fascino,
-con quella dolcezza, con quella soavità che incanta
-e conquide.
-</p>
-
-<p>
-Sono madri, sono spose, sono figliuole, che pur
-non tralasciando i sacri doveri domestici, coltivano
-l'arte con vero intelletto d'amore.
-</p>
-
-<p>
-Oh! siate benedette! Voi affermate in modo
-solenne che la donna può, e deve sollevarsi dall'abbiezione,
-in cui il pregiudizio e l'ignoranza
-l'avevano trascinata.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma appena staccate l'occhio da questi libri vi
-assale un grande sconforto.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè — vi domandate — mentre nell'Italia
-settentrionale e centrale fioriscono tanti eletti ingegni,
-la maggior parte delle nostre donne meridionali
-sono ancora ignoranti e superstiziose?
-È inutile andare arzigogolando pretesti; la colpa
-è nostra che siamo ancora attaccati agli antichi
-sistemi educativi. Com'è mai possibile che la donna
-possa sollevarsi dall'abbiezione in cui si trova,
-se appena ha terminate le classi elementari, le dite
-imperiosamente: <i>basta!</i> — I giovani debbono ad
-ogni costo continuare gli studî ed anche se svogliati,
-poltroni, deficienti, frequentar licei ed
-università; alle fanciulle si dice invece: <i>basta</i>.
-Basta e perchè? perchè condannarle a consumare
-i migliori anni sui merletti, nelle trine, su tanti
-altri puerili ornamenti, i quali non fanno che svegliare
-quel basso sentimento di vanità, cui la
-donna, per un principio atavico, è naturalmente
-tirata?
-</p>
-
-<p>
-Confessiamolo: i doni, i ricordi, che le nostre fanciulle
-ricevono dai genitori, dai parenti, dai fidanzati
-sono sempre oggetti di lusso — cappellini,
-guanti, sciarpe, ecc. — giammai un libro educativo,
-che parli al cuore, che arricchisca la mente
-di utili cognizioni.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-</p>
-
-<p>
-Se vi permettete di dire a qualche padre. “Sa',
-la sua figliuola ha una bella disposizione allo studio;
-perchè non le fa frequentare il ginnasio?„
-vi sentite rispondere: “Non ci mancherebbe
-altro!„
-</p>
-
-<p>
-Qual maraviglia dunque se le nostre figliuole
-vengono su piene di pregiudizi e passano il loro
-tempo ad ornarsi, ad imbellettarsi, per apparire un
-po' più leggiadrette e vezzose? Inaridite le facoltà
-intellettive, non resta che darsi ai gingilli
-e alle moine. Così si presentano all'altare, così
-si preparano ad essere madri.
-</p>
-
-<p>
-Quante signore conosco, signore rispettabili per
-censo e per nobiltà di natali, che leggiucchiano
-appena la cronaca del giornale e il libriccino della
-messa! Quando vi trovate in conversazione con
-queste poverette vi tocca discorrere di faccende
-domestiche, trattare argomenti frivoli; più in là
-non si può andare: quelle nobili matrone non
-avrebbero la forza di seguirvi.
-</p>
-
-<p>
-Si dice in una forma più o meno enfatica che
-la donna deve essere la vestale domestica, destinata
-da Dio ad alimentare la fiamma dell'amore,
-della carità, del sacrificio; si dice che la donna
-ha il dominio intero della casa; si dicono tante
-cose sulla donna. Ma di grazia, che potrà mai
-compiere una vestale superstiziosa, una regina
-semi ignorante?
-</p>
-
-<p>
-Oggi l'uomo sente il bisogno di trovare nella
-sua compagna non solo la buona massaia, la semplice
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-madre dei figli, la muta e involontaria ispiratrice,
-ma una creatura intelligente e colta, che
-lo consigli, lo sorregga nelle aspre lotte della vita
-moderna. Intanto si vede a fianco una donna piena
-di pregiudizii, che crede ancora alle fate, che non
-sa decidersi a viaggiare di venerdì, che chiama
-opera diabolica il cinematografo, che ignora in
-breve tutto quello che l'umano ingegno ha prodotto
-in questo secolo.
-</p>
-
-<p>
-Non sono un femminista, nè credo vantaggioso
-per la società che la donna entri nella vita pubblica,
-sieda al banco del governo, si covra della
-toga del magistrato, declami dalla cattedra universitaria.
-Ciò che vorrebbero alcuni fanatici innovatori
-è un'utopia! La differenza fra l'uomo
-e la donna ci dev'essere. L'uomo assennato per
-logica, la donna per sentimento, l'uomo giudica
-per riflessione, la donna per istinto.
-</p>
-
-<p>
-Ma rendete <i>ragione</i> quell'<i>istinto</i>, e la donna,
-pur restando donna, pur restando l'amabile e fedele
-compagna, non sarà più ciarliera, superstiziosa,
-ciecamente impulsiva. Istruitela, fatele comprendere
-che ha un'anima, che ha un'intelligenza
-e la donna, conoscendo così la propria dignità,
-potrà compiere intera quella santa missione cui
-la Provvidenza la destinava.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span></p>
-
-<h2 id="umili">Gli umili e i superbi.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Un tempo i libri si pagavano un occhio.
-</p>
-
-<p>
-Nel secolo XIII una Bibbia, ad esempio, costava
-la bella somma di 60 fiorini d'oro. Nel 1392
-una baronessa di Germania dette alla propria figliuola
-per dote, e parve dote grandissima, pochi
-libri usati; un vescovo lasciò un breviario per
-comprare delle terre; il Poggio, con la vendita di
-un Tito Livio acquistò un villa; Luigi XI di Francia
-per leggere non so qual libro dovè dare in
-pegno tutte le sue argenterie; un certo Goffredo
-di Saint Leger nel 1332 confessa “avanti notaro
-aver venduto, ceduto, trasferito sotto ipoteca di
-tutti i singuli suoi beni e garenzia del corpo stesso
-al Signor Gerardo di Montagu lo <i>Speculum Historiale</i>.„
-La moglie di un altro Goffredo, Conte di
-Augou — a quanto dicono gli annali Benedettini — comprò
-da un vescovo una raccolta di omelie,
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-pagando “ducento pecore, un moggio di frumento,
-uno di segale, uno di miglio e finalmente cento
-pelli di martora„. Pochi libri sacri e qualche classico
-greco e latino costarono al Cardinale Bessarione
-la bellezza di trentamila zecchini.
-</p>
-
-<p>
-Nè ciò dovrà far maraviglia. Si scriveva sopra
-le foglie di palme o sulle fibre del papiro, e fortunato
-chi possedeva un libro.
-</p>
-
-<p>
-E quando il papiro d'Egitto venne a mancare
-per la dominazione degli Arabi, si raschiavano le
-scritture per sovrapporvi delle altre e la <i>Repubblica</i>
-di Cicerone, il <i>codice</i> di Teodosio dovè cedere
-il posto a qualche antifonario o trattato di
-confessione.
-</p>
-
-<p>
-I poveri letterati mancavano di libri. Bisognava
-ricorrere alla Corte o al Santo Padre, perchè solo
-re e papi si potevano permettere il lusso di una
-discreta biblioteca. E noi sappiamo di molti scrittori
-che non potendo possedere un esemplare
-dell'<i>Iliade</i> o dell'<i>Odissea</i> si accontentavano di un
-compendio, di un estratto, come se si trattasse
-di un'opera filosofica o scientifica.
-</p>
-
-<p>
-Il Petrarca dovè copiarsi di sua mano le opere
-di Cicerone e si lamentava sempre dei copisti.
-</p>
-
-<p>
-"Chi recherà — egli esclamava — efficace rimedio
-alla loro ignoranza e viltà? Non parlo dell'ortografia
-già da lungo tempo smarrita. Costoro
-confondendo insieme originali e copie, dopo aver
-promesso una, scrivono cosa affatto diversa, sicchè
-tu stesso più non riconosci quanto avevi dettato.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-</p>
-
-<p>
-Se Cicerone, Livio, Plinio Secondo risuscitassero,
-credi tu che intenderebbero i propri libri?
-Non v'ha freno, nè legge alcuna per tali copisti,
-senza esami, senza prova alcuna prescelti: pari
-libertà non si dà per i fabbri, per gli agricoltori,
-per i tesserandoli, per gli altri artigiani.„
-</p>
-
-<p>
-Questo lamento non era solo del Petrarca, ma
-di tutti gli studiosi. Quei benedetti amanuensi si
-servivano spesso di abbreviature, di ghirìgori, di
-tratti verticali più o meno inclinati da rendere la
-scrittura bizarra e indecifrabile. Un salterio latino,
-trovato a Stramburgo dal Tritennio, si credeva
-scritto in lingua armena. Alle volte nello
-stesso manoscritto si trovavano brani di opere
-disparate, parole sconnesse; “c'era sempre da dubitare — dice
-il Petrarca — se era opera di scrittore
-o di barbaro.„ Qualche buon copista o calligrafo
-non mancava. Il Petrarca negli <i>Scrittori Parmensi</i>
-parla di sedici calligrafi valenti; nella <i>Storia
-di Parma</i> ne ricorda altri otto. Sappiamo pure di un
-certo Jacopo Fiorentino, frate camaldolese, il quale,
-con una pazienza tutta monastica, copiava con caratteri
-nitidi opere latine e greche. Fu molto stimato
-in vita e in morte: basti dire che la sua mano
-destra fu conservata in un tabernacolo come una
-reliquia di santo. Ma fatta eccezione di questo
-Jacopo e di altri pochi, i copisti erano una ciurma
-di speculatori e d'ignoranti che guastavano
-o sconvolgevano ogni cosa con grave danno delle
-lettere.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-</p>
-
-<p>
-Evviva Giovanni Guttemberg che dette il bando
-alle tavolette incerate, ai papiri, alle pergamene,
-ai palinsesti! La stampa, la stampa!
-</p>
-
-<p>
-I sonnacchiosi copisti strillarono contro questo
-nuovo ritrovato e chiamarono la stampa col nome
-di magìa.
-</p>
-
-<p>
-Sì, quale scoperta è stata più magica della stampa?
-Neppure il Guttemberg poteva mai immaginare
-che i suoi modesti caratteri mobili, perfezionati
-attraverso i secoli, avrebbero apportata
-così straordinaria innovazione nel campo del sapere.
-Oggi i libri non sono più il patrimonio di
-pochi privilegiati, nè c'è bisogno di zecchini
-per avere l'<i>Iliade</i> o l'<i>Eneide</i>. Con una lira
-avete fino a casa la vostra brava <i>Divina Commedia</i>;
-l'<i>Iliade</i> tradotta, annotata, commentata, preceduta
-da cenni biografici sull'autore, una lira;
-<i>Le storie</i> di Erodoto, una lira; le <i>Tragedie</i> di
-Sofocle o di Euripide una lira. Abbiamo biblioteche
-classiche, biblioteche romantiche, biblioteche
-amene, biblioteche scientifiche ad una lira al pezzo.
-Ed ogni pezzo è costituito da un volume più
-o meno tarchiato, ma sempre pregevole.
-</p>
-
-<p>
-Fino a pochi anni fa quel capo ameno del Perino
-vi mandava per cinquanta centesimi i <i>Promessi
-Sposi</i>, le <i>Poesie</i> del Giusti o del Leopardi,
-la <i>Gerusalemme Liberata</i> o l'<i>Orlando Furioso</i>. È
-vero; i caratteri sono un po' minuti, di tanto in
-tanto sfugge qualche errore di stampa; ma paragonate
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-questi volumi con i manoscritti antichi
-e c'è da ringraziare la Provvidenza.
-</p>
-
-<p>
-Con cinque soldi il Sonzogno vi offre un volume
-della <i>Biblioteca universale antica e moderna</i>,
-in cui trovate i migliori lavori letterarî, storici,
-scientifici, filosofici, politici di tutti i tempi e di
-tutti i paesi. Come sono preziosi questi volumetti
-che vi fanno gustare le più belle creazioni dell'arte!
-Non avete familiarità col greco? con cinque
-soldi potete leggere nella vostra bella lingua
-italiana le <i>Odi</i> di Anacreonte, le <i>Rane</i> di Aristofane,
-il <i>Manuale</i> di Epitteto, le <i>Storie scelte</i>
-di Erodoto, le <i>Odi</i> di Pindaro, i <i>Detti memorabili</i>
-di Socrate. Balbettate appena l'inglese? vi sa
-duro il tedesco? leggiucchiate lo spagnuolo? Questa
-benemerita biblioteca vi offre tradotti i più
-bei lavori del Cervantes, del Moro, del Calderon,
-del Goethe, dell'Heine, del Klopstock, dell'Ibsen,
-del Wal Wsitman: vi traduce finanche dal Cinese
-lo <i>Scic-mai-ghan</i>, e per cinque soldi vi dà
-un <i>Dente di Budda</i>.
-</p>
-
-<p>
-Quel benemerito editore va ancora più in là:
-tre soldi una bella Vita di Dante o del Petrarca o
-del Manzoni; una piccola grammatica francese, o
-inglese, o spagnuola; una modesta antologia di
-prose italiane; brevi racconti morali, un manualetto
-dei sinonimi più comuni, un compendio di
-storia.
-</p>
-
-<p>
-Evviva il progresso! evviva il buon mercato!
-Con un centinaio di lire potete acquistare un discreto
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-numero di libri, e metter su una piccola
-biblioteca a modo.
-</p>
-
-<p>
-Romanzi però non ne comprate nè a una lira,
-nè a cinquanta centesimi. O non sapete che quest'anno
-un editore di Firenze, il Quattrini, ha
-avuto un'idea genialissima? Ha detto o pure ha
-pensato così: “Il romanzo non è un poema, una
-storia, un saggio critico o filosofico che va letto,
-riletto, studiato e postillato. Il romanzo si legge
-e basta. Dunque perchè dargli la forma di un
-libro e farlo pagare col pepe? Facciamolo comparire
-sotto gli abiti di un giornale.„ E il signor
-Quattrini pubblica ogni giovedì un <i>giornale-romanzo</i>,
-che costa tre miserabili soldi e che contiene
-un intero romanzo. E che romanzi! <i>Il Padrone
-delle Ferriere</i>, il <i>Quo vadis?</i>, l'<i>Olmo e l'Edera</i>,
-<i>La signora dalle Camelie</i>, <i>La vita Militare</i>,
-<i>Un giorno a Madera</i>, <i>La torpediniera N. 39</i>, <i>Una
-sonata a Kreutzer</i>.
-</p>
-
-<p>
-Insomma per farla breve con sette lire, cinquantadue
-romanzi completi. E dategli un po' di tempo
-a questo Sig. Quattrini. Egli promette la serie B,
-per i romanzi di avventure, la serie C, per i poemi.
-Insomma fra dieci anni tutti i libri diventeranno
-giornali.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma anche oggi ci sono i libri superbi.
-</p>
-
-<p>
-Gli scrittori moderni somigliano alle donne:
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-alzano un po' troppo la cresta, quando si vedono
-corteggiati.
-</p>
-
-<p>
-La <i>Divina Commedia</i>, cinquanta centesimi; il
-<i>Canzoniere</i>, cinquanta centesimi; i <i>Promessi Sposi</i>,
-cinquanta centesimi; ma l'<i>Idioma Gentile</i>, quattro
-lire; <i>Maternità</i>, quattro lire; <i>il Santo</i>, quattro lire;
-<i>la Cena delle Beffe</i>, quattro lire; <i>Leila</i>, cinque; <i>la
-Nave</i>, sei; <i>Fedra</i>, sette.
-</p>
-
-<p>
-E poi questi signori si lamentano che i loro
-libri non sono popolari. Che pretenzione! popolari
-a quattro lire? Con i tempi che corrono, pochi
-possono metter mano al borsellino e sacrificare
-quattro lire per un romanzo, per un dramma, per
-una dozzina di novelle o un centinaio di sonetti.
-</p>
-
-<p>
-Lo so, altro è un libro che si ristampa, altro
-è un libro nuovo, ma da cinquanta centesimi a
-quattro lire ci corre.
-</p>
-
-<p>
-Sentite a me: come si fa in teatro? C'è posto
-per tutti. Il principe, il conte, il barone, l'onorevole,
-l'alto magistrato si pavoneggia nel suo
-palco; l'agiato borghese si sprofonda nella poltrona;
-il povero operaio se ne sta là impalato
-sul loggione. Si tratta di maggiore o minore comodità,
-di sedere sul damasco o sulla nuda panca,
-ma la musica e il canto arriva all'orecchio di
-tutti con egual dolcezza.
-</p>
-
-<p>
-Fate anche voi così. Di ogni opera due edizioni:
-una economica e un'altra di lusso. Date
-le illustrazioni, gli acquerelli, i tagli in oro, le
-legature rosee a chi le vuole; noi studiosi, noi
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-modesti insegnanti, vogliamo sapere semplicemente
-che cosa avete scritto.
-</p>
-
-<p>
-Alcuni l'hanno capito. Lo Zanichelli, ad esempio,
-raduna tutte le opere poetiche del Carducci:
-le <i>Odi barbare</i>, le <i>nuove Odi barbare</i>, le <i>Terze
-Odi barbare</i>, le <i>Rime nuove</i>, <i>Iuvenilia</i>, <i>Levia
-Gravia</i>, <i>Giambi</i>, <i>Epodi</i>, <i>Intermezzi</i> ecc. e dice:
-Andiamo, tutta questa roba per dieci lire! E questa
-roba, com'è da immaginarsi, è andata a ruba.
-</p>
-
-<p>
-Imitate lo Zanichelli; sarete più popolari e...
-farete quattrini!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span></p>
-
-<h2 id="vocabolario">Il vocabolario.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Prima che lo diciate voi, lo dico io: il De Amicis
-ha parlato del vocabolario e ne ha parlato da
-par suo. Questo simpatico scrittore somiglia un
-po' a Victor Hugo: vuol far amare tutto ciò che
-egli ama. Seguendo le orme del Manzoni, che
-ebbe la pazienza di “spogliare e rispogliare il vocabolario„,
-volle anche lui mettersi all'opera e
-leggerlo da capo a piedi.
-</p>
-
-<p>
-“Che bellezza! Che incanto! Il vocabolario diletta
-più di un romanzo.„ E per due pagine il
-De Amicis tesse il panegirico di questo librone,
-che nessuno, a quanto mi sappia, aveva pensato
-di mettere sugli altari con tanto entusiasmo.
-</p>
-
-<p>
-Però dopo averlo letto e postillato a dovere
-esclama: Italiani, noi siamo poveri di lingua,
-noi siamo anemici. Ognuno di noi non conosce
-che poche centinaia di parole e di modi, e stiracchiando,
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-ricorrendo a perifrasi, cerca di esprimere
-alla meglio ciò che vuole. Perchè questo
-sforzo? perchè questa miseria? La nostra lingua
-è ricca, straricca. Aprite il vocabolario. Voi, ad
-esempio, dite: — Ho mangiato qualche cosa prima
-del pranzo, ho preso un piccolo pasto dopo
-il pranzo, quel piatto era così squisito che n'ho
-mangiato un'altra porzione. — Che sciupìo di
-parole inutili, che noiosa ripetizione del verbo mangiare!
-Colpa vostra, signori miei. Se aveste un
-po' più di familiarità col vocabolario, direste
-semplicemente ho fatto uno <i>spuntino</i> o un <i>ritocchino</i>
-o un <i>contentino</i>.
-</p>
-
-<p>
-E il De Amicis da bravo medico prescrive una
-cura ricostituente per questa anemìa. “Prendete
-il Fanfani, ultima edizione, mille e settecento pagine,
-otto volumi di sesto ordinario, di quattrocento
-pagine l'uno, cinquanta pagine al giorno.
-Un anno„.
-</p>
-
-<p>
-Benissimo. Un anno di cura, un anno per imparare
-la lingua, un anno per scrivere davvero
-con arte!
-</p>
-
-<p>
-Molti — piccoli e grandi — vollero far tesoro
-di quella ricetta e subito si misero all'opera.
-Ogni mattina, a stomaco vuoto, cinquanta pagine
-di vocabolario.
-</p>
-
-<p>
-Ma che! chi dopo una settimana, chi dopo un
-mese, chi dopo due, tutti incominciarono a sentirsi
-male; quelle pillole erano indigeste: ognuno
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-interruppe la cura e non volle più sapere
-di vocabolario.
-</p>
-
-<p>
-Era da immaginarsi. Con questi chiari di luna
-chi volete che consumi un anno sul vocabolario?
-Oh! il De Amicis non sa che nel nostro secolo c'è
-una fretta indiavolata in tutte le cose? Oggi i
-libri un po' voluminosi si presentano sotto forma
-di dizionarî o almeno offrono un indice alfabetico
-analitico, per comodità dei lettori, che non hanno
-tempo da perdere!
-</p>
-
-<p>
-I nostri padri — beati loro! — si leggevano da
-capo a fondo un grosso volume e spesso ritornavano
-volentieri a leggerlo; ma oggi, oggi no:
-i libri che pesano più di duecento grammi ci danno
-noia e si lasciano dormire nello scaffale.
-</p>
-
-<p>
-Proprio in questi giorni, scorrendo un catalogo
-di opere sacre, ho letto che un certo prof. Sestili
-ha pubblicato un <i>Dizionario Tomistico ad uso
-degli studiosi di Teologia e Filosofia</i>. Un tempo gli
-studiosi postillavano, commentavano la <i>Somma</i>
-dell'Aquinate, oggi si contentano di leggerla tagliuzzata
-in un dizionario. Che volete? quella
-<i>Somma</i> ai giorni nostri è diventata <i>Soma</i> e per
-conseguenza molto pesante.
-</p>
-
-<p>
-Dunque, se i libri si riducono a vocabolarî, è
-mai possibile che un vocabolario possa diventare
-un libro e leggersi per disteso come una
-storia, o un trattato, o un romanzo, tenerlo sul
-tavolino da notte e portarlo, a fascicoli, nelle
-passeggiate in campagna? No.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma non credete che quel libro abbia perduto
-il suo dominio! Non volete seguire l'esempio
-del De Amicis? peggio per voi. Di buona o
-mala voglia, dovete ricorrere sempre a quel grosso
-libro. Disprezzatelo, guardatelo con occhio bieco,
-ma dovete convincervi una buona volta che il
-vocabolario è il solo, il vero libro indispensabile
-a tutti. Potete fare a meno della Divina Commedia
-e della Bibbia (e molti ne fanno a meno);
-del vocabolario, no.
-</p>
-
-<p>
-Prima di tutto bisogna comprarlo. Avreste il
-coraggio di dire ad un amico “Mandami un po'
-il vocabolario Italiano?„ Vi sentireste rispondere:
-“Non hai il vocabolario? compralo.„
-</p>
-
-<p>
-Nè basta comprarlo. La maggior parte dei libri
-si fanno rilegare per lusso: il vocabolario
-per necessità. Quel librone, a differenza di tutti
-gli altri, lavora, lavora molto: occorre quindi che
-sia rilegato in pelle e pelle fortissima. Di più,
-tutti i libri, piccoli e grandi, belli e brutti, utili
-e inutili, se ne stanno negli scaffali. Appena comprati,
-restano pochi giorni sul tavolino; alcuni
-si leggono, altri si sfogliano; ma tutti, letti o non
-letti, raggiungono la loro residenza stabile. Il vocabolario
-invece, dal primo giorno che è entrato
-in casa, se ne sta sempre sul tavolino. Accanto
-al calamaio, alla penna, alla cartella, il vocabolario.
-Spesso per i vostri studi avete bisogno di
-consultare molti libri; ne prendete uno, poi un
-altro. Dopo una settimana il tavolino n'è pieno:
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-quei libri si accavallano maledettamente. Che disordine!
-Che oppressione! Bisogna far piazza
-pulita, bisogna che ognuno ritorni al suo posto.
-Ma il vocabolario non si muove: il suo posto è
-là, sul banco del lavoro.
-</p>
-
-<p>
-Sentite: se entrando in una stanza da studio,
-non trovate sul tavolo il vocabolario, dite subito:
-“Qui non si legge, nè si scrive„! Infatti è mai
-possibile leggere o scrivere, senza ricorrere a lui,
-consigliere, maestro, despota del nostro patrio
-linguaggio?
-</p>
-
-<p>
-La legge ha il Codice, la Chiesa il Concilio di
-Trento, la lingua il vocabolario. Potete rasentare
-il codice, ignorare il Concilio di Trento, ma il
-vocabolario, no. Dal giorno che avete incominciato
-a scrivere due parole siete suo suddito.
-</p>
-
-<p>
-Che dittatore, che autocrate! Non discute, decreta;
-non consiglia, comanda. Il giudice per formulare
-e rafforzare la sua sentenza richiama articoli
-e testi unici; il vocabolario non ha bisogno
-di altre autorità: è lui la Legge, lui la Cassazione,
-lui l'Alta Corte.
-</p>
-
-<p>
-Come è modesto nella sua grandezza, come è
-superbo nella sua pedanteria! Sempre pronto alle
-vostre chiamate, sembra un servitore, ed è un
-padrone!
-</p>
-
-<p>
-Non è botanico e vi parla di piante; non è
-medico e vi fa conoscere le malattie, cui andate
-soggetto; non è un Santo Padre e vi descrive
-il Paradiso. Entra nei postriboli e nelle
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-chiese, vi porta in mare e in cielo! Che verista!
-Ciò che voi non avete il coraggio di dire neppure
-con gli amici più intimi, egli lo dice, senza
-sottintesi, a tutti: lo dice ai vecchi, agli adulti,
-ai ragazzi, alle fanciulle. Non ha scrupoli, nè
-reticenze, non professa nessun sistema, non appartiene
-a nessuna scuola, non impone nessuna
-morale. Dite quello che volete; predicate in chiesa
-o nella camera del lavoro; calunniate o incensate;
-pregate o bestemmiate; educate o corrompete;
-incitate alla guerra o consigliate la pace:
-il vocabolario vi seconda sempre.
-</p>
-
-<p>
-Cattolici, protestanti, ebrei, panteisti, razionalisti,
-modernisti, massoni, atei: aprite il vocabolario;
-per formulare a dovere il vostro <i>credo</i>, avete
-bisogno di lui!
-</p>
-
-<p>
-Monarchici, repubblicani, socialisti, anarchici,
-terroristi, nichilisti, il vocabolario! Per predicare
-il vostro <i>verbo</i>, dovete ricorrere a lui.
-</p>
-
-<p>
-Che gran complice! Eppure chi glie ne fa una
-colpa? chi lo chiama responsabile delle utopie,
-delle stranezze, dei paradossi, delle abberrazioni
-che si pensano e si scrivono?
-</p>
-
-<p>
-Il vocabolario, pure essendo di tutti i colori,
-di tutte le tendenze, resta sempre il grande areligioso,
-apolitico, amorale. È l'unico libro, che
-mentre fornisce a tutti il materiale, può, in ogni
-quistione, in ogni polemica, esclamare come Pilato: — Io
-me ne lavo le mani!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Questo furbo non fa che definirvi le parole,
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-registrarvi le frasi, i motti, i proverbi. Non
-tenta, non solletica, non seduce; siete libero di
-scegliere ciò che volete: ne ha per tutti i gusti.
-</p>
-
-<p>
-Agli innamorati presta il dolciume, al pessimista
-le parole di colore nero, al rivoluzionario
-le mitraglie, all'asceta le vaghe aspirazioni, all'umorista
-le arguzie, al maligno i sarcasmi, all'invidioso
-gli scherni.
-</p>
-
-<p>
-Dovete scrivere in prosa? Il vocabolario vi
-offre parole piane, facili, casalinghe. Amate scrivere
-in versi? Il vocabolario vi presta parole dolci,
-diafane, armoniose. Che? dovete preparare un discorso
-che faccia rumore? ricorrete a lui: ha un
-centinaio di parole rimbombanti che fanno al
-caso vostro.
-</p>
-
-<p>
-Ah! se aveste la pazienza di cercare, frugare,
-rovistare quel librone, potreste esprimere una vostra
-idea in venti, trenta modi differenti e produrre
-venti, trenta effetti diversi.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Eppure questo libro che vi favorisce in tutto,
-che è sempre pronto a servirvi, non è amato, no;
-è sopportato, lo si considera come un grande importuno;
-che vuol ficcare il naso in tutte le cose.
-</p>
-
-<p>
-Domandate ai vostri ragazzi che ne pensano
-del vocabolario. Dio mio, è il libro più antipatico!
-Almeno quegli elementi di storia hanno dei
-fatterelli piacevoli, il libro di lettura attira con
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-qualche raccontino; ma il vocabolario? pesa un
-mondo e annoia per dieci.
-</p>
-
-<p>
-Ogni giorno bisogna portarlo a scuola, ogni
-giorno bisogna riscontrare, trascrivere e mandare
-a memoria dieci vocaboli. Il maestro spesso grida: — Come,
-roba con due b! perchè non l'hai trovato
-nel vocabolario? — E così i vostri poveri
-ragazzi, per non avere rimproveri a scuola e castighi
-a casa, ricorrono al vocabolario. È un libro
-che li perseguita sempre e da cui non possono
-liberarsi. Scrivono il componimento italiano?
-Dopo aver consumato due ore a mettere insieme
-dieci periodi, vocabolario per i benedetti errori
-di ortografia. Mandano a memoria una poesietta,
-un brano di prosa? vocabolario per assicurarsi
-del significato di tre o quattro parole.
-</p>
-
-<p>
-Hanno torto i ragazzi a considerarlo come un
-libro noioso? Non credo.
-</p>
-
-<p>
-Hanno torto invece gli scienziati, i quali vorrebbero
-fare a meno del vocabolario. Essi dicono:
-“Il vocabolario a noi? Ma non sapete che la scienza
-ha un linguaggio proprio, ha parole tecniche, che
-non sono italiane, nè francesi, nè tedesche, ma
-scien-ti-fi-che! La scienza è universale, e quindi
-è libera di servirsi dove vuole e come vuole!„
-</p>
-
-<p>
-E così i medici, ricorrono direttamente al
-greco antico e, per intimorirci di più, battezzano
-le malattie con parole lunghe un metro;
-i naturalisti si servono del latino; gl'ingegneri
-rubano un po' da per tutto. E la lingua italiana?
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-Si lascia ai letterati di professione. Finchè si frequentano
-le scuole secondarie, si studia un po' di
-lingua; ma dopo il liceo, si manda a quel paese.
-Ognuno prende la sua strada. Chi entra nelle cliniche,
-chi si cristallizza coll'algebra e con la
-trigonometria, chi si dà anima e corpo all'elettricità,
-chi si rinchiude in un osservatorio per
-studiare, la luna, il sole, e le stelle fisse o erranti,
-chi si ostina e restarsene, giorno e notte, in un
-sotterraneo per darvi la lieta novella che all'ora B,
-al punto C, c'è stata una forte scossa di terremoto,
-e chi va ramingo per piani e per valli, in
-cerca di piante rare. E così ognuno vive nel suo
-mondo, ognuno legge i libri del proprio mestiere.
-</p>
-
-<p>
-La letteratura? Che letteratura! Ricordano come
-un sogno di aver un tempo letto l'<i>Iliade</i>, il <i>Furioso</i>,
-i <i>Promessi Sposi</i>. Oggi hanno altro per il
-capo.
-</p>
-
-<p>
-Eh! signori miei, fate male; potete dare il
-ben servito a tutti i libri, ma al vocabolario,
-no. Prima di essere medici, astronomi, naturalisti,
-ingegneri, siete italiani ed avete il sacrosanto dovere
-di parlare e scrivere in lingua italiana. E
-poi... non vi siete accorti che il vocabolario si
-vendica degli apostati? Voi consumate i migliori
-anni nello studio, vi affaticate, incanutite innanzi
-tempo, ma la scienza resta sempre il patrimonio
-di pochi. Perchè? Perchè i vostri libri sono scritti
-in una forma arida, stucchevole, saracinesca. Ricorrete
-al vocabolario, fatevi guidare da lui. La
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-scienza sarà popolare e un po' di popolarità l'avrete
-anche voi.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Faccio una proposta: presentatevi a un uomo
-di Governo, a un'Eccellenza, a una sotto-eccellenza
-e parlate di lingua! Sareste accolto con un
-sorriso canzonatorio! Questi signori del Ministero,
-che hanno in mano i destini della patria, non
-possono pensare alla lingua.
-</p>
-
-<p>
-L'alta politica assorbe, l'alta politica è come
-l'amore: fa perdere tutti i sensi. Appena un giurista,
-uno scienziato, un cultore di lettere ha la
-fortuna o la disgrazia di afferrare un portafogli o
-mezzo portafogli, addio professione, addio studî!
-Non è più medico, avvocato o letterato, è un
-uomo politico.
-</p>
-
-<p>
-Valga per tutti l'esempio dell'on. Sacchi. Chiamato
-per la prima volta da Sonnino a guardare
-i sigilli reali, corre a Torino, licenza clienti e
-scrivani e chiude bottega. Che avvocato e avvocato!
-Il ministro è ministro! Roma, la potente
-incantatrice, lo chiama a sè, e lo trasforma in un
-matematico; gli presenta dieci, dodici problemi — problema
-economico, problema finanziario, problema
-del mezzogiorno (siamo diventati un problema,
-noi del Sud!) e gli dice: “risolvi„.
-</p>
-
-<p>
-Eppure questi uomini, che volontariamente, per
-la salute... della patria, si espongono alla terribile
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-prova, e diventano vittime del quarto potere, che
-li spia, li sorveglia, li censura; oltre a doversi parare
-i colpi mortali delle estreme destre e sinistre, — oggi
-veramente non più: gli estremi si son toccati
-e l'opposizione la fanno i liberali del centro —; oltre
-al pericolo di trovarsi domani dinanzi all'Alta
-Corte di giustizia per il <i>redde rationem</i>, questi
-uomini debbono pensare, — guardate un po'! — alla
-lingua e consultare il vocabolario. Specie il
-Ministro della Pubblica istruzione, questo Pontefice
-Massimo dei nostri studi, deve maneggiar
-bene il patrio linguaggio. Nè lo dico per celia:
-il ministro Baccelli si permetteva di dire in pubblica
-Camera, che il Bonghi <i>guardava il letto</i>.
-Subito l'Imbriani a rimbeccarlo: “Guarda il letto!
-Ma non sa il signor ministro della Pubblica Istruzione
-che <i>guardare il letto</i> è francesismo?„
-</p>
-
-<p>
-Il Baccelli tacque: aveva torto.
-</p>
-
-<p>
-Ricordate lo scandalo di quattro anni fa? Dalla
-Minerva vennero fuori certi temi d'italiano! I
-professori si guardarono in faccia e a bassa voce
-si andavano susurrando, non senza compiacimento: — hanno
-perduto la testa quei signori! — Ma
-il ministro non aveva perduto la testa, no;
-aveva solo dimenticato di consultare il vocabolario.
-E questa dimenticanza continua. Spesso dopo
-aver letto una circolare vi viene la tentazione di
-scrivervi sotto a grossi caratteri — <i>vocabolario</i> — e
-spedirla raccomandata “<i>a Sua Eccellenza il Ministro
-della Pubblica Istruzione</i>„.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-</p>
-
-<p>
-Al ministro? Ma è lui che scrive le circolari?
-Quel poveretto non ha neppure il tempo di grattarsi
-il capo: firma, non scrive. Questa, però, non
-è una buona ragione: chi firma, ne assume la paternità.
-Anche la cambiale si firma, e noi, disgraziatamente,
-sappiamo a prova quali danni morali e
-finanziari può regalarci quel pezzetto di carta, a
-cui appiccichiamo la nostra riverita firma.
-</p>
-
-<p>
-Il Ministro è occupatissimo. Ne convengo. Ma,
-Dio benedetto! invece di mandar fuori in un anno,
-centinaia e centinaia di <i>circolari</i>, di <i>normali</i>, di
-<i>ministeriali</i>, che lasciano il tempo che trovano,
-se pure non si contraddicono e non ingarbugliano
-di più la matassa, ne scriva una dozzina, una al
-mese, avrà così il tempo di studiarle meglio e di
-presentarle, con l'aiuto del vocabolario, in bella
-forma italiana.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Dunque vi siete convinti che il vocabolario è
-indispensabile a tutti! Chiamatelo pedante, importuno,
-seccatore, ma dovete tenerlo sempre sul
-tavolo, anzi... Qui mi fermo, voglio prima raccontare
-un aneddoto.
-</p>
-
-<p>
-Siamo in un caffè. Un signore dall'aspetto aristocratico,
-sorseggiando una bella tazza di moka,
-dice al cameriere:
-</p>
-
-<p>
-“Di grazia, potrebbe favorirmi una cartolina
-postale?„.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Presto servito.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-In un attimo il cameriere ritorna con penna,
-calamaio e cartolina. Il signore lo ringrazia con
-un sorriso, dà l'ultimo sorso al moka, inforca gli
-occhiali e si mette a scrivere. Scrive, scrive; ad
-un tratto si ferma. Dà uno sguardo all'intorno,
-resta un po' sopra pensiero, carezza i suoi enormi
-scopettoni, riprende la penna, la immerge nel calamaio
-e resta così. Poi di botto, con la sinistra
-preme il campanello elettrico.
-</p>
-
-<p>
-Si ripresenta il cameriere.
-</p>
-
-<p>
-— Il signore desidera?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-“Scusi, sa', mi favorisca il vocabolario italiano.„
-</p>
-
-<p>
-— Il vocabolario! non l'abbiamo il vocabolario!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Tutti, a questo breve dialogo, se la ridono sotto
-i baffi; anzi due, imprudenti, ridono così forte che
-quel signore stizzito, esclama in tono minaccioso:
-“C'è poco da ridere! Sono un galantuomo e non
-ho detto mica una sciocchezza, io!„ Poi, getta
-pochi soldi sul tavolo, prende bastone e cappello,
-e via!
-</p>
-
-<p>
-Appena si fu allontanato, cominciarono nel caffè
-i commenti. “Sarà un pedante! Sarà un maniaco!
-Che bel tipo da commedia!„. E qui a ridere,
-a celiare, a mettere in canzonella tutti i
-puristi passati, presenti e futuri.
-</p>
-
-<p>
-È comodo tagliare i panni al prossimo, mentre
-si gusta un gelato o un bicchierino di Strega!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma ripensando a quel signore, veggo che alla
-fin fine non aveva torto, no.
-</p>
-
-<p>
-Siamo ragionevoli! Noi italiani, più degli altri
-popoli, si ha sempre bisogno del vocabolario. Ogni
-regione del nostro bel regno possiede il suo dialetto,
-e nel dialetto parla, impreca, bestemmia,
-ride, piange, delira, sogna. Specie noi del mezzogiorno,
-siamo abituati fin da bambini a trattare
-col nostro dialetto, gaio, vispo, birichino, licenziosetto,
-che è un miscuglio bizzarro di latino,
-greco, spagnuolo, francese — sacra reliquia dei
-nostri antichi padroni. — In famiglia, tra gli amici,
-nelle conversazioni casalinghe, tutto è dialetto.
-La parola, come è naturale, non ci viene mai
-meno: sempre pronta, sempre propria. Le frasi,
-gl'idiotismi, i vezzi si succhiano col latte materno.
-Siamo degli artisti nel raccontare un aneddoto,
-nel ritrarre una scena, nel rimbeccare — botta
-e risposta — chi vorrebbe divertirsi a nostre
-spese.
-</p>
-
-<p>
-Ma tutta questa geniale gaiezza si estingue, ogni
-qualvolta siamo costretti di ricorrere alla lingua
-italiana. Con le persone di riguardo, con le signorine
-bisogna parlare in lingua ufficiale.
-</p>
-
-<p>
-Quale martirio! Si piglia la rincorsa, ma che è
-che non è, il carro stride: voi vi sentite inceppato,
-le labbra quasi non sanno pronunziare una parola.
-Si va avanti barcollando, ricorrendo agli <i>insomma</i>,
-ai <i>perciò</i>, ai <i>naturalmente</i>, passando dal <i>lei</i> al <i>voi</i>,
-aiutandovi col gesto, con gli occhi. Spesso per
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-pensare a uno strafalcione detto, vi ingarbugliate
-di più e ne dite altri. Spesso fate a meno di
-prendere parte alla discussione, il silenzio in quel
-caso è oro di ventiquattro carati; e se non è possibile
-tacere, rispondete a monosillabi, servendovi
-di un vezzoso e comodo: <i>Sì, signora! No, no! Non
-ci mancherebbe altro! È verissimo!</i>
-</p>
-
-<p>
-E quando, come Dio vuole, la conversazione è
-finita sembra esservi liberato da un peso enorme.
-Vi resta però il rimorso, e tra voi e voi andate
-ricordando gli spropositi e i farfalloni pronunciati
-con tanta solennità. Che bella figura! e
-dire che libri ne avete letti, studi di lingua ne
-avete fatti!
-</p>
-
-<p>
-Finchè si parla, passi pure: <i>verba volant</i> e volano
-pure le improprietà, i francesismi, le sgrammaticature,
-le lunghe perifrasi scialbe e inconcludenti,
-i periodi lasciati in asse. Del resto, mal
-comune è mezzo gaudio. Ognuno ha sull'anima
-di tali rimorsi e non potrebbe gettare la prima
-pietra!
-</p>
-
-<p>
-Ma il guaio, il guaio serio è quando si scrive:
-le idee vi frullano nel cervello e fanno ressa
-per uscire: voi le ordinate, le accarezzate e giù
-in fretta a versarle sulla carta. La penna corre,
-vola! Che bei pensieri! Modestia a parte, voi
-siete uno scrittore coi fiocchi. Bravo, bravo! Domani
-starete sugli altari a fianco al D'Annunzio
-e al De Amicis.
-</p>
-
-<p>
-Ma che! quella prosa che calda calda vi sembra
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-bellissima, dopo due ore ha perduto tutto il suo
-incanto. È accademica, slavata, piena di francesismi,
-di provincialismi, di contorsioni, di luoghi
-comuni. Voi non siete più contento dell'opera
-vostra. Quanti dubbi, quante incertezze! Questa
-parola è italiana? e quest'altra? Questa frase mi
-sembra di averla letta, dove? nell'epistolario del
-Giusti? No, nei <i>Proverbi</i>? Quali proverbi! nelle
-lettere! e qui a scartabellare, a ricercare, a perder
-la testa!
-</p>
-
-<p>
-Noi siamo infelici nella lingua. Le cose più comuni
-non sappiamo esprimerle con garbo. Spesso
-per nascondere la nostra povertà, si ricorre ai
-punti sospensivi, alle interiezioni. Tutto questo
-perchè? perchè facciamo poco uso del vocabolario.
-Lo teniamo sul tavolo, sì, ma lo consultiamo
-di rado. Ecco l'errore. Noi dovremmo avere sempre
-fra le mani quel libro.
-</p>
-
-<p>
-Signori proprietarî di hôtel, in ogni camera,
-oltre le sedie, la spazzola, il pettine, non dimenticate
-di mettere sul tavolo il vocabolario della
-lingua italiana; vocabolarî nei palchi dei teatri,
-vocabolarî nelle pullman dei treni diretti, vocabolarî
-negli uffici postali e telegrafici, vocabolarî
-nei caffè, nelle trattorie, nei tribunali, vocabolarî...
-debbo dirlo? nel Parlamento. Ogni deputato abbia
-il suo <i>Petrocchi</i>, legato in pelle e oro. Forse così,
-molti nostri Rappresentanti, prima di domandare
-la parola e metter fuori certi discorsi, che per
-maggiore disgrazia vengono stenografati e conservati
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-gelosamente negli Atti della Camera — <i>ad
-perpetuam rei memoriam</i> — avranno la comodità
-di consultare quel libro e parlare meno barbaramente.
-E i senatori? Lasciamo stare questi
-poveri vecchi. La vista è debole, le mani sono
-rattrappite e poi... parlano tanto poco! Ma i deputati,
-questi signori che sono pieni di vita, che
-rappresentano il popolo italiano, dovrebbero parlar
-bene e dare il buon esempio.
-</p>
-
-<p>
-E voi, signor Ministro della Pubblica Istruzione,
-non alzate la voce a difesa del nostro “Idioma
-Gentile?„.
-</p>
-
-<p>
-Eccellenza Credaro, invece di accarezzare gl'insegnanti
-primarii e secondarii, i quali, ringalluzziti
-come i ferrovieri, sono incontentabili e tirano
-sempre calci, pensate al vocabolario.
-</p>
-
-<p>
-Oggi tutto è Stato. Chinino dello Stato, Ferrovie
-dello Stato. E la lingua non è dello Stato?
-</p>
-
-<p>
-Sta bene combattere la malaria, che infesta le
-nostre campagne e miete migliaia di vittime; ottima
-idea disciplinare ferrovieri e treni diretti con un
-nuovo Ministero; ma la lingua? Avete mai pensato
-che noi italiani non sappiamo parlare? avete
-mai pensato che quando una povera recluta del
-Napoletano è spedita, a grande o a piccola velocità
-nel Veneto o nel Piemonte crede trovarsi nella
-California, perchè parla e nessuno l'intende, è
-interrogato e non sa rispondere?
-</p>
-
-<p>
-Eccellenza, gl'Italiani sono stranieri tra loro
-per la lingua.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-</p>
-
-<p>
-E che bisognerebbe fare? Abolire i dialetti?
-No; rendere popolare la lingua per mezzo del
-vocabolario. E poichè so che vostra Eccellenza,
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">in tutt'altre faccende affaccendata,</p>
-<p class="i01">a questa roba è morta e sotterrata,</p>
-</div></div>
-
-<p>
-mi permetto abbozzarvi un progetto di legge, che
-dovreste avere la bontà di caldeggiare in seno
-al Consiglio dei Ministri e in seno alla Camera.
-I nostri cinquecento l'approveranno, non dubitate.
-Del resto si tratta appena di due o tre articoli
-e andrebbe sotto la categoria di leggina.
-Sentite.
-</p>
-
-<p>
-Art. I. Dal 1 Gennaio 1912 tutti gl'impiegati
-civili e militari del Regno e della Colonia Eritrea
-avranno per proprio uso e consumo il vocabolario
-della lingua italiana.
-</p>
-
-<p>
-Art. II. Sorgerà in Roma, sotto la dipendenza
-e vigilanza diretta del Ministero della Pubblica
-Istruzione, la Tipografia dello Stato per la esclusiva
-pubblicazione del vocabolario della lingua
-italiana.
-</p>
-
-<p>
-Art. III. I Primi Presidenti e Procuratori Generali
-di Corte d'Appello, i Comandanti di Corpo
-d'Armata, i Prefetti, i Direttori Capi delle Poste
-e Telegrafi, gl'Intendenti di finanza faranno pervenire,
-per il tramite del proprio Ministero, non
-più tardi del 10 Novembre, l'elenco nominativo
-dei loro subalterni, affinchè ogni impiegato abbia
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-per il 31 Dicembre un esemplare del Regio
-Vocabolario.
-</p>
-
-<p>
-Ecco tutto: appena tre articoli, ma siate sicuro
-che la lingua se ne avvantaggerà di molto. Dal
-Primo Presidente di Corte d'Appello all'ultimo
-usciere di Conciliazione; dal Generale di Corpo
-d'Armata alla più ingenua ordinanza del più ingenuo
-sottufficiale, tutti, tutti impareranno a maneggiare
-con più urbanità la propria lingua. Forse
-così i signori Prefetti, Sotto-prefetti, segretarii,
-sotto-segretarii daranno il bando a certe lettere
-stereotipate, che si tramandano di generazione in
-generazione e che sotto la forma burocratica, nascondono
-una lingua barbara.
-</p>
-
-<p>
-Ma, Eccellenza, scusate: bisogna aggiungere
-un altro articolo al progetto di legge.
-</p>
-
-<p>
-Art. IV. Ogni comune del Regno, in ragione
-dei suoi abitanti, riceverà gratis un numero di
-esemplari del Regio Vocabolario. I Consigli comunali
-avranno cura di distribuirli ai cittadini che
-ne fanno richiesta.
-</p>
-
-<p>
-Sì, sì, seminate vocabolarî da per tutto, in cielo,
-in terra, in ogni luogo. Dopo un paio di anni in
-Italia si parlerà davvero la lingua italiana.
-</p>
-
-<p>
-Signor Ministro, il giorno in cui lascerete la
-Minerva, potrete dire ad alta voce: Ho salvata
-la lingua!
-</p>
-
-<p>
-Ma che, voi fate boccuccia! Non vi va, è vero?
-Ebbene, questo aureo e salutare progetto di legge
-lo farò proporre dal Deputato del mio collegio,
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-cui parlerò alla vigilia delle prossime elezioni generali.
-Son sicuro che mi dirà di sì, salvo a vedere
-se il furbo manterrà la parola. Sanno così bene
-promettere e non mantenere i nostri Onorevoli!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Tempi beati i nostri! Oggi con dieci, quindici
-lire avete fino in casa il vostro bravo vocabolario
-della lingua italiana. Non vi piace il Fanfani?
-comprate il Petrocchi. Non vi garba il Petrocchi?
-eccovi il Rigutini. Volete il nuovo vocabolario
-del Giorgini e del Di Broglio? Padronissimo.
-</p>
-
-<p>
-Del resto tutti seguono lo stesso metodo. Dopo
-aver data la spiegazione di una parola, vi mettono
-sottocchio proverbi, motti, frasi, in cui sempre
-artisticamente è incastrato quel vocabolo.
-</p>
-
-<p>
-Un esempio pratico. Che cosa significa <i>mano</i>?
-Mano — direte voi — significa la mano. È vero.
-E nient'altro, proprio nient'altro?
-</p>
-
-<p>
-Aprite il Fanfani. Due pagine fitte, quattro
-colonne, per questa parola. Significato ufficiale:
-<i>membro dell'uomo, attaccato al braccio e per cui
-mezzo fa tutte le sue operazioni</i>. Significato speciale
-per i medici: <i>tutto l'organo possessorio che
-suddividesi in omero, cubito e mano estrema</i>; per
-i costruttori di corda: <i>forca di ferro, con la quale
-si tiene il filo nella conca, quando si vuole incatramare</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma basta con i significati, diamo piuttosto uno
-sguardo alle frasi.
-</p>
-
-<p>
-Noi tutto facciamo con la mano. Il Montaigne,
-non so se per il primo, ebbe la pazienza di notare
-tutto ciò che l'uomo fa con la mano.
-</p>
-
-<p>
-“Con la mano — egli dice — si domanda, si
-supplica, si rifiuta, s'interroga, si dubita, si teme,
-si insegna, si comanda, si imita, si dà coraggio,
-si accusa, si condanna, si assolve, si disprezza, si
-sfida...„ e continua così per una pagina, conchiudendo
-trionfalmente “la mano gareggia con la
-lingua nelle molteplici sue variazioni„.
-</p>
-
-<p>
-Sono celebri le sfide di Roscio e di Cicerone:
-il primo pretendeva di esprimere col gesto tutto
-ciò che con la lingua esprimeva l'eloquentissimo
-oratore.
-</p>
-
-<p>
-Credo però che nessuno abbia mai pensato
-quante cose noi diciamo con la parola mano.
-Sentite. Due persone si aggruffano? <i>Vengono alle
-mani</i>. Tizio ruba? <i>lavora di mano, giuoca di mano</i>.
-Caio gode la simpatia di tutti? <i>è tenuto in
-palma di mano</i>. Chi ama l'ozio, <i>sta con le mani
-alla cintola, con le mani in mano</i>. Quel signore è
-spilorcio? <i>ha una mano!</i>; è prodigo? <i>è largo di
-mano</i>; è severo? <i>che mano di ferro</i>; è debole?
-<i>si fa prendere la mano</i>.
-</p>
-
-<p>
-Un mal vivente, dopo averne fatto di cotte e
-di crudo cade in trappola? <i>è la mano di Dio!</i> In
-questo affare non c'entro, <i>me ne lavo le mani</i>. La
-cosa è così, ne sono certo, <i>metterei la mano sul
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-fuoco</i>. È colpa tua? <i>morditi le mani</i>. Invece di
-consumare venti parole per dire ad un amico o
-ad un seccatore, che siete dispostissimo a favorirlo,
-ma che non dipende solo da voi, bisogna
-parlarne anche a Tizio, vi sbrigate subito — <i>lui
-con una mano ed io con due</i>. Il <i>do ut des</i> dei latini,
-che sa molto d'egoismo, si raddolcisce col vezzoso
-<i>una mano lava l'altra</i>. <i>Dammi una mano</i>, aiutami.
-<i>Hai le mani in pasta</i> non si dice dei fornai, ma
-di molti uomini politici — voi m'intendete — che
-spandono grazie e favori. Aspettate l'occasione
-per rendere la pariglia a quel farabutto? s<i>e mi
-cade in mano!</i> Il cavallo si sbizzarrisce? <i>ha guadagnato
-la mano</i>. Chi perdona, <i>alza la mano</i>, chi
-riesce in ogni cosa <i>ha una mano benedetta</i>„.
-</p>
-
-<p>
-Ma mi accorgo di fare un lavoro inutile. Aprite
-il vocabolario; ne trovate a bizzeffe di queste
-frasi.
-</p>
-
-<p>
-E quanto il vocabolario vi ha detto che una
-frase è italiana, servitevene a vostro bell'agio:
-mangiatene a colazione, a pranzo, a cena e andate
-a letto senza pensieri. Nessuno potrà attaccarvi
-sulla lingua.
-</p>
-
-<p>
-Ma prima di addormentarvi, pensate un po' a
-quei poveri letterati antichi, che si trovarono in
-ben altre condizioni. Fino al cinquecento si scriveva
-senza vocabolario. Ognuno doveva accattar
-voci, frasi, regole sui classici canonizzati, formando
-così un zibaldone più o meno grosso per proprio
-uso e consumo. Si passavano anni e anni per un
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-estratto di parole sulla <i>Divina Commedia</i>, sul
-<i>Canzoniere</i>, sulle <i>Vite dei Santi Padri</i>; e di ogni
-parola bisognava esibire il certificato di nascita,
-“L'ha detto Dante? ma dove? in qual verso?
-L'ha usata il Boccaccio? Ma santo Iddio, il Boccaccio
-non è sempre imitabile.„
-</p>
-
-<p>
-Di qui polemiche, discussioni eterne che spesso
-andavano a finire in contumelie ed insulti. I pedanti
-stizzosi, cocciuti si ostinavano a scrivere
-l'oro di lega del trecento e non volevano d'un
-palmo staccarsi dal toscano, servendosi di parole
-rancide, imbalsamate; altri, di maniche larghe,
-mettevano in campo l'uso e quindi la lingua parlata;
-altri infine pur non dando troppo peso a
-tali pettegolezzi, per non venire alle mani con i
-pedanti, piegavano la testa. Il Bembo, vedendo
-che questa benedetta lingua bisognava cercarla
-con la lanterna di Diogene, diceva all'Ariosto:
-“Senti a me, scrivi in latino: il tuo Orlando potrà
-impazzire come vuole e nessuno avrà che dirci„.
-</p>
-
-<p>
-E perchè? perchè mancava il vocabolario. Veramente
-un certo Padre Ambrogio Calepino (da
-cui ne venne Calapino, vocabolario) volle tentare
-la prova e mise fuori un lessicon. Ma che dizionario!
-Basti dire che il buon monaco agostiniano
-ingarbugliò di più la matassa.
-</p>
-
-<p>
-E così la povera lingua italiana, disprezzata,
-bollata col nome di volgare, serviva per i piccoli
-atti, per gli atti grandi c'era il latino.
-</p>
-
-<p>
-Ma un giorno, cinque accademici degli Umidi:
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-Giambastista Dati, Anton Francesco Grazzini,
-Bernardo Canigiani, Bernardo Zanchini e Bastiano
-de' Rossi si distaccano dai compagni, si radunano
-in luogo ameno e alterando squisite cenette
-con spensierato cicalare, passano parecchie
-ore della sera.
-</p>
-
-<p>
-Il Salviati, che più degli altri conosceva le
-misere condizioni della lingua, si mette in mezzo
-a questi cinque capi ameni e dice loro: “Perchè
-non compiliamo un vocabolario? Nella nostra lingua,
-insieme alla farina c'è molta crusca: dunque
-fondiamo l'Accademia della Crusca.„
-</p>
-
-<p>
-Della crusca! Bisognava fondare l'Accademia
-della farina. Ma tant'è, vollero chiamarla della
-Crusca e vada per la Crusca. In quei tempi tutte
-le accademie, anche le più assennate, prendevano
-nomi bizzarri, per non dire ridicoli.
-</p>
-
-<p>
-Anzi questi signori, continuando la celia, presero
-per stemma un frullone, lasciarono il nome
-di battesimo e si chiamarono l'<i>Infarinato</i>, l'<i>Inferigno</i>,
-il <i>Rimenato</i>, l'<i>Insaccato</i>. Solo il Grazzini
-restò col primitivo pseudonimo di <i>Lasca</i>, perchè
-la lasca è un pesce di fiume che va fritto con
-un po' di farina.
-</p>
-
-<p>
-Questo comitato dei cinque il 1612 pubblicò il
-<i>Vocabolario della Crusca</i>. Finalmente! Ma che, credete
-che cessassero le polemiche? Non era mica il
-vangelo, la Crusca. Chi ne rise, chi l'accolse come
-un brutto scherzo, chi ne disse corna.
-</p>
-
-<p>
-Aprì il fuoco il Beni con la viperina <i>Anticrusca</i>,
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-ma gli restituì capitali e interessi il Pescetti
-con la terribile <i>risposta all'Anticrusca</i>.
-</p>
-
-<p>
-Curioso fra tutto il Gigli. Fa un estratto di
-voci occorrenti nelle opere di S. Caterina e le
-dona ai Cruscanti, affinchè arricchissero il vocabolario
-di un tanto tesoro. Gl'Infarinati però fecero
-gli schizzinosi. “Santa Caterina, ne facciamo
-di cappello; ma quelle voci, no!„
-</p>
-
-<p>
-Apriti cielo! Il Gigli si piccò e mise fuori il
-<i>Vocabolario Cateriniano</i>, con cui menò colpi da
-orbo a destra e a sinistra, attirandosi l'odio dei
-grandi e dei piccoli.
-</p>
-
-<p>
-Ma se volessimo andar ricordando tutte le dispute,
-non la finiremmo più. Basti dire che dal
-Tassoni al Monti e cognato, moltissimi assalirono
-la Crusca.
-</p>
-
-<p>
-Eppure, malgrado tutte queste lotte, la Crusca
-è restata l'Arca Santa ed è arrivata a noi come
-il più grande documento storico della nostra lingua.
-Or combattuta, or difesa, or calunniata,
-or disprezzata, la Crusca è stata sempre il codice
-supremo, il fuoco sacro della nostra nazionalità.
-Ed oggi? Oggi l'accademia della Crusca,
-lavora indisturbata. Ogni anno una seduta plenaria.
-Il Segretario Capo, Guido Mazzoni, legge
-la sua relazione e dice all'Italia che si è giunto
-alla lettera N; cioè vorrebbe dirlo all'Italia, ma
-lo dice ai compilatori e ai pochi socii che si trovano
-in quell'occasione a Firenze.
-</p>
-
-<p>
-Quest'anno s'è fatta un po' di festa: si è celebrato
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-il centenario del decreto di ricostituzione
-dato dal Bonaparte, il 19 Gennaio 1811. Tutte le
-autorità presenti. Mancava solo l'On. Luzzatti,
-allora Eccellenza, il quale si fece rappresentare
-dal ministro dell'Istruzione e da un telegramma
-classico.
-</p>
-
-<p>
-Ferdinando Martini, socio corrispondente, fece
-il suo bravo discorso commemorativo.
-</p>
-
-<p>
-Naturalmente vi furono applausi e strette di
-mano, e in ultimo ognuno se ne andò per i fatti
-suoi, un po' seccato, non del discorso, che fu
-bellissimo, ma della funzione. È tempo di pensare
-alla Crusca! Che Crusca e Crusca! Non ci mancherebbe
-altro. Noi vogliamo il fiore di prima qualità,
-anche a costo che questo fiore bianchissimo
-risulti da una miscela più o meno dannosa allo
-stomaco.
-</p>
-
-<p>
-Fino a pochi anni fa avevamo la classe dei puristi,
-che si erano dati anima e corpo allo studio
-della lingua e alla compilazione di vocabolari. Ne
-vollero un po' troppo questi signori. E come
-sapete chi tira la spezza. Il soverchio rompe
-il coperchio e noi per conservare questo benedetto
-coverchio, abbiamo messo da parte ogni
-pedanteria. In Italia si parla e si scrive — e
-quanto! — ma non in lingua italiana. Le parole
-francesi e un tantino anche le inglesi abbondano
-nel nostro linguaggio. Appena esse arrivano
-da oltre Alpi si scrivono con riserva e
-in carattere diverso, come per far vedere a tutti
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-che è merce estera; ma a poco a poco diventano
-pan di casa e non ci si bada più.
-</p>
-
-<p>
-<i>Hôtel</i>, per esempio, oramai è concittadino. I nostri
-padri dicevano <i>albergo</i>, noi <i>Hôtel</i>. Che volete!
-<i>Hôtel</i> è più aristocratico, più signorile. I borghesi,
-i modesti negozianti vanno all'albergo, ma i principi,
-i marchesi, i conti, i deputati, i pezzi grossi
-della magistratura, dell'esercito e anche del socialismo
-vanno all'Hôtel. Si predica l'uguaglianza,
-è vero; ma un riguardo bisogna sempre averlo
-per il sangue bleu e per i gallonati!
-</p>
-
-<p>
-Una persona vi passa frettolosamente di fianco
-e non volendo o pur volendo — chi lo sa, sono
-tanti i gusti! — vi pesta un piede. Voi mandate
-un grido, aggrizzando il naso, lui con un sorrisetto
-vi dice <i>pardon</i> e via. E perchè <i>pardon</i>? perchè
-questa parola antipatica? Non basta il dolore al
-piede, bisogna sentirne un altro all'orecchio?
-</p>
-
-<p>
-È vero che oggi siamo amici dei francesi, è
-vero che il nostro Re fu accolto a braccia aperte
-a Parigi, ma non è detto che agli amici bisogna
-conceder tutto. E l'esempio l'ha dato proprio Sua
-Maestà.
-</p>
-
-<p>
-Il nostro Re, un paio di anni fa ordinò che il
-menu dei suoi pranzi ufficiali fosse redatto in lingua
-italiana. E n'era tempo: Perchè ricorrere al
-francese?
-</p>
-
-<p>
-In quell'occasione il <i>Giornale d'Italia</i> fece un
-passo avanti e disse ai suoi lettori: “Perchè non
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-mandar via anche <i>menu</i> e sostituirlo con parola
-italiana?„
-</p>
-
-<p>
-La proposta piacque e per dieci o dodici giorni
-non si parlò che di <i>menu</i>. Chi voleva sostituirlo
-con <i>lista</i>, chi con <i>elenco</i>, chi con <i>nota</i>, chi con
-<i>minuta</i>. Lo Stecchetti, sempre all'erta quando si
-tratta di pranzi, cene e altro ben di Dio, rispose:
-“Zitto! <i>Lista</i> è antipatico, perchè ricorda il conto
-da pagare: <i>elenco</i> è troppo solenne e cattedratico;
-<i>minuta</i> è d'italianità dubbia, specie in questo significato.
-O dunque come si fa? Come facevano
-i nostri antichi!„ E citando esempi di molti cuochi,
-conchiuse che “sul cartoncino si potrebbe
-scrivere: “Pranzo offerto da S. M. il Re d'Italia
-al corpo... diplomatico.„
-</p>
-
-<p>
-Ma anche lo Stecchetti parlò al deserto. <i>Menu</i>
-può dire come Vittorio Emmanuele II: “Ci siamo
-e ci resteremo„. Non vedete come è dolce questa
-parola? <i>Menu</i> ci fa venire l'acquolina in bocca
-e ci prepara alla bella funzione. Chi volete stomacare
-con lista, elenco e nota?
-</p>
-
-<p>
-E così allegramente, in nome del buon gusto,
-si dà il benvenuto alle parole straniere, e il ben
-servito alle paesane. E quel che è peggio, i nostri
-letterati maggiori, questi Santi Padri, che più degli
-altri dovrebbero essere gelosi custodi di un
-tanto tesoro, sono di maniche larghe, se pure non
-si arrogano il diritto di arricchire la lingua con
-parole di nuovo conio.
-</p>
-
-<p>
-Il D'Annunzio, che dopo la morte del Carducci,
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-a dispetto del <i>fratello</i> Pascoli, dell'amico Graf e
-degli altri dignitari, si è solennemente dichiarato,
-come il leone della favola, re della poesia, del
-romanzo, del teatro; ha il vezzo di incastrare
-nei suoi lavori parole nuove. Potrei fare un menu,
-cioè un elenco, di queste parole, che egli ricava
-dal suo dialetto, dal latino e forse dall'arabo o
-dal fenicio. Ma è inutile: leggendo una sola pagina
-di una sua tragedia o di un suo romanzo
-ne avrete piene le tasche o meglio le orecchie,
-perchè le parole non hanno mai riempite le tasche,
-quantunque spesso le.. rompono.
-</p>
-
-<p>
-Fra tante parole nuove, introdotte dal D'Annunzio
-ne scelgo una: <i>sororale</i>. Che significa?
-Ecco: abbiamo detto sempre fraterno per indicare
-tutto ciò che appartiene a fratello o a sorella.
-Ma ciò non garba al D'Annunzio. Egli
-dice: “Mettiamo le cose a posto. Oggi che la
-donna deve emanciparsi, bisogna che abbia un
-aggettivo proprio. Per il fratello, fraterno, per
-la sorella, sororale. È un vocabolo un po' ruvido,
-poco degno del sesso gentile? Eh, come v'ingannate!
-Assaporatelo bene, mettetelo in circolazione
-e vedrete come è dolce e armonioso„.
-</p>
-
-<p>
-Potreste dire: Il Fanfani non la registra. Bella
-ragione. Chi è Fanfani? Fanfani comanda a casa
-sua, o meglio comandava, perchè è morto già da
-un trentennio. Ma ammesso pure che il Fanfani
-fosse vivo, potrebbe imporsi al D'Annunzio e
-compagni? Oggi libertà per tutti. Chi ha il coraggio
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-di alzar la voce a favore della lingua?
-Vocabolarî ce ne sono, ma che vocabolarî! Se
-togli il Petrocchi, che si ostina a voler purificare
-il patrio linguaggio, tutti gli altri letterati
-che potrebbero insegnarci un po' a parlare o si
-danno alla politica, come il Martini, o sonnecchiano,
-come il Morandi.
-</p>
-
-<p>
-Oggi il vocabolario si è trasformato in una
-piccola enciclopedia: la lingua è in terza o in
-quarta linea.
-</p>
-
-<p>
-Scorrete per un momento il <i>nuovissimo Melzi</i>,
-che corre per le mani di tutti e che ha invaso
-le nostre scuole: 1600 pagine — 4420 incisioni — 78
-tavole di nomenclatura figurata — 40 carte
-geografiche — 1072 ritratti — 1005 figurine e tipi
-dei diversi paesi — 12 cromolitografie.
-</p>
-
-<p>
-Questo signor Melzi, imitando l'esempio del
-Larousse, ha detto che il vocabolario va scritto
-per tutti; dovrà essere un succoso prontuario di
-storia, di geografia, di scienze naturali, d'igiene;
-già, anche l'igiene! La salute del prossimo innanzi
-tutto, e perciò l'umanitario autore mette
-una tavola a colori, fuori testo, indicando i funghi
-velenosi e i funghi mangiabili.
-</p>
-
-<p>
-È sconfortante, non è vero? Si studia il francese,
-l'inglese, il tedesco; l'italiano no: si ha la
-pretensione di saperlo.
-</p>
-
-<p>
-Meno male che fra un centinaio di anni e forse
-prima avremo la lingua universale.
-</p>
-
-<p>
-Il Trombetti ci ha dimostrato che in principio
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-il linguaggio era uno; non fa dunque maraviglia
-se ritorni ad essere uno. L'umanità — è un
-fatto assodato — dopo essere andata avanti, avanti,
-avanti, deve tornare indietro, indietro, indietro.
-E poi della lingua universale se ne parla da un
-pezzo e siate sicuri che dopo la larghissima riforma
-elettorale, dopo l'ascensione dei socialisti al
-Potere, dopo aver aggiustata la faccenda con le
-donne, che ad ogni costo vogliono un posticino nei
-parlamenti nazionali, si penserà alla lingua.
-</p>
-
-<p>
-E sì, una lingua per tutti.
-</p>
-
-<p>
-Avete mai pensato in quante lingue i signori
-uomini e donne parlano, scrivono, imprecano,
-mentiscono? Abbiamo le lingue monosillabiche o
-a bocconi, indicatissime per chi soffre di cardiopalmo;
-le lingue agglutinanti, in cui radice e
-desinenza non si uniscono in matrimonio, ma restano
-eternamente fidanzati; le lingue inflessive,
-le quali imbrogliano talmente le radici, che per
-scovarle c'è da perdere il senno.
-</p>
-
-<p>
-E poi ognuna di queste tre lingue si divide
-in famiglie. E che famiglie! Famiglie patriarcali.
-</p>
-
-<p>
-Non sarebbe dunque una bella cosa, mandare
-a far benedire tutte queste lingue e scegliere tra
-esse la più facile per le nostre bisogna? Noi
-mangiamo, i Francesi mangiano, mangiano gl'Inglesi,
-mangiano gl'Indiani, mangiano i Cinesi, e
-perchè il pane, questo primo elemento, comune
-a tutti, deve essere chiamato con diversi nomi?
-Che anarchia! Che torre di Babele!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-</p>
-
-<p>
-Signori miei, questo si chiama disordine, si
-chiama confusionismo. Io mi reco ad esempio in
-Austria e debbo restare lì muto come un pesce,
-esposto ai motteggi dei riveriti alleati, senza poterli
-ricambiare con egual cortesia.
-</p>
-
-<p>
-Potreste dirmi: “Ma impara il tedesco!„
-</p>
-
-<p>
-Sì, e doman l'altro che vado in Inghilterra, e
-nell'està che sarò in Russia, e l'anno venturo che
-farò una scappatina nel Giappone? Impara, impara.
-Ma non si vive mica cento anni. Per imparare
-tutte queste benedette lingue occorre del
-tempo e son sicuro che dopo averle imparate sarò
-vecchio e non potrò più fare un viaggio.
-</p>
-
-<p>
-E poi si dice che noi, popoli civili, non siamo
-mai d'accordo. Ma santo Iddio, come possiamo
-intenderci con tante lingue? Ci dovranno essere
-sempre malintesi ed equivoci!
-</p>
-
-<p>
-Ma io sono convinto, convintissimo che la
-faccenda sarà aggiustata. Quando il potere sarà
-in mano ai socialisti vedrete anche questo miracolo!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma fino a che non viene questo giorno, siamo
-attaccati alla nostra lingua, al dolce e caro idioma
-dei nostri padri. La lingua è il pensiero, la lingua
-è la libertà.
-</p>
-
-<p>
-Chi disse l'Italia <i>una espressione geografica</i>
-non s'accorse che la nostra Patria, anche divisa
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-e dominata, è stata sempre una nazione, perchè
-ha conservato sempre il proprio linguaggio.
-</p>
-
-<p>
-In tanti secoli di oppressione e di schiavitù
-gl'Italiani custodirono la lingua come una protesta
-della nazionalità che ad essi voleva strapparsi.
-</p>
-
-<p>
-Due cose gl'Italiani non hanno mai perduto:
-l'onore e la lingua.
-</p>
-
-<p>
-E perchè oggi che abbiamo una Patria libera
-e indipendente, perchè oggi che siamo uniti, si
-ha poca cura della lingua?
-</p>
-
-<p>
-Conserviamo gelosamente questo sacro tesoro
-e i nostri figli imparino da noi il culto al patrio
-linguaggio!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span></p>
-
-<h2 id="popolo">I libri del popolo.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Anche il popolo ha i suoi libri.
-</p>
-
-<p>
-Quel simpatico lustrascarpe che v'invita con
-tanto garbo a posare il piede sulla cassetta e vi
-copre d'inchini e di <i>illustrissimo</i>; quel burbero
-omone, che incontrate sempre alla ferrovia e che
-quasi a malincuore piglia i vostri bauli; quel
-vecchio pescivendolo dalla barba patriarcale, che
-vi dice a proposito o a sproposito: “compatitemi,
-sono un <i>affabeta</i>„; quell'arzillo portinaio che
-vi saluta con un sorriso e mormora maledettamente
-quando vi ritirate tardi e non mettete la
-mano in tasca; tutti questi signori hanno i loro
-libri, hanno una letteratura minuscola, umile,
-semplice, dimessa, che sfugge all'occhio della critica
-e della storia.
-</p>
-
-<p>
-Noi, superbi della nostra scienza, orgogliosi
-della nostra cultura, spesso effimera e superficiale,
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-non conosciamo questa letteratura, che vive
-col popolo e che risponde alle sue ingenue e primitive
-aspirazioni.
-</p>
-
-<p>
-Sono volumetti di poche pagine, che si vendono
-negli angoli delle strade remote, sui muricciuoli,
-sulle gradinate delle chiese, dei tribunali,
-alle porte dei teatri di terz'ordine.
-</p>
-
-<p>
-Povere animucce! vanno in giro nascondendo
-la loro nudità. Si tramandano di generazione in
-generazione, senza nome di autore o di tipografo,
-senza indicazione di luogo e di tempo. Costano
-un soldo, mancano spesso di frontespizio e di
-indice, sono laceri, sono sciupati; ma il popolo
-li compra, perchè gli somigliano; li legge, perchè
-lo commuovono; li ama perchè sono scritti
-per lui, solo per lui.
-</p>
-
-<p>
-Che cosa dicono questi libriccini? Ricordano
-vecchie tradizioni, raccontano avventure comiche
-o cavalleresche, narrano la vita di santi o di assassini
-famosi, di grandi capitani o di ladri.
-</p>
-
-<p>
-Le scuole letterarie si succedono le une alle
-altre, nuove dottrine abbattono le antiche, i capolavori
-di ieri sono giudicati oggi sdolcinature,
-ma i libri del popolo, lontani dalla moda bizzarra
-e febbrile, che regola il nostro gusto artistico,
-sono sempre nuovi, sempre belli. Il popolo non
-discute, non analizza, non si lascia prendere dai
-momentanei successi o dalle ingrate cadute, è fedele
-ai suoi libriccini: non li abbandona, non li
-tradisce. Li legge con piacere, li rilegge, li manda
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-a memoria e li conserva gelosamente. Ciò che lo
-commoveva ieri lo commuove oggi, lo commuoverà
-domani.
-</p>
-
-<p>
-L'età eroica è finita, Giove è caduto, l'Olimpo
-è chiuso, chiusi i cicli cavallereschi. Voi non credete
-più all'ippogrifo, ai castelli incantati, alle
-dame bianche; il popolo vi crede. Tutto ciò che
-riesce a commuoverlo, è bello, è vero!
-</p>
-
-<p>
-Egli non appartiene a nessuna scuola: è classico
-e romantico; è poeta e storico; è antico e
-moderno; è cristiano e pagano; è tutto e niente:
-è popolo. Sempre vario e sempre uniforme come
-la natura, conosce una sola arte: il sentimento.
-</p>
-
-<p>
-È un bambino il popolo: un bambino un po'
-capriccioso, un po' irruente, spesso brutale, ma
-sempre bambino. E questo eterno bambino compra
-quei volumetti come per comprarsi un soldo
-di svago. Vuol ridere, vuol punzecchiare, vuol
-fantasticare.
-</p>
-
-<p>
-La sua tenerezza è per gli amanti infelici, per
-le donne tradite. La storia pietosa di <i>Pia dei
-Tolomei</i>, di <i>Genoveffa</i> lo commuove fino alle lacrime.
-</p>
-
-<p>
-Grande entusiasmo per i rivoluzionari. Nel popolo
-c'è sempre l'odio contro le autorità costituite.
-Ieri gridava “abbasso i Borboni!„ oggi
-griderebbe “abbasso Savoia!„ Il Governo per
-lui è sempre un nemico che lo sfrutta con balzelli,
-che gli strappa i figliuoli a venti anni, che fa
-pagare un sigaro due soldi, e non vuole che porti
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-in tasca neppure un piccolo coltello per fettarsi
-il pane.
-</p>
-
-<p>
-Per voi Musolino è un brigante, un pericoloso
-delinquente; per il popolo è un buon figliuolo,
-tradito dagli amici, angariato dai potenti e precipitato
-in una oscura prigione, perchè... perchè
-il povero ha sempre torto. Si dà alla macchia, è
-vero; ma come potrebbe diversamente far trionfare
-la giustizia e vendicarsi dei suoi nemici?
-La vendetta! Il popolo è cattolico apostolico romano,
-adora Dio, la Vergine e i Santi, digiuna
-e fa elemosina; ma il perdono alle offese, no, bisogna
-vendicarsi: per lui la vendetta è un dovere
-sacrosanto. Chi non si vendica, è vile, e il
-popolo non vuol essere vile.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Chi scrive quei libriccini? Non si sa. Nascono,
-quasi direi, da per sè: nascono come l'erba nei
-campi. Sono i trovatelli, sono i figli del popolo.
-L'autore, modesto, si nasconde: non ci tiene a
-far sapere il suo nome e cognome. Se il libriccino
-piace, se incontra la simpatia del pubblico,
-non è merito suo. Non ha neppure il coraggio
-di farsi chiamare poeta. Poeta? Confessa lui stesso
-che le sue rime sono rozze:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Tanto eseguì quel cavalier sublime</p>
-<p class="i01">Or qui finisco le mie rozze rime.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-</p>
-
-<p>
-Da quanto tempo esistono? Alcuni forse videro
-la luce ieri, altri sono antichi, molto antichi, — ricordano
-secoli —; ma tutti, vecchi e nuovi,
-vivono insieme, vanno insieme per il mondo,
-entrano insieme nei tuguri, nelle casupole di campagna,
-nelle bottegucce, e sono accolti sempre
-con piacere.
-</p>
-
-<p>
-Quanti sono? Ne ho contati 1012, ma ve ne
-saranno altri. Questi libercoli sono come le stelle:
-non si possono mai enumerare tutti. E crescono
-sempre: un contadino vede in sogno la Madonna,
-una donna a Senerchia ammazza a colpi
-di scure il drudo di sua figlia, un cane salva la
-sua padroncina, i Portoghesi mandano a spasso
-il proprio re: ecco cinque libriccini per questi
-avvenimenti. Lasciate che termini il processo Cuocolo,
-avremo subito un altro libriccino per quella
-Venerabile Confraternita!
-</p>
-
-<p>
-Il popolo dunque ha la sua ricca, ricchissima
-letteratura, che non conosce orizzonti, che non
-ha limiti: basta dire che incomincia con la <i>Creazione
-dell'uomo</i> e termina con il <i>Giudizio universale</i>.
-</p>
-
-<p>
-Signori letterati, le vostre grandi librerie non
-fanno gola al popolo. Egli non ha nulla da invidiarvi.
-Voi avete l'<i>Orlando Furioso</i>, il <i>Morgante
-Maggiore</i>: il popolo tiene il <i>Guerrin Meschino</i>, i
-<i>Reali di Francia</i>, le <i>Meravigliose Avventure del
-Valoroso Leonildo</i>, gli <i>Amori di Florindo e Chiarastella</i>,
-la <i>Storia di Chiarina e Tamante</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-</p>
-
-<p>
-Voi leggete l'<i>Iliade</i>, l'<i>Odissea</i>, l'<i>Eneide</i>, il
-<i>Paradiso Perduto</i>, la <i>Storia delle Crociate</i>; il popolo
-senza conoscere Omero, senza ringraziare
-il Monti, il Pindemonte o il Caro, senza far di
-cappello al Milton o al Michand, possiede l'<i>incendio
-di Troia</i>, la <i>Storia di una regina chiamata
-Elena, che fu rapita da un principe e che fece nascere
-una grande guerra</i>, gli <i>Amori di Enea e di
-Didone</i>, gli <i>Angeli superbi che diventarono demoni
-con le corna e furono precipitati nell'inferno</i>, la
-<i>Presa di Gerusalemme, ossia il Santo Sepolcro conquistato
-dai cristiani</i>.
-</p>
-
-<p>
-Voi conservate gelosamente le opere storiche,
-le biografie dei grandi uomini; il popolo conserva
-con egual cura la <i>Vita</i> e i <i>Miracoli di S. Antonio</i>,
-<i>Giuditta l'ebrea</i>, <i>Sansone</i>, <i>Masaniello</i>, <i>Pietro
-Micca</i>, <i>Giuseppe Garibaldi</i>, <i>Giuseppe Mastrillo</i>,
-<i>Giuseppe Musolino</i>.
-</p>
-
-<p>
-Voi educate il vostro cuore all'osservanza del
-dovere con le opere istruttive dello Smiles, del
-Tommaseo, del Thouar, del Lessona, del Gotti,
-dell'Alfani; il popolo si lascia ammaestrare dal
-<i>Buon figliuolo</i>, dal <i>Cattivo figliuolo</i>, dall'<i>Albero
-fruttifero</i>, dal <i>Contadino che si fa milionario</i>, dal
-<i>Principe che va chiedendo l'elemosina</i>, dal <i>Contrasto
-bellissimo tra un povero ed un ricco, che disputano
-chi di loro è più felice</i>, dai <i>Dotti e saggi
-consigli, lasciati in punto di morte dal vecchio Guidone,
-padre di famiglia</i>.
-</p>
-
-<p>
-Voi ridete col Goldoni, col Rabelais, col Molière,
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-col Cervantes; il popolo ride con i <i>166 difetti
-delle donne</i>, con la <i>Storia di Pulcinella</i>, col
-<i>Testamento di un avaro, che lasciò i suoi beni a
-sè stesso</i>, col <i>Vecchio che sposa dieci mogli</i>.
-</p>
-
-<p>
-Ma bisogna dirlo a suo onore, il popolo non
-ride mai a discapito del buon costume, non ha
-come noialtri un cavalier Marino, un abate Casti,
-un Aretino, un Batacchi. Il suo riso è saporoso,
-geniale, schietto, non equivoco. Nella sua natura
-un po' selvaggia, c'è molto pudore!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma tutti questi libercoli debbono essere scritti
-in poesia. Il popolo è per natura poeta e non
-sopporta la prosa. La prosa l'annoia, la prosa è
-pesante e fa dormire.
-</p>
-
-<p>
-Vuole la poesia, vuole l'ottava. Financo i <i>Comandamenti
-di Dio</i>, i <i>Sette peccati mortali</i>, le
-<i>Sventure dei cani</i> debbono presentarsi sotto forma
-di poemetti. Spesso il verso zoppica, l'ottava non
-si regge, la rima non torna, la parola è incerta;
-ma che! il popolo non vuole arte, vuole sentimento.
-Per lui tutta l'arte poetica consiste nella
-rima. Dategli una rima che si sente ad orecchio,
-e basta. Il resto è lusso; e il popolo sa che il
-lusso non è per lui, ma per i signori.
-</p>
-
-<p>
-Com'è nata questa letteratura così varia, così
-ciarliera, così allegra, così modestamente drammatica?
-Il popolo raccoglie le bricciole che cadono
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-dalla nostra mensa e ne forma la sua letteratura.
-Noi abbiamo tanti poemi, tanti romanzi,
-tante storie, tanti drammi, tante commedie, il
-popolo ci ruba gli episodi più belli e li chiude
-in questi libriccini. Trasforma, altera, taglia, accomoda,
-scomoda, restringe, e tutti i capolavori
-riduce <i>ad usum delphini</i>. Finanche della <i>Divina
-Commedia</i> egli vuole la sua porzione. Oh! vi credete
-che il Sacro Poema sia tutto per voi? I
-fabbriferrai del trecento lo leggevano intero, il
-nostro popolo non può leggerlo da capo a fondo,
-ma una fetta la vuole. A noi lascia i canti meno
-drammatici, i canti che fanno pensare, che hanno
-bisogno di commento, e si fa confezionare così alla
-buona la <i>Francesca da Rimini</i>, il <i>Farinata degli
-Uberti</i>, il <i>Pier de le Vigne</i>, il <i>Conte Ugolino</i>.
-</p>
-
-<p>
-Tutto piglia a prestito da noi, tutto ci ruba,
-tutto manomette, tutto riduce a sua immagine e
-somiglianza, solo in una scienza è sovrano: nell'astrologia.
-</p>
-
-<p>
-Voi, astronomi, consumate la vista e la vita a
-spiare sole, pianeti e stelle, a scovrire macchie
-e canali, a misurare distanze e orbite; ma sapete
-dire che cosa succederà domani, che succederà
-magari oggi?
-</p>
-
-<p>
-No. Ignorantoni. Il popolo lo sa, il popolo ha
-il suo <i>Barbanera</i>.
-</p>
-
-<p>
-È un libriccino di 64 pagine e costa due soldi.
-Carta ruvida, copertina color cenere, vignette preistoriche;
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-ma l'abito non fa monaco; quel libriccino
-predice il futuro in modo assoluto:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Gli astri, il sole ed ogni sfera</p>
-<p class="i01">Or misura il Barbanera</p>
-<p class="i01">Per poter altrui predire</p>
-<p class="i01">Tutto quel che ha da venire.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-E davvero predice tutto, settimana per settimana,
-o meglio quarto per quarto, giacchè tutte le
-cose di quaggiù dipendono dalla luna e sono per
-conseguenza... <i>lunatiche</i>.
-</p>
-
-<p>
-Quest'anno, l'estate sarà.... calda, l'inverno....
-freddo, i raccolti abbondanti, ma potrebbero essere
-anche scarsi, in primavera qualche nevicata,
-in autunno piogge. Attenti al 24 Gennaio:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">... osserva ben che tempo fa,</p>
-<p class="i01">Perchè così, più o men, l'anno sarà.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Ma Barbanera non si ferma ai fenomeni celesti,
-dà anche uno sguardo agli uomini e fissa i
-principali avvenimenti politici, scientifici, letterari
-e mondani.
-</p>
-
-<p>
-A crederci quest'anno avremo, <i>duelli</i>, (prepàrati,
-On. Chiesa!) — <i>diplomatici in imbarazzo,
-medici in faccende, studenti che si agitano, crisi
-bancaria, scontro ferroviario</i> (uno?) — <i>collisione
-di vapori in mare</i>, (allude alle Convenzioni Marittime?) — <i>una
-Potenza minaccia di ritirare il
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-suo rappresentante da una Corte d'Europa, violazione
-di un segreto di Stato, si teme l'invasione
-epidemica di una grave malattia</i>, (il colera? E
-noi abbiamo l'esposizione! Ma che sapeva Barbanera?
-Colpa del Conte di S. Martino, che non
-gliel'ha comunicato a tempo!).
-</p>
-
-<p>
-Ma insomma il 1911 sarà un anno di disgrazie?
-Nossignore. Avremo <i>nuove scoperte</i> — <i>un matrimonio
-principesco</i> (ah! miss Elkins, la fretta
-ti ha rovinato!), <i>buone vincite al lotto, cattura di
-un pericoloso malfattore, si scopre l'autore di un
-atroce delitto</i> (e poi diciamo che la nostra Polizia
-dorme!), <i>nuova opera in musica, applauditissima</i>
-(assicurate Mascagni!), <i>crisi mini</i>... A proposito:
-i nostri giornali spiano gli uomini politici, assistono
-alle sedute del Parlamento, intervistano.
-Deputati e Senatori, eppure non sapevano che
-il Ministero Luzzatti-Sacchi sarebbe stato messo
-in sacco in modo curioso. Il Barbanera invece lo
-sapeva! <i>22 gennaio — crisi ministeriale in vista</i>. Il
-22 gennaio? ma il povero Luzzatti cadde il 18
-Marzo. Sissignore, ma ricordatevi bene: l'agonia
-incominciò il 22 gennaio. E Barbanera sa pure
-un'altra cosa, sa che Giolitti cadrà il 29 Novembre.
-Ma lasciamo stare la politica. Oramai i ministri
-somigliano ai bimbi irrequieti: salgono e
-scendono, scendono e salgono, senza sapere che
-potrebbero rompersi la nuca del collo. Questo
-però non lo dice Barbanera, lo diciamo noi. Il
-buon astronomo invece, ci offre <i>l'indicazione delle
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-fiere e dei mercati, l'elenco di tutte le vigilie comandate,
-una tavola di Saturno per il lotto, la
-gerarchia cattolica, la genealogia delle principali
-case regnanti</i> (nel Portogallo governa ancora Manuel
-II!), <i>le lunazioni ebraiche, una dozzina di
-aneddoti</i> ecc. ecc.
-</p>
-
-<p>
-Ecco perchè il popolo ama il suo Barbanera.
-Specie il nostro contadino n'è entusiasta. Due
-o tre giorni prima del Santo Natale, acquista
-un po' di grazia di Dio, ma il primo acquisto
-è Barbanera. Lo accoglie con un sorriso, come
-si accoglie un amico di vecchia data, lo mette
-in tasca e per un anno intero consulta questo
-vangelo. Prima d'intraprendere qualunque lavoro
-di campagna interroga il suo inseparabile lunario.
-Bisogna seminare? ma che ne dice Barbanera?
-Piantar patate, faggiuoli, cavoli? e che ne pensa
-Barbanera? Mietere? per l'amor di Dio, in questi
-giorni abbiamo piogge. <i>Giove è in congiunzione
-con la luna.</i>
-</p>
-
-<p>
-E pare che quest'anno Giove voglia divertirsi
-un po' di più. Sempre piogge, piogge, piogge!
-Potrebbe finirla. È vecchio e fa il libertino!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Sfortunatamente questa letteratura minuscola,
-unico cibo intellettuale del popolo, accenna a
-scomparire. Il Barbanera è ancora vegeto e sano,
-anzi quest'anno è in rialzo, perchè nel passato
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-inverno si avverò, con una precisione maravigliosa,
-tutto ciò che aveva preannunziato; ma dolorosamente
-bisogna constatare che tutti questi libriccini,
-a poco, a poco son messi da parte. E sapete
-perchè? Alcuni in nome della civiltà, del progresso
-cercano mettere nelle mani del popolo altri
-libri che parlano di dritti manomessi, di emancipazione
-di proletariato ecc. E quei cari libriccini
-sono chiamati grotteschi, ridicoli, incompatibili
-con lo spirito moderno.
-</p>
-
-<p>
-Ma il giorno in cui il popolo avrà perduta la
-sua letteratura e quel non so che di poetico primitivo,
-che è l'unico balsamo nella sua fatale infelicità,
-quel giorno, solleticato, ma non soddisfatto
-dalle massime utopistiche degl'innovatori, vedrà
-la vita come una maledizione!
-</p>
-
-<p>
-Per carità, lasciate che il popolo sia popolo.
-Proteggetelo, emancipatelo, ma non lo snaturate,
-non gli strappate quei libriccini di poche pagine,
-che furono scritti per lui, che gli fanno dimenticare
-tanti dolori, che commovendolo, divertendolo,
-educandolo, lo conservano sempre fantastico,
-sempre pietoso, sempre bambino nei suoi sentimenti,
-nelle sue credenze!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span></p>
-
-<h2 id="nuovi">I libri nuovi.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Quanti libri nuovi avete comprati quest'anno?
-Pochi? O pochi o molti, libri nuovi se ne comprano
-sempre.
-</p>
-
-<p>
-Spesso si fa il proponimento di non comprare
-più un libro: sono già tanti! Ma bisognerebbe
-vivere in un deserto, non leggere alcuna rivista,
-alcun periodico, nemmeno il giornale, anzi il
-giornale politico più degli altri vi tenta: ogni giorno
-una rubrica, una specie di stato civile per i
-nuovi venuti. Senti oggi, senti domani: l'appetito
-si stuzzica.
-</p>
-
-<p>
-Qualche cosa dunque si deve comprare, si sente
-il bisogno di sapere che cosa vogliono questi
-scrittori nostri.
-</p>
-
-<p>
-E quando si ha nelle mani un libro nuovo, nuovo
-di zecca, si prova una certa voluttà. Si
-mira, si palpa, si apre. Bravo, bravo il D'Annunzio!
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-Dovrà essere bellissimo questo dramma.
-Vediamo un po' che vuole il Graf, che vuole la
-simpatica Negri, che vuole il Pascoli, che vuole
-il Marradi. È morto il Carducci, è morto il De
-Amicis, è morto il Barrili, è morto il Fogazzaro.
-Santo Iddio, che se ne vogliono andare tutti? Tutti?
-Eh! scrittori ce ne sono in Italia e scrivono, sa:
-sempre con la penna in mano. Ogni giorno un
-romanzo, un dramma, una qualche cosa.
-</p>
-
-<p>
-Sì, venite, venite! Se i volumi che conserviamo
-negli scaffali ci parlano del passato, ci ricordano
-le lotte, le aspirazioni di altri tempi, voi
-cari, voi benedetti, ci parlate dell'oggi, ci dite
-che in Italia, nella patria Dante, l'arte non muore.
-</p>
-
-<p>
-Ma quanto sono belli questi libri nuovi!
-Donde vengono? chi ha data loro tanta grazia
-e tanta leggiadria? Ah, è quel mago dell'Hoepli,
-quel furbo dello Zanichelli, quel tentatore
-del Voghera, quei burloni di Treves, che mandano
-questi gioielli così vezzosi per il mondo.
-</p>
-
-<p>
-Ma diverranno vecchi e scompaginati? No, no.
-Li conserverete con cura, non vi farete mai uno
-sgorbio, una postilla, una piegatura, non li presterete
-mai ad alcuno: sono belli e debbono restare
-sempre belli!
-</p>
-
-<p>
-Voi fantasticate e intanto quel furbo dello Zanichelli,
-quel mago dell'Hoepli, quel demonio del
-Sandron, par che se la ridono alle vostre spalle.
-Ridete, ridete, verrà il tempo della giustizia e
-allora faremo una rivoluzione contro di voi, vi
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-manderemo all'inferno tutti, nella nuova bolgia
-dei tentatori.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-I libri sono come le donne: non debbono presentarsi
-discinti e negletti, hanno bisogno di un
-tantino di eleganza, di un tantino di lusso. Una
-<i>Divina Commedia</i> con una cartaccia ruvida e porosa,
-con caratteri grossolani non vi sembra più
-il Sacro Poema. Se invece la <i>Divina Commedia</i> la
-fate uscire dai tipi eleganti, fini, sopraffini dell'Hoepli,
-del Barbera, del Le Monnier, allora ci
-sembrerà un Vangelo.
-</p>
-
-<p>
-La buon'anima di Dumas padre, in un suo romanzo
-diceva: “La donna bella adornata artisticamente
-è bellissima: la donna brutta, adornata
-artisticamente è bruttissima.„ Così è dei libri.
-Voi vedete un volume elegantissimo, con tagli in
-oro, con caratteri nitidi, con carta rosea; lo aprite,
-lo leggete: sono venti, trenta poesiole insipide e
-stomachevoli. Quell'eleganza, quel lusso lo rende
-più sciocco.
-</p>
-
-<p>
-Ma quest'editore è pazzo? Eh! non è pazzo
-l'editore, è pazzo chi compra questa roba, è pazzo
-chi si ferma all'apparenza.
-</p>
-
-<p>
-Attenti, attenti con i libri nuovi! Oggi c'è una
-smania morbosa di stampare.
-</p>
-
-<p>
-Iddio conoscendo la nostra natura ciarliera ci
-dette una lingua, affinchè potessimo dalla mattina
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-alla sera annoiare parenti ed amici; ma no,
-si vuole annoiare anche i lontani ed ecco la
-stampa.
-</p>
-
-<p>
-Nei secoli scorsi pochi avevano il coraggio di
-mettere fuori qualche cosetta. Stampare! faceva
-paura. Era un passo pericoloso. Si restava per
-un buon pezzo come Cesare dinanzi al Rubicone.
-Oggi non si conoscono più Rubiconi. Tutti sono
-letterati.
-</p>
-
-<p>
-Ognuno scrive il suo romanzo, ognuno sente il
-bisogno di mandare per il mondo i suoi belati poetici,
-ognuno pubblica il suo lavoro critico. Tutto
-questo per essere chiamato autore, per far sapere
-che nel cervello si ha un granellino di sale.
-</p>
-
-<p>
-Ma piano, piano! lasciateci prendere fiato: con
-questa gazzarra maledetta, non abbiamo nemmeno
-l'agio di scorrere i cataloghi.
-</p>
-
-<p>
-Come cambia il mondo! Un tempo i manoscritti
-prima di essere pubblicati si lasciavano per lunghi
-anni nel tavolino, come per farli fermentare e dopo
-una lunga quarantena, venivano corretti, ricorretti
-e qualche volta bruciati. Il Bembo teneva quaranta
-grossi portafogli e faceva passare le sue composizioni
-dall'uno all'altro per meglio correggerle. Il
-Giusti nella sua autobiografia dice: “A correggere
-non mi basta mai il tempo: o è scrupolo o è coscienza,
-mi piace sempre rivedere, mutare.„ Il
-Tommaseo a proposito del lavoro di lima, esclamava:
-“L'arte dello scrivere è l'arte dei pentimenti.„
-Il Manzoni,... del Manzoni non ne parliamo:
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-se ne stava anni e anni a tavolino a ripulire
-i suoi <i>Promessi</i>.
-</p>
-
-<p>
-Oggi al contrario si scrive e si stampa sollecitamente,
-frettolosamente. Specie i giovani, che
-escono dalle nostre Università, forse per non aver
-la noia di ben digerire quel poco che hanno imparato,
-lo mettono subito fuori... con la stampa,
-come per disfarsene per sempre.
-</p>
-
-<p>
-Ma invece di fermentare i manoscritti, fermentano
-i libri e quel che è peggio, alcuni restano
-sempre in fermentazione.
-</p>
-
-<p>
-Ogni anno nel nostro bel regno si pubblicano
-dieci mila volumi, ma la maggior parte non veggono
-la vera luce.
-</p>
-
-<p>
-Poveri esseri, creati senza necessità, condannati
-a restare per anni e anni nelle vetrine dei
-librai e a chiedere sommessamente, a chi passa,
-la carità di essere comprati! Poveri infelici, che,
-non trovando un compratore, si offrono in dono, <i>in
-segno di omaggio, in segno di stima, come ricordo
-affettuoso</i>, tanto per cambiar aria e domicilio!
-</p>
-
-<p>
-Veramente alcuni autori, dopo un primo saggio,
-conoscendo forse di aver dato un passo falso,
-si fermano. Speravano di ottenere gloria e ricchezze,
-ma non avendo ottenuto nè l'una, nè le altre
-si ritirano, dicendo corna del pubblico <i>ignorante</i>.
-Altri invece non si arrendono mai: ogni anno
-metton fuori un volume; cercano la gloria ad
-ogni costo, vogliono per forza essere riconosciuti
-ufficialmente poeti o romanzieri. A furia di importune
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-e continue preghiere, dopo tante umiliazioni
-e dinieghi, supplicando, scongiurando, arrivano
-a carpire una parola di lode da qualche
-illustre letterato e così giungono ad ottenere un
-po' di nome. Essi ne gongolano, ne vanno superbi,
-senza accorgersi che sciupano danaro e tempo.
-Altri infine, poco fecondi, ma molto infatuati,
-amano ripubblicare sempre il medesimo lavoro in
-una seconda, in una terza, e in una quarta edizione.
-</p>
-
-<p>
-Ma, signori miei, volete persuadervi che non
-tutti siamo nati poeti o romanzieri? Finitela una
-buona volta di far gemere i torchi e... il pubblico.
-La legge non vi punisce, ma voi siete rei
-di un gran delitto: voi date l'esistenza a questi
-poveri libri destinandoli a piangere il giorno della
-loro nascita.
-</p>
-
-<p>
-Dite di aver nel cervello un granellino di sale.
-I nostri complimenti. Ma credete che basti quel
-granellino per condire un libro? Errore, errore.
-Quando manca quel bernoccolo, di cui parla il
-De Musset, o per dirla tra noi, quando manca il
-genio, lavoro sprecato.
-</p>
-
-<p>
-“Certe teste — dice argutamente Aristide Gabelli — ribollite
-nello studio, somigliano alle uova:
-più bollono e più diventano dure.„
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Curioso! Oggi avvertiamo una grande carestia
-di tempo. Il positivismo ce lo ruba. Da ogni
-parte si sente dire: — Mi manca il tempo! non ho
-tempo! — Pare che le giornate non siano più di
-ventiquattro ore. Subito giorno, subito notte.
-</p>
-
-<p>
-Eppure moltissimi, invece di utilizzarlo questo
-po' di tempo, che quantunque <i>galantuomo</i> ci scappa
-di mano, lo consumano a scrivere libri inutili.
-Il tempo è oro e perchè mandarlo via come
-ferro vecchio? Se ve ne avanza, se non sapete
-che farne, se non avete bisogno di lavorare, perchè
-le vostre rendite tornano bene, passeggiate,
-viaggiate: se ne avvantaggerà l'organismo. Il
-moto è salutare.
-</p>
-
-<p>
-Nossignore, debbono ammazzare il tempo a
-tavolino, senza accorgersi che ammazzano se
-stessi. La vita sedentaria ci predispone alla gotta,
-al diabete, e ad altro ben di Dio.
-</p>
-
-<p>
-Ma fino a prova contraria non saprei gridare
-la croce addosso a questi poveretti: mi vado convincendo
-che essi sono affetti dal <i>morbus letterarius</i>,
-di cui parla Terenzio. Chi sa: forse è qualche
-microbo, che entra nel cervello e che li spinge
-a scribacchiare.
-</p>
-
-<p>
-Bisognerebbe ricorrere all'opera di un sanitario
-e sottomettere quei malati ad una cura rigorosa.
-Peccato che i nostri chimici farmacisti non
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-abbiano pensato a preparare pillole per combattere
-questo nuovo morbo!
-</p>
-
-<p>
-Ma lasciamo la celia. C'è poco da scherzare.
-Questa mania della stampa deve impressionarci
-davvero e sarebbe provvidenziale una legge che
-limitasse la stragrande produzione di opere inutili,
-o peggio. Ma zitto! Saremmo chiamati reazionarî.
-La stampa è libera. O perchè i nostri
-padri hanno combattuto, perchè, a costo del proprio
-sangue, scacciarono Borboni e Austriaci?
-Libertà su tutta la linea: libertà di parola, libertà
-di azione, libertà di stampare le proprie
-corbellerie! E poi che vi interessa se un Tizio
-vuol mettere fuori un romanzo, una raccolta di
-novelle o dieci odi davvero barbare? A voi quel
-romanzo sembra insipido, quelle novelle scialbe?
-tanto piacere! A lui piacciono e basta. Chi
-rimette le spese di stampa è liberissimo di preparare
-la carta al salumaio e al droghiere. Come
-potrebbe la legge intervenire? con qual diritto?
-Ogni cittadino che paga le sue tasse può stampare!
-</p>
-
-<p>
-Intanto la marea cresce e forse un giorno saremo
-sopraffatti dall'enorme quantità di carta
-stampata.
-</p>
-
-<p>
-Per mettere un po' di argine occorrerebbe un
-buon servizio di pulizia urbana rappresentato da
-una critica sana, scrupolosa e indipendente, la
-quale senza livore e senza debolezze illuminasse
-il pubblico. Solo così a certi Tizi passerebbe la
-velleità di essere chiamati autori.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma questo giorno è ancora lontano; oggi la
-critica è nelle mani del giornalismo che ne fa
-una fonte di guadagno.
-</p>
-
-<p>
-Voi pubblicate un libro, un libro che vale poco
-o nulla? Se avete i mezzi di far parlare un po'
-la stampa, il colpo è fatto. Domani, giornali,
-giornaletti diranno che voi avete riempito un
-vuoto. Benedetti vuoti! La repubblica letteraria
-sembra un pozzo senza fondo. Ogni libro nuovo
-ne riempie uno; ma rifacendo i conti ne restano
-sempre altri da riempire.
-</p>
-
-<p>
-Eppure i giornali hanno ragione: essi parlano
-di altri vuoti! Sentite: un libro che incontra il
-favore del pubblico, riempie due, o meglio tre
-vuoti: la tasca dell'autore, la tasca dell'editore,
-e un tantino anche quella del critico panegirista.
-</p>
-
-<p>
-Ecco perchè oggi la letteratura è industrialismo.
-Si decanta un libro come si decanta una
-merce. E si cercano tutti i mezzi per infinocchiare
-il pubblico grosso.
-</p>
-
-<p>
-Ho sott'occhio un numero del “Journal„ (17
-Aprile 1907) in cui si legge: “Una signorina
-sui sedici anni è stata ieri vittima di un furto.
-Camminava per via della Pace leggendo un libro,
-allorchè un ladro le strappò di mano la borsetta:
-alcuni passanti che avevano osservato la
-scena, lo arrestarono e lo consegnarono alle
-guardie. Ma il più strano è che la signorina
-non s'era accorta di niente, assorta com'era
-nella lettura di un romanzo dal titolo <i>Vertigineux
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-amour</i>. Si tratta di un racconto così interessante
-e che incatena l'attenzione del lettore a tal segno
-che può benissimo rendere una persona insensibile
-a tutto ciò che le avvenga d'intorno.„
-</p>
-
-<p>
-Ecco come si fa la reclame ai libri nuovi. Molti
-naturalmente comprarono quel romanzo e a conti
-fatti si accorsero che i derubati erano essi, non
-la signorina... immaginaria.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Hervier nella <i>Nouvelle Revue</i> tratta
-con molta genialità quest'argomento e ci dice
-che spesso si immaginano cose sbalorditorie per
-muovere la curiosità del pubblico “Un giorno — sono
-sue parole — dagli uffici di una Casa
-Editrice di Melbourne, la gente vede uscire una
-splendida donna, vestita in costume arabo, inseguita
-da un vecchio, pure vestito da arabo, con
-un pugnale in mano. La donna grida disperatamente
-invocando aiuto, il vecchio ruggisce parole
-di ira. La gente si ritrae spaventata: la donna
-cade, il vecchio le è sopra col pugnale. Qualche
-animo pietoso accorre in difesa della donna, la
-quale si alza e con un sorriso trae da una borsa
-manifestini che distribuisce al pubblico per far
-sapere che quello è un episodio di un nuovo romanzo
-di prossima pubblicazione!„
-</p>
-
-<p>
-In Italia non si è arrivato tant'oltre. Noialtri
-siamo un po' più serî e meno audaci, ma il cattivo
-esempio ha le gambe come la bugia e temo
-che tra qualche lustro anche da noi la reclame
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-sarà la grande dea onnipotente, sovrana nel commercio,
-nelle lettere e nelle scienze.
-</p>
-
-<p>
-E dunque? dunque bisogna stare con tanto
-d'occhio quando si compra un libro nuovo. Non
-ci facciamo adescare dai titoli, nè dai giudizi di
-certi critici, che molto condiscendenti mettono
-la loro firma ai panegirici, con la stessa disinvoltura,
-con cui i nostri Ministri sottoscrivono
-tutto ciò che vien loro presentato.
-</p>
-
-<p>
-Attenti, attenti! La vita è troppo breve per
-poterla consumare nelle letture inutili e spesso
-dannose. Un libro nuovo, comprato alla cieca,
-porta via tempo e danaro, ed oggi sia l'uno che
-l'altro è prezioso!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span></p>
-
-<h2 id="antologie">Le antologie.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Mi sono fermato, ma non ho finito. Se mi permettete,
-io continuo a parlare dei libri nuovi e
-propriamente delle antologie.
-</p>
-
-<p>
-Non sono del parere del Bonghi, il quale senza
-alcuna riserva sentenziava: “Se vuoi dimenticare
-quel po' che sai, leggi le antologie.„ Credo
-che l'illustre critico, storico, giornalista abbia
-parlato così in un momento di malumore.
-</p>
-
-<p>
-No, un'antologia ben fatta, è, specialmente per i
-giovani, un mezzo potente di educazione e d'istruzione.
-E solo per i giovani? E per noi, per noi
-che ci vogliamo far credere persone colte? Un'antologia
-riempie davvero parecchi vuoti e ci dà
-una vernice di cultura letteraria. Difatti è possibile
-leggere tutti i nostri classici? No. Sono
-tanti ed hanno scritto tanto quei signori! Però
-in grazia ad una buona antologia possiamo gustarne
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-i migliori pezzetti. Ditemi la verità, non
-dovete essere grati alle antologie se avete saggiata
-qualche cosa del Malespini, di Fra Bartolomeo
-da S. Concordio, dei fratelli Villani e nipote,
-del Vasari, di Baldassarre Castiglione? Non
-dovete ringraziare i compilatori di antologie se
-conoscete un po' da vicino il Bembo, il Ruccellai,
-l'Alemanni e tutti quei poeti, poetucci e
-poetini che belavano a mo' di agnelli, capretti
-e caproni per le Corti d'Italia? Vi atteggiate a
-persona erudita, sapete che Michelangelo oltre
-ad essere quello che fu nella pittura e nella scultura,
-scrisse bei sonetti. Ma mettete la mano sulla
-coscienza: quei sonetti voi li leggeste la prima
-volta in un'antologia. Un'antologia vi ha offerto
-qualche episodio del <i>Morgante Maggiore</i>, dell'<i>Orlando
-Innamorato</i>, della <i>Secchia rapita</i>; un'antologia,
-le favolette del Pignotti, qualche pezzettino
-del <i>Galateo</i>, le più belle stanze del Poliziano.
-Insomma un buon terzo della vostra cultura letteraria
-la dovete alle antologie; giacchè la cultura
-è come la ricchezza: non si sa mai come
-s'acquista!
-</p>
-
-<p>
-Ma non crediate che io voglia tessere il panegirico
-delle antologie, tutt'altro. Ho incominciato
-a scrivere questo capitolo con ben altro
-intendimento. Il Bonghi mi ha distratto, trascinandomi
-a dire, ciò che non avrei voluto. Dunque
-il capitolo incomincia adesso o per dirla in termini
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-notarili — l'<i>antedictum</i> non fa parte integrale
-del presente... atto —.
-</p>
-
-<p>
-Voi non sapete quante antologie si sono pubblicate
-in Italia e non ve ne fo un torto. C'è tanto
-da pensare oggi! Io però che vado ammazzando
-la mia porzione di tempo col fare la statistica di
-tutto ciò che vien fuori alla giornata, posso assicurarvi
-che di antologie ne abbiamo parecchie
-centinaia.
-</p>
-
-<p>
-È un campo aperto a tutti e tutti l'hanno più
-o meno sfruttato. Il primo, a quanto io ne sappia,
-fu il Leopardi, il quale ci lasciò due grossi
-volumi, accresciuti per giunta dal Fabbricatore
-e pubblicati dal Morano, con un caratterino minuto,
-che stanca terribilmente l'occhio.
-</p>
-
-<p>
-I volumi furono ben accolti e per molti anni
-nessuno fiatò. Ma a poco a poco, prima a bassa
-voce, e poi in tono alto, si incominciò a dire che
-il Leopardi non aveva colto nel segno. Un bel
-lavoro il suo, un lavoro di polso, ma non alla
-portata di tutti. Diamine, neppure una nota, neppure
-una parola di commento! Quella Crestomazia
-può servire per i letterati, non per le scuole
-e molto meno per il pubblico. Bisogna battere
-un'altra strada. Il materiale classico vuol essere
-sfrondato, condito e reso più appetitoso con delle
-noticine. Così pensò il Fornaciari nel comporre
-i due <i>Esempi di bello scrivere</i>. Dico <i>comporre</i>, non
-compilare, perchè il suo fu un lavoro accurato
-e scrupoloso: ad ogni passo considerazioni, annotazioni
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-di lingua e di stile. Nel volume di
-prosa <i>mille note</i>, in quello di poesia <i>millequattrocentotrentasei</i>.
-Crepi l'avarizia! E poi “ho procurato — egli
-dice nella prefazione — che ciascuna
-prosetta possa stare da sè ed abbia il suo principio,
-il suo mezzo e il suo fine e non sia come
-un membro staccato da altri membri, ma come
-un piccolo corpo con tutte le sue parti belle e
-proporzionate.„ I due volumi ebbero fortuna: entrarono
-nelle scuole per dire a maestri e a scolari
-come bisogna studiare la lingua italiana e
-come estrarre il miele dai fiori.
-</p>
-
-<p>
-Ma il Fornaciari è un po' troppo purista. Che
-severità, che intransigenza! E come sapete il rigore
-non piace. Specie in materia di lingua vorremmo
-essere liberi come gli uccelli. No, gli
-<i>Esempî</i> del Fornaciari dilettano poco. Il giovane
-studente si annoia con tante note e noticine, e
-manda a quel paese esempi e precetti. Un'antologia
-deve essere un'antologia, non una grammatica
-o un manuale di stilistica. Oh! credete davvero
-che i giovani imparano a scrivere con questi
-brani di autori famosi, lardellati da note e noticine?
-Per imparare a scrivere si è detto sempre
-che bisogna sentire, ma quando si leggono, si
-studiano, si mandano a memoria questi brani,
-nulla si sente, all'infuori di un forte dolore di
-testa.
-</p>
-
-<p>
-Per fortuna questa verità incominciò a farsi
-strada, e a poco a poco vennero fuori altre antologie,
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-che davano quasi il benservito agli scrittori
-antichi. Poco Petrarca, poco Sacchetti e
-compagni, pochissimo Filicaia. Niente Iacopi e
-Iacoponi, niente Cavalcanti, niente Bembo. Fuori
-i tre Padri: Segneri, Cesari, Bartoli; fuori gli storici
-fiorentini col loro Segretario; fuori le nenie
-e le canzonette amorose del secolo d'oro e d'argento!
-</p>
-
-<p>
-Il giovane vuol essere allettato, divertito da
-letture piacevoli, da pezzettini moderni. Occorre
-roba nuova, roba fresca, roba brillante.
-</p>
-
-<p>
-E questa roba fresca o quasi fresca ce la dà
-il Marchesani, il Martini, il Pascoli; ce la danno
-le coppie: Carducci e Brilli, Mestica e Orlando,
-Fabbro e Marco. Alcuni, come il Morandi e il
-Martini, scrivono semplicemente <i>Prose e Poesie
-Italiane</i>, il Pascoli si diletta di titoli poetici: <i>Fior
-da Fiore</i>, <i>Sul limitare</i>; il Boni, come per stuzzicare
-l'appetito, ci dà <i>La lingua viva</i>; la ditta
-Nota e Fontana: <i>Pagine gaie e pagine forti</i>.
-</p>
-
-<p>
-E questi signori si dividono nelle nostre scuole
-il servizio dell'italiano. Un anno tocca al Morandi,
-e Stefano Lapi per il 1.º Ottobre prepara una bellissima
-nuova edizione delle <i>Prose e Poesie</i>, arricchite
-da un appendice poetico. Nel nuovo anno
-scolastico il Morandi si ritira, si presenta il Pascoli
-e tutti i ginnasi del Regno sono pieni di <i>Fior da
-Fiore</i>. Fiori, fiori da per tutto! Ed è giusto: senza
-fiori non si possono avere frutti. Poi viene la volta
-del Martini, poi quella del Mestica e collega, poi
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-quella del Lipparini, poi... s'incomincia da capo.
-Ma c'è un accordo dunque tra loro? Chi lo sa?
-Bisognerebbe domandare a quei papaveri della
-Minerva!
-</p>
-
-<p>
-Del resto, salvo piccoli inconvenienti, queste
-antologie meritano encomi: sono redatte da bravi
-professori, i quali sanno meglio degli altri dove
-mettere le mani. È regola generale: a chi sa
-dove mettere le mani bisogna battere le medesime!
-</p>
-
-<p>
-Ci dispiace però che questo genere didattico è
-oggi sfruttato da una turba di novizi.
-</p>
-
-<p>
-Un tempo tutti quelli che non potevano entrare
-nella repubblica letteraria con qualche lavoro
-originale, si aggrappavano a Dante, dichiarandosi
-solennemente commentatori del Sommo Poeta.
-Ricordate il Biagioli. Il poveretto, che non ne
-imbroccava una, si dette a Dante, e dopo molti
-anni di studio e di elucubrazioni si sgravò di un
-commento, famoso solo per le continue diatribe
-contro il gesuita Lombardi, un altro illuso, che
-tentò uscire dall'oscurità, facendosi un po' rischiarare
-dal Poeta.
-</p>
-
-<p>
-Ma oggi Dante è lasciato in pace da questi
-letterati di bassa forza, sia perchè un commento,
-anche mediocre, costa lavoro, sia perchè il numero
-dei compratori sarebbe molto esiguo: ognuno di
-noi n'è provvisto a sazietà. Si danno quindi a
-pubblicare antologie. Basta afferrare dalle opere
-classiche i brani più notevoli, appiccicarvi delle
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-noticine, così dette storiche, filologiche o estetiche,
-e l'antologia è bella e fatta.
-</p>
-
-<p>
-Credo che impieghi più tempo il vostro cuoco
-a prepararvi una fetta di <i>genovese</i> che questi
-signori a manipolarvi un'antologia. Non crediate
-che io esageri. Il materiale è sempre pronto.
-Prendete due o quattro novelle del Gozzi, una
-decina di lettere familiari del Giusti (non tralasciate
-quella al nipote Giovannino, nè quella del
-Settembrini alla moglie) idem del Leopardi, del
-Manzoni, del Foscolo; due capitoli delle <i>Mie
-Prigioni</i>, un brano dei <i>Ricordi Autobiografici</i> del
-Dupré e del D'Azeglio. Annaffiate tutta questa
-roba con qualche bozzetto del De Amicis, del
-Panzacchi, del D'Annunzio, del Capuana; seminate
-qua e là dei pensierini, dei precetti, delle
-massime, magari dei proverbi più fortunati; spargete
-di tanto in tanto una poesia del Giusti, del
-Monti, del Leopardi, del Carducci, senza dimenticare
-i <i>Sepolcri</i>, il <i>Cinque Maggio</i>, la <i>Ginestra</i> e
-<i>Per una conchiglia fossile</i> — componimenti che si
-trovano in tutte le antologie, perchè molto <i>facili</i> — e
-il vostro lavoro è bello e compilato.
-</p>
-
-<p>
-Se volete (e come non volerlo!) che il vostro
-libro sia accolto favorevolmente nel Consiglio Superiore
-della Pubblica Istruzione e sia adottato
-nelle Scuole Normali, Tecniche, Ginnasiali e Navali
-del Regno non tralasciate i principali fatti e figure
-del Risorgimento Italiano: un paio di pagine
-dell'Abba, del Guerzoni, del Bersezio, due o tre
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-lettere di Vittorio Emanuele, di Garibaldi, di
-Cavour, di Mazzini, qualche poesia patriottica del
-Berchet, del Carrer, del Mameli. Insomma bisogna
-aprire il fuoco con la battaglia di Maclodio
-e chiudere la festa con l'Inno di Garibaldi. Sì, sì,
-all'ultima pagina <i>si schiudon le tombe</i>! Se la vostra
-antologia fa addormentare i vivi, avrà il vanto
-di far risorgere i morti!
-</p>
-
-<p>
-Tutto lo studio poi dovrà essere nella scelta del
-titolo. Occorre un bel titolo, un titolo sensazionale,
-un titolo che attiri. Oggi teniamo molto ai
-frontespizi delle persone e delle cose. Un bel titolo
-è come una gloriosa morte:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">tutta la vita onora.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Dopo il titolo, la prefazione. <i>Qui si parrà la tua
-nobilitade</i>, qui bisogna far capire che di antologie
-ce ne sono, è vero, ma finora mancava un
-lavoro condotto con sani criteri; bisogna far capire
-che non siete stato spinto da sentimenti di vanagloria,
-ma dall'amore che portate ai giovani; e
-dopo un po' di sentimentalismo sulla gioventù
-italiana, <i>da cui la Patria molto aspetta</i>, conchiudere
-che siete grato a tutti quei professori che
-vorranno darvi consigli per una nuova edizione.
-</p>
-
-<p>
-Dopo, portate tutta questa roba alla tipografia,
-raccomandatevi al vostro Deputato, affinchè a sua
-volta vi raccomandi al Consiglio Superiore, e la
-vostra antologia avrà fortuna!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-</p>
-
-<p>
-E non vi fermate qui; v'è ancora da sfruttare.
-Dopo un paio di anni aggiungete qualche
-cosetta, mettete in coda un indice alfabetico, pochi
-cenni biografici e ripresentatela con la salutare
-bugia <i>interamente rifatta</i>.
-</p>
-
-<p>
-Lettore, vi è saltato il grillo di prepararne una?
-Mettetevi all'opera, vi troverete bene per il nuovo
-anno scolastico!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span></p>
-
-<h2 id="ospedale">L'ospedale.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Il pianterreno delle vostre librerie è l'ospizio
-di mendicità, la casa di salute, il ricovero per
-l'infanzia abbandonata, il ricettacolo di tutta la
-zavorra letteraria e scientifica.
-</p>
-
-<p>
-Là gli storpi, gli sciancati, i colpiti alla testa,
-i moncherini, i ciarlatani, gli stupidi, i rompiscatole!
-</p>
-
-<p>
-Sono libri vecchi, logori, scompaginati, senza
-principio e senza fine, che trovaste in casa e che
-non aveste il coraggio di buttare al fuoco; libri
-scolastici, che vi furono maestri nelle classi secondarie
-e che voi, fedele alla gratitudine umana, imbrattaste
-d'inchiostro, ornaste di sgorbi e di dipinti
-e in ultimo gettaste tra i ferri vecchi; conferenze,
-discorsi, che vi furono mandati <i>in omaggio</i>
-e che voi, per semplice cortesia, non rimandaste
-all'autore <i>con sentite condoglianze</i>; giornali politici
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-che si salvarono come per miracolo dagli artigli
-della vostra signora o dalle mani distruggitrici dei
-vostri bimbi; periodici letterari, cataloghi, annunzi
-bibliografici, numeri unici, giornaletti di provincia,
-che ricordano una nascita, una morte, un banchetto,
-una polemica, un'elezione politica o amministrativa,
-un... accidente qualsiasi.
-</p>
-
-<p>
-Ma strano; voi aprite mille volte le librerie, cercate,
-rovistate, traslocate, ma non vi viene mai
-la voglia di mettere le mani su quel caos. Ci sarebbe
-da perdere la testa. Vedete: un avanzo di
-libro parla di guerre persiane e assire, un altro ricorda
-le regole del <i>Portoreale</i>, un terzo vi fa una
-mezza predica lunga e stucchevole sul Purgatorio,
-un quarto vi insegna che cosa sia il sillogismo
-e di quante parti consti; e in mezzo a questa
-roba mummificata, relazioni di banche, comparse
-di avvocati, contratti di locazione, valtzer per
-mandolino, lettere di famiglia!
-</p>
-
-<p>
-Accanto ad una carta geografica trovate una
-pagina di giornale, che vi ricorda il matrimonio
-del Principe Umberto con Margherita di Savoia;
-qui, due sonetti per nozze, là, una dozzina di orazioni
-funebri, in cui chi piange davvero, è la povera
-grammatica. Libri di preghiera, fotografie
-sciupate, giornaletti umoristici, disegni rachitici,
-inviti per commemorazione, biglietti del sarto o
-del macellaio, cartoline illustrate e non illustrate.
-Che confusione, che torre di Babele!
-</p>
-
-<p>
-E questo benedetto ospedale ingrossa a vista
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-d'occhio. Ogni giorno nuovi ospiti. Vi arrivano
-lavoretti critici, saggi di traduzione, poesiole anemiche,
-novellucce soporifere, commedie lacrimevoli.
-Dove mettere questa manna? Nel cestino?
-No. Il cestino accoglie le lettere, la <i>reclame</i> rompiscatole,
-la carta che sporcate voi! E poi vi farebbe
-l'animo di gettare nel cestino quel discorso
-del vostro Onorevole, quel programma amministrativo
-del vostro Sindaco, quella conferenza
-del medico di famiglia? Non leggete questa roba:
-sta bene, ma gettarla nel cestino, è troppo. Diavolo,
-si tratta di educazione! Il Decalogo ci dice
-che la roba altrui non si deve desiderare, ma
-quando questa roba ci viene offerta <i>in segno di
-omaggio, con i migliori saluti</i> o con altri intingoli
-cordiali, bisogna trattarla bene.
-</p>
-
-<p>
-Dunque, se non volete essere chiamato selvaggio
-mettetela a pianterreno, imbalsamatela, eternatela.
-I vostri figliuoli, a cui certamente lascerete
-queste preziose reliquie, vedranno con i propri
-occhi che i nostri Deputati, i nostri Sindaci... ciarlano
-e in che modo!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Disgraziatamente in questo caos vanno a finire
-i libri che più lavorano. Voi, ad esempio, avete
-sempre sul tavolo i <i>Promessi Sposi</i>. L'avete letto
-una volta, dieci volte, trenta volte, l'avete studiato,
-commentato, analizzato, ma non sapete dargli
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-il benservito. Si sente il bisogno di gustare ogni
-mattina un pezzetto di quella prosa cristallina.
-</p>
-
-<p>
-Ma il continuo uso consuma: quel libro si
-sciupa, si logora, si disfà. Un giorno va via la
-copertina, un altro giorno i quaderni non vogliono
-stare più insieme. “Debbo farlo rilegare!„ dite
-tra voi stesso e intanto si tira così. Ma un bel
-giorno, che è che non è, ne trovate sul tavolo
-una metà. E l'altra? Ne cercate nella camera
-da letto, sulle sedie, niente. Oh! dunque è scomparsa?
-Ne domandate ai figliuoli, alla domestica.
-Silenzio. Son tutti muti; tutti no, perchè la vostra
-signora, che ha gusto a darvi sempre torto,
-incomincia a dire che la colpa è vostra, che siete
-molto trascurato, che dovreste avere più cura
-dei libri, che... e continua la predica.
-</p>
-
-<p>
-Voi intanto restate per un momento con quel
-coso in mano, poi l'adagiate nell'ospizio, con la
-speranza di ritrovare quanto prima l'altra metà.
-Ma dopo un paio di giorni ve ne siete già dimenticato
-e i <i>Promessi Sposi</i> se ne staranno in
-eterno nell'angolo remoto a piangere la loro disgrazia.
-E non sono soli: ivi un terzo del <i>Paradiso
-perduto</i>, ivi un po' d'<i>Inferno</i> commentato dal
-Biagioli, tre o quattro canti dell'<i>Iliade</i>, cinque
-quaderni dell'<i>Ivanhoe</i>, due libri dei <i>Miserabili</i>,
-dieci dispense di una <i>Storia della rivoluzione italiana</i>;
-un quarto di <i>Asino</i> del Guerrazzi, insomma
-tutti quei libri collocati a riposo, non per limite
-di età, ma per grave infortunio in servizio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Vi arriva una conferenza della Serao, una commedia
-del Traversi o del Rovetta, una prolusione
-del D'Ancona, un'ode del Pascoli; in mezz'ora
-si leggono, e dopo che farne di questi opuscoletti,
-che contano appena dieci, quindici pagine?
-Sono belli, sono interessanti, ma non hanno dorso,
-non hanno reni! I volumi ben nutriti, trovano
-il loro posto, ma questi libriccini non sappiamo
-proprio dove collocarli. Sono farfallette variopinte
-che svolazzano: sul tavolo, sulle sedie, sul comodino,
-nelle tasche del paletot, nella valigia, ne
-trovate da per tutto. Spesso ne scegliete otto,
-dieci dello stesso formato, li unite come in un
-mazzetto, li fate rilegare col modesto titolo <i>opuscoli</i>
-o con l'altro tanto antipatico, ma molto in
-uso, di <i>miscellanea</i>.
-</p>
-
-<p>
-È una fortuna però che tocca a pochi: la maggior
-parte di essi va a finire... all'ospedale. Colpa
-loro: si nascondono in un periodico letterario, entrano
-nella combriccola dei cataloghi, si seppelliscono
-vivi fra i giornali e naturalmente ne condividono
-la sorte. Chi volete che vada a scovarli?
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Qualche volta, stando di malumore, aprite la
-libreria con l'animo deliberato di far piazza pulita.
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-A che tutta quella zavorra, tutto quel vecchiume!
-Ciò che merita di essere conservato, si
-conservi, ma il resto in cucina, dal salumaio o...
-altrove!
-</p>
-
-<p>
-Con santa pazienza tirate quella roba e incominciate
-lo spoglio. Avanti, avanti. Tutti fuori.
-Giudizio universale! Da principio si va alla svelta,
-non si guarda in faccia a nessuno. Invano quelle
-sacre reliquie chiedono pietà e misericordia. Siete
-deciso. Al fuoco! Al fuoco!
-</p>
-
-<p>
-Ma che! a poco a poco vi fate prendere la
-mano. Gli occhi si fissano su una bella incisione.
-Com'è naturale questa bimba, che scherza col
-micino! Bella, sì, bella. Sarebbe un peccato!
-Mettiamola da parte. Importante questo catalogo
-dell'Hoepli: è del 1909, è recente, conserviamolo.
-Perbacco! La <i>lettera anonima</i> del De Amicis! Ed io
-la credevo smarrita! Da parte. Una pastorale del
-Bonomelli! Il Bonomelli scrive bene! Da parte.
-<i>Tre surice dint'a nu mastrillo.</i> Ah! la ricordo
-questa farsa del Petito. Da parte. Teh! come è
-graziosa questa caricatura! Da parte. Questo giornaletto
-bisogna conservarlo: è la risposta che diedi
-a quello screanzato. Da parte. Un articolo di Domenico
-Oliva! Da parte. Un numero del <i>Marzocco</i>.
-Vediamo. Ah! sì, sì, c'è una poesia di Ada Negri.
-È inutile! Ada Negri è vera poetessa. Che versi!
-che armonia!
-</p>
-
-<p>
-Le ore passano, voi vi divertite a leggere, a
-rievocare tanti ricordi del passato e quando il
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-vostro figliuolo vi dice dall'altra stanza: “Papà,
-a tavola!„ voi vi scuotete come da un sogno
-delizioso.
-</p>
-
-<p>
-Dunque bisogna bruciare queste carte?
-</p>
-
-<p>
-No, no, dopo pranzo le rimetterete al loro posto.
-Quell'ospedale ha il suo valore!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span></p>
-
-<h2 id="fortunati">I libri fortunati.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Quanto fruttò all'Alighieri la <i>Divina Commedia</i>?
-Neppure il becco di un quattrino. Noi, tardi nepoti,
-l'abbiamo coverto di alloro da capo a piedi,
-gli abbiamo messo in testa una ricca corona di
-lauro, l'abbiamo solennemente dichiarato il papà
-della poesia, ma il Sommo Poeta se ne morì povero
-e in esilio.
-</p>
-
-<p>
-E l'Ariosto che cosa ebbe per l'<i>Orlando Furioso</i>?
-Danaro, zero. Egli stesso se ne lamentava
-con le Muse:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Apollo, tua mercè, tua mercè, santo</p>
-<p class="i01">Collegio delle Muse, io non possiedo</p>
-<p class="i01">Tanto per voi ch'io possa farmi un manto.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-E sapreste trovarmi un solo poeta che fosse
-divenuto ricco per i suoi libri?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-</p>
-
-<p>
-Alcuni vivevano con qualche agiatezza, perchè
-erano sussidiati, perchè riscuotevano una pensione
-come vecchi impiegati in ritiro, ma nessuno potè
-mai esclamare: “I miei libri mi hanno fruttato
-duecento, mille, tre mila zecchini!„
-</p>
-
-<p>
-Anche dopo il Settecento, in cui il libro incominciò
-a mettersi in commercio, i poveri poeti
-ricavavano ben poco. Il Parini, ad esempio, doveva
-ricorrere alla generosità di un canonico per
-non vedersi morir di fame la propria madre; il
-Foscolo se ne andava ramingo per la Svizzera, per
-l'Inghilterra; e se il Monti viveva da signore, quel
-danaro gli veniva direttamente dalla Real Zecca,
-per i servizî speciali, che rendeva alla Corona.
-</p>
-
-<p>
-E in Francia? I letterati dovevano andare col
-cappello in mano dall'editore e a stento ottenevano
-poche centinaia di lire. Basta per tutti il
-caso di Bruyere. Un giorno il grande e geniale
-filosofo si presenta dall'editore Michalet e cavando
-di tasca il manoscritto dei <i>Caratteri</i>, gli
-dice:
-</p>
-
-<p>
-“Vuol pubblicare questo mio lavoro?„
-</p>
-
-<p>
-L'altro resta per un momento sopra pensiero,
-poi risponde:
-</p>
-
-<p>
-— Sa', io non potrei offrirle che dugento lire.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-“Vada per duecento.„
-</p>
-
-<p>
-Dopo cinque anni il Michalet guadagnava con
-i <i>Caratteri</i> trecento mila lire e il Bruyere, per
-vivere, doveva ricorrere alla munificenza del Principe
-di Condé!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-</p>
-
-<p>
-Del resto fino a ieri si è detto che i letterati
-sono poveri, poveri in canna.
-</p>
-
-<p>
-Una sera il Balzac, mentre si ritira a casa,
-proprio nel quartiere Marteuf, è aggredito da un
-ladro, il quale l'apostrofa col rituale dilemma: — o
-la borsa o la vita.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il Balzac scoppia in una sonora risata e stringendogli
-amichevolmente la mano, gli dice:
-</p>
-
-<p>
-“La borsa? fratello mio, la borsa è vuota!
-Non sai che io sono un letterato?„
-</p>
-
-<p>
-Il ladro sorride gli chiede venia e si allontana.
-</p>
-
-<p>
-Eppure il Balzac mentiva. Al suo tempo i letterati
-di grido incominciavano a guadagnare qualche
-marengo. Lo Scott con i suoi romanzi arrivò
-a sei milioni e mezzo; il Dumas (padre) lasciò al
-figlio una rendita annua di lire 50 mila; il Sue,
-solo coll'<i>Ebreo Errante</i>, intascò molte migliaia di
-lire.
-</p>
-
-<p>
-Ed oggi? Oggi un libro che incontra il favore
-del pubblico è una miniera inesauribile di gloria
-e di danaro. Un libro basta a farvi milionario e
-a sollevarvi nello stesso tempo tra gli alti papaveri
-della repubblica letteraria. E quando siete
-a quel posto, non ci sarà più bisogno di lavorare;
-potete passare la vita in divertimenti.
-</p>
-
-<p>
-Quel libro, come un fertilissimo podere, ogni
-anno vi darà il suo invidiabile prodotto.
-</p>
-
-<p>
-Questa fortuna però tocca a pochi.
-</p>
-
-<p>
-Ogni giorno si pubblicano migliaia e migliaia
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-di libri, ma gli autori non diventano milionari.
-Tutt'altro: la maggior parte vi rimette le spese.
-E perchè? perchè questi libri non scuotono il
-pubblico, il quale per natura è sonnacchioso e
-indifferente. Bisogna svegliarlo, entusiasmarlo,
-elettrizzarlo, stordirlo!
-</p>
-
-<p>
-È molto difficile, non è vero? ed ecco perchè
-in cento anni, appena cinque o sei libri si possono
-chiamare fortunati!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Faccio una domanda. Che sarebbe stato del
-Manzoni se non avesse scritto i <i>Promessi Sposi</i>?
-</p>
-
-<p>
-“Il Manzoni!„ — esclamerà qualcuno — oh
-non sapete che il Manzoni è un colosso? che appartiene
-alla schiera dei sommi maestri?„
-</p>
-
-<p>
-Siamo perfettamente d'accordo; ma guardando
-bene quel colosso non vi pare che sia formato
-tutto di <i>Promessi Sposi</i>? Le tragedie si leggono,
-perchè sono sorelle dei <i>Promessi Sposi</i>; la <i>Morale
-Cattolica</i> è generalmente ben vista, perchè appartiene
-alla medesima famiglia.
-</p>
-
-<p>
-Siamo giusti; tutti gli onori che ebbe il Manzoni
-non furono dati esclusivamente all'autore
-dei <i>Promessi Sposi</i>? Perchè lo visitò lo Scott?
-perchè Vittorio Emanuele II, appena entrato in
-Milano, volle salutare il grande Lombardo?
-</p>
-
-<p>
-C'è poco da discutere: il Manzoni è sugli
-altari per Renzo e Lucia!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-</p>
-
-<p>
-Domandatene al Cantù, il quale lavorò fino a
-ottant'anni, scrisse un mondo di libri, ma non
-riuscì, malgrado la sua buona volontà, a mettere
-fuori un libro fortunato. Tentò la storia — che
-storia! — trentacinque grossi volumi, che pesano
-un quintale, tentò il romanzo, tentò la poesia,
-tentò la critica, tentò la letteratura popolare, fu
-impossibile; il libro fortunato non venne! E lui
-per consolarsi, dettò negli ultimi anni le <i>Reminiscenze
-Manzoniane</i>, come per dire: “Se non
-riuscì a me, riuscì al mio amico Sandro: è lo
-stesso!„
-</p>
-
-<p>
-Ma lasciamo la celia! Il Cantù, nel citato libro,
-ci dice che gl'<i>Inni Sacri</i>, le <i>Tragedie</i> e tutto quel
-manipolo di componimenti poetici passavano quasi
-inosservati. Il Rovani ce lo spiattella con più
-franchezza: “Del Manzoni non si conoscevano che
-gl'<i>Inni</i> e le <i>Tragedie</i>, lette da pochi, disprezzate
-da molti.„
-</p>
-
-<p>
-Ma dopo la pubblicazione dei <i>Promessi Sposi</i>,
-il Manzoni arrivò alle stelle.
-</p>
-
-<p>
-Che successo! neppure i romanzi dello Scott
-e del Dumas ebbero tanta fortuna!
-</p>
-
-<p>
-Sentite come scrive Giulia all'amico Fauriel:
-</p>
-
-<p>
-“Debbo dirvi che abbiamo provato un gran
-piacere nel vedere il lieto successo del libro del
-babbo. In verità, superò non solo la nostra aspettativa,
-ma ogni speranza. È un vero furore; non
-si parla d'altro; nelle stesse anticamere i servitori
-si tassano per poterlo comprare. Il babbo è assediato
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-da visite e da lettere d'ogni specie e
-d'ogni maniera!„
-</p>
-
-<p>
-Nessun libro in Italia aveva destato tanto entusiasmo.
-Le edizioni si seguivano le une alle altre,
-e la nostra penisola fu piena di <i>Promessi Sposi</i>.
-Caffè, circoli, teatri, strade, alberghi si intitolavano
-di quel nome. Il Granduca faceva dipingere
-le sale della sua villa con gli episodi del romanzo;
-nel carnevale del 1828 la quadriglia che destò
-maggiore entusiasmo a Milano fu quella di Don
-Rodrigo e dei Bravi; a Parigi si rappresentò in
-teatro con musica del maestro Caraffa.
-</p>
-
-<p>
-Anche in poesia: Lorenzo Del Nobolo da Montevarchi
-ne ricava un poema di dodici canti, lo
-pubblica da Giardelli di Firenze il 1838 e lo
-dedica alla Granduchessa di Toscana.
-</p>
-
-<p>
-I personaggi divennero popolarissimi. Ogni
-prete, un po' ignorantuccio e timido, veniva chiamato
-Don Abbondio; tutte le domestiche dei reverendi
-ebbero il nomignolo malizioso di Perpetua.
-Nelle conversazioni si sentiva spesso ripetere:
-“Mi sembri il conte Attilio! Vorreste imitare il
-padre di Fra Cristoforo? vedi quel Don Ferrante!
-Oh! che cera da Innominato!„
-</p>
-
-<p>
-Si disse che il Manzoni ebbe quel trionfo per
-la benedetta quistione della lingua. Non credete
-a queste ciarle. <i>I Promessi Sposi</i> furono fortunati:
-ecco tutto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Dopo la pubblicazione di questo romanzo il
-Manzoni si mise in posizione ausiliaria e di rado
-prese la penna in mano. Perchè affaticarsi? il
-colpo era fatto.
-</p>
-
-<p>
-Incominciarono ad affaticarsi i poveri imitatori.
-Il Rosini, purista cattedratico, prende per sè il
-quadretto della Monaca di Monza e dice: “Questo
-ingrandimento artistico lo faccio io!„ Il Gualtieri
-acciuffa l'Innominato e gli grida: “Per te
-ci sono io, canaglia!„
-</p>
-
-<p>
-Se ne venne poi la così detta scuola manzoniana.
-Il Grossi, il D'Azeglio, il Cantù, il Carcano
-scrissero il loro romanzo. Che volete! quel
-successo faceva gola e ognuno sperò di averne una
-fetta. La malattia è continuata per un pezzo, e
-pochi anni fa abbiamo avuto <i>I figli di Renzo e
-di Lucia</i>. Ma questi benedetti figli, com'è da
-immaginarsi, somigliano poco ai genitori. Segno
-di decadenza! — direbbero i moralisti; mancanza
-di arte! — diciamo noi.
-</p>
-
-<p>
-Altri, vedendo che i poveri imitatori avevano
-fatto fiasco, si dettero a commentare il fortunato
-romanzo. Abbiamo centinaia di volumi sui <i>Promessi
-Sposi</i>! Commenti storici, commenti estetici,
-filologici, stilistici, ecc.
-</p>
-
-<p>
-Il Morandi incomincia a muovere la quistione
-della lingua, risponde il D'Ovidio, replica il Morandi.
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-Il Boni, più pratico, pubblica una grammatica
-italiana con gli esempi ricavati dai <i>Promessi
-Sposi</i> e par che dica: “Se vuoi scrivere
-come il Manzoni, eccoti la guida!„ Allora il
-Morandi lascia il D'Ovidio, ricorre ad un Cappuccini
-e così a quattro mani preparano una
-nuova grammatica manzoniana fin nelle ossa.
-</p>
-
-<p>
-Ma dunque tutto è Manzoni, Manzoni, Manzoni!
-Il pubblico cominciò a seccarsi e stava
-proprio sul punto di dire: “finitela una buona
-volta!„, quando il Venturi, un altro manzoniano
-puro sangue, prepara un nuovo libro. Ancora?
-Ma che cosa avrà da dire questo egregio professore?
-Il romanzo è stato commentato, analizzato
-da capo a piedi e anche di traverso. Dunque?
-Il Venturi prende diversi pezzetti del libro, li
-liga con sottilissimi fili di prosa sua e dice al
-pubblico: “Io vi presento il <i>Fior dei Promessi
-Sposi</i>.„ Il fiore? ma come si chiama questo fiore?
-È una rosa, un giglio, un giacinto, una viola?
-</p>
-
-<p>
-Il Venturi non è botanico, vi ha dato un fiore
-e basta: fatelo voi esaminare! Del resto il libro
-piacque. Entrò nelle scuole e per molti e molti
-anni, maestri e scolari si deliziarono di quell'odore.
-</p>
-
-<p>
-Eppure fra tanti signori che scrissero ad onore
-e gloria del fortunato romanzo, nessuno ebbe
-un'idea più geniale di un traduttore francese, il
-quale si permise di farne un'edizione <i>espurgata
-ad uso della gioventù</i>. Non ho potuto, malgrado
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-le mie continue ricerche, avere questo curioso
-estratto, ma a quanto mi si assicura non conta
-più di dugento pagine. E le altre dugento? via.
-Poveri <i>Promessi Sposi</i>, mutilati così barbaramente
-in nome del buon costume!
-</p>
-
-<p>
-Ma non sa questo signore che Renzo e Lucia
-possono entrare anche nei monasteri? Il Manzoni,
-proprio alla vigilia di metterli al mondo,
-facendosi vincere dai suoi scrupoli religiosi, disse
-paternamente ai due protagonisti ufficiali: “Senza
-smorfie, sa'! I fidanzati in pubblico debbono essere
-serî. Certe paroline si dicono a quattr'occhi;
-mi raccomando a te, Renzo.„
-</p>
-
-<p>
-E il povero Renzo, da buon figliuolo, qual'era,
-ubbidì. Neppure una espressione amorosa, neppure
-una stretta di mano alla sua bella!
-</p>
-
-<p>
-Vi ricordate quando è costretto a lasciare le
-due donne e a prendere la via di Milano? “Rattenne
-a stento le lacrime e stringendo <i>fortissimamente</i>
-la mano ad Agnese, disse con voce soffocata:
-<i>a rivederci</i>, e partì.„
-</p>
-
-<p>
-Qualche lettore malizioso potrebbe andar fantasticando
-su quel <i>fortissimamente</i> e su quell'a
-rivederci.
-</p>
-
-<p>
-Ma, santo Iddio, anche Renzo è un giovanotto
-e pare che gli si possa almeno concedere il diritto
-di far capire ad Agnese, la quale lo capì
-benissimo, che quella stretta era per la figliuola.
-Imitassero Renzo i nostri giovani! Da che il
-mondo è mondo; sono tanto pochi i fidanzati che
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-ricorrono alla madre della sposa! In amore si ama
-il telegrafo senza fili e non piacciono gl'intermedî.
-Nè credo che quel traduttore nei suoi verdi
-anni abbia compiuto un eroismo maggiore.
-</p>
-
-<p>
-E Lucia? Lucia più che una sposa potrebbe
-chiamarsi una monachella. Il Settembrini in pubblica
-scuola domandava ai suoi allievi: “Come
-sono gli occhi di Lucia? non si sa: ella li tiene
-quasi sempre chinati a terra per pudore!„
-</p>
-
-<p>
-E Don Rodrigo, il Conte Attilio, l'Innominato,
-la Monaca di Monza? Saranno dei pessimi arnesi,
-ma sulla scena rispettano il pubblico, ubbidiscono
-al direttore d'orchestra.
-</p>
-
-<p>
-Strano! Da noi molti critici si lamentarono che
-il Manzoni aveva quasi messo una museruola ai
-suoi attori principali; in Francia invece, nella
-beata repubblica, sempre realista più del re assente,
-ci fu chi lo accusò in nome della moralità!
-Lasciate stare, o fratelli d'oltre Alpi, gli autori
-italiani: divertitevi piuttosto a espurgare i vostri
-romanzieri! Avete la Senna; approfittatene per
-lavare i panni sporchi!
-</p>
-
-<p>
-Noi intanto conchiudiamo. Quanti quattrini guadagnò
-il Manzoni con i <i>Promessi Sposi</i>? Eh! pochi,
-molto pochi. “Appena cinque mila lire„ dice Federico
-De Müller.
-</p>
-
-<p>
-Dopo la prima edizione, il suo editore lo pregava
-di una ristampa, ma il Manzoni, vizio suo,
-non sapeva decidersi: voleva rifare, correggere,
-ripulire; intanto in Italia e all'estero si pubblicavano
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-edizioni su edizioni. In diciotto mesi, nove
-ristampe in Italia, sei in Francia, due in Germania,
-una in Inghilterra. Il Manzoni ebbe cinque mila
-lire, ma molti editori fecero fortuna!
-</p>
-
-<p>
-E la manna continua. L'Hoepli, quantunque
-arrivato un po' tardi in mezzo a noi, ne sa qualche
-cosa. Sei o sette anni fa bandì un concorso:
-dieci mila lire a quel pittore che gli avesse favorito
-una trentina di tavole per illustrare il romanzo.
-Dieci mila lire? È troppo! Ma il signor
-Hoepli non canta la messa senza il morto.
-</p>
-
-<p>
-Il furbo seminò per raccogliere, e il raccolto
-fu miracoloso.
-</p>
-
-<p>
-Un altro giorno lo Sforza, erede universale di
-tutti i manoscritti manzoniani, gli disse: “Sai,
-ho trovato dei capitoli inediti sui <i>Promessi</i>?„
-</p>
-
-<p>
-“Davvero?„
-</p>
-
-<p>
-“Davvero!„
-</p>
-
-<p>
-“Ebbene, non perdiamo tempo. Scrivi due parole
-di prefazione e mandami subito quelle sacre
-reliquie: ne farò un bel volume, anzi due!„
-</p>
-
-<p>
-Bisogna dire la verità: anche i <i>Brani Inediti
-dei Promessi Sposi</i> sono alla terza ristampa!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-<i>Le Mie Prigioni!</i> Ecco un altro libro fortunato.
-</p>
-
-<p>
-Il Pellico nel 1830 se ne usciva dallo Spielberg,
-dov'era stato a scontare dieci anni di carcere
-duro. L'abate Giordano, a cui egli “raccontava
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-per minuto tutto quello che aveva sofferto,
-lo consigliò a scriverne la narrazione e a pubblicarla.„
-Così nacquero le <i>Mie Prigioni</i>!
-</p>
-
-<p>
-Il libro andò a ruba e divenne popolarissimo.
-</p>
-
-<p>
-“Il buon successo — sono parole dello stesso
-autore — crebbe rapidamente nella Penisola. A
-Parigi il De Latour lo tradusse nella sua lingua,
-le edizioni e le traduzioni si moltiplicarono ben
-oltre il merito...„
-</p>
-
-<p>
-Ma invece di andar numerando quante edizioni
-se ne fecero in Italia e fuori, vediamo piuttosto,
-perchè quel libro, così modesto, così piamente
-religioso, abbia avuto tanta fortuna.
-</p>
-
-<p>
-In quel tempo non si parlava d'altro che di
-patria. Patria! patria! Era la parola d'ordine dei
-poeti, degli storici, dei filosofi. L'Italia doveva
-una buona volta essere libera.
-</p>
-
-<p>
-Il Niccolini con le sue tragedie imprecava contro
-il tiranno, pigliando a prestito i fulmini di Giove;
-il Guerrazzi, con i suoi strani romanzi, tutt'altro
-che storici, ribatteva il chiodo, gridando come
-energumeno: “Se non liberiamo la Patria io divento
-pazzo!„
-</p>
-
-<p>
-Il Pellico, al contrario, non si adira, non
-impreca contro gli oppressori, ma narra, senza
-apparato di forma, che cosa ha sofferto per la
-Patria. “Simile ad un amante maltrattato dalla
-sua bella e dignitosamente risoluto di tenerle il
-broncio, lascio la politica ov'ella sta e parlo
-d'altro.„ E parla delle sue infermità, dei maltrattamenti
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-subiti. Lo facevano morir di fame e
-una volta fu proprio sul punto di chiedere un
-po' di pane al giovane barbiere! Per portare gli
-occhiali c'era bisogno di un permesso speciale
-dell'Imperatore. Solo, segregato dai suoi compagni
-di sventura, vorrebbe almeno passare il suo tempo
-poetando, ma gli è negata perfino la carta, e il
-poveretto deve ricorrere “all'innocente artificio
-di levicare con un pezzo di vetro un rozzo tavolino
-e lì scrivere, con i polsi fasciati, affinchè
-le zanzare non entrassero nelle maniche.„ Dopo
-aver letto e riletto raschia “ogni cosa col vetro,
-per avere atta quella superficie a ricevere nuovi
-pensieri„. L'unico suo conforto è una lettera
-della famiglia, una parola della sua buona mamma.
-Ma che! “Quelle lettere passano per la trafila
-della Commissione e vengono rigorosamente mutilate
-con cassature di nerissimo inchiostro. Un
-giorno invece di cassare alcune frasi, tirarono
-l'orribile riga su tutta quanta la lettera, eccettuata
-la parola <i>Carissimo Silvio</i> e il saluto che era in
-fine: <i>t'abbracciamo tutti di cuore</i>. Proruppi in urla
-e maledissi non so chi.„
-</p>
-
-<p>
-Ecco perchè quel libro commosse. Sembrò ad
-ognuno di essere stato nello Spielberg e di aver
-sofferto quelle pene, quegl'insulti, quelle sevizie.
-Nelle <i>Mie Prigioni</i> la figura del Pellico quasi
-dispare; no, non è il Pellico, sono tutti gl'Italiani
-che gemono nel terribile carcere, perchè amano
-la Patria e la libertà!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-</p>
-
-<p>
-L'abate Giordani, da buon confessore, gli diceva:
-“Mostrate quanto il Deismo e la filosofia
-siano impotenti a fronte della Religione Cattolica.
-Molti giovani, letto il vostro libro, scuoteranno
-il giogo dell'incredulità.„ Ma le <i>Mie Prigioni</i>
-ci fanno pensare a un altro giogo: al giogo
-della schiavitù! Il Pellico, con la dolcezza, con
-la rassegnazione, fece fremere i nostri animi più
-del Niccolini, dei Guerrazzi e di tanti altri, che
-si servirono della penna come di una dinamite.
-Ben disse Cesare Balbo: “Questo libro è per
-l'Austria più che una battaglia perduta!„ Le
-madri che prepararono i figliuoli per le guerre
-della nostra Indipendenza avevano letto le <i>Mie
-Prigioni</i>, non la <i>Battaglia di Benevento</i>, o l'<i>Arnaldo
-da Brescia</i>!
-</p>
-
-<p>
-Ricordo che anche noi fanciulli ci sentivamo
-ferir l'animo quando il professore ci leggeva
-in classe, l'<i>arrivo allo Spielberg</i>, il <i>mutolino</i>, <i>la
-morte dell'Oroboni</i>.
-</p>
-
-<p>
-“Che cosa, signor maestro, aveva commesso
-il Pellico, per meritare questa pena?
-</p>
-
-<p>
-— Eh! figliuoli miei, aveva amato la patria.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-“E perciò fu imprigionato?„
-</p>
-
-<p>
-— Già, in quel tempo chi amava la patria era
-punito col carcere.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-“Da chi?„
-</p>
-
-<p>
-— Dall'Austria.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ma lasciamo stare questi ricordi, lasciamo stare
-l'Austria. Adesso siamo amicissimi: il nostro Di
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-San Giuliano va e viene dall'Abbazia e fa la sua
-partita con il collega! Però, sia detto fra noi, se
-l'Imperatore d'Austria avesse potuto sospettare
-il brutto tiro del Pellico, non si sarebbe lasciato
-vincere dalle preghiere della sua augusta consorte!
-Le lacrime della contessa Gonfalonieri sarebbero
-state vane. Quell'Imperatore, buono alla
-scorza, che “non voleva vedere le faccie sparute
-dei prigionieri per non rattristarsi„, a firmare
-condanne capitali ci provava gusto e al Pellico
-gliel'avrebbe fatta a misura!
-</p>
-
-<p>
-Il Pellico dunque deve alla contessa Gonfalonieri
-la vita e... la fama. Se oggi si trova a fianco
-del Foscolo, del Monti, del Giusti è per le <i>Mie
-Prigioni</i>. Togliete questo libro, che gli resta? Un
-bagaglio di tragedie, di cantiche, di poesiole, che
-si stampano per contorno alle <i>Mie Prigioni</i>, ma che
-nessuno legge. La <i>Francesca da Rimini</i> ebbe un
-po' di successo, poi andò a tener compagnia alle
-altre sorelle!
-</p>
-
-<p>
-Il Pellico era convinto di ciò, e dopo la pubblicazione
-del libro fortunato voleva chiudere
-bottega. Ma eccoti di nuovo quel benedetto abate
-Giordano, che gli va ripetendo: “Dovreste giovarvi
-del favore che il pubblico vi dimostra per
-dargli un trattatello morale.„ Il Pellico ripulì i
-ferri del mestiere, si mise all'opera e ci regalò
-<i>I doveri degli uomini</i>. “Questo libro — sono sue
-parole — ebbe un successo simile alle <i>Mie Prigioni</i>.„
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>Simile!</i> Ma lasciamo correre. Sono tenerezze
-paterne. Oh non sapete che i padri sono gli eterni
-panegeristi dei propri figli?
-</p>
-
-<p>
-<i>I doveri degli uomini</i> ebbero un successo effimero
-e dopo cinque o sei anni nessuno ne parlò
-più.
-</p>
-
-<p>
-A proposito, il Pellico ebbe imitatori?
-</p>
-
-<p>
-No. Per scrivere qualche libriccino su quel
-metro occorreva la prova del fuoco: bisognava
-passare sei o sette anni in gabbia!
-</p>
-
-<p>
-Il Settembrini dettò le <i>Ricordanze</i>, il Pallavicino
-le <i>Memorie</i>, ma non si può dire che abbiano
-avuto intenzione di imitare il Pellico. Ed oggi,
-nell'anno di grazia 1911, si potrebbe avere un
-libro sulla falsa riga delle <i>Mie Prigioni</i>?
-</p>
-
-<p>
-Per l'amor di Dio, non lo dite neppure! Chi è
-quel disgraziato che vorrebbe far ritornare il tempo
-della tirannide per scrivere un libro fortunato?
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Il <i>Cuore</i> del De Amicis è stato tradotto in lingua
-giapponese e pubblicato in due volumi su
-carta di seta e con copertina elegantissima. Curiose
-le illustrazioni! I piccoli protagonisti italiani sono
-trasformati in ragazzi giapponesi, con gli occhietti
-a mandorla e con il naso schiacciato.
-</p>
-
-<p>
-Ecco che cosa succede ai libri fortunati! E il
-<i>Cuore</i>, bisogna dirlo, è un libro fortunatissimo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-</p>
-
-<p>
-Sei anni fa, essendo arrivato alla 300ª edizione,
-si celebrarono a Torino le Nozze di Oro con un
-banchetto <i>cordiale</i>. Si mangiò e si bevve alla
-salute, e anche a spese, dei trecento mila lettori.
-Immaginate che sentimentalismo! <i>Cuore, Cuore,
-Cuore!</i> I brindisi piovvero. I trentanove convitati:
-critici, musici, poeti, scultori, commediografi,
-divennero teneri come agnellini! L'ultimo fu il
-Giacosa, il quale vedendo che il termometro della
-cordialità segnava 39 all'ombra, se ne uscì con
-pochi versi alla Giusti, ringraziando il De Amicis
-di averlo invitato a quel banchetto
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">dei trecento mila cuori</p>
-<p class="i01">Che il tuo cuor si soggiogò.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-A festa finita, i commensali ebbero un opuscolo
-elegantissimo, contenente i fac-simili fotografici
-dei frontespizî delle 22 traduzioni di <i>Cuore</i>.
-</p>
-
-<p>
-Che? c'è stato mai un libro che ha avuto questi
-trionfi?
-</p>
-
-<p>
-Ma, siatene certi, questo libro fortunato non
-si accontenta delle nozze d'oro. Dopo un paio di
-lustri, verranno le nozze di brillanti, poi quelle di
-radium, e così di nozze in nozze se ne starà
-sempre nella luna di miele.
-</p>
-
-<p>
-Dico <i>sempre</i>, perchè il <i>Cuore</i> appena diede il
-primo palpito, innamorò tutti.
-</p>
-
-<p>
-I fratelli Treves (e allora erano davvero due!)
-non facevano a tempo a sfornare. Da ogni parte
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-d'Italia si chiedeva un <i>Cuore</i>; tanto che i signori
-Treves, fingendo di perdere la pazienza, alle continue
-richieste, rispondevano: “Ma, santo Iddio!
-non abbiamo mica cento braccia noi!„ Intanto
-l'entusiasmo cresceva, cresceva: ognuno ne decantava
-i pregi. Che libro! che tesoro! Come
-erano commoventi quei racconti mensili! e quelle
-letterine, e quei ricordi storici e quei bozzetti
-di scuola!
-</p>
-
-<p>
-Il Mantegazza, senti oggi, senti domani, lasciò
-di manipolare <i>fisiologie</i> e scrisse <i>Testa</i>: il De Castro
-dettò <i>Forza</i>. Ma che! come a farlo apposta,
-il <i>Cuore</i> continuava la sua marcia trionfale e la
-povera <i>Testa</i> del Mantegazza se ne restava molto
-addietro, senza parlare della <i>Forza</i> che appena
-dava un passo!
-</p>
-
-<p>
-Il De Amicis, quando vide che ai suoi cortesi
-concorrenti mancava la lena, se la rise sotto i
-baffi e, scuotendo la sua chioma, generosamente
-leonina, esclamò: “Amici, l'avete fatta tardi!„
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-E chi può parlare del trionfo che questo libro
-ebbe nelle scuole elementari del Regno?
-</p>
-
-<p>
-I maestri ne erano innamorati cotti, ed avevano
-ragione. In quel tempo i poveri precettori
-erano trattati un po' male dal Governo, nè alcun
-Deputato aveva alzato la voce a prò di queste
-vittime, che lavorano molto e riscuotono poco.
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-Il De Amicis, non potendo dar quattrini, ne fa
-il panegirico, e ad ogni maestro mette in testa
-una corona di alloro. Non ne dimentica uno! <i>Il
-nuovo maestro, il maestro di terza, la mia maestra
-di prima superiore, il maestro di mio fratello, la
-mia antica maestra, il maestro di mio padre, il
-maestro supplente, il maestro serale, il maestro
-ammalato, la maestra morta</i>. Requie all'anima sua!
-</p>
-
-<p>
-E sono tutti martiri, tutti eroi, tutti santi! Che
-angeli di bontà! Non fanno altro che baciare ed
-abbracciare i loro figliuoli adottivi; baci sulla
-fronte, baci sulle guance; baci, sempre baci!
-</p>
-
-<p>
-Ma zitto! noi non possiamo discutere del merito
-di questo libro, che gode prerogative reali
-e che potrà essere giudicato solo da l'Alta Corte
-di Giustizia.
-</p>
-
-<p>
-Abbiamo detto che il Manzoni dopo i Promessi
-Sposi, volle riposarsi, seguendo, da buon
-cattolico, l'esempio del Signore, che dopo i sei
-giorni della creazione, si compiacque dell'opera
-sua e si riposò. Il De Amicis la pensa diversamente.
-Il Cuore gli mette l'argento vivo addosso.
-Riposarsi, e perchè? Il pubblico m'applaude, mi
-chiama al palcoscenico ed io mi ritiro? Sarebbe
-una scortesia. E così per non essere chiamato
-scortese, continuò a mettere fuori: <i>Fra scuola e
-casa, La maestrina degli operai, Ricordi d'infanzia,
-L'idioma gentile</i>, ecc.
-</p>
-
-<p>
-<i>Cuore</i> andava avanti e questi fratelli dietro.
-Per un riguardo personale al <i>Cuore</i>, i versi del
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-De Amicis furono chiamati poesie, e sempre per
-quel benedetto <i>Cuore</i> si fece buon viso al <i>Romanzo
-di un maestro</i>, ad una certa <i>Carrozza per tutti</i>, ecc.
-</p>
-
-<p>
-Ecco che cosa significa dare alla luce un libro fortunato!
-</p>
-
-<p>
-Veramente oggi il <i>Cuore</i>, dopo aver fatto soffrire
-di cardiopalmo un'intera generazione, ha
-rallentato un po' i suoi palpiti; ma resta sempre
-il libro prediletto per i ragazzi.
-</p>
-
-<p>
-Spesso ritirandovi la sera a casa, trovate i
-vostri figliuoli, che pendono tutti dalle labbra del
-più grandicello, il quale legge commosso il <i>Sangue
-Romagnolo</i> o <i>dagli Appennini alle Ande</i>.
-</p>
-
-<p>
-L'entusiasmo di una volta è cessato, ma fino
-a che avrete nel petto un cuore, ne avrete un
-altro nella libreria!
-</p>
-
-<p>
-Veniamo adesso alla solita conclusione.
-</p>
-
-<p>
-Quante migliaia di quattrini fruttò questo libro?
-Eh! Chi volete che ce lo dica? Sono furbi i fratelli
-Treves e fanno bene. In Italia non si può
-parlare troppo chiaro. L'agente delle Imposte colpisce
-subito a nome della legge. Però posso assicurare
-che Emilio Treves, parlando una sera della
-fortuna di questo libro, esclamò: “Se avessi altri
-dieci <i>cuori</i>!„
-</p>
-
-<p>
-Che grande umanitario!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Siate sincero: forse nella vostra libreria manca
-la <i>Divina Commedia</i> o il <i>Vocabolario della Lingua
-Italiana</i>, ma non il <i>Quo vadis</i>, — un altro libro
-miracolo!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Federico Verdinois traduce un romanzo dal
-Polacco col titolo il <i>Quo vadis</i> e lo pubblica a
-pezzetti sul “Corriere di Napoli„ di felice memoria.
-</p>
-
-<p>
-Le puntate si seguono fra l'indifferenza generale.
-Chi volete che tenga dietro a tutti questi
-romanzi da appendice, così strani, così morbosamente
-fantastici e di minimo valore artistico!
-</p>
-
-<p>
-Ricordo che spesso, prendendo il giornale e
-posando l'occhio su quel titolo così bisbetico,
-dicevo annoiato: “Ancora!„ Immaginavo un
-romanzo sulla falsa riga di <i>Tito Veio</i> o giù di lì.
-</p>
-
-<p>
-Ma un bel giorno si incomincia a parlare con
-entusiasmo del <i>Quo vadis</i>. Che capolavoro!
-</p>
-
-<p>
-L'entusiasmo cresce, diventa febbre, delirio.
-</p>
-
-<p>
-A coro tutte le riviste, i periodici letterarî incominciano
-a cantarne mirabilia. Il romanzo
-cristiano è il <i>Quo vadis</i> — il Cristianesimo è il
-<i>Quo vadis</i> — la Lucia dei <i>Promessi Sposi</i> e la
-Licia del <i>Quo vadis</i> — l'elemento storico nel <i>Quo
-vadis</i>. I giornali politici mandano a far benedire
-ministri e deputati e dedicano un'intera pagina — sei
-massicce colonne — al <i>Quo vadis</i>. <i>Reporters</i>
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-corrono a scavezzacollo in Polonia, vanno
-a scovare il fortunato autore e vogliono sapere
-quando scrisse il <i>Quo vadis</i>, perchè lo scrisse,
-come lo scrisse, dove lo scrisse ecc. Intanto le
-edizioni arrivano all'ennesima potenza. Il <i>Quo
-vadis illustrato</i>, il <i>Quo vadis con pianta topografica</i>,
-il <i>Quo vadis per la gioventù, per gli
-adulti, per i vecchi</i>, e forse qualcuno pensò pure
-ai poveri infermi e ai moribondi!
-</p>
-
-<p>
-Evviva, evviva il <i>Quo vadis</i>! Evviva Licia, Vinicio,
-Petronio! Evviva Ursus!
-</p>
-
-<p>
-Tutti comprarono questo libro, tutti lo lessero, o
-almeno finsero di averlo letto. Magari bisognava
-mentire per non essere chiamato... chi sa che cosa!
-</p>
-
-<p>
-Qui mi permetto di ricordare un aneddoto. Proprio
-in quei giorni di plenilunio mi trovavo a
-Napoli. Sapendo che di fresco si erano pubblicati
-gli <i>Scritti inediti del Settembrini</i>, mi recai da
-<i>Detken et Rocholl</i> per acquistare quel volume.
-Entro, e vedo una catasta di <i>Quo vadis</i>.
-</p>
-
-<p>
-Un giovanotto mi fa un grazioso inchino e mi
-dice: “Tradotto dal Verdinois?„
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa? — gli domando maravigliato.
-</p>
-
-<p>
-“Lei non vuole il <i>Quo vadis</i>?„
-</p>
-
-<p>
-— No.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-“No, e allora..?„ e mi guarda di traverso come
-per dire: si vede che non hai gusto!
-</p>
-
-<p>
-In verità questo complimento, quantunque non
-espresso, mi garba poco e perciò, botta e risposta,
-aggiungo subito:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Il <i>Quo vadis</i> l'ho comprato due mesi fa a
-Roma&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Dissi una bugia, ma salvai... l'onore!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Qualche critico, non so se in buona o mala
-fede, volle dire che quel romanzo non era poi
-una gran cosa! Non l'avesse mai fatto: restò solo
-e fu chiamato maligno. Il pubblico aveva battuto
-le mani e il pubblico comanda in teatro e fuori.
-</p>
-
-<p>
-Ma s'incominciò a dire: questo signor Sienkiewicz
-(che bel nome, sembra uno starnuto!) non
-ha scritto altri romanzi? Eh! il Sienkiewicz è un
-romanziere provetto e fecondo, ne ha pubblicato
-una ventina. Davvero? Davvero!
-</p>
-
-<p>
-I nostri editori, vedendo che il pubblico è ben
-disposto, fanno subito tradurre quei romanzi,
-quelle novelle; e dopo un mese, in tutte le vetrine
-dei librai, si vedono già in bella veste i
-fratellini del <i>Quo vadis; Per il pane, Seguiamolo,
-I Crociati, Col ferro e col fuoco. Il diluvio, La
-famiglia Polaniesoski, San Michele Volodioshe</i> ecc.
-</p>
-
-<p>
-I lettori non mancarono e un po' di popolarità
-l'ebbero questi emigrati!
-</p>
-
-<p>
-Ma non basta. C'è ancora altro. Bisogna sapere
-che i signori editori, stando a contatto con
-i poeti, coi romanzieri, ecc., hanno imparato a
-giuocar d'astuzia, e pur di far quattrini, burlano
-il pubblico. Alcuni, vedendo che il <i>Quo vadis</i>
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-attirava come una calamita, lo fecero entrare, a
-proposito o a sproposito, nei titoli di molti romanzi,
-come ad esempio:
-</p>
-
-<p class="center">
-<span class="smcap">A. Dumas</span>
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>Orgie e delitti di Nerone<br />
-romanzo che precede il Quo vadis</i>
-</p>
-
-<p class="center">
-<span class="smcap">E. Bulwer</span>
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>Gli ultimi giorni di Pompei<br />
-racconto della prima era cristiana<br />
-che fa seguito al Quo vadis.</i>
-</p>
-
-<p>
-E così col <i>precede</i> e col <i>segue</i> si cercava smaltire
-la merce, un po' fuori uso.
-</p>
-
-<p>
-Molti gonzi abboccarono all'amo, comprarono
-questi volumi, lessero, lessero, credendo di trovare
-i nonni o i figli di Licio: alla fine si accorsero
-del tranello, ma troppo tardi!
-</p>
-
-<p>
-Del resto una vera burla non vi fu. Anche le
-<i>Orgie di Nerone</i> e gli <i>Ultimi giorni di Pompei</i> meritano
-di essere letti! Oh, vi credete davvero che
-il <i>Quo vadis</i> sia un capolavoro! Oggi la festa in
-onore di questo santo polacco è finita. Il pubblico,
-avendo per un bel pezzo gridato a squarciagola:
-<i>Evviva il Quo vadis! Evviva Sienkiewicz!</i>
-ha chiuso bocca, come per cedere la parola alla
-critica. E la critica, dopo aver sviscerato quel libro,
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-dopo averlo sottomesso a minute analisi, ha sentenziato:
-“Il <i>Quo vadis</i> è un romanzo come tutti
-gli altri. Il suo straordinario successo non appartiene
-alla letteratura, ma ad uno stato morboso
-dello spirito contemporaneo.„ E questa volta la
-critica ha colto nel segno. Il secolo decimonono,
-nei suoi ultimi anni, sentiva quasi un disgusto dei
-suoi dubbi e delle sue negazioni. La letteratura e
-l'arte, invasa dalla scienza sperimentale e positiva,
-dava un tanfo di scetticismo anemico! Perfino il
-romanzo, nato per dilettare, si era coverto di uno
-strato scientifico, che, paralizzando l'azione drammatica,
-lo rendeva pesante e noioso. Ma a chi
-ricorrere? Zola, dittatore in Francia, dopo averci
-deliziato con la lunga serie dei <i>Rongon Marquart</i>,
-preparava <i>I quattro Evangeli</i> e agli evangeli bisogna
-credere! Il D'Annunzio teneva l'<i>interim</i> della
-presidenza in Italia e si ostinava a regalarci romanzi,
-privi di invenzione, ma carichi di suoni,
-di simboli, di paradossi. Sempre quelle situazioni
-raccapriccianti, sempre quelle analisi psicologiche!
-</p>
-
-<p>
-Il pubblico non aveva il coraggio di ribellarsi,
-ma lasciava capire che di quella roba ne
-era stufo. Intanto i nostri romanzieri continuavano
-a fare il proprio comodo.
-</p>
-
-<p>
-“O bella — avrà esclamato il d'Annunzio — dobbiamo
-stare a servizio dei lettori? Oggi il
-romanzo si deve scrivere così. Chi non è contento
-ricorra alle stravaganze fantastiche del Dumas
-o ai dolciumi dello Scott!„
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-</p>
-
-<p>
-Fu proprio allora che il Sig. Scienkiewicz dalla
-lontana Polonia disse al pubblico: “I tuoi romanzieri
-ti annoiano? Ebbene, io ho lavorato dieci
-anni per te. Leggi questo libro!„ e mise fuori il
-<i>Quo vadis</i>. Il pubblico lesse, si innamorò di Licia
-ed applaudì freneticamente.
-</p>
-
-<p>
-Se questo libro fosse apparso venti anni prima
-avrebbe avuto il <i>crucifige</i>. Venti anni dopo ebbe
-<i>l'hosanna!</i>
-</p>
-
-<p>
-Beato chi conosce l'ora sua!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Qui il capitolo sui libri fortunati si dovrebbe
-chiudere. Non ve ne sono altri che hanno meritato
-il primo premio del pubblico, da questo
-grande e bizzarro signorone, che sembra indifferente
-ad ogni produzione letteraria, ma che
-quando piglia a ben volere un libro, lo riveste
-di medaglie d'oro e ne arricchisce l'autore.
-</p>
-
-<p>
-Però il pubblico, sia per giustizia, sia per...
-carità cristiana, concede spesso delle menzioni
-onorevoli. In quest'ultimo ventennio <i>Guerra e
-Pace</i>, ha avuto una menzione onorevole; <i>Fatalità</i>,
-menzione onorevole; <i>Mio Figlio</i>, menzione onorevole;
-<i>Piccolo mondo antico</i>, menzione onorevole;
-<i>Il Santo</i>, menzione onorevole. Veramente quest'ultimo
-fu proprio lì lì per meritare il primo
-premio. Da principio prese una bella corsa, ma
-un bel giorno si fermò, quantunque la Sacra Congregazione
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-dell'Indice, segnandolo col suo Bollo
-l'avesse reso più accetto ai nuovi ghibellini del
-pensiero.
-</p>
-
-<p>
-Il D'Annunzio ne tiene un fascio, ma egli
-aspira alla medaglia d'oro. Un artista sommo,
-con quei cavalli di forza, non può accontentarsi
-di una semplice menzione onorevole, nè di medaglie
-di bronzo o di argento.
-</p>
-
-<p>
-<i>La Figlia di Jorio</i> fu molto applaudita; andò
-in processione per tutti i teatri d'Italia, ma il
-pubblico non la credè degna del gran premio.
-</p>
-
-<p>
-E la <i>Nave</i>, varata all'Argentina di Roma?
-</p>
-
-<p>
-I giornali amici come per preparare l'ambiente,
-incominciano un mese prima a cantarne vita e miracoli,
-a far sapere che si compone di un prologo
-e di tre grandi quadri e, come per stuzzicare
-l'appetito, ne fanno assaggiare un pezzetto. Se
-volete gustarla tutta, aspettate la “primière.„
-</p>
-
-<p>
-Ma che dramma! basta dire che è stato dedicato
-a Dio! C'è anche la musica, ma la musica
-deve stare al suo posto: è la parola del vate che
-deve primeggiare.
-</p>
-
-<p>
-Viene il gran giorno. <i>La Nave</i> si vara... felicemente.
-Il pubblico, affascinato dal mirabile apparecchio
-scenico, stordito dalle marce trionfali,
-dai canti liturgici, da quegli urli incessanti, batte le
-mani. “Fuori l'autore! Vogliamo l'autoreeee!„
-Il D'Annunzio, commosso, esce alla ribalta e
-mentre il pubblico continua ad osannarlo, dice
-a se stesso: “Finalmente hai meritato il primo
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-premio!„ E sempre più si culla in questa dolce
-illusione, quando il conte di S. Martino tutto frettoloso
-lo chiama. “Avanti, Gabriele; il Re ti aspetta
-nel suo palco!„
-</p>
-
-<p>
-Dunque il decreto è già firmato!
-</p>
-
-<p>
-Il D'Annunzio, sicuro, sicurissimo di aver scritto
-un libro fortunato, quella notte ebbe sogni d'oro.
-</p>
-
-<p>
-Il pubblico invece appena uscito dal teatro si
-sentì un po' male. <i>La Nave</i>? ma che cosa è questa
-<i>Nave</i>? che cosa vogliono quelle diaconesse, quelle
-croci, quei cori di catacumeni e di Nàumachi,
-quelle orgie di eretici e di pagani, quei giudizi
-di Dio? Il varo è bellissimo, ma varare una nave,
-significa comporre una tragedia?
-</p>
-
-<p>
-L'Argentina continua ogni sera a ripetere la
-solenne funzione; i critici amici, sapendo per esperienza
-che bisogna battere il ferro quando è caldo
-vanno dicendo che l'entusiasmo cresce sempre
-per questo capolavoro. A sentirli, il dramma sarà
-rappresentato in tutte le capitali, Parigi, Londra,
-Berlino, Pietroburgo, Costantinopoli, New York,
-aspettano la <i>Totus Mundus</i>!
-</p>
-
-<p>
-Ma che! passati due mesi il termometro scende
-molto basso. <i>La Nave</i>, dopo un giro per i nostri
-porti, ritorna in cantiere, con una semplice menzione
-onorevole. Invano i fratelli Treves l'hanno
-istoriata come una galea, tipo greco. Pochi leggono
-quei versi, carichi di allitterazioni e di parole
-di conio raro.
-</p>
-
-<p>
-Il D'Annunzio però, siate sicuro, non si arrende;
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-tenace, da abbruzzese vero, tenterà la prova
-con una nuova opera. <i>La Nave</i> non vi ha storditi?
-Ebbene, datemi un po' di tempo; fra un paio
-di anni, ed anche meno, vi presenterò una corazzata
-in tutta regola.
-</p>
-
-<p>
-Ma sento dire che il D'Annunzio <i>forse che si
-forse che no</i> vuol lasciare il mare. Il mare è infido,
-il mare è traditore. Anche le corazzate di
-prima classe possono andar giù.
-</p>
-
-<p>
-Lui si è rivolto ai santi. Che si sia rivolto ai
-santi, sta bene, anzi è un debito di gratitudine.
-Chi prende nome e cognome da un angelo, di
-tanto in tanto deve ricordarsi del Cielo. Ma <i>San
-Sebastiano</i>, proprio San Sebastiano, che fu ucciso
-a colpi di frecce! Attenti: Il pubblico è bizzarro,
-il pubblico è sanguinario: potrebbe ripetere lo
-scherzo a colpi di... fischi!
-</p>
-
-<p>
-E poi il D'Annunzio non ha pensato che da un
-momento all'altro possono succedere tante cose?
-Forse un bel giorno, chi sa da quale parte del mondo
-ci verrà il primo libro fortunato del secolo XX.
-</p>
-
-<p>
-Il D'Annunzio vorrebbe per sè quest'onore,
-ed è giusto; ma tutta la schiera immensa dei
-letterati francesi, tedeschi, inglesi, americani
-non hanno la stessa pretenzione? Lavorano in
-silenzio costoro, senza colpi di grancassa, senza
-rinchiudersi in una villa, senza spedire telegrammi
-a destra e a sinistra, quando terminano un romanzo
-o un dramma; ma la mira è quella.
-</p>
-
-<p>
-E se questo libro ci venisse dal Giappone?
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-Il Giappone si trova nel periodo di gloria. Forse
-dopo i trionfi in guerra potrebbe averne qualcuno
-nelle lettere. Il pubblico è ben disposto!
-Ma non facciamo prognostici; venga pure dalla
-Groenlandia, sarà sempre ben accetto. Noi fin
-da questo momento mandiamo un saluto al fortunato
-autore. Autore? e se sarà una donna?
-Già, potrebbe essere anche una donna.
-</p>
-
-<p>
-Ebbene, all'opera, o figlie di Eva. Fate che la
-storia possa dire:
-</p>
-
-<p>
-“Il primo libro fortunato del secolo XX fu
-scritto da una donna!„
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span></p>
-
-<h2 id="consultano">I libri che si consultano.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Le enciclopedie, i dizionarî storici, letterarî,
-scientifici se ne stanno a pian terreno nei loro
-solenni paludamenti, forse un po' corrucciati, perchè
-noi raramente vi diamo uno sguardo. Essi sono
-come i vecchi dottori di Salamanca, a cui si ricorre
-nelle grandi occasioni, per consiglio o per
-aiuto.
-</p>
-
-<p>
-Si parla, ad esempio, di un autore ignoto, di
-un'opera sconosciuta, voi restate come Don Abbondio
-dinanzi a questo nuovo Carneade. Ma invece
-di scartabellare tanti libri, invece di perdere
-la testa a consultare storie letterarie o manuali
-scientifici, invece di ricorrere al professore B o
-al dottore C, aprite l'enciclopedia del Boccardo o
-del Larousse e sarete subito servito. Qui tutto è
-sminuzzato e reso facile, basta sapere le lettere dell'alfabeto
-per diventare un erudito d'occasione.
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-Letteratura, filosofia, musica, medicina, sociologia,
-astronomia, numismatica, scienze naturali, tutto,
-tutto è tagliuzzato a piccole fette!
-</p>
-
-<p>
-Questi libri sono come quei pianini melodici:
-basta saper girare il manubrio per gustare un
-bel pezzo di musica.
-</p>
-
-<p>
-Perciò Benedetto XIV, papa colto e faceto,
-soleva dire che queste enciclopedie ci avvezzano
-al dolce far niente; e quando il Ferraris gli presentò
-la sua <i>Biblioteca Prompta</i>, quel Pontefice
-sorridendo esclamò: “È un lavoro coi fiocchi, ma
-l'avete scritto per i poltroni!„
-</p>
-
-<p>
-Il Ferraris, che neppure mancava di spirito, rispose:
-“Santità, l'ho scritto per i più!„
-</p>
-
-<p>
-Non state a sentire nè a Sua Santità, nè a Sua
-Eccellenza. Hanno torto entrambi. Che poltroni
-e poltroni d'Egitto! Le enciclopedie sono necessarie
-come il pane. Anzi sarebbe provvidenziale
-se tutte le opere voluminose fossero presentate
-sotto forma di dizionarî.
-</p>
-
-<p>
-Gli storici, ad esempio, specie quelli che la
-sanno un po' lunga, dovrebbero imitare il Cantù,
-il quale, accortosi che la sua <i>Storia Universale</i>
-difficilmente sarebbe stata letta da capo a piedi,
-nell'ultimo volume dice: “Ho messo un indice
-alfabetico per facilitare ai curiosi il modo di trovare
-un fatto o un giudizio.„ Ma questi curiosi
-siamo un po' tutti. Oggi, eccetto pochi, ma pochi
-davvero, che si gettano anima e corpo in una
-data materia ed hanno il coraggio di leggere, rileggere
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-le opere più voluminose, tutti gli altri
-non possono, nè debbono consumare il loro tempo
-con questi libroni. Ed è giusto. Leggere una storia
-di trenta, quaranta volumi! Dovreste lasciare
-tutti i vostri studii, seppellirvi in casa, correre dieci
-leghe all'ora per compiere la traversata in due o
-tre mesi. E dopo? dopo ne sapreste meno di prima.
-È come fare il viaggio del mondo in ottanta
-giorni: si vince la scommessa, ma di questa corsa
-vertiginosa, pazzesca non restano che poche
-impressioni e molta stanchezza.
-</p>
-
-<p>
-Alcuni anni fa mi venne la smania di leggere la
-<i>Storia Naturale</i> del Buffon. La divorai in un mese.
-Ma lo credereste? Mi lasciò nella mente una confusione
-indiavolata! La notte sognavo serpi, cammelli,
-orsi, tigri: non un'idea chiara, non un'esatta
-cognizione scientifica, anzi avevo dimenticato
-financo gli elementi di zoologia, imparati al ginnasio!
-E perchè? Questi lavori colossali sono dei
-cibi indigesti che bisogna mettere nello stomaco
-senza avidità e fretta: a volerli ingoiare così alla
-diavola si corre il rischio di una indigestione.
-</p>
-
-<p>
-Ecco perchè questi grossi volumi non si leggono.
-</p>
-
-<p>
-Non si leggono, ma si comprano. Alcuni non
-hanno la <i>Divina Commedia</i>, non hanno i <i>Promessi
-Sposi</i>, non hanno le <i>Poesie</i> del Carducci, non hanno
-il <i>Vocabolario della lingua italiana</i>, neppure il <i>Barbanera</i>,
-neppure il <i>Libro delle dodici trombe</i>, ma la
-<i>Patria</i>, che costa la miseria di trecento lire, sì; ma
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-gli <i>Usi e i costumi dei popoli</i> che costano quasi
-il doppio, sì.
-</p>
-
-<p>
-E questa debolezza l'abbiamo quasi tutti. Noi
-siamo restii ad acquistare libri utili, che costano
-poche lire e poi con la più grande disinvoltura
-compriamo tante opere che costano un occhio e
-che servono solo per ornamento.
-</p>
-
-<p>
-Bisogna ringraziarne la Casa Vallardi che confeziona
-questi libri!
-</p>
-
-<p>
-Il processo è semplicissimo.
-</p>
-
-<p>
-Vuol trattare la vita civile, letteraria, scientifica
-dell'Italia? ne scrive a una decina di scienziati,
-divide loro la materia, e dopo cinque o sei
-mesi l'opera è compiuta.
-</p>
-
-<p>
-Così nacque la <i>Patria</i>, la <i>Storia della Letteratura
-Italiana</i>, la <i>Storia delle Grandi Scoperte</i>, il
-<i>Secolo XIX nella vita e nella cultura di tutti i
-popoli</i>, ecc, ecc.
-</p>
-
-<p>
-La sullodata Ditta vi attira con le rate mensili.
-Vi dà trenta grossi volumi tutti una volta e
-si contenta di due lire al mese. Diavolo! due
-lire non è una gran cosa. Ma poveri voi, se
-abboccate all'amo! Ogni primo del mese vi
-vedrete piovere in casa quei signori commessi.
-Come sono puntuali e furbi costoro! Sanno di
-riuscire importuni, ma fingono di non accorgersene;
-vi stringono la mano con ostentata effusione
-di animo, vi lasciano i nuovi fascicoli,
-ricevono le poche lirette e via. Ogni mese è questa
-canzone: complimenti, fascicoli, denari!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma dopo due o tre anni questi benedetti fascicoli
-ingombrano la sala: ne trovate sulle sedie,
-sulla credenza, sulla scrivania, sul divano, sulla
-poltrona: sono sparsi un po' dovunque.
-</p>
-
-<p>
-Occorre un'altra spesa: bisogna rilegarli, vestirli
-da gran signori. Con santa pazienza li raccogliete,
-li mettete in ordine e li mandate alla
-legatoria. Un dopo pranzo, mentre ve ne fate i
-chilo leggiucchiando il giornale, siete scosso da
-un vocione:&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-— È permesso?
-</p>
-
-<p>
-“Avanti!„
-</p>
-
-<p>
-La porta si apre. Entra il legatore, entra un
-tarchiato giovanotto, con una grande cassa sulle
-spalle.
-</p>
-
-<p>
-— Riverisco, signore. Le riporto i libri. Ho fatto
-un lavoro a modo, sa': pelle e oro. Del resto l'opera
-lo meritava. Quelle tavole fuori testo...&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-“Bravo, bravo!„
-</p>
-
-<p>
-Lui però vi vuol far vedere con gli occhi che
-quell'oro è fino, che la pelle è lucidissima, che
-il taglio è accurato. Voi approvate, sorridete e vi
-congratulate del bel lavoro.
-</p>
-
-<p>
-Ma strano, dopo che quel signore è andato via,
-vi assale una specie di rimorso. Perbacco! quest'opera
-vi costa quasi trecento franchi. E dire
-che quest'anno la vostra signora non è andata
-ai bagni, perchè le finanze...; e se lo sapesse?
-Ma oramai non c'è più rimedio, il delitto è consumato.
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-Voi tentennando la testa mettete questi
-libroni luccicanti di oro nello scaffale, esclamando
-con un sospiro: “Riposate in pace!„ e vorreste
-aggiungere, se non fosse irriverenza:
-</p>
-
-<p>
-— Restate nella vigna a far da pali!&nbsp;—
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span></p>
-
-<h2 id="decaduti">I decaduti.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Fanno compassione, poveretti! Piegati, laceri,
-con carta ingiallita dal tempo, stanno là, in un
-angolo remoto, quasi nascondendosi allo sguardo.
-Non li avete comprati voi, sono libri di famiglia
-che ricordano altri tempi e altri gusti. Li avete
-trovati in casa e li conservate per rispetto ai vostri
-nonni.
-</p>
-
-<p>
-Leggerli? È più il tempo di prendere in mano
-i romanzi di Madama Radcliffe, del Durange, del
-Visconte D'Arlincourt?
-</p>
-
-<p>
-Eppure questi libri, che vi danno un senso d'ilarità,
-un giorno furono chiamati gl'<i>immortali</i>,
-gl'<i>insuperabili</i>. Cento critici a battere le mani,
-cento editori a seminarli per il mondo!
-</p>
-
-<p>
-Nelle sere d'inverno il nonno leggeva ad alta
-voce <i>Celestino</i> ovvero gli <i>Assassini di Ercolano</i>.
-Un capitolo, un altro, un altro; si arrivava fino
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-alle undici, fino a mezzanotte e nessuno fiatava.
-Voi accovacciato sulle ginocchia materne stavate
-ad ascoltare a bocca aperta. Che paura, che
-brividi! Quegli sgherri vi stavano sempre davanti
-minacciosi, pronti a sgozzarvi!
-</p>
-
-<p>
-Ed il <i>Cimitero della Maddalena?</i> Quante lagrime
-non fece versare alla vostra buona nonna?
-La poveretta ne era innamorata: lo sapeva quasi
-tutto a memoria ed ogni giorno ne raccontava
-una scena ai nipotini.
-</p>
-
-<p>
-E non solo in casa vostra, ma in tutte le famiglie,
-c'era tale entusiasmo. Il <i>Cimitero della
-Maddalena</i> fu tradotto in tutte le lingue e in tre
-anni, solo a Londra, trenta edizioni.
-</p>
-
-<p>
-Oggi, silenzio. Chi legge più il <i>Solitario</i>, il <i>Rinnegato</i>,
-il <i>Melmod, l'uomo fatale</i>, il <i>Taddeo di Varsavia</i>?
-Quale editore ha vaghezza di tentarne la
-ristampa? Ieri sugli altari, oggi nella polvere.
-</p>
-
-<p>
-Ma non li disprezziamo: su quelle pagine, che
-a noi sembrano fredde, scipite, ha sospirato, ha
-pianto un intera generazione. Noi, ricchi di scienza
-e poveri di fede, abbiamo dato il bando a quella
-letteratura romantica, troppo ingenuamente sentimentale,
-che commoveva, senza corrompere, che
-faceva piangere, senza sconfortare.
-</p>
-
-<p>
-Il gusto cambia, ma non sempre migliora!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Mentre questi poveretti, rassegnati alla propria
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-sorte, vi chiedono la carità di uno sguardo, si
-fanno avanti i superbi eroi del passato.
-</p>
-
-<p>
-Ecco in grandi e ricche edizioni illustrate il
-<i>Conte di Montecristo</i>, i <i>Tre Moschettieri</i>, i <i>Misteri
-di Parigi</i>, l'<i>Ebreo Errante</i>.
-</p>
-
-<p>
-Chi non ricorda l'entusiasmo che suscitarono in
-Europa questi romanzi strani, fantastici, pieni di
-avventure curiose? Venivano riprodotti sulle scene
-fino alla sazietà, e chi non sapeva leggere, o
-non poteva comprarli, andando con pochi soldi
-al teatro, ne sapeva quanto voi. I personaggi
-entravano financo nella moda e non mancarono i
-cappelli “alla Montecristo„, le salse “alla D'Artagnan„,
-i liquori “Anna d'Austria„.
-</p>
-
-<p>
-Gli eroi di Omero e del Molière cedevano il
-posto ai Tre Moschettieri e al Padre Rodin.
-</p>
-
-<p>
-Specie il Dumas, questo Alessandro Magno del
-romanzo cavalleresco, ammaliò tutta l'Europa. Si
-racconta che quando apparve per la prima volta
-il <i>Conte di Montecristo</i> su un giornale parigino,
-il popolo francese andò addirittura in delirio per
-la fantastica e viva creazione. La settima puntata
-terminava proprio con quelle parole. “Il mare è
-il cimitero del castello d'If.„
-</p>
-
-<p>
-La sera in tutti i ritrovi non si parlava che di
-Dantes. Come si salverà? Alcuni la notte non
-potettero dormire, si spinsero fino alla redazione
-del giornale per leggere il seguito del romanzo;
-e la mattina la nuova puntata andò a ruba. Un
-arguto cronista di quel tempo nota, con una forte
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-dote di causticità: “Se in quel giorno il giornale
-non avesse pubblicato il seguito del romanzo, a
-Parigi ci sarebbe stata una rivoluzione!„
-</p>
-
-<p>
-E il Guerrazzi? Arrivavano di nascosto i suoi
-romanzi rivoluzionari, ardenti di patriottismo, che
-sembravano scritti in un campo di battaglia, tra
-il fumo della polvere e il grido angoscioso dei
-vinti. Si parlava segretamente di queste torpedini,
-lanciate alla vigilia della rivoluzione. Non si
-mangiava, non si dormiva per divorare la <i>Battaglia
-di Benevento</i>, l'<i>Assedio di Firenze</i>!
-</p>
-
-<p>
-Si parlava pure delle tragedie di un <i>certo</i> G. B.
-Niccolini: si vociferava che il Le Monnier, un
-editore toscano, per sfuggire la censura granducale,
-le aveva fatto stampare a Marsiglia, facendole
-entrare poi nella dogana di Firenze, dentro
-balle di zucchero. Che tragedia! Che versi
-fiammeggianti e incendiari! Specie l'<i>Arnaldo da
-Brescia</i>, una mina: avrebbe mandato per aria il
-Vaticano!
-</p>
-
-<p>
-Ma oggi, rinnovati gusti, costumi, ideali, i libri
-dei Dumas, del Sue, del Guerrazzi, e di tanti altri
-non attirano più, nè si leggono con entusiasmo:
-essi ricordano un tempo lontano lontano,
-eppure non sono passati che cinquant'anni!
-</p>
-
-<p>
-Altri libri invece che al loro apparire furono
-lapidati a sangue da una critica maligna e pettegola,
-o accolti fra la comune indifferenza, nulla
-perdettero del loro pregio, anzi con i secoli acquistarono
-nuova vitalità!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-</p>
-
-<p>
-Vedete: il Shakespeare è più giovane del Sue;
-il Goethe più moderno del Dumas e del Montepin;
-Omero ci appartiene più del Guerrazzi! Chi
-disse che il <i>Furioso</i> fu scritto il 1516? Nossignore.
-Fu scritto ieri: Orlando è più giovane di
-D'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-Nè vale il dire che il Shakespeare scrisse tragedie
-e Dumas romanzi. Il tempo, il gran giustiziere,
-non vuol sapere quale genere letterario
-voi trattate: romanzi, tragedie, poemi, il tempo
-premia l'arte e solo ai veri artisti apre le porte
-dell'immortalità.
-</p>
-
-<p>
-In un anno l'<i>Ebreo Errante</i> ebbe cento edizioni
-e ridotto in dramma fu rappresentato in
-tutti i teatri grandi e piccoli. È vero, tale entusiasmo
-non destarono le tragedie del Shakespeare;
-in un anno non ebbero cento edizioni. Ma oggi,
-dopo quattro secoli, sapreste dirmi quante edizioni
-hanno avuto, quante ne avranno? L'<i>Ebreo</i>, dopo
-quell'effimero successo non errò più, nè fu più
-visto; ma Otello, Amleto, Giulietta e Romeo, vivono,
-vivranno più di noi, più dei nostri figliuoli!
-</p>
-
-<p>
-Guai a chi segue la moda, a chi accontentandosi
-dell'applauso, trascura l'arte. La moda è capricciosa,
-bizzarra, traditrice. Oggi vi esalta, vi
-osanna; domani vi calpesta, come un cencio!
-</p>
-
-<p>
-Scrittori moderni, attenti! Se i vostri libri non
-hanno quell'<i>aroma, conservatore dei pensieri</i>, di
-cui parla il Giordani, il tempo farà la sua giustizia!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span></p>
-
-<h2 id="ritratti">I libri con ritratti.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Quest'onore dovrebbe essere riservato ai poeti,
-ai filosofi, agli storici di prima forza. Solo essi
-hanno il diritto di mettere innanzi ai loro libri il
-proprio ritratto, come per dire al lettore: “Io
-sono qui!„
-</p>
-
-<p>
-Ma poichè ognuno si crede — <i>modestamente</i> — una
-gran cosa, ecco che molti libri portano il ritratto
-dell'autore.
-</p>
-
-<p>
-E non parlo solo de' libri moderni. L'uomo è
-stato sempre uomo. Fin nelle antiche, antichissime
-edizioni di storia, di commedie, troviamo la
-riverita effigie dei Reali Istoriografi e Commediografi,
-con la enumerazione di tutti i titoli accademici.
-Però questi ritratti antichi sono bizzarri
-e spesso ridicoli. Che posa! che atteggiamenti!
-Sembrano malati che vanno all'ospedale;
-masnadieri dall'occhio truce, che nascondono,
-sotto il mantello, la carabina e il pugnale.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-</p>
-
-<p>
-Alcuni, con i capelli irti, con un cipiglio sinistro
-e minacciante, vi fissano maledettamente
-gli occhi addosso e par che dicano: “Avrai da
-fare con me!„; altri, con lo sguardo languido,
-con il volto pallidissimo, con un gran fazzoletto
-al collo, chiedono pietà e misericordia altri, grossi,
-paffuti, rubicondi — come canonici, vecchio
-tipo — con i capelli inanellati, con ricco corsetto,
-con due orecchini luccicanti, se la ridono saporitamente,
-come per dire: “Lettore, senti a me:
-mangia e bevi, e brucia tutti i libri!„
-</p>
-
-<p>
-In generale nei ritratti antichi c'è molta posa
-e poca espressione. È vero che la fotografia era
-ancora di là da venire; è vero che non tutti potevano,
-come Dante, trovare un Giotto; ma, farsi
-dipingere in quell'arnese, è troppo!
-</p>
-
-<p>
-Almeno il Valletta, buon'anima, vedendo che
-la sua effigie, messa come sentinella davanti alla
-<i>Iettatura</i>, poteva scambiarsi per uno spettro, l'accompagnava
-con quattro versi, che starebbero
-bene a moltissimi <i>frontespizî</i> dell'uno e dell'altro
-sesso.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Non è Seneca svenato,</p>
-<p class="i01">Non è Lazzaro risorto;</p>
-<p class="i01">È Valletta in questo stato,</p>
-<p class="i01">Mezzo vivo e mezzo morto.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Ma perchè farsi dipingere in una posa così
-strana e sgradevole? Se siete poeta, storico o
-filosofo insigne, sarete giudicati dalle opere e
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-non dall'atteggiamento sinistro, dai lunghi capelli,
-che vi scendono in due fila, fin su le spalle. I
-capelli furono necessarî solo a Sansone, e la storia
-non ci ha mai detto che il genio si misura dalla
-chioma.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Parrucca o non parrucca,</p>
-<p class="i01">Chi nacque zucca, sarà sempre zucca!</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Questa verità cominciò a farsi strada e gli scrittori
-divennero un po' più ragionevoli, quando <i>posarono</i>.
-Da banda le parrucche, gli orecchini, i
-fazzoletti banderuole! Lo sguardo più composto,
-i capelli più ordinati.
-</p>
-
-<p>
-Anzi, alcuni poeti ebbero un'idea originale:
-vollero abbozzare la propria effigie in un sonetto.
-E che? Non si è sempre detto che il poeta dipinge
-e colorisce? Dunque se sa dipingere gli
-altri, non sa dipingere se stesso?
-</p>
-
-<p>
-Il primo esempio lo dette l'Alfieri.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Capelli or radi in fronte e rossi pretti</p>
-<p class="i01">Lunga statura e capo a terra prono.</p>
-<p class="i01">Sottil persona in su due stinchi schietti</p>
-<p class="i01">Bianca pelle, occhi azzurri, aspetto buono:</p>
-<p class="i01">Giusto naso, bel labbro e denti eletti</p>
-<p class="i01">Pallido in volto più che un re sul trono.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Seguirono il Foscolo e il Manzoni, e dopo....
-la turba. Ma questi ritratti <i>a penna</i> si rassomigliano
-tutti: la stessa struttura, gli stessi profili.
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-Le due quartine se ne vanno per misurare la fronte,
-il naso, la bocca, il petto; per farvi sapere il colore
-dei capelli, degli occhi, del volto; per decantarvi
-la qualità extra dei denti, per misurarvi
-la statura. Le terzine vi informano delle doti morali.
-Sono tutti <i>ricchi di virtù e di vizî</i> i nostri
-poeti! Tutti <i>sobrî, schietti, leali; irruenti</i>, sì, ma
-non <i>maligni: alteri</i>, ma non <i>superbi: or duri, or
-pieghevoli, or acerbi, or miti</i>: ma il cuore! il cuore
-è <i>buono</i>, il cuore è <i>generoso</i>, il cuore è <i>nobile</i>!
-Più che un ritratto, è dunque la presentazione che
-il poeta fa di se stesso. Non dice che è bello,
-ma lo lascia supporre; non dice che è un genio,
-ma nell'ultimo verso qualche cosa l'accenna, così
-di sfuggita.
-</p>
-
-<p>
-L'Alfieri domandava a sè stesso:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Uom, se' tu grande, o vil? Muori, e il saprai.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Com'era furbo! Egli lo sapeva prima di morire,
-anzi lo andava ripetendo a chi non voleva
-saperlo!
-</p>
-
-<p>
-Il Foscolo, termina da pessimista:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Morte sol mi darà fama e riposo;</p>
-</div></div>
-
-<p>
-poi corregge:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">E da morte aspettar fama e riposo</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-</p>
-
-<p>
-ritocca di nuovo:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Forse da morte avrò fama e riposo.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Moralità della favola: voleva la fama, e noi
-gliel'abbiamo data; speriamo che avesse avuto
-anche il riposo!
-</p>
-
-<p>
-Ma dite la verità: dopo aver letto, riletto queste
-quartine e terzine, siete forse riuscito a vedervi
-davanti la figura del poeta? Eh! i ritratti si fanno
-col pennello. Ognuno al suo mestiere. Non tutti
-i poeti sono come Michelangelo e Salvator Rosa!
-Fortunatamente anche questo vezzo è passato di
-moda. Dopo il Manzoni, nessuno volle rinchiudersi
-in un sonetto.
-</p>
-
-<p>
-Ed oggi i nostri scrittori si fanno dipingere
-così alla buona, senza sussiego magistrale, senza
-quell'atteggiamento, pietoso o sinistro.
-</p>
-
-<p>
-Vedete: il De Amicis veste come voi, ha i baffi
-come voi e vi guarda con una grazia amabilissima.
-Sul volto del Fogazzaro voi leggete tutta la serenità
-dell'anima sua. Com'è simpatico il Panzacchi,
-il Graf, il D'Ancona, il D'Ovidio, il Martini! Qua
-la mano: voi siete amici di casa!
-</p>
-
-<p>
-Ma attenti, attenti; non tutti sono disposti a stringervi
-la mano. Lo Zanichelli, innanzi alle Poesie
-del Carducci ha messo due ritratti del Poeta. Il
-Carducci a 30 anni, il Carducci a 70 anni. Il primo
-sembra un uomo mezzo rimbambito e pare che
-allora allora voglia domandarvi: “Che cosa è
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-successo?„; il secondo ha tutta l'aria di un domatore,
-il quale gridi alla belva-pubblico: “Silenzio,
-io sono il primo poeta!„
-</p>
-
-<p>
-Il D'Annunzio invece col capo chino, con gli
-occhi da asceta, sembra che vada snocciolando
-Avemarie. Un suo ammiratore, Carlo Villani, dopo
-avergli cantato il <i>Te Deum</i> sulla <i>Vita Italiana</i>, gli
-diceva: “Tu sei grande, il tuo nome suona dall'uno
-all'altro mare, alza, alza la fronte!„ No; il D'Annunzio
-continua a tenere il capo a terra prono,
-forse... per far meglio osservare il suo cranio
-lucido, eburneo!
-</p>
-
-<p>
-E il Rapisardi? Dio mio, ha un gusto matto a
-comparire come un masnadiere. Con quella cera
-sinistra, con quel cappello a cencio alle ventitrè,
-sembra un bandito siculo-calabrese. Gli manca
-solo lo schioppo per essere qualificato come uno
-zio paterno di Giuseppe Musolino. Eppure il Rapisardi — a
-quanto dicono i suoi scolari — è un
-agnello tutto cuore, tutto bontà!
-</p>
-
-<p>
-Si hanno queste sorprese. Il Pascoli, ad esempio,
-è un poeta caro assai. Che versi! che dolcezza!
-Dovrà essere una figura serafica la sua,
-un tipo alla Bellini. Toh! un bel giorno vi cade
-sott'occhio il suo ritratto. Santo Iddio, com'è
-borghese! Il Pascoli ha tutta l'aria di un negoziante
-di coiame! Che peccato, scrive così bene!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Non tutti i libri portano il ritratto dell'autore.
-</p>
-
-<p>
-Avete mai visto dinanzi all'<i>Iliade</i> o all'<i>Odissea</i>
-l'effigie di Omero? Omero? ma è veramente
-esistito Omero? Alcuni dicono sì, altri,
-no; infine di accordo — in sezioni riunite — gli
-storici hanno proclamato l'esistenza di Omero!
-Benissimo. Ma era un bell'uomo? Chi lo sa?
-Gli Zeusi e i Parrasii di quel tempo pensavano
-a dipingere grappoli d'uva per ingannare gli uccelli,
-senza ricordarsi che un poeta di quella forza
-meritava un ritratto a grandezza naturale.
-</p>
-
-<p>
-Nel Museo di Napoli molti e molti anni fa — ero
-studente allora — mi fu mostrato un busto
-con un barbone patriarcale e con un paio di occhi
-grossi quanto due uova sode. Nessuna espressione,
-nessuna grazia nei lineamenti. “Ecco Omero!„
-mi disse la guida. Omero! Avrei voluto rompere
-quel busto e gridare come un pazzo: “Questi
-non è Omero, poeta sovrano!„ Ma non feci nè
-l'uno, nè l'altro e mi ritirai a casa.
-</p>
-
-<p>
-Lo credereste? quel busto mi si è talmente
-fitto nella memoria che appena apro l'<i>Iliade</i> me
-lo vedo davanti. Leggo il bellissimo episodio di
-Ettore e di Andromaca? Sul più bello, proprio
-quando l'Eroe Troiano, quasi presago della
-sua prossima fine, prende fra le braccia il caro
-pargoletto, mi veggo presentare quel <i>coso</i>! L'<i>Iliade</i>
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-è un capolavoro, ma, dico la verità, alle
-volte faccio a meno di rileggere qualche canto,
-per non vedermi quel brutto ceffo, che mi fa
-rabbia!
-</p>
-
-<p>
-Ho voluto riportare quest'aneddoto, per dire
-con argomento di prova che spesso un ritratto,
-messo innanzi ad un libro, fa acquistare simpatia
-o antipatia, non solo per l'autore, ma anche per
-l'opera.
-</p>
-
-<p>
-Quante volte, vedendo un ritratto che fa paura,
-non avete chiuso subito il libro esclamando:
-“Com'è brutto!„ Invece se alla prima pagina
-trovate la figura di un bell'uomo, voi dite subito:
-“Vediamo un po' che vuole costui!„
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Certi editori meriterebbero tre anni di reclusione.
-Perchè? perchè guastano l'effigie dei nostri
-letterati. Una Casa Editrice di Milano intraprese,
-molti anni fa, la pubblicazione delle opere
-complete del Shakespeare, del Byron, del Monti,
-del Foscolo, del Manzoni, e credendo di far cosa
-grata, volle aggiungervi anche i ritratti. Poveri
-poeti, dipinti con cannello di bracia! Il Shakespeare
-sembra uno scimunito; il Manzoni è addirittura
-senza naso, mentre ne aveva abbastanza
-di naso — e naso fino! — lo Schiller più masnadiere
-dei suoi <i>Tre Masnadieri</i>; il Goethe un ubbriaco
-che va barcollando; il Pellico, un allampanato
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-con una coppia di occhiali sul naso così
-grossi, da non potersi sostenere, tanto che il
-poverino par che dica: “Mi cascano! mi cascano!„;
-il Metastasio è un bambolone degno di quel
-paese.
-</p>
-
-<p>
-Ma, Dio benedetto, occhi ne avete? Sono ritratti
-questi o caricature? Un po' di rispetto ci vorrebbe!
-</p>
-
-<p>
-E il bel vezzo continua. L'anno scorso nelle
-nostre scuole secondarie, fu adottata un'antologia
-italiana di A. Nota e P. Fontana, dal
-titolo <i>Pagine gaie e Pagine forti</i>. Non conosco
-questi due egregi professori e non so dirvi
-quindi chi sia più <i>allegro</i> e chi più <i>robusto</i>. Posso
-dirvi però che quest'antologia ha molti pregi.
-Prima di tutto, due prefazioni. La <i>prefazione degli
-altri</i>, — una selva di massime, di sentenze, di
-proverbi, di motti, in latino, in francese, in italiano — che
-si apre con Salomone e si chiude
-con Leonardo Bianchi, ex ministro della Pubblica
-Istruzione. La <i>prefazione nostra</i>, con cui i compilatori
-fanno sapere che in Italia mancava un
-libro gaio e forte, tanto necessario ai nostri giovani.
-“La maggior parte delle antologie — essi
-dicono — tutti ninnoli e fronzoli, immagini e forme,
-si aggirano tra ospedali, manicomî e galere.
-Il nostro libro invece tratta di cose gaie! Via,
-via il <i>Gobbo di Peretola</i> e tutti quei brani che
-parlano di ciechi, di zoppi, di storpi, di sordi!„
-E per quattro pagine continua il panegirico di
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-questa nuova cura ricostituente, a base di pillole
-classiche.
-</p>
-
-<p>
-Secondo pregio. “L'editore Sandron, per rendere
-più suggestiva l'opera nostra, ha voluto
-ornarla di una graziosissima galleria di ritratti.„
-E in verità, ogni pezzetto di prosa o di poesia
-tiene a fianco l'effigie del suo padrone. Ma che
-ritratti! Il De Amicis sembra allora allora uscito
-dal bagno: batte i denti dal freddo e i capelli
-sono ancora inzuppati d'acqua; il Ferrigni (Yorik)
-aggrinza il naso, come se gli avessero cacciato
-sotto un barattolo di ammoniaca; il Poliziano,
-un vero buffo da teatro, con cappello a
-casseruola e con un naso lungo un metro; l'Alberti,
-una mummia; il Boccaccio, una monaca...
-di Monza; il Giusti tutto peli; il Tassoni un
-bravaccio. Il Guerrazzi soffre ai molari di destra,
-l'Albertazzi, il Berni, il Pindemonte, il Botta
-hanno bisogno di pillole Pink!
-</p>
-
-<p>
-Ecco la geniale galleria, di cui bisogna essere
-grato all'editore Sandron. Solamente vorrei dire
-a questo signore: “È da gentiluomo deturpare
-così barbaramente tanti poveri cristiani?„
-</p>
-
-<p>
-Potrebbe rispondere che duecento ritrattini a
-modo costano una bella somma. Siamo d'accordo;
-ma quando non è possibile una riproduzione discreta
-è meglio farne a meno. Di cose brutte ne
-abbiamo già tante!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-I signori poeti, non contenti di scambiarsi
-contumelie e sonetti con una coda più o meno
-lunga e indecente, spesso appiccicavano dei versi
-sotto il ritratto del collega.
-</p>
-
-<p>
-Il Foscolo, ad esempio, vedendo che il Monti
-gli aveva rotto l'uovo in mano con la traduzione
-dell'<i>Iliade</i>, arse di ira, <i>non santa</i>, e scrisse a pie'
-di un ritratto dell'avversario:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Questi è Vincenzo Monti cavaliero,</p>
-<p class="i01">Gran traduttor dei traduttor d'Omero.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-La stoccata era terribile, tanto più che fra i
-due non correva buon sangue; e il Monti rispose con
-quattro versi, meno famosi:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Questo è rosso di pel, Foscolo detto.</p>
-<p class="i01">Sì falso, che falsò fino se stesso,</p>
-<p class="i01">Quando in Ugo cangiò ser Nicoletto:</p>
-<p class="i01">Guarda la borsa se ti viene appresso.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Qui c'è fiele, non arte.
-</p>
-
-<p>
-Due secoli innanzi un'altra coppia, uno storico
-e un poeta, tutti e due arnesi da galera, si
-scambiarono lo stesso complimento, in una forma
-triviale e villana. Aprì il fuoco il Giovio. Scrisse
-sotto l'effigie dell'Aretino:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Questi è Pietro Aretin, poeta tosco:</p>
-<p class="i01">Di tutti disse mal, fuorchè di Cristo,</p>
-<p class="i01">Scusandosi col dir: “Non lo conosco.„</p>
-</div></div>
-
-<p>
-E l'Aretino, maestro nel genere, gli rispose
-subito per le rime:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">È questi Giovio, storicone altissimo:</p>
-<p class="i01">Di tutti disse mal, fuorchè dell'asino.</p>
-<p class="i01">Scusandosi col dir che gli era prossimo.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Trenta anni fa il brutto giuoco fu lì lì per ripetersi
-tra il Carducci e il Rapisardi. Contumelie
-se ne dissero. La Curia di Bologna scomunicò il
-catanese: il cantor di Satana e il cantor di Lucifero
-si morsero come due mastini: e continuerebbero
-a mordersi, se il Carducci non se ne fosse
-andato al Limbo a godersi l'eternità con Omero,
-Orazio e Lucano! Oggi non c'è più da temere.
-I nostri poeti sono amici e si scambiano cortesie
-a non finire. Anzi il Pascoli e il D'Annunzio si
-chiamano <i>fratelli</i>. Non lo dico per celia: alla
-morte del Carducci, il Pascoli telegrafava al <i>fratello</i>
-Gabriele, e questi al <i>fratello</i> Giovanni.
-</p>
-
-<p>
-Ma, Dio ne liberi! La prima lite micidiale avvenne
-proprio fra due fratelli. Il Pascoli sembra
-un agnellino, ma è sempre poeta. Ricordatevi che
-il Tassoni voleva aggiungere alla litania di tutti
-i Santi: <i>ab ira poetae libera nos, Domine</i>!
-</p>
-
-<p>
-Ma non facciamo gli uccelli di mal'augurio!
-Il D'Annunzio e il Pascoli diranno ai posteri
-che la poesia affratella.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Nostro Signore Gesù Cristo, a quanto ci dice
-la tradizione e la lettera del proconsole Lentulo,
-era bello, molto bello. Il suo volto incantava, i
-suoi occhi avevano un fascino irresistibile. Che
-sguardo! che atteggiamento!
-</p>
-
-<p>
-Ma si può dire lo stesso di certi suoi ministri?
-</p>
-
-<p>
-È un fatto innegabile. I sacerdoti, senza pensare
-che <i>in medio stat virtus</i>, amano gli estremi: o
-magri allampanati, o pingui come botte. I monaci
-preferiscono la seconda forma, i preti la prima.
-</p>
-
-<p>
-Ricordo di aver visto nella biblioteca del Seminario
-di Salerno un grosso volume, in foglio,
-pubblicato a Venezia nel 1823. A destra il titolo:
-<i>Le victorie della Religione Cattolica, ossia i Trionfi
-dell'Apostolato</i>, a sinistra il ritratto dell'autore.
-Dio mio, che ritratto! Scarno, stecchito, con gli
-occhi vitrei, con la bocca semi-aperta, con gli
-zigomi sporgenti pareva come se volesse dire:
-“Portatemi all'ospedale, io muoio!„ Mi venne
-da ridere e chiusi subito il libro. Ma guarda un
-po' che pretenzione! Voler parlare di <i>victorie</i> mentre
-non si ha neppure la forza di muovere un
-dito. Se mi fossi trovato a Venezia nel 1823 avrei
-detto a quel reverendo: “Padre, lasci stare i
-<i>Trionfi</i>. Scriva piuttosto, per lei e per tanti poveretti,
-che si trovano nelle medesime condizioni
-di salute, un buon apparecchio alla morte!„
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-</p>
-
-<p>
-Rovistando in una antica biblioteca di un convento,
-ebbi un'altra sorpresa. Proprio a fianco
-a <i>La Carità Cristiana</i> del Muratori, scorgo un
-bel volume, rilegato in rosso e con fregi in oro.
-La curiosità mi vince; l'apro e mi vedo davanti
-il ritratto di un monacone, con due gote rubiconde,
-che tirandosi fin su la gola, formavano
-una grossa pappagorgia. Non si vedeva che il
-volto, e la metà del petto; ma se dobbiamo seguire
-in tutto il sistema socratico — <i>invisibile a
-visibili arguitur</i> — immaginate che specie di ventre
-e compagni doveva averci sotto!
-</p>
-
-<p>
-Di che cosa parlava questo beato, beatissimo
-figlio di S. Francesco?
-</p>
-
-<p>
-Ecco il titolo del volume:
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>De jejunio quadragesimali<br />
-succincta explicatio<br />
-ad intelligentiam omnium fidelium<br />
-facili methodo<br />
-conscripta.</i>
-</p>
-
-<p>
-Sì, questo cuor contento, dal peso di un quintale
-e mezzo, ebbe il coraggio di parlare di digiuni
-e di astinenze!
-</p>
-
-<p>
-Non so come l'Autorità Ecclesiastica, così
-rigida e severa nella revisione dei libri, abbia
-potuto permettere quel ritratto. No; quel ritratto
-doveva assolutamente essere messo all'<i>Indice</i>.
-Voler parlare di digiuno e presentarsi in quel
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-modo così provocante! Il lettore ha tutto il dritto
-di esclamare: “Questo padre Leonardo da Pericarpo
-predica bene e mangia meglio!„
-</p>
-
-<p>
-Per la salute dunque delle anime e per la dignità
-della Chiesa è necessario che i censori diocesani
-e la Sacra Congregazione dell'Indice, diano
-da oggi in poi un'occhiata anche ai ritratti. Certi
-monaci non dovrebbero farsi dipingere in tutta
-la pienezza della loro grazia. Quella grazia è tutt'altro
-che edificante: dà il cattivo esempio!
-</p>
-
-<p>
-Questa lezione però valga per tutti.
-</p>
-
-<p>
-Oggi molti autori — piccoli e grandi — si fanno
-piantonare dinanzi all'uscio dei loro libri per attirare
-di più il lettore. Ma attenti! Prima di dare
-questo passo pensateci bene. Se avete un volto
-da buon cristiano, fatevi avanti: quel ritratto
-vi fa acquistare un po' di simpatia, specie nel
-campo femminile; se invece, per vostra disgrazia,
-appartenete alla famiglia dei due sullodati
-reverendi, per l'amor di Dio, non vi fate vincere
-dalla tentazione! Il lettore accoglierebbe con
-una sonora risata voi e... il vostro libro!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span></p>
-
-<h2 id="bibliomani">Bibliomani,
-biblioclasti,
-bibliofagi!</h2>
-</div>
-
-<p>
-Brutti nomi, non è vero? Ma pazienza, oggi
-c'è il vezzo di ricorrere sempre alla lingua greca.
-Ci ricorrono i medici, quando dopo tante analisi
-arrivano — beati loro — a scoprire nuove malattie;
-ci ricorrono i chimici-farmacisti per dare un
-nome domenicale a quelle miscele solide o liquide,
-più o meno dannose alla salute pubblica; ci ricorrono
-gli ingegneri, ci ricorrono i matematici,
-i fisici; i letterati potrebbero restare indietro?
-Essi più degli altri debbono essere ossequenti all'Alma
-Grecia. E se questa povera madre è ridotta
-a chiedere protezione alle sue figliuole per
-non cadere nelle mani de' Turchi, le resta però
-il vanto di dare il nome di battesimo a tutte le
-cose nuove, o che si presentano come tali.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-</p>
-
-<p>
-Strano! Proprio oggi che si vuol mettere fuori
-dalle nostre scuole il greco e tutto il bagaglio
-classico, noi siamo addirittura <i>ingreciati</i>.
-</p>
-
-<p>
-Le parole francesi si usano, ma con una certa
-parsimonia; le inglesi, le tedesche, con una certa
-timidità; con le parole greche invece giubileo
-perpetuo. Tutti ne possono usare a sazietà. Per
-fino sulle porte de' negozî vengono incisi, a grandi
-caratteri, paroloni greci.
-</p>
-
-<p>
-Un tempo, per dirne una, sul frontespizio di
-certe botteghe si leggeva: occhiali, canocchiali,
-binocoli; oggi, <i>lenti periscopiche, isoperiscopiche,
-iptometri, optalmoscopii</i>. E chi non ha avuto la
-disgrazia d'ingoiare a suo tempo la grammatica
-di Curtius, è costretto a leggere scandendo queste
-parole, senza capirne affatto il significato.
-</p>
-
-<p>
-Noi non siamo pedanti; alle cose nuove un nome
-bisogna darlo, come diceva la buon'anima di
-Giovan Santi Saccenti:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Dobbiam forse aspettar che torni Dante</p>
-<p class="i01">A insegnarci chiamar la cioccolata,</p>
-<p class="i01">Il the, la paladina, il guardinfante?</p>
-<p class="i01">Cosa che viene in uso alla giornata</p>
-<p class="i01">Bisogna ben che un nome le si ponga,</p>
-<p class="i01">Perchè si sappia come va chiamata;</p>
-</div></div>
-
-<p>
-ma ricorrere alla lingua greca per tutti i bisogni,
-grandi, piccoli e medî, non è una bella cosa.
-</p>
-
-<p>
-“Non sarà una bella cosa — esclamano alcuni — però
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-c'è grande economia. La lingua greca è economica,
-non ciarliera come la nostra.„
-</p>
-
-<p>
-È vero, ma l'uomo ha fatto mai economia di
-parole? Facciamo qualche volta economia di tempo,
-di danaro, di buone azioni; di parole, no. La
-cicala canta tre soli mesi, quando il caldo le va
-alla testa; noi cantiamo tredici mesi all'anno
-giorno e notte. E se il Signore non ci avesse
-donata una gola di prima qualità, a venti anni
-dovremmo esser tutti rauchi, tanto abuso si fa
-di questo povero organetto!
-</p>
-
-<p>
-E poi, pensandoci bene, non credo che la lingua
-greca sia economica. Sentite: “l'aver paura di
-viaggiare sulle strade ferrate„ si dice <i>siderodromofobia</i>.
-Immaginate ora che un povero diavolo
-e per giunta un po' balbuziente — i balbuzienti,
-come a farlo apposta, si espongono di più a certi
-pericoli! — voglia dire appunto in linguaggio illustre
-che ha paura delle strade ferrate. Non vi
-garantisco se il poveretto, economicamente, possa
-mettere fuori in mezz'ora e sana e salva la simpatica
-parola <i>siderodromofobo</i>!
-</p>
-
-<p>
-Ma vedi un po', parlando di strade ferrate sono
-uscito dalle rotaie. Chiedo venia e mi metto in
-moto. Del resto ognuno parli e scriva come vuole.
-Per parte mia se le parole greche vi urtano, vi
-autorizzo a cancellare quelle tre che ho scritto in
-testa al presente capitolo.
-</p>
-
-<p>
-Io intanto entro in argomento.
-</p>
-
-<p>
-Bibliomane è quel modesto idolatra di buona
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-fede che passa la vita a raccogliere libri, a far
-collezioni di opere rare, siano o no pregevoli.
-</p>
-
-<p>
-Che brutta malattia è quella delle collezioni!
-</p>
-
-<p>
-Chi raduna francobolli, chi medaglie, chi bastoni,
-chi bottiglie, chi pipe, chi sugheri. Si vedono
-uomini, divorati dai debiti, che pensano a
-comprare quadri antichi; pazzi, che consumano
-patrimoni vistosi, per possedere tabacchiere di re
-e papi; infelici, che non hanno un tozzo di pane
-e cercano autografi illustri e non illustri. Un tale — peccato
-che il Müller non ce ne dica nome e
-cognome — spese la bella somma di quattro mila
-lire per acquistare — indovinate un po' — una
-lettera del padre di Schiller. Che cosa importasse
-a quel signore un pezzo di carta, scarabocchiato
-dal padre oscuro di un uomo illustre, lo sa Iddio!
-A Parigi un altro signore comprava per 25 sterline
-un recipiente molto... intimo, di cui si era servito
-il Byron per parecchi anni, specie la notte!
-</p>
-
-<p>
-Noi le chiamiamo manìe dello spirito umano,
-debolezze innocenti e puerili, ma sono invece delle
-vere passioni, che spesso apportano conseguenze
-deplorevoli e fatali.
-</p>
-
-<p>
-Il Descuret parla di un ufficiale di marina a
-riposo che s'era dato a raccogliere fagioli. “Ha
-molte cassette piene di questi legumi; tali cassette
-son divise in spartimenti, suddivisi in una
-gran quantità di cellette. A destra fagioli rossi,
-a sinistra i bianchi, qua i grigi, là i misti, i variegati,
-i brizzolati; altrove i tondi, gli ovali, quei
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-fatti a losanga, i microscopici, finalmente i giganteschi.
-Venti volte al giorno costui, d'altronde
-istruito e di carattere serio, va ad aprire ciascuna
-cassetta, poi la richiude per aver il piacere
-di riaprirla. E così apri e chiudi, chiudi e apri,
-i suoi antichi travagli vanno in oblìo, tutti i suoi
-dispiaceri divengono un nulla, quando gode la
-felicità di contemplare i diletti fagioli.„ Beato
-lui, che si accontenta di fagioli!
-</p>
-
-<p>
-Ma il poveretto ha un'altra debolezza: adora
-i bottoni militari. Che volete? quei gingilli gli
-ricordano forse gli anni del glorioso servizio. N'è
-pazzo e spende qualunque somma per arricchire
-la sua collezione. Una mattina, mentre se ne sta
-alla finestra, vede brillare qualche cosa sui calzoni
-di un uomo mal vestito. Corbezzoli! lui non s'inganna:
-è un bottone di uniforme, un bottone
-che manca alla sua ricca serie. Lesto lesto scende
-le scale e si precipita su quel disgraziato.
-</p>
-
-<p>
-“A te, quanto t'ho a dare per questo bottone?„
-</p>
-
-<p>
-— Ma, signore — esclama maravigliato l'altro — questo
-bottone? e perchè vuole questo bottone?
-Io non lo vendo.
-</p>
-
-<p>
-“Come, non lo vendi! Tu lo devi vendere, tu
-lo venderai, io lo voglio, io ne ho bisogno; eccoti
-cinque franchi!„
-</p>
-
-<p>
-“Che pazzìa è questa, signore! Io non lo
-vendo.„
-</p>
-
-<p>
-“Eccotene dieci!„
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ma si tenga il suo danaro, io non vo' vendere
-il mio bottone.
-</p>
-
-<p>
-“Quindici!„
-</p>
-
-<p>
-— Ma, signore....
-</p>
-
-<p>
-“Ah! tu non vuoi fare a modo mio?„ e in
-un attimo rovescia a terra il malcapitato, gli
-strappa il bottone e via a gambe.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma la più estesa, la più seducente, la più rovinosa
-è la manìa dei libri. Il bibliomane non
-legge i suoi libri, non li sottopone ad alcun giudizio,
-li compra a balle, li accatasta nelle sue camere,
-ed è capace di dar fondo a tutti i suoi risparmi
-pur di aggiungere scaffali a scaffali.
-</p>
-
-<p>
-La storia ci parla di un certo Andreoli De
-Orchis, che vendette tutti i suoi beni per comprare
-libri; ci parla di un certo Semphort, che
-divenne ladro e finì la vita in carcere per i benedetti
-libri.
-</p>
-
-<p>
-Ma io credo che il vero tipo del bibliomane,
-puro sangue, sia il Boulard. In lui si riscontrano
-tutte le fasi di questa terribile malattia. Onesto
-e intelligente notaio, era stimato moltissimo
-a Parigi; ma appena potè cedere il posto al figliuolo
-maggiore, si dette forsennatamente a raccogliere
-libri.
-</p>
-
-<p>
-“Una parte del giorno — scrive il Descuret — la
-passava presso i librai, un'altra parte presso
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-i venditori di libri usati. Compra oggi, compra
-domani, la sua casa era diventata una grande biblioteca.
-Libri da per tutto; pieni zeppi gli scaffali,
-piena la stanza da studio, accatastava libri financo
-nella camera da letto, e in ultimo pensò bene di
-congedare i pigionali del primo piano per convertire
-anche questo in una vasta biblioteca.„
-</p>
-
-<p>
-La povera moglie con le preghiere, con il pianto
-lo supplica a non comprare più libri. Alla fine
-il Boulard si commuove e promette, sulla sua fede
-di antico notaio, di non comprare più un volume.
-Mantiene la parola, ma — incredibile! — dopo un
-mese, perde a poco a poco l'appetito e incomincia
-una febbre nervosa. Febbre, febbre, febbre, l'infelice
-non può lasciare più il letto. La sua signora
-e il medico per guarirlo ricorsero al seguente stratagemma.
-</p>
-
-<p>
-Un rivenditore di libri usati rizza il suo banco
-dinanzi alla finestra del nostro bibliomane e ad
-un segno convenuto, si mette a gridare: “Buoni
-libri, buoni libri!„
-</p>
-
-<p>
-— Che cos'è? — domanda il Boulard alla moglie.
-</p>
-
-<p>
-“Nulla, mio caro; è un rivenditore che cerca
-esitare qualche libro vecchio.„
-</p>
-
-<p>
-Il malato manda un profondo sospiro.
-</p>
-
-<p>
-— Se potessi almeno andarli a vedere! — esclama
-dolorosamente. — L'aria aperta mi farebbe
-bene — e poi oggi non mi sento male.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-“Se vuoi vestirti, — aggiunge la moglie — ci
-proveremo a scendere.„
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-</p>
-
-<p>
-— E quei libri?...
-</p>
-
-<p>
-“Vuoi comprarne? Beh! per oggi te lo permetto.„
-</p>
-
-<p>
-Il malato si veste e scende con molta facilità
-le scale. Giunto dinanzi al banco del rivenditore,
-lascia il braccio della moglie e pien di gioia percorre
-rapidamente quei libri. Quali deve comprare?
-Nell'imbarazzo della scelta li compra tutti.
-Giulivo ritorna a casa; cessa la febbre come
-per incanto, e dopo pochi giorni è completamente
-guarito.
-</p>
-
-<p>
-Ma la smania de' libri crebbe con l'età. A sessant'anni
-si vedeva ancora per le vie di Parigi,
-nelle fredde e uggiose mattine d'inverno, ravviluppato
-in un ampio pastrano turchino, con le
-grandi tasche di dietro piene di libri. E quando
-morì furono trovati in casa sessantamila volumi!
-</p>
-
-<p>
-Non tutti i bibliomani però somigliano al signor
-Boulard. Almeno questi trattò molto bene i volumi
-raccolti. Ma altri hanno avuto delle smanie dannose:
-nientedimeno si è arrivato a guastare libri
-per far collezione di indici, di frontespizî, di illustrazioni,
-proprio come fanno i nostri bambini,
-che tagliuzzano i giornali illustrati!
-</p>
-
-<p>
-Un tale Giovanni Ragod si dette a raccogliere
-frontespizî e ne compose una serie di cento volumi,
-che ora si conservano al <i>British Museum</i>.
-Cento volumi di frontespizî! E quante migliaia
-e migliaia di libri non furono rovinati da questo
-maniaco?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-La storia, questo Regio Notaio, che registra come
-Atti di Ultima Volontà, tutte le stranezze degli
-uomini, ci fa sapere, così di sfuggita, che i poveri
-libri sono stati sempre vittime del nostro
-capriccio. Chi li raccoglie con gran cura, chi li
-stima ingombrante nullità, chi li tratta come ferri
-vecchi, chi li odia spietatamente.
-</p>
-
-<p>
-Si dice e si dirà sempre che noi abbiamo le
-migliori opere classiche dell'antichità; ma ad esaminarle
-bene sono per lo più opere greche e
-latine. E gli altri popoli? I Caldei, i Siri, i Babilonesi,
-che erano molto innanzi nella civiltà, non
-ebbero poeti, storici, filosofi? Conoscevano a maraviglia
-l'arte dello scrivere e nulla scrissero, proprio
-nulla?
-</p>
-
-<p>
-E poi, abbiamo davvero le migliori opere dei
-greci e dei latini?
-</p>
-
-<p>
-Di Menandro, per dirne una, che cosa ci è pervenuto?
-La storia della letteratura greca ci dice
-che Menandro fu il papà della Commedia e che
-ne scrisse la miseria di 108. Ma dove sono?
-Noi non abbiamo che qualche brano di scena,
-qualche spunto di dialogo e quel bellissimo verso,
-logorato per il troppo uso
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">muor giovane colui che al cielo è caro.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Tutto il resto..... distrutto o smarrito.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il Califfo Omar, quando seppe dall'astuto Amru
-che in Alessandria, caduta sotto la sua dominazione,
-vi era una ricca biblioteca, se ne uscì con
-un dilemma veramente degno di un pascià. “Se
-tutti quei libri — disse — sono conformi al libro
-di Dio diventano superflui, se contrarî non debbonsi
-tollerare.„ E così santamente, per dar piacere
-a Dio e al Profeta, ordinò che con quei libri
-si scaldassero i quattromila bagni della città.
-</p>
-
-<p>
-Ecco perdute tante migliaia e migliaia di lavori
-preziosi!
-</p>
-
-<p>
-Disgraziatamente l'esempio di Omar fu seguito
-dagli ebrei, dai cattolici, dai protestanti, e quel
-dilemma ricorda parecchi incendî. Domandatene
-al Cardinale Ximenes, che fece bruciare cinque
-mila volumi; domandatene agli Anabattisti, che
-dettero fuoco alla ricca biblioteca di Langiò; domandatene
-al Savonarola, il quale, convinto che
-solo dalla santa ignoranza procedeva il benessere
-sociale, faceva bruciare senza misericordia montagne
-di codici.
-</p>
-
-<p>
-Più barbaro, ma più logico fu Nabonassar, fondatore
-del Secondo Impero Babilonese. Costui,
-non per capriccio — i re non hanno capricci! — ma
-per apparire innanzi ai posteri il primo re di
-Babilonia, bruciò tutti i libri dell'Impero, volendo
-così cancellare il più lontano ricordo della dinastia,
-da lui distrutta. Non vi riuscì; ma il poveretto
-mise tutto del suo. Per un mese intero, per
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-trenta giorni continui, ci fu fuoco nelle principali
-piazze.
-</p>
-
-<p>
-E il mondo è sempre mondo! Ricordatevi di
-quel decreto, emanato da quei <i>macellai</i> della rivoluzione
-francese. “Bruciamo tutte le biblioteche
-di Francia! I libri teologici contengono fanatismi;
-quelli di storia, bugie; quelli di filosofia,
-stranezze; quelli di scienza...„ Quei signori non
-seppero dire che contiene la scienza, ma dissero
-che si dovevano bruciare anche i libri scientifici,
-perchè sono inutili.
-</p>
-
-<p>
-Per fortuna il decreto non fu eseguito e in
-Francia restarono i fanatismi, i cavilli, le bugie
-e le stranezze.
-</p>
-
-<p>
-E i monaci? Sono benemeriti della cultura nazionale,
-hanno conservato le migliori opere, sissignore;
-ma anch'essi ne sanno qualcosa.
-</p>
-
-<p>
-Benvenuto da Imola ci fa sapere in quale stato
-miserando il Boccaccio abbia trovato la biblioteca
-di Montecassino. “Essendo il venerabile maestro
-mio — egli dice — andato nelle Puglie, si
-fermò al nobile monastero di Montecassino e avido
-di vedere la libreria, che aveva inteso di essere
-colà nobilissima, domandò ad un monaco graziosamente
-che gli dovesse di grazia aprire la biblioteca.
-Ma questi rispose bruscamente mostrandogli
-un'alta scala: salite, che è aperta. Lieto
-vi ascese e trovò il luogo di tanto tesoro senza
-porte nè chiave ed entrato vide l'erba nata per
-la finestra e libri e scaffali coperti di polvere alta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-</p>
-
-<p>
-Maravigliato cominciò ad aprire ora questo, ora
-quel libro e vi trovò molti e varî volumi d'antichi
-e rari, dei quali ad alcuni erano strappati
-dei quaderni, a altri recisi i margini delle carte
-e così in molte guise sformati. Compassionando
-che le fatiche e gli studî di tanti incliti ingegni
-fossero venuti in mano di gente ignorantissima,
-se ne partì con le lacrime agli occhi. E imbattutosi
-in un monaco del chiostro, gli domandò perchè
-sì preziosi libri fossero tanto indegnamente mutilati.
-Il quale rispose che alcuni monaci per guadagnare
-due o cinque soldi radevano un quaderno
-e ne facevano uffiziuoli da vendere ai bambini
-e con i ritagli dei margini formavano <i>brevi</i> per
-le donne. Or va — conchiude dolorosamente Benvenuto — va,
-uomo studioso, e rompiti il capo
-per far libri!„
-</p>
-
-<p>
-Ma non solo i monaci di Montecassino la pensavano
-così: i colleghi di Saint Gall avevano per
-i libri lo stesso culto. Il Poggio, che andava arrampicandosi
-per i solai del convento, trovò una
-gran parte della Biblioteca in una cantina, in
-mezzo a ragnatele e a sudiciume. “Otto <i>Orazioni</i>
-di Cicerone, le <i>Istituzioni</i> di Quintiliano, tre <i>Libri</i>
-di Valerio Fiacco li rinvenni — dice il Poggio — in
-una specie di prigione, oscura e umida, ove
-non si sarebbe pur voluto gettare un condannato
-a morte.„
-</p>
-
-<p>
-Ed anche oggi c'è il bel costume di imitare quei
-frati; imitarli fino a un certo punto, perchè
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-i moderni, più pratici, invece di mettere i libri
-a marcire accanto alle botti, li barattono con
-quattrini.
-</p>
-
-<p>
-Vedete: muore un letterato, uno scienziato,
-un porporato? Gli eredi, dopo cinque o sei mesi,
-mandano via per poche migliaia di lire la biblioteca
-dell'illustre estinto. Peccato mortale vendere
-il vecchio pianoforte, anche se deve restare di
-passatempo ai topi; sacrilegio mettere al fuoco
-certi armadi-nonni, lasciati dai capostipiti; insomma
-tutto si conserva con più o meno cura e venerazione,
-solo i libri, via! Quei volumi che si
-trovano in buone condizioni vanno a cadere tra
-gli artigli dei librai; gli altri, più malconci, perchè
-più consultati dal povero estinto, restano per
-uso di famiglia, cioè per i piccoli bisogni di casa,
-in cucina o... altrove.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma i veri nemici dei libri, i nemici accaniti e
-brutali, che si possono a tutta ragione chiamare
-biblioclasti, sono stati quei Re, quegli Imperatori,
-quei Capi di Governo, che si dettero forsennatamente
-a perseguitare la stampa.
-</p>
-
-<p>
-Questi Dittatori, questi Autocrati, questi voluti
-Onnipotenti, che si facevano chiamare <i>sacri</i> e <i>inviolabili</i>,
-che venivano pomposamente coronati in
-<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
-un tempio, che avevano in mano la vita e la morte
-di milioni di sudditi, odiavano la stampa; e spesso
-per una parola, per una frase, distruggevano opere
-pregevolissime. I poveri scrittori erano tenuti
-d'occhio e spiati come miseri delinquenti. Guai a
-pubblicare un libro senza il <i>R. Imprimatur</i>, senza
-sottoporlo alla censura reale! Confisca di beni,
-esilio, ergastolo, rogo!
-</p>
-
-<p>
-Il tiranno, circondato da ministri e da consiglieri,
-forte di cannoni e di sgherri, aveva paura
-del libro, che arrivava nella reggia come un terribile
-monito, come una sfida, come una minaccia,
-come la mano nera, apparsa a Baldassarre.
-</p>
-
-<p>
-Egli perdonava al ladro e l'assassino per comprarsi
-l'affetto del popolo, per farsi chiamare <i>clemente,
-pio, benigno</i>, ma era inesorabile con chi
-avesse alzata la voce in nome della libertà.
-</p>
-
-<p>
-Francesco I diceva: “Io voglio sudditi che sappiano
-ubbidire, non leggere.„ Ed è giusto. Il dispotismo
-ama l'ignoranza e vive di tenebre. Solo
-così una corona può coprire delitti.
-</p>
-
-<p>
-Ma la storia ci dice che il loro desiderio fu vano.
-Le congiure si scovrono con l'astuzia e si sciolgono
-col patibolo; il popolo s'inganna con le feste e
-si rende docile con i cannoni, ma contro il libro, — contro
-quest'atomo, che sembra meno importante
-di un granellino di sabbia, meno pungente di una
-spilla, scritto da un uomo solo, spesso povero,
-sconosciuto, errante, — chi può opporsi? chi può
-lottare?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quel libro è la coscienza. E la coscienza non
-si strappa come i beni di fortuna, non cede come
-la vita.
-</p>
-
-<p>
-Perseguitate, esiliate lo scrittore; il libro resta.
-Iddio vuole che ogni tiranno abbia il suo giudice,
-ogni Cesare il suo Svetonio!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span></p>
-
-<h2 id="scolastici">I libri scolastici.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Il giorno, in cui siete ritornato a casa con tanto
-di laurea in tasca e i vostri concittadini hanno
-incominciato a chiamarvi professore, avvocato,
-dottore, ingegnere, quei poveri libri scolastici di
-bassa forza sono stati gettati in un vecchio armadio.
-</p>
-
-<p>
-I classici latini e greci, qualche grammatica,
-qualche storia letteraria o politica, che si trova
-ancora di sana costituzione, è ammessa agli onori
-degli scaffali, ma tutti gli altri giù nel cassettone.
-La stanza da studio dev'essere elegante, signorile.
-Non ci mancherebbe altro che mettere in
-mostra quei libri, mal ridotti, senza frontespizio
-e senza dorso!
-</p>
-
-<p>
-Avete ragione. Voi, superbo della vostra scienza,
-orgoglioso di quella pergamena che vi dichiara
-in nome del Re qualche cosa, avete quasi vergogna
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-di far sapere che quei libriccini furono i
-mostri primi maestri.
-</p>
-
-<p>
-Questa però si chiama ingratitudine! Venti
-anni fa eravate un ragazzo ignorante, credulone,
-e quei libri vi insegnarono i primi elementi di
-storia, di aritmetica, e seminarono nell'animo
-vostro i germi del buon costume e del retto vivere.
-La mamma spesso vi sgridava, il babbo vi
-picchiava, tutti, in casa e fuori casa, erano burberi
-e severi con voi, solo quei libri non alzavano
-mai la voce: sempre con amabilità, sempre con
-dolcezza a ripetervi che bisogna essere buoni, ubbidienti,
-caritatevoli.
-</p>
-
-<p>
-Oggi che siete uomo, non li benignate neppure
-di uno sguardo. Ma disprezzateli, nascondeteli, essi
-continueranno sempre nella santa missione di modesti
-precettori. Con la medesima cura avvieranno
-i vostri figliuoli per il sentiero della sapienza e
-della virtù!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-In verità si potrebbe scrivere un intero volume
-sui libri scolastici, cominciando da quei poveri
-sillabarî di pochi soldi, macchiati d'inchiostro,
-imbrattati di olio, che si portavano nel panierino
-della merenda, in compagnia delle ciliege
-e de' fichi secchi, e continuando con quei libri,
-dimenticati sopra un muro, nascosti tra le siepi,
-abbandonati sulla riva di un lago, lasciati a pie'
-<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
-di un albero, quando invece di andare a scuola
-si prendeva il largo per la campagna.
-</p>
-
-<p>
-A principio d'anno questi libri si compravano
-con gran piacere, si sfogliavano delicato delicato,
-per vederne le incisioni; e guai se la sorella
-ci avesse fatta una macchia d'inchiostro o una
-lieve piegatura: erano pianti eterni, litigi continui,
-scambio di invettive e di busse. Ma passati
-due mesi, addio libri! Non si conoscevano più.
-Il babbo, la mamma, il maestro, a turno vi rimproveravano,
-vi picchiavano, vi chiamavano sporcone,
-ma i libri erano già sdruciti, mancavano
-di parecchie pagine e a stento si poteva tirare
-avanti fino agli esami.
-</p>
-
-<p>
-Di questi libri non resta che un ricordo vago.
-Dove sono? Ne conservate qualcuno? Dov'è il
-sillabario, il grande ed unico sillabario dalle lettere
-cubitali, dalle bizzarre e curiose vignette?
-Dov'è questo papà di tutti gli uomini di studio,
-questo primo pedagogo, modesto e paziente, che
-si lasciava sgorbiare e ridurre in cenci? Dove
-sono quelle letture graduate, quei raccontini, quelle
-poesiette, così liete d'invenzione, così fresche
-di lingua, così dense di concetti sani? Dove sono?
-I vostri figliuoli frequentano le classi elementari,
-ma non conoscono quei libri. Oggi, l'insistenza
-degli editori e la tolleranza delle autorità fanno
-entrare nelle scuole primarie certi libercoli, così
-scipiti, così pomposamente vuoti. Vogliono sembrare
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-succose enciclopediette, ma sono invece...
-molto povera cosa.
-</p>
-
-<p>
-Se fossi un Credaro, farei ritornare nelle scuole
-i libri del Dazzi, del Thouar, della Baccini. Forse
-così i nostri ragazzi sarebbero meno immaturi,
-dopo l'esame di maturità!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma i libri scolastici, che in massima parte voi
-conservate, sono quelli delle classi secondarie.
-Dopo le scuole elementari, rattoppate in paese,
-quasi sempre da qualche prete, si andava in città
-per il ginnasio.
-</p>
-
-<p>
-Il ginnasio! Questa parola aveva per voi del
-magico: si sentiva un gusto matto a far sapere
-ai parenti, agli amici, a tutto il mondo che voi
-incominciavate a far davvero.
-</p>
-
-<p>
-E si scrivevano lettere di partecipazione a tutti.
-“Carissimo papà, stamane abbiamo avuto la prima
-lezione di latino„. “Carissimo zio, io studio sette
-ore al giorno„. “Carissimo cugino, carissimo„...
-Insomma a tutti si comunicava la grande nuova.
-</p>
-
-<p>
-A Natale, a Pasqua, toh, una scappatina in paese
-e subito a farla da dottore con gli antichi compagni
-di scuola. Il latino! Eh, non si scherza
-con il latino! E in verità, col latino non si
-scherzava. Si era indulgenti con la lingua italiana,
-con la storia, con l'aritmetica, ma col latino,
-rigore immenso!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quei buoni maestri, quasi tutti pedanti, ci imbottivano
-di Portoreale.
-</p>
-
-<p>
-Il primo anno se ne andava con la rituale <i>Selecta</i>,
-poi se ne veniva Fedro e Cornelio: favola
-e storia, poesia e prosa; un giorno parlavano gli
-animali, un giorno gli uomini. Debbo dire la verità,
-trovavo più cortesi i primi. E fin d'allora
-mi convinsi che gli uomini sono intrattabili.
-</p>
-
-<p>
-Ma ogni anno si cambiava padrone. Cornelio
-dava il posto a Cesare, Fedro ad Ovidio; infine
-se ne veniva Virgilio, Orazio e Livio.
-</p>
-
-<p>
-Livio! Oggi è un amico, ma allora vi sembrava
-un tiranno. Quando dopo due ore di studio
-e di meditazione non sapevate come interpetrare
-un periodo della sua <i>Storia Romana</i>, vi veniva il
-giusto e santo desiderio di menargli dietro un
-accidente!
-</p>
-
-<p>
-E Orazio? E Cicerone? Che il Signore li abbia
-in gloria! Certe sere galantuomini perfetti. Quella
-prosa, quei versi si snocciolavano sotto le dita;
-altre volte duri come macigni.
-</p>
-
-<p>
-Il tiro birbone poi lo combinava Tacito. Si chiudeva
-a catenaccio e non c'erano Santi a sbottonarlo.
-Pensa, ripensa, riscontra nella grammatica, consulta
-il vocabolario; inutile, il senso logico non
-andava. Che rabbia! Avreste voluto piangere,
-fuggirvene, andar ramingo, fare il facchino, il lustrascarpe,
-pur di liberarvi da questo carnefice.
-</p>
-
-<p>
-Nè parlo del greco. Nei primi mesi si provava
-un'avversione per questa benedetta lingua. La
-<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
-sera, dopo aver ingoiato spiriti aspri e spiriti dolci,
-consonanti che spariscono con compenso o che
-vanno via senza avere un centesimo, vi domandavate:
-“Ma a che serve il greco? È necessario
-mandar giù tutta questa roba, per essere avvocato
-o medico?„ Intanto la grammatica di Curtius
-era sempre là sul tavolo a guardarvi bieco,
-e voi, pensando che l'ora dello studio passava,
-che il professore era severo, che il rettore la sapeva
-lunga con la bocca e con le mani, vi gettavate
-in quel mare di geroglifici, sicuro di perdere
-la vista e il senno!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Oggi questi classici vi sono cari. Apriteli, scorreteli:
-vi trovate pagine ancora piegate, segni di
-matita, impressioni fatte con le unghie. Vi sono
-cari, perchè ricordano i vostri studi, i vostri compagni,
-i vostri maestri.
-</p>
-
-<p>
-I maestri! Ve li vedete tutti dinanzi, come in
-una grande fotografia, queste simpatiche figure di
-precettori, severi o indulgenti, burberi o cortesi.
-</p>
-
-<p>
-Il professore d'italiano entrava in iscuola sempre
-frettoloso, come se fosse stato inseguito, e appena
-seduto, triii... una scampanellata, dicendo
-immancabilmente ogni mattina: “Andiamo, andiamo,
-oggi c'è molta roba!„ Il professore di latino,
-mezzo nevrastenico, si metteva a declamare
-due pagine dell'<i>Arte Poetica</i>, e poi, gettando il
-<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
-libro sul tavolo, esclamava convulso: “Che bellezza!
-Che incanto!„ Il professore di fisica,
-selvaggio, picchiava senza misericordia per un
-nonnulla, e una mattina, parlando della bussola,
-la perdè talmente, che si mise a dare manrovesci
-alla cieca. Il professore di storia borbonico
-sfegatato, si sarebbe fatto ammazzare — diceva
-lui — per Ferdinando e Francesco II. Guai a
-chi proferiva in iscuola una mezza parola a
-favore di un certo Vittorio Emanuele II. “Uscite,
-uscite! voi siete un carbonaro!„
-</p>
-
-<p>
-E i compagni? Chi può ricordare quella schiera
-interminabile di amici, che venivano da tanti
-paesi per formare una sola famiglia?
-</p>
-
-<p>
-Ma tra questi giovani intelligenti, svogliati,
-buffoni, permalosi, attaccabrighe, sinceri, maligni,
-vi sono dei tipi che non si dimenticano: capi ameni
-che venivano a scuola senza aprire un libro,
-che facevano dei tiri birboni al maestro o
-al prefetto di disciplina con tale abilità da non
-avere mai un castigo.
-</p>
-
-<p>
-Ma oggi dove sono questi vostri compagni?
-Vivono? Sono felici?
-</p>
-
-<p>
-Qualche volta, trovandovi in città, mentre tutto
-frettoloso attraversate il Corso, vi sentite battere
-dolcemente sulla spalla. Teh! è un compagno di
-collegio. Dopo un oh! di maraviglia, dopo due
-baci sonori —, ecco un dialogo a fuoco di fila.
-</p>
-
-<p>
-— Tu&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-“Che baffi!„
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Che barba!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-“Già i capelli bianchi!„
-</p>
-
-<p>
-— Sei ammogliato?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-“Sono nonno!„
-</p>
-
-<p>
-— Bravo, sempre alla svelta tu!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Tutto il giorno si passa insieme: insieme a
-pranzo, insieme a teatro. La notte non si dorme.
-Egli racconta, voi raccontate.
-</p>
-
-<p>
-“Ti ricordi?„ — Ti ricordi? — Si passano a
-rassegna tutti gli anni di studio, tutte le scappate,
-tutte le scenette curiose.
-</p>
-
-<p>
-Ma viene il momento che dovete separarvi.
-</p>
-
-<p>
-“Scrivimi, sa', non fare il pigro!„ Una stretta
-di mano, due baci, un'altra stretta di mano e via.
-</p>
-
-<p>
-Passa un mese, due; silenzio da ambo le parti.
-Voi vi dimenticate, lui si dimentica.
-</p>
-
-<p>
-Ma ogni secondo giorno si hanno queste sorprese.
-In treno, mentre ve ne state tra sonno e
-veglia, turandovi le orecchie per non sentire uno
-sproloquio di un viaggiatore che vi siede a fianco,
-entra il controllore.
-</p>
-
-<p>
-“Signori, biglietti.„
-</p>
-
-<p>
-Un po' seccato, mettete fuori quel pezzettino
-di cartastraccia, bucato già tre volte.
-</p>
-
-<p>
-Voi stendete la mano, il controllore stende la
-mano. Ma curioso! lui guarda voi, voi guardate lui.
-</p>
-
-<p>
-“Toh! Sei tu?
-</p>
-
-<p>
-— Sei tu!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-È un altro compagno di collegio.
-</p>
-
-<p>
-Naturalmente strette di mano e baci.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
-</p>
-
-<p>
-Si siede al vostro fianco e alla presenza di
-tutti i viaggiatori incomincia a parlare del passato
-e anche del presente. Ne ha sofferto il poveretto!
-Morta la moglie, morto un figlio; l'anno
-scorso a Roma, mentre...
-</p>
-
-<p>
-Ma il treno si ferma; lui si alza di botto: il
-dovere lo chiama.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-— Addio, addio!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-“A rivederci!„
-</p>
-
-<p>
-— Addio. — E scende.
-</p>
-
-<p>
-Dopo un minuto voi vi fate allo sportello, lo
-cercate con l'occhio: vorreste chiamarlo...
-</p>
-
-<p>
-Vorreste chiamarli tutti, questi compagni di
-collegio, radunarli, stare insieme un giorno, due
-giorni, una settimana, vivere insieme, studiare
-insieme!
-</p>
-
-<p>
-Studiare insieme! Ah! oggi siete solo, sempre
-solo! Vi tocca stare da mattina a sera nella stanza
-da studio, senza vedere un volto amico, senza
-sentire uno scricchiolar di sedia. È una solitudine
-che spaventa. Vi sembravano mille anni di uscire
-dal collegio, di essere uomo; oggi vorreste ritornare
-ragazzo. E perchè? Che cosa si diparte da
-voi?
-</p>
-
-<p>
-Si è detto che il cuore non invecchia. Illusione!
-Ogni giorno che passa lascia una ruga sul volto
-e un rimpianto nel cuore!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span></p>
-
-<h2 id="bibbia">La Bibbia.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Che cosa sono tutti i vostri libri dinanzi alla
-Bibbia, che contiene in sè tanta eloquenza, tante
-verità storiche, tante ricchezze poetiche, che giammai
-si potrebbero raccogliere dalle opere di tutti
-i tempi e di tutti i popoli?
-</p>
-
-<p>
-La Bibbia è la voce dell'universo, che canta la
-grandezza e la maestà di Dio.
-</p>
-
-<p>
-Nell'infanzia del mondo parlò a' sensi, nell'età
-di mezzo al cuore, oggi parla all'intelletto.
-</p>
-
-<p>
-La Bibbia non è la storia di un popolo solo:
-è la storia dell'umanità, è la storia nostra, la storia
-de' nostri padri, de' nostri figliuoli, è la storia del
-cuore umano. Ognuno di noi trova in quel libro,
-il suo libro.
-</p>
-
-<p>
-La Bibbia ha un non so che di sovrannaturale
-e di indeciso per tutti. Atteggiatevi a miscredente,
-predicate il libero pensiero, dichiaratevi
-<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
-materialista ed ateo: appena aprite la Bibbia,
-non avrete la forza di impugnare o di contraddire.
-</p>
-
-<p>
-Ora immaginoso, fantastico e conciso, ora leggiadro,
-flessuoso e abbondante, parla incessantemente
-in un linguaggio arcano.
-</p>
-
-<p>
-È sempre mirabile, sia se si consideri dal lato
-artistico, scientifico, letterario, sia dal lato storico,
-astronomico, cosmologico.
-</p>
-
-<p>
-Amate la poesia? Ezechiele vi rapisce con la
-sua straordinaria potenza; Davide tocca le corde
-flebili della sua arpa angelica; Geremia vi riempie
-l'anima di una sacra mestizia; Giobbe, il martire
-della sciagura, vi commuove con le malinconiche
-ed appassionate elegie.
-</p>
-
-<p>
-Tipi da poema eroico Giosuè e Gedeone; tragico
-il racconto di Giuditta; romantico il libro
-di Ester e di Giuseppe. Che piccolo capolavoro
-la storia di Tobia e di Ruth! Che quadro il martirio
-de' Maccabei!
-</p>
-
-<p>
-Nessun libro ha un canto nuziale, così gentile,
-come il <i>Cantico de' Cantici</i>, apoteosi purissima
-dell'amore. Mettendo da parte i profondi misteri
-che vi si adombrano, quel cantico è la
-poesia della vergine natura, che dispiega il suo
-sacro ammanto, tutto intessuto di fantastiche
-figure, coverte da arcano simbolismo, che non
-affatica lo spirito umano, ma che lo acquieta
-e lo soddisfa.
-</p>
-
-<p>
-Peccato che pochi possono gustare questi sublimi
-saggi di poesia epica o lirica nella lingua
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-ebraica, la quale è la più ridondante di immagini
-e di tropi, la più florida di vitalità poetiche,
-per la singolare organizzazione de' suoi verbi,
-che hanno solamente due tempi indeterminati,
-quasi oscillanti tra il passato e l'avvenire! Spesso,
-nel breve giro di un versetto, una sola voce di
-verbo è l'eco che va morendo nella notte del
-passato, è il grido della speranza che guarda il
-futuro.
-</p>
-
-<p>
-Amate la filosofia? Tutti i misteri dell'uomo
-e dell'universo che affaticano la mente umana,
-sono risoluti nella Bibbia. La <i>Genesi</i> risponde alla
-domanda che il filosofo fa invano a se stesso:
-<i>donde vieni</i>? Gli altri libri dell'antichità vi popolano
-la mente di Dei, di Semidei e di Eroi, qui
-invece trovate la grandezza della creazione, senza
-commenti, senza lusinghe: il vero, il grandioso si
-dimostra da sè.
-</p>
-
-<p>
-Amate la storia? Ecco l'<i>Esodo</i>, il <i>Levitico</i>, i
-<i>Paralipomeni</i>, i <i>Libri di Esdra</i>. Volete conoscere
-la legislazione di quei primi popoli? Ecco il
-<i>Deuteronomio</i>, il <i>Libro de' Giudici</i>. Desiderate
-un saggio di sentenze morali, di ascetiche meditazioni,
-di santi precetti? Leggete l'<i>Ecclesiaste</i>,
-la <i>Sapienza</i>, i <i>Proverbî</i>.
-</p>
-
-<p>
-E questo libro, questo gran libro, in cui troviamo
-tanti capolavori di arte, si completa con
-l'Evangelo, codice salutare e mirabile di rigenerazione
-e di civiltà.
-</p>
-
-<p>
-E in fine ecco l'<i>Apocalissi</i>, poema grandioso,
-<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
-che sotto le immagini di un cataclisma terribilmente
-sublime, adombra la profetica rivelazione
-di un nuovo mondo.
-</p>
-
-<p>
-La storia ci dice che la Bibbia fu scritta da
-diversi autori, lontani di tempo e di luogo. È vero;
-ma ciò non fa che accrescere la sua grandezza.
-Furono diversi gli autori, ma in quel libro invano
-voi cercate due principî che si contradicano,
-due fatti che si smentiscano!
-</p>
-
-<p>
-La Bibbia è la voce di Dio che parla notte e
-giorno, all'Oriente e all'Occidente, ai buoni e ai
-cattivi.
-</p>
-
-<p>
-Ah! felice chi in questo libro sa scovrire grandi
-idee e vasti orizzonti: ne riporterà, come Mosè,
-due raggi di luce sulla fronte!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma perchè la Chiesa Cattolica, che è l'unica
-depositaria di sì gran tesoro, non cerca ogni
-mezzo come diffondere questo libro?
-</p>
-
-<p>
-Un tempo tutti gli uomini entravano in chiesa
-e ascoltavano dalle labbra del sacerdote la parola
-divina; oggi che le masse, ingannate da maligni
-o fanatici innovatori, di rado entrano nel
-tempio e si danno a leggere libri, che rovinano
-l'anima e il corpo, — fate conoscere la Bibbia!
-</p>
-
-<p>
-Oggi tutto congiura contro la Chiesa: storia,
-letteratura, filosofia. C'è la smania di voler
-distruggere questa grande Istituzione Divina. I
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-suoi nemici, per attirare il popolo, non ricorrono
-più alle opere dello Strauss o del Renan, ma scrivono
-dei volumetti di poche pagine e cercano
-così strappare ogni sentimento di fede dal cuore
-umano.
-</p>
-
-<p>
-Ma voi avete la Bibbia! Ai trattatucci di falsa
-morale opponete i Proverbî, l'Ecclesiaste, l'Ecclesiastico,
-il Vangelo; ai libercoli di mondana
-filantropia, le lettere mirabili di Paolo, specie
-quella sulla carità, così eloquente, così dolce, così
-persuasiva; ai volumetti di poesia snervante ed
-erotica, il Libro di Giobbe, di Ezechiele, di Daniele,
-i Salmi; ai velenosi opuscoli materialisti, la
-Genesi, la Sapienza; ai loschi racconti, alle scipite
-novelle, la storia semplice e commovente
-di Giuseppe, di Giuditta, di Sansone, dei Fratelli
-Maccabei.
-</p>
-
-<p>
-Seminate nelle famiglie questi preziosi volumetti,
-spargete dovunque questi semi fecondi.
-</p>
-
-<p>
-La Bibbia, la Bibbia! Date a tutti la Bibbia!
-Oh! fate che il popolo s'innamori di questo libro,
-fate che in ogni casa ci sia questa voce che
-parla sempre per unire, mai per dividere, sempre
-per il perdono, mai per la vendetta, sempre per
-l'amore, mai per l'odio.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span></p>
-
-<h2 id="allegri">I libri allegri.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Qualche giorno si ha un gusto matto di ridere.
-Avete avuta una buona notizia? avete guadagnato
-un terno al lotto? Niente di tutto questo. Si è
-di buon umore: ecco tutto. E mentre la vostra
-signora con un certo compiacimento vi dice: “Sei
-in vena oggi!„ voi vorreste chiamare a raccolta
-cinque o sei amici, capi ameni, e darvi il bel tempo:
-un viaggetto, un pranzo, magari una colazione lì,
-sui monti, e, se occorre, una sbornia. Sì, una sbornia!
-Vadano al diavolo tutte le quistioni politiche,
-scientifiche o religiose, che ci fanno morire innanzi
-tempo con la nevrastenia, con la bile, con il
-mal di fegato! Pensiamo a passare allegramente la
-vita che ci è stata concessa, e che si riduce a ben
-poca cosa, se si toglie l'infanzia, il sonno e le infermità!
-Nell'infanzia cerchiamo i giocattoli e ci
-danno il pedagogo; nell'adolescenza vogliamo il
-<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
-sollazzo e ci danno la disciplina civile e spesso militare;
-e quando finalmente siamo divenuti uomini,
-quando potremmo essere donni e padroni di noi
-stessi, ecco ansie, lotte, disinganni. Si va avanti così
-a spintoni, imprecando, calpestando i piedi al prossimo,
-il quale non manca di renderci la pariglia.
-Ma un bel giorno, o meglio un brutto giorno,
-viene un serra serra, un colpo apopletico, un attacco
-di nefrite, una polmonite acuta o galoppante
-ci dice che bisogna fare le valigie per l'altro
-mondo. Morire! Come, io morire! Così presto?
-No, non posso morire, ho tante cose da aggiustare.
-Ma è inutile. La morte non accoglie reclami.
-E mentre il notaio si prepara solennemente, in
-nome del Re, a ricevere l'Atto di Ultima Volontà
-e il medico di famiglia vi va bucherellando il
-corpo con iniezioni, il prete, senza tante cerimonie,
-vi susurra all'orecchio — <i>proficiscere, anima cristiana</i>.
-E come non morire con questi tre apostoli
-a fianco, che rappresentano la legge, la
-scienza e la religione?
-</p>
-
-<p>
-E sapete perchè questi signori vi vogliono spedire
-a grande velocità?
-</p>
-
-<p>
-Il notaio desidera quanto prima i suoi diritti
-curiali; il medico ha più piacere di essere pagato
-dagli eredi che da voi, il prete vi ha preparato
-dei funerali con i fiocchi. Dunque la miglior cosa
-è di chiudere gli occhi e contentar tutti questi
-signori.
-</p>
-
-<p>
-Li aprite nell'altra vita, siamo d'accordo; ma
-<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
-chi vi assicura che andando magari in Paradiso,
-potrete spesso unirvi in lieta compagnia e ridere
-un po' spensieratamente?
-</p>
-
-<p>
-Forse il gran portiere Pietro, che la tradizione
-popolare ci presenta un po' permaloso e attaccabrighe,
-potrebbe dirci che in cielo non si ride.
-Ridere in cielo? Profanazione! Ridere alla presenza
-dei santi, che, fatte poche eccezioni, sono
-dei musoni? In cielo si prega, si adora, si gusta
-la musica, il canto, ma ridere, no.
-</p>
-
-<p>
-Veramente il Segneri, che si vantava di conoscere
-un pochino le cose celesti, ci fa sapere che
-in Paradiso si mangia, si beve, si sollazza.
-</p>
-
-<p>
-Ma ammesso pure che il Segneri dica il vero,
-ammesso pure che in Paradiso si rida, perchè
-non ridere anche in terra e prendersi così
-un anticipo di allegria?
-</p>
-
-<p>
-Dicono i filosofi che il dolore purifica e solleva.
-Bugia. È il riso, il riso gaio, spensierato,
-che c'innalza cinque metri dal suolo. Erasmo ebbe
-salva la vita per uno scoppio di riso; il Tisson
-racconta che un malato, vedendo un suo compagno
-tinto di nero, rise così forte da guarirne;
-Paolo De Koch, ancora bambino, salvò sè e la
-madre col riso; il Mazzarino si liberò da una postema
-alla gola col riso.
-</p>
-
-<p>
-È vero che Filossene e l'Aretino morirono
-per il riso, ma questi signori ne vollero un po'
-troppo; bisogna ridere, ma da galantuomini!
-</p>
-
-<p>
-E dunque ridiamo. Il Giambullari, che, come
-<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
-storico, doveva avere senno ed esperienza, definiva
-l'uomo un animale che ride; di modo che
-chi non ride, corre il rischio di essere chiamato
-semplice animale.
-</p>
-
-<p>
-Entrando con tale disposizione d'animo nella
-stanza da studio, i poeti sentimentali, gli storici,
-i filosofi, i moralisti, i critici sono messi da parte
-e viene la volta dei libri allegri.
-</p>
-
-<p>
-Fate largo al glorioso D. Chisciotte, che si avanza
-pomposamente, seguito dal buon Sancio
-Pancia; salutate Tartarin, che si decide a fare i
-bauli per l'Algeria; stringete la mano allo zio
-Tobia, che, incapace di ammazzare una mosca, vi
-parla sempre di assedî e di guerre; accompagnate
-Raineri a Parigi e Gulliver a Lilliput; congratulatevi
-col Guadagnoli pel suo naso-portento!
-</p>
-
-<p>
-Qualche abate, come il Casti, qualche cavaliere,
-come il Marino vi susurrano dei versi... No, si
-deve ridere, ma non a discapito del buon costume.
-Un po' di solletico piace a tutti, qualche
-licenza... poetica si permette; ma scendere a
-sozze oscenità, è troppo!
-</p>
-
-<p>
-E poi, c'è bisogno di abati e di cavalieri per
-ridere? La nostra letteratura è ricca, straricca di
-lavori gai. Vi piacciono le novelle? Il Boccaccio,
-il Firenzuola il Sacchetti, vi divertono un mondo.
-Chi cento, chi duecento, chi trecento, questi signori
-ne mettono a vostra disposizione un mezzo
-migliaio. Volete epigrammi? Ecco il Pananti. Il
-<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
-poveretto per meglio servirvi è ricorso financo a
-ditte estere.
-</p>
-
-<p>
-Volete commedie? Il Goldoni e il Giraud vi
-offrono tutto il loro repertorio artistico.
-</p>
-
-<p>
-Da ogni parte dunque sbucano libri allegri. Frottole,
-arguzie, parodie, caricature, scherzi comici.
-Che risate grosse, patriarcali, scoppiettanti, maliziose,
-equivoche, birichine! Tassoni, Bracciolini
-e Pulci mettono in canzonella la cavalleria terrestre
-e celeste; Aristofane si burla di Socrate e
-della sua dialettica; Plauto motteggia i venerandi
-Quiriti; Molière carezza il suo Tartufo... Ma che! in
-un momento tutti ridono: ride Omero, ride Dante,
-ride Shakespeare, ride Milton, ride Manzoni, ride
-Carducci: ridono tutti!
-</p>
-
-<p>
-Evviva l'allegria!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Oggi gli oratori sacri rispettano se stessi e il
-pubblico: sono serî, dignitosi; non una parola plebea,
-non un motto triviale. <i>Sancta sancte tractantur.</i>
-Ma un tempo i predicatori mutavano la chiesa
-in un teatro.
-</p>
-
-<p>
-L'Alighieri n'era stomacato.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">... si va con motti e con iscede</p>
-<p class="i01">A predicare; e pur che ben si rida,</p>
-<p class="i01">Gonfia il cappuccio e più non si richiede.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
-</p>
-
-<p>
-Se dunque volete santamente ridere e seguire
-il precetto del profeta <i>servite Domino in laetitia</i>,
-bisogna dare un'occhiata agli antichi libri di prediche.
-Sono un po' pesanti per le citazioni, per
-le filze sterminate di proverbi, per quei lunghi
-testi latini, ma li garantisco come rimedio miracoloso
-contro l'ipocondria.
-</p>
-
-<p>
-Padre Emanuele Orchi da Como è uno specialista
-per le descrizioni e per le metafore. Non
-dimentica neppure gli <i>artificiosi tiritiri degli uccelli</i>,
-il <i>soporoso sapore</i> e il <i>saporito sopore</i> con cui mangiano
-i bachi da seta. Con tre pennellate maestre
-vi dipinge la Maddalena: <i>sollevata di fronte, sfrontata
-di faccia, sfacciata di aspetto</i>. Il peccatore è
-goffamente paragonato alla lavandaia. Contro il
-ricco fa un processo penale in tutta regola: lui il
-Presidente, lui il Pubblico Ministero, lui la Parte
-Civile.
-</p>
-
-<p>
-Il Padre Caracciolo da Lecce, nel primo discorso
-del suo quaresimale, per inculcare ai fedeli
-il digiuno, grida: “<i>Dicetemi, dicetemi un poco,
-signori, donde nascono tante e sì diverse infermità
-in gli corpi umani? gotte, doglie di fianchi,
-febbri, catarri, non da altro se non da troppo
-cibo. Tu hai pane, vino, carne, pesce e non ti basta,
-ma cerchi nei tuoi conviti vin bianco, vin nero,
-malvagia, vin di tiro, rosso, lesso, zeladia, fritto,
-frittelle, capperi, mandorle, fichi, uva passa. Confeziona
-ed empi questo tuo sacco di fecce. Empi,
-<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
-gonfia, allarga la bottonatura e dopo el mangiare
-come un porco, va e bottati a dormire.</i>„
-</p>
-
-<p>
-Ma le prediche che si potrebbero leggere in
-una brigata di buontemponi sono quelle di P.
-Gabriele da Barletta. Nel giorno di Pasqua egli
-vuol dimostrare perchè la Maddalena e non altri
-andò ad annunziare alla Vergine la risurrezione
-di Gesù.
-</p>
-
-<p>
-“Non andò Adamo, egli dice — perchè piacendogli
-i fichi non si distraesse per la strada;
-non Abele, perchè incontrandosi con Caino sarebbe
-stato di nuovo ucciso; non il patriarca
-Noè, perchè un po' beone; non Isacco, perchè invitato
-a qualche minestra di lenticchie, avrebbe
-perduto tempo e primogenitura; non Giuseppe,
-perchè calunniato dalla moglie di Putifarre, sarebbe
-stato chiuso in carcere;„ e così continua
-con Mosè, con Davide, col buon ladrone, per
-conchiudere trionfalmente: “Solo la Maddalena
-poteva compiere questa missione!„
-</p>
-
-<p>
-Ma il papà degli artisti è il vescovo Andrea.
-Un giorno sale sul pulpito e fa vedere un piccolo
-seme; poi tira fuori una grossissima rapa e
-grida: “Ecco quanto è mirabile la potenza di
-Dio! Da sì piccolo seme trae un sì gran frutto!„
-</p>
-
-<p>
-Il buon vescovo volle scomodarsi a portare sul
-pergamo quella rapa: avrebbe potuto farne a meno.
-C'era la sua testa!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Sentite un mio consiglio. Non vi fate mai
-mancare i libri allegri.
-</p>
-
-<p>
-Nelle uggiose giornate d'inverno, nelle lunghe
-convalescenze, nelle ore di noia, si ha bisogno di
-un libro, che ci metta un po' di buonumore nelle
-vene.
-</p>
-
-<p>
-Siamo isterici nell'anima, noi moderni. Per
-natura o per abitudine, tiriamo alla malinconia,
-ostinandoci a vedere tutto buio, buio pesto.
-Ma il sole c'è, c'è la luna, ci sono le stelle!
-</p>
-
-<p>
-Oggi tutti soffrono allo stomaco, tutti digeriscono
-male. E perchè? perchè si è ipocondrici.
-</p>
-
-<p>
-Se fossi medico, prescriverei ai miei malati
-cinque o sei pagine del D. Chisciotte. Danno più
-globuli rossi quelle sei pagine che quaranta scatole
-di pillole Pink! Senza dire che quelle sei
-pagine costano molto, ma molto di meno!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span></p>
-
-<h2 id="prestano">I libri che si prestano.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Siete solito far rilegare in tela e pelle i grossi
-volumi di storia, di filosofia, di critica. Errore.
-Quei libroni non escono mai di casa. Fate rilegare
-invece i viaggi del De Amicis, i romanzi
-del Fogazzaro, del Tolstoi, del Barrili, del D'Annunzio;
-le novelle della Serao, del Verga; le poesie
-dell'Heine, del Leopardi, del Pascoli, della
-Negri; sono questi i libri, che vanno sempre in
-giro e che vi vengono sempre chiesti. Spesso
-non vi si dà nemmeno il tempo di poterli rileggere
-a tutta comodità. Le richieste degli amici
-piovono. Chi viene personalmente a casa, chi vi
-manda un bigliettino, chi vi abborda in mezzo
-alla strada: tutti vogliono leggere; e voi di buona
-o mala voglia dovete contentarli.
-</p>
-
-<p>
-Convenite con me: è una cattiva, cattivissima
-usanza quella di prestare libri.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
-</p>
-
-<p>
-Niente si presta con tanta facilità, niente si
-chiede con maggiore disinvoltura.
-</p>
-
-<p>
-E quel che è peggio non si sa mai in quali mani
-vadano a cadere i vostri libri. Voi li prestate all'amico
-tale, ma poichè ognuno ha la sua schiera più
-o meno numerosa di amici, questo signor tale si
-crede nel diritto di farli leggere ad un altro,
-e così di amico in amico, i vostri poveri libri
-sono eternamente in moto.
-</p>
-
-<p>
-Dopo un paio di mesi, dopo un anno ritornano
-a domicilio, ma in quale stato miserando!
-Sono dei feriti che vengono dalla guerra: malconci,
-piegati, ripiegati, sdruciti. Ad uno manca
-la copertina, ad un altro il dorso, ad un terzo
-un intero quaderno. E bisogna star zitto. Se ve
-ne risentite, l'amico è lì pronto a dirvi che il
-libro è stato trattato con ogni riguardo. “È
-sdrucito? ma se era sdrucito!„ “È macchiato
-d'inchiostro? ma se era così!„
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Quando vi viene restituito un libro, dategli
-sempre un'occhiata. Certi signori hanno il gusto
-di scrivere a margine le loro impressioni. È una
-critica spicciola, a monosillabi, spesso triviale,
-spesso arguta. Alcuni scrivono col lapis come per
-dire: se non vi piacciono queste osservazioncelle,
-cancellatele; altri non accettano revisione, vogliono
-eternarle con l'inchiostro!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
-</p>
-
-<p>
-Conservo i “Miserabili„ pieni di esclamazioni
-e di applausi. Ad ogni pagina: <i>sublime! divino!
-insuperabile! impareggiabile</i>! A fianco ad una
-poesia della Negri: <i>Bravo la signorina!</i> In un
-romanzo moderno, di cui taccio il nome dell'autore,
-trovo scritto di lungo e a grosso carattere
-questo bel complimento: <i>Sei un porco!</i> Nè credo
-che il poco cortese lettore abbia torto: certe espressioni
-somigliano davvero ad un grugnito!
-</p>
-
-<p>
-A metà di “Biancospino„ del Barrili veggo
-un gran crocione in blu e sotto: <i>Mi hai scocciato!</i>
-</p>
-
-<p>
-All'ultima pagina del “Conte di Montecristo„
-<i>Il finale non mi piace un fico secco!</i> A piè di un
-capitolo di “Spagna„ proprio dove il De Amicis
-parla della Cattedrale: <i>Non è vero, io ci sono stato
-tre mesi a Madrid!</i> Ma che cosa non è vero? Non
-è vero che ci sia la Cattedrale!
-</p>
-
-<p>
-Carina quella che leggo nella “Margherita Pusterla„.
-Tutti sanno che il Cantù alla porta del
-suo patetico romanzo incide questo breve dialogo:
-</p>
-
-<p>
-“Lettore, hai mai spasimato?„
-</p>
-
-<p>
-— No.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-“Questo libro non è per te.„
-</p>
-
-<p>
-<i>Tanto piacere!</i> aggiunge un capo ameno.
-</p>
-
-<p>
-Nè mancano i commentatori. “Niccolò dei Lapi„
-è stracarico di note insulse e puerili. <i>Firenze
-al tempo di Savonarola contava 30 mila anime.
-Massimo D'Azeglio era pittore e ministro
-di Vittorio Emanuele. I Palleschi e i Piagnoni erano
-due partiti politici, come oggi abbiamo i clericali
-<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
-e i liberali. Il Guerrazzi ha scritto una bella
-vita di Francesco Ferruccio.</i>
-</p>
-
-<p>
-Altri, come se la lettura di un libro fosse un
-avvenimento di massima importanza, vogliono far
-sapere a cielo e terra il tempo che hanno impiegato
-a leggere un volume. All'ultima pagina delle
-tragedie del Shakespeare trovo scritto: <i>Incominciato
-a leggere il 15 giugno, terminato il 21 settembre
-dello stesso anno</i>. E si limitassero a queste due date!
-Nossignore. Uno si esprime così: <i>Terminato oggi 25
-marzo, festa dell'Annunziazione di Maria SS.</i> Scommetto
-che questo complimento me l'abbia fatto un
-canonico, il quale aspiri alla nomina di Vescovo.
-Un secondo: <i>Letto in una giornata d'inverno.</i> Sarei
-tentato a scrivervi sotto: “Stupido, le Ricordanze
-del Settembrini non si divorano in un giorno!„
-Un terzo sarà un astronomo, si esprime
-così: <i>2 gennaio — mezzanotte — fulmini — freddo da
-cane</i>.
-</p>
-
-<p>
-E che dire poi di quelle signore, che si divertono
-a scrivere a margine dei nostri libri note di
-famiglia, indirizzi di amiche, ecc.? L'“Abate„
-dello Scott n'è zeppo.<i> — Fazzoletti 5 — lenzuola
-4 — asciugamani 5 — calzoni 2 — camicie 12 — Domani
-26 luglio bisogna pagare il sarto — Per
-la gonna a Carmela metri 3 di stoffa — Elvira Taiani,
-Via Bezzecca 15, Roma — Dottor Ernesto Solmi,
-Via Firenze N. 19, 2º piano, per consulto L. 10.</i>
-</p>
-
-<p>
-E ci sono delle sorprese anche più sensazionali.
-Sentite. Presto i “Racconti„ del Panzacchi
-<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
-ad un amico. Lo chiamo amico, perchè disgraziatamente
-si chiamano amici anche quelli
-che fanno dei brutti servizî. E questo signore me
-lo fece a modo o meglio me lo stava facendo,
-che io me ne accorsi a tempo e detti il “chi va
-là!„ Dunque dicevo, presto i “Racconti„ del
-Panzacchi. Dopo un paio di mesi non so come,
-nè perchè quel libro mi serve e glielo chiedo.
-</p>
-
-<p>
-“Ve lo manderò oggi per mio figlio; ve lo
-manderò domani per la domestica„. Intanto passa
-oggi, passa domani; si arriva alla domenica, e il
-libro non viene. Un comune amico mi dice che i
-“Racconti„ del Panzacchi sono presso una signorina.
-Mando un biglietto alla signorina, e dopo
-mezz'ora ecco il libro, accompagnato da un altro
-biglietto. La signorina si dichiara fortunata potermi
-servire, ma mi prega di restituirglielo con
-una certa premura, perchè è un dono, e i doni
-sono molto cari. Un dono? dunque non è il libro
-mio questo? No, è il mio; sì, sì, è il mio!
-Apro e alla prima pagina trovo scritto: <i>Alla signorina
-B. in segno di affettuoso ricordo l'amico</i>
-(e qui nome e cognome di quel signore).
-</p>
-
-<p>
-Santo Iddio! Del mio libro ne aveva fatto un
-dono! Che si voglia rubare... ma donarlo!...
-</p>
-
-<p>
-Dopo un paio di giorni seppi da quel comune
-amico che il donatore stava disturbato con me.
-Io non mi dovevo permettere!.. O bella, e lui si
-doveva permettere?...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-E ritornassero tutti, i vostri poveri libri!
-</p>
-
-<p>
-Diciamolo a onore e gloria del genere umano:
-pochi sono gli onesti che restituiscono un libro.
-Il Descuret nella <i>Medicina delle Passioni</i> dice:
-“Non prestate mai un libro ad un bibliomane, è
-capace di ritenerselo!„
-</p>
-
-<p>
-Come è ingenuo il signor Dottore! Questa malattia
-la tengono un po' tutti. I libri escono, ma
-spesso non ritornano. Voi vi dimenticate, l'amico
-si dimentica o finge di dimenticarsi e buona
-notte!
-</p>
-
-<p>
-Viene però il giorno del <i>redde rationem</i>. Il
-giornale, ad esempio, vi dà una brutta nuova:
-è morto Vittoriano Sardou. È morto? come è
-morto? Che peccato! Sardou è un artista! E
-senza volerlo l'occhio corre allo scaffale: sentite
-il bisogno di rileggere ad alta voce una scena
-del <i>Rabagas</i>. Ma dov'è questo dramma? L'ho
-visto sempre qui, insieme coi lavori dell'Hugo.
-Fosse nella camera da letto? no; sul comodino?
-no; in mezzo a quei giornali? nemmeno.
-L'avessi prestato? Già, già, l'ho prestato, l'ho
-prestato: mi ricordo. Ma a chi?„
-</p>
-
-<p>
-Qui vi smarrite e si smarrirebbe il più abile
-commissario di polizia. Come prenderne le tracce?
-Ne domandate agli amici, ne scrivete a qualche
-collega lontano, che spesso spesso ricorre a
-<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
-voi per buoni libri; ma, com'è facile immaginare,
-chi fa il nescio, chi si disturba, chi cade
-dalle nuvole.
-</p>
-
-<p>
-— Rabagas? tu sai che i drammi voglio sentirli
-a teatro!
-</p>
-
-<p>
-— Ma se non l'ho letto!
-</p>
-
-<p>
-— Io Rabagas!
-</p>
-
-<p>
-— Fammi il piacere, ricordati a chi l'hai
-dato!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-— Ma sei pazzo?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Eppure fra tutti questi signori che dicono no,
-c'è uno che dovrebbe dir sì, c'è uno che mentisce,
-c'è uno che in barba ad ogni regola di
-buona creanza si tiene il vostro libro.
-</p>
-
-<p>
-Vi vengono dei sospetti, voi conoscete i polli,
-sapete più o meno chi sa giuocare di scherma.
-Vorreste entrare zitto zitto in casa sua, rovistare
-nella libreria, trovare la refurtiva e dirgli
-in faccia: “Sei un ladro!„ Ma chi vi dà questo
-diritto? Violare il domicilio! ci sono da sei mesi
-ad un anno di detenzione!...
-</p>
-
-<p>
-Per due o tre giorni siete disturbato, disturbatissimo.
-Fate mille giuramenti. Non darò un
-libro neppure... Che mi tagliassero le mani!...
-</p>
-
-<p>
-Giuramenti da donnicciuole. Dopo un paio di
-giorni l'ira passa e si ritorna da capo. Come si fa
-a negare un libro, come si fa a dire lì sul muso
-ad un amico: “Non posso servirti, perchè tu non lo
-restituisci più, perchè tu forse sei un ladro!„
-</p>
-
-<p>
-E ladri di libri ve ne sono: ladri di cartella,
-<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
-ladri che dovrebbero comparire dinanzi alle Assisi.
-Ne conosco alcuni che raccattando libri da
-Tizio e da Caio mettono su un po' di libreria. E
-che arte ad allontanare ogni traccia! Se il libro
-ha sulla copertina il vostro nome, strappano la
-copertina; se il libro è rilegato ed ha il vostro
-nome sul dorso, raschiano la pelle finchè il nome
-va via e il libro... resta nelle loro mani.
-</p>
-
-<p>
-Il miglior modo sarebbe quello di non prestar
-libri a chicchessia. Ma è possibile? Sareste
-qualificato per orso e peggio! Negare un libro.
-Vergogna! I libri non si negano. Dunque?
-Bisogna ricorrere a pretesti, a sotterfugi, a
-bugie. Esempio. Viene un amico a casa vostra
-e dopo avervi coperto di complimenti, dopo essersi
-premurosamente informato della vostra salute
-vi chiede, con bel garbo, il “Piccolo mondo
-antico„.
-</p>
-
-<p>
-Voi su due piedi, da bravo avvocato, rispondete
-con cortesia:
-</p>
-
-<p>
-— Non te lo consiglio, non ne vale la pena,
-sai. È un libro che annoia.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-“Come! mi hanno detto... ho letto sul giornale
-che...„
-</p>
-
-<p>
-— Senti a me: non credere ai giornali. Del resto
-se lo vuoi, padronissimo; ma son sicuro che
-te ne pentirai. È un libro poco interessante.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Lui resta per un momento sopra pensiero e
-poi quasi rassegnandosi:
-</p>
-
-<p>
-“Se me lo assicuri...„
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ma ti pare!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Nuove strette di mano, nuovi complimenti.
-</p>
-
-<p>
-L'amico se ne va. E voi, dopo averlo accompagnato
-fino alla porta, ritornate indietro, esclamando
-con un sorriso a fior di labbra:
-</p>
-
-<p>
-— Sicuro il <i>Piccolo mondo antico</i> è un capolavoro,
- ma non voglio farlo uscire di casa!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Forse questa <i>reclame</i> dispiacerebbe al povero
-Fogazzaro. Ma che c'entra lui? Il padrone siete
-voi, avete voi sborsate le brave cinque lire!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span></p>
-
-<h2 id="storia">La Storia.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Le Cronache dei Malaspina, dei fratelli Villani,
-i Compendî del Comba, del Ravasio del Ferrero,
-del Bertolini, ecc. — modesti e senza pretensione — stanno
-alla rinfusa tra romanzi e libri
-scolastici; ma gli storici di professione, gli alti dignitarî
-sono al posto d'onore. Per il grande formato,
-per i titoli in oro, impressi sul dorso, spiccano
-superbamente e pare che dicano: la storia
-è qui!
-</p>
-
-<p>
-Ecco in prima fila i diciassette grossi volumi
-del Cantù. Molta roba, lo so; ma qui non è la
-semplice narrazione dei fatti, qui è la storia civile,
-religiosa, intellettuale, morale, economica di
-tutte le nazioni. In un volume, il <i>racconto</i>: in
-un altro, le <i>religioni</i>; in un terzo, la <i>letteratura</i>:
-in un quarto, <i>schiarimenti e note</i>; e così di seguito.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il Cantù, da questo informe materiale, ha
-ricavato poi la <i>Storia degl'Italiani</i>, la <i>Storia
-dei cento anni</i>, la <i>Storia della letteratura greca,
-latina</i>, ecc. E se il Signore non l'avesse chiamato
-in residenza per la compilazione di una
-storia del Paradiso, chi sa quante altre ce ne avrebbe
-regalate!
-</p>
-
-<p>
-Ecco gli <i>Annali d'Italia</i>, scritti alla buona,
-senza ostentazione o apparato di forma, dall'erudito
-e benemerito Muratori. A destra, la Storia
-del Guicciardini, orrido e vivo ritratto della
-bassa politica del Medio evo; qui, la <i>Continuazione</i>
-del Botta, eccellente descrittore di pesti,
-tremuoti, battaglie; là, la <i>Storia d'Italia</i> del Balbo,
-dettata in uno stile, quasi direi, geometrico,
-che non divaga nei particolari, ma che tira diritto
-alle inevitabili conclusioni; in fondo, i sette
-volumi del Giambullari, opera, che al Giordani
-sembrava “un amenissimo giardino per i fiori
-di lingua„, ma che a noi è arrivata come una foresta,
-piena di labirinti, di burroni e di nascondigli.
-</p>
-
-<p>
-Quante storie, Dio mio! Chi la sa lunga e va
-da Adamo a Marconi, chi ha fretta e se la sbriga
-con cento pagine. Chi illustra un'epoca, chi
-lumeggia un secolo, chi rischiara o annebbia una
-dinastia. Insomma non vi è fatto, impresa, rivoluzione
-che non sia stata descritta, discussa
-commentata, sviscerata.
-</p>
-
-<p>
-Gli storici antichi però mettiamoli da parte. Essi
-segnano gli avvenimenti quali appaiono attraverso
-<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
-le gloriose tradizioni, e tutto lo studio è
-di ritrarre a smaglianti colori un assedio, una
-battaglia, una fuga. Che quadri bellissimi, che
-vive descrizioni! Ma è storia questa? No, sono
-dei poemi eroici in prosa. Ogni città, a somiglianza
-di Roma, è stata edificata da dei o da figli di
-dei; ogni impresa militare è circondata da un
-non so che di maraviglioso, che ricorda l'<i>Iliade</i>
-e l'<i>Eneide</i>.
-</p>
-
-<p>
-I nostri padri bevvero grosso, ma noi moderni...
-Eh! oggi la storia va fatta a dovere. L'arte,
-sissignore; ma l'arte deve stare al suo posto. Via,
-via le fiabe, e i racconti maravigliosi! Noi vogliamo
-la verità vera, noi vogliamo il documento,
-l'analisi, l'autopsia!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma è sempre vero ciò che scrivono gli storici
-moderni? Signori, no.
-</p>
-
-<p>
-Il Voltaire chiama gli storici: “bugiardi ufficiali„
-e in parte ha ragione. Quasi tutti abusano
-del loro ufficio nobilissimo. Alcuni, trascinati
-dalle proprie convinzioni politiche o religiose,
-diventano partigiani; altri, vittime di un preconcetto,
-non negano alcun fatto, ma qui esagerano
-un particolare o lo sopprimono, là velano un
-delitto sotto un'arguzia, e tutto questo per coordinare
-gli eventi al loro supposto; altri infine,
-non per malignità, ma per la fretta o per la mancanza
-<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
-di acume critico, sogliono giudicare il
-passato con criterî moderni e dànno in falsi
-apprezzamenti.
-</p>
-
-<p>
-Di storici obbiettivi non ne abbiamo, non ne
-avremo mai. Ammesso pure che uno storico riesca
-a spogliarsi di ogni passione partigiana e
-prometta a se stesso di voler essere il sereno espositore
-dei fatti, l'eco genuina di tutti gli avvenimenti; — l'indirizzo
-dei suoi studî, la predominanza
-di questa o di quella idea basta a turbargli
-il giudizio. Guardate: fra tanti libri di storia
-ci sono forse due che la pensano allo stesso
-modo? Ognuno alza la voce, ognuno nega ciò che
-un altro afferma. “Il Papato ha rovinato l'Italia!„
-dice il Macchiavelli. “Il Papato è stato
-sempre la nostra salvezza!„ grida il Cantù. Il
-Sarpi scrive la <i>Storia del Concilio di Trento</i> per
-dichiararlo un intrigo; il Pallavicino lo rimbecca
-con un'altra<i> Storia del Concilio</i>; il Courayer ne
-scrive una terza per rimbeccare l'uno e l'altro; in
-ultimo il Servita ne fa una quarta per rimbeccare
-il primo, il secondo e il terzo. Ma dunque si può
-sapere che cosa è questo benedetto Concilio?
-</p>
-
-<p>
-Nè parlo del Medio evo. Povero Medio evo!
-È come un cadavere sotto i ferri anatomici.
-Ognuno vi trova la malattia che vuole: chi il fanatismo,
-chi la corruzione, chi l'ignoranza; e, a
-corona dell'opera, il Botta lo qualifica “età pazza,
-scarmigliata, da cronicacce di frati e di castellani
-ignoranti„.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
-</p>
-
-<p>
-Abbiamo detto che i letterati sono sempre in
-lotta fra loro. E che dovremmo dire degli storici?
-Immaginate per poco che tutti questi signori
-si trovassero per un giorno solo a congresso:
-altro che Parlamento Italiano!
-</p>
-
-<p>
-Ma lasciamo che essi gridino a loro talento.
-Come dall'attrito vien fuori la luce, così da
-questi libri, che affermano, negano, difendono,
-alterano, mentiscono, falsificano, nasce la storia,
-la grande maestra della vita.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-E parliamo della storia! Ultimi venuti nel
-mondo non potremmo vivere che del presente,
-ma la storia ci fa vivere del passato.
-</p>
-
-<p>
-Sono tutte le epoche che s'intrecciano, si inanellano,
-si completano con i loro massacri di
-sangue! Essa raccoglie il grido della guerra e
-l'inno della pace, il sarcasmo del tiranno e il lamento
-della vittima.
-</p>
-
-<p>
-Le più belle creazioni dell'arte si offuscano
-dinanzi a questo libro, in cui sono ritratti gli
-uomini che innalzarono o distrussero Stati e Monarchie,
-Regni ed Imperi, confini e frontiere.
-</p>
-
-<p>
-La storia — questo monumento, più grandioso
-del S. Pietro di Roma, più antico delle Piramidi
-di Egitto — ci dice che l'umanità ha avuto i suoi
-eroi, i suoi martiri, i suoi carnefici, i suoi salvatori,
-i suoi angeli, i suoi dèmoni.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
-</p>
-
-<p>
-Essa è la voce di Dio, è il grande giudice
-degli uomini nel tempo. Molti seppero ingannare
-i loro contemporanei e procacciarsi con l'astuzia
-e con l'ipocrisia un applauso o un monumento;
-ma la storia li ha colpiti! Inesorabile nella sua
-giustizia, divide gli uomini in ischiere: i pazzi,
-capitanati da Caligola; i sanguinari, da Nerone; le
-vittime, da Belisario; gli avventurieri, da Pirro;
-gli eroi, da Leonida; i traditori, da Baglione; i
-dominatori, da Carlo V; i salvatori, da Pietro
-Micca; e al di sotto, tutta una immensa moltitudine
-di milioni e milioni di uomini, che sono come il
-fondamento del grande edificio sociale; di uomini,
-che vissero e morirono senza avere un nome
-una volontà, una coscienza propria. Questa moltitudine
-immensa è il popolo.
-</p>
-
-<p>
-Il popolo! Chi può parlare di quest'Ercole incatenato,
-cieco come il Polifemo della favola,
-mite come l'agnello, sanguinario come la tigre;
-ora umile e sottomesso, ora superbo e ribelle?
-Oggi, timido, si lascia quasi calpestare; domani,
-insorge e non si arrende neppure dinanzi alla
-bocca di mille cannoni.
-</p>
-
-<p>
-Il popolo! Guai a chi non ascolta per tempo
-i suoi lamenti! Quei lamenti potranno in un istante
-mutarsi in un ruggito feroce; ed allora egli non
-prega più: comanda. Di rado si sveglia questo
-leone dal suo letargo, ma quando si scuote e
-manda il primo ruggito, gli basta un'ora per allagare
-<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
-di sangue una città, per abbattere corone
-e scettri, confini ed imperi.
-</p>
-
-<p>
-Per convincersi della sua onnipotenza bisogna
-vederlo in azione, il popolo. Io ne ebbi un'idea
-il 17 ottobre 1888. Sulla grande piazza di S. Ferdinando,
-in Napoli, duecentomila cittadini acclamavano
-i Reali d'Italia e l'Imperatore di Germania.
-Vecchi, adulti, giovani, fanciulli, donne
-applaudivano freneticamente e sembrava che un
-fluido magnetico li agitasse tutti.
-</p>
-
-<p>
-Quegli evviva, confondendosi nell'aria, mi arrivavano
-all'orecchio come un frastuono, come
-l'eco di mille voci lontane. Io non sentivo gli
-applausi, vedevo la potenza del popolo. Non so
-quali pensieri si agitassero nella mente di Umberto
-e di Guglielmo; ma credo che quella folla
-compatta, convulsa, li abbia un po' sconvolti; credo
-che i due Coronati, sotto quel sorriso compiacente
-e dignitoso, nascondessero un timore, quel
-timore che si prova dinanzi al leone, sia pure
-addomesticato.
-</p>
-
-<p>
-Il re si crede forte nella sua reggia, ma quando
-si trova a tu per tu con il popolo, allora sente
-una voce segreta che gli dice: “Attenti! attenti!
-Questa folla sterminata è il popolo. A che varrebbero
-i tuoi soldati, i tuoi cannoni, le tue carceri
-se ti venisse meno il suo affetto?„
-</p>
-
-<p>
-Felici i re che ascoltano questa voce e si ricordano
-che il popolo esiste!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-La storia seduce.
-</p>
-
-<p>
-Pigliando la rincorsa dall'età eroica, che vi alletta
-con i suoi dei, semidei, eroi, ciclopi; dando
-uno sguardo di ammirazione a Sparta e ad Atene,
-ci fermiamo a Roma, a Roma nostra, che
-incatena al suo cocchio trionfale intere regioni.
-Per noi Italiani, che orgogliosamente possiamo
-chiamarci figli dei Bruti, dei Fabrizi, dei Fabi,
-dei Cesari, la storia di Roma ha un incanto, un
-fascino immenso.
-</p>
-
-<p>
-Ma Roma cade e gli Unni, i Vandali, i Goti,
-i Visigoti, gli Ostrogoti, i Longobardi si gettano
-come corvi famelici sopra di essa, e con la
-spada insanguinata segnano una nuova epoca: il
-Medio-evo, tempo di transazione, che non ha
-una vera storia, ma che prepara la storia; epoca
-enigmatica e oscura, che ricorda la biblica torre
-di Babele.
-</p>
-
-<p>
-Infatti, quando si presenta innanzi a voi il
-grande ed infelice Colombo, vi sembra di essere
-usciti come da una bolgia infernale. Guardate
-indietro, e mille ombre vi inseguono: — è Alboino,
-che con la tazza ferale vi invita a bere
-del sangue; — è Teodora, Macrozia, Ermengarda,
-le turpissime donne di Roma, che con l'astuzia
-e la disonestà creano scandali e rovine; — è Barbarossa,
-che scende cinque volte a incendiare
-<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
-città e villaggi; — sono insomma tanti spettri
-orribili, che escono dai loro sepolcri e si fanno
-innanzi minacciosi.
-</p>
-
-<p>
-Al Medio Evo fanatico e sanguinario succede
-l'età moderna, in cui tutti i popoli, ripetendo il
-grido di Giulio II: “Fuori i barbari!„ cercano
-acquistare la propria indipendenza.
-</p>
-
-<p>
-Questo periodo più vi appartiene e voi lo scorrete
-con ansia. Finalmente gl'Italiani si sono
-svegliati! Caduti con Roma, per tanti secoli fummo
-dominati, disprezzati, e la nostra Patria venne
-chiamata una <i>espressione geografica</i>. Ma il tempo
-della rivendicazione è venuto. Non è la Lega Lombarda,
-non sono i Vespri Siciliani, non è la rivolta
-di Masaniello, sono tutti gl'Italiani che si ribellano
-ai propri tiranni. Fuori, fuori! abbasso
-gli Austriaci! abbasso i Borboni! abbasso i Duchi,
-gli Arciduchi, i Vicerè, i Potestà! Vogliamo
-l'Italia una e indipendente!
-</p>
-
-<p>
-Voi pieno d'entusiasmo accompagnate Cavour
-al congresso di Parigi, assistete ai segreti colloqui
-tra D'Azeglio e Vittorio Emanuele; e
-quando la guerra contro l'Austria incomincia, voi
-tremate: è quel sacro timore che si prova alla vigilia
-delle grandi imprese. Sorpassate le lunghe
-descrizioni, le biografie, i commenti e correte
-alle battaglie: a Montebello, a Palestro, a Varese,
-a Camerlata, a Melegnano, a S. Martino, a Calatafimi,
-a Milazzo, a Capua, a Gaeta. Da per tutto
-si combatte e si vince!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
-</p>
-
-<p>
-Gli Austriaci si ritirano, i Borboni fuggono, la
-Patria finalmente è nostra! E la storia contemporanea
-si chiude con il trionfo degl'Italiani.
-</p>
-
-<p>
-All'ultima pagina vi destate come da un sogno incantevole;
-ma subito dopo vi assale una malinconia.
-</p>
-
-<p>
-I nostri padri affrontarono l'esilio, il carcere,
-la morte e noi che cosa abbiamo fatto per rendere
-rispettata la nostra Patria, questa terra benedetta,
-ricca di tante bellezze di natura, sempre
-maestra nelle arti e nelle scienze?
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-La storia fa ribrezzo.
-</p>
-
-<p>
-In essa vive un mostro che ora striscia come
-un rettile e riesce a nascondersi, ora si solleva
-gigante ed urla come un demone: la guerra!
-</p>
-
-<p>
-Scorrete la storia; ad ogni passo una guerra.
-Leggi, proclami, guerre; invenzioni, scoperte,
-guerre; pace, trattati, guerre. Guerre sanguinose,
-che si trascinano per anni e anni, come una vendetta
-di Dio; guerre insulse, nate per capriccio o
-volute da un despota; guerre ridicole, che fanno
-vergogna a vinti e a vincitori; ma sempre guerre,
-guerre!
-</p>
-
-<p>
-Ogni epoca si apre e si chiude con un massacro,
-ogni nuovo regime è preparato col sangue
-di migliaia di vittime. Sulla punta della spada e
-sulla bocca del cannone è il diritto.
-</p>
-
-<p>
-Non parlate alle nazioni di giustizia. La guerra
-<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
-è il grande, inappellabile Tribunale, che legalizza
-usurpazioni e violenze, che rende o strappa libertà
-ed onore.
-</p>
-
-<p>
-Il sogghigno beffardo di Brenno ha echeggiato
-in tutti i secoli!
-</p>
-
-<p>
-Intanto noi leggiamo la storia con la più grande
-indifferenza. Le guerre non ci fanno impressione,
-sembrano la cosa più naturale del mondo.
-Siamo abituati fin da ragazzi ad assistere in ispirito
-ai grandi macelli di carne umana. A che
-cosa si riducevano quei <i>Compendî di storia,</i> imparati
-nelle scuole primarie o secondarie? Se togli
-le leggende e qualche racconto un tantino educativo,
-tutto il resto: guerre. Bisognava sapere
-dove avvennero, quanti furono i combattenti,
-quanti i morti, quanti i feriti, quanti i prigionieri.
-Dàlli oggi, dàlli domani, si finiva col pigliarvi
-gusto. Alla battaglia di Canne settantamila morti,
-ventimila prigionieri. Bravo Annibale! In Gallia,
-Cesare lascia un milione di morti. Benissimo!
-</p>
-
-<p>
-E Napoleone? Quest'uomo fatale, esercitava
-sul vostro animo un fascino irresistibile. Quando
-il professore di storia vi descriveva a vivi colori i
-grandi successi militari di Cherasco, di Lodi, di
-Rivoli, di Marengo, di Austerlitz, voi a battere
-le mani freneticamente. Napoleone è un genio!
-</p>
-
-<p>
-Come siamo facili all'entusiasmo! Abbiamo innalzato
-monumenti ai grandi conquistatori e li
-salutiamo col nome di eroi! Eroi che grondano
-sangue, eroi che seminarono la morte e la distruzione,
-<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
-eroi-carnefici, che non ebbero nemmeno il
-pregio di essere sinceri e di confessare come Attila:
-“Io sono il flagello di Dio!„
-</p>
-
-<p>
-Quanti milioni e milioni di uomini non furono
-massacrati sui campi di battaglia?
-</p>
-
-<p>
-Poveri illusi! Credevano di compiere un dovere
-verso la Patria, e il più delle volte non fecero che
-secondare le sfrenate passioni di pochi. La Patria,
-sempre la Patria si mette in ballo per attirare il
-popolo e trascinarlo al macello. “Ogni anno — esclama
-il De Musset — la Francia faceva regalo a
-Napoleone di trecento mila giovani: era l'imposta
-pagata a Cesare, era la scorta che gli bisognava
-per attraversare il mondo. Mai vi furono tante
-notti senza sonno, mai si vide sporgere dai bastioni
-delle città tanta moltitudine di madri desolate,
-mai vi fu tanto silenzio intorno a coloro, che
-parlavano di morte!„
-</p>
-
-<p>
-Ma i libri storici che davvero fanno ribrezzo
-sono quei grossi volumi del Taine, del Michelet,
-del Blanc, del Thiers. Se siete di animo delicato,
-non aprite quei libri: ivi è descritta minutamente
-la più grande aberrazione umana: la Rivoluzione
-Francese. Raccogliete le malvagità di tutte
-le guerre, non avrete mai la Rivoluzione Francese,
-“in cui l'uomo — secondo il Taine — non
-è solo barbaro, come il Vandalo, crudele, come
-l'Unno, ma un animale sanguinario e lubrico„.
-</p>
-
-<p>
-Dio mio! ad ogni passo una mannaia, in ogni
-casa un eccidio, in ogni tempio una profanazione.
-<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
-E in mezzo alle strade, allagate di sangue, vi
-appaiono come nella penombra, gli spettri di
-Marat, di Danton, di Robespierre. Che infernale
-trinomio! Marat riarso da una sete insaziabile di
-sangue, con tutti i sintomi fisici di un mostro:
-Danton, maschera convulsa di mastino ruggente,
-capace di strapparvi il cuore con uno sguardo;
-Robespierre, grande macellaio di carne umana,
-che parla con la schiuma alla bocca, che digrigna
-i denti e getta fiele anche sui morti! Queste ombre
-vi atterriscono; un fremito convulso vi agita,
-i capelli si rizzano sulla fronte, e voi chiudete il
-libro, esclamando:
-</p>
-
-<p>
-“Maledetta la guerra e le rivoluzioni!„
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma è inutile maledire. La guerra ci sarà sempre.
-L'uomo, per un fatale destino, deve di tanto
-in tanto dar prova della sua malvagità.
-</p>
-
-<p>
-Lo Zar, in un momento di santo zelo, ricordandosi
-di essere non solo Imperatore, ma padre e
-Pontefice Massimo di milioni di anime, ebbe la
-felice idea della pace universale. Si, si, la pace!
-Vogliamo la pace!
-</p>
-
-<p>
-Tutti i Moneta di questo mondo misero fuori
-un sospiro di soddisfazione. Finalmente!
-</p>
-
-<p>
-Ma vedete un po': proprio lo Zar, forse per aggiungere
-l'esempio al precetto, attaccò lite — e
-che lite! — col Giappone.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
-</p>
-
-<p>
-Egli voleva la pace, sissignore; ma voleva anche
-la Corea. Gli Occhietti a mandorla si opposero. “La
-Corea è nostra!„ Nicola montò in bestia. “Nani
-screanzati! Voglio darvi io una lezioncina!„
-</p>
-
-<p>
-Disgraziatamente invece di darla la ricevè.
-</p>
-
-<p>
-Ma siamo giusti: come abolire la guerra, come
-darle il ben servito e metterla bruscamente alla
-porta, se essa oggi impera sovrana in tutte le
-Nazioni?
-</p>
-
-<p>
-I nostri Governi non si preoccupano che della
-guerra.
-</p>
-
-<p>
-Siamo amanti della pace, vogliamo la pace,
-ma intanto abbiamo un Ministero della Guerra,
-non della pace; scuole di guerra, non di pace!
-I nostri R. Cantieri non lavorano che per la
-guerra. A Roma, vi sono in permanenza Commissioni
-e Sottocommissioni, che studiano notte e
-giorno, e, a basi di calcoli, di esperimenti, mutano,
-trasformano tutto il materiale da guerra. Ogni anno
-nuovi fucili, nuove cartucce, nuove uniformi, nuove
-tende, nuove corazze, nuovi tipi di navi e di
-sottomarini. Lo Stato Maggiore sta sempre con
-l'occhio alla penna. I piani di attacco, di invasione,
-di difesa sono completati, sissignore, ma
-non possono restare allo <i>statu quo</i>; occorrono
-continue modifiche. Debbono essere ritoccati, perfezionati,
-secondo le circostanze e le esigenze
-militari.
-</p>
-
-<p>
-Il soldato dev'essere sempre pronto; ed ecco
-<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
-le grandi manovre, che sono come i concerti di
-quella terribile musica.
-</p>
-
-<p>
-E dovunque è così: tutti gli Stati sono all'erta
-per ben riceverla.
-</p>
-
-<p>
-Si racconta: il feld-maresciallo von Moltke, Capo
-dello Stato Maggiore Tedesco, se la dormiva una
-notte saporitamente, quando venne destato di
-soprassalto dal suo Aiutante di campo, il quale
-gli annunziò che era stata dichiarata la guerra
-con la Francia. Von Moltke, senza punto scomporsi,
-disse: “Incartamento N. 5.„ Si voltò dall'altro
-lato e ricominciò a russare.
-</p>
-
-<p>
-L'Aiutante aprì l'incartamento indicato e trovò
-tutto il piano di mobilitazione, con annessi ordini
-già firmati, da spedirsi ai comandanti di
-Corpi d'Armata. Non fece altro che aggiungervi
-la data e correre al vicino ufficio telegrafico. Dopo
-due ore tutti pronti per dar principio allo spettacolo!
-</p>
-
-<p>
-Questo cinquant'anni fa. Oggi <i>l'incartamento
-N. 5</i> non contiene solo il piano di mobilitazione,
-ma inchieste segrete, statistiche, carte geografiche,
-topografiche sulla Francia. E sapete perchè? Le
-Nazioni civili si spiano maledettamente. I nostri
-piani di guerra, segreti, segretissimi, custoditi da
-una dozzina di chiavi, si conoscono a Vienna,
-a Parigi, a Berlino, a Londra, a Pietroburgo;
-come dall'altra parte a Roma si conserva una
-copia in carta libera de' piani, sottopiani e terrapiani
-delle Nazioni amiche. Potreste dire: ma
-<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
-sarebbe meglio che questi benedetti piani si preparassero
-in piazza, una volta che... Avete ragione,
-ma le spie? Dovrebbero morir di fame? No, in
-questo mondo tutti debbono vivere!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Però, bisogna confessarlo, noi moderni l'abbiamo
-molto perfezionata la guerra. I nostri padri, felini
-e ignoranti, si scannavano come cani. Armati
-fino ai denti, coverti di corazze e cimieri, si davano
-colpi da orbi. Vergogna! Un po' di umanità
-ci vuole anche quando si ammazza. Siamo uomini
-o belve noi?
-</p>
-
-<p>
-Per fortuna un monaco inglese, nei suoi ozî
-beati, inventa la polvere. Bravo il figlio di
-S. Francesco! Invece di recitare l'Ufficio Divino
-o preparare liquori per i palati aristocratici, ci
-combina il bel servizio! Ma zitto, noi dobbiamo
-essergli grati. La polvere ha portato il progresso,
-la civiltà, l'umanità nella guerra. Via, via le daghe,
-i dardi, le baliste! Roba da selvaggi. Noi moderni
-abbiamo il cannone Krupp, che tira a 5000
-metri e regala 35 colpi al minuto. Si muore, ma
-nessuno si macchia le mani di sangue.
-</p>
-
-<p>
-Oggi la guerra è una scienza e tiene a sua
-disposizione fisica, chimica, elettrotecnica.
-</p>
-
-<p>
-La polvere fa molto fumo? Male, malissimo; sul
-campo di battaglia ci vuole... arrosto; e perciò
-un italiano, pratico e umanitario, ha inventato la
-polvere senza fumo. Sta bene. Ma sapete: quello
-<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
-scoppio del cannone dà sui nervi. Santo Iddio,
-dopo cinque minuti si è sordi! È un inferno, un
-inferno perfetto!
-</p>
-
-<p>
-Avete ragione; ma si è provveduto anche a
-questo. Noi oggi abbiamo la polvere muta, che
-fa i fatti suoi senza la minima ciarla. Il cannone
-non brontola più, il fucile non cinguetta; l'uno
-e l'altro lavorano in silenzio. Il proiettile arriva,
-vi colpisce, voi ve ne andate all'altro mondo,
-senza sentire il minimo rumore. Calma perfetta.
-Si sentirebbero volare le mosche, se questi animalucci
-avessero la pazza curiosità di assistere
-a quei drammi!
-</p>
-
-<p>
-A noi moderni spetta un altro vanto: oltre a
-rendere la guerra meno antipatica e più umana,
-le abbiamo dato un po' della nostra fretta.
-</p>
-
-<p>
-I nostri padri perdevano molto tempo. I Romani,
-per citare i maestri dell'arte, consumarono
-33 anni per vincere i Sanniti, 44 per domare i
-Cartaginesi. Un'eternità! La incominciavano i
-padri e la terminavano i figli! Noi invece ci
-sbrighiamo in pochi giorni.
-</p>
-
-<p>
-Eh! ci vuol tanto poco a bombardare una città!
-Dieci bocche di cannone, a getto continuo, in
-mezz'ora vi distruggono New York!
-</p>
-
-<p>
-E poi, lasciate che si perfezioni il dirigibile e
-l'areoplano: la guerra, anche più importante, sarà
-ridotta a pochi minuti. In un giorno solo: <i>ultimatum</i>,
-guerra, pace.
-</p>
-
-<p>
-Altro che <i>veni, vidi, vici</i> di Cesare!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span></p>
-
-<h2 id="romanzi">I romanzi.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Ne trovate da per tutto. Sul tavolo, sul comodino,
-sulle sedie, in mezzo ai giornali: in ogni
-angolo una rappresentanza. Ma il grosso dell'esercito
-è qui, in questo scaffale a sinistra. Grandi,
-piccoli, in edizioni di lusso, in edizioni economiche,
-rilegati in tela, in pelle, sciolti, sdruciti:
-sono due o trecento, tutti in fila come soldati.
-</p>
-
-<p>
-Succede spesso. Quando non si ha voglia di
-leggere e la penna pesa un quintale, quasi senza
-volerlo, fermate l'occhio su questi libri e ne andate
-scorrendo i titoli. Curioso! Ora la fronte
-si corruga, ora si spiana; ora le labbra abbozzano
-un sorriso, ora vi assale un fremito; ora il naso
-si aggrinza, ora gli occhi scintillano. È naturale:
-sono le diverse impressioni che hanno lasciato in
-voi questi libri, impressioni che non si cancellano,
-impressioni che ricordano tutto un periodo di
-<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
-vita gaia e spensierata. Qui sono romanzi, divorati
-in un giorno con la più grande voluttà; romanzi
-noiosi, dieci volte incominciati e dieci volte
-mandati a quel paese; romanzi lascivi, assaporati
-di nascosto come frutti proibiti; romanzi
-placidi, sereni come un tramonto d'autunno; romanzi
-burloni, che leggeste ridendo a crepapelle;
-romanzi tetri, che vi lasciavano un vuoto nell'anima;
-romanzi paurosi che vi facevano rizzare i
-capelli!
-</p>
-
-<p>
-Oggi di tanti romanzi non vi resta che un ricordo
-vago. Di alcuni ricordate appena il protagonista,
-di altri una scena, di altri una descrizione:
-tutto il resto, silenzio. Vi date a frugare nella memoria,
-unite, coordinate, ma ad un punto non si può
-andare più avanti; si perde ogni traccia. Buio, buio
-pesto! È vero; ma guardando questi libri, sentite
-come una musica lontana, che dolcemente vi accarezza
-e vi culla. Vi arrivano suoni, armonie, grida
-laceranti; è come un'eco di baci, di sospiri,
-di gemiti, che s'inseguono, s'intrecciano, si urtano.
-La fantasia corre, corre... Voi vedete sfondi
-di foreste e di acque azzurre, poveri abituri e sale
-dorate, riflessi di nevi e di cieli rosei! Che odore di
-gelsomini e di aranceti! Che tanfo di sudiciume!
-</p>
-
-<p>
-Ma in un momento, come al colpo di magica
-bacchetta, vi appaiono guerrieri, dame, assassini,
-padroni, servi... Voi fissate bene lo sguardo; li
-conoscete tutti. Ecco Valijean, ecco l'astuto Rodin,
-lo spavaldo D'Artagnan, il laido Francesco
-<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
-Cenci, il patriarcale Niccolò dei Lapi, il buon
-Ivanhoe, il timido D. Abbondio. Gilliat lotta con
-la terribile piovra, Fleur de Marie cade nelle
-mani di quelle donnacce, papà Goriot agonizza,
-Cesare Borgia alza il pugnale, il Conte di Montecristo
-fissa Villefort, Emma, la Bovary, vi tenta, l'Innominato
-si dispera; e nel fondo di questo gran quadro
-si elevano, quasi simboli sovrumani, fanciulle
-infelici, strappate alla vita nel fiore degli anni.
-</p>
-
-<p>
-O Lisa, Bice, Lucia, Clotilde, Giulia, Caterina,
-Esmeralda, Rebecca, Ginevra, Maria! I primi palpiti
-del nostro cuore, vergine e immacolato, furono
-per voi. Prima che una ragazza ci avesse ammaliati
-col suo sguardo, noi vi amammo, o fanciulle,
-o fiori delicati, che chinaste in su lo stelo
-nella primavera della vita!
-</p>
-
-<p>
-Nel silenzio della nostra cameretta abbiamo
-pianto, vi abbiamo seguite nella dolorosa via crucis
-delle vostre sventure e, non potendovi salvare,
-abbiamo imprecato contro la malvagità degli
-uomini.
-</p>
-
-<p>
-Ci dissero più tardi che voi non siete mai esistite.
-E perchè? non vivete in tante fanciulle
-che soffrono, in tante fanciulle che muoiono senza
-il sorriso dell'amore?
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Oggi quei romanzi riposano.
-</p>
-
-<p>
-Rileggerli? No. Rileggere un romanzo è come
-<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
-sposare una vedova. <i>Nuptia calefacta.</i> Nessun entusiasmo.
-Bene o male, voi già conoscete per sommi
-capi la favola: vi è noto che farà Tizio, che
-farà Caio, chi ne uscirà bene, chi male, chi vi
-lascerà la pelle. Situazioni, caratteri, azioni, catastrofe:
-tutto vi è presente.
-</p>
-
-<p>
-Gli idillî più dolci, le storie più raccapriccianti,
-le scene più commoventi vi lasciano freddi. Quella
-ragazza smania, si dispera? Pazienza; verranno
-le nozze. Quel giovanotto è accusato di alto tradimento,
-è condannato al carcere perpetuo? Un
-bel giorno sarà libero, milionario e si vendicherà
-dei suoi calunniatori.
-</p>
-
-<p>
-Il romanzo non è uno spartito di musica; più
-si sente, più si gusta. No, l'illusione è per una
-volta sola. Il romanzo si legge, non si rilegge.
-E dolorosamente debbo aggiungere che bisogna
-leggerlo in gioventù. Solo i giovani possono delirare
-col Guerrazzi, sognare con lo Scott, fantasticare
-col Dumas.
-</p>
-
-<p>
-E sapete perchè? Il giovane facilmente si commuove,
-e quando è commosso ingoia tutto, crede a
-tutto, approva tutto. Noi, invece, appena si prende
-in mano un romanzo, vogliamo far da critici.
-“Questa scena è inverosimile, questa situazione è
-impostata male, questo carattere è abbozzato. Che
-dialogo scialbo! Che descrizione noiosa!...„ E si
-va avanti facendone l'autopsia. Non si legge così il
-romanzo. Bisogna mettersi a sua completa disposizione,
-<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
-dire semplicemente: “Parla, chè il tuo
-servo ti ascolta„. Noi no, vogliamo fermarci a
-mezzo, vogliamo controllare, discutere, analizzare,
-dettare leggi; e il romanzo si vendica: invece di
-dilettarci, ci annoia.
-</p>
-
-<p>
-Lasciamo dunque ai giovani ciò che la natura
-e l'arte riservava per essi. A noi non resta che
-guardare in faccia il romanzo e domandargli:
-chi sei?
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-I retori non sono d'accordo nell'assegnare al
-romanzo un posto nella letteratura. A qual genere
-appartiene? Al didascalico? al poetico? al
-drammatico? allo storico? Quistioni oziose. Il romanzo
-non pretende di occupare alcun posto;
-viene fuori così, senza blasone, senza diplomi e
-commende. Conosce i suoi umili natali e non accampa
-diritti. Mettetelo in platea, mettetelo nel
-loggione: si accontenta.
-</p>
-
-<p>
-Furbo! si accontenta, perchè conosce il fatto
-suo; non vuole occupare alcun posto, perchè con
-la sua finta modestia si è reso padrone del campo.
-Ascriverlo al genere poetico? ma se è storico;
-al genere storico? ma se è poetico. Insomma
-il romanzo sfugge ad ogni classifica: ha i bagliori
-della poesia sotto il modesto linguaggio della
-prosa; lumeggia un ambiente storico ed è fantastico,
-<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span>
-vi dà una lezione di scienze naturali ed è
-drammatico.
-</p>
-
-<p>
-Che gran ribelle! Non vuole limiti, non sopporta
-determinazioni, non conosce barriere. Tutto
-deve entrare nel suo dominio. Dove cessa la storia,
-egli incomincia; dove la poesia sdegna di entrare,
-egli si avanza. Nessuno può dirgli: — fin
-qui e basta. — Basta? Quanto ha la scienza con
-le sue scoperte, la filosofia con le sue investigazioni,
-la natura con i suoi incanti, il cuore dell'uomo
-con le sue passioni, la società con le sue
-ipocrisie, tutto gli appartiene, tutto descrive, analizza,
-scruta.
-</p>
-
-<p>
-Ha la tavolozza del pittore e i ferri del chirurgo;
-lo slancio del vate e la pedanteria del critico;
-la baldanza del giovane e l'esperienza del
-vecchio.
-</p>
-
-<p>
-Quando nacque il romanzo?
-</p>
-
-<p>
-La storia letteraria non ne registra l'atto di
-nascita e scusa la sua ignoranza col dire che i
- natali sono oscuri, molto oscuri: il romanzo è un
-trovatello.
-</p>
-
-<p>
-Calunnia! Il romanzo non è nato nel tempo,
-è nato con la natura, con l'uomo; è nato quando
-nacque l'amore, quando nacque la poesia.
-</p>
-
-<p>
-Si potrebbe dire: gli antichi non lo conoscevano.
-È vero. Il romanzo non ha mai avuto una
-personalità propria: è stato sempre un modesto
-operaio nell'officina dell'arte, con l'incarico di
-spargere sentimento e fantasia sugli altri generi
-<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span>
-letterari. Dove non troviamo il romanzo? Egli
-vivifica la mitologia, abbellisce la storia, aleggia
-nel poema, cinguetta nella canzone, informa la tragedia.
-Che cosa sono quelle leggende-misteri dei
-primi secoli dell'Êra Cristiana, quei racconti cavallereschi
-del Medio Evo, quelle patetiche istorie
-di amore, quelle grasse novelle in prosa e in
-versi?
-</p>
-
-<p>
-È il romanzo che si lascia svisare dal misticismo,
-soffocare dalle favolose imprese eroicomiche,
-diluire in due o trecento strofe più o meno
-monotone o licenziosette. Non aveva la coscienza
-della sua nobiltà, del suo valore; gli mancava il
-coraggio di dire una buona volta: — Io posso vivere
-da me, posso dilettare, istruire, educare!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ma venuto il secolo XIX, secolo di rivendicazione
-sociale, il romanzo ottiene i suoi diritti. Ammesso
-ufficialmente nello Stato Civile dell'arte
-dallo Scott, preso a battesimo dal Manzoni, confirmato
-dal Balzac, incomincia a vivere di vita
-propria ed acquista una vitalità maravigliosa. Poeti,
-storici, uomini politici, eruditi, filosofi, critici
-non sanno resistere al suo fascino e diventano
-romanzieri.
-</p>
-
-<p>
-Il romanzo impera, trionfa dovunque. Storico
-in Inghilterra, sociale in Francia, sentimentale in
-Germania, conserva l'impronta nazionale; ma, ispirato
-dagli stessi bisogni, governato dalle medesime
-leggi, è l'eco della nuova vita, della nuova civiltà.
-</p>
-
-<p>
-È aristocratico, è democratico il romanzo? Nè
-l'uno nè l'altro. Disconosce questa divisione, dovuta
-<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span>
-semplicemente alla vana superbia di pochi,
-alla tirannica ambizione di molti. Il romanzo è umano,
-vuole l'uomo. Venga dalla capanna o dalla
-reggia, si nasconda sotto le vesti di un galeotto
-o di un vescovo, il romanzo l'accoglie. I suoi protagonisti,
-tolti all'aratro, alla rete, alle officine
-hanno una finalità ed una missione, perchè la vita
-ha doveri sacri per tutti, nè fu data per sollazzo
-ad alcuni e per espiazione ad altri.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Quale benefica innovazione apporta il romanzo!
-L'arte è stata sempre aristocratica, ha illuminato
-sempre le grandi vette della scala sociale, trascurando
-due esseri: il popolo e la donna.
-</p>
-
-<p>
-Potreste dire: la poesia non ha mai trascurato la
-donna. È vero, ma avrebbe fatto meglio a trascurarla.
-</p>
-
-<p>
-Se la donna non ha coscienza di se stessa, se
-è vanitosa, leggiera, pettegola, colpa dei nostri
-poeti, che vollero vedere in lei non una compagna,
-ma una bambola, senza mente e senza cuore,
-una cosina dolce e delicata, un grazioso gingillo.
-</p>
-
-<p>
-Si è detto sempre: la poesia ha spiritualizzato
-la donna. Non è vero; l'ha sacrificata, l'ha snaturata,
-l'ha resa inerte. Schiava della propria
-ignoranza, schiava dei suoi e degli altrui pregiudizi,
-la donna si sentì chiamare angelo, fu esaltata,
-ebbe ammiratori e cortigiani, ma non visse.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span>
-</p>
-
-<p>
-Noi ricordiamo Beatrice, Laura, Margherita,
-Elvira, Silvia e tante altre come grandi ispiratrici
-del genio, ma che cosa pensavano, che dicevano,
-che operavano, queste donne? Niente; si lasciavano
-amare, si lasciavano rinchiudere in una
-nicchia di oro.
-</p>
-
-<p>
-Il romanzo riabilita la donna. Non più gemiti
-petrarcheschi, sospiri metastasiani, belati arcadici.
-Addio Eleonora, Andromaca, Didone, Angelica,
-Bradamante, Sofronia, Clorinda! Addio bellezze
-languide o tiranne! Il romanzo vi scaccia. Il romanzo
-affida alla donna lo scettro reale della
-famiglia, e le ricorda i grandi doveri e la grande
-responsabilità nella vita domestica e sociale. Il
-mondo non ha bisogno di mute ispiratrici, ma
-di operose educatrici!
-</p>
-
-<p>
-Lo chiamano figlio dell'epopea, il romanzo.
-Forse è vero, ma il figlio non ricorda la madre.
-L'epopea, solenne, canta le battaglie di Achille,
-di Orlando, di Goffredo; il romanzo non ama gli
-elmi e le corazze, non si mette a servizio di
-una classe privilegiata, egli canta le lotte, i dolori
-le battaglie, le vittorie di tutta la società umana.
-</p>
-
-<p>
-Col pretesto di una favola, di un idillio, di una
-novelletta, affronta i più gravi problemi sociali:
-è filosofo e scienziato, è statista e legislatore.
-Lo storico futuro, invece di seppellirsi nelle
-tetre mura di una biblioteca per decifrare manoscritti
-e lettere, dovrà leggere i romanzi dell'epoca
-nostra. Qui troverà i contrasti, gli urti
-<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
-della vita moderna; a traverso queste pagine,
-frementi di vita, dense di concetti, calde di passione,
-egli sentirà l'eco di quell'anima collettiva,
-che crea i grandi avvenimenti politici e forma
-la storia.
-</p>
-
-<p>
-Oggi non si scrivono trattati, non si discute
-nelle accademie, non si ciancia nei congressi, non
-si predica nelle piazze: si detta un romanzo. Per
-accusare o difendere, per protestare o secondare:
-il romanzo. Chi ha un principio da sostenere, un
-sistema da propugnare, ricorra a lui, al propagatore
-di tutte le verità, di tutti i paradossi, di
-tutte le utopie!
-</p>
-
-<p>
-Sentite: se Dante fosse vissuto ai tempi nostri
-avrebbe scritto un romanzo, non un poema. Così
-la <i>Divina Commedia</i> non sarebbe il patrimonio
-di pochi studiosi, ma il libro di tutti!
-</p>
-
-<p>
-Ed è giusto. Il romanzo è la lettura favorita
-di ogni classe sociale. Il letterato lo studia, lo
-scienziato l'esamina, il critico lo scompone, il
-pubblico lo legge, semplicemente lo legge, correndo
-con lo sprone ai fianchi per sapere “come
-andrà a finire„. La vita reale è monotona, molto
-monotona e il pubblico ricorre al romanzo per
-interrompere quella monotonia. Non chiede arte,
-caratteri, costumi; vuole qualche cosa che lo diverta,
-che lo commuova. La ragazza vuole un
-confidente, un compagno alle proprie fantasie;
-il giovine un consigliere nelle prime armi dello
-amore e della vita; l'uomo d'affari un narcotico;
-<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
-l'uomo di mondo uno scandalo; l'operaio un conforto,
-talora un eccitamento, talora un'istruzione;
-l'ozioso un complice per ammazzare meglio il
-tempo; l'illuso l'incarnazione di sè stesso; il sentimentale,
-emozioni e sogni; l'asceta un lembo
-di cielo; l'anarchico una dinamite!
-</p>
-
-<p>
-E il romanzo contenta tutti; angelo o demone,
-consola, seduce, inganna, istruisce, burla, ride,
-sogghigna.
-</p>
-
-<p>
-Ecco perchè il romanzo domina, signoreggia e
-dispone dei pochi ozî della vita moderna. A chi
-ruba anni, a chi mesi, a chi giorni, a chi ore
-tutti pagano il loro tributo al novello Cesare.
-</p>
-
-<p>
-Qualcuno per darsi l'aria di uomo serio dice:
-“Io non leggo romanzi„. Non gli credete; quel
-signore o mentisce o è un analfabeta.
-</p>
-
-<p>
-Di grazia, che cosa si legge in villeggiatura?
-un romanzo; nelle notti d'insonnia? un romanzo;
-dopo un alterco con la vostra signora? un romanzo.
-Il romanzo entra nell'intimità della nostra
-vita familiare; è il compagno delle nostre
-piccole gioie, dei nostri piccoli dolori.
-</p>
-
-<p>
-Ma il romanzo non è contento ed ha ragione.
-Dispone del nostro tempo, sissignore; ma di quale
-tempo? Di quello che si passa in casa. Difatti il
-romanzo si legge a tavolino, magari passeggiando
-per la stanza, magari sdraiato sull'erba o sulla
-poltrona, magari a letto, in attesa di Sua Eccellenza
-il Sonno, magari... voi m'intendete; ma in
-mezzo alla strada, in trattoria, in tram, è prudente
-<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span>
-leggiucchiarne sia pure una pagina? Leggere
-un romanzo in un <i>restaurant</i>, dopo aver
-fatta una colezione di caldo o di freddo? Sarebbe
-una pazzia. Leggere un romanzo in un salone,
-mentre il barbiere prepara il ferro del supplizio?
-Fareste ridere.
-</p>
-
-<p>
-Eppure quei minuti di ozio, di riposo, di aspettativa
-gli fanno gola; li vorrebbe per sè. Ma è
-impossibile. Impossibile? Sapete che fa quel furbo?
-Si presenta al giornale e gli chiede un posticino
-a piano terra. Vi si adatta come in una bara, fa il
-morto, ma ottiene l'intento. Egli può così rubarvi
-i pochi ritagli di tempo, può accompagnarvi dovunque:
-al teatro, al circolo, in ferrovia!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma strano. Il romanzo non gode le simpatie
-di tutti. Pochi l'onorano, molti lo respingono,
-moltissimi lo odiano a morte. Chi lo fugge, chi lo
-teme, chi lo guarda bieco, chi ne dice corna. Il
-romanzo! Dio mio, è l'istigatore di tutte le lordure,
-il responsabile di tutte le sconce e delittuose
-anormalità! Lui il galeotto, il tentatore, il seduttore,
-il mezzano, il manutengolo. Chi ha portato
-questa grande corruzione sociale? il romanzo;
-chi turba la pace delle famiglie? il romanzo. Novello
-Satana, parla all'orecchio dei figli di Eva
-in un linguaggio malignamente bello: li alletta,
-li seduce, li precipita nella colpa. La statistica
-<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span>
-degli adulterî, delle fughe, dei ratti, dei divorzi,
-dei liberi amori, dei suicidî, dei delitti passionali
-è terrorizzante? Ringraziatene il romanzo. I nostri
-giovani sono fiacchi, svogliati, sensuali? Colpa
-del romanzo. Le nostre fanciulle sono nevrasteniche,
-spudorate, morbosamente sensibili? Il romanzo,
-il maledetto romanzo. È lui che distrae,
-che snerva, che stilla nella mente certe ideacce,
-che solletica certi istinti!
-</p>
-
-<p>
-Di qui un odio spietato contro il povero romanzo.
-Gli oratori sacri arrotondano la voce e danno
-scomuniche a chi legge, a chi scrive, a chi stampa,
-a chi compra, a chi vende romanzi. I Procuratori
-Generali, non sanno inaugurare l'Anno Giuridico,
-senza scagliarsi contro il povero romanzo. I babbi
-e le mamme sono tutt'occhio per non far cadere
-nelle mani dei figliuoli questi libri, causa di tutti
-i mali.
-</p>
-
-<p>
-Ricordo. Un direttore di una importante azienda
-di generi alimentari, nell'ammettere un operaio,
-gli rivolgeva una sola domanda: “Leggi romanzi?„
-Se il mal capitato rispondeva no, era il benvenuto,
-se rispondeva si, fuori! Chi legge romanzi
-è traviato!
-</p>
-
-<p>
-Ma si finisca una buona volta di condannarlo
-alla pena capitale. Ci sono romanzi cattivi; ma
-non ci sono novelle cattive, poemi cattivi, storie
-cattive? Quale delle forme letterarie ha potuto
-sempre tenersi immune da questa lebbra di
-cui accusiamo il romanzo?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
-</p>
-
-<p>
-Si dirà: nel romanzo questa lebbra è maggiore.
-D'accordo. Ma che colpa ha il romanzo se molti,
-che non sanno nè di arte nè di buon costume, per
-battere moneta, per acquistare un po' di popolarità,
-mettono fuori sudiciume?
-</p>
-
-<p>
-Alzate la voce contro i romanzi cattivi, bruciateli,
-distruggeteli, ma non calunniate questo
-genere letterario, che ha tante benemerenze. Che?
-vi siete dimenticati che i “Promessi Sposi„
-l'“Ivanhoe„, la “Capanna dello Zio Tom„ sono
-romanzi?
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma bisogna confessarlo: certi romanzi sono
-dannosi davvero. Su questo gruppo a destra, per
-esempio, dovreste scrivere a grossi caratteri:
-<i>veleno</i>.
-</p>
-
-<p>
-Sono romanzi così detti veristi che ci vengono
-per lo più dalla Francia e che purtroppo trovano
-imitatori fra noi.
-</p>
-
-<p>
-Voi li avete comprati, li leggete, perchè la vostra
-professione di letterato vi obbliga a scorrere
-questi libri di moda, ma spesso, dopo una ventina
-di pagine, dovete interrompere la lettura. La
-mente è sconvolta: si respira luridume. Sentite
-quasi il bisogno di spalancare le finestre, di lavarvi
-le mani e di ripetere come il vecchio Re
-Lear: “Dammi, o speziale, un oncia di zibetto per
-purificare la mia immaginazione!„
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
-</p>
-
-<p>
-Eppure questi libri, che senza pietà e senza veli,
-con un cinismo ributtante dipingono la parte più
-selvaggia dei nostri istinti, si trovano nelle mani
-di tutti. Sono questi i romanzi che oggi si leggono,
-che appassionano, che seducono: storie
-volgari, sanguinose, sudice, che dovrebbero far
-ribrezzo e nausea. Tutto è violento, tutto è anormale.
-Non trovate una donna onesta. Nevrasteniche,
-febbricitanti, queste eroine non vivono che
-di adulterî e di delitti.
-</p>
-
-<p>
-Ma dunque la quiete domestica, le sante gioie
-della famiglia, le azioni nobili e generose sono
-utopie?
-</p>
-
-<p>
-Il Darwin spesso la sera si faceva leggere dei
-romanzi dalla figliuola, ma ad ogni scena, un po'
-troppo tragica, esclamava: “Vorrei che una legge
-proibisse nei romanzi le soluzioni tragiche. Siamo
-così afflitti, assistiamo a tante sciagure! Almeno
-le vicende immaginarie dovrebbero consolarci
-e infonderci nuovo coraggio!„
-</p>
-
-<p>
-Povero Darwin! che avrebbe egli detto di
-certi romanzi moderni? Oggi i libri dello Scott,
-del Grossi, del D'Azeglio non si leggono più:
-sono racconti troppo patetici, idillî troppo dolci!
-Lucia, Bice, Ginevra sono delle fanciulle poco
-interessanti, perchè hanno molto... pudore!
-</p>
-
-<p>
-Il babbo faceva la voce grossa e vi guardava
-bieco, vedendo sul vostro tavolo da studio <i>Nostra
-donna di Parigi</i> o <i>Beatrice Cenci</i>, che, se abusano
-di situazioni mostruose, non tentano conciliare
-<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
-una simpatica ammirazione per uomini carichi di
-scelleratezze. I nostri antichi maestri chiamavano
-pericolose <i>Le ultime lettere di Iacopo Ortis</i>, perchè
-rappresentano troppo al vivo la disperazione di
-un amore ostacolato e infelice; ma quelle lettere
-hanno pure dei nobili scatti di amor di patria.
-</p>
-
-<p>
-Nel romanzo moderno invece tutto è amore,
-amore, amore! Ma un amore morboso, traviato,
-snaturato, che si alimenta di vizio e di sudiciume.
-</p>
-
-<p>
-Il Manzoni soppresse nei suoi <i>Promessi Sposi</i>
-ogni scena d'amore, perchè secondo lui, “ve ne
-ha seicento volte più di quello che sia necessario
-alla nostra riverita specie„ e aggiungeva:
-“vi hanno altri sentimenti, dei quali il mondo
-ha bisogno e che uno scrittore secondo le sue
-forze può diffondere un po' più negli animi,
-come sarebbe la commiserazione, l'affetto al
-prossimo, la dolcezza, l'indulgenza, il sacrificio
-di se stesso„.
-</p>
-
-<p>
-Il Manzoni aveva torto e pochi anni fa glielo
-disse pubblicamente un suo discepolo ammiratore,
-il Fogazzaro. Siamo d'accordo. Il Manzoni si fe'
-vincere dagli scrupoli religiosi e giunse agli estremi.
-L'amore è necessario nella vita e nell'arte;
-ma perchè ritrarlo nelle sue anormalità, nei suoi
-pervertimenti? Perchè parlare di certi luoghi, di
-certe donne, che la pubblica moralità confina
-negli angoli più remoti?
-</p>
-
-<p>
-Non sono romanzi questi, ma rapporti che si
-scrivono da commissarî di polizia, tesi criminali, in
-<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
-cui si studiano le coppie degenerate, composte
-di un individuo forte — l'incubo — e di un debole — il
-sùccubo — il quale, come un automa, è trascinato
-al vizio e al delitto.
-</p>
-
-<p>
-Non si parla che di delinquenti. E tutto lo
-studio, tutto lo sforzo si mette nel dipingere a
-vivi colori, con richiami violenti, ciò che vi è di
-disordinato e di vizioso nella nostra natura.
-</p>
-
-<p>
-Oggi tra i romanzieri c'è come una forsennata
-emulazione a chi osa scandali più procaci e inauditi,
-a chi narra fattacci più osceni, con una tale
-sozzura di linguaggio da farne arrossire un consesso
-di vetturini. Si aggirano tra sciocchi e
-mariuoli, tra perfidi e balordi, tra mezzani e
-cortigiani; non una persona di garbo o assennata:
-tutti pervertiti o maniaci!
-</p>
-
-<p>
-“Se dovessi scrivere un romanzo — esclama
-sconfortato il Martini — mi sentirei imbrogliato.
-Dove, andrò a pescare tante turpi passioni, tanti
-istinti brutali, tanta sconcezza di parole? Come
-impasterò io tanto fango e tanto sangue?„
-</p>
-
-<p>
-È arte questa? Non lo so, nè voglio saperlo.
-Dico solo: se v'è arte, è arte malsana. I moderni
-hanno voluto correggere l'antica formola
-manzoniana ed hanno detto che l'arte sdegna di
-servire a chicchessia: essa è sovrana assoluta.
-Sia pure, ma abbia la dignità di una sovrana,
-non discenda dal trono per rendersi complice e
-mezzana di turpitudini!
-</p>
-
-<p>
-Malauguratamente vi è un contagio per lo spirito
-<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
-come per il corpo. A furia di dire che la
-società è corrotta, ipocrita, siamo diventati un
-po' tutti pessimisti e miscredenti.
-</p>
-
-<p>
-Oh! si alzi una voce in nome del buon costume.
-Noi vogliamo l'arte consolatrice, l'arte che ci
-rende buoni, l'arte che educa e nobilita, l'arte dei
-padri nostri!
-</p>
-
-<p>
-L'Italia è il grande giardino dell'Europa, sia
-ancora il giardino dell'arte sana, ossigenata, vivificatrice.
-È bello il nostro cielo, è ridente la nostra
-primavera, sia bella e ridente l'arte nostra!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Lo dico con rincrescimento: il romanzo decade.
-Dopo un periodo glorioso di vittorie, pare che
-sia giunto anche per lui il fatale Waterloo.
-</p>
-
-<p>
-Ogni anno se ne pubblicano migliaia e migliaia.
-Dalla Francia, dalla Germania, dall'Inghilterra,
-dalla Norvegia e sorella, dalle Americhe, ne arrivano
-a balle; le vetrine dei librai ne sono
-piene zeppe; giornali e riviste si affrettano a
-darne recensioni più o meno compiacenti, ma
-questi romanzi vivono poco, molto poco. Appaiono
-nel cielo letterario come luminose meteore,
-come stelle filanti, e poi addio per sempre. Sono
-fiorellini. Hanno una primavera più o meno ridente,
-ma segue sempre l'estate che li dissecca
-e l'inverno che li fa marcire.
-</p>
-
-<p>
-E perchè? Prima di tutto, nella maggior parte
-<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span>
-dei romanzi moderni manca l'arte. Ci sarà qualche
-pagina bellissima, qualche carattere ben delineato,
-qualche descrizione ben colorita, ma il
-resto è tesi. Il romanziere s'impressiona della
-tesi, considera il romanzo come un'arma e trascura
-l'arte. Che ci sia la tesi, ma che ci sia anche
-l'arte! Noi non domandiamo se chi scrive è
-un socialista, un liberale, un cattolico, un rivoluzionario;
-vogliamo che sia innanzi tutto un artista.
-Gli artisti sono pochi, i romanzieri molti:
-ecco perchè il romanzo decade. Colpa sua! Si è
-lasciato un po' vincere dal cuore, ha voluto far
-buon viso a tutti, accogliere tutti, e questi signori
-<i>tutti</i> gli preparano la tomba.
-</p>
-
-<p>
-E i pochi artisti, quelli che dovrebbero sollevare
-il romanzo e infondergli una nuova vitalità,
-seguono la moda. Pagani adoratori della forma,
-non ricreano lo spirito, lo tormentano. Analisi,
-analisi, analisi, sempre analisi! Bandito il contenuto
-storico, il romanzo è diventato un documento,
-un freddo documento. C'è l'arte, ma
-quest'arte nulla dice al cuore, nulla all'intelligenza:
-è un'arte che non solleva, è un'arte che
-ci tira maledettamente alla terra. I personaggi
-di questi romanzi sono fuori della natura e fuori
-della storia; noi non li abbiamo mai visti, non
-li vedremo mai nella vita.
-</p>
-
-<p>
-Il romanzo dunque se ne va; se ne va, perchè
-il positivismo lo scaccia, dopo averlo maturato;
-se ne va, perchè oggi prevale il pensiero
-<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
-filosofico sul pensiero realistico, l'attitudine speculativa
-sull'inventiva; se ne va, perchè noi moderni
-non vogliamo più opere di immaginazione
-e di sentimenti. Il problema sociale, i nuovi
-portati della scienza ci hanno reso troppo seri e
-troppo pratici. Oggi è lotta su tutta la linea:
-lotta di idee, di principî, di sistemi, che paralizzano
-la vita artistica e letteraria.
-</p>
-
-<p>
-Finanche il grosso pubblico, che ieri leggeva
-con tanta avidità romanzi, oggi non vuol perdere
-il suo tempo con effimere commozioni.
-Preoccupato per la ricerca di una più nobile e
-giusta forma di convivenza civile, lotta per i
-suoi ideali politici ed economici. Non vuole diletto,
-svago, ricreazione; vuole miglioramento.
-</p>
-
-<p>
-Invano il romanzo lo tenta con le sue analisi
-psicologiche, con la tesi, con il documento;
-invano gli susurra all'orecchio: “Io sono con
-te, io propugno i tuoi interessi!„ Il pubblico
-vuol far da sè: ha la camera del lavoro e lo
-sciopero!
-</p>
-
-<p>
-Potreste dirmi: “Ma che cosa legge questo
-pubblico nelle poche ore di riposo? che cosa legge
-il dopo pranzo, che cosa legge nelle lunghe ore
-d'inverno?„
-</p>
-
-<p>
-Per i ritagli di tempo ha il giornale; il giornale
-che lo seconda, che lo difende, che lo informa
-minutamente di tutto ciò che succede intorno
-a lui. Il giornale è pratico; non fantastica,
-non sogna, non inventa, non si culla in vane
-<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span>
-aspirazioni: è la sentinella che veglia, il giudice
-che condanna, l'avvocato che perora, il tribuno
-che fulmina, il poliziotto che spia.
-</p>
-
-<p>
-Il pubblico non sa che farne di romanzi; vuol
-sapere invece che cosa ha combinato il nostro
-Governo con l'Argentina, che fa la Germania
-nel Marocco e l'Austria in Albania. E poi, la
-“S. Giorgio„ si salverà? A novembre avremo
-la riforma elettorale? In Inghilterra è terminato
-lo sciopero? I tranvieri hanno vinto a Napoli?
-Questo vuol sapere il pubblico.
-</p>
-
-<p>
-Dunque il romanzo muore?
-</p>
-
-<p>
-No. Consolatevi, o anime sitibonde di storie
-pietose e commoventi; il romanzo non muore.
-Dopo questo periodo angoscioso di ansia e di
-aspettative, verrà un'ora di pace e di riposo per
-tutti. Ed allora risorgerà il romanzo, il vero, il
-grande romanzo, che i nostri figliuoli metteranno
-a fianco all'<i>Iliade</i>, alla <i>Divina Commedia</i>, ai <i>Promessi
-Sposi</i>!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span></p>
-
-<h2 id="pedanti">I Pedanti.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Con questi signori c'è poco da scherzare. Sono
-inesorabili e non la perdonano a nessuno.
-</p>
-
-<p>
-Il Malherbe era agonizzante e sentendo pronunziare
-dalla domestica un solecismo, s'alzò
-furioso dal letto e la riprese acerbamente.
-</p>
-
-<p>
-“Come mai — gli disse con dolcezza il confessore
-che lo assisteva — in un momento solenne
-come questo, avete cuore d'occuparvi di cose così
-frivole?„
-</p>
-
-<p>
-— Ah! Padre, — rispose il Malherbe — io difenderò
-anche nel mondo di là la purezza della
-nostra lingua&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ecco l'ufficio dei pedanti: difendere ad ogni
-costo la lingua. Non discutono, non vogliono affatto
-entrare nelle vostre quistioni storiche, letterarie
-e scientifiche. Siate cristiani o buddisti,
-atei o asceti, poeti o storici, romanzieri o filosofi;
-<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
-essi vi fanno una sola domanda: “Come
-parli?„
-</p>
-
-<p>
-Il pensiero lo lasciano a voi. La loro inchiesta
-minuta, scrupolosa, incessante è sulle parole, sui
-costrutti, sui reggimenti, sulle particelle.
-</p>
-
-<p>
-E non ci sono difese che valgano. Tutti debbono
-parlar bene, tutti, anche gli animali. Sì, se
-sono animali domestici, se vivono in casa, a nostre
-spese, debbono rispettare la lingua. Non lo
-dico per celia. Mauro Ricci racconta un aneddoto
-curioso. Sentite.
-</p>
-
-<p>
-Un pedante se ne sta alla finestra a godersi il
-fresco mattutino. Un suo galletto viene fuori con
-uno acuto <i>chicchirichì</i>. “<i>Chicchirichì!</i> — esclama
-lui, — vediamo un po'.„ Inforca gli occhiali ed
-apre il grande dizionario della Crusca. <i>Chi, chi,
-chi</i>... finalmente trova <i>Chicchirichì — voce fatta
-per esprimere il canto prolungato del gallo</i>.
-</p>
-
-<p>
-Il nostro uomo non sta nei panni, corre alla
-finestra e grida: “Sì, sì, hai ragione! Bravo,
-bravo il mio galletto, ripeti il tuo <i>chicchirichì</i>!„
-</p>
-
-<p>
-Ma proprio in quel momento una pettegola di
-gallina si mette a schiamazzare: <i>coccodè, coccodè!</i>
-“<i>Coccodè</i>, no, non mi pare!„ Inforca di nuovo
-gli occhiali e ritorna alla Crusca-vangelo. <i>Co,
-co, co</i>..... Il suo volto si rannuvola, la mano gli
-trema. Che è successo? Questo benedetto <i>coccodè</i>
-non è registrato.
-</p>
-
-<p>
-“Lo avevo detto io!„ e come un pazzo va
-alla finestra e grida: “Taci, taci, ignorantaccia!„
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span>
-</p>
-
-<p>
-La gallina invece seguita a fare il suo comodo.
-</p>
-
-<p>
-“Ah! sei dura? Adesso ti servo io!„ e a tutto
-fiato grida: “Teresa! Teresa!„
-</p>
-
-<p>
-Corre spaventata la domestica.
-</p>
-
-<p>
-— Padrone!
-</p>
-
-<p>
-“Teresa, tira il collo a quella gallina.„
-</p>
-
-<p>
-— La faremo a lesso?
-</p>
-
-<p>
-“Nossignore, tirale il collo e gettala ai cani.
-Non ne mangio di quella roba, io.„
-</p>
-
-<p>
-— Ma, signor padrone.....
-</p>
-
-<p>
-“Meno ciarle, ai cani, ai cani!„
-</p>
-
-<p>
-La domestica, forse abituata a simili stranezze,
-esce dalla stanza; ma il padrone la richiama.
-</p>
-
-<p>
-“Teresa, stamattina doppia razione al gallo.
-Quel gallo merita tutti i riguardi.„
-</p>
-
-<p>
-Fortunatamente di questi ultra-pedanti ne abbiamo
-avuti pochi; pochi sono arrivati a mandare
-alla forca una povera gallina e a nominare
-Commendatore un gallo, ma tutti sono inesorabili.
-</p>
-
-<p>
-Il giudice spesso si commuove ed assolve, il
-critico, anche il più severo, alle volte si impietosisce
-ed ha una parola di semi-lode per un
-povero diavolo; il pedante, no, non transige. Ha
-giurato eterna fedeltà alla sua sposa: alla lingua.
-Egli non giudica, controlla; non esamina, verifica.
-Siete un bravo scrittore, i vostri libri vanno a
-ruba? Ma se disgraziatamente vi sfuggono due
-o tre francesismi, addio! Il pedante vi chiama
-barbaro e vi scomunica. E non c'è acqua lustrale
-che vi purifichi. Voi non siete degno di
-<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span>
-essere chiamato scrittore, voi non avete studiato
-a dovere la lingua!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma è davvero curioso il pedante! Egli divide
-le parole in categorie: parole rozze e gentili,
-aspre e dolci, nobili e plebee, in uso, fuori uso,
-in disuso: tollerate, decadute, morte; e di ogni
-parola vi fa la storia, vi racconta le scappate,
-le avventure, i torti, i soprusi. Aggiungi poi le
-simpatie e antipatie. Questa parola è italiana
-italianissima ma è antipatica. “Non adoperate
-mai la parola <i>truppa</i> — sentenziava il Puoti — essa
-mi ricorda <i>trippa</i>!
-</p>
-
-<p>
-Il Salvini ad un modesto letterato, che aveva
-sottoposto al giudizio di lui certe novelle, diceva:
-“Non c'è male, ma noto una scarsezza di
-<i>si</i>; spargetene a larga mano. Il <i>si</i> è un aroma„,
-e si lambiva il labbro superiore come se avesse
-gustato davvero una ciambella.
-</p>
-
-<p>
-Il Napione non predicava che guerra ai francesismi;
-ed era divenuto così furibondo contro
-la nostra Consorella da preferire in Piacenza
-l'antico ponte di legno al bellissimo ponte di
-pietra, solo perchè quest'ultimo fu fatto costruire
-dal Bonaparte francese.
-</p>
-
-<p>
-Paolo Brozzolo padovano traduce una, due, tre,
-undici volte Omero e in ultimo si scanna, perchè
-non è contento del suo lavoro!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
-</p>
-
-<p>
-Del Padre Cesari non ne parliamo. Il poveretto
-compone, traduce, insegna, discute, prega,
-sogna nella lingua del trecento. Con una pazienza
-da cappuccino raccoglie tutte le frasi, i
-proverbi, gl'idiotismi che si leggono nel <i>Decamerone</i>,
-nello <i>Specchio della penitenza</i>, nelle <i>Vite
-dei Ss. Padri</i>, nei <i>Fioretti di s. Francesco</i> e dice:
-“Se volete scrivere bene, ecco il materiale!„ Il
-poveretto non sa prendere la penna in mano,
-senza ricorrere al trecento: là <i>le perle</i> e <i>l'oro
-di lega.</i> Traduce le <i>Lettere familiari</i> di Cicerone
-e le imbelletta di frasi auree. Cicerone, ad esempio,
-scrive ad Attico che vorrebbe volentieri
-maritare la sua Tullia; e il Cesari spiega: “cavami,
-se nulla se ne può fare, questo cocomero
-di casa„. Traduce le <i>Commedie</i> di Terenzio e le
-lardella di motti triviali e plebei. L'autore latino
-scrive: “Dii deaeque perdant„; lui spiega: “Ti
-venga il cacasangue„; un personaggio in fine di
-vita esclama: “Pereo„, il nostro pedante gli fa
-dire “Puoi andar per il prete„. Prete! Quale
-prete? se al tempo di Terenzio non c'erano ancora
-preti! “Silenzio! — ci grida il Cesari — io
-muoio„ è un modo di dire molto comune, “puoi
-andare per il prete,„ è una bella frase.
-</p>
-
-<p>
-Era un brav'uomo il Padre Cesari. Di animo
-mite non avrebbe dato fastidio all'aria, nè serbava
-rancori con quelli che lo deridevano. Soleva
-dire, come il Divino Maestro, perdonate loro,
-perchè non sanno quello che si fanno. Ma quando
-<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span>
-si trattava di lingua, addio calma, addio pazienza:
-diveniva una belva ed era capace di gettare
-alle fiamme opere pregevolissime, in cui la
-forma non fosse stata secondo il suo gusto. Curioso
-nei precetti di retorica. Domandategli che
-cosa è l'eleganza. Vi risponde subito: “Per eleganza
-io intendo un'ispezialità, un <i>certo</i> spirito
-che ricevono le parole da <i>certi</i> congiungimenti,
-onde pigliano un <i>certo</i> lustro„. Vi siete persuasi?
-l'eleganza è composta di tre certi, che messi
-insieme producono.... l'incerto!
-</p>
-
-<p>
-E il Puoti? La parola era per lui qualche cosa
-di luccicante come l'oro. Perdonava le sgrammaticature,
-gli errori di ortografia, ma era inesorabile
-con la lingua e con lo stile. La sua ricetta
-era questa: studiare gli scrittori del trecento,
-prima quelli di stile piano, poi quelli di
-stile forte, poi quelli di stile fiorito, in ultimo,
-come piatto dolce, Dante e Boccaccio.„ Il Marchese — dice
-il De Sanctis — faceva un minuto esame
-delle parole, parte benedicendo, parte scomunicando.
-Questa è parola poetica, questa è
-plebea, questa è volgare, questa è troppo usata.
-L'è un arcaismo! L'è un francesismo! Accompagnava
-queste sentenze con lazzi, esclamazioni
-e pugni sulla tavola. Spesso stava una mezz'ora
-ad acchiappare una parola o una frase che non
-voleva venire e tutti gli scolari a suggerirgli e lui
-a dar col pugno sulla tavola e a gridare: No!
-</p>
-
-<p>
-Il povero Villari aveva scritto in un suo lavoro:
-<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
-“alcuni studiano la teologia o la medicina o la
-giurisprudenza„; il Puoti corregge: “sono di quelli
-che studiano la divinità, di quelli che danno opere
-alle mediche scienze, molti alla ragione civile e
-ai canoni„.
-</p>
-
-<p>
-Ma oggi chi studia più le <i>Grazie</i> del Cesari e
-l'<i>Avviamento al ben comporre</i> del Puoti? Ieri erano
-consultati come oracoli e condannavano spietatamente,
-oggi destano un senso d'ilarità.
-</p>
-
-<p>
-Poveri pedanti! Credevano che la lingua italiana
-fosse una lingua morta e perciò vestiti di
-toga volevano conservarne il sepolcro.
-</p>
-
-<p>
-Ma la nostra lingua è sempre giovane, come la
-natura, e sorride in una eterna primavera di amore
-e di gloria, mentre quei poveri pedanti stanno là,
-nella vostra libreria, come sovrani spotestati, cui
-non resti che una vecchia corona di bronzo e una
-spada arrugginita!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma non li mettiamo alla berlina.
-</p>
-
-<p>
-Sono originali, è vero, sono curiosi, bizzarri;
-ma un po' di bene l'hanno fatto.
-</p>
-
-<p>
-Noi italiani siamo stati molto disgraziati nella
-lingua. I Francesi, i Tedeschi, gli Spagnuoli — che
-oggi con tanto entusiasmo inneggiano alla nostra
-indipendenza! — tra gli altri servizî vennero pure
-ad imbastardirci la lingua. Ci toglievano la libertà,
-spogliavano i nostri musei, le nostre chiese,
-<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span>
-ci gravavano di balzelli e in ricompensa ci regalavano...
-parole.
-</p>
-
-<p>
-Da una parte i dialetti, da l'altra le invasioni:
-la nostra povera lingua divenne “un'insalata di
-molte erbe.„
-</p>
-
-<p>
-Che Torre di Babele! E questa torre era così
-alta che si mise in campo una graziosa novella.
-Si disse: dovete sapere che Domineddio, quando
-vide che tutto il mondo si era popolato, prese
-con sè delle boccettine, in cui aveva racchiuso
-le semenze di tutte le lingue e le andò spargendo
-per le nazioni. Dove buttò semenza d'inglese,
-ivi si parlò inglese, dove spagnuolo, spagnuolo.
-Giunto in Italia, o che gli girasse il capo, o che
-gli tremassero le mani, o che volesse farci un
-brutto scherzo, il certo si è che gettò un poco di
-ciascuna semenza. Ecco perchè da noi si parla un
-po' francese, un po' tedesco, un po' spagnuolo.
-Che volete? Si tratta di semenze. Se piantate
-cavoli, non potranno venir su patate!
-</p>
-
-<p>
-Ma pochi prestarono fede a questa fiaba. Che
-semenze e semenze! Noi abbiamo una lingua
-come tutti gli altri popoli. Vi siete dimenticati
-di Dante, dei Petrarca, del Boccaccio?
-</p>
-
-<p>
-E vennero su leggi eccezionali. Rigore su tutta
-la linea. Si scomunicarono gli scrittori un po' di
-maniche larghe, si chiamarono barbari quelli che
-avevano dato ospitalità a qualche vocabolo estero.
-Batti oggi, batti domani: ecco l'idolatria, ecco i
-pedanti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
-</p>
-
-<p>
-Naturalmente si passò da un estremo all'altro;
-e, come sapete, gli estremi sono sempre dannosi.
-</p>
-
-<p>
-Questo rigore eccessivo, queste scomuniche purificarono
-la lingua, sì; ma la resero artificiosa e
-manierata. Il pedante, lasciandosi abbagliare da
-quel falso splendore che la parola ha in sè, dimenticò
-il pensiero.
-</p>
-
-<p>
-Catone sentenzia: “Studia la materia, la parola
-viene da sè„. I pedanti invertirono i termini:
-“Studia la parola, la materia viene da sè.„
-</p>
-
-<p>
-Spesso questa benedetta materia non veniva.
-Peggio per essa; se ne faceva a meno.
-</p>
-
-<p>
-Ecco perchè da noi abbondarono le traduzioni.
-Quando non si sa pensare con la mente
-propria, si pensa con la mente degli altri, si traduce,
-si rivestono con abiti paesani i classici latini
-e greci. Virgilio, Ovidio, Orazio, Cicerone, Pindaro,
-Anacreonte, divennero fiorentini. Anche
-Tacito, il burbero e severo storico, dovè
-lasciare la toga romana e accettare dal Davanzati un abito
-alla moda. Il Davanzati non è un pedante professo,
-ma diviene tale per quella famosa scommessa.
-Si diceva e si dice tuttora che la lingua latina
-è concisa, l'italiana ciarliera. Il Davanzati ci vuol
-dar la prova del contrario. Si mette a tavolino
-e traduce Tacito con minor numero di parole.
-</p>
-
-<p>
-Il Giordani n'è entusiasta e dice che la traduzione
-del Davanzati è “una miniera preziosa,
-copiosissima di lingua nobile„. Sia pure, ma è
-più Tacito? Neppure per ombra. E così potremmo
-<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span>
-dire di molte traduzioni che si leggono, si studiano
-e di cui si fa il panegirico.
-</p>
-
-<p>
-Altri invece non si limitarono a tradurre, vollero
-comporre.
-</p>
-
-<p>
-Fino a pochi anni fa il Bartoli stava sugli altari
-ed anche oggi c'è in Italia chi sostiene che
-le opere di lui sono esempio di bello scrivere.
-Fatemi un favore: leggete una pagina dell'Asia.
-Che arteficio! Vuol sembrare semplice, ma è ampolloso.
-Ciò che in Boccaccio e negli altri trecentisti
-è arte, qui è maniera.
-</p>
-
-<p>
-Il Bartoli scrive per far pompa di tutto quel
-bagaglio di belle frasi, pescate nei classici. Il suo
-scopo non è di “dare gloria a Dio e lustro alla
-Congregazione„, ma di far vedere come maneggia
-la lingua, come arrotondisce i periodi, come
-snocciola gl'idiotismi.
-</p>
-
-<p>
-Il Giordani (sempre lui!) gli canta un solenne
-<i>Te Deum</i>; noi... un <i>De profundis</i>. “Il Bartoli — esclama — è
-singolare in questa grande arte di
-scrivere, non pur tra gl'italiani, ma in tutto il
-mondo, terribile, unico!„
-</p>
-
-<p>
-Forse questo panegirico, in forma di epigrafe,
-fece gola al P. Bresciani, il quale volle ad ogni
-costo imitare l'illustre confratello. Se ne andò per
-molti anni in Toscana per una cura termo-linguistica,
-ingoiò frasi, frasi, frasi e quando si sentì ben
-nutrito, giù novelle, romanzi, viaggi. Il Giordani
-si scandalizzò. “Insolente! vuoi imitare il Bartoli?
-<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
-Credi tu che somiglianza di berretto faccia
-somiglianza di cervello?„
-</p>
-
-<p>
-Calma, calma, abate Giordani, entrambi hanno
-berretto ed entrambi... poco ingegno! L'ingegno
-non si misura dalle frasi, dalle descrizioni, ma dal
-pensiero. A tutti piace la lingua, a tutti piace la
-pulizia e l'eleganza di linguaggio; ma la troppa
-ricercatezza riduce l'arte dello scrivere a un giuoco
-di parole.
-</p>
-
-<p>
-“Noi — dice il Guerrazzi — restiamo sempre
-in dubbio se la parola che si adopera sia o non
-sia di buona lega, e il pensiero aspetta fremendo
-che noi abbiamo esaminato prima se la veste, con
-la quale anela prorompere, sia veramente italiana.
-E intanto, mentre apparecchiamo la veste, il pensiero
-per eccellenza s'è dileguato e troppo spesso
-avviene di vestire cadaveri!„
-</p>
-
-<p>
-Ma al pedante interessa poco che “il pensiero
-etereo per eccellenza„ si dilegui. Buon viaggio!
-Finchè la lingua è viva, pulita, elegante, non ci
-sono cadaveri!
-</p>
-
-<p>
-Errore. Sono cadaveri! Tanto è vero che i libri
-del Bartoli, del Bresciani ecc. non si leggono:
-riposano e riposeranno per sempre!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Oggi ne abbiamo pedanti? No.
-</p>
-
-<p>
-Fino a pochi anni fa avevamo i puristi; oggi
-anche i puristi sono andati via o non hanno il
-<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
-coraggio di aprir bocca. La letteratura in genere
-e la linguistica in ispecie è in ribasso. Chi volete
-che studi la lingua? Bisogna pensare al suffragio
-universale, al feminismo e a tante altre cose belle
-e brutte. Che lingua d'Egitto! Ognuno parli e
-scriva come meglio gli aggrada. Francesismi! È
-più tempo di parlare di francesismi? Con i Francesi
-siamo fratelli germani, con i Tedeschi alleati,
-con gl'Inglesi, eh! con gl'Inglesi amicissimi! In
-somma noi siamo una sola famiglia e in famiglia
-tutto è comune, o meglio è comune... la lingua!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span></p>
-
-<h2 id="nonlegg">I libri che non si leggono.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Voi siete una persona colta, avete comprato
-molti, moltissimi libri e continuate a comprarne;
-ma ditemi la verità — così a quattr'occhi, veh!
-nessuno ci sente ed io vi prometto di mantenere
-il segreto — tutti quei libri li avete letti?
-</p>
-
-<p>
-Fate un breve esame di coscienza e poi rispondete,
-o meglio non rispondete, perchè direste una
-bugia!
-</p>
-
-<p>
-Noi vogliamo far entrare l'amor proprio in ogni
-cosa e spesso mentiamo per non compromettere
-la nostra dignità. Ma, a voler essere sinceri, non
-tutti i libri che si comprano, si leggono.
-</p>
-
-<p>
-Dite un po': quei grossi volumi di storia li
-avete letti? e quei poemi cavallereschi? e quei
-poemi didascalici? e quella falange immensa di
-romanzi e di novelle?
-</p>
-
-<p>
-Ma non ci perdiamo in ciarle. Sedetevi a tavolino
-<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span>
-e fate una minuta e scrupolosa inchiesta su voi
-stesso, notando sopra un bel foglio di carta i libri
-che avete letti e quelli che avete solamente comprati,
-come utensili di lusso. Coraggio! siete solo.
-Incominciate da quei volumi di destra. Sono le
-<i>Opere</i> del Giambullari. Dunque segnate sulla carta:
-</p>
-
-<p>
-Del Giambullari.... Che? del Giambullari non
-avete letto neppure una pagina? Ebbene, scrivete:
-Del Giambullari zero.
-</p>
-
-<p>
-Del Thiers.... Che avete letto del Thiers? Un
-libro solo? Un libro solo. Del Guicciardini due
-capitoli, del Monti l'<i>Aristodemo</i>, del Pellico le
-<i>Mie Prigioni</i> e la <i>Francesca da Rimini</i>; metà dell'<i>Odissea</i>,
-tre o quattro poesie del Prati, due
-commedie del Molière; del Gioberti il <i>Gesuita
-Moderno</i>, di Tacito zero, del Petrarca una dozzina
-di sonetti, dell'Hugo <i>I Miserabili</i> e l'<i>Uomo che
-ride</i>. Mezz'<i>Asino</i> del Guerrazzi, tre elegie di Ovidio,
-due canti dell'<i>Eneide</i>...
-</p>
-
-<p>
-Continuate, continuate e quando avete finito,
-tirate le somme.
-</p>
-
-<p>
-Vergogna! Sette decimi dei vostri libri non
-sono stati letti, tre decimi sono ancora intonsi.
-Ma voi naturalmente non lo dite neppure agli
-amici più intimi e fate bene, o meglio fate come
-fanno gli altri. Noi tutti, proprio tutti, vogliamo
-comparire enciclopedici e far credere che ogni
-cosa passa sotto i nostri occhi. Tutte le debolezze,
-tutti i difetti, tutti i vizî si mettono
-alle volte in piazza, con più o meno ostentazione
-<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
-o sincerità, ma la propria ignoranza, mai.
-Ognuno di noi vuol sembrare più di quello che è,
-e in fatto di studio vuol far credere che tutti i
-libri sono stati letti, studiati, commentati, discussi.
-</p>
-
-<p>
-Alle volte — e quante volte — con una faccia
-tosta diciamo di aver letto quel tal libro, mentre
-non l'abbiamo mai visto. E di simili peccati ognuno
-ne ha sull'anima. Io, ad esempio, che mi do l'aria
-di uno studioso, non ho letto la <i>Storia delle Crociate</i>,
-la <i>Messeide</i>, le <i>Confessioni e Battaglie</i>,
-<i>Malombra</i>....
-</p>
-
-<p>
-Peccati veniali! Lo so. Oh, che volete che
-metta in piazza i peccati mortali? Se sapeste,
-quanti vuoti!... Ma non ne arrossisco. Di fronte
-a certi peccatori sono un mezzo santo!
-</p>
-
-<p>
-Sentite:un maestro elementare — non di quelli,
-vecchio tipo, che si trovano nelle scuole, perchè
-un giorno furono a fianco a Garibaldi e fecero,
-bene o male, un paio di campagne, ma un maestro,
-tipo moderno, che ha frequentato il corso
-normale, che ha nella sala da studio tanto di diploma
-con tanto di cornice indorata, — una sera,
-non so a che proposito, disse che l'<i>Orlando Furioso</i>
-è in terza rima. Veramente il poveretto disse:
-<i>mi pare</i>. Avrei voluto rispondergli: “A me pare
-un'altra cosa: pare che lei starebbe meglio in una
-bottega di calzolaio che nella scuola!„
-</p>
-
-<p>
-Potreste dirmi: ma scusate, per essere un buon maestro
-non è necessario sapere se il <i>Furioso</i> sia
-in terza o in ottava!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
-</p>
-
-<p>
-È vero, ma è vero puranche che quel precettore
-ha studiato e studia con passione i classici nostri.
-</p>
-
-<p>
-E di questi ce ne sono!... Quanti, che si atteggiano
-a letterati, a critici, non hanno letto neppure
-i quattro Poeti!
-</p>
-
-<p>
-Ma basta, basta. Mi accorgo che faccio della
-maldicenza, e sta male: ce n'è già tanta nel mondo!
-Io voglio dire semplicemente che noi acquistiamo
-molti libri e poi non ci diamo la briga di leggerli.
-Sapete perchè? La maggior parte dei libri si
-comprano o per semplice curiosità, o per istintiva
-imitazione, o per errore ingenerato dal titolo, o
-per un momentaneo entusiasmo.
-</p>
-
-<p>
-Un giorno, ad esempio, vi salta il grillo di vedere
-un po' da vicino la questione sociale. Tutti
-parlano e scrivono di questa benedetta quistione.
-Bisogna saggiarne un pochino, tanto per non fare
-la figura d'ignorante con gli amici, che spesso
-ne discutono calorosamente.
-</p>
-
-<p>
-Comprate così una dozzina di libri più o meno
-grossi e incominciate a leggere. Ma che! dopo
-una settimana la smania passa: quei volumi vi annoiano.
-Sono così strane, utopistiche, cervellotiche
-quelle dottrine che voi mandate a quel paese tutte
-le democrazie di questo mondo.
-</p>
-
-<p>
-Un altro giorno un amico vi parla delle tante
-e belle scoperte nel campo astronomico: monti e
-valli nella luna, canali in Marte, nuovi pianeti,
-nuovi satelliti. Sta a vedere che in cielo si prolifica
-come sulla terra!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
-</p>
-
-<p>
-Intanto voi siete preso all'amo e comprate subito
-due o tre trattati di astronomia. Era una
-vergogna! Ignorare tutto ciò che avviene nel
-cielo! non ricordarsi neppure la distanza che ci
-separa dal sole! E così, per mettervi in regola
-con la coscienza, incominciate a sfogliare questi
-volumi illustrati e con tavole a colori fuori testo.
-“Ah! ecco la cometa del 1885! Già, me la ricordo!
-Com'è curiosa la cometa del 1835! Questi
-sono i crateri lunari, queste le protuberanze.
-Bella la nebulosa di Orione! Chi è costui? Giovanni
-Schiaparelli. È Direttore dell'Osservatorio
-di Genova; no, di Brera, già di Brera. Che cannocchiale!
-Ah! questo è il cannocchiale gigante
-che si sta costruendo a Parigi. Niente di meno farà
-vedere la luna a un metro solo di distanza...!„
-</p>
-
-<p>
-Ma dopo un paio di giorni anche il cielo vi
-annoia. È tempo di pensare alla luna? Disgraziatamente
-nella luna ci siamo un po' tutti. E
-così senza tante cerimonie mettete a dormire anche
-questi libri.
-</p>
-
-<p>
-Viene in voga il <i>Quo vadis</i>. Che bel romanzo!
-che capolavoro! <i>Quo vadis</i> a destra, <i>Quo vadis</i>
-a sinistra: non si parla che di <i>Quo vadis</i>. E bisogna
-convenire, romanzi simili ne abbiamo pochi!
-Mentre dura quest'entusiasmo, i Fratelli Treves
-vengono a dirci che hanno pubblicato molti romanzi
-del Sienkiewicz. Ah, dunque il Sienkiewicz
-è un romanziere provetto? Già, ha scritto una
-dozzina di romanzi! Immagino che romanzi! La
-<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span>
-tentazione è potente. Subito una cartolina vaglia
-ai signori Treves. I volumi arrivano. Voi vi chiudete
-nello studio dispostissimo a gustare queste
-ciambelle polacche. Ma, vedi un po': quanto più
-si va avanti nella lettura, più vi convincete che
-i fratelli non rassomigliano al fratello. Tentennando
-la testa, mettete questi libri nuovi nuovi
-nello scaffale. Venti lire buttate al vento!
-</p>
-
-<p>
-Un altro giorno... ma basta; a dire in pubblico
-quanti libri avete comprati e quanti ne avete letti
-vi dareste la scure sui piedi: fareste sapere ad
-amici e a nemici che la tanto vantata cultura si
-riduce a zero. E poi, la vostra signora non vorrebbe
-sentir altro! “Come, comprare i libri e
-non leggerli!„ E qui una predica con i fiocchi
-sull'economia domestica per conchiudere che lei
-è economica e che voi gettate il danaro!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Molti libri, elogiati, premiati, messi sugli altari,
-dichiarati monumenti nazionali o universali, non
-si leggono.
-</p>
-
-<p>
-La Bibbia! Giù il cappello, signori miei. Abbiate
-o no una fede, la Bibbia incute rispetto e riverenza.
-Tutti ne fanno il panegirico, tutti la chiamano
-il <i>libro divino, il libro dei libri, il vero libro
-dell'umanità</i>. Che miniera inesauribile di bellezze!
-Il Milton ne trasse il <i>Paradiso Perduto</i>, il Klopstock
-la <i>Messeide</i>, l'Alfieri il <i>Saul</i>, il Varano i
-<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
-<i>Canti</i>, il Metastasio <i>Abele</i> e <i>Giuditta</i>, il Byron le
-<i>Melodie</i>, il Rossetti i <i>Salmi</i> e il <i>Veggente</i>: insomma
-tutti i poeti — primarî e secondarî — ne hanno
-modellato un quadretto.
-</p>
-
-<p>
-D'accordo. Ma chi legge la Bibbia? Se ne
-pubblicano migliaia e migliaia ogni anno, in italiano,
-in latino, in greco, in ebraico; chi preferisce
-il commento del Martini o del Curci, chi,
-per atteggiarsi a libero pensatore, vuole le note
-di Lutero o del Diodati. La Bibbia è in tutte le
-librerie, ma per la maggior parte degli uomini è
-un mobile, un mobile di lusso: basta possederlo.
-Si compra, si fa rilegare in pelle e oro e si espone
-alla comune ammirazione, come un bel quadro
-antico.
-</p>
-
-<p>
-La storia di Adamo, di Caino, di Noè, di Mosè,
-di Isacco, di Giuditta, di Sansone ecc., l'abbiamo
-appresa nelle prime classi elementari o ci fu raccontata
-dal nonno. Ma chi legge i Salmi di Davide,
-la Sapienza di Salomone, le Lezioni di Giobbe,
-il Vangelo di S. Giovanni? Se qualche cognizione
-abbiamo della Bibbia è sempre di seconda mano o
-per vie indirette: la fonte, la vera fonte è ignorata.
-</p>
-
-<p>
-E sia detto fra noi, anche i preti l'ignorano.
-Essi nelle prediche, nelle conversazioni, ne citano
-versi e versicoli, ma credete che l'abbiano letto
-da capo a piedi? Ah! se la Chiesa non avesse imposto
-la recita quotidiana dell'Ufficio Divino,
-molti Reverendi non conoscerebbero neppure di
-nome Davide, Ezechiele e Geremia!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Non mi chiamate pessimista: io credo che si
-possa dire lo stesso della Divina Commedia.
-</p>
-
-<p>
-Il Voltaire scriveva: “Dante entra nelle biblioteche,
-ma non è letto. Mi rubano sempre un tomo
-dell'Ariosto, non mi hanno mai rubato un Dante!„
-</p>
-
-<p>
-Signori miei, non fate il muso duro. Questa
-volta il Voltaire ha ragione. Egli non dice che
-Dante è un poeta da strapazzo, dice solo che in
-Francia si compra e non si legge. E volete offendervi
-per questo? E che? forse in Italia non si fa
-lo stesso?
-</p>
-
-<p>
-Noi italiani siamo idolatri del sommo Poeta.
-Dinanzi alla sua tomba a Ravenna arde notte e
-giorno una lampada, a cui <i>Trieste nostra</i> manda
-ampolla e olio.
-</p>
-
-<p>
-Due anni fa, si pensò di mettere una targa
-pel Carducci proprio presso la tomba di Dante.
-Ci fu un po' di subuglio. Nossignore; il Carducci
-è un poeta emerito, ma non deve stare a fianco
-al nostro Vate! La targa si pose, perchè così volle
-il Consiglio Comunale di Ravenna, ma a parecchi
-sembrò una profanazione. Dante deve restar solo.
-Non è mica un pianeta che ha bisogno di satelliti!
-</p>
-
-<p>
-Tre anni fa, Catullo Mendes, alla fine di un
-banchetto, si permise sentenziare che Dante era
-francese. Il telegrafo ci portò subito la sacrilega
-<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span>
-asserzione. Dante francese! Chi l'ha detto? Chi
-è questo pazzo? Si parlava già di duelli, e se il
-Mendes avesse continuato a insolentire, cento
-nuovi Guglielmo Pepe erano pronti a sbudellarlo.
-Ladro screanzato! volerci rubare Dante! E non
-sa questo signor Catullo che l'Alighieri è per noi
-come la corona di bronzo di Napoleone? Iddio
-ce l'ha dato e guai a chi lo tocca!
-</p>
-
-<p>
-Ma quanti degli italiani leggono la Divina Commedia?
-</p>
-
-<p>
-Alcuni versi del Sacro Poema sono diventati
-proverbiali e si tramandano di generazione in generazione.
-Chi, incominciando un elogio funebre
-non esclama: <i>farò come colui che piange e dice</i>,
-mentre poi non sa fare nè l'uno, nè l'altro?
-Chi, trovandosi a corto di argomenti in suo favore,
-non bolla col nome di invidiosi i suoi avversarî,
-dichiarando chiusa la polemica col provvidenziale:
-<i>non ti curar di lor, ma guarda e passa</i>?
-</p>
-
-<p>
-Insomma è sempre un verso di Dante, e nei
-casi solenni, una terzina, che chiude o apre il
-fuoco in tutte le discussioni scientifiche, politiche
-o religiose.
-</p>
-
-<p>
-E nel campo letterario? Dio mio, i letterati ne
-abusano maledettamente! Per tutti i bisogni grandi
-e piccoli, Dante, sempre Dante! Non sanno muovere
-un passo, non sanno aprir bocca senza ricorrere
-al gran papà. E come certi oratori sacri,
-per mantenere in piedi una tesi cervellotica, cercano
-rafforzarla con qualche sentenza di S. Tommaso
-<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span>
-o di S. Agostino, così molti conferenzieri
-ricorrono a Dante, al padrino universale, per essere
-protetti e difesi.
-</p>
-
-<p>
-Eppure, mentre la Divina Commedia è così saccheggiata,
-è poco letta. Noi abbiamo Cattedre di
-Dante, Società della Dante Alighieri, ma se togli
-pochi, proprio pochi, veramente studiosi, che
-sono chiamati per celia Dantofili, gli altri se ne
-disinteressano completamente.
-</p>
-
-<p>
-La grande sala del Collegio Romano è adibita
-per le conferenze dantesche, che si tengono per
-lo più durante la quaresima. E' un sacro ritiro.
-I tempi mutano; i nostri padri, compunti e contriti,
-se ne andavano in chiesa, nella quaresima,
-a sentire l'oratore sacro, il quale cominciava col
-<i>pulvis es</i> e finiva col <i>resurrexit</i>. Oggi no, si va
-al Collegio Romano, dove un professore vi legge,
-vi commenta, vi tagliuzza, vi sviscera un canto
-del Poema. Il pubblico sempre numeroso. Spesso
-interviene il Re, la Regina Madre e Figlia, i Ministri,
-i Presidenti dei due Rami, il Corpo Diplomatico;
-e quando il conferenziere ha finito, gli
-applausi arrivano alle stelle: Bene, bene! bravo,
-bravo! Il Re si congratula, le Regine si congratulano,
-si congratulano tutti.
-</p>
-
-<p>
-Ma credete che fra tutto quel pubblico “colto„
-vi siano dieci persone, che abbiano studiata la Divina
-Commedia?
-</p>
-
-<p>
-Questo libro è per noi come l'Arca Santa per
-gli Ebrei: si adora, ma non si tocca. Si è avuto
-<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span>
-nelle mani solo nelle classi liceali e, secondo la
-maggiore o minore pedanteria del professore di
-italiano, si sono perdute molte lezioni nel fare
-insulse indagini sul veltro, nello stabilire che cosa
-rappresenti Beatrice, quali diavolerie si nascondano
-sotto quel benedetto o maledetto <i>pape Satan,
-pape Satan aleppe</i>! Oggi si fa un parallelo con
-il Caronte di Virgilio, domani si mettono in bilancia
-i demoni di Milton. Infine si apre il libro
-del dare e dell'avere: qui imita Omero, qui Virgilio,
-là è stato saccheggiato dall'Ariosto e dal
-Tasso. Insomma un po' di autopsia, un po' di anatomia
-comparata e basta.
-</p>
-
-<p>
-Conosco un professore, mente vuota addirittura,
-il quale pretendeva dagli alunni la pianta topografica
-di tutte le bolgie infernali, e l'anno scolastico
-passava in questi noiosi esercizi. Forse il
-disgraziato, temendo che l'inferno sarebbe stata
-la sua eterna dimora, ne voleva una guida per
-non smarrirsi!
-</p>
-
-<p>
-I tre anni del liceo passano e si dà il benservito
-alla Divina Commedia, per entrare nella grande
-e vera commedia della R. Università.
-</p>
-
-<p>
-Ma siamo giusti: se questo libro è poco letto,
-la colpa è dei commentatori e dei maestri. A furia
-di voler vedere in ogni verso un'allegoria, ci
-annebbiano talmente l'intelligenza che non sappiamo
-dove dar di capo. E fossero almeno d'accordo
-questi signori! No, lì per picca a contraddirsi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il proverbio dice: “Dove molti galli cantano,
-non fa mai giorno.„ È proprio il caso nostro.
-La <i>Divina Commedia</i> non appare così luminosa
-per i tanti galli e capponi che vi cantano intorno.
-</p>
-
-<p>
-Si vocifera che a Ravenna debba, quanto prima,
-sorgere una grande Biblioteca Dantesca. Oltre le
-edizioni estere e nazionali, raccoglierà i commenti
-estetici, filosofici, filologici, storici, politici ecc., che
-saranno naturalmente migliaia e migliaia, giacchè
-tutti i critici hanno voluto dire la loro parola
-sulla <i>Divina Commedia</i>.
-</p>
-
-<p>
-Ravenna dunque avrà una biblioteca monumentale.
-Benissimo. Idea degna del nostro secolo.
-Però vorrei che innanzi al maestoso edificio si
-scrivesse a grossi caratteri: — <i>Dante e la Torre
-di Babele!</i>&nbsp;—
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Sentite sempre dire: “Che vuoi, segue il principio
-di Machiavelli! È della scuola di Machiavelli!
-È seguace di Machiavelli!„
-</p>
-
-<p>
-Per la maggior parte degli Italiani, Machiavelli
-è un furbo matricolato, un cinico terribile, un ministro
-di tirannia, un uomo senza coscienza, senza
-morale, senza fede. E sapete perchè questo poveretto
-è così calunniato? Ve lo dico subito: non
-si legge.
-</p>
-
-<p>
-Noi siamo soliti ripetere da pappagalli ciò che
-ci vien detto da altri. Machiavelli ha scritto: <i>il fine
-<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span>
-giustifica i mezzi, ciò che giova lice</i>, ecc. Verissimo.
-Ma mettete queste massime in relazione col tempo
-in cui visse il Machiavelli, studiate quel periodo storico
-in cui Firenze si dibatteva tra il servilismo e
-l'abiezione, e poi ditemi se una voce, che richiami
-al rigido diritto, merita encomio o disprezzo.
-</p>
-
-<p>
-Il Villari nel suo pregiato lavoro <i>Machiavelli
-e il suo tempo</i> conchiude trionfalmente: “Oggi
-che l'Italia ha incominciato a redimersi e si è
-costituita secondo la profezia di lui, è venuto il
-momento, in cui gli sarà resa giustizia.„ Ma quale
-giustizia? La calunniosa leggenda dura, perchè le
-opere del Segretario Fiorentino non si leggono,
-e molto meno si studiano.
-</p>
-
-<p>
-Il Bonghi nelle sue lettere critiche grida: “Chi
-non legge il Machiavelli è un uomo mediocre e
-di animo piccino.„ È inutile! <i>Il Principe e Compagni</i>
-resteranno sempre negli scaffali con tutti
-gli onori civili e militari, ma senza essere mai consultati.
-Si leggiucchiano le poesie e le commedie,
-perchè un po' scollacciate, ma le opere storiche
-<i>requiescant in pace</i>! Solo quei signori della Minerva
-di tanto in tanto ne mandano un pezzetto
-ai candidati di licenza liceale, i quali, frettolosamente — appena
-in sei o sette ore — gli confezionano
-un abituccio alla latina, tutto toppe e topponi.
-E come a farlo apposta si scelgono pezzetti
-difficili ed aridi, forse per innamorare sempre di
-più i giovani.
-</p>
-
-<p>
-La Minerva sa rendere simili servizî!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Specialmente noi meridionali parliamo sempre
-della <i>Scienza Nuova</i> di Giambattista Vico. Ne andiamo
-orgogliosi, come se questo libro fosse stato
-lasciato in eredità a noi, e solo a noi. In tutte
-le conversazioni, in tutte le dispute, in tutte le
-polemiche, il Vico vien tirato sempre in ballo.
-</p>
-
-<p>
-Ma chi lo legge? Fino a pochi anni fa
-nessun editore credeva opportuno riprenderne la ristampa,
-e per averne un esemplare bisognava ricorrere ai
-venditori di libri usati o alle R. Biblioteche. Oggi,
-grazie a Benedetto Croce, ne abbiamo una bella
-edizione. Anzi il Croce, con lo zelo di un apostolo,
-va predicando che noi italiani abbiamo il
-sacrosanto dovere di leggere e studiare la <i>Scienza
-Nuova</i>. Ma come succede a tutti quelli che ricordano
-doveri, il Croce predica al deserto.
-</p>
-
-<p>
-Anche il Michelet, a suo tempo, voleva che i
-Francesi studiassero quel libro, ma poi si convinse
-che pretendeva l'impossibile. “Giovan Battista
-Vico — egli disse — non può essere inteso dal
-secolo decimottavo, perchè parla al decimonono.„
-Non l'avesse mai detto! Sapete che cosa è successo?
-Quelli del secolo decimonono dissero che
-il Vico parlava al ventesimo, noi del ventesimo
-diciamo che parla al ventunesimo, e siate sicuro
-che i nostri figliuoli diranno che parla al ventiduesimo.
-<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span>
-Insomma quel libro parla sempre al secolo
-futuro, e intanto... non parla mai.
-</p>
-
-<p>
-Ma volete sapere perchè la <i>Scienza Nuova</i> non
-si legge? Sentite: il Settembrini, che ne parla
-con la riverenza di un discepolo, servendosi, come
-al solito, di una similitudine, dice: “Il Vico è come
-una immensa statua colossale che riguardata da
-vicino ti pare mostruosa nelle sue membra quasi
-formata con la zappa, gli occhi cavati con la vanga,
-tutto scabrezza e rozzezza; ma a certa distanza la
-scabrezza sparisce, e vedi la figura proporzionata
-e maestosamente bella.„
-</p>
-
-<p>
-Ecco la ragione, per cui non si legge il Vico:
-vogliamo guardarlo da lontano, per vederne meglio
-i pregi!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-E il Darwin? È oramai mezzo secolo che si
-ciancia di Darvinismo. Questo sistema evoluzionista,
-che apre un abisso nel campo biologico, e
-per conseguenza inevitabile, anche morale, ha
-dato origine a una turba immensa di seguaci e
-di avversarî, turba di profani che non sono entrati
-mai nel santuario della scienza e che scorgono
-in Darwin o un simpatico libero pensatore
-o un terribile ateo.
-</p>
-
-<p>
-Di Darwinismo si parla nei caffè, nei circoli, su
-pei giornali, e mentre sono pochi i veri cultori
-di scienze naturali, tutti vogliono esprimere la
-<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span>
-loro opinione su tale argomento. Alcuni, per darsi
-la posa di uomini evoluti, sostengono quelle teorie
-con qualche debole argomento, letto in una rivista
-scientifica; altri, nemici di ogni nuovo portato
-della scienza, si fanno il segno della croce come
-se si parlasse del diavolo in persona.
-</p>
-
-<p>
-Ma domandate a tutti questi fanatici ammiratori
-o avversarî se hanno letto una pagina sola
-dell'<i>Origine della Specie</i>.
-</p>
-
-<p>
-Nemmeno per ombra!
-</p>
-
-<p>
-Vorrei parlare di altri libri, ma veggo che questo
-linguaggio dà sui nervi a parecchi. Forse
-m'inganno, ma ho ragione di credere che molti
-libri importantissimi non si leggono e si ha poi
-la pretenzione di discuterne!
-</p>
-
-<p>
-Per carità, si finisca una buona volta di fare
-i pappagalli! Quando non si è letta un'opera, o
-confessatelo sinceramente o acqua in bocca. Chi
-viene a domandarvi se avete studiato il <i>Principe</i>
-o <i>L'Origine della Specie</i>?
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Fin qui le persone che si chiamano colte, che
-vengono dette a ragione, e spesso a torto, menti
-direttive. Che se parliamo poi del pubblico, del
-pubblico grosso, c'è da mettere le mani nei capelli.
-</p>
-
-<p>
-Cinquant'anni fa, il Bonghi diceva che in Italia
-si legge poco, e ne dava la colpa alla lingua.
-Ma che lingua d'Egitto! Il pubblico si è dato
-<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span>
-mai pensiero della lingua? Nei secoli scorsi teneva
-i suoi procuratori legali — i pedanti —, oggi
-se ne disinteressa addirittura: ognuno parli e scriva
-come vuole!
-</p>
-
-<p>
-E allora perchè il pubblico non legge?
-</p>
-
-<p>
-Ve lo dico subito: non legge, perchè non ne
-sente il bisogno. Dovrebbe leggere per distrarsi,
-per divertirsi, ma se si distrae e si diverte così
-bene con lo sport, con la bicicletta, con l'automobile,
-col grammofono; col cinematografo, con
-l'areoplano! E poi, se il pubblico non legge, è un
-po' corrucciato; ha ricevuto un torto dai nostri
-letterati e vuol vendicarsi. Fino a pochi anni fa
-divorava i romanzi francesi, e il Dumas, il Sue,
-l'Hugo, il Verne, ecc. erano popolarissimi tra noi.
-Solo i romanzi? E' naturale. Il pubblico grosso
-se legge, legge romanzi. Nei secoli passati, quando
-la vita era meno febbrile, il pubblico prendeva
-parte alla letteratura classica, leggiucchiava poemi,
-tragedie, storie, ma a poco a poco si allontanò
-da questa roba un po' pesante; e quando lo Scott
-in Inghilterra, il Dumas in Francia e il Manzoni
-in Italia presero a battesimo il romanzo, il pubblico
-dette il benservito alla letteratura classica
-e giurò eterna fedeltà al romanzo. Sempre e soli
-romanzi!
-</p>
-
-<p>
-Ma un giorno si incominciò a dire: lasciate
-stare questi libri. Non vi accorgete che tutto è
-fantastico e strano? non vi accorgete che il romanziere
-vi burla e vi tratta da bimbi?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il pubblico sempre credulo, sempre scolare,
-sempre amante di novità, mise da banda quei
-libri, che lo avevano divertito un mondo, ed aprì
-i romanzi moderni. Ma che! questi romanzi non
-lo dilettavano un fico. Poca invenzione, poca
-azione drammatica e molta analisi. Il pubblico
-restò male. E che specie di romanzi son questi?
-Noi vogliamo distrarci, vogliamo sognare e questi
-libri mettono in campo quistioni scientifiche, tesi
- psicologiche, antropologiche!
-</p>
-
-<p>
-Che fare? Ricorrere di nuovo al Dumas e C<sup>i</sup>?
-No. E dunque? dunque faremo a meno di leggere.
-C'è tanto da fare nella vita!
-</p>
-
-<p>
-Ma non crediate che il pubblico davvero non
-legga; legge, sissignore, ma legge male.
-</p>
-
-<p>
-So di un editore fiorentino, il quale mette in
-piazza migliaia e migliaia di libercoli, che vanno
-a ruba. Sono delle porcheriole non tanto per il
-soggetto, quanto per la forma. E quest'editore
-confessa, a onore e gloria di noi italiani, che a
-pubblicare buoni libri c'è da rimettere le spese,
- mentre con queste porcheriole si fanno quattrini.
-A Napoli parecchie Case Editrici non confezionano
-che questa roba; roba sudicia, roba da trivio,
-che fa vergogna alla natura umana. Sono libercoli
-dai titoli ambigui o spudorati, con fotografie
-sconce, che svegliano e solleticano i più bassi
-istinti.
-</p>
-
-<p>
-Mi sono caduti sott'occhio parecchi volumetti
-<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span>
-di una biblioteca così detta, <i>scientifica</i>. Che scienza!
-Si parla delle anormalità più nauseanti.
-</p>
-
-<p>
-E come sono furbi questi editori! Per stuzzicare
-di più l'appetito, presentano i libercoli, chiusi
-come in una busta. Dicono che la legge vuole
-così. Bugia. Il nostro Codice sorvola su queste
-bazzecole. Si chiudono in busta per rendere la
-merce più appetitosa. Il frutto proibito attira: non
-per niente siamo figli di Adamo e di Eva!
-</p>
-
-<p>
-A credervi, nessuno legge queste porcheriole,
-ognuno se ne mostra disgustato, ognuno aggrinza
-il naso e si atteggia a Catone, ma di grazia dove
-vanno a finire le tante edizioni, che si tirano così
-frettolosamente? Eh! questi libri si comprano, si
-leggono e si rileggono.
-</p>
-
-<p>
-Ma c'è bisogno di tanti esempi per dimostrare
-che il pubblico nostro legge male? Ricordatevi
-di <i>Quelle signore</i>. Veramente un tal successo si
-deve un po' a quel buon Procuratore del Re, che
-volle sequestrare il libercolo e trascinare l'autore
-dinanzi al tribunale. Non l'avesse mai fatto! I
-giudici l'assolsero e il pubblico l'arricchì!
-</p>
-
-<p>
-E quel che è peggio il signor Notari ha avuto
-degli imitatori. Molti, vedendo che quel genere
-era ricercato, ci regalarono subito: <i>Le Figlie di
-quelle Signore, Quelle Signorine, Quelle ragazze,
-Quelle Matrone</i> e simili dolciumi.
-</p>
-
-<p>
-Qui mi verrebbe la tentazione di fare un po' il
-moralista, ma a che pro? Tempo perduto! Sua
-Eccellenza — di felice memoria — on. Luzzatti,
-<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span>
-volle alzar la voce in nome della pubblica morale.
-Scrisse una bella lettera ai prefetti del
-Regno, e disse solennemente: “Io non voglio
-più vedere libri, libercoli e cartoline pornografiche!„
-Il buon uomo per raggiungere più presto
-lo scopo promise premi e minacciò castighi, ma
-fece fiasco. E faranno fiasco tutti. Noi dobbiamo
-imparare a proprie spese e metteremo senno solo
-quando l'acqua ci sarà arrivata alla gola. Pazienza.
-Io intanto penso: il Notari ha comprato una
-bellissima villa e fa la vita da signore a spese di
-<i>Quelle Signore</i>; mentre parecchi letterati nostri,
-valenti, vivono... da poveri cristiani.
-</p>
-
-<p>
-Bisogna dire che nel mondo v'è giustizia!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span></p>
-
-<h2 id="adulatori">Gli adulatori.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Non ci avete mai pensato, ma la vostra libreria
-è piena zeppa di cortigiani.
-</p>
-
-<p>
-Vedete un po': Stazio s'inchina dinanzi al trono
-del lurido Domiziano, Virgilio apre le porte dell'Eliso
-ad Augusto, l'Ariosto tira incenso al suo
-Cardinale, l'Achillini affastella sonetti per quel
-sozzo Luigi XIII ed arriva a dirgli goffamente
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">ai bronzi tuoi serve di palla il mondo,</p>
-</div></div>
-
-<p>
-il Metastasio piega le ginocchia dinanzi alla sua
-padrona, il Cesarotti e il Monti inneggiano al
-Bonaparte!
-</p>
-
-<p>
-E li conservate voi questi libri? li leggete? li
-studiate?
-</p>
-
-<p>
-L'arte! Ma che arte d'Egitto! Noi non vogliamo
-colori e immagini: ci basta la natura. Noi
-<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span>
-abbiamo bisogno di chi sostenga e difenda la verità,
-di chi sappia educare il nostro carattere. Lo
-scrittore è un giudice ed ha il dovere di dire ai
-cattivi: “Io accuso, io protesto!„ Se si lascia intimorire
-o allettare è un colpevole; e un nuovo
-Nazzareno dovrebbe cacciare a colpi di fune questo
-profanatore dal tempio dell'arte!
-</p>
-
-<p>
-Si sa, pochi hanno la forza di affrontare pericoli
-per la propria e l'altrui indipendenza, pochi
-hanno il coraggio di presentarsi, come Mosè,
-dinanzi agli eterni Faraoni e perorare la causa
-del popolo. L'eroismo non si può pretendere da
-tutti, ma nessuno deve essere vile: la viltà è
-abiezione. Se non sapete volare, camminate: strisciare
-è dei rettili, e ai rettili non è dato coltivare
-l'arte, la quale deve serbarsi immune dalla
-bassa adulazione.
-</p>
-
-<p>
-Plinio, per liberarsi dai malvagi capricci di
-Nerone, trattava quistioni grammaticali. “Mi
-piace vivere — diceva — e voglio sfuggire il
-serpe.„ Il Machiavelli, dovendo scrivere per
-incarico dei Medici le <i>Istorie di Firenze</i>, diceva
-al Guicciardini: “Consiglierommi meco medesimo
-e mi ingegnerò a far sì che pur dicendo la verità
-a niente possa ella rincrescere„.
-</p>
-
-<p>
-Filosseno, per aver dato il suo franco parere
-sopra alcune sciocche poesie del tiranno Dionisio,
-fu messo in carcere. Liberato poi per le preghiere
-degli amici, fu di nuovo chiamato da Dionisio
-a giudicare altri versi. Filosseno ascolta, e
-<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span>
-mentre la ciurma degli adulatori applaude, egli
-senza pronunziar parola si avvia alla porta. Domandato
-dal tiranno dove andasse, “ritorno al
-carcere„ rispose.
-</p>
-
-<p>
-Noi non sappiamo quali opere scrisse Filosseno,
-non sappiamo quale fu la sua vita, ma
-quest'atto nobilissimo lo solleva al di sopra di
-tanti poeti, che pur di avere titoli, decorazioni e
-ricchezze, vissero come schiavi. Gallonati, stipendiati,
-vendevano l'arte al miglior offerente.
-</p>
-
-<p>
-Grandi artisti furono il Corneille e il Racine,
-ma quando noi li vediamo nella reggia di quel
-mostro imbellettato di Luigi XV, vorremmo gridare:
-“Vergogna! vergogna!„ Sono dolci i drammi
-del Metastasio, ma chi può perdonargli i salamelecchi
-a Teresa d'Austria? Ah! questo beato
-Metastasio è davvero il tipo dell'adulatore gaudente!
-Dal giorno in cui con gli <i>Orti Esperidi</i>
-dette il pomo di Paride all'Imperatrice Elisabetta
-comincia la sua vita di cortigiano. Vive 50 anni
-a Vienna, scrivendo drammi per nozze ed onomastici
-e non si ricorda mai di avere una patria.
-Per lui la patria è dove si sta bene, dove ci sono
-quattrini e belle donne. Carlo VI lo nomina
-barone dell'impero, Maria Teresa gli manda la
-decorazione di S. Stefano, ma lui come un vezzoso
-paggio gentilmente rifiuta. Non crediate
-che lo faccia per un sentimento di dignità: no,
-il latte e il miele gli è arrivato alla gola. “Non
-<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span>
-mi affogate; — par che dica — lasciatemi vivere
-nella mia corte!„
-</p>
-
-<p>
-E così vivevano un po' tutti i nostri letterati.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma noi siamo ingiusti! Prima di bollare col
-nome di adulatori quei poeti dovremmo ricordarci
-che nei secoli andati la carriera delle lettere
-non offriva vantaggi se non all'ombra di
-una corte.
-</p>
-
-<p>
-Oggi la condizione del letterato è molto diversa.
-Bene o male c'è sempre da sbarcare il
-lunario. I romanzi si vendono, le novelle si
-vendono, i lavori critici, storici, si vendono. Insomma
-chi si dà alle lettere, ed ha davvero un
-po' d'ingegno, non muore di fame. In ultimo
-caso c'è l'insegnamento: una cattedra di liceo o
-di Università si afferra e lo stipendio viene da
-sè. Non vivono da signori i letterati, ma vivono!
-</p>
-
-<p>
-Nel cinquecento, invece, o giù di lì, le cose
-andavano un po' male. La scuola non rendeva,
-pochi imparavano a leggere o a scrivere, e quei
-pochi la pretendevano <i>gratis et amore</i>; la luce
-non si paga o meglio non si pagava.
-</p>
-
-<p>
-Vivere con le pubblicazioni? La stampa era
-ancora piccina e camminava con le grucce. E
-poi a chi vendere i libri? Il popolo non leggeva
-o leggeva senza spendere un soldo. Dunque?
-dunque i poveri letterati dovevano ricorrere ai
-<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span>
-principi e recitare ad essi il <i>pater noster</i> col relativo
-<i>dacci oggi il nostro pane quotidiano</i>. Il principe
-era il mecenate, il protettore, che dispensava
-grazie e quattrini. E bisognava aiutarsi con la
-lode: con la lode toccare il cuore del magnanimo
-signore, con la lode ben disporlo ai futuri benefici.
-Non lo dico io, lo dice il Tasso (padre), il
-quale non fu, o meglio non voleva essere, un cortigiano,
-ma dinanzi al dilemma — o incensare o
-morir di fame — prese anche lui un turibolo ed
-esercitò... l'arte.
-</p>
-
-<p>
-Di buona o di mala voglia, un padrone bisognava
-tenerlo. Cantare come la cicala? Nossignore.
-Viene l'inverno e bisogna fare i conti con la
-formica. I poeti, edotti da questa favola, entravano
-per tempo in Corte, a formare la grande famiglia
-artistica. Il Cardinale Ippolito aveva a suo servizio
-circa 300 letterati; e avendogli un giorno
-Clemente VII fatto osservare che erano troppi,
-lui rispose: “Non li tengo a Corte, perchè io abbia
-bisogno di loro, ma perchè essi l'hanno di me„.
-Sua Eminenza aveva ragione. Per lui era un lusso,
-per i poeti una necessità.
-</p>
-
-<p>
-Ma quel lusso ai principi costava un occhio!
-I letterati in genere e i poeti in ispecie sono
-incontentabili! Amano la bella vita; vogliono
-mangiar bene, vestir bene, divertirsi meglio; e
-tutto a spese del padrone, tutto, anche gli abiti,
-anche le scarpe! Il Poliziano scriveva al Magnifico:
-“Gli stolti ridono dei cenci ond'ho
-<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span>
-coperto il corpo e dei sandali bucati che ho
-in piedi. Mandatemi una delle vostre vesti migliori
-e un paio di scarpe.„ Il Guicciardini
-ha bisogno della dote per le sue figliuole e il
-Machiavelli lo consiglia a rivolgersi a Leone X,
-perchè “tutto consiste nel domandare audacemente
-e mostrare male contentezza non ottenendo„.
-</p>
-
-<p>
-E guai se il principe faceva il sordo o si mostrava
-un po' spilorcio. Il Giovio aveva due penne:
-una di oro e un'altra di ferro e “ben sapete — egli
-diceva — che con questo santo privilegio
-ne ho vestiti alcuni di brutto cannevaccio!„
-L'Aretino mal ricompensato rifiuta. “Vi rimando — scrive
-a Leone X — i dieci ducati pregandovi
-che vi degnate rendermi le lodi da me
-datevi. A quelli che vogliono la fama conviene
-essere larghi a senno.„
-</p>
-
-<p>
-Così i Principi, i Cardinali, i Papi per non essere
-messi alla berlina sborsarono danaro, e i poeti
-alla vista dell'oro cambiavano metro.
-</p>
-
-<p>
-L'Alemanni, cantando in lode di Carlo V, si
-sentì rimproverare da costui perchè in altro tempo
-ne aveva detto corna. “Maestà, — gli rispose
-con la più grande disinvoltura — l'ufficio della
-poesia è mentire.„
-</p>
-
-<p>
-L'Alemanni si espresse male, egli voleva dire:
-Maestà, la poesia è una merce; si vende.
-</p>
-
-<p>
-E si vendeva davvero. Andrea dell'Anguillara
-vendeva le sue ottave a mezzo scudo caduna.
-<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span>
-Curioso davvero questo poeta! Prima d'incominciare
-la traduzione dell'Eneide, manda ai Principi
-d'Italia una specie di lettera circolare per
-far sapere che il suo Enea troverà nell'Eliso tutti
-i magnanimi, e nell'inferno gli spilorci, e conchiude:
-“Spero che non mi bisogni mandar Lei
-e gli altri tutti a casa del diavolo e che Enea
-non abbia troppo da fare nell'inferno a parlar
-con tante anime dannate, quante io sono per
-mandarvene, se non fanno il debito loro„.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Si potrebbe dire: ma dunque i nostri letterati
-vivevano bene! Accarezzati, acclamati, festeggiati
-passavano gli anni in continua agiatezza.
-</p>
-
-<p>
-Eh! come inganna l'apparenza. Scorrete la
-vita di quei poveretti. Quante umiliazioni, quanti
-rimproveri, quanti disinganni! Bisognava stare
-sempre agli ordini, secondare il principe nei suoi
-pettegolezzi, seguirlo nelle insulse guerricciuole.
-Quei Mecenati oggi decretano pensioni e titoli,
-domani per un equivoco o capriccio vi mettono
-fuori; e il povero poeta doveva trovarsi un
-nuovo padrone e recitare un nuovo atto di fede.
-Chi dei poeti nostri visse felice o almeno tranquillo?
-L'Ariosto fa il governatore, il segretario, il messo
-d'ambasciata, il cavallaro, e un giorno, solo perchè
-<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span>
-non vuole recarsi in Ungheria, gli è negata
-la pensione; il Tasso, invidiato, calunniato, burlato,
-vi perde la ragione e vien rinchiuso in un
-manicomio; il Guarini è cacciato dalla Corte dei
-Savoia; il Marino è messo in carcere; il Tassoni
-passa da una Corte all'altra e dolorosamente
-esclama: “I principi hanno le mani lunghe, ma
-non larghe„ e si fa dipingere con un fico in
-mano per indicare ciò che ha riportato dalle
-Corti.
-</p>
-
-<p>
-Fortunatamente quei tempi passarono e la nostra
-letteratura a poco a poco ruppe le vergognose
-catene ed acquistò la propria indipendenza.
-Al principio dell'ottocento non si lasciò nè allettare,
-nè intimorire.
-</p>
-
-<p>
-Peccato che mentre la coscienza italiana si
-formava per l'opera di tanti valorosi scrittori, il
-Monti volle restare all'ombra del manto imperiale.
-Il Parini si negava finanche di tessere il
-panegirico a Maria Teresa. “Io non trovo veruna
-idea soddisfacente su cui tessere l'elogio
-dell'Imperatrice. Ella non fu che generosa: donare
-l'altrui non è virtù„. Il Foscolo, pur di
-non inneggiare agli oppressori se ne andava ramingo,
-scriveva su riviste inglesi, trattando
-argomenti pedestri di critica e di storia letteraria.
-“Mi sono esposto — diceva alla sorella — colla
-vergogna sul viso e col cuore afflittissimo
-a dare lezione in pubblico non in università, che
-sarebbe un onore, bensì in una specie di teatro:
-<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span>
-senza questo duro espediente non avrei di che
-vivere.„
-</p>
-
-<p>
-Il Monti invece, che pure aveva gran cuore
-e forte ingegno, s'inchinava ora al Papa, ora a
-Napoleone, ora all'Austria. Realista con i re, imperiale
-con gl'imperatori, repubblicano con le
-repubbliche, fu il poeta dei vincitori.
-</p>
-
-<p>
-I suoi contemporanei lo chiamano il Dante
-redivivo, ma la nuova Italia non l'ha riconosciuto
-come suo poeta nazionale!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-E basta col passato.
-</p>
-
-<p>
-Oggi nell'anno di grazia 1911 non abbiamo
-più adulatori. Gli scrittori moderni non hanno
-nulla da temere o da sperare dai Coronati.
-</p>
-
-<p>
-È finito il tempo dei Dionisî. Se l'Imperatore
-di Germania, che si atteggia a letterato, scrivesse
-domani dei brutti versi, cento critici tedeschi
-gli direbbero in faccia che la poesia non è per lui.
-</p>
-
-<p>
-Che mecenati e protettori! Oggi il Gran Mecenate
-è il pubblico. Allettate il pubblico, carezzatelo,
-seguitelo nei suoi gusti, solleticatelo
-nelle sue passioncelle, distraetelo, divertitelo,
-storditelo, egli saprà fare il suo dovere: vi darà
-quattrini ed onori.
-</p>
-
-<p>
-Essere attaccati alla gonna di una regina ed
-esaltarne i begli occhi, le graziose manine, brrr!
-è una abiezione.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span>
-</p>
-
-<p>
-Dall'altra parte non crediate che i re abbiano vaghezza
-di tenere al loro servizio poeti, che cantino
-la ninna nanna in tutte le ore del giorno.
-Hanno da sentire altre ninna nanne, i poveretti!
-Neppure lo Zar, che si ostina a conservare una
-imbalsamata autocrazia e manda al fresco eremitaggio
-siberiano chi alza un po' la voce, vuole
-poeti imperiali. Ed ha ragione. In quella Corte
-non ci mancherebbero che una dozzina di poeti
-per accrescere la confusione ed il disordine.
-</p>
-
-<p>
-Ma zitto, noi non dobbiamo mettere il naso nei
-fatti degli altri. Confusione e disordine ce n'è
-dovunque!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Mi frulla un'idea nel cervello e fa ressa per
-uscire. Ma esci alla malora e non rompermi più
-la testa!
-</p>
-
-<p>
-Ecco: quanti poeti nostri non vorrebbero anche
-oggi far parte della Real Casa, e vivere
-all'ombra del Quirinale con un lauto assegno?
-Rende tanto poco la poesia! Certamente il D'Annunzio,
-il Pascoli, lo Stecchetti, il Baccelli
-rinunzierebbero a un tale ufficio: vivono bene
-a casa loro, ma tanti altri poeti, che si ostinano
-a cantare al deserto tutto il giorno e gran
-parte della notte, l'accetterebbero come una
-manna.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span>
-</p>
-
-<p>
-Che cosa canterebbero questi vati? Eh, c'è
-tanto da cantare!
-</p>
-
-<p>
-Il Principino mette un dente? un sonetto; il
-Principino sa montare a cavallo? una canzone.
-La Regina cade e si fa male o meglio non si
-fa male al braccio? un inno di ringraziamento a
-Giove. La Regina Madre va ai monti? la Regina
-Figlia va al piano? le Reginette vanno in giardino?
-Per tutti gli atti reali, grandi e piccoli, una canzone,
-un sonetto, un madrigale, uno strambotto!
-</p>
-
-<p>
-È una insinuazione la mia?
-</p>
-
-<p>
-Vorrei che al nostro Re saltasse davvero il grillo
-di avere una coppia di poeti regi. Naturalmente
-bandirebbe un concorso. Quanti concorrerebbero?
-I nostri poeti oggi a tale domanda rispondono
-sdegnosi: “Nessuno!„ Non li credete: imitano
-la volpe. Se venisse quel giorno!...
-</p>
-
-<p>
-Ma questo giorno non verrà. Il nostro Re è
-pratico, praticissimo, e se non dà il ben servito
-ai maggiordomi e compagnia, non dipende da lui:
-così vuole il cerimoniale. Dei poeti però è poco
-tenero. Vedete: ogni giorno nomina cavalieri e
-commendatori. Un decimo degli italiani hanno
-una croce. Un avvocato, un medico, un negoziante,
-che acquista, con l'arte o con l'astuzia,
-un po' di nome, o un numero discreto di biglietti
-di banca, toh! una croce o un cordone. Ai poeti?
-Un corno.
-</p>
-
-<p>
-Eh! la poesia è finita. Se volete entrare nelle
-grazie dei potenti, mandate alla malora la poesia
-<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span>
-e datevi... al giornalismo. Oggi i veri potenti non
-sono i re, i principi, i duchi, gli arciduchi, i marchesi,
-i baroni. I Governi costituzionali hanno gentilmente
-spotestati i re, mettendoli in seconda fila:
-in prima fila sono i ministri, i quali per restare
-sempre innanzi e non indietro, si afferrano alla
-stampa... amica.
-</p>
-
-<p>
-Vangelo. Il ministro Giovanni Nicotera con la
-più grande disinvoltura diceva ad un amico: “Ogni
-Ministero ha bisogno di un milione all'anno
-per puntelli.„ Sua Eccellenza per puntelli intendeva
-la <i>libera</i> stampa.
-</p>
-
-<p>
-Come cambia il mondo! Nei secoli scorsi quelli
-che avevano il mestolo in mano carezzavano e
-sussidiavano gli storici per essere tramandati ai
-posteri con un mezzo panegirico. Oggi non si
-pensa ai posteri. Che immortalità d'Egitto! Ciò
-che impressiona è il presente, non il futuro.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span></p>
-
-<h2 id="educativi">I libri educativi.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Noi consumiamo la maggior parte del nostro
-tempo a leggere libri inutili. Saranno libri belli
-o brutti, attraenti o noiosi, con arte o senz'arte,
-ma inutili alla vita.
-</p>
-
-<p>
-Si legge un romanzo, un volume di poesie, un
-dramma; che scene, che descrizioni, che lingua
-forbita! La fantasia ne gongola, il cuore si dilata
-o si restringe. Benissimo. Ma quale vantaggio?
-Diletto dieci, profitto zero.
-</p>
-
-<p>
-Diciamolo francamente. Di tanti libri che abbiamo
-letti, quale è valso a renderci migliori, a
-correggerci magari di un piccolo difetto?
-</p>
-
-<p>
-Eravamo un po' superbi e siamo restati tali, eravamo
-indolenti e lo saremo fino alla consumazione
-dei secoli. E perchè? Dal libro vogliamo essere allettati,
-dilettati, carezzati, magari storditi, non educati.
-Cioè vorremmo essere educati, ma senza
-<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span>
-sforzi, a nostra insaputa. Non si è detto sempre
-che leggere è mangiare? Mettete in bocca un
-bel pezzo di carne; masticatelo un pochino e inghiottitelo.
-Appena andato giù, deve lo stomaco
-utilizzarlo e renderlo chilo e sangue. È un processo
-che si svolge da sè, senza che voi ve ne
-curiate nè punto nè poco. Siamo d'accordo. Ma
-ogni libro è per la mente ciò che il pezzetto di
-carne è per lo stomaco? No. Allo stomaco diamo
-carne, alla mente intingoli, pasticci, dolciumi più
-o meno nocivi. Sono degl'intingoli che stuzzicano
-l'appetito, carezzano il nostro palato, soddisfano
-la nostra ghiottoneria, ma non dilettano lo
-stomaco.
-</p>
-
-<p>
-Libri-carne, libri-pane ne leggiamo pochi, libri
-pasticci un mondo. Ma vale la pena di consumare
-tempo e danaro per un passeggiero diletto, per
-un'efimera commozione? Noi italiani, a preferenza
-degli altri popoli, amiamo assai gl'intingoli in letteratura.
-E perchè? Per seguire la moda, per
-far sapere a cielo e terra che a noi piace l'arte!
-E sempre questa benedetta arte! Ma possiamo
-vivere di sola arte noi? Eccetto pochi privilegiati
-che si allontanano, quasi direi, dal mondo
-reale e passano gli anni in continua contemplazione,
-tutti gli altri debbono vivere. E abbiamo
-mai pensato che cosa importa, specialmente oggi,
-vivere? <i>Vita, motus</i>: moto continuo, incessante,
-e in questo moto perpetuo, quante lotte, quante
-sorprese, quante cadute!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span>
-</p>
-
-<p>
-Convinciamoci: nè l'arte, nè la scienza potrà insegnarci
-a vivere. Abbiamo per tanto tempo studiato,
-investigato, scrutato, di tutto conosciamo
-la ragione intima; la natura in parte ha ceduto
-le armi, ma che? noi siamo scontenti, noi siamo
-sfiduciati. Sfiduciati del progresso? No, di noi
-stessi. Chiediamo alla vita più di quello che dovremmo.
-Nessuno si mette nei giusti limiti. Si vuol
-giungere in alto senza noviziato, senza sacrifici.
-</p>
-
-<p>
-Di qui malumori, scoraggiamenti, disillusioni:
-di qui lotte sorde, disoneste!
-</p>
-
-<p>
-Ecco la necessità di libri eminentemente educativi,
-di libri che ci facciano conoscere i nostri
-doveri, che ci dicano come la vita è nell'operosità!
-</p>
-
-<p>
-Mettiamo da banda romanzi e poesie che ci
-fanno sognare: chi sogna dorme e chi dorme — voi
-lo sapete — non piglia pesci; mettiamo da
-banda tanti libri che ci commuovono, ma che non
-ci educano. Il cuore, il cuore, sempre il cuore!
-A furia d'intenerirlo, l'abbiamo tanto rammollito!
-Il cuore, ricordiamolo, è un organo che deve lavorare
-giorno e notte ed ha bisogno di forze
-vitali!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Di libri educativi ne abbiamo un mondo.
-</p>
-
-<p>
-La pretenzione di educare l'hanno tutti gli scrittori.
-Eccetto pochi, i quali scrivono per scrivere,
-<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span>
-senza curarsi di ciò che mettono fuori, tutti
-gli altri credono o fingono di credere che i loro
-libri siano educativi. Il poeta vuol educare col
-sentimento, il romanziere con la favola, lo storico
-col passato, il filosofo con l'avvenire.
-</p>
-
-<p>
-Mettiamo da parte i poeti e i romanzieri. A
-tirar le somme, questi signori hanno fatto più
-male che bene alla povera umanità. Parliamo di
-quegli scrittori, che <i>ex professo</i> vollero trattare
-di educazione. Date una sguardo ai vostri scaffali:
-libri educativi non ne mancano, anzi occupano
-un posto importantissimo. Ma educano davvero?
-</p>
-
-<p>
-Non vi disturbate, anche questa volta mi ostino
-a rispondere: no. Ho le mie buone ragioni. Ditemi:
-una raccolta di precetti, di ammaestramenti
-un elenco dettagliato dei nostri doveri si può
-chiamare libro educativo? A noi non piace la
-predica, non piace sentirci dire a bruciapelo: <i>hoc
-faciendum, hoc fugiendum</i>. Il moralista riesce sempre
-un po' antipatico. Catone, per aver voluto alzar
-troppo la voce, è restato nella storia come
-il tipo delle persone noiose. Lo ricordino i compilatori
-di libri educativi e si convincano che l'educazione
-vera, sana, feconda non si apprende
-con le formole come la matematica!
-</p>
-
-<p>
-Si disse un gran bene della <i>Morale Cattolica</i>
-del Manzoni e dei <i>Doveri degli uomini</i> del Pellico.
-In Italia quei due libri, diversi per peso e misura,
-furono letti e riletti, ma non cavarono un
-ragno dal buco.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span>
-</p>
-
-<p>
-Solo il Tommaseo, vera stoffa di educatore, avrebbe
-potuto darci un bel libro, ma volle anche
-lui predicare e i suoi <i>Pensieri</i> sono un po'
-pesanti. Bellissimi gli argomenti, debole e scialbo
-lo svolgimento.
-</p>
-
-<p>
-Il primo che fece vedere al mondo come va
-trattata questa materia fu lo Smiles, quando scrisse
-<i>Chi si aiuta Dio l'aiuta</i>. Il titolo dice tutto. Lo
-Smiles non è un letterato; raccoglie un certo numero
-di fatti, li racconta così alla buona, e ne trae insegnamento
-pratico per tutti. Non alza la voce,
-non ha la pretensione d'insegnare nulla; narra,
-semplicemente narra.
-</p>
-
-<p>
-Eppure quel libro, scritto in una forma semplice
-e piana, ci fa pensare: ci dice che nel mondo
-c'è un posto onorevole per tutti, che ognuno ha
-il dovere di essere benemerito della società; ci
-dice che se la maggior parte degli uomini non
-giungono alla meta è perchè non sono perseveranti,
-non occupano bene il loro tempo, non conoscono
-se stessi.
-</p>
-
-<p>
-I nostri educatori sono soliti darci come modelli
-di operosità e di perseveranza solo quegli
-uomini eminenti, che si distinsero nelle arti, nelle
-lettere, nelle scienze. Lo Smiles, no; trova esempi
-salutari in ogni classe sociale. Classe? Ma chi ha
-diviso gli uomini in classe? Chiunque tu sii: letterato,
-medico, statista, sacerdote, operaio, contadino,
-sei uomo: hai una mente, hai due braccia,
-devi compiere la tua missione.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span>
-</p>
-
-<p>
-Sei povero? Eh, la povertà non ti condanna
-all'impotenza. Avanti, da coraggioso! E qui innumerevoli
-esempî di Inglesi, di Francesi, di Italiani,
-che, poveri in canna, occuparono i primi posti
-nell'arte, nelle scienze, nella politica.
-</p>
-
-<p>
-Vi avvilite dinanzi agli ostacoli? Fate male;
-Colombo, Alfieri, Newton, Beel, Gialdini, Gibbon
-e cento altri non si avvilirono e vinsero. Iddio
-non creò i dotti e gl'ignoranti, i ricchi e i poveri,
-gli onesti e i disonesti: creò Adamo, solo
-Adamo. L'ignoranza, la miseria, la disonestà la vogliamo
-noi, perchè siamo vili, perchè ci facciamo
-vincere dall'ozio e dalle avversità!
-</p>
-
-<p>
-E lo Smiles tutto ciò non lo dice in forma di
-predica, come disgraziatamente faccio io, ma con
-esempi storici. Ognuno leggendo quelle pagine
-dovrà dire a sè stesso: “È vero!„ Molti lo
-dissero e si corressero. L'autore negli ultimi anni
-mostrava ai suoi amici intimi centinaia di lettere,
-pervenutegli da tutte le parti del mondo. Non
-erano lettere di complimento, non dicevano: “Il
-vostro libro è bellissimo, è un capolavoro„; no,
-dicevano semplicemente: “debbo al vostro libro
-la mia posizione sociale, debbo al vostro libro la
-mia onestà!„
-</p>
-
-<p>
-Quando Cecil Rhodes inaugurò una biblioteca
-in una città dell'Africa meridionale, esclamò commosso:
-“Mi chiamano un creatore d'imperi. Non
-lo so, nè capisco bene che cosa si voglia dire.
-Ma un'altra cosa so e ne sono sicuro ed è che in
-<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span>
-questo libro — e sollevò in alto il <i>Self-help</i> — abbiamo
-un creatore di uomini, un creatore di
-caratteri!„
-</p>
-
-<p>
-Lord Cecil aveva ragione. Quel libro, tradotto
-in tutte le lingue del mondo civile, destò un
-grande entusiasmo.
-</p>
-
-<p>
-Anche da noi fu letto ed encomiato, ma i
-frutti furono scarsi, perchè la maggior parte degli
-esempî, riportati dallo Smiles, sono inglesi. Per
-convincere e impressionare di più occorrono esempî
-paesani. Quest'idea viene al Barbera; ne
-parla al Lessona: questi si mette all'opera e dopo
-un paio di mesi ecco <i>Volere e Potere</i>. Il Lessona
-non è lo Smiles; il suo libro risente molto
-della fretta; manca quella minuta, scrupolosa osservazione,
-manca quel nesso logico tra un fatto
-e l'altro; ma nell'assieme è un bel libro, che ci
-onora presso le altre nazioni.
-</p>
-
-<p>
-L'esempio del Lessona fu seguito da altri, e
-in pochi anni fiorì tutta una letteratura sanamente
-educativa.
-</p>
-
-<p>
-Ma la moda, maledetta moda, ci ha reso anche
-questo brutto servizio. Leggiamo noi oggi volumi
-dello Smiles, del Lessona, dell'Alfani, del
-Gotti? No. Eppure sono questi i libri che dovremmo
-sempre avere sul tavolo da studio. Noi
-italiani siamo un po' anemici ed abbiamo bisogno
-di una buona cura ricostituente. Il nostro cielo,
-il nostro clima ci avvezzano al dolce far niente,
-all'ozio beato. Siamo di sangue caldo, noi; in un
-<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span>
-momento vorremmo ingoiare il mondo, ma al
-primo ostacolo deponiamo le armi, imprecando
-contro la natura.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Quando si parla di educazione, il pensiero va
-subito ai giovani. Ed è giusto. Oramai noi ci
-troviamo a due terzi del cammino e da un momento
-all'altro potremmo avere l'ordine di fermarci.
-La nostra parabola è quasi descritta; i
-conti sono per chiudersi e chi ha dato ha dato.
-Se si potesse rifare la strada, vorremmo metterlo
-a dovere il signor io!.
-</p>
-
-<p>
-Ma i giovani? Abbiamo mai seriamente pensato
-che mentre noi ci troviamo negli ultimi
-giorni del nostro autunno o addirittura nell'inverno,
-altri si trovano al principio della primavera?
-Abbiamo mai pensato che questi bimbi,
-rosei e paffutelli, che oggi ci scherzano d'intorno,
-domani saranno uomini?
-</p>
-
-<p>
-Non voglio fare della rettorica io, nè del sentimentalismo.
-Dico semplicemente che i nostri
-figliuoli dovranno imparare come noi, a proprie
-spese, un po' di esperienza della vita, impararla
-molto tardi e a caro prezzo. E perchè? perchè
-noi pensiamo ad istruirli, non ad educarli. Appena
-un bimbo sa mantenersi in piedi e balbettare — mammà!
-papà! — subito a scuola. Lo vuole
-la legge, lo vogliamo noi. Dopo quattro anni il
-<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span>
-bimbo è già maturo e bisogna che entri nel ginnasio.
-Noi da una parte, i maestri dall'altra, non
-si predica che istruzione.
-</p>
-
-<p>
-È approvato agli esami di licenza. Benissimo.
-Avanti al liceo, avanti all'Università! Viene il
-gran giorno. Il vostro figliuolo è avvocato, è
-medico-chirurgo, è professore, è ingegnere. Ma
-che! quel povero giovane, imbottito di scienza,
-entra nella vita impreparato. Vi sa tradurre
-un pezzetto di Platone o di Omero, sa risolvere
-un'equazione di terzo o quarto grado,
-vi discute sui diversi strati della terra, ma non
-sa vivere. Colpa nostra che abbiamo pensato solo
-ad istruirlo. Esami! esami! esami! È questa la
-nostra unica preoccupazione. Il resto faccia da
-sè. Per le ragazze rigore immenso: non debbono
-uscir di casa, non debbono trattare certe amiche,
-non leggere certi libri; per i giovani libertà assoluta.
-Teatri, divertimenti, viaggi, tutto è lecito
-purchè si arrivi a carpire un titolo accademico!
-Domandate a vostro figlio se ha letto <i>Chi si aiuta
-Dio l'aiuta</i>, se ha mai visto i <i>Pensieri</i> del Gabelli.
-Neppure per ombra. Egli si delizia con i romanzi
-dello Zola, del D'Annunzio, ecc.
-</p>
-
-<p>
-E così prepariamo una generazione di fiacchi,
-di illusi, di pessimisti.
-</p>
-
-<p>
-A trenta anni i nostri giovani sono stanchi di vivere.
-Hanno ragione: chi ha detto loro che la vita
-è azione, la vita è lotta? Una ragazza li tradisce?
-stricnina; si falla ad un concorso? revolver.
-<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span>
-La vita si butta via come un cencio. È storia
-quotidiana questa: ogni giorno una dozzina di
-giovani se ne vanno a l'altro mondo, o meglio
-al cimitero. Essi non credono alla vita futura.
-Diavolo, se non credono alla vita presente.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Molte sono le cause di una sì desolante epidemia,
-ma io credo che il colpo di grazia è dato
-dalla nostra letteratura.
-</p>
-
-<p>
-In questi cinquant'anni di vita italiana che
-cosa ha fatto la letteratura in riguardo ai costumi?
-</p>
-
-<p>
-I nostri scrittori, precedenti all'Indipendenza,
-non si preoccuparono che della patria. E sta
-bene. Bisogna essere liberi, mandar via lo straniero.
-Poeti, romanzieri, storici, filosofi, educatori,
-si consacrarono interamente alla patria.
-</p>
-
-<p>
-Chi con audacia, chi con calma, chi con sottintesi,
-tutti si dettero a preparare il gran giorno.
-“Lasciatemi fare — diceva il Guerrazzi a chi lo
-rimproverava del troppo fiele messo nella <i>Beatrice
-Cenci</i> — quel fiele purifica!„ E noi lasciamo
-fare a lui e agli altri. Ma fatta la patria, mandato
-via lo straniero, restati noi donni e padroni
-del nostro, in virtù del grande istrumento, notaio
-Napoleone III, bisognava cambiar rotta. Lo
-disse il D'Azeglio: l'Italia è fatta, occorre far
-gl'Italiani.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non è nostro compito giudicare l'opera degli
-scrittori viventi, ma, a parlar chiaro, questi signori
-hanno disfatto noi e si preparano a disfare
-i nostri figliuoli. E si va avanti così; nessuno
-protesta, nessuno dà l'allarme.
-</p>
-
-<p>
-Se la mia voce non fosse così fioca direi agli
-scrittori italiani: “Per carità, lasciate il pessimismo,
-lasciate le analisi psichico-antropologiche, lasciate
-certi fattacci, certe situazioni raccapriccianti, dateci
-libri di sana educazione, libri che siano vero
-nutrimento per i nostri giovani, per questa nuova
-generazione, già così inferma e indolente!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span></p>
-
-<h2 id="microbi">I microbi nei libri.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Ma in quali libri?
-</p>
-
-<p>
-Se si parla di quelle antiche, antichissime edizioni
-di storia e di filosofia, che mandano un
-tanfo di vecchiume, possiamo rispondere col Davanzati:
-<i>sapevamcelo</i>; ma no, la scienza moderna,
-rappresentata da arcigni professori tedeschi e
-francesi, ci viene a dire che i microbi pongono
-stanza anche nei libri nuovi.
-</p>
-
-<p>
-Nè deve far maraviglia. Sono i libri nuovi che
-più si leggono, che passano per tante mani, che
-riposano sui tavoli di persone sane o malate; sui
-libri nuovi si respira, si starnuta, si tossisce, si
-sbadiglia!
-</p>
-
-<p>
-Quindi, signor De Amicis, signor Fogazzaro,
-signor Pascoli, signor D'Annunzio, i vostri libri
-così eleganti, così leggiadri, non sono che un
-<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span>
-veicolo d'infezione. Se abbiamo l'influenza, la
-bronchite, la polmonite, la pleurite, la tisi o altro
-ben di Dio, bisogna ringraziare voi altri. Col pretesto
-di arricchirci la mente, di sollevarci lo spirito,
-ci mandate all'altro mondo, in barba alla
-legge e alla civiltà!
-</p>
-
-<p>
-Bel servizio! E dire che noi non ce n'eravamo
-accorti e che delle nostre continue infermità si
-dava la colpa all'aria, all'acqua, ecc.
-</p>
-
-<p>
-Ma è vero ciò che asseriscono così dommaticamente
-i nostri medici? o i poveretti a furia
-d'indagare hanno perduto la testa?
-</p>
-
-<p>
-Chi lo sa! Chi può entrare in una clinica, in
-un gabinetto di batteriologia e dire: “Lei, signor
-direttore, signor assistente, signor aiutante, si
-inganna a partito: la cosa va così e così!„.
-</p>
-
-<p>
-Siamo dei profani noi, e bisogna tacere.
-</p>
-
-<p>
-Ma io non so tacere; io voglio parlare, a costo
-di sentirmi dire davanti, di dietro e anche di traverso,
-che sono un ignorante. Ignorante e doppio:
-ma questa faccenda dei microbi non mi va!
-</p>
-
-<p>
-Che smania si ha oggi di voler trovare microbi
-da per tutto: microbi nei libri, microbi nei
-fazzoletti, microbi sulle mani, sul volto, sulle
-labbra: microbi in cielo, in terra e in ogni luogo.
-Noi respiriamo microbi, mangiamo microbi, depositiamo
-microbi!
-</p>
-
-<p>
-Io non ho la pretensione di negare ciò che la
-scienza afferma. Me ne guarderei bene. Dico semplicemente:
-questi benedetti microbi ci sono stati
-<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span>
-sempre? Forse oggi che ci diamo a perseguitarli
-con tanta rabbia viviamo di più? No. E dunque?
-Sentite a me: lasciamoli in pace. I poveretti si
-sono resi invisibili per non essere disturbati.
-I nostri padri, che avevano ben altro per il capo,
-li lasciavano vivere e i microbi corrispondevano
-con egual cortesia. Noi, no; guerra ad oltranza,
-e forsennati ci siamo messi a gridare: cacciateli,
-cacciateli!
-</p>
-
-<p>
-Non so chi sia stato il nuovo Pier l'Eremita,
-che abbia per il primo alzata la voce per bandire
-una crociata contro di essi. Ma piano con
-la guerra! Il recente conflitto Russo-giapponese,
-ci ammaestra che non sempre vince il più forte,
-specie quando il nemico si sa rendere invisibile.
-Mettiamoci piuttosto a loro discrezione. Infatti
-come lottare con i microbi? Dovremmo vivere
-soli, allontanarci dal consorzio umano, guardarci
-financo di stringere la mano ad un amico.
-</p>
-
-<p>
-Stringere la mano? Per l'amor di Dio! Finora
-la stretta di mano era considerata come
-uno scambio di gentilezza, invece è uno scambio
-di microbi. Nella palma della mano — senza parlare
-di quelle un po' grassocce — se ne contano
-ben 89450. Quale esercito di piccoli assassini
-voi regalate agli amici e alle amiche!
-</p>
-
-<p>
-“Volete stringere la mano? — dice il signor
-Congel — ebbene insaponatela per cinque minuti,
-servendovi di uno spazzolino; immergetela in una
-soluzione alcalina calda, sciacquatela con acqua
-<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span>
-sterilizzata, lavatela di nuovo con alcool e con
-etere solforico, immergetela per una seconda
-volta in una soluzione di sublimato e poi stringete
-pure la mano.„
-</p>
-
-<p>
-Se non volete credere al signor Congel, che è
-del resto un valente chimico-farmacista, si presenta
-il dottor inglese Leedham Green, il quale vi prescrive
-un più lungo e fastidioso lava lava a base di
-sublimato, di ioduro, di cianuro, di mercurio, ecc.
-</p>
-
-<p>
-Ciò bisognerebbe raccomandarlo specialmente
-ai signori Deputati al Parlamento, quando in
-tempo di elezioni fanno il giro doloroso per il
-Collegio e debbono stringere la mano a tutti.
-Poveri Rappresentanti dei popoli civili! Spandono
-grazie e ricevono microbi!
-</p>
-
-<p>
-Ma via! Ci lascino stringere la mano a nostro
-bell'agio. Del resto se i microbi dell'amico vengono
-sulla mia mano, credo che anche i miei
-abbiano piacere di passare su quella dell'amico.
-Si tratta infine di uno scambio, e quando non
-possiamo far altri doni scambiamoci microbi!
-</p>
-
-<p>
-E che dire poi della condanna brutale data ai
-fazzoletti? La scienza — diciamo <i>la scienza</i> per
-non compromettere nessuno — ha scoverto che
-nei fazzoletti ci sono delle vere colonie di microbi.
-Quindi, senza tante cerimonie, bando ai
-fazzoletti di tela, di lino, di seta. “I fazzoletti — dice
-il dottor Iorisenne — debbono essere di carta
-e una volta usati non bisogna metterli in tasca,
-ma gettarli via.„
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span>
-</p>
-
-<p>
-Addio, addio dunque, vaghi fazzoletti di battista,
-ornati di trine, ricamati agii angoli con i
-colori più leggiadri! Addio, veli diafani, candidi
-come le mani che vi donavano! La scienza vi
-scaccia, la scienza vi ha solennemente dichiarati
-covi di microbi!
-</p>
-
-<p>
-Ma, mettendo da parte la retorica, domando
-umilmente io: un povero diavolo, che ha un po'
-di catarro, deve uscire di casa con le tasche piene
-di fazzoletti e andarli poi seminando per la strada?
-Sono di carta, sissignore; ma bisogna sempre
-aggiungere un'altra partita al bilancio, giacchè
-non si daranno mica gratis quei fogliettini.
-</p>
-
-<p>
-E così quel benedetto naso diventerà un organo
-dispendioso e dopo la bocca è lui che ci
-tira alla miseria. Fortuna che di naso ne abbiamo
-uno solo. Se Domineddio avesse avuto vaghezza
-di situarci sotto gli occhi un paio di quegli arnesi,
-staremmo freschi! Ci vorrebbe in permanenza
-una dozzina di fazzoletti per quelle quattro
-fontane.
-</p>
-
-<p>
-Vi siete accorto che oggi massima parte degli
-Americani, buona parte dei Francesi, o per dirla
-in breve, un quinto dell'aristocrazia mondiale va
-senza baffi?
-</p>
-
-<p>
-Parlo degli uomini, non delle donne; qualcuna
-di esse ha i baffi e se li conserva: è un privilegio
-concesso a poche e i privilegi non si buttano via.
-Gli uomini invece se li fanno radere senza misericordia.
-Specie gli Americani hanno un gusto ad
-<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span>
-apparire... cantori della Cappella Sistina. Così rasati,
-verniciati, sembrano dei plenilunî, dei grandi
-salsiccioni.
-</p>
-
-<p>
-È moda? Niente affatto. È misura igienica. Il
-professore Dalgren ha scoverto che nei baffi si
-rannida un numero sterminato di batterî. E che
-batterî! I più pericolosi. Si tratta di commessi,
-rappresentanti le Case — <i>Cancro &amp; figli, Tubercolosi
-&amp; C.</i> — Ed è naturale. I baffi sono più esposti
-alla polvere, al contatto, e poi i microbi hanno
-voglia di fermarsi là. I baffi rappresentano una
-specie di villa, dove i furfantelli si godono il
-fresco e gustano tutto ciò che noi gettiamo in
-bocca. Quando si mangia o beve, qualche cosa
-resta sempre nei baffi, magari un po' di odore,
-e quell'odore basta. O credete che i microbi abbiano
-una fame da lupi come noialtri?
-</p>
-
-<p>
-Io però credo un'altra cosa: credo che questi
-irrequieti dai baffi passassero ai capelli. No? vedrete!
-Un bel giorno la scienza ci farà radere
-anche i capelli, per farci apparire... più zucche di
-quel che siamo!
-</p>
-
-<p>
-Se i microbi si limitassero a prendere domicilio
-sulle mani, sui peli della barba, sui fazzoletti,
-pazienza, ce la potremmo intendere; ma nossignore
-quei birichini come a farlo apposta, si
-vanno, a nascondere —, indovinate un po'! — sulle
-carte monetarie, e lì vivono, prolificano e trincano
-a nostro marcio dispetto.
-</p>
-
-<p>
-Il prof. Morisson ci dice che i biglietti da cinque,
-<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span>
-da dieci, da venticinque ecc. sono pieni zeppi
-di batterî. L'improvvisa apparizione del vaiuolo,
-del morbillo, della difterite è dovuta a quei bigliettini.
-Noi ci facciamo ammazzare per possederli,
-ed essi, ingrati, ammazzano noi!
-</p>
-
-<p>
-Nel portafogli dunque abbiamo nemici, nemici
-terribili, che di nascosto minano la nostra salute.
-</p>
-
-<p>
-Potreste dire: “Ma io sto attento, io non ricevo
-biglietti logori e sudici.„ Peggio! Il prof.
-Warron Ululditch, assistente al laboratorio di batteriologia
-e igiene dell'Università di Yale, ci assicura
-che un biglietto nuovo è infestato da numero
-maggiore di microbi. “Un biglietto sudicio — egli
-dice — ne conta 3800, l'altro 405000.„
-</p>
-
-<p>
-Bisogna dirlo: i microbi pur avendo per la
-carta monetaria la stessa tenerezza che abbiamo
-noi, amano la pulizia.
-</p>
-
-<p>
-Dunque? dunque il portafogli ogni mattina dovrebbe
-disinfettarsi come un qualsiasi...... recipiente.
-Ciò, ben inteso, va detto per i ricchi, per noi no.
-Il nostro portafogli è sempre vuoto e c'è
-poco da disinfettare. Bisognerebbe prima riempirlo:
-operazione difficilissima, che riesce solo a
-pochi!
-</p>
-
-<p>
-Mi viene un'idea: vorrei recarmi a Roma, ove
-da due giorni furoreggia il Secondo Congresso
-Femminile Italiano e dire a quelle rispettabili
-dame e damine: “Signore colendissime, che
-pazzia è mai questa? Voi pensate alla politica e
-non sapete del brutto tiro che vi sta preparando
-<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span>
-un americano, il dott. Malffots? Costui, dopo
-dieci anni di studio e di esperimenti, ha detto
-che l'amore è un morbo contagioso come il colera,
-ha scoverto anche la nuova <i>virgola</i> e sta
-preparando un siero anti-amoroso. E che sarà di
-voi, che sarà delle vostre figliuole? A che varrebbero
-congressi e ordini del giorno, se quel
-malaugurato dottore mettesse domani in vendita
-il siero anti-amoroso? Sentite un mio consiglio:
-chiudete il congresso e correte tutte in America.
-Cercate di questo maledetto dottore, gettatevi ai
-suoi piedi, pregatelo, supplicatelo, scongiuratelo.
-E se l'amico non si lascia nè intenerire, nè commuovere,
-ricorrete alla violenza. Mandate al diavolo
-lui e i ferri del mestiere.
-</p>
-
-<p>
-Non so se in America ci sia la condanna condizionata,
-ma in ogni caso è meglio un annetto
-di carcere che l'eterna rovina di tutte le donne
-presenti e future!
-</p>
-
-<p>
-Questo vorrei dire alle congressiste, ma le mie
-parole potrebbero essere accolte da una risata
-generale. Le donne sono sicure del fatto loro e
-non temono le americanate!
-</p>
-
-<p>
-Ma io straripo. In questo capitolo dovevo parlare
-dei microbi nei libri e invece me ne sono
-andato oziando con le carte monetarie e con
-l'amore. Ho torto, e entro subito in argomento.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-I nostri vecchi esculapî non sapevano che nei
-libri vi sono milioni e milioni di microbi. Bisogna
-compatirli. I poveretti non avevano microscopî;
-si accontentavano solo di buoni occhiali, quando
-la vista incominciava a venir meno, e così i signorini
-microbi facevano il loro proprio comodo.
-Con i medici moderni invece c'è poco da scherzare.
-Non contenti di esaminare, scrutare, tagliuzzare
-i visibili — che sfortunatamente siamo noi! — hanno
-preso di mira gl'invisibili ed hanno giurato
-di farli sloggiare da ogni parte. I poveri
-perseguitati si nascondono nei libri, si raggruppano
-fraternamente sulle parole scritte, fanno
-corona ad una bella incisione, ma la scienza implacabile
-li ha scoverti ed ha gettato l'allarme
-fra gli studiosi, gridando: “Sciocchi, i libri vi
-danno la morte!„
-</p>
-
-<p>
-Ma vediamo un po' che cosa vorrebbe da noi
-questa scienza.
-</p>
-
-<p>
-Il dottor Balville, francese, dice che il mezzo
-più pratico e più efficace per evitare l'infezione
-è... la distruzione. Quindi quando vi sorge il
-dubbio che un libro sia stato in casa di un ammalato,
-bruciatelo. <i>Salus ante omnia.</i> Potreste dire:
-ma io ho assoluto bisogno di quel libro, ma io
-non posso comprarne un altro esemplare! Mi dispiace,
- ma la scienza non vuol saper ragioni. Si
-<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span>
-tratta della pelle. È meglio un asino vivo che
-un dottore morto. Dunque, non potendo addivenire
-un dottore, senza sottoporci alla morte immatura,
-contentiamoci di restare... quel che siamo.
-</p>
-
-<p>
-Il Foucoult, meno brutale, ma più cinico, prescrive
-un bagno in un certo liquido da lui inventato
-(bel metodo questo per far la reclame ai
-propri prodotti!). In verità, dopo tal lavacro, i
-poveri libri e specie le legature in tela e in oro,
-vengono barbaramente deturpate. “È vero, — dice
-il sullodato professore — ma non c'è via d'uscita:
-o voi deturpate i libri o i libri deturpano voi!„.
-</p>
-
-<p>
-Meno male che la via d'uscita la trova un tedesco,
-il dott. Volfagg. Egli dice: “La cosa è
-semplicissima. Il bagno deturpa il libro? Ebbene,
-nella fabbricazione della carta e nella composizione
-dell'inchiostro, mettiamo una buona dose
-di aldeide formica, di cloruro di calce, ecc. Il
-libro, così vaccinato, darà un odore di catrame,
-di acido fenico, ma non ci sarà più pericolo d'infezione,
-anzi il libro diventerà un antisettico.
-<i>Ubi olim mors, ibi vita</i>.„
-</p>
-
-<p>
-Ma nè io, nè voi possiamo accettare questa
-via d'uscita. E chi leggerebbe più un libro? chi
-avrebbe la forza di sopportare quegli aromi?
-Specie certi libri!... Sono inodori e rivoltano lo
-stomaco, immaginate poi se si presentassero in
-compagnia del catrame!
-</p>
-
-<p>
-Signor Volfagg, grazie del complimento, ma
-tenga per lei questa via d'uscita; noi non vogliamo
-<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span>
-che la stanza da studio si trasformi in
-un gabinetto chimico-farmaceutico!
-</p>
-
-<p>
-Molto più logico è il signor Sheugh, americano.
-Egli dice: “I miei colleghi s'ingannano a partito.
-Nè un bagno, nè prolungati soffumigi possono
-togliere questa infezione. Oh! non sapete
-che alcuni batterî resistono a tutti i bagni di
-questo mondo? Dunque? dunque bisogna prima
-esaminare la natura di essi e poi stabilire il da
-farsi„.
-</p>
-
-<p>
-Insomma, secondo lui, ogni libro è un malato,
-ogni libro deve avere la sua brava visita medica
-e il suo rimedio speciale.
-</p>
-
-<p>
-Poveri letterati! Non è solamente la vostra signora,
-che ad ogni piccola indisposizione vuole
-il medico; non bastano i benedetti figliuoli, che
-spesso spesso, e a turno, hanno la febbre, il morbillo,
-la bronchite; oggi ci sono i libri, e i libri
-pretendono il medico!
-</p>
-
-<p>
-È inutile tentennare la testa. Se amate la vita,
-dovete compiere quest'altro sacrificio e seguire
-le seguenti norme. Quando comprate un libro
-nuovo di zecca, non vi lasciate allettare dalla
-sua freschezza e leggiadria; bisogna sapere se la
-Casa Editrice ha un personale che gode buona
-salute, se il libraio è di sana costituzione e non
-abbia qualche male contagioso. Se poi il libro non
-è nuovo e vi vien dato da un amico, o ritorna da
-un lungo pellegrinaggio, la faccenda è un po' seria.
-Prima di tutto bisogna informarsi chi ha letto il
-<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span>
-libro, in casa di chi è stato, per quali mani è
-passato.
-</p>
-
-<p>
-In pratica ogni libro dovrebbe avere l'elenco
-dei suoi lettori e il loro stato di salute. Per
-esempio, un amico vi dà a leggere un volume di
-novelle, un romanzo o che so io. Alla prima pagina
-dovrebbe avere questo specchietto:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-4 Novembre ritirato direttamente dalla
-Casa Editrice.
-</p>
-
-<p>
-Dal 7 al 25 Gennaio, letto dalla contessa
-C., convalescente d'influenza.
-</p>
-
-<p>
-Dal 5 al 19 Marzo, in casa del signor B.,
-probabilmente affetto di emottisi.
-</p>
-
-<p>
-Dal 13 al 21 Maggio, letto dal teologo R.,
-sofferente di nefrite e di indisposizione al
-fegato.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Voi, senza perdere tempo, portate il libro al
-medico di famiglia, il quale, dopo aver consultato
-questi appunti, vi darà la sua brava ricetta.
-</p>
-
-<p>
-Vi sembra strano ciò che io dico, eppure con
-questa malnata microfobia si arriverà forse più
-oltre, escogitando mezzi più ridicoli. Forse i posteri,
-andando di questo passo, saranno più fanatici
-e pazzi di noi. Ma il giorno in cui il mondo metterà
-senno (e quando si dice il mondo s'intende gli
-uomini: il mondo ha avuto sempre senno!) avremo
-una brutta condanna. Noi oggi mostriamo di
-aver buona vista, ma poco buon senso; e se fosse
-<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span>
-ancora in vita Salvator Rosa, ci avrebbe coniati
-due versi, un po' simili a quelli che scriveva per
-Michelangelo:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Michelangelo mio, nol dico a gioco:</p>
-<p class="i01">Quello che hai fatto tu è un bel giudizio,</p>
-<p class="i01">Ma di giudizio però ne hai poco!</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Signori medici, lasciate stare i microbi; pensate
-che avete dei figli. Se essi arrivano a mettersi
-in testa che i libri fanno morire, abbiamo
-fatto la festa; e se oggi si studia poco, domani
-le scuole si dovranno chiudere!
-</p>
-
-<p>
-Lasciateci dunque studiare. Chi è morto per i
-libri? È l'ozio che genera i microbi della morte.
-Allontaniamoci dai vizî e non avremo più microbi.
-Che se poi questi invisibili guastafeste hanno il
-mandato di molestarci sempre, si muoia, ma si
-muoia lavorando. Chi ha detto che noi viviamo
-per vivere e tutto bisogna tentare per prolungare
-la vita? Quando con l'ozio e con l'ignoranza abbiamo
-reso la vita inutile, per non dire un peso,
-a che vivere?
-</p>
-
-<p>
-È meglio chiudere una buona volta gli occhi,
-che tenerli aperti e non vedere!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span></p>
-
-<h2 id="pessimisti">I pessimisti.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Non li chiamate così: chiamateli le vittime del
-dolore!
-</p>
-
-<p>
-Un giorno essi amarono la vita, ma o traditi
-nell'amore o sconvolti dal dubbio o combattuti dall'avverso
-destino, si rinchiusero in sè stessi e
-quasi non vissero più: divennero misantropi,
-scettici, atei.
-</p>
-
-<p>
-Poveri genî, che un momento di sconforto precipitò
-nella gelida apatia! Nessuno si accorse che
-i loro occhi erano languidi, che a traverso la
-livida fronte aveva sede un terribile mostro: la
-disperazione! Cantarono per calmare un po' la
-tempesta, che sconvolgeva il loro animo, per rievocare
-un passato di gloria; ma quel canto è lugubre:
-è una tomba che si schiude!
-</p>
-
-<p>
-Spesso attratti dall'arte, vinti dalle bellezze
-della natura, hanno accenti di arcana melodia,
-<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span>
-di incantevole dolcezza; ma dopo questa fugace
-serenità di spirito, la ferita del cuore si riapre,
-ritornano i fantasmi orrendi dello sconforto; ed
-ecco imprecazioni, bestemmie. Nessuna speranza,
-nessun entusiasmo!
-</p>
-
-<p>
-Ma sotto quella apparente indifferenza, sotto
-quello scherno, c'è un cuore che ancora sente
-l'influsso vivificatore della vita. Da ogni pagina
-dei loro libri esce una voce straziante e supplichevole:
-“Pietoso lettore, guariscimi! Io sono infermo!
-Dammi la speranza, dammi la luce!„
-</p>
-
-<p>
-L'Heine sul letto di dolore grida: “Fantastico,
-senza scopo è il mio canto, senza scopo,
-come la vita, come il creatore e la creazione!„
-Il Leopardi vuol comporre l'arte di essere infelice,
-“quella di essere felice — esclama — è cosa
-rancida, insegnata da mille, conosciuta da tutti,
-praticata da pochissimi e da nessun con effetto!„
-</p>
-
-<p>
-Ma la terribile bestemmia del primo, il freddo
-sarcasmo del secondo è il grido angoscioso di
-due anime che vorrebbero essere risanate. Guaritele!
-E la vita, il creatore, la creazione avranno
-uno scopo, e l'arte di essere felice non sarà più
-rancida!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma tutti i pessimisti sono davvero gli uomini,
-del dolore? No.
-</p>
-
-<p>
-Taluni, come il Byron e il Rousseau, sono
-<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span>
-per così dire, pessimisti di circostanza. Di natura
-irrequieti, turbolenti, impulsivi, si lasciano facilmente
-dominare dalle proprie passioni, e alla più
-piccola avversità, ecco a imprecare, a maledire.
-</p>
-
-<p>
-Il Byron, ad esempio, oggi erra solitario come
-il suo Manfredi ed esclama: “Sono solo come
-il leone!„ domani lieto se ne sta a spandere
-grazie e complimenti nelle sale dei principi e
-dei conti. Oggi grida: “Tutti siamo infelici!„
-anche Iddio!; domani è nelle braccia della contessa
-Guiccioli e canta l'amore.
-</p>
-
-<p>
-Altri, come il Lamartine, mentiscono. Un arguto
-critico a tal proposito diceva: “Conviene
-procedere guardinghi, nè è prudente spargere
-lacrime su tutte le miserie e su tutti i dolori che
-siamo invitati a piangere. In più d'un caso si
-correrebbe il rischio di veder far capolino fra le
-quinte il sorriso canzonatorio del poeta stesso.„
-</p>
-
-<p>
-Ed è così. Il Lamartine, questo spavaldo e fortunato
-poeta, proprio nei fugaci bagliori della sua
-gloria, acclamato da tutti, carezzato dalle donne,
-si atteggia a pessimista e viene a dirci che la vita
-è una valle di lacrime. Non gli credete! La vita
-potrà essere tale per gli altri, non per lui.
-</p>
-
-<p>
-Il vero poeta del dolore, il vero pessimista per
-natura, non per circostanza, è il Leopardi. Convinto
-che la vita non gli avrebbe dato alcun
-conforto, rinunzia al mondo esterno e tormenta
-il proprio pensiero con una incessante e dolorosa
-meditazione. Isterico nell'anima, trova in altri il
-<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span>
-suo male e assorge, con la potenza del suo genio,
-a cantare l'infelicità di tutti. “A che vale il
-progresso, la ricchezza, l'amore, il coraggio?
-Tutto inganna, tutto è fallace: l'unico bene dell'uomo
-è la morte!„ La sua lirica non è personale,
-come quella del Byron, dell'Heine, del De
-Musset, ma universale: chi soffre, trova nel Leopardi
-il suo poeta. Egli canta, non perchè spera
-di averne un sollievo, non perchè desidera far
-conoscere agli altri il suo stato di animo, ma
-perchè il destino, quasi per renderlo più infelice,
-l'ha voluto poeta. Il canto per lui è un bisogno.
-</p>
-
-<p>
-Attratto dall'arte, tenta l'epica e la satira, ma
-non vi riesce: il suo <i>pensiero dominante</i> non gli
-permette di cantare imprese eroiche o di sorridere
-argutamente. La lirica, solo la lirica è per
-lui, una lirica concisa, frutto di quel continuo
-martirio che egli dà al suo pensiero. Gli altri
-poeti imprecano clamorosamente, gridano come
-energumeni, bestemmiano da forsennati, perchè
-il loro stato morboso è momentaneo; il Leopardi
-invece non si scompone; freddo, impassibile, pare
-che faccia l'autopsia al proprio cuore. Ciò che gli
-altri poeti esprimono in dieci versi, egli racchiude,
-come in una morsa di ferro, in due parole: ma
-quelle due parole sono pasticche di arsenico. Scioglietele
-nell'acqua: avrete cento litri di veleno
-potente.
-</p>
-
-<p>
-Ecco perchè il Leopardi non potrà mai avere
-degli imitatori. Per bene imitarlo, occorrerebbe
-<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span>
-non solo possedere il suo genio, ma trovarsi nelle
-sue terribili condizioni fisiche e morali.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Tolti questi pessimisti maggiori, che sono come
-i capiscuola di una sì funesta tendenza dello spirito
-umano, viene fuori tutta una turba di poeti,
-di terzo o di quarto ordine, di cui nella vostra
-libreria c'è larga rappresentanza. Di cento volumetti
-di poesie, novantanove veggono tutto di color
-nero e tengono appiccicati alla porta d'ingresso
-qualche motto desolante dello Shopenhauer, dell'Hartmann,
-del Puskin, del Guerrazzi, del Tolstoi.
-</p>
-
-<p>
-Oggi il pessimismo è di moda. Un tempo i
-poeti minori erano considerati come buontemponi,
-che stemperavano i loro pensieri in versi, o per
-aggraziarsi i potenti o per allietare la conversazione
-di belle donne. Spesso l'amore li sconcertava
-un pochino; e i poveri poeti o uscivano in istranezze
-come Orlando o piagnucolavano a guisa di
-bimbi stizzosetti. Ma si guardavano bene a maledir
-la vita!
-</p>
-
-<p>
-Si andò così fino alla coda del settecento, in
-cui, essendo stata proclamata l'uguaglianza universale,
-anche i poeti minori alzarono la cresta e,
-lasciando i gingilli di una volta, invece di trastullarsi
-con i madrigali, con le ballate, con le
-canzonette, con gli strambotti, vollero assorgere
-a nobili ideali. Il poeta — esclamarono — non è
-<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span>
-un buontempone, ma un maestro, un apostolo, un
-profeta.
-</p>
-
-<p>
-Disgraziatamente però la poesia è passata da
-un estremo all'altro. Le severe e paradossali investigazioni
-della filosofia tedesca, la miscredenza
-religiosa, i malumori e i desiderî non soddisfatti,
-che tengono sempre dietro alle rivoluzioni, hanno
-creato un perturbamento, nella società moderna.
-</p>
-
-<p>
-Distrutta ogni idealità, n'è venuto fuori un pessimismo
-pratico che, bisogna confessarlo, è un
-portato della nostra civiltà e dei nostri studî. È
-vero: nell'arte e specie nella letteratura vi è sempre
-un'evoluzione di forma e di pensiero che corrisponde
-ai nuovi stati dello spirito umano. Oggi
-il concetto della vita è più grave, le induzioni
-più intime, le aspirazioni più alte e per conseguenza
-le disillusioni più dolorose. Possiamo dire col
-Lammenais: “Gli antichi guardavano ciò che guardiamo
-noi, ma non vedevano ciò che vediamo noi„.
-Essi non sentivano così forte la lotta fra l'ideale
-e il reale, fra i bisogni indefiniti dell'anima e le
-istintive compiacenze del corpo. L'uomo diventa
-sempre più adulto. Ogni secolo che passa imprime
-sulla fronte dell'umanità nuove aspirazioni.
-Ma perchè oggi l'arte è precipitata in un pessimismo
-sconfortante?
-</p>
-
-<p>
-Signori miei, l'arte non è sincera. Quel pessimismo
-è falso, è retorico, non nasce da convinzione
-di animo: è un atteggiamento artistico e
-nulla più.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span>
-</p>
-
-<p>
-Vedete: i nostri poeti, i nostri romanzieri si
-godono la vita, ma appena si siedono a tavolino,
-appena prendono la penna in mano, ecco pensieri
-nebulosi, concezioni lugubri, situazioni raccapriccianti.
-È un pessimismo superficiale che si
-indossa come la veste da camera.
-</p>
-
-<p>
-Ci dispiace che il Nordau, il quale ha voluto
-con tanta brutalità far conoscere le <i>Menzogne Convenzionali
-della civiltà moderna</i> si sia dimenticato
-di dire che anche questo ultra-pessimismo in letteratura
-è una menzogna. Il vero pessimista è un
-amante che odia, perchè si vede disprezzato; ma
-se domani è bene accolto, l'odio cessa e ritorna
-l'amore. Leggete le poesie dell'Heine e del Leopardi.
-Sotto quel sarcasmo vi è il dolore delle
-speranze infrante, vi è, quasi direi, la vendetta
-dell'entusiasmo deluso.
-</p>
-
-<p>
-Ma il pessimismo dei nostri poeti è puro scherno,
-è pretta buffoneria: domani, se il gusto cambia,
-si adatteranno alle nuove tendenze.
-</p>
-
-<p>
-Si è detto che la nostra poesia è ritornata al
-classicismo antico. Nella forma, non nel pensiero.
-Il classicismo greco e latino ci dava almeno il culto
-per la patria, l'amore al sacrifizio, l'esempio di
-virtù pubbliche. Oggi si ricorre al metro greco
-e latino, si scrivono odi saffiche, alcaiche ecc.; ma
-sotto quella veste pindarica, virgiliana, sbuca una
-lirica personale, la quale ci offre lo spettacolo
-di credenze distrutte, di anarchia intellettuale.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Disgraziatamente, o falso o vero, questo pessimismo
-apporta sempre i suoi funesti effetti. Ognuno
-di noi sente in sè l'influenza malefica di questi
-libri che tentano strappare tutte le speranze, tutte
-le dolci illusioni!
-</p>
-
-<p>
-Quante volte, leggendo il <i>Caino</i> del Byron, la
-<i>Metafisica</i> dello Schopenhauer, la <i>Filosofia dell'inconscio</i>
-dell'Hartmann, il <i>Ratcliff</i> dell'Heine, gli
-<i>Spettri</i> dell'Ibsen non vi siete domandato: ma
-dunque la vita è un male! ma dunque davvero
-dobbiamo maledire il giorno della nostra nascita?
-Quelle frasi terribili vi scendono nell'anima come
-la lama fredda di un pugnale. A poco a poco vi
-assale un grande scoraggiamento. Addio speranze!
-addio entusiasmo! Tutto è lugubre, tutto è desolante;
-pare che da un momento all'altro debba
-sparire financo il sole. E voi vi fate alla finestra
-per respirare, per vedere la luce, per confortarvi
-con la visione della natura. Solo così il vostro
-cuore si calma e nell'animo ritorna la serenità e
-la pace. Ciò succede, perchè voi avete un'età e un
-po' di esperienza. Ma guai se questi libri cadono
-nelle mani de' giovani, i quali facilmente si lasciano
-impressionare! Attenti! attenti! Quando
-le prime lotte della vita ci appaiono terribili, appunto
-perchè il nostro carattere non si è ancora
-ritemprato, abbiamo bisogno di chi ci incoraggia,
-<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span>
-di chi ci mostra una mèta da raggiungere, di chi
-ci dica che la vita sta nel dovere e che nell'adempimento
-del dovere troviamo il premio al nostro
-lavoro. Specie quei giovani che per natura
-tirano alla malinconia, dovrebbero star lontani da
-certi libri, che disseccano ogni germe d'idealità.
-Via, via il pessimismo che distrugge e non riedifica,
-che imperversa nell'animo, come una bufera
-devastatrice, che ci passa davanti come il cavallo
-di Attila!
-</p>
-
-<p>
-Con questo però non si vuol dare l'ostracismo
-a tutti quei libri, in cui predomina la nota del
-dolore. E che? i nostri giovani debbono forse
-trastullarsi con le letture frivole, che se non fanno
-maledire la vita, la rappresenta come una combriccola
-di spensierati e di capi ameni? Debbono
-gingillarsi con la letteratura cavalleresca, che dilettando
-solo la fantasia, fa sognare castelli incantati
-e ippogrifi?
-</p>
-
-<p>
-Oggi il problema della vita è grave: il dolore
-c'è, il dolore domina e signoreggia dovunque; e
-se i giovani non si abituano a guardare in fronte
-questo terribile Briareo, non avranno domani la
-forza di resistere ai suoi assalti. Cullateli nelle
-dolci illusioni, dite loro che la vita è cosparsa
-di fiori; e domani? I Lacedemoni facevano assistere
-i fanciulli alla guerra per far sì che un
-giorno non avessero a temere dinanzi al nemico.
-</p>
-
-<p>
-Anche noi dobbiamo preparare i nostri figli
-<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span>
-non alla guerra con i propri fratelli, ma a quella
-più terribile, che un giorno dovranno sostenere
-con se stessi.
-</p>
-
-<p>
-Un poeta persiano del secolo X diceva:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">— V'è dolor che dà fuoco senza fumo.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Questo dolore dobbiamo cercare nei libri, questo
-dolore che è solo fuoco, fuoco che vivifica,
-purifica, rinvigorisce!
-</p>
-
-<p>
-Attenti: se dopo aver letto un libro, sentiamo
-un vuoto nell'animo, uno scoraggiamento, un'apatia,
-un disgusto della vita: quel libro ha molto...
-fumo, fumo che annebbia e annerisce; se invece
-ci sentiamo migliori, quel libro ha fuoco.... senza
-fumo!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span></p>
-
-<h2 id="giornale">Il giornale.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Sapete quanti giornali, giornaletti, riviste e periodici
-si pubblicano in Italia? No, non lo sapete;
-neppure io lo so. Ma tutti — io e voi — siamo
-convinti che di giornali, fra grandi e piccoli,
-se ne pubblicano una infinità.
-</p>
-
-<p>
-Monarchici, repubblicani, radicali, socialisti,
-cattolici, liberi pensatori, anarchici: uomini dell'ordine
-e uomini del disordine hanno il loro
-giornale. Un tempo gli organi erano soltanto nelle
-chiese per accompagnare gli uffizî divini, oggi
-ogni partito politico ha il suo organo: il giornale.
-E che armonie! Che pezzi a quattro mani!
-È una lotta continua, incessante, frenetica di
-principî, di idee, di tendenze. Ognuno alza la
-voce, ognuno ha la pretensione di illuminare le
-menti, di risolvere i grandi problemi sociali.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non li credete: la maggior parte di essi mirano
-alla soluzione di un sol problema: afferrare il potere.
-Lo diceva il Giusti:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Tutto si riduce a parer mio:</p>
-<p class="i01">Levati tu chè mi vo' metter io.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Ma lasciamo la politica, tanto più che non tutti
-i giornali parlano di politica.
-</p>
-
-<p>
-Oggi, ogni classe ha il suo giornale. Medici,
-avvocati, ingegneri, maestri secondarî e primarî,
-militari di alta, bassa e media forza, fotografi,
-commercianti, impiegati a milleduecento, macellai,
-barbieri, facchini, lustrini, spazzini hanno il
-loro giornaletto. Financo gli accattoni! Sì, gli accattoni.
-A Parigi si pubblica un giornaletto per
-questi signori. Costa un centesimo ed esce ogni settimana.
-Certamente non tocca quistioni politiche,
-scientifiche o letterarie, — gli accattoni hanno ben
-altro pel capo! — ma parla di feste, di fiere, di
-nozze, di funerali, dove quei poveretti possono
-<i>lavorare</i> di più. In quel giornalucolo si legge, ad
-esempio:
-</p>
-
-<p>
-<i>Domenica il barone Arsonille festeggia le sue
-nozze d'argento. La sera nella sua bellissima villa
-offre un pranzo a cinquecento poveri. Le iscrizioni
-vengono fatte dal portiere: Piazza della Maddalena,
-N. 36.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Sappiamo da buona fonte che martedì, 3 corrente,
-sarà a Parigi la Regina Madre d'Italia, Margherita
-<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span>
-di Savoia. Possiamo assicurare i lettori che
-l'Angusta Signora è molto caritatevole. Trovarsi
-alle 5 detto giorno dinanzi all'Hôtel Anglais.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Ieri alle 4 p. m. è morta la baronessa Bérteux.
-Lascia trentamila lire ai poveri della città. Rivolgersi
-alla Prefettura, sezione III, non più tardi
-del 26 corrente.</i>
-</p>
-
-<p>
-La pensata, come vedete, è molto pratica. Temo
-però che andando di questo passo anche i ladri
-avranno il loro giornaletto. Eh! sì, dal momento
-che i ladri di professione ci sono e ci saranno, perchè
-non dovrebbero averlo? Ma io credo che i
-signori ladri possano risparmiarsi questa spesa. Il
-giornaletto degli accattoni può benissimo servire
-anche per essi. In tutte le feste c'è posto per gli
-accattoni e per i ladri, se pure alcuni privilegiati
-non facciano l'uno e l'altro, secondo il caso.
-</p>
-
-<p>
-Ma lasciamo i ladri. Oramai l'estate si avvicina
-e bisogna parlare di bagni. Farete i bagni
-quest'anno? E' naturale! Dopo dieci mesi di lavoro
-indefesso si sente la necessità di tuffarsi
-per una ventina di volte nel mare.
-</p>
-
-<p>
-Ma il bagno non è piacevole per tutti. Chi sa
-nuotare si diverte un mondo, ma per tanti poveretti,
-che non sanno muovere un piede, è un
-martirio!
-</p>
-
-<p>
-Confinati nel loro camerino, con le braccia
-conserte, sembrano tante anime del Purgatorio.
-Che noia starsene una mezz'ora lì, come in una
-bolgia dantesca. Se si potesse leggere un giornale!
-<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span>
-È impossibile: il giornale nell'acqua diventa
-pan cotto. Ma quali giornali? Oh! non sapete
-che nella stagione estiva, si pubblica, in Francia,
-un giornale per i bagnanti: <i>Le Courrier du baigneur</i>?
-Stampato su tela cerata impermeabile, con
-inchiostro speciale, resiste all'azione dell'acqua
-dolce o salata. Lo si spande come un qualsiasi
-tovagliuolo, e mentre il corpo si rinfresca, l'occhio
-scorre la cronaca del giorno.
-</p>
-
-<p>
-A proposito di bagni, avete passato l'oceano,
-avete fatto un viaggetto fino in America? No?
-Sentite: chi ha quattrini e non fa una gita di
-piacere in America è uno sciocco. La traversata
-è bellissima. Che tramonti, che albe, che serate,
-che idillî! Ma c'è un inconveniente: per quindici
-o sedici giorni voi siete isolati dal mondo;
-manca il giornale. Cioè, dico meglio, mancava
-ieri, ma oggi, grazie al telegrafo senza fili, i principali
-piroscafi hanno il giornaletto quotidiano:
-<i>Le Journal de l'Atlantique</i>. Va in macchina all'una
-dopo mezzanotte e la mattina i signori passaggieri,
-pur trovandosi in mezzo all'oceano, sanno che
-cosa si combina nel vecchio e nel nuovo mondo.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Convenite con me: l'America s'impone, non
-per il danaro — il danaro in teoria è stato sempre
-considerato vil metallo — ma per civiltà, per
-umanità. Noi, ad esempio, trattiamo molto male
-<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span>
-i detenuti. Appena un poveretto è stato giudicato
-dalle Assisi perde ogni cosa: finanche i baffi
-vanno via. Rinchiuso nella casa di pena diventa
-un numero: fa i tre voti solenni, da vero cappuccino,
-e ignora tutto ciò che succede nel mondo.
-In America, no: i detenuti sono trattati con
-più umanità. A New York si pubblica un giornale
-per i carcerati. Il titolo: <i>The star of Hope</i>,
-cioè la <i>Stella della Speranza</i>. E questo giornale
-si offre gratis a quei disgraziati. Opera umanitaria!
-Anche i detenuti hanno il dritto di sapere
-ciò che fanno e pensano gli uomini liberi. E forse
-quel giornale li conforta, li distrae e fa sembrare
-loro meno dura la vita del carcere. In Italia
-non si è pensato a questo. Vogliamo fare un
-bell'ordine del giorno e mandarlo al Ministro di
-Grazia e Giustizia?
-</p>
-
-<p>
-Padronissimi, ma faremo fiasco: il nostro ordine
-del giorno andrebbe a dormire il sonno dei
-giusti in qualche archivio, dove dormono tanti
-ordini del giorno, o meglio della notte. Parlarne
-al nostro Deputato? Che faccia lui alla Camera
-un'interpellanza? Si nega? nossignore: i Deputati
-non si negano mai. Temo piuttosto che
-dopo aver promesso non mantenga: è loro abitudine.
-</p>
-
-<p>
-Io però se fossi al Parlamento proporrei una
-forte tassa sui periodici letterarî. E sì, ci vorrebbe!
-In Italia se ne numerano più di trecento. È una
-vera mania. Si incontrano sei o sette disoccupati
-<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span>
-e il periodico è fatto a propria immagine e somiglianza.
-I collaboratori non mancano. Eh! ci sono
-tante poesie, tanti bozzetti, tante novelle che marciscono
-nei tavolini e che aspettano appunto un
-periodico, come si aspetta il Messia.
-</p>
-
-<p>
-Poveri noi, siamo ammorbati da riviste e giornaletti.
-Spesso, ritirandovi a casa, ne trovate uno,
-due, tre, quattro; se ne contano fino a dieci, che
-arrivano nello stesso giorno. Vi date uno sguardo;
-eccetto qualcuno di voce autorevole e redatto
-da competenti, tutti gli altri, roba da chiodi.
-Sono degl'importuni, che vi rubano tempo, denaro
-e buona digestione. Alcuni vi gettano o meglio
-vorrebbero gettarvi in un mare di polemiche,
-di quistioni insulse e pettegole; altri vi affliggono
-con una eterna geremiade sul regresso artistico.
-A sentirli, siamo addirittura degli ignoranti — la
-poesia è finita, il romanzo è agonizzante,
-il teatro è morto. Altri, gli sfruttatori, vengono col
-semplice scopo di carpirvi quelle quattro o cinque
-lire annue e non dicono nulla di nuovo, nulla
-di interessante: l'unico loro pensiero è di far sapere
-che “una gran parte degli abbonati non
-hanno ancora pagato alla nostra amministrazione„,
-e ve lo dicono in tutte le forme, ve lo condiscono
-in tutte le salse, ve lo ripetono in tutti i
-toni. Spesso cercano adescarvi con qualche premio.
-“Chi manda il suo abbonamento per il 31
-corrente riceverà franco di porto un bellissimo
-libro.„ Se voi siete sordo vi fanno sapere che in
-<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span>
-ultimo caso c'è il tribunale: la Cassazione di Roma
-ha deciso che “chi riceve per cinque o sei volte
-un periodico è considerato come abbonato ed è
-tenuto al pagamento„.
-</p>
-
-<p>
-Che fare? la stampa dev'essere incoraggiata, e
-guai a chi si permette di dire una parola. Ognuno
-è libero di scrivere spropositi, tanto più che il
-Governo Italiano non ha pensato di prenderne la
-privativa, come del tabacco, mentre dovrebbe
-farlo, giacchè sia il tabacco, sia i periodici si riducono
-a fumo.
-</p>
-
-<p>
-Ferdinando Martini ebbe il primo numero di
-una gazzetta, la quale si proponeva di pubblicare
-solo lavori di studenti, di qualunque classe. Come
-vedete: una vera pazzia! Il Martini, da buon
-padre, sul <i>Fanfulla della Domenica</i>, diceva a quei
-giovani: “Andate a scuola, e se vi avanza un
-po' di tempo, leggete le Ottave dell'Ariosto e le
-Odi di Orazio: godrete più voi a gustare quei
-versi che il pubblico a digerire la vostra prosa!„
-</p>
-
-<p>
-Apriti cielo! Gli studenti si ribellarono, i padri
-di famiglia l'ebbero a male, e il povero Martini
-dovè convincersi che la verità è sempre dura e
-che in fatto di stampa bisogna dare il benvenuto
-a tutti i giornaletti, salvo a cantarne il <i>miserere</i>
-dopo pochi mesi, giacchè la maggior parte muoiono
-presto e di morte repentina: oggi pieni di vita,
-domani nella camera ardente.
-</p>
-
-<p>
-Ma — parliamoci chiaro — com'è possibile fare
-buon viso a tutti? Il bilancio non lo permette.
-<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span>
-E voi spesso, senza tanti complimenti, scrivete
-sulla fascetta: <i>si respinge</i>. Alcuni, a quest'atto
-che sembra scortese, ma che è salutare, mettono
-il broncio e non si fanno più vedere; altri invece
-fanno gl'indiani e continuano a venirvi fra i piedi.
-</p>
-
-<p>
-Voi con una santa pazienza tornate a scrivere
-con carattere più grande: <i>si respinge</i>. Peggio!
-Dopo otto giorni vi arriva il periodico con una
-lettera del direttore. Voi non lo conoscete, ma
-dovrà essere un uomo di talento, questo direttore:
-scrive col <i>voi</i>. Un tempo questo lusso se lo
-permettevano solo Papi e Imperatori, oggi se lo
-permettono anche i direttori di giornali. “Abbiamo
-appreso — egli scrive — che V. S. Ill.ma
-ha respinto il nostro periodico. Le facciamo rispettosamente
-osservare che....„ e qui incomincia
-il panegirico. A credergli, quel giornaletto è stato
-lodato dal poeta B., dal critico C., gode la simpatia
-di molti professori, se ne tirano diecimila
-copie, nell'anno nuovo incomincerà a pubblicare
-lavori pregevoli del D'Ovidio, del D'Ancona, dello
-Zumbini ecc. ecc.
-</p>
-
-<p>
-Vorreste rispondere: dunque non vi basta,
-Ill.mo Signor Direttore, annoiare ben diecimila
-poveretti? Ma poi vi convincete che gli abbonati
-sono tutt'altro che diecimila, che le poche lire di
-abbonamento vi si chiedono quasi per elemosina;
-e così lo lasciate stare in casa, salvo a pentirvene
-a fine d'anno, quando vi tocca sborsare quelle
-quattro o cinque lire.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma insieme a questi periodici spensierati, birichini,
-ladri, superbetti, arriva il giornale politico,
-il grande cicerone del giorno, il severo Catone
-dei tempi nostri, l'astuto poliziotto, che spia
-tutti i Governi, tutte le Nazioni, tutti gli uomini.
-</p>
-
-<p>
-Lasciamo i giornaletti politici di provincia, che
-gridano l'osanna a chi li paga, che fomentano
-tante inimicizie private, che acutizzano le lotte
-de' partiti locali, che vivono di vita rachitica,
-limosinando per sottoscrizione. Parliamo del gran
-giornalone politico, che viene da lontano e che ci
-parla di tutto il mondo. È galantuomo e villano, è
-umile e superbo, è arcigno e gioviale, è dignitoso
-e pettegolo. Vede, scrive, commenta, accresce,
-altera, trasforma! Che burlone! che verista! che
-screanzato! che caro amico!
-</p>
-
-<p>
-Il Verne faceva compiere al suo lord Fogg il
-giro del mondo in ottanta giorni, il giornale ve
-lo fa girare in pochi minuti: vi balza da un
-capo all'altro della terra, senza che voi ve ne accorgiate.
-</p>
-
-<p>
-Ma strano! Nella sua corsa vertiginosa, nella
-sua fretta indiavolata accoglie tutti i lamenti. Vi
-hanno fatto un'ingiustizia? avete avuto un sopruso?
-non siete stato compreso nel quadro di
-avanzamento? la Minerva non vi paga? i vostri
-superiori sono indolenti? Ricorrete al giornale e
-<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span>
-domani lo saprà tutto il mondo. Che! non avete
-il coraggio di dire in barba al vostro sindaco che
-egli non pensa alla pulizia urbana? Glielo dirà
-il giornale.
-</p>
-
-<p>
-Per mezzo suo, potete far pervenire le vostre
-dimostranze a tutte le autorità civili, militari e
-religiose. Il giornale, questo padrino universale,
-questo grande patrocinatore di tutte le vittime,
-non conosce mezzi termini, nè ha riguardi per
-chicchessia. Voi, per essere ricevuto da un papavero,
-dovete fornirvi di due o tre biglietti di
-presentazioni, dar la mancia a cinque o sei bidelli,
-attendere un paio di ore nelle diverse anticamere,
-e spesso spesso, quando siete dinanzi alla
-porta del paradiso, vi sentite dire: “Sua Eccellenza
-è occupatissima, Sua Eccellenza riceve alle
-cinque, Sua Eccellenza deve partire. Sua Eccellenza
-è in colloquio colla Sotto Eccellenza.„
-</p>
-
-<p>
-E voi, dopo aver seminato quattrini ed inchini,
-scendete le scale, benedicendo Carlo Alberto
-e Figli che ci dettero la salutare Costituzione, per
-mettere su <i>certe Eccellenze!</i>
-</p>
-
-<p>
-Il giornale invece entra dovunque. Dinanzi a
-lui ogni porta si apre, ogni cortina si solleva. Il
-ministro fa colazione? è a letto? Lui entra, non
-per augurargli il buon appetito o la pronta guarigione,
-ma per dirgli in barba che il suo progetto
-sul monopolio delle assicurazioni ha scontentato
-tutti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span>
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Se siete un semplice cittadino e badate ai fatti
-vostri, il giornale non vi molesta, ma se riuscite
-ad afferrare un portafogli o un mezzo portafogli,
-avete da fare con lui! Vi segue dovunque, vi
-consiglia, vi ammonisce, vi rimprovera, vi insegna
-come si parla, come si scrive e — se occorre — come
-si procede da galantuomo. Sempre vigile,
-esamina i vostri progetti, commenta i vostri discorsi,
-postilla le vostre circolari. Egli sa quante
-persone avete ricevuto oggi, quanti strappi avete
-dato alla legge, quante grazie o scomuniche avete
-sottoscritte. Insomma per lui non ci sono misteri,
-non ci sono discrezioni di sorta. Siete un uomo
-pubblico e dovete dar conto financo di uno starnuto,
-per non dir peggio!
-</p>
-
-<p>
-Che? è ammalato un ministro? Tutti quei segreti
-che prima restavano tra il medico e la famiglia
-dell'infermo diventano di pubblica ragione.
-“<i>Sua Eccellenza ha il diabete, ha la nefrite, la
-pleurite. Ieri ha rifiutato il latte. Stanotte ha dormito
-poco. Stamane alle 10 non ha riconosciuto il
-figliuolo. Alle 19 è entrato in agonia. Ore 21 — è
-morto</i>. Requie all'anima sua! Requie? il giornale
-non gli dà requie. Mentre la famiglia piange,
-mentre gli amici si affrettano a mandare telegrammi
-e lettere di condoglianza, più o meno bugiardi,
-mentre il Consiglio dei ministri prepara i
-<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span>
-solenni funerali a spese dello Stato, il giornale
-vi tesse la vita dell'estinto: dove fece i primi
-studî, dove si laureò in legge, — sono quasi tutti
-avvocati quei signori! — quante volte fu Deputato,
-quante volte mutò bandiera, quante volte
-fu Ministro, quanti errori commise; e qui aneddoti,
-giudizî, interviste. Neppure il testamento è
-rispettato. È un atto grande e bisogna che si
-metta in piazza. “L'estinto era ricchissimo — è
-naturale! — aveva forti possessioni in quel di Bergamo.
-Egli lascia l'usufrutto alla vedova; alla figliuola,
-contessa C., cinquanta mila lire; al figlio
-avv. cav. uff. N. il triplo; al nipote....„ Insomma
-il giornale ci fa sapere come la defunta Eccellenza
-ha distribuita quella manna di Stato!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ricordatevi: tre anni fa fece capolino in Russia
-il colera, un altro bel galantuomo, fratello germano
-del tremuoto e della peste. Il giornale dette
-subito l'allarme. “Attenti! l'amico è comparso.
-Ieri a Pietroburgo 200 casi, 122 decessi. Oggi
-casi 210, decessi 130.„ I Presidenti dei Consigli
-ne scrivono ai prefetti. Nettezza, nettezza, botti
-di acido fenico per tutte le strade. Con queste
-misure igieniche il pericolo fu scongiurato. Benedetto
-Iddio. Ma chi operò questo miracolo? Il
-giornale! Lui ci mise in guardia.
-</p>
-
-<p>
-Potreste dire l'anno scorso avemmo il colera
-<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span>
-nelle Puglie, nella Sicilia, nel Napoletano. E che?
-il giornale forse non dette per tempo l'allarme?
-Se il Governo si svegliò, se un Sotto-ministro
-corse a Bari, e il Ministro-capo a Napoli, se i
-prefetti, i sindaci, i sanitarî si misero all'opera,
-se il nostro povero Mezzogiorno sfuggì ad una
-vera epidemia, bisogna essere grati al giornale, a
-questa voce misteriosa, che ricorda a ciascuno il
-proprio dovere, che protesta a nome di tutti, che
-scuote i sonnolenti, che bolla gl'inetti!
-</p>
-
-<p>
-E quest'anno? Silenzio. Giolitti vuole che quest'anno
-non ci sia colera. C'è? Peggio per lui.
-Lo Stato non lo riconosce.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Chi pubblica il giornale? Gli uomini? No. Sembra
-che il giornale sia la voce misteriosa dell'universo;
-è la grande lettera che il mondo intero
-scrive nelle ore della notte.
-</p>
-
-<p>
-Voi la mattina state all'ufficio, al tribunale,
-a scuola, il giornale arriva e impaziente vi aspetta.
-Ha tante cose da dire: vi deve parlare della riforma
-elettorale, del famoso monopolio, dell'inchiesta
-alla Minerva, delle tenerezze che ci usa
-l'alleata!
-</p>
-
-<p>
-E con lui non si può stare mai di malumore.
-A guisa di un abile cuoco si presenta sempre con
-delle salse spiritose. Ecco uno scandalo alla corte
-di Berlino, due pagine delle Memorie di Luisa di
-<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span>
-Sassonia, la sfilata delle matrone al processo di
-Viterbo. E poi, l'inevitabile conflitto tra socialisti e
-cattolici, la quotidiana catastrofe di un areoplano.
-Menelik che muore e non muore, il colera che c'è
-e non c'è, il monumento a Vittorio Emanuele che
-si inaugura e non si completa.
-</p>
-
-<p>
-Insomma niente vi è ignoto. Dopo aver letto
-il giornale, chiudete gli occhi per dieci secondi
-e vi vedete dinanzi, come in una grande fotografia,
-tanti uomini, tanti avvenimenti lieti e dolorosi,
-tante stranezze che la società ha commesso ieri.
-</p>
-
-<p>
-Curioso! Il giornale entra in casa e ne ha
-per tutti. A voi la politica, alla vostra signora
-la cronaca, a vostra figlia — debbo dirlo? — la
-corrispondenza privata o l'avventura romantica,
-alla domestica i numeri del lotto, alla nonna il
-diario sacro.
-</p>
-
-<p>
-Che, non volete politica? siete un commerciante
-di cereali? Benissimo. Il giornale vi segna il prezzo
-del grano, dell'orzo, dei fagioli, dei ceci; e non
-v'inganna, come quei signori commessi, che giurano
-e spergiurano sulla menzogna e da cui avete
-un po' imparato il mestiere anche voi!
-</p>
-
-<p>
-Povera donna, aspettate vostro figlio che ritorna
-dall'America? Ma con quale piroscafo? Con l'Urania?
-Ebbene, il giornale vi dice che l'Urania
-è partita il 10 da New York, il 15 è arrivata a
-Cadice, il 17 a Lione, il 19 sarà a Genova, il 21 a
-Napoli. Allegra, allegra, buona donna; il 31 vostro
-figlio sarà a casa e, spero, carico di quattrini.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span>
-</p>
-
-<p>
-Giocate alla borsa? Buona fortuna. Però leggete
-sempre il giornale. Il giornale vi dice dove
-la borsa sale, dove scende e dove resta sospesa.
-</p>
-
-<p>
-Insomma il giornale è indispensabile a tutti. Voi
-potete far a meno del sigaro, del caffè, della colazione,
-del teatro, non del giornale. È lui il <i>deus
-ex machina</i> della vita moderna. Senza il giornale,
-voi siete un solitario, un ignorantone, non
-sapete neppure che cosa succede a dieci passi di
-distanza. Vergogna!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Si chiama giornale politico, ma non s'interessa
-soltanto della politica. Oh! credete davvero che
-gli uomini politici valgano gran cosa, e che il
-giornale sia addirittura a servizio di costoro? Che
-servizio d'Egitto! Ognuno può essere l'eroe del
-giornale. Fate qualche cosa di straordinario, di
-sbalorditivo in bene o in male, e il giornale vi
-apre le braccia.
-</p>
-
-<p>
-Riuscite con astuzia a frodare dei milioni come
-madama Hubert? vincete il primo premio alla lotteria
-nazionale? vi elevate a 2000 metri con l'aeroplano
-senza rompervi o anche rompendovi la
-nuca del collo? scovrite o fingete di scovrire il
-polo Nord? il giornale vi mette in prima pagina.
-E non fa lo schizzinoso, nè si fa vincere dagli
-scrupoli. La prima pagina, i grossi caratteri
-sono per tutti quelli che stordiscono il pubblico.
-<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span>
-Ladri o assassini, viaggiatori o scienziati, grandi
-furbi o grandi minchioni: tutti al posto di onore.
-</p>
-
-<p>
-Che? siete protagonista di un dramma passionale?
-Bazzica! Domani tutti sapranno il vostro
-nome, cognome e paternità, tutti vedranno la vostra
-riverita effigie.
-</p>
-
-<p>
-E il giornale non si contenta di lumeggiare,
-ricostruire, alterare il dramma, ma vuole l'<i>antefactum</i>,
-vuol sapere il vostro passato, i vostri
-parenti, la vostra posizione finanziaria e sociale,
-e fruga nelle corrispondenze, e interroga amici,
-nemici, domestici.
-</p>
-
-<p>
-Guai a chi cade sotto i suoi artigli! Il giornale
-nella sua fretta è perito, giudice, spia, inquisitore.
-Voi siete libero di fare quello che volete;
-ma cauto, sa! Se domani il giornale ne ha
-un piccolo sentore, state fresco! Quello screanzato
-porta in processione i fatti vostri, che se
-sono straordinarî, andranno in prima pagina, con
-grossi caratteri cubitali; se comuni, in terza pagina,
-dove tutte le piccole notizie si ammassano
-senza pietà e senz'ordine, dove sono messi alla
-rinfusa tutti quelli che muoiono, che viaggiano,
-che impazziscono, che si divertono, che rubano,
-che si uccidono, senza destare molto interesse.
-</p>
-
-<p>
-Il giornale dunque è come l'orologio, che vi
-segna ora per ora, minuto per minuto tutto ciò
-che gli uomini hanno fatto ieri; è come uno specchio,
-in cui per un momento appaiono le scene
-liete e dolorose di un giorno.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma quale contrasto bizzarro ne vien fuori!
-</p>
-
-<p>
-Sono delle vedute cinematografiche che si succedono
-con una velocità vertiginosa e che non
-vi danno neppure il tempo di raccogliere le vostre
-impressioni: mentre vi affligete per un macabro
-delitto, un'avventura comica di due giovani
-sposi vi fa smascellare dalle risa; qui uno scontro
-ferroviario vi strazia l'animo, più sotto un
-pranzo coi fiocchi vi stuzzica l'appetito.
-</p>
-
-<p>
-Nè mancano le scenette comiche. Il giornale
-vuole che il pubblico faccia buon sangue. Vedete:
-a Parigi un poliziotto ruba ed è incaricato
-di scovrire il ladro; a New York una signorina
-pretende dai fratelli Wright duecentoventicinque
-mila lire, perchè l'aeroplano di quei signori le ha
-rotto il naso; a Roma una donna di 112 anni
-mette per la seconda volta i denti.
-</p>
-
-<p>
-E questi fatterelli, questi aneddoti non mancano
-mai. Ogni giorno c'è lo spunto di una commedia o
-di una farsa. Signor Antona Traversi, signor Butti,
-signor Testoni, signor Lopez, invece di stillarvi
-il cervello per mettere su certe <i>tele</i>, spesso
-inverosimili, leggete la cronaca del giornale.
-</p>
-
-<p>
-E quel birbaccione, pur di far ridere il pubblico,
-ne combina delle belle. Inventa? no; altera? no.
-Fa dello spirito. Ne volete un esempio? Un bel
-giorno scrive a grossi caratteri: <i>Un parto in Vaticano</i>.
-Possibile? in Vaticano? Ma questa è calunnia,
-ma questa è irriverenza, ma questo è un
-insulto, ma il Governo Italiano dovrebbe intervenire...
-<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span>
-Signori miei, non vi allarmate. Il giornale
-non calunnia: il parto c'è stato. Quella screanzata
-di leoparda, donata da Menelik a Pio X, ha
-messo fuori un leopardino!
-</p>
-
-<p>
-Ma qualche giorno questa varietà manca. Il
-giornale è monotono, è pieno zeppo di disgrazie:
-tumulti a Palermo, due scontri ferroviarî in
-America, un disastro automobilistico in Germania,
-un naufragio nelle Antille, un uragano a Firenze,
-un incendio a Mosca, sciopero dei gassisti a Parigi
-e dei tramvieri a Roma, un palazzo che crolla
-a Napoli, crisi ministeriale in Austria, terremoto
-in Cina, peste in Egitto, colera in Albania, scoppio
-di una miniera nel Marocco, due cassieri di banco
-che fuggono, cento nichilisti russi condannati a
-morte, due processi di reati innominabili, sette
-necrologie, e per giunta la puntata del romanzo ha
-una scena di sangue. Su quel giornale potreste
-scrivere: <i>Dies irae!</i>
-</p>
-
-<p>
-Un altro giorno festa su tutta la linea: corse a
-Bologna, gare a Parigi, pranzo di Corte a Berlino,
-un matrimonio reale, due battesimi mezzo
-reali, Esposizione a Venezia, approvazione del
-progetto di legge a favore del Mezzogiorno, una
-donna vince al lotto 200 mila lire, un'altra donna
-mette fuori — uno dopo l'altro — tre marmotti
-rosei e paffutelli. Vi viene la tentazione di
-gridare come un pazzo: evviva l'abbondanza! evviva
-l'allegria! evviva la pace!
-</p>
-
-<p>
-Che cosa è la lettera? La lettera vi parla di
-<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span>
-una persona sola e alle volte di una persona a
-voi indifferente o antipatica, che vi annoia con
-certe confidenze, con certi consigli; eppure dovete
-rispondere, dovete spendere i vostri bravi
-tre soldi e ringraziare l'amico che si è compiaciuto
-informarvi delle cose sue.
-</p>
-
-<p>
-Invece qui sapete che cosa si fa in Italia, in
-Europa, in Africa, in Asia, in America, in Oceania,
-finanche nel pianeta Marte, e non dovete ringraziare
-nessuno: avete pagato!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Oggi c'è una gran fretta. Si vive poco, quindi
-il bisogno di semplificare tutto. Noi moderni
-siamo un po' ammalati, e due contrarie e strane
-malattie ci agitano: la febbre dell'interessante, la
-mancanza, quasi direi, di ogni meditazione. Tutte
-le nostre azioni risentono di questa doppia malattia
-morale; quindi una gran paura di perder
-tempo, un desiderio continuo di sbrigarci subito.
-Ditemi la verità: non vi sembra mille anni che terminiate
-di leggere questo libro? E perchè? Perchè
-si ha fretta. La prerogativa del nostro secolo è la
-fretta: tutto in fretta, tutto, anche... la morte! Prima
-le morti repentine erano rare, oggi all'ordine
-del giorno. Colpa nostra che le abbiamo dato il
-cattivo esempio! Solo i processi si tramandano
-alle calende greche. Ma sentite a me: è provvidenziale.
-Visto e considerato che oggi tutti quelli
-<span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span>
-che ammazzano vengono assoluti, un po' di carcere
-preventivo, un po' di quarantena non fa male.
-Se i processi si manipolassero in fretta, Cifariello,
-Medugno, Bisogni, Erricone e compagni,
-sarebbero restati in gabbia appena un paio di mesi.
-Troppo poco, non è vero?
-</p>
-
-<p>
-Ma lasciamo stare i processi. È imminente la
-revisione del codice penale e non sappiamo che
-ci regalano quei signori della Commissione. Forse...;
-ma ritorniamo al nostro argomento. Volevo
-dire: noi abbiamo una fretta indiavolata in tutte
-le cose. E il giornale, che vive della nostra vita,
-ci ha pensato. Oggi c'è ancora la smania di
-leggere romanzi, ma il troppo leggere stanca. È
-passato quel tempo, in cui si restava dalla mattina
-alla sera a divorare il <i>Conte di Montecristo</i> o
-l'<i>Ivanhoe</i>. Il giornale l'ha capito ed ogni giorno,
-a pian terreno, vi mette una pagina di romanzo
-inedito, fresco fresco, or ora uscito dalla penna
-dell'autore. Ve ne dà un pezzetto e voi lo potete
-leggere in caffè, in treno, nelle anticamere, a
-letto o... altrove! Sono romanzi a sensazione;
-spesso presentati in una lingua saracinesca, ma
-che importa? A noi basta succhiarvi il néttare
-dell'interessante. Ed anche il giornale ci guadagna:
-con quella fetta di romanzo vi adesca, vi
-tien ligato.
-</p>
-
-<p>
-Ma non tutti si accontentano del romanzo.
-</p>
-
-<p>
-I mirabili portati della scienza, le molteplici
-quistioni sociali, il nuovo indirizzo letterario attira.
-<span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span>
-Ma è mai possibile ritornare agli studî? Sono
-tante le noie della vita, tanti gl'impegni professionali
-che non vi si dà neppure il tempo di grattarvi
-il capo. Spesso vi viene la tentazione di leggere
-qualche cosa. Tutti decantano le poesie dell'Aganoor.
-Vediamo un po' che vuole questa signora.
-E aprite il volume.
-</p>
-
-<p>
-Ma che, dopo una decina di pagine, sentite
-bussare alla porta.
-</p>
-
-<p>
-“È permesso?„
-</p>
-
-<p>
-— Avanti.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-“Buon giorno, avvocato; sono venuto per la
-liquidazione di quelle spese di giudizio.„
-</p>
-
-<p>
-“È permesso?„
-</p>
-
-<p>
-— Avanti.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-“Signor dottore, per carità, venite, venite subito
-a casa, c'è mia moglie che non può partorire!„
-Voi chiudete il libro e buona notte.
-</p>
-
-<p>
-Intanto vorreste stare al corrente di tutto. È
-vergogna, sa! non poter aprire la bocca quando
-gli amici discutono con tanta sicumera.
-</p>
-
-<p>
-Non vi avvilite. Il giornale vi viene in aiuto
-e per meglio servirvi si trasforma in una vera
-enciclopedia. Politica, letteratura, drammatica, filosofia,
-storia, archeologia, giurisprudenza, medicina,
-religione, finanze, agricoltura. Qui, una scena
-di una nuova commedia dell'Antona Traversi, che
-si rappresenta stasera al Costanzi, là, un pezzetto
-delle <i>Memorie</i> del Nigra, in cui si parla della fuga
-dell'imperatrice Eugenia; sopra, una lunga intervista
-<span class="pagenum" id="Page_364">[364]</span>
-col Flammarion a proposito del radium; sotto,
-cinque sonetti del Trilussa.
-</p>
-
-<p>
-C'è poi in permanenza la colonna dei Bollettini.
-Il Bollettino Meteorologico per dirvi che se
-da voi fa caldo, a Catania si brucia, a Milano
-si soffoca, a Parigi si bolle, a Cristiania si gela.
-Il Bollettino Finanziario per darvi la lieta notizia
-che mentre il vostro portafogli è vuoto, la
-Banca di Londra ha cinquecento milioni, quella di
-Roma trecento, quella di Genova duecento, quella
-di Napoli appena cento! Che miseria! sempre
-pezzenti noi del Sud! Il Bollettino Commerciale,
-il quale vi informa che in quest'ultima decade
-è disceso il prezzo del grano, dell'orzo, dei ceci,
-dei fagiuoli; solo le carote sono in rialzo; nè fa
-maraviglia: le carote van sempre in alto; appartengono
-alla famiglia delle zucche! Seguono i
-concorsi, le aste, i fallimenti, e in ultimo lo Stato
-Civile, cioè chi nasce, chi sposa, chi muore: le
-tre azioni inconscienti che commette l'uomo e la
-donna!
-</p>
-
-<p>
-Insomma ogni giorno non manca l'articolo
-letterario, una primizia poetica, la recensione di
-un libro nuovo, una conversazione scientifica. E
-come se ciò non bastasse, un'intera colonna per
-riassumere gli articoli più importanti delle principali
-riviste del mondo.
-</p>
-
-<p>
-Leggendo per un paio di anni questa quotidiana
-enciclopedia, senza toccare altri libri, avete già
-l'aria di uomo colto e in pubblico farete sempre
-<span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span>
-bella figura. La scienza spicciola, che si acquista
-senza studio e senza lavoro, è qui!
-</p>
-
-<p>
-Oggi è inutile comprare libri, è inutile starsene
-a tavolino dieci ore al giorno per fare una
-provvista di scienza. Le provviste son sempre
-pericolose: aggravano il cervello e rovinano la
-salute. E poi, che bisogno c'è di provviste? Il
-giornale è lì pronto a servirvi. L'anno scorso, ad
-esempio, tutti si preparavano a ricevere la non
-gradita visita di una signora celeste, un po' capricciosa,
-e, diciamolo pure, un po' pettegola; non
-per niente la cometa è di genere femminile, mentre
-i pianeti e il sole, più serî, più ordinati, sono
-dell'altro genere, cioè del genere nostro!
-</p>
-
-<p>
-Intanto, in quei giorni di trepidazione chi vi
-mise al corrente di ogni cosa? Lo so, voi siete
-una persona colta, avete fatto i vostri studî, ma vi
-ricordate più una parola di astronomia? No. Ebbene
-il giornale, senza darsi l'aria di un maestro,
-vi disse che cosa è la cometa, che cosa è la chioma,
-che cosa è la coda, di che si compone l'una e
-l'altra; quanto è lunga, quanto è larga, quanti
-chilometri percorre al secondo, quanto dista dal
-sole, quanto dista dalla terra; e qui fotografia,
-disegni, interviste con i migliori astronomi del
-mondo.
-</p>
-
-<p>
-In tutti i circoli, in tutti i caffè non si parlava
-che della cometa. Se a quelle conversazioni
-avesse potuto assistere Galileo, avrebbe esclamato
-<span class="pagenum" id="Page_366">[366]</span>
-pien di maraviglia: “Corbezzoli, gli italiani son
-tutti astronomi con i fiocchi!„
-</p>
-
-<p>
-E durante il colera? Il giornale avrebbe dovuto
-semplicemente informarci dei casi e dei decessi
-quotidiani, magari alzare un po' la voce con
-il Governo e con le autorità, che nei momenti
-del pericolo dormono o fingono dormire, per risvegliarsi
-poi quando S. M. il Re spande Croci
-e Commende; ma il giornale fece molto di più:
-alzò cattedra d'igiene. Quali cibi bisogna mangiare,
-quali saggiare appena, quali evitare. Niente
-frutta, niente pesci! Attenti alle sbornie, alle indigestioni!
-Pulizia, pulizia interna ed esterna!
-</p>
-
-<p>
-L'Ufficio Generale d'Igiene, vedendo che il
-colera si ostinava a voler passare anche la stagione
-autunnale fra noi, si decise finalmente a
-pubblicare dieci milioni di opuscoli. Li consegna
-al Ministero dell'Interno, il Ministero dell'Interno
-li manda ai Prefetti, i Prefetti ai Sottoprefetti,
-i Sottoprefetti ai Sindaci, i Sindaci ai brigadieri
-delle Guardie Municipali... Ditemi la verità,
-quando riceveste l'opuscolo? Non vi ricordate?
-Io lo ricordo e lo dico: ebbi l'opuscolo
-nel mese di dicembre, quando il colera ritornava
-in Siberia per le sante feste natalizie.
-</p>
-
-<p>
-Per fortuna nè io, nè voi avevamo bisogno di
-questa elemosina che ci viene da Roma. Il giornale,
-vero e pronto ufficio d'igiene, ci aveva per
-tempo armati contro il comune nemico!
-</p>
-
-<p>
-Ma per tutto questo materiale non bastano quattro
-<span class="pagenum" id="Page_367">[367]</span>
-pagine; bisognerebbe racchiuderlo in un caratterino
-minuto, microscopico. No, il giornale non
-fa economia di carta, nè vuole che stentiate a
-leggere. Non bastano quattro pagine? sei; non
-bastano sei? otto. E tutta questa roba ben condita,
-per un soldo, per cinque soli centesimi!
-</p>
-
-<p>
-Ecco perchè si dice che il giornale ha ucciso
-il libro. Ma non è vero. Il giornale non uccide:
-è il libro che si ritira, è il libro che ha riconosciuto
-il suo torto. E sapete qual'è questo torto?
-</p>
-
-<p>
-Il libro si ostina a volerci far pensare; il pubblico,
-no, non vuole pensare più; il pubblico vuole
-fatti, non idee, vuole la cronaca: cronaca cittadina,
-parlamentare, giudiziaria, sportiva; vuol
-sapere che fanno i Deputati con quel maledetto
-monopolio, che dice Fabbroni, che combina la
-Germania nel Marocco, che preparano i nazionalisti
-nel Portogallo, chi ha vinto la tombola
-telegrafica!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma c'è altro. Quel giornalone con la sua carta
-ruvida, con i suoi caratteri nerissimi vi favorisce
-in tutto. Volete un bel villino, una casetta in campagna
-per la stagione estiva? Cercate qualche
-socio per la vostra ditta? Siete disoccupato? Vi
-manca la persona di servizio? Volete arricchire
-il vostro salotto di quadri antichi e pregevoli?
-<span class="pagenum" id="Page_368">[368]</span>
-Volete tirare nella rete un minchione? Volete
-vendere il vostro vecchio pianoforte?
-</p>
-
-<p>
-Il giornale vi offre la sua quarta pagina. Veramente
-oggi non dovremmo chiamarla quarta; dovremmo
-chiamarla quinta, sesta, ottava, nona, secondo
-il caso, ma tant'è, la si chiama quarta pagina.
-E questo buontempone tiene la sua quarta
-pagina per vostra comodità: è il mercato, la
-fiera, dove si compra e si vende. Stando comodamente
-a casa vostra, potete fornirvi del necessario
-e del superfluo.
-</p>
-
-<p>
-Ma quante bugie! Sentite la voce del ciarlatano
-e dell'impostore, che cerca carpirvi qualche
-liretta. A credervi, ogni malattia ha il suo rimedio,
-certo, infallibile, miracoloso, premiato in mille
-Esposizioni, sempre con medaglie d'oro, encomiato
-da migliaia di medici, sempre celebri.
-Il vostro medico di famiglia vi ha detto che la
-tisi, il cancro, l'epilessia è inguaribile! Che
-stupido! Tutto si guarisce, tutto si perfeziona,
-tutto si corregge. Cucina per gli stomachi
-forti, cucina per gli stomachi deboli; pomate
-che vi abbelliscono al di fuori, acque che vi lavano
-al di dentro. Volete ingrassare? volete dimagrire?
-volete mandar via i peli superflui e alimentare
-quelli necessarî? Signorina, il vostro seno
-è piallato? Carezzatelo con questa polvere, vi gonfierà
-a vista d'occhio. Che? avete dietro una certa
-protuberanza? Non c'è bisogno di ricorrere alla
-sega di butirro, come il gobbo di Peretola. Eccovi
-<span class="pagenum" id="Page_369">[369]</span>
-un unguento che farà sparire in men di due
-ore quel vulcano spento. I vostri capelli sono bianchi?
-diventeranno neri come... il carbone. Siete
-calvi? diventerete... un orso. Siete gottoso? ballerete
-come un indiano. Siete vecchio? avete una
-certa debolezza? Per mezzo di questi nuovi Mefistofele,
-diventerete giovane come Faust e forti
-come Ercole. Che? la vostra gallina non fa uova?
-Ecco una polvere miracolosa! Sette uova alla settimana,
-sì, sette, anche la domenica! La gallina non
-è tenuta alla legge sul riposo festivo, nè da parte
-di Domineddio, nè da parte di Giolitti.
-</p>
-
-<p>
-O vedi, vedi! Un occhio vi fissa maledettamente
-per dirvi che non ci sono più miopi, presbiti e viste
-deboli; tre bocche spalancate vi presentano un
-esercito di denti bianchissimi e vi raccomandano
-l'Odol; due bimbi si deliziano con una grossa
-bottiglia di Emulsione Scott; un leone con gli
-occhiali porta scritto sulla coda: <i>assaggiatelo! Migliore
-del cognac!</i> Ma di grazia, che cosa dobbiamo
-assaggiare? Il leone? Chi lo sa. Bisognerebbe
-rivolgersi al signor Bisleri, il quale ha una
-tenerezza per le belve. Tutte le sue specialità sono
-custodite da leoni, da iene, da tigri, da serpenti!
-</p>
-
-<p>
-Ma via, non perdiamo tempo. Vedete: con
-poche lire potete vestirvi da principe, comprare
-una grammatica inglese di nuovo metodo, che vi
-renderà professore dopo due mesi, aver franco di
-porto degli estratti celebri che vi daranno cento
-bottiglie de' più scelti liquori.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_370">[370]</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>Gratis, gratis, gratis!</i> Vogliono solo sapere il
-vostro nome, per mandarvi opuscoli, libri, abiti,
-orologi, ritratti, grammofoni.
-</p>
-
-<p>
-E tutto questo vi si annunzia con il più grande
-apparato, con mille colpi di grancassa. Ognuno
-alza la voce, ognuno predica insuperabili le sue
-specialità. È curioso! in mezzo a questo frastuono
-di ciarlatani, di falsi filantropi, una nidiata di teneri
-amanti — che profanazione! — si scambiano
-baci e carezze; un attempato cerca una sposina per
-i suoi ultimi anni; un povero diavolo promette
-cento lire a chi gli restituisce il portafogli, smarrito
-o rubato ieri alla piazza C.; un fanatico collezionista
-chiede un francobollo di non so qual
-regno; un voluto professore è pronto a fare da
-ripetitore, da segretario, da cameriere, magari da
-guardaportone; tre o quattro tabaccai napoletani — sono
-tutti cabalisti quei signori! — con novanta
-miserabili centesimi vi mandano fin in casa
-una quaterna secca, che vi renderà grasso alla
-prossima estrazione.
-</p>
-
-<p>
-Qualche volta tutto questo frastuono tace; la
-fiera è deserta; la quarta pagina è vuota. Vuota?
-no, vedete bene; in un angolo si legge: <i>Per la
-tosse asinina le pillole Bertelli.</i>
-</p>
-
-<p>
-Questi grandi colpi di scena sono concessi al
-Tot, alle pillole Pink, all'Ischirogeno, all'Olio Sasso,
-alle Pastiglie Valda, all'Emulsione Scott, non
-perchè questi prodotti, iscritti nella Farmacopea
-Ufficiale del Regno, giudicati universalmente miracolosi,
-<span class="pagenum" id="Page_371">[371]</span>
-siano trattati con più riguardi, ma perchè
-le rispettive ditte sborsano parecchie migliaia di
-lire. Il giornale non ha riguardo per chicchessia, nè
-può perdere il suo tempo ad esaminare la bontà
-della merce: accoglie tutti. Voi dovete saper scegliere
-e non farvi infinocchiare!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Eppure questo giornale, che vi favorisce in
-tutto non vive che un giorno! Oggi è desiderato,
-aspettato con ansia, letto con avidità, discusso
-calorosamente, domani è già in preda alla domestica
-o nelle mani dei ragazzi!
-</p>
-
-<p>
-La sua presenza annoia: voi non volete cadaveri.
-Pochi sono quelli che lo conservano e ne
-fanno la collezione. Alcuni tagliano quella fetta
-di romanzo, componendo dei bizzarri libretti
-rettangolari, ma tutto il resto, così deturpato, via!
-</p>
-
-<p>
-Coi giornali la vostra signora fa modelli di
-abiti, coi giornali i vostri bimbi combinano dei
-grossi berretti alla napoleone, coi giornali si rivestono
-libri nuovi, si fascia l'interno di vecchi
-armadi, si avvolgono balocchi e dolci.
-</p>
-
-<p>
-Povero giornale, dopo un giorno di trionfo è
-già vecchio decrepito e comincia la sua Via crucis!
-Ridotto in piccoli pezzi va a finire in cucina,
-nella bottega del salumaio, in mezzo alla
-strada o in un altro luogo... voi m'intendete!
-</p>
-
-<p>
-In Cina invece le cose vanno un po' meglio.
-<span class="pagenum" id="Page_372">[372]</span>
-In ogni famiglia si conservano gelosamente questi
-fogli e due volte la settimana girano dei carretti
-per farne la raccolta. Trasportati a Man-War-Cher
-vengono bruciati in un apposito forno crematorio
-insieme a bastoni d'incenso. È una cerimonia
-religiosa addirittura: dinanzi al forno si
-rizza un altare, su cui una lampada brucia dell'olio
-santo. Le ceneri poi si chiudono in sacchetti
-e vengono gettate nel mare.
-</p>
-
-<p>
-Voi invece, più moderni, distruggete senza tante
-cerimonie i giornali, che pure rappresentano la
-storia di un giorno.
-</p>
-
-<p>
-Ma distruggete, distruggete, datelo nelle mani
-dei vostri bimbi: il giornale non muore! Domani
-ritornerà con altre notizie più belle, più fresche,
-più interessanti.
-</p>
-
-<p>
-I vostri capelli diventeranno bianchi, i vostri
-bimbi saranno padri, ma quel giornale, quel gran
-Cicerone, quell'astuto poliziotto, quel gran furbo,
-quel caro amico vivrà sempre, sempre, fino a che
-gli uomini faranno parlare di sè!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_373">[373]</span></p>
-
-<h2 id="venturi">I libri venturi.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Sono disgrazie che accadono a noialtri mortali.
-Francesco Giarelli, non prevedendo la sua prossima
-fine, sognava di trovarsi ancora sulla terra
-dopo il duemila.
-</p>
-
-<p>
-“Le energie elettriche — egli dice — hanno conquistato
-la terra, il mare, l'atmosfera. Tutto è
-elettrico. Abbiamo l'aeroplano, l'aeronave, i quartieri
-aerei, gli alberghi e i giardini pensili, i
-teatri a domicilio, la lingua universale e cento
-altre cose belle.„
-</p>
-
-<p>
-E i libri? Come si pubblicheranno i libri?
-</p>
-
-<p>
-Il geniale storico dell'avvenire non ne parla.
-Si è forse dimenticato. Sta male. È una colpa
-grave dimenticare i ferri del mestiere. Un letterato
-che dimentica i libri somiglia al contadino che
-dimentica il suo arnese. Ma io credo che il Giarelli
-non si sia dimenticato. Forse avrà creduto che
-<span class="pagenum" id="Page_374">[374]</span>
-nel duemila non ci saranno più libri. Oggi da
-tutti si vocifera: “Il libro decade, il libro decade!„
-Il Giarelli avrà detto: “Se oggi decade,
-domani sarà morto.„ E si è ingannato. Le scienze
-biologiche ci hanno assicurato che nulla muore,
-proprio nulla. Ciò che esiste oggi 20 luglio 1911
-dovrà necessariamente esistere fino al cataclisma
-generale; andrà soggetto a trasformazione, ad
-evoluzione, ma morire, no. La morte, è bene che
-lo sappiano tutti, non esiste. E volete che muoia
-il libro? Nossignore; il libro non muore: si
-trasforma.
-</p>
-
-<p>
-Edison, questo titano dell'elettrotecnica, autore
-di oltre 600 invenzioni, pare che voglia cambiar
-rotta. Visto che non c'è più nulla da scovrire,
-si è dato alla profezia ed ha detto che avremo
-una grande rivoluzione nel campo dei libri. “Fuori
-la carta! La carta è tramite d'infezione. Sarà
-sostituita da foglietti di nichel, spessi un duemillesimo
-di millimetro. Un libro dallo spessore di
-due centimetri conterrà 40 mila pagine e costerà
-appena sei lire.„
-</p>
-
-<p>
-Evviva il buon mercato! La <i>Storia Universale</i>
-del Cantù sarà racchiusa in un sol volume e costerà
-dalle tre alle quattro lire. <i>La Divina Commedia,
-i Promessi Sposi,</i> pochi centesimi! E non
-ci sarà bisogno di grossi scaffali. Una piccola libreria,
-alta due metri, potrà contenere migliaia
-di opere. E poi quei libri avranno sempre il loro
-valore intrinseco. Oggi i libri vecchi si vendono
-<span class="pagenum" id="Page_375">[375]</span>
-a peso ai salumai, ma allora si venderanno allo
-Stato, che ne farà nichelini!
-</p>
-
-<p>
-Edison però non ci dice quando verrà questo
-giorno. Un periodico americano invece ci fa sapere
-che fra non molto i libri si stamperanno con inchiostro
-fosforescente. Visto e considerato che la
-miseria cresce e che l'olio rincara, i nostri figli
-leggeranno all'oscuro.
-</p>
-
-<p>
-Voi ridete? Eh! dovete ridere di compiacenza.
-Questa invenzione apporta immensi beneficî. Si è
-sempre detto che un buon libro illumina la mente
-e riscalda il cuore. Eh! domani ci illuminerà e
-ci riscalderà da capo a piedi. Non ci saranno
-più libri oscuri. Tutti risplenderanno di luce
-propria come il sole!
-</p>
-
-<p>
-Sì, ma è troppo poco. Noi non viviamo di sola
-luce. Il Goethe sul punto di morte, proprio quando
-stava per prendere il gran volo, gridava: “Luce,
-luce!„ ma in vita sentì altri bisogni, ebbe altri
-desiderî.
-</p>
-
-<p>
-Le invenzioni debbono essere pratiche, debbono
-rendere un vero servizio all'umanità.
-</p>
-
-<p>
-Le scoverte platoniche, cioè quelle che restano
-nel puro campo scientifico, sono passate di moda.
-Noi oggi dalla scienza non vogliamo scienza,
-ma benessere materiale. Così la pensa un editore
-tedesco, il quale ci ha promesso che fra un paio
-d'anni metterà in vendita un giornale mangiabile.
-Invece della carta, egli userebbe una pasta nutritiva
-e gradevole che si presta assai all'impressione,
-<span class="pagenum" id="Page_376">[376]</span>
-e l'inchiostro sarebbe surrogato da uno
-sciroppo deliziosamente profumato.
-</p>
-
-<p>
-Questa volta c'è poco da ridere. L'editore tedesco
-merita baci. Il suo ritrovato giunge a tempo!
-Oggi, dopo aver letto il giornale, non sappiamo
-che farne e spesso ne facciamo un uso molto...
-umile, chiamandolo come padrino nelle faccenduole
-più... modeste; domani invece il giornale servirà
-per la colazione. Piegato in otto, in sedici,
-in trentadue, secondo la maggiore o minore larghezza
-della bocca — ci sono certe bocche! — andrà
-diritto diritto a rifocillare il ventricolo. E siate
-sicuro che tutti gli articoli — di fondo o di sfondo — saranno
-gustati dal pubblico. Un discorso del futuro
-Ministro di Agricoltura, Industria e Commercio,
-a proposito di un futuro monopolio di
-Stato, non soddisferà forse la Camera e il Paese,
-ma lo stomaco, sì.
-</p>
-
-<p>
-Di questa provvidenziale scoperta si rallegreranno
-specialmente i poveri giornalisti. Se l'arte
-non rende, se la quarta o quinta o sesta o settima
-o ottava pagina frutta poco, se i Ministeri sopprimono
-i fondi segreti, pazienza! non per questo
-mancherà il pane quotidiano; e mentre Saturno,
-per capriccio egoistico, mangiava i proprî figliuoli,
-essi per necessità mangeranno i proprî giornali.
-</p>
-
-<p>
-Il pane insomma è assicurato, e il pane, come
-sapete, risolve molti problemi, specialmente per
-i giornalisti, i quali, in massima parte, lavorano a
-stomaco vuoto. Sono pochi quelli che mangiano
-<span class="pagenum" id="Page_377">[377]</span>
-bene e trincano meglio: forse il direttore, il redattore
-capo, l'amministratore capo, il critico
-d'arte, i collaboratori illustri; ma tutto il resto
-della famiglia langue. Quei poveri <i>reporters</i>, che
-vanno, vengono come cani da caccia, debbono
-spesso appoggiarsi al muro per non cadere sfiniti.
-Ma allegri, allegri, o martiri del quarto potere!
-Se il signore vi farà vivere un'altra ventina
-d'anni, il mondo cambierà anche per voi!
-</p>
-
-<p>
-Ma l'editore tedesco non si ferma ai giornali
-ed ha ragione. Perchè fermarsi, quando si sa fare
-così bene? Le scoperte sono come le ciliege:
-una chiama l'altra. Egli dunque ha pensato anche
-ai libri.
-</p>
-
-<p>
-E così, se la miccia piglia fuoco, i posteri
-avranno i libri mangiabili!
-</p>
-
-<p>
-Non spalancate gli occhi! Oramai ci siamo e
-bisogna aspettarsi simili tiri. Il poeta ci avverte
-che sulla terra <i>nihil novi</i> e quindi nessuna cosa
-deve far maraviglia. Del resto, la fine del mondo
-non verrà così per capriccio, deve provocarsi
-con stranezze e stravaganze, e il sole allora si
-precipiterà nel vuoto, esclamando come il biblico
-Ercole: “Muoia Sansone con tutti i Filistei„,
-quando avrà perduto la pazienza e si sarà stancato
-di illuminare le nostre pazzie.
-</p>
-
-<p>
-Ma lasciamo stare il sole! La scienza ha pensato
-anche a lui e ride di una possibile minaccia.
-“Se il sole venisse a mancare, — scrive un
-astronomo tedesco — noi potremmo vivere comodamente
-<span class="pagenum" id="Page_378">[378]</span>
-nel centro della terra, sviluppando calorico,
-luce e vita con l'elettrico.„ Il sole dunque
-poteva fare il capriccioso e il dispotico due secoli
-fa, ma appena il benedetto ranocchio del Galvani
-ebbe quella piccola convulsione nevrastenica,
-i tempi mutarono anche per lui; e l'uomo moderno
-non solo non l'adora, come una divinità,
-ma arriva finanche a dirgli che a conti fatti non
-è poi tanto necessario. Se non gli dà il benservito,
-è per pura cortesia. Del resto, faccia il suo
-comodo, noi faremo il nostro, mangiando giornali
-e libri!
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-Ma non vi faccia gran maraviglia. I libri alle
-volte sono stati mangiati.
-</p>
-
-<p>
-I Tartari, — ce lo dice il signor Augier de Gisten — quando
-avevano nelle mani qualche libro,
-lo mangiavano per acquistare la sapienza, prendendo
-troppo alla lettera quelle parole della Bibbia:
-“Figlio dell'uomo, mangia questo libro e
-va a parlare ai figliuoli di Israele. Aprii la
-bocca e mi fece mangiare il libro, che divenne
-dolce come il miele.„ Ma se ai Tartari riuscivano
-dolci come il miele, ad altri invece riuscirono
-amari ed indigesti.
-</p>
-
-<p>
-La storia ci parla di tanti poveretti, che furono
-condannati a mangiare le proprie opere; e
-<span class="pagenum" id="Page_379">[379]</span>
-molti letterati sanno di che sapore è il libro
-stampato.
-</p>
-
-<p>
-Il Brunet riporta moltissimi esempî, ma basta
-per tutti il caso di Isacco Volmar. Costui dettò
-alcune satire contro il duca di Sassonia, Bernardo
-il Grande. Fatto poi prigioniero alla presa
-di Brissac, il duca lo chiama a sè, e, mostrandogli
-un esemplare di quelle satire, gli dice:
-</p>
-
-<p>
-“Hai detto che sono molto pepate; ebbene, voglio
-che le mangi dinanzi a me, se ami la vita!„
-</p>
-
-<p>
-E il povero Volmar dovè, per parecchie ore,
-masticare e inghiottire quel frutto del suo ingegno,
-che, quantunque ben pepato, non gli riuscì
-saporito, nè molto salutare.
-</p>
-
-<p>
-Ma ai posteri invece riusciranno saporiti e
-salutari.
-</p>
-
-<p>
-Immagino la cura degli editori per rendere più
-appetitosa la merce!
-</p>
-
-<p>
-Oggi si pensa alla carta americana, all'inchiostro
-di Monaco, allora si penserà a condire i libri
-con buoni aromi.
-</p>
-
-<p>
-Che bellezza! il <i>Cuore</i> del De Amicis alla vainiglia,
-l'<i>Asino</i> del Guerrazzi al limone, gli <i>Uccelli</i>
-del Michelet alla crema, i <i>Miserabili</i> all'anice, i
-<i>Pezzenti</i> alla cioccolata, ecc., ecc.!
-</p>
-
-<p>
-“Ogni cosa nuova — dice il Pascal — porta con
-se inconvenienti e vantaggi.„ E nel caso nostro
-gl'inconvenienti ci sono. Prima di tutto per
-leggere un libro bisogna comprarlo: è inutile
-ricorrere agli amici. Chi volete che presti un
-<span class="pagenum" id="Page_380">[380]</span>
-libro, quando leggere sarà sinonimo di mangiare?
-</p>
-
-<p>
-E in casa? Tutti i libri debbono essere chiusi
-a doppio catenaccio. Guai a lasciare aperti gli
-scaffali! I vostri bimbi vi faranno il bel complimento,
-ed anche la domestica non avrà scrupolo
-di mangiarsi a poco a poco tutta la scienza del
-suo riverito padrone.
-</p>
-
-<p>
-Immagino le scenette curiose che succederanno
-tra padre e figlio.
-</p>
-
-<p>
-“Mario, hai mangiato il <i>Diritto Romano?</i>„
-</p>
-
-<p>
-— Nossignore, papà.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-“E la <i>Procedura Civile</i>? chi ha mangiato la
-<i>Procedura Civile</i>?„
-</p>
-
-<p>
-Del resto non sarà un grave danno: i signori
-avvocati, anche senza Diritti e Procedure, sapranno
-andare avanti, infinocchiando clienti e giudici.
-</p>
-
-<p>
-Un vero danno sarà per le biblioteche pubbliche.
-</p>
-
-<p>
-Chi non ha spiccioli per far colezione si reca
-subito ad una R. Biblioteca, e col pretesto di
-studiare, consultare, riscontrare, mangia. Comprendo
-benissimo che i Governi, savî e previdenti,
-aggiungeranno nuovi articoli al Codice Penale;
-comprendo che nelle Biblioteche Nazionali,
-Provinciali e Comunali ci saranno in permanenza
-soldati e guardie di città con le baionette
-in punta, per tener d'occhio gli studiosi.
-Opera vana! Ci vuol tanto poco ad ingoiare una
-pagina di libro. Che cosa potrebbero fare quei soldati?
-<span class="pagenum" id="Page_381">[381]</span>
-Ammazzare un povero diavolo perchè mangia?
-Starebbero freschi! Credete che nel duemila
-non ci siano socialisti? I partiti estremi farebbero
-cadere il Parlamento. Ammazzare chi mangia!
-Oh! dunque bisogna star digiuni? Reazionari!
-forcaiuoli! assassini!
-</p>
-
-<p>
-Allegri dunque, signori studenti del duemila.
-La vita per voi costerà poco, giacchè al cibo
-dell'anima e del corpo provvederanno le R. Biblioteche.
-</p>
-
-<p>
-Un vero guaio lo passeranno i poveri maestri
-elementari.
-</p>
-
-<p>
-I nostri marmocchi, quando vanno a scuola, si
-riempiono le tasche di ciliege e di biscotti, e, mentre
-il maestro si sfiata per far capire il meridiano
-o la divisione a due cifre, essi si sgranano
-la merenduccia; ma domani si adatteranno con i
-libri.
-</p>
-
-<p>
-“Signor maestro, Margiotta si mangia l'aritmetica!„
-</p>
-
-<p>
-“Signor maestro, De Nicolais ha mangiato due
-pagine del mio libro di lettura!„
-</p>
-
-<p>
-“Signor maestro! signor maestro!..„
-</p>
-
-<p>
-Ed il povero pedagogo a gridare, a minacciare,
-a castigare, a persuadere con la voce e con gli
-scappellotti — secondo i regolamenti non si dovrebbero
-dare, ma si danno lo stesso! — che i
-libri si mangiano a fin d'anno, dopo gli esami.
-</p>
-
-<p>
-Avviso alle future madri: sia abbondante la
-colazione ai vostri figliuoli. Se voi risparmiate il
-<span class="pagenum" id="Page_382">[382]</span>
-pane e il companatico, i birichini ricorrono ai
-libri!
-</p>
-
-<p>
-E basta con gl'inconvenienti. A parlarne troppo
-potremmo sembrare retrogradi. Oggi bisogna dare
-il benvenuto a tutte le cose nuove e battere le
-mani ad ogni scoperta: quindi parliamo dei vantaggi.
-</p>
-
-<p>
-I vantaggi sono stragrandi. Sentite.
-</p>
-
-<p>
-Tutta l'immensa pleiade di poeti, di romanzieri,
-di novellieri di bassa forza, che non incontrano
-fortuna e che, malgrado il lavorìo di spalle,
-non arrivano ad uscire dall'oscurità, potranno
-cessare i loro lamenti. Se il pubblico è ignorante
-(lo battezzano sempre così quei signori!)
-se le conventicole letterarie congiurano a danno
-di quei poveretti, il caso non è disperato: le
-spese di stampa non sono mai perdute. Quelle
-poesie, quei romanzi, quelle novelle, non comprese,
-resteranno per uso di famiglia, e i fanciulli a
-colazione, a pranzo e a cena faranno pasqua con
-i libri del genitore.
-</p>
-
-<p>
-Ma ho detto uno sproposito. Nel duemila tutti
-i libri, tutti, saranno comprati e gustati. E perchè
-no? Quelli che non vogliono passare per il
-cervello si faranno passare per lo stomaco. Il benefico
-effetto si avrà sempre. Che? vi siete dimenticato
-dell'apologo di Menenio Agrippa? Lo
-stomaco è la grande Cassa di Depositi e Prestiti,
-è il quartiere generale, da cui muovono tutte le
-forze di terra e di mare. Affidate un libro a lui:
-<span class="pagenum" id="Page_383">[383]</span>
-dopo quattro ore quel libro sarà sangue di prima
-qualità; e il buon sangue, voi lo sapete, dà
-buone idee.
-</p>
-
-<p>
-Secondo vantaggio. Però questo secondo vantaggio
-sarà tutto a beneficio dei critici. Dovete
-sapere che in Italia la professione del critico, specie
-di quello un po' benevolo, è fastidiosa. Ogni giorno
-gli piovono addosso una cinquantina di libri nuovi
-o rimessi a nuovo. E il poveretto, per non essere
-chiamato scortese o peggio, deve leggere, magari
-scorrere a volo di uccello quelle primizie ed avere
-una parola di lode per tutti.
-</p>
-
-<p>
-Domenico Oliva si lamentava con alcuni amici
-di questa pioggia quotidiana. “Ma mi vogliono
-soffogare? Debbo io dormire, debbo mangiare,
-debbo farmi una passeggiata, debbo attendere
-ai fatti miei? Un bel giorno dirò sul <i>Giornale
-d'Italia</i> che non leggo più libri!„
-</p>
-
-<p>
-Signor Oliva, non lo faccia. Oggi è una noia,
-ma domani? Domani quella pioggia sarà una manna.
-Cinquanta libri al giorno sono cinquanta
-ciambelle per i suoi nipotini!
-</p>
-
-<p>
-Terzo vantaggio. <i>Le journal de la librerie</i> ci fa
-sapere che ogni anno si pubblicano un miliardo e
-mezzo di volumi letterari; e se aggiungi le pubblicazioni
-scientifiche, le riviste, i giornali, si arriva
-all'infinito. Migliaia e migliaia di stabilimenti
-tipografici metton fuori, a getto continuo, libri,
-libri, libri!
-</p>
-
-<p>
-Giustamente molti si sono preoccupati di questa
-<span class="pagenum" id="Page_384">[384]</span>
-enorme quantità di carta stampata e temono ohe
-forse un giorno questa pletora di libri, di opuscoli,
-di fogli, inonderà la terra. L'immane produzione
-libraria ha colto alla sprovvista le nostre
-biblioteche. Esse sono piene, strapiene e non possono
-accogliere neppure un libriccino di poche
-pagine. Bisogna allargarle, aggiungere nuove sale;
-ma aggiungi e aggiungi il mondo diverrà tutto
-una grande biblioteca.
-</p>
-
-<p>
-Fino a pochi anni fa, i libri vecchi o inutili si
-vendevano ai droghieri, ai salumai per carta da
-avvolgere, e con un soldo vi davano una bella
-salacca, chiusa in due sonetti del Poliziano o in
-mezza egloga di Virgilio; ma adesso che la scienza
-ha scoverto nei libri tutto un esercito di streptococchi,
-di stafilococchi, di bacilli di Kock e di
-Therth, bisogna guardarsene.
-</p>
-
-<p>
-Dunque che fare di tanti libri? Ricorrete al
-mare? profanazione; appiccarvi il fuoco? sacrilegio.
-</p>
-
-<p>
-Un lord inglese lasciò detto nel suo testamento
-che voleva essere cremato con i suoi libri. Bel
-metodo per alleggerire un po' il peso, e noi lo
-consigliamo a tutti quei signori che anelano alla
-postuma voluttà di abbrustolirsi, pregustando così
-un anticipo d'inferno. Ma anche alimentando i
-forni crematorî il problema non si risolve. I posteri
-però, lo risolveranno. Si pubblicano un miliardo
-e mezzo di volumi all'anno? E che? non ci
-sono altrettante bocche affamate?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_385">[385]</span>
-</p>
-
-<p>
-Beati i nostri figliuoli che si troveranno a questi
-lauti banchetti intellettuali!
-</p>
-
-<p>
-E poi vengono a dirci che il mondo invecchiando
-peggiora. Due bugie. Non invecchia, nè
-peggiora: diventa pratico!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_386">[386]</span></p>
-
-<h2 id="ultimo">L'ultimo saluto.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Mi dispiace, ma proprio in coda dovrò darvi
-una brutta nuova: un giorno io che scrivo, voi
-che leggete, moriremo.
-</p>
-
-<p>
-Cosa ordinarissima, lo so; ma ordinaria per gli
-altri, non per me. Io sono abituato a veder morire;
-con la più grande disinvoltura accompagno
-amici e nemici al camposanto; ma mi sembra quasi
-impossibile che la morte debba colpire proprio me!
-Che muoiano gli altri, è naturale, che debba
-poi morire io!... Io? Io che sto così bene di salute,
-che mangio con appetito! Oggi parlo, penso, ragiono
-e sragiono, domani debbo chiudere gli occhi
-e lasciarmi aggiustare come una salacca in una
-cassa funebre più o meno dorata... No, non può
-essere!
-</p>
-
-<p>
-Eppure è. La vita somiglia ad una cambiale.
-Alcuni, fortunati, l'hanno a lunga scadenza, altri
-<span class="pagenum" id="Page_387">[387]</span>
-no. Io non ho potuto sapere a quale categoria
-appartenga, ma ammesso pure che mi trovi tra i
-fortunati, da qui a quarant'anni avrò fatto i miei
-bauli.
-</p>
-
-<p>
-E quel che è peggio con la morte bisogna lasciare
-ogni cosa! Gli antichi mettevano in bocca
-al defunto un obolo. Caronte voleva essere pagato,
-e poi il danaro non è mai soverchio. I moderni,
-che non sono superstiziosi e se ne ridono del
-tartareo barcaiuolo, non mettono in bocca al
-defunto neppure un soldino. I marenghi restano
-in casa, e la famiglia, dopo pochi giorni di lutto
-stretto, li divide con lo Stato, il quale, con la leonina
-tassa di successione, si è solennemente dichiarato
-primo erede di tutti quelli che lasciano
-qualche cosetta mobile o immobile. Ciò non m'inpensierisce.
-Io nulla lascio, perchè nulla posseggo.
-Non ritorno nudo in seno alla madre comune per
-decenza e perchè un abituccio costa poco.
-</p>
-
-<p>
-Anzi debbo dire la verità: la morte non mi
-fa paura per la semplicissima ragione che quando
-essa viene, io me ne vado. Mi fa invece paura la
-vecchiaia.
-</p>
-
-<p>
-Noi tutti ci auguriamo di vivere cento anni e
-saremmo capaci di tentare ogni cosa pur di giungere
-a questa cifra tonda, senza sapere quanto è
-doloroso l'ultimo trentennio!
-</p>
-
-<p>
-La vecchiaia, brr! I poeti l'hanno paragonata
-al tramonto, all'inverno: similitudini pietose! La
-vecchiaia non ha paragoni. Dopo i settanta non
-<span class="pagenum" id="Page_388">[388]</span>
-si vive più: le gambe non vogliono saperne, lo
-stomaco chiude il suo gabinetto chimico, il tubo
-maestro è quasi sempre ingombrato, i polmoni
-sfiatano da ogni parte, insomma locomotiva e vetture
-non funzionano.
-</p>
-
-<p>
-E si potesse almeno mangiare a proprio gusto!
-Niente maccheroni al sugo, niente fritture, niente
-aromi. Latte e brodo, brodo e latte: si ritorna bambini.
-Vi nuoce il caldo, vi nuoce il freddo, vi
-nuoce l'umido, vi nuoce il levante, vi nuoce il
-ponente: tutti i punti cardinali vi danno fastidio!
-Dei trecentosessantacinque giorni appena una ventina
-sono per voi, gli altri si passano inchiodati
-sulla fida poltrona o a letto. Il medico? È inutile
-chiamare il medico. Questo signore accoglie con
-un sorriso canzonatorio tutti i vostri malanni e mette
-sempre in campo l'età. Non potete dormire? è
-l'età; vi duole la testa? è l'età; sentite un ronzìo
-nell'orecchio e un peso nello stomaco? è l'età.
-A credergli, questa benedetta età ha messo l'anarchia
-in tutte le parti del corpo.
-</p>
-
-<p>
-E in casa non siete più il Pontefice Massimo, lo
-Zar delle Russie, nè potete più dire: “Così voglio,
-così comando.„ Nessuno vuol sentirvi. Finanche
-la vostra signora, che si mantiene un po'
-meglio in sesto, vi sopporta a stento e spesso
-spesso esclama: “Come sei noioso! Faresti passare
-la pazienza anche a Giobbe!„
-</p>
-
-<p>
-Per me, visto e considerato che la vecchiaia è
-un anticipo di Purgatorio, se grazie a Dio e al
-<span class="pagenum" id="Page_389">[389]</span>
-medico di famiglia, metterò il piede nel settantesimo
-anno, ho stabilito di non dare noia a chicchessia.
-Convinto di non appartenere più nè alla
-milizia attiva, ne alla territoriale, starò al mio
-posto di semplice pensionato e, pur di non far perdere
-la pazienza agli altri, cercherò di essere io
-un vero Giobbe.
-</p>
-
-<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
-
-<p>
-E intanto come passare quei giorni? I nipotini
-vi vogliono bene, ma si seccano di stare sempre
-col nonno; le nuore, i generi, la persona di
-servizio, il portinaio, tutti, tutti dicono che voi
-siete pesante. E dunque? Sentite: Cicerone, l'unico
-che ebbe la buona idea di consolare i vecchi
-con un bel libro, che si legge dai giovani,
-dice: “Non credere che la vecchiaia sia addirittura
-un supplizio. Se possiedi un orto e una biblioteca,
-nulla ti mancherà.„
-</p>
-
-<p>
-L'orto? L'orto era possibile a quei tempi: oggi
-no. Specie in città il suolo costa, e invece di piantarvi
-aranci o fiori vi si edifica una palazzina.
-</p>
-
-<p>
-Ma Cicerone, da uomo di mondo, aggiunge subito:
-“Del resto l'orto non è poi tanto necessario:
-basta la biblioteca„, e ricorda tanti vecchi, greci
-e romani, che trascorsero gli ultimi anni in mezzo
-ai libri e furono felici.
-</p>
-
-<p>
-Facciamo tesoro di questo consiglio, e gli ultimi
-<span class="pagenum" id="Page_390">[390]</span>
-anni passiamoli qui, nella stanza da studio.
-Quando tutti ci abbandonano, quando ci vediamo
-soli, in mezzo ad una generazione che non ci comprende,
-che non ci sopporta, chiudiamoci in questo
-sacro eremitaggio. Qui troveremo gli amici
-della nostra infanzia, i compagni dei nostri studî
-prediletti.
-</p>
-
-<p>
-Venga, venga la vecchiaia, con i suoi acciacchi,
-con i suoi disinganni, con le sue ingratitudini,
-con i suoi rimpianti: finché avremo un libro,
-avremo un consolatore.
-</p>
-
-<p>
-E venga anche la morte. Quando tutto ci dirà
-che bisogna partire, noi ci faremo condurre qui,
-in questa stanzetta di pochi metri, dove abbiamo
-trascorsa la maggior parte della nostra vita. E
-quando il nostro cuore darà l'ultimo palpito,
-quando la nostra intelligenza avrà l'ultimo bagliore
-di luce e ci sembrerà sentire tanti suoni
-impercettibili, tante voci misteriose allora, o
-cari libri, vi daremo l'ultimo saluto riverente ed
-affettuoso.
-</p>
-
-<p>
-Forse non ci sarà possibile pronunziare la dolce
-parola di addio. Appena uno sguardo, appena un
-cenno della mano tremante; ma quello sguardo,
-quel cenno dirà che noi vi ringraziamo dell'opera
-benefica esercitata sul nostro spirito.
-</p>
-
-<p>
-Noi moriremo, ma resteranno i nostri figliuoli,
-questi giovani baldi, pieni di fede e di entusiasmo.
-Accompagnateli per il sentiero dell'arte, e dite
-loro che “gli studî, fatti in silenzio, con la quieta
-<span class="pagenum" id="Page_391">[391]</span>
-fatica di tutti i giorni, con la feconda pazienza
-di chi sa aspettare, con la serenità di chi vede
-in fine d'ogni intenzione la scienza e la verità,
-rafforzano, sollevano, migliorano l'ingegno e l'anima!„
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-<span class="smcap">Fine</span>
-</p>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina elaborata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-<div style='display:block; margin-top:4em'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK NEL MONDO DEI LIBRI ***</div>
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-or any Project Gutenberg&#8482; work, (b) alteration, modification, or
-additions or deletions to any Project Gutenberg&#8482; work, and (c) any
-Defect you cause.
-</div>
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-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg&#8482;
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of
-computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
-exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
-from people in all walks of life.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg&#8482;&#8217;s
-goals and ensuring that the Project Gutenberg&#8482; collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg&#8482; and future
-generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
-Sections 3 and 4 and the Foundation information page at www.gutenberg.org.
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation&#8217;s EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
-U.S. federal laws and your state&#8217;s laws.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Foundation&#8217;s business office is located at 809 North 1500 West,
-Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up
-to date contact information can be found at the Foundation&#8217;s web site
-and official page at www.gutenberg.org/contact
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; depends upon and cannot survive without widespread
-public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine-readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state
-visit <a href="https://www.gutenberg.org/donate/">www.gutenberg.org/donate</a>.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 5. General Information About Project Gutenberg&#8482; electronic works
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg&#8482; concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg&#8482; eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Most people start at our Web site which has the main PG search
-facility: <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-This Web site includes information about Project Gutenberg&#8482;,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
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-</body>
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